summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
authorwww-data <www-data@mail.pglaf.org>2026-06-16 12:07:37 -0700
committerwww-data <www-data@mail.pglaf.org>2026-06-16 12:07:37 -0700
commit0af5b74e02bca76c89e1a92a092508cc86f2ae56 (patch)
tree4604a073e612f94d8821cecc4b723af39c626ab0
Initial commit of ebook 78880 filesHEADmain
-rw-r--r--.gitattributes13
-rw-r--r--78880-0.txt15157
-rw-r--r--78880-h/78880-h.htm20732
-rw-r--r--78880-h/images/cover.jpgbin0 -> 341394 bytes
-rw-r--r--LICENSE.txt11
-rw-r--r--README.md1
6 files changed, 35914 insertions, 0 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes
new file mode 100644
index 0000000..9f57f44
--- /dev/null
+++ b/.gitattributes
@@ -0,0 +1,13 @@
+* text=auto
+*.txt text
+*.md text
+*.htm text
+*.html text
+*.png binary
+*.jpg binary
+*.svg text
+*.pdf binary
+*.bmp binary
+*.zip binary
+*.midi binary
+*.mp3 binary
diff --git a/78880-0.txt b/78880-0.txt
new file mode 100644
index 0000000..7a23f70
--- /dev/null
+++ b/78880-0.txt
@@ -0,0 +1,15157 @@
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78880 ***
+
+ LA STORIA
+ DI
+ GIROLAMO SAVONAROLA
+ E DE’ SUOI TEMPI,
+
+
+ NARRATA DA PASQUALE VILLARI
+
+ CON L’AIUTO DI NUOVI DOCUMENTI.
+
+
+ VOLUME PRIMO.
+
+
+
+ FIRENZE.
+ FELICE LE MONNIER
+ 1859.
+
+
+
+
+ Proprietà letteraria.
+
+
+
+
+AVVERTENZA.
+
+
+Questo primo Volume della _Storia di Girolamo Savonarola e de’ suoi
+tempi_ viene alla luce prima che la stampa del secondo volume sia
+giunta al suo termine, perchè i doveri universitari a cui l’autore
+è chiamato, ed il tempo che richiede la collazione dei documenti
+gl’impedirebbero di corrispondere alle premure dell’editore.
+
+La prefazione, nella quale si ragiona delle altre biografie e de’ nuovi
+documenti su cui questa è condotta, sarà pubblicata col secondo volume,
+che verrà seguito da un altro di opere inedite o rare del Savonarola.
+
+
+
+
+LA VITA DI FRATE GIROLAMO SAVONAROLA.
+
+
+
+
+LIBRO PRIMO.
+
+[1452-1494.]
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+Dalla nascita del Savonarola, alla sua entrata nel chiostro.
+[1452-1475.]
+
+
+La famiglia dei Savonarola traeva la sua antica origine dalla città
+di Padova. Nel principio del secolo XV si trasferì a Ferrara, dove fu
+invitata dagli Este, che allora vi signoreggiavano. Niccolò III, amante
+delle lettere e delle arti, mecenate dei dotti, orgoglioso di tenere
+una corte fiorita d’ingegni rinomati, chiamò presso di sè Michele
+Savonarola. Questi era un medico a quel tempo divenuto famoso nella
+Scuola Padovana; ed il suo nome è passato ai posteri, non solamente pei
+suoi molti e pregevoli scritti,[1] ma ancora per l’affetto che portò
+al nipote Girolamo Savonarola, il quale più tardi riempì il mondo della
+sua fama.
+
+Venuto a Ferrara, Michele fu nella corte assai ben veduto, ottenne
+favori ed onori d’ogni sorta, visse con agiatezza e con bella fama.
+Poco sappiamo del suo figlio Niccolò: pare che studiasse molto la
+scolastica, ma niuno scritto ricorda il suo nome: passò i suoi giorni
+bazzicando per la corte, e consumando il patrimonio che suo padre avea
+cogli studi e colla industriosa perseveranza raccolto. La sua moglie
+Elena, venuta dalla illustre famiglia dei Buonaccorsi di Mantova, fu
+però donna di elevata indole; ebbe una forza di carattere, una fermezza
+d’animo quasi virile. Poco raccontano di lei i cronisti, ma quel poco
+raccontano a provare la grandezza del suo animo.[2] Ed in vero, le
+lettere con le quali il figlio Girolamo, in tutti i suoi pericoli o
+dolori si rivolge a lei, quasi alla sola confidente intima della sua
+vita, ci confermano da un lato le virtù di lei; mentre da un altro ci
+fanno ripetere l’osservazione, che uno degli affetti più costanti e
+inalterabili nelle anime grandi è appunto questo amore e direi quasi
+culto alla madre.
+
+Girolamo Savonarola, del quale intendiamo scrivere la vita, nacque
+il giorno 21 settembre dell’anno 1452, e fu il terzogenito di sette
+figli[3] che nacquero a Niccolò ed Elena. I suoi biografi raccontano
+maraviglie di lui sin dalla più tenera età; ma ognuno conosce che fede
+sia da dare a simili racconti. Assai più facilmente si può credere
+che egli non avesse nulla di tutto ciò che fa amare i bambini; non
+era nè bello nè ridente, ma fin d’allora serio e tranquillo; niuno
+forse immaginava quale avvenire la sorte volesse apparecchiargli.
+Nondimeno, il primogenito della famiglia, Ognibene, essendosi dato
+all’armi; il secondo prendendo cura degli averi paterni, e forse
+anche promettendo troppo poco di sè; non appena Girolamo fu uscito
+dalla fanciullezza, che verso di lui si rivolsero tutte le speranze
+della famiglia: farne un gran medico divenne il loro sogno. Quella
+professione parea loro la sola nobile e dignitosa: sopra di essa erasi
+fondata la casa dei Savonarola. E l’avo Michele rivolse ora al nipote
+Girolamo tutte le sue cure più affettuose. Con quella pazienza e quella
+ingenua semplicità che dánno i molti anni e la lunga esperienza, con
+la chiarezza e precisione d’un forte ingegno educato allo studio delle
+scienze naturali, si prese la cura di aprire il tenero fiore di quella
+giovanile intelligenza ai primi pensieri, alle prime idee. Certo
+niuno potrebbe augurarsi una scuola migliore di questa, ed il giovane
+Girolamo corrispose ben presto al paziente e tenero amore dell’avolo,
+innamorandosi dello studio e dei libri, quasi prima di poterli
+comprendere: vi correva dietro come ad arca di tesori sconosciuti.
+
+Sfortunatamente però l’avo morì assai presto (1462),[4] ed al
+giovinetto non rimase altra guida che quella del padre, il quale prese
+ad insegnargli la filosofia. Le scienze naturali non erano allora
+che una parte principalissima della filosofia, colla quale lo studio
+della medicina solea sempre incominciarsi; la filosofia poi, come
+ognun sa, altro non era che la scolastica. In alcune parti d’Italia
+era cominciato, è vero, qualche primo albore di filosofia platonica,
+qualche traduzione fedele dell’originale greco d’Aristotele; ma di ciò
+si discorrea solo come di gran novità: i libri che vennero nelle mani
+del giovine Savonarola, furono San Tommaso e i commentatori arabi di
+Aristotele. Questi libri gli eran dati come una guida e un indirizzo
+necessario alla medicina; e fu singolare il vedere come egli, così
+giovane, si abbandonasse e quasi deliziasse in quel mare o piuttosto in
+quel laberinto d’incomposti sillogismi, e come presto divenisse valente
+nella disputa.[5] Le opere di San Tommaso lo attiravano con una forza
+incredibile; egli vi rimanea estatico a meditarle i giorni interi, e
+con difficoltà potevano separarnelo per ricondurlo agli altri studi più
+necessari alla medicina. Così da un lato lo trasportava e chiamava la
+natura della sua mente, da un altro lo trattenevano i suoi genitori; e
+già, senza che alcuno se ne avvedesse, era cominciata quella lotta che
+dovea più tardi decidere il suo avvenire e deludere le speranze della
+sua famiglia. Innamorato del vero, inconsapevole ancora di sè stesso,
+egli era allora tutto pieno di quella felice ebbrezza che prova il
+giovane, quando per ogni dove la natura sembra invitarlo ad entrare
+lietamente nella vita; leggeva con fervore gli antichi scrittori,
+scrivea versi, studiava il disegno e la musica.[6]
+
+Sfortunatamente però mancano tutti i particolari di questa prima
+giovinezza: la storia sembra averci voluto nascondere come si svolgesse
+il suo spirito, come si educasse la sua mente, quali fossero in
+particolare i progressi de’ suoi studi, quali le difficoltà con cui
+dovette combattere, come si andassero formando la mente ed il cuore
+d’un uomo che ebbe tanta parte nelle cose del mondo. Se non che,
+si può osservare che ciò deve esser nato dalla mancanza di fatti
+notevoli, e degni d’essere tramandati ai posteri. Probabilmente, la
+vera storia della sua giovanezza riducesi a quei pensieri intimi, a
+quelle impressioni segrete, che pochi poterono conoscere. Noi perciò
+rivolgiamo invece lo sguardo alle cose che lo circondarono, per
+argomentarne le impressioni del suo animo; giacchè egli non fu mai
+un uomo chiuso tutto nelle solitarie meditazioni, ma si sentì sempre
+trascinato verso la società e verso il popolo, col quale infatti visse
+ogni qual volta non fu costretto a separarsene per troppo disgusto de’
+suoi vizi.
+
+Chi oggi osserva l’abbandono in cui trovasi la città di Ferrara, le
+vie solitarie ove di rado s’incontra un uomo, ove l’erba cresce fra le
+lastre, immagina difficilmente la splendida città degli Este coi suoi
+100,000[7] abitanti, con una corte fra le prime d’Italia, col passaggio
+continuo di principi, d’imperatori e di papi, colle feste che parea
+non avessero mai fine: pur tale essa era quando vi nacque e visse il
+Savonarola. Il quale essendo d’una famiglia che vivea nella corte,
+udiva i discorsi rivolgersi continuamente intorno a queste feste ed
+a questi sollazzi, dai quali dovè pure ricevere le prime impressioni
+della sua infanzia. Non sarà, dunque, fuor di proposito, se ci fermiamo
+a dire qualche parola di quella corte.
+
+Nel 1402 Niccolò III governava, col titolo di marchese, lo stato
+di Ferrara, a cui andava unita ancora la ricca e fertile provincia
+Modanese. Egli dovette per sedici anni combattere di continuo la
+nobiltà dei castelli intorno; e dopo averla con ogni arte di guerra,
+d’astuzia e di tradimenti sottomessa, si trovò assoluto signore, e
+diedesi colla pace a rendere illustre la sua corte. Fece innalzare
+la torre del Duomo, i palazzi di Belriguardo e S. M. Belfiore, ed
+altri splendidi edifizi. Abbiamo visto che chiamò da Padova Michele
+Savonarola, e così fece di molti altri; fra i quali fu il celebre
+erudito Guarino Veronese, a cui affidò l’educazione dei suoi due
+figli naturali, Lionello e Borso. Questi furono poi legittimati, e per
+espressa volontà del padre gli successero nel governo, a preferenza
+di Ercole, figliuolo legittimo, ma di età troppo tenera. Lionello,
+adunque, successe a Niccolò l’anno 1441, e Borso successe a Lionello
+l’anno 1450. Essi governarono in tempi assai difficili. L’estinzione
+della casa Visconti, la sollevazione di Milano, la gelosia dei
+Veneziani e degli stati vicini, aveano per tutto acceso la guerra;
+onde parea quasi impossibile che gli Este non vi fossero dagli uni o
+dagli altri trascinati. Pure seppero non solamente tenersene fuori, ma
+composero in Ferrara tante discordie fra principi e stati avversi, che
+le acquistarono il nome di _terra della pace_. Ma ciò che più di tutto
+fece crescere la fama degli Este, fu la magnificenza della corte, e il
+titolo di mecenati che essi acquistarono prima d’ogni altro principe
+italiano. Lionello era, infatti, amico di molti dotti; il Guarino,
+il Valla, il Trapezunzio ed altri furono da lui protetti: egli avea
+scritto orazioni latine, sonetti in volgare, dato principio ai famosi
+musei degli Este, messo in fiore l’Università, fondato lo Spedale
+di Sant’Anna e molti pubblici edifizi. Tenne la corte in un lusso
+sfolgorante, e le feste che diede in occasione delle sue nozze furono
+materia di discorso in tutta Italia. Ma egli non regnò che nove anni,
+ed alla sua morte avvenuta nel 1450, gli successe Borso, che fece assai
+presto dimenticare la munificenza e la magnificenza del fratello. Il
+marchese Borso era un uomo della stampa dei Medici: a lui non mancavano
+buone qualità, ma nascevano tutte dal bisogno di primeggiare e far
+parlare di sè. Quando la giustizia non era a suo danno, egli l’amava
+e facevala severamente osservare; ma assai più della giustizia, amava
+il nome di giusto, che presso tutti s’era acquistato. Egli divise
+equamente fra i cittadini il peso delle imposte, pigliò a suo carico
+le spese dell’Università, introdusse a Ferrara la stampa, allora appena
+in sul nascere; fondò la Certosa, fortificò di bastioni la città dalla
+parte del Po, ed allargò il suo stato. Le discordie nate in Italia ai
+tempi di Lionello, crebbero ancora nei suoi, ed egli visse in tempi più
+difficili: pure seppe tenersi neutrale, e fu arbitro di quasi tutte le
+discordie occorse al suo tempo fra gli Stati italiani. Il suo nome andò
+tanto oltre, che gl’Indiani inviarongli ricchi donativi, credendolo il
+re d’Italia.
+
+Ora, se noi dicessimo che questo gran nome gli veniva principalmente
+dal lusso della corte, e dalle feste con cui sollazzava di continuo
+il popolo ferrarese, parrebbe strano, e sarebbe pure la verità. La sua
+rinomata giustizia non avea mai potuto sostenere una prova difficile;
+nè la sua vita passò senza qualche grave accusa. La vantata prudenza
+colla quale seppe mantenersi in pace fra vicini che guerreggiavano,
+si riduceva in fondo, per chi bene l’avesse considerata, all’arte di
+non sposare mai la causa d’alcuno, e tenersi pronto per unirsi sempre
+al più forte. Ma il marchese Borso apriva liberalmente la sua casa a
+tutti, aveva una rara collezione di codici ed antichità, vestiva sempre
+di broccato d’oro; nella sua corte sfoggiavano le più ricche stoffe
+d’Italia; avea i più bei falconi, cani e cavalli che si fossero mai
+visti; gli stessi buffoni della sua corte eran divenuti famosi, e le
+descrizioni delle feste che egli dava correvano stampate da un capo
+all’altro d’Italia.
+
+Quando nel 1452 l’imperatore Federigo III scese in Italia con un
+séguito di 2000 uomini per andare in Roma a prendere la corona
+imperiale, passò per Ferrara. E Borso gli andò incontro colla nobiltà
+e col clero, lo accolse sotto un ricco baldacchino; e per dieci giorni
+continui tenne la città intera fra giostre, conviti, musica e danza.
+Nel ritornare da Roma, l’imperatore si era deciso di dare a Borso i!
+titolo di duca; le feste furono perciò riprese con più fervore. Fu
+eretto nella piazza un suntuoso palco, sul quale sedeva l’imperatore,
+col manto e la corona imperiale ricchi per 150,000 fiorini di gioie.
+Borso mosse dal suo palazzo vestito di broccato d’oro, carico di gioie,
+accompagnato dalla nobiltà ferrarese, fra lo schiamazzo del popolo
+che andava gridando: _Duca, duca, viva il duca Borso_. Giunto innanzi
+all’imperatore ed inginocchiatosi a’ suoi piedi, ne ricevette il titolo
+desiderato.
+
+Ma le feste a cui, per la sua età, potette assistere il Savonarola,
+furono ancora più magnifiche, ed ebbero una ragione assai più notevole.
+Allora era un continuo discorrere della caduta di Costantinopoli
+(1453), della potenza sempre crescente del Turco, del pericolo
+che esso minacciava a tutta la Cristianità: ognuno voleva fare una
+crociata, ma per la indifferenza e la fiacchezza universale niuno si
+movea. Finalmente, nell’anno 1458, Enea Silvio Piccolomini salito al
+pontificato col titolo di Pio II, ordinò un concilio a Mantova, nel
+quale egli dovea in persona incitare alla guerra santa i principi
+cristiani. Dieci cardinali, sessanta vescovi, un gran numero di
+principi secolari lo accompagnavano con indicibile pompa, nel 1459,
+per le città italiane, che gareggiavano a sfoggiare di lusso nel
+riceverlo e rendergli onore. A Firenze il Santo Padre entrò sulle
+spalle di Galeazzo Maria Sforza, e dei signori Malatesta, Manfredi
+ed Ordelaffi; la repubblica gli fece quelle feste con cui onorava
+solamente l’imperatore o altri gran principi secolari. A Ferrara il
+papa entrava sotto un baldacchino di broccato; le vie per cui passava
+eran coperte di drappi e sparse di fiori; dalle finestre pendevano
+arazzi ricchissimi; la città era piena di musica e di canto. Nel Duomo
+il Guarino lesse una lunga orazione latina tutta piena d’erudizione e
+di lodi al Santo Padre; il quale per otto giorni continui fu tenuto in
+festa. Così procedette oltre per la sua via fino a Mantova, ove giunse
+il 27 maggio 59. Ivi fece prova della sua maravigliosa facondia latina,
+e mosse il pianto degli uditori nel descrivere la miseria dei cristiani
+di Costantinopoli. Parlò il dottissimo Francesco Filelfo, parlò
+anche in latino Ippolita figlia di Francesco Sforza; e finalmente gli
+ambasciatori Greci mossero una più vera e profonda pietà col descrivere
+le sventure della loro patria, la feroce crudeltà dei Turchi. Tutti i
+principi offerirono aiuto d’uomini e danaro, ed il duca Borso promise
+la somma, per lui esorbitante, di 300,000 fiorini. Ben presto però
+si vide che egli era stato più astuto che volenteroso: questi grandi
+apparecchi non si facevano che in parole, e bastò il pazzo tentativo
+di Renato d’Angiò, il quale con pochi Francesi voleva andare alla
+conquista del Regno di Napoli, per mandare a vuoto tutta l’impresa
+d’Oriente.
+
+L’anno 1460, il papa ritornava a Ferrara senza aver nulla concluso:
+nondimeno le feste furono maggiori di prima. Il duca venne ad
+incontrarlo nel Po sopra un magnifico bucintoro, circondato per ogni
+dove da una miriade di barchette ornate a festa, con bandiere e con
+musica, le quali occupavano tutta la gran larghezza del fiume, e
+procedevano lentamente col bucintoro. Sulle rive sparse di fiori
+attendeva una moltitudine di giovanetti vestiti di bianco, con
+ghirlande in mano; e nel posto ove dovea discendere il Santo Padre, gli
+facevano corona tutte le statue degli Dei pagani!
+
+Il Savonarola assistè certamente a quella festa, e ne udì lungamente
+parlare. Nè è da dirsi con parole che profonda impressione queste cose
+producessero su quel giovane animo. Il suo entusiasmo religioso era
+fieramente scosso da tali profanazioni, e fin dalla più tenera età
+il suo cuore veniva travagliato da passioni diverse, e si trovava in
+guerra aperta col mondo in cui vivea.
+
+La vita di Borso procedè sempre allo stesso modo, e tali continuarono
+ad essere i fasti del popolo ferrarese. Tali erano, pur troppo, anche
+quelli del resto d’Italia: indifferenza e corruzione per tutto, il
+paganesimo che invadeva da ogni lato, ed il popolo che si abbandonava
+ad una gioia lasciva e spensierata.
+
+Il 27 maggio 1471, moriva il Duca; e le sue ceneri erano ancora calde,
+quando Niccolò figlio di Lionello, ed Ercole I (il figlio legittimo
+di Niccolò III, pervenuto ora all’età maggiore), si contrastarono
+fieramente la successione, tentando la fortuna dell’armi, che fu
+favorevole ad Ercole. Il 20 agosto, egli entrava trionfante in Ferrara,
+veniva ad alta voce acclamato signore del popolo; mentre che i seguaci
+di Niccolò erano scannati per le vie, e quelli che potevano sfuggire,
+venivano, come contumaci, condannati a morte. Le feste e le danze
+riprendevano poi il loro usato giro, e l’indomani il popolo sembrava
+avere dimenticato il sangue che s’era versato il giorno innanzi.[8]
+— Tale era la famosa, splendida e allegra corte degli Este; tali i
+signori che venivano corteggiati e probabilmente levati a cielo dalla
+famiglia del nostro Savonarola.
+
+Noi chiediamo invano ai biografi del Savonarola quali fossero le
+impressioni e i giudizi suoi sopra questi fatti. Essi si tacciono
+tutti. Ci descrivono però il suo vivere tristo e solitario, il suo
+andare dimesso e sconsolato, il quasi mai non parlare, il dimagrare
+continuo, il pregare sempre più fervido, le lunghe ore passate nelle
+chiese, i digiuni frequenti. _Heu fuge crudeles terras, fuge litus
+avarum_, erano le parole che di continuo e quasi involontariamente,
+gli uscivan di bocca.[9] Era allora tutto immerso nella lettura della
+Bibbia e di San Tommaso; nè pigliava altro riposo che quello di sonare
+qualche mesta melodia, o scrivere dei versi, nei quali, non senza
+energia e semplicità, dava sfogo ai dolori del suo cuore. E di ciò si
+può avere un esempio nella canzone _De ruina mundi_, composta l’anno
+1472, nella quale descrive a chiare note lo stato del suo animo, la
+tristezza e lo sconforto de’ suoi pensieri.
+
+ Vedendo sotto sopra tutto il mondo,
+ Ed esser spenta al fondo
+ Ogni virtude ed ogni bel costume,
+ Non trovo un vivo lume,
+ Nè pur chi de’ suoi vizi si vergogni.
+ . . . . . . . . . . . . . . .
+ . . . . . . . . . . . . . . .
+ Felice ormai chi vive di rapina,
+ E che[10] dell’altrui sangue più si pasce;
+ Chi vedoe spoglia e i suoi pupilli in fasce,
+ E chi di povri corre alla ruina.
+ Quell’anima è gentile e peregrina,
+ Che per fraude e per forza fa più acquisto;
+ Chi sprezza il ciel con Cristo,
+ E sempre pensa altrui cacciare al fondo.
+
+E questi sentimenti agitavano così fortemente l’animo del Savonarola,
+che i suoi biografi raccontano, come avendolo una volta i genitori
+condotto nel palazzo ducale, egli, con una tenacità di proposito assai
+notevole nella sua età, non volle d’allora in poi mai più rimettervi
+il piede.[11] Veramente, quella severa massa quadrangolare, con le
+sue quattro torri, coi larghi fossati, coi ponti levatoi, dovea in
+quei giorni rendere immagine della tirannide trincerata in mezzo
+al popolo ferrarese. Quelle mura non erano ancora consacrate dalla
+memoria d’Eleonora e del Tasso, le cui ombre immortali sembrano ancora
+passeggiare le splendide sale, e mandano in oblio ogni altra sinistra
+ricordanza. Nè allora si andava per diletto a visitare le sottoposte
+carceri, a cui sette inferriate chiudono la luce, ma ivi si udiva il
+rumore delle catene, il gemito dei miseri che viveano quasi sepolti
+sotto la terra. E sul loro capo la musica, la danza, i conviti non
+avevano mai posa; il rumore degli argentei piatti, delle scintillanti
+maioliche, dei veneziani bicchieri era continuo! Questi contrasti non
+sfuggivano certo all’animo fervido, al cuore passionato del Savonarola:
+egli fremeva a quella vista, e tutta la sua vita portò una dolorosa
+rimembranza dei fatti che vide nella sua prima giovinezza: spesso la
+sua mente si esaltava nel dolore, e non sapeva trovare rifugio altrove
+che nelle chiese. La preghiera fu il continuo conforto di quell’anima
+esaltata; egli bagnava di lacrime le soglie degli altari, sui quali
+rimaneva prostrato lunghissime ore, chiedendo a Dio conforto contro i
+mali di un secolo dissoluto, vile e corrotto.
+
+In quel tempo appunto abitava accanto alla sua casa un esule
+fiorentino, che portava il nome illustre degli Strozzi, e avea seco una
+figliuola naturale. Un cittadino esiliato dalla patria di Dante dovea
+sul suo animo avere un gran prestigio. Egli lo immaginava, infatti,
+oppresso da nemici ingiusti, sofferente per amore della libertà e
+della patria; e in quella casa dell’esule cominciò ad immaginare una
+gente diversa da quella che lo circondava. I suoi occhi s’incontrarono
+con quelli della giovane fiorentina, e provò quella prima arcana
+rivelazione del cuore, che fa credere alla felicità sulla terra. Il
+mondo s’illuminava innanzi a lui di nuova luce, la fantasia accesa di
+mille speranze sognava giorni beati; ed egli, tutto pieno d’ardore
+e di fiducia rivelò il suo animo alla giovane amata. Ma qual fu il
+suo dolore nel sentirsi una superba risposta, che, rifiutandolo,
+gli faceva capire che gli Strozzi non s’abbassavano a far parentado
+coi Savonarola! Egli respinse quest’ingiuria con parole piene di
+sdegno;[12] ma il suo cuore ne restò desolato. In un istante cadeva nel
+nulla un mondo di sogni e speranze lungamente nudrite nell’animo, gli
+fuggiva dinanzi tutta la felicità della vita, ed egli era nuovamente
+solo in mezzo ad una moltitudine che d’ognintorno lo respingeva. Ancora
+non avea venti anni: i fatti recentissimi della successione d’Ercole
+I lo facevano disperare della sua patria; e l’affetto in cui avea
+riposto tutta la sua felicità, era finito con una crudele illusione.
+Ove, dunque, riposare l’animo affaticato e stanco? I suoi pensieri si
+volsero allora spontaneamente a Dio.
+
+ Se non che una speranza
+ Pur al tutto non lascia far partita,
+ Ch’io so che in l’altra vita
+ Ben si vedrà qual alma fu gentile
+ E chi alzò l’ale a più leggiadro stile.[13]
+
+Il sentimento religioso s’impadroniva prepotentemente di tutto il suo
+animo, gli creava nel cuore una nuova sorgente di conforto, aprivagli
+una via ormai sicura. La sua preghiera era ogni giorno più fervida,
+e quasi sempre egli concludeva con queste parole: «Signore, fammi
+nota la via per cui deve camminare la mia anima.»[14] Già il pensiero
+di abbandonare il mondo e darsi alla religione si affacciava assai
+spesso alla sua mente, e la sua ammirazione per San Tommaso gli facea
+inclinar l’animo all’ordine domenicano. Ma nel 1474 essendo andato a
+Faenza, vi udì predicare un Agostiniano, le cui parole s’impressero
+così fortemente in lui, che da quel giorno egli si era irrevocabilmente
+deciso di darsi alla vita claustrale.[15]
+
+Tornando a Ferrara, era per la via tutto lieto; ma quando mise il piede
+sotto il tetto domestico, s’avvide che cominciava per lui una prova
+durissima. Bisognava celare la sua deliberazione ai genitori; e la sua
+madre, quasi fosse consapevole di tutto, lo fissava con uno sguardo che
+parea volesse penetrargli il cuore, ed egli non ardiva più guardarla in
+viso. Questa lotta durò un anno, e più volte il Savonarola ne rammentò
+i supremi dolori: «Se io avessi manifestato il mio animo, egli diceva,
+io credo che il cuore mi sarebbe scoppiato, e mi sarei rimosso dal
+proponimento già fatto.»[16] E fra gli altri giorni, il 23 aprile
+1475, il Savonarola sedutosi, prese in mano il liuto e sonò una canzone
+così mesta, che la madre, quasi mossa da uno spirito di divinazione,
+rivolgendosi ad un tratto pietosamente verso di lui, gli disse:[17]
+«Figliuolo mio, questo è segno di partenza.» Egli allora si fece
+forza, e colla mano tremante continuò a toccare il liuto, senza punto
+rimuovere gli occhi da terra.
+
+L’indomani, 24 aprile, era un gran giorno per Ferrara: celebravasi in
+tutta la città la festa di San Giorgio, ed i parenti del Savonarola,
+insieme cogli altri, vi assistevano. Quel giorno egli avea deliberato
+di lasciare la casa paterna, e come si vide tutto solo, si pose in
+viaggio per Bologna, ove s’indirizzò al convento di San Domenico, ed
+espresse la sua volontà di vestir l’abito, chiedendo d’essere adoperato
+agli uffici più vili del convento. Voleva essere il servo di tutti,
+e veniva per far severa penitenza de’ suoi peccati, non per passare,
+secondo il costume allora generale, da _Aristotele nel secolo, ad
+Aristotele nel chiostro_. Venne ricevuto, e subito s’apparecchiò al suo
+noviziato.
+
+Non appena però egli fu solo, che il primo pensiero si rivolse alla
+famiglia; e quel medesimo giorno 25 aprile, scrisse al padre una
+lettera assai affettuosa, nella quale cercava confortarlo e rendergli
+ragione della sua decisione. La cagione che lo avea mosso, era stata il
+non poter più tollerare la gran corruzione del secolo, e il vedere per
+tutta Italia sollevato il vizio, messa in fondo la virtù. Non si era
+deciso puerilmente, ma dopo una lunga meditazione ed un lungo dolore.
+Non avea avuto il cuore di rivelare il suo pensiero, perchè forse
+allora non gli sarebbe più bastato l’animo a metterlo in atto. «Padre
+carissimo,» egli conclude, «non vogliate col vostro dolore accrescere
+il mio, già gravissimo. Fatevi animo, confortate mia madre, e insieme
+con essa datemi la vostra benedizione.»[18]
+
+Tale era il tenore di questa lettera; nella quale disse ancora, che
+vicino alla finestra avea lasciato alcune carte, ove era descritto lo
+stato del suo animo. Ed il padre ricercò subito fra i libri del figlio,
+e nel luogo da lui indicato ritrovò uno scritto _Sul dispregio del
+mondo_. Ivi sono i medesimi sentimenti espressi nella lettera: descrive
+i costumi del suo tempo, e li paragona a quelli di Sodoma e di Gomorra.
+«Non v’è rimasto pure uno, uno solamente, che voglia il bene: a noi
+bisogna imparare dai bambini e dalle donnicciuole, perchè in essi soli
+è rimasta ancora qualche ombra d’innocenza. I buoni sono oppressi,
+ed il popolo Italiano è divenuto simile all’Egizio, che teneva in
+soggezione il popolo di Dio. Ma già le carestie, le inondazioni, le
+malattie ed altri segni moltissimi preconizzano futuri mali, annunziano
+l’ira di Dio. Apri, apri, o Signore, nuovamente le acque del mar
+Rosso, e sommergi gli empi nelle onde del tuo furore.»[19] Questo
+breve scritto si credette perduto da tutti i biografi; ma si ritrova
+presso la famiglia Gondi di Firenze, cui fu religiosamente confidato
+da un Marco Savonarola l’anno 1604. Esso è assai notevole, perchè vi
+si scorge chiaramente come sin dal suo primo entrare nel chiostro,
+il Savonarola prevedesse flagelli all’Italia; e perchè fin d’allora
+trovasi in lui il sentimento d’una straordinaria missione affidatagli
+da Dio. Egli chiede al Signore che le acque del mar Rosso aprano il
+passaggio ai buoni e sommergano i tristi; ma egli non può nello stesso
+tempo nascondere la speranza, che la verga la quale dovrà comandare
+a queste acque, sarà un giorno messa tra le sue mani. Invano volea
+nasconderlo a sè stesso, invano umiliarsi ed essere adoperato agli
+uffici più vili del convento: nel suo petto si nutrivano speranze e
+disegni straordinari.
+
+Quale effetto producessero sull’animo dei genitori quegli scritti,
+non sappiamo; ma si può bene argomentare che si dolessero amaramente
+della risoluzione imprevista del loro figliuolo, giacchè noi troviamo
+di lui una seconda lettera, nella quale rimprovera i loro immoderati
+rammarichi. «Se un principe temporale,» egli dice, alludendo al
+mestiere del suo primo fratello, «mi avesse cinto la spada e fattomi
+de’ suoi seguaci, voi ne avreste creduto onorata la vostra casa e
+fattone allegrezza; ed ora che il Signore Gesù Cristo mi cinge la sua
+spada e mi fa suo cavaliero, voi piangete!»[20] Dopo ciò i parenti si
+dovettero rassegnare, ed il Savonarola pose tutto il suo animo ai nuovi
+doveri assunti.
+
+Egli era di mediocre statura, di colore scuro, di temperamento
+sanguigno-bilioso, d’una fibra oltre ogni dire delicata e sensibile.
+I suoi occhi fiammeggiavano sotto nere sopracciglia, il naso era
+aquilino, la bocca larga, le labbra grosse, ma strette in modo fra
+loro, che manifestavano una fermezza irremovibile di propositi:
+la fronte, sin d’allora solcata da profonde rughe, indicava una
+mente già data alla contemplazione di gravi pensieri. Tutta la sua
+fisonomia invero non avea bellezza di forme: esprimeva però una severa
+nobiltà di carattere; ed un certo sorriso di mestizia rendeva a que’
+suoi lineamenti rozzi e taglienti, una tale aria di bontà, che al
+solo vederlo ispirava fiducia. I suoi modi erano semplici, sebbene
+incolti; il discorso disadorno e quasi rozzo, divenia nel suo animarsi
+efficace e potente in maniera, che convinceva e dominava ognuno.[21]
+In quei giorni però egli era chiuso in un silenzio profondo, e dato
+alla contemplazione delle cose celesti. A vederlo passeggiare pei
+chiostri, parea piuttosto un’ombra che un uomo vivo; tanto i digiuni
+e le astinenze lo aveano macerato: le prove più dure del noviziato gli
+parevano lievi, e i superiori doveano di continuo trattenerlo per non
+farlo eccedere. Quando egli non digiunava, mangiava appena tanto che
+bastasse a sostenerlo. Il suo letto era un graticcio con un saccone di
+paglia ed un lenzuolo di lana; gli abiti erano sempre i più rozzi che
+potesse avere, ma la nettezza ne era esemplare; la modestia, l’umiltà,
+l’obbedienza, senza pari nel convento; il fervore della orazione tale
+e tanto, che i superiori ne restavano ammirati, ed i confratelli assai
+spesso credevano di vederlo rapito in ispirito. E veramente parea che
+le mura del chiostro, separandolo dal mondo, gli avessero restituito
+la calma dello spirito, e che egli allora non desiderasse altro che
+obbedire e pregare.
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+Dalla sua entrata nel Chiostro, sino alla prima venuta in Firenze.
+[1475-1482.]
+
+
+Il Savonarola dimorò sette anni nel convento di San Domenico a
+Bologna. Ivi, fra i solitari chiostri, nel tempio maestoso, ove le
+ceneri del fiero fondatore dell’ordine riposano sotto quel monumento,
+che è opera stupenda di Nicola Pisano, divise i suoi giorni fra la
+preghiera e le privazioni. I superiori però, si avvidero ben presto
+della dottrina e delle qualità non comuni della sua mente; onde, invece
+di adoperarlo a quegli umili uffici a cui volea solamente darsi, lo
+posero all’insegnamento dei novizi. In sul primo fu dolente di togliere
+una parte del suo tempo alla preghiera ed alle pratiche religiose; ma
+considerando poi che l’obbedienza era divenuta il suo primo dovere, e
+che egli poteva dirigere i suoi compagni nella via della virtù e della
+vera religione, si piegò volonterosamente al nuovo ufficio.
+
+Chi però dalla obbedienza ed umiltà del Savonarola volesse argomentarne
+tutti i suoi pensieri, anderebbe di gran lunga errato. Il suo era uno
+spirito pieno di fede, ma anche pieno d’impeto e pieno d’ardore. La
+corruzione del secolo lo avea deciso a chiudersi nel chiostro, ove
+sembrava aver trovato pace nella solitudine e nella preghiera: ma
+quando egli si faceva a considerare le tristi condizioni della Chiesa,
+l’animo ribolliva di sdegno, e nel suo petto nascevano pensieri che
+invano egli s’adoperava a frenare colla disciplina religiosa e con
+tutte le forze della sua volontà.
+
+L’anno medesimo che lasciava il mondo, quell’anno d’esaltato fervore,
+egli dava sfogo ai pensieri più segreti del suo animo in una Canzone,
+che intitolò _De ruina Ecclesiæ_. In essa egli domanda alla Chiesa, che
+figura sotto l’immagine d’una casta vergine: — Ove sono gli antichi
+dottori, gli antichi santi; ove la dottrina, la carità, il candore
+antico? — Ed in risposta la vergine, presolo per mano, lo conduce
+in una spelonca e gli dice: — Quando io vidi la superba ambizione
+penetrare in Roma e contaminare ogni cosa, allora mi ritirai e chiusi
+in questo luogo,
+
+ Ove io conduco la mia vita in pianto. —
+
+Dopo ciò gli mostra le piaghe che avevano contaminato il suo bellissimo
+corpo; ed allora il Savonarola, tutto pieno di dolore, si rivolge ai
+santi nel cielo e li invita a piangere tanta sventura: —
+
+ Prostrato è il tempio e l’edifizio casto. —
+
+— Ma chi ha ridotto le cose a tale? — riprende nuovamente il
+Savonarola. E la Chiesa, riferendosi a Roma, risponde: — _Una fallace,
+superba meretrice_. — Allora il giovane e devoto novizio, il solitario
+ed umile fraticello, dice una di quelle parole, che rivelano tutta la
+sua anima: —
+
+ deh! per Dio, donna,
+ Se romper si potria quelle grandi ale? —
+
+A che la Chiesa, quasi in tuono di rimprovero gli dice: —
+
+ Tu piangi e taci; e questo meglio parmi.[22] —
+
+Tale era dunque il Savonarola nel convento: i digiuni e la preghiera
+confortavano il suo cuore, l’insegnamento dei novizi era il suo
+riposo; ma nell’animo suo era già sorto un dolore profondo, uno sdegno
+irrefrenabile di vedere la Chiesa di Cristo abbandonata e piena di
+corruzione. Egli piange e si tace, è ben vero, ma nella sua mente
+ritorna assai spesso quel pensiero: — Deh! per Dio, se rompere si
+potriano quelle grandi ali, ali di perdizione! — Or si mettano innanzi
+ad un’anima così esaltata i fatti che di giorno in giorno seguivano
+per tutta Italia, gli si dipinga il quadro tristo ed osceno di ciò che
+avea luogo nella corte romana; ed allora solo si potrà comprendere che
+fuoco dovesse finalmente accendersi in quel cuore già per sè stesso
+infiammato.
+
+Sin dalla morte di Pio II (1464) era cominciata quella scandalosa
+corruzione dei papi, che in Alessandro VI dovea raggiungere il suo
+apice. La mala fede, e la smisurata avarizia di Paolo II divennero
+ben presto note in tutto il mondo; e quando Francesco della Rovere gli
+successe (1471) col nome di Sisto IV, si previdero alla Chiesa degli
+anni ancora più tristi. Assicuravasi pubblicamente che l’elezione del
+nuovo papa era stata simoniaca; si ripetevano per tutta Roma i nomi
+di coloro che aveano venduto i loro voti, e gl’impieghi che ne aveano
+ricevuto. La scandalosa libidine di Sisto non riconosceva, poi, limiti
+di sorte alcuna; la sua prodigalità nello spendere era uguagliata
+solamente dalla sete inestinguibile di oro; le passioni lo accecavano
+così fieramente, che per raggiungere i suoi disonesti fini, non
+retrocedeva innanzi ad alcuna disonestà di mezzi, e non v’era scandalo
+che non fosse stato per commettere.
+
+Si vide quasi in un istante sparire il tesoro con infinita avidità
+raccolto da Paolo II; e ben presto il lusso sfolgorante dei nipoti di
+Sisto, fece comprendere in quali mani fosse stato versato. Essi eran
+quattro: uno di loro fu fatto prefetto di Roma; un altro cardinale,
+che fu poi papa Giulio II; un terzo comprò per 40,000 ducati d’oro la
+città d’Imola, e sposò la figlia di Galeazzo Sforza; ma di tutti il più
+scandaloso e più prediletto era Pietro Riario. La preferenza del papa
+per questo giovane di ventisei anni fu tale, che fece correre per Roma
+mille scandolose dicerie. Da semplice frate fu levato alle dignità di
+cardinale prelato col titolo di San Sisto, patriarca di Costantinopoli,
+arcivescovo di Firenze. Egli ebbe pienissima autorità nella corte, e
+quando vi andava, le vie non bastavano alla folla che lo accompagnava:
+le sue udienze erano più frequentate di quelle del pontefice stesso. Il
+suo fasto, dice uno scrittore contemporaneo,[23] avanzava tutto ciò che
+i nostri padri seppero mai fare, tutto ciò che i nostri nipoti potranno
+mai immaginare. Nel ricevere gli ambasciatori di Francia, dette loro un
+pranzo, in cui si usarono quasi tutte le arti conosciute a quel tempo:
+fu messo sossopra il paese per ricercare tutto ciò che v’era di più
+raro e pregiato; fu fatto ogni sforzo perchè la posterità non potesse
+produr nulla di simile: e le descrizioni in versi d’una tal festa
+corsero non solamente per le città d’Italia, ma andate oltre le Alpi,
+si sparsero in tutta l’Europa. Quando Eleonora d’Aragona, figlia del re
+di Napoli, andando sposa al Duca di Ferrara, si fermò a Roma (1473),
+il lusso passò ogni confine. Cardinali ed ambasciatori ricevettero
+la sposa, e la menarono al papa per vie ricoperte di veli ed arazzi;
+dipoi la condussero in un palazzo, fatto costruire a bella posta dal
+giovane Riario accanto alla sua casa. Le mura erano di bellissimi
+legni; l’interno splendeva di seta ed oro; i piatti, i bicchieri, ogni
+specie di vasellame era d’oro e argento.[24] Così il cardinal Riario
+avea in meno d’un anno speso la somma di 200,000 fiorini, e malgrado
+i molti e ricchissimi impieghi, avea già 60,000 fiorini di debito. Non
+perciò moderava i suoi eccessi; ma invece, quell’anno medesimo, partiva
+per Milano, dove entrava in gara di lusso col duca Galeazzo, uno dei
+principi più dissoluti in Italia. Dipoi andossene a Venezia, ed ivi
+si abbandonò così perdutamente alle lascivie, che finalmente le forze
+vennero meno alla mala volontà, e tornato a Roma, cessò di vivere il
+giorno 5 gennaio 1474. In questo modo ebbe origine quello scandalo e
+quella piaga profonda del papato, che fu conosciuta nella storia col
+nome di nepotismo; e Sisto IV continuò a vivere sempre nello stesso
+modo sino al 1484, anno ultimo del suo pontificato. In verità, sebbene
+quella età fosse corrottissima, v’era pure un generale sconforto nel
+vedere così desolata la Chiesa. Il mondo aborriva gli scandali dei
+quattro nipoti del papa, e quelli di lui, che, pieno d’avarizia e
+libidine, si dava ciecamente in preda a tutte le passioni.[25]
+
+Chi poi dalla Chiesa si fosse volto a guardare il resto delle cose
+d’Italia, ne avrebbe ricevuto non minore sconforto. Erano tempi
+veramente infelici. Non solo si lamentava la libertà già da lungo tempo
+perduta; ma in quei medesimi signorotti che tiranneggiavano, non si
+vedeano più quelle doti d’energia e d’accortezza politica, che erano
+state nei loro padri ammirate. Spenti quei forti desiderii, quelle
+ardenti e smisurate ambizioni, parea che per tutto contemporaneamente
+decadesse la razza dei principi. — Nel regno di Napoli, ad Alfonso
+il Magnanimo era successo (1458) Ferdinando I d’Aragona, che ben si
+avrebbe meritato il nome di crudele. Egli non seppe spegnere i suoi
+nemici altrimenti che coll’astuzia, la simulazione e i tradimenti;
+avaro poi e meschino in maniera, che negoziava sopra gli averi e
+le proprietà dei suoi sudditi stessi. In Firenze, all’accorto ed
+intelligente Cosimo dei Medici era successo (1465) l’incapacissimo
+Piero, che in pochi anni di governo seppe mettere la supremazia
+della sua casa in tale pericolo, che se la morte fosse venuta più
+tardi, suo figlio Lorenzo non avrebbe potuto prendere in mano le
+redini dello Stato. In Milano, al valoroso condottiero, all’astuto
+politico Francesco Sforza, era successo (1466) il debole Galeazzo; ed
+in Venezia, finalmente, all’abile ed ambiziosa politica di Francesco
+Foscari, era seguita quella di Pasquale Malipiero (1457), le imprese
+più notevoli del cui dogato furono le feste che dètte in piazza San
+Marco. Questo peggioramento così universale sembrava quasi fatale e
+misterioso: ma egli era che i padri di coloro che regnavano allora,
+s’erano impadroniti degli Stati attraverso mille pericoli, rimovendo
+ostacoli d’ogni sorta, combattendo un numero infinito di nemici; mentre
+i loro figli, nati nella pace, cresciuti fra i cortigiani, s’erano
+educati alla mollezza.
+
+Eppure, quasi tutti questi mali non fossero bastevoli ad affliggere
+l’Italia, se ne aggiungevano molti altri non meno gravi. Pareva che
+questa mollezza dei principi facesse risentire i popoli, fra i quali
+si trovava ancora un pugno d’uomini, che scontenti di quel nuovo stato
+di cose, erano pronti di mettersi ad ogni cimento, di tentare ogni
+impresa più disperata. Quegli anni, infatti, pareva fossero divenuti
+gli anni delle congiure. Nel 1476 ne seguirono tre. — Girolamo Gentile
+tentò di sottrarre Genova al giogo milanese: l’Olgiati, il Visconti
+ed il Lampugnani pugnalarono in chiesa il duca Galeazzo, e furono poi
+a furore di popolo ammazzati per le vie di Milano: a Ferrara, Niccolò
+d’Este con 600 uomini ritentava la fortuna delle armi, ed insieme colla
+più parte dei suoi vi perdeva la vita. Così queste congiure risultavano
+sempre a danno di chi le tentava, nè facevano altro che peggiorare
+la condizione dei popoli, rendere la tirannide sempre più ferma e più
+crudele.
+
+Nondimeno, la gravità del pericolo, invece di spaventare, parea che
+eccitasse gli animi a fatti sempre più disperati, ed ogni anno se
+ne udivano dei nuovi. Niuna delle congiure però fu terribile quanto
+quella avvenuta a Firenze l’anno 1478, il giorno 26 aprile, quando
+nella Cattedrale, mentre che si celebrava la messa, nel momento stesso
+in cui si levava l’ostia consacrata, i Pazzi pugnalarono Giuliano
+dei Medici, e fallirono il colpo dato a Lorenzo, che avuto tempo di
+sguainare la spada, potè, difendendosi, ricoverare e salvarsi nella
+sagrestia. Angelo Poliziano, che fu subito pronto a chiuderne la porta,
+racconta che il disordine e le grida di quel momento furono tali,
+che parve il tempio intero ne rovinasse.[26] Certamente in questa
+congiura ogni cosa era fuori dell’ordinario: l’accortezza e l’ardire
+con cui l’aveano tramata; il momento scelto per menarla ad effetto;
+la nobiltà delle famiglie che vi aveano preso parte; le vittime che
+allora, e per molto tempo dipoi, ne seguirono. Ma ciò che più di tutto
+faceva maraviglia, era il numero e la qualità degli ecclesiastici che
+vi si erano mescolati: ad un prete era stato affidato il pugnale che
+dovea ferire Lorenzo dei Medici; il cardinal Salviati era stato il
+centro principale dei congiurati a Firenze ed a Roma; il più caldo ed
+instancabile istigatore ne era stato il santo padre medesimo, Sisto IV.
+Egli avea sperato con questi modi crescere stato ai suoi nipoti; onde
+non potè resistere allo sdegno di veder fallita la congiura, e posto da
+banda ogni rispetto, divenne nemico dichiarato, e mosse guerra aperta
+ai Fiorentini.
+
+In questi tempi e fra questi fatti, s’andava formando l’animo di
+Girolamo Savonarola. Egli riguardava l’andare del mondo e le condizioni
+della Chiesa con un orrore ed un dolore, a cui non sapeva ritrovare
+altro conforto che la preghiera e lo studio. I suoi superiori,
+crescendo però sempre più nella stima che aveano già concepita
+di lui, dall’insegnamento lo passarono alla predicazione. Ed egli
+intraprese con ardore anche questo nuovo ufficio; giacchè il suo primo
+proponimento di chiudersi nel silenzio e nella solitudine, cominciava
+a cedere terreno innanzi all’imperioso e sempre crescente bisogno di
+attività morale ed intellettuale: onde questa nuova palestra riusciva
+assai gradita alle forze giovani e rigogliose del suo spirito.
+
+Pare che in questi primi sermoni seguisse lo stile medesimo delle sue
+lezioni; distendendosi però nelle osservazioni pratiche e nei precetti
+di morale; allontanandosi a poco a poco da Aristotele per avvicinarsi
+sempre più alla Bibbia, che dovea finalmente divenire il compagno unico
+e indivisibile della sua vita. Nè altro possiam dirne, giacchè pare
+ottennessero assai poco successo, non trovandosi scrittore del tempo
+che ne accenni pure una sola parola, nè restandone memoria di sorte
+alcuna.
+
+L’anno 1482, i superiori lo mandarono a predicare in Ferrara. Ivi egli
+fu come morto al mondo: non vide alcuno dei conoscenti; assai poco i
+parenti, per non ridestare affetti ancora vivi nel suo cuore. Le vie,
+le case, le chiese della sua patria gli richiamavano un passato che
+egli voleva allontanare dalla sua mente. Ma neppure i suoi concittadini
+fecero gran plauso al suo predicare; giacchè noi lo udiamo più tardi
+lamentarsi che in lui si era verificato l’antico detto: _nemo propheta
+in patria sua_.[27] Non avendo alcuno di quei sermoni, potremmo
+difficilmente indagare la cagione di questa indifferenza de’ suoi
+uditori; la più probabile congettura però è questa, che egli non volle
+seguire la via tenuta dagli altri predicatori, i quali si perdevano sui
+loro pergami negli interminabili sofismi della scolastica, o scendevano
+a bassezze tali di linguaggio, che ai nostri giorni sarebbero permesse
+appena nelle bettole.[28] Il Savonarola, d’altronde, ancora non avea
+potuto ritrovare la sua maniera: rimanea, quindi, troppo incerto per
+dominare l’uditorio e ricondurlo in un’altra via. Pure, fin d’allora vi
+era qualche cosa di eloquente ed efficace nella sua parola, come si può
+cavare dalla narrazione che fanno i biografi di molti aneddoti simili
+al seguente. — Da Ferrara navigava egli un giorno sul Po verso Mantova,
+con una piccola nave, in cui si trovavano ancora tredici soldati che
+giocavano e bestemmiavano, senza rispetto alcuno all’abito nè alla
+dignità del frate. A questo il Savonarola sdegnato, indirizzò loro la
+parola; e subito dopo undici di quei soldati caddero in ginocchio ai
+suoi piedi, pentiti dei loro peccati.[29] — Di certo però, altra cosa è
+rivolgere efficacemente il discorso a pochi soldati e persuaderli, per
+così dire, coll’impeto della propria coscienza; altra cosa parlare sul
+pergamo a un uditorio numeroso e fare un sermone. Nel primo caso basta
+la natura, che nel Savonarola era fecondissima; nel secondo ci vuole
+l’arte, che sembrava ancora mancargli.
+
+In quell’anno medesimo (1482), una guerra addensavasi d’ognintorno
+sopra Ferrara; onde il superiore dei Domenicani mandava altrove buona
+parte dei suoi frati; ed il Savonarola dovette volgere i passi a
+Firenze, dando così l’ultimo addio ai parenti, agli amici ed alla sua
+patria, che vedea per l’ultima volta.
+
+Questa guerra mossa da principio contro il solo duca di Ferrara, s’era
+a poco a poco sparsa per ogni dove, ed avea diviso in due fazioni quasi
+tutta Italia. Le cagioni vere che la moveano, erano da una parte la
+nuova ambizione dei Veneziani, che si volevano stendere sulla terra
+ferma; da un’altra, lo smodato desiderio che avea il Papa d’accrescere
+stato ai nipoti. Queste cagioni però si tenevano celate; ed il Papa
+adducea, volersi vendicare contro il duca, per essersi egli condotto al
+soldo dei Fiorentini, nella guerra che questi aveano dovuto sostenere
+contro di lui dopo la mal riuscita congiura dei Pazzi; i Veneziani
+pigliavano occasione da certe contestazioni di confini, e dalle loro
+eterne quistioni pel commercio del sale. Il duca di Ferrara si offerì
+pronto a cedere in tutto, ma non gli valse a nulla: quei due potentati
+erano omai decisi alla guerra, e si tiravano dietro la repubblica
+di Genova, ed un gran numero di quei signorotti che dominavano nelle
+Marche e nelle Romagne. Pigliavano da un altro lato le parti del duca,
+la repubblica Fiorentina, il re di Napoli e il duca di Milano; a cui
+si univano il marchese di Mantova, il Bentivoglio signore di Bologna
+e la potente casa dei Colonna. L’Italia si trovava tutta sulle armi,
+e non v’era che la repubblica Fiorentina la quale pigliasse parte a
+queste contese solamente in parole: nel resto s’era già cominciato a
+guerreggiare. Il duca di Calabria veniva alle mani coi pontificii,
+comandati da Roberto Malatesta; i Colonna, usciti dai loro feudi,
+devastavano la campagna Romana; e i Genovesi attaccavano il confine
+occidentale del ducato di Milano. Ma il nodo principale della guerra
+era nelle mani dei Veneziani: essi stringevano fortemente Ferrara con
+due eserciti, mentre un terzo portava la guerra al duca di Milano;
+e spingevano le cose in modo, che già la fame opprimeva la città di
+Ferrara, e la sua resistenza non poteva andare più in lungo. Si vedea
+chiarissimo che, fra poco, il premio di tutta la guerra sarebbe caduto
+nelle mani dei Veneziani.
+
+Non appena Sisto IV s’avvide come la preda tanto desiderata fosse per
+fuggirgli di mano, che, quasi cieco per la rabbia, voltò bandiera;
+e fece un trattato col re di Napoli; concesse al duca di Calabria
+il passaggio pe’ suoi stati; scomunicò i Veneziani, chiamandoli
+nemici di Cristo; invitò tutti i potentati d’Italia a portar loro la
+guerra. Questo subito mutamento poteva sorprendere solo quelli che non
+conoscevano qual fosse la furiosa natura di Sisto, e ove lo conducesse
+la sete dell’oro e degli stati. I Veneziani non si lasciarono, è
+vero, spaventare dal Papa; ma la sua defezione avea mutato tutte le
+condizioni della guerra. Il duca di Calabria avea già col suo esercito
+approvvigionato Ferrara, e veniva a disturbare i lavori d’assedio: le
+cose doveano perciò di nuovo procedere in lungo. I due eserciti si
+posero l’uno accanto all’altro, senza che si venisse ad alcun fatto
+risoluto di armi: le campagne erano ogni giorno devastate; moltissimi
+moriano di fame, niuno di ferro. Con questa incredibile fiacchezza
+procederono le cose sino all’anno 1484, quando ognuno si trovò stanco
+d’una guerra egualmente dannosa a tutti. Allora il generale dei
+Veneziani accettò le proposte d’un trattato di pace; gli eserciti da
+ogni banda si ritirarono; ed in un punto cessò tutta la guerra, con
+soddisfazione generale.
+
+Il papa solamente non avea mai lasciato di soffiare nel fuoco da lui
+acceso: troppo gli era crudele il pensiero di perdere le speranze
+concepite nella guerra; onde, quando il 12 agosto vennero presentati
+gli ambasciatori e che gli lessero le condizioni della pace, egli,
+tutto pieno di furore, levatosi in piedi, gridò: — Voi mi annunziate
+una pace di onta e di vergogna. — Il giorno seguente la gotta, di
+cui già da lungo tempo soffriva, gli andò al petto, ed il santo padre
+moriva pel dolore della pace conclusa.[30]
+
+Questa era, dunque, la guerra che cacciava il Savonarola da Ferrara
+verso Firenze; ed egli traversava l’alpestre e solitario Appennino per
+venire in città nuova, fra gente sconosciuta, con l’animo travagliato
+dal pensiero di vedere che un papa, per accrescere stato a due o tre
+giovani dissoluti, metteva in tanto disordine tutta Italia: mentre i
+Turchi erano quasi alle porte, mentre ancora non erano scorsi due anni
+dalla loro discesa in Otranto. Il vento che sibilava fra quegli abeti e
+faggi, pareva quasi sonasse maledizione contro coloro che laceravano il
+manto alla sposa di Cristo; e forse gli portava di nuovo alle orecchie
+quel suo troppo audace verso:
+
+ Se romper si potria quelle grandi ale!
+
+Arrivato, dunque, la prima volta a Firenze nel 1482, egli entrò in
+quel convento di San Marco, ove passò poi gli anni più belli e i più
+infelici della sua vita. E siccome nella memoria dei posteri il nome
+del Savonarola va inseparabilmente unito a quello di San Marco, così
+sarà bene dire anche di questo qualche parola.
+
+Nel principio del secolo XV, esso era una fabbrica miserabile e
+quasi rovinata; ove abitavano alcuni frati Silvestrini, i quali vi
+menarono una vita così scandalosa, che molti ne fecero richiamo alla
+corte di Roma. Finalmente, Cosimo il Vecchio, avutone il permesso dal
+papa, trasmutò altrove i frati Silvestrini, e concesse il convento
+ai Domenicani riformati della congregazione Lombarda. Volle rifare
+dalle fondamenta un nuovo edifizio, dandone l’incarico al celebre
+architetto Michelozzo Michelozzi; che, dopo sei anni di lavoro ed una
+spesa di 36,000 fiorini, lo condusse finalmente a termine l’anno 1443.
+Il vecchio Cosimo non era mai avaro quando si trattava di chiese,
+di monasteri o d’altre opere che potessero accrescere il nome della
+sua munificenza, e dargli ascendente sul popolo. Durante i sei anni
+nei quali si era condotta la costruzione del nuovo convento, egli
+avea continuamente sovvenuto i Domenicani; ed ora che ogni cosa era
+stata menata a buon termine, non si teneva ancora contento, se non lo
+avesse dotato anche d’una ricca biblioteca. Questo però non era nè
+facile nè di piccola spesa, trattandosi di raccogliere manoscritti,
+che specialmente allora erano saliti a prezzi esorbitanti: ma la
+fortuna gli porse una buona occasione, ed egli seppe valersene. Era
+morto Niccolo Niccoli, il più celebre raccoglitore di manoscritti che
+si conoscesse in Europa: egli era stato uno dei più dotti uomini del
+suo tempo; avea consumato un patrimonio ed una vita intera a mettere
+insieme una collezione di codici che era l’ammirazione di tutta Italia.
+Nel testamento la lasciava ad uso del pubblico; ma la sua donazione
+restava inefficace, perchè gravata di moltissimi debiti. Cosimo allora
+pagò i debiti, e fatta una scelta di alcuni più pregevoli codici, che
+ritenne per sè, affidò tutto il resto al convento di San Marco. Così
+venne aperta in Italia la prima biblioteca pubblica; la quale fu tenuta
+da quei frati sì bene ordinata, che si mostrarono degni veramente del
+dono ricevuto. San Marco divenne quasi un centro di studi; e, riunendo
+la sua congregazione tutti i conventi dell’alta Italia, da per ogni
+dove venivano in Firenze i frati più dotti e crescevano lustro al
+nuovo convento, ove assai spesso gli uomini più reputati di quel tempo
+erano a conversare coi frati. In quegli anni medesimi, Fra Giovanni da
+Fiesole, più noto col nome di Beato Angelico, venne con profusa mano
+a spandere su quelle mura gl’impareggiabili tesori del suo pennello.
+Ma tutte queste glorie venivano di gran lunga avanzate dall’avere quei
+frati avuto per padre e fondatore religioso un santo conosciuto col
+nome di Antonino, uno di quei caratteri che onorano veramente la specie
+umana.
+
+Difficilmente si trovano nella storia esempi di abnegazione più
+costante, di carità più attiva, d’un amore del prossimo più evangelico.
+Non v’è quasi istituzione di beneficenza che egli non abbia o creata
+o rinnovata in Firenze. A lui si deve il santo pensiero di aver mutato
+in una istituzione di carità, quella compagnia del Bigallo fondata da
+San Pietro Martire a sterminio degli eretici, e che di tanto sangue
+avea macchiato le vie e le mura fiorentine. D’allora in poi i capitani
+del Bigallo, in luogo di bruciare o ferire a morte, raccolgono e
+soccorrono gli orfani vagabondi. Sant’Antonino fu il fondatore dei
+Buoni Uomini di San Martino, che ancora oggi adempiono il cristiano
+ufficio di raccogliere le oblazioni e portarle alle case dei _poveri
+vergognosi_. Sarebbe veramente impossibile raccontare tutto ciò che
+egli fece in benefizio del popolo; ma al tempo di cui noi discorriamo,
+molti rammentavano ancora averlo visto le mille volte percorrere la
+città o la campagna, conducendo un somiero carico di pane, di panni
+o di altro, per soccorrere gli abituri dei poveri che la peste o la
+carestia avea desolati. La sua morte, avvenuta l’anno 1459, fu pianta
+in Firenze come una sventura pubblica; e quando nell’82 il Savonarola
+entrò in San Marco, ne trovò la memoria così viva e venerata da tutti,
+che quasi pareva la sua ombra passeggiasse ancora quei chiostri.
+Niuno pronunziava il suo nome senza un profondo rispetto; i suoi detti
+tenevano un’autorità incontrastabile; e quando i frati volevano citare
+un modello di virtù cristiana, pareva non sapessero trovare altro nome
+che quello di Sant’Antonino.[31]
+
+In quei primi giorni, perciò, il Savonarola sembrava quasi inebriato
+di tutto ciò che vedea. L’amena campagna, le linee vaghe dei colli
+toscani, il linguaggio sempre più elegante, le maniere sempre più
+gentili degli abitanti, a misura che s’era avvicinato a Firenze;
+tutto lo avea predisposto a bearsi in questo veramente fiore delle
+città italiane, ove la natura e l’arte gareggiano di bellezza. Pel
+suo animo così pieno di sentimento religioso, l’arte fiorentina era
+come una musica sacra, e attestava l’onnipotenza dei genio ispirato
+dalla fede. Le pitture dell’Angelico, gli parea quasi che avessero
+chiamato gli Angeli ad abitare i chiostri di San Marco: innanzi ad
+esse il Savonarola era portato in un mondo beato, che parevagli il
+mondo della sua anima. Quelle sante tradizioni di Sant’Antonino; le sue
+opere di carità vive ancora e tanto lodate tra quei frati, più culti e
+gentili di quanti avea sino allora conosciuti; tutto gli faceva sperare
+d’essere finalmente venuto in mezzo ai suoi fratelli. Il suo cuore si
+apriva quindi perdutamente alla speranza, e non rammentava più i tristi
+disinganni provati, nè pensava doverne avere dei nuovi, quando fosse
+restato ancora qualche tempo in Firenze, quando ne avesse imparato a
+conoscere gli abitanti più da vicino.
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+Lorenzo il Magnifico[32] e i Fiorentini del suo tempo.
+
+
+Quando il Savonarola venne a Firenze, dominava già da più anni Lorenzo
+il Magnifico, ed era nell’auge del suo nome e della sua potenza. Sotto
+il suo governo, ogni cosa avea preso apparenza prospera e felice:
+cessati da lungo tempo quei partiti che d’ora in ora aveano sollevato
+la città; imprigionati, esiliati o spenti coloro che non s’erano voluti
+piegare alla dominazione Medicea, la calma e la tranquillità erano per
+tutto. Le feste, le danze, le giostre tenevano occupato continuamente
+quel popolo fiorentino che, una volta così geloso de’ suoi diritti,
+sembrava che ora avesse dimenticato il nome stesso della libertà.
+
+Lorenzo era sempre mescolato in questi sollazzi; ne ricercava, ne
+inventava ogni giorno dei nuovi. Ma fra tutte le sue invenzioni, la
+più celebre fu quella dei _Canti Carnascialeschi_, da lui per la
+prima volta composti, e destinati a cantarsi nelle mascherate del
+carnevale, quando la nobile gioventù, travestita a rappresentare ora il
+trionfo della morte, ora una schiera di diavoli, ora un’altra simile
+bizzarria, percorreva schiamazzando la città. La lettura di questi
+canti ci può dipingere la corruzione di quei tempi, assai meglio
+d’ogni altra descrizione. Oggi non la nobile gioventù, ma l’ultima
+plebe li avrebbe a sdegno; e l’andarli cantando per la città sarebbe
+considerato un’offesa al pubblico decoro, nè resterebbe impunito.
+Allora essi erano la prediletta occupazione d’un principe lodato per
+tutto il mondo, e tenuto come il modello d’ogni sovrano, un prodigio
+d’accortezza, un genio politico e letterario. E quale i più lo dicevano
+allora, tale molti vorrebbero giudicarlo oggi. Gli si perdona il sangue
+sparso per mantenere un dominio ingiustamente acquistato da lui e
+dai suoi; il disordine che mise nella repubblica; il rubare che fece
+gli averi del comune per sopperire alle sue strabocchevoli spese; la
+invereconda libidine,[33] a cui, malgrado una salute cagionevole e mal
+ferma, abbandonavasi perdutamente; ed anche quella rapida ed infernale
+corruzione del popolo, alla quale studiò di continuo con tutte le forze
+e la capacità del suo animo: e tutto ciò gli si perdona per essere
+stato protettore delle lettere e delle arti belle!
+
+Nella condizione sociale di Firenze a quel tempo, eravi invero un
+contrasto assai singolare. La cultura si era universalmente diffusa;
+tutti conoscevano il latino ed il greco, tutti ammiravano i classici;
+moltissime donne eran note per la eleganza dei loro versi greci e
+latini. La pittura e le arti belle, dopo i tempi di Giotto decadute,
+aveano ripreso una nuova vita; e per tutto si vedevano sorgere palazzi,
+chiese, edifizi pieni d’eleganza. Ma artisti, letterati, politici,
+signori e plebe, eran tutti d’animo corrotto, privi d’ogni virtù
+pubblica o privata, di ogni sentimento morale. La religione o era
+strumento di governo o bassa ipocrisia; non aveano fede nè civile,
+nè religiosa, nè morale, nè filosofica; neppure il dubbio pigliava
+forza nei loro animi. Dominava una fredda indifferenza per ogni
+principio; e nei loro volti pieni d’accortezza, pieni d’acume e di
+sottile intelligenza, appariva un freddo sorriso di superiorità e di
+compassione, ogni volta che vedevano sorgere qualche entusiasmo per le
+idee nobili e generose. Non le combattevano nè le mettevano in dubbio,
+come avrebbe fatto un filosofo scettico, ma le compativano; e questa
+loro forza d’inerzia opponeva alla virtù un ostacolo assai maggiore che
+non avrebbe fatto una guerra dichiarata ed aperta.
+
+Un tale stato morale doveva, di necessità, agire potentemente
+sulla cultura intellettuale. La filosofia, infatti, erasi ridotta
+ad erudizione; era caduta quella scolastica contro cui s’è tanto
+declamato, ma che pure ebbe una gioventù, una vita, un ardore, che
+invano cerchiamo negli scritti del secolo XV. Le lettere o erano
+filologia o imitazione di Virgilio, d’Omero, di Pindaro e via
+discorrendo. Sin dalla morte del Boccaccio, Franco Sacchetti piangeva
+ne’ suoi versi, pieni di semplicità e di candore, la decadenza delle
+lettere; e ciò che maggiormente lo affliggeva, non era (egli dice)
+la perdita di quei sommi ingegni, ma il non esservi speranza che
+alcuno sorgesse simile a loro, il non trovarsi più chi sapesse almeno
+comprenderli.[34] E se egli fosse vissuto ai tempi di cui ora parliamo,
+avrebbe avuto ben più alta cagione di pianto: avrebbe udito coloro
+che dichiaravano la lingua italiana incapace di esprimere gli alti
+concetti; avrebbe udito coloro che giudicavano la _Divina Commedia_
+inferiore alle _Ballate_ ed ai _Canti Carnascialeschi_ di Lorenzo dei
+Medici![35] Le arti belle, che sono ultime a risentirsi delle sventure
+morali e politiche di un popolo, perdettero anch’esse quegli arditi ed
+universali concetti coi quali Giotto, l’Orgagna e tanti altri aveano
+ornato i monumenti d’Italia. E certo, nè il Duomo nè il Palazzo Vecchio
+avrebbero in quel secolo potuto trovare un altro Arnolfo, che sapesse
+infondere nelle loro mura tanto spirito di libertà e d’indipendenza.
+
+Ma fra questi danni, avea pure la caduta libertà recato un solo
+vantaggio alle lettere ed alle arti. Chiuse le vie ad ogni attività
+politica, ad ogni civile ambizione, ad ogni virtù pubblica; decaduto
+quel commercio e quelle industrie con cui s’erano raccolte fortune
+così straordinarie; le forze che restavano ancora vive, si rivolsero
+tutte allo studio delle arti e delle lettere. E così, sebbene non
+si trovassero più di quegli altissimi ingegni fioriti nel tempo
+della repubblica, si aveva almeno un moto universale di studi, una
+moltitudine avida d’imparar nuove lingue, di produr nuovi libri
+e nuovi quadri; e tanto più ingordamente avida, in quanto che non
+sapea degli studi farsi scala a fini più alti. La città aveva infatti
+l’apparenza d’una grande scuola; la passione che dominava ognuno era
+quella di raccogliere codici e statue antiche; tutte le discussioni
+erano grammaticali, filologiche o erudite. I Greci che per la caduta
+di Costantinopoli riparavano in Occidente, venivano in Firenze accolti
+con entusiasmo; ed essi, colle loro lezioni, colla loro dottrina,
+accendevano sempre più la passione verso gli antichi; il desiderio di
+conoscere la Grecia, di ricercare i suoi conventi, i suoi tempii; di
+scavare il terreno per trovarvi gli antichi frammenti. E si facevano
+delle spedizioni in Oriente; donde, dopo aver corso non pochi disagi
+e pericoli, dopo avere spesso consumato patrimoni non piccoli, si
+tornava carichi di tesori più o meno preziosi. Sono note nella storia
+le ricerche fortunate che Poggio Bracciolini fece in quasi tutte le
+città d’Europa; i viaggi in Oriente di Guarino Veronese, a cui un
+naufragio rapì in poche ore il frutto di tante fatiche, e fece pel
+dolore incanutire i capelli; quelli di Giovanni Aurispa, il quale tornò
+a Venezia con 238 manoscritti, avendo però consumato ogni suo avere,
+onde nell’estrema vecchiezza si trovò ricco di gloria, ma poverissimo
+d’ogni bene di fortuna; quelli di Francesco Filelfo e di tanti altri,
+che si partivano allora per visitare le classiche terre della Grecia.
+Ogni volta che uno di costoro ritornava in Italia, ma specialmente in
+Firenze, il suo arrivo era una pubblica festa, un trionfo. Gli andavano
+incontro i primi del paese; il principe lo accoglieva con grandi
+onori; le sue scoperte venivano celebrate in iscritto, e le lettere dei
+privati amici non parlavano d’altro. Cominciavano poi le discussioni
+sull’autenticità e la interpretazione dei codici; si accendevano le
+quistioni filologiche o grammaticali, e le ire non aveano allora più
+limiti: si laceravano quei dotti nella fama, nell’onore, con tutti i
+modi più violenti. E questa poteva dirsi l’unica libertà lasciata ai
+Fiorentini.
+
+Le belle arti furono più fortunate: gli artisti si abbandonavano alla
+vita gaia del tempo, godevano, sollazzavano e lavoravano colla stessa
+spensieratezza. Il costume divenuto universale di proteggere le arti,
+faceva sì che per tutta Italia i ricchi, i signori, le chiese ed i
+conventi volevano le loro opere, ed essi erano invitati e bene accolti
+dovunque; onde, beati di questa vita, lavoravano e godevano. Perderono
+molto nell’altezza ed universalità dei concetti; guadagnarono però
+infinitamente nella imitazione del vero, nel disegno, e nel meccanismo
+dei colori: si trovò allora la pittura ad olio, che segnò un nuovo
+periodo nella storia dell’arte. La scultura e l’architettura, in cui la
+materia piglia una parte maggiore assai che nella pittura, fecero anche
+dei grandi progressi, sia coll’aiuto delle statue o monumenti greci e
+romani, sia per le mille difficoltà che la pratica insegnò a superare:
+talchè i nomi del Donatello, del Ghiberti, del Brunellesco, restarono
+immortali. L’arte raggiunse certamente in quel tempo una finezza, che
+nel passato non avea avuta, e nel secolo dipoi perdette.
+
+Ma i fatti da noi qui sopra descritti, ebbero la più parte luogo prima
+che la dominazione dei Medici si fosse stabilita, e furono affatto
+indipendenti dai loro aiuti. L’amore per gli studi classici si era
+diffuso fin dai tempi del Boccaccio, ed era andato di poi sempre
+crescendo: nei viaggi e nelle ricerche sopra accennate, privati
+cittadini aveano consumato private fortune, senza speranza di aver
+compenso d’altro che di gloria. Quanto agli artisti, essi eran quasi
+tutti fioriti nel principio del secolo, come Brunellesco (1337-1446),
+Ghiberti (1381-1455), Donatello (1386-1468), Masaccio (1402-1443); e
+le loro più grandi opere furon fatte senza protezione nè consiglio dei
+Medici.[36] La cupola del Brunellesco venne ordinata, per consiglio
+dei cittadini liberamente adunati nel Duomo, l’anno 1407. Le porte
+del Ghiberti furono cominciate l’anno 1400, e la enorme somma di
+30,798 fiorini fu pagata tutta dall’arte dei doratori. La cappella del
+Carmine, in cui lavorò Masaccio ed altri celebri artisti, fu fatta
+a spese di privati cittadini; e le pitture del Beato Angelico furon
+dipinte per amore dell’arte e per sentimento religioso, assai spesso
+senza volerne accettar compenso di sorta.
+
+I Medici, adunque, non crearono uno stato di cose che non era in
+forza umana il creare; ma questo fu la conseguenza inevitabile delle
+vicissitudini per tanti secoli corse dalla repubblica; del generale
+rovescio di ogni libertà, che allora aveva luogo in tutta Italia.
+Essi lo trovarono già apparecchiato; ebbero però la rara accortezza
+di saperne profittare e, secondandolo, volgerlo a loro profitto. E
+se mai vi fu uomo che potesse dirsi nato a ciò, questi fu certamente
+Lorenzo il Magnifico. Egli aveva ereditato da Cosimo tutta quella
+sottile astuzia, per la quale, senza essere un grande uomo di stato,
+era prontissimo nei sottili ritrovati, pieno di prudenza e d’acume,
+abile nel trattare cogli ambasciatori, abilissimo nello spegnere i
+suoi nemici, ardito e crudele quando gli pareva che l’opportunità lo
+permettesse. Non avea rispetto nè a fede, nè ad onestà, nè a condizione
+alcuna di cittadini: andava direttamente al suo fine, senza riguardi
+umani nè divini. Il crudele sacco della infelicissima città di
+Volterra; i danari presi dal Monte delle fanciulle, per cui moltissime,
+rimaste senza dote, si dierono alla pessima vita; la disonesta
+avidità con cui pose le mani negli averi del comune, sono macchie che
+neppure i suoi più caldi adulatori poterono cancellare.[37] Il suo
+volto dipingea veramente tutto il suo carattere: avea qualche cosa di
+sinistro e spiacevole; un colore olivastro, una bocca assai grande,
+il naso schiacciato e la voce nasale; ma il suo occhio era vivo e
+penetrante, la fronte alta, le sue maniere aveano quanto di più gentile
+può immaginarsi in un secolo culto ed elegante come quello; il suo
+conversare era pieno di vivacità, d’ingegno e di dottrina; coloro che
+erano ammessi alla sua familiarità, restavano sempre di lui innamorati.
+Egli secondò il secolo in tutte le sue tendenze: di corrotto che era,
+lo fece corrottissimo, spingendolo a ciò per tutte le vie: abbandonossi
+ai piaceri, e vi fece perdutamente abbandonare il suo popolo, per
+ubbriacarvelo ed addormentarvelo. Infatti Firenze era al suo tempo
+divenuta un’orgia di piaceri e dì feste.
+
+Lorenzo però avea per la poesia e le arti un gusto assai squisito.
+Abbandonato e mandato a male tutto il commercio della sua casa,
+dètte le ore d’ozio alle lettere, nelle quali era stato educato dagli
+uomini più dotti del suo tempo: il Landino eragli stato maestro nella
+poesia, l’Argiropulo nella filosofia aristotelica, ed il Ficino
+nella platonica. Fin dai primi anni avea mostrato un’intelligenza
+degna del culto delle muse, una grande facilità di comprendere, una
+precisione nell’esprimersi ed una fantasia assai vivace; messosi poi a
+proteggere i dotti e gli artisti, la sua casa era divenuta il ricovero
+degl’ingegni più chiari del suo tempo: ogni uomo di riputazione nelle
+lettere, che si trovasse in Firenze, faceva capo a lui; molti venivano
+d’altre parti d’Italia per vivere in quel cerchio fiorito di dotti.
+E sia nelle radunanze tenute in sua casa, sia nella famosa Accademia
+Platonica, il suo ingegno brillava in quella eletta schiera, da cui la
+sua cultura letteraria ricevea non piccolo profitto. Così Lorenzo andò
+lodato fra gli scrittori del suo tempo, e le sue opere allora portate
+a cielo, neppure oggi restano senza fama. Le sue poesie volgari,
+e specialmente la favola dell’Ambra, hanno una certa naturalezza e
+disinvoltura, una spontanea eleganza, un’osservazione ed un sentimento
+della natura, che a quei tempi non erano comuni. Spesso vi è troppo
+chiara l’imitazione delle ottave del Poliziano; ma anche allora non
+si possono negare a Lorenzo le rare doti del suo ingegno. Egli era
+proprio l’uomo di quel secolo: nella intelligenza venivano ristrette
+tutte le qualità del suo spirito; le sue maniere medesime erano in lui
+conseguenza di cultura intellettuale, e non di gentilezza d’animo; la
+protezione ai dotti era consiglio di governo, o desiderio di passar
+lietamente il tempo. — Singolare vita fu veramente quella di Lorenzo!
+Dopo essersi adoperato, con tutta la forza della sua volontà e della
+sua mente, a distruggere con qualche nuova legge, qualche ultimo avanzo
+di libertà; dopo aver fatto decidere qualche nuova confisca o condanna
+di morte;[38] egli entrava nell’Accademia Platonica, e disputava con
+calore sulla virtù e sulla immortalità dell’anima; di là usciva, e
+mescolandosi colla gioventù di perduti costumi, cantava i suoi _Canti
+Carnascialeschi_, abbandonavasi al vino ed alle donne; ritornava a
+casa, ed alla sua tavola, insieme col Pulci e col Poliziano, recitavano
+versi, discorrevano di poesia: ed in tutte queste occupazioni egli
+vi si recava tanto intero, che ciascuna di esse pareva esser l’unica
+della sua vita. Ma più singolare di tutto si è, che in tanta varietà
+di vita, non si trovi a citare un atto solo che sia veramente di virtù
+generosa verso il suo popolo, o i suoi familiari, o i suoi parenti: e
+sì, che ove mai vi fosse stato, non lo avrebbero i suoi infaticabili
+lodatori dimenticato. Segno in lui d’animo tristo, ma di tempi ancora
+tristissimi; perchè se mai la virtù e la giustizia fossero state in
+quel secolo, tenute nel grado che si dovea, egli non era uomo da non
+istudiarsi, con qualche apparenza teatrale, d’averne almeno il nome.
+
+Intorno a Lorenzo dei Medici si vedeano sempre due uomini i quali
+godevano allora una grandissima fama in tutta l’Europa, e tramandarono
+dipoi i loro nomi alla posterità. L’uno di essi era Angelo
+Poliziano; il dotto di più vasta erudizione letteraria in quel secolo
+eruditissimo, ed il solo che avesse nell’anima una vena ingenua di
+poesia. A 13 anni aveva scritto bellissimi epigrammi latini, a 17 ne
+aveva scritto degli altri in greco; e si vuole che di poco avanzasse
+i 18 anni, quando compose quelle stupende ottave sulla giostra di
+Lorenzo e Giuliano, che lo resero il primo poeta del secolo e fecero
+il suo nome immortale. Per esse egli acquistò il favore di Lorenzo, ne
+divenne segretario privato, bibliotecario, educatore de’ suoi figli, e
+visse sempre nella sua medesima casa. Ma in questa nuova e più agiata
+condizione, parve che s’estinguesse in lui la sacra fiamma della
+poesia: l’erudizione soltanto andò sempre crescendo, e divenne col
+tempo straordinaria. Lorenzo ricevè non poco vantaggio dai servigi e
+dal conversare d’un uomo di sì vasta dottrina, ma la fama del Poliziano
+ne soffrì grandemente; e forse a questa sua troppo intima familiarità
+col Magnifico, si deve attribuir l’insistenza colla quale i posteri
+hanno voluto accusarlo di vizi così osceni, che la storia sdegna di
+rammentare. L’altro amico intimo di Lorenzo fu messer Luigi Pulci;
+giovane di nobile famiglia, fratello di due poeti, dei quali fece
+quasi dimenticare il nome col suo famoso _Morgante Maggiore_: poema
+pieno di brio, di vivaci e strane fantasie; nel quale alla invocazione
+della Vergine succede quella di Venere, ed a questa la satira della
+immortalità dell’anima. E quale era il poema, tale fu l’uomo: spirito
+bizzarro ed allegro, se mai ve ne fu; scettico pieno d’ironia, amante
+dei piaceri e dell’ebbrezza dei sensi, anima e corpo con Lorenzo, che
+accompagnava sempre alle veglie, ai sollazzi leciti o illeciti; ad
+istanza della cui madre, Clarice Orsini, scrisse il poema, che lesse
+alla loro tavola; accompagnando la poesia col vino. Oltre di questi
+amici, Lorenzo passava assai spesso le sue ore in mezzo agli artisti;
+pigliava parte ai loro piaceri, amava singolarmente le loro strane
+avventure ed il loro carattere. Non potè già verso di loro usare una
+protezione uguale a quella di Cosimo, il quale avea speso tesori a
+fondare chiese e palazzi; ma pure li accoglieva sempre con lieto viso,
+li soccorreva ed aiutava in tutti quei modi che un principe come lui
+poteva. E se egli non avesse fatto per le arti altro che fondare il
+giardino di San Marco, sarebbe già degno di grandissima lode. Ivi
+raccolse tutte le statue o frammenti antichi che gli riuscì d’avere,
+tutti i disegni dei più valenti artisti; e lo aperse ad ogni giovane di
+qualche speranza. Ivi segnò le prime linee Michelangiolo Buonarroti,
+quando ancora giovinetto, povero e da pochi conosciuto, trovò quella
+ospitalità che tanto onore fece a Lorenzo.[39]
+
+Ma noi abbiamo fino ad ora taciuto di un uomo che più d’ogni altro
+poteva dirsi creatura dei Medici. Questi fu Marsilio Ficino, amico e
+maestro di Lorenzo, capo di quell’Accademia Platonica le cui idee si
+sparsero allora per tutto il mondo; e modificarono in modo quelle del
+Savonarola, che noi crediamo doverne tenere più minuto discorso nel
+capitolo seguente.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica.
+
+
+Il Concilio che si tenne a Firenze l’anno 1439, per riunire le
+due Chiese greca e latina, non riuscì di alcun giovamento alla
+religione; ma profittò invece assai alle lettere. L’imperatore mandò
+a rappresentare la Chiesa orientale uomini di molta dottrina, i
+quali parlando la medesima lingua di Platone e d’Aristotele, oggetto
+allora di tanto studio e di tanta ammirazione, venivano dappertutto
+circondati, riveriti e quasi corteggiati.
+
+Eravi fra costoro l’aristotelico Teodoro Gaza, eravi il Bessarione,
+convertito più tardi al cattolicismo; ma fra tutti splendeva il
+nome di Giorgio Gemisto, di cui la posterità assai ingiustamente ha
+quasi dimenticato la fama, sebbene fosse in quel tempo tenuto, fra
+tutti i greci, il filosofo più valente. Egli sembrava essere davvero
+vissuto cogli antichi: i suoi scritti erano tali, che anche i più
+consumati filologi duravano fatica a non confonderli con quelli dei
+più bei tempi della Grecia;[40] la sua ammirazione e la sua profonda
+conoscenza di Platone gli fecero dare il nome di Giorgio Gemisto
+Pletone. Tanta era la sua passione per gli antichi, che parlando assai
+spesso dell’approssimarsi d’una riforma religiosa, nella quale un solo
+predicatore avrebbe predicata una sola dottrina a tutto il genere umano
+e sarebbe sparita ogni differenza di culto, si vedea dalle sue parole
+che egli sperava nel ripristinamento degli Dei pagani. L’opera in cui
+espresse queste idee, andò dopo la morte dai suoi nemici bruciata; ma
+tali erano i tempi che, sebbene egli ne parlasse liberamente, venne
+pure scelto a sostenere i diritti della Chiesa greca nel concilio
+di Firenze. Dappertutto egli trovava una grande accoglienza: la
+gravità dei suoi modi, la vastità della dottrina, l’eleganza degli
+scritti, il parlare quasi il linguaggio stesso di Platone, gli davano
+un’autorità non contrastata da alcuno. Le sue platoniche convinzioni
+dovettero però essere assai poco soddisfatte in Firenze, ove allora
+si leggeva con uguale avidità Aristotele e Platone, senza notare e
+senza quasi discernere alcuna differenza fra loro. Dopo avere studiato
+per sì lungo tempo la filosofia Aristotelica sui commentatori arabi,
+gl’Italiani ebbero nel secolo XV, per la prima volta, fra le mani
+le opere originali d’Aristotele, insieme con quelle di Platone. Essi
+passavano perciò dall’uno all’altro filosofo, senza fare ancora alcuna
+distinzione: le difficoltà dell’interpetrazione e della lingua tenevano
+occupata la mente dei dotti; l’erudizione filosofica ancora non era
+cominciata; tutte le discussioni versavano sopra soggetti di grammatica
+o di filologia.[41]
+
+Gemisto ad un tratto portò la quistione nel campo filosofico, col suo
+opuscolo _De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ differentiâ_;[42]
+nel quale paragonando con molto acume e penetrazione le due filosofie,
+dava su tutti i punti la preferenza a Platone. Si accese allora
+una gran lite fra i Greci, che si tirarono dietro gl’Italiani; e
+sorsero così i due partiti degli Aristotelici e dei Platonici, che
+si attaccarono con una violenza non credibile ai giorni nostri.
+Giorgio Scolario[43] e Teodoro. Gaza, ambedue greci ed aristotelici,
+furono primi a rispondere con violenza contro l’opuscolo di Gemisto:
+prese dipoi la penna il Bessarione, che era suo discepolo, e difese
+il maestro in una lettera anonima, nella quale cercava rimettere la
+quistione in termini più civili. Ma, per mala sorte, si lasciò sfuggire
+che egli stimava Teodoro Gaza più dotto di Giorgio Trapezunzio,[44]
+altro greco che trovavasi allora in Firenze. Questi era un uomo di
+carattere violento e presontuoso, di modi rotti, facile a prender
+briga con tutti. Entrò subito nella lite con una tal violenza,[45]
+che fece maravigliare ognuno: era aristotelico, ma attaccò platonici
+ed aristotelici col medesimo furore; li chiamò _non philosophos sed
+philotenebras_; aggiunse villanie e scurrilità d’ogni sorte; finalmente
+non contento di avere oltraggiato i vivi, si volse contro i morti.
+Platone, secondo lui, s’era abbandonato a tutti i vizi, dato alla gola,
+alla libidine, ad ogni crapula; era uomo senza fede, senza dignità,
+senza onore, e così via discorrendo. Un linguaggio a tal segno privo
+di decoro, di convenienza e di verità, dovea naturalmente disgustare
+tutti gli uomini onesti; ed infatti il Trapezunzio fu abbandonato e
+disapprovato da ognuno. Nè per questo egli fece senno; ma continuando
+sempre nello stesso tenore, passò infelicemente gli ultimi anni della
+sua vita, senza neppure trovar compatimento.
+
+Il Bessarione avea intanto lavorato ad una grande opera, _In
+calumniatorem Platonis_,[46] che diede finalmente alla luce quando più
+fervea la lite. Dopo aver vittoriosamente difesa la memoria di quel
+filosofo, veniva a dimostrare che la sua discordanza da Aristotele non
+era nè così grande nè così profonda, come molti volevano far credere.
+L’Aristotele ellenico,[47] egli concludeva, può e deve mettersi in
+accordo con Platone: questo hanno fatto gli Alessandrini; questo
+possono e debbono fare gl’Italiani nel secolo XV. Così fu rimesso un
+poco di ordine e di civiltà nella discussione, e finalmente trionfò in
+Firenze quella filosofia, che sebbene abbia sempre portato il nome di
+platonica, non fu che neo-platonica o alessandrina. La sua tradizione
+si era tenuta sempre viva in Grecia, ed ora gli ultimi sostenitori
+venivano a trapiantarla in Italia.
+
+Ma più di tutto fu notevole in quella battaglia filosofica, il punto
+in cui tutta la quistione s’era ristretta. Platone ed Aristotele,
+aveva detto Gemisto, convengono ambedue che la natura opera ad un fine
+determinato; ma Platone sostiene che la natura opera con consiglio
+(_consulto agit_); che in essa, cioè, v’è uno spirito, una essenza
+che si rende ragione del fine a cui cammina: mentre Aristotele la
+paragona ad un operaio, che, appresa una volta la sua arte, lavora
+poi istintivamente (_non consulto_), sebbene vada sempre al fine
+determinato. E qui, Gemisto notava la grande superiorità del concetto
+platonico: la natura, egli diceva, è l’arte di Dio, superiore di gran
+lunga a quella dell’uomo; in essa la mano ed il consiglio divino son
+sempre presenti; e se l’uomo può qualche volta operare per abito,
+Iddio opera solo e sempre per suprema ragione. Una tal quistione,
+sebbene espressa in una forma arida e confusa, era pure nel fondo
+gravississima. Trattavasi di determinare se nella natura opera la
+ragione o il caso; se essa è la manifestazione di uno spirito divino ed
+universale che anima e regola il mondo, o l’effetto cieco delle leggi
+che governano la materia. L’avere il Pletone, nel secolo XV, saputo
+non solo portare d’un tratto l’erudizione italiana nel campo della
+filosofia, ma anche fermarla sopra una quistione di vitale importanza,
+fu in lui prova d’una grande penetrazione filosofica. Nè fu meno
+notevole che quegli eruditi ne comprendessero così presto il valore, e
+si disputassero con tanto ardore il terreno.[48]
+
+Quando Gemisto vide l’ardore con cui il Bessarione sosteneva le idee
+platoniche e conobbe che esse trionfavano in Firenze, si astenne da
+ogni discussione, e cercò invece un modo più efficace a diffonderle
+durevolmente. Egli avea un’arte singolare d’infondere negli altri
+quell’ammirazione e quasi culto che avea per Platone: avvicinossi
+perciò a Cosimo dei Medici, e dopo lunghi ragionamenti, che furono
+uditi con molta attenzione, riuscì ad infondere entusiasmo anche
+nell’animo di quel principe. Quando lo vide acceso di quelle idee,
+procedette ancora più oltre, e gli comunicò il pensiero che avea di
+ripristinare in Firenze quell’antica Accademia, che tanto onore avea
+portato alla Grecia e tanto utile alla filosofia platonica.[49] L’idea
+piacque a Cosimo, che subito se ne impadronì, e adoperossi a metterla
+in atto. Tale fu l’origine di quella famosa Accademia Platonica, che
+ebbe tanta parte nei destini della filosofia di tutto quel secolo.
+
+Assicurato in questo modo il trionfo della sua dottrina, Gemisto se ne
+tornò nel Peloponneso sua patria, a passare tranquillamente i pochi
+anni che gli avanzavano di vita. Ma i suoi nemici non lo lasciarono
+in pace; giacchè quello stesso Scolario che era stato dei primi a
+combatterlo in Firenze, fatto ora patriarca di Costantinopoli, continuò
+più fieramente la guerra. Lo perseguitò in vita colle accuse di eretico
+e miscredente; dopo la morte cercò ogni modo di macchiarne la fama, e
+bruciò parecchie delle sue opere, che andarono perciò inevitabilmente
+perdute.[50] Pletone lasciò nondimeno in Italia un gran nome e tanto
+amore di sè, che nel 1471, venti anni dopo la sua morte, le ceneri
+di lui furono mandate a richiedere da Pandolfo Malatesta signore di
+Rimini, il quale fattele portare in quella città, dette loro onorevole
+sepoltura. Il decadere fra noi degli studi greci ha fatto dipoi assai
+ingiustamente dimenticare la fama di questo filosofo; ma chiunque
+legge la storia di quel tempo, vi troverà sempre che egli fu il vero
+iniziatore della filosofia platonica in Italia, e però uno degli uomini
+più benemeriti della nostra patria.[51]
+
+Quando egli fu partito d’Italia, Cosimo s’avvide che l’Accademia
+Platonica non fioriva, per mancanza d’un uomo che ne pigliasse la
+direzione e ne fosse la forza animatrice. I suoi sguardi si volsero
+allora ad un giovane che dava già maravigliose speranze di sè. Questi
+era Marsilio Ficino, figlio del suo medico, nato l’anno 1433, e da lui
+protetto d’aiuti ed incoraggiamenti efficacissimi, senza i quali non
+avrebbe potuto studiare la filosofia. Egli s’era immerso avidamente
+nello studio di Platone, e in età giovanissima avea scritto intorno
+a quella filosofia opere voluminose.[52] Avanzatosi poi nello studio
+del greco, si dètte a commentarne più diligentemente e tradurne ogni
+scritto, apparecchiando quella traduzione che anche oggi, dopo tanti
+progressi della filologia greca, è la migliore che abbia l’Italia.
+Il suo culto per quell’antico filosofo andò crescendo in maniera, da
+far credere che egli, canonico di San Lorenzo e ripristinatore della
+filosofia cristiana, tenesse accesa una lampada innanzi al busto di
+Platone. S’andò più oltre allargando nello studio di tutta l’antichità,
+e non incontrò nome d’antico filosofo di cui non cercasse avidamente
+le opere. Leggeva con ardore instancabile aristotelici, platonici,
+alessandrini; cercava frammenti di Confucio e Zoroastro; studiava la
+Genesi; passava da un’età ad un’altra, da un sistema ad un altro, senza
+quasi avvedersene: bastava essere antico per aver la sua ammirazione.
+Un tempo s’era giurato sopra Aristotele, ora si giurava sopra tutta
+l’antichità. Era certo un gran passo; ed infatti, già nella lite dei
+platonici e degli aristotelici si potea prevedere che il rivolgersi
+alla ragione sarebbe stato fra poco inevitabile.[53] Ma prima di fare
+una sì grande conquista, la filosofia avea ancora bisogno di percorrere
+tutta l’antichità; e solo dopo averla, per così dire, smaltita, poteva
+acquistare la coscienza della sua indipendenza.
+
+Questa febbre di lettura invase e dominò talmente il Ficino, che la
+sua testa divenne quasi un dizionario vivo dell’antica filosofia, e le
+sue opere debbono considerarsi come una grande enciclopedia di tutte le
+dottrine del suo secolo. Egli conosceva, oltre la filosofia, le scienze
+naturali e la medicina, a cui suo padre avea voluto nei primi anni
+indirizzarlo. Tutto ciò non gli avea però dato l’abito dell’esperienza
+e dell’osservazione: a provare un vero, a lui non bastava la sua
+ragione, non bastava la natura intera nè la coscienza del genere umano;
+bisognava assolutamente trovarne riscontro in qualche verso di Platone,
+o di altro autore antico, fosse pure scettico o materialista.
+
+Un’operetta di poca importanza che il Ficino scrisse _Sulla religione
+cristiana_, potrà forse più facilmente d’ogni altra dipingere quella
+strana mescolanza d’idee ch’erasi formata nella sua mente.[54] Egli
+vuol provare la verità della dottrina di Cristo, la divinità della sua
+missione, ed incomincia il discorso così: «La venuta di Cristo è stata
+più volte profetizzata dalle Sibille: i famosi versi di Virgilio sono
+noti a tutti. Platone, domandato quanto tempo sarebbero i precetti
+della sua filosofia durati, rispose: — insino a tanto che non verrà
+Colui che aprirà la fonte d’ogni vero; — e Porfirio dice nei suoi
+responsi: — gl’Iddii pronunziarono Cristo sommamente pio e religioso,
+ed affermarono ch’era immortale, _molto benignamente testificando di
+lui_. — » E su questi argomenti riposa principalmente tutta l’opera.
+A provare la verità della religione cristiana, v’era dunque bisogno
+delle Sibille, di Virgilio, di Platone; v’era, bisogno che Porfirio
+ci assicurasse, avere gli Dei benignamente testificato di Gesù
+Cristo! Tale era la mente e tali gli studi di Marsilio Ficino. Quella
+universale ammirazione destata in tutta Europa allo scoprirsi degli
+antichi tesori, si era in lui personificata ed avea in modo soggiogata
+la sua mente, ch’egli era divenuto incapace d’ogni slancio di libero
+pensiero. Confessava ingenuamente ai suoi amici, che quando ebbe la
+prima idea di scrivere la grande opera della _Teologia Platonica_,
+voleva scriverla in senso tutto pagano, e solo dopo una più matura
+considerazione, s’era indotto a renderla cristiana.[55]
+
+Questa è l’opera principale del Ficino,[56] quella in cui cercò
+raccogliere tutta la sua dottrina e darle un certo insieme e forma di
+sistema. Ma chi credesse potervi trovare una vera unità filosofica,
+andrebbe di gran lunga errato: essa mancava nella mente stessa
+dell’autore, i cui scritti piglian sempre la forma d’una lunga
+dissertazione, che una folla d’idee secondarie, accattate da un numero
+infinito d’autori diversi, viene di tratto in tratto ad interrompere
+e confondere. Non vi si trova nè unità scientifica nè séguito di
+ragionamento, e neppure eleganza di forme; cosa che poteva attendersi
+da chi avea consumato la sua vita sopra gli scrittori greci. Tanto è
+vero che essa procede solo dalla chiarezza e precisione delle idee, da
+quello spontaneo e libero svolgersi del pensiero, che nel Ficino era
+stato soffocato.
+
+Nondimeno, nella storia di tutte le scienze e soprattutto della
+filosofia, v’è una certa unità, una vita che appartiene più alla
+scienza stessa che ai suoi cultori, che procede continuamente e si fa
+strada malgrado le volontà particolari, malgrado gli ostacoli d’ogni
+sorta. Già la battaglia dei platonici e degli aristotelici avea fermata
+la filosofia sopra una quistione principale, e intorno ad essa si
+trovava il Ficino costretto a raccogliere le sue idee, recandovi, quasi
+senza avvedersene, una qualche unità ed ordine di sistema. — In qual
+modo opera la natura? — domandavano allora tutti i filosofi; non tanto
+perchè capissero l’importanza della quistione, quanto perchè essa era
+stata il soggetto della gran lite. Sebbene platonico, il Ficino avrebbe
+voluto dar ragione ad ambedue i partiti, o almeno tacersi; ma ciò non
+gli era possibile; bisognava invece fermarsi a ragionare e discutere il
+soggetto in tutte le sue parti. Così anche nella _Teologia Platonica_
+vi fu un problema fondamentale, intorno al quale si andarono di
+necessità raccogliendo tutti gli altri.
+
+La natura, egli adunque disse, è animata da un numero infinito di
+anime; l’acqua, la terra, le piante, gli astri, la luce hanno tutte
+una _terza essenza_, o sia un’anima loro particolare. Queste anime
+sono tutte razionali, immortali, ma inseparabili però dai corpi: esse
+affaticano eternamente la natura d’una in un’altra trasformazione:
+per esse l’acqua genera spontaneamente animali, la terra continuamente
+fiorisce, gli astri si muovono con supremo ordine, e tutta la natura
+procede con eterna ragione. Ma queste anime, rispondono esse all’idea
+di Platone o pure alla forma di Aristotele? All’una e all’altra,
+diceva il Ficino. Per Platone, le cose in tanto esistono, in quanto
+corrispondono ad un’idea; per Aristotele, in quanto hanno una forma:
+questi riconosce però in ogni cosa una prima forma generale, che è
+forma di tutte le altre particolari; essa non differisce in fondo
+dall’idea platonica, e questa è una cosa stessa coll’anima razionale o
+la terza essenza. Ecco, adunque, in qual modo il Ficino cerca mettere
+in armonia Platone ed Aristotele.
+
+Questo infinito numero di anime o terze essenze è diviso in dodici
+ordini, secondo le dodici costellazioni del zodiaco: esse hanno
+una mutua corrispondenza fra loro, e si specchiano tutte nell’anima
+dell’uomo, che è quasi il microcosmo della creazione. In conseguenza di
+ciò, avviene che tutte le anime della natura possono agire su quella
+dell’uomo, perchè tutte vi trovano riscontro; e in questo modo viene
+spiegata l’influenza delle stelle. Se la stella Marte in una certa sua
+posizione può avere influenza sopra un uomo, egli è perchè nell’anima
+di lui già sono gli spiriti marziali ch’essa chiama in vigore. Se una
+pietra o un’erba desta in noi una passione e ne spegne un’altra, ciò
+è perchè l’anima della pietra o dell’erba trova nella nostra la sua
+corrispondenza o il suo opposto. Così il Ficino colla sua filosofia
+dava ragione a tutti i pregiudizi del secolo in cui viveva, pregiudizi
+dai quali non andava esente egli stesso. Attribuiva infatti a
+Saturno[57] la sua abituale malinconia; andava sempre pieno d’amuleti,
+che mutava continuamente secondo lo stato del suo animo: e nel suo
+libro _De vitâ cœlitus comparandâ_,[58] fece un trattato compiuto su
+queste influenze degli astri, delle pietre, degli animali; discorse
+a lungo sulle occulte virtù dell’agata e del topazio, dei denti della
+vipera, delle unghie del leone, e via discorrendo.
+
+Nè questa era una singolarità del Ficino, ma, come abbiam detto, il
+carattere di tutto quel secolo, in cui tali credenze cominciavano a
+pigliare nuovo vigore e divenivano di giorno in giorno più generali.
+Sia che i Greci le riportassero d’Oriente, sia che gli animi vi
+fossero singolarmente inclinati per quella universale mancanza che vi
+era di sicura fede e di sicura scienza; certo è che gli uomini più
+gravi di quel secolo ne erano dominati; e non avendo la forza ed il
+coraggio di credere a se stessi, correvano avidamente dietro a questi
+fantasmi. L’alchimia, l’astrologia divinatrice, tutte le scienze
+occulte si propagavano di nuovo per le università e per le piazze. La
+natura intera sembrava piena di forze occulte, di spiriti misteriosi
+che parlavano ai mortali: un presentimento di strani casi, di grandi
+mutamenti, di grandissime sventure era comune a tutti gli uomini, ma
+più specialmente agl’Italiani. Molti parlavano anche di mutazioni
+e riforme che si apparecchiavano nella religione. Abbiam visto che
+il Pletone attendeva il trionfo degli antichi Dei; il grave e dotto
+Landino tirava l’oroscopo della religione, e dalla congiunzione di
+Giove e Saturno argomentava che il 25 novembre 1484, avrebbe avuto
+luogo una grande riforma nella religione cristiana.[59] Era un secolo
+di dubbio e di superstizione, d’indifferenza e di strano esaltamento.
+Non voleano gl’Italiani difendere la patria, ed affrontavano mille
+pericoli per ritrovare un codice; dubitavano dell’esistenza di Dio e
+credevano agli spiriti. Niccolò Macchiavelli, infatti, pensava «che
+questo aere fosse pieno di spiriti i quali, pietosi ai mortali, li
+avvertissero con sinistri auguri dei mali che loro soprastavano.[60]» E
+Francesco Guicciardini più tardi assicurava anch’esso, «che gli spiriti
+aerei, quelli cioè che dimesticamente parlano agli uomini, esistono;
+perchè n’ho visto esperienza tale, che mi pare esserne certissimo.»[61]
+Marsilio Ficino non faceva, dunque, che portare l’antichità a sostegno
+delle strane credenze di quel secolo; e la filosofia neoplatonica vi si
+prestava mirabilmente.
+
+Noi dobbiamo, secondo il Ficino, distinguere nell’uomo due anime: l’una
+è l’anima sensitiva, o la _terza essenza_ del corpo, che è inseparabile
+da esso, e dopo la morte lo sottopone alle eterne trasformazioni
+della materia: l’altra è la mente, o sia l’anima intellettiva, che
+è il soffio divino in lui infuso dal Creatore. Essa costituisce la
+nostra alta e universale natura, è il microcosmo del creato, risente
+il contatto di tutte le anime; e però mentre è attirata dalle cure
+terrene, soggetta alle passioni, piena di dolori e di miserie, si
+leva anche alla contemplazione delle cose celesti, può vedere oltre il
+presente, profetizzar l’avvenire e, nell’estasi, giungere alla beata
+visione di Dio. Questa visione, che fu concessa a Plotino e Porfirio, è
+la suprema felicità che possiamo sperare in questa terra; è un’immagine
+di quella beatitudine che ci attende in cielo. Ma che cosa è l’Essere
+Supremo secondo il Ficino? Esso è l’_Unità_. Il perfetto per lui e pei
+neoplatonici non è altro che l’_uno_; e però Iddio è essenzialmente
+_uno_, anzi è l’_Unità_ stessa. Potrebbe anche dirsi che Iddio è la
+_mente_; ma allora bisognerebbe aggiungere che in lui la _mente_ è
+anima e corpo nello stesso tempo. Il Creatore, poi, non poteva degnarsi
+di venire in contatto colla natura; ed ha perciò circondato il suo
+trono di angeli, i quali sono creature immortali e intellettive, per
+cui mezzo ha avuto luogo la creazione di tutte le _terze essenze_,
+che sono alla loro cura affidate. Così dal Supremo Essere si diffonde
+una serie infinita di anime, che vengono le une per mezzo delle altre
+create e governate. Nell’uomo soltanto il Signore volle infondere il
+suo divino soffio; volle che egli fosse opera delle sue mani e fatto
+a similitudine sua. Per questa ragione, conclude il Ficino, v’è nel
+centro della mente umana un punto, in cui avviene il sublime contatto
+della creatura col Creatore.[62]
+
+Tale era in sostanza la dottrina del Ficino: una imitazione delle
+dottrine neoplatoniche; una fusione, per così dire, di tutta
+l’antichità nella scuola alessandrina; priva di originalità, priva di
+qualunque unità organica. Malgrado ciò, la scienza ha camminato; ed il
+Ficino, senza saperlo, ha servito al suo progresso. Quando egli diceva:
+— Il mare ha una terza essenza sua propria, i fiumi ne hanno un’altra,
+un’altra ne hanno le pietre, e così via discorrendo; ma v’è una terza
+essenza più generale, che è l’anima di tutto il nostro pianeta, come in
+ogni cosa v’è una forma che è forma di tutte le altre; — egli allora,
+senza punto avvedersene, apriva la via al primo filosofo indipendente
+ed originale che abbia avuto l’Italia. Che cosa, infatti, fece Giordano
+Bruno quando, sulle ali d’una nuova filosofia, levò quel volo audace
+e sublime che tanto dovea essergli fatale? Niente altro che riunire
+in una sola tutte le anime dei Ficino. — Questa, egli disse, è l’anima
+del mondo; è mente, anima e corpo nello stesso tempo; è Iddio e natura
+ad una volta; si manifesta per modi e mondi infiniti; non conosce
+nè tempo nè misura; in essa si trova l’armonia di tutti i contrari.
+— Impadronitosi di questa nuova e più alta _Unità_, in balia di se
+stesso, abbandonossi alle forze vive del suo ingegno, ruppe le servili
+tradizioni della scuola platonica, e pieno d’_eroico furore_ si spinse
+nel libero cielo della scienza, ove il suo astro brilla eternamente.
+Ma il Bruno non venne che un secolo dipoi, ed il Ficino non sognava di
+spianar la via ad un ingegno così ardimentoso, che dovea muover guerra
+a quell’antichità da lui tanto adorata, per amor della quale avea speso
+tutta la vita.
+
+Oltre i due grandi lavori della traduzione di Platone e della _Teologia
+Platonica_, fece Marsilio Ficino un numero infinito di traduzioni degli
+scrittori alessandrini; trattati, epistole, orazioni; diè pubbliche
+lezioni nello Studio fiorentino; insegnò a Cosimo, Piero e Lorenzo
+dei Medici; e fu l’anima della nuova Accademia, la quale sotto di lui
+cominciò finalmente a fiorire, con grande compiacenza de’ suoi mecenati
+e con plauso universale.
+
+Quando poi Lorenzo dei Medici venne ad onorarla della sua presenza e
+s’animò anch’egli in quelle discussioni, v’accorse un numero infinito
+di dotti, e tutti sollecitarono l’onore d’esservi ammessi. Leggevano
+i dialoghi di Platone, ed alcuni di essi prendevano le parti dei vari
+personaggi, le commentavano e difendevano: si facevano lunghe orazioni
+latine, nelle quali trionfava sempre la vasta dottrina di Marsilio, era
+applaudito il vario e facile ingegno di Lorenzo. Il 29 di novembre,
+giorno in cui nacque e morì Platone, e secondo un antico uso solenne
+fra i platonici, divenne per quell’Accademia fiorentina quasi una festa
+religiosa. Il busto di quel filosofo, inghirlandato di lauro, messo in
+luogo eminente, era soggetto di continue apostrofi, di continui inni;
+ed alcuni andarono così oltre nel loro fanatismo, da proporre che si
+richiedesse alla corte di Roma la canonizzazione di Platone![63]
+
+Pochi potrebbero immaginarsi l’importanza che acquistò quella riunione
+di dotti, e l’onore che ne tornò al Ficino, ai Medici ed a Firenze.
+La città divenne centro degli eruditi italiani; la gioventù studiosa
+accorreva di Germania, di Francia e di Spagna, per assistere alle
+pubbliche lezioni del Ficino; i suoi scritti erano letti avidamente
+in tutta l’Europa; i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi errori e
+le sue verità, tutto contribuiva a renderlo popolare. Invero, quei
+dotti e Firenze e l’Italia iniziavano allora una nuova civiltà; per
+tutto erano cattedre affollate, università fioritissime, un’attività
+incredibile di studi. La lingua latina, che tutti parlavano; la stampa,
+che moltiplicava per la prima volta i libri e spargeva in pochi giorni
+le idee per tutto il mondo; ogni cosa contribuiva a ravvicinare gli
+uomini, a destare nel genere umano la coscienza della sua unità, ed
+a far sorgere quel sentimento d’universale fratellanza, che un giorno
+sarà forse l’ultimo trionfo del Cristianesimo. Quello era infatti il
+principio della civiltà moderna, e l’Italia fu iniziatrice del gran
+movimento; divenne scuola e civilizzatrice del mondo; fu maestra a
+tutte le nazioni d’Europa, che poi la compensarono così amaramente
+dei benefizi ricevuti. E i dotti, gli eruditi, i servili imitatori
+degli antichi e lo stesso Lorenzo dei Medici, senza saperlo e senza
+volerlo, furono anch’essi strumento nella mano di Dio a questa grande
+opera; lavorarono, loro malgrado, al grande rinnovamento della civiltà
+moderna, alla conquista della libertà del pensiero!
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia, ritorno a Firenze.
+[1482-1490.]
+
+
+Il Savonarola si trovò di nuovo isolato dopo i primi giorni della
+sua dimora in Firenze. A misura che egli diveniva più familiare e
+dimestico con alcuno di quei cittadini, subito scorgeva attraverso
+quella grande cultura della mente, un dubbio eterno nell’anima, un
+sarcasmo continuo sulle labbra. Questa universale mancanza di principii
+e di fede, lo faceva di nuovo rientrare in sè stesso, e lo disgustava
+tanto più fieramente, quanto maggiori erano state le speranze da lui
+concepite nell’entrare in Firenze. Negli stessi frati di San Marco non
+vedea alcuna vera religione, e il nome di Sant’Antonino, che sì spesso
+ripetevano, era pronunziato piuttosto a stimolo di vanagloria, che di
+carità. Quei loro vantati studi più di tutto lo sdegnavano: vederli
+discutere con calore sopra i detti di Platone e d’Aristotele, non
+curando o non avvedendosi neppure quando l’amor di partito e l’impeto
+della discussione li portava a contrastare i principii stessi della
+religione, era cosa per lui nuova ed orrenda. Epperò, sin d’allora
+cominciò a nutrire nell’animo un certo sdegno e quasi disprezzo per
+tutti quegli eruditi, letterati e filosofi; sdegno che andò sempre
+crescendo, e qualche volta lo portò fino a sparlare della filosofia
+stessa, nella quale tanti anni avea spesi, tante fatiche durate e così
+valente era divenuto.
+
+Nè è da credere che, a lungo andare, i Fiorentini potessero mostrargli
+simpatia; giacchè una diversità d’indole, profonda e irreconciliabile,
+li separava da questo frate nuovamente arrivato. In lui tutto partiva
+dal cuore, il cui impeto generoso moveva i pensieri stessi della sua
+mente: i suoi modi però e le forme del dire erano rozze e neglette;
+la pronunzia aspra; le parole incolte; il gesto impetuoso e quasi
+violento. I Fiorentini amavano invece nei loro predicatori uno studio
+misurato di gesti, di parole, di frasi; una imitazione visibile di
+qualche antico; citazioni continue d’altri: quanto alla sostanza delle
+prediche, non vi facevano gran caso; spesso anzi applaudivano chi
+lasciava travedere di crederci poco. Il Savonarola venia fuori ne’
+suoi sermoni furioso contro i vizi, e la poca religione del clero e
+dei secolari; sparlava dei poeti e dei filosofi; condannava lo strano
+fanatismo per gli antichi; e non voleva citare altro libro che la
+Bibbia, sulla quale fondava tutti i suoi discorsi. Ma a Firenze pochi
+volevano leggere la Bibbia, perchè ne trovavano scorretto il latino, e
+non voleano guastarsi lo stile.[64]
+
+Così avvenne che nella chiesa di San Lorenzo, ove l’anno 1483 predicava
+il frate di San Marco, non si raccolsero mai più di venticinque
+uditori; mentre a Santo Spirito, ove andava un tal Mariano da
+Gennazzano, la chiesa non bastava a contenere la folla. Questi era un
+favorito dei Medici, i quali gli aveano fatto edificare un convento
+fuori Porta San Gallo, ove Lorenzo il Magnifico, che voleva essere
+tenuto un uomo universale, andava spesso a trattenersi per disputare
+con lui di teologia. Il suo nome era divenuto grandissimo in Firenze,
+massime fra i letterati cortigiani, che correvano a udirlo e lo
+andavano lodando per tutto. In una lettera assai bella, il Poliziano
+descrive con molta eloquenza i pregi di questo oratore; ma nel
+lodarlo, senza avvedersene, scopre invece i difetti di lui e del suo
+uditorio. «Io andai, egli scrive all’amico Tristano Calco, assai male
+prevenuto, perchè le grandi lodi mi aveano reso diffidente. Non appena
+però entrai in chiesa, che l’abito, il volto, la sua figura mutarono
+il mio animo, e subito desiderai ed aspettai qualche cosa di grande.
+Io ti confesso che più volte mi è sembrato vederlo ingigantirsi sul
+pergamo assai al disopra della figura umana. Ecco egli incomincia a
+parlare. _Io son tutto orecchi alla canora voce, alle parole elette,
+alle grandi sentenze. Discerno poi gl’incisi, riconosco i periodi,
+son dominato dall’armoniosa cadenza, ec._»[65] Così, anche un uomo di
+tanta dottrina e di tanto gusto, quale era il Poliziano, si fermava a
+notare principalmente la scelta delle parole e la cadenza dei periodi.
+La posterità, è vero, ha dimenticato il nome del Gennazzano;[66] ma
+i contemporanei lo levarono a cielo, ed il Savonarola rimanea allora
+da un tale emulo sopraffatto. Lo stesso Girolamo Benivieni, divenuto
+fin d’allora seguace del Savonarola, gli diceva: — «Padre, non si
+può negare che la vostra dottrina sia vera, utile e necessaria; ma il
+vostro modo di porgere manca di grazia, specialmente essendovi ogni
+giorno il paragone di Frà Mariano.» — Il Savonarola gli rispose: —
+«Questa eleganza di parole deve cedere innanzi alla semplicità del
+predicare sana dottrina.»[67] — Ma comunque si fosse dell’avvenire,
+era certo per ora che l’uditorio del Gennazzano ogni giorno cresceva.
+Egli studiava le frasi, le parole, i gesti; declamava con eleganza
+versi latini e greci; citava di continuo Aristotele e Platone: le sue
+prediche imitavano le orazioni del Ficino nell’Accademia Platonica, le
+quali erano tenute allora il perfetto modello d’ogni eloquenza; spesso
+raccontava aneddoti che facevano ridere gli uditori; e sempre si valeva
+di tutti i mezzi che potessero accrescerne il numero.
+
+Il trionfo d’un tale emulo non doveva certo umiliare il Savonarola;
+ma chi conosce di quanti triboli sieno seminati i primi passi della
+vita, fra quante incertezze bisogni lottare prima d’acquistar sicura
+coscienza di sè, che inevitabile necessità sia per l’oratore la
+simpatia dell’uditorio, colui potrà facilmente comprendere che il
+Savonarola non restasse indifferente alla freddezza con cui veniva
+accolto. Egli si vedeva come arrestato nel principio del suo cammino;
+gli era chiusa una via necessaria, indispensabile alla sua esistenza.
+Un momento pensò di abbandonare la predicazione e darsi solo
+all’insegnamento; ma dipoi il suo impeto naturale si ridestò più forte,
+e decise di fulminare con voce più terribile i vizi di quel popolo
+addormentato, e scuoterlo così dal suo letargo.
+
+Quella sua fantasia per sè stessa eccitabile, s’andò allora sempre
+più esaltando. In luogo di retrocedere, procedeva più oltre nelle
+sue idee: la freddezza e l’indifferenza del popolo continuavano a
+persuadergli sempre più la necessità della sua divina missione: innanzi
+alla mente gli ritornava la storia degli antichi profeti, che tutti e
+sempre aveano dovuto combattere colla ingratitudine del popolo Ebreo.
+Il paragone infiammava il suo animo, e dava maggior forza al pensiero
+d’una feroce guerra contro i vizi del suo tempo, contro gli scandali di
+Roma; guerra che egli cominciò a riguardare come ordinata dal Signore.
+Nella preghiera, nelle contemplazioni, nelle estasi si attendeva la
+diretta visione di Dio, quella visione che la filosofia del Ficino
+voleva far credere quasi familiare e domestica; ed il Savonarola
+la desiderò tanto ardentemente, che finì col persuadersi d’essere
+esaudito.
+
+In questo strano esaltamento di spirito, non è da farsi maraviglia
+se molte e diverse visioni cominciassero realmente a circondarlo. Un
+giorno, mentre parlava con una monaca, gli parve ad un tratto che il
+cielo s’aprisse dinanzi a lui; vide descriversi ai suoi occhi le future
+calamità della Chiesa, e udì una voce che gl’imponeva d’annunziarle al
+popolo.[68] Da quel momento si tenne sicuro della sua divina missione,
+la considerò come il supremo dovere della sua vita e non pensò che a
+poterla adempiere. Avrebbe voluto una voce per tuonare sopra tutta
+la terra, per gridare a tutti i popoli: «Ravvedetevi, ritornate
+al Signore.» Le visioni del Vecchio Testamento e dell’Apocalisse
+si schieravano innanzi alla sua fantasia come cosa reale, e gli
+raffiguravano le sventure dell’Italia e della Chiesa; gliene
+simboleggiavano la futura rigenerazione per opera sua. Egli udiva per
+tutto risuonare voci che gl’imponevano di continuare l’intrapreso
+cammino, di non lasciarsi vincere dalla stanchezza, di non farsi
+umiliare dalla indifferenza del popolo fiorentino.
+
+In quell’anno medesimo (1484) ebbe luogo la morte di papa Sisto IV;
+e mentre che molti si aspettavano dalla nuova elezione un conforto ai
+tanti mali che travagliavano la Chiesa, si udì invece essere nata fra
+i cardinali del conclave tanta dissensione, che temevasi d’uno scisma.
+Ed il Savonarola scrisse allora una poesia nella quale, rivolgendosi a
+Gesù Cristo, diceva:
+
+ Deh! mira con pietade in che procella
+ Si trova la tua sposa,
+ E quanto sangue, oimè! tra noi s’aspetta,
+ Se la tua man pietosa,
+ Che di perdonar sempre si diletta,
+ Non la riduce a quella
+ Pace che fu quando era poverella.[69]
+
+La seguíta elezione tolse però ai buoni ogni speranza. Si udirono
+per tutta Italia i particolari dello scandaloso mercato tenuto nel
+conclave; si seppero il prezzo e i nomi di coloro che aveano venduto
+i voti. Ed il pontefice Innocenzo VIII, non appena salito sulla
+Sedia, condusse le cose a tale, che contro ogni immaginazione degli
+uomini rese desiderabili i tempi di Sisto! Egli non copriva più i
+suoi protetti col nome di nipoti, ma li chiamava principi pontificii
+e li riconosceva apertamente per figli: era non solo padre e padre
+dissoluto, ma così indulgente verso ogni sorta di vizi, che la corte
+romana divenne ricovero d’ogni lascivia e d’ogni scandalo. Ognuno era
+commosso per questi fatti, che minacciavano la religione e disonoravano
+l’umanità; nè si sapea preveder ove mai dovesse precipitare l’umana
+società con questa serie di papi che ogni giorno peggioravano. Alla
+morte di Sisto s’era creduto impossibile il non migliorare, ma ora si
+perdeva ogni speranza ed ogni fiducia nell’avvenire. Se questi fatti
+indegnavano in tal modo un popolo così corrotto, che dovea essere del
+Savonarola? È certo più facile immaginare che descrivere la tempesta
+che allora aveva luogo nel suo animo.
+
+Fortunatamente, fu mandato a predicare le due quaresime dell’84 e
+85[70] nella piccola terra di San Geminiano, posta fra i monti di
+Siena. Essa non era per altro il povero e abbandonato paesello che
+oggi si vede. I monumenti, le torri che si levano altissime e si
+scoprono così lontane alla vista di chi percorre la Toscana, le chiese
+adorne dei più vaghi concetti del Ghirlandaio, attestano ancora che
+San Geminiano fu una volta fiorente di arti e di senno civile. La sua
+popolazione non avea certo la squisita raffinatezza dei Fiorentini;
+ma neppure corrompeva col troppo studio e i molti sofismi la spontanea
+ingenuità del suo cuore; non perdeva le idee sotto alle frasi; nè, come
+il Poliziano, cercava nei predicatori solamente maestria di periodi e
+d’incisi, armoniosa cadenza di parole. Su quei monti e nelle pianure
+d’intorno la campagna vi sorride un sorriso eterno, la primavera vi è
+quasi divina, il largo e tranquillo orizzonte che si scopre da quelle
+alture riconcilia l’uomo colla natura e lo ravvicina a Dio.
+
+Fra le torri di San Geminiano, adunque, la voce del Savonarola echeggiò
+più sicura e più padrona di sè; egli manifestò per la prima volta
+quelle idee che da lungo tempo lo dominavano, e mise fuori quelle
+parole che doveano essere il suo grido di guerra, la bandiera di tutta
+la sua vita:
+
+1º La Chiesa sarà flagellata,
+
+2º E poi rinnovata;
+
+3º E ciò sarà presto.
+
+Egli medesimo ci avverte che allora non manifestò queste cose come
+rivelazioni divine, perchè non credette quel popolo ancora maturo; ma
+si tenne solo all’autorità della Bibbia e della ragion naturale.[71]
+
+Invero, la storia del popolo Ebreo non è che una serie di trasgressioni
+e punizioni continue: vi trovava perciò il Savonarola mille argomenti
+a provare che la universale corruzione della Chiesa rendeva inevitabile
+il flagello dell’ira di Dio. E questi argomenti venivano da lui esposti
+con tanto maggior forza, in quanto erano quelli appunto che aveano
+cominciato a persuadergli le sue idee prima che esse rivestendosi, per
+così dire, di realtà e pigliando forma d’immagini divine, gli fossero
+penetrate più profondamente nell’anima.[72] Ogni volta che parlò dei
+costumi corrotti, ogni volta che annunziò i futuri flagelli, sentì
+crescersi l’animo; la parola gli venne più franca, più efficace ed
+eloquente; l’attenzione del popolo era scossa, l’uditorio quasi rapito.
+A San Geminiano, adunque, egli ritrovò la sua strada; ivi conobbe che
+i tristi presentimenti i quali agitavano il suo petto, erano del pari
+nascosti nel cuore delle moltitudini; e che annunziando arditamente
+i futuri flagelli, egli veniva quasi a rivelare il popolo italiano
+a se stesso, e trovava sempre un eco universale. Ritornava, dunque,
+a Firenze più tranquillo e sicuro di sè: ma divenuto più certo dei
+suoi principii, egli era anche fatto più cauto dall’esperienza, più
+guardingo e accorto nel parlare a quel popolo indifferente.
+
+Riprese perciò il suo modesto ufficio di lettore fino alla quaresima
+dell’86, quando fu mandato a predicare in varie città della Lombardia,
+e principalmente a Brescia. Ivi espose l’Apocalisse. La sua parola fu
+piena di fervore, il suo accento imperioso, la voce quasi tuonava:
+egli accusò quel popolo dei suoi peccati, accusò tutta Italia,
+minacciò l’ira di Dio. Descrisse le figure dei ventiquattro vecchioni,
+e immaginò che uno di loro sorgesse ad annunziare i futuri danni
+dei Bresciani. — La città verrebbe in preda di furiosi nemici, e si
+sarebbero visti per le vie rivi di sangue; le mogli verrebbero tolte
+ai mariti, le vergini violate, i figli trucidati sotto gli occhi
+delle madri; tutto sarebbe stato pieno di terrore, di sangue e di
+fuoco. Concludeva il sermone invitando ognuno alla penitenza, perchè
+il Signore avrebbe avuto misericordia dei buoni. — La misteriosa
+immagine del vecchione fece una profonda impressione sul popolo; la
+sua voce sembrò risuonar veramente da un altro mondo; le sue minacce
+spaventarono terribilmente. E quando nel 1512 la città dovette
+sopportare quel feroce sacco dai soldati di Gastone di Foix, nel quale
+morirono incirca seimila persone, i Bresciani rammentarono allora il
+vecchione dell’Apocalisse ed il predicatore ferrarese.[73]
+
+Il successo di questo quaresimale fu quello che prima cominciò a
+spandere in Italia il nome del Savonarola, e pose un suggello alla
+sua vita, perchè da quel giorno egli non dubitò mai più di se stesso.
+Il candore però e la bontà dell’animo suo eran tali, che con questa
+sicurezza di sè cresceva la modestia e l’umiltà. La sua preghiera,
+la fede, il religioso esaltamento erano divenuti tali, che il suo
+compagno, Frà Sebastiano da Brescia, andava raccontando come il
+Savonarola era nella orazione continuamente rapito ai sensi; che nel
+celebrare la messa si trovava costretto ritirarsi in luogo solitario,
+tanto il fervore lo portava fuori di sè; che la sua testa gli appariva
+qualche volta circondata di luce.[74]
+
+Un’altra occasione dètte al Savonarola un secondo successo. Tenevasi
+a Reggio un Capitolo di Domenicani, nel quale si doveano trattare
+discussioni teologiche e quistioni concernenti la disciplina: egli
+v’intervenne, ed insieme con lui v’assistevano non solo un gran
+numero d’ecclesiastici, ma ancora alcuni laici di grandissima fama
+nelle lettere e nelle scienze. Fra questi, quegli che più di tutti
+richiamava l’attenzione, era il celebre Giovanni Pico, principe
+della Mirandola.[75] Non aveva allora che ventitrè anni, ma già era
+conosciuto nel mondo come un prodigio d’intelligenza, e tutti gli
+davano il nome di _Fenice degl’ingegni_. Fin da’ suoi più teneri anni,
+fecero in lui maraviglia il precoce ingegno e la portentosa memoria.
+Avanzatosi ben presto negli studi, volle percorrere tutte le università
+d’Italia e di Francia, assistere a tutte le lezioni. Non contento di
+scrivere latino e greco più facilmente che il suo natio linguaggio, fu
+il primo che si désse in quel tempo allo studio delle lingue orientali,
+e di qualunque altra potè trovare un maestro o una grammatica; tanto
+che ebbe fama di conoscerne ventidue. E come nelle lingue, così nelle
+scienze sperava di essere universale, e pensava di potere abbracciare
+tutto lo scibile de’ suoi tempi. Furono poi tante le lodi che ricevè
+da tutti, e venne in tale opinione di sè, che andato a Roma propose
+di rispondere pubblicamente sopra novecento conclusioni, nelle quali
+pretendeva di aver raccolto lo scibile; ed invitò in suo nome tutti
+i dotti, promettendo ai meno agiati di pagar le spese del viaggio.
+Quelle conclusioni erano, in vero, una povera cosa, ed in fondo
+non contenevano nulla; pure alcune di esse riguardando l’astrologia
+divinatrice, furono tutte dal papa condannate, e la sfida perciò non
+ebbe effetto. Il Pico scrisse subito la sua Apologia e si sottomise
+alla Corte di Roma; sebbene la sua fama in luogo di sminuirne, fosse
+andata per questi fatti sempre crescendo. E certo, dopo il nome di
+Lorenzo de’ Medici, non ve n’era un altro che si fosse sparso nel
+mondo, quanto quello del Mirandolano. La posterità è stata però assai
+più severa, ed a poco a poco quella fama s’è andata oscurando: la sua
+vasta erudizione era, per verità, poco profonda; egli restava assai
+indietro al Poliziano nelle lettere, al Ficino nella filosofia.[76]
+Delle ventidue lingue che si vantava di conoscere, era sì poco pratico,
+che un ebreo potè vendergli sessanta codici come libri scritti per
+comando di Esdra, mentre non erano che la notissima cabala: di alcune
+altre sapeva poco più che l’alfabeto. In italiano scrivea poi senza
+alcuna eleganza, ed i suoi giudizi erano tanto mal sicuri, che egli
+fu di coloro i quali preferivano le poesie di Lorenzo a quelle del
+Petrarca e di Dante.[77] Nondimeno, molti erano i meriti del Pico.
+Egli fu il primo ad allargare l’erudizione del suo secolo nelle lingue
+orientali, che innanzi a lui non erano da alcuno studiate; egli dètte
+l’esempio d’un’attività instancabile, spesa tutta nel culto delle
+lettere; di un principe che rinunziava agli onori del suo grado per
+vivere da uguale fra gli studiosi. Il suo facile ingegno, la portentosa
+memoria, il conversare svariato e vivace, le maniere nobili e gentili,
+la bella e giovanile presenza, i biondi capelli che profusamente
+inanellati gli cadevano sulle spalle, tutto destava in lui simpatia
+ed aiutava a diffondere il suo nome.[78] — Tale era l’uomo intorno
+a cui facevano corona tutti i dotti che si trovavano nel capitolo di
+Reggio, a cui mostravano singolare deferenza anche i più alti dignitari
+ecclesiastici.
+
+Il Savonarola sedeva in mezzo ai frati, tutto concentrato in se stesso:
+la testa avvallata nel cappuccio; il volto pallido e scarno; l’occhio
+infossato, immobile e vivissimo; la fronte solcata da rughe profonde;
+tutto attestava nella sua figura un animo dominato da forti pensieri.
+Chi lo avesse quel giorno paragonato al Pico, vedendo l’uno così vago,
+gentile, socievole e leggiero; l’altro grave, solitario, severo e
+quasi duro, li avrebbe giudicati due caratteri in opposizione fra loro,
+due uomini che non potrebbero giammai intendersi. Eppure quel giorno
+doveano divenire amici per tutta la vita. Nel Pico, la fama, gli elogi
+e l’opinione che aveva di sè, non erano arrivati a guastargli il cuore.
+Il suo animo, diverso assai da quello dei dotti del suo tempo, era
+essenzialmente buono, si apriva ingenuamente alle sante ispirazioni
+del vero e del bene; e questo dovea, malgrado ogni contraria apparenza,
+stringere fra due uomini così diversi un’amicizia eterna.
+
+Quel giorno il Savonarola s’accese fortemente nella disputa. Fino a che
+si parlò di domma, egli restò immobile e silenzioso; non prese parte in
+una disputa nella quale si faceva prova solamente d’acume scolastico:
+ma quando si venne a parlare della disciplina, allora si levò, e la
+sua voce parve quella medesima di Brescia, scosse come una folgore gli
+uditori, li tenne immobili ed attoniti. Parlò contro la corruzione
+del clero, e l’impeto delle parole lo trascinò cosiffattamente, che
+egli medesimo durò fatica a fermarsi. Il suo discorso lasciò in tutti
+impressione d’un uomo straordinario, d’un uomo animato da uno spirito
+superiore.[79] Molti vollero conoscerlo, parecchi principi si misero
+con lui in corrispondenza di lettere; ma quegli che più di tutti
+restò rapito dalla sua eloquenza, fu il giovane Pico, che da quel
+giorno divenne ammiratore, seguace ed uno degli amici più cordiali del
+Savonarola. Cominciò a levarne a cielo il nome, a spanderne la fama per
+tutta Italia; e fermatosi a Firenze, non fu contento sino a che non
+ebbe persuaso Lorenzo dei Medici d’invitarlo a venire nuovamente in
+San Marco. Ivi si strinse sempre più la loro amicizia; l’ammirazione
+del Pico andò ogni giorno crescendo; ed è fuori di dubbio che solo la
+morte prematura gl’impedì di vestir l’abito ed entrare anch’egli nel
+convento.
+
+Il Savonarola rimase ancora nella Lombardia fino al gennaio dell’anno
+1470, quando partì per andare a predicare in Genova.[80] Ai 25 di
+quel mese egli era a Pavia, donde scriveva alla madre una lunga
+lettera, piena d’affetto e di abbandono. Si scusa di non aiutar la
+famiglia d’altro che orazioni, giacchè la sua professione di religioso
+gl’impedisce di fare altrimenti; egli però prende coll’animo parte
+a tutti i loro dolori, a tutte le gioie. «Io ho rinunziato a questo
+mondo e sommi dato a lavorare la vigna del Signore in diverse città,
+per salvare non solo l’anima mia, ma ancora quella degli altri. Se
+il Signore m’ha dato il talento, bisogna che l’adoperi come a lui
+piace; e poi che m’ha eletto a questo santo ufficio, siate contenta
+che l’adempia fuor della patria mia, perchè vi faccio assai maggior
+frutto che a Ferrara. Ivi mi avverrebbe come a Cristo, quando i suoi
+compatrioti dicevano: _Non è costui fabro e figliuolo d un fabro?_
+Ma fuori della patria mia non mi è detto così; anzi quando mi voglio
+partire, piangono uomini e donne, ed apprezzano grandemente le mie
+parole. — Io credevo di scrivere pochi versi; ma l’amore ha fatto
+trascorrere la penna, e vi ho aperto il mio cuore assai più di quello
+che non avevo pensato di fare. Sappiate adunque, che esso è più che mai
+fermo ad esporre l’anima, il corpo e tutta la scienza che Iddio m’ha
+data per amore di lui e salute del prossimo; e poichè questo non posso
+farlo nella patria, voglio farlo di fuori. Confortate tutti al ben
+vivere. Oggi partirò per Genova.»[81]
+
+Dopo aver predicato la quaresima del 90 a Genova, il Savonarola era,
+per le istanze di Lorenzo il Magnifico, richiamato dai suoi superiori a
+Firenze. E così il fiero nemico dei Medici, il sovvertitore della loro
+potenza, veniva da essi medesimi invitato e pregato. Malgrado la sua
+accortezza, Lorenzo ignorava che tristi danni apparecchiava alla sua
+casa, e che fuoco accendeva in quel convento dal suo avo edificato.[82]
+
+Il Savonarola non aveva ancora dimenticato la glaciale indifferenza
+dei Fiorentini, e non voleva esporvisi una seconda volta. Riprese
+perciò di nuovo l’insegnamento dei novizi di San Marco, che a poco
+a poco divennero la sua cura più tenera, la sua speranza più cara.
+Infondeva in loro i suoi sentimenti e le sue idee, e aspettava intanto
+giorni migliori. Ma il suo nome era già noto, e l’opinione del Pico
+avea molto peso in Firenze; onde un numero d’amici più benevoli lo
+pregavano che soddisfacesse alla curiosità del pubblico, e permettesse
+che almeno alcuni pochi venissero a udire le sue lezioni. Ed egli
+finalmente volle consentirlo: nel chiostro di San Marco, sotto una
+pianta di rose damaschine, che per la venerazione de’ suoi frati s’è
+andata fino ad oggi rinnovando, cominciò ad esporre l’Apocalisse ad un
+cerchio ristretto di pochi e benevoli uditori. Ma il numero ne andava
+ogni giorno crescendo; ogni giorno v’erano nuove istanze perchè salisse
+una volta sul pergamo. Non volendo più resistere a queste domande,
+raccomandò ai suoi uditori che pregassero per lui il Signore, ed un
+sabato disse loro: — Domani parleremo in chiesa, e sarà lezione e
+predicazione.[83] —
+
+Era il primo d’agosto di quel medesimo anno 1490; San Marco era
+affollato di gente, che voleva conoscere questo nuovo predicatore, il
+quale, passato altra volta inosservato in Firenze, avea saputo levare
+così gran fama di sè nel resto d’Italia. Il Savonarola finalmente salì
+sul pergamo, ed egli stesso lasciò scritto che fece quel giorno una
+predica terribile. Continuò l’esposizione dell’Apocalisse; le mura di
+San Marco echeggiarono per la prima volta delle sue famose conclusioni,
+ed egli riuscì per un poco ad infondere in quella moltitudine estatica
+l’impeto del suo cuore; la sua voce parve quasi più che umana. Il
+successo di quel giorno fu compiuto; egli divenne il soggetto dei
+discorsi di tutte le brigate fiorentine; gli eruditi lasciarono un
+momento Platone, per disputare sui meriti del predicatore cristiano.
+
+Ma egli non si lasciò illudere da questo momentaneo trionfo; capì
+che gli eruditi avrebbero ben presto mossa una guerra ostinata, e
+non potendo apporgli altro, lo avrebbero certamente accusato di poca
+dottrina. Onde, per ispegnere queste voci prima che nascessero, si
+decise a metter fuori parecchi de’ suoi scritti, acciò servissero nel
+medesimo tempo d’istruzione al popolo e di risposta agli eruditi. E noi
+prenderemo in esame questi primi lavori, affinchè ci facciano conoscere
+più da vicino il suo ingegno; del quale ancora non si è potuto dir
+nulla, per essersi perduto quasi tutto ciò che egli avea predicato o
+scritto finora.
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+La filosofia del Savonarola.
+
+
+Fra tutte le opere del Savonarola, i suoi scritti filosofici, che
+servirono la più parte ad uso dei novizi, sono quelli che furono
+tenuti in minor conto. Quasi tutti i biografi, senza neppur leggerli,
+pigliarono in uso di ripetere ch’erano una debole e servile imitazione
+d’Aristotele e di San Tommaso. Più cose hanno contribuito a spargere
+questo giudizio, secondo noi, falsissimo: dapprima il piccolo volume di
+quelle opere, e il non essere tenute in grande considerazione neppure
+dal Savonarola medesimo: dipoi, le tante accuse che egli fece alla
+filosofia, ai filosofi ed alla vanità dei loro studi. Non potevasi
+credere che un uomo il quale avea tanto sparlato d’una scienza, potesse
+in quella medesima far cosa alcuna di pregio; ed a questo aggiungevasi,
+che quegli scritti, essendo veramente in molte parti una traduzione
+o un compendio di Aristotele e San Tommaso, confermavano secondo ogni
+apparenza il giudizio prevalso.
+
+Tutte queste cagioni però, non poterono rimuoverci dal prenderli in
+maturo esame, nè dal desiderio di accertare noi medesimi intorno alla
+verità dell’opinione generalmente adottata. Noi sapevamo fra quali
+tenebre andassero nascosti i primi lampi di luce che mandò la filosofia
+moderna, e quanto agli storici fosse stato difficile rintracciarli:
+sapevamo come in quel tempo tutti indistintamente imitassero Aristotele
+o Platone o qualche altro antico; ma quando fu giunta l’ora in cui
+la nuova filosofia dovea risorgere, essa fecesi strada attraverso
+aristotelici e platonici, attraverso tutte le scuole. Allora imitatori,
+traduttori e commentatori cominciarono a poco a poco a risentire una
+nuova vita, a prendere un nuovo cammino; ma difficilmente si trova fra
+questi primi novatori alcuno che abbia lasciato del tutto la scorta di
+qualche antico. Non è dunque l’avere o no seguito Aristotele, l’averlo
+o no imitato e copiato in molti luoghi, ciò che deve farci giudicare il
+vero merito d’un filosofo del risorgimento; ma egli è piuttosto l’avere
+o no riconosciuta l’autorità della propria ragione, della propria
+coscienza. Vive in essi veramente lo spirito nuovo? Ecco ciò che noi
+chiediamo. E così, nel prendere in esame gli scritti del Savonarola,
+non siamo andati cercando quante volte ha tradotto Aristotele, imitato
+Boezio, copiato San Tommaso; ma abbiamo cercato piuttosto se v’era
+qualche pagina in cui il Savonarola dicesse: vogliamo credere alla
+nostra propria esperienza, alla nostra ragione; vogliamo una volta
+credere alla voce che parla nella nostra coscienza, e nella coscienza
+del genere umano.
+
+Ed invero, ciò che non poteva indurci a seguire l’opinione
+universalmente adottata dagli altri biografi, era il considerare con
+quanta energia il Savonarola avesse sempre combattuto sul pergamo tutta
+l’antichità, la quale andava invadendo col suo paganesimo la società
+di quei tempi. Mille volte egli aveva accusato di materialismo quella
+filosofia aristotelica di cui lo voglion far così cieco seguace. —
+«Il vostro Aristotele, egli soleva dire continuamente, non riesce a
+provare neppure l’immortalità dell’anima: rimane incerto sopra punti
+così capitali, che io non so veramente comprendere come voi possiate
+affaticarvi perdutamente dietro alle sue carte.» — Ma per noi era
+anche di maggior peso l’osservare come nei suoi scritti teologici il
+Savonarola ragionasse con tanta libertà, con tanta indipendenza, con
+un’analisi tanto sottile, un indurre così accorto. Di maniera che,
+volendo noi seguire l’opinione comune, ci saremmo veduti forzati a
+dire: — Il Savonarola ebbe due filosofie affatto contrarie fra loro:
+in una egli era schiavo d’Aristotele, seguace di quella scolastica
+che tanti aveano già abbandonata; e questa filosofia egli espose nei
+suoi scritti filosofici, insegnò ai novizi: in un’altra era libero,
+indipendente, pieno d’ardire e di fierezza; e questa si trova in un
+numero infinito di scritti teologici ed ascetici, la manifestò sul
+pergamo, la confermò con tutta la sua vita. — Il desiderio di risolvere
+una tal contradizione ci costrinse ad esaminare con molta diligenza gli
+scritti ed i principii filosofici del Savonarola; dopo di che a noi è
+sembrato che ogni contradizione sia sparita.
+
+Due scuole di filosofia regnavano a quel tempo in Italia: la Platonica
+e l’Aristotelica. La prima, cominciata con l’Accademia di Firenze,
+si allargò verso il mezzogiorno; e procedendo sempre più oltre
+nelle sue idee, andò a finire, come abbiam visto,[84] nell’idealismo
+trascendentale di Giordano Bruno. La seconda cominciata a fiorire
+col Pomponaccio ed altri molti, si sparse invece nelle università
+di Bologna, Pavia, Padova e in tutta l’Italia superiore; raccomandò
+l’esperienza, dètte uno slancio grandissimo alle scienze naturali,
+e raggiunse in Galileo Galilei il suo più alto grado. Così, fra i
+moderni come fra gli antichi, Aristotele fu il vero instauratore della
+filosofia sperimentale; ed a torto la sua fama andò scadendo presso
+molti che non seppero distinguere il vero Aristotele da quello della
+Scolastica.
+
+Da queste due scuole ne risultò più tardi una terza, che si può dire
+iniziata da Bernardino Telesio e stabilita da Tommaso Campanella. Il
+Telesio studiò a Padova, dove fu educato nella filosofia sperimentale e
+nelle scienze naturali. Egli volle combattere Aristotele e raccomandare
+l’esperienza, ma nel fatto seguì piuttosto Parmenide, con le cui idee
+scrisse il libro _De Rerum Natura_: tornato in patria, vi fondò la
+celebre Accademia Cosentina. In essa s’andò educando Tommaso Campanella
+frate domenicano, il quale dalla natura ideale del suo ingegno fu
+portato a deviare alquanto dalla via tenuta dal Telesio; e così ebbe
+propriamente origine la terza scuola di cui parliamo. Il Campanella,
+da un lato raccomandava l’esperienza, e dava, nella formazione delle
+nostre conoscenze, una parte così grande alla sensazione, da sembrar
+quasi un puro sensista; da un altro lato, ammetteva una _cognitio
+abdita_, o sia un intuito delle prime idee, delle quali diceva che
+senza aiuto della sensazione noi abbiamo una certezza maggiore
+d’ogni altra: ma non potè mai trovar modo di scendere da queste
+prime idee alle sensazioni, o dalle sensazioni risalire alle idee.
+Onde la sua dottrina riuscì nel fondo un imperfetto ecclettismo,
+nel quale la filosofia sperimentale si trova accanto ad una specie
+d’idealismo neoplatonico, a cui l’autore era per natura inclinato;
+e la teologia di san Tommaso ci si va sempre mescolando; senza che
+questi diversi elementi arrivino mai a fondersi insieme, o a prendere
+unità di sistema. Di tratto in tratto si vedono però lampi di genio
+maraviglioso, e per tutto una libertà, una indipendenza di pensare
+grandissima: quella dottrina era, infatti, concepita da una mente
+vasta, ardita, intraprendente; e quantunque disordinata e confusa, pure
+capace non di rado d’una penetrazione e precisione straordinaria.[85]
+
+Nel Savonarola s’erano riscontrate, in modo singolare, quasi tutte
+le medesime condizioni che fecero più tardi nascere la filosofia
+del Campanella. Domenicano anch’egli, aveva fatto un lungo studio
+delle opere di San Tommaso, la cui dottrina formò parte di tutte le
+sue idee: educato nei suoi primi anni nelle scienze sperimentali e
+nella filosofia aristotelica, venne dipoi a Firenze, ove si trovò
+nel centro della filosofia neoplatonica, accanto a Marsilio Ficino
+ed all’Accademia, con un’indole che lo portava quasi al misticismo. E
+l’ingegno stesso del Savonarola avea non poca somiglianza con quello
+del Campanella. Anch’egli era uno spirito libero ed ardito che avrebbe
+colla sua mente voluto abbracciar l’universo; anch’egli prendeva a
+volte una luce ed una forza inopinata, mentre a volte si perdeva nelle
+formole della Scolastica. Aveva però un vantaggio sul Campanella, in
+quanto che nel fondo del suo cuore e della sua mente v’era un’idea
+morale, chiara, precisa, potente; anima de’ suoi pensieri, luce
+della sua vita, unità della sua esistenza. Le filosofie di questi due
+domenicani hanno perciò tanta somiglianza fra loro, che è molto da
+maravigliarsi come altri prima di noi non l’abbia osservata.[86]
+
+Venendo ora a discorrere partitamente delle opere filosofiche
+del Savonarola, innanzi tutto, che dai vecchi cataloghi dei suoi
+manoscritti apparisce come egli avesse molto studiato la scienza e
+lasciato parecchi lavori, che sono dipoi andati smarriti, fra i quali
+vogliamo citare un compendio di quasi tutte le opere di Platone e
+d’Aristotele.[87] Ma le operette a stampa si riducono tutte in un sol
+volume, che contiene quattro piccoli trattati: _Compendio di filosofia,
+di morale, di logica_, e finalmente un opuscolo sopra la _Divisione e
+dignità di tutte le scienze_.[88]
+
+La _filosofia_ incomincia a parlare dell’ente, del moto, del primo
+motore, del cielo, della generazione e corruzione delle cose; e
+così discorrendo, piglia in esame la natura intera, e cominciando
+dagli oggetti inanimati, percorre tutta la scala insino all’uomo.
+Ci descrive il mondo, come lo descrivevano allora gli aristotelici;
+cioè quasi un grande animale in cui si trovano tre grandi anime; la
+vegetativa, la sensitiva e l’intellettiva. Non staremo però in questo a
+seguire minutamente l’autore, perchè egli non fa che ripetere le idee
+della scuola, e niente altro. Ma nella teorica della cognizione noi
+riconosciamo la mano ardita del Savonarola, il suo libero ingegno; e
+però la esporremo più particolarmente. «Bisogna cominciare dalle cose
+più note, egli dice, per andare alle ignote; giacchè solo per questa
+via si perviene facilmente a ritrovare il vero.[89] Le sensazioni sono
+le cose a noi più note e vicine; esse vengono raccolte dalla memoria,
+ove la _mente_ viene a trasformare più sensazioni particolari in una
+sola regola generale, o esperienza. Dopo ciò essa non si ferma ancora,
+anzi procede oltre, e da molte esperienze unite insieme raccoglie le
+verità universali.[90] Perciò la vera esperienza si volge verso i primi
+principii, le prime cause; è speculativa, libera, altissima.[91] Ogni
+nostra conoscenza, adunque, comincia dal senso; onde nella filosofia,
+quella parte che è della sostanza sensibile deve precedere l’altra
+che è della sostanza sovrasensibile.»[92] Altrove egli discorre in
+questo modo il processo con cui la sensazione si trasforma in idea. «Le
+sensazioni si raccolgono in forma d’immagini nella nostra fantasia; ivi
+l’intelletto se ne impadronisce, e per virtù sua propria le trasforma
+in atti intellettivi.[93] Dal senso, adunque, senza un raziocinio
+propriamente detto e senza _alcuna autorità di dottore_, si formano le
+nostre cognizioni. L’intelletto stesso però, non potrebbe trasformare
+le sensazioni in idee, senza _preesistenti cognizioni intellettive_;
+privo delle quali non sarebbe altro che una _potenza_, incapace di
+venire all’_atto del conoscere_, incapace di comprendere il significato
+stesso delle parole. _Ogni dottrina, adunque, deve esser fondata sulle
+preesistenti cognizioni dei sensi, e sulla preesistente cognizione dei
+primi principii._ Questi poi si conoscono senza alcuna dimostrazione,
+perchè veri e per sè evidentissimi.[94] Essi, infatti, ci sembrano
+in apparenza lontani da noi e difficilissimi ad intendersi; ma in
+sostanza la loro essenza stessa è la verità e l’evidenza. Non sono
+veri solamente in quanto a sè; ma ancora in quanto formano e sono la
+verità di quegli altri principii di esperienza, che a noi sembrano più
+vicini e più facili. Ed invero, le cose in sè più note son quelle che
+partecipano più dell’_actum essendi_; come appunto sono Iddio, le prime
+intelligenze ed i primi principii. Il nostro intelletto procede dalla
+potenza all’atto del conoscere: in potenza, esso vede con evidenza e
+quasi per intuito quei primi principii chiarissimi e vicini alla nostra
+mente; ma quando si viene all’_atto del conoscere_, quando cioè noi
+siamo forzati a salire dal particolare al generale, allora invece li
+troviamo ultimi e difficilissimi.»[95] La difficoltà, adunque, non è
+già di conoscere le preesistenti cognizioni dell’intelletto; ma essa
+sta nel mettere in rapporto le prime sensazioni con le prime idee, nel
+riempire l’immenso vuoto che è fra loro, cioè a dire nel fondare la
+scienza stessa.
+
+In questo modo il Savonarola poneva, con acume grandissimo, il problema
+fondamentale della filosofia; ma egli non andava più oltre di ciò, nè
+volle pure arrischiarsi a superare le difficoltà che sì chiaramente
+avea vedute. Ci ripete più volte che l’induzione è il metodo più
+efficace per passare dal noto all’ignoto; ma si contenta di queste
+troppo vaghe generalità, e così rimane nel suo sistema quel vuoto
+medesimo che più tardi troviamo nella filosofia del Campanella. Anche
+nel nostro autore, infatti, si possono notare assai spesso più ordini
+d’idee che mal si conciliano insieme: anche nella sua mente le dottrine
+platoniche ed aristoteliche andarono mescolate insieme colla teologia
+di san Tommaso, senza mai compiutamente armonizzarsi fra loro. Di
+tale errore si potrà nondimeno più facilmente scusare il Savonarola,
+in quanto che egli non fece della filosofia il suo unico studio, e in
+quei brevissimi trattati, scritti solo per aiuto dei novizi, non era
+possibile affrontare e molto meno risolvere il problema più arduo della
+scienza.
+
+Di questa prima parte degli scritti filosofici, o sia della _filosofia_
+propriamente detta, non ci resta a dire altro, perchè l’autore segue
+nel resto servilmente Aristotele, e spesso lo traduce. Passiamo
+quindi alla _morale_. In questo secondo trattato egli segue ancora
+san Tommaso; ma piega un poco più alle idee neoplatoniche, e vi si
+scorge chiarissima la prossimità dell’Accademia e del Ficino. L’ultimo
+fine dell’uomo, egli dice, è la beatitudine, la quale non istà già
+nella contemplazione delle scienze speculative, come vogliono i
+filosofi naturali, ma nella pura visione di Dio. In questa vita non
+possiamo averne che un’immagine lontana, un’ombra incerta; nell’altra
+solamente potremo gustarne la pienezza e la realtà. Sebbene questa
+beatitudine non si possa raggiungere per sola forza umana, pure l’uomo
+deve cooperarvi mediante un _motus ad beatitudinem_, che gli dà la
+disposizione necessaria a riceverla. Non v’è che Dio, il quale è per
+sè stesso beato; l’uomo ha bisogno di molti sforzi, _motibus multis_;
+e questi non sono altro che le opere buone, le quali si dicono anche
+meriti, _perchè la beatitudine è il premio delle azioni virtuose_.[96]
+E qui bisogna notare che, tanto in filosofia come in teologia, il
+Savonarola ha sempre insistito sulla efficacia e necessità delle buone
+opere, e quindi sulla libertà umana. «Ciò che distingue l’uomo dagli
+animali, esso dice, è il libero arbitrio, il quale non è una qualità
+o un abito, ma è l’essenza stessa della volontà; _est ipsa hominis
+voluntas_.»[97] Si scaglia poi contro gli astrologi, che la fanno
+soggetta agli astri. «La nostra volontà non può essere mossa fatalmente
+da alcuna forza estranea; sieno gli astri, sieno le passioni, sia
+Iddio medesimo. Il Creatore, infatti, conserva e non distrugge, muove
+il creato e tutte le cose secondo le leggi della loro natura. Or la
+nostra volontà è di sua natura essenzialmente libera; essa è la libertà
+stessa: Iddio, dunque, non potrà muoverla che liberamente, se non
+vuole distruggerla.» Noi potremmo notare in questo trattato moltissime
+osservazioni giuste ed acute; ma avremo occasione di trovarne maggior
+copia in altre sue opere: onde per ora le lasciamo da banda. Vogliamo
+però citare alcune sue idee intorno alla veracità; perchè servano a
+combattere l’opinione di coloro i quali vorrebbero credere che il
+Savonarola assumesse un carattere che sapeva non essere il suo, e
+si fingesse profeta per meglio condurre il popolo. Questa opinione
+noi crediamo combattuta dalla storia dei fatti e dalle parole stesse
+del Savonarola, delle quali ora diamo un solo esempio. «Per veracità
+noi intendiamo un certo abito, secondo il quale l’uomo nell’azione e
+nelle parole si mostra tale quale egli è veramente, e piuttosto minore
+che maggiore.... Questo non è già un dovere legale, bensì morale;
+in quanto che, per onestà, è certamente un debito che ogni uomo ha
+verso il suo simile, e la manifestazione del vero è sempre una parte
+di giustizia.»[98] Non ci fermeremo qui a parlare della _politica_ e
+dell’_economica_, che secondo le dottrine scolastiche facevano parte
+della morale; perchè avremo occasione di discorrerne più largamente
+nell’esaminare le idee politiche dell’autore. Nemmeno prenderemo
+in esame la _logica_; giacchè essa non è altro che un sunto della
+dialettica degli scolastici; e le poche idee che si trovano in essa di
+qualche importanza, le abbiamo già esposte più sopra.
+
+Ci resta ora a dir qualche cosa dell’opuscolo intorno alla _Divisione
+di tutte le scienze_, scritto dal Savonarola quando lo accusavano
+di tenere in dispregio la poesia e di non fare alcun conto della
+filosofia. Egli allora, per difendersi, presentò un quadro generale di
+tutte le scienze, mostrando che dava a ciascuna il suo proprio luogo,
+e le rispettava tutte secondo la loro dignità. Il quadro che egli
+presenta, è chiaro, preciso e felicemente condotto; ma in fondo, non
+è altro che la divisione medesima degli scolastici. La filosofia vien
+divisa in razionale e reale: la prima serve a guidar la ragione, ed è
+la logica: la seconda tratta dell’ente reale, e suddividesi in pratica
+e speculativa. — La pratica poi si divide in meccanica e morale,
+secondo che tratta delle professioni meccaniche o delle azioni morali
+dell’uomo; e la morale suddividesi in etica, economica e politica.
+— La filosofia speculativa si tripartisce in tre scienze: fisica,
+matematica e metafisica, secondo che tratta di ciò che è inseparabile
+dalla materia, di ciò che può separarsene solamente per astrazione, o
+di ciò che è assolutamente immateriale. — La metafisica siede regina
+di tutte le scienze, va in cerca dei più alti veri, più di tutte
+nobilita ed eleva l’uomo.[99] Ma questo però è un parlar _secondo puri
+naturali_, aggiunge il Savonarola; perchè, cristianamente parlando, la
+vera ed unica scienza è la teologia. Tutte le altre considerano cose
+particolari sotto aspetti particolari: essa solamente considera il
+tutto sotto un solo ed universale aspetto; essa è la scienza prima, e
+guarda tutte le cose nella prima causa: ma perciò appunto non le basta
+il lume naturale, ed ha bisogno del lume divino. Di qui è facile vedere
+come innanzi a questa scienza suprema, tutte le altre debbano oscurarsi
+e cederle il luogo; onde quel soverchio disprezzo che il Savonarola
+manifestò più tardi per la filosofia, la poesia e tutti gli studi
+profani in genere.
+
+Noi ci siamo fermati solamente alle divisioni principali, e non volemmo
+venire a parlar della poesia (di cui, secondo il costume scolastico,
+egli fa una parte della logica), perchè anche di ciò avremo altra volta
+occasione di parlare più a lungo. Ci basti ora riportar le parole che
+dice contro coloro che in ogni cosa, ma specialmente nella poesia,
+volevano servilmente correr dietro agli antichi. «Alcuni si sono
+talmente ristretti e talmente hanno sottomesso il proprio intelletto
+al carcere degli antichi, che non solamente non vogliono dir nulla
+contro il loro costume, ma nulla che essi non dissero.... Che ragione
+è dunque questa, qual nuova forza d’argomentare? Gli antichi non hanno
+parlato così, epperò neppure noi parleremo in tal modo. Se dunque gli
+antichi non fecero una bella azione, neppur noi dovrem farla?»[100] E
+tale fu sempre il suo linguaggio. In quel secolo in cui non si scrivea
+libro che non fosse per levare a cielo gli antichi, il Savonarola era
+solo a prendere la penna e muovere la voce contro di loro. Ma egli fece
+ancora di più, quando, dimenticando affatto gli antichi, prese a guida
+la propria ragione, e appoggiandosi solo ad essa, procedette innanzi.
+Nè ciò fece solo negli scritti filosofici, ma, come abbiam detto più
+sopra, se ne trova un numero infinito d’esempi nelle prediche e nelle
+opere teologiche. Si pigli, infatti, il _Trionfo della Croce_, il suo
+lavoro principale; quello in cui espose tutta la dottrina cristiana
+con ragioni naturali. Ivi, nel proemio, egli discorre così: «E perchè
+in questo libro noi vogliamo disputare solamente con ragione, non ci
+fonderemo in alcuna autorità; ma per tal modo procederemo come se non
+si avessi a credere a veruno uomo del mondo, quantunque sapiente, ma
+solo alla ragione naturale.»[101] Ed altrove: «Noi bisogna per le cose
+visibili venire in cognizione delle invisibili, perchè ogni nostra
+cognizione comincia dal senso, il quale conosce solamente gli attributi
+corporali estrinseci; ma lo intelletto nostro, per la sua sottilità,
+penetra insino alla sostanza delle cose naturali, dalla considerazione
+delle quali si leva fino alla cognizione delle cose invisibili»[102]
+Nè si creda che questi sieno dei pensieri staccati che ci è venuto
+fatto di trovare nel corso dell’opera; perchè si trovano invece in sul
+bel principio di essa, e vi stanno ad esporre il disegno ed il metodo
+con cui deve esser condotta. Ogni capitolo comincia col premettere
+l’ipotesi, che non si sia imparato nulla da alcun uomo del mondo;
+col ripetere che non bisogna accettare altra autorità che la propria
+esperienza, la propria ragione; e così dal noto andando all’ignoto,
+procede infino alla fine.
+
+Se ora si voglia riflettere che il Savonarola vivea quando ancora
+non era finito il secolo XV, quando il più gran filosofo dell’Europa
+era Marsilio Ficino, si dovrà senza dubbio consentire che egli fu
+primo[103] a scuotere il vecchio giogo dell’autorità in filosofia,
+e che le lodi da noi dategli sono veridiche e fondate sopra un esame
+accurato ed imparziale dei suoi scritti. Già l’antico biografo Pacifico
+Burlamacchi, che avea conosciuto di persona il nostro frate, lasciò
+scritto: «che fino dalla prima infanzia non volle giudicar gli autori
+secondo la maggior fama, nè seguire quelle opinioni solamente che erano
+in voga, _ma avea sempre l’occhio alla verità ed alla ragione_.»[104]
+Queste poche e semplici parole sono un ritratto assai più fedele di
+qualunque altro ce ne abbiano dato i biografi posteriori; e noi, dopo
+aver molto considerato le opere del Savonarola, torniamo al giudizio
+del vecchio cronista.
+
+Sentiamo però l’obbligo di dire al nostro lettore, che non vogliamo
+con ciò tenere il nome del Savonarola tanto alto nella storia della
+filosofia, da dargli una importanza scientifica maggiore di quella che
+egli ebbe veramente. Assai spesso trascurò questa scienza; l’accusò di
+continuo, qualche volta anche disprezzandola; e volle quasi nascondere
+quei suoi brevi trattati, che perciò vennero in dimenticanza. Non
+si troveranno esaminati in nessuna storia della filosofia, non si
+troveranno citati in alcun filosofo posteriore; e lo stesso Campanella,
+il quale, come abbiam visto, potrebbe dirsi un suo seguace, non ebbe
+forse neppure una lontana notizia della loro esistenza. Ma se queste
+ragioni possono diminuire l’importanza che quegli scritti ebbero nella
+storia della filosofia, non potranno certo di niente scemarne il peso,
+quando si tratta di portare un giudizio sulla mente di chi li dettava.
+E per noi era di somma importanza il conoscere la forza intellettiva
+d’un uomo che ebbe tanta parte nelle cose de’ suoi tempi; tempi nei
+quali in tutta Europa si apparecchiava il rinnovamento della civiltà
+ed il ripristinamento dell’umana ragione. Qualunque fosse stata la
+missione del Savonarola, qualunque la sua indole e i fini che egli
+ebbe, era per noi sopra ogni altra cosa indispensabile il determinare
+l’altezza speculativa della sua mente, il decidere se egli dovea o
+no andare fra gli _uomini nuovi_. E ci pare omai certezza, che se il
+Savonarola non va messo alla testa del risorgimento, del quale ebbe
+come una profetica visione; se non viene considerato come il precursore
+di tutti coloro che più tardi ne fecero parte, e dei quali egli ebbe
+in supremo grado le eroiche virtù, le ardite aspirazioni e gli strani
+errori; non si potrà mai comprender nulla di quest’uomo, sul quale si
+è tanto scritto, senza che alcuno sia ancora riuscito a determinarne il
+vero carattere.
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la sua interpretazione
+della Bibbia.
+
+
+Se noi ci facciamo a considerare quel gran moto di civiltà che rinacque
+nel secolo XVI, troveremo che in fondo a tutte le dottrine, a tutte le
+dispute, a tutte le guerre religiose di quel tempo, v’era un bisogno
+universalmente sentito di ravvicinarsi a Dio: esso animava i dottori,
+creava il nuovo entusiasmo, dava la forza ai martiri. Che cosa,
+infatti, fu tutta la filosofia, tutta la scienza moderna, se non lo
+sforzo di ravvicinare la creatura al Creatore, sebbene eccedesse troppo
+spesso fino a confondere l’uno con l’altra? Che cosa promisero le nuove
+dottrine religiose, se non di mettere il fedele in rapporto diretto col
+Signore,[105] sebbene trascorressero poi, sino a distruggere la libertà
+umana? Pure, a chi bene lo considera, questo solo principio, malgrado
+i suoi eccessi, rinnovava la civiltà; quest’unico amore redimeva il
+genere umano dall’abisso di colpe in cui era caduto.
+
+Già, in sul cadere del secolo XV, noi ci possiamo avvedere che un nuovo
+calore penetra gli animi, che si comincia a sperar nuovamente nella
+forza delle idee e dei principii. Anima e vita di questo moto fu allora
+la filosofia alessandrina, perchè essa prometteva la visione in Dio,
+ed in questa poneva la somma dell’umana felicità. Una tale idea si fece
+strada e penetrò rapidamente il cuore degli uomini, in un tempo in cui
+sembrava che il materialismo dovesse solo signoreggiare in eterno. Ma
+essa cominciava appena ad essere una teoria cavata dai libri, che già
+nel Savonarola era un sentimento nato con lui, che dominava tutta la
+sua vita, e poteva anzi dirsi la sua vita istessa. Egli non aveva,
+infatti, altra aspirazione che verso Dio; non sperava nè desiderava
+altro che trascinare dietro a sè il mondo nella beatitudine d’una tale
+aspirazione. E sotto questo aspetto, bisogna che noi prendiamo in esame
+la più parte dei suoi scritti religiosi, i quali assai spesso non sono
+altro che la manifestazione di questo sentimento religioso, di questo
+suo, per così dire, _santo furore_.
+
+Gli opuscoli che pubblicò intorno al 1492, furono quattro trattati
+sull’Umiltà, l’Orazione, l’Amore di Gesù Cristo e la Vita vedovile;
+scritti in parte ascetici, in parte semplicemente religiosi e morali.
+Noi cercheremo di esporre le idee del Savonarola più fedelmente che
+sarà possibile, acciò il lettore conosca bene con quali mezzi egli
+cominciasse allora a stabilire il suo ascendente sul popolo.
+
+«L’Umiltà e la Carità,» egli dice adunque nel suo primo opuscolo,[106]
+«sono due virtù nello edificio spirituale estreme; perocchè l’umiltà è
+il fondamento che porta tutta la fabbrica, e la carità è la perfezione
+e consumazione dell’edifizio. Bisogna perciò che il fedele si umilii
+dinanzi a Dio, che riconosca come egli è per sè stesso incapace
+di fare il bene, e come senza l’aiuto del Signore le sue opere non
+sarebbero altro che peccati. Nè basta che ciò sia una convinzione
+dell’intelletto; bisogna che sia anche un sentimento profondo
+dell’anima. La volontà dell’uomo è libera; ond’egli deve con tutte le
+sue forze adoprarsi a scacciare l’orgoglio, disporsi a ricevere la
+grazia; e gli atti esteriori saranno in ciò non solamente utili, ma
+anche necessarii. Si umilii perciò il credente verso i superiori, verso
+gli uguali; si umilii anche verso gl’inferiori. Ma se, giunto a questo
+punto, crederà di aver fatto gran cosa, allora l’umiltà esteriore sarà
+cresciuta a scapito della interiore, ed avrà perduto ogni merito. Si
+tenga, dunque, continuamente fermo nell’idea della sua nullità.»
+
+La preghiera, di cui si discorre nel _Trattato della orazione_,[107]
+è, secondo il Savonarola, uno dei mezzi più efficaci a tener vivo
+nell’uomo il sentimento dell’umiltà. «Sia perciò lunga, fervida
+e diuturna: rammentiamoci però di continuo che essa deve essere
+accompagnata dall’umiltà e dalla carità; senza di che è nulla. Finchè
+vi è fervore, si può dire che vi sia preghiera; e quando si esercitano
+opere di carità, anche allora si può dire che l’uomo preghi.»
+
+Queste medesime idee si trovano assai meglio svolte in un altro
+trattato _Della orazione mentale_.[108] «Colui che prega, deve parlare
+a Dio come se fosse presente; giacchè il Signore è per tutto, in ogni
+luogo, in ogni uomo; specialmente nell’anima del giusto. Epperò non
+si cerchi in terra o in cielo o altrove; si cerchi nel proprio cuore,
+si faccia come il profeta, che dice: — Io udirò ciò che parlerà in me
+il Signore. — Nella preghiera, l’uomo può attendere alle parole, e
+questa è cosa tutta materiale; può attendere al senso delle parole,
+e questo è piuttosto studio che preghiera; può, finalmente, mettere
+il suo pensiero in Dio, e questa è la vera, la sola preghiera. Non
+bisogna stare a discorrere su per le sentenze, nè su per le parole; ma
+elevare le mente sopra di sè, e perdersi quasi nel pensiero di Dio.
+A questo punto il credente dimentica il mondo e i suoi desiderii;
+ha quasi un’ombra della celeste beatitudine. A tale altezza può
+giungere l’ignorante così facilmente come il dotto; anzi assai spesso
+avviene che colui che recita i salmi senza comprenderli, fa una
+preghiera assai più santa del dotto che saprebbe spiegarli. Le parole,
+infatti, non sono indispensabili alla preghiera; anzi, quando l’uomo
+è veramente rapito in ispirito, l’orazione vocale diventa quasi un
+impedimento, e deve dar luogo alla _mentale_. Epperò si vede quanto sia
+grande l’errore di coloro i quali prescrivono un numero di orazioni
+determinate. Il Signore non si diletta di moltitudine di parole, ma
+di fervore di spirito. Qui ci si faranno incontro, continua a dire
+il Savonarola, coloro che non sanno difendere altro che le cerimonie
+e il culto esteriore della Chiesa. A costoro noi risponderemo come
+il Salvatore alla Samaritana: «Donna, credimi che l’ora viene in cui
+non adorerete il Padre nè in questo monte nè in Gerusalemme..... Ma
+l’ora viene, ed è già al presente, che i veri adoratori adoreranno il
+Padre in ispirito e verità.» (Gio. VI, 21, 23.) Il che significa che
+il Signore vuole il culto interiore, senza tante cerimonie; e così
+infatti usava la Chiesa primitiva, quando non c’era bisogno di tanti
+organi e canti per levare la mente a Dio. Quando mancò il fervore, si
+cominciarono a introdurre le cerimonie per medicina delle anime: ma
+oggi noi siamo divenuti simili all’infermo che ha perduto ogni virtù
+naturale, e le medicine non hanno più forza sopra di lui. Ogni fervore,
+ogni culto interiore è muto; e le cerimonie crescono sempre, ma restano
+inefficaci. Perciò noi siamo venuti ad annunziare al mondo, che il
+culto esteriore è destinato allo interiore, e le cerimonie non sono
+altro che mezzi per eccitare lo spirito.»
+
+Ma il _Trattato dello amore di Gesù Cristo_, di cui in poco tempo si
+videro più di sette edizioni,[109] esprime più chiaramente ancora quel
+mistico entusiasmo del Savonarola, di cui abbiamo più sopra parlato.
+«L’amore di Gesù Cristo è quel vivo affetto per cui il fedele desidera
+che la sua anima diventi quasi parte di quella di Cristo, e che la
+vita del Signore si riproduca in lui, non per esterna imitazione, ma
+per interna e divina ispirazione. Egli vorrebbe che la dottrina di
+Cristo fosse in lui cosa viva, vorrebbe patire il suo martirio, salire
+misticamente con lui sulla stessa croce. Questo amore è onnipotente, e
+non si può avere senza la grazia; perchè esso solleva l’uomo sopra sè
+stesso, e congiunge la creatura finita al Creatore infinito. L’uomo,
+infatti, sale continuamente dalla umanità alla divinità, quando è
+animato da questo amore; che è il più dolce di tutti gli affetti,
+penetra l’anima, s’impadronisce del corpo, e fa che il fedele cammini
+sulla terra come rapito in ispirito.»
+
+Noi abbiamo riportato quasi le parole medesime del Savonarola, perchè
+questo concetto dell’amore, che ritorna di continuo nelle sue opere
+ed è un punto fondamentale della sua dottrina, non è stato ancora
+abbastanza osservato. È ben vero che nel definirlo il Savonarola non
+è molto preciso; giacchè qualche volta dice, questo amore non essere
+altro che la grazia; e qualche volta, non essere che la carità. In
+vero, esso partecipa d’ambedue, senza essere precisamente nè l’una
+cosa nè l’altra. — Quando la grazia s’infonde nell’uomo, genera
+immediatamente la carità; e senza la grazia, vera carità non può
+esservi: v’è però uno stato intermedio, in cui il credente, sentendo la
+vicinanza e quasi l’afflato di Dio, prova una suprema felicità, e come
+una celeste ebbrezza. Questo stato interno dell’anima che riceve la
+grazia ed è per generare la carità, è quello appunto che il Savonarola
+intende per _amore di Gesù Cristo_. E l’importanza di questo concetto
+nella sua dottrina, sta appunto nell’esprimere esso uno stato tutto
+subbiettivo dell’animo. Il Cristiano non può raggiungere la carità,
+senza la grazia che è un dono gratuito di Dio, per ottenere il quale
+la nostra volontà può assai poco contribuire; ma l’amore essendo invece
+una nostra _disposizione_, l’uomo può assai più facilmente elevarvisi:
+la grazia viene allora ad infondersi in noi quasi naturalmente, e la
+carità scaturisce dal nostro cuore come di necessità. Così l’_amore_
+ha la sovrumana potenza di riunire la creatura che è finita al Creatore
+che è infinito, e spiega in certo modo il mistero della libertà umana e
+della onnipotenza divina.
+
+Quest’opuscolo si conclude con alcune _Laudi e Contemplazioni
+infiammative_, nelle quali il Savonarola s’abbandona ad ogni sorta
+d’esclamazioni intorno alla misericordia e bontà del Signore, al
+desiderio ardente che ha la sua anima d’essere una sola cosa con Lui,
+di salire sulla stessa croce, essere trafitto dagli stessi chiodi
+e dalla stessa corona di spine. Di certo, se noi le leggiamo collo
+scetticismo dei nostri giorni, non vi troveremo alcun valore; ma se
+ci poniamo invece a considerare che erano scritte per il popolo, che
+parlava un’anima ebbra veramente di questo suo abbandono in Dio, un
+uomo a cui questo santo delirio dava un conforto a noi sconosciuto,
+allora solamente potremo rettamente giudicarle. E più le valuteremo
+se ci rammentiamo che il Savonarola riuscì ad infondere questo suo
+entusiasmo in tutto un popolo; e fu il primo a prevedere e presentire
+che questo nuovo amore, questo nuovo delirio, impadronendosi delle
+moltitudini, dovea rigenerare e ringiovanire il mondo.
+
+Nel _Libro della vita viduale_,[110] pubblicato fin dal 1491, egli
+dètte invece sani precetti di morale alle vedove. In questo opuscolo si
+potrà vedere quanto falsa sia l’opinione di coloro che ci rappresentano
+il Savonarola come nemico del matrimonio, e quasi gli attribuiscono
+l’idea di voler ridurre Firenze a forma di convento; quando esso invece
+insegnava su questo proposito una dottrina piena di buon senso. Le
+vedove, egli dice, son come gli orfani sotto la speciale proiezione
+del Signore. La vera loro vita sarebbe di abbandonare i pensieri del
+mondo, darsi intieramente a Dio, ed essere «come la tortola, la quale
+è uno animale casto; e però, che quando ha perso il suo compagno,
+mai più s’accompagna con altri, ma vive tutto il tempo della vita
+sua gemendo solitaria.» Nondimeno, se per la educazione dei figli, se
+per la povertà o per non sapere resistere agli stimoli della carne,
+volesse la vedova rimaritarsi, lo faccia pure: questo sarà assai
+meglio che circondarsi d’adoratori, esporsi alle calunnie, tenersi fra
+mille pericoli. Quella vedova che non si sente disposta a mantenere lo
+stretto decoro, le difficili riserve del suo stato, ritorni piuttosto
+alla vita dignitosa di moglie. Quelle poi che si sentono forza
+maggiore ed animo uguale al loro stato, sieno il modello di tutte le
+altre donne. La buona vedova deve vestire di bruno, vivere solitaria,
+evitare il consorzio degli uomini, essere la stessa gravità, portare
+nel volto tanta severità, che alcuno non ardisca muoverle parola o
+sorriso di poco rispetto. E questa vita sarà un insegnamento continuo
+alle altre donne; onde è inutile che la vedova si affatichi con parole
+ad ammaestrare gli altri: non dia precetti, se non quando l’occasione
+assolutamente lo richiede, e cerchi di farlo solamente verso i figli
+o nipoti. Disconviene alla gravità della vedova ricercare la vita ed
+i peccati altrui; disconviene a lei essere o anche parere vana, e per
+salvare gli altri, abbandonare sè stessa.
+
+Con questi opuscoli il Savonarola riusciva nel suo intento, giacchè
+andava ogni giorno crescendo nella stima dei dotti e nell’amore del
+popolo. Sebbene però egli avesse nella filosofia con fermo proposito
+seguito la sola ragione, e negli scritti religiosi si fosse abbandonato
+tutto al sentimento spontaneo dell’animo suo; pure questo a lui
+medesimo parea non bastare in un secolo che volea fondarsi unicamente
+sull’autorità. È ben vero che egli era assai spesso dominato e
+trascinato dai suoi pensieri in modo, che si contentava di affermarli
+come verità innegabili; e che nel suo esaltamento religioso egli
+credeva di essere in diretto rapporto colla Divinità, onde non sentiva
+bisogno d’altra conferma alle sue visioni del futuro.[111] Nondimeno,
+quando si trattava di convincere gli altri, di far tacere la superbia
+e l’importunità dei dotti, di persuadere al popolo cose straordinarie,
+allora l’autorità d’un libro diveniva in quel secolo indispensabile.
+E quale altra autorità poteva il Savonarola accettare, se non quella
+della Sacra Scrittura? Chi avrebbe ardito resistere alla parola del
+Signore? La Bibbia, d’altronde, era stato il compagno più fedele dei
+suoi giovani anni, il conforto dei suoi dolori, l’educatore del suo
+spirito. Non vi era verso che non rammentasse a memoria; non vi era
+pagina che non avesse commentata, da cui non avesse preso qualche idea
+pe’ suoi sermoni. A forza di studio e di meditazione, essa avea cessato
+d’essere per lui un libro, ed era divenuto un mondo vivo e parlante;
+un mondo infinito, in cui trovava la rivelazione del passato e
+dell’avvenire. Non appena egli apriva le Sacre Carte, che era esaltato
+dal pensiero di leggere la parola rivelata dal Signore; vi trovava
+come il microcosmo di tutto l’universo, l’allegoria di tutta la storia
+del genere umano. Questo era uno studio che dava alimento a sè stesso;
+e quindi egli riempiva i margini del sacro volume d’interminabili
+postille, nelle quali notava le varie ispirazioni del momento, le
+moltiplici interpetrazioni di ciascun passo.[112]
+
+Solamente esaminando i suoi Sermoni, si potrà avere un’idea del vario
+uso che il Savonarola seppe fare della Bibbia. Pure, riducendo le cose
+a sommi capi, per darne sin d’ora un’idea generale, diremo che, oltre
+la interpetrazione letterale, egli ne faceva altre quattro sopra quasi
+ciascun passo della Bibbia, ed erano: _spirituale, morale, allegorica_
+ed _anagogica_. Per meglio spiegarci, prendiamo ad esempio il primo
+verso della Genesi: «Nel principio Iddio creò il cielo e la terra
+ec.» Il senso spirituale riguarda lo spirito, e quindi cielo e terra
+significheranno anima e corpo. Il senso morale riguarda invece la
+morale, e quindi cielo e terra vorranno dire ragione ed istinto. Il
+senso allegorico è doppio, riguarda la storia della Chiesa ebraica, o
+della Chiesa cristiana: nel primo caso, cielo e terra rappresenteranno
+Adamo ed Eva; il sole e la terra significheranno il gran sacerdote ed
+il re del popolo ebreo: nel secondo caso, saranno invece significati
+il popolo eletto ed il popolo dei gentili, il papa e l’imperatore.
+Il senso anagogico si riferisce alla Chiesa trionfante; e quindi il
+cielo e la terra, il sole, la luna e le stelle, significheranno gli
+angeli, gli uomini, Gesù Cristo, la Vergine, i Beati, e così via
+discorrendo.[113]
+
+In questo modo il Savonarola trovava nella Bibbia la conferma di tutti
+i pensieri, di tutte le ispirazioni, di tutte le profezie che sorgevano
+nel suo animo. Non vi era cosa grande o piccola, pubblica o privata,
+sacra o profana, di cui egli non trovasse un qualche riscontro nella
+Bibbia. Egli avvertiva però di andar cauto in questo studio. «Vi
+bisogna, egli diceva, una conoscenza della lingua e della storia, una
+continua lettura, una lunga familiarità:[114] bisogna guardarsi di non
+andar contro alla ragione, contro alle opinioni ricevute dalla Chiesa
+e dai dottori,[115] di non tirare la scrittura ai nostri propri fini;
+perchè allora si metterebbe il nostro intelletto in luogo della parola
+divina.[116] Ma chi guiderà il fedele in questo mare di pericoli,
+in questo laberinto inestricabile dall’umana ragione? Lo guiderà la
+grazia divina. Si apparecchi, adunque, il fedele a leggere la Bibbia
+con una grande purità di cuore, con un lungo esercizio della carità,
+con levare il pensiero dalle cose terrene; giacchè in questo libro non
+si può penetrare solo colla mente, ma bisogna entrarvi con l’anima
+e col cuore. Allora solamente il credente potrà entrare nel mondo
+infinito delle Sacre Scritture senza pericolare, ed aver quel lume che
+è necessario alla sua salute. Ma non a tutti questo lume è concesso
+ugualmente. Iddio manda spesso sulla terra degli uomini a cui concede
+un lume maggiore, col quale debbono illuminare le moltitudini: questi
+sono i dottori della Chiesa, ai quali il Signore spesso parla in
+ispirito, rivelando per diretta comunicazione cose occulte a tutti gli
+altri. Essi debbono essere la guida e la luce dei fedeli.»[117]
+
+Malgrado però tutti questi riguardi, il Savonarola s’era messo
+sull’orlo d’un precipizio, dal quale era assai difficile salvarsi.
+Non v’era cosa che un sistema d’interpetrazione così vario e largo
+non potesse confermare coll’autorità della Bibbia: onde, quando egli
+si fosse lasciato trasportare dalla fantasia in un modo qualunque, le
+Sacre Carte, in luogo di essergli freno, sarebbero divenute sprone a
+maggiori eccessi. Ed infatti, quante volte la sua mente esaltata vide
+strane visioni del futuro; quante volte udì per l’aria voci di sinistri
+augúri, di flagelli minacciati all’Italia ed alla Chiesa; egli vi fu
+sempre dalla lettura della Bibbia riconfermato, e tanto più vivamente,
+quanto maggiori erano la fede e la sincerità del suo animo. Ma di ciò
+noi avremo altra volta lunga occasione di discorrere: bastici per ora
+avere interpretato generalmente il sistema del nostro autore.
+
+
+NOTA.
+
+_Sulla Esegesi biblica del Savonarola, e sopra alcune Bibbie postillate
+di sua mano._
+
+Diamo qui sotto un saggio del vario modo tenuto dal Savonarola
+nell’interpretare la Bibbia, facendone applicazione al principio della
+Genesi. Questo saggio l’abbiamo cavato dalle postille marginali che
+egli fece di suo pugno in due Bibbie; una delle quali trovasi nella
+Biblioteca Magliabechiana, l’altra nella Riccardiana. La prima, che è
+la più preziosa delle due, è stampata a Basilea 1491, e contiene un
+numero assai maggiore di annotazioni, non solo nei margini ma anche
+in molti fogli aggiunti nel principio e nella fine del libro. Queste
+annotazioni sono però scritte in un carattere così minuto e così
+pieno di abbreviazioni, che senza molto studio e senza una lente non
+si possono leggere. Minori di numero sono le postille della Bibbia
+Riccardiana (Venezia 1492), ma il carattere però ne è assai più chiaro.
+Sono tutte interpetrazioni fatte secondo il sistema da noi esposto:
+dánno la moltiplice interpretazione di molte parole, di interi periodi;
+segnano notizie storiche e geografiche; dánno il significato d’alcune
+parole ebraiche, dal quale cavano poi la interpetrazione mistica,
+allegorica ec. È notevole però, che di rado entrano in discussioni
+puramente teologiche, come più tardi fece la Riforma; anzi noi
+abbiamo costantemente osservato, che quei passi sui quali i Riformati
+sollevarono più tardi le loro controversie, si trovano senza alcuna
+annotazione. Ma di ciò avremo altrove materia di discorrere. Per ora
+notiamo solo, che il Savonarola, leggendo la Bibbia, non faceva che
+appunti secondo il suo sistema, da noi esposto, e solo per servire alle
+sue prediche. Spesso queste sue postille riempiono tutti i margini,
+entrano fra un verso e l’altro della stampa, si continuano sopra fogli
+aggiunti, e sempre con un carattere fitto, uguale e microscopico.
+
+Ponendo la Bibbia Magliabechiana, nel principio della quale si
+trovano le regole dei vari modi d’interpetrare, accanto a quella
+della Riccardiana, dove sono queste medesime regole applicate ai primi
+capitoli della Genesi, abbiam potuto formare il quadro che segue. Chi
+volesse poi più minuti particolari, potrebbe trovarne infiniti nelle
+suaccennate Bibbie, e in molte prediche del Savonarola; come, p. es.,
+la XXIII di quelle sul Salmo _Quam bonus_. Le postille bibliche ci
+dánno però assai meglio tutto l’insieme di questa singolare esegesi.
+
+Vogliamo ancora notare, che nel convento di San Marco si trovano
+due antiche Bibbie in pergamena, sui margini delle quali sono molte
+annotazioni di carattere minutissimo e simile alquanto a quello del
+Savonarola. Malgrado però questa somiglianza, e malgrado ancora che in
+una di esse si sia trovato un foglio che diceva: _utebatur Hieronymus
+Savonarola_; noi non crediamo che quelle postille sieno di lui, ma
+più antiche; giudicandolo tanto dalla forma del carattere, come dalla
+natura delle postille medesime. E ci ha confermato in questa opinione
+il vedere che nel catalogo: _De operibus viri divini, non impressis_,
+più sopra citato (Magliabechiana, cod. I, VII, 28), non sono menzionate
+altre Bibbie postillate, se non queste: «Bibliæ tres glossatæ, 1ª Apud
+Ferrariam, in conventu Angelorum; 2ª Florentinæ, apud Fratrem Nicholaum
+de Biliottis; 3ª Florentiæ, apud Marcum Simonem de Nigro.» Non è
+probabile che l’autore di quel catalogo, il quale sembra essere stato
+frate di San Marco e notava con tanta diligenza le cose inedite del
+Savonarola, sapesse delle Bibbie che erano allora presso i privati, ed
+ignorasse quelle che si trovavano nel convento.
+
+Saggio delle varie interpretazioni che il Savonarola dava alla Bibbia,
+ricavato dalle sue postille autografe alla stessa.
+
+ =Interpretazione | =Interpretazione | =Interpretazione
+ Letterale.= | Spirituale. = | Allegorica.=
+ | | Si riferisce
+ | | al _Vecchio
+ | | Testamento_.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ 1º _Giorno_. Cielo, | Anima, Corpo, | Adamo, Eva, Luce
+ Terra, Luce. | Intelletto agente. | della grazia.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ 2º _Giorno_. | La volontà, fra le | Arca di Noè.
+ Firmamento. | opposizioni |
+ | dell’anima e del |
+ | corpo. |
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ 3º _Giorno_. | Il movimento delle | Gentili separati dal
+ Divisione delle acque | passioni e degli | popolo eletto.
+ dalla terra, | errori che occupano |
+ | l’intelletto. |
+ Luoghi asciutti, | Intelletto avido di | . . . . . . . .
+ | scienza. |
+ Erbe e piante. | . . . . . . . . | La moltitudine degli
+ | | eletti.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ 4º _Giorno_. Sole, | Metafisica ed Etica, | Gran sacerdote, Re,
+ Luna, Stelle. | Scienze naturali e | altri Sacerdoti.
+ | razionali. |
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ 5º _Giorno_. Uccelli, | Contemplazione delle | Maccabei (che sempre
+ Pesci. | cose superiori e | fluttuarono).
+ | delle inferiori. |
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ 6º _Giorno_. Bestie, | Appetito irascibile | . . . . . . . .
+ Animali terrestri, | . . . . . . . . | Popolo Ebraico (dato
+ | | nel tempo di Cristo
+ | | all’avarizia).
+ Giumenti, | Senso. | I Buoni.
+ Uomo ad immagine | Uomo che domina le | Cristo (che era
+ di Dio. | passioni. | l’espettazione del
+ | | vecchio Testamento).
+
+
+ =Interpretazione | =Interpretazione | =Interpretazione
+ Allegorica.= | Morale.= | Anagogica.=
+ Si riferisce | |
+ al | |
+ _Nuovo Testamento_. | |
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ Popolo Ebraico, | Anima, Corpo (nel | Angeli, Uomini,
+ Gentili, Gesù Cristo. | senso di ragione ed | Visione di Dio.
+ | istinto), Luce della |
+ | grazia. |
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ Gli Apostoli e gli | Fermezza morale. | Eternità della
+ altri Santi. | | beatitudine e della
+ | | dannazione.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ Le tribolazioni, che | Lotta delle passioni | Gaudio dei beati che
+ dividono molti dalla | contro il dovere. | furono liberati
+ Chiesa. | | dalle tribolazioni.
+ . . . . . . . . | Ragione. | . . . . . . . .
+ Le buone dottrine | . . . . . . . . | Le loro laudi e
+ della Chiesa. | | opere perfette.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ Papa, Imperatore, | La legge di carità | Cristo, la Vergine,
+ Dottori. | antica e nuova, i | gli altri Beati.
+ | precetti minori. |
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ Vita contemplativa, | Contemplazione delle | Angeli, ed uomini
+ vita attiva. | cose divine e delle | che entrano nel coro
+ | umane. | degli Angeli.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ Anti-Cristo, coi suoi. | Cattivi. | Quelli che furono
+ | | persecutori.
+ Cristiani dati alle | Persecutori. | . . . . . . . .
+ cose terrene. | |
+ Eletti. | . . . . . . . . | I predicatori.
+ I perfetti che | Colui che | . . . . . . . .
+ abbonderanno nel tempo | progredisce nelle |
+ dell’Anti-Cristo. | tribolazioni. |
+
+NB. Facciamo osservare, che sebbene nelle due interpretazioni, morale
+e spirituale, si trovino significate le medesime cose, debbono sempre
+intendersi in due sensi diversi: in un caso, p. es., _ragione_ vorrà
+dire la forza che domina le passioni, nell’altro la facoltà che intende
+il vero. — Questo quadro che noi abbiamo dato, deve senza dubbio essere
+imperfetto, perchè cavato da appunti incompiuti e qualche volta appena
+accennati.
+
+
+
+
+CAPITOLO OTTAVO.
+
+Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il Magnifico. Predica sulla
+prima Epistola di San Giovanni. [1491.]
+
+
+Il popolo s’era andato sempre più affollando in San Marco, e la chiesa
+non era più capace di contenerne la moltitudine: onde, nella quaresima
+dell’anno 1491, il Savonarola predicò nel Duomo, e le mura di Santa
+Maria del Fiore echeggiarono per la prima volta della sua voce. Da quel
+momento, egli parve divenuto signore del pergamo, padrone del popolo,
+che ogni giorno crescendo di numero, raddoppiava d’entusiasmo verso
+il suo predicatore. Quelle immagini dal frate descritte, rapivano le
+fantasie della moltitudine; quelle minacce di futuri flagelli avevano
+una forza magica sull’animo d’ognuno, perchè parea veramente che tutti
+fossero pieni di sinistri presentimenti.
+
+Ma questo appunto cominciava a dispiacere fortemente a Lorenzo
+dei Medici, e faceva ne’ suoi amici nascere una certa opposizione
+contro il Savonarola. Al quale furono un giorno mandati cinque dei
+principali cittadini di Firenze,[118] perchè mettendogli in vista i
+pericoli ch’egli faceva correre a sè ed al convento, lo consigliassero
+a moderarsi. Il Savonarola interruppe ben presto il loro discorso
+dicendo: «Vedo che voi non venite per vostro consiglio, ma siete
+mandati da Lorenzo. Ditegli che s’apparecchi a far penitenza de’ suoi
+peccati, perchè il Signore non risparmia nessuno, e non ha paura dei
+principi della terra.» Il frate era fierissimo della sua indipendenza
+ecclesiastica, e voleva smettere, sin dal principio, il costume invalso
+in San Marco di piegarsi e prostrarsi continuamente innanzi ai Medici.
+E quando gli fu da quei medesimi cittadini fatto osservare che egli
+poteva essere esiliato, rispose: «Io non temo i vostri esilii, perchè
+questa vostra città è come un grano di lente sulla terra. Ma sebbene io
+sia forestiero e Lorenzo cittadino ed il primo della città, io debbo
+restarvi ed egli dovrà partirsene.» Aggiungendo dipoi parole tali
+sulle condizioni di Firenze, che quei cittadini restarono maravigliati
+della sua intelligenza nelle cose di stato. In quel tempo medesimo,
+trovandosi nella sagrestia di San Marco in presenza di più persone,
+affermò che le cose d’Italia volevano mutar presto, e che il Magnifico,
+il papa e il re di Napoli s’avvicinavano alla morte.[119]
+
+Il malumore dei medicei ne cresceva perciò a tal segno, che il
+Savonarola tornò più volte sopra sè stesso a considerare questo
+mormorare continuo, questa contraddizione sempre crescente d’una parte
+piccola ma potente dei cittadini; ed avrebbe voluto, per qualche tempo
+almeno, restringersi solo ai precetti di morale e di religione. Ma
+nel fatto trovò che un tal cambiamento era per lui assai più facile
+desiderarlo che metterlo in pratica. Egli medesimo ci descrive, nel
+_Compendio di Rivelazioni_, la lotta inutile che sostenne con se
+stesso, per mutar modo di predicare. «Ogni cosa che mi allontanava dal
+primo studio mi veniva subito a noia, e quante volte meditai di seguire
+un’altra via, venni subito in odio a me stesso. E mi rammento come
+predicando nel Duomo l’anno 1491,[120] ed avendo già composto il mio
+sermone sopra queste visioni, deliberai di sopprimerle, e nell’avvenire
+astenermene affatto. Iddio mi è testimonio, che tutto il giorno di
+sabato e l’intera notte sino alla nuova luce, io vegliai; ed ogni altra
+via, ogni dottrina fuori di quella, mi fu tolta. In sull’alba, essendo
+per la lunga vigilia stanco ed abbattuto, udii, mentre io pregavo, una
+voce che mi disse: — Stolto, non vedi che Iddio vuole che tu seguiti la
+medesima via? — Perchè io feci quel giorno una predica tremenda.»[121]
+Ed in verità, il Savonarola era nato a questa specie d’eloquenza,
+per così dire, battagliera. Persuaso come era d’una missione divina,
+non appena si trovava innanzi al popolo, che sentivasi esaltato ed
+era trascinato dal corso dei suoi pensieri; allora la sua fantasia
+s’animava, risorgevano le sue forze, raddoppiava la sua energia. Ma
+se egli avesse dovuto far violenza a sè stesso, non avrebbe di certo
+saputo più trovare i colori delle sue immagini, il vigore della sua
+eloquenza.
+
+Nel luglio di quel medesimo anno 1491, veniva eletto priore di San
+Marco; e la nuova carica ponendolo più in vista ed in maggior grado,
+faceva crescere la sua indipendenza. Fin dal principio, egli ricusò
+di piegarsi all’abuso introdotto nel convento, che il nuovo priore,
+cioè, andasse a portare ossequio ed obbedienza al Magnifico. «Io
+riconosco,» egli disse, «la mia elezione solamente da Dio, ed a Lui
+porterò obbedienza.» Lorenzo dal suo lato se ne doleva, dicendo: «Voi
+vedete! un forestiero è venuto in _casa mia_, e non si degna neppure
+visitarmi.»[122] Pure, non volendosi mettere in guerra col priore
+d’un convento nè far troppo caso d’un frate, cercò di conciliarselo
+colla via della dolcezza. Andò parecchie volte a sentire la messa in
+San Marco, trattenendosi dipoi a passeggiare nell’orto, senza che il
+Savonarola volesse per questo lasciare i suoi studi e venire a fargli
+compagnia. Egli giudicava severamente il carattere di Lorenzo, sapeva
+tutto il danno che esso aveva fatto alla morale pubblica; non voleva
+perciò avvicinarsi ad un tiranno, in cui vedeva non solo il nemico e
+distruttore della libertà, ma ancora l’ostacolo maggiore a migliorare
+i costumi del popolo e rimetterlo nella vita cristiana. Vedendo che
+queste vie non riuscivano, Lorenzo cominciò a mandare al convento dei
+ricchi donativi e delle larghe limosine. Ma ciò dovea naturalmente
+accrescere il disprezzo che il Savonarola avea già concepito pel
+carattere morale di lui; e sul pergamo egli vi fece in fatti qualche
+sdegnosa allusione, dicendo che queste cose lo rendevano sempre più
+fermo nei suoi propositi. Non andò guari che trovò nella cassetta
+delle limosine certa quantità di monete d’oro; le quali, non potendo
+esser venute da altri che Lorenzo, egli mandò ai Buoni Uomini di San
+Martino perchè le dispensassero ai poveri, dicendo che ai bisogni del
+convento bastava il rame e l’argento. «E così,» osserva il Burlamacchi,
+«Lorenzo si persuase finalmente che questo non era terreno da piantar
+vigne.»[123]
+
+Il Magnifico non era, però, uomo da cedere così presto; onde, per
+abbassare il crescente predominio del nuovo oratore sul popolo, egli
+incitò il Gennazzano a riprendere le sue prediche. Questo frate avea
+tutto l’impeto, la malignità e l’ipocrisia dei pedanti: sino ad ora
+egli s’era congratulato col Savonarola del successo da lui ottenuto;
+ma non appena ebbe da Lorenzo l’incarico di combatterlo, lo accettò
+subito baldanzosamente. Il giorno dell’Ascensione doveva predicare su
+quel passo della Bibbia: _Non est vestrum nosse tempora vel momenta_.
+Firenze era piena di questa voce, e la folla correva numerosissima
+alla predica del Gennazzano. Ma egli si lasciò tradire dal suo furore.
+Incominciò a pronunziare accuse d’ogni sorta contro il Savonarola,
+chiamandolo vano e falso profeta, seminatore di scandali e disordini
+nel popolo; ed arrivò a tanta insolenza e bassezza di linguaggio, da
+disgustare assai l’uditorio, in modo che quel giorno perdette della sua
+reputazione più che non s’era colle fatiche di molti anni acquistato.
+E così quello che, secondo i disegni di Lorenzo, doveva essere la
+disfatta, fu invece il trionfo del Savonarola; il quale aveva quel
+giorno predicato sul medesimo testo, interpretandolo tutto a favore
+della sua dottrina; e restò dipoi affatto padrone del campo, perchè
+il Gennazzano non ardì continuare le sue prediche.[124] Questi fece
+vista di prendere la cosa con indifferenza; invitò il Savonarola al suo
+monastero; celebrarono insieme una messa solenne, e si scambiarono ogni
+sorta di cortesie: ma il francescano aveva troppo vivamente sentito
+nell’anima l’umiliazione ricevuta. Essere tenuto il primo predicatore
+d’Italia, aver quasi annientato il Savonarola nella sua prima venuta in
+Firenze, e trovarsi ora vinto e disfatto innanzi a tutti, era cosa che
+egli non sapeva tollerare senza rancore. Da quel momento, infatti, covò
+nel petto un odio profondo contro il Savonarola, gli giurò un’eterna
+vendetta, nè si stancò mai di suscitargli nuovi pericoli e nuovi
+nemici, sino a che riuscì veramente ad essere uno dei principali autori
+della sua rovina.
+
+Lorenzo allora, vedendo assolutamente fallito il suo intento,
+sentendosi già preso da quella infermità che doveva poi condurlo alla
+tomba, e stanco di lottare contro un uomo che, suo malgrado, cominciava
+ogni giorno a stimare di più, lo lasciò ormai predicare liberamente.
+
+Noi non abbiamo fino ad ora, altrimenti parlato delle prediche del
+Savonarola, perchè le prime che si trovino a stampa, son quelle che
+fece sulla prima Epistola di San Giovanni, le quali non si possono
+riferire ad un tempo anteriore a quest’anno 1491. Ora, dunque, bisogna
+venire a discorrerne. È veramente un’ardua impresa il dar ragguaglio
+d’una raccolta di sermoni; la forma stessa dell’opera non presenta
+unità di soggetto nè connessione alcuna di parti: e se a ciò si
+aggiunga l’indole alquanto disordinata dell’ingegno e degli studi
+del Savonarola, si comprenderà quanto sia difficile il trovare in
+essi un punto fermo da cui partire, ed a cui far capo nel renderne
+ragguaglio. Egli comincia sempre con un passo della Bibbia, intorno
+al quale, col sistema d’interpretazione da noi esposto, raccoglie
+tutte le idee teologiche, politiche e morali che si presentano alla
+sua mente, appoggiandole sempre a qualche nuova citazione biblica. In
+questo modo si forma una massa eterogenea di materiali incomposti, fra
+cui il lettore quasi si smarrisce. Ad un tratto però il Savonarola
+se ne libera affatto: il discorso è caduto sopra un soggetto vivo,
+che interessa profondamente lui ed il suo uditorio: la fantasia gli
+si accende, immagini gigantesche sorgono innanzi alla sua mente, la
+voce si ode più sonora, il gesto è più animato, i suoi occhi quasi
+fiammeggiano: egli è divenuto in quel momento originale, è un grande,
+un potente oratore. Ben presto però egli ricade di nuovo in quel mondo
+artificiale d’idee mal connesse e mal digerite, per sorgerne di nuovo
+e di nuovo ricadervi, senza mai riuscire a liberarsene affatto, nè
+lasciandosene mai compiutamente dominare. Così, chi legge ed esamina
+con diligenza quei sermoni, sarà forzato a concludere che il Savonarola
+era nato oratore, mancava però di arte; onde, quando il soggetto lo
+dominava e s’impadroniva affatto di lui, la natura tenevagli luogo
+di arte, ed allora soltanto riusciva eloquente. Se poi ci mettiamo a
+paragonarlo coi suoi contemporanei più rinomati, come l’Attavanti e
+Frà Roberto da Lecce, i quali o rimanevano sepolti nella scolastica o
+ne uscivano solo per scendere a scurrilità tali di linguaggio, da far
+dubitare se fossero veramente in chiesa; allora il Savonarola ci parrà
+gigante anche ne’ suoi momenti meno felici. Ed invero, chi esamina
+pazientemente i suoi sermoni, troverà che nelle pagine meno eloquenti
+vi è pure disseminata una quantità immensa d’idee secondarie e di
+osservazioni particolari, le quali aggiungono merito al pensatore,
+quando anche tolgono pregio all’oratore.
+
+Possiamo vederne un esempio appunto nei diciannove sermoni sulla prima
+Epistola di San Giovanni, i quali, sebbene d’incerta data, sembrano
+pronunziati nell’avvento di quest’anno 1491. L’autore vi espone
+lungamente i misteri della messa, con precetti e consigli utilissimi
+alla religione del popolo. Il ragguagliare dell’ordine e di tutta la
+materia di essi, ne darebbe però un’idea assai più imperfetta di quella
+che ne avremo, scegliendo quei pensieri e brani che, per così dire,
+rappresentano tutti gli altri. Fra i molti che si potrebbero notare, ve
+ne sono alcuni intorno alla _parola della vita_, dei quali l’oratore
+sembra particolarmente compiacersi. Oggi potranno a molti sembrare
+artificiosi e di poco peso; ma a chi bene li considera e li pone a
+riscontro collo stato degli studi teologici e di tutte le discipline
+religiose in quel secolo, riveleranno non poca originalità, e faranno
+vedere nel Savonarola una forza intellettiva di gran lunga superiore
+a quella di tutti gli oratori contemporanei. Egli, adunque, discorre
+in questo modo: «La nostra parola procede separata e diversa per una
+successione di sillabe; e però, quando una parte di essa vive, le altre
+ricadono nel nulla; quando tutta la parola è pronunziata, essa più non
+esiste. Ma il verbo o la parola divina non ha parti; procede unita in
+tutta la sua essenza, si diffonde pel creato, vive e sta in eterno,
+come la celeste luce di cui è compagna. Onde è _parola della vita_;
+anzi è la vita, ed è una cosa col Padre. Noi prendiamo, è vero, questa
+parola in diversi sensi: alle volte per vita intendiamo l’essere stesso
+dei viventi; altre volte invece la loro occupazione; onde diciamo: la
+vita di quest’uomo è la scienza, la vita dell’uccello è il canto. Ma
+la vita veramente non è che una, ed è Dio, perchè in Lui solo tutte
+le cose trovano il loro essere. E questa è quella vita beata che è il
+fine dell’uomo, e nella quale si trova la felicità infinita ed eterna.
+La vita terrena non solo è fallace, ma essa non si può godere tutta
+perchè manca della sua unità. Se tu ami le ricchezze, devi rinunziare
+ai sensi; se ti dài ai sensi, devi rinunziare alla scienza; e se vuoi
+la scienza, non godrai gli uffici. Ma i piaceri della vita celeste si
+godono tutti nella visione di Dio, che è la suprema felicità.»[125]
+
+L’autore si trattiene a sviluppare lungamente queste idee; ma più
+spesso discorre contro il mal costume del secolo, condannando ad uno
+ad uno i vizi che vi dominavano. Ecco, per esempio, come parla contro
+il giuoco. «Se vedete alcuni attendere ai giuochi in questi giorni,
+non credete che sieno cristiani: sono peggiori che gl’infedeli, sono
+ministri del diavolo e celebrano le sue feste. Sono uomini avari,
+bestemmiatori, maldicenti, detrattori dell’altrui fama, susurroni,
+odiosi a Dio, ladri, omicidi e pieni d’ogni iniquità.... Io non vi
+permetto in alcun modo di giocare in queste feste: dovete stare in
+continua orazione.... rendendo continuamente grazie a Dio in nome del
+Signore Gesù Cristo. Sarà maledetto colui che giocherà e maledetto
+colui che lascerà giocare; maledetto il padre che giocherà in presenza
+del figliuolo; maledetto la madre che giocherà in presenza della
+figliuola.... Sarai, dunque, maledetto chiunque tu sii, che giocherai
+o acconsentirai che si giuochi; sarai, dico, maledetto nella città,
+maledetto nel campo della terra; sarà maledetto il frumento tuo,
+le reliquie tue, maledetto il frutto del ventre tuo e della terra
+tua, gli armenti de’ tuoi buoi e le greggi delle pecore tue; sarai
+maledetto andando e ritornando.»[126] E contro l’usura e gl’immoderati
+guadagni: «Voi, adunque, per l’avarizia non vivete bene nè voi nè
+li vostri figliuoli; e avete già trovato molte arti a guadagnare col
+danaro, e molti cambi che chiamate reali e sono ingiustissimi, e avete
+corrotto gli ufficii e i magistrati.... Niuno vi può persuadere che
+’l sia peccato a fare usura ovver cambi ingiusti, anzi vi difendete in
+dannazione delle anime vostre...; nè più si vergogna alcuno a prestar
+con usura, anzi reputano pazzi quelli che fanno altramente; e così
+in voi si compie quel detto d’Isaia: — Il peccato loro, come Sodoma e
+Gomorra, predicarono nè lo ascosero; — e quello di Geremia: — Ti sei
+fatta la fronte come di donna meretrice, non hai voluto arrossirti.
+— Tu di’, la buona vita e beata essere il guadagno; e Cristo dice: —
+Beati i poveri di spirito, perchè di quelli è il regno dei cieli. —
+Tu di’, la vita beata essere i piaceri e le voluttà; e Cristo dice: —
+Beati quelli che piangono, perchè essi saranno consolati. — Tu di’,
+la vita beata essere la gloria; e Cristo dice: — Beati siete quando
+vi averanno perseguitato e dispregiato gli uomini. — La vita si è
+manifestata; e niuno la seguita, niuno la desidera, niuno l’apprende.
+Lamentasi adunque Cristo di voi, perchè essendosi molto affaticato
+per manifestar questa vita acciocchè tutti fossino salvi; ha giusta
+querela contro di voi; imperocchè dice per bocca del profeta: — Sonmi
+affaticato chiamando, son fatte rauche le mie fauci, perchè tutto il
+giorno grido per le bocche dei predicatori, e niuno ode. — »[127]
+
+Altre volte il Savonarola si volge al cuore del suo popolo, e
+commovendolo, cerca di condurlo al bene. «Oh s’io vi potessi persuadere
+che lasciate le cose terrene seguitaste le eterne! Certamente, se
+Dio facesse questa grazia a me ed a voi, mi reputerei felice in
+questa vita. Ma questo dono è di Dio: _Niuno può venire a me_, dice
+il Signore, _se il Padre non lo trarrà_. Io non posso illuminare di
+dentro, posso solo percuotere le vostre orecchie; ma che giova se
+dentro non è illuminato l’intelletto, non è acceso l’affetto?»[128]
+«E ciò, chi potrà farlo se non la parola di Dio? Affaticatevi adunque
+intorno ad essa, e fate come si fa del grano, che si macina e si
+trita per cavarne la farina. Altrimenti, a che gioverebbe avere i
+granai pieni? a che gioverebbe avere i tesori delle Sacre Scritture,
+senza cavarne il senso spirituale? Io, adunque, mi affaticherò a fare
+l’ufficio degli Apostoli, dichiarandovi la Sacra Scrittura; a voi si
+apparterrà di essere operatori e non solamente uditori della parola di
+Dio.»[129]
+
+Ma il Savonarola riuscì veramente superiore a sè stesso nell’esporre
+il vangelo dell’Epifania; e condusse il sermone non solo con fantasia
+ed affetto, ma ancora con arte grandissima. «Essendo nato Gesù in
+Betlem della Giudea, nei giorni del re Erode, ecco i Magi dell’Oriente
+vennero in Jerosolima, dicendo: — Dove è questo che è nato dei Giudei?
+Imperocchè abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e veniamo con
+doni ad adorarlo. — Notate le parole e segnate i misteri.... Ecco,
+adunque, che quello per il quale tutte le cose furono fatte, oggi è
+nato temporalmente. Onde il principio di tutte le cose, poi che ha
+creato ogni cosa, nasce ed ha madre una vergine giovanetta.... Ecco che
+quello che nel pugno porta il mondo, è portato da una vergine. Ecco
+quello ch’è sopra tutte le cose, comincia aver patria; già comincia
+essere compatriota degli uomini, compagno degli uomini, fratello degli
+uomini e figliuolo dell’uomo. Ecco quanto a voi s’approssima Dio!
+Cercate, adunque, il Signore mentre si può trovare, invocatelo mentre
+è appresso.... Questo è certamente quel pane che discende dal cielo, e
+ricrea i cuori degli angeli e degli uomini; acciocchè sia agli uomini e
+agli angeli un comun pane....
+
+«Attendete, adunque, fratelli, e non vogliate essere vagabondi. Aprite
+gli occhi vostri e vedete chi son questi che vengono. Io esclamo a voi,
+uomini, e la mia voce è ai figliuoli degli uomini: _Ecco i Magi; ecco i
+Caldei_; ecco quelli che non sono nati tra i Cristiani; ecco quelli che
+non furono battezzati; ecco quelli che non sono istrutti nella legge
+evangelica; ecco quelli che non sono muniti di tanti e tanti sacramenti
+della Chiesa; ecco quelli che non udirono le predicazioni. _Ecco i Magi
+dall’Oriente_: dal mezzo della nazione prava e perversa, da lontano, da
+remote regioni; non s’aggravano delle spese, non della fatica, non dei
+pericoli. _Vennero_. Quando vennero? Quando tutto il mondo era pieno
+d’idolatria; quando s’adoravano le pietre ed i legni; quando era piena
+la terra di caligine di oscurità; quando tutti gli uomini erano pieni
+d’iniquità.... Quando vennero? Quando Gesù era piccolo, quando giaceva
+sopra il fieno, quando dimostrava ancora la sua fragilità, quando non
+avea ancora fatto miracoli.... _Vedemmo la sua stella in Oriente_; la
+stella che mostra il suo avvenimento. Ecco che videro la stella, non
+altri miracoli; non illuminare i ciechi, non suscitare i morti, non
+far altre cose visibili. _E siam venuti ad adorarlo_. Abbiam fatto un
+gran cammino, solamente per adorar i vestigi dei piedi di quello. Se
+lo possiam vedere, se lo possiamo adorare, se lo possiam toccare, se
+gli possiam offerire i nostri doni, stimiamo d’esser beati. Abbiam
+lasciata la patria, abbiam lasciati i parenti, abbiam lasciati gli
+amici, abbiamo lasciati i regni, abbiam lasciate molte ricchezze; siam
+venuti per così lungo cammino, in tanti pericoli, così velocemente;
+solamente per adorarlo. Questo a noi basta, questo stimiamo più che
+i nostri regni, questo più desideriamo che la propria vita.... Che
+cosa, adunque, diremo a queste cose, fratelli? Che cosa, per nostra fè,
+diremo? O fede viva, o carità grandissima! Or vedete quanta sia stata
+la perfidia dei Giudei, quanta la durezza di cuore; imperocchè nè per
+miracoli nè per profezie nè per questa voce si sono commossi.
+
+»Ma perchè abbiam volto il nostro sermone contro i Giudei, e non
+piuttosto contro di noi?... Perchè vedi la festuca nell’occhio del tuo
+fratello, e la trave che è nell’occhio tuo non vedi? Ecco il Signore
+Gesù non è oggi piccolo nel presepio, ma è grande in cielo. Già ha
+predicato, ha fatto miracoli, è crocifisso, è resuscitato, siede alla
+destra del Padre, ha mandato lo Spirito Santo nel mondo, ha mandati gli
+Apostoli, ha già soggiogate le genti....» «Già per tutto è il regno
+dei Cieli; ecco è aperta la porta; il Signore ha corso la via, gli
+Apostoli e i martiri lo han seguitato. Ma tu sei pigro, e ogni fatica
+ti aggrava, e non vuoi seguitare i vestigi di Cristo. Ecco ogni giorno
+moltiplica l’avarizia, cresce la voragine delle usure, la lussuria ha
+già contaminato ogni cosa, la superbia ascende fino alle nuvole. Voi
+siete del padre diavolo, e volete fare i desiderii di vostro padre.
+Oh! quanto bene di voi si potria ripetere quel detto: — Ecco che io
+vado a gente che non mi sapeva e non invocava il mio nome; ho estese
+tutto il giorno le mie mani al popolo incredulo che va nella via della
+perdizione, popolo che mi provoca ad iracondia. — »[130]
+
+Questa descrizione dei Magi che si muovono da lontani paesi, fra
+tanti pericoli, a cercare Gesù ancora bambino; mentre i Cristiani
+restano indifferenti a Lui che, cresciuto e nello splendore della
+sua gloria, apre le braccia invitandoli; fu certamente di quelle che
+più rapirono il popolo, e tutto il sermone è dei migliori che fece il
+Savonarola. Tali esempi d’eloquenza vergine e spontanea erano ignoti
+affatto in quel secolo d’erudizione e d’imitazione.[131] Allora era
+morta anche quella troppo semplice ed ingenua eloquenza che troviamo
+nei sermoni del trecento, e della quale San Bernardino da Siena era
+stato l’ultimo seguace. I predicatori, noi lo abbiamo già detto, quando
+non erano dei grammatici, come il Gennazzano, somigliavano a volgari
+istrioni, o parlavano un gergo scolastico che niuno più capiva. Il
+segreto, quindi, del gran successo ottenuto dal Savonarola, sta tutto
+nell’affetto ch’egli sentiva e sapeva ispirare nel popolo. La sua voce
+era la sola che riuscisse familiare e domestica;[132] egli parlava un
+linguaggio che toccava il cuore della moltitudine; discorreva cose che
+la riguardavano direttamente; era il solo a combattere sinceramente pel
+vero, ad avere un fervido amore pel bene; a commoversi profondamente
+delle sventure di quell’uditorio a cui parlava: e fu perciò il solo
+eloquente in tutto quel secolo. Da che si spense l’antica e santa
+eloquenza dei Padri e Dottori cristiani, non s’era più udita una voce
+che fosse degna d’essere tramandata ai posteri. Frà Girolamo Savonarola
+fu quegli che rimise in onore la predicazione e le ridonò vita; potrà
+quindi chiamarsi il primo oratore moderno.
+
+
+NOTA.
+
+_Sulla lingua in cui furono pronunziate le Prediche del Savonarola._
+
+Da quanto si dice nel testo, apparisce come il signor Perrens e molti
+altri scrittori, si sieno di gran lunga ingannati quando han creduto
+che il Savonarola predicasse assai spesso in latino. Essi sono caduti
+in questo errore per aver visto che molti Sermoni, come quelli appunto
+sulla prima Epistola di San Giovanni, si trovano nell’autografo e nella
+prima edizione latini; e per averli in italiano, fa bisogno tradurli.
+Ma ciò è avvenuto solo per l’uso generalmente invalso a quel tempo
+di scrivere latino. Quando, infatti, i Sermoni furono raccolti dalla
+viva voce, come più tardi avvenne per opera di Ser Lorenzo Violi, si
+ebbero sempre in italiano; ma quando il Savonarola medesimo dovette
+scriverli per la stampa, gli riusciva più agevole il latino. Ed è
+tanto vero che nello scrivere preferisse sempre questa lingua, che
+noi troviamo latine tutte le postille ai margini delle sue Bibbie; ed
+in alcune _selve_, o sieno primi abbozzi di prediche, che si trovano
+autografi nella Magliabechiana (_Vedi nell’Appendice_), si osserva
+con evidenza, che quando il Savonarola voleva dare l’ultima forma ad
+un pensiero e ridurlo, per così dire, ad un pezzo della predica che
+dovea fare, allora solamente usava l’italiano; ma quando metteva giù
+l’idea alla prima per rammentarsene, usava sempre il latino. Molte
+delle sue opere scrisse in latino, per tradurle poi egli medesimo
+in italiano e farne così una seconda edizione, _perchè servisse alla
+universalità dei credenti_: parole che il Savonarola ripete innanzi
+a tutte le traduzioni delle sue opere, e che tolgono ogni peso
+all’opinione di coloro che vorrebbero farci credere che il latino fosse
+allora universalmente inteso. Quanto allo scrivere, essendo il latino
+comune a tutta Europa, era divenuta la sola lingua dei dotti; epperò,
+trattandosi di opere teologiche o filosofiche, si aveva un linguaggio
+scientifico già tutto formato in latino: per iscrivere italiano,
+sarebbe stato quindi necessario cominciare dal cercar nuove frasi e
+nuovi modi, e quasi creare un nuovo stile.
+
+Per non distenderci ora in più parole, noteremo solo come le prediche
+sull’_Arca di Noè_, fatte dal Savonarola nel 94, vennero raccolte dalla
+viva voce in italiano; ma per dar loro _una forma più letterata_,
+furono poi (come l’editore stesso ci avverte) tradotte in pessimo
+latino, e così date alla luce. Le prediche sopra Giobbe furono del
+pari raccolte in italiano e tradotte in latino, ma da questa traduzione
+rimesse di nuovo in volgare, _come a principio in verità furon fatte et
+predicate_, secondo che anche qui ci avverte l’editore, il quale volle
+questa volta pubblicarle in italiano. Questi fatti debbono persuaderci
+che se ci avviene di trovare latini i Sermoni del Savonarola, sia
+nell’edizione originale, sia nell’autografo stesso, ciò non è argomento
+per credere che sul pergamo li dicesse in latino.
+
+
+
+
+CAPITOLO NONO.
+
+Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; elezione d’Alessandro
+VI. Viaggio del Savonarola a Bologna: separazione di San Marco dalla
+Congregazione Lombarda: riforma del Convento. [1492-93.]
+
+
+Lorenzo il Magnifico si era ritirato nella sua amena villa di Careggi.
+Un male fierissimo travagliava le sue viscere, e già nei primi giorni
+dell’aprile 1492 non v’era più alcuna speranza di guarigione. Invano
+i medici tentavano ogni prova dell’arte salutare; invano era venuto
+da Pavia il rinomato Lazzaro da Ficino: la sua maravigliosa bevanda
+di gemme distillate non dava alcun risultato; il Magnifico era vicino
+a morte. I pochi amici che restano fedeli in quelle ore estreme, gli
+dimostravano un grande affetto; il Ficino ed il Pico lo visitavano
+di continuo; Angelo Poliziano non s’era mai dipartito dal suo letto.
+Questi amava sinceramente il suo mecenate; sentiva di perdere in lui
+quello a cui dovea tutto nella vita, quello a cui la gratitudine lo
+avea legato più che ad ogni altro uomo sulla terra. Invano cercava
+nascondere il suo dolore, invano voleva trattenere le lacrime: Lorenzo
+lo fissava con quello sguardo misterioso dei moribondi, ed egli non era
+più padrone di sè, dava in un pianto dirotto.[133]
+
+L’affetto rendeva solenni queste ultime ore del Magnifico, che avendo
+rivolto sinceramente i suoi pensieri alla religione, sembrava essere
+tutto mutato. Ed infatti, quando gli fu portata la comunione, si forzò
+di levarsi; volle essere sostenuto sulle braccia dei suoi familiari
+per andare incontro al sacerdote; che, vedendolo così stranamente
+commosso, dovette ordinargli di ritornare a letto, ove si durò non poca
+fatica per rimetterlo in calma. Il passato ridestavasi alla memoria
+di Lorenzo terribile e spaventoso: a misura ch’egli si avvicinava
+all’ora estrema, le sue colpe parevano giganteggiare innanzi ai suoi
+occhi e divenire sempre più minacciose. A questo terrore gli estremi
+uffici della religione non davano alcun conforto, perchè egli avendo
+perduto ogni fiducia degli uomini, non credeva neppure alla sincerità
+del suo medesimo confessore. Usato a vedere ognuno obbedire ai suoi
+cenni, piegarsi alla sua volontà, non sapea persuadersi che alcuno
+potesse ardire di negargli l’assoluzione; onde essa non avea di niente
+alleviato il peso che opprimeva la sua coscienza, ed i suoi rimorsi
+erano sempre più crudeli. — Niuno osò mai darmi un no risoluto, —
+andava egli fra sè ripensando; e questo pensiero che una volta era
+stato il suo orgoglio, diveniva ora il suo martirio.
+
+Ad un tratto, però, gli venne innanzi l’immagine severa del Savonarola;
+si rammentò che esso non aveva ceduto nè alle minacce nè alle lusinghe,
+ed esclamò: — «Io non conosco altro vero frate, se non questo;» — e
+mostrò desiderio di confessarsi a lui. Fu subito mandato a San Marco
+pel Savonarola, il quale restò così maravigliato d’una tanto insolita
+e inaspettata chiamata, che quasi non vi credette; e fece rispondere,
+come gli pareva inutile il suo andare a Careggi, perchè certo le sue
+parole non sarebbero state di buon animo accolte da Lorenzo. Ma quando
+gli fu descritto il grave stato del malato e il desiderio da esso
+manifestato di confessarsi a lui, si mise subito in cammino.[134]
+
+Lorenzo sentivasi quel giorno più che mai presso alla morte. Aveva
+chiamato a sè il figlio Piero, e dato i consigli ultimi e l’estremo
+addio. Quando gli amici, che erano stati esclusi da questo colloquio,
+poterono rientrare in camera ed allontanare il figlio la cui presenza
+lo avea già troppo commosso, egli mostrò desiderio di rivedere Pico
+della Mirandola, che subito venne. Parve che la dolce presenza di
+quel giovane benevolo e tranquillo lo calmasse un poco, e gli disse:
+«Io sarei morto assai scontento, se non mi fossi prima rallegrato un
+poco della tua vista.» Il suo volto si rasserenava, i suoi discorsi
+divenivano quasi lieti; cominciava, infatti, a ridere e scherzare col
+suo amico. Non appena si partiva il Pico, che entrava il Savonarola
+e s’accostava ossequiosamente al letto del moribondo Lorenzo. Tre
+peccati egli voleva confessare a lui e chiederne assoluzione: il
+sacco di Volterra; i danari tolti al Monte delle fanciulle, cagione
+a moltissime di perduta vita; il sangue sparso dopo la congiura dei
+Pazzi. Nel parlare, il Magnifico si agitava di nuovo, ed il Savonarola
+per calmarlo andava ripetendo: — Iddio è buono. Iddio è misericordioso.
+— «Ma,» aggiunse, non appena Lorenzo ebbe finito di parlare, «vi
+bisognano tre cose.» — «E quali, padre?» — rispose Lorenzo. Il volto
+del Savonarola divenía grave, e spiegando le dita della sua destra,
+egli incominciava a dire. — «Primo. Vi bisogna avere una grande e viva
+fede nella misericordia di Dio.» — «Questa io l’ho grandissima.» —
+«Secondo. Vi bisogna restituire tutto il mal tolto, o commettere ai
+vostri figli che lo restituiscano per voi.» — A questo il Magnifico
+parve rimanere maravigliato e dolente; pure, facendo forza a sè stesso,
+acconsentì con un cenno del capo. Il Savonarola levossi finalmente
+in piedi, e mentre il moribondo principe si rimpiccioliva pauroso nel
+letto, egli sembrava divenire maggiore di sè, dicendo: — «Ultimo. Vi
+bisogna restituire la libertà al popolo di Firenze.» — Il suo volto
+era solenne; la voce quasi terribile; gli occhi, per indovinare la
+risposta, stavano intenti e fissi in quelli di Lorenzo; il quale,
+raccogliendo quante forze la natura gli avea lasciate in quel punto,
+volse sdegnosamente le spalle senza pronunziar più parola. E così
+il Savonarola si partiva senza dare l’assoluzione; ed il Magnifico,
+lacerato dai rimorsi, dava poco dipoi l’ultimo fiato, il giorno 8
+aprile 1492.[135]
+
+La morte di Lorenzo dei Medici portava un gran mutamento nelle cose di
+Toscana e d’Italia. Il suo accorto procedere, il sapersi con prudenza
+destreggiare fra i vari potentati, il tenerli con molta arte uniti
+fra loro, lo aveano fatto quasi moderatore della politica italiana;
+e Firenze ne era divenuto centro delle più gravi faccende di stato.
+Piero, invece, parea che in ogni sua qualità fosse opposto al padre.
+Bello e valido della persona, s’era abbandonato tutto ai piaceri delle
+donne ed agli esercizi del corpo. Egli aveva una facilità grande di
+verseggiare improvviso, ed una pronunzia grata e piacevole; ma poneva
+la sua ambizione nel cavalcare e giostrare, nei giuochi del calcio,
+del pugno e della palla, nei quali si teneva tanto valente da sfidare
+i primi giocatori d’Italia, che venivano perciò in Firenze. Egli
+aveva ereditato dalla sua madre tutta la superbia di casa Orsina; ma
+dal padre, niuna di quelle maniere modeste e civili che tanto avevano
+contribuito a renderlo popolare. Era invece di modi rotti e spiaceva
+ad ognuno: lasciavasi poi trasportare così violentemente dall’ira, che
+un giorno, in presenza di molti, dètte uno schiaffo ad uno de’ suoi
+cugini. Queste cose erano tenute in Firenze assai più intollerabili
+d’ogni aperta violazione delle leggi, e bastavano per sè sole a
+creargli un gran numero di nemici.[136]
+
+Nè i suoi modi spiacevano solo ai privati; ma fin dal principio del
+suo governo, s’era in maniera disgustato tutti i principi italiani,
+che Firenze ne perdeva tutta quella preminenza che Lorenzo aveva
+saputo conservarle. Trascurava affatto le cose dello Stato, nè si
+dava altra cura se non quella di cercare una occasione a restringere
+vieppiù il governo nelle sue mani: ogni giorno distruggeva qualcuna
+di quelle apparenze di libertà, che il Magnifico con tanta cura aveva
+lasciate intatte, ed a cui il popolo era ancora assai affezionato. Onde
+l’universale dei cittadini ne stava sempre più malcontento; e s’era
+già formato un partito avverso, che veniva di continuo accresciuto
+da moltissimi di coloro medesimi che sotto Lorenzo erano stati dei
+più affezionati ai Medici. Già cominciava una certa espettazione di
+cose nuove, le quali divenivano d’ora in ora più desiderabili e più
+necessarie, perchè Piero, vedendosi abbandonato dai cittadini di
+reputazione, era costretto circondarsi di gente sempre più nuova ed
+incapace.
+
+La moltitudine cresceva perciò intorno al pergamo del Savonarola, il
+quale veniva considerato come il predicatore del partito avverso ai
+Medici. L’essersi il Magnifico, presso alla morte, voluto confessare
+a lui, avevagli fatto guadagnare infinitamente nell’opinione di
+tutti coloro che erano stati ammiratori di quel principe, e che ora
+si allontanavano dal figlio pe’ suoi modi violenti e per la sua mal
+sicura politica. Il popolo andava da un altro lato rammentando, come
+nella sagrestia di San Marco, in presenza d’alcuni rispettabili
+cittadini,[137] il Savonarola aveva predetto la morte vicina di
+Lorenzo, del papa e del re di Napoli. Una parte di questa predizione
+erasi quasi immantinente verificata; un’altra sembrava già vicina al
+suo adempimento.
+
+Le forze vitali d’Innocenzo VIII svanivano rapidamente: egli era da
+più tempo caduto in una specie di sopore, cresciuto qualche volta sino
+al punto di farlo creder morto a tutta la corte. Si cercava invano
+ogni mezzo per ridestare la spenta vitalità del papa, quando un medico
+ebreo propose di tentare con un nuovo strumento la trasfusione del
+sangue; cosa tentata fino allora soltanto sugli animali. Il sangue
+del decrepito pontefice doveva passare tutto nelle vene d’un giovane,
+che dovea cedergli il suo. Tre volte fu tentata la difficile prova,
+nella quale, senza alcun giovamento del papa, tre giovanetti perderono
+successivamente la vita; forse a cagione di aria introdottasi nelle
+loro vene. Il giorno 25 aprile 1492 cessava di vivere Innocenzo VIII; e
+cominciavasi subito a trattar la nuova elezione.[138]
+
+La corruttela era nella corte romana giunta a tal segno, che quelle
+medesime enormità le quali una volta si facevano in segreto ed erano
+nondimeno cagione di scandalo e di rammarico universale, avevano
+luogo adesso, sotto agli occhi di tutti, senza che alcuno quasi se
+ne maravigliasse. I cardinali non passarono nel conclave il numero di
+ventitrè; la elezione si ridusse ad un semplice mercato di voti, nel
+quale riuscì vittorioso Roderigo Borgia, per essere il cardinale che
+poteva offerire un maggior prezzo ed un maggior numero d’impieghi. Quel
+giorno medesimo, i Romani videro con indifferenza le mule cariche di
+oro entrare nel palazzo d’Ascanio Sforza,[139] che era stato il più
+forte rivale del Borgia; e parlavasi dei particolari di quel mercato
+come di cose ordinarie e naturali.[140]
+
+Il nome d’Alessandro VI, che fu assunto dal nuovo pontefice, è noto
+abbastanza per turpe fama, senza che vi sia bisogno di fermarsi
+a parlarne troppo lungamente. Di nazione spagnuolo, egli era in
+origine avvocato di Valenza. La sua grande facilità nel parlare,
+un’attitudine maravigliosa a tutti gli affari, specialmente di finanza
+e di amministrazione, lo avevano di grado in grado fatto salire al
+cardinalato. Una delle passioni che più fortemente lo dominarono, era
+l’avidità insaziabile del danaro; per cui egli si trovava di continuo
+in intimi rapporti coi Mori, coi Turchi e cogli Ebrei, disprezzando
+ogni pregiudizio ed ogni uso più rispettato del suo secolo. Così potè
+raccogliere quella ricchissima fortuna che lo fece ascendere al papato.
+Amava la vita libera e sciolta dei sensi, ed era sempre stato sotto
+il dominio di qualche donna. Quando pervenne al pontificato, era la
+famosa Vannozza; prima era stata la madre di lei; e più tardi fu la
+figlia Lucrezia Borgia, cagione di quegli scandali e quelle sanguinose
+gelosie che tutto il mondo conosce, e che resero il nome di quella
+famiglia un disonore della specie umana. Tale era la fama di colui che
+saliva al pontificato, che l’annunzio ne fu ricevuto in tutta Italia
+con un rammarico universale; e Ferdinando di Napoli non potè trattenere
+le lacrime: cosa che non gli era seguita neppure nella morte dei
+figli.[141]
+
+Parve, nondimeno, che il principio di questo pontificato volesse
+smentire l’opinione che se n’era concepita. Si vide per la prima volta
+rimessa in qualche ordine l’amministrazione delle entrate pontificie:
+i delitti che negli anni decorsi avevano infestato la Campagna e tutte
+le province, numerandosi per ogni settimana quasi a centinaia, furono
+severamente repressi, e scemarono ad un tratto maravigliosamente.
+Troppo presto però si conobbe che tutto ciò aveva un solo scopo; quello
+di cavare più facilmente dai sudditi una maggior quantità di danaro, e
+creare dei principati più fermi e sicuri ai figli del papa, i quali già
+si rendevano noti per la oscenità delle loro libidini e l’atrocità dei
+loro delitti.[142]
+
+Per questi fatti, gli animi erano davvero atterriti, e guardavano con
+trepidazione il futuro. Gli occhi si volgevano involontariamente a
+colui che sempre avea predetto sventure all’Italia ed alla Chiesa, e le
+cui parole sembravano stranamente verificarsi tutte. Due dei principi
+ai quali aveva predetto la morte, erano adesso già scesi nella tomba;
+il terzo non poteva, per la sua decrepitezza, tardare ancor molto; e
+la Chiesa non avea da secoli versato in condizioni sì tristi. Le tre
+famose Conclusioni passavano perciò di bocca in bocca: lo sconforto
+dei veri credenti faceva ch’essi vi cominciassero a prestare un’intera
+fede, e lo strano terrore che s’era impadronito dell’universale
+spargeva nel mondo il nome del Savonarola. Il quale era nel medesimo
+tempo causa e vittima di queste voci. Il vedere come allora quasi
+ognuno si volgesse verso le sue idee, lo confermava ed esaltava più
+che mai in esse. I tempi destinati gli parevano ormai vicini; leggeva e
+rileggeva i profeti; predicava con maggiore impeto; nè è maraviglia che
+in tale stato crescessero le sue visioni.
+
+Infatti, questo medesimo anno 1492, mentre che egli predicava
+l’avvento, ebbe un sogno che aveva tutta l’apparenza d’una visione,
+e che il Savonarola non esitò un istante a credere una rivelazione
+divina. Gli parve di vedere nel mezzo del cielo una mano con una spada,
+su cui era scritto: _Gladius Domini super terram cito et velociter_.
+Udì molte voci chiare e distinte, che promettevano misericordia ai
+buoni, minacciavano flagelli ai cattivi e gridavano che l’ira di Dio
+era vicina. Ad un tratto la spada si rivolge verso la terra; l’aere
+s’oscura; piovono spade, saette e fuochi; s’odono terribili tuoni;
+e tutta la terra è in preda alle guerre, alla fame, alla peste.
+La visione sparisce, con un comando al Savonarola di minacciare i
+flagelli, ispirare agli uomini il timore di Dio ed indurli a pregare il
+Signore perchè mandi alla Chiesa buoni pastori, che prendano finalmente
+cura delle anime smarrite.[143] Più tardi noi vediamo questa visione
+rappresentata in un numero infinito d’incisioni e medaglie, e quasi
+divenuta un simbolo del Savonarola e della sua dottrina.
+
+In questi mesi, però, inaspettatamente lo troviamo lontano da Firenze:
+nell’aprile del 1492 egli era a Pisa, dove fece alcuni sermoni
+nel monastero di Santa Caterina, e strinse amicizia con Stefano da
+Codiponte,[144] che fu poi uno dei suoi più fedeli ed affettuosi
+seguaci. Nella quaresima del 93 è più lontano ancora, giacchè predica a
+Bologna. Sembra che Piero dei Medici, annoiatosi di questo predicatore
+troppo popolare, intorno al quale si radunavano i suoi nemici, lo
+facesse per mezzo dei superiori di Roma o di Milano allontanar qualche
+tempo da Firenze. I frati di San Marco ne erano dolentissimi, ed il
+Savonarola cercava di confortarli per mezzo di lettere. «Io mi ricordo
+sempre della vostra dolce carità, e spesso ne ragiono con Frà Basilio,
+diletto mio figliuolo e unanime vostro fratello in Cristo Gesù.....:
+noi stiamo molto solitari, come due tortorine che aspettano che torni
+la primavera, per tornare nei luoghi caldi, dove siamo usati di vivere
+in mezzo i fiori e gaudi dello Spirito Santo.... Ma se vi par troppo
+essere contristati, reputando di non poter vivere senza me, la vostra
+carità è ancora imperfetta, e però Dio mi ha tolto a voi per qualche
+tempo.»[145]
+
+A Bologna il Savonarola predicava, però, di mala voglia. Mandato via
+da Firenze come troppo amico del popolo, si trovava in città governata
+dalla ferrea mano dei Bentivoglio; bisognava dunque tenersi assai
+stretto nei limiti. Obbligato ad un predicare tutto contrario a’ suoi
+impulsi, riuscì freddo, e lo chiamavano «uomo semplice e predicatore da
+donne.»[146] L’uditorio nondimeno era numeroso, e la folla, invitata
+dal suo nome, accorreva. Vi frequentava, fra gli altri, la moglie del
+Bentivoglio, la quale veniva assai tardi, e traendosi dietro un lungo
+strascico di dame, di cavalieri e di paggi, interrompeva ogni giorno
+la predica. Questo era uno di quei disordini che il Savonarola non
+sapeva tollerare. Le prime volte fermò il suo discorso, credendo che
+fosse un rimprovero bastevole: la cosa procedeva invece più oltre;
+onde egli fece qualche cenno sul peccato di distorre i fedeli dai
+loro uffici religiosi. Ma la superba dama, messa in punto, veniva
+ogni giorno con maggiore strepito e più orgoglioso dispetto. Sino a
+che il Savonarola, trovandosi una mattina nel fervore della predica
+e venendo secondo il costume interrotto, non seppe più trattenersi e
+gridò: « — Ecco, ecco il diavolo che viene ad interrompere il verbo di
+Dio.»[147] — La Bentivoglio fu talmente presa dall’ira, che ordinò a
+due de’ suoi staffieri che andassero a finirlo sul pergamo; ma ad essi
+mancò in sul fatto l’animo di commettere una tanta enormità. Ella non
+pertanto fremeva al pensiero d’essere stata umiliata da un frate, e
+mandò due altri de’ suoi satelliti perchè lo cercassero nella cella e
+gli facessero qualche grave ingiuria. Ed il Savonarola seppe riceverli
+con una tale fermezza d’animo, e parlò loro con un accento tanto sicuro
+e quasi imperioso, ch’essi lo udirono e si partirono confusi.[148] Per
+buona fortuna, la quaresima era già in sul finire, ond’egli ben presto
+dètte il suo addio al popolo. Pure, volendo dare un’altra prova che non
+si lasciava facilmente spaventare, disse pubblicamente sul pergamo:
+«Questa sera piglierò il cammino verso Firenze col mio bastoncello e
+fiasco di legno, ed albergherò a Pianoro. Se alcuno volesse nulla da
+me, venga prima che io parta. Sappiate però che la mia morte non si
+deve celebrare a Bologna.»[149]
+
+Volgendo i passi a Firenze insieme col suo compagno Frà Basilio,
+egli pensava alle mutate condizioni della città, al malcontento del
+popolo, allo sdegno di Piero e alle difficoltà che avrebbe incontrate
+nelle sue future predicazioni. E mentre l’animo suo era occupato da
+questi pensieri, e che si trovava ancora parecchie miglia lontano da
+Firenze, fu in modo vinto dalla stanchezza, che non aveva più forza di
+continuare oltre il suo cammino nè di prendere cibo. Quand’ecco gli
+viene in aiuto la visione d’un uomo incognito, che gli ridona forza
+e coraggio, ed accompagnatolo a Firenze infino alla Porta San Gallo,
+gli dice: — «Rammentati di fare quello per cui sei stato mandato da
+Dio;» — e così detto, sparisce.[150] Non è certo da maravigliarsi che
+il Savonarola, vinto dalla stanchezza, avesse un’altra visione. Il
+lettore potrà d’altronde fare di tali leggende il giudizio che crede:
+noi le raccontiamo perchè sono parte della storia di quei tempi,
+avendovi allora prestato fede uomini grandissimi,[151] e più di tutti
+il Savonarola medesimo; come abbiamo già notato altrove, e come avremo
+occasione di discorrerne assai più a lungo.
+
+A Firenze trovò peggiorato assai lo stato della città, essendo
+cresciuta l’insolenza di Piero, e i mali umori del popolo divenendo
+ogni giorno più manifesti. Il priore di San Marco doveva trovarsi
+perciò in condizione assai più difficile: bisognava tacersi, o esporsi
+ad esser mandato via con qualche nuovo ordine che venisse dai superiori
+di Lombardia o di Roma. Considerando questo stato di cose, rammentò il
+Savonarola che la Congregazione Toscana era stata divisa dalla Lombarda
+sino all’anno 1448, quando vi fu unita a cagione della peste che aveva
+in Toscana disertato i conventi: non dovea quindi riuscir difficile
+ridurla alla sua prima indipendenza, ora che i frati vi si erano
+moltiplicati.[152] Si mise, dunque, con ogni ardore a quest’opera,
+dalla quale dovevano dipendere tutti i suoi futuri disegni. Ed in
+essa manifestò per la prima volta una grande attività pratica; mentre
+l’indole leggiera ed inconseguente di Piero de’ Medici ne risultò
+sempre più manifesta. Questi, infatti, si lasciò persuadere a favorire
+una domanda che era diretta solo a render vana la sua autorità sul
+convento di San Marco; e fece dai magistrati scrivere più lettere
+all’ambasciatore fiorentino a Roma ed al cardinal di Napoli, caldamente
+raccomandandola.[153] La condotta di Piero era tanto più inesplicabile,
+in quanto che egli s’era allora appunto dato a favorire i Frati Minori,
+stati sempre nemici dei Domenicani, e i quali ora predicando, contro a
+gli ordini espressi della Signoria, la cacciata degli Ebrei, avevano
+fatto nascere in Firenze non pochi disordini.[154] Ma, sia che egli
+non capisse l’importanza della domanda, sia che volesse dispiacere
+a Lodovico il Moro signore di Lombardia, certo è che in questa cosa
+favorì il Savonarola; il quale profittando del momento, mandò subito a
+Roma Frate Alessandro Rinuccini e Frà Domenico da Pescia, di cui avremo
+in appresso lunga occasione di discorrere. Egli era il suo più sincero
+e ardente seguace: nato ai piedi della montagna pistoiese, aveva tutto
+l’ardire e l’audacia di quei montanari; animo pieno di sincerità e di
+fede, era tutto entusiasmo e devozione pel Savonarola; lo credeva un
+profeta mandato da Dio a Firenze, e si sarebbe per lui gettato nel
+fuoco senza esitare un istante. Questi due frati trovarono a Roma,
+che i favori ottenuti non bastavano a combattere i Lombardi, i quali,
+per mezzo di Lodovico il Moro, avevano l’aiuto di molti ambasciatori;
+onde quella disputa di conventi sembrava essere divenuta un affare di
+stato.[155] Da Roma scrivevano perciò al Savonarola, che bisognava
+deporre il pensiero di riuscire nell’impresa; ma egli in risposta
+diceva loro: «Non dubitate, state forti ed avrete vittoria: il Signore
+disperde i consigli della gente, e manda per terra i disegni dei
+principi.»[156]
+
+Ed invero, la vittoria si ebbe in un modo inaspettato e strano. Il
+22 maggio 1493, ogni speranza di successo sembrava perduta; il papa,
+svogliato, licenziava il concistoro, dicendo di non volere per quel
+giorno firmare alcun breve. Restava solamente il cardinal di Napoli,
+con cui si tratteneva in discorsi piacevoli ed ameni, abbandonandovisi
+col solito eccesso della sua indole. Al cardinale parve essere venuto
+il momento opportuno, e destramente cavatosi di tasca il breve, che
+già era stato disteso, pregava il papa di firmarlo. Questi sorridendo
+negava, e quegli sorridendo, cavatogli dal dito l’anello, bollava il
+breve.[157] Non aveva appena finito, che, quasi l’avessero saputo,
+arrivavano messi pressantissimi dei Lombardi con nuove e più valide
+raccomandazioni. Ma il papa non volle più udir parola di questo
+affare, che già lo aveva noiato, dicendo: _Quel che è fatto è fatto_.
+In tal modo, San Marco otteneva la sua indipendenza, e le parole del
+Savonarola si verificavano.
+
+I Lombardi, rimasti vinti così inaspettatamente, fecero mille tentativi
+per annullare o almeno scemare la forza del breve; e furono in questo
+favoriti dallo stesso Piero dei Medici, che dopo averli combattuti,
+voleva aiutarli.[158] Ma ormai era troppo tardi: San Marco, divenuto
+centro d’una congregazione, dipendeva solo da Roma. Il Savonarola
+venne subito rieletto priore; e nella sua nuova condizione, libero
+finalmente e padrone di sè, poteva parlar franco e sicuro; nè doveva
+più riuscire ad alcuno rimuoverlo da Firenze, sua unica sede. Egli solo
+aveva sin dal principio capita l’importanza del breve ottenuto; gli
+altri dovevano avvedersene più tardi. Nuovi e più gravi pericoli si
+avvicinavano però rapidamente, ed il nostro frate vi si apparecchiava.
+
+Bisognava, innanzi tutto, riordinare e disciplinare il convento. Una
+volta, egli aveva pensato di ritirarsi coi suoi frati sopra un monte
+solitario, ed ivi menare vita povera e romita;[159] ma ora questi sogni
+giovanili aveano ceduto il luogo a più mature idee. Si trattava, non
+di abbandonare la società, ma di viverci in mezzo per correggerla;
+non di formare dei romiti, ma dei buoni religiosi, che menassero
+vita esemplare e fossero pronti a spendere il sangue per salute delle
+anime. Correggere i costumi, riaccendere la fede, riformare la Chiesa:
+ecco ciò che il Savonarola voleva promuovere. E quando il Signore
+avesse adempiuti questi santi desiderii, si sarebbe allora partito
+d’Italia coi suoi più animosi frati, per andare a portare in Oriente la
+religione di Cristo. Costantinopoli era uno dei sogni di quel tempo:
+i politici volevano umiliare il nemico dell’Europa e ristabilire
+l’impero latino; i religiosi volevano convertire gl’infedeli e
+rimettere Gerusalemme in mano dei credenti; e moltissimi credevano col
+Savonarola, che si avvicinasse il tempo annunziato nelle profezie e che
+si dovesse finalmente avere _un solo ovile ed un solo pastore_.
+
+Ma, per tornare al convento, la prima riforma che fece il Savonarola,
+fu di rimettere in vigore la povertà. San Domenico avea con terribili
+parole minacciata la sua maledizione contro coloro che ardissero
+introdurre le possessioni fra i suoi religiosi; ma dopo la morte
+di Sant’Antonino, quelle parole rimanevano solo scritte sulle mura
+dei chiostri:[160] il convento di San Marco aveva, con una riforma,
+assunto la facoltà di possedere, ed in breve tempo erano moltiplicate
+le sue ricchezze. Il Savonarola, adunque, chiamò in vigore l’antica
+costituzione; ma siccome le oblazioni erano già da lungo tempo scemate,
+bisognò provvedere in modo da sopperire altrimenti ai bisogni del
+convento. Ne scemò le spese col vestire i frati di panni più poveri;
+col rendere le loro celle più semplici e disadorne; col vietare di
+tenervi libri miniati, crocifissi d’oro o argento, e simili vanità.
+Ma ciò non bastava. Volle, adunque, che i suoi frati vivessero col
+frutto delle loro fatiche, e fece quindi istituire delle scuole nelle
+quali studiavasi pittura, scultura, architettura, arte di scrivere e
+miniare codici. I conversi e quei frati che erano meno atti alle più
+alte opere di spirito, dovevano esercitare queste arti per aiutare
+ai bisogni del convento. I sacerdoti e prelati in tal modo potevano
+più liberamente attendere alla confessione, aver cura delle anime,
+dirigere l’educazione intellettuale e spirituale dei novizi. I più
+provetti nello spirito di carità e nella teologia, dovevano darsi
+alla predicazione e percorrere le varie città, accompagnati da un
+solo converso, che non doveva mai tralasciare il lavoro, per potere
+coi suoi guadagni, in parte almeno, aiutare il compagno. Tre sorta
+di studi il Savonarola promosse dipoi principalmente nel convento:
+teologia, morale, e sopra ogni altra cosa lo studio delle Scritture,
+per l’intelligenza delle quali s’insegnava il greco, l’ebraico ed altre
+lingue orientali. E queste lingue dovevano servire anche di più in
+quel giorno in cui, siccome sperava, egli ed i suoi sarebbero stati dal
+Signore inviati a portare il Vangelo fra i Turchi.[161]
+
+Non tutte queste idee si misero facilmente in atto nè tutte restarono
+senza ostacoli, ma il convento cominciò rapidamente a fiorire: cresceva
+il fervore e lo zelo per gli studi; cresceva l’amore per le Sacre Carte
+e lo spirito di religione. Facile riusciva il progredire, quando si
+vedeva il priore essere un modello vivo e parlante dei principii che
+inculcava. I suoi panni erano sempre i più rozzi; il suo letto era
+il più duro; la sua cella la più povera; severo verso gli altri, era
+severissimo verso di sè. Onde un entusiasmo nacque nel popolo in favore
+di San Marco; molti nobili cittadini domandarono di vestir l’abito;
+si diceva che Angelo Poliziano e Pico della Mirandola vi fossero assai
+inclinati: ma quello che è più, queste simpatie eran sórte ancora negli
+altri conventi. Quelli di San Domenico di Fiesole, Prato e Bibbiena; i
+due ospizi della Maddalena in pian di Mugnone e di Lecceto, chiesero di
+rientrare nella nuova Congregazione Toscana e furono ricevuti.[162] Le
+cose arrivarono a segno, che i Camaldolensi del monastero degli Angioli
+stesero per man di notaio un contratto, col quale si obbligavano di
+mutare ordine per riunirsi a San Marco. Il Burlamacchi fu portatore
+di questa domanda al Savonarola, che la ricusò, perchè fuori del suo
+arbitrio e dell’autorità concessagli dal breve. Non voleva dare ai suoi
+nemici occasione di muovergli giuste accuse: avrebbe bensì desiderato
+di raccogliere intorno a sè tutti i Domenicani della Toscana; ma questo
+neppure poteva facilmente riuscire, a cagione degli odii politici
+che dividevano quel paese.[163] Infatti, noi lo troviamo a Pisa assai
+male ricevuto; e di quarantaquattro frati non poterne avere che soli
+quattro, fra cui primo fu quello Stefano Codiponte di cui abbiamo
+più sopra accennato.[164] A Siena venne accolto anche peggio, perchè
+ricevette dalla Signoria ordine di partire; ed egli tornossene sdegnato
+a Firenze,[165] dove la Congregazione di San Marco cresciuta e fiorente
+procedeva innanzi, piena di fervore in quelli che ne facevano parte,
+incoraggiata dalle simpatie di coloro che la circondavano.
+
+
+NOTA.
+
+_Sulla morte di Lorenzo il Magnifico, e sulle ultime parole che gli
+disse il Savonarola._
+
+Alcuni storici, desiderosi di difendere i Medici in ogni occasione,
+a torto e a diritto, hanno voluto negare che il Savonarola dicesse
+veramente a Lorenzo le tre parole da noi riportate. Di tutte le ragioni
+che adducono per sostenere la loro asserzione, una sola merita di
+essere presa in considerazione. — Il Poliziano, nella sua lettera a
+Iacopo Antiquario (_XV kalendas iunias_ 1492), descrive minutamente
+la malattia e la morte di Lorenzo, parla della visita del Savonarola,
+e non riferisce le tre parole da noi citate. Ora, aggiungono quegli
+storici, esso era il solo testimonio oculare del fatto; scriveva
+privatamente ad un amico, e quindi non avea alcuna ragione di
+alterarlo: esso, dunque, merita più fede dei biografi del Savonarola,
+che per lodare il loro eroe, hanno probabilmente colorito i fatti a lor
+modo. —
+
+Innanzi tutto, non ci è alcuna ragione per accertare che il Poliziano
+fosse stato presente al colloquio di Lorenzo e del Savonarola; anzi,
+il biografo Razzi (Cap. VI) dice espressamente che in quel momento _gli
+altri usciron di camera_. Certo è che il Poliziano dice di essere stato
+più volte rimandato nella vicina stanza, ed è assai probabile che ivi
+ritornasse quando si trattava di confessione: se pure restò presente,
+non è da credere che il Magnifico volesse confessare i suoi peccati ad
+alta voce. Quanto poi allo scrivere privatamente ad un amico, questa è
+una ragione che si può addurre solamente da chi ignora come le lettere
+che gli eruditi del XV secolo si scrivean tra loro, erano pubbliche
+quanto le loro opere, e assai spesso venivano da loro medesimi raccolte
+e messe a stampa.
+
+Ma volgiamoci a considerare un poco, chi sono coloro che raccontano
+il fatto nel modo da noi descritto. Il numero ne è infinito: possiamo
+dire che tutti i biografi del Savonarola, antichi o moderni, a stampa
+o manoscritti, sono d’accordo a seguire la medesima narrazione; fatta
+eccezione solamente del signor Perrens e del Rastrelli, che scrisse un
+lavoro anonimo (colla data di Ginevra 1781), il quale può chiamarsi un
+libello piuttosto che una biografia. La nostra narrazione, adunque,
+è appoggiata all’autorità di questi scrittori: Burlamacchi, pag. 19;
+Pico, cap. VI; Barsanti, lib. I, paragr. XXVI-VII; Razzi, cap. VI, Ms.
+nella Riccardiana e nella Magliabechiana; Cinozzi Ms., come sopra,
+nella Riccardiana 2053, e nella Magliabechiana XXXV, 206; Fra Marco
+della Casa, _Vita_ ec., Ms. nel convento di San Marco a Firenze; _Vita
+Fratris Hieronymi, Fratris Salvestri et Fratris Dominici_, prezioso
+Ms., che sembra autografo, passato dalla biblioteca del noviziato di
+San Marco alla Magliabechiana, I, VII, 28. Nel cap. XXIII di questa
+Vita l’autore dice: «Omnia hæc quæ in hac Vita scripta sunt, aut ab
+autore visa aut a fide dignis audita;» e nel cap. XI egli racconta
+il fatto siccome il Padre Burlamacchi e gli altri. Nella biblioteca
+di Gino Capponi, Cod. CCCXIII, si trova un Ms. che, sebbene sia una
+parafrasi del Burlamacchi, pure serve a confermare il medesimo fatto;
+un altro simile se ne trova nella Biblioteca imperiale di Parigi, e ve
+n’è un numero infinito in altre biblioteche pubbliche e private, che è
+inutile di qui riferire. Vedi anche ciò che dice il Rubieri, intorno
+a questo fatto, nelle sue pregevolissime _Osservazioni critiche_ al
+Perrens, _Polimazía_, Num. 3 e 4, anno II.
+
+Non volendo, però, discutere ad una ad una tutte le autorità che
+sostengono la nostra opinione, ci fermeremo solo a quelle del
+Burlamacchi e del Pico. (Burlamacchi, pag. 28 e 29; Pico, cap. VI.)
+Messa in questi termini la cosa, si tratta di sapere: se bisogna
+credere al Poliziano, che era un cortigiano costretto dalla sua
+condizione ad adular sempre; o pure al Burlamacchi, uomo onesto e
+sincero, ed al Pico, non solo onesto e sincero, ma principe ricco e
+indipendente, e di famiglia amica ai Medici: se bisogna credere ad
+un cortigiano il quale tace un fatto che non poteva raccontare senza
+mettere in pericolo tutta la sua fortuna; o pure a due uomini onesti,
+contemporanei e conoscenti del Savonarola, i quali scrivevano in tempi
+affatto contrari alla sua memoria, ed affermavano di lui cosa che,
+quando non fosse stata vera, avrebbero dovuta inventare, e moltissimi
+si sarebbero trovati interessati a contrastarla. Essi invece ci
+raccontano il fatto come generalmente noto, e dicono d’averlo potuto
+confermare per mezzo di Silvestro Maruffi, che l’ebbe dal Savonarola
+stesso; e per mezzo di Domenico Benivieni, che l’ebbe da alcuni
+familiari di Lorenzo, a cui egli medesimo lo aveva prima di morire
+raccontato. (Riscontra anche il Cinozzi, che conobbe personalmente il
+Savonarola, ed è su questo punto molto minuto e preciso.)
+
+Sembrerebbe invero, che non dovesse restarvi dubbio di alcuna sorte;
+ed infatti, sino al secolo passato niuno pensò di negar fede a
+quella narrazione. Il Fabroni, nella sua _Vita Laurentii Medicis_,
+lavoro dottissimo ma pure tutto ligio ai Medici, fu il primo che,
+appoggiandosi alla lettera del Poliziano, la impugnasse. Il Roscoe, che
+tanti documenti prese dal Fabroni e assai spesso lo copiò, volle anche
+in questo seguirlo; e finalmente il Perrens, che più d’una volta cadde
+in errore per seguire il Roscoe, v’è anche questa volta caduto.
+
+Prendendo ora a leggere la lettera del Poliziano, si vedrà che lungi
+dall’impugnare il fatto, egli lo storpia solamente in modo così
+visibile, da farci nelle sue stesse parole trovar la conferma di
+ciò che voleva nasconderci: «Abierat vixdum Picus, cum Ferrariensis
+Hieronymus, insignis et doctrinâ et sanctimoniâ vir, cœlestisque
+doctrinæ prædicator egregius, cubiculum ingreditur: _hortatur ut fidem
+teneat; ille vero tenere se ait inconcussam: ut quam emendatissime
+posthac vivere destinet; scilicet facturum obnixe respondit: ut mortem
+denique, si necesse sit, æquo animo toleret; nihil vero, inquit
+ille, iucundius, si quidem ita Deo decretum sit_. Recedebat homo
+iam, cum Laurentius: heus, inquit, benedictionem, pater, priusquam a
+nobis proficiscaris. Simul demisso capite vultuque, et in omnem piæ
+religionis imaginem formatus, subinde ad verba illius et preces rite ac
+memoriter responsitabat, ne tantillum quidem familiarium luctu, aperto
+iam neque se ulterius dissimulante, commotus. Diceres indictam cœteris,
+uno excepto Laurentio, mortem.»
+
+Or chi sarà di tanto buona fede, da voler credere che il Savonarola
+si presentasse spontaneamente a Lorenzo moribondo, e gli dicesse:
+1º Abbiate fede: 2º Proponetevi di viver bene: 3º Apparecchiatevi
+alla morte; e che, avendo il Magnifico risposto a tutte queste
+domande affermativamente, il frate si partisse senza dare neanche la
+benedizione? È fuor di dubbio, che se il Savonarola andò da Lorenzo,
+dovette essere chiamato; perchè nè egli era uomo da andare non chiamato
+nè i cortigiani lo avrebbero lasciato passare. E per quale altra
+cagione poteva Lorenzo richiedere in quel momento il Savonarola, se
+non per confessarsi? E se vi fu confessione, quali peccati doveva
+principalmente dire, se non quelli che erano noti in tutto il mondo,
+come i più gravi della sua vita; quelli appunto di cui parlano il
+Pico ed il Burlamacchi? Finalmente, se il frate partiva senza dare
+la benedizione, è segno evidente che i peccati non furono perdonati.
+Tutta la quistione si restringe adunque, non sulla visita, nè sulla
+confessione, nè sull’assoluzione che certamente non fu data; ma solo
+sopra le tre parole del Savonarola. Or, quanto alla prima di queste
+parole, la narrazione del Poliziano non differisce punto dalle altre;
+quanto alla seconda, la differenza è di poco momento; non vi rimane che
+la terza, cioè: _restituire la libertà al popolo fiorentino_; e questa
+è quella appunto che il Poliziano doveva tacere, ed è troppo naturale
+che la mutasse in quest’altra: _apparecchiarsi alla morte_.
+
+
+
+
+CAPITOLO DECIMO.
+
+Il Savonarola espone i punti principali della sua dottrina,
+nell’Avvento del 1493: predice la venuta dei Francesi, nella Quaresima
+del 1494. [1493-1494.]
+
+
+Nell’avvento del 1494 riprese, adunque, la sua predicazione in Firenze,
+coll’animo più sicuro e la parola più franca, con un uditorio sempre
+crescente. Era il capo della Congregazione Toscana che parlava, il
+frate di vita esemplare; quegli le cui parole si verificavano così
+stranamente, la cui assoluzione era stata desiderata dal Magnifico.
+Queste cose tutte gli accrescevano talmente il favore della
+moltitudine, ch’ei poteva spingersi a parlar con ogni ardire, senza
+più temere le vendette di Piero de’ Medici. Ed infatti, la cattiva
+vita dei principi italiani e dei grandi ecclesiastici, la corruzione
+e rovina di tutta la Chiesa, l’avvicinarsi dei flagelli, ed il
+desiderio che dovevano averne i buoni affinchè si mettesse finalmente
+un argine a questa universale depravazione; tali furono gli argomenti
+su cui versarono di continuo le venticinque prediche che egli fece
+nell’avvento di quest’anno sul salmo _Quam bonus_. In esse si occupava,
+però, anche di trattare distesamente punti gravissimi di teologia
+cristiana; perchè allora volle far quasi un quadro compiuto della sua
+dottrina, disegnandola a grandi tratti e fermandola bene nell’animo
+degli uditori, acciò si apparecchiassero ai flagelli che dovevano
+venire. Ed invero, possiam dire che quanto alla parte teologica, queste
+vanno fra le migliori prediche del Savonarola.
+
+Incominciamo adunque dalla fede, riportando le sue parole medesime:
+«La fede è dono di Dio, data in salute di ciascheduno credente; però,
+figli miei, non vogliate errare con molti che dicono: se io vedessi
+qualche miracolo, suscitare almanco un morto, io crederei. Costoro
+s’ingannano, perchè la fede non è messa in potestà nostra, ma è un dono
+soprannaturale, cioè un lume infuso di sopra nella mente dell’uomo.
+E qualunque lo vuole ricevere, deve dentro prepararsi e umiliarsi a
+Dio.»[166] «Qui potrà dirsi: — Se tutte le cose che sono ordinate ad
+un fine, vi pervengono coi loro mezzi naturali; come mai la natura
+dell’uomo non basta per sè stessa a raggiungere il fine a cui è
+ordinata? È forse l’uomo inferiore agli animali? — No: questo gli si
+deve attribuire a nobiltà e ad eccellenza; giacchè egli ha un fine
+divino, un fine che trascende la natura.[167] — Ma perchè, potresti
+tu allora domandarmi, perchè alcuni vengono eletti, ed altri no? — Le
+cose della fede, figliuol mio, «tu hai a cercare d’intenderle mediante
+il lume della fede, in quello modo che te le pongono le Scritture; e
+più oltre non ti debbi estendere, se tu non vuoi inciampare. Chi sei tu
+che replichi a Dio? Non ha il vasellaio la podestà sopra l’argilla, da
+fare d’una medesima massa un vaso ad onore e un altro a disonore?[168]»
+«Negli eletti Iddio mostra la sua misericordia, nei reprobi la sua
+giustizia. Ma se tu domandi: perchè Iddio ha predestinato questo e non
+quello? perchè Giovanni è più predestinato di Pietro? Allora dirotti,
+che Dio vuole così; e non c’è altra risposta. Origene volle passare
+questi termini, e disse che la predestinazione dipendeva dai meriti
+d’un’altra vita anteriore a quella. I Pelagiani dissero che dipendeva
+dalle nostre opere in questa vita: secondo questi eretici il principio
+del ben fare veniva da noi, la consumazione e perfezione veniva da
+Dio. Essi vollero varcare i termini assegnati, e caddero nell’eresia.
+La Scrittura è chiarissima: non in un luogo solamente ma in molti essa
+dice, che non il fine solo del bene operare, ma il principio ancora
+viene da Dio; anzi tutte le nostre buone opere, è Iddio che le opera
+in noi.» «Non è, adunque, vero che per l’opere e meriti preesistenti
+Iddio ci dia la grazia, e che siamo per ciò predestinati a vita eterna,
+quasi che l’opera e meriti siano causa della predestinazione; ma la
+volontà divina è causa della predestinazione, come di sopra abbiamo
+detto.»[169]
+
+«Dimmi, Pietro, dimmi, o Maddalena, perchè siete voi in Paradiso? Voi
+pur peccaste come noi. Tu, Pietro, che confessasti il figliuolo di Dio,
+che conversasti con lui, l’udisti predicare, vedesti i suoi miracoli
+e, solo con due discepoli, lo vedesti trasfigurato nel monte Tabor,
+udisti la voce paterna; e nondimeno, poi, alla voce d’una femminuccia
+lo negasti ben tre volte, e poi fosti restituito alla grazia, e fatto
+capo della Chiesa, e ora possiedi la beatitudine celeste; donde hai
+avuto tanto bene?... Confessa, adunque, che non per li meriti tuoi,
+ma per la bontà di Dio, che t’ha fatto tanto bene, che ti dette in
+questa vita tanta grazia e tanto lume, sei salvo. E tu, Maddalena, che
+volgarmente eri chiamata la peccatrice, udisti molte volte predicare
+il tuo maestro Cristo Gesù; nondimeno tu stavi dura, e quantunque Marta
+tua sorella ti correggesse ed esortasse a mutar vita, tu non attendevi.
+Ma quando piacque al Signore, e che ei ti toccò il cuore, tu corresti
+come ebra col vaso d’alabastro in casa del Fariseo, colle lacrime gli
+bagnasti i piedi, e meritasti d’udire quelle dolci parole: _Dimittuntur
+tibi peccata multa_. Dipoi fosti tanto accetta al Salvatore, che tu
+meritasti di vederlo prima di tutti resuscitato, e fosti fatta apostola
+degli apostoli. Queste grazie, Maria, questi doni non furono per li
+meriti tuoi; ma perchè Iddio t’amò e volseti bene.»[170]
+
+Fermandoci però a citazioni come queste, ed isolandole dal resto,
+potrebbe alcuno trovare appiglio a cadere nell’errore medesimo d’alcuni
+tedeschi o inglesi, i quali hanno voluto vedere nel Savonarola un
+sostenitore di quella parte delle dottrine riformate, che dice: la
+giustificazione essere per la sola fede senza le opere, ed il credente
+non essere altro che uno strumento passivo nella mano del Signore,
+il quale può eleggerlo o abbandonarlo, senza che la volontà libera
+dell’uomo possa per nulla contribuire alla propria salvazione. Sopra
+punti così importanti, il Savonarola s’è però spiegato con tanta
+chiarezza, che non si può dar luogo ad alcun dubbio; e non appena le
+sue opere furono esaminate con diligenza, quegli scrittori stranieri
+vennero nella loro patria medesima combattuti.[171]
+
+La necessità delle opere, il libero arbitrio e la cooperazione
+dell’uomo alla grazia, che è pure un dono gratuito del Signore, sono
+argomenti sui quali il Savonarola ritorna ad ogni piè sospinto, dicendo
+sempre che non solo possiamo, ma dobbiamo apparecchiarci a ricevere
+questo dono della fede e della grazia, il quale non mancherà mai a
+coloro che fanno quanto è in poter loro.[172] Tre sono le cose che,
+secondo lui, ci apparecchiano e dispongono; cioè: sforzarsi a credere,
+pregare ed operare.[173] «Epperò noi non dobbiamo mai giudicare il
+peccatore, ma piuttosto piangere i suoi peccati ed avergli compassione;
+giacchè fino a tanto che dura il libero arbitrio e la grazia di Dio,
+egli si può sempre volgere al Signore e convertirsi.[174] E se uno
+domandasse perchè la volontà è libera, noi rispondiamo: perchè è
+volontà.[175] Bisogna, dunque, che l’uomo concorra all’atto della
+giustificazione, e faccia dal canto suo quello che può, perchè Dio non
+è per mancargli. Vuoi tu, fratel mio, ricevere l’amore di Gesù Cristo?
+Fa che tu consenta alla voce divina che ti chiama. Il Signore ogni
+giorno ti chiama; fa anche tu qualche cosa.[176]»
+
+Invero, il motto dal Savonarola assunto nella sua giovinezza, era
+questo: _Tanto sa ciascuno quanto opera_;[177] e noi diremmo la sua
+esser la dottrina delle opere, se non dovessimo invece chiamarla
+dottrina dell’amore; prendendo questa parola nel senso da noi più
+sopra espresso, cioè a dire per quello stato in cui l’animo tocco dalla
+grazia è già acceso di carità. «Questo amore, egli dice, è anch’esso
+un dono del Signore; ma è come un fuoco che accende ogni cosa arida,
+e chiunque vi si dispone, lo sentirà subito scendere nel suo cuore ad
+infiammarlo.»
+
+«Gran cosa è certamente l’amore potente, perchè l’amore fa ogni cosa,
+muove ogni cosa, supera e vince ogni cosa.... Niente si fa se non è
+impulso dell’amore.... E perchè la carità è un massimo amore infra
+tutti gli amori, però opera cose grandi e mirabili.» «Essa adempie
+facilmente e dolcemente tutta la legge divina, perchè è misura e regola
+di tutte le misure, di tutte le leggi. Ciascuna legge particolare è
+misura e regola d’un atto e non d’un altro; ma non così la carità,
+perchè la è misura e regola d’ogni cosa e di tutte l’operazioni umane.
+E però, chi ha questa legge della carità, regola bene sè e altri,
+e interpreta bene tutte le leggi. Questo si può assai bene notare
+in quelli che hanno cura delle anime e si lasciano guidare da ciò
+che trovano scritto nelle leggi canoniche, le quali essendo leggi
+particolari, senza la carità che è misura e legge universale, non
+reggeranno mai bene.» «Piglia l’esempio del medico che porta amore e
+carità all’infermo, che se egli è buono e amante, dotto ed esperto,
+niuno è meglio di lui. Tu vedrai che l’amore gli insegnerà ogni cosa,
+e sarà misura e regola di tutte le misure e di tutte le regole della
+medicina.» «Durerà mille fatiche senza che gli paia, chiederà di
+tutto, ordinerà le medicine e vorrà vederle fare; non abbandonerà mai
+il malato. Se, invece, uccellerà al guadagno, allora non si curerà
+dello infermo, e la sua scienza stessa gli verrà meno.» «Guarda quel
+che fa l’amore: piglia l’esempio dalla madre verso il figliuolo. Chi
+ha insegnato a quella giovanetta che non ha mai più avuto figliuoli,
+governare ora il suo? L’amore. Vedi quanta fatica dura il dì e la notte
+per allevarlo, e parle ogni gran cosa leggeri. Chi ne è causa? L’amore.
+Vedi quanti versi, quanti atti e gesti e quante dolci parole fa verso
+del suo figliuolino. Chi le ha insegnato? L’amore.... Piglia l’esempio
+da Cristo, che, mosso da intensissima carità, è fatto a noi piccolo
+fanciullo; assomigliatosi in ogni cosa ai figliuoli degli uomini; in
+sopportare fame, sete, freddo, caldo e disagi. Chi gli ha fatto far
+questo? L’amore. Ora conversa con giusti, ora con pubblicani; e tenne
+tal vita, che tutti gli uomini e tutte le donne, piccoli e grandi,
+ricchi e poveri, lo possono imitare, ognuno secondo il modo suo e
+secondo lo stato suo, e senza dubbio si salva.... E chi gli ha fatto
+tenere tal vita comune e così mirabile? Senza dubbio, la carità.... La
+carità lo legò alla colonna, la carità lo menò in croce, la carità lo
+risuscitò, fecelo ascendere in cielo, e così operare tutti i misteri
+della redenzione.» «Questa è la vera, questa è la sola dottrina; ma
+oggi invece i predicatori non predicano che vane sottilità.»[178]
+
+E così viene a parlare degli ecclesiastici. «Con Aristotele, Platone,
+Virgilio e Petrarca, solleticano le orecchie, e non si occupano della
+salute delle anime. Perchè, invece di tanti libri, non insegnano quel
+solo dove è la legge e lo spirito della vita? L’evangelio, o Cristiani,
+bisognerebbe portarlo sempre indosso: non dico già il libro, ma lo
+spirito di esso. Che se tu non hai lo spirito della grazia e che tu
+porti indosso l’intero volume, non ti gioverà a nulla. Oh quanto sono
+più sciocchi ancora quelli che s’empiono il collo di brevi, di polizze
+e di carte, che sembrano botteghini che vanno alla fiera! La carità non
+sta nelle carte. I veri libri di Cristo sono gli Apostoli e i Santi;
+la vera lettura sta nell’imitare la vita loro. Ma oggi gli uomini sono
+fatti libri del diavolo.» «Parlano contro la superbia e l’ambizione,
+e sonvi immersi fino agli occhi; predicano la castità, e tengono
+le concubine; comandano che si digiuni, e vogliono splendidamente
+vivere.... Costoro sono libri disutili, libri falsi, libri cattivi e
+del diavolo, perchè esso vi scrive dentro tutta la sua malizia.»[179]
+«Questi prelati s’estollono delle loro dignità e disprezzano gli altri;
+sono quelli che vogliono essere reveriti e temuti; sono quelli che
+cercano le prime cattedre nelle sinagoghe, i primi pergami d’Italia.
+Costoro cercano la mattina d’essere trovati in piazza, ed essere
+salutati, ed essere chiamati maestri e rabbi; dilatano le fimbrie e
+filatterie[180] loro; sputano tondo; vanno in sul grave e vogliono
+essere intesi ai cenni.»[181]
+
+Dai prelati passa a descrivere i principi d’Italia. «Questi principi
+cattivi sono mandati per punire i peccati dei sudditi: essi sono
+veramente un gran laccio alle anime: i palazzi e le corti loro sono il
+rifugio di tutti gli animali e mostri della terra; il ricovero, cioè,
+dei ribaldi e scellerati. I quali vi accorrono perchè vi trovano modo
+e incitamento a cavarsi tutte le sfrenate voglie, tutte le malvage
+passioni. Ivi sono i cattivi consiglieri, che studiano sempre nuovi
+pesi e nuovi balzelli per succiare il sangue del popolo. Ivi sono i
+filosofi e poeti adulatori, i quali con mille favole e bugie fanno
+cominciare dagli Dei la genealogia di questi principi malvagi; ma,
+quel che è peggio, ivi sono i religiosi che seguono il medesimo stile.
+Questa, o fratelli, è la città di Babilonia, la città degli stolti e
+dagli empi, la città che il Signore vuol distruggere.»[182]
+
+E qui viene a descrivere minutamente la costruzione di questa città,
+la quale è stata edificata dalle dodici stoltezze degli empi. «Essi
+vedono la luce e le tenebre; preferiscono queste a quella: trovano
+una via agevole ed una aspra e pericolosa; preferiscono la seconda
+alla prima, e così via discorrendo. Essi entrano in mare e salgono
+sopra una balena, che credono uno scoglio, e vi si fermano sopra.
+— Che generazione mai è questa? Che fine è mai quello di costoro?
+Massime, che io intendo essi vogliono edificarvi sopra una città. — Che
+fate voi? dico io. Voi aggravate troppo la bestia; voi affogherete.
+— Ma essi si affaticano tuttavia, e discutono, e si fortificano, e
+s’azzuffano, e l’uno vuole soggiogare l’altro; e finalmente sorge un
+tiranno, che li opprime tutti. Costui cerca a morte i suoi nemici, ha
+spie per tutto; e quindi nuove guerre e nuove dissensioni. La balena,
+stanca finalmente di tanto rumore, si muove, e tutti affogano, e la
+città di Babilonia è distrutta. Così viene manifestato,» conclude il
+Savonarola, «che gli empi si perdono nelle fatiche degli stolti, e che
+gli stolti saranno flagellati.»[183]
+
+Era assai facile vedere, che in questa città degli stolti il Savonarola
+ardiva simboleggiare la potenza di Piero de’ Medici e de’ suoi amici,
+la quale, secondo le sue predizioni, non doveva tardare molto ad essere
+rovesciata. Ma egli non si fermò a questo. Dopo aver parlato della
+corruzione del popolo e dei principi italiani, ritorna a discorrere
+con uguale ardire il soggetto assai più grave dei sacerdoti e della
+Chiesa. Seguendo una interpetrazione assai singolare d’alcune parole
+della Bibbia, egli diceva: «_In securi et in asciâ deiecerunt eam._ —
+Il demonio, quando vede che un uomo è debole, gli dà dei colpi d’ascia
+per farlo cadere nel peccato; quando vede invece che è forte, dà colpi
+di scure. Sarà quella giovane onesta e bene allevata; le si mette
+intorno quel giovane scorretto, e con mille lusinghe la inganna e fa
+cadere nel peccato. Ecco il demonio le ha dato un colpo di scure. Sarà
+quel cittadino onorato; egli entra nelle corte dei gran maestri; ivi
+è la scure bene affilata; non è virtù che vi sappia resistere. Ma oggi
+siamo in tempi ancora più tristi: il demonio ha chiamato a raccolta i
+suoi, ed hanno dato colpi terribili alle porte stesse del tempio. Le
+porte sono quelle che t’introducono in casa, e li prelati son quelli
+che debbono introdurre nella Chiesa di Cristo i fedeli. Ecco perchè il
+diavolo ha misurato contro di loro i gran colpi, ed ha spezzato queste
+porte. Ecco perchè ora non si trovano più nella Chiesa buoni prelati.»
+«Non vedi tu ch’ei fanno ogni cosa a rovescio? Non hanno giudizio. Non
+sanno discernere _inter bonum et malum, inter verum et falsum, inter
+dulce et amarum_: le cose buone paiono loro cattive, le cose vere
+paiono loro false, le dolci paiono loro amare, e così viceversa....
+Vedi oggi li prelati prostrati coll’affetto in terra ed in cose
+terrene; la cura dell’anime non è più loro a cuore; basta tirar le
+entrate: e i predicatori predicano per piacere ai principi, per essere
+da loro laudati e magnificati.... E v’è peggio ancora: non solo hanno
+distrutta la Chiesa di Dio, ma ne hanno fatta una a lor modo. Questa è
+la Chiesa moderna, non edificata più di pietre vive, cioè di Cristiani
+stabiliti nella fede viva, formata di carità.... Vattene a Roma e per
+tutto il Cristianesimo; nelle case de’ gran prelati e de’ gran maestri
+non s’attende se non a poesie e ad arte oratoria. Va’ pure e vedi, tu
+gli troverai co’ libri d’umanità in mano; e dánnosi a intendere, con
+Virgilio, Orazio e Cicerone, saper regger le anime. Vuoilo tu vedere
+che la Chiesa si regge per mano d’astrologi? E’ non v’è prelato nè
+gran maestro che non abbia familiarità con qualche astrologo, che gli
+predica l’ora ch’egli ha a cavalcare o fare altra faccenda. E questi
+grandi maestri non uscirebbono un passo fuora della volontà dei loro
+astrologi.»
+
+»Solamente una cosa è in questo tempio che ci diletta assai. Questo
+è, che egli è tutto dipinto e morpellato. Così la nostra Chiesa ha di
+fuori molte belle cerimonie in solennizzare gli ufficii ecclesiastici,
+con bei paramenti, con assai drappelloni, con candellieri d’oro e
+d’argento, con tanti calici, che è una maestà. Tu vedi là quei gran
+prelati, con quelle mitrie d’oro e di gemme preziose in capo, col
+pastorale d’argento; tu gli vedi con le belle pianete e piviali di
+broccato all’altare, cantare quei vespri e quelle belle messe, adagio,
+con tante cerimonie, con tanti organi e cantori, che tu ne stai
+stupefatto; e paionti costoro uomini di grande gravità e santimonia, e
+non credi che e’ possano errare: ma ciò che dicono e fanno credi che
+s’abbia a osservare come l’evangelo. Gli uomini si pascono di queste
+frasche e rallegransi di queste cerimonie, e dicono che la Chiesa di
+Cristo Gesù non fiorì mai così bene, e che il culto divino non fu mai
+così bene esercitato quanto al presente..., e che li primi prelati
+erano prelatuzzi rispetto a questi nostri moderni. Non avevano ancora
+tante mitrie d’oro nè tanti calici; anzi quei pochi che gli avevano,
+li disfacevano per la necessità dei poveri: i nostri prelati, per far
+de’ calici, tolgono quello che è de’ poveri, senza di che questi non
+possono vivere. Ma sai tu quello che ti voglio dire? Nella primitiva
+Chiesa erano li calici di legno e li prelati d’oro; oggi la Chiesa
+ha li calici d’oro e li prelati di legno.» «Essi hanno introdotto fra
+noi le feste del diavolo; essi non credono a Dio e si fanno beffe dei
+misteri della nostra religione!».... «Che fai, adunque, o Signore?
+Perchè dormi tu? Levati su, e vieni a liberare la Chiesa tua dalle mani
+dei diavoli, dalle mani dei tiranni, dalle mani dei cattivi prelati....
+Ti sei tu dimenticato della Chiesa tua? Non l’ami tu? Non l’hai tu
+cara?».... «Noi siamo divenuti, o Signore, l’obbrobrio delle genti: i
+Turchi sono padroni di Costantinopoli; abbiam perduto l’Asia, abbiam
+perduto la Grecia, già siamo tributari degl’infedeli. O Signore Iddio,
+tu hai fatto come il padre adirato, tu ci hai scacciato da te. Accelera
+almeno la pena ed il flagello, perchè presto ci sia dato ritornare a
+te.»....[184] «_Effunde iras tuas in gentes._ Nè vi scandalizzate,
+o fratelli, di queste parole; ma anzi, quando vedete che i buoni
+desiderano il flagello, egli è perchè essi desiderano che sia scacciato
+il male e prosperi nel mondo il regno di Gesù Cristo benedetto. A
+noi oggi non resta a sperare altro, se non che la spada del Signore
+s’avvicini presto alla terra.»[185]
+
+Così questo avvento discorre i costumi, la politica, la religione e la
+Chiesa; condanna i principi ed i sacerdoti, e viene alla conclusione:
+che il flagello si avvicina ed i buoni debbono desiderarlo. Dopo
+avere esposta tutta la sua dottrina, gettava il Savonarola un guanto
+di sfida a tutti i potenti della terra: principi temporali e principi
+ecclesiastici, ricchi, dignitari della Chiesa e dei governi; tutti
+erano bersaglio alle sue accuse. «Io sono, egli diceva, come la
+gragnuola, che colpisce chiunque si trova allo scoperto.» E così,
+sebbene queste prediche del 93 non sieno nè le più eloquenti nè le
+più ardite, son quelle che più compiutamente rappresentano la dottrina
+del Savonarola in tutte le sue parti. Noi possiamo vedervi ad un tempo
+l’acuto esponitore dei dommi, l’ardito accusatore dei corrotti costumi
+della Chiesa, il dichiarato amico della libertà e del popolo.
+
+Riposatosi fino alla quaresima del 91, ripigliò l’esposizione della
+Genesi, da lui cominciata già nel 1490, e continuata poi senza quasi
+mai interromperla.[186] Le prediche che fece allora, portano il nome
+di _Prediche sopra l’Arca di Noè_. Noi le troviamo rammentate da
+tutti i biografi; ognuno ci parla della grande impressione che fecero
+sul popolo, dell’uditorio maravigliato e rapito, delle predizioni
+stranamente verificatesi. Ma, sfortunatamente, possiamo assai poco
+giudicarne, perchè l’edizione ne è tanto incompiuta e scorretta, da
+aver quasi perduta ogni orma del Savonarola. Colui che le raccolse
+dalla viva voce, non ebbe la mano abbastanza rapida per seguir
+l’oratore; e lasciò un manoscritto informe e pieno di lacune, che poi
+venne, per dargli _una forma più letterata_, tradotto e pubblicato a
+Venezia in un latino quasi barbaro.[187] Per queste ragioni, il Quetif
+ed altri dubitarono che fossero veramente del Savonarola. Certo,
+il disordine vi è grandissimo, e ne riesce impossibile una lettura
+continuata; ma pure son troppo chiare le parole degli storici, e le
+idee sono in fondo con troppa evidenza quelle medesime del Savonarola,
+per ammettere il dubbio del Quetif.
+
+Dopo avere nel precedente avvento dimostrato la necessità e prossimità
+del flagello, viene il Savonarola a costruire un’arca mistica, nella
+quale debbono rifugiarsi tutti coloro che vogliono salvarsi dal nuovo e
+vicino diluvio. Quest’arca, che nel senso letterale è quella costruita
+da Noè nella Genesi, nel senso allegorico è la riunione dei buoni:
+la sua lunghezza è la fede, la larghezza è la carità, l’altezza è
+la speranza. Il Savonarola si trattenne tutta la quaresima in questa
+strana allegoria, ed ogni giorno, dicendo di mettere una nuova tavola,
+veniva ad esporre un’altra delle virtù che debbono avere i buoni
+cristiani. Finalmente, la mattina di Pasqua l’arca era compiuta.
+«Ognuno s’affretti,» egli concluse quel giorno, «ognuno s’affretti
+ad entrare nell’arca del Signore. Noè oggi invita tutti, la porta è
+aperta; ma verrà tempo in cui l’arca sarà chiusa, e molti invano si
+pentiranno di non esservi entrati.» In tutta la quaresima parlò a lungo
+di questi vicini flagelli, ed annunziò la venuta d’un nuovo Ciro, che
+avrebbe traversato vittorioso l’Italia, senza trovare ostacoli e senza
+rompere lancia. Moltissimi storici e biografi ci hanno lasciato memoria
+di tali predizioni; e Frà Benedetto riferisce le parole del suo maestro
+nei versi che seguono:
+
+ Presto vedrai sommerso ogni tiranno,
+ E tutta Italia vedrai conquistata
+ Con sua vergogna e vituperio e danno.
+ Roma, tu sarai presto captivata;
+ Vedo venir in te coltel dell’ira,
+ E tempo è breve e vola ogni giornata.
+ . . . . . . . . . . . . . . . . .
+ Vuol renovar la Chiesa el mio Signore,
+ E convertir ogni barbara gente,
+ E sarà un ovile et un pastore.
+ Ma prima Italia tutta fia dolente,
+ E tanto sangue in essa s’ha a versare,
+ Che rara fia per tutto la sua gente[188]
+ . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Questi sermoni, che noi possiamo dire di non conoscere, destarono un
+interesse così straordinario e così universale, che il Duomo s’empieva
+ogni giorno di maggior popolo, ed il Savonarola era divenuto il
+personaggio più importante che vi fosse in Firenze. Faceva solamente
+maraviglia che si fosse trattenuto così a lungo nel costruire l’arca,
+e in tutta la quaresima non avesse ancora finita l’esposizione di
+quel breve Capitolo della Genesi, che ne parla. Egli medesimo dice
+che si maravigliava di questa sua lentezza, e gli pareva quasi che
+una forza superiore ve l’obbligasse. Ma verso il settembre, avendo
+ripreso il predicare e fatto sul medesimo argomento altri tredici
+sermoni, s’affrettò di venire alla conclusione.[189] In fatti, il
+terzo di quei sermoni doveva già esporre il 17º versetto, che parla del
+diluvio; e cadde nel 21 settembre, giorno memorabile pel Savonarola e
+pel suo uditorio. Il Duomo bastava appena a contenere la folla, che,
+piena d’una nuova e strana ansietà, attendeva da più ore. L’oratore
+saliva finalmente sul pergamo; l’attenzione ed il silenzio erano
+maggiori assai del solito. Quando egli ebbe collo sguardo misurato il
+suo uditorio, quando egli ebbe visto l’insolita trepidazione che lo
+dominava, gridò terribilmente: _Ecce ego adducam aquas super terram_.
+Quella voce parve come una folgore che scoppiasse nel tempio; quelle
+parole sembrarono mettere uno strano terrore nell’anima d’ognuno.[190]
+Pico della Mirandola raccontava che un brivido era corso per tutte
+le sue ossa, che i capelli gli s’erano rizzati sulla fronte; ed il
+Savonarola ci assicura ch’egli non era quel giorno meno commosso de’
+suoi ascoltatori.
+
+Ma donde nasceva mai tanta agitazione? La cagione ne era veramente
+gravissima. In que’ giorni appunto era venuta la nuova, che un fiume
+d’eserciti stranieri traversava le Alpi per venire a conquistare
+l’Italia. E la fama, accrescendo il vero, ne diceva il numero infinito,
+la statura gigantesca, l’indole feroce e le armi invincibili. La
+nuova giungeva come inaspettata: niuno dei principi italiani vi era
+apparecchiato; le armi nazionali erano spente, le straniere nemiche; il
+terrore dominava talmente gli uomini, che già pareva di vedere scorrere
+i rivi del sangue. La folla correva, perciò, quasi ad implorare aiuto
+dal Savonarola. Tutte le sue parole s’erano verificate: i principi di
+cui avea predetto la morte, erano già scesi nella tomba; la spada del
+Signore s’era avvicinata alla terra; i flagelli cominciavano. Egli
+solo aveva predetto questi mali e veduto l’avvenire; egli solo doveva
+conoscere il rimedio a tanta sventura. Il suo nome si sparse perciò
+in tutta Italia; tutti gli occhi si rivolsero verso di lui, che, per
+la forza inevitabile delle cose, si trovava di essere divenuto un uomo
+politico. A lui ricorreva tutto il popolo, a lui andavano i più abili
+cittadini; il suo partito era divenuto, come per incanto, padrone della
+città. Invero, lo stato di Firenze e di tutta Italia era talmente
+mutato, che noi dobbiamo rifarci alcuni passi addietro, e parlarne
+distesamente nel Libro che segue.
+
+
+
+
+LIBRO SECONDO.
+
+[1494-1495.]
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+La venuta dei Francesi in Italia. [1494.]
+
+
+Dopo la morte di Lorenzo dei Medici e la elezione del nuovo papa, le
+cose d’Italia avevano rapidamente peggiorato. Il Borgia, divorato
+dall’ambizione di creare uno stato ai suoi figli, volgeva l’occhio
+avido di preda ovunque vedesse un principe debole o pauroso; faceva e
+disfaceva trattati, amicizie e giuramenti; avrebbe messo l’Italia e
+l’Europa intera a qualunque cimento, per ottenere i suoi fini.[191]
+Nè meno pericolosa era l’indole di Lodovico il Moro, dominato dalla
+paura e dall’ambizione nel medesimo tempo. Il suo nome era conosciuto
+in tutta Italia per doppiezza e mala fede: i trattati da lui giurati
+erano alla prima opportunità violati; anzi, nel momento stesso che
+li segnava, studiava fra sè il modo di romperli quando un’occasione
+lo richiedesse. Si vantava d’essere il più astuto uomo d’Italia, e
+non aveva mai posa nel mulinar sempre nuovi disegni e nuove trame
+per raffermare il suo stato, spegnere i suoi nemici, crescere la sua
+potenza. Quando egli era, poi, assalito dalla paura, allora tutte le
+facoltà della sua mente crescevano di forza e venivano in una specie
+di convulsa attività, nè vi era mente umana che potesse prevedere i
+partiti a cui egli era allora capace di ricorrere.[192] Sfortunatamente
+per lui e per l’Italia, la paura dominavalo appunto in quel tempo di
+cui ora discorriamo, e lo teneva continuamente sospeso.
+
+La signoria di Milano era stata da lui crudelmente usurpata al nipote
+Giovan Galeazzo, che egli teneva prigioniero a Pavia, non senza
+sospetto d’amministrargli lento veleno. Quel giovane, infatti, era
+già debole, malato ed ogni giorno più esausto di forze. Esso non
+era perciò capace di fare alcuna resistenza al Moro; ma sua moglie
+Isabella d’Aragona, figlia di Alfonso di Napoli, non sapeva tollerare
+la violenta usurpazione dei loro diritti, la umile e trista condizione
+a cui erano condannati. Ella empieva perciò de’ suoi rammarichi tutta
+Italia, invitava continuamente il padre e l’avo, perchè venissero a
+vendicar le ricevute ingiurie, a rimettere lei ed il marito nei loro
+stati. Il re Ferdinando e suo figlio Alfonso, signori d’un vasto reame,
+superbi del nome acquistatosi nelle armi, per le guerre avute contro
+i Baroni e per l’assedio di Otranto, trattavano il Moro con un alto
+disprezzo, lo chiamavano nei loro dispacci il Duca di Bari o anche
+Messer Lodovico,[193] e di continuo minacciavano di andare a torgli
+l’usurpata signoria, per rimettervi la figlia. Non è descrivibile in
+quale stato si trovasse allora il Moro e che disegni passassero per
+l’animo suo: se egli avesse potuto dar fuoco all’Italia ed al mondo per
+salvarsi da questa paura, non avrebbe certo esitato un momento.[194]
+
+Lorenzo dei Medici aveva, al suo tempo, mostrato una grandissima
+prudenza nel mettersi fra queste due parti, e, restando neutrale,
+mantenerle amiche, con una specie quasi d’equilibrio politico, per
+cui fu allora chiamato l’ago della bilancia d’Italia. Sino dal 1480,
+egli aveva, con un trattato, riunito le corti di Napoli, Milano e
+Firenze; e dipoi, col piegare ora da un lato ora dall’altro, aveva
+sempre impedito che quest’alleanza venisse sciolta. Ma dopo la sua
+morte, si vide subito le cose mutare aspetto; onde il primo pensiero
+del Moro fu di esperimentare in qualche modo l’animo de’ suoi
+nuovi alleati. Propose, adunque, che nella elezione del Borgia, gli
+ambasciatori delle tre corti entrassero contemporaneamente in Roma,
+e come amici riuniti si presentassero al papa. Ma Pietro de’ Medici,
+avendo stabilito farsi capo d’una solenne ambasceria fiorentina, di
+cui già aveva apparecchiato la pompa, indusse il re di Napoli a trovar
+pretesti per negarsi alle proposte del Moro. Ed il re prese subito
+questa occasione per ferire il suo nemico personale, dimostrando nel
+medesimo tempo, che e’ lo faceva per secondare i desiderii di Piero. Di
+quanto sospetto un tal fatto empiesse l’animo del Moro, non è facile
+immaginarselo. Ben presto, però, egli si dovette anche avvedere, che
+questi erano segni d’una discordia assai più profonda, e che egli si
+trovava ora isolato in Italia; giacchè gli Orsini, i quali ricevevano
+condotte dal re di Napoli, erano già riusciti a tirare Piero de’
+Medici dal loro lato.[195] Questo fece sì che il Moro cominciasse a
+pensare deliberatamente ai casi suoi, nè mai potesse fermar l’animo
+suo, fino a tanto che non si fu deciso d’invitare i Francesi a venire
+alla conquista del regno di Napoli. E in tal modo cominciò quella
+serie di lunghe calamità, che per tanti secoli desolarono l’Italia, e
+vi distrussero ogni prosperità di commercio, ogni cultura di lettere
+e di scienze, ogni aura di libertà. Il Moro fu, certo, la colpevole
+occasione che dètte principio a tante sventure; ma a torto si è
+accumulato sul suo nome un odio infinito, facendolo autore di quei
+fatti, le cui vere cagioni erano di lunga mano già apparecchiate, e
+dandogli così una importanza storica che egli non merita neppure nel
+male che ha fatto.
+
+La vita troppo attiva ed irrequieta dei tempi passati aveva logorato
+l’Italia, che si trovava nel secolo XV invecchiata d’una vecchiezza
+precoce, divisa e debole. E intorno ad essa crescevano già degli Stati
+grandi, forti, pieni di gioventù e di vita: il Turco era nel vigore
+della sua potenza, aveva già messo piede in Europa, minacciava per mare
+e per terra l’Italia e tutto l’Occidente: la Spagna aveva unito i reami
+di Castiglia e d’Aragona, cacciato i Mori e già traversato l’Atlantico,
+guidata dal genio e dall’ardire di Colombo. In Francia, Luigi XI aveva,
+col suo ferreo dispotismo, abbassato l’aristocrazia e sollevato il
+popolo; dato ordine alla finanza, unità alla nazione, allargatone i
+confini sul Reno e sui Pirenei; mentre l’estinzione della casa d’Angiò
+faceva ricadere nei re di Francia il Ducato, la Provenza, e tutti i
+diritti che gli Angioini vantavano sul regno di Napoli: la Germania,
+sebbene apparisse infiacchita sotto il debole ed incerto governo di
+Massimiliano, aveva pure le sue forze nazionali più che mai vive: gli
+Svizzeri, finalmente, divenuti la prima fanteria d’Europa, si tenevano
+pronti a scendere formidabili dalle Alpi per chiunque li pagasse.
+
+Il sentimento della propria forza, il desiderio d’avventure, il bisogno
+di civiltà e, più che ogni altra passione, una certa gelosia nazionale,
+spingeva tutti questi popoli verso l’Italia. Non le sapevano perdonare
+che ancora fosse maestra al mondo; che ancora la gioventù movesse
+da tutte le parti d’Europa per accorrere nelle sue università; che
+sempre fosse la sede unica delle arti e delle lettere; che in tutte
+le corti, ognuno si studiasse d’imitare i modi e la lingua italiana;
+che gli scrittori, gli artisti, i filosofi, i medici, gli astrologi,
+i navigatori d’Italia avanzassero ancora tutti gli altri nella gloria,
+come i signori e mercatanti li avanzavano nelle ricchezze. Ciò faceva
+nascere come un misto di amore e di odio, che spingeva verso di
+essa tutte le altre nazioni d’Europa. Era divenuto inevitabile che
+l’Italia spargesse nel mondo i semi della sua civiltà; e non avendo
+ormai forza di essere conquistatrice, bisognava che fosse conquistata.
+_L’impresa d’Italia_ era, infatti, divenuta la crociata del secolo
+XV: i capitani e gli uomini di stato ci vedeano una preziosa e facile
+conquista; i dotti ci vedevano il mondo della scienza e dell’arte
+rivelato all’Europa; i soldati sognavano il sacco dei tesori raccolti
+nei palazzi e nelle ville italiane; tutti il bel cielo e le ubertose
+campagne.[196]
+
+Ma quello che fra tanti popoli sembrava allora destinato a passare le
+Alpi, era senza dubbio il popolo francese. La sua posizione nel centro
+d’Europa ed ai confini d’Italia, la sua indole, il suo stato politico
+e militare; tutto, insomma, lo chiamava ad essere primo in quel gran
+moto che doveva, col dar morte all’Italia, portar vita all’Europa. Si
+aggiungeva a questo, l’essere allora salito sul trono Carlo VIII, che
+non aveva più di ventidue anni, ed era pieno d’uno strano desiderio
+di avventure. Debole di complessione, piccolo di statura, d’aspetto
+quasi deforme; conosceva appena i caratteri dell’alfabeto; non aveva nè
+consiglio nè prudenza; era avido di comandare, ma incapace di ritenere
+co’ suoi alcuna maestà.[197] Egli veniva sempre aggirato da uomini
+di basso lignaggio, i quali ottenendo i suoi favori, salivano alle
+più alte dignità dello stato; e costoro eccitavano di continuo la sua
+puerile ambizione d’imitare San Luigi di Francia, e rendere immortale
+il suo nome con una crociata contro i Turchi, di cui la conquista di
+Napoli doveva essere il primo passo. Mentre essi cercavano così indurlo
+a far valere quelle ragioni che dalla casa d’Angiò si credevano scadute
+alla corona di Francia,[198] gli esuli napoletani stavano sempre
+ai suoi fianchi per ridestare queste medesime ambizioni. I principi
+di Salerno e di Bisignano, scampati alla strage dei baroni, non si
+fermavano mai dal parlare contro il crudele dispotismo di Ferdinando
+e d’Alfonso; dipingevano il partito angioino potentissimo nel Regno,
+assicuravano che il re sarebbe ricevuto a braccia aperte da tutto il
+popolo. Ed invero, a tutti era noto lo stato infelice dei Napoletani;
+ed il desiderio d’un qualunque mutamento, per quanto potesse dagli
+esuli essere esagerato, era pure assai universale.
+
+Riguardando, poi, al resto d’Italia, si vedeva che la venuta dei
+Francesi era assai più desiderata che temuta da tutti quelli che
+amavano la libertà. L’indole facile e pieghevole di quel popolo,
+l’incerto e l’impreveduto che si trova sempre in quel carattere,
+facevano sì che ognuno aspettasse da loro quello che desiderava: onde
+non v’era popolo oppresso o repubblica tiranneggiata, che non sperasse
+colla loro venuta sollevare le sue miserie. Già Luigi XI era stato più
+volte da vari partiti invitato a venire in Italia; ed ora che Lodovico
+il Moro mandava i suoi ambasciatori per tentare l’animo di Carlo VIII,
+sembrava che neppure i governi gli fossero del tutto contrari. Sia che
+Alessandro volesse spaventare il re di Napoli, per offerirgli poi la
+pace a miglior prezzo; sia che si fosse lasciato aggirare dalle arti
+sottilissime e dalla politica astuta del Moro; certo è che anch’egli
+incoraggiava la venuta dei Francesi.[199]
+
+Onde riesce assai singolare il pensare come questa invasione straniera,
+cagione a noi di tanti mali, fosse in quel momento da quasi tutti
+gl’Italiani desiderata, e dai Francesi contrastata. I baroni di
+Francia, infatti, radunati a consiglio, s’erano apertamente dichiarati
+contrari ad una impresa che giudicavano inconsiderata e pericolosa.
+Non doversi fidare, dicevano essi, negli aiuti d’un alleato come il
+Moro, d’un papa vario e mutabile come il Borgia; le armi del re di
+Napoli non essere spregevoli, e la Francia esausta di danari, non avere
+alcun mezzo per sostenere una lunga campagna. In fondo, diffidavano
+più di tutto del loro medesimo re, che non tenevano capace a condurre
+un’impresa di sì grave momento. Ma egli sprezzava i loro consigli, e
+lasciavasi guidare da due uomini che non s’intendevano nè di guerra nè
+di stati. Uno di essi era Stefano di Vers, in origine cameriere ed ora
+maresciallo Beaucaire; l’altro era Guglielmo Brissonet, che da semplice
+mercante era salito ad essere generale di Francia e ministro delle
+finanze. Costoro, per la speranza di nuovi guadagni, e per le promesse
+del Moro e del papa, erano i soli che favorissero allora la guerra e la
+persuadessero al re Carlo.
+
+Egli licenziò, finalmente, dalla sua corte gli agenti del re di
+Napoli, e mandò quattro oratori francesi a riconoscere le intenzioni
+dei vari stati italiani. Questi, invero, non trovarono alcuna simpatia
+nei governi: la repubblica di Venezia era neutrale; Piero dei Medici
+tutto amico degli Aragonesi; ed anche il papa, dopo avere invitato
+i Francesi, voltando faccia, s’era unito a Napoli. Al re Ferdinando,
+quando la sua fortuna cominciò a pericolare, non potè mai riuscire,
+malgrado le molte promesse, guadagnarsi l’animo del Borgia: onde
+egli moriva, il giorno 25 gennaio del 1494, tormentato da rimorsi
+atrocissimi, che lo lacerarono crudelmente nelle sue ultime ore
+d’agonia, e col dolore di lasciare la sua famiglia in procinto di
+perdere il regno. Dopo una vita lunga e piena di prosperità, egli,
+secondo l’espressione d’uno scrittore contemporaneo, finiva _sine lux,
+sine crux_.[200] Suo figlio Alfonso si apparecchiava, però, con tutte
+le forze alla guerra; e mentre raccoglieva i soldati e metteva in
+ordine le navi, era riuscito a tirare dal suo lato il pontefice con la
+somma di trentamila ducati pagati a lui, e larghi assegnamenti fatti ai
+figli.
+
+Ma se gli oratori francesi trovarono che tutti i governi italiani,
+eccettuatone solo il Moro, erano divenuti contrari alla venuta del re;
+videro, invece, che le popolazioni si tenevano sempre assai favorevoli.
+A Firenze soprattutto, dove il Savonarola invitava apertamente dal
+pergamo il _nuovo Ciro_ a passare i monti, la pubblica opinione si
+mostrava senza ritegno favorevole ai Francesi, e contraria a Piero de’
+Medici. Questi aveva dovuto confinare in alcune ville i suoi medesimi
+cugini, che s’erano dati al partito popolare; ed avendo mandato in
+Francia ambasciatori a difendere e scusare appresso il re Carlo la sua
+politica, essi invece si manifestavano quasi tutti avversi al governo
+Mediceo. Eravi andato, fra gli altri, Piero Capponi, il quale essendo
+stato sempre uomo di partiti risoluti, consigliava al re di cacciar
+via di Francia i mercatanti fiorentini; e con questo grave colpo
+agl’interessi materiali della repubblica, far sollevare tutto il popolo
+contro ai Medici.[201]
+
+Queste cose avrebbero dovuto sollecitare il re Carlo a partire; ma
+pareva, invece, che lo stato più naturale al suo animo fosse l’esitare.
+Quando tutto era pronto per agire, quando il tempo d’operare veniva,
+allora cominciavano i suoi dubbi. Come, infatti, si fu accertato che
+le popolazioni erano in suo favore, cominciò allora a vedere tutte
+le difficoltà dell’impresa. Ma ecco, a Lione dove il re si trovava,
+arrivare il cardinale di San Piero in Vincola, che fuggiva dalla
+fortezza di Ostia; donde aveva prima minacciato e spaventato il papa, e
+dove era dipoi stato assediato e stretto in maniera, che trovatosi in
+grave pericolo, e’ si era appena potuto salvare colla fuga. Egli era
+quel medesimo che ascese più tardi al pontificato col nome di Giulio
+II; uno dei pochi cardinali che non avevano voluto vendere il loro voto
+al Borgia, di cui era nemico a morte, e che chiamava sempre marrano ed
+eretico. Non si stancò mai di muovergli guerra; voleva raccogliere un
+concilio per farlo deporre; ed era uomo che nè gli anni nè le fatiche
+nè i pericoli sbigottirono mai. Venuto adunque alla presenza del re,
+le parole del cardinale furono tali, che gli tolsero ad un tratto ogni
+incertezza dall’animo, e lo decisero finalmente a mettersi in punto di
+partire.[202]
+
+Innanzi tutto, bisognò pensare a raccogliere danari, dei quali v’era in
+Francia grandissima penuria; sebbene Lodovico il Moro avesse già dato
+200,000 ducati, e facesse ora nuove promesse.[203] Si ricorse perciò
+ai banchieri di Genova, pagando fortissimi interessi; s’impegnarono le
+gioie della corona e di vari signori della corte. Dopo ciò, bisognò
+anche fare accordo colla Spagna e coll’imperatore, per non lasciarsi
+due nemici alle spalle. Si fece, adunque, colla prima un trattato
+d’alleanza, con cui si cedettero Perpignano e la contea di Rossiglione,
+che formavano la chiave de’ Pirenei, e che Luigi XI con molta fatica
+e gloria aveva conquistate. La contea d’Artois, altra conquista del
+medesimo re, fu ceduta all’imperatore, a cui venne rimandata la sua
+figlia, che era stata già da lungo tempo ripudiata dal re Carlo, senza
+che la volesse mai rilasciare, malgrado le istanze continue del padre.
+Queste cose spiacevano naturalmente ai Francesi, i quali vedevano
+l’onor nazionale gravemente compromesso dalla cessione di provincie
+così importanti, da trattati che offendevano la dignità del paese, da
+nuovi debiti che non si potevano comportare. Tutti auguravano perciò
+male d’una impresa disapprovata dagli uomini di guerra e di stato, e
+per cominciare la quale era bisognato umiliarsi in faccia ai vicini.
+Nondimeno, Iddio aiutava la Francia, e la fortuna doveva esserle
+prospera, perchè l’Italia non poteva fare alcuna resistenza.
+
+Le nostre armi erano cadute assai basso, per non dire spente del tutto;
+e quella reputazione che i soldati del re di Napoli ancora godevano,
+per aver combattuto alla spicciolata contro i Baroni, non era per far
+buona prova in campo aperto. I nostri famosi condottieri e capitani di
+ventura, che una volta con tanto onore avevano incontrato i soldati
+stranieri, che erano stati i primi a fondare la scienza della guerra
+e maestri a tutta l’Europa nella milizia moderna, erano omai tutti
+spenti. I loro successori non avevano ereditata alcuna delle loro
+qualità: tiravano vergognosamente innanzi una guerra di mestiere, in
+cui non s’occupavano d’altro che d’accrescere la paga e risparmiare
+la vita. Erano i tempi di cui Niccolò Machiavelli raccontava, che
+spesso due eserciti combattevano per più ore senza che alcuno vi
+morisse di ferro, e perivano solo quelli che, caduti, erano pestati
+dai cavalli.[204] Allora la forza degli eserciti italiani consisteva
+quasi unicamente nella cavalleria: il cavaliero, poi, ed il suo cavallo
+erano così gravemente armati, che una volta caduti, riusciva quasi
+impossibile il potersi rilevare senza aiuto. La fanteria era invece
+troppo leggera, ed appena si erano introdotti l’archibugio e la picca:
+combatteva sparsa per la campagna, o dietro i fossati e gli argini; e
+quando si raccoglievano le schiere, erano larghe di fronte, strette
+di fianco; facilissime quindi a sfondarsi. Le artiglierie, poche e
+pesanti, tirate dai bovi, difficili a caricarsi, con palle grosse e per
+lo più di pietra, facevano pochissimo danno.[205]
+
+L’esercito francese era, invece, modello di quanti se ne vedevano in
+Europa. Migliorato secondo tutti i progressi dell’arte, la sua forza
+consisteva principalmente nella fanteria, che camminava in ischiere
+grosse e serrate, le quali con un numero grandissimo di nuove manovre,
+si disponevano facilmente in tutte le guise, con agilità incredibile
+di movimenti. Aveva nell’avanguardia ottomila svizzeri, e nella
+cavalleria era la più ricca nobiltà di Francia e la più bella gioventù
+di Scozia: onde l’emulazione ne cresceva la forza. I Francesi avevano
+anche le migliori armi che si lavorassero allora. Splendeva la loro
+fanteria di bellissime alabarde e picche, ed in ogni mille fanti
+v’erano cento fucili. Oltre le colubrine ed i falconetti, portavano
+trentasei cannoni, che erano tirati da cavalli, sopra quattro ruote,
+due delle quali si smontavano per metterli in batteria; ed andavano
+quasi di pari passo colla fanteria: il che era in quel tempo tenuta
+cosa meravigliosa.[206] Il valutare con precisione il numero di questo
+esercito, riesce quasi impossibile; perchè gli antichi scrittori sono
+sempre inesatti sopra tali materie, ed il loro uso di numerare per
+_uomini d’arme_,[207] ne accresce non poco la confusione. Nondimeno,
+i più stimano che Carlo VIII comandasse 22 mila fanti e 24 mila
+cavalieri; e che unendovi tutta la gente che lo accompagnava, e i
+soldati del Moro che dovevano raggiungerlo in Italia, le sue forze
+potessero ascendere a 60 mila uomini.[208]
+
+Il re Alfonso di Napoli si apparecchiava, dal suo lato, alla guerra
+con tutta l’attività e le forze di cui era capace. D. Federico, suo
+fratello, andava con l’armata ad assalire Genova, dove si raccoglievano
+le navi di Francia; D. Ferdinando, duca di Calabria, assistito dal
+conte di Pitigliano e da Gian Iacopo Trivulzi, capitani rinomatissimi
+di quel tempo, avanzavasi nelle Romagne per allontanare la guerra dai
+confini del Regno.
+
+In tale stato di cose, tutto spingeva il re Carlo ad affrettare i suoi
+movimenti; e quei medesimi generali che avevano contrastato l’impresa,
+ora la sollecitavano, persuasi che l’indugio non avrebbe fatto che
+peggiorare le sue condizioni. Ma appunto allora il re cominciava di
+nuovo a dubitare e perdersi in mille incertezze: egli sembrava aver
+quasi del tutto mutato il suo animo; tanto che alcune delle sue genti
+che già s’erano poste in moto, ricevettero ordine di retrocedere.
+Allora il cardinale di San Piero in Vincola presentossi di nuovo, e
+le sue parole furon quasi violente: egli accusò il re di mettere a
+repentaglio non solo il proprio onore, ma quello anche di tutta la
+nazione; e il suo impeto fu tale, che vinse ogni incertezza. Così,
+finalmente, il giorno 22 agosto 1494, il re e l’esercito si mossero;
+pel Monte Ginevra andarono ad Asti, dove vennero loro incontro il Moro
+colla moglie, e il duca di Ferrara.
+
+Tra le feste e le donne, Carlo dimenticava nuovamente la guerra,
+e si abbandonava in modo ai piaceri, che ammalatosi gravemente, fu
+costretto fermarsi per un mese. Da Asti andò a Pavia, dove visitò
+l’infelice Giovan Galeazzo, che nel fiore degli anni consumavasi in
+un letto; e udì i lamenti della moglie di lui, che gettandoglisi ai
+piedi, raccomandava a calde lacrime il loro stato infelice. Parve che
+il re si commovesse grandemente, tanto che promise a quel principe
+aiuti efficaci: ma non era appena da Pavia giunto a Piacenza, che ivi
+gli pervenne la nuova della morte di quel giovane, e la fama riportava
+essere seguita per veleno amministratogli dal Moro. Tutto l’esercito
+era indegnato di questo fatto, perchè vedeva con che sorta d’alleato
+si aveva a fare: il re solo pareva non darsene alcun pensiero. Egli,
+caduto un’altra volta nelle sue incertezze, non sapeva se prendere
+la via di Romagna o procedere per la Toscana; e in questo mezzo, si
+fermava di nuovo e davasi nuovamente ai piaceri.
+
+Intanto, arrivavano da tutti i lati notizie di fortuna prospera ai
+Francesi. In Romagna, ove già era stato mandato il valoroso generale
+d’Aubigny per tenere a bada i Napoletani, egli aveva saputo, con poca
+gente e senza venire ad alcun fatto d’armi, stancarli in modo, che già
+si ritiravano nel Regno. A Genova, il duca d’Orleans aveva potuto, con
+una flotta assai maggiore, obbligare D. Federico a retrocedere. Sbarcò
+poi a Rapallo, dove era piccola guarnigione di Napoletani, un certo
+numero di Svizzeri; che, aiutati dalle artiglierie delle navi, poterono
+prendere la terra, metterla a sacco ed a fuoco, passare a fil di spada
+non solo la guarnigione che si arrendette, ma tutti gli abitanti ed
+anche quaranta malati che trovarono in letto. La nuova d’un tal fatto
+sparse un terrore indescrivibile per tutta Italia, dove questo modo
+feroce di guerreggiare era insolito e sconosciuto. Ogni città, ogni
+più piccolo borgo s’immaginava d’avere a dividere la medesima sorte
+dell’infelice Rapallo; ed il nome dell’esercito francese ne diveniva
+terribile, il suo cammino si rendeva sempre più libero da contrasti.
+
+In questo medesimo tempo, arrivavano al campo Giovanni e Lorenzo
+de’ Medici, cugini di Piero, che s’erano dati al partito popolare; e
+fuggiti dalle ville ove erano stati confinati dal fratello, venivano
+ad assicurare al re, lo stato della Toscana essere tutto favorevole
+al passaggio dei Francesi. E così l’esercito, messosi finalmente
+per la Lunigiana, procedeva oltre, lungo la Magra. Giunti innanzi al
+castello di Fivizzano, i Francesi lo presero d’assalto, ed emularono
+le crudeltà degli Svizzeri. Ben presto però si dovettero accorgere
+d’essersi messi per una via piena di pericoli. Essi erano in un paese
+sterile; chiusi a sinistra dai monti; a destra, col mare tenuto ancora
+dal nemico; ed in fronte avevano le fortezze di Sarzana, Sarzanello
+e Pietra Santa, le quali con piccola guarnigione potevano facilmente
+chiudere il passo ad ogni più formidabile esercito. Se Piero de’ Medici
+avesse ardito prendere qualche forte provvedimento, egli poteva anche
+in su quell’ultima ora respingere i Francesi, con loro gravissimo
+danno e vergogna. Ma sembrava davvero che la Provvidenza guidasse
+miracolosamente quegli eserciti alla nostra rovina; e che, malgrado
+la stolta indolenza del re e il niun provvedimento d’ogni cosa più
+necessaria, tutto dovesse riuscire, per loro, a prospero fine.
+
+Intanto, la confusione era a Firenze grandissima. Il partito popolare
+aveva sempre parteggiato per Francia; ma la pazza politica di Piero
+aveva fatto avanzare il re da nemico, onde il paese ne andava a
+sacco ed a fuoco: che fare, adunque, in tale stato di cose? Aprire
+la via quando si potevano chiedere patti, sembrava imprudenza e
+viltà; chiuderla, era un dichiarare la guerra. Il governo della
+città trovavasi intanto nelle mani di Piero, autore unico di questi
+disordini: tutti stavano perciò a guardare che partito egli fosse per
+prendere, e nel comune pericolo ognuno si compiaceva di notare il suo
+smarrimento e la sua confusione. La condizione di Piero era, infatti,
+peggiore di ogni altra: il nemico vittorioso e vicino era contro
+di lui personalmente adirato; egli, senza danaro, senza alcuno che
+volesse dargliene, e col paese avverso, aveva perduto ogni consiglio.
+Mandò Paolo Orsini, con alcuni cavalli e trecento fanti, a rinforzare
+la guarnigione di Sarzana; ma subito dopo, crescendo la paura, si
+decise di presentarsi al campo del re e chiedere egli stesso la pace.
+Questo doveva essere una imitazione del viaggio che Lorenzo suo padre
+fece a Napoli, quando si mise coraggiosamente nelle mani di quel
+re per ottenerne patti onorevoli. Ma le imitazioni riescono assai
+difficilmente; e Piero facendo per paura ciò che Lorenzo avea fatto per
+coraggio, riuscì a lui in umiliazione e rovina quello che al padre era
+risultato ad accrescimento di potenza e d’onore.[209]
+
+Fattosi, adunque, accompagnare da ambasciatori della repubblica, se
+ne andò a Pietra Santa; ove subito seppe come l’Orsini, incontrato per
+via da alcuni Francesi, era stato disfatto. Cresciutogli perciò vieppiù
+il desiderio d’ottenere la pace a qualunque costo, mandò a chiedere un
+salvacondotto, ed ottenutolo, si presentò al campo. Ivi trovò che il re
+e l’avanguardia battevano invano da tre giorni il forte di Sarzanello.
+Ogni altro uomo si sarebbe vantaggiato della sua posizione e del grave
+pericolo in cui era l’esercito nemico; ma egli non potè mai uscire
+dal suo smarrimento, anzi ne fu sempre più dominato quando vide la
+fredda e severa accoglienza fattagli dal re. Senza neppure interrogare
+gli ambasciatori che lo accompagnavano, cedette, con una stoltezza
+veramente incredibile, tutte e tre le fortezze; dando immediato ordine
+a chi le teneva, di consegnarle ai Francesi; i quali subito ne presero
+possesso. Prometteva anche di somministrare danaro, e di cedere le
+fortezze di Pisa e Livorno; e ciò sino a guerra finita.
+
+Padroni ormai del territorio toscano, si avanzavano i Francesi
+rapidamente, non credendo quasi alla loro medesima fortuna, che così
+miracolosamente li avea cavati di tanti pericoli. Divenne fra loro
+universale l’opinione, che la Provvidenza aiutava quest’impresa; e vi
+prestavano fede non solamente i soldati, ma anche i generali, e più di
+tutti il re stesso, che si era convinto di esser davvero quel nuovo
+Ciro che il predicatore di San Marco aveva annunziato.[210] Intanto,
+gli ambasciatori che avevano accompagnato Piero, senza più far parola
+nè a lui nè al re, partivano adirati e correvano a Firenze; dove
+trovavano ogni cosa già piena di disordine, di confusione e di sdegno,
+per le nuove già arrivate delle fortezze così vilmente cedute.
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola va ambasciatore al
+campo francese. [Novembre 1494.]
+
+
+Il mese di novembre 1494 cominciava in Firenze con sinistri auspici.
+La notizia, già arrivata, dell’abbandono di quelle fortezze, che
+erano costate alla repubblica lunghi assedi e spese enormi,[211] e che
+erano la chiave di tutto il territorio toscano, aveva già sollevato
+il popolo. Il ritorno degli ambasciatori dal campo francese, fece poi
+crescere assai più il furore di tutta la città. Essi raccontavano
+quanto facile sarebbe stato ottenere dal re patti onorevoli: con
+quanta viltà, e con quanto orgoglio nel medesimo tempo, Piero dei
+Medici aveva messo l’intera repubblica nelle mani di Carlo VIII, senza
+neppure interrogarli. I discorsi erano perciò in Firenze tutti pieni
+di sdegno, e il popolo cominciava a radunarsi nelle piazze e nelle
+vie. Si vedevano nella folla comparire di nuovo certe vecchie armi,
+tenute nascoste per più di mezzo secolo; qualche pugnale che si vantava
+d’essere stato vibrato in Duomo il giorno della congiura dei Pazzi:
+uscivano dagli opifici dell’arti della lana e della seta alcuni di
+quegli uomini forti, tarchiati e con visi terribili, che rammentavano
+ancora i Ciompi di Michele di Lando.[212] Pareva quel giorno che
+si fosse, come per incanto, tornati un secolo addietro; e che quel
+popolo il quale aveva per sessanta anni sopportato così pazientemente
+la tirannide, fosse ora deciso di correre al sangue ed alle armi per
+riconquistare la sua libertà.
+
+Se non che, in quello universale furore, una universale incertezza
+e diffidenza dominava gli animi. I Medici, è vero, non aveano
+lasciato alcuna guardia in Firenze, ed il popolo poteva d’ora in ora
+impadronirsi di tutta la città; ma esso non sapeva di chi fidare,
+a cui lasciarsi condurre. I vecchi amici della libertà erano quasi
+tutti morti nei sessanta anni trascorsi, fra gli esili, le condanne
+e le persecuzioni; i pochi che ancora s’intendevano dello stato,
+erano uomini vissuti sempre col favore dei Medici; e la moltitudine,
+uscendo dalla servitù, non poteva per sè stessa se non trascorrere
+alla licenza.[213] Era, quindi, uno di quei momenti terribili, in cui a
+nessuno è dato vedere quali eccessi, quali fatti atroci possono d’ora
+in ora commettersi. Il popolo scorreva tutto il giorno incerto per le
+vie, come un fiume impetuoso; guardava con occhio sinistro le case di
+quei cittadini che avevano accumulato ricchezze coll’oppressarlo; nè
+aveva altra direzione sicura, se non che in sull’ora della predica
+raccoglievasi tutto nel Duomo. Ivi non s’era mai vista la gente
+accalcarsi così stretta: gli uni pigiavano gli altri sino a che non
+si potevano più muovere; e quando il Savonarola saliva finalmente sul
+pergamo, egli era come sopra un piano fitto e immobile di teste che
+lo riguardavano. Si vedeva dipinta su quei volti un’insolita fierezza,
+un’insolita concitazione, ed a qualcuno di sotto al lucco rilucere la
+corazza.
+
+Quel frate era il solo uomo che potesse in quei giorni comandare alla
+moltitudine; la quale sembrava pendere dalle sue labbra, e da lui
+solamente aspettare la sua salvezza. Una parola inconsiderata, uscita
+dalla bocca di lui, avrebbe potuto mandare a sacco le case dei più
+potenti cittadini, ricominciare l’antica storia delle guerre intestine,
+far versare dei fiumi di sangue; giacchè molte erano le ingiurie dal
+popolo ricevute, grande il desiderio della vendetta. Egli si astenne
+perciò da ogni discorso politico; ma, col cuore riboccante d’affetto,
+con ambe le braccia aperte, con la persona sporgente dal pergamo,
+con una voce che rimbombava in tutta la chiesa, predicava la pace, la
+carità, l’unione «Ecco la spada è venuta, le profezie si verificano,
+i flagelli cominciano: ecco il Signore conduce questi eserciti. O
+Firenze, è cessato il tempo dei canti e dei balli: ora è tempo di
+piangere con fiumi di lacrime le tue colpe. I tuoi peccati, o Firenze,
+i tuoi peccati, o Roma, i tuoi peccati, o Italia, sono causa di questi
+flagelli. Fate, adunque, penitenza; fate limosina; fate orazione; fate
+unione. O popolo, io ti sono stato in luogo di padre; sommi affaticato
+tutto il tempo della vita mia a farti conoscere le verità della fede
+e del ben vivere, e non ho avuto altro che tribolazioni, scherni ed
+obbrobrio: almeno mi fosse dato il compenso di vederti far le buone
+opere! Popolo mio, che altro ho mai desiderato che vederti salvo, che
+vederti unito? Fate penitenza, perchè s’avvicina il regno de’ Cieli.»
+«Ma io l’ho detto tante volte, io ho esclamato tante volte, io ho per
+te pianto tante volte, o Firenze, che ti doveria bastare.... Io mi
+volto a te. Signor mio, che se’ stato morto per nostro amore e per li
+nostri peccati: perdona, o Signore, perdona al popolo fiorentino, che
+vuole esser tuo.[214]» E così egli andò innanzi predicando la carità,
+la fede, la concordia degli animi, con tanto impeto, con tanta forza,
+che ne restò più giorni esausto e quasi ammalato.[215] Quei sermoni
+non furono dei più eloquenti, perchè l’agitazione toglieva luogo
+alla riflessione ed all’arte; ma l’affetto con cui furono pronunziati
+dominava, soggiogava quel popolo, che dopo il tumulto delle strade,
+veniva in luogo di pace, ove udiva parole evangeliche. Tanta fu la
+forza che ebbe in quei giorni la voce del Savonarola, che fra sì gran
+tumulto di passioni popolari, non si trascorse ad alcuno eccesso;
+e la rivolta che sembrava apparecchiarsi tumultuante e pericolosa
+nella piazza, si compiè tranquilla e pacifica nel Palazzo: miracolo
+nuovo nella storia di Firenze, che tutti gli storici di quel tempo
+attribuiscono al benefico ascendente che il frate di San Marco seppe
+acquistare sul popolo.[216]
+
+Il giorno 4 di novembre, adunque; la Signoria raccolse i più reputati
+e prudenti cittadini in Palazzo, per consigliarsi sul partito da
+prendere. La legge e l’antica usanza della repubblica portavano che a
+niuno fosse permesso di prendere la parola, se non ne veniva richiesto
+dai Signori; ed allora doveva discorrere in favore del partito che
+essi proponevano. Nei momenti di tumulto, però, nè questa nè altra
+legge fiorentina veniva rispettata. Quel giorno, gli animi erano
+pieni d’agitazione; trattavasi della salute della patria; la Signoria
+domandava consiglio ad ognuno e tutti volevano parlare. Pure, tanto la
+lunga servitù aveva legato gli animi, che quando messer Luca Corsini
+ruppe l’antica usanza, e, senza esserne personalmente richiesto,
+levatosi in piedi, cominciò a dire che le cose andavano male, che la
+città rovinava nel disordine, che bisognava prendere qualche rimedio
+efficace; la maraviglia fu universale: qualcuno sussurrava, qualche
+altro tossiva, e, finalmente, a lui si avviluppò in modo la lingua in
+bocca, ch’egli non potette procedere più oltre.[217]
+
+Il discorso, però, fu subito ripreso da Tanai di Jacopo de’ Nerli,
+giovanetto assai animoso, il quale rinforzava le parole del Corsini: ma
+anche a lui cominciò a tremare la voce; ed il padre, allora, levatosi
+in piedi tutto confuso, lo scusava appresso i colleghi, dicendo non
+badassero alle sue parole, perchè egli era giovane e di poca testa.
+
+Si levò, finalmente, Piero di Gino Capponi: la sua persona ben
+quadrata, il capo canuto, gli occhi fiammeggianti ed una certa aria di
+allegra fierezza, come di destriero ch’ha udito il suono della tromba
+guerriera, fecero rivolgere verso di lui tutti gli sguardi e tacere
+ognuno. Lo sapevano uomo di parole brevi, ma risolute, e di fatti
+ancora più risoluti. Egli parlò chiaro, e disse: «Piero de’ Medici
+non è più capace a tenere lo stato; la repubblica deve provvedere a sè
+stessa; _ormai è tempo d’uscire di questo governo di fanciulli_.[218]
+Si mandino ambasciatori al re Carlo; i quali se incontrano Piero, non
+lo salutino; ed espongano come tutto il male è venuto da lui, e che
+la città è amica del nome francese. Si facciano uomini d’onoranza, i
+quali non manchino di ricevere il re con ogni festa: ma, nello stesso
+tempo, si chiamino dal contado i comandanti coi loro soldati, e si
+nascondano nei chiostri od altri luoghi segreti, e insieme colle genti
+d’arme si tengano parati al bisogno; acciocchè quando non s’è mancato
+per nulla in quello che è onesto con questo Cristianissimo principe,
+nè tralasciato di contentare con danari l’avara natura dei Francesi,
+si possa, ove egli trascorra ad atti e pensieri non comportabili,
+mostrargli il viso e l’armi. E sopra ogni altra cosa,» egli disse
+conchiudendo, «non si manchi di mandar cogli altri ambasciatori
+il Padre Girolamo Savonarola, il quale ora ha tutto l’amore del
+popolo.[219]» E poteva aggiungere ancora, tutto il rispetto del re;
+perchè questi avea davvero concepita una quasi religiosa venerazione
+per quel frate, che da tanti anni predicava la sua venuta, dicendola
+ordinata dal Signore.
+
+Il 5 novembre furono eletti gli ambasciatori, tra i quali erano il
+Capponi medesimo, il giovane Nerli ed il Savonarola.[220] Questi lasciò
+che gli altri partissero subito per Lucca, ove speravano d’incontrare
+il re; ed egli, con due suoi frati, li seguì a piedi, come era suo
+costume di viaggiare.[221] Ma prima di muoversi, parlò di nuovo al
+popolo, e fece un sermone, che concluse con queste parole: «Il Signore
+ha esaudito le tue orazioni; ha fatto pacificamente seguire una gran
+rivoluzione. Egli solo è venuto in aiuto della città, quando tutti
+l’avevano abbandonata. Attendi, e vedrai i disastri che seguiranno
+nelle altre città. Persevera, adunque, o popolo di Firenze, nelle buone
+opere; persevera nella pace. Se tu vuoi che il Signore perseveri nella
+misericordia, sii misericordioso verso i tuoi fratelli, verso i tuoi
+amici, verso i tuoi nemici: altrimenti, cadranno anche sopra di te i
+flagelli che s’apparecchiano al resto d’Italia. _Misericordiam volo_,
+grida a voi il Signore. Guai a chi non ubbidisce ai suoi comandi.»[222]
+Fatta questa predica, si partiva per andare alla volta di Pisa; giacchè
+gli ambasciatori arrivati a Lucca avevano trovato il re sul punto di
+partire; onde, dopo averlo salutato, lo seguivano in quella città.
+
+Non appena Piero dei Medici ebbe veduto ch’essi venivano in nome della
+repubblica senza fare a lui alcun segno di ossequio, capì subito
+che qualche grave mutamento era avvenuto nella città. Raccomandava
+perciò caldamente al re la sua causa, e prometteva di pagargli 200,000
+ducati:[223] raccomandava a Paolo Orsini di raccogliere le sue genti,
+di soldare nel contado quanti uomini potesse e venire subito a Firenze;
+dove egli entrava frettolosamente la sera dell’8 novembre.[224]
+La mattina seguente, presentavasi al Palazzo verso le ore 11,
+accompagnato da molta gente, con la intenzione di raccogliere il popolo
+a parlamento, e restringere nelle sue mani tutto il governo. Ma la
+Signoria, che era già istruita del suo disegno, lo fece passare con
+alcuni solamente de’ suoi compagni; e ricevutolo con gran freddezza,
+gli raccomandava di licenziare la gente assoldata, per non mettere
+sè stesso e la città a qualche inutile cimento. Pietro restò talmente
+confuso da un’accoglienza così fredda e risoluta, che non sapendo come
+decidersi, se ne uscì, dicendo ch’egli avrebbe prima deliberato sul
+da fare, e poi sarebbe venuto di nuovo a renderne conto ai Signori.
+Tornato a casa, mandava ordine all’Orsini che s’impadronisse della
+porta a San Gallo; ed egli armatosi, si presentava il giorno al
+Palazzo, con una guardia di gente parimente armata. Ma sull’uscio
+trovava alcuni dei Collegi che gl’impedivano l’entrata, dicendo avere
+ordine di non lasciarlo passare altro che solo e senza armi, e per lo
+sportello piccolo. Egli allora, tutto sbuffante di sdegno e minaccioso,
+tornavasene indietro. Non aveva però dato appena due passi, che veniva
+chiamato da un mazziere della Signoria, mandato per ordine di messer
+Antonio Lorini, il solo che fosse, tra i Signori, restato ancora amico
+ai Medici. Costui trovavasi appunto quel giorno tenere l’ufficio di
+Proposto;[225] onde, a lui toccando il proporre le deliberazioni da
+farsi, aveva in quel giorno potuto impedire che se ne facesse alcuna
+contro a Piero de’ Medici: ed essendo a lui pure affidate le chiavi
+della torre, avea sino allora impedito che si sonasse la campana per
+raccogliere il popolo. Ma ora che, trascorrendo tutti i limiti, contro
+alla volontà di ognuno richiamava indietro il Medici, messer Luca
+Corsini, insieme con Iacopo de’ Nerli e Filippozzo Gualterotti, scesero
+alla porta e di fatti gli vietarono il passo. Piero, che nel vedersi
+richiamato avea già ripreso il suo orgoglio, voleva usar modi superbi;
+ma il Nerli, respingendolo con ingiuriose parole, gli chiuse l’uscio in
+sul viso.
+
+Il popolo, che s’era trovato testimonio di questo fatto, cominciò a
+levargli il rumore addosso; e per maggior dispregio, lo cacciavano via
+solamente colle grida e coi becchetti dei cappucci; mentre i fanciulli
+lo inseguivano coi fischi e coi sassi. Piero, colla spada sguainata
+in mano, non sapendo nè usarla nè rimetterla, si restrinse pauroso in
+mezzo ai suoi, atterrito dalla sola voce di quel popolo che aveva poco
+prima tanto superbamente calpestato. Mentre così retrocedevano gli uni
+e gli altri inseguivano, scontrarono per via il bargello, Pier Antonio
+dell’Aquila; il quale volendo aiutare i Medicei, fu, dal popolo, che
+era senza armi, disarmato e svaligiato con tutti i suoi. Menatolo
+poi al suo palazzo, gli fecero liberare i prigionieri; e ritornando
+i sollevati indietro, fu singolare il vedere come le armi tolte al
+bargello fossero le prime che si brandissero in difesa della libertà.
+Ma già la campana della Signoria cominciava a sonare a distesa, e
+tutto il popolo correva tumultuoso in piazza: abbandonavano le case;
+chiudevano le botteghe; uscivano colle ronche, cogli spiedi, coi pali,
+con ciò che trovavano. Alcuni vecchi cittadini si vestirono quel giorno
+con abiti d’antica foggia, con armi irrugginite, che rammentavano i
+tempi della repubblica; ed erano accolti con grida di gioia, ogni volta
+che comparivano nella folla.[226]
+
+Non s’era appena il popolo radunato in piazza, quando ecco, tutto
+polveroso, a cavallo di una mula, Francesco Valori arrivare da Pisa,
+dove aveva parlato cogli ambasciatori fiorentini. La gente si stringeva
+intorno a lui chiedendo notizie, ed in un momento egli si trovava nel
+più fitto del tumulto. Il Valori era stato un antico partigiano dei
+Medici, adoperato da Lorenzo in molti impieghi; e fu uno di quei cinque
+cittadini mandati al Savonarola per consigliarlo a moderare le sue
+prediche. Ma da quel momento, esso cominciò invece a sentir simpatia
+pel frate, ed a poco a poco ne divenne uno dei più caldi seguaci. Il
+mal governo di Piero lo spinse poi decisamente nel partito popolare,
+che assai più si addiceva alla natura del suo carattere. Egli aveva,
+infatti, tutte le qualità d’un capo-popolo: impetuoso ed ardito,
+di poca testa e di gran cuore, eccessivo in tutti i suoi partiti,
+trovavasi in mezzo ai tumulti come a casa sua. E quel giorno, su
+quella stessa mula, così polveroso com’egli era, cominciò ad arringare
+la moltitudine. — Raccontava, come gli ambasciatori avevano a Lucca
+trovato il re assai ben disposto; ma che seguitolo a Pisa, ne erano
+stati freddamente ricevuti, perchè Piero de’ Medici, prima di lasciare
+il campo, aveva fatto mille preghiere e mille promesse a danno della
+città. — Quando poi s’avvide che il popolo era venuto in furore, si
+mise alla sua testa, e col grido di _abbasso le palle_, lo condusse ad
+assalire la casa dei Medici.[227]
+
+Piero aveva, in questo mezzo, fatto chiamare l’Orsini con la sua gente;
+s’era armato di tutto punto, e colla forza voleva ritornare in Palazzo.
+Il cardinal Giovanni suo fratello[228] s’era già avviato innanzi; e
+correndo le vie, cercava sollevare il popolo in suo favore col grido
+di _palle, palle_: ma niuno gli rispondeva, anzi molti dalla strada
+e dalle finestre lo minacciavano. Quando fu giunto alla chiesa di San
+Bartolommeo, egli potè distinguere la moltitudine guidata dal Valori,
+che armata e tumultuante si avvicinava, onde assai rapidamente volse
+indietro i suoi passi. Arrivato a casa, trovò che Piero s’era già
+dato alla fuga. Avendo esso ricevuto un bullettino della Signoria,
+che dichiarava ribelli lui ed il cardinale, e saputo come questi
+già retrocedeva, non gli era bastato l’animo neppure d’aspettarlo; e
+raccolta la poca gente che aveva intorno, era corso alla porta a San
+Gallo. Ivi fece l’ultimo tentativo di sollevare quel borgo, popolato
+d’infima gente, stata sempre affezionatissima alla sua casa; ma invano
+egli alzava la voce, invano gettava oro per le vie: anche quell’ultima
+plebe lo guardava con disprezzo, correndo invece verso il palazzo dei
+Signori. Allora si persuase, finalmente, che era inutile sperare; che
+bisognava, invece, provvedere a salvare la vita. Avvilito, prostrato
+da tante traversíe che in sì breve spazio gli erano venute addosso,
+si mise per la via di Bologna; e non s’era appena allontanato pochi
+passi, che vide chiuderglisi dietro la porta della città. Egli andava
+in compagnia del fratello Giuliano,[229] e d’alcuni pochi soldati; i
+quali, più di lui spauriti per la tema d’essere nella campagna assaliti
+e messi a pezzi dai contadini, lo lasciarono, la più parte, prima di
+uscire dai confini della Toscana. Giunto in fine a Bologna, stracco
+e trafelato dal lungo viaggio, con poca e misera compagnia, fu dal
+Bentivoglio quasi villanamente ricevuto. — «Mi sarei lasciato piuttosto
+tagliare a pezzi, egli disse, che abbandonare lo stato. — » Non andò
+guari per altro, che presentatosi un uguale pericolo, anche il superbo
+Bentivoglio si dette vilmente alla fuga. Piero, intanto, sempre più
+abbattuto dall’avversa fortuna, continuava oltre il viaggio sino a
+Venezia; dove finalmente trovava cortesia e riposo. Anche ivi ebbe il
+dolore di vedere che il Soderini, ambasciatore fiorentino, s’era già
+dichiarato in favore del nuovo governo: ma la Signoria veneziana lo
+accolse con tutti gli onori che soleva usare verso i principi decaduti;
+e ciò fu un gran sollievo al suo animo travagliato.
+
+A lui pareva d’essere in quei pochi giorni vissuto un secolo, ed ora
+si destava come da un lungo sogno, e cominciava a comprendere con
+quanta stoltezza si era condotto, con quanta viltà aveva abbandonato
+lo stato, senza che ancora nessun reale pericolo lo avesse minacciato,
+quando già il re Carlo si era volto in suo favore. E certo, se in quei
+primi giorni egli avesse saputo mostrare un animo risoluto, avrebbe
+potuto spegnere o frenare quei movimenti in sul nascere, sicuro come
+era del vicino aiuto di Francia.[230] Infatti, quel re tanto gli
+era divenuto favorevole, che già arrivavano suoi messi a Venezia,
+invitando Piero de’ Medici a tornare in Firenze. Ma a questo, oggimai,
+non bastava più l’animo di trovarsi una seconda volta in mezzo a quel
+popolo tumultuante, le cui grida minacciose ancora pareva che lo
+spaventassero. Intanto, arrivava a Venezia anche il cardinale, che
+nella sua fuga aveva mostrato animo maggiore. Assai più tardi aveva
+abbandonato la città, travestito da frate, con molta fatica e non
+senza grave pericolo: aveva presi tutti quegli oggetti più preziosi che
+potette nel disordine raccogliere, e portatili subito ai frati di San
+Marco, riusciva in questo modo a salvarli; come fecero anche parecchi
+altri di quei cittadini che sapevano d’essere più invisi al popolo.
+Tanto era grande appresso tutti il nome della onestà di quei frati, che
+mentre il loro convento era tenuto quasi centro del partito popolare, i
+partigiani dei Medici ed il cardinale medesimo non sapevano ove meglio
+ricoverare le loro cose più preziose.
+
+In questo mezzo, la Signoria metteva una taglia di 5,000 fiorini
+per chi consegnasse vivi Piero o il cardinale, e di 2,000 per chi li
+desse morti. Si cercava nel medesimo tempo distruggere ogni memoria
+del passato: erano cancellate dal palazzo del Podestà le immagini
+dei ribelli del trentaquattro, dalla porta della dogana quelle dei
+ribelli del settantotto:[231] venivano richiamate le famiglie dei
+Neroni Diotisalvi, dei Pazzi e di molti altri esuli o confinati; fra i
+quali erano Lorenzo e Giovanni de’ Medici, cugini di Piero, che appena
+tornati, levarono dalle loro case le insegne delle palle per mettervi
+l’arme del popolo, e di Medici che erano, si vollero chiamar Popolani.
+Così cominciavasi già ad adulare quella moltitudine, pochi giorni
+innanzi tanto vilipesa!
+
+Il tumulto intanto cresceva, e la plebe sembrava cominciare a divenire
+ebbra nel disordine. Andavano a sacco le case di Giovanni Guidi notaio
+e cancelliere delle Riformagioni, e d’Antonio Miniati provveditore
+del Monte; due uomini ch’erano stati fidi strumenti dei Medici, e
+sottili consiglieri nel trovar modo a gravare il popolo d’imposte
+incomportabili; onde erano divenuti l’odio di tutta Firenze. Fu del
+pari saccheggiata la casa del cardinal Giovanni dei Medici, e quel
+giardino di San Marco, ove essi avevano raccolto tanti oggetti preziosi
+di arte. Ancora non s’era cominciato a sparger sangue, ma pure molti vi
+erano assai inclinati; e vi sarebbero certo venuti, se i partigiani del
+Savonarola non si fossero molto adoperati per impedirlo, se d’ora in
+ora non si fosse aspettata la sua venuta dall’ambasceria al re Carlo,
+e se la Signoria non avesse con severissimi bandi cercato di metter
+termine a questi disordini.
+
+Ad accrescere però i mali umori, arrivavano ora gli ambasciatori da
+Pisa, e portavano del re Carlo notizie poco soddisfacenti. Essi gli
+avevano esposto: — La città essergli amica, ed apparecchiarsi già
+a riceverlo con quegli onori ch’erano convenevoli alla sua maestà;
+chiedere solo, che siccome da amico era ricevuto, così da amico volesse
+comportarsi: venisse perciò sin d’ora agli accordi, acciò la pubblica
+gioia più compiuta si potesse manifestare. — Ma quel re non dava mai
+altra risposta, se non che: — «Dentro alla gran _villa_ s’assetterebbe
+ogni cosa.» — E dalla sua freddezza appariva evidente, che le istanze,
+le preghiere e le promesse che Piero dei Medici gli aveva fatto di
+danari, di obbedienza, di ogni cosa, lo avevano volto in suo favore.
+Onde gli ambasciatori tornavano ora senza alcuna conclusione, e solo
+potevano assicurare, il re non esser punto favorevole alla repubblica.
+
+Se non che, quando essi avevano fallito l’intento loro, il frate
+di San Marco si presentava al campo francese; e, passato fra quella
+gran moltitudine d’armati, arrivava finalmente alla presenza del re,
+che, in mezzo ai suoi generali, gli faceva assai lieta accoglienza.
+Ed il frate, senza molti preamboli, cominciava un breve sermone,
+che pronunziò con voce sonora, con accento quasi imperioso. — «O
+Cristianissimo re, tu sei uno strumento nella mano del Signore, che
+ti manda a sollevare i mali d’Italia, come io già da più anni ho
+predetto; e ti manda a riformare la Chiesa, che giace prostrata in
+terra. Ma se tu non sarai giusto e misericordioso; se tu non rispetti
+la città di Firenze, le sue donne, i suoi cittadini, la sua libertà;
+se tu dimentichi l’opera per cui il Signore ti manda; Esso allora
+sceglierà un altro per adempierla, aggraverà la sua mano adirata sopra
+di te, e ti punirà con flagelli terribili. Queste cose io ti dico
+da parte del Signore.»[232] — Il re ed i generali sembrarono udire
+assai attentamente le minacciose parole del Savonarola, e prestarvi
+grandissima fede. Era, in fatti, venuta in ognuno l’opinione, che
+quegli eserciti fossero veramente guidati dal Signore ad un fine
+provvidenziale; ed il re Carlo nutriva una grande venerazione per colui
+che aveva profetato la sua venuta ed assicurava prospero successo alle
+sue imprese: onde quel sermone pareva che mettesse davvero un certo
+terrore nell’animo suo, e lo risolvesse a comportarsi più onestamente
+coi Fiorentini; ai quali il Savonarola, tornando poco dopo gli altri
+ambasciatori, portava migliori speranze.
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in Firenze; suo trattato
+colla repubblica, e partenza. [Novembre 1494.]
+
+
+Le cose di Toscana per moltiplicati disordini divenivano peggiori. Il
+giorno stesso che i Medici venivano cacciati da Firenze, i Pisani si
+sollevavano a rivendicare furiosamente la loro libertà. Dacchè erano
+caduti sotto il giogo fiorentino, o, come essi dicevano, straniero,
+altro non avevano mai agognato che il momento di poterlo scuotere.
+Perduta la loro indipendenza, essi avevano quasi in un istante visto
+rovinato il commercio e l’industria, scemata la popolazione e distrutto
+ogni ordine civile: la più parte di loro avevano perciò preferito
+l’esilio alla servitù. Ma all’avvicinarsi degli eserciti francesi,
+risorgevano tutte le speranze; ed il Moro, che sempre pescava nel
+torbido e aveva già fatto il disegno d’impadronirsi di Pisa, l’istigava
+di continuo a sollevarsi, promettendo ogni sorta d’aiuti, e facendo
+segretamente dar buone speranze anche da persone ch’erano intorno al
+re. Quindi, non appena Carlo VIII entrava in città, che il popolo di
+Pisa corse a rumore le vie, distruggendo tutte le insegne fiorentine,
+gettando in Arno il marzocco che era sul ponte, e ponendovi invece
+la statua del re: saccheggiarono poi le case dei rettori fiorentini,
+che vennero a furore di popolo cacciati dalla città. La libertà
+e l’indipendenza furono così proclamate, gli esuli richiamati; si
+raccoglievano armi, danari ed uomini per cominciare quella celebre
+e male augurata guerra pisana, che doveva logorare le forze di due
+repubbliche appena rinate, spegnere tanti valorosi cittadini senza
+vantaggiare ad alcuno.
+
+Il re, trovandosi presente a tutti questi movimenti, li volle dapprima
+incoraggiare; ma vedendo poi cacciati i rettori fiorentini, se ne
+mostrava invece adontato. Egli quasi avrebbe voluto che i Pisani
+rivendicassero la loro libertà, e che nello stesso tempo prestassero
+ubbidienza ai Fiorentini! Il popolo, invece, avendo preso il suo andare
+nella rivolta, procedeva oltre rapidissimamente; e Carlo allora,
+non occupandosi d’altro che di lasciare un presidio nella fortezza,
+partivasene, senza quasi avvedersi di ciò che avveniva, senza punto
+riflettere alle conseguenze di ciò che aveva lasciato sperare ai
+Pisani. Così, prima di entrare in Firenze, egli già le aveva recato
+una gravissima ferita col permettere che i sudditi della repubblica,
+sotto ai suoi occhi e cogli eserciti francesi in casa, si ribellassero:
+esempio pericoloso per tutto il dominio, e che non tardò molto ad
+essere imitato da Arezzo, da Montepulciano e da altre città. Egli
+continuava intanto il suo cammino, fermandosi ancora qualche giorno a
+Signa; ove attese che i tumulti sedassero in Firenze, e che gli onori
+si apparecchiassero convenevolmente al suo ingresso. Nuovi ambasciatori
+fiorentini vennero ivi a sollecitarlo perchè volesse fermare i patti
+prima di procedere oltre: ma la sua risposta fu sempre: «Dentro alla
+gran _villa_ assetteremo ogni cosa.[233]»
+
+Per tutte queste ragioni, lo stato della città era sempre incerto e
+confuso: i Medici appena cacciati; il vecchio governo distrutto, ed
+il nuovo ancora non ordinato; il re che entrava senza patti, alla
+testa d’un’esercito poderoso, e già bagnato di sangue italiano.
+C’era da sbigottirsi veramente: per buona fortuna, si trovavano però
+a consigliare la Signoria cittadini di molta prudenza e d’animo
+fermissimo. V’era, fra gli altri, Piero Capponi, che in quei
+giorni pareva essere divenuto il braccio della repubblica, come il
+Savonarola ne era l’anima ed il cuore. L’uno predicava la carità, la
+pace, l’unione; l’altro si trovava dovunque c’era bisogno d’aiuto e
+consiglio, provvedeva armi e soldati. Le case erano provviste d’ogni
+sorta munizioni da guerra; i pali e le tavole pei serragli erano in
+pronto; i chiostri e le corti erano pieni di gente assoldata, che si
+diceva ascendesse al numero di seimila, e tenevasi presta per uscire in
+difesa della Repubblica al primo suono della campana.[234]
+
+A quindici, a sedici per volta, si vedevano intanto entrare nella città
+alcuni Francesi, i quali, con la loro aria marziale e disinvolta,
+senza armi e col gesso in mano, andavano segnando le case degli
+alloggiamenti. Affettavano sprezzo ed indifferenza; ma pure non
+potevano nascondere la loro maraviglia nel vedere una città tanto
+splendida per stupendi edifizi, ed in ogni sbocco di via rimanevano
+come attoniti della nuova prospettiva che si apriva ai loro occhi.
+Ma ciò che più di tutto richiamava la loro attenzione, erano quei
+severi palazzi che parevano fortezze inespugnabili, quelle torri che
+portavano ancora i segni delle fiere e sanguinose guerre cittadine. Il
+giorno 15 novembre, essi videro poi uno spettacolo che pose nei loro
+animi una quasi trepidazione. Fosse caso o disegno, a un tratto corse
+per la città la voce, che Piero de’ Medici s’avvicinava alle porte:
+la campana sonò a distesa, le vie brulicarono di popolo in furore, la
+terra sembrava partorire uomini armati che correvano verso la piazza,
+i palazzi si chiudevano, le torri s’armavano; già s’apparecchiavano
+i serragli, ed i Francesi vedevano quel giorno il primo saggio delle
+barricate. Subito si conobbe la voce esser falsa, ed il rumore sedò
+con la rapidità medesima con cui s’era levato. Ma rimase nell’animo di
+quegli stranieri la certezza, che le loro manovre e i loro battaglioni,
+chiusi in quelle vie, potevano fare assai poco di fronte a questa nuova
+e a loro sconosciuta maniera di guerreggiare. I Fiorentini, infatti,
+guardavano quella gente con una certa cotale aria di familiarità, come
+se avessero voluto dire: _vedremo!_ A quel popolo, riacquistata la sua
+libertà, pareva essere divenuto signore del mondo, e quasi credeva non
+esservi più cosa alcuna che dovesse temere.[235]
+
+Il palazzo dei Medici[236] era, intanto, apparecchiato per ricevere
+splendidamente il re; le case dei principali cittadini per gli
+uffiziali dell’esercito; le vie per cui si doveva passare erano tutte
+ricoperte di tende, parate a festa con tappeti ed arazzi. Il giorno
+11 novembre, la Signoria attendeva in un palco costruito alla porta
+a San Frediano: molta nobile gioventù fiorentina andava fuori ad
+incontrare il re, che ad ore ventuna faceva il suo solenne ingresso.
+I Signori si levavano allora in piedi per andargli incontro; e messer
+Luca Corsini, avendone ricevuto l’incarico, presentavasi per leggere
+il discorso apparecchiato: ma in quel momento appunto cominciando a
+piovere, i cavalli spingevano furiosamente gli uni gli altri, e tutta
+la cerimonia andò a vuoto. Solamente il Gaddi, che era ministro di
+Palazzo, trovatosi d’animo e di lingua più pronta, si fece avanti
+fra quel trambusto, e seppe dire in francese alcune poche parole
+accomodate al bisogno: dopo di che il re, entrato sotto un ricco
+baldacchino, procedeva subito oltre. La sua figura faceva un singolare
+contrasto col marziale aspetto di quel numeroso e potente esercito
+alla cui testa egli camminava. Era quasi mostruoso: il capo aveva
+grosso, il naso lungo, la bocca larga, il corpo piccolissimo, le
+gambe straordinariamente sottili, i piedi deformi. Vestiva di velluto
+nero, con un manto di broccato d’oro; cavalcava un bellissimo e alto
+destriero; entrava in attitudine marziale, colla lancia sulla coscia,
+segno allora di conquista. E tutto ciò non faceva che mettere in
+maggiore evidenza la povertà della sua persona. Accanto a lui venivano
+il fiero cardinale di San Piero in Vincola, con quello di San Malò, e
+alcuni marescialli. Seguiva subito la guardia reale, composta di 100
+arcieri, scelti fra la più bella gioventù di Francia; e 200 cavalieri
+francesi, che andavano a piede, vestiti d’armi e abiti splendidissimi.
+Veniva poi l’avanguardia svizzera, coi suoi vivissimi e vari colori,
+colle alabarde d’acciaio battuto, colle ricche piume sugli elmi de’
+suoi uffiziali. In quei volti si leggeva la fierezza montanara e
+l’orgoglio d’essere tenuti la prima fanteria d’Europa: la più parte
+di loro avevano con disprezzo lasciato la corazza, per combattere a
+petto scoperto. I Guasconi formavano il centro; erano piccoli, agili e
+lesti, e parevano quasi crescere e moltiplicare a misura che l’esercito
+si avanzava. Nella cavalleria, dove era la più nobile gioventù di
+Francia, splendeva poi la maggiore ricchezza: armi cesellate, manti
+di broccato ricchissimo, bandiere di velluto ricamato in oro, catene
+e altri ornamenti d’oro. Una terribile apparenza facevano i corazzieri
+coi loro cavalli, divenuti quasi mostruosi per avere le orecchie e le
+code tagliate. Gli arcieri erano di straordinaria altezza, portavano
+lunghissimi archi di legno, venivano dalla Scozia o da altri luoghi
+settentrionali, e parevano, dice uno storico di quel tempo, _uomini
+bestiali_.[237]
+
+Questa tanta varietà di gente, di vesti e di armi, con tanto ordine,
+tanta disciplina riunite, era uno spettacolo nuovo e maraviglioso in
+Firenze e in tutta Italia, dove non erano ancora eserciti stanziali
+e non si conoscevano altre armi che le mercenarie. Non potremmo dire
+con quanti uomini il re facesse la sua entrata; giacchè le artiglierie
+s’erano per altra via indirizzate verso Roma, molti presidii erano
+rimasti nelle fortezze, altra gente s’era avviata per le Romagne.
+Il Gaddi,[238] che si trovò presente alla loro entrata, dice che
+ascendevano a 12,000; il Rinuccini, che vi si trovò anch’egli, li
+giudicò assai meno; altri di più: comunque sia, la città ed i borghi ne
+erano pieni.
+
+Passarono pel Ponte Vecchio, tutto ornato con festa e con musica;
+riuscirono nella Piazza, che era piena di carri, di trionfi e di
+statue; e pel canto dei Pazzi sboccarono dietro al Duomo, girando il
+quale, vennero in sulla facciata. Il popolo andava acclamando il nome
+di Francia; ed il re non sapeva fare altro che sorridere stupidamente,
+e dire qualche parola italiana male a proposito. Entrato in Duomo, vi
+trovò la Signoria, che dalla furia dei soldati era stata costretta a
+condurvisi per vie traverse; e quivi pregarono insieme. Finalmente, il
+re alloggiò nel suntuoso palazzo dei Medici, ed i soldati pigliarono i
+loro quartieri. Quella notte e l’altra si fece illuminazione per tutta
+la città; il giorno si passò tra feste continue; e, finalmente, si
+venne a trattare gli accordi.[239]
+
+I sindaci eletti dalla Signoria a questo fine, erano: messer
+Guidantonio Vespucci, messer Domenico Bonsi, Francesco Valori e Piero
+Capponi; uomini tutti di grandissima reputazione nella città. Il
+Vespucci era dei più dotti nelle leggi e nelle cose di Stato; il Bonsi
+aveva tenuto con onore molte ambascerie; il Valori, chiamato dipoi
+il _Catone fiorentino_, era, come abbiam visto, divenuto capo del
+popolo; ed il Capponi, già più volte nominato, era veramente un’indole
+straordinaria di uomo. — Egli era nato l’anno 1447, da famiglia
+di antico sangue fiorentino, tenutasi sempre amica della libertà e
+per molte azioni generose divenuta illustre. Il padre lo educò alla
+mercatura, raccomandandogli di lasciar la politica, perchè i tempi
+piegavano assai male; e Piero si dette allora ai traffici con tanta
+energia, che molti lo accusavano d’essere divenuto troppo amico del
+guadagno. Egli era in su i trenta anni, quando Lorenzo de’ Medici che
+vantava di sapersi valere degli uomini, offerì a lui alcune ambascerie,
+ch’esso accettò assai volentieri e le condusse con mirabile destrezza.
+In queste occasioni, mostrò il Capponi d’avere un’attitudine singolare
+a conoscere i caratteri degli uomini, ed una facilità grandissima
+nell’acquistare predominio sull’animo de’ principi coi quali trattava,
+e di quelli specialmente che più si vantavano d’indole cupa e non
+penetrabile. Infatti, Ferdinando di Napoli e Alfonso suo figlio
+s’affidarono più volte ai consigli di lui, preferendolo ai loro stessi
+generali e ministri del regno. Ma se il Capponi passando dai traffici
+alla diplomazia, s’era trovato bene; passando da questa al mestiere
+dell’armi, si trovò assai meglio; e s’avvide ch’egli non era nato nè
+per stare al banco nè per condurre trattati, ma piuttosto per menar
+le mani. E fu un caso che lo fece conoscere a sè stesso. Egli era
+commissario della repubblica nel campo di Alfonso d’Aragona, quando
+veniva co’ suoi a difendere il duca di Ferrara. L’esercito napoletano
+fu battuto dalle genti del papa, ed Alfonso s’era perduto d’animo in
+modo, che si sarebbe certamente ritirato, se il Capponi non avesse
+saputo rimetter coraggio in lui e ne’ suoi. Aggiungendo poi alle parole
+i fatti, egli condusse quelle genti alla zuffa, e trovò d’essere un
+valoroso e destro soldato, abile a comandare e più abile ancora ad
+eseguire.[240] Da quel giorno, egli fu sempre nel più fitto delle
+mischie; e la repubblica vedendo d’avere a un tratto acquistato un
+così valente capitano, lo adoperava sempre nelle più ardue imprese. Più
+difficile era poi l’incarico affidato al Capponi, più volentieri egli
+l’adempiva, e voleva sempre far l’ufficio del soldato e del capitano:
+cosa che fu infine cagione della sua morte.
+
+Il Capponi era stato sempre amantissimo del governo popolare e nemico
+della tirannide medicea; ma il bisogno di attività superava in lui
+ogni cosa; e però, durante la vita di Lorenzo il Magnifico, lo aveva
+in molte occasioni servito. Dopo la morte di quel principe, non poteva
+il Capponi favorire in alcun modo il governo di Piero, e si dichiarò
+subito pel partito popolare; che lo tenne in grandissimo concetto,
+ed ora nelle sue mani principalmente affidava la salute di tutta la
+repubblica. Il Capponi, infatti, era l’uomo che meglio d’ogni altro
+potesse maneggiarsi con Carlo. Egli era stato più volte ambasciatore
+in Francia, ed aveva imparato a conoscere l’indole di quel re e de’
+suoi Francesi; dei quali soleva dire: «Quando questi nostri Italiani
+si saranno una volta annasati coi Francesi, finiranno d’averne tanta
+paura.[241]» Tutto il peso, adunque, di quelle faccende gravi e
+difficili, cadeva naturalmente sopra di lui; ed egli, nel vedersi
+in mano i destini di un intero popolo, si sentiva come allargare gli
+spiriti, e diveniva quasi maggiore di sè.
+
+Intanto, la madre e la moglie di Piero de’ Medici s’erano messe
+ai fianchi del re e de’ suoi consiglieri: «davano, promettevano,
+offerivano, che se Piero tornasse, lui, insieme con loro, sarebbe
+stato signore della città.[242]» Con tali argomenti, l’animo dei
+Francesi s’era piegato sempre più in favore de’ Medici, ed i sindaci
+della Repubblica venivano con severo aspetto ricevuti dal re, che
+circondato da’ suoi generali, affacciava pretensioni sempre nuove e
+più esorbitanti: diceva, fra le altre cose, d’essere venuto in città
+conquistata, perchè egli v’era entrato colla lancia sulla coscia! Tali
+discorsi non facevano altro che inasprire gli animi, senza concludere
+nulla; epperò si procedeva in lungo, peggiorando sempre. Ma quando, in
+presenza dei sindaci, il re ebbe l’ardire di lasciarsi sfuggire qualche
+parola in favore di Piero de’ Medici, il volto di quei repubblicani
+divenne assai severo, e in poco tempo si vide mutato l’aspetto
+della città. La Signoria tenne subito consiglio in Palazzo; chiamò i
+principali cittadini, e fece loro conoscere il pericolo che si correva,
+il bisogno che v’era di tenersi pronti al suono della campana, per
+uscire armati a guidare il popolo. Nel quale erano già penetrate queste
+voci; onde popolani e Francesi cominciavano a guardarsi in cagnesco,
+correvano fra loro ingiuriose parole, e qualche volta si veniva ai
+fatti.
+
+Una di queste risse fu per divenire un giorno tumulto gravissimo.
+Alcuni soldati francesi tenevano legati colla corda alcuni prigionieri
+italiani che avevano presi in Lunigiana, e li menavano per la città,
+acciò accattassero per Dio tanto da pagare la taglia che avevano loro
+imposta; senza di che non li avrebbero liberati, e minacciavano anche
+di ucciderli. Questo spettacolo barbaro dispiacque tanto ai Fiorentini,
+che alcuni giovani più arditi, tagliata la corda, lasciarono fuggire
+i prigionieri; con sdegno grandissimo dei Francesi, che non poterono
+riprenderli. Onde si venne alle mani; ed il popolo tenendo forte,
+da un lato e dall’altro accorreva gente ad ingrossare la zuffa. Gli
+Svizzeri immaginandosi, per quel rumore, che la persona del re fusse
+in pericolo, si dierono a correre verso il suo alloggiamento: ma
+trovarono resistenza in Borgo Ognissanti; e volendo sforzarlo, venne da
+tutte le finestre una tal pioggia di pietre, che li fece retrocedere.
+Già da un’ora si menavano le mani, quando i capitani del re, e molti
+principali cittadini mandati dalla Signoria, vennero, e sedarono
+il tumulto. Ma questa fu una gran lezione ai Francesi, che allora
+abbassarono un poco il fiero orgoglio, e s’avvidero che a conquistare
+Firenze, non bastava entrarvi _col gesso in mano e la lancia sulla
+coscia_.[243] Una città che al suono della campana diveniva un
+castello armato, asserragliava le strade, vomitava da tutte le finestre
+sassi, proiettili d’ogni sorta e fuochi lavorati, era qualche cosa di
+misterioso e terribile anche per quella superba fanteria svizzera, la
+quale vedeva ora che un esercito chiuso fra quelle mura poteva assai
+facilmente essere distrutto; e ne rimase perciò atterrita.[244]
+
+La Signoria colse allora il momento opportuno; e coll’aiuto di molti
+ambasciatori forestieri, riuscì finalmente a temperare un poco l’animo
+del re. Furono moderate le strane proposte: nè di Piero nè di città
+conquistata si fece più parola: si riuscì quasi a concludere i patti.
+Il re avrebbe il titolo di protettore della libertà fiorentina; egli
+potrebbe ritenere per due anni le fortezze, restituendole prima, se
+prima finisse la guerra; si consentiva ancora a dargli buona somma
+di danari. Ma quando si fu a determinarla, cominciarono di nuovo i
+dissensi. Carlo VIII era pieno di tutte le promesse fattegli da Pietro
+de’ Medici e dalle sue donne: chiedeva, perciò, somme che la Repubblica
+non poteva in alcun modo pagare, senza molto oppressare i cittadini.
+S’erano quindi di nuovo inaspriti gli animi, e si andava di continuo
+dalla Signoria al re e da questi a quella, senza poter concludere
+nulla, perchè Carlo VIII s’era ostinato nelle sue parole; e già il
+Capponi durava fatica a frenare il suo ardore ed impeto naturale. Il re
+fece leggere allora dal segretario il suo _ultimatum_, dicendo che non
+voleva retrocedere più oltre di quello. I sindaci dovettero ricusarlo
+di nuovo; al che egli, rivolgendosi loro tutto adirato, disse in tuono
+minaccioso: — «Noi soneremo le nostre trombe.» — Il Capponi parve
+divenire di fuoco, e levato il foglio di mano al segretario, rispose
+lacerandolo sulla faccia del re, quelle parole divenute immortali: —
+«E noi soneremo le nostre campane.[245]» Le quali furono pronunziate
+in modo, che fecero in poche ore concludere quell’accordo a cui non
+s’era potuto riuscire colle preghiere, e l’andare e venire di tanti
+giorni.[246]
+
+Il trattato, adunque, diceva: — Che tra la Repubblica ed il Re
+sarebbe corsa buona e fedele amicizia; che i loro sudditi troverebbero
+vicendevole protezione; che il Re avrebbe titolo di restauratore e
+protettore della libertà fiorentina; che gli si pagherebbe in tre rate
+la somma di 120,000 fiorini; che le fortezze non sarebbero ritenute
+oltre due anni, restituendosi prima, se prima finisse l’impresa di
+Napoli; che i Pisani riceverebbero perdono, appena tornassero alla
+obbedienza dei Fiorentini. Fu del pari tolta la taglia sui Medici,
+rimanendo la confisca sui beni del cardinal Giovanni e di Giuliano,
+fino a che non avessero pagato i debiti di Piero; il quale rimaneva
+confinato a 200 miglia dal contado, i fratelli a 100. — Rogati i
+capitoli del trattato, vennero giurati in Duomo; e la sera s’illuminò
+di nuovo tutta la città, sebbene nel popolo non si vedesse più quella
+prima affezione pel re.[247]
+
+Ma pareva che cessata una difficoltà, fosse per sorgerne subito
+un’altra. Quando tutto era concluso, ecco che il re non mostrava più
+alcuna volontà di partire. La città era piena di soldati francesi
+acquartierati nelle case, e di soldati italiani nascosti per tutto; le
+botteghe chiuse, i traffici sospesi, ogni cosa incerta e disordinata;
+e le querele continue fra paesani e forestieri facevano temere pericoli
+più gravi. La notte succedevano assai spesso rubamenti, ed ammazzamenti
+continui; cosa insolita in Firenze: e ad ogni piccolo rumore la città
+intera pareva sollevata. Queste cose seguivano tutti i giorni, e però
+gli onesti cittadini sollecitavano in ogni maniera la partenza del
+re: ma invano; perchè egli, ricaduto nella sua inerzia, pareva quasi
+non volersi più muovere da Firenze. Il che teneva gli animi tanto
+più sospesi, in quanto che non si vedeva alcuna via per obbligarlo a
+decidersi.
+
+In questa occasione, si ricorse di nuovo all’autorità del Savonarola,
+il quale altro non faceva allora che adoperarsi di continuo a tenere
+la città tranquilla; e con le parole di pace le aveva, in quei momenti
+di trambusto e pericolo, recato un utile non punto minore di quello
+che avesse fatto il Capponi col suo eroico ardimento. I discorsi del
+frate erano stati, quei giorni, sempre sul bene universale. «Mettano
+i cittadini da parte gli odii e le ambizioni; vadano in Palazzo
+coll’animo retto, col desiderio di cercare il ben comune e non il
+privato, colla volontà ferma di stabilire nella loro città l’unione
+e la concordia. Allora saranno veramente accetti al Signore.» Egli
+s’indirizzava ad ogni ordine di cittadini, e dimostrava a ciascuno in
+particolare, come il suo vantaggio in questa e nell’altra vita stesse
+nel difendere la libertà, nello stabilire l’unione e la concordia.[248]
+Invitato allora di andare al re Carlo e cercare di persuaderlo a
+partire, egli accettò subito l’incarico, e senza indugio si presentò
+al reale alloggiamento. Ivi gli uffiziali e baroni voleano vietargli
+l’entrata, perchè temevano che la presenza del frate potesse impedire
+il saccheggio di quel ricchissimo palazzo, sul quale già avevano fatto
+disegno. Ma ripensando poi alla quasi venerazione che il re aveva per
+lui, non vollero resistere alle sue istanze, e lo lasciarono passare.
+Carlo, circondato da’ suoi baroni, gli fece lietissima accoglienza,
+ed il Savonarola usò brevi parole: «O Cristianissimo principe, la tua
+dimora riesce di grave danno alla città ed alla tua impresa. Tu perdi
+il tempo, dimenticando il dovere che la Provvidenza ti ha imposto, con
+grave danno della tua salute spirituale e della gloria mondana. Ascolta
+adesso la voce del servo di Dio. Prosegui oltre il tuo cammino, senza
+indugio. Non voler fare la rovina di questa città, e promuovere contro
+di te lo sdegno del Signore.[249]»
+
+E così, finalmente, il giorno 28 di novembre, a ore 22, il re si
+partiva, insieme coll’esercito, lasciando di sè assai poco buona
+opinione nel popolo di Firenze. E fra le giuste cagioni di rammarico,
+non fu ultima il vedere, come quello splendido palazzo nel quale con
+tanta generosità e buona fede era stato alloggiato, fosse mandato
+a sacco; e non per le mani solamente de’ soldati o bassi uffiziali,
+ma per quelle ancora dei generali e baroni, per quelle del medesimo
+re, che portò via gli oggetti più preziosi, e rubò fra le altre cose
+un liocorno, che il Comines pensò valesse circa sette mila ducati.
+Quel che facessero gli altri dopo un tale esempio, si può facilmente
+immaginare: «s’impadronirono senza pudore,» scrive lo stesso Comines,
+«di tutto quel che tentò la loro cupidigia.[250]» In questo modo
+andarono perdute le ricche e maravigliose collezioni dei Medici;
+giacchè il poco che i Francesi non rubarono, lasciarono in tale stato,
+che bisognò venderlo.[251] Nondimeno, era tale e tanta la gioia di
+vedersi finalmente liberi da quel pericoloso ingombro d’eserciti
+forestieri, che niuno pensò più ai danni ricevuti; ma invece nelle
+chiese rendevansi pubbliche grazie al Signore, nelle vie il popolo
+riprendeva la sua spensierata allegrezza, ed in Palazzo cominciavasi a
+pensare di provvedere agli stringenti bisogni dello Stato.
+
+L’aspetto della città s’era, in questo mezzo, affatto mutato. I
+partigiani dei Medici sembravano, come per incanto, spariti; il partito
+popolare si trovava solo a dominare ogni cosa, ed il Savonarola era
+quello che dirigeva le volontà di tutto il popolo. Lui dicevano profeta
+veridico delle cose avvenute, lui solo essere stato capace a moderare
+l’animo del re nel suo entrare in Firenze, lui solo averlo indotto
+a partire; e così da lui attendevano consiglio, aiuto e comando, in
+ogni cosa che fosse per seguire. E quasi che gli uomini del vecchio
+Stato volessero sparire per dar luogo ai nuovi, morivano in quei mesi
+alcuni di coloro che meglio avevano rappresentata la corte medicea.
+Angelo Poliziano era morto nel 24 settembre di questo anno, «con tanta
+infamia e pubblica vituperazione, quanto uomo sostener potesse.[252]»
+Lo accusavano di mille vizi, di mille oscenità; ma la cagione vera
+di tutto quest’odio risiedeva piuttosto nell’essere Piero de’ Medici
+divenuto allora già esoso a tutti, e nel sentirsi vicina la cacciata
+di lui e de’ suoi.[253] Nè a temperare quelle passioni, bastò il
+conoscere che le ultime parole dell’illustre poeta, del sommo erudito,
+erano state parole di pentimento. Egli aveva chiesto che il suo corpo,
+vestito dell’abito domenicano, fosse sepolto nella chiesa di San Marco;
+ove infatti le sue ceneri riposano accanto a quelle di Giovanni Pico
+della Mirandola, morto il giorno medesimo in cui Carlo VIII entrava in
+Firenze.[254] Il Pico aveva, anch’esso, mostrato da più tempo desiderio
+di vestire l’abito di San Marco; ma avendo esitato, non potè adempiere
+il suo proposito, perchè venne sorpreso dalla morte nella giovane
+età d’anni trentadue.[255] E morendo chiese al Savonarola, che non lo
+lasciasse scendere nella tomba senza averlo prima vestito dell’abito.
+
+La fine di questi due illustri italiani faceva tornare alla memoria le
+ultime ore e la confessione del Magnifico; ed a molti pareva quasi che
+la società medicea volesse nello spegnersi riconoscere i suoi peccati,
+e chiederne assoluzione a quel popolo che aveva tanto oppressato, a
+quel frate che ne era come la persona viva e parlante. Singolare era,
+certamente, che tutti costoro si rivolgessero ora a quel convento
+di San Marco, donde era partito il primo grido di libertà, la prima
+opposizione e la prima accusa contro la tirannide dei Medici.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+Condizione politica di Firenze, dopo la partenza dei Francesi. Il
+Savonarola propone la forma del nuovo governo. [Decembre 1494.]
+
+
+In Firenze, per antichissima usanza, s’erano sempre mutati i governi
+col mezzo dei Parlamenti. Il popolo, chiamato al suono della campana,
+si raccoglieva, senza armi, nella piazza, che era guardata dai
+fanti armati della Signoria; la quale scendeva sulla ringhiera[256]
+a chiedere Balía per sè, o pe’ suoi amici. La Balía era, poi, una
+dittatura, che si poteva avere per mesi o per anni; poteva rinnovarsi
+più volte di seguito, e dava facoltà di mutare la forma del governo.
+Allora il popolo veniva di nuovo chiamato a parlamento; e, radunato
+sotto questa menzognera apparenza di libertà, si mostrava sempre docile
+strumento alle voglie ambiziose dei più potenti, e sempre applaudiva
+ad alta voce le proposte della Balía; credendo dare prova della sua
+indipendenza e libertà, nel momento stesso che la distruggeva. Così ne
+venne quell’antichissimo proverbio fiorentino: _Chi disse parlamento,
+disse guastamento_. Colle Balíe e coi Parlamenti avevano, infatti,
+dominato lungamente gli Albizzi; con essi avevano tiranneggiato
+i Medici. Nondimeno, tanta era la forza dell’uso, che non furono
+appena nel 94 partiti i Francesi, e subito, il 2 dicembre, la campana
+di Palazzo sonava a parlamento; i fanti della Signoria tenevano,
+armati, le bocche della piazza; ed il popolo, tutto fiero di sè,
+veniva raccolto _all’antica_,[257] cioè sotto i suoi Gonfalonieri di
+compagnia. I Signori leggevano una provvisione, colla quale chiedevano
+di nominare venti Accoppiatori, colla Balía e facoltà di eleggere per
+un anno, la Signoria e tutti i principali magistrati, e di scegliere a
+Gonfaloniere di giustizia uno di loro medesimi.[258] La moltitudine,
+quasi furibonda di gioia, applaudiva ad altissime grida; e così il
+nuovo governo, che si chiamò dei Venti, veniva formato.
+
+In antico, il governo della repubblica fiorentina componevasi di
+otto Priori ed un Gonfaloniere di giustizia; i quali formavano il
+supremo magistrato, o la Signoria, che mutavasi ogni due mesi. I
+Dodici Gonfalonieri delle compagnie, sotto i quali si era usato una
+volta raccogliere il popolo armato, uniti coi dodici Buoni Uomini,
+non ebbero di poi quasi altro ufficio che quello di accompagnare la
+Signoria; e tutti insieme formavano il Collegio, e si chiamavano anche
+i tre maggiori uffizi. Seguivano i Dieci della guerra, eletti ogni sei
+mesi; e gli Otto, che stavano principalmente sopra i delitti criminali
+e politici, ed erano eletti ogni quattro mesi. Venivano, finalmente,
+i due Consigli o assemblee del Comune e del Popolo; i quali erano
+stati formati quando la città si trovava divisa in Popolo propriamente
+detto, e Potenti, che più particolarmente si arrogavano il diritto di
+formare il Comune. A questi Consigli era affidato il votare le leggi e
+la elezione dei magistrati, nella quale facevasi allora consistere la
+principale importanza del governo.[259] Quando i Medici cominciarono a
+dominare, essi distrussero ogni ordine di cittadini, ed uguagliarono
+tutti sotto la loro tirannide: onde i due Consigli, del Comune e del
+Popolo, non avevano più alcuna ragione di esistere; ma pur tenevano le
+loro adunanze per una vana apparenza, e perchè quei principi avevano
+osservato come il popolo fosse attaccato più al nome, che alla sostanza
+stessa della sua libertà. Lorenzo il Magnifico, seguendo questa
+politica, continuò sempre a farli radunare; ma creava nello stesso
+tempo un nuovo Consiglio, che chiamò dei Settanta; e lo fece tutto
+di suoi partigiani. Trasferiva in esso ogni autorità degli antichi
+Consigli, e massimamente la elezione dei magistrati, colla quale sapeva
+di poter essere padrone di tutta la repubblica.[260]
+
+E adesso, radunandosi il Parlamento, si lasciavano intatti gli antichi
+magistrati, e distruggevasi solo il Consiglio dei Settanta, la cui
+autorità passava tutta nei venti Accoppiatori; onde si mutavano le
+persone ed il nome, piuttosto che la forma stessa del governo. Pareva
+al popolo, come era parso ai Medici, e come sembrava allora ad ognuno,
+che chi avesse in mano l’elezione della Signoria, avesse la balía
+ed il governo di tutto. In vero, l’ufficio dei magistrati era assai
+male definito, sì che ognuno di essi credeva essere onnipotente, e la
+Signoria poi lo era di fatti. Essa aveva l’amministrazione dello Stato;
+giudicava le liti; condannava nella vita e nella roba; mandava, qualche
+volta, ambasciatori, e dichiarava la guerra; faceva nuove leggi;
+insomma, gli Statuti le concedevano molto; e ciò che gli Statuti non
+le concedevano, essa poteva con modi straordinari ottenerlo.[261] Nè a
+questa sua illimitata potenza s’era trovato altro freno, che il farla
+mutare ogni due mesi; onde l’essere dei Signori era divenuto assai meno
+che avere autorità di eleggerli: perchè, a chi sedeva nel magistrato,
+bisognava dopo due mesi deporre ogni autorità; mentre chi lo eleggeva,
+poteva di continuo, o per molti anni, essere padrone del tutto.[262]
+Questo era mirabilmente riuscito al Magnifico col suo Consiglio de’
+Settanta: questo niuno dubitava che dovesse ora, per mezzo dei Venti,
+riuscire al popolo.
+
+Venendo però al fatto, si vide che le cose seguivano diverse assai
+da quello che s’era disegnato. La repubblica era nelle mani degli
+Accoppiatori, ma la macchina dello Stato non camminava; avevano
+autorità sopra ogni cosa, ma di nulla si trovavano nel fatto padroni.
+Ai Medici, agli Albizzi o ad altra potente famiglia, circondata
+d’amici, piena di danari e con un nome grandissimo, era stato possibile
+dominare la città con quegli arbitri: ma che cosa potevano fare venti
+cittadini, di pensare, di condizione e d’indole diversissimi, molti
+dei quali erano nuovi affatto nelle cose di Stato? Malgrado la loro
+autorità, si trovarono incapaci e deboli a governare; e la principale
+debolezza nasceva dal non potersi facilmente mettere d’accordo. Di
+ciò si ebbe subito una prima esperienza nella elezione che si dovette
+fare del gonfaloniere, non essendo stato possibile raccogliere più di
+tre voti intorno ad un medesimo nome; tanto che, con loro grandissimo
+carico, furono costretti deliberare di scegliere quello che avesse più
+voci, sebbene non raggiungesse il numero voluto dalle leggi.[263]
+
+In questo modo, l’antica usanza dei Parlamenti partoriva subito gli
+antichi disordini; perchè ancora non era cominciato il nuovo governo,
+che già tutti pensavano di mutarlo. Ognuno vedeva che era una vana
+speranza il far rivivere la repubblica, lasciando intatte quelle
+vecchie istituzioni da cui i Medici aveano tolto ogni residuo di
+vita; ognuno vedeva che nelle mani degli Accoppiatori s’era messo
+un cadavere, ed invano si aspettava che vi spirassero la vita.
+Si cominciava, perciò, a pensar di rinnovare tutto il governo,
+ricostituire tutto il popolo; ma quando si veniva alla prova, sembrava
+che il provvedere con efficacia fosse tanto più difficile, quanto
+maggiore ne era il bisogno: da tutti i lati crescevano le difficoltà,
+moltiplici e inopinate.
+
+La ribellione di Pisa diveniva ogni giorno più grave: quivi il pericolo
+aveva stabilito la concordia degli animi; il governo si era rapidamente
+costituito; si raccoglievano uomini, armi e danari; i cittadini
+erano animati da un grande ardore di libertà e d’indipendenza.
+Il resto del territorio fiorentino era tutto mal fermo: Arezzo e
+Montepulciano, incoraggiati dall’esempio di Pisa, dai danari e consigli
+di Siena, ribellavansi ben tosto anch’essi; altri borghi o città
+s’apparecchiavano a fare lo stesso. Quindi in Firenze la necessità
+urgente di danari, per nutrire tre guerre e pagare le somme promesse al
+re di Francia, che già chiedeva che gli fossero anticipate. Bisognava
+assoldare gente, levar fanti nel contado, trovar capitani, ed imporre
+nuove e maggiori gravezze ad un popolo già oppressato. A ciò sarebbe
+difficilmente bastato un governo forte ed unito, e se ne aveva invece
+uno così debole ed incerto, che bisognava mutarlo.
+
+I cittadini fiorentini avevano, d’altronde, nei sessanta anni
+trascorsi, perduta affatto quella loro antica e maravigliosa attitudine
+politica a formar nuove leggi e nuove istituzioni; onde, trovandosi a
+un tratto liberi e padroni di sè, erano come smarriti e confusi nella
+loro stessa libertà. Non v’era più un ordine di ottimati che avesse,
+come al tempo degli Albizzi, potuto prendere in mano la direzione
+della cosa pubblica. Gli agiati cittadini non avevano, sotto i Medici,
+goduto altro privilegio che quello della loro ricchezza; con essa e con
+qualche impiego, per favore ottenuto, aveano vissuto tutta la loro vita
+senza esperienza, senza pratica e senza affezione alcuna alle cose di
+Stato. Il popolo minuto poteva poi dirsi assolutamente disfatto. Quelle
+antiche Capitudini delle arti, che erano state ad un tempo centro della
+vita industriale e della vita pubblica; officine ove s’erano raccolte
+quelle straordinarie ricchezze, che soccorrevano la patria nelle
+sue lunghe e difficili guerre; arena politica, nella quale entravano
+a lottare e si educavano quei bravi artigiani, che tanto abilmente
+sapevano poi consigliare la repubblica, tanto coraggiosamente servirla;
+quelle antiche capitudini, adunque, più non esistevano che di nome; il
+popolo viveva, perciò, sgominato e sciolto. Egli era, dunque, difficile
+ordinare un nuovo governo; non solamente perchè la guerra consumava
+la città, perchè le antiche istituzioni avevano perduto ogni vita, il
+popolo ogni educazione politica; ma ancora perchè esso era talmente
+mutato in ogni sua parte, che niuna delle antiche forme repubblicane
+più gli si addiceva.
+
+Nè solamente mancavano nel popolo le disposizioni più necessarie;
+ma ancora mancavano affatto gli uomini che potessero guidarlo nella
+grave e difficile impresa di dare costituzione a sè stesso. Noi
+abbiamo visto nella moltitudine tumultuante sorgere Francesco Valori
+per guidarla a cacciare i Medici; ma, per quanto egli fosse in piazza
+un uomo impareggiabile, era non per tanto incapace di ascendere nel
+Palazzo, ove con difficoltà sapeva frenare l’impeto delle sue esaltate
+passioni. Abbiam visto rendersi immortale Piero Capponi in faccia al
+re ed ai generali di Francia; ma anch’egli s’impazientiva a discorrere
+lungamente nei Consigli. Quando bisognava rompere una discussione per
+metter mano alla spada, quello era il momento di Piero Capponi; ma
+stare a discutere, a lottare, a ragionare lungamente col lucco sulle
+spalle e il cappuccio in testa, era cosa che lo annoiava. Si trovava
+assai meglio colla corazza indosso, esposto al sole, alla pioggia ed
+alle palle nemiche. Egli, infatti, ora non chiedeva altro, che d’essere
+mandato al campo di Pisa per cominciare la guerra.
+
+In un momento, adunque, di tanta necessità, non si sapeva veramente
+vedere in chi si potesse sperare: nè era facile il credere che la
+opportunità dovesse far sorgere uomini nuovi; perchè nei sessanta
+anni trascorsi sotto la tirannide, niuno s’era educato alla libertà,
+ed ognuno aveva perduta quella pratica delle cose pubbliche, che è
+indispensabile a chi vuol dare nuova forma e nuovo governo a tutto
+un popolo. Se non che, come a tutti i mali sorge sempre un qualche
+naturale compenso; così allora in Firenze s’era già cominciata a
+formare quella scuola di politici italiani, che più tardi produsse
+Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini e Donato Giannotti; i
+quali entravano appena nella loro prima giovanezza, ora che la patria
+ritornava libera. In quei petti fiorentini era stato così grande
+l’amore della libertà, che dal momento in cui non poterono più entrare
+a discutere liberamente nei Consigli, si misero a ragionare dello
+Stato, e crearono la scienza politica. Nell’aprire i loro libri,
+noi, infatti, troviamo che essi incominciano sempre col dire, come
+la più grande felicità che dall’uomo possa provarsi su questa terra,
+sia il partecipare al governo della patria; e quando la tirannide ci
+nega questa suprema felicità, allora altro non gli resta che cercarla
+negli studi, aspettando tempi migliori, ed apparecchiando esperienza
+ai posteri. Ma il sorgere di questa scienza era assai inefficace
+compenso ai mali che travagliavano allora la Repubblica. Non solamente
+non si vedeva ancora, fra gli uomini di quella scuola, alcuno che
+potesse collo splendore della sua fama comandare al popolo; ma essi,
+quasi tutti educati alla solitudine degli studi, poco pratici nel
+maneggiare gli affari e ignoti alla moltitudine, non erano certamente
+per acquistare importanza in quei giorni di tumulto, nei quali il
+mondo appartiene alla forza. Le loro idee dovevano, però, in quella
+rivoluzione acquistare nuova forza e diffondersi assai largamente nella
+moltitudine; onde a noi importa conoscerle.
+
+Lo studio della politica si fonda oggi sopra principii generali:
+nei governi, si cerca la più equa divisione dei poteri, la più
+sana amministrazione della giustizia, la maggiore indipendenza dei
+magistrati, la più larga libertà dell’individuo. Allora, invece, la
+scienza dei politici italiani non era quasi altro che un’analisi e
+uno studio delle umane passioni. Partendo dalla sola idea, che il
+governare sia la maggiore felicità, il maggiore desiderio dell’uomo;
+ne veniva naturalmente, che tutti dovessero aspirarvi, che tutti
+volessero ridurre nelle loro mani il governo della patria, e ognuno,
+di necessità, a danno degli altri. Da queste ragioni doveva nascere
+un continuo pericolo di cadere nella tirannide; ed in essa erano,
+infatti, caduti quasi tutti i governi italiani. Alla domanda: — quale
+è il perfetto governo? — tutta la scuola dei politici italiani non
+dava, quindi, altra risposta se non: — quello in cui non potrà nascere
+tiranno. — Ed in quale non potrà nascere tiranno? — In quello che sarà
+ordinato in maniera, da soddisfare contemporaneamente alle passioni di
+tutti gli ordini di cittadini. In ogni città, dicevano essi, vi saranno
+sempre i pochi che cercano comandare a tutti, gli ottimati che vogliono
+onori, il popolo che vuole libertà.[264] — E quindi, si ricercava sin
+d’allora una forma di governo misto, che avendo in sè contemperate
+le varie parti della monarchia, dell’aristocrazia e della democrazia,
+potesse contentare alle passioni degli ambiziosi, degli ottimati e del
+popolo; e in questo modo si sperava raggiungere una sicura libertà.
+
+Passando, poi, dalla teoria alla pratica, l’occhio dei politici
+fiorentini si volgeva costantemente a Venezia. Di tutti i governi
+italiani, quello era il solo che fosse sopravvissuto alla generale
+rovina; il solo che, cresciuto di forza, di potenza e di onore,
+non avesse ancora veduto sorgere un tiranno. Quindi, il desiderio
+di Firenze e di tutte le spente repubbliche italiane, era di poter
+rinascere nella forma veneziana: quello sembrava perfettissimo fra
+tutti i governi. Quando, infatti, si paragonava la serie interminabile
+di mutazioni avvenute in Firenze, colla eterna e severa quiete
+della veneta laguna; si provava, quasi, la medesima impressione che
+proviamo oggi nel paragonare la politica interna di Francia a quella
+dell’Inghilterra. Ma nel desiderio che i Fiorentini avevano allora
+di trasportare a Firenze la forma del governo veneziano, trovavano
+quelle medesime difficoltà che incontrerebbero oggi i Francesi nel
+volere adottare la costituzione inglese. I Veneziani avevano, sin da
+tempi remotissimi, avuta una forte e potente aristocrazia; questa non
+s’era mai vista a Firenze, dove i Medici avevano distrutta perfino
+quella poca differenza che v’era stata in origine fra i vari ordini di
+cittadini; ed uguagliato talmente ogni cosa, che ormai ognuno vedeva
+non esservi possibile altro che o un’assoluta tirannide o un’assoluta
+libertà. Nondimeno, ognuno si studiava di trovare il modo come
+introdurre in Firenze il governo veneziano: alcuni volevano renderlo
+più largo, altri invece restringerlo; ma a questo limitavansi allora
+le diversità di tutti i pareri. Tali erano stati i ragionamenti dei
+politici, e tali erano adesso i discorsi che si tenevano nelle strade,
+nelle logge, da per tutto in Firenze.
+
+Ma egli era come un navigare per perduti, fino a che si rimaneva
+nell’astratto o si discuteva in piazza, senza che sorgesse alcuno in
+Palazzo a proporre un partito qualunque, consigliarlo, persuaderlo agli
+altri, e soprattutto ai Venti Accoppiatori, senza il consenso dei quali
+era divenuto adesso difficile assai fare alcun mutamento. In questa
+condizione di cose, adunque, tenendosi in disparte gli uomini della
+scienza come poco pratici, e gli uomini d’azione come poco prudenti o
+poco abili, incominciava a farsi largo un’altra specie di cittadini;
+e questi erano i dottori di legge, nelle cui mani la fortuna suol
+mettere quasi sempre il timone dello Stato, ogni volta che un popolo
+passa dalla tirannide alla libertà. L’essersi molto adoperati nelle
+faccende della vita, l’aver fatto professione e studio delle leggi,
+fa creder sempre ch’essi abbiano quella pratica delle cose umane, e
+quella dottrina appunto che si richiede in quei momenti difficili, nei
+quali si muta la forma dei governi; nè bastò la lunga e sempre trista
+esperienza a persuadere che gli avvocati non riuscirono giammai a
+fondar nulla di stabile negli ordini politici d’alcuna nazione.
+
+Comunque sia di ciò, dopo molto incerto ondeggiare nei consigli che
+si tenevano in Palazzo, predominavano finalmente i pareri di messer
+Guidantonio Vespucci e messer Paolo Antonio Soderini, ambedue dottori
+in legge. Il Soderini era del partito popolare, e stato lungamente
+ambasciatore a Venezia, aveva avuto opportunità di conoscere meglio
+d’ogni altro la forma di quel governo. Egli proponeva, quindi,
+di abolire i due Consigli del Comune e del Popolo; sostituendovi
+invece un Consiglio Maggiore, a similitudine del Gran Consiglio di
+Venezia, nel quale entrasse il popolo per eleggere i magistrati
+e votare le leggi; ed un Consiglio più ristretto, di ottimati o
+uomini di maggiore esperienza, ove, a similitudine del Consiglio dei
+Pregati, si deliberassero quelle cose che in pubblico non si possono
+discutere. Proponeva ancora di abolire subito i Venti, e di lasciare
+intatto l’ufficio della Signoria, degli Otto, Dieci e Gonfalonieri
+di compagnia. Quanto a questa seconda parte, niuno pareva che ne
+disconvenisse; ma circa la formazione dei Consigli, e massime del
+Maggiore, era grande la disparità dei pareri, opponendosi fortemente
+gli Ottimati, le cui opinioni venivano dal Vespucci sostenute. Egli
+discorreva a lungo contro l’incapacità e gli eccessi della moltitudine;
+riandava tutte le scene più triste della storia di Firenze; diceva
+che il Gran Consiglio era a Venezia composto di gentiluomini, e non di
+popolo; il quale, nondimeno, era quivi assai più serio, tranquillo e
+temperato, che a Firenze; ove gl’ingegni sono più sottili, le fantasie
+più vive, le passioni più sfrenate. Rispondevasi dall’altra parte: che
+tanto valeva essere gentiluomo a Venezia, quanto cittadino a Firenze,
+perchè la plebe non vi aveva cittadinanza; e non essendovi, d’altronde,
+un ordine di Ottimati, un governo stretto vi riusciva sempre in una
+tirannide di pochi: ed in fine, che avendo il popolo cacciato i Medici,
+non era giusto escludere dal governo quella parte di cittadini, per
+cui mezzo solamente erasi guadagnata la libertà.[265] L’opinione del
+Soderini era, senza dubbio, quella che trovava più favore nel popolo, e
+appresso gli uomini savi di tutta la città; ma l’opinione del Vespucci
+predominava, invece, nei Consigli del Palazzo. Ivi si celavano ancora
+molti partigiani dei Medici, e vi erano i Venti Accoppiatori; i quali
+dovendo ora perdere l’ufficio, cercavano che il nuovo governo si
+formasse in maniera da far ricadere nelle loro mani la somma principale
+delle cose. Tutti costoro non potevano però nascondere a sè stessi, che
+un governo stretto dispiaceva assai al popolo e a tutti quelli che non
+vi partecipavano; onde poteva assai facilmente partorire nuovi tumulti;
+e si sarebbe forse caduti in una sfrenata libertà, o in un ritorno
+violento dei Medici.[266]
+
+Su queste cose ragionavasi di continuo in Palazzo, ove i Consigli
+sedevano fino a notte assai avanzata.[267] Essendo la discussione
+venuta nelle mani di due avvocati, superbi della importanza acquistata
+in quel momento, non era per aver termine assai facilmente. Parlavasi,
+discutevasi, ciarlavasi, quando vi era bisogno di agire; quando il
+pericolo della guerra era gravissimo; quando tante città del dominio
+minacciavano sollevarsi; quando l’intero popolo poteva stancarsi di
+rimanere più a lungo sospeso sui destini del suo avvenire, e pigliare
+le armi per correre a qualche sanguinoso eccesso. Molti erano perciò
+spaventati, molti confusi in modo, che non sapevano che si dire nè che
+si fare. Se i dotti non avevano potuto aiutare il popolo, perchè la
+loro dottrina era lontana dal mondo; se non avevano potuto gli uomini
+d’azione, perchè ad essi mancavano la pratica e l’esperienza della
+libertà; molto meno potevano aiutarlo i dottori di legge, perchè in
+essi era allora, come è stata sempre, una falsa dottrina ed una falsa
+esperienza. Non vi era che il buon senso, il vero amore del bene, la
+forte ed ardente volontà di farlo, che potesse salvare il popolo dalla
+sua confusione. E certo, la più grande lezione che la storia possa dare
+agli uomini è quella che ci mostra come, in quei terribili momenti
+nei quali sembra che il mondo voglia divenir preda del più ardito e
+il caos minaccia di ritornar sulla terra, quando è vana la scienza,
+quando è vana la potenza, la ricchezza, gli onori, ed il coraggio
+stesso è vinto dall’audacia sfrenata della plebe; allora è la virtù, è
+il generoso volere, è il santo amore del bene, ciò che può solamente
+aiutare un popolo. L’uomo, perciò, destinato a salvare il popolo di
+Firenze era il frate Girolamo Savonarola: sonava l’ora in cui egli
+doveva entrare nella politica: la necessità delle cose ve lo trascinava
+inevitabilmente, malgrado la ferma volontà che egli aveva sinora avuta
+di astenersene.
+
+Nella repubblica fiorentina si erano assai spesso veduti dei religiosi
+mescolati nella politica; e vi era anche l’esempio di alcuni santi,
+come la famosa santa Caterina da Siena. Nondimeno, il Savonarola era
+così pienamente dominato dalle sue idee religiose, che egli aveva
+sempre voluto astenersene. Sebbene ora il corso inevitabile delle cose
+fosse divenuto assai più forte dell’umana volontà, e che egli vedesse
+come, per quella incertezza di cose, il popolo languisse nell’ozio
+e nella miseria, e il suo cuore gli rammentasse che la carità rompe
+ogni legge; pur nondimeno, continuava sempre a lottare con sè stesso.
+Nel fare, però, le medesime prediche sopra i medesimi soggetti, nuove
+idee cominciavano ad entrarvi di necessità, pel nuovo stato di cose.
+— «Abbandonate le pompe e le vanità,» egli diceva, «vendete le cose
+superflue e datele ai poveri. Cittadini, raccogliamo limosine in
+tutte le chiese, pei poveri della città e del contado. Spendete per
+essi, almeno quest’anno, il danaro dello studio di Pisa;[268] e se non
+basta, mettiamo mano ai vasi e paramenti delle chiese; ed io voglio
+essere il primo. Ma sopra ogni altra cosa,» egli continuava, «_fate
+una provvisione_, per la quale si aprano le botteghe, e si dia lavoro
+a questo popolo che rimane ozioso per le vie.[269]» Venendo poi a
+discorrere della Chiesa, disse che il Signore voleva rinnovare ogni
+cosa; e fece una predica nella quale, ripetendo di continuo queste
+parole: _Cantate Domino canticum novum_, le spiegava ai Fiorentini
+in questo modo: «Il Signore vuole che rinnoviate ogni cosa; che
+distruggiate tutto il passato; che non resti nulla dei cattivi costumi,
+delle cattive leggi, del cattivo governo.» Ma poi, quasi gli paresse
+di avere trascorso, rivolgeva di nuovo il discorso alla Chiesa,
+dicendo: «Questo è un tempo in cui le parole debbono cedere il luogo
+ai fatti, le vane cerimonie ai veri sentimenti. Il Signore ha detto:
+Io ero famelico, e voi non mi deste a mangiare; io ero nudo, e voi non
+mi vestiste. Non ha già detto: Voi non edificaste una bella chiesa
+o un bel convento; esso narra solo opere di carità; colla carità,
+adunque, bisogna rinnovare ogni cosa.»[270] E in questo modo, nelle
+prime prediche che fece _sopra Aggeo_, il Savonarola rimaneva ancora
+ondeggiante ed incerto.
+
+A misura, però, che l’onda del popolo diveniva più agitata, questi
+discorsi riuscivano meno efficaci, ed il frate, quasi per forza e
+violentemente, diveniva cittadino. Egli vedeva innanzi a sè un popolo
+intero, confuso e desolato, che aveva bisogno d’aiuto, e volgeva
+verso di lui solo uno sguardo pieno di fiducia. Vedeva la vanità della
+scienza, l’incapacità dei prudenti, la tristizia dei molti; mentre il
+suo buon senso, il suo forte volere, il suo sincero amore del bene,
+gli facevano vedere chiarissima la via da percorrere. Egli diveniva
+maggiore di sè; parevagli aver la forza di riunire le discordi volontà,
+per dirigerle alla religione ed alla libertà; sentivasi capace di
+riempiere col suo amore e colla sua anima l’intero popolo. «O Firenze,»
+egli esclamava allora, «io non ti posso dire ogni cosa che io sento in
+me.... Oh! se io ti potessi dire il tutto, vedresti come un vaso nuovo
+e serrato, pieno di mosto che bolle per ogni verso, ma non può uscir
+fuora.»[271]
+
+Queste parole egli diceva il giorno 12 dicembre, terza domenica
+dell’avvento, e quel giorno medesimo entrava a discorrere più
+decisamente di politica. Incominciava collo spiegare una teoria,
+allora molto diffusa nelle scuole: che il governo di un solo, cioè,
+sia ottimo, quando il principe è buono; pessimo, quando il principe è
+cattivo; perchè esso è più forte ed unito così al bene come al male,
+e rende immagine del governo di Dio sopra la natura, la quale in ogni
+cosa ricerca la sua unità.[272] Tale era il linguaggio della scuola, e
+tale era anche il principio del discorso con cui il Savonarola entrava
+nella politica. Ma procedendo oltre, il suo buon senso veniva a cavarlo
+fuori del vecchio formalismo. «Questi principii,» egli continuava
+a dire, «si debbono, però, adattare alla natura del popolo, cui si
+vogliono applicare. Nei popoli del nord, ove è molta forza e poco
+ingegno, e nei popoli del sud, dove al contrario è molto ingegno e
+poca la forza, il governo d’un solo può essere qualche volta ottimo.
+Ma in Italia, e massime in Firenze, ove abbonda forza e intelletto,
+ove gl’ingegni sono sottili e gli animi inquieti, il governo d’un solo
+non può riuscire altro che tirannico. Il solo governo che a noi possa
+convenire, è il governo civile ed universale. Guai a te, Firenze, se
+tu fai capo che possa dominare e soperchiare gli altri! Da questi capi
+nascono tutti i mali che possono guastare una città. Tiranno è nome di
+uomo di mala vita, pessimo fra tutti gli altri, usurpatore degli altrui
+diritti, distruttore dell’anima sua, e di quella del popolo. Epperò,
+la prima legge che tu devi fare, sarà questa: che nessuno possa per
+l’avvenire farsi mai capo della tua città: altrimenti, tu sarai fondata
+in sull’arena. Questi uomini che si vogliono elevare sopra tutti,
+e che non sanno sopportare la civile uguaglianza, sono pessimi fra
+tutti gli altri; cercano la rovina delle anime loro, e di quella del
+popolo.»[273]
+
+«O popolo mio! Tu sai che io non sono mai voluto entrare nelle cose di
+Stato: credi tu che ci verrei al presente, se io non vedessi che ciò è
+necessario alla salute delle anime? Tu non volevi credere; ma ora hai
+visto che le mie parole si sono tutte verificate; che esse non sono di
+mia volontà, ma vengono dal Signore. Prestate, adunque, le orecchie a
+chi non cerca altro che la vostra salute. Purificate il vostro animo,
+attendete al ben comune, dimenticate i privati interessi; e se in tale
+disposizione voi riformate la vostra città, essa sarà più gloriosa
+che non è mai stata. E tu, popolo di Firenze, incomincerai in questo
+modo la riforma di tutta Italia, e spanderai le tue ali in tutto il
+mondo, per portarvi la riforma di tutti i popoli. Rammentati che il
+Signore ha dato segni evidenti ch’Esso vuole rinnovare ogni cosa, e
+che tu sei il popolo eletto a cominciare questa grande impresa; se
+però tu segui i comandi di Lui, che ti chiama e t’invita a tornare
+alla vita spirituale. Apri, o Signore, il cuore di questo popolo,
+acciocchè intenda quelle cose che sono in me, e che tu mi hai rivelate
+e comandate.»
+
+«La vostra riforma deve incominciare dalle cose spirituali, le quali
+stanno al di sopra delle cose materiali, di cui formano la regola e
+sono la vita; e tutto il bene temporale deve servire al bene morale e
+religioso, da cui dipende. E se avete udito dire _che gli Stati non si
+governano coi paternostri_,[274] rammentatevi che questa è la regola
+dei tiranni, la regola degli uomini nemici di Dio e del ben comune, la
+regola per opprimere, e non per sollevare e liberare la città. Bisogna,
+invece, se voi volete un buon governo, che voi lo riduciate a Dio. Io
+certamente non vorrei impacciarmi dello Stato, se non fosse così.
+
+«Quando, adunque, avrete purificato il vostro animo, corrette le vostre
+intenzioni, condannato i giuochi, le lascivie e le bestemmie; mettete
+allora mano al governo, e fatene prima la bozza, per venire più tardi
+alle minuzie, e correggerla. E questa prima bozza, o sia il modello e
+la sostanza del nuovo governo, deve esser questa: _che nessuno conosca
+benefizio alcuno se non dallo universale, il quale deve, solo, creare i
+magistrati ed approvare le leggi_. La forma che meglio si adatterebbe
+a questa città, è quella d’un Consiglio Grande, secondo la maniera
+veneziana. Io però vi consiglio di radunare tutto il popolo sotto i
+sedici Gonfalonieri, e ciascuna delle compagnie scelga una forma: dalle
+sedici così ottenute, i Gonfalonieri ne scelgano dipoi quattro, e le
+portino alla Signoria, che, fatta in prima solenne orazione, sceglierà
+la migliore. E quella che dal popolo sarà scelta in questo modo, voi
+potete tener per certo che verrà da Dio. Io credo che ne risulterà la
+forma dei Veneziani, la quale a voi non deve parer vergogna d’imitare,
+perchè anch’essi l’hanno avuta dal Signore, donde viene ogni cosa
+buona. Voi vedete come dal tempo che c’è quel governo in Venezia, non
+vi è nata alcuna setta o dissensione di sorta: epperò bisogna credere
+che sia voluta da Dio.»[275]
+
+Dopo ciò, il Savonarola disse poche parole sopra alcuni provvedimenti
+più particolari, ma non meno necessari a farsi speditamente. L’uno
+di questi era il riordinar le gravezze, che non solo oppressavano il
+popolo minuto con una ingiustizia non credibile, ma facevano ancora
+che, mentre tutti lamentavano d’essere soverchiamente aggravati, lo
+Stato si trovasse in continue strettezze. Proponeva del pari, che
+mentre a tutti gli uffici di qualche importanza si dovesse provvedere
+con la elezione, si lasciassero gli altri alla sorte, per dare
+ad ognuno incoraggiamento e speranza di prender parte al governo.
+Concludeva, poi, col raccomandare pubbliche orazioni, ed una pace
+generale fra tutti i cittadini del vecchio e del nuovo governo.[276]
+
+Nelle prediche antecedenti, queste medesime idee avevano cominciato
+già a filtrare separatamente; ma dal giorno 12 dicembre in poi, il
+Savonarola le trattò di proposito, e con un discernimento che destò
+maraviglia universale in tutti gli uditori; perchè, considerando la sua
+vita e i suoi studi, niuno aveva immaginato che egli potesse discutere
+così minutamente le cose di Stato. E tanto le sue prediche parvero
+savie e prudenti, che più volte fu dalla Signoria medesima richiesto
+di consiglio in San Marco, ed anche in Palazzo; ove egli non ricusò di
+fare qualche sermone.[277] Ma, finalmente, volle raccogliere in Duomo
+tutti i magistrati ed il popolo, escludendone le donne e fanciulli, e
+fece un sermone, nel quale propose principalmente quattro cose:
+
+1º Il timore di Dio, e la riforma dei buoni costumi.
+
+2º L’amore al governo popolare ed al pubblico bene, posponendo ogni
+privata utilità.
+
+3º Una pace universale, colla quale si assolvessero gli amici del
+passato governo da ogni colpa, perdonando anche le pene pecuniarie; e
+si usasse indulgenza verso tutti i debitori dello Stato.
+
+4º Costituire una forma di _governo universale_, che comprendesse
+tutti i cittadini ai quali, secondo gli antichi ordini della città,
+apparteneva lo Stato.[278] E proponeva, come più adatta, la forma
+del Consiglio Grande dei Veneziani, accomodandolo però all’indole del
+popolo fiorentino.[279]
+
+Questi consigli dati sul pergamo di S. M. del Fiore, da un frate,
+dal Savonarola, quando le sue profezie s’erano verificate, quando
+l’incertezza dominava tutti gli animi; ebbero una forza grandissima, e
+fecero decidere la vittoria in favor del partito popolare. È opinione
+unanime di tutti gli storici, che, senza quelle prediche, avrebbe vinto
+in Palazzo l’opinione del Vespucci, e si sarebbe formato un governo
+di ottimati, che avrebbe dato origine ad altri disordini e nuove
+rivoluzioni.[280] Ma quando la voce del frate tuonò in favore della
+libertà, allora niuno potette più resistere. Il popolo, che era stato
+sinora incerto, senza sapere a qual partito appigliarsi, ed ignorando
+perfino il linguaggio stesso della politica, credette ora di esser
+chiaro di tutto; voleva assolutamente il _Consiglio Grande al modo
+viniziano_, e lo andava gridando per la città.
+
+L’autorità divina che il Savonarola mescolava nella politica, aveva
+poi una forza assai grande in tutta Firenze, ove sempre la repubblica
+era stata sotto la speciale protezione dei santi, ove sempre la
+religione e lo Stato s’erano uniti a difesa della libertà. E se faceva
+qualche maraviglia vedere un frate sul pergamo parlar di politica,
+questa maraviglia accresceva la sua autorità. E, davvero, nel leggere
+gli storici di quel tempo, nel leggere ciò che più tardi dissero il
+Giannotti, il Guicciardini ed il Machiavelli intorno al governo allora
+istituito, si direbbe quasi che in Firenze sia avvenuto un miracolo;
+giacchè noi vediamo un frate, senza nessuna esperienza delle cose del
+mondo, riuscire a confondere i savi, a salvare la patria, a fondare una
+nuova repubblica. Se non che, questo fatto straordinario viene, come
+abbiam detto, spiegato dal riflettere, che in quei momenti solenni nei
+quali tutta la società e tutti gli ordini che la tengono unita vanno in
+fascio, una sola forza fu quella che sempre riuscì a salvarla: quella
+forza vergine ed ingenua, che si trova solo nell’indole degli uomini
+veramente grandi; la fervida, cioè, e forte aspirazione al vero; la
+ferma e tenace volontà nel volere il bene: cose tutte le quali erano
+nel Savonarola grandissime, e formavano l’essenza stessa del suo
+generoso carattere. Nei momenti di prova, qual dottrina sostenne mai il
+paragone con questa sapienza? qual prudenza vantò mai le vittorie e le
+conquiste di questo amore?
+
+Ed ora, sarà egli mestieri difendere il frate del suo essere entrato
+nella politica? Bisognerà egli ripetere che il Savonarola voleva la
+libertà per far meglio trionfare la religione? Bisognerà chiamare in
+aiuto l’esempio e l’autorità d’altri ecclesiastici e frati che fecero
+lo stesso? Noi ci fermeremo, piuttosto, a dire che il Savonarola
+non entrò di sua elezione nella politica; ma, come si è visto, vi fu
+inevitabilmente trascinato dalla necessità delle cose. Diremo ancora,
+che non vi è abito nè legge nè giuramento che valga contro le leggi
+della natura; contro il giuramento che ogni uomo onesto ha fatto nel
+suo cuore; d’operare, cioè, il bene sotto ogni forma, in ogni tempo e
+condizione.
+
+Ma, lasciando da un lato queste vane discussioni, il passo era oggimai
+dato, e le conseguenze doveano esserne molte ed inevitabili. Il
+Savonarola si trovava ad un tratto divenuto capo di tutta la città;
+e bisognava procedere oltre rapidamente nella formazione del nuovo
+governo, se non si voleva che i molti nemici avessero vittoria.
+Già Piero dei Medici era corso verso Napoli al campo francese, ove
+era stato assai bene accolto da quel re Carlo, che portava così
+indegnamente il nome di _protettore della libertà fiorentina_. Un
+tiranno era, dunque, già pronto per tornare in Firenze, ad ogni
+cambiamento di fortuna che vi potesse aver luogo. Bisognava, perciò,
+adoperarsi a tuttuomo per condurre e compiere la costituzione del
+governo popolare; farlo unito, forte, potente e rispettato, se non si
+voleva esser vittima d’una nuova tirannide. E noi vedremo con quanta
+prudenza e quanta esperienza il Savonarola continuasse a consigliare
+tutte le leggi fondamentali del nuovo Stato, come il suo spirito
+animasse e quasi penetrasse tutto quel popolo; come ognuno sembrasse a
+un tratto avere le sue stesse idee, parlare il suo medesimo linguaggio.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+Formazione del nuovo governo per opera del Savonarola. Si costituisce
+il Consiglio Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si riordinano
+le gravezze, riducendole tutte alla Decima o imposta fondiaria.
+Discussione nella quale si vince la legge che decreta la pace
+universale; e l’appello _delle sei fave_, o sia l’appello dagli Otto al
+Consiglio Maggiore. Si ristabilisce il tribunale della Mercatanzia, o
+di Commercio: li Accoppiatori depongono il loro ufficio: i Parlamenti
+sono aboliti: si fonda il Monte della Pietà. Opinione del politici
+italiani sulle riforme operate dal Savonarola. [1495.]
+
+
+Per mettere in luce tutta l’importanza politica del Savonarola,
+bisogna seguire passo a passo la formazione del nuovo governo, e
+leggere nello stesso tempo le prediche che egli faceva in quei giorni.
+Quando noi vediamo che tutte le nuove leggi sono precedute da una o
+da più prediche del Savonarola, che le propongono, le consigliano e
+le spiegano al popolo; quando assistiamo alle Pratiche[281] che la
+Signoria tiene in Palazzo, e sentiamo quei cittadini discutere col
+linguaggio stesso del frate, addurre le sue ragioni con le sue medesime
+parole, in maniera da farci quasi credere che i loro discorsi sieno
+una copia delle sue prediche, e la legge che essi discutono qualche
+sua nuova epistola; allora noi potremo dire di aver visto come un uomo
+solo fosse divenuto l’anima di tutto un popolo. E quando, alla fine di
+questo esame, raccogliendo insieme le varie leggi, e ricostruendo, per
+così dire, la forma di tutto il governo, noi lo troveremo ammirabile
+nelle sue parti, stupendo nel suo insieme, e udiremo la voce di tutti
+i più grandi storici e politici italiani assicurarci quello essere il
+migliore, anzi il solo buon governo che abbia avuto Firenze in tutta
+la sua lunga e tumultuosa istoria; allora solo noi potremo equamente
+giudicare il Savonarola.
+
+Le prediche che egli fece in Duomo, nel tempo che in Palazzo si formava
+la nuova costituzione della repubblica, furono quelle dell’Avvento
+_sopra Aggeo_; a cui bisogna unire altre otto che fece _sui Salmi_, nei
+giorni di festa che seguirono l’Avvento. La loro principale importanza
+è tutta politica: non perdono, però, mai il carattere religioso, perchè
+la riforma politica non era pel Savonarola che una parte minima della
+sua universale riforma; ed il nuovo governo non dovea essere altro
+che il primo passo al rinnovamento della morale e della Chiesa. Egli,
+perciò, non tralasciava mai i suoi discorsi sul buon costume e sulla
+vera religione: la politica vi dava, anzi, continua occasione. Queste
+prediche di cui parliamo, non sono per eloquenza notevoli sopra le
+altre; ma preziosissime sono certamente più di tutte, per la storia dei
+tempi e per la biografia del Savonarola. Se le altre ci fanno conoscere
+la sua bontà e la sua vasta dottrina religiosa, queste ci presentano un
+nuovo lato del suo ingegno e ci manifestano la forza grandissima del
+suo carattere. Noi vi troviamo ancora un trattato compiuto sul nuovo
+governo; assistiamo alla storia viva della sua formazione; e quasi
+potremmo da esse ricostituire tutta la storia politica della repubblica
+di Firenze in quei giorni.
+
+Abbiamo già visto come, nel giorno 12 dicembre, il Savonarola volgesse
+il discorso decisamente alla politica, e quali fossero i nuovi
+principii, che egli raccomandava. Il 22 e 23 dello stesso mese, noi
+vediamo che già una legge di gravissima importanza era stata distesa,
+tutta secondo le idee del frate, e veniva con grandissimo favore votata
+nei Consigli del Comune e del Popolo. Questa legge o, come dicevano
+allora, provvisione, fermava la base del nuovo governo; e noi dobbiamo
+perciò esaminarla minutamente. Essa, adunque, costituiva il Consiglio
+Maggiore, e gli dava facoltà di creare tutti i principali magistrati,
+di approvare tutte le leggi: in altri termini, lo faceva sovrano dello
+Stato. Dovevano entrare nel Consiglio, indistintamente, tutti quelli
+che avevano l’età d’anni 29 e che erano cittadini _beneficiati_;[282]
+il che, secondo un’antica legge, voleva dire quelli che fossero stati
+_veduti_ o _seduti_[283] nei tre maggiori uffizi, o che avessero
+avuto questo _beneficio_ dal padre, avo o bisavolo. Qui non importa
+esaminare qual fosse l’origine e lo scopo di quell’antica legge: basti
+solamente osservare, che nel Consiglio Maggiore, anzichè avervi luogo
+tutti i cittadini (come voleva far credere chi accusava di troppo
+democratico quel nuovo governo), vi entravano solo i _beneficiati_.
+E quando il numero di questi passava i 1,500, la legge stabiliva
+che fossero _sterzati_; cioè divisi in tre parti, ognuna delle quali
+dovesse per sei mesi formare successivamente il Consiglio Maggiore.
+Fatto il primo squittinio, si trovò che in tutta la popolazione di
+Firenze, la quale ascendeva a 90,000[284] abitanti incirca, v’erano
+solo 3,200[285] beneficiati che avessero l’età richiesta; in modo
+che il Consiglio dovevasi per 18 mesi formare di poco più che mille
+persone per volta.[286] Perchè la radunanza fosse poi valida, bisognava
+che fossero presenti almeno due terzi dei chiamati. La nuova legge
+stabiliva inoltre, che, «per dare animo ai giovani ed incitare gli
+uomini a virtù,» si dovessero, ogni tre anni, eleggere 60 cittadini,
+non beneficiati, e 24 giovani d’anni 24, per farli entrare nel
+Consiglio Maggiore. E questo doveva anche, cominciando dal 15 gennaio
+prossimo futuro, eleggere 80 cittadini, d’anni 40 ciascuno, i quali
+avrebbero formato il Consiglio degli Ottanta, che ogni sei mesi doveva
+rinnovarsi. Esso assisteva di continuo la Signoria, che aveva obbligo
+di consultarlo una volta almeno ogni settimana; ed insieme coi Collegi
+e gli altri magistrati, nominava gli ambasciatori ed i capitani, faceva
+le condotte, ed altre cose d’importanza che non si potessero decidere
+in pubblico.
+
+In questo modo era formata la base del nuovo governo: col Consiglio
+Grande, cioè, e con quello degli Ottanta; i quali erano come il Senato
+e l’Assemblea del popolo. Quando, adunque, si voleva vincere una
+legge, il _Proposto_, che era uno dei Signori e mutava ogni giorno, la
+proponeva alla Signoria: vinta che s’era nella Signoria e nei Collegi,
+si poteva raccogliere una Pratica di esperti cittadini, se la legge
+era di straordinaria gravità, o portarla addirittura negli Ottanta: da
+questi passava al Consiglio Maggiore, dove ricevea l’ultima sanzione.
+Le leggi poi non si discutevano, ma si votavano solamente; e niuno
+poteva parlare se non ne veniva richiesto dalla Signoria; nel qual caso
+non gli era lecito di farlo altrimenti che in favore di essa. Onde,
+quando la Signoria richiedeva i Consigli del loro parere, i cittadini
+allora si ristringevano nelle _pancate_, secondo i magistrati a cui
+appartenevano, o l’ordine in cui erano stati squittinati; consultavano
+tra loro, e poi mandavano a riferire il parere uno di essi, il quale
+doveva ragguagliare dei voti, ma non poteva parlar mai contro la legge
+dalla Signoria proposta. Queste erano antiche usanze di una repubblica,
+la quale avendo troppo facilmente aperte le porte del Palazzo alla
+moltitudine, voleva poi frenarla con quelle leggi improvvide e
+inefficaci.[287]
+
+Comunque sia di ciò, la provvisione di cui abbiamo discorso concludeva:
+«Che trovandosi la città in grandissima confusione di leggi, nè
+essendovi alcuno magistrato di dentro o di fuori che sappia il certo
+del suo ufficio, si ordina che sia scelto un numero di cittadini che
+riducano in un volume tutte le leggi.»[288] La importanza di un tale
+provvedimento si può giudicare solamente da coloro che hanno una
+qualche pratica degli antichi statuti fiorentini, e che sanno in quale
+disordine si fossero, sotto i Medici, ridotte tutte le istituzioni e le
+leggi della repubblica.
+
+Insieme colla legge del Consiglio Maggiore, ne veniva in quei due
+medesimi giorni votata ancora un’altra, la quale ordinava che si
+eleggessero dieci cittadini per far grazia, in tutto o in parte,
+delle gravezze non pagate e delle pene pecuniarie incorse nei passati
+governi; e per riformare tutte le imposte, ponendole sopra i beni
+stabili, includendovi anche gli ecclesiastici, quando però se ne fosse
+avuto il permesso da Roma.
+
+In questo modo s’erano messe in atto, e quasi letteralmente, tutte le
+parole del Savonarola. Il nuovo governo era fondato; gli Accoppiatori
+dovevano di necessità rinunziare al loro ufficio, divenuto inutile;
+i due vecchi Consigli del Comune e del Popolo dovevano subito essere
+sciolti. Ed infatti, l’ultima provvisione di qualche importanza,
+che veniva da essi votata, fu quella del 28 dicembre, colla quale
+toglievasi per certo tempo ogni dazio sulle armi, acciò ognuno potesse
+facilmente armarsi.[289] Coi Signori di gennaio e febbraio 95, le leggi
+cominciarono ad essere approvate dal Consiglio Maggiore,[290] il quale
+doveva ora compiere e condurre a perfezione il nuovo governo.
+
+La prima cosa a cui bisognava adesso provvedere, era la riforma
+delle imposte.[291] Il Savonarola v’insisteva continuamente nelle sue
+prediche: «Mettete le gravezze sui beni stabili solamente, distruggete
+i prestiti continui, distruggete gli arbitrii;» ecco ciò che esso
+consigliava ai magistrati. Al popolo, poi, diceva: «Cittadini, io
+vorrei che stessi saldi ad amare ed aiutare il Comune vostro. Il
+figliuolo è tanto obbligato al padre, che non potria mai satisfargli.
+Così dico a voi: il padre è il vostro Comune, e però ciascuno è
+obbligato aiutarlo; e se tu di’: Io non ho utile nessuno; sappi che tu
+non puoi dire così, perchè lui ti conserva la tua roba, la famiglia e
+li figliuoli. Doveresti andare là e dire: Ecco qua cinquanta fiorini,
+eccone cento, eccone mille. Così fanno i buoni cittadini che amano la
+patria loro.»[292] Ed invero, da un lato il disordine delle imposte
+era grande, oltre quello che possono descrivere le parole; da un altro,
+il malcontento del popolo, mosso in origine da giuste cagioni, era poi
+divenuto eccessivo, e molti pretendevano quasi dover essere esenti da
+tutte le imposte.
+
+In origine, la repubblica fiorentina, vivendo sobriissima, bastava a
+sè stessa col provento delle sole gabelle. Dipoi, le guerre resero
+necessarii prestiti volontari, che andavano sempre crescendo e non
+si restituivano mai, con tale danno del credito pubblico, che di
+volontari bisognò mutarli in obbligatori. Nei bisogni della repubblica,
+cominciò la Signoria ad imporre ciascun cittadino _ad arbitrio_, o
+secondo che stimava le sue ricchezze: i potenti cercavano allora ogni
+modo di esimersi; il peso maggiore cadeva, di necessità, sul popolo
+minuto, ed ognuno si chiamava scontentissimo. Nel 1427, i Medici,
+volendo acquistar favore appresso il popolo ed abbassare i grandi,
+ordinarono il _Catasto_, cioè a dire la stima dei beni d’ognuno; acciò
+nei prestiti si potesse a ciascuno imporre giustamente secondo la sua
+fortuna. Ma quello che nei detti appariva giustissimo, si trovò nei
+fatti ingiusto e crudele. Essi vollero imporre i beni vari e mutabili
+delle industrie e del commercio: cosa in Firenze tanto inusitata, e
+ricevuta con sì straordinario malcontento, che moltissimi abbandonarono
+perciò i loro traffici; onde il Catasto dette così l’ultimo crollo
+all’industria fiorentina. E mentre portava tanti danni, non rimediava
+ad alcuno dei disordini già esistenti: era sempre un prestito, la
+cui somma variava ogni volta ad arbitrio, e che la repubblica poteva
+assai di rado restituire. Il valutare, poi, le fortune del commercio,
+era cosa tanto incerta, che dava ai Medici un adito assai maggiore di
+favorire o disfavorire chi essi volevano. — Tale era lo stato delle
+cose, quando il 5 febbraio 1495 si presentava nel Consiglio Maggiore
+la nuova legge, che riordinava le imposte secondo i consigli del
+Savonarola; e le riordinava con tanta prudenza, sapienza e stabilità,
+che oggi ancora si continua ad osservare quel sistema medesimo che
+fu introdotto al tempo e sotto i consigli del Frate! La nuova legge
+stabiliva, per la prima volta in Firenze ed in Italia, l’imposta
+fondiaria; e distruggendo tutti i prestiti e gli arbitrii, obbligava
+ogni cittadino indistintamente, a pagare il dieci per cento sulla
+rendita de’ suoi beni stabili, senza diritto ad alcuna restituzione. Si
+chiamò la Decima, ed un nuovo ufficio fu creato per accatastare tutti i
+beni e riscuotere ogni anno equamente le imposte.[293]
+
+Messo termine con tanta prudenza e tanta prosperità ad una materia
+così grave, nella quale l’ufficio del Savonarola era stato degno
+dei più grandi riformatori degli Stati, rimanevano due leggi d’una
+importanza non punto minore. La prima era quella sulla pace e perdono
+generale; circa la quale, mercè le prediche continue di lui, pareva
+che tutti fossero venuti d’accordo. Non così era dell’altra, che
+chiamavasi _la legge delle sei fave_, della quale bisogna ora fermarsi
+a parlare; perchè dètte occasione a lunghe discussioni nel Senato, e
+fu in appresso cagione di molti disordini e pericoli alla Repubblica,
+d’ingiuste e gravissime accuse contro la memoria del Savonarola. I
+delitti di Stato e i delitti criminali venivano, secondo gli statuti,
+giudicali generalmente dagli Otto di Guardia e Balía, il quale
+magistrato con _sei fave_, cioè a dire sei voti, poteva confinare,
+esiliare, condannare nella roba e nella vita.[294] Ora, con quei
+magistrati che mutavano sì spesso, cogli odii di parte così vivi in
+Firenze, seguivano ogni giorno ingiustizie crudeli ed incomportabili.
+Tutti gli uomini di legge giudicavano, quindi, essere indispensabile un
+qualche appello, che, frenando la soverchia autorità delle _sei fave_,
+mettesse un argine a questi mali che affliggevano la città: e tale era
+l’opinione anche del Savonarola.[295]
+
+Nel gennaio e febbraio 95, egli, avendo terminato l’Avvento, faceva
+alcune prediche sopra i Salmi,[296] nelle quali raccomandava di
+continuo la pace generale e questo appello dalle sei fave, dicendo
+quasi ogni giorno: «Firenze, perdona e fa’ la pace, e non gridare
+più: carne, carne e sangue, sangue.»[297] E poi continuava: «Bisogna
+temperare un poco questa autorità delle sei fave, _con l’appello ad
+un Consiglio di ottanta o di cento_, cavandoli dal Consiglio Grande.
+Tu dici che questo scema l’autorità della Signoria: io ti rispondo
+invece che l’accresce. O la Signoria vuol fare il male, ed allora non
+deve averne autorità; o la vuol fare il bene, ed allora avrà l’aiuto
+d’un Consiglio di buoni cittadini.[298]» Altra volta raccomandava con
+moltissima istanza il riformare l’amministrazione della giustizia;
+discorreva contro il continuo abuso che allora si faceva della tortura;
+inculcava la pace, e di nuovo concludeva: «Io ti dissi di quelle sei
+fave, che bisognava dargli _uno certo bastoncello, cioè quel Consiglio
+dello appello_.»[299] E ritornava sempre sullo stesso argomento, fino
+a che la Signoria non si decise a distendere una provvisione, che il
+15 marzo 1495 presentava agli Ottanta; e, vista la gravità della cosa,
+essa li richiedeva solennemente del loro parere. L’uso voleva che la
+legge fosse presentata nei Consigli innanzi che alcuno l’avesse veduta;
+onde l’attenzione di tutti nel leggerla e sentirla fu grandissima.
+
+La prima parte di questa provvisione era affatto secondo le idee
+del Savonarola; pareva anzi che egli medesimo l’avesse scritta, e
+diceva presso a poco così: «Visto di quanta utilità sia l’unione
+e la concordia in una repubblica bene istituita; e per seguire i
+vestigi di nostro Signore, il quale in ogni sua operazione, o andando
+o predicando o quiescendo, sempre diceva: pace; e questo medesimo
+potendo vedere nelle cose naturali, le quali cercano sempre l’unità,
+secondo la loro natura; onde il filosofo diceva: la virtù unita è
+più forte; ed ammonendoci, finalmente, le cose soprannaturali che
+abbiamo sperimentate questo anno, nella formazione di questo governo,
+e la misericordia usataci dal Signore, la quale noi siamo obbligati
+d’imitare:
+
+»I magnifici Signori e Gonfalonieri ordinano che sia fatta pace
+generale, e sieno perdonate tutte le ingiurie e tutte le pene in cui
+sono incorsi i fautori del passato governo.»[300]
+
+Procedendo poi oltre alla seconda parte, la legge deviava alquanto dai
+consigli del Savonarola, e stabiliva: «Che qualunque cittadino abile
+agli uffici venisse dalla Signoria o dagli Otto, per causa di Stato,
+condannato nella vita, o in una pena corporale qualunque, o in una pena
+pecunaria maggiore di 200 fiorini, o confinato, ammonito ec., potesse
+nello spazio di quindici giorni appellare al Consiglio Maggiore. Nel
+quale caso, doveva la Signoria accettare chiunque volesse parlare
+in difesa; proporre il caso in Consiglio sei volte in due giorni; ed
+avendo due terzi dei voti in favore di lui, assolverlo.»[301]
+
+Il punto sul quale questa legge deviava dai consigli del Savonarola,
+era di molta importanza; perchè in luogo di portare l’appello ad un
+Consiglio ristretto, di uomini prudenti e periti nelle leggi, portavalo
+al Consiglio Maggiore; ove avrebbero deciso più le passioni del
+momento che la giustizia, più l’imperizia dei molti che la prudenza
+dei pochi. Gli Ottimati si erano fin dal principio opposti ad ogni
+sorta di appello, perchè essendosi usati a vedere l’ufficio degli
+Otto cader quasi sempre nelle loro mani, non sapevano comportare che
+se ne scemasse in modo alcuno l’assoluta autorità. Ma, da un altro
+lato, il popolo adesso considerava che il Consiglio Maggiore fosse il
+solo signore della città, e che a quello dovesse ogni cosa, per legge,
+ricadere. Queste passioni, urtandosi in Palazzo, si erano accese; ed
+il partito popolare, trovandosi assai più forte, trascorse all’eccesso
+di questa nuova legge, che nelle cause più gravi faceva giudice la
+moltitudine. Ma, ora che la provvisione era fatta, tornava difficile
+assai moderarla. Non potendosi parlare contro di essa, bisognava o
+respingerla o accettarla; e respingerla era divenuto quasi impossibile,
+dacchè i suoi fautori l’avevano, a disegno, unita con la legge della
+pace universale, che tutti credevano indispensabile.
+
+Nondimeno, dai discorsi che si tennero nella Pratica, apparisce che
+gli onesti popolani s’erano avveduti dell’eccesso, e facevano ogni
+sforzo per mettervi rimedio. Vi sarebbero forse anche riusciti, se
+i nemici del nuovo governo non avessero usata un’arte ed un’astuzia
+quasi infernale. Quando essi videro che il popolo, i prudenti, il
+Savonarola stesso volevano assolutamente un appello dalle _sei fave_;
+si persuasero che niente poteva venir meglio a loro proposito che la
+nuova legge, la quale, essendo eccessiva, avrebbe nella prima occasione
+partorito gravi disordini; e coi disordini solamente, essi speravano
+poter mutare la forma del governo e metterlo in mano dei pochi.
+Così, dopo avere con ogni modo contrastato l’appello ad un Consiglio
+ristretto di savi e prudenti cittadini, si dierono, tutti uniti, a
+favorire energicamente e quasi furiosamente l’appello al Consiglio
+Maggiore. Per queste ragioni, con grande meraviglia si vide nella
+Pratica, che mentre i popolani andavano moderati, ed i partigiani del
+Savonarola ardivano anche esprimere la loro disapprovazione contro
+una legge proposta dalla Signoria; gli ottimati, i nemici del nuovo
+governo, i partigiani dei Medici, la favorivano con tutta la forza
+della loro eloquenza. In un volume di _Frammenti di Pratiche_,[302]
+noi abbiamo, per fortuna, trovato la bozza o, come allora dicevano,
+lo _straccetto_ di questi discorsi, fatto dal notaio della Signoria;
+e con essi, possiamo assistere ad una delle principali e più animate
+discussioni di quella repubblica. Il soggetto era di gravissima
+importanza: parlarono uomini di molta autorità, e fecero sforzo di
+tutta la loro facondia in quei discorsi, che mentre ci rappresentano
+come in quegli antichi consigli si formassero e discutessero le
+leggi, mettono in nuova luce un fatto sinora assai male conosciuto, e
+difendono il Savonarola da una delle più gravi accuse che gli vennero
+mai fatte.
+
+Presentata, adunque, la legge e richiesto dalla Signoria il parere
+dei cittadini, essi si ristrinsero nelle pancate; e, dopo avere fra
+loro consultato, fu primo a parlare messer Domenico Bonsi, amico
+del Savonarola, ed uno degli Accoppiatori. Riferendo il parere della
+sua pancata, egli raccomandava la pace, dimostrandone l’utile e la
+necessità con molte citazioni del Vangelo e di san Paolo, insieme
+con altre di Demostene e d’Aristotele. Venendo, poi, a discorrere
+dell’appello, diceva che esso era certamente assai utile: dava però a
+conoscere, che tra’ suoi colleghi era una grande diversità di pareri;
+ma, quasi egli non ardisse andare più oltre e discorrere contro una
+legge proposta della Signoria, si fermava a questo. Pigliava poi
+la parola messer Francesco Gualterotti; il quale, dopo aver levata
+a cielo la pace universale, veniva a parlare della necessità d’un
+appello contro la soverchia autorità degli Otto, dicendo che essi
+avevano sempre empito la città di esilii e di confische: pure, tanto
+esorbitante dovette a lui parere la nuova legge, ch’egli si fece ardito
+proporre, che la facessero _a tempo_, e non in perpetuo.
+
+Essendosi in questo modo animata la discussione, si levava a parlare
+messer Luca Corsini, uno di quelli che nel giorno del tumulto avevano
+chiuso la porta del Palazzo in faccia a Piero de’ Medici. Egli era
+cittadino di maggiore autorità ed eloquenza, tra i più riscaldati nella
+parte popolare, e descrisse con vivi colori le tristissime condizioni
+dei tempi. — «Noi vediamo,» egli diceva, «tutta Italia per nuovi e
+grandi pericoli fluttuare; e, trovandoci nel centro di essa, siamo,
+per necessità, più d’ogni altro esposti a soffrire. Epperò, l’unione
+e la concordia è la sola medicina utile a farci rispettare dai potenti
+vicini, che già si vede essere pronti per assalirci nella nostra prima
+divisione. Noi, d’altronde, abbiamo data ad ognuno facoltà libera
+d’entrare nel Consiglio: onde, se non teniamo contenti tutti gli amici
+del vecchio Stato, essi, colle fave ed in segreto, ci lavoreranno
+contro. Che se niun’altra cosa vi dovesse muovere,» egli gridava con
+voce più alta e sonora, «dovrebbe pure bastare l’esempio che ci ha
+dato Nostro Signore, il quale, dopo avere stretto contro di noi il
+brando della sua giustizia, lo ha voluto allontanare, perdonandoci
+misericordiosamente. Facciamo, adunque, anche noi misericordia;
+facciamo un generale perdono. Che se questo pare a qualcuno rimedio
+estraordinario, si rammenti allora che nei casi straordinari, ordine
+sia l’andar fuori dell’ordine.»
+
+Venendo poi alle _sei fave_, egli si riscaldava ancora più nel
+discorso, dicendo essere assolutamente necessaria una qualche
+modificazione. E tutto pieno di quello spirito democratico che
+assai facilmente eccede, aggiungeva: — «Il corpo della repubblica
+è un solo, e questo è l’universo popolo; il quale, non potendo
+amministrare ogni cosa, elegge i magistrati. Ma se nascono dubbi
+o disordini o dissensioni, come vediamo tuttogiorno seguire; non è
+ingiusto che si ritorni a quel Maggiore Consiglio che rappresenta il
+popolo, e da cui i magistrati hanno ricevuto gli uffici: nè si viene
+a diminuire l’autorità dei Signori col fare appellare a quel popolo
+a cui appartiene tutta la repubblica. Che se poi consideriamo le
+cose avvenute in questi ultimi tempi, diremo essere somma prudenza e
+consiglio, il desiderare che queste leggi sortiscano buon fine.»
+
+Quando ebbe il Corsini messo termine al suo animato discorso, tutti
+gli occhi si volsero verso il dottore in legge messer Guidantonio
+Vespucci, noto per la sua eloquenza, per la sua dottrina e per essere
+uno dei più forti sostegni nel partito degli ottimati; quello stesso
+che noi abbiamo visto, nel dicembre passato, addurre in Palazzo tutte
+le ragioni per contrastare la nuova forma del governo popolare. La
+sua dottrina dava un peso grandissimo alla sua opinione; ed egli, che
+lo sapeva, parlò con molta gravità, e fece saggio della sua celebrata
+facondia. Lodò, innanzi tutto, i discorsi di coloro che lo avevano
+preceduto; «perchè ognuno,» egli disse, «in diversi modi ha mirato al
+medesimo fine, quello cioè di raffermare la libertà: mi piace anche
+il vedere che molti hanno francamente espressa un’opinione contraria a
+quella della Signoria; perchè in questo modo solamente si può giungere
+al vero.[303] In quanto a me,» continuava il Vespucci, entrando
+direttamente nella quistione delle sei fave, «non vedo altro, se non
+che bisogna cercare la via alla eguaglianza di tutti i cittadini; e
+se la vecchia strada vi conduce, si deve seguirla; se non vi conduce,
+bisogna mutarla. In vero, l’antica legge a me pare assai pericolosa;
+e chi bene la considera, vedrà che non è bene ordinata, nè bene si
+pratica, nè è giusto concedere ai Signori tanta autorità, che non sia
+lecito da loro appellare. Dal Re di Francia si appella al Consiglio
+Parisiense, dall’Imperatore si appella al Papa, ed anche contro la
+sentenza del Sommo Pontefice si ritrova appello.[304] Niuno, adunque,
+deve sdegnarsi di veder corretto da altri quell’errore in cui per
+troppa celerità o inavvertenza, sia caduto. E se i principi, i quali
+sono sciolti da ogni legge, si sottomettono spontaneamente all’appello;
+perchè debbono ricusarlo i magistrati, che hanno dal popolo tutta la
+loro autorità? Questo appello, adunque, non fa altro che restituire
+al popolo un suo diritto, e reprimere le voglie immoderate di quelli
+che troppo ambiscono. Un gran freno sarà certo a coloro che giudicano,
+il pensar che le loro sentenze debbono essere approvate dal Consiglio
+Maggiore. Onde io non vedo che danno si debba temere, se una volta si
+distrugge questa perniciosa autorità delle _sei fave_.»
+
+«Della pace, poi, è inutile discorrere; giacchè non v’è altro parere
+fra i cittadini, se non che: quanto prima e quanto più generale si
+faccia, tanto più sarà utile. Ma,» e queste furono le sue ultime
+parole, «niuna pace più utile si potrà concludere, che togliere questa
+maledetta autorità delle sei fave, causa di tutte le discordie.[305]»
+
+Fu grande la maraviglia di tutti nel vedere il Vespucci difendere con
+tanto ardore quei diritti del popolo, che aveva, nel dicembre passato,
+con uguale ardore oppugnati. Pure, il suo discorso fu quello che dètte
+il crollo alla bilancia; ed il 18 marzo, noi vediamo la nuova legge
+approvata nel Consiglio degli Ottanta con 80 voti favorevoli contro
+13;[306] il 19, approvata nel Consiglio Maggiore con 543 contro 163.
+Tale è la storia vera di questa discussione: ma tutti gli scrittori
+si sono intorno ad essa taciuti, accusando poi con grave ingiustizia
+il Savonarola, come autore d’una legge eccessiva; mentre le sue
+prediche ci dimostrano ch’egli ne favoriva un’altra assai moderata;
+e dalle Pratiche della Signoria, come noi abbiam visto, resulta che i
+partigiani di lui avevano quasi violato gli antichi usi parlamentari
+della Repubblica, per opporsi a quelle intemperanze.[307]
+
+Questa legge si deve considerare, invece, come il primo passo ed il
+primo trionfo del partito che mirava alla distruzione della repubblica:
+partito che noi cominceremo ben presto a vedere instancabile nel
+cercare la rovina del Savonarola; e disposto sempre a valersi di
+queste arti doppie e subdole, nelle quali dètte prova d’una finezza e
+d’una astuzia politica da disgradarne tutti i diplomatici dei nostri
+tempi. Il Savonarola si tacque, è vero, dopo che la legge fu fatta;
+perchè era inutile seminare discordie e mali umori fra il popolo e
+la Signoria; e fors’anche, nè egli nè molti altri potevano, allora,
+prevedere tutte le sinistre e pericolose conseguenze che dovea portare,
+l’aver solo alquanto ecceduto nel fare una legge che per sè stessa era,
+poi, giustissima. Ma di tutti i mali prevedibili e futuri, maggiore
+era il presente e visibile; giacchè si vedeva come in quei giorni
+medesimi, nei quali il popolo faceva una pace e perdono universale, i
+nemici del nuovo governo si univano per formare un partito e rovinare
+la repubblica, nel momento stesso ch’essa li beneficava. Certo,
+quel giorno le passioni s’inasprirono assai, e quella ingratitudine
+e doppiezza dovette molto irritare l’animo franco ed aperto del
+Savonarola. Egli serbò su quel fatto un profondo silenzio; ma, nei
+seguenti sermoni, si tradisce un certo irritamento ed un’asprezza di
+parole che non avevamo mai veduta in lui. Tanto è vero quell’antico
+proverbio che dice: _una goccia d’aceto guasta una botte di miele!_
+
+Essendosi colla legge delle sei fave cominciato a pensare
+all’amministrazione della giustizia, si continuava ora a volervi
+provvedere, perchè in tutte le sue prediche il Savonarola la
+raccomandava.[308] Infatti, in essa era un disordine grandissimo; una
+confusione indescrivibile di leggi e di magistrati, creata specialmente
+da Lorenzo il Magnifico, il quale aveva nella repubblica mescolato in
+maniera il vecchio ed il nuovo, che quasi non si poteva più venire a
+capo di nulla.[309] I giudici principali nelle cose civili e criminali,
+erano in antico due magistrati forestieri, il Potestà ed il Capitano
+del popolo: ad essi andavano le liti di maggiore importanza, e si
+appellava dalle sentenze emanate dai giudici minori, che risiedevano
+nei vari quartieri.[310] Verso il 1477, furono aboliti quei due
+magistrati;[311] onde ne crebbe moltissimo l’importanza della Signoria
+e degli Otto, a cui ricadde gran parte della loro autorità. In quel
+medesimo anno, decadde ancora grandemente il tribunale di commercio
+o la _Casa della Mercatanzia_, che risiedeva accanto al Palazzo
+dei Priori ed aveva una grandissima importanza nella repubblica;
+giacchè essa era come il nucleo, il centro principale della vita
+delle Arti in Firenze. Nè essendosi pensato di mettere a queste cose
+alcun rimedio, ora non sapevasi mai con certezza a quale magistrato
+bisognasse ricorrere, e la giustizia veniva assai male amministrata.
+Il Savonarola, quindi, raccomandava una riforma generale: voleva che
+si creasse una _Ruota_, o sia un tribunale di giudici cittadini, savi,
+ricchi e bene pagati, acciò fossero incorruttibili. «Ma se questo,»
+egli diceva, «è per ora troppo grande spesa, fate almeno venir subito
+un buono e valente giudice delle appellazioni;[312] e fate ancora che
+si riordini la Mercatanzia, e si elegga il suo giudice forestiero,
+secondo gli antichi statuti.»[313] In quanto alla Ruota, essendo essa
+una istituzione affatto nuova in Firenze, non si potè fondarla che
+parecchi anni dopo;[314] ma si pensò, invece, di restituir subito la
+Mercatanzia nella sua primiera grandezza.
+
+Il 20 ed il 21 maggio 1495, passava, quindi, nei due Consigli la
+nuova legge, il cui tenore era questo: «Considerando che niuna cosa
+importi quanto l’amministrazione della giustizia; e vedendo come
+sia caduta basso la reputazione della Casa della Mercatanzia, per la
+confusione delle leggi fatte dopo gli antichi statuti;[315] e volendo
+i Magnifici Signori e Gonfaloniere rimediarvi coll’imitare le antiche
+e bene considerate leggi, e ridurre tale Casa nella sua buona e antica
+riputazione; provvidero e ordinarono:
+
+«Che i Signori della Mercatanzia debbano eleggere trentotto savi
+cittadini d’anni trentacinque, i quali verranno squittinati nel
+Consiglio Maggiore; e i tredici che avranno più fave, saranno
+_Statutari e Riformatori della Casa e Corte della Mercatanzia ed
+Università dei mercatanti_, colla medesima autorità avevano gli
+statutari nel 1477; di togliere, cioè, aggiungere e riformare affatto
+lo statuto; il quale, dopo essere stato approvato nel Consiglio
+Maggiore, avrà pieno vigore.» — In questo modo rinacque l’antica ed
+illustre Casa della Mercatanzia, e venne compilato in Firenze quel
+secondo Codice di commercio, che si chiamò dai mercatanti lo Statuto
+del novantasei.[316] Esso fu nuovo documento della risorta sapienza
+civile dei Fiorentini, e riuscì di vantaggio grandissimo al popolo,
+alla giustizia ed alle Arti.
+
+Mentre che il nuovo governo s’andava sempre più conducendo alla sua
+perfezione, era necessario che gli Accoppiatori deponessero il loro
+ufficio, il quale o restava inutile, o veniva a contrastare con quello
+dei nuovi magistrati. A ciò si adoperava il Savonarola; e messer
+Domenico Bonsi, suo amico, fu dei primi a deporre volontariamente
+l’ufficio.[317] Gli altri seguirono il suo esempio; e l’8 di giugno,
+si vinceva una provvisione che dava loro «autorità, facoltà e balía di
+renunziare, e trasferire nel Consiglio Maggiore tutta quella autorità
+e potenza che avevano avuta dal Parlamento.[318]» La medesima legge
+stabiliva il nuovo modo e le nuove forme con cui si doveva d’ora
+innanzi eleggere la Signoria.[319]
+
+Cessata, fortunatamente e senza disordini, l’autorità degli
+Accoppiatori, restava ancora una legge gravissima da fare: bisognava,
+cioè, abolire i parlamenti, cagione in Firenze di tutti i disordini,
+di tutte le mutazioni, di tutte le tirannidi. Ora che il Consiglio
+Maggiore poteva fare e disfare ogni cosa, il parlamento aveva perduta
+ogni ragione di essere; nè altro scopo si poteva avere nel radunarlo,
+se non quello di distruggere la repubblica. E certo, se Piero de’
+Medici, che già tutti vedevano adoperarsi, non senza fortuna, appresso
+i Francesi e i potentati d’Italia, fosse riuscito a tornare in Firenze;
+egli non avrebbe avuto altra via a volgere la plebe in suo favore, che
+quella dei parlamenti. E se i suoi amici, i quali, come ora pur troppo
+si vedeva, non erano nè pochi nè deboli, avessero pensato di tentare
+in suo favore qualche cosa nella città stessa; essi certo non speravano
+in altro, che in quei parlamenti, stati sempre a Firenze il più docile
+strumento della tirannide, e la via più facile a mutare gli Stati.
+
+Spesso, negli storici e politici fiorentini, noi troviamo lunghi
+ragionamenti che dimostrano i danni, i pericoli e le enormità dei
+parlamenti;[320] ma in quei giorni la questione era divenuta assai più
+viva. Si vedevano di lontano i Medici tramare; si era, nel deliberare
+la legge delle sei fave, scoperto che nel seno stesso della repubblica
+v’erano i nemici della libertà: gli animi s’erano, perciò, su quella
+questione alterati; ed il Savonarola stesso si lasciò trasportare a
+tenere sul pergamo un linguaggio insolito, e che certo non conveniva
+ad un ministro di pace, qual egli era: — «Io ho pensato a questo tuo
+parlamento, che non mi pare che sia altro che uno distruggimento, e
+però è necessario di levarlo via. — Popolo, fatti innanzi. Non sei tu,
+ora, signore tu? — Sì. — Or guarda che non si faccia parlamento, se
+tu non vuoi perdere il governo tuo. Sappi, che non vuole dire altro
+parlamento, che voler torre di mano al popolo il reggimento. Tenetelo
+a mente, e insegnatelo ai vostri figliuoli. Popolo, come tu senti la
+campana che si vuole fare il parlamento, lieva su, e tira fuori la
+spada e di’: — Che vuoi tu fare? Non può egli questo Consiglio ogni
+cosa? Che legge vuoi tu fare? Non può farla questo Consiglio? — E però
+vorrei che voi facessi una provvisione, che quando entra la Signoria,
+giurasse di non fare parlamento; e che se nessuno volesse pure
+tentare di fare parlamento, chi lo rivela, se quello è dei Signori,
+guadagni trentamila ducati; se altro, mille. E se quello volessi fare
+parlamento sarà dei Signori, gli sia tagliato il capo; se è altro,
+sia rubello e confiscatogli tutti i beni. E che tutti i gonfalonieri,
+alla entrata dell’ufficio loro, giurino tutti, che come e’ sentano
+sonare a parlamento, la prima cosa corrino a mettere a sacco le case
+de’ Signori; e guadagni quello gonfaloniere che va a mettere a sacco
+una delle case de’ Signori, il quarto della roba; il resto guadagnino
+e’ suoi compagni. Item, che quando e’ Signori voglion far parlamento,
+che come mettono el piede in ringhiera, subito s’intenda non essere più
+Signori; e ognuno li possa tagliare a pezzi senza pecca.[321]» — Questo
+era un momentaneo eccesso; e noi potremmo osservare, che la confisca,
+ed il mettere a sacco e distruggere le case, erano pene, a quel tempo,
+comunissime nei delitti politici. Ma nè questo nè il rammentare che
+i Medici e i Medicei avevano già cominciato a lavorare contro la
+repubblica; anzi, come noi vedremo, si accostavano già alle mura di
+Firenze; potrà affatto scusare il Savonarola del suo essersi lasciato
+trasportar così oltre dalla passione.
+
+Comunque sia di ciò, il giorno 28 luglio 1495 egli aveva fatta quella
+predica, ed il 13 agosto la legge era già vinta, e diceva: «Che la
+riforma del presente Stato, avendo ad essere della libertà di questo
+fiorentissimo popolo; e desiderando conservare in perpetuo questo
+governo, acciò non solo noi ma i nostri figliuoli godano di questa
+santa libertà; e nessuno ardisca, levando capo, farsi tiranno e
+sottomettere i liberi cittadini; e conoscendo nessuna via essere tanto
+facile a sottomettere la nostra libertà, ed impedire questo nuovo e
+buono reggimento e Stato, quanto la via del parlamento; e considerando,
+finalmente, che non può occorrere caso nessuno, per il quale abbi ad
+essere necessario fare parlamento, essendo venuto il governo in mano
+del popolo, che è vero e legittimo signore della nostra città, e può
+fare ogni nuova legge senza convocare il parlamento ec.:
+
+»I magnifici Signori e Gonfaloniere provvedono ed ordinano: che per
+l’avenire non si possa più fare parlamento; che la Signoria debba per
+lo innanzi giurare di mai più convocarlo; e chi macchinasse una tal
+cosa, sia sottoposto alla pena di morte, e 300 fiorini dati a chi lo
+rivelasse.»[322]
+
+Dopo quel primo furore, il Savonarola tornava alle sue idee ed alla
+sua opera di pace, occupandosi tutto intorno alla formazione del
+Monte di Pietà. «Io vi raccomando questo Monte di Pietà, che ognuno
+l’aiuti; massime queste donne doverrebbono dare tutto quello che
+hanno di superfluo..... Ognuno offerisca; e non si dieno quattrini, ma
+ducati.»[323] Ed in questo modo continuando, predicava assai spesso
+in favore di quella istituzione, e raccomandava il basso popolo alla
+carità dei cittadini, delle donne, dei ricchi.
+
+In vero, niuna cosa poteva immaginarsi più utile a sollevare la miseria
+del popolo, che questo Monte della Pietà. Eranvi allora a Firenze gli
+Ebrei, i quali imprestavano al 32½ per cento, con interesse composto;
+in maniera che s’era visto, che 100 fiorini, imprestati alla loro
+ragione ordinaria, arrivavano, dopo 50 anni, a 49,792,556 fiorini, 7
+grossi e 7 denari.[324] Queste cose avevano sollevato un grande odio
+del minuto popolo contro gli Ebrei, e facevano a molti pensare di
+trovar modo per mettervi qualche rimedio. Frà Barnaba da Tenti aveva
+da più tempo predicato il Monte di Pietà, e fondatolo a Perugia; Frà
+Bernardino da Feltre si dette, poi, a diffonderlo in Italia; e a tempo
+di Lorenzo dei Medici, venne a predicarlo in Firenze. Il 26 marzo
+1473 era già fatta la provvisione, quando pare che un ebreo arrivasse
+con 100,000 fiorini a corrompere i magistrati e lo stesso Lorenzo
+il Magnifico: in questo modo la cosa andò a vuoto, e Frà Bernardino
+fu esiliato da Firenze. A tempo di Piero de’ Medici, i Frati Minori
+eccitarono il minuto popolo contro gli Ebrei, e predicarono di nuovo
+il Monte della Pietà: dal che seguirono molti disordini, cagionati
+specialmente dalla imprudenza di Piero; il quale, solo per andare
+contro alla opinione dei magistrati e della gente più culta, favoriva i
+Frati Minori.[325]
+
+Il Savonarola si era sempre astenuto dall’entrare in quelle inutili
+controversie; nè mai una sola parola era uscita dalla sua bocca contro
+gli Ebrei: esso voleva convertirli, e non perseguitarli. Quando, però,
+il popolo divenne libero, egli si mise a propugnare il Monte della
+Pietà, ed a lui solo riuscì di fondarlo in Firenze. Il 28 decembre
+95, veniva approvata la legge, che incominciava così: «Beato colui
+che veglia sul bisognoso e sul povero: nel giorno dell’avversità
+sarà liberato dal Signore.» Essa procedeva, poi, a parlare contro
+«la pestifera voragine e pessimo veneno dell’usura; già sopportata in
+Firenze 60 anni, da quella pessima e di Dio inimica setta ebraica.»
+Ordinava, finalmente, che si eleggessero otto cittadini, i quali,
+senza avere alcun salario, facessero lo statuto del Monte; dopo di che
+s’intendesse finito ogni contratto cogli Ebrei, cui si dava tempo un
+anno a partire. — Il 15 dell’aprile 1496, era già scritto lo statuto,
+che veniva approvato nei Consigli. Tutto vi era inteso a vantaggiare
+il popolo: le spese d’amministrazione non dovevano passare i 600
+fiorini l’anno: l’interesse che pagherebbero i portatori dei pegni, non
+eccedere il sei per cento: essi dovevano, però, giurare di non venire
+al Monte per giocarsi il danaro che ricevevano.[326] Nel promuovere
+questa santa istituzione, tanto il Savonarola favoriva il popolo,
+che il suo disegno proponeva che gl’impiegati venissero salariati a
+spese del Comune, e i prestiti fatti senza interesse.[327] Ciò non fu
+possibile, ma il nuovo statuto del Monte riusciva a sollevar molto
+la minuta gente; nè per questo fu necessario cacciare gli Ebrei,
+chè i tempi del Savonarola erano tempi d’esaltate passioni, non però
+d’intolleranza.
+
+E queste furono le leggi colle quali il popolo fiorentino ordinava
+la sua libertà, e dava a sè stesso una nuova costituzione. Di certo,
+aprendo i libri delle provvisioni fatte in questi anni, se ne può
+trovare un numero assai maggiore; che noi abbiamo tralasciate, per
+essere d’interesse tutto particolare. Fra queste, però, vogliamo
+nominarne una, che fu fatta l’8 di giugno 1495. Con essa, i magnifici
+Signori e Gonfalonieri: «Considerando che messer Dante Alighieri,
+bisnipote di Dante poeta, non può rientrare in Città per non aver
+potuto pagare la tassa impostagli dai Signori di novembre e dicembre
+passato; e giudicando essere bene usare qualche gratitudine alla
+posterità di quello poeta, il quale è di tanto ornamento a questa
+città; provvedono che il detto messer Dante s’intenda essere, e sia,
+libero da qualunque bando, relegazione ec.[328]» Era un tardo perdono
+alla memoria del gran Ghibellino; una troppo debole giustizia al nome
+del divino poeta: pure, fece molto onore a quella repubblica l’avervi,
+nel suo primo nascere, pensato. — Di altre leggi non parleremo, perchè
+noi abbiamo voluto mettere innanzi agli occhi del lettore solamente
+l’insieme del nuovo governo.
+
+In un anno si era, dunque, costituita la libertà di un popolo;
+concessogli le armi; ordinato le gravezze; spenta l’usura col Monte
+di Pietà; fatta la pace universale; riordinata la giustizia; aboliti
+per sempre i parlamenti; e costituito quel Consiglio Maggiore, a
+cui il popolo di Firenze restò sempre affezionato con una tenacità
+che non ebbe mai per alcun’altra delle sue politiche istituzioni. Si
+mise, allora, sulla ringhiera di Palazzo quella statua di Giuditta che
+ammazza Oloferne, la quale è opera dell’immortale Donatello; e perchè
+da quel luogo eminente stesse a simboleggiare agli occhi di tutto il
+popolo il trionfo della libertà sopra la tirannide, vi posero quella
+iscrizione che dice: _Exemplum sal: pub: cives posuere. MCCCCXCV._[329]
+
+E tutto ciò venne fatto in così poco tempo, senza sguainare una
+spada, senza versare una goccia di sangue, senza una sola discordia
+cittadina; e questo in Firenze, la città dei tumulti! Ma più di tutto,
+fu maraviglioso a vedere, come un uomo solo, un semplice frate,[330]
+potesse reggere dal pergamo tanta impresa, e guidarla sempre al bene:
+esempio unico nella storia, della onnipotenza della parola e dell’umana
+volontà. Egli non era in piazza, non sedeva in Palazzo: eppure seppe
+divenire l’anima di tutto il popolo, l’autore principale di tutte le
+leggi che fondarono il nuovo governo. Dopo la rivoluzione del 1494, noi
+subito scorgiamo nelle provvisioni, a chiare note ed in ogni parola,
+l’impronta del democratico frate. Esse diventano italiane, di latine
+che erano;[331] una nuova forma, un nuovo stile, un nuovo spirito le
+anima; vi riconosciamo quasi la voce stessa del Savonarola: spesso,
+anzi, non sono altro che il brano medesimo della predica in cui egli le
+aveva raccomandate. Noi entriamo nei Consigli, e sentiamo i cittadini
+sostenere le sue medesime idee, discorrere il suo stesso linguaggio.
+Ma che diremo quando, arrivati alla fine di questo anno 1495, e
+rivolgendo indietro lo sguardo, noi troviamo che Firenze non è stata
+mai così savia e prudente; che la forma di governo ora costituita è la
+migliore, la sola stabile che, in tanti anni di tumultuosa vita, il suo
+popolo abbia saputa creare? Che diremo quando noi vediamo i più grandi
+politici fiorentini prenderla in esame, e non potersi trattenere di
+levarla a cielo?[332]
+
+Il Machiavelli, il Guicciardini, il Giannotti, che scrissero quando la
+libertà fiorentina era caduta, quando le speranze dei patrioti erano
+spente; meditarono tutta la storia di Roma, tutta la storia di Firenze
+e d’Italia, per trovare una forma di governo che meglio si potesse
+adattare alla loro patria, quando la fortuna volesse mutare aspetto: e
+tutti conclusero sempre, non esservi altro che il Consiglio Maggiore e
+la forma del 94, che eglino s’adoperavano solamente a modificare, per
+adattarla ai tempi mutati. Ed è meraviglioso veramente a considerare,
+come anche nelle modificazioni che proposero, quei grandissimi
+ingegni non si discostassero dalle idee del Frate: essi volevano un
+gonfaloniere a vita, ed egli lo aveva prima di morire consigliato
+più volte: essi volevano un nuovo tribunale per le cose criminali, ed
+egli lo aveva nei suoi sermoni predicato: essi proponevano una libera
+discussione nei Consigli, e niuna cosa egli aveva più costantemente
+raccomandata.
+
+Alcuni, è vero, si sono affaticati a provare che il Savonarola non fu
+autore del Consiglio Maggiore, perchè il Soderini ne aveva portato
+l’idea da Venezia; che non inventò il Monte della Pietà, perchè era
+stato già predicato da altri; e così via discorrendo. Ma questa è una
+vana fatica: il Savonarola non inventò alcuna delle istituzioni che
+fece adottare in Firenze; ed in ciò sta, anzi, il suo merito maggiore.
+Le istituzioni non si creano nè s’immaginano; ma debbono essere il
+resultato dei tempi e delle condizioni d’un popolo. Egli seppe, per
+così dire, ritrovarle e riconoscerle; ebbe la forza di persuaderle e
+farle adottare: e questo è il più grande elogio che si possa fare al
+suo ingegno politico. Noi lo ripetiamo: il Savonarola vide più giusto
+di tutti, perchè vide col suo buon senso naturale, col suo profondo
+amore del bene, colla mente libera da teorie e l’animo libero da
+spirito di parte. Egli va messo, perciò, tra i più grandi fondatori di
+repubbliche.
+
+Che se a persuadere la verità di questi giudizi non basta l’evidenza
+della storia, non bastano le leggi stesse che abbiamo riportate quasi
+alla lettera, non basta l’autorità dei grandi politici italiani; noi
+non sapremmo davvero a quali argomenti ricorrere. Oggi, pur troppo, è
+invalsa una opinione che, ponendo in vista alcune particolari stranezze
+del Savonarola, sopra quelle solamente vorrebbe giudicarlo. Ma noi
+diremo, innanzi tutto, che nella vita politica di questo anno, egli
+aveva saputo assai moderarle; e dipoi, che se troppo spesso le troviamo
+mescolate nei suoi discorsi religiosi, scientifici ed anche politici,
+questo fu un errore ch’esso ebbe comune cogli uomini più grandi del
+suo tempo. Di certo, maggiori assai furono le stranezze di Girolamo
+Cardano, del Pomponaccio, del Porta e di tanti altri; ma niuno pensò
+mai che si dovesse perciò negare ad essi l’ingegno che pure ebbero
+nelle scienze fisiche e matematiche. E si potrà negare al Savonarola
+la sua grandezza politica, e cercare di spargere il ridicolo sulla
+sua persona, quando abbiamo innanzi a noi un popolo che quasi vive
+solamente della vita ch’egli ha saputa infondergli, e vediamo ordinata
+da lui una costituzione che è l’ammirazione di tutti gli antichi e
+moderni scrittori? Che se certe singolarità del suo carattere dánno
+ombra, ed impediscono, ancora, che nell’animo del lettore si formi un
+giudizio chiaro e sicuro; noi lo preghiamo che seguiti oltre questa
+narrazione, perchè, quando di esse avremo fatto un esame minuto e
+diligente, appariranno, forse, sotto un aspetto assai diverso da quello
+che hanno loro dato gli altri biografi.
+
+
+NOTA.
+
+_Delle opinioni che professarono i grandi politici fiorentini, intorno
+al Savonarola ed al governo da lui istituito._
+
+Non pare che il Machiavelli avesse avuta molta simpatia pel Savonarola;
+giacchè, in una delle sue prime lettere, ne parla solamente come d’un
+frate furbo e astuto: ma ciò non fa che dare maggior peso al rispetto
+con cui ne parlò in età più matura. Egli non si astiene, è vero,
+dal notare alcuni di quelli che credette errori politici del Frate:
+specialmente a proposito della legge delle sei fave, di che abbiamo
+parlato più sopra ed avremo altrove occasione di tornarvi: ma assai
+più spesso, parla della «dottrina, prudenza e virtù dell’animo suo»
+(_Discorsi_ lib. I, Cap. XLV); lo chiama «afflato di virtù divina»
+(_Decennale primo_); e dice, che «d’un tanto uomo se ne debbe parlare
+con riverenza» (_Discorsi_ lib. I Cap. XI). Quando, poi, viene a
+discorrere delle istituzioni fondate dal Savonarola, è costretto
+confessarne tutta l’importanza; come si vede nel suo _Discorso_ a
+Leone X, ove dice espressamente: non esservi altra via a riordinare lo
+Stato di Firenze, che quella di aprire il Consiglio Maggiore. «Senza
+satisfare all’universale, non si fece mai alcuna repubblica stabile.
+Non si satisferà mai all’universale dei cittadini fiorentini, se
+non si riapre la sala (del Consiglio); e sappia vostra Santità, che
+chiunque penserà tôrle lo stato, penserà innanzi ad ogni altra cosa di
+riaprirla.» Se, poi, si volesse osservare che le lodi del Machiavelli
+sembrano assai più sentite, quando riguardano le leggi dal Savonarola
+istituite o il predominio ch’egli seppe acquistare sul popolo,
+piuttosto che quando discorrono della persona stessa del frate; questo
+sarà assai facilmente spiegato dal considerare la grande diversità e
+quasi l’opposizione di que’ due caratteri, l’uno tutto fede e spontaneo
+entusiasmo, l’altro tutto analisi, dubbio e ricerca. Eran certamente
+due grandi uomini che non si potevano intendere. Il Savonarola avrebbe
+condannato con soverchia severità le idee del Segretario fiorentino;
+e questi, malgrado la sua ammirazione pel fondatore della repubblica
+del 94, non poteva risparmiare i suoi sarcasmi contro al frate ed al
+profeta. Onde, quell’ironia che trasparisce qualche volta di sotto
+alla lode, e quel biasimo che viene sempre moderato dalla stima e
+dal rispetto, ci dipingono la vera impressione che era nell’animo del
+Machiavelli, assai meglio d’ogni giudizio più definito.
+
+Il Giannotti, poi, quel nobile e generoso cittadino che ebbe la
+sventura di vedere due volte caduta la libertà della sua patria, e
+due volte sopportò l’esilio, temperandone il dolore col darsi tutto
+a studiare il modo come riordinare il governo di Firenze pel tempo
+in cui fosse ritornata libera; egli non s’imbatte mai nel nome del
+Savonarola, senza che quel cuore di bravo popolano palpiti più forte; e
+la sua ammirazione per le istituzioni da lui consigliate, si manifesta
+con una sì spontanea ingenuità, che muove quasi le lagrime. «Chi
+fece il Consiglio Grande,» egli dice, «fu più savio di Giano della
+Bella; perchè questi pensò, per assicurare il popolo, d’abbassare i
+grandi; mentre l’altro cercò d’assicurare la libertà a tutti.» (_Della
+Repubblica fiorentina_, pag. 87; Firenze 1850.) Così tutto il suo libro
+è pieno di questa ammirazione. E quando egli vuole rimproverare l’abuso
+che facevano i frati al suo tempo, del predicare di continuo sulle cose
+di Stato ed in Palazzo, egli aggiunge: «E se Frà Girolamo vi predicò,
+egli non è più un Frà Girolamo ornato di tanta dottrina, di tanta
+prudenza e di tanta sapienza; e però non debbono essere sì presuntuosi,
+che paia loro conveniente di fare quello che faceva, chi di gran lunga
+in ogni cosa li superava.» (_Della Repubblica fiorentina_, lib. III,
+pag. 233.)
+
+Ma chi volesse veramente conoscere il giudizio che i grandi uomini
+di Stato facevano del Savonarola, e vedere esaminata minutamente la
+forma di governo da lui ordinata, ed i grandi servigi ch’egli rese
+alla libertà della sua patria; bisogna che legga le _Opere inedite_
+di Francesco Guicciardini. Nella _Storia d’Italia_, egli, scrivendo
+in tempi avversi al Frate, aveva frenato la sua penna; ma in quelle
+opere che scrisse nel segreto del suo studio, e che non destinava
+forse alla luce, noi troviamo in lui un altro uomo. Pare come s’ei
+volesse alleviare un peso che opprime troppo la sua coscienza, e dare
+sfogo a sentimenti con violenza e lungamente repressi nell’anima sua.
+Quasi ci sembra vedergli cadere di dosso il pomposo manto del corrotto
+diplomatico, ed uscirne di sotto lo schietto lucco repubblicano.
+Dall’anima sua esce spontaneo un inno eloquente alla libertà, ed
+egli è forzato di gridarlo alle mura della sua stanza, non avendo
+avuto il coraggio di farlo sentire ai suoi concittadini. In questi
+scritti, egli non ha parole bastevoli per lodare il Savonarola, ed
+il Consiglio Maggiore da lui favorito. Nei suoi _Ricordi_ egli dice:
+«Che i Fiorentini hanno messo tanto lo animo a questa libertà del 94,
+che ai Medici non basterà nè arte nè dolcezza nè astuzia per farla
+dimenticare. Che una volta era facile, perchè si trattava di togliere
+la libertà a pochi; ma dopo il Consiglio Grande, si tratta di toglierla
+a tutti.» (_Ricordi_, XXI, XXXVIII, CCCLXXVI.) E nel _Reggimento di
+Firenze_, egli ripete più e più volte: «Voi avete un grande obbligo a
+questo Frate, che ha levato il rumore a tempo, ed ha fatto senza sangue
+quello che, senza di lui, si sarebbe fatto con sangue e disordine
+grandissimo. Chè avreste avuto, prima un governo ristretto di ottimati,
+e poi un governo popolare eccessivo; dal quale sarebbero venuti i
+disordini ed il sangue, e forse sarebbe finito con una tornata violenta
+di Piero. Egli solo ha saputo, fin dal principio, essere largo, per
+frenare poi a tempo le cose.» (pag. 28, e _passim_.) Ma nella _Storia
+di Firenze_, il Guicciardini diviene quasi un Piagnone. Egli esalta
+la prudenza e l’ingegno pratico e politico del Savonarola, lo chiama
+salvatore della patria; e le sue parole son tanto eloquenti, che,
+non potendole riferire tutte, non vogliamo, riportandone il senso,
+scolorirle. (Quest’opera vedrà quanto prima la luce, nella bella
+edizione curata dal chiariss. Sig. Canestrini.)
+
+Ai nostri tempi, è vero, si è da alcuni cominciato a discreditare il
+Savonarola come uomo politico; e quando non poterono fare altro, lo
+misero in ridicolo, giudicandolo sempre con una leggerezza incredibile.
+Ma anche appresso i moderni, se qualche scrittore serio ha preso
+in esame il soggetto, venne sempre nella medesima conclusione degli
+antichi. E certo, se fra i moderni politici fiorentini v’è un nome che
+ei possa ardire di citar dopo quei grandi Italiani; questo è senza
+dubbio quello di Francesco Forti, cui solo la morte immatura impedì
+ch’egli divenisse chiaro nel mondo quanto meritava. Egli, adunque, che
+ebbe nelle cose di diritto e nelle antiche istituzioni della sua patria
+una penetrazione veramente straordinaria, ecco in qual modo discorre
+del Savonarola: «La riforma del Frate è stata forse il solo giusto
+governo che abbia avuto Firenze in istato repubblicano. Difatti, quanti
+uomini di merito parteggiarono in Firenze pel governo popolare sino al
+1530, tutti furono in devozione delle idee del Savonarola. Pochi uomini
+più grandi di lui ha da rammentare la storia italiana del secolo XV;
+forse nessuno la storia politica della Repubblica di Firenze.» (Forti,
+_Istituzioni Civili_.) — Riempire questa nota d’altre citazioni, ci
+sembra superfluo, giacchè i fatti parlano con troppa evidenza.
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola.
+
+
+Chi, leggendo le cose da noi discorse nel capitolo antecedente, volesse
+inferirne lo stato in cui era l’animo del Savonarola, anderebbe forse
+assai lungi dal vero. Ognuno crederebbe di trovarlo, se non superbo,
+almeno lieto del successo ottenuto, del gran bene che aveva fatto al
+suo popolo. Ma, invece, basta leggere le prediche che egli faceva in
+quel tempo, per vedere come una profonda tristezza occupava l’animo
+suo. Mentre che egli domina dal pergamo tutto il popolo, che pende
+da’ suoi cenni; mentre che la città intera ubbidisce alla sua volontà;
+egli è ben lungi dall’abbandonarsi alla gioia. L’avvenire si presenta
+tristo ai suoi occhi, ed invano egli cerca allontanarne la sinistra
+immagine. — «Io sono stanco, o Firenze, per quattro anni di continue
+predicazioni, nei quali non ho fatto altro che affaticarmi per te.
+Ancora, afflitto m’ha assai la continua memoria del flagello che io
+veggo venire, e la paura e timore di te, che tu non pericolassi in
+quello. Onde io faccio, per te, una continua orazione al Signore.»[333]
+— Invero, le grandi promesse e le belle speranze da lui date a Firenze,
+erano state sempre condizionate: «Se voi non vi convertite al Signore,
+i lieti augurii si muteranno in tristi.» E quel popolo era tanto
+inveterato nel male, che l’avvenire dell’Italia, l’avvenire della
+Chiesa ed il suo proprio avvenire apparivano agli occhi del Savonarola
+pieni di pericoli e dolori sempre maggiori.
+
+Questi tristi presentimenti, pare che si affacciassero a lui più vivi,
+in quei momenti appunto nei quali si sarebbe creduto che più sereno
+e contento dovesse essere l’animo suo. Quando aveva superata la prima
+lotta politica; quando avea fatta vincere la forma del governo popolare
+ed il Consiglio maggiore; in quei giorni in cui il popolo tutto lieto
+andava ad ascoltarlo, e si aspettava da lui quasi un cantico di gloria
+al Signore; egli, cominciando invece una delle solite allegorie,
+dipingeva la tristezza del suo animo, e profetizzava agli uditori la
+sua morte violenta, della quale sembra che non abbia mai dubitato. —
+«Un giovane, partendosi da casa sua, si mise nel mare a pescare; ed
+il padrone della nave lo condusse pescando in alto mare, dove non si
+vedeva più il porto: onde il giovane cominciò a lamentarsi altamente.
+O Firenze! quel giovane che si lamenta, è su questo pergamo. Io fui
+condotto fuori della casa mia al porto della religione, ove andai
+nella età di ventitrè anni, solo per cercare la libertà e la quiete;
+due cose che amavo sopra tutte le altre. Ma ivi riguardai le acque di
+questo mondo, e cominciai colla predica a guadagnare qualche anima; e
+trovandovi io piacere, il Signore mi ha messo in mare e portatomi in
+alto mare, dove ora sono e donde non vedo più il porto. _Undique sunt
+angustia._ Dinanzi ai miei occhi, io vedo apparecchiarsi tribolazione
+e tempesta; di dietro io ho perduto il porto, ed il vento mi spinge
+in alto. A destra sono gli eletti che domandano aiuto; a sinistra i
+demonii e cattivi che ci molestano e tempestano: di sopra io vedo la
+virtù eterna, e mi spinge la speranza; di sotto è l’inferno, che come
+uomo io debbo temere, perchè senza l’aiuto di Dio vi cadrei certamente.
+— Oh Signore, Signore! dove mi hai tu condotto? Per volerti salvare
+alcune anime, sono in luogo donde non posso più tornare alla mia
+quiete. Perchè m’hai generato uomo di rissa e discordia sopra tutta la
+terra? Ero libero, ed ora sono servo d’ognuno. Io vedo per tutto guerra
+e discordia venire sopra di me. Almeno voi, o amici miei, o eletti di
+Dio, pei quali notte e giorno m’affliggo, abbiate misericordia di me.
+Datemi dei fiori, come dice la cantica, _quia amore langueo_. I fiori
+sono le buone opere, ed io non desidero altro se non che voi piacciate
+a Dio e salviate l’anima vostra.» E tanto il Savonarola s’agitava in
+questo discorso, ch’era costretto fermarsi: «or lasciami riposare in
+tanta tempesta.»
+
+«Ma quale,» diceva egli, riprendendo il sermone, «quale sarà, o
+Signore, il premio conceduto nell’altra vita a chi riesce vittorioso
+in simile battaglia? — Cosa che l’occhio non può vedere, l’orecchio non
+può udire; la beatitudine eterna. — E quale fia il premio conceduto in
+questa vita? — Non sarà il servo maggiore del suo padrone, risponde il
+Signore. Tu sai che dopo la predicazione, io fui crocifisso: così il
+martirio toccherà anche a te. — Oh Signore, Signore!» esclamava qui il
+Savonarola con la sua voce sonora, che echeggiava in tutta la chiesa,
+«concedimi, dunque, questo martirio, e fammi presto morire per te, come
+tu sei morto per me. Ecco già parmi vedere il coltello affilato....
+Ma il Signore mi dice: aspetta ancora un poco, acciò vengano le cose
+che hanno a seguire, e poi userai quella fortezza d’animo che ti sarà
+concessa.» E qui, riprendendo l’esposizione del Salmo al verso _Laudate
+Dominum, quia bonus_, continuava la predica.[334]
+
+Fu questo uno di quei momenti, de’ quali egli soleva dire: «un fuoco
+interno brucia le mie ossa, e mi forza a parlare.» Il Savonarola era
+allora rapito come in una specie d’estasi, nella quale l’avvenire
+sembrava veramente aprirsi ai suoi occhi. Quando ciò gli seguiva nella
+solitudine della sua cella, esso rimaneva lungo tempo in preda alle
+visioni e vegliava le notti intere, fino a che il sonno, vincendolo,
+non veniva a riconfortare le stanche sue membra. Ma se ciò seguiva,
+invece, quando era sul pergamo, in presenza di tutto il popolo; il
+suo esaltamento allora non aveva più limiti, superava tutto ciò che
+la penna può descrivere: egli era come prepotentemente rapito, e
+rapiva seco il suo uditorio. Si vedevano uomini e donne, d’ogni età
+e condizione, artigiani, poeti e filosofi, prorompere in un pianto
+dirotto, che echeggiava per tutta la chiesa. Colui che dalla viva
+voce raccoglieva la predica, era allora costretto a scrivere: «qui
+il pianto mi vinse, e non potetti andare più oltre.» Il Savonarola
+stesso sedeva esausto, e qualche volta rimaneva ammalato ed a letto
+per più giorni.[335] La critica non potrà mai giudicare la forza e
+l’eloquenza di questi momenti, di cui le parole ci sono in gran parte
+sfuggite o rimangono prive dell’ardore con cui furono pronunziate;
+prive cioè della loro vita. E noi dobbiamo credere quell’esaltamento
+tanto maggiore, e tanto più straordinaria la veemenza dell’oratore,
+l’eloquenza, se così può dirsi, della sua persona; in quanto che le
+poche parole che ci restano di quei momenti solenni, non sempre sono
+atte a spiegarci la grande commozione che da esse veniva prodotta nel
+pubblico fiorentino, che pure era il più culto in Europa.
+
+Invero, se ci mettiamo a considerare imparzialmente la vita e la
+dottrina del Savonarola, troveremo ch’egli ebbe un singolare ed
+inesplicabile presentimento dell’avvenire, il quale dètte ai suoi
+scritti, alle sue prediche, alla sua vita, una straordinaria potenza.
+Spogliando le sue molte predizioni da tutto ciò che vi è di particolare
+e d’accessorio, noi saremo sorpresi di vedere che si son quasi tutte
+verificate. Noi qui non vogliamo parlar solo di quell’acume politico
+che gli fece, prima d’ogni altro, annunziare la venuta dei Francesi,
+la cacciata dei Medici e i tanti altri avvenimenti che seguirono;
+quell’acume, che destava così gran maraviglia in tutti i più accorti
+uomini di stato in quel secolo.[336] Nè ci fermiamo a quel costante e
+continuo presentimento che il Savonarola ebbe della sua morte violenta,
+la quale annunziava con una sicurezza inesplicabile, e maravigliosa
+davvero. Ma vogliamo piuttosto notare, ch’egli fu il primo a sentire
+che si avvicinava un grande rinnovamento nel genere umano; che il senso
+religioso doveva rinascere nel cuore degli uomini per rigenerarli;
+che, attraverso sanguinose battaglie, la società avrebbe ripreso
+vigore. Altro non significano, se noi bene le esaminiamo, quelle sue
+famose conclusioni: — La Chiesa sarà rinnovata, ma prima flagellata;
+e ciò sarà presto. — Quel suo continuo ripetere che gl’infedeli
+saranno convertiti, che il Cristianesimo deve trionfare sulla terra,
+che vi sarà ben presto un solo ovile ed un solo pastore; ci fanno
+scorgere, assai spesso con grande evidenza, come egli presente che
+il genere umano è vicino a ritrovare la sua unità, e che ben tosto
+il Cristianesimo sarà la sola religione dei popoli civili. Leggendo
+e considerando attentamente le sue opere, noi restiamo davvero
+maravigliati nel vedere la costanza, l’insistenza con cui ripete le sue
+_conclusioni_; la certezza con cui sembra vederle verificate. E quando
+noi lo udiremo, più tardi, descrivere le future calamità dell’Italia
+con minuti particolari, con singolare evidenza; quando noi vedremo
+ch’ei si esalta, si commuove ed è quasi rapito in un delirio di dolore
+nel descriverle; noi non potremo spiegare il fatto, ma di certo è un
+fatto straordinario. Quest’uomo vede il tristo e doloroso avvenire
+della sua patria; e con tanta evidenza ne presente i dolori, che già
+quasi li soffre egli stesso.
+
+Tale ci apparisce il carattere profetico, se così possiam dire, del
+Savonarola, quando volgiamo uno sguardo a tutta la sua vita, a tutte
+le sue predizioni; fermandoci a quelle solamente che possono avere
+una generale importanza, e lasciando da un lato tutto ciò che v’è in
+esse di particolare e d’accessorio. Che se, invece, vogliamo fermarci
+a questa parte, le cose mutano aspetto, e noi saremo costretti di
+esaminare un altro lato affatto diverso nel carattere del Frate. Noi
+vedremo, allora, che in lui erano come due nature di uomini diversi:
+l’uno si spingeva nell’avvenire; l’altro, quasi, retrocedeva nel
+passato. Dopo avere esaminato il primo, ci viene innanzi il secondo, e
+bisogna conoscerlo.
+
+Lo studio della scolastica avea avuto una parte così grande nel formare
+il carattere del Savonarola, ch’egli ne ricevette una grandissima
+disposizione al sottilizzare e sofisticare. Aveva poi sin da fanciullo
+preso una strana passione nel leggere e studiare in San Tommaso tutto
+ciò ch’esso dice sulle operazioni angeliche, sull’indole dei profeti
+e delle loro visioni: andava e riandava senza posa quelle minute e
+sottili distinzioni del dottore angelico, le accompagnava con una
+lettura continua del vecchio Testamento e dell’Apocalisse; onde non
+vi era sogno o visione dei profeti e patriarchi, che a lui non fosse
+divenuta familiarissima. Queste cose formavano, per giorni interi,
+l’occupazione della sua mente giovanile; accendevano la sua fantasia
+già per sè stessa esaltata; e la sua fibra, assai nervosa, ne veniva
+scossa ed eccitata in maniera, che la penna non potrebbe descriverlo.
+I sogni e le visioni, che aveva avute sin da fanciullo, cominciarono
+a moltiplicare; si affollavano intorno alla sua mente, e nella notte
+egli ne veniva quasi assalito. Quando poi s’avvide che la lettura
+della Bibbia e dei Padri, la fervida preghiera, le notti vegliate,
+le facevano crescere ogni giorno; incominciò a crederle ispirate dal
+Signore, prodotte nella sua mente dagli angeli, in quel modo appunto
+che San Tommaso dice avvenire dei profeti. Allora non vi fu più
+sogno da lui fatto, non vi fu strana immaginazione cui non trovasse
+un riscontro nella Bibbia, che non mettesse a scrutinio colle regole
+dell’angelico dottore. Passava, inginocchiato nella sua cella, le notti
+intere in preda a queste visioni, le quali esaurivano sempre più le sue
+forze, esaltavano il suo cervello; ed egli finiva col vedere in ogni
+cosa rivelazioni del Signore.
+
+Ma qui dobbiamo narrare un altro fatto, che pure merita di essere preso
+in considerazione. Eravi tra i frati di San Marco un tale Silvestro
+Maruffi, che ebbe gran parte nei destini del Savonarola. Costui sembra
+che, per una malattia avuta sin da fanciullo, andasse soggetto ad
+una nuova specie di sonnambulismo, nel quale cadeva anche di giorno,
+vedendo singolari visioni, facendo strani discorsi. Ma lungi dal dare
+a queste cose alcun valore misterioso o soprannaturale, non appena
+egli seppe come il Savonarola cominciava a parlare di rivelazioni e
+ad annunziare il futuro, gliene fece aspro rimprovero, dicendola cosa
+pazza e indegna di uomo grave come lui. Ed il Savonarola, con quello
+sguardo e quella sicurezza che gli dava tanto ascendente sopra gli
+uomini, lo consigliò allora a pregare fervidamente il Signore, perchè
+lo illuminasse sopra la verità di questa cosa. Il Maruffi stesso,
+presso alla sua morte e quando non aveva più il coraggio di difendere
+il suo maestro, confessò esplicitamente: «O fosse la mia malattia,
+o altra ragione, certo a me parve che gli spiriti mi riprendessero
+del non gli credere.»[337] Era senza dubbio un altro effetto di
+quello strano sonnambulismo; ma pur fece una così grande impressione
+sull’animo de’ due frati, che da quel giorno non dubitarono più un solo
+momento, che quelle visioni fossero davvero rivelate dal Signore. Il
+Savonarola cominciò ad avere pel Maruffi una stima e quasi un rispetto
+che la sua poca dottrina ed il suo carattere debole e leggiero non
+meritavano punto; prestò una fede veramente cieca alle sue parole;[338]
+e così trascinato d’errore in errore, si confermò sempre più nelle sue
+strane idee intorno alle visioni. E veramente, la natura, il caso, lo
+studio, la preghiera, ed ogni cosa sembrava aver voluto contribuire a
+spingerlo, quasi per forza, in questo pericoloso pendío.
+
+Non è descrivibile che cieca fede egli prestasse ormai a queste sue
+visioni e sino a che punto ne fosse divenuto schiavo. A sentirlo
+discorrere, si sarebbe in certi momenti creduto che in esse sole
+consistesse tutta l’importanza della sua missione. Egli vi faceva
+sopra uno studio continuo, una seria meditazione: si occupava lunghe
+ore a distinguere come gli angeli producono le visioni nella mente
+dell’uomo; come si odono le voci soprannaturali, e via discorrendo.
+Nelle prediche, nelle epistole, per tutto, noi troviamo sparse le idee
+ch’era riuscito a formarsi su questo soggetto. Ma nel _Dialogo della
+verità profetica_, pubblicato nel 1497, egli le raccolse insieme, per
+farne quasi un trattato scientifico. In esso si scorge, a chiare note,
+la ingenua credulità del frate, e la strana confusione ch’erasi fatta
+nella sua mente. Invano noi cerchiamo qual fosse il concetto preciso
+che egli aveva delle sue profezie e della sua profetica missione:
+sembra, invece, che nella sua mente fosse una strana mescolanza di
+opposte teorie, per niuna delle quali sapesse assolutamente decidersi.
+Qualche volta parrebbe ch’egli profetizzi l’avvenire per semplice
+ragionamento; giacchè lo studio della Bibbia, e la considerazione
+dei corrotti costumi della Chiesa, debbono persuadere ad ogni uomo
+savio che il flagello è vicino.[339] Altre volte, invece, egli crede
+conoscere l’avvenire per mezzo delle celesti visioni, le quali sono
+altrettante rivelazioni a lui fatte direttamente da Dio, per il bene
+del popolo italiano. E questo dono, secondo lui, è indipendente affatto
+dal suo carattere di buon cristiano: egli è un puro strumento nella
+mano di Dio; e, sebbene profeta, può anche non essere salvo. Con tale
+concetto, calcato sulla dottrina di San Tommaso, assumeva, dunque,
+esplicitamente il carattere di profeta, e dava alle sue visioni la
+spiegazione e l’importanza medesima che l’angelico dottore e la Chiesa
+dànno a quelle dei profeti. «Vengono,» egli diceva, «direttamente da
+Dio, e sono dagli angeli dipinte nella parte dello intelletto e non
+dello affetto, senza che per esse l’uomo debba esser salvo.»[340]
+
+Ma nelle sue opere intorno alla profezia, si presenta assai spesso
+un concetto quasi opposto; il quale lasciando da un lato le visioni
+e i sogni puerili, considera quel maraviglioso istinto o, se
+così vuol dirsi, divinazione dell’avvenire, che niuno potrà mai
+negare al Savonarola, non già come una ispirazione venuta da Dio
+indipendentemente dalla grazia e dalla salute; ma, anzi, come un
+risultato e quasi una parte essenziale di quello spirito evangelico
+di cui il cristiano deve essere informato. «Io non sono,» esso diceva
+allora, «nè profeta nè figlio di profeta; io non voglio questo nome
+terribile; ma io sono certo che le cose che annunzio seguiranno,
+perchè esse partono dalla dottrina cristiana, dallo spirito di
+carità evangelica...[341] In verità, sono i vostri peccati, i peccati
+d’Italia, che mi fanno per forza profeta, e che dovrebbero far profeta
+ognuno di voi. Il cielo e la terra vi profetizzano contro, e voi non
+lo vedete nè lo udite. Voi siete ciechi della mente, voi chiudete
+le orecchie alla voce del Signore che vi chiama. Se voi aveste lo
+spirito di carità, voi tutti vedreste, come lo vedo io, il flagello
+che s’avvicina.»[342] — E questi varii concetti s’incontrano nelle sue
+opere ad ogni piè sospinto, si urtano, si contraddicono, senza che mai
+alcuno di essi riesca a dominare compiutamente. Una tale contraddizione
+si trova assai spesso nelle prediche; ma è anche maggiore in quelle
+opere che trattano specialmente di profezia, le quali meritano di
+essere esaminate più da vicino da chi vuol conoscere anche questo lato
+della mente di Frà Girolamo Savonarola.[343]
+
+Nel _Dialogo della verità profetica_, che abbiamo più sopra accennato,
+egli discorre con sette interlocutori allegorici, che sono i sette
+doni dello Spirito Santo; e risponde alle loro varie obbiezioni. Essi
+cominciano col domandargli: — Se mai egli si finga profeta, onde più
+facilmente persuadere al popolo le verità della fede. — Al che egli,
+pieno d’indegnazione, risponde: — Che la verità è una sola, e che ogni
+menzogna è peccato; peccato gravissimo sarebbe, poi, quello di chi
+volesse ingannare tutto un popolo col nome del Signore, e così fare Dio
+medesimo impostore. — Non potrebbe tutto questo, gli domanda un altro,
+essere una tua arroganza, nascosta sotto l’abito di falsa modestia?
+— A ciò il Savonarola, citando l’autorità di San Tommaso, risponde:
+— Questo lume non giustifica l’uomo: su che cosa fonderei io dunque
+la mia superbia, la mia arroganza? — Non potrebbe essere, soggiunge
+un terzo, che tu, in buona fede, ingannassi te stesso? — No, risponde
+egli, non è possibile. Io conosco la purità delle mie intenzioni: io
+ho adorato sinceramente il Signore, io cerco imitarne i vestigi; io
+ho vegliato le notti intere nella orazione; io ho perduta la pace,
+ho consumato la salute e la vita pel bene del prossimo: no, non è
+possibile che il Signore m’abbia ingannato. Questo lume è la verità
+stessa; questo lume aiuta la mia ragione, regge la mia carità.[344] —
+E così va oltre, sostenendo con molta eloquenza un concetto affatto
+contrario a quello che aveva esposto poche pagine innanzi. Ad un
+interlocutore, egli ha provato la verità del suo _lume_ col dirgli, che
+è indipendente dalla grazia; ad un altro vuol provarlo col dirgli, che
+è quasi una medesima cosa con essa.
+
+Ma quello che, più di tutto, è meritevole di considerazione, si è ciò
+che risponde quando gli vien domandato: — Quale è, dunque, la certezza
+che tu hai di queste tue rivelazioni? — È singolare veramente il
+vederlo dibattersi fra mille argomenti, fra mille sillogismi, che sono
+altrettanti sofismi, per dimostrare la verità delle sue rivelazioni.
+Trista posizione è quella di chi deve colla ragione provare che egli è
+al di sopra della ragione, e cogli umani argomenti provare ch’egli è
+al disopra degli uomini. Il Savonarola, senza avvedersene, camminava
+sopra un terreno che poteva aprire sotto i suoi piedi una voragine
+pericolosa. Per dimostrare la sua soprannaturale potenza, non vi
+era che un solo modo irrecusabile: il miracolo. Tal domanda poteva
+un giorno essergli fatta da quella cieca moltitudine che, colla sua
+credulità, spingevalo a sempre maggiori eccessi; tal domanda poteva,
+nelle mani dei suoi avversari, divenire un giorno arme contro di lui
+potentissima. Ma egli era così cieco in queste sue credenze, che mai
+non gli poteva venire il pensiero di dubitarne: gli sarebbe, quasi,
+sembrata un’ingratitudine al Signore; nè sapeva persuadersi che coloro
+i quali non gli volevano credere, potessero essere in buona fede.
+
+Aveva scritto ancora un altro opuscolo sullo stesso soggetto della
+profezia, col titolo di _Compendium Revelationum_, che fu pubblicato
+nell’agosto dell’anno 1495.[345] Si trova in esso un compendio delle
+sue principali visioni, e molte notizie importantissime intorno alla
+sua vita; alcune delle quali si riferiscono, appunto, al modo con cui
+egli cominciò a profetare, ed alla lotta ch’ebbe a sostenere l’animo
+suo contro quel bisogno di raccontar visioni, che pur finalmente lo
+vinse. Questo scritto è dettato in un latino assai corretto e quasi
+elegante, se lo paragoniamo a quello delle altre opere del Savonarola:
+alcune delle visioni che racconta non mancano d’una certa vigorosa
+fantasia; come quella più sopra narrata (1492) della spada del Signore,
+e un’altra che vide circa il medesimo tempo. Gli apparve, allora,
+una croce nera, che si elevava nel bel mezzo della città di Roma e
+montava fino al cielo; dove era scritto: _Crux iræ Dei_. Il cielo
+conturbavasi; nuvoli terribili volavano per aria; traevano venti,
+tuoni e saette; piovevano fuochi e spade; moriva numero grandissimo di
+gente. A un tratto la visione si muta; il cielo rasserena e la croce
+nera sparisce. Di mezzo a Gerusalemme, ne sorge un’altra che sembra
+di oro, che illumina e rallegra il mondo; sopra vi è scritto: _Crux
+misericordiæ Dei_; e da tutte le parti della terra corre gente ad
+adorarla. Questa visione divenne anch’essa popolare, e fu incisa in
+un numero infinito di stampe e di opere del Frate: il significato e le
+speranze che voleva simboleggiare, erano facili assai a comprendersi.
+Ma che diremo quando il Savonarola, fattosi ambasciatore dei Fiorentini
+a Gesù Cristo, racconta il suo lungo e strano e incomprensibile
+viaggio nel paradiso, del quale dà una minuta descrizione, riportando
+i discorsi che gli furono tenuti da vari personaggi allegorici e
+dalla Vergine, di cui descrive il trono, e ci dà perfino il numero
+e la qualità delle pietre preziose che lo adornavano? Il misterioso
+viaggio si conclude, poi, con un sermone che Gesù Cristo fa, per mezzo
+del Savonarola, ai Fiorentini; nel quale sermone viene confermata
+tutta la dottrina del frate. E questa visione, che fu descritta la
+prima volta in una predica del maggio 1495, pare che sollevasse alcune
+critiche e contraddizioni nella città; giacchè troviamo che in una
+lettera _ad amicum deficientem_,[346] il Savonarola se ne lamenta,
+affermando che quelle diceríe erano mosse da malignità: «perchè, chi
+avesse udito attentamente, si sarebbe persuaso che io non ho inteso
+dire d’essere stato corporalmente in paradiso, ma che fu tutta una
+visione immaginaria; perchè in paradiso non sono nè alberi nè acque
+nè scale nè porte nè sedie; onde, se essi non erano maligni, potevano
+facilmente intendere, che tutte quelle cose furono formate nella mente
+per ministerio angelico.» Chi vorrà, però, credere che questi strani
+sogni sieno effetto d’operazioni angeliche, piuttosto che di fantasia
+alterata?
+
+Ma la puerilità stessa di queste visioni ci presenta un forte argomento
+per difendere il Savonarola dalle accuse che molti gli han voluto fare
+di poca sincerità e di mala fede, quasi che egli avesse voluto, col
+secondare la credulità della plebe, rendersene meglio padrone. Questa
+opinione confonderebbe tutto il suo carattere, ridurrebbe tutta la sua
+vita in un caos, e renderebbe inesplicabili non solo le sue più belle
+qualità, ma anche i suoi più gravi errori. Come si potrebbe mai credere
+che un uomo dell’ingegno, della prudenza, della esperienza che aveva
+il Savonarola, fosse nel fingere così poco accorto, così puerile? Qual
+bisogno aveva egli, quando avesse voluto fingere, di raccontare le sue
+finzioni ai quattro venti? Qual bisogno aveva, per ingannare la plebe,
+di scrivere astrusi e difficili trattati sulle visioni; parlarne agli
+amici, alla madre stessa; discuterne sui margini delle sue Bibbie?[347]
+Quelle cose che i suoi imparziali ammiratori più vorrebbero nascoste;
+quelle cose che la doppiezza meno accorta avrebbe, forse, raccontate al
+popolo, ma non avrebbe certo messe a stampa; sono quelle appunto che
+egli pubblicava e ripubblicava, quelle ch’egli sosteneva colla Bibbia
+e con San Tommaso. Anzi, questa è la singolarità del suo carattere,
+questo è il fatto che più merita di essere considerato: il vedere,
+cioè, un uomo che dominava un intero popolo, che empieva il mondo
+della sua eloquenza, che era il filosofo più originale di quel secolo,
+che aveva dato a Firenze la miglior forma di repubblica che avesse
+mai avuta; il vederlo quasi inorgoglire d’aver sentito per aria delle
+voci, d’aver visto la spada del Signore, d’essere stato ambasciatore
+dei Fiorentini alla Vergine! Questo è un fatto che la storia non deve
+nascondere nè alterare; ma deve porlo nella sua vera luce, perchè esso
+può divenire soggetto d’alta meditazione pel filosofo. È certo uno
+spettacolo solenne il vedere come la Provvidenza umilia terribilmente
+gli uomini anche grandissimi, ponendo accanto alle loro quasi divine
+facoltà, debolezze tali, che ci rammentano come anche essi furono
+mortali.
+
+Nè questo singolare contrasto fu mai così grande come nel Savonarola,
+ed in quella età ch’egli incominciava. Pareva che, in quel nuovo
+ringiovanire del genere umano, tutte le facoltà si fossero esaltate,
+e la vita fosse divenuta, quasi, una febbre, in cui gli uomini non
+potevano salvarsi dal delirio. Noi abbiam visto il grave e solenne
+Marsilio Ficino mutare ogni giorno le pietre de’ suoi anelli, a
+seconda dello stato del suo animo; mutare ne’ suoi amuleti le unghie,
+i denti dei vari animali, e discorrere dalla cattedra sulle loro
+occulte virtù. Abbiam detto come Francesco Guicciardini ci assicurasse
+di avere avuto _esperienza degli spiriti aerei_, e come Cristoforo
+Landino ricercasse negli astri l’avvenire della religione cristiana.
+Onde si può concludere, che tra il Savonarola ed i suoi più celebri
+contemporanei, non passava altra differenza, se non che egli attribuiva
+a cause tutte religiose e soprannaturali, quelle cose medesime che gli
+altri filosofi e pensatori attribuivano alle potenze occulte. Ma se
+diamo ancora un passo per entrare più oltre in quel periodo di storia
+che i Francesi chiamarono _Rinascenza_, la nostra maraviglia non avrà
+allora più limiti. I sogni del Pomponaccio, del Porta, del Cardano,
+lasciano di gran lunga addietro quelli del Frate di San Marco. Quegli
+arditi ingegni che, attraverso le scienze occulte, spianarono la via
+al Galileo, sembravano delirare in tutta la loro vita. Certo, niuno
+oggi vorrebbe creder veri i sogni del Cardano, se egli medesimo non
+li avesse narrati nella sua biografia; e niuno vorrebbe allora credere
+all’ingegno ch’egli ebbe, se i suoi scritti non stessero a confermare
+le sue scoperte. Le visioni tolsero alla scienza la metà della sua
+vita: un fischio che udiva nell’orecchio, era la voce del suo genio;
+una vespa che entrava nella camera, gli faceva quasi scrivere un volume
+di predizioni: alle quali prestava, poi, tanta fede, che gli storici
+raccontano come ei si lasciasse morir di fame, per farne verificare
+una![348]
+
+Tali furono quegli uomini, tali que’ tempi, che dovevano dare alla
+religione, alla scienza ed alla libertà tanti martiri. E noi lo abbiam
+detto più volte: senza mettere il Savonarola alla testa della nuova
+età, non si potrà mai comprendere il suo carattere. Quando egli saliva
+sul pergamo ad annunziar l’avvenire; con tanta evidenza lo vedeva,
+che già quasi sembrava varcare la soglia del nuovo secolo; con tale
+forza lo presentiva, che già lo incominciava. Ma quando, invece, voleva
+ragionare e discutere su quel suo dono maraviglioso, la cui spiegazione
+stava solo nella grandezza del suo animo; egli, allora, retrocedeva
+nel passato e, ricadendo nella scolastica, non comprendeva neppure sè
+stesso. Onde in lui, come in tutto quel tempo, noi vediamo il passato
+e l’avvenire darsi come una fiera battaglia. Il passato tien profonde
+ancora le sue radici, ma già inaridisce e perde il senso della realtà;
+l’avvenire, invece, cresce giovane e rigoglioso, e sente che il mondo
+appartiene a lui.
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+Varii partiti si cominciano a scorgere in Firenze. Il Savonarola
+predica nelle feste, _sopra i Salmi_; nella quaresima, incomincia colle
+prediche _sopra Giobbe_ la riforma generale dei costumi, ed ottiene
+grandissimo successo. Conversione di Frà Benedetto. [1495.]
+
+
+Riprendendo il filo della storia, noi torniamo ai principii dell’anno
+1495, e rintracciamo i semi di quelle discordie cittadine, che,
+sebbene non ancora visibili, dovevano pure germogliare più tardi e
+far rinascere le parti in Firenze. Invero, allora sembrava non esservi
+che una sola opinione, un solo partito; quello, cioè, che chiamavano
+del Frate e dei _Frateschi_. Chi, però, lo avesse riguardato un poco
+da vicino, subito vi avrebbe scorto una gradazione di opinioni assai
+diverse. Vi eran dapprima quelli che, sebbene amassero il governo
+popolare, non avevano alcuna simpatia nè pei frati in genere nè pel
+Savonarola in particolare. Costoro erano pochi di numero, e male
+riuniti insieme; vedevano, d’altronde, che il Frate conduceva le
+cose in favore di quella libertà che essi amavano; onde nei Consigli
+solevano votare in favore di lui e de’ suoi seguaci. E per questo
+loro carattere, quasi inoffensivo, ebbero il nome di _Bianchi_;
+mentre quello di _Bigi_ veniva dato a un numero assai maggiore di
+cittadini, meglio uniti fra loro, e assai più pericolosi. Erano questi
+i partigiani dei Medici, che, avendo avuto il perdono generale per
+opera del Savonarola, s’erano in apparenza uniti a lui e si dicevano
+amici del governo popolare; ma, nel fatto, tenevano fra loro segreti
+colloquii e stavano in corrispondenza continua con Piero de’ Medici, di
+cui desideravano ardentemente il ritorno. Sebbene questi loro maneggi
+segreti non dovessero tardar molto a venire alla luce, restavano pure
+sul principio nascosti, e la Repubblica si covò lungamente una serpe
+nel seno. I Bigi, infatti, tanto più erano pericolosi, in quanto
+lavoravano sott’acqua, e si valevano della generosità verso di loro
+usata dal Savonarola e della soverchia buona fede de’ suoi seguaci,
+per più facilmente rovinare la patria. I buoni popolani, tutti pieni
+delle prediche del Frate, tutti contenti del perdono che avevano
+concesso e della libertà che avevano ottenuta, non sognavano neppure
+quei tenebrosi maneggi, quelle trame segrete; e quando il Savonarola
+li avvertiva dal pergamo che stessero desti, «perchè c’è chi lavora
+contro alla libertà e cerca di fare tiranno,» quasi pensavano che egli
+esagerasse per soverchio zelo del bene comune, e andavano ripetendo
+che, ormai, in Firenze non c’erano più amici dei Medici.
+
+Il partito popolare teneva l’occhio ad altri nemici più scoperti; a
+quei partigiani dello Stato stretto, i quali noi abbiamo già visto con
+quanta energia combattessero, fin dal principio, il nuovo governo.
+Costoro erano uomini di ricche famiglie e di molta esperienza, per
+essere stati dai Medici adoperati nelle faccende di stato; avevano
+amicizie e relazioni d’importanza nella corte di Roma; ma soprattutto
+a Milano, donde il Moro, che odiava cordialmente la Repubblica e Piero
+de’ Medici, li favoriva con ogni aiuto. Essi avrebbero voluto stringere
+tutto il governo nelle loro mani, e fondare una specie di repubblica
+aristocratica, come al tempo degli Albizzi. Odiavano, perciò,
+fieramente i Medicei, che, lungi dal perdonare come aveva fatto il
+Savonarola, avrebbero voluto perseguitarli cogli esilii, le confische
+e le condanne a morte; odiavano tutti gli amici dal governo popolare:
+ma contro al Frate, che consideravano solo autore della loro disfatta,
+e contro i suoi seguaci, che per disprezzo chiamavano _Piagnoni_,
+erano davvero furibondi; e per queste ragioni furono chiamati gli
+_Arrabbiati_.[349] Avevano, infatti, tutto quell’antico e irrequieto
+spirito di parte che sembrava essere naturale a Firenze, e che il
+Savonarola solamente aveva saputo frenare; onde ne veniva da loro
+tanto più odiato. Avrebbero voluto mettersi a qualche cimento, venire
+a qualche fatto risoluto; ma si trovavano a ciò, ancora, troppo deboli
+e pochi di numero. Ed in vero, dopo che fu vinta la nuova costituzione,
+la condizione degli Arrabbiati era divenuta difficile assai: combattere
+il governo popolare non potevano in alcuna maniera, perchè avrebbero
+avuto contro di loro i Bianchi, i Piagnoni e, più di tutti ancora, i
+Bigi, i quali sapevano che in un governo di Arrabbiati non c’era per
+loro nè perdono nè speranza.[350] In tale stato di cose, pensarono
+anche gli Arrabbiati di mostrarsi amici o almeno tolleranti del governo
+popolare, e concentrare tutto il loro odio contro al Savonarola, che
+sapevano esserne l’anima ed il sostegno. Cercavano, quindi, argomento
+continuo di ridicolo nelle sue visioni e profezie; dicevano non essere
+ufficio di frate il mescolarsi di stato; chiamavano le sue accuse
+contro la corte di Roma enormi e scandalose. Speravano, in questo modo,
+allontanare i Bianchi ed i Bigi dal Savonarola e da’ suoi seguaci, e
+combattendo un uomo, aprirsi la via a combattere un partito.[351]
+
+Cominciarono, adunque, la loro guerra sin dal principio dell’anno
+1495; e quando i Venti Accoppiatori, dopo molta discordia, elessero
+a gonfaloniere messer Filippo Corbizzi, uomo inetto a governare,
+poco amico del popolo e punto del Savonarola,[352] gli Arrabbiati
+s’accostarono a lui e lo trovarono docile strumento delle loro
+voglie.[353] Un giorno egli fece cosa assai insolita, raccogliendo in
+Palazzo un consiglio di teologi e maestri in divinità, abbati, priori,
+canonici di San Lorenzo e del Duomo: vi fu, tra gli altri, invitato
+anche Marsilio Ficino, il quale, sebbene fosse ammiratore della
+dottrina del Savonarola, era pure un partigiano dei Medici.[354] Non
+appena costoro si furono radunati, che il gonfaloniere espose come egli
+voleva muovere accusa contro al Frate, perchè s’impacciava nelle cose
+di Stato. Nè andò guari, che il Priore di San Marco, ignaro di tutto,
+entrava accompagnato dal suo fedele Frà Domenico da Pescia; e non
+aveva appena varcato la soglia, che si vide assalito da quella turba
+di teologanti, i quali tutti furiosi si scagliarono contro di lui. Più
+terribile degli altri era un tal domenicano di Santa Maria Novella,
+il quale aveva nome di gran teologo, e per esser piccolo assai della
+persona, e pieno d’impeto e di sottigliezza nell’argomentare, veniva
+chiamato il Garofanino. Costui, pigliando per testo quelle parole
+dell’Apostolo: _Nemo militans Deo, implicat se negotiis sæcularibus_,
+fece un discorso pieno d’invettive contro al Savonarola; il quale,
+dopo che tutti gli altri ebbero finito, si levò tranquillamente a
+parlare. Egli disse: «In me si verifica ora quel detto del Signore:
+_Filii matris meæ pugnaverunt contra me_; pure, mi duole di vedere che
+il mio più fiero avversario vesta lo stesso abito di San Domenico.
+Quell’abito gli doveva rammentare che il nostro fondatore si è
+impacciato non poco nelle cose di questo mondo; che dal nostro ordine
+è uscita una moltitudine di religiosi e di Santi che si sono occupati
+nelle faccende di Stato. Deve la repubblica fiorentina ricordarsi del
+cardinale Latino, di San Pietro Martire, di Santa Caterina da Siena, di
+Sant’Antonino, che sono tutti usciti dall’ordine di San Domenico. Non
+è l’occuparsi delle faccende di questo mondo nel quale Iddio pure ci
+ha messi, ciò che in un religioso si deve condannare; ma l’occuparsene
+senza un fine più alto, senza mirare al bene della religione.» Sfidò,
+quindi, ognuno a citare un solo passo della Bibbia, che condannasse il
+favorire un governo libero per far meglio trionfare il buon costume e
+la religione. E concluse col dire: «Assai più facilmente voi troverete
+che la religione non si deve trattare nei luoghi profani, e che la
+teologia non si discute in Palazzo.» Quella radunanza di teologanti
+restò talmente confusa a questo discorso, che niuno seppe rispondervi
+altro. Se non che, si levò uno tutto adirato, e gridava: — «Orsù,
+dicci chiaro; le tue parole vengono esse veramente da Dio, o pur no?»
+— «Ciò ch’io ho detto, l’ho detto in palese,» rispose il Savonarola;
+«ora non ho altro da aggiungere.» — E così fu sciolto quel singolare
+consesso.[355]
+
+Vinti e confusi in questo modo gli avversarii, il Savonarola continuava
+la sua predicazione, adoperandosi a conciliare gli animi, a calmare e
+spegnere le parti. Ora discorreva della pace universale, ora dimostrava
+i vantaggi del Consiglio maggiore: un giorno, lo troviamo sul pergamo,
+tutto pieno di entusiasmo, paragonare i vari gradi che ha percorso il
+governo da lui istituito, alle sette giornate della creazione;[356] un
+altro giorno, egli lo paragona a quello delle gerarchie angeliche.[357]
+— «Continuate questa riforma», egli diceva sempre, «procedete nella
+via già intrapresa; e voi sarete benedetti dal Signore.» — Nell’ultima
+predica che fece _sopra Aggeo_, disse che il Signore voleva dar nuovo
+capo alla città di Firenze; tenne l’uditorio lungamente sospeso sopra
+quel discorso, e finalmente concluse: — «Questo nuovo capo è Gesù
+Cristo; egli vuole essere il vostro re!» — Descrisse poi, che grande
+felicità sarebbe quella di non avere altro capo, altra guida che Lui, e
+le grandi prosperità che ne verrebbero a tutti. «Oh Firenze! tu allora
+sarai ricca di beni temporali e spirituali; tu farai la riforma di
+Roma, d’Italia e di tutti i paesi; tu spanderai nel mondo le ali della
+tua grandezza.»[358]
+
+In questo modo, fra un indescrivibile entusiasmo del popolo, egli
+poneva termine a quell’Avvento _sopra Aggeo_, nel quale la politica e
+la religione sono così strettamente e così singolarmente mescolate,
+ch’esso rimane un monumento eterno della storia dei tempi, e delle
+diverse passioni che agitarono l’anima di quel frate. Egli aveva preso,
+quell’ultimo giorno, licenza dal popolo, dicendo di volersi riposare:
+ma poco durava il suo riposo; perchè, nel gennaio 95, lo troviamo di
+nuovo sul pergamo a fare le prediche _sopra i Salmi_, continuandole
+per tutte le feste che precedettero la quaresima. In questo modo,
+noi abbiamo sette lunghi sermoni i quali, sì per la materia come per
+la forma, son simili a quelli _sopra Aggeo_.[359] Se non che, vi si
+scorgono già chiaramente i segni delle discordie cittadine, e di quella
+lotta che esso cominciava a sostenere cogli Arrabbiati. — «Oh ingrata
+Firenze, ingrato popolo! Io ho fatto per te quello che non volli fare
+per i miei fratelli, pei quali mi son sempre ricusato pregar pure una
+sola volta un principe del mondo. Ed ora quello che io ho fatto per te,
+mi concita addosso tanta invidia di religiosi e di secolari.»[360]
+
+Fra queste prediche _sopra i Salmi_, merita di essere particolarmente
+considerata una che fu fatta il giorno 13 gennaio, e si chiamò _Predica
+della Rinnovazione_. Il Savonarola, pigliando allora per testo
+quelle famose parole da lui udite nelle sue visioni: _Ecce gladius
+Domini super terram cito et velociter_, esponeva tutte le sue idee
+intorno alla Rinnovazione. Incominciava col dire che le cose future e
+contingenti sono note solamente a Dio; onde l’astrologia, che pretende
+conoscere il futuro per mezzo degli astri, è falsa, perchè contraria
+alle regole della fede ed ai principii delle scienze. E dopo averla
+con tali argomenti lungamente combattuta, viene a parlar del lume
+profetico, «che per divina partecipazione fa conoscere il futuro, senza
+che per questo giustifichi l’uomo: come se ne può vedere un esempio
+in Balaam, che fu peccatore e profeta.» Espone i vari modi in cui può
+essere manifestato il futuro, e viene finalmente alle sue visioni: «Io
+le ebbi,» egli dice, «fin dalla mia prima giovinezza; ma cominciai a
+manifestarle solo a Brescia. Di là fui dal Signore mandato a Firenze,
+che è il cuore d’Italia, perchè così venisse incominciata la riforma di
+tutta Italia.»
+
+Dopo queste generali premesse, viene a discorrere la necessità del
+flagello e della rinnovazione. Espone dapprima le ragioni naturali,
+che sono: l’oppressione degli eletti, l’ostinazione dei peccatori,
+il desiderio dei buoni, e via discorrendo sino all’ultima, che è
+l’opinione universale. «Tu lo vedi! ognuno pare che annunzii il
+flagello e la tribolazione. Tu lo vedi! ad ognuno sembra giusto
+che venga la punizione di tante nostre iniquità.» Rammenta l’abate
+Gioacchino, «il quale anch’egli predisse la rinnovazione per questo
+tempo;» porta innanzi un gran numero di parabole, che servono tutte a
+dimostrare la grande probabilità del flagello; ripete mille distinzioni
+sulla diversità delle visioni; racconta, finalmente, le sue. Si
+restrinse a descrivere principalmente quella della spada che s’avvicina
+alla terra, e quella delle due diverse croci che vide sorgere sopra
+Roma e sopra Gerusalemme. — Niuno potrebbe mai dire con quale accento,
+con che ardore egli descrivesse queste sue immaginazioni; con quanta
+fede le desse per visioni celesti. Egli ripeteva le parole che aveva
+udite pronunziare nel cielo da esseri invisibili;[361] la sua voce
+risonava grave e solenne sotto le arcate del tempio, scendeva come una
+divina manifestazione su quel popolo estatico, che fremeva di terrore,
+di maraviglia e diletto nello stesso tempo. Tutti gli uomini erano
+allora eccessivamente vaghi delle cose soprannaturali; l’uditorio e
+l’oratore si scambiavano, quindi, uno sguardo quasi magnetico, in cui
+non si potrebbe appieno distinguere chi dominava e chi era dominato: si
+esaltavano a vicenda, e venivano in uno stato di febbrile eccitamento,
+che noi non potremmo facilmente nè descrivere nè comprendere.
+
+Ma, nel dimostrare la necessità del flagello, ancora il Savonarola
+non si fermava a questi argomenti; egli, anzi, riprendeva da capo il
+soggetto per dimostrarlo colle ragioni cavate dalla Sacra Scrittura. —
+«Il profeta Daniele ha detto, che l’Anticristo verrà a perseguitare i
+Cristiani in Gerusalemme: bisogna dunque che i Turchi sieno convertiti.
+E come potranno essere convertiti, se la Chiesa non si rinnova? San
+Matteo dice che il Vangelo sarà predicato in tutto il mondo; ma chi è
+oggi capace di farlo? Ove sono i buoni predicatori e pastori?» E così
+procedendo oltre, conchiudeva: «Tu lo vedi, adunque, che la Scrittura
+e la rivelazione, la ragione naturale ed il consenso universale ti
+annunziano che il flagello è vicino. O Italia! o principi! o prelati
+della Chiesa! l’ira di Dio è sopra di voi, e non avete rimedio alcuno
+se non convertirvi al Signore. O Firenze! o Italia! pei vostri peccati
+sono venute le avversità. Fate penitenza, mentre che la spada non
+è fuori della guaina, mentre che essa non è ancora insanguinata:
+altrimenti, non basterà nè potenza nè sapienza nè forza.... Oramai
+eccoti le mie ultime parole: io ti ho rivelato ogni cosa con ragioni
+divine e con umane, ti ho pregato, ti ho supplicato; comandare non li
+posso, perchè ti sono padre e non signore. Fa tu, o Firenze; a me non
+resta che pregare il Signore perchè t’illumini.[362]»
+
+Questa predica fu subito stampata, e corse tutta Italia, diffusa dagli
+amici e dai nemici del Savonarola: gli uni volevano far conoscere la
+sua eloquenza, spargere la sua dottrina; volevano gli altri mostrare
+la sua audacia, irritare contro di lui i principi italiani ed il papa.
+Ed essa fu, nelle mani degli Arrabbiati, un assai utile documento
+per muovere lo sdegno dei Borgia. Riuscirono, infatti, verso la fine
+di quello stesso mese di gennaio, a far venire da Roma un ordine che
+imponeva al Savonarola di andare a predicare in Lucca:[363] nè v’era
+cosa che non sperassero di poter fare, con una Signoria amica e col
+Frate lontano. Questi, onde non muovere scandali, già s’apparecchiava
+a partire pel tempo ordinato. Faceva, però, altre quattro prediche,
+nella prima delle quali inculcava al popolo di persistere nella
+formazione del nuovo governo, raccomandava la carità, la pace e
+l’unione. Discorreva in un’altra della semplicità e dei buoni costumi;
+consigliava di levar via ogni cosa superflua per darla ai poveri,
+incominciando a farlo dai conventi. E quando il governo fosse riuscito
+ad ottenerne il permesso da Roma, il suo sarebbe stato dei primi.
+«Io non ho mai trovato evangelo che raccomandi le croci d’oro e le
+pietre preziose; ho bene trovato: io ebbi sete, e tu non mi desti da
+bere; io ebbi fame, e tu non mi desti da mangiare. Se voi ottenete il
+consenso di Roma, io, per me, voglio dare, dal mantello in su, ogni
+cosa.»[364] Nelle due ultime prediche,[365] prese commiato dal popolo,
+dicendo che doveva dar luogo all’ira. «Io debbo andare a Lucca, e
+di là forse altrove, secondo gli ordini; pregate il Signore che mi
+aiuti a predicare la sua dottrina. Vi sono molti in questa città, che
+vorrebbero ammazzarmi; ma sappiate che la mia ora non è anche sonata.
+Io parto perchè debbo obbedire agli ordini, e non voglio generar
+scandalo nella nostra città. — Voi, o eletti del Signore, perseverate
+nella orazione e nella carità; non vi spaventate dei flagelli, non
+delle tribolazioni, che sempre perseguitano i buoni; ma siate fermi nel
+ben fare.» Ciò detto, fra la commozione e lo sconforto di tutti i suoi,
+discendeva dal pergamo.
+
+Se però la Signoria, a causa del gonfaloniere Corbizzi, era stata
+avversa al Frate, i Dieci si erano invece mostrati favorevolissimi.
+Sapendo d’essere sostenuti dalla opinione di tutto il popolo, scrissero
+a Roma, pregando istantemente il Santo Padre perchè volesse concedere
+al Savonarola di predicare la quaresima in Firenze, nonostante
+l’ordine ricevuto di andare a Lucca.[366] La città intera s’era, poi,
+commossa all’annunzio che il Frate partiva; molti già tenevano per
+ispacciato il governo popolare; e lettere d’ogni sorta arrivavano a
+Roma, sollecitando dal papa una revoca dell’ordine dato. Il Borgia,
+veramente, non aveva ancora alcuna grave cagione di odio contro al
+Savonarola: delle sue accuse contro il mal costume, delle sue visioni
+e predizioni, poco allora sapeva e meno si curava. Il re Carlo,
+d’altronde, amico del Frate e dei Fiorentini, era nel regno di Napoli
+nella maggiore prosperità della sua fortuna, e il papa non voleva
+farselo nemico. Per tutte queste ragioni, si lasciò assai facilmente
+indurre a consentire al desiderio dei Fiorentini; e, revocato il breve,
+permise al Savonarola di predicare la quaresima in Firenze.[367]
+
+Ma questo fatto, che in apparenza era di assai poco momento,
+produceva sull’animo del Frate una profonda impressione, che egli
+non potette giammai dimenticare, e che diede un nuovo corso alle
+sue idee.[368] L’essere mandato a predicare fuor di Firenze, certo
+allora gl’incresceva assai; ma pure l’obbedienza era per lui un sacro
+dovere, ed egli per nessuna cosa al mondo avrebbe voluto violarlo.
+Ma che pensare quando il papa stesso teneva così poco conto de’ suoi
+brevi, da farli e disfarli a seconda di chi ultimo lo pregava? Oramai
+diveniva certezza che il breve era venuto solo per compiacere ai nemici
+del Frate, a quelli che avevano già cominciato a tendergli ogni sorta
+d’insidie. Che peso, adunque, poteva darvi egli, se il papa stesso non
+ve ne dava alcuno? Avrebbe dovuto obbedirvi, quando lo avesse sin dal
+principio saputo con certezza? Ma il Savonarola scacciò allora questi
+pensieri come importune tentazioni, e si pose subito a predicare la
+quaresima. Prese per soggetto il libro di Giobbe, quasi ad indicare
+che a lui conveniva far prova di pazienza; e si astenne, per quanto
+potette, dal discorrere di Stato, onde non dare nuovo appiglio ai
+suoi nemici. V’era da fare un’altra riforma, non meno utile, non meno
+necessaria della politica; _la riforma dei costumi_: ed a questa egli
+si mise con tutto l’animo nelle sue prediche _sopra Giobbe_. Esse,
+però, ci sono pervenute in uno stato poco meno imperfetto di quelle
+_sopra l’Arca di Noè_. Raccolte, incompiutamente e quasi a brani,
+da uno il quale di continuo ci avverte che la commozione lo vinceva
+e l’obbligava a smettere, furono poi tradotte in latino e quindi
+ritradotte in italiano, per essere in questa forma pubblicate la prima
+volta a Venezia, l’anno 1545.
+
+Il ben vivere, l’unione e la concordia dei cittadini formano il
+soggetto principale di queste prediche. Fin dal principio comincia a
+stabilire, che tutti si possono salvare, purchè vogliano sinceramente
+il ben vivere: «Non ci è scusa nessuna, o fratelli; la rettitudine
+ci avvicina al Signore, e l’evangelo viene in aiuto della nostra
+debolezza.»[369] In questi sermoni tutto comincia e tutto finisce col
+ben vivere. Discorre dell’amicizia, e, dopo averne esaminato i vari
+gradi e qualità, conchiude, che «quella amicizia sola merita questo
+nome, ed è veramente ferma e stabile, che è fondata sopra il bene e
+sopra lo onesto e sopra la virtù.»[370] Discorre della essenza della
+libertà, e viene alla medesima conclusione: «Iddio è essenzialmente
+libero, e l’uomo giusto è libero a similitudine sua. La vera, la sola
+libertà sta nel volere il bene. A te pare che il buono religioso non
+sia libero, perchè ha sottoposto la sua volontà a quella d’altri; ma
+egli ha maggiore libertà di coloro che sono nel secolo, perchè egli
+vuole appunto ciò che altri gli comanda. Che libertà è quella di essere
+dominato dalle passioni? — Orsù, a proposito nostro: Firenze, vuoi
+tu libertà? Cittadini, volete voi esser liberi? Amate principalmente
+Iddio, amate il prossimo, amatevi l’un l’altro, amate il ben comune:
+se avrete questo amore e questa unione fra voi medesimi, avrete la vera
+libertà.»[371]
+
+L’altro soggetto su cui ricadono continuamente queste prediche, è, come
+abbiamo già detto, l’unione e la concordia dei cittadini. «Firenze,
+io ti dico che ti bisogna essere unita, se tu vuoi essere liberata dai
+tuoi mali. E se tu dicessi: oh! noi abbiamo unione; tu ne menti. Dico
+che se tu dici d’avere unione, tu ne menti; la seconda e la terza volta
+tu ne menti.... E se tu fussi unita, quello che t’avevo promesso, tu
+di già l’avresti conseguito.... State dunque uniti; se volete avere
+forza e virtù da Dio, bisogna che la materia sia disposta a ricevere;
+e la disposizione sarebbe l’unione, la quale tu, Firenze, non hai.
+Dove è l’unione, quivi è Dio; e dove è Dio, quivi è ogni forza ed ogni
+bene.»[372] Queste medesime parole il Savonarola mette di continuo in
+bocca del Signore, e le fa da Lui pronunziare al popolo fiorentino.
+Pare che, essendosi per prudenza astenuto dalla politica, ricadesse
+allora con tanto maggiore abbandono nelle sue visioni. Una predica
+intera è sul lume profetico;[373] in un’altra egli divide il mondo
+in due schiere, l’una dei cattivi capitanati dal Diavolo, l’altra
+dei buoni capitanati da Gesù Cristo; propone agli eletti di far lega
+con Cristo, e si offre di andare ambasciatore a Lui. Nelle prediche
+seguenti riferisce, poi, i dialoghi avuti in questa strana ambasceria
+con la Vergine e con Gesù Cristo, ed anche in essi si discorre
+principalmente dell’unione e del ben vivere. «Guarda le cose naturali,»
+dice Gesù Cristo al Savonarola, «tutte si riducono, di grado in
+grado, ad una che è più perfetta in fra loro. Tutti i moti delle cose
+materiali si riducono al moto del cielo; tutti i moti del nostro corpo
+si riducono al cuore; tutti i moti dell’anima alla ragione; tutti i
+reggimenti e governi a Dio, primo rettore dell’universo. Considera che
+quando le parti d’una cosa sono disperse, non si dice più che quella
+esiste; e volendola tornare alla sua esistenza, vi bisogna una virtù
+che ricostituisca la sua unità. Se fosse stato possibile mostrare tutta
+la mia potenza e bontà in una sola creatura, l’avrei fatto; e solo
+perchè niuna sarebbe stata capace di tanto, ho fatta una moltitudine di
+creature, le quali tutte insieme rappresentano una maggiore e più larga
+unità. Osserva la natura intera, e tu vedrai che ogni essere desidera
+la sua unità; ogni essere la cerca, fuori che questo popolo fiorentino,
+il quale non vuole altro che separarsi e dividersi.» Continuando il
+medesimo discorso, si viene a parlar del ben vivere. «Il bene,» è
+sempre il Signore che parla, «è di sua natura diffusivo; e però, Io,
+che sono la somma bontà, mi diffondo nel creato, e ho dato l’essere a
+tutte le creature, nelle quali ogni bene che hanno, è partecipazione
+della mia bontà. Per essa Io discesi fra gli uomini, mi feci uomo e
+salii sulla croce. Questo, adunque, sarà il segno per cui si conoscerà
+chi è buono: quando uno, cioè, diffonde negli altri la sua bontà e li
+fa partecipi di quel bene che egli ha in sè, allora esso veramente è
+buono e partecipa della mia bontà.» «Ma dove si vede il contrario, che
+non diffondono nè spargono il talento che io loro ho dato, questo è
+manifesto segno che non partecipano della mia bontà. La vita cristiana
+non consiste in cerimonie, ma nell’essere buono; e chi è buono, non si
+può contenere che non mostri la sua bontà. L’essere buono vuol dire
+essere pietoso e misericordioso. E però dirai a ciascheduno, e siano
+di che stato e condizione si vogliano, che a questo si conosce la bontà
+dell’uomo: se lui, cioè, è pietoso e diffonde quel che è suo in altri,
+e massime ne’ poverelli. Ed in questo consiste la religione cristiana,
+che è fondata nell’amore e nella carità.»[374]
+
+Il soggetto continuo, di queste prediche, dunque, è sempre la riforma
+dei costumi, necessaria adesso più della riforma politica, la quale
+camminava oramai da sè. È ben vero che esse son piene di visioni, di
+allegorie, di singolari interpetrazioni della Bibbia: cose le quali
+riescono ancora più strane, perchè la compilazione di quelle prediche
+fu inesatta ed incompiuta. Nondimeno, tutto ciò rimane come la veste
+esterna di esse, ed il soggetto è sempre il medesimo: egli, in fondo,
+non raccomanda mai altro che il ben vivere e l’unione. Ecco, infatti,
+un esempio delle allegorie bibliche che espose in quel quaresimale.
+«Narra San Marco, che, passato il sabato (santo), la mattina seguente,
+le tre Marie vennero di buona ora al sepolcro di Gesù, con quelli
+unguenti aromatici per ungere il corpo del Salvatore. Queste tre
+Marie significano i perfetti, i proficienti e gl’incipienti, che vanno
+cercando di Gesù. Come altra volta vi ho detto sopra questo evangelo,
+portano cose aromatiche ed odorifere; _idest_ le virtù, con le quali
+piacciono a Gesù. Giungono al sepolcro, _orto jam sole_, cioè quando
+già era levato il sole.»... «Se tu cerchi Gesù, nascendo in te il sole
+della giustizia, tu sarai illuminato e avrai il desiderio bramato. Ma
+bisogna che tu vada con rettitudine e che tu operi, perchè l’opera
+è quella che ti farà perfetto. — Ecco qui le tre Marie che andavano
+rette, cercando il loro Signore, e vedi che al fine furono consolate.
+E camminando, pensavano in fra loro: chi sarà che rimuoverà la lapide?
+E così parlando, giunsero al tempio, e videro che la lapide era tolta.
+Questo significa che ancora che tu il quale vai col ben fare cercando
+Cristo, non lo conosci. Egli è in te, e sì ti lieva questa lapide
+della ignoranza, ed il lume rivelato diràtti come l’Angelo alle Marie:
+_Jesum quæritis Nazarenum? surrexit, non est hic._» «Io so che voi
+cercate Cristo; Egli è resuscitato, non è qui. Cioè, cercate Cristo in
+cielo; nè lo cercate nelle cose della presente vita, non nelle cose
+di questo mondo; cercatelo nelle cose celesti e divine e spirituali;
+lasciate l’affetto delle cose temporali: Egli è in cielo, e sì vi
+aspetta. O cristiani! che state voi a fare qua? Cercate di andare dove
+è il vostro capo, chè quivi è la vostra felicità. _Venite et videte_,
+disse l’Angelo alle Marie; cioè venite e vedete qua, nel sepolcro, che
+Cristo non ci è, perchè Egli è risuscitato. _Sed ite_, ma andate, cioè
+camminate di virtù in virtù nella presente vita, se volete trovar poi
+Cristo nell’altra.»[375] E così finiva il quaresimale sopra Giobbe,
+rimanendo l’ultima predica, come molte altre, interrotta per la
+commozione di colui che le raccoglieva.[376]
+
+Dopo questo quaresimale, il Savonarola sembrava affranto e vinto dalla
+fatica: sebbene la sua energia si leggesse ancora nel vigore dello
+sguardo e nel fuoco degli occhi, egli era straordinariamente dimagrato,
+visibilmente esausto di forze, ed una malattia viscerale lo indeboliva
+ogni giorno di più. La vita degli ultimi anni era stata una battaglia
+troppo continuata, un esaltamento troppo maggiore di quello che ogni
+fibra di uomo possa sopportare; la lotta politica lo aveva abbattuto
+assai più di quello ch’egli medesimo non credeva. Non era stato
+solamente un riflettere, un ragionare, un consigliare continuo per
+dirigere quei rapidi mutamenti che di giorno in giorno avevano luogo;
+ma fu quasi un sostenere sopra di sè i destini e l’avvenire di tutto
+un popolo che si affidava ed abbandonava in lui. Quindi il bisogno di
+mantenere sempre vivo il suo predominio morale, e quasi di animare
+l’intera moltitudine col suo animo, reggerla e sostenerla colla sua
+volontà: uno stato di tensione, di esaltamento, di febbre continua.
+Pur tale era il cuore di quel frate, che, non appena fu sedata un poco
+questa lotta politica, invece di riposare, egli si era messo colle
+prediche sopra Giobbe ad un’opera non punto minore. E vi si pose con
+tutto l’animo, come soleva mettersi ad ogni cosa, con un amore, una
+pertinacia ed una forza di volontà non descrivibile. Le parole son
+forse la parte minore di queste prediche che ci furono trasmesse così
+incompiute. Egli discorreva un soggetto che gli stava più d’ogni altro
+a cuore, e la sua debolezza fisica cresceva il suo morale esaltamento;
+i suoi occhi fiammeggiavano, il suo gesto era vibrato, il suo accento
+oltre il solito passionato e pietoso; e se un po’ troppo si perdette
+nelle visioni, questo veniva facilmente perdonato al suo straordinario
+eccitamento. Era in lui tanta l’espressione di sincerità, di bontà e
+di benefico desiderio, che mai non si vide una così grande moltitudine
+essere così pienamente dominata dalla pietà, così facilmente dare
+in pianti dirotti. Ed alla fine della quaresima, il Savonarola aveva
+ottenuto un trionfo quasi maggiore di quel trionfo politico che gli
+avevano dato le prediche _sopra Aggeo_.
+
+L’aspetto della città era del tutto mutato. Le donne abbandonavano
+i loro ricchi ornamenti, vestivano semplici e andavano dimesse; la
+scorretta gioventù era come per incanto divenuta modesta e religiosa;
+i Canti Carnascialeschi cedevano il luogo alle canzoni religiose.
+Nelle ore di riposo, si vedevano gli artigiani seduti a bottega, con
+in mano la Bibbia o le opere del Frate; si riprendevano le orazioni, si
+frequentavano le chiese, si facevano limosine. Ma quel che più di tutto
+riuscì mirabile, fu il vedere banchieri e mercanti restituire, per
+scrupolo di coscienza, somme di danaro che montavano a più migliaia di
+fiorini male acquistati.[377] Tutti gli uomini restavano maravigliati
+di questo singolare e quasi miracoloso mutamento; e se il Savonarola
+era stanco, affranto e malato, noi possiamo facilmente immaginarci
+che grande consolazione dovette essere per lui, vedere il suo popolo
+divenuto più cristiano. Adesso avrebbe potuto morire contento: ma la
+sua ora non era anche sonata; Iddio lo serbava a maggiore destino.
+
+In tutto questo, gli Arrabbiati, naturalmente, non volevano vedere
+altro che argomento di ridicolo; e andavano sempre più adirandosi, e
+beffando il Savonarola e i suoi seguaci, che essi chiamavano Piagnoni e
+Stropiccioni e Masticapaternostri. Ma questi Piagnoni erano i soli che
+fortemente sostenevano i diritti del popolo; quelli che più volenterosi
+si videro correre alle armi, quando avea minacciato il pericolo dei
+Francesi; quelli che erano più larghi del loro avere al Comune, che
+più amorevolmente soccorrevano il minuto popolo, oppresso ora dal caro
+dei viveri e dal poco lavoro. Essi amavano tanto più tenacemente la
+Repubblica, in quanto che la libertà s’era nel loro cuore unita alla
+religione; e nelle più gravi necessità dello Stato, solo su questi
+seguaci del Frate, su questi Piagnoni, appunto, la patria poteva
+sperare.
+
+Epperò l’entusiasmo in favore di San Marco e del Savonarola andava
+sempre, a grandissimo dispetto degli Arrabbiati, divenendo più
+universale. Dalla campagna e dalle ville, si partivano di notte
+contadini e signori per trovarsi alla predica; alcuni eran venuti fino
+da Bologna a starsi la quaresima in Firenze;[378] e il Duomo stesso
+non bastava più a contenere la folla. Molti conventi chiedevano di
+nuovo unirsi a questa Congregazione Toscana, ed il numero di coloro che
+vestivano l’abito di San Marco era moltiplicato in modo non credibile.
+Da cinquanta, quanti erano nel principio i frati, arrivavano ora a
+duecentotrentotto; onde bisognò chiedere alla Repubblica la contigua
+fabbrica della Sapienza, che, mediante un traforo di sotto alla via
+del Maglio, si congiunse al convento. Vi erano giovani delle prime
+famiglie di Firenze, come i sei fratelli Strozzi; alcuni dei Gondi,
+Salviati, Acciaiuoli: vi entrarono uomini di matura età, reputati
+nelle lettere, nelle scienze e nel maneggio dei pubblici affari; come
+Pandolfo Rucellai, Giorgio Vespucci zio del celebre navigatore, Zanobi
+Acciaiuoli, l’ebreo Blemmet maestro di Pico della Mirandola, Pietro
+Paolo Urbino professore di medicina, e molti altri.[379]
+
+Il modo, poi, in cui queste conversioni al chiostro avevano luogo,
+merita di essere particolarmente considerato; perchè si veda come il
+Savonarola, lungi dall’incoraggire le subite risoluzioni e i troppo
+facili entusiasmi, andasse invece con una prudenza grandissima. Ce ne
+darà esempio la conversione che racconta di sè stesso un tale Bettuccio
+fiorentino, più noto a noi col nome di Frà Benedetto. Era figlio di un
+orafo, ed esercitava l’arte allora assai profittevole della miniatura:
+giovane nel fiore degli anni, d’indole allegra, pieno d’impeto e di
+coraggio; conosceva il canto, la musica e la poesia; amava il bel
+vivere, e s’era perdutamente abbandonato ai piaceri. Così fu il ben
+venuto e ben veduto delle liete brigate, fra le quali passava una vita
+spensierata e galante:
+
+ Tanto musco e profumo allor portavo,
+ Con tante pompe e leggiadrie e gale,
+ Che col cervel senza penne volavo.[380]
+
+Correvano allora, dice egli stesso, giorni infausti; erano i tempi di
+papa Alessandro, pieni d’avarizia, di lussuria e di miscredenza;
+
+ Nè quasi si credea dal tetto in su.
+
+Tale era la vita che faceva il miniatore Bettuccio, quando incominciò
+a levarsi la fama del Frate di San Marco, ed ognuno accorreva alle
+sue prediche. Bettuccio, però, fu assai lontano dal seguire la folla;
+parteggiava, invece, per gli Arrabbiati, e insieme con essi beffava
+i Piagnoni. Pure, trovandosi una volta in casa d’una nobile e bella
+matrona, costei cominciò con calore a parlargli delle prediche del
+Savonarola, ed egli ne rise molto; ma un altro giorno, vinto da
+quelle gentili insistenze, si lasciò menare al Duomo. Ci descrive la
+grande confusione che provò allora, nell’entrare in chiesa e vedersi
+fra tanta moltitudine di devoti, i quali, pieni di maraviglia, lo
+guardavano: avrebbe sul primo voluto partirsi, ma poi rimase, sebbene
+assai malcontento. Quando, però, il Savonarola ascese sul pergamo, la
+cosa mutò subito aspetto. Fissati una volta sopra di lui gli sguardi,
+non potette mai più rimuoverli; la sua attenzione fu prepotentemente
+dominata, l’impressione fu grandissima; «ed allora,» così egli dice,
+«conobbi finalmente esser più morto che vivo.» Finita la predica, se
+ne andò per luoghi solitari, «e per la prima volta mia mente addussi
+dentro di me stesso.» Dopo una lunga meditazione, tornò a casa ed era
+tutto mutato. Abbandonò le carte del canto e gli strumenti di musica,
+lasciò l’usata compagnia, gettò via gli abiti profumati:
+
+ Come un vento,
+ Spogliâmi al tutto d’ogni leggiadria.
+
+Da quel giorno, fu dei più assidui alla predica; frequentava San Marco,
+recitava le orazioni e litanie. «Dura,» egli dice, «fu la lotta ch’ebbi
+a sostenere contro i miei compagni, i quali per tutto mi andavano
+deridendo: pure assai più dura fu quella che sostenni contro le mie
+stesse passioni, che d’ora in ora, sbrigliate di nuovo, m’assalivano
+fierissime.» Finalmente, quando credette poter esser sicuro di sè, andò
+ad inginocchiarsi ai piedi del severo priore di San Marco. La voce
+gli tremava, non poteva quasi profferire parola innanzi a quell’uomo
+che lo aveva rigenerato: pure disse che voleva vestir l’abito di
+quel convento. Il Savonarola gli parlò sul pericolo delle decisioni
+precipitose, sulle difficoltà della vita monastica, e concluse
+consigliandolo a fare una migliore esperienza di sè, col vivere
+cristianamente fuori del convento, prima di varcarne la soglia. Non fu
+inutile il consiglio, perchè Bettuccio ebbe di nuovo a sperimentare la
+fiera lotta delle sue violente passioni, nè sempre con felice successo.
+Pure, dopo fatta severa penitenza dei suoi nuovi trascorsi, e quando
+si fu per lungo tempo sentito padrone di sè, ritornò più sereno al
+Savonarola. Ma questi, che mai non lo aveva perduto d’occhio, non volle
+ancora concedergli l’abito. Lo pose invece ad assistere i maiali ed a
+seppellire i morti:
+
+ Così più mesi in un santo ospitale,
+ A vivi e morti carità facevo.
+
+Di tanto in tanto era chiamato nella cella del Frate, da cui ricevea
+consigli e udiva lezioni sulla vita monastica: finalmente, il 7
+novembre 1495, vestiva l’abito, ed il 13 dicembre pronunziava i voti
+solenni col nome di Fra Benedetto.[381]
+
+In questo modo il Savonarola acquistò uno de’ suoi più fedeli seguaci,
+uno di quelli che fecero miglior prova nell’ora del pericolo, e che
+insino all’ultimo andò sempre crescendo nella sua ammirazione e quasi
+devozione pel maestro. Colla medesima prudenza consigliava tutti gli
+altri; nè mai sollecitò alcuno a vestirsi frate. Il suo unico scopo era
+migliorare i costumi, diffondere la morale, rigenerare quella religione
+di Cristo che sembrava morta negli animi. Ed a tal fine dedicava
+adesso, più specialmente, tutte le sue ore, tutte le sue forze, la
+sua volontà e l’anima intera. Quando egli predicava del buon costume e
+delle virtù cristiane, sembrava quasi che la sua anima rilucesse nei
+suoi occhi, che le potenze del suo spirito si effondessero colla sua
+voce sul popolo, il quale di giorno in giorno migliorava visibilmente
+sotto quella benefica forza. Tutti gli scrittori contemporanei non
+cessano mai di esprimere la loro maraviglia per questo quasi miracolo:
+alcuni sono edificati del trionfo che allora ebbe la religione, altri
+deplorano i tempi delle allegre ballate e dei canti carnascialeschi; ma
+tutti insistono ugualmente sul mutato costume, e sull’unico autore di
+ciò, Frate Girolamo Savonarola.
+
+
+
+
+LIBRO TERZO.
+
+[1495-97.]
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano Piero de’ Medici
+a tentare il suo ritorno in Firenze. Il Savonarola predica contro la
+tirannide e contro i Medici: questi vengono respinti. [1495-96]
+
+
+Le cose d’Italia riceveano nuova alterazione, e con esse mutavano
+grandemente le condizioni della Repubblica e del Savonarola.
+— Nel principio dell’anno, la fortuna di Francia aveva sempre
+maravigliosamente prosperato: il re Carlo era giunto a Napoli senza
+incontrare al suo cammino ostacolo di sorte alcuna; gli Aragonesi eran
+fuggiti; il nuovo dominio s’era stabilito come per incanto.[382] Ma
+ben presto, le cose precipitarono al fondo con quella medesima rapidità
+con cui erano salite in alto. In brevissimo tempo, i Francesi avevano
+trovato il modo di scontentare ugualmente tutti i governi e tutti
+i popoli d’Italia. La loro condotta verso i Fiorentini non potrebbe
+essere condannata con parole abbastanza severe: essi non facevano altro
+che chieder danari, dando sempre nuove promesse, che non mantenevano
+mai. I Napoletani ancora erano scontentissimi della loro insolenza; già
+agognavano il ritorno degli Aragonesi. I governi erano atterriti dalla
+potenza di questo nuovo esercito che aveva corso vittorioso l’Italia da
+un capo all’altro; ma più di tutti era scontento quel medesimo Lodovico
+il Moro, che lo aveva invitato a passare le Alpi. Egli vedeva, con
+inquietudine grandissima, l’esercito francese pieno d’emigrati lombardi
+e genovesi; vedeva con terrore il suo nemico personale Gian Giacomo
+Trivulzi, fra i primi generali e più accetti al re; e finalmente,
+cresceva adesso la sua irritazione e il suo sospetto, dacchè il re
+Carlo gli negava quel principato di Taranto che gli era stato nei
+patti della guerra promesso. Eccolo, adunque, nuovamente dominato dalla
+paura, darsi tutto a meditar nuove trame; ed egli che aveva chiamato
+la Francia ai danni d’Italia, tentare ora di farsi capo d’una lega
+italiana per _cacciare i barbari_, e riuscirvi![383]
+
+Il giorno 31 marzo 1495, la lega era segnata a Venezia. Vi pigliavano
+parte quella repubblica, il papa, l’imperatore e il re di Spagna. Il
+fine che si palesava era: difendere la Cristianità contro il Turco,
+mantenere l’integrità dell’Italia e degli Stati alleati, mettere in
+armi 34,000 cavalli e 24,000 fanti. Nel fatto però, il Sultano era
+stato uno di quelli che più avevano favorito la lega, e prometteva
+uomini e danari per aiutarla; il suo vero scopo era di cacciar
+dall’Italia i Francesi.[384] Gli articoli segreti stipulavano, che la
+Spagna avrebbe mandato un’armata navale per aiutare il re Ferdinando
+a riconquistare il Regno; i Veneziani avrebbero attaccato le coste
+dell’Adriatico; il duca preso Asti e chiuso la via ai rinforzi
+francesi; l’imperatore e la Spagna assalirebbero per terra le frontiere
+francesi. Così, in un momento, il Moro riusciva a sollevare da per
+tutto armi contro la Francia.[385] Queste cose non restavano ignote al
+re Carlo. L’accorto ambasciatore francese, messer Filippo di Comines,
+penetrava subito lo scopo della lega; ed il medesimo giorno che si
+concludeva, egli ne scriveva a Napoli: affrettavasi, poi, a partire per
+raggiungere il re, cui non restava altra via di salvezza, che lasciare
+nel Regno forti presidii, e tentare col resto dell’esercito d’aprirsi
+una via per tornare in Francia.
+
+Nel suo viaggio, l’ambasciatore prendeva la via di Toscana, dove era
+l’unico stato italiano che, respingendo tutte le offerte degli alleati
+e non curando le loro minacce, si manteneva ancora fedele a Carlo.
+Giunto a Firenze, il primo pensiero del Comines fu di andare a San
+Marco: voleva conoscere da vicino il Savonarola, e formarsi un concetto
+chiaro di quest’uomo che aveva saputo riempiere il mondo della sua
+fama. E quello sperimentato conoscitore degli uomini, uscì dalla cella
+del frate, pieno d’un’ammirazione e d’una venerazione grandissima,
+di cui nelle sue _Memorie_ parla continuamente. Egli credeva trovare
+un uomo singolare, ma trovò invece un uomo straordinario. La sua
+maraviglia cominciò subito, giacchè lo intese discorrere di politica
+con una conoscenza grandissima delle cose. «Egli mi parlò della _grande
+assemblea_[386] che facevano i Veneziani, meglio di me che allora
+ne venivo. La sua vita era, poi, la più bella del mondo, come ognuno
+poteva vedere; le sue prediche erano contro i vizi, ed hanno introdotto
+il buon costume in Firenze. Io non voglio giudicare le sue rivelazioni;
+ma è certo che ha predetto a me ed al re cose che niuno credeva, e
+che si sono tutte verificate. Quanto al valersi, come dicevano i suoi
+nemici, della confessione per conoscere i segreti dello Stato; dirò
+che io lo credo un uomo buono, e che egli ha rivelato cose che niuno
+dei Fiorentini potrebbe mai avergli dette.» E tanta fu la fede che
+il Comines pose nel Savonarola, ch’ei lo interrogava con istanza e
+con fiducia perchè gli dicesse se il re sarebbe scampato dai pericoli
+che lo circondavano. Qui il Frate prese un tuono solenne, e cominciò
+a riandare la fede dal re violata, le promesse mancate, i comandi di
+Dio disubbiditi, la grande opera della riforma d’Italia e della Chiesa
+abbandonata. «Questi nuovi pericoli», così egli concludeva, «sono
+precursori d’un castigo assai maggiore da cui il re sarà flagellato,
+se non torna all’obbedienza del Signore ed alla buona via. Quanto
+al presente, dovrà combattere molto; ma pure ne uscirà finalmente
+vittorioso.» Dopo questo singolare colloquio, il Comines continuava
+subito il suo viaggio verso il Regno.[387]
+
+Il re Carlo era, intanto, già partito da Napoli il 20 maggio: lasciava
+forti presidii nel Regno e menava seco tutto il resto dell’esercito
+sotto i comandi del Trivulzi, onde aprirsi col ferro una via per
+tornare in Francia. Entrato a Roma il dì primo giugno, desiderava
+venire ad abboccamento col papa; ma questi era il giorno innanzi
+fuggito alla volta d’Orvieto. Alessandro Borgia avea molte ragioni
+per temere lo sdegno dei Francesi. Egli li aveva dapprima invitati in
+Italia; il danaro avuto, poi, dagli Aragonesi gli aveva fatto voltar
+faccia; venuta in auge la fortuna francese, si avvicinava di nuovo
+ad essi; ed ora, non solamente diveniva un’altra volta loro nemico,
+ma uno degli autori principali della lega. A tutto ciò s’univa anche
+una storia assai singolare, propria del carattere di quei tempi e
+del Borgia. — Quando i Francesi passarono la prima volta per Roma, si
+trovava quivi prigioniero il principe Gemme, fratello del Gran Sultano
+Bajazetto II. Esso era un giovane d’una fisonomia e d’un’indole tutta
+orientale, pieno d’ardire; onde aveva trovato molti partigiani, e,
+non senza qualche speranza di successo, aveva conteso il trono a suo
+fratello. Costretto poi dall’avversa fortuna a fuggirsi nell’isola
+di Rodi, veniva fatto prigioniero dal gran Maestro dell’ordine e da
+lui consegnato a papa Innocenzo VIII; morto il quale, Gemme venne
+nelle mani d’Alessandro Borgia, che ne faceva mercato. Il Sultano,
+infatti, temendo moltissimo la liberazione di suo fratello, pagava
+al papa 20,000 ducati annui pel suo mantenimento; e più volte aveva
+offerto di dargliene 200,000, quando lo avesse ammazzato. Nel passare,
+adunque, i Francesi da Roma, la prima cosa che il re Carlo domandava
+al papa, era di portar seco Gemme, onde servirsene nella guerra che
+voleva fare al Sultano. Alessandro Borgia, sebbene assai di mal animo,
+dovette pur cedere alla volontà del re; ed ancora, dovette mandare
+suo figlio Cesare (che fu poi il Duca Valentino), a seguire il campo
+francese col nome e gli onori di ambasciatore; ma, in verità, come
+ostaggio contro la sempre mutabile politica del padre. Ad un tratto,
+però, si vide che Cesare era fuggito dal campo, e subito dopo moriva
+inaspettatamente il giovane Gemme. Dissero alcuni che il papa lo aveva
+dato nelle mani del re, già avvelenato; assicuravano altri, che gli
+aveva fatto somministrare il veleno per mezzo del figlio. Comunque sia
+di ciò, è certo che il Sultano mandò subito i 200,000 ducati promessi,
+più la veste inconsutile di Cristo; ma i suoi inviati furono presso a
+Sinigaglia fatti svaligiare da Giovanni della Rovere. Tali erano allora
+i tempi, e tali gli uomini.[388]
+
+Malgrado tutte queste cagioni di risentimento, il re Carlo, non potendo
+fermarsi a Roma nè pensare allora a vendette, continuava il suo viaggio
+ed il 13 giugno entrava in Siena. Non è credibile come questa nuova
+sollevasse gli animi fiorentini, e quanto il re fosse ormai divenuto
+esoso a quella Repubblica. Essa rimaneva ancora ferma nella sua
+alleanza; ma non gli poteva perdonare la fede violata, i patti traditi,
+e l’avere aiutato e sostenuto i Pisani nella loro sollevazione. Non
+aveva il re fatto altro che chieder sempre nuovi danari, promettendo
+continuamente di render le fortezze e di far sottomettere Pisa; ma
+nè l’una cosa nè l’altra aveva poi mantenuta. E per queste ragioni, i
+Fiorentini, malgrado ogni loro sforzo, s’erano trovati in condizioni
+sempre peggiori. Essi avevano mandata la loro più ardita gioventù a
+combattere sotto il comando di Piero Capponi, avevano assoldato Ercole
+Bentivoglio ed altri capitani; ma i Pisani ricevevano da Genova, da
+Siena, da Milano e perfino dallo stesso re Carlo, nuovi aiuti. Quando
+gli ambasciatori fiorentini rammentarono a quel re le promesse da lui
+fatte, egli aveva risposto: «Ma che posso fare, se i vostri Signori
+scontentano tutti i loro sudditi?» E poi, mandava ai Pisani ben 600 de’
+suoi fanti svizzeri e guasconi, che eran loro d’un grandissimo aiuto
+nella guerra.[389] Così la ribellione veniva incoraggiata su tutto
+il territorio fiorentino, e Montepulciano si dava ora (26 maggio) ai
+Sanesi, che subito vi mandavano un presidio. In tale stato di cose, si
+avvicinava il re Carlo; e, quasi tutto questo non fosse ancora cagione
+bastevole di malcontento, egli menava seco Piero de’ Medici!
+
+Non appena ne giunse la nuova in città, che tutti corsero furiosamente
+alle armi. E fu cosa maravigliosa a vedere, dice lo storico Jacopo
+Nardi, in quanto poco tempo si fossero armati uomini e fanciulli;
+e come i privati cittadini facessero a gara coi commissari della
+Signoria, per empiere la città di vettovaglie e di armi. Nei borghi,
+vennero in brevissimo tempo raccolti undicimila fanti di corazza;
+nelle case, ognuno aveva raccolto amici e familiari, provveduto le
+torri di sassi, sbarrato le porte; molte vie furono asserragliate;
+e i gonfalonieri delle compagnie percorrevano di notte la città,
+perchè non si volle in questa occasione permettere ad alcun fante
+forestiero di entrarvi. E tutto ciò era provveduto da quei Piagnoni
+che gli Arrabbiati dicevano buoni solo a borbottare Ave-Marie.
+Essi non tralasciarono, è vero, gli uffici divini; fecero pubbliche
+orazioni, molte limosine, e portarono in solenne processione la Madonna
+dell’Impruneta; ma quelli che più erano caldi in questi uffici divini,
+più erano pronti a pigliare le armi. Ed il Savonarola, che si trovava
+allora a continuare le prediche delle feste _sopra i Salmi_, gridava
+dal pergamo: «Fate orazione, ma non tralasciate i provvedimenti umani:
+bisogna aiutarsi in ogni modo, con tutti mezzi, chè allora il Signore
+sarà con voi: animo, o fratelli, e soprattutto unione. Se voi starete
+uniti e concordi in un solo volere, sia pure tutto il mondo contro
+di noi, la vittoria sarà nostra. Non vi spaventate di queste cose,
+perchè noi siamo appena al principio del gioco. Voi vi troverete in
+tempi terribili, voi vedrete nemici da tutte le parti, voi udirete:
+eccoli a Roma, eccoli da quella parte, eccoli da questa, eccoli, son
+qui. Ed allora, oh povera Firenze! oh povera Italia! Unione, adunque,
+fra voi, unione nel Signore; perchè la vittoria dev’essere in fine dei
+buoni.»[390]
+
+Ma, intanto, i primi ambasciatori che la Repubblica mandava al re
+Carlo, non ottenevano altro che brusche risposte. Essi chiedevano per
+qual via volesse passare, acciò la fornissero di vettovaglie; ed il
+re: «Fornite tutto il dominio.» Era sdegnatissimo di vedere la città
+di Firenze mettersi tutta in armi, come all’avvicinarsi d’un nemico. E
+dall’altro lato, gli ambasciatori, vedendo nel campo Piero de’ Medici e
+dubitando che il re non volesse rimetterlo in Firenze, usarono parole
+più ardite che savie; onde ne era a vicenda cresciuto lo sdegno, e
+senza un uomo che avesse avuto grande autorità e fermezza, non era
+più sperabile accordo amichevole. Tutti si rivolsero, allora, unanimi
+al Savonarola. Egli solo aveva saputo usare un linguaggio fermo ed
+imperioso verso quel re, senza irritarlo; egli ne era quasi venerato,
+ed aveva tenuto con lui continua corrispondenza di lettere, delle quali
+ora tutti sapevano quale fosse il tenore. Una di esse, venuta nelle
+mani de’ suoi nemici, era stata da loro pubblicata per muovergli contro
+lo sdegno della lega; ma, invece, gli aveva immensamente accresciuto
+l’amore del popolo, perchè discorreva presso a poco in questi termini:
+«Cristianissimo Sire, il Signore vuole che i Fiorentini restino
+collegati con la Vostra Maestà, ma vuole che sotto la vostra protezione
+sia ampliata la loro libertà e non l’autorità di alcuno particolare
+cittadino; imperocchè la Divina Bontà ha disposto e deliberato di
+mandare, per tutto, a terra i tiranni. Il Signore punirà terribilmente
+quei privati cittadini che volessero usurpare il dominio di questa
+florida repubblica, come nel passato è avvenuto; perchè questo nuovo
+e popolare governo e reggimento è stato fatto da Dio, e non da uomo
+alcuno; e perchè Egli ha eletta questa città e vuole magnificarla e
+l’ha ripiena dei suoi servi; e chi la tocca, tocca la pupilla del
+suo occhio. Onde, o Sire, se voi non obbedirete, e non manterrete
+le promesse ai Fiorentini, e non restituirete le loro fortezze,
+molte saranno le avversità che vi verranno addosso, ed i popoli si
+ribelleranno contro di voi.»[391]
+
+Chi altri poteva, chi doveva presentarsi al re per liberare la
+Repubblica da tanto pericolo, se non colui che sapeva usare un tale
+linguaggio? A Poggibonsi, adunque, s’incontravano di nuovo Carlo
+VIII ed il Savonarola; il quale, assumendo il suo tono profetico ed
+imperioso, ripeteva a voce quelle cose medesime che aveva dette in
+iscritto. Rammentava al re, che ora tornava quasi fuggendo verso casa,
+come questi nuovi pericoli erano quelli appunto che esso gli aveva già
+predetti a Firenze, e che gli aveva riconfermati nelle sue lettere.
+«Cristianissimo principe,» egli diceva, «tu hai provocato l’ira del
+Signore per non avere mantenuta la fede ai Fiorentini; per avere
+abbandonata quella riforma della Chiesa, che il Signore ti aveva per
+mezzo mio tante volte annunziata, ed a cui ti aveva eletto con segni
+così manifesti. Tu, per ora, uscirai da questi pericoli; ma se non
+riprendi l’opera abbandonata, se non obbedisci ai comandi che di nuovo
+il Signore ti ripete per mezzo del suo inutile servo, io ti annunzio
+che maggiori assai saranno le sventure che ti manderà l’ira di Dio, ed
+un altro sarà eletto in tua vece.»[392] Il re parve quasi atterrito
+a questo linguaggio, e continuando subito il suo cammino verso Pisa,
+pregò il Savonarola di accompagnarvelo. Ma questi, dopo avergli parlato
+una seconda volta a Castel Fiorentino, volle tornarsene indietro, per
+non avere a capitar nelle mani dei nemici di Firenze. Il 21 di giugno,
+egli annunziava dal pergamo che il pericolo era anche questa volta
+passato; e di qui pigliava occasione per raccomandare di nuovo le
+orazioni, il ben vivere, l’unione ed il governo popolare.[393]
+
+L’entrata del re a Pisa era, intanto, trionfale. I Pisani gli aprivano
+le case dei principali cittadini; le loro donne si privavano di tutte
+le gioie per donarle a lui ed ai suoi baroni: così, facendo contrasto
+al mal umore che avevano mostrato i Fiorentini, cercavano, contentando
+la sua avarizia, tirarlo dalla parte loro. E quando egli, per questi
+segni d’affezione, era già assai ben disposto, ecco che, uscendo un
+giorno dalla messa, gli vengono incontro le più belle donne pisane
+vestite a bruno, colle chiome sciolte, coi piedi nudi, con funi al
+collo, in segno dell’odiata servitù, e ad alta voce chiedevano la
+loro libertà. Il popolo intero si univa a quelle voci, il re e i suoi
+generali parevano commossi a questa scena. Si raccolse, difatti,
+il consiglio dei baroni e si tenne, per un momento, serio discorso
+d’aiutare i Pisani; ma questo pensiero fu, poi, come tutti gli altri
+abbandonato. Ai Pisani non fu data la libertà, ai Fiorentini non si
+resero le fortezze, al Savonarola non si tennero le nuove promesse;
+ma, pigliando la via di Lucca e Pontremoli, il re insieme coll’esercito
+continuava il suo cammino. A Fornovo sul Taro, incontrava gli eserciti
+alleati; egli aveva 9000 uomini, i nemici assai di più. Si venne a
+giornata il 6 luglio, e fu poi lunga disputa da qual lato fosse stata
+la vittoria. Ma certo, il re volendo passare, passò; gli alleati
+volendolo impedire, nol poterono. Carlo VIII si fermava ad Asti, ove
+s’abbandonò di nuovo ai piaceri; tornava poi lentamente in Francia. —
+Il 7 luglio, Ferdinando II d’Aragona faceva la sua entrata in Napoli,
+ristabiliva il caduto governo; e non gli restava altro a combattere
+se non quelle poche guarnigioni che, ancora non avendo ceduto, si
+trovavano sparse nel Regno senza aiuto e senza consiglio. — Così
+i Francesi, in meno d’un anno, avevano traversato due volte tutta
+Italia, conquistando e perdendo colla medesima facilità; scontentando
+ugualmente amici e nemici, nè lasciando di loro altra memoria che di
+avidità e di mala fede.[394]
+
+La loro condotta verso Firenze continuava ad essere sempre la stessa.
+Sia che il generale che teneva la fortezza di Pisa ricevesse in segreto
+ordini diversi da quelli che il re gli mandava in palese; sia, come
+altri dicevano, che egli si fosse innamorato d’una giovane pisana:
+certo è, che non solamente non rese mai le fortezze; ma giunse (una
+volta che i Fiorentini, combattendo i Pisani, s’erano spinti assai
+oltre verso la porta di San Marco), a far fuoco addosso a loro colle
+sue artiglierie, ammazzandone parecchi. La Repubblica faceva, per
+queste cose, continue rimostranze, mandava nuovi ambasciatori e nuovi
+danari al re, prometteva d’aiutare i soldati sparsi nel Regno. Nel
+mese di settembre, messer Niccolò Alamanni tornava, finalmente, dalla
+Francia, con un ordine espresso del re ai suoi generali e soldati,
+che rendessero le fortezze e lasciassero il soldo pisano: ma, lungi
+dall’obbedire, nel gennaio del 1496, i Francesi vendettero ai Pisani
+la loro fortezza per 14,000 fiorini, ed altri 10,000 ne ricevettero
+pel prezzo delle artiglierie che lasciavano. Le fortezze di Sarzana e
+Sarzanello furono, per 20,000 fiorini, vendute ai Genovesi; quella di
+Pietrasanta ai lucchesi, per 30,000; ai Fiorentini non fu rilasciata
+che la fortezza di Livorno.[395]
+
+Eppure, malgrado tutto ciò, la partenza dei Francesi dall’Italia aveva
+peggiorato gravemente le condizioni della Repubblica. Gli alleati,
+ormai liberi e sicuri da ogni pericolo, si potevano rivolgere contro
+di essa. Odiavano mortalmente quel nuovo governo, e volevano punirlo
+per essersi mantenuto fedele alla Francia, e non aver voluto entrare
+in quella lega, che essi dicevano aver fatta per liberare Italia dai
+barbari. Il pericolo diveniva, quindi, gravissimo; e la sola speranza
+che Firenze potesse avere contro nemici così potenti, stava nel poco
+accordo che regnava fra di loro. Il papa ed i Veneziani volevano,
+infatti, rimettere Piero de’ Medici; ma il Moro, sebbene in apparenza
+consentisse a questa proposta, odiava personalmente Piero, andava
+d’intesa cogli Arrabbiati, e nutriva qualche lontana speranza di
+potere un giorno stendere la sua potenza anche su quella Repubblica.
+Nondimeno, fu concluso, per allora, d’incoraggiare il Medici a
+raccogliere uomini e danari, onde tentare il suo ritorno in Firenze.
+Egli, come è ben da credere, si mise all’opera assai volenteroso; e
+sebbene fosse già rovinato nella fortuna e nel credito, pure, fatto il
+suo maggiore sforzo, raccolse 10,000 ducati, che pose nelle mani di
+Virginio Orsini, acciò radunasse i suoi antichi soldati. E l’Orsini,
+che il giorno della battaglia del Taro s’era vergognosamente fuggito
+dal campo francese, pigliò con ardore questa occasione, onde mettersi
+di nuovo sulla riputazione delle armi. — Nel tempo che Piero e l’Orsini
+si sarebbero avanzati verso Firenze, Giovanni Bentivoglio, assoldato
+dai Veneziani e dal Moro, doveva irrompere dai confini bolognesi contro
+la Repubblica; Caterina Sforza, signora d’Imola e Forlì, mandare da un
+altro lato le sue genti a fare lo stesso; i Sanesi e Perugini facevano
+sperare larghi aiuti: e così tutto sembrava augurare prospero esito
+al tentativo di Piero de’ Medici. Ma quando si venne al fatto, le cose
+mutavano aspetto. Piero e l’Orsini s’erano avvicinati colle loro genti,
+a piccole giornate, verso i confini della Repubblica; aspettando sempre
+gli aiuti promessi, i quali non venivano mai: onde consumavano invano
+il tempo e i danari.
+
+Mentre nel campo mediceo le cose procedevano con tanta freddezza, a
+Firenze i cittadini, animati dal Savonarola, mostravano grandissima
+energia. Il Frate s’era da più tempo taciuto, a causa dei cresciuti
+mali umori di Roma, de’ quali parleremo a lungo nel capitolo seguente.
+Ma nel ritirarsi dal pergamo, aveva annunziato che gravi pericoli
+sovrastavano alla città, ed aveva fatto votare quella legge contro
+i Parlamenti, che doveva essere la guardia principale della libertà.
+Ora, verificandosi i pericoli annunziati, il suo nome saliva in nuovo
+auge; ed egli, messo da banda ogni riguardo, tornava sul pergamo il
+giorno 11 ottobre, per dare animo ai cittadini e incoraggiarli alla
+difesa della patria. La sua predica incominciava col discorrere di
+cose tutte religiose: — «La vita dell’uomo, o fratelli,» così egli
+diceva, «è una milizia continua sopra la terra; e la maggiore milizia
+è quella del vero cristiano, perchè egli deve combattere contro ogni
+cosa che impedisce lo spirito. Combatte contro il mondo, contro la
+carne, contro il demonio; ed è sempre in continua guerra. Così fu degli
+Apostoli, così fu dei martiri, così sarà sempre dei buoni cristiani:
+Iddio lo vuole, per dar poi a loro maggiore gloria nell’altra vita.
+Onde non vi dovete maravigliare se, annunziando noi cose nuove, abbiamo
+tanta contraddizione. Io mi maraviglio che non le abbiamo ancora
+maggiori. E perchè noi dobbiamo combattere, così siamo tornati in
+campo, per rassettare un poco le schiere disordinate ed apparecchiarle
+ad una nuova guerra. E vogliamo far due cose: l’una combattere, che
+non cesseremo mai insino alla morte; l’altra vincere, perchè le cose
+di Cristo debbono sempre avere vittoria. Voi non dubitate di nulla,
+chè in ultimo la vittoria sarà nostra; e se io morissi, questa cosa
+sarà come l’idra dei poeti, che tagliato un capo, ne uscivano sette.»
+Procedendo oltre in questo modo, egli volgeva il discorso dalle cose
+religiose alle politiche; e prima discorse ironicamente contro coloro
+che dicevano male del nuovo governo. «Magnifici Signori, io vorrei che
+quando voi avete qualche cosa difficile alle mani, chiamaste uno di
+questi cicalatori e gli diceste: — Di’ su un poco, che s’ha egli a fare
+di questa cosa? — E s’ei sa quel che si dice, io voglio perderci il
+mantello. Voi vedrete che egli non saprà cosa rispondere, o pure dirà
+qualche gran pazzia. E voi allora, togliete un quarteruolo di panico e
+ditegli: vien qua, prendi e dài beccare ai polli; ma lascia le cose di
+Stato.»
+
+Questo tuono burlesco continua ancora un poco; e finalmente il
+Savonarola, entrando nella quistione grave e seria del giorno, muta
+linguaggio e diviene terribile. Egli non vuole mezze misure quando la
+patria è in pericolo. In chiesa, sul pergamo, col crocifisso in mano,
+egli consiglia apertamente e ad alta voce, di mettere a morte quelli
+che vogliono ristabilire la tirannide in Firenze, che vogliono farvi
+ritornare i Medici. «Bisogna usare con costoro, come fecero i Romani
+contro quelli che volevano rimettere Tarquinio. Tu che non vuoi avere
+riguardo a Cristo, vuoi averne ai privati cittadini? Fa giustizia,
+ti dico io. _Tagliali il capo; e sia pure il maggiore della casa sua
+quanto voglia: tagliali il capo_. Rammentati la legge che si è fatta
+contro i parlamenti, insegnala ai tuoi figli, scrivila per tutto. Tu
+non devi fidarti in altro che in questo Consiglio Grande, che è opera
+di Dio e non degli uomini; e chi vuole mutarlo, chi vuol fare tiranno,
+chi vuol fare governo di privati cittadini, sarà dal Signore maledetto
+in eterno.» Raccomandava poi energia, coraggio e risoluzione nel
+prendere i necessari provvedimenti; perchè «colui che spera negli aiuti
+divini senza aiutarsi da sè, tenta il suo Signore.» Queste medesime
+cose ripeteva con uguale energia i giorni 15 e 25 dello stesso mese;
+e solo quando fu sicuro che il popolo aveva ripreso il suo coraggio,
+tornò di nuovo in quel silenzio che gli era imposto da cagioni di cui
+fra poco dovremo discorrere.
+
+L’effetto di quelle parole non tardò molto a farsi sentire. Quattro
+giorni dopo la prima predica, si vinceva una provvisione, che, mentre
+rimetteva la taglia sopra i Medici, era quasi un generale eccitamento
+alle armi. Essa diceva, presso a poco, così: «Avendo Piero de’ Medici,
+pel suo tirannico appetito, tentato molte cose contro la libertà
+fiorentina, viene per gli Otto della Balía dichiarato ribelle; onde,
+secondo gli statuti, può essere impunemente ammazzato. E perchè si
+vede perseverare nel cattivo animo, incitando ai danni di questa
+città, non solo molti baroni di Roma, ma il sommo Pontefice e quasi
+tutti i potentati d’Italia; sperando con questi favori occupare la
+vostra libertà, usurpare le vostre entrate, violare le vostre donne e
+fanciulle, e riassumere quella tirannica vita colla quale egli e i suoi
+antenati hanno tanto tempo afflitto la vostra città: venne pei medesimi
+Signori Otto di Guardia e Balía deliberato, che chiunque uccidessi
+detto Piero de’ Medici, debba avere fiorini 4000 larghi di oro.»[396]
+Più tardi fu messa una taglia di 2000 fiorini anche sulla testa di
+Giuliano dei Medici;[397] e furono creati uffiziali per amministrare i
+loro beni a vantaggio della Repubblica.[398]
+
+Ma ciò non bastava, nè il popolo fiorentino si fermava a questo.
+Le prediche del Savonarola avevano allora mosso a prendere le armi
+Arrabbiati e Piagnoni; perchè l’odio contro i Medici era loro comune,
+e la vicinanza di Piero metteva sdegno e paura sì agli uni come agli
+altri. I provvedimenti presi furono, quindi, forti e prontissimi. La
+guerra di Pisa venne subito sospesa, lasciandovi solo 2000 fanti e
+300 uomini d’arme. Mandarono 1000 fanti e 3000 uomini d’arme presso
+Cortona, per tener fronte al nemico, che sembrava avvicinarsi da quel
+lato. Nel medesimo tempo, venne formato un campo di 1500 fanti e 300
+uomini d’arme, presso al confine dei Sanesi, per impedire che questi
+si riunissero coi Medicei. In tal modo Piero dei Medici era come
+circondato da ogni lato. Egli aspettava ozioso, fra le Tavernelle e
+Panicale, gli aiuti promessi, che non vennero mai. Ed in su questo
+aspettare, finivano i danari e l’esercito si scioglieva, partendone
+anche lo stesso Virginio Orsini. Così Piero de’ Medici si trovava nella
+campagna, solo con qualche soldato, con l’impresa andata a vuoto,
+e senza aver fatto altro che raccogliere danno e vergogna, e dare
+l’ultimo crollo alla sua già rovinata fortuna. Si dava, dunque, ramingo
+alla fuga, e, lamentando la tradita fede e le vane promesse degli
+alleati, tornava a Roma per cercare ricovero nella corte o presso i
+suoi amici.[399] I Fiorentini, lieti del pericolo superato, rimandavano
+le genti a Pisa, e si mettevano in sempre maggiore sospetto della
+Lega; la quale, come si vedeva ora troppo chiaro, coprivasi col nome
+d’Italiana, per meglio opprimere la Repubblica.
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del papa: sua risposta. Un
+nuovo breve gli sospende la predicazione; ma i Dieci ne ottengono dal
+papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il cappello cardinalizio,
+ed egli lo rifiuta. [1495-96.]
+
+
+Il tentativo di Piero dei Medici non riusciva, per l’odio che avevano
+contro di lui Arrabbiati e Frateschi: ma quando gli alleati avessero
+voluto aiutarlo davvero, la città di Firenze non avrebbe facilmente
+potuto resistere alla forza delle loro armi; onde il niun successo
+di quella impresa deve attribuirsi ancora al non regnare fra di essi
+alcuno accordo. Lodovico il Moro non aveva mai dimenticato le ingiurie
+ricevute da Piero dei Medici; e malgrado le continue proteste che
+questi ora faceva, di amicizia, anzi di soggezione, egli non lo voleva
+ristabilito in Firenze. Andava, invece, d’accordo cogli Arrabbiati,
+i quali erano riusciti ad irritarlo fortemente contro al Savonarola,
+dandogli ad intendere ch’ei lo pigliasse direttamente di mira, anzi lo
+nominasse personalmente nelle prediche che faceva contro i vizi dei
+principi italiani, e nelle sue descrizioni del tiranno. Onde, già da
+più tempo, s’erano uniti a procurare la rovina del Frate, il Moro e gli
+Arrabbiati.[400] Questi, così, ottenevano il loro fine di combattere
+il governo popolare, senza parere; mentre il Moro, nel perseguitare un
+frate a lui già avverso, si creava degli amici in Firenze, e nutriva le
+sue speranze d’avere un giorno a mettervi piede.
+
+Quanto al resto degli alleati, i Veneziani che non vedevano di buon
+occhio questi segreti accordi e maneggi del Moro, favorivano sempre
+Piero de’ Medici; ma erano soli a volerlo decisamente rimettere in
+Firenze. Il papa stesso vi andava assai freddo, giacchè il suo fine
+principale era solo di accrescere stato ai suoi figli: simpatie vere
+non aveva per alcuno, ed anch’egli agognava segretamente di stendere
+le sue avide mani sulla repubblica fiorentina. Facile assai dovette,
+quindi, riuscire agli Arrabbiati ed al Moro, tirarlo con loro nella
+sanguinosa guerra che disegnavano fare contro al Savonarola. Ed una
+volta acceso il fuoco dell’ira, in quell’animo così tenace nell’odiare,
+la cosa procedette da sè stessa rapidamente al suo fine.
+
+Alessandro VI, noi lo abbiamo detto più sopra, non aveva sul principio
+alcuna cagione di particolare odio contro al Savonarola; ma quando
+cominciarono, sin dal principio dell’anno 1495, a venir lettere da
+Firenze e da Milano, che gli dipingevano il Frate come un audace
+accusatore del clero e del Santo Padre; quando quelle prediche, già
+per sè stesse ardite, venivano messe sotto ai suoi occhi, alterate,
+esagerate, trasformate; quando gli dicevano che il priore di San
+Marco era il solo sostegno del partito popolare, il solo autore
+dell’odio contro ai Medici; Alessandro cominciò allora a destarsi
+ferocemente. Il cardinale Ascanio Sforza, fratello di Lodovico il Moro
+e strumento principale nella elezione del Borgia, era quegli che con
+maggiore efficacia maneggiava queste trame, e soffiava abilmente in
+quel fuoco, appena acceso. A Roma si trovava ancora un altro dei più
+fieri persecutori del Savonarola in quel predicatore Frà Mariano da
+Gennazzano, che mai non gli aveva perdonato la vergognosa disfatta
+da lui ricevuta in Firenze. Egli era dei più attivi a cospirare in
+favore dei Medici e contro al Savonarola; lo accusava con ogni sorta di
+calunnie; lo chiamava _istrumento del Diavolo_; e pretendendo conoscere
+i suoi segreti fini, lo faceva autore di mille trame contro al papa
+istesso.[401]
+
+Il Borgia finalmente si pose all’opera, e cominciò con un’astuzia degna
+di lui. Il giorno 25 di luglio 1495, scriveva al Savonarola un breve
+tutto pieno di dolcezza. «Diletto figlio,» ei gli diceva, «salute ed
+apostolica benedizione! Noi udimmo che, fra tutti quelli che lavorano
+la vigna del Signore, tu ti adoperi con maggiore zelo: di che siamo
+altamente lieti[402] e ne innalziamo lodi all’Onnipotente Iddio.
+Udimmo ancora come tu affermi, quello che pronunzi dell’avvenire,
+non procedere da te, ma da Dio: onde desideriamo, siccome è dovere
+del nostro pastorale ufficio, discorrerne teco; _acciò, per tuo mezzo
+meglio conoscendo quel che a Dio piace, noi possiam praticarlo_.[403]
+Così, in virtù di santa obbedienza, ti esortiamo a venir quanto prima
+presso di noi, che ti vedremo con amore e con carità.[404]»
+
+Quel breve era tanto più finamente astuto, in quanto calcolava sulla
+buona fede del Savonarola, la quale era invero grandissima. Ma il
+carattere del Santo Padre era troppo noto; ed in Firenze si conoscevano
+troppo bene le trame degli Arrabbiati, che già avevano col ferro o
+col veleno tentato d’ammazzare il Savonarola, ed ora si vantavano
+apertamente della loro amicizia con Roma: sì che a niuno poteva essere
+nascosto il fine di un invito così stranamente benigno. Era chiaro
+che trattavasi o d’ucciderlo per via, o, quando questo non potesse
+riuscire, di farlo morire nelle prigioni di Castel Sant’Angelo.[405]
+I suoi amici, perciò, vennero a pregarlo che non volesse muoversi
+da Firenze, ove la sua presenza diveniva più che mai necessaria,
+quando già la partenza dei Francesi faceva correre nuovi pericoli al
+governo popolare. Era un caso pel Savonarola assai grave e difficile:
+trattavasi o di non obbedire alla chiamata del papa, o di esporsi
+ad essere vittima degli Arrabbiati, che volevano in lui uccidere la
+Repubblica. Fortunatamente, però, aveva una scusa assai legittima
+per non partire. Egli era appena guarito della sua grave infermità
+viscerale, da cui si trovava in modo rifinito, che secondo i medici,
+ove non sospendesse lo studio e la predica, sarebbe stato in pericolo
+di morte. Già alcuni giorni innanzi, egli aveva annunziato queste cose
+al popolo, dicendo che la sua malattia lo costringeva a sospendere la
+predicazione;[406] ognuno, d’altronde, poteva leggergli nel volto il
+suo esaurimento, e vedere come a fatica salisse le scale del pergamo.
+È ben vero che, arrivato in presenza del popolo, e cominciato una volta
+a parlare, egli riacquistava subito il suo vigore, e sembrava anzi più
+fiero e più forte che mai. Ma tutto ciò era solo un momentaneo e quasi
+fittizio eccitamento, del quale si risentiva assai spesso in maniera,
+che per molti giorni ne restava affatto esausto. Decise, adunque, di
+sospendere del tutto le sue prediche, e nello stesso tempo addurre
+al papa queste giuste e valide ragioni che l’obbligavano, per ora, a
+ritardare la sua partenza. Ma prima di ciò fare, volle pigliar commiato
+dal popolo, e dare quei consigli che, nelle presenti condizioni, erano
+divenuti necessari. Egli prevedeva i pericoli che soprastavano alla
+Repubblica; vedeva che bisognava allora guardarsi, non solo dagli
+Arrabbiati, ma ancora dai Medici, tanto più pericolosi, quanto meno
+erano temuti.
+
+Il 28 luglio fece, quindi, una delle sue prediche terribili. La
+Signoria venne, quel giorno, in Duomo con tutti i magistrati, ed il
+Savonarola saliva il pergamo coll’animo assai contristato. Doveva
+prendere commiato dal suo popolo, nel momento in cui la partenza del
+re Carlo, e la fede da lui violata, avevano messo la Repubblica in
+nuovi pericoli; nel momento in cui i suoi nemici gli movevano guerra
+per cominciare colla sua rovina quella della Repubblica, ed erano
+abilmente riusciti a fare il papa valido strumento di queste ire di
+parte. Se, però, in lui si voleva attaccare la Repubblica, egli vedeva
+assai chiaro che nel difendere sè stesso, difendeva il popolo intero.
+Onde, sebbene salisse a fatica le scale del pergamo, quando si trovò in
+presenza del popolo e riguardò in faccia l’attenta moltitudine, fu come
+animato d’un subito spirito.
+
+Prese a discorrere dei corrotti costumi, e degli scandali che sempre
+avevano luogo in Firenze. I giuocatori, i bestemmiatori, le donne di
+mala vita, ed altra gente dedita a vizi che il pudore non permette
+di nominare, ammorbavano ancora Firenze, e più audaci divenivano a
+misura che il Frate era perseguitato: che sarebbe, ora che egli doveva
+tacersi? Il Savonarola, perciò, fu quel giorno senza pietà contro
+di loro. Raccomandava di punirli severamente, di punirli anche colla
+morte, se non si potevano altrimenti frenare. Narrava il delitto di
+Acor, e come il Signore si fosse, per quello, adirato contro tutto il
+popolo ebreo, nè fu placato altrimenti che colla morte del colpevole.
+«Vedi, adunque, Firenze, tu che vuoi essere così pietosa, vedi quello
+che fece fare Iddio. Sei tu più savia di Dio? sei tu più misericordiosa
+di Dio? sei tu più d’assai di Dio, tu?»... «O Firenze! tu vuoi essere
+più clemente di Dio; ma la tua clemenza è una demenza: tu hai una pietà
+crudele: fa giustizia, ti dico io, di quel vizio nefario.[407] Io vi
+dico che l’onnipotente Iddio vuole giustizia: bisogna levarsi su e
+pigliare uno di questi, e menarlo là e dire: costui merita la morte.
+Altrimenti, pericolerete voi e la vostra città. Sospendete i balli,
+sospendete i giuochi, chiudete le taverne. Io ti dico, o Firenze, che
+questo è tempo di pianto e non di festa.» — Queste, però, non erano che
+minacce, fatte solo per spaventare il popolo; giacchè il Savonarola
+non abbandonò mai la sua naturale moderazione, sebbene più volte si
+lasciasse trasportar dalle parole.
+
+Viene poi a discorrere della profezia; e dice ch’essa è necessaria alla
+salute del popolo e della Chiesa, «la quale, oggi, è desolata per la
+corruzione de’ suoi capi, per la mancanza di buoni predicatori. Il vero
+predicatore dovrebbe mettere in abbandono la sua vita per la verità, e
+per cercare la salute del suo popolo: ma dove si trovano oggi questi
+predicatori? Io ti dico che sino a tanto si continua così, la Chiesa
+anderà sempre in maggiore rovina, l’Italia non avrà più riposo. Te l’ho
+già detto, o chierica, per te è nata questa tempesta.»
+
+Qui muta di nuovo soggetto, e si rivolge alla politica. «Io vi ho
+predicato quattro cose: il timore di Dio, la pace, il bene comune e
+la riforma del governo, cioè il Consiglio Maggiore: ora non mi resta
+che confermarvele.» E così, pigliandole in esame ad una ad una, le
+ribadisce con nuovi argomenti. Raccomanda soprattutto l’unione, e vuole
+che si facciano Uffiziali di pace, «i quali tolgano questi nomi di
+Bigi, di Bianchi e di Arrabbiati, che sono la rovina della città....
+Si solleciti in ogni modo la costruzione della sala del Consiglio; si
+prendano, se bisogna, gli operai del Duomo, chè la loro opera sarà così
+più accetta al Signore. Si tenga fermo questo Consiglio, si migliori,
+si corregga; e sia la sola speranza, la sola fortezza del popolo.» Fu
+in questo giorno e in questo punto che il Savonarola propose quella
+legge per l’abolizione dei parlamenti, della quale abbiamo più sopra
+discorso; e disse quelle tremende parole contro coloro che sempre li
+desideravano, «e non si vogliono persuadere che questo Consiglio è
+divenuto il padrone di tutto, e deve fare ogni cosa.» Egli non trovava
+minacce, non trovava pene bastevoli contro di essi; perchè sapeva che
+il Parlamento era l’arme a cui gli Arrabbiati, e massime i Medici,
+volevano fra poco ricorrere per mutare la forma del governo. Quando
+egli ebbe, così, persuaso al popolo d’assicurarsi contro i nuovi
+pericoli, dètte alcuni altri brevi consigli, e s’affrettò a concludere.
+Raccomandava alla Signoria di non perdere il tempo continuamente nelle
+piccole cose, come troppo si usava in Firenze; ma provvedere solo a
+ciò ch’era d’importanza, e commettere il resto agli altri magistrati.
+Raccomandava si facesse ogni cosa per incoraggiare il lavoro, «quando
+bene si dovessero lasciare le gabelle all’arte della seta e della
+lana.» E, finalmente, così prese commiato: «Popolo mio, quando io sono
+quassù, io son sempre sano; e se fuori di pergamo io stessi come sto
+qua sopra, io starei sempre bene.» «Ma quando sarò disceso giù, credo
+che avrò le mie, e per questa ragione starò un pezzo a rivedervi; chè
+bisogna pure attendere un poco a guarire. Ricomincerò poi a predicare,
+se sarò vivo. Credo di stare un mese, se già le vostre orazioni non mi
+rivocassero prima. In questo tempo verrà a predicare Frà Domenico: io
+tornerò poi, se sarò vivo.» «Ma il bene di Firenze starà in ogni modo.
+Si affatichino pure i malvagi a lor posta, chè questa sementa deve
+fruttificare, perchè Iddio lo vuole. Oggi io potrei dirvi chi sono gli
+autori dei vostri pericoli; ma non voglio far male a nessuno, e voi li
+saprete quando saranno puniti. Io ora concludo, che ho tanto predicato
+e sonmi tanto affaticato, che ho abbreviato la vita mia di molti anni,
+e sono forte mancato. — Orsù, frate, che premio vuoi tu? — Io voglio il
+martirio; io sono contento di sopportarlo; io te ne prego ogni giorno,
+o Signore, per amore di questa città.»[408]
+
+Fatta questa predica, il Savonarola subito rispose al papa, il giorno
+ultimo di luglio; e la sua lettera è notevole per decorosa umiltà, e
+per nobile franchezza nello stesso tempo. Egli diceva, che il primo
+dovere del religioso è certamente l’obbedienza ai superiori; ma, pure,
+gli è permesso di addurre quelle ragionevoli scuse che qualche volta
+possono farvi ostacolo; e citava a questo proposito le parole di papa
+Alessandro IV al vescovo di Ravenna. «Beatissimo Padre,» continuava
+poi, «nulla io desidero più ardentemente che vedere la soglia degli
+apostoli Pietro e Paolo, per adorarvi le reliquie di tanti Santi;
+e assai più volentieri sarei venuto ora, che il Santo Padre si
+degna chiamare a sè l’umile servo. Ma esco appena da una gravissima
+infermità, che mi ha fatto sospendere la predicazione e lo studio, e mi
+tiene ancora in pericolo di vita.
+
+»Io sono, d’altronde, tenuto d’obbedire più alla benigna intenzione del
+comando, che alle semplici parole di esso. Ora, avendo il Signore per
+mezzo mio liberata questa città da una grande effusione di sangue, e
+ridottala a buone e sante leggi;[409] son molti i nemici, così dentro
+come fuori di essa, che avendo desiderato metterla in servitù, e
+trovandosi invece delusi, vogliono il mio sangue; e più volte hanno col
+ferro e col veleno attentato alla mia vita. Onde io non potrei muovermi
+senza manifesto pericolo, e neppure in città posso camminare senza una
+scorta armata. Inoltre, questa nuova riforma che il Signore ha voluto
+per mezzo mio introdurre in Firenze, ancora non ha ferme radici, e,
+senza un continuo aiuto, pericola visibilmente: onde, per giudizio
+di tutti i buoni e savi cittadini, la mia partenza sarebbe di danno
+grandissimo alla città, mentre riuscirebbe costì di poco profitto.[410]
+Io non debbo supporre che il mio superiore desideri la rovina d’una
+intera città: spero, quindi, che la Vostra Santità voglia benignamente
+tollerare questo indugio; acciò sia condotta a perfezione la riforma
+incominciata per volontà del Signore, e per vantaggio della quale,
+io ne son certo, Esso ha fatto ora nascere questi impedimenti al mio
+partire.[411]
+
+»Che se la Vostra Santità desidera farsi più certa delle cose da
+me pubblicamente predette intorno al flagello d’Italia ed alla
+rinnovazione della Chiesa, le potrà leggere in un mio libro che ora
+viene alla luce (_Compendium revelationum_). Io volli per le stampe
+pubblicare queste predizioni, acciò, se non si verificano, sia chiaro
+a tutto il mondo che io sono falso profeta. Quelle cose, poi, che sono
+più occulte e che debbono ancora restare nell’arca, non le posso, per
+ora, rivelare ad alcun mortale.
+
+»Supplico, adunque, la Vostra Santità che voglia accettare le mie tanto
+vere e così manifeste scuse, e credere che io desidero ardentemente di
+venire a Roma; onde non appena potrò, sarò di sprone a me stesso.[412]»
+
+Il papa non diede a questa lettera alcuna risposta, ma fece
+espressamente sapere al Savonarola che accettava le sue scuse.[413]
+E questi, ritiratosi in San Marco, attendeva a curare la sua salute,
+facendo solo qualche breve discorso ai frati. Nel Duomo predicava in
+sua vece Frà Domenico da Pescia, il quale cercava ripetere la dottrina,
+imitare lo stile e il modo di porgere del suo maestro.[414] Egli non
+aveva nè quella originalità nè quella energia ed eloquenza: nondimeno,
+il popolo andava assai volentieri ad ascoltarlo, perchè tutti amavano
+quel carattere pieno di sincerità e buona fede, e perchè ognuno sapeva
+che Frà Domenico era sotto la direzione del Savonarola.
+
+Ma quando le cose procedevano così tranquillamente e pacificamente,
+ecco, in data del dì 8 settembre, un nuovo ed inaspettato breve venire
+da Roma, indirizzato ai frati di Santa Croce, poco amici di quelli di
+San Marco. Esso parlava del Savonarola, come d’_un tal Frà Girolamo_,
+seminatore di falsa dottrina; e con parole minacciose gl’intimava
+d’andare a Roma.[415] Perchè mai questo mutamento e così subita ira,
+dopo di avere accettato le scuse? Perchè indirizzare a Santa Croce un
+breve che andava a San Marco, ed alimentare, così, quegli odii che pur
+troppo regnarono sempre tra i frati di ordine diverso? Era un mistero
+inesplicabile davvero; nè altra ragione si poteva allora supporre a
+questo procedere, se non che, forse, il papa cercasse metterlo in fallo
+davanti agli occhi del popolo, e suscitargli contro l’odio d’altri
+religiosi. Ben presto, però, si cominciò a vedere la cagione di quella
+nuova ed inaspettata insistenza di volerlo a Roma. I pericoli che dal
+Savonarola erano stati predetti nella sua ultima predica di luglio,
+si verificavano tutti; e si vedeva quanta ragione egli aveva avuta
+d’inveire contro ai parlamenti, giacchè seguiva quel tentativo di
+Piero de’ Medici, che il nesso della storia ci ha obbligati a narrare
+nel capitolo antecedente. Il Savonarola, perciò, invece d’andare a
+Roma, risaliva il pergamo nel mese d’ottobre, e faceva quelle tre
+prediche nelle quali lo abbiam visto incoraggiare il popolo alla difesa
+della patria: la città intera correva alle armi, il campo mediceo si
+scioglieva, e la impresa di Piero, come abbiamo già detto, andava a
+vuoto. In che modo il papa restasse adirato contro al Savonarola, per
+questo effetto straordinario dalle sue prediche ottenuto, può ciascuno
+immaginarlo facilmente. Egli fulminava, nel principio di novembre,
+un quarto breve[416] col quale sospendeva del tutto la predicazione
+al Frate; e questi, essendo già tornato nel silenzio, non doveva fare
+altro che persistervi. Nell’avvento di questo anno 1495, infatti, si
+tacque, e Frà Domenico continuava a tenere il suo luogo sul pergamo di
+Santa Maria del Fiore.
+
+L’agitazione del Savonarola, in quei mesi di silenzio e di salute
+ancora mal ferma, dovette, però, essere grandissima. Egli si vedeva
+tirato a combattere con Roma, per difendere la sua dottrina da accuse
+evidentemente calunniose, per difendere la sua vita da quelle insidie
+di cui l’odio di parte circondavalo. E nel pensare a difendere la sua
+persona, egli doveva trascurare quella riforma politica che tanto bene
+s’era avviata, quella riforma di costumi che aveva già dato così felici
+risultati. Nè altro i suoi nemici desideravano. Le accuse di eretico,
+di seminatore di scandali, di seduttore del popolo e via discorrendo,
+non erano credute da coloro stessi che le facevano. Il papa, noi lo
+vedremo assai chiaramente, non trovava nulla a ridire sulla dottrina
+del Frate; ma esso gli faceva, insieme cogli Arrabbiati e col Moro,
+una guerra tutta politica, nella quale si cercava di spegnere in lui
+il suo partito. Fino a che la lotta s’era manifestata, qual essa era
+veramente, ristretta cioè nella politica, il Savonarola aveva sempre
+tenuto la fronte altissima: ma ora il terreno mutavasi, dacchè si
+cercava astutamente di nascondere la lotta politica sotto una disputa
+religiosa; ed egli vedeva tutta la grave e pericolosa difficoltà della
+nuova posizione. Se fosse stata davvero una quistione di domma, avrebbe
+potuto sottometterla all’autorità della Chiesa; ma il papa non faceva
+che chiamarlo, in generale, seminatore di falsa dottrina, ed imporgli
+silenzio. Trattavasi, adunque, o di abbandonare il popolo, per obbedire
+ai comandi di uno che evidentemente non aveva altro fine se non quello
+di distruggere la libertà fiorentina; o di resistere all’autorità
+del pontefice, portare la propria causa innanzi al pubblico, e così
+seminare scandali e discordie nella Chiesa. Egli fu rattristato di
+molto dolore; ma non esitò un momento a tacersi, aspettando che i
+magistrati ed i cardinali amici avessero tentato piegare di nuovo alla
+benignità l’animo del Borgia. E dalle lettere che il Savonarola scrisse
+in quel tempo, noi vediamo che egli era fermissimamente deciso a non
+risalire sul pergamo, senza ottenerne da Roma il permesso.[417]
+
+Ma se egli si tacque, non perciò dubitava della giustizia della sua
+causa: egli non credeva punto validi quei comandi venuti per fini
+politici, mossi da informazioni false e calunniose de’ suoi nemici.
+Anzi, in quel tempo appunto, cominciava a pigliare nel suo animo sempre
+maggiore consistenza il pensiero di trovare un modo onde mettere
+fine ai mali che tanto travagliavano la Chiesa. Era, allora, presso
+molti buoni e valenti cattolici sparsa l’opinione che la elezione del
+Borgia, così patentemente simoniaca, fosse nulla; e che il solo modo
+di rimediare ai tanti scandali da lui cagionati, fosse il radunare
+un Concilio per deporlo. Alla testa di tutti costoro s’era messo
+quel bellicoso cardinale di San Piero in Vincola che fu poi papa
+Giulio II:[418] egli chiamava il Borgia marrano ed eretico, e stava
+di continuo ai fianchi del re Carlo per sollecitarlo a radunare il
+concilio, onde riformare la Chiesa. Nè il re si mostrava da ciò punto
+alieno; anzi lo stesso Comines, suo ambasciatore, ci ripete più volte:
+«mancò poco che non si venisse al fatto di questa riforma.[419]»
+Quando i Francesi passarono la prima volta per Roma, non meno di
+diciotto cardinali si erano stretti, insieme con quello di San Piero
+in Vincola, intorno al re, per sollecitarlo istantemente di dare
+opera alla desiderata riforma. E due volte furono puntati i cannoni
+a Castel Sant’Angelo, per impadronirsi della persona di Alessandro,
+e raccogliere violentemente il Concilio;[420] ma dipoi, restando il
+re sempre più dubbioso quanto più si avvicinava ad una risoluzione,
+prevalsero i consigli di quel Brisonnetto, che tanto dominava
+sull’animo di Carlo, e tanti favori e danari aveva dal papa ricevuti.
+
+Fra quelli che sollecitavano il Concilio e la riforma, il Savonarola
+era certamente dei più caldi; e se aveva qualche volta esitato a
+spingere le cose, pel timore di mettere scandali in quella Chiesa la
+cui unione gli era sopra ogni cosa carissima, la condotta del papa
+veniva ora a togliere ogni esitazione dall’animo suo. Egli sapeva,
+d’altronde, d’avere un valido appoggio nel Cardinale di San Piero in
+Vincola:[421] onde, sebbene la prudenza non gli permettesse parlare sul
+pergamo di tali materie, non tralasciava di sollecitare il re Carlo con
+lettere continue, che ora divenivano, assai più del solito, numerose e
+stringenti.
+
+Tre lettere che noi troviamo indirizzate al re, _post admissionem
+regni neapolitani_,[422] furono scritte in questi mesi; e ne fanno
+supporre ancora delle altre. In esse il Savonarola parla sempre come il
+profeta del Signore: «Rammentatevi,» egli dice al re, «che io ho già
+tante volte annunziata la vostra venuta in Italia, quando nessuno ci
+pensava; ho predetta la vostra fortuna e i vostri pericoli. Il Signore
+v’ha punito perchè, deviando dai suoi comandi, voi avete abbandonato
+la sua opera. Ma più gravi saranno le punizioni, se ora non tornate
+alla buona via. Io vi annunzio da parte di Dio, che se non mutate modo,
+se non mantenete le giurate promesse, se non fate ciò che v’è stato
+per mezzo mio comandato, «il Signore rivocherà la vostra elezione da
+questo ministero al quale vi ha eletto suo ministro, ed eleggerà un
+altro.» Il caso volle che in questi giorni appunto morisse il Delfino
+di Francia,[423] con dolore grandissimo del re; il quale, così, sempre
+più si andava persuadendo della verità di ciò che il Savonarola gli
+profetizzava. Tutto questo, però, non bastava ancora a farlo uscire
+da quella sua eterna irresolutezza, con cui sembrava destinato a
+scontentare ognuno.
+
+Intanto il Savonarola perseverava nel silenzio, occupandosi de’ suoi
+studi, e scrivendo lettere alla famiglia, ch’era allora oppressa dalla
+povertà e da sventure domestiche. Queste lettere ci manifestano che
+l’affetto ai suoi parenti era nel Savonarola, come fu sempre negli
+uomini veramente grandi, tenace ed inalterabile. Egli raccomandava
+affettuosamente ai fratelli, che s’aiutassero vicendevolmente;
+perchè, quanto a sè, avendo rinunziato al mondo, non poteva dare
+altro che conforto di parole. Coll’animo, però, partecipava a tutte
+le loro gioie, a tutti i loro dolori.[424] Alla madre, poi, che aveva
+allora perduto il fratello Borso, scrisse una lettera, nella quale
+il suo cuore si espande teneramente verso di lei, che era la sua
+più forte affezione su questa terra, la confidente più intima de’
+suoi pensieri.[425] E questa lettera è notevolissima, non solo pel
+delicato sentire di cui è piena, ma ancora perchè in essa noi possiamo
+vedere come il Savonarola che discorre affettuosamente alla madre,
+sia identico a quello che predica e fulmina sul pergamo, in faccia
+alla moltitudine esaltata. Sono le medesime idee, le stesse parole:
+egli è sempre pieno della sua alta e profetica missione; anche alla
+madre predica sul ben vivere, sulla vanità del mondo; e conclude
+annunziando la sua morte vicina. «Io vorrei che tanta fosse la vostra
+fede, che voi poteste, come quella santissima donna ebrea del vecchio
+Testamento, vedere senza lacrima i vostri figli martorizzati innanzi
+ai vostri occhi. Madre carissima, io non dico questo per non volervi
+confortare; ma perchè, se mai avvenga che io debba morire, vi troviate
+apparecchiata.»[426]
+
+In questo mezzo, cominciava a rimettersi la sua salute, e il bisogno
+d’attività rinasceva in lui più forte. Ma che fare? Ritornare sul
+pergamo senza il permesso di Roma, non voleva; e nel dirigere le
+prediche di Frà Domenico, non poteva sperare quei grandi risultati
+che aveva ottenuti colle sue. Pure il Savonarola era uomo che trovava
+sempre modo a fare il bene; e, quando non poteva il molto, contentavasi
+del poco. In quei giorni s’avvicinava il carnevale dell’anno 1496; e
+gli Arrabbiati, ora che il Frate taceva, s’apparecchiavano a celebrarlo
+come a tempo dei Medici, per dare sfogo a quelle sfrenate passioni,
+a quegli osceni sollazzi che erano stati per loro troppo lungamente
+repressi. Ed il Frate si propose, invece d’impedirlo.
+
+L’impresa, però, non era facile quanto a primo aspetto si sarebbe
+creduto. I Fiorentini erano stati sempre vaghissimi di quelle feste
+carnovalesche; e, venuti poi i Medici, s’erano abbandonati a quegli
+eccessi con una sfrenatezza non facilmente credibile: la città intera
+diveniva in quei giorni un’orgia, ognuno s’abbandonava al vino ed alla
+crapula, il pubblico decoro veniva affatto dimenticato. Colle prediche
+del Savonarola, è ben vero, le cose cambiarono molto; ma certe usanze
+del carnevale s’erano così profondamente radicate, che nè la nuova
+dottrina, nè le mutate leggi, nè i magistrati, con severissimi bandi,
+avevano mai potuto distruggerle. E, come è ben naturale, quelli che più
+affezione avevano per quelle feste, erano i fanciulli. In quei giorni,
+essi usavano di fermare continuamente la gente per via, chiudendo loro
+il cammino con certi lunghi pali, che non venivano rimossi, se prima
+essi non avevano ricevuta qualche moneta, per far, poi, la sera i loro
+pazzi desinari. Dopo de’ quali, accendevano grandi fuochi nelle piazze,
+vi ballavano e cantavano intorno; e finalmente, facevano ai sassi con
+tanta violenza, che ogni anno più d’uno di loro restava morto per le
+vie. Fu più volte proibito questo _pazzo e bestiale giuoco dei sassi_;
+furono minacciate pene severissime: ma tutto era inutile. I più savi
+cittadini, gli Otto, la Signoria stessa vi s’erano invano adoperati:
+la sera, i fanciulli si trovavano in modo eccitati dal baccano di tutto
+il giorno, che non v’era pena che li spaventasse. Si pose finalmente a
+quest’opera il Savonarola. Dopo avere, negli anni passati, condotto a
+così prospero successo la riforma politica e la riforma dei costumi,
+ora che le mutate condizioni gl’impedivano di condurre innanzi opere
+di sì grave momento, immaginò questa terza e più modesta riforma, che
+chiamò _la riforma dei fanciulli_.
+
+Egli comprese che sarebbe stato assai difficile distruggere affatto
+le vecchie usanze: decise, quindi, di mutarle, sostituendo alle feste
+carnascialesche delle feste religiose. Su quelle medesime cantonate,
+adunque, dove i fanciulli si raccoglievano a chieder danari per le
+loro cene, fece costruire piccoli altari, innanzi ai quali dovevano,
+pure, stare i fanciulli a chiedere danari; ma invece di spenderli in
+gozzoviglie, dovevano darli ai poveri. Si canti pure, egli disse; ma
+in luogo di oscene canzoni, sieno inni e laudi spirituali. Ed egli
+medesimo volle comporne alcune, tornando così alla poesia da tanti anni
+abbandonata: altre ne fece comporre dal poeta Girolamo Benivieni. E
+perchè queste cose seguissero con maggiore ordine, fece da Frà Domenico
+radunare i fanciulli, ed eleggere fra loro stessi dei capi, alcuni dei
+quali si presentarono alla Signoria, ed esposero il fine e l’ordine
+della loro riforma. Avutane l’approvazione, quei fanciulli, tutti pieni
+della nuova importanza per loro acquistata, si misero volonterosi
+all’opera. Invero, neppure in quel carnevale la città fu molto
+tranquilla, nè per le vie si poteva camminar molto liberi: ma quella
+importunità dei fanciulli non era nuova; nuovo era il fine di carità
+a cui era stata dal Savonarola indirizzata. E così, l’anno 1496, si
+vide per la prima volta abbandonato il giuoco dei sassi, abbandonate le
+smoderate cene, e trecento ducati furono raccolti per darli ai poveri.
+L’ultimo giorno di carnevale fu poi fatta una solenne processione, alla
+quale assisteva, per la novità del caso, l’intero popolo. Andarono i
+fanciulli cantando inni religiosi e visitando le principali chiese
+della città: dopo di che depositarono i danari raccolti nelle mani
+dei Buoni Uomini di San Martino, acciò li distribuissero ai _poveri
+vergognosi_.[427] Alcuni mormorarono contro questa cosa, perchè
+mormoravano sempre contro ogni buona opera che venisse dal Savonarola;
+ma la generalità dei cittadini e degli uomini dabbene disse che anche
+questa volta il Frate aveva saputo fare quel che non era riuscito ad
+alcun altro in Firenze.[428]
+
+In questo mezzo, i Dieci della guerra, che nel nuovo governo si
+chiamavano Dieci di libertà e pace, essendosi mantenuti sempre amici
+del Savonarola, s’erano efficacemente adoperati perchè il papa gli
+concedesse licenza di predicar la quaresima. Ne aveano scritte lettere
+continue a molti cardinali, ed all’ambasciatore messer Ricciardo Becchi
+cui dicevano: «Non potreste far cosa che a tutti i vostri cittadini più
+fusse grata e accetta, e sarà sempre dalla prudenza di tutto questo
+popolo riconosciuta» (26 gennaio 1496).[429] Ed, infatti, pare che,
+con l’aiuto del cardinal di Napoli e di quello di Lisbona, si riuscisse
+a piegare, almeno in parte, l’animo del papa; giacchè, se non si ebbe
+un nuovo breve che rivocasse quello di sospensione, fu per mezzo di un
+cardinale rimesso al Savonarola l’arbitrio del predicare.[430]
+
+Un altro fatto, il quale merita di essere particolarmente considerato,
+pare che avesse luogo appunto in questi giorni medesimi; sebbene la
+data non ci venga con precisione indicata dai molti storici che lo
+raccontano. Avendo il papa rimesso le prediche del Savonarola ad
+un dotto vescovo domenicano, perchè cercasse se vi era materia di
+condanna; questi, dopo averle esaminate, ritornava col volume in
+mano, dicendo: «Santo Padre, questo frate dice cose tutte savie,
+tutte oneste; esso parla contro la simonia e contro la corruzione
+dei preti, che pure è grandissima; egli rispetta i dommi e l’autorità
+della Chiesa: onde io cercherei piuttosto farmelo amico, offerendogli,
+quando fosse necessario, anche la porpora cardinalizia.» Sia che il
+papa cominciasse, ora, a temere del frate, e non volesse altro che
+farlo tacere; sia che pensasse tendergli qualche nuova rete; certo è
+che, per mezzo di un domenicano a bella posta mandato da Roma, venne
+fatta al Savonarola l’offerta del cappello rosso, a patto però ch’egli
+avesse nelle sue prediche mutato linguaggio. Qual fosse la confusione
+della sua mente al sentire una offerta così inaspettata, quanta
+l’indegnazione del suo animo, non è facile descriverlo. Egli aveva ora
+in mano le prove visibili che a Roma facevasi mercato d’ogni cosa più
+sacra: e tanta fu la piena del suo sdegno, che non seppe dare alcuna
+risposta, ma disse solo a colui che faceva la scandalosa proposta:
+«venite alla mia prossima predica, e voi udirete la risposta che mando
+a Roma.»[431]
+
+Con tali auspici dovea, dunque, cominciare il quaresimale dell’anno
+1496. La folla accorreva con raddoppiata curiosità, a udire quella voce
+che i fulmini di Roma avevano per più mesi ridotta al silenzio. Intorno
+alla chiesa, che più non bastava a contenere tanta moltitudine, s’era
+costruito un alto anfiteatro, che saliva fino alle prime finestre,
+con diciassette scalini sui quali sedevano i fanciulli: essi erano
+divenuti ora una parte importantissima dell’uditorio del Savonarola,
+che spesso indirizzava a loro la sua parola. Andando al Duomo, egli si
+trovava in continuo pericolo di vita; perchè molti Arrabbiati volevano
+ammazzarlo, e dicevasi che il Moro avesse mandato sicari prezzolati.
+Veniva, perciò, circondato da molti de’ suoi amici armati, che si
+prestavano volontariamente a difendere la sua vita: essi andavano a
+prenderlo in San Marco e, udita la predica, lo riaccompagnavano al
+convento, senza mai lasciarlo solo. Quella quaresima era pel Savonarola
+un tempo di nuovo e maggiore esaltamento. Egli risaliva sul pergamo
+coll’animo traboccante di tristezza e di sdegno: dopo aver durata
+una lotta sempre più aspra colla corte di Roma; nel momento in cui
+si cercava di corromperlo con una dignità ecclesiastica; veniva per
+rispondere all’indegna offerta, e deciso ormai di portare la sua causa
+in faccia al mondo. Il suo quaresimale fu più audace di quanti ne aveva
+fatti sinora, più eloquente di quanti ne facesse mai il Savonarola. Noi
+dobbiamo, perciò, renderne minuto ragguaglio nel capitolo seguente.
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la quaresima del 1496.
+
+
+Il giorno 17 febbraio 1496, fu un giorno solenne nella vita del
+Savonarola. A lui era stato concesso il permesso di predicare ed
+offerto il cappello cardinalizio: malgrado ciò, egli vedeva assai
+bene che la guerra col papa andava divenendo ogni giorno più fiera, e
+che il Borgia voleva il suo sangue. Con tale disposizione di animo,
+incominciava il suo quaresimale _sopra Amos e Zaccaria_. Invero, se
+non si fosse trattato d’altro che della sua persona, egli si poteva
+offerire vittima volontaria alla pace della Chiesa; ma in lui veniva
+attaccata principalmente la repubblica fiorentina, di cui tutti lo
+riguardavano come la personificazione viva e parlante. Nel difendere
+sè stesso, egli difendeva, perciò, la libertà e la religione d’un
+popolo intero, che per sua opera cacciando i tiranni, era tornato alla
+morale ed alla fede cristiana. Di certo, niuno poteva dubitare delle
+sue dottrine religiose: non quel papa che gli offeriva la porpora
+cardinalizia; non quegli Arrabbiati che odiavano in lui il severo
+riformatore dei costumi, e non sapevano comportare il soverchio rigore
+della sua pietà. Nondimeno, ambedue s’erano uniti a nascondere la
+quistione politica sotto una quistione religiosa, sperando così di
+poterlo vincere più facilmente; ed egli, sicuro della sua coscienza,
+veniva ora deciso a difendersi audacemente su questo terreno.
+
+La Signoria aveva quel giorno dovuto prendere molti provvedimenti per
+impedire i disordini che si apparecchiavano. Gli Arrabbiati s’erano
+disposti ad ammazzare il Frate, quando lo avessero potuto sorprendere
+per via; sapevasi anche dei sicari del Moro: i famigli degli Otto e
+alcuni Gonfalonieri delle compagnie percorrevano, quindi, la città
+per mantenervi l’ordine. Quando il Savonarola uscì dal convento, lo
+schiamazzo e le grida di gioia del popolo che lo attendeva, arrivarono
+al cielo; e molti de’ suoi amici armati subito lo circondarono per
+difenderlo da ogni insulto, e lo accompagnarono al Duomo. Quel giorno
+tutte le passioni erano esaltate: il Savonarola rompeva un silenzio
+di molti mesi, che aveva in ognuno cresciuto il desiderio d’udirlo;
+veniva a trattare un soggetto gravissimo; e sapeva che la sua predica
+doveva essere inviata subito a Roma, alle cui offerte e lusinghe egli
+aveva quel giorno promesso di rispondere. Salito che fu sul pergamo,
+egli stette col capo alto e volse intorno fieramente lo sguardo;
+i suoi occhi, quel giorno, fiammeggiavano come carboni accesi; la
+moltitudine era affollata in modo che niuno avrebbe potuto muovere un
+passo; l’attenzione ed il silenzio erano tali, che si udiva quasi il
+respiro dell’oratore, divenuto per la profonda agitazione assai più
+affannoso. Non pertanto egli, frenandosi, cominciava il suo discorso
+tranquillamente ed in forma di dialogo.
+
+«Che vuol dir, frate, che tu sei stato tanto a riposarti, e non sei
+venuto in campo ad aiutare li tuoi soldati? — Figliuoli miei, io non mi
+sono stato a riposare, anzi io vengo di campo, e sono stato a difendere
+una rôcca, che se la fosse andata per terra, forse che anche voi
+eravate rotti; ma ora, per grazia di Dio, mediante le vostre orazioni,
+l’abbiamo salvata.... — Orsù, Frate, hai tu forse avuto paura d’essere
+stato morto? — Figliuoli miei, certo no; che se io avessi avuto paura,
+non saria venuto ancora adesso, perchè io porto maggiore pericolo al
+presente che prima. — Hai tu dunque avuto scrupolo di coscienza al
+predicare? — Non io. — Perchè, dunque? Noi intendiamo che è venuta una
+scomunica, e che t’è stato fatto comandamento che tu non predichi. —
+L’hai tu letta questa scomunica? Chi l’ha mandata? Ma poniamo caso che
+così fosse; non ti ricordi come io ti dissi, che ancora che la venisse,
+non varrebbe nulla e non gioverebbe a questi cattivi pieni di bugie?...
+— Che è stato dunque? Frate, tu ci tieni troppo a bada. — Ora ve lo
+dirò, se voi mi ascoltate pazientemente. — »
+
+«Io ho detto e pensato: innanzi che io vada, _custodiam vias meas_;
+cioè, io riguarderò le vie mie se sono nette da ogni contaminazione.
+Vedendo tanta contradizione da tanti luoghi, contro uno omicciuolo
+che non vale tre danari, io ho detto nel mio cuore: forse forse che tu
+non guardasti bene le tue vie, e però la tua lingua ha fatto errore;
+ed holle riguardate ad una ad una. Io ho ricercato solo intorno alla
+fede, chè la grammatica e la logica non sono ora il mio ufficio; e
+certo, trovai in quella parte la via essere tutta netta;» «perchè
+io ho sempre creduto e credo tutto quello che crede la Santa Romana
+Ecclesia, e sempre a quella mi sono sottoposto e sottopongo....[432] Io
+l’ho scritto a Roma, che se ho predicato o scritto cosa eretica....,
+sono contento emendarmi e ridirmi qua in pubblico. Sono sempre parato
+alla obbedienza della Romana Chiesa, e dico che sarà dannato chi non
+obbedisce ad essa.... Dico e confesso che la Chiesa Cattolica non
+mancherà mai infino al dì del giudicio;... ed a chiarire, poi, qual
+sia questa Chiesa Cattolica, sono diverse le opinioni, onde io me ne
+riferisco a Cristo ed alla determinazione della Chiesa Romana.»[433]
+
+Dopo che il Savonarola ebbe fatto una dichiarazione così esplicita,
+da non lasciar più dubbio d’alcuna sorte sulla cattolicità delle sue
+dottrine, venne alla parte più ardita di esse. Egli disse, allora, che
+sebbene la Chiesa sia nel domma infallibile, non per questo si è tenuti
+d’obbedire ad ogni sorta di comando che ci venga dai superiori, o anche
+dal papa. «Il superiore non può comandarmi contro alla costituzione
+del mio ordine; il papa non può comandarmi contro alla carità o contro
+al Vangelo. Io non credo che il papa voglia mai farlo; ma quando lo
+facesse, io gli direi: Tu, ora, non sei pastore, tu non sei Romana
+Chiesa, tu erri.»[434] Anzi io dico: «Ogni volta ch’ei si potesse
+vedere espressamente, che i comandamenti de’ superiori sono contrari
+a quelli di Dio, e massime al precetto della carità, niuno debbe in
+questo caso obbedire, perchè egli è scritto: _oportet obedire magis
+Deo quam hominibus_.»... «Se però il caso non fosse evidente, o che vi
+fosse il menomo dubbio, allora bisogna sempre obbedire.» Ciò premesso,
+egli procede oltre e viene al suo fatto particolare, per dire che
+non si crede punto obbligato d’obbedire a chi lo vuole allontanare da
+Firenze; perchè tutta la città, e fino le donnicciole, conoscono che
+questo si cerca per solo odio politico, e che risulterebbe a danno,
+non solo della libertà, ma anche della religione. «Quando io vedessi
+espressamente che il mio partire d’una città fusse ruina spirituale e
+temporale del popolo, non obbedirei a uomo vivente che mi comandasse di
+partire... Sì perchè questo sarebbe contro i comandi del Signore; sì
+perchè presumerei che il mio superiore non avesse l’intenzione di far
+male, e si fosse ingannato per false informazioni. — O tu che scrivi
+a Roma tante bugie, che scriverai tu ora? Io so bene quello che tu
+scriverai! — Oh che, frate? — Tu scriverai che io ho detto che non si
+debba obbedire al papa, e che io non voglio obbedire. Io non dico così:
+scrivi come io ho detto, e vedrai che non farà per te.»[435] Infatti,
+la dottrina esposta dal Savonarola era tutta cattolica, e per niente
+si allontanava da ciò che avevano detto San Tommaso, e molti dottori
+e pontefici della Chiesa: nondimeno era tale, che di poco alterandone
+le parole, si poteva facilmente farla cadere nell’eresia; e questo
+tentavano appunto i suoi nemici.
+
+Egli, intanto, ripigliava il filo della predica, dicendo: che, dopo
+avere esaminato le sue vie e trovatele tutte nette, per aver sempre
+sottomessa la sua dottrina alla Chiesa; dopo essersi persuaso che i
+brevi venuti da Roma erano nulli, perchè mossi solamente da mendaci
+informazioni e contrari alla carità; aveva, nondimeno, deciso di
+usar prudenza, e si era, perciò, fino allora taciuto, e così avrebbe
+ancora continuato. «Se non che, quando io vidi che molti buoni si
+raffreddavano, che i tristi pigliavano animo, che l’opera del Signore
+andava per terra; allora io mi decisi audacemente a tornare quassù.
+Ma prima mi volsi al Signore dicendo: — Io mi dilettavo della pace e
+della quiete; ma tu m’hai tirato fuori mostrandomi la tua luce, ed io
+ho fatto allora come la farfalla, che, per desiderio di luce, brucia
+le sue ali. Io ho bruciato, o Signore, le ali della contemplazione;
+mi sono messo per un mare tempestoso, dove i venti sono da ogni parte
+contrari.» «Io vorrei andare al porto e non trovo la via, vorrei
+riposarmi e non trovo loco, vorrei star cheto e non parlare; ma non
+posso, perchè il verbo di Dio è nel mio core come un foco, il quale,
+se io non lo mando fuora, mi arde la medulla delle mie ossa. Orsù, o
+Signore, poichè tu vuoi che io navighi in così profondo mare, sia fatta
+la tua volontà.»
+
+Il Savonarola concludeva finalmente questa predica, rivolgendo le sue
+parole, prima ai giovani, che egli credeva quasi tutti buoni; e dipoi
+ai vecchi, nei quali aveva assai minore fiducia. — «In voi, o giovani,
+sono le mie speranze e le speranze del Signore. Voi governerete bene
+la città di Firenze, perchè non avete preso la cattiva piega dei
+padri vostri, che non si sanno spiccare dal reggimento tirannico, nè
+sanno quanto è grande questo dono che il Signore ha fatto al popolo,
+della sua libertà.» «Voi, invece, o vecchi, voi state tutto il dì ai
+circoli e sulle botteghe a dir male, e con vostre lettere scrivete
+molte bugie fuor della città di Firenze. E perciò molti dicono che io
+ho conturbata la Italia; e questo mi è stato scritto anche in carte
+autentiche. Oh insensati! _Quis vos fascinavit non obedire veritati?_
+Dove sono le squadre mie e li danari da conturbare l’Italia?... Io non
+conturbo Italia, ma bene annunzio che la deve essere conturbata.» «Io
+annunzio che i vostri peccati affrettano il flagello. Una gran guerra,
+o incredulo, ti farà lasciare la pompa e la superbia. Una grande
+pestilenza vi farà lasciare le vostre vanità, o donne; popolo minuto e
+mormoratore, una grande carestia ti farà stare cheto. Cittadini, se voi
+non vivete col timore di Dio e non amate il governo libero, il Signore
+vi farà mal capitare, e serberà solo ai vostri figli le felicità
+promesse a Firenze.»[436]
+
+Così finiva questa predica, nella quale il Savonarola restringeva,
+come in un quadro, tutto ciò che voleva dire nelle altre di quella
+quaresima. Le sue dottrine sono ardite, le accuse che muove contro Roma
+sono audaci, le parole con cui descrive il flagello che s’avvicina
+son parole di fuoco; ma nulla di ciò ch’ei dice può essere appuntato
+d’eresia. Noi dobbiamo anche ammirare la sua prudenza, che mai non gli
+permise di muovere sul pergamo discorso intorno alla simoniaca elezione
+del Borgia, od alla speranza del concilio; nè gli fece fare allusione
+d’alcuna sorte alle offerte dal papa ricevute. La sua generosa indole
+non gli permetteva di prendere vantaggio d’un fatto, che, giovando
+solamente a lui, poteva seminare scandalo nella Chiesa. In tutto questo
+quaresimale, noi troviamo il Savonarola sempre uguale a sè stesso;
+essenzialmente cattolico, ma, nello stesso tempo, pieno d’un coraggio
+e d’una indipendenza morale, che pochi ebbero prima o dopo di lui;
+non vi è cosa al mondo che lo spaventi, non vi è cosa che lo faccia
+retrocedere dalla sua via. Egli è solo a difendere la libertà del
+popolo, la libertà della propria ragione e della propria coscienza;
+ma pur tiene alta sul pergamo la sua bandiera, e sta fermo in faccia
+a tutti i principi d’Italia, in faccia alla corte di Roma, che fulmina
+mal consigliati brevi; nè teme i veleni e pugnali degli Arrabbiati, che
+nelle vie, in chiesa, sul pergamo stesso lo minacciano.
+
+Le sue accuse contro i vizi di Roma, contro la falsa e ipocrita
+religione de’ suoi tempi, furono in questa quaresima continue e
+terribili. La seconda domenica, faceva su questo soggetto una predica
+divenuta celebre;[437] non tanto per l’audacia, che non era insolita,
+quanto per essere stata di quelle sospese dalla corte di Roma. Egli
+cominciava con una strana interpetrazione di queste parole: _Audite
+verbum hoc, vaccæ pingues quæ estis in monte Samaria_. «Vien qua: chi
+sono quelli che dicono che io debbo predicare la Scrittura Sacra?...
+Io non predico altro, io. Se tu sapessi quello che è la Scrittura
+Sacra, tu non diresti così. Tu dovevi dire, più presto, predica Tullio
+e Virgilio, e non t’avrei allora trovato; ma la Scrittura Santa
+la ti troverà in ogni luogo. Orsù, io predicherò la Scrittura; io
+voglio ubbidirti. Dimmi, come esporrai tu questa Scrittura: _O vaccæ
+pingues_.... A me queste vacche grasse vogliono dire le meretrici
+d’Italia e di Roma.... Eccen’egli nessuna in Italia e in Roma? Mille
+sono poche a Roma, diecimila sono poche, quattordicimila sono poche;
+quivi uomini e donne son fatte meretrici.» E così continuando, descrive
+i vizi di Roma con parole che ai nostri tempi non si potrebbero tutte
+ripetere. Si rivolge, quindi, al popolo per accusare la sua falsa e
+ipocrita religione, che si appaga solo di cose materiali. «Voi siete
+corrotti in tutto, nel dire e nel tacere, nel fare e nel non fare,
+nel credere e nel discredere. Voi parlate contro alla profezia; ed
+ecco viene un tale e vi racconta uno strano sogno, e voi gli credete;
+vi dice: digiunate il tale sabato, alla tale ora; e voi lo fate e
+credete di essere salvi. Io vi dico che il Signore non vuole il tale
+sabato o la tale ora; ma vuole che per tutta la vita vi allontaniate
+dal peccato. E voi, invece, siete buoni una ora del giorno, per esser
+poi cattivi tutta la vita. — Osservateli negli ultimi tre giorni
+della settimana santa. Ecco» «costoro vanno attorno alle indulgenze e
+perdoni. Va di qua, di là; bacia San Pietro, San Paolo, quel santo,
+quell’altro. Venite, venite, sonate campane, apparecchiate altari,
+ornate le chiese; venite tutti, quei tre giorni innanzi Pasqua, ma non
+poi più là. Dio se ne ride dei fatti vostri, e non si cura di vostre
+cerimonie,... perchè voi sarete dopo Pasqua peggiori di prima. Tutto
+è vanità, tutto è ipocrisia nei nostri tempi; la vera religione è
+spenta.»[438] Ed altrove: «Che vuol dire che se io dicessi: dammi dieci
+ducati per dare a un povero, tu nol faresti; ma se io ti dico: spendine
+cento in una cappella qua in San Marco, tu il faresti? Egli è per
+mettervi l’arme tua, e lo farai per tuo onore e non per onore di Dio...
+Guarda per tutti i luoghi dei conventi, tu gli troverai pieni di arme
+di chi li ha murati. Io alzo il capo di sopra a quell’uscio, io credo
+che vi sia un crocifisso, ei v’è un’arme; va più là, alza il capo, ei
+v’è un’altra arme; ogni cosa è pieno d’arme. Io mi metto un paramento,
+io credo che vi sia un crocifisso dipinto, ella è un’arme che vi hanno
+messa acciò si veda meglio dal popolo. Questi sono, adunque, i vostri
+idoli ai quali voi destinate i vostri sacrifici?»[439] E quando egli ha
+descritto e condannato la corruzione de’ suoi tempi, massime nel clero,
+allora si volge sempre ad annunziare il flagello a Roma ed all’Italia.
+
+«Apparecchiati, dico, che la tua bastonata sarà grande, o Roma. Tu
+sarai cinta di ferro, tu andrai a spade, a fuoco e fiamme... Povera
+Italia! come ti vedo tutta conquassata; poveri popoli! come vi
+vedo tutti oppressati.....[440] Italia, tu sei inferma d’una grave
+infermità... Roma, tu sei inferma d’una grave infermità _usque ad
+mortem_. Tu hai perduto la tua sanità, ed hai lasciato Iddio; tu sei
+inferma di peccati e di tribolazioni.... Se tu vuoi guarire, lascia li
+tuoi cibi; lascia la tua superbia, la tua ambizione, le tue lussurie,
+la tua avarizia: questi sono i cibi che ti hanno infermata, questi sono
+quelli che ti conducono a morte... La Italia se ne ride, la Italia se
+ne fa beffe e non vuole la medicina; ma dice che il medico farnetica...
+O increduli, poi che non volete udire nè convertirvi, il Signore dice
+così: — Giacchè la Italia è tutta piena di giudicio di sangue...; piena
+d’iniquità, di meretrici, di ruffiani e scellerati; io condurrò in essa
+la più pessima gente che si trovi;... abbasserò i suoi principi e farò
+cessare la superbia di Roma. Questa gente possederanno li santuari
+loro, deturperanno le chiese loro: da poi che l’hanno fatte stalle
+di meretrici, io le farò stalle di porci e cavalli; perchè questo
+manco dispiace a Dio, che il farle stalle di meretrici. Quando verrà
+l’angustia, quando verrà la tribolazione, non avranno pace; vorranno
+convertirsi e non potranno; saranno conturbati e smarriti. — O Italia!
+sarà allora conturbazione sopra conturbazione; conturbazione di guerra
+sopra la carestia, di pestilenza sopra la guerra; conturbazione da
+una parte, conturbazione dall’altra. Sarà lo audito sopra lo audito;
+cioè udirassi da una parte uno barbaro, ecco dall’altra parte un altro
+barbaro. Sarà uno audito dall’oriente, uno dall’occidente; da ogni
+parte audito sopra lo audito.» «Cercheranno, allora, le visioni dei
+profeti e non potranno averle, perchè il Signore dice: — Ora tocca
+di profetare a me. — Andranno all’astrologia, e non varrà loro nulla.
+Perirà la legge dei sacerdoti e perderanno le loro dignità; i principi
+si vestiranno di cilizio; i popoli saranno conquassati di tribolazioni.
+Tutti gli uomini perderanno lo spirito, e come hanno giudicato, così
+saranno giudicati.»[441]
+
+Ecco in che modo descrive, altrove, il flagello della peste che verrà
+in Italia. «Credetelo a questo frate, che non basterà la gente a
+seppellire i morti, e non vi sarà modo a fare tante sepolture. Saranno
+tanti morti per le case, che andranno gli uomini per le strade dicendo:
+mandate fuora i morti; e metterannoli sulle carra e sui cavalli, ne
+faranno monti e arderannoli. Passeranno per le vie gridando forte: Chi
+ha morti! chi ha morti! Verranno alcuni fuora e diranno: ecco il mio
+figliuolo, ecco il mio fratello, questo è il mio marito... Andranno
+ancor di nuovo per le strade gridando: Ècci più nessun morto? Chi
+ha più morti? E rarificherassi la gente in modo, che ne rimarranno
+pochi!»[442]
+
+E così continua il Savonarola in tutto questo quaresimale. Egli prima
+descrive i peccati di Roma e dell’Italia; annunzia poi il flagello,
+per concludere sempre invitando i popoli alla penitenza. «_Heu! Heu!
+Heu! fuge de terrâ Aquilonis._ Fuggitevi dalla terra d’Aquilone, cioè
+dai vizi, e tornate a Cristo..... Ecco ch’ei viene un tempo oscuro;
+ecco ch’ei pioverà fuoco e fiamme, pietre e sassi; e sarà un tempo
+torbido... Io vi ho messo tra quattro venti, dice il Signore; cioè tra
+prelati, principi, preti e cittadini cattivi. Fuggitevi dai vizi loro,
+raccoglietevi tutti insieme in carità.... _Fuge, o Sion, quæ habitas
+apud filiam Babilonis_.... Fuggitevi, cioè, da Roma, perchè Babilonia
+vuol dire confusione; e Roma ha confuso tutta la Scrittura, ha confuso
+insieme tutti i vizi, ha confuso ogni cosa. Fuggitevi, dunque, da Roma;
+tornate a penitenza.»[443]
+
+Questa continua descrizione delle miserie d’Italia è, invero, così
+viva, così evidente, che il Savonarola sembra quasi trasportato
+dalla sua fantasia nell’avvenire, ed esservi come presente. Nè meno
+straordinaria è la costanza con cui annunzia la sua vicina morte,
+l’insistenza con cui sempre ripete: «Il giorno in cui potrete fare
+di me ciò che vorrete, ancora non è arrivato; _sed adhuc modicum
+tempus vobiscum sum_....[444] Io ho detto al Signore: — Lascio a te
+il pensiero di quest’opera; io non sono che strumento nella tua mano.
+— Ed egli: — Lascia fare a me. A costoro avverrà come ai Giudei che
+si credettero spegnermi col mettermi in croce, ed invece dilatarono
+il nome mio in tutto il mondo. — Io, adunque,» così conclude il
+Savonarola,» voglio, come buono capitano, combattere e lasciarvi anche
+la pelle.»[445]
+
+Ma, sebbene egli sempre resistesse, sebbene il papa non riuscisse
+mai a piegarlo; questi era, però, riuscito a metterlo sulla difesa.
+Sino ad ora, la vita del Savonarola è stata sempre un dirigere, un
+comandare, un infondere le sue idee e la sua volontà nella moltitudine,
+un allargarsi in una sfera sempre più larga; ma adesso, con grave
+danno del popolo, il campo della sua attività si restringe: egli
+deve pensare, invece, a difendere la sua dottrina e la sua vita. I
+suoi nemici crescono da ogni parte; essi hanno deciso che, se pure la
+repubblica resterà in piedi, deve perire almeno chi n’è stato autore;
+già circondano da ogni lato il misero Frate. Il quale si difende e
+combatte con sempre maggiore energia; grida all’Italia ed al mondo
+intero, che in lui si vuole uccidere la repubblica, distruggere i
+diritti inviolabili dell’umana ragione e della coscienza: ma, intanto,
+ha quasi dovuto abbandonare la riforma dei costumi e la riforma
+politica; la sua posizione è essenzialmente mutata, diviene ogni giorno
+più difficile e piena di maggiori pericoli.
+
+La politica, però, non fu neppure in questa quaresima del tutto
+abbandonata; giacchè si presentò un’occasione di tornarvi per qualche
+giorno. Erasi, allora appunto, finita di costruire la nuova sala
+del Consiglio Maggiore, di cui, sin dal principio del nuovo governo,
+era stata affidata la cura al celebre architetto Cronaca; ma questi
+condusse la cosa con molta lentezza, fino a che il Savonarola non
+cominciò a sollecitarla nelle sue prediche. Allora si procedette,
+invece, con tanta celerità, che i popolani andavano dicendo, avervi
+messo mano gli angeli.[446] Il 25 febbraio, vi si radunarono 1,753
+persone, che procedevano alla elezione della nuova Signoria.[447]
+Ed il Savonarola, tutto lieto in questa solenne occasione, volgeva
+alla politica due prediche del suo quaresimale.[448] Il suo discorso
+trattava particolarmente sul modo di fare le elezioni, e condannava
+aspramente quello spirito di parte che sempre le adulterava.[449] «Sono
+molti che vanno seminando polizze per la città, le quali dicono: non
+eleggete il tale. Io vi dico: non fate ciò che suggeriscono queste
+polizze. Se quelli i quali non volete che sieno eletti, son cattivi,
+voi potete dirlo apertamente in Consiglio, ora che non c’è tiranno.
+Vieni, adunque, fuori e di’ su franco: il tale non è buono a questo
+uffizio. Se poi è buono, lascialo eleggere.»[450] Ed altrove: «Intendo
+che sonvi alcuni in Consiglio che, quando uno va a partito, dicono:
+diamoli la fava nera o bianca, perchè egli è della tal parte. _Et quod
+pejus est_, intendo che v’è alcuni che dicono: egli è di quelli del
+Frate, diamoli le fave nere.[451] Come! hovvi io insegnato così? Io non
+ho amico nessuno, se non Cristo e chi fa bene: non fate più così, chè
+questa non è mia intenzione, e voi fareste presto nascere divisione.
+Chi rende le fave, le dia a chi pare a lui che sia buono e prudente;
+secondo la coscienza sua, come io v’ho detto altre volte.»[452] E qui
+vogliamo osservare, che il Savonarola, quale noi lo vediamo nelle sue
+prediche, nei suoi scritti, nella storia vera dei fatti, è ben diverso
+da quello che ci hanno dipinto i tanti biografi antichi e moderni.
+Dove è mai quello spirito di parte che, secondo alcuni, era il solo
+movente delle sue azioni? Dov’è quel desiderio di aiutare i suoi amici
+e deprimere gli altri? Dove sono quelle idee ristrette, quei principii
+poco generosi? Noi troviamo, invece, un uomo di altissime vedute,
+di nobili principii, pieno di disinteresse, amante della libertà
+per tutti, senza volerne eccettuare quegli stessi che cercavano di
+ammazzarlo.
+
+Dopo avere, in quella solenne occasione, insistito a lungo sul fare
+buone elezioni, senza spirito di parte; egli raccomandava affezione
+al Consiglio maggiore, al nuovo governo ed alla libertà. E, per
+maggiormente infonderne l’amore nel popolo, fece in ambedue quelle
+prediche una lunga descrizione del tiranno, e dei mali che esso produce
+nelle città che opprime. «Tiranno,» egli diceva, «è nome di uomo di
+pessima vita, che vuole tutto per sè e niente per altri, nemico di Dio
+e degli uomini. Egli è superbo, è lussurioso, è avaro; e come questi
+tre vizi contengono in germe tutti gli altri, così ne segue ch’egli
+contiene in germe tutti i vizi di cui l’uomo è capace. Esso ha corrotti
+ancora tutti i sensi: gli occhi al vedere lascivie; le orecchie ad
+udire laude per sè e vituperio per altri; il palato al vizio della
+gola; e così via discorrendo. Corrompe i magistrati, è rubatore di
+vedove e pupilli, opprime il popolo, favorisce coloro che lo eccitano a
+rubare il Comune. È pieno di sospetto e tiene spie per tutto; vuole che
+ognuno apparisca sciocco al suo cospetto e che sia suo schiavo; onde,
+dove è tiranno, non si può nè operare nè parlare liberamente. In questo
+modo il popolo diventa pusillanime, ogni virtù è spenta, ogni vizio
+esaltato. Ecco, o Firenze, quello che ti tocca se tu vuoi tiranno. Esso
+è causa di tutti i peccati che si commettono nel popolo; onde sarà
+chiamato a renderne conto innanzi a Dio, e porterà la pena dei suoi
+e degli altrui falli. E tu cittadino che lo seguiti, tu non sei meno
+misero di lui. La tua lingua è schiava nel parlargli, i tuoi occhi nel
+guardarlo, la tua persona è sempre schiava di lui, la tua roba è sua;
+ti tocca delle bastonate e bisogna dire: gran mercè! Tu sei misero
+da ogni parte. E queste,» così concludeva il Savonarola, «sono le
+miserie del tiranno e di coloro che lo seguitano; le quali essi hanno
+a sopportare in questa vita, per aver, poi, nell’altra la dannazione
+eterna.»[453] Questa descrizione egli la svolgeva minutamente,
+esponendo passo a passo tutta la vita, tutte le passioni, tutte le
+oppressioni del tiranno. E questo ritratto spaventoso e terribile,
+fatto qualche volta con arte grandissima, veniva da lui presentato
+di continuo agli occhi del popolo, per concludere sempre: «Ecco, o
+Firenze, quello che tu vai cercando.»
+
+In questa quaresima, il Savonarola volgeva il discorso ancora a quei
+fanciulli che sedevano in grandissimo numero sull’anfiteatro del
+Duomo. Raccomandava la carità e lo studio; voleva che niuno di loro
+ignorasse, almeno, i principii della grammatica; ed ai padri imponeva
+non risparmiassero per ciò nè spesa nè fatica. Raccomandava, del pari,
+che si guardassero dal vestir troppo presto l’abito ecclesiastico, e
+dava altri utili consigli.[454] Avvicinandosi, intanto, la Domenica
+delle Palme, ordinava per questi fanciulli una solenne ed assai utile
+processione. Erano allora stati eletti gli uffiziali del Monte di
+Pietà; ed il Savonarola che l’aveva tanto favorito, volle che fosse
+dai fanciulli solennemente aperto.[455] Nella domenica delle Palme,
+adunque, fu sin dal mattino apparecchiato in chiesa un tabernacolo,
+su cui era dipinto Gesù Cristo quando entra in Gerusalemme sopra
+l’asinello. Venne più tardi il Savonarola, e fece a tutti i fanciulli
+riuniti una predica piena di buoni consigli, la quale concludeva
+così: «O Signore, dalla bocca di questi fanciulli verrà la tua vera
+laude. Li filosofi ti lodano per lume naturale, e costoro per lume
+soprannaturale; li filosofi per amor proprio, e costoro con semplicità;
+li filosofi con la lingua, e costoro con le opere.» Rivolgendosi poi
+a tutto il popolo, col Crocifisso in mano diceva: «Firenze, questo è
+il re dell’universo, questo vuole essere il tuo re. Lo vuoi tu?»[456]
+Al che, tutti ad alta voce e molti piangendo, rispondevano di sì; ed
+il Frate scendeva dal pergamo fra l’entusiasmo del popolo e il fremito
+degli Arrabbiati, che, sebbene si tenessero lontani e in disparte,
+non lo perdevano mai di vista. Il giorno, i fanciulli vestiti di
+bianco andavano col tabernacolo in processione, e, visitate le chiese,
+si fermarono in piazza a cantare una canzone di Girolamo Benivieni
+sulla futura felicità di Firenze.[457] Fatta poi una larga raccolta
+di limosine, le portarono agli ufficiali del Monte di Pietà, con
+questa processione solennemente aperto da quei fanciulli che, sotto la
+direzione del Savonarola, avevano lasciate le feste carnascialesche per
+darsi alle opere di carità.[458]
+
+Se, però, noi vogliamo eccettuare queste due occasioni in cui venne
+aperta la sala del Consiglio ed il Monte di Pietà, il Savonarola non
+fece, in tutta la quaresima, altre prediche che mirassero al pratico
+vantaggio del popolo fiorentino. Egli procedette oltre nel modo stesso
+che aveva cominciato; ed il giorno ottavo dopo la Pasqua, fece l’ultima
+predica di quel quaresimale, la quale ne era la conclusione, come
+la prima erane stata, per così dire, il programma. In esse trovansi
+raccolte tutte le idee principali che il Savonarola s’era proposto
+di esporre. Quell’ultimo giorno, infatti, egli di nuovo si sottomise
+esplicitamente all’autorità della Chiesa Romana, dicendo che essa
+starà ferma in eterno, e sarà dannato chiunque se ne vuol separare;
+riconosce l’autorità del papa in quelle parole del Vangelo: «Tu sei
+Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa; e ciò che tu
+legherai in terra, sarà legato in cielo.» Ma dopo ciò, egli ripete
+di nuovo: «Noi, però, non siamo tenuti d’obbedire a tutti i comandi.
+Se essi vengono per false informazioni, non sono validi; se essi
+contrastano evidentemente alla legge di carità che è nel Vangelo, si
+deve resistere, come San Paolo resistette a San Pietro. Noi dobbiamo
+supporre che ciò non sia possibile; ma quando pur fosse, bisogna allora
+rispondere al superiore: tu erri, tu non sei Romana Chiesa, tu sei
+uomo e peccatore.» Appoggiava il Savonarola queste idee sull’autorità
+di molte citazioni, le dichiarava con molti esempi. «Se il mio
+superiore mi comanda di abbandonare la povertà, io resisto; se il tuo
+confessore ti comanda cosa che è contro a Dio, tu devi resistergli e
+condannarlo: quando la cosa è per sè evidente, non bisogna temere di
+nulla, ma seguire solo la via del bene.» Quantunque, però, sostenute
+dall’autorità dei dottori, queste idee sembravano assai ardite, erano
+come un grido di guerra. Nè forse il Savonarola stesso le avrebbe
+esposte sul pergamo, se egli non si fosse convinto che la elezione di
+papa Alessandro era nulla,[459] e non avesse nudrito ferma speranza
+che il Concilio doveva presto venire a riordinare i mali della
+Chiesa, desolata da tanti osceni scandali, da tanti delitti, da tanto
+abbominio.
+
+Venendo poi al caso particolare della sua disputa con Roma, ripeteva
+quel giorno: «Chi non sa che il breve è venuto per secondare i nemici
+miei e della repubblica, i quali spargono bugie e calunnie contro
+di me? Chi non sa che la mia partenza sarebbe non solo con pericolo
+grandissimo della mia vita, ma ancora con danno di questo popolo ed
+a rovina della libertà? Che il buon costume sarebbe abbandonato, che
+la religione anderebbe per terra? Questo, e non altro, vogliono i
+nostri nemici. Io, adunque, debbo credere che il Santo Padre sia stato
+ingannato dalle false accuse dei miei detrattori: obbedisco, piuttosto,
+a quella che debbo credere sua intenzione, e non voglio supporre che
+esso desideri la rovina di tutto un popolo.»
+
+E quel giorno ancora annunziava al popolo la sua morte. — «Qual sarà la
+fine della guerra che tu sostieni? — Se tu mi domandi in universale,
+ti rispondo che sarà la vittoria; se tu mi domandi in particolare, ti
+dico, invece, morire ed essere tagliato a pezzi. Ma ciò servirà solo
+a sempre più dilatare questa dottrina, la quale non viene da me, ma
+da Dio. Io non sono che strumento nella sua mano; onde sto deciso a
+combattere fino all’ultimo.» Raccontò di avere, nella scorsa notte,
+avuta una visione, durante la quale parevagli di vedere un Crocifisso
+sorgere fra Roma e Gerusalemme. Da esso scorreva un fiume di sangue,
+in cui gl’infedeli mostravano grande desiderio di bagnarsi, mentre
+i cristiani andavano quasi renitenti. Quindi le tenebre ricoprivano
+la terra, pioveano fuochi, saette; e così via discorrendo. Da ciò,
+l’oratore pigliava argomento a fare un’altra di quelle animate ed
+eloquenti descrizioni dei flagelli d’Italia,[460] di cui tutto il
+quaresimale è pieno; e così concludeva.
+
+In queste prediche vi sono davvero delle pagine che mostrano con grande
+evidenza, come in altre condizioni e con altri studi, il Savonarola
+sarebbe stato il più grande oratore italiano. V’è nelle sue parole un
+ardore, un fuoco d’una eloquenza tutta originale. Il suo linguaggio è
+affatto nuovo, e nel modo stesso che egli concepisce l’idea, ritrova
+anche una forma tutta propria; le sue immagini si presentano con forza
+e, quasi con violenza, dominano la immaginazione dell’uditorio. Se a
+ciò vogliamo, poi, aggiungere la forza del gesto e del suo accento,
+comprenderemo allora tutto il grande entusiasmo del popolo fiorentino.
+L’impressione che il Savonarola produsse in questa quaresima, fu
+superiore a quella di tutti gli altri anni; per tutto corse la fama di
+queste prediche; l’odio degli avversari giungeva al colmo; l’entusiasmo
+dei seguaci diveniva fanatismo; i principi d’Italia protestavano;
+il papa era pieno di feroce ira, e quasi gli pareva che il Vaticano
+tremasse sotto i fulmini di quella eloquenza. — Ma delle passioni che
+si destarono allora da ogni lato, noi discorreremo nel capitolo che
+segue.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+Scritti diversi intorno alla dottrina del Savonarola. Lettere che
+gl’indirizzano vari principi, e sue risposte. Colloquio del Papa
+coll’ambasciatore fiorentino. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e
+predica nelle feste _sopra Rut e Michea_. [1496.]
+
+
+Per ben comprendere quale e quanta fosse l’impressione prodotta
+dalle prediche del Savonarola, bisognerebbe leggere le lettere che
+si scrivevano in quei giorni a Firenze.[461] Sembra, davvero, che i
+Fiorentini non sapessero ragionare d’altro che del Frate, e che niuno
+di loro potesse più stare nei limiti del vero. Alcuni dicono ch’ei si
+fa beffe d’una scomunica già arrivata;[462] che tratta il papa peggio
+che turco, i principi d’Italia peggio che eretici: altri assicurano
+ch’egli vuol rivelare sul pergamo i peccati de’ suoi persecutori; che
+s’apparecchia a far nuove e più maravigliose profezie. Chi dice che
+esso è divenuto il tiranno di Firenze; e chi, invece, ch’egli fra poco
+ridurrà a mal partito i nemici della repubblica, se non li distrugge
+con qualche miracolo: ognuno si aspetta cose grandi e maravigliose. E
+così, esagerandosi da una parte per odio e mala fede, da un’altra per
+fanatismo ed affezione, gli animi si andavano sempre più esaltando, e
+le passioni ricevevano ogni giorno nuovo alimento.
+
+Nello stesso tempo, cominciava ad uscire per le stampe un numero così
+grande di strani opuscoli, che minacciavano, quasi, voler formare
+un nuovo genere di singolare letteratura. Da una parte, si esaltava
+insino alle stelle il nome del Frate; da un’altra, non si trovavano
+parole, accuse, contumelie bastevoli per denigrarlo. Invero, il merito
+letterario di quegli scritti non inviterebbe molto a discorrerne; ma
+pure ritraggono così bene i tempi e gli uomini, che dobbiamo fermarci a
+dirne qualche parola.
+
+Uno dei più notevoli fra questi opuscoli, si chiamò _Oraculum de
+novo sæculo_:[463] fu scritto dal Nesi, discepolo assai riputato di
+Marsilio Ficino, e tutto pieno delle sue idee neoplatoniche. Il titolo
+stesso del libro dava subito a conoscer l’autore per un seguace del
+Savonarola: si discorre, infatti, d’una strana visione, in cui il
+Nesi, trasportato in un altro mondo, ragiona a lungo con le ombre
+di Enea e di Platone, il quale ci vien descritto come precursore del
+Cristianesimo. L’autore incontra, poi, il gran Pico della Mirandola,
+che, menandolo per le sfere celesti, gli mostra in esse un riscontro
+della dottrina del Savonarola; e mentre continuano questo celeste
+viaggio, il Pico esalta l’ingegno, il cuore, il carattere del Frate,
+e conclude dicendo: _sed quid plura? Christi est in omnibus æmulator
+egregius_.
+
+Un predicatore in San Spirito attaccava la nuova dottrina, scagliava
+ogni giorno ingiurie contro al Savonarola, e lo sfidava ad entrare nel
+fuoco.[464] Questi, invece, lo disprezzava, e non faceva alcun caso
+delle sue parole: ma ecco subito venire in risposta un opuscolo di
+messer Filippo Cioni, notaio fiorentino, che prendeva la difesa del
+Frate.[465] Un altro avversario, per poterlo vie meglio ferire, pensa
+di fingersi suo seguace, e stampa una lettera, nella quale, sotto forma
+di dubbi, ripete le solite accuse che si fanno contro al Savonarola:
+che egli, cioè, semina scandali nella Chiesa, disobbedisce a Roma, si
+chiama profeta, e via discorrendo.[466] Domenico Benivieni, fratello
+del poeta e autore d’un gran numero di scritti religiosi, smascherava
+subito la grossolana ipocrisia dell’anonimo con una sua Epistola:
+veniva, poi, con molti dialoghi e trattati a difendere la dottrina e
+le profezie del Savonarola.[467] In essi faceva la storia della sua
+predicazione: descriveva lo stato di corruzione e d’incredulità, da
+cui il popolo fiorentino era stato liberato mercè la nuova dottrina:
+ne dimostrava la verità colla rettitudine della vita di tutti coloro
+che la seguivano, col suo perfetto accordo col Vangelo: enumerava
+finalmente le molte profezie del Frate, accennando così quelle che già
+s’erano verificate, come quelle che erano ancora in via di verificarsi.
+
+E mentre questa discussione s’era animata, ecco venir fuori un tal
+frate Angelo anacoreta, che, dall’eremo di Vallombrosa, indirizzava per
+le stampe lettere ai governi d’Italia. _Ai Signori e popolo di Firenze_
+riconfermava le promesse fatte dal Savonarola; e, pretendendo ad una
+particolare ispirazione delle Sacre Carte, assicurava di aver trovato
+nell’Apocalisse predetta la discesa di Carlo VIII in Italia, ed il
+suo passaggio in Oriente per ristabilirvi l’Impero Cristiano, diceva
+anche di avere scritto alle Chiese d’Affrica e di Asia, per annunziare
+questi prossimi eventi. _Al Senato e Doge di Venezia_ mandava un’altra
+lettera, per disapprovare la loro politica e quella della Lega, che,
+opponendosi a Carlo, si opponeva alla volontà del Signore, che lo aveva
+eletto a questa impresa.[468]
+
+Singolare veramente era questo frate, che dal suo eremo enumerava le
+forze del Turco e quelle di Francia, discorreva le probabilità e le
+conseguenze d’una guerra in Oriente. La politica era divenuta allora
+d’universale interesse, nè si trovava alcuno che non mulinasse nella
+mente i suoi piani e disegni dell’avvenire: gli uomini d’ogni partito
+avevano preso in mano la penna. Gli opuscoli politici, infatti,
+cominciavano ogni giorno a moltiplicare, e con essi gli Arrabbiati
+davano sfogo alle loro passioni, all’odio irrefrenabile che avevano
+contro al Savonarola; giacchè tentavano ogni via, non tralasciavano
+alcuna arme che potesse ferirlo. Tutti i giorni, gli Otto scoprivano
+nuovi attentati contro alla sua vita, e dovevano spesso mettere
+qualcuno alla fune; nè, a quanto dicevasi, mancarono dei casi in cui
+il delitto fu così presso a compiersi, che bisognò pronunziare la
+sentenza di morte.[469] Non perciò gli Arrabbiati si spaventavano, anzi
+procedevano oltre con uguale ardimento; e quando non potevano usare il
+ferro, si valevano della penna, come bisognava fare adesso che il Frate
+si era, causa dei brevi di Roma, ritirato nel suo convento. Furono
+epistole in versi o in prosa, sonetti, canzoni, frottole; ogni forma di
+scritto in cui si potessero mettere assieme ingiurie contro di lui.
+
+Un tale Girolamo Muzi scriveva una frottola, che incominciava così:
+
+ O popolo ingrato,
+ Tu ne vai preso alle grida,
+ E drieto a un guida
+ Piena d’ipocrisia...
+
+Egli attaccava non solamente il Savonarola, ma, rivolgendosi contro ai
+magistrati, biasimava la loro condotta:
+
+ Che i ducati o marroni,
+ Le some dei capponi
+ Giovenchi, han sì gran forza,
+ Che rompono ogni scorza
+ Ch’è innanzi alla giustizia.
+
+E procedeva oltre con tale insolenza, che venne dagli Otto privato
+per cinque anni di tutti gli uffici, e condannato a pagare 60 fiorini
+d’oro.[470]
+
+Ma del linguaggio che tenevano allora gli Arrabbiati, ci darà forse
+più chiara idea, la _Defensione contro all’Arca di Fra Girolamo_,
+scritta da Francesco Altoviti.[471] L’autore dice di aver sofferto
+l’esilio ed ogni sorta di persecuzione dai tiranni, e di amare sopra
+ogni altra cosa la libertà, per difendere la quale scrive ora contro
+al Savonarola. «Egli pare,» così di lui discorre l’Altoviti, «che sia
+tanto accecato e acceso nel vizio e nella monarchia della sua superbia,
+che siccome ha simulatamente detto che parlava con l’alto Iddio, così
+crede dovere tenere lo stato e l’arme come dittatore; per dare le sue
+leggi a questa città, e poi a tutto il mondo, come Moisè; e stringere
+e minacciare ogni pontificale potestà, che le debbi ricevere e pigliare
+per forza.» Lamenta che il Frate ha tolto le feste di San Giovanni, ha
+distrutto il carnevale ed ogni allegria in Firenze; e, non sapendo poi
+dire altro, continua così: «Egli vuol fare tiranno, e se qualche volta
+gli ha parlato contro, si è poi mitigato, perchè Piero gli è divenuto
+amico.» «E ora, non è dubbio alcuno che ove è Fra Girolamo, quivi è
+Piero de’ Medici; e chi vuole Fra Girolamo, vuole Piero de’ Medici. E
+però, volendo spegnere in tutto il nome del tiranno, bisogna spegnere
+il nome del Frate; perchè egli è padre del tiranno e luogotenente del
+tiranno;» e così via discorrendo. Si può egli immaginare nulla di più
+assurdo? Eppure, tale era ogni giorno il linguaggio degli Arrabbiati.
+
+I Frateschi, invero, non sempre restavano tranquilli; ma qualche volta
+anch’essi davano sfogo alla loro bile, come si può vedere nei versi che
+seguono:
+
+ Voi ridete, e con sonetti
+ Dispregiate il divin verbo;
+ Ma spectate il duro nerbo
+ Che le spalle vi rassetti.
+ Su, mosconi, a scompigliare;
+ Scarafaggi, a vostra stalla;
+ Calabron che siete a galla,
+ Fate i vizi un po’ svegliare.
+ Ma sappiate che mai falla
+ La iustizia col supplicio....[472]
+
+Questi scritti erano alle volte opuscoli, alle volte fogli volanti,
+che correvamo per le mani del popolo o si affiggevano alle cantonate;
+ma più spesso ancora, versi che venivano ripetuti e cantati per la
+città, e che Piagnoni ed Arrabbiati si scagliavano contro, quando
+s’incontravano per via. Se però vogliamo conoscere il carattere
+politico dei seguaci del Savonarola, non dobbiamo cercarne il ritratto
+in quegli scritti coi quali essi respingevano l’ingiuria coll’ingiuria.
+Noi dobbiamo, invece, cercarlo in quel numero assai maggiore di versi e
+di prose, nei quali viene esaltato il nome e la grandezza della patria
+fiorentina, nei quali essi propongono nuove leggi e nuove riforme, o
+discorrono l’indole di quelle che già sono in vigore.
+
+E qui accenniamo alcuni brevi trattati _Sul Cambio, Sul Monte
+Comune_, e _Sul Monte delle fanciulle_; solo perchè sono indirizzati
+al Savonarola ed al suo convento da un Frà Santi Rucellai; e perchè,
+mentre discorrono d’alcune istituzioni importantissime nella repubblica
+fiorentina, ci dànno anche notizie utili a conoscere lo stato in
+cui erano allora le sue finanze.[473] Ma gli scritti più importanti,
+quelli cioè che ci ritraggono al vivo i seguaci del Frate, uscirono
+dalla penna dei popolani, che, senza grammatica, scrivevano solo
+per uno spontaneo impulso e per una interna soddisfazione dell’animo
+loro. Uno di questi scritti, che potrà darci un saggio di tutti gli
+altri, era intitolato: _Riforma santa ha fatta Domenico Cecchi, per
+conservazione della città di Firenze_. L’autore ci spiega la ragione
+del suo scrivere, in queste parole: «Per grande amore che io porto
+a questo popolo, mi sono messo colla mia fantasia a fare tale opera,
+e non ne posso fare altra; e dì e notte me ne pare essere sforzato,
+che ne potrei dire cose di miracolo me n’è avvenuto, ch’io stesso ne
+sto stupefatto.» Il Cecchi è un vero tipo dei popolani fanatizzati
+dalle prediche del Savonarola: la politica e la religione sono nella
+sua testa stranamente combinate; egli discorre, come se una forza
+superiore lo costringesse a consigliar la repubblica, ed è tutto pieno
+di entusiasmo, d’ingegno naturale e di amore alla libertà. Il suo
+scritto presenta un curioso misto d’ignoranza nei primi rudimenti dello
+scrivere e di singolare acume politico; i suoi suggerimenti manifestano
+un raro buon senso, e si direbbero fondati sopra una consumata
+esperienza delle cose di Stato. Egli propone che il Consiglio maggiore
+venga sciolto dall’incarico di provvedere ad un numero infinito di
+piccole faccende, le quali non solo tolgono il tempo alle cose di
+maggiore momento, ma disgustano molti dall’andare alle adunanze.[474]
+Discorre sulla Decima, e dimostra i grandissimi vantaggi d’avere
+un’imposta unica come quella; condanna gravemente gli arbitrii,[475]
+«imperò l’arbitrio,» egli dice, «è quella cosa che sotterra questa
+città;» approva l’imposta sopra i beni ecclesiastici, e vorrebbe che si
+mettesse un limite alle doti, «perchè così non si disfarà un gentiluomo
+o un artefice a maritare una sua fanciulla.»[476] In questo scritto noi
+troviamo, per la prima volta, l’idea di creare quella milizia cittadina
+che fu più tardi istituita dal Machiavelli, e che difese tanto
+eroicamente la repubblica. Il Cecchi avvisava che si dovessero eleggere
+alcuni uffiziali, per educare al mestiere dell’armi tutti coloro
+che, nella città o contado, fossero atti a portarle. «E così, oltre
+il vantaggio che i danari delle paghe girerebbero fra i cittadini,
+sappiate che farà più frutto mille dei nostri uomini, che non fanno
+tremila forestieri. E queste leggi,» così egli concludeva, «faranno
+diventare buoni i cattivi, ed in Firenze viverà ognuno in felice stato.
+Porteranno anche in brieve tempo la riforma, l’unione e la pace per
+tutta Italia; chè verranno a imparare qui, perchè questa città è il
+pernio ed il cuore d’Italia.[477]
+
+Noi concludiamo, finalmente, il ragguaglio di questa letteratura
+popolare, col mettere accanto alle parole del Cecchi, i versi d’un
+tale che firmavasi: _Io Giovanni non sere nè messere, ma sarto
+fiorentino_.[478] Egli nutre per la repubblica il medesimo entusiasmo
+che aveva il Cecchi, ha il medesimo zelo per la patria; e sebbene sia
+lungi dall’essere dotto, non cade così spesso nelle sgrammaticature e
+negli errori d’ortografia. In un sonetto condanna quelli che vogliono
+sempre impieghi, ma ricusano di servire la patria quando bisogna
+portare pericolo: esalta il nome di coloro che combattono al campo
+di Pisa. Volge, in un altro, i suoi rimproveri contro quei Bigi che
+ipocritamente si fingono Piagnoni; ma li avverte che non riusciranno
+nel loro intento:
+
+ O prete, o frate, o secolare strano,
+ Sia chi vuol, che non terrà la bocca
+ Al popol fiorentino alto e sovrano.
+ Che chi al popol vorrà porre il freno,
+ Cadere lo vedrò in un baleno.
+ . . . . . . . . . . . . . . .
+
+In alcune ottave, loda l’amore alla patria e l’obbedienza al Consiglio
+Maggiore; in varie terzine, esalta la futura gloria di Firenze, biasima
+la politica del Moro, dei Veneziani e di tutta la Lega, minacciando ai
+Pisani una prossima rovina:
+
+ Però bisogna che il Pisano cali,
+ Co’ ferri a’ piedi giù nella sentina,
+ Po’ ch’è stato cagion di tanti mali.
+ E la famosa patria fiorentina
+ In alia stae come bel falcone,
+ E la Lega nïente lo domina;
+ . . . . . . . . . . . . . . .
+ Però non creda nessun sottoposto
+ Uscire delle branche al gran lione.
+ E chi lo ingannerà, tornerà tosto,
+ A suo dispetto, sotto il suo artiglio
+ Come Cristo superno ha ben disposto.[479]
+
+Quando consideriamo questi scritti, ed i molti altri che andavano
+allora per le mani di tutti, noi vediamo subito la gran differenza che
+passa fra quelli degli Arrabbiati e dei Piagnoni. L’onestà e la buona
+fede è senza dubbio coi seguaci del Frate; i suoi avversari esagerano,
+calunniano, fingono, non credono a loro stessi. Se, poi, lasciati da
+parte gli scritti di questi ultimi, ci facciamo a considerare solamente
+i primi; noi li troveremo allora divisi in due ordini assai distinti:
+politici e religiosi. Grande è la distanza che corre fra di essi; non
+solamente per la diversità del soggetto, ma ancora per l’indole di chi
+li scrive, pel modo con cui sono dettati. È il popolo che ragiona di
+politica, sono i dotti che discorrono di religione: il primo è ignaro
+affatto delle lettere; i secondi conoscono greco e latino, la filosofia
+aristotelica e la platonica: nondimeno, se vogliamo considerare il
+valore dei loro scritti, la palma tocca senza dubbio ai popolani. Tutti
+questi opuscoli erano, infatti, un prodotto della vita politica e della
+vita religiosa. Or la prima di esse rendeva in Firenze l’immagine d’un
+albero piantato sopra un terreno fertile e nel suo clima naturale, che
+subito spande i suoi rami verdeggianti e rigogliosi; l’altra, invece,
+a cui il Savonarola aveva profuso le sue cure più affettuose, sembrava
+una pianta che si trova in un terreno ingrato, e cresce solo a forza
+d’aiuti continui.
+
+I Fiorentini furono un popolo essenzialmente politico; onde avevano
+subito ripresa l’antica loro indole, ed ora sembrava, quasi, che la
+repubblica non avesse mai cessato di esistere. Se noi vediamo che il
+popolo, sentendosi quasi profano, non piglia mai la penna per scrivere
+di religione; esso è, invece, occupato tutto il giorno a ragionare
+ed a scrivere di politica: gli manca l’ortografia e la grammatica,
+ma tanto più ingenuamente manifesta la sua indole; è sempre pieno di
+ardore, di vita e di spontanea originalità. Che se, poi, ci venisse
+domandato se, in questo ridestarsi dello spirito fiorentino, i dotti
+s’occupavano di politica e quale era il merito dei loro scritti;
+dovremmo allora rammentare, che il genio dei Machiavelli, Guicciardini
+e Giannotti incominciava a sorgere con questa repubblica, si spandeva
+al sole di questa libertà; e che essi furono, senza alcun dubbio, figli
+della rivoluzione del 94, di quella rivoluzione dal Frate iniziata.
+Noi troviamo, invero, la vita politica attiva e fiorente in ogni sua
+parte. Le nuove leggi e riforme si discutono con maravigliosa perizia,
+si vincono con facilità grandissima; sorge una gioventù novella, e
+gli uomini maturi paiono consumati al governo degli Stati. Nè meno
+felicemente procedevano le cose della guerra: Piero Capponi, che ne era
+l’anima, acquistava al campo di Pisa un nome sempre maggiore; e quello
+del valoroso Antonio Giacomini era già divenuto illustre: tutte le
+cose si conducevano in maniera da rendere onore ad ogni più agguerrita
+repubblica, non che ad una che aveva scosso appena il giogo d’una
+servitù di sessanta anni. E se di questo così gran vigore di libertà
+principale autore fu il Savonarola, che fondò la nuova repubblica; egli
+l’aveva, quasi, ritrovata nell’indole stessa del popolo fiorentino,
+a cui subito era divenuta tutta naturale. Essa, infatti, sopravvive
+alla morte del Frate: spenta dalla forza di molti nemici, risorge più
+gloriosa: circondata di nuovo da eserciti potentissimi, deve cadere; ma
+la sua caduta è eroica, e la sua gloria rimane eterna.
+
+Assai muta l’aspetto delle cose, quando si rivolge lo sguardo alla
+vita religiosa di questo popolo. Noi vi troviamo qualche cosa di
+effimero e di forzato, che non sapremmo definire; ma di cui ognuno
+s’avvede, quando legge le storie di quei tempi e gli scritti religiosi
+dei seguaci del Savonarola. Essi non sanno fare altro che riprodurre
+languidamente le idee del maestro, ripetere senza calore le sue parole.
+Dalla loro mente non esce mai un pensiero originale; dalla loro penna
+non cade mai una parola energica.[480] Questo popolo che si dice rinato
+alla religione, non ha saputo lasciare ai posteri nessun monumento
+della sua fede. Il Savonarola è il solo personaggio veramente e
+grandemente religioso; egli sembra il solo uomo reale, in mezzo ad un
+mondo mutabile di sogni che svaniscono. Non è già che grande non sia la
+riforma religiosa, non è già che universale non sia il miglioramento
+morale; ma questo popolo che corre così spontaneo alla libertà, ha
+bisogno, per mantenersi saldo nella fede, di udire ogni giorno le
+prediche del Frate. Quando egli si tace, risorgono subito i vizi e la
+miscredenza. Ognuno si avvede che a lui sopravvive la repubblica, ma
+non la religione fiorentina.
+
+Sebbene il Savonarola volesse nasconderlo a sè stesso, dovette pure
+più volte avvedersene. Moveva allora amari rimproveri contro quel
+popolo che tanto amava; minacciava la terribile ira del Signore, e
+diceva che le promesse felicità si sarebbero mutate in spaventosi
+flagelli. Ma aveva troppo bisogno di credere e sperare in quella
+moltitudine; ed il corso naturale delle cose era, d’altronde, così
+inevitabile, che trascinava fatalmente anche lui. Egli aveva cominciato
+a parlare di religione e di morale, ed i Fiorentini s’erano svegliati
+all’amore della libertà; li aveva allora secondati col consigliare
+e fondare la nuova repubblica, e subito divenne l’idolo della
+moltitudine: ma quando volle che la politica e la libertà servissero
+alla religione, i Fiorentini, invece, facevano servire la religione
+alla libertà. Ogni volta che il Frate perdeva affatto di mira la
+politica, l’attenzione dell’uditorio lo abbandonava; egli veniva,
+quindi, costretto a proclamare Gesù Cristo re di Firenze; a fare che
+la Vergine consigliasse sul pergamo la nuova costituzione, e che il
+Signore comandasse l’abolizione dei parlamenti. Doveva continuamente
+paragonare il nuovo governo a quello delle gerarchie angeliche, e i
+vari giorni della rivoluzione fiorentina alle sette giornate della
+creazione! In sostanza, il Savonarola che sembrava essere un uomo
+onnipotente sui Fiorentini, aveva trovato un ostacolo insuperabile nel
+loro indifferentismo religioso, il quale era la sola parte dell’opera
+dei Medici, che non gli potè mai riuscire di distruggere affatto. Quel
+popolo correva dal dubbio al fanatismo, e dal fanatismo ritornava al
+dubbio; senza che egli potesse mai renderlo veramente religioso, per
+quanto vi si fosse adoperato.
+
+E questo è un fatto d’una importanza gravissima, che merita di essere
+seriamente considerato; perchè solamente esso potrà darci la chiave
+a comprendere lo scioglimento inaspettato di questo singolare dramma
+della vita del Frate. Egli volle essere il rinnovatore della religione;
+ma il popolo fiorentino volle in lui adorare il fondatore della
+repubblica. Lo difendevano con tanto ardore contro al papa, perchè
+questi voleva portare i Medici a Firenze, perchè la causa del Frate era
+divenuta la causa della libertà. Ma il giorno in cui Alessandro Borgia,
+il quale non pensava egli stesso gran fatto alla religione, fosse
+riuscito a separare l’una cosa dall’altra; il Savonarola non avrebbe
+potuto più contare sullo stesso ardore, sul medesimo zelo; il terreno
+avrebbe tremato sotto ai suoi piedi!
+
+Ma, per tornare finalmente al corso della interrotta narrazione,
+colle prediche _sopra Amos e Zaccaria_, la fama della nuova dottrina
+s’era sparsa in tutto il mondo. Molto se ne parlò in Oriente, dove
+il gran Sultano per leggere quelle prediche le faceva tradurre in
+turco.[481] Di Francia, di Germania e d’Inghilterra, venivano al
+Savonarola lettere di nuovi seguaci che la lettura dei suoi sermoni gli
+aveva acquistati.[482] E nel medesimo tempo, i principi italiani gli
+scrivevano, movendo contro di lui aspri lamenti giacchè ognuno d’essi,
+o per falsi rapporti o per avere poco tranquilla coscienza, si credeva
+personalmente preso di mira nelle prediche che egli faceva contro i
+vizi e contro i tiranni.
+
+Principalissimo fra questi era Lodovico il Moro, che scriveva al
+Savonarola: «La sua vita essere tutta pura, tutta cristiana; onde non
+vedeva perchè dovesse, così di continuo, essere accusato da lui, al
+quale piuttosto si poteva far grave rimprovero del suo dire che non
+si deve obbedire al papa.» Il Savonarola non lasciava questa lettera
+senza risposta, ma gli scriveva in data del 25 aprile, serbando il
+rispetto dovuto ad un principe, e tenendosi, nello stesso tempo,
+in una dignitosa riserva verso quell’uomo, cagione di tanti danni
+all’Italia, e così fiero nemico della repubblica. «Non è vero,» egli
+diceva, «che io abbia mai detto assolutamente che non si deve obbedire
+al papa; perchè questo sarebbe assai reprensibile, e contrario a quei
+sacri canoni, secondo i quali mi sono sempre governato. E così ancora,
+per darmi carico, è stato falsamente riportato che io ho sparlato di
+V. S. Io sono affezionato a tutti, e non debbo parlare di alcuno in
+particolare. Che se la V. S. è verso Dio di quello animo che dice,
+non deve fare altro che perseverare: nè in questo si può avere giudice
+migliore della propria coscienza.»[483]
+
+Per le stesse ragioni e nel medesimo modo, doveva il Savonarola
+scrivere a Galeotto Pico, principe della Mirandola, che allora
+tiranneggiava crudelmente i suoi Stati, e credevasi, perciò, anch’egli
+preso di mira nelle prediche. Il Frate smentiva, di nuovo, queste
+accuse personali; ripeteva che il suo ufficio era solo di annunziare il
+flagello, e raccomandare ad ognuno di far penitenza.[484] Quel principe
+era fratello del famoso Pico della Mirandola, e padre dell’altro che
+fu biografo del Savonarola; ma per indole assai da loro diverso. La
+sua vita fu piena d’atroci crudeltà, ed egli tenne lungamente prigioni
+nel fondo d’una torre un fratello e la madre: onde il Savonarola,
+mutato dipoi linguaggio, gli scrisse, il 26 marzo 1496, una lettera
+assai minacciosa. «Io vi conforto di convertirvi a Dio, vivere come
+è obbligato ogni buon cristiano, dolervi del passato e ridurvi alla
+pietà. Altrimenti, io vi annunzio che è sopra di voi imminente un gran
+flagello, e sarete flagellato nella roba, nella persona e nella casa
+vostra. Vi annunzio ancora; che della vostra vita ce n’è per poco;
+che, se non farete quel che vi dico, anderete nell’inferno; e questa
+lettera vi sarà presentata innanzi al tribunale di Dio, nè vi potrete
+scusare.»[485] Ed il giovane Pico a questo proposito osserva: «Mio
+padre si trovava allora in età virile, era nel fiore della salute e
+poteva promettersi una lunga vita: pure, dopo quella lettera veramente
+profetica, non sopravvisse che due anni; e d’allora in poi, la storia
+della nostra famiglia fu una lunga tragedia di sangue, della quale
+ancora non si vede la fine.»[486] L’infelice giovane, certamente, non
+previde che egli doveva essere una delle vittime più infelici di questa
+tragedia profetizzata dal Savonarola. La notte del 5 febbraio 1533,
+veniva trucidato per le mani del suo stesso nipote!
+
+Ma di tutti gli sdegni principeschi, maggiore di gran lunga era quello
+del papa: esso faceva continui e minacciosi rimproveri all’ambasciatore
+fiorentino messer Ricciardo Becchi, lamentandosi non solo del Frate, ma
+più ancora della Signoria che gli aveva permesso di predicare. I Dieci
+scrivevano e riscrivevano in sua difesa, ma il papa ne veniva in sempre
+maggiore sdegno; onde, per calmarlo, si pensò mandargli ambasciatore
+straordinario Messer Niccolò Pandolfini, arcivescovo di Pistoia. Non
+appena egli fu giunto alla presenza del Borgia, che questi cominciò a
+biasimare aspramente i Fiorentini del loro tenersi sempre uniti alla
+Francia, e non volere entrar nella _Lega santa per cacciare i barbari_;
+ma procurare, piuttosto, la rovina d’Italia. Veniva, poi, a parlare
+del Frate, e le sue parole erano brevi; ma rivelavano un odio cupo e
+profondo, un’ira assai male repressa. Cercava l’arcivescovo di scusare
+la repubblica nel miglior modo che poteva. Circa l’alleanza francese,
+egli adduceva la fede dei trattati, l’odio che i Veneziani ed il Moro
+avevano sempre manifestato verso la repubblica. Rispondendo poi alle
+cose del Frate, rammentava come la Sua Santità gli aveva, per mezzo
+d’un cardinale, concesso nuovamente il predicare; onde nè esso nè la
+Signoria avevano creduto d’incorrere in alcuna disobbedienza. Ed a
+questo, il papa interruppe bruscamente il discorso, dicendo: — «Ben,
+bene: di Frà Girolamo non ne parliamo ora; forse verrà tempo che ne
+parleremo assai meglio. Quanto al resto, voi non date che parole, e
+volete tenere il piè in due staffe.» — [487] Così finiva quel primo
+colloquio.
+
+Intanto, il papa radunava un concistoro di quattordici teologi
+domenicani, ai quali proponeva di esaminare la condotta e la dottrina
+del Savonarola; onde trovassero modo di condannare e punire con
+severità, non solamente lui, ma ancora i suoi seguaci. Fu singolare,
+però, il vedere come in tutta quella radunanza di teologi, la
+principale accusa che si movesse contro al Savonarola, fosse quella
+di essere _suto cagione di tutto il male di Piero de’ Medici_.[488]
+Prova indubitabile, se pure ve n’era bisogno, che si trattava d’un
+odio politico e non punto religioso. L’ambasciatore fiorentino messer
+Ricciardo Becchi, non restava, in questo mezzo, ozioso; ma, aiutandosi
+del favore e delle raccomandazioni d’alcuni cardinali, correva per le
+case di tutti gli altri, cercando volgerli in favore della repubblica
+e adoperandosi a guadagnare tempo; giacchè, per ora, non si poteva fare
+altro.[489]
+
+Il Savonarola, intanto, finita la quaresima, era andato a Prato e
+Pistoia, dove riveduto i suoi frati e riposato alquanto, tornava subito
+a Firenze.[490] Ivi si affrettava a pubblicare il suo trattato _Della
+Semplicità della vita cristiana_, il quale doveva essere una seria
+risposta alla corte di Roma; giacchè l’autore veniva, con una compiuta
+esposizione di tutta la dottrina cattolica, a smentire le accuse
+d’eretico e scismatico che gli volevano muovere. Il merito principale
+di questo trattato sta solo nell’aver dato un compendio chiaro,
+preciso, intelligibile ad ognuno, dei principali dommi cattolici. E,
+sebbene questo non sia che un pregio di forma e di esposizione, fa
+pure un grandissimo onore all’ingegno del Savonarola, l’aver, prima
+d’ogni altro, tentato di spogliare la teologia del soverchio apparato
+scolastico con cui molti la ingombrano ancora oggi; e di avere,
+in questo modo, cominciato a renderla intelligibile a tutti. Noi
+dovremo più tardi notare questi medesimi pregi in un’opera di mole e
+d’importanza assai maggiore, di cui il presente trattato non essendo
+che un primo abbozzo, ci contenteremo discorrerne di volo.
+
+L’autore lo pubblicò, quasi contemporaneamente, nell’originale
+latino e nella traduzione italiana, fatta da Girolamo Benivieni;[491]
+innanzi alla quale pose una prefazione, in cui dichiarava nuovamente
+di sottomettersi all’autorità della Chiesa Romana, e di scrivere e
+predicare solo «per combattere la miscredenza dei nostri tempi, nei
+quali si è raffreddata la carità e non apparisce più lume alcuno di
+buone opere.» Il primo libro di questo scritto è poi il solo che tratti
+propriamente della dottrina. Incomincia coll’insistere sulla necessità
+delle buone opere; viene, quindi, a descrivere la vita cristiana,
+e dice che il fondamento e la radice ne sta tutto nella grazia di
+Dio. Definisce la grazia, e conclude che a questa deve il cristiano
+tendere con tutto il suo animo; giacchè le buone opere senza di essa
+non acquistan valore. Nel medesimo libro si discorre a lungo ancora di
+quella estasi divina che era un portato delle dottrine neoplatoniche, e
+che il Savonarola tanto predilesse. Egli conchiude, però, col dire, che
+sebbene in quello stato di estasi le buone opere sono quasi inutili,
+pure il cristiano non può mai giungere alla visione di Dio, senza
+aver prima esercitato lungamente la carità. Vien poi a discorrere
+delle cerimonie e dei sacrifizi; intorno ai quali ripete affatto la
+dottrina di san Tommaso. Si ferma a notare la differenza che passa fra
+i sacrifizi della legge mosaica e della cristiana; notando che i primi
+operavano solo come mezzo, ed a seconda della disposizione di chi li
+faceva; mentre i secondi infondono la grazia, anche per loro intrinseca
+virtù. In tal modo finisce il primo libro, che è la parte principale
+di questo trattato. Gli altri contengono piuttosto precetti di morale;
+discorrono a lungo della semplicità interna del cuore, della semplicità
+esterna negli atti, nel vestire, e via discorrendo; concludono con una
+descrizione della suprema felicità nella vera vita cristiana. Questo
+scritto venne letto avidissimamente, fu più volte ripubblicato,[492]
+e dovè, certo, avere gran forza a combattere quell’accusa di eretico,
+sotto cui la corte di Roma voleva nascondere l’accusa politica.
+
+Nel medesimo anno, il Savonarola pubblicava una esposizione del salmo
+_Qui regis Israel_; nella quale raccomandava al Signore che venisse
+a soccorrere il secolo caduto sì basso. «Ora è spenta,» egli diceva,
+«ogni religione, e si costuma: oggi in teatro, e domani nella cattedra
+episcopale; oggi in teatro, e domani canonico in coro; oggi soldato,
+e domani prete.» Nell’esporre il salmo, egli s’imbatte nella parola
+_aper_, e si ferma a notare le qualità di questo animale, per trovare
+ad ognuna di esse un corrispondente vizio nei preti de’ suoi tempi; e
+poi si rivolge di nuovo al Signore, esclamando: «mostraci finalmente
+la faccia tua, la tua luce, la tua verità.»[493] Tale fu sempre il
+Savonarola; sottomesso nel domma, ardito anzi audace nella disciplina:
+tale noi lo troveremo fino all’ultima ora della sua vita.
+
+Nel mese di maggio, egli risaliva il pergamo a predicare nelle
+feste, _sopra Rut e Michea_. I suoi sermoni erano questa volta radi
+e lunghissimi; spesso si taceva più settimane o anche un mese, per
+tornare, poi, in Duomo a predicarvi molte ore di continuo. Così
+sperava non dare al Borgia continua occasione di lamentarsi; e da
+un’altra parte, teneva nel popolo sempre viva la sua dottrina e
+l’amore alla libertà. — «Noi siamo ancora qua, e non siamo fuggiti
+come molti hanno detto. La prima cagione che ci ha spinto a venire,
+è lo sparlare di questi avversari; dipoi, vedevamo che, mancando
+l’acqua della predicazione, ogni cosa diveniva arida, e la brigata
+andava per terra: anche vi dirò il vero, che senza predicare io non
+posso vivere; e finalmente, io sono venuto per obbedire a Colui che
+è prelato dei prelati e papa dei papi.» Il Savonarola spiegava in
+queste prediche, come lo spirito del Signore, per mezzo dei Santi,
+discendesse nei prelati, onde diffondersi poi in tutto il popolo.
+«Ma ora,» egli diceva, «la corruzione del clero, la corruzione della
+Chiesa impedisce che lo spirito si diffonda fra i credenti. Non
+resta, dunque, che raccomandarsi a Dio perchè ci aiuti; perchè mandi
+il flagello che, correggendo la Chiesa, riaprirà la via ad una larga
+diffusione della grazia e dello spirito.» Il 23 maggio, egli Avocava la
+discesa dello Spirito Santo con parole così ardenti, così passionate,
+che facevano scoppiare l’uditorio in un pianto dirotto. E il giorno
+seguente, ripigliando lo stesso soggetto, diceva: «Come gli astri,
+congiungendosi, producono sopra la terra effetti diversi; così i
+prelati, che dovrebbero essere gli astri della Chiesa, producono nel
+popolo vizi o virtù, a seconda delle loro qualità buone o cattive.
+Quando essi sono corrotti, tutta la Chiesa e la cristianità intera
+è corrotta. I buoni si trovano allora in una terribile guerra;
+giacchè debbono obbedire, perchè ogni potestà superiore è da Dio;
+ma non debbono, poi, piegarsi ai comandi che sono contro la legge
+del Signore. Grande è, perciò, la tribolazione; grande è la guerra,
+quando i principi cristiani sono cattivi; maggiore assai è quando alla
+potestà temporale si unisce ancora la spirituale. Allora l’angustia
+non si può comportare; ma pure bisogna tenersi sottomessi, perchè
+_il Signore non vuole mutar chiavi_. Costoro hanno doppia potenza,
+spirituale e temporale; e usano l’una e l’altra in difesa del male.
+Come, dunque, si può vivere bene? Ognuno par che ne abbia, invece,
+paura. Più felici assai erano i tempi degli Apostoli; chè essi, almeno,
+avevano a combattere un’autorità che non dovevano rispettare. Che
+s’ha dunque oggi a fare? Bisogna aspettare che venga il flagello.»
+Volgendosi poi ai sacerdoti, diceva. — «Io sono la porta, grida a
+voi il Signore; e chi non entra per questa porta, è ladro. — Tu,
+prelato, che compri i benefizi, sei ladro; tu, padre, chè li compri
+pe’ tuoi figliuoli, sei ladro. Non vendete le cose spirituali, vi
+dico io; voi le avete _gratis_, e datele anche voi _gratis_. Chi,
+dunque, vuol seguire l’invito che fa il Signore; chi si vuol vestire di
+semplicità e abbandonare ogni cosa per la Chiesa? — Oh prelati! Oh capi
+della Italia! Fatevi innanzi, volete voi questa donna? — Ecco, essi
+rispondono: _Cedo jura propinquitatis_; essi cedono i loro diritti, e
+non vogliono saperne altro. Siatemi, adunque, testimoni, che io li ho
+chiamati già sei anni continui; anzi Cristo li ha chiamati per mezzo
+mio, e non sono voluti venire, e hanno rinunziato ai loro diritti. —
+Scalzali, dunque, o Signore, dei beneficj loro, e togli loro ogni cosa.
+— Spada, spada, tu porrai rimedio a tutto. Io ti avviso, o Italia; io
+ti avviso, o Roma, che niuna cosa ti può salvare se non Cristo. Ancora
+non è venuto il tempo di mandare lo Spirito Santo; ma verrà il tempo
+suo; e allora, o Signore, tu sarai lodato in eterno.»[494]
+
+Così finiva questa predica, e così continuavano, presso a poco, le
+altre che fece il Savonarola fino al 20 di agosto 1496. In quel giorno,
+noi lo troviamo nella sala del Consiglio maggiore, dove, a richiesta
+dei Signori, predicava a tutti i magistrati ed a tutti i principali
+cittadini quivi radunati. Il luogo lo richiamava alla politica; ed
+egli, facendo una generale esposizione della sua vita passata, prendeva
+occasione per respingere le tante accuse che contro di lui s’andavano
+spargendo. «A torto il clero si rammarica di me. Se io ho parlato
+contro i vizi, non ho offeso mai alcuno in particolare. Ma assai più
+grave è il torto dei cittadini che vanno gridando che io mi mescolo
+in tutte le faccende di Stato. Io non sono mai entrato nelle vostre
+faccende; io l’ho detto in pubblico ed in privato; io lo ripeto ora,
+in questo luogo, che tale non è il mio ufficio; e, quando io volessi
+impacciarmene, niuno dovrebbe prestarmi ascolto. Che se, poi, ho dato
+delle buone leggi per il bene del popolo e della sua libertà; se ho
+impedito le discordie, ho pacificato gli animi; ciò è stato in onore
+di Dio, e costoro vogliono lapidarmi d’una buona opera. Essi vanno
+gridando: — Il Frate vuole danari, il Frate ha intelligenze, il Frate
+vuole farsi tiranno, il Frate vuole cappello. — Io vi dico, che se
+così fosse, non avrei a quest’ora il mantello lacero. Io non voglio
+gloriarmi in altri che in te, Signor mio. Io non voglio nè mitre nè
+cappelli; io non voglio se non quello che tu hai dato ai Santi, la
+morte: un cappello rosso, un cappello di sangue, questo desidero. Ma
+io vi dico, che se voi non provvedete a queste mormorazioni, un gran
+danno ne seguirà alla vostra città.» Dopo questa lunga introduzione,
+l’oratore volgeva il suo discorso a consigliare sul modo di mantener
+fermo il nuovo governo. E il suo avviso era questo: che si dovesse dare
+nel Consiglio una piena libertà di discussione, una facoltà di dire
+tutto ciò che si volesse; ma fare nello stesso tempo una legge, che
+punisse severamente quelli che andavano sparlando di fuori. «Quando
+i cittadini sono congregati, e’ non si può dire bene, se non si dice
+tutto quello che l’uomo ha in animo. Lascia pur dire a ognuno quel
+ch’ei vuole. — O padre, v’è di molti ai quali non ci si può fidare.
+— Non ti curar di ciò. Lascia pur dire, perchè la vita loro li farà
+sempre conoscere. Ordinate che niuno possa, sotto grave pena, sparlare
+di ciò che si dice nel Consiglio. Se a te non piace ciò che dice quel
+tale, non dir già male di colui, ma vien su e rispondi: a me non piace
+questa ragione; e allegane una migliore. Ma se voi siete sfiduciati gli
+uni degli altri, e non fate che sparlare; allora non nasce altro che
+divisioni e discordie.»[495]
+
+Questa predica, fatta nella sala del Consiglio Maggiore, alla presenza
+di tutti i magistrati riuniti, sembra quasi trasportarci due anni
+indietro, a quei giorni pieni di vita e di successo, nei quali il
+Frate fondava la nuova repubblica. Come mai i Fiorentini ardiscono
+sfidare a questo segno l’ira del Borgia; mettere in non cale i brevi
+e le minacce? Noi dobbiam credere che le condizioni della repubblica
+sieno assai mutate. Ed, invero, i nuovi avvenimenti d’Italia avevano
+fatto da ogni lato sorgere nuovi pericoli; onde tutti si rivolgevano,
+spaventati, a quel Frate che solo aveva saputo nei momenti difficili
+guidarla a salvezza. Ed egli, sebbene fosse stato già una volta con
+tanta ingratitudine pagato, ritornava a prestare la sua opera in difesa
+della patria; per esperimentare, come noi vedremo, una ingratitudine
+maggiore e più crudele.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+Strettezze della repubblica, e rovesci nella guerra contro Pisa. Morte
+di Piero Capponi. Minacce degli Alleati, che chiamano l’imperatore
+Massimiliano in Italia. Nuovi brevi del papa contro al Savonarola,
+e sue risposte. La repubblica assediata in Livorno dagl’Imperiali e
+dagli Alleati. Il Savonarola, intanto ritorna sul pergamo. Si scampa
+maravigliosamente da ogni pericolo. [1496.]
+
+
+I tumultuosi mutamenti degli anni passati avevano arrestato in Firenze
+il commercio e l’industria: le somme pagate al re di Francia e le spese
+della guerra erano state esorbitanti e continue: il credito pubblico
+era andato scemando in maniera, che chi aveva un _luogo_[496] di 100
+fiorini sul Monte Comune, non poteva venderlo più di 10. Per due anni
+la Signoria aveva, quasi ogni mese, radunato il Consiglio per chiedere
+nuovi danari e mettere nuove imposte;[497] ma ora le finanze della
+repubblica e dei privati erano ad un tempo esauste. A tutto questo si
+aggiungeva anche la carestia; per il che le campagne erano crudelmente
+travagliate dalla fame, e i contadini venivano a branchi in Firenze,
+donde l’antica legge li cacciava come forestieri; ma la nuova carità
+li riceveva, invece, come fratelli. Si tenne lunga discussione su
+questo proposito; e vinse finalmente l’opinione dei seguaci del Frate,
+i quali aprirono le loro case per ricoverarvi quel maggiore numero
+che potevano.[498] In questo modo, però, avanzava maggiormente la
+povertà; e i visi sparuti e stenti di quei contadini crescevano la
+generale tristezza, mentre che la peste già cominciava a portarne via
+qualcuno.[499]
+
+Nè con minore avversità procedevano le cose al campo di Pisa, che,
+sprovvisto di danari e di vettovaglie, assottigliava ogni giorno di
+uomini. Più volte si ebbe il dolore di vedere qualcuno dei capitani
+assoldati passare al nemico per paga migliore; giacchè i Pisani
+ricevevano ora sempre nuovi soccorsi, per la gara venuta fra il Moro
+ed i Veneziani di tenere un piè fermo in quella città. E mentre che i
+Fiorentini vedevano il nemico di fronte a loro crescere ogni giorno di
+forza e di numero, si trovavano da altri nemici combattuti alle spalle.
+I contadini, che per due anni avevano visto le campagne desolate dalla
+guerra, ora che sopravveniva la carestia, erano per la fame divenuti
+furiosi; e assai spesso, levandosi a tumulto, correvano ad assalire
+il campo in tanto numero e con tale impeto, che bisognava colle armi
+combatterli più ore prima di poterli respingere.[500]
+
+Profittando i Pisani d’un tale stato di cose, uscirono, sotto il
+comando di Gian Paolo Manfroni, ad un assalto generale contro il
+nemico. Combattèssi dall’una parte e dall’altra con valore; ma
+i Fiorentini dovettero lasciare tutti i castelli che avevano sul
+piano,[501] e ritirarsi alle colline. Verso la metà del settembre-,
+essi furono una seconda volta assaliti, e dovettero cedere anche le
+colline; sicchè perderono, così, tutto quello che avevano acquistato.
+Ed ora, il nemico, spingendosi oltre con maggiore animo, mirava a
+tagliare la comunicazione fra Livorno e Firenze: cosa che, quando fosse
+riuscita, sarebbe stata l’ultima rovina della repubblica; giacchè
+solo per quella via potevano venire i soccorsi tanto necessari del
+grano.[502]
+
+Ma fra le molte sventure, niuna pareva sì grande, niuna rattristò così
+universalmente gli animi, come la morte del prode e generoso cittadino
+Piero Capponi, seguita appunto in questi ultimi fatti, il giorno
+25 di settembre 1496. Egli s’era messo ad assediare il castello dì
+Soiana, per riprenderlo al nemico; e siccome usava sempre far l’ufficio
+del soldato e del capitano, così, mentre che egli medesimo piantava
+le artiglierie sotto alle mura, venne da una palla nemica ferito e
+morto.[503] Il giorno innanzi, vedendo rompersi la maggiore delle
+due artiglierie, ne aveva preso sinistro augurio e si era predetta
+la morte; scrivendone a frate Salvestro Maruffi suo confessore,
+perchè lo raccomandasse a Dio.[504] È incredibile il terrore che la
+nuova di questo fatto sparse nella città e nel campo. I suoi soldati
+fuggirono, quasi spaventati, da Soiana, e ne abbandonarono per
+sempre l’assedio.[505] A Firenze, furon subito ordinate le esequie
+splendidissime a spese della Repubblica; e mai non s’era vista la
+morte d’un privato cittadino con tanto universale dolore compianta.
+Il suo corpo fu trasportato per Arno in una barca funebre; lo deposero
+a Firenze, nella sua casa presso al ponte a Santa Trinità; e di quivi
+fu portato a Santo Spirito, ove lo accompagnarono tutti i magistrati
+e una moltitudine innumerevole di cittadini. La chiesa splendeva per
+un grandissimo numero di doppieri, e intorno ad essa v’erano quattro
+ordini di bandiere, nei quali le insegne dei magistrati erano alternate
+con quelle della famiglia. In sulla bara venne, con altissime lodi,
+celebrata la vita e compianta la morte del valoroso soldato e del gran
+cittadino, che andò poi a riposare nella tomba medesima, che il suo
+avolo Neri aveva fatta all’illustre bisavolo Gino Capponi.[506]
+
+Ma ancora l’avversa fortuna non era stanca di opprimere la Repubblica.
+Gli Alleati, vedendo in quanti pericoli ella versasse, la stringevano
+da tutti i lati, per indurla a separarsi dall’amicizia di Francia, ed
+entrare in quella lega che essi chiamavano _santa_. Non parlavano più
+di Piero de’ Medici, sapendo l’odio grandissimo che v’era contro di
+lui; promettevano, invece, di mantenere il governo libero, e di aiutare
+a sottomettere Pisa: in contrario, però, minacciavano di venire alla
+guerra. Gli Arrabbiati favorivano queste pretensioni; ma il popolo
+universalmente le avversava, perchè sapeva bene quello non essere
+altro che un principio a mutare il governo,[507] e perchè giudicava non
+potersi fare alcuno assegnamento sulle parole della Lega, nella quale
+erano tante le volontà, che mai non si veniva a capo di nulla. Il re
+Carlo, d’altronde, parlava nuovamente di tornare in Italia, e mostrava
+già apparecchiarsi all’impresa; onde fu deliberato di restar sempre
+fermi nell’amicizia di Francia.
+
+Ma quella voce del ritorno dei Francesi, metteva nuovamente a
+soqquadro l’anima del Moro. Egli che si vantava d’essere il moderatore
+d’Italia, e che era, infatti, l’autore di tutti i disordini che vi
+seguivano; tremava ad ogni mutar di vento, e temeva sempre di perder
+la sua usurpata signoria. Eccolo, adunque, a meditar nuovi trattati
+e nuove alleanze, a chiamar nuovi stranieri. Esso era da qualche
+tempo in buona relazione coll’imperator Massimiliano, che aveva in
+moglie una sua nipote, e gli aveva concesso l’investitura del ducato
+di Milano qual feudo imperiale. Pensò, adunque, d’invitarlo a venire
+in Italia per pigliarvi la corona di ferro, stabilirvi l’autorità
+decaduta dell’impero, farsi arbitro nelle molte dissensioni dei vari
+Stati, e rimettervi l’ordine. Il nome dell’imperatore, egli pensava,
+avrebbe impedita la discesa dei Francesi; ed inoltre, trovandosi
+Massimiliano affatto sprovvisto d’uomini e danari, avrebbe dovuto stare
+alla discrezione di chi gliene forniva. E seppe il Moro così bene
+maneggiar la cosa, ch’egli potè invitarlo in nome di tutta la Lega,
+colla promessa di 40,000 ducati; dei quali 16,000 avrebbero pagato i
+Veneziani, altrettanti il Moro stesso, e 8000 il papa: nel caso, però,
+che l’imperatore fosse venuto con esercito capace di operar qualche
+effetto.[508]
+
+Ma in questo mezzo, si seppe che il re Carlo aveva deposto ogni
+pensiero di tornare in Italia. Egli aspettava ben presto di essere
+nuovamente padre; e, tutto pieno di questa sperata felicità,
+abbandonava il pensiero d’Italia. Nel settembre nasceva, infatti, il
+Delfino; ma un mese dipoi moriva, lasciando il re oppresso da tanta
+tristezza, che egli non pensava neppure a soccorrere il piccolo resto
+de’ suoi soldati, che si trovavano nel regno di Napoli, sprovvisti
+di tutto, stretti da ogni lato, e vicini a cader nelle mani del
+nemico.[509] Fu vario l’effetto che queste nuove produssero in
+Italia. A Firenze, la morte del Delfino parve un altro avveramento
+delle profezie del Savonarola. La nuova, poi, che Carlo abbandonava
+il pensiero d’Italia, raffreddò subito gli alleati nell’invito fatto
+all’imperatore, e quasi ritiravano le loro promesse. Ma il Moro, sebben
+solo, restava fermo ne’ suoi propositi; anzi con più ardore spingeva
+l’imperatore a muoversi, avendo la speranza di poterlo maneggiare a suo
+arbitrio, ora ch’egli era solo ad aiutarlo. E mentre che Massimiliano
+si avvicinava, il papa, preso animo pel nuovo stato di cose, veniva,
+senza metter tempo in mezzo, a vie di fatto contro la repubblica.
+Le sue genti, unite a quelle dei Sanesi, erano sul ponte a Valiano
+e cercavano sforzare i confini fiorentini. Vennero, però, più volte
+respinte, e finalmente furono costrette darsi alla fuga e ricoverare
+in Montepulciano. Ma i Fiorentini, sebbene vittoriosi, s’erano per
+questi fatti trovati nella necessità d’indebolire il campo di Pisa;
+mentre esso era nelle tristi condizioni più sopra descritte, quando
+i movimenti dell’imperatore e del Moro facevano temere nuovi assalti
+da quel lato.[510] L’imperatore, infatti, aveva già varcato le Alpi;
+ma egli veniva con sì piccolo numero di gente, che, quasi vergognando
+di sè stesso, evitava il passar per Milano, ove il duca gli aveva
+apparecchiato una grande accoglienza. Prese, invece, la via di Genova;
+e di quivi, il giorno 8 di ottobre, partiva con sei galee veneziane
+ed alcuni legni genovesi. Sbarcava alla Spezia, donde, per la via
+di terra, entrò in Pisa con 100 cavalli e 1,500 fanti. I Pisani lo
+accolsero con festa grandissima: corsero subito al ponte dell’Arno e
+gettarono nel fiume la statua del re Carlo, per mettervi invece quella
+dell’imperatore: lo alloggiarono splendidamente. Essi erano pieni di
+speranza, avevano uomini e danari, buoni capitani e molte vettovaglie;
+da ogni parte venivano sempre nuovi aiuti; ed ora che cercavano tirare
+in loro favore il nome e l’autorità dell’impero, pareva che anche in
+ciò volesse la fortuna secondarli.[511]
+
+Ogni cosa riusciva, invece, avversa ai Fiorentini, che avevano
+contraria la fortuna e gli uomini: nondimeno fu mirabile l’energia
+colla quale seppero aiutarsi in quelle avversità. Essi non perderono
+l’animo; ma raccolsero uomini, danari, vettovaglie quante poterono; e
+mandarono ogni cosa al campo. Scrissero ai loro mercatanti in Francia,
+perchè aiutassero la patria colle loro private fortune; assoldassero
+uomini; mandassero grano; facessero, come buoni cittadini, ogni cosa
+che era in loro. Nè si stavano a questo; anzi, vedendo che Livorno
+era in quel momento divenuta la chiave del territorio toscano, e che
+ad esso i nemici avevano messo la mira, mandarono subito a fornirlo e
+fortificarlo così gagliardamente, che quasi non pare credibile come in
+tanta strettezza si potessero fare tanti provvedimenti.[512] Il primo
+pensiero della Signoria, però, era già stato, come noi abbiam visto più
+sopra, quello di ricorrere al Frate; perchè venisse a mettere animo in
+quel popolo scoraggiato da tanti pericoli e da tanti nemici riuniti; in
+quel popolo che sembrava non essere più capace di nulla, senza l’aiuto
+delle sue prediche. Ed il Savonarola correva pronto e volenteroso
+all’opera; sebbene egli prevedesse che, in quel momento appunto, la
+corte di Roma avrebbe contro di lui cominciata una guerra assai più
+aspra e difficile.
+
+Di tutti i nemici della repubblica, più fiero certamente era il
+papa. — Il Moro sarebbe stato contento di veder, per ora, trionfare
+gli Arrabbiati in Firenze; i Veneziani volevano acquistare qualche
+autorità in Pisa; ma il papa voleva, invece, distruggere assolutamente
+la repubblica, e rimettervi i Medici come suoi vassalli, per aprire,
+poi, la strada a’ suoi figli: e quando tutti gli alleati aspettavano
+la discesa dell’imperatore, egli solo, non sapendo frenare il suo
+impeto, s’era mosso colle proprie armi. Più d’ogni altra cosa era poi
+grande nel Borgia l’odio contro al Savonarola, di cui temeva assai
+il ritorno sul pergamo; perchè capiva che questo poteva ora mandare a
+vuoto tutte le speranze concepite per l’avvicinarsi dell’imperatore.
+Il popolo fiorentino, guidato nuovamente dal suo Frate, rianimato da
+quella voce, sarebbe forse divenuto capace di qualche eroica difesa.
+Decise, quindi, il Santo Padre di usare le minacce, le lusinghe, le
+promesse, ogni arte di cui era capace, per impedire che il Savonarola
+risalisse sul pergamo, ora che tutto il popolo e la Signoria stessa
+ne lo pregavano. Il breve che aprì questa nuova guerra, partiva da
+Roma il giorno 8 settembre; era indirizzato al convento di San Marco,
+e, simile a quello venuto nel settembre dello scorso anno ai frati di
+Santa Croce, parlava del Savonarola come di un tal Frà Girolamo amico
+di novità, e seminatore di falsa dottrina.[513] «Egli,» così diceva il
+breve, «è venuto, per queste commutazioni delle cose d’Italia, in tanta
+insania, da far credere al popolo che è mandato da Dio e che parla
+con Dio; senza provarlo nè con miracoli nè con speciale testimonianza
+delle Sacre Scritture, come esigerebbero le canoniche leggi. Noi
+abbiamo dato prova di lunga pazienza, sperando che volesse pentirsi
+e rimediare ai suoi trascorsi, col sottomettersi a noi e desistere da
+quella scandalosa separazione dalla Congregazione Lombarda, che alcuni
+frati con ingannevoli arti avevano da noi estorta.» Si conchiudeva,
+poi, col rimettere tutta questa causa a Frà Sebastiano de Madiis,
+Vicario Generale della Congregazione Lombarda; imponendo al Savonarola
+di riconoscere la sua autorità, di recarsi tosto ove da lui gli venisse
+comandato, e in questo mezzo _astenersi da qualunque predicazione
+pubblica o privata_. Il convento di San Marco veniva unito alla
+Congregazione Lombarda; ed era ordinato, a Frà Domenico, Frà Salvestro
+e Frà Tommaso Bussino, di recarsi fra nove giorni a Bologna. Tutto ciò
+sotto pena di scomunica _latæ sententiæ_.
+
+Il fine di questo breve era per sè stesso evidente: il Santo Padre
+voleva, innanzi tutto, far tacere il Frate; ma perchè ad ognuno
+diveniva oggimai palese, che la guerra da lui mossa contro al
+Savonarola era una guerra tutta politica, e parte principale di
+quella che esso faceva alla repubblica; così, col rimettere la causa
+in altri, e col ridurla a una disputa di unione o separazione di
+conventi, esso cercava nasconderne il vero carattere e rendervi la
+repubblica indifferente. Una volta che la Congregazione di San Marco
+fosse sciolta, l’autorità del Savonarola cadeva; e se egli, obbedendo
+ai comandi del superiore di Lombardia, usciva dal territorio toscano,
+verrebbe subito nelle mani del Borgia.[514]
+
+Il Savonarola, che capiva chiaramente tutto ciò, risolvette sin dal
+principio di non obbedire; ma, per non rendere la sua posizione più
+difficile coll’inasprire maggiormente l’animo del papa, mandò, il 29
+settembre, una sua lunghissima risposta.[515] — Si doleva in essa,
+che i suoi nemici riuscissero ad ingannare il Santo Padre sopra cose
+che avevano avuto luogo alla presenza di tutto il popolo. «In quanto
+alla dottrina,» egli diceva, «io mi son sempre sottomesso alla Chiesa:
+in quanto alla profezia, io non ho mai detto assolutamente di esser
+profeta, sebbene questa non sarebbe eresia; ma bene ho predetto varie
+cose, alcune delle quali si sono verificate, altre lo saranno col
+tempo. Noto è, d’altronde, a tutta Italia, come il flagello sia già
+cominciato, e come, solamente per mezzo delle mie parole, sia seguita
+la pace in Firenze; senza di che le sventure sarebbero state per tutti
+assai maggiori.» Così, procedendo oltre, egli rammentava al Santo
+Padre, che il breve della separazione non fu estorto da pochi frati,
+ma venne chiesto da tutti, e fu concesso dopo lunga discussione. «Il
+rimettere, poi, la nostra causa alla decisione del vicario lombardo,
+questo è un volere far giudice il nostro avversario; giacchè a tutti
+sono note le contese delle due congregazioni. Donde mai può nascere,
+Santissimo Padre, tutto ciò, se non dalle false accuse, dalle mendaci
+relazioni dei nemici di questa repubblica che io ho salvata da tanti
+pericoli, che ho ridotta alla vera religione e libertà, distruggendo
+le fazioni, correggendo i costumi ed introducendovi la pace? E
+d’altronde,» così continuava il Savonarola, appoggiandosi sull’autorità
+di molti dottori di Santa Chiesa, «ad ognuno è permesso passare da
+una regola ad un’altra più stretta e severa. Questo è quello che noi
+abbiamo fatto colla nostra separazione. L’unirci poi ai frati lombardi,
+sarebbe un crescere i rancori che sfortunatamente già esistono fra
+le due congregazioni, un dare occasione a nuove dissensioni e nuovi
+scandali. E finalmente, dicendo la Vostra Santità di volere questa
+unione, per evitare che altri cada nei miei errori; ed essendo ora
+chiarissimo che io non sono in questi errori caduto; cessando la
+causa, deve cessare l’effetto. Avendo, dunque, provate false tutte le
+accuse mosse contro di me, conceda Vostra Santità che io attenda una
+risposta alla mia difesa, ed un’assoluzione. Io predico la dottrina dei
+Santi Dottori; in niente mi discosto da essi; e sono apparecchiato,
+ove avessi errato, non solo di correggermi, ma dichiararlo ancora e
+farne ammenda innanzi a tutto il popolo. Ed ora, ripeto di nuovo quel
+che ho sempre detto, che sottopongo me stesso e tutti i miei scritti
+alla correzione della Santa Romana Chiesa.» Nello stesso tempo, il
+Savonarola scrisse molte lettere che indirizzò ad amici di qualche
+autorità in Roma, ripetendo le medesime ragioni che adduceva al papa in
+favore della sua causa, e raccomandandola a tutti caldissimamente.
+
+Alessandro VI, col suo occhio sagace e penetrante, comprese la
+difficoltà del caso, ed usò allora un’astuzia degna veramente
+dell’antico avvocato di Barcellona. Visto che il Frate era deciso a
+non sciogliere la sua congregazione ed a non partire di Firenze; visto
+che il momento era assai decisivo per la repubblica, onde la sola cosa
+che importasse al presente era di far sì che il Frate non predicasse;
+lasciò le minacce, e si volse alle lusinghe. Il 16 ottobre, partiva,
+quindi, un altro breve,[516] nel quale il Santo Padre, rispondendo alla
+lettera del Savonarola, rallegravasi come del ritorno d’una pecorella
+smarrita. «Noi ti abbiamo,» così gli diceva, «in altre lettere
+manifestato il nostro dolore per questi sollevamenti fiorentini, di
+cui le tue prediche sono state precipua cagione; giacchè, in luogo di
+predicare contro i vizi e raccomandare l’unione, tu vai annunziando
+il futuro: cosa che potrebbe far nascere discordia in ogni popolo
+pacifico; massime, poi, nel fiorentino, ove sono tanti semi di
+discordie e fazioni. Per queste ragioni ti chiamammo appresso di noi;
+ma ora che, per le tue lettere e per mezzo di molti cardinali, sentiamo
+che sei apparecchiato all’obbedienza della Romana Chiesa, grandemente
+ci siamo rallegrati, persuadendoci che tu abbi errato piuttosto per
+soverchia semplicità, che per animo cattivo. Onde rispondiamo di nuovo
+alle tue lettere, e in virtù di santa obbedienza ti comandiamo che _ti
+astenga da ogni sermone, non solo pubblico ma anche privato_; acciò non
+possa dirsi che dalla predicazione ti sei ridotto ai conventicoli. E
+questo modo terrai insino a che potrai, più sicuramente e con decoro,
+venire alla presenza di noi, che ti riceveremo con paterno e lieto
+animo; o insino a quando avremo più maturamente deliberato qual modo tu
+debba tenere, e destinato una persona idonea a riordinar queste cose.
+E se, come non dubitiamo, tu vorrai obbedire, fin da ora sospendiamo
+tutti i brevi antecedenti, acciò tu possa, per ora, attendere
+tranquillamente alla tua spirituale salute.»
+
+Dopo questo breve, il Savonarola trovavasi in una difficilissima
+condizione. Egli capiva bene, che tutta quella paterna dolcezza, non
+era altro che un’arte per chiudergli la bocca nel momento in cui la
+repubblica aveva maggiore bisogno di lui: era la solita astuzia del
+Borgia, che ormai tutti conoscevano. Le lettere dell’ambasciatore di
+Roma, infatti, facevano sapere che l’ira del Santo Padre era più che
+mai violenta; ch’egli voleva assolutamente metter le mani sulla persona
+del Frate. Le armi dal papa mosse contro la repubblica; le istigazioni
+che faceva all’imperatore; il perfetto accordo che regnava fra lui e
+Piero de’ Medici, che s’era fermato a Roma, e di quivi cercava stendere
+nuove fila di congiure in Firenze;[517] tutto metteva fuori di dubbio,
+che il Borgia voleva, ora, far tacere il Savonarola, per poter meglio
+opprimere la repubblica; dopo di che gli sarebbe stato assai facile
+spegnerlo affatto. Nondimeno, in che modo poteva questi disobbedire ad
+un comando, in apparenza così giusto e benigno; ad un breve che gli
+offeriva generale perdono, a condizione solamente ch’ei si tacesse?
+Il disobbedire non sarebbe a molti sembrato un voler mettere scandalo
+nella Chiesa, un rendere impossibile ogni conciliazione? Sebbene,
+adunque, il Savonarola non fosse sordo alla voce della patria che lo
+chiamava; sebbene conoscesse in che gravi pericoli ella versasse, e
+fosse persuaso che la finta benignità del papa non era che astuzia;
+pure volle obbedire. Infatti, sin da che giunse il breve[518] dell’8
+settembre, egli s’era taciuto, e continuava tuttavia nel suo proposito.
+
+In una lettera che scrisse ad un amico, il 15 settembre di questo anno,
+manifestava chiaramente lo stato del suo animo. «È noto,» egli diceva,
+«a tutto il mondo, che le cose di cui vengo accusato sono false; e sarà
+d’una grande infamia a cotesti prelati ed a tutta la città di Roma. Io
+so bene che essi non hanno ragione di procedere contro di me, chè anzi
+mi lapidano per una buona opera; ma io non li temo, nè temo la loro
+potenza, perchè basta la grazia di Dio e la pura coscienza. Conosco
+la radice di tutte queste insidie, e so che procedono dai perversi
+cittadini, i quali vogliono ristabilire la tirannide in Firenze,
+e vanno d’accordo con alcuni potentati d’Italia. Tutti costoro mi
+vorrebbero uccidere; onde ora non posso più camminare senza la guardia
+di gente armata. Nondimeno, se non potrò altrimenti soddisfare alla mia
+coscienza, io voglio obbedire, nè peccare anco venialmente.»[519]
+
+Ma nel mentre egli si taceva, le cose della repubblica andavano di
+giorno in giorno rapidamente peggiorando. Gl’imperiali, accresciuti
+dai Milanesi e Veneziani, già stringevano d’assedio Livorno, in numero
+di 4000. Le navi venete tenevano il mare e chiudevano il porto, mentre
+un drappello delle loro genti era al ponte di Sacco, per impedire
+qualunque comunicazione fra Livorno ed il campo di Pisa. I Fiorentini,
+non pertanto, provvedevano ai loro stringenti bisogni con un coraggio
+degno dei loro antichi tempi. Mandavano al campo di Pisa Antonio
+Colligiani, perchè rimettesse disciplina nell’esercito disordinato
+dopo la morte del Capponi; e gli ordinavano di restringere le genti
+a Montopoli, per tenersi pronto ad accorrere dovunque il bisogno ed i
+movimenti del nemico lo chiamassero. Bettino Ricasoli, assai reputato
+per la sua energia e capacità militare, comandava in Livorno; ed, ora,
+i Dieci della guerra vi mandavano altri trecento uomini d’arme, guidati
+dal conte Cecco, il quale, profittando della oscurità della notte
+e d’una pioggia dirotta, passava per mezzo dei nemici ed entrava in
+città. In questo modo si riusciva a fare più d’una onorevole sortita,
+nelle quali gl’imperiali vennero battuti. Ciò che, fra tante avversità,
+aiutava i Fiorentini, era non solamente la incapacità dell’imperatore
+nel dirigere la guerra, ma ancora il trovare egli nei Veneziani e nel
+Moro più ostacoli che aiuto. Essi volevano bene opprimere Firenze, ma
+non volevano però levare un altro potente in Italia: onde spingevano
+l’imperatore, e spinto, poi, lo arrestavano; tanto da fargli molestare
+il nemico, ma non soddisfare l’ambizione che aveva di segnalare la sua
+venuta in Italia con qualche gran fatto d’armi. Era, inoltre, sorta una
+nuova discordia fra i Veneziani ed il Moro, non volendo alcuno di essi
+permettere all’altro d’occupare Livorno, finita che fosse la guerra.
+
+Per tutte questo ragioni, i Fiorentini avevano potuto durare sino ad
+ora, non solo senza cedere a tanti nemici e tanto più potenti di loro,
+ma anche, qualche volta, battendoli. Non si poteva, però, continuare
+più a lungo; giacchè quel che le armi nemiche non facevano, cominciava
+ora a farlo la fame. Ed a togliere ogni altra speranza, arrivava la
+nuova che gli sforzi fatti dai mercatanti fiorentini in Francia per
+soccorrere la patria, erano stati tutti invano. Essi aveano assoldato
+il conte d’Albigion con la sua gente; avevano assoldate molte navi
+e caricatele di grano comprato a loro spese: ma, in sul momento di
+partire, il conte s’era ricusato di venire in Italia; e le navi,
+spaventate da un grosso temporale che avevano per via incontrato,
+s’erano parte tornate a Marsiglia, e parte, allargandosi sul mare,
+avevano preso diverso cammino, per speranza di maggiori guadagni. E
+quando pure fossero venute innanzi a Livorno, come mai potevano entrare
+nel porto, che era guardato dai Veneziani?[520]
+
+A Firenze, perciò, lo squallore era cresciuto a un segno, che non si
+potrebbe con parole descrivere. Sul volto di ognuno si leggeva lo
+sgomento dell’avvenire, su quello dei popolani, poi, erano dipinti
+lo stento e i travagli della fame patita. I contadini, non di rado,
+si appoggiavano estenuati ai muriccioli delle vie, e vi morivano
+per mancanza d’alimento.[521] La peste ogni giorno faceva qualche
+progresso.[522] Pure, tanto lo spirito di parte può accecare gli
+uomini, che in questa universale miseria pareva che gli Arrabbiati ne
+trionfassero. Andavano ad alta voce gridando: «Ora, finalmente, siamo
+tutti chiari che al Frate ci ha ingannato. Ecco le felicità da lui
+promesse a Firenze.» E già parlavano di cedere; ardivano pubblicamente
+sparlare del nuovo governo, e dicevano ch’era venuta l’ora di mutarlo.
+
+La Signoria, non sapendo più a quale partito appigliarsi, ricorreva
+agli uffici divini; ed ordinava che si facesse, con una solenne
+processione, entrare in Firenze quella miracolosa immagine della
+Madonna dell’Impruneta, a cui il popolo fiorentino soleva sempre
+ricorrere nelle sue avversità. Ma la sola cosa che ad ognuno pareva
+potesse veramente confortare il popolo in tanta avversità, era
+la voce di quel Frate, che tutti vedevano ora, con dolore e con
+disapprovazione, tacersi. Onde la Signoria tornò di nuovo a lui,
+supplicandolo e quasi imponendogli che non mancasse al dovere verso
+la patria: non volesse permettere che quel popolo, il quale aveva in
+lui riposta tanta fiducia, restasse ora, fra tanti pericoli, in tanta
+miseria, senza il conforto, almeno, della sua parola.
+
+Il Savonarola, che già da più tempo era crudelmente afflitto, nel
+vedere lo sgomento, lo squallore e la desolazione di quel popolo,
+non seppe resistere alle nuove istanze della Signoria; ed il giorno
+28 di ottobre, ritornava finalmente sul pergamo. Quanto diverso dal
+solito era l’aspetto del suo uditorio! Su tutti i volti stava dipinto
+lo sgomento del presente, il terrore dell’avvenire. Ad ognuno pareva
+che fosse vicina la fine del governo popolare, che gli Arrabbiati
+dovessero ben presto trionfare, e che alla fame ed alla guerra
+dovessero succedere gli esilii e le condanne. Tutti gli occhi si
+volgevano, dunque, a lui, pieni d’incertezza e titubanza. Egli, come
+spesso faceva, cominciò quella predica in forma di dialogo. «Io non
+avrei dovuto parlare. Ma io vengo per obbedire alla Signoria, e per
+invitarvi un’altra volta alla penitenza. — _Voi siete chiari?_ Ed io
+vi dico che sono chiaro io, e che ogni cosa da noi detta, fino ad un
+minimo iota, si deve verificare. Io sono chiaro che Iddio aggira il
+cervello d’Italia, e che molti saranno ingannati. Questo flagello pare
+una cosa, e sarà un’altra. — _Tu sei chiaro?_ Di che cosa? Che sono
+vicine le tribolazioni? che tu combatti contro a Cristo? Sappi che
+il bene promesso a Firenze verrà, e che i cattivi avranno l’inferno
+in questa vita e nell’altra. Siete adunque chiari, che se non mutate
+vita avrete guai? I vizi continuano sempre, o Firenze: si giuoca, si
+bestemmia; e in questo modo voi vi tirate addosso il flagello. Orsù,
+fate questa processione che sarà buona cosa; «e se voi ricorrete a Dio
+come si deve, io mi confido che si avrà qualche grande grazia, e che
+non dovremo avere paura di nessuno.»
+
+«Ma tu poni sempre la tua speranza negli uomini, tu aspetti sempre
+soccorso da quel re che mai non viene, e che già è stato punito, come
+noi gli minacciammo;[523] ed io, invece, ti dico: _maledictus homo qui
+confidit in homine_. — Orsù, che dobbiamo noi dunque fare, o padre?
+— Prima di tutto, bisogna che ritorni a Dio; dipoi, che tu deponga il
+pensiero che già avevi fatto (di mutare governo e di arrenderti); che
+ti aiuti con ogni provvisione umana; che tu presti alla città tutto il
+danaro che tu puoi, e che tu lo presti _gratis_. Io vi dico finalmente:
+unitevi tutti insieme, e lasciate ogni dissensione. E se voi fate una
+vera unione, ascoltate bene le parole che vi dico: «Io voglio perdere
+la cappa, se non cacciamo ora li nostri nemici. Io dico che se voi fate
+questo, io voglio essere il primo ad uscire fuora contra di loro con
+uno crocifisso in mano, e faremo fuggire li nostri nemici insino in
+Pisa, ed ancora più là.» «Credi alle mie parole, o Firenze; rammentati
+quante lacrime versasti in questa chiesa il giorno 6 di novembre;[524]
+e, poi, fu fatta la rivoluzione quel medesimo giorno, e fosti libera.
+Rammentati che io feci partire da Firenze il re Carlo; e quando egli
+ritornò da Napoli, corsi quasi a rotta al suo campo e lo minacciai,
+onde egli non fece alcun danno. Credi, dunque, alle mie parole; confida
+nel tuo Signore. Segua quel che si voglia, io non temo nulla, se voi
+tornate a Dio e state uniti e fate ogni provvisione umana.»
+
+Volgendo poi, di nuovo, il suo discorso a coloro che mormoravano
+contro il nuovo governo, diceva: — «Ora io voglio dirti un’altra
+parola. Voi siete cittadini di tre sorta: prima, quelli che nel vecchio
+governo erano esuli e desideravano invano la patria. Or tu l’hai; sta
+cheto, adunque. Secondo, quelli che avevano il capestro alla gola.
+Ora voi avete sicurezza e libertà; state cheti, adunque. — Io non mi
+muovo, padre. — Non è già vero; voi tutti macchinate, e lo so ben io
+quello che voi volete. — Finalmente, vi sono quei cittadini che hanno
+magistrati in questa presente Repubblica; e questi non fanno giustizia,
+e la città è tutta piena di giuochi, di bestemmie, di lussuria, di
+sodomia e disunione. A questi io dico: se non fate giustizia, il
+flagello verrà sopra di voi. Io dico, finalmente, a tutti, e lo dico
+_in verbo Domini_: chiunque vuole tiranno capiterà male. Unitevi,
+adunque; fate questa processione, e sperate nel Signore.»[525] Così
+parlava il Savonarola quel giorno; ma, in verità, sino a che durava
+il pericolo imminente, quelle parole d’una fiducia tanto cieca davano
+agli Arrabbiati nuovo argomento di mettere in canzone il Frate ed i
+frateschi. Nondimeno, al popolo era già un gran conforto che egli
+predicasse; e fino a tanto che la sua voce risonava sul pergamo,
+sembrava che Firenze non dovesse temere nuove sventure.
+
+Il giorno trenta di ottobre, entrava in città la miracolosa immagine
+di S. M. dell’Impruneta; una moltitudine immensa l’accompagnava, e
+giammai i Fiorentini non avevano dimostrato una devozione più sincera.
+La gente procedeva mesta e silenziosa; le limosine erano larghissime;
+la tristezza stava dipinta su tutti i volti; e nella faccia del popolo
+minuto si vedevano i segni della fame già sopportata, il timore di
+stenti maggiori. La processione era giunta in Por Santa Maria, quando
+un messaggiero, entrato per la porta a San Frediano e passato di sul
+ponte alla Carraia, veniva lung’Arno correndo a cavallo, con un ramo
+d’ulivo in mano, per andare al Palazzo dei Signori. Ma, imbattutosi
+nella folla, si trovava da ogni parte circondato; ed afferrando il
+cavallo per la briglia, tutti domandavano le nuove di Livorno. Erano,
+finalmente, all’improvviso e quasi per incanto, arrivati da Marsiglia
+i tanto aspettati soccorsi di uomini e di grano. Le navi giungevano
+innanzi a Livorno, spinte da un vento così impetuoso di libeccio,
+che non s’erano appena viste sul mare, che già entravano nel porto;
+nè i Veneziani avevano potuto arrestarle, perchè dalla forza di que’
+medesimi venti erano stati costretti a riparare sotto la Meloria. — Non
+si potrebbe mai con parole descrivere la sfrenata gioia del popolo. Il
+messaggiero veniva per tutto accompagnato con altissime grida; le sue
+parole ripetute di bocca in bocca, si amplificavano ed esageravano; la
+città era, quasi in un istante, tutta piena della lieta novella; le
+campane sonavano a festa; in tutte le chiese si rendevano pubbliche
+e solenni grazie del miracoloso aiuto. Invero, agli Arrabbiati
+stessi pareva che il Signore avesse voluto salvar la repubblica dalla
+imminente rovina, e che il Savonarola fosse stato questa volta, senza
+dubbio, profeta. Il suo nome, la sua autorità ne crebbero a mille
+doppi; ed il popolo minuto andava ora gridando: «Le prediche del Frate
+ci hanno anche questa volta salvato.»[526]
+
+Il soccorso non era, in verità, gran cosa. Delle genti dai mercatanti
+assoldate, non erano voluti partire che 600 uomini; e delle navi già
+pagate, una parte, quando furono in alto mare, presero diverso cammino
+per speranza di maggiori guadagni, ed invece naufragarono: onde si era
+poi sparsa la voce, che i soccorsi non sarebbero altrimenti venuti.
+E adesso non erano entrati nel porto che cinque navi e due galeoni,
+carichi d’uomini e di grano. Ma il modo ne era stato così inaspettato,
+il tempo così opportuno, che l’effetto ne fu grandissimo, non solo
+in Firenze, ma anche a Livorno, dove gli animi si riempirono di tanta
+speranza, che fatto, per allegrezza, fuoco con tutte le artiglierie,
+uscirono ad assalire i Pisani; e contemporaneamente andarono,
+dall’altra parte, a rinforzare la bastía del Ponte a Stagno, che già
+minacciava cadere nelle mani del nemico. Ivi trovarono gl’imperiali
+così spaventati dal gran rumore delle artiglierie, e dalla voce che
+aveva, anche fra loro, esagerato assai la forza degli aiuti arrivati;
+che li misero in fuga, con grande uccisione di gente, con guadagno non
+piccolo di prigionieri e cavalli.
+
+Intanto, nel primo giorno di novembre, il Savonarola saliva di nuovo
+sul pergamo; e, pigliando occasione dalla inaspettata fortuna, esaltava
+la misericordia di Dio; inculcava il bisogno di tornare alla religione,
+correggere i vizi, fare continue orazioni, e non fidare in altri che
+nel Signore. Cercava ancora di moderare la soverchia allegrezza del
+popolo. «Non bisogna lasciarsi vincere così facilmente dalla gioia e
+dal dolore; non bisogna abbandonare le provvisioni umane; bisogna più
+che mai provvedere alla guerra.» Il 2 novembre, giorno dei morti, fece
+un’altra predica, che ebbe grandissimo successo; e fu _sull’arte del
+ben morire_.[527] Diceva che il vero cristiano dovrebbe tener sempre
+presente l’idea della morte, e che una vera considerazione di essa
+condurrebbe ognuno alla buona vita. Con assai vivi colori descriveva
+lo stato dell’animo nostro in quell’ora suprema; faceva un’analisi
+ingegnosa e minuta di tutte le passioni che ci dànno assalto in quel
+momento di prova. «La morte,» egli diceva, «è il momento solenne della
+nostra vita: il diavolo ci dà allora la battaglia estrema. Egli è come
+se esso giocasse sempre a scacchi con l’uomo, ed aspettasse il momento
+della morte per dargli lo scacco matto. Chi lo vince in quel punto,
+vince la battaglia della vita. Noi, o fratelli, non viviamo in questo
+mondo, se non per imparare a ben morire.» Proponeva ad ognuno, di
+tenere al suo letto un quadro che gli rammentasse l’ora ed il pericolo
+della morte. Descrisse minutamente questi quadri fantastici, cui il
+popolo prestava un’attenzione grandissima, e che vennero nelle molte
+edizioni di quella predica incisi da Sandro Botticelli, e da altri
+principali artisti di quel secolo. Nè lasciava quel giorno di dare
+incoraggiamento al popolo, incitarlo a mantenersi unito e provvedere
+ai bisogni della patria. Dopo di che, tornava subito nel suo silenzio,
+dolendosi già d’aver dato al papa qualche pretesto di nuovi lamenti.
+
+Infatti, quasi non era giunta a Roma la notizia dei soccorsi arrivati
+a Livorno e della prima predica del Frate, che un altro breve, in
+data del dì 7 novembre, veniva indirizzato a tutti i Domenicani di
+Toscana.[528] Ora non si trattava più di riunire San Marco alla
+Congregazione Lombarda; ma, invece, separarlo da essa, insieme
+con tutti i conventi di Toscana e di Roma, per fondare una nuova
+_Congregazione Tosco-Romana_, con un vicario suo proprio; il quale
+verrebbe, secondo gli statuti domenicani, eletto ogni due anni dai
+vari priori della nuova Congregazione, senza però derogare con ciò
+all’autorità del vicario generale di Roma. Pel primo biennio, il
+papa stesso nominava come nuovo vicario il cardinale di Napoli,
+stato sempre amico di San Marco e del Savonarola. Così il Borgia,
+ripigliando di nuovo la quistione dei Conventi, cercava destramente
+evitare tutte le obbiezioni che il Savonarola aveva fatte nella sua
+lettera. Non rimetteva la sua causa al vicario lombardo; non riuniva
+due congregazioni fra loro nemiche; sceglieva egli stesso un vicario
+stato sempre amico di San Marco; e finalmente, così diceva il breve
+istesso, si dava opportunità di allargare la nuova riforma a tutta
+Toscana ed allo Stato romano.[529] Ma questa non era che l’apparenza:
+la sostanza delle cose era, invece, assai diversa. Una volta sottoposto
+il Savonarola all’autorità del nuovo vicario che dipendeva sempre
+dal generale dell’ordine in Roma; egli avrebbe perduta quella sua
+indipendenza, per cui tanto aveva bramata la separazione dai frati
+lombardi; quell’imperio sopra i suoi frati, che gli dava tanta autorità
+in Firenze; e poteva d’ora in ora essere obbligato a partire per
+qualche altro convento: il che, in fondo, era sempre la mira del papa.
+Inoltre, egli vedeva assai chiaro, che nella nuova Congregazione, il
+convento di San Marco, stretto in mezzo ad una moltitudine d’altri
+conventi quasi tutti gelosi o nemici, ben lungi dal potere in essi
+infondere la sua riforma, ne sarebbe stato invece assai facilmente
+oppresso.
+
+Per tutte queste ragioni, in luogo di obbedire, il Savonarola
+prese nuovamente in mano la penna, e scrisse la sua _Apologia della
+Congregazione di San Marco_; nella quale, non più rispondendo al papa,
+ma dirigendosi invece al pubblico, assumeva un linguaggio assai franco
+ed ardito. «Io non mi fermerò,» così egli diceva, «a confutare le
+accuse che mi vengono fatte circa la dottrina; perchè già vi ho tante
+volte risposto, e perchè mi apparecchio a combatterle tutte nella
+mia opera del _Trionfo della Croce_, che verrà ben presto alla luce.
+Ma io rispondo al comando che ora mi è fatto di riunirmi alla nuova
+Congregazione. Ed innanzi ogni altro, questo non dipende solo dalla
+mia autorità, ma dall’arbitrio ancora di 250 frati, i quali tutti hanno
+scritto al papa in contrario; ed io non posso nè voglio contrastare al
+loro proposito, che mi par giusto ed onesto.» E qui veniva adducendo
+le sue ragioni, per dimostrare come quella unione avrebbe corrotta e
+rilasciata la severità della regola di San Marco, con danno gravissimo
+di tutti loro; ma specialmente dei giovani che formavano, ora, la
+massima parte di quel convento. «Se gli altri frati non hanno bisogno
+di riformarsi, perchè unirsi a noi? Se poi si uniscono per essere da
+noi riformati, noi abbiamo già tanti giovani inesperti che a fatica
+bastiamo ad ammaestrarli: l’unirsi, adunque, non sarebbe altro che
+disordine e confusione per tutti; ma per noi specialmente.» Rammentava
+i deplorabili odii de’ vari conventi; il pericolo della vita che
+egli aveva, per questa ragione, corso a Pisa ed a Siena. E dopo ciò
+concludeva: «Questa unione adunque, è impossibile, irragionevole,
+dannosa; e i frati di San Marco non debbono esservi obbligati, perchè i
+superiori non possono comandare contro alla costituzione dell’ordine,
+contro alla carità ed al bene delle nostre anime. Bisogna, dunque,
+supporre che essi vengano da false informazioni ingannati; e resistere,
+intanto, ad un comando che è contrario alla carità; non lasciarsi
+atterrire da minacce o scomuniche, ma piuttosto esporsi alla morte,
+che sottomettersi a quel che sarebbe veleno e perdizione delle anime.
+Quando la coscienza ripugna al comando ricevuto dai superiori, bisogna
+prima resistere ed umilmente correggere: il che noi abbiamo già fatto:
+ma se ciò non basta bisogna allora far come San Paolo, _qui coram
+omnibus restitit in faciem Petri_.» Ed in questo modo, dopo un’assai
+breve tregua, il Savonarola si trovava di nuovo in aperta guerra col
+papa.[530]
+
+Intanto, dopo quel primo successo degl’inaspettati aiuti, peggioravano
+di nuovo le cose di Livorno; e se non fosse stato la continua gelosia
+fra il Moro ed i Veneziani, già sarebbe da un pezzo venuta la fine
+dell’assedio. Ma parve che la Provvidenza volesse una seconda volta
+venire in soccorso dei Fiorentini. Quei medesimi venti di libeccio
+che, nella fine dell’ottobre passato, avevano condotto in Livorno le
+navi venute da Marsiglia; cominciarono, verso il 15 di novembre, ad
+imperversare di nuovo così furiosamente, che batterono a terra tutta
+l’armata veneziana. La Capitana urtò di fianco sulla rôcca Nuova, dove
+naufragarono gli uomini e le artiglierie; ed a fatica potè salvarsi
+l’imperatore stesso, che vi era sopra. Altre due navi corsero la
+medesima sorte: il resto fu ridotto in istato tale, da non poter più
+servire. Tutti i naufraghi, per salvare la vita, s’arrendevano; onde
+fu grande il numero di prigionieri che si fece quel giorno a Livorno;
+e molti, in poche ore, arricchirono della preda.[531] L’imperatore
+stanco, finalmente, di combattere, come egli stesso diceva, «contro a
+Dio e contro agli uomini,» abbandonò con poco onore quella impresa,
+che con tanto poca riflessione aveva cominciata e condotta.[532] Nè
+di questa subita risoluzione volle renderne ragione alcuna, o anche
+parlarne, fino a che non fu giunto in Lombardia; dove amaramente
+si dolse della condotta del duca e dei Veneziani. E parve che fino
+all’ultimo la fortuna volesse essergli nemica; giacchè, essendosi,
+nella ritirata, una buona mano de’ suoi Tedeschi uniti ad un numero
+di Pisani per assalire il castello di Lari, il commissario fiorentino,
+Alessandro degli Alessandri, li fece prima scendere nei fossati, e poi,
+colle artiglierie, ne ammazzò la più parte. Così, fra l’ottobre ed il
+novembre, l’avversa fortuna dei Fiorentini si mutava in prospera; ed
+essi erano, quasi per miracolo, liberati da ogni più urgente pericolo.
+
+Il 26 novembre, il Savonarola, ritornando sul pergamo, rammentava ai
+suoi uditori, i pericoli per cui erano passati, lo scoramento a cui
+s’erano abbandonati, la misericordia infinita con cui erano stati
+salvati; e raccomandava a tutti di ringraziare il Signore con vera
+e viva riconoscenza. Continuava, poi, facendo di nuovo, la storia e
+l’elogio del governo popolare; paragonava, un’altra volta, i vari gradi
+della sua formazione alle sette giornate della creazione; confermava
+il lume profetico; e prometteva di tornare a predicare nel prossimo
+avvento.
+
+Ed infatti ritornò, allora, e fece le prime otto prediche sopra
+Ezechielle; nelle quali si vede come egli avesse perduto ogni speranza
+di tregua o di riconciliazione col Borgia. «O Signore, io ti domando la
+via delle avversità. Io questa mattina ricomincio a predicare, solo per
+ripetere quello che ho detto infino a qui, e confermarlo di nuovo; e
+voglio metterci anche la vita.... Se io mi ridicessi,» così continuava,
+rivolgendosi al popolo, «di che questo frate contraddice a Dio, e che
+io mento per la gola; e lápidami e mandami fuor di questo pergamo.»
+Ritornava sul suo lume profetico; riconfermava i vicini flagelli, «i
+quali saranno tanto maggiori, quanto meno il popolo si manterrà fedele
+alla religione ed alla libertà.»[533]
+
+Il più importante di questi otto sermoni fu il sesto, che fece il
+giorno 13 dicembre, a richiesta speciale dei Signori che assistevano
+in Duomo. Dopo la introduzione, che allora soleva fare quasi ogni
+giorno, sulla misericordia e bontà del Signore; venne ad enumerare le
+benedizioni ch’Esso aveva mandato a Firenze. «Questa è la tua città;
+tu l’hai eletta, o Signore, e l’hai benedetta; tu l’hai illuminata
+del ben vivere; hai infuso la fede e il lume tuo nell’anima di questo
+popolo. Dopo le benedizioni spirituali, tu gli hai voluto dare ancora
+le temporali;» «e la prima e maggiore di tutte è la libertà che gli hai
+restituita. Questa è una massima benedizione; _quia non bene pro toto
+libertas venditur auro_. Prima gli bisognava fare a modo di uno: ora
+non è così legato. Colui diceva: fa male, e bisognava farlo. Diceva
+quell’altro: marita la tua figliuola a colui, e bisognava dargliela:
+disfà quel parentado, e bisognava disfarlo: dà qui quei danari, e
+bisognava darli. Aveva questo popolo tuo delle bastonate, e bisognava
+avere pazienza.» Continuando in questo modo, il Savonarola fece tutta
+la storia della liberazione di Firenze, incominciando dalla cacciata di
+Piero de’ Medici insino alla partenza dell’imperatore, per dimostrare
+di nuovo la bontà del Signore verso quel popolo. Si rivolgeva, quindi,
+ad incitarlo al ben fare; e rimproverava la freddezza con cui ognuno
+continuava d’andare tutti i giorni alla predica, senza mai mettere in
+pratica le cose udite. «Predica a costoro quanto tu vuoi; essi hanno
+fatta una consuetudine di bene udire, e un’altra di male operare. Hanno
+fatto natura di questa consuetudine, e vanno in sul corso dell’udire
+senza operare. E così è difficile a voltare questo corso, come è
+difficile a voltare il corso delle acque. Tu hai fatto consuetudine
+di questo udire sempre: fate giustizia, fate giustizia. Tu diventerai
+cornacchia di campanile, la quale al primo suono della campana ch’ella
+sente, ha paura e spaventasi; ma, poi, quando ella ha cominciato a fare
+consuetudine, tu puoi sonare quanto tu vuoi, che sta in sulla campana e
+non si muove.»
+
+Rimproverò al popolo la sua ingratitudine verso Dio, «che vi ha dato
+una libertà, che voi cercate sempre guastare col continuo mormorare
+e sparlare, colle congiure continue che si ordiscono dentro e fuori
+della città. Ingrato popolo! Iddio t’ha dato questo Consiglio grande, e
+tu cerchi guastarlo col mettervi dentro i nemici della patria. Questa
+non è stata già la mia intenzione. In sul cominciare, io permisi bene
+ad ognuno di entrarvi, perchè la libertà era allora sul principio e
+bisognava esperimentare; ma non lo feci già per dar luogo ai cattivi,
+come ora è seguíto. Magnifici Signori, io vi dico che bisogna tenere
+l’occhio a questo Consiglio, e andarlo limando e racconciando, e
+vedere se molti che vi sono è bene che vi sieno. Bisogna restare in
+sul numero grande; ma bisogna restringerlo solo per cacciarne i nemici
+della patria. Non approvo, però, quelli che vorrebbero astenersi dal
+votare sino a che non sia fatta questa nuova riforma; e molto meno
+approvo quelli che vorrebbero rimettere alla sorte le elezioni dei
+magistrati. Questo è contro alla libertà, vi dico io.» «Tu sei un
+cristianaccio! Va, leggi la istoria che scrisse Lionardo d’Arezzo,
+dove e’ dice che andò sempre bene la città mentre che si resse senza
+sorte; e che poi quella sorte fu trovata da gente ambiziosa. E se ne
+trova sempre di questi cattivi, che vanno sibilando simili cose nelli
+orecchi. Questi sono quelli che fanno i conventicoli contro la tua
+città, dentro e di fuori, con preti e con frati; e fanno quelle belle
+cene e desinari. E il parlar loro va sempre in su il frate; e quivi
+si mangia pane e frate, carne e frate, vino e frate.» «Provvedi, o
+Firenze, a questi conventicoli, i quali non cercano altro che la rovina
+della tua libertà. Questo povero fraticello è solo a combattere contro
+a tutto il mondo. Orsù, quanto a me, io vi dico: chiamate dottori,
+prelati e chi volete; io sono pronto a combattere contro tutti. Io vi
+annunzio che nella religione di san Domenico non vi è stato mai alcun
+eretico; ma bensì molti che hanno fatto grandi riforme in Italia. E
+voi dovete rammentarvi del Cardinale Latino, di Angelo Acciaioli e di
+sant’Antonino. Così deve seguire adesso; ma bisogna, innanzi tutto,
+fare giustizia ed essere severi. A voi, o Signori, tocca provvedere:
+fatevi una scorta di uomini armati e mettete mano alla spada: se questo
+non basta, chiamate il popolo e fatevi terribili. Quei Magistrati che
+non puniscono i delitti, abbiano la pena del reo.» «Giustizia, adunque,
+magnifici Signori; giustizia, signori Otto; giustizia, magistrati di
+Firenze; giustizia, uomini e donne; ognuno gridi giustizia.»[534]
+
+E in questo modo si chiudeva l’anno 1496. La repubblica fiorentina era
+maravigliosamente uscita da un numero infinito di pericoli; il nome e
+l’autorità del Savonarola erano tornati in alto; il partito popolare
+era una seconda volta padrone assoluto del campo. Ma, nel medesimo
+tempo, s’era inasprita la lotta con Roma; e l’odio del papa contro
+al Frate e contro al governo da lui creato, sembrava essere divenuto
+inestinguibile. S’erano, inoltre, nel seno stesso della repubblica
+scoperti tanti nemici, tanti e così continui maneggi degli Arrabbiati
+e dei Bigi; che il Savonarola stesso credeva essere indispensabile
+non solamente l’usare molta severità, ma ancora il restringere un
+poco la forma del Consiglio maggiore, per non mettere il governo della
+repubblica nelle mani di coloro che altro pensiero non avevano, se non
+quello di distruggerla; nè ad altro scopo si valevano della indulgenza
+verso di loro sino ad ora usata, che a più sicuramente cospirare contro
+la libertà della patria.
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone delle nuove leggi. Si
+celebra il carnevale col _bruciamento delle vanità_. I Frati di San
+Marco comprano la libreria dei Medici. Idee del Savonarola intorno al
+bello; sua difesa della poesia; suoi componimenti poetici. [1497.]
+
+
+Nel gennaio e febbraio 97, avendo gli avvenimenti dell’anno passato
+rimesso in favore il partito popolare, veniva eletto Gonfaloniere di
+giustizia Francesco Valori, con una Signoria tutta a lui devotissima.
+Se egli fosse stato d’animo più temperato e di passioni meno ardenti,
+era forse venuto il momento di mettere un freno agli Arrabbiati ed ai
+Bigi. Ma il Valori che si lasciò sempre trascinare dal suo impeto, non
+volle questa volta prestare alcun ascolto alle parole del Savonarola,
+che suggeriva di restringere un poco il Consiglio Maggiore, per
+escluderne quelli che cospiravano contro alla repubblica; e volle
+invece allargarlo. Fece, quindi, vincere una nuova legge, la quale
+decretava, che per entrare nel Consiglio Maggiore, in luogo di trenta
+anni, bastasse averne ventiquattro. Il suo fine era di assicurare
+la repubblica, col renderne il popolo sempre più largamente ed
+assolutamente signore; ma l’effetto seguiva assai contrario ai suoi
+desiderii, giacchè questa legge apriva il Consiglio alla gioventù
+scorretta e tumultuosa degli Arrabbiati, la quale era quella che più
+di tutti odiava il Savonarola, il nuovo governo e il nuovo vivere da
+lui introdotto. Proibiti i balli e le feste, distrutto il carnevale,
+la vita avea per essi perduto ogni scopo; onde s’erano fatti autori
+principali di tutte le insidie dirette contro al Frate. E per meglio
+operare di concerto, s’erano uniti in una compagnia sotto il comando di
+messer Dolfo Spini: andavano armati, attaccavano brighe, commettevano
+atti violenti; onde il popolo li chiamava _i Compagnacci_. La nuova
+legge, aprendo ad essi il Consiglio, poneva nelle loro mani un’arme
+potentissima, di cui seppero subito profittare, con grave danno della
+repubblica.[535]
+
+Nè il Valori sembrava accorgersi di questi pericoli; perchè, verso quel
+tempo medesimo, noi troviamo proposta dalla Signoria un’altra legge
+ugualmente improvvida. Le davano il nome di _Decima scalata_, ed altro
+non era, se non quella che noi chiamiamo oggi imposta progressiva.
+Essa trovava naturalmente una grave opposizione in tutti gli uomini di
+qualche fortuna; ma il partito popolare la favoriva con una grandissima
+insistenza. Si riscaldarono, quindi, le passioni, cercandosi dall’una
+parte e dall’altra argomenti per favorirla o disfavorirla; ed è
+singolare il vedere, come allora si portassero quelle ragioni e si
+facessero quei discorsi medesimi che, dopo quattro secoli, noi abbiamo
+udito ripetere ai nostri giorni.[536] Affermava il partito popolare:
+«Che la uguaglianza delle imposte consiste nello scommodare tutti
+ugualmente: al che neanche la nuova legge provvedeva abbastanza; perchè
+se una decima sola strema il povero nelle cose necessarie, due o anche
+tre decime non restringono al ricco che le cose superflue.[537] «Questo
+nostro paese,» essi dicevano «è come una pezza di panno che fosse
+capace a darci mantelli ragionevoli per tutti; ma è si male partito,
+che ci è tale che ha un mantello in cui si ravvolge tre volte dentro, e
+strascica due braccia di coda per terra; e ci è tale a cui non ne resta
+tanto che basti pure ad un pitocco.» E poi concludevano scagliandosi
+contro i ricchi, e le spese superflue, e i danni che queste recano alle
+città. Rispondevano, dall’altra parte, gli uomini più moderati: «La
+eguaglianza vuole che niun cittadino possa opprimere l’altro, e che
+tutti gli uomini sieno ugualmente sottoposti alle leggi: ma il dire
+che tutti debbano essere pari in ogni cosa, sarebbe un’intenderla ad
+occhi chiusi, e come un voler mettere tutte le abitazioni d’una casa
+in un medesimo piano, e far nascere un caos tale, da rovinarvi sotto
+un mondo, non che una città. Non vedete come voi con queste leggi
+improvvide seminate discordie, fate nascere disordini, aprite le porte
+a Piero de’ Medici?» — Sia che queste ragioni persuadessero la Signoria
+a ritirare la legge, sia che la votazione le risultasse contraria,
+certo è che non si potè vincere la _Decima scalata_; e d’allora in poi
+le cose andarono assai più moderate.
+
+In questo mezzo, il Savonarola s’era ritirato nel silenzio della
+sua cella, ove attendeva a correggere il _Trionfo della Croce_, ed a
+scrivere un gran numero di minori operette che voleva ben presto dare
+alla luce, onde diffondere più largamente la sua dottrina, e trovare
+dei fautori in quella nuova lotta contro Roma, che pareva oggimai
+inevitabile. Per queste cagioni, la direzione delle cose spirituali era
+venuta nelle mani di Frate Domenico da Pescia, fervido e bollente nelle
+cose religiose, quanto il Valori nelle politiche. Egli era così cieco
+ammiratore del suo maestro, che non solo prestava una fede pienissima
+a tutte le sue profezie, ma lo teneva ancora capace di operare ogni
+più grande miracolo, e con infinita gioia avrebbe speso la vita per
+sostenere una qualunque delle parole di lui: se non che, tradito
+assai spesso da uno zelo eccessivo e da una soverchia credulità, era,
+sfortunatamente, troppo facile a trascorrere in pericolosi eccessi.
+
+In tale disposizione d’animi e di cose, s’avvicinava il carnevale;
+e gli Arrabbiati s’erano apparecchiati a promuovere il ritorno delle
+antiche orgie, delle scandalose feste medicee, e soprattutto del giuoco
+dei sassi, a cui sapevano il minuto popolo essere più d’ogni altra
+cosa inclinato. Onde Fra Domenico, assai indegnato di ciò, si decise
+a combatterli con tutto il suo ardore. Ogni giorno faceva sermoni,
+indirizzava epistole ai fanciulli;[538] e con nuove leggi della
+Signoria, fece rafforzare quella loro riforma che il Savonarola aveva
+incominciata nel passato anno.[539]
+
+Già essi, uniti sotto alla direzione dei loro capi, percorrevano la
+città, e, picchiando alle case dei ricchi e dei poveri, chiedevano ciò
+che chiamavano le _vanità_ o _l’anatema_. Erano disegni e libri osceni,
+abiti e maschere carnevalesche; le quali cose non appena ottenute,
+ripetevano una certa orazione composta dal Savonarola, e andavano
+oltre. Fu in questo modo raccolta una grande quantità di oggetti
+che dovevano servire per una festa, immaginata da Frà Domenico e dal
+Savonarola. Infatti, l’ultimo giorno di carnevale (7 febbraio), niuno
+pensava più alle solite orgie pagane, ma tutti s’erano apparecchiati
+ad una solennità religiosa. Nella mattina, uomini, donne e bambini
+assistevano ad una solenne messa del Savonarola, e si comunicavano per
+le sue mani. Tornati alle loro case, e fatto un desinare assai frugale,
+andavano il giorno tutti uniti in una grande processione per la città.
+Portavano innanzi a loro un Gesù bambino, il quale, opera bellissima
+del Donatello, era sostenuto sopra quattro angeli, e colla sinistra
+accennava ad una corona di spine, mentre con la destra era in atto di
+benedire il popolo. Seguiva dietro la gran moltitudine: alcuni erano
+vestiti di bianco; la più parte avevano in mano croci rosse e rami
+d’ulivo; cantavano inni religiosi e laudi spirituali. I limosinieri
+giravano intorno con vassoi d’argento, accattando pei Buonuomini di
+San Martino, che ricevettero in quel giorno maggiore limosina che
+non avevano fatto in tutto l’anno. Arrivata finalmente la processione
+nella piazza, vi trovarono una gran piramide ottangolare, che sorgeva
+all’altezza di 30 braccia e girava nella base braccia 120. Era spartita
+in 15 scalini, sopra i quali erano depositate tutte le vanità raccolte
+nel carnovale, la cui mostruosa immagine fu posta sulla cima della
+piramide: l’interno di essa era tutto pieno di materie infiammabili.
+La folla riempì subito la piazza, ed i fanciulli furono disposti
+parte sulla ringhiera, parte sotto alla loggia dei Lanzi, continuando
+sempre a cantare canzoni religiose ed invettive contro al carnovale.
+Dato un segnale, i quattro custodi misero il fuoco ai quattro angoli
+della piramide: il fumo e le fiamme si alzarono subito al cielo; le
+trombe della Signoria sonarono, sonarono le campane di Palazzo; e la
+moltitudine levò un tal grido di gioia, che parve quasi fosse spento in
+quel giorno il nemico del genere umano. Così finiva la processione ed
+il carnevale dell’anno 1497.[540]
+
+Quelli che sparlavano d’ogni cosa diretta o consigliata dal Savonarola
+e dai frati di San Marco, non potevano, certo, restarsi dallo sparlare
+contro la distruzione di quegli oggetti, e dal dire che assai meglio
+si sarebbero venduti per darne il valore ai poveri.[541] È singolare,
+però, che negli antichi storici si trovi appena qualche rara memoria
+di queste accuse; e che nel numero, quasi infinito, di quegli scritti
+in difesa o in detrazione del Savonarola, nei quali s’era preso ogni
+argomento per muovergli ingiurie, questo solo sembra essersi affatto
+tralasciato. Così non è avvenuto presso i moderni.
+
+Quando incominciò a rinascere l’amore delle cose antiche, quando questo
+amore crebbe sino al fanatismo, in maniera da far credere che noi non
+fossimo destinati ad altro ufficio che a pubblicare antichi codici e
+restaurare antichi quadri o monumenti; allora il _bruciamento delle
+vanità_ divenne un argomento rettorico per chiunque discorreva di quei
+tempi. Il nome di superstizioso, di barbaro e distruttore delle nostre
+antiche grandezze, venne profusamente dato al Savonarola. Un antico
+manoscritto era smarrito? Si affermava subito bruciato dal Savonarola.
+Un’edizione del Boccaccio diveniva rarissima? Ognuno assicurava che
+era stata dal Frate distrutta.[542] Fu perduta un’antica statua? Niuno
+dubitò che i Piagnoni l’avessero annichilata nel bruciamento delle
+vanità.
+
+Ma qual fuoco dovette essere quello che bruciava statue di marmo?
+Era egli credibile che i fanciulli potessero raccogliere una intera
+edizione del Boccaccio? Il soggetto, però, si prestava così bene
+alla rettorica, secondava così mirabilmente le passioni del pubblico,
+che pochi sapevano resistere alla tentazione di ergersi a difensori
+dell’antica grandezza dei nostri monumenti, di fare una lunga orazione
+sopra i funesti effetti del fanatismo. E bisogna notare che il primo
+innocente autore di questi eccessi, fu il Burlamacchi medesimo,
+il quale, con una ingenuità sua propria, si fermò lungamente a
+raccontare e colorire ed esagerare quel _bruciamento_, come un’opera
+tutta religiosa, tutta cristiana: a lui non pareva mai di aver detto
+abbastanza, quando si trattava d’esaltare il santo zelo del suo eroe.
+Nondimeno, le sue parole non erano tali da dare appiglio all’eccesso
+cui arrivarono i moderni scrittori; giacchè, fra i molti oggetti di
+valore che menziona quel biografo, non riuscì a determinarne alcuno
+di cui si dovesse veramente deplorare la perdita.[543] Se non che,
+alla fine della sua narrazione, il Burlamacchi, tutto esultante,
+conclude: che avendo un mercatante veneziano offerto per quegli oggetti
+la somma di 22,000 fiorini, il suo ritratto venne posto sulla cima
+della piramide, accanto alla immagine del Carnovale, e fu con essa
+bruciato. Una somma così ingente e quasi favolosa, dava libero gioco
+alla fantasia, e permetteva facilmente d’immaginare la perdita di ogni
+oggetto più prezioso.
+
+Avendo, dunque, amici e nemici del Savonarola, per opposte ragioni,
+ugualmente esagerato in questa materia, divenne assai difficile
+determinare i giusti limiti del vero. Si doveva, però, considerare che
+sebbene il Burlamacchi sia assai diligente nel raccontare i fatti che
+egli vide o sentì ripetere da testimoni oculari, è sempre inesatto ed
+esagerato in tutte le cifre che riporta. Quando egli ci parla della
+processione dei fanciulli, ne fa ascendere il numero quasi a tutta
+la popolazione di Firenze; quando ci parla di limosine raccolte, le
+cifre che menziona vanno sempre al di là del verosimile. Gli anni e
+le date sono poi sbagliate in maniera, che da questo principalmente
+nacque quella tanta confusione nello scrivere la vita del Savonarola,
+di cui bisognò rifare tutta la cronologia sopra i documenti originali.
+Che peso, adunque, possono avere dei giudizi fondati sopra una cifra
+addotta da tale scrittore? Che logica è quella che vuole in questo caso
+credere alle cifre del Burlamacchi, quando è stato forza discredergli
+in tutti gli altri? Ed è poi credibile che il Savonarola avesse
+potuto bruciare delle statue o dei codici preziosi, quando gl’Italiani
+facevano lunghi e pericolosi viaggi per ricercarli, spendevano la vita
+e la fortuna per averli? È egli credibile che, nel secolo di Marsilio
+Ficino e d’Angelo Poliziano, nessuna voce si levasse a condannarlo?
+e che il Nardi, traduttore di Livio e così caldo ammiratore degli
+antichi, accennasse con tanta noncuranza a quei pochi che mormoravano?
+
+Ma nel respingere le strane esagerazioni, noi non vogliamo
+assolutamente negare l’esistenza d’un fatto di cui cerchiamo piuttosto,
+determinare il giusto valore. Quali fossero _le vanità_ in quella
+occasione bruciate, noi non sappiamo; ma certo la più parte dovettero
+essere abiti, maschere ed altri oggetti carnevaleschi;[544] giacchè
+il bruciamento era stato immaginato, solo per distruggere il giuoco
+dei sassi, e metter fine alle antiche feste del carnovale. Crediamo
+pure, che a manifestare la sua disapprovazione contro il mal costume
+dei tempi, avesse il Savonarola fatto bruciare qualche copia di quel
+_Decamerone_ che era allora divenuto lettura favorita delle suore
+nei chiostri, e di quei poeti più osceni che andavano per le mani
+dei fanciulli e delle donne, e contro i quali egli aveva fulminato
+nelle sue prediche con parole assai energiche. Nè di queste cose
+intendiamo scusarlo affatto; ma, se il dotto può lamentare la perdita
+di qualche volume, se il filosofo deplora l’umana debolezza che spesso
+combatte gli errori con altri errori, e ad un fanatismo ne oppone
+un altro; la storia deve rammentare che tale fu sempre il carattere
+degli uomini animati da un forte, da un eccessivo zelo di religione.
+Che cosa, infatti, non distrussero gl’iconoclasti in Oriente, o i
+primitivi Cristiani a Roma? Nè si adduca contro al Savonarola la
+progredita civiltà dei tempi; giacchè, nel secolo dipoi, niuna chiesa
+e niun quadro resisteva in Germania ed in Olanda alla furia, ben
+altrimenti devastatrice, dei distruttori delle immagini. Non era
+forse contemporaneo di Leone X e Francesco I, quel Giovanni Calvino,
+d’ingegno senza dubbio cultissimo e d’animo ferreo; il quale, fattosi
+anch’egli capo d’una repubblica, senza il merito d’averla fondata,
+e chiamandosi banditore di libertà e di tolleranza, non solo puniva
+severamente i bestemmiatori e chi lavorava la domenica, ma anche
+imprigionava le donne per la poco modesta acconciatura dei loro
+capelli.[545] Non era egli che, nell’anno 1553, bruciava a Ginevra
+l’innocente ed infelice Serveto?
+
+Ma perchè andiamo noi risvegliando queste tristi memorie del passato,
+che umiliano tutte ugualmente il cuore dell’uomo? Per difendere il
+Savonarola, noi non abbiamo bisogno di ricorrere a questi esempi
+di fanatismo religioso. Quando le ragioni da noi già addotte non
+bastassero a provar falsa l’accusa di barbaro distruttore, basterebbero
+allora i fatti; fra i quali uno che avvenne nel tempo medesimo di
+questi bruciamenti, è tale che può mettere per sempre termine alla
+disputa.
+
+Noi abbiamo visto in che grandi strettezze si fosse trovata la
+repubblica negli anni passati. Per queste ragioni, dovette decidersi
+a porre in vendita la biblioteca dei Medici, la quale, dopo che essi
+furono cacciati, era stata insieme coi loro beni confiscata. Ma le
+strettezze dei privati cittadini non essendo punto minori di quelle
+della repubblica, nasceva il pericolo che quella stupenda collezione
+dovesse andare dispersa, o forse anche cadere in mano straniera;
+giacchè molti erano i creditori dei Medici; e fra gli altri, v’era
+l’ambasciatore francese, messer Filippo di Comines, che faceva adesso
+valere un suo credito di mille fiorini. Per buona fortuna, potevano
+i frati di San Marco disporre d’una forte somma di danaro; perchè
+essi si trovavano ora appunto in sul finire la vendita dei loro beni,
+secondo i consigli di povertà dati dal Savonarola. Qual più bella
+occasione, pensò questi allora, per mettere a profitto ciò che se ne
+era riscosso? Comprando quella ricchissima collezione di codici, egli
+la salvava dalla dispersione e dal pericolo d’andare in mano straniera;
+l’avrebbe messa nella biblioteca del convento, la sola in Italia che
+stesse aperta al pubblico; e nel medesimo tempo, veniva, coi danari
+cavati dalla vendita di tutti i beni, ad aiutare la repubblica nelle
+sue grandi strettezze. Quale uso più nobile e più santo dei loro averi
+potevano fare i frati di San Marco?
+
+Essi, adunque, comprarono quei libri per la somma di tremila fiorini,
+pagandone subito due mila, che già avevano; e per gli altri mille, ne
+restarono debitori sino al gennaio 1498, quando, avuta in aiuto la
+firma di Bernardo Nasi, s’obbligarono di pagarli fra diciotto mesi
+a Filippo di Comines, sperando che in un’opera di pubblica utilità,
+sarebbero aiutati da tutti gli amici e parenti. E tutto ciò aveva
+luogo in quegli anni medesimi, in cui veniva distrutto il Carnovale
+mediceo; e quei contratti si facevano nel tempo medesimo in cui seguiva
+il tanto vituperato _bruciamento delle vanità_. Così il Savonarola
+impiegava il provento di tutti i beni del suo convento, gravandolo
+anche di un fortissimo debito, per salvare al mondo quella stupenda
+collezione _Laurenziana_, che oggi forma una delle più belle maraviglie
+di Firenze, ed era allora la più compiuta e preziosa raccolta di
+autori greci e latini che si conoscesse in Europa. Tale fu colui che
+molti vorrebbero chiamare barbaro frate, bruciatore di codici antichi,
+distruttore di quadri e di statue![546]
+
+Ma se il nostro Frate portò tanto amore agli antichi codici, non fu
+minore la sua ammirazione per le arti belle. Infatti, non era egli che
+fondava le scuole di disegno in San Marco? che voleva fare delle arti
+belle la professione dei suoi novizi, per sostenere col lavoro le spese
+del convento, senza bisogno di limosine? Non era egli forse circondato
+sempre dalla schiera eletta dei migliori artisti del suo secolo?
+L’affezione ch’ebbe per lui Frà Bartolommeo della Porta, il quale
+per quattro anni dopo la morte del suo maestro non potè riprendere i
+pennelli, è nota al mondo.[547] Tutti i Della Robbia furono devoti
+al Savonarola; due di essi vestirono l’abito per le sue mani, e la
+devozione al suo nome rimase per molti anni tradizionale in quella
+famiglia. Di Lorenzo di Credi dice il Vasari, che «fu partigiano della
+setta di Frà Girolamo;» del Cronaca racconta, «che gli era entrata
+in capo tanta frenesia delle cose del Savonarola, che d’altro che di
+quelle non voleva ragionare;» e Sandro Botticelli fu tra i primi di
+quelli che illustrarono con belle incisioni i suoi scritti. Ma basterà
+per tutti il nome di Michelangiolo Buonarroti, di cui è noto che fu dei
+più costanti uditori alle prediche del Savonarola; che le rileggeva
+di continuo nella sua vecchiezza, rammentando sempre la potenza che
+avevano avuto il gesto e la voce di quel frate.[548] E sugli spaldi
+di San Miniato al Monte, dove il Buonarroti difendeva la Repubblica
+risorta (1527-30), non dimostrava egli di aver profittato di quelle
+prediche?
+
+In vero, tanto furono ingiuste le accuse di coloro che dissero il
+Savonarola poco amico delle arti belle, che un eloquente scrittore
+francese volle prenderne la difesa.[549] Se non che, egli dominato
+soverchiamente dall’amore del soggetto e dallo spirito di sistema,
+trascorse assai i limiti del vero, e rese così meno efficace la sua
+giusta e nobile difesa. Egli volle vedere nel Savonarola un caposcuola
+della pittura italiana, ed un restauratore di quella che chiamò _arte
+cristiana_. Trasformò tutti gli artisti che erano stati suoi ammiratori
+in altrettanti discepoli di quella scuola, a fondar la quale, quando
+pure il Savonarola avesse avuta l’attitudine, gli sarebbe certamente
+mancato il tempo e il modo; perchè, come egli stesso ripete più volte,
+l’agitazione soverchiante della vita politica e religiosa gli fece
+trascurare ogni altro studio, ogni altra occupazione.
+
+Ma qui, il soggetto stesso ci porta ad esaminare quali fossero le idee
+del Savonarola intorno al bello, perchè esse furono parte non piccola
+nè dimenticabile de’ suoi pensieri. La mente di quel frate si allargava
+sopra un campo vastissimo: colla sua filosofia egli abbracciava lo
+scibile intero, ed ovunque fermava lo sguardo, gli sorgevano innanzi
+concetti nuovi ed originali. Noi incominciamo col raccoglierne alcuni
+dalle sue prediche. «In che consiste la bellezza? — Nei colori? —
+No. — Nella effigie? — No. — Ma la bellezza è una forma che resulta
+dalla corrispondenzia di tutte le membra e dei colori..., e questo è
+nelle cose composte: nelle semplici, poi, la bellezza loro è la luce.
+Vedete il sole e gli astri, la bellezza loro è aver luce; vedete li
+spiriti beati, la loro bellezza consiste nella luce; vedete Iddio, che
+è luce, egli è la stessa bellezza.[550].... Così la bellezza dell’uomo
+e della donna, quanto è più simile alla prima bellezza, tanto è
+maggiore e più perfetta. Ma che cosa è, dunque, questa bellezza? Essa
+è una qualità che risulta dalla proporzione e corrispondenzia delle
+membra e delle parti del corpo. Tu non dirai che una donna sia bella
+per avere uno bello naso e belle mani; ma quando vi sono tutte le
+proporzioni. Donde viene questa bellezza? Se vai investigando, vedrai
+che è dall’anima....[551] Togli qua due donne di pari bellezza; l’una
+sia buona, costumata e pura; l’altra diventi meretrice: vedrai in
+quella buona rilucere una bellezza quasi angelica; ed in quell’altra,
+benchè sia formosa, non vi sarà comparazione con quella buona e
+costumata....[552] Vedrai che quella santa sarà tanto più amata da
+ciascuno, e tutti gli occhi saranno volti a lei, _etiam_ degli uomini
+carnali.[553]
+
+»E questo nasce perchè l’anima buona partecipa della bellezza di Dio,
+e diffonde nel corpo la sua celeste bellezza. Leggiamo della Vergine,
+che, per la sua grande bellezza, gli uomini che la vedevano, stavano
+stupefatti; e, nondimeno, per la tanta santità che riluceva in lei,
+non fu mai alcuno che avesse verso lei mala volontà; anzi ciascuno
+l’aveva in reverenzia.» Da ciò il Savonarola pigliava argomento per
+rivolgersi alle donne, e condannare quel bello esterno e materiale
+a cui esse andavano dietro, trascurando la bellezza spirituale,
+che sola egli teneva in pregio. «Donne che vi gloriate dei vostri
+ornamenti, dei vostri capelli, delle vostre mani; io vi dico che voi
+siete tutte brutte. Volete voi vedere la vera bellezza?» «Abbiate cura
+a una persona divota, uomo o donna, che sia di spirito; abbiategli
+cura, dico, quando è in orazione, e quando gli viene quel caldo della
+bellezza divina, e quando e’ torna dalla orazione: vedrete la bellezza
+di Dio rilucere in quella faccia, ed uno viso quasi angelico.»[554] Si
+volgeva poi agli artisti, i quali nel ritrarre i Santi e la Vergine,
+non solamente si perdevano dietro alle svariate fogge di vestimenti,
+ma in luogo di ricercare la nobile e santa espressione d’un tipo
+elevato e sublime, ritraevano assai spesso da persone note a tutti per
+mala vita, per costumi osceni e scandalosi. «E li giovani vanno poi
+dicendo a questa donna ed a quell’altra: costei è la Maddalena, quello
+è san Giovanni, ecco la Vergine; perchè voi dipingete le loro figure
+nelle chiese, e questo è in grande dispregio delle cose divine. Voi
+dipintori fate male assai; e se voi sapeste, come so io, lo scandalo
+che ne segue, certo nol fareste.» «Voi mettete tutte le vanità nelle
+chiese: credete voi che la Vergine Maria andasse dipinta a questo modo
+come voi la dipingete? Io vi dico che ella andava vestita come una
+poverella.»[555]
+
+E queste idee, che si trovano spesso ripetute nelle prediche del
+Savonarola, formano parte integrante di tutto un sistema. Egli volle
+sempre il trionfo del cristianesimo e delle cose spirituali; e quindi
+nell’arte, nei costumi, nella politica, in ogni cosa, quello era il suo
+fine. Ma per meglio conoscere la sua estetica, noi dobbiamo esaminare
+l’operetta che scrisse intorno alla poesia. Essa ebbe origine in questo
+modo. Il Savonarola, nel calore della sua eloquenza, s’era assai spesso
+lasciato trascinare ad usar parole molto severe, e qualche volta
+forse anche eccessive, contro i poeti osceni, e contro l’abuso che
+facevano i predicatori al suo tempo, di riempiere le loro prediche con
+citazioni d’autori pagani. Ciò fece subito mormorare contro di lui, che
+egli fosse, in generale, poco amico dei poeti e del poetare. Per tal
+ragione, Ugolino Verino, uomo dottissimo e suo amico, gli scrisse una
+lettera su questo argomento, invitandolo a rispondere ed a mettere in
+chiaro le sue idee. Il Savonarola pubblicò, allora, l’operetta intorno
+alla _Divisione ed utilità di tutte le scienze_, una parte della quale
+era intitolata _Apologetica del poetare_.[556] Scopo dell’autore fu
+di provare che egli non dispregiava parte alcuna dello scibile, ma
+voleva dare a ciascuna di esse il suo vero luogo. Noi, però, essendoci
+altrove occupati intorno alla divisione delle scienze adottata dal
+Savonarola,[557] esporremo qui solamente quella parte dell’opera che
+tratta della poesia, per metter termine alla quistione discussa in
+questo capitolo, colle parole stesse dell’autore. Ma innanzi tutto,
+vogliamo osservare, come qui l’autore non accenna mai al fatto del
+bruciamento; mentre se vi fosse stato alcun bisogno di difesa, sarebbe
+stata in questo luogo non solamente opportuna, ma anche necessaria.
+
+Incomincia, dunque, il Savonarola coll’indirizzare una lettera
+al Verino, nella quale dice: «Io non ho mai avuto in animo di
+condannare l’arte del poetare, ma solamente l’abuso che molti ne
+facevano;[558] sebbene colle parole e cogli scritti si sia da molti
+cercato calunniarmi. In verità, io aveva deliberato di non farne caso,
+seguendo quel motto che dice: non rispondere allo stolto, secondo
+la sua stoltezza; ma ora le tue parole mi fanno prendere la penna.
+Non ti attendere, però, da me alcuna eleganza di stile, perchè sono
+ormai venti anni, che io ho lasciati tutti gli studi di umanità per
+discipline più gravi.» Dopo questo breve preambolo, egli entra in
+materia, cominciando primieramente col distinguere la sostanza dalla
+forma della poesia. «Alcuni vorrebbero restringerla tutta nella forma,»
+egli dice; «ma costoro s’ingannano di gran lunga: l’essenza della
+poesia è costituita dalla filosofia stessa; senza di che non ci è
+vero poeta. Se alcuno crede che l’arte del poetare insegni solamente
+i dattili e spondei, le sillabe lunghe o brevi, e l’ornato di parole;
+costui certamente è caduto in un grande errore.»[559] Viene poi a
+definire la poesia, secondo un concetto tutto scolastico; dal quale,
+però, subito si allontana, per seguire idee più originali. «Il fine
+della poesia,» egli dice, «è di persuadere per mezzo di quel sillogismo
+che chiamasi esempio, espresso con eleganza di parole, per convincere
+e dilettare nello stesso tempo. E perchè la nostra anima si diletta
+sovranamente nei cantici e nelle armonie, così gli antichi trovarono
+la misura del verso, acciò con questi mezzi gli uomini fossero più
+agevolmente spinti alla virtù. Questa misura, però, non è altro che una
+pura forma, ed il poeta può discorrere il suo argomento senza metro e
+senza verso.[560] Così, infatti, vediamo nella Sacra Scrittura, nella
+quale il Signore volle dare la vera poesia della sapienza, la vera
+eloquenza dello spirito di verità; onde essa non trattiene gli animi
+nella corteccia della lettera, ma subito li riempie di spirito, li
+porta alla essenza del vero, e in modo mirabile pasce le menti libere
+dalle terrene vanità. A che giova, infatti, quella eloquenza che mai
+non può arrivare al fine proposto? A che giova la nave dipinta ed
+ornata, che travaglia sempre tra i flutti, e giammai non conduce gli
+uomini al porto, anzi se ne allontana sempre? O grande vantaggio delle
+anime! dilettare le orecchie del popolo, dare a sè stesso lodi divine,
+allegare con labbro rotondo i filosofi, cantare con vana modulazione
+i carmi dei poeti, e l’evangelo di Cristo abbandonare o rammentarlo di
+rado!»[561]
+
+Dopo avere parlato della poesia in generale, viene a discorrere dei
+poeti del suo tempo. «V’è una falsa genía,» egli dice, «di pretesi
+poeti, i quali non sanno fare altro che correre dietro alle orme dei
+Greci e Romani: vogliono la medesima forma, lo stesso metro; invocano
+i loro medesimi Dei, nè sanno usare altri nomi, altre parole che
+quelle usate dagli antichi. Noi siamo uomini al pari di loro, ed
+avemmo da Dio uguale facoltà di dar nome alle cose che vanno ogni
+giorno mutando. Ma costoro si resero schiavi degli antichi, in maniera
+che non solamente non vogliono parlare contro la loro usanza; ma
+neppure vogliono dire ciò che essi non dissero.[562] E questo non è
+solamente un falso poetare; ma è anche una peste perniciosissima alla
+gioventù. Io certo m’affaticherei a provarlo, se non fosse più chiaro
+del sole: l’esperienza che è l’unica maestra delle cose, ha resi così
+manifesti agli occhi di tutti i danni che nascono da questo falso
+genere di poetare, che è vano ormai fermarsi a condannarlo.[563] Ma
+che diremo noi, quando i pagani stessi condannarono questi poeti? Non
+fu quel Platone medesimo che oggi tanto si leva a cielo, colui che
+disse necessaria una legge che scacciasse dalle città questi poeti,
+i quali coll’esempio e l’autorità di nefandissimi Dei, col solletico
+di turpissimi versi, empievano ogni cosa d’ignominiose libidini e
+devastazione morale? Che fanno, adunque, i nostri principi cristiani?
+Perchè dissimulano questi mali? Perchè non mettono fuori una legge che
+scacci dalle città, non solo questi falsi poeti, ma anche i loro libri,
+e quelli degli antichi che discorrono di cose meretricie, che lodano i
+falsi Dei? Gran fortuna sarebbe se questi libri venissero distrutti, e
+vi rimanessero solo quelli che incitano a virtù.»[564]
+
+Queste son di quelle parole, sopra cui molti fondarono le loro accuse
+contro al Savonarola: ma noi abbiamo già visto più volte, come esse
+non sono che parole, e come nel fatto egli teneva carissimi tutti
+i tesori dell’arte antica e moderna; sebbene, trascinato qualche
+volta nel calore del discorso, sembrasse trascorrere ad una eccessiva
+severità. Questo era, però, divenuto scusabile per la corruzione di
+que’ tempi, nei quali s’era abbandonata la vera, la nobile e forte
+poesia, onde correre dietro alle oscenità che quasi unicamente si
+tenevano in pregio. «Ei vi son pure fra gli antichi;» così continuava
+il Savonarola, «di coloro che sdegnarono le cose turpi, che esaltarono
+le azioni generose di uomini forti: costoro bene usarono la poesia,
+ed io non posso nè debbo condannarli.[565] Nondimeno, anche questi
+migliori poeti pagani vanno studiati dopo una sana e ferma educazione
+cattolica. Si sottraggano questi libri dagli occhi dei giovanetti, sino
+a che essi non abbiano bevuto il primo latte dalle dottrine cattoliche,
+e che queste non sieno bene impresse nelle loro tenere menti. Non è di
+poco momento il cominciare ad avviare i giovanetti in una via piuttosto
+che in un’altra; anzi è molto, anzi è tutto, giacchè il principio è più
+che la metà delle cose. Per me, stimo assai meglio avere i Cristiani
+ornati di buoni costumi e splendere di minore eloquenza; che vederli, a
+cagione della eloquenza, rendersi indegni del nome di Cristo.»[566]
+
+Viene, finalmente, il Savonarola a considerare la poesia in rapporto
+alla religione, e dice: «Quando un poeta non volesse cantare altro
+che le lodi della religione, potrebbe certamente riuscirle di decoro:
+di utile vero non mai. Lo spirito solo vivifica, la lettera uccide:
+l’onore e la gloria che cerca il poeta stanno sempre nell’arte che
+adopera, non già nel soggetto che tratta: come mai potrà egli, in
+questo modo, essere utile alla religione, innanzi a cui ogni altro
+umano interesse sparisce? L’esempio d’una poverella ignorante e
+semplice, che inginocchiata prega fervidamente, reca agli animi
+un utile assai maggiore del poeta o del filosofo che celebrano
+pomposamente le lodi del Signore: il cuore di quella è riscaldato dalla
+fede; la mente di questi è piena di mondana vanità.»[567]
+
+Di certo, molti potranno trovare questo un modo soverchiamente
+esclusivo di considerare le cose: nondimeno, esso parte da una critica
+assai più sana di quello che non si crederebbe a prima giunta. L’arte,
+in vero, vive in un mondo suo proprio, nel quale ritrova il suo fine
+e basta a sè stessa. Coloro che, credendo nobilitarla, l’hanno voluta
+ridurre ad esser mezzo di un fine morale, politico o religioso,
+l’hanno sempre fatta scendere al grado della prosa. Ed infatti, niun
+poema, o quadro, o musica restò mai immortale per lo scopo, quanto si
+voglia nobile e generoso, che s’era proposto; mentre parecchi lavori
+valicarono secoli di molte civiltà, sebbene si fossero proposto un fine
+assai poco lodevole. Onde il Savonarola non ebbe già un concetto poco
+adequato dell’arte; egli anzi ne aveva compreso la vera indole: il suo
+torto fu, piuttosto, di avere qualche volta troppo poco considerato
+quanto la coltura della mente nobiliti il cuore, e come il mondo
+dell’arte sublimi gli animi. Egli, allora, si scagliava con parole
+troppo severe contro quella filosofia nella quale era così valente,
+contro quella poesia che pure aveva tanto amata. Ma andarono assai
+lungi dal vero coloro che vollero crederlo insensibile alla sublime
+armonia del vero, all’arcana musica del bello. Chi, infatti, gli
+diè conforto e coraggio nelle dure prove della giovanezza, se non la
+filosofia? Chi fu confidente de’ suoi primi dolori, se non la musica
+e la poesia? I suoi versi attestano ch’egli non fu indegno cultore di
+quelle muse, di cui alcuni lo vorrebbero chiamare cieco dispregiatore.
+E se essi non meritano sempre il nome di vera poesia; non pérdono,
+però, mai una loro particolare originalità ed altezza di concetti, che
+li rende preziosi a conoscere la nobiltà dell’animo di chi li scrisse:
+onde noi veniamo ora a prenderli in esame.
+
+Sebbene questi versi trattino sempre soggetti religiosi, pure si
+dividono in due ordini assai diversi, e confermano singolarmente ciò
+che il Savonarola aveva detto intorno all’indole ed ai vari generi
+della poesia. Egli scrisse le _Canzoni_ principalmente nella sua
+giovinezza, quando ancora non era divenuto estraneo al mondo, quando
+amava ardentemente le lettere, e scriveva solo per dare sfogo alla
+piena degli affetti interni. Le _Laudi spirituali_, che sono in
+assai maggior numero, furono scritte in età più matura, con un fine
+unicamente religioso, e per combattere i Canti Carnascialeschi, che
+avevano allora grandissima voga nel popolo. In queste _Laudi_, noi
+sentiamo subito d’esser fuori del libero campo dell’arte e della
+poesia: il metro, la forma e, quasi, le idee stesse vengono suggerite e
+determinate da un’altra poesia colla quale si mettono in opposizione.
+L’autore scrive sulla stessa musica dei Canti Carnascialeschi; ne
+segue l’andamento, e cerca di mettere a contrasto con ognuna di
+quelle bestemmie, una parola di religione e di fede. E così, postosi
+volontariamente sopra un letto di Procuste, viene dallo stesso
+antagonismo obbligato ad imitare quei versi che sono poveri d’idee
+e pieni d’artificiosi concetti; onde è costretto ad una miserabile
+industria di parole e di sofismi. Non è, quindi, da maravigliarsi se
+in queste _Laudi_ non si trovi la vera poesia: si potrebbe piuttosto
+notare che esse conservano, quasi sempre, una certa temperanza, un
+certo decoro e buon senso. Quando Girolamo Benivieni, poeta al suo
+tempo famoso, volle tentare lo stesso genere di poesia,[568] egli
+balestrò, assai spesso, non solamente fuori dell’arte, ma anche del
+senso comune; e cantando la gioia ed il sollazzo di divenir pazzo per
+amor di Gesù,[569] poteva dar nome di poesia a questi versi:
+
+ To’ tre once almen di speme,
+ Tre di fede e sei d’amore,
+ Due di pianto, e poni insieme
+ Tutto al foco del timore:
+ Fa dipoi bollir tre ore;
+ Premi, in fine, e aggiungi tanto
+ D’umiltade e dolor, quanto
+ Basta a far questa pazzía.[570]
+
+Vicino a questi versi, le Laudi del Savonarola risplendono di bellezza:
+il concetto ne è più semplice, il sentimento più spontaneo, lo scopo
+più pratico e morale. Ne riportiamo una, che fu scritta nello stesso
+anno in cui si formava il nuovo governo:
+
+ Viva, viva in nostro core
+ Cristo re, duce e signore!
+
+ Ciascun purghi l’intelletto,
+ La memoria e volontade,
+ Del terrestre e vano affetto:
+ Arda tutto in caritade,
+ Contemplando la bontade
+ Di Gesù re di Fiorenza;
+ Con digiuni e penitenza
+ Si riformi dentro e fore.
+
+ Se volete Jesù regni,
+ Per sua grazia in vostro core,
+ Tutti gli odii e pravi sdegni
+ Commutate in dolce amore;
+ Discacciando ogni rancore,
+ Ciascun prenda in sè la pace:
+ Questo è quel che a Gesù piace.
+ Su nel Cielo e qui nel core.[571]
+ . . . . . . . . . . . . . .
+
+Parecchie furono le Laudi che scrisse il Savonarola, ed alcune se ne
+trovano tuttora inedite: ma queste aggiungono assai poco al suo nome di
+poeta; perchè, oltre ad avere tutti i medesimi difetti delle altre, vi
+mancò l’ultima mano dell’autore, e restarono, perciò, incompiute.[572]
+
+Quando, però, il Savonarola abbandona quei vincoli e quella servitù
+che il soggetto stesso delle Laudi gl’imponeva; quando i suoi versi non
+debbono essere mezzo e strumento d’uno scopo estraneo alla poesia, e la
+voce esce libera e spontanea dal petto suo; allora egli può dire: «Son
+poeta anch’io.» Questo gli avvenne più volte nelle sue Canzoni, scritte
+quasi tutte nella prima giovanezza; quando l’animo ancora travagliato
+dalle passioni, non era stato rapito in quei celesti diletti che
+gli fecero soverchiamente disprezzare il mondo. In quelle _De ruina
+Ecclesiæ_ e _De ruina mundi_, noi già ammirammo una rozza vigoria, ed
+un poetare, sebbene trascurato nella forma, pure energico e forte. In
+altre Canzoni troviamo, invece, che non manca una gran delicatezza di
+sentire, espressa non senza eleganza di forma; come si può vedere in
+alcune parti di quella che incomincia:
+
+ Quando il soave e mio fido conforto,
+ Per la pietà della mia stanca vita,
+ Con la sua dolce citara fornita
+ Mi trae dall’onde al suo beato porto,
+ Io sento al core un ragionare accorto.
+
+E così nell’altra a Santa Maria Maddalena,[573] nella quale è
+descritto, con molto affetto, la Santa che viene rapita in cielo da
+Gesù Cristo:
+
+ E tutto il suo cor arde,
+ E nell’amor di Dio non si raffrena.
+
+Ma per dare un esempio di queste Canzoni, ne portiamo, per intero,
+una che fu scritta in lode di Caterina de’ Vegri, nata l’anno 1463, e
+canonizzata poi dalla corte di Roma nel 1724.
+
+I.
+
+ Anima bella, che le membra sante,
+ Salendo al ciel, abbandonasti in terra,
+ Per far fede fra noi dell’altra vita;
+ Or ch’è fornita pur la lunga guerra,
+ Ove giammai non fusti isbigottita,
+ Nè mai voltasti al Sposo tuo le piante;
+ Sei gita a lui davante
+ Col cor pudico e con la mente pura,
+ Per trionfar della tua gran vittoria,
+ In sempiterna gloria,
+ Fuor di quest’aspra e cieca vita dura,
+ Là dove ormai con Cristo sei secura.
+
+II.
+
+ Il sacro corpo ben dimostra quanto
+ Esaltata t’ha Iddio nell’alto cielo:
+ È la virtude che fra noi si vede,
+ Spirto gentil, esempio al mondo felo,
+ Fiamma celeste alle coscienze frede,
+ E degli afflitti è refrigerio santo!
+ Chi con devoto pianto
+ A te s’inchina, Vergine beata,
+ Sciolto riman da mille pensier frali;
+ Perchè quanto tu vali
+ Dinanzi a Cristo, o sposa coronata,
+ Il ciel il vede e ’l mondo ove sei nata!
+
+III.
+
+ Da mille parti, sol per fama, core
+ Diverse genti a rimirar le membra
+ Che, essendo spente, par che viva ancora,
+ E del suo spirto par che si rimembra.[574]
+ Ogn’uomo il vede, quivi ogn’uom l’adora,
+ E pien di maraviglia gli fa onore.
+ Deh! qual selvaggio core
+ Non lacrimasse forte di dolcezza,
+ Vedendo l’opre sante e l’umil viso?
+ Se, adunque, è un paradiso
+ Il corpo al mondo e tanto qui si prezza,
+ Che ha a veder di spirto la bellezza?
+ O felice alma, che giammai non torse
+ Il santo piè dal dritto suo cammino,
+ Sempre sprezzando quel che ’l mondo brama!
+
+Se non andiamo errati, in questa canzone è una grande delicatezza
+di squisito ed affettuoso sentire. In generale, però, è ben vero che
+volendo giudicare i componimenti poetici del Savonarola solamente dal
+lato dell’arte, dovremmo assai spesso esser molto severi; perchè v’è
+una soverchia e continua negligenza della forma, ed il concetto stesso
+di rado si eleva all’altezza d’una vera creazione poetica. Nondimeno,
+questa lettura ci accresce sempre la stima dell’autore; perchè quando
+la vera poesia manca ne’ suoi versi, noi la troviamo nel suo cuore;
+essa non è in lui disciplina della mente, ma vita e realtà dell’animo.
+Trasparisce, è vero, a balzi e di rado; ma pure, vien fuori tanto più
+luminosa, quanto meno l’autore sembra esserne consapevole.
+
+Il Savonarola dettò ancora alcuni componimenti latini, i quali, sebbene
+non serbano nessuna misura di verso, si possono chiamare poesia, in
+quanto che prendono a modello i Salmi. In uno di essi egli celebra le
+lodi del Signore, e dice: «Io ti cercai per tutto, ma non ti trovavo.
+Interrogai la terra: Sei tu il mio Dio? E mi rispose: Talete s’inganna;
+io non sono il tuo Dio. Interrogai l’aria, e mi rispose: Ascendi ancora
+più alto. Interrogai il cielo, le stelle, il sole; e mi risposero:
+Colui che ci ha fatto dal nulla, quegli è Iddio; esso empie il cielo
+e la terra, esso è nel tuo cuore. Io, adunque, o Signore, ti cercavo
+lontano, e tu eri vicino. Interrogai allora gli occhi, se tu eri
+entrato per essi; e risposero di non conoscere che i colori. Interrogai
+l’orecchio, e rispose di non conoscere che il suono. I sensi, adunque,
+non ti conoscono, o Signore; tu sei entrato nell’anima mia, tu sei nel
+mio cuore, ed operi in me quando io faccio le opere di carità.»[575]
+E così vi è sempre, in ciò che scrive il Savonarola, qualche cosa che
+lo spinge in alto: vi è una santa e nobile aspirazione che, rompendo
+l’involucro d’una forma spesso ostinatamente ribelle, ci fa sentire la
+sua grandezza morale; ed obbliga ciascuno a riconoscere, che se egli
+non era sempre poeta, poteva però esser sempre soggetto d’altissima
+poesia.
+
+
+ FINE DEL VOLUME PRIMO.
+
+
+
+
+INDICE DEL VOLUME PRIMO.
+
+
+ LIBRO PRIMO.
+
+ La gioventù del Savonarola, ed i suoi primi lavori. [1452-1494.]
+
+ CAPITOLO
+ I. Dalla nascita del Savonarola, alla sua entrata
+ nel chiostro. Pag. 1
+ II. Dalla sua entrata nel chiostro, sino alla prima
+ venuta in Firenze. 21
+ III. Lorenzo il Magnifico e i Fiorentini del suo tempo. 37
+ IV. Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica. 49
+ V. Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia,
+ ritorno a Firenze. 67
+ VI. La filosofia del Savonarola. 84
+ VII. I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la
+ sua interpretazione della Bibbia. 101
+ VIII. Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il
+ Magnifico. Predica sulla prima Epistola di
+ San Giovanni. 118
+ IX. Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII;
+ elezione d’Alessandro VI. Viaggio del Savonarola
+ a Bologna: separazione di San Marco dalla
+ Congregazione Lombarda: riforma del Convento. 135
+ X. Il Savonarola espone i punti principali della sua
+ dottrina, nell’Avvento del 1493: predice la
+ venuta dei Francesi, nella Quaresima del 1494. 159
+
+ LIBRO SECONDO.
+
+ Il Savonarola entra nella vita politica. [1494-1495.]
+
+ CAPITOLO
+ I. La venuta dei Francesi in Italia. Pag. 177
+ II. I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola
+ va ambasciatore al campo francese. 195
+ III. Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in
+ Firenze; suo trattato colla repubblica, e
+ partenza. 211
+ IV. Condizione politica di Firenze, dopo la partenza
+ dei Francesi. Il Savonarola propone la forma
+ del nuovo governo. 228
+ V. Formazione del nuovo governo per opera del
+ Savonarola. Si costituisce il Consiglio
+ Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si
+ riordinano le gravezze, riducendole tutte alla
+ Decima o imposta fondiaria. Discussione nella
+ quale si vince la legge che decreta la pace
+ universale, e l’appello _delle sei fave_, o sia
+ l’appello dagli Otto al Consiglio Maggiore. Si
+ stabilisce il tribunale della Mercatanzia, o di
+ Commercio: gli Accoppiatori depongono il loro
+ ufficio: i Parlamenti sono aboliti: si fonda il
+ Monte della Pietà. Opinione dei politici italiani
+ sulle riforme operate dal Savonarola. 252
+ VI. Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola. 289
+ VII. Vari partiti si cominciano a scorgere in Firenze.
+ Il Savonarola predica nelle feste, _sopra i Salmi_;
+ nella quaresima, incomincia colle prediche
+ _sopra Giobbe_ la riforma generale dei costumi,
+ ed ottiene grandissimo successo. Conversione
+ di Frà Benedetto. 309
+
+ LIBRO TERZO.
+
+ Il Savonarola in lotta con Roma. Pericoli della Repubblica
+ Fiorentina. [1495-97.]
+
+ CAPITOLO
+ I. Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano
+ Piero de’ Medici a tentare il suo ritorno in
+ Firenze. Il Savonarola predica contro la
+ tirannide e contro i Medici: questi vengono
+ respinti. Pag. 335
+ II. Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del
+ papa: sua risposta. Un nuovo breve gli sospende
+ la predicazione; ma i Dieci ne ottengono dal
+ papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il
+ cappello cardinalizio, ed egli lo rifiuta. 354
+ III. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la
+ quaresima del 1496. 377
+ IV. Scritti diversi intorno alla dottrina del
+ Savonarola. Lettere che gl’indirizzano vari
+ principi, e sue risposte. Colloquio del Papa
+ coll’ambasciadore fiorentino. Il Savonarola
+ ritorna sul pergamo, e predica nelle feste
+ _sopra Rut e Michea_. 397
+ V. Strettezze della repubblica, e rovesci nella
+ guerra contro Pisa. Morte di Piero Capponi.
+ Minacce degli Alleati, che chiamano
+ l’imperatore Massimiliano in Italia. Nuovi
+ brevi del papa contro al Savonarola, e sue
+ risposte. La repubblica assediata in Livorno
+ dagl’Imperiali e dagli Alleati. Il Savonarola,
+ intanto, ritorna sul pergamo. Si scampa
+ maravigliosamente da ogni pericolo. 425
+ VI. Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone
+ delle nuove leggi. Si celebra il carnevale col
+ _bruciamento delle vanità_. I Frati di San Marco
+ comprano la libreria dei Medici. Idee del
+ Savonarola intorno al bello; sua difesa della
+ poesia; suoi componimenti poetici. 457
+
+
+
+
+=Errata-corrige.=
+
+ _Errori._ _Correzioni._
+
+ Vol. I, pag. 203, nota 1. mutava ogni mutava ogni due
+ giorno o tre giorni,
+ ed anche ogni
+ giorno.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] _Practica de ægritudinibus; De pulsibus; Canonica de Febribus_.
+Scrisse anche un trattato d’igiene: _Trattato utilissimo di molte
+regole per conservare la sanità, dichiarando qual cose sieno utili da
+mangiare e quali triste_. In Vinegia, 1554.
+
+[2] Frà Benedetto, _Vulnera diligentis_ MS. Bibl. Magliab., Cl. XXXIV,
+cod. 7, nel principio. Di questo amico e discepolo del Savonarola
+avremo altrove occasione di parlare. Il _Vulnera diligentis_ è un
+opuscolo in cui si difende la vita e la dottrina del Savonarola, e vi
+si danno spesso notizie preziose.
+
+[3] Furono: Ognibene, che si dette alle armi; Bartolommeo, di cui non
+si conosce bene la professione; Girolamo; Marco, che col nome di Fra
+Maurelio vestì poi l’abito di San Marco per le mani del fratello;
+Alberto, che si distinse nella medicina. Delle donne, Beatrice
+restò sempre nella casa paterna; Chiara invece si maritò, ma rimasta
+vedova tornò anch’essa a vivere colla madre ed il fratello Alberto.
+Burlamacchi, _Vita del Savonarola_. Lucca 1764, p. 3. Questo scrittore
+fu frate di San Marco, e conobbe il Savonarola: Gio. Franc. Pico della
+Mirandola, autore anch’esso d’una vita del Savonarola, ne fu pure amico
+ed ammiratore; onde queste due biografie sono la sorgente principale di
+tutte le notizie intorno al Savonarola.
+
+[4] L’anno preciso è incerto. Il Fossi (_Catalogo_) dice: «Eius obitus
+contigisse videtur circa finem anni 1461, vel tardius.»
+
+[5] Jo. Franc. Pici, _Vita_ ec.; Parisiis 1674, p. 9.
+
+[6] Frà Benedetto, _Vulnera diligentis_, MS. lib. I, cap. VIII.
+Burlamacchi, _Vita_ ec.
+
+[7] Tanti almeno gliene dánno gli storici.
+
+[8] Muratori, _Antichità Estensi_; Sismondi, _Hist. des Répub. Ital_.,
+chap. LXXVIII; Litta, _Famiglie italiane_; Tiraboschi, _Storia della
+Letteratura_, tomo VI, cap. II.
+
+[9] Lettera al padre.
+
+[10] Il Meier ha stampato invece _chi_; meglio forse per la grammatica,
+ma non è secondo l’originale. A questo autore si deve però l’onore di
+avere il primo pubblicate le poesie del Savonarola, nell’appendice alla
+sua pregevolissima biografia dello stesso; lavoro quasi non conosciuto
+in Italia. _Girolamo Savonarola aus grossen Theils handschriftlichen
+Quellen dargestellt von Fr. Karl Meier; Berlin 1836_. Per le poesie del
+Savonarola, vedi l’edizione di Firenze 1847.
+
+[11] Burlamacchi, p. 5; Jo. Franc. Pici, _Vita_ etc., p. 9.
+
+[12] Questo amore del Savonarola, lungo tempo sconosciuto, vien
+raccontato da frà Benedetto, _Vulnera diligentis_, MS. lib. I, Cap. IX.
+Ed anche qui dobbiamo rendere giustizia al Meier, che è stato primo a
+servirsi e valutare l’importanza di questi scritti di frà Benedetto;
+sebbene assai più tardi furono ritrovati in Italia, e fatti conoscere
+come cosa nuova da chi non avea letto il Meier.
+
+[13] Nella medesima poesia, _De ruina mundi_.
+
+[14] Vedi la lettera del Savonarola al padre, della quale or ora
+parleremo.
+
+[15] Il Savonarola stesso riferisce questo fatto nelle sue prediche,
+dicendo che _una parola_ gli rimase così fortemente impressa nel cuore,
+da non poterla mai più dimenticare, e dopo un anno era frate. Su questa
+parola però egli tenne sempre un segreto quasi misterioso, e non volle
+dirla neppure ai suoi più intimi amici. Vedi Pico, Burlamacchi, Fra
+Benedetto ec.
+
+[16] Lettera al padre, come sopra.
+
+[17] Fra Benedetto, _Vulnera diligentis_, lib. I, cap. X.
+
+[18] Questa lettera è riportata testualmente da tutti i biografi,
+ma da tutti scorrettamente. Il conte Carlo Capponi, avendone trovato
+l’autografo, ha potuto restituirla alla sua vera lezione in un opuscolo
+pubblicato in occasione delle nozze di suo fratello. Noi la daremo
+nell’epistolario del Savonarola.
+
+[19] Noi daremo nell’Appendice questo scritto, fino ad ora non solo
+inedito, ma creduto inevitabilmente perduto. Il Signor Aquarone, in
+una biografia dei Savonarola che va pubblicando in Piemonte, crede che
+l’operetta _Sul dispregio del mondo_ non sia altro che una poesia, la
+quale trovasi nella Magliab., Classe VII, cod. 365. Ma il MS. posseduto
+dal Gondi toglie ogni dubbio, perchè vi si trova scritto: «Ricordo
+come alli 24 aprile, che fu il dì di San Giorgio del 1475, Gerº mio
+figlio studente nell’arte (intendi della medicina), si partì di casa
+e andò a Bologna, et entrò nelli frati di San Domenico per stare et
+essere frate, e lassome a mi Nicolò della Savonarola suo padre, le
+imp.te confortationi per mio contento.» Questo scritto insieme colla
+lettera mandata dal Savonarola al padre, restarono nella sua famiglia
+sino al 1604, quando uno dei Gondi, sempre devotissimi alla memoria
+del frate, chiese a Marco Savonarola di vederli. Questi li accompagnò
+con una lettera, dicendo che li mandava colle lacrime agli occhi, e
+si raccomandava che fossero rimandati a posta corrente. Ma tanto la
+lettera al padre, che pare sia l’autografo stesso, come lo scritto sul
+_Dispregio del mondo_, che è una copia antica, rimasero sempre appresso
+i Gondi.
+
+[20] Anche questa lettera è inedita (nella bibl. Riccardiana), e sarà
+da noi pubblicata nell’epistolario.
+
+[21] Oltre del Pico e del Burlamacchi, frà Benedetto descrive
+minutamente la figura del Savonarola, tanto nel suo _Vulnera
+diligentis_, quanto nel _Cedrus Libani_, poemetto scritto in onore del
+Savonarola, citato la prima volta dal Meier, pubblicato poi dal Padre
+Marchese nell’Archivio Storico. Oltre di ciò, vi sono del Savonarola
+tre ritratti, notevoli anche come bei lavori di arte. Uno di essi
+trovasi nella Galleria degli Uffizi, ed è una mirabile incisione
+in corniola, fatta da Giovanni delle Corniole; un altro fu dipinto
+da frà Bartolommeo sotto le immagini di San Pietro martire, forse
+per essere stato lavorato dopo la morte del Savonarola, e trovasi
+nell’Accademia di Belle Arti in Firenze; un terzo finalmente, anche
+dipinto da fra Bartolommeo, è posseduto dal Signor Ermolao Rubieri.
+Questi tre ritratti lo rappresentano sotto tre diversi aspetti.
+Nel primo è scolpita la fierezza dell’oratore che fulmina i vizi, e
+profetizza la rovina d’Italia: la sua faccia è concitata, il suo occhio
+quasi fiammeggia. Nel secondo è dipinta tutta la bontà e dolcezza del
+martire: nel terzo è il santo rapito alla contemplazione delle cose
+celesti. Si potrebbero citare moltissimi altri ritratti; ma non così
+autentici, nè di contemporanei. Vogliamo però rammentare una vecchia
+tavola che si trova in San Marco, la quale, sebbene assai sciupata e
+senza alcun merito d’arte, non manca d’una certa forza d’espressione.
+Tutti i ritratti dipingono il Savonarola col cappuccio in testa,
+eccettuatone solo quello dell’Accademia di Belle Arti, nel quale si
+vede che il giro del suo cranio mancava verso il vertice: ragione,
+secondo alcuni, che gli facea portar sempre il capo coperto. Diremo
+altrove delle molte medaglie.
+
+[22] _Poesie del Savonarola_. Canzone II, col comento dello stesso
+autore. Firenze 1847.
+
+[23] Jacopo Ammannati.
+
+[24] Sismondi, chap. LXXXIII; Muratori, _Antichità Estensi_, nella vita
+del Duca Ercole I.
+
+[25] Vedi Sismondi, Leo, ec.; Steph. Infessuræ, _Diarium Curiæ Romæ_,
+in Jo. Ge. Eccardi, _Corpus historicorum medii ævi_, tomo II. Lipsia
+1723; Platina _de Vitis Pontificum_, Basil. 1529. Vedi anche Rudelbach,
+_H. Savonarola und seine Zeit, aus den Quellen dargestellt. Hamburg.
+1835. Einleitung: die Signatur des fünfzehnten Jahrhunderts. 1.
+Pabstmacht_.
+
+[26] A. Politiani, _De Pactiana conjuratione historia sive
+commentarium_.
+
+[27] _Lettera_ alla madre, scritta da Pavia il dì della conversione di
+San Paolo 1490. Lo stesso ripetè spessissimo nelle sue prediche.
+
+[28] Vedi Tiraboschi, _Storia della Letteratura_, ove parla degli
+oratori sacri del secolo XV. Vedi anche i sermoni di Frà Paolo
+Attavanti, che dal Ficino fu paragonato ad Orfeo; e quelli di Frà
+Roberto da Lecce, il più famoso discepolo di San Bernardino. Questi
+però avea avuto una grandissima semplicità ed ingenuità, della quale
+s’era già perduta ogni traccia nel cadere del secolo.
+
+[29] Burlamacchi.
+
+[30] Sismondi, cap. LXXXVIII.; Leo, lib. V, § VII.; Steph. Infessuræ
+_Diarium_ etc.
+
+[31] Padre Vincenzo Marchese, _Storia di San Marco_, Libro I. Firenze,
+Le Monnier, 1855. In questo lavoro, scritto con molta eleganza di
+stile e con uguale diligenza e precisione, si trova un gran numero
+di notizie tanto sul convento, come sulla vita di Sant’Antonino. Chi
+volesse ancora più minuti particolari, veda: la _Summa historialis_,
+o _Chronicon_ dello stesso santo, con le aggiunte del P. Pietro
+Maturo gesuita. _Lugduni_ etc. _ap. Junctas_, 1585 e 86, vol. III.;
+Castiglioni, Vita di Sant’Antonino. Ciò che riguarda le istituzioni
+di beneficenza, può vedersi più minutamente nel Passerini, _Storia
+degl’Istituti di Beneficenza in Firenze_. Vedi anche Richa, _Notizie
+storiche delle chiese di Firenze; Annales Conventus S. Marci_; Fabroni,
+_Vita Magni Cosmi Medicei_.
+
+[32] Nacque nel 1448, governò dal 1469 al 1492. Noi non istaremo
+ad empiere questo capitolo d’inutili citazioni. Sono troppo noti
+gli autori che parlano di Lorenzo de’ Medici, perchè vi sia bisogno
+di citare i loro nomi. Diremo solamente che il Roscoe (_The life
+of Lorenzo de’ Medici_), a cui tutti ricorrono, si è la guida meno
+sicura che vi sia. Varrebbe assai meglio rivolgersi al Fabroni (_Vita
+Laurentii Medicis_), che il Roscoe ha quasi saccheggiato, così nel
+testo come nell’appendice. Lorenzo dei Medici va studiato innanzi
+tutto nei suoi scritti (_Poesie di Lorenzo de’ Medici_, Firenze 1825,
+4 vol. in-4; _Canti Carnascialeschi_, nella collezione del 1750), e
+nelle molte opere dei contemporanei che scrissero liberamente, e non
+per corteggiarlo. Non poca luce sulla vita di Cosimo e di Lorenzo
+dei Medici dànno le _Opere inedite_ del Guicciardini, che si vanno
+ora pubblicando in Firenze, per cura dei conti Guicciardini, con le
+illustrazioni di Giuseppe Canestrini. Vedi specialmente il Dialogo sul
+_Reggimento di Firenze_, nel 2º vol. Anche alcuni dei _discorsi_ di
+Iacopo Nardi, che si trovano inediti nella Riccardiana (Cod. 2022),
+possono servire di conferma a tutti i nostri giudizi sul dominio dei
+Medici.
+
+[33] _Ancora che fosse nelle cose veneree maravigliosamente involto._
+Machiavelli, _Istorie fiorentine_.
+
+[34] Poesie di Franco Sacchetti, Canzone IV; nei _Lirici Italiani_,
+Firenze 1839.
+
+[35] Fra questi, il famoso Pico della Mirandola.
+
+[36] Cosimo tornò dall’esilio l’anno 1434; Lorenzo, come abbiamo detto,
+non cominciò a dominare che nel 1469.
+
+[37] Vedi il Guicciardini, _Del reggimento di Firenze_.
+
+[38] Chi volesse, potrebbe nel Sismondi trovare l’elenco dei moltissimi
+cittadini fatti da Lorenzo condannare a morte per causa politica: la
+più parte erano di nobili famiglie. Vedi anche il Guicciardini, _Del
+reggimento di Firenze_, pag. 43 e seg.
+
+[39] A questo proposito, citeremo un lavoro pubblicato recentemente
+in Inghilterra: _The life of Michael Angelo Buonarroti, also Memoirs
+of Savonarola, Raphael and Vittoria Colonna_ by John S. Harford; in
+two volumes, London 1857. Questo lavoro contiene molte notizie su quei
+tempi; ma sebbene l’autore professi idee politiche diverse da quelle
+del Roscoe, pure ne segue i giudizi letterari. Conviene che Lorenzo era
+un tiranno; vorrebbe però darcelo pel più gran poeta del suo tempo, e
+pel restauratore delle arti belle!
+
+[40] Su questo, niuno può essere giudice migliore di Giacomo Leopardi,
+il quale nel suo _Discorso in proposito di una orazione greca di G.
+G. Pletone, e traduzione della medesima_, dice che i suoi scritti sono
+dettati «con tanta copia e gravità di sentenze, con tal sanità, con tal
+forza, con tal nobiltà di stile, tanta purità, tanta finezza di lingua,
+che leggendoli, presso che si direbbe non mancare a Gemisto ad essere
+uguale ai grandi scrittori greci, di quegli antichi, se non l’essere
+antico. E questo fu anco il parere dei dotti della sua nazione in quel
+secolo.»
+
+[41] Tiraboschi, _Storia della letteratura_. Bruckeri, _Historia
+philosophiæ_; Lipsia 1743.
+
+[42] Basilea 1574. Una copia se ne trova nella Marucelliana di Firenze.
+
+[43] Detto anche _Gennadius_. La sua risposta trovasi manoscritta
+nella biblioteca imperiale a Parigi. Tutta questa contesa filosofica
+leggesi assai minutamente illustrata nelle _Mémoires de l’Académie
+des inscriptions_, vol. II, p. 715, _Querelles des philosophes du
+XVe siècle_, par M. Boivin le Cadet. Vedi anche Bruckeri, _Historia
+philosophiæ_; Lipsia 1743, vol. 4, cap. II e III: Leonis Allatii, _De
+Georgiis et eorum scriptis diatriba_ (parla di Giorgio Gemisto, Giorgio
+Scolario e Giorgio da Trebisonda o Trapezunzio), in Alberti Fabricii
+_Bibliotheca Græca_, vol. X; Hamburgi 1721.
+
+[44] Conosciuto tra noi anche col nome di Giorgio da Trebisonda, per la
+patria dei genitori. Egli era nato a Creta.
+
+[45] _Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis_; Venet. 1523.
+
+[46] Egli mandò fuori due scritti: nell’uno, Bessarionis Card.
+Sabini, Patriarchæ costantinopolitani, _De naturâ et arte, adversus
+Georgium Trapezuntium cretensem_, raccontò tutta la storia della
+lite; nell’altro, _In Calumniatorem Platonis_, discusse lungamente la
+quistione filosofica. Nella bella edizione in foglio di quest’opera
+(Venetiis, in ædibus Aldi et Andreæ Soceri MDXVI), il primo scritto vi
+è aggiunto e pubblicato come ultimo libro della stessa.
+
+[47] Così chiamavasi l’Aristotele nell’originale greco, a differenza di
+quello che s’era conosciuto solo per mezzo dei commentatori.
+
+[48] Gemisti Pletonis, _De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ
+differentiâ_: Bessarionis, _In calumniatorem Platonis_: Trapezuntii,
+_Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis_.
+
+[49] L’origine di questa Accademia trovasi dai Ficino stesso narrata
+nella lettera dedicatoria premessa alla sua traduzione latina di
+Plotino. Vedi Ficini _Opera_; Basileæ, 1576 in fol.º, vol. II, p. 1320.
+
+[50] Fra queste è da menzionare l’opera _De legibus_, nella quale erano
+esposte le sue opinioni religiose.
+
+[51] Giacomo Leopardi, nel suo _Discorso_ sopra citato, cerca di
+rivendicarne il nome. «Tace la fama al presente di Giorgio Gemisto
+Pletone costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità
+degli uomini, siccome, possiamo dire, ogni cosa nostra, dipende più
+da fortuna che da ragione...... Certo è che Gemisto fu de’ maggiori
+ingegni e più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo.
+Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria
+ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto
+caro in Italia....; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa
+sua nuova patria, e medesimamente nelle altre parti d’Europa, per
+quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere». È singolare
+però, che il Leopardi, così dotto nelle cose greche e così preciso
+in tutto ciò che dice, cada qui in due errori; chiamando il Gemisto
+costantinopolitano, quando egli era del Peloponneso; e facendolo venire
+in Italia dopo la caduta di Costantinopoli, quando egli era già morto
+nel 1451, cioè due anni prima della presa di quella città.
+
+[52] In età più matura condannò queste opere alle fiamme.
+
+[53] Il Gibbon, _Decline and fall_ etc., osservò con molto acume: «So
+equal, yet so opposite are the merits of Plato and Aristotle, that they
+may be balanced in endless controversy; but some sparke of freedom may
+be produced by the collision of adverse servitude». Tutta la fine del
+cap. LXVI di quest’opera è piena di notizie ed osservazioni importanti
+sul carattere e la dottrina dei Greci che vennero in Italia. Vedi anche
+Meier, _Savonarola_ etc.; Zweit: Kap: Ueberblick des Wissenschaftlichen
+und politischen Lebens in Florenz unter den Mediceern.
+
+[54] _Della religione cristiana_. In Fiorenza, presso i Giunti 1568.
+
+[55] Bruckeri, _Hist._ ec.; Marsilii Ficini _Vita, auctore Johanne
+Corsio_, pubblicata da Ang. Mar. Bandini.
+
+[56] Marsili Ficini, _Opera_; Basilea, vol. 2 in fol.
+
+[57] Ficini, _Epistolæ_, lib. III.
+
+[58] Lugduni 1567. — È la parte principale della sua opera _De vita_.
+
+[59] _Commento alla Divina Commedia_: Firenze, per Niccolò de la Magna
+1481. Vedi propriamente il luogo ove interpetra il Veltro allegorico.
+È singolare che Lutero sia nato proprio nel mese di novembre del 1483 o
+84, essendovi dubbio sull’anno preciso.
+
+[60] _Discorsi_, lib. I, cap. LVI.
+
+[61] _Ricordi politici e civili_, Ricordo CCXI.
+
+[62] Questa esposizione della dottrina del Ficino è cavata
+principalmente dalla sua _Theologia platonica_. Vedi Ficini _Opera_.
+
+[63] Molti sono gli autori che parlano dell’Accademia. Il Ficino stesso
+ne discorre più volte nelle lettere e nelle sue opere. Vedi anche
+_Ficini Vita, auctore Corsio_. Ne discorrono quasi tutte le storie
+letterarie e filosofiche d’Italia; e così il Fabroni, il Roscoe, il
+Gibbon: ed ultimamente il sig. Harford, nella sua opera più sopra
+citata (_Life of Mich. Ang. Buonarroti_ etc.; London 1858, vol. 2), ha
+scritto sull’Accademia Platonica alcune pagine che, senza aver nulla
+di veramente nuovo, hanno il grandissimo merito di non essere la solita
+ripetizione del Roscoe e del Tiraboschi.
+
+[64] Il Cardinal Bembo scriveva al Sadoleto: «Non leggere le Epistole
+di San Paolo, chè quel barbaro stile non ti corrompa il gusto; lascia
+da banda queste baie indegne di uomo grave.»
+
+[65] _Politiani Epistolæ_, Lugduni, 1533, vol. 2. — Vedi lettera a
+Tristano Calco scritta nell’aprile 1489, vol. I, pag. 116. Questa
+lettera è stata citata dal Villemain (_Cours de Littér. au moyen-âge_)
+ed anche dal Guizot; ma, con manifesto errore, essi riferiscono al
+Savonarola ciò che il Poliziano dice del Gennazzano, nominandolo
+espressamente fin dal principio della lettera. — Vedi Niccolò Valori,
+_Vita Laurentii Medicis_: il Quetif anche dà, nel 2º vol., parecchie
+notizie sul Gennazzano.
+
+[66] Non conosciamo di lui alcuna raccolta di prediche, nè a stampa nè
+manoscritte. Vien citato un suo Sermone fatto a papa Innocenzo VIII
+e stampato a Roma; ma è divenuto rarissimo. Nella Vaticana ne esiste
+una copia, o almeno si trova citata nei cataloghi: malgrado però molte
+ricerche, non potemmo ritrovarla.
+
+[67] _Epistola_ di Girolamo Benivieni a Clemente VII, in difesa della
+dottrina e profezie del Savonarola. MS. riccardiano, cod. 2022.
+
+[68] _Processo a stampa._ — I processi del Savonarola son due: uno
+è quello stampato nel sec. XV e dipoi dal Baluzio; l’altro fu da noi
+ritrovato, ed avremo occasione di parlarne più a lungo. — Vedi anche
+Padre Marchese, pag. 118; Burlamacchi; Frà Benedetto, ec.
+
+[69] _Lauda composta l’anno 1484_; Poesia VIII, nell’edizione
+fiorentina.
+
+[70] In quanto alla cronologia della Vita del Savonarola, noi dobbiamo
+rendere il debito onore al Padre Marchese, che nella sua _Storia di
+San Marco_ l’ha con molta diligenza riordinata, correggendo non pochi
+errori ch’erano incorsi negli altri biografi.
+
+[71] Nel _Compendium revelationum_ e nei suoi Sermoni del 97 e 98,
+si trova più volte ripetuta la storia della sua predicazione. Vedi
+anche il _Processo_, la _Lettera_ del Benivieni, il Burlamacchi, Frà
+Benedetto, ec.
+
+[72] Jo. Francisci Pici, _Vita_ ec. Nel cap. V di questa biografia,
+è minutamente esposto come il Savonarola trovasse nella Bibbia le
+prime ragioni che gli persuasero i futuri flagelli dell’Italia e della
+Chiesa.
+
+[73] Pico, Burlamacchi, Marchese ec. Vedi anche Barsanti, _Della
+Storia_ del Padre Girolamo Savonarola da Ferrara; Livorno 1787. Questa
+biografia, pubblicata senza nome d’autore, sebbene sia fatta su quelle
+del Burlamacchi e del Pico, è pure preziosa, perchè ci dà moltissimi
+brani delle _Giornate_ di Lorenzo Violi, manoscritto importantissimo
+che si è perduto. Pare che questo codice del Violi, conservato a tempo
+del Barsanti dalle Suore di Santa Caterina, venisse venduto, non ha
+molti anni, al libraio Molini, e da lui fosse rivenduto probabilmente
+a qualche inglese; onde se ne è perduta ogni traccia. Citeremo qui
+anche la biografia scritta dal Razzi, altra compilazione, ma di minore
+importanza, che trovasi MS. in molte biblioteche. Il Razzi ha raccolto
+pure molti scritti apologetici intorno al Savonarola, e ci ha lasciato
+un compendio abbastanza esteso di tutte le _Giornate_ del Violi. Vedi
+Cod. riccard. 2012.
+
+[74] Burlamacchi, Barsanti, ec.
+
+[75] Zio di quel Giov. Francesco Pico della Mirandola, che scrisse la
+Vita del Savonarola.
+
+[76] Jo. Pici, _Opera_; Basil. vol. 2, in fol. — La sua filosofia non
+era altro che una fiacca imitazione del Ficino.
+
+[77] _Lettera_ a Lorenzo de’ Medici: Idibus Julii 1484. Eran parecchi
+allora quelli che facevano pochissimo conto della poesia di Dante.
+
+[78] Gli scrittori che parlano di Pico della Mirandola sono moltissimi;
+ma il vero giudizio intorno al suo ingegno si potrà cavare solo dalla
+lettura dei due grossi volumi in foglio delle sue opere, che versano
+sopra i soggetti più svariati, non di rado con molta leggerezza, ma
+sempre con un amore del vero ardente e sincero. Fra i moltissimi che
+ragionano di lui, vogliamo citare una miscellanea storica, che dà molte
+notizie esatte e ben raccolte intorno al Poliziano, al Pico e a molti
+altri, e fu pubblicata a Manchester nel 1805 dal Rev. W. Pair Greswell.
+
+[79] Burlamacchi, Pico, Barsanti.
+
+[80] Ripetiamo un’altra volta che la cronologia di questi viaggi del
+Savonarola, è stata ordinata tutta dalle ricerche del Padre Marchese:
+_Storia di San Marco_.
+
+[81] Padre Marchese, _Lettere inedite del Savonarola_. Lettera I,
+_scritta in Pavia, in fretta, il dì de la conversione di San Paulo
+Apostolo, 1490_. Ne abbiamo riportato solo il senso, avvicinandoci però
+alle parole del testo, per quanto era possibile.
+
+[82] Che il Savonarola sia venuto in Firenze la seconda volta, pregato
+da Lorenzo, il quale fu dal Pico indotto a chiamarlo, è un fatto
+che viene narrato in tutte le biografie antiche e moderne. Il signor
+Perrens (_Jérôme Savonarole, sa vie, ses prédications, ses écrits_;
+Paris 1853, vol. 2.), fondandosi sopra un MS. che egli medesimo
+confessa essere una cattiva parafrasi del Burlamacchi, anzi una copia
+con qualche giunta fatta ad arbitrio, nega il fatto. Ma ognuno deve
+seguir l’originale, piuttosto che una cattiva copia, la quale si trova
+in contradizione con tutte le altre biografie. Neppure può aver forza
+l’altra ragione addotta dal signor Perrens, che scorse cioè troppo
+tempo dal Capitolo di Reggio alla venuta del Savonarola in Firenze, e
+che Lorenzo era uso di esser subito obbedito. Potè il Pico non andar
+subito a Firenze, potè Lorenzo non prendere la cosa con calore; ed in
+ogni caso, un frate non dipendeva direttamente dai suoi ordini. Vedi
+Burlamacchi, p. 15; Barsanti, p. 20; Marchese, p. 25; ec.
+
+[83] Come abbiam detto più sopra, la storia della predicazione
+trovasi non solamente nei biografi, ma si può con maggiore esattezza
+cavar tutta dal _Compendio di Rivelazione_, e da alcune prediche del
+Savonarola che avremo più tardi occasione di citare. Non poche notizie
+ci han dato ancora il processo a stampa e quello da noi scoperto, oltre
+la lettera del Benivieni e le opere di Frà Benedetto.
+
+[84] Capitolo IV.
+
+[85] Campanella, _Metaphysica_; Parisiis 1638: si trova nella
+Magliabechiana. Nella Riccardiana e nella Marucelliana si trovano la
+più parte delle altre opere del Campanella. Il Baldacchini di Napoli ne
+ha scritto una biografia assai diligente; il D’Ancona ne ha pubblicato
+le opere politiche (Torino 1851), precedute da una biografia, in cui
+sono notizie importanti. Egli ha però tralasciato di pubblicare e di
+esaminare la _Monarchia Messianica_; cosa che non sappiamo approvare,
+perchè in quest’opera si trova il complemento di tutto il sistema
+politico dell’autore. Avendo pubblicato la _Monarchia Spagnuola_, in
+cui l’Italia vien sottomessa a Spagna, bisognava pubblicare l’altra
+opera, in cui Spagna è sottomessa a Roma, che rimane, secondo il
+Campanella, capo del mondo. Quanto al sistema filosofico, si può
+vedere ciò che ne dice il Mamiani nel suo _Rinnovamento_; quello che ne
+discorre lo Spaventa nei suoi dotti articoli pubblicati nel _Cimento_,
+rivista piemontese; e l’esame assai minuto che ne ha fatto il Ritter,
+_Geschichte der Philosophie_; Hamburg 1841-52.
+
+[86] Il Padre Marchese, _Storia di San Marco_, pag. 164, volle notare
+una somiglianza fra le idee politiche del Savonarola e del Campanella,
+paragonando la _Città del Sole_ col trattato del _Reggimento di
+Firenze_. Ma le idee politiche dei due frati erano, come vedremo, molto
+diverse: oltre di che, nella _Città del Sole_ trovasi l’_utopia_ del
+Campanella, e non già il sistema ch’egli voleva veramente mettere in
+pratica; quindi mal si paragona al _Reggimento di Firenze_. Ma di ciò
+altrove. Quanto poi alle opere filosofiche, il Marchese (pag. 104)
+dice: «Abbiamo pertanto in questo compendio un sunto di tutti gli
+scritti, comechè svariatissimi, dello Stagirita.» — Il Meier, così
+diligente nell’esaminare le opere del Savonarola, non dice altro,
+che: «Aristoteles bildet natürlich die Grundlage, doch zeicht sich bei
+haüfiger Berücksichtung des Thomas von Aquino, auch eigenes Urtheil und
+Kritik. Der Stil ist meistens leicht, und ein Streben nach Klarbeit
+und Bestimmtheit nicht zu verkennen.» (_Savonarola_ ec., Erst. Kap.,
+s. 25.) — Anche il Poli, nelle sue addizioni al Tennemann, avea notato
+quest’ordine e chiarezza del Savonarola. — Il Rudelbach si occupa
+solo di cercare le idee protestanti, e quindi tralascia affatto gli
+scritti filosofici. — Il signor Perrens ha il merito di aver preso
+in considerazione questi scritti; ma egli, secondo il suo costume,
+ne traduce dei brani, senza occuparsi di giudicare l’insieme delle
+dottrine. Esprime non pertanto la sua opinione in queste parole:
+«Ces écrits sont, pour ainsi dire, des catéchismes sans prétension.
+_L’auteur n’y met rien du sien_.» (Vol. II, pag. 308.)
+
+[87] _Aristotelis pene omnia opera, et Platonis abreviati._
+Nell’Appendice daremo questo catalogo, _De operibus viri divini non
+impressis_, da noi trovato in una biografia latina del Savonarola,
+MS. passato dal Convento di San Marco alla Magliabechiana, I, VII,
+28. Nel Convento di San Marco a Firenze è una Miscellanea ms. di molte
+cose relative al Savonarola, nella quale si parla anche di varie opere
+inedite, e di moltissimi autografi del Savonarola, ora smarriti.
+
+[88] Venetiis, apud Juntas, 1542. Un’altra edizione ne fu fatta a
+Vittemberga, nel 1596. Non sappiamo quali sieno tutte le edizioni
+più antiche. Nella Magliabechiana di Firenze trovasene una della
+Logica: _Impressum Pisciæ MCCCCLXXXXII. die XV Augusti, ad laudem
+individuæ Trinitatis_. L’Audin cita un’edizione del sec. XV, S. L. A,
+dell’opuscolo: _De omnium scientiarum divisione_ ec.
+
+[89] Lib. I. 17. «In omni doctrina a notioribus nobis est incipiendum.
+Sic enim facilior est disciplina, quia faciliter magis nota ducunt in
+cognitionem earum quæ sunt nobis ignota vel minus nota, quae tamen sunt
+_secundum naturam notiora_.»
+
+[90] «Homo autem potest facere talem collationem: ratio enim hominis
+inferior, est collativa singularium et intentionum individualium; unde
+ex multis memoriis unius rei colligit experimentum. _Ex multis autem
+experimentis fit universalis quadam acceptio de omnibus similibus._»
+Lib. I, 28.
+
+[91] Lib. I, 6, 7, 8, 9, 10.
+
+[92] «Illa pars huius scientiæ quæ est de substantia sensibili, prior
+est ea quæ est de insensibili (qui sta per _suprasensibili_) ordine
+doctrinæ.» Lib. I, 28.
+
+[93] L. XIV, 7. «Intellectus agens est virtus animæ. In anima
+est virtus quædam, per quam anima se ipsam possit reducere in
+actum intelligendi: hoc autem fit per hoc, quod sensibilia fiunt
+acta intelligibilia; quod nullo modo fit nisi a conditionibus
+individuantibus abstrahuntur et fiunt universalia; conditiones
+autem individuantes per phantasmata intellectui afferuntur, seu
+appropinquantur, et per virtutem intellectus agentis similitudo
+universalis resultat in intellectu possibili.» _Logica_, Lib. XIV, 7.
+
+[94] «Omnis doctrina et omnis disciplina intellectiva fit ex
+præexistenti cognitione. Primum quidem, omnis cognitio intellectiva
+fit præexistenti cognitione sensus. Per sensum enim acquirimus
+cognitionem in intellectu. Quædam igitur intellectus, _absque discursu
+et absque doctore, mediantibus sensibus cognoscit_; sed doctrinam et
+disciplinam acquirens, vel per se ipsum vel per alterum habere non
+potest sine _præexistenti cognitione intellectiva_. Si enim omnino
+nihil cognosceret, esset in pura potentia ad cognitionem, et ideo se
+ipsum non posset in actum cognitionis reducere, nec per alterum reduci
+posset.» _Logica_, Lib. VIII, 5.
+
+[95] Comp. Phil. L. I, 13. «Cognitio veritatis partim facilis, partim
+difficilis. Facilis quidem est, quia nullus ita expers veritatis quin
+aliquid cognoscat; et licet unus solus parum apponat ad veritatem,
+tamen facile est ut multi faciant magnam veritatis aggregationem,
+et maxime quia nullus est qui erret circa prima principia, juxta
+proverbium: in foribus quis aberret? Difficilis autem est, quia
+_difficilis est composita resolvendo usque ad ultimas causas, et
+componentia usque ad compositionem perfectam reducere_.» Lib. I, 13.
+Vedi anche Lib. I, 17, 18; L. II, 4; Logica Lib. VIII, 6, 7, 8. Dai
+brani che abbiamo citati, il lettore può facilmente vedere come il
+linguaggio, la forma e molte idee sieno tutte aristoteliche, e come
+malgrado ciò l’insieme della dottrina sia nuovo ed originale. Bisogna
+anche riflettere che, dando lezione a novizi, il Savonarola era forzato
+a prendere quella forma; giacchè nei chiostri allora, e per molti
+secoli dipoi, non si è insegnato altra filosofia che la Scolastica.
+Oggi gli studi vi sono decaduti e non vi fiorisce che la teologia; ma
+essa, come ognun sa, si veste ancora della forma scolastica.
+
+[96] _Comp. Phil. Mor._, Lib. I, 25.
+
+[97] Idem. Lib. I, 2.
+
+[98] Idem, Lib. III, 23.
+
+[99] Sebbene siasi da alcuni levata a cielo la divisione delle scienze
+fatta da Tommaso Campanella, essa è quasi identica con quella del
+Savonarola, e in fondo non differiscono quasi punto da quella degli
+scolastici. È ben vero che qualche volta si trovano nel Campanella idee
+che farebbero supporre una divisione secondo principii assai più alti;
+ma sono idee che rimangono solo accennate, e spesso anche contraddette.
+Il quadro seguente darà la divisione delle scienze secondo il
+Savonarola, accennando ove il Campanella differisce. Aggiungiamo solo,
+che essi sono in perfetto accordo intorno alle idee sull’importanza e
+natura della teologia.
+
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ | | | |
+ | | | MECCANICA |
+ | | |— — — — — — — — — — — — — — — —
+ | | | | _Etica,
+ | | | | Economica,
+ | | | | Politica._
+ | REALE | PRATICA | |
+ | | | MORALE | Di questi 3
+ | | | | trattati, il
+ | | | | Campanella ne
+ | | | | fa un solo in
+ | | | | tre parti.
+ FILOSOFIA |— — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+ UNIVERSALE | | | | Campanella:
+ | | | FILOSOFIA | _De sensu rerum,
+ | | | NATURALE | De rerum natura._
+ | | |— — — — — — — — — — — — — — — —
+ | | | | Campanella:
+ | | | MATEMATICA | _Astrologicorum._
+ | | |— — — — — — — — — — — — — — — —
+ | | | |
+ | RAZIONALE | SPECULATIVA | METAFISICA |
+ | | |— — — — — — — — — — — — — — — —
+ | | | | Il Campanella
+ | | | | divide la Logica
+ | | | LOGICA | in _Dialettica,
+ | | | | Grammatica,
+ | | | | Rettorica,
+ | | | | Poetica_, ec.
+ — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — —
+
+[100] _De divisione_ etc., Lib. IV. Anche queste parole trovano
+un singolare riscontro nel Campanella. Vedi la sua _Poetica_, e il
+trattato _De libris propriis_.
+
+[101] Proemio al _Trionfo della Croce_.
+
+[102] Cap. I.
+
+[103] Si potrebbe citare anche Lorenzo Valla, ingegno arditissimo; egli
+fu il primo che mosse guerra ad Aristotele: lo fece però in un senso
+piuttosto grammaticale che filosofico.
+
+[104] Burlamacchi, pag. 5. Pici _Vita_, pag. 8. «Mirus erat veritatis
+amator, eo usque provectus, eius gratia, ut in his quos coleret
+doctoribus, si quid non placeret, ingenue fateretur.» Fra Benedetto,
+e tutti quelli che conobbero personalmente il Savonarola, ripetono le
+medesime osservazioni. Vedi _Vulnera Diligentis_, ec. Tutti i dotti
+del secolo XV tennero poi in altissima stima la dottrina filosofica
+del Savonarola. Il Ficino (lettera a Gio. Cavalcanti, 12 dicembre
+1494) ed il Poliziano (lettera a Iacopo Antiquario, giugno 1492) lo
+chiamano uomo per dottrina _insigne_; Pietro Crinito, nel suo libro,
+_De honesta disciplina_, lib. I, cap. 3, dice di lui: _qui ætate nostra
+in omni prope philosophia maxime præstat_. Ma, per concludere, citeremo
+l’opinione d’un uomo che varrà per tutti. Francesco Guicciardini fu
+uno dei grandi ammiratori del Savonarola, come risulterà chiaro dalla
+sua _Storia di Firenze_, che è per vedere la luce. Egli aveva studiato
+diligentemente le sue opere, fatto alcuni sunti delle sue prediche,
+di cui discorre con grandissima ammirazione. Della filosofia, poi,
+dice che egli era il più valente in Italia, e ne ragionava con tanta
+maestria, da sembrare quasi che _lui l’avesse fatta_.
+
+[105] Con questa promessa, la Riforma prima tolse allo scetticismo ed
+al materialismo una buona parte del genere umano; poi dètte occasione
+al cattolicismo di combatterla, e nella lotta riprendere forza e
+ringiovanirsi: e questa è opinione approvata dagli scrittori più
+ortodossi.
+
+[106] _Trattato dell’Umiltà._ In Firenze, per Antonio Miscomini, a dì
+ultimo di giugno 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495, Venezia
+1538, 1547. L’Audin ne cita altre quattro del secolo XV., S. L. A. —
+Nella esposizione di questi opuscoli ci atteniamo, secondo il nostro
+uso, per quanto è possibile, al linguaggio stesso dell’autore.
+
+[107] _Trattato o vero sermone della Orazione._ Firenze, per Antonio
+Miscomini, 20 ottobre 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495;
+Venezia 1538; quattro del secolo XV, S. L. A.
+
+[108] Firenze 1492, 1495. Venezia 1538, 1547: altre due edizioni del
+secolo XV, S. L. A.
+
+[109] Firenze, per Antonio Miscomini, a dì XVII maggio 1492; 28 carte.
+Una seconda edizione se ne fece nel giugno dello stesso anno, altre
+cinque sono S. L. A. Queste edizioni degli opuscoli del Savonarola sono
+assai eleganti; spesso anche illustrate da incisioni dei primi artisti
+di quel tempo.
+
+[110] _Libro della vita viduale_; Firenze, per ser Francesco
+Bonaccorsi, 1391; 30 carte. L’Audin cita altre tre edizioni: due S. L.
+A.; una per ser Lorenzo Morgianni, 1486; 26 novembre.
+
+[111] Nel principio della Bibbia Magliabechiana (per cui vedi la nota
+in calce a questo Cap.), fra le altre postille autografe, trovasi
+questa: _Conemur ita Scripturas exponere, ut ab infidelibus non
+irrideamur_; e ciò, in fondo, altro non volea dire, se non che: le
+mie visioni vengono direttamente da Dio; non avrebbero quindi bisogno
+d’altra conferma, se però gli uomini non fossero oggi increduli.
+Vogliamo qui rammentare che queste postille erano scritte per uso tutto
+privato.
+
+[112] «Dictis quæ aperta credimus, cum interjecta aliqua obscuriora
+invenimus, quæri quibusdam stimulis pungimur ut ad aliqua altiora
+intelligendum vigilemus; et tunc obscurius perlata sentiamus ea etiam
+quæ aperta putavimus.» Nelle postille autografe della medesima Bibbia.
+
+[113] Vedi la nota in calce a questo Capitolo.
+
+[114] «Ad charitatem, familiaritatemque Christi non pervenerit quisquis
+Sacræ Scripturæ deliciis abundare non contendit.
+
+»Sic, si familiaritate alicui homini ignoto conjungamur, usu colloquii
+eius etiam cogitationes indagamus, dum alia ex aliis colligimus; ex
+quibus cognoscimus aliud esse quod voces intimant et aliud quod sonant:
+ita summe augendum cum accedimus in Scripturis et in eis assuescimus;
+nam nobis locutiones earum innotescunt....
+
+»Intelligentia dictorum ex causis est assumenda dicendi, quia non
+sermoni res, sed rei est sermo subjectus. _Vide Hilarium._ Optimus
+lector dictorum intelligentiam expectet ex dictis, potius quam imponat,
+et retulerit magis quam attulerit, ne cogat id videri dictis contineri
+quod ante lectionem præsumpserit intelligendum. Cum ergo de rebus
+dictis sermo est, concedamus Deo sui cognitionem, dictisque eius pia
+veneratione famulemur.» _Ibidem._ Queste postille sono qualche volta
+bellissime, e confermano non di rado quanto abbiamo già detto sulla
+indipendenza dell’ingegno del Savonarola. Da esse si potrebbero cavare
+anche dei piccoli trattati inediti, delle esposizioni compiute di molti
+Salmi (vedi, p. es., il Salmo 94 nella _Bibbia Magl._), di moltissime
+parti dell’Apocalisse ec., che formerebbero quasi altrettante operette
+inedite.
+
+[115] »In exponendis Scripturis, semper grammaticum utamur sensum,
+videlicet literalem primo; et ubi sunt plures sensus, eum maxime
+sequimur quem plures gravioresque sequuntur, _præsertim cum sequitur
+eum Ecclesia Romana_: non spernentes tamen expositiones contrarias
+aliorum Sanctorum.
+
+»Circa ea quæ ad fidem pertinent, quædam sunt de substantia, ut
+articuli; et circa hæc non licet contrarium opinari: et quædam non
+sunt de substantia, ut diversæ doctorum expositiones; et circa haec
+contingit opinari contraria.
+
+»Quia lumine super rationali Scriptura est, non debemus ab expositione
+Sanctorum recedere, maxime in sensu literali, ne labamur in hæresim;
+ne etiam ab infidelibus irrideamur, et falsa pro veris asseramus:
+neque etiam debemus eam exponere contrarie ad philosophiam naturalem.»
+_Ibidem._
+
+[116] Egli stesso sembrava temerlo, perchè di continuo noi troviamo
+delle note con cui avverte sè stesso di stare in guardia; come si vede
+in alcune di quelle citate più sopra, e come si può vedere in questa:
+«Cave ne voluntas præcedat intellectum, aut etiam intellectus tuus
+intellectum Dei in Scripturas, ut velis illas exponere sicut prius
+concepisti et tuo sensui aptare: sed potius earum intellectui te ipsum
+accomoda, ut semper dicit Hilarius.»
+
+Quest’altro pensiero trovasi anche assai spesso ripetuto. «Nec etiam
+ab infidelibus irrideamur et falsa pro veris sumamus, non debemus
+Scripturas exponere contra philosophiam naturalem veram. Si nos
+Dominus doceret aliud per lumen naturale, aliud contrarium per lumen
+supranaturale, aut dicerent homines eum decipere aut errare. Ergo
+Scriptura est summa philosophia vera, quia verum vero consonat.»
+_Ibidem._
+
+[117] Ibidem.
+
+[118] Erano messer Domenico Bonsi, Guidantonio Vespucci, Paolo Antonio
+Soderini, Bernardo Rucellai e Francesco Valori. — Vedi Burlamacchi,
+Pico ec. È notevole che quasi tutti e cinque divenissero più tardi
+partigiani del Savonarola, e l’ultimo di essi fosse dipoi il più caldo
+de’ suoi seguaci.
+
+[119] Questi fatti si trovano ripetuti nel Burlamacchi, nel Pico
+e nella lettera di Girolamo Benivieni a Clemente VII, che trovasi
+nella Riccard., Cod. 2022, e fu pubblicata in calce alla Storia del
+Varchi, ediz. Le-Monnier 1857-58. Vedi anche un sunto della biografia
+del Savonarola intitolato: _Extracto d’una epistola Fratris Placidi
+de Cinozzis, ordinis præd. S. Marci de Florentia: de vita et moribus
+Rev. P. F. Hieronymi Savonarolæ_ ec. (Cod. Ricc. 2053.) Ne parla anche
+Frà Benedetto, che ha scritto sulle profezie del Savonarola un’opera
+che trovasi inedita nella Magliab., Cl. XXXIV, Cod. 7: _Secunda Parte
+delle Profezie dello inclito Martire del Signore Hyeronimo Savonarola_.
+Questo lavoro è la seconda parte di un’opera, il cui titolo era _Nova
+Jerusalem_: la prima parte sembra ora smarrita. In questo codice si
+trova anche un piccolo ritratto del Savonarola, ed è una delle poche
+miniature autentiche di Frà Benedetto.
+
+[120] Nell’originale dice 90, seguendo l’uso dei Fiorentini che
+cominciavano l’anno il 28 di marzo.
+
+[121] _Compendium Revelationum._ Vedi l’edizione del Quetif, p. 227.
+
+[122] Burlamacchi, p. 20 e seg.; Pico; Barsanti; Razzi, ec.
+
+[123] Burlamacchi, p. 20 e seg.; Barsanti, ec.
+
+[124] Pico, Burlamacchi, Barsanti, Razzi, ec.
+
+[125] _Sermoni sulla I Epistola di San Giovanni._ Vedi tutto il Sermone
+I, il V e il VI passim. Citeremo l’edizione di Prato 1846, perchè
+è la più facile a trovarsi da chi volesse riscontrare l’originale.
+Avvertiamo però, che essa è mutilata in alcune parti; onde chi vuole
+esser diligente, non potrà servirsene senza averla posta a confronto
+con le altre di Venezia 1547 (italiana) e 1536 (latina).
+
+[126] _Serm._ X, p. 93.
+
+[127] _Serm._ V, p. 47-50.
+
+[128] _Sermone_ VI, p. 52.
+
+[129] _Sermone_ V, p. 43, 44.
+
+[130] _Sermone_ XVII, p. 164-9.
+
+[131] Il Cerretani, nella sua _Storia di Firenze_, che trovasi
+manoscritta e autografa nella Magliabechiana, discorre così delle
+prediche del Savonarola: «Introdusse quasi un nuovo modo di pronunziare
+il Verbo di Dio; cioè all’apostolica, senza dividere il sermone, non
+proponendo questione, sfuggendo gli ornamenti d’eloquenza: solo il suo
+fine era d’esporre qualche cosa del Vecchio Testamento, e introdurre la
+semplicità della primitiva Chiesa.» Il Guicciardini, nella sua _Storia
+inedita di Firenze_, dice che dopo aver lette e considerate le prediche
+del Savonarola, le trova eloquentissime, e d’una eloquenza _naturale e
+non artificiosa_. Aggiunge che da secoli non s’era visto un uomo tanto
+dotto nelle Sacre Carte; e che mentre niuno riuscì mai a predicare in
+Firenze più di due quaresime, senza stancare, il Savonarola fu quegli
+che solo potesse andare avanti molti anni, crescendo sempre nella
+estimazione del popolo. Questa Storia vedrà ben tosto la luce, e noi
+dobbiamo alla gentilezza del signor Canestrini l’averne potuto scorrere
+sin da ora alcune pagine. Come abbiam detto più sopra, il Guicciardini
+era uno dei più alti estimatori del Savonarola, delle cui prediche fece
+un sunto, che trovasi scritto tutto di suo pugno. Il suo giudizio,
+poi, ha tanto maggiore importanza, in quanto egli si adoperò sempre
+in favore dei Medici, non era punto un uomo religioso, e molto meno
+fanatico.
+
+[132] Vedi la nota a pag. 133.
+
+[133] Politiani, _Epistolæ_. Iacopo Antiquario, XV kalendas iunias 1492.
+
+[134] Burlamacchi, Pico, Barsanti, Razzi, ec.
+
+[135] Vedi la nota in fine del Capitolo.
+
+[136] Nardi, _Storia di Firenze_; Guicciardini, _Storia d’Italia_;
+Sismondi, _Hist. des Rép. Ital._; ec.
+
+[137] Erano: Alessandro Acciaioli, Cosimo Rucellai e Carlo Carnesecchi.
+Questa predizione, come abbiamo già detto, trovasi menzionata nel
+Burlamacchi; nel Barsanti; nella lettera del Benivieni a Clemente VII;
+nel Cinozzi, _Extracto_ etc., MS. riccardiano citato più sopra; in Frà
+Benedetto, _Secunda parte delle prophetie dello inclito Martire del
+Signore Hyeronimo Savonarola ferrarese_ ec., MS. magliabechiano citato
+più sopra. Il Savonarola stesso, nelle prediche, accenna più volte a
+questa sua predizione.
+
+[138] Infessuræ, _Diarium_; Burchardi, _Diarium_; Sismondi, _Hist. des
+Rép. it._; Leo, _Storia d’Italia_; Muratori, _Annali_, ec.
+
+[139] Fratello di Lodovico il Moro.
+
+[140] Infessuræ, _Diarium_; Burchardi, _Diarium_; Guicciardini, _Storia
+d’Italia_; Sismondi, _Hist. des Rép, it._; Leo; Muratori, ec.
+
+[141] Guicciardini, _Storia d’Italia_.
+
+[142] Guicciardini, _Storia_; Machiavelli, _Legazioni_; Sismondi,
+_Histoire des Rép. it._; Michelet, _Renaissance_; Burchardi _Diarium_.
+
+[143] _Comp. Revelationum_, ediz. del Quetif, pag. 231 e seg.
+
+[144] Era un giovane venuto dalla Liguria a studiar legge nello studio
+di Pisa. Noiatosi del mondo, volle nell’aprile 92 vestir l’abito; e
+dopo pochi giorni noiatosi del chiostro, domandava di uscirne. Appunto
+allora venne a Pisa il Savonarola, dalle cui prediche il Codiponte fu
+cosiffattamente commosso, che non solo tornò al primo proposito, ma
+vi restò tanto fermo e divenne così osservante della religione, che un
+mese dipoi il Savonarola dovea quasi rimproverargli il soverchio zelo,
+in una lettera (22 maggio 92) che è fra le più belle che egli abbia
+mai scritte. Questa lettera, che fu da noi trovata nella Riccardiana
+(cod. 2053), sarà pubblicata nell’Appendice. Vedi, per queste notizie,
+gli _Annali del Monastero di Santa Caterina di Pisa_, pubblicati
+nell’_Archivio Storico_.
+
+[145] Questa lettera, piena d’affetto e di consigli cristiani, si trova
+nel Quetif, vol. II, pag. 99.
+
+[146] Burlamacchi, Barsanti, ec.
+
+[147] Idem.
+
+[148] Idem.
+
+[149] Burlamacchi, 26-77; Barsanti.
+
+[150] Burlamacchi (pag. 15-16) pone questa visione nel viaggio che il
+Savonarola fece dalla Lombardia a Firenze; ma egli venne allora per
+Genova e non per Bologna: d’altronde, quel biografo erra continuamente
+nelle date; onde noi abbiam creduto di dover narrare la visione in
+questo luogo.
+
+[151] Il Libri, nella sua _Histoire des sciences mathématiques_,
+porta una lettera di Cristoforo Colombo, nella quale descrive una
+simile visione che egli ebbe in America; quando essendo stato da tutti
+abbandonato, venne da una voce divina incoraggiato a continuare la sua
+impresa. Ed a ragione il Libri giudica quella lettera come una delle
+più eloquenti nella nostra letteratura.
+
+[152] Marchese, pag. 83. Di ciò parlò più volte il Savonarola: ne
+parlavano anche i Dieci nelle lettere che scrivevano a Roma su questo
+affare; per le quali vedi le note che seguono.
+
+[153] Nell’Archivio delle Riformagioni sono, infatti, due lettere
+dei Dieci; una all’ambasciatore Filippo Valori, a Roma; l’altra al
+Cardinale Oliviero Caraffa, in data del 10 maggio 1493; le quali
+raccomandano caldamente la domanda dei frati di San Marco.
+
+[154] Una minuta narrazione di questi tumulti si trova nel Parenti,
+_Storia di Firenze_, vol. I, pag. 23 e seg. — Ms. nella Magliabechiana,
+palch. II, 129.
+
+[155] Erano per San Marco: il Card. Giovanni dei Medici; il Card.
+Oliviero Caraffa, arcivescovo di Napoli; il generale de’ Domenicani,
+Gioacchino Turriano. Pei Lombardi erano: il Moro, i Genovesi, il Duca
+di Ferrara, i Bentivoglio di Bologna, e pare anche il re di Napoli.
+
+[156] Burlamacchi, pag. 47.
+
+[157] È inedito nella Riccardiana, cod. 2053. Vedi nell’Appendice.
+
+[158] Essi avevano, prima che fosse segnato il breve di Roma, spedito
+da Milano un ordine, col quale s’imponeva al Savonarola di partir
+subito da Firenze. Per fortuna, però, l’ordine fu indirizzato al
+priore di Fiesole, che si trovava assente; onde non venne consegnato
+al Savonarola se non dopo l’arrivo del breve. Allora essi, valendosi
+dell’aiuto di Piero de’ Medici, fecero accettare al Savonarola una
+convenzione, nella quale si diceva che la Congregazione Lombarda
+riteneva in Toscana la sua antica autorità, in tutto quello però che
+non contraddicesse al breve già ottenuto. Convenzione ch’era per sè
+stessa nulla, e che il Savonarola perciò accettava con una brevissima
+lettera di due o tre versi; la sola che scrivesse a Piero de’ Medici.
+Il signor Perrens, riportando questa lettera, sembra non aver saputo
+la vera cagione per cui fu scritta, e la cita perciò (vol. I, pag. 51,
+nota 2) come una prova di _souplesse_, e come una dimostrazione che «le
+prieur sut fort bien, dans l’occasion, faire acte de soumission, sinon
+à Laurent, du moins à son fils Pierre.» (vol. I, pag. 51.) Ma questa
+lettera, insieme colla convenzione di cui abbiamo parlato, si trova
+nell’Archivio Mediceo acclusa in un’altra di Iacopo Salviati; e dai
+tre documenti che daremo nell’Appendice, risulta chiarissimo che non si
+tratta nè di _souplesse_ nè di _soumission_. — Vedi Burlamacchi, pag.
+46; Barsanti; Pico ec.
+
+[159] Vedi Burlamacchi, pag. 46; ec. Pare che il Savonarola andasse
+così oltre in questa sua idea, che avesse già fatto tagliare una selva
+sopra un monte, dove voleva costruire il romitorio.
+
+[160] «Abbiate la carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà
+volontaria: la mia maledizione e quella di Dio cada sopra colui che
+porterà le possessioni in questo ordine.» Tali furono le ultime parole
+di San Domenico ai suoi discepoli. Il Beato Angelico avea dipinto sul
+muro esterno del dormentorio la Vergine con molti santi, e fra questi
+San Domenico con un libro aperto dove erano scritte quelle sue parole.
+Vedi Lacordaire, _Vita di San Domenico_; P. Marchese, _Storia del
+Convento di San Marco_.
+
+[161] Burlamacchi; P. Marchese, _Storia di San Marco_. Spesso il
+Savonarola parla nel suoi _Sermoni_ di queste varie lingue che ha
+introdotte nel convento, e dell’uso che dovranno avere. Il Rio (_Art
+Chrétien_) ha parlato con eloquenza delle scuole di belle arti in San
+Marco, esagerandone però l’importanza.
+
+[162] Marchese, _Storia di San Marco_.
+
+[163] In una lettera al Papa, della quale avremo più tardi occasione di
+parlare, il Savonarola discorre di questi odii, e dei pericoli ai quali
+fu per essi esposto.
+
+[164] Vedi _Annali del convento di Santa Caterina di Pisa_, pubblicati
+nell’_Archivio Storico_.
+
+[165] Questi fatti si cavano da documenti esistenti nell’Archivio di
+Siena.
+
+[166] _Prediche sul Salmo_ Quam bonus; Prato 1846. È la medesima
+edizione delle prediche sulla I. Ep. di S. Giov.; Predica IV, pag. 237.
+Vedi anche le edizioni di Firenze 1528, e di Venezia 1544.
+
+[167] Ibidem.
+
+[168] Predica IX, pag. 20-21.
+
+[169] Predica VIII, pag. 299 e seg.
+
+[170] Predica IX, pag. 323.
+
+[171] Il Rudelbach (vedi _Savonarola_ etc., cap. 3º della 3ª parte:
+_Savonarola’s dogmatischer Standpunct_) è senza dubbio il più forte
+sostenitore della prima opinione; ma egli è stato nella stessa Germania
+combattuto vittoriosamente dal Meier, che anch’esso cerca fare del
+Savonarola un protestante; ma vorrebbe, almeno in parte, moderare le
+esagerazioni del suo connazionale. Il Rudelbach (pag. 359) prende in
+appoggio delle sue idee specialmente queste prediche sul salmo _Quam
+bonus_; ma il Meier è costretto a dirgli: «Die Folgerungen welche
+Rudelbach (s. 359) aus diese Stelle zieht, sind den Vorstellungen
+Savonarola’s fremd und beruhen lediglich, wie so Vieles in der
+genannten Schrift, auf willkürlich eingeschobenen Deutungen des
+ursprunglichen Textes.» Nota 2 alla pag. 274. Da tutto ciò si vede
+quanto male si sia consigliato il signor Perrens nel riportare (dopo
+aver dato il Savonarola per cattolico) quel capitolo del Rudelbach,
+come la vera esposizione delle dottrine del frate. L’autorità del
+Rudelbach, quando fosse valida, rovescerebbe tutto ciò che il signor
+Perrens ha detto nella sua biografia.
+
+[172] Predica IV, pag. 237-38.
+
+[173] Predica V, pag. 246.
+
+[174] Predica XII, pag. 373.
+
+[175] Predica XIV, pag. 309-400.
+
+[176] Predica XVI, pag. 443.
+
+[177] Tutti i biografi riportano questo suo motto, che egli stesso
+ripete nelle sue prediche. Vedi p. es., la predica V sopra Giobbe.
+
+[178] Predica II, pag. 208-10.
+
+[179] Predica VII, 271-4.
+
+[180] Filateria era una carta che gli Ebrei portavano avvolta intorno
+al braccio, e nella quale erano scritti i passi della Bibbia e i
+Comandamenti della legge.
+
+[181] Predica VIII, pag. 296.
+
+[182] Predica X, pag. 344-5.
+
+[183] Predica XIII, 383-4.
+
+[184] Predica XVII, 543. e seg.
+
+[185] Predica XXIII. Il medesimo pensiero trovasi ripetuto in molte di
+queste prediche, e quasi forma il fondo di questo Avvento.
+
+[186] _Compendium Revelationum._
+
+[187] Venezia 1536, _ex officinâ divi Bernardini_. Per capire con
+quante lacune furono messi insieme questi sermoni, bisogna prima di
+tutto leggerli, e poi vedere ciò che ne dicono tanto l’editore di esse,
+quanto quello delle _Prediche sopra Job_.
+
+[188] Frà Benedetto, _Cedrus Libani_, poemetto pubblicato dal Padre
+Marchese nell’_Archivio Storico_, Cap. II. «Sunto delle profezie le
+quali udì predicare el compilatore al profeta Jeronimo, esponendo
+l’arca di Noè, quando nullo sospetto era di tribulazione alcuna.»
+
+[189] L’editore veneto ha messo il titolo di _Avvento_ a questi 13
+sermoni, che sono premessi ai 43 della quaresima e furono stampati
+colle medesime scorrezioni. Ma nelle opere del Savonarola stampate a
+Venezia, gli errori di tal sorta sono frequentissimi. L’avvento del 93
+fu quello sul Salmo _Quam bonus_, e l’avvento del 94 fu sopra _Aggeo_.
+Questi 13 Sermoni sull’Arca non debbono, perciò, precedere ma seguire
+il quaresimale del 94, come si può veder chiaramente leggendoli. Il
+3º di essi, infatti, espone le parole: _Ecce ego adducam aquas_, ed
+il Savonarola stesso ci dice, nel _Compendio di Rivelazioni_, che ciò
+avvenne il 21 settembre; quindi dopo la quaresima. Egli usava far delle
+prediche fra la quaresima e l’avvento, che chiamava prediche _delle
+feste_; e tali sono queste tredici sull’Arca di Noè. Il signor Perrens
+si è lasciato ingannare dall’editore; ma leggendo quei sermoni, si
+sarebbe egli stesso potuto chiarire.
+
+[190] «Aveva predicato in Santa Reparata, ed avendo innanzi all’entrata
+del re di Francia appunto chiuso l’Arca, con tanto terrore, spavento e
+grida e pianti aveva fatto alcune prediche, che ciascuno quasi semivivo
+senza parlare per la città si aggirava.» Cerretani, _Storia_, MS.
+autografo nella Magliabechiana.
+
+[191] Machiavelli, _Legazioni_; Francesco Guicciardini, _Storia
+d’Italia_; Sismondi, _Hist. des Répub. ital._; Michelet, _Renaissance_;
+Parenti, _Storia di Firenze_; Cerretani, idem. Le ultime due opere si
+trovano Mss. nella Magliabechiana.
+
+[192] «Le dict seigneur Ludovic estoit homme tres sage, mais fort
+craintif, et bien souple quand il avoit peur (j’en parle come de celuy
+que j’ay congnu et beaucoup de choses traicté avec luy), et homme
+sans foy, s’il voyoit son profit pour la rompre.» Philippe de Comines,
+_Mémoires_ etc., Lib. VII, chap. II. Vedi anche gli autori più sopra
+citati.
+
+[193] Alcuni di questi dispacci, scritti la più parte dal Pontano, sono
+importantissimi, e si trovano nell’Archivio di Napoli.
+
+[194] Si vedano i medesimi autori citati più sopra.
+
+[195] Vedi i medesimi autori.
+
+[196] Sismondi, _Hist. des Rép. ital.; Histoire des Français_. Il
+Michelet, nella sua _Renaissance_, ha trattato questo soggetto con
+molta eloquenza ed originalità.
+
+[197] Il carattere di Carlo VIII è descritto mirabilmente dal
+Guicciardini, _Storia d’Italia_. Vedi anche il Nardi, _Storia di
+Firenze_; il Parenti, Ms. sopra citato; il Cerretani, _Storia di
+Firenze_, Ms. idem; Sismondi; Michelet ec. Sopra ogni altro autore,
+però, bisogna leggere, per tutto questo periodo di storia, _Les
+Mémoires de Philippe de Comines_, che fu uno dei più grandi osservatori
+e diplomatici del secolo XV. Può anche giovare: _Histoire de Charles
+VIII depuis l’an 1485 jusqu’à 1498_, par Guill. de Jaligny, A. de la
+Vigne etc.; Paris 1618.
+
+[198] Il Gibbon meditava una volta di scrivere la storia della discesa
+di Carlo VIII in Italia: «an event,» egli dice, «which changed the face
+of Europe.» Nel 3º vol. delle sue _Miscellaneous works_ (London 1814)
+si trova l’idea di questo lavoro, e vi è esaminata la nullità delle
+ragioni a cui pretendeva la corona di Francia.
+
+[199] Guicciardini, _Storia d’Italia_; Dispacci di re Ferdinando,
+nell’Archivio di Napoli. Vedi l’Appendice.
+
+[200] Burchardi, _Diarium_, ecc.
+
+[201] _Memoires de Messire Philippe de Comines, seigneur d’Argenton,
+sur les principaux faicts et gestes de Louis XI, et Charles VIII, son
+fils, roys de France;_ Paris, 1580. Nel Cap. V del settimo libro,
+parla di due ambascerie mandate da Piero de’ Medici a Carlo VIII,
+nella prima delle quali erano il vescovo d’Arezzo e Piero Soderini. «A
+la seconde fois envoya le dict Pierre (de’ Medici) à Lyon, un appelé
+Pierre Capon, et autres; et disoit pour excuse (come ja avoit fait),
+que le roy Louis onzieme leur avoit commandé à Florence se mettre en
+ligue avec le roy Ferrand.... En toutes les deux ambassades y avoit
+tousjour quelcun ennemi du dict de Medicis, et pour especial ceste
+fois le dict Pierre (Capponi), et faisait sa charge plus aigre qu’elle
+n’estoit, et aussi conseilloit qu’on bannist tout Florentin du royaume.
+Cecy je dis pour mieux vous faire entendre ce qui advint après; car
+le roy demoura en grande inimitié contre le dicte Pierre; et les dicts
+general et seneschal (Beaucaire e Brissonet) avoyent grand intelligence
+avec ses ennemis en la dicte cité, et par especial ce Capon, et avec
+deux cousins germains du dict Pierre, et de son nom propre.» — Da
+ciò risulta evidentissimo che il Capponi e tutto il partito liberale
+volevano i Francesi. Per le stesse ragioni, e coi medesimi fini, li
+favoriva anche il Savonarola.
+
+[202] Guicciardini, _Storia d’Italia_.
+
+[203] Phil. de Comines, _Memoires_. «Ego quantum potero præstabo armis,
+pecuniâ, equis; viris iuvabo etc.» così scriveva il Moro a Carlo VIII,
+in una lettera riportata dal Corio nella sua _Storia di Milano_.
+
+[204] Forse non bisogna prendere alla lettera le parole del
+Machiavelli, il quale più volte ripete questa sua sentenza, senza
+dubbio esagerata. Pure, tristi assai dovevano essere i tempi di cui
+tali cose potevano dirsi.
+
+[205] Il Porzio, _Congiura dei Baroni_, LI, § II, descrive minutamente
+e con molta maestria le armi italiane di quel tempo. Vedi anche
+Guicciardini, Sismondi, ec.
+
+[206] Sismondi, _Hist. des Répub. ital.; Historie des Français_:
+Michelet, _Renaissance_; Guicciardini, ec.
+
+[207] Un uomo d’arme era composto da un cavaliero, due balestrieri ed
+altri due cavalli da servire in caso di bisogno; sicchè facevano in
+tutto cinque cavalli e tre cavalieri. Ma questo numero variava assai
+spesso, e variava ancora grandemente la moltitudine di servi, di paggi
+e d’altra gente che si traeva dietro un esercito.
+
+[208] La differenza degli storici antichi su questo proposito è tanta,
+che non staremo a citarli: essi giudicavano sempre ad occhio o per
+udita. Noi abbiamo seguito il computo del Nardi, che viene accettato
+anche dal Sismondi e dal Michelet.
+
+[209] Il Parenti, nella sua _Storia di Firenze_, scrive che Piero
+dicesse in quella occasione: «Ciascuno faccia per sè.» Per questo
+viaggio del re vedi: Comines, de la Vigne, Sismondi, Michelet,
+Guicciardini, Nardi, Parenti, Cerretani, ec. ec. Su tutti questi fatti
+gli storici vanno perfettamente d’accordo.
+
+[210] Philippe de Comines, _Memoires_ etc. Egli medesimo se ne era
+persuaso, e ripete più volte: «Dieu monstroit conduire l’entreprise.»
+
+[211] La fortezza di Pietrasanta costò alla Repubblica 150,000 ducati
+e un assedio di due mesi; quella di Sarzana costò 50,000 fiorini. —
+Vedi Rinuccini, _Ricordi storici_, pag. 141: questo importante Diario
+fu pubblicato dall’Aiazzi nel 1840, in Firenze. Vedi anche Cerretani,
+_Storia di Firenze_, p. 524: Ms. magliabechiano.
+
+[212] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
+
+[213] «Firenze, tu sai che sessanta anni hai avuto un forte armato in
+casa.... Costui se ti toglieva la roba e ti toglieva le donne, e’ ti
+bisognava avere pazienza.... Dove era l’appoggio tuo? In che governo
+ti trovavi tu allora, che era un governo non so come fatto? Dimmi che
+cervelli avevi tu dal tuo? Con lui erano migliori cervelli del tuo,
+dico quelli che erano suoi aderenti ec.» _Predica_ fatta la terza
+domenica della quaresima del 1496.
+
+[214] _Prediche sopra Aggeo_, fatte nell’avvento del 1491. Pred. Iª.
+Aggeo fu il profeta che parlò agli Ebrei, usciti appena dalla servitù
+di Babilonia, incitandoli a ricostruire il tempio: è facile, quindi, il
+comprendere perchè il Savonarola lo prendesse allora ad esporre.
+
+[215] Calendis igitur Novembris, id est Sanctorum omnium solemnitate,
+et duobus proximis diebus, voci ei lateri non perperci, et (ut omni
+populo notum est) tantum ex pulpito declamavi, quod infirmior corpore
+factus, pæne langui. _Compendium Revelationum, edit. Quetif_., p. 236.
+
+[216] Tutti gli storici sono unanimi nel dire, che il Savonarola era
+in quei giorni divenuto l’anima della moltitudine. Se molto a lui si
+deve, per avere negli anni trascorsi ridestato il popolo dal suo lungo
+sonno, assai più gli si deve ora per aver saputo mantenere la pace
+e la concordia. Noi lo dimostreremo più ampiamente nei Capitoli che
+seguono, e queste prediche sopra Aggeo ne saranno certissima prova. Il
+Guicciardini è uno di quelli che meglio compresero e giudicarono il
+Savonarola. Nel suo dialogo _Sul reggimento di Firenze_, p. 28, egli
+fa dire a Bernardo del Nero queste parole: «Io credo che voi abbiate
+un obbligo grande a questo frate, che per avere levato a buona ora il
+romore, è stato causa che e’ non si sia fatto esperienza di quello che
+arebbe partorito quella vostra forma di governo; perchè io non dubito
+che arebbe introdotto discordie civili di qualità, che si sarebbe
+presto venuti a qualche mutazione disordinata e tumultuosa.» Ma come
+il Savonarola fosse il solo a salvare la repubblica dai disordini, il
+Guicciardini lo descrive e ragiona assai distesamente nella sua _Storia
+di Firenze_.
+
+[217] Cerretani, _Storia di Firenze_.
+
+[218] Il Cerretani ci ha lasciato una minutissima narrazione di questa
+pratica (Ms. magliab., carta 594 e seguenti): egli però mette in bocca
+del Nerli queste parole, che furono veramente pronunziate dal Capponi;
+a cui, infatti, essendo uomo di età matura, si addicevano assai meglio
+che al Nerli, giovanissimo. Vedi Acciaioli, _Vita di Piero Capponi_,
+nell’_Archivio Storico_, vol. IV., parte II.
+
+[219] Cerretani ed Acciaioli, come sopra. Il Capponi ebbe sempre
+una grande venerazione pel Savonarola e pel convento di S. Marco
+Egli si confessava da Fra Salvestro; e nelle sue lettere, pubblicate
+nell’_Archivio Storico_ in calce alla vita del Capponi, si vede più
+volte come egli facesse gran conto dell’autorità del Savonarola.
+
+[220] Vedi la parte del _Priorista Gaddi_, pubblicata nel sopracitato
+volume dell’_Arch. Stor. Ital._, in appendice alla Vita del Capponi.
+Ivi si nominano altri due ambasciatori: Pandolfo Rucellai e Giovanni di
+Niccolò Cavalcanti.
+
+[221] Parenti, _Storia di Firenze_.
+
+[222] _Prediche sopra Aggeo_, pred. III.
+
+[223] Parenti, _Storia di Firenze_, Ms. magliab. Vedi nel novembre 1494.
+
+[224] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
+
+[225] Il Proposto mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno.
+
+[226] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_, pag. 41 e seg. (ediz. Arbib.);
+Rinuccini, _Ricordi Storici_; Gaddi, _Priorista_; Parenti, _Storia di
+Firenze_; Cerretani, _Storia di Firenze_.
+
+[227] Vedi gli scrittori più sopra citati.
+
+[228] Più tardi papa Leone X.
+
+[229] Poi duca di Nemours.
+
+[230] Questa è l’opinione non solo del Nardi e degli altri storici, ma
+del Savonarola stesso, che perciò attribuiva la cacciata dei Medici
+all’aiuto divino. — «Iddio t’ha levato questo forte armato: non sia
+nessuno che ti dica, io fui io; non sia nessuno che se ne vanti; perchè
+non avevi tanta forza, che potesse sbarbare tanto gran casa e sì forte
+armato.... Iddio è venuto più forte di lui; hagli tolto le spoglie sue
+e la roba sua, e l’autorità sua sopra di te.» _Predica_ fatta la terza
+domenica della quaresima del 1496.
+
+[231] Nel 1434 Cosimo tornò dall’esilio; nel 1478 seguì la congiura dei
+Pazzi.
+
+[232] Questo discorso si trova riportato nel _Compendium Revelationum_.
+Nel racconto di tutti questi fatti, noi abbiamo seguito principalmente
+il Nardi, che è minuto, diligente ed esatto; ma ci siamo valsi ancora
+molto del Cerretani, Parenti, Rinuccini, Gaddi; del Guicciardini,
+Machiavelli, Comines, ec.
+
+[233] Sismondi, _Histoire des répub. ital._; Michelet, _Renaissance_;
+Leo, _Storia d’Italia_; Guicciardini, Machiavelli, Nardi, Parenti,
+Cerretani, Rinuccini, Gaddi, Comines, ec.
+
+[234] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
+
+[235] Nardi, Parenti, Cerretani, Sismondi, ec.
+
+[236] Quello che oggi chiamasi Palazzo Riccardi.
+
+[237] Cerretani, _Storia di Firenze_.
+
+[238] L’autore del _Priorista_, quello stesso che fece il discorso al
+re quando egli entrava nella città.
+
+[239] Tutta questa narrazione abbiamo cavata principalmente dal Nardi,
+Gaddi e Rinuccini, che si trovarono presenti all’entrata del re Carlo.
+Il Cerretani descrive assai minutamente l’esercito francese: molte
+notizie dànno il Parenti, il Guicciardini ed il Comines: tra i moderni
+vanno menzionati sopra tutti il Sismondi, _Hist. des répub. ital._ e
+_Histoire des Français_; il Michelet, _Renaissance_.
+
+[240] Questo fatto, quanto onora il Capponi, altrettanto dimostra in
+che misero stato dovesse allora trovarsi l’arte della guerra in Italia.
+Acciaioli, _Vita di Piero Capponi_, nell’_Arch. Stor._ vol. IV. parte
+II.
+
+[241] Lettere del Capponi, pubblicate nell’Appendice alla sua Vita più
+sopra citata, pag. 55. Vedi anche ciò che ne ha scritto il marchese
+Gino Capponi, nella sua bella avvertenza in fine dei primo vol.
+dell’_Archivio Storico_.
+
+[242] Parenti, _Storia di Firenze_.
+
+[243] Con queste parole il re ed i suoi s’andavano vantando.
+
+[244] Vedi la descrizione di questo tumulto nel Cerretani (Magl.,
+Palch. III, Cod. 74) pag. 211 e seg.; e nel Parenti (MS. Magl.) pag.
+74. Il Cerretani conclude la narrazione del fatto con queste parole:
+«La qual fu tenuta animosa difesa, e conobbesi nei Francesi paura non
+piccola; chè la maggior parte, benchè armati si raunassino, temevano
+come femmine.»
+
+[245] Il marchese Gino Capponi, dice a questo proposito: «Egli ebbe la
+fortuna di vivere in uno di quei momenti che bastano a tutta una vita.»
+Vedi Cerretani; Parenti; Guicciardini; Nardi; Machiavelli; Acciaiuoli,
+_Vita del Capponi_, ec.
+
+[246] Sono assai noti quei versi del Machiavelli, ne’ suoi Decennali:
+
+ Lo strepito dell’armi e de’ cavalli
+ Non potè far che non fosse sentita
+ La voce d’un Cappon fra cento Galli.
+
+[247] Il trattato fra Carlo VIII e la repubblica fu pubblicato nel
+primo vol. dell’_Archivio Storico_, dal marchese Gino Capponi, con
+alcune belle riflessioni.
+
+[248] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_. Questi sermoni, pronunziati
+nell’Avvento del 1494, furono raccolti dalla viva voce da quel frate
+Stefano da Codiponte, di cui abbiamo parlato più sopra, e stampati
+a Venezia nel 1544. Come già abbiamo detto, le edizioni venete sono
+scorrette, e gli editori s’ingannano assai spesso anche nel mettere
+il titolo all’opera, e nelle parole che aggiungono in principio o
+in fine di alcune prediche. Così in queste, la predica 4ª ci vien
+data come quella fatta dopo la cacciata dei Medici, e la 5ª come
+quella pronunziata dopo il ritorno del frate da Pisa: il che ha fatto
+erroneamente credere al Perrens, che il Savonarola fosse partito da
+Firenze per Pisa dopo la cacciata dei Medici. Leggendo però queste
+prediche sopra Aggeo, ed osservando che la 1ª, 2ª e 3ª furono fatte
+nei giorni 1, 2 e 6 novembre; si vedrà che la 4ª è quella fatta dopo il
+ritorno di Pisa, e che nella cacciata dei Medici il Savonarola non era
+in Firenze; secondo appare anche dai Cronisti del tempo, e dalla data
+del giorno in cui furono eletti gli ambasciatori, cioè il 5 novembre.
+
+[249] Oltre ai biografi, il Savonarola medesimo racconta più volte
+questi fatti. Vedi la pred. XXVI _sopra Michea_, fatta il 28 ottobre
+1496.
+
+[250] Comines, _Mémoires_. liv. VIII, chap. IX.
+
+[251] Comines, come sopra; Sismondi, _Hist. des Rép._, chap. XCIII.
+
+[252] Parenti, _Storia Fiorentina_, vol. I, pag 51: settembre 94.
+
+[253] «La vituperazione sua (del Poliziano) non tanto dai suoi vizi
+procedeva, quanto dall’invidia in cui era venuto Piero de’ Medici nella
+nostra città.» Parenti, loc. cit.
+
+[254] Ecco le due iscrizioni come si leggono in San Marco.
+
+ D. M. S.
+
+ IOHANNES IACET HIC MIRANDULA CAETERA NOR[=U]T
+ ET TAGUS ET GANGES FORSAN ET ANTIPODES
+ OB. AN. SAL. MCCCCLXXXXIIII. VIX. AN. XXXII.
+
+ HIERONIMUS BENIVIENUS NE DISIUNCTUS POST
+ MORTEM LOCUS OSSA SEPARET QUOR. ANIMAS
+ IN VITA CONIUNXIT AMOR HOC HUMO
+ SUPPOSITA PONI CURAVIT
+
+In un’altra lapide, sottoposta alla prima, si trova quella del
+Poliziano.
+
+ POLITIANUS
+ IN HOC TUMULO IACET
+ ANGELUS UNUM
+ QUI CAPUT ET LINGUAS
+ RES NOVA TRES HABUIT
+ OBIIT AN. MCCCCLXXXXIV
+ SEP. XXIV — AETATIS
+ XL.
+
+[255] Per questa sua lunga esitazione, il Savonarola dubitò un momento
+della salvezza del suo amico, quasi avesse voluto resistere alla voce
+del Signore che lo chiamava. Ma poi ebbe una visione, nella quale gli
+parve di vederlo portato in cielo dagli angeli, e con ciò si credette
+assicurato che egli fosse andato in purgatorio, e lo disse dal pergamo
+al popolo. Vedi nelle _Prediche sopra Aggeo_, il fine della predica
+sesta.
+
+[256] La ringhiera stava sulla facciata del Palazzo, dove ora si
+trovano il Marzocco e le scale esterne.
+
+[257] Parenti, _Storia di Firenze_, vol. I, fol. 63.
+
+[258] _Lex Parlamenti anni Domini 1494, die vero 11 decembris._
+Parlando degli Accoppiatori, dice così: «E’ quali Venti così electi
+s’intendino essere et siano Accoppiatori per un anno proximo futuro.
+E’ quali per decto anno habbino auctorità d’imborsare la Signoria et
+Gonfaloniere di giustizia et loro notaio.... Et che per da hora, per la
+presente provvisione, pel numero de’ cinque Accoppiatori ne tocca al
+quartiere di S. M. Novella, s’intenda essere et sia electo, et etiam
+per Accoppiatore et secretario a qualunque squittinio s’ha affare,
+come di socto si dirà, lo spectabile huomo Francesco di Martino dello
+Scarfa al presente Magnifico Gonfaloniere di Giustizia; et che etiamdio
+de 20 Accoppiatori così electi per essere Accoppiatori, non habbino
+divieto a essere Gonfaloniere di giustizia...» Questa provvisione,
+cavata da un volume miscellaneo è incompiuta. Vedi nell’Archivio delle
+riformagioni _Registro di Parlamento, o sieno leggi del Consiglio
+Maggiore_ (sic), _1452-97_ (nell’antico ordinamento era segnato cl.
+II, 27.) Il Rinuccini, nei suoi _Ricordi Storici_, dice: «I Signori
+vennono in sulla ringhiera, e quivi feciono leggere una petizione,
+che conteneva fra l’altre cose il fare li Otto di balía a mano, per
+una volta; e che le borse dei tre maggiori uffici si tenessino a mano
+e aperte, per un anno, per Venti Accoppiatori; e facessino Dieci di
+libertà e pace per sei mesi; e privorono di ufficio li Otto di guardia
+e balía che allora erano in uficio.» Ed il Nardi: «Venti cittadini
+riformatori, i quali per vigore della legge fatta del parlamento, erano
+stati creati con pienissima autorità e balía quanto avesse tutto il
+popolo fiorentino. Per la deliberazione e l’autorità dei quali, durante
+il tempo d’uno anno, si dovevano creare i principali magistrati; cioè
+i Signori, i Gonfalonieri delle compagnie del popolo, e i dodici Buoni
+Uomini; i quali magistrati, dal volgo particolarmente, si chiamano i
+tre maggiori uffici, e tutti insieme il Collegio; e così il magistrato
+dei Dieci della guerra, chiamati poi con migliore augurio i Dieci
+di libertà e pace, e parimenti il magistrato degli Otto di guardia e
+balía.» (Vol. I, p. 60).» — Stimiamo bene di spiegare in questo luogo
+le parole: _imborsare, tenere le borse serrate, tenere le borse aperte_
+e simili, che si trovano spesso nelle provvisioni e negli storici.
+Nella elezione dei magistrati tenevansi generalmente due borse; una per
+l’arte maggiore, l’altra per la minore: in esse mettevansi i nomi di
+coloro che dovevano sedere in quei magistrati, secondo lo squittinio
+fattone, e si chiamavano perciò _imborsati_ o _squittinati_. Lo
+squittinio poteva farsi per sei mesi, per un anno, o anche per più.
+Ogni volta, poi, che dovevano essere eletti i magistrati, si tiravano,
+generalmente, _a sorte_ i nomi dalle borse, e questo si diceva _tenere
+le borse serrate_; ma se, dopo fatto lo squittinio, davasi balía di
+scegliere i magistrati ad arbitrio, o sia _tenere le borse aperte_, le
+_borse a mano_, ciò voleva dire, che si potevano scegliere dalle borsa
+i nomi che meglio piacessero, senza ricorrere alla sorte.
+
+[259] Per queste notizie sul governo della Repubblica Fiorentina, vedi
+Giannotti; Guicciardini, vol. II delle opere inedite; le storie del
+Villani, Ammirato ec.; ma soprattutto gli Statuti e le Provvisioni
+originali, che soli possono dare idee esatte sopra questa materia,
+assai poco studiata.
+
+[260] Il marchese Gino Capponi ha pubblicato la legge colla quale il
+Magnifico istituì questo Consiglio, ed ha fatto con belle osservazioni
+capire tutta l’importanza di questa tirannica istituzione. Vedi
+_Archivio Storico_, vol. I.
+
+[261] Il Guicciardini, nel suo _Reggimento di Firenze_, discorre
+mirabilmente questa materia. Vedi pag. 282, e seg.
+
+[262] Guicciardini, _ibidem_; Giannotti, _Della Repubblica Fiorentina_.
+
+[263] Nardi, _Storia di Firenze_.
+
+[264] Questa teoria è minutamente esposta dal Giannotti, e forma
+la base e il fondamento dei suoi scritti politici; si trova nel
+Machiavelli e nel Guicciardini (_Del Reggimento di Firenze_); ma più
+comune assai era negli scritti e nel discorsi tenuti dai contemporanei
+del Savonarola. Vedi il suo trattato sul _Reggimento di Firenze_.
+
+[265] I due discorsi del Soderini e del Vespucci sono famosi nella
+_Storia del Guicciardini_.
+
+[266] Questa è l’opinione di tutti gli storici del tempo, e
+specialmente del Guicciardini, nel suo _Reggimento di Firenze_ e nella
+_Storia inedita di Firenze_.
+
+[267] »Facevano lunghissime dispute infra di loro, stando alle volte
+infino alle cinque ore di notte o sei.» Burlamacchi, p. 67.
+
+[268] L’università istituita da Lorenzo dei Medici, trovavasi allora
+chiusa per la rivoluzione di Pisa; e le sue rendite potevano perciò
+spendersi altrimenti. Nessun uso, certamente, ne sarebbe stato in quel
+tempo migliore, che darle ai poveri.
+
+[269] Predica VII _sopra Aggeo_.
+
+[270] Predica VIII, idem.
+
+[271] Predica XIII, idem.
+
+[272] Queste idee si trovano pienamente espresse nel trattato _De
+Regimine principum_; ed erano diffuse tra i politici fiorentini al
+tempo del Savonarola. Il Ficino le aveva adottate, e nel Guicciardini
+se ne trova ancora qualche traccia visibile (Vedi il suo _Dialogo
+sul reggimento di Firenze_). Il Savonarola poi le espresse anche più
+estesamente nel suo _Trattato circa il reggimento di Firenze_.
+
+[273] Parte di queste parole aveva già dette anche in altre prediche di
+questo avvento; come, per esempio, l’ottava.
+
+[274] Questo era stato un famoso detto di Cosimo il Vecchio, il quale
+soleva dire ancora: _Che due canne di panno rosato fanno un uomo
+dabbene_.
+
+[275] Vedi tutta la Predica XIII. Nelle prediche antecedenti aveva già
+detto qualche cosa di politica; ma nella XIII entrò addirittura nel
+soggetto, discutendolo minutamente in ogni parte.
+
+[276] Predica XIII.
+
+[277] Burlamacchi. Il Violi, citato dal Barsanti (pag. 86), dice nella
+sua Giornata XI: «Trattandosi de’ modi del nuovo reggimento, lui (il
+Savonarola), con più altri religiosi (di S. Marco), fu ricercato a
+disputare e consigliare qual modo di governo fosse il migliore e più
+appropriato della città, per conservare la libertà che nuovamente era
+stata ricuperata; e fu accettata l’opinione di frate Hieronimo, che
+meglio fosse il governo universale di tutti i cittadini, che di pochi o
+di un capo solo, per tenere più la città e i suoi cittadini in pace: e
+così fu fermato questo governo per migliore.»
+
+[278] Vedremo come questo numero non era troppo largo, ma anzi assai
+ristretto.
+
+[279] Nella Predica XXIX _sopra Giobbe_, il Savonarola stesso ci dà
+minuto ragguaglio di questa predica, che non si trova a stampa. Ne
+discorre minutamente anche il Nardi che aggiunge poi queste parole:
+«Credevasi in quel tempo che quest’uomo non s’intendesse molto della
+vita attiva, ma discorresse universalmente secondo la morale, ma molto
+più secondo la vera e cristiana filosofia. Circa la dottrina del quale,
+se veramente fosse stato ascoltato, senza dubbio arebbe disposto gli
+animi de’ nostri cittadini a ricevere la forma d’ogni buono e santo
+governo. Le quali tutte cose, però, avendo egli predicate e più altre
+volte confortate, finalmente furono fatte e deliberate, dopo molte
+difficoltà e contradizione.» Vedi pag. 58-60; Firenze 1857.
+
+[280] «Avrebbe nel Consigli, ne’ quali non interveniva numero molto
+grande di cittadini, potuto più quella sentenza, che tendeva alla
+forma non tanto larga del governo, se nella deliberazione degli uomini
+non fosse stata mescolata l’autorità divina, per la bocca di Girolamo
+Savonarola da Ferrara, frate dell’ordine dei predicatori. Costui...
+in questo tempo, detestando pubblicamente la forma deliberata nel
+Parlamento, affermava, la volontà di Dio essere che e’ s’ordinasse
+un governo assolutamente popolare, e in modo che non avesse a essere
+in podestà di pochi cittadini alterare nè la securtà nè la libertà
+degli altri; talmente che, congiunta la riverenza di tanto nome al
+desiderio di molti, non potettero quegli che sentivano altrimenti
+resistere a tanta inclinazione.» Guicciardini, _Storia d’Italia_,
+lib. II, pag. 164-65, ediz. del Rosini. Nella _Storia d’Italia_,
+però, il Guicciardini non ardì esprimere tutte le sue idee intorno al
+Savonarola, perchè scriveva in tempi contrari alla sua memoria. Nella
+_Storia inedita di Firenze_, che egli forse non voleva pubblicare, si
+vedrà il grandissimo conto che faceva del frate come uomo politico.
+Ivi esso dice, che il Savonarola discorreva della politica non solo
+per principii generali, ma veniva ai particolari, e pareva allora che
+fosse nato e vissuto al reggimento degli Stati: dice anche che esso
+coll’ardire e la moderazione salvò il nuovo governo dal pericolo di
+rovinare in sul nascere.
+
+[281] Quando la Signoria insieme con i Collegi, cogli altri magistrati
+e con alcuni cittadini da essa richiesti (i quali perciò venivano
+chiamati _Arroti_) si radunavano in consiglio per discutere; questo si
+diceva tenere la _Pratica_. Dopo il 94, questa parola dinotava anche le
+radunanze che la Signoria teneva semplicemente cogli altri magistrati
+e col Consiglio degli Ottanta: e nei _Libri di Pratiche_ di quel
+tempo, si trovano, più o meno imperfetti, i discorsi tenuti in queste
+radunanze.
+
+[282] Ecco come ne discorre il Pitti, nella sua _Apologia dei
+Cappucci_, (pag. 277) pubblicata nell’_Archivio Storico_, vol. IV,
+parte II: «Perchè, come sapete, noi aviamo tre spezie cittadini:
+aggravezzati, statuali e benefiziati. Di questi tre, solo i benefiziati
+sono ricevuti nel Consiglio Grande. Li statuali sono capaci di tutti
+i magistrati, dentro e fuori della città, secondo le borse dove sono
+messi per la elezione fattane dallo squittinio generale, avuto rispetto
+alle qualità di ciascuno: e ogni volta che uno di costoro ascende ad
+uno dei tre maggiori, acquista il _benefizio_ e diventa capace del gran
+Consiglio. Li aggravezzati (cioè quelli che pagano imposta) non hanno
+parte nei magistrati: ma godono solamente il privilegio di portare
+arme, franchigia di certe gabelle ed alcune altre immunità, come i
+veri cittadini. Il restante, poi, degli artefici abitatori della città,
+restano tra la plebe, senza alcuna partecipazione della repubblica.»
+
+[283] Il Giannotti, _Della Repubblica Fiorentina_, lib. II, cap. VII,
+pag. 113-14 (della pregevole edizione curata dal sig. Polidori),
+discorrendo dell’ufficio dei Collegi o Gonfalonieri di Compagnia,
+discorre così: «Crebbe, poi, la sua riputazione quando, per certa
+peste, non si trovando chi volesse stare nella città ed esercitare i
+magistrati; fu fatta quella legge per la quale si toglieva a ciascuno
+il potere ottener magistrati, l’avolo del quale non fosse stato veduto
+o non avesse seduto in uno de’ tre maggiori uffizi...» E continua,
+discorrendo de’ danni che questa nuova legge portava, e dell’autorità
+che aveva data ai Medici; perchè «ciascuno cittadino ricorreva a loro
+per averne alcuno (dei maggiori uffici); e non solamente cercava
+d’essere egli imborsato e tratto, ma se aveva ancora figliuoli che
+fossero eziandio in fascia, operava che fossero tratti; acciò che se
+pure non avessero a sedere, fossero almeno di tali magistrati veduti.»
+— Di qui si vede come _seduto_ era quello che teneva effettivamente il
+magistrato; _veduto_, quello che lo aveva solo di nome. Nello scegliere
+a sorte i magistrati, si tirava spesso uno per tenere l’ufficio e un
+altro per esser solamente _veduto_.
+
+[284] Zuccagni Orlandini, _Statistica della Toscana_.
+
+[285] Rinuccini, _Ricordi Storici_, pag. 146.
+
+[286] Contro quest’accusa di troppo democratico, parla il Pitti
+nella sua _Apologia dei Cappucci_; ne parla anche distesamente il
+Guicciardini, nel suo _Reggimento di Firenze_ e nella sua _Storia
+inedita di Firenze_. Il Nardi ne discorre a lungo, non solo nella
+_Storia_, ma ancora, e molto più, nei suoi _Discorsi_, che sono inediti
+nella Riccardiana.
+
+[287] «Chi tolse quella facultà, fu perchè i Consigli approvassino
+le provvisioni, o ragionevoli o no, collo essere straccati; e
+dessino giudicio col non udire mai se non una parte.» Guicciardini,
+_Opere inedite_, vol. II, pag. 296. Si era cercato ogni modo perchè
+la Signoria vincesse sempre il partito che proponeva: essa poteva
+presentare una legge per un numero quasi infinito di volte nello stesso
+giorno; e questo, acciò i Consigli, così stancati, l’approvassero.
+Anche ora, la provvisione che stabiliva il Consiglio Maggiore,
+decretava che la Signoria vi potesse mandare a partito la medesima
+legge sino a 28 volte, sei volte per dì! — Questa provvisione, e tutte
+le altre che si accennano, vedile nell’_Archivio delle Riformagioni;
+Libri di provvisioni_ anni 1494-98.
+
+[288] Questa provvisione fu votata il 22 dicembre, nel Consiglio del
+Popolo, con 229 fave nere contro 35 bianche; ed il 23, in quello del
+Comune, con 195 contro 16. _Archivio delle Riformagioni_.
+
+[289] Nel Consiglio del Popolo ebbe 203 fave nere contro due
+sole bianche; in quello del Comune, 166 contro 9. _Archivio delle
+Riformagioni_.
+
+[290] Rinuccini, pag. 146; Arch. delle Riformagioni, _Lib. di
+Provvisioni_.
+
+[291] Vedi le prediche _sopra Aggeo_, e fra le altre la XIII.
+
+[292] _Prediche sopra Amos_; in quella del martedì dopo la Pasqua.
+
+[293] Questa materia fu pienamente trattata nella pregevole opera del
+Pagnini, _sulla Decima_. Ivi sono ancora pubblicate le provvisioni che
+decretano la nuova imposta. L’uffizio della Decima esiste tuttora;
+i suoi registri si chiamano _libri della Decima_, ed il primo è del
+1494-98. Ci volle però del tempo, prima che le disposizioni della nuova
+legge si potessero mettere ad effetto; ed il permesso d’imporre i beni
+ecclesiastici non si ebbe che nel 1516.
+
+[294] La Signoria, mescolandosi, come abbiam detto, in ogni cosa,
+poteva fare il medesimo in questo; ma l’ufficio ne era propriamente
+devoluto agli Otto.
+
+[295] E tale fu sempre l’opinione dei politici fiorentini; come
+si può vedere nel Giannotti, _Della Repubblica Fiorentina_; e nel
+Guicciardini, _Del Reggimento di Firenze_.
+
+[296] _Prediche sui Salmi_. Nota che queste prediche furono dal
+Savonarola cominciate il 6 gennaio 1495 (stile nuovo), e ne fece otto;
+dopo di che, arrivato alla quaresima, predicò _sopra Giobbe_. Finita
+la quaresima, riprese, il primo di maggio, le prediche sui Salmi; ed
+andò sino al 28 di luglio, facendone così in tutto, fra le prime e
+le seconde, ventinove. Le prime otto vanno, perciò, esaminate come
+un seguito dell’Avvento _sopra Aggeo_, e serbano lo stesso carattere;
+mentre le altre ventuna sono il seguito del quaresimale _sopra Giobbe_.
+
+[297] Predica I, _sui Salmi_.
+
+[298] Ibidem.
+
+[299] Predica II, _sui Salmi_.
+
+[300] _Archivio delle Riformagioni_.
+
+[301] _Archivio delle Riformagioni_. Vedi la stessa Provvisione.
+
+[302] _Archivio delle Riformagioni_. Era segnato nell’antico
+ordinamento: Cl. II, nº 137. Alcune di queste miscellanee di frammenti
+diversi furono per noi preziosissime; perchè, dopo averne ricercate
+molte, trovammo documenti che illustrarono punti oscuri o male intesi
+della nostra istoria.
+
+[303] Questa era quasi un’ironia; ed un rimprovero a quelli che,
+violando la legge, s’erano permesso di esprimere un voto, in parte
+solamente, contrario alla proposta della Signoria.
+
+[304] Allora non si era ancora radunato il Concilio di Trento, ed era
+fresca la memoria del Concilio di Costanza: la dottrina che dal Papa
+si potesse appellare al Concilio, non era stata condannata dalla Chiesa
+romana.
+
+[305] Questi discorsi si trovano tutti nel _Frammento di Pratica_
+più sopra citato: _Archivio delle Riformagioni_. Abbiamo cercato di
+esser fedelissimi nel riportarne il senso, e quasi le parole stesse;
+traducendole però, dal latino in cui que’ discorsi furono scritti dal
+notaio, nell’italiano in cui furono pronunziati dagli oratori.
+
+[306] Vedi, _Archivio delle Riformagioni_. Negli Ottanta, entrandovi
+la Signoria, i Collegi ec., il numero passava la cifra che il suo nome
+parrebbe indicare.
+
+[307] Bisogna dire che gli scrittori contemporanei si tacciono su
+questa materia, o esprimono la sentenza contraria al Savonarola,
+come una voce contraddetta. Nel cinquecento, però, i nemici del
+frate sostennero quella voce, e la fecero credere anche a molti che
+erano amici alla sua memoria. Così noi troviamo che il Guicciardini,
+_Reggimento di Firenze_, pag. 165, fa dire al del Nero, che va parlando
+degli Otto di Guardia e Balía: «E vi aggiugnerei quello che io intendo
+che questo frate propone; cioè, che da ogni condannazione che facessino
+a alcuno cittadino per conto di Stato, e non per altra causa, vi fussi
+lo appello; non del Consiglio Grande, come propone lui, ma al Senato
+(_al margine del MS., l’autore aggiunge_: parrebbe forse meglio questo
+appello alla Quarantía), dove avesse a venire il magistrato che lo
+condannassi, a difendere la sentenza sua.» E senza avvedersene, egli
+sostiene quella che era appunto l’opinione del Savonarola, come fuor di
+dubbio apparisce dalle sue prediche. — Il Machiavelli, che è anche più
+esplicito nell’accusare il frate di questa legge, dice così: «Essendo
+Firenze, dopo il novantaquattro, stata riordinata nel suo stato con
+l’aiuto di frate Girolamo Savonarola, gli scritti del quale mostrano la
+dottrina, la prudenza, la virtù dell’animo suo; ed avendo, tra l’altre
+costituzioni, per assicurare i cittadini, fatto fare una legge, che si
+poteva appellare al popolo dalle sentenze che per cose di Stato, gli
+Otto e la Signoria dessero; la qual legge persuase più tempo, e con
+difficoltà grandissima ottenne, ec.» (_Discorsi_, lib. I, cap. 45.)
+Questa opinione del Machiavelli e degli altri scrittori, mentre non può
+contrastare all’evidenza stessa dei fatti, prova da un altro lato, che
+la parte avuta dal Savonarola nella formazione del nuovo governo, dovè
+essere tanto grande, da farlo credere autore anche di quelle leggi che
+egli aveva disapprovate.
+
+[308] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_, e le _Prediche sopra i Salmi_.
+
+[309] In questo modo si ricorreva sempre a lui, che voleva esser
+giudice e padrone di tutto.
+
+[310] Vedi gli Statuti fiorentini, pubblicati nel 1778, colla data di
+Friburgo, in tre volumi.
+
+[311] _Archivio delle Riformagioni_. Vedi la provvisione del 20
+aprile 1498, che, nel ristabilire il Potestà e il Capitano del popolo,
+discorre di ciò.
+
+[312] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_, e quelle _sopra i Salmi_. Vedi
+anche le _Prediche sopra Rut e Michea_, fatte nelle feste del 96, e
+principalmente quella del 3 di luglio.
+
+[313] Ibidem.
+
+[314] Il 30 aprile 1498, si volle tornare al Potestà e Capitano del
+popolo (vedi la provvisione nell’_Archivio delle Riformagioni_); ma nel
+1502, fu seguito il consiglio del Savonarola, e si creò la _Ruota_.
+
+[315] L’antico statuto era stato compilato nel 1393.
+
+[316] Nella Magliabechiana, cl. XXIX, cod. 143, si trova un’antica
+copia del nuovo statuto; e innanzi ad esso la provvisione sopra
+riportata.
+
+[317] Burlamacchi, _Vita_ ec.
+
+[318] Vedi la Provvisione nell’_Archivio delle Riformagioni_.
+
+[319] Ecco come doveva, secondo la stessa Provvisione, eleggersi
+la Signoria. Radunato il Consiglio Maggiore, si tiravano a sorte 96
+elezionari, cioè 24 per quartiere. Ognuno di essi ne nominava uno del
+suo quartiere, e i 96 in questo modo scelti, andavano a partito per
+essere dei Signori. Fra quelli che ottenevano più della metà dei voti,
+se ne sceglievano 8 (cioè due per quartiere), e s’imborsavano nella
+borsa generale, mettendosi il più vecchio nel _borsellino_. Per ognuno,
+poi, dei Signori effettivi, s’imborsavano _per rispetto_, cioè per
+essere _veduti_, due di quelli che avevano ottenuto più fave, purchè
+fossero giunti al di sopra della metà. — Quanto al _borsellino_, pare
+che vi si mettesse il più vecchio, perchè a lui toccava cominciare a
+fare il _Proposto_; ufficio che andava in giro ogni giorno ad uno dei
+Signori.
+
+Pel Gonfaloniere, poi, si traevano 20 elezionari: ognuno dei primi 10
+ne eleggeva due, uno per _sedere_ gonfaloniere, l’altro per essere
+_veduto_: i secondi 10 ne sceglievano ciascuno altri due; uno per
+gonfaloniere, l’altro per notaio. Se ne avevano così 20, scelti per
+creare il gonfaloniere: si squittinavano, e quello che aveva più
+fave, purchè più della metà, era imborsato per gonfaloniere; i due che
+venivano appresso, _per rispetto_, o sia per essere _veduti_. Vedi la
+medesima Provvisione. — _Archivio delle Riformagioni_.
+
+[320] Ecco, fra gli altri, come ne discorre il Guicciardini ne’ suoi
+_Discorsi_ (_Opere inedite_, vol. II, pag. 299): «A tenere saldo
+questo modo di governo, è necessario tenere salda la legge del non fare
+parlamento, il quale solo è facile a dissolvere il vivere popolare;....
+e non è altro che, col terrore delle armi e colla forza, costringere
+il popolo a acconsentire a tutto quello che ei propongono; e dare
+ad intendere che quello che è fatto, sia fatto per volontà e modo di
+tutti.»
+
+[321] _Prediche sui Salmi_, Predica XXVI, fatta il giorno 28 luglio.
+
+[322] Vedi la provvisione nell’_Archivio delle Riformagioni_. Poco
+dipoi, il Savonarola fece, nella sala del Consiglio Maggiore, scrivere
+a lettere maiuscole i versi che seguono:
+
+ Se questo popolar consiglio e certo
+ Governo, popol, della tua cittate
+ Conservi, che da Dio t’è stato offerto,
+ In pace starai sempre e ’n libertate.
+ Tien, dunque, l’occhio dalla mente aperto,
+ Chè molte insidie ognor ti fien parate;
+ E sappi che chi vuol far parlamento,
+ Vuol torti delle mani il reggimento.
+
+[323] _Prediche sopra Amos_, martedì dopo la Pasqua.
+
+[324] Questo non è calcolo esagerato di storici; ma è detto nella
+stessa Provvisione che decreta il Monte di Pietà.
+
+[325] Il Parenti, _Storia di Firenze_, racconta questi fatti, e
+aggiunge che la gente più culta era in favore degli Ebrei.
+
+[326] _Archivio delle Riformagioni_. Queste Provvisioni che riguardano
+il Monte, si trovano pubblicate nel Passerini, _Storia degli
+Stabilimenti di Beneficenza in Firenze_. L’autore, però, è caduto
+in errore quando ha detto essere falso che il Savonarola favorisse
+il Monte di Pietà; che egli, anzi, l’oppugnasse, perchè promosso dai
+Frati Minori, suoi nemici. Questa opinione è combattuta non solo dalla
+concorde opinione di tutti gli storici e biografi del Savonarola, ma
+anche da tutto ciò che il Frate disse pubblicamente sul pergamo.
+
+[327] _Prediche sopra Amos_, predica XXI.
+
+[328] _Archivio delle Riformagioni._
+
+[329] Questa statua avea appartenuto ai Medici; e dopo la rovina della
+repubblica, essi la posero sotto alla loggia dei Lanzi, ove ora si
+trova colla medesima iscrizione repubblicana. Si vuole da alcuni,
+che quando, sotto alla stessa loggia, venne posto il capolavoro del
+Cellini, rappresentante Perseo che taglia la testa a Medusa, si fosse
+voluto simboleggiare, in risposta, la tirannide risorta, che ammazza la
+repubblica.
+
+[330] Ecco in qual modo, il 1º di aprile 1495, il Savonarola stesso
+parlava della mutazione del nuovo governo, e delle principali leggi da
+lui ordinate: «Vedendo appropinquare la mutazione del nuovo governo, e
+considerando che non poteva essere senza scandalo e grande effusione
+di sangue;... deliberai, inspirato da Dio, di cominciare a predicare
+ed esortare il popolo a penitenzia, acciocchè conseguissi da Dio
+misericordia. Ed il dì di San Matteo Apostolo, cioè a dì 21 settembre
+94, cominciai; e, con quante forze mi dette Iddio, esortai il popolo
+a confessarsi, e digiunare, ed orare. Le quali cose avendo fatte
+volentieri, la bontà di Dio commutò la giustizia in misericordia;
+ed a dì 11 novembre, mutossi lo Stato e governo, miracolosamente,
+senza sangue e senza alcun altro scandalo nella vostra città. Avendo,
+dunque, tu, popolo fiorentino, a pigliare nuovo governo; ti convocai,
+escluse le donne, nella chiesa maggiore, presenti i Magnifici Signori
+e gli altri magistrati della tua città: e dopo molte cose dette del
+buon governo delle cittade secondo la dottrina delli filosofi e delli
+sacri teologi, ti dimostrai quale era il governo naturale del popolo
+fiorentino; e, dipoi, continuando la predicazione, ti proposi quattro
+cose che tu dovevi fare. — La prima: temere Iddio. — La seconda: amare
+il ben comune della città, e quello cercare più che il proprio. — La
+terza: far pace universale tra te e quelli che ti avevano governato pel
+passato; aggiungendo a questo, lo appello delle sei fave.» Predica 29,
+di quelle sopra Giobbe. Nota che questa predica veniva fatta quando
+già la nuova legge dell’appello era decretata; e che tanto qui come
+altrove, il Savonarola dice sempre di aver consigliato l’appello delle
+sei fave; non mai quello delle sei fave al Consiglio Maggiore.
+
+[331] Le Provvisioni antecedenti al 94 sono, infatti, latine; quelle
+dopo la cacciata dei Medici, cominciano subito ad essere italiane.
+Così, dopo la metà del 1495, anche lo straccetto dei discorsi che si
+tennero nelle Pratiche, si trova scritto in italiano: più tardi ritorna
+in campo il latino.
+
+[332] Vedi la nota in fine del capitolo.
+
+[333] Predica XXIII, _sopra Aggeo_.
+
+[334] Predica XIX, _sopra Aggeo_.
+
+[335] _Compendium Revelationum._
+
+[336] Il Comines, come abbiamo più sopra notato e come diremo ancora
+più basso, erasi persuaso da ciò, che il Savonarola fosse un vero
+profeta; e nelle sue _Memorie_, piene d’una continua ammirazione per
+lui, ripete sempre «Egli ha predetto la venuta del re quando niuno
+vi pensava; gli ha, poi, scritto ed ha detto a me stesso cose che
+niuno ha credute, e che si sono tutte verificate.» Il Nardi, ed un
+numero infinito d’altri contemporanei, dettero al Savonarola il nome
+di profeta; ed il Machiavelli stesso, il quale, come abbiam visto,
+non era di quelli che meglio comprendessero o più imparzialmente
+giudicassero il Savonarola, non ardì mai di negare o anche mettere
+in dubbio le sue profezie, «perchè d’un tanto uomo se ne deve parlare
+con reverenza;» aggiungendo che infiniti vi credevano, «perchè la vita
+sua, la dottrina, il soggetto che prese, erano sufficienti a fargli
+prestar fede.» _Discorsi sulle Deche_, lib. I, cap. XI, pag. 52; Italia
+1813. Il Guicciardini, che è forse quello che meglio di tutti lo ha
+giudicato, rimane incerto su questo punto della profezia, e dice: «Io
+aspetto dal tempo la risoluzione di questi dubbi; ma se il Savonarola
+fu sincero, come la sua vita tutta santa farebbe credere, noi abbiamo
+visto ai nostri tempi un profeta sommo; se egli non fu sincero, noi
+abbiamo veduto un uomo grandissimo. Non sarebbe stato possibile fare le
+cose che egli ha fatte, condurle con tanta arte, con tanta prudenza,
+senza avere qualità straordinarie.» Guicciardini, _Storia inedita di
+Firenze_. Quest’opera, non essendo ancora data alla luce, noi citiamo
+solo di memoria, dopo una scorsa che ci è stato permesso di dare al
+Ms. La sua pubblicazione, dai Conti Guicciardini affidata al signor
+Canestrini, sarà di grandissima importanza.
+
+[337] Questo fatto risulta ora evidente, ed è messo fuor d’ogni dubbio
+dalla scoperta che noi facemmo del secondo processo del Savonarola, e
+del processi di Frà Salvestro e Frà Domenico. Frà Salvestro descrive
+le sue visioni, e confessa esplicitamente che i medici le facevano
+risultare da una malattia; aggiunge, che quando gli furono, a cagione
+d’un’altra malattia, cavate otto libbre di sangue, le visioni scemarono
+ad un tratto. La confessione di Frà Domenico viene a riconfermare tutto
+quello che dice Frà Salvestro. Le parole di quest’ultimo trovano anche
+nuova conferma nelle deposizioni del testimoni. Vedi _Appendice_.
+
+[338] Solo la lettura dei _processi_ più sopra citati, può dimostrare
+pienamente la verità di ciò che noi diciamo. Frà Domenico confessa che
+egli ed il Savonarola prestavano tanta fede alle parole del Maruffi,
+che, una o due volte, dettero per viste da loro certe visioni che il
+Maruffi diceva avere avute dagli angeli, onde ripeterle ai suoi due
+compagni, che dovevano raccontarle al popolo come avvenute a loro.
+E Frà Domenico, presso alla morte, si sforza di provare che ciò era
+permesso, anzi era d’obbligo, una volta che gli angeli lo volevano.
+Vedi _Appendice: Processo di Fra Domenico da Pescia dell’ordine dei
+predicatori, registrato per sua mano propria_. Questo importantissimo
+documento fu da noi trovato nel codice riccardiano 2053 foglio CXXXI
+retro, e seg. Esso prova luminosamente l’eroica fermezza d’animo
+di Frà Domenico; il quale, mentre manifesta con grande ingenuità la
+propria superstizione e quella del Savonarola, viene implicitamente a
+distruggere ogni dubbio che potesse muoversi sulla sincerità del loro
+animo. Nel discorrere di questi processi, noi dobbiamo di continuo
+rimandare il lettore all’_Appendice_, ove le nostre opinioni verranno
+tutte dai nuovi documenti riconfermate; e non possiamo valerci d’una
+recente pubblicazione fatta dall’Archivio di Firenze nel suo _Giornale
+Storico_, perchè (siccome potrebbe averne una prova chiunque la
+confrontasse col summenzionato codice), essa è parte apocrifa, parte
+scorretta.
+
+[339] Il Pico, nella sua _Vita Fr. H. Savonarolæ_, cap. V: «De divinis
+citra velamen revelationibus, quarum particeps factus Hieronymus,
+futuras predixit clades;» mostra assai bene come il Savonarola,
+ragionando sulla Bibbia, venisse alle sue _Conclusioni_. Il Savonarola
+stesso parla continuamente, in tutte le sue opere, di queste _ragioni
+naturali_ che profetizzano il futuro, e più volte chiama la profezia
+parte della sapienza: «Inter alias partes prudentiæ tres principales
+ponuntur; videlicet: memoria præteritorum, intelligentia præsentium,
+et previdentia futurorum.» _Expositio Abachuch prophetæ, per Fr.
+Hieronymum de Ferrariâ_; opera inedita che sarà da noi pubblicata.
+
+[340] Vedi _Compendium Revelationum; Dialogo della verità profetica;
+Predica del 27 marzo 1496_ (fra quelle _sopra Amos_); _Prediche sopra
+Giobbe_.
+
+[341] _Prediche sopra Amos_, fol. 40, e altrove; Firenze 1497.
+
+[342] _Epistola a certe divote persone_ ec., nel Quetif, vol. II, pag.
+181; _Prediche sopra l’Esodo_, Firenze 1498, fol. 12.; _Prediche sopra
+Amos_, fol. 39.
+
+[343] Bisogna qui rendere giustizia al Rudelbach, che è stato il primo
+a notare l’opposizione dei due principali concetti del Savonarola
+intorno alla profezia. Egli appoggia la sua esposizione ad un esame
+diligente delle opere dell’autore: ne cava, però, secondo il solito,
+delle conseguenze al tutto arbitrarie. (Vedi nella sua biografia
+un lunghissimo capitolo, intitolato: _Ueber die prophetische Gabe
+und die Prophezeihungen Savonarolas_.) Dopo aver giustamente notata
+la differenza di quei due concetti, vuole distruggere il primo ed
+esagerare il secondo, per fare del Savonarola un profeta evangelico, in
+un senso tutto protestante: in altri termini, il profeta della Riforma.
+Egli lo mette in rapporto coll’Abate Gioacchino, con Santa Brigida e
+Santa Caterina, che, secondo lui, son tutti, più o meno, profeti della
+Riforma.
+
+Il Meier, sebbene voglia anch’esso fare del Savonarola un protestante,
+cerca temperare le esagerazioni del suo compatriotta, e conviene che
+questi s’abbandona troppo ciecamente alla sua sbrigliata fantasia.
+Nota, anch’egli, la differenza di quei due concetti nel Savonarola;
+ma dopo, ne vuol distruggere l’uno, nascondere l’altro, e quasi
+persuadersi che il Savonarola nè era nè si credeva profeta, ma solo
+cercava colla Scrittura interpretar l’avvenire. Il Meier sembra non
+avere un concetto abbastanza chiaro di ciò che vuol dimostrare; e
+discorre questo argomento con tale freddezza, con sì poca decisione,
+che non convince nè persuade, ma solamente annoia. Nondimeno, la
+giustizia vuole che si renda a questi due tedeschi l’onore di essere
+stati i primi ed i soli che abbiano studiato le opere profetiche del
+Savonarola, ed abbiano compresa la necessità di trattare distesamente,
+nella biografia del Frate, questo soggetto, e non saltarlo a piè pari,
+come han fatto gli altri.
+
+[344] _De veritate prophetica, Dialogus in lib. VIII_, S. L. A.
+Un’altra edizione, colla data di Firenze 1497, porta per titolo: _De
+veritate propheticâ, libri seu dialogi IX_. La differenza di esse
+sta in ciò, che la seconda mette anche l’introduzione fra i dialoghi.
+Una terza edizione fu fatta in italiano nello stesso anno 1497, e una
+ristampa della medesima opera si vide a Venezia l’anno 1548.
+
+[345] Fu pubblicato quasi contemporaneamente in latino ed in italiano:
+_Compendium revelationum_ Impressit Florentiæ ser Franc. Bonaccorsius,
+1495; V nonas mensis octobris. Lo stesso stampatore lo aveva pubblicato
+in italiano il 18 agosto 1495, e dopo dodici giorni veniva ristampato
+da ser Lorenzo Morgianni. Nel 1498 fu ristampato in latino, a Parigi ed
+a Firenze; nel 1537 a Venezia, e nel 1674 di nuovo a Parigi, per cura
+del Quetif.
+
+Non solamente il Savonarola, ma la più parte de’ suoi seguaci hanno
+lasciato dei trattati intorno alle sue profezie. Principali fra
+questi furono il Benivieni nella _Lettera a Clemente VII_, nei vari
+_Trattati_ in cui espone la dottrina del suo maestro; il Violi nelle
+sue _Giornate_, di cui ci restano solo dei brani ed il compendio
+fattone dal Razzi; Frà Benedetto ne parla in quasi tutte le sue opere,
+ma più espressamente nel sopracitato MS. magliabechiano: _Secunda parte
+delle profezie di Fra Girolamo_; e per non citarne un numero infinito,
+Pico il giovane e tutti i biografi ne parlano distesamente. A questo
+proposito, non vogliamo tralasciare un’osservazione, che può dare
+maggiore conferma a tutto ciò che abbiamo detto in questo capitolo. Frà
+Benedetto scrisse un’opera intitolata: _Fons vitæ_ (MS. magl., XXXV,
+96), nella quale racconta una lunga serie di _rivelazioni o visioni_
+da lui avute, che sono circa diciassette. Fra la quindicesima e la
+sedicesima di esse, v’è un paragrafo intitolato: _Humilis excusatio
+prophetæ_, nel quale dice: «Hæc autem scripsimus, non quia firmiter
+vera esse credamus et quia sopniis fidem aliquam adhibeamus, sed
+quia sopnia aliquando non sunt spernenda; quum, sicut patet clarum in
+Scripturis, mulla sopnia revelationes fuerunt. Scripsimus, etiam, ut
+cognoscamus an sint a naturâ an a Diabolo an a Deo; ut facta naturæ
+adiscamus, et illusiones Demonum vitemus, et ut Divinam Bonitatem
+cognoscamus et annumeremus. Obsecro omnes legentes, ut fidem certam
+hiis do (forse deve dire _nec do_) nec dare decrevi, et sic protestor
+ante Deum et homines, et sunt sicut si ista non sopniassem. Solus
+Deus est, qui ab æterno novit, qui futura predicere possit. Et si
+aliqua ista significare inveneris, non mireris quia ego peccator sim;
+quum donum prophetis (teste sancto Thomâ) stat cum peccato mortali.
+Hac etiam ratione non me justum et bonum existimes, quum ego infelix
+peccator sum, et multorum sum conscius peccatorum.» — Certamente
+è assai notevole che Frà Benedetto, dopo essersi chiamato profeta,
+ci confessi ingenuamente di non saper dire se queste visioni siano
+puramente sogni o rivelazioni, operazioni di natura o del diavolo.
+Tanto è vero che nè il Savonarola nè i suoi seguaci s’erano fatto su
+questa materia un concetto chiaro; e che essi erano assai inclinati a
+pigliare per rivelazione tutte le illusioni e i sogni che avevano un
+carattere religioso.
+
+[346] Quetif., tomo II, p. 209.
+
+[347] Nelle sue postille bibliche, nelle lettere alla madre, ai
+fratelli, agli amici, egli esprime sempre le stesse idee sulla
+importanza delle sue profezie: vi si trovano i medesimi principii, i
+medesimi sentimenti e le contraddizioni stesse.
+
+[348] Quest’ultimo fatto viene asserito dal De Thou. Vedi Libri,
+_Histoire des sciences mathématiques_; Cardani, _De vitâ propriâ_.
+Quanto al Porta, si potrà leggere ciò che ne dice il Libri e ciò che
+egli medesimo scrive nella sua opera della _Magia_. Vedi anche: _Die
+philosophische Weltanschauung der Reformationszeit_, von Carriere:
+Stuttgart 1847.
+
+[349] Questi medesimi nomi ebbero più tardi, al tempo cioè dell’Assedio
+di Firenze (1527-30), un diverso significato. Piagnoni ed Arrabbiati
+erano, allora, gli amici del governo popolare; ed il secondo nome
+davasi più specialmente a quelli ch’erano più caldi nell’amore di quel
+governo.
+
+[350] «E chi amava il governo universale, desiderava che fosse da quel
+Frate introdotto e favorito. Al che concorrevano molto volentieri gli
+amici dello stato passato dei Medici, per assicurarsi dall’appetito
+della vendetta degli avversari; al quale pericolo sarebbero stati
+maggiormente sottoposti sotto il governo d’uno stato particolare,
+se per mala sorte della nostra città un particolare nuovo reggimento
+succeduto fosse.» Nardi, _Storia di Firenze_, ediz. Arbib, pag. 66.
+Vedi il sunto delle _Giornate_ del Violi, nel Razzi; Cod. riccard.
+2012.
+
+[351] «Sì che tra i cittadini nacquero molti dispareri e contrarietà
+dell’uno contro all’altro, e tra i grandi e tra i popolani: ma
+le cagioni della diversità, dall’una parte e dall’altra, molto si
+dissimulavano. Ma più scopertamente si cominciava ad oppugnare il
+Frate, per la diversità delie opinioni che si tenevano delle profezie
+di quello. Della credulità, non si vergognavano gli uomini di disputare
+liberamente; come si sarebbero vergognati, in quel principio, di non
+amare, o che si credesse ch’ei non amassero, più tosto quel governo
+universale, che qualunque altro particolare.» Nardi, pag. 65. E
+altrove: «Tuttavia, di questa forma di reggimento, non essendo ben
+contenti molti dei principali cittadini, dissimulando però la vera
+cagione (come più sopra abbiamo detto), oppugnavano astutamente il
+sopradetto Frà Girolamo, come colui che n’era stato confortatore.»
+Idem., pag. 88. Vedi anche il Violi.
+
+[352] Nardi, pag. 82; Ammirato, _Storia di Firenze_, lib. XXVI.
+
+[353] Burlamacchi, pag. 69 e seg.
+
+[354] Burlamacchi, idem. Ecco in che modo il Ficino parlava del
+Savonarola e delle sue predizioni: «Nonne, propter multa delicta,
+postremum huic urbi, hoc autumno (settembre e ottobre 94), exitium
+imminebat, nullâ prorsus hominum virtute vitandum? Non divina
+clementia, Florentinis indulgentissima, integro ante hunc autumnum
+quadriennio, nobis istud pronunciavit per virum sanctimoniâ
+sapientiâque præstantem, Hieronymum ex ordine prædicatorum, _divinitus_
+ad hoc electum? Nonne _præsagiis monitisque divinis_ per hunc impletis,
+certissimum jam jam supra nostrum caput imminebat exitium, quod, nullâ
+prorsus virtute nostrâ, sed præter spem mirabiliter vitavimus? _A
+Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris._ Reliquum
+est, optime mi Johannes, ut deinceps salutaribus tanti viri consiliis
+obsequentes, non solum ego atque tu, sed omnes etiam Florentini Deo
+nobis clementissimo grati simus, et publicâ voce clamemus: Confirma
+opus hoc, Deus, quod operatus es in nobis.» _Lettera_ a Giovanni
+Cavalcanti, 12 dicembre 1494. Vedi Marsilii Ficini, _Opera_; Basilea,
+vol. II, pag. 962.
+
+[355] Burlamacchi, pag. 69 e seg.
+
+[356] Predica XVIII, _sopra Aggeo_.
+
+[357] Predica I, _sopra i Salmi_.
+
+[358] Predica XXII, _sopra Aggeo_.
+
+[359] _Prediche del Rev. P. Frate Hieronimo, fatte sopra diversi Salmi
+e Scritture in S. M. del Fiore, cominciando il giorno della Epifania e
+seguitando gli altri giorni festivi, raccolte per ser Lorenzo Violi_.
+Firenze 1496, e Bologna, 1515. Come abbiamo già detto, le prime sette
+di queste prediche fanno seguito a quelle _sopra Aggeo_; l’ottava
+è indirizzata ad alcune suore e parla dei voti monastici; seguono
+poi altre diciassette, che si possono considerare come continuazione
+del Quaresimale _sopra Giobbe_. Questi sermoni sono assai lunghi e
+formano un grosso volume; in fine del quale sono alcune prediche di
+Frà Domenico da Pescia, a cui accenneremo più basso. Varie edizioni di
+queste prediche sono mutilate: così quelle di Venezia 1517 e 1543.
+
+[360] Predica II _sopra i Salmi_, fatta il dì 11 gennaio 1495 (stile
+nuovo.)
+
+[361] Ecco alcune di quelle parole: «Audite omnes habitatores terræ,
+hæc dicit Dominus: Ego Dominus loquor in zelo sancto meo: ecce dies
+veniet et gladium meum evaginabo super vos. Convertimini, ergo, ad
+me antequam compleatur furor meus. Tunc enim, angustia superveniente,
+requiretis pacem et non invenietis.»
+
+[362] Predica _della Rinnovazione_. È la terza di quelle _sopra i
+Salmi_, e fu anche stampata a parte.
+
+[363] Il Nardi, il Pitti, il Violi ed altri raccontano più e più volte,
+che i primi atti di Roma furono procurati dagli Arrabbiati e dal Moro.
+
+[364] Predica V _sopra i Salmi_.
+
+[365] Predica VI (fatta il 20 gennaio); Predica VII (25 gennaio).
+
+[366] In data dell’8 gennaio 1495, avevano scritto all’ambasciatore:
+«Sarà con questa una lettera alla Santità di nostro Signore, pregando
+con essa che Frate Hieronimo da Ferrara, che è qui priore in S.
+Marco, predichi questa quaresima prossima qui in Firenze, non ostante
+qualunque commissione avessi di andare a predicare in Lucca. Ed affine
+non scambiate le lettere, è scritto dappiè: — _pro Fr. Hieronymo_.
+— Presentatela quanto prima possiate, e fate di ottenere uno brieve
+diritto a Frate Hieronymo, che li commetti el predicare questo anno
+qui, come è detto.» Archivio delle Riformagioni, _Lettere dei Dieci_.
+Questa lettera trovasi pubblicata nel Meier, pag. 80, nota 2.
+
+[367] «Della qual cosa (cioè del suo partire) per la maggior parte
+degli uomini si prese grande alterazione, per ciò che e da’ magistrati
+tutti e dagli uomini di buona mente si giudicava che le sue prediche
+fossero molto utili alla correzione dei costumi, e necessarie a
+pacificare insieme gli animi discordanti de’ mal disposti cittadini nel
+principio di quel nuovo governo. Per la quale considerazione, per opera
+e procaccio di molti suoi devoti, e massimamente dei Dieci di libertà e
+pace, fu procurato che il papa rivocasse il sopradetto breve; e così fu
+facilmente ottenuto.» Nardi, pag. 65.
+
+[368] Di queste impressioni il Savonarola stesso parlò più tardi nelle
+sue prediche.
+
+[369] Prediche _sopra Giobbe_. Predica II.
+
+[370] Predica III.
+
+[371] Predica XIV.
+
+[372] Predica XIII.
+
+[373] Predica XII.
+
+[374] Predica XVI _sopra Giobbe_.
+
+[375] Predica XLV di quelle _sopra Giobbe_.
+
+[376] «Tanto fu il dolore e il pianto che mi sopravvenne, ch’io
+non potetti andare più oltre.» Così scrisse l’amanuense alla fine
+dell’ultima predica, e di molte altre di quel quaresimale.
+
+[377] Qui non istaremo a citare Burlamacchi, Pico, Barsanti, Frà
+Benedetto e gli altri biografi: possiamo, invece, rimandare il lettore
+a tutti gli storici del tempo, come Nardi Guicciardini, _Storia inedita
+di Firenze_; ec. ec; ed alla stessa corrispondenza dei Dieci colla
+Corte di Roma, pubblicata dal Padre Marchese.
+
+[378] Burlamacchi, Marchese, ec.
+
+[379] Padre Marchese, _Storia del convento di San Marco_.
+
+[380] Frà Benedetto, _Cedrus Libani_, poemetto pubblicato dal Padre
+Marchese nell’_Archivio Storico_.
+
+[381] Tutta la Storia di questa conversione abbiamo cavata dalle parole
+stesse di Frà Benedetto, nel _Cedrus Libani_. Volendo altre notizie
+sulla sua vita, si può leggere ciò che ne dice il Padre Marchese, ne’
+suoi _Scritti vari_.
+
+[382] Guicciardini, Sismondi, Leo.
+
+[383] Nardi, Guicciardini, Sismondi, Leo, Comines, ec.
+
+[384] Sismondi, _Hist. des répub. ital._, chap. 95; e gli altri autori
+più sopra citati.
+
+[385] Ibidem.
+
+[386] Così chiama il Comines la radunanza di gente che si faceva dalla
+Lega.
+
+[387] Diamo qualcuno dei molti brani nei quali il Comines parla del
+Savonarola; perchè la sua autorità, come di forestiero e contemporaneo,
+come uomo di grandissimo acume e che conobbe il Savonarola, deve aver
+molto peso. «J’ay dit en quelque endroit de ceste matière d’Italie,
+comme il y avoit un frère prescheur, renommé de fort saincte vie....
+appelé frère Hieronyme, qui a dit beaucoup de choses avant qu’elles
+fussent advenues, comme j’ay dit cy dessus, et tousiours avait soustenu
+que le roy passeroit les monts.... _et disoit que le roy estoit esseu
+de Dieu pour réformer l’Eglise par force, et chastier les tyrans_...
+Sa vie estoit la plus belle du monde ainsi qu’il se pouvoit voir,
+et ses sermons preschoient contre les vices, et a réduit en icelle
+cité maintes gens à bien vivre, comme j’ay dit....» Parlando di ciò
+che alcuni dicevano contro alle sue profezie, cioè che egli desse
+per rivelazioni quel che sapeva in segreto dai cittadini, il Comines
+risponde: «Je ne les veux point accuser ni excuser... mais il a dit
+maintes choses vrayes que ceux de Florence n’eussent sceu luy avoir
+dictes; mais touchant le roy et les maux qu’il dit luy devoir advenir,
+luy est advenu ce que vous voyez; qui sont, premier, la mort de son
+fils, puis la sienne, et ay veu des lettres qu’il escrivoit au dict
+Seigneur.» Comines, _Mémoires_, liv. VIII, chap. XIX. Diamo anche
+quest’altro brano, importante perchè si parla del dialogo dall’autore
+avuto col Savonarola: «J’ay oublié à dire, que moy estant arrivé à
+Florence, allant au devant du roy, allay visiter un frère prescheur,
+appellé frère Hieronyme, demeurant à un couvent réformé; homme de
+saincte vie, comme on disoit, qui quinze ans avoit demeuré au dit
+lieu; et estoit avec moy un maistre d’hostel du roy, appellé Jean
+François, sage homme. La cause de l’aller veoir, fut par ce qu’il avoit
+tousiours presché en grande faveur du roy, et sa parole avoit gardé
+les Florentins de tourner contre nous; car jamais prescheur n’eut tant
+de crédit en cité. Il avoit tousiours asseuré la venue du roy (quelque
+chose qu’on dist ne qu’on escrivist au contraire); _disant qu’il
+estoit envoyé de Dieu pour chastier les tyrans d’Italie_, et que rien
+ne pouvoit résister ne se deffendre contre lui. Avoit dit aussi qu’il
+viendroit à Pise et qu’il y entreroit, et que ce jour mourroit l’estat
+de Florence; et ainsi advint, car Pierre de Medicis fut chassé ce jour.
+Et maintes autres choses avoit preschées avant qu’elles advinssent,
+comme la mort de Laurent de Medicis; et aussi disoit publiquement
+l’avoir par révélation, _et preschoit que l’estat de l’Eglise seroit
+réformé à l’espée. Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien
+près, et encore le maintient_. Plusieurs le blasmoient de ce qu’il
+disoit que Dieu luy avoit révélé, autres y adjustèrent foy: de ma part
+je le répute bon homme. Aussi luy demandoy si le roy pourrait passer
+sans peril de sa personne, veu la grande assemblée que faisoient les
+Venitiens, de la quelle il scavoit mieux parler que moy qui en venoys.
+Il me respondit qu’il aurait affaire en chemin, mais que l’honneur luy
+demeureroit, et n’eust il que cent hommes en sa compagnie; et que Dieu
+qui l’avoit conduit au venir, le conduiroit encore à son retour: _mais
+pour ne s’estre bien acquitté à la réformation de l’Eglise, comme il
+devoit, et pour avoir souffert que ses gens pillassent et desrobassent
+ainsi le peuple, aussi bien ceux de son parti et que lui ouvroient
+portes sans contrainte, comme les ennemis; que Dieu avoit donné une
+sentence contre luy, et brief auroit un coup de fouet_. Mais que je
+luy disse, que s’il vouloit avoir pitié du peuple, et délibérer en soy
+de garder ses gens de mal faire, et les punir quand ils le feraient,
+comme son office le requiert, que Dieu révoquerait sa sentence ou la
+diminueroit; et qu’il ne pensast point estre excusé pour dire, je ne
+fay nul mal. Et me dist que luy mesme iroit au devant du roy et lui
+diroit; et ainsi le feit, et parla de la restitution des places des
+Florentins. Il me cheut en pensée la mort de mon seigneur le Daulphin,
+quand il parla de cette sentence de Dieu, car je ne voyois autre chose
+que le Roy peut prendre à cœur; et dis encore cecy afin que mieux on
+entende _que tout ce dit voyage fut vray mystère de Dieu_.» Liv. VII,
+chap. II.
+
+[388] Nardi, _Storia di Firenze_, ediz. Arbib., 1842, vol. I, pag.
+75; Guicciardini, _Storia d’Italia_, ediz. Rosini, vol. I, pag. 129;
+Giovio; Sismondi, _Hist. des répub. ital._, chap. 94; _Histoire des
+Français_, tom. XV; Michelet, _Renaissance_.
+
+[389] Sismondi, _Histoire des républ. ital._; Michelet, _Renaissance_;
+Leo; Guicciardini; Nardi, ec. Gli storici francesi non sono meno
+severi degl’italiani nel condannare la condotta di Carlo VIII verso la
+repubblica fiorentina.
+
+[390] Predica XVIII, _sopra i Salmi_.
+
+[391] Era in data del 26 maggio 1485, e venne pubblicata con molti
+errori ed alterazioni; tanto che il Savonarola stesso se ne dolse nella
+predica del 28 luglio successivo: «Quella lettera che io scrissi al re
+di Francia, è stata messa in stampa senza averlo io inteso, et e’ vi
+sono di molti errori.» Una copia esatta se ne trova nella Riccardiana,
+Cod. 2053. — Perchè sempre meglio si veda quanto fosse allora divulgata
+e creduta l’idea che il viaggio di Carlo VIII era predestinato da
+Dio, riportiamo alcuni versi d’una orazione di Marsilio Ficino allo
+stesso re Carlo, «Veri namque simile est, Christianissimus Gallorum
+regem a Christo mitti, et Carolum, præ cæteris insignem pietate regem,
+christianâ pietate duci; præsertim cum iter opusque tantum eâ mente sis
+aggressus, ut sanctam Jerusalem sævissimis barbaris occupatam, summo
+humani generis Redemptori denique redimas.... Benedictus qui venit
+in nomine Domini, Carolus charus nobis, excelsus, rex pacificus. Hæc
+est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in eâ....» E così
+continua il Ficino, con lodi sempre crescenti e più esagerate; le quali
+nella bocca d’ogni uomo sarebbero biasimevoli: in quella poi di chi
+si poteva chiamar creatura dei Medici, muovono sdegno. Vedi: _Oratio
+Marsilii Ficini ad Carolum Magnum Gallorum regem. Ficini Opera_,
+Basilea, vol. II. pag. 960.
+
+[392] Tutti i biografi, ed il Nardi nella _Storia di Firenze_, parlano
+di questo incontro. Ne parla anche il Comines (libro VII, cap. II), il
+quale espone più volte il tenore delle lettere e dei discorsi che il
+Savonarola faceva al re: e ci sarà condonato se riportiamo anche qui le
+sue parole, vista la grande autorità dello scrittore, non molto letto
+fra noi. Vedi lib. VII, cap. XIX: «Il a publiquement presché que le roy
+retourneroit de rechef en Italie, _pour accomplir ceste commission que
+Dieu luy avoit donnée, qui estoit de réformer l’Eglise à l’espée, de
+chasser les tyrans d’Italie, et qu’au cas qu’il ne le feist, Dieu le
+punirait cruellement_; et tous les sermons premiers et ceux de présent,
+il les a fait imprimer, et se vendent. Cette menace qu’il faisoit au
+roy, luy a plusieurs fois escrite le dicte Hieronyme, peu de temps
+avant son trespas; et aussi le me dist de sa bouche Hieronyme, quand je
+parlai a luy (qui fut en Italie), en me disant que la sentence estoit
+contre le roy au ciel, en cas qu’il n’accomplist ce que Dieu luy avoit
+ordonné...» Comines, _Mémoires_.
+
+[393] Predica XXV, _sopra i Salmi_.
+
+[394] Guicciardini, Nardi, Cerretani, Parenti, Comines, Sismondi, Leo,
+Michelet.
+
+[395] Vedi gli autori più sopra citati. Come poi i popolani fiorentini
+si risentissero di quelle ingiurie francesi, si può vedere da queste
+parole che si trovano nei _Ricordi Storici del Rinuccini_: «A dì 2
+gennaio 1495 (stile fiorentino), venne la novella in Firenze, come uno
+castellano francioso, che teneva la cittadella nuova per il barbaro
+traditore e assassino Carlo VIII, indegnamente re di Francia, aveva
+dato e consegnato detta cittadella a’ cittadini pisani, che allora
+si reggevano in libertà; benchè più volte.... con giuramenti e doppi
+capitoli, giurati in sulla pietra sacrata in sullo altare di S. M. del
+Fiore, aveva promesso rendere ditta cittadella...; e con nove speranze
+ci avesse tratto di mano, tra lui e li suoi assassini ministri, più che
+fiorini trecento migliaia, fidandoci noi di sua dislealtà e perfidia;
+più simile a tradimento che mai si udisse, mentre si narrano di Gano di
+Maganza, che almanco non era re.»
+
+[396] Archivio delle Riformagioni, _Provvisione del 15 ottobre 1495_.
+
+[397] Ivi, _Provvisione del 26 novembre 1495_.
+
+[398] Ivi, _Provvisione del 16 dicembre 1495_.
+
+[399] Nardi, Guicciardini, Ammirato, Parenti, Cerretani, Sismondi, Leo,
+ec.
+
+[400] Il Pitti, nella sua _Storia di Firenze_, dice: «Perlochè
+sbigottiti i nemici suoi (del Savonarola), si misero sotto, con più
+effetto che mai, al Duca di Milano, il quale desideroso col favor
+loro di restringere quello Stato, aveva fino all’anno 1495, a loro
+istanza, per mezzo del Cardinal suo fratello, cavato brevi da Roma per
+interdire la predica del Frate.» Vedi _Arch. Storico_, vol. I, pag.
+50. — Il Nardi discorre assai spesso delle mene degli Arrabbiati. A
+pag. 88, vol. I, egli dice: «Tuttavia di questa forma di governo non
+essendo ben contenti molti dei principali cittadini, dissimulando però
+la vera cagione (come già abbiamo detto) della poca contentezza loro,
+oppugnavano astutamente il sopraddetto fra Girolamo, come colui che
+n’era stato confortatore, intanto che, per opera d’alcuni cittadini
+e di certi religiosi, il papa lo fece citare di nuovo a Roma ec.»
+Le stesse cose dice, presso a poco, il Guicciardini nella _Storia
+d’Italia_. Ma una lettera del Savonarola al Moro, e quelle delle spie
+di quest’ultimo, mettono anche meglio in luce, come la persecuzione
+che si faceva al frate era assai più politica che religiosa. Vedi
+_Appendice_.
+
+[401] Più basso avremo occasione di discorrere per minuto le trame del
+Gennazzano.
+
+[402] «Inter ceteros vineae Domini Sabaothis operarios, te plurimum
+laborare, multorum relatu percepimus. De quo valde laetamur etc.»
+
+[403] «Ut, quod placitum est Deo, melius per te cognoscentes, peragamus
+etc.»
+
+[404] Questo breve e la risposta del Savonarola, furono assai
+scorrettamente e con molte lacune pubblicati dal Perrens. Noi, con
+migliori codici, li restituiremo alla vera lezione. Vedi l’_Appendice_.
+
+[405] Come Papa Clemente VII fece più tardi a Benedetto da Foiano,
+frate di San Marco, che nell’Assedio di Firenze (1527-30), predicando
+la dottrina del Savonarola, aveva incoraggiato il popolo alla difesa
+della libertà. Andato a Roma, morì di fame in una carcere sotterranea
+di Castel Sant’Angelo.
+
+[406] _Prediche sui Salmi._ Predica XXIII (fatta il 24 giugno), XXIV (5
+luglio), XXV (12 luglio).
+
+[407] Qui ed altrove, il Savonarola riferisce a quel vizio che anche
+oggi è punito in Inghilterra colla morte, e che era, allora, assai
+sparso in Firenze.
+
+[408] _Prediche sopra i Salmi_, predica fatta il 28 luglio.
+
+[409] «Quum civitatem a non mediocri sanguinis effusione et a multis
+aliis noxiis, meâ operâ. Dominus liberaverit et ad concordiam legesque
+sanctas revocaverit, infesti facti sunt mihi, tam in civitate quam
+extrâ, iniqui homines.»
+
+[410] «Discessus meus maximæ jacturæ huic populo, et modicæ isthic
+utilitatis foret.»
+
+[411] «Dum hoc ceptum perficiatur opus, cuius gratiâ hæc impedimenta,
+ne proficiscar, nutu divino accidisse, equidem certus sum.»
+
+[412] Vedi l’_Appendice_.
+
+[413] Il Savonarola, nella predica del 18 febbraio 1498, fece la storia
+di tutti i brevi che vennero da Roma. Ivi, parlando di questa sua
+risposta, dice: «Egli (il papa) accettò la escusazione molto bene.»
+Vedi foglio 20-22, ediz. di Venezia 1540.
+
+[414] Una delle sue prediche trovasi alla fine di quelle del Savonarola
+_sopra i Salmi_, e porta la data del 29 settembre.
+
+[415] «E poi, passato alcuni giorni, cioè uno mese e circa mezzo di uno
+altro, perchè il breve predetto fu fatto circa il fine di luglio, venne
+un altro breve fatto a dì 8 di settembre o circa, pieno di vituperi,
+nel quale erano più che diciotto errori. E il primo era, che il breve
+era iscritto al monasterio di Santa Croce; e così andava il breve a
+Santa Croce, che volevano che andassi a San Marco. Dipoi diceva in
+quel breve: _Quemdam Hieronymum Savonarolam_, cioè uno certo Gieronimo
+Savonarola, come se non mi conoscesse; e non era ancora uno mese e
+mezzo che mi aveva scritto così amorevolmente. Dipoi, ci era molte
+altre bagattelle, che per onore non voglio dire qua: sì che tu vedi che
+il Pontefice è stato circonvento, per tante mutazioni che tu vedi nelli
+suoi brevi in sì poco tempo.» _Predica_ del 18 febbraio 1498, come
+sopra.
+
+[416] «Dipoi venne un altro breve, dicendo che io avevo seminato
+dottrina da mettere zizania in ogni popolo pacifico, e molte altre cose
+false; e però mi sospendeva dalla predica.» _Predica_ del 18 febbraio
+1498. Noi non abbiamo questo breve, la cui esistenza vien dimostrata
+non solo dalle parole stesse del Savonarola, ma anche dal silenzio che
+egli serbò nei mesi seguenti, e dalle lettere dei magistrati Fiorentini
+all’ambasciatore in Roma.
+
+[417] Vedi nell’_Appendice_ la lettera a Frate Antonio di Olanda,
+Priore di Prato. Questa breve lettera fu da noi ritrovata nella
+Riccardiana.
+
+[418] Padre Marchese, _Storia di San Marco_, pag. 225 e seg.; Raynald.
+ad an. 1492. «Julianus Robureus, Card. S. Petri ad Vincula, in Gallias
+aufugit, iram Alexandri veritus, cum celebrandum concilium œcumenicum
+diceret, nimirum ad erigendam Ecclesiam a simoniacis conculcatam.»
+Lo stesso cardinale, divenuto papa, mandò fuori, il 14 gennaio 1505,
+una bolla che fece confermare dal Concilio lateranense, nella quale
+dichiarava la elezione di Alessandro nulla, e da non potere essere
+convalidata neppure dalla susseguente adorazione dei cardinali. Vedi
+Padre Marchese, pag. 226, nota 1. Il Padre Marchese dice a questo
+proposito: «che dopo la lunga e continua approvazione della Chiesa,
+questa opinione non può essere accettata dai Cattolici; ma se essa
+non chiuse al Cardinale della Rovere la via al papato, non doveva al
+Savonarola aprire quella del martirio.»
+
+[419] «Preschoit que l’estat de l’Eglise serait reformé à l’espée.
+Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien près, et encore le
+maintient.» Comines, _Mémoires_ etc., liv. VIII, chap. II.
+
+[420] Marchese, pag. 227; Guicciardini, lib. I, cap. IV; Rainaldo, ad
+ann. 1495 nº 1.
+
+[421] Dal processo del Savonarola apparisce, che il Cardinale gli aveva
+qualche volta mandate parole d’incoraggiamento e di sprone.
+
+[422] Queste lettere, finora sconosciute affatto, sono senza data: noi
+le trovammo nella Riccardiana, e le daremo nell’_Appendice_.
+
+[423] Carlo Orlando, morto il 10 ottobre 1495, nella età di tre anni.
+
+[424] Vedi, fra le lettere pubblicate dal Padre Marchese, quella al
+fratello Alberto, in data del 28 ottobre 1495.
+
+[425] Questa lettera fu da noi trovata nella Magliabechiana, e il Padre
+Marchese, pubblicandola nell’Appendice dell’_Archivio Storico_, nº 26,
+ne discorre così: «Quando il tempo e gli uomini ci avessero involato
+tutti gli scritti di Frà Girolamo Savonarola, quella lettera starebbe a
+provare la forte e sincera pietà dell’animo suo.»
+
+[426] Vedi la lettera, fra quelle pubblicate dal Padre Marchese.
+
+[427] Questa processione carnevalesca, che fu la prima fatta dal
+Savonarola, non trovasi menzionata nei biografi; ma la descrive
+minutamente, in una sua lettera, Paolo de Somentiis _cancellarius_, il
+quale ne ragguagliava il Moro, da cui era stato mandato a Firenze per
+queste cose del Savonarola. Esso dice che i fanciulli arrivavano al
+numero di 10,000! Vedi nell’_Appendice_.
+
+[428] Di questi giuochi e di questa riforma dei fanciulli, parla a
+lungo il Burlamacchi, pag. 104 e seg. Il Nardi, a questo proposito,
+discorre così: «Tra l’altre cose, questa parve molto notabile,
+che in quel tempo fu dismessa e lasciata volontariamente quella
+stolta e bestiale consuetudine del giuoco de’ sassi, che ne’ giorni
+carnevaleschi si usava di fare; tanto radicato per la sua antichità,
+che eziandio dai severi spaventevoli bandi de’ magistrati non s’era mai
+potuto reprimere, non che diradicare.» _Storia di Firenze_, pag. 96.
+Il Savonarola stesso considerava il successo da lui ottenuto in quel
+carnevale, come straordinario. «Tu sai che per li tempi passati non si
+è mai potuto, per forza d’alcuno magistrato, nè per bandi e pene forti,
+rimovere quella mala consuetudine di trarre e’ saxi al carnesciale, che
+ogni anno ne moriva qualcuno; et hora uno fraticello, con poche parole,
+mediante l’oratione, la ha rimossa. Secondo: tu sai che pel carnesciale
+si facevano di molti peccati; et hora si sono confessati etiam li
+fanciulli; et è stato questo carnesciale come una quaresima, che non
+può essere se non opera divina. Tertio: solevano accattare e’ fanciugli
+e’ danari per fare stili, et ardere scope, et mangiare et bere; hora
+hanno accattato tanti danari per li poveri, che tu che se’ così savio,
+non ne haresti potuti trovare tanti.» _Predica prima_, nella quaresima
+del 1496.
+
+[429] _Documenti_ pubblicati dal Padre Marchese.
+
+[430] Burlamacchi, Razzi, Barsanti, ec.
+
+[431] Questo fatto riposa sull’autorità non solo del Burlamacchi,
+Razzi, Barsanti ec.; ma vien narrato anche dal Bozovio (anno 1494),
+dal Fontana e dal Souveges; viene accettato come indubitabile dal
+Padre Marchese, dal Meier, dal Perrens ec. Il Savonarola stesso vi
+fece parecchie allusioni nelle sue prediche e nelle sue opere. «Io
+non voglio cappelli, non mitre grandi nè piccole; non voglio se non
+quello che tu hai dato ai tuoi Santi, la morte: un cappello rosso,
+un cappello di sangue, questo desidero.» _Prediche_ delle feste del
+1496. Predica XIX, fatta il 20 agosto. Così più volte egli dice: «Se
+io avessi voluto dignità, tu sai bene che ora non avrei il mantello
+lacero;» e nel dialogo _De veritate propheticâ_, cap. 5, chiaramente
+conferma di essere stato tentato, non solo colle minacce, ma ancora con
+molte promesse. L’autenticità di questo fatto è, quindi, indubitabile,
+nè viene contestata da alcuno dei biografi: ne rimane incerta solamente
+la data. Noi abbiam creduto doverne parlare in questo luogo, perchè la
+prima predica del quaresimale che segue immediatamente, ci sembra con
+molta evidenza essere la risposta mandata a Roma; nè sapremmo vedere in
+quale altro tempo questo fatto potesse esser seguito.
+
+[432] Predica del 17 febbraio. — Vedi _Prediche raccolte per ser
+Lorenzo Violi dalla viva voce del Reverendo P. F. Hieronymo da
+Ferrara, mentre che predicava_. Firenze, a dì 8 febbraio 1496 (stile
+fiorentino). Parecchie altre edizioni ne furono fatte a Venezia nel
+1514, nel 1519, nel 1539 e nel 1543. Queste edizioni venete sono, però,
+spesso mutilate, come è, p. es., quella del 1514.
+
+[433] Questi ultimi due passi, il primo dei quali comincia: _Io l’ho
+scritto_, l’altro: _Dico e confesso_, si trovano nell’ultima predica di
+questo quaresimale, fatta nell’ottava di Pasqua. Li abbiamo riportati
+in questo luogo, onde seguire il nostro sistema di raccogliere insieme,
+quando è possibile, le idee sparse del Savonarola, per non avere a
+ripetere molte volte la stessa cosa. Inoltre, nella prima ed ultima
+di queste prediche sopra _Amos e Zaccaria_, il Savonarola ripeteva più
+volte la sua sottomissione a Roma, e toccava il medesimo soggetto quasi
+colle stesse parole.
+
+[434] Queste idee si trovano, non solo nella predica del 17 febbraio
+e in quella dell’ottava di Pasqua; ma sono sparse in tutto il
+quaresimale, e ne formano come la base ed il fondamento.
+
+[435] Predica prima, _sopra Amos e Zaccaria_.
+
+[436] Ibidem.
+
+[437] Trovasi in quasi tutti gli esemplari tagliata; ma si può leggere
+in qualche esemplare della Magliabechiana, ed in uno che è nel Convento
+di San Marco.
+
+[438] Predica della seconda domenica di quaresima.
+
+[439] Predica del sabato, dopo la seconda domenica di quaresima.
+
+[440] Predica dell’ottava di Pasqua.
+
+[441] Predica della quarta domenica.
+
+[442] Predica del martedì dopo la terza domenica.
+
+[443] Predica del mercoledì dopo la quinta domenica. — In tutti
+questi brani, noi siamo stati fedelissimi a riportare le parole del
+Savonarola; abbiamo, però, tolte le soverchie ripetizioni e, qualche
+volta, le troppo evidenti sgrammaticature.
+
+[444] Predica del mercoledì dopo la terza domenica, del martedì dopo
+Pasqua, e molte altre di tutto il quaresimale.
+
+[445] Predica del lunedì dopo la quarta domenica di quaresima.
+
+[446] Burlamacchi.
+
+[447] Rinuccini, _Ricordi Storici_, pag. 159.
+
+[448] Il 24 e 25 febbraio.
+
+[449] Il 27 aprile di questo anno, fu scoperta una intelligenza di gran
+numero di cittadini, «di non rendere le fave nere, se non a quelli di
+tale intelligenza.» I capi di questa congiura erano: Giovanni Benizi,
+Filippo Corbizzi (quello stesso che, essendo gonfaloniere, radunò i
+teologi in Palazzo per accusare il Savonarola) e Giovanni da Tignano;
+e il dì seguente, la Signoria, avendo consultato co’ Collegi e Otto
+di Balía e Dieci di Libertà, li condannava a 10 anni di prigionia, ed
+a perdere per sempre ogni ufficio e dignità nello Stato. Rinuccini,
+_Ricordi storici_, pag. CLX.
+
+[450] Predica del 25 febbraio.
+
+[451] Ognuno sa che la fava nera si dava pel voto favorevole, e la
+bianca pel voto contrario; onde imbiancare un partito voleva dire
+respingerlo, ed è frase che anche oggi si usa comunemente in Firenze.
+
+[452] Predica fatta la seconda domenica di quaresima.
+
+[453] Predica del 25 febbraio 96.
+
+[454] Prediche del sabato dopo la prima domenica di quaresima, e del
+lunedì dopo la terza domenica.
+
+[455] Vedi le prediche del mercoledì e degli altri giorni innanzi
+la domenica delle Palme, «Intendo che s’è fatto gli ufficiali del
+Monte della Pietà: mi piace assai, acciocchè questa opera abbia buon
+principio. Andranno questi fanciulli in processione per questa opera...
+e sarà ordinato dove s’avrà a fare la colletta dei danari.» Predica dei
+mercoledì innanzi la domenica delle Palme. In tutto questo quaresimale,
+viene raccomandato più volte il Monte di Pietà.
+
+[456] Vedi la Predica fatta nella domenica delle Palme.
+
+[457] Questa canzone trovasi stampata fra le poesie del Savonarola,
+nell’ediz. di Firenze, 1847.
+
+[458] Burlamacchi, Razzi, ec. Vedi la predica fatta il mercoledì
+innanzi la domenica delle Palme, e quella fatta la domenica stessa.
+
+[459] Ripetiamo che questa era opinione sostenuta allora da molti
+autorevoli dottori cattolici, sostenuta più tardi anche da papa Giulio
+II. Vedi Padre Marchese, _Storia del Convento di San Marco_.
+
+[460] Predica ultima del quaresimale _sopra Amos e Zaccaria_.
+
+[461] Se ne trovano molte nelle Miscellanee della Magliabechiana. Vedi,
+fra le altre; Cl. XXXVII, cod. 288.
+
+[462] «Ti so dire che Frà Girolamo dice di cose molto alte; e tra
+l’altre cose, ha avuto una scomunica che se ne fa beffe, come tu sai.»
+_Lettera di Roberto Giugni a Lorenzo Strozzi alle Selve_, 18 marzo
+1496. Vedi la _Miscellanea_ sopra citata.
+
+[463] Quest’opuscolo era dedicato al giovane Pico della Mirandola: fu
+scritto nel settembre 1496, e pubblicato _ex archetipo ser Laurentii
+de Morgianis, anno salutis 1497_. Il Nesi scrisse parecchi sermoni,
+trattati e discorsi spirituali.
+
+[464] Il nome di questo predicatore era Frà Leonardo, agostiniano. —
+«Avisoti come el predicatore di Santo Spirito disse iermattina come
+noi essere ingannati da Fra Girolamo; esse lui voleva istare un terzo
+d’ora nel fuoco, che vi starebbe lui una mezza ora. E ancora disse
+a tutti quelli che erano alla presenza, che facessino orazione e
+pregassino Iddio, che se egli è vero cosa che il detto Fra Girolamo
+dice, che Iddio gli mandi uno cavocciolo che ei si muoia.» Altra
+lettera del Giugni, scritta in data del 12 marzo 1496. Vedi la stessa
+_Miscellanea_.
+
+[465] Quest’opuscolo venne ristampato dal Quetif, nelle sue _Aggiunte_
+alla Vita del Savonarola. Esso contiene tutte le accuse fatte dal
+predicatore, ed a ciascuna segue una risposta fattavi da maestro
+Paolo da Fucecchio: il tutto è preceduto da una prefazione del Cioni.
+Non vi è nulla d’importanza; se non che è notevole che il difensore
+del Savonarola, appoggiandosi al Concilio di Costanza, sostiene che
+l’autorità dei Concilii è superiore a quella del papa; senza però
+fermarsi punto a discutere un tale argomento.
+
+[466] _Epistola responsiva a Fra Hieronymo da l’amico suo_; stampata
+nel quattrocento, S. L. A.
+
+[467] _Trattato in defensione della dottrina e profezie di Fra
+Girolamo_; Firenze, 28 maggio 1496. Questo trattato è diviso in
+15 capitoli: vi si trova tutta la storia delle predicazioni del
+Savonarola, e parecchie delle sue visioni e profezie. _Dialogo di
+M. Domenico Benivieni, canonico di San Lorenzo, della verità della
+dottrina di Fra Hieronymo._ In questo dialogo sono enumerati molti
+opuscoli pubblicati o scritti circa le cose del Frate; e fra gli altri:
+_Contro i vituperatori del nuovo governo_, di Bartolommeo Scala (è
+latino, e trovasi nella Magliab., stampato a Firenze, Kal. Sept. 1496);
+_un disteso Trattato, con lettere ai principi_, di Frà Paolo Nolano;
+_una Epistola invettiva a proposito della lettera a Carlo VIII_; ec.
+La lettera colla quale il Benivieni rispondeva al finto amico, era
+intitolata: _Epistola di M. Domenico Benivieni a uno amico, responsiva
+a certe obbiezioni e calunnie contro a Fra Girolamo_. Il Benivieni
+scrisse ancora un gran numero d’altre epistole, sermoni, dialoghi e
+trattati religiosi; fra i quali nomineremo per la sua singolarità,
+quello intitolato: _Scala spirituale sopra il nome di Maria_. Le
+cinque lettere che formano quel nome, sono prese per iniziali di cinque
+motti che rappresentano i cinque gradi di questa _Scala_, sulla quale
+l’autore ragiona. Dietro a tali cose perdevasi il Benivieni! Per non
+accrescere all’infinito il catalogo di questi scritti, concludiamo la
+nota coll’accennarne uno del giovane Pico: _Defensio Hiero: Savonarolæ
+adversus Samuelem Cassinensem_, per Io. Franc. Picum Mirandulanum, ad
+Hieron. Tornielum, Anno 1615, in metropoli quâ Francia mixta Suevis. Di
+quest’opuscolo, diverso dall’Apologia che più tardi scrisse lo stesso
+autore, se ne trova citata anche una edizione del 1497. Vedi Meier,
+pag. 320.
+
+[468] La prima di queste lettere era scritta nel giugno 1496; la
+seconda, indirizzata anche ai Signori Fiorentini, era del gennaio 97, e
+rispondeva ad alcuni che dicevano: «non bastano i frati, che ci debbono
+tormentare anche gli anacoreti.» Quella _al Senato e Doge di Venezia_
+era scritta egualmente nel gennaio 97. — La più parte degli opuscoli
+sopra accennati trovansi nella Magliabechiana, e sono registrati
+nell’ultimo catalogo dei quattrocentisti, fatto dal Molini.
+
+[469] _Lettera del Giugni_, 18 marzo 1496, come sopra.
+
+[470] Questa, che gli Otto chiamarono _frottola inonesta_, non venne
+stampata; ma l’autore ne dette ad un amico parecchie copie di sua
+mano, perchè ne mandasse una al Savonarola, un’altra ne affiggesse al
+Duomo, una terza nel palazzo dei Signori ec. Si trova, insieme colla
+condanna pronunziata dagli Otto, il 16 gennaio 1496 (stile fiorentino),
+nell’_Archivio delle Riformagioni_.
+
+[471] Un’edizione del quattrocento, ma senza data, se ne trova nella
+Magliabechiana.
+
+[472] Sono stampati, e si trovano nella Magliabechiana. Vedi fra i
+quattrocentisti, G, Custodia 14.
+
+[473] Questi Trattati sono inediti nella Magliabechiana, Cl. XXIX, cod.
+207. Il meno importante di essi è il primo, che tratta del Cambio;
+il secondo spiega l’istituzione del Monte Comune, il quale era, come
+tutti sanno, il Monte dei prestiti volontarii o obbligatorii che la
+repubblica faceva in caso di guerra o di altri bisogni, obbligandosi
+alla restituzione. «Ben tosto, però,» così dice Frà Santi Rucellai, «si
+cominciò a non restituire il capitale, pagando, invece, l’interesse del
+5 per cento; più tardi si pagò solo il 3; ed ora il 3, quando lo dànno
+e quando non lo dànno.» Le cose peggiorarono sempre. Sul principio,
+chi aveva un _luogo di Monte_ di 100 fiorini, poteva venderlo per 80;
+poi si scese al 66, al 50; «e ne’ mia dì valeva 30, poi 25, poi 20;
+e ora in quest’ultima guerra vale solo 10 per cento!» Sembra quasi
+incredibile; ma pur tale era lo stato della repubblica fiorentina
+durante la guerra di cui parleremo nel capitolo seguente.
+
+Il terzo Trattato discorre del Monte delle Fanciulle; istituzione
+assai ingegnosa della repubblica, e carissima ai Fiorentini. Essa ebbe
+origine in questo modo. Quando la repubblica si avvide di non poter più
+pagare i debiti contratti coi cittadini, cercò un modo di conciliare
+l’interesse pubblico col privato, e fondò il Monte delle Fanciulle.
+— Se chi ha un luogo di 100 fiorini, così ragionossi allora, non può
+venderlo più che 16 fiorini; il suo capitale evidentemente non è di 100
+ma solo di 16 fiorini. Ora, chi porterà questo luogo dal Monte Comune
+al Monte delle Fanciulle, lasciandovelo 16 anni senza alcun interesse,
+riceverà alla fine del sedicesimo anno una dote di 100 fiorini. —
+Portando dieci luoghi di Monte, si poteva formare una dote di 1000
+fiorini, e così via discorrendo. Volendo avere una dote di 100 fiorini
+dopo 12 anni, bisognava portare luoghi di Monte pel valore effettivo
+di 24 fiorini, invece di 16. Vi erano ufficiali del Comune, che
+determinavano il valore effettivo dei luoghi, perchè esso ogni giorno
+variava; e, saputo dopo quanti anni si voleva la dote, gli ufficiali
+determinavano quanto bisognava pagare. Chi non avesse avuto luoghi di
+Monte, poteva facilmente comprarli. In questo modo, i privati trovavano
+molto vantaggio, ed anche il Comune guadagnava assai; giacchè, morendo
+la fanciulla per cui s’era fatta la dote, esso rimaneva padrone di
+tutto; facendosi monaca, esso era in obbligo di restituire solo il
+valore effettivo che aveva nel principio ricevuto.
+
+I luoghi di questo Monte delle fanciulle, furono sempre considerati
+come inviolabili, ed il Comune pagò scrupolosamente. Ma pure, tanto
+erano nell’ultima guerra (1496) rovinate le finanze della repubblica,
+che alla scadenza della dote, si dava in contanti solo il quarto del
+capitale promesso, meno anche le spese di contratto; si riteneva il
+resto, pagandone però l’interesse del 7 per cento. Ciò fece scapitare
+il prezzo anche dei luoghi di questo Monte; onde ora, per la prima
+volta, chi aveva un luogo di 100 fiorini sul Monte delle fanciulle, lo
+vendeva per 75.
+
+Queste variazioni nel valore effettivo dei luoghi di Monte, fecero
+nascere una smania di speculazioni, simile a quelle che vediamo farsi
+oggi sul debito pubblico; e più volte gli storici ne lamentarono le
+funeste conseguenze.
+
+[474] Quest’occuparsi di minute faccende nella Signoria e nel
+Consiglio, avveniva con molta perdita di tempo, con danno gravissimo, e
+fu da tutti gli storici biasimato. Nel mese di marzo 1495, il Consiglio
+Maggiore fu due volte chiamato a votare una provvisione per concedere a
+due cittadini il permesso di mutare la loro abitazione da un quartiere
+all’altro. Ciò basti a dare idea del resto. Vedi le due _Provvisioni_
+nell’Archivio delle Riformagioni.
+
+[475] L’arbitrio, come abbiamo già detto, si poneva, quasi senza regola
+e senza legge, sopra tutti i beni, meno gli ecclesiastici.
+
+[476] L’autore stabilisce quale dovrebbe essere il massimo di queste
+doti. «Chi va per la maggiore, non possi fare dota più che 500 fiorini
+larghi; gli artefici 300; i contadini 50; chi è fuori a gravezza 100.»
+
+[477] Noi abbiamo avuto quest’opuscolo, che non si trova nella
+Magliabechiana ed è assai raro, dal signor Seymour Kirkupp, dotto
+inglese che possiede una preziosa biblioteca di libri e ms. italiani.
+Sono in tutto 28 carte, e sull’ultima si dice che fu finito il 24
+febbraio 1496 (stile fiorentino). Fu «stampato per Francesco di Dino,
+e corretto con somma diligenza per Domenico di Ruberto di ser Mainardo
+Cecchi.» Notevole è anche il titolo del libro, perchè tutto proprio
+d’un Piagnone: « — Jesù. — Riforma santa e preziosa ha fatta Domenico
+di Ruberto di ser Mainardo Cecchi, per conservazione della città di
+Firenze e pel bene comune: e questo è il buono e il vero lume, e il
+tesoro d’ognuno e della città; e farà osservare la giustizia e il buon
+governo. E notale bene ogni cosa; chè questa è la vera e buona via a
+venire presto in gran felicità ognuno, e dipoi in breve tempo tutta
+Italia e tutto l’universo mondo, perchè impareranno da questa.»
+
+[478] Questi versi sono nella Magliabechiana, e li daremo
+nell’_Appendice_, con un saggio di questi scritti popolari.
+
+[479] Alla fine delle ottave è scritto: «finis addì 31 dicembre 1496;»
+alla fine delle terzine che seguono: «finis addì 19 luglio.» Si parla
+della guerra di Pisa, della ritirata dell’Imperatore e simili.
+
+[480] Frà Benedetto potrebbe essere eccettuato: ma egli è originale
+ed eloquente, solo quando narra i fatti avvenuti; quando entra in
+discussioni religiose, neppure esso si salva dalla comune volgarità.
+
+[481] Burlamacchi, pag. 71.
+
+[482] Il Savonarola stesso lo disse più volte nelle sue prediche.
+«Insino di Alamania abbiamo lettere di coloro che credono a queste
+cose.» Vedi _Prediche sopra l’Esodo_, fol. 39; Firenze 1498.
+
+[483] Questa lettera si trova a Milano, ed è inedita. Vedi l’Appendice.
+
+[484] Questa lettera è senza data, e fu pubblicata dal Padre Marchese.
+
+[485] Anche questa lettera fu pubblicata dal Padre Marchese.
+
+[486] Jo. Franc. Pici, _Vita Hier. Savonarolæ_, cap. XXI.
+
+[487] In una lettera del 24 marzo 1496, indirizzata ai Dieci, il
+Pandolfini riporta minutamente questo dialogo. Vedi i _Documenti_
+pubblicati dal Padre Marchese nell’_Archivio Storico_.
+
+[488] Questa, almeno, è la sola cui accenni l’ambasciatore messer
+Ricciardo Becchi, il quale discorre a lungo di quel concistoro in una
+lettera del 5 aprile 1496. _Documenti_ pubblicati dal Padre Marchese.
+
+[489] Vedi i medesimi _Documenti_.
+
+[490] Di questo viaggio si ha notizia in una lettera dei Dieci al
+Becchi, la quale fu accennata dal Padre Marchese in una nota ai suoi
+_Documenti_; errandone però la vera data, che è del 16 aprile 1496,
+e non già 1498. Eccone le parole: «Al presente intendiamo se n’è ito
+verso Prato e Pistoia; e non possiamo fare non ci ridiamo di quello
+scrivete si parla costì, ch’il governo della città dipenda da lui, che
+mai lo ha cerco, e da nessuno altro nostro cittadino li è conferito
+cosa nessuna, benchè minima.» Ed in un’altra lettera del 30 marzo 1496,
+dicevano: «Maravigliamci che del Frate sieno avvisate di costà tante
+cose quante scrivete; perchè sono favole e finzioni si fanno di costà,
+da chi cerca darci carico e commetter qualche male.» Vedi _Archivio
+delle Riformagioni._
+
+[491] Questo trattato era già compiuto, anzi ne era composta la stampa
+nel gennaio 1496; giacchè noi vediamo che il 10 di quel mese, il
+Savonarola ne mandava le prime bozze al Duca di Ferrara, pregandolo di
+tenerle celate, perchè voleva ancora meditarvi, prima di dar l’opera
+alla luce. Infatti, egli non la pubblicò che verso la fine dell’anno.
+La lettera al Duca di Ferrara, colla quale accompagna le prime stampe,
+porta la data del 10 gennaio 1496. Il chiarissimo conte Carlo Capponi,
+nel pubblicare, in una bella e pregevole edizione, _Alcune lettere
+del Savonarola_ (Firenze 1858), ha creduto che questa fosse segnata
+secondo il vecchio stile fiorentino, e dovesse, quindi, credersi scritta
+nel 1497. Ma ciò non è possibile, perchè ivi si parlava del _Trattato
+della semplicità_, come ancora non pubblicato; il che noi sappiamo che
+era avvenuto fin dal settembre 1496. Quando il Savonarola indirizzava
+lettere fuori di Toscana, egli, generalmente, non seguiva lo stile
+fiorentino; come si vede ancora in altre sue lettere.
+
+[492] Fu stampato in latino a Firenze, _anno Domini 1496, quinto
+Kalendas septembris_, presso ser Pietro Pacini. Lo stesso stampatore
+pubblicò la traduzione italiana, _a dì ultimo d’ottobre 1496_. Se ne
+trova un’altra ristampa del quattrocento S. L. A.; e poi altre edizioni
+in Firenze 1529; Venezia 1547; Parigi 1511; Colonia 1550; Leida 1633;
+Grenoble 1677. Il Padre Filippo Chant della Compagnia di Gesù, lo
+tradusse in francese e pubblicò a Parigi nel 1672. Quasi il medesimo
+soggetto di questo trattato della semplicità cristiana, venne dal
+Savonarola esposto in due dialoghi, cui dette per titolo: _Solatium
+itineris mei_. Nel primo di essi faceva discorrere il Senso e la
+Ragione; ma, venendogli il lavoro troppo diffuso e pieno di citazioni,
+lo lasciò incompiuto, per ricominciarlo da capo in una forma più
+semplice e meglio adatta al popolo, cui lo destinava. In questa seconda
+compilazione, discorrono l’Anima e lo Spirito; trattano della vita
+futura e di Gesù Cristo, combattono gli Ebrei, e finalmente parlano
+della «via alla patria celeste:» onde il titolo del libro. Queste due
+operette furano pubblicate a Venezia dopo la morte dell’autore; nel
+1535 in italiano, e nel 1536 in latino. Il Savonarola, avendo ne’ suoi
+scritti preso di mira principalmente l’utile del popolo, esponeva le
+medesime idee sotto mille forme diverse, per meglio imprimerle nella
+mente dei lettori, e per farle penetrare in tutti gli ordini della
+società.
+
+[493] _Expositio Fratris Hieronymi Savonarola, psalmi LXXIX: Qui regis
+Israel_ etc. Florentiæ anno salutis 1496, IV Kalendas maii. A Modena
+nello stesso anno; di nuovo a Firenze, tradotto in italiano S. L. A.
+Nel medesimo giorno 8 giugno 1496, se ne fecero a Firenze altre due
+edizioni italiane. Di nuovo, a Firenze 1509; Lugano 1540; Tubinga 1621.
+
+[494] Predica I. Vedi _Prediche sopra Rut e Michea_, fatte l’anno
+1496 nel giorni di feste, finito che ebbe la quaresima. Firenze 1497;
+Venezia 1514; 1539; 1543.
+
+[495] _Prediche sopra Rut e Michea_; predica del 20 Agosto.
+
+[496] Un luogo del Monte Comune, nel nostro linguaggio vorrebbe dire
+un’_azione_ sul debito pubblico.
+
+[497] Sebbene la nuova legge stabilisse, che i cittadini non dovessero
+pagare altro che una Decima l’anno, i libri delle Provvisioni, dal 94
+al 98, son pieni di sempre nuove Decime imposte dalla Signoria. Vedi
+_Archivio delle Riformagioni_.
+
+[498] Nardi, _Storia di Firenze_, pag. 104.
+
+[499] Nardi, _Storia di Firenze_; Burlamacchi ec. Il Savonarola, in una
+sua lettera al fratello Alberto (24 luglio 97), dice: «morono più di
+certi febroni pestilentiali, che di peste pura.» Vedremo in appresso
+che cosa fosse questa che gli scrittori del tempo qualche volta
+chiamano moría, qualche volta peste.
+
+[500] Nardi, _Storia di Firenze_; Sismondi, _Histoire des répub. ital_.
+
+[501] Soiana, Terricciuola, Cigoli ec.
+
+[502] Guicciardini, Nardi, Sismondi.
+
+[503] Vedi la più volte citata vita del Capponi, scritta dall’Acciaioli
+e pubblicata nell’_Archivio storico_, vol. IV, parte II. Questo volume,
+ove collaborarono i chiarissimi signori Aiazzi, Monzani e Polidori, è
+il secondo delle _Vite d’illustri Italiani_, ed è fra i più importanti
+dell’_Archivio_.
+
+[504] Machiavelli, _Estratto di lettere ai Dieci di Balía_.
+
+[505] Acciaioli, Sismondi, ec.
+
+[506] Nella chiesa di Santo Spirito. Vedi Acciaioli, _Vita del
+Capponi_; Giovanni Cambi, nella sua storia, a dì 25 settembre 1496.
+
+[507] «Del che nasceva gran travaglio e mormorazione nel popolo,
+il quale universalmente non si voleva alienare dalla maestà del
+re; dubitando massimamente, che per alcuni malvagi cittadini si
+procacciasse occultamente, per questa via della Lega, di alterare il
+presente governo della repubblica.» Nardi, _Storia_, pag. 99.
+
+[508] Sismondi, _Histoire des répub. ital_. Il Guicciardini dice che
+all’imperatore vennero promessi 60,000 ducati. Tanta era la diffidenza
+che i Fiorentini avevano di questa lega, che il Nardi dice: «In modo
+che pubblicamente si diceva, il dominio di quegli (i Fiorentini)
+essere stato concordevolmente diviso e sortito tra i detti collegati.»
+_Storia_, pag. 97.
+
+[509] Nardi, Guicciardini, Sismondi.
+
+[510] Ibidem.
+
+[511] Nardi, Guicciardini, Sismondi.
+
+[512] Nardi, Sismondi.
+
+[513] Questo breve venne pubblicato dal Quetif, colla data erronea
+del 16 ottobre 1497. Ma in quel tempo, il Savonarola era stato già
+scomunicato. L’anno di questo breve non può essere altro che il
+1496; come si cava dalle lettere dell’ambasciatore fiorentino, e come
+fu anche dal Meyer corretto. Quanto poi alla data del giorno e del
+mese, abbiamo seguíta quella che ci è data del Codice Riccardiano
+2053; perchè la sola che possa andare d’accordo cogli altri brevi che
+seguirono, colle risposte del Savonarola, colle sue prediche e con
+tutta la cronologia dei fatti che si narrano in questo capitolo.
+
+[514] «E voleva il papa riunire di nuovo tale Congregazione di
+Toscana colla solita e universale di Lombardia, per potere cavare in
+tal modo questo Frate della città di Firenze, e annullare quella sua
+congregazione dei suoi fautori e seguaci; e tutto questo era procurato
+dentro dagli avversari del presente governo, e massimamente da quelli
+che cercavano che la città si volgesse a favore della Lega e della casa
+dei Medici.» Nardi, _Storia_, pag. 124.
+
+[515] _Responsio Fratris Hieronymi Savonarolæ ad Alexandrum Papam
+sextum._ Anche qui il Quetif pone la data erronea del 27 ottobre 1497.
+Il Meyer corresse giustamente l’anno in 1496; e noi correggiamo anche
+il mese, giacchè il breve che il papa mandò in risposta a questa
+lettera del Savonarola, come vedremo fra poco, è antecedente al 29
+ottobre. Nel Codice Magliabechiano, Cl. XXXIV, 34; e in calce al primo
+volume del Diario del Burcardo (Codice Magliabechiano, Cl. III, 153);
+questa lettera si trova colla data del 29 settembre, che noi crediamo
+la vera, perchè la sola che può andare d’accordo colla risposta del
+papa, la quale venne più tardi.
+
+[516] Questo breve porta, nel Quetif, la data del 16 ottobre 97;
+il Meyer l’ha giustamente corretta in 16 ottobre 96. Ora, siccome è
+evidente che esso è scritto in risposta alla lettera del Savonarola;
+così questa non può portare la data del 27 ottobre, ma deve, invece,
+aver l’altra del 29 settembre, come abbiam detto più sopra. Inoltre,
+se questo breve, che è tutto benigno verso il Savonarola, gli
+promette generale assoluzione di tutto, ha la data del 16 ottobre;
+non poteva quello che era indirizzato al convento di San Marco, e
+minacciava scomunica _latæ sententiæ_, se il Savonarola non s’univa
+alla congregazione lombarda, portare la data dell’anno e del giorno
+stesso. Eppure, tutti hanno ripetuto gli errori del Quetif; e niuno s’è
+avveduto di queste inconseguenze, che rendevano affatto inesplicabile
+la storia della contesa del Savonarola con Roma, talchè non si capiva
+mai nè lo scopo dei brevi, nè il fine delle risposte.
+
+[517] Questo si vedrà, in appresso, con ogni evidenza provato da
+nuovi e importanti documenti. Il Nardi dice continuamente: «il papa
+che voleva ogni altro governo nella nostra città, che quel presente
+governo, perseguitava perciò il Frate.» Vedi pag. 124.
+
+[518] Si tacque fin dall’11 settembre, prima del qual giorno non poteva
+essere arrivato il breve dell’8 settembre.
+
+[519] Questa lettera fu pubblicata dal signor Perrens, secondo copia
+avutane dall’abate Bernardi. Non avendo il signor Perrens visto il
+Codice della Marciana di Venezia, nel quale questa lettera si trova
+con molti altri documenti relativi al Savonarola; credette che la
+data fosse sbagliata nella copia avuta, e mutò il 15 settembre 96,
+in 15 settembre 95. Ma noi, avendo riscontrato tanto il Codice latino
+della Marciana di Venezia (Cl. IX, num. 41), come il Codice 2053 della
+Riccardiana, dove si trova quella medesima lettera; possiamo confermare
+che in ambedue v’è la data del 15 settembre 1496, la quale riteniamo
+perciò come vera.
+
+[520] Sismondi; Nardi, pag. 105.
+
+[521] Nel Codice magliab. Cl. XXV, Cod. 23, troviamo questa nota dei
+prezzi, nella carestia del 1497. Grano, lire 5 e soldi 10 lo staio;
+orzo, lire 2 e soldi 10 lo staio; olio, lire 24 la soma; vino, lire 7
+la soma; pollastre, 3 lire il paio. Allora, 6 lire e 14 soldi formavano
+un fiorino largo di oro; il fiorino risponderebbe al moderno zecchino,
+ma l’oro valeva assai più che ai nostri giorni. Vedi Vettori, _Il
+fiorino antico illustrato_; Firenze 1738.
+
+[522] Nardi, pag. 104, 105 e 115, ediz. Arbib, Firenze.
+
+[523] Carlo VIII, che aveva perduto allora il suo secondo ed unico
+figlio.
+
+[524] Il testo dice: «a nove dì da questo;» ed era il 28 di ottobre.
+Il Savonarola riferisce probabilmente al giorno in cui egli partiva per
+andare a Pisa.
+
+[525] _Predica del Reverendo padre Frate Hieronymo da Ferrara_, facta
+il dì di S. Simone et Juda a dì 8 d’octobre 1496, per commissione della
+Signoria di Firenze, essendo la ciptà in timore grandissimo per la
+venuta dello imperatore. S. L. A. Questa medesima predica forma parte
+di quelle fatte, nelle feste del 1496, _sopra Rut e Michea_.
+
+[526] Tutto ciò viene minutamente descritto dal Nardi.
+
+[527] Queste due prediche si trovano fra quelle _sopra Rut e Michea_:
+la seconda fu stampata a parte molte volte; e l’Audin ne cita tre
+diverse edizioni del quattrocento, e tutte sono illustrate con belle
+incisioni.
+
+[528] Questo breve è inedito nella Riccardiana, Cod. 2053. È
+importantissimo, perchè il non avere ubbidito ad esso, fu la causa
+principale della scomunica pronunziata contro il Savonarola, secondo
+che nella stessa scomunica vien detto. Il non essere, poi, stato fino
+ad ora conosciuto, fu causa principale di far confondere la cronologia
+di tutti gli altri brevi, e, quindi, delle risposte del Savonarola.
+
+[529] «Dipoi venne uno breve che tutti li conventi di Toscana si
+congiungessino e facessino una Congregazione, nella quale dovessi
+entrare San Marco, cogli altri suoi conventi. E prima, nell’altro
+breve, voleva che entrassimo nella Congregazione di Lombardia,
+dalla quale prima ci aveva separati; e ora vogliono che noi entriamo
+in quella di Toscana; e ora qua, ora là. Questo mi pare il giuoco
+degli scacchi nella difesa del re, che quando è rinchiuso si leva
+d’uno scacco, e poi torna a quel medesimo: sì che sono manifeste le
+circumventioni dei maligni.» _Predica della Sessagesima_ (18 febbraio
+1498).
+
+[530] _Apologeticum Fratrum Congregationis S. Marci de Florentia._ Fu
+ristampato dal Quetif. In questo scritto vengono, con minuta analisi,
+ponderate tutte le ragioni pro e contro l’unione.
+
+[531] Nardi, Sismondi, Guicciardini, Machiavelli.
+
+[532] Idem.
+
+[533] _Prediche sopra Ezechielle_; Venezia 1520. Le prime otto furono
+dette nell’avvento del 96; le altre nella quaresima del 97. Vedi
+_Predica prima_. Queste prediche, sebbene si dicano raccolte dal Violi,
+sono di quelle assai incompiutamente pubblicate.
+
+[534] _Prediche sopra Ezechielle._ Vedi la predica sesta.
+
+[535] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_.
+
+[536] _La Decima scalata in Firenze, nel 1497; da’ manoscritti
+inediti di messer Francesco Guicciardini._ Sono due lunghi e
+bellissimi discorsi, che l’autore immagina fatti nel Consiglio
+Maggiore, da un difensore e da un oppositore della nuova legge. In
+questi discorsi trovasi ritratto al vivo il carattere del popolano
+fiorentino e l’indole della sua eloquenza: essi, però, non poterono
+esser pronunziati nel Consiglio, dove, come abbiamo già notato,
+non si discuteva liberamente il pro ed il contro d’una legge: sono,
+quindi, come tanti altri discorsi del Guicciardini, affatto di sua
+immaginazione; ma si possono considerare come altamente storici, in
+quanto ritraggono fedelissimamente le opinioni dei due partiti.
+
+[537] La nuova legge proponeva, che chi aveva 5 fiorini d’entrata,
+pagasse una decima sola; e che per ogni 5 fiorini di più d’entrata,
+si andasse aggiungendo alla imposta ordinaria un quarto di decima; non
+potendosi, in tutto, pagare più di tre decime.
+
+[538] Il Burlamacchi dice espressamente, che il Savonarola aveva,
+prima, colle prediche ben disposto l’animo dei fanciulli; e poi, «vista
+in questi fanciulli tanta mutazione, pensò fossi bene dar loro qualche
+ordine, acciò potessino conservarsi al ben vivere: di che commesse
+la cura a Frà Domenico da Pescia, non potendo egli attendervi per
+le grandi occupazioni; il quale (Frà Domenico) spesso congregandoli
+insieme, andava pascendo l’animo loro con qualche sermoncello
+spirituale.» pag. 105.
+
+[539] Il 25 gennaio 1496 (stile nuovo), si vinse nel Consiglio Maggiore
+una provvisione, che stabiliva alcune regole da osservarsi nel vestire
+i fanciulli. _Archivio delle Riformagioni._
+
+[540] Il Burlamacchi fece una minutissima descrizione di quella festa,
+di cui si parla anche in tutte le altre biografie.
+
+[541] Nardi, pag. 114.
+
+[542] Questo fu comunemente detto di quella edizione fatta dal
+Valdarfer, di cui una copia venne, nel 1812, venduta a Parigi 52,000
+franchi! Vedi la nota posta al Nardi, pag. 140, nell’ediz. Arbib.
+
+[543] Infatti, il Burlamacchi nomina parecchi oggetti, ma di niuno si
+può determinare il valore artistico o letterario. Quando non sono abiti
+e maschere, sembrano ritratti di donne conosciute per cattivi costumi,
+libri adorni di oro, e cose simili.
+
+[544] Questo vien pienamente confermato dal Guicciardini, nella
+sua _Storia di Firenze_: «andavano (i fanciulli) per Carnasciale
+congregando dadi, carte, lisci, pitture e libri disonesti, e gli
+ardevano pubblicamente in sulla piazza dei Signori, facendo prima in
+quello dì, che soleva essere di mille iniquità, una processione con
+molta santità e devozione.»
+
+[545] Nell’Archivio di Ginevra si trova ancora l’atto che condanna alla
+carcere una donna, _parce qu’elle n’avait pas les cheveux abattus_.
+
+[546] Noi abbiamo già parlato altrove della biblioteca di San Marco:
+diamo qui alcune altre notizie. Niccolo Niccoli lasciava al pubblico la
+sua famosa collezione di circa 600 codici antichi, e Cosimo de’ Medici,
+come dicemmo, pagò i debiti che vi gravavano sopra, ritenendo per sè
+circa 200 di quei codici, e lasciando il resto a San Marco. Egli e
+Lorenzo andarono, poi, accrescendo la loro collezione, con quelle cure
+che sono note a tutti, e che è inutile di qui ripetere. I frati di San
+Marco fecero lo stesso: il 10 dicembre 1445, essi, come apparisce da
+pubblico strumento, dì cui è copia nel convento, pagavano 250 fiorini
+per acquisto di codici. Così continuarono sempre fino all’anno 1495,
+quando comperarono la biblioteca dei Medici nel modo che abbiamo
+detto qui sopra. Ecco in qual modo ne parla Frate Roberto Ubaldini
+da Gagliano, nell’interrogatorio a cui fu sottoposto come testimonio
+nel processo del Savonarola: «Quanto a soscriptione di danari, io non
+lo sentì mai dire più da persona, se non hoggi da voi: ma io non ne
+so nulla; excepto che io so bene, che havendo noi facta una compera
+di libri da li uficiali di rubelli, et prima dalla Signoria, per
+ducati tremila larghi, et restando debitori di ducati mille larghi,
+Bernardo Nasi gli promisse per noi, per tempo di 18 mesi, a monsignore
+d’Argentona in Francia: et noi facemo fare da altri promessa al detto
+Bernardo per decto tempo; et non habiavamo disegno di pagarli, altro
+che cercarli da diverse persone nostri amici; et questo so, perchè
+l’ho tractate io tutte quelle cose, che già cinque anni sono stato
+librerista in San Marco.» _Archivio delle Riformagioni_. Nello stesso
+Archivio si trovano anche le deliberazioni dei Signori, _pro libris
+olim Laurentii de Medicis_; e sono in data del 31 agosto 95, 19 ottobre
+idem, 24 gennaio 97 (stile fiorentino), 7 maggio 98, 12 decembre idem.
+
+Dopo la morte del Savonarola, fra le molte persecuzioni ch’ebbe a
+sopportare il convento, vi fu quella di vedersi tolti, sotto falsi
+pretesti, non solamente tutti i libri della collezione medicea, ma
+ancora parte di quelli acquistati nel 1445. Nell’ottobre del 1500,
+vennero con nuovi patti restituiti; e finalmente, nel 1508, trovandosi
+i frati gravati di debiti, nè essendo più vivo quel Savonarola che
+tanta cura aveva avuto di quei libri, furono venduti a Galeotto
+Franciotti, che li acquistò pel cardinal Giovanni de’ Medici, dipoi
+Leone X. E così andarono a Roma, donde poi tornarono nuovamente a
+Firenze. Bandini, _Lettera sopra i collettori di codici orientali,
+esistenti nella insigne Basilica Laurenziana; Annales conventus S.
+Marci_, fol. 8; Padre Marchese, _Storia del convento di San Marco_.
+
+[547] Il Vasari lasciò scritto, che nel giorno di carnevale, Frà
+Bartolommeo bruciò alcuni dei suoi disegni del nudo. Se il fatto fu
+vero, ne deve certamente ricadere l’accusa sul suo autore: ma notiamo
+che il Vasari visse un secolo dopo del Savonarola, a cui si mostrò nei
+suoi scritti sempre avverso; nè molto favorevole fu alla memoria di Frà
+Bartolommeo.
+
+[548] Oltre i moltissimi lavori italiani sopra Michelangiolo, vedi
+anche Harford, _Life of Michel Angelo Buonarroti_; pregevolissimo
+lavoro pubblicato recentemente in Inghilterra, nel quale si discorre
+particolarmente dei rapporti che il Buonarroti ebbe col Savonarola.
+
+[549] Rio, _Art Chrétien_. — A questo proposito, non sarà fuori di
+luogo il fare alcune osservazioni sopra ciò che nel suo libro dice il
+signor Rio, intorno al Savonarola. Egli divide la storia della pittura
+italiana in due grandi scuole: la pittura cristiana, o, come altri
+dissero, il _purismo_; e la pittura _naturalista_, nella quale include
+tanto coloro che si restrinsero troppo nella semplice imitazione del
+vero, come quelli che andarono solo dietro allo studio dell’antico.
+Questa seconda scuola non è altro, pel Rio, che una degradazione
+dell’arte cristiana. Avendo, poi, trovato che nel secolo XV le due
+scuole fiorivano l’una accanto dell’altra, ha voluto attribuire tutto
+il progresso del _naturalismo_ ai Medici, favoreggiatori delle idee
+classiche e pagane; mentre del risorgere dell’arte cristiana ha fatto
+unico autore il Savonarola. Sebbene sia verissimo che il Savonarola
+propugnasse le idee cristiane, in opposizione ai Medici che volevano
+fare della erudizione classica uno strumento di corruzione morale,
+o almeno restringere con essa il più libero corso delle nuove idee;
+è però certo, almeno quanto alla pittura, che la teoria del signor
+Rio non regge all’analisi dei fatti. Se noi rivolgiamo lo sguardo a
+quei pittori che circondavano il Frate, troveremo che niuno di essi
+fu seguace di quell’arte cristiana, di cui il signor Rio vorrebbe
+chiamarlo rinnovatore. Innanzi a tutti si presenta Frà Bartolommeo:
+ora, non fu egli dei primi, e forse il primo che spinse decisamente
+la pittura nel classicismo, e cominciò la scuola del cinquecento? E
+Michelangiolo Buonarroti non fu quegli che lo portò ai suoi ultimi
+confini? Tra gli ammiratori del Savonarola noi troviamo, è vero, i
+Della Robbia; ma quel Luca che fu scultore immortale delle sante
+Madonne, era già morto: egli era vissuto, con Beato Angelico, ai
+tempi di Cosimo dei Medici. Un altro seguace del Savonarola era il
+Cronaca, che fu dei primi a cominciare l’architettura classica, come
+ne è testimonio la sala stessa del Consiglio Maggiore: Lorenzo di
+Credi è noto a tutti come un discepolo, anzi un imitatore di Leonardo
+da Vinci; e Sandro Botticelli viene dal signor Rio chiamato «infetto
+di paganesimo.» Ove è, dunque, la scuola di arte cristiana, fondata
+dal Savonarola, se i suoi seguaci vanno tutti per la opposta via del
+_naturalismo_? Ciò che ha indotto in errore il signor Rio, è stato
+il desiderio di attribuire ogni progresso dell’arte ad una causa
+unicamente religiosa. È questo un nobile desiderio, che però non sempre
+trova in suo favore la realtà dei fatti. E nel nostro caso, è fuori
+di dubbio che quella pittura la quale dal signor Rio vien chiamata
+cristiana, era assai più fiorente ai tempi di Cosimo de’ Medici;
+mentre in quelli del Savonarola, essa cedeva rapidamente il terreno
+ai progressi dell’arte classica, che venne ben tosto rappresentata da
+Raffaello, per cui il signor Rio sembra avere assai poca simpatia.
+
+Prima di conchiudere queste osservazioni, dobbiamo però dire che
+il signor Rio ha capito mirabilmente la vera opposizione morale che
+passava tra il Savonarola ed i Medici; e che egli l’ha descritta, non
+solamente con calore, ma ancora con eloquenza.
+
+[550] _Prediche sopra Amos e Zaccaria_, predica del venerdì dopo la
+terza domenica di quaresima.
+
+[551] _Prediche sopra Ezechielle_, predica XXVIII.
+
+[552] Predica III, di quelle _sopra Aggeo_.
+
+[553] _Prediche sopra Amos e Zaccaria_, predica del venerdì dopo la
+terza domenica di quaresima.
+
+[554] Predica XXVIII, _sopra Ezechiel_.
+
+[555] _Prediche sopra Amos e Zaccaria._ Vedi quella del sabato dopo la
+seconda domenica di quaresima.
+
+[556] _Opus perutile de divisione ac utilitate omnium scientiarum: in
+poeticen apologeticus._ Venetiis 1542. Se ne trova anche una edizione
+del quattrocento S. L. et A.
+
+[557] Vedi lib. I, cap. VI.
+
+[558] «Nec ego aliquando artem poeticam damnandam putavi, sed quorumdam
+abusum.» _Epistola ad Verinum_, in principio dell’opera.
+
+[559] «Si quis credit artem poeticam solum docere dactylos et spondæos,
+syllabas longas et breves, ornatumque verborum, magno profecto errore
+tenetur.» _Apologeticus_ etc., in principio.
+
+[560] «Potest enim poeta uti argumento suo, et per decentes
+similitudines discorrere sine versu.» Ibidem.
+
+[561] Ibidem, pag. 44.
+
+[562] «Nam et nos homines sumus sicut et ipsi, et potestatem imponendi
+nomina æqualem a Deo accepimus. Possumus ergo addere et minuere sicut
+et ipsi potuerunt, nam et multa jam mutata sunt. Quidam, enim, adeo
+perstrinxerunt se, et carceri antiquorum intellectum proprium adeo
+manciparunt; ut nedum contra eorum consuetudinem aliquod proferre
+nolint, sed nec velint dicere quod illi non dixerunt.... Quæ enim ratio
+est ista, quæ virtus argumenti: antiqui non ita locunti sunt, ergo nec
+nos ita loquamur?» pag. 40. Altrove abbiamo citato questo passo, e qui
+lo riportiamo, perchè lo richiedeva il soggetto.
+
+[563] «Modum autem artis, quem nunc nostri poetæ servant, hoc est
+metrorum ac fabularum, laudumque Deorum, adolescentibus pestis est
+perniciosissima. Et certe ad hoc probandum laborarem, nisi sole clarius
+appareret. _Experientia ipsa, rerum magistra_, ita nostris oculis mala
+quæ ex perverso usu poeticæ artis eveniunt manifestat, ut non oporteat
+in probatione sudare.» pag. 55.
+
+[564] Ibidem.
+
+[565] «Verum quidam, non amatoria, non laudes idolorum, non turpia;
+sed virorum fortium gesta atque moralia versibus descripserunt, et bene
+usi sunt arte poetica et modo eius: hoc igitur damnare nec possum nec
+debeo.» pag. 55.
+
+[566] «Ego melius puto Christianos, moribus ornatos, minori fulgere
+eloquentia, quam propter eloquentiam Christi nomen perdere.» pag. 55.
+
+[567] Questa idea non solamente è accennata nell’opera summenzionata,
+ma si trova continuamente ripetuta nelle prediche.
+
+[568] Vedi _Poesie_ di Girolamo Benivieni, Firenze 1500.
+
+[569]
+
+ Ognun gridi, com’io grido,
+ Sempre pazzo, pazzo, pazzo.
+
+[570] _Poesie_ di G. Benivieni.
+
+[571] Questa laude è la quinta fra le poesie del Savonarola, pubblicate
+dall’Audin; ed ivi si trova col titolo di _Canzone ai Fiorentini_.
+
+[572] Il codice autografo posseduto dal signor Giberto Borromeo a
+Genova, sembra un abbozzo, ed è in molte parti quasi indeciferabile.
+Nell’appendice daremo un saggio di queste poesie inedite.
+
+[573] È la XIII, nelle poesie pubblicate dall’Audin: la XII è anche
+indirizzata alla stessa Santa, ma è molto inferiore.
+
+[574] Riuscirebbe difficile correggere le sgrammaticature di questa
+strofa, che pure non è senza pregio.
+
+[575] Vedi _Alcuni devotissimi trattati_ ec. Venezia 1537.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a
+fine volume (Errata-corrige) sono state riportate nel testo.
+
+La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da
+una barra.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78880 ***
diff --git a/78880-h/78880-h.htm b/78880-h/78880-h.htm
new file mode 100644
index 0000000..587802d
--- /dev/null
+++ b/78880-h/78880-h.htm
@@ -0,0 +1,20732 @@
+<!DOCTYPE html>
+<html lang="it">
+<head>
+ <meta charset="UTF-8">
+ <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1">
+ <title>La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, vol. 1/2 | Project Gutenberg</title>
+ <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover">
+ <style>
+body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
+
+p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;}
+.center {text-align: center; text-indent: 0;}
+.title {text-align: center; font-size: 150%; margin-top: 1em; margin-bottom: 3em;}
+
+div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;}
+div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;}
+div.titlepage p {text-align: inherit;}
+div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;}
+div.verso p {text-align: inherit;}
+div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
+div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
+div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
+
+div.errata {padding-top: 3em; margin: 2em 10%; page-break-before: always;}
+
+h1,h2,h3,h4 {text-align: center; font-style: normal;
+font-weight: normal; line-height: 1.5;}
+h1 {font-size: 150%;}
+h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;}
+h3 {font-size: 120%; margin-bottom: 2em;}
+h4 {font-size: 110%;}
+
+span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;}
+
+hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;}
+hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;}
+hr.tiny {width: 10%; margin-left: 45%; margin-right: 45%;}
+hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;}
+.x-ebookmaker hr.silver {display: none;}
+
+a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;}
+div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;}
+.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;}
+div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;}
+div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;}
+div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;}
+
+.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;}
+
+.pad4 {margin-top: 4em;}
+.pad2 {margin-top: 2em;}
+.pad1 {margin-top: 1em;}
+
+.xx-small {font-size: 50%;}
+.x-small {font-size: 70%;}
+.small {font-size: 85%;}
+.large {font-size: 115%;}
+.x-large {font-size: 130%;}
+.main-t {font-size: 180%;}
+.smcap {font-variant: small-caps;}
+.lowercase {text-transform: lowercase;}
+.over {text-decoration: overline;}
+
+sup {vertical-align: .3em;}
+
+table {margin: auto; border-collapse: collapse;}
+.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 90%;}
+.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;}
+.indice td.cap {text-align: right; vertical-align: top; white-space: nowrap;}
+.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;}
+
+.gener {max-width: 90%; line-height: 1em; margin-top: 1em; font-size: 85%;}
+.gener td {vertical-align: top; padding-left: 1em; text-indent: -0.5em; padding-right: 0.5em; padding-top: 0.25em; padding-bottom: 0.25em;}
+.gener td.center {text-align: center; text-indent: 0; padding-left: 0.5em;}
+.gener td.mezz {vertical-align: middle;}
+
+.btl {border-top: 1px solid black; border-left: 1px solid black;}
+.bl {border-left: 1px solid black;}
+.br {border-right: 1px solid black;}
+.bbl {border-bottom: 1px solid black; border-left: 1px solid black;}
+.bb {border-bottom: 1px solid black;}
+
+.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
+ margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
+.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;}
+.tnote p {padding: 0 1em;}
+
+.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;}
+.stanza {margin: 1em auto;}
+.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
+.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;}
+.poem p.i05 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 1em;}
+.poem p.i06 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 2em;}
+.poem p.i07 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 3em;}
+.poem p.i09 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 5em;}
+.dotted {letter-spacing: .2em;}
+</style>
+</head>
+
+<body>
+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78880 ***</div>
+
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+LA STORIA DI GIROLAMO SAVONAROLA<br>
+E DE’ SUOI TEMPI.
+<span class="smaller">VOLUME PRIMO.</span>
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="x-small">LA STORIA</span><br>
+<span class="xx-small">DI</span><br>
+GIROLAMO SAVONAROLA<br>
+<span class="x-small">E DE’ SUOI TEMPI,</span>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+<b>NARRATA DA PASQUALE VILLARI</b>
+</p>
+
+<p class="pad1">
+CON L’AIUTO DI NUOVI DOCUMENTI.
+</p>
+
+<hr class="tiny">
+
+<p class="pad1">
+VOLUME PRIMO.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">FIRENZE.</span><br>
+FELICE LE MONNIER<br>
+<span class="small">1859.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+Proprietà letteraria.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="prefazione">AVVERTENZA.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Questo primo Volume della <i>Storia di Girolamo Savonarola
+e de’ suoi tempi</i> viene alla luce prima che la stampa
+del secondo volume sia giunta al suo termine, perchè i doveri
+universitari a cui l’autore è chiamato, ed il tempo che
+richiede la collazione dei documenti gl’impedirebbero di
+corrispondere alle premure dell’editore.
+</p>
+
+<p>
+La prefazione, nella quale si ragiona delle altre biografie
+e de’ nuovi documenti su cui questa è condotta, sarà
+pubblicata col secondo volume, che verrà seguito da un
+altro di opere inedite o rare del Savonarola.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+LA VITA DI FRATE GIROLAMO SAVONAROLA.
+</p>
+
+<h2 id="libro1">LIBRO PRIMO.
+<span class="smaller">[1452-1494.]</span></h2>
+</div>
+
+<h3 id="cap1-1">CAPITOLO PRIMO.
+<span class="smaller">Dalla nascita del Savonarola, alla sua entrata nel chiostro.<br>
+[1452-1475.]</span></h3>
+
+<p>
+La famiglia dei Savonarola traeva la sua antica origine
+dalla città di Padova. Nel principio del secolo XV si
+trasferì a Ferrara, dove fu invitata dagli Este, che allora
+vi signoreggiavano. Niccolò III, amante delle lettere e delle
+arti, mecenate dei dotti, orgoglioso di tenere una corte
+fiorita d’ingegni rinomati, chiamò presso di sè Michele
+Savonarola. Questi era un medico a quel tempo divenuto
+famoso nella Scuola Padovana; ed il suo nome è passato
+ai posteri, non solamente pei suoi molti e pregevoli
+scritti,&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> ma ancora per l’affetto che portò al nipote
+Girolamo Savonarola, il quale più tardi riempì il mondo
+della sua fama.
+</p>
+
+<p>
+Venuto a Ferrara, Michele fu nella corte assai ben
+veduto, ottenne favori ed onori d’ogni sorta, visse con
+<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
+agiatezza e con bella fama. Poco sappiamo del suo figlio
+Niccolò: pare che studiasse molto la scolastica, ma
+niuno scritto ricorda il suo nome: passò i suoi giorni
+bazzicando per la corte, e consumando il patrimonio
+che suo padre avea cogli studi e colla industriosa perseveranza
+raccolto. La sua moglie Elena, venuta dalla
+illustre famiglia dei Buonaccorsi di Mantova, fu però
+donna di elevata indole; ebbe una forza di carattere, una
+fermezza d’animo quasi virile. Poco raccontano di lei i
+cronisti, ma quel poco raccontano a provare la grandezza
+del suo animo.&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> Ed in vero, le lettere con le quali
+il figlio Girolamo, in tutti i suoi pericoli o dolori si rivolge
+a lei, quasi alla sola confidente intima della sua
+vita, ci confermano da un lato le virtù di lei; mentre
+da un altro ci fanno ripetere l’osservazione, che uno
+degli affetti più costanti e inalterabili nelle anime grandi
+è appunto questo amore e direi quasi culto alla madre.
+</p>
+
+<p>
+Girolamo Savonarola, del quale intendiamo scrivere
+la vita, nacque il giorno 21 settembre dell’anno 1452,
+e fu il terzogenito di sette figli&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> che nacquero a Niccolò
+<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
+ed Elena. I suoi biografi raccontano maraviglie di lui
+sin dalla più tenera età; ma ognuno conosce che fede
+sia da dare a simili racconti. Assai più facilmente si
+può credere che egli non avesse nulla di tutto ciò
+che fa amare i bambini; non era nè bello nè ridente,
+ma fin d’allora serio e tranquillo; niuno forse immaginava
+quale avvenire la sorte volesse apparecchiargli.
+Nondimeno, il primogenito della famiglia, Ognibene, essendosi
+dato all’armi; il secondo prendendo cura degli
+averi paterni, e forse anche promettendo troppo poco di
+sè; non appena Girolamo fu uscito dalla fanciullezza, che
+verso di lui si rivolsero tutte le speranze della famiglia:
+farne un gran medico divenne il loro sogno. Quella
+professione parea loro la sola nobile e dignitosa: sopra
+di essa erasi fondata la casa dei Savonarola. E l’avo
+Michele rivolse ora al nipote Girolamo tutte le sue cure
+più affettuose. Con quella pazienza e quella ingenua
+semplicità che dánno i molti anni e la lunga esperienza,
+con la chiarezza e precisione d’un forte ingegno educato
+allo studio delle scienze naturali, si prese la cura
+di aprire il tenero fiore di quella giovanile intelligenza
+ai primi pensieri, alle prime idee. Certo niuno potrebbe
+augurarsi una scuola migliore di questa, ed il giovane
+Girolamo corrispose ben presto al paziente e tenero
+amore dell’avolo, innamorandosi dello studio e dei libri,
+quasi prima di poterli comprendere: vi correva
+dietro come ad arca di tesori sconosciuti.
+</p>
+
+<p>
+Sfortunatamente però l’avo morì assai presto (1462),&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
+ed al giovinetto non rimase altra guida che quella del
+padre, il quale prese ad insegnargli la filosofia. Le scienze
+naturali non erano allora che una parte principalissima
+della filosofia, colla quale lo studio della medicina solea
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+sempre incominciarsi; la filosofia poi, come ognun
+sa, altro non era che la scolastica. In alcune parti
+d’Italia era cominciato, è vero, qualche primo albore
+di filosofia platonica, qualche traduzione fedele dell’originale
+greco d’Aristotele; ma di ciò si discorrea solo
+come di gran novità: i libri che vennero nelle mani
+del giovine Savonarola, furono San Tommaso e i commentatori
+arabi di Aristotele. Questi libri gli eran dati
+come una guida e un indirizzo necessario alla medicina;
+e fu singolare il vedere come egli, così giovane,
+si abbandonasse e quasi deliziasse in quel mare
+o piuttosto in quel laberinto d’incomposti sillogismi,
+e come presto divenisse valente nella disputa.&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> Le
+opere di San Tommaso lo attiravano con una forza incredibile;
+egli vi rimanea estatico a meditarle i giorni
+interi, e con difficoltà potevano separarnelo per ricondurlo
+agli altri studi più necessari alla medicina. Così da
+un lato lo trasportava e chiamava la natura della sua
+mente, da un altro lo trattenevano i suoi genitori; e
+già, senza che alcuno se ne avvedesse, era cominciata
+quella lotta che dovea più tardi decidere il suo avvenire
+e deludere le speranze della sua famiglia. Innamorato del
+vero, inconsapevole ancora di sè stesso, egli era allora
+tutto pieno di quella felice ebbrezza che prova il giovane,
+quando per ogni dove la natura sembra invitarlo
+ad entrare lietamente nella vita; leggeva con fervore
+gli antichi scrittori, scrivea versi, studiava il disegno
+e la musica.&#8205;<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>
+</p>
+
+<p>
+Sfortunatamente però mancano tutti i particolari di
+questa prima giovinezza: la storia sembra averci voluto
+nascondere come si svolgesse il suo spirito, come si educasse
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+la sua mente, quali fossero in particolare i progressi
+de’ suoi studi, quali le difficoltà con cui dovette combattere,
+come si andassero formando la mente ed il cuore d’un
+uomo che ebbe tanta parte nelle cose del mondo. Se
+non che, si può osservare che ciò deve esser nato dalla
+mancanza di fatti notevoli, e degni d’essere tramandati
+ai posteri. Probabilmente, la vera storia della sua giovanezza
+riducesi a quei pensieri intimi, a quelle impressioni
+segrete, che pochi poterono conoscere. Noi perciò
+rivolgiamo invece lo sguardo alle cose che lo circondarono,
+per argomentarne le impressioni del suo animo; giacchè
+egli non fu mai un uomo chiuso tutto nelle solitarie
+meditazioni, ma si sentì sempre trascinato verso la
+società e verso il popolo, col quale infatti visse ogni
+qual volta non fu costretto a separarsene per troppo disgusto
+de’ suoi vizi.
+</p>
+
+<p>
+Chi oggi osserva l’abbandono in cui trovasi la
+città di Ferrara, le vie solitarie ove di rado s’incontra
+un uomo, ove l’erba cresce fra le lastre, immagina
+difficilmente la splendida città degli Este coi suoi
+100,000&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> abitanti, con una corte fra le prime d’Italia,
+col passaggio continuo di principi, d’imperatori e di
+papi, colle feste che parea non avessero mai fine: pur
+tale essa era quando vi nacque e visse il Savonarola.
+Il quale essendo d’una famiglia che vivea nella corte,
+udiva i discorsi rivolgersi continuamente intorno a queste
+feste ed a questi sollazzi, dai quali dovè pure ricevere
+le prime impressioni della sua infanzia. Non sarà,
+dunque, fuor di proposito, se ci fermiamo a dire qualche
+parola di quella corte.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1402 Niccolò III governava, col titolo di marchese,
+lo stato di Ferrara, a cui andava unita ancora la ricca e
+fertile provincia Modanese. Egli dovette per sedici anni
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+combattere di continuo la nobiltà dei castelli intorno; e
+dopo averla con ogni arte di guerra, d’astuzia e di tradimenti
+sottomessa, si trovò assoluto signore, e diedesi colla
+pace a rendere illustre la sua corte. Fece innalzare la torre
+del Duomo, i palazzi di Belriguardo e S. M. Belfiore, ed
+altri splendidi edifizi. Abbiamo visto che chiamò da Padova
+Michele Savonarola, e così fece di molti altri; fra
+i quali fu il celebre erudito Guarino Veronese, a cui
+affidò l’educazione dei suoi due figli naturali, Lionello e
+Borso. Questi furono poi legittimati, e per espressa volontà
+del padre gli successero nel governo, a preferenza
+di Ercole, figliuolo legittimo, ma di età troppo tenera.
+Lionello, adunque, successe a Niccolò l’anno 1441, e
+Borso successe a Lionello l’anno 1450. Essi governarono
+in tempi assai difficili. L’estinzione della casa Visconti,
+la sollevazione di Milano, la gelosia dei Veneziani
+e degli stati vicini, aveano per tutto acceso la
+guerra; onde parea quasi impossibile che gli Este
+non vi fossero dagli uni o dagli altri trascinati. Pure
+seppero non solamente tenersene fuori, ma composero
+in Ferrara tante discordie fra principi e stati avversi,
+che le acquistarono il nome di <i>terra della pace</i>. Ma ciò
+che più di tutto fece crescere la fama degli Este, fu la
+magnificenza della corte, e il titolo di mecenati che
+essi acquistarono prima d’ogni altro principe italiano.
+Lionello era, infatti, amico di molti dotti; il Guarino, il
+Valla, il Trapezunzio ed altri furono da lui protetti: egli
+avea scritto orazioni latine, sonetti in volgare, dato
+principio ai famosi musei degli Este, messo in fiore
+l’Università, fondato lo Spedale di Sant’Anna e molti
+pubblici edifizi. Tenne la corte in un lusso sfolgorante,
+e le feste che diede in occasione delle sue nozze furono
+materia di discorso in tutta Italia. Ma egli non regnò
+che nove anni, ed alla sua morte avvenuta nel 1450, gli
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+successe Borso, che fece assai presto dimenticare la munificenza
+e la magnificenza del fratello. Il marchese
+Borso era un uomo della stampa dei Medici: a lui non
+mancavano buone qualità, ma nascevano tutte dal bisogno
+di primeggiare e far parlare di sè. Quando la giustizia
+non era a suo danno, egli l’amava e facevala severamente
+osservare; ma assai più della giustizia,
+amava il nome di giusto, che presso tutti s’era acquistato.
+Egli divise equamente fra i cittadini il peso delle
+imposte, pigliò a suo carico le spese dell’Università,
+introdusse a Ferrara la stampa, allora appena in sul nascere;
+fondò la Certosa, fortificò di bastioni la città
+dalla parte del Po, ed allargò il suo stato. Le discordie
+nate in Italia ai tempi di Lionello, crebbero ancora nei
+suoi, ed egli visse in tempi più difficili: pure seppe
+tenersi neutrale, e fu arbitro di quasi tutte le discordie
+occorse al suo tempo fra gli Stati italiani. Il suo
+nome andò tanto oltre, che gl’Indiani inviarongli ricchi
+donativi, credendolo il re d’Italia.
+</p>
+
+<p>
+Ora, se noi dicessimo che questo gran nome gli
+veniva principalmente dal lusso della corte, e dalle
+feste con cui sollazzava di continuo il popolo ferrarese,
+parrebbe strano, e sarebbe pure la verità. La
+sua rinomata giustizia non avea mai potuto sostenere
+una prova difficile; nè la sua vita passò senza qualche
+grave accusa. La vantata prudenza colla quale
+seppe mantenersi in pace fra vicini che guerreggiavano,
+si riduceva in fondo, per chi bene l’avesse considerata,
+all’arte di non sposare mai la causa d’alcuno,
+e tenersi pronto per unirsi sempre al più forte. Ma
+il marchese Borso apriva liberalmente la sua casa a
+tutti, aveva una rara collezione di codici ed antichità,
+vestiva sempre di broccato d’oro; nella sua
+corte sfoggiavano le più ricche stoffe d’Italia; avea i
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+più bei falconi, cani e cavalli che si fossero mai visti;
+gli stessi buffoni della sua corte eran divenuti famosi,
+e le descrizioni delle feste che egli dava correvano
+stampate da un capo all’altro d’Italia.
+</p>
+
+<p>
+Quando nel 1452 l’imperatore Federigo III scese
+in Italia con un séguito di 2000 uomini per andare
+in Roma a prendere la corona imperiale, passò per
+Ferrara. E Borso gli andò incontro colla nobiltà e
+col clero, lo accolse sotto un ricco baldacchino; e
+per dieci giorni continui tenne la città intera fra
+giostre, conviti, musica e danza. Nel ritornare da
+Roma, l’imperatore si era deciso di dare a Borso
+i! titolo di duca; le feste furono perciò riprese
+con più fervore. Fu eretto nella piazza un suntuoso
+palco, sul quale sedeva l’imperatore, col manto e la
+corona imperiale ricchi per 150,000 fiorini di gioie.
+Borso mosse dal suo palazzo vestito di broccato d’oro,
+carico di gioie, accompagnato dalla nobiltà ferrarese,
+fra lo schiamazzo del popolo che andava gridando:
+<i>Duca, duca, viva il duca Borso</i>. Giunto innanzi all’imperatore
+ed inginocchiatosi a’ suoi piedi, ne ricevette
+il titolo desiderato.
+</p>
+
+<p>
+Ma le feste a cui, per la sua età, potette assistere il
+Savonarola, furono ancora più magnifiche, ed ebbero
+una ragione assai più notevole. Allora era un continuo
+discorrere della caduta di Costantinopoli (1453),
+della potenza sempre crescente del Turco, del pericolo
+che esso minacciava a tutta la Cristianità: ognuno voleva
+fare una crociata, ma per la indifferenza e la fiacchezza
+universale niuno si movea. Finalmente, nell’anno
+1458, Enea Silvio Piccolomini salito al pontificato col
+titolo di Pio II, ordinò un concilio a Mantova, nel quale
+egli dovea in persona incitare alla guerra santa i principi
+cristiani. Dieci cardinali, sessanta vescovi, un gran
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+numero di principi secolari lo accompagnavano con indicibile
+pompa, nel 1459, per le città italiane, che gareggiavano
+a sfoggiare di lusso nel riceverlo e rendergli
+onore. A Firenze il Santo Padre entrò sulle spalle di
+Galeazzo Maria Sforza, e dei signori Malatesta, Manfredi
+ed Ordelaffi; la repubblica gli fece quelle feste con cui
+onorava solamente l’imperatore o altri gran principi
+secolari. A Ferrara il papa entrava sotto un baldacchino
+di broccato; le vie per cui passava eran coperte di drappi
+e sparse di fiori; dalle finestre pendevano arazzi ricchissimi;
+la città era piena di musica e di canto. Nel
+Duomo il Guarino lesse una lunga orazione latina tutta
+piena d’erudizione e di lodi al Santo Padre; il quale per
+otto giorni continui fu tenuto in festa. Così procedette
+oltre per la sua via fino a Mantova, ove giunse il 27
+maggio 59. Ivi fece prova della sua maravigliosa facondia
+latina, e mosse il pianto degli uditori nel descrivere
+la miseria dei cristiani di Costantinopoli. Parlò il dottissimo
+Francesco Filelfo, parlò anche in latino Ippolita
+figlia di Francesco Sforza; e finalmente gli ambasciatori
+Greci mossero una più vera e profonda pietà col descrivere
+le sventure della loro patria, la feroce crudeltà dei
+Turchi. Tutti i principi offerirono aiuto d’uomini e danaro,
+ed il duca Borso promise la somma, per lui esorbitante,
+di 300,000 fiorini. Ben presto però si vide che
+egli era stato più astuto che volenteroso: questi grandi
+apparecchi non si facevano che in parole, e bastò il pazzo
+tentativo di Renato d’Angiò, il quale con pochi Francesi
+voleva andare alla conquista del Regno di Napoli, per
+mandare a vuoto tutta l’impresa d’Oriente.
+</p>
+
+<p>
+L’anno 1460, il papa ritornava a Ferrara senza aver
+nulla concluso: nondimeno le feste furono maggiori di
+prima. Il duca venne ad incontrarlo nel Po sopra un
+magnifico bucintoro, circondato per ogni dove da una
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+miriade di barchette ornate a festa, con bandiere e con
+musica, le quali occupavano tutta la gran larghezza del
+fiume, e procedevano lentamente col bucintoro. Sulle
+rive sparse di fiori attendeva una moltitudine di giovanetti
+vestiti di bianco, con ghirlande in mano; e nel posto
+ove dovea discendere il Santo Padre, gli facevano
+corona tutte le statue degli Dei pagani!
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola assistè certamente a quella festa, e ne
+udì lungamente parlare. Nè è da dirsi con parole che
+profonda impressione queste cose producessero su quel
+giovane animo. Il suo entusiasmo religioso era fieramente
+scosso da tali profanazioni, e fin dalla più tenera
+età il suo cuore veniva travagliato da passioni diverse,
+e si trovava in guerra aperta col mondo in cui vivea.
+</p>
+
+<p>
+La vita di Borso procedè sempre allo stesso modo,
+e tali continuarono ad essere i fasti del popolo ferrarese.
+Tali erano, pur troppo, anche quelli del resto d’Italia:
+indifferenza e corruzione per tutto, il paganesimo
+che invadeva da ogni lato, ed il popolo che si abbandonava
+ad una gioia lasciva e spensierata.
+</p>
+
+<p>
+Il 27 maggio 1471, moriva il Duca; e le sue ceneri
+erano ancora calde, quando Niccolò figlio di Lionello,
+ed Ercole I (il figlio legittimo di Niccolò III, pervenuto
+ora all’età maggiore), si contrastarono fieramente la
+successione, tentando la fortuna dell’armi, che fu favorevole
+ad Ercole. Il 20 agosto, egli entrava trionfante in
+Ferrara, veniva ad alta voce acclamato signore del popolo;
+mentre che i seguaci di Niccolò erano scannati
+per le vie, e quelli che potevano sfuggire, venivano,
+come contumaci, condannati a morte. Le feste e le danze
+riprendevano poi il loro usato giro, e l’indomani il popolo
+sembrava avere dimenticato il sangue che s’era
+versato il giorno innanzi.&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> — Tale era la famosa, splendida
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+e allegra corte degli Este; tali i signori che venivano
+corteggiati e probabilmente levati a cielo dalla famiglia
+del nostro Savonarola.
+</p>
+
+<p>
+Noi chiediamo invano ai biografi del Savonarola
+quali fossero le impressioni e i giudizi suoi sopra questi
+fatti. Essi si tacciono tutti. Ci descrivono però il suo
+vivere tristo e solitario, il suo andare dimesso e sconsolato,
+il quasi mai non parlare, il dimagrare continuo,
+il pregare sempre più fervido, le lunghe ore passate
+nelle chiese, i digiuni frequenti. <i>Heu fuge crudeles terras,
+fuge litus avarum</i>, erano le parole che di continuo
+e quasi involontariamente, gli uscivan di bocca.&#8205;<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> Era
+allora tutto immerso nella lettura della Bibbia e di
+San Tommaso; nè pigliava altro riposo che quello di
+sonare qualche mesta melodia, o scrivere dei versi, nei
+quali, non senza energia e semplicità, dava sfogo ai dolori
+del suo cuore. E di ciò si può avere un esempio
+nella canzone <i>De ruina mundi</i>, composta l’anno 1472,
+nella quale descrive a chiare note lo stato del suo animo,
+la tristezza e lo sconforto de’ suoi pensieri.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Vedendo sotto sopra tutto il mondo,</p>
+<p class="i02"> Ed esser spenta al fondo</p>
+<p class="i01">Ogni virtude ed ogni bel costume,</p>
+<p class="i02"> Non trovo un vivo lume,</p>
+<p class="i01">Nè pur chi de’ suoi vizi si vergogni.</p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i01">Felice ormai chi vive di rapina,</p>
+<p class="i01">E che&#8205;<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> dell’altrui sangue più si pasce;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p>
+<p class="i01">Chi vedoe spoglia e i suoi pupilli in fasce,</p>
+<p class="i01">E chi di povri corre alla ruina.</p>
+<p class="i01">Quell’anima è gentile e peregrina,</p>
+<p class="i01">Che per fraude e per forza fa più acquisto;</p>
+<p class="i01">Chi sprezza il ciel con Cristo,</p>
+<p class="i01">E sempre pensa altrui cacciare al fondo.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E questi sentimenti agitavano così fortemente l’animo
+del Savonarola, che i suoi biografi raccontano, come
+avendolo una volta i genitori condotto nel palazzo ducale,
+egli, con una tenacità di proposito assai notevole nella sua
+età, non volle d’allora in poi mai più rimettervi il
+piede.&#8205;<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> Veramente, quella severa massa quadrangolare,
+con le sue quattro torri, coi larghi fossati, coi ponti
+levatoi, dovea in quei giorni rendere immagine della
+tirannide trincerata in mezzo al popolo ferrarese. Quelle
+mura non erano ancora consacrate dalla memoria d’Eleonora
+e del Tasso, le cui ombre immortali sembrano
+ancora passeggiare le splendide sale, e mandano in
+oblio ogni altra sinistra ricordanza. Nè allora si andava
+per diletto a visitare le sottoposte carceri, a cui
+sette inferriate chiudono la luce, ma ivi si udiva il rumore
+delle catene, il gemito dei miseri che viveano
+quasi sepolti sotto la terra. E sul loro capo la musica,
+la danza, i conviti non avevano mai posa; il rumore
+degli argentei piatti, delle scintillanti maioliche, dei veneziani
+bicchieri era continuo! Questi contrasti non sfuggivano
+certo all’animo fervido, al cuore passionato del
+Savonarola: egli fremeva a quella vista, e tutta la sua
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+vita portò una dolorosa rimembranza dei fatti che vide
+nella sua prima giovinezza: spesso la sua mente si esaltava
+nel dolore, e non sapeva trovare rifugio altrove
+che nelle chiese. La preghiera fu il continuo conforto di
+quell’anima esaltata; egli bagnava di lacrime le soglie
+degli altari, sui quali rimaneva prostrato lunghissime
+ore, chiedendo a Dio conforto contro i mali di un secolo
+dissoluto, vile e corrotto.
+</p>
+
+<p>
+In quel tempo appunto abitava accanto alla sua casa
+un esule fiorentino, che portava il nome illustre degli Strozzi,
+e avea seco una figliuola naturale. Un cittadino esiliato
+dalla patria di Dante dovea sul suo animo avere un gran
+prestigio. Egli lo immaginava, infatti, oppresso da nemici
+ingiusti, sofferente per amore della libertà e della patria;
+e in quella casa dell’esule cominciò ad immaginare
+una gente diversa da quella che lo circondava. I suoi
+occhi s’incontrarono con quelli della giovane fiorentina,
+e provò quella prima arcana rivelazione del cuore,
+che fa credere alla felicità sulla terra. Il mondo s’illuminava
+innanzi a lui di nuova luce, la fantasia accesa
+di mille speranze sognava giorni beati; ed egli, tutto
+pieno d’ardore e di fiducia rivelò il suo animo alla giovane
+amata. Ma qual fu il suo dolore nel sentirsi una
+superba risposta, che, rifiutandolo, gli faceva capire che
+gli Strozzi non s’abbassavano a far parentado coi Savonarola!
+Egli respinse quest’ingiuria con parole piene
+di sdegno;&#8205;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> ma il suo cuore ne restò desolato. In un
+istante cadeva nel nulla un mondo di sogni e speranze
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+lungamente nudrite nell’animo, gli fuggiva dinanzi
+tutta la felicità della vita, ed egli era nuovamente
+solo in mezzo ad una moltitudine che d’ognintorno lo
+respingeva. Ancora non avea venti anni: i fatti recentissimi
+della successione d’Ercole I lo facevano disperare della
+sua patria; e l’affetto in cui avea riposto tutta la sua
+felicità, era finito con una crudele illusione. Ove, dunque,
+riposare l’animo affaticato e stanco? I suoi pensieri si
+volsero allora spontaneamente a Dio.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Se non che una speranza</p>
+<p class="i01">Pur al tutto non lascia far partita,</p>
+<p class="i02"> Ch’io so che in l’altra vita</p>
+<p class="i01">Ben si vedrà qual alma fu gentile</p>
+<p class="i01">E chi alzò l’ale a più leggiadro stile.&#8205;<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il sentimento religioso s’impadroniva prepotentemente
+di tutto il suo animo, gli creava nel cuore una
+nuova sorgente di conforto, aprivagli una via ormai sicura.
+La sua preghiera era ogni giorno più fervida, e
+quasi sempre egli concludeva con queste parole: «Signore,
+fammi nota la via per cui deve camminare la
+mia anima.»&#8205;<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> Già il pensiero di abbandonare il mondo
+e darsi alla religione si affacciava assai spesso alla
+sua mente, e la sua ammirazione per San Tommaso
+gli facea inclinar l’animo all’ordine domenicano. Ma
+nel 1474 essendo andato a Faenza, vi udì predicare un
+Agostiniano, le cui parole s’impressero così fortemente
+in lui, che da quel giorno egli si era irrevocabilmente
+deciso di darsi alla vita claustrale.&#8205;<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>
+</p>
+
+<p>
+Tornando a Ferrara, era per la via tutto lieto; ma
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+quando mise il piede sotto il tetto domestico, s’avvide che
+cominciava per lui una prova durissima. Bisognava celare
+la sua deliberazione ai genitori; e la sua madre,
+quasi fosse consapevole di tutto, lo fissava con uno
+sguardo che parea volesse penetrargli il cuore, ed egli
+non ardiva più guardarla in viso. Questa lotta durò un
+anno, e più volte il Savonarola ne rammentò i supremi
+dolori: «Se io avessi manifestato il mio animo, egli
+diceva, io credo che il cuore mi sarebbe scoppiato, e
+mi sarei rimosso dal proponimento già fatto.»&#8205;<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> E fra
+gli altri giorni, il 23 aprile 1475, il Savonarola sedutosi,
+prese in mano il liuto e sonò una canzone così mesta,
+che la madre, quasi mossa da uno spirito di divinazione,
+rivolgendosi ad un tratto pietosamente verso di lui, gli
+disse:&#8205;<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> «Figliuolo mio, questo è segno di partenza.»
+Egli allora si fece forza, e colla mano tremante continuò
+a toccare il liuto, senza punto rimuovere gli occhi
+da terra.
+</p>
+
+<p>
+L’indomani, 24 aprile, era un gran giorno per Ferrara:
+celebravasi in tutta la città la festa di San Giorgio,
+ed i parenti del Savonarola, insieme cogli altri, vi assistevano.
+Quel giorno egli avea deliberato di lasciare la
+casa paterna, e come si vide tutto solo, si pose in viaggio
+per Bologna, ove s’indirizzò al convento di San Domenico,
+ed espresse la sua volontà di vestir l’abito,
+chiedendo d’essere adoperato agli uffici più vili del convento.
+Voleva essere il servo di tutti, e veniva per far
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+severa penitenza de’ suoi peccati, non per passare, secondo
+il costume allora generale, da <i>Aristotele nel secolo,
+ad Aristotele nel chiostro</i>. Venne ricevuto, e subito s’apparecchiò
+al suo noviziato.
+</p>
+
+<p>
+Non appena però egli fu solo, che il primo pensiero
+si rivolse alla famiglia; e quel medesimo giorno 25
+aprile, scrisse al padre una lettera assai affettuosa, nella
+quale cercava confortarlo e rendergli ragione della sua
+decisione. La cagione che lo avea mosso, era stata
+il non poter più tollerare la gran corruzione del secolo,
+e il vedere per tutta Italia sollevato il vizio, messa
+in fondo la virtù. Non si era deciso puerilmente, ma
+dopo una lunga meditazione ed un lungo dolore.
+Non avea avuto il cuore di rivelare il suo pensiero,
+perchè forse allora non gli sarebbe più bastato l’animo
+a metterlo in atto. «Padre carissimo,» egli conclude,
+«non vogliate col vostro dolore accrescere il mio, già
+gravissimo. Fatevi animo, confortate mia madre, e insieme
+con essa datemi la vostra benedizione.»&#8205;<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>
+</p>
+
+<p>
+Tale era il tenore di questa lettera; nella quale
+disse ancora, che vicino alla finestra avea lasciato alcune
+carte, ove era descritto lo stato del suo animo.
+Ed il padre ricercò subito fra i libri del figlio, e
+nel luogo da lui indicato ritrovò uno scritto <i>Sul dispregio
+del mondo</i>. Ivi sono i medesimi sentimenti
+espressi nella lettera: descrive i costumi del suo tempo,
+e li paragona a quelli di Sodoma e di Gomorra.
+«Non v’è rimasto pure uno, uno solamente, che voglia
+il bene: a noi bisogna imparare dai bambini e
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+dalle donnicciuole, perchè in essi soli è rimasta ancora
+qualche ombra d’innocenza. I buoni sono oppressi,
+ed il popolo Italiano è divenuto simile all’Egizio, che
+teneva in soggezione il popolo di Dio. Ma già le carestie,
+le inondazioni, le malattie ed altri segni moltissimi
+preconizzano futuri mali, annunziano l’ira di Dio. Apri,
+apri, o Signore, nuovamente le acque del mar Rosso, e
+sommergi gli empi nelle onde del tuo furore.»&#8205;<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>
+Questo breve scritto si credette perduto da tutti i biografi;
+ma si ritrova presso la famiglia Gondi di Firenze,
+cui fu religiosamente confidato da un Marco Savonarola
+l’anno 1604. Esso è assai notevole, perchè vi si scorge
+chiaramente come sin dal suo primo entrare nel chiostro,
+il Savonarola prevedesse flagelli all’Italia; e perchè
+fin d’allora trovasi in lui il sentimento d’una straordinaria
+missione affidatagli da Dio. Egli chiede al Signore
+che le acque del mar Rosso aprano il passaggio
+ai buoni e sommergano i tristi; ma egli non può nello
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+stesso tempo nascondere la speranza, che la verga la
+quale dovrà comandare a queste acque, sarà un giorno
+messa tra le sue mani. Invano volea nasconderlo a sè
+stesso, invano umiliarsi ed essere adoperato agli uffici
+più vili del convento: nel suo petto si nutrivano speranze
+e disegni straordinari.
+</p>
+
+<p>
+Quale effetto producessero sull’animo dei genitori
+quegli scritti, non sappiamo; ma si può bene argomentare
+che si dolessero amaramente della risoluzione imprevista
+del loro figliuolo, giacchè noi troviamo di lui una
+seconda lettera, nella quale rimprovera i loro immoderati
+rammarichi. «Se un principe temporale,» egli
+dice, alludendo al mestiere del suo primo fratello, «mi
+avesse cinto la spada e fattomi de’ suoi seguaci, voi
+ne avreste creduto onorata la vostra casa e fattone allegrezza;
+ed ora che il Signore Gesù Cristo mi cinge
+la sua spada e mi fa suo cavaliero, voi piangete!»&#8205;<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>
+Dopo ciò i parenti si dovettero rassegnare, ed il Savonarola
+pose tutto il suo animo ai nuovi doveri assunti.
+</p>
+
+<p>
+Egli era di mediocre statura, di colore scuro, di temperamento
+sanguigno-bilioso, d’una fibra oltre ogni dire
+delicata e sensibile. I suoi occhi fiammeggiavano sotto
+nere sopracciglia, il naso era aquilino, la bocca larga,
+le labbra grosse, ma strette in modo fra loro, che manifestavano
+una fermezza irremovibile di propositi:
+la fronte, sin d’allora solcata da profonde rughe, indicava
+una mente già data alla contemplazione di gravi
+pensieri. Tutta la sua fisonomia invero non avea bellezza
+di forme: esprimeva però una severa nobiltà di
+carattere; ed un certo sorriso di mestizia rendeva a
+que’ suoi lineamenti rozzi e taglienti, una tale aria di
+bontà, che al solo vederlo ispirava fiducia. I suoi modi
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+erano semplici, sebbene incolti; il discorso disadorno e
+quasi rozzo, divenia nel suo animarsi efficace e potente
+in maniera, che convinceva e dominava ognuno.&#8205;<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> In
+quei giorni però egli era chiuso in un silenzio profondo,
+e dato alla contemplazione delle cose celesti. A vederlo
+passeggiare pei chiostri, parea piuttosto un’ombra che
+un uomo vivo; tanto i digiuni e le astinenze lo aveano
+macerato: le prove più dure del noviziato gli parevano
+lievi, e i superiori doveano di continuo trattenerlo per
+non farlo eccedere. Quando egli non digiunava, mangiava
+appena tanto che bastasse a sostenerlo. Il suo letto
+era un graticcio con un saccone di paglia ed un lenzuolo
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+di lana; gli abiti erano sempre i più rozzi che potesse
+avere, ma la nettezza ne era esemplare; la
+modestia, l’umiltà, l’obbedienza, senza pari nel convento;
+il fervore della orazione tale e tanto, che i superiori
+ne restavano ammirati, ed i confratelli assai spesso
+credevano di vederlo rapito in ispirito. E veramente
+parea che le mura del chiostro, separandolo dal mondo,
+gli avessero restituito la calma dello spirito, e che
+egli allora non desiderasse altro che obbedire e pregare.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap2-1">CAPITOLO SECONDO.
+<span class="smaller">Dalla sua entrata nel Chiostro, sino alla prima venuta in Firenze.<br>
+[1475-1482.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il Savonarola dimorò sette anni nel convento di San
+Domenico a Bologna. Ivi, fra i solitari chiostri, nel
+tempio maestoso, ove le ceneri del fiero fondatore dell’ordine
+riposano sotto quel monumento, che è opera
+stupenda di Nicola Pisano, divise i suoi giorni fra la
+preghiera e le privazioni. I superiori però, si avvidero
+ben presto della dottrina e delle qualità non comuni
+della sua mente; onde, invece di adoperarlo a
+quegli umili uffici a cui volea solamente darsi, lo posero
+all’insegnamento dei novizi. In sul primo fu dolente
+di togliere una parte del suo tempo alla preghiera ed
+alle pratiche religiose; ma considerando poi che l’obbedienza
+era divenuta il suo primo dovere, e che egli
+poteva dirigere i suoi compagni nella via della virtù e
+della vera religione, si piegò volonterosamente al nuovo
+ufficio.
+</p>
+
+<p>
+Chi però dalla obbedienza ed umiltà del Savonarola
+volesse argomentarne tutti i suoi pensieri, anderebbe di
+gran lunga errato. Il suo era uno spirito pieno di fede,
+ma anche pieno d’impeto e pieno d’ardore. La corruzione
+del secolo lo avea deciso a chiudersi nel chiostro,
+ove sembrava aver trovato pace nella solitudine e nella
+preghiera: ma quando egli si faceva a considerare le
+tristi condizioni della Chiesa, l’animo ribolliva di sdegno,
+e nel suo petto nascevano pensieri che invano egli
+s’adoperava a frenare colla disciplina religiosa e con
+tutte le forze della sua volontà.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’anno medesimo che lasciava il mondo, quell’anno
+d’esaltato fervore, egli dava sfogo ai pensieri più segreti
+del suo animo in una Canzone, che intitolò <i>De ruina
+Ecclesiæ</i>. In essa egli domanda alla Chiesa, che figura
+sotto l’immagine d’una casta vergine: — Ove sono gli antichi
+dottori, gli antichi santi; ove la dottrina, la carità,
+il candore antico? — Ed in risposta la vergine, presolo per
+mano, lo conduce in una spelonca e gli dice: — Quando io
+vidi la superba ambizione penetrare in Roma e contaminare
+ogni cosa, allora mi ritirai e chiusi in questo luogo,
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Ove io conduco la mia vita in pianto.&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Dopo ciò gli mostra le piaghe che avevano contaminato
+il suo bellissimo corpo; ed allora il Savonarola, tutto
+pieno di dolore, si rivolge ai santi nel cielo e li invita a
+piangere tanta sventura:&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Prostrato è il tempio e l’edifizio casto.&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+— Ma chi ha ridotto le cose a tale? — riprende nuovamente
+il Savonarola. E la Chiesa, riferendosi a Roma,
+risponde: — <i>Una fallace, superba meretrice</i>. — Allora il
+giovane e devoto novizio, il solitario ed umile fraticello,
+dice una di quelle parole, che rivelano tutta la sua
+anima:&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i07"> deh! per Dio, donna,</p>
+<p class="i01">Se romper si potria quelle grandi ale?&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+A che la Chiesa, quasi in tuono di rimprovero gli dice:&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Tu piangi e taci; e questo meglio parmi.&#8205;<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Tale era dunque il Savonarola nel convento: i digiuni
+e la preghiera confortavano il suo cuore, l’insegnamento
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+dei novizi era il suo riposo; ma nell’animo suo era
+già sorto un dolore profondo, uno sdegno irrefrenabile di
+vedere la Chiesa di Cristo abbandonata e piena di corruzione.
+Egli piange e si tace, è ben vero, ma nella sua
+mente ritorna assai spesso quel pensiero: — Deh! per
+Dio, se rompere si potriano quelle grandi ali, ali di perdizione! — Or
+si mettano innanzi ad un’anima così esaltata
+i fatti che di giorno in giorno seguivano per tutta Italia,
+gli si dipinga il quadro tristo ed osceno di ciò che
+avea luogo nella corte romana; ed allora solo si potrà
+comprendere che fuoco dovesse finalmente accendersi in
+quel cuore già per sè stesso infiammato.
+</p>
+
+<p>
+Sin dalla morte di Pio II (1464) era cominciata quella
+scandalosa corruzione dei papi, che in Alessandro VI
+dovea raggiungere il suo apice. La mala fede, e la smisurata
+avarizia di Paolo II divennero ben presto note
+in tutto il mondo; e quando Francesco della Rovere gli
+successe (1471) col nome di Sisto IV, si previdero alla
+Chiesa degli anni ancora più tristi. Assicuravasi pubblicamente
+che l’elezione del nuovo papa era stata simoniaca;
+si ripetevano per tutta Roma i nomi di coloro che
+aveano venduto i loro voti, e gl’impieghi che ne aveano
+ricevuto. La scandalosa libidine di Sisto non riconosceva,
+poi, limiti di sorte alcuna; la sua prodigalità nello spendere
+era uguagliata solamente dalla sete inestinguibile
+di oro; le passioni lo accecavano così fieramente, che per
+raggiungere i suoi disonesti fini, non retrocedeva innanzi
+ad alcuna disonestà di mezzi, e non v’era scandalo
+che non fosse stato per commettere.
+</p>
+
+<p>
+Si vide quasi in un istante sparire il tesoro con infinita
+avidità raccolto da Paolo II; e ben presto il lusso
+sfolgorante dei nipoti di Sisto, fece comprendere in quali
+mani fosse stato versato. Essi eran quattro: uno di loro
+fu fatto prefetto di Roma; un altro cardinale, che fu poi
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+papa Giulio II; un terzo comprò per 40,000 ducati d’oro
+la città d’Imola, e sposò la figlia di Galeazzo Sforza; ma
+di tutti il più scandaloso e più prediletto era Pietro Riario.
+La preferenza del papa per questo giovane di ventisei
+anni fu tale, che fece correre per Roma mille scandolose
+dicerie. Da semplice frate fu levato alle dignità
+di cardinale prelato col titolo di San Sisto, patriarca di
+Costantinopoli, arcivescovo di Firenze. Egli ebbe pienissima
+autorità nella corte, e quando vi andava, le vie
+non bastavano alla folla che lo accompagnava: le sue
+udienze erano più frequentate di quelle del pontefice
+stesso. Il suo fasto, dice uno scrittore contemporaneo,&#8205;<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>
+avanzava tutto ciò che i nostri padri seppero mai fare,
+tutto ciò che i nostri nipoti potranno mai immaginare.
+Nel ricevere gli ambasciatori di Francia, dette loro un
+pranzo, in cui si usarono quasi tutte le arti conosciute
+a quel tempo: fu messo sossopra il paese per ricercare
+tutto ciò che v’era di più raro e pregiato; fu fatto ogni
+sforzo perchè la posterità non potesse produr nulla di
+simile: e le descrizioni in versi d’una tal festa corsero
+non solamente per le città d’Italia, ma andate oltre le
+Alpi, si sparsero in tutta l’Europa. Quando Eleonora
+d’Aragona, figlia del re di Napoli, andando sposa al Duca
+di Ferrara, si fermò a Roma (1473), il lusso passò ogni
+confine. Cardinali ed ambasciatori ricevettero la sposa, e
+la menarono al papa per vie ricoperte di veli ed arazzi;
+dipoi la condussero in un palazzo, fatto costruire a bella
+posta dal giovane Riario accanto alla sua casa. Le mura
+erano di bellissimi legni; l’interno splendeva di seta ed
+oro; i piatti, i bicchieri, ogni specie di vasellame era
+d’oro e argento.&#8205;<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> Così il cardinal Riario avea in meno
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+d’un anno speso la somma di 200,000 fiorini, e malgrado
+i molti e ricchissimi impieghi, avea già 60,000
+fiorini di debito. Non perciò moderava i suoi eccessi; ma
+invece, quell’anno medesimo, partiva per Milano, dove
+entrava in gara di lusso col duca Galeazzo, uno dei principi
+più dissoluti in Italia. Dipoi andossene a Venezia,
+ed ivi si abbandonò così perdutamente alle lascivie, che
+finalmente le forze vennero meno alla mala volontà, e
+tornato a Roma, cessò di vivere il giorno 5 gennaio 1474.
+In questo modo ebbe origine quello scandalo e quella
+piaga profonda del papato, che fu conosciuta nella storia
+col nome di nepotismo; e Sisto IV continuò a vivere
+sempre nello stesso modo sino al 1484, anno ultimo del
+suo pontificato. In verità, sebbene quella età fosse corrottissima,
+v’era pure un generale sconforto nel vedere
+così desolata la Chiesa. Il mondo aborriva gli scandali
+dei quattro nipoti del papa, e quelli di lui, che, pieno
+d’avarizia e libidine, si dava ciecamente in preda a tutte
+le passioni.&#8205;<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>
+</p>
+
+<p>
+Chi poi dalla Chiesa si fosse volto a guardare il resto
+delle cose d’Italia, ne avrebbe ricevuto non minore
+sconforto. Erano tempi veramente infelici. Non solo si
+lamentava la libertà già da lungo tempo perduta; ma
+in quei medesimi signorotti che tiranneggiavano, non si
+vedeano più quelle doti d’energia e d’accortezza politica,
+che erano state nei loro padri ammirate. Spenti
+quei forti desiderii, quelle ardenti e smisurate ambizioni,
+parea che per tutto contemporaneamente decadesse
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+la razza dei principi. — Nel regno di Napoli, ad Alfonso
+il Magnanimo era successo (1458) Ferdinando I
+d’Aragona, che ben si avrebbe meritato il nome di crudele.
+Egli non seppe spegnere i suoi nemici altrimenti che
+coll’astuzia, la simulazione e i tradimenti; avaro poi e
+meschino in maniera, che negoziava sopra gli averi e le
+proprietà dei suoi sudditi stessi. In Firenze, all’accorto ed
+intelligente Cosimo dei Medici era successo (1465) l’incapacissimo
+Piero, che in pochi anni di governo seppe mettere
+la supremazia della sua casa in tale pericolo, che se la
+morte fosse venuta più tardi, suo figlio Lorenzo non
+avrebbe potuto prendere in mano le redini dello Stato.
+In Milano, al valoroso condottiero, all’astuto politico Francesco
+Sforza, era successo (1466) il debole Galeazzo;
+ed in Venezia, finalmente, all’abile ed ambiziosa
+politica di Francesco Foscari, era seguita quella di Pasquale
+Malipiero (1457), le imprese più notevoli del cui
+dogato furono le feste che dètte in piazza San Marco.
+Questo peggioramento così universale sembrava quasi
+fatale e misterioso: ma egli era che i padri di coloro
+che regnavano allora, s’erano impadroniti degli
+Stati attraverso mille pericoli, rimovendo ostacoli d’ogni
+sorta, combattendo un numero infinito di nemici; mentre
+i loro figli, nati nella pace, cresciuti fra i cortigiani,
+s’erano educati alla mollezza.
+</p>
+
+<p>
+Eppure, quasi tutti questi mali non fossero bastevoli
+ad affliggere l’Italia, se ne aggiungevano molti altri
+non meno gravi. Pareva che questa mollezza dei principi
+facesse risentire i popoli, fra i quali si trovava ancora
+un pugno d’uomini, che scontenti di quel nuovo stato
+di cose, erano pronti di mettersi ad ogni cimento, di
+tentare ogni impresa più disperata. Quegli anni, infatti,
+pareva fossero divenuti gli anni delle congiure. Nel 1476
+ne seguirono tre. — Girolamo Gentile tentò di sottrarre
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+Genova al giogo milanese: l’Olgiati, il Visconti ed il Lampugnani
+pugnalarono in chiesa il duca Galeazzo, e furono
+poi a furore di popolo ammazzati per le vie di Milano:
+a Ferrara, Niccolò d’Este con 600 uomini ritentava la
+fortuna delle armi, ed insieme colla più parte dei suoi
+vi perdeva la vita. Così queste congiure risultavano
+sempre a danno di chi le tentava, nè facevano altro
+che peggiorare la condizione dei popoli, rendere la tirannide
+sempre più ferma e più crudele.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno, la gravità del pericolo, invece di spaventare,
+parea che eccitasse gli animi a fatti sempre più disperati,
+ed ogni anno se ne udivano dei nuovi. Niuna
+delle congiure però fu terribile quanto quella avvenuta
+a Firenze l’anno 1478, il giorno 26 aprile, quando nella
+Cattedrale, mentre che si celebrava la messa, nel momento
+stesso in cui si levava l’ostia consacrata, i Pazzi
+pugnalarono Giuliano dei Medici, e fallirono il colpo
+dato a Lorenzo, che avuto tempo di sguainare la spada,
+potè, difendendosi, ricoverare e salvarsi nella sagrestia.
+Angelo Poliziano, che fu subito pronto a chiuderne
+la porta, racconta che il disordine e le grida di quel momento
+furono tali, che parve il tempio intero ne rovinasse.&#8205;<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>
+Certamente in questa congiura ogni cosa era
+fuori dell’ordinario: l’accortezza e l’ardire con cui
+l’aveano tramata; il momento scelto per menarla ad effetto;
+la nobiltà delle famiglie che vi aveano preso parte;
+le vittime che allora, e per molto tempo dipoi, ne
+seguirono. Ma ciò che più di tutto faceva maraviglia, era
+il numero e la qualità degli ecclesiastici che vi si erano
+mescolati: ad un prete era stato affidato il pugnale che
+dovea ferire Lorenzo dei Medici; il cardinal Salviati era
+stato il centro principale dei congiurati a Firenze ed a
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+Roma; il più caldo ed instancabile istigatore ne era stato
+il santo padre medesimo, Sisto IV. Egli avea sperato con
+questi modi crescere stato ai suoi nipoti; onde non potè
+resistere allo sdegno di veder fallita la congiura, e posto
+da banda ogni rispetto, divenne nemico dichiarato, e
+mosse guerra aperta ai Fiorentini.
+</p>
+
+<p>
+In questi tempi e fra questi fatti, s’andava formando
+l’animo di Girolamo Savonarola. Egli riguardava l’andare
+del mondo e le condizioni della Chiesa con un orrore ed
+un dolore, a cui non sapeva ritrovare altro conforto che
+la preghiera e lo studio. I suoi superiori, crescendo però
+sempre più nella stima che aveano già concepita di lui,
+dall’insegnamento lo passarono alla predicazione. Ed egli
+intraprese con ardore anche questo nuovo ufficio; giacchè
+il suo primo proponimento di chiudersi nel silenzio e nella
+solitudine, cominciava a cedere terreno innanzi all’imperioso
+e sempre crescente bisogno di attività morale ed
+intellettuale: onde questa nuova palestra riusciva assai
+gradita alle forze giovani e rigogliose del suo spirito.
+</p>
+
+<p>
+Pare che in questi primi sermoni seguisse lo stile
+medesimo delle sue lezioni; distendendosi però nelle osservazioni
+pratiche e nei precetti di morale; allontanandosi
+a poco a poco da Aristotele per avvicinarsi sempre
+più alla Bibbia, che dovea finalmente divenire il compagno
+unico e indivisibile della sua vita. Nè altro possiam
+dirne, giacchè pare ottennessero assai poco successo,
+non trovandosi scrittore del tempo che ne accenni pure
+una sola parola, nè restandone memoria di sorte alcuna.
+</p>
+
+<p>
+L’anno 1482, i superiori lo mandarono a predicare
+in Ferrara. Ivi egli fu come morto al mondo: non vide
+alcuno dei conoscenti; assai poco i parenti, per non ridestare
+affetti ancora vivi nel suo cuore. Le vie, le case,
+le chiese della sua patria gli richiamavano un passato
+che egli voleva allontanare dalla sua mente. Ma neppure
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+i suoi concittadini fecero gran plauso al suo
+predicare; giacchè noi lo udiamo più tardi lamentarsi
+che in lui si era verificato l’antico detto: <i>nemo propheta
+in patria sua</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Non avendo alcuno di quei sermoni,
+potremmo difficilmente indagare la cagione di questa
+indifferenza de’ suoi uditori; la più probabile congettura
+però è questa, che egli non volle seguire la via tenuta
+dagli altri predicatori, i quali si perdevano sui loro
+pergami negli interminabili sofismi della scolastica, o
+scendevano a bassezze tali di linguaggio, che ai nostri
+giorni sarebbero permesse appena nelle bettole.&#8205;<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> Il Savonarola,
+d’altronde, ancora non avea potuto ritrovare la
+sua maniera: rimanea, quindi, troppo incerto per dominare
+l’uditorio e ricondurlo in un’altra via. Pure, fin
+d’allora vi era qualche cosa di eloquente ed efficace nella
+sua parola, come si può cavare dalla narrazione che fanno
+i biografi di molti aneddoti simili al seguente. — Da Ferrara
+navigava egli un giorno sul Po verso Mantova, con
+una piccola nave, in cui si trovavano ancora tredici
+soldati che giocavano e bestemmiavano, senza rispetto
+alcuno all’abito nè alla dignità del frate. A questo
+il Savonarola sdegnato, indirizzò loro la parola; e
+subito dopo undici di quei soldati caddero in ginocchio
+ai suoi piedi, pentiti dei loro peccati.&#8205;<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> — Di
+certo però, altra cosa è rivolgere efficacemente il discorso
+a pochi soldati e persuaderli, per così dire, coll’impeto
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+della propria coscienza; altra cosa parlare sul
+pergamo a un uditorio numeroso e fare un sermone.
+Nel primo caso basta la natura, che nel Savonarola era
+fecondissima; nel secondo ci vuole l’arte, che sembrava
+ancora mancargli.
+</p>
+
+<p>
+In quell’anno medesimo (1482), una guerra addensavasi
+d’ognintorno sopra Ferrara; onde il superiore dei
+Domenicani mandava altrove buona parte dei suoi frati;
+ed il Savonarola dovette volgere i passi a Firenze, dando
+così l’ultimo addio ai parenti, agli amici ed alla sua
+patria, che vedea per l’ultima volta.
+</p>
+
+<p>
+Questa guerra mossa da principio contro il solo
+duca di Ferrara, s’era a poco a poco sparsa per ogni
+dove, ed avea diviso in due fazioni quasi tutta Italia.
+Le cagioni vere che la moveano, erano da una parte la
+nuova ambizione dei Veneziani, che si volevano stendere
+sulla terra ferma; da un’altra, lo smodato desiderio
+che avea il Papa d’accrescere stato ai nipoti. Queste cagioni
+però si tenevano celate; ed il Papa adducea, volersi
+vendicare contro il duca, per essersi egli condotto al soldo
+dei Fiorentini, nella guerra che questi aveano dovuto sostenere
+contro di lui dopo la mal riuscita congiura dei
+Pazzi; i Veneziani pigliavano occasione da certe contestazioni
+di confini, e dalle loro eterne quistioni pel commercio
+del sale. Il duca di Ferrara si offerì pronto a cedere in
+tutto, ma non gli valse a nulla: quei due potentati erano
+omai decisi alla guerra, e si tiravano dietro la repubblica
+di Genova, ed un gran numero di quei signorotti
+che dominavano nelle Marche e nelle Romagne. Pigliavano
+da un altro lato le parti del duca, la repubblica
+Fiorentina, il re di Napoli e il duca di Milano; a cui si
+univano il marchese di Mantova, il Bentivoglio signore
+di Bologna e la potente casa dei Colonna. L’Italia si trovava
+tutta sulle armi, e non v’era che la repubblica Fiorentina
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+la quale pigliasse parte a queste contese solamente
+in parole: nel resto s’era già cominciato a guerreggiare.
+Il duca di Calabria veniva alle mani coi pontificii,
+comandati da Roberto Malatesta; i Colonna, usciti dai
+loro feudi, devastavano la campagna Romana; e i Genovesi
+attaccavano il confine occidentale del ducato di Milano.
+Ma il nodo principale della guerra era nelle mani
+dei Veneziani: essi stringevano fortemente Ferrara con
+due eserciti, mentre un terzo portava la guerra al duca
+di Milano; e spingevano le cose in modo, che già la
+fame opprimeva la città di Ferrara, e la sua resistenza
+non poteva andare più in lungo. Si vedea chiarissimo
+che, fra poco, il premio di tutta la guerra sarebbe caduto
+nelle mani dei Veneziani.
+</p>
+
+<p>
+Non appena Sisto IV s’avvide come la preda tanto desiderata
+fosse per fuggirgli di mano, che, quasi cieco per
+la rabbia, voltò bandiera; e fece un trattato col re di Napoli;
+concesse al duca di Calabria il passaggio pe’ suoi
+stati; scomunicò i Veneziani, chiamandoli nemici di Cristo;
+invitò tutti i potentati d’Italia a portar loro la guerra.
+Questo subito mutamento poteva sorprendere solo quelli
+che non conoscevano qual fosse la furiosa natura di Sisto,
+e ove lo conducesse la sete dell’oro e degli stati. I Veneziani
+non si lasciarono, è vero, spaventare dal Papa; ma la sua
+defezione avea mutato tutte le condizioni della guerra.
+Il duca di Calabria avea già col suo esercito approvvigionato
+Ferrara, e veniva a disturbare i lavori d’assedio:
+le cose doveano perciò di nuovo procedere in lungo.
+I due eserciti si posero l’uno accanto all’altro, senza che
+si venisse ad alcun fatto risoluto di armi: le campagne
+erano ogni giorno devastate; moltissimi moriano di fame,
+niuno di ferro. Con questa incredibile fiacchezza
+procederono le cose sino all’anno 1484, quando ognuno
+si trovò stanco d’una guerra egualmente dannosa a tutti.
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+Allora il generale dei Veneziani accettò le proposte d’un
+trattato di pace; gli eserciti da ogni banda si ritirarono;
+ed in un punto cessò tutta la guerra, con soddisfazione
+generale.
+</p>
+
+<p>
+Il papa solamente non avea mai lasciato di soffiare
+nel fuoco da lui acceso: troppo gli era crudele il pensiero
+di perdere le speranze concepite nella guerra; onde,
+quando il 12 agosto vennero presentati gli ambasciatori
+e che gli lessero le condizioni della pace, egli, tutto
+pieno di furore, levatosi in piedi, gridò: — Voi mi annunziate
+una pace di onta e di vergogna. — Il giorno seguente
+la gotta, di cui già da lungo tempo soffriva, gli
+andò al petto, ed il santo padre moriva pel dolore della
+pace conclusa.&#8205;<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>
+</p>
+
+<p>
+Questa era, dunque, la guerra che cacciava il Savonarola
+da Ferrara verso Firenze; ed egli traversava l’alpestre
+e solitario Appennino per venire in città nuova,
+fra gente sconosciuta, con l’animo travagliato dal pensiero
+di vedere che un papa, per accrescere stato a due
+o tre giovani dissoluti, metteva in tanto disordine tutta
+Italia: mentre i Turchi erano quasi alle porte, mentre
+ancora non erano scorsi due anni dalla loro discesa in
+Otranto. Il vento che sibilava fra quegli abeti e faggi,
+pareva quasi sonasse maledizione contro coloro che laceravano
+il manto alla sposa di Cristo; e forse gli portava
+di nuovo alle orecchie quel suo troppo audace verso:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Se romper si potria quelle grandi ale!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Arrivato, dunque, la prima volta a Firenze nel 1482,
+egli entrò in quel convento di San Marco, ove passò poi
+gli anni più belli e i più infelici della sua vita. E siccome
+nella memoria dei posteri il nome del Savonarola va inseparabilmente
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+unito a quello di San Marco, così sarà
+bene dire anche di questo qualche parola.
+</p>
+
+<p>
+Nel principio del secolo XV, esso era una fabbrica
+miserabile e quasi rovinata; ove abitavano alcuni frati
+Silvestrini, i quali vi menarono una vita così scandalosa,
+che molti ne fecero richiamo alla corte di Roma.
+Finalmente, Cosimo il Vecchio, avutone il permesso dal
+papa, trasmutò altrove i frati Silvestrini, e concesse il
+convento ai Domenicani riformati della congregazione
+Lombarda. Volle rifare dalle fondamenta un nuovo edifizio,
+dandone l’incarico al celebre architetto Michelozzo
+Michelozzi; che, dopo sei anni di lavoro ed una spesa
+di 36,000 fiorini, lo condusse finalmente a termine l’anno
+1443. Il vecchio Cosimo non era mai avaro quando
+si trattava di chiese, di monasteri o d’altre opere che
+potessero accrescere il nome della sua munificenza, e
+dargli ascendente sul popolo. Durante i sei anni nei quali
+si era condotta la costruzione del nuovo convento, egli
+avea continuamente sovvenuto i Domenicani; ed ora che
+ogni cosa era stata menata a buon termine, non si teneva
+ancora contento, se non lo avesse dotato anche
+d’una ricca biblioteca. Questo però non era nè facile
+nè di piccola spesa, trattandosi di raccogliere manoscritti,
+che specialmente allora erano saliti a prezzi esorbitanti:
+ma la fortuna gli porse una buona occasione, ed egli
+seppe valersene. Era morto Niccolo Niccoli, il più celebre
+raccoglitore di manoscritti che si conoscesse in Europa:
+egli era stato uno dei più dotti uomini del suo tempo;
+avea consumato un patrimonio ed una vita intera
+a mettere insieme una collezione di codici che era l’ammirazione
+di tutta Italia. Nel testamento la lasciava
+ad uso del pubblico; ma la sua donazione restava inefficace,
+perchè gravata di moltissimi debiti. Cosimo allora
+pagò i debiti, e fatta una scelta di alcuni più pregevoli
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+codici, che ritenne per sè, affidò tutto il resto al
+convento di San Marco. Così venne aperta in Italia la
+prima biblioteca pubblica; la quale fu tenuta da quei frati
+sì bene ordinata, che si mostrarono degni veramente del
+dono ricevuto. San Marco divenne quasi un centro di
+studi; e, riunendo la sua congregazione tutti i conventi
+dell’alta Italia, da per ogni dove venivano in Firenze i
+frati più dotti e crescevano lustro al nuovo convento,
+ove assai spesso gli uomini più reputati di quel tempo
+erano a conversare coi frati. In quegli anni medesimi,
+Fra Giovanni da Fiesole, più noto col nome di Beato
+Angelico, venne con profusa mano a spandere su quelle
+mura gl’impareggiabili tesori del suo pennello. Ma tutte
+queste glorie venivano di gran lunga avanzate dall’avere
+quei frati avuto per padre e fondatore religioso un santo
+conosciuto col nome di Antonino, uno di quei caratteri
+che onorano veramente la specie umana.
+</p>
+
+<p>
+Difficilmente si trovano nella storia esempi di
+abnegazione più costante, di carità più attiva, d’un
+amore del prossimo più evangelico. Non v’è quasi
+istituzione di beneficenza che egli non abbia o creata
+o rinnovata in Firenze. A lui si deve il santo pensiero
+di aver mutato in una istituzione di carità, quella
+compagnia del Bigallo fondata da San Pietro Martire a
+sterminio degli eretici, e che di tanto sangue avea macchiato
+le vie e le mura fiorentine. D’allora in poi i capitani
+del Bigallo, in luogo di bruciare o ferire a morte,
+raccolgono e soccorrono gli orfani vagabondi. Sant’Antonino
+fu il fondatore dei Buoni Uomini di San Martino, che
+ancora oggi adempiono il cristiano ufficio di raccogliere le
+oblazioni e portarle alle case dei <i>poveri vergognosi</i>. Sarebbe
+veramente impossibile raccontare tutto ciò che
+egli fece in benefizio del popolo; ma al tempo di cui noi
+discorriamo, molti rammentavano ancora averlo visto le
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+mille volte percorrere la città o la campagna, conducendo
+un somiero carico di pane, di panni o di altro,
+per soccorrere gli abituri dei poveri che la peste o la
+carestia avea desolati. La sua morte, avvenuta l’anno 1459,
+fu pianta in Firenze come una sventura pubblica; e
+quando nell’82 il Savonarola entrò in San Marco, ne
+trovò la memoria così viva e venerata da tutti, che quasi
+pareva la sua ombra passeggiasse ancora quei chiostri.
+Niuno pronunziava il suo nome senza un profondo rispetto;
+i suoi detti tenevano un’autorità incontrastabile;
+e quando i frati volevano citare un modello di virtù cristiana,
+pareva non sapessero trovare altro nome che
+quello di Sant’Antonino.&#8205;<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>
+</p>
+
+<p>
+In quei primi giorni, perciò, il Savonarola sembrava
+quasi inebriato di tutto ciò che vedea. L’amena
+campagna, le linee vaghe dei colli toscani, il linguaggio
+sempre più elegante, le maniere sempre più gentili
+degli abitanti, a misura che s’era avvicinato a Firenze;
+tutto lo avea predisposto a bearsi in questo veramente
+fiore delle città italiane, ove la natura e l’arte gareggiano
+di bellezza. Pel suo animo così pieno di sentimento
+religioso, l’arte fiorentina era come una musica
+sacra, e attestava l’onnipotenza dei genio ispirato dalla
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+fede. Le pitture dell’Angelico, gli parea quasi che avessero
+chiamato gli Angeli ad abitare i chiostri di San Marco:
+innanzi ad esse il Savonarola era portato in un mondo
+beato, che parevagli il mondo della sua anima. Quelle
+sante tradizioni di Sant’Antonino; le sue opere di carità
+vive ancora e tanto lodate tra quei frati, più culti e gentili
+di quanti avea sino allora conosciuti; tutto gli faceva
+sperare d’essere finalmente venuto in mezzo ai suoi
+fratelli. Il suo cuore si apriva quindi perdutamente alla
+speranza, e non rammentava più i tristi disinganni provati,
+nè pensava doverne avere dei nuovi, quando fosse restato
+ancora qualche tempo in Firenze, quando ne avesse
+imparato a conoscere gli abitanti più da vicino.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap3-1">CAPITOLO TERZO.
+<span class="smaller">Lorenzo il Magnifico&#8205;<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> e i Fiorentini del suo tempo.</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Quando il Savonarola venne a Firenze, dominava
+già da più anni Lorenzo il Magnifico, ed era nell’auge
+del suo nome e della sua potenza. Sotto il suo governo,
+ogni cosa avea preso apparenza prospera e felice: cessati
+da lungo tempo quei partiti che d’ora in ora aveano sollevato
+la città; imprigionati, esiliati o spenti coloro che
+non s’erano voluti piegare alla dominazione Medicea, la
+calma e la tranquillità erano per tutto. Le feste, le
+danze, le giostre tenevano occupato continuamente
+quel popolo fiorentino che, una volta così geloso de’ suoi
+diritti, sembrava che ora avesse dimenticato il nome
+stesso della libertà.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo era sempre mescolato in questi sollazzi;
+ne ricercava, ne inventava ogni giorno dei nuovi.
+Ma fra tutte le sue invenzioni, la più celebre fu quella
+dei <i>Canti Carnascialeschi</i>, da lui per la prima volta
+composti, e destinati a cantarsi nelle mascherate del carnevale,
+quando la nobile gioventù, travestita a rappresentare
+ora il trionfo della morte, ora una schiera di diavoli,
+ora un’altra simile bizzarria, percorreva schiamazzando
+la città. La lettura di questi canti ci può dipingere la
+corruzione di quei tempi, assai meglio d’ogni altra descrizione.
+Oggi non la nobile gioventù, ma l’ultima
+plebe li avrebbe a sdegno; e l’andarli cantando per la
+città sarebbe considerato un’offesa al pubblico decoro, nè
+resterebbe impunito. Allora essi erano la prediletta occupazione
+d’un principe lodato per tutto il mondo, e tenuto
+come il modello d’ogni sovrano, un prodigio d’accortezza,
+un genio politico e letterario. E quale i più lo dicevano
+allora, tale molti vorrebbero giudicarlo oggi. Gli si
+perdona il sangue sparso per mantenere un dominio ingiustamente
+acquistato da lui e dai suoi; il disordine che
+mise nella repubblica; il rubare che fece gli averi del
+comune per sopperire alle sue strabocchevoli spese; la
+invereconda libidine,&#8205;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> a cui, malgrado una salute cagionevole
+e mal ferma, abbandonavasi perdutamente; ed anche
+quella rapida ed infernale corruzione del popolo,
+alla quale studiò di continuo con tutte le forze e la capacità
+del suo animo: e tutto ciò gli si perdona per essere
+stato protettore delle lettere e delle arti belle!
+</p>
+
+<p>
+Nella condizione sociale di Firenze a quel tempo,
+eravi invero un contrasto assai singolare. La cultura si
+era universalmente diffusa; tutti conoscevano il latino ed
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+il greco, tutti ammiravano i classici; moltissime donne
+eran note per la eleganza dei loro versi greci e latini.
+La pittura e le arti belle, dopo i tempi di Giotto decadute,
+aveano ripreso una nuova vita; e per tutto
+si vedevano sorgere palazzi, chiese, edifizi pieni d’eleganza.
+Ma artisti, letterati, politici, signori e plebe,
+eran tutti d’animo corrotto, privi d’ogni virtù pubblica
+o privata, di ogni sentimento morale. La religione
+o era strumento di governo o bassa ipocrisia;
+non aveano fede nè civile, nè religiosa, nè morale, nè
+filosofica; neppure il dubbio pigliava forza nei loro animi.
+Dominava una fredda indifferenza per ogni principio;
+e nei loro volti pieni d’accortezza, pieni d’acume
+e di sottile intelligenza, appariva un freddo sorriso
+di superiorità e di compassione, ogni volta che vedevano
+sorgere qualche entusiasmo per le idee nobili e
+generose. Non le combattevano nè le mettevano in dubbio,
+come avrebbe fatto un filosofo scettico, ma le compativano;
+e questa loro forza d’inerzia opponeva alla
+virtù un ostacolo assai maggiore che non avrebbe fatto
+una guerra dichiarata ed aperta.
+</p>
+
+<p>
+Un tale stato morale doveva, di necessità, agire potentemente
+sulla cultura intellettuale. La filosofia, infatti,
+erasi ridotta ad erudizione; era caduta quella scolastica
+contro cui s’è tanto declamato, ma che pure ebbe una
+gioventù, una vita, un ardore, che invano cerchiamo
+negli scritti del secolo XV. Le lettere o erano filologia
+o imitazione di Virgilio, d’Omero, di Pindaro e via
+discorrendo. Sin dalla morte del Boccaccio, Franco Sacchetti
+piangeva ne’ suoi versi, pieni di semplicità e di
+candore, la decadenza delle lettere; e ciò che maggiormente
+lo affliggeva, non era (egli dice) la perdita di quei sommi
+ingegni, ma il non esservi speranza che alcuno sorgesse
+simile a loro, il non trovarsi più chi sapesse almeno
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+comprenderli.&#8205;<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> E se egli fosse vissuto ai tempi di cui ora parliamo,
+avrebbe avuto ben più alta cagione di pianto:
+avrebbe udito coloro che dichiaravano la lingua italiana
+incapace di esprimere gli alti concetti; avrebbe udito
+coloro che giudicavano la <i>Divina Commedia</i> inferiore
+alle <i>Ballate</i> ed ai <i>Canti Carnascialeschi</i> di Lorenzo dei
+Medici!&#8205;<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> Le arti belle, che sono ultime a risentirsi delle
+sventure morali e politiche di un popolo, perdettero
+anch’esse quegli arditi ed universali concetti coi quali
+Giotto, l’Orgagna e tanti altri aveano ornato i monumenti
+d’Italia. E certo, nè il Duomo nè il Palazzo
+Vecchio avrebbero in quel secolo potuto trovare un
+altro Arnolfo, che sapesse infondere nelle loro mura
+tanto spirito di libertà e d’indipendenza.
+</p>
+
+<p>
+Ma fra questi danni, avea pure la caduta libertà
+recato un solo vantaggio alle lettere ed alle arti.
+Chiuse le vie ad ogni attività politica, ad ogni civile
+ambizione, ad ogni virtù pubblica; decaduto quel commercio
+e quelle industrie con cui s’erano raccolte fortune
+così straordinarie; le forze che restavano ancora vive, si
+rivolsero tutte allo studio delle arti e delle lettere. E
+così, sebbene non si trovassero più di quegli altissimi
+ingegni fioriti nel tempo della repubblica, si aveva almeno
+un moto universale di studi, una moltitudine avida
+d’imparar nuove lingue, di produr nuovi libri e nuovi
+quadri; e tanto più ingordamente avida, in quanto che
+non sapea degli studi farsi scala a fini più alti. La
+città aveva infatti l’apparenza d’una grande scuola;
+la passione che dominava ognuno era quella di raccogliere
+codici e statue antiche; tutte le discussioni erano
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+grammaticali, filologiche o erudite. I Greci che per la
+caduta di Costantinopoli riparavano in Occidente, venivano
+in Firenze accolti con entusiasmo; ed essi,
+colle loro lezioni, colla loro dottrina, accendevano sempre
+più la passione verso gli antichi; il desiderio di conoscere
+la Grecia, di ricercare i suoi conventi, i suoi
+tempii; di scavare il terreno per trovarvi gli antichi
+frammenti. E si facevano delle spedizioni in Oriente;
+donde, dopo aver corso non pochi disagi e pericoli,
+dopo avere spesso consumato patrimoni non piccoli,
+si tornava carichi di tesori più o meno preziosi. Sono
+note nella storia le ricerche fortunate che Poggio Bracciolini
+fece in quasi tutte le città d’Europa; i viaggi in
+Oriente di Guarino Veronese, a cui un naufragio rapì
+in poche ore il frutto di tante fatiche, e fece pel dolore
+incanutire i capelli; quelli di Giovanni Aurispa, il quale
+tornò a Venezia con 238 manoscritti, avendo però consumato
+ogni suo avere, onde nell’estrema vecchiezza
+si trovò ricco di gloria, ma poverissimo d’ogni bene
+di fortuna; quelli di Francesco Filelfo e di tanti altri,
+che si partivano allora per visitare le classiche terre
+della Grecia. Ogni volta che uno di costoro ritornava
+in Italia, ma specialmente in Firenze, il suo arrivo era
+una pubblica festa, un trionfo. Gli andavano incontro i
+primi del paese; il principe lo accoglieva con grandi
+onori; le sue scoperte venivano celebrate in iscritto, e
+le lettere dei privati amici non parlavano d’altro. Cominciavano
+poi le discussioni sull’autenticità e la interpretazione
+dei codici; si accendevano le quistioni
+filologiche o grammaticali, e le ire non aveano allora
+più limiti: si laceravano quei dotti nella fama, nell’onore,
+con tutti i modi più violenti. E questa poteva
+dirsi l’unica libertà lasciata ai Fiorentini.
+</p>
+
+<p>
+Le belle arti furono più fortunate: gli artisti si
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+abbandonavano alla vita gaia del tempo, godevano, sollazzavano
+e lavoravano colla stessa spensieratezza. Il
+costume divenuto universale di proteggere le arti, faceva
+sì che per tutta Italia i ricchi, i signori, le chiese
+ed i conventi volevano le loro opere, ed essi erano
+invitati e bene accolti dovunque; onde, beati di questa
+vita, lavoravano e godevano. Perderono molto
+nell’altezza ed universalità dei concetti; guadagnarono
+però infinitamente nella imitazione del vero, nel disegno,
+e nel meccanismo dei colori: si trovò allora la pittura ad
+olio, che segnò un nuovo periodo nella storia dell’arte.
+La scultura e l’architettura, in cui la materia piglia una
+parte maggiore assai che nella pittura, fecero anche dei
+grandi progressi, sia coll’aiuto delle statue o monumenti
+greci e romani, sia per le mille difficoltà che la pratica
+insegnò a superare: talchè i nomi del Donatello, del Ghiberti,
+del Brunellesco, restarono immortali. L’arte raggiunse
+certamente in quel tempo una finezza, che nel
+passato non avea avuta, e nel secolo dipoi perdette.
+</p>
+
+<p>
+Ma i fatti da noi qui sopra descritti, ebbero la più
+parte luogo prima che la dominazione dei Medici si fosse
+stabilita, e furono affatto indipendenti dai loro aiuti.
+L’amore per gli studi classici si era diffuso fin dai tempi
+del Boccaccio, ed era andato di poi sempre crescendo:
+nei viaggi e nelle ricerche sopra accennate, privati cittadini
+aveano consumato private fortune, senza speranza
+di aver compenso d’altro che di gloria. Quanto
+agli artisti, essi eran quasi tutti fioriti nel principio del
+secolo, come Brunellesco (1337-1446), Ghiberti (1381-1455),
+Donatello (1386-1468), Masaccio (1402-1443);
+e le loro più grandi opere furon fatte senza protezione
+nè consiglio dei Medici.&#8205;<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> La cupola del Brunellesco venne
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+ordinata, per consiglio dei cittadini liberamente adunati
+nel Duomo, l’anno 1407. Le porte del Ghiberti furono
+cominciate l’anno 1400, e la enorme somma di 30,798
+fiorini fu pagata tutta dall’arte dei doratori. La cappella
+del Carmine, in cui lavorò Masaccio ed altri celebri
+artisti, fu fatta a spese di privati cittadini; e le pitture
+del Beato Angelico furon dipinte per amore dell’arte e
+per sentimento religioso, assai spesso senza volerne accettar
+compenso di sorta.
+</p>
+
+<p>
+I Medici, adunque, non crearono uno stato di cose
+che non era in forza umana il creare; ma questo fu la
+conseguenza inevitabile delle vicissitudini per tanti secoli
+corse dalla repubblica; del generale rovescio di
+ogni libertà, che allora aveva luogo in tutta Italia. Essi
+lo trovarono già apparecchiato; ebbero però la rara accortezza
+di saperne profittare e, secondandolo, volgerlo a
+loro profitto. E se mai vi fu uomo che potesse dirsi nato a
+ciò, questi fu certamente Lorenzo il Magnifico. Egli aveva
+ereditato da Cosimo tutta quella sottile astuzia, per la
+quale, senza essere un grande uomo di stato, era prontissimo
+nei sottili ritrovati, pieno di prudenza e d’acume,
+abile nel trattare cogli ambasciatori, abilissimo nello spegnere
+i suoi nemici, ardito e crudele quando gli pareva
+che l’opportunità lo permettesse. Non avea rispetto nè a
+fede, nè ad onestà, nè a condizione alcuna di cittadini: andava
+direttamente al suo fine, senza riguardi umani nè
+divini. Il crudele sacco della infelicissima città di Volterra;
+i danari presi dal Monte delle fanciulle, per cui
+moltissime, rimaste senza dote, si dierono alla pessima
+vita; la disonesta avidità con cui pose le mani negli
+averi del comune, sono macchie che neppure i suoi più
+caldi adulatori poterono cancellare.&#8205;<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> Il suo volto dipingea
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+veramente tutto il suo carattere: avea qualche
+cosa di sinistro e spiacevole; un colore olivastro, una
+bocca assai grande, il naso schiacciato e la voce nasale;
+ma il suo occhio era vivo e penetrante, la fronte alta,
+le sue maniere aveano quanto di più gentile può immaginarsi
+in un secolo culto ed elegante come quello; il
+suo conversare era pieno di vivacità, d’ingegno e di dottrina;
+coloro che erano ammessi alla sua familiarità, restavano
+sempre di lui innamorati. Egli secondò il secolo in
+tutte le sue tendenze: di corrotto che era, lo fece corrottissimo,
+spingendolo a ciò per tutte le vie: abbandonossi ai
+piaceri, e vi fece perdutamente abbandonare il suo popolo,
+per ubbriacarvelo ed addormentarvelo. Infatti Firenze
+era al suo tempo divenuta un’orgia di piaceri e
+dì feste.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo però avea per la poesia e le arti un gusto
+assai squisito. Abbandonato e mandato a male tutto il
+commercio della sua casa, dètte le ore d’ozio alle
+lettere, nelle quali era stato educato dagli uomini più
+dotti del suo tempo: il Landino eragli stato maestro nella
+poesia, l’Argiropulo nella filosofia aristotelica, ed il Ficino
+nella platonica. Fin dai primi anni avea mostrato
+un’intelligenza degna del culto delle muse, una grande
+facilità di comprendere, una precisione nell’esprimersi
+ed una fantasia assai vivace; messosi poi a proteggere
+i dotti e gli artisti, la sua casa era divenuta il
+ricovero degl’ingegni più chiari del suo tempo: ogni
+uomo di riputazione nelle lettere, che si trovasse in
+Firenze, faceva capo a lui; molti venivano d’altre
+parti d’Italia per vivere in quel cerchio fiorito di
+dotti. E sia nelle radunanze tenute in sua casa, sia nella
+famosa Accademia Platonica, il suo ingegno brillava
+in quella eletta schiera, da cui la sua cultura letteraria
+ricevea non piccolo profitto. Così Lorenzo andò lodato
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+fra gli scrittori del suo tempo, e le sue opere allora
+portate a cielo, neppure oggi restano senza fama. Le
+sue poesie volgari, e specialmente la favola dell’Ambra,
+hanno una certa naturalezza e disinvoltura, una spontanea
+eleganza, un’osservazione ed un sentimento della natura,
+che a quei tempi non erano comuni. Spesso vi è troppo
+chiara l’imitazione delle ottave del Poliziano; ma anche
+allora non si possono negare a Lorenzo le rare doti del suo
+ingegno. Egli era proprio l’uomo di quel secolo: nella
+intelligenza venivano ristrette tutte le qualità del suo spirito;
+le sue maniere medesime erano in lui conseguenza
+di cultura intellettuale, e non di gentilezza d’animo; la
+protezione ai dotti era consiglio di governo, o desiderio di
+passar lietamente il tempo. — Singolare vita fu veramente
+quella di Lorenzo! Dopo essersi adoperato, con tutta
+la forza della sua volontà e della sua mente, a distruggere
+con qualche nuova legge, qualche ultimo
+avanzo di libertà; dopo aver fatto decidere qualche
+nuova confisca o condanna di morte;&#8205;<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> egli entrava nell’Accademia
+Platonica, e disputava con calore sulla virtù
+e sulla immortalità dell’anima; di là usciva, e mescolandosi
+colla gioventù di perduti costumi, cantava i suoi
+<i>Canti Carnascialeschi</i>, abbandonavasi al vino ed alle donne;
+ritornava a casa, ed alla sua tavola, insieme col Pulci
+e col Poliziano, recitavano versi, discorrevano di poesia:
+ed in tutte queste occupazioni egli vi si recava tanto
+intero, che ciascuna di esse pareva esser l’unica della
+sua vita. Ma più singolare di tutto si è, che in tanta varietà
+di vita, non si trovi a citare un atto solo che sia
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+veramente di virtù generosa verso il suo popolo, o i
+suoi familiari, o i suoi parenti: e sì, che ove mai vi fosse
+stato, non lo avrebbero i suoi infaticabili lodatori dimenticato.
+Segno in lui d’animo tristo, ma di tempi ancora
+tristissimi; perchè se mai la virtù e la giustizia fossero
+state in quel secolo, tenute nel grado che si dovea,
+egli non era uomo da non istudiarsi, con qualche apparenza
+teatrale, d’averne almeno il nome.
+</p>
+
+<p>
+Intorno a Lorenzo dei Medici si vedeano sempre due
+uomini i quali godevano allora una grandissima fama in
+tutta l’Europa, e tramandarono dipoi i loro nomi alla
+posterità. L’uno di essi era Angelo Poliziano; il dotto
+di più vasta erudizione letteraria in quel secolo eruditissimo,
+ed il solo che avesse nell’anima una vena ingenua
+di poesia. A 13 anni aveva scritto bellissimi epigrammi
+latini, a 17 ne aveva scritto degli altri in greco;
+e si vuole che di poco avanzasse i 18 anni, quando
+compose quelle stupende ottave sulla giostra di Lorenzo
+e Giuliano, che lo resero il primo poeta del secolo e
+fecero il suo nome immortale. Per esse egli acquistò il
+favore di Lorenzo, ne divenne segretario privato,
+bibliotecario, educatore de’ suoi figli, e visse sempre
+nella sua medesima casa. Ma in questa nuova e più
+agiata condizione, parve che s’estinguesse in lui la sacra
+fiamma della poesia: l’erudizione soltanto andò sempre
+crescendo, e divenne col tempo straordinaria. Lorenzo
+ricevè non poco vantaggio dai servigi e dal conversare
+d’un uomo di sì vasta dottrina, ma la fama del Poliziano
+ne soffrì grandemente; e forse a questa sua troppo
+intima familiarità col Magnifico, si deve attribuir l’insistenza
+colla quale i posteri hanno voluto accusarlo di vizi
+così osceni, che la storia sdegna di rammentare. L’altro
+amico intimo di Lorenzo fu messer Luigi Pulci; giovane
+di nobile famiglia, fratello di due poeti, dei quali fece quasi
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+dimenticare il nome col suo famoso <i>Morgante Maggiore</i>:
+poema pieno di brio, di vivaci e strane fantasie; nel
+quale alla invocazione della Vergine succede quella di
+Venere, ed a questa la satira della immortalità dell’anima.
+E quale era il poema, tale fu l’uomo: spirito bizzarro
+ed allegro, se mai ve ne fu; scettico pieno d’ironia,
+amante dei piaceri e dell’ebbrezza dei sensi, anima
+e corpo con Lorenzo, che accompagnava sempre alle veglie,
+ai sollazzi leciti o illeciti; ad istanza della cui madre,
+Clarice Orsini, scrisse il poema, che lesse alla loro
+tavola; accompagnando la poesia col vino. Oltre di questi
+amici, Lorenzo passava assai spesso le sue ore in
+mezzo agli artisti; pigliava parte ai loro piaceri, amava
+singolarmente le loro strane avventure ed il loro carattere.
+Non potè già verso di loro usare una protezione
+uguale a quella di Cosimo, il quale avea speso
+tesori a fondare chiese e palazzi; ma pure li accoglieva
+sempre con lieto viso, li soccorreva ed aiutava
+in tutti quei modi che un principe come lui poteva.
+E se egli non avesse fatto per le arti altro che
+fondare il giardino di San Marco, sarebbe già degno
+di grandissima lode. Ivi raccolse tutte le statue o
+frammenti antichi che gli riuscì d’avere, tutti i disegni
+dei più valenti artisti; e lo aperse ad ogni giovane di
+qualche speranza. Ivi segnò le prime linee Michelangiolo
+Buonarroti, quando ancora giovinetto, povero e
+da pochi conosciuto, trovò quella ospitalità che tanto
+onore fece a Lorenzo.&#8205;<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma noi abbiamo fino ad ora taciuto di un uomo
+che più d’ogni altro poteva dirsi creatura dei Medici. Questi
+fu Marsilio Ficino, amico e maestro di Lorenzo, capo
+di quell’Accademia Platonica le cui idee si sparsero
+allora per tutto il mondo; e modificarono in modo
+quelle del Savonarola, che noi crediamo doverne tenere
+più minuto discorso nel capitolo seguente.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap4-1">CAPITOLO QUARTO.
+<span class="smaller">Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica.</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il Concilio che si tenne a Firenze l’anno 1439, per
+riunire le due Chiese greca e latina, non riuscì di alcun
+giovamento alla religione; ma profittò invece assai alle
+lettere. L’imperatore mandò a rappresentare la Chiesa
+orientale uomini di molta dottrina, i quali parlando la
+medesima lingua di Platone e d’Aristotele, oggetto allora
+di tanto studio e di tanta ammirazione, venivano dappertutto
+circondati, riveriti e quasi corteggiati.
+</p>
+
+<p>
+Eravi fra costoro l’aristotelico Teodoro Gaza, eravi
+il Bessarione, convertito più tardi al cattolicismo; ma
+fra tutti splendeva il nome di Giorgio Gemisto, di cui la
+posterità assai ingiustamente ha quasi dimenticato la
+fama, sebbene fosse in quel tempo tenuto, fra tutti i
+greci, il filosofo più valente. Egli sembrava essere davvero
+vissuto cogli antichi: i suoi scritti erano tali,
+che anche i più consumati filologi duravano fatica a
+non confonderli con quelli dei più bei tempi della Grecia;&#8205;<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
+la sua ammirazione e la sua profonda conoscenza
+di Platone gli fecero dare il nome di Giorgio Gemisto
+Pletone. Tanta era la sua passione per gli antichi, che
+parlando assai spesso dell’approssimarsi d’una riforma
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+religiosa, nella quale un solo predicatore avrebbe predicata
+una sola dottrina a tutto il genere umano e sarebbe
+sparita ogni differenza di culto, si vedea dalle
+sue parole che egli sperava nel ripristinamento degli
+Dei pagani. L’opera in cui espresse queste idee, andò
+dopo la morte dai suoi nemici bruciata; ma tali erano
+i tempi che, sebbene egli ne parlasse liberamente, venne
+pure scelto a sostenere i diritti della Chiesa greca nel
+concilio di Firenze. Dappertutto egli trovava una grande
+accoglienza: la gravità dei suoi modi, la vastità della
+dottrina, l’eleganza degli scritti, il parlare quasi il linguaggio
+stesso di Platone, gli davano un’autorità non
+contrastata da alcuno. Le sue platoniche convinzioni dovettero
+però essere assai poco soddisfatte in Firenze, ove
+allora si leggeva con uguale avidità Aristotele e Platone,
+senza notare e senza quasi discernere alcuna differenza
+fra loro. Dopo avere studiato per sì lungo tempo
+la filosofia Aristotelica sui commentatori arabi, gl’Italiani
+ebbero nel secolo XV, per la prima volta, fra le
+mani le opere originali d’Aristotele, insieme con quelle
+di Platone. Essi passavano perciò dall’uno all’altro filosofo,
+senza fare ancora alcuna distinzione: le difficoltà
+dell’interpetrazione e della lingua tenevano occupata
+la mente dei dotti; l’erudizione filosofica ancora non
+era cominciata; tutte le discussioni versavano sopra
+soggetti di grammatica o di filologia.&#8205;<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>
+</p>
+
+<p>
+Gemisto ad un tratto portò la quistione nel campo
+filosofico, col suo opuscolo <i>De platonicæ atque aristotelicæ
+philosophiæ differentiâ</i>;&#8205;<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> nel quale paragonando
+con molto acume e penetrazione le due filosofie, dava
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+su tutti i punti la preferenza a Platone. Si accese allora
+una gran lite fra i Greci, che si tirarono dietro gl’Italiani;
+e sorsero così i due partiti degli Aristotelici e
+dei Platonici, che si attaccarono con una violenza non
+credibile ai giorni nostri. Giorgio Scolario&#8205;<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> e Teodoro.
+Gaza, ambedue greci ed aristotelici, furono primi a
+rispondere con violenza contro l’opuscolo di Gemisto:
+prese dipoi la penna il Bessarione, che era suo discepolo,
+e difese il maestro in una lettera anonima, nella
+quale cercava rimettere la quistione in termini più civili.
+Ma, per mala sorte, si lasciò sfuggire che egli stimava
+Teodoro Gaza più dotto di Giorgio Trapezunzio,&#8205;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
+altro greco che trovavasi allora in Firenze.
+Questi era un uomo di carattere violento e presontuoso,
+di modi rotti, facile a prender briga con tutti. Entrò
+subito nella lite con una tal violenza,&#8205;<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> che fece maravigliare
+ognuno: era aristotelico, ma attaccò platonici
+ed aristotelici col medesimo furore; li chiamò <i>non philosophos
+sed philotenebras</i>; aggiunse villanie e scurrilità
+d’ogni sorte; finalmente non contento di avere
+oltraggiato i vivi, si volse contro i morti. Platone, secondo
+lui, s’era abbandonato a tutti i vizi, dato alla
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+gola, alla libidine, ad ogni crapula; era uomo senza
+fede, senza dignità, senza onore, e così via discorrendo.
+Un linguaggio a tal segno privo di decoro, di convenienza
+e di verità, dovea naturalmente disgustare tutti
+gli uomini onesti; ed infatti il Trapezunzio fu abbandonato
+e disapprovato da ognuno. Nè per questo egli fece
+senno; ma continuando sempre nello stesso tenore,
+passò infelicemente gli ultimi anni della sua vita, senza
+neppure trovar compatimento.
+</p>
+
+<p>
+Il Bessarione avea intanto lavorato ad una grande
+opera, <i>In calumniatorem Platonis</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> che diede finalmente
+alla luce quando più fervea la lite. Dopo aver
+vittoriosamente difesa la memoria di quel filosofo,
+veniva a dimostrare che la sua discordanza da Aristotele
+non era nè così grande nè così profonda, come molti
+volevano far credere. L’Aristotele ellenico,&#8205;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> egli concludeva,
+può e deve mettersi in accordo con Platone:
+questo hanno fatto gli Alessandrini; questo possono e
+debbono fare gl’Italiani nel secolo XV. Così fu rimesso
+un poco di ordine e di civiltà nella discussione, e finalmente
+trionfò in Firenze quella filosofia, che sebbene
+abbia sempre portato il nome di platonica, non fu che
+neo-platonica o alessandrina. La sua tradizione si era
+tenuta sempre viva in Grecia, ed ora gli ultimi sostenitori
+venivano a trapiantarla in Italia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma più di tutto fu notevole in quella battaglia filosofica,
+il punto in cui tutta la quistione s’era ristretta.
+Platone ed Aristotele, aveva detto Gemisto, convengono
+ambedue che la natura opera ad un fine determinato; ma
+Platone sostiene che la natura opera con consiglio (<i>consulto
+agit</i>); che in essa, cioè, v’è uno spirito, una essenza
+che si rende ragione del fine a cui cammina: mentre
+Aristotele la paragona ad un operaio, che, appresa
+una volta la sua arte, lavora poi istintivamente (<i>non
+consulto</i>), sebbene vada sempre al fine determinato. E
+qui, Gemisto notava la grande superiorità del concetto
+platonico: la natura, egli diceva, è l’arte di Dio, superiore
+di gran lunga a quella dell’uomo; in essa la
+mano ed il consiglio divino son sempre presenti; e se
+l’uomo può qualche volta operare per abito, Iddio
+opera solo e sempre per suprema ragione. Una tal quistione,
+sebbene espressa in una forma arida e confusa,
+era pure nel fondo gravississima. Trattavasi di determinare
+se nella natura opera la ragione o il caso; se
+essa è la manifestazione di uno spirito divino ed universale
+che anima e regola il mondo, o l’effetto cieco
+delle leggi che governano la materia. L’avere il Pletone,
+nel secolo XV, saputo non solo portare d’un tratto
+l’erudizione italiana nel campo della filosofia, ma anche
+fermarla sopra una quistione di vitale importanza,
+fu in lui prova d’una grande penetrazione filosofica.
+Nè fu meno notevole che quegli eruditi ne comprendessero
+così presto il valore, e si disputassero con tanto
+ardore il terreno.&#8205;<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>
+</p>
+
+<p>
+Quando Gemisto vide l’ardore con cui il Bessarione
+sosteneva le idee platoniche e conobbe che esse
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+trionfavano in Firenze, si astenne da ogni discussione, e
+cercò invece un modo più efficace a diffonderle durevolmente.
+Egli avea un’arte singolare d’infondere negli
+altri quell’ammirazione e quasi culto che avea per
+Platone: avvicinossi perciò a Cosimo dei Medici, e
+dopo lunghi ragionamenti, che furono uditi con molta
+attenzione, riuscì ad infondere entusiasmo anche nell’animo
+di quel principe. Quando lo vide acceso di
+quelle idee, procedette ancora più oltre, e gli comunicò
+il pensiero che avea di ripristinare in Firenze
+quell’antica Accademia, che tanto onore avea portato
+alla Grecia e tanto utile alla filosofia platonica.&#8205;<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> L’idea
+piacque a Cosimo, che subito se ne impadronì, e adoperossi
+a metterla in atto. Tale fu l’origine di quella
+famosa Accademia Platonica, che ebbe tanta parte nei
+destini della filosofia di tutto quel secolo.
+</p>
+
+<p>
+Assicurato in questo modo il trionfo della sua dottrina,
+Gemisto se ne tornò nel Peloponneso sua patria,
+a passare tranquillamente i pochi anni che gli avanzavano
+di vita. Ma i suoi nemici non lo lasciarono in
+pace; giacchè quello stesso Scolario che era stato dei
+primi a combatterlo in Firenze, fatto ora patriarca di
+Costantinopoli, continuò più fieramente la guerra. Lo
+perseguitò in vita colle accuse di eretico e miscredente;
+dopo la morte cercò ogni modo di macchiarne la
+fama, e bruciò parecchie delle sue opere, che andarono
+perciò inevitabilmente perdute.&#8205;<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> Pletone lasciò nondimeno
+in Italia un gran nome e tanto amore di sè, che
+nel 1471, venti anni dopo la sua morte, le ceneri di lui
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+furono mandate a richiedere da Pandolfo Malatesta signore
+di Rimini, il quale fattele portare in quella città, dette
+loro onorevole sepoltura. Il decadere fra noi degli studi
+greci ha fatto dipoi assai ingiustamente dimenticare la
+fama di questo filosofo; ma chiunque legge la storia
+di quel tempo, vi troverà sempre che egli fu il vero iniziatore
+della filosofia platonica in Italia, e però uno
+degli uomini più benemeriti della nostra patria.&#8205;<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>
+</p>
+
+<p>
+Quando egli fu partito d’Italia, Cosimo s’avvide
+che l’Accademia Platonica non fioriva, per mancanza
+d’un uomo che ne pigliasse la direzione e ne fosse la
+forza animatrice. I suoi sguardi si volsero allora ad un
+giovane che dava già maravigliose speranze di sè.
+Questi era Marsilio Ficino, figlio del suo medico, nato
+l’anno 1433, e da lui protetto d’aiuti ed incoraggiamenti
+efficacissimi, senza i quali non avrebbe potuto
+studiare la filosofia. Egli s’era immerso avidamente
+nello studio di Platone, e in età giovanissima avea
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+scritto intorno a quella filosofia opere voluminose.&#8205;<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>
+Avanzatosi poi nello studio del greco, si dètte a commentarne
+più diligentemente e tradurne ogni scritto,
+apparecchiando quella traduzione che anche oggi, dopo
+tanti progressi della filologia greca, è la migliore che
+abbia l’Italia. Il suo culto per quell’antico filosofo
+andò crescendo in maniera, da far credere che egli,
+canonico di San Lorenzo e ripristinatore della filosofia
+cristiana, tenesse accesa una lampada innanzi al busto
+di Platone. S’andò più oltre allargando nello studio
+di tutta l’antichità, e non incontrò nome d’antico filosofo
+di cui non cercasse avidamente le opere. Leggeva con
+ardore instancabile aristotelici, platonici, alessandrini;
+cercava frammenti di Confucio e Zoroastro; studiava la
+Genesi; passava da un’età ad un’altra, da un sistema
+ad un altro, senza quasi avvedersene: bastava essere
+antico per aver la sua ammirazione. Un tempo s’era giurato
+sopra Aristotele, ora si giurava sopra tutta l’antichità.
+Era certo un gran passo; ed infatti, già nella lite dei platonici
+e degli aristotelici si potea prevedere che il rivolgersi
+alla ragione sarebbe stato fra poco inevitabile.&#8205;<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> Ma prima
+di fare una sì grande conquista, la filosofia avea
+ancora bisogno di percorrere tutta l’antichità; e solo
+dopo averla, per così dire, smaltita, poteva acquistare
+la coscienza della sua indipendenza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa febbre di lettura invase e dominò talmente
+il Ficino, che la sua testa divenne quasi un dizionario
+vivo dell’antica filosofia, e le sue opere debbono considerarsi
+come una grande enciclopedia di tutte le dottrine
+del suo secolo. Egli conosceva, oltre la filosofia,
+le scienze naturali e la medicina, a cui suo padre avea
+voluto nei primi anni indirizzarlo. Tutto ciò non gli
+avea però dato l’abito dell’esperienza e dell’osservazione:
+a provare un vero, a lui non bastava la sua
+ragione, non bastava la natura intera nè la coscienza
+del genere umano; bisognava assolutamente trovarne
+riscontro in qualche verso di Platone, o di altro autore
+antico, fosse pure scettico o materialista.
+</p>
+
+<p>
+Un’operetta di poca importanza che il Ficino
+scrisse <i>Sulla religione cristiana</i>, potrà forse più facilmente
+d’ogni altra dipingere quella strana mescolanza
+d’idee ch’erasi formata nella sua mente.&#8205;<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> Egli vuol
+provare la verità della dottrina di Cristo, la divinità
+della sua missione, ed incomincia il discorso così: «La
+venuta di Cristo è stata più volte profetizzata dalle
+Sibille: i famosi versi di Virgilio sono noti a tutti. Platone,
+domandato quanto tempo sarebbero i precetti
+della sua filosofia durati, rispose: — insino a tanto che
+non verrà Colui che aprirà la fonte d’ogni vero; — e
+Porfirio dice nei suoi responsi: — gl’Iddii pronunziarono
+Cristo sommamente pio e religioso, ed affermarono
+ch’era immortale, <i>molto benignamente testificando
+di lui</i>. — » E su questi argomenti riposa principalmente
+tutta l’opera. A provare la verità della religione cristiana,
+v’era dunque bisogno delle Sibille, di Virgilio,
+di Platone; v’era, bisogno che Porfirio ci assicurasse,
+avere gli Dei benignamente testificato di Gesù Cristo!
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+Tale era la mente e tali gli studi di Marsilio Ficino.
+Quella universale ammirazione destata in tutta Europa
+allo scoprirsi degli antichi tesori, si era in lui
+personificata ed avea in modo soggiogata la sua mente,
+ch’egli era divenuto incapace d’ogni slancio di libero
+pensiero. Confessava ingenuamente ai suoi amici, che
+quando ebbe la prima idea di scrivere la grande opera
+della <i>Teologia Platonica</i>, voleva scriverla in senso tutto
+pagano, e solo dopo una più matura considerazione,
+s’era indotto a renderla cristiana.&#8205;<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>
+</p>
+
+<p>
+Questa è l’opera principale del Ficino,&#8205;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> quella in
+cui cercò raccogliere tutta la sua dottrina e darle un
+certo insieme e forma di sistema. Ma chi credesse potervi
+trovare una vera unità filosofica, andrebbe di gran
+lunga errato: essa mancava nella mente stessa dell’autore,
+i cui scritti piglian sempre la forma d’una
+lunga dissertazione, che una folla d’idee secondarie,
+accattate da un numero infinito d’autori diversi, viene
+di tratto in tratto ad interrompere e confondere. Non
+vi si trova nè unità scientifica nè séguito di ragionamento,
+e neppure eleganza di forme; cosa che poteva
+attendersi da chi avea consumato la sua vita sopra gli
+scrittori greci. Tanto è vero che essa procede solo dalla
+chiarezza e precisione delle idee, da quello spontaneo e
+libero svolgersi del pensiero, che nel Ficino era stato
+soffocato.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno, nella storia di tutte le scienze e soprattutto
+della filosofia, v’è una certa unità, una vita
+che appartiene più alla scienza stessa che ai suoi cultori,
+che procede continuamente e si fa strada malgrado
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+le volontà particolari, malgrado gli ostacoli d’ogni
+sorta. Già la battaglia dei platonici e degli aristotelici
+avea fermata la filosofia sopra una quistione principale,
+e intorno ad essa si trovava il Ficino costretto a raccogliere
+le sue idee, recandovi, quasi senza avvedersene,
+una qualche unità ed ordine di sistema. — In qual modo
+opera la natura? — domandavano allora tutti i filosofi; non
+tanto perchè capissero l’importanza della quistione,
+quanto perchè essa era stata il soggetto della gran lite.
+Sebbene platonico, il Ficino avrebbe voluto dar ragione
+ad ambedue i partiti, o almeno tacersi; ma ciò non gli
+era possibile; bisognava invece fermarsi a ragionare e
+discutere il soggetto in tutte le sue parti. Così anche
+nella <i>Teologia Platonica</i> vi fu un problema fondamentale,
+intorno al quale si andarono di necessità raccogliendo
+tutti gli altri.
+</p>
+
+<p>
+La natura, egli adunque disse, è animata da un
+numero infinito di anime; l’acqua, la terra, le piante,
+gli astri, la luce hanno tutte una <i>terza essenza</i>, o sia
+un’anima loro particolare. Queste anime sono tutte
+razionali, immortali, ma inseparabili però dai corpi:
+esse affaticano eternamente la natura d’una in un’altra
+trasformazione: per esse l’acqua genera spontaneamente
+animali, la terra continuamente fiorisce, gli
+astri si muovono con supremo ordine, e tutta la natura
+procede con eterna ragione. Ma queste anime,
+rispondono esse all’idea di Platone o pure alla forma
+di Aristotele? All’una e all’altra, diceva il Ficino. Per
+Platone, le cose in tanto esistono, in quanto corrispondono
+ad un’idea; per Aristotele, in quanto hanno
+una forma: questi riconosce però in ogni cosa una
+prima forma generale, che è forma di tutte le altre particolari;
+essa non differisce in fondo dall’idea platonica,
+e questa è una cosa stessa coll’anima razionale o la terza
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+essenza. Ecco, adunque, in qual modo il Ficino cerca
+mettere in armonia Platone ed Aristotele.
+</p>
+
+<p>
+Questo infinito numero di anime o terze essenze è
+diviso in dodici ordini, secondo le dodici costellazioni
+del zodiaco: esse hanno una mutua corrispondenza
+fra loro, e si specchiano tutte nell’anima dell’uomo,
+che è quasi il microcosmo della creazione. In conseguenza
+di ciò, avviene che tutte le anime della natura
+possono agire su quella dell’uomo, perchè tutte vi trovano
+riscontro; e in questo modo viene spiegata l’influenza
+delle stelle. Se la stella Marte in una certa sua
+posizione può avere influenza sopra un uomo, egli è
+perchè nell’anima di lui già sono gli spiriti marziali
+ch’essa chiama in vigore. Se una pietra o un’erba
+desta in noi una passione e ne spegne un’altra, ciò è
+perchè l’anima della pietra o dell’erba trova nella nostra
+la sua corrispondenza o il suo opposto. Così il Ficino
+colla sua filosofia dava ragione a tutti i pregiudizi
+del secolo in cui viveva, pregiudizi dai quali non
+andava esente egli stesso. Attribuiva infatti a Saturno&#8205;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>
+la sua abituale malinconia; andava sempre pieno d’amuleti,
+che mutava continuamente secondo lo stato del suo
+animo: e nel suo libro <i>De vitâ cœlitus comparandâ</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>
+fece un trattato compiuto su queste influenze degli astri,
+delle pietre, degli animali; discorse a lungo sulle occulte
+virtù dell’agata e del topazio, dei denti della vipera,
+delle unghie del leone, e via discorrendo.
+</p>
+
+<p>
+Nè questa era una singolarità del Ficino, ma, come
+abbiam detto, il carattere di tutto quel secolo, in cui
+tali credenze cominciavano a pigliare nuovo vigore e
+divenivano di giorno in giorno più generali. Sia che
+i Greci le riportassero d’Oriente, sia che gli animi vi
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+fossero singolarmente inclinati per quella universale
+mancanza che vi era di sicura fede e di sicura scienza;
+certo è che gli uomini più gravi di quel secolo ne erano
+dominati; e non avendo la forza ed il coraggio di credere
+a se stessi, correvano avidamente dietro a questi
+fantasmi. L’alchimia, l’astrologia divinatrice, tutte le
+scienze occulte si propagavano di nuovo per le università
+e per le piazze. La natura intera sembrava piena
+di forze occulte, di spiriti misteriosi che parlavano ai
+mortali: un presentimento di strani casi, di grandi mutamenti,
+di grandissime sventure era comune a tutti
+gli uomini, ma più specialmente agl’Italiani. Molti parlavano
+anche di mutazioni e riforme che si apparecchiavano
+nella religione. Abbiam visto che il Pletone attendeva
+il trionfo degli antichi Dei; il grave e dotto
+Landino tirava l’oroscopo della religione, e dalla congiunzione
+di Giove e Saturno argomentava che il
+25 novembre 1484, avrebbe avuto luogo una grande riforma
+nella religione cristiana.&#8205;<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> Era un secolo di dubbio
+e di superstizione, d’indifferenza e di strano esaltamento.
+Non voleano gl’Italiani difendere la patria,
+ed affrontavano mille pericoli per ritrovare un codice;
+dubitavano dell’esistenza di Dio e credevano agli
+spiriti. Niccolò Macchiavelli, infatti, pensava «che questo
+aere fosse pieno di spiriti i quali, pietosi ai mortali,
+li avvertissero con sinistri auguri dei mali che
+loro soprastavano.&#8205;<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>» E Francesco Guicciardini più tardi
+assicurava anch’esso, «che gli spiriti aerei, quelli cioè
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+che dimesticamente parlano agli uomini, esistono; perchè
+n’ho visto esperienza tale, che mi pare esserne certissimo.»&#8205;<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>
+Marsilio Ficino non faceva, dunque, che portare
+l’antichità a sostegno delle strane credenze di quel secolo;
+e la filosofia neoplatonica vi si prestava mirabilmente.
+</p>
+
+<p>
+Noi dobbiamo, secondo il Ficino, distinguere nell’uomo
+due anime: l’una è l’anima sensitiva, o la <i>terza
+essenza</i> del corpo, che è inseparabile da esso, e
+dopo la morte lo sottopone alle eterne trasformazioni
+della materia: l’altra è la mente, o sia l’anima intellettiva,
+che è il soffio divino in lui infuso dal Creatore.
+Essa costituisce la nostra alta e universale natura, è
+il microcosmo del creato, risente il contatto di tutte le
+anime; e però mentre è attirata dalle cure terrene, soggetta
+alle passioni, piena di dolori e di miserie, si leva
+anche alla contemplazione delle cose celesti, può vedere
+oltre il presente, profetizzar l’avvenire e, nell’estasi,
+giungere alla beata visione di Dio. Questa visione,
+che fu concessa a Plotino e Porfirio, è la suprema
+felicità che possiamo sperare in questa terra;
+è un’immagine di quella beatitudine che ci attende in
+cielo. Ma che cosa è l’Essere Supremo secondo il Ficino?
+Esso è l’<i>Unità</i>. Il perfetto per lui e pei neoplatonici
+non è altro che l’<i>uno</i>; e però Iddio è essenzialmente
+<i>uno</i>, anzi è l’<i>Unità</i> stessa. Potrebbe anche
+dirsi che Iddio è la <i>mente</i>; ma allora bisognerebbe aggiungere
+che in lui la <i>mente</i> è anima e corpo nello
+stesso tempo. Il Creatore, poi, non poteva degnarsi di venire
+in contatto colla natura; ed ha perciò circondato il
+suo trono di angeli, i quali sono creature immortali e
+intellettive, per cui mezzo ha avuto luogo la creazione
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+di tutte le <i>terze essenze</i>, che sono alla loro cura affidate.
+Così dal Supremo Essere si diffonde una serie
+infinita di anime, che vengono le une per mezzo delle
+altre create e governate. Nell’uomo soltanto il Signore
+volle infondere il suo divino soffio; volle che egli fosse
+opera delle sue mani e fatto a similitudine sua. Per
+questa ragione, conclude il Ficino, v’è nel centro della
+mente umana un punto, in cui avviene il sublime contatto
+della creatura col Creatore.&#8205;<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>
+</p>
+
+<p>
+Tale era in sostanza la dottrina del Ficino: una imitazione
+delle dottrine neoplatoniche; una fusione, per così
+dire, di tutta l’antichità nella scuola alessandrina; priva
+di originalità, priva di qualunque unità organica. Malgrado
+ciò, la scienza ha camminato; ed il Ficino, senza
+saperlo, ha servito al suo progresso. Quando egli diceva: — Il
+mare ha una terza essenza sua propria, i fiumi ne
+hanno un’altra, un’altra ne hanno le pietre, e così via
+discorrendo; ma v’è una terza essenza più generale, che
+è l’anima di tutto il nostro pianeta, come in ogni cosa
+v’è una forma che è forma di tutte le altre; — egli allora,
+senza punto avvedersene, apriva la via al primo filosofo
+indipendente ed originale che abbia avuto l’Italia. Che
+cosa, infatti, fece Giordano Bruno quando, sulle ali d’una
+nuova filosofia, levò quel volo audace e sublime che
+tanto dovea essergli fatale? Niente altro che riunire in
+una sola tutte le anime dei Ficino. — Questa, egli disse,
+è l’anima del mondo; è mente, anima e corpo nello
+stesso tempo; è Iddio e natura ad una volta; si manifesta
+per modi e mondi infiniti; non conosce nè tempo nè
+misura; in essa si trova l’armonia di tutti i contrari. — Impadronitosi
+di questa nuova e più alta <i>Unità</i>, in balia
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+di se stesso, abbandonossi alle forze vive del suo ingegno,
+ruppe le servili tradizioni della scuola platonica,
+e pieno d’<i>eroico furore</i> si spinse nel libero cielo
+della scienza, ove il suo astro brilla eternamente. Ma
+il Bruno non venne che un secolo dipoi, ed il Ficino
+non sognava di spianar la via ad un ingegno così ardimentoso,
+che dovea muover guerra a quell’antichità
+da lui tanto adorata, per amor della quale avea speso
+tutta la vita.
+</p>
+
+<p>
+Oltre i due grandi lavori della traduzione di Platone
+e della <i>Teologia Platonica</i>, fece Marsilio Ficino un numero
+infinito di traduzioni degli scrittori alessandrini;
+trattati, epistole, orazioni; diè pubbliche lezioni nello
+Studio fiorentino; insegnò a Cosimo, Piero e Lorenzo
+dei Medici; e fu l’anima della nuova Accademia, la
+quale sotto di lui cominciò finalmente a fiorire, con
+grande compiacenza de’ suoi mecenati e con plauso
+universale.
+</p>
+
+<p>
+Quando poi Lorenzo dei Medici venne ad onorarla
+della sua presenza e s’animò anch’egli in quelle
+discussioni, v’accorse un numero infinito di dotti, e
+tutti sollecitarono l’onore d’esservi ammessi. Leggevano
+i dialoghi di Platone, ed alcuni di essi prendevano
+le parti dei vari personaggi, le commentavano
+e difendevano: si facevano lunghe orazioni latine,
+nelle quali trionfava sempre la vasta dottrina di Marsilio,
+era applaudito il vario e facile ingegno di Lorenzo.
+Il 29 di novembre, giorno in cui nacque e
+morì Platone, e secondo un antico uso solenne fra
+i platonici, divenne per quell’Accademia fiorentina
+quasi una festa religiosa. Il busto di quel filosofo, inghirlandato
+di lauro, messo in luogo eminente, era
+soggetto di continue apostrofi, di continui inni; ed
+alcuni andarono così oltre nel loro fanatismo, da proporre
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+che si richiedesse alla corte di Roma la canonizzazione
+di Platone!&#8205;<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>
+</p>
+
+<p>
+Pochi potrebbero immaginarsi l’importanza che
+acquistò quella riunione di dotti, e l’onore che ne
+tornò al Ficino, ai Medici ed a Firenze. La città divenne
+centro degli eruditi italiani; la gioventù studiosa accorreva
+di Germania, di Francia e di Spagna, per assistere
+alle pubbliche lezioni del Ficino; i suoi scritti
+erano letti avidamente in tutta l’Europa; i suoi pregi
+e i suoi difetti, i suoi errori e le sue verità, tutto contribuiva
+a renderlo popolare. Invero, quei dotti e Firenze
+e l’Italia iniziavano allora una nuova civiltà; per
+tutto erano cattedre affollate, università fioritissime,
+un’attività incredibile di studi. La lingua latina, che tutti
+parlavano; la stampa, che moltiplicava per la prima volta
+i libri e spargeva in pochi giorni le idee per tutto il mondo;
+ogni cosa contribuiva a ravvicinare gli uomini, a
+destare nel genere umano la coscienza della sua unità,
+ed a far sorgere quel sentimento d’universale fratellanza,
+che un giorno sarà forse l’ultimo trionfo del
+Cristianesimo. Quello era infatti il principio della civiltà
+moderna, e l’Italia fu iniziatrice del gran movimento;
+divenne scuola e civilizzatrice del mondo; fu maestra
+a tutte le nazioni d’Europa, che poi la compensarono
+così amaramente dei benefizi ricevuti. E i dotti,
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+gli eruditi, i servili imitatori degli antichi e lo stesso
+Lorenzo dei Medici, senza saperlo e senza volerlo,
+furono anch’essi strumento nella mano di Dio a questa
+grande opera; lavorarono, loro malgrado, al grande
+rinnovamento della civiltà moderna, alla conquista della
+libertà del pensiero!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap5-1">CAPITOLO QUINTO.
+<span class="smaller">Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia,
+ritorno a Firenze.<br>
+[1482-1490.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il Savonarola si trovò di nuovo isolato dopo i
+primi giorni della sua dimora in Firenze. A misura
+che egli diveniva più familiare e dimestico con alcuno di
+quei cittadini, subito scorgeva attraverso quella grande
+cultura della mente, un dubbio eterno nell’anima, un
+sarcasmo continuo sulle labbra. Questa universale mancanza
+di principii e di fede, lo faceva di nuovo rientrare
+in sè stesso, e lo disgustava tanto più fieramente,
+quanto maggiori erano state le speranze da lui concepite
+nell’entrare in Firenze. Negli stessi frati di San
+Marco non vedea alcuna vera religione, e il nome di
+Sant’Antonino, che sì spesso ripetevano, era pronunziato
+piuttosto a stimolo di vanagloria, che di carità. Quei loro
+vantati studi più di tutto lo sdegnavano: vederli discutere
+con calore sopra i detti di Platone e d’Aristotele,
+non curando o non avvedendosi neppure quando l’amor
+di partito e l’impeto della discussione li portava a contrastare
+i principii stessi della religione, era cosa per
+lui nuova ed orrenda. Epperò, sin d’allora cominciò a
+nutrire nell’animo un certo sdegno e quasi disprezzo
+per tutti quegli eruditi, letterati e filosofi; sdegno che
+andò sempre crescendo, e qualche volta lo portò fino a
+sparlare della filosofia stessa, nella quale tanti anni avea
+spesi, tante fatiche durate e così valente era divenuto.
+</p>
+
+<p>
+Nè è da credere che, a lungo andare, i Fiorentini
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+potessero mostrargli simpatia; giacchè una diversità d’indole,
+profonda e irreconciliabile, li separava da questo
+frate nuovamente arrivato. In lui tutto partiva dal cuore,
+il cui impeto generoso moveva i pensieri stessi della sua
+mente: i suoi modi però e le forme del dire erano rozze
+e neglette; la pronunzia aspra; le parole incolte; il gesto
+impetuoso e quasi violento. I Fiorentini amavano invece
+nei loro predicatori uno studio misurato di gesti, di
+parole, di frasi; una imitazione visibile di qualche antico;
+citazioni continue d’altri: quanto alla sostanza delle
+prediche, non vi facevano gran caso; spesso anzi applaudivano
+chi lasciava travedere di crederci poco. Il Savonarola
+venia fuori ne’ suoi sermoni furioso contro i
+vizi, e la poca religione del clero e dei secolari; sparlava
+dei poeti e dei filosofi; condannava lo strano fanatismo
+per gli antichi; e non voleva citare altro libro che la Bibbia,
+sulla quale fondava tutti i suoi discorsi. Ma a Firenze
+pochi volevano leggere la Bibbia, perchè ne trovavano
+scorretto il latino, e non voleano guastarsi lo stile.&#8205;<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>
+</p>
+
+<p>
+Così avvenne che nella chiesa di San Lorenzo, ove
+l’anno 1483 predicava il frate di San Marco, non si raccolsero
+mai più di venticinque uditori; mentre a Santo
+Spirito, ove andava un tal Mariano da Gennazzano, la
+chiesa non bastava a contenere la folla. Questi era un
+favorito dei Medici, i quali gli aveano fatto edificare un
+convento fuori Porta San Gallo, ove Lorenzo il Magnifico,
+che voleva essere tenuto un uomo universale,
+andava spesso a trattenersi per disputare con lui di teologia.
+Il suo nome era divenuto grandissimo in Firenze,
+massime fra i letterati cortigiani, che correvano a udirlo
+e lo andavano lodando per tutto. In una lettera
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+assai bella, il Poliziano descrive con molta eloquenza i
+pregi di questo oratore; ma nel lodarlo, senza avvedersene,
+scopre invece i difetti di lui e del suo
+uditorio. «Io andai, egli scrive all’amico Tristano
+Calco, assai male prevenuto, perchè le grandi lodi
+mi aveano reso diffidente. Non appena però entrai in
+chiesa, che l’abito, il volto, la sua figura mutarono il
+mio animo, e subito desiderai ed aspettai qualche cosa
+di grande. Io ti confesso che più volte mi è sembrato
+vederlo ingigantirsi sul pergamo assai al disopra della
+figura umana. Ecco egli incomincia a parlare. <i>Io son
+tutto orecchi alla canora voce, alle parole elette, alle
+grandi sentenze. Discerno poi gl’incisi, riconosco i periodi,
+son dominato dall’armoniosa cadenza, ec.</i>»&#8205;<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> Così,
+anche un uomo di tanta dottrina e di tanto gusto, quale
+era il Poliziano, si fermava a notare principalmente la
+scelta delle parole e la cadenza dei periodi. La posterità,
+è vero, ha dimenticato il nome del Gennazzano;&#8205;<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> ma i
+contemporanei lo levarono a cielo, ed il Savonarola rimanea
+allora da un tale emulo sopraffatto. Lo stesso
+Girolamo Benivieni, divenuto fin d’allora seguace del
+Savonarola, gli diceva: — «Padre, non si può negare
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+che la vostra dottrina sia vera, utile e necessaria; ma il
+vostro modo di porgere manca di grazia, specialmente
+essendovi ogni giorno il paragone di Frà Mariano.» — Il
+Savonarola gli rispose: — «Questa eleganza di parole
+deve cedere innanzi alla semplicità del predicare
+sana dottrina.»&#8205;<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> — Ma comunque si fosse dell’avvenire,
+era certo per ora che l’uditorio del Gennazzano
+ogni giorno cresceva. Egli studiava le frasi, le parole,
+i gesti; declamava con eleganza versi latini e greci; citava
+di continuo Aristotele e Platone: le sue prediche
+imitavano le orazioni del Ficino nell’Accademia Platonica,
+le quali erano tenute allora il perfetto modello
+d’ogni eloquenza; spesso raccontava aneddoti che facevano
+ridere gli uditori; e sempre si valeva di tutti i
+mezzi che potessero accrescerne il numero.
+</p>
+
+<p>
+Il trionfo d’un tale emulo non doveva certo umiliare
+il Savonarola; ma chi conosce di quanti triboli
+sieno seminati i primi passi della vita, fra quante incertezze
+bisogni lottare prima d’acquistar sicura coscienza
+di sè, che inevitabile necessità sia per l’oratore
+la simpatia dell’uditorio, colui potrà facilmente
+comprendere che il Savonarola non restasse indifferente
+alla freddezza con cui veniva accolto. Egli si vedeva come
+arrestato nel principio del suo cammino; gli era chiusa
+una via necessaria, indispensabile alla sua esistenza.
+Un momento pensò di abbandonare la predicazione e
+darsi solo all’insegnamento; ma dipoi il suo impeto naturale
+si ridestò più forte, e decise di fulminare con voce
+più terribile i vizi di quel popolo addormentato, e scuoterlo
+così dal suo letargo.
+</p>
+
+<p>
+Quella sua fantasia per sè stessa eccitabile, s’andò
+allora sempre più esaltando. In luogo di retrocedere, procedeva
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+più oltre nelle sue idee: la freddezza e l’indifferenza
+del popolo continuavano a persuadergli sempre
+più la necessità della sua divina missione: innanzi alla
+mente gli ritornava la storia degli antichi profeti, che
+tutti e sempre aveano dovuto combattere colla ingratitudine
+del popolo Ebreo. Il paragone infiammava il
+suo animo, e dava maggior forza al pensiero d’una feroce
+guerra contro i vizi del suo tempo, contro
+gli scandali di Roma; guerra che egli cominciò a riguardare
+come ordinata dal Signore. Nella preghiera,
+nelle contemplazioni, nelle estasi si attendeva la diretta
+visione di Dio, quella visione che la filosofia del Ficino
+voleva far credere quasi familiare e domestica; ed il
+Savonarola la desiderò tanto ardentemente, che finì col
+persuadersi d’essere esaudito.
+</p>
+
+<p>
+In questo strano esaltamento di spirito, non è da
+farsi maraviglia se molte e diverse visioni cominciassero
+realmente a circondarlo. Un giorno, mentre
+parlava con una monaca, gli parve ad un tratto che il
+cielo s’aprisse dinanzi a lui; vide descriversi ai suoi
+occhi le future calamità della Chiesa, e udì una voce
+che gl’imponeva d’annunziarle al popolo.&#8205;<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> Da quel momento
+si tenne sicuro della sua divina missione, la
+considerò come il supremo dovere della sua vita e non
+pensò che a poterla adempiere. Avrebbe voluto una voce
+per tuonare sopra tutta la terra, per gridare a tutti i
+popoli: «Ravvedetevi, ritornate al Signore.» Le visioni
+del Vecchio Testamento e dell’Apocalisse si schieravano
+innanzi alla sua fantasia come cosa reale, e gli
+raffiguravano le sventure dell’Italia e della Chiesa; gliene
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+simboleggiavano la futura rigenerazione per opera sua.
+Egli udiva per tutto risuonare voci che gl’imponevano
+di continuare l’intrapreso cammino, di non lasciarsi
+vincere dalla stanchezza, di non farsi umiliare dalla
+indifferenza del popolo fiorentino.
+</p>
+
+<p>
+In quell’anno medesimo (1484) ebbe luogo la morte
+di papa Sisto IV; e mentre che molti si aspettavano
+dalla nuova elezione un conforto ai tanti mali che travagliavano
+la Chiesa, si udì invece essere nata fra i cardinali
+del conclave tanta dissensione, che temevasi
+d’uno scisma. Ed il Savonarola scrisse allora una poesia
+nella quale, rivolgendosi a Gesù Cristo, diceva:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Deh! mira con pietade in che procella</p>
+<p class="i02"> Si trova la tua sposa,</p>
+<p class="i01">E quanto sangue, oimè! tra noi s’aspetta,</p>
+<p class="i02"> Se la tua man pietosa,</p>
+<p class="i01">Che di perdonar sempre si diletta,</p>
+<p class="i02"> Non la riduce a quella</p>
+<p class="i01">Pace che fu quando era poverella.&#8205;<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+La seguíta elezione tolse però ai buoni ogni speranza.
+Si udirono per tutta Italia i particolari dello scandaloso
+mercato tenuto nel conclave; si seppero il prezzo e i
+nomi di coloro che aveano venduto i voti. Ed il pontefice
+Innocenzo VIII, non appena salito sulla Sedia,
+condusse le cose a tale, che contro ogni immaginazione
+degli uomini rese desiderabili i tempi di Sisto!
+Egli non copriva più i suoi protetti col nome di nipoti,
+ma li chiamava principi pontificii e li riconosceva
+apertamente per figli: era non solo padre e padre
+dissoluto, ma così indulgente verso ogni sorta di vizi,
+che la corte romana divenne ricovero d’ogni lascivia
+e d’ogni scandalo. Ognuno era commosso per questi
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+fatti, che minacciavano la religione e disonoravano
+l’umanità; nè si sapea preveder ove mai dovesse precipitare
+l’umana società con questa serie di papi che
+ogni giorno peggioravano. Alla morte di Sisto s’era creduto
+impossibile il non migliorare, ma ora si perdeva
+ogni speranza ed ogni fiducia nell’avvenire. Se questi
+fatti indegnavano in tal modo un popolo così corrotto,
+che dovea essere del Savonarola? È certo più facile
+immaginare che descrivere la tempesta che allora aveva
+luogo nel suo animo.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente, fu mandato a predicare le due quaresime
+dell’84 e 85&#8205;<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> nella piccola terra di San Geminiano,
+posta fra i monti di Siena. Essa non era per
+altro il povero e abbandonato paesello che oggi si vede.
+I monumenti, le torri che si levano altissime e si scoprono
+così lontane alla vista di chi percorre la Toscana,
+le chiese adorne dei più vaghi concetti del Ghirlandaio,
+attestano ancora che San Geminiano fu una volta fiorente
+di arti e di senno civile. La sua popolazione non
+avea certo la squisita raffinatezza dei Fiorentini; ma
+neppure corrompeva col troppo studio e i molti sofismi
+la spontanea ingenuità del suo cuore; non perdeva le
+idee sotto alle frasi; nè, come il Poliziano, cercava
+nei predicatori solamente maestria di periodi e d’incisi,
+armoniosa cadenza di parole. Su quei monti e nelle
+pianure d’intorno la campagna vi sorride un sorriso
+eterno, la primavera vi è quasi divina, il largo e tranquillo
+orizzonte che si scopre da quelle alture riconcilia
+l’uomo colla natura e lo ravvicina a Dio.
+</p>
+
+<p>
+Fra le torri di San Geminiano, adunque, la voce del
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+Savonarola echeggiò più sicura e più padrona di sè; egli
+manifestò per la prima volta quelle idee che da lungo
+tempo lo dominavano, e mise fuori quelle parole che
+doveano essere il suo grido di guerra, la bandiera di
+tutta la sua vita:
+</p>
+
+<p>
+1º La Chiesa sarà flagellata,
+</p>
+
+<p>
+2º E poi rinnovata;
+</p>
+
+<p>
+3º E ciò sarà presto.
+</p>
+
+<p>
+Egli medesimo ci avverte che allora non manifestò queste
+cose come rivelazioni divine, perchè non credette
+quel popolo ancora maturo; ma si tenne solo all’autorità
+della Bibbia e della ragion naturale.&#8205;<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>
+</p>
+
+<p>
+Invero, la storia del popolo Ebreo non è che una
+serie di trasgressioni e punizioni continue: vi trovava
+perciò il Savonarola mille argomenti a provare che
+la universale corruzione della Chiesa rendeva inevitabile
+il flagello dell’ira di Dio. E questi argomenti venivano
+da lui esposti con tanto maggior forza, in quanto
+erano quelli appunto che aveano cominciato a persuadergli
+le sue idee prima che esse rivestendosi, per così
+dire, di realtà e pigliando forma d’immagini divine,
+gli fossero penetrate più profondamente nell’anima.&#8205;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> Ogni
+volta che parlò dei costumi corrotti, ogni volta che annunziò
+i futuri flagelli, sentì crescersi l’animo; la parola
+gli venne più franca, più efficace ed eloquente; l’attenzione
+del popolo era scossa, l’uditorio quasi rapito. A
+San Geminiano, adunque, egli ritrovò la sua strada; ivi
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+conobbe che i tristi presentimenti i quali agitavano il suo
+petto, erano del pari nascosti nel cuore delle moltitudini;
+e che annunziando arditamente i futuri flagelli, egli veniva
+quasi a rivelare il popolo italiano a se stesso, e
+trovava sempre un eco universale. Ritornava, dunque,
+a Firenze più tranquillo e sicuro di sè: ma divenuto
+più certo dei suoi principii, egli era anche fatto più
+cauto dall’esperienza, più guardingo e accorto nel parlare
+a quel popolo indifferente.
+</p>
+
+<p>
+Riprese perciò il suo modesto ufficio di lettore fino
+alla quaresima dell’86, quando fu mandato a predicare
+in varie città della Lombardia, e principalmente a
+Brescia. Ivi espose l’Apocalisse. La sua parola fu piena
+di fervore, il suo accento imperioso, la voce quasi tuonava:
+egli accusò quel popolo dei suoi peccati, accusò
+tutta Italia, minacciò l’ira di Dio. Descrisse le figure
+dei ventiquattro vecchioni, e immaginò che uno di loro
+sorgesse ad annunziare i futuri danni dei Bresciani. — La
+città verrebbe in preda di furiosi nemici, e si sarebbero
+visti per le vie rivi di sangue; le mogli verrebbero
+tolte ai mariti, le vergini violate, i figli trucidati sotto
+gli occhi delle madri; tutto sarebbe stato pieno di terrore,
+di sangue e di fuoco. Concludeva il sermone invitando
+ognuno alla penitenza, perchè il Signore avrebbe
+avuto misericordia dei buoni. — La misteriosa immagine
+del vecchione fece una profonda impressione sul
+popolo; la sua voce sembrò risuonar veramente da
+un altro mondo; le sue minacce spaventarono terribilmente.
+E quando nel 1512 la città dovette sopportare
+quel feroce sacco dai soldati di Gastone di Foix, nel
+quale morirono incirca seimila persone, i Bresciani
+rammentarono allora il vecchione dell’Apocalisse ed il
+predicatore ferrarese.&#8205;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il successo di questo quaresimale fu quello che
+prima cominciò a spandere in Italia il nome del Savonarola,
+e pose un suggello alla sua vita, perchè da quel
+giorno egli non dubitò mai più di se stesso. Il candore
+però e la bontà dell’animo suo eran tali, che con questa
+sicurezza di sè cresceva la modestia e l’umiltà. La
+sua preghiera, la fede, il religioso esaltamento erano divenuti
+tali, che il suo compagno, Frà Sebastiano da Brescia,
+andava raccontando come il Savonarola era nella
+orazione continuamente rapito ai sensi; che nel celebrare
+la messa si trovava costretto ritirarsi in luogo solitario,
+tanto il fervore lo portava fuori di sè; che la sua
+testa gli appariva qualche volta circondata di luce.&#8205;<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
+</p>
+
+<p>
+Un’altra occasione dètte al Savonarola un secondo
+successo. Tenevasi a Reggio un Capitolo di Domenicani,
+nel quale si doveano trattare discussioni teologiche e
+quistioni concernenti la disciplina: egli v’intervenne, ed
+insieme con lui v’assistevano non solo un gran numero
+d’ecclesiastici, ma ancora alcuni laici di grandissima
+fama nelle lettere e nelle scienze. Fra questi, quegli
+che più di tutti richiamava l’attenzione, era il celebre
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+Giovanni Pico, principe della Mirandola.&#8205;<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> Non aveva allora
+che ventitrè anni, ma già era conosciuto nel mondo come
+un prodigio d’intelligenza, e tutti gli davano il nome di
+<i>Fenice degl’ingegni</i>. Fin da’ suoi più teneri anni, fecero
+in lui maraviglia il precoce ingegno e la portentosa
+memoria. Avanzatosi ben presto negli studi, volle percorrere
+tutte le università d’Italia e di Francia, assistere
+a tutte le lezioni. Non contento di scrivere latino
+e greco più facilmente che il suo natio linguaggio, fu il
+primo che si désse in quel tempo allo studio delle lingue
+orientali, e di qualunque altra potè trovare un
+maestro o una grammatica; tanto che ebbe fama di
+conoscerne ventidue. E come nelle lingue, così nelle
+scienze sperava di essere universale, e pensava di potere
+abbracciare tutto lo scibile de’ suoi tempi. Furono
+poi tante le lodi che ricevè da tutti, e venne in tale opinione
+di sè, che andato a Roma propose di rispondere
+pubblicamente sopra novecento conclusioni, nelle quali
+pretendeva di aver raccolto lo scibile; ed invitò in suo
+nome tutti i dotti, promettendo ai meno agiati di pagar le
+spese del viaggio. Quelle conclusioni erano, in vero, una
+povera cosa, ed in fondo non contenevano nulla; pure alcune
+di esse riguardando l’astrologia divinatrice, furono
+tutte dal papa condannate, e la sfida perciò non ebbe effetto.
+Il Pico scrisse subito la sua Apologia e si sottomise
+alla Corte di Roma; sebbene la sua fama in luogo
+di sminuirne, fosse andata per questi fatti sempre crescendo.
+E certo, dopo il nome di Lorenzo de’ Medici, non
+ve n’era un altro che si fosse sparso nel mondo, quanto
+quello del Mirandolano. La posterità è stata però assai
+più severa, ed a poco a poco quella fama s’è andata
+oscurando: la sua vasta erudizione era, per verità,
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+poco profonda; egli restava assai indietro al Poliziano
+nelle lettere, al Ficino nella filosofia.&#8205;<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> Delle ventidue
+lingue che si vantava di conoscere, era sì poco pratico,
+che un ebreo potè vendergli sessanta codici come
+libri scritti per comando di Esdra, mentre non erano
+che la notissima cabala: di alcune altre sapeva poco più
+che l’alfabeto. In italiano scrivea poi senza alcuna eleganza,
+ed i suoi giudizi erano tanto mal sicuri, che egli
+fu di coloro i quali preferivano le poesie di Lorenzo a
+quelle del Petrarca e di Dante.&#8205;<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> Nondimeno, molti erano
+i meriti del Pico. Egli fu il primo ad allargare l’erudizione
+del suo secolo nelle lingue orientali, che innanzi
+a lui non erano da alcuno studiate; egli dètte l’esempio
+d’un’attività instancabile, spesa tutta nel culto delle
+lettere; di un principe che rinunziava agli onori del suo
+grado per vivere da uguale fra gli studiosi. Il suo facile
+ingegno, la portentosa memoria, il conversare svariato
+e vivace, le maniere nobili e gentili, la bella e
+giovanile presenza, i biondi capelli che profusamente
+inanellati gli cadevano sulle spalle, tutto destava in lui
+simpatia ed aiutava a diffondere il suo nome.&#8205;<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> — Tale
+era l’uomo intorno a cui facevano corona tutti i dotti
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+che si trovavano nel capitolo di Reggio, a cui mostravano
+singolare deferenza anche i più alti dignitari
+ecclesiastici.
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola sedeva in mezzo ai frati, tutto concentrato
+in se stesso: la testa avvallata nel cappuccio;
+il volto pallido e scarno; l’occhio infossato, immobile
+e vivissimo; la fronte solcata da rughe profonde; tutto
+attestava nella sua figura un animo dominato da forti
+pensieri. Chi lo avesse quel giorno paragonato al Pico,
+vedendo l’uno così vago, gentile, socievole e leggiero;
+l’altro grave, solitario, severo e quasi duro, li avrebbe
+giudicati due caratteri in opposizione fra loro, due uomini
+che non potrebbero giammai intendersi. Eppure
+quel giorno doveano divenire amici per tutta la vita. Nel
+Pico, la fama, gli elogi e l’opinione che aveva di sè,
+non erano arrivati a guastargli il cuore. Il suo animo,
+diverso assai da quello dei dotti del suo tempo, era
+essenzialmente buono, si apriva ingenuamente alle sante
+ispirazioni del vero e del bene; e questo dovea, malgrado
+ogni contraria apparenza, stringere fra due uomini
+così diversi un’amicizia eterna.
+</p>
+
+<p>
+Quel giorno il Savonarola s’accese fortemente nella
+disputa. Fino a che si parlò di domma, egli restò immobile
+e silenzioso; non prese parte in una disputa nella
+quale si faceva prova solamente d’acume scolastico:
+ma quando si venne a parlare della disciplina, allora si
+levò, e la sua voce parve quella medesima di Brescia,
+scosse come una folgore gli uditori, li tenne immobili
+ed attoniti. Parlò contro la corruzione del clero, e l’impeto
+delle parole lo trascinò cosiffattamente, che egli
+medesimo durò fatica a fermarsi. Il suo discorso lasciò
+in tutti impressione d’un uomo straordinario,
+d’un uomo animato da uno spirito superiore.&#8205;<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> Molti
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+vollero conoscerlo, parecchi principi si misero con lui
+in corrispondenza di lettere; ma quegli che più di tutti
+restò rapito dalla sua eloquenza, fu il giovane Pico, che
+da quel giorno divenne ammiratore, seguace ed uno
+degli amici più cordiali del Savonarola. Cominciò a levarne
+a cielo il nome, a spanderne la fama per tutta
+Italia; e fermatosi a Firenze, non fu contento sino a
+che non ebbe persuaso Lorenzo dei Medici d’invitarlo
+a venire nuovamente in San Marco. Ivi si strinse sempre
+più la loro amicizia; l’ammirazione del Pico andò
+ogni giorno crescendo; ed è fuori di dubbio che solo
+la morte prematura gl’impedì di vestir l’abito ed entrare
+anch’egli nel convento.
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola rimase ancora nella Lombardia fino
+al gennaio dell’anno 1470, quando partì per andare
+a predicare in Genova.&#8205;<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> Ai 25 di quel mese egli era
+a Pavia, donde scriveva alla madre una lunga lettera,
+piena d’affetto e di abbandono. Si scusa di non aiutar
+la famiglia d’altro che orazioni, giacchè la sua professione
+di religioso gl’impedisce di fare altrimenti;
+egli però prende coll’animo parte a tutti i loro dolori, a
+tutte le gioie. «Io ho rinunziato a questo mondo e sommi
+dato a lavorare la vigna del Signore in diverse città,
+per salvare non solo l’anima mia, ma ancora quella
+degli altri. Se il Signore m’ha dato il talento, bisogna
+che l’adoperi come a lui piace; e poi che m’ha eletto
+a questo santo ufficio, siate contenta che l’adempia
+fuor della patria mia, perchè vi faccio assai maggior
+frutto che a Ferrara. Ivi mi avverrebbe come a Cristo,
+quando i suoi compatrioti dicevano: <i>Non è costui
+fabro e figliuolo d un fabro?</i> Ma fuori della patria mia
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+non mi è detto così; anzi quando mi voglio partire,
+piangono uomini e donne, ed apprezzano grandemente
+le mie parole. — Io credevo di scrivere pochi versi;
+ma l’amore ha fatto trascorrere la penna, e vi ho aperto
+il mio cuore assai più di quello che non avevo pensato di
+fare. Sappiate adunque, che esso è più che mai fermo ad
+esporre l’anima, il corpo e tutta la scienza che Iddio
+m’ha data per amore di lui e salute del prossimo; e
+poichè questo non posso farlo nella patria, voglio farlo
+di fuori. Confortate tutti al ben vivere. Oggi partirò per
+Genova.»&#8205;<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver predicato la quaresima del 90 a Genova,
+il Savonarola era, per le istanze di Lorenzo il Magnifico,
+richiamato dai suoi superiori a Firenze. E così il
+fiero nemico dei Medici, il sovvertitore della loro potenza,
+veniva da essi medesimi invitato e pregato.
+Malgrado la sua accortezza, Lorenzo ignorava che tristi
+danni apparecchiava alla sua casa, e che fuoco accendeva
+in quel convento dal suo avo edificato.&#8205;<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola non aveva ancora dimenticato la glaciale
+indifferenza dei Fiorentini, e non voleva esporvisi
+una seconda volta. Riprese perciò di nuovo l’insegnamento
+dei novizi di San Marco, che a poco a poco divennero
+la sua cura più tenera, la sua speranza più
+cara. Infondeva in loro i suoi sentimenti e le sue idee,
+e aspettava intanto giorni migliori. Ma il suo nome era
+già noto, e l’opinione del Pico avea molto peso in Firenze;
+onde un numero d’amici più benevoli lo pregavano
+che soddisfacesse alla curiosità del pubblico, e
+permettesse che almeno alcuni pochi venissero a udire
+le sue lezioni. Ed egli finalmente volle consentirlo: nel
+chiostro di San Marco, sotto una pianta di rose damaschine,
+che per la venerazione de’ suoi frati s’è andata
+fino ad oggi rinnovando, cominciò ad esporre l’Apocalisse
+ad un cerchio ristretto di pochi e benevoli uditori.
+Ma il numero ne andava ogni giorno crescendo; ogni
+giorno v’erano nuove istanze perchè salisse una volta
+sul pergamo. Non volendo più resistere a queste domande,
+raccomandò ai suoi uditori che pregassero per
+lui il Signore, ed un sabato disse loro: — Domani parleremo
+in chiesa, e sarà lezione e predicazione.&#8205;<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Era il primo d’agosto di quel medesimo anno 1490;
+San Marco era affollato di gente, che voleva conoscere questo
+nuovo predicatore, il quale, passato altra volta inosservato
+in Firenze, avea saputo levare così gran fama di
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+sè nel resto d’Italia. Il Savonarola finalmente salì sul pergamo,
+ed egli stesso lasciò scritto che fece quel giorno
+una predica terribile. Continuò l’esposizione dell’Apocalisse;
+le mura di San Marco echeggiarono per la
+prima volta delle sue famose conclusioni, ed egli riuscì
+per un poco ad infondere in quella moltitudine
+estatica l’impeto del suo cuore; la sua voce parve quasi
+più che umana. Il successo di quel giorno fu compiuto;
+egli divenne il soggetto dei discorsi di tutte le brigate
+fiorentine; gli eruditi lasciarono un momento Platone,
+per disputare sui meriti del predicatore cristiano.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli non si lasciò illudere da questo momentaneo
+trionfo; capì che gli eruditi avrebbero ben presto
+mossa una guerra ostinata, e non potendo apporgli
+altro, lo avrebbero certamente accusato di poca
+dottrina. Onde, per ispegnere queste voci prima che nascessero,
+si decise a metter fuori parecchi de’ suoi
+scritti, acciò servissero nel medesimo tempo d’istruzione
+al popolo e di risposta agli eruditi. E noi prenderemo
+in esame questi primi lavori, affinchè ci facciano
+conoscere più da vicino il suo ingegno; del quale ancora
+non si è potuto dir nulla, per essersi perduto quasi
+tutto ciò che egli avea predicato o scritto finora.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap6-1">CAPITOLO SESTO.
+<span class="smaller">La filosofia del Savonarola.</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Fra tutte le opere del Savonarola, i suoi scritti filosofici,
+che servirono la più parte ad uso dei novizi, sono
+quelli che furono tenuti in minor conto. Quasi tutti i
+biografi, senza neppur leggerli, pigliarono in uso di ripetere
+ch’erano una debole e servile imitazione d’Aristotele
+e di San Tommaso. Più cose hanno contribuito a
+spargere questo giudizio, secondo noi, falsissimo: dapprima
+il piccolo volume di quelle opere, e il non essere
+tenute in grande considerazione neppure dal Savonarola
+medesimo: dipoi, le tante accuse che egli fece alla filosofia,
+ai filosofi ed alla vanità dei loro studi. Non potevasi credere
+che un uomo il quale avea tanto sparlato d’una
+scienza, potesse in quella medesima far cosa alcuna di
+pregio; ed a questo aggiungevasi, che quegli scritti, essendo
+veramente in molte parti una traduzione o un
+compendio di Aristotele e San Tommaso, confermavano
+secondo ogni apparenza il giudizio prevalso.
+</p>
+
+<p>
+Tutte queste cagioni però, non poterono rimuoverci
+dal prenderli in maturo esame, nè dal desiderio di accertare
+noi medesimi intorno alla verità dell’opinione
+generalmente adottata. Noi sapevamo fra quali tenebre
+andassero nascosti i primi lampi di luce che mandò la
+filosofia moderna, e quanto agli storici fosse stato difficile
+rintracciarli: sapevamo come in quel tempo tutti
+indistintamente imitassero Aristotele o Platone o qualche
+altro antico; ma quando fu giunta l’ora in cui la
+nuova filosofia dovea risorgere, essa fecesi strada attraverso
+aristotelici e platonici, attraverso tutte le scuole.
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+Allora imitatori, traduttori e commentatori cominciarono
+a poco a poco a risentire una nuova vita, a prendere
+un nuovo cammino; ma difficilmente si trova fra questi
+primi novatori alcuno che abbia lasciato del tutto la
+scorta di qualche antico. Non è dunque l’avere o no
+seguito Aristotele, l’averlo o no imitato e copiato in
+molti luoghi, ciò che deve farci giudicare il vero merito
+d’un filosofo del risorgimento; ma egli è piuttosto
+l’avere o no riconosciuta l’autorità della propria ragione,
+della propria coscienza. Vive in essi veramente lo
+spirito nuovo? Ecco ciò che noi chiediamo. E così, nel
+prendere in esame gli scritti del Savonarola, non siamo
+andati cercando quante volte ha tradotto Aristotele, imitato
+Boezio, copiato San Tommaso; ma abbiamo cercato
+piuttosto se v’era qualche pagina in cui il Savonarola
+dicesse: vogliamo credere alla nostra propria
+esperienza, alla nostra ragione; vogliamo una volta credere
+alla voce che parla nella nostra coscienza, e nella
+coscienza del genere umano.
+</p>
+
+<p>
+Ed invero, ciò che non poteva indurci a seguire l’opinione
+universalmente adottata dagli altri biografi, era il
+considerare con quanta energia il Savonarola avesse
+sempre combattuto sul pergamo tutta l’antichità, la quale
+andava invadendo col suo paganesimo la società di quei
+tempi. Mille volte egli aveva accusato di materialismo
+quella filosofia aristotelica di cui lo voglion far così cieco
+seguace. — «Il vostro Aristotele, egli soleva dire continuamente,
+non riesce a provare neppure l’immortalità
+dell’anima: rimane incerto sopra punti così capitali, che
+io non so veramente comprendere come voi possiate
+affaticarvi perdutamente dietro alle sue carte.» — Ma
+per noi era anche di maggior peso l’osservare come nei
+suoi scritti teologici il Savonarola ragionasse con tanta
+libertà, con tanta indipendenza, con un’analisi tanto
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+sottile, un indurre così accorto. Di maniera che, volendo
+noi seguire l’opinione comune, ci saremmo veduti
+forzati a dire: — Il Savonarola ebbe due filosofie affatto
+contrarie fra loro: in una egli era schiavo d’Aristotele,
+seguace di quella scolastica che tanti aveano già abbandonata;
+e questa filosofia egli espose nei suoi scritti filosofici,
+insegnò ai novizi: in un’altra era libero, indipendente,
+pieno d’ardire e di fierezza; e questa si trova in
+un numero infinito di scritti teologici ed ascetici, la manifestò
+sul pergamo, la confermò con tutta la sua vita. — Il
+desiderio di risolvere una tal contradizione ci costrinse
+ad esaminare con molta diligenza gli scritti ed i principii
+filosofici del Savonarola; dopo di che a noi è sembrato
+che ogni contradizione sia sparita.
+</p>
+
+<p>
+Due scuole di filosofia regnavano a quel tempo in
+Italia: la Platonica e l’Aristotelica. La prima, cominciata
+con l’Accademia di Firenze, si allargò verso il mezzogiorno;
+e procedendo sempre più oltre nelle sue idee,
+andò a finire, come abbiam visto,&#8205;<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> nell’idealismo trascendentale
+di Giordano Bruno. La seconda cominciata a fiorire
+col Pomponaccio ed altri molti, si sparse invece nelle
+università di Bologna, Pavia, Padova e in tutta l’Italia
+superiore; raccomandò l’esperienza, dètte uno slancio
+grandissimo alle scienze naturali, e raggiunse in Galileo
+Galilei il suo più alto grado. Così, fra i moderni come fra
+gli antichi, Aristotele fu il vero instauratore della filosofia
+sperimentale; ed a torto la sua fama andò scadendo
+presso molti che non seppero distinguere il vero Aristotele
+da quello della Scolastica.
+</p>
+
+<p>
+Da queste due scuole ne risultò più tardi una terza,
+che si può dire iniziata da Bernardino Telesio e stabilita
+da Tommaso Campanella. Il Telesio studiò a Padova, dove
+fu educato nella filosofia sperimentale e nelle scienze naturali.
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+Egli volle combattere Aristotele e raccomandare
+l’esperienza, ma nel fatto seguì piuttosto Parmenide,
+con le cui idee scrisse il libro <i>De Rerum Natura</i>: tornato
+in patria, vi fondò la celebre Accademia Cosentina.
+In essa s’andò educando Tommaso Campanella frate
+domenicano, il quale dalla natura ideale del suo ingegno
+fu portato a deviare alquanto dalla via tenuta dal Telesio;
+e così ebbe propriamente origine la terza scuola di
+cui parliamo. Il Campanella, da un lato raccomandava
+l’esperienza, e dava, nella formazione delle nostre conoscenze,
+una parte così grande alla sensazione, da sembrar
+quasi un puro sensista; da un altro lato, ammetteva una
+<i>cognitio abdita</i>, o sia un intuito delle prime idee, delle quali
+diceva che senza aiuto della sensazione noi abbiamo una
+certezza maggiore d’ogni altra: ma non potè mai
+trovar modo di scendere da queste prime idee alle sensazioni,
+o dalle sensazioni risalire alle idee. Onde la sua
+dottrina riuscì nel fondo un imperfetto ecclettismo, nel
+quale la filosofia sperimentale si trova accanto ad una
+specie d’idealismo neoplatonico, a cui l’autore era per
+natura inclinato; e la teologia di san Tommaso ci si va
+sempre mescolando; senza che questi diversi elementi arrivino
+mai a fondersi insieme, o a prendere unità di sistema.
+Di tratto in tratto si vedono però lampi di genio
+maraviglioso, e per tutto una libertà, una indipendenza
+di pensare grandissima: quella dottrina era, infatti, concepita
+da una mente vasta, ardita, intraprendente; e
+quantunque disordinata e confusa, pure capace non di
+rado d’una penetrazione e precisione straordinaria.&#8205;<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel Savonarola s’erano riscontrate, in modo singolare,
+quasi tutte le medesime condizioni che fecero più
+tardi nascere la filosofia del Campanella. Domenicano anch’egli,
+aveva fatto un lungo studio delle opere di San Tommaso,
+la cui dottrina formò parte di tutte le sue idee: educato
+nei suoi primi anni nelle scienze sperimentali e nella
+filosofia aristotelica, venne dipoi a Firenze, ove si trovò
+nel centro della filosofia neoplatonica, accanto a Marsilio
+Ficino ed all’Accademia, con un’indole che lo portava
+quasi al misticismo. E l’ingegno stesso del Savonarola
+avea non poca somiglianza con quello del Campanella.
+Anch’egli era uno spirito libero ed ardito che avrebbe
+colla sua mente voluto abbracciar l’universo; anch’egli
+prendeva a volte una luce ed una forza inopinata, mentre
+a volte si perdeva nelle formole della Scolastica.
+Aveva però un vantaggio sul Campanella, in quanto che
+nel fondo del suo cuore e della sua mente v’era un’idea
+morale, chiara, precisa, potente; anima de’ suoi pensieri,
+luce della sua vita, unità della sua esistenza. Le filosofie
+di questi due domenicani hanno perciò tanta somiglianza
+fra loro, che è molto da maravigliarsi come altri prima
+di noi non l’abbia osservata.&#8205;<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+</p>
+
+<p>
+Venendo ora a discorrere partitamente delle opere
+filosofiche del Savonarola, innanzi tutto, che
+dai vecchi cataloghi dei suoi manoscritti apparisce come
+egli avesse molto studiato la scienza e lasciato parecchi lavori,
+che sono dipoi andati smarriti, fra i quali vogliamo
+citare un compendio di quasi tutte le opere di Platone
+e d’Aristotele.&#8205;<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> Ma le operette a stampa si riducono
+tutte in un sol volume, che contiene quattro piccoli
+trattati: <i>Compendio di filosofia, di morale, di logica</i>, e
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+finalmente un opuscolo sopra la <i>Divisione e dignità di
+tutte le scienze</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>
+</p>
+
+<p>
+La <i>filosofia</i> incomincia a parlare dell’ente, del moto,
+del primo motore, del cielo, della generazione e corruzione
+delle cose; e così discorrendo, piglia in esame la
+natura intera, e cominciando dagli oggetti inanimati,
+percorre tutta la scala insino all’uomo. Ci descrive il
+mondo, come lo descrivevano allora gli aristotelici; cioè
+quasi un grande animale in cui si trovano tre grandi
+anime; la vegetativa, la sensitiva e l’intellettiva. Non
+staremo però in questo a seguire minutamente l’autore,
+perchè egli non fa che ripetere le idee della scuola, e
+niente altro. Ma nella teorica della cognizione noi riconosciamo
+la mano ardita del Savonarola, il suo libero
+ingegno; e però la esporremo più particolarmente.
+«Bisogna cominciare dalle cose più note, egli dice,
+per andare alle ignote; giacchè solo per questa via si
+perviene facilmente a ritrovare il vero.&#8205;<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> Le sensazioni
+sono le cose a noi più note e vicine; esse vengono
+raccolte dalla memoria, ove la <i>mente</i> viene a
+trasformare più sensazioni particolari in una sola regola
+generale, o esperienza. Dopo ciò essa non si ferma
+ancora, anzi procede oltre, e da molte esperienze unite insieme
+raccoglie le verità universali.&#8205;<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> Perciò la vera esperienza
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+si volge verso i primi principii, le prime cause; è
+speculativa, libera, altissima.&#8205;<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> Ogni nostra conoscenza,
+adunque, comincia dal senso; onde nella filosofia, quella
+parte che è della sostanza sensibile deve precedere l’altra
+che è della sostanza sovrasensibile.»&#8205;<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> Altrove egli
+discorre in questo modo il processo con cui la sensazione
+si trasforma in idea. «Le sensazioni si raccolgono
+in forma d’immagini nella nostra fantasia; ivi l’intelletto
+se ne impadronisce, e per virtù sua propria le trasforma
+in atti intellettivi.&#8205;<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> Dal senso, adunque, senza un
+raziocinio propriamente detto e senza <i>alcuna autorità
+di dottore</i>, si formano le nostre cognizioni. L’intelletto
+stesso però, non potrebbe trasformare le sensazioni in
+idee, senza <i>preesistenti cognizioni intellettive</i>; privo
+delle quali non sarebbe altro che una <i>potenza</i>, incapace di
+venire all’<i>atto del conoscere</i>, incapace di comprendere il
+significato stesso delle parole. <i>Ogni dottrina, adunque,
+deve esser fondata sulle preesistenti cognizioni dei sensi,
+e sulla preesistente cognizione dei primi principii.</i>
+Questi poi si conoscono senza alcuna dimostrazione, perchè
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+veri e per sè evidentissimi.&#8205;<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> Essi, infatti, ci sembrano
+in apparenza lontani da noi e difficilissimi ad intendersi;
+ma in sostanza la loro essenza stessa è la verità e l’evidenza.
+Non sono veri solamente in quanto a sè; ma
+ancora in quanto formano e sono la verità di quegli altri
+principii di esperienza, che a noi sembrano più vicini
+e più facili. Ed invero, le cose in sè più note son quelle
+che partecipano più dell’<i>actum essendi</i>; come appunto
+sono Iddio, le prime intelligenze ed i primi principii.
+Il nostro intelletto procede dalla potenza all’atto del
+conoscere: in potenza, esso vede con evidenza e quasi
+per intuito quei primi principii chiarissimi e vicini alla
+nostra mente; ma quando si viene all’<i>atto del conoscere</i>,
+quando cioè noi siamo forzati a salire dal particolare al
+generale, allora invece li troviamo ultimi e difficilissimi.»&#8205;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>
+La difficoltà, adunque, non è già di conoscere le
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+preesistenti cognizioni dell’intelletto; ma essa sta nel
+mettere in rapporto le prime sensazioni con le prime
+idee, nel riempire l’immenso vuoto che è fra loro,
+cioè a dire nel fondare la scienza stessa.
+</p>
+
+<p>
+In questo modo il Savonarola poneva, con acume
+grandissimo, il problema fondamentale della filosofia; ma
+egli non andava più oltre di ciò, nè volle pure arrischiarsi
+a superare le difficoltà che sì chiaramente avea vedute.
+Ci ripete più volte che l’induzione è il metodo più
+efficace per passare dal noto all’ignoto; ma si contenta
+di queste troppo vaghe generalità, e così rimane nel
+suo sistema quel vuoto medesimo che più tardi troviamo
+nella filosofia del Campanella. Anche nel nostro autore,
+infatti, si possono notare assai spesso più ordini d’idee
+che mal si conciliano insieme: anche nella sua mente le
+dottrine platoniche ed aristoteliche andarono mescolate
+insieme colla teologia di san Tommaso, senza mai compiutamente
+armonizzarsi fra loro. Di tale errore si potrà
+nondimeno più facilmente scusare il Savonarola,
+in quanto che egli non fece della filosofia il suo unico
+studio, e in quei brevissimi trattati, scritti solo per aiuto
+dei novizi, non era possibile affrontare e molto meno
+risolvere il problema più arduo della scienza.
+</p>
+
+<p>
+Di questa prima parte degli scritti filosofici, o sia
+della <i>filosofia</i> propriamente detta, non ci resta a dire
+altro, perchè l’autore segue nel resto servilmente Aristotele,
+e spesso lo traduce. Passiamo quindi alla
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+<i>morale</i>. In questo secondo trattato egli segue ancora
+san Tommaso; ma piega un poco più alle idee neoplatoniche,
+e vi si scorge chiarissima la prossimità dell’Accademia
+e del Ficino. L’ultimo fine dell’uomo, egli dice,
+è la beatitudine, la quale non istà già nella contemplazione
+delle scienze speculative, come vogliono i filosofi
+naturali, ma nella pura visione di Dio. In questa
+vita non possiamo averne che un’immagine lontana,
+un’ombra incerta; nell’altra solamente potremo gustarne
+la pienezza e la realtà. Sebbene questa beatitudine
+non si possa raggiungere per sola forza umana,
+pure l’uomo deve cooperarvi mediante un <i>motus ad
+beatitudinem</i>, che gli dà la disposizione necessaria a
+riceverla. Non v’è che Dio, il quale è per sè stesso
+beato; l’uomo ha bisogno di molti sforzi, <i>motibus multis</i>;
+e questi non sono altro che le opere buone, le
+quali si dicono anche meriti, <i>perchè la beatitudine è
+il premio delle azioni virtuose</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> E qui bisogna notare
+che, tanto in filosofia come in teologia, il Savonarola
+ha sempre insistito sulla efficacia e necessità delle
+buone opere, e quindi sulla libertà umana. «Ciò che distingue
+l’uomo dagli animali, esso dice, è il libero arbitrio,
+il quale non è una qualità o un abito, ma è l’essenza
+stessa della volontà; <i>est ipsa hominis voluntas</i>.»&#8205;<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> Si scaglia
+poi contro gli astrologi, che la fanno soggetta
+agli astri. «La nostra volontà non può essere mossa fatalmente
+da alcuna forza estranea; sieno gli astri, sieno le
+passioni, sia Iddio medesimo. Il Creatore, infatti, conserva
+e non distrugge, muove il creato e tutte le cose
+secondo le leggi della loro natura. Or la nostra volontà
+è di sua natura essenzialmente libera; essa è la
+libertà stessa: Iddio, dunque, non potrà muoverla che
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+liberamente, se non vuole distruggerla.» Noi potremmo
+notare in questo trattato moltissime osservazioni giuste
+ed acute; ma avremo occasione di trovarne maggior copia
+in altre sue opere: onde per ora le lasciamo da banda.
+Vogliamo però citare alcune sue idee intorno alla veracità;
+perchè servano a combattere l’opinione di coloro i
+quali vorrebbero credere che il Savonarola assumesse
+un carattere che sapeva non essere il suo, e si fingesse
+profeta per meglio condurre il popolo. Questa opinione
+noi crediamo combattuta dalla storia dei fatti e dalle
+parole stesse del Savonarola, delle quali ora diamo un
+solo esempio. «Per veracità noi intendiamo un certo
+abito, secondo il quale l’uomo nell’azione e nelle
+parole si mostra tale quale egli è veramente, e piuttosto
+minore che maggiore.... Questo non è già un
+dovere legale, bensì morale; in quanto che, per onestà,
+è certamente un debito che ogni uomo ha
+verso il suo simile, e la manifestazione del vero è
+sempre una parte di giustizia.»&#8205;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> Non ci fermeremo
+qui a parlare della <i>politica</i> e dell’<i>economica</i>, che secondo
+le dottrine scolastiche facevano parte della morale;
+perchè avremo occasione di discorrerne più largamente
+nell’esaminare le idee politiche dell’autore.
+Nemmeno prenderemo in esame la <i>logica</i>; giacchè essa
+non è altro che un sunto della dialettica degli scolastici;
+e le poche idee che si trovano in essa di qualche
+importanza, le abbiamo già esposte più sopra.
+</p>
+
+<p>
+Ci resta ora a dir qualche cosa dell’opuscolo intorno
+alla <i>Divisione di tutte le scienze</i>, scritto dal Savonarola
+quando lo accusavano di tenere in dispregio
+la poesia e di non fare alcun conto della filosofia. Egli allora,
+per difendersi, presentò un quadro generale di tutte
+le scienze, mostrando che dava a ciascuna il suo proprio
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+luogo, e le rispettava tutte secondo la loro dignità. Il quadro
+che egli presenta, è chiaro, preciso e felicemente condotto;
+ma in fondo, non è altro che la divisione medesima
+degli scolastici. La filosofia vien divisa in razionale e
+reale: la prima serve a guidar la ragione, ed è la logica: la
+seconda tratta dell’ente reale, e suddividesi in pratica e
+speculativa. — La pratica poi si divide in meccanica e morale,
+secondo che tratta delle professioni meccaniche o
+delle azioni morali dell’uomo; e la morale suddividesi in
+etica, economica e politica. — La filosofia speculativa si
+tripartisce in tre scienze: fisica, matematica e metafisica,
+secondo che tratta di ciò che è inseparabile dalla materia,
+di ciò che può separarsene solamente per astrazione,
+o di ciò che è assolutamente immateriale. — La
+metafisica siede regina di tutte le scienze, va in cerca dei
+più alti veri, più di tutte nobilita ed eleva l’uomo.&#8205;<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+Ma questo però è un parlar <i>secondo puri naturali</i>, aggiunge
+il Savonarola; perchè, cristianamente parlando, la vera
+ed unica scienza è la teologia. Tutte le altre considerano
+cose particolari sotto aspetti particolari: essa solamente
+considera il tutto sotto un solo ed universale aspetto;
+essa è la scienza prima, e guarda tutte le cose nella prima
+causa: ma perciò appunto non le basta il lume naturale,
+ed ha bisogno del lume divino. Di qui è facile vedere
+come innanzi a questa scienza suprema, tutte le altre
+debbano oscurarsi e cederle il luogo; onde quel soverchio
+disprezzo che il Savonarola manifestò più tardi
+per la filosofia, la poesia e tutti gli studi profani in
+genere.
+</p>
+
+<p>
+Noi ci siamo fermati solamente alle divisioni principali,
+e non volemmo venire a parlar della poesia (di
+cui, secondo il costume scolastico, egli fa una parte della
+logica), perchè anche di ciò avremo altra volta occasione
+di parlare più a lungo. Ci basti ora riportar le parole
+che dice contro coloro che in ogni cosa, ma specialmente
+nella poesia, volevano servilmente correr dietro agli antichi.
+«Alcuni si sono talmente ristretti e talmente hanno
+sottomesso il proprio intelletto al carcere degli antichi,
+che non solamente non vogliono dir nulla contro il
+loro costume, ma nulla che essi non dissero.... Che
+ragione è dunque questa, qual nuova forza d’argomentare?
+Gli antichi non hanno parlato così, epperò
+neppure noi parleremo in tal modo. Se dunque gli
+antichi non fecero una bella azione, neppur noi dovrem
+farla?»&#8205;<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> E tale fu sempre il suo linguaggio.
+In quel secolo in cui non si scrivea libro che non fosse
+per levare a cielo gli antichi, il Savonarola era solo a
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+prendere la penna e muovere la voce contro di loro.
+Ma egli fece ancora di più, quando, dimenticando affatto
+gli antichi, prese a guida la propria ragione, e appoggiandosi
+solo ad essa, procedette innanzi. Nè ciò fece solo
+negli scritti filosofici, ma, come abbiam detto più sopra,
+se ne trova un numero infinito d’esempi nelle prediche
+e nelle opere teologiche. Si pigli, infatti, il <i>Trionfo della
+Croce</i>, il suo lavoro principale; quello in cui espose
+tutta la dottrina cristiana con ragioni naturali. Ivi, nel
+proemio, egli discorre così: «E perchè in questo libro
+noi vogliamo disputare solamente con ragione, non
+ci fonderemo in alcuna autorità; ma per tal modo procederemo
+come se non si avessi a credere a veruno
+uomo del mondo, quantunque sapiente, ma solo alla
+ragione naturale.»&#8205;<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> Ed altrove: «Noi bisogna per
+le cose visibili venire in cognizione delle invisibili,
+perchè ogni nostra cognizione comincia dal senso, il
+quale conosce solamente gli attributi corporali estrinseci;
+ma lo intelletto nostro, per la sua sottilità, penetra
+insino alla sostanza delle cose naturali, dalla considerazione
+delle quali si leva fino alla cognizione
+delle cose invisibili»&#8205;<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a> Nè si creda che questi sieno
+dei pensieri staccati che ci è venuto fatto di trovare nel
+corso dell’opera; perchè si trovano invece in sul bel
+principio di essa, e vi stanno ad esporre il disegno ed il
+metodo con cui deve esser condotta. Ogni capitolo comincia
+col premettere l’ipotesi, che non si sia imparato
+nulla da alcun uomo del mondo; col ripetere che non
+bisogna accettare altra autorità che la propria esperienza,
+la propria ragione; e così dal noto andando all’ignoto,
+procede infino alla fine.
+</p>
+
+<p>
+Se ora si voglia riflettere che il Savonarola vivea
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+quando ancora non era finito il secolo XV, quando il più
+gran filosofo dell’Europa era Marsilio Ficino, si dovrà
+senza dubbio consentire che egli fu primo&#8205;<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> a scuotere il
+vecchio giogo dell’autorità in filosofia, e che le lodi da
+noi dategli sono veridiche e fondate sopra un esame accurato
+ed imparziale dei suoi scritti. Già l’antico biografo
+Pacifico Burlamacchi, che avea conosciuto di persona
+il nostro frate, lasciò scritto: «che fino dalla prima
+infanzia non volle giudicar gli autori secondo la maggior
+fama, nè seguire quelle opinioni solamente che
+erano in voga, <i>ma avea sempre l’occhio alla verità ed
+alla ragione</i>.»&#8205;<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> Queste poche e semplici parole sono un
+ritratto assai più fedele di qualunque altro ce ne abbiano
+dato i biografi posteriori; e noi, dopo aver molto
+considerato le opere del Savonarola, torniamo al giudizio
+del vecchio cronista.
+</p>
+
+<p>
+Sentiamo però l’obbligo di dire al nostro lettore,
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+che non vogliamo con ciò tenere il nome del Savonarola
+tanto alto nella storia della filosofia, da dargli una importanza
+scientifica maggiore di quella che egli ebbe
+veramente. Assai spesso trascurò questa scienza; l’accusò
+di continuo, qualche volta anche disprezzandola;
+e volle quasi nascondere quei suoi brevi trattati,
+che perciò vennero in dimenticanza. Non si troveranno
+esaminati in nessuna storia della filosofia, non si troveranno
+citati in alcun filosofo posteriore; e lo stesso Campanella,
+il quale, come abbiam visto, potrebbe dirsi un
+suo seguace, non ebbe forse neppure una lontana notizia
+della loro esistenza. Ma se queste ragioni possono diminuire
+l’importanza che quegli scritti ebbero nella storia
+della filosofia, non potranno certo di niente scemarne
+il peso, quando si tratta di portare un giudizio sulla
+mente di chi li dettava. E per noi era di somma importanza
+il conoscere la forza intellettiva d’un uomo che
+ebbe tanta parte nelle cose de’ suoi tempi; tempi nei
+quali in tutta Europa si apparecchiava il rinnovamento
+della civiltà ed il ripristinamento dell’umana ragione.
+Qualunque fosse stata la missione del Savonarola, qualunque
+la sua indole e i fini che egli ebbe, era per noi
+sopra ogni altra cosa indispensabile il determinare l’altezza
+speculativa della sua mente, il decidere se egli
+dovea o no andare fra gli <i>uomini nuovi</i>. E ci pare
+omai certezza, che se il Savonarola non va messo alla
+testa del risorgimento, del quale ebbe come una profetica
+visione; se non viene considerato come il precursore
+di tutti coloro che più tardi ne fecero parte, e
+dei quali egli ebbe in supremo grado le eroiche virtù,
+le ardite aspirazioni e gli strani errori; non si potrà mai
+comprender nulla di quest’uomo, sul quale si è tanto
+scritto, senza che alcuno sia ancora riuscito a determinarne
+il vero carattere.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap7-1">CAPITOLO SETTIMO.
+<span class="smaller">I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la sua interpretazione
+della Bibbia.</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Se noi ci facciamo a considerare quel gran moto
+di civiltà che rinacque nel secolo XVI, troveremo che
+in fondo a tutte le dottrine, a tutte le dispute, a tutte
+le guerre religiose di quel tempo, v’era un bisogno universalmente
+sentito di ravvicinarsi a Dio: esso animava
+i dottori, creava il nuovo entusiasmo, dava la forza ai
+martiri. Che cosa, infatti, fu tutta la filosofia, tutta la
+scienza moderna, se non lo sforzo di ravvicinare la
+creatura al Creatore, sebbene eccedesse troppo spesso
+fino a confondere l’uno con l’altra? Che cosa promisero
+le nuove dottrine religiose, se non di mettere il fedele in
+rapporto diretto col Signore,&#8205;<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a> sebbene trascorressero
+poi, sino a distruggere la libertà umana? Pure, a chi
+bene lo considera, questo solo principio, malgrado i
+suoi eccessi, rinnovava la civiltà; quest’unico amore
+redimeva il genere umano dall’abisso di colpe in cui
+era caduto.
+</p>
+
+<p>
+Già, in sul cadere del secolo XV, noi ci possiamo avvedere
+che un nuovo calore penetra gli animi, che si
+comincia a sperar nuovamente nella forza delle idee e
+dei principii. Anima e vita di questo moto fu allora la
+filosofia alessandrina, perchè essa prometteva la visione
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+in Dio, ed in questa poneva la somma dell’umana felicità.
+Una tale idea si fece strada e penetrò rapidamente il
+cuore degli uomini, in un tempo in cui sembrava che il
+materialismo dovesse solo signoreggiare in eterno. Ma
+essa cominciava appena ad essere una teoria cavata
+dai libri, che già nel Savonarola era un sentimento
+nato con lui, che dominava tutta la sua vita, e poteva
+anzi dirsi la sua vita istessa. Egli non aveva, infatti, altra
+aspirazione che verso Dio; non sperava nè desiderava
+altro che trascinare dietro a sè il mondo nella beatitudine
+d’una tale aspirazione. E sotto questo aspetto, bisogna
+che noi prendiamo in esame la più parte dei suoi scritti
+religiosi, i quali assai spesso non sono altro che la manifestazione
+di questo sentimento religioso, di questo
+suo, per così dire, <i>santo furore</i>.
+</p>
+
+<p>
+Gli opuscoli che pubblicò intorno al 1492, furono
+quattro trattati sull’Umiltà, l’Orazione, l’Amore di Gesù
+Cristo e la Vita vedovile; scritti in parte ascetici, in parte
+semplicemente religiosi e morali. Noi cercheremo di
+esporre le idee del Savonarola più fedelmente che sarà
+possibile, acciò il lettore conosca bene con quali mezzi
+egli cominciasse allora a stabilire il suo ascendente sul
+popolo.
+</p>
+
+<p>
+«L’Umiltà e la Carità,» egli dice adunque nel suo
+primo opuscolo,&#8205;<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> «sono due virtù nello edificio spirituale
+estreme; perocchè l’umiltà è il fondamento che
+porta tutta la fabbrica, e la carità è la perfezione e consumazione
+dell’edifizio. Bisogna perciò che il fedele
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+si umilii dinanzi a Dio, che riconosca come egli è per sè
+stesso incapace di fare il bene, e come senza l’aiuto del
+Signore le sue opere non sarebbero altro che peccati. Nè
+basta che ciò sia una convinzione dell’intelletto; bisogna
+che sia anche un sentimento profondo dell’anima. La volontà
+dell’uomo è libera; ond’egli deve con tutte le sue
+forze adoprarsi a scacciare l’orgoglio, disporsi a ricevere
+la grazia; e gli atti esteriori saranno in ciò non solamente
+utili, ma anche necessarii. Si umilii perciò il credente
+verso i superiori, verso gli uguali; si umilii anche
+verso gl’inferiori. Ma se, giunto a questo punto, crederà
+di aver fatto gran cosa, allora l’umiltà esteriore sarà
+cresciuta a scapito della interiore, ed avrà perduto ogni
+merito. Si tenga, dunque, continuamente fermo nell’idea
+della sua nullità.»
+</p>
+
+<p>
+La preghiera, di cui si discorre nel <i>Trattato della
+orazione</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> è, secondo il Savonarola, uno dei mezzi più
+efficaci a tener vivo nell’uomo il sentimento dell’umiltà.
+«Sia perciò lunga, fervida e diuturna: rammentiamoci
+però di continuo che essa deve essere accompagnata dall’umiltà
+e dalla carità; senza di che è nulla. Finchè vi è fervore,
+si può dire che vi sia preghiera; e quando si esercitano
+opere di carità, anche allora si può dire che l’uomo
+preghi.»
+</p>
+
+<p>
+Queste medesime idee si trovano assai meglio svolte
+in un altro trattato <i>Della orazione mentale</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> «Colui che
+prega, deve parlare a Dio come se fosse presente; giacchè
+il Signore è per tutto, in ogni luogo, in ogni uomo;
+specialmente nell’anima del giusto. Epperò non si cerchi
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+in terra o in cielo o altrove; si cerchi nel proprio cuore,
+si faccia come il profeta, che dice: — Io udirò ciò che
+parlerà in me il Signore. — Nella preghiera, l’uomo può
+attendere alle parole, e questa è cosa tutta materiale; può
+attendere al senso delle parole, e questo è piuttosto studio
+che preghiera; può, finalmente, mettere il suo pensiero
+in Dio, e questa è la vera, la sola preghiera. Non bisogna
+stare a discorrere su per le sentenze, nè su per le
+parole; ma elevare le mente sopra di sè, e perdersi
+quasi nel pensiero di Dio. A questo punto il credente
+dimentica il mondo e i suoi desiderii; ha quasi un’ombra
+della celeste beatitudine. A tale altezza può giungere
+l’ignorante così facilmente come il dotto; anzi assai
+spesso avviene che colui che recita i salmi senza comprenderli,
+fa una preghiera assai più santa del dotto che
+saprebbe spiegarli. Le parole, infatti, non sono indispensabili
+alla preghiera; anzi, quando l’uomo è veramente
+rapito in ispirito, l’orazione vocale diventa quasi un
+impedimento, e deve dar luogo alla <i>mentale</i>. Epperò si
+vede quanto sia grande l’errore di coloro i quali prescrivono
+un numero di orazioni determinate. Il Signore
+non si diletta di moltitudine di parole, ma di fervore di
+spirito. Qui ci si faranno incontro, continua a dire il
+Savonarola, coloro che non sanno difendere altro che le
+cerimonie e il culto esteriore della Chiesa. A costoro
+noi risponderemo come il Salvatore alla Samaritana:
+«Donna, credimi che l’ora viene in cui non adorerete
+il Padre nè in questo monte nè in Gerusalemme.....
+Ma l’ora viene, ed è già al presente, che i veri adoratori
+adoreranno il Padre in ispirito e verità.» (Gio.
+VI, 21, 23.) Il che significa che il Signore vuole il culto
+interiore, senza tante cerimonie; e così infatti usava la
+Chiesa primitiva, quando non c’era bisogno di tanti organi
+e canti per levare la mente a Dio. Quando mancò
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+il fervore, si cominciarono a introdurre le cerimonie
+per medicina delle anime: ma oggi noi siamo divenuti
+simili all’infermo che ha perduto ogni virtù naturale,
+e le medicine non hanno più forza sopra di lui. Ogni
+fervore, ogni culto interiore è muto; e le cerimonie
+crescono sempre, ma restano inefficaci. Perciò noi siamo
+venuti ad annunziare al mondo, che il culto esteriore
+è destinato allo interiore, e le cerimonie non sono altro
+che mezzi per eccitare lo spirito.»
+</p>
+
+<p>
+Ma il <i>Trattato dello amore di Gesù Cristo</i>, di cui in
+poco tempo si videro più di sette edizioni,&#8205;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> esprime più
+chiaramente ancora quel mistico entusiasmo del Savonarola,
+di cui abbiamo più sopra parlato. «L’amore di
+Gesù Cristo è quel vivo affetto per cui il fedele desidera
+che la sua anima diventi quasi parte di quella di
+Cristo, e che la vita del Signore si riproduca in lui, non
+per esterna imitazione, ma per interna e divina ispirazione.
+Egli vorrebbe che la dottrina di Cristo fosse in lui
+cosa viva, vorrebbe patire il suo martirio, salire misticamente
+con lui sulla stessa croce. Questo amore è onnipotente,
+e non si può avere senza la grazia; perchè esso solleva
+l’uomo sopra sè stesso, e congiunge la creatura finita
+al Creatore infinito. L’uomo, infatti, sale continuamente
+dalla umanità alla divinità, quando è animato da questo
+amore; che è il più dolce di tutti gli affetti, penetra l’anima,
+s’impadronisce del corpo, e fa che il fedele cammini
+sulla terra come rapito in ispirito.»
+</p>
+
+<p>
+Noi abbiamo riportato quasi le parole medesime
+del Savonarola, perchè questo concetto dell’amore, che
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+ritorna di continuo nelle sue opere ed è un punto fondamentale
+della sua dottrina, non è stato ancora abbastanza
+osservato. È ben vero che nel definirlo il Savonarola
+non è molto preciso; giacchè qualche volta
+dice, questo amore non essere altro che la grazia; e
+qualche volta, non essere che la carità. In vero, esso
+partecipa d’ambedue, senza essere precisamente nè
+l’una cosa nè l’altra. — Quando la grazia s’infonde nell’uomo,
+genera immediatamente la carità; e senza la
+grazia, vera carità non può esservi: v’è però uno stato
+intermedio, in cui il credente, sentendo la vicinanza e
+quasi l’afflato di Dio, prova una suprema felicità, e come
+una celeste ebbrezza. Questo stato interno dell’anima che
+riceve la grazia ed è per generare la carità, è quello appunto
+che il Savonarola intende per <i>amore di Gesù
+Cristo</i>. E l’importanza di questo concetto nella sua dottrina,
+sta appunto nell’esprimere esso uno stato tutto subbiettivo
+dell’animo. Il Cristiano non può raggiungere la carità,
+senza la grazia che è un dono gratuito di Dio, per ottenere
+il quale la nostra volontà può assai poco contribuire;
+ma l’amore essendo invece una nostra <i>disposizione</i>,
+l’uomo può assai più facilmente elevarvisi: la
+grazia viene allora ad infondersi in noi quasi naturalmente,
+e la carità scaturisce dal nostro cuore come di
+necessità. Così l’<i>amore</i> ha la sovrumana potenza di riunire
+la creatura che è finita al Creatore che è infinito,
+e spiega in certo modo il mistero della libertà umana e
+della onnipotenza divina.
+</p>
+
+<p>
+Quest’opuscolo si conclude con alcune <i>Laudi e
+Contemplazioni infiammative</i>, nelle quali il Savonarola
+s’abbandona ad ogni sorta d’esclamazioni intorno alla
+misericordia e bontà del Signore, al desiderio ardente che
+ha la sua anima d’essere una sola cosa con Lui, di salire
+sulla stessa croce, essere trafitto dagli stessi chiodi
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+e dalla stessa corona di spine. Di certo, se noi le leggiamo
+collo scetticismo dei nostri giorni, non vi troveremo
+alcun valore; ma se ci poniamo invece a considerare
+che erano scritte per il popolo, che parlava
+un’anima ebbra veramente di questo suo abbandono in
+Dio, un uomo a cui questo santo delirio dava un conforto
+a noi sconosciuto, allora solamente potremo rettamente
+giudicarle. E più le valuteremo se ci rammentiamo
+che il Savonarola riuscì ad infondere questo
+suo entusiasmo in tutto un popolo; e fu il primo a
+prevedere e presentire che questo nuovo amore, questo
+nuovo delirio, impadronendosi delle moltitudini, dovea
+rigenerare e ringiovanire il mondo.
+</p>
+
+<p>
+Nel <i>Libro della vita viduale</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> pubblicato fin dal 1491,
+egli dètte invece sani precetti di morale alle vedove. In
+questo opuscolo si potrà vedere quanto falsa sia l’opinione
+di coloro che ci rappresentano il Savonarola come nemico
+del matrimonio, e quasi gli attribuiscono l’idea di
+voler ridurre Firenze a forma di convento; quando esso
+invece insegnava su questo proposito una dottrina piena
+di buon senso. Le vedove, egli dice, son come gli orfani
+sotto la speciale proiezione del Signore. La vera loro vita
+sarebbe di abbandonare i pensieri del mondo, darsi intieramente
+a Dio, ed essere «come la tortola, la quale è
+uno animale casto; e però, che quando ha perso il suo
+compagno, mai più s’accompagna con altri, ma vive
+tutto il tempo della vita sua gemendo solitaria.» Nondimeno,
+se per la educazione dei figli, se per la povertà
+o per non sapere resistere agli stimoli della carne, volesse
+la vedova rimaritarsi, lo faccia pure: questo sarà
+assai meglio che circondarsi d’adoratori, esporsi alle
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+calunnie, tenersi fra mille pericoli. Quella vedova che
+non si sente disposta a mantenere lo stretto decoro, le
+difficili riserve del suo stato, ritorni piuttosto alla vita
+dignitosa di moglie. Quelle poi che si sentono forza
+maggiore ed animo uguale al loro stato, sieno il modello
+di tutte le altre donne. La buona vedova deve
+vestire di bruno, vivere solitaria, evitare il consorzio
+degli uomini, essere la stessa gravità, portare nel
+volto tanta severità, che alcuno non ardisca muoverle
+parola o sorriso di poco rispetto. E questa vita
+sarà un insegnamento continuo alle altre donne; onde
+è inutile che la vedova si affatichi con parole ad ammaestrare
+gli altri: non dia precetti, se non quando l’occasione
+assolutamente lo richiede, e cerchi di farlo solamente
+verso i figli o nipoti. Disconviene alla gravità
+della vedova ricercare la vita ed i peccati altrui; disconviene
+a lei essere o anche parere vana, e per salvare
+gli altri, abbandonare sè stessa.
+</p>
+
+<p>
+Con questi opuscoli il Savonarola riusciva nel suo
+intento, giacchè andava ogni giorno crescendo nella stima
+dei dotti e nell’amore del popolo. Sebbene però egli
+avesse nella filosofia con fermo proposito seguito la sola
+ragione, e negli scritti religiosi si fosse abbandonato tutto
+al sentimento spontaneo dell’animo suo; pure questo
+a lui medesimo parea non bastare in un secolo che volea
+fondarsi unicamente sull’autorità. È ben vero che egli
+era assai spesso dominato e trascinato dai suoi pensieri
+in modo, che si contentava di affermarli come verità innegabili;
+e che nel suo esaltamento religioso egli credeva
+di essere in diretto rapporto colla Divinità, onde non sentiva
+bisogno d’altra conferma alle sue visioni del futuro.&#8205;<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+Nondimeno, quando si trattava di convincere gli altri,
+di far tacere la superbia e l’importunità dei dotti, di
+persuadere al popolo cose straordinarie, allora l’autorità
+d’un libro diveniva in quel secolo indispensabile.
+E quale altra autorità poteva il Savonarola accettare,
+se non quella della Sacra Scrittura? Chi avrebbe ardito
+resistere alla parola del Signore? La Bibbia, d’altronde,
+era stato il compagno più fedele dei suoi giovani anni,
+il conforto dei suoi dolori, l’educatore del suo spirito.
+Non vi era verso che non rammentasse a memoria;
+non vi era pagina che non avesse commentata, da
+cui non avesse preso qualche idea pe’ suoi sermoni.
+A forza di studio e di meditazione, essa avea cessato
+d’essere per lui un libro, ed era divenuto un mondo
+vivo e parlante; un mondo infinito, in cui trovava la
+rivelazione del passato e dell’avvenire. Non appena
+egli apriva le Sacre Carte, che era esaltato dal pensiero di
+leggere la parola rivelata dal Signore; vi trovava come
+il microcosmo di tutto l’universo, l’allegoria di tutta la
+storia del genere umano. Questo era uno studio che dava
+alimento a sè stesso; e quindi egli riempiva i margini
+del sacro volume d’interminabili postille, nelle quali notava
+le varie ispirazioni del momento, le moltiplici interpetrazioni
+di ciascun passo.&#8205;<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>
+</p>
+
+<p>
+Solamente esaminando i suoi Sermoni, si potrà avere
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+un’idea del vario uso che il Savonarola seppe fare della
+Bibbia. Pure, riducendo le cose a sommi capi, per darne
+sin d’ora un’idea generale, diremo che, oltre la interpetrazione
+letterale, egli ne faceva altre quattro sopra quasi
+ciascun passo della Bibbia, ed erano: <i>spirituale, morale,
+allegorica</i> ed <i>anagogica</i>. Per meglio spiegarci, prendiamo
+ad esempio il primo verso della Genesi: «Nel principio
+Iddio creò il cielo e la terra ec.» Il senso spirituale riguarda
+lo spirito, e quindi cielo e terra significheranno
+anima e corpo. Il senso morale riguarda invece la morale,
+e quindi cielo e terra vorranno dire ragione ed
+istinto. Il senso allegorico è doppio, riguarda la storia
+della Chiesa ebraica, o della Chiesa cristiana: nel primo
+caso, cielo e terra rappresenteranno Adamo ed Eva;
+il sole e la terra significheranno il gran sacerdote ed
+il re del popolo ebreo: nel secondo caso, saranno invece
+significati il popolo eletto ed il popolo dei gentili, il
+papa e l’imperatore. Il senso anagogico si riferisce
+alla Chiesa trionfante; e quindi il cielo e la terra, il sole,
+la luna e le stelle, significheranno gli angeli, gli uomini,
+Gesù Cristo, la Vergine, i Beati, e così via discorrendo.&#8205;<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>
+</p>
+
+<p>
+In questo modo il Savonarola trovava nella Bibbia
+la conferma di tutti i pensieri, di tutte le ispirazioni, di
+tutte le profezie che sorgevano nel suo animo. Non vi
+era cosa grande o piccola, pubblica o privata, sacra o
+profana, di cui egli non trovasse un qualche riscontro
+nella Bibbia. Egli avvertiva però di andar cauto in questo
+studio. «Vi bisogna, egli diceva, una conoscenza della
+lingua e della storia, una continua lettura, una lunga
+familiarità:&#8205;<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> bisogna guardarsi di non andar contro alla
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+ragione, contro alle opinioni ricevute dalla Chiesa e dai
+dottori,&#8205;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> di non tirare la scrittura ai nostri propri fini; perchè
+allora si metterebbe il nostro intelletto in luogo della
+parola divina.&#8205;<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Ma chi guiderà il fedele in questo mare di
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+pericoli, in questo laberinto inestricabile dall’umana ragione?
+Lo guiderà la grazia divina. Si apparecchi, adunque,
+il fedele a leggere la Bibbia con una grande purità
+di cuore, con un lungo esercizio della carità, con levare
+il pensiero dalle cose terrene; giacchè in questo libro
+non si può penetrare solo colla mente, ma bisogna entrarvi
+con l’anima e col cuore. Allora solamente il credente
+potrà entrare nel mondo infinito delle Sacre Scritture
+senza pericolare, ed aver quel lume che è necessario
+alla sua salute. Ma non a tutti questo lume
+è concesso ugualmente. Iddio manda spesso sulla terra
+degli uomini a cui concede un lume maggiore, col quale
+debbono illuminare le moltitudini: questi sono i dottori
+della Chiesa, ai quali il Signore spesso parla in
+ispirito, rivelando per diretta comunicazione cose
+occulte a tutti gli altri. Essi debbono essere la guida e la
+luce dei fedeli.»&#8205;<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>
+</p>
+
+<p>
+Malgrado però tutti questi riguardi, il Savonarola
+s’era messo sull’orlo d’un precipizio, dal quale era assai
+difficile salvarsi. Non v’era cosa che un sistema d’interpetrazione
+così vario e largo non potesse confermare
+coll’autorità della Bibbia: onde, quando egli si fosse
+lasciato trasportare dalla fantasia in un modo qualunque,
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+le Sacre Carte, in luogo di essergli freno, sarebbero
+divenute sprone a maggiori eccessi. Ed infatti, quante
+volte la sua mente esaltata vide strane visioni del
+futuro; quante volte udì per l’aria voci di sinistri
+augúri, di flagelli minacciati all’Italia ed alla Chiesa;
+egli vi fu sempre dalla lettura della Bibbia riconfermato,
+e tanto più vivamente, quanto maggiori erano
+la fede e la sincerità del suo animo. Ma di ciò noi
+avremo altra volta lunga occasione di discorrere: bastici
+per ora avere interpretato generalmente il sistema
+del nostro autore.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+</p>
+
+<h4 id="notacap7-1">NOTA.
+<span class="smaller"><i>Sulla Esegesi biblica del Savonarola, e sopra alcune Bibbie
+postillate di sua mano.</i></span></h4>
+</div>
+
+<p>
+Diamo qui sotto un saggio del vario modo tenuto dal
+Savonarola nell’interpretare la Bibbia, facendone applicazione
+al principio della Genesi. Questo saggio l’abbiamo cavato dalle
+postille marginali che egli fece di suo pugno in due Bibbie; una
+delle quali trovasi nella Biblioteca Magliabechiana, l’altra nella
+Riccardiana. La prima, che è la più preziosa delle due, è stampata
+a Basilea 1491, e contiene un numero assai maggiore di annotazioni,
+non solo nei margini ma anche in molti fogli aggiunti nel
+principio e nella fine del libro. Queste annotazioni sono però
+scritte in un carattere così minuto e così pieno di abbreviazioni,
+che senza molto studio e senza una lente non si possono
+leggere. Minori di numero sono le postille della Bibbia Riccardiana
+(Venezia 1492), ma il carattere però ne è assai più chiaro.
+Sono tutte interpetrazioni fatte secondo il sistema da noi
+esposto: dánno la moltiplice interpretazione di molte parole,
+di interi periodi; segnano notizie storiche e geografiche; dánno
+il significato d’alcune parole ebraiche, dal quale cavano poi la
+interpetrazione mistica, allegorica ec. È notevole però, che di
+rado entrano in discussioni puramente teologiche, come più
+tardi fece la Riforma; anzi noi abbiamo costantemente osservato,
+che quei passi sui quali i Riformati sollevarono più tardi
+le loro controversie, si trovano senza alcuna annotazione. Ma
+di ciò avremo altrove materia di discorrere. Per ora notiamo
+solo, che il Savonarola, leggendo la Bibbia, non faceva che appunti
+secondo il suo sistema, da noi esposto, e solo per servire
+alle sue prediche. Spesso queste sue postille riempiono tutti i
+margini, entrano fra un verso e l’altro della stampa, si continuano
+sopra fogli aggiunti, e sempre con un carattere fitto,
+uguale e microscopico.
+</p>
+
+<p>
+Ponendo la Bibbia Magliabechiana, nel principio della
+quale si trovano le regole dei vari modi d’interpetrare, accanto
+a quella della Riccardiana, dove sono queste medesime regole
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+applicate ai primi capitoli della Genesi, abbiam potuto formare
+il quadro che segue. Chi volesse poi più minuti particolari, potrebbe
+trovarne infiniti nelle suaccennate Bibbie, e in molte
+prediche del Savonarola; come, p. es., la XXIII di quelle sul
+Salmo <i>Quam bonus</i>. Le postille bibliche ci dánno però assai
+meglio tutto l’insieme di questa singolare esegesi.
+</p>
+
+<p>
+Vogliamo ancora notare, che nel convento di San Marco
+si trovano due antiche Bibbie in pergamena, sui margini delle
+quali sono molte annotazioni di carattere minutissimo e simile
+alquanto a quello del Savonarola. Malgrado però questa somiglianza,
+e malgrado ancora che in una di esse si sia trovato
+un foglio che diceva: <i>utebatur Hieronymus Savonarola</i>; noi
+non crediamo che quelle postille sieno di lui, ma più antiche;
+giudicandolo tanto dalla forma del carattere, come dalla natura
+delle postille medesime. E ci ha confermato in questa opinione
+il vedere che nel catalogo: <i>De operibus viri divini, non impressis</i>,
+più sopra citato (Magliabechiana, cod. I, VII, 28), non
+sono menzionate altre Bibbie postillate, se non queste: «Bibliæ
+tres glossatæ, 1ª Apud Ferrariam, in conventu Angelorum;
+2ª Florentinæ, apud Fratrem Nicholaum de Biliottis; 3ª Florentiæ,
+apud Marcum Simonem de Nigro.» Non è probabile
+che l’autore di quel catalogo, il quale sembra essere stato
+frate di San Marco e notava con tanta diligenza le cose inedite
+del Savonarola, sapesse delle Bibbie che erano allora presso i
+privati, ed ignorasse quelle che si trovavano nel convento.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+</p>
+
+<p>
+Saggio delle varie interpretazioni che il Savonarola dava
+alla Bibbia, ricavato dalle sue postille autografe alla stessa.
+</p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td class="btl center"><b>Interpretazione Letterale.</b></td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Spirituale.</b></td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Allegorica.</b><br> Si riferisce al <i>Vecchio Testamento</i>.</td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Allegorica.</b><br> Si riferisce al <i>Nuovo Testamento</i>.</td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Morale.</b></td> <td class="btl br center"><b>Interpretazione Anagogica.</b></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl br">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl">1º <i>Giorno</i>. Cielo, Terra, Luce.</td> <td class="btl">Anima, Corpo, Intelletto agente.</td> <td class="btl">Adamo, Eva, Luce della grazia.</td> <td class="btl">Popolo Ebraico, Gentili, Gesù Cristo.</td> <td class="btl">Anima, Corpo (nel senso di ragione ed istinto), Luce della grazia.</td> <td class="btl br">Angeli, Uomini, Visione di Dio.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl">2º <i>Giorno</i>. Firmamento.</td> <td class="btl">La volontà, fra le opposizioni dell’anima e del corpo.</td> <td class="btl">Arca di Noè.</td> <td class="btl">Gli Apostoli e gli altri Santi.</td> <td class="btl">Fermezza morale.</td> <td class="btl br">Eternità della beatitudine e della dannazione.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl">3º <i>Giorno</i>. Divisione delle acque dalla terra,</td> <td class="btl">Il movimento delle passioni e degli errori che occupano l’intelletto.</td> <td class="btl">Gentili separati dal popolo eletto.</td> <td class="btl">Le tribolazioni, che dividono molti dalla Chiesa.</td> <td class="btl">Lotta delle passioni contro il dovere.</td> <td class="btl br">Gaudio dei beati che furono liberati dalle tribolazioni.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="bl">Luoghi asciutti,</td> <td class="bl">Intelletto avido di scienza.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl">Ragione.</td> <td class="bl br center">. . . . . . . .</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="bl">Erbe e piante.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl">La moltitudine degli eletti.</td> <td class="bl">Le buone dottrine della Chiesa.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl br">Le loro laudi e opere perfette.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl">4º <i>Giorno</i>. Sole, Luna, Stelle.</td> <td class="btl">Metafisica ed Etica, Scienze naturali e razionali.</td> <td class="btl">Gran sacerdote, Re, altri Sacerdoti.</td> <td class="btl">Papa, Imperatore, Dottori.</td> <td class="btl">La legge di carità antica e nuova, i precetti minori.</td> <td class="btl br">Cristo, la Vergine, gli altri Beati.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl">5º <i>Giorno</i>. Uccelli, Pesci.</td> <td class="btl">Contemplazione delle cose superiori e delle inferiori.</td> <td class="btl">Maccabei (che sempre fluttuarono).</td> <td class="btl">Vita contemplativa, vita attiva.</td> <td class="btl">Contemplazione delle cose divine e delle umane.</td> <td class="btl br">Angeli, ed uomini che entrano nel coro degli Angeli. </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl">6º <i>Giorno</i>. Bestie,</td> <td class="btl">Appetito irascibile</td> <td class="btl center">. . . . . . . .</td> <td class="btl">Anti-Cristo, coi suoi.</td> <td class="btl">Cattivi.</td> <td class="btl br">Quelli che furono persecutori.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="bl">Animali terrestri,</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl">Popolo Ebraico (dato nel tempo di Cristo all’avarizia).</td> <td class="bl">Cristiani dati alle cose terrene.</td> <td class="bl">Persecutori.</td> <td class="bl br center">. . . . . . . .</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="bl">Giumenti,</td> <td class="bl">Senso.</td> <td class="bl">I Buoni.</td> <td class="bl">Eletti.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl br">I predicatori.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="bbl">Uomo ad immagine di Dio.</td> <td class="bbl">Uomo che domina le passioni.</td> <td class="bbl">Cristo (che era l’espettazione del vecchio Testamento).</td> <td class="bbl">I perfetti che abbonderanno nel tempo dell’Anti-Cristo.</td> <td class="bbl">Colui che progredisce nelle tribolazioni.</td> <td class="bbl br center">. . . . . . . . </td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+</p>
+
+<p>
+NB. Facciamo osservare, che sebbene nelle due interpretazioni, morale e spirituale, si trovino significate le medesime cose, debbono sempre intendersi in due sensi diversi: in un caso, p. es., <i>ragione</i> vorrà dire la forza che domina le passioni, nell’altro la facoltà che intende il vero. — Questo quadro che noi abbiamo dato, deve senza dubbio essere imperfetto, perchè cavato da appunti incompiuti e qualche volta appena accennati.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap8-1">CAPITOLO OTTAVO.
+<span class="smaller">Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il Magnifico.
+Predica sulla prima Epistola di San Giovanni.<br>
+[1491.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il popolo s’era andato sempre più affollando in San
+Marco, e la chiesa non era più capace di contenerne
+la moltitudine: onde, nella quaresima dell’anno 1491,
+il Savonarola predicò nel Duomo, e le mura di Santa
+Maria del Fiore echeggiarono per la prima volta della
+sua voce. Da quel momento, egli parve divenuto signore
+del pergamo, padrone del popolo, che ogni giorno
+crescendo di numero, raddoppiava d’entusiasmo verso
+il suo predicatore. Quelle immagini dal frate descritte,
+rapivano le fantasie della moltitudine; quelle minacce
+di futuri flagelli avevano una forza magica sull’animo
+d’ognuno, perchè parea veramente che tutti fossero
+pieni di sinistri presentimenti.
+</p>
+
+<p>
+Ma questo appunto cominciava a dispiacere fortemente
+a Lorenzo dei Medici, e faceva ne’ suoi amici nascere
+una certa opposizione contro il Savonarola. Al quale
+furono un giorno mandati cinque dei principali cittadini
+di Firenze,&#8205;<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> perchè mettendogli in vista i pericoli ch’egli
+faceva correre a sè ed al convento, lo consigliassero a
+moderarsi. Il Savonarola interruppe ben presto il loro
+discorso dicendo: «Vedo che voi non venite per vostro
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+consiglio, ma siete mandati da Lorenzo. Ditegli che
+s’apparecchi a far penitenza de’ suoi peccati, perchè il
+Signore non risparmia nessuno, e non ha paura dei
+principi della terra.» Il frate era fierissimo della sua
+indipendenza ecclesiastica, e voleva smettere, sin dal principio,
+il costume invalso in San Marco di piegarsi e prostrarsi
+continuamente innanzi ai Medici. E quando gli fu
+da quei medesimi cittadini fatto osservare che egli poteva
+essere esiliato, rispose: «Io non temo i vostri esilii, perchè
+questa vostra città è come un grano di lente sulla
+terra. Ma sebbene io sia forestiero e Lorenzo cittadino
+ed il primo della città, io debbo restarvi ed egli dovrà
+partirsene.» Aggiungendo dipoi parole tali sulle condizioni
+di Firenze, che quei cittadini restarono maravigliati
+della sua intelligenza nelle cose di stato. In quel
+tempo medesimo, trovandosi nella sagrestia di San Marco
+in presenza di più persone, affermò che le cose d’Italia
+volevano mutar presto, e che il Magnifico, il papa e il
+re di Napoli s’avvicinavano alla morte.&#8205;<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il malumore dei medicei ne cresceva perciò a tal
+segno, che il Savonarola tornò più volte sopra sè stesso
+a considerare questo mormorare continuo, questa contraddizione
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+sempre crescente d’una parte piccola ma potente
+dei cittadini; ed avrebbe voluto, per qualche tempo
+almeno, restringersi solo ai precetti di morale e di religione.
+Ma nel fatto trovò che un tal cambiamento era per
+lui assai più facile desiderarlo che metterlo in pratica.
+Egli medesimo ci descrive, nel <i>Compendio di Rivelazioni</i>,
+la lotta inutile che sostenne con se stesso, per mutar
+modo di predicare. «Ogni cosa che mi allontanava dal
+primo studio mi veniva subito a noia, e quante volte
+meditai di seguire un’altra via, venni subito in odio
+a me stesso. E mi rammento come predicando nel
+Duomo l’anno 1491,&#8205;<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> ed avendo già composto il mio
+sermone sopra queste visioni, deliberai di sopprimerle,
+e nell’avvenire astenermene affatto. Iddio mi è testimonio,
+che tutto il giorno di sabato e l’intera notte
+sino alla nuova luce, io vegliai; ed ogni altra via,
+ogni dottrina fuori di quella, mi fu tolta. In sull’alba,
+essendo per la lunga vigilia stanco ed abbattuto, udii,
+mentre io pregavo, una voce che mi disse: — Stolto,
+non vedi che Iddio vuole che tu seguiti la medesima
+via? — Perchè io feci quel giorno una predica tremenda.»&#8205;<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>
+Ed in verità, il Savonarola era nato a questa specie
+d’eloquenza, per così dire, battagliera. Persuaso come
+era d’una missione divina, non appena si trovava innanzi
+al popolo, che sentivasi esaltato ed era trascinato
+dal corso dei suoi pensieri; allora la sua fantasia s’animava,
+risorgevano le sue forze, raddoppiava la sua
+energia. Ma se egli avesse dovuto far violenza a sè
+stesso, non avrebbe di certo saputo più trovare i colori
+delle sue immagini, il vigore della sua eloquenza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel luglio di quel medesimo anno 1491, veniva eletto
+priore di San Marco; e la nuova carica ponendolo più
+in vista ed in maggior grado, faceva crescere la sua indipendenza.
+Fin dal principio, egli ricusò di piegarsi
+all’abuso introdotto nel convento, che il nuovo priore,
+cioè, andasse a portare ossequio ed obbedienza al Magnifico.
+«Io riconosco,» egli disse, «la mia elezione
+solamente da Dio, ed a Lui porterò obbedienza.»
+Lorenzo dal suo lato se ne doleva, dicendo: «Voi vedete!
+un forestiero è venuto in <i>casa mia</i>, e non si
+degna neppure visitarmi.»&#8205;<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> Pure, non volendosi mettere
+in guerra col priore d’un convento nè far troppo caso
+d’un frate, cercò di conciliarselo colla via della dolcezza.
+Andò parecchie volte a sentire la messa in San Marco, trattenendosi
+dipoi a passeggiare nell’orto, senza che il Savonarola
+volesse per questo lasciare i suoi studi e venire a
+fargli compagnia. Egli giudicava severamente il carattere
+di Lorenzo, sapeva tutto il danno che esso aveva fatto
+alla morale pubblica; non voleva perciò avvicinarsi ad
+un tiranno, in cui vedeva non solo il nemico e distruttore
+della libertà, ma ancora l’ostacolo maggiore a migliorare
+i costumi del popolo e rimetterlo nella vita cristiana.
+Vedendo che queste vie non riuscivano, Lorenzo
+cominciò a mandare al convento dei ricchi donativi e
+delle larghe limosine. Ma ciò dovea naturalmente accrescere
+il disprezzo che il Savonarola avea già concepito pel
+carattere morale di lui; e sul pergamo egli vi fece in fatti
+qualche sdegnosa allusione, dicendo che queste cose lo
+rendevano sempre più fermo nei suoi propositi. Non andò
+guari che trovò nella cassetta delle limosine certa quantità
+di monete d’oro; le quali, non potendo esser venute
+da altri che Lorenzo, egli mandò ai Buoni Uomini di
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+San Martino perchè le dispensassero ai poveri, dicendo
+che ai bisogni del convento bastava il rame e l’argento.
+«E così,» osserva il Burlamacchi, «Lorenzo si persuase
+finalmente che questo non era terreno da piantar
+vigne.»&#8205;<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il Magnifico non era, però, uomo da cedere così presto;
+onde, per abbassare il crescente predominio del nuovo
+oratore sul popolo, egli incitò il Gennazzano a riprendere
+le sue prediche. Questo frate avea tutto l’impeto, la malignità
+e l’ipocrisia dei pedanti: sino ad ora egli s’era
+congratulato col Savonarola del successo da lui ottenuto;
+ma non appena ebbe da Lorenzo l’incarico di combatterlo,
+lo accettò subito baldanzosamente. Il giorno dell’Ascensione
+doveva predicare su quel passo della Bibbia: <i>Non
+est vestrum nosse tempora vel momenta</i>. Firenze era
+piena di questa voce, e la folla correva numerosissima
+alla predica del Gennazzano. Ma egli si lasciò tradire dal
+suo furore. Incominciò a pronunziare accuse d’ogni
+sorta contro il Savonarola, chiamandolo vano e falso
+profeta, seminatore di scandali e disordini nel popolo;
+ed arrivò a tanta insolenza e bassezza di linguaggio,
+da disgustare assai l’uditorio, in modo che quel giorno
+perdette della sua reputazione più che non s’era colle
+fatiche di molti anni acquistato. E così quello che, secondo
+i disegni di Lorenzo, doveva essere la disfatta,
+fu invece il trionfo del Savonarola; il quale aveva quel
+giorno predicato sul medesimo testo, interpretandolo
+tutto a favore della sua dottrina; e restò dipoi affatto
+padrone del campo, perchè il Gennazzano non ardì
+continuare le sue prediche.&#8205;<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> Questi fece vista di prendere
+la cosa con indifferenza; invitò il Savonarola al suo
+monastero; celebrarono insieme una messa solenne,
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+e si scambiarono ogni sorta di cortesie: ma il francescano
+aveva troppo vivamente sentito nell’anima
+l’umiliazione ricevuta. Essere tenuto il primo predicatore
+d’Italia, aver quasi annientato il Savonarola nella sua
+prima venuta in Firenze, e trovarsi ora vinto e disfatto
+innanzi a tutti, era cosa che egli non sapeva tollerare
+senza rancore. Da quel momento, infatti, covò nel petto un
+odio profondo contro il Savonarola, gli giurò un’eterna
+vendetta, nè si stancò mai di suscitargli nuovi pericoli e
+nuovi nemici, sino a che riuscì veramente ad essere uno
+dei principali autori della sua rovina.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo allora, vedendo assolutamente fallito il suo
+intento, sentendosi già preso da quella infermità che doveva
+poi condurlo alla tomba, e stanco di lottare contro un
+uomo che, suo malgrado, cominciava ogni giorno a stimare
+di più, lo lasciò ormai predicare liberamente.
+</p>
+
+<p>
+Noi non abbiamo fino ad ora, altrimenti parlato delle
+prediche del Savonarola, perchè le prime che si trovino
+a stampa, son quelle che fece sulla prima Epistola di
+San Giovanni, le quali non si possono riferire ad un
+tempo anteriore a quest’anno 1491. Ora, dunque, bisogna
+venire a discorrerne. È veramente un’ardua
+impresa il dar ragguaglio d’una raccolta di sermoni;
+la forma stessa dell’opera non presenta unità di soggetto
+nè connessione alcuna di parti: e se a ciò si
+aggiunga l’indole alquanto disordinata dell’ingegno e
+degli studi del Savonarola, si comprenderà quanto sia
+difficile il trovare in essi un punto fermo da cui partire,
+ed a cui far capo nel renderne ragguaglio. Egli comincia
+sempre con un passo della Bibbia, intorno al
+quale, col sistema d’interpretazione da noi esposto, raccoglie
+tutte le idee teologiche, politiche e morali che
+si presentano alla sua mente, appoggiandole sempre a
+qualche nuova citazione biblica. In questo modo si forma
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+una massa eterogenea di materiali incomposti, fra cui
+il lettore quasi si smarrisce. Ad un tratto però il Savonarola
+se ne libera affatto: il discorso è caduto sopra un soggetto
+vivo, che interessa profondamente lui ed il suo uditorio:
+la fantasia gli si accende, immagini gigantesche sorgono
+innanzi alla sua mente, la voce si ode più sonora,
+il gesto è più animato, i suoi occhi quasi fiammeggiano:
+egli è divenuto in quel momento originale, è un
+grande, un potente oratore. Ben presto però egli ricade
+di nuovo in quel mondo artificiale d’idee mal connesse
+e mal digerite, per sorgerne di nuovo e di nuovo ricadervi,
+senza mai riuscire a liberarsene affatto, nè lasciandosene
+mai compiutamente dominare. Così, chi legge ed
+esamina con diligenza quei sermoni, sarà forzato a concludere
+che il Savonarola era nato oratore, mancava però
+di arte; onde, quando il soggetto lo dominava e s’impadroniva
+affatto di lui, la natura tenevagli luogo di arte,
+ed allora soltanto riusciva eloquente. Se poi ci mettiamo
+a paragonarlo coi suoi contemporanei più rinomati,
+come l’Attavanti e Frà Roberto da Lecce, i quali
+o rimanevano sepolti nella scolastica o ne uscivano
+solo per scendere a scurrilità tali di linguaggio, da
+far dubitare se fossero veramente in chiesa; allora il
+Savonarola ci parrà gigante anche ne’ suoi momenti
+meno felici. Ed invero, chi esamina pazientemente i
+suoi sermoni, troverà che nelle pagine meno eloquenti
+vi è pure disseminata una quantità immensa d’idee
+secondarie e di osservazioni particolari, le quali aggiungono
+merito al pensatore, quando anche tolgono pregio
+all’oratore.
+</p>
+
+<p>
+Possiamo vederne un esempio appunto nei diciannove
+sermoni sulla prima Epistola di San Giovanni, i quali, sebbene
+d’incerta data, sembrano pronunziati nell’avvento di
+quest’anno 1491. L’autore vi espone lungamente i misteri
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+della messa, con precetti e consigli utilissimi alla religione
+del popolo. Il ragguagliare dell’ordine e di tutta la materia
+di essi, ne darebbe però un’idea assai più imperfetta di
+quella che ne avremo, scegliendo quei pensieri e brani che,
+per così dire, rappresentano tutti gli altri. Fra i molti che
+si potrebbero notare, ve ne sono alcuni intorno alla <i>parola
+della vita</i>, dei quali l’oratore sembra particolarmente
+compiacersi. Oggi potranno a molti sembrare artificiosi
+e di poco peso; ma a chi bene li considera e li pone
+a riscontro collo stato degli studi teologici e di tutte le
+discipline religiose in quel secolo, riveleranno non poca
+originalità, e faranno vedere nel Savonarola una forza
+intellettiva di gran lunga superiore a quella di tutti gli
+oratori contemporanei. Egli, adunque, discorre in questo
+modo: «La nostra parola procede separata e diversa
+per una successione di sillabe; e però, quando
+una parte di essa vive, le altre ricadono nel nulla;
+quando tutta la parola è pronunziata, essa più non
+esiste. Ma il verbo o la parola divina non ha parti;
+procede unita in tutta la sua essenza, si diffonde pel
+creato, vive e sta in eterno, come la celeste luce di
+cui è compagna. Onde è <i>parola della vita</i>; anzi è la
+vita, ed è una cosa col Padre. Noi prendiamo, è vero,
+questa parola in diversi sensi: alle volte per vita intendiamo
+l’essere stesso dei viventi; altre volte invece
+la loro occupazione; onde diciamo: la vita di quest’uomo
+è la scienza, la vita dell’uccello è il canto. Ma la vita
+veramente non è che una, ed è Dio, perchè in Lui solo
+tutte le cose trovano il loro essere. E questa è quella vita
+beata che è il fine dell’uomo, e nella quale si trova la
+felicità infinita ed eterna. La vita terrena non solo è fallace,
+ma essa non si può godere tutta perchè manca della
+sua unità. Se tu ami le ricchezze, devi rinunziare ai sensi;
+se ti dài ai sensi, devi rinunziare alla scienza; e se vuoi
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+la scienza, non godrai gli uffici. Ma i piaceri della vita
+celeste si godono tutti nella visione di Dio, che è la suprema
+felicità.»&#8205;<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>
+</p>
+
+<p>
+L’autore si trattiene a sviluppare lungamente queste
+idee; ma più spesso discorre contro il mal costume del secolo,
+condannando ad uno ad uno i vizi che vi dominavano.
+Ecco, per esempio, come parla contro il giuoco. «Se
+vedete alcuni attendere ai giuochi in questi giorni, non
+credete che sieno cristiani: sono peggiori che gl’infedeli,
+sono ministri del diavolo e celebrano le sue feste. Sono
+uomini avari, bestemmiatori, maldicenti, detrattori
+dell’altrui fama, susurroni, odiosi a Dio, ladri, omicidi
+e pieni d’ogni iniquità.... Io non vi permetto in
+alcun modo di giocare in queste feste: dovete stare
+in continua orazione.... rendendo continuamente grazie
+a Dio in nome del Signore Gesù Cristo. Sarà
+maledetto colui che giocherà e maledetto colui che
+lascerà giocare; maledetto il padre che giocherà in
+presenza del figliuolo; maledetto la madre che
+giocherà in presenza della figliuola.... Sarai, dunque,
+maledetto chiunque tu sii, che giocherai o acconsentirai
+che si giuochi; sarai, dico, maledetto nella città,
+maledetto nel campo della terra; sarà maledetto
+il frumento tuo, le reliquie tue, maledetto il frutto
+del ventre tuo e della terra tua, gli armenti de’ tuoi
+buoi e le greggi delle pecore tue; sarai maledetto
+andando e ritornando.»&#8205;<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> E contro l’usura e gl’immoderati
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+guadagni: «Voi, adunque, per l’avarizia non
+vivete bene nè voi nè li vostri figliuoli; e avete già
+trovato molte arti a guadagnare col danaro, e molti
+cambi che chiamate reali e sono ingiustissimi, e
+avete corrotto gli ufficii e i magistrati.... Niuno vi può
+persuadere che ’l sia peccato a fare usura ovver
+cambi ingiusti, anzi vi difendete in dannazione delle
+anime vostre...; nè più si vergogna alcuno a prestar
+con usura, anzi reputano pazzi quelli che fanno altramente;
+e così in voi si compie quel detto d’Isaia: — Il
+peccato loro, come Sodoma e Gomorra, predicarono nè
+lo ascosero; — e quello di Geremia: — Ti sei fatta la
+fronte come di donna meretrice, non hai voluto arrossirti. — Tu
+di’, la buona vita e beata essere il guadagno;
+e Cristo dice: — Beati i poveri di spirito, perchè di
+quelli è il regno dei cieli. — Tu di’, la vita beata essere
+i piaceri e le voluttà; e Cristo dice: — Beati quelli che
+piangono, perchè essi saranno consolati. — Tu di’, la
+vita beata essere la gloria; e Cristo dice: — Beati siete
+quando vi averanno perseguitato e dispregiato gli uomini. — La
+vita si è manifestata; e niuno la seguita,
+niuno la desidera, niuno l’apprende. Lamentasi adunque
+Cristo di voi, perchè essendosi molto affaticato
+per manifestar questa vita acciocchè tutti fossino salvi;
+ha giusta querela contro di voi; imperocchè dice per
+bocca del profeta: — Sonmi affaticato chiamando, son
+fatte rauche le mie fauci, perchè tutto il giorno grido
+per le bocche dei predicatori, e niuno ode. — »&#8205;<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>
+</p>
+
+<p>
+Altre volte il Savonarola si volge al cuore del suo
+popolo, e commovendolo, cerca di condurlo al bene.
+«Oh s’io vi potessi persuadere che lasciate le cose
+terrene seguitaste le eterne! Certamente, se Dio facesse
+questa grazia a me ed a voi, mi reputerei felice in
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+questa vita. Ma questo dono è di Dio: <i>Niuno può venire
+a me</i>, dice il Signore, <i>se il Padre non lo trarrà</i>.
+Io non posso illuminare di dentro, posso solo percuotere
+le vostre orecchie; ma che giova se dentro non
+è illuminato l’intelletto, non è acceso l’affetto?»&#8205;<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> «E
+ciò, chi potrà farlo se non la parola di Dio? Affaticatevi
+adunque intorno ad essa, e fate come si fa del grano,
+che si macina e si trita per cavarne la farina. Altrimenti,
+a che gioverebbe avere i granai pieni? a che gioverebbe
+avere i tesori delle Sacre Scritture, senza cavarne
+il senso spirituale? Io, adunque, mi affaticherò a
+fare l’ufficio degli Apostoli, dichiarandovi la Sacra Scrittura;
+a voi si apparterrà di essere operatori e non
+solamente uditori della parola di Dio.»&#8205;<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma il Savonarola riuscì veramente superiore a sè
+stesso nell’esporre il vangelo dell’Epifania; e condusse
+il sermone non solo con fantasia ed affetto, ma
+ancora con arte grandissima. «Essendo nato Gesù in
+Betlem della Giudea, nei giorni del re Erode, ecco
+i Magi dell’Oriente vennero in Jerosolima, dicendo: — Dove
+è questo che è nato dei Giudei? Imperocchè
+abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e veniamo
+con doni ad adorarlo. — Notate le parole e segnate i
+misteri.... Ecco, adunque, che quello per il quale
+tutte le cose furono fatte, oggi è nato temporalmente.
+Onde il principio di tutte le cose, poi che ha creato
+ogni cosa, nasce ed ha madre una vergine giovanetta....
+Ecco che quello che nel pugno porta il mondo, è
+portato da una vergine. Ecco quello ch’è sopra tutte
+le cose, comincia aver patria; già comincia essere
+compatriota degli uomini, compagno degli uomini,
+fratello degli uomini e figliuolo dell’uomo. Ecco
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+quanto a voi s’approssima Dio! Cercate, adunque,
+il Signore mentre si può trovare, invocatelo mentre
+è appresso.... Questo è certamente quel pane che discende
+dal cielo, e ricrea i cuori degli angeli e degli
+uomini; acciocchè sia agli uomini e agli angeli un
+comun pane....
+</p>
+
+<p>
+«Attendete, adunque, fratelli, e non vogliate essere
+vagabondi. Aprite gli occhi vostri e vedete chi son
+questi che vengono. Io esclamo a voi, uomini, e la
+mia voce è ai figliuoli degli uomini: <i>Ecco i Magi; ecco
+i Caldei</i>; ecco quelli che non sono nati tra i Cristiani;
+ecco quelli che non furono battezzati; ecco quelli che
+non sono istrutti nella legge evangelica; ecco quelli
+che non sono muniti di tanti e tanti sacramenti della
+Chiesa; ecco quelli che non udirono le predicazioni.
+<i>Ecco i Magi dall’Oriente</i>: dal mezzo della nazione
+prava e perversa, da lontano, da remote regioni; non
+s’aggravano delle spese, non della fatica, non dei pericoli.
+<i>Vennero</i>. Quando vennero? Quando tutto il mondo
+era pieno d’idolatria; quando s’adoravano le pietre ed
+i legni; quando era piena la terra di caligine di oscurità;
+quando tutti gli uomini erano pieni d’iniquità....
+Quando vennero? Quando Gesù era piccolo, quando
+giaceva sopra il fieno, quando dimostrava ancora la
+sua fragilità, quando non avea ancora fatto miracoli....
+<i>Vedemmo la sua stella in Oriente</i>; la stella che mostra
+il suo avvenimento. Ecco che videro la stella,
+non altri miracoli; non illuminare i ciechi, non suscitare
+i morti, non far altre cose visibili. <i>E siam venuti
+ad adorarlo</i>. Abbiam fatto un gran cammino, solamente
+per adorar i vestigi dei piedi di quello. Se lo
+possiam vedere, se lo possiamo adorare, se lo possiam
+toccare, se gli possiam offerire i nostri doni, stimiamo
+d’esser beati. Abbiam lasciata la patria, abbiam lasciati
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+i parenti, abbiam lasciati gli amici, abbiamo lasciati i
+regni, abbiam lasciate molte ricchezze; siam venuti
+per così lungo cammino, in tanti pericoli, così velocemente;
+solamente per adorarlo. Questo a noi basta,
+questo stimiamo più che i nostri regni, questo più desideriamo
+che la propria vita.... Che cosa, adunque, diremo
+a queste cose, fratelli? Che cosa, per nostra fè,
+diremo? O fede viva, o carità grandissima! Or vedete
+quanta sia stata la perfidia dei Giudei, quanta la
+durezza di cuore; imperocchè nè per miracoli nè per
+profezie nè per questa voce si sono commossi.
+</p>
+
+<p>
+»Ma perchè abbiam volto il nostro sermone contro
+i Giudei, e non piuttosto contro di noi?... Perchè
+vedi la festuca nell’occhio del tuo fratello, e la trave
+che è nell’occhio tuo non vedi? Ecco il Signore Gesù
+non è oggi piccolo nel presepio, ma è grande in cielo.
+Già ha predicato, ha fatto miracoli, è crocifisso, è
+resuscitato, siede alla destra del Padre, ha mandato lo
+Spirito Santo nel mondo, ha mandati gli Apostoli, ha
+già soggiogate le genti....» «Già per tutto è il regno
+dei Cieli; ecco è aperta la porta; il Signore ha corso la
+via, gli Apostoli e i martiri lo han seguitato. Ma tu sei
+pigro, e ogni fatica ti aggrava, e non vuoi seguitare i
+vestigi di Cristo. Ecco ogni giorno moltiplica l’avarizia,
+cresce la voragine delle usure, la lussuria ha già contaminato
+ogni cosa, la superbia ascende fino alle nuvole.
+Voi siete del padre diavolo, e volete fare i desiderii di
+vostro padre. Oh! quanto bene di voi si potria ripetere
+quel detto: — Ecco che io vado a gente che non mi sapeva
+e non invocava il mio nome; ho estese tutto il giorno
+le mie mani al popolo incredulo che va nella via della
+perdizione, popolo che mi provoca ad iracondia. — »&#8205;<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>
+</p>
+
+<p>
+Questa descrizione dei Magi che si muovono da
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+lontani paesi, fra tanti pericoli, a cercare Gesù ancora
+bambino; mentre i Cristiani restano indifferenti a Lui
+che, cresciuto e nello splendore della sua gloria, apre le
+braccia invitandoli; fu certamente di quelle che più rapirono
+il popolo, e tutto il sermone è dei migliori
+che fece il Savonarola. Tali esempi d’eloquenza vergine
+e spontanea erano ignoti affatto in quel secolo
+d’erudizione e d’imitazione.&#8205;<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> Allora era morta anche
+quella troppo semplice ed ingenua eloquenza che troviamo
+nei sermoni del trecento, e della quale San Bernardino
+da Siena era stato l’ultimo seguace. I predicatori,
+noi lo abbiamo già detto, quando non erano dei grammatici,
+come il Gennazzano, somigliavano a volgari istrioni,
+o parlavano un gergo scolastico che niuno più capiva.
+Il segreto, quindi, del gran successo ottenuto dal
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+Savonarola, sta tutto nell’affetto ch’egli sentiva e
+sapeva ispirare nel popolo. La sua voce era la sola
+che riuscisse familiare e domestica;&#8205;<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> egli parlava un linguaggio
+che toccava il cuore della moltitudine; discorreva
+cose che la riguardavano direttamente; era il solo
+a combattere sinceramente pel vero, ad avere un fervido
+amore pel bene; a commoversi profondamente delle
+sventure di quell’uditorio a cui parlava: e fu perciò il
+solo eloquente in tutto quel secolo. Da che si spense
+l’antica e santa eloquenza dei Padri e Dottori cristiani,
+non s’era più udita una voce che fosse degna
+d’essere tramandata ai posteri. Frà Girolamo Savonarola
+fu quegli che rimise in onore la predicazione e le
+ridonò vita; potrà quindi chiamarsi il primo oratore
+moderno.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+</p>
+
+<h4 id="notacap8-1">NOTA.
+<span class="smaller"><i>Sulla lingua in cui furono pronunziate le Prediche
+del Savonarola.</i></span></h4>
+</div>
+
+<p>
+Da quanto si dice nel testo, apparisce come il signor
+Perrens e molti altri scrittori, si sieno di gran lunga ingannati
+quando han creduto che il Savonarola predicasse assai
+spesso in latino. Essi sono caduti in questo errore per aver visto
+che molti Sermoni, come quelli appunto sulla prima Epistola di
+San Giovanni, si trovano nell’autografo e nella prima edizione
+latini; e per averli in italiano, fa bisogno tradurli. Ma ciò è
+avvenuto solo per l’uso generalmente invalso a quel tempo di
+scrivere latino. Quando, infatti, i Sermoni furono raccolti dalla
+viva voce, come più tardi avvenne per opera di Ser Lorenzo
+Violi, si ebbero sempre in italiano; ma quando il Savonarola
+medesimo dovette scriverli per la stampa, gli riusciva più agevole
+il latino. Ed è tanto vero che nello scrivere preferisse
+sempre questa lingua, che noi troviamo latine tutte le postille
+ai margini delle sue Bibbie; ed in alcune <i>selve</i>, o sieno primi
+abbozzi di prediche, che si trovano autografi nella Magliabechiana
+(<i>Vedi nell’Appendice</i>), si osserva con evidenza, che
+quando il Savonarola voleva dare l’ultima forma ad un pensiero
+e ridurlo, per così dire, ad un pezzo della predica che dovea
+fare, allora solamente usava l’italiano; ma quando metteva
+giù l’idea alla prima per rammentarsene, usava sempre il latino.
+Molte delle sue opere scrisse in latino, per tradurle poi egli medesimo
+in italiano e farne così una seconda edizione, <i>perchè
+servisse alla universalità dei credenti</i>: parole che il Savonarola
+ripete innanzi a tutte le traduzioni delle sue opere, e che tolgono
+ogni peso all’opinione di coloro che vorrebbero farci credere
+che il latino fosse allora universalmente inteso. Quanto
+allo scrivere, essendo il latino comune a tutta Europa, era
+divenuta la sola lingua dei dotti; epperò, trattandosi di opere
+teologiche o filosofiche, si aveva un linguaggio scientifico
+già tutto formato in latino: per iscrivere italiano, sarebbe stato
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+quindi necessario cominciare dal cercar nuove frasi e nuovi
+modi, e quasi creare un nuovo stile.
+</p>
+
+<p>
+Per non distenderci ora in più parole, noteremo solo
+come le prediche sull’<i>Arca di Noè</i>, fatte dal Savonarola nel 94,
+vennero raccolte dalla viva voce in italiano; ma per dar loro <i>una
+forma più letterata</i>, furono poi (come l’editore stesso ci avverte)
+tradotte in pessimo latino, e così date alla luce. Le prediche
+sopra Giobbe furono del pari raccolte in italiano e tradotte in
+latino, ma da questa traduzione rimesse di nuovo in volgare,
+<i>come a principio in verità furon fatte et predicate</i>, secondo che
+anche qui ci avverte l’editore, il quale volle questa volta
+pubblicarle in italiano. Questi fatti debbono persuaderci che se
+ci avviene di trovare latini i Sermoni del Savonarola, sia nell’edizione
+originale, sia nell’autografo stesso, ciò non è argomento
+per credere che sul pergamo li dicesse in latino.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap9-1">CAPITOLO NONO.
+<span class="smaller">Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; elezione d’Alessandro
+VI. Viaggio del Savonarola a Bologna: separazione di
+San Marco dalla Congregazione Lombarda: riforma del Convento.<br>
+[1492-93.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Lorenzo il Magnifico si era ritirato nella sua amena
+villa di Careggi. Un male fierissimo travagliava le sue
+viscere, e già nei primi giorni dell’aprile 1492 non
+v’era più alcuna speranza di guarigione. Invano i medici
+tentavano ogni prova dell’arte salutare; invano era
+venuto da Pavia il rinomato Lazzaro da Ficino: la sua
+maravigliosa bevanda di gemme distillate non dava alcun
+risultato; il Magnifico era vicino a morte. I pochi
+amici che restano fedeli in quelle ore estreme, gli dimostravano
+un grande affetto; il Ficino ed il Pico lo
+visitavano di continuo; Angelo Poliziano non s’era mai
+dipartito dal suo letto. Questi amava sinceramente il suo
+mecenate; sentiva di perdere in lui quello a cui dovea
+tutto nella vita, quello a cui la gratitudine lo avea legato
+più che ad ogni altro uomo sulla terra. Invano cercava
+nascondere il suo dolore, invano voleva trattenere
+le lacrime: Lorenzo lo fissava con quello sguardo misterioso
+dei moribondi, ed egli non era più padrone di
+sè, dava in un pianto dirotto.&#8205;<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>
+</p>
+
+<p>
+L’affetto rendeva solenni queste ultime ore del Magnifico,
+che avendo rivolto sinceramente i suoi pensieri
+alla religione, sembrava essere tutto mutato. Ed infatti,
+quando gli fu portata la comunione, si forzò di levarsi;
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+volle essere sostenuto sulle braccia dei suoi familiari
+per andare incontro al sacerdote; che, vedendolo così
+stranamente commosso, dovette ordinargli di ritornare
+a letto, ove si durò non poca fatica per rimetterlo in
+calma. Il passato ridestavasi alla memoria di Lorenzo
+terribile e spaventoso: a misura ch’egli si avvicinava
+all’ora estrema, le sue colpe parevano giganteggiare
+innanzi ai suoi occhi e divenire sempre più minacciose.
+A questo terrore gli estremi uffici della religione non
+davano alcun conforto, perchè egli avendo perduto ogni
+fiducia degli uomini, non credeva neppure alla sincerità
+del suo medesimo confessore. Usato a vedere ognuno
+obbedire ai suoi cenni, piegarsi alla sua volontà, non
+sapea persuadersi che alcuno potesse ardire di negargli
+l’assoluzione; onde essa non avea di niente alleviato il
+peso che opprimeva la sua coscienza, ed i suoi rimorsi
+erano sempre più crudeli. — Niuno osò mai darmi un no
+risoluto, — andava egli fra sè ripensando; e questo pensiero
+che una volta era stato il suo orgoglio, diveniva
+ora il suo martirio.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto, però, gli venne innanzi l’immagine
+severa del Savonarola; si rammentò che esso non aveva
+ceduto nè alle minacce nè alle lusinghe, ed esclamò: — «Io
+non conosco altro vero frate, se non questo;» — e mostrò
+desiderio di confessarsi a lui. Fu subito mandato a
+San Marco pel Savonarola, il quale restò così maravigliato
+d’una tanto insolita e inaspettata chiamata, che quasi non
+vi credette; e fece rispondere, come gli pareva inutile il
+suo andare a Careggi, perchè certo le sue parole non
+sarebbero state di buon animo accolte da Lorenzo. Ma
+quando gli fu descritto il grave stato del malato e il desiderio
+da esso manifestato di confessarsi a lui, si mise
+subito in cammino.&#8205;<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo sentivasi quel giorno più che mai presso
+alla morte. Aveva chiamato a sè il figlio Piero, e dato i
+consigli ultimi e l’estremo addio. Quando gli amici, che
+erano stati esclusi da questo colloquio, poterono rientrare
+in camera ed allontanare il figlio la cui presenza lo
+avea già troppo commosso, egli mostrò desiderio di rivedere
+Pico della Mirandola, che subito venne. Parve
+che la dolce presenza di quel giovane benevolo e tranquillo
+lo calmasse un poco, e gli disse: «Io sarei morto
+assai scontento, se non mi fossi prima rallegrato un
+poco della tua vista.» Il suo volto si rasserenava, i
+suoi discorsi divenivano quasi lieti; cominciava, infatti,
+a ridere e scherzare col suo amico. Non appena si partiva
+il Pico, che entrava il Savonarola e s’accostava ossequiosamente
+al letto del moribondo Lorenzo. Tre peccati
+egli voleva confessare a lui e chiederne assoluzione:
+il sacco di Volterra; i danari tolti al Monte delle fanciulle,
+cagione a moltissime di perduta vita; il sangue sparso
+dopo la congiura dei Pazzi. Nel parlare, il Magnifico si agitava
+di nuovo, ed il Savonarola per calmarlo andava ripetendo: — Iddio
+è buono. Iddio è misericordioso. — «Ma,»
+aggiunse, non appena Lorenzo ebbe finito di parlare,
+«vi bisognano tre cose.» — «E quali, padre?» — rispose
+Lorenzo. Il volto del Savonarola divenía grave, e
+spiegando le dita della sua destra, egli incominciava a
+dire. — «Primo. Vi bisogna avere una grande e viva
+fede nella misericordia di Dio.» — «Questa io l’ho
+grandissima.» — «Secondo. Vi bisogna restituire tutto
+il mal tolto, o commettere ai vostri figli che lo restituiscano
+per voi.» — A questo il Magnifico parve rimanere
+maravigliato e dolente; pure, facendo forza a sè
+stesso, acconsentì con un cenno del capo. Il Savonarola
+levossi finalmente in piedi, e mentre il moribondo principe
+si rimpiccioliva pauroso nel letto, egli sembrava
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+divenire maggiore di sè, dicendo: — «Ultimo. Vi bisogna
+restituire la libertà al popolo di Firenze.» — Il suo
+volto era solenne; la voce quasi terribile; gli occhi, per
+indovinare la risposta, stavano intenti e fissi in quelli di
+Lorenzo; il quale, raccogliendo quante forze la natura
+gli avea lasciate in quel punto, volse sdegnosamente le
+spalle senza pronunziar più parola. E così il Savonarola
+si partiva senza dare l’assoluzione; ed il Magnifico,
+lacerato dai rimorsi, dava poco dipoi l’ultimo fiato, il
+giorno 8 aprile 1492.&#8205;<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>
+</p>
+
+<p>
+La morte di Lorenzo dei Medici portava un gran
+mutamento nelle cose di Toscana e d’Italia. Il suo accorto
+procedere, il sapersi con prudenza destreggiare
+fra i vari potentati, il tenerli con molta arte uniti fra
+loro, lo aveano fatto quasi moderatore della politica italiana;
+e Firenze ne era divenuto centro delle più gravi
+faccende di stato. Piero, invece, parea che in ogni sua
+qualità fosse opposto al padre. Bello e valido della persona,
+s’era abbandonato tutto ai piaceri delle donne ed
+agli esercizi del corpo. Egli aveva una facilità grande di
+verseggiare improvviso, ed una pronunzia grata e piacevole;
+ma poneva la sua ambizione nel cavalcare e
+giostrare, nei giuochi del calcio, del pugno e della
+palla, nei quali si teneva tanto valente da sfidare i primi
+giocatori d’Italia, che venivano perciò in Firenze. Egli
+aveva ereditato dalla sua madre tutta la superbia di casa
+Orsina; ma dal padre, niuna di quelle maniere modeste
+e civili che tanto avevano contribuito a renderlo popolare.
+Era invece di modi rotti e spiaceva ad ognuno: lasciavasi
+poi trasportare così violentemente dall’ira, che un
+giorno, in presenza di molti, dètte uno schiaffo ad uno
+de’ suoi cugini. Queste cose erano tenute in Firenze
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+assai più intollerabili d’ogni aperta violazione delle leggi,
+e bastavano per sè sole a creargli un gran numero di
+nemici.&#8205;<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>
+</p>
+
+<p>
+Nè i suoi modi spiacevano solo ai privati; ma fin
+dal principio del suo governo, s’era in maniera disgustato
+tutti i principi italiani, che Firenze ne perdeva
+tutta quella preminenza che Lorenzo aveva saputo
+conservarle. Trascurava affatto le cose dello Stato,
+nè si dava altra cura se non quella di cercare una
+occasione a restringere vieppiù il governo nelle sue
+mani: ogni giorno distruggeva qualcuna di quelle apparenze
+di libertà, che il Magnifico con tanta cura aveva
+lasciate intatte, ed a cui il popolo era ancora assai
+affezionato. Onde l’universale dei cittadini ne stava
+sempre più malcontento; e s’era già formato un partito
+avverso, che veniva di continuo accresciuto da
+moltissimi di coloro medesimi che sotto Lorenzo erano
+stati dei più affezionati ai Medici. Già cominciava una
+certa espettazione di cose nuove, le quali divenivano
+d’ora in ora più desiderabili e più necessarie, perchè
+Piero, vedendosi abbandonato dai cittadini di reputazione,
+era costretto circondarsi di gente sempre più
+nuova ed incapace.
+</p>
+
+<p>
+La moltitudine cresceva perciò intorno al pergamo
+del Savonarola, il quale veniva considerato come il predicatore
+del partito avverso ai Medici. L’essersi il Magnifico,
+presso alla morte, voluto confessare a lui, avevagli
+fatto guadagnare infinitamente nell’opinione di tutti
+coloro che erano stati ammiratori di quel principe, e che
+ora si allontanavano dal figlio pe’ suoi modi violenti e per
+la sua mal sicura politica. Il popolo andava da un altro lato
+rammentando, come nella sagrestia di San Marco, in
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+presenza d’alcuni rispettabili cittadini,&#8205;<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> il Savonarola
+aveva predetto la morte vicina di Lorenzo, del papa e
+del re di Napoli. Una parte di questa predizione erasi
+quasi immantinente verificata; un’altra sembrava già
+vicina al suo adempimento.
+</p>
+
+<p>
+Le forze vitali d’Innocenzo VIII svanivano rapidamente:
+egli era da più tempo caduto in una specie
+di sopore, cresciuto qualche volta sino al punto
+di farlo creder morto a tutta la corte. Si cercava invano
+ogni mezzo per ridestare la spenta vitalità del
+papa, quando un medico ebreo propose di tentare con
+un nuovo strumento la trasfusione del sangue; cosa
+tentata fino allora soltanto sugli animali. Il sangue del
+decrepito pontefice doveva passare tutto nelle vene d’un
+giovane, che dovea cedergli il suo. Tre volte fu tentata
+la difficile prova, nella quale, senza alcun giovamento
+del papa, tre giovanetti perderono successivamente
+la vita; forse a cagione di aria introdottasi nelle
+loro vene. Il giorno 25 aprile 1492 cessava di vivere
+Innocenzo VIII; e cominciavasi subito a trattar la nuova
+elezione.&#8205;<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>
+</p>
+
+<p>
+La corruttela era nella corte romana giunta a tal
+segno, che quelle medesime enormità le quali una volta
+si facevano in segreto ed erano nondimeno cagione di
+scandalo e di rammarico universale, avevano luogo adesso,
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+sotto agli occhi di tutti, senza che alcuno quasi se ne maravigliasse.
+I cardinali non passarono nel conclave il numero
+di ventitrè; la elezione si ridusse ad un semplice
+mercato di voti, nel quale riuscì vittorioso Roderigo
+Borgia, per essere il cardinale che poteva offerire un maggior
+prezzo ed un maggior numero d’impieghi. Quel
+giorno medesimo, i Romani videro con indifferenza le
+mule cariche di oro entrare nel palazzo d’Ascanio Sforza,&#8205;<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>
+che era stato il più forte rivale del Borgia; e parlavasi
+dei particolari di quel mercato come di cose ordinarie
+e naturali.&#8205;<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il nome d’Alessandro VI, che fu assunto dal nuovo
+pontefice, è noto abbastanza per turpe fama, senza che vi
+sia bisogno di fermarsi a parlarne troppo lungamente. Di
+nazione spagnuolo, egli era in origine avvocato di Valenza.
+La sua grande facilità nel parlare, un’attitudine
+maravigliosa a tutti gli affari, specialmente di finanza
+e di amministrazione, lo avevano di grado in grado
+fatto salire al cardinalato. Una delle passioni che più
+fortemente lo dominarono, era l’avidità insaziabile del
+danaro; per cui egli si trovava di continuo in intimi rapporti
+coi Mori, coi Turchi e cogli Ebrei, disprezzando
+ogni pregiudizio ed ogni uso più rispettato del suo secolo.
+Così potè raccogliere quella ricchissima fortuna
+che lo fece ascendere al papato. Amava la vita libera e
+sciolta dei sensi, ed era sempre stato sotto il dominio
+di qualche donna. Quando pervenne al pontificato, era la
+famosa Vannozza; prima era stata la madre di lei; e
+più tardi fu la figlia Lucrezia Borgia, cagione di quegli
+scandali e quelle sanguinose gelosie che tutto il mondo
+conosce, e che resero il nome di quella famiglia un disonore
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+della specie umana. Tale era la fama di colui
+che saliva al pontificato, che l’annunzio ne fu ricevuto
+in tutta Italia con un rammarico universale; e Ferdinando
+di Napoli non potè trattenere le lacrime: cosa
+che non gli era seguita neppure nella morte dei figli.&#8205;<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>
+</p>
+
+<p>
+Parve, nondimeno, che il principio di questo pontificato
+volesse smentire l’opinione che se n’era concepita.
+Si vide per la prima volta rimessa in qualche
+ordine l’amministrazione delle entrate pontificie: i delitti
+che negli anni decorsi avevano infestato la Campagna
+e tutte le province, numerandosi per ogni settimana
+quasi a centinaia, furono severamente repressi, e
+scemarono ad un tratto maravigliosamente. Troppo presto
+però si conobbe che tutto ciò aveva un solo scopo;
+quello di cavare più facilmente dai sudditi una maggior
+quantità di danaro, e creare dei principati più fermi
+e sicuri ai figli del papa, i quali già si rendevano noti
+per la oscenità delle loro libidini e l’atrocità dei loro
+delitti.&#8205;<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>
+</p>
+
+<p>
+Per questi fatti, gli animi erano davvero atterriti,
+e guardavano con trepidazione il futuro. Gli occhi si
+volgevano involontariamente a colui che sempre avea
+predetto sventure all’Italia ed alla Chiesa, e le cui parole
+sembravano stranamente verificarsi tutte. Due dei
+principi ai quali aveva predetto la morte, erano adesso già
+scesi nella tomba; il terzo non poteva, per la sua decrepitezza,
+tardare ancor molto; e la Chiesa non avea
+da secoli versato in condizioni sì tristi. Le tre famose
+Conclusioni passavano perciò di bocca in bocca: lo
+sconforto dei veri credenti faceva ch’essi vi cominciassero
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+a prestare un’intera fede, e lo strano terrore
+che s’era impadronito dell’universale spargeva nel
+mondo il nome del Savonarola. Il quale era nel medesimo
+tempo causa e vittima di queste voci. Il vedere
+come allora quasi ognuno si volgesse verso le sue idee,
+lo confermava ed esaltava più che mai in esse. I tempi
+destinati gli parevano ormai vicini; leggeva e rileggeva i
+profeti; predicava con maggiore impeto; nè è maraviglia
+che in tale stato crescessero le sue visioni.
+</p>
+
+<p>
+Infatti, questo medesimo anno 1492, mentre che
+egli predicava l’avvento, ebbe un sogno che aveva tutta
+l’apparenza d’una visione, e che il Savonarola non
+esitò un istante a credere una rivelazione divina. Gli parve
+di vedere nel mezzo del cielo una mano con una spada,
+su cui era scritto: <i>Gladius Domini super terram cito
+et velociter</i>. Udì molte voci chiare e distinte, che promettevano
+misericordia ai buoni, minacciavano flagelli
+ai cattivi e gridavano che l’ira di Dio era vicina. Ad
+un tratto la spada si rivolge verso la terra; l’aere
+s’oscura; piovono spade, saette e fuochi; s’odono terribili
+tuoni; e tutta la terra è in preda alle guerre, alla
+fame, alla peste. La visione sparisce, con un comando
+al Savonarola di minacciare i flagelli, ispirare agli uomini
+il timore di Dio ed indurli a pregare il Signore
+perchè mandi alla Chiesa buoni pastori, che prendano
+finalmente cura delle anime smarrite.&#8205;<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> Più tardi noi
+vediamo questa visione rappresentata in un numero infinito
+d’incisioni e medaglie, e quasi divenuta un simbolo
+del Savonarola e della sua dottrina.
+</p>
+
+<p>
+In questi mesi, però, inaspettatamente lo troviamo
+lontano da Firenze: nell’aprile del 1492 egli
+era a Pisa, dove fece alcuni sermoni nel monastero
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+di Santa Caterina, e strinse amicizia con Stefano da
+Codiponte,&#8205;<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> che fu poi uno dei suoi più fedeli ed affettuosi
+seguaci. Nella quaresima del 93 è più lontano
+ancora, giacchè predica a Bologna. Sembra che Piero
+dei Medici, annoiatosi di questo predicatore troppo popolare,
+intorno al quale si radunavano i suoi nemici,
+lo facesse per mezzo dei superiori di Roma o di Milano
+allontanar qualche tempo da Firenze. I frati di San Marco
+ne erano dolentissimi, ed il Savonarola cercava di confortarli
+per mezzo di lettere. «Io mi ricordo sempre
+della vostra dolce carità, e spesso ne ragiono con
+Frà Basilio, diletto mio figliuolo e unanime vostro fratello
+in Cristo Gesù.....: noi stiamo molto solitari,
+come due tortorine che aspettano che torni la primavera,
+per tornare nei luoghi caldi, dove siamo usati
+di vivere in mezzo i fiori e gaudi dello Spirito Santo....
+Ma se vi par troppo essere contristati, reputando
+di non poter vivere senza me, la vostra carità è ancora
+imperfetta, e però Dio mi ha tolto a voi per
+qualche tempo.»&#8205;<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>
+</p>
+
+<p>
+A Bologna il Savonarola predicava, però, di mala
+voglia. Mandato via da Firenze come troppo amico
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+del popolo, si trovava in città governata dalla ferrea
+mano dei Bentivoglio; bisognava dunque tenersi assai
+stretto nei limiti. Obbligato ad un predicare tutto contrario
+a’ suoi impulsi, riuscì freddo, e lo chiamavano
+«uomo semplice e predicatore da donne.»&#8205;<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> L’uditorio
+nondimeno era numeroso, e la folla, invitata dal
+suo nome, accorreva. Vi frequentava, fra gli altri, la
+moglie del Bentivoglio, la quale veniva assai tardi, e
+traendosi dietro un lungo strascico di dame, di cavalieri
+e di paggi, interrompeva ogni giorno la predica.
+Questo era uno di quei disordini che il Savonarola non
+sapeva tollerare. Le prime volte fermò il suo discorso,
+credendo che fosse un rimprovero bastevole: la cosa
+procedeva invece più oltre; onde egli fece qualche cenno
+sul peccato di distorre i fedeli dai loro uffici religiosi.
+Ma la superba dama, messa in punto, veniva ogni giorno
+con maggiore strepito e più orgoglioso dispetto. Sino a
+che il Savonarola, trovandosi una mattina nel fervore
+della predica e venendo secondo il costume interrotto,
+non seppe più trattenersi e gridò: « — Ecco, ecco il diavolo
+che viene ad interrompere il verbo di Dio.»&#8205;<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> — La
+Bentivoglio fu talmente presa dall’ira, che ordinò
+a due de’ suoi staffieri che andassero a finirlo sul
+pergamo; ma ad essi mancò in sul fatto l’animo di
+commettere una tanta enormità. Ella non pertanto fremeva
+al pensiero d’essere stata umiliata da un frate,
+e mandò due altri de’ suoi satelliti perchè lo cercassero
+nella cella e gli facessero qualche grave ingiuria. Ed il
+Savonarola seppe riceverli con una tale fermezza
+d’animo, e parlò loro con un accento tanto sicuro
+e quasi imperioso, ch’essi lo udirono e si partirono
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+confusi.&#8205;<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a> Per buona fortuna, la quaresima era già in
+sul finire, ond’egli ben presto dètte il suo addio al
+popolo. Pure, volendo dare un’altra prova che non
+si lasciava facilmente spaventare, disse pubblicamente
+sul pergamo: «Questa sera piglierò il cammino
+verso Firenze col mio bastoncello e fiasco di legno,
+ed albergherò a Pianoro. Se alcuno volesse nulla
+da me, venga prima che io parta. Sappiate però
+che la mia morte non si deve celebrare a Bologna.»&#8205;<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>
+</p>
+
+<p>
+Volgendo i passi a Firenze insieme col suo compagno
+Frà Basilio, egli pensava alle mutate condizioni
+della città, al malcontento del popolo, allo sdegno di
+Piero e alle difficoltà che avrebbe incontrate nelle sue
+future predicazioni. E mentre l’animo suo era occupato
+da questi pensieri, e che si trovava ancora parecchie
+miglia lontano da Firenze, fu in modo vinto dalla
+stanchezza, che non aveva più forza di continuare oltre il
+suo cammino nè di prendere cibo. Quand’ecco gli viene
+in aiuto la visione d’un uomo incognito, che gli ridona
+forza e coraggio, ed accompagnatolo a Firenze infino
+alla Porta San Gallo, gli dice: — «Rammentati di fare
+quello per cui sei stato mandato da Dio;» — e così detto,
+sparisce.&#8205;<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a> Non è certo da maravigliarsi che il Savonarola,
+vinto dalla stanchezza, avesse un’altra visione. Il
+lettore potrà d’altronde fare di tali leggende il giudizio
+che crede: noi le raccontiamo perchè sono parte della
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+storia di quei tempi, avendovi allora prestato fede uomini
+grandissimi,&#8205;<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> e più di tutti il Savonarola medesimo;
+come abbiamo già notato altrove, e come avremo
+occasione di discorrerne assai più a lungo.
+</p>
+
+<p>
+A Firenze trovò peggiorato assai lo stato della città,
+essendo cresciuta l’insolenza di Piero, e i mali umori
+del popolo divenendo ogni giorno più manifesti. Il priore
+di San Marco doveva trovarsi perciò in condizione assai
+più difficile: bisognava tacersi, o esporsi ad esser mandato
+via con qualche nuovo ordine che venisse dai superiori
+di Lombardia o di Roma. Considerando questo
+stato di cose, rammentò il Savonarola che la Congregazione
+Toscana era stata divisa dalla Lombarda sino
+all’anno 1448, quando vi fu unita a cagione della
+peste che aveva in Toscana disertato i conventi: non
+dovea quindi riuscir difficile ridurla alla sua prima
+indipendenza, ora che i frati vi si erano moltiplicati.&#8205;<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> Si
+mise, dunque, con ogni ardore a quest’opera, dalla quale
+dovevano dipendere tutti i suoi futuri disegni. Ed in
+essa manifestò per la prima volta una grande attività
+pratica; mentre l’indole leggiera ed inconseguente di
+Piero de’ Medici ne risultò sempre più manifesta. Questi,
+infatti, si lasciò persuadere a favorire una domanda
+che era diretta solo a render vana la sua autorità sul
+convento di San Marco; e fece dai magistrati scrivere
+più lettere all’ambasciatore fiorentino a Roma ed al
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+cardinal di Napoli, caldamente raccomandandola.&#8205;<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> La condotta
+di Piero era tanto più inesplicabile, in quanto che
+egli s’era allora appunto dato a favorire i Frati Minori,
+stati sempre nemici dei Domenicani, e i quali ora predicando,
+contro a gli ordini espressi della Signoria, la cacciata
+degli Ebrei, avevano fatto nascere in Firenze non
+pochi disordini.&#8205;<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a> Ma, sia che egli non capisse l’importanza
+della domanda, sia che volesse dispiacere a Lodovico il
+Moro signore di Lombardia, certo è che in questa cosa
+favorì il Savonarola; il quale profittando del momento,
+mandò subito a Roma Frate Alessandro Rinuccini e
+Frà Domenico da Pescia, di cui avremo in appresso
+lunga occasione di discorrere. Egli era il suo più sincero
+e ardente seguace: nato ai piedi della montagna
+pistoiese, aveva tutto l’ardire e l’audacia di quei
+montanari; animo pieno di sincerità e di fede, era
+tutto entusiasmo e devozione pel Savonarola; lo credeva
+un profeta mandato da Dio a Firenze, e si sarebbe
+per lui gettato nel fuoco senza esitare un istante.
+Questi due frati trovarono a Roma, che i favori ottenuti
+non bastavano a combattere i Lombardi, i quali, per
+mezzo di Lodovico il Moro, avevano l’aiuto di molti
+ambasciatori; onde quella disputa di conventi sembrava
+essere divenuta un affare di stato.&#8205;<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a> Da Roma scrivevano
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+perciò al Savonarola, che bisognava deporre il
+pensiero di riuscire nell’impresa; ma egli in risposta
+diceva loro: «Non dubitate, state forti ed avrete vittoria:
+il Signore disperde i consigli della gente, e
+manda per terra i disegni dei principi.»&#8205;<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ed invero, la vittoria si ebbe in un modo inaspettato
+e strano. Il 22 maggio 1493, ogni speranza
+di successo sembrava perduta; il papa, svogliato, licenziava
+il concistoro, dicendo di non volere per quel giorno
+firmare alcun breve. Restava solamente il cardinal di
+Napoli, con cui si tratteneva in discorsi piacevoli ed
+ameni, abbandonandovisi col solito eccesso della sua indole.
+Al cardinale parve essere venuto il momento opportuno,
+e destramente cavatosi di tasca il breve, che
+già era stato disteso, pregava il papa di firmarlo. Questi
+sorridendo negava, e quegli sorridendo, cavatogli dal
+dito l’anello, bollava il breve.&#8205;<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> Non aveva appena finito,
+che, quasi l’avessero saputo, arrivavano messi pressantissimi
+dei Lombardi con nuove e più valide raccomandazioni.
+Ma il papa non volle più udir parola di questo
+affare, che già lo aveva noiato, dicendo: <i>Quel che è
+fatto è fatto</i>. In tal modo, San Marco otteneva la sua
+indipendenza, e le parole del Savonarola si verificavano.
+</p>
+
+<p>
+I Lombardi, rimasti vinti così inaspettatamente,
+fecero mille tentativi per annullare o almeno scemare
+la forza del breve; e furono in questo favoriti dallo
+stesso Piero dei Medici, che dopo averli combattuti, voleva
+aiutarli.&#8205;<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> Ma ormai era troppo tardi: San Marco, divenuto
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+centro d’una congregazione, dipendeva solo da
+Roma. Il Savonarola venne subito rieletto priore; e nella
+sua nuova condizione, libero finalmente e padrone di
+sè, poteva parlar franco e sicuro; nè doveva più riuscire
+ad alcuno rimuoverlo da Firenze, sua unica sede. Egli
+solo aveva sin dal principio capita l’importanza del breve
+ottenuto; gli altri dovevano avvedersene più tardi. Nuovi
+e più gravi pericoli si avvicinavano però rapidamente,
+ed il nostro frate vi si apparecchiava.
+</p>
+
+<p>
+Bisognava, innanzi tutto, riordinare e disciplinare
+il convento. Una volta, egli aveva pensato di ritirarsi
+coi suoi frati sopra un monte solitario, ed ivi menare
+vita povera e romita;&#8205;<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a> ma ora questi sogni giovanili
+aveano ceduto il luogo a più mature idee. Si trattava,
+non di abbandonare la società, ma di viverci in
+mezzo per correggerla; non di formare dei romiti, ma
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+dei buoni religiosi, che menassero vita esemplare e
+fossero pronti a spendere il sangue per salute delle
+anime. Correggere i costumi, riaccendere la fede, riformare
+la Chiesa: ecco ciò che il Savonarola voleva
+promuovere. E quando il Signore avesse adempiuti questi
+santi desiderii, si sarebbe allora partito d’Italia coi
+suoi più animosi frati, per andare a portare in Oriente
+la religione di Cristo. Costantinopoli era uno dei sogni
+di quel tempo: i politici volevano umiliare il nemico
+dell’Europa e ristabilire l’impero latino; i religiosi
+volevano convertire gl’infedeli e rimettere Gerusalemme
+in mano dei credenti; e moltissimi credevano col Savonarola,
+che si avvicinasse il tempo annunziato nelle profezie
+e che si dovesse finalmente avere <i>un solo ovile ed un
+solo pastore</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ma, per tornare al convento, la prima riforma che
+fece il Savonarola, fu di rimettere in vigore la povertà.
+San Domenico avea con terribili parole minacciata la
+sua maledizione contro coloro che ardissero introdurre
+le possessioni fra i suoi religiosi; ma dopo la morte di
+Sant’Antonino, quelle parole rimanevano solo scritte
+sulle mura dei chiostri:&#8205;<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> il convento di San Marco aveva,
+con una riforma, assunto la facoltà di possedere, ed in
+breve tempo erano moltiplicate le sue ricchezze. Il Savonarola,
+adunque, chiamò in vigore l’antica costituzione;
+ma siccome le oblazioni erano già da lungo
+tempo scemate, bisognò provvedere in modo da sopperire
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+altrimenti ai bisogni del convento. Ne scemò le
+spese col vestire i frati di panni più poveri; col rendere
+le loro celle più semplici e disadorne; col vietare
+di tenervi libri miniati, crocifissi d’oro o argento, e
+simili vanità. Ma ciò non bastava. Volle, adunque, che i
+suoi frati vivessero col frutto delle loro fatiche, e fece
+quindi istituire delle scuole nelle quali studiavasi pittura,
+scultura, architettura, arte di scrivere e miniare
+codici. I conversi e quei frati che erano meno
+atti alle più alte opere di spirito, dovevano esercitare
+queste arti per aiutare ai bisogni del convento. I sacerdoti
+e prelati in tal modo potevano più liberamente
+attendere alla confessione, aver cura delle anime, dirigere
+l’educazione intellettuale e spirituale dei novizi.
+I più provetti nello spirito di carità e nella teologia,
+dovevano darsi alla predicazione e percorrere le varie
+città, accompagnati da un solo converso, che non doveva
+mai tralasciare il lavoro, per potere coi suoi guadagni,
+in parte almeno, aiutare il compagno. Tre sorta di studi il
+Savonarola promosse dipoi principalmente nel convento:
+teologia, morale, e sopra ogni altra cosa lo studio delle
+Scritture, per l’intelligenza delle quali s’insegnava il
+greco, l’ebraico ed altre lingue orientali. E queste lingue
+dovevano servire anche di più in quel giorno in
+cui, siccome sperava, egli ed i suoi sarebbero stati
+dal Signore inviati a portare il Vangelo fra i Turchi.&#8205;<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>
+</p>
+
+<p>
+Non tutte queste idee si misero facilmente in atto
+nè tutte restarono senza ostacoli, ma il convento cominciò
+rapidamente a fiorire: cresceva il fervore e lo
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+zelo per gli studi; cresceva l’amore per le Sacre Carte
+e lo spirito di religione. Facile riusciva il progredire,
+quando si vedeva il priore essere un modello vivo e
+parlante dei principii che inculcava. I suoi panni erano
+sempre i più rozzi; il suo letto era il più duro; la sua
+cella la più povera; severo verso gli altri, era severissimo
+verso di sè. Onde un entusiasmo nacque nel popolo
+in favore di San Marco; molti nobili cittadini domandarono
+di vestir l’abito; si diceva che Angelo Poliziano
+e Pico della Mirandola vi fossero assai inclinati:
+ma quello che è più, queste simpatie eran sórte ancora
+negli altri conventi. Quelli di San Domenico di Fiesole,
+Prato e Bibbiena; i due ospizi della Maddalena in pian
+di Mugnone e di Lecceto, chiesero di rientrare nella nuova
+Congregazione Toscana e furono ricevuti.&#8205;<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> Le cose arrivarono
+a segno, che i Camaldolensi del monastero degli
+Angioli stesero per man di notaio un contratto, col
+quale si obbligavano di mutare ordine per riunirsi
+a San Marco. Il Burlamacchi fu portatore di questa
+domanda al Savonarola, che la ricusò, perchè fuori
+del suo arbitrio e dell’autorità concessagli dal breve.
+Non voleva dare ai suoi nemici occasione di muovergli
+giuste accuse: avrebbe bensì desiderato di raccogliere
+intorno a sè tutti i Domenicani della Toscana;
+ma questo neppure poteva facilmente riuscire, a cagione
+degli odii politici che dividevano quel paese.&#8205;<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a> Infatti,
+noi lo troviamo a Pisa assai male ricevuto; e di quarantaquattro
+frati non poterne avere che soli quattro, fra
+cui primo fu quello Stefano Codiponte di cui abbiamo più
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+sopra accennato.&#8205;<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a> A Siena venne accolto anche peggio,
+perchè ricevette dalla Signoria ordine di partire; ed egli
+tornossene sdegnato a Firenze,&#8205;<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> dove la Congregazione
+di San Marco cresciuta e fiorente procedeva innanzi,
+piena di fervore in quelli che ne facevano parte, incoraggiata
+dalle simpatie di coloro che la circondavano.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+</p>
+
+<h4 id="notacap9-1">NOTA.
+<span class="smaller"><i>Sulla morte di Lorenzo il Magnifico, e sulle ultime parole
+che gli disse il Savonarola.</i></span></h4>
+</div>
+
+<p>
+Alcuni storici, desiderosi di difendere i Medici in ogni occasione,
+a torto e a diritto, hanno voluto negare che il Savonarola
+dicesse veramente a Lorenzo le tre parole da noi riportate.
+Di tutte le ragioni che adducono per sostenere la loro asserzione,
+una sola merita di essere presa in considerazione. — Il
+Poliziano, nella sua lettera a Iacopo Antiquario (<i>XV kalendas
+iunias</i> 1492), descrive minutamente la malattia e la morte di
+Lorenzo, parla della visita del Savonarola, e non riferisce le tre
+parole da noi citate. Ora, aggiungono quegli storici, esso era il
+solo testimonio oculare del fatto; scriveva privatamente ad
+un amico, e quindi non avea alcuna ragione di alterarlo: esso,
+dunque, merita più fede dei biografi del Savonarola, che per
+lodare il loro eroe, hanno probabilmente colorito i fatti a lor
+modo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Innanzi tutto, non ci è alcuna ragione per accertare che il
+Poliziano fosse stato presente al colloquio di Lorenzo e del Savonarola;
+anzi, il biografo Razzi (Cap. VI) dice espressamente
+che in quel momento <i>gli altri usciron di camera</i>. Certo
+è che il Poliziano dice di essere stato più volte rimandato nella
+vicina stanza, ed è assai probabile che ivi ritornasse quando
+si trattava di confessione: se pure restò presente, non è da
+credere che il Magnifico volesse confessare i suoi peccati ad
+alta voce. Quanto poi allo scrivere privatamente ad un amico,
+questa è una ragione che si può addurre solamente da chi
+ignora come le lettere che gli eruditi del XV secolo si scrivean
+tra loro, erano pubbliche quanto le loro opere, e assai spesso
+venivano da loro medesimi raccolte e messe a stampa.
+</p>
+
+<p>
+Ma volgiamoci a considerare un poco, chi sono coloro che
+raccontano il fatto nel modo da noi descritto. Il numero ne è infinito:
+possiamo dire che tutti i biografi del Savonarola, antichi
+o moderni, a stampa o manoscritti, sono d’accordo a seguire
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+la medesima narrazione; fatta eccezione solamente del signor
+Perrens e del Rastrelli, che scrisse un lavoro anonimo (colla
+data di Ginevra 1781), il quale può chiamarsi un libello piuttosto
+che una biografia. La nostra narrazione, adunque, è appoggiata
+all’autorità di questi scrittori: Burlamacchi, pag. 19; Pico,
+cap. VI; Barsanti, lib. I, paragr. XXVI-VII; Razzi, cap. VI, Ms.
+nella Riccardiana e nella Magliabechiana; Cinozzi Ms., come sopra,
+nella Riccardiana 2053, e nella Magliabechiana XXXV, 206;
+Fra Marco della Casa, <i>Vita</i> ec., Ms. nel convento di San Marco
+a Firenze; <i>Vita Fratris Hieronymi, Fratris Salvestri et Fratris
+Dominici</i>, prezioso Ms., che sembra autografo, passato
+dalla biblioteca del noviziato di San Marco alla Magliabechiana,
+I, VII, 28. Nel cap. XXIII di questa Vita l’autore dice:
+«Omnia hæc quæ in hac Vita scripta sunt, aut ab autore visa
+aut a fide dignis audita;» e nel cap. XI egli racconta il fatto
+siccome il Padre Burlamacchi e gli altri. Nella biblioteca di Gino
+Capponi, Cod. CCCXIII, si trova un Ms. che, sebbene sia una
+parafrasi del Burlamacchi, pure serve a confermare il medesimo
+fatto; un altro simile se ne trova nella Biblioteca imperiale di Parigi,
+e ve n’è un numero infinito in altre biblioteche pubbliche e
+private, che è inutile di qui riferire. Vedi anche ciò che dice il
+Rubieri, intorno a questo fatto, nelle sue pregevolissime <i>Osservazioni
+critiche</i> al Perrens, <i>Polimazía</i>, Num. 3 e 4, anno II.
+</p>
+
+<p>
+Non volendo, però, discutere ad una ad una tutte le autorità
+che sostengono la nostra opinione, ci fermeremo solo a
+quelle del Burlamacchi e del Pico. (Burlamacchi, pag. 28 e 29; Pico,
+cap. VI.) Messa in questi termini la cosa, si tratta di sapere:
+se bisogna credere al Poliziano, che era un cortigiano costretto
+dalla sua condizione ad adular sempre; o pure al Burlamacchi,
+uomo onesto e sincero, ed al Pico, non solo onesto e sincero, ma
+principe ricco e indipendente, e di famiglia amica ai Medici: se
+bisogna credere ad un cortigiano il quale tace un fatto che
+non poteva raccontare senza mettere in pericolo tutta la sua
+fortuna; o pure a due uomini onesti, contemporanei e conoscenti
+del Savonarola, i quali scrivevano in tempi affatto contrari
+alla sua memoria, ed affermavano di lui cosa che,
+quando non fosse stata vera, avrebbero dovuta inventare, e
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+moltissimi si sarebbero trovati interessati a contrastarla. Essi
+invece ci raccontano il fatto come generalmente noto, e dicono
+d’averlo potuto confermare per mezzo di Silvestro Maruffi,
+che l’ebbe dal Savonarola stesso; e per mezzo di Domenico
+Benivieni, che l’ebbe da alcuni familiari di Lorenzo, a cui
+egli medesimo lo aveva prima di morire raccontato. (Riscontra
+anche il Cinozzi, che conobbe personalmente il Savonarola, ed è
+su questo punto molto minuto e preciso.)
+</p>
+
+<p>
+Sembrerebbe invero, che non dovesse restarvi dubbio di alcuna
+sorte; ed infatti, sino al secolo passato niuno pensò di negar
+fede a quella narrazione. Il Fabroni, nella sua <i>Vita Laurentii
+Medicis</i>, lavoro dottissimo ma pure tutto ligio ai Medici, fu il
+primo che, appoggiandosi alla lettera del Poliziano, la impugnasse.
+Il Roscoe, che tanti documenti prese dal Fabroni e assai
+spesso lo copiò, volle anche in questo seguirlo; e finalmente
+il Perrens, che più d’una volta cadde in errore per seguire
+il Roscoe, v’è anche questa volta caduto.
+</p>
+
+<p>
+Prendendo ora a leggere la lettera del Poliziano, si vedrà
+che lungi dall’impugnare il fatto, egli lo storpia solamente in
+modo così visibile, da farci nelle sue stesse parole trovar la
+conferma di ciò che voleva nasconderci: «Abierat vixdum
+Picus, cum Ferrariensis Hieronymus, insignis et doctrinâ et
+sanctimoniâ vir, cœlestisque doctrinæ prædicator egregius,
+cubiculum ingreditur: <i>hortatur ut fidem teneat; ille vero tenere
+se ait inconcussam: ut quam emendatissime posthac vivere
+destinet; scilicet facturum obnixe respondit: ut mortem
+denique, si necesse sit, æquo animo toleret; nihil vero, inquit
+ille, iucundius, si quidem ita Deo decretum sit</i>. Recedebat
+homo iam, cum Laurentius: heus, inquit, benedictionem, pater,
+priusquam a nobis proficiscaris. Simul demisso capite
+vultuque, et in omnem piæ religionis imaginem formatus,
+subinde ad verba illius et preces rite ac memoriter responsitabat,
+ne tantillum quidem familiarium luctu, aperto iam
+neque se ulterius dissimulante, commotus. Diceres indictam
+cœteris, uno excepto Laurentio, mortem.»
+</p>
+
+<p>
+Or chi sarà di tanto buona fede, da voler credere che il
+Savonarola si presentasse spontaneamente a Lorenzo moribondo,
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+e gli dicesse: 1º Abbiate fede: 2º Proponetevi di viver
+bene: 3º Apparecchiatevi alla morte; e che, avendo il Magnifico
+risposto a tutte queste domande affermativamente, il frate
+si partisse senza dare neanche la benedizione? È fuor di dubbio,
+che se il Savonarola andò da Lorenzo, dovette essere chiamato;
+perchè nè egli era uomo da andare non chiamato nè i cortigiani
+lo avrebbero lasciato passare. E per quale altra cagione
+poteva Lorenzo richiedere in quel momento il Savonarola, se
+non per confessarsi? E se vi fu confessione, quali peccati doveva
+principalmente dire, se non quelli che erano noti in tutto il
+mondo, come i più gravi della sua vita; quelli appunto di cui
+parlano il Pico ed il Burlamacchi? Finalmente, se il frate partiva
+senza dare la benedizione, è segno evidente che i peccati
+non furono perdonati. Tutta la quistione si restringe adunque,
+non sulla visita, nè sulla confessione, nè sull’assoluzione che
+certamente non fu data; ma solo sopra le tre parole del Savonarola.
+Or, quanto alla prima di queste parole, la narrazione
+del Poliziano non differisce punto dalle altre; quanto alla seconda,
+la differenza è di poco momento; non vi rimane che la terza, cioè:
+<i>restituire la libertà al popolo fiorentino</i>; e questa è quella appunto
+che il Poliziano doveva tacere, ed è troppo naturale che
+la mutasse in quest’altra: <i>apparecchiarsi alla morte</i>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap10-1">CAPITOLO DECIMO.
+<span class="smaller">Il Savonarola espone i punti principali della sua dottrina, nell’Avvento
+del 1493: predice la venuta dei Francesi, nella Quaresima
+del 1494.<br>
+[1493-1494.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Nell’avvento del 1494 riprese, adunque, la sua predicazione
+in Firenze, coll’animo più sicuro e la parola
+più franca, con un uditorio sempre crescente. Era il
+capo della Congregazione Toscana che parlava, il frate
+di vita esemplare; quegli le cui parole si verificavano
+così stranamente, la cui assoluzione era stata desiderata
+dal Magnifico. Queste cose tutte gli accrescevano talmente
+il favore della moltitudine, ch’ei poteva spingersi
+a parlar con ogni ardire, senza più temere le
+vendette di Piero de’ Medici. Ed infatti, la cattiva vita dei
+principi italiani e dei grandi ecclesiastici, la corruzione
+e rovina di tutta la Chiesa, l’avvicinarsi dei flagelli, ed
+il desiderio che dovevano averne i buoni affinchè si mettesse
+finalmente un argine a questa universale depravazione;
+tali furono gli argomenti su cui versarono di continuo
+le venticinque prediche che egli fece nell’avvento
+di quest’anno sul salmo <i>Quam bonus</i>. In esse si occupava,
+però, anche di trattare distesamente punti gravissimi
+di teologia cristiana; perchè allora volle far quasi
+un quadro compiuto della sua dottrina, disegnandola a
+grandi tratti e fermandola bene nell’animo degli uditori,
+acciò si apparecchiassero ai flagelli che dovevano venire.
+Ed invero, possiam dire che quanto alla parte teologica,
+queste vanno fra le migliori prediche del Savonarola.
+</p>
+
+<p>
+Incominciamo adunque dalla fede, riportando le
+sue parole medesime: «La fede è dono di Dio, data in
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+salute di ciascheduno credente; però, figli miei, non
+vogliate errare con molti che dicono: se io vedessi
+qualche miracolo, suscitare almanco un morto, io
+crederei. Costoro s’ingannano, perchè la fede non è
+messa in potestà nostra, ma è un dono soprannaturale,
+cioè un lume infuso di sopra nella mente dell’uomo.
+E qualunque lo vuole ricevere, deve dentro
+prepararsi e umiliarsi a Dio.»&#8205;<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a> «Qui potrà dirsi: — Se
+tutte le cose che sono ordinate ad un fine, vi pervengono
+coi loro mezzi naturali; come mai la natura dell’uomo
+non basta per sè stessa a raggiungere il fine a
+cui è ordinata? È forse l’uomo inferiore agli animali? — No:
+questo gli si deve attribuire a nobiltà e ad eccellenza;
+giacchè egli ha un fine divino, un fine che trascende
+la natura.&#8205;<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> — Ma perchè, potresti tu allora domandarmi,
+perchè alcuni vengono eletti, ed altri no? — Le
+cose della fede, figliuol mio, «tu hai a cercare d’intenderle
+mediante il lume della fede, in quello modo
+che te le pongono le Scritture; e più oltre non ti
+debbi estendere, se tu non vuoi inciampare. Chi sei
+tu che replichi a Dio? Non ha il vasellaio la podestà
+sopra l’argilla, da fare d’una medesima massa un
+vaso ad onore e un altro a disonore?&#8205;<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>» «Negli eletti
+Iddio mostra la sua misericordia, nei reprobi la sua
+giustizia. Ma se tu domandi: perchè Iddio ha predestinato
+questo e non quello? perchè Giovanni è più predestinato
+di Pietro? Allora dirotti, che Dio vuole così; e non
+c’è altra risposta. Origene volle passare questi termini, e
+disse che la predestinazione dipendeva dai meriti d’un’altra
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+vita anteriore a quella. I Pelagiani dissero che dipendeva
+dalle nostre opere in questa vita: secondo questi
+eretici il principio del ben fare veniva da noi, la
+consumazione e perfezione veniva da Dio. Essi vollero
+varcare i termini assegnati, e caddero nell’eresia. La
+Scrittura è chiarissima: non in un luogo solamente
+ma in molti essa dice, che non il fine solo del bene
+operare, ma il principio ancora viene da Dio; anzi tutte
+le nostre buone opere, è Iddio che le opera in noi.» «Non
+è, adunque, vero che per l’opere e meriti preesistenti
+Iddio ci dia la grazia, e che siamo per ciò predestinati
+a vita eterna, quasi che l’opera e meriti siano
+causa della predestinazione; ma la volontà divina è
+causa della predestinazione, come di sopra abbiamo
+detto.»&#8205;<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>
+</p>
+
+<p>
+«Dimmi, Pietro, dimmi, o Maddalena, perchè siete
+voi in Paradiso? Voi pur peccaste come noi. Tu, Pietro,
+che confessasti il figliuolo di Dio, che conversasti
+con lui, l’udisti predicare, vedesti i suoi miracoli e,
+solo con due discepoli, lo vedesti trasfigurato nel
+monte Tabor, udisti la voce paterna; e nondimeno,
+poi, alla voce d’una femminuccia lo negasti ben tre
+volte, e poi fosti restituito alla grazia, e fatto capo
+della Chiesa, e ora possiedi la beatitudine celeste;
+donde hai avuto tanto bene?... Confessa, adunque, che
+non per li meriti tuoi, ma per la bontà di Dio, che t’ha
+fatto tanto bene, che ti dette in questa vita tanta grazia
+e tanto lume, sei salvo. E tu, Maddalena, che volgarmente
+eri chiamata la peccatrice, udisti molte volte
+predicare il tuo maestro Cristo Gesù; nondimeno tu
+stavi dura, e quantunque Marta tua sorella ti correggesse
+ed esortasse a mutar vita, tu non attendevi.
+Ma quando piacque al Signore, e che ei ti toccò il
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+cuore, tu corresti come ebra col vaso d’alabastro in
+casa del Fariseo, colle lacrime gli bagnasti i piedi, e
+meritasti d’udire quelle dolci parole: <i>Dimittuntur
+tibi peccata multa</i>. Dipoi fosti tanto accetta al Salvatore,
+che tu meritasti di vederlo prima di tutti resuscitato,
+e fosti fatta apostola degli apostoli. Queste
+grazie, Maria, questi doni non furono per li meriti
+tuoi; ma perchè Iddio t’amò e volseti bene.»&#8205;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>
+</p>
+
+<p>
+Fermandoci però a citazioni come queste, ed isolandole
+dal resto, potrebbe alcuno trovare appiglio a cadere
+nell’errore medesimo d’alcuni tedeschi o inglesi,
+i quali hanno voluto vedere nel Savonarola un sostenitore
+di quella parte delle dottrine riformate, che dice:
+la giustificazione essere per la sola fede senza le opere,
+ed il credente non essere altro che uno strumento passivo
+nella mano del Signore, il quale può eleggerlo o
+abbandonarlo, senza che la volontà libera dell’uomo
+possa per nulla contribuire alla propria salvazione. Sopra
+punti così importanti, il Savonarola s’è però spiegato
+con tanta chiarezza, che non si può dar luogo ad
+alcun dubbio; e non appena le sue opere furono esaminate
+con diligenza, quegli scrittori stranieri vennero
+nella loro patria medesima combattuti.&#8205;<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+</p>
+
+<p>
+La necessità delle opere, il libero arbitrio e la cooperazione
+dell’uomo alla grazia, che è pure un dono
+gratuito del Signore, sono argomenti sui quali il Savonarola
+ritorna ad ogni piè sospinto, dicendo sempre che
+non solo possiamo, ma dobbiamo apparecchiarci a ricevere
+questo dono della fede e della grazia, il quale non
+mancherà mai a coloro che fanno quanto è in poter loro.&#8205;<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>
+Tre sono le cose che, secondo lui, ci apparecchiano e
+dispongono; cioè: sforzarsi a credere, pregare ed operare.&#8205;<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>
+«Epperò noi non dobbiamo mai giudicare il peccatore,
+ma piuttosto piangere i suoi peccati ed avergli
+compassione; giacchè fino a tanto che dura il libero
+arbitrio e la grazia di Dio, egli si può sempre volgere
+al Signore e convertirsi.&#8205;<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a> E se uno domandasse perchè
+la volontà è libera, noi rispondiamo: perchè è volontà.&#8205;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>
+Bisogna, dunque, che l’uomo concorra all’atto
+della giustificazione, e faccia dal canto suo quello che
+può, perchè Dio non è per mancargli. Vuoi tu, fratel
+mio, ricevere l’amore di Gesù Cristo? Fa che tu consenta
+alla voce divina che ti chiama. Il Signore ogni
+giorno ti chiama; fa anche tu qualche cosa.&#8205;<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>»
+</p>
+
+<p>
+Invero, il motto dal Savonarola assunto nella sua
+giovinezza, era questo: <i>Tanto sa ciascuno quanto opera</i>;&#8205;<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+e noi diremmo la sua esser la dottrina delle opere, se
+non dovessimo invece chiamarla dottrina dell’amore;
+prendendo questa parola nel senso da noi più sopra
+espresso, cioè a dire per quello stato in cui l’animo
+tocco dalla grazia è già acceso di carità. «Questo amore,
+egli dice, è anch’esso un dono del Signore; ma è
+come un fuoco che accende ogni cosa arida, e chiunque
+vi si dispone, lo sentirà subito scendere nel suo
+cuore ad infiammarlo.»
+</p>
+
+<p>
+«Gran cosa è certamente l’amore potente, perchè
+l’amore fa ogni cosa, muove ogni cosa, supera e
+vince ogni cosa.... Niente si fa se non è impulso dell’amore....
+E perchè la carità è un massimo amore
+infra tutti gli amori, però opera cose grandi e mirabili.»
+«Essa adempie facilmente e dolcemente tutta
+la legge divina, perchè è misura e regola di tutte le
+misure, di tutte le leggi. Ciascuna legge particolare è
+misura e regola d’un atto e non d’un altro; ma non
+così la carità, perchè la è misura e regola d’ogni cosa
+e di tutte l’operazioni umane. E però, chi ha questa
+legge della carità, regola bene sè e altri, e interpreta
+bene tutte le leggi. Questo si può assai bene notare in
+quelli che hanno cura delle anime e si lasciano guidare
+da ciò che trovano scritto nelle leggi canoniche,
+le quali essendo leggi particolari, senza la carità che
+è misura e legge universale, non reggeranno mai
+bene.» «Piglia l’esempio del medico che porta
+amore e carità all’infermo, che se egli è buono e
+amante, dotto ed esperto, niuno è meglio di lui. Tu
+vedrai che l’amore gli insegnerà ogni cosa, e sarà
+misura e regola di tutte le misure e di tutte le regole
+della medicina.» «Durerà mille fatiche senza che
+gli paia, chiederà di tutto, ordinerà le medicine e vorrà
+vederle fare; non abbandonerà mai il malato. Se, invece,
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+uccellerà al guadagno, allora non si curerà dello infermo,
+e la sua scienza stessa gli verrà meno.» «Guarda quel
+che fa l’amore: piglia l’esempio dalla madre verso il
+figliuolo. Chi ha insegnato a quella giovanetta che non
+ha mai più avuto figliuoli, governare ora il suo? L’amore.
+Vedi quanta fatica dura il dì e la notte per allevarlo,
+e parle ogni gran cosa leggeri. Chi ne è causa?
+L’amore. Vedi quanti versi, quanti atti e gesti e
+quante dolci parole fa verso del suo figliuolino. Chi
+le ha insegnato? L’amore.... Piglia l’esempio da Cristo,
+che, mosso da intensissima carità, è fatto a noi piccolo
+fanciullo; assomigliatosi in ogni cosa ai figliuoli
+degli uomini; in sopportare fame, sete, freddo, caldo
+e disagi. Chi gli ha fatto far questo? L’amore. Ora
+conversa con giusti, ora con pubblicani; e tenne tal
+vita, che tutti gli uomini e tutte le donne, piccoli e
+grandi, ricchi e poveri, lo possono imitare, ognuno secondo
+il modo suo e secondo lo stato suo, e senza dubbio
+si salva.... E chi gli ha fatto tenere tal vita comune
+e così mirabile? Senza dubbio, la carità.... La carità
+lo legò alla colonna, la carità lo menò in croce, la
+carità lo risuscitò, fecelo ascendere in cielo, e così
+operare tutti i misteri della redenzione.» «Questa è la
+vera, questa è la sola dottrina; ma oggi invece i predicatori
+non predicano che vane sottilità.»&#8205;<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>
+</p>
+
+<p>
+E così viene a parlare degli ecclesiastici. «Con Aristotele,
+Platone, Virgilio e Petrarca, solleticano le orecchie,
+e non si occupano della salute delle anime. Perchè,
+invece di tanti libri, non insegnano quel solo dove è la
+legge e lo spirito della vita? L’evangelio, o Cristiani,
+bisognerebbe portarlo sempre indosso: non dico già il
+libro, ma lo spirito di esso. Che se tu non hai lo spirito
+della grazia e che tu porti indosso l’intero volume, non
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+ti gioverà a nulla. Oh quanto sono più sciocchi ancora
+quelli che s’empiono il collo di brevi, di polizze e di
+carte, che sembrano botteghini che vanno alla fiera!
+La carità non sta nelle carte. I veri libri di Cristo
+sono gli Apostoli e i Santi; la vera lettura sta nell’imitare
+la vita loro. Ma oggi gli uomini sono fatti libri
+del diavolo.» «Parlano contro la superbia e l’ambizione,
+e sonvi immersi fino agli occhi; predicano la
+castità, e tengono le concubine; comandano che si digiuni,
+e vogliono splendidamente vivere.... Costoro
+sono libri disutili, libri falsi, libri cattivi e del diavolo,
+perchè esso vi scrive dentro tutta la sua malizia.»&#8205;<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>
+«Questi prelati s’estollono delle loro dignità e disprezzano
+gli altri; sono quelli che vogliono essere reveriti
+e temuti; sono quelli che cercano le prime cattedre
+nelle sinagoghe, i primi pergami d’Italia. Costoro
+cercano la mattina d’essere trovati in piazza, ed essere
+salutati, ed essere chiamati maestri e rabbi; dilatano
+le fimbrie e filatterie&#8205;<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> loro; sputano tondo; vanno in
+sul grave e vogliono essere intesi ai cenni.»&#8205;<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>
+</p>
+
+<p>
+Dai prelati passa a descrivere i principi d’Italia.
+«Questi principi cattivi sono mandati per punire i peccati
+dei sudditi: essi sono veramente un gran laccio alle
+anime: i palazzi e le corti loro sono il rifugio di tutti
+gli animali e mostri della terra; il ricovero, cioè, dei ribaldi
+e scellerati. I quali vi accorrono perchè vi trovano
+modo e incitamento a cavarsi tutte le sfrenate voglie,
+tutte le malvage passioni. Ivi sono i cattivi consiglieri,
+che studiano sempre nuovi pesi e nuovi balzelli per
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+succiare il sangue del popolo. Ivi sono i filosofi e poeti
+adulatori, i quali con mille favole e bugie fanno cominciare
+dagli Dei la genealogia di questi principi malvagi;
+ma, quel che è peggio, ivi sono i religiosi che seguono
+il medesimo stile. Questa, o fratelli, è la città di Babilonia,
+la città degli stolti e dagli empi, la città che il Signore
+vuol distruggere.»&#8205;<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>
+</p>
+
+<p>
+E qui viene a descrivere minutamente la costruzione
+di questa città, la quale è stata edificata dalle dodici
+stoltezze degli empi. «Essi vedono la luce e le tenebre;
+preferiscono queste a quella: trovano una via agevole
+ed una aspra e pericolosa; preferiscono la seconda alla
+prima, e così via discorrendo. Essi entrano in mare e salgono
+sopra una balena, che credono uno scoglio, e vi si
+fermano sopra. — Che generazione mai è questa? Che fine
+è mai quello di costoro? Massime, che io intendo essi vogliono
+edificarvi sopra una città. — Che fate voi? dico io.
+Voi aggravate troppo la bestia; voi affogherete. — Ma essi
+si affaticano tuttavia, e discutono, e si fortificano, e s’azzuffano,
+e l’uno vuole soggiogare l’altro; e finalmente
+sorge un tiranno, che li opprime tutti. Costui cerca a
+morte i suoi nemici, ha spie per tutto; e quindi nuove
+guerre e nuove dissensioni. La balena, stanca finalmente
+di tanto rumore, si muove, e tutti affogano, e la città di
+Babilonia è distrutta. Così viene manifestato,» conclude
+il Savonarola, «che gli empi si perdono nelle fatiche
+degli stolti, e che gli stolti saranno flagellati.»&#8205;<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>
+</p>
+
+<p>
+Era assai facile vedere, che in questa città degli
+stolti il Savonarola ardiva simboleggiare la potenza di
+Piero de’ Medici e de’ suoi amici, la quale, secondo le sue
+predizioni, non doveva tardare molto ad essere rovesciata.
+Ma egli non si fermò a questo. Dopo aver parlato della
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+corruzione del popolo e dei principi italiani, ritorna a
+discorrere con uguale ardire il soggetto assai più grave
+dei sacerdoti e della Chiesa. Seguendo una interpetrazione
+assai singolare d’alcune parole della Bibbia, egli
+diceva: «<i>In securi et in asciâ deiecerunt eam.</i> — Il demonio,
+quando vede che un uomo è debole, gli dà dei colpi
+d’ascia per farlo cadere nel peccato; quando vede invece
+che è forte, dà colpi di scure. Sarà quella giovane
+onesta e bene allevata; le si mette intorno quel giovane
+scorretto, e con mille lusinghe la inganna e fa cadere
+nel peccato. Ecco il demonio le ha dato un colpo di
+scure. Sarà quel cittadino onorato; egli entra nelle corte
+dei gran maestri; ivi è la scure bene affilata; non è virtù
+che vi sappia resistere. Ma oggi siamo in tempi ancora più
+tristi: il demonio ha chiamato a raccolta i suoi, ed hanno
+dato colpi terribili alle porte stesse del tempio. Le porte
+sono quelle che t’introducono in casa, e li prelati son quelli
+che debbono introdurre nella Chiesa di Cristo i fedeli.
+Ecco perchè il diavolo ha misurato contro di loro i gran
+colpi, ed ha spezzato queste porte. Ecco perchè ora non si
+trovano più nella Chiesa buoni prelati.» «Non vedi tu
+ch’ei fanno ogni cosa a rovescio? Non hanno giudizio.
+Non sanno discernere <i>inter bonum et malum, inter verum
+et falsum, inter dulce et amarum</i>: le cose buone
+paiono loro cattive, le cose vere paiono loro false, le
+dolci paiono loro amare, e così viceversa.... Vedi oggi li
+prelati prostrati coll’affetto in terra ed in cose terrene;
+la cura dell’anime non è più loro a cuore; basta tirar
+le entrate: e i predicatori predicano per piacere ai
+principi, per essere da loro laudati e magnificati.... E
+v’è peggio ancora: non solo hanno distrutta la Chiesa
+di Dio, ma ne hanno fatta una a lor modo. Questa è
+la Chiesa moderna, non edificata più di pietre vive,
+cioè di Cristiani stabiliti nella fede viva, formata di
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+carità.... Vattene a Roma e per tutto il Cristianesimo;
+nelle case de’ gran prelati e de’ gran maestri non s’attende
+se non a poesie e ad arte oratoria. Va’ pure e
+vedi, tu gli troverai co’ libri d’umanità in mano; e
+dánnosi a intendere, con Virgilio, Orazio e Cicerone,
+saper regger le anime. Vuoilo tu vedere che la Chiesa
+si regge per mano d’astrologi? E’ non v’è prelato nè
+gran maestro che non abbia familiarità con qualche
+astrologo, che gli predica l’ora ch’egli ha a cavalcare
+o fare altra faccenda. E questi grandi maestri non
+uscirebbono un passo fuora della volontà dei loro
+astrologi.»
+</p>
+
+<p>
+»Solamente una cosa è in questo tempio che ci
+diletta assai. Questo è, che egli è tutto dipinto e morpellato.
+Così la nostra Chiesa ha di fuori molte belle
+cerimonie in solennizzare gli ufficii ecclesiastici, con
+bei paramenti, con assai drappelloni, con candellieri
+d’oro e d’argento, con tanti calici, che è una maestà.
+Tu vedi là quei gran prelati, con quelle mitrie
+d’oro e di gemme preziose in capo, col pastorale
+d’argento; tu gli vedi con le belle pianete e
+piviali di broccato all’altare, cantare quei vespri e
+quelle belle messe, adagio, con tante cerimonie, con
+tanti organi e cantori, che tu ne stai stupefatto; e
+paionti costoro uomini di grande gravità e santimonia,
+e non credi che e’ possano errare: ma ciò che
+dicono e fanno credi che s’abbia a osservare come
+l’evangelo. Gli uomini si pascono di queste frasche e
+rallegransi di queste cerimonie, e dicono che la Chiesa
+di Cristo Gesù non fiorì mai così bene, e che il culto
+divino non fu mai così bene esercitato quanto al presente...,
+e che li primi prelati erano prelatuzzi rispetto
+a questi nostri moderni. Non avevano ancora tante
+mitrie d’oro nè tanti calici; anzi quei pochi che gli
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+avevano, li disfacevano per la necessità dei poveri:
+i nostri prelati, per far de’ calici, tolgono quello che
+è de’ poveri, senza di che questi non possono vivere.
+Ma sai tu quello che ti voglio dire? Nella primitiva
+Chiesa erano li calici di legno e li prelati d’oro; oggi
+la Chiesa ha li calici d’oro e li prelati di legno.»
+«Essi hanno introdotto fra noi le feste del diavolo; essi
+non credono a Dio e si fanno beffe dei misteri della nostra
+religione!».... «Che fai, adunque, o Signore?
+Perchè dormi tu? Levati su, e vieni a liberare la Chiesa
+tua dalle mani dei diavoli, dalle mani dei tiranni, dalle
+mani dei cattivi prelati.... Ti sei tu dimenticato della
+Chiesa tua? Non l’ami tu? Non l’hai tu cara?».... «Noi
+siamo divenuti, o Signore, l’obbrobrio delle genti: i
+Turchi sono padroni di Costantinopoli; abbiam perduto
+l’Asia, abbiam perduto la Grecia, già siamo tributari degl’infedeli.
+O Signore Iddio, tu hai fatto come il padre
+adirato, tu ci hai scacciato da te. Accelera almeno la pena
+ed il flagello, perchè presto ci sia dato ritornare a te.»....&#8205;<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>
+«<i>Effunde iras tuas in gentes.</i> Nè vi scandalizzate, o fratelli,
+di queste parole; ma anzi, quando vedete che i
+buoni desiderano il flagello, egli è perchè essi desiderano
+che sia scacciato il male e prosperi nel mondo il
+regno di Gesù Cristo benedetto. A noi oggi non resta a
+sperare altro, se non che la spada del Signore s’avvicini
+presto alla terra.»&#8205;<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>
+</p>
+
+<p>
+Così questo avvento discorre i costumi, la politica,
+la religione e la Chiesa; condanna i principi
+ed i sacerdoti, e viene alla conclusione: che il flagello si
+avvicina ed i buoni debbono desiderarlo. Dopo avere
+esposta tutta la sua dottrina, gettava il Savonarola un
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+guanto di sfida a tutti i potenti della terra: principi temporali
+e principi ecclesiastici, ricchi, dignitari della
+Chiesa e dei governi; tutti erano bersaglio alle sue accuse.
+«Io sono, egli diceva, come la gragnuola, che
+colpisce chiunque si trova allo scoperto.» E così,
+sebbene queste prediche del 93 non sieno nè le più
+eloquenti nè le più ardite, son quelle che più compiutamente
+rappresentano la dottrina del Savonarola in tutte
+le sue parti. Noi possiamo vedervi ad un tempo l’acuto
+esponitore dei dommi, l’ardito accusatore dei corrotti
+costumi della Chiesa, il dichiarato amico della libertà e
+del popolo.
+</p>
+
+<p>
+Riposatosi fino alla quaresima del 91, ripigliò l’esposizione
+della Genesi, da lui cominciata già nel 1490, e
+continuata poi senza quasi mai interromperla.&#8205;<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> Le
+prediche che fece allora, portano il nome di <i>Prediche
+sopra l’Arca di Noè</i>. Noi le troviamo rammentate
+da tutti i biografi; ognuno ci parla della grande impressione
+che fecero sul popolo, dell’uditorio maravigliato
+e rapito, delle predizioni stranamente verificatesi. Ma,
+sfortunatamente, possiamo assai poco giudicarne, perchè
+l’edizione ne è tanto incompiuta e scorretta, da aver
+quasi perduta ogni orma del Savonarola. Colui che le
+raccolse dalla viva voce, non ebbe la mano abbastanza
+rapida per seguir l’oratore; e lasciò un manoscritto
+informe e pieno di lacune, che poi venne, per dargli
+<i>una forma più letterata</i>, tradotto e pubblicato a Venezia
+in un latino quasi barbaro.&#8205;<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> Per queste ragioni,
+il Quetif ed altri dubitarono che fossero veramente
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+del Savonarola. Certo, il disordine vi è grandissimo, e
+ne riesce impossibile una lettura continuata; ma pure
+son troppo chiare le parole degli storici, e le idee sono
+in fondo con troppa evidenza quelle medesime del Savonarola,
+per ammettere il dubbio del Quetif.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere nel precedente avvento dimostrato la
+necessità e prossimità del flagello, viene il Savonarola a
+costruire un’arca mistica, nella quale debbono rifugiarsi
+tutti coloro che vogliono salvarsi dal nuovo e vicino diluvio.
+Quest’arca, che nel senso letterale è quella costruita
+da Noè nella Genesi, nel senso allegorico è la riunione
+dei buoni: la sua lunghezza è la fede, la larghezza è la
+carità, l’altezza è la speranza. Il Savonarola si trattenne
+tutta la quaresima in questa strana allegoria, ed ogni
+giorno, dicendo di mettere una nuova tavola, veniva ad
+esporre un’altra delle virtù che debbono avere i buoni
+cristiani. Finalmente, la mattina di Pasqua l’arca era
+compiuta. «Ognuno s’affretti,» egli concluse quel giorno,
+«ognuno s’affretti ad entrare nell’arca del Signore.
+Noè oggi invita tutti, la porta è aperta; ma verrà
+tempo in cui l’arca sarà chiusa, e molti invano si
+pentiranno di non esservi entrati.» In tutta la quaresima
+parlò a lungo di questi vicini flagelli, ed annunziò la
+venuta d’un nuovo Ciro, che avrebbe traversato vittorioso
+l’Italia, senza trovare ostacoli e senza rompere
+lancia. Moltissimi storici e biografi ci hanno lasciato
+memoria di tali predizioni; e Frà Benedetto riferisce
+le parole del suo maestro nei versi che seguono:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Presto vedrai sommerso ogni tiranno,</p>
+<p class="i02"> E tutta Italia vedrai conquistata</p>
+<p class="i02"> Con sua vergogna e vituperio e danno.</p>
+<p class="i01">Roma, tu sarai presto captivata;</p>
+<p class="i02"> Vedo venir in te coltel dell’ira,</p>
+<p class="i02"> E tempo è breve e vola ogni giornata.</p>
+<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p>
+<p class="i01">Vuol renovar la Chiesa el mio Signore,</p>
+<p class="i02"> E convertir ogni barbara gente,</p>
+<p class="i02"> E sarà un ovile et un pastore.</p>
+<p class="i01">Ma prima Italia tutta fia dolente,</p>
+<p class="i02"> E tanto sangue in essa s’ha a versare,</p>
+<p class="i02"> Che rara fia per tutto la sua gente&#8205;<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a></p>
+<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Questi sermoni, che noi possiamo dire di non conoscere,
+destarono un interesse così straordinario e
+così universale, che il Duomo s’empieva ogni giorno di
+maggior popolo, ed il Savonarola era divenuto il personaggio
+più importante che vi fosse in Firenze. Faceva
+solamente maraviglia che si fosse trattenuto così
+a lungo nel costruire l’arca, e in tutta la quaresima
+non avesse ancora finita l’esposizione di quel breve Capitolo
+della Genesi, che ne parla. Egli medesimo dice
+che si maravigliava di questa sua lentezza, e gli pareva
+quasi che una forza superiore ve l’obbligasse. Ma verso il
+settembre, avendo ripreso il predicare e fatto sul medesimo
+argomento altri tredici sermoni, s’affrettò di venire
+alla conclusione.&#8205;<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> In fatti, il terzo di quei sermoni doveva
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+già esporre il 17º versetto, che parla del diluvio; e cadde
+nel 21 settembre, giorno memorabile pel Savonarola e
+pel suo uditorio. Il Duomo bastava appena a contenere
+la folla, che, piena d’una nuova e strana ansietà, attendeva
+da più ore. L’oratore saliva finalmente sul pergamo;
+l’attenzione ed il silenzio erano maggiori assai
+del solito. Quando egli ebbe collo sguardo misurato il
+suo uditorio, quando egli ebbe visto l’insolita trepidazione
+che lo dominava, gridò terribilmente: <i>Ecce ego
+adducam aquas super terram</i>. Quella voce parve come
+una folgore che scoppiasse nel tempio; quelle parole
+sembrarono mettere uno strano terrore nell’anima
+d’ognuno.&#8205;<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> Pico della Mirandola raccontava che un brivido
+era corso per tutte le sue ossa, che i capelli gli
+s’erano rizzati sulla fronte; ed il Savonarola ci assicura
+ch’egli non era quel giorno meno commosso de’
+suoi ascoltatori.
+</p>
+
+<p>
+Ma donde nasceva mai tanta agitazione? La cagione
+ne era veramente gravissima. In que’ giorni appunto era
+venuta la nuova, che un fiume d’eserciti stranieri traversava
+le Alpi per venire a conquistare l’Italia. E la fama,
+accrescendo il vero, ne diceva il numero infinito, la
+statura gigantesca, l’indole feroce e le armi invincibili.
+La nuova giungeva come inaspettata: niuno dei principi
+italiani vi era apparecchiato; le armi nazionali erano
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+spente, le straniere nemiche; il terrore dominava talmente
+gli uomini, che già pareva di vedere scorrere i
+rivi del sangue. La folla correva, perciò, quasi ad implorare
+aiuto dal Savonarola. Tutte le sue parole s’erano
+verificate: i principi di cui avea predetto la morte, erano
+già scesi nella tomba; la spada del Signore s’era avvicinata
+alla terra; i flagelli cominciavano. Egli solo
+aveva predetto questi mali e veduto l’avvenire; egli
+solo doveva conoscere il rimedio a tanta sventura. Il
+suo nome si sparse perciò in tutta Italia; tutti gli occhi
+si rivolsero verso di lui, che, per la forza inevitabile delle
+cose, si trovava di essere divenuto un uomo politico. A
+lui ricorreva tutto il popolo, a lui andavano i più abili
+cittadini; il suo partito era divenuto, come per incanto,
+padrone della città. Invero, lo stato di Firenze e di tutta
+Italia era talmente mutato, che noi dobbiamo rifarci
+alcuni passi addietro, e parlarne distesamente nel Libro
+che segue.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+</p>
+
+<h2 id="libro2">LIBRO SECONDO.
+<span class="smaller">[1494-1495.]</span></h2>
+
+<h3 id="cap1-2">CAPITOLO PRIMO.
+<span class="smaller">La venuta dei Francesi in Italia.<br>
+[1494.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Dopo la morte di Lorenzo dei Medici e la elezione
+del nuovo papa, le cose d’Italia avevano rapidamente
+peggiorato. Il Borgia, divorato dall’ambizione di creare
+uno stato ai suoi figli, volgeva l’occhio avido di preda
+ovunque vedesse un principe debole o pauroso; faceva
+e disfaceva trattati, amicizie e giuramenti; avrebbe
+messo l’Italia e l’Europa intera a qualunque cimento,
+per ottenere i suoi fini.&#8205;<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> Nè meno pericolosa era l’indole
+di Lodovico il Moro, dominato dalla paura e dall’ambizione
+nel medesimo tempo. Il suo nome era conosciuto
+in tutta Italia per doppiezza e mala fede: i trattati
+da lui giurati erano alla prima opportunità violati; anzi,
+nel momento stesso che li segnava, studiava fra sè il modo
+di romperli quando un’occasione lo richiedesse. Si vantava
+d’essere il più astuto uomo d’Italia, e non aveva mai
+posa nel mulinar sempre nuovi disegni e nuove trame
+per raffermare il suo stato, spegnere i suoi nemici, crescere
+la sua potenza. Quando egli era, poi, assalito dalla
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+paura, allora tutte le facoltà della sua mente crescevano
+di forza e venivano in una specie di convulsa attività,
+nè vi era mente umana che potesse prevedere i partiti
+a cui egli era allora capace di ricorrere.&#8205;<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a> Sfortunatamente
+per lui e per l’Italia, la paura dominavalo appunto
+in quel tempo di cui ora discorriamo, e lo teneva
+continuamente sospeso.
+</p>
+
+<p>
+La signoria di Milano era stata da lui crudelmente
+usurpata al nipote Giovan Galeazzo, che egli teneva prigioniero
+a Pavia, non senza sospetto d’amministrargli lento
+veleno. Quel giovane, infatti, era già debole, malato ed
+ogni giorno più esausto di forze. Esso non era perciò
+capace di fare alcuna resistenza al Moro; ma sua moglie
+Isabella d’Aragona, figlia di Alfonso di Napoli, non
+sapeva tollerare la violenta usurpazione dei loro diritti,
+la umile e trista condizione a cui erano condannati. Ella
+empieva perciò de’ suoi rammarichi tutta Italia, invitava
+continuamente il padre e l’avo, perchè venissero a vendicar
+le ricevute ingiurie, a rimettere lei ed il marito nei
+loro stati. Il re Ferdinando e suo figlio Alfonso, signori
+d’un vasto reame, superbi del nome acquistatosi nelle
+armi, per le guerre avute contro i Baroni e per l’assedio
+di Otranto, trattavano il Moro con un alto disprezzo,
+lo chiamavano nei loro dispacci il Duca di Bari o anche
+Messer Lodovico,&#8205;<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a> e di continuo minacciavano di andare
+a torgli l’usurpata signoria, per rimettervi la figlia.
+Non è descrivibile in quale stato si trovasse allora il
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+Moro e che disegni passassero per l’animo suo: se egli
+avesse potuto dar fuoco all’Italia ed al mondo per salvarsi
+da questa paura, non avrebbe certo esitato un momento.&#8205;<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo dei Medici aveva, al suo tempo, mostrato
+una grandissima prudenza nel mettersi fra queste due
+parti, e, restando neutrale, mantenerle amiche, con una
+specie quasi d’equilibrio politico, per cui fu allora chiamato
+l’ago della bilancia d’Italia. Sino dal 1480, egli
+aveva, con un trattato, riunito le corti di Napoli, Milano
+e Firenze; e dipoi, col piegare ora da un lato ora dall’altro,
+aveva sempre impedito che quest’alleanza venisse
+sciolta. Ma dopo la sua morte, si vide subito le cose mutare
+aspetto; onde il primo pensiero del Moro fu di esperimentare
+in qualche modo l’animo de’ suoi nuovi alleati.
+Propose, adunque, che nella elezione del Borgia, gli
+ambasciatori delle tre corti entrassero contemporaneamente
+in Roma, e come amici riuniti si presentassero
+al papa. Ma Pietro de’ Medici, avendo stabilito farsi
+capo d’una solenne ambasceria fiorentina, di cui già
+aveva apparecchiato la pompa, indusse il re di Napoli
+a trovar pretesti per negarsi alle proposte del Moro.
+Ed il re prese subito questa occasione per ferire il suo
+nemico personale, dimostrando nel medesimo tempo, che
+e’ lo faceva per secondare i desiderii di Piero. Di quanto
+sospetto un tal fatto empiesse l’animo del Moro, non è facile
+immaginarselo. Ben presto, però, egli si dovette anche
+avvedere, che questi erano segni d’una discordia assai
+più profonda, e che egli si trovava ora isolato in Italia;
+giacchè gli Orsini, i quali ricevevano condotte dal re di
+Napoli, erano già riusciti a tirare Piero de’ Medici dal loro
+lato.&#8205;<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> Questo fece sì che il Moro cominciasse a pensare
+deliberatamente ai casi suoi, nè mai potesse fermar
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+l’animo suo, fino a tanto che non si fu deciso d’invitare
+i Francesi a venire alla conquista del regno di Napoli. E
+in tal modo cominciò quella serie di lunghe calamità,
+che per tanti secoli desolarono l’Italia, e vi distrussero
+ogni prosperità di commercio, ogni cultura di lettere e
+di scienze, ogni aura di libertà. Il Moro fu, certo, la
+colpevole occasione che dètte principio a tante sventure;
+ma a torto si è accumulato sul suo nome un odio
+infinito, facendolo autore di quei fatti, le cui vere cagioni
+erano di lunga mano già apparecchiate, e dandogli così
+una importanza storica che egli non merita neppure nel
+male che ha fatto.
+</p>
+
+<p>
+La vita troppo attiva ed irrequieta dei tempi passati
+aveva logorato l’Italia, che si trovava nel secolo
+XV invecchiata d’una vecchiezza precoce, divisa e
+debole. E intorno ad essa crescevano già degli Stati
+grandi, forti, pieni di gioventù e di vita: il Turco era
+nel vigore della sua potenza, aveva già messo piede in
+Europa, minacciava per mare e per terra l’Italia e tutto
+l’Occidente: la Spagna aveva unito i reami di Castiglia e
+d’Aragona, cacciato i Mori e già traversato l’Atlantico,
+guidata dal genio e dall’ardire di Colombo. In Francia,
+Luigi XI aveva, col suo ferreo dispotismo, abbassato
+l’aristocrazia e sollevato il popolo; dato ordine alla finanza,
+unità alla nazione, allargatone i confini sul Reno
+e sui Pirenei; mentre l’estinzione della casa d’Angiò
+faceva ricadere nei re di Francia il Ducato, la Provenza,
+e tutti i diritti che gli Angioini vantavano sul regno
+di Napoli: la Germania, sebbene apparisse infiacchita
+sotto il debole ed incerto governo di Massimiliano,
+aveva pure le sue forze nazionali più che mai vive: gli
+Svizzeri, finalmente, divenuti la prima fanteria d’Europa,
+si tenevano pronti a scendere formidabili dalle Alpi per
+chiunque li pagasse.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il sentimento della propria forza, il desiderio d’avventure,
+il bisogno di civiltà e, più che ogni altra passione,
+una certa gelosia nazionale, spingeva tutti questi
+popoli verso l’Italia. Non le sapevano perdonare che
+ancora fosse maestra al mondo; che ancora la gioventù
+movesse da tutte le parti d’Europa per accorrere
+nelle sue università; che sempre fosse la sede unica delle
+arti e delle lettere; che in tutte le corti, ognuno si studiasse
+d’imitare i modi e la lingua italiana; che gli scrittori,
+gli artisti, i filosofi, i medici, gli astrologi, i navigatori
+d’Italia avanzassero ancora tutti gli altri nella
+gloria, come i signori e mercatanti li avanzavano nelle
+ricchezze. Ciò faceva nascere come un misto di amore
+e di odio, che spingeva verso di essa tutte le altre nazioni
+d’Europa. Era divenuto inevitabile che l’Italia
+spargesse nel mondo i semi della sua civiltà; e non
+avendo ormai forza di essere conquistatrice, bisognava
+che fosse conquistata. <i>L’impresa d’Italia</i> era, infatti,
+divenuta la crociata del secolo XV: i capitani e gli uomini
+di stato ci vedeano una preziosa e facile conquista;
+i dotti ci vedevano il mondo della scienza e dell’arte
+rivelato all’Europa; i soldati sognavano il sacco dei tesori
+raccolti nei palazzi e nelle ville italiane; tutti il bel
+cielo e le ubertose campagne.&#8205;<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma quello che fra tanti popoli sembrava allora destinato
+a passare le Alpi, era senza dubbio il popolo francese.
+La sua posizione nel centro d’Europa ed ai confini
+d’Italia, la sua indole, il suo stato politico e militare;
+tutto, insomma, lo chiamava ad essere primo in
+quel gran moto che doveva, col dar morte all’Italia, portar
+vita all’Europa. Si aggiungeva a questo, l’essere
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+allora salito sul trono Carlo VIII, che non aveva più di
+ventidue anni, ed era pieno d’uno strano desiderio di
+avventure. Debole di complessione, piccolo di statura,
+d’aspetto quasi deforme; conosceva appena i caratteri
+dell’alfabeto; non aveva nè consiglio nè prudenza; era
+avido di comandare, ma incapace di ritenere co’ suoi
+alcuna maestà.&#8205;<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> Egli veniva sempre aggirato da uomini
+di basso lignaggio, i quali ottenendo i suoi favori, salivano
+alle più alte dignità dello stato; e costoro eccitavano
+di continuo la sua puerile ambizione d’imitare
+San Luigi di Francia, e rendere immortale il suo nome
+con una crociata contro i Turchi, di cui la conquista
+di Napoli doveva essere il primo passo. Mentre essi cercavano
+così indurlo a far valere quelle ragioni che dalla
+casa d’Angiò si credevano scadute alla corona di Francia,&#8205;<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>
+gli esuli napoletani stavano sempre ai suoi fianchi per
+ridestare queste medesime ambizioni. I principi di Salerno
+e di Bisignano, scampati alla strage dei baroni,
+non si fermavano mai dal parlare contro il crudele dispotismo
+di Ferdinando e d’Alfonso; dipingevano il partito
+angioino potentissimo nel Regno, assicuravano che il
+re sarebbe ricevuto a braccia aperte da tutto il popolo.
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+Ed invero, a tutti era noto lo stato infelice dei Napoletani;
+ed il desiderio d’un qualunque mutamento, per
+quanto potesse dagli esuli essere esagerato, era pure
+assai universale.
+</p>
+
+<p>
+Riguardando, poi, al resto d’Italia, si vedeva che la
+venuta dei Francesi era assai più desiderata che temuta
+da tutti quelli che amavano la libertà. L’indole facile e pieghevole
+di quel popolo, l’incerto e l’impreveduto che si
+trova sempre in quel carattere, facevano sì che ognuno
+aspettasse da loro quello che desiderava: onde non v’era
+popolo oppresso o repubblica tiranneggiata, che non sperasse
+colla loro venuta sollevare le sue miserie. Già
+Luigi XI era stato più volte da vari partiti invitato a
+venire in Italia; ed ora che Lodovico il Moro mandava i
+suoi ambasciatori per tentare l’animo di Carlo VIII, sembrava
+che neppure i governi gli fossero del tutto contrari.
+Sia che Alessandro volesse spaventare il re di Napoli, per
+offerirgli poi la pace a miglior prezzo; sia che si fosse
+lasciato aggirare dalle arti sottilissime e dalla politica
+astuta del Moro; certo è che anch’egli incoraggiava la
+venuta dei Francesi.&#8205;<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>
+</p>
+
+<p>
+Onde riesce assai singolare il pensare come questa
+invasione straniera, cagione a noi di tanti mali, fosse in
+quel momento da quasi tutti gl’Italiani desiderata, e dai
+Francesi contrastata. I baroni di Francia, infatti, radunati
+a consiglio, s’erano apertamente dichiarati contrari ad
+una impresa che giudicavano inconsiderata e pericolosa.
+Non doversi fidare, dicevano essi, negli aiuti d’un
+alleato come il Moro, d’un papa vario e mutabile come
+il Borgia; le armi del re di Napoli non essere spregevoli,
+e la Francia esausta di danari, non avere alcun mezzo
+per sostenere una lunga campagna. In fondo, diffidavano
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+più di tutto del loro medesimo re, che non tenevano
+capace a condurre un’impresa di sì grave momento.
+Ma egli sprezzava i loro consigli, e lasciavasi
+guidare da due uomini che non s’intendevano nè di
+guerra nè di stati. Uno di essi era Stefano di Vers, in
+origine cameriere ed ora maresciallo Beaucaire; l’altro
+era Guglielmo Brissonet, che da semplice mercante
+era salito ad essere generale di Francia e ministro delle
+finanze. Costoro, per la speranza di nuovi guadagni, e
+per le promesse del Moro e del papa, erano i soli che favorissero
+allora la guerra e la persuadessero al re Carlo.
+</p>
+
+<p>
+Egli licenziò, finalmente, dalla sua corte gli agenti
+del re di Napoli, e mandò quattro oratori francesi a riconoscere
+le intenzioni dei vari stati italiani. Questi, invero,
+non trovarono alcuna simpatia nei governi: la repubblica
+di Venezia era neutrale; Piero dei Medici tutto
+amico degli Aragonesi; ed anche il papa, dopo avere invitato
+i Francesi, voltando faccia, s’era unito a Napoli. Al re
+Ferdinando, quando la sua fortuna cominciò a pericolare,
+non potè mai riuscire, malgrado le molte promesse,
+guadagnarsi l’animo del Borgia: onde egli moriva,
+il giorno 25 gennaio del 1494, tormentato da rimorsi
+atrocissimi, che lo lacerarono crudelmente nelle sue ultime
+ore d’agonia, e col dolore di lasciare la sua famiglia
+in procinto di perdere il regno. Dopo una vita lunga e
+piena di prosperità, egli, secondo l’espressione d’uno
+scrittore contemporaneo, finiva <i>sine lux, sine crux</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> Suo
+figlio Alfonso si apparecchiava, però, con tutte le forze
+alla guerra; e mentre raccoglieva i soldati e metteva
+in ordine le navi, era riuscito a tirare dal suo lato il pontefice
+con la somma di trentamila ducati pagati a lui,
+e larghi assegnamenti fatti ai figli.
+</p>
+
+<p>
+Ma se gli oratori francesi trovarono che tutti i governi
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+italiani, eccettuatone solo il Moro, erano divenuti
+contrari alla venuta del re; videro, invece, che le popolazioni
+si tenevano sempre assai favorevoli. A Firenze
+soprattutto, dove il Savonarola invitava apertamente
+dal pergamo il <i>nuovo Ciro</i> a passare i monti, la pubblica
+opinione si mostrava senza ritegno favorevole
+ai Francesi, e contraria a Piero de’ Medici. Questi aveva
+dovuto confinare in alcune ville i suoi medesimi cugini,
+che s’erano dati al partito popolare; ed avendo
+mandato in Francia ambasciatori a difendere e scusare
+appresso il re Carlo la sua politica, essi invece si manifestavano
+quasi tutti avversi al governo Mediceo. Eravi
+andato, fra gli altri, Piero Capponi, il quale essendo stato
+sempre uomo di partiti risoluti, consigliava al re di cacciar
+via di Francia i mercatanti fiorentini; e con questo
+grave colpo agl’interessi materiali della repubblica, far
+sollevare tutto il popolo contro ai Medici.&#8205;<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+</p>
+
+<p>
+Queste cose avrebbero dovuto sollecitare il re Carlo
+a partire; ma pareva, invece, che lo stato più naturale al
+suo animo fosse l’esitare. Quando tutto era pronto per
+agire, quando il tempo d’operare veniva, allora cominciavano
+i suoi dubbi. Come, infatti, si fu accertato che le
+popolazioni erano in suo favore, cominciò allora a vedere
+tutte le difficoltà dell’impresa. Ma ecco, a Lione
+dove il re si trovava, arrivare il cardinale di San Piero
+in Vincola, che fuggiva dalla fortezza di Ostia; donde
+aveva prima minacciato e spaventato il papa, e dove
+era dipoi stato assediato e stretto in maniera, che trovatosi
+in grave pericolo, e’ si era appena potuto salvare
+colla fuga. Egli era quel medesimo che ascese più tardi
+al pontificato col nome di Giulio II; uno dei pochi cardinali
+che non avevano voluto vendere il loro voto al Borgia,
+di cui era nemico a morte, e che chiamava sempre marrano
+ed eretico. Non si stancò mai di muovergli guerra;
+voleva raccogliere un concilio per farlo deporre; ed era
+uomo che nè gli anni nè le fatiche nè i pericoli sbigottirono
+mai. Venuto adunque alla presenza del re, le
+parole del cardinale furono tali, che gli tolsero ad un
+tratto ogni incertezza dall’animo, e lo decisero finalmente
+a mettersi in punto di partire.&#8205;<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>
+</p>
+
+<p>
+Innanzi tutto, bisognò pensare a raccogliere danari,
+dei quali v’era in Francia grandissima penuria; sebbene
+Lodovico il Moro avesse già dato 200,000 ducati, e facesse
+ora nuove promesse.&#8205;<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a> Si ricorse perciò ai banchieri di
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+Genova, pagando fortissimi interessi; s’impegnarono le
+gioie della corona e di vari signori della corte. Dopo ciò,
+bisognò anche fare accordo colla Spagna e coll’imperatore,
+per non lasciarsi due nemici alle spalle. Si fece, adunque,
+colla prima un trattato d’alleanza, con cui si cedettero
+Perpignano e la contea di Rossiglione, che formavano
+la chiave de’ Pirenei, e che Luigi XI con molta
+fatica e gloria aveva conquistate. La contea d’Artois,
+altra conquista del medesimo re, fu ceduta all’imperatore,
+a cui venne rimandata la sua figlia, che era stata già
+da lungo tempo ripudiata dal re Carlo, senza che la volesse
+mai rilasciare, malgrado le istanze continue del padre.
+Queste cose spiacevano naturalmente ai Francesi, i quali
+vedevano l’onor nazionale gravemente compromesso
+dalla cessione di provincie così importanti, da trattati
+che offendevano la dignità del paese, da nuovi debiti che
+non si potevano comportare. Tutti auguravano perciò
+male d’una impresa disapprovata dagli uomini di guerra
+e di stato, e per cominciare la quale era bisognato umiliarsi
+in faccia ai vicini. Nondimeno, Iddio aiutava la
+Francia, e la fortuna doveva esserle prospera, perchè
+l’Italia non poteva fare alcuna resistenza.
+</p>
+
+<p>
+Le nostre armi erano cadute assai basso, per
+non dire spente del tutto; e quella reputazione che i soldati
+del re di Napoli ancora godevano, per aver combattuto
+alla spicciolata contro i Baroni, non era per far
+buona prova in campo aperto. I nostri famosi condottieri
+e capitani di ventura, che una volta con tanto
+onore avevano incontrato i soldati stranieri, che erano
+stati i primi a fondare la scienza della guerra e maestri
+a tutta l’Europa nella milizia moderna, erano omai tutti
+spenti. I loro successori non avevano ereditata alcuna
+delle loro qualità: tiravano vergognosamente innanzi
+una guerra di mestiere, in cui non s’occupavano d’altro
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+che d’accrescere la paga e risparmiare la vita. Erano
+i tempi di cui Niccolò Machiavelli raccontava, che spesso
+due eserciti combattevano per più ore senza che alcuno
+vi morisse di ferro, e perivano solo quelli che, caduti,
+erano pestati dai cavalli.&#8205;<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a> Allora la forza degli eserciti
+italiani consisteva quasi unicamente nella cavalleria: il
+cavaliero, poi, ed il suo cavallo erano così gravemente
+armati, che una volta caduti, riusciva quasi impossibile
+il potersi rilevare senza aiuto. La fanteria era invece
+troppo leggera, ed appena si erano introdotti l’archibugio
+e la picca: combatteva sparsa per la campagna, o
+dietro i fossati e gli argini; e quando si raccoglievano
+le schiere, erano larghe di fronte, strette di fianco; facilissime
+quindi a sfondarsi. Le artiglierie, poche e pesanti,
+tirate dai bovi, difficili a caricarsi, con palle grosse e per
+lo più di pietra, facevano pochissimo danno.&#8205;<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>
+</p>
+
+<p>
+L’esercito francese era, invece, modello di quanti
+se ne vedevano in Europa. Migliorato secondo tutti i
+progressi dell’arte, la sua forza consisteva principalmente
+nella fanteria, che camminava in ischiere grosse
+e serrate, le quali con un numero grandissimo di nuove
+manovre, si disponevano facilmente in tutte le guise,
+con agilità incredibile di movimenti. Aveva nell’avanguardia
+ottomila svizzeri, e nella cavalleria era la più ricca
+nobiltà di Francia e la più bella gioventù di Scozia:
+onde l’emulazione ne cresceva la forza. I Francesi avevano
+anche le migliori armi che si lavorassero allora.
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+Splendeva la loro fanteria di bellissime alabarde e picche,
+ed in ogni mille fanti v’erano cento fucili. Oltre le
+colubrine ed i falconetti, portavano trentasei cannoni, che
+erano tirati da cavalli, sopra quattro ruote, due delle quali
+si smontavano per metterli in batteria; ed andavano
+quasi di pari passo colla fanteria: il che era in quel tempo
+tenuta cosa meravigliosa.&#8205;<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a> Il valutare con precisione il numero
+di questo esercito, riesce quasi impossibile; perchè
+gli antichi scrittori sono sempre inesatti sopra tali materie,
+ed il loro uso di numerare per <i>uomini d’arme</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>
+ne accresce non poco la confusione. Nondimeno, i più stimano
+che Carlo VIII comandasse 22 mila fanti e 24 mila
+cavalieri; e che unendovi tutta la gente che lo accompagnava,
+e i soldati del Moro che dovevano raggiungerlo
+in Italia, le sue forze potessero ascendere a 60 mila
+uomini.&#8205;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il re Alfonso di Napoli si apparecchiava, dal suo
+lato, alla guerra con tutta l’attività e le forze di cui era
+capace. D. Federico, suo fratello, andava con l’armata
+ad assalire Genova, dove si raccoglievano le navi di
+Francia; D. Ferdinando, duca di Calabria, assistito dal
+conte di Pitigliano e da Gian Iacopo Trivulzi, capitani
+rinomatissimi di quel tempo, avanzavasi nelle Romagne
+per allontanare la guerra dai confini del Regno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+</p>
+
+<p>
+In tale stato di cose, tutto spingeva il re Carlo ad
+affrettare i suoi movimenti; e quei medesimi generali
+che avevano contrastato l’impresa, ora la sollecitavano,
+persuasi che l’indugio non avrebbe fatto che peggiorare
+le sue condizioni. Ma appunto allora il re cominciava
+di nuovo a dubitare e perdersi in mille incertezze:
+egli sembrava aver quasi del tutto mutato il
+suo animo; tanto che alcune delle sue genti che già
+s’erano poste in moto, ricevettero ordine di retrocedere.
+Allora il cardinale di San Piero in Vincola presentossi di
+nuovo, e le sue parole furon quasi violente: egli accusò
+il re di mettere a repentaglio non solo il proprio onore,
+ma quello anche di tutta la nazione; e il suo impeto fu
+tale, che vinse ogni incertezza. Così, finalmente, il giorno
+22 agosto 1494, il re e l’esercito si mossero; pel
+Monte Ginevra andarono ad Asti, dove vennero loro incontro
+il Moro colla moglie, e il duca di Ferrara.
+</p>
+
+<p>
+Tra le feste e le donne, Carlo dimenticava nuovamente
+la guerra, e si abbandonava in modo ai piaceri,
+che ammalatosi gravemente, fu costretto fermarsi per
+un mese. Da Asti andò a Pavia, dove visitò l’infelice
+Giovan Galeazzo, che nel fiore degli anni consumavasi in
+un letto; e udì i lamenti della moglie di lui, che gettandoglisi
+ai piedi, raccomandava a calde lacrime il loro stato
+infelice. Parve che il re si commovesse grandemente,
+tanto che promise a quel principe aiuti efficaci: ma non
+era appena da Pavia giunto a Piacenza, che ivi gli pervenne
+la nuova della morte di quel giovane, e la fama
+riportava essere seguita per veleno amministratogli dal
+Moro. Tutto l’esercito era indegnato di questo fatto,
+perchè vedeva con che sorta d’alleato si aveva a fare: il
+re solo pareva non darsene alcun pensiero. Egli, caduto
+un’altra volta nelle sue incertezze, non sapeva
+se prendere la via di Romagna o procedere per la Toscana;
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+e in questo mezzo, si fermava di nuovo e davasi
+nuovamente ai piaceri.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, arrivavano da tutti i lati notizie di fortuna
+prospera ai Francesi. In Romagna, ove già era stato
+mandato il valoroso generale d’Aubigny per tenere a
+bada i Napoletani, egli aveva saputo, con poca gente e
+senza venire ad alcun fatto d’armi, stancarli in modo,
+che già si ritiravano nel Regno. A Genova, il duca d’Orleans
+aveva potuto, con una flotta assai maggiore, obbligare
+D. Federico a retrocedere. Sbarcò poi a Rapallo,
+dove era piccola guarnigione di Napoletani, un
+certo numero di Svizzeri; che, aiutati dalle artiglierie
+delle navi, poterono prendere la terra, metterla a sacco
+ed a fuoco, passare a fil di spada non solo la guarnigione
+che si arrendette, ma tutti gli abitanti ed anche
+quaranta malati che trovarono in letto. La nuova d’un
+tal fatto sparse un terrore indescrivibile per tutta Italia,
+dove questo modo feroce di guerreggiare era insolito
+e sconosciuto. Ogni città, ogni più piccolo borgo s’immaginava
+d’avere a dividere la medesima sorte dell’infelice
+Rapallo; ed il nome dell’esercito francese ne diveniva
+terribile, il suo cammino si rendeva sempre più
+libero da contrasti.
+</p>
+
+<p>
+In questo medesimo tempo, arrivavano al campo Giovanni
+e Lorenzo de’ Medici, cugini di Piero, che s’erano
+dati al partito popolare; e fuggiti dalle ville ove erano
+stati confinati dal fratello, venivano ad assicurare al re,
+lo stato della Toscana essere tutto favorevole al passaggio
+dei Francesi. E così l’esercito, messosi finalmente per
+la Lunigiana, procedeva oltre, lungo la Magra. Giunti innanzi
+al castello di Fivizzano, i Francesi lo presero d’assalto,
+ed emularono le crudeltà degli Svizzeri. Ben presto
+però si dovettero accorgere d’essersi messi per una via
+piena di pericoli. Essi erano in un paese sterile; chiusi
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+a sinistra dai monti; a destra, col mare tenuto ancora dal
+nemico; ed in fronte avevano le fortezze di Sarzana, Sarzanello
+e Pietra Santa, le quali con piccola guarnigione
+potevano facilmente chiudere il passo ad ogni più formidabile
+esercito. Se Piero de’ Medici avesse ardito prendere
+qualche forte provvedimento, egli poteva anche in su
+quell’ultima ora respingere i Francesi, con loro gravissimo
+danno e vergogna. Ma sembrava davvero che la
+Provvidenza guidasse miracolosamente quegli eserciti
+alla nostra rovina; e che, malgrado la stolta indolenza
+del re e il niun provvedimento d’ogni cosa più necessaria,
+tutto dovesse riuscire, per loro, a prospero fine.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, la confusione era a Firenze grandissima.
+Il partito popolare aveva sempre parteggiato per
+Francia; ma la pazza politica di Piero aveva fatto
+avanzare il re da nemico, onde il paese ne andava a
+sacco ed a fuoco: che fare, adunque, in tale stato di
+cose? Aprire la via quando si potevano chiedere patti,
+sembrava imprudenza e viltà; chiuderla, era un dichiarare
+la guerra. Il governo della città trovavasi intanto
+nelle mani di Piero, autore unico di questi disordini:
+tutti stavano perciò a guardare che partito egli
+fosse per prendere, e nel comune pericolo ognuno si
+compiaceva di notare il suo smarrimento e la sua confusione.
+La condizione di Piero era, infatti, peggiore di
+ogni altra: il nemico vittorioso e vicino era contro di lui
+personalmente adirato; egli, senza danaro, senza alcuno
+che volesse dargliene, e col paese avverso, aveva perduto
+ogni consiglio. Mandò Paolo Orsini, con alcuni cavalli e
+trecento fanti, a rinforzare la guarnigione di Sarzana;
+ma subito dopo, crescendo la paura, si decise di presentarsi
+al campo del re e chiedere egli stesso la pace. Questo
+doveva essere una imitazione del viaggio che Lorenzo
+suo padre fece a Napoli, quando si mise coraggiosamente
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+nelle mani di quel re per ottenerne patti onorevoli. Ma le
+imitazioni riescono assai difficilmente; e Piero facendo
+per paura ciò che Lorenzo avea fatto per coraggio, riuscì
+a lui in umiliazione e rovina quello che al padre era
+risultato ad accrescimento di potenza e d’onore.&#8205;<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>
+</p>
+
+<p>
+Fattosi, adunque, accompagnare da ambasciatori
+della repubblica, se ne andò a Pietra Santa; ove subito
+seppe come l’Orsini, incontrato per via da alcuni
+Francesi, era stato disfatto. Cresciutogli perciò vieppiù il
+desiderio d’ottenere la pace a qualunque costo, mandò
+a chiedere un salvacondotto, ed ottenutolo, si presentò
+al campo. Ivi trovò che il re e l’avanguardia battevano
+invano da tre giorni il forte di Sarzanello. Ogni
+altro uomo si sarebbe vantaggiato della sua posizione e
+del grave pericolo in cui era l’esercito nemico; ma egli
+non potè mai uscire dal suo smarrimento, anzi ne fu
+sempre più dominato quando vide la fredda e severa
+accoglienza fattagli dal re. Senza neppure interrogare
+gli ambasciatori che lo accompagnavano, cedette, con
+una stoltezza veramente incredibile, tutte e tre le fortezze;
+dando immediato ordine a chi le teneva, di consegnarle
+ai Francesi; i quali subito ne presero possesso. Prometteva
+anche di somministrare danaro, e di cedere le
+fortezze di Pisa e Livorno; e ciò sino a guerra finita.
+</p>
+
+<p>
+Padroni ormai del territorio toscano, si avanzavano
+i Francesi rapidamente, non credendo quasi alla loro
+medesima fortuna, che così miracolosamente li avea
+cavati di tanti pericoli. Divenne fra loro universale
+l’opinione, che la Provvidenza aiutava quest’impresa;
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+e vi prestavano fede non solamente i soldati, ma anche
+i generali, e più di tutti il re stesso, che si era convinto
+di esser davvero quel nuovo Ciro che il predicatore di
+San Marco aveva annunziato.&#8205;<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> Intanto, gli ambasciatori
+che avevano accompagnato Piero, senza più far parola
+nè a lui nè al re, partivano adirati e correvano a Firenze;
+dove trovavano ogni cosa già piena di disordine,
+di confusione e di sdegno, per le nuove già arrivate delle
+fortezze così vilmente cedute.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap2-2">CAPITOLO SECONDO.
+<span class="smaller">I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola va ambasciatore
+al campo francese.<br>
+[Novembre 1494.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il mese di novembre 1494 cominciava in Firenze con
+sinistri auspici. La notizia, già arrivata, dell’abbandono di
+quelle fortezze, che erano costate alla repubblica lunghi
+assedi e spese enormi,&#8205;<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a> e che erano la chiave di tutto il
+territorio toscano, aveva già sollevato il popolo. Il ritorno
+degli ambasciatori dal campo francese, fece poi crescere
+assai più il furore di tutta la città. Essi raccontavano
+quanto facile sarebbe stato ottenere dal re patti onorevoli:
+con quanta viltà, e con quanto orgoglio nel medesimo
+tempo, Piero dei Medici aveva messo l’intera repubblica
+nelle mani di Carlo VIII, senza neppure interrogarli.
+I discorsi erano perciò in Firenze tutti pieni di
+sdegno, e il popolo cominciava a radunarsi nelle piazze
+e nelle vie. Si vedevano nella folla comparire di nuovo
+certe vecchie armi, tenute nascoste per più di mezzo
+secolo; qualche pugnale che si vantava d’essere stato
+vibrato in Duomo il giorno della congiura dei Pazzi: uscivano
+dagli opifici dell’arti della lana e della seta alcuni
+di quegli uomini forti, tarchiati e con visi terribili,
+che rammentavano ancora i Ciompi di Michele di
+Lando.&#8205;<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> Pareva quel giorno che si fosse, come per incanto,
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+tornati un secolo addietro; e che quel popolo il
+quale aveva per sessanta anni sopportato così pazientemente
+la tirannide, fosse ora deciso di correre al sangue
+ed alle armi per riconquistare la sua libertà.
+</p>
+
+<p>
+Se non che, in quello universale furore, una universale
+incertezza e diffidenza dominava gli animi. I
+Medici, è vero, non aveano lasciato alcuna guardia in
+Firenze, ed il popolo poteva d’ora in ora impadronirsi
+di tutta la città; ma esso non sapeva di chi fidare, a cui
+lasciarsi condurre. I vecchi amici della libertà erano
+quasi tutti morti nei sessanta anni trascorsi, fra gli esili,
+le condanne e le persecuzioni; i pochi che ancora s’intendevano
+dello stato, erano uomini vissuti sempre col
+favore dei Medici; e la moltitudine, uscendo dalla servitù,
+non poteva per sè stessa se non trascorrere alla licenza.&#8205;<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>
+Era, quindi, uno di quei momenti terribili, in cui a nessuno
+è dato vedere quali eccessi, quali fatti atroci possono
+d’ora in ora commettersi. Il popolo scorreva tutto
+il giorno incerto per le vie, come un fiume impetuoso;
+guardava con occhio sinistro le case di quei cittadini che
+avevano accumulato ricchezze coll’oppressarlo; nè aveva
+altra direzione sicura, se non che in sull’ora della predica
+raccoglievasi tutto nel Duomo. Ivi non s’era mai
+vista la gente accalcarsi così stretta: gli uni pigiavano gli
+altri sino a che non si potevano più muovere; e quando il
+Savonarola saliva finalmente sul pergamo, egli era come
+sopra un piano fitto e immobile di teste che lo riguardavano.
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+Si vedeva dipinta su quei volti un’insolita
+fierezza, un’insolita concitazione, ed a qualcuno di sotto
+al lucco rilucere la corazza.
+</p>
+
+<p>
+Quel frate era il solo uomo che potesse in quei giorni
+comandare alla moltitudine; la quale sembrava pendere
+dalle sue labbra, e da lui solamente aspettare la sua salvezza.
+Una parola inconsiderata, uscita dalla bocca di lui,
+avrebbe potuto mandare a sacco le case dei più potenti
+cittadini, ricominciare l’antica storia delle guerre intestine,
+far versare dei fiumi di sangue; giacchè molte
+erano le ingiurie dal popolo ricevute, grande il desiderio
+della vendetta. Egli si astenne perciò da ogni discorso
+politico; ma, col cuore riboccante d’affetto, con ambe
+le braccia aperte, con la persona sporgente dal pergamo,
+con una voce che rimbombava in tutta la chiesa, predicava
+la pace, la carità, l’unione «Ecco la spada
+è venuta, le profezie si verificano, i flagelli cominciano:
+ecco il Signore conduce questi eserciti. O Firenze, è
+cessato il tempo dei canti e dei balli: ora è tempo di
+piangere con fiumi di lacrime le tue colpe. I tuoi peccati,
+o Firenze, i tuoi peccati, o Roma, i tuoi peccati, o Italia,
+sono causa di questi flagelli. Fate, adunque, penitenza;
+fate limosina; fate orazione; fate unione. O popolo,
+io ti sono stato in luogo di padre; sommi affaticato tutto
+il tempo della vita mia a farti conoscere le verità della
+fede e del ben vivere, e non ho avuto altro che tribolazioni,
+scherni ed obbrobrio: almeno mi fosse dato il
+compenso di vederti far le buone opere! Popolo mio, che
+altro ho mai desiderato che vederti salvo, che vederti
+unito? Fate penitenza, perchè s’avvicina il regno de’ Cieli.»
+«Ma io l’ho detto tante volte, io ho esclamato tante volte,
+io ho per te pianto tante volte, o Firenze, che ti doveria
+bastare.... Io mi volto a te. Signor mio, che
+se’ stato morto per nostro amore e per li nostri peccati:
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+perdona, o Signore, perdona al popolo fiorentino,
+che vuole esser tuo.&#8205;<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>» E così egli andò innanzi predicando
+la carità, la fede, la concordia degli animi, con
+tanto impeto, con tanta forza, che ne restò più giorni
+esausto e quasi ammalato.&#8205;<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a> Quei sermoni non furono
+dei più eloquenti, perchè l’agitazione toglieva luogo
+alla riflessione ed all’arte; ma l’affetto con cui furono
+pronunziati dominava, soggiogava quel popolo, che dopo
+il tumulto delle strade, veniva in luogo di pace, ove
+udiva parole evangeliche. Tanta fu la forza che ebbe
+in quei giorni la voce del Savonarola, che fra sì gran
+tumulto di passioni popolari, non si trascorse ad alcuno
+eccesso; e la rivolta che sembrava apparecchiarsi tumultuante
+e pericolosa nella piazza, si compiè tranquilla
+e pacifica nel Palazzo: miracolo nuovo nella storia di Firenze,
+che tutti gli storici di quel tempo attribuiscono
+al benefico ascendente che il frate di San Marco seppe
+acquistare sul popolo.&#8205;<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il giorno 4 di novembre, adunque; la Signoria raccolse
+i più reputati e prudenti cittadini in Palazzo, per
+consigliarsi sul partito da prendere. La legge e l’antica
+usanza della repubblica portavano che a niuno fosse
+permesso di prendere la parola, se non ne veniva richiesto
+dai Signori; ed allora doveva discorrere in favore
+del partito che essi proponevano. Nei momenti di
+tumulto, però, nè questa nè altra legge fiorentina veniva
+rispettata. Quel giorno, gli animi erano pieni d’agitazione;
+trattavasi della salute della patria; la Signoria domandava
+consiglio ad ognuno e tutti volevano parlare.
+Pure, tanto la lunga servitù aveva legato gli animi, che
+quando messer Luca Corsini ruppe l’antica usanza, e,
+senza esserne personalmente richiesto, levatosi in piedi,
+cominciò a dire che le cose andavano male, che la
+città rovinava nel disordine, che bisognava prendere
+qualche rimedio efficace; la maraviglia fu universale:
+qualcuno sussurrava, qualche altro tossiva, e, finalmente,
+a lui si avviluppò in modo la lingua in bocca, ch’egli non
+potette procedere più oltre.&#8205;<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il discorso, però, fu subito ripreso da Tanai di Jacopo
+de’ Nerli, giovanetto assai animoso, il quale rinforzava
+le parole del Corsini: ma anche a lui cominciò a tremare
+la voce; ed il padre, allora, levatosi in piedi tutto
+confuso, lo scusava appresso i colleghi, dicendo non badassero
+alle sue parole, perchè egli era giovane e di poca
+testa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+</p>
+
+<p>
+Si levò, finalmente, Piero di Gino Capponi: la sua
+persona ben quadrata, il capo canuto, gli occhi fiammeggianti
+ed una certa aria di allegra fierezza, come di
+destriero ch’ha udito il suono della tromba guerriera,
+fecero rivolgere verso di lui tutti gli sguardi e tacere
+ognuno. Lo sapevano uomo di parole brevi, ma risolute,
+e di fatti ancora più risoluti. Egli parlò chiaro, e disse:
+«Piero de’ Medici non è più capace a tenere lo stato;
+la repubblica deve provvedere a sè stessa; <i>ormai è
+tempo d’uscire di questo governo di fanciulli</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> Si mandino
+ambasciatori al re Carlo; i quali se incontrano Piero,
+non lo salutino; ed espongano come tutto il male è venuto
+da lui, e che la città è amica del nome francese.
+Si facciano uomini d’onoranza, i quali non manchino di
+ricevere il re con ogni festa: ma, nello stesso tempo, si
+chiamino dal contado i comandanti coi loro soldati, e si
+nascondano nei chiostri od altri luoghi segreti, e insieme
+colle genti d’arme si tengano parati al bisogno; acciocchè
+quando non s’è mancato per nulla in quello che è
+onesto con questo Cristianissimo principe, nè tralasciato
+di contentare con danari l’avara natura dei Francesi, si
+possa, ove egli trascorra ad atti e pensieri non comportabili,
+mostrargli il viso e l’armi. E sopra ogni altra cosa,»
+egli disse conchiudendo, «non si manchi di mandar cogli
+altri ambasciatori il Padre Girolamo Savonarola, il
+quale ora ha tutto l’amore del popolo.&#8205;<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>» E poteva aggiungere
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+ancora, tutto il rispetto del re; perchè questi
+avea davvero concepita una quasi religiosa venerazione
+per quel frate, che da tanti anni predicava la sua
+venuta, dicendola ordinata dal Signore.
+</p>
+
+<p>
+Il 5 novembre furono eletti gli ambasciatori, tra i
+quali erano il Capponi medesimo, il giovane Nerli ed il
+Savonarola.&#8205;<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> Questi lasciò che gli altri partissero subito
+per Lucca, ove speravano d’incontrare il re; ed egli, con
+due suoi frati, li seguì a piedi, come era suo costume
+di viaggiare.&#8205;<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a> Ma prima di muoversi, parlò di nuovo
+al popolo, e fece un sermone, che concluse con queste
+parole: «Il Signore ha esaudito le tue orazioni; ha
+fatto pacificamente seguire una gran rivoluzione. Egli
+solo è venuto in aiuto della città, quando tutti l’avevano
+abbandonata. Attendi, e vedrai i disastri che seguiranno
+nelle altre città. Persevera, adunque, o popolo di
+Firenze, nelle buone opere; persevera nella pace. Se tu
+vuoi che il Signore perseveri nella misericordia, sii misericordioso
+verso i tuoi fratelli, verso i tuoi amici,
+verso i tuoi nemici: altrimenti, cadranno anche sopra di
+te i flagelli che s’apparecchiano al resto d’Italia. <i>Misericordiam
+volo</i>, grida a voi il Signore. Guai a chi non ubbidisce
+ai suoi comandi.»&#8205;<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a> Fatta questa predica, si partiva
+per andare alla volta di Pisa; giacchè gli ambasciatori arrivati
+a Lucca avevano trovato il re sul punto di partire;
+onde, dopo averlo salutato, lo seguivano in quella città.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non appena Piero dei Medici ebbe veduto ch’essi
+venivano in nome della repubblica senza fare a lui alcun
+segno di ossequio, capì subito che qualche grave mutamento
+era avvenuto nella città. Raccomandava perciò
+caldamente al re la sua causa, e prometteva di pagargli
+200,000 ducati:&#8205;<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> raccomandava a Paolo Orsini di
+raccogliere le sue genti, di soldare nel contado quanti
+uomini potesse e venire subito a Firenze; dove egli
+entrava frettolosamente la sera dell’8 novembre.&#8205;<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a> La
+mattina seguente, presentavasi al Palazzo verso le
+ore 11, accompagnato da molta gente, con la intenzione
+di raccogliere il popolo a parlamento, e restringere
+nelle sue mani tutto il governo. Ma la Signoria,
+che era già istruita del suo disegno, lo fece passare
+con alcuni solamente de’ suoi compagni; e ricevutolo
+con gran freddezza, gli raccomandava di licenziare
+la gente assoldata, per non mettere sè stesso e la
+città a qualche inutile cimento. Pietro restò talmente
+confuso da un’accoglienza così fredda e risoluta, che
+non sapendo come decidersi, se ne uscì, dicendo ch’egli
+avrebbe prima deliberato sul da fare, e poi sarebbe venuto
+di nuovo a renderne conto ai Signori. Tornato a
+casa, mandava ordine all’Orsini che s’impadronisse della
+porta a San Gallo; ed egli armatosi, si presentava il
+giorno al Palazzo, con una guardia di gente parimente
+armata. Ma sull’uscio trovava alcuni dei Collegi che
+gl’impedivano l’entrata, dicendo avere ordine di non
+lasciarlo passare altro che solo e senza armi, e per lo
+sportello piccolo. Egli allora, tutto sbuffante di sdegno e
+minaccioso, tornavasene indietro. Non aveva però dato
+appena due passi, che veniva chiamato da un mazziere
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+della Signoria, mandato per ordine di messer Antonio Lorini,
+il solo che fosse, tra i Signori, restato ancora amico
+ai Medici. Costui trovavasi appunto quel giorno tenere
+l’ufficio di Proposto;&#8205;<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a> onde, a lui toccando il proporre
+le deliberazioni da farsi, aveva in quel giorno potuto
+impedire che se ne facesse alcuna contro a Piero de’ Medici:
+ed essendo a lui pure affidate le chiavi della torre,
+avea sino allora impedito che si sonasse la campana per
+raccogliere il popolo. Ma ora che, trascorrendo tutti i limiti,
+contro alla volontà di ognuno richiamava indietro
+il Medici, messer Luca Corsini, insieme con Iacopo
+de’ Nerli e Filippozzo Gualterotti, scesero alla porta e di
+fatti gli vietarono il passo. Piero, che nel vedersi richiamato
+avea già ripreso il suo orgoglio, voleva usar modi
+superbi; ma il Nerli, respingendolo con ingiuriose parole,
+gli chiuse l’uscio in sul viso.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo, che s’era trovato testimonio di questo
+fatto, cominciò a levargli il rumore addosso; e per maggior
+dispregio, lo cacciavano via solamente colle grida e
+coi becchetti dei cappucci; mentre i fanciulli lo inseguivano
+coi fischi e coi sassi. Piero, colla spada sguainata
+in mano, non sapendo nè usarla nè rimetterla, si restrinse
+pauroso in mezzo ai suoi, atterrito dalla sola
+voce di quel popolo che aveva poco prima tanto superbamente
+calpestato. Mentre così retrocedevano gli uni e
+gli altri inseguivano, scontrarono per via il bargello, Pier
+Antonio dell’Aquila; il quale volendo aiutare i Medicei, fu,
+dal popolo, che era senza armi, disarmato e svaligiato con
+tutti i suoi. Menatolo poi al suo palazzo, gli fecero liberare
+i prigionieri; e ritornando i sollevati indietro, fu singolare
+il vedere come le armi tolte al bargello fossero le prime
+che si brandissero in difesa della libertà. Ma già la campana
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+della Signoria cominciava a sonare a distesa, e tutto
+il popolo correva tumultuoso in piazza: abbandonavano
+le case; chiudevano le botteghe; uscivano colle ronche,
+cogli spiedi, coi pali, con ciò che trovavano. Alcuni
+vecchi cittadini si vestirono quel giorno con abiti d’antica
+foggia, con armi irrugginite, che rammentavano i
+tempi della repubblica; ed erano accolti con grida di
+gioia, ogni volta che comparivano nella folla.&#8205;<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>
+</p>
+
+<p>
+Non s’era appena il popolo radunato in piazza, quando
+ecco, tutto polveroso, a cavallo di una mula, Francesco
+Valori arrivare da Pisa, dove aveva parlato cogli ambasciatori
+fiorentini. La gente si stringeva intorno a lui
+chiedendo notizie, ed in un momento egli si trovava nel più
+fitto del tumulto. Il Valori era stato un antico partigiano
+dei Medici, adoperato da Lorenzo in molti impieghi; e fu
+uno di quei cinque cittadini mandati al Savonarola per
+consigliarlo a moderare le sue prediche. Ma da quel momento,
+esso cominciò invece a sentir simpatia pel frate,
+ed a poco a poco ne divenne uno dei più caldi seguaci. Il
+mal governo di Piero lo spinse poi decisamente nel
+partito popolare, che assai più si addiceva alla natura del
+suo carattere. Egli aveva, infatti, tutte le qualità d’un capo-popolo:
+impetuoso ed ardito, di poca testa e di gran
+cuore, eccessivo in tutti i suoi partiti, trovavasi in
+mezzo ai tumulti come a casa sua. E quel giorno, su
+quella stessa mula, così polveroso com’egli era, cominciò
+ad arringare la moltitudine. — Raccontava, come gli
+ambasciatori avevano a Lucca trovato il re assai ben disposto;
+ma che seguitolo a Pisa, ne erano stati freddamente
+ricevuti, perchè Piero de’ Medici, prima di lasciare
+il campo, aveva fatto mille preghiere e mille promesse a
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+danno della città. — Quando poi s’avvide che il popolo
+era venuto in furore, si mise alla sua testa, e col grido
+di <i>abbasso le palle</i>, lo condusse ad assalire la casa dei
+Medici.&#8205;<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>
+</p>
+
+<p>
+Piero aveva, in questo mezzo, fatto chiamare l’Orsini
+con la sua gente; s’era armato di tutto punto, e colla
+forza voleva ritornare in Palazzo. Il cardinal Giovanni
+suo fratello&#8205;<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a> s’era già avviato innanzi; e correndo le vie,
+cercava sollevare il popolo in suo favore col grido di
+<i>palle, palle</i>: ma niuno gli rispondeva, anzi molti dalla
+strada e dalle finestre lo minacciavano. Quando fu giunto
+alla chiesa di San Bartolommeo, egli potè distinguere
+la moltitudine guidata dal Valori, che armata e tumultuante
+si avvicinava, onde assai rapidamente volse indietro
+i suoi passi. Arrivato a casa, trovò che Piero s’era
+già dato alla fuga. Avendo esso ricevuto un bullettino
+della Signoria, che dichiarava ribelli lui ed il cardinale,
+e saputo come questi già retrocedeva, non gli era
+bastato l’animo neppure d’aspettarlo; e raccolta la poca
+gente che aveva intorno, era corso alla porta a San
+Gallo. Ivi fece l’ultimo tentativo di sollevare quel borgo,
+popolato d’infima gente, stata sempre affezionatissima
+alla sua casa; ma invano egli alzava la voce, invano
+gettava oro per le vie: anche quell’ultima plebe lo
+guardava con disprezzo, correndo invece verso il palazzo
+dei Signori. Allora si persuase, finalmente, che era
+inutile sperare; che bisognava, invece, provvedere a salvare
+la vita. Avvilito, prostrato da tante traversíe che
+in sì breve spazio gli erano venute addosso, si mise
+per la via di Bologna; e non s’era appena allontanato
+pochi passi, che vide chiuderglisi dietro la porta della
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+città. Egli andava in compagnia del fratello Giuliano,&#8205;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>
+e d’alcuni pochi soldati; i quali, più di lui spauriti per
+la tema d’essere nella campagna assaliti e messi a pezzi
+dai contadini, lo lasciarono, la più parte, prima di uscire
+dai confini della Toscana. Giunto in fine a Bologna,
+stracco e trafelato dal lungo viaggio, con poca e misera
+compagnia, fu dal Bentivoglio quasi villanamente ricevuto. — «Mi
+sarei lasciato piuttosto tagliare a pezzi, egli
+disse, che abbandonare lo stato. — » Non andò guari per
+altro, che presentatosi un uguale pericolo, anche il superbo
+Bentivoglio si dette vilmente alla fuga. Piero, intanto,
+sempre più abbattuto dall’avversa fortuna, continuava
+oltre il viaggio sino a Venezia; dove finalmente trovava
+cortesia e riposo. Anche ivi ebbe il dolore di vedere che il
+Soderini, ambasciatore fiorentino, s’era già dichiarato
+in favore del nuovo governo: ma la Signoria veneziana
+lo accolse con tutti gli onori che soleva usare verso i
+principi decaduti; e ciò fu un gran sollievo al suo animo
+travagliato.
+</p>
+
+<p>
+A lui pareva d’essere in quei pochi giorni vissuto
+un secolo, ed ora si destava come da un lungo
+sogno, e cominciava a comprendere con quanta stoltezza
+si era condotto, con quanta viltà aveva abbandonato lo
+stato, senza che ancora nessun reale pericolo lo avesse
+minacciato, quando già il re Carlo si era volto in suo
+favore. E certo, se in quei primi giorni egli avesse
+saputo mostrare un animo risoluto, avrebbe potuto spegnere
+o frenare quei movimenti in sul nascere, sicuro
+come era del vicino aiuto di Francia.&#8205;<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a> Infatti,
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+quel re tanto gli era divenuto favorevole, che già arrivavano
+suoi messi a Venezia, invitando Piero de’ Medici
+a tornare in Firenze. Ma a questo, oggimai, non bastava
+più l’animo di trovarsi una seconda volta in mezzo a quel
+popolo tumultuante, le cui grida minacciose ancora pareva
+che lo spaventassero. Intanto, arrivava a Venezia anche
+il cardinale, che nella sua fuga aveva mostrato animo
+maggiore. Assai più tardi aveva abbandonato la città,
+travestito da frate, con molta fatica e non senza grave
+pericolo: aveva presi tutti quegli oggetti più preziosi
+che potette nel disordine raccogliere, e portatili subito
+ai frati di San Marco, riusciva in questo modo a salvarli;
+come fecero anche parecchi altri di quei cittadini che
+sapevano d’essere più invisi al popolo. Tanto era grande
+appresso tutti il nome della onestà di quei frati, che
+mentre il loro convento era tenuto quasi centro del partito
+popolare, i partigiani dei Medici ed il cardinale medesimo
+non sapevano ove meglio ricoverare le loro cose
+più preziose.
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, la Signoria metteva una taglia
+di 5,000 fiorini per chi consegnasse vivi Piero o il
+cardinale, e di 2,000 per chi li desse morti. Si cercava
+nel medesimo tempo distruggere ogni memoria del passato:
+erano cancellate dal palazzo del Podestà le immagini
+dei ribelli del trentaquattro, dalla porta della dogana
+quelle dei ribelli del settantotto:&#8205;<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> venivano richiamate
+le famiglie dei Neroni Diotisalvi, dei Pazzi e di
+molti altri esuli o confinati; fra i quali erano Lorenzo e
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+Giovanni de’ Medici, cugini di Piero, che appena tornati,
+levarono dalle loro case le insegne delle palle per
+mettervi l’arme del popolo, e di Medici che erano, si
+vollero chiamar Popolani. Così cominciavasi già ad adulare
+quella moltitudine, pochi giorni innanzi tanto vilipesa!
+</p>
+
+<p>
+Il tumulto intanto cresceva, e la plebe sembrava
+cominciare a divenire ebbra nel disordine. Andavano a
+sacco le case di Giovanni Guidi notaio e cancelliere delle
+Riformagioni, e d’Antonio Miniati provveditore del Monte;
+due uomini ch’erano stati fidi strumenti dei Medici,
+e sottili consiglieri nel trovar modo a gravare il popolo
+d’imposte incomportabili; onde erano divenuti l’odio
+di tutta Firenze. Fu del pari saccheggiata la casa del
+cardinal Giovanni dei Medici, e quel giardino di San Marco,
+ove essi avevano raccolto tanti oggetti preziosi di arte.
+Ancora non s’era cominciato a sparger sangue, ma pure
+molti vi erano assai inclinati; e vi sarebbero certo venuti,
+se i partigiani del Savonarola non si fossero molto
+adoperati per impedirlo, se d’ora in ora non si fosse
+aspettata la sua venuta dall’ambasceria al re Carlo, e se
+la Signoria non avesse con severissimi bandi cercato di
+metter termine a questi disordini.
+</p>
+
+<p>
+Ad accrescere però i mali umori, arrivavano ora
+gli ambasciatori da Pisa, e portavano del re Carlo notizie
+poco soddisfacenti. Essi gli avevano esposto: — La città
+essergli amica, ed apparecchiarsi già a riceverlo con
+quegli onori ch’erano convenevoli alla sua maestà; chiedere
+solo, che siccome da amico era ricevuto, così da
+amico volesse comportarsi: venisse perciò sin d’ora
+agli accordi, acciò la pubblica gioia più compiuta si potesse
+manifestare. — Ma quel re non dava mai altra risposta,
+se non che: — «Dentro alla gran <i>villa</i> s’assetterebbe ogni
+cosa.» — E dalla sua freddezza appariva evidente, che le
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+istanze, le preghiere e le promesse che Piero dei Medici
+gli aveva fatto di danari, di obbedienza, di ogni cosa, lo
+avevano volto in suo favore. Onde gli ambasciatori tornavano
+ora senza alcuna conclusione, e solo potevano
+assicurare, il re non esser punto favorevole alla repubblica.
+</p>
+
+<p>
+Se non che, quando essi avevano fallito l’intento
+loro, il frate di San Marco si presentava al campo francese;
+e, passato fra quella gran moltitudine d’armati,
+arrivava finalmente alla presenza del re, che, in mezzo
+ai suoi generali, gli faceva assai lieta accoglienza. Ed il
+frate, senza molti preamboli, cominciava un breve sermone,
+che pronunziò con voce sonora, con accento quasi
+imperioso. — «O Cristianissimo re, tu sei uno strumento
+nella mano del Signore, che ti manda a sollevare
+i mali d’Italia, come io già da più anni ho predetto; e ti
+manda a riformare la Chiesa, che giace prostrata in terra.
+Ma se tu non sarai giusto e misericordioso; se tu non
+rispetti la città di Firenze, le sue donne, i suoi cittadini,
+la sua libertà; se tu dimentichi l’opera per cui il Signore
+ti manda; Esso allora sceglierà un altro per adempierla,
+aggraverà la sua mano adirata sopra di te, e ti punirà con
+flagelli terribili. Queste cose io ti dico da parte del Signore.»&#8205;<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a> — Il
+re ed i generali sembrarono udire assai attentamente
+le minacciose parole del Savonarola, e prestarvi
+grandissima fede. Era, in fatti, venuta in ognuno l’opinione,
+che quegli eserciti fossero veramente guidati dal
+Signore ad un fine provvidenziale; ed il re Carlo nutriva
+una grande venerazione per colui che aveva profetato la
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+sua venuta ed assicurava prospero successo alle sue imprese:
+onde quel sermone pareva che mettesse davvero
+un certo terrore nell’animo suo, e lo risolvesse a
+comportarsi più onestamente coi Fiorentini; ai quali il
+Savonarola, tornando poco dopo gli altri ambasciatori,
+portava migliori speranze.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap3-2">CAPITOLO TERZO.
+<span class="smaller">Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in Firenze;
+suo trattato colla repubblica, e partenza.<br>
+[Novembre 1494.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Le cose di Toscana per moltiplicati disordini divenivano
+peggiori. Il giorno stesso che i Medici venivano
+cacciati da Firenze, i Pisani si sollevavano a rivendicare
+furiosamente la loro libertà. Dacchè erano caduti sotto il
+giogo fiorentino, o, come essi dicevano, straniero, altro
+non avevano mai agognato che il momento di poterlo
+scuotere. Perduta la loro indipendenza, essi avevano quasi
+in un istante visto rovinato il commercio e l’industria,
+scemata la popolazione e distrutto ogni ordine civile:
+la più parte di loro avevano perciò preferito l’esilio alla
+servitù. Ma all’avvicinarsi degli eserciti francesi, risorgevano
+tutte le speranze; ed il Moro, che sempre pescava
+nel torbido e aveva già fatto il disegno d’impadronirsi
+di Pisa, l’istigava di continuo a sollevarsi, promettendo
+ogni sorta d’aiuti, e facendo segretamente dar
+buone speranze anche da persone ch’erano intorno al
+re. Quindi, non appena Carlo VIII entrava in città, che
+il popolo di Pisa corse a rumore le vie, distruggendo
+tutte le insegne fiorentine, gettando in Arno il marzocco
+che era sul ponte, e ponendovi invece la statua del
+re: saccheggiarono poi le case dei rettori fiorentini, che
+vennero a furore di popolo cacciati dalla città. La libertà
+e l’indipendenza furono così proclamate, gli esuli
+richiamati; si raccoglievano armi, danari ed uomini
+per cominciare quella celebre e male augurata guerra
+pisana, che doveva logorare le forze di due repubbliche
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+appena rinate, spegnere tanti valorosi cittadini senza
+vantaggiare ad alcuno.
+</p>
+
+<p>
+Il re, trovandosi presente a tutti questi movimenti,
+li volle dapprima incoraggiare; ma vedendo poi
+cacciati i rettori fiorentini, se ne mostrava invece
+adontato. Egli quasi avrebbe voluto che i Pisani rivendicassero
+la loro libertà, e che nello stesso tempo prestassero
+ubbidienza ai Fiorentini! Il popolo, invece, avendo
+preso il suo andare nella rivolta, procedeva oltre rapidissimamente;
+e Carlo allora, non occupandosi d’altro
+che di lasciare un presidio nella fortezza, partivasene,
+senza quasi avvedersi di ciò che avveniva, senza punto
+riflettere alle conseguenze di ciò che aveva lasciato sperare
+ai Pisani. Così, prima di entrare in Firenze, egli già
+le aveva recato una gravissima ferita col permettere che
+i sudditi della repubblica, sotto ai suoi occhi e cogli eserciti
+francesi in casa, si ribellassero: esempio pericoloso
+per tutto il dominio, e che non tardò molto ad essere imitato
+da Arezzo, da Montepulciano e da altre città. Egli continuava
+intanto il suo cammino, fermandosi ancora qualche
+giorno a Signa; ove attese che i tumulti sedassero
+in Firenze, e che gli onori si apparecchiassero convenevolmente
+al suo ingresso. Nuovi ambasciatori fiorentini
+vennero ivi a sollecitarlo perchè volesse fermare i patti
+prima di procedere oltre: ma la sua risposta fu sempre:
+«Dentro alla gran <i>villa</i> assetteremo ogni cosa.&#8205;<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>»
+</p>
+
+<p>
+Per tutte queste ragioni, lo stato della città era sempre
+incerto e confuso: i Medici appena cacciati; il vecchio
+governo distrutto, ed il nuovo ancora non ordinato; il
+re che entrava senza patti, alla testa d’un’esercito poderoso,
+e già bagnato di sangue italiano. C’era da sbigottirsi
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+veramente: per buona fortuna, si trovavano però a
+consigliare la Signoria cittadini di molta prudenza e d’animo
+fermissimo. V’era, fra gli altri, Piero Capponi, che in
+quei giorni pareva essere divenuto il braccio della repubblica,
+come il Savonarola ne era l’anima ed il cuore.
+L’uno predicava la carità, la pace, l’unione; l’altro si trovava
+dovunque c’era bisogno d’aiuto e consiglio, provvedeva
+armi e soldati. Le case erano provviste d’ogni
+sorta munizioni da guerra; i pali e le tavole pei serragli
+erano in pronto; i chiostri e le corti erano pieni di
+gente assoldata, che si diceva ascendesse al numero di seimila,
+e tenevasi presta per uscire in difesa della Repubblica
+al primo suono della campana.&#8205;<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>
+</p>
+
+<p>
+A quindici, a sedici per volta, si vedevano intanto
+entrare nella città alcuni Francesi, i quali, con la loro
+aria marziale e disinvolta, senza armi e col gesso in
+mano, andavano segnando le case degli alloggiamenti.
+Affettavano sprezzo ed indifferenza; ma pure non potevano
+nascondere la loro maraviglia nel vedere una
+città tanto splendida per stupendi edifizi, ed in ogni
+sbocco di via rimanevano come attoniti della nuova
+prospettiva che si apriva ai loro occhi. Ma ciò che più di
+tutto richiamava la loro attenzione, erano quei severi
+palazzi che parevano fortezze inespugnabili, quelle torri
+che portavano ancora i segni delle fiere e sanguinose
+guerre cittadine. Il giorno 15 novembre, essi videro poi
+uno spettacolo che pose nei loro animi una quasi trepidazione.
+Fosse caso o disegno, a un tratto corse per la
+città la voce, che Piero de’ Medici s’avvicinava alle porte:
+la campana sonò a distesa, le vie brulicarono di popolo
+in furore, la terra sembrava partorire uomini armati
+che correvano verso la piazza, i palazzi si chiudevano,
+le torri s’armavano; già s’apparecchiavano i serragli,
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+ed i Francesi vedevano quel giorno il primo saggio delle
+barricate. Subito si conobbe la voce esser falsa, ed il
+rumore sedò con la rapidità medesima con cui s’era
+levato. Ma rimase nell’animo di quegli stranieri la certezza,
+che le loro manovre e i loro battaglioni, chiusi
+in quelle vie, potevano fare assai poco di fronte a questa
+nuova e a loro sconosciuta maniera di guerreggiare.
+I Fiorentini, infatti, guardavano quella gente con una
+certa cotale aria di familiarità, come se avessero voluto
+dire: <i>vedremo!</i> A quel popolo, riacquistata la sua libertà,
+pareva essere divenuto signore del mondo, e quasi credeva
+non esservi più cosa alcuna che dovesse temere.&#8205;<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il palazzo dei Medici&#8205;<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> era, intanto, apparecchiato per
+ricevere splendidamente il re; le case dei principali cittadini
+per gli uffiziali dell’esercito; le vie per cui si doveva
+passare erano tutte ricoperte di tende, parate a festa con
+tappeti ed arazzi. Il giorno 11 novembre, la Signoria attendeva
+in un palco costruito alla porta a San Frediano:
+molta nobile gioventù fiorentina andava fuori ad incontrare
+il re, che ad ore ventuna faceva il suo solenne ingresso.
+I Signori si levavano allora in piedi per andargli
+incontro; e messer Luca Corsini, avendone ricevuto l’incarico,
+presentavasi per leggere il discorso apparecchiato:
+ma in quel momento appunto cominciando a piovere,
+i cavalli spingevano furiosamente gli uni gli altri, e tutta
+la cerimonia andò a vuoto. Solamente il Gaddi, che era
+ministro di Palazzo, trovatosi d’animo e di lingua più
+pronta, si fece avanti fra quel trambusto, e seppe dire in
+francese alcune poche parole accomodate al bisogno:
+dopo di che il re, entrato sotto un ricco baldacchino, procedeva
+subito oltre. La sua figura faceva un singolare
+contrasto col marziale aspetto di quel numeroso e potente
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+esercito alla cui testa egli camminava. Era quasi
+mostruoso: il capo aveva grosso, il naso lungo, la
+bocca larga, il corpo piccolissimo, le gambe straordinariamente
+sottili, i piedi deformi. Vestiva di velluto nero,
+con un manto di broccato d’oro; cavalcava un bellissimo
+e alto destriero; entrava in attitudine marziale, colla
+lancia sulla coscia, segno allora di conquista. E tutto
+ciò non faceva che mettere in maggiore evidenza la
+povertà della sua persona. Accanto a lui venivano il fiero
+cardinale di San Piero in Vincola, con quello di San
+Malò, e alcuni marescialli. Seguiva subito la guardia reale,
+composta di 100 arcieri, scelti fra la più bella gioventù
+di Francia; e 200 cavalieri francesi, che andavano a piede,
+vestiti d’armi e abiti splendidissimi. Veniva poi l’avanguardia
+svizzera, coi suoi vivissimi e vari colori, colle
+alabarde d’acciaio battuto, colle ricche piume sugli elmi
+de’ suoi uffiziali. In quei volti si leggeva la fierezza
+montanara e l’orgoglio d’essere tenuti la prima fanteria
+d’Europa: la più parte di loro avevano con disprezzo
+lasciato la corazza, per combattere a petto scoperto. I
+Guasconi formavano il centro; erano piccoli, agili e lesti,
+e parevano quasi crescere e moltiplicare a misura
+che l’esercito si avanzava. Nella cavalleria, dove era la
+più nobile gioventù di Francia, splendeva poi la maggiore
+ricchezza: armi cesellate, manti di broccato ricchissimo,
+bandiere di velluto ricamato in oro, catene e altri
+ornamenti d’oro. Una terribile apparenza facevano i corazzieri
+coi loro cavalli, divenuti quasi mostruosi per
+avere le orecchie e le code tagliate. Gli arcieri erano di
+straordinaria altezza, portavano lunghissimi archi di legno,
+venivano dalla Scozia o da altri luoghi settentrionali,
+e parevano, dice uno storico di quel tempo, <i>uomini
+bestiali</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa tanta varietà di gente, di vesti e di armi,
+con tanto ordine, tanta disciplina riunite, era uno spettacolo
+nuovo e maraviglioso in Firenze e in tutta Italia,
+dove non erano ancora eserciti stanziali e non
+si conoscevano altre armi che le mercenarie. Non potremmo
+dire con quanti uomini il re facesse la sua
+entrata; giacchè le artiglierie s’erano per altra via indirizzate
+verso Roma, molti presidii erano rimasti nelle
+fortezze, altra gente s’era avviata per le Romagne. Il
+Gaddi,&#8205;<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a> che si trovò presente alla loro entrata, dice che
+ascendevano a 12,000; il Rinuccini, che vi si trovò anch’egli,
+li giudicò assai meno; altri di più: comunque
+sia, la città ed i borghi ne erano pieni.
+</p>
+
+<p>
+Passarono pel Ponte Vecchio, tutto ornato con festa e
+con musica; riuscirono nella Piazza, che era piena di
+carri, di trionfi e di statue; e pel canto dei Pazzi sboccarono
+dietro al Duomo, girando il quale, vennero in
+sulla facciata. Il popolo andava acclamando il nome di
+Francia; ed il re non sapeva fare altro che sorridere
+stupidamente, e dire qualche parola italiana male a proposito.
+Entrato in Duomo, vi trovò la Signoria, che dalla
+furia dei soldati era stata costretta a condurvisi per vie
+traverse; e quivi pregarono insieme. Finalmente, il re alloggiò
+nel suntuoso palazzo dei Medici, ed i soldati pigliarono
+i loro quartieri. Quella notte e l’altra si fece
+illuminazione per tutta la città; il giorno si passò tra feste
+continue; e, finalmente, si venne a trattare gli accordi.&#8205;<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+</p>
+
+<p>
+I sindaci eletti dalla Signoria a questo fine, erano:
+messer Guidantonio Vespucci, messer Domenico Bonsi,
+Francesco Valori e Piero Capponi; uomini tutti di
+grandissima reputazione nella città. Il Vespucci era dei
+più dotti nelle leggi e nelle cose di Stato; il Bonsi aveva
+tenuto con onore molte ambascerie; il Valori, chiamato
+dipoi il <i>Catone fiorentino</i>, era, come abbiam visto, divenuto
+capo del popolo; ed il Capponi, già più volte nominato,
+era veramente un’indole straordinaria di uomo. — Egli
+era nato l’anno 1447, da famiglia di antico sangue
+fiorentino, tenutasi sempre amica della libertà e per
+molte azioni generose divenuta illustre. Il padre lo educò
+alla mercatura, raccomandandogli di lasciar la politica,
+perchè i tempi piegavano assai male; e Piero si dette
+allora ai traffici con tanta energia, che molti lo accusavano
+d’essere divenuto troppo amico del guadagno. Egli era
+in su i trenta anni, quando Lorenzo de’ Medici che vantava
+di sapersi valere degli uomini, offerì a lui alcune ambascerie,
+ch’esso accettò assai volentieri e le condusse con
+mirabile destrezza. In queste occasioni, mostrò il Capponi
+d’avere un’attitudine singolare a conoscere i caratteri
+degli uomini, ed una facilità grandissima nell’acquistare
+predominio sull’animo de’ principi coi quali trattava, e
+di quelli specialmente che più si vantavano d’indole
+cupa e non penetrabile. Infatti, Ferdinando di Napoli e
+Alfonso suo figlio s’affidarono più volte ai consigli di
+lui, preferendolo ai loro stessi generali e ministri del
+regno. Ma se il Capponi passando dai traffici alla diplomazia,
+s’era trovato bene; passando da questa al mestiere
+dell’armi, si trovò assai meglio; e s’avvide ch’egli
+non era nato nè per stare al banco nè per condurre
+trattati, ma piuttosto per menar le mani. E fu un caso
+che lo fece conoscere a sè stesso. Egli era commissario
+della repubblica nel campo di Alfonso d’Aragona, quando
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+veniva co’ suoi a difendere il duca di Ferrara. L’esercito
+napoletano fu battuto dalle genti del papa, ed Alfonso
+s’era perduto d’animo in modo, che si sarebbe certamente
+ritirato, se il Capponi non avesse saputo rimetter coraggio
+in lui e ne’ suoi. Aggiungendo poi alle parole i fatti,
+egli condusse quelle genti alla zuffa, e trovò d’essere un
+valoroso e destro soldato, abile a comandare e più abile
+ancora ad eseguire.&#8205;<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a> Da quel giorno, egli fu sempre nel
+più fitto delle mischie; e la repubblica vedendo d’avere
+a un tratto acquistato un così valente capitano, lo adoperava
+sempre nelle più ardue imprese. Più difficile era
+poi l’incarico affidato al Capponi, più volentieri egli
+l’adempiva, e voleva sempre far l’ufficio del soldato e
+del capitano: cosa che fu infine cagione della sua morte.
+</p>
+
+<p>
+Il Capponi era stato sempre amantissimo del governo
+popolare e nemico della tirannide medicea; ma il
+bisogno di attività superava in lui ogni cosa; e però, durante
+la vita di Lorenzo il Magnifico, lo aveva in molte
+occasioni servito. Dopo la morte di quel principe, non
+poteva il Capponi favorire in alcun modo il governo di
+Piero, e si dichiarò subito pel partito popolare; che lo
+tenne in grandissimo concetto, ed ora nelle sue mani principalmente
+affidava la salute di tutta la repubblica. Il Capponi,
+infatti, era l’uomo che meglio d’ogni altro potesse
+maneggiarsi con Carlo. Egli era stato più volte ambasciatore
+in Francia, ed aveva imparato a conoscere l’indole
+di quel re e de’ suoi Francesi; dei quali soleva dire:
+«Quando questi nostri Italiani si saranno una volta
+annasati coi Francesi, finiranno d’averne tanta paura.&#8205;<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>»
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+Tutto il peso, adunque, di quelle faccende gravi e difficili,
+cadeva naturalmente sopra di lui; ed egli, nel vedersi
+in mano i destini di un intero popolo, si sentiva
+come allargare gli spiriti, e diveniva quasi maggiore di sè.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, la madre e la moglie di Piero de’ Medici
+s’erano messe ai fianchi del re e de’ suoi consiglieri: «davano,
+promettevano, offerivano, che se Piero tornasse,
+lui, insieme con loro, sarebbe stato signore della città.&#8205;<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>»
+Con tali argomenti, l’animo dei Francesi s’era piegato sempre
+più in favore de’ Medici, ed i sindaci della Repubblica
+venivano con severo aspetto ricevuti dal re, che circondato
+da’ suoi generali, affacciava pretensioni sempre nuove e
+più esorbitanti: diceva, fra le altre cose, d’essere venuto
+in città conquistata, perchè egli v’era entrato colla lancia
+sulla coscia! Tali discorsi non facevano altro che inasprire
+gli animi, senza concludere nulla; epperò si procedeva
+in lungo, peggiorando sempre. Ma quando, in presenza
+dei sindaci, il re ebbe l’ardire di lasciarsi sfuggire qualche
+parola in favore di Piero de’ Medici, il volto di quei
+repubblicani divenne assai severo, e in poco tempo si
+vide mutato l’aspetto della città. La Signoria tenne subito
+consiglio in Palazzo; chiamò i principali cittadini, e fece
+loro conoscere il pericolo che si correva, il bisogno
+che v’era di tenersi pronti al suono della campana, per
+uscire armati a guidare il popolo. Nel quale erano già
+penetrate queste voci; onde popolani e Francesi cominciavano
+a guardarsi in cagnesco, correvano fra loro ingiuriose
+parole, e qualche volta si veniva ai fatti.
+</p>
+
+<p>
+Una di queste risse fu per divenire un giorno tumulto
+gravissimo. Alcuni soldati francesi tenevano legati
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+colla corda alcuni prigionieri italiani che avevano presi
+in Lunigiana, e li menavano per la città, acciò accattassero
+per Dio tanto da pagare la taglia che avevano loro
+imposta; senza di che non li avrebbero liberati, e minacciavano
+anche di ucciderli. Questo spettacolo barbaro
+dispiacque tanto ai Fiorentini, che alcuni giovani
+più arditi, tagliata la corda, lasciarono fuggire i
+prigionieri; con sdegno grandissimo dei Francesi, che
+non poterono riprenderli. Onde si venne alle mani; ed
+il popolo tenendo forte, da un lato e dall’altro accorreva
+gente ad ingrossare la zuffa. Gli Svizzeri immaginandosi,
+per quel rumore, che la persona del re fusse in
+pericolo, si dierono a correre verso il suo alloggiamento:
+ma trovarono resistenza in Borgo Ognissanti; e volendo
+sforzarlo, venne da tutte le finestre una tal pioggia di
+pietre, che li fece retrocedere. Già da un’ora si menavano
+le mani, quando i capitani del re, e molti principali
+cittadini mandati dalla Signoria, vennero, e sedarono il
+tumulto. Ma questa fu una gran lezione ai Francesi, che
+allora abbassarono un poco il fiero orgoglio, e s’avvidero
+che a conquistare Firenze, non bastava entrarvi
+<i>col gesso in mano e la lancia sulla coscia</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a> Una città
+che al suono della campana diveniva un castello armato,
+asserragliava le strade, vomitava da tutte le finestre
+sassi, proiettili d’ogni sorta e fuochi lavorati, era
+qualche cosa di misterioso e terribile anche per quella
+superba fanteria svizzera, la quale vedeva ora che un
+esercito chiuso fra quelle mura poteva assai facilmente
+essere distrutto; e ne rimase perciò atterrita.&#8205;<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+</p>
+
+<p>
+La Signoria colse allora il momento opportuno; e
+coll’aiuto di molti ambasciatori forestieri, riuscì finalmente
+a temperare un poco l’animo del re. Furono moderate
+le strane proposte: nè di Piero nè di città conquistata
+si fece più parola: si riuscì quasi a concludere i
+patti. Il re avrebbe il titolo di protettore della libertà fiorentina;
+egli potrebbe ritenere per due anni le fortezze,
+restituendole prima, se prima finisse la guerra; si consentiva
+ancora a dargli buona somma di danari. Ma quando
+si fu a determinarla, cominciarono di nuovo i dissensi.
+Carlo VIII era pieno di tutte le promesse fattegli da Pietro
+de’ Medici e dalle sue donne: chiedeva, perciò, somme
+che la Repubblica non poteva in alcun modo pagare, senza
+molto oppressare i cittadini. S’erano quindi di nuovo
+inaspriti gli animi, e si andava di continuo dalla Signoria
+al re e da questi a quella, senza poter concludere
+nulla, perchè Carlo VIII s’era ostinato nelle sue parole;
+e già il Capponi durava fatica a frenare il suo ardore
+ed impeto naturale. Il re fece leggere allora dal
+segretario il suo <i>ultimatum</i>, dicendo che non voleva
+retrocedere più oltre di quello. I sindaci dovettero ricusarlo
+di nuovo; al che egli, rivolgendosi loro tutto adirato,
+disse in tuono minaccioso: — «Noi soneremo le nostre
+trombe.» — Il Capponi parve divenire di fuoco, e levato
+il foglio di mano al segretario, rispose lacerandolo
+sulla faccia del re, quelle parole divenute immortali: — «E
+noi soneremo le nostre campane.&#8205;<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>» Le quali furono
+pronunziate in modo, che fecero in poche ore concludere
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+quell’accordo a cui non s’era potuto riuscire colle
+preghiere, e l’andare e venire di tanti giorni.&#8205;<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il trattato, adunque, diceva: — Che tra la Repubblica
+ed il Re sarebbe corsa buona e fedele amicizia; che
+i loro sudditi troverebbero vicendevole protezione;
+che il Re avrebbe titolo di restauratore e protettore
+della libertà fiorentina; che gli si pagherebbe in tre
+rate la somma di 120,000 fiorini; che le fortezze non
+sarebbero ritenute oltre due anni, restituendosi prima,
+se prima finisse l’impresa di Napoli; che i Pisani
+riceverebbero perdono, appena tornassero alla obbedienza
+dei Fiorentini. Fu del pari tolta la taglia sui Medici,
+rimanendo la confisca sui beni del cardinal Giovanni
+e di Giuliano, fino a che non avessero pagato i debiti di
+Piero; il quale rimaneva confinato a 200 miglia dal contado,
+i fratelli a 100. — Rogati i capitoli del trattato, vennero
+giurati in Duomo; e la sera s’illuminò di nuovo
+tutta la città, sebbene nel popolo non si vedesse più
+quella prima affezione pel re.&#8205;<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma pareva che cessata una difficoltà, fosse per sorgerne
+subito un’altra. Quando tutto era concluso, ecco
+che il re non mostrava più alcuna volontà di partire. La
+città era piena di soldati francesi acquartierati nelle case,
+e di soldati italiani nascosti per tutto; le botteghe chiuse,
+i traffici sospesi, ogni cosa incerta e disordinata; e le
+querele continue fra paesani e forestieri facevano temere
+pericoli più gravi. La notte succedevano assai spesso rubamenti,
+ed ammazzamenti continui; cosa insolita in Firenze:
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+e ad ogni piccolo rumore la città intera pareva
+sollevata. Queste cose seguivano tutti i giorni, e però
+gli onesti cittadini sollecitavano in ogni maniera la partenza
+del re: ma invano; perchè egli, ricaduto nella sua
+inerzia, pareva quasi non volersi più muovere da Firenze.
+Il che teneva gli animi tanto più sospesi, in
+quanto che non si vedeva alcuna via per obbligarlo a decidersi.
+</p>
+
+<p>
+In questa occasione, si ricorse di nuovo all’autorità
+del Savonarola, il quale altro non faceva allora che adoperarsi
+di continuo a tenere la città tranquilla; e con le
+parole di pace le aveva, in quei momenti di trambusto
+e pericolo, recato un utile non punto minore di quello
+che avesse fatto il Capponi col suo eroico ardimento. I
+discorsi del frate erano stati, quei giorni, sempre sul bene
+universale. «Mettano i cittadini da parte gli odii e le
+ambizioni; vadano in Palazzo coll’animo retto, col desiderio
+di cercare il ben comune e non il privato, colla
+volontà ferma di stabilire nella loro città l’unione e la
+concordia. Allora saranno veramente accetti al Signore.»
+Egli s’indirizzava ad ogni ordine di cittadini, e dimostrava
+a ciascuno in particolare, come il suo vantaggio in questa
+e nell’altra vita stesse nel difendere la libertà, nello
+stabilire l’unione e la concordia.&#8205;<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a> Invitato allora di andare
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+al re Carlo e cercare di persuaderlo a partire,
+egli accettò subito l’incarico, e senza indugio si presentò
+al reale alloggiamento. Ivi gli uffiziali e baroni voleano
+vietargli l’entrata, perchè temevano che la presenza del
+frate potesse impedire il saccheggio di quel ricchissimo
+palazzo, sul quale già avevano fatto disegno. Ma
+ripensando poi alla quasi venerazione che il re aveva
+per lui, non vollero resistere alle sue istanze, e lo lasciarono
+passare. Carlo, circondato da’ suoi baroni, gli fece
+lietissima accoglienza, ed il Savonarola usò brevi parole:
+«O Cristianissimo principe, la tua dimora riesce di
+grave danno alla città ed alla tua impresa. Tu perdi il
+tempo, dimenticando il dovere che la Provvidenza ti ha
+imposto, con grave danno della tua salute spirituale e
+della gloria mondana. Ascolta adesso la voce del servo
+di Dio. Prosegui oltre il tuo cammino, senza indugio.
+Non voler fare la rovina di questa città, e promuovere
+contro di te lo sdegno del Signore.&#8205;<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>»
+</p>
+
+<p>
+E così, finalmente, il giorno 28 di novembre, a
+ore 22, il re si partiva, insieme coll’esercito, lasciando
+di sè assai poco buona opinione nel popolo di Firenze. E
+fra le giuste cagioni di rammarico, non fu ultima il vedere,
+come quello splendido palazzo nel quale con tanta
+generosità e buona fede era stato alloggiato, fosse mandato
+a sacco; e non per le mani solamente de’ soldati o
+bassi uffiziali, ma per quelle ancora dei generali e baroni,
+per quelle del medesimo re, che portò via gli oggetti
+più preziosi, e rubò fra le altre cose un liocorno, che il
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+Comines pensò valesse circa sette mila ducati. Quel che
+facessero gli altri dopo un tale esempio, si può facilmente
+immaginare: «s’impadronirono senza pudore,» scrive
+lo stesso Comines, «di tutto quel che tentò la loro cupidigia.&#8205;<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>»
+In questo modo andarono perdute le ricche
+e maravigliose collezioni dei Medici; giacchè il poco
+che i Francesi non rubarono, lasciarono in tale stato, che
+bisognò venderlo.&#8205;<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a> Nondimeno, era tale e tanta la gioia
+di vedersi finalmente liberi da quel pericoloso ingombro
+d’eserciti forestieri, che niuno pensò più ai danni
+ricevuti; ma invece nelle chiese rendevansi pubbliche
+grazie al Signore, nelle vie il popolo riprendeva la sua
+spensierata allegrezza, ed in Palazzo cominciavasi a pensare
+di provvedere agli stringenti bisogni dello Stato.
+</p>
+
+<p>
+L’aspetto della città s’era, in questo mezzo, affatto mutato.
+I partigiani dei Medici sembravano, come per incanto,
+spariti; il partito popolare si trovava solo a dominare ogni
+cosa, ed il Savonarola era quello che dirigeva le volontà
+di tutto il popolo. Lui dicevano profeta veridico delle cose
+avvenute, lui solo essere stato capace a moderare l’animo
+del re nel suo entrare in Firenze, lui solo averlo indotto
+a partire; e così da lui attendevano consiglio, aiuto
+e comando, in ogni cosa che fosse per seguire. E quasi
+che gli uomini del vecchio Stato volessero sparire per
+dar luogo ai nuovi, morivano in quei mesi alcuni di
+coloro che meglio avevano rappresentata la corte medicea.
+Angelo Poliziano era morto nel 24 settembre di
+questo anno, «con tanta infamia e pubblica vituperazione,
+quanto uomo sostener potesse.&#8205;<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>» Lo accusavano
+di mille vizi, di mille oscenità; ma la cagione
+vera di tutto quest’odio risiedeva piuttosto nell’essere
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+Piero de’ Medici divenuto allora già esoso a tutti, e nel
+sentirsi vicina la cacciata di lui e de’ suoi.&#8205;<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a> Nè a temperare
+quelle passioni, bastò il conoscere che le ultime parole
+dell’illustre poeta, del sommo erudito, erano state
+parole di pentimento. Egli aveva chiesto che il suo corpo,
+vestito dell’abito domenicano, fosse sepolto nella chiesa
+di San Marco; ove infatti le sue ceneri riposano accanto
+a quelle di Giovanni Pico della Mirandola, morto il giorno
+medesimo in cui Carlo VIII entrava in Firenze.&#8205;<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a> Il Pico
+aveva, anch’esso, mostrato da più tempo desiderio di vestire
+l’abito di San Marco; ma avendo esitato, non potè
+adempiere il suo proposito, perchè venne sorpreso dalla
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+morte nella giovane età d’anni trentadue.&#8205;<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a> E morendo
+chiese al Savonarola, che non lo lasciasse scendere nella
+tomba senza averlo prima vestito dell’abito.
+</p>
+
+<p>
+La fine di questi due illustri italiani faceva tornare
+alla memoria le ultime ore e la confessione del Magnifico;
+ed a molti pareva quasi che la società medicea
+volesse nello spegnersi riconoscere i suoi peccati, e
+chiederne assoluzione a quel popolo che aveva tanto
+oppressato, a quel frate che ne era come la persona viva
+e parlante. Singolare era, certamente, che tutti costoro si
+rivolgessero ora a quel convento di San Marco, donde
+era partito il primo grido di libertà, la prima opposizione
+e la prima accusa contro la tirannide dei Medici.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap4-2">CAPITOLO QUARTO.
+<span class="smaller">Condizione politica di Firenze, dopo la partenza dei Francesi.
+Il Savonarola propone la forma del nuovo governo.<br>
+[Decembre 1494.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+In Firenze, per antichissima usanza, s’erano sempre
+mutati i governi col mezzo dei Parlamenti. Il popolo,
+chiamato al suono della campana, si raccoglieva, senza
+armi, nella piazza, che era guardata dai fanti armati della
+Signoria; la quale scendeva sulla ringhiera&#8205;<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a> a chiedere
+Balía per sè, o pe’ suoi amici. La Balía era, poi, una dittatura,
+che si poteva avere per mesi o per anni; poteva
+rinnovarsi più volte di seguito, e dava facoltà di mutare
+la forma del governo. Allora il popolo veniva di
+nuovo chiamato a parlamento; e, radunato sotto questa
+menzognera apparenza di libertà, si mostrava sempre
+docile strumento alle voglie ambiziose dei più potenti,
+e sempre applaudiva ad alta voce le proposte della Balía;
+credendo dare prova della sua indipendenza e libertà, nel
+momento stesso che la distruggeva. Così ne venne quell’antichissimo
+proverbio fiorentino: <i>Chi disse parlamento,
+disse guastamento</i>. Colle Balíe e coi Parlamenti
+avevano, infatti, dominato lungamente gli Albizzi; con
+essi avevano tiranneggiato i Medici. Nondimeno, tanta
+era la forza dell’uso, che non furono appena nel 94 partiti
+i Francesi, e subito, il 2 dicembre, la campana
+di Palazzo sonava a parlamento; i fanti della Signoria
+tenevano, armati, le bocche della piazza; ed il popolo,
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+tutto fiero di sè, veniva raccolto <i>all’antica</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a> cioè sotto
+i suoi Gonfalonieri di compagnia. I Signori leggevano
+una provvisione, colla quale chiedevano di nominare
+venti Accoppiatori, colla Balía e facoltà di eleggere per un
+anno, la Signoria e tutti i principali magistrati, e di scegliere
+a Gonfaloniere di giustizia uno di loro medesimi.&#8205;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+La moltitudine, quasi furibonda di gioia, applaudiva ad
+altissime grida; e così il nuovo governo, che si chiamò
+dei Venti, veniva formato.
+</p>
+
+<p>
+In antico, il governo della repubblica fiorentina componevasi
+di otto Priori ed un Gonfaloniere di giustizia; i
+quali formavano il supremo magistrato, o la Signoria, che
+mutavasi ogni due mesi. I Dodici Gonfalonieri delle compagnie,
+sotto i quali si era usato una volta raccogliere il
+popolo armato, uniti coi dodici Buoni Uomini, non ebbero
+di poi quasi altro ufficio che quello di accompagnare
+la Signoria; e tutti insieme formavano il Collegio, e si
+chiamavano anche i tre maggiori uffizi. Seguivano
+i Dieci della guerra, eletti ogni sei mesi; e gli Otto, che
+stavano principalmente sopra i delitti criminali e politici,
+ed erano eletti ogni quattro mesi. Venivano, finalmente,
+i due Consigli o assemblee del Comune e del
+Popolo; i quali erano stati formati quando la città si trovava
+divisa in Popolo propriamente detto, e Potenti, che
+più particolarmente si arrogavano il diritto di formare
+il Comune. A questi Consigli era affidato il votare
+le leggi e la elezione dei magistrati, nella quale facevasi
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+allora consistere la principale importanza del governo.&#8205;<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>
+Quando i Medici cominciarono a dominare, essi distrussero
+ogni ordine di cittadini, ed uguagliarono tutti sotto
+la loro tirannide: onde i due Consigli, del Comune e del
+Popolo, non avevano più alcuna ragione di esistere; ma
+pur tenevano le loro adunanze per una vana apparenza,
+e perchè quei principi avevano osservato come il popolo
+fosse attaccato più al nome, che alla sostanza stessa della
+sua libertà. Lorenzo il Magnifico, seguendo questa politica,
+continuò sempre a farli radunare; ma creava
+nello stesso tempo un nuovo Consiglio, che chiamò dei
+Settanta; e lo fece tutto di suoi partigiani. Trasferiva in
+esso ogni autorità degli antichi Consigli, e massimamente
+la elezione dei magistrati, colla quale sapeva di
+poter essere padrone di tutta la repubblica.&#8205;<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>
+</p>
+
+<p>
+E adesso, radunandosi il Parlamento, si lasciavano
+intatti gli antichi magistrati, e distruggevasi solo il Consiglio
+dei Settanta, la cui autorità passava tutta nei
+venti Accoppiatori; onde si mutavano le persone ed
+il nome, piuttosto che la forma stessa del governo.
+Pareva al popolo, come era parso ai Medici, e come
+sembrava allora ad ognuno, che chi avesse in mano
+l’elezione della Signoria, avesse la balía ed il governo
+di tutto. In vero, l’ufficio dei magistrati era
+assai male definito, sì che ognuno di essi credeva
+essere onnipotente, e la Signoria poi lo era di fatti.
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+Essa aveva l’amministrazione dello Stato; giudicava le liti;
+condannava nella vita e nella roba; mandava, qualche volta,
+ambasciatori, e dichiarava la guerra; faceva nuove leggi;
+insomma, gli Statuti le concedevano molto; e ciò che gli
+Statuti non le concedevano, essa poteva con modi straordinari
+ottenerlo.&#8205;<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> Nè a questa sua illimitata potenza s’era
+trovato altro freno, che il farla mutare ogni due mesi;
+onde l’essere dei Signori era divenuto assai meno che
+avere autorità di eleggerli: perchè, a chi sedeva nel
+magistrato, bisognava dopo due mesi deporre ogni autorità;
+mentre chi lo eleggeva, poteva di continuo, o per
+molti anni, essere padrone del tutto.&#8205;<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a> Questo era mirabilmente
+riuscito al Magnifico col suo Consiglio de’ Settanta:
+questo niuno dubitava che dovesse ora, per mezzo
+dei Venti, riuscire al popolo.
+</p>
+
+<p>
+Venendo però al fatto, si vide che le cose seguivano
+diverse assai da quello che s’era disegnato. La repubblica
+era nelle mani degli Accoppiatori, ma la macchina
+dello Stato non camminava; avevano autorità sopra
+ogni cosa, ma di nulla si trovavano nel fatto padroni.
+Ai Medici, agli Albizzi o ad altra potente famiglia,
+circondata d’amici, piena di danari e con un nome
+grandissimo, era stato possibile dominare la città con
+quegli arbitri: ma che cosa potevano fare venti cittadini,
+di pensare, di condizione e d’indole diversissimi,
+molti dei quali erano nuovi affatto nelle cose di Stato?
+Malgrado la loro autorità, si trovarono incapaci e deboli
+a governare; e la principale debolezza nasceva dal non
+potersi facilmente mettere d’accordo. Di ciò si ebbe
+subito una prima esperienza nella elezione che si dovette
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+fare del gonfaloniere, non essendo stato possibile
+raccogliere più di tre voti intorno ad un medesimo nome;
+tanto che, con loro grandissimo carico, furono costretti
+deliberare di scegliere quello che avesse più
+voci, sebbene non raggiungesse il numero voluto dalle
+leggi.&#8205;<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>
+</p>
+
+<p>
+In questo modo, l’antica usanza dei Parlamenti partoriva
+subito gli antichi disordini; perchè ancora non era
+cominciato il nuovo governo, che già tutti pensavano di
+mutarlo. Ognuno vedeva che era una vana speranza il
+far rivivere la repubblica, lasciando intatte quelle vecchie
+istituzioni da cui i Medici aveano tolto ogni residuo
+di vita; ognuno vedeva che nelle mani degli Accoppiatori
+s’era messo un cadavere, ed invano si aspettava
+che vi spirassero la vita. Si cominciava, perciò, a
+pensar di rinnovare tutto il governo, ricostituire tutto
+il popolo; ma quando si veniva alla prova, sembrava
+che il provvedere con efficacia fosse tanto più difficile,
+quanto maggiore ne era il bisogno: da tutti i lati crescevano
+le difficoltà, moltiplici e inopinate.
+</p>
+
+<p>
+La ribellione di Pisa diveniva ogni giorno più grave:
+quivi il pericolo aveva stabilito la concordia degli animi;
+il governo si era rapidamente costituito; si raccoglievano
+uomini, armi e danari; i cittadini erano animati
+da un grande ardore di libertà e d’indipendenza. Il
+resto del territorio fiorentino era tutto mal fermo:
+Arezzo e Montepulciano, incoraggiati dall’esempio di Pisa,
+dai danari e consigli di Siena, ribellavansi ben tosto anch’essi;
+altri borghi o città s’apparecchiavano a fare lo
+stesso. Quindi in Firenze la necessità urgente di danari,
+per nutrire tre guerre e pagare le somme promesse al re
+di Francia, che già chiedeva che gli fossero anticipate.
+Bisognava assoldare gente, levar fanti nel contado, trovar
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+capitani, ed imporre nuove e maggiori gravezze ad
+un popolo già oppressato. A ciò sarebbe difficilmente
+bastato un governo forte ed unito, e se ne aveva invece
+uno così debole ed incerto, che bisognava mutarlo.
+</p>
+
+<p>
+I cittadini fiorentini avevano, d’altronde, nei sessanta
+anni trascorsi, perduta affatto quella loro antica e
+maravigliosa attitudine politica a formar nuove leggi e
+nuove istituzioni; onde, trovandosi a un tratto liberi e padroni
+di sè, erano come smarriti e confusi nella loro stessa
+libertà. Non v’era più un ordine di ottimati che avesse,
+come al tempo degli Albizzi, potuto prendere in mano
+la direzione della cosa pubblica. Gli agiati cittadini non
+avevano, sotto i Medici, goduto altro privilegio che quello
+della loro ricchezza; con essa e con qualche impiego,
+per favore ottenuto, aveano vissuto tutta la loro vita
+senza esperienza, senza pratica e senza affezione alcuna
+alle cose di Stato. Il popolo minuto poteva poi dirsi assolutamente
+disfatto. Quelle antiche Capitudini delle arti, che
+erano state ad un tempo centro della vita industriale e
+della vita pubblica; officine ove s’erano raccolte quelle
+straordinarie ricchezze, che soccorrevano la patria nelle
+sue lunghe e difficili guerre; arena politica, nella quale
+entravano a lottare e si educavano quei bravi artigiani,
+che tanto abilmente sapevano poi consigliare la repubblica,
+tanto coraggiosamente servirla; quelle antiche capitudini,
+adunque, più non esistevano che di nome; il popolo
+viveva, perciò, sgominato e sciolto. Egli era, dunque,
+difficile ordinare un nuovo governo; non solamente
+perchè la guerra consumava la città, perchè le antiche
+istituzioni avevano perduto ogni vita, il popolo ogni
+educazione politica; ma ancora perchè esso era talmente
+mutato in ogni sua parte, che niuna delle antiche forme
+repubblicane più gli si addiceva.
+</p>
+
+<p>
+Nè solamente mancavano nel popolo le disposizioni
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+più necessarie; ma ancora mancavano affatto gli uomini
+che potessero guidarlo nella grave e difficile impresa
+di dare costituzione a sè stesso. Noi abbiamo visto
+nella moltitudine tumultuante sorgere Francesco Valori
+per guidarla a cacciare i Medici; ma, per quanto egli fosse
+in piazza un uomo impareggiabile, era non per tanto incapace
+di ascendere nel Palazzo, ove con difficoltà sapeva
+frenare l’impeto delle sue esaltate passioni. Abbiam visto
+rendersi immortale Piero Capponi in faccia al re ed ai generali
+di Francia; ma anch’egli s’impazientiva a discorrere
+lungamente nei Consigli. Quando bisognava rompere
+una discussione per metter mano alla spada, quello
+era il momento di Piero Capponi; ma stare a discutere,
+a lottare, a ragionare lungamente col lucco sulle spalle
+e il cappuccio in testa, era cosa che lo annoiava. Si trovava
+assai meglio colla corazza indosso, esposto al sole,
+alla pioggia ed alle palle nemiche. Egli, infatti, ora non
+chiedeva altro, che d’essere mandato al campo di Pisa
+per cominciare la guerra.
+</p>
+
+<p>
+In un momento, adunque, di tanta necessità, non si
+sapeva veramente vedere in chi si potesse sperare: nè era
+facile il credere che la opportunità dovesse far sorgere uomini
+nuovi; perchè nei sessanta anni trascorsi sotto la tirannide,
+niuno s’era educato alla libertà, ed ognuno aveva
+perduta quella pratica delle cose pubbliche, che è indispensabile
+a chi vuol dare nuova forma e nuovo governo
+a tutto un popolo. Se non che, come a tutti i mali
+sorge sempre un qualche naturale compenso; così allora
+in Firenze s’era già cominciata a formare quella scuola
+di politici italiani, che più tardi produsse Niccolò Machiavelli,
+Francesco Guicciardini e Donato Giannotti;
+i quali entravano appena nella loro prima giovanezza,
+ora che la patria ritornava libera. In quei
+petti fiorentini era stato così grande l’amore della libertà,
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+che dal momento in cui non poterono più entrare a
+discutere liberamente nei Consigli, si misero a ragionare
+dello Stato, e crearono la scienza politica. Nell’aprire i
+loro libri, noi, infatti, troviamo che essi incominciano
+sempre col dire, come la più grande felicità che dall’uomo
+possa provarsi su questa terra, sia il partecipare al governo
+della patria; e quando la tirannide ci nega questa
+suprema felicità, allora altro non gli resta che cercarla
+negli studi, aspettando tempi migliori, ed apparecchiando
+esperienza ai posteri. Ma il sorgere di questa scienza
+era assai inefficace compenso ai mali che travagliavano
+allora la Repubblica. Non solamente non si vedeva ancora,
+fra gli uomini di quella scuola, alcuno che potesse
+collo splendore della sua fama comandare al popolo;
+ma essi, quasi tutti educati alla solitudine degli
+studi, poco pratici nel maneggiare gli affari e ignoti alla
+moltitudine, non erano certamente per acquistare importanza
+in quei giorni di tumulto, nei quali il mondo appartiene
+alla forza. Le loro idee dovevano, però, in quella
+rivoluzione acquistare nuova forza e diffondersi assai
+largamente nella moltitudine; onde a noi importa conoscerle.
+</p>
+
+<p>
+Lo studio della politica si fonda oggi sopra principii
+generali: nei governi, si cerca la più equa divisione
+dei poteri, la più sana amministrazione della
+giustizia, la maggiore indipendenza dei magistrati, la
+più larga libertà dell’individuo. Allora, invece, la scienza
+dei politici italiani non era quasi altro che un’analisi e
+uno studio delle umane passioni. Partendo dalla sola idea,
+che il governare sia la maggiore felicità, il maggiore
+desiderio dell’uomo; ne veniva naturalmente, che tutti
+dovessero aspirarvi, che tutti volessero ridurre nelle
+loro mani il governo della patria, e ognuno, di necessità,
+a danno degli altri. Da queste ragioni doveva nascere
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+un continuo pericolo di cadere nella tirannide; ed
+in essa erano, infatti, caduti quasi tutti i governi
+italiani. Alla domanda: — quale è il perfetto governo? — tutta
+la scuola dei politici italiani non dava,
+quindi, altra risposta se non: — quello in cui
+non potrà nascere tiranno. — Ed in quale non potrà
+nascere tiranno? — In quello che sarà ordinato in
+maniera, da soddisfare contemporaneamente alle passioni
+di tutti gli ordini di cittadini. In ogni città, dicevano
+essi, vi saranno sempre i pochi che cercano
+comandare a tutti, gli ottimati che vogliono onori, il
+popolo che vuole libertà.&#8205;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a> — E quindi, si ricercava sin
+d’allora una forma di governo misto, che avendo in
+sè contemperate le varie parti della monarchia, dell’aristocrazia
+e della democrazia, potesse contentare alle
+passioni degli ambiziosi, degli ottimati e del popolo; e
+in questo modo si sperava raggiungere una sicura libertà.
+</p>
+
+<p>
+Passando, poi, dalla teoria alla pratica, l’occhio dei
+politici fiorentini si volgeva costantemente a Venezia. Di
+tutti i governi italiani, quello era il solo che fosse sopravvissuto
+alla generale rovina; il solo che, cresciuto di
+forza, di potenza e di onore, non avesse ancora veduto
+sorgere un tiranno. Quindi, il desiderio di Firenze e di
+tutte le spente repubbliche italiane, era di poter rinascere
+nella forma veneziana: quello sembrava perfettissimo
+fra tutti i governi. Quando, infatti, si paragonava la serie
+interminabile di mutazioni avvenute in Firenze, colla
+eterna e severa quiete della veneta laguna; si provava,
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+quasi, la medesima impressione che proviamo oggi nel
+paragonare la politica interna di Francia a quella dell’Inghilterra.
+Ma nel desiderio che i Fiorentini avevano allora
+di trasportare a Firenze la forma del governo veneziano,
+trovavano quelle medesime difficoltà che incontrerebbero
+oggi i Francesi nel volere adottare la costituzione inglese.
+I Veneziani avevano, sin da tempi remotissimi, avuta
+una forte e potente aristocrazia; questa non s’era mai
+vista a Firenze, dove i Medici avevano distrutta perfino
+quella poca differenza che v’era stata in origine fra i
+vari ordini di cittadini; ed uguagliato talmente ogni cosa,
+che ormai ognuno vedeva non esservi possibile altro
+che o un’assoluta tirannide o un’assoluta libertà. Nondimeno,
+ognuno si studiava di trovare il modo come
+introdurre in Firenze il governo veneziano: alcuni volevano
+renderlo più largo, altri invece restringerlo; ma
+a questo limitavansi allora le diversità di tutti i pareri.
+Tali erano stati i ragionamenti dei politici, e tali
+erano adesso i discorsi che si tenevano nelle strade,
+nelle logge, da per tutto in Firenze.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli era come un navigare per perduti, fino a
+che si rimaneva nell’astratto o si discuteva in piazza,
+senza che sorgesse alcuno in Palazzo a proporre un partito
+qualunque, consigliarlo, persuaderlo agli altri, e
+soprattutto ai Venti Accoppiatori, senza il consenso dei
+quali era divenuto adesso difficile assai fare alcun mutamento.
+In questa condizione di cose, adunque, tenendosi
+in disparte gli uomini della scienza come poco pratici, e
+gli uomini d’azione come poco prudenti o poco abili, incominciava
+a farsi largo un’altra specie di cittadini; e
+questi erano i dottori di legge, nelle cui mani la fortuna
+suol mettere quasi sempre il timone dello Stato,
+ogni volta che un popolo passa dalla tirannide alla libertà.
+L’essersi molto adoperati nelle faccende della
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+vita, l’aver fatto professione e studio delle leggi, fa creder
+sempre ch’essi abbiano quella pratica delle cose
+umane, e quella dottrina appunto che si richiede in quei
+momenti difficili, nei quali si muta la forma dei governi;
+nè bastò la lunga e sempre trista esperienza
+a persuadere che gli avvocati non riuscirono giammai
+a fondar nulla di stabile negli ordini politici d’alcuna
+nazione.
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia di ciò, dopo molto incerto ondeggiare
+nei consigli che si tenevano in Palazzo, predominavano
+finalmente i pareri di messer Guidantonio Vespucci
+e messer Paolo Antonio Soderini, ambedue dottori
+in legge. Il Soderini era del partito popolare, e stato
+lungamente ambasciatore a Venezia, aveva avuto opportunità
+di conoscere meglio d’ogni altro la forma di quel
+governo. Egli proponeva, quindi, di abolire i due Consigli
+del Comune e del Popolo; sostituendovi invece un
+Consiglio Maggiore, a similitudine del Gran Consiglio di
+Venezia, nel quale entrasse il popolo per eleggere i magistrati
+e votare le leggi; ed un Consiglio più ristretto, di
+ottimati o uomini di maggiore esperienza, ove, a similitudine
+del Consiglio dei Pregati, si deliberassero quelle cose
+che in pubblico non si possono discutere. Proponeva ancora
+di abolire subito i Venti, e di lasciare intatto l’ufficio
+della Signoria, degli Otto, Dieci e Gonfalonieri di compagnia.
+Quanto a questa seconda parte, niuno pareva che
+ne disconvenisse; ma circa la formazione dei Consigli,
+e massime del Maggiore, era grande la disparità dei pareri,
+opponendosi fortemente gli Ottimati, le cui opinioni
+venivano dal Vespucci sostenute. Egli discorreva
+a lungo contro l’incapacità e gli eccessi della moltitudine;
+riandava tutte le scene più triste della storia di Firenze;
+diceva che il Gran Consiglio era a Venezia composto
+di gentiluomini, e non di popolo; il quale, nondimeno,
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+era quivi assai più serio, tranquillo e temperato, che a
+Firenze; ove gl’ingegni sono più sottili, le fantasie più
+vive, le passioni più sfrenate. Rispondevasi dall’altra
+parte: che tanto valeva essere gentiluomo a Venezia,
+quanto cittadino a Firenze, perchè la plebe non vi
+aveva cittadinanza; e non essendovi, d’altronde, un ordine
+di Ottimati, un governo stretto vi riusciva sempre
+in una tirannide di pochi: ed in fine, che avendo il popolo
+cacciato i Medici, non era giusto escludere dal
+governo quella parte di cittadini, per cui mezzo solamente
+erasi guadagnata la libertà.&#8205;<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a> L’opinione del Soderini
+era, senza dubbio, quella che trovava più favore
+nel popolo, e appresso gli uomini savi di tutta la città;
+ma l’opinione del Vespucci predominava, invece, nei
+Consigli del Palazzo. Ivi si celavano ancora molti partigiani
+dei Medici, e vi erano i Venti Accoppiatori; i quali
+dovendo ora perdere l’ufficio, cercavano che il nuovo
+governo si formasse in maniera da far ricadere nelle
+loro mani la somma principale delle cose. Tutti costoro
+non potevano però nascondere a sè stessi, che un governo
+stretto dispiaceva assai al popolo e a tutti quelli
+che non vi partecipavano; onde poteva assai facilmente
+partorire nuovi tumulti; e si sarebbe forse caduti in
+una sfrenata libertà, o in un ritorno violento dei Medici.&#8205;<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>
+</p>
+
+<p>
+Su queste cose ragionavasi di continuo in Palazzo,
+ove i Consigli sedevano fino a notte assai avanzata.&#8205;<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>
+Essendo la discussione venuta nelle mani di
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+due avvocati, superbi della importanza acquistata in
+quel momento, non era per aver termine assai facilmente.
+Parlavasi, discutevasi, ciarlavasi, quando vi era
+bisogno di agire; quando il pericolo della guerra era
+gravissimo; quando tante città del dominio minacciavano
+sollevarsi; quando l’intero popolo poteva stancarsi
+di rimanere più a lungo sospeso sui destini del suo avvenire,
+e pigliare le armi per correre a qualche sanguinoso
+eccesso. Molti erano perciò spaventati, molti
+confusi in modo, che non sapevano che si dire nè che si
+fare. Se i dotti non avevano potuto aiutare il popolo, perchè
+la loro dottrina era lontana dal mondo; se non avevano
+potuto gli uomini d’azione, perchè ad essi mancavano
+la pratica e l’esperienza della libertà; molto meno
+potevano aiutarlo i dottori di legge, perchè in essi era
+allora, come è stata sempre, una falsa dottrina ed una
+falsa esperienza. Non vi era che il buon senso, il vero
+amore del bene, la forte ed ardente volontà di farlo,
+che potesse salvare il popolo dalla sua confusione.
+E certo, la più grande lezione che la storia possa dare agli
+uomini è quella che ci mostra come, in quei terribili
+momenti nei quali sembra che il mondo voglia divenir
+preda del più ardito e il caos minaccia di ritornar sulla terra,
+quando è vana la scienza, quando è vana la potenza,
+la ricchezza, gli onori, ed il coraggio stesso è vinto dall’audacia
+sfrenata della plebe; allora è la virtù, è il generoso
+volere, è il santo amore del bene, ciò che può
+solamente aiutare un popolo. L’uomo, perciò, destinato
+a salvare il popolo di Firenze era il frate Girolamo
+Savonarola: sonava l’ora in cui egli doveva
+entrare nella politica: la necessità delle cose ve lo trascinava
+inevitabilmente, malgrado la ferma volontà che
+egli aveva sinora avuta di astenersene.
+</p>
+
+<p>
+Nella repubblica fiorentina si erano assai spesso
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+veduti dei religiosi mescolati nella politica; e vi era anche
+l’esempio di alcuni santi, come la famosa santa Caterina
+da Siena. Nondimeno, il Savonarola era così pienamente
+dominato dalle sue idee religiose, che egli aveva
+sempre voluto astenersene. Sebbene ora il corso inevitabile
+delle cose fosse divenuto assai più forte dell’umana
+volontà, e che egli vedesse come, per quella incertezza
+di cose, il popolo languisse nell’ozio e nella
+miseria, e il suo cuore gli rammentasse che la carità
+rompe ogni legge; pur nondimeno, continuava sempre
+a lottare con sè stesso. Nel fare, però, le medesime
+prediche sopra i medesimi soggetti, nuove idee
+cominciavano ad entrarvi di necessità, pel nuovo stato
+di cose. — «Abbandonate le pompe e le vanità,» egli
+diceva, «vendete le cose superflue e datele ai poveri.
+Cittadini, raccogliamo limosine in tutte le chiese, pei
+poveri della città e del contado. Spendete per essi, almeno
+quest’anno, il danaro dello studio di Pisa;&#8205;<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a> e se non
+basta, mettiamo mano ai vasi e paramenti delle chiese;
+ed io voglio essere il primo. Ma sopra ogni altra cosa,»
+egli continuava, «<i>fate una provvisione</i>, per la quale si
+aprano le botteghe, e si dia lavoro a questo popolo che
+rimane ozioso per le vie.&#8205;<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>» Venendo poi a discorrere
+della Chiesa, disse che il Signore voleva rinnovare
+ogni cosa; e fece una predica nella quale, ripetendo di
+continuo queste parole: <i>Cantate Domino canticum novum</i>,
+le spiegava ai Fiorentini in questo modo: «Il Signore
+vuole che rinnoviate ogni cosa; che distruggiate
+tutto il passato; che non resti nulla dei cattivi costumi,
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+delle cattive leggi, del cattivo governo.» Ma poi, quasi
+gli paresse di avere trascorso, rivolgeva di nuovo il discorso
+alla Chiesa, dicendo: «Questo è un tempo in
+cui le parole debbono cedere il luogo ai fatti, le vane
+cerimonie ai veri sentimenti. Il Signore ha detto: Io ero
+famelico, e voi non mi deste a mangiare; io ero nudo, e
+voi non mi vestiste. Non ha già detto: Voi non edificaste
+una bella chiesa o un bel convento; esso narra
+solo opere di carità; colla carità, adunque, bisogna rinnovare
+ogni cosa.»&#8205;<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a> E in questo modo, nelle prime prediche
+che fece <i>sopra Aggeo</i>, il Savonarola rimaneva ancora
+ondeggiante ed incerto.
+</p>
+
+<p>
+A misura, però, che l’onda del popolo diveniva più
+agitata, questi discorsi riuscivano meno efficaci, ed il
+frate, quasi per forza e violentemente, diveniva cittadino.
+Egli vedeva innanzi a sè un popolo intero, confuso
+e desolato, che aveva bisogno d’aiuto, e volgeva verso di
+lui solo uno sguardo pieno di fiducia. Vedeva la vanità
+della scienza, l’incapacità dei prudenti, la tristizia dei
+molti; mentre il suo buon senso, il suo forte volere, il suo
+sincero amore del bene, gli facevano vedere chiarissima
+la via da percorrere. Egli diveniva maggiore di sè; parevagli
+aver la forza di riunire le discordi volontà,
+per dirigerle alla religione ed alla libertà; sentivasi capace
+di riempiere col suo amore e colla sua anima l’intero
+popolo. «O Firenze,» egli esclamava allora, «io non
+ti posso dire ogni cosa che io sento in me.... Oh! se
+io ti potessi dire il tutto, vedresti come un vaso
+nuovo e serrato, pieno di mosto che bolle per ogni
+verso, ma non può uscir fuora.»&#8205;<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>
+</p>
+
+<p>
+Queste parole egli diceva il giorno 12 dicembre, terza
+domenica dell’avvento, e quel giorno medesimo entrava
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+a discorrere più decisamente di politica. Incominciava
+collo spiegare una teoria, allora molto diffusa nelle
+scuole: che il governo di un solo, cioè, sia ottimo,
+quando il principe è buono; pessimo, quando il principe
+è cattivo; perchè esso è più forte ed unito così al
+bene come al male, e rende immagine del governo di
+Dio sopra la natura, la quale in ogni cosa ricerca la sua
+unità.&#8205;<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a> Tale era il linguaggio della scuola, e tale era anche
+il principio del discorso con cui il Savonarola entrava
+nella politica. Ma procedendo oltre, il suo buon
+senso veniva a cavarlo fuori del vecchio formalismo.
+«Questi principii,» egli continuava a dire, «si debbono,
+però, adattare alla natura del popolo, cui si vogliono
+applicare. Nei popoli del nord, ove è molta forza e poco
+ingegno, e nei popoli del sud, dove al contrario è molto
+ingegno e poca la forza, il governo d’un solo può essere
+qualche volta ottimo. Ma in Italia, e massime in Firenze,
+ove abbonda forza e intelletto, ove gl’ingegni
+sono sottili e gli animi inquieti, il governo d’un solo
+non può riuscire altro che tirannico. Il solo governo che
+a noi possa convenire, è il governo civile ed universale.
+Guai a te, Firenze, se tu fai capo che possa dominare
+e soperchiare gli altri! Da questi capi nascono tutti
+i mali che possono guastare una città. Tiranno è nome
+di uomo di mala vita, pessimo fra tutti gli altri, usurpatore
+degli altrui diritti, distruttore dell’anima sua, e
+di quella del popolo. Epperò, la prima legge che tu devi
+fare, sarà questa: che nessuno possa per l’avvenire
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+farsi mai capo della tua città: altrimenti, tu sarai fondata
+in sull’arena. Questi uomini che si vogliono elevare
+sopra tutti, e che non sanno sopportare la civile
+uguaglianza, sono pessimi fra tutti gli altri; cercano la
+rovina delle anime loro, e di quella del popolo.»&#8205;<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>
+</p>
+
+<p>
+«O popolo mio! Tu sai che io non sono mai voluto
+entrare nelle cose di Stato: credi tu che ci verrei
+al presente, se io non vedessi che ciò è necessario alla
+salute delle anime? Tu non volevi credere; ma ora hai
+visto che le mie parole si sono tutte verificate; che
+esse non sono di mia volontà, ma vengono dal Signore.
+Prestate, adunque, le orecchie a chi non cerca altro che
+la vostra salute. Purificate il vostro animo, attendete al
+ben comune, dimenticate i privati interessi; e se in
+tale disposizione voi riformate la vostra città, essa sarà
+più gloriosa che non è mai stata. E tu, popolo di Firenze,
+incomincerai in questo modo la riforma di tutta
+Italia, e spanderai le tue ali in tutto il mondo, per portarvi
+la riforma di tutti i popoli. Rammentati che il Signore
+ha dato segni evidenti ch’Esso vuole rinnovare
+ogni cosa, e che tu sei il popolo eletto a cominciare
+questa grande impresa; se però tu segui i comandi
+di Lui, che ti chiama e t’invita a tornare alla vita spirituale.
+Apri, o Signore, il cuore di questo popolo, acciocchè
+intenda quelle cose che sono in me, e che tu mi
+hai rivelate e comandate.»
+</p>
+
+<p>
+«La vostra riforma deve incominciare dalle cose
+spirituali, le quali stanno al di sopra delle cose materiali,
+di cui formano la regola e sono la vita; e tutto il bene
+temporale deve servire al bene morale e religioso, da
+cui dipende. E se avete udito dire <i>che gli Stati non si
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+governano coi paternostri</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a> rammentatevi che questa è la
+regola dei tiranni, la regola degli uomini nemici di Dio e
+del ben comune, la regola per opprimere, e non per sollevare
+e liberare la città. Bisogna, invece, se voi volete un
+buon governo, che voi lo riduciate a Dio. Io certamente
+non vorrei impacciarmi dello Stato, se non fosse così.
+</p>
+
+<p>
+«Quando, adunque, avrete purificato il vostro animo,
+corrette le vostre intenzioni, condannato i giuochi, le
+lascivie e le bestemmie; mettete allora mano al governo,
+e fatene prima la bozza, per venire più tardi alle minuzie,
+e correggerla. E questa prima bozza, o sia il
+modello e la sostanza del nuovo governo, deve esser questa:
+<i>che nessuno conosca benefizio alcuno se non dallo
+universale, il quale deve, solo, creare i magistrati ed approvare
+le leggi</i>. La forma che meglio si adatterebbe a
+questa città, è quella d’un Consiglio Grande, secondo
+la maniera veneziana. Io però vi consiglio di radunare
+tutto il popolo sotto i sedici Gonfalonieri, e ciascuna
+delle compagnie scelga una forma: dalle sedici così
+ottenute, i Gonfalonieri ne scelgano dipoi quattro, e le
+portino alla Signoria, che, fatta in prima solenne orazione,
+sceglierà la migliore. E quella che dal popolo
+sarà scelta in questo modo, voi potete tener per certo
+che verrà da Dio. Io credo che ne risulterà la forma dei
+Veneziani, la quale a voi non deve parer vergogna
+d’imitare, perchè anch’essi l’hanno avuta dal Signore,
+donde viene ogni cosa buona. Voi vedete come dal tempo
+che c’è quel governo in Venezia, non vi è nata alcuna
+setta o dissensione di sorta: epperò bisogna credere che
+sia voluta da Dio.»&#8205;<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo ciò, il Savonarola disse poche parole sopra
+alcuni provvedimenti più particolari, ma non meno necessari
+a farsi speditamente. L’uno di questi era il
+riordinar le gravezze, che non solo oppressavano il popolo
+minuto con una ingiustizia non credibile, ma facevano
+ancora che, mentre tutti lamentavano d’essere soverchiamente
+aggravati, lo Stato si trovasse in continue
+strettezze. Proponeva del pari, che mentre a tutti gli
+uffici di qualche importanza si dovesse provvedere con
+la elezione, si lasciassero gli altri alla sorte, per dare ad
+ognuno incoraggiamento e speranza di prender parte al
+governo. Concludeva, poi, col raccomandare pubbliche
+orazioni, ed una pace generale fra tutti i cittadini del
+vecchio e del nuovo governo.&#8205;<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>
+</p>
+
+<p>
+Nelle prediche antecedenti, queste medesime idee
+avevano cominciato già a filtrare separatamente; ma dal
+giorno 12 dicembre in poi, il Savonarola le trattò di
+proposito, e con un discernimento che destò maraviglia
+universale in tutti gli uditori; perchè, considerando la
+sua vita e i suoi studi, niuno aveva immaginato che
+egli potesse discutere così minutamente le cose di Stato.
+E tanto le sue prediche parvero savie e prudenti, che
+più volte fu dalla Signoria medesima richiesto di consiglio
+in San Marco, ed anche in Palazzo; ove egli non ricusò
+di fare qualche sermone.&#8205;<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a> Ma, finalmente, volle raccogliere
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+in Duomo tutti i magistrati ed il popolo, escludendone
+le donne e fanciulli, e fece un sermone, nel
+quale propose principalmente quattro cose:
+</p>
+
+<p>
+1º Il timore di Dio, e la riforma dei buoni costumi.
+</p>
+
+<p>
+2º L’amore al governo popolare ed al pubblico
+bene, posponendo ogni privata utilità.
+</p>
+
+<p>
+3º Una pace universale, colla quale si assolvessero
+gli amici del passato governo da ogni colpa, perdonando
+anche le pene pecuniarie; e si usasse indulgenza verso
+tutti i debitori dello Stato.
+</p>
+
+<p>
+4º Costituire una forma di <i>governo universale</i>, che
+comprendesse tutti i cittadini ai quali, secondo gli antichi
+ordini della città, apparteneva lo Stato.&#8205;<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> E proponeva,
+come più adatta, la forma del Consiglio Grande dei
+Veneziani, accomodandolo però all’indole del popolo fiorentino.&#8205;<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>
+</p>
+
+<p>
+Questi consigli dati sul pergamo di S. M. del Fiore,
+da un frate, dal Savonarola, quando le sue profezie
+s’erano verificate, quando l’incertezza dominava tutti gli
+animi; ebbero una forza grandissima, e fecero decidere la
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+vittoria in favor del partito popolare. È opinione unanime
+di tutti gli storici, che, senza quelle prediche,
+avrebbe vinto in Palazzo l’opinione del Vespucci, e si
+sarebbe formato un governo di ottimati, che avrebbe
+dato origine ad altri disordini e nuove rivoluzioni.&#8205;<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a> Ma
+quando la voce del frate tuonò in favore della libertà,
+allora niuno potette più resistere. Il popolo, che era stato
+sinora incerto, senza sapere a qual partito appigliarsi,
+ed ignorando perfino il linguaggio stesso della politica,
+credette ora di esser chiaro di tutto; voleva assolutamente
+il <i>Consiglio Grande al modo viniziano</i>, e lo andava
+gridando per la città.
+</p>
+
+<p>
+L’autorità divina che il Savonarola mescolava nella
+politica, aveva poi una forza assai grande in tutta Firenze,
+ove sempre la repubblica era stata sotto la speciale
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+protezione dei santi, ove sempre la religione e lo
+Stato s’erano uniti a difesa della libertà. E se faceva
+qualche maraviglia vedere un frate sul pergamo parlar
+di politica, questa maraviglia accresceva la sua autorità.
+E, davvero, nel leggere gli storici di quel tempo,
+nel leggere ciò che più tardi dissero il Giannotti, il Guicciardini
+ed il Machiavelli intorno al governo allora istituito,
+si direbbe quasi che in Firenze sia avvenuto un
+miracolo; giacchè noi vediamo un frate, senza nessuna
+esperienza delle cose del mondo, riuscire a confondere
+i savi, a salvare la patria, a fondare una nuova repubblica.
+Se non che, questo fatto straordinario viene, come
+abbiam detto, spiegato dal riflettere, che in quei momenti
+solenni nei quali tutta la società e tutti gli ordini che
+la tengono unita vanno in fascio, una sola forza fu
+quella che sempre riuscì a salvarla: quella forza vergine
+ed ingenua, che si trova solo nell’indole degli uomini
+veramente grandi; la fervida, cioè, e forte aspirazione
+al vero; la ferma e tenace volontà nel volere il bene:
+cose tutte le quali erano nel Savonarola grandissime, e
+formavano l’essenza stessa del suo generoso carattere.
+Nei momenti di prova, qual dottrina sostenne mai
+il paragone con questa sapienza? qual prudenza vantò
+mai le vittorie e le conquiste di questo amore?
+</p>
+
+<p>
+Ed ora, sarà egli mestieri difendere il frate del suo
+essere entrato nella politica? Bisognerà egli ripetere che
+il Savonarola voleva la libertà per far meglio trionfare
+la religione? Bisognerà chiamare in aiuto l’esempio e
+l’autorità d’altri ecclesiastici e frati che fecero lo stesso?
+Noi ci fermeremo, piuttosto, a dire che il Savonarola
+non entrò di sua elezione nella politica; ma, come si
+è visto, vi fu inevitabilmente trascinato dalla necessità
+delle cose. Diremo ancora, che non vi è abito nè legge
+nè giuramento che valga contro le leggi della natura;
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+contro il giuramento che ogni uomo onesto ha fatto nel
+suo cuore; d’operare, cioè, il bene sotto ogni forma,
+in ogni tempo e condizione.
+</p>
+
+<p>
+Ma, lasciando da un lato queste vane discussioni, il
+passo era oggimai dato, e le conseguenze doveano esserne
+molte ed inevitabili. Il Savonarola si trovava ad
+un tratto divenuto capo di tutta la città; e bisognava
+procedere oltre rapidamente nella formazione del nuovo
+governo, se non si voleva che i molti nemici avessero
+vittoria. Già Piero dei Medici era corso verso Napoli al
+campo francese, ove era stato assai bene accolto da
+quel re Carlo, che portava così indegnamente il nome
+di <i>protettore della libertà fiorentina</i>. Un tiranno era,
+dunque, già pronto per tornare in Firenze, ad ogni cambiamento
+di fortuna che vi potesse aver luogo. Bisognava,
+perciò, adoperarsi a tuttuomo per condurre e
+compiere la costituzione del governo popolare; farlo
+unito, forte, potente e rispettato, se non si voleva esser
+vittima d’una nuova tirannide. E noi vedremo con
+quanta prudenza e quanta esperienza il Savonarola continuasse
+a consigliare tutte le leggi fondamentali del
+nuovo Stato, come il suo spirito animasse e quasi penetrasse
+tutto quel popolo; come ognuno sembrasse a
+un tratto avere le sue stesse idee, parlare il suo medesimo
+linguaggio.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap5-2">CAPITOLO QUINTO.
+<span class="smaller">Formazione del nuovo governo per opera del Savonarola. Si costituisce
+il Consiglio Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si
+riordinano le gravezze, riducendole tutte alla Decima o imposta
+fondiaria. Discussione nella quale si vince la legge che
+decreta la pace universale; e l’appello <i>delle sei fave</i>, o sia
+l’appello dagli Otto al Consiglio Maggiore. Si ristabilisce il
+tribunale della Mercatanzia, o di Commercio: li Accoppiatori
+depongono il loro ufficio: i Parlamenti sono aboliti: si fonda
+il Monte della Pietà. Opinione del politici italiani sulle riforme
+operate dal Savonarola.<br>
+[1495.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Per mettere in luce tutta l’importanza politica
+del Savonarola, bisogna seguire passo a passo la formazione
+del nuovo governo, e leggere nello stesso tempo
+le prediche che egli faceva in quei giorni. Quando noi vediamo
+che tutte le nuove leggi sono precedute da una
+o da più prediche del Savonarola, che le propongono,
+le consigliano e le spiegano al popolo; quando assistiamo
+alle Pratiche&#8205;<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a> che la Signoria tiene in Palazzo, e
+sentiamo quei cittadini discutere col linguaggio stesso
+del frate, addurre le sue ragioni con le sue medesime parole,
+in maniera da farci quasi credere che i loro discorsi
+sieno una copia delle sue prediche, e la legge che
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+essi discutono qualche sua nuova epistola; allora noi
+potremo dire di aver visto come un uomo solo fosse
+divenuto l’anima di tutto un popolo. E quando, alla
+fine di questo esame, raccogliendo insieme le varie
+leggi, e ricostruendo, per così dire, la forma di tutto
+il governo, noi lo troveremo ammirabile nelle sue parti,
+stupendo nel suo insieme, e udiremo la voce di tutti
+i più grandi storici e politici italiani assicurarci quello
+essere il migliore, anzi il solo buon governo che abbia
+avuto Firenze in tutta la sua lunga e tumultuosa istoria;
+allora solo noi potremo equamente giudicare il Savonarola.
+</p>
+
+<p>
+Le prediche che egli fece in Duomo, nel tempo che in
+Palazzo si formava la nuova costituzione della repubblica,
+furono quelle dell’Avvento <i>sopra Aggeo</i>; a cui bisogna
+unire altre otto che fece <i>sui Salmi</i>, nei giorni di festa
+che seguirono l’Avvento. La loro principale importanza
+è tutta politica: non perdono, però, mai il carattere religioso,
+perchè la riforma politica non era pel Savonarola
+che una parte minima della sua universale riforma;
+ed il nuovo governo non dovea essere altro che il primo
+passo al rinnovamento della morale e della Chiesa.
+Egli, perciò, non tralasciava mai i suoi discorsi
+sul buon costume e sulla vera religione: la politica
+vi dava, anzi, continua occasione. Queste prediche di cui
+parliamo, non sono per eloquenza notevoli sopra le altre;
+ma preziosissime sono certamente più di tutte, per
+la storia dei tempi e per la biografia del Savonarola. Se
+le altre ci fanno conoscere la sua bontà e la sua vasta
+dottrina religiosa, queste ci presentano un nuovo lato del
+suo ingegno e ci manifestano la forza grandissima del suo
+carattere. Noi vi troviamo ancora un trattato compiuto
+sul nuovo governo; assistiamo alla storia viva della sua
+formazione; e quasi potremmo da esse ricostituire tutta
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+la storia politica della repubblica di Firenze in quei
+giorni.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo già visto come, nel giorno 12 dicembre, il
+Savonarola volgesse il discorso decisamente alla politica,
+e quali fossero i nuovi principii, che egli raccomandava.
+Il 22 e 23 dello stesso mese, noi vediamo che già una
+legge di gravissima importanza era stata distesa, tutta secondo
+le idee del frate, e veniva con grandissimo favore
+votata nei Consigli del Comune e del Popolo. Questa legge
+o, come dicevano allora, provvisione, fermava la
+base del nuovo governo; e noi dobbiamo perciò esaminarla
+minutamente. Essa, adunque, costituiva il Consiglio
+Maggiore, e gli dava facoltà di creare tutti i principali
+magistrati, di approvare tutte le leggi: in altri termini,
+lo faceva sovrano dello Stato. Dovevano entrare
+nel Consiglio, indistintamente, tutti quelli che avevano
+l’età d’anni 29 e che erano cittadini <i>beneficiati</i>;&#8205;<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>
+il che, secondo un’antica legge, voleva dire
+quelli che fossero stati <i>veduti</i> o <i>seduti</i>&#8205;<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a> nei tre maggiori
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+uffizi, o che avessero avuto questo <i>beneficio</i> dal padre,
+avo o bisavolo. Qui non importa esaminare qual fosse
+l’origine e lo scopo di quell’antica legge: basti solamente
+osservare, che nel Consiglio Maggiore, anzichè avervi
+luogo tutti i cittadini (come voleva far credere chi
+accusava di troppo democratico quel nuovo governo),
+vi entravano solo i <i>beneficiati</i>. E quando il numero
+di questi passava i 1,500, la legge stabiliva che fossero
+<i>sterzati</i>; cioè divisi in tre parti, ognuna delle quali
+dovesse per sei mesi formare successivamente il Consiglio
+Maggiore. Fatto il primo squittinio, si trovò che in
+tutta la popolazione di Firenze, la quale ascendeva
+a 90,000&#8205;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a> abitanti incirca, v’erano solo 3,200&#8205;<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a> beneficiati
+che avessero l’età richiesta; in modo che il
+Consiglio dovevasi per 18 mesi formare di poco più che
+mille persone per volta.&#8205;<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a> Perchè la radunanza fosse poi
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+valida, bisognava che fossero presenti almeno due terzi
+dei chiamati. La nuova legge stabiliva inoltre, che, «per
+dare animo ai giovani ed incitare gli uomini a virtù,» si
+dovessero, ogni tre anni, eleggere 60 cittadini, non beneficiati,
+e 24 giovani d’anni 24, per farli entrare nel Consiglio
+Maggiore. E questo doveva anche, cominciando dal 15
+gennaio prossimo futuro, eleggere 80 cittadini, d’anni 40
+ciascuno, i quali avrebbero formato il Consiglio degli Ottanta,
+che ogni sei mesi doveva rinnovarsi. Esso assisteva
+di continuo la Signoria, che aveva obbligo di consultarlo
+una volta almeno ogni settimana; ed insieme
+coi Collegi e gli altri magistrati, nominava gli ambasciatori
+ed i capitani, faceva le condotte, ed altre cose d’importanza
+che non si potessero decidere in pubblico.
+</p>
+
+<p>
+In questo modo era formata la base del nuovo
+governo: col Consiglio Grande, cioè, e con quello degli
+Ottanta; i quali erano come il Senato e l’Assemblea del
+popolo. Quando, adunque, si voleva vincere una legge,
+il <i>Proposto</i>, che era uno dei Signori e mutava ogni giorno,
+la proponeva alla Signoria: vinta che s’era nella Signoria
+e nei Collegi, si poteva raccogliere una Pratica di esperti
+cittadini, se la legge era di straordinaria gravità, o portarla
+addirittura negli Ottanta: da questi passava al
+Consiglio Maggiore, dove ricevea l’ultima sanzione. Le
+leggi poi non si discutevano, ma si votavano solamente;
+e niuno poteva parlare se non ne veniva richiesto
+dalla Signoria; nel qual caso non gli era lecito di farlo
+altrimenti che in favore di essa. Onde, quando la Signoria
+richiedeva i Consigli del loro parere, i cittadini
+allora si ristringevano nelle <i>pancate</i>, secondo i magistrati
+a cui appartenevano, o l’ordine in cui erano
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+stati squittinati; consultavano tra loro, e poi mandavano
+a riferire il parere uno di essi, il quale doveva ragguagliare
+dei voti, ma non poteva parlar mai contro
+la legge dalla Signoria proposta. Queste erano antiche
+usanze di una repubblica, la quale avendo troppo
+facilmente aperte le porte del Palazzo alla moltitudine,
+voleva poi frenarla con quelle leggi improvvide e inefficaci.&#8205;<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia di ciò, la provvisione di cui abbiamo
+discorso concludeva: «Che trovandosi la città in grandissima
+confusione di leggi, nè essendovi alcuno magistrato
+di dentro o di fuori che sappia il certo del suo ufficio,
+si ordina che sia scelto un numero di cittadini che riducano
+in un volume tutte le leggi.»&#8205;<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a> La importanza di un
+tale provvedimento si può giudicare solamente da coloro
+che hanno una qualche pratica degli antichi statuti fiorentini,
+e che sanno in quale disordine si fossero, sotto
+i Medici, ridotte tutte le istituzioni e le leggi della repubblica.
+</p>
+
+<p>
+Insieme colla legge del Consiglio Maggiore, ne veniva
+in quei due medesimi giorni votata ancora un’altra,
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+la quale ordinava che si eleggessero dieci cittadini per
+far grazia, in tutto o in parte, delle gravezze non pagate
+e delle pene pecuniarie incorse nei passati governi;
+e per riformare tutte le imposte, ponendole sopra i beni
+stabili, includendovi anche gli ecclesiastici, quando però
+se ne fosse avuto il permesso da Roma.
+</p>
+
+<p>
+In questo modo s’erano messe in atto, e quasi letteralmente,
+tutte le parole del Savonarola. Il nuovo governo
+era fondato; gli Accoppiatori dovevano di necessità
+rinunziare al loro ufficio, divenuto inutile; i due vecchi
+Consigli del Comune e del Popolo dovevano subito essere
+sciolti. Ed infatti, l’ultima provvisione di qualche importanza,
+che veniva da essi votata, fu quella del 28 dicembre,
+colla quale toglievasi per certo tempo ogni dazio
+sulle armi, acciò ognuno potesse facilmente armarsi.&#8205;<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>
+Coi Signori di gennaio e febbraio 95, le leggi cominciarono
+ad essere approvate dal Consiglio Maggiore,&#8205;<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>
+il quale doveva ora compiere e condurre a perfezione
+il nuovo governo.
+</p>
+
+<p>
+La prima cosa a cui bisognava adesso provvedere,
+era la riforma delle imposte.&#8205;<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a> Il Savonarola v’insisteva
+continuamente nelle sue prediche: «Mettete le gravezze
+sui beni stabili solamente, distruggete i prestiti continui,
+distruggete gli arbitrii;» ecco ciò che esso consigliava ai
+magistrati. Al popolo, poi, diceva: «Cittadini, io vorrei
+che stessi saldi ad amare ed aiutare il Comune vostro.
+Il figliuolo è tanto obbligato al padre, che non potria
+mai satisfargli. Così dico a voi: il padre è il vostro
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+Comune, e però ciascuno è obbligato aiutarlo; e se
+tu di’: Io non ho utile nessuno; sappi che tu non puoi
+dire così, perchè lui ti conserva la tua roba, la famiglia
+e li figliuoli. Doveresti andare là e dire: Ecco qua
+cinquanta fiorini, eccone cento, eccone mille. Così
+fanno i buoni cittadini che amano la patria loro.»&#8205;<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a> Ed
+invero, da un lato il disordine delle imposte era grande,
+oltre quello che possono descrivere le parole; da un altro,
+il malcontento del popolo, mosso in origine da giuste
+cagioni, era poi divenuto eccessivo, e molti pretendevano
+quasi dover essere esenti da tutte le imposte.
+</p>
+
+<p>
+In origine, la repubblica fiorentina, vivendo sobriissima,
+bastava a sè stessa col provento delle sole gabelle.
+Dipoi, le guerre resero necessarii prestiti volontari,
+che andavano sempre crescendo e non si restituivano
+mai, con tale danno del credito pubblico, che di volontari
+bisognò mutarli in obbligatori. Nei bisogni della
+repubblica, cominciò la Signoria ad imporre ciascun
+cittadino <i>ad arbitrio</i>, o secondo che stimava le sue ricchezze:
+i potenti cercavano allora ogni modo di esimersi;
+il peso maggiore cadeva, di necessità, sul popolo
+minuto, ed ognuno si chiamava scontentissimo. Nel
+1427, i Medici, volendo acquistar favore appresso il popolo
+ed abbassare i grandi, ordinarono il <i>Catasto</i>, cioè
+a dire la stima dei beni d’ognuno; acciò nei prestiti si
+potesse a ciascuno imporre giustamente secondo la sua
+fortuna. Ma quello che nei detti appariva giustissimo, si
+trovò nei fatti ingiusto e crudele. Essi vollero imporre
+i beni vari e mutabili delle industrie e del commercio:
+cosa in Firenze tanto inusitata, e ricevuta con sì straordinario
+malcontento, che moltissimi abbandonarono perciò
+i loro traffici; onde il Catasto dette così l’ultimo crollo all’industria
+fiorentina. E mentre portava tanti danni, non
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+rimediava ad alcuno dei disordini già esistenti: era sempre
+un prestito, la cui somma variava ogni volta ad arbitrio,
+e che la repubblica poteva assai di rado restituire.
+Il valutare, poi, le fortune del commercio, era cosa
+tanto incerta, che dava ai Medici un adito assai maggiore
+di favorire o disfavorire chi essi volevano. — Tale
+era lo stato delle cose, quando il 5 febbraio 1495 si
+presentava nel Consiglio Maggiore la nuova legge, che
+riordinava le imposte secondo i consigli del Savonarola;
+e le riordinava con tanta prudenza, sapienza e stabilità,
+che oggi ancora si continua ad osservare quel sistema
+medesimo che fu introdotto al tempo e sotto i consigli del
+Frate! La nuova legge stabiliva, per la prima volta
+in Firenze ed in Italia, l’imposta fondiaria; e distruggendo
+tutti i prestiti e gli arbitrii, obbligava ogni cittadino
+indistintamente, a pagare il dieci per cento sulla rendita
+de’ suoi beni stabili, senza diritto ad alcuna restituzione.
+Si chiamò la Decima, ed un nuovo ufficio fu creato
+per accatastare tutti i beni e riscuotere ogni anno
+equamente le imposte.&#8205;<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>
+</p>
+
+<p>
+Messo termine con tanta prudenza e tanta prosperità
+ad una materia così grave, nella quale l’ufficio del
+Savonarola era stato degno dei più grandi riformatori
+degli Stati, rimanevano due leggi d’una importanza
+non punto minore. La prima era quella sulla pace
+e perdono generale; circa la quale, mercè le prediche
+continue di lui, pareva che tutti fossero venuti
+d’accordo. Non così era dell’altra, che chiamavasi <i>la
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+legge delle sei fave</i>, della quale bisogna ora fermarsi a parlare;
+perchè dètte occasione a lunghe discussioni nel
+Senato, e fu in appresso cagione di molti disordini e pericoli
+alla Repubblica, d’ingiuste e gravissime accuse
+contro la memoria del Savonarola. I delitti di Stato
+e i delitti criminali venivano, secondo gli statuti,
+giudicali generalmente dagli Otto di Guardia e Balía,
+il quale magistrato con <i>sei fave</i>, cioè a dire sei
+voti, poteva confinare, esiliare, condannare nella
+roba e nella vita.&#8205;<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> Ora, con quei magistrati che mutavano
+sì spesso, cogli odii di parte così vivi in Firenze,
+seguivano ogni giorno ingiustizie crudeli ed incomportabili.
+Tutti gli uomini di legge giudicavano,
+quindi, essere indispensabile un qualche appello, che,
+frenando la soverchia autorità delle <i>sei fave</i>, mettesse
+un argine a questi mali che affliggevano la città: e tale
+era l’opinione anche del Savonarola.&#8205;<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>
+</p>
+
+<p>
+Nel gennaio e febbraio 95, egli, avendo terminato
+l’Avvento, faceva alcune prediche sopra i Salmi,&#8205;<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>
+nelle quali raccomandava di continuo la pace
+generale e questo appello dalle sei fave, dicendo quasi
+ogni giorno: «Firenze, perdona e fa’ la pace, e non
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+gridare più: carne, carne e sangue, sangue.»&#8205;<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a> E poi
+continuava: «Bisogna temperare un poco questa autorità
+delle sei fave, <i>con l’appello ad un Consiglio di ottanta
+o di cento</i>, cavandoli dal Consiglio Grande. Tu dici che
+questo scema l’autorità della Signoria: io ti rispondo
+invece che l’accresce. O la Signoria vuol fare il male,
+ed allora non deve averne autorità; o la vuol fare il bene,
+ed allora avrà l’aiuto d’un Consiglio di buoni cittadini.&#8205;<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>»
+Altra volta raccomandava con moltissima istanza il riformare
+l’amministrazione della giustizia; discorreva contro
+il continuo abuso che allora si faceva della tortura; inculcava
+la pace, e di nuovo concludeva: «Io ti dissi di
+quelle sei fave, che bisognava dargli <i>uno certo bastoncello,
+cioè quel Consiglio dello appello</i>.»&#8205;<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> E ritornava
+sempre sullo stesso argomento, fino a che la Signoria
+non si decise a distendere una provvisione, che il 15
+marzo 1495 presentava agli Ottanta; e, vista la gravità
+della cosa, essa li richiedeva solennemente del loro parere.
+L’uso voleva che la legge fosse presentata nei
+Consigli innanzi che alcuno l’avesse veduta; onde l’attenzione
+di tutti nel leggerla e sentirla fu grandissima.
+</p>
+
+<p>
+La prima parte di questa provvisione era affatto secondo
+le idee del Savonarola; pareva anzi che egli medesimo
+l’avesse scritta, e diceva presso a poco così: «Visto
+di quanta utilità sia l’unione e la concordia in una repubblica
+bene istituita; e per seguire i vestigi di nostro
+Signore, il quale in ogni sua operazione, o andando
+o predicando o quiescendo, sempre diceva: pace;
+e questo medesimo potendo vedere nelle cose naturali,
+le quali cercano sempre l’unità, secondo la loro
+natura; onde il filosofo diceva: la virtù unita è più forte;
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+ed ammonendoci, finalmente, le cose soprannaturali
+che abbiamo sperimentate questo anno, nella formazione
+di questo governo, e la misericordia usataci dal Signore,
+la quale noi siamo obbligati d’imitare:
+</p>
+
+<p>
+»I magnifici Signori e Gonfalonieri ordinano che sia
+fatta pace generale, e sieno perdonate tutte le ingiurie e
+tutte le pene in cui sono incorsi i fautori del passato
+governo.»&#8205;<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>
+</p>
+
+<p>
+Procedendo poi oltre alla seconda parte, la legge
+deviava alquanto dai consigli del Savonarola, e stabiliva:
+«Che qualunque cittadino abile agli uffici venisse dalla
+Signoria o dagli Otto, per causa di Stato, condannato nella
+vita, o in una pena corporale qualunque, o in una pena pecunaria
+maggiore di 200 fiorini, o confinato, ammonito
+ec., potesse nello spazio di quindici giorni appellare al
+Consiglio Maggiore. Nel quale caso, doveva la Signoria accettare
+chiunque volesse parlare in difesa; proporre il
+caso in Consiglio sei volte in due giorni; ed avendo due
+terzi dei voti in favore di lui, assolverlo.»&#8205;<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il punto sul quale questa legge deviava dai consigli
+del Savonarola, era di molta importanza; perchè in luogo
+di portare l’appello ad un Consiglio ristretto, di uomini
+prudenti e periti nelle leggi, portavalo al Consiglio Maggiore;
+ove avrebbero deciso più le passioni del momento
+che la giustizia, più l’imperizia dei molti che la prudenza
+dei pochi. Gli Ottimati si erano fin dal principio
+opposti ad ogni sorta di appello, perchè essendosi usati a
+vedere l’ufficio degli Otto cader quasi sempre nelle loro
+mani, non sapevano comportare che se ne scemasse
+in modo alcuno l’assoluta autorità. Ma, da un altro
+lato, il popolo adesso considerava che il Consiglio Maggiore
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+fosse il solo signore della città, e che a quello
+dovesse ogni cosa, per legge, ricadere. Queste passioni,
+urtandosi in Palazzo, si erano accese; ed il partito
+popolare, trovandosi assai più forte, trascorse all’eccesso
+di questa nuova legge, che nelle cause più gravi faceva
+giudice la moltitudine. Ma, ora che la provvisione
+era fatta, tornava difficile assai moderarla. Non potendosi
+parlare contro di essa, bisognava o respingerla
+o accettarla; e respingerla era divenuto quasi impossibile,
+dacchè i suoi fautori l’avevano, a disegno,
+unita con la legge della pace universale, che tutti credevano
+indispensabile.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno, dai discorsi che si tennero nella Pratica,
+apparisce che gli onesti popolani s’erano avveduti dell’eccesso,
+e facevano ogni sforzo per mettervi rimedio.
+Vi sarebbero forse anche riusciti, se i nemici del nuovo
+governo non avessero usata un’arte ed un’astuzia quasi
+infernale. Quando essi videro che il popolo, i prudenti, il
+Savonarola stesso volevano assolutamente un appello
+dalle <i>sei fave</i>; si persuasero che niente poteva venir meglio
+a loro proposito che la nuova legge, la quale, essendo
+eccessiva, avrebbe nella prima occasione partorito
+gravi disordini; e coi disordini solamente, essi speravano
+poter mutare la forma del governo e metterlo
+in mano dei pochi. Così, dopo avere con ogni modo
+contrastato l’appello ad un Consiglio ristretto di savi
+e prudenti cittadini, si dierono, tutti uniti, a favorire
+energicamente e quasi furiosamente l’appello al Consiglio
+Maggiore. Per queste ragioni, con grande meraviglia
+si vide nella Pratica, che mentre i popolani
+andavano moderati, ed i partigiani del Savonarola ardivano
+anche esprimere la loro disapprovazione contro
+una legge proposta dalla Signoria; gli ottimati, i nemici
+del nuovo governo, i partigiani dei Medici, la
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+favorivano con tutta la forza della loro eloquenza. In
+un volume di <i>Frammenti di Pratiche</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> noi abbiamo, per
+fortuna, trovato la bozza o, come allora dicevano, lo
+<i>straccetto</i> di questi discorsi, fatto dal notaio della Signoria;
+e con essi, possiamo assistere ad una delle principali
+e più animate discussioni di quella repubblica.
+Il soggetto era di gravissima importanza: parlarono
+uomini di molta autorità, e fecero sforzo di tutta la
+loro facondia in quei discorsi, che mentre ci rappresentano
+come in quegli antichi consigli si formassero e
+discutessero le leggi, mettono in nuova luce un fatto
+sinora assai male conosciuto, e difendono il Savonarola
+da una delle più gravi accuse che gli vennero mai fatte.
+</p>
+
+<p>
+Presentata, adunque, la legge e richiesto dalla Signoria
+il parere dei cittadini, essi si ristrinsero nelle
+pancate; e, dopo avere fra loro consultato, fu primo a
+parlare messer Domenico Bonsi, amico del Savonarola,
+ed uno degli Accoppiatori. Riferendo il parere della
+sua pancata, egli raccomandava la pace, dimostrandone
+l’utile e la necessità con molte citazioni del Vangelo e di
+san Paolo, insieme con altre di Demostene e d’Aristotele.
+Venendo, poi, a discorrere dell’appello, diceva che
+esso era certamente assai utile: dava però a conoscere,
+che tra’ suoi colleghi era una grande diversità di pareri;
+ma, quasi egli non ardisse andare più oltre e discorrere
+contro una legge proposta della Signoria, si fermava a
+questo. Pigliava poi la parola messer Francesco Gualterotti;
+il quale, dopo aver levata a cielo la pace universale,
+veniva a parlare della necessità d’un appello contro la
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+soverchia autorità degli Otto, dicendo che essi avevano
+sempre empito la città di esilii e di confische: pure,
+tanto esorbitante dovette a lui parere la nuova legge,
+ch’egli si fece ardito proporre, che la facessero <i>a tempo</i>,
+e non in perpetuo.
+</p>
+
+<p>
+Essendosi in questo modo animata la discussione, si
+levava a parlare messer Luca Corsini, uno di quelli che
+nel giorno del tumulto avevano chiuso la porta del Palazzo
+in faccia a Piero de’ Medici. Egli era cittadino di maggiore
+autorità ed eloquenza, tra i più riscaldati nella parte
+popolare, e descrisse con vivi colori le tristissime condizioni
+dei tempi. — «Noi vediamo,» egli diceva, «tutta
+Italia per nuovi e grandi pericoli fluttuare; e, trovandoci
+nel centro di essa, siamo, per necessità, più d’ogni altro
+esposti a soffrire. Epperò, l’unione e la concordia è la sola
+medicina utile a farci rispettare dai potenti vicini, che
+già si vede essere pronti per assalirci nella nostra prima
+divisione. Noi, d’altronde, abbiamo data ad ognuno facoltà
+libera d’entrare nel Consiglio: onde, se non teniamo
+contenti tutti gli amici del vecchio Stato, essi, colle fave ed
+in segreto, ci lavoreranno contro. Che se niun’altra cosa
+vi dovesse muovere,» egli gridava con voce più alta e
+sonora, «dovrebbe pure bastare l’esempio che ci ha dato
+Nostro Signore, il quale, dopo avere stretto contro di
+noi il brando della sua giustizia, lo ha voluto allontanare,
+perdonandoci misericordiosamente. Facciamo,
+adunque, anche noi misericordia; facciamo un generale
+perdono. Che se questo pare a qualcuno rimedio estraordinario,
+si rammenti allora che nei casi straordinari,
+ordine sia l’andar fuori dell’ordine.»
+</p>
+
+<p>
+Venendo poi alle <i>sei fave</i>, egli si riscaldava ancora
+più nel discorso, dicendo essere assolutamente necessaria
+una qualche modificazione. E tutto pieno di quello
+spirito democratico che assai facilmente eccede, aggiungeva: — «Il
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+corpo della repubblica è un solo, e questo
+è l’universo popolo; il quale, non potendo amministrare
+ogni cosa, elegge i magistrati. Ma se nascono
+dubbi o disordini o dissensioni, come vediamo tuttogiorno
+seguire; non è ingiusto che si ritorni a quel
+Maggiore Consiglio che rappresenta il popolo, e da
+cui i magistrati hanno ricevuto gli uffici: nè si viene a
+diminuire l’autorità dei Signori col fare appellare a quel
+popolo a cui appartiene tutta la repubblica. Che se poi
+consideriamo le cose avvenute in questi ultimi tempi,
+diremo essere somma prudenza e consiglio, il desiderare
+che queste leggi sortiscano buon fine.»
+</p>
+
+<p>
+Quando ebbe il Corsini messo termine al suo animato
+discorso, tutti gli occhi si volsero verso il dottore
+in legge messer Guidantonio Vespucci, noto per la sua
+eloquenza, per la sua dottrina e per essere uno dei
+più forti sostegni nel partito degli ottimati; quello stesso
+che noi abbiamo visto, nel dicembre passato, addurre
+in Palazzo tutte le ragioni per contrastare la nuova forma
+del governo popolare. La sua dottrina dava un peso grandissimo
+alla sua opinione; ed egli, che lo sapeva, parlò con
+molta gravità, e fece saggio della sua celebrata facondia.
+Lodò, innanzi tutto, i discorsi di coloro che lo avevano
+preceduto; «perchè ognuno,» egli disse, «in diversi
+modi ha mirato al medesimo fine, quello cioè di raffermare
+la libertà: mi piace anche il vedere che molti
+hanno francamente espressa un’opinione contraria a
+quella della Signoria; perchè in questo modo solamente si
+può giungere al vero.&#8205;<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a> In quanto a me,» continuava il
+Vespucci, entrando direttamente nella quistione delle
+sei fave, «non vedo altro, se non che bisogna cercare
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+la via alla eguaglianza di tutti i cittadini; e se la vecchia
+strada vi conduce, si deve seguirla; se non vi conduce,
+bisogna mutarla. In vero, l’antica legge a me
+pare assai pericolosa; e chi bene la considera, vedrà
+che non è bene ordinata, nè bene si pratica, nè è
+giusto concedere ai Signori tanta autorità, che non sia
+lecito da loro appellare. Dal Re di Francia si appella al
+Consiglio Parisiense, dall’Imperatore si appella al Papa,
+ed anche contro la sentenza del Sommo Pontefice si ritrova
+appello.&#8205;<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a> Niuno, adunque, deve sdegnarsi di veder
+corretto da altri quell’errore in cui per troppa celerità o
+inavvertenza, sia caduto. E se i principi, i quali sono
+sciolti da ogni legge, si sottomettono spontaneamente all’appello;
+perchè debbono ricusarlo i magistrati, che hanno
+dal popolo tutta la loro autorità? Questo appello, adunque,
+non fa altro che restituire al popolo un suo diritto,
+e reprimere le voglie immoderate di quelli che
+troppo ambiscono. Un gran freno sarà certo a coloro
+che giudicano, il pensar che le loro sentenze debbono
+essere approvate dal Consiglio Maggiore. Onde io
+non vedo che danno si debba temere, se una volta si
+distrugge questa perniciosa autorità delle <i>sei fave</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Della pace, poi, è inutile discorrere; giacchè non
+v’è altro parere fra i cittadini, se non che: quanto prima
+e quanto più generale si faccia, tanto più sarà utile. Ma,»
+e queste furono le sue ultime parole, «niuna pace più
+utile si potrà concludere, che togliere questa maledetta
+autorità delle sei fave, causa di tutte le discordie.&#8205;<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu grande la maraviglia di tutti nel vedere il Vespucci
+difendere con tanto ardore quei diritti del popolo,
+che aveva, nel dicembre passato, con uguale ardore oppugnati.
+Pure, il suo discorso fu quello che dètte il crollo
+alla bilancia; ed il 18 marzo, noi vediamo la nuova legge
+approvata nel Consiglio degli Ottanta con 80 voti favorevoli
+contro 13;&#8205;<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a> il 19, approvata nel Consiglio Maggiore
+con 543 contro 163. Tale è la storia vera di questa
+discussione: ma tutti gli scrittori si sono intorno ad essa
+taciuti, accusando poi con grave ingiustizia il Savonarola,
+come autore d’una legge eccessiva; mentre le sue
+prediche ci dimostrano ch’egli ne favoriva un’altra assai
+moderata; e dalle Pratiche della Signoria, come noi
+abbiam visto, resulta che i partigiani di lui avevano
+quasi violato gli antichi usi parlamentari della Repubblica,
+per opporsi a quelle intemperanze.&#8205;<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa legge si deve considerare, invece, come il
+primo passo ed il primo trionfo del partito che mirava
+alla distruzione della repubblica: partito che noi cominceremo
+ben presto a vedere instancabile nel cercare
+la rovina del Savonarola; e disposto sempre a valersi
+di queste arti doppie e subdole, nelle quali dètte
+prova d’una finezza e d’una astuzia politica da disgradarne
+tutti i diplomatici dei nostri tempi. Il Savonarola
+si tacque, è vero, dopo che la legge fu fatta;
+perchè era inutile seminare discordie e mali umori
+fra il popolo e la Signoria; e fors’anche, nè egli nè
+molti altri potevano, allora, prevedere tutte le sinistre e
+pericolose conseguenze che dovea portare, l’aver solo alquanto
+ecceduto nel fare una legge che per sè stessa era,
+poi, giustissima. Ma di tutti i mali prevedibili e futuri,
+maggiore era il presente e visibile; giacchè si vedeva
+come in quei giorni medesimi, nei quali il popolo faceva
+una pace e perdono universale, i nemici del nuovo governo
+si univano per formare un partito e rovinare la repubblica,
+nel momento stesso ch’essa li beneficava. Certo, quel
+giorno le passioni s’inasprirono assai, e quella ingratitudine
+e doppiezza dovette molto irritare l’animo franco ed
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+aperto del Savonarola. Egli serbò su quel fatto un profondo
+silenzio; ma, nei seguenti sermoni, si tradisce un certo
+irritamento ed un’asprezza di parole che non avevamo
+mai veduta in lui. Tanto è vero quell’antico proverbio
+che dice: <i>una goccia d’aceto guasta una botte di miele!</i>
+</p>
+
+<p>
+Essendosi colla legge delle sei fave cominciato a
+pensare all’amministrazione della giustizia, si continuava
+ora a volervi provvedere, perchè in tutte le sue
+prediche il Savonarola la raccomandava.&#8205;<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> Infatti, in essa
+era un disordine grandissimo; una confusione indescrivibile
+di leggi e di magistrati, creata specialmente da Lorenzo
+il Magnifico, il quale aveva nella repubblica mescolato
+in maniera il vecchio ed il nuovo, che quasi non si
+poteva più venire a capo di nulla.&#8205;<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a> I giudici principali nelle
+cose civili e criminali, erano in antico due magistrati
+forestieri, il Potestà ed il Capitano del popolo: ad essi
+andavano le liti di maggiore importanza, e si appellava
+dalle sentenze emanate dai giudici minori, che risiedevano
+nei vari quartieri.&#8205;<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a> Verso il 1477, furono aboliti
+quei due magistrati;&#8205;<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> onde ne crebbe moltissimo l’importanza
+della Signoria e degli Otto, a cui ricadde gran
+parte della loro autorità. In quel medesimo anno, decadde
+ancora grandemente il tribunale di commercio o la
+<i>Casa della Mercatanzia</i>, che risiedeva accanto al Palazzo
+dei Priori ed aveva una grandissima importanza
+nella repubblica; giacchè essa era come il nucleo, il centro
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+principale della vita delle Arti in Firenze. Nè essendosi
+pensato di mettere a queste cose alcun rimedio, ora
+non sapevasi mai con certezza a quale magistrato bisognasse
+ricorrere, e la giustizia veniva assai male amministrata.
+Il Savonarola, quindi, raccomandava una riforma
+generale: voleva che si creasse una <i>Ruota</i>, o sia un tribunale
+di giudici cittadini, savi, ricchi e bene pagati, acciò
+fossero incorruttibili. «Ma se questo,» egli diceva, «è
+per ora troppo grande spesa, fate almeno venir subito un
+buono e valente giudice delle appellazioni;&#8205;<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a> e fate ancora
+che si riordini la Mercatanzia, e si elegga il suo giudice
+forestiero, secondo gli antichi statuti.»&#8205;<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a> In quanto alla
+Ruota, essendo essa una istituzione affatto nuova in
+Firenze, non si potè fondarla che parecchi anni dopo;&#8205;<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>
+ma si pensò, invece, di restituir subito la Mercatanzia
+nella sua primiera grandezza.
+</p>
+
+<p>
+Il 20 ed il 21 maggio 1495, passava, quindi, nei due
+Consigli la nuova legge, il cui tenore era questo: «Considerando
+che niuna cosa importi quanto l’amministrazione
+della giustizia; e vedendo come sia caduta basso
+la reputazione della Casa della Mercatanzia, per la confusione
+delle leggi fatte dopo gli antichi statuti;&#8205;<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a> e volendo
+i Magnifici Signori e Gonfaloniere rimediarvi coll’imitare
+le antiche e bene considerate leggi, e ridurre tale
+Casa nella sua buona e antica riputazione; provvidero
+e ordinarono:
+</p>
+
+<p>
+«Che i Signori della Mercatanzia debbano eleggere
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+trentotto savi cittadini d’anni trentacinque, i quali verranno
+squittinati nel Consiglio Maggiore; e i tredici che avranno
+più fave, saranno <i>Statutari e Riformatori della Casa
+e Corte della Mercatanzia ed Università dei mercatanti</i>,
+colla medesima autorità avevano gli statutari nel 1477;
+di togliere, cioè, aggiungere e riformare affatto lo statuto;
+il quale, dopo essere stato approvato nel Consiglio
+Maggiore, avrà pieno vigore.» — In questo modo rinacque
+l’antica ed illustre Casa della Mercatanzia, e venne compilato
+in Firenze quel secondo Codice di commercio, che
+si chiamò dai mercatanti lo Statuto del novantasei.&#8205;<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a> Esso
+fu nuovo documento della risorta sapienza civile dei
+Fiorentini, e riuscì di vantaggio grandissimo al popolo,
+alla giustizia ed alle Arti.
+</p>
+
+<p>
+Mentre che il nuovo governo s’andava sempre più
+conducendo alla sua perfezione, era necessario che
+gli Accoppiatori deponessero il loro ufficio, il quale o
+restava inutile, o veniva a contrastare con quello dei
+nuovi magistrati. A ciò si adoperava il Savonarola; e messer
+Domenico Bonsi, suo amico, fu dei primi a deporre
+volontariamente l’ufficio.&#8205;<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a> Gli altri seguirono il suo
+esempio; e l’8 di giugno, si vinceva una provvisione
+che dava loro «autorità, facoltà e balía di renunziare, e
+trasferire nel Consiglio Maggiore tutta quella autorità e
+potenza che avevano avuta dal Parlamento.&#8205;<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>» La medesima
+legge stabiliva il nuovo modo e le nuove forme con
+cui si doveva d’ora innanzi eleggere la Signoria.&#8205;<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+</p>
+
+<p>
+Cessata, fortunatamente e senza disordini, l’autorità
+degli Accoppiatori, restava ancora una legge gravissima
+da fare: bisognava, cioè, abolire i parlamenti,
+cagione in Firenze di tutti i disordini, di tutte le
+mutazioni, di tutte le tirannidi. Ora che il Consiglio
+Maggiore poteva fare e disfare ogni cosa, il parlamento
+aveva perduta ogni ragione di essere; nè altro
+scopo si poteva avere nel radunarlo, se non quello
+di distruggere la repubblica. E certo, se Piero de’ Medici,
+che già tutti vedevano adoperarsi, non senza fortuna,
+appresso i Francesi e i potentati d’Italia, fosse riuscito a
+tornare in Firenze; egli non avrebbe avuto altra via a
+volgere la plebe in suo favore, che quella dei parlamenti.
+E se i suoi amici, i quali, come ora pur troppo si vedeva,
+non erano nè pochi nè deboli, avessero pensato di
+tentare in suo favore qualche cosa nella città stessa; essi
+certo non speravano in altro, che in quei parlamenti,
+stati sempre a Firenze il più docile strumento della tirannide,
+e la via più facile a mutare gli Stati.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+</p>
+
+<p>
+Spesso, negli storici e politici fiorentini, noi troviamo
+lunghi ragionamenti che dimostrano i danni,
+i pericoli e le enormità dei parlamenti;&#8205;<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a> ma in quei
+giorni la questione era divenuta assai più viva. Si
+vedevano di lontano i Medici tramare; si era, nel deliberare
+la legge delle sei fave, scoperto che nel seno
+stesso della repubblica v’erano i nemici della libertà:
+gli animi s’erano, perciò, su quella questione alterati;
+ed il Savonarola stesso si lasciò trasportare a tenere
+sul pergamo un linguaggio insolito, e che certo non
+conveniva ad un ministro di pace, qual egli era: — «Io
+ho pensato a questo tuo parlamento, che non
+mi pare che sia altro che uno distruggimento, e
+però è necessario di levarlo via. — Popolo, fatti
+innanzi. Non sei tu, ora, signore tu? — Sì. — Or
+guarda che non si faccia parlamento, se tu
+non vuoi perdere il governo tuo. Sappi, che non
+vuole dire altro parlamento, che voler torre di
+mano al popolo il reggimento. Tenetelo a mente, e
+insegnatelo ai vostri figliuoli. Popolo, come tu senti
+la campana che si vuole fare il parlamento, lieva su,
+e tira fuori la spada e di’: — Che vuoi tu fare? Non
+può egli questo Consiglio ogni cosa? Che legge vuoi tu
+fare? Non può farla questo Consiglio? — E però vorrei
+che voi facessi una provvisione, che quando entra
+la Signoria, giurasse di non fare parlamento; e che se
+nessuno volesse pure tentare di fare parlamento, chi
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+lo rivela, se quello è dei Signori, guadagni trentamila
+ducati; se altro, mille. E se quello volessi fare
+parlamento sarà dei Signori, gli sia tagliato il capo;
+se è altro, sia rubello e confiscatogli tutti i beni. E
+che tutti i gonfalonieri, alla entrata dell’ufficio loro,
+giurino tutti, che come e’ sentano sonare a parlamento,
+la prima cosa corrino a mettere a sacco le
+case de’ Signori; e guadagni quello gonfaloniere che
+va a mettere a sacco una delle case de’ Signori, il
+quarto della roba; il resto guadagnino e’ suoi compagni.
+Item, che quando e’ Signori voglion far parlamento,
+che come mettono el piede in ringhiera, subito
+s’intenda non essere più Signori; e ognuno li possa
+tagliare a pezzi senza pecca.&#8205;<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>» — Questo era un momentaneo
+eccesso; e noi potremmo osservare, che la confisca,
+ed il mettere a sacco e distruggere le case, erano
+pene, a quel tempo, comunissime nei delitti politici.
+Ma nè questo nè il rammentare che i Medici e i
+Medicei avevano già cominciato a lavorare contro la
+repubblica; anzi, come noi vedremo, si accostavano
+già alle mura di Firenze; potrà affatto scusare il Savonarola
+del suo essersi lasciato trasportar così oltre dalla
+passione.
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia di ciò, il giorno 28 luglio 1495 egli
+aveva fatta quella predica, ed il 13 agosto la legge era già
+vinta, e diceva: «Che la riforma del presente Stato,
+avendo ad essere della libertà di questo fiorentissimo
+popolo; e desiderando conservare in perpetuo questo
+governo, acciò non solo noi ma i nostri figliuoli godano
+di questa santa libertà; e nessuno ardisca, levando
+capo, farsi tiranno e sottomettere i liberi cittadini; e
+conoscendo nessuna via essere tanto facile a sottomettere
+la nostra libertà, ed impedire questo nuovo e buono
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+reggimento e Stato, quanto la via del parlamento; e considerando,
+finalmente, che non può occorrere caso nessuno,
+per il quale abbi ad essere necessario fare parlamento,
+essendo venuto il governo in mano del popolo,
+che è vero e legittimo signore della nostra città, e
+può fare ogni nuova legge senza convocare il parlamento
+ec.:
+</p>
+
+<p>
+»I magnifici Signori e Gonfaloniere provvedono
+ed ordinano: che per l’avenire non si possa più fare
+parlamento; che la Signoria debba per lo innanzi giurare
+di mai più convocarlo; e chi macchinasse una tal
+cosa, sia sottoposto alla pena di morte, e 300 fiorini dati
+a chi lo rivelasse.»&#8205;<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>
+</p>
+
+<p>
+Dopo quel primo furore, il Savonarola tornava
+alle sue idee ed alla sua opera di pace, occupandosi tutto
+intorno alla formazione del Monte di Pietà. «Io vi
+raccomando questo Monte di Pietà, che ognuno l’aiuti;
+massime queste donne doverrebbono dare tutto quello
+che hanno di superfluo..... Ognuno offerisca; e non
+si dieno quattrini, ma ducati.»&#8205;<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a> Ed in questo modo
+continuando, predicava assai spesso in favore di quella
+istituzione, e raccomandava il basso popolo alla carità dei
+cittadini, delle donne, dei ricchi.
+</p>
+
+<p>
+In vero, niuna cosa poteva immaginarsi più utile
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+a sollevare la miseria del popolo, che questo Monte della
+Pietà. Eranvi allora a Firenze gli Ebrei, i quali imprestavano
+al 32½ per cento, con interesse composto; in
+maniera che s’era visto, che 100 fiorini, imprestati
+alla loro ragione ordinaria, arrivavano, dopo 50 anni, a
+49,792,556 fiorini, 7 grossi e 7 denari.&#8205;<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a> Queste cose
+avevano sollevato un grande odio del minuto popolo
+contro gli Ebrei, e facevano a molti pensare di trovar
+modo per mettervi qualche rimedio. Frà Barnaba da
+Tenti aveva da più tempo predicato il Monte di Pietà, e
+fondatolo a Perugia; Frà Bernardino da Feltre si dette,
+poi, a diffonderlo in Italia; e a tempo di Lorenzo dei
+Medici, venne a predicarlo in Firenze. Il 26 marzo 1473
+era già fatta la provvisione, quando pare che un ebreo
+arrivasse con 100,000 fiorini a corrompere i magistrati
+e lo stesso Lorenzo il Magnifico: in questo modo la cosa
+andò a vuoto, e Frà Bernardino fu esiliato da Firenze.
+A tempo di Piero de’ Medici, i Frati Minori eccitarono
+il minuto popolo contro gli Ebrei, e predicarono di
+nuovo il Monte della Pietà: dal che seguirono molti
+disordini, cagionati specialmente dalla imprudenza di
+Piero; il quale, solo per andare contro alla opinione
+dei magistrati e della gente più culta, favoriva i Frati
+Minori.&#8205;<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola si era sempre astenuto dall’entrare in
+quelle inutili controversie; nè mai una sola parola era
+uscita dalla sua bocca contro gli Ebrei: esso voleva convertirli,
+e non perseguitarli. Quando, però, il popolo divenne
+libero, egli si mise a propugnare il Monte della
+Pietà, ed a lui solo riuscì di fondarlo in Firenze. Il 28
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+decembre 95, veniva approvata la legge, che incominciava
+così: «Beato colui che veglia sul bisognoso e sul
+povero: nel giorno dell’avversità sarà liberato dal Signore.»
+Essa procedeva, poi, a parlare contro «la pestifera
+voragine e pessimo veneno dell’usura; già sopportata
+in Firenze 60 anni, da quella pessima e di Dio inimica
+setta ebraica.» Ordinava, finalmente, che si eleggessero
+otto cittadini, i quali, senza avere alcun salario, facessero
+lo statuto del Monte; dopo di che s’intendesse finito ogni
+contratto cogli Ebrei, cui si dava tempo un anno a partire. — Il
+15 dell’aprile 1496, era già scritto lo statuto,
+che veniva approvato nei Consigli. Tutto vi era inteso
+a vantaggiare il popolo: le spese d’amministrazione
+non dovevano passare i 600 fiorini l’anno: l’interesse
+che pagherebbero i portatori dei pegni, non eccedere
+il sei per cento: essi dovevano, però, giurare
+di non venire al Monte per giocarsi il danaro che ricevevano.&#8205;<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>
+Nel promuovere questa santa istituzione, tanto
+il Savonarola favoriva il popolo, che il suo disegno proponeva
+che gl’impiegati venissero salariati a spese del Comune,
+e i prestiti fatti senza interesse.&#8205;<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a> Ciò non fu possibile,
+ma il nuovo statuto del Monte riusciva a sollevar
+molto la minuta gente; nè per questo fu necessario
+cacciare gli Ebrei, chè i tempi del Savonarola erano
+tempi d’esaltate passioni, non però d’intolleranza.
+</p>
+
+<p>
+E queste furono le leggi colle quali il popolo fiorentino
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+ordinava la sua libertà, e dava a sè stesso una nuova
+costituzione. Di certo, aprendo i libri delle provvisioni
+fatte in questi anni, se ne può trovare un numero assai
+maggiore; che noi abbiamo tralasciate, per essere d’interesse
+tutto particolare. Fra queste, però, vogliamo nominarne
+una, che fu fatta l’8 di giugno 1495. Con essa, i magnifici
+Signori e Gonfalonieri: «Considerando che messer
+Dante Alighieri, bisnipote di Dante poeta, non può rientrare
+in Città per non aver potuto pagare la tassa impostagli
+dai Signori di novembre e dicembre passato; e giudicando
+essere bene usare qualche gratitudine alla posterità
+di quello poeta, il quale è di tanto ornamento a questa
+città; provvedono che il detto messer Dante s’intenda essere,
+e sia, libero da qualunque bando, relegazione ec.&#8205;<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>»
+Era un tardo perdono alla memoria del gran Ghibellino;
+una troppo debole giustizia al nome del divino poeta:
+pure, fece molto onore a quella repubblica l’avervi,
+nel suo primo nascere, pensato. — Di altre leggi non
+parleremo, perchè noi abbiamo voluto mettere innanzi
+agli occhi del lettore solamente l’insieme del nuovo
+governo.
+</p>
+
+<p>
+In un anno si era, dunque, costituita la libertà
+di un popolo; concessogli le armi; ordinato le gravezze;
+spenta l’usura col Monte di Pietà; fatta la pace
+universale; riordinata la giustizia; aboliti per sempre
+i parlamenti; e costituito quel Consiglio Maggiore, a
+cui il popolo di Firenze restò sempre affezionato con
+una tenacità che non ebbe mai per alcun’altra delle
+sue politiche istituzioni. Si mise, allora, sulla ringhiera
+di Palazzo quella statua di Giuditta che ammazza
+Oloferne, la quale è opera dell’immortale Donatello;
+e perchè da quel luogo eminente stesse a simboleggiare
+agli occhi di tutto il popolo il trionfo della libertà
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+sopra la tirannide, vi posero quella iscrizione che
+dice: <i>Exemplum sal: pub: cives posuere. MCCCCXCV.</i>&#8205;<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>
+</p>
+
+<p>
+E tutto ciò venne fatto in così poco tempo, senza
+sguainare una spada, senza versare una goccia di sangue,
+senza una sola discordia cittadina; e questo in Firenze,
+la città dei tumulti! Ma più di tutto, fu maraviglioso a
+vedere, come un uomo solo, un semplice frate,&#8205;<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> potesse
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+reggere dal pergamo tanta impresa, e guidarla sempre
+al bene: esempio unico nella storia, della onnipotenza
+della parola e dell’umana volontà. Egli non era in piazza,
+non sedeva in Palazzo: eppure seppe divenire l’anima di
+tutto il popolo, l’autore principale di tutte le leggi che fondarono
+il nuovo governo. Dopo la rivoluzione del 1494,
+noi subito scorgiamo nelle provvisioni, a chiare note ed
+in ogni parola, l’impronta del democratico frate. Esse
+diventano italiane, di latine che erano;&#8205;<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a> una nuova forma,
+un nuovo stile, un nuovo spirito le anima; vi riconosciamo
+quasi la voce stessa del Savonarola: spesso, anzi,
+non sono altro che il brano medesimo della predica
+in cui egli le aveva raccomandate. Noi entriamo
+nei Consigli, e sentiamo i cittadini sostenere le sue
+medesime idee, discorrere il suo stesso linguaggio. Ma
+che diremo quando, arrivati alla fine di questo anno
+1495, e rivolgendo indietro lo sguardo, noi troviamo
+che Firenze non è stata mai così savia e prudente;
+che la forma di governo ora costituita è la migliore,
+la sola stabile che, in tanti anni di tumultuosa
+vita, il suo popolo abbia saputa creare? Che diremo
+quando noi vediamo i più grandi politici fiorentini
+prenderla in esame, e non potersi trattenere di levarla
+a cielo?&#8205;<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il Machiavelli, il Guicciardini, il Giannotti, che
+scrissero quando la libertà fiorentina era caduta, quando
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+le speranze dei patrioti erano spente; meditarono tutta
+la storia di Roma, tutta la storia di Firenze e d’Italia,
+per trovare una forma di governo che meglio si potesse
+adattare alla loro patria, quando la fortuna volesse mutare
+aspetto: e tutti conclusero sempre, non esservi altro che il
+Consiglio Maggiore e la forma del 94, che eglino s’adoperavano
+solamente a modificare, per adattarla ai tempi mutati.
+Ed è meraviglioso veramente a considerare, come
+anche nelle modificazioni che proposero, quei grandissimi
+ingegni non si discostassero dalle idee del Frate:
+essi volevano un gonfaloniere a vita, ed egli lo aveva
+prima di morire consigliato più volte: essi volevano un
+nuovo tribunale per le cose criminali, ed egli lo aveva
+nei suoi sermoni predicato: essi proponevano una libera
+discussione nei Consigli, e niuna cosa egli aveva più
+costantemente raccomandata.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni, è vero, si sono affaticati a provare che il
+Savonarola non fu autore del Consiglio Maggiore, perchè
+il Soderini ne aveva portato l’idea da Venezia; che non inventò
+il Monte della Pietà, perchè era stato già predicato
+da altri; e così via discorrendo. Ma questa è una vana fatica:
+il Savonarola non inventò alcuna delle istituzioni che
+fece adottare in Firenze; ed in ciò sta, anzi, il suo merito
+maggiore. Le istituzioni non si creano nè s’immaginano;
+ma debbono essere il resultato dei tempi e delle
+condizioni d’un popolo. Egli seppe, per così dire, ritrovarle
+e riconoscerle; ebbe la forza di persuaderle e
+farle adottare: e questo è il più grande elogio che si
+possa fare al suo ingegno politico. Noi lo ripetiamo:
+il Savonarola vide più giusto di tutti, perchè vide col
+suo buon senso naturale, col suo profondo amore del
+bene, colla mente libera da teorie e l’animo libero da
+spirito di parte. Egli va messo, perciò, tra i più grandi
+fondatori di repubbliche.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+</p>
+
+<p>
+Che se a persuadere la verità di questi giudizi non
+basta l’evidenza della storia, non bastano le leggi stesse
+che abbiamo riportate quasi alla lettera, non basta
+l’autorità dei grandi politici italiani; noi non sapremmo
+davvero a quali argomenti ricorrere. Oggi, pur troppo, è
+invalsa una opinione che, ponendo in vista alcune particolari
+stranezze del Savonarola, sopra quelle solamente
+vorrebbe giudicarlo. Ma noi diremo, innanzi tutto, che
+nella vita politica di questo anno, egli aveva saputo assai
+moderarle; e dipoi, che se troppo spesso le troviamo
+mescolate nei suoi discorsi religiosi, scientifici ed anche
+politici, questo fu un errore ch’esso ebbe comune cogli
+uomini più grandi del suo tempo. Di certo, maggiori assai
+furono le stranezze di Girolamo Cardano, del Pomponaccio,
+del Porta e di tanti altri; ma niuno pensò mai che si
+dovesse perciò negare ad essi l’ingegno che pure ebbero
+nelle scienze fisiche e matematiche. E si potrà negare al
+Savonarola la sua grandezza politica, e cercare di spargere
+il ridicolo sulla sua persona, quando abbiamo innanzi
+a noi un popolo che quasi vive solamente della
+vita ch’egli ha saputa infondergli, e vediamo ordinata
+da lui una costituzione che è l’ammirazione di tutti
+gli antichi e moderni scrittori? Che se certe singolarità
+del suo carattere dánno ombra, ed impediscono, ancora,
+che nell’animo del lettore si formi un giudizio chiaro
+e sicuro; noi lo preghiamo che seguiti oltre questa
+narrazione, perchè, quando di esse avremo fatto un
+esame minuto e diligente, appariranno, forse, sotto un
+aspetto assai diverso da quello che hanno loro dato gli
+altri biografi.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+</p>
+
+<h4 id="notacap5-2">NOTA.
+<span class="smaller"><i>Delle opinioni che professarono i grandi politici fiorentini,
+intorno al Savonarola ed al governo da lui istituito.</i></span></h4>
+</div>
+
+<p>
+Non pare che il Machiavelli avesse avuta molta simpatia
+pel Savonarola; giacchè, in una delle sue prime lettere, ne parla
+solamente come d’un frate furbo e astuto: ma ciò non fa che
+dare maggior peso al rispetto con cui ne parlò in età più matura.
+Egli non si astiene, è vero, dal notare alcuni di quelli che
+credette errori politici del Frate: specialmente a proposito
+della legge delle sei fave, di che abbiamo parlato più sopra ed
+avremo altrove occasione di tornarvi: ma assai più spesso,
+parla della «dottrina, prudenza e virtù dell’animo suo»
+(<i>Discorsi</i> lib. I, Cap. XLV); lo chiama «afflato di virtù divina»
+(<i>Decennale primo</i>); e dice, che «d’un tanto uomo se ne
+debbe parlare con riverenza» (<i>Discorsi</i> lib. I Cap. XI). Quando,
+poi, viene a discorrere delle istituzioni fondate dal Savonarola,
+è costretto confessarne tutta l’importanza; come si
+vede nel suo <i>Discorso</i> a Leone X, ove dice espressamente:
+non esservi altra via a riordinare lo Stato di Firenze, che
+quella di aprire il Consiglio Maggiore. «Senza satisfare
+all’universale, non si fece mai alcuna repubblica stabile.
+Non si satisferà mai all’universale dei cittadini fiorentini, se
+non si riapre la sala (del Consiglio); e sappia vostra Santità,
+che chiunque penserà tôrle lo stato, penserà innanzi ad ogni
+altra cosa di riaprirla.» Se, poi, si volesse osservare che le
+lodi del Machiavelli sembrano assai più sentite, quando riguardano
+le leggi dal Savonarola istituite o il predominio ch’egli
+seppe acquistare sul popolo, piuttosto che quando discorrono
+della persona stessa del frate; questo sarà assai facilmente spiegato
+dal considerare la grande diversità e quasi l’opposizione
+di que’ due caratteri, l’uno tutto fede e spontaneo entusiasmo,
+l’altro tutto analisi, dubbio e ricerca. Eran certamente due
+grandi uomini che non si potevano intendere. Il Savonarola
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+avrebbe condannato con soverchia severità le idee del Segretario
+fiorentino; e questi, malgrado la sua ammirazione pel fondatore
+della repubblica del 94, non poteva risparmiare i suoi
+sarcasmi contro al frate ed al profeta. Onde, quell’ironia che
+trasparisce qualche volta di sotto alla lode, e quel biasimo che
+viene sempre moderato dalla stima e dal rispetto, ci dipingono
+la vera impressione che era nell’animo del Machiavelli, assai
+meglio d’ogni giudizio più definito.
+</p>
+
+<p>
+Il Giannotti, poi, quel nobile e generoso cittadino che ebbe
+la sventura di vedere due volte caduta la libertà della sua patria,
+e due volte sopportò l’esilio, temperandone il dolore col
+darsi tutto a studiare il modo come riordinare il governo di Firenze
+pel tempo in cui fosse ritornata libera; egli non s’imbatte
+mai nel nome del Savonarola, senza che quel cuore di bravo popolano
+palpiti più forte; e la sua ammirazione per le istituzioni da
+lui consigliate, si manifesta con una sì spontanea ingenuità,
+che muove quasi le lagrime. «Chi fece il Consiglio Grande,»
+egli dice, «fu più savio di Giano della Bella; perchè questi pensò,
+per assicurare il popolo, d’abbassare i grandi; mentre l’altro
+cercò d’assicurare la libertà a tutti.» (<i>Della Repubblica fiorentina</i>,
+pag. 87; Firenze 1850.) Così tutto il suo libro è pieno di
+questa ammirazione. E quando egli vuole rimproverare l’abuso
+che facevano i frati al suo tempo, del predicare di continuo
+sulle cose di Stato ed in Palazzo, egli aggiunge: «E se Frà
+Girolamo vi predicò, egli non è più un Frà Girolamo ornato
+di tanta dottrina, di tanta prudenza e di tanta sapienza; e
+però non debbono essere sì presuntuosi, che paia loro conveniente
+di fare quello che faceva, chi di gran lunga in ogni
+cosa li superava.» (<i>Della Repubblica fiorentina</i>, lib. III,
+pag. 233.)
+</p>
+
+<p>
+Ma chi volesse veramente conoscere il giudizio che i grandi
+uomini di Stato facevano del Savonarola, e vedere esaminata minutamente
+la forma di governo da lui ordinata, ed i grandi servigi
+ch’egli rese alla libertà della sua patria; bisogna che legga
+le <i>Opere inedite</i> di Francesco Guicciardini. Nella <i>Storia d’Italia</i>,
+egli, scrivendo in tempi avversi al Frate, aveva frenato la sua
+penna; ma in quelle opere che scrisse nel segreto del suo studio,
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+e che non destinava forse alla luce, noi troviamo in lui un altro uomo.
+Pare come s’ei volesse alleviare un peso che opprime troppo
+la sua coscienza, e dare sfogo a sentimenti con violenza e lungamente
+repressi nell’anima sua. Quasi ci sembra vedergli cadere di
+dosso il pomposo manto del corrotto diplomatico, ed uscirne di
+sotto lo schietto lucco repubblicano. Dall’anima sua esce spontaneo
+un inno eloquente alla libertà, ed egli è forzato di gridarlo
+alle mura della sua stanza, non avendo avuto il coraggio di farlo
+sentire ai suoi concittadini. In questi scritti, egli non ha parole
+bastevoli per lodare il Savonarola, ed il Consiglio Maggiore
+da lui favorito. Nei suoi <i>Ricordi</i> egli dice: «Che i Fiorentini
+hanno messo tanto lo animo a questa libertà del 94, che ai
+Medici non basterà nè arte nè dolcezza nè astuzia per farla
+dimenticare. Che una volta era facile, perchè si trattava
+di togliere la libertà a pochi; ma dopo il Consiglio Grande, si
+tratta di toglierla a tutti.» (<i>Ricordi</i>, XXI, XXXVIII, CCCLXXVI.)
+E nel <i>Reggimento di Firenze</i>, egli ripete più e più volte: «Voi
+avete un grande obbligo a questo Frate, che ha levato il rumore
+a tempo, ed ha fatto senza sangue quello che, senza di lui, si
+sarebbe fatto con sangue e disordine grandissimo. Chè avreste
+avuto, prima un governo ristretto di ottimati, e poi un governo
+popolare eccessivo; dal quale sarebbero venuti i disordini ed il
+sangue, e forse sarebbe finito con una tornata violenta di Piero.
+Egli solo ha saputo, fin dal principio, essere largo, per frenare
+poi a tempo le cose.» (pag. 28, e <i>passim</i>.) Ma nella <i>Storia di
+Firenze</i>, il Guicciardini diviene quasi un Piagnone. Egli esalta
+la prudenza e l’ingegno pratico e politico del Savonarola, lo
+chiama salvatore della patria; e le sue parole son tanto eloquenti,
+che, non potendole riferire tutte, non vogliamo, riportandone
+il senso, scolorirle. (Quest’opera vedrà quanto prima
+la luce, nella bella edizione curata dal chiariss. Sig. Canestrini.)
+</p>
+
+<p>
+Ai nostri tempi, è vero, si è da alcuni cominciato a discreditare
+il Savonarola come uomo politico; e quando non poterono
+fare altro, lo misero in ridicolo, giudicandolo sempre con una
+leggerezza incredibile. Ma anche appresso i moderni, se qualche
+scrittore serio ha preso in esame il soggetto, venne sempre nella
+medesima conclusione degli antichi. E certo, se fra i moderni
+<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
+politici fiorentini v’è un nome che ei possa ardire di citar
+dopo quei grandi Italiani; questo è senza dubbio quello di
+Francesco Forti, cui solo la morte immatura impedì ch’egli
+divenisse chiaro nel mondo quanto meritava. Egli, adunque,
+che ebbe nelle cose di diritto e nelle antiche istituzioni della sua
+patria una penetrazione veramente straordinaria, ecco in qual
+modo discorre del Savonarola: «La riforma del Frate è stata
+forse il solo giusto governo che abbia avuto Firenze in istato
+repubblicano. Difatti, quanti uomini di merito parteggiarono
+in Firenze pel governo popolare sino al 1530, tutti
+furono in devozione delle idee del Savonarola. Pochi uomini
+più grandi di lui ha da rammentare la storia italiana del
+secolo XV; forse nessuno la storia politica della Repubblica
+di Firenze.» (Forti, <i>Istituzioni Civili</i>.) — Riempire questa
+nota d’altre citazioni, ci sembra superfluo, giacchè i fatti parlano
+con troppa evidenza.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap6-2">CAPITOLO SESTO.
+<span class="smaller">Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola.</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Chi, leggendo le cose da noi discorse nel capitolo
+antecedente, volesse inferirne lo stato in cui era l’animo
+del Savonarola, anderebbe forse assai lungi dal vero.
+Ognuno crederebbe di trovarlo, se non superbo,
+almeno lieto del successo ottenuto, del gran bene che
+aveva fatto al suo popolo. Ma, invece, basta leggere
+le prediche che egli faceva in quel tempo, per vedere
+come una profonda tristezza occupava l’animo
+suo. Mentre che egli domina dal pergamo tutto il popolo,
+che pende da’ suoi cenni; mentre che la città intera
+ubbidisce alla sua volontà; egli è ben lungi dall’abbandonarsi
+alla gioia. L’avvenire si presenta tristo
+ai suoi occhi, ed invano egli cerca allontanarne la sinistra
+immagine. — «Io sono stanco, o Firenze, per quattro
+anni di continue predicazioni, nei quali non ho
+fatto altro che affaticarmi per te. Ancora, afflitto m’ha
+assai la continua memoria del flagello che io veggo venire,
+e la paura e timore di te, che tu non pericolassi
+in quello. Onde io faccio, per te, una continua orazione
+al Signore.»&#8205;<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a> — Invero, le grandi promesse e le belle
+speranze da lui date a Firenze, erano state sempre condizionate:
+«Se voi non vi convertite al Signore, i lieti
+augurii si muteranno in tristi.» E quel popolo era tanto
+inveterato nel male, che l’avvenire dell’Italia, l’avvenire
+della Chiesa ed il suo proprio avvenire apparivano
+agli occhi del Savonarola pieni di pericoli e dolori sempre
+maggiori.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questi tristi presentimenti, pare che si affacciassero
+a lui più vivi, in quei momenti appunto nei quali
+si sarebbe creduto che più sereno e contento dovesse essere
+l’animo suo. Quando aveva superata la prima lotta
+politica; quando avea fatta vincere la forma del governo
+popolare ed il Consiglio maggiore; in quei giorni in cui il
+popolo tutto lieto andava ad ascoltarlo, e si aspettava da
+lui quasi un cantico di gloria al Signore; egli, cominciando
+invece una delle solite allegorie, dipingeva la tristezza del
+suo animo, e profetizzava agli uditori la sua morte violenta,
+della quale sembra che non abbia mai dubitato. — «Un
+giovane, partendosi da casa sua, si mise nel mare
+a pescare; ed il padrone della nave lo condusse pescando
+in alto mare, dove non si vedeva più il porto: onde il
+giovane cominciò a lamentarsi altamente. O Firenze!
+quel giovane che si lamenta, è su questo pergamo. Io fui
+condotto fuori della casa mia al porto della religione,
+ove andai nella età di ventitrè anni, solo per cercare la
+libertà e la quiete; due cose che amavo sopra tutte le
+altre. Ma ivi riguardai le acque di questo mondo, e cominciai
+colla predica a guadagnare qualche anima; e
+trovandovi io piacere, il Signore mi ha messo in mare
+e portatomi in alto mare, dove ora sono e donde non
+vedo più il porto. <i>Undique sunt angustia.</i> Dinanzi ai
+miei occhi, io vedo apparecchiarsi tribolazione e tempesta;
+di dietro io ho perduto il porto, ed il vento mi
+spinge in alto. A destra sono gli eletti che domandano
+aiuto; a sinistra i demonii e cattivi che ci molestano e
+tempestano: di sopra io vedo la virtù eterna, e mi
+spinge la speranza; di sotto è l’inferno, che come uomo
+io debbo temere, perchè senza l’aiuto di Dio vi cadrei
+certamente. — Oh Signore, Signore! dove mi hai tu
+condotto? Per volerti salvare alcune anime, sono in
+luogo donde non posso più tornare alla mia quiete. Perchè
+<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
+m’hai generato uomo di rissa e discordia sopra tutta
+la terra? Ero libero, ed ora sono servo d’ognuno. Io
+vedo per tutto guerra e discordia venire sopra di me.
+Almeno voi, o amici miei, o eletti di Dio, pei quali notte
+e giorno m’affliggo, abbiate misericordia di me. Datemi
+dei fiori, come dice la cantica, <i>quia amore langueo</i>. I fiori
+sono le buone opere, ed io non desidero altro se non
+che voi piacciate a Dio e salviate l’anima vostra.» E tanto
+il Savonarola s’agitava in questo discorso, ch’era costretto
+fermarsi: «or lasciami riposare in tanta tempesta.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma quale,» diceva egli, riprendendo il sermone,
+«quale sarà, o Signore, il premio conceduto nell’altra
+vita a chi riesce vittorioso in simile battaglia? — Cosa
+che l’occhio non può vedere, l’orecchio non può udire;
+la beatitudine eterna. — E quale fia il premio conceduto
+in questa vita? — Non sarà il servo maggiore del
+suo padrone, risponde il Signore. Tu sai che dopo la predicazione,
+io fui crocifisso: così il martirio toccherà anche
+a te. — Oh Signore, Signore!» esclamava qui il Savonarola
+con la sua voce sonora, che echeggiava in tutta la
+chiesa, «concedimi, dunque, questo martirio, e fammi presto
+morire per te, come tu sei morto per me. Ecco già
+parmi vedere il coltello affilato.... Ma il Signore mi
+dice: aspetta ancora un poco, acciò vengano le cose che
+hanno a seguire, e poi userai quella fortezza d’animo
+che ti sarà concessa.» E qui, riprendendo l’esposizione
+del Salmo al verso <i>Laudate Dominum, quia bonus</i>,
+continuava la predica.&#8205;<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>
+</p>
+
+<p>
+Fu questo uno di quei momenti, de’ quali egli soleva
+dire: «un fuoco interno brucia le mie ossa, e mi
+forza a parlare.» Il Savonarola era allora rapito come in
+una specie d’estasi, nella quale l’avvenire sembrava
+veramente aprirsi ai suoi occhi. Quando ciò gli seguiva
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+nella solitudine della sua cella, esso rimaneva lungo
+tempo in preda alle visioni e vegliava le notti intere, fino
+a che il sonno, vincendolo, non veniva a riconfortare le
+stanche sue membra. Ma se ciò seguiva, invece, quando
+era sul pergamo, in presenza di tutto il popolo; il suo
+esaltamento allora non aveva più limiti, superava tutto
+ciò che la penna può descrivere: egli era come prepotentemente
+rapito, e rapiva seco il suo uditorio. Si
+vedevano uomini e donne, d’ogni età e condizione, artigiani,
+poeti e filosofi, prorompere in un pianto dirotto,
+che echeggiava per tutta la chiesa. Colui che dalla viva
+voce raccoglieva la predica, era allora costretto a scrivere:
+«qui il pianto mi vinse, e non potetti andare più
+oltre.» Il Savonarola stesso sedeva esausto, e qualche
+volta rimaneva ammalato ed a letto per più giorni.&#8205;<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a> La
+critica non potrà mai giudicare la forza e l’eloquenza di
+questi momenti, di cui le parole ci sono in gran parte
+sfuggite o rimangono prive dell’ardore con cui furono
+pronunziate; prive cioè della loro vita. E noi dobbiamo
+credere quell’esaltamento tanto maggiore, e tanto più
+straordinaria la veemenza dell’oratore, l’eloquenza, se
+così può dirsi, della sua persona; in quanto che le poche
+parole che ci restano di quei momenti solenni, non
+sempre sono atte a spiegarci la grande commozione che
+da esse veniva prodotta nel pubblico fiorentino, che pure
+era il più culto in Europa.
+</p>
+
+<p>
+Invero, se ci mettiamo a considerare imparzialmente
+la vita e la dottrina del Savonarola, troveremo ch’egli
+ebbe un singolare ed inesplicabile presentimento dell’avvenire,
+il quale dètte ai suoi scritti, alle sue prediche, alla
+sua vita, una straordinaria potenza. Spogliando le sue
+molte predizioni da tutto ciò che vi è di particolare e
+d’accessorio, noi saremo sorpresi di vedere che si son
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+quasi tutte verificate. Noi qui non vogliamo parlar solo
+di quell’acume politico che gli fece, prima d’ogni altro,
+annunziare la venuta dei Francesi, la cacciata dei Medici
+e i tanti altri avvenimenti che seguirono; quell’acume,
+che destava così gran maraviglia in tutti i più accorti
+uomini di stato in quel secolo.&#8205;<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a> Nè ci fermiamo a quel
+costante e continuo presentimento che il Savonarola ebbe
+della sua morte violenta, la quale annunziava con una sicurezza
+inesplicabile, e maravigliosa davvero. Ma vogliamo
+piuttosto notare, ch’egli fu il primo a sentire che si
+avvicinava un grande rinnovamento nel genere umano;
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+che il senso religioso doveva rinascere nel cuore degli
+uomini per rigenerarli; che, attraverso sanguinose battaglie,
+la società avrebbe ripreso vigore. Altro non significano,
+se noi bene le esaminiamo, quelle sue famose
+conclusioni: — La Chiesa sarà rinnovata, ma prima flagellata;
+e ciò sarà presto. — Quel suo continuo ripetere
+che gl’infedeli saranno convertiti, che il Cristianesimo
+deve trionfare sulla terra, che vi sarà ben presto un
+solo ovile ed un solo pastore; ci fanno scorgere, assai
+spesso con grande evidenza, come egli presente che il
+genere umano è vicino a ritrovare la sua unità, e
+che ben tosto il Cristianesimo sarà la sola religione dei
+popoli civili. Leggendo e considerando attentamente le
+sue opere, noi restiamo davvero maravigliati nel vedere
+la costanza, l’insistenza con cui ripete le sue <i>conclusioni</i>;
+la certezza con cui sembra vederle verificate. E quando
+noi lo udiremo, più tardi, descrivere le future calamità
+dell’Italia con minuti particolari, con singolare evidenza;
+quando noi vedremo ch’ei si esalta, si commuove ed è
+quasi rapito in un delirio di dolore nel descriverle; noi
+non potremo spiegare il fatto, ma di certo è un fatto
+straordinario. Quest’uomo vede il tristo e doloroso avvenire
+della sua patria; e con tanta evidenza ne presente
+i dolori, che già quasi li soffre egli stesso.
+</p>
+
+<p>
+Tale ci apparisce il carattere profetico, se così possiam
+dire, del Savonarola, quando volgiamo uno sguardo
+a tutta la sua vita, a tutte le sue predizioni; fermandoci
+a quelle solamente che possono avere una generale importanza,
+e lasciando da un lato tutto ciò che v’è in esse
+di particolare e d’accessorio. Che se, invece, vogliamo
+fermarci a questa parte, le cose mutano aspetto, e noi saremo
+costretti di esaminare un altro lato affatto diverso
+nel carattere del Frate. Noi vedremo, allora, che in lui
+erano come due nature di uomini diversi: l’uno si spingeva
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+nell’avvenire; l’altro, quasi, retrocedeva nel passato.
+Dopo avere esaminato il primo, ci viene innanzi
+il secondo, e bisogna conoscerlo.
+</p>
+
+<p>
+Lo studio della scolastica avea avuto una parte così
+grande nel formare il carattere del Savonarola, ch’egli
+ne ricevette una grandissima disposizione al sottilizzare
+e sofisticare. Aveva poi sin da fanciullo preso una
+strana passione nel leggere e studiare in San Tommaso
+tutto ciò ch’esso dice sulle operazioni angeliche,
+sull’indole dei profeti e delle loro visioni: andava
+e riandava senza posa quelle minute e sottili distinzioni
+del dottore angelico, le accompagnava con
+una lettura continua del vecchio Testamento e dell’Apocalisse;
+onde non vi era sogno o visione dei profeti
+e patriarchi, che a lui non fosse divenuta familiarissima.
+Queste cose formavano, per giorni interi,
+l’occupazione della sua mente giovanile; accendevano
+la sua fantasia già per sè stessa esaltata; e la sua
+fibra, assai nervosa, ne veniva scossa ed eccitata in maniera,
+che la penna non potrebbe descriverlo. I sogni
+e le visioni, che aveva avute sin da fanciullo, cominciarono
+a moltiplicare; si affollavano intorno alla sua
+mente, e nella notte egli ne veniva quasi assalito.
+Quando poi s’avvide che la lettura della Bibbia e dei
+Padri, la fervida preghiera, le notti vegliate, le facevano
+crescere ogni giorno; incominciò a crederle ispirate
+dal Signore, prodotte nella sua mente dagli angeli,
+in quel modo appunto che San Tommaso dice avvenire
+dei profeti. Allora non vi fu più sogno da lui fatto, non
+vi fu strana immaginazione cui non trovasse un riscontro
+nella Bibbia, che non mettesse a scrutinio colle
+regole dell’angelico dottore. Passava, inginocchiato nella
+sua cella, le notti intere in preda a queste visioni, le
+quali esaurivano sempre più le sue forze, esaltavano
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+il suo cervello; ed egli finiva col vedere in ogni cosa
+rivelazioni del Signore.
+</p>
+
+<p>
+Ma qui dobbiamo narrare un altro fatto, che pure
+merita di essere preso in considerazione. Eravi tra i
+frati di San Marco un tale Silvestro Maruffi, che ebbe
+gran parte nei destini del Savonarola. Costui sembra che,
+per una malattia avuta sin da fanciullo, andasse soggetto
+ad una nuova specie di sonnambulismo, nel quale cadeva
+anche di giorno, vedendo singolari visioni, facendo strani
+discorsi. Ma lungi dal dare a queste cose alcun valore
+misterioso o soprannaturale, non appena egli seppe
+come il Savonarola cominciava a parlare di rivelazioni e
+ad annunziare il futuro, gliene fece aspro rimprovero,
+dicendola cosa pazza e indegna di uomo grave come lui.
+Ed il Savonarola, con quello sguardo e quella sicurezza
+che gli dava tanto ascendente sopra gli uomini, lo consigliò
+allora a pregare fervidamente il Signore, perchè
+lo illuminasse sopra la verità di questa cosa. Il Maruffi
+stesso, presso alla sua morte e quando non aveva
+più il coraggio di difendere il suo maestro, confessò
+esplicitamente: «O fosse la mia malattia, o altra ragione,
+certo a me parve che gli spiriti mi riprendessero del
+non gli credere.»&#8205;<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a> Era senza dubbio un altro effetto
+di quello strano sonnambulismo; ma pur fece una così
+grande impressione sull’animo de’ due frati, che da quel
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+giorno non dubitarono più un solo momento, che quelle
+visioni fossero davvero rivelate dal Signore. Il Savonarola
+cominciò ad avere pel Maruffi una stima e quasi
+un rispetto che la sua poca dottrina ed il suo carattere
+debole e leggiero non meritavano punto; prestò una
+fede veramente cieca alle sue parole;&#8205;<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a> e così trascinato
+d’errore in errore, si confermò sempre più nelle sue
+strane idee intorno alle visioni. E veramente, la natura,
+il caso, lo studio, la preghiera, ed ogni cosa sembrava
+aver voluto contribuire a spingerlo, quasi per forza,
+in questo pericoloso pendío.
+</p>
+
+<p>
+Non è descrivibile che cieca fede egli prestasse
+ormai a queste sue visioni e sino a che punto ne fosse
+divenuto schiavo. A sentirlo discorrere, si sarebbe in
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+certi momenti creduto che in esse sole consistesse tutta
+l’importanza della sua missione. Egli vi faceva sopra
+uno studio continuo, una seria meditazione: si occupava
+lunghe ore a distinguere come gli angeli producono
+le visioni nella mente dell’uomo; come si odono
+le voci soprannaturali, e via discorrendo. Nelle prediche,
+nelle epistole, per tutto, noi troviamo sparse le
+idee ch’era riuscito a formarsi su questo soggetto. Ma
+nel <i>Dialogo della verità profetica</i>, pubblicato nel 1497,
+egli le raccolse insieme, per farne quasi un trattato scientifico.
+In esso si scorge, a chiare note, la ingenua credulità
+del frate, e la strana confusione ch’erasi fatta
+nella sua mente. Invano noi cerchiamo qual fosse il concetto
+preciso che egli aveva delle sue profezie e della sua
+profetica missione: sembra, invece, che nella sua mente
+fosse una strana mescolanza di opposte teorie, per niuna
+delle quali sapesse assolutamente decidersi. Qualche volta
+parrebbe ch’egli profetizzi l’avvenire per semplice ragionamento;
+giacchè lo studio della Bibbia, e la considerazione
+dei corrotti costumi della Chiesa, debbono persuadere
+ad ogni uomo savio che il flagello è vicino.&#8205;<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>
+Altre volte, invece, egli crede conoscere l’avvenire per
+mezzo delle celesti visioni, le quali sono altrettante rivelazioni
+a lui fatte direttamente da Dio, per il bene
+<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
+del popolo italiano. E questo dono, secondo lui, è indipendente
+affatto dal suo carattere di buon cristiano: egli è
+un puro strumento nella mano di Dio; e, sebbene profeta,
+può anche non essere salvo. Con tale concetto,
+calcato sulla dottrina di San Tommaso, assumeva, dunque,
+esplicitamente il carattere di profeta, e dava alle sue
+visioni la spiegazione e l’importanza medesima che l’angelico
+dottore e la Chiesa dànno a quelle dei profeti.
+«Vengono,» egli diceva, «direttamente da Dio, e sono
+dagli angeli dipinte nella parte dello intelletto e non dello
+affetto, senza che per esse l’uomo debba esser salvo.»&#8205;<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma nelle sue opere intorno alla profezia, si presenta
+assai spesso un concetto quasi opposto; il quale lasciando
+da un lato le visioni e i sogni puerili, considera quel
+maraviglioso istinto o, se così vuol dirsi, divinazione
+dell’avvenire, che niuno potrà mai negare al Savonarola,
+non già come una ispirazione venuta da Dio indipendentemente
+dalla grazia e dalla salute; ma, anzi,
+come un risultato e quasi una parte essenziale di quello
+spirito evangelico di cui il cristiano deve essere informato.
+«Io non sono,» esso diceva allora, «nè profeta nè
+figlio di profeta; io non voglio questo nome terribile;
+ma io sono certo che le cose che annunzio seguiranno,
+perchè esse partono dalla dottrina cristiana, dallo spirito
+di carità evangelica...&#8205;<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a> In verità, sono i vostri
+peccati, i peccati d’Italia, che mi fanno per forza profeta,
+e che dovrebbero far profeta ognuno di voi. Il
+cielo e la terra vi profetizzano contro, e voi non lo vedete
+nè lo udite. Voi siete ciechi della mente, voi chiudete
+le orecchie alla voce del Signore che vi chiama. Se
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+voi aveste lo spirito di carità, voi tutti vedreste, come lo
+vedo io, il flagello che s’avvicina.»&#8205;<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a> — E questi varii
+concetti s’incontrano nelle sue opere ad ogni piè sospinto,
+si urtano, si contraddicono, senza che mai alcuno di essi
+riesca a dominare compiutamente. Una tale contraddizione
+si trova assai spesso nelle prediche; ma è anche
+maggiore in quelle opere che trattano specialmente
+di profezia, le quali meritano di essere esaminate più
+da vicino da chi vuol conoscere anche questo lato della
+mente di Frà Girolamo Savonarola.&#8205;<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel <i>Dialogo della verità profetica</i>, che abbiamo più
+sopra accennato, egli discorre con sette interlocutori
+allegorici, che sono i sette doni dello Spirito Santo; e risponde
+alle loro varie obbiezioni. Essi cominciano col
+domandargli: — Se mai egli si finga profeta, onde più
+facilmente persuadere al popolo le verità della fede. — Al
+che egli, pieno d’indegnazione, risponde: — Che la verità
+è una sola, e che ogni menzogna è peccato; peccato
+gravissimo sarebbe, poi, quello di chi volesse ingannare
+tutto un popolo col nome del Signore, e così fare
+Dio medesimo impostore. — Non potrebbe tutto questo,
+gli domanda un altro, essere una tua arroganza, nascosta
+sotto l’abito di falsa modestia? — A ciò il Savonarola,
+citando l’autorità di San Tommaso, risponde: — Questo
+lume non giustifica l’uomo: su che cosa fonderei io
+dunque la mia superbia, la mia arroganza? — Non potrebbe
+essere, soggiunge un terzo, che tu, in buona
+fede, ingannassi te stesso? — No, risponde egli, non è
+possibile. Io conosco la purità delle mie intenzioni: io
+ho adorato sinceramente il Signore, io cerco imitarne
+i vestigi; io ho vegliato le notti intere nella orazione;
+io ho perduta la pace, ho consumato la salute e la vita
+pel bene del prossimo: no, non è possibile che il Signore
+m’abbia ingannato. Questo lume è la verità
+stessa; questo lume aiuta la mia ragione, regge la mia
+carità.&#8205;<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a> — E così va oltre, sostenendo con molta eloquenza
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+un concetto affatto contrario a quello che aveva
+esposto poche pagine innanzi. Ad un interlocutore, egli
+ha provato la verità del suo <i>lume</i> col dirgli, che è indipendente
+dalla grazia; ad un altro vuol provarlo col
+dirgli, che è quasi una medesima cosa con essa.
+</p>
+
+<p>
+Ma quello che, più di tutto, è meritevole di considerazione,
+si è ciò che risponde quando gli vien domandato: — Quale
+è, dunque, la certezza che tu hai di
+queste tue rivelazioni? — È singolare veramente il vederlo
+dibattersi fra mille argomenti, fra mille sillogismi,
+che sono altrettanti sofismi, per dimostrare la verità
+delle sue rivelazioni. Trista posizione è quella di chi
+deve colla ragione provare che egli è al di sopra della
+ragione, e cogli umani argomenti provare ch’egli è al
+disopra degli uomini. Il Savonarola, senza avvedersene,
+camminava sopra un terreno che poteva aprire sotto i
+suoi piedi una voragine pericolosa. Per dimostrare la
+sua soprannaturale potenza, non vi era che un solo modo
+irrecusabile: il miracolo. Tal domanda poteva un giorno
+essergli fatta da quella cieca moltitudine che, colla sua
+credulità, spingevalo a sempre maggiori eccessi; tal
+domanda poteva, nelle mani dei suoi avversari, divenire
+un giorno arme contro di lui potentissima. Ma egli
+era così cieco in queste sue credenze, che mai non gli
+poteva venire il pensiero di dubitarne: gli sarebbe, quasi,
+sembrata un’ingratitudine al Signore; nè sapeva persuadersi
+che coloro i quali non gli volevano credere, potessero
+essere in buona fede.
+</p>
+
+<p>
+Aveva scritto ancora un altro opuscolo sullo stesso
+soggetto della profezia, col titolo di <i>Compendium Revelationum</i>,
+che fu pubblicato nell’agosto dell’anno 1495.&#8205;<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a> Si trova
+<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
+in esso un compendio delle sue principali visioni, e
+molte notizie importantissime intorno alla sua vita;
+alcune delle quali si riferiscono, appunto, al modo con
+cui egli cominciò a profetare, ed alla lotta ch’ebbe a
+<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
+sostenere l’animo suo contro quel bisogno di raccontar
+visioni, che pur finalmente lo vinse. Questo scritto
+è dettato in un latino assai corretto e quasi elegante,
+se lo paragoniamo a quello delle altre opere del Savonarola:
+alcune delle visioni che racconta non mancano
+d’una certa vigorosa fantasia; come quella più sopra
+narrata (1492) della spada del Signore, e un’altra che
+vide circa il medesimo tempo. Gli apparve, allora, una
+croce nera, che si elevava nel bel mezzo della città di
+Roma e montava fino al cielo; dove era scritto: <i>Crux
+iræ Dei</i>. Il cielo conturbavasi; nuvoli terribili volavano
+per aria; traevano venti, tuoni e saette; piovevano
+fuochi e spade; moriva numero grandissimo di gente.
+A un tratto la visione si muta; il cielo rasserena e la
+croce nera sparisce. Di mezzo a Gerusalemme, ne sorge
+un’altra che sembra di oro, che illumina e rallegra il
+mondo; sopra vi è scritto: <i>Crux misericordiæ Dei</i>; e
+da tutte le parti della terra corre gente ad adorarla.
+Questa visione divenne anch’essa popolare, e fu incisa
+in un numero infinito di stampe e di opere del Frate:
+il significato e le speranze che voleva simboleggiare,
+erano facili assai a comprendersi. Ma che diremo quando
+il Savonarola, fattosi ambasciatore dei Fiorentini a Gesù
+Cristo, racconta il suo lungo e strano e incomprensibile
+viaggio nel paradiso, del quale dà una minuta descrizione,
+riportando i discorsi che gli furono tenuti
+da vari personaggi allegorici e dalla Vergine, di cui
+descrive il trono, e ci dà perfino il numero e la qualità
+delle pietre preziose che lo adornavano? Il misterioso
+<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
+viaggio si conclude, poi, con un sermone che Gesù
+Cristo fa, per mezzo del Savonarola, ai Fiorentini; nel
+quale sermone viene confermata tutta la dottrina del
+frate. E questa visione, che fu descritta la prima volta
+in una predica del maggio 1495, pare che sollevasse
+alcune critiche e contraddizioni nella città; giacchè troviamo
+che in una lettera <i>ad amicum deficientem</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a> il
+Savonarola se ne lamenta, affermando che quelle diceríe
+erano mosse da malignità: «perchè, chi avesse udito
+attentamente, si sarebbe persuaso che io non ho inteso
+dire d’essere stato corporalmente in paradiso, ma che
+fu tutta una visione immaginaria; perchè in paradiso
+non sono nè alberi nè acque nè scale nè porte nè sedie;
+onde, se essi non erano maligni, potevano facilmente
+intendere, che tutte quelle cose furono formate
+nella mente per ministerio angelico.» Chi vorrà, però,
+credere che questi strani sogni sieno effetto d’operazioni
+angeliche, piuttosto che di fantasia alterata?
+</p>
+
+<p>
+Ma la puerilità stessa di queste visioni ci presenta un
+forte argomento per difendere il Savonarola dalle accuse
+che molti gli han voluto fare di poca sincerità e di mala fede,
+quasi che egli avesse voluto, col secondare la credulità
+della plebe, rendersene meglio padrone. Questa opinione
+confonderebbe tutto il suo carattere, ridurrebbe tutta
+la sua vita in un caos, e renderebbe inesplicabili non solo
+le sue più belle qualità, ma anche i suoi più gravi errori.
+Come si potrebbe mai credere che un uomo dell’ingegno,
+della prudenza, della esperienza che aveva il Savonarola,
+fosse nel fingere così poco accorto, così puerile? Qual bisogno
+aveva egli, quando avesse voluto fingere, di raccontare
+le sue finzioni ai quattro venti? Qual bisogno
+aveva, per ingannare la plebe, di scrivere astrusi e difficili
+trattati sulle visioni; parlarne agli amici, alla madre
+<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
+stessa; discuterne sui margini delle sue Bibbie?&#8205;<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a> Quelle
+cose che i suoi imparziali ammiratori più vorrebbero
+nascoste; quelle cose che la doppiezza meno accorta
+avrebbe, forse, raccontate al popolo, ma non avrebbe
+certo messe a stampa; sono quelle appunto che egli
+pubblicava e ripubblicava, quelle ch’egli sosteneva
+colla Bibbia e con San Tommaso. Anzi, questa è la
+singolarità del suo carattere, questo è il fatto che
+più merita di essere considerato: il vedere, cioè, un
+uomo che dominava un intero popolo, che empieva il
+mondo della sua eloquenza, che era il filosofo più originale
+di quel secolo, che aveva dato a Firenze la miglior
+forma di repubblica che avesse mai avuta; il vederlo
+quasi inorgoglire d’aver sentito per aria delle
+voci, d’aver visto la spada del Signore, d’essere stato
+ambasciatore dei Fiorentini alla Vergine! Questo è un
+fatto che la storia non deve nascondere nè alterare; ma
+deve porlo nella sua vera luce, perchè esso può divenire
+soggetto d’alta meditazione pel filosofo. È certo uno
+spettacolo solenne il vedere come la Provvidenza umilia
+terribilmente gli uomini anche grandissimi, ponendo
+accanto alle loro quasi divine facoltà, debolezze tali, che
+ci rammentano come anche essi furono mortali.
+</p>
+
+<p>
+Nè questo singolare contrasto fu mai così grande
+come nel Savonarola, ed in quella età ch’egli incominciava.
+Pareva che, in quel nuovo ringiovanire del genere
+umano, tutte le facoltà si fossero esaltate, e la vita
+fosse divenuta, quasi, una febbre, in cui gli uomini non
+potevano salvarsi dal delirio. Noi abbiam visto il grave
+e solenne Marsilio Ficino mutare ogni giorno le pietre
+<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
+de’ suoi anelli, a seconda dello stato del suo animo; mutare
+ne’ suoi amuleti le unghie, i denti dei vari animali,
+e discorrere dalla cattedra sulle loro occulte virtù. Abbiam
+detto come Francesco Guicciardini ci assicurasse
+di avere avuto <i>esperienza degli spiriti aerei</i>, e come
+Cristoforo Landino ricercasse negli astri l’avvenire della
+religione cristiana. Onde si può concludere, che tra il
+Savonarola ed i suoi più celebri contemporanei, non
+passava altra differenza, se non che egli attribuiva a cause
+tutte religiose e soprannaturali, quelle cose medesime
+che gli altri filosofi e pensatori attribuivano alle potenze
+occulte. Ma se diamo ancora un passo per entrare
+più oltre in quel periodo di storia che i Francesi chiamarono
+<i>Rinascenza</i>, la nostra maraviglia non avrà allora
+più limiti. I sogni del Pomponaccio, del Porta, del
+Cardano, lasciano di gran lunga addietro quelli del Frate
+di San Marco. Quegli arditi ingegni che, attraverso le
+scienze occulte, spianarono la via al Galileo, sembravano
+delirare in tutta la loro vita. Certo, niuno oggi vorrebbe
+creder veri i sogni del Cardano, se egli medesimo non li
+avesse narrati nella sua biografia; e niuno vorrebbe allora
+credere all’ingegno ch’egli ebbe, se i suoi scritti non
+stessero a confermare le sue scoperte. Le visioni tolsero
+alla scienza la metà della sua vita: un fischio che udiva
+nell’orecchio, era la voce del suo genio; una vespa che
+entrava nella camera, gli faceva quasi scrivere un volume
+di predizioni: alle quali prestava, poi, tanta fede, che
+gli storici raccontano come ei si lasciasse morir di fame,
+per farne verificare una!&#8205;<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tali furono quegli uomini, tali que’ tempi, che dovevano
+dare alla religione, alla scienza ed alla libertà
+tanti martiri. E noi lo abbiam detto più volte: senza mettere
+il Savonarola alla testa della nuova età, non si potrà
+mai comprendere il suo carattere. Quando egli saliva
+sul pergamo ad annunziar l’avvenire; con tanta
+evidenza lo vedeva, che già quasi sembrava varcare la
+soglia del nuovo secolo; con tale forza lo presentiva,
+che già lo incominciava. Ma quando, invece, voleva ragionare
+e discutere su quel suo dono maraviglioso, la cui
+spiegazione stava solo nella grandezza del suo animo;
+egli, allora, retrocedeva nel passato e, ricadendo nella
+scolastica, non comprendeva neppure sè stesso. Onde
+in lui, come in tutto quel tempo, noi vediamo il passato
+e l’avvenire darsi come una fiera battaglia. Il passato
+tien profonde ancora le sue radici, ma già inaridisce e
+perde il senso della realtà; l’avvenire, invece, cresce
+giovane e rigoglioso, e sente che il mondo appartiene
+a lui.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap7-2">CAPITOLO SETTIMO.
+<span class="smaller">Varii partiti si cominciano a scorgere in Firenze. Il Savonarola predica
+nelle feste, <i>sopra i Salmi</i>; nella quaresima, incomincia
+colle prediche <i>sopra Giobbe</i> la riforma generale dei costumi, ed
+ottiene grandissimo successo. Conversione di Frà Benedetto.<br>
+[1495.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Riprendendo il filo della storia, noi torniamo ai
+principii dell’anno 1495, e rintracciamo i semi di
+quelle discordie cittadine, che, sebbene non ancora visibili,
+dovevano pure germogliare più tardi e far rinascere
+le parti in Firenze. Invero, allora sembrava
+non esservi che una sola opinione, un solo partito;
+quello, cioè, che chiamavano del Frate e dei <i>Frateschi</i>.
+Chi, però, lo avesse riguardato un poco da vicino, subito
+vi avrebbe scorto una gradazione di opinioni assai
+diverse. Vi eran dapprima quelli che, sebbene amassero
+il governo popolare, non avevano alcuna simpatia
+nè pei frati in genere nè pel Savonarola in particolare.
+Costoro erano pochi di numero, e male riuniti insieme;
+vedevano, d’altronde, che il Frate conduceva le
+cose in favore di quella libertà che essi amavano; onde
+nei Consigli solevano votare in favore di lui e de’ suoi
+seguaci. E per questo loro carattere, quasi inoffensivo,
+ebbero il nome di <i>Bianchi</i>; mentre quello di <i>Bigi</i> veniva
+dato a un numero assai maggiore di cittadini, meglio
+uniti fra loro, e assai più pericolosi. Erano questi i partigiani
+dei Medici, che, avendo avuto il perdono generale
+per opera del Savonarola, s’erano in apparenza uniti a
+lui e si dicevano amici del governo popolare; ma, nel
+fatto, tenevano fra loro segreti colloquii e stavano in corrispondenza
+<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
+continua con Piero de’ Medici, di cui desideravano
+ardentemente il ritorno. Sebbene questi loro
+maneggi segreti non dovessero tardar molto a venire alla
+luce, restavano pure sul principio nascosti, e la Repubblica
+si covò lungamente una serpe nel seno. I Bigi, infatti,
+tanto più erano pericolosi, in quanto lavoravano sott’acqua,
+e si valevano della generosità verso di loro
+usata dal Savonarola e della soverchia buona fede de’
+suoi seguaci, per più facilmente rovinare la patria.
+I buoni popolani, tutti pieni delle prediche del Frate,
+tutti contenti del perdono che avevano concesso e della
+libertà che avevano ottenuta, non sognavano neppure
+quei tenebrosi maneggi, quelle trame segrete; e quando
+il Savonarola li avvertiva dal pergamo che stessero
+desti, «perchè c’è chi lavora contro alla libertà e cerca
+di fare tiranno,» quasi pensavano che egli esagerasse
+per soverchio zelo del bene comune, e andavano
+ripetendo che, ormai, in Firenze non c’erano più amici
+dei Medici.
+</p>
+
+<p>
+Il partito popolare teneva l’occhio ad altri nemici più
+scoperti; a quei partigiani dello Stato stretto, i quali noi
+abbiamo già visto con quanta energia combattessero, fin
+dal principio, il nuovo governo. Costoro erano uomini di
+ricche famiglie e di molta esperienza, per essere stati dai
+Medici adoperati nelle faccende di stato; avevano amicizie
+e relazioni d’importanza nella corte di Roma; ma soprattutto
+a Milano, donde il Moro, che odiava cordialmente
+la Repubblica e Piero de’ Medici, li favoriva con ogni
+aiuto. Essi avrebbero voluto stringere tutto il governo
+nelle loro mani, e fondare una specie di repubblica aristocratica,
+come al tempo degli Albizzi. Odiavano, perciò,
+fieramente i Medicei, che, lungi dal perdonare come
+aveva fatto il Savonarola, avrebbero voluto perseguitarli
+cogli esilii, le confische e le condanne a morte;
+<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
+odiavano tutti gli amici dal governo popolare: ma contro
+al Frate, che consideravano solo autore della loro disfatta,
+e contro i suoi seguaci, che per disprezzo chiamavano
+<i>Piagnoni</i>, erano davvero furibondi; e per queste
+ragioni furono chiamati gli <i>Arrabbiati</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a> Avevano, infatti,
+tutto quell’antico e irrequieto spirito di parte che
+sembrava essere naturale a Firenze, e che il Savonarola
+solamente aveva saputo frenare; onde ne veniva da loro
+tanto più odiato. Avrebbero voluto mettersi a qualche
+cimento, venire a qualche fatto risoluto; ma si trovavano
+a ciò, ancora, troppo deboli e pochi di numero. Ed
+in vero, dopo che fu vinta la nuova costituzione, la condizione
+degli Arrabbiati era divenuta difficile assai: combattere
+il governo popolare non potevano in alcuna maniera,
+perchè avrebbero avuto contro di loro i Bianchi,
+i Piagnoni e, più di tutti ancora, i Bigi, i quali sapevano
+che in un governo di Arrabbiati non c’era per loro nè perdono
+nè speranza.&#8205;<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a> In tale stato di cose, pensarono
+anche gli Arrabbiati di mostrarsi amici o almeno tolleranti
+del governo popolare, e concentrare tutto il loro
+odio contro al Savonarola, che sapevano esserne l’anima
+ed il sostegno. Cercavano, quindi, argomento continuo
+<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
+di ridicolo nelle sue visioni e profezie; dicevano non
+essere ufficio di frate il mescolarsi di stato; chiamavano
+le sue accuse contro la corte di Roma enormi e scandalose.
+Speravano, in questo modo, allontanare i Bianchi
+ed i Bigi dal Savonarola e da’ suoi seguaci, e combattendo
+un uomo, aprirsi la via a combattere un partito.&#8205;<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>
+</p>
+
+<p>
+Cominciarono, adunque, la loro guerra sin dal principio
+dell’anno 1495; e quando i Venti Accoppiatori, dopo
+molta discordia, elessero a gonfaloniere messer Filippo
+Corbizzi, uomo inetto a governare, poco amico
+del popolo e punto del Savonarola,&#8205;<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a> gli Arrabbiati
+s’accostarono a lui e lo trovarono docile strumento
+delle loro voglie.&#8205;<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a> Un giorno egli fece cosa assai insolita,
+raccogliendo in Palazzo un consiglio di teologi
+e maestri in divinità, abbati, priori, canonici di San
+Lorenzo e del Duomo: vi fu, tra gli altri, invitato
+anche Marsilio Ficino, il quale, sebbene fosse ammiratore
+della dottrina del Savonarola, era pure un partigiano
+dei Medici.&#8205;<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a> Non appena costoro si furono radunati,
+<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
+che il gonfaloniere espose come egli voleva
+muovere accusa contro al Frate, perchè s’impacciava
+nelle cose di Stato. Nè andò guari, che il Priore di San
+Marco, ignaro di tutto, entrava accompagnato dal suo
+fedele Frà Domenico da Pescia; e non aveva appena
+varcato la soglia, che si vide assalito da quella turba
+di teologanti, i quali tutti furiosi si scagliarono contro
+di lui. Più terribile degli altri era un tal domenicano
+di Santa Maria Novella, il quale aveva nome di gran
+teologo, e per esser piccolo assai della persona, e pieno
+d’impeto e di sottigliezza nell’argomentare, veniva chiamato
+il Garofanino. Costui, pigliando per testo quelle
+parole dell’Apostolo: <i>Nemo militans Deo, implicat se
+negotiis sæcularibus</i>, fece un discorso pieno d’invettive
+contro al Savonarola; il quale, dopo che tutti gli
+altri ebbero finito, si levò tranquillamente a parlare.
+Egli disse: «In me si verifica ora quel detto del Signore:
+<i>Filii matris meæ pugnaverunt contra me</i>; pure,
+mi duole di vedere che il mio più fiero avversario vesta
+lo stesso abito di San Domenico. Quell’abito gli
+<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
+doveva rammentare che il nostro fondatore si è impacciato
+non poco nelle cose di questo mondo; che dal
+nostro ordine è uscita una moltitudine di religiosi e di
+Santi che si sono occupati nelle faccende di Stato. Deve
+la repubblica fiorentina ricordarsi del cardinale Latino,
+di San Pietro Martire, di Santa Caterina da Siena, di
+Sant’Antonino, che sono tutti usciti dall’ordine di
+San Domenico. Non è l’occuparsi delle faccende di questo
+mondo nel quale Iddio pure ci ha messi, ciò che in
+un religioso si deve condannare; ma l’occuparsene
+senza un fine più alto, senza mirare al bene della religione.»
+Sfidò, quindi, ognuno a citare un solo passo
+della Bibbia, che condannasse il favorire un governo
+libero per far meglio trionfare il buon costume e la
+religione. E concluse col dire: «Assai più facilmente voi
+troverete che la religione non si deve trattare nei
+luoghi profani, e che la teologia non si discute in Palazzo.»
+Quella radunanza di teologanti restò talmente
+confusa a questo discorso, che niuno seppe rispondervi
+altro. Se non che, si levò uno tutto adirato, e gridava: — «Orsù,
+dicci chiaro; le tue parole vengono esse
+veramente da Dio, o pur no?» — «Ciò ch’io ho detto,
+l’ho detto in palese,» rispose il Savonarola; «ora non
+ho altro da aggiungere.» — E così fu sciolto quel singolare
+consesso.&#8205;<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>
+</p>
+
+<p>
+Vinti e confusi in questo modo gli avversarii, il
+Savonarola continuava la sua predicazione, adoperandosi
+a conciliare gli animi, a calmare e spegnere le
+parti. Ora discorreva della pace universale, ora dimostrava
+i vantaggi del Consiglio maggiore: un giorno,
+lo troviamo sul pergamo, tutto pieno di entusiasmo,
+paragonare i vari gradi che ha percorso il governo
+<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
+da lui istituito, alle sette giornate della creazione;&#8205;<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>
+un altro giorno, egli lo paragona a quello delle gerarchie
+angeliche.&#8205;<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a> — «Continuate questa riforma», egli
+diceva sempre, «procedete nella via già intrapresa; e
+voi sarete benedetti dal Signore.» — Nell’ultima predica
+che fece <i>sopra Aggeo</i>, disse che il Signore voleva
+dar nuovo capo alla città di Firenze; tenne l’uditorio
+lungamente sospeso sopra quel discorso, e finalmente
+concluse: — «Questo nuovo capo è Gesù Cristo; egli
+vuole essere il vostro re!» — Descrisse poi, che grande
+felicità sarebbe quella di non avere altro capo, altra
+guida che Lui, e le grandi prosperità che ne verrebbero
+a tutti. «Oh Firenze! tu allora sarai ricca di
+beni temporali e spirituali; tu farai la riforma di Roma,
+d’Italia e di tutti i paesi; tu spanderai nel mondo
+le ali della tua grandezza.»&#8205;<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>
+</p>
+
+<p>
+In questo modo, fra un indescrivibile entusiasmo
+del popolo, egli poneva termine a quell’Avvento <i>sopra
+Aggeo</i>, nel quale la politica e la religione sono
+così strettamente e così singolarmente mescolate, ch’esso
+rimane un monumento eterno della storia dei tempi, e
+delle diverse passioni che agitarono l’anima di quel
+frate. Egli aveva preso, quell’ultimo giorno, licenza
+dal popolo, dicendo di volersi riposare: ma poco durava
+il suo riposo; perchè, nel gennaio 95, lo troviamo
+di nuovo sul pergamo a fare le prediche <i>sopra i Salmi</i>,
+continuandole per tutte le feste che precedettero
+la quaresima. In questo modo, noi abbiamo sette lunghi
+sermoni i quali, sì per la materia come per la forma,
+son simili a quelli <i>sopra Aggeo</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a> Se non che, vi si scorgono
+<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
+già chiaramente i segni delle discordie cittadine, e
+di quella lotta che esso cominciava a sostenere cogli
+Arrabbiati. — «Oh ingrata Firenze, ingrato popolo! Io
+ho fatto per te quello che non volli fare per i miei
+fratelli, pei quali mi son sempre ricusato pregar pure
+una sola volta un principe del mondo. Ed ora quello
+che io ho fatto per te, mi concita addosso tanta invidia
+di religiosi e di secolari.»&#8205;<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>
+</p>
+
+<p>
+Fra queste prediche <i>sopra i Salmi</i>, merita di essere
+particolarmente considerata una che fu fatta il giorno 13
+gennaio, e si chiamò <i>Predica della Rinnovazione</i>. Il
+Savonarola, pigliando allora per testo quelle famose parole
+da lui udite nelle sue visioni: <i>Ecce gladius Domini
+super terram cito et velociter</i>, esponeva tutte le sue idee
+intorno alla Rinnovazione. Incominciava col dire che
+le cose future e contingenti sono note solamente a Dio;
+onde l’astrologia, che pretende conoscere il futuro per
+mezzo degli astri, è falsa, perchè contraria alle regole
+della fede ed ai principii delle scienze. E dopo averla con
+tali argomenti lungamente combattuta, viene a parlar
+del lume profetico, «che per divina partecipazione fa
+conoscere il futuro, senza che per questo giustifichi
+<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
+l’uomo: come se ne può vedere un esempio in Balaam,
+che fu peccatore e profeta.» Espone i vari modi in cui
+può essere manifestato il futuro, e viene finalmente alle
+sue visioni: «Io le ebbi,» egli dice, «fin dalla mia
+prima giovinezza; ma cominciai a manifestarle solo a
+Brescia. Di là fui dal Signore mandato a Firenze, che
+è il cuore d’Italia, perchè così venisse incominciata la
+riforma di tutta Italia.»
+</p>
+
+<p>
+Dopo queste generali premesse, viene a discorrere
+la necessità del flagello e della rinnovazione. Espone
+dapprima le ragioni naturali, che sono: l’oppressione
+degli eletti, l’ostinazione dei peccatori, il desiderio
+dei buoni, e via discorrendo sino all’ultima, che è l’opinione
+universale. «Tu lo vedi! ognuno pare che annunzii
+il flagello e la tribolazione. Tu lo vedi! ad
+ognuno sembra giusto che venga la punizione di tante
+nostre iniquità.» Rammenta l’abate Gioacchino, «il
+quale anch’egli predisse la rinnovazione per questo
+tempo;» porta innanzi un gran numero di parabole,
+che servono tutte a dimostrare la grande probabilità del
+flagello; ripete mille distinzioni sulla diversità delle visioni;
+racconta, finalmente, le sue. Si restrinse a descrivere
+principalmente quella della spada che s’avvicina
+alla terra, e quella delle due diverse croci che
+vide sorgere sopra Roma e sopra Gerusalemme. — Niuno
+potrebbe mai dire con quale accento, con che ardore
+egli descrivesse queste sue immaginazioni; con quanta
+fede le desse per visioni celesti. Egli ripeteva le parole
+che aveva udite pronunziare nel cielo da esseri invisibili;&#8205;<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>
+la sua voce risonava grave e solenne sotto le
+arcate del tempio, scendeva come una divina manifestazione
+<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
+su quel popolo estatico, che fremeva di terrore,
+di maraviglia e diletto nello stesso tempo. Tutti
+gli uomini erano allora eccessivamente vaghi delle cose
+soprannaturali; l’uditorio e l’oratore si scambiavano,
+quindi, uno sguardo quasi magnetico, in cui non si
+potrebbe appieno distinguere chi dominava e chi era
+dominato: si esaltavano a vicenda, e venivano in uno
+stato di febbrile eccitamento, che noi non potremmo facilmente
+nè descrivere nè comprendere.
+</p>
+
+<p>
+Ma, nel dimostrare la necessità del flagello, ancora
+il Savonarola non si fermava a questi argomenti; egli,
+anzi, riprendeva da capo il soggetto per dimostrarlo colle
+ragioni cavate dalla Sacra Scrittura. — «Il profeta Daniele
+ha detto, che l’Anticristo verrà a perseguitare i
+Cristiani in Gerusalemme: bisogna dunque che i Turchi
+sieno convertiti. E come potranno essere convertiti, se
+la Chiesa non si rinnova? San Matteo dice che il Vangelo
+sarà predicato in tutto il mondo; ma chi è oggi
+capace di farlo? Ove sono i buoni predicatori e pastori?»
+E così procedendo oltre, conchiudeva: «Tu lo vedi, adunque,
+che la Scrittura e la rivelazione, la ragione naturale
+ed il consenso universale ti annunziano che il flagello è
+vicino. O Italia! o principi! o prelati della Chiesa! l’ira
+di Dio è sopra di voi, e non avete rimedio alcuno se
+non convertirvi al Signore. O Firenze! o Italia! pei vostri
+peccati sono venute le avversità. Fate penitenza, mentre
+che la spada non è fuori della guaina, mentre che essa
+non è ancora insanguinata: altrimenti, non basterà nè
+potenza nè sapienza nè forza.... Oramai eccoti le mie ultime
+parole: io ti ho rivelato ogni cosa con ragioni
+divine e con umane, ti ho pregato, ti ho supplicato;
+<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
+comandare non li posso, perchè ti sono padre e non signore.
+Fa tu, o Firenze; a me non resta che pregare il
+Signore perchè t’illumini.&#8205;<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>»
+</p>
+
+<p>
+Questa predica fu subito stampata, e corse tutta Italia,
+diffusa dagli amici e dai nemici del Savonarola:
+gli uni volevano far conoscere la sua eloquenza, spargere
+la sua dottrina; volevano gli altri mostrare la sua
+audacia, irritare contro di lui i principi italiani ed il
+papa. Ed essa fu, nelle mani degli Arrabbiati, un assai
+utile documento per muovere lo sdegno dei Borgia.
+Riuscirono, infatti, verso la fine di quello stesso mese
+di gennaio, a far venire da Roma un ordine che imponeva
+al Savonarola di andare a predicare in Lucca:&#8205;<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a> nè
+v’era cosa che non sperassero di poter fare, con una Signoria
+amica e col Frate lontano. Questi, onde non
+muovere scandali, già s’apparecchiava a partire pel
+tempo ordinato. Faceva, però, altre quattro prediche, nella
+prima delle quali inculcava al popolo di persistere nella
+formazione del nuovo governo, raccomandava la carità, la
+pace e l’unione. Discorreva in un’altra della semplicità e
+dei buoni costumi; consigliava di levar via ogni cosa superflua
+per darla ai poveri, incominciando a farlo dai conventi.
+E quando il governo fosse riuscito ad ottenerne il
+permesso da Roma, il suo sarebbe stato dei primi. «Io
+non ho mai trovato evangelo che raccomandi le croci d’oro
+e le pietre preziose; ho bene trovato: io ebbi sete, e tu
+non mi desti da bere; io ebbi fame, e tu non mi desti da
+mangiare. Se voi ottenete il consenso di Roma, io, per me,
+voglio dare, dal mantello in su, ogni cosa.»&#8205;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a> Nelle due
+<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
+ultime prediche,&#8205;<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a> prese commiato dal popolo, dicendo che
+doveva dar luogo all’ira. «Io debbo andare a Lucca, e di
+là forse altrove, secondo gli ordini; pregate il Signore
+che mi aiuti a predicare la sua dottrina. Vi sono molti in
+questa città, che vorrebbero ammazzarmi; ma sappiate
+che la mia ora non è anche sonata. Io parto perchè debbo
+obbedire agli ordini, e non voglio generar scandalo
+nella nostra città. — Voi, o eletti del Signore, perseverate
+nella orazione e nella carità; non vi spaventate dei
+flagelli, non delle tribolazioni, che sempre perseguitano
+i buoni; ma siate fermi nel ben fare.» Ciò detto, fra
+la commozione e lo sconforto di tutti i suoi, discendeva
+dal pergamo.
+</p>
+
+<p>
+Se però la Signoria, a causa del gonfaloniere Corbizzi,
+era stata avversa al Frate, i Dieci si erano invece
+mostrati favorevolissimi. Sapendo d’essere sostenuti
+dalla opinione di tutto il popolo, scrissero a Roma, pregando
+istantemente il Santo Padre perchè volesse concedere
+al Savonarola di predicare la quaresima in Firenze,
+nonostante l’ordine ricevuto di andare a Lucca.&#8205;<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a> La
+città intera s’era, poi, commossa all’annunzio che il Frate
+partiva; molti già tenevano per ispacciato il governo popolare;
+e lettere d’ogni sorta arrivavano a Roma, sollecitando
+<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
+dal papa una revoca dell’ordine dato. Il Borgia,
+veramente, non aveva ancora alcuna grave cagione di
+odio contro al Savonarola: delle sue accuse contro il mal
+costume, delle sue visioni e predizioni, poco allora sapeva
+e meno si curava. Il re Carlo, d’altronde, amico
+del Frate e dei Fiorentini, era nel regno di Napoli nella
+maggiore prosperità della sua fortuna, e il papa non
+voleva farselo nemico. Per tutte queste ragioni, si lasciò
+assai facilmente indurre a consentire al desiderio dei
+Fiorentini; e, revocato il breve, permise al Savonarola
+di predicare la quaresima in Firenze.&#8205;<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma questo fatto, che in apparenza era di assai poco
+momento, produceva sull’animo del Frate una profonda
+impressione, che egli non potette giammai dimenticare,
+e che diede un nuovo corso alle sue idee.&#8205;<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a> L’essere mandato
+a predicare fuor di Firenze, certo allora gl’incresceva
+assai; ma pure l’obbedienza era per lui un sacro
+dovere, ed egli per nessuna cosa al mondo avrebbe voluto
+violarlo. Ma che pensare quando il papa stesso
+teneva così poco conto de’ suoi brevi, da farli e disfarli
+a seconda di chi ultimo lo pregava? Oramai diveniva
+certezza che il breve era venuto solo per compiacere
+ai nemici del Frate, a quelli che avevano già
+<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
+cominciato a tendergli ogni sorta d’insidie. Che peso,
+adunque, poteva darvi egli, se il papa stesso non ve
+ne dava alcuno? Avrebbe dovuto obbedirvi, quando
+lo avesse sin dal principio saputo con certezza? Ma
+il Savonarola scacciò allora questi pensieri come importune
+tentazioni, e si pose subito a predicare la
+quaresima. Prese per soggetto il libro di Giobbe, quasi
+ad indicare che a lui conveniva far prova di pazienza;
+e si astenne, per quanto potette, dal discorrere di Stato,
+onde non dare nuovo appiglio ai suoi nemici. V’era da
+fare un’altra riforma, non meno utile, non meno necessaria
+della politica; <i>la riforma dei costumi</i>: ed a
+questa egli si mise con tutto l’animo nelle sue prediche
+<i>sopra Giobbe</i>. Esse, però, ci sono pervenute in uno stato
+poco meno imperfetto di quelle <i>sopra l’Arca di Noè</i>.
+Raccolte, incompiutamente e quasi a brani, da uno il
+quale di continuo ci avverte che la commozione lo vinceva
+e l’obbligava a smettere, furono poi tradotte in
+latino e quindi ritradotte in italiano, per essere in questa
+forma pubblicate la prima volta a Venezia, l’anno 1545.
+</p>
+
+<p>
+Il ben vivere, l’unione e la concordia dei cittadini
+formano il soggetto principale di queste prediche. Fin
+dal principio comincia a stabilire, che tutti si possono
+salvare, purchè vogliano sinceramente il ben vivere:
+«Non ci è scusa nessuna, o fratelli; la rettitudine ci
+avvicina al Signore, e l’evangelo viene in aiuto della
+nostra debolezza.»&#8205;<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a> In questi sermoni tutto comincia
+e tutto finisce col ben vivere. Discorre dell’amicizia,
+e, dopo averne esaminato i vari gradi e qualità, conchiude,
+che «quella amicizia sola merita questo nome, ed è
+veramente ferma e stabile, che è fondata sopra il bene
+e sopra lo onesto e sopra la virtù.»&#8205;<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a> Discorre della essenza
+<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
+della libertà, e viene alla medesima conclusione:
+«Iddio è essenzialmente libero, e l’uomo giusto è libero
+a similitudine sua. La vera, la sola libertà sta nel volere
+il bene. A te pare che il buono religioso non sia libero,
+perchè ha sottoposto la sua volontà a quella d’altri; ma
+egli ha maggiore libertà di coloro che sono nel secolo,
+perchè egli vuole appunto ciò che altri gli comanda. Che
+libertà è quella di essere dominato dalle passioni? — Orsù,
+a proposito nostro: Firenze, vuoi tu libertà? Cittadini,
+volete voi esser liberi? Amate principalmente Iddio,
+amate il prossimo, amatevi l’un l’altro, amate il ben
+comune: se avrete questo amore e questa unione fra
+voi medesimi, avrete la vera libertà.»&#8205;<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>
+</p>
+
+<p>
+L’altro soggetto su cui ricadono continuamente
+queste prediche, è, come abbiamo già detto, l’unione
+e la concordia dei cittadini. «Firenze, io ti dico che
+ti bisogna essere unita, se tu vuoi essere liberata
+dai tuoi mali. E se tu dicessi: oh! noi abbiamo
+unione; tu ne menti. Dico che se tu dici d’avere
+unione, tu ne menti; la seconda e la terza volta tu ne
+menti.... E se tu fussi unita, quello che t’avevo
+promesso, tu di già l’avresti conseguito.... State
+dunque uniti; se volete avere forza e virtù da Dio,
+bisogna che la materia sia disposta a ricevere; e la disposizione
+sarebbe l’unione, la quale tu, Firenze, non
+hai. Dove è l’unione, quivi è Dio; e dove è Dio, quivi
+è ogni forza ed ogni bene.»&#8205;<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a> Queste medesime parole
+il Savonarola mette di continuo in bocca del Signore,
+e le fa da Lui pronunziare al popolo fiorentino. Pare
+che, essendosi per prudenza astenuto dalla politica, ricadesse
+allora con tanto maggiore abbandono nelle sue visioni.
+<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
+Una predica intera è sul lume profetico;&#8205;<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a> in un’altra
+egli divide il mondo in due schiere, l’una dei cattivi
+capitanati dal Diavolo, l’altra dei buoni capitanati da Gesù
+Cristo; propone agli eletti di far lega con Cristo, e
+si offre di andare ambasciatore a Lui. Nelle prediche
+seguenti riferisce, poi, i dialoghi avuti in questa strana
+ambasceria con la Vergine e con Gesù Cristo, ed anche
+in essi si discorre principalmente dell’unione e del ben
+vivere. «Guarda le cose naturali,» dice Gesù Cristo al
+Savonarola, «tutte si riducono, di grado in grado, ad una
+che è più perfetta in fra loro. Tutti i moti delle cose
+materiali si riducono al moto del cielo; tutti i moti del
+nostro corpo si riducono al cuore; tutti i moti dell’anima
+alla ragione; tutti i reggimenti e governi a Dio, primo
+rettore dell’universo. Considera che quando le parti d’una
+cosa sono disperse, non si dice più che quella esiste; e
+volendola tornare alla sua esistenza, vi bisogna una virtù
+che ricostituisca la sua unità. Se fosse stato possibile
+mostrare tutta la mia potenza e bontà in una sola creatura,
+l’avrei fatto; e solo perchè niuna sarebbe stata capace
+di tanto, ho fatta una moltitudine di creature, le
+quali tutte insieme rappresentano una maggiore e più
+larga unità. Osserva la natura intera, e tu vedrai che
+ogni essere desidera la sua unità; ogni essere la cerca,
+fuori che questo popolo fiorentino, il quale non vuole
+altro che separarsi e dividersi.» Continuando il medesimo
+discorso, si viene a parlar del ben vivere. «Il bene,»
+è sempre il Signore che parla, «è di sua natura diffusivo;
+e però, Io, che sono la somma bontà, mi diffondo
+nel creato, e ho dato l’essere a tutte le creature, nelle
+quali ogni bene che hanno, è partecipazione della mia
+bontà. Per essa Io discesi fra gli uomini, mi feci uomo
+e salii sulla croce. Questo, adunque, sarà il segno per cui
+<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
+si conoscerà chi è buono: quando uno, cioè, diffonde
+negli altri la sua bontà e li fa partecipi di quel bene
+che egli ha in sè, allora esso veramente è buono e partecipa
+della mia bontà.» «Ma dove si vede il contrario,
+che non diffondono nè spargono il talento che io
+loro ho dato, questo è manifesto segno che non partecipano
+della mia bontà. La vita cristiana non consiste
+in cerimonie, ma nell’essere buono; e chi è buono,
+non si può contenere che non mostri la sua bontà.
+L’essere buono vuol dire essere pietoso e misericordioso.
+E però dirai a ciascheduno, e siano di che stato
+e condizione si vogliano, che a questo si conosce la
+bontà dell’uomo: se lui, cioè, è pietoso e diffonde quel
+che è suo in altri, e massime ne’ poverelli. Ed in questo
+consiste la religione cristiana, che è fondata nell’amore
+e nella carità.»&#8205;<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il soggetto continuo, di queste prediche, dunque, è
+sempre la riforma dei costumi, necessaria adesso più
+della riforma politica, la quale camminava oramai da sè.
+È ben vero che esse son piene di visioni, di allegorie,
+di singolari interpetrazioni della Bibbia: cose le quali
+riescono ancora più strane, perchè la compilazione
+di quelle prediche fu inesatta ed incompiuta. Nondimeno,
+tutto ciò rimane come la veste esterna di esse,
+ed il soggetto è sempre il medesimo: egli, in fondo,
+non raccomanda mai altro che il ben vivere e l’unione.
+Ecco, infatti, un esempio delle allegorie bibliche
+che espose in quel quaresimale. «Narra San Marco,
+che, passato il sabato (santo), la mattina seguente,
+le tre Marie vennero di buona ora al sepolcro di
+Gesù, con quelli unguenti aromatici per ungere il
+corpo del Salvatore. Queste tre Marie significano i
+perfetti, i proficienti e gl’incipienti, che vanno cercando
+<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
+di Gesù. Come altra volta vi ho detto sopra questo
+evangelo, portano cose aromatiche ed odorifere;
+<i>idest</i> le virtù, con le quali piacciono a Gesù. Giungono
+al sepolcro, <i>orto jam sole</i>, cioè quando già era levato
+il sole.»... «Se tu cerchi Gesù, nascendo in te il
+sole della giustizia, tu sarai illuminato e avrai il desiderio
+bramato. Ma bisogna che tu vada con rettitudine e
+che tu operi, perchè l’opera è quella che ti farà perfetto. — Ecco
+qui le tre Marie che andavano rette, cercando
+il loro Signore, e vedi che al fine furono consolate.
+E camminando, pensavano in fra loro: chi sarà che
+rimuoverà la lapide? E così parlando, giunsero al tempio,
+e videro che la lapide era tolta. Questo significa che
+ancora che tu il quale vai col ben fare cercando Cristo,
+non lo conosci. Egli è in te, e sì ti lieva questa lapide della
+ignoranza, ed il lume rivelato diràtti come l’Angelo alle
+Marie: <i>Jesum quæritis Nazarenum? surrexit, non est
+hic.</i>» «Io so che voi cercate Cristo; Egli è resuscitato,
+non è qui. Cioè, cercate Cristo in cielo; nè lo
+cercate nelle cose della presente vita, non nelle cose di
+questo mondo; cercatelo nelle cose celesti e divine e
+spirituali; lasciate l’affetto delle cose temporali: Egli
+è in cielo, e sì vi aspetta. O cristiani! che state voi a
+fare qua? Cercate di andare dove è il vostro capo,
+chè quivi è la vostra felicità. <i>Venite et videte</i>, disse
+l’Angelo alle Marie; cioè venite e vedete qua, nel sepolcro,
+che Cristo non ci è, perchè Egli è risuscitato.
+<i>Sed ite</i>, ma andate, cioè camminate di virtù in virtù
+nella presente vita, se volete trovar poi Cristo nell’altra.»&#8205;<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>
+E così finiva il quaresimale sopra Giobbe, rimanendo
+l’ultima predica, come molte altre, interrotta
+per la commozione di colui che le raccoglieva.&#8205;<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo questo quaresimale, il Savonarola sembrava
+affranto e vinto dalla fatica: sebbene la sua energia si
+leggesse ancora nel vigore dello sguardo e nel fuoco degli
+occhi, egli era straordinariamente dimagrato, visibilmente
+esausto di forze, ed una malattia viscerale lo indeboliva
+ogni giorno di più. La vita degli ultimi anni
+era stata una battaglia troppo continuata, un esaltamento
+troppo maggiore di quello che ogni fibra di uomo possa
+sopportare; la lotta politica lo aveva abbattuto assai più
+di quello ch’egli medesimo non credeva. Non era stato
+solamente un riflettere, un ragionare, un consigliare continuo
+per dirigere quei rapidi mutamenti che di giorno
+in giorno avevano luogo; ma fu quasi un sostenere sopra
+di sè i destini e l’avvenire di tutto un popolo che si
+affidava ed abbandonava in lui. Quindi il bisogno di mantenere
+sempre vivo il suo predominio morale, e quasi di
+animare l’intera moltitudine col suo animo, reggerla e
+sostenerla colla sua volontà: uno stato di tensione, di
+esaltamento, di febbre continua. Pur tale era il cuore di
+quel frate, che, non appena fu sedata un poco questa lotta
+politica, invece di riposare, egli si era messo colle prediche
+sopra Giobbe ad un’opera non punto minore. E vi
+si pose con tutto l’animo, come soleva mettersi ad ogni
+cosa, con un amore, una pertinacia ed una forza di volontà
+non descrivibile. Le parole son forse la parte minore
+di queste prediche che ci furono trasmesse così incompiute.
+Egli discorreva un soggetto che gli stava più
+d’ogni altro a cuore, e la sua debolezza fisica cresceva il
+suo morale esaltamento; i suoi occhi fiammeggiavano, il
+suo gesto era vibrato, il suo accento oltre il solito passionato
+e pietoso; e se un po’ troppo si perdette nelle visioni,
+<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
+questo veniva facilmente perdonato al suo straordinario
+eccitamento. Era in lui tanta l’espressione di
+sincerità, di bontà e di benefico desiderio, che mai non
+si vide una così grande moltitudine essere così pienamente
+dominata dalla pietà, così facilmente dare in pianti
+dirotti. Ed alla fine della quaresima, il Savonarola aveva
+ottenuto un trionfo quasi maggiore di quel trionfo politico
+che gli avevano dato le prediche <i>sopra Aggeo</i>.
+</p>
+
+<p>
+L’aspetto della città era del tutto mutato. Le donne
+abbandonavano i loro ricchi ornamenti, vestivano semplici
+e andavano dimesse; la scorretta gioventù era
+come per incanto divenuta modesta e religiosa; i Canti
+Carnascialeschi cedevano il luogo alle canzoni religiose.
+Nelle ore di riposo, si vedevano gli artigiani seduti a
+bottega, con in mano la Bibbia o le opere del Frate; si
+riprendevano le orazioni, si frequentavano le chiese, si
+facevano limosine. Ma quel che più di tutto riuscì mirabile,
+fu il vedere banchieri e mercanti restituire, per
+scrupolo di coscienza, somme di danaro che montavano
+a più migliaia di fiorini male acquistati.&#8205;<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a> Tutti gli uomini
+restavano maravigliati di questo singolare e quasi
+miracoloso mutamento; e se il Savonarola era stanco,
+affranto e malato, noi possiamo facilmente immaginarci
+che grande consolazione dovette essere per lui, vedere
+il suo popolo divenuto più cristiano. Adesso avrebbe
+potuto morire contento: ma la sua ora non era anche
+sonata; Iddio lo serbava a maggiore destino.
+</p>
+
+<p>
+In tutto questo, gli Arrabbiati, naturalmente, non
+volevano vedere altro che argomento di ridicolo; e andavano
+<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
+sempre più adirandosi, e beffando il Savonarola
+e i suoi seguaci, che essi chiamavano Piagnoni e Stropiccioni
+e Masticapaternostri. Ma questi Piagnoni erano i soli
+che fortemente sostenevano i diritti del popolo; quelli
+che più volenterosi si videro correre alle armi, quando
+avea minacciato il pericolo dei Francesi; quelli che erano
+più larghi del loro avere al Comune, che più amorevolmente
+soccorrevano il minuto popolo, oppresso ora dal
+caro dei viveri e dal poco lavoro. Essi amavano tanto
+più tenacemente la Repubblica, in quanto che la libertà
+s’era nel loro cuore unita alla religione; e nelle più
+gravi necessità dello Stato, solo su questi seguaci del
+Frate, su questi Piagnoni, appunto, la patria poteva
+sperare.
+</p>
+
+<p>
+Epperò l’entusiasmo in favore di San Marco e del
+Savonarola andava sempre, a grandissimo dispetto degli
+Arrabbiati, divenendo più universale. Dalla campagna
+e dalle ville, si partivano di notte contadini e signori
+per trovarsi alla predica; alcuni eran venuti fino
+da Bologna a starsi la quaresima in Firenze;&#8205;<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a> e il Duomo
+stesso non bastava più a contenere la folla. Molti conventi
+chiedevano di nuovo unirsi a questa Congregazione
+Toscana, ed il numero di coloro che vestivano l’abito
+di San Marco era moltiplicato in modo non credibile.
+Da cinquanta, quanti erano nel principio i frati, arrivavano
+ora a duecentotrentotto; onde bisognò chiedere
+alla Repubblica la contigua fabbrica della Sapienza, che,
+mediante un traforo di sotto alla via del Maglio, si congiunse
+al convento. Vi erano giovani delle prime famiglie
+di Firenze, come i sei fratelli Strozzi; alcuni dei
+Gondi, Salviati, Acciaiuoli: vi entrarono uomini di matura
+età, reputati nelle lettere, nelle scienze e nel maneggio
+dei pubblici affari; come Pandolfo Rucellai, Giorgio Vespucci
+<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
+zio del celebre navigatore, Zanobi Acciaiuoli,
+l’ebreo Blemmet maestro di Pico della Mirandola, Pietro
+Paolo Urbino professore di medicina, e molti altri.&#8205;<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il modo, poi, in cui queste conversioni al chiostro
+avevano luogo, merita di essere particolarmente considerato;
+perchè si veda come il Savonarola, lungi dall’incoraggire
+le subite risoluzioni e i troppo facili entusiasmi,
+andasse invece con una prudenza grandissima. Ce ne
+darà esempio la conversione che racconta di sè stesso
+un tale Bettuccio fiorentino, più noto a noi col nome di
+Frà Benedetto. Era figlio di un orafo, ed esercitava l’arte
+allora assai profittevole della miniatura: giovane nel
+fiore degli anni, d’indole allegra, pieno d’impeto e di
+coraggio; conosceva il canto, la musica e la poesia;
+amava il bel vivere, e s’era perdutamente abbandonato
+ai piaceri. Così fu il ben venuto e ben veduto delle liete
+brigate, fra le quali passava una vita spensierata e galante:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Tanto musco e profumo allor portavo,</p>
+<p class="i02"> Con tante pompe e leggiadrie e gale,</p>
+<p class="i02"> Che col cervel senza penne volavo.&#8205;<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Correvano allora, dice egli stesso, giorni infausti; erano i
+tempi di papa Alessandro, pieni d’avarizia, di lussuria
+e di miscredenza;
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Nè quasi si credea dal tetto in su.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Tale era la vita che faceva il miniatore Bettuccio,
+quando incominciò a levarsi la fama del Frate di San
+Marco, ed ognuno accorreva alle sue prediche. Bettuccio,
+però, fu assai lontano dal seguire la folla; parteggiava,
+<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
+invece, per gli Arrabbiati, e insieme con essi beffava i
+Piagnoni. Pure, trovandosi una volta in casa d’una nobile
+e bella matrona, costei cominciò con calore a parlargli
+delle prediche del Savonarola, ed egli ne rise molto;
+ma un altro giorno, vinto da quelle gentili insistenze,
+si lasciò menare al Duomo. Ci descrive la grande
+confusione che provò allora, nell’entrare in chiesa e
+vedersi fra tanta moltitudine di devoti, i quali, pieni di
+maraviglia, lo guardavano: avrebbe sul primo voluto partirsi,
+ma poi rimase, sebbene assai malcontento. Quando,
+però, il Savonarola ascese sul pergamo, la cosa mutò
+subito aspetto. Fissati una volta sopra di lui gli sguardi,
+non potette mai più rimuoverli; la sua attenzione fu
+prepotentemente dominata, l’impressione fu grandissima;
+«ed allora,» così egli dice, «conobbi finalmente
+esser più morto che vivo.» Finita la predica, se ne
+andò per luoghi solitari, «e per la prima volta mia mente
+addussi dentro di me stesso.» Dopo una lunga meditazione,
+tornò a casa ed era tutto mutato. Abbandonò le
+carte del canto e gli strumenti di musica, lasciò l’usata
+compagnia, gettò via gli abiti profumati:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i09"> Come un vento,</p>
+<p class="i01">Spogliâmi al tutto d’ogni leggiadria.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Da quel giorno, fu dei più assidui alla predica;
+frequentava San Marco, recitava le orazioni e litanie.
+«Dura,» egli dice, «fu la lotta ch’ebbi a sostenere contro
+i miei compagni, i quali per tutto mi andavano deridendo:
+pure assai più dura fu quella che sostenni contro le
+mie stesse passioni, che d’ora in ora, sbrigliate di nuovo,
+m’assalivano fierissime.» Finalmente, quando credette
+poter esser sicuro di sè, andò ad inginocchiarsi ai piedi
+del severo priore di San Marco. La voce gli tremava,
+non poteva quasi profferire parola innanzi a quell’uomo
+<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
+che lo aveva rigenerato: pure disse che voleva vestir
+l’abito di quel convento. Il Savonarola gli parlò sul pericolo
+delle decisioni precipitose, sulle difficoltà della vita
+monastica, e concluse consigliandolo a fare una migliore
+esperienza di sè, col vivere cristianamente fuori del
+convento, prima di varcarne la soglia. Non fu inutile il
+consiglio, perchè Bettuccio ebbe di nuovo a sperimentare
+la fiera lotta delle sue violente passioni, nè sempre con
+felice successo. Pure, dopo fatta severa penitenza dei
+suoi nuovi trascorsi, e quando si fu per lungo tempo sentito
+padrone di sè, ritornò più sereno al Savonarola. Ma
+questi, che mai non lo aveva perduto d’occhio, non
+volle ancora concedergli l’abito. Lo pose invece ad assistere
+i maiali ed a seppellire i morti:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Così più mesi in un santo ospitale,</p>
+<p class="i01">A vivi e morti carità facevo.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Di tanto in tanto era chiamato nella cella del Frate, da cui
+ricevea consigli e udiva lezioni sulla vita monastica:
+finalmente, il 7 novembre 1495, vestiva l’abito, ed il 13 dicembre
+pronunziava i voti solenni col nome di Fra Benedetto.&#8205;<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>
+</p>
+
+<p>
+In questo modo il Savonarola acquistò uno de’ suoi
+più fedeli seguaci, uno di quelli che fecero miglior prova
+nell’ora del pericolo, e che insino all’ultimo andò sempre
+crescendo nella sua ammirazione e quasi devozione
+pel maestro. Colla medesima prudenza consigliava
+tutti gli altri; nè mai sollecitò alcuno a vestirsi frate.
+Il suo unico scopo era migliorare i costumi, diffondere
+la morale, rigenerare quella religione di Cristo
+<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
+che sembrava morta negli animi. Ed a tal fine dedicava
+adesso, più specialmente, tutte le sue ore, tutte le
+sue forze, la sua volontà e l’anima intera. Quando
+egli predicava del buon costume e delle virtù cristiane,
+sembrava quasi che la sua anima rilucesse nei
+suoi occhi, che le potenze del suo spirito si effondessero
+colla sua voce sul popolo, il quale di giorno in giorno
+migliorava visibilmente sotto quella benefica forza. Tutti
+gli scrittori contemporanei non cessano mai di esprimere
+la loro maraviglia per questo quasi miracolo: alcuni
+sono edificati del trionfo che allora ebbe la religione,
+altri deplorano i tempi delle allegre ballate e dei canti
+carnascialeschi; ma tutti insistono ugualmente sul mutato
+costume, e sull’unico autore di ciò, Frate Girolamo
+Savonarola.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
+</p>
+
+<h2 id="libro3">LIBRO TERZO.
+<span class="smaller">[1495-97.]</span></h2>
+
+<h3 id="cap1-3">CAPITOLO PRIMO.
+<span class="smaller">Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano Piero de’ Medici a
+tentare il suo ritorno in Firenze. Il Savonarola predica contro
+la tirannide e contro i Medici: questi vengono respinti.<br>
+[1495-96]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Le cose d’Italia riceveano nuova alterazione, e con
+esse mutavano grandemente le condizioni della Repubblica
+e del Savonarola. — Nel principio dell’anno, la
+fortuna di Francia aveva sempre maravigliosamente
+prosperato: il re Carlo era giunto a Napoli senza incontrare
+al suo cammino ostacolo di sorte alcuna; gli Aragonesi
+eran fuggiti; il nuovo dominio s’era stabilito
+come per incanto.&#8205;<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a> Ma ben presto, le cose precipitarono
+al fondo con quella medesima rapidità con cui erano
+salite in alto. In brevissimo tempo, i Francesi avevano
+trovato il modo di scontentare ugualmente tutti i governi
+e tutti i popoli d’Italia. La loro condotta verso
+i Fiorentini non potrebbe essere condannata con parole
+abbastanza severe: essi non facevano altro che
+chieder danari, dando sempre nuove promesse, che non
+mantenevano mai. I Napoletani ancora erano scontentissimi
+della loro insolenza; già agognavano il ritorno degli
+Aragonesi. I governi erano atterriti dalla potenza di
+questo nuovo esercito che aveva corso vittorioso l’Italia
+da un capo all’altro; ma più di tutti era scontento
+<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
+quel medesimo Lodovico il Moro, che lo aveva invitato
+a passare le Alpi. Egli vedeva, con inquietudine grandissima,
+l’esercito francese pieno d’emigrati lombardi
+e genovesi; vedeva con terrore il suo nemico personale
+Gian Giacomo Trivulzi, fra i primi generali e più accetti
+al re; e finalmente, cresceva adesso la sua irritazione e
+il suo sospetto, dacchè il re Carlo gli negava quel principato
+di Taranto che gli era stato nei patti della guerra
+promesso. Eccolo, adunque, nuovamente dominato dalla
+paura, darsi tutto a meditar nuove trame; ed egli che
+aveva chiamato la Francia ai danni d’Italia, tentare ora
+di farsi capo d’una lega italiana per <i>cacciare i barbari</i>,
+e riuscirvi!&#8205;<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il giorno 31 marzo 1495, la lega era segnata a Venezia.
+Vi pigliavano parte quella repubblica, il papa,
+l’imperatore e il re di Spagna. Il fine che si palesava
+era: difendere la Cristianità contro il Turco, mantenere
+l’integrità dell’Italia e degli Stati alleati, mettere in
+armi 34,000 cavalli e 24,000 fanti. Nel fatto però, il
+Sultano era stato uno di quelli che più avevano favorito
+la lega, e prometteva uomini e danari per aiutarla; il suo
+vero scopo era di cacciar dall’Italia i Francesi.&#8205;<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a> Gli articoli
+segreti stipulavano, che la Spagna avrebbe mandato
+un’armata navale per aiutare il re Ferdinando a
+riconquistare il Regno; i Veneziani avrebbero attaccato
+le coste dell’Adriatico; il duca preso Asti e chiuso
+la via ai rinforzi francesi; l’imperatore e la Spagna assalirebbero
+per terra le frontiere francesi. Così, in un
+momento, il Moro riusciva a sollevare da per tutto armi
+contro la Francia.&#8205;<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a> Queste cose non restavano ignote al
+<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
+re Carlo. L’accorto ambasciatore francese, messer Filippo
+di Comines, penetrava subito lo scopo della lega;
+ed il medesimo giorno che si concludeva, egli ne scriveva
+a Napoli: affrettavasi, poi, a partire per raggiungere il
+re, cui non restava altra via di salvezza, che lasciare nel
+Regno forti presidii, e tentare col resto dell’esercito
+d’aprirsi una via per tornare in Francia.
+</p>
+
+<p>
+Nel suo viaggio, l’ambasciatore prendeva la via di
+Toscana, dove era l’unico stato italiano che, respingendo
+tutte le offerte degli alleati e non curando le loro minacce,
+si manteneva ancora fedele a Carlo. Giunto a Firenze,
+il primo pensiero del Comines fu di andare a San Marco:
+voleva conoscere da vicino il Savonarola, e formarsi un
+concetto chiaro di quest’uomo che aveva saputo riempiere
+il mondo della sua fama. E quello sperimentato
+conoscitore degli uomini, uscì dalla cella del frate, pieno
+d’un’ammirazione e d’una venerazione grandissima,
+di cui nelle sue <i>Memorie</i> parla continuamente. Egli credeva
+trovare un uomo singolare, ma trovò invece
+un uomo straordinario. La sua maraviglia cominciò
+subito, giacchè lo intese discorrere di politica con una
+conoscenza grandissima delle cose. «Egli mi parlò della
+<i>grande assemblea</i>&#8205;<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a> che facevano i Veneziani, meglio di
+me che allora ne venivo. La sua vita era, poi, la più bella
+del mondo, come ognuno poteva vedere; le sue prediche
+erano contro i vizi, ed hanno introdotto il buon
+costume in Firenze. Io non voglio giudicare le sue rivelazioni;
+ma è certo che ha predetto a me ed al re cose che
+niuno credeva, e che si sono tutte verificate. Quanto al
+valersi, come dicevano i suoi nemici, della confessione
+per conoscere i segreti dello Stato; dirò che io lo credo
+un uomo buono, e che egli ha rivelato cose che niuno dei
+<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
+Fiorentini potrebbe mai avergli dette.» E tanta fu la fede
+che il Comines pose nel Savonarola, ch’ei lo interrogava
+con istanza e con fiducia perchè gli dicesse se il re sarebbe
+scampato dai pericoli che lo circondavano. Qui il Frate
+prese un tuono solenne, e cominciò a riandare la fede
+dal re violata, le promesse mancate, i comandi di Dio
+disubbiditi, la grande opera della riforma d’Italia e della
+Chiesa abbandonata. «Questi nuovi pericoli», così egli
+concludeva, «sono precursori d’un castigo assai maggiore
+da cui il re sarà flagellato, se non torna all’obbedienza
+del Signore ed alla buona via. Quanto al presente,
+dovrà combattere molto; ma pure ne uscirà finalmente
+vittorioso.» Dopo questo singolare colloquio, il Comines
+continuava subito il suo viaggio verso il Regno.&#8205;<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il re Carlo era, intanto, già partito da Napoli il
+20 maggio: lasciava forti presidii nel Regno e menava
+seco tutto il resto dell’esercito sotto i comandi del Trivulzi,
+<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
+onde aprirsi col ferro una via per tornare in
+Francia. Entrato a Roma il dì primo giugno, desiderava
+venire ad abboccamento col papa; ma questi era il giorno
+innanzi fuggito alla volta d’Orvieto. Alessandro Borgia
+avea molte ragioni per temere lo sdegno dei Francesi.
+Egli li aveva dapprima invitati in Italia; il danaro avuto,
+poi, dagli Aragonesi gli aveva fatto voltar faccia; venuta
+in auge la fortuna francese, si avvicinava di nuovo ad
+essi; ed ora, non solamente diveniva un’altra volta loro
+nemico, ma uno degli autori principali della lega. A tutto
+ciò s’univa anche una storia assai singolare, propria
+del carattere di quei tempi e del Borgia. — Quando i Francesi
+passarono la prima volta per Roma, si trovava quivi
+prigioniero il principe Gemme, fratello del Gran Sultano
+Bajazetto II. Esso era un giovane d’una fisonomia e
+d’un’indole tutta orientale, pieno d’ardire; onde aveva
+trovato molti partigiani, e, non senza qualche speranza
+di successo, aveva conteso il trono a suo fratello. Costretto
+poi dall’avversa fortuna a fuggirsi nell’isola di
+Rodi, veniva fatto prigioniero dal gran Maestro dell’ordine
+e da lui consegnato a papa Innocenzo VIII; morto il
+quale, Gemme venne nelle mani d’Alessandro Borgia, che
+ne faceva mercato. Il Sultano, infatti, temendo moltissimo
+la liberazione di suo fratello, pagava al papa 20,000 ducati
+annui pel suo mantenimento; e più volte aveva
+offerto di dargliene 200,000, quando lo avesse ammazzato.
+Nel passare, adunque, i Francesi da Roma, la prima
+<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
+cosa che il re Carlo domandava al papa, era di portar seco
+Gemme, onde servirsene nella guerra che voleva fare al
+Sultano. Alessandro Borgia, sebbene assai di mal animo,
+dovette pur cedere alla volontà del re; ed ancora, dovette
+mandare suo figlio Cesare (che fu poi il Duca Valentino),
+a seguire il campo francese col nome e gli onori di ambasciatore;
+ma, in verità, come ostaggio contro la sempre
+mutabile politica del padre. Ad un tratto, però, si
+vide che Cesare era fuggito dal campo, e subito dopo
+moriva inaspettatamente il giovane Gemme. Dissero alcuni
+che il papa lo aveva dato nelle mani del re, già
+avvelenato; assicuravano altri, che gli aveva fatto somministrare
+il veleno per mezzo del figlio. Comunque sia
+di ciò, è certo che il Sultano mandò subito i 200,000
+ducati promessi, più la veste inconsutile di Cristo;
+ma i suoi inviati furono presso a Sinigaglia fatti svaligiare
+da Giovanni della Rovere. Tali erano allora i tempi,
+e tali gli uomini.&#8205;<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>
+</p>
+
+<p>
+Malgrado tutte queste cagioni di risentimento, il
+re Carlo, non potendo fermarsi a Roma nè pensare
+allora a vendette, continuava il suo viaggio ed il 13 giugno
+entrava in Siena. Non è credibile come questa
+nuova sollevasse gli animi fiorentini, e quanto il re fosse
+ormai divenuto esoso a quella Repubblica. Essa rimaneva
+ancora ferma nella sua alleanza; ma non gli poteva
+perdonare la fede violata, i patti traditi, e l’avere
+aiutato e sostenuto i Pisani nella loro sollevazione. Non
+aveva il re fatto altro che chieder sempre nuovi danari,
+promettendo continuamente di render le fortezze
+e di far sottomettere Pisa; ma nè l’una cosa nè l’altra
+<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
+aveva poi mantenuta. E per queste ragioni, i Fiorentini,
+malgrado ogni loro sforzo, s’erano trovati in condizioni
+sempre peggiori. Essi avevano mandata la loro più ardita
+gioventù a combattere sotto il comando di Piero Capponi,
+avevano assoldato Ercole Bentivoglio ed altri capitani;
+ma i Pisani ricevevano da Genova, da Siena, da
+Milano e perfino dallo stesso re Carlo, nuovi aiuti. Quando
+gli ambasciatori fiorentini rammentarono a quel re le
+promesse da lui fatte, egli aveva risposto: «Ma che posso
+fare, se i vostri Signori scontentano tutti i loro sudditi?»
+E poi, mandava ai Pisani ben 600 de’ suoi fanti svizzeri e
+guasconi, che eran loro d’un grandissimo aiuto nella
+guerra.&#8205;<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a> Così la ribellione veniva incoraggiata su tutto
+il territorio fiorentino, e Montepulciano si dava ora
+(26 maggio) ai Sanesi, che subito vi mandavano un presidio.
+In tale stato di cose, si avvicinava il re Carlo; e,
+quasi tutto questo non fosse ancora cagione bastevole
+di malcontento, egli menava seco Piero de’ Medici!
+</p>
+
+<p>
+Non appena ne giunse la nuova in città, che tutti
+corsero furiosamente alle armi. E fu cosa maravigliosa
+a vedere, dice lo storico Jacopo Nardi, in quanto poco
+tempo si fossero armati uomini e fanciulli; e come i
+privati cittadini facessero a gara coi commissari della
+Signoria, per empiere la città di vettovaglie e di armi.
+Nei borghi, vennero in brevissimo tempo raccolti undicimila
+fanti di corazza; nelle case, ognuno aveva raccolto
+amici e familiari, provveduto le torri di sassi, sbarrato
+le porte; molte vie furono asserragliate; e i gonfalonieri
+delle compagnie percorrevano di notte la città, perchè
+non si volle in questa occasione permettere ad alcun fante
+<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
+forestiero di entrarvi. E tutto ciò era provveduto da
+quei Piagnoni che gli Arrabbiati dicevano buoni solo a
+borbottare Ave-Marie. Essi non tralasciarono, è vero,
+gli uffici divini; fecero pubbliche orazioni, molte limosine,
+e portarono in solenne processione la Madonna
+dell’Impruneta; ma quelli che più erano caldi in questi
+uffici divini, più erano pronti a pigliare le armi. Ed
+il Savonarola, che si trovava allora a continuare le prediche
+delle feste <i>sopra i Salmi</i>, gridava dal pergamo:
+«Fate orazione, ma non tralasciate i provvedimenti
+umani: bisogna aiutarsi in ogni modo, con tutti mezzi,
+chè allora il Signore sarà con voi: animo, o fratelli,
+e soprattutto unione. Se voi starete uniti e concordi
+in un solo volere, sia pure tutto il mondo contro
+di noi, la vittoria sarà nostra. Non vi spaventate di
+queste cose, perchè noi siamo appena al principio del
+gioco. Voi vi troverete in tempi terribili, voi vedrete
+nemici da tutte le parti, voi udirete: eccoli a Roma,
+eccoli da quella parte, eccoli da questa, eccoli, son qui.
+Ed allora, oh povera Firenze! oh povera Italia! Unione,
+adunque, fra voi, unione nel Signore; perchè la vittoria
+dev’essere in fine dei buoni.»&#8205;<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma, intanto, i primi ambasciatori che la Repubblica
+mandava al re Carlo, non ottenevano altro che brusche
+risposte. Essi chiedevano per qual via volesse passare,
+acciò la fornissero di vettovaglie; ed il re: «Fornite
+tutto il dominio.» Era sdegnatissimo di vedere la città
+di Firenze mettersi tutta in armi, come all’avvicinarsi
+d’un nemico. E dall’altro lato, gli ambasciatori, vedendo
+nel campo Piero de’ Medici e dubitando che il re
+non volesse rimetterlo in Firenze, usarono parole più
+ardite che savie; onde ne era a vicenda cresciuto lo
+sdegno, e senza un uomo che avesse avuto grande autorità
+<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
+e fermezza, non era più sperabile accordo amichevole.
+Tutti si rivolsero, allora, unanimi al Savonarola.
+Egli solo aveva saputo usare un linguaggio fermo ed
+imperioso verso quel re, senza irritarlo; egli ne era
+quasi venerato, ed aveva tenuto con lui continua corrispondenza
+di lettere, delle quali ora tutti sapevano quale
+fosse il tenore. Una di esse, venuta nelle mani de’ suoi
+nemici, era stata da loro pubblicata per muovergli
+contro lo sdegno della lega; ma, invece, gli aveva immensamente
+accresciuto l’amore del popolo, perchè discorreva
+presso a poco in questi termini: «Cristianissimo
+Sire, il Signore vuole che i Fiorentini restino collegati con
+la Vostra Maestà, ma vuole che sotto la vostra protezione
+sia ampliata la loro libertà e non l’autorità di alcuno
+particolare cittadino; imperocchè la Divina Bontà ha disposto
+e deliberato di mandare, per tutto, a terra i tiranni.
+Il Signore punirà terribilmente quei privati cittadini
+che volessero usurpare il dominio di questa florida repubblica,
+come nel passato è avvenuto; perchè questo nuovo
+e popolare governo e reggimento è stato fatto da Dio, e
+non da uomo alcuno; e perchè Egli ha eletta questa città
+e vuole magnificarla e l’ha ripiena dei suoi servi; e chi
+la tocca, tocca la pupilla del suo occhio. Onde, o Sire, se
+voi non obbedirete, e non manterrete le promesse ai Fiorentini,
+e non restituirete le loro fortezze, molte saranno
+le avversità che vi verranno addosso, ed i popoli si ribelleranno
+contro di voi.»&#8205;<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
+</p>
+
+<p>
+Chi altri poteva, chi doveva presentarsi al re per
+liberare la Repubblica da tanto pericolo, se non colui
+che sapeva usare un tale linguaggio? A Poggibonsi,
+adunque, s’incontravano di nuovo Carlo VIII ed il Savonarola;
+il quale, assumendo il suo tono profetico ed
+imperioso, ripeteva a voce quelle cose medesime che
+aveva dette in iscritto. Rammentava al re, che ora tornava
+quasi fuggendo verso casa, come questi nuovi pericoli
+erano quelli appunto che esso gli aveva già predetti a
+Firenze, e che gli aveva riconfermati nelle sue lettere.
+«Cristianissimo principe,» egli diceva, «tu hai provocato
+l’ira del Signore per non avere mantenuta la fede ai
+Fiorentini; per avere abbandonata quella riforma della
+Chiesa, che il Signore ti aveva per mezzo mio tante volte
+annunziata, ed a cui ti aveva eletto con segni così manifesti.
+Tu, per ora, uscirai da questi pericoli; ma se non
+riprendi l’opera abbandonata, se non obbedisci ai comandi
+che di nuovo il Signore ti ripete per mezzo del
+suo inutile servo, io ti annunzio che maggiori assai
+saranno le sventure che ti manderà l’ira di Dio, ed
+un altro sarà eletto in tua vece.»&#8205;<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a> Il re parve quasi
+<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
+atterrito a questo linguaggio, e continuando subito
+il suo cammino verso Pisa, pregò il Savonarola di accompagnarvelo.
+Ma questi, dopo avergli parlato una
+seconda volta a Castel Fiorentino, volle tornarsene indietro,
+per non avere a capitar nelle mani dei nemici di
+Firenze. Il 21 di giugno, egli annunziava dal pergamo
+che il pericolo era anche questa volta passato; e di qui
+pigliava occasione per raccomandare di nuovo le orazioni,
+il ben vivere, l’unione ed il governo popolare.&#8205;<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>
+</p>
+
+<p>
+L’entrata del re a Pisa era, intanto, trionfale. I Pisani
+gli aprivano le case dei principali cittadini; le loro
+donne si privavano di tutte le gioie per donarle a lui
+ed ai suoi baroni: così, facendo contrasto al mal umore
+che avevano mostrato i Fiorentini, cercavano, contentando
+la sua avarizia, tirarlo dalla parte loro. E quando
+egli, per questi segni d’affezione, era già assai ben disposto,
+ecco che, uscendo un giorno dalla messa, gli
+vengono incontro le più belle donne pisane vestite a
+bruno, colle chiome sciolte, coi piedi nudi, con funi al
+<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
+collo, in segno dell’odiata servitù, e ad alta voce chiedevano
+la loro libertà. Il popolo intero si univa a quelle
+voci, il re e i suoi generali parevano commossi a questa
+scena. Si raccolse, difatti, il consiglio dei baroni e si
+tenne, per un momento, serio discorso d’aiutare i Pisani;
+ma questo pensiero fu, poi, come tutti gli altri abbandonato.
+Ai Pisani non fu data la libertà, ai Fiorentini non si
+resero le fortezze, al Savonarola non si tennero le nuove
+promesse; ma, pigliando la via di Lucca e Pontremoli,
+il re insieme coll’esercito continuava il suo cammino.
+A Fornovo sul Taro, incontrava gli eserciti alleati; egli
+aveva 9000 uomini, i nemici assai di più. Si venne a
+giornata il 6 luglio, e fu poi lunga disputa da qual lato
+fosse stata la vittoria. Ma certo, il re volendo passare,
+passò; gli alleati volendolo impedire, nol poterono.
+Carlo VIII si fermava ad Asti, ove s’abbandonò di nuovo
+ai piaceri; tornava poi lentamente in Francia. — Il 7 luglio,
+Ferdinando II d’Aragona faceva la sua entrata in Napoli,
+ristabiliva il caduto governo; e non gli restava altro a
+combattere se non quelle poche guarnigioni che, ancora
+non avendo ceduto, si trovavano sparse nel Regno senza
+aiuto e senza consiglio. — Così i Francesi, in meno d’un
+anno, avevano traversato due volte tutta Italia, conquistando
+e perdendo colla medesima facilità; scontentando
+ugualmente amici e nemici, nè lasciando di loro altra
+memoria che di avidità e di mala fede.&#8205;<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>
+</p>
+
+<p>
+La loro condotta verso Firenze continuava ad essere
+sempre la stessa. Sia che il generale che teneva
+la fortezza di Pisa ricevesse in segreto ordini diversi
+da quelli che il re gli mandava in palese; sia, come
+altri dicevano, che egli si fosse innamorato d’una giovane
+pisana: certo è, che non solamente non rese
+<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
+mai le fortezze; ma giunse (una volta che i Fiorentini,
+combattendo i Pisani, s’erano spinti assai oltre
+verso la porta di San Marco), a far fuoco addosso a
+loro colle sue artiglierie, ammazzandone parecchi.
+La Repubblica faceva, per queste cose, continue rimostranze,
+mandava nuovi ambasciatori e nuovi danari
+al re, prometteva d’aiutare i soldati sparsi nel Regno.
+Nel mese di settembre, messer Niccolò Alamanni tornava,
+finalmente, dalla Francia, con un ordine espresso
+del re ai suoi generali e soldati, che rendessero le fortezze
+e lasciassero il soldo pisano: ma, lungi dall’obbedire,
+nel gennaio del 1496, i Francesi vendettero ai
+Pisani la loro fortezza per 14,000 fiorini, ed altri 10,000
+ne ricevettero pel prezzo delle artiglierie che lasciavano.
+Le fortezze di Sarzana e Sarzanello furono, per 20,000
+fiorini, vendute ai Genovesi; quella di Pietrasanta ai lucchesi,
+per 30,000; ai Fiorentini non fu rilasciata che la
+fortezza di Livorno.&#8205;<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>
+</p>
+
+<p>
+Eppure, malgrado tutto ciò, la partenza dei Francesi
+dall’Italia aveva peggiorato gravemente le condizioni
+della Repubblica. Gli alleati, ormai liberi e sicuri da ogni
+<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
+pericolo, si potevano rivolgere contro di essa. Odiavano
+mortalmente quel nuovo governo, e volevano punirlo
+per essersi mantenuto fedele alla Francia, e non
+aver voluto entrare in quella lega, che essi dicevano
+aver fatta per liberare Italia dai barbari. Il pericolo
+diveniva, quindi, gravissimo; e la sola speranza che Firenze
+potesse avere contro nemici così potenti, stava nel
+poco accordo che regnava fra di loro. Il papa ed i Veneziani
+volevano, infatti, rimettere Piero de’ Medici;
+ma il Moro, sebbene in apparenza consentisse a questa
+proposta, odiava personalmente Piero, andava d’intesa
+cogli Arrabbiati, e nutriva qualche lontana speranza
+di potere un giorno stendere la sua potenza anche su
+quella Repubblica. Nondimeno, fu concluso, per allora,
+d’incoraggiare il Medici a raccogliere uomini e danari,
+onde tentare il suo ritorno in Firenze. Egli, come è ben
+da credere, si mise all’opera assai volenteroso; e sebbene
+fosse già rovinato nella fortuna e nel credito, pure, fatto
+il suo maggiore sforzo, raccolse 10,000 ducati, che pose
+nelle mani di Virginio Orsini, acciò radunasse i suoi
+antichi soldati. E l’Orsini, che il giorno della battaglia
+del Taro s’era vergognosamente fuggito dal campo francese,
+pigliò con ardore questa occasione, onde mettersi
+di nuovo sulla riputazione delle armi. — Nel tempo
+che Piero e l’Orsini si sarebbero avanzati verso Firenze,
+Giovanni Bentivoglio, assoldato dai Veneziani e
+dal Moro, doveva irrompere dai confini bolognesi contro
+la Repubblica; Caterina Sforza, signora d’Imola e Forlì,
+mandare da un altro lato le sue genti a fare lo stesso;
+i Sanesi e Perugini facevano sperare larghi aiuti: e così
+tutto sembrava augurare prospero esito al tentativo di
+Piero de’ Medici. Ma quando si venne al fatto, le cose
+mutavano aspetto. Piero e l’Orsini s’erano avvicinati
+colle loro genti, a piccole giornate, verso i confini della
+<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
+Repubblica; aspettando sempre gli aiuti promessi, i quali
+non venivano mai: onde consumavano invano il tempo
+e i danari.
+</p>
+
+<p>
+Mentre nel campo mediceo le cose procedevano con
+tanta freddezza, a Firenze i cittadini, animati dal Savonarola,
+mostravano grandissima energia. Il Frate s’era
+da più tempo taciuto, a causa dei cresciuti mali umori
+di Roma, de’ quali parleremo a lungo nel capitolo seguente.
+Ma nel ritirarsi dal pergamo, aveva annunziato
+che gravi pericoli sovrastavano alla città, ed aveva
+fatto votare quella legge contro i Parlamenti, che doveva
+essere la guardia principale della libertà. Ora, verificandosi
+i pericoli annunziati, il suo nome saliva in
+nuovo auge; ed egli, messo da banda ogni riguardo,
+tornava sul pergamo il giorno 11 ottobre, per dare
+animo ai cittadini e incoraggiarli alla difesa della patria.
+La sua predica incominciava col discorrere di cose tutte
+religiose: — «La vita dell’uomo, o fratelli,» così egli
+diceva, «è una milizia continua sopra la terra; e la
+maggiore milizia è quella del vero cristiano, perchè egli
+deve combattere contro ogni cosa che impedisce lo spirito.
+Combatte contro il mondo, contro la carne, contro
+il demonio; ed è sempre in continua guerra. Così fu
+degli Apostoli, così fu dei martiri, così sarà sempre
+dei buoni cristiani: Iddio lo vuole, per dar poi a loro
+maggiore gloria nell’altra vita. Onde non vi dovete
+maravigliare se, annunziando noi cose nuove, abbiamo
+tanta contraddizione. Io mi maraviglio che non le abbiamo
+ancora maggiori. E perchè noi dobbiamo combattere,
+così siamo tornati in campo, per rassettare
+un poco le schiere disordinate ed apparecchiarle ad una
+nuova guerra. E vogliamo far due cose: l’una combattere,
+che non cesseremo mai insino alla morte; l’altra
+vincere, perchè le cose di Cristo debbono sempre avere
+<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
+vittoria. Voi non dubitate di nulla, chè in ultimo la vittoria
+sarà nostra; e se io morissi, questa cosa sarà
+come l’idra dei poeti, che tagliato un capo, ne uscivano
+sette.» Procedendo oltre in questo modo, egli volgeva il
+discorso dalle cose religiose alle politiche; e prima discorse
+ironicamente contro coloro che dicevano male del
+nuovo governo. «Magnifici Signori, io vorrei che quando
+voi avete qualche cosa difficile alle mani, chiamaste
+uno di questi cicalatori e gli diceste: — Di’ su un poco,
+che s’ha egli a fare di questa cosa? — E s’ei sa
+quel che si dice, io voglio perderci il mantello. Voi
+vedrete che egli non saprà cosa rispondere, o pure dirà
+qualche gran pazzia. E voi allora, togliete un quarteruolo
+di panico e ditegli: vien qua, prendi e dài beccare
+ai polli; ma lascia le cose di Stato.»
+</p>
+
+<p>
+Questo tuono burlesco continua ancora un poco; e
+finalmente il Savonarola, entrando nella quistione grave
+e seria del giorno, muta linguaggio e diviene terribile.
+Egli non vuole mezze misure quando la patria è in pericolo.
+In chiesa, sul pergamo, col crocifisso in mano, egli
+consiglia apertamente e ad alta voce, di mettere a morte
+quelli che vogliono ristabilire la tirannide in Firenze,
+che vogliono farvi ritornare i Medici. «Bisogna usare con
+costoro, come fecero i Romani contro quelli che volevano
+rimettere Tarquinio. Tu che non vuoi avere riguardo
+a Cristo, vuoi averne ai privati cittadini? Fa giustizia,
+ti dico io. <i>Tagliali il capo; e sia pure il maggiore
+della casa sua quanto voglia: tagliali il capo</i>. Rammentati
+la legge che si è fatta contro i parlamenti, insegnala
+ai tuoi figli, scrivila per tutto. Tu non devi fidarti in
+altro che in questo Consiglio Grande, che è opera di Dio
+e non degli uomini; e chi vuole mutarlo, chi vuol fare
+tiranno, chi vuol fare governo di privati cittadini, sarà
+dal Signore maledetto in eterno.» Raccomandava poi
+<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
+energia, coraggio e risoluzione nel prendere i necessari
+provvedimenti; perchè «colui che spera negli aiuti
+divini senza aiutarsi da sè, tenta il suo Signore.» Queste
+medesime cose ripeteva con uguale energia i giorni
+15 e 25 dello stesso mese; e solo quando fu sicuro che
+il popolo aveva ripreso il suo coraggio, tornò di nuovo in
+quel silenzio che gli era imposto da cagioni di cui fra
+poco dovremo discorrere.
+</p>
+
+<p>
+L’effetto di quelle parole non tardò molto a farsi
+sentire. Quattro giorni dopo la prima predica, si vinceva
+una provvisione, che, mentre rimetteva la taglia
+sopra i Medici, era quasi un generale eccitamento alle
+armi. Essa diceva, presso a poco, così: «Avendo Piero
+de’ Medici, pel suo tirannico appetito, tentato molte
+cose contro la libertà fiorentina, viene per gli Otto della
+Balía dichiarato ribelle; onde, secondo gli statuti, può
+essere impunemente ammazzato. E perchè si vede perseverare
+nel cattivo animo, incitando ai danni di questa
+città, non solo molti baroni di Roma, ma il sommo
+Pontefice e quasi tutti i potentati d’Italia; sperando
+con questi favori occupare la vostra libertà, usurpare
+le vostre entrate, violare le vostre donne e fanciulle,
+e riassumere quella tirannica vita colla quale egli e
+i suoi antenati hanno tanto tempo afflitto la vostra
+città: venne pei medesimi Signori Otto di Guardia e
+Balía deliberato, che chiunque uccidessi detto Piero
+de’ Medici, debba avere fiorini 4000 larghi di oro.»&#8205;<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>
+Più tardi fu messa una taglia di 2000 fiorini anche sulla
+testa di Giuliano dei Medici;&#8205;<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a> e furono creati uffiziali per
+amministrare i loro beni a vantaggio della Repubblica.&#8205;<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò non bastava, nè il popolo fiorentino si fermava
+<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
+a questo. Le prediche del Savonarola avevano
+allora mosso a prendere le armi Arrabbiati e Piagnoni;
+perchè l’odio contro i Medici era loro comune,
+e la vicinanza di Piero metteva sdegno e paura sì agli
+uni come agli altri. I provvedimenti presi furono, quindi,
+forti e prontissimi. La guerra di Pisa venne subito sospesa,
+lasciandovi solo 2000 fanti e 300 uomini d’arme.
+Mandarono 1000 fanti e 3000 uomini d’arme presso
+Cortona, per tener fronte al nemico, che sembrava avvicinarsi
+da quel lato. Nel medesimo tempo, venne formato
+un campo di 1500 fanti e 300 uomini d’arme,
+presso al confine dei Sanesi, per impedire che questi si
+riunissero coi Medicei. In tal modo Piero dei Medici
+era come circondato da ogni lato. Egli aspettava ozioso,
+fra le Tavernelle e Panicale, gli aiuti promessi, che non
+vennero mai. Ed in su questo aspettare, finivano i danari
+e l’esercito si scioglieva, partendone anche lo
+stesso Virginio Orsini. Così Piero de’ Medici si trovava
+nella campagna, solo con qualche soldato, con l’impresa
+andata a vuoto, e senza aver fatto altro che raccogliere
+danno e vergogna, e dare l’ultimo crollo alla sua già rovinata
+fortuna. Si dava, dunque, ramingo alla fuga, e, lamentando
+la tradita fede e le vane promesse degli alleati,
+tornava a Roma per cercare ricovero nella corte
+o presso i suoi amici.&#8205;<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a> I Fiorentini, lieti del pericolo
+superato, rimandavano le genti a Pisa, e si mettevano
+in sempre maggiore sospetto della Lega; la quale, come
+si vedeva ora troppo chiaro, coprivasi col nome d’Italiana,
+per meglio opprimere la Repubblica.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap2-3">CAPITOLO SECONDO.
+<span class="smaller">Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del papa: sua risposta.
+Un nuovo breve gli sospende la predicazione; ma i Dieci
+ne ottengono dal papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il
+cappello cardinalizio, ed egli lo rifiuta.<br>
+[1495-96.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il tentativo di Piero dei Medici non riusciva, per
+l’odio che avevano contro di lui Arrabbiati e Frateschi:
+ma quando gli alleati avessero voluto aiutarlo davvero,
+la città di Firenze non avrebbe facilmente potuto resistere
+alla forza delle loro armi; onde il niun successo di
+quella impresa deve attribuirsi ancora al non regnare
+fra di essi alcuno accordo. Lodovico il Moro non aveva
+mai dimenticato le ingiurie ricevute da Piero dei Medici;
+e malgrado le continue proteste che questi ora faceva,
+di amicizia, anzi di soggezione, egli non lo voleva ristabilito
+in Firenze. Andava, invece, d’accordo cogli Arrabbiati,
+i quali erano riusciti ad irritarlo fortemente
+contro al Savonarola, dandogli ad intendere ch’ei lo pigliasse
+direttamente di mira, anzi lo nominasse personalmente
+nelle prediche che faceva contro i vizi dei
+principi italiani, e nelle sue descrizioni del tiranno. Onde,
+già da più tempo, s’erano uniti a procurare la rovina
+del Frate, il Moro e gli Arrabbiati.&#8205;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a> Questi, così, ottenevano
+<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
+il loro fine di combattere il governo popolare,
+senza parere; mentre il Moro, nel perseguitare un
+frate a lui già avverso, si creava degli amici in Firenze,
+e nutriva le sue speranze d’avere un giorno a
+mettervi piede.
+</p>
+
+<p>
+Quanto al resto degli alleati, i Veneziani che non
+vedevano di buon occhio questi segreti accordi e maneggi
+del Moro, favorivano sempre Piero de’ Medici; ma
+erano soli a volerlo decisamente rimettere in Firenze.
+Il papa stesso vi andava assai freddo, giacchè il suo
+fine principale era solo di accrescere stato ai suoi figli:
+simpatie vere non aveva per alcuno, ed anch’egli agognava
+segretamente di stendere le sue avide mani sulla
+repubblica fiorentina. Facile assai dovette, quindi, riuscire
+agli Arrabbiati ed al Moro, tirarlo con loro nella
+sanguinosa guerra che disegnavano fare contro al Savonarola.
+Ed una volta acceso il fuoco dell’ira, in quell’animo
+così tenace nell’odiare, la cosa procedette da
+sè stessa rapidamente al suo fine.
+</p>
+
+<p>
+Alessandro VI, noi lo abbiamo detto più sopra, non
+aveva sul principio alcuna cagione di particolare odio
+contro al Savonarola; ma quando cominciarono, sin
+dal principio dell’anno 1495, a venir lettere da Firenze
+e da Milano, che gli dipingevano il Frate come un audace
+<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
+accusatore del clero e del Santo Padre; quando
+quelle prediche, già per sè stesse ardite, venivano
+messe sotto ai suoi occhi, alterate, esagerate, trasformate;
+quando gli dicevano che il priore di San Marco
+era il solo sostegno del partito popolare, il solo autore
+dell’odio contro ai Medici; Alessandro cominciò allora
+a destarsi ferocemente. Il cardinale Ascanio Sforza, fratello
+di Lodovico il Moro e strumento principale nella
+elezione del Borgia, era quegli che con maggiore efficacia
+maneggiava queste trame, e soffiava abilmente in
+quel fuoco, appena acceso. A Roma si trovava ancora
+un altro dei più fieri persecutori del Savonarola in quel
+predicatore Frà Mariano da Gennazzano, che mai non gli
+aveva perdonato la vergognosa disfatta da lui ricevuta in
+Firenze. Egli era dei più attivi a cospirare in favore dei
+Medici e contro al Savonarola; lo accusava con ogni
+sorta di calunnie; lo chiamava <i>istrumento del Diavolo</i>;
+e pretendendo conoscere i suoi segreti fini, lo faceva
+autore di mille trame contro al papa istesso.&#8205;<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il Borgia finalmente si pose all’opera, e cominciò
+con un’astuzia degna di lui. Il giorno 25 di luglio 1495,
+scriveva al Savonarola un breve tutto pieno di dolcezza.
+«Diletto figlio,» ei gli diceva, «salute ed apostolica
+benedizione! Noi udimmo che, fra tutti quelli che lavorano
+la vigna del Signore, tu ti adoperi con maggiore
+zelo: di che siamo altamente lieti&#8205;<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a> e ne innalziamo lodi
+all’Onnipotente Iddio. Udimmo ancora come tu affermi,
+quello che pronunzi dell’avvenire, non procedere da te,
+ma da Dio: onde desideriamo, siccome è dovere del
+<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
+nostro pastorale ufficio, discorrerne teco; <i>acciò, per
+tuo mezzo meglio conoscendo quel che a Dio piace, noi
+possiam praticarlo</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a> Così, in virtù di santa obbedienza,
+ti esortiamo a venir quanto prima presso di noi, che ti
+vedremo con amore e con carità.&#8205;<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>»
+</p>
+
+<p>
+Quel breve era tanto più finamente astuto, in
+quanto calcolava sulla buona fede del Savonarola, la
+quale era invero grandissima. Ma il carattere del Santo
+Padre era troppo noto; ed in Firenze si conoscevano
+troppo bene le trame degli Arrabbiati, che già avevano
+col ferro o col veleno tentato d’ammazzare il Savonarola,
+ed ora si vantavano apertamente della loro amicizia
+con Roma: sì che a niuno poteva essere nascosto
+il fine di un invito così stranamente benigno. Era chiaro
+che trattavasi o d’ucciderlo per via, o, quando questo
+non potesse riuscire, di farlo morire nelle prigioni di Castel
+Sant’Angelo.&#8205;<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a> I suoi amici, perciò, vennero a pregarlo
+che non volesse muoversi da Firenze, ove la sua
+presenza diveniva più che mai necessaria, quando già la
+partenza dei Francesi faceva correre nuovi pericoli al governo
+popolare. Era un caso pel Savonarola assai grave
+e difficile: trattavasi o di non obbedire alla chiamata
+del papa, o di esporsi ad essere vittima degli Arrabbiati,
+che volevano in lui uccidere la Repubblica. Fortunatamente,
+però, aveva una scusa assai legittima per non
+<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
+partire. Egli era appena guarito della sua grave infermità
+viscerale, da cui si trovava in modo rifinito, che
+secondo i medici, ove non sospendesse lo studio e la
+predica, sarebbe stato in pericolo di morte. Già alcuni
+giorni innanzi, egli aveva annunziato queste cose al popolo,
+dicendo che la sua malattia lo costringeva a sospendere
+la predicazione;&#8205;<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a> ognuno, d’altronde, poteva
+leggergli nel volto il suo esaurimento, e vedere come
+a fatica salisse le scale del pergamo. È ben vero che,
+arrivato in presenza del popolo, e cominciato una volta
+a parlare, egli riacquistava subito il suo vigore, e
+sembrava anzi più fiero e più forte che mai. Ma tutto
+ciò era solo un momentaneo e quasi fittizio eccitamento,
+del quale si risentiva assai spesso in maniera,
+che per molti giorni ne restava affatto esausto. Decise,
+adunque, di sospendere del tutto le sue prediche, e nello
+stesso tempo addurre al papa queste giuste e valide
+ragioni che l’obbligavano, per ora, a ritardare la sua
+partenza. Ma prima di ciò fare, volle pigliar commiato
+dal popolo, e dare quei consigli che, nelle presenti condizioni,
+erano divenuti necessari. Egli prevedeva i pericoli
+che soprastavano alla Repubblica; vedeva che bisognava
+allora guardarsi, non solo dagli Arrabbiati, ma ancora dai
+Medici, tanto più pericolosi, quanto meno erano temuti.
+</p>
+
+<p>
+Il 28 luglio fece, quindi, una delle sue prediche
+terribili. La Signoria venne, quel giorno, in Duomo con
+tutti i magistrati, ed il Savonarola saliva il pergamo
+coll’animo assai contristato. Doveva prendere commiato
+dal suo popolo, nel momento in cui la partenza del re
+Carlo, e la fede da lui violata, avevano messo la Repubblica
+in nuovi pericoli; nel momento in cui i suoi
+nemici gli movevano guerra per cominciare colla sua
+<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
+rovina quella della Repubblica, ed erano abilmente riusciti
+a fare il papa valido strumento di queste ire di
+parte. Se, però, in lui si voleva attaccare la Repubblica,
+egli vedeva assai chiaro che nel difendere sè stesso,
+difendeva il popolo intero. Onde, sebbene salisse a fatica
+le scale del pergamo, quando si trovò in presenza del
+popolo e riguardò in faccia l’attenta moltitudine, fu
+come animato d’un subito spirito.
+</p>
+
+<p>
+Prese a discorrere dei corrotti costumi, e degli scandali
+che sempre avevano luogo in Firenze. I giuocatori, i
+bestemmiatori, le donne di mala vita, ed altra gente dedita
+a vizi che il pudore non permette di nominare, ammorbavano
+ancora Firenze, e più audaci divenivano a misura
+che il Frate era perseguitato: che sarebbe, ora che
+egli doveva tacersi? Il Savonarola, perciò, fu quel giorno
+senza pietà contro di loro. Raccomandava di punirli severamente,
+di punirli anche colla morte, se non si potevano
+altrimenti frenare. Narrava il delitto di Acor, e
+come il Signore si fosse, per quello, adirato contro
+tutto il popolo ebreo, nè fu placato altrimenti che colla
+morte del colpevole. «Vedi, adunque, Firenze, tu che
+vuoi essere così pietosa, vedi quello che fece fare
+Iddio. Sei tu più savia di Dio? sei tu più misericordiosa
+di Dio? sei tu più d’assai di Dio, tu?»... «O Firenze!
+tu vuoi essere più clemente di Dio; ma la tua
+clemenza è una demenza: tu hai una pietà crudele: fa
+giustizia, ti dico io, di quel vizio nefario.&#8205;<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a> Io vi dico che
+l’onnipotente Iddio vuole giustizia: bisogna levarsi su
+e pigliare uno di questi, e menarlo là e dire: costui merita
+la morte. Altrimenti, pericolerete voi e la vostra
+città. Sospendete i balli, sospendete i giuochi, chiudete
+<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
+le taverne. Io ti dico, o Firenze, che questo è tempo di
+pianto e non di festa.» — Queste, però, non erano che
+minacce, fatte solo per spaventare il popolo; giacchè il
+Savonarola non abbandonò mai la sua naturale moderazione,
+sebbene più volte si lasciasse trasportar dalle parole.
+</p>
+
+<p>
+Viene poi a discorrere della profezia; e dice ch’essa
+è necessaria alla salute del popolo e della Chiesa, «la
+quale, oggi, è desolata per la corruzione de’ suoi capi,
+per la mancanza di buoni predicatori. Il vero predicatore
+dovrebbe mettere in abbandono la sua vita per
+la verità, e per cercare la salute del suo popolo: ma
+dove si trovano oggi questi predicatori? Io ti dico che
+sino a tanto si continua così, la Chiesa anderà sempre
+in maggiore rovina, l’Italia non avrà più riposo. Te l’ho
+già detto, o chierica, per te è nata questa tempesta.»
+</p>
+
+<p>
+Qui muta di nuovo soggetto, e si rivolge alla politica.
+«Io vi ho predicato quattro cose: il timore di
+Dio, la pace, il bene comune e la riforma del governo,
+cioè il Consiglio Maggiore: ora non mi resta che confermarvele.»
+E così, pigliandole in esame ad una ad
+una, le ribadisce con nuovi argomenti. Raccomanda soprattutto
+l’unione, e vuole che si facciano Uffiziali di
+pace, «i quali tolgano questi nomi di Bigi, di Bianchi
+e di Arrabbiati, che sono la rovina della città.... Si solleciti
+in ogni modo la costruzione della sala del Consiglio;
+si prendano, se bisogna, gli operai del Duomo, chè la
+loro opera sarà così più accetta al Signore. Si tenga
+fermo questo Consiglio, si migliori, si corregga; e sia
+la sola speranza, la sola fortezza del popolo.» Fu in
+questo giorno e in questo punto che il Savonarola propose
+quella legge per l’abolizione dei parlamenti, della
+quale abbiamo più sopra discorso; e disse quelle tremende
+parole contro coloro che sempre li desideravano,
+«e non si vogliono persuadere che questo Consiglio
+<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
+è divenuto il padrone di tutto, e deve fare ogni
+cosa.» Egli non trovava minacce, non trovava pene bastevoli
+contro di essi; perchè sapeva che il Parlamento
+era l’arme a cui gli Arrabbiati, e massime i Medici,
+volevano fra poco ricorrere per mutare la forma del
+governo. Quando egli ebbe, così, persuaso al popolo
+d’assicurarsi contro i nuovi pericoli, dètte alcuni altri
+brevi consigli, e s’affrettò a concludere. Raccomandava
+alla Signoria di non perdere il tempo continuamente
+nelle piccole cose, come troppo si usava in Firenze;
+ma provvedere solo a ciò ch’era d’importanza, e commettere
+il resto agli altri magistrati. Raccomandava
+si facesse ogni cosa per incoraggiare il lavoro, «quando
+bene si dovessero lasciare le gabelle all’arte della seta e
+della lana.» E, finalmente, così prese commiato: «Popolo
+mio, quando io sono quassù, io son sempre sano; e se
+fuori di pergamo io stessi come sto qua sopra, io starei
+sempre bene.» «Ma quando sarò disceso giù, credo che
+avrò le mie, e per questa ragione starò un pezzo a
+rivedervi; chè bisogna pure attendere un poco a
+guarire. Ricomincerò poi a predicare, se sarò vivo.
+Credo di stare un mese, se già le vostre orazioni
+non mi rivocassero prima. In questo tempo verrà a
+predicare Frà Domenico: io tornerò poi, se sarò
+vivo.» «Ma il bene di Firenze starà in ogni modo.
+Si affatichino pure i malvagi a lor posta, chè questa
+sementa deve fruttificare, perchè Iddio lo vuole. Oggi
+io potrei dirvi chi sono gli autori dei vostri pericoli;
+ma non voglio far male a nessuno, e voi li saprete
+quando saranno puniti. Io ora concludo, che ho tanto
+predicato e sonmi tanto affaticato, che ho abbreviato
+la vita mia di molti anni, e sono forte mancato. — Orsù,
+frate, che premio vuoi tu? — Io voglio il martirio;
+io sono contento di sopportarlo; io te ne prego
+<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
+ogni giorno, o Signore, per amore di questa città.»&#8205;<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>
+</p>
+
+<p>
+Fatta questa predica, il Savonarola subito rispose al
+papa, il giorno ultimo di luglio; e la sua lettera è notevole
+per decorosa umiltà, e per nobile franchezza nello
+stesso tempo. Egli diceva, che il primo dovere del religioso
+è certamente l’obbedienza ai superiori; ma, pure,
+gli è permesso di addurre quelle ragionevoli scuse
+che qualche volta possono farvi ostacolo; e citava a
+questo proposito le parole di papa Alessandro IV al vescovo
+di Ravenna. «Beatissimo Padre,» continuava
+poi, «nulla io desidero più ardentemente che vedere
+la soglia degli apostoli Pietro e Paolo, per adorarvi
+le reliquie di tanti Santi; e assai più volentieri sarei
+venuto ora, che il Santo Padre si degna chiamare a sè
+l’umile servo. Ma esco appena da una gravissima infermità,
+che mi ha fatto sospendere la predicazione e lo
+studio, e mi tiene ancora in pericolo di vita.
+</p>
+
+<p>
+»Io sono, d’altronde, tenuto d’obbedire più alla
+benigna intenzione del comando, che alle semplici parole
+di esso. Ora, avendo il Signore per mezzo mio liberata
+questa città da una grande effusione di sangue, e ridottala
+a buone e sante leggi;&#8205;<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a> son molti i nemici, così
+dentro come fuori di essa, che avendo desiderato metterla
+in servitù, e trovandosi invece delusi, vogliono il mio
+sangue; e più volte hanno col ferro e col veleno attentato
+alla mia vita. Onde io non potrei muovermi senza manifesto
+pericolo, e neppure in città posso camminare
+senza una scorta armata. Inoltre, questa nuova riforma
+che il Signore ha voluto per mezzo mio introdurre in Firenze,
+<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
+ancora non ha ferme radici, e, senza un continuo
+aiuto, pericola visibilmente: onde, per giudizio di tutti i
+buoni e savi cittadini, la mia partenza sarebbe di danno
+grandissimo alla città, mentre riuscirebbe costì di poco
+profitto.&#8205;<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a> Io non debbo supporre che il mio superiore desideri
+la rovina d’una intera città: spero, quindi, che
+la Vostra Santità voglia benignamente tollerare questo
+indugio; acciò sia condotta a perfezione la riforma
+incominciata per volontà del Signore, e per vantaggio
+della quale, io ne son certo, Esso ha fatto ora nascere
+questi impedimenti al mio partire.&#8205;<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>
+</p>
+
+<p>
+»Che se la Vostra Santità desidera farsi più certa
+delle cose da me pubblicamente predette intorno al flagello
+d’Italia ed alla rinnovazione della Chiesa, le potrà
+leggere in un mio libro che ora viene alla luce (<i>Compendium
+revelationum</i>). Io volli per le stampe pubblicare
+queste predizioni, acciò, se non si verificano, sia chiaro
+a tutto il mondo che io sono falso profeta. Quelle cose,
+poi, che sono più occulte e che debbono ancora restare
+nell’arca, non le posso, per ora, rivelare ad alcun mortale.
+</p>
+
+<p>
+»Supplico, adunque, la Vostra Santità che voglia
+accettare le mie tanto vere e così manifeste scuse, e
+credere che io desidero ardentemente di venire a Roma;
+onde non appena potrò, sarò di sprone a me stesso.&#8205;<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>»
+</p>
+
+<p>
+Il papa non diede a questa lettera alcuna risposta,
+ma fece espressamente sapere al Savonarola che accettava
+le sue scuse.&#8205;<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a> E questi, ritiratosi in San Marco,
+<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
+attendeva a curare la sua salute, facendo solo qualche
+breve discorso ai frati. Nel Duomo predicava in sua
+vece Frà Domenico da Pescia, il quale cercava ripetere la
+dottrina, imitare lo stile e il modo di porgere del
+suo maestro.&#8205;<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a> Egli non aveva nè quella originalità nè
+quella energia ed eloquenza: nondimeno, il popolo andava
+assai volentieri ad ascoltarlo, perchè tutti amavano
+quel carattere pieno di sincerità e buona fede, e
+perchè ognuno sapeva che Frà Domenico era sotto la direzione
+del Savonarola.
+</p>
+
+<p>
+Ma quando le cose procedevano così tranquillamente
+e pacificamente, ecco, in data del dì 8 settembre,
+un nuovo ed inaspettato breve venire da Roma,
+indirizzato ai frati di Santa Croce, poco amici di
+quelli di San Marco. Esso parlava del Savonarola, come
+d’<i>un tal Frà Girolamo</i>, seminatore di falsa dottrina;
+e con parole minacciose gl’intimava d’andare a Roma.&#8205;<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>
+Perchè mai questo mutamento e così subita ira,
+<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
+dopo di avere accettato le scuse? Perchè indirizzare a
+Santa Croce un breve che andava a San Marco, ed alimentare,
+così, quegli odii che pur troppo regnarono
+sempre tra i frati di ordine diverso? Era un mistero
+inesplicabile davvero; nè altra ragione si poteva allora
+supporre a questo procedere, se non che, forse, il
+papa cercasse metterlo in fallo davanti agli occhi del
+popolo, e suscitargli contro l’odio d’altri religiosi.
+Ben presto, però, si cominciò a vedere la cagione
+di quella nuova ed inaspettata insistenza di volerlo
+a Roma. I pericoli che dal Savonarola erano stati predetti
+nella sua ultima predica di luglio, si verificavano
+tutti; e si vedeva quanta ragione egli aveva
+avuta d’inveire contro ai parlamenti, giacchè seguiva
+quel tentativo di Piero de’ Medici, che il nesso della
+storia ci ha obbligati a narrare nel capitolo antecedente.
+Il Savonarola, perciò, invece d’andare a Roma, risaliva
+il pergamo nel mese d’ottobre, e faceva quelle tre prediche
+nelle quali lo abbiam visto incoraggiare il popolo alla
+difesa della patria: la città intera correva alle armi, il
+campo mediceo si scioglieva, e la impresa di Piero, come
+abbiamo già detto, andava a vuoto. In che modo
+il papa restasse adirato contro al Savonarola, per
+questo effetto straordinario dalle sue prediche ottenuto,
+può ciascuno immaginarlo facilmente. Egli fulminava,
+nel principio di novembre, un quarto breve&#8205;<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>
+col quale sospendeva del tutto la predicazione al Frate;
+<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
+e questi, essendo già tornato nel silenzio, non doveva
+fare altro che persistervi. Nell’avvento di questo
+anno 1495, infatti, si tacque, e Frà Domenico continuava
+a tenere il suo luogo sul pergamo di Santa Maria del Fiore.
+</p>
+
+<p>
+L’agitazione del Savonarola, in quei mesi di silenzio
+e di salute ancora mal ferma, dovette, però,
+essere grandissima. Egli si vedeva tirato a combattere
+con Roma, per difendere la sua dottrina da accuse evidentemente
+calunniose, per difendere la sua vita da
+quelle insidie di cui l’odio di parte circondavalo. E nel
+pensare a difendere la sua persona, egli doveva trascurare
+quella riforma politica che tanto bene s’era avviata,
+quella riforma di costumi che aveva già dato così felici
+risultati. Nè altro i suoi nemici desideravano. Le accuse
+di eretico, di seminatore di scandali, di seduttore del
+popolo e via discorrendo, non erano credute da coloro
+stessi che le facevano. Il papa, noi lo vedremo assai
+chiaramente, non trovava nulla a ridire sulla dottrina
+del Frate; ma esso gli faceva, insieme cogli Arrabbiati
+e col Moro, una guerra tutta politica, nella quale si cercava
+di spegnere in lui il suo partito. Fino a che la
+lotta s’era manifestata, qual essa era veramente, ristretta
+cioè nella politica, il Savonarola aveva sempre tenuto
+la fronte altissima: ma ora il terreno mutavasi, dacchè
+si cercava astutamente di nascondere la lotta politica
+sotto una disputa religiosa; ed egli vedeva tutta la grave
+e pericolosa difficoltà della nuova posizione. Se fosse
+stata davvero una quistione di domma, avrebbe potuto
+sottometterla all’autorità della Chiesa; ma il papa non
+faceva che chiamarlo, in generale, seminatore di falsa
+dottrina, ed imporgli silenzio. Trattavasi, adunque, o di
+abbandonare il popolo, per obbedire ai comandi di uno
+che evidentemente non aveva altro fine se non quello
+di distruggere la libertà fiorentina; o di resistere all’autorità
+<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
+del pontefice, portare la propria causa innanzi
+al pubblico, e così seminare scandali e discordie nella
+Chiesa. Egli fu rattristato di molto dolore; ma non
+esitò un momento a tacersi, aspettando che i magistrati
+ed i cardinali amici avessero tentato piegare di nuovo
+alla benignità l’animo del Borgia. E dalle lettere che il
+Savonarola scrisse in quel tempo, noi vediamo che
+egli era fermissimamente deciso a non risalire sul pergamo,
+senza ottenerne da Roma il permesso.&#8205;<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma se egli si tacque, non perciò dubitava della giustizia
+della sua causa: egli non credeva punto validi
+quei comandi venuti per fini politici, mossi da informazioni
+false e calunniose de’ suoi nemici. Anzi, in quel
+tempo appunto, cominciava a pigliare nel suo animo
+sempre maggiore consistenza il pensiero di trovare un
+modo onde mettere fine ai mali che tanto travagliavano
+la Chiesa. Era, allora, presso molti buoni e valenti cattolici
+sparsa l’opinione che la elezione del Borgia, così
+patentemente simoniaca, fosse nulla; e che il solo modo
+di rimediare ai tanti scandali da lui cagionati, fosse il
+radunare un Concilio per deporlo. Alla testa di tutti
+costoro s’era messo quel bellicoso cardinale di San Piero
+in Vincola che fu poi papa Giulio II:&#8205;<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a> egli chiamava il
+<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
+Borgia marrano ed eretico, e stava di continuo ai fianchi
+del re Carlo per sollecitarlo a radunare il concilio, onde
+riformare la Chiesa. Nè il re si mostrava da ciò punto
+alieno; anzi lo stesso Comines, suo ambasciatore, ci ripete
+più volte: «mancò poco che non si venisse al fatto di
+questa riforma.&#8205;<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>» Quando i Francesi passarono la prima
+volta per Roma, non meno di diciotto cardinali si erano
+stretti, insieme con quello di San Piero in Vincola, intorno
+al re, per sollecitarlo istantemente di dare opera alla desiderata
+riforma. E due volte furono puntati i cannoni a
+Castel Sant’Angelo, per impadronirsi della persona di
+Alessandro, e raccogliere violentemente il Concilio;&#8205;<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a> ma
+dipoi, restando il re sempre più dubbioso quanto più si
+avvicinava ad una risoluzione, prevalsero i consigli di
+quel Brisonnetto, che tanto dominava sull’animo di Carlo,
+e tanti favori e danari aveva dal papa ricevuti.
+</p>
+
+<p>
+Fra quelli che sollecitavano il Concilio e la riforma,
+il Savonarola era certamente dei più caldi; e se aveva
+qualche volta esitato a spingere le cose, pel timore di
+mettere scandali in quella Chiesa la cui unione gli era
+sopra ogni cosa carissima, la condotta del papa veniva
+ora a togliere ogni esitazione dall’animo suo. Egli sapeva,
+d’altronde, d’avere un valido appoggio nel Cardinale
+di San Piero in Vincola:&#8205;<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a> onde, sebbene la prudenza
+<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
+non gli permettesse parlare sul pergamo di tali materie,
+non tralasciava di sollecitare il re Carlo con lettere continue,
+che ora divenivano, assai più del solito, numerose
+e stringenti.
+</p>
+
+<p>
+Tre lettere che noi troviamo indirizzate al re, <i>post
+admissionem regni neapolitani</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a> furono scritte in questi
+mesi; e ne fanno supporre ancora delle altre. In esse il Savonarola
+parla sempre come il profeta del Signore: «Rammentatevi,»
+egli dice al re, «che io ho già tante volte
+annunziata la vostra venuta in Italia, quando nessuno ci
+pensava; ho predetta la vostra fortuna e i vostri pericoli. Il
+Signore v’ha punito perchè, deviando dai suoi comandi,
+voi avete abbandonato la sua opera. Ma più gravi saranno
+le punizioni, se ora non tornate alla buona via.
+Io vi annunzio da parte di Dio, che se non mutate modo,
+se non mantenete le giurate promesse, se non fate
+ciò che v’è stato per mezzo mio comandato, «il Signore
+rivocherà la vostra elezione da questo ministero al
+quale vi ha eletto suo ministro, ed eleggerà un altro.»
+Il caso volle che in questi giorni appunto morisse il
+Delfino di Francia,&#8205;<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a> con dolore grandissimo del re; il
+quale, così, sempre più si andava persuadendo della verità
+di ciò che il Savonarola gli profetizzava. Tutto
+questo, però, non bastava ancora a farlo uscire da
+quella sua eterna irresolutezza, con cui sembrava destinato
+a scontentare ognuno.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il Savonarola perseverava nel silenzio, occupandosi
+de’ suoi studi, e scrivendo lettere alla famiglia,
+ch’era allora oppressa dalla povertà e da sventure domestiche.
+Queste lettere ci manifestano che l’affetto ai
+suoi parenti era nel Savonarola, come fu sempre negli
+<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
+uomini veramente grandi, tenace ed inalterabile. Egli raccomandava
+affettuosamente ai fratelli, che s’aiutassero
+vicendevolmente; perchè, quanto a sè, avendo rinunziato
+al mondo, non poteva dare altro che conforto di parole.
+Coll’animo, però, partecipava a tutte le loro gioie,
+a tutti i loro dolori.&#8205;<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a> Alla madre, poi, che aveva allora
+perduto il fratello Borso, scrisse una lettera, nella
+quale il suo cuore si espande teneramente verso di lei,
+che era la sua più forte affezione su questa terra, la
+confidente più intima de’ suoi pensieri.&#8205;<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a> E questa lettera
+è notevolissima, non solo pel delicato sentire di
+cui è piena, ma ancora perchè in essa noi possiamo vedere
+come il Savonarola che discorre affettuosamente
+alla madre, sia identico a quello che predica e fulmina
+sul pergamo, in faccia alla moltitudine esaltata. Sono
+le medesime idee, le stesse parole: egli è sempre pieno
+della sua alta e profetica missione; anche alla madre
+predica sul ben vivere, sulla vanità del mondo; e conclude
+annunziando la sua morte vicina. «Io vorrei
+che tanta fosse la vostra fede, che voi poteste, come
+quella santissima donna ebrea del vecchio Testamento,
+vedere senza lacrima i vostri figli martorizzati innanzi
+ai vostri occhi. Madre carissima, io non dico questo per
+non volervi confortare; ma perchè, se mai avvenga che
+io debba morire, vi troviate apparecchiata.»&#8205;<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, cominciava a rimettersi la sua
+<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
+salute, e il bisogno d’attività rinasceva in lui più forte.
+Ma che fare? Ritornare sul pergamo senza il permesso
+di Roma, non voleva; e nel dirigere le prediche di Frà
+Domenico, non poteva sperare quei grandi risultati che
+aveva ottenuti colle sue. Pure il Savonarola era uomo
+che trovava sempre modo a fare il bene; e, quando
+non poteva il molto, contentavasi del poco. In quei
+giorni s’avvicinava il carnevale dell’anno 1496; e gli
+Arrabbiati, ora che il Frate taceva, s’apparecchiavano
+a celebrarlo come a tempo dei Medici, per dare sfogo a
+quelle sfrenate passioni, a quegli osceni sollazzi che
+erano stati per loro troppo lungamente repressi. Ed
+il Frate si propose, invece d’impedirlo.
+</p>
+
+<p>
+L’impresa, però, non era facile quanto a primo
+aspetto si sarebbe creduto. I Fiorentini erano stati sempre
+vaghissimi di quelle feste carnovalesche; e, venuti poi i
+Medici, s’erano abbandonati a quegli eccessi con una
+sfrenatezza non facilmente credibile: la città intera diveniva
+in quei giorni un’orgia, ognuno s’abbandonava
+al vino ed alla crapula, il pubblico decoro veniva affatto
+dimenticato. Colle prediche del Savonarola, è ben
+vero, le cose cambiarono molto; ma certe usanze del
+carnevale s’erano così profondamente radicate, che nè
+la nuova dottrina, nè le mutate leggi, nè i magistrati, con
+severissimi bandi, avevano mai potuto distruggerle. E, come
+è ben naturale, quelli che più affezione avevano per
+quelle feste, erano i fanciulli. In quei giorni, essi usavano
+di fermare continuamente la gente per via, chiudendo
+loro il cammino con certi lunghi pali, che non venivano
+rimossi, se prima essi non avevano ricevuta qualche moneta,
+per far, poi, la sera i loro pazzi desinari. Dopo de’ quali,
+accendevano grandi fuochi nelle piazze, vi ballavano
+e cantavano intorno; e finalmente, facevano ai sassi con
+tanta violenza, che ogni anno più d’uno di loro restava
+<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
+morto per le vie. Fu più volte proibito questo <i>pazzo e
+bestiale giuoco dei sassi</i>; furono minacciate pene severissime:
+ma tutto era inutile. I più savi cittadini, gli Otto,
+la Signoria stessa vi s’erano invano adoperati: la sera, i
+fanciulli si trovavano in modo eccitati dal baccano di tutto
+il giorno, che non v’era pena che li spaventasse. Si pose
+finalmente a quest’opera il Savonarola. Dopo avere,
+negli anni passati, condotto a così prospero successo la
+riforma politica e la riforma dei costumi, ora che le mutate
+condizioni gl’impedivano di condurre innanzi opere
+di sì grave momento, immaginò questa terza e più
+modesta riforma, che chiamò <i>la riforma dei fanciulli</i>.
+</p>
+
+<p>
+Egli comprese che sarebbe stato assai difficile distruggere
+affatto le vecchie usanze: decise, quindi, di
+mutarle, sostituendo alle feste carnascialesche delle feste
+religiose. Su quelle medesime cantonate, adunque, dove
+i fanciulli si raccoglievano a chieder danari per le loro
+cene, fece costruire piccoli altari, innanzi ai quali dovevano,
+pure, stare i fanciulli a chiedere danari; ma invece
+di spenderli in gozzoviglie, dovevano darli ai poveri.
+Si canti pure, egli disse; ma in luogo di oscene canzoni,
+sieno inni e laudi spirituali. Ed egli medesimo volle comporne
+alcune, tornando così alla poesia da tanti anni
+abbandonata: altre ne fece comporre dal poeta Girolamo
+Benivieni. E perchè queste cose seguissero con maggiore
+ordine, fece da Frà Domenico radunare i fanciulli, ed
+eleggere fra loro stessi dei capi, alcuni dei quali si presentarono
+alla Signoria, ed esposero il fine e l’ordine
+della loro riforma. Avutane l’approvazione, quei fanciulli,
+tutti pieni della nuova importanza per loro acquistata,
+si misero volonterosi all’opera. Invero, neppure in
+quel carnevale la città fu molto tranquilla, nè per le vie
+si poteva camminar molto liberi: ma quella importunità
+dei fanciulli non era nuova; nuovo era il fine di
+<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
+carità a cui era stata dal Savonarola indirizzata. E così,
+l’anno 1496, si vide per la prima volta abbandonato il
+giuoco dei sassi, abbandonate le smoderate cene, e trecento
+ducati furono raccolti per darli ai poveri. L’ultimo
+giorno di carnevale fu poi fatta una solenne processione,
+alla quale assisteva, per la novità del caso, l’intero
+popolo. Andarono i fanciulli cantando inni religiosi
+e visitando le principali chiese della città: dopo di che
+depositarono i danari raccolti nelle mani dei Buoni Uomini
+di San Martino, acciò li distribuissero ai <i>poveri vergognosi</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>
+Alcuni mormorarono contro questa cosa, perchè
+mormoravano sempre contro ogni buona opera che venisse
+dal Savonarola; ma la generalità dei cittadini e
+degli uomini dabbene disse che anche questa volta il
+Frate aveva saputo fare quel che non era riuscito ad alcun
+altro in Firenze.&#8205;<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, i Dieci della guerra, che nel nuovo
+governo si chiamavano Dieci di libertà e pace, essendosi
+mantenuti sempre amici del Savonarola, s’erano
+efficacemente adoperati perchè il papa gli concedesse
+licenza di predicar la quaresima. Ne aveano scritte
+lettere continue a molti cardinali, ed all’ambasciatore
+messer Ricciardo Becchi cui dicevano: «Non potreste
+far cosa che a tutti i vostri cittadini più fusse grata
+e accetta, e sarà sempre dalla prudenza di tutto questo
+popolo riconosciuta» (26 gennaio 1496).&#8205;<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> Ed, infatti,
+pare che, con l’aiuto del cardinal di Napoli e di
+quello di Lisbona, si riuscisse a piegare, almeno in parte,
+l’animo del papa; giacchè, se non si ebbe un nuovo breve
+che rivocasse quello di sospensione, fu per mezzo di un
+cardinale rimesso al Savonarola l’arbitrio del predicare.&#8205;<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>
+</p>
+
+<p>
+Un altro fatto, il quale merita di essere particolarmente
+considerato, pare che avesse luogo appunto in
+questi giorni medesimi; sebbene la data non ci venga con
+precisione indicata dai molti storici che lo raccontano.
+Avendo il papa rimesso le prediche del Savonarola ad un
+dotto vescovo domenicano, perchè cercasse se vi era materia
+di condanna; questi, dopo averle esaminate, ritornava
+col volume in mano, dicendo: «Santo Padre, questo
+frate dice cose tutte savie, tutte oneste; esso parla contro
+la simonia e contro la corruzione dei preti, che pure è
+<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
+grandissima; egli rispetta i dommi e l’autorità della Chiesa:
+onde io cercherei piuttosto farmelo amico, offerendogli,
+quando fosse necessario, anche la porpora cardinalizia.»
+Sia che il papa cominciasse, ora, a temere del frate, e
+non volesse altro che farlo tacere; sia che pensasse tendergli
+qualche nuova rete; certo è che, per mezzo di
+un domenicano a bella posta mandato da Roma, venne
+fatta al Savonarola l’offerta del cappello rosso, a patto
+però ch’egli avesse nelle sue prediche mutato linguaggio.
+Qual fosse la confusione della sua mente al sentire
+una offerta così inaspettata, quanta l’indegnazione del
+suo animo, non è facile descriverlo. Egli aveva ora in
+mano le prove visibili che a Roma facevasi mercato
+d’ogni cosa più sacra: e tanta fu la piena del suo sdegno,
+che non seppe dare alcuna risposta, ma disse solo
+a colui che faceva la scandalosa proposta: «venite alla
+mia prossima predica, e voi udirete la risposta che
+mando a Roma.»&#8205;<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con tali auspici dovea, dunque, cominciare il quaresimale
+dell’anno 1496. La folla accorreva con raddoppiata
+curiosità, a udire quella voce che i fulmini di
+Roma avevano per più mesi ridotta al silenzio. Intorno
+alla chiesa, che più non bastava a contenere tanta moltitudine,
+s’era costruito un alto anfiteatro, che saliva fino
+alle prime finestre, con diciassette scalini sui quali sedevano
+i fanciulli: essi erano divenuti ora una parte
+importantissima dell’uditorio del Savonarola, che spesso
+indirizzava a loro la sua parola. Andando al Duomo,
+egli si trovava in continuo pericolo di vita; perchè molti
+Arrabbiati volevano ammazzarlo, e dicevasi che il Moro
+avesse mandato sicari prezzolati. Veniva, perciò, circondato
+da molti de’ suoi amici armati, che si prestavano
+volontariamente a difendere la sua vita: essi andavano
+a prenderlo in San Marco e, udita la predica, lo riaccompagnavano
+al convento, senza mai lasciarlo solo.
+Quella quaresima era pel Savonarola un tempo di nuovo
+e maggiore esaltamento. Egli risaliva sul pergamo coll’animo
+traboccante di tristezza e di sdegno: dopo aver
+durata una lotta sempre più aspra colla corte di Roma;
+nel momento in cui si cercava di corromperlo con una
+dignità ecclesiastica; veniva per rispondere all’indegna
+offerta, e deciso ormai di portare la sua causa in faccia
+al mondo. Il suo quaresimale fu più audace di quanti
+ne aveva fatti sinora, più eloquente di quanti ne facesse
+mai il Savonarola. Noi dobbiamo, perciò, renderne
+minuto ragguaglio nel capitolo seguente.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap3-3">CAPITOLO TERZO.
+<span class="smaller">Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la quaresima del 1496.</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Il giorno 17 febbraio 1496, fu un giorno solenne
+nella vita del Savonarola. A lui era stato concesso il
+permesso di predicare ed offerto il cappello cardinalizio:
+malgrado ciò, egli vedeva assai bene che la guerra
+col papa andava divenendo ogni giorno più fiera, e che
+il Borgia voleva il suo sangue. Con tale disposizione di
+animo, incominciava il suo quaresimale <i>sopra Amos e
+Zaccaria</i>. Invero, se non si fosse trattato d’altro che
+della sua persona, egli si poteva offerire vittima volontaria
+alla pace della Chiesa; ma in lui veniva attaccata
+principalmente la repubblica fiorentina, di cui tutti lo
+riguardavano come la personificazione viva e parlante.
+Nel difendere sè stesso, egli difendeva, perciò, la libertà
+e la religione d’un popolo intero, che per sua
+opera cacciando i tiranni, era tornato alla morale ed
+alla fede cristiana. Di certo, niuno poteva dubitare delle
+sue dottrine religiose: non quel papa che gli offeriva
+la porpora cardinalizia; non quegli Arrabbiati che odiavano
+in lui il severo riformatore dei costumi, e non
+sapevano comportare il soverchio rigore della sua pietà.
+Nondimeno, ambedue s’erano uniti a nascondere la
+quistione politica sotto una quistione religiosa, sperando
+così di poterlo vincere più facilmente; ed egli,
+sicuro della sua coscienza, veniva ora deciso a difendersi
+audacemente su questo terreno.
+</p>
+
+<p>
+La Signoria aveva quel giorno dovuto prendere
+molti provvedimenti per impedire i disordini che si apparecchiavano.
+Gli Arrabbiati s’erano disposti ad ammazzare
+<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
+il Frate, quando lo avessero potuto sorprendere
+per via; sapevasi anche dei sicari del Moro: i famigli degli
+Otto e alcuni Gonfalonieri delle compagnie percorrevano,
+quindi, la città per mantenervi l’ordine. Quando il Savonarola
+uscì dal convento, lo schiamazzo e le grida di gioia
+del popolo che lo attendeva, arrivarono al cielo; e molti
+de’ suoi amici armati subito lo circondarono per difenderlo
+da ogni insulto, e lo accompagnarono al Duomo.
+Quel giorno tutte le passioni erano esaltate: il Savonarola
+rompeva un silenzio di molti mesi, che aveva in
+ognuno cresciuto il desiderio d’udirlo; veniva a trattare
+un soggetto gravissimo; e sapeva che la sua predica
+doveva essere inviata subito a Roma, alle cui offerte e
+lusinghe egli aveva quel giorno promesso di rispondere.
+Salito che fu sul pergamo, egli stette col capo alto
+e volse intorno fieramente lo sguardo; i suoi occhi, quel
+giorno, fiammeggiavano come carboni accesi; la moltitudine
+era affollata in modo che niuno avrebbe potuto
+muovere un passo; l’attenzione ed il silenzio erano
+tali, che si udiva quasi il respiro dell’oratore, divenuto
+per la profonda agitazione assai più affannoso. Non pertanto
+egli, frenandosi, cominciava il suo discorso tranquillamente
+ed in forma di dialogo.
+</p>
+
+<p>
+«Che vuol dir, frate, che tu sei stato tanto a riposarti,
+e non sei venuto in campo ad aiutare li tuoi
+soldati? — Figliuoli miei, io non mi sono stato a riposare,
+anzi io vengo di campo, e sono stato a difendere
+una rôcca, che se la fosse andata per terra, forse
+che anche voi eravate rotti; ma ora, per grazia di Dio,
+mediante le vostre orazioni, l’abbiamo salvata.... — Orsù,
+Frate, hai tu forse avuto paura d’essere stato
+morto? — Figliuoli miei, certo no; che se io avessi
+avuto paura, non saria venuto ancora adesso, perchè
+io porto maggiore pericolo al presente che prima. — Hai
+<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
+tu dunque avuto scrupolo di coscienza al predicare? — Non
+io. — Perchè, dunque? Noi intendiamo
+che è venuta una scomunica, e che t’è stato fatto comandamento
+che tu non predichi. — L’hai tu letta
+questa scomunica? Chi l’ha mandata? Ma poniamo
+caso che così fosse; non ti ricordi come io ti dissi,
+che ancora che la venisse, non varrebbe nulla e non
+gioverebbe a questi cattivi pieni di bugie?... — Che
+è stato dunque? Frate, tu ci tieni troppo a bada. — Ora
+ve lo dirò, se voi mi ascoltate pazientemente. — »
+</p>
+
+<p>
+«Io ho detto e pensato: innanzi che io vada, <i>custodiam
+vias meas</i>; cioè, io riguarderò le vie mie
+se sono nette da ogni contaminazione. Vedendo tanta
+contradizione da tanti luoghi, contro uno omicciuolo
+che non vale tre danari, io ho detto nel mio cuore:
+forse forse che tu non guardasti bene le tue vie, e
+però la tua lingua ha fatto errore; ed holle riguardate
+ad una ad una. Io ho ricercato solo intorno alla
+fede, chè la grammatica e la logica non sono ora il mio
+ufficio; e certo, trovai in quella parte la via essere
+tutta netta;» «perchè io ho sempre creduto e credo
+tutto quello che crede la Santa Romana Ecclesia, e
+sempre a quella mi sono sottoposto e sottopongo....&#8205;<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>
+Io l’ho scritto a Roma, che se ho predicato o scritto
+cosa eretica...., sono contento emendarmi e ridirmi
+qua in pubblico. Sono sempre parato alla obbedienza
+della Romana Chiesa, e dico che sarà dannato chi non
+obbedisce ad essa.... Dico e confesso che la Chiesa
+<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
+Cattolica non mancherà mai infino al dì del giudicio;...
+ed a chiarire, poi, qual sia questa Chiesa Cattolica,
+sono diverse le opinioni, onde io me ne riferisco a
+Cristo ed alla determinazione della Chiesa Romana.»&#8205;<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>
+</p>
+
+<p>
+Dopo che il Savonarola ebbe fatto una dichiarazione
+così esplicita, da non lasciar più dubbio d’alcuna
+sorte sulla cattolicità delle sue dottrine, venne alla parte
+più ardita di esse. Egli disse, allora, che sebbene la Chiesa
+sia nel domma infallibile, non per questo si è tenuti
+d’obbedire ad ogni sorta di comando che ci venga dai
+superiori, o anche dal papa. «Il superiore non può comandarmi
+contro alla costituzione del mio ordine; il
+papa non può comandarmi contro alla carità o contro
+al Vangelo. Io non credo che il papa voglia mai farlo;
+ma quando lo facesse, io gli direi: Tu, ora, non sei pastore,
+tu non sei Romana Chiesa, tu erri.»&#8205;<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a> Anzi io
+dico: «Ogni volta ch’ei si potesse vedere espressamente,
+che i comandamenti de’ superiori sono contrari
+a quelli di Dio, e massime al precetto della carità,
+niuno debbe in questo caso obbedire, perchè
+egli è scritto: <i>oportet obedire magis Deo quam hominibus</i>.»...
+«Se però il caso non fosse evidente, o
+che vi fosse il menomo dubbio, allora bisogna sempre
+<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
+obbedire.» Ciò premesso, egli procede oltre e viene
+al suo fatto particolare, per dire che non si crede punto
+obbligato d’obbedire a chi lo vuole allontanare da Firenze;
+perchè tutta la città, e fino le donnicciole, conoscono
+che questo si cerca per solo odio politico, e che
+risulterebbe a danno, non solo della libertà, ma anche
+della religione. «Quando io vedessi espressamente che
+il mio partire d’una città fusse ruina spirituale e temporale
+del popolo, non obbedirei a uomo vivente
+che mi comandasse di partire... Sì perchè questo sarebbe
+contro i comandi del Signore; sì perchè presumerei
+che il mio superiore non avesse l’intenzione di
+far male, e si fosse ingannato per false informazioni. — O
+tu che scrivi a Roma tante bugie, che scriverai tu
+ora? Io so bene quello che tu scriverai! — Oh che,
+frate? — Tu scriverai che io ho detto che non si debba
+obbedire al papa, e che io non voglio obbedire. Io non
+dico così: scrivi come io ho detto, e vedrai che non
+farà per te.»&#8205;<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a> Infatti, la dottrina esposta dal Savonarola
+era tutta cattolica, e per niente si allontanava da
+ciò che avevano detto San Tommaso, e molti dottori e
+pontefici della Chiesa: nondimeno era tale, che di
+poco alterandone le parole, si poteva facilmente farla cadere
+nell’eresia; e questo tentavano appunto i suoi nemici.
+</p>
+
+<p>
+Egli, intanto, ripigliava il filo della predica, dicendo:
+che, dopo avere esaminato le sue vie e trovatele
+tutte nette, per aver sempre sottomessa la sua
+dottrina alla Chiesa; dopo essersi persuaso che i brevi
+venuti da Roma erano nulli, perchè mossi solamente
+da mendaci informazioni e contrari alla carità; aveva,
+nondimeno, deciso di usar prudenza, e si era, perciò,
+fino allora taciuto, e così avrebbe ancora continuato.
+<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
+«Se non che, quando io vidi che molti buoni si
+raffreddavano, che i tristi pigliavano animo, che
+l’opera del Signore andava per terra; allora io mi
+decisi audacemente a tornare quassù. Ma prima mi
+volsi al Signore dicendo: — Io mi dilettavo della pace
+e della quiete; ma tu m’hai tirato fuori mostrandomi
+la tua luce, ed io ho fatto allora come la farfalla, che,
+per desiderio di luce, brucia le sue ali. Io ho bruciato,
+o Signore, le ali della contemplazione; mi sono messo
+per un mare tempestoso, dove i venti sono da ogni parte
+contrari.» «Io vorrei andare al porto e non trovo la via,
+vorrei riposarmi e non trovo loco, vorrei star cheto
+e non parlare; ma non posso, perchè il verbo di Dio
+è nel mio core come un foco, il quale, se io non lo
+mando fuora, mi arde la medulla delle mie ossa. Orsù,
+o Signore, poichè tu vuoi che io navighi in così profondo
+mare, sia fatta la tua volontà.»
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola concludeva finalmente questa predica,
+rivolgendo le sue parole, prima ai giovani, che egli credeva
+quasi tutti buoni; e dipoi ai vecchi, nei quali
+aveva assai minore fiducia. — «In voi, o giovani,
+sono le mie speranze e le speranze del Signore. Voi
+governerete bene la città di Firenze, perchè non avete
+preso la cattiva piega dei padri vostri, che non si sanno
+spiccare dal reggimento tirannico, nè sanno quanto è
+grande questo dono che il Signore ha fatto al popolo,
+della sua libertà.» «Voi, invece, o vecchi, voi state
+tutto il dì ai circoli e sulle botteghe a dir male, e con
+vostre lettere scrivete molte bugie fuor della città di
+Firenze. E perciò molti dicono che io ho conturbata
+la Italia; e questo mi è stato scritto anche in carte
+autentiche. Oh insensati! <i>Quis vos fascinavit non
+obedire veritati?</i> Dove sono le squadre mie e li danari
+da conturbare l’Italia?... Io non conturbo Italia,
+<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
+ma bene annunzio che la deve essere conturbata.»
+«Io annunzio che i vostri peccati affrettano il flagello.
+Una gran guerra, o incredulo, ti farà lasciare la pompa
+e la superbia. Una grande pestilenza vi farà lasciare le
+vostre vanità, o donne; popolo minuto e mormoratore,
+una grande carestia ti farà stare cheto. Cittadini, se voi
+non vivete col timore di Dio e non amate il governo
+libero, il Signore vi farà mal capitare, e serberà solo
+ai vostri figli le felicità promesse a Firenze.»&#8205;<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>
+</p>
+
+<p>
+Così finiva questa predica, nella quale il Savonarola
+restringeva, come in un quadro, tutto ciò che voleva dire
+nelle altre di quella quaresima. Le sue dottrine sono ardite,
+le accuse che muove contro Roma sono audaci, le
+parole con cui descrive il flagello che s’avvicina son
+parole di fuoco; ma nulla di ciò ch’ei dice può essere
+appuntato d’eresia. Noi dobbiamo anche ammirare la sua
+prudenza, che mai non gli permise di muovere sul pergamo
+discorso intorno alla simoniaca elezione del Borgia,
+od alla speranza del concilio; nè gli fece fare allusione
+d’alcuna sorte alle offerte dal papa ricevute. La
+sua generosa indole non gli permetteva di prendere
+vantaggio d’un fatto, che, giovando solamente a lui,
+poteva seminare scandalo nella Chiesa. In tutto questo
+quaresimale, noi troviamo il Savonarola sempre uguale
+a sè stesso; essenzialmente cattolico, ma, nello stesso
+tempo, pieno d’un coraggio e d’una indipendenza morale,
+che pochi ebbero prima o dopo di lui; non vi è
+cosa al mondo che lo spaventi, non vi è cosa che lo
+faccia retrocedere dalla sua via. Egli è solo a difendere
+la libertà del popolo, la libertà della propria ragione e
+della propria coscienza; ma pur tiene alta sul pergamo
+la sua bandiera, e sta fermo in faccia a tutti i principi
+d’Italia, in faccia alla corte di Roma, che fulmina mal
+<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
+consigliati brevi; nè teme i veleni e pugnali degli Arrabbiati,
+che nelle vie, in chiesa, sul pergamo stesso lo
+minacciano.
+</p>
+
+<p>
+Le sue accuse contro i vizi di Roma, contro la falsa
+e ipocrita religione de’ suoi tempi, furono in questa
+quaresima continue e terribili. La seconda domenica,
+faceva su questo soggetto una predica divenuta celebre;&#8205;<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>
+non tanto per l’audacia, che non era insolita, quanto per
+essere stata di quelle sospese dalla corte di Roma. Egli
+cominciava con una strana interpetrazione di queste
+parole: <i>Audite verbum hoc, vaccæ pingues quæ estis
+in monte Samaria</i>. «Vien qua: chi sono quelli che
+dicono che io debbo predicare la Scrittura Sacra?...
+Io non predico altro, io. Se tu sapessi quello che è
+la Scrittura Sacra, tu non diresti così. Tu dovevi
+dire, più presto, predica Tullio e Virgilio, e non
+t’avrei allora trovato; ma la Scrittura Santa la ti
+troverà in ogni luogo. Orsù, io predicherò la Scrittura;
+io voglio ubbidirti. Dimmi, come esporrai tu questa
+Scrittura: <i>O vaccæ pingues</i>.... A me queste vacche
+grasse vogliono dire le meretrici d’Italia e di Roma....
+Eccen’egli nessuna in Italia e in Roma? Mille sono
+poche a Roma, diecimila sono poche, quattordicimila
+sono poche; quivi uomini e donne son fatte meretrici.»
+E così continuando, descrive i vizi di Roma
+con parole che ai nostri tempi non si potrebbero tutte
+ripetere. Si rivolge, quindi, al popolo per accusare la
+sua falsa e ipocrita religione, che si appaga solo di cose
+materiali. «Voi siete corrotti in tutto, nel dire e nel
+tacere, nel fare e nel non fare, nel credere e nel discredere.
+Voi parlate contro alla profezia; ed ecco viene un
+<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
+tale e vi racconta uno strano sogno, e voi gli credete;
+vi dice: digiunate il tale sabato, alla tale ora; e voi lo
+fate e credete di essere salvi. Io vi dico che il Signore
+non vuole il tale sabato o la tale ora; ma vuole che
+per tutta la vita vi allontaniate dal peccato. E voi, invece,
+siete buoni una ora del giorno, per esser poi cattivi
+tutta la vita. — Osservateli negli ultimi tre giorni
+della settimana santa. Ecco» «costoro vanno attorno alle
+indulgenze e perdoni. Va di qua, di là; bacia San Pietro,
+San Paolo, quel santo, quell’altro. Venite, venite,
+sonate campane, apparecchiate altari, ornate le chiese;
+venite tutti, quei tre giorni innanzi Pasqua, ma non
+poi più là. Dio se ne ride dei fatti vostri, e non si
+cura di vostre cerimonie,... perchè voi sarete dopo
+Pasqua peggiori di prima. Tutto è vanità, tutto è ipocrisia
+nei nostri tempi; la vera religione è spenta.»&#8205;<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>
+Ed altrove: «Che vuol dire che se io dicessi: dammi
+dieci ducati per dare a un povero, tu nol faresti; ma
+se io ti dico: spendine cento in una cappella qua in
+San Marco, tu il faresti? Egli è per mettervi l’arme
+tua, e lo farai per tuo onore e non per onore di Dio...
+Guarda per tutti i luoghi dei conventi, tu gli troverai
+pieni di arme di chi li ha murati. Io alzo il capo di
+sopra a quell’uscio, io credo che vi sia un crocifisso,
+ei v’è un’arme; va più là, alza il capo, ei v’è un’altra
+arme; ogni cosa è pieno d’arme. Io mi metto un paramento,
+io credo che vi sia un crocifisso dipinto,
+ella è un’arme che vi hanno messa acciò si veda
+meglio dal popolo. Questi sono, adunque, i vostri idoli
+ai quali voi destinate i vostri sacrifici?»&#8205;<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a> E quando egli
+ha descritto e condannato la corruzione de’ suoi tempi,
+<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
+massime nel clero, allora si volge sempre ad annunziare
+il flagello a Roma ed all’Italia.
+</p>
+
+<p>
+«Apparecchiati, dico, che la tua bastonata sarà
+grande, o Roma. Tu sarai cinta di ferro, tu andrai a
+spade, a fuoco e fiamme... Povera Italia! come ti
+vedo tutta conquassata; poveri popoli! come vi vedo
+tutti oppressati.....&#8205;<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a> Italia, tu sei inferma d’una
+grave infermità... Roma, tu sei inferma d’una grave
+infermità <i>usque ad mortem</i>. Tu hai perduto la tua
+sanità, ed hai lasciato Iddio; tu sei inferma di peccati
+e di tribolazioni.... Se tu vuoi guarire, lascia li tuoi
+cibi; lascia la tua superbia, la tua ambizione, le
+tue lussurie, la tua avarizia: questi sono i cibi
+che ti hanno infermata, questi sono quelli che ti conducono
+a morte... La Italia se ne ride, la Italia se
+ne fa beffe e non vuole la medicina; ma dice che il
+medico farnetica... O increduli, poi che non volete
+udire nè convertirvi, il Signore dice così: — Giacchè
+la Italia è tutta piena di giudicio di sangue...; piena
+d’iniquità, di meretrici, di ruffiani e scellerati; io
+condurrò in essa la più pessima gente che si trovi;...
+abbasserò i suoi principi e farò cessare la superbia
+di Roma. Questa gente possederanno li santuari loro,
+deturperanno le chiese loro: da poi che l’hanno fatte
+stalle di meretrici, io le farò stalle di porci e cavalli;
+perchè questo manco dispiace a Dio, che il farle stalle
+di meretrici. Quando verrà l’angustia, quando verrà
+la tribolazione, non avranno pace; vorranno convertirsi
+e non potranno; saranno conturbati e smarriti. — O
+Italia! sarà allora conturbazione sopra conturbazione;
+conturbazione di guerra sopra la carestia, di pestilenza
+sopra la guerra; conturbazione da una parte,
+conturbazione dall’altra. Sarà lo audito sopra lo audito;
+<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
+cioè udirassi da una parte uno barbaro, ecco
+dall’altra parte un altro barbaro. Sarà uno audito
+dall’oriente, uno dall’occidente; da ogni parte audito
+sopra lo audito.» «Cercheranno, allora, le visioni dei
+profeti e non potranno averle, perchè il Signore dice: — Ora
+tocca di profetare a me. — Andranno all’astrologia, e
+non varrà loro nulla. Perirà la legge dei sacerdoti e
+perderanno le loro dignità; i principi si vestiranno di
+cilizio; i popoli saranno conquassati di tribolazioni.
+Tutti gli uomini perderanno lo spirito, e come hanno
+giudicato, così saranno giudicati.»&#8205;<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ecco in che modo descrive, altrove, il flagello
+della peste che verrà in Italia. «Credetelo a questo
+frate, che non basterà la gente a seppellire i morti,
+e non vi sarà modo a fare tante sepolture. Saranno
+tanti morti per le case, che andranno gli uomini
+per le strade dicendo: mandate fuora i morti; e
+metterannoli sulle carra e sui cavalli, ne faranno
+monti e arderannoli. Passeranno per le vie gridando
+forte: Chi ha morti! chi ha morti! Verranno
+alcuni fuora e diranno: ecco il mio figliuolo, ecco il
+mio fratello, questo è il mio marito... Andranno
+ancor di nuovo per le strade gridando: Ècci più
+nessun morto? Chi ha più morti? E rarificherassi la
+gente in modo, che ne rimarranno pochi!»&#8205;<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>
+</p>
+
+<p>
+E così continua il Savonarola in tutto questo quaresimale.
+Egli prima descrive i peccati di Roma e dell’Italia;
+annunzia poi il flagello, per concludere sempre
+invitando i popoli alla penitenza. «<i>Heu! Heu! Heu!
+fuge de terrâ Aquilonis.</i> Fuggitevi dalla terra d’Aquilone,
+cioè dai vizi, e tornate a Cristo..... Ecco ch’ei
+viene un tempo oscuro; ecco ch’ei pioverà fuoco e
+<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
+fiamme, pietre e sassi; e sarà un tempo torbido... Io vi
+ho messo tra quattro venti, dice il Signore; cioè tra
+prelati, principi, preti e cittadini cattivi. Fuggitevi dai
+vizi loro, raccoglietevi tutti insieme in carità.... <i>Fuge,
+o Sion, quæ habitas apud filiam Babilonis</i>.... Fuggitevi,
+cioè, da Roma, perchè Babilonia vuol dire confusione;
+e Roma ha confuso tutta la Scrittura, ha confuso insieme
+tutti i vizi, ha confuso ogni cosa. Fuggitevi, dunque,
+da Roma; tornate a penitenza.»&#8205;<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>
+</p>
+
+<p>
+Questa continua descrizione delle miserie d’Italia è,
+invero, così viva, così evidente, che il Savonarola sembra
+quasi trasportato dalla sua fantasia nell’avvenire,
+ed esservi come presente. Nè meno straordinaria è la
+costanza con cui annunzia la sua vicina morte, l’insistenza
+con cui sempre ripete: «Il giorno in cui potrete
+fare di me ciò che vorrete, ancora non è arrivato;
+<i>sed adhuc modicum tempus vobiscum sum</i>....&#8205;<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a> Io ho detto
+al Signore: — Lascio a te il pensiero di quest’opera; io
+non sono che strumento nella tua mano. — Ed egli: — Lascia
+fare a me. A costoro avverrà come ai Giudei che
+si credettero spegnermi col mettermi in croce, ed invece
+dilatarono il nome mio in tutto il mondo. — Io,
+adunque,» così conclude il Savonarola,» voglio, come
+buono capitano, combattere e lasciarvi anche la pelle.»&#8205;<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma, sebbene egli sempre resistesse, sebbene il papa
+non riuscisse mai a piegarlo; questi era, però, riuscito a
+metterlo sulla difesa. Sino ad ora, la vita del Savonarola
+<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
+è stata sempre un dirigere, un comandare, un infondere
+le sue idee e la sua volontà nella moltitudine, un
+allargarsi in una sfera sempre più larga; ma adesso, con
+grave danno del popolo, il campo della sua attività si restringe:
+egli deve pensare, invece, a difendere la sua
+dottrina e la sua vita. I suoi nemici crescono da ogni
+parte; essi hanno deciso che, se pure la repubblica resterà
+in piedi, deve perire almeno chi n’è stato autore;
+già circondano da ogni lato il misero Frate. Il quale si
+difende e combatte con sempre maggiore energia; grida
+all’Italia ed al mondo intero, che in lui si vuole uccidere
+la repubblica, distruggere i diritti inviolabili dell’umana
+ragione e della coscienza: ma, intanto, ha quasi dovuto
+abbandonare la riforma dei costumi e la riforma politica;
+la sua posizione è essenzialmente mutata, diviene ogni
+giorno più difficile e piena di maggiori pericoli.
+</p>
+
+<p>
+La politica, però, non fu neppure in questa quaresima
+del tutto abbandonata; giacchè si presentò un’occasione
+di tornarvi per qualche giorno. Erasi, allora
+appunto, finita di costruire la nuova sala del Consiglio
+Maggiore, di cui, sin dal principio del nuovo governo, era
+stata affidata la cura al celebre architetto Cronaca; ma
+questi condusse la cosa con molta lentezza, fino a che il
+Savonarola non cominciò a sollecitarla nelle sue prediche.
+Allora si procedette, invece, con tanta celerità, che i popolani
+andavano dicendo, avervi messo mano gli angeli.&#8205;<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>
+Il 25 febbraio, vi si radunarono 1,753 persone, che
+procedevano alla elezione della nuova Signoria.&#8205;<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a> Ed il
+Savonarola, tutto lieto in questa solenne occasione, volgeva
+alla politica due prediche del suo quaresimale.&#8205;<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>
+Il suo discorso trattava particolarmente sul modo di fare
+<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
+le elezioni, e condannava aspramente quello spirito di
+parte che sempre le adulterava.&#8205;<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a> «Sono molti che vanno
+seminando polizze per la città, le quali dicono: non eleggete
+il tale. Io vi dico: non fate ciò che suggeriscono
+queste polizze. Se quelli i quali non volete che sieno eletti,
+son cattivi, voi potete dirlo apertamente in Consiglio,
+ora che non c’è tiranno. Vieni, adunque, fuori e di’ su
+franco: il tale non è buono a questo uffizio. Se poi è
+buono, lascialo eleggere.»&#8205;<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a> Ed altrove: «Intendo che
+sonvi alcuni in Consiglio che, quando uno va a partito,
+dicono: diamoli la fava nera o bianca, perchè
+egli è della tal parte. <i>Et quod pejus est</i>, intendo che
+v’è alcuni che dicono: egli è di quelli del Frate,
+diamoli le fave nere.&#8205;<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a> Come! hovvi io insegnato
+così? Io non ho amico nessuno, se non Cristo e chi
+fa bene: non fate più così, chè questa non è mia
+intenzione, e voi fareste presto nascere divisione. Chi
+rende le fave, le dia a chi pare a lui che sia buono
+e prudente; secondo la coscienza sua, come io v’ho
+detto altre volte.»&#8205;<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a> E qui vogliamo osservare, che il
+Savonarola, quale noi lo vediamo nelle sue prediche, nei
+suoi scritti, nella storia vera dei fatti, è ben diverso
+<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
+da quello che ci hanno dipinto i tanti biografi antichi e
+moderni. Dove è mai quello spirito di parte che, secondo
+alcuni, era il solo movente delle sue azioni? Dov’è quel
+desiderio di aiutare i suoi amici e deprimere gli altri?
+Dove sono quelle idee ristrette, quei principii poco generosi?
+Noi troviamo, invece, un uomo di altissime
+vedute, di nobili principii, pieno di disinteresse, amante
+della libertà per tutti, senza volerne eccettuare quegli
+stessi che cercavano di ammazzarlo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere, in quella solenne occasione, insistito a
+lungo sul fare buone elezioni, senza spirito di parte; egli
+raccomandava affezione al Consiglio maggiore, al nuovo
+governo ed alla libertà. E, per maggiormente infonderne
+l’amore nel popolo, fece in ambedue quelle prediche
+una lunga descrizione del tiranno, e dei mali che esso
+produce nelle città che opprime. «Tiranno,» egli diceva,
+«è nome di uomo di pessima vita, che vuole tutto per
+sè e niente per altri, nemico di Dio e degli uomini. Egli
+è superbo, è lussurioso, è avaro; e come questi tre
+vizi contengono in germe tutti gli altri, così ne segue
+ch’egli contiene in germe tutti i vizi di cui l’uomo è
+capace. Esso ha corrotti ancora tutti i sensi: gli occhi
+al vedere lascivie; le orecchie ad udire laude per sè e
+vituperio per altri; il palato al vizio della gola; e così
+via discorrendo. Corrompe i magistrati, è rubatore di
+vedove e pupilli, opprime il popolo, favorisce coloro
+che lo eccitano a rubare il Comune. È pieno di sospetto
+e tiene spie per tutto; vuole che ognuno apparisca
+sciocco al suo cospetto e che sia suo schiavo; onde,
+dove è tiranno, non si può nè operare nè parlare liberamente.
+In questo modo il popolo diventa pusillanime,
+ogni virtù è spenta, ogni vizio esaltato. Ecco,
+o Firenze, quello che ti tocca se tu vuoi tiranno.
+Esso è causa di tutti i peccati che si commettono
+<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
+nel popolo; onde sarà chiamato a renderne conto innanzi
+a Dio, e porterà la pena dei suoi e degli altrui
+falli. E tu cittadino che lo seguiti, tu non sei meno
+misero di lui. La tua lingua è schiava nel parlargli,
+i tuoi occhi nel guardarlo, la tua persona è sempre
+schiava di lui, la tua roba è sua; ti tocca delle bastonate
+e bisogna dire: gran mercè! Tu sei misero da ogni
+parte. E queste,» così concludeva il Savonarola, «sono
+le miserie del tiranno e di coloro che lo seguitano; le
+quali essi hanno a sopportare in questa vita, per aver,
+poi, nell’altra la dannazione eterna.»&#8205;<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a> Questa descrizione
+egli la svolgeva minutamente, esponendo passo a
+passo tutta la vita, tutte le passioni, tutte le oppressioni
+del tiranno. E questo ritratto spaventoso e terribile, fatto
+qualche volta con arte grandissima, veniva da lui presentato
+di continuo agli occhi del popolo, per concludere
+sempre: «Ecco, o Firenze, quello che tu vai cercando.»
+</p>
+
+<p>
+In questa quaresima, il Savonarola volgeva il discorso
+ancora a quei fanciulli che sedevano in grandissimo numero
+sull’anfiteatro del Duomo. Raccomandava la carità
+e lo studio; voleva che niuno di loro ignorasse, almeno,
+i principii della grammatica; ed ai padri imponeva non
+risparmiassero per ciò nè spesa nè fatica. Raccomandava,
+del pari, che si guardassero dal vestir troppo presto
+l’abito ecclesiastico, e dava altri utili consigli.&#8205;<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a> Avvicinandosi,
+intanto, la Domenica delle Palme, ordinava
+per questi fanciulli una solenne ed assai utile processione.
+Erano allora stati eletti gli uffiziali del Monte
+di Pietà; ed il Savonarola che l’aveva tanto favorito,
+<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
+volle che fosse dai fanciulli solennemente aperto.&#8205;<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a> Nella
+domenica delle Palme, adunque, fu sin dal mattino apparecchiato
+in chiesa un tabernacolo, su cui era dipinto
+Gesù Cristo quando entra in Gerusalemme sopra l’asinello.
+Venne più tardi il Savonarola, e fece a tutti i fanciulli
+riuniti una predica piena di buoni consigli, la quale concludeva
+così: «O Signore, dalla bocca di questi fanciulli
+verrà la tua vera laude. Li filosofi ti lodano per lume
+naturale, e costoro per lume soprannaturale; li filosofi
+per amor proprio, e costoro con semplicità; li filosofi
+con la lingua, e costoro con le opere.» Rivolgendosi poi
+a tutto il popolo, col Crocifisso in mano diceva: «Firenze,
+questo è il re dell’universo, questo vuole essere il tuo
+re. Lo vuoi tu?»&#8205;<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a> Al che, tutti ad alta voce e molti piangendo,
+rispondevano di sì; ed il Frate scendeva dal pergamo
+fra l’entusiasmo del popolo e il fremito degli Arrabbiati,
+che, sebbene si tenessero lontani e in disparte,
+non lo perdevano mai di vista. Il giorno, i fanciulli
+vestiti di bianco andavano col tabernacolo in processione,
+e, visitate le chiese, si fermarono in piazza a cantare
+una canzone di Girolamo Benivieni sulla futura felicità
+di Firenze.&#8205;<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a> Fatta poi una larga raccolta di limosine, le
+portarono agli ufficiali del Monte di Pietà, con questa
+processione solennemente aperto da quei fanciulli che,
+sotto la direzione del Savonarola, avevano lasciate le
+<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
+feste carnascialesche per darsi alle opere di carità.&#8205;<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>
+</p>
+
+<p>
+Se, però, noi vogliamo eccettuare queste due occasioni
+in cui venne aperta la sala del Consiglio ed il
+Monte di Pietà, il Savonarola non fece, in tutta la quaresima,
+altre prediche che mirassero al pratico vantaggio
+del popolo fiorentino. Egli procedette oltre nel modo
+stesso che aveva cominciato; ed il giorno ottavo dopo
+la Pasqua, fece l’ultima predica di quel quaresimale, la
+quale ne era la conclusione, come la prima erane stata,
+per così dire, il programma. In esse trovansi raccolte
+tutte le idee principali che il Savonarola s’era proposto
+di esporre. Quell’ultimo giorno, infatti, egli di nuovo si
+sottomise esplicitamente all’autorità della Chiesa Romana,
+dicendo che essa starà ferma in eterno, e sarà dannato
+chiunque se ne vuol separare; riconosce l’autorità del
+papa in quelle parole del Vangelo: «Tu sei Pietro, e sopra
+questa pietra edificherò la mia Chiesa; e ciò che tu legherai
+in terra, sarà legato in cielo.» Ma dopo ciò, egli ripete
+di nuovo: «Noi, però, non siamo tenuti d’obbedire
+a tutti i comandi. Se essi vengono per false informazioni,
+non sono validi; se essi contrastano evidentemente
+alla legge di carità che è nel Vangelo, si deve resistere,
+come San Paolo resistette a San Pietro. Noi dobbiamo
+supporre che ciò non sia possibile; ma quando pur fosse,
+bisogna allora rispondere al superiore: tu erri, tu non
+sei Romana Chiesa, tu sei uomo e peccatore.» Appoggiava
+il Savonarola queste idee sull’autorità di molte citazioni,
+le dichiarava con molti esempi. «Se il mio superiore mi
+comanda di abbandonare la povertà, io resisto; se il tuo
+confessore ti comanda cosa che è contro a Dio, tu devi
+resistergli e condannarlo: quando la cosa è per sè evidente,
+non bisogna temere di nulla, ma seguire solo la
+<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
+via del bene.» Quantunque, però, sostenute dall’autorità
+dei dottori, queste idee sembravano assai ardite, erano
+come un grido di guerra. Nè forse il Savonarola stesso le
+avrebbe esposte sul pergamo, se egli non si fosse convinto
+che la elezione di papa Alessandro era nulla,&#8205;<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a> e non
+avesse nudrito ferma speranza che il Concilio doveva
+presto venire a riordinare i mali della Chiesa, desolata
+da tanti osceni scandali, da tanti delitti, da tanto abbominio.
+</p>
+
+<p>
+Venendo poi al caso particolare della sua disputa
+con Roma, ripeteva quel giorno: «Chi non sa che il
+breve è venuto per secondare i nemici miei e della
+repubblica, i quali spargono bugie e calunnie contro
+di me? Chi non sa che la mia partenza sarebbe non
+solo con pericolo grandissimo della mia vita, ma ancora
+con danno di questo popolo ed a rovina della
+libertà? Che il buon costume sarebbe abbandonato, che
+la religione anderebbe per terra? Questo, e non altro, vogliono
+i nostri nemici. Io, adunque, debbo credere che
+il Santo Padre sia stato ingannato dalle false accuse dei
+miei detrattori: obbedisco, piuttosto, a quella che debbo
+credere sua intenzione, e non voglio supporre che esso
+desideri la rovina di tutto un popolo.»
+</p>
+
+<p>
+E quel giorno ancora annunziava al popolo la sua
+morte. — «Qual sarà la fine della guerra che tu sostieni? — Se
+tu mi domandi in universale, ti rispondo che sarà
+la vittoria; se tu mi domandi in particolare, ti dico, invece,
+morire ed essere tagliato a pezzi. Ma ciò servirà
+solo a sempre più dilatare questa dottrina, la quale non
+viene da me, ma da Dio. Io non sono che strumento
+nella sua mano; onde sto deciso a combattere fino all’ultimo.»
+<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
+Raccontò di avere, nella scorsa notte, avuta una
+visione, durante la quale parevagli di vedere un Crocifisso
+sorgere fra Roma e Gerusalemme. Da esso scorreva
+un fiume di sangue, in cui gl’infedeli mostravano grande
+desiderio di bagnarsi, mentre i cristiani andavano quasi
+renitenti. Quindi le tenebre ricoprivano la terra, pioveano
+fuochi, saette; e così via discorrendo. Da ciò,
+l’oratore pigliava argomento a fare un’altra di quelle
+animate ed eloquenti descrizioni dei flagelli d’Italia,&#8205;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a> di
+cui tutto il quaresimale è pieno; e così concludeva.
+</p>
+
+<p>
+In queste prediche vi sono davvero delle pagine
+che mostrano con grande evidenza, come in altre condizioni
+e con altri studi, il Savonarola sarebbe stato il
+più grande oratore italiano. V’è nelle sue parole un ardore,
+un fuoco d’una eloquenza tutta originale. Il suo
+linguaggio è affatto nuovo, e nel modo stesso che egli
+concepisce l’idea, ritrova anche una forma tutta propria;
+le sue immagini si presentano con forza e,
+quasi con violenza, dominano la immaginazione
+dell’uditorio. Se a ciò vogliamo, poi, aggiungere la
+forza del gesto e del suo accento, comprenderemo allora
+tutto il grande entusiasmo del popolo fiorentino.
+L’impressione che il Savonarola produsse in questa
+quaresima, fu superiore a quella di tutti gli altri anni;
+per tutto corse la fama di queste prediche; l’odio degli
+avversari giungeva al colmo; l’entusiasmo dei seguaci
+diveniva fanatismo; i principi d’Italia protestavano;
+il papa era pieno di feroce ira, e quasi gli pareva
+che il Vaticano tremasse sotto i fulmini di quella eloquenza. — Ma
+delle passioni che si destarono allora da
+ogni lato, noi discorreremo nel capitolo che segue.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap4-3">CAPITOLO QUARTO.
+<span class="smaller">Scritti diversi intorno alla dottrina del Savonarola. Lettere che gl’indirizzano
+vari principi, e sue risposte. Colloquio del Papa coll’ambasciatore
+fiorentino. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e
+predica nelle feste <i>sopra Rut e Michea</i>.<br>
+[1496.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Per ben comprendere quale e quanta fosse l’impressione
+prodotta dalle prediche del Savonarola, bisognerebbe
+leggere le lettere che si scrivevano in quei
+giorni a Firenze.&#8205;<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a> Sembra, davvero, che i Fiorentini
+non sapessero ragionare d’altro che del Frate, e che
+niuno di loro potesse più stare nei limiti del vero. Alcuni
+dicono ch’ei si fa beffe d’una scomunica già arrivata;&#8205;<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>
+che tratta il papa peggio che turco, i principi
+d’Italia peggio che eretici: altri assicurano ch’egli vuol
+rivelare sul pergamo i peccati de’ suoi persecutori; che
+s’apparecchia a far nuove e più maravigliose profezie.
+Chi dice che esso è divenuto il tiranno di Firenze; e
+chi, invece, ch’egli fra poco ridurrà a mal partito i
+nemici della repubblica, se non li distrugge con qualche
+miracolo: ognuno si aspetta cose grandi e maravigliose.
+E così, esagerandosi da una parte per odio e mala fede,
+da un’altra per fanatismo ed affezione, gli animi si andavano
+sempre più esaltando, e le passioni ricevevano
+ogni giorno nuovo alimento.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso tempo, cominciava ad uscire per le
+<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span>
+stampe un numero così grande di strani opuscoli, che
+minacciavano, quasi, voler formare un nuovo genere di
+singolare letteratura. Da una parte, si esaltava insino alle
+stelle il nome del Frate; da un’altra, non si trovavano
+parole, accuse, contumelie bastevoli per denigrarlo. Invero,
+il merito letterario di quegli scritti non inviterebbe
+molto a discorrerne; ma pure ritraggono così
+bene i tempi e gli uomini, che dobbiamo fermarci a
+dirne qualche parola.
+</p>
+
+<p>
+Uno dei più notevoli fra questi opuscoli, si chiamò
+<i>Oraculum de novo sæculo</i>:&#8205;<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a> fu scritto dal Nesi, discepolo
+assai riputato di Marsilio Ficino, e tutto pieno delle
+sue idee neoplatoniche. Il titolo stesso del libro dava
+subito a conoscer l’autore per un seguace del Savonarola:
+si discorre, infatti, d’una strana visione, in cui il Nesi,
+trasportato in un altro mondo, ragiona a lungo con le
+ombre di Enea e di Platone, il quale ci vien descritto
+come precursore del Cristianesimo. L’autore incontra,
+poi, il gran Pico della Mirandola, che, menandolo per le
+sfere celesti, gli mostra in esse un riscontro della dottrina
+del Savonarola; e mentre continuano questo celeste
+viaggio, il Pico esalta l’ingegno, il cuore, il carattere
+del Frate, e conclude dicendo: <i>sed quid plura?
+Christi est in omnibus æmulator egregius</i>.
+</p>
+
+<p>
+Un predicatore in San Spirito attaccava la nuova dottrina,
+scagliava ogni giorno ingiurie contro al Savonarola,
+e lo sfidava ad entrare nel fuoco.&#8205;<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a> Questi, invece, lo disprezzava,
+<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
+e non faceva alcun caso delle sue parole: ma
+ecco subito venire in risposta un opuscolo di messer
+Filippo Cioni, notaio fiorentino, che prendeva la difesa
+del Frate.&#8205;<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a> Un altro avversario, per poterlo vie meglio
+ferire, pensa di fingersi suo seguace, e stampa una
+lettera, nella quale, sotto forma di dubbi, ripete le solite
+accuse che si fanno contro al Savonarola: che egli,
+cioè, semina scandali nella Chiesa, disobbedisce a Roma,
+si chiama profeta, e via discorrendo.&#8205;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a> Domenico
+Benivieni, fratello del poeta e autore d’un gran numero
+di scritti religiosi, smascherava subito la grossolana
+ipocrisia dell’anonimo con una sua Epistola:
+veniva, poi, con molti dialoghi e trattati a difendere
+la dottrina e le profezie del Savonarola.&#8205;<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a> In
+<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
+essi faceva la storia della sua predicazione: descriveva
+lo stato di corruzione e d’incredulità, da cui il popolo
+fiorentino era stato liberato mercè la nuova dottrina:
+ne dimostrava la verità colla rettitudine della vita
+di tutti coloro che la seguivano, col suo perfetto accordo
+col Vangelo: enumerava finalmente le molte profezie del
+Frate, accennando così quelle che già s’erano verificate,
+come quelle che erano ancora in via di verificarsi.
+</p>
+
+<p>
+E mentre questa discussione s’era animata, ecco
+venir fuori un tal frate Angelo anacoreta, che, dall’eremo
+di Vallombrosa, indirizzava per le stampe lettere
+ai governi d’Italia. <i>Ai Signori e popolo di Firenze</i> riconfermava
+le promesse fatte dal Savonarola; e, pretendendo
+ad una particolare ispirazione delle Sacre Carte,
+assicurava di aver trovato nell’Apocalisse predetta la
+discesa di Carlo VIII in Italia, ed il suo passaggio in Oriente
+<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
+per ristabilirvi l’Impero Cristiano, diceva anche di
+avere scritto alle Chiese d’Affrica e di Asia, per annunziare
+questi prossimi eventi. <i>Al Senato e Doge di Venezia</i>
+mandava un’altra lettera, per disapprovare la
+loro politica e quella della Lega, che, opponendosi a
+Carlo, si opponeva alla volontà del Signore, che lo
+aveva eletto a questa impresa.&#8205;<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>
+</p>
+
+<p>
+Singolare veramente era questo frate, che dal suo
+eremo enumerava le forze del Turco e quelle di Francia,
+discorreva le probabilità e le conseguenze d’una
+guerra in Oriente. La politica era divenuta allora d’universale
+interesse, nè si trovava alcuno che non mulinasse
+nella mente i suoi piani e disegni dell’avvenire:
+gli uomini d’ogni partito avevano preso in mano la
+penna. Gli opuscoli politici, infatti, cominciavano ogni
+giorno a moltiplicare, e con essi gli Arrabbiati davano
+sfogo alle loro passioni, all’odio irrefrenabile che avevano
+contro al Savonarola; giacchè tentavano ogni via,
+non tralasciavano alcuna arme che potesse ferirlo. Tutti i
+giorni, gli Otto scoprivano nuovi attentati contro alla
+sua vita, e dovevano spesso mettere qualcuno alla fune;
+nè, a quanto dicevasi, mancarono dei casi in cui il delitto
+fu così presso a compiersi, che bisognò pronunziare
+la sentenza di morte.&#8205;<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a> Non perciò gli Arrabbiati
+si spaventavano, anzi procedevano oltre con uguale
+ardimento; e quando non potevano usare il ferro, si
+valevano della penna, come bisognava fare adesso che
+<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span>
+il Frate si era, causa dei brevi di Roma, ritirato nel
+suo convento. Furono epistole in versi o in prosa, sonetti,
+canzoni, frottole; ogni forma di scritto in cui si
+potessero mettere assieme ingiurie contro di lui.
+</p>
+
+<p>
+Un tale Girolamo Muzi scriveva una frottola, che incominciava
+così:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">O popolo ingrato,</p>
+<p class="i01">Tu ne vai preso alle grida,</p>
+<p class="i01">E drieto a un guida</p>
+<p class="i01">Piena d’ipocrisia...</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Egli attaccava non solamente il Savonarola, ma, rivolgendosi
+contro ai magistrati, biasimava la loro condotta:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Che i ducati o marroni,</p>
+<p class="i01">Le some dei capponi</p>
+<p class="i01">Giovenchi, han sì gran forza,</p>
+<p class="i01">Che rompono ogni scorza</p>
+<p class="i01">Ch’è innanzi alla giustizia.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E procedeva oltre con tale insolenza, che venne dagli Otto
+privato per cinque anni di tutti gli uffici, e condannato
+a pagare 60 fiorini d’oro.&#8205;<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma del linguaggio che tenevano allora gli Arrabbiati,
+ci darà forse più chiara idea, la <i>Defensione contro all’Arca
+di Fra Girolamo</i>, scritta da Francesco Altoviti.&#8205;<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>
+L’autore dice di aver sofferto l’esilio ed ogni sorta di
+persecuzione dai tiranni, e di amare sopra ogni altra
+cosa la libertà, per difendere la quale scrive ora contro
+al Savonarola. «Egli pare,» così di lui discorre l’Altoviti,
+<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
+«che sia tanto accecato e acceso nel vizio e nella
+monarchia della sua superbia, che siccome ha simulatamente
+detto che parlava con l’alto Iddio, così crede
+dovere tenere lo stato e l’arme come dittatore; per
+dare le sue leggi a questa città, e poi a tutto il mondo,
+come Moisè; e stringere e minacciare ogni pontificale
+potestà, che le debbi ricevere e pigliare per forza.» Lamenta
+che il Frate ha tolto le feste di San Giovanni, ha
+distrutto il carnevale ed ogni allegria in Firenze; e, non
+sapendo poi dire altro, continua così: «Egli vuol fare
+tiranno, e se qualche volta gli ha parlato contro, si è
+poi mitigato, perchè Piero gli è divenuto amico.» «E
+ora, non è dubbio alcuno che ove è Fra Girolamo,
+quivi è Piero de’ Medici; e chi vuole Fra Girolamo,
+vuole Piero de’ Medici. E però, volendo spegnere in
+tutto il nome del tiranno, bisogna spegnere il nome
+del Frate; perchè egli è padre del tiranno e luogotenente
+del tiranno;» e così via discorrendo. Si può
+egli immaginare nulla di più assurdo? Eppure, tale era
+ogni giorno il linguaggio degli Arrabbiati.
+</p>
+
+<p>
+I Frateschi, invero, non sempre restavano tranquilli;
+ma qualche volta anch’essi davano sfogo alla
+loro bile, come si può vedere nei versi che seguono:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Voi ridete, e con sonetti</p>
+<p class="i02"> Dispregiate il divin verbo;</p>
+<p class="i02"> Ma spectate il duro nerbo</p>
+<p class="i02"> Che le spalle vi rassetti.</p>
+<p class="i01">Su, mosconi, a scompigliare;</p>
+<p class="i02"> Scarafaggi, a vostra stalla;</p>
+<p class="i02"> Calabron che siete a galla,</p>
+<p class="i02"> Fate i vizi un po’ svegliare.</p>
+<p class="i01">Ma sappiate che mai falla</p>
+<p class="i02"> La iustizia col supplicio....&#8205;<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questi scritti erano alle volte opuscoli, alle volte
+fogli volanti, che correvamo per le mani del popolo o si
+affiggevano alle cantonate; ma più spesso ancora, versi
+che venivano ripetuti e cantati per la città, e che Piagnoni
+ed Arrabbiati si scagliavano contro, quando s’incontravano
+per via. Se però vogliamo conoscere il
+carattere politico dei seguaci del Savonarola, non dobbiamo
+cercarne il ritratto in quegli scritti coi quali essi
+respingevano l’ingiuria coll’ingiuria. Noi dobbiamo, invece,
+cercarlo in quel numero assai maggiore di versi
+e di prose, nei quali viene esaltato il nome e la grandezza
+della patria fiorentina, nei quali essi propongono
+nuove leggi e nuove riforme, o discorrono l’indole di
+quelle che già sono in vigore.
+</p>
+
+<p>
+E qui accenniamo alcuni brevi trattati <i>Sul Cambio,
+Sul Monte Comune</i>, e <i>Sul Monte delle fanciulle</i>; solo
+perchè sono indirizzati al Savonarola ed al suo convento
+da un Frà Santi Rucellai; e perchè, mentre discorrono
+d’alcune istituzioni importantissime nella repubblica
+fiorentina, ci dànno anche notizie utili a conoscere lo
+stato in cui erano allora le sue finanze.&#8205;<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a> Ma gli scritti
+<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
+più importanti, quelli cioè che ci ritraggono al vivo
+i seguaci del Frate, uscirono dalla penna dei popolani,
+che, senza grammatica, scrivevano solo per uno spontaneo
+impulso e per una interna soddisfazione dell’animo
+loro. Uno di questi scritti, che potrà darci un saggio
+<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span>
+di tutti gli altri, era intitolato: <i>Riforma santa ha
+fatta Domenico Cecchi, per conservazione della città di
+Firenze</i>. L’autore ci spiega la ragione del suo scrivere,
+in queste parole: «Per grande amore che io porto
+a questo popolo, mi sono messo colla mia fantasia
+a fare tale opera, e non ne posso fare altra; e dì e
+notte me ne pare essere sforzato, che ne potrei dire
+cose di miracolo me n’è avvenuto, ch’io stesso ne
+sto stupefatto.» Il Cecchi è un vero tipo dei popolani
+fanatizzati dalle prediche del Savonarola: la politica
+e la religione sono nella sua testa stranamente
+combinate; egli discorre, come se una forza superiore
+lo costringesse a consigliar la repubblica, ed è tutto
+pieno di entusiasmo, d’ingegno naturale e di amore
+alla libertà. Il suo scritto presenta un curioso misto
+d’ignoranza nei primi rudimenti dello scrivere e di
+singolare acume politico; i suoi suggerimenti manifestano
+un raro buon senso, e si direbbero fondati sopra
+una consumata esperienza delle cose di Stato. Egli propone
+che il Consiglio maggiore venga sciolto dall’incarico
+di provvedere ad un numero infinito di piccole
+faccende, le quali non solo tolgono il tempo alle cose di
+maggiore momento, ma disgustano molti dall’andare
+alle adunanze.&#8205;<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a> Discorre sulla Decima, e dimostra i grandissimi
+vantaggi d’avere un’imposta unica come quella;
+condanna gravemente gli arbitrii,&#8205;<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a> «imperò l’arbitrio,»
+<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span>
+egli dice, «è quella cosa che sotterra questa
+città;» approva l’imposta sopra i beni ecclesiastici,
+e vorrebbe che si mettesse un limite alle doti, «perchè
+così non si disfarà un gentiluomo o un artefice
+a maritare una sua fanciulla.»&#8205;<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a> In questo scritto noi
+troviamo, per la prima volta, l’idea di creare quella
+milizia cittadina che fu più tardi istituita dal Machiavelli,
+e che difese tanto eroicamente la repubblica. Il Cecchi
+avvisava che si dovessero eleggere alcuni uffiziali, per
+educare al mestiere dell’armi tutti coloro che, nella città
+o contado, fossero atti a portarle. «E così, oltre il vantaggio
+che i danari delle paghe girerebbero fra i cittadini,
+sappiate che farà più frutto mille dei nostri
+uomini, che non fanno tremila forestieri. E queste
+leggi,» così egli concludeva, «faranno diventare
+buoni i cattivi, ed in Firenze viverà ognuno in felice
+stato. Porteranno anche in brieve tempo la riforma,
+l’unione e la pace per tutta Italia; chè verranno a imparare
+qui, perchè questa città è il pernio ed il cuore
+d’Italia.&#8205;<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span>
+</p>
+
+<p>
+Noi concludiamo, finalmente, il ragguaglio di questa
+letteratura popolare, col mettere accanto alle parole del
+Cecchi, i versi d’un tale che firmavasi: <i>Io Giovanni non
+sere nè messere, ma sarto fiorentino</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a> Egli nutre per
+la repubblica il medesimo entusiasmo che aveva il
+Cecchi, ha il medesimo zelo per la patria; e sebbene
+sia lungi dall’essere dotto, non cade così spesso nelle
+sgrammaticature e negli errori d’ortografia. In un
+sonetto condanna quelli che vogliono sempre impieghi,
+ma ricusano di servire la patria quando bisogna portare
+pericolo: esalta il nome di coloro che combattono
+al campo di Pisa. Volge, in un altro, i suoi rimproveri
+contro quei Bigi che ipocritamente si fingono Piagnoni;
+ma li avverte che non riusciranno nel loro
+intento:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">O prete, o frate, o secolare strano,</p>
+<p class="i02"> Sia chi vuol, che non terrà la bocca</p>
+<p class="i02"> Al popol fiorentino alto e sovrano.</p>
+<p class="i01">Che chi al popol vorrà porre il freno,</p>
+<p class="i02"> Cadere lo vedrò in un baleno.</p>
+<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . .</p>
+</div></div>
+
+<p>
+In alcune ottave, loda l’amore alla patria e l’obbedienza al
+Consiglio Maggiore; in varie terzine, esalta la futura
+gloria di Firenze, biasima la politica del Moro, dei Veneziani
+e di tutta la Lega, minacciando ai Pisani una prossima
+rovina:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Però bisogna che il Pisano cali,</p>
+<p class="i02"> Co’ ferri a’ piedi giù nella sentina,</p>
+<p class="i02"> Po’ ch’è stato cagion di tanti mali.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span></p>
+<p class="i01">E la famosa patria fiorentina</p>
+<p class="i02"> In alia stae come bel falcone,</p>
+<p class="i02"> E la Lega nïente lo domina;</p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i02"> Però non creda nessun sottoposto</p>
+<p class="i02"> Uscire delle branche al gran lione.</p>
+<p class="i01">E chi lo ingannerà, tornerà tosto,</p>
+<p class="i02"> A suo dispetto, sotto il suo artiglio</p>
+<p class="i02"> Come Cristo superno ha ben disposto.&#8205;<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Quando consideriamo questi scritti, ed i molti altri
+che andavano allora per le mani di tutti, noi vediamo
+subito la gran differenza che passa fra quelli degli Arrabbiati
+e dei Piagnoni. L’onestà e la buona fede è senza
+dubbio coi seguaci del Frate; i suoi avversari esagerano,
+calunniano, fingono, non credono a loro stessi. Se, poi,
+lasciati da parte gli scritti di questi ultimi, ci facciamo
+a considerare solamente i primi; noi li troveremo allora
+divisi in due ordini assai distinti: politici e religiosi.
+Grande è la distanza che corre fra di essi; non solamente
+per la diversità del soggetto, ma ancora per l’indole
+di chi li scrive, pel modo con cui sono dettati. È il
+popolo che ragiona di politica, sono i dotti che discorrono
+di religione: il primo è ignaro affatto delle lettere;
+i secondi conoscono greco e latino, la filosofia aristotelica
+e la platonica: nondimeno, se vogliamo considerare il
+valore dei loro scritti, la palma tocca senza dubbio ai popolani.
+Tutti questi opuscoli erano, infatti, un prodotto
+della vita politica e della vita religiosa. Or la prima
+di esse rendeva in Firenze l’immagine d’un albero
+piantato sopra un terreno fertile e nel suo clima naturale,
+che subito spande i suoi rami verdeggianti e rigogliosi;
+l’altra, invece, a cui il Savonarola aveva profuso
+<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span>
+le sue cure più affettuose, sembrava una pianta
+che si trova in un terreno ingrato, e cresce solo a forza
+d’aiuti continui.
+</p>
+
+<p>
+I Fiorentini furono un popolo essenzialmente politico;
+onde avevano subito ripresa l’antica loro indole,
+ed ora sembrava, quasi, che la repubblica non avesse
+mai cessato di esistere. Se noi vediamo che il popolo,
+sentendosi quasi profano, non piglia mai la penna per
+scrivere di religione; esso è, invece, occupato tutto
+il giorno a ragionare ed a scrivere di politica: gli manca
+l’ortografia e la grammatica, ma tanto più ingenuamente
+manifesta la sua indole; è sempre pieno di ardore,
+di vita e di spontanea originalità. Che se, poi, ci venisse
+domandato se, in questo ridestarsi dello spirito fiorentino,
+i dotti s’occupavano di politica e quale era il merito
+dei loro scritti; dovremmo allora rammentare, che il
+genio dei Machiavelli, Guicciardini e Giannotti incominciava
+a sorgere con questa repubblica, si spandeva
+al sole di questa libertà; e che essi furono, senza alcun
+dubbio, figli della rivoluzione del 94, di quella rivoluzione
+dal Frate iniziata. Noi troviamo, invero, la vita politica
+attiva e fiorente in ogni sua parte. Le nuove leggi e riforme
+si discutono con maravigliosa perizia, si vincono con
+facilità grandissima; sorge una gioventù novella, e gli
+uomini maturi paiono consumati al governo degli Stati.
+Nè meno felicemente procedevano le cose della guerra:
+Piero Capponi, che ne era l’anima, acquistava al campo
+di Pisa un nome sempre maggiore; e quello del valoroso
+Antonio Giacomini era già divenuto illustre: tutte
+le cose si conducevano in maniera da rendere onore ad
+ogni più agguerrita repubblica, non che ad una che
+aveva scosso appena il giogo d’una servitù di sessanta
+anni. E se di questo così gran vigore di libertà principale
+autore fu il Savonarola, che fondò la nuova repubblica;
+<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span>
+egli l’aveva, quasi, ritrovata nell’indole stessa del
+popolo fiorentino, a cui subito era divenuta tutta naturale.
+Essa, infatti, sopravvive alla morte del Frate:
+spenta dalla forza di molti nemici, risorge più gloriosa:
+circondata di nuovo da eserciti potentissimi, deve
+cadere; ma la sua caduta è eroica, e la sua gloria rimane
+eterna.
+</p>
+
+<p>
+Assai muta l’aspetto delle cose, quando si rivolge
+lo sguardo alla vita religiosa di questo popolo. Noi vi
+troviamo qualche cosa di effimero e di forzato, che non
+sapremmo definire; ma di cui ognuno s’avvede, quando
+legge le storie di quei tempi e gli scritti religiosi dei
+seguaci del Savonarola. Essi non sanno fare altro che
+riprodurre languidamente le idee del maestro, ripetere
+senza calore le sue parole. Dalla loro mente non esce
+mai un pensiero originale; dalla loro penna non cade
+mai una parola energica.&#8205;<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> Questo popolo che si dice
+rinato alla religione, non ha saputo lasciare ai posteri
+nessun monumento della sua fede. Il Savonarola è il
+solo personaggio veramente e grandemente religioso;
+egli sembra il solo uomo reale, in mezzo ad un mondo
+mutabile di sogni che svaniscono. Non è già che grande
+non sia la riforma religiosa, non è già che universale
+non sia il miglioramento morale; ma questo popolo che
+corre così spontaneo alla libertà, ha bisogno, per mantenersi
+saldo nella fede, di udire ogni giorno le prediche
+del Frate. Quando egli si tace, risorgono subito i vizi
+e la miscredenza. Ognuno si avvede che a lui sopravvive
+la repubblica, ma non la religione fiorentina.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene il Savonarola volesse nasconderlo a sè
+<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span>
+stesso, dovette pure più volte avvedersene. Moveva
+allora amari rimproveri contro quel popolo che tanto
+amava; minacciava la terribile ira del Signore, e
+diceva che le promesse felicità si sarebbero mutate in
+spaventosi flagelli. Ma aveva troppo bisogno di credere
+e sperare in quella moltitudine; ed il corso naturale
+delle cose era, d’altronde, così inevitabile, che trascinava
+fatalmente anche lui. Egli aveva cominciato a parlare di
+religione e di morale, ed i Fiorentini s’erano svegliati
+all’amore della libertà; li aveva allora secondati col
+consigliare e fondare la nuova repubblica, e subito divenne
+l’idolo della moltitudine: ma quando volle che
+la politica e la libertà servissero alla religione, i Fiorentini,
+invece, facevano servire la religione alla libertà.
+Ogni volta che il Frate perdeva affatto di mira la politica,
+l’attenzione dell’uditorio lo abbandonava; egli
+veniva, quindi, costretto a proclamare Gesù Cristo re
+di Firenze; a fare che la Vergine consigliasse sul pergamo
+la nuova costituzione, e che il Signore comandasse
+l’abolizione dei parlamenti. Doveva continuamente
+paragonare il nuovo governo a quello delle gerarchie
+angeliche, e i vari giorni della rivoluzione fiorentina
+alle sette giornate della creazione! In sostanza, il Savonarola
+che sembrava essere un uomo onnipotente sui
+Fiorentini, aveva trovato un ostacolo insuperabile nel
+loro indifferentismo religioso, il quale era la sola parte
+dell’opera dei Medici, che non gli potè mai riuscire di
+distruggere affatto. Quel popolo correva dal dubbio
+al fanatismo, e dal fanatismo ritornava al dubbio;
+senza che egli potesse mai renderlo veramente religioso,
+per quanto vi si fosse adoperato.
+</p>
+
+<p>
+E questo è un fatto d’una importanza gravissima,
+che merita di essere seriamente considerato; perchè
+solamente esso potrà darci la chiave a comprendere lo
+<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span>
+scioglimento inaspettato di questo singolare dramma
+della vita del Frate. Egli volle essere il rinnovatore
+della religione; ma il popolo fiorentino volle in lui adorare
+il fondatore della repubblica. Lo difendevano con
+tanto ardore contro al papa, perchè questi voleva portare
+i Medici a Firenze, perchè la causa del Frate era
+divenuta la causa della libertà. Ma il giorno in cui
+Alessandro Borgia, il quale non pensava egli stesso
+gran fatto alla religione, fosse riuscito a separare l’una
+cosa dall’altra; il Savonarola non avrebbe potuto più
+contare sullo stesso ardore, sul medesimo zelo; il terreno
+avrebbe tremato sotto ai suoi piedi!
+</p>
+
+<p>
+Ma, per tornare finalmente al corso della interrotta
+narrazione, colle prediche <i>sopra Amos e Zaccaria</i>, la
+fama della nuova dottrina s’era sparsa in tutto il mondo.
+Molto se ne parlò in Oriente, dove il gran Sultano
+per leggere quelle prediche le faceva tradurre in turco.&#8205;<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>
+Di Francia, di Germania e d’Inghilterra, venivano al Savonarola
+lettere di nuovi seguaci che la lettura dei suoi
+sermoni gli aveva acquistati.&#8205;<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a> E nel medesimo tempo,
+i principi italiani gli scrivevano, movendo contro di
+lui aspri lamenti giacchè ognuno d’essi, o per falsi
+rapporti o per avere poco tranquilla coscienza, si credeva
+personalmente preso di mira nelle prediche che
+egli faceva contro i vizi e contro i tiranni.
+</p>
+
+<p>
+Principalissimo fra questi era Lodovico il Moro,
+che scriveva al Savonarola: «La sua vita essere tutta
+pura, tutta cristiana; onde non vedeva perchè dovesse,
+così di continuo, essere accusato da lui, al quale piuttosto
+si poteva far grave rimprovero del suo dire che non si
+<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span>
+deve obbedire al papa.» Il Savonarola non lasciava questa
+lettera senza risposta, ma gli scriveva in data del 25 aprile,
+serbando il rispetto dovuto ad un principe, e tenendosi,
+nello stesso tempo, in una dignitosa riserva verso quell’uomo,
+cagione di tanti danni all’Italia, e così fiero
+nemico della repubblica. «Non è vero,» egli diceva,
+«che io abbia mai detto assolutamente che non si deve
+obbedire al papa; perchè questo sarebbe assai reprensibile,
+e contrario a quei sacri canoni, secondo i quali mi
+sono sempre governato. E così ancora, per darmi carico,
+è stato falsamente riportato che io ho sparlato di
+V. S. Io sono affezionato a tutti, e non debbo parlare di
+alcuno in particolare. Che se la V. S. è verso Dio di
+quello animo che dice, non deve fare altro che perseverare:
+nè in questo si può avere giudice migliore della
+propria coscienza.»&#8205;<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>
+</p>
+
+<p>
+Per le stesse ragioni e nel medesimo modo, doveva
+il Savonarola scrivere a Galeotto Pico, principe della
+Mirandola, che allora tiranneggiava crudelmente i suoi
+Stati, e credevasi, perciò, anch’egli preso di mira nelle
+prediche. Il Frate smentiva, di nuovo, queste accuse personali;
+ripeteva che il suo ufficio era solo di annunziare
+il flagello, e raccomandare ad ognuno di far penitenza.&#8205;<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>
+Quel principe era fratello del famoso Pico della Mirandola,
+e padre dell’altro che fu biografo del Savonarola;
+ma per indole assai da loro diverso. La sua vita fu
+piena d’atroci crudeltà, ed egli tenne lungamente prigioni
+nel fondo d’una torre un fratello e la madre:
+onde il Savonarola, mutato dipoi linguaggio, gli scrisse,
+il 26 marzo 1496, una lettera assai minacciosa. «Io vi
+<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span>
+conforto di convertirvi a Dio, vivere come è obbligato
+ogni buon cristiano, dolervi del passato e ridurvi alla
+pietà. Altrimenti, io vi annunzio che è sopra di voi imminente
+un gran flagello, e sarete flagellato nella roba,
+nella persona e nella casa vostra. Vi annunzio ancora;
+che della vostra vita ce n’è per poco; che, se non farete
+quel che vi dico, anderete nell’inferno; e questa lettera
+vi sarà presentata innanzi al tribunale di Dio, nè vi potrete
+scusare.»&#8205;<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a> Ed il giovane Pico a questo proposito
+osserva: «Mio padre si trovava allora in età virile, era
+nel fiore della salute e poteva promettersi una lunga
+vita: pure, dopo quella lettera veramente profetica, non
+sopravvisse che due anni; e d’allora in poi, la storia
+della nostra famiglia fu una lunga tragedia di sangue,
+della quale ancora non si vede la fine.»&#8205;<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a> L’infelice giovane,
+certamente, non previde che egli doveva essere
+una delle vittime più infelici di questa tragedia profetizzata
+dal Savonarola. La notte del 5 febbraio 1533,
+veniva trucidato per le mani del suo stesso nipote!
+</p>
+
+<p>
+Ma di tutti gli sdegni principeschi, maggiore di gran
+lunga era quello del papa: esso faceva continui e minacciosi
+rimproveri all’ambasciatore fiorentino messer Ricciardo
+Becchi, lamentandosi non solo del Frate, ma più
+ancora della Signoria che gli aveva permesso di predicare.
+I Dieci scrivevano e riscrivevano in sua difesa, ma il
+papa ne veniva in sempre maggiore sdegno; onde, per
+calmarlo, si pensò mandargli ambasciatore straordinario
+Messer Niccolò Pandolfini, arcivescovo di Pistoia. Non
+appena egli fu giunto alla presenza del Borgia, che questi
+cominciò a biasimare aspramente i Fiorentini del
+loro tenersi sempre uniti alla Francia, e non volere entrar
+nella <i>Lega santa per cacciare i barbari</i>; ma procurare,
+<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span>
+piuttosto, la rovina d’Italia. Veniva, poi, a parlare
+del Frate, e le sue parole erano brevi; ma rivelavano
+un odio cupo e profondo, un’ira assai male repressa.
+Cercava l’arcivescovo di scusare la repubblica nel miglior
+modo che poteva. Circa l’alleanza francese, egli
+adduceva la fede dei trattati, l’odio che i Veneziani ed
+il Moro avevano sempre manifestato verso la repubblica.
+Rispondendo poi alle cose del Frate, rammentava
+come la Sua Santità gli aveva, per mezzo d’un cardinale,
+concesso nuovamente il predicare; onde nè esso
+nè la Signoria avevano creduto d’incorrere in alcuna
+disobbedienza. Ed a questo, il papa interruppe bruscamente
+il discorso, dicendo: — «Ben, bene: di Frà Girolamo
+non ne parliamo ora; forse verrà tempo che ne
+parleremo assai meglio. Quanto al resto, voi non date
+che parole, e volete tenere il piè in due staffe.» — &#8205;<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>
+Così finiva quel primo colloquio.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, il papa radunava un concistoro di quattordici
+teologi domenicani, ai quali proponeva di esaminare
+la condotta e la dottrina del Savonarola; onde
+trovassero modo di condannare e punire con severità, non
+solamente lui, ma ancora i suoi seguaci. Fu singolare,
+però, il vedere come in tutta quella radunanza di teologi,
+la principale accusa che si movesse contro al Savonarola,
+fosse quella di essere <i>suto cagione di tutto
+il male di Piero de’ Medici</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a> Prova indubitabile, se pure
+ve n’era bisogno, che si trattava d’un odio politico e
+non punto religioso. L’ambasciatore fiorentino messer
+<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span>
+Ricciardo Becchi, non restava, in questo mezzo, ozioso;
+ma, aiutandosi del favore e delle raccomandazioni d’alcuni
+cardinali, correva per le case di tutti gli altri,
+cercando volgerli in favore della repubblica e adoperandosi
+a guadagnare tempo; giacchè, per ora, non si
+poteva fare altro.&#8205;<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola, intanto, finita la quaresima, era andato
+a Prato e Pistoia, dove riveduto i suoi frati e riposato
+alquanto, tornava subito a Firenze.&#8205;<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a> Ivi si affrettava
+a pubblicare il suo trattato <i>Della Semplicità
+della vita cristiana</i>, il quale doveva essere una seria
+risposta alla corte di Roma; giacchè l’autore veniva,
+con una compiuta esposizione di tutta la dottrina cattolica,
+a smentire le accuse d’eretico e scismatico che gli
+volevano muovere. Il merito principale di questo trattato
+sta solo nell’aver dato un compendio chiaro, preciso,
+intelligibile ad ognuno, dei principali dommi cattolici.
+E, sebbene questo non sia che un pregio di forma
+e di esposizione, fa pure un grandissimo onore all’ingegno
+del Savonarola, l’aver, prima d’ogni altro, tentato
+di spogliare la teologia del soverchio apparato scolastico
+con cui molti la ingombrano ancora oggi; e di
+avere, in questo modo, cominciato a renderla intelligibile
+<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span>
+a tutti. Noi dovremo più tardi notare questi medesimi
+pregi in un’opera di mole e d’importanza assai
+maggiore, di cui il presente trattato non essendo che
+un primo abbozzo, ci contenteremo discorrerne di volo.
+</p>
+
+<p>
+L’autore lo pubblicò, quasi contemporaneamente,
+nell’originale latino e nella traduzione italiana, fatta
+da Girolamo Benivieni;&#8205;<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a> innanzi alla quale pose una
+prefazione, in cui dichiarava nuovamente di sottomettersi
+all’autorità della Chiesa Romana, e di scrivere e
+predicare solo «per combattere la miscredenza dei nostri
+tempi, nei quali si è raffreddata la carità e non
+apparisce più lume alcuno di buone opere.» Il primo
+libro di questo scritto è poi il solo che tratti propriamente
+della dottrina. Incomincia coll’insistere sulla necessità
+delle buone opere; viene, quindi, a descrivere
+la vita cristiana, e dice che il fondamento e la radice
+ne sta tutto nella grazia di Dio. Definisce la grazia, e
+conclude che a questa deve il cristiano tendere con tutto
+il suo animo; giacchè le buone opere senza di essa
+non acquistan valore. Nel medesimo libro si discorre a
+<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span>
+lungo ancora di quella estasi divina che era un portato
+delle dottrine neoplatoniche, e che il Savonarola
+tanto predilesse. Egli conchiude, però, col dire, che
+sebbene in quello stato di estasi le buone opere sono
+quasi inutili, pure il cristiano non può mai giungere
+alla visione di Dio, senza aver prima esercitato lungamente
+la carità. Vien poi a discorrere delle cerimonie
+e dei sacrifizi; intorno ai quali ripete affatto la
+dottrina di san Tommaso. Si ferma a notare la
+differenza che passa fra i sacrifizi della legge mosaica
+e della cristiana; notando che i primi operavano solo
+come mezzo, ed a seconda della disposizione di chi li
+faceva; mentre i secondi infondono la grazia, anche per
+loro intrinseca virtù. In tal modo finisce il primo libro,
+che è la parte principale di questo trattato. Gli altri contengono
+piuttosto precetti di morale; discorrono a lungo
+della semplicità interna del cuore, della semplicità esterna
+negli atti, nel vestire, e via discorrendo; concludono con
+una descrizione della suprema felicità nella vera vita
+cristiana. Questo scritto venne letto avidissimamente,
+fu più volte ripubblicato,&#8205;<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a> e dovè, certo, avere gran
+<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span>
+forza a combattere quell’accusa di eretico, sotto cui la
+corte di Roma voleva nascondere l’accusa politica.
+</p>
+
+<p>
+Nel medesimo anno, il Savonarola pubblicava una
+esposizione del salmo <i>Qui regis Israel</i>; nella quale raccomandava
+al Signore che venisse a soccorrere il secolo
+caduto sì basso. «Ora è spenta,» egli diceva, «ogni religione,
+e si costuma: oggi in teatro, e domani nella
+cattedra episcopale; oggi in teatro, e domani canonico
+in coro; oggi soldato, e domani prete.» Nell’esporre
+il salmo, egli s’imbatte nella parola <i>aper</i>, e si ferma a
+notare le qualità di questo animale, per trovare ad
+ognuna di esse un corrispondente vizio nei preti de’ suoi
+tempi; e poi si rivolge di nuovo al Signore, esclamando:
+«mostraci finalmente la faccia tua, la tua luce, la
+tua verità.»&#8205;<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a> Tale fu sempre il Savonarola; sottomesso
+nel domma, ardito anzi audace nella disciplina: tale
+noi lo troveremo fino all’ultima ora della sua vita.
+</p>
+
+<p>
+Nel mese di maggio, egli risaliva il pergamo a
+predicare nelle feste, <i>sopra Rut e Michea</i>. I suoi sermoni
+erano questa volta radi e lunghissimi; spesso si taceva
+più settimane o anche un mese, per tornare, poi, in
+Duomo a predicarvi molte ore di continuo. Così sperava
+<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span>
+non dare al Borgia continua occasione di lamentarsi;
+e da un’altra parte, teneva nel popolo sempre viva la sua
+dottrina e l’amore alla libertà. — «Noi siamo ancora qua,
+e non siamo fuggiti come molti hanno detto. La prima
+cagione che ci ha spinto a venire, è lo sparlare di questi
+avversari; dipoi, vedevamo che, mancando l’acqua della
+predicazione, ogni cosa diveniva arida, e la brigata andava
+per terra: anche vi dirò il vero, che senza predicare io
+non posso vivere; e finalmente, io sono venuto per
+obbedire a Colui che è prelato dei prelati e papa dei
+papi.» Il Savonarola spiegava in queste prediche, come
+lo spirito del Signore, per mezzo dei Santi, discendesse
+nei prelati, onde diffondersi poi in tutto il popolo. «Ma
+ora,» egli diceva, «la corruzione del clero, la corruzione
+della Chiesa impedisce che lo spirito si diffonda
+fra i credenti. Non resta, dunque, che raccomandarsi a
+Dio perchè ci aiuti; perchè mandi il flagello che, correggendo
+la Chiesa, riaprirà la via ad una larga diffusione
+della grazia e dello spirito.» Il 23 maggio, egli
+Avocava la discesa dello Spirito Santo con parole così
+ardenti, così passionate, che facevano scoppiare l’uditorio
+in un pianto dirotto. E il giorno seguente, ripigliando
+lo stesso soggetto, diceva: «Come gli astri,
+congiungendosi, producono sopra la terra effetti diversi;
+così i prelati, che dovrebbero essere gli astri della
+Chiesa, producono nel popolo vizi o virtù, a seconda
+delle loro qualità buone o cattive. Quando essi sono
+corrotti, tutta la Chiesa e la cristianità intera è corrotta.
+I buoni si trovano allora in una terribile guerra; giacchè
+debbono obbedire, perchè ogni potestà superiore è da
+Dio; ma non debbono, poi, piegarsi ai comandi che
+sono contro la legge del Signore. Grande è, perciò, la
+tribolazione; grande è la guerra, quando i principi cristiani
+sono cattivi; maggiore assai è quando alla potestà
+<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span>
+temporale si unisce ancora la spirituale. Allora l’angustia
+non si può comportare; ma pure bisogna tenersi
+sottomessi, perchè <i>il Signore non vuole mutar chiavi</i>.
+Costoro hanno doppia potenza, spirituale e temporale;
+e usano l’una e l’altra in difesa del male. Come, dunque,
+si può vivere bene? Ognuno par che ne abbia, invece,
+paura. Più felici assai erano i tempi degli Apostoli; chè
+essi, almeno, avevano a combattere un’autorità che non
+dovevano rispettare. Che s’ha dunque oggi a fare? Bisogna
+aspettare che venga il flagello.» Volgendosi poi
+ai sacerdoti, diceva. — «Io sono la porta, grida a voi il
+Signore; e chi non entra per questa porta, è ladro. — Tu,
+prelato, che compri i benefizi, sei ladro; tu, padre,
+chè li compri pe’ tuoi figliuoli, sei ladro. Non vendete
+le cose spirituali, vi dico io; voi le avete <i>gratis</i>, e datele
+anche voi <i>gratis</i>. Chi, dunque, vuol seguire l’invito
+che fa il Signore; chi si vuol vestire di semplicità e
+abbandonare ogni cosa per la Chiesa? — Oh prelati! Oh
+capi della Italia! Fatevi innanzi, volete voi questa
+donna? — Ecco, essi rispondono: <i>Cedo jura propinquitatis</i>;
+essi cedono i loro diritti, e non vogliono saperne
+altro. Siatemi, adunque, testimoni, che io li ho chiamati
+già sei anni continui; anzi Cristo li ha chiamati per
+mezzo mio, e non sono voluti venire, e hanno rinunziato
+ai loro diritti. — Scalzali, dunque, o Signore, dei
+beneficj loro, e togli loro ogni cosa. — Spada, spada, tu
+porrai rimedio a tutto. Io ti avviso, o Italia; io ti avviso,
+o Roma, che niuna cosa ti può salvare se non Cristo.
+Ancora non è venuto il tempo di mandare lo Spirito
+Santo; ma verrà il tempo suo; e allora, o Signore, tu
+sarai lodato in eterno.»&#8205;<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span>
+</p>
+
+<p>
+Così finiva questa predica, e così continuavano,
+presso a poco, le altre che fece il Savonarola fino al
+20 di agosto 1496. In quel giorno, noi lo troviamo nella
+sala del Consiglio maggiore, dove, a richiesta dei Signori,
+predicava a tutti i magistrati ed a tutti i principali
+cittadini quivi radunati. Il luogo lo richiamava alla politica;
+ed egli, facendo una generale esposizione della
+sua vita passata, prendeva occasione per respingere le
+tante accuse che contro di lui s’andavano spargendo.
+«A torto il clero si rammarica di me. Se io ho parlato
+contro i vizi, non ho offeso mai alcuno in particolare.
+Ma assai più grave è il torto dei cittadini che
+vanno gridando che io mi mescolo in tutte le faccende
+di Stato. Io non sono mai entrato nelle vostre
+faccende; io l’ho detto in pubblico ed in privato; io
+lo ripeto ora, in questo luogo, che tale non è il mio
+ufficio; e, quando io volessi impacciarmene, niuno dovrebbe
+prestarmi ascolto. Che se, poi, ho dato delle
+buone leggi per il bene del popolo e della sua libertà;
+se ho impedito le discordie, ho pacificato gli animi; ciò
+è stato in onore di Dio, e costoro vogliono lapidarmi
+d’una buona opera. Essi vanno gridando: — Il Frate
+vuole danari, il Frate ha intelligenze, il Frate vuole
+farsi tiranno, il Frate vuole cappello. — Io vi dico,
+che se così fosse, non avrei a quest’ora il mantello
+lacero. Io non voglio gloriarmi in altri che in te, Signor
+mio. Io non voglio nè mitre nè cappelli; io non
+voglio se non quello che tu hai dato ai Santi, la
+morte: un cappello rosso, un cappello di sangue, questo
+desidero. Ma io vi dico, che se voi non provvedete
+a queste mormorazioni, un gran danno ne seguirà alla
+vostra città.» Dopo questa lunga introduzione, l’oratore
+volgeva il suo discorso a consigliare sul modo di
+mantener fermo il nuovo governo. E il suo avviso era
+<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span>
+questo: che si dovesse dare nel Consiglio una piena libertà
+di discussione, una facoltà di dire tutto ciò che si
+volesse; ma fare nello stesso tempo una legge, che punisse
+severamente quelli che andavano sparlando di
+fuori. «Quando i cittadini sono congregati, e’ non si
+può dire bene, se non si dice tutto quello che l’uomo
+ha in animo. Lascia pur dire a ognuno quel ch’ei vuole. — O
+padre, v’è di molti ai quali non ci si può fidare. — Non
+ti curar di ciò. Lascia pur dire, perchè la vita loro
+li farà sempre conoscere. Ordinate che niuno possa, sotto
+grave pena, sparlare di ciò che si dice nel Consiglio. Se
+a te non piace ciò che dice quel tale, non dir già male
+di colui, ma vien su e rispondi: a me non piace questa
+ragione; e allegane una migliore. Ma se voi siete
+sfiduciati gli uni degli altri, e non fate che sparlare; allora
+non nasce altro che divisioni e discordie.»&#8205;<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>
+</p>
+
+<p>
+Questa predica, fatta nella sala del Consiglio Maggiore,
+alla presenza di tutti i magistrati riuniti, sembra
+quasi trasportarci due anni indietro, a quei giorni pieni
+di vita e di successo, nei quali il Frate fondava la nuova
+repubblica. Come mai i Fiorentini ardiscono sfidare a
+questo segno l’ira del Borgia; mettere in non cale i
+brevi e le minacce? Noi dobbiam credere che le condizioni
+della repubblica sieno assai mutate. Ed, invero,
+i nuovi avvenimenti d’Italia avevano fatto da ogni lato
+sorgere nuovi pericoli; onde tutti si rivolgevano, spaventati,
+a quel Frate che solo aveva saputo nei momenti
+difficili guidarla a salvezza. Ed egli, sebbene fosse
+stato già una volta con tanta ingratitudine pagato, ritornava
+a prestare la sua opera in difesa della patria; per
+esperimentare, come noi vedremo, una ingratitudine
+maggiore e più crudele.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap5-3">CAPITOLO QUINTO.
+<span class="smaller">Strettezze della repubblica, e rovesci nella guerra contro Pisa. Morte
+di Piero Capponi. Minacce degli Alleati, che chiamano l’imperatore
+Massimiliano in Italia. Nuovi brevi del papa contro al Savonarola,
+e sue risposte. La repubblica assediata in Livorno
+dagl’Imperiali e dagli Alleati. Il Savonarola, intanto ritorna
+sul pergamo. Si scampa maravigliosamente da ogni pericolo.<br>
+[1496.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+I tumultuosi mutamenti degli anni passati avevano
+arrestato in Firenze il commercio e l’industria: le
+somme pagate al re di Francia e le spese della guerra
+erano state esorbitanti e continue: il credito pubblico
+era andato scemando in maniera, che chi aveva un
+<i>luogo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a> di 100 fiorini sul Monte Comune, non poteva
+venderlo più di 10. Per due anni la Signoria aveva,
+quasi ogni mese, radunato il Consiglio per chiedere
+nuovi danari e mettere nuove imposte;&#8205;<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a> ma ora le
+finanze della repubblica e dei privati erano ad un tempo
+esauste. A tutto questo si aggiungeva anche la carestia;
+per il che le campagne erano crudelmente travagliate dalla
+fame, e i contadini venivano a branchi in Firenze, donde
+l’antica legge li cacciava come forestieri; ma la nuova
+carità li riceveva, invece, come fratelli. Si tenne lunga
+discussione su questo proposito; e vinse finalmente
+l’opinione dei seguaci del Frate, i quali aprirono le loro
+case per ricoverarvi quel maggiore numero che
+<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span>
+potevano.&#8205;<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a> In questo modo, però, avanzava maggiormente
+la povertà; e i visi sparuti e stenti di quei contadini
+crescevano la generale tristezza, mentre che la peste
+già cominciava a portarne via qualcuno.&#8205;<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>
+</p>
+
+<p>
+Nè con minore avversità procedevano le cose al
+campo di Pisa, che, sprovvisto di danari e di vettovaglie,
+assottigliava ogni giorno di uomini. Più volte si ebbe il
+dolore di vedere qualcuno dei capitani assoldati passare
+al nemico per paga migliore; giacchè i Pisani ricevevano
+ora sempre nuovi soccorsi, per la gara venuta fra
+il Moro ed i Veneziani di tenere un piè fermo in quella
+città. E mentre che i Fiorentini vedevano il nemico
+di fronte a loro crescere ogni giorno di forza e di numero,
+si trovavano da altri nemici combattuti alle
+spalle. I contadini, che per due anni avevano visto le
+campagne desolate dalla guerra, ora che sopravveniva la
+carestia, erano per la fame divenuti furiosi; e assai spesso,
+levandosi a tumulto, correvano ad assalire il campo
+in tanto numero e con tale impeto, che bisognava colle
+armi combatterli più ore prima di poterli respingere.&#8205;<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>
+</p>
+
+<p>
+Profittando i Pisani d’un tale stato di cose, uscirono,
+sotto il comando di Gian Paolo Manfroni, ad un
+assalto generale contro il nemico. Combattèssi dall’una
+parte e dall’altra con valore; ma i Fiorentini dovettero
+lasciare tutti i castelli che avevano sul piano,&#8205;<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a> e ritirarsi
+alle colline. Verso la metà del settembre-, essi furono
+una seconda volta assaliti, e dovettero cedere anche le
+<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span>
+colline; sicchè perderono, così, tutto quello che avevano
+acquistato. Ed ora, il nemico, spingendosi oltre con
+maggiore animo, mirava a tagliare la comunicazione
+fra Livorno e Firenze: cosa che, quando fosse riuscita,
+sarebbe stata l’ultima rovina della repubblica; giacchè
+solo per quella via potevano venire i soccorsi tanto
+necessari del grano.&#8205;<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma fra le molte sventure, niuna pareva sì grande,
+niuna rattristò così universalmente gli animi, come la
+morte del prode e generoso cittadino Piero Capponi,
+seguita appunto in questi ultimi fatti, il giorno 25 di
+settembre 1496. Egli s’era messo ad assediare il castello
+dì Soiana, per riprenderlo al nemico; e siccome usava
+sempre far l’ufficio del soldato e del capitano, così,
+mentre che egli medesimo piantava le artiglierie sotto
+alle mura, venne da una palla nemica ferito e morto.&#8205;<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>
+Il giorno innanzi, vedendo rompersi la maggiore delle
+due artiglierie, ne aveva preso sinistro augurio e si
+era predetta la morte; scrivendone a frate Salvestro
+Maruffi suo confessore, perchè lo raccomandasse a Dio.&#8205;<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>
+È incredibile il terrore che la nuova di questo fatto
+sparse nella città e nel campo. I suoi soldati fuggirono,
+quasi spaventati, da Soiana, e ne abbandonarono per
+sempre l’assedio.&#8205;<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a> A Firenze, furon subito ordinate le
+esequie splendidissime a spese della Repubblica; e mai
+non s’era vista la morte d’un privato cittadino con
+tanto universale dolore compianta. Il suo corpo fu trasportato
+<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span>
+per Arno in una barca funebre; lo deposero a
+Firenze, nella sua casa presso al ponte a Santa Trinità;
+e di quivi fu portato a Santo Spirito, ove lo accompagnarono
+tutti i magistrati e una moltitudine innumerevole
+di cittadini. La chiesa splendeva per un grandissimo
+numero di doppieri, e intorno ad essa v’erano quattro
+ordini di bandiere, nei quali le insegne dei magistrati
+erano alternate con quelle della famiglia. In sulla bara
+venne, con altissime lodi, celebrata la vita e compianta la
+morte del valoroso soldato e del gran cittadino, che andò
+poi a riposare nella tomba medesima, che il suo avolo
+Neri aveva fatta all’illustre bisavolo Gino Capponi.&#8205;<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma ancora l’avversa fortuna non era stanca di opprimere
+la Repubblica. Gli Alleati, vedendo in quanti
+pericoli ella versasse, la stringevano da tutti i lati, per
+indurla a separarsi dall’amicizia di Francia, ed entrare
+in quella lega che essi chiamavano <i>santa</i>. Non parlavano
+più di Piero de’ Medici, sapendo l’odio grandissimo che
+v’era contro di lui; promettevano, invece, di mantenere
+il governo libero, e di aiutare a sottomettere
+Pisa: in contrario, però, minacciavano di venire alla
+guerra. Gli Arrabbiati favorivano queste pretensioni;
+ma il popolo universalmente le avversava, perchè sapeva
+bene quello non essere altro che un principio a mutare
+il governo,&#8205;<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a> e perchè giudicava non potersi fare
+alcuno assegnamento sulle parole della Lega, nella quale
+erano tante le volontà, che mai non si veniva a capo di
+<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span>
+nulla. Il re Carlo, d’altronde, parlava nuovamente di
+tornare in Italia, e mostrava già apparecchiarsi all’impresa;
+onde fu deliberato di restar sempre fermi nell’amicizia
+di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Ma quella voce del ritorno dei Francesi, metteva
+nuovamente a soqquadro l’anima del Moro. Egli che si
+vantava d’essere il moderatore d’Italia, e che era, infatti,
+l’autore di tutti i disordini che vi seguivano;
+tremava ad ogni mutar di vento, e temeva sempre di
+perder la sua usurpata signoria. Eccolo, adunque, a
+meditar nuovi trattati e nuove alleanze, a chiamar nuovi
+stranieri. Esso era da qualche tempo in buona relazione
+coll’imperator Massimiliano, che aveva in moglie
+una sua nipote, e gli aveva concesso l’investitura del
+ducato di Milano qual feudo imperiale. Pensò, adunque,
+d’invitarlo a venire in Italia per pigliarvi la corona di
+ferro, stabilirvi l’autorità decaduta dell’impero, farsi
+arbitro nelle molte dissensioni dei vari Stati, e rimettervi
+l’ordine. Il nome dell’imperatore, egli pensava,
+avrebbe impedita la discesa dei Francesi; ed inoltre,
+trovandosi Massimiliano affatto sprovvisto d’uomini e
+danari, avrebbe dovuto stare alla discrezione di chi
+gliene forniva. E seppe il Moro così bene maneggiar la
+cosa, ch’egli potè invitarlo in nome di tutta la Lega,
+colla promessa di 40,000 ducati; dei quali 16,000 avrebbero
+pagato i Veneziani, altrettanti il Moro stesso, e
+8000 il papa: nel caso, però, che l’imperatore fosse
+venuto con esercito capace di operar qualche effetto.&#8205;<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma in questo mezzo, si seppe che il re Carlo
+aveva deposto ogni pensiero di tornare in Italia. Egli
+aspettava ben presto di essere nuovamente padre; e, tutto
+pieno di questa sperata felicità, abbandonava il pensiero
+d’Italia. Nel settembre nasceva, infatti, il Delfino; ma
+un mese dipoi moriva, lasciando il re oppresso da tanta
+tristezza, che egli non pensava neppure a soccorrere il
+piccolo resto de’ suoi soldati, che si trovavano nel regno
+di Napoli, sprovvisti di tutto, stretti da ogni lato, e vicini
+a cader nelle mani del nemico.&#8205;<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a> Fu vario l’effetto
+che queste nuove produssero in Italia. A Firenze, la
+morte del Delfino parve un altro avveramento delle
+profezie del Savonarola. La nuova, poi, che Carlo abbandonava
+il pensiero d’Italia, raffreddò subito gli
+alleati nell’invito fatto all’imperatore, e quasi ritiravano
+le loro promesse. Ma il Moro, sebben solo, restava
+fermo ne’ suoi propositi; anzi con più ardore spingeva
+l’imperatore a muoversi, avendo la speranza di poterlo
+maneggiare a suo arbitrio, ora ch’egli era solo ad aiutarlo.
+E mentre che Massimiliano si avvicinava, il papa,
+preso animo pel nuovo stato di cose, veniva, senza
+metter tempo in mezzo, a vie di fatto contro la repubblica.
+Le sue genti, unite a quelle dei Sanesi, erano sul
+ponte a Valiano e cercavano sforzare i confini fiorentini.
+Vennero, però, più volte respinte, e finalmente
+furono costrette darsi alla fuga e ricoverare in Montepulciano.
+Ma i Fiorentini, sebbene vittoriosi, s’erano
+per questi fatti trovati nella necessità d’indebolire il
+campo di Pisa; mentre esso era nelle tristi condizioni
+più sopra descritte, quando i movimenti dell’imperatore
+e del Moro facevano temere nuovi assalti da quel
+lato.&#8205;<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>
+<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span>
+L’imperatore, infatti, aveva già varcato le Alpi;
+ma egli veniva con sì piccolo numero di gente, che,
+quasi vergognando di sè stesso, evitava il passar per
+Milano, ove il duca gli aveva apparecchiato una grande
+accoglienza. Prese, invece, la via di Genova; e di quivi,
+il giorno 8 di ottobre, partiva con sei galee veneziane
+ed alcuni legni genovesi. Sbarcava alla Spezia, donde,
+per la via di terra, entrò in Pisa con 100 cavalli e
+1,500 fanti. I Pisani lo accolsero con festa grandissima:
+corsero subito al ponte dell’Arno e gettarono nel fiume
+la statua del re Carlo, per mettervi invece quella dell’imperatore:
+lo alloggiarono splendidamente. Essi erano
+pieni di speranza, avevano uomini e danari, buoni capitani
+e molte vettovaglie; da ogni parte venivano sempre
+nuovi aiuti; ed ora che cercavano tirare in loro favore il
+nome e l’autorità dell’impero, pareva che anche in ciò
+volesse la fortuna secondarli.&#8205;<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ogni cosa riusciva, invece, avversa ai Fiorentini,
+che avevano contraria la fortuna e gli uomini: nondimeno
+fu mirabile l’energia colla quale seppero aiutarsi
+in quelle avversità. Essi non perderono l’animo; ma
+raccolsero uomini, danari, vettovaglie quante poterono;
+e mandarono ogni cosa al campo. Scrissero ai loro mercatanti
+in Francia, perchè aiutassero la patria colle loro
+private fortune; assoldassero uomini; mandassero grano;
+facessero, come buoni cittadini, ogni cosa che era in loro.
+Nè si stavano a questo; anzi, vedendo che Livorno era in
+quel momento divenuta la chiave del territorio toscano,
+e che ad esso i nemici avevano messo la mira, mandarono
+subito a fornirlo e fortificarlo così gagliardamente,
+che quasi non pare credibile come in tanta strettezza
+si potessero fare tanti provvedimenti.&#8205;<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a> Il primo pensiero
+<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span>
+della Signoria, però, era già stato, come noi abbiam
+visto più sopra, quello di ricorrere al Frate; perchè
+venisse a mettere animo in quel popolo scoraggiato
+da tanti pericoli e da tanti nemici riuniti; in quel
+popolo che sembrava non essere più capace di nulla,
+senza l’aiuto delle sue prediche. Ed il Savonarola
+correva pronto e volenteroso all’opera; sebbene egli
+prevedesse che, in quel momento appunto, la corte di
+Roma avrebbe contro di lui cominciata una guerra assai
+più aspra e difficile.
+</p>
+
+<p>
+Di tutti i nemici della repubblica, più fiero certamente
+era il papa. — Il Moro sarebbe stato contento di
+veder, per ora, trionfare gli Arrabbiati in Firenze; i
+Veneziani volevano acquistare qualche autorità in Pisa;
+ma il papa voleva, invece, distruggere assolutamente
+la repubblica, e rimettervi i Medici come suoi vassalli,
+per aprire, poi, la strada a’ suoi figli: e quando tutti
+gli alleati aspettavano la discesa dell’imperatore, egli
+solo, non sapendo frenare il suo impeto, s’era mosso
+colle proprie armi. Più d’ogni altra cosa era poi
+grande nel Borgia l’odio contro al Savonarola, di cui
+temeva assai il ritorno sul pergamo; perchè capiva
+che questo poteva ora mandare a vuoto tutte le speranze
+concepite per l’avvicinarsi dell’imperatore. Il
+popolo fiorentino, guidato nuovamente dal suo Frate,
+rianimato da quella voce, sarebbe forse divenuto
+capace di qualche eroica difesa. Decise, quindi, il Santo
+Padre di usare le minacce, le lusinghe, le promesse,
+ogni arte di cui era capace, per impedire che il Savonarola
+risalisse sul pergamo, ora che tutto il popolo e
+la Signoria stessa ne lo pregavano. Il breve che aprì
+questa nuova guerra, partiva da Roma il giorno 8 settembre;
+era indirizzato al convento di San Marco, e,
+simile a quello venuto nel settembre dello scorso anno
+<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span>
+ai frati di Santa Croce, parlava del Savonarola come di
+un tal Frà Girolamo amico di novità, e seminatore di
+falsa dottrina.&#8205;<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a> «Egli,» così diceva il breve, «è venuto,
+per queste commutazioni delle cose d’Italia, in tanta
+insania, da far credere al popolo che è mandato da Dio
+e che parla con Dio; senza provarlo nè con miracoli nè
+con speciale testimonianza delle Sacre Scritture, come
+esigerebbero le canoniche leggi. Noi abbiamo dato prova
+di lunga pazienza, sperando che volesse pentirsi e rimediare
+ai suoi trascorsi, col sottomettersi a noi e desistere
+da quella scandalosa separazione dalla Congregazione
+Lombarda, che alcuni frati con ingannevoli arti
+avevano da noi estorta.» Si conchiudeva, poi, col rimettere
+tutta questa causa a Frà Sebastiano de Madiis,
+Vicario Generale della Congregazione Lombarda; imponendo
+al Savonarola di riconoscere la sua autorità, di
+recarsi tosto ove da lui gli venisse comandato, e in
+questo mezzo <i>astenersi da qualunque predicazione pubblica
+o privata</i>. Il convento di San Marco veniva unito
+alla Congregazione Lombarda; ed era ordinato, a Frà
+Domenico, Frà Salvestro e Frà Tommaso Bussino, di
+recarsi fra nove giorni a Bologna. Tutto ciò sotto pena
+di scomunica <i>latæ sententiæ</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il fine di questo breve era per sè stesso evidente:
+il Santo Padre voleva, innanzi tutto, far tacere il Frate;
+ma perchè ad ognuno diveniva oggimai palese, che
+<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span>
+la guerra da lui mossa contro al Savonarola era una
+guerra tutta politica, e parte principale di quella che
+esso faceva alla repubblica; così, col rimettere la causa
+in altri, e col ridurla a una disputa di unione o separazione
+di conventi, esso cercava nasconderne il vero carattere
+e rendervi la repubblica indifferente. Una volta
+che la Congregazione di San Marco fosse sciolta, l’autorità
+del Savonarola cadeva; e se egli, obbedendo ai
+comandi del superiore di Lombardia, usciva dal territorio
+toscano, verrebbe subito nelle mani del Borgia.&#8205;<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola, che capiva chiaramente tutto ciò,
+risolvette sin dal principio di non obbedire; ma, per non
+rendere la sua posizione più difficile coll’inasprire maggiormente
+l’animo del papa, mandò, il 29 settembre,
+una sua lunghissima risposta.&#8205;<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a> — Si doleva in essa, che
+i suoi nemici riuscissero ad ingannare il Santo Padre
+sopra cose che avevano avuto luogo alla presenza di
+tutto il popolo. «In quanto alla dottrina,» egli diceva,
+«io mi son sempre sottomesso alla Chiesa: in quanto
+<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span>
+alla profezia, io non ho mai detto assolutamente di esser
+profeta, sebbene questa non sarebbe eresia; ma bene
+ho predetto varie cose, alcune delle quali si sono verificate,
+altre lo saranno col tempo. Noto è, d’altronde,
+a tutta Italia, come il flagello sia già cominciato, e come,
+solamente per mezzo delle mie parole, sia seguita la pace
+in Firenze; senza di che le sventure sarebbero state per
+tutti assai maggiori.» Così, procedendo oltre, egli rammentava
+al Santo Padre, che il breve della separazione
+non fu estorto da pochi frati, ma venne chiesto da
+tutti, e fu concesso dopo lunga discussione. «Il rimettere,
+poi, la nostra causa alla decisione del vicario
+lombardo, questo è un volere far giudice il nostro avversario;
+giacchè a tutti sono note le contese delle due
+congregazioni. Donde mai può nascere, Santissimo Padre,
+tutto ciò, se non dalle false accuse, dalle mendaci
+relazioni dei nemici di questa repubblica che io ho salvata
+da tanti pericoli, che ho ridotta alla vera religione
+e libertà, distruggendo le fazioni, correggendo i costumi
+ed introducendovi la pace? E d’altronde,» così
+continuava il Savonarola, appoggiandosi sull’autorità
+di molti dottori di Santa Chiesa, «ad ognuno è permesso
+passare da una regola ad un’altra più stretta e severa.
+Questo è quello che noi abbiamo fatto colla nostra separazione.
+L’unirci poi ai frati lombardi, sarebbe un crescere
+i rancori che sfortunatamente già esistono fra le due
+congregazioni, un dare occasione a nuove dissensioni e
+nuovi scandali. E finalmente, dicendo la Vostra Santità
+di volere questa unione, per evitare che altri cada nei
+miei errori; ed essendo ora chiarissimo che io non sono
+in questi errori caduto; cessando la causa, deve cessare
+l’effetto. Avendo, dunque, provate false tutte le accuse
+mosse contro di me, conceda Vostra Santità che io
+attenda una risposta alla mia difesa, ed un’assoluzione.
+<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span>
+Io predico la dottrina dei Santi Dottori; in niente mi
+discosto da essi; e sono apparecchiato, ove avessi errato,
+non solo di correggermi, ma dichiararlo ancora
+e farne ammenda innanzi a tutto il popolo. Ed ora,
+ripeto di nuovo quel che ho sempre detto, che sottopongo
+me stesso e tutti i miei scritti alla correzione
+della Santa Romana Chiesa.» Nello stesso tempo, il
+Savonarola scrisse molte lettere che indirizzò ad amici
+di qualche autorità in Roma, ripetendo le medesime
+ragioni che adduceva al papa in favore della sua causa,
+e raccomandandola a tutti caldissimamente.
+</p>
+
+<p>
+Alessandro VI, col suo occhio sagace e penetrante,
+comprese la difficoltà del caso, ed usò allora un’astuzia
+degna veramente dell’antico avvocato di Barcellona.
+Visto che il Frate era deciso a non sciogliere la sua
+congregazione ed a non partire di Firenze; visto che
+il momento era assai decisivo per la repubblica, onde
+la sola cosa che importasse al presente era di far sì che
+il Frate non predicasse; lasciò le minacce, e si volse alle
+lusinghe. Il 16 ottobre, partiva, quindi, un altro breve,&#8205;<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>
+nel quale il Santo Padre, rispondendo alla lettera del
+Savonarola, rallegravasi come del ritorno d’una pecorella
+<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span>
+smarrita. «Noi ti abbiamo,» così gli diceva, «in
+altre lettere manifestato il nostro dolore per questi sollevamenti
+fiorentini, di cui le tue prediche sono state
+precipua cagione; giacchè, in luogo di predicare contro
+i vizi e raccomandare l’unione, tu vai annunziando il
+futuro: cosa che potrebbe far nascere discordia in ogni
+popolo pacifico; massime, poi, nel fiorentino, ove sono
+tanti semi di discordie e fazioni. Per queste ragioni ti
+chiamammo appresso di noi; ma ora che, per le tue
+lettere e per mezzo di molti cardinali, sentiamo che
+sei apparecchiato all’obbedienza della Romana Chiesa,
+grandemente ci siamo rallegrati, persuadendoci che tu
+abbi errato piuttosto per soverchia semplicità, che per
+animo cattivo. Onde rispondiamo di nuovo alle tue lettere,
+e in virtù di santa obbedienza ti comandiamo che
+<i>ti astenga da ogni sermone, non solo pubblico ma anche
+privato</i>; acciò non possa dirsi che dalla predicazione ti
+sei ridotto ai conventicoli. E questo modo terrai insino
+a che potrai, più sicuramente e con decoro, venire alla
+presenza di noi, che ti riceveremo con paterno e lieto
+animo; o insino a quando avremo più maturamente
+deliberato qual modo tu debba tenere, e destinato una
+persona idonea a riordinar queste cose. E se, come
+non dubitiamo, tu vorrai obbedire, fin da ora sospendiamo
+tutti i brevi antecedenti, acciò tu possa, per ora,
+attendere tranquillamente alla tua spirituale salute.»
+</p>
+
+<p>
+Dopo questo breve, il Savonarola trovavasi in una
+difficilissima condizione. Egli capiva bene, che tutta
+quella paterna dolcezza, non era altro che un’arte per
+chiudergli la bocca nel momento in cui la repubblica
+aveva maggiore bisogno di lui: era la solita astuzia del
+Borgia, che ormai tutti conoscevano. Le lettere dell’ambasciatore
+di Roma, infatti, facevano sapere che l’ira del
+Santo Padre era più che mai violenta; ch’egli voleva
+<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span>
+assolutamente metter le mani sulla persona del Frate.
+Le armi dal papa mosse contro la repubblica; le istigazioni
+che faceva all’imperatore; il perfetto accordo
+che regnava fra lui e Piero de’ Medici, che s’era fermato
+a Roma, e di quivi cercava stendere nuove fila
+di congiure in Firenze;&#8205;<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a> tutto metteva fuori di dubbio,
+che il Borgia voleva, ora, far tacere il Savonarola, per
+poter meglio opprimere la repubblica; dopo di che gli
+sarebbe stato assai facile spegnerlo affatto. Nondimeno,
+in che modo poteva questi disobbedire ad un
+comando, in apparenza così giusto e benigno; ad un
+breve che gli offeriva generale perdono, a condizione
+solamente ch’ei si tacesse? Il disobbedire non sarebbe
+a molti sembrato un voler mettere scandalo nella Chiesa,
+un rendere impossibile ogni conciliazione? Sebbene,
+adunque, il Savonarola non fosse sordo alla voce della
+patria che lo chiamava; sebbene conoscesse in che gravi
+pericoli ella versasse, e fosse persuaso che la finta benignità
+del papa non era che astuzia; pure volle obbedire.
+Infatti, sin da che giunse il breve&#8205;<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a> dell’8 settembre,
+egli s’era taciuto, e continuava tuttavia nel suo
+proposito.
+</p>
+
+<p>
+In una lettera che scrisse ad un amico, il 15
+settembre di questo anno, manifestava chiaramente lo
+stato del suo animo. «È noto,» egli diceva, «a
+tutto il mondo, che le cose di cui vengo accusato sono
+false; e sarà d’una grande infamia a cotesti prelati
+ed a tutta la città di Roma. Io so bene che essi non
+<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span>
+hanno ragione di procedere contro di me, chè anzi mi
+lapidano per una buona opera; ma io non li temo, nè
+temo la loro potenza, perchè basta la grazia di Dio e
+la pura coscienza. Conosco la radice di tutte queste
+insidie, e so che procedono dai perversi cittadini, i
+quali vogliono ristabilire la tirannide in Firenze, e vanno
+d’accordo con alcuni potentati d’Italia. Tutti costoro
+mi vorrebbero uccidere; onde ora non posso più camminare
+senza la guardia di gente armata. Nondimeno, se
+non potrò altrimenti soddisfare alla mia coscienza, io
+voglio obbedire, nè peccare anco venialmente.»&#8205;<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ma nel mentre egli si taceva, le cose della repubblica
+andavano di giorno in giorno rapidamente peggiorando.
+Gl’imperiali, accresciuti dai Milanesi e Veneziani,
+già stringevano d’assedio Livorno, in numero
+di 4000. Le navi venete tenevano il mare e chiudevano
+il porto, mentre un drappello delle loro genti era al
+ponte di Sacco, per impedire qualunque comunicazione
+fra Livorno ed il campo di Pisa. I Fiorentini, non pertanto,
+provvedevano ai loro stringenti bisogni con un
+coraggio degno dei loro antichi tempi. Mandavano al
+campo di Pisa Antonio Colligiani, perchè rimettesse
+disciplina nell’esercito disordinato dopo la morte del
+Capponi; e gli ordinavano di restringere le genti a
+Montopoli, per tenersi pronto ad accorrere dovunque
+<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span>
+il bisogno ed i movimenti del nemico lo chiamassero.
+Bettino Ricasoli, assai reputato per la sua energia
+e capacità militare, comandava in Livorno; ed, ora, i
+Dieci della guerra vi mandavano altri trecento uomini
+d’arme, guidati dal conte Cecco, il quale, profittando
+della oscurità della notte e d’una pioggia dirotta,
+passava per mezzo dei nemici ed entrava in città.
+In questo modo si riusciva a fare più d’una onorevole
+sortita, nelle quali gl’imperiali vennero battuti.
+Ciò che, fra tante avversità, aiutava i Fiorentini, era
+non solamente la incapacità dell’imperatore nel dirigere
+la guerra, ma ancora il trovare egli nei Veneziani
+e nel Moro più ostacoli che aiuto. Essi volevano
+bene opprimere Firenze, ma non volevano però
+levare un altro potente in Italia: onde spingevano
+l’imperatore, e spinto, poi, lo arrestavano; tanto da
+fargli molestare il nemico, ma non soddisfare l’ambizione
+che aveva di segnalare la sua venuta in Italia con
+qualche gran fatto d’armi. Era, inoltre, sorta una nuova
+discordia fra i Veneziani ed il Moro, non volendo alcuno
+di essi permettere all’altro d’occupare Livorno, finita
+che fosse la guerra.
+</p>
+
+<p>
+Per tutte questo ragioni, i Fiorentini avevano
+potuto durare sino ad ora, non solo senza cedere a
+tanti nemici e tanto più potenti di loro, ma anche, qualche
+volta, battendoli. Non si poteva, però, continuare
+più a lungo; giacchè quel che le armi nemiche non
+facevano, cominciava ora a farlo la fame. Ed a togliere
+ogni altra speranza, arrivava la nuova che gli sforzi
+fatti dai mercatanti fiorentini in Francia per soccorrere
+la patria, erano stati tutti invano. Essi aveano assoldato
+il conte d’Albigion con la sua gente; avevano assoldate
+molte navi e caricatele di grano comprato a loro spese:
+ma, in sul momento di partire, il conte s’era ricusato di
+<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span>
+venire in Italia; e le navi, spaventate da un grosso temporale
+che avevano per via incontrato, s’erano parte
+tornate a Marsiglia, e parte, allargandosi sul mare, avevano
+preso diverso cammino, per speranza di maggiori
+guadagni. E quando pure fossero venute innanzi a Livorno,
+come mai potevano entrare nel porto, che era
+guardato dai Veneziani?&#8205;<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a>
+</p>
+
+<p>
+A Firenze, perciò, lo squallore era cresciuto a un
+segno, che non si potrebbe con parole descrivere. Sul
+volto di ognuno si leggeva lo sgomento dell’avvenire,
+su quello dei popolani, poi, erano dipinti lo stento e i
+travagli della fame patita. I contadini, non di rado, si
+appoggiavano estenuati ai muriccioli delle vie, e vi morivano
+per mancanza d’alimento.&#8205;<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a> La peste ogni giorno
+faceva qualche progresso.&#8205;<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a> Pure, tanto lo spirito di
+parte può accecare gli uomini, che in questa universale
+miseria pareva che gli Arrabbiati ne trionfassero. Andavano
+ad alta voce gridando: «Ora, finalmente, siamo
+tutti chiari che al Frate ci ha ingannato. Ecco le felicità
+da lui promesse a Firenze.» E già parlavano di cedere;
+ardivano pubblicamente sparlare del nuovo governo, e
+dicevano ch’era venuta l’ora di mutarlo.
+</p>
+
+<p>
+La Signoria, non sapendo più a quale partito appigliarsi,
+ricorreva agli uffici divini; ed ordinava che si
+facesse, con una solenne processione, entrare in Firenze
+quella miracolosa immagine della Madonna dell’Impruneta,
+<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span>
+a cui il popolo fiorentino soleva sempre ricorrere
+nelle sue avversità. Ma la sola cosa che ad ognuno pareva
+potesse veramente confortare il popolo in tanta avversità,
+era la voce di quel Frate, che tutti vedevano ora,
+con dolore e con disapprovazione, tacersi. Onde la Signoria
+tornò di nuovo a lui, supplicandolo e quasi imponendogli
+che non mancasse al dovere verso la patria:
+non volesse permettere che quel popolo, il quale aveva
+in lui riposta tanta fiducia, restasse ora, fra tanti pericoli,
+in tanta miseria, senza il conforto, almeno, della
+sua parola.
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola, che già da più tempo era crudelmente
+afflitto, nel vedere lo sgomento, lo squallore e la
+desolazione di quel popolo, non seppe resistere alle
+nuove istanze della Signoria; ed il giorno 28 di ottobre,
+ritornava finalmente sul pergamo. Quanto diverso dal
+solito era l’aspetto del suo uditorio! Su tutti i volti
+stava dipinto lo sgomento del presente, il terrore dell’avvenire.
+Ad ognuno pareva che fosse vicina la fine del
+governo popolare, che gli Arrabbiati dovessero ben presto
+trionfare, e che alla fame ed alla guerra dovessero succedere
+gli esilii e le condanne. Tutti gli occhi si volgevano,
+dunque, a lui, pieni d’incertezza e titubanza. Egli,
+come spesso faceva, cominciò quella predica in forma
+di dialogo. «Io non avrei dovuto parlare. Ma io vengo
+per obbedire alla Signoria, e per invitarvi un’altra volta
+alla penitenza. — <i>Voi siete chiari?</i> Ed io vi dico che
+sono chiaro io, e che ogni cosa da noi detta, fino ad
+un minimo iota, si deve verificare. Io sono chiaro che
+Iddio aggira il cervello d’Italia, e che molti saranno
+ingannati. Questo flagello pare una cosa, e sarà un’altra. — <i>Tu
+sei chiaro?</i> Di che cosa? Che sono vicine le tribolazioni?
+che tu combatti contro a Cristo? Sappi che il
+bene promesso a Firenze verrà, e che i cattivi avranno
+<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span>
+l’inferno in questa vita e nell’altra. Siete adunque chiari,
+che se non mutate vita avrete guai? I vizi continuano
+sempre, o Firenze: si giuoca, si bestemmia; e in questo
+modo voi vi tirate addosso il flagello. Orsù, fate questa
+processione che sarà buona cosa; «e se voi ricorrete
+a Dio come si deve, io mi confido che si avrà qualche
+grande grazia, e che non dovremo avere paura di
+nessuno.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma tu poni sempre la tua speranza negli uomini,
+tu aspetti sempre soccorso da quel re che mai non viene,
+e che già è stato punito, come noi gli minacciammo;&#8205;<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a>
+ed io, invece, ti dico: <i>maledictus homo qui confidit in
+homine</i>. — Orsù, che dobbiamo noi dunque fare, o
+padre? — Prima di tutto, bisogna che ritorni a Dio;
+dipoi, che tu deponga il pensiero che già avevi fatto
+(di mutare governo e di arrenderti); che ti aiuti con
+ogni provvisione umana; che tu presti alla città tutto
+il danaro che tu puoi, e che tu lo presti <i>gratis</i>. Io vi
+dico finalmente: unitevi tutti insieme, e lasciate ogni
+dissensione. E se voi fate una vera unione, ascoltate
+bene le parole che vi dico: «Io voglio perdere
+la cappa, se non cacciamo ora li nostri nemici. Io
+dico che se voi fate questo, io voglio essere il primo
+ad uscire fuora contra di loro con uno crocifisso in
+mano, e faremo fuggire li nostri nemici insino in
+Pisa, ed ancora più là.» «Credi alle mie parole, o Firenze;
+rammentati quante lacrime versasti in questa
+chiesa il giorno 6 di novembre;&#8205;<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a> e, poi, fu fatta la
+rivoluzione quel medesimo giorno, e fosti libera. Rammentati
+<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span>
+che io feci partire da Firenze il re Carlo; e
+quando egli ritornò da Napoli, corsi quasi a rotta al
+suo campo e lo minacciai, onde egli non fece alcun
+danno. Credi, dunque, alle mie parole; confida nel tuo
+Signore. Segua quel che si voglia, io non temo nulla,
+se voi tornate a Dio e state uniti e fate ogni provvisione
+umana.»
+</p>
+
+<p>
+Volgendo poi, di nuovo, il suo discorso a coloro che
+mormoravano contro il nuovo governo, diceva: — «Ora
+io voglio dirti un’altra parola. Voi siete cittadini di tre
+sorta: prima, quelli che nel vecchio governo erano esuli
+e desideravano invano la patria. Or tu l’hai; sta cheto,
+adunque. Secondo, quelli che avevano il capestro alla
+gola. Ora voi avete sicurezza e libertà; state cheti,
+adunque. — Io non mi muovo, padre. — Non è già vero;
+voi tutti macchinate, e lo so ben io quello che voi volete. — Finalmente,
+vi sono quei cittadini che hanno magistrati
+in questa presente Repubblica; e questi non fanno
+giustizia, e la città è tutta piena di giuochi, di bestemmie,
+di lussuria, di sodomia e disunione. A questi io dico:
+se non fate giustizia, il flagello verrà sopra di voi. Io dico,
+finalmente, a tutti, e lo dico <i>in verbo Domini</i>: chiunque
+vuole tiranno capiterà male. Unitevi, adunque; fate questa
+processione, e sperate nel Signore.»&#8205;<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a> Così parlava
+il Savonarola quel giorno; ma, in verità, sino a che durava
+il pericolo imminente, quelle parole d’una fiducia
+tanto cieca davano agli Arrabbiati nuovo argomento di
+mettere in canzone il Frate ed i frateschi. Nondimeno, al
+<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span>
+popolo era già un gran conforto che egli predicasse; e
+fino a tanto che la sua voce risonava sul pergamo,
+sembrava che Firenze non dovesse temere nuove
+sventure.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno trenta di ottobre, entrava in città la miracolosa
+immagine di S. M. dell’Impruneta; una moltitudine
+immensa l’accompagnava, e giammai i Fiorentini
+non avevano dimostrato una devozione più sincera. La
+gente procedeva mesta e silenziosa; le limosine erano
+larghissime; la tristezza stava dipinta su tutti i volti;
+e nella faccia del popolo minuto si vedevano i segni
+della fame già sopportata, il timore di stenti maggiori.
+La processione era giunta in Por Santa Maria, quando
+un messaggiero, entrato per la porta a San Frediano e
+passato di sul ponte alla Carraia, veniva lung’Arno correndo
+a cavallo, con un ramo d’ulivo in mano, per andare
+al Palazzo dei Signori. Ma, imbattutosi nella folla,
+si trovava da ogni parte circondato; ed afferrando il
+cavallo per la briglia, tutti domandavano le nuove di Livorno.
+Erano, finalmente, all’improvviso e quasi per incanto,
+arrivati da Marsiglia i tanto aspettati soccorsi di
+uomini e di grano. Le navi giungevano innanzi a Livorno,
+spinte da un vento così impetuoso di libeccio,
+che non s’erano appena viste sul mare, che già entravano
+nel porto; nè i Veneziani avevano potuto arrestarle,
+perchè dalla forza di que’ medesimi venti erano stati
+costretti a riparare sotto la Meloria. — Non si potrebbe
+mai con parole descrivere la sfrenata gioia del popolo. Il
+messaggiero veniva per tutto accompagnato con altissime
+grida; le sue parole ripetute di bocca in bocca, si
+amplificavano ed esageravano; la città era, quasi in un
+istante, tutta piena della lieta novella; le campane sonavano
+a festa; in tutte le chiese si rendevano pubbliche
+e solenni grazie del miracoloso aiuto. Invero, agli
+<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span>
+Arrabbiati stessi pareva che il Signore avesse voluto
+salvar la repubblica dalla imminente rovina, e che il
+Savonarola fosse stato questa volta, senza dubbio, profeta.
+Il suo nome, la sua autorità ne crebbero a mille doppi;
+ed il popolo minuto andava ora gridando: «Le prediche
+del Frate ci hanno anche questa volta salvato.»&#8205;<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il soccorso non era, in verità, gran cosa. Delle genti
+dai mercatanti assoldate, non erano voluti partire che 600
+uomini; e delle navi già pagate, una parte, quando furono
+in alto mare, presero diverso cammino per speranza di
+maggiori guadagni, ed invece naufragarono: onde si era
+poi sparsa la voce, che i soccorsi non sarebbero altrimenti
+venuti. E adesso non erano entrati nel porto che
+cinque navi e due galeoni, carichi d’uomini e di grano.
+Ma il modo ne era stato così inaspettato, il tempo così
+opportuno, che l’effetto ne fu grandissimo, non solo in
+Firenze, ma anche a Livorno, dove gli animi si riempirono
+di tanta speranza, che fatto, per allegrezza, fuoco
+con tutte le artiglierie, uscirono ad assalire i Pisani; e
+contemporaneamente andarono, dall’altra parte, a rinforzare
+la bastía del Ponte a Stagno, che già minacciava
+cadere nelle mani del nemico. Ivi trovarono gl’imperiali
+così spaventati dal gran rumore delle artiglierie, e
+dalla voce che aveva, anche fra loro, esagerato assai
+la forza degli aiuti arrivati; che li misero in fuga, con
+grande uccisione di gente, con guadagno non piccolo di
+prigionieri e cavalli.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, nel primo giorno di novembre, il Savonarola
+saliva di nuovo sul pergamo; e, pigliando occasione
+dalla inaspettata fortuna, esaltava la misericordia di Dio;
+inculcava il bisogno di tornare alla religione, correggere
+i vizi, fare continue orazioni, e non fidare in altri che
+nel Signore. Cercava ancora di moderare la soverchia
+<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span>
+allegrezza del popolo. «Non bisogna lasciarsi vincere
+così facilmente dalla gioia e dal dolore; non bisogna
+abbandonare le provvisioni umane; bisogna più che
+mai provvedere alla guerra.» Il 2 novembre, giorno
+dei morti, fece un’altra predica, che ebbe grandissimo
+successo; e fu <i>sull’arte del ben morire</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a> Diceva che il
+vero cristiano dovrebbe tener sempre presente l’idea
+della morte, e che una vera considerazione di essa condurrebbe
+ognuno alla buona vita. Con assai vivi colori
+descriveva lo stato dell’animo nostro in quell’ora
+suprema; faceva un’analisi ingegnosa e minuta di tutte
+le passioni che ci dànno assalto in quel momento di
+prova. «La morte,» egli diceva, «è il momento solenne
+della nostra vita: il diavolo ci dà allora la battaglia estrema.
+Egli è come se esso giocasse sempre a scacchi con
+l’uomo, ed aspettasse il momento della morte per dargli
+lo scacco matto. Chi lo vince in quel punto, vince
+la battaglia della vita. Noi, o fratelli, non viviamo in
+questo mondo, se non per imparare a ben morire.» Proponeva
+ad ognuno, di tenere al suo letto un quadro
+che gli rammentasse l’ora ed il pericolo della morte.
+Descrisse minutamente questi quadri fantastici, cui il
+popolo prestava un’attenzione grandissima, e che vennero
+nelle molte edizioni di quella predica incisi da
+Sandro Botticelli, e da altri principali artisti di quel
+secolo. Nè lasciava quel giorno di dare incoraggiamento
+al popolo, incitarlo a mantenersi unito e provvedere ai
+bisogni della patria. Dopo di che, tornava subito nel suo
+silenzio, dolendosi già d’aver dato al papa qualche
+pretesto di nuovi lamenti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span>
+</p>
+
+<p>
+Infatti, quasi non era giunta a Roma la notizia dei
+soccorsi arrivati a Livorno e della prima predica del
+Frate, che un altro breve, in data del dì 7 novembre, veniva
+indirizzato a tutti i Domenicani di Toscana.&#8205;<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a> Ora non
+si trattava più di riunire San Marco alla Congregazione
+Lombarda; ma, invece, separarlo da essa, insieme con
+tutti i conventi di Toscana e di Roma, per fondare una
+nuova <i>Congregazione Tosco-Romana</i>, con un vicario
+suo proprio; il quale verrebbe, secondo gli statuti domenicani,
+eletto ogni due anni dai vari priori della nuova
+Congregazione, senza però derogare con ciò all’autorità
+del vicario generale di Roma. Pel primo biennio,
+il papa stesso nominava come nuovo vicario il cardinale
+di Napoli, stato sempre amico di San Marco e del Savonarola.
+Così il Borgia, ripigliando di nuovo la quistione
+dei Conventi, cercava destramente evitare tutte
+le obbiezioni che il Savonarola aveva fatte nella sua lettera.
+Non rimetteva la sua causa al vicario lombardo;
+non riuniva due congregazioni fra loro nemiche; sceglieva
+egli stesso un vicario stato sempre amico di
+San Marco; e finalmente, così diceva il breve istesso,
+si dava opportunità di allargare la nuova riforma a tutta
+Toscana ed allo Stato romano.&#8205;<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a> Ma questa non era che
+<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span>
+l’apparenza: la sostanza delle cose era, invece, assai diversa.
+Una volta sottoposto il Savonarola all’autorità del
+nuovo vicario che dipendeva sempre dal generale dell’ordine
+in Roma; egli avrebbe perduta quella sua indipendenza,
+per cui tanto aveva bramata la separazione dai
+frati lombardi; quell’imperio sopra i suoi frati, che
+gli dava tanta autorità in Firenze; e poteva d’ora in ora
+essere obbligato a partire per qualche altro convento:
+il che, in fondo, era sempre la mira del papa. Inoltre,
+egli vedeva assai chiaro, che nella nuova Congregazione,
+il convento di San Marco, stretto in mezzo ad
+una moltitudine d’altri conventi quasi tutti gelosi o
+nemici, ben lungi dal potere in essi infondere la sua
+riforma, ne sarebbe stato invece assai facilmente oppresso.
+</p>
+
+<p>
+Per tutte queste ragioni, in luogo di obbedire, il
+Savonarola prese nuovamente in mano la penna, e scrisse
+la sua <i>Apologia della Congregazione di San Marco</i>;
+nella quale, non più rispondendo al papa, ma dirigendosi
+invece al pubblico, assumeva un linguaggio assai
+franco ed ardito. «Io non mi fermerò,» così egli diceva,
+«a confutare le accuse che mi vengono fatte circa
+la dottrina; perchè già vi ho tante volte risposto, e perchè
+mi apparecchio a combatterle tutte nella mia opera
+del <i>Trionfo della Croce</i>, che verrà ben presto alla luce.
+Ma io rispondo al comando che ora mi è fatto di riunirmi
+alla nuova Congregazione. Ed innanzi ogni altro, questo
+non dipende solo dalla mia autorità, ma dall’arbitrio
+ancora di 250 frati, i quali tutti hanno scritto al papa in
+contrario; ed io non posso nè voglio contrastare al
+<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span>
+loro proposito, che mi par giusto ed onesto.» E qui
+veniva adducendo le sue ragioni, per dimostrare come
+quella unione avrebbe corrotta e rilasciata la severità della
+regola di San Marco, con danno gravissimo di tutti loro;
+ma specialmente dei giovani che formavano, ora, la massima
+parte di quel convento. «Se gli altri frati non hanno
+bisogno di riformarsi, perchè unirsi a noi? Se poi si uniscono
+per essere da noi riformati, noi abbiamo già tanti
+giovani inesperti che a fatica bastiamo ad ammaestrarli:
+l’unirsi, adunque, non sarebbe altro che disordine e
+confusione per tutti; ma per noi specialmente.» Rammentava
+i deplorabili odii de’ vari conventi; il pericolo
+della vita che egli aveva, per questa ragione, corso a Pisa
+ed a Siena. E dopo ciò concludeva: «Questa unione
+adunque, è impossibile, irragionevole, dannosa; e i
+frati di San Marco non debbono esservi obbligati, perchè
+i superiori non possono comandare contro alla costituzione
+dell’ordine, contro alla carità ed al bene delle
+nostre anime. Bisogna, dunque, supporre che essi vengano
+da false informazioni ingannati; e resistere, intanto,
+ad un comando che è contrario alla carità; non
+lasciarsi atterrire da minacce o scomuniche, ma piuttosto
+esporsi alla morte, che sottomettersi a quel che sarebbe
+veleno e perdizione delle anime. Quando la coscienza
+ripugna al comando ricevuto dai superiori,
+bisogna prima resistere ed umilmente correggere: il
+che noi abbiamo già fatto: ma se ciò non basta bisogna
+allora far come San Paolo, <i>qui coram omnibus restitit
+in faciem Petri</i>.» Ed in questo modo, dopo un’assai
+breve tregua, il Savonarola si trovava di nuovo in aperta
+guerra col papa.&#8205;<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto, dopo quel primo successo degl’inaspettati
+aiuti, peggioravano di nuovo le cose di Livorno; e se
+non fosse stato la continua gelosia fra il Moro ed i Veneziani,
+già sarebbe da un pezzo venuta la fine dell’assedio.
+Ma parve che la Provvidenza volesse una seconda
+volta venire in soccorso dei Fiorentini. Quei medesimi
+venti di libeccio che, nella fine dell’ottobre passato, avevano
+condotto in Livorno le navi venute da Marsiglia;
+cominciarono, verso il 15 di novembre, ad imperversare
+di nuovo così furiosamente, che batterono a terra tutta
+l’armata veneziana. La Capitana urtò di fianco sulla
+rôcca Nuova, dove naufragarono gli uomini e le artiglierie;
+ed a fatica potè salvarsi l’imperatore stesso, che vi
+era sopra. Altre due navi corsero la medesima sorte: il
+resto fu ridotto in istato tale, da non poter più servire.
+Tutti i naufraghi, per salvare la vita, s’arrendevano;
+onde fu grande il numero di prigionieri che si fece
+quel giorno a Livorno; e molti, in poche ore, arricchirono
+della preda.&#8205;<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a> L’imperatore stanco, finalmente, di
+combattere, come egli stesso diceva, «contro a Dio e
+contro agli uomini,» abbandonò con poco onore quella
+impresa, che con tanto poca riflessione aveva cominciata
+e condotta.&#8205;<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a> Nè di questa subita risoluzione volle renderne
+ragione alcuna, o anche parlarne, fino a che non
+fu giunto in Lombardia; dove amaramente si dolse della
+condotta del duca e dei Veneziani. E parve che fino all’ultimo
+la fortuna volesse essergli nemica; giacchè, essendosi,
+nella ritirata, una buona mano de’ suoi Tedeschi
+uniti ad un numero di Pisani per assalire il castello di
+Lari, il commissario fiorentino, Alessandro degli Alessandri,
+li fece prima scendere nei fossati, e poi, colle
+<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span>
+artiglierie, ne ammazzò la più parte. Così, fra l’ottobre
+ed il novembre, l’avversa fortuna dei Fiorentini si
+mutava in prospera; ed essi erano, quasi per miracolo,
+liberati da ogni più urgente pericolo.
+</p>
+
+<p>
+Il 26 novembre, il Savonarola, ritornando sul pergamo,
+rammentava ai suoi uditori, i pericoli per cui
+erano passati, lo scoramento a cui s’erano abbandonati, la
+misericordia infinita con cui erano stati salvati; e raccomandava
+a tutti di ringraziare il Signore con vera e viva
+riconoscenza. Continuava, poi, facendo di nuovo, la storia
+e l’elogio del governo popolare; paragonava, un’altra
+volta, i vari gradi della sua formazione alle sette
+giornate della creazione; confermava il lume profetico;
+e prometteva di tornare a predicare nel prossimo
+avvento.
+</p>
+
+<p>
+Ed infatti ritornò, allora, e fece le prime otto prediche
+sopra Ezechielle; nelle quali si vede come egli avesse
+perduto ogni speranza di tregua o di riconciliazione col
+Borgia. «O Signore, io ti domando la via delle avversità.
+Io questa mattina ricomincio a predicare, solo per ripetere
+quello che ho detto infino a qui, e confermarlo di
+nuovo; e voglio metterci anche la vita.... Se io mi ridicessi,»
+così continuava, rivolgendosi al popolo, «di
+che questo frate contraddice a Dio, e che io mento per
+la gola; e lápidami e mandami fuor di questo pergamo.»
+Ritornava sul suo lume profetico; riconfermava
+i vicini flagelli, «i quali saranno tanto maggiori, quanto
+meno il popolo si manterrà fedele alla religione ed alla
+libertà.»&#8205;<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il più importante di questi otto sermoni fu il sesto,
+<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span>
+che fece il giorno 13 dicembre, a richiesta speciale dei
+Signori che assistevano in Duomo. Dopo la introduzione,
+che allora soleva fare quasi ogni giorno, sulla misericordia
+e bontà del Signore; venne ad enumerare le benedizioni
+ch’Esso aveva mandato a Firenze. «Questa è la tua
+città; tu l’hai eletta, o Signore, e l’hai benedetta; tu
+l’hai illuminata del ben vivere; hai infuso la fede e il
+lume tuo nell’anima di questo popolo. Dopo le benedizioni
+spirituali, tu gli hai voluto dare ancora le temporali;»
+«e la prima e maggiore di tutte è la libertà
+che gli hai restituita. Questa è una massima benedizione;
+<i>quia non bene pro toto libertas venditur auro</i>.
+Prima gli bisognava fare a modo di uno: ora non è
+così legato. Colui diceva: fa male, e bisognava farlo.
+Diceva quell’altro: marita la tua figliuola a colui, e
+bisognava dargliela: disfà quel parentado, e bisognava
+disfarlo: dà qui quei danari, e bisognava darli. Aveva
+questo popolo tuo delle bastonate, e bisognava avere
+pazienza.» Continuando in questo modo, il Savonarola
+fece tutta la storia della liberazione di Firenze, incominciando
+dalla cacciata di Piero de’ Medici insino alla
+partenza dell’imperatore, per dimostrare di nuovo la
+bontà del Signore verso quel popolo. Si rivolgeva, quindi,
+ad incitarlo al ben fare; e rimproverava la freddezza
+con cui ognuno continuava d’andare tutti i giorni
+alla predica, senza mai mettere in pratica le cose udite.
+«Predica a costoro quanto tu vuoi; essi hanno fatta
+una consuetudine di bene udire, e un’altra di male
+operare. Hanno fatto natura di questa consuetudine, e
+vanno in sul corso dell’udire senza operare. E così è
+difficile a voltare questo corso, come è difficile a voltare
+il corso delle acque. Tu hai fatto consuetudine di
+questo udire sempre: fate giustizia, fate giustizia. Tu
+diventerai cornacchia di campanile, la quale al primo
+<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span>
+suono della campana ch’ella sente, ha paura e spaventasi;
+ma, poi, quando ella ha cominciato a fare consuetudine,
+tu puoi sonare quanto tu vuoi, che sta in
+sulla campana e non si muove.»
+</p>
+
+<p>
+Rimproverò al popolo la sua ingratitudine verso
+Dio, «che vi ha dato una libertà, che voi cercate sempre
+guastare col continuo mormorare e sparlare, colle congiure
+continue che si ordiscono dentro e fuori della città.
+Ingrato popolo! Iddio t’ha dato questo Consiglio grande,
+e tu cerchi guastarlo col mettervi dentro i nemici della
+patria. Questa non è stata già la mia intenzione. In sul
+cominciare, io permisi bene ad ognuno di entrarvi, perchè
+la libertà era allora sul principio e bisognava esperimentare;
+ma non lo feci già per dar luogo ai cattivi,
+come ora è seguíto. Magnifici Signori, io vi dico che
+bisogna tenere l’occhio a questo Consiglio, e andarlo limando
+e racconciando, e vedere se molti che vi sono è
+bene che vi sieno. Bisogna restare in sul numero grande;
+ma bisogna restringerlo solo per cacciarne i nemici della
+patria. Non approvo, però, quelli che vorrebbero astenersi
+dal votare sino a che non sia fatta questa nuova
+riforma; e molto meno approvo quelli che vorrebbero
+rimettere alla sorte le elezioni dei magistrati. Questo è
+contro alla libertà, vi dico io.» «Tu sei un cristianaccio!
+Va, leggi la istoria che scrisse Lionardo d’Arezzo,
+dove e’ dice che andò sempre bene la città mentre che
+si resse senza sorte; e che poi quella sorte fu trovata
+da gente ambiziosa. E se ne trova sempre di questi
+cattivi, che vanno sibilando simili cose nelli orecchi.
+Questi sono quelli che fanno i conventicoli contro la
+tua città, dentro e di fuori, con preti e con frati; e
+fanno quelle belle cene e desinari. E il parlar loro va
+sempre in su il frate; e quivi si mangia pane e frate,
+carne e frate, vino e frate.» «Provvedi, o Firenze,
+<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span>
+a questi conventicoli, i quali non cercano altro che la
+rovina della tua libertà. Questo povero fraticello è solo
+a combattere contro a tutto il mondo. Orsù, quanto a me,
+io vi dico: chiamate dottori, prelati e chi volete; io sono
+pronto a combattere contro tutti. Io vi annunzio che
+nella religione di san Domenico non vi è stato mai alcun
+eretico; ma bensì molti che hanno fatto grandi riforme
+in Italia. E voi dovete rammentarvi del Cardinale
+Latino, di Angelo Acciaioli e di sant’Antonino. Così deve
+seguire adesso; ma bisogna, innanzi tutto, fare giustizia
+ed essere severi. A voi, o Signori, tocca provvedere:
+fatevi una scorta di uomini armati e mettete mano alla
+spada: se questo non basta, chiamate il popolo e fatevi
+terribili. Quei Magistrati che non puniscono i delitti, abbiano
+la pena del reo.» «Giustizia, adunque, magnifici
+Signori; giustizia, signori Otto; giustizia, magistrati di
+Firenze; giustizia, uomini e donne; ognuno gridi
+giustizia.»&#8205;<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>
+</p>
+
+<p>
+E in questo modo si chiudeva l’anno 1496. La repubblica
+fiorentina era maravigliosamente uscita da un
+numero infinito di pericoli; il nome e l’autorità del Savonarola
+erano tornati in alto; il partito popolare era
+una seconda volta padrone assoluto del campo. Ma, nel
+medesimo tempo, s’era inasprita la lotta con Roma; e
+l’odio del papa contro al Frate e contro al governo da
+lui creato, sembrava essere divenuto inestinguibile.
+S’erano, inoltre, nel seno stesso della repubblica scoperti
+tanti nemici, tanti e così continui maneggi degli
+Arrabbiati e dei Bigi; che il Savonarola stesso credeva
+essere indispensabile non solamente l’usare molta
+severità, ma ancora il restringere un poco la forma del
+Consiglio maggiore, per non mettere il governo della
+<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span>
+repubblica nelle mani di coloro che altro pensiero non
+avevano, se non quello di distruggerla; nè ad altro
+scopo si valevano della indulgenza verso di loro sino
+ad ora usata, che a più sicuramente cospirare contro
+la libertà della patria.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap6-3">CAPITOLO SESTO.
+<span class="smaller">Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone delle nuove leggi.
+Si celebra il carnevale col <i>bruciamento delle vanità</i>. I Frati di
+San Marco comprano la libreria dei Medici. Idee del Savonarola
+intorno al bello; sua difesa della poesia; suoi componimenti
+poetici.<br>
+[1497.]</span></h3>
+</div>
+
+<p>
+Nel gennaio e febbraio 97, avendo gli avvenimenti
+dell’anno passato rimesso in favore il partito popolare,
+veniva eletto Gonfaloniere di giustizia Francesco Valori,
+con una Signoria tutta a lui devotissima. Se egli fosse
+stato d’animo più temperato e di passioni meno ardenti,
+era forse venuto il momento di mettere un freno agli
+Arrabbiati ed ai Bigi. Ma il Valori che si lasciò sempre trascinare
+dal suo impeto, non volle questa volta prestare alcun
+ascolto alle parole del Savonarola, che suggeriva di
+restringere un poco il Consiglio Maggiore, per escluderne
+quelli che cospiravano contro alla repubblica; e volle invece
+allargarlo. Fece, quindi, vincere una nuova legge, la
+quale decretava, che per entrare nel Consiglio Maggiore, in
+luogo di trenta anni, bastasse averne ventiquattro. Il suo
+fine era di assicurare la repubblica, col renderne il popolo
+sempre più largamente ed assolutamente signore; ma l’effetto
+seguiva assai contrario ai suoi desiderii, giacchè
+questa legge apriva il Consiglio alla gioventù scorretta
+e tumultuosa degli Arrabbiati, la quale era quella che
+più di tutti odiava il Savonarola, il nuovo governo e il
+nuovo vivere da lui introdotto. Proibiti i balli e le feste,
+distrutto il carnevale, la vita avea per essi perduto
+ogni scopo; onde s’erano fatti autori principali di tutte le
+insidie dirette contro al Frate. E per meglio operare di
+concerto, s’erano uniti in una compagnia sotto il comando
+<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span>
+di messer Dolfo Spini: andavano armati, attaccavano
+brighe, commettevano atti violenti; onde il
+popolo li chiamava <i>i Compagnacci</i>. La nuova legge,
+aprendo ad essi il Consiglio, poneva nelle loro mani
+un’arme potentissima, di cui seppero subito profittare,
+con grave danno della repubblica.&#8205;<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>
+</p>
+
+<p>
+Nè il Valori sembrava accorgersi di questi pericoli;
+perchè, verso quel tempo medesimo, noi troviamo
+proposta dalla Signoria un’altra legge ugualmente improvvida.
+Le davano il nome di <i>Decima scalata</i>, ed
+altro non era, se non quella che noi chiamiamo oggi
+imposta progressiva. Essa trovava naturalmente una
+grave opposizione in tutti gli uomini di qualche fortuna;
+ma il partito popolare la favoriva con una grandissima
+insistenza. Si riscaldarono, quindi, le passioni,
+cercandosi dall’una parte e dall’altra argomenti per favorirla
+o disfavorirla; ed è singolare il vedere, come
+allora si portassero quelle ragioni e si facessero quei
+discorsi medesimi che, dopo quattro secoli, noi abbiamo
+udito ripetere ai nostri giorni.&#8205;<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a> Affermava il partito
+popolare: «Che la uguaglianza delle imposte
+consiste nello scommodare tutti ugualmente: al che neanche
+la nuova legge provvedeva abbastanza; perchè
+<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span>
+se una decima sola strema il povero nelle cose necessarie,
+due o anche tre decime non restringono al ricco
+che le cose superflue.&#8205;<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a> «Questo nostro paese,» essi dicevano
+«è come una pezza di panno che fosse capace
+a darci mantelli ragionevoli per tutti; ma è si male partito,
+che ci è tale che ha un mantello in cui si ravvolge tre
+volte dentro, e strascica due braccia di coda per terra; e
+ci è tale a cui non ne resta tanto che basti pure ad un
+pitocco.» E poi concludevano scagliandosi contro i ricchi,
+e le spese superflue, e i danni che queste recano alle
+città. Rispondevano, dall’altra parte, gli uomini più moderati:
+«La eguaglianza vuole che niun cittadino possa opprimere
+l’altro, e che tutti gli uomini sieno ugualmente
+sottoposti alle leggi: ma il dire che tutti debbano essere
+pari in ogni cosa, sarebbe un’intenderla ad occhi chiusi,
+e come un voler mettere tutte le abitazioni d’una casa in
+un medesimo piano, e far nascere un caos tale, da rovinarvi
+sotto un mondo, non che una città. Non vedete
+come voi con queste leggi improvvide seminate discordie,
+fate nascere disordini, aprite le porte a Piero de’ Medici?» — Sia
+che queste ragioni persuadessero la Signoria
+a ritirare la legge, sia che la votazione le risultasse
+contraria, certo è che non si potè vincere la <i>Decima
+scalata</i>; e d’allora in poi le cose andarono assai
+più moderate.
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, il Savonarola s’era ritirato nel
+silenzio della sua cella, ove attendeva a correggere il
+<i>Trionfo della Croce</i>, ed a scrivere un gran numero di
+minori operette che voleva ben presto dare alla luce,
+onde diffondere più largamente la sua dottrina, e trovare
+<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span>
+dei fautori in quella nuova lotta contro Roma, che
+pareva oggimai inevitabile. Per queste cagioni, la direzione
+delle cose spirituali era venuta nelle mani di Frate
+Domenico da Pescia, fervido e bollente nelle cose religiose,
+quanto il Valori nelle politiche. Egli era così cieco
+ammiratore del suo maestro, che non solo prestava una
+fede pienissima a tutte le sue profezie, ma lo teneva
+ancora capace di operare ogni più grande miracolo,
+e con infinita gioia avrebbe speso la vita per sostenere
+una qualunque delle parole di lui: se non che, tradito
+assai spesso da uno zelo eccessivo e da una soverchia
+credulità, era, sfortunatamente, troppo facile a trascorrere
+in pericolosi eccessi.
+</p>
+
+<p>
+In tale disposizione d’animi e di cose, s’avvicinava
+il carnevale; e gli Arrabbiati s’erano apparecchiati a
+promuovere il ritorno delle antiche orgie, delle scandalose
+feste medicee, e soprattutto del giuoco dei sassi, a cui sapevano
+il minuto popolo essere più d’ogni altra cosa inclinato.
+Onde Fra Domenico, assai indegnato di ciò, si decise
+a combatterli con tutto il suo ardore. Ogni giorno
+faceva sermoni, indirizzava epistole ai fanciulli;&#8205;<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a> e con
+nuove leggi della Signoria, fece rafforzare quella loro
+riforma che il Savonarola aveva incominciata nel passato
+anno.&#8205;<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span>
+</p>
+
+<p>
+Già essi, uniti sotto alla direzione dei loro capi,
+percorrevano la città, e, picchiando alle case dei ricchi e
+dei poveri, chiedevano ciò che chiamavano le <i>vanità</i>
+o <i>l’anatema</i>. Erano disegni e libri osceni, abiti e maschere
+carnevalesche; le quali cose non appena ottenute,
+ripetevano una certa orazione composta dal Savonarola,
+e andavano oltre. Fu in questo modo raccolta una grande
+quantità di oggetti che dovevano servire per una festa,
+immaginata da Frà Domenico e dal Savonarola. Infatti,
+l’ultimo giorno di carnevale (7 febbraio), niuno pensava
+più alle solite orgie pagane, ma tutti s’erano apparecchiati
+ad una solennità religiosa. Nella mattina, uomini, donne e
+bambini assistevano ad una solenne messa del Savonarola,
+e si comunicavano per le sue mani. Tornati alle loro case,
+e fatto un desinare assai frugale, andavano il giorno tutti
+uniti in una grande processione per la città. Portavano innanzi
+a loro un Gesù bambino, il quale, opera bellissima del
+Donatello, era sostenuto sopra quattro angeli, e colla sinistra
+accennava ad una corona di spine, mentre con la destra
+era in atto di benedire il popolo. Seguiva dietro la gran
+moltitudine: alcuni erano vestiti di bianco; la più parte
+avevano in mano croci rosse e rami d’ulivo; cantavano
+inni religiosi e laudi spirituali. I limosinieri giravano intorno
+con vassoi d’argento, accattando pei Buonuomini di
+San Martino, che ricevettero in quel giorno maggiore limosina
+che non avevano fatto in tutto l’anno. Arrivata
+finalmente la processione nella piazza, vi trovarono
+una gran piramide ottangolare, che sorgeva all’altezza
+di 30 braccia e girava nella base braccia 120. Era spartita
+in 15 scalini, sopra i quali erano depositate tutte le
+vanità raccolte nel carnovale, la cui mostruosa immagine
+fu posta sulla cima della piramide: l’interno di essa
+era tutto pieno di materie infiammabili. La folla riempì
+subito la piazza, ed i fanciulli furono disposti parte sulla
+<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span>
+ringhiera, parte sotto alla loggia dei Lanzi, continuando
+sempre a cantare canzoni religiose ed invettive contro
+al carnovale. Dato un segnale, i quattro custodi misero
+il fuoco ai quattro angoli della piramide: il fumo e le
+fiamme si alzarono subito al cielo; le trombe della Signoria
+sonarono, sonarono le campane di Palazzo; e
+la moltitudine levò un tal grido di gioia, che parve
+quasi fosse spento in quel giorno il nemico del genere
+umano. Così finiva la processione ed il carnevale dell’anno
+1497.&#8205;<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>
+</p>
+
+<p>
+Quelli che sparlavano d’ogni cosa diretta o consigliata
+dal Savonarola e dai frati di San Marco, non potevano,
+certo, restarsi dallo sparlare contro la distruzione
+di quegli oggetti, e dal dire che assai meglio si sarebbero
+venduti per darne il valore ai poveri.&#8205;<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a> È singolare, però,
+che negli antichi storici si trovi appena qualche rara
+memoria di queste accuse; e che nel numero, quasi infinito,
+di quegli scritti in difesa o in detrazione del Savonarola,
+nei quali s’era preso ogni argomento per muovergli
+ingiurie, questo solo sembra essersi affatto tralasciato.
+Così non è avvenuto presso i moderni.
+</p>
+
+<p>
+Quando incominciò a rinascere l’amore delle cose
+antiche, quando questo amore crebbe sino al fanatismo,
+in maniera da far credere che noi non fossimo destinati
+ad altro ufficio che a pubblicare antichi codici e restaurare
+antichi quadri o monumenti; allora il <i>bruciamento
+delle vanità</i> divenne un argomento rettorico per
+chiunque discorreva di quei tempi. Il nome di superstizioso,
+di barbaro e distruttore delle nostre antiche
+grandezze, venne profusamente dato al Savonarola. Un
+antico manoscritto era smarrito? Si affermava subito
+<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span>
+bruciato dal Savonarola. Un’edizione del Boccaccio
+diveniva rarissima? Ognuno assicurava che era
+stata dal Frate distrutta.&#8205;<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a> Fu perduta un’antica statua?
+Niuno dubitò che i Piagnoni l’avessero annichilata
+nel bruciamento delle vanità.
+</p>
+
+<p>
+Ma qual fuoco dovette essere quello che bruciava
+statue di marmo? Era egli credibile che i fanciulli potessero
+raccogliere una intera edizione del Boccaccio?
+Il soggetto, però, si prestava così bene alla rettorica,
+secondava così mirabilmente le passioni del pubblico,
+che pochi sapevano resistere alla tentazione di ergersi a
+difensori dell’antica grandezza dei nostri monumenti,
+di fare una lunga orazione sopra i funesti effetti del fanatismo.
+E bisogna notare che il primo innocente autore
+di questi eccessi, fu il Burlamacchi medesimo, il quale,
+con una ingenuità sua propria, si fermò lungamente a
+raccontare e colorire ed esagerare quel <i>bruciamento</i>,
+come un’opera tutta religiosa, tutta cristiana: a lui non
+pareva mai di aver detto abbastanza, quando si trattava
+d’esaltare il santo zelo del suo eroe. Nondimeno, le sue
+parole non erano tali da dare appiglio all’eccesso cui
+arrivarono i moderni scrittori; giacchè, fra i molti oggetti
+di valore che menziona quel biografo, non riuscì
+a determinarne alcuno di cui si dovesse veramente deplorare
+la perdita.&#8205;<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a> Se non che, alla fine della sua narrazione,
+il Burlamacchi, tutto esultante, conclude: che avendo
+un mercatante veneziano offerto per quegli oggetti la
+<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span>
+somma di 22,000 fiorini, il suo ritratto venne posto
+sulla cima della piramide, accanto alla immagine del
+Carnovale, e fu con essa bruciato. Una somma così ingente
+e quasi favolosa, dava libero gioco alla fantasia,
+e permetteva facilmente d’immaginare la perdita di ogni
+oggetto più prezioso.
+</p>
+
+<p>
+Avendo, dunque, amici e nemici del Savonarola,
+per opposte ragioni, ugualmente esagerato in questa
+materia, divenne assai difficile determinare i giusti limiti
+del vero. Si doveva, però, considerare che sebbene il Burlamacchi
+sia assai diligente nel raccontare i fatti che egli vide
+o sentì ripetere da testimoni oculari, è sempre inesatto ed
+esagerato in tutte le cifre che riporta. Quando egli ci
+parla della processione dei fanciulli, ne fa ascendere il
+numero quasi a tutta la popolazione di Firenze; quando
+ci parla di limosine raccolte, le cifre che menziona
+vanno sempre al di là del verosimile. Gli anni e le date
+sono poi sbagliate in maniera, che da questo principalmente
+nacque quella tanta confusione nello scrivere la
+vita del Savonarola, di cui bisognò rifare tutta la cronologia
+sopra i documenti originali. Che peso, adunque,
+possono avere dei giudizi fondati sopra una cifra addotta
+da tale scrittore? Che logica è quella che vuole in
+questo caso credere alle cifre del Burlamacchi, quando è
+stato forza discredergli in tutti gli altri? Ed è poi credibile
+che il Savonarola avesse potuto bruciare delle statue
+o dei codici preziosi, quando gl’Italiani facevano
+lunghi e pericolosi viaggi per ricercarli, spendevano
+la vita e la fortuna per averli? È egli credibile che, nel
+secolo di Marsilio Ficino e d’Angelo Poliziano, nessuna
+voce si levasse a condannarlo? e che il Nardi, traduttore
+di Livio e così caldo ammiratore degli antichi,
+accennasse con tanta noncuranza a quei pochi che mormoravano?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma nel respingere le strane esagerazioni, noi non
+vogliamo assolutamente negare l’esistenza d’un fatto di
+cui cerchiamo piuttosto, determinare il giusto valore.
+Quali fossero <i>le vanità</i> in quella occasione bruciate, noi
+non sappiamo; ma certo la più parte dovettero essere abiti,
+maschere ed altri oggetti carnevaleschi;&#8205;<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a> giacchè il bruciamento
+era stato immaginato, solo per distruggere il
+giuoco dei sassi, e metter fine alle antiche feste del carnovale.
+Crediamo pure, che a manifestare la sua disapprovazione
+contro il mal costume dei tempi, avesse il
+Savonarola fatto bruciare qualche copia di quel <i>Decamerone</i>
+che era allora divenuto lettura favorita delle suore
+nei chiostri, e di quei poeti più osceni che andavano
+per le mani dei fanciulli e delle donne, e contro i quali
+egli aveva fulminato nelle sue prediche con parole
+assai energiche. Nè di queste cose intendiamo scusarlo
+affatto; ma, se il dotto può lamentare la perdita
+di qualche volume, se il filosofo deplora l’umana
+debolezza che spesso combatte gli errori con altri errori,
+e ad un fanatismo ne oppone un altro; la storia
+deve rammentare che tale fu sempre il carattere
+degli uomini animati da un forte, da un eccessivo zelo
+di religione. Che cosa, infatti, non distrussero gl’iconoclasti
+in Oriente, o i primitivi Cristiani a Roma?
+Nè si adduca contro al Savonarola la progredita civiltà
+dei tempi; giacchè, nel secolo dipoi, niuna chiesa e
+niun quadro resisteva in Germania ed in Olanda alla furia,
+ben altrimenti devastatrice, dei distruttori delle immagini.
+<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span>
+Non era forse contemporaneo di Leone X e Francesco
+I, quel Giovanni Calvino, d’ingegno senza dubbio
+cultissimo e d’animo ferreo; il quale, fattosi anch’egli
+capo d’una repubblica, senza il merito d’averla fondata,
+e chiamandosi banditore di libertà e di tolleranza, non
+solo puniva severamente i bestemmiatori e chi lavorava
+la domenica, ma anche imprigionava le donne per la poco
+modesta acconciatura dei loro capelli.&#8205;<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a> Non era egli che,
+nell’anno 1553, bruciava a Ginevra l’innocente ed infelice
+Serveto?
+</p>
+
+<p>
+Ma perchè andiamo noi risvegliando queste tristi
+memorie del passato, che umiliano tutte ugualmente il
+cuore dell’uomo? Per difendere il Savonarola, noi non
+abbiamo bisogno di ricorrere a questi esempi di fanatismo
+religioso. Quando le ragioni da noi già addotte
+non bastassero a provar falsa l’accusa di barbaro distruttore,
+basterebbero allora i fatti; fra i quali uno che
+avvenne nel tempo medesimo di questi bruciamenti,
+è tale che può mettere per sempre termine alla disputa.
+</p>
+
+<p>
+Noi abbiamo visto in che grandi strettezze si fosse
+trovata la repubblica negli anni passati. Per queste ragioni,
+dovette decidersi a porre in vendita la biblioteca
+dei Medici, la quale, dopo che essi furono cacciati, era
+stata insieme coi loro beni confiscata. Ma le strettezze
+dei privati cittadini non essendo punto minori di quelle
+della repubblica, nasceva il pericolo che quella stupenda
+collezione dovesse andare dispersa, o forse anche
+cadere in mano straniera; giacchè molti erano i creditori
+dei Medici; e fra gli altri, v’era l’ambasciatore francese,
+messer Filippo di Comines, che faceva adesso valere
+un suo credito di mille fiorini. Per buona fortuna, potevano
+i frati di San Marco disporre d’una forte somma di
+<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span>
+danaro; perchè essi si trovavano ora appunto in sul finire
+la vendita dei loro beni, secondo i consigli di povertà dati
+dal Savonarola. Qual più bella occasione, pensò questi allora,
+per mettere a profitto ciò che se ne era riscosso?
+Comprando quella ricchissima collezione di codici, egli la
+salvava dalla dispersione e dal pericolo d’andare in mano
+straniera; l’avrebbe messa nella biblioteca del convento,
+la sola in Italia che stesse aperta al pubblico; e nel medesimo
+tempo, veniva, coi danari cavati dalla vendita di
+tutti i beni, ad aiutare la repubblica nelle sue grandi
+strettezze. Quale uso più nobile e più santo dei loro averi
+potevano fare i frati di San Marco?
+</p>
+
+<p>
+Essi, adunque, comprarono quei libri per la somma
+di tremila fiorini, pagandone subito due mila, che già
+avevano; e per gli altri mille, ne restarono debitori sino
+al gennaio 1498, quando, avuta in aiuto la firma di Bernardo
+Nasi, s’obbligarono di pagarli fra diciotto mesi a
+Filippo di Comines, sperando che in un’opera di pubblica
+utilità, sarebbero aiutati da tutti gli amici e parenti. E
+tutto ciò aveva luogo in quegli anni medesimi, in cui veniva
+distrutto il Carnovale mediceo; e quei contratti
+si facevano nel tempo medesimo in cui seguiva il tanto
+vituperato <i>bruciamento delle vanità</i>. Così il Savonarola
+impiegava il provento di tutti i beni del suo
+convento, gravandolo anche di un fortissimo debito,
+per salvare al mondo quella stupenda collezione <i>Laurenziana</i>,
+che oggi forma una delle più belle maraviglie
+di Firenze, ed era allora la più compiuta e
+preziosa raccolta di autori greci e latini che si conoscesse
+in Europa. Tale fu colui che molti vorrebbero
+chiamare barbaro frate, bruciatore di codici antichi,
+distruttore di quadri e di statue!&#8205;<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma se il nostro Frate portò tanto amore agli antichi
+codici, non fu minore la sua ammirazione per le arti
+<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span>
+belle. Infatti, non era egli che fondava le scuole di disegno
+in San Marco? che voleva fare delle arti belle la
+professione dei suoi novizi, per sostenere col lavoro
+le spese del convento, senza bisogno di limosine? Non
+era egli forse circondato sempre dalla schiera eletta
+dei migliori artisti del suo secolo? L’affezione ch’ebbe
+per lui Frà Bartolommeo della Porta, il quale per quattro
+anni dopo la morte del suo maestro non potè riprendere
+i pennelli, è nota al mondo.&#8205;<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a> Tutti i Della Robbia
+furono devoti al Savonarola; due di essi vestirono l’abito
+per le sue mani, e la devozione al suo nome rimase
+per molti anni tradizionale in quella famiglia. Di Lorenzo
+di Credi dice il Vasari, che «fu partigiano della setta di
+Frà Girolamo;» del Cronaca racconta, «che gli era entrata
+in capo tanta frenesia delle cose del Savonarola,
+che d’altro che di quelle non voleva ragionare;» e Sandro
+Botticelli fu tra i primi di quelli che illustrarono con
+belle incisioni i suoi scritti. Ma basterà per tutti il nome di
+Michelangiolo Buonarroti, di cui è noto che fu dei più
+costanti uditori alle prediche del Savonarola; che le
+rileggeva di continuo nella sua vecchiezza, rammentando
+sempre la potenza che avevano avuto il gesto e la voce
+di quel frate.&#8205;<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a> E sugli spaldi di San Miniato al Monte, dove
+il Buonarroti difendeva la Repubblica risorta (1527-30),
+non dimostrava egli di aver profittato di quelle prediche?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span>
+</p>
+
+<p>
+In vero, tanto furono ingiuste le accuse di coloro
+che dissero il Savonarola poco amico delle arti belle,
+che un eloquente scrittore francese volle prenderne la
+difesa.&#8205;<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a> Se non che, egli dominato soverchiamente dall’amore
+<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span>
+del soggetto e dallo spirito di sistema, trascorse
+assai i limiti del vero, e rese così meno efficace
+la sua giusta e nobile difesa. Egli volle vedere nel Savonarola
+un caposcuola della pittura italiana, ed un restauratore
+di quella che chiamò <i>arte cristiana</i>. Trasformò
+tutti gli artisti che erano stati suoi ammiratori in altrettanti
+discepoli di quella scuola, a fondar la quale, quando
+pure il Savonarola avesse avuta l’attitudine, gli sarebbe
+certamente mancato il tempo e il modo; perchè, come egli
+stesso ripete più volte, l’agitazione soverchiante della
+vita politica e religiosa gli fece trascurare ogni altro studio,
+ogni altra occupazione.
+</p>
+
+<p>
+Ma qui, il soggetto stesso ci porta ad esaminare quali
+fossero le idee del Savonarola intorno al bello, perchè esse
+furono parte non piccola nè dimenticabile de’ suoi pensieri.
+La mente di quel frate si allargava sopra un campo
+vastissimo: colla sua filosofia egli abbracciava lo scibile
+intero, ed ovunque fermava lo sguardo, gli sorgevano
+innanzi concetti nuovi ed originali. Noi incominciamo col
+raccoglierne alcuni dalle sue prediche. «In che consiste la
+bellezza? — Nei colori? — No. — Nella effigie? — No. — Ma
+la bellezza è una forma che resulta dalla corrispondenzia
+di tutte le membra e dei colori..., e questo è
+nelle cose composte: nelle semplici, poi, la bellezza
+<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span>
+loro è la luce. Vedete il sole e gli astri, la bellezza
+loro è aver luce; vedete li spiriti beati, la loro bellezza
+consiste nella luce; vedete Iddio, che è luce,
+egli è la stessa bellezza.&#8205;<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>.... Così la bellezza dell’uomo
+e della donna, quanto è più simile alla prima bellezza,
+tanto è maggiore e più perfetta. Ma che cosa è, dunque,
+questa bellezza? Essa è una qualità che risulta dalla
+proporzione e corrispondenzia delle membra e delle
+parti del corpo. Tu non dirai che una donna sia bella
+per avere uno bello naso e belle mani; ma quando vi
+sono tutte le proporzioni. Donde viene questa bellezza?
+Se vai investigando, vedrai che è dall’anima....&#8205;<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a>
+Togli qua due donne di pari bellezza; l’una sia buona,
+costumata e pura; l’altra diventi meretrice: vedrai
+in quella buona rilucere una bellezza quasi angelica;
+ed in quell’altra, benchè sia formosa, non vi sarà comparazione
+con quella buona e costumata....&#8205;<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a> Vedrai che
+quella santa sarà tanto più amata da ciascuno, e tutti
+gli occhi saranno volti a lei, <i>etiam</i> degli uomini carnali.&#8205;<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a>
+</p>
+
+<p>
+»E questo nasce perchè l’anima buona partecipa
+della bellezza di Dio, e diffonde nel corpo la sua celeste
+bellezza. Leggiamo della Vergine, che, per la sua
+grande bellezza, gli uomini che la vedevano, stavano
+stupefatti; e, nondimeno, per la tanta santità che riluceva
+in lei, non fu mai alcuno che avesse verso lei
+mala volontà; anzi ciascuno l’aveva in reverenzia.»
+Da ciò il Savonarola pigliava argomento per rivolgersi
+alle donne, e condannare quel bello esterno e materiale
+<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span>
+a cui esse andavano dietro, trascurando la bellezza spirituale,
+che sola egli teneva in pregio. «Donne che vi
+gloriate dei vostri ornamenti, dei vostri capelli, delle
+vostre mani; io vi dico che voi siete tutte brutte. Volete
+voi vedere la vera bellezza?» «Abbiate cura a una
+persona divota, uomo o donna, che sia di spirito; abbiategli
+cura, dico, quando è in orazione, e quando
+gli viene quel caldo della bellezza divina, e quando
+e’ torna dalla orazione: vedrete la bellezza di Dio rilucere
+in quella faccia, ed uno viso quasi angelico.»&#8205;<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a>
+Si volgeva poi agli artisti, i quali nel ritrarre i Santi e
+la Vergine, non solamente si perdevano dietro alle svariate
+fogge di vestimenti, ma in luogo di ricercare la
+nobile e santa espressione d’un tipo elevato e sublime,
+ritraevano assai spesso da persone note a tutti per mala
+vita, per costumi osceni e scandalosi. «E li giovani
+vanno poi dicendo a questa donna ed a quell’altra: costei
+è la Maddalena, quello è san Giovanni, ecco la Vergine;
+perchè voi dipingete le loro figure nelle chiese, e
+questo è in grande dispregio delle cose divine. Voi dipintori
+fate male assai; e se voi sapeste, come so io,
+lo scandalo che ne segue, certo nol fareste.» «Voi
+mettete tutte le vanità nelle chiese: credete voi che
+la Vergine Maria andasse dipinta a questo modo come
+voi la dipingete? Io vi dico che ella andava vestita
+come una poverella.»&#8205;<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a>
+</p>
+
+<p>
+E queste idee, che si trovano spesso ripetute nelle
+prediche del Savonarola, formano parte integrante di tutto
+un sistema. Egli volle sempre il trionfo del cristianesimo
+e delle cose spirituali; e quindi nell’arte, nei costumi, nella
+politica, in ogni cosa, quello era il suo fine. Ma per meglio
+<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span>
+conoscere la sua estetica, noi dobbiamo esaminare
+l’operetta che scrisse intorno alla poesia. Essa ebbe
+origine in questo modo. Il Savonarola, nel calore della
+sua eloquenza, s’era assai spesso lasciato trascinare ad
+usar parole molto severe, e qualche volta forse anche
+eccessive, contro i poeti osceni, e contro l’abuso che facevano
+i predicatori al suo tempo, di riempiere le loro
+prediche con citazioni d’autori pagani. Ciò fece subito
+mormorare contro di lui, che egli fosse, in generale,
+poco amico dei poeti e del poetare. Per tal ragione,
+Ugolino Verino, uomo dottissimo e suo amico, gli
+scrisse una lettera su questo argomento, invitandolo a
+rispondere ed a mettere in chiaro le sue idee. Il Savonarola
+pubblicò, allora, l’operetta intorno alla <i>Divisione
+ed utilità di tutte le scienze</i>, una parte della quale
+era intitolata <i>Apologetica del poetare</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a> Scopo dell’autore
+fu di provare che egli non dispregiava parte alcuna
+dello scibile, ma voleva dare a ciascuna di esse il suo
+vero luogo. Noi, però, essendoci altrove occupati intorno
+alla divisione delle scienze adottata dal Savonarola,&#8205;<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>
+esporremo qui solamente quella parte dell’opera che
+tratta della poesia, per metter termine alla quistione discussa
+in questo capitolo, colle parole stesse dell’autore.
+Ma innanzi tutto, vogliamo osservare, come qui l’autore
+non accenna mai al fatto del bruciamento; mentre se vi
+fosse stato alcun bisogno di difesa, sarebbe stata in questo
+luogo non solamente opportuna, ma anche necessaria.
+</p>
+
+<p>
+Incomincia, dunque, il Savonarola coll’indirizzare
+una lettera al Verino, nella quale dice: «Io non ho mai
+avuto in animo di condannare l’arte del poetare, ma solamente
+<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span>
+l’abuso che molti ne facevano;&#8205;<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a> sebbene colle parole
+e cogli scritti si sia da molti cercato calunniarmi. In verità,
+io aveva deliberato di non farne caso, seguendo quel motto
+che dice: non rispondere allo stolto, secondo la sua stoltezza;
+ma ora le tue parole mi fanno prendere la penna.
+Non ti attendere, però, da me alcuna eleganza di stile,
+perchè sono ormai venti anni, che io ho lasciati tutti
+gli studi di umanità per discipline più gravi.» Dopo questo
+breve preambolo, egli entra in materia, cominciando
+primieramente col distinguere la sostanza dalla forma
+della poesia. «Alcuni vorrebbero restringerla tutta nella
+forma,» egli dice; «ma costoro s’ingannano di gran lunga:
+l’essenza della poesia è costituita dalla filosofia stessa;
+senza di che non ci è vero poeta. Se alcuno crede che
+l’arte del poetare insegni solamente i dattili e spondei,
+le sillabe lunghe o brevi, e l’ornato di parole; costui
+certamente è caduto in un grande errore.»&#8205;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a> Viene poi
+a definire la poesia, secondo un concetto tutto scolastico;
+dal quale, però, subito si allontana, per seguire idee
+più originali. «Il fine della poesia,» egli dice, «è di
+persuadere per mezzo di quel sillogismo che chiamasi
+esempio, espresso con eleganza di parole, per convincere
+e dilettare nello stesso tempo. E perchè la nostra
+anima si diletta sovranamente nei cantici e nelle armonie,
+così gli antichi trovarono la misura del verso, acciò
+con questi mezzi gli uomini fossero più agevolmente
+spinti alla virtù. Questa misura, però, non è altro che
+una pura forma, ed il poeta può discorrere il suo argomento
+<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span>
+senza metro e senza verso.&#8205;<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a> Così, infatti, vediamo
+nella Sacra Scrittura, nella quale il Signore volle
+dare la vera poesia della sapienza, la vera eloquenza dello
+spirito di verità; onde essa non trattiene gli animi nella
+corteccia della lettera, ma subito li riempie di spirito,
+li porta alla essenza del vero, e in modo mirabile pasce
+le menti libere dalle terrene vanità. A che giova, infatti,
+quella eloquenza che mai non può arrivare al fine proposto?
+A che giova la nave dipinta ed ornata, che travaglia
+sempre tra i flutti, e giammai non conduce gli
+uomini al porto, anzi se ne allontana sempre? O grande
+vantaggio delle anime! dilettare le orecchie del popolo,
+dare a sè stesso lodi divine, allegare con labbro rotondo
+i filosofi, cantare con vana modulazione i carmi dei
+poeti, e l’evangelo di Cristo abbandonare o rammentarlo
+di rado!»&#8205;<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a>
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere parlato della poesia in generale, viene
+a discorrere dei poeti del suo tempo. «V’è una falsa genía,»
+egli dice, «di pretesi poeti, i quali non sanno
+fare altro che correre dietro alle orme dei Greci e Romani:
+vogliono la medesima forma, lo stesso metro;
+invocano i loro medesimi Dei, nè sanno usare altri nomi,
+altre parole che quelle usate dagli antichi. Noi siamo
+uomini al pari di loro, ed avemmo da Dio uguale facoltà
+di dar nome alle cose che vanno ogni giorno mutando.
+Ma costoro si resero schiavi degli antichi, in maniera
+che non solamente non vogliono parlare contro la loro
+usanza; ma neppure vogliono dire ciò che essi non dissero.&#8205;<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a>
+E questo non è solamente un falso poetare; ma
+<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span>
+è anche una peste perniciosissima alla gioventù. Io certo
+m’affaticherei a provarlo, se non fosse più chiaro del
+sole: l’esperienza che è l’unica maestra delle cose, ha
+resi così manifesti agli occhi di tutti i danni che nascono
+da questo falso genere di poetare, che è vano ormai fermarsi
+a condannarlo.&#8205;<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a> Ma che diremo noi, quando i pagani
+stessi condannarono questi poeti? Non fu quel Platone
+medesimo che oggi tanto si leva a cielo, colui
+che disse necessaria una legge che scacciasse dalle città
+questi poeti, i quali coll’esempio e l’autorità di nefandissimi
+Dei, col solletico di turpissimi versi, empievano
+ogni cosa d’ignominiose libidini e devastazione morale?
+Che fanno, adunque, i nostri principi cristiani? Perchè
+dissimulano questi mali? Perchè non mettono fuori una
+legge che scacci dalle città, non solo questi falsi poeti,
+ma anche i loro libri, e quelli degli antichi che discorrono
+di cose meretricie, che lodano i falsi Dei? Gran fortuna
+sarebbe se questi libri venissero distrutti, e vi rimanessero
+solo quelli che incitano a virtù.»&#8205;<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a>
+</p>
+
+<p>
+Queste son di quelle parole, sopra cui molti fondarono
+le loro accuse contro al Savonarola: ma noi
+<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span>
+abbiamo già visto più volte, come esse non sono che parole,
+e come nel fatto egli teneva carissimi tutti i tesori dell’arte
+antica e moderna; sebbene, trascinato qualche volta
+nel calore del discorso, sembrasse trascorrere ad una eccessiva
+severità. Questo era, però, divenuto scusabile
+per la corruzione di que’ tempi, nei quali s’era abbandonata
+la vera, la nobile e forte poesia, onde correre
+dietro alle oscenità che quasi unicamente si tenevano
+in pregio. «Ei vi son pure fra gli antichi;» così continuava
+il Savonarola, «di coloro che sdegnarono le cose
+turpi, che esaltarono le azioni generose di uomini forti:
+costoro bene usarono la poesia, ed io non posso nè debbo
+condannarli.&#8205;<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a> Nondimeno, anche questi migliori poeti
+pagani vanno studiati dopo una sana e ferma educazione
+cattolica. Si sottraggano questi libri dagli occhi dei giovanetti,
+sino a che essi non abbiano bevuto il primo latte
+dalle dottrine cattoliche, e che queste non sieno bene
+impresse nelle loro tenere menti. Non è di poco momento
+il cominciare ad avviare i giovanetti in una via
+piuttosto che in un’altra; anzi è molto, anzi è tutto,
+giacchè il principio è più che la metà delle cose. Per me,
+stimo assai meglio avere i Cristiani ornati di buoni costumi
+e splendere di minore eloquenza; che vederli,
+a cagione della eloquenza, rendersi indegni del nome di
+Cristo.»&#8205;<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a>
+</p>
+
+<p>
+Viene, finalmente, il Savonarola a considerare la
+poesia in rapporto alla religione, e dice: «Quando un
+poeta non volesse cantare altro che le lodi della religione,
+<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span>
+potrebbe certamente riuscirle di decoro: di utile
+vero non mai. Lo spirito solo vivifica, la lettera uccide:
+l’onore e la gloria che cerca il poeta stanno sempre nell’arte
+che adopera, non già nel soggetto che tratta:
+come mai potrà egli, in questo modo, essere utile alla
+religione, innanzi a cui ogni altro umano interesse
+sparisce? L’esempio d’una poverella ignorante e semplice,
+che inginocchiata prega fervidamente, reca agli
+animi un utile assai maggiore del poeta o del filosofo
+che celebrano pomposamente le lodi del Signore: il cuore
+di quella è riscaldato dalla fede; la mente di questi è
+piena di mondana vanità.»&#8205;<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a>
+</p>
+
+<p>
+Di certo, molti potranno trovare questo un modo
+soverchiamente esclusivo di considerare le cose: nondimeno,
+esso parte da una critica assai più sana di
+quello che non si crederebbe a prima giunta. L’arte,
+in vero, vive in un mondo suo proprio, nel quale
+ritrova il suo fine e basta a sè stessa. Coloro che,
+credendo nobilitarla, l’hanno voluta ridurre ad esser
+mezzo di un fine morale, politico o religioso, l’hanno
+sempre fatta scendere al grado della prosa. Ed infatti,
+niun poema, o quadro, o musica restò mai immortale
+per lo scopo, quanto si voglia nobile e generoso, che
+s’era proposto; mentre parecchi lavori valicarono secoli
+di molte civiltà, sebbene si fossero proposto un fine
+assai poco lodevole. Onde il Savonarola non ebbe già un
+concetto poco adequato dell’arte; egli anzi ne aveva compreso
+la vera indole: il suo torto fu, piuttosto, di avere
+qualche volta troppo poco considerato quanto la coltura
+della mente nobiliti il cuore, e come il mondo dell’arte
+sublimi gli animi. Egli, allora, si scagliava con parole
+troppo severe contro quella filosofia nella quale era così
+<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span>
+valente, contro quella poesia che pure aveva tanto amata.
+Ma andarono assai lungi dal vero coloro che vollero
+crederlo insensibile alla sublime armonia del vero,
+all’arcana musica del bello. Chi, infatti, gli diè conforto
+e coraggio nelle dure prove della giovanezza, se
+non la filosofia? Chi fu confidente de’ suoi primi dolori,
+se non la musica e la poesia? I suoi versi attestano
+ch’egli non fu indegno cultore di quelle muse,
+di cui alcuni lo vorrebbero chiamare cieco dispregiatore.
+E se essi non meritano sempre il nome di vera poesia;
+non pérdono, però, mai una loro particolare originalità
+ed altezza di concetti, che li rende preziosi a conoscere
+la nobiltà dell’animo di chi li scrisse: onde noi
+veniamo ora a prenderli in esame.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene questi versi trattino sempre soggetti religiosi,
+pure si dividono in due ordini assai diversi, e
+confermano singolarmente ciò che il Savonarola aveva
+detto intorno all’indole ed ai vari generi della poesia.
+Egli scrisse le <i>Canzoni</i> principalmente nella sua giovinezza,
+quando ancora non era divenuto estraneo
+al mondo, quando amava ardentemente le lettere, e
+scriveva solo per dare sfogo alla piena degli affetti interni.
+Le <i>Laudi spirituali</i>, che sono in assai maggior
+numero, furono scritte in età più matura, con un fine
+unicamente religioso, e per combattere i Canti Carnascialeschi,
+che avevano allora grandissima voga nel popolo.
+In queste <i>Laudi</i>, noi sentiamo subito d’esser fuori
+del libero campo dell’arte e della poesia: il metro, la
+forma e, quasi, le idee stesse vengono suggerite e determinate
+da un’altra poesia colla quale si mettono in
+opposizione. L’autore scrive sulla stessa musica dei
+Canti Carnascialeschi; ne segue l’andamento, e cerca di
+mettere a contrasto con ognuna di quelle bestemmie,
+una parola di religione e di fede. E così, postosi volontariamente
+<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span>
+sopra un letto di Procuste, viene dallo stesso
+antagonismo obbligato ad imitare quei versi che sono
+poveri d’idee e pieni d’artificiosi concetti; onde è costretto
+ad una miserabile industria di parole e di
+sofismi. Non è, quindi, da maravigliarsi se in queste
+<i>Laudi</i> non si trovi la vera poesia: si potrebbe piuttosto
+notare che esse conservano, quasi sempre, una
+certa temperanza, un certo decoro e buon senso.
+Quando Girolamo Benivieni, poeta al suo tempo famoso,
+volle tentare lo stesso genere di poesia,&#8205;<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a> egli balestrò,
+assai spesso, non solamente fuori dell’arte, ma
+anche del senso comune; e cantando la gioia ed il sollazzo
+di divenir pazzo per amor di Gesù,&#8205;<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a> poteva dar
+nome di poesia a questi versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">To’ tre once almen di speme,</p>
+<p class="i02"> Tre di fede e sei d’amore,</p>
+<p class="i02"> Due di pianto, e poni insieme</p>
+<p class="i02"> Tutto al foco del timore:</p>
+<p class="i01">Fa dipoi bollir tre ore;</p>
+<p class="i02"> Premi, in fine, e aggiungi tanto</p>
+<p class="i02"> D’umiltade e dolor, quanto</p>
+<p class="i02"> Basta a far questa pazzía.&#8205;<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Vicino a questi versi, le Laudi del Savonarola risplendono
+di bellezza: il concetto ne è più semplice, il sentimento
+più spontaneo, lo scopo più pratico e morale. Ne riportiamo
+una, che fu scritta nello stesso anno in cui si formava
+il nuovo governo:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Viva, viva in nostro core</p>
+<p class="i01">Cristo re, duce e signore!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ciascun purghi l’intelletto,</p>
+<p class="i01">La memoria e volontade,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span></p>
+<p class="i01">Del terrestre e vano affetto:</p>
+<p class="i01">Arda tutto in caritade,</p>
+<p class="i01">Contemplando la bontade</p>
+<p class="i01">Di Gesù re di Fiorenza;</p>
+<p class="i01">Con digiuni e penitenza</p>
+<p class="i01">Si riformi dentro e fore.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Se volete Jesù regni,</p>
+<p class="i01">Per sua grazia in vostro core,</p>
+<p class="i01">Tutti gli odii e pravi sdegni</p>
+<p class="i01">Commutate in dolce amore;</p>
+<p class="i01">Discacciando ogni rancore,</p>
+<p class="i01">Ciascun prenda in sè la pace:</p>
+<p class="i01">Questo è quel che a Gesù piace.</p>
+<p class="i01">Su nel Cielo e qui nel core.&#8205;<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a></p>
+<p class="i01">. . . . . . . . . . . . . .</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Parecchie furono le Laudi che scrisse il Savonarola,
+ed alcune se ne trovano tuttora inedite: ma queste aggiungono
+assai poco al suo nome di poeta; perchè, oltre
+ad avere tutti i medesimi difetti delle altre, vi mancò
+l’ultima mano dell’autore, e restarono, perciò, incompiute.&#8205;<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a>
+</p>
+
+<p>
+Quando, però, il Savonarola abbandona quei vincoli
+e quella servitù che il soggetto stesso delle Laudi
+gl’imponeva; quando i suoi versi non debbono essere
+mezzo e strumento d’uno scopo estraneo alla poesia, e
+la voce esce libera e spontanea dal petto suo; allora egli
+può dire: «Son poeta anch’io.» Questo gli avvenne
+più volte nelle sue Canzoni, scritte quasi tutte nella
+prima giovanezza; quando l’animo ancora travagliato
+dalle passioni, non era stato rapito in quei celesti diletti
+<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span>
+che gli fecero soverchiamente disprezzare il mondo.
+In quelle <i>De ruina Ecclesiæ</i> e <i>De ruina mundi</i>, noi
+già ammirammo una rozza vigoria, ed un poetare, sebbene
+trascurato nella forma, pure energico e forte.
+In altre Canzoni troviamo, invece, che non manca una
+gran delicatezza di sentire, espressa non senza eleganza
+di forma; come si può vedere in alcune parti di quella
+che incomincia:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Quando il soave e mio fido conforto,</p>
+<p class="i02"> Per la pietà della mia stanca vita,</p>
+<p class="i02"> Con la sua dolce citara fornita</p>
+<p class="i02"> Mi trae dall’onde al suo beato porto,</p>
+<p class="i02"> Io sento al core un ragionare accorto.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E così nell’altra a Santa Maria Maddalena,&#8205;<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a> nella quale
+è descritto, con molto affetto, la Santa che viene rapita
+in cielo da Gesù Cristo:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i05"> E tutto il suo cor arde,</p>
+<p class="i01">E nell’amor di Dio non si raffrena.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Ma per dare un esempio di queste Canzoni, ne portiamo,
+per intero, una che fu scritta in lode di Caterina
+de’ Vegri, nata l’anno 1463, e canonizzata poi dalla corte
+di Roma nel 1724.
+</p>
+
+<p class="pad1 center">
+I.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Anima bella, che le membra sante,</p>
+<p class="i02"> Salendo al ciel, abbandonasti in terra,</p>
+<p class="i02"> Per far fede fra noi dell’altra vita;</p>
+<p class="i02"> Or ch’è fornita pur la lunga guerra,</p>
+<p class="i02"> Ove giammai non fusti isbigottita,</p>
+<p class="i02"> Nè mai voltasti al Sposo tuo le piante;</p>
+<p class="i06"> Sei gita a lui davante</p>
+<p class="i02"> Col cor pudico e con la mente pura,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span></p>
+<p class="i02"> Per trionfar della tua gran vittoria,</p>
+<p class="i06"> In sempiterna gloria,</p>
+<p class="i02"> Fuor di quest’aspra e cieca vita dura,</p>
+<p class="i02"> Là dove ormai con Cristo sei secura.</p>
+</div></div>
+
+<p class="center">
+II.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Il sacro corpo ben dimostra quanto</p>
+<p class="i02"> Esaltata t’ha Iddio nell’alto cielo:</p>
+<p class="i02"> È la virtude che fra noi si vede,</p>
+<p class="i02"> Spirto gentil, esempio al mondo felo,</p>
+<p class="i02"> Fiamma celeste alle coscienze frede,</p>
+<p class="i02"> E degli afflitti è refrigerio santo!</p>
+<p class="i06"> Chi con devoto pianto</p>
+<p class="i02"> A te s’inchina, Vergine beata,</p>
+<p class="i02"> Sciolto riman da mille pensier frali;</p>
+<p class="i06"> Perchè quanto tu vali</p>
+<p class="i02"> Dinanzi a Cristo, o sposa coronata,</p>
+<p class="i02"> Il ciel il vede e ’l mondo ove sei nata!</p>
+</div></div>
+
+<p class="center">
+III.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Da mille parti, sol per fama, core</p>
+<p class="i02"> Diverse genti a rimirar le membra</p>
+<p class="i02"> Che, essendo spente, par che viva ancora,</p>
+<p class="i02"> E del suo spirto par che si rimembra.&#8205;<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a></p>
+<p class="i02"> Ogn’uomo il vede, quivi ogn’uom l’adora,</p>
+<p class="i02"> E pien di maraviglia gli fa onore.</p>
+<p class="i06"> Deh! qual selvaggio core</p>
+<p class="i02"> Non lacrimasse forte di dolcezza,</p>
+<p class="i02"> Vedendo l’opre sante e l’umil viso?</p>
+<p class="i06"> Se, adunque, è un paradiso</p>
+<p class="i02"> Il corpo al mondo e tanto qui si prezza,</p>
+<p class="i02"> Che ha a veder di spirto la bellezza?</p>
+<p class="i01">O felice alma, che giammai non torse</p>
+<p class="i02"> Il santo piè dal dritto suo cammino,</p>
+<p class="i02"> Sempre sprezzando quel che ’l mondo brama!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span>
+</p>
+
+<p>
+Se non andiamo errati, in questa canzone è una
+grande delicatezza di squisito ed affettuoso sentire. In
+generale, però, è ben vero che volendo giudicare i
+componimenti poetici del Savonarola solamente dal
+lato dell’arte, dovremmo assai spesso esser molto
+severi; perchè v’è una soverchia e continua negligenza
+della forma, ed il concetto stesso di rado si
+eleva all’altezza d’una vera creazione poetica. Nondimeno,
+questa lettura ci accresce sempre la stima dell’autore;
+perchè quando la vera poesia manca ne’ suoi
+versi, noi la troviamo nel suo cuore; essa non è in
+lui disciplina della mente, ma vita e realtà dell’animo.
+Trasparisce, è vero, a balzi e di rado; ma pure,
+vien fuori tanto più luminosa, quanto meno l’autore
+sembra esserne consapevole.
+</p>
+
+<p>
+Il Savonarola dettò ancora alcuni componimenti latini,
+i quali, sebbene non serbano nessuna misura di verso,
+si possono chiamare poesia, in quanto che prendono
+a modello i Salmi. In uno di essi egli celebra
+le lodi del Signore, e dice: «Io ti cercai per tutto, ma
+non ti trovavo. Interrogai la terra: Sei tu il mio Dio?
+E mi rispose: Talete s’inganna; io non sono il tuo Dio.
+Interrogai l’aria, e mi rispose: Ascendi ancora più alto.
+Interrogai il cielo, le stelle, il sole; e mi risposero: Colui
+che ci ha fatto dal nulla, quegli è Iddio; esso empie
+il cielo e la terra, esso è nel tuo cuore. Io, adunque, o
+Signore, ti cercavo lontano, e tu eri vicino. Interrogai
+allora gli occhi, se tu eri entrato per essi; e risposero di
+non conoscere che i colori. Interrogai l’orecchio, e rispose
+di non conoscere che il suono. I sensi, adunque,
+non ti conoscono, o Signore; tu sei entrato nell’anima
+mia, tu sei nel mio cuore, ed operi in me quando io
+faccio le opere di carità.»&#8205;<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a> E così vi è sempre, in ciò che
+<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span>
+scrive il Savonarola, qualche cosa che lo spinge in alto:
+vi è una santa e nobile aspirazione che, rompendo l’involucro
+d’una forma spesso ostinatamente ribelle, ci fa
+sentire la sua grandezza morale; ed obbliga ciascuno a
+riconoscere, che se egli non era sempre poeta, poteva
+però esser sempre soggetto d’altissima poesia.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL VOLUME PRIMO.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE DEL VOLUME PRIMO.</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">LIBRO PRIMO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">La gioventù del Savonarola, ed i suoi primi lavori.<br> [1452-1494.]</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">I.</td> <td>Dalla nascita del Savonarola, alla sua entrata nel chiostro.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">Pag. 1</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">II.</td> <td>Dalla sua entrata nel chiostro, sino alla prima venuta in Firenze.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">21</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">III.</td> <td>Lorenzo il Magnifico e i Fiorentini del suo tempo.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">37</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IV.</td> <td>Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica.</td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">49</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">V.</td> <td>Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia, ritorno a Firenze.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">67</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VI.</td> <td>La filosofia del Savonarola.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-1">84</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VII.</td> <td>I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la sua interpretazione della Bibbia.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-1">101</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VIII.</td> <td>Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il Magnifico. Predica sulla prima Epistola di San Giovanni.</td> <td class="pag"><a href="#cap8-1">118</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IX.</td> <td>Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; elezione d’Alessandro VI. Viaggio del Savonarola a Bologna: separazione di San Marco dalla Congregazione Lombarda: riforma del Convento.</td> <td class="pag"><a href="#cap9-1">135</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">X.</td> <td>Il Savonarola espone i punti principali della sua dottrina, nell’Avvento del 1493: predice la venuta dei Francesi, nella Quaresima del 1494.</td> <td class="pag"><a href="#cap10-1">159</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">LIBRO SECONDO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">Il Savonarola entra nella vita politica.<br> [1494-1495.]</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">I.</td> <td>La venuta dei Francesi in Italia.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">Pag. 177</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">II.</td> <td>I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola va ambasciatore al campo francese.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">III.</td> <td>Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in Firenze; suo trattato colla repubblica, e partenza.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">211</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IV.</td> <td>Condizione politica di Firenze, dopo la partenza dei Francesi. Il Savonarola propone la forma del nuovo governo.</td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">228</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">V.</td> <td>Formazione del nuovo governo per opera del Savonarola. Si costituisce il Consiglio Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si riordinano le gravezze, riducendole tutte alla Decima o imposta fondiaria. Discussione nella quale si vince la legge che decreta la pace universale, e l’appello <i>delle sei fave</i>, o sia l’appello dagli Otto al Consiglio Maggiore. Si stabilisce il tribunale della Mercatanzia, o di Commercio: gli Accoppiatori depongono il loro ufficio: i Parlamenti sono aboliti: si fonda il Monte della Pietà. Opinione dei politici italiani sulle riforme operate dal Savonarola.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">252</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VI.</td> <td>Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">289</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VII.</td> <td>Vari partiti si cominciano a scorgere in Firenze. Il Savonarola predica nelle feste, <i>sopra i Salmi</i>; nella quaresima, incomincia colle prediche <i>sopra Giobbe</i> la riforma generale dei costumi, ed ottiene grandissimo successo. Conversione di Frà Benedetto.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-2">309</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">LIBRO TERZO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">Il Savonarola in lotta con Roma. Pericoli della Repubblica Fiorentina.<br> [1495-97.]</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">I.</td> <td>Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano Piero de’ Medici a tentare il suo ritorno in Firenze. Il Savonarola predica contro la tirannide e contro i Medici: questi vengono respinti.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">Pag. 335</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">II.</td> <td>Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del papa: sua risposta. Un nuovo breve gli sospende la predicazione; ma i Dieci ne ottengono dal papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il cappello cardinalizio, ed egli lo rifiuta.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">354</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">III.</td> <td>Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la quaresima del 1496.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">377</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IV.</td> <td>Scritti diversi intorno alla dottrina del Savonarola. Lettere che gl’indirizzano vari principi, e sue risposte. Colloquio del Papa coll’ambasciadore fiorentino. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica nelle feste <i>sopra Rut e Michea</i>.</td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">397</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">V.</td> <td>Strettezze della repubblica, e rovesci nella guerra contro Pisa. Morte di Piero Capponi. Minacce degli Alleati, che chiamano l’imperatore Massimiliano in Italia. Nuovi brevi del papa contro al Savonarola, e sue risposte. La repubblica assediata in Livorno dagl’Imperiali e dagli Alleati. Il Savonarola, intanto, ritorna sul pergamo. Si scampa maravigliosamente da ogni pericolo.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">425</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VI.</td> <td>Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone delle nuove leggi. Si celebra il carnevale col <i>bruciamento delle vanità</i>. I Frati di San Marco comprano la libreria dei Medici. Idee del Savonarola intorno al bello; sua difesa della poesia; suoi componimenti poetici.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">457</a></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<hr>
+
+</div>
+
+<div class="errata">
+
+<p class="center large"><b>Errata-corrige.</b></p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="center"><i>Errori.</i></td> <td class="center"><i>Correzioni.</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Vol. I, pag. 203, nota 1.</td> <td>mutava ogni giorno</td> <td>mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<hr>
+
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span><i>Practica de ægritudinibus; De pulsibus; Canonica de Febribus</i>.
+Scrisse anche un trattato d’igiene: <i>Trattato utilissimo di molte regole
+per conservare la sanità, dichiarando qual cose sieno utili da
+mangiare e quali triste</i>. In Vinegia, 1554.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Frà Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i> MS. Bibl. Magliab., Cl. <span class="smcap lowercase">XXXIV</span>,
+cod. 7, nel principio. Di questo amico e discepolo del Savonarola
+avremo altrove occasione di parlare. Il <i>Vulnera diligentis</i> è un opuscolo
+in cui si difende la vita e la dottrina del Savonarola, e vi si
+danno spesso notizie preziose.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Furono: Ognibene, che si dette alle armi; Bartolommeo, di
+cui non si conosce bene la professione; Girolamo; Marco, che col
+nome di Fra Maurelio vestì poi l’abito di San Marco per le mani
+del fratello; Alberto, che si distinse nella medicina. Delle donne,
+Beatrice restò sempre nella casa paterna; Chiara invece si maritò,
+ma rimasta vedova tornò anch’essa a vivere colla madre ed il fratello
+Alberto. Burlamacchi, <i>Vita del Savonarola</i>. Lucca 1764, p. 3.
+Questo scrittore fu frate di San Marco, e conobbe il Savonarola:
+Gio. Franc. Pico della Mirandola, autore anch’esso d’una vita del Savonarola,
+ne fu pure amico ed ammiratore; onde queste due biografie
+sono la sorgente principale di tutte le notizie intorno al Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>L’anno preciso è incerto. Il Fossi (<i>Catalogo</i>) dice: «Eius
+obitus contigisse videtur circa finem anni 1461, vel tardius.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>Jo. Franc. Pici, <i>Vita</i> ec.; Parisiis 1674, p. 9.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>Frà Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i>, MS. lib. I, cap. VIII. Burlamacchi,
+<i>Vita</i> ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Tanti almeno gliene dánno gli storici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Muratori, <i>Antichità Estensi</i>; Sismondi, <i>Hist. des Répub. Ital</i>.,
+chap. <span class="smcap lowercase">LXXVIII</span>; Litta, <i>Famiglie italiane</i>; Tiraboschi, <i>Storia della
+Letteratura</i>, tomo VI, cap. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Lettera al padre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Il Meier ha stampato invece <i>chi</i>; meglio forse per la grammatica,
+ma non è secondo l’originale. A questo autore si deve però
+l’onore di avere il primo pubblicate le poesie del Savonarola, nell’appendice
+alla sua pregevolissima biografia dello stesso; lavoro
+quasi non conosciuto in Italia. <i>Girolamo Savonarola aus grossen
+Theils handschriftlichen Quellen dargestellt von Fr. Karl Meier;
+Berlin 1836</i>. Per le poesie del Savonarola, vedi l’edizione di Firenze
+1847.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, p. 5; Jo. Franc. Pici, <i>Vita</i> etc., p. 9.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span>Questo amore del Savonarola, lungo tempo sconosciuto, vien
+raccontato da frà Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i>, MS. lib. I, Cap. IX.
+Ed anche qui dobbiamo rendere giustizia al Meier, che è stato primo a
+servirsi e valutare l’importanza di questi scritti di frà Benedetto; sebbene
+assai più tardi furono ritrovati in Italia, e fatti conoscere come
+cosa nuova da chi non avea letto il Meier.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note13">
+<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&#160;&#160;</span>Nella medesima poesia, <i>De ruina mundi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note14">
+<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la lettera del Savonarola al padre, della quale or ora
+parleremo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note15">
+<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&#160;&#160;</span>Il Savonarola stesso riferisce questo fatto nelle sue prediche,
+dicendo che <i>una parola</i> gli rimase così fortemente impressa nel cuore,
+da non poterla mai più dimenticare, e dopo un anno era frate. Su
+questa parola però egli tenne sempre un segreto quasi misterioso, e
+non volle dirla neppure ai suoi più intimi amici. Vedi Pico, Burlamacchi,
+Fra Benedetto ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note16">
+<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&#160;&#160;</span>Lettera al padre, come sopra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note17">
+<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&#160;&#160;</span>Fra Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i>, lib. I, cap. X.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note18">
+<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&#160;&#160;</span>Questa lettera è riportata testualmente da tutti i biografi,
+ma da tutti scorrettamente. Il conte Carlo Capponi, avendone trovato
+l’autografo, ha potuto restituirla alla sua vera lezione in un
+opuscolo pubblicato in occasione delle nozze di suo fratello. Noi la
+daremo nell’epistolario del Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note19">
+<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&#160;&#160;</span>Noi daremo nell’Appendice questo scritto, fino ad ora non
+solo inedito, ma creduto inevitabilmente perduto. Il Signor Aquarone,
+in una biografia dei Savonarola che va pubblicando in Piemonte,
+crede che l’operetta <i>Sul dispregio del mondo</i> non sia altro
+che una poesia, la quale trovasi nella Magliab., Classe VII, cod. 365.
+Ma il MS. posseduto dal Gondi toglie ogni dubbio, perchè vi si trova
+scritto: «Ricordo come alli 24 aprile, che fu il dì di San Giorgio
+del 1475, Gerº mio figlio studente nell’arte (intendi della medicina),
+si partì di casa e andò a Bologna, et entrò nelli frati di
+San Domenico per stare et essere frate, e lassome a mi Nicolò
+della Savonarola suo padre, le imp<sup>te</sup> confortationi per mio contento.»
+Questo scritto insieme colla lettera mandata dal Savonarola
+al padre, restarono nella sua famiglia sino al 1604, quando uno dei
+Gondi, sempre devotissimi alla memoria del frate, chiese a Marco
+Savonarola di vederli. Questi li accompagnò con una lettera, dicendo
+che li mandava colle lacrime agli occhi, e si raccomandava
+che fossero rimandati a posta corrente. Ma tanto la lettera al padre,
+che pare sia l’autografo stesso, come lo scritto sul <i>Dispregio del
+mondo</i>, che è una copia antica, rimasero sempre appresso i Gondi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note20">
+<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&#160;&#160;</span>Anche questa lettera è inedita (nella bibl. Riccardiana), e
+sarà da noi pubblicata nell’epistolario.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note21">
+<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&#160;&#160;</span>Oltre del Pico e del Burlamacchi, frà Benedetto descrive minutamente
+la figura del Savonarola, tanto nel suo <i>Vulnera diligentis</i>,
+quanto nel <i>Cedrus Libani</i>, poemetto scritto in onore del Savonarola,
+citato la prima volta dal Meier, pubblicato poi dal Padre Marchese
+nell’Archivio Storico. Oltre di ciò, vi sono del Savonarola tre ritratti,
+notevoli anche come bei lavori di arte. Uno di essi trovasi nella
+Galleria degli Uffizi, ed è una mirabile incisione in corniola, fatta da
+Giovanni delle Corniole; un altro fu dipinto da frà Bartolommeo
+sotto le immagini di San Pietro martire, forse per essere stato lavorato
+dopo la morte del Savonarola, e trovasi nell’Accademia di
+Belle Arti in Firenze; un terzo finalmente, anche dipinto da fra
+Bartolommeo, è posseduto dal Signor Ermolao Rubieri. Questi tre
+ritratti lo rappresentano sotto tre diversi aspetti. Nel primo è scolpita
+la fierezza dell’oratore che fulmina i vizi, e profetizza la rovina
+d’Italia: la sua faccia è concitata, il suo occhio quasi fiammeggia. Nel
+secondo è dipinta tutta la bontà e dolcezza del martire: nel terzo
+è il santo rapito alla contemplazione delle cose celesti. Si potrebbero
+citare moltissimi altri ritratti; ma non così autentici, nè di
+contemporanei. Vogliamo però rammentare una vecchia tavola che
+si trova in San Marco, la quale, sebbene assai sciupata e senza alcun
+merito d’arte, non manca d’una certa forza d’espressione. Tutti
+i ritratti dipingono il Savonarola col cappuccio in testa, eccettuatone
+solo quello dell’Accademia di Belle Arti, nel quale
+si vede che il giro del suo cranio mancava verso il vertice:
+ragione, secondo alcuni, che gli facea portar sempre il capo
+coperto. Diremo altrove delle molte medaglie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note22">
+<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&#160;&#160;</span><i>Poesie del Savonarola</i>. Canzone II, col comento dello stesso
+autore. Firenze 1847.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note23">
+<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&#160;&#160;</span>Jacopo Ammannati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note24">
+<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, chap. LXXXIII; Muratori, <i>Antichità Estensi</i>, nella
+vita del Duca Ercole I.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note25">
+<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&#160;&#160;</span>Vedi Sismondi, Leo, ec.; Steph. Infessuræ, <i>Diarium Curiæ
+Romæ</i>, in Jo. Ge. Eccardi, <i>Corpus historicorum medii ævi</i>, tomo II.
+Lipsia 1723; Platina <i>de Vitis Pontificum</i>, Basil. 1529. Vedi anche
+Rudelbach, <i>H. Savonarola und seine Zeit, aus den Quellen dargestellt.
+Hamburg. 1835. Einleitung: die Signatur des fünfzehnten Jahrhunderts.
+1. Pabstmacht</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note26">
+<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&#160;&#160;</span>A. Politiani, <i>De Pactiana conjuratione historia sive commentarium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note27">
+<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&#160;&#160;</span><i>Lettera</i> alla madre, scritta da Pavia il dì della conversione
+di San Paolo 1490. Lo stesso ripetè spessissimo nelle sue prediche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note28">
+<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&#160;&#160;</span>Vedi Tiraboschi, <i>Storia della Letteratura</i>, ove parla degli oratori
+sacri del secolo XV. Vedi anche i sermoni di Frà Paolo Attavanti,
+che dal Ficino fu paragonato ad Orfeo; e quelli di Frà Roberto
+da Lecce, il più famoso discepolo di San Bernardino. Questi però
+avea avuto una grandissima semplicità ed ingenuità, della quale
+s’era già perduta ogni traccia nel cadere del secolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note29">
+<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note30">
+<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, cap. LXXXVIII.; Leo, lib. V, § VII.; Steph.
+Infessuræ <i>Diarium</i> etc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note31">
+<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&#160;&#160;</span>Padre Vincenzo Marchese, <i>Storia di San Marco</i>, Libro I.
+Firenze, Le Monnier, 1855. In questo lavoro, scritto con molta eleganza
+di stile e con uguale diligenza e precisione, si trova un gran
+numero di notizie tanto sul convento, come sulla vita di Sant’Antonino.
+Chi volesse ancora più minuti particolari, veda: la <i>Summa
+historialis</i>, o <i>Chronicon</i> dello stesso santo, con le aggiunte del
+P. Pietro Maturo gesuita. <i>Lugduni</i> etc. <i>ap. Junctas</i>, 1585 e 86,
+vol. III.; Castiglioni, Vita di Sant’Antonino. Ciò che riguarda le
+istituzioni di beneficenza, può vedersi più minutamente nel Passerini,
+<i>Storia degl’Istituti di Beneficenza in Firenze</i>. Vedi anche Richa, <i>Notizie
+storiche delle chiese di Firenze; Annales Conventus S. Marci</i>;
+Fabroni, <i>Vita Magni Cosmi Medicei</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note32">
+<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&#160;&#160;</span>Nacque nel 1448, governò dal 1469 al 1492. Noi non istaremo
+ad empiere questo capitolo d’inutili citazioni. Sono troppo noti gli
+autori che parlano di Lorenzo de’ Medici, perchè vi sia bisogno di
+citare i loro nomi. Diremo solamente che il Roscoe (<i>The life of Lorenzo
+de’ Medici</i>), a cui tutti ricorrono, si è la guida meno sicura
+che vi sia. Varrebbe assai meglio rivolgersi al Fabroni (<i>Vita Laurentii
+Medicis</i>), che il Roscoe ha quasi saccheggiato, così nel testo
+come nell’appendice. Lorenzo dei Medici va studiato innanzi tutto
+nei suoi scritti (<i>Poesie di Lorenzo de’ Medici</i>, Firenze 1825, 4 vol.
+in-4; <i>Canti Carnascialeschi</i>, nella collezione del 1750), e nelle molte
+opere dei contemporanei che scrissero liberamente, e non per corteggiarlo.
+Non poca luce sulla vita di Cosimo e di Lorenzo dei Medici
+dànno le <i>Opere inedite</i> del Guicciardini, che si vanno ora pubblicando
+in Firenze, per cura dei conti Guicciardini, con le illustrazioni
+di Giuseppe Canestrini. Vedi specialmente il Dialogo sul <i>Reggimento
+di Firenze</i>, nel 2º vol. Anche alcuni dei <i>discorsi</i> di Iacopo Nardi,
+che si trovano inediti nella Riccardiana (Cod. 2022), possono servire
+di conferma a tutti i nostri giudizi sul dominio dei Medici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note33">
+<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&#160;&#160;</span><i>Ancora che fosse nelle cose veneree maravigliosamente involto.</i>
+Machiavelli, <i>Istorie fiorentine</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note34">
+<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&#160;&#160;</span>Poesie di Franco Sacchetti, Canzone IV; nei <i>Lirici Italiani</i>,
+Firenze 1839.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note35">
+<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&#160;&#160;</span>Fra questi, il famoso Pico della Mirandola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note36">
+<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&#160;&#160;</span>Cosimo tornò dall’esilio l’anno 1434; Lorenzo, come abbiamo
+detto, non cominciò a dominare che nel 1469.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note37">
+<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il Guicciardini, <i>Del reggimento di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note38">
+<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&#160;&#160;</span>Chi volesse, potrebbe nel Sismondi trovare l’elenco dei moltissimi
+cittadini fatti da Lorenzo condannare a morte per causa politica:
+la più parte erano di nobili famiglie. Vedi anche il Guicciardini,
+<i>Del reggimento di Firenze</i>, pag. 43 e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note39">
+<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&#160;&#160;</span>A questo proposito, citeremo un lavoro pubblicato recentemente
+in Inghilterra: <i>The life of Michael Angelo Buonarroti, also
+Memoirs of Savonarola, Raphael and Vittoria Colonna</i> by John
+S. Harford; in two volumes, London 1857. Questo lavoro contiene
+molte notizie su quei tempi; ma sebbene l’autore professi idee politiche
+diverse da quelle del Roscoe, pure ne segue i giudizi letterari.
+Conviene che Lorenzo era un tiranno; vorrebbe però darcelo pel
+più gran poeta del suo tempo, e pel restauratore delle arti belle!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note40">
+<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&#160;&#160;</span>Su questo, niuno può essere giudice migliore di Giacomo Leopardi,
+il quale nel suo <i>Discorso in proposito di una orazione greca
+di G. G. Pletone, e traduzione della medesima</i>, dice che i suoi scritti
+sono dettati «con tanta copia e gravità di sentenze, con tal sanità,
+con tal forza, con tal nobiltà di stile, tanta purità, tanta
+finezza di lingua, che leggendoli, presso che si direbbe non
+mancare a Gemisto ad essere uguale ai grandi scrittori greci,
+di quegli antichi, se non l’essere antico. E questo fu anco il
+parere dei dotti della sua nazione in quel secolo.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note41">
+<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&#160;&#160;</span>Tiraboschi, <i>Storia della letteratura</i>. Bruckeri, <i>Historia philosophiæ</i>;
+Lipsia 1743.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note42">
+<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&#160;&#160;</span>Basilea 1574. Una copia se ne trova nella Marucelliana di
+Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note43">
+<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&#160;&#160;</span>Detto anche <i>Gennadius</i>. La sua risposta trovasi manoscritta
+nella biblioteca imperiale a Parigi. Tutta questa contesa filosofica leggesi
+assai minutamente illustrata nelle <i>Mémoires de l’Académie des
+inscriptions</i>, vol. II, p. 715, <i>Querelles des philosophes du XV<sup>e</sup> siècle</i>, par
+M. Boivin le Cadet. Vedi anche Bruckeri, <i>Historia philosophiæ</i>; Lipsia
+1743, vol. 4, cap. II e III: Leonis Allatii, <i>De Georgiis et eorum
+scriptis diatriba</i> (parla di Giorgio Gemisto, Giorgio Scolario e
+Giorgio da Trebisonda o Trapezunzio), in Alberti Fabricii <i>Bibliotheca
+Græca</i>, vol. X; Hamburgi 1721.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note44">
+<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&#160;&#160;</span>Conosciuto tra noi anche col nome di Giorgio da Trebisonda,
+per la patria dei genitori. Egli era nato a Creta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note45">
+<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&#160;&#160;</span><i>Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis</i>; Venet.
+1523.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note46">
+<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&#160;&#160;</span>Egli mandò fuori due scritti: nell’uno, Bessarionis Card.
+Sabini, Patriarchæ costantinopolitani, <i>De naturâ et arte, adversus
+Georgium Trapezuntium cretensem</i>, raccontò tutta la storia della
+lite; nell’altro, <i>In Calumniatorem Platonis</i>, discusse lungamente
+la quistione filosofica. Nella bella edizione in foglio di quest’opera
+(Venetiis, in ædibus Aldi et Andreæ Soceri MDXVI), il primo
+scritto vi è aggiunto e pubblicato come ultimo libro della stessa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note47">
+<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&#160;&#160;</span>Così chiamavasi l’Aristotele nell’originale greco, a differenza
+di quello che s’era conosciuto solo per mezzo dei commentatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note48">
+<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&#160;&#160;</span>Gemisti Pletonis, <i>De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ
+differentiâ</i>: Bessarionis, <i>In calumniatorem Platonis</i>: Trapezuntii,
+<i>Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note49">
+<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&#160;&#160;</span>L’origine di questa Accademia trovasi dai Ficino stesso narrata
+nella lettera dedicatoria premessa alla sua traduzione latina
+di Plotino. Vedi Ficini <i>Opera</i>; Basileæ, 1576 in fol.º, vol. II, p. 1320.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note50">
+<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&#160;&#160;</span>Fra queste è da menzionare l’opera <i>De legibus</i>, nella quale
+erano esposte le sue opinioni religiose.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note51">
+<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&#160;&#160;</span>Giacomo Leopardi, nel suo <i>Discorso</i> sopra citato, cerca di
+rivendicarne il nome. «Tace la fama al presente di Giorgio Gemisto
+Pletone costantinopolitano; non per altra causa se non
+che la celebrità degli uomini, siccome, possiamo dire, ogni
+cosa nostra, dipende più da fortuna che da ragione......
+Certo è che Gemisto fu de’ maggiori ingegni e più pellegrini del
+tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. Visse onorato dalla
+patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria ed al nome greco
+(o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto caro in Italia....;
+ed ebbe una splendidissima riputazione in questa sua
+nuova patria, e medesimamente nelle altre parti d’Europa, per
+quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere». È
+singolare però, che il Leopardi, così dotto nelle cose greche e
+così preciso in tutto ciò che dice, cada qui in due errori; chiamando
+il Gemisto costantinopolitano, quando egli era del Peloponneso;
+e facendolo venire in Italia dopo la caduta di Costantinopoli,
+quando egli era già morto nel 1451, cioè due anni prima
+della presa di quella città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note52">
+<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&#160;&#160;</span>In età più matura condannò queste opere alle fiamme.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note53">
+<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&#160;&#160;</span>Il Gibbon, <i>Decline and fall</i> etc., osservò con molto acume:
+«So equal, yet so opposite are the merits of Plato and Aristotle,
+that they may be balanced in endless controversy; but some
+sparke of freedom may be produced by the collision of adverse
+servitude». Tutta la fine del cap. LXVI di quest’opera è piena di
+notizie ed osservazioni importanti sul carattere e la dottrina dei
+Greci che vennero in Italia. Vedi anche Meier, <i>Savonarola</i> etc.;
+Zweit: Kap: Ueberblick des Wissenschaftlichen und politischen
+Lebens in Florenz unter den Mediceern.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note54">
+<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&#160;&#160;</span><i>Della religione cristiana</i>. In Fiorenza, presso i Giunti 1568.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note55">
+<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&#160;&#160;</span>Bruckeri, <i>Hist.</i> ec.; Marsilii Ficini <i>Vita, auctore Johanne
+Corsio</i>, pubblicata da Ang. Mar. Bandini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note56">
+<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&#160;&#160;</span>Marsili Ficini, <i>Opera</i>; Basilea, vol. 2 in fol.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note57">
+<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&#160;&#160;</span>Ficini, <i>Epistolæ</i>, lib. III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note58">
+<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&#160;&#160;</span>Lugduni 1567. — È la parte principale della sua opera <i>De vita</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note59">
+<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&#160;&#160;</span><i>Commento alla Divina Commedia</i>: Firenze, per Niccolò de
+la Magna 1481. Vedi propriamente il luogo ove interpetra il
+Veltro allegorico. È singolare che Lutero sia nato proprio nel
+mese di novembre del 1483 o 84, essendovi dubbio sull’anno
+preciso.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note60">
+<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&#160;&#160;</span><i>Discorsi</i>, lib. I, cap. LVI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note61">
+<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&#160;&#160;</span><i>Ricordi politici e civili</i>, Ricordo CCXI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note62">
+<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&#160;&#160;</span>Questa esposizione della dottrina del Ficino è cavata principalmente
+dalla sua <i>Theologia platonica</i>. Vedi Ficini <i>Opera</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note63">
+<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&#160;&#160;</span>Molti sono gli autori che parlano dell’Accademia. Il Ficino
+stesso ne discorre più volte nelle lettere e nelle sue opere. Vedi
+anche <i>Ficini Vita, auctore Corsio</i>. Ne discorrono quasi tutte le storie
+letterarie e filosofiche d’Italia; e così il Fabroni, il Roscoe, il Gibbon:
+ed ultimamente il sig. Harford, nella sua opera più sopra citata
+(<i>Life of Mich. Ang. Buonarroti</i> etc.; London 1858, vol. 2), ha
+scritto sull’Accademia Platonica alcune pagine che, senza aver nulla
+di veramente nuovo, hanno il grandissimo merito di non essere la
+solita ripetizione del Roscoe e del Tiraboschi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note64">
+<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&#160;&#160;</span>Il Cardinal Bembo scriveva al Sadoleto: «Non leggere le Epistole
+di San Paolo, chè quel barbaro stile non ti corrompa il gusto;
+lascia da banda queste baie indegne di uomo grave.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note65">
+<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&#160;&#160;</span><i>Politiani Epistolæ</i>, Lugduni, 1533, vol. 2. — Vedi lettera a
+Tristano Calco scritta nell’aprile 1489, vol. I, pag. 116. Questa lettera
+è stata citata dal Villemain (<i>Cours de Littér. au moyen-âge</i>) ed
+anche dal Guizot; ma, con manifesto errore, essi riferiscono al Savonarola
+ciò che il Poliziano dice del Gennazzano, nominandolo
+espressamente fin dal principio della lettera. — Vedi Niccolò Valori,
+<i>Vita Laurentii Medicis</i>: il Quetif anche dà, nel 2º vol., parecchie
+notizie sul Gennazzano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note66">
+<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&#160;&#160;</span>Non conosciamo di lui alcuna raccolta di prediche, nè a
+stampa nè manoscritte. Vien citato un suo Sermone fatto a papa
+Innocenzo VIII e stampato a Roma; ma è divenuto rarissimo. Nella
+Vaticana ne esiste una copia, o almeno si trova citata nei cataloghi:
+malgrado però molte ricerche, non potemmo ritrovarla.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note67">
+<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&#160;&#160;</span><i>Epistola</i> di Girolamo Benivieni a Clemente VII, in difesa
+della dottrina e profezie del Savonarola. MS. riccardiano, cod. 2022.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note68">
+<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&#160;&#160;</span><i>Processo a stampa.</i> — I processi del Savonarola son due: uno
+è quello stampato nel sec. XV e dipoi dal Baluzio; l’altro fu da noi
+ritrovato, ed avremo occasione di parlarne più a lungo. — Vedi
+anche Padre Marchese, pag. 118; Burlamacchi; Frà Benedetto, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note69">
+<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&#160;&#160;</span><i>Lauda composta l’anno 1484</i>; Poesia VIII, nell’edizione fiorentina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note70">
+<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&#160;&#160;</span>In quanto alla cronologia della Vita del Savonarola, noi dobbiamo
+rendere il debito onore al Padre Marchese, che nella sua
+<i>Storia di San Marco</i> l’ha con molta diligenza riordinata, correggendo
+non pochi errori ch’erano incorsi negli altri biografi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note71">
+<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&#160;&#160;</span>Nel <i>Compendium revelationum</i> e nei suoi Sermoni del 97 e 98, si
+trova più volte ripetuta la storia della sua predicazione. Vedi anche
+il <i>Processo</i>, la <i>Lettera</i> del Benivieni, il Burlamacchi, Frà Benedetto, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note72">
+<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&#160;&#160;</span>Jo. Francisci Pici, <i>Vita</i> ec. Nel cap. V di questa biografia, è
+minutamente esposto come il Savonarola trovasse nella Bibbia le
+prime ragioni che gli persuasero i futuri flagelli dell’Italia e della
+Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note73">
+<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&#160;&#160;</span>Pico, Burlamacchi, Marchese ec. Vedi anche Barsanti, <i>Della
+Storia</i> del Padre Girolamo Savonarola da Ferrara; Livorno 1787.
+Questa biografia, pubblicata senza nome d’autore, sebbene sia fatta
+su quelle del Burlamacchi e del Pico, è pure preziosa, perchè ci dà
+moltissimi brani delle <i>Giornate</i> di Lorenzo Violi, manoscritto importantissimo
+che si è perduto. Pare che questo codice del Violi,
+conservato a tempo del Barsanti dalle Suore di Santa Caterina,
+venisse venduto, non ha molti anni, al libraio Molini, e da lui fosse
+rivenduto probabilmente a qualche inglese; onde se ne è perduta
+ogni traccia. Citeremo qui anche la biografia scritta dal Razzi, altra
+compilazione, ma di minore importanza, che trovasi MS. in molte
+biblioteche. Il Razzi ha raccolto pure molti scritti apologetici intorno
+al Savonarola, e ci ha lasciato un compendio abbastanza esteso
+di tutte le <i>Giornate</i> del Violi. Vedi Cod. riccard. 2012.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note74">
+<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Barsanti, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note75">
+<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&#160;&#160;</span>Zio di quel Giov. Francesco Pico della Mirandola, che scrisse
+la Vita del Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note76">
+<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&#160;&#160;</span>Jo. Pici, <i>Opera</i>; Basil. vol. 2, in fol. — La sua filosofia non era
+altro che una fiacca imitazione del Ficino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note77">
+<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&#160;&#160;</span><i>Lettera</i> a Lorenzo de’ Medici: Idibus Julii 1484. Eran parecchi
+allora quelli che facevano pochissimo conto della poesia di Dante.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note78">
+<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&#160;&#160;</span>Gli scrittori che parlano di Pico della Mirandola sono moltissimi;
+ma il vero giudizio intorno al suo ingegno si potrà cavare solo
+dalla lettura dei due grossi volumi in foglio delle sue opere, che
+versano sopra i soggetti più svariati, non di rado con molta leggerezza,
+ma sempre con un amore del vero ardente e sincero.
+Fra i moltissimi che ragionano di lui, vogliamo citare una miscellanea
+storica, che dà molte notizie esatte e ben raccolte intorno al
+Poliziano, al Pico e a molti altri, e fu pubblicata a Manchester nel 1805
+dal Rev. W. Pair Greswell.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note79">
+<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Pico, Barsanti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note80">
+<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&#160;&#160;</span>Ripetiamo un’altra volta che la cronologia di questi viaggi
+del Savonarola, è stata ordinata tutta dalle ricerche del Padre Marchese:
+<i>Storia di San Marco</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note81">
+<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&#160;&#160;</span>Padre Marchese, <i>Lettere inedite del Savonarola</i>. Lettera I,
+<i>scritta in Pavia, in fretta, il dì de la conversione di San Paulo Apostolo,
+1490</i>. Ne abbiamo riportato solo il senso, avvicinandoci però
+alle parole del testo, per quanto era possibile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note82">
+<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&#160;&#160;</span>Che il Savonarola sia venuto in Firenze la seconda volta, pregato
+da Lorenzo, il quale fu dal Pico indotto a chiamarlo, è un fatto
+che viene narrato in tutte le biografie antiche e moderne. Il signor
+Perrens (<i>Jérôme Savonarole, sa vie, ses prédications, ses écrits</i>;
+Paris 1853, vol. 2.), fondandosi sopra un MS. che egli medesimo
+confessa essere una cattiva parafrasi del Burlamacchi, anzi una
+copia con qualche giunta fatta ad arbitrio, nega il fatto. Ma ognuno
+deve seguir l’originale, piuttosto che una cattiva copia, la quale
+si trova in contradizione con tutte le altre biografie. Neppure può
+aver forza l’altra ragione addotta dal signor Perrens, che scorse
+cioè troppo tempo dal Capitolo di Reggio alla venuta del Savonarola
+in Firenze, e che Lorenzo era uso di esser subito obbedito.
+Potè il Pico non andar subito a Firenze, potè Lorenzo non prendere
+la cosa con calore; ed in ogni caso, un frate non dipendeva direttamente
+dai suoi ordini. Vedi Burlamacchi, p. 15; Barsanti, p. 20;
+Marchese, p. 25; ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note83">
+<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&#160;&#160;</span>Come abbiam detto più sopra, la storia della predicazione
+trovasi non solamente nei biografi, ma si può con maggiore esattezza
+cavar tutta dal <i>Compendio di Rivelazione</i>, e da alcune prediche
+del Savonarola che avremo più tardi occasione di citare. Non
+poche notizie ci han dato ancora il processo a stampa e quello da noi
+scoperto, oltre la lettera del Benivieni e le opere di Frà Benedetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note84">
+<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&#160;&#160;</span>Capitolo IV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note85">
+<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&#160;&#160;</span>Campanella, <i>Metaphysica</i>; Parisiis 1638: si trova nella Magliabechiana.
+Nella Riccardiana e nella Marucelliana si trovano la più parte
+delle altre opere del Campanella. Il Baldacchini di Napoli ne ha
+scritto una biografia assai diligente; il D’Ancona ne ha pubblicato le
+opere politiche (Torino 1851), precedute da una biografia, in cui sono
+notizie importanti. Egli ha però tralasciato di pubblicare e di esaminare
+la <i>Monarchia Messianica</i>; cosa che non sappiamo approvare, perchè
+in quest’opera si trova il complemento di tutto il sistema politico
+dell’autore. Avendo pubblicato la <i>Monarchia Spagnuola</i>, in cui l’Italia
+vien sottomessa a Spagna, bisognava pubblicare l’altra opera, in
+cui Spagna è sottomessa a Roma, che rimane, secondo il Campanella,
+capo del mondo. Quanto al sistema filosofico, si può vedere
+ciò che ne dice il Mamiani nel suo <i>Rinnovamento</i>; quello che ne discorre
+lo Spaventa nei suoi dotti articoli pubblicati nel <i>Cimento</i>, rivista
+piemontese; e l’esame assai minuto che ne ha fatto il Ritter,
+<i>Geschichte der Philosophie</i>; Hamburg 1841-52.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note86">
+<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&#160;&#160;</span>Il Padre Marchese, <i>Storia di San Marco</i>, pag. 164, volle notare
+una somiglianza fra le idee politiche del Savonarola e del Campanella,
+paragonando la <i>Città del Sole</i> col trattato del <i>Reggimento di
+Firenze</i>. Ma le idee politiche dei due frati erano, come vedremo,
+molto diverse: oltre di che, nella <i>Città del Sole</i> trovasi l’<i>utopia</i> del
+Campanella, e non già il sistema ch’egli voleva veramente mettere in
+pratica; quindi mal si paragona al <i>Reggimento di Firenze</i>. Ma di ciò altrove.
+Quanto poi alle opere filosofiche, il Marchese (pag. 104) dice:
+«Abbiamo pertanto in questo compendio un sunto di tutti gli scritti,
+comechè svariatissimi, dello Stagirita.» — Il Meier, così diligente
+nell’esaminare le opere del Savonarola, non dice altro, che: «Aristoteles
+bildet natürlich die Grundlage, doch zeicht sich bei haüfiger
+Berücksichtung des Thomas von Aquino, auch eigenes Urtheil
+und Kritik. Der Stil ist meistens leicht, und ein Streben nach
+Klarbeit und Bestimmtheit nicht zu verkennen.» (<i>Savonarola</i> ec.,
+Erst. Kap., s. 25.) — Anche il Poli, nelle sue addizioni al Tennemann,
+avea notato quest’ordine e chiarezza del Savonarola. — Il
+Rudelbach si occupa solo di cercare le idee protestanti, e quindi tralascia
+affatto gli scritti filosofici. — Il signor Perrens ha il merito di
+aver preso in considerazione questi scritti; ma egli, secondo il suo
+costume, ne traduce dei brani, senza occuparsi di giudicare l’insieme
+delle dottrine. Esprime non pertanto la sua opinione in
+queste parole: «Ces écrits sont, pour ainsi dire, des catéchismes
+sans prétension. <i>L’auteur n’y met rien du sien</i>.» (Vol. II, pag. 308.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note87">
+<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&#160;&#160;</span><i>Aristotelis pene omnia opera, et Platonis abreviati.</i> Nell’Appendice
+daremo questo catalogo, <i>De operibus viri divini non impressis</i>,
+da noi trovato in una biografia latina del Savonarola, MS. passato
+dal Convento di San Marco alla Magliabechiana, I, VII, 28. Nel Convento
+di San Marco a Firenze è una Miscellanea ms. di molte cose
+relative al Savonarola, nella quale si parla anche di varie opere
+inedite, e di moltissimi autografi del Savonarola, ora smarriti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note88">
+<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&#160;&#160;</span>Venetiis, apud Juntas, 1542. Un’altra edizione ne fu fatta a Vittemberga,
+nel 1596. Non sappiamo quali sieno tutte le edizioni più
+antiche. Nella Magliabechiana di Firenze trovasene una della Logica:
+<i>Impressum Pisciæ MCCCCLXXXXII. die XV Augusti, ad laudem individuæ
+Trinitatis</i>. L’Audin cita un’edizione del sec. XV, S. L. A,
+dell’opuscolo: <i>De omnium scientiarum divisione</i> ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note89">
+<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&#160;&#160;</span>Lib. I. 17. «In omni doctrina a notioribus nobis est incipiendum.
+Sic enim facilior est disciplina, quia faciliter magis nota
+ducunt in cognitionem earum quæ sunt nobis ignota vel minus
+nota, quae tamen sunt <i>secundum naturam notiora</i>.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note90">
+<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&#160;&#160;</span>«Homo autem potest facere talem collationem: ratio enim hominis
+inferior, est collativa singularium et intentionum individualium;
+unde ex multis memoriis unius rei colligit experimentum.
+<i>Ex multis autem experimentis fit universalis quadam acceptio de
+omnibus similibus.</i>» Lib. I, 28.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note91">
+<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&#160;&#160;</span>Lib. I, 6, 7, 8, 9, 10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note92">
+<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&#160;&#160;</span>«Illa pars huius scientiæ quæ est de substantia sensibili, prior
+est ea quæ est de insensibili (qui sta per <i>suprasensibili</i>) ordine doctrinæ.»
+Lib. I, 28.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note93">
+<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&#160;&#160;</span>L. XIV, 7. «Intellectus agens est virtus animæ. In anima est
+virtus quædam, per quam anima se ipsam possit reducere in
+actum intelligendi: hoc autem fit per hoc, quod sensibilia fiunt
+acta intelligibilia; quod nullo modo fit nisi a conditionibus individuantibus
+abstrahuntur et fiunt universalia; conditiones autem
+individuantes per phantasmata intellectui afferuntur, seu appropinquantur,
+et per virtutem intellectus agentis similitudo universalis
+resultat in intellectu possibili.» <i>Logica</i>, Lib. XIV, 7.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note94">
+<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&#160;&#160;</span>«Omnis doctrina et omnis disciplina intellectiva fit ex præexistenti
+cognitione. Primum quidem, omnis cognitio intellectiva
+fit præexistenti cognitione sensus. Per sensum enim acquirimus
+cognitionem in intellectu. Quædam igitur intellectus, <i>absque
+discursu et absque doctore, mediantibus sensibus cognoscit</i>;
+sed doctrinam et disciplinam acquirens, vel per se ipsum vel per
+alterum habere non potest sine <i>præexistenti cognitione intellectiva</i>.
+Si enim omnino nihil cognosceret, esset in pura potentia ad cognitionem,
+et ideo se ipsum non posset in actum cognitionis reducere,
+nec per alterum reduci posset.» <i>Logica</i>, Lib. VIII, 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note95">
+<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&#160;&#160;</span>Comp. Phil. L. I, 13. «Cognitio veritatis partim facilis, partim
+difficilis. Facilis quidem est, quia nullus ita expers veritatis
+quin aliquid cognoscat; et licet unus solus parum apponat ad veritatem,
+tamen facile est ut multi faciant magnam veritatis aggregationem,
+et maxime quia nullus est qui erret circa prima principia,
+juxta proverbium: in foribus quis aberret? Difficilis autem
+est, quia <i>difficilis est composita resolvendo usque ad ultimas causas,
+et componentia usque ad compositionem perfectam reducere</i>.»
+Lib. I, 13. Vedi anche Lib. I, 17, 18; L. II, 4; Logica Lib. VIII, 6, 7, 8.
+Dai brani che abbiamo citati, il lettore può facilmente vedere come il
+linguaggio, la forma e molte idee sieno tutte aristoteliche, e come
+malgrado ciò l’insieme della dottrina sia nuovo ed originale. Bisogna
+anche riflettere che, dando lezione a novizi, il Savonarola era forzato
+a prendere quella forma; giacchè nei chiostri allora, e per molti
+secoli dipoi, non si è insegnato altra filosofia che la Scolastica. Oggi
+gli studi vi sono decaduti e non vi fiorisce che la teologia; ma essa,
+come ognun sa, si veste ancora della forma scolastica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note96">
+<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&#160;&#160;</span><i>Comp. Phil. Mor.</i>, Lib. I, 25.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note97">
+<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&#160;&#160;</span>Idem. Lib. I, 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note98">
+<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&#160;&#160;</span>Idem, Lib. III, 23.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note99">
+<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&#160;&#160;</span>Sebbene siasi da alcuni levata a cielo la divisione delle scienze
+fatta da Tommaso Campanella, essa è quasi identica con quella del
+Savonarola, e in fondo non differiscono quasi punto da quella degli scolastici.
+È ben vero che qualche volta si trovano nel Campanella idee
+che farebbero supporre una divisione secondo principii assai più
+alti; ma sono idee che rimangono solo accennate, e spesso anche contraddette.
+Il quadro seguente darà la divisione delle scienze secondo
+il Savonarola, accennando ove il Campanella differisce. Aggiungiamo
+solo, che essi sono in perfetto accordo intorno alle idee sull’importanza
+e natura della teologia.
+</p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td rowspan="6" class="mezz btl bb">FILOSOFIA UNIVERSALE</td> <td rowspan="2" class="mezz btl">REALE</td> <td rowspan="2" class="mezz btl">PRATICA</td> <td colspan="2" class="btl br">MECCANICA</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl mezz">MORALE</td> <td class="btl br"><i>Etica, Economica, Politica.</i><br> Di questi 3 trattati, il Campanella ne fa un solo in tre parti.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td rowspan="4" class="mezz btl bb">RAZIONALE</td> <td rowspan="4" class="mezz btl bb">SPECULATIVA</td> <td class="btl mezz">FILOSOFIA NATURALE</td> <td class="btl br">Campanella: <i>De sensu rerum, De rerum natura.</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl mezz">MATEMATICA</td> <td class="btl br">Campanella: <i>Astrologicorum.</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="btl br">METAFISICA</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="btl bb mezz">LOGICA</td> <td class="btl bb br">Il Campanella divide la Logica <i>Dialettica, Grammatica, Rettorica, Poetica</i>, ec.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note100">
+<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&#160;&#160;</span><i>De divisione</i> etc., Lib. IV. Anche queste parole trovano un singolare
+riscontro nel Campanella. Vedi la sua <i>Poetica</i>, e il trattato
+<i>De libris propriis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note101">
+<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&#160;&#160;</span>Proemio al <i>Trionfo della Croce</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note102">
+<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&#160;&#160;</span>Cap. I.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note103">
+<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&#160;&#160;</span>Si potrebbe citare anche Lorenzo Valla, ingegno arditissimo;
+egli fu il primo che mosse guerra ad Aristotele: lo fece però in un
+senso piuttosto grammaticale che filosofico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note104">
+<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, pag. 5. Pici <i>Vita</i>, pag. 8. «Mirus erat veritatis
+amator, eo usque provectus, eius gratia, ut in his quos coleret
+doctoribus, si quid non placeret, ingenue fateretur.» Fra Benedetto,
+e tutti quelli che conobbero personalmente il Savonarola, ripetono
+le medesime osservazioni. Vedi <i>Vulnera Diligentis</i>, ec. Tutti i
+dotti del secolo XV tennero poi in altissima stima la dottrina filosofica
+del Savonarola. Il Ficino (lettera a Gio. Cavalcanti, 12 dicembre
+1494) ed il Poliziano (lettera a Iacopo Antiquario, giugno 1492)
+lo chiamano uomo per dottrina <i>insigne</i>; Pietro Crinito, nel suo libro,
+<i>De honesta disciplina</i>, lib. I, cap. 3, dice di lui: <i>qui ætate nostra
+in omni prope philosophia maxime præstat</i>. Ma, per concludere, citeremo
+l’opinione d’un uomo che varrà per tutti. Francesco Guicciardini
+fu uno dei grandi ammiratori del Savonarola, come risulterà
+chiaro dalla sua <i>Storia di Firenze</i>, che è per vedere la luce.
+Egli aveva studiato diligentemente le sue opere, fatto alcuni sunti
+delle sue prediche, di cui discorre con grandissima ammirazione.
+Della filosofia, poi, dice che egli era il più valente in Italia, e ne ragionava
+con tanta maestria, da sembrare quasi che <i>lui l’avesse fatta</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note105">
+<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&#160;&#160;</span>Con questa promessa, la Riforma prima tolse allo scetticismo
+ed al materialismo una buona parte del genere umano; poi dètte
+occasione al cattolicismo di combatterla, e nella lotta riprendere
+forza e ringiovanirsi: e questa è opinione approvata dagli scrittori
+più ortodossi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note106">
+<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&#160;&#160;</span><i>Trattato dell’Umiltà.</i> In Firenze, per Antonio Miscomini, a dì
+ultimo di giugno 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495, Venezia
+1538, 1547. L’Audin ne cita altre quattro del secolo XV.,
+S. L. A. — Nella esposizione di questi opuscoli ci atteniamo, secondo
+il nostro uso, per quanto è possibile, al linguaggio stesso dell’autore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note107">
+<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&#160;&#160;</span><i>Trattato o vero sermone della Orazione.</i> Firenze, per Antonio
+Miscomini, 20 ottobre 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495;
+Venezia 1538; quattro del secolo XV, S. L. A.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note108">
+<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&#160;&#160;</span>Firenze 1492, 1495. Venezia 1538, 1547: altre due edizioni
+del secolo XV, S. L. A.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note109">
+<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&#160;&#160;</span>Firenze, per Antonio Miscomini, a dì <span class="smcap lowercase">XVII</span> maggio 1492; 28 carte.
+Una seconda edizione se ne fece nel giugno dello stesso anno, altre
+cinque sono S. L. A. Queste edizioni degli opuscoli del Savonarola
+sono assai eleganti; spesso anche illustrate da incisioni dei
+primi artisti di quel tempo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note110">
+<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&#160;&#160;</span><i>Libro della vita viduale</i>; Firenze, per ser Francesco Bonaccorsi,
+1391; 30 carte. L’Audin cita altre tre edizioni: due S. L. A.;
+una per ser Lorenzo Morgianni, 1486; 26 novembre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note111">
+<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&#160;&#160;</span>Nel principio della Bibbia Magliabechiana (per cui vedi la nota in
+calce a questo Cap.), fra le altre postille autografe, trovasi questa: <i>Conemur
+ita Scripturas exponere, ut ab infidelibus non irrideamur</i>; e ciò,
+in fondo, altro non volea dire, se non che: le mie visioni vengono
+direttamente da Dio; non avrebbero quindi bisogno d’altra conferma,
+se però gli uomini non fossero oggi increduli. Vogliamo qui
+rammentare che queste postille erano scritte per uso tutto privato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note112">
+<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&#160;&#160;</span>«Dictis quæ aperta credimus, cum interjecta aliqua obscuriora
+invenimus, quæri quibusdam stimulis pungimur ut ad aliqua
+altiora intelligendum vigilemus; et tunc obscurius perlata sentiamus
+ea etiam quæ aperta putavimus.» Nelle postille autografe della
+medesima Bibbia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note113">
+<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la nota in calce a questo Capitolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note114">
+<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&#160;&#160;</span>«Ad charitatem, familiaritatemque Christi non pervenerit
+quisquis Sacræ Scripturæ deliciis abundare non contendit.
+</p>
+
+<p>
+»Sic, si familiaritate alicui homini ignoto conjungamur, usu colloquii
+eius etiam cogitationes indagamus, dum alia ex aliis colligimus;
+ex quibus cognoscimus aliud esse quod voces intimant et
+aliud quod sonant: ita summe augendum cum accedimus in Scripturis
+et in eis assuescimus; nam nobis locutiones earum innotescunt....
+</p>
+
+<p>
+»Intelligentia dictorum ex causis est assumenda dicendi, quia
+non sermoni res, sed rei est sermo subjectus. <i>Vide Hilarium.</i> Optimus
+lector dictorum intelligentiam expectet ex dictis, potius quam
+imponat, et retulerit magis quam attulerit, ne cogat id videri
+dictis contineri quod ante lectionem præsumpserit intelligendum.
+Cum ergo de rebus dictis sermo est, concedamus Deo sui cognitionem,
+dictisque eius pia veneratione famulemur.» <i>Ibidem.</i> Queste
+postille sono qualche volta bellissime, e confermano non di rado
+quanto abbiamo già detto sulla indipendenza dell’ingegno del Savonarola.
+Da esse si potrebbero cavare anche dei piccoli trattati inediti,
+delle esposizioni compiute di molti Salmi (vedi, p. es., il Salmo 94
+nella <i>Bibbia Magl.</i>), di moltissime parti dell’Apocalisse ec., che formerebbero
+quasi altrettante operette inedite.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note115">
+<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&#160;&#160;</span>»In exponendis Scripturis, semper grammaticum utamur sensum,
+videlicet literalem primo; et ubi sunt plures sensus, eum
+maxime sequimur quem plures gravioresque sequuntur, <i>præsertim
+cum sequitur eum Ecclesia Romana</i>: non spernentes tamen
+expositiones contrarias aliorum Sanctorum.
+</p>
+
+<p>
+»Circa ea quæ ad fidem pertinent, quædam sunt de substantia,
+ut articuli; et circa hæc non licet contrarium opinari: et quædam
+non sunt de substantia, ut diversæ doctorum expositiones; et circa
+haec contingit opinari contraria.
+</p>
+
+<p>
+»Quia lumine super rationali Scriptura est, non debemus ab
+expositione Sanctorum recedere, maxime in sensu literali, ne labamur
+in hæresim; ne etiam ab infidelibus irrideamur, et falsa pro
+veris asseramus: neque etiam debemus eam exponere contrarie
+ad philosophiam naturalem.» <i>Ibidem.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note116">
+<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&#160;&#160;</span>Egli stesso sembrava temerlo, perchè di continuo noi troviamo
+delle note con cui avverte sè stesso di stare in guardia; come si
+vede in alcune di quelle citate più sopra, e come si può vedere in
+questa: «Cave ne voluntas præcedat intellectum, aut etiam intellectus
+tuus intellectum Dei in Scripturas, ut velis illas exponere
+sicut prius concepisti et tuo sensui aptare: sed potius earum intellectui
+te ipsum accomoda, ut semper dicit Hilarius.»
+</p>
+
+<p>
+Quest’altro pensiero trovasi anche assai spesso ripetuto. «Nec
+etiam ab infidelibus irrideamur et falsa pro veris sumamus, non
+debemus Scripturas exponere contra philosophiam naturalem veram.
+Si nos Dominus doceret aliud per lumen naturale, aliud contrarium
+per lumen supranaturale, aut dicerent homines eum decipere
+aut errare. Ergo Scriptura est summa philosophia vera, quia
+verum vero consonat.» <i>Ibidem.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note117">
+<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note118">
+<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&#160;&#160;</span>Erano messer Domenico Bonsi, Guidantonio Vespucci, Paolo
+Antonio Soderini, Bernardo Rucellai e Francesco Valori. — Vedi
+Burlamacchi, Pico ec. È notevole che quasi tutti e cinque divenissero
+più tardi partigiani del Savonarola, e l’ultimo di essi fosse dipoi il
+più caldo de’ suoi seguaci.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note119">
+<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&#160;&#160;</span>Questi fatti si trovano ripetuti nel Burlamacchi, nel Pico e nella
+lettera di Girolamo Benivieni a Clemente VII, che trovasi nella Riccard.,
+Cod. 2022, e fu pubblicata in calce alla Storia del Varchi,
+ediz. Le-Monnier 1857-58. Vedi anche un sunto della biografia del
+Savonarola intitolato: <i>Extracto d’una epistola Fratris Placidi de
+Cinozzis, ordinis præd. S. Marci de Florentia: de vita et moribus Rev.
+P. F. Hieronymi Savonarolæ</i> ec. (Cod. Ricc. 2053.) Ne parla anche
+Frà Benedetto, che ha scritto sulle profezie del Savonarola un’opera
+che trovasi inedita nella Magliab., Cl. XXXIV, Cod. 7: <i>Secunda Parte
+delle Profezie dello inclito Martire del Signore Hyeronimo Savonarola</i>.
+Questo lavoro è la seconda parte di un’opera, il cui titolo era <i>Nova
+Jerusalem</i>: la prima parte sembra ora smarrita. In questo codice si
+trova anche un piccolo ritratto del Savonarola, ed è una delle poche
+miniature autentiche di Frà Benedetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note120">
+<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&#160;&#160;</span>Nell’originale dice 90, seguendo l’uso dei Fiorentini che
+cominciavano l’anno il 28 di marzo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note121">
+<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&#160;&#160;</span><i>Compendium Revelationum.</i> Vedi l’edizione del Quetif,
+p. 227.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note122">
+<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, p. 20 e seg.; Pico; Barsanti; Razzi, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note123">
+<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, p. 20 e seg.; Barsanti, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note124">
+<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&#160;&#160;</span>Pico, Burlamacchi, Barsanti, Razzi, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note125">
+<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&#160;&#160;</span><i>Sermoni sulla I Epistola di San Giovanni.</i> Vedi tutto il Sermone
+I, il V e il VI passim. Citeremo l’edizione di Prato 1846, perchè
+è la più facile a trovarsi da chi volesse riscontrare l’originale.
+Avvertiamo però, che essa è mutilata in alcune parti; onde chi vuole
+esser diligente, non potrà servirsene senza averla posta a confronto
+con le altre di Venezia 1547 (italiana) e 1536 (latina).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note126">
+<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&#160;&#160;</span><i>Serm.</i> X, p. 93.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note127">
+<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&#160;&#160;</span><i>Serm.</i> V, p. 47-50.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note128">
+<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&#160;&#160;</span><i>Sermone</i> VI, p. 52.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note129">
+<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&#160;&#160;</span><i>Sermone</i> V, p. 43, 44.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note130">
+<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&#160;&#160;</span><i>Sermone</i> XVII, p. 164-9.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note131">
+<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&#160;&#160;</span>Il Cerretani, nella sua <i>Storia di Firenze</i>, che trovasi manoscritta
+e autografa nella Magliabechiana, discorre così delle prediche
+del Savonarola: «Introdusse quasi un nuovo modo di pronunziare il
+Verbo di Dio; cioè all’apostolica, senza dividere il sermone, non
+proponendo questione, sfuggendo gli ornamenti d’eloquenza:
+solo il suo fine era d’esporre qualche cosa del Vecchio Testamento,
+e introdurre la semplicità della primitiva Chiesa.» Il Guicciardini,
+nella sua <i>Storia inedita di Firenze</i>, dice che dopo aver lette e considerate
+le prediche del Savonarola, le trova eloquentissime, e d’una
+eloquenza <i>naturale e non artificiosa</i>. Aggiunge che da secoli non
+s’era visto un uomo tanto dotto nelle Sacre Carte; e che mentre
+niuno riuscì mai a predicare in Firenze più di due quaresime, senza
+stancare, il Savonarola fu quegli che solo potesse andare avanti
+molti anni, crescendo sempre nella estimazione del popolo. Questa
+Storia vedrà ben tosto la luce, e noi dobbiamo alla gentilezza del
+signor Canestrini l’averne potuto scorrere sin da ora alcune pagine.
+Come abbiam detto più sopra, il Guicciardini era uno dei più alti
+estimatori del Savonarola, delle cui prediche fece un sunto, che trovasi
+scritto tutto di suo pugno. Il suo giudizio, poi, ha tanto maggiore
+importanza, in quanto egli si adoperò sempre in favore dei
+Medici, non era punto un uomo religioso, e molto meno fanatico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note132">
+<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la nota a pag. 133.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note133">
+<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&#160;&#160;</span>Politiani, <i>Epistolæ</i>. Iacopo Antiquario, XV kalendas iunias
+1492.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note134">
+<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Pico, Barsanti, Razzi, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note135">
+<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la nota in fine del Capitolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note136">
+<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>; Sismondi,
+<i>Hist. des Rép. Ital.</i>; ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note137">
+<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&#160;&#160;</span>Erano: Alessandro Acciaioli, Cosimo Rucellai e Carlo Carnesecchi.
+Questa predizione, come abbiamo già detto, trovasi menzionata
+nel Burlamacchi; nel Barsanti; nella lettera del Benivieni a Clemente
+VII; nel Cinozzi, <i>Extracto</i> etc., MS. riccardiano citato più
+sopra; in Frà Benedetto, <i>Secunda parte delle prophetie dello inclito
+Martire del Signore Hyeronimo Savonarola ferrarese</i> ec., MS. magliabechiano
+citato più sopra. Il Savonarola stesso, nelle prediche,
+accenna più volte a questa sua predizione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note138">
+<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&#160;&#160;</span>Infessuræ, <i>Diarium</i>; Burchardi, <i>Diarium</i>; Sismondi, <i>Hist.
+des Rép. it.</i>; Leo, <i>Storia d’Italia</i>; Muratori, <i>Annali</i>, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note139">
+<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&#160;&#160;</span>Fratello di Lodovico il Moro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note140">
+<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&#160;&#160;</span>Infessuræ, <i>Diarium</i>; Burchardi, <i>Diarium</i>; Guicciardini,
+<i>Storia d’Italia</i>; Sismondi, <i>Hist. des Rép, it.</i>; Leo; Muratori, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note141">
+<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note142">
+<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, <i>Storia</i>; Machiavelli, <i>Legazioni</i>; Sismondi,
+<i>Histoire des Rép. it.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>; Burchardi <i>Diarium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note143">
+<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&#160;&#160;</span><i>Comp. Revelationum</i>, ediz. del Quetif, pag. 231 e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note144">
+<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&#160;&#160;</span>Era un giovane venuto dalla Liguria a studiar legge nello
+studio di Pisa. Noiatosi del mondo, volle nell’aprile 92 vestir
+l’abito; e dopo pochi giorni noiatosi del chiostro, domandava di
+uscirne. Appunto allora venne a Pisa il Savonarola, dalle cui prediche
+il Codiponte fu cosiffattamente commosso, che non solo tornò
+al primo proposito, ma vi restò tanto fermo e divenne così osservante
+della religione, che un mese dipoi il Savonarola dovea quasi
+rimproverargli il soverchio zelo, in una lettera (22 maggio 92) che è
+fra le più belle che egli abbia mai scritte. Questa lettera, che fu da
+noi trovata nella Riccardiana (cod. 2053), sarà pubblicata nell’Appendice.
+Vedi, per queste notizie, gli <i>Annali del Monastero di Santa
+Caterina di Pisa</i>, pubblicati nell’<i>Archivio Storico</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note145">
+<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&#160;&#160;</span>Questa lettera, piena d’affetto e di consigli cristiani, si trova
+nel Quetif, vol. II, pag. 99.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note146">
+<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Barsanti, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note147">
+<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&#160;&#160;</span>Idem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note148">
+<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&#160;&#160;</span>Idem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note149">
+<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, 26-77; Barsanti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note150">
+<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi (pag. 15-16) pone questa visione nel viaggio che
+il Savonarola fece dalla Lombardia a Firenze; ma egli venne allora
+per Genova e non per Bologna: d’altronde, quel biografo erra continuamente
+nelle date; onde noi abbiam creduto di dover narrare
+la visione in questo luogo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note151">
+<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&#160;&#160;</span>Il Libri, nella sua <i>Histoire des sciences mathématiques</i>, porta
+una lettera di Cristoforo Colombo, nella quale descrive una simile
+visione che egli ebbe in America; quando essendo stato da tutti
+abbandonato, venne da una voce divina incoraggiato a continuare la
+sua impresa. Ed a ragione il Libri giudica quella lettera come una
+delle più eloquenti nella nostra letteratura.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note152">
+<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&#160;&#160;</span>Marchese, pag. 83. Di ciò parlò più volte il Savonarola: ne
+parlavano anche i Dieci nelle lettere che scrivevano a Roma su
+questo affare; per le quali vedi le note che seguono.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note153">
+<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&#160;&#160;</span>Nell’Archivio delle Riformagioni sono, infatti, due lettere dei
+Dieci; una all’ambasciatore Filippo Valori, a Roma; l’altra al Cardinale
+Oliviero Caraffa, in data del 10 maggio 1493; le quali raccomandano
+caldamente la domanda dei frati di San Marco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note154">
+<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&#160;&#160;</span>Una minuta narrazione di questi tumulti si trova nel Parenti,
+<i>Storia di Firenze</i>, vol. I, pag. 23 e seg. — Ms. nella Magliabechiana,
+palch. II, 129.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note155">
+<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&#160;&#160;</span>Erano per San Marco: il Card. Giovanni dei Medici; il Card.
+Oliviero Caraffa, arcivescovo di Napoli; il generale de’ Domenicani,
+Gioacchino Turriano. Pei Lombardi erano: il Moro, i Genovesi, il Duca
+di Ferrara, i Bentivoglio di Bologna, e pare anche il re di Napoli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note156">
+<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, pag. 47.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note157">
+<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&#160;&#160;</span>È inedito nella Riccardiana, cod. 2053. Vedi nell’Appendice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note158">
+<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&#160;&#160;</span>Essi avevano, prima che fosse segnato il breve di Roma, spedito
+da Milano un ordine, col quale s’imponeva al Savonarola di
+partir subito da Firenze. Per fortuna, però, l’ordine fu indirizzato al
+priore di Fiesole, che si trovava assente; onde non venne consegnato
+al Savonarola se non dopo l’arrivo del breve. Allora essi, valendosi
+dell’aiuto di Piero de’ Medici, fecero accettare al Savonarola una
+convenzione, nella quale si diceva che la Congregazione Lombarda
+riteneva in Toscana la sua antica autorità, in tutto quello però che
+non contraddicesse al breve già ottenuto. Convenzione ch’era per sè
+stessa nulla, e che il Savonarola perciò accettava con una brevissima
+lettera di due o tre versi; la sola che scrivesse a Piero de’ Medici. Il
+signor Perrens, riportando questa lettera, sembra non aver saputo la
+vera cagione per cui fu scritta, e la cita perciò (vol. I, pag. 51, nota 2)
+come una prova di <i>souplesse</i>, e come una dimostrazione che «le
+prieur sut fort bien, dans l’occasion, faire acte de soumission, sinon
+à Laurent, du moins à son fils Pierre.» (vol. I, pag. 51.) Ma questa
+lettera, insieme colla convenzione di cui abbiamo parlato, si trova
+nell’Archivio Mediceo acclusa in un’altra di Iacopo Salviati;
+e dai tre documenti che daremo nell’Appendice, risulta chiarissimo
+che non si tratta nè di <i>souplesse</i> nè di <i>soumission</i>. — Vedi Burlamacchi,
+pag. 46; Barsanti; Pico ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note159">
+<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&#160;&#160;</span>Vedi Burlamacchi, pag. 46; ec. Pare che il Savonarola andasse
+così oltre in questa sua idea, che avesse già fatto tagliare
+una selva sopra un monte, dove voleva costruire il romitorio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note160">
+<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&#160;&#160;</span>«Abbiate la carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà
+volontaria: la mia maledizione e quella di Dio cada sopra colui
+che porterà le possessioni in questo ordine.» Tali furono le ultime
+parole di San Domenico ai suoi discepoli. Il Beato Angelico
+avea dipinto sul muro esterno del dormentorio la Vergine con molti
+santi, e fra questi San Domenico con un libro aperto dove erano
+scritte quelle sue parole. Vedi Lacordaire, <i>Vita di San Domenico</i>;
+P. Marchese, <i>Storia del Convento di San Marco</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note161">
+<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi; P. Marchese, <i>Storia di San Marco</i>. Spesso il
+Savonarola parla nel suoi <i>Sermoni</i> di queste varie lingue che ha introdotte
+nel convento, e dell’uso che dovranno avere. Il Rio (<i>Art
+Chrétien</i>) ha parlato con eloquenza delle scuole di belle arti in San
+Marco, esagerandone però l’importanza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note162">
+<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&#160;&#160;</span>Marchese, <i>Storia di San Marco</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note163">
+<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&#160;&#160;</span>In una lettera al Papa, della quale avremo più tardi occasione
+di parlare, il Savonarola discorre di questi odii, e dei pericoli ai quali
+fu per essi esposto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note164">
+<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&#160;&#160;</span>Vedi <i>Annali del convento di Santa Caterina di Pisa</i>, pubblicati
+nell’<i>Archivio Storico</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note165">
+<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&#160;&#160;</span>Questi fatti si cavano da documenti esistenti nell’Archivio
+di Siena.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note166">
+<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sul Salmo</i> Quam bonus; Prato 1846. È la medesima
+edizione delle prediche sulla I. Ep. di S. Giov.; Predica IV, pag. 237.
+Vedi anche le edizioni di Firenze 1528, e di Venezia 1544.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note167">
+<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note168">
+<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&#160;&#160;</span>Predica IX, pag. 20-21.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note169">
+<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&#160;&#160;</span>Predica VIII, pag. 299 e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note170">
+<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&#160;&#160;</span>Predica IX, pag. 323.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note171">
+<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&#160;&#160;</span>Il Rudelbach (vedi <i>Savonarola</i> etc., cap. 3º della 3ª parte:
+<i>Savonarola’s dogmatischer Standpunct</i>) è senza dubbio il più forte
+sostenitore della prima opinione; ma egli è stato nella stessa Germania
+combattuto vittoriosamente dal Meier, che anch’esso cerca fare
+del Savonarola un protestante; ma vorrebbe, almeno in parte, moderare
+le esagerazioni del suo connazionale. Il Rudelbach (pag. 359)
+prende in appoggio delle sue idee specialmente queste prediche sul
+salmo <i>Quam bonus</i>; ma il Meier è costretto a dirgli: «Die Folgerungen
+welche Rudelbach (s. 359) aus diese Stelle zieht, sind den
+Vorstellungen Savonarola’s fremd und beruhen lediglich, wie so
+Vieles in der genannten Schrift, auf willkürlich eingeschobenen
+Deutungen des ursprunglichen Textes.» Nota 2 alla pag. 274. Da
+tutto ciò si vede quanto male si sia consigliato il signor Perrens nel
+riportare (dopo aver dato il Savonarola per cattolico) quel capitolo
+del Rudelbach, come la vera esposizione delle dottrine del frate.
+L’autorità del Rudelbach, quando fosse valida, rovescerebbe tutto
+ciò che il signor Perrens ha detto nella sua biografia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note172">
+<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&#160;&#160;</span>Predica IV, pag. 237-38.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note173">
+<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&#160;&#160;</span>Predica V, pag. 246.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note174">
+<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&#160;&#160;</span>Predica XII, pag. 373.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note175">
+<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIV, pag. 309-400.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note176">
+<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&#160;&#160;</span>Predica XVI, pag. 443.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note177">
+<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&#160;&#160;</span>Tutti i biografi riportano questo suo motto, che egli stesso
+ripete nelle sue prediche. Vedi p. es., la predica V sopra Giobbe.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note178">
+<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&#160;&#160;</span>Predica II, pag. 208-10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note179">
+<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&#160;&#160;</span>Predica VII, 271-4.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note180">
+<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&#160;&#160;</span>Filateria era una carta che gli Ebrei portavano avvolta intorno
+al braccio, e nella quale erano scritti i passi della Bibbia e i
+Comandamenti della legge.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note181">
+<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&#160;&#160;</span>Predica VIII, pag. 296.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note182">
+<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&#160;&#160;</span>Predica X, pag. 344-5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note183">
+<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIII, 383-4.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note184">
+<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&#160;&#160;</span>Predica XVII, 543. e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note185">
+<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&#160;&#160;</span>Predica XXIII. Il medesimo pensiero trovasi ripetuto in molte
+di queste prediche, e quasi forma il fondo di questo Avvento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note186">
+<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&#160;&#160;</span><i>Compendium Revelationum.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note187">
+<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&#160;&#160;</span>Venezia 1536, <i>ex officinâ divi Bernardini</i>. Per capire con
+quante lacune furono messi insieme questi sermoni, bisogna prima
+di tutto leggerli, e poi vedere ciò che ne dicono tanto l’editore di
+esse, quanto quello delle <i>Prediche sopra Job</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note188">
+<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&#160;&#160;</span>Frà Benedetto, <i>Cedrus Libani</i>, poemetto pubblicato dal Padre
+Marchese nell’<i>Archivio Storico</i>, Cap. II. «Sunto delle profezie
+le quali udì predicare el compilatore al profeta Jeronimo, esponendo
+l’arca di Noè, quando nullo sospetto era di tribulazione
+alcuna.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note189">
+<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&#160;&#160;</span>L’editore veneto ha messo il titolo di <i>Avvento</i> a questi 13
+sermoni, che sono premessi ai 43 della quaresima e furono stampati
+colle medesime scorrezioni. Ma nelle opere del Savonarola stampate
+a Venezia, gli errori di tal sorta sono frequentissimi. L’avvento
+del 93 fu quello sul Salmo <i>Quam bonus</i>, e l’avvento del 94 fu sopra
+<i>Aggeo</i>. Questi 13 Sermoni sull’Arca non debbono, perciò, precedere
+ma seguire il quaresimale del 94, come si può veder chiaramente
+leggendoli. Il 3º di essi, infatti, espone le parole: <i>Ecce
+ego adducam aquas</i>, ed il Savonarola stesso ci dice, nel <i>Compendio
+di Rivelazioni</i>, che ciò avvenne il 21 settembre; quindi dopo
+la quaresima. Egli usava far delle prediche fra la quaresima e l’avvento,
+che chiamava prediche <i>delle feste</i>; e tali sono queste tredici
+sull’Arca di Noè. Il signor Perrens si è lasciato ingannare dall’editore;
+ma leggendo quei sermoni, si sarebbe egli stesso potuto chiarire.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note190">
+<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&#160;&#160;</span>«Aveva predicato in Santa Reparata, ed avendo innanzi
+all’entrata del re di Francia appunto chiuso l’Arca, con tanto
+terrore, spavento e grida e pianti aveva fatto alcune prediche,
+che ciascuno quasi semivivo senza parlare per la città si aggirava.»
+Cerretani, <i>Storia</i>, MS. autografo nella Magliabechiana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note191">
+<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&#160;&#160;</span>Machiavelli, <i>Legazioni</i>; Francesco Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>;
+Sismondi, <i>Hist. des Répub. ital.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>; Parenti,
+<i>Storia di Firenze</i>; Cerretani, idem. Le ultime due opere si
+trovano Mss. nella Magliabechiana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note192">
+<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&#160;&#160;</span>«Le dict seigneur Ludovic estoit homme tres sage, mais fort
+craintif, et bien souple quand il avoit peur (j’en parle come de
+celuy que j’ay congnu et beaucoup de choses traicté avec luy), et
+homme sans foy, s’il voyoit son profit pour la rompre.» Philippe
+de Comines, <i>Mémoires</i> etc., Lib. VII, chap. II. Vedi anche gli autori
+più sopra citati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note193">
+<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&#160;&#160;</span>Alcuni di questi dispacci, scritti la più parte dal Pontano,
+sono importantissimi, e si trovano nell’Archivio di Napoli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note194">
+<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&#160;&#160;</span>Si vedano i medesimi autori citati più sopra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note195">
+<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&#160;&#160;</span>Vedi i medesimi autori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note196">
+<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, <i>Hist. des Rép. ital.; Histoire des Français</i>. Il Michelet,
+nella sua <i>Renaissance</i>, ha trattato questo soggetto con molta
+eloquenza ed originalità.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note197">
+<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&#160;&#160;</span>Il carattere di Carlo VIII è descritto mirabilmente dal Guicciardini,
+<i>Storia d’Italia</i>. Vedi anche il Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; il
+Parenti, Ms. sopra citato; il Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>, Ms. idem;
+Sismondi; Michelet ec. Sopra ogni altro autore, però, bisogna leggere,
+per tutto questo periodo di storia, <i>Les Mémoires de Philippe de
+Comines</i>, che fu uno dei più grandi osservatori e diplomatici del secolo
+XV. Può anche giovare: <i>Histoire de Charles VIII depuis
+l’an 1485 jusqu’à 1498</i>, par Guill. de Jaligny, A. de la Vigne etc.;
+Paris 1618.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note198">
+<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&#160;&#160;</span>Il Gibbon meditava una volta di scrivere la storia della discesa
+di Carlo VIII in Italia: «an event,» egli dice, «which changed
+the face of Europe.» Nel 3º vol. delle sue <i>Miscellaneous
+works</i> (London 1814) si trova l’idea di questo lavoro, e vi è esaminata
+la nullità delle ragioni a cui pretendeva la corona di Francia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note199">
+<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>; Dispacci di re Ferdinando, nell’Archivio
+di Napoli. Vedi l’Appendice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note200">
+<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&#160;&#160;</span>Burchardi, <i>Diarium</i>, ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note201">
+<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&#160;&#160;</span><i>Memoires de Messire Philippe de Comines, seigneur d’Argenton,
+sur les principaux faicts et gestes de Louis XI, et Charles
+VIII, son fils, roys de France;</i> Paris, 1580. Nel Cap. V del
+settimo libro, parla di due ambascerie mandate da Piero de’ Medici
+a Carlo VIII, nella prima delle quali erano il vescovo d’Arezzo
+e Piero Soderini. «A la seconde fois envoya le dict Pierre (de’ Medici)
+à Lyon, un appelé Pierre Capon, et autres; et disoit pour
+excuse (come ja avoit fait), que le roy Louis onzieme leur avoit
+commandé à Florence se mettre en ligue avec le roy Ferrand....
+En toutes les deux ambassades y avoit tousjour quelcun ennemi
+du dict de Medicis, et pour especial ceste fois le dict Pierre (Capponi),
+et faisait sa charge plus aigre qu’elle n’estoit, et aussi conseilloit
+qu’on bannist tout Florentin du royaume. Cecy je dis pour
+mieux vous faire entendre ce qui advint après; car le roy demoura
+en grande inimitié contre le dicte Pierre; et les dicts general et
+seneschal (Beaucaire e Brissonet) avoyent grand intelligence avec
+ses ennemis en la dicte cité, et par especial ce Capon, et avec
+deux cousins germains du dict Pierre, et de son nom propre.» — Da
+ciò risulta evidentissimo che il Capponi e tutto il partito liberale
+volevano i Francesi. Per le stesse ragioni, e coi medesimi fini, li
+favoriva anche il Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note202">
+<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note203">
+<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&#160;&#160;</span>Phil. de Comines, <i>Memoires</i>. «Ego quantum potero præstabo
+armis, pecuniâ, equis; viris iuvabo etc.» così scriveva il Moro a
+Carlo VIII, in una lettera riportata dal Corio nella sua <i>Storia di
+Milano</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note204">
+<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&#160;&#160;</span>Forse non bisogna prendere alla lettera le parole del Machiavelli,
+il quale più volte ripete questa sua sentenza, senza dubbio
+esagerata. Pure, tristi assai dovevano essere i tempi di cui tali cose
+potevano dirsi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note205">
+<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&#160;&#160;</span>Il Porzio, <i>Congiura dei Baroni</i>, LI, § II, descrive minutamente
+e con molta maestria le armi italiane di quel tempo. Vedi anche
+Guicciardini, Sismondi, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note206">
+<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, <i>Hist. des Répub. ital.; Historie des Français</i>: Michelet,
+<i>Renaissance</i>; Guicciardini, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note207">
+<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&#160;&#160;</span>Un uomo d’arme era composto da un cavaliero, due balestrieri
+ed altri due cavalli da servire in caso di bisogno; sicchè
+facevano in tutto cinque cavalli e tre cavalieri. Ma questo numero
+variava assai spesso, e variava ancora grandemente la moltitudine
+di servi, di paggi e d’altra gente che si traeva dietro un esercito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note208">
+<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&#160;&#160;</span>La differenza degli storici antichi su questo proposito è tanta,
+che non staremo a citarli: essi giudicavano sempre ad occhio o per
+udita. Noi abbiamo seguito il computo del Nardi, che viene accettato
+anche dal Sismondi e dal Michelet.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note209">
+<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&#160;&#160;</span>Il Parenti, nella sua <i>Storia di Firenze</i>, scrive che Piero dicesse
+in quella occasione: «Ciascuno faccia per sè.» Per questo viaggio
+del re vedi: Comines, de la Vigne, Sismondi, Michelet, Guicciardini,
+Nardi, Parenti, Cerretani, ec. ec. Su tutti questi fatti gli storici
+vanno perfettamente d’accordo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note210">
+<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&#160;&#160;</span>Philippe de Comines, <i>Memoires</i> etc. Egli medesimo se ne
+era persuaso, e ripete più volte: «Dieu monstroit conduire l’entreprise.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note211">
+<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&#160;&#160;</span>La fortezza di Pietrasanta costò alla Repubblica 150,000 ducati
+e un assedio di due mesi; quella di Sarzana costò 50,000 fiorini. — Vedi
+Rinuccini, <i>Ricordi storici</i>, pag. 141: questo importante Diario
+fu pubblicato dall’Aiazzi nel 1840, in Firenze. Vedi anche Cerretani,
+<i>Storia di Firenze</i>, p. 524: Ms. magliabechiano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note212">
+<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&#160;&#160;</span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note213">
+<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&#160;&#160;</span>«Firenze, tu sai che sessanta anni hai avuto un forte armato
+in casa.... Costui se ti toglieva la roba e ti toglieva le donne, e’ ti
+bisognava avere pazienza.... Dove era l’appoggio tuo? In che
+governo ti trovavi tu allora, che era un governo non so come
+fatto? Dimmi che cervelli avevi tu dal tuo? Con lui erano migliori
+cervelli del tuo, dico quelli che erano suoi aderenti ec.» <i>Predica</i>
+fatta la terza domenica della quaresima del 1496.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note214">
+<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Aggeo</i>, fatte nell’avvento del 1491. Pred. Iª. Aggeo
+fu il profeta che parlò agli Ebrei, usciti appena dalla servitù di
+Babilonia, incitandoli a ricostruire il tempio: è facile, quindi, il
+comprendere perchè il Savonarola lo prendesse allora ad esporre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note215">
+<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&#160;&#160;</span>Calendis igitur Novembris, id est Sanctorum omnium solemnitate,
+et duobus proximis diebus, voci ei lateri non perperci, et (ut
+omni populo notum est) tantum ex pulpito declamavi, quod infirmior
+corpore factus, pæne langui. <i>Compendium Revelationum, edit.
+Quetif</i>., p. 236.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note216">
+<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&#160;&#160;</span>Tutti gli storici sono unanimi nel dire, che il Savonarola era in
+quei giorni divenuto l’anima della moltitudine. Se molto a lui si deve,
+per avere negli anni trascorsi ridestato il popolo dal suo lungo
+sonno, assai più gli si deve ora per aver saputo mantenere la pace e
+la concordia. Noi lo dimostreremo più ampiamente nei Capitoli che
+seguono, e queste prediche sopra Aggeo ne saranno certissima prova.
+Il Guicciardini è uno di quelli che meglio compresero e giudicarono
+il Savonarola. Nel suo dialogo <i>Sul reggimento di Firenze</i>, p. 28,
+egli fa dire a Bernardo del Nero queste parole: «Io credo che voi
+abbiate un obbligo grande a questo frate, che per avere levato
+a buona ora il romore, è stato causa che e’ non si sia fatto esperienza
+di quello che arebbe partorito quella vostra forma di governo;
+perchè io non dubito che arebbe introdotto discordie
+civili di qualità, che si sarebbe presto venuti a qualche mutazione
+disordinata e tumultuosa.» Ma come il Savonarola fosse
+il solo a salvare la repubblica dai disordini, il Guicciardini lo descrive
+e ragiona assai distesamente nella sua <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note217">
+<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&#160;&#160;</span>Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note218">
+<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&#160;&#160;</span>Il Cerretani ci ha lasciato una minutissima narrazione di
+questa pratica (Ms. magliab., carta 594 e seguenti): egli però mette
+in bocca del Nerli queste parole, che furono veramente pronunziate
+dal Capponi; a cui, infatti, essendo uomo di età matura, si addicevano
+assai meglio che al Nerli, giovanissimo. Vedi Acciaioli, <i>Vita di
+Piero Capponi</i>, nell’<i>Archivio Storico</i>, vol. IV., parte II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note219">
+<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&#160;&#160;</span>Cerretani ed Acciaioli, come sopra. Il Capponi ebbe sempre
+una grande venerazione pel Savonarola e pel convento di S. Marco
+Egli si confessava da Fra Salvestro; e nelle sue lettere, pubblicate
+nell’<i>Archivio Storico</i> in calce alla vita del Capponi, si vede più volte
+come egli facesse gran conto dell’autorità del Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note220">
+<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la parte del <i>Priorista Gaddi</i>, pubblicata nel sopracitato
+volume dell’<i>Arch. Stor. Ital.</i>, in appendice alla Vita del Capponi.
+Ivi si nominano altri due ambasciatori: Pandolfo Rucellai e
+Giovanni di Niccolò Cavalcanti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note221">
+<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&#160;&#160;</span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note222">
+<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Aggeo</i>, pred. III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note223">
+<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&#160;&#160;</span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>, Ms. magliab. Vedi nel novembre
+1494.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note224">
+<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&#160;&#160;</span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note225">
+<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&#160;&#160;</span>Il Proposto mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note226">
+<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&#160;&#160;</span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, pag. 41 e seg. (ediz. Arbib.);
+Rinuccini, <i>Ricordi Storici</i>; Gaddi, <i>Priorista</i>; Parenti, <i>Storia di
+Firenze</i>; Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note227">
+<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&#160;&#160;</span>Vedi gli scrittori più sopra citati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note228">
+<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&#160;&#160;</span>Più tardi papa Leone X.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note229">
+<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&#160;&#160;</span>Poi duca di Nemours.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note230">
+<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&#160;&#160;</span>Questa è l’opinione non solo del Nardi e degli altri storici,
+ma del Savonarola stesso, che perciò attribuiva la cacciata dei Medici
+all’aiuto divino. — «Iddio t’ha levato questo forte armato: non
+sia nessuno che ti dica, io fui io; non sia nessuno che se ne vanti;
+perchè non avevi tanta forza, che potesse sbarbare tanto gran casa
+e sì forte armato.... Iddio è venuto più forte di lui; hagli tolto le
+spoglie sue e la roba sua, e l’autorità sua sopra di te.» <i>Predica</i>
+fatta la terza domenica della quaresima del 1496.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note231">
+<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&#160;&#160;</span>Nel 1434 Cosimo tornò dall’esilio; nel 1478 seguì la congiura
+dei Pazzi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note232">
+<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&#160;&#160;</span>Questo discorso si trova riportato nel <i>Compendium Revelationum</i>.
+Nel racconto di tutti questi fatti, noi abbiamo seguito principalmente
+il Nardi, che è minuto, diligente ed esatto; ma ci siamo
+valsi ancora molto del Cerretani, Parenti, Rinuccini, Gaddi; del
+Guicciardini, Machiavelli, Comines, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note233">
+<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, <i>Histoire des répub. ital.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>;
+Leo, <i>Storia d’Italia</i>; Guicciardini, Machiavelli, Nardi, Parenti, Cerretani,
+Rinuccini, Gaddi, Comines, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note234">
+<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&#160;&#160;</span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note235">
+<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Parenti, Cerretani, Sismondi, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note236">
+<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&#160;&#160;</span>Quello che oggi chiamasi Palazzo Riccardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note237">
+<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&#160;&#160;</span>Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note238">
+<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&#160;&#160;</span>L’autore del <i>Priorista</i>, quello stesso che fece il discorso al
+re quando egli entrava nella città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note239">
+<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&#160;&#160;</span>Tutta questa narrazione abbiamo cavata principalmente dal
+Nardi, Gaddi e Rinuccini, che si trovarono presenti all’entrata del
+re Carlo. Il Cerretani descrive assai minutamente l’esercito francese:
+molte notizie dànno il Parenti, il Guicciardini ed il Comines:
+tra i moderni vanno menzionati sopra tutti il Sismondi, <i>Hist. des
+répub. ital.</i> e <i>Histoire des Français</i>; il Michelet, <i>Renaissance</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note240">
+<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&#160;&#160;</span>Questo fatto, quanto onora il Capponi, altrettanto dimostra
+in che misero stato dovesse allora trovarsi l’arte della guerra in
+Italia. Acciaioli, <i>Vita di Piero Capponi</i>, nell’<i>Arch. Stor.</i> vol. IV.
+parte II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note241">
+<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&#160;&#160;</span>Lettere del Capponi, pubblicate nell’Appendice alla sua Vita
+più sopra citata, pag. 55. Vedi anche ciò che ne ha scritto il marchese
+Gino Capponi, nella sua bella avvertenza in fine dei primo
+vol. dell’<i>Archivio Storico</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note242">
+<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&#160;&#160;</span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note243">
+<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&#160;&#160;</span>Con queste parole il re ed i suoi s’andavano vantando.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note244">
+<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la descrizione di questo tumulto nel Cerretani (Magl.,
+Palch. III, Cod. 74) pag. 211 e seg.; e nel Parenti (MS. Magl.) pag. 74.
+Il Cerretani conclude la narrazione del fatto con queste parole:
+«La qual fu tenuta animosa difesa, e conobbesi nei Francesi paura
+non piccola; chè la maggior parte, benchè armati si raunassino,
+temevano come femmine.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note245">
+<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&#160;&#160;</span>Il marchese Gino Capponi, dice a questo proposito: «Egli ebbe
+la fortuna di vivere in uno di quei momenti che bastano a tutta una
+vita.» Vedi Cerretani; Parenti; Guicciardini; Nardi; Machiavelli;
+Acciaiuoli, <i>Vita del Capponi</i>, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note246">
+<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&#160;&#160;</span>Sono assai noti quei versi del Machiavelli, ne’ suoi Decennali:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Lo strepito dell’armi e de’ cavalli</p>
+<p class="i02"> Non potè far che non fosse sentita</p>
+<p class="i02"> La voce d’un Cappon fra cento Galli.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note247">
+<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&#160;&#160;</span>Il trattato fra Carlo VIII e la repubblica fu pubblicato nel
+primo vol. dell’<i>Archivio Storico</i>, dal marchese Gino Capponi, con
+alcune belle riflessioni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note248">
+<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le <i>Prediche sopra Aggeo</i>. Questi sermoni, pronunziati
+nell’Avvento del 1494, furono raccolti dalla viva voce da quel frate
+Stefano da Codiponte, di cui abbiamo parlato più sopra, e stampati
+a Venezia nel 1544. Come già abbiamo detto, le edizioni venete
+sono scorrette, e gli editori s’ingannano assai spesso anche nel
+mettere il titolo all’opera, e nelle parole che aggiungono in principio
+o in fine di alcune prediche. Così in queste, la predica 4ª ci vien
+data come quella fatta dopo la cacciata dei Medici, e la 5ª come
+quella pronunziata dopo il ritorno del frate da Pisa: il che ha fatto
+erroneamente credere al Perrens, che il Savonarola fosse partito da
+Firenze per Pisa dopo la cacciata dei Medici. Leggendo però queste
+prediche sopra Aggeo, ed osservando che la 1ª, 2ª e 3ª furono fatte nei
+giorni 1, 2 e 6 novembre; si vedrà che la 4ª è quella fatta dopo
+il ritorno di Pisa, e che nella cacciata dei Medici il Savonarola non
+era in Firenze; secondo appare anche dai Cronisti del tempo, e
+dalla data del giorno in cui furono eletti gli ambasciatori, cioè il 5
+novembre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note249">
+<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&#160;&#160;</span>Oltre ai biografi, il Savonarola medesimo racconta più volte
+questi fatti. Vedi la pred. XXVI <i>sopra Michea</i>, fatta il 28 ottobre 1496.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note250">
+<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&#160;&#160;</span>Comines, <i>Mémoires</i>. liv. VIII, chap. IX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note251">
+<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&#160;&#160;</span>Comines, come sopra; Sismondi, <i>Hist. des Rép.</i>, chap. XCIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note252">
+<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&#160;&#160;</span>Parenti, <i>Storia Fiorentina</i>, vol. I, pag 51: settembre 94.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note253">
+<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&#160;&#160;</span>«La vituperazione sua (del Poliziano) non tanto dai suoi
+vizi procedeva, quanto dall’invidia in cui era venuto Piero de’ Medici
+nella nostra città.» Parenti, loc. cit.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note254">
+<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&#160;&#160;</span>Ecco le due iscrizioni come si leggono in San Marco.
+</p>
+
+<p class="center">
+D. M. S.
+</p>
+
+<p class="center">
+<span class="smcap lowercase">IOHANNES IACET HIC MIRANDULA CAETERA NOR<span class="over">U</span>T<br>
+ET TAGUS ET GANGES FORSAN ET ANTIPODES<br>
+OB. AN. SAL. MCCCCLXXXXIIII. VIX. AN. XXXII.</span>
+</p>
+
+<p class="center">
+<span class="smcap lowercase">HIERONIMUS BENIVIENUS NE DISIUNCTUS POST<br>
+MORTEM LOCUS OSSA SEPARET QUOR. ANIMAS<br>
+IN VITA CONIUNXIT AMOR HOC HUMO<br>
+SUPPOSITA PONI CURAVIT</span>
+</p>
+
+<p>
+In un’altra lapide, sottoposta alla prima, si trova quella del
+Poliziano.
+</p>
+
+<p class="center">
+<span class="smcap lowercase">POLITIANUS<br>
+IN HOC TUMULO IACET<br>
+ANGELUS UNUM<br>
+QUI CAPUT ET LINGUAS<br>
+RES NOVA TRES HABUIT<br>
+OBIIT AN. MCCCCLXXXXIV<br>
+SEP. XXIV — AETATIS<br>
+XL.</span>
+</p>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note255">
+<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&#160;&#160;</span>Per questa sua lunga esitazione, il Savonarola dubitò un
+momento della salvezza del suo amico, quasi avesse voluto resistere
+alla voce del Signore che lo chiamava. Ma poi ebbe una visione,
+nella quale gli parve di vederlo portato in cielo dagli angeli, e con
+ciò si credette assicurato che egli fosse andato in purgatorio, e lo
+disse dal pergamo al popolo. Vedi nelle <i>Prediche sopra Aggeo</i>, il fine
+della predica sesta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note256">
+<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&#160;&#160;</span>La ringhiera stava sulla facciata del Palazzo, dove ora si
+trovano il Marzocco e le scale esterne.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note257">
+<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&#160;&#160;</span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>, vol. I, fol. 63.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note258">
+<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&#160;&#160;</span><i>Lex Parlamenti anni Domini 1494, die vero 11 decembris.</i>
+Parlando degli Accoppiatori, dice così: «E’ quali Venti così electi
+s’intendino essere et siano Accoppiatori per un anno proximo
+futuro. E’ quali per decto anno habbino auctorità d’imborsare
+la Signoria et Gonfaloniere di giustizia et loro notaio.... Et
+che per da hora, per la presente provvisione, pel numero de’ cinque
+Accoppiatori ne tocca al quartiere di S. M. Novella, s’intenda
+essere et sia electo, et etiam per Accoppiatore et secretario a qualunque
+squittinio s’ha affare, come di socto si dirà, lo spectabile
+huomo Francesco di Martino dello Scarfa al presente Magnifico
+Gonfaloniere di Giustizia; et che etiamdio de 20 Accoppiatori così
+electi per essere Accoppiatori, non habbino divieto a essere Gonfaloniere
+di giustizia...» Questa provvisione, cavata da un volume
+miscellaneo è incompiuta. Vedi nell’Archivio delle riformagioni <i>Registro
+di Parlamento, o sieno leggi del Consiglio Maggiore</i> (sic), <i>1452-97</i>
+(nell’antico ordinamento era segnato cl. II, 27.) Il Rinuccini, nei
+suoi <i>Ricordi Storici</i>, dice: «I Signori vennono in sulla ringhiera,
+e quivi feciono leggere una petizione, che conteneva fra l’altre
+cose il fare li Otto di balía a mano, per una volta; e che le borse
+dei tre maggiori uffici si tenessino a mano e aperte, per un
+anno, per Venti Accoppiatori; e facessino Dieci di libertà e pace
+per sei mesi; e privorono di ufficio li Otto di guardia e balía
+che allora erano in uficio.» Ed il Nardi: «Venti cittadini riformatori,
+i quali per vigore della legge fatta del parlamento,
+erano stati creati con pienissima autorità e balía quanto avesse
+tutto il popolo fiorentino. Per la deliberazione e l’autorità dei
+quali, durante il tempo d’uno anno, si dovevano creare i principali
+magistrati; cioè i Signori, i Gonfalonieri delle compagnie del
+popolo, e i dodici Buoni Uomini; i quali magistrati, dal volgo
+particolarmente, si chiamano i tre maggiori uffici, e tutti insieme
+il Collegio; e così il magistrato dei Dieci della guerra, chiamati
+poi con migliore augurio i Dieci di libertà e pace, e parimenti
+il magistrato degli Otto di guardia e balía.» (Vol. I, p. 60).» — Stimiamo
+bene di spiegare in questo luogo le parole: <i>imborsare,
+tenere le borse serrate, tenere le borse aperte</i> e simili, che si trovano
+spesso nelle provvisioni e negli storici. Nella elezione dei magistrati
+tenevansi generalmente due borse; una per l’arte maggiore,
+l’altra per la minore: in esse mettevansi i nomi di coloro che
+dovevano sedere in quei magistrati, secondo lo squittinio fattone, e
+si chiamavano perciò <i>imborsati</i> o <i>squittinati</i>. Lo squittinio poteva
+farsi per sei mesi, per un anno, o anche per più. Ogni volta, poi,
+che dovevano essere eletti i magistrati, si tiravano, generalmente,
+<i>a sorte</i> i nomi dalle borse, e questo si diceva <i>tenere le borse serrate</i>;
+ma se, dopo fatto lo squittinio, davasi balía di scegliere i magistrati
+ad arbitrio, o sia <i>tenere le borse aperte</i>, le <i>borse a mano</i>,
+ciò voleva dire, che si potevano scegliere dalle borsa i nomi che
+meglio piacessero, senza ricorrere alla sorte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note259">
+<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&#160;&#160;</span>Per queste notizie sul governo della Repubblica Fiorentina,
+vedi Giannotti; Guicciardini, vol. II delle opere inedite; le storie del
+Villani, Ammirato ec.; ma soprattutto gli Statuti e le Provvisioni
+originali, che soli possono dare idee esatte sopra questa materia,
+assai poco studiata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note260">
+<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&#160;&#160;</span>Il marchese Gino Capponi ha pubblicato la legge colla quale
+il Magnifico istituì questo Consiglio, ed ha fatto con belle osservazioni
+capire tutta l’importanza di questa tirannica istituzione.
+Vedi <i>Archivio Storico</i>, vol. I.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note261">
+<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&#160;&#160;</span>Il Guicciardini, nel suo <i>Reggimento di Firenze</i>, discorre mirabilmente
+questa materia. Vedi pag. 282, e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note262">
+<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, <i>ibidem</i>; Giannotti, <i>Della Repubblica Fiorentina</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note263">
+<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note264">
+<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&#160;&#160;</span>Questa teoria è minutamente esposta dal Giannotti, e forma
+la base e il fondamento dei suoi scritti politici; si trova nel Machiavelli
+e nel Guicciardini (<i>Del Reggimento di Firenze</i>); ma più
+comune assai era negli scritti e nel discorsi tenuti dai contemporanei
+del Savonarola. Vedi il suo trattato sul <i>Reggimento di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note265">
+<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&#160;&#160;</span>I due discorsi del Soderini e del Vespucci sono famosi nella
+<i>Storia del Guicciardini</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note266">
+<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&#160;&#160;</span>Questa è l’opinione di tutti gli storici del tempo, e specialmente
+del Guicciardini, nel suo <i>Reggimento di Firenze</i> e nella <i>Storia
+inedita di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note267">
+<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&#160;&#160;</span>»Facevano lunghissime dispute infra di loro, stando alle
+volte infino alle cinque ore di notte o sei.» Burlamacchi, p. 67.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note268">
+<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&#160;&#160;</span>L’università istituita da Lorenzo dei Medici, trovavasi allora
+chiusa per la rivoluzione di Pisa; e le sue rendite potevano perciò
+spendersi altrimenti. Nessun uso, certamente, ne sarebbe stato in
+quel tempo migliore, che darle ai poveri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note269">
+<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&#160;&#160;</span>Predica VII <i>sopra Aggeo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note270">
+<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&#160;&#160;</span>Predica VIII, idem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note271">
+<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIII, idem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note272">
+<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&#160;&#160;</span>Queste idee si trovano pienamente espresse nel trattato <i>De
+Regimine principum</i>; ed erano diffuse tra i politici fiorentini al tempo
+del Savonarola. Il Ficino le aveva adottate, e nel Guicciardini
+se ne trova ancora qualche traccia visibile (Vedi il suo <i>Dialogo sul
+reggimento di Firenze</i>). Il Savonarola poi le espresse anche più estesamente
+nel suo <i>Trattato circa il reggimento di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note273">
+<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&#160;&#160;</span>Parte di queste parole aveva già dette anche in altre prediche
+di questo avvento; come, per esempio, l’ottava.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note274">
+<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&#160;&#160;</span>Questo era stato un famoso detto di Cosimo il Vecchio, il
+quale soleva dire ancora: <i>Che due canne di panno rosato fanno un
+uomo dabbene</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note275">
+<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&#160;&#160;</span>Vedi tutta la Predica XIII. Nelle prediche antecedenti aveva
+già detto qualche cosa di politica; ma nella XIII entrò addirittura
+nel soggetto, discutendolo minutamente in ogni parte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note276">
+<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note277">
+<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi. Il Violi, citato dal Barsanti (pag. 86), dice nella
+sua Giornata XI: «Trattandosi de’ modi del nuovo reggimento, lui
+(il Savonarola), con più altri religiosi (di S. Marco), fu ricercato
+a disputare e consigliare qual modo di governo fosse il migliore
+e più appropriato della città, per conservare la libertà che nuovamente
+era stata ricuperata; e fu accettata l’opinione di frate Hieronimo,
+che meglio fosse il governo universale di tutti i cittadini,
+che di pochi o di un capo solo, per tenere più la città e i suoi cittadini
+in pace: e così fu fermato questo governo per migliore.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note278">
+<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&#160;&#160;</span>Vedremo come questo numero non era troppo largo, ma
+anzi assai ristretto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note279">
+<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&#160;&#160;</span>Nella Predica XXIX <i>sopra Giobbe</i>, il Savonarola stesso ci dà
+minuto ragguaglio di questa predica, che non si trova a stampa.
+Ne discorre minutamente anche il Nardi che aggiunge poi queste
+parole: «Credevasi in quel tempo che quest’uomo non s’intendesse
+molto della vita attiva, ma discorresse universalmente
+secondo la morale, ma molto più secondo la vera e cristiana
+filosofia. Circa la dottrina del quale, se veramente fosse stato
+ascoltato, senza dubbio arebbe disposto gli animi de’ nostri
+cittadini a ricevere la forma d’ogni buono e santo governo. Le
+quali tutte cose, però, avendo egli predicate e più altre volte confortate,
+finalmente furono fatte e deliberate, dopo molte difficoltà
+e contradizione.» Vedi pag. 58-60; Firenze 1857.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note280">
+<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&#160;&#160;</span>«Avrebbe nel Consigli, ne’ quali non interveniva numero
+molto grande di cittadini, potuto più quella sentenza, che tendeva
+alla forma non tanto larga del governo, se nella deliberazione
+degli uomini non fosse stata mescolata l’autorità divina, per la
+bocca di Girolamo Savonarola da Ferrara, frate dell’ordine dei
+predicatori. Costui... in questo tempo, detestando pubblicamente
+la forma deliberata nel Parlamento, affermava, la volontà di Dio
+essere che e’ s’ordinasse un governo assolutamente popolare, e in
+modo che non avesse a essere in podestà di pochi cittadini alterare
+nè la securtà nè la libertà degli altri; talmente che, congiunta
+la riverenza di tanto nome al desiderio di molti, non potettero
+quegli che sentivano altrimenti resistere a tanta inclinazione.»
+Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>, lib. II, pag. 164-65, ediz. del Rosini.
+Nella <i>Storia d’Italia</i>, però, il Guicciardini non ardì esprimere tutte
+le sue idee intorno al Savonarola, perchè scriveva in tempi contrari
+alla sua memoria. Nella <i>Storia inedita di Firenze</i>, che egli forse non
+voleva pubblicare, si vedrà il grandissimo conto che faceva del frate
+come uomo politico. Ivi esso dice, che il Savonarola discorreva
+della politica non solo per principii generali, ma veniva ai particolari,
+e pareva allora che fosse nato e vissuto al reggimento degli
+Stati: dice anche che esso coll’ardire e la moderazione salvò il
+nuovo governo dal pericolo di rovinare in sul nascere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note281">
+<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&#160;&#160;</span>Quando la Signoria insieme con i Collegi, cogli altri magistrati
+e con alcuni cittadini da essa richiesti (i quali perciò venivano
+chiamati <i>Arroti</i>) si radunavano in consiglio per discutere; questo
+si diceva tenere la <i>Pratica</i>. Dopo il 94, questa parola dinotava anche
+le radunanze che la Signoria teneva semplicemente cogli altri
+magistrati e col Consiglio degli Ottanta: e nei <i>Libri di Pratiche</i> di
+quel tempo, si trovano, più o meno imperfetti, i discorsi tenuti in
+queste radunanze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note282">
+<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&#160;&#160;</span>Ecco come ne discorre il Pitti, nella sua <i>Apologia dei Cappucci</i>,
+(pag. 277) pubblicata nell’<i>Archivio Storico</i>, vol. IV, parte II: «Perchè,
+come sapete, noi aviamo tre spezie cittadini: aggravezzati, statuali
+e benefiziati. Di questi tre, solo i benefiziati sono ricevuti nel Consiglio
+Grande. Li statuali sono capaci di tutti i magistrati, dentro e
+fuori della città, secondo le borse dove sono messi per la elezione
+fattane dallo squittinio generale, avuto rispetto alle qualità
+di ciascuno: e ogni volta che uno di costoro ascende ad uno dei
+tre maggiori, acquista il <i>benefizio</i> e diventa capace del gran Consiglio.
+Li aggravezzati (cioè quelli che pagano imposta) non hanno
+parte nei magistrati: ma godono solamente il privilegio di portare
+arme, franchigia di certe gabelle ed alcune altre immunità, come
+i veri cittadini. Il restante, poi, degli artefici abitatori della città,
+restano tra la plebe, senza alcuna partecipazione della repubblica.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note283">
+<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&#160;&#160;</span>Il Giannotti, <i>Della Repubblica Fiorentina</i>, lib. II, cap. VII,
+pag. 113-14 (della pregevole edizione curata dal sig. Polidori),
+discorrendo dell’ufficio dei Collegi o Gonfalonieri di Compagnia,
+discorre così: «Crebbe, poi, la sua riputazione quando, per certa
+peste, non si trovando chi volesse stare nella città ed esercitare i
+magistrati; fu fatta quella legge per la quale si toglieva a ciascuno
+il potere ottener magistrati, l’avolo del quale non fosse
+stato veduto o non avesse seduto in uno de’ tre maggiori uffizi...»
+E continua, discorrendo de’ danni che questa nuova legge portava,
+e dell’autorità che aveva data ai Medici; perchè «ciascuno cittadino
+ricorreva a loro per averne alcuno (dei maggiori uffici); e non
+solamente cercava d’essere egli imborsato e tratto, ma se aveva
+ancora figliuoli che fossero eziandio in fascia, operava che fossero
+tratti; acciò che se pure non avessero a sedere, fossero almeno
+di tali magistrati veduti.» — Di qui si vede come <i>seduto</i> era
+quello che teneva effettivamente il magistrato; <i>veduto</i>, quello che
+lo aveva solo di nome. Nello scegliere a sorte i magistrati, si tirava
+spesso uno per tenere l’ufficio e un altro per esser solamente
+<i>veduto</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note284">
+<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&#160;&#160;</span>Zuccagni Orlandini, <i>Statistica della Toscana</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note285">
+<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&#160;&#160;</span>Rinuccini, <i>Ricordi Storici</i>, pag. 146.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note286">
+<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&#160;&#160;</span>Contro quest’accusa di troppo democratico, parla il Pitti nella
+sua <i>Apologia dei Cappucci</i>; ne parla anche distesamente il Guicciardini,
+nel suo <i>Reggimento di Firenze</i> e nella sua <i>Storia inedita di
+Firenze</i>. Il Nardi ne discorre a lungo, non solo nella <i>Storia</i>, ma ancora,
+e molto più, nei suoi <i>Discorsi</i>, che sono inediti nella Riccardiana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note287">
+<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&#160;&#160;</span>«Chi tolse quella facultà, fu perchè i Consigli approvassino
+le provvisioni, o ragionevoli o no, collo essere straccati; e dessino
+giudicio col non udire mai se non una parte.» Guicciardini,
+<i>Opere inedite</i>, vol. II, pag. 296. Si era cercato ogni modo perchè la
+Signoria vincesse sempre il partito che proponeva: essa poteva presentare
+una legge per un numero quasi infinito di volte nello stesso
+giorno; e questo, acciò i Consigli, così stancati, l’approvassero. Anche
+ora, la provvisione che stabiliva il Consiglio Maggiore, decretava
+che la Signoria vi potesse mandare a partito la medesima legge
+sino a 28 volte, sei volte per dì! — Questa provvisione, e tutte le
+altre che si accennano, vedile nell’<i>Archivio delle Riformagioni; Libri
+di provvisioni</i> anni 1494-98.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note288">
+<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&#160;&#160;</span>Questa provvisione fu votata il 22 dicembre, nel Consiglio del
+Popolo, con 229 fave nere contro 35 bianche; ed il 23, in quello del
+Comune, con 195 contro 16. <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note289">
+<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&#160;&#160;</span>Nel Consiglio del Popolo ebbe 203 fave nere contro due sole
+bianche; in quello del Comune, 166 contro 9. <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note290">
+<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&#160;&#160;</span>Rinuccini, pag. 146; Arch. delle Riformagioni, <i>Lib. di Provvisioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note291">
+<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le prediche <i>sopra Aggeo</i>, e fra le altre la XIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note292">
+<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos</i>; in quella del martedì dopo la Pasqua.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note293">
+<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&#160;&#160;</span>Questa materia fu pienamente trattata nella pregevole opera
+del Pagnini, <i>sulla Decima</i>. Ivi sono ancora pubblicate le provvisioni
+che decretano la nuova imposta. L’uffizio della Decima esiste tuttora;
+i suoi registri si chiamano <i>libri della Decima</i>, ed il primo è
+del 1494-98. Ci volle però del tempo, prima che le disposizioni della
+nuova legge si potessero mettere ad effetto; ed il permesso d’imporre
+i beni ecclesiastici non si ebbe che nel 1516.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note294">
+<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&#160;&#160;</span>La Signoria, mescolandosi, come abbiam detto, in ogni cosa,
+poteva fare il medesimo in questo; ma l’ufficio ne era propriamente
+devoluto agli Otto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note295">
+<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&#160;&#160;</span>E tale fu sempre l’opinione dei politici fiorentini; come si
+può vedere nel Giannotti, <i>Della Repubblica Fiorentina</i>; e nel Guicciardini,
+<i>Del Reggimento di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note296">
+<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sui Salmi</i>. Nota che queste prediche furono dal Savonarola
+cominciate il 6 gennaio 1495 (stile nuovo), e ne fece otto;
+dopo di che, arrivato alla quaresima, predicò <i>sopra Giobbe</i>. Finita la
+quaresima, riprese, il primo di maggio, le prediche sui Salmi; ed
+andò sino al 28 di luglio, facendone così in tutto, fra le prime e le
+seconde, ventinove. Le prime otto vanno, perciò, esaminate come
+un seguito dell’Avvento <i>sopra Aggeo</i>, e serbano lo stesso carattere;
+mentre le altre ventuna sono il seguito del quaresimale <i>sopra Giobbe</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note297">
+<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&#160;&#160;</span>Predica I, <i>sui Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note298">
+<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note299">
+<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&#160;&#160;</span>Predica II, <i>sui Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note300">
+<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&#160;&#160;</span><i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note301">
+<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&#160;&#160;</span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Vedi la stessa Provvisione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note302">
+<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&#160;&#160;</span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Era segnato nell’antico ordinamento:
+Cl. II, nº 137. Alcune di queste miscellanee di frammenti
+diversi furono per noi preziosissime; perchè, dopo averne ricercate
+molte, trovammo documenti che illustrarono punti oscuri o male
+intesi della nostra istoria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note303">
+<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&#160;&#160;</span>Questa era quasi un’ironia; ed un rimprovero a quelli che,
+violando la legge, s’erano permesso di esprimere un voto, in parte
+solamente, contrario alla proposta della Signoria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note304">
+<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&#160;&#160;</span>Allora non si era ancora radunato il Concilio di Trento, ed era
+fresca la memoria del Concilio di Costanza: la dottrina che dal Papa
+si potesse appellare al Concilio, non era stata condannata dalla
+Chiesa romana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note305">
+<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&#160;&#160;</span>Questi discorsi si trovano tutti nel <i>Frammento di Pratica</i>
+più sopra citato: <i>Archivio delle Riformagioni</i>. Abbiamo cercato di
+esser fedelissimi nel riportarne il senso, e quasi le parole stesse; traducendole
+però, dal latino in cui que’ discorsi furono scritti dal
+notaio, nell’italiano in cui furono pronunziati dagli oratori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note306">
+<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&#160;&#160;</span>Vedi, <i>Archivio delle Riformagioni</i>. Negli Ottanta, entrandovi
+la Signoria, i Collegi ec., il numero passava la cifra che il suo nome
+parrebbe indicare.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note307">
+<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&#160;&#160;</span>Bisogna dire che gli scrittori contemporanei si tacciono su
+questa materia, o esprimono la sentenza contraria al Savonarola,
+come una voce contraddetta. Nel cinquecento, però, i nemici del frate
+sostennero quella voce, e la fecero credere anche a molti che erano
+amici alla sua memoria. Così noi troviamo che il Guicciardini, <i>Reggimento
+di Firenze</i>, pag. 165, fa dire al del Nero, che va parlando degli
+Otto di Guardia e Balía: «E vi aggiugnerei quello che io intendo che
+questo frate propone; cioè, che da ogni condannazione che facessino
+a alcuno cittadino per conto di Stato, e non per altra causa, vi
+fussi lo appello; non del Consiglio Grande, come propone lui, ma al
+Senato (<i>al margine del MS., l’autore aggiunge</i>: parrebbe forse meglio
+questo appello alla Quarantía), dove avesse a venire il magistrato
+che lo condannassi, a difendere la sentenza sua.» E senza
+avvedersene, egli sostiene quella che era appunto l’opinione del Savonarola,
+come fuor di dubbio apparisce dalle sue prediche. — Il Machiavelli,
+che è anche più esplicito nell’accusare il frate di questa
+legge, dice così: «Essendo Firenze, dopo il novantaquattro, stata
+riordinata nel suo stato con l’aiuto di frate Girolamo Savonarola,
+gli scritti del quale mostrano la dottrina, la prudenza, la virtù
+dell’animo suo; ed avendo, tra l’altre costituzioni, per assicurare
+i cittadini, fatto fare una legge, che si poteva appellare al
+popolo dalle sentenze che per cose di Stato, gli Otto e la Signoria
+dessero; la qual legge persuase più tempo, e con difficoltà
+grandissima ottenne, ec.» (<i>Discorsi</i>, lib. I, cap. 45.) Questa
+opinione del Machiavelli e degli altri scrittori, mentre non può
+contrastare all’evidenza stessa dei fatti, prova da un altro lato, che
+la parte avuta dal Savonarola nella formazione del nuovo governo,
+dovè essere tanto grande, da farlo credere autore anche di quelle
+leggi che egli aveva disapprovate.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note308">
+<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le <i>Prediche sopra Aggeo</i>, e le <i>Prediche sopra i Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note309">
+<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&#160;&#160;</span>In questo modo si ricorreva sempre a lui, che voleva esser
+giudice e padrone di tutto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note310">
+<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&#160;&#160;</span>Vedi gli Statuti fiorentini, pubblicati nel 1778, colla data di
+Friburgo, in tre volumi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note311">
+<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&#160;&#160;</span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Vedi la provvisione del 20 aprile
+1498, che, nel ristabilire il Potestà e il Capitano del popolo, discorre
+di ciò.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note312">
+<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le <i>Prediche sopra Aggeo</i>, e quelle <i>sopra i Salmi</i>. Vedi
+anche le <i>Prediche sopra Rut e Michea</i>, fatte nelle feste del 96, e
+principalmente quella del 3 di luglio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note313">
+<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note314">
+<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.&#160;&#160;</span>Il 30 aprile 1498, si volle tornare al Potestà e Capitano del
+popolo (vedi la provvisione nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>); ma
+nel 1502, fu seguito il consiglio del Savonarola, e si creò la <i>Ruota</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note315">
+<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.&#160;&#160;</span>L’antico statuto era stato compilato nel 1393.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note316">
+<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.&#160;&#160;</span>Nella Magliabechiana, cl. XXIX, cod. 143, si trova un’antica
+copia del nuovo statuto; e innanzi ad esso la provvisione sopra riportata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note317">
+<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, <i>Vita</i> ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note318">
+<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la Provvisione nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note319">
+<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.&#160;&#160;</span>Ecco come doveva, secondo la stessa Provvisione, eleggersi
+la Signoria. Radunato il Consiglio Maggiore, si tiravano a sorte
+96 elezionari, cioè 24 per quartiere. Ognuno di essi ne nominava
+uno del suo quartiere, e i 96 in questo modo scelti, andavano a partito
+per essere dei Signori. Fra quelli che ottenevano più della
+metà dei voti, se ne sceglievano 8 (cioè due per quartiere), e s’imborsavano
+nella borsa generale, mettendosi il più vecchio nel <i>borsellino</i>.
+Per ognuno, poi, dei Signori effettivi, s’imborsavano <i>per rispetto</i>,
+cioè per essere <i>veduti</i>, due di quelli che avevano ottenuto più
+fave, purchè fossero giunti al di sopra della metà. — Quanto al <i>borsellino</i>,
+pare che vi si mettesse il più vecchio, perchè a lui toccava
+cominciare a fare il <i>Proposto</i>; ufficio che andava in giro ogni giorno
+ad uno dei Signori.
+</p>
+
+<p>
+Pel Gonfaloniere, poi, si traevano 20 elezionari: ognuno dei
+primi 10 ne eleggeva due, uno per <i>sedere</i> gonfaloniere, l’altro per
+essere <i>veduto</i>: i secondi 10 ne sceglievano ciascuno altri due; uno
+per gonfaloniere, l’altro per notaio. Se ne avevano così 20, scelti
+per creare il gonfaloniere: si squittinavano, e quello che aveva più
+fave, purchè più della metà, era imborsato per gonfaloniere; i due
+che venivano appresso, <i>per rispetto</i>, o sia per essere <i>veduti</i>. Vedi
+la medesima Provvisione. — <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note320">
+<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.&#160;&#160;</span>Ecco, fra gli altri, come ne discorre il Guicciardini ne’ suoi
+<i>Discorsi</i> (<i>Opere inedite</i>, vol. II, pag. 299): «A tenere saldo questo
+modo di governo, è necessario tenere salda la legge del non fare
+parlamento, il quale solo è facile a dissolvere il vivere popolare;....
+e non è altro che, col terrore delle armi e colla forza, costringere
+il popolo a acconsentire a tutto quello che ei propongono; e dare
+ad intendere che quello che è fatto, sia fatto per volontà e modo
+di tutti.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note321">
+<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sui Salmi</i>, Predica XXVI, fatta il giorno 28 luglio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note322">
+<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la provvisione nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>. Poco
+dipoi, il Savonarola fece, nella sala del Consiglio Maggiore, scrivere
+a lettere maiuscole i versi che seguono:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Se questo popolar consiglio e certo</p>
+<p class="i01">Governo, popol, della tua cittate</p>
+<p class="i01">Conservi, che da Dio t’è stato offerto,</p>
+<p class="i01">In pace starai sempre e ’n libertate.</p>
+<p class="i01">Tien, dunque, l’occhio dalla mente aperto,</p>
+<p class="i01">Chè molte insidie ognor ti fien parate;</p>
+<p class="i01">E sappi che chi vuol far parlamento,</p>
+<p class="i01">Vuol torti delle mani il reggimento.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note323">
+<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos</i>, martedì dopo la Pasqua.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note324">
+<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.&#160;&#160;</span>Questo non è calcolo esagerato di storici; ma è detto nella
+stessa Provvisione che decreta il Monte di Pietà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note325">
+<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.&#160;&#160;</span>Il Parenti, <i>Storia di Firenze</i>, racconta questi fatti, e aggiunge
+che la gente più culta era in favore degli Ebrei.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note326">
+<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.&#160;&#160;</span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Queste Provvisioni che riguardano
+il Monte, si trovano pubblicate nel Passerini, <i>Storia degli Stabilimenti
+di Beneficenza in Firenze</i>. L’autore, però, è caduto in errore
+quando ha detto essere falso che il Savonarola favorisse il Monte di
+Pietà; che egli, anzi, l’oppugnasse, perchè promosso dai Frati Minori,
+suoi nemici. Questa opinione è combattuta non solo dalla concorde
+opinione di tutti gli storici e biografi del Savonarola, ma anche
+da tutto ciò che il Frate disse pubblicamente sul pergamo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note327">
+<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos</i>, predica XXI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note328">
+<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.&#160;&#160;</span><i>Archivio delle Riformagioni.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note329">
+<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.&#160;&#160;</span>Questa statua avea appartenuto ai Medici; e dopo la rovina
+della repubblica, essi la posero sotto alla loggia dei Lanzi, ove ora
+si trova colla medesima iscrizione repubblicana. Si vuole da alcuni,
+che quando, sotto alla stessa loggia, venne posto il capolavoro del
+Cellini, rappresentante Perseo che taglia la testa a Medusa, si fosse
+voluto simboleggiare, in risposta, la tirannide risorta, che ammazza
+la repubblica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note330">
+<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.&#160;&#160;</span>Ecco in qual modo, il 1º di aprile 1495, il Savonarola stesso
+parlava della mutazione del nuovo governo, e delle principali leggi da
+lui ordinate: «Vedendo appropinquare la mutazione del nuovo governo,
+e considerando che non poteva essere senza scandalo e
+grande effusione di sangue;... deliberai, inspirato da Dio, di cominciare
+a predicare ed esortare il popolo a penitenzia, acciocchè
+conseguissi da Dio misericordia. Ed il dì di San Matteo Apostolo,
+cioè a dì 21 settembre 94, cominciai; e, con quante forze mi dette
+Iddio, esortai il popolo a confessarsi, e digiunare, ed orare. Le
+quali cose avendo fatte volentieri, la bontà di Dio commutò la
+giustizia in misericordia; ed a dì 11 novembre, mutossi lo Stato e
+governo, miracolosamente, senza sangue e senza alcun altro scandalo
+nella vostra città. Avendo, dunque, tu, popolo fiorentino, a
+pigliare nuovo governo; ti convocai, escluse le donne, nella
+chiesa maggiore, presenti i Magnifici Signori e gli altri magistrati
+della tua città: e dopo molte cose dette del buon governo delle
+cittade secondo la dottrina delli filosofi e delli sacri teologi, ti
+dimostrai quale era il governo naturale del popolo fiorentino; e,
+dipoi, continuando la predicazione, ti proposi quattro cose che
+tu dovevi fare. — La prima: temere Iddio. — La seconda: amare
+il ben comune della città, e quello cercare più che il proprio. — La
+terza: far pace universale tra te e quelli che ti avevano governato
+pel passato; aggiungendo a questo, lo appello delle sei fave.»
+Predica 29, di quelle sopra Giobbe. Nota che questa predica veniva
+fatta quando già la nuova legge dell’appello era decretata; e che tanto
+qui come altrove, il Savonarola dice sempre di aver consigliato
+l’appello delle sei fave; non mai quello delle sei fave al Consiglio
+Maggiore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note331">
+<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.&#160;&#160;</span>Le Provvisioni antecedenti al 94 sono, infatti, latine; quelle
+dopo la cacciata dei Medici, cominciano subito ad essere italiane.
+Così, dopo la metà del 1495, anche lo straccetto dei discorsi che
+si tennero nelle Pratiche, si trova scritto in italiano: più tardi
+ritorna in campo il latino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note332">
+<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la nota in fine del capitolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note333">
+<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.&#160;&#160;</span>Predica XXIII, <i>sopra Aggeo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note334">
+<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIX, <i>sopra Aggeo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note335">
+<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.&#160;&#160;</span><i>Compendium Revelationum.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note336">
+<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.&#160;&#160;</span>Il Comines, come abbiamo più sopra notato e come diremo
+ancora più basso, erasi persuaso da ciò, che il Savonarola fosse un
+vero profeta; e nelle sue <i>Memorie</i>, piene d’una continua ammirazione
+per lui, ripete sempre «Egli ha predetto la venuta del re
+quando niuno vi pensava; gli ha, poi, scritto ed ha detto a me stesso
+cose che niuno ha credute, e che si sono tutte verificate.» Il Nardi,
+ed un numero infinito d’altri contemporanei, dettero al Savonarola il
+nome di profeta; ed il Machiavelli stesso, il quale, come abbiam visto,
+non era di quelli che meglio comprendessero o più imparzialmente
+giudicassero il Savonarola, non ardì mai di negare o anche mettere
+in dubbio le sue profezie, «perchè d’un tanto uomo se ne deve
+parlare con reverenza;» aggiungendo che infiniti vi credevano,
+«perchè la vita sua, la dottrina, il soggetto che prese, erano
+sufficienti a fargli prestar fede.» <i>Discorsi sulle Deche</i>, lib. I,
+cap. XI, pag. 52; Italia 1813. Il Guicciardini, che è forse quello che
+meglio di tutti lo ha giudicato, rimane incerto su questo punto
+della profezia, e dice: «Io aspetto dal tempo la risoluzione di
+questi dubbi; ma se il Savonarola fu sincero, come la sua vita
+tutta santa farebbe credere, noi abbiamo visto ai nostri tempi un
+profeta sommo; se egli non fu sincero, noi abbiamo veduto un
+uomo grandissimo. Non sarebbe stato possibile fare le cose che
+egli ha fatte, condurle con tanta arte, con tanta prudenza, senza
+avere qualità straordinarie.» Guicciardini, <i>Storia inedita di Firenze</i>.
+Quest’opera, non essendo ancora data alla luce, noi citiamo solo
+di memoria, dopo una scorsa che ci è stato permesso di dare al
+Ms. La sua pubblicazione, dai Conti Guicciardini affidata al signor
+Canestrini, sarà di grandissima importanza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note337">
+<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.&#160;&#160;</span>Questo fatto risulta ora evidente, ed è messo fuor d’ogni
+dubbio dalla scoperta che noi facemmo del secondo processo del
+Savonarola, e del processi di Frà Salvestro e Frà Domenico. Frà
+Salvestro descrive le sue visioni, e confessa esplicitamente che i medici
+le facevano risultare da una malattia; aggiunge, che quando gli
+furono, a cagione d’un’altra malattia, cavate otto libbre di sangue,
+le visioni scemarono ad un tratto. La confessione di Frà Domenico
+viene a riconfermare tutto quello che dice Frà Salvestro. Le parole
+di quest’ultimo trovano anche nuova conferma nelle deposizioni
+del testimoni. Vedi <i>Appendice</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note338">
+<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.&#160;&#160;</span>Solo la lettura dei <i>processi</i> più sopra citati, può dimostrare
+pienamente la verità di ciò che noi diciamo. Frà Domenico confessa
+che egli ed il Savonarola prestavano tanta fede alle parole
+del Maruffi, che, una o due volte, dettero per viste da loro certe
+visioni che il Maruffi diceva avere avute dagli angeli, onde ripeterle
+ai suoi due compagni, che dovevano raccontarle al popolo come
+avvenute a loro. E Frà Domenico, presso alla morte, si sforza di
+provare che ciò era permesso, anzi era d’obbligo, una volta che gli
+angeli lo volevano. Vedi <i>Appendice: Processo di Fra Domenico da
+Pescia dell’ordine dei predicatori, registrato per sua mano propria</i>.
+Questo importantissimo documento fu da noi trovato nel codice riccardiano
+2053 foglio CXXXI retro, e seg. Esso prova luminosamente
+l’eroica fermezza d’animo di Frà Domenico; il quale, mentre
+manifesta con grande ingenuità la propria superstizione e quella del
+Savonarola, viene implicitamente a distruggere ogni dubbio che potesse
+muoversi sulla sincerità del loro animo. Nel discorrere di
+questi processi, noi dobbiamo di continuo rimandare il lettore all’<i>Appendice</i>,
+ove le nostre opinioni verranno tutte dai nuovi documenti
+riconfermate; e non possiamo valerci d’una recente pubblicazione
+fatta dall’Archivio di Firenze nel suo <i>Giornale Storico</i>,
+perchè (siccome potrebbe averne una prova chiunque la confrontasse
+col summenzionato codice), essa è parte apocrifa, parte scorretta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note339">
+<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.&#160;&#160;</span>Il Pico, nella sua <i>Vita Fr. H. Savonarolæ</i>, cap. V: «De divinis
+citra velamen revelationibus, quarum particeps factus Hieronymus,
+futuras predixit clades;» mostra assai bene come il Savonarola,
+ragionando sulla Bibbia, venisse alle sue <i>Conclusioni</i>. Il
+Savonarola stesso parla continuamente, in tutte le sue opere, di
+queste <i>ragioni naturali</i> che profetizzano il futuro, e più volte
+chiama la profezia parte della sapienza: «Inter alias partes prudentiæ
+tres principales ponuntur; videlicet: memoria præteritorum,
+intelligentia præsentium, et previdentia futurorum.» <i>Expositio Abachuch
+prophetæ, per Fr. Hieronymum de Ferrariâ</i>; opera inedita
+che sarà da noi pubblicata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note340">
+<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.&#160;&#160;</span>Vedi <i>Compendium Revelationum; Dialogo della verità profetica;
+Predica del 27 marzo 1496</i> (fra quelle <i>sopra Amos</i>); <i>Prediche
+sopra Giobbe</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note341">
+<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos</i>, fol. 40, e altrove; Firenze 1497.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note342">
+<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.&#160;&#160;</span><i>Epistola a certe divote persone</i> ec., nel Quetif, vol. II, pag.
+181; <i>Prediche sopra l’Esodo</i>, Firenze 1498, fol. 12.; <i>Prediche sopra
+Amos</i>, fol. 39.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note343">
+<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.&#160;&#160;</span>Bisogna qui rendere giustizia al Rudelbach, che è stato il primo
+a notare l’opposizione dei due principali concetti del Savonarola
+intorno alla profezia. Egli appoggia la sua esposizione ad un
+esame diligente delle opere dell’autore: ne cava, però, secondo il
+solito, delle conseguenze al tutto arbitrarie. (Vedi nella sua biografia
+un lunghissimo capitolo, intitolato: <i>Ueber die prophetische
+Gabe und die Prophezeihungen Savonarolas</i>.) Dopo aver giustamente
+notata la differenza di quei due concetti, vuole distruggere il primo
+ed esagerare il secondo, per fare del Savonarola un profeta evangelico,
+in un senso tutto protestante: in altri termini, il profeta della
+Riforma. Egli lo mette in rapporto coll’Abate Gioacchino, con Santa
+Brigida e Santa Caterina, che, secondo lui, son tutti, più o meno,
+profeti della Riforma.
+</p>
+
+<p>
+Il Meier, sebbene voglia anch’esso fare del Savonarola un protestante,
+cerca temperare le esagerazioni del suo compatriotta, e
+conviene che questi s’abbandona troppo ciecamente alla sua sbrigliata
+fantasia. Nota, anch’egli, la differenza di quei due concetti nel Savonarola;
+ma dopo, ne vuol distruggere l’uno, nascondere l’altro, e
+quasi persuadersi che il Savonarola nè era nè si credeva profeta,
+ma solo cercava colla Scrittura interpretar l’avvenire. Il Meier sembra
+non avere un concetto abbastanza chiaro di ciò che vuol dimostrare;
+e discorre questo argomento con tale freddezza, con sì
+poca decisione, che non convince nè persuade, ma solamente annoia.
+Nondimeno, la giustizia vuole che si renda a questi due tedeschi
+l’onore di essere stati i primi ed i soli che abbiano studiato
+le opere profetiche del Savonarola, ed abbiano compresa la necessità
+di trattare distesamente, nella biografia del Frate, questo soggetto,
+e non saltarlo a piè pari, come han fatto gli altri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note344">
+<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.&#160;&#160;</span><i>De veritate prophetica, Dialogus in lib. VIII</i>, S. L. A. Un’altra
+edizione, colla data di Firenze 1497, porta per titolo: <i>De veritate
+propheticâ, libri seu dialogi IX</i>. La differenza di esse sta in ciò, che
+la seconda mette anche l’introduzione fra i dialoghi. Una terza edizione
+fu fatta in italiano nello stesso anno 1497, e una ristampa
+della medesima opera si vide a Venezia l’anno 1548.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note345">
+<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.&#160;&#160;</span>Fu pubblicato quasi contemporaneamente in latino ed in italiano:
+<i>Compendium revelationum</i> Impressit Florentiæ ser Franc. Bonaccorsius,
+1495; V nonas mensis octobris. Lo stesso stampatore lo
+aveva pubblicato in italiano il 18 agosto 1495, e dopo dodici giorni
+veniva ristampato da ser Lorenzo Morgianni. Nel 1498 fu ristampato
+in latino, a Parigi ed a Firenze; nel 1537 a Venezia, e nel 1674
+di nuovo a Parigi, per cura del Quetif.
+</p>
+
+<p>
+Non solamente il Savonarola, ma la più parte de’ suoi seguaci
+hanno lasciato dei trattati intorno alle sue profezie. Principali fra
+questi furono il Benivieni nella <i>Lettera a Clemente VII</i>, nei vari
+<i>Trattati</i> in cui espone la dottrina del suo maestro; il Violi nelle sue
+<i>Giornate</i>, di cui ci restano solo dei brani ed il compendio fattone dal
+Razzi; Frà Benedetto ne parla in quasi tutte le sue opere, ma più
+espressamente nel sopracitato MS. magliabechiano: <i>Secunda parte
+delle profezie di Fra Girolamo</i>; e per non citarne un numero infinito,
+Pico il giovane e tutti i biografi ne parlano distesamente. A
+questo proposito, non vogliamo tralasciare un’osservazione, che può
+dare maggiore conferma a tutto ciò che abbiamo detto in questo
+capitolo. Frà Benedetto scrisse un’opera intitolata: <i>Fons vitæ</i>
+(MS. magl., XXXV, 96), nella quale racconta una lunga serie di
+<i>rivelazioni o visioni</i> da lui avute, che sono circa diciassette. Fra la
+quindicesima e la sedicesima di esse, v’è un paragrafo intitolato:
+<i>Humilis excusatio prophetæ</i>, nel quale dice: «Hæc autem scripsimus,
+non quia firmiter vera esse credamus et quia sopniis fidem
+aliquam adhibeamus, sed quia sopnia aliquando non sunt spernenda;
+quum, sicut patet clarum in Scripturis, mulla sopnia revelationes
+fuerunt. Scripsimus, etiam, ut cognoscamus an sint a naturâ
+an a Diabolo an a Deo; ut facta naturæ adiscamus, et
+illusiones Demonum vitemus, et ut Divinam Bonitatem cognoscamus
+et annumeremus. Obsecro omnes legentes, ut fidem certam
+hiis do (forse deve dire <i>nec do</i>) nec dare decrevi, et sic protestor
+ante Deum et homines, et sunt sicut si ista non sopniassem.
+Solus Deus est, qui ab æterno novit, qui futura predicere
+possit. Et si aliqua ista significare inveneris, non mireris quia
+ego peccator sim; quum donum prophetis (teste sancto Thomâ)
+stat cum peccato mortali. Hac etiam ratione non me justum
+et bonum existimes, quum ego infelix peccator sum, et multorum
+sum conscius peccatorum.» — Certamente è assai notevole che
+Frà Benedetto, dopo essersi chiamato profeta, ci confessi ingenuamente
+di non saper dire se queste visioni siano puramente sogni o
+rivelazioni, operazioni di natura o del diavolo. Tanto è vero che nè
+il Savonarola nè i suoi seguaci s’erano fatto su questa materia un
+concetto chiaro; e che essi erano assai inclinati a pigliare per rivelazione
+tutte le illusioni e i sogni che avevano un carattere religioso.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note346">
+<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.&#160;&#160;</span>Quetif., tomo II, p. 209.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note347">
+<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.&#160;&#160;</span>Nelle sue postille bibliche, nelle lettere alla madre, ai fratelli,
+agli amici, egli esprime sempre le stesse idee sulla importanza delle
+sue profezie: vi si trovano i medesimi principii, i medesimi sentimenti
+e le contraddizioni stesse.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note348">
+<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.&#160;&#160;</span>Quest’ultimo fatto viene asserito dal De Thou. Vedi Libri,
+<i>Histoire des sciences mathématiques</i>; Cardani, <i>De vitâ propriâ</i>.
+Quanto al Porta, si potrà leggere ciò che ne dice il Libri e ciò che
+egli medesimo scrive nella sua opera della <i>Magia</i>. Vedi anche: <i>Die
+philosophische Weltanschauung der Reformationszeit</i>, von Carriere:
+Stuttgart 1847.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note349">
+<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.&#160;&#160;</span>Questi medesimi nomi ebbero più tardi, al tempo cioè dell’Assedio
+di Firenze (1527-30), un diverso significato. Piagnoni ed
+Arrabbiati erano, allora, gli amici del governo popolare; ed il secondo
+nome davasi più specialmente a quelli ch’erano più caldi
+nell’amore di quel governo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note350">
+<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.&#160;&#160;</span>«E chi amava il governo universale, desiderava che fosse da
+quel Frate introdotto e favorito. Al che concorrevano molto volentieri
+gli amici dello stato passato dei Medici, per assicurarsi
+dall’appetito della vendetta degli avversari; al quale pericolo sarebbero
+stati maggiormente sottoposti sotto il governo d’uno stato
+particolare, se per mala sorte della nostra città un particolare
+nuovo reggimento succeduto fosse.» Nardi, <i>Storia di Firenze</i>,
+ediz. Arbib, pag. 66. Vedi il sunto delle <i>Giornate</i> del Violi, nel
+Razzi; Cod. riccard. 2012.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note351">
+<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.&#160;&#160;</span>«Sì che tra i cittadini nacquero molti dispareri e contrarietà
+dell’uno contro all’altro, e tra i grandi e tra i popolani:
+ma le cagioni della diversità, dall’una parte e dall’altra, molto
+si dissimulavano. Ma più scopertamente si cominciava ad oppugnare
+il Frate, per la diversità delie opinioni che si tenevano delle
+profezie di quello. Della credulità, non si vergognavano gli uomini
+di disputare liberamente; come si sarebbero vergognati, in quel
+principio, di non amare, o che si credesse ch’ei non amassero, più
+tosto quel governo universale, che qualunque altro particolare.»
+Nardi, pag. 65. E altrove: «Tuttavia, di questa forma di reggimento,
+non essendo ben contenti molti dei principali cittadini, dissimulando
+però la vera cagione (come più sopra abbiamo detto),
+oppugnavano astutamente il sopradetto Frà Girolamo, come colui
+che n’era stato confortatore.» Idem., pag. 88. Vedi anche il Violi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note352">
+<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, pag. 82; Ammirato, <i>Storia di Firenze</i>, lib. XXVI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note353">
+<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, pag. 69 e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note354">
+<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, idem. Ecco in che modo il Ficino parlava del
+Savonarola e delle sue predizioni: «Nonne, propter multa delicta,
+postremum huic urbi, hoc autumno (settembre e ottobre 94),
+exitium imminebat, nullâ prorsus hominum virtute vitandum?
+Non divina clementia, Florentinis indulgentissima, integro ante
+hunc autumnum quadriennio, nobis istud pronunciavit per virum
+sanctimoniâ sapientiâque præstantem, Hieronymum ex ordine prædicatorum,
+<i>divinitus</i> ad hoc electum? Nonne <i>præsagiis monitisque
+divinis</i> per hunc impletis, certissimum jam jam supra nostrum caput
+imminebat exitium, quod, nullâ prorsus virtute nostrâ, sed præter
+spem mirabiliter vitavimus? <i>A Domino factum est istud, et est mirabile
+in oculis nostris.</i> Reliquum est, optime mi Johannes, ut
+deinceps salutaribus tanti viri consiliis obsequentes, non solum ego
+atque tu, sed omnes etiam Florentini Deo nobis clementissimo
+grati simus, et publicâ voce clamemus: Confirma opus hoc, Deus,
+quod operatus es in nobis.» <i>Lettera</i> a Giovanni Cavalcanti, 12 dicembre
+1494. Vedi Marsilii Ficini, <i>Opera</i>; Basilea, vol. II, pag. 962.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note355">
+<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, pag. 69 e seg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note356">
+<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.&#160;&#160;</span>Predica XVIII, <i>sopra Aggeo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note357">
+<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.&#160;&#160;</span>Predica I, <i>sopra i Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note358">
+<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.&#160;&#160;</span>Predica XXII, <i>sopra Aggeo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note359">
+<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche del Rev. P. Frate Hieronimo, fatte sopra diversi
+Salmi e Scritture in S. M. del Fiore, cominciando il giorno della
+Epifania e seguitando gli altri giorni festivi, raccolte per ser Lorenzo
+Violi</i>. Firenze 1496, e Bologna, 1515. Come abbiamo già detto,
+le prime sette di queste prediche fanno seguito a quelle <i>sopra Aggeo</i>;
+l’ottava è indirizzata ad alcune suore e parla dei voti monastici;
+seguono poi altre diciassette, che si possono considerare
+come continuazione del Quaresimale <i>sopra Giobbe</i>. Questi sermoni
+sono assai lunghi e formano un grosso volume; in fine del quale
+sono alcune prediche di Frà Domenico da Pescia, a cui accenneremo
+più basso. Varie edizioni di queste prediche sono mutilate:
+così quelle di Venezia 1517 e 1543.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note360">
+<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.&#160;&#160;</span>Predica II <i>sopra i Salmi</i>, fatta il dì 11 gennaio 1495 (stile
+nuovo.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note361">
+<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.&#160;&#160;</span>Ecco alcune di quelle parole: «Audite omnes habitatores
+terræ, hæc dicit Dominus: Ego Dominus loquor in zelo sancto
+meo: ecce dies veniet et gladium meum evaginabo super vos. Convertimini,
+ergo, ad me antequam compleatur furor meus. Tunc
+enim, angustia superveniente, requiretis pacem et non invenietis.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note362">
+<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.&#160;&#160;</span>Predica <i>della Rinnovazione</i>. È la terza di quelle <i>sopra i Salmi</i>,
+e fu anche stampata a parte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note363">
+<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.&#160;&#160;</span>Il Nardi, il Pitti, il Violi ed altri raccontano più e più volte,
+che i primi atti di Roma furono procurati dagli Arrabbiati e dal Moro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note364">
+<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.&#160;&#160;</span>Predica V <i>sopra i Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note365">
+<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.&#160;&#160;</span>Predica VI (fatta il 20 gennaio); Predica VII (25 gennaio).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note366">
+<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.&#160;&#160;</span>In data dell’8 gennaio 1495, avevano scritto all’ambasciatore:
+«Sarà con questa una lettera alla Santità di nostro Signore,
+pregando con essa che Frate Hieronimo da Ferrara, che è qui
+priore in S. Marco, predichi questa quaresima prossima qui in Firenze,
+non ostante qualunque commissione avessi di andare a
+predicare in Lucca. Ed affine non scambiate le lettere, è scritto
+dappiè: — <i>pro Fr. Hieronymo</i>. — Presentatela quanto prima possiate,
+e fate di ottenere uno brieve diritto a Frate Hieronymo, che
+li commetti el predicare questo anno qui, come è detto.» Archivio
+delle Riformagioni, <i>Lettere dei Dieci</i>. Questa lettera trovasi pubblicata
+nel Meier, pag. 80, nota 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note367">
+<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.&#160;&#160;</span>«Della qual cosa (cioè del suo partire) per la maggior parte
+degli uomini si prese grande alterazione, per ciò che e da’ magistrati
+tutti e dagli uomini di buona mente si giudicava che le sue
+prediche fossero molto utili alla correzione dei costumi, e necessarie
+a pacificare insieme gli animi discordanti de’ mal disposti cittadini
+nel principio di quel nuovo governo. Per la quale considerazione,
+per opera e procaccio di molti suoi devoti, e massimamente
+dei Dieci di libertà e pace, fu procurato che il papa rivocasse
+il sopradetto breve; e così fu facilmente ottenuto.» Nardi,
+pag. 65.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note368">
+<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.&#160;&#160;</span>Di queste impressioni il Savonarola stesso parlò più tardi
+nelle sue prediche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note369">
+<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.&#160;&#160;</span>Prediche <i>sopra Giobbe</i>. Predica II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note370">
+<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.&#160;&#160;</span>Predica III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note371">
+<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note372">
+<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.&#160;&#160;</span>Predica XIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note373">
+<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.&#160;&#160;</span>Predica XII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note374">
+<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.&#160;&#160;</span>Predica XVI <i>sopra Giobbe</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note375">
+<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.&#160;&#160;</span>Predica XLV di quelle <i>sopra Giobbe</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note376">
+<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.&#160;&#160;</span>«Tanto fu il dolore e il pianto che mi sopravvenne, ch’io
+non potetti andare più oltre.» Così scrisse l’amanuense alla fine
+dell’ultima predica, e di molte altre di quel quaresimale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note377">
+<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.&#160;&#160;</span>Qui non istaremo a citare Burlamacchi, Pico, Barsanti,
+Frà Benedetto e gli altri biografi: possiamo, invece, rimandare il lettore
+a tutti gli storici del tempo, come Nardi Guicciardini, <i>Storia
+inedita di Firenze</i>; ec. ec; ed alla stessa corrispondenza dei Dieci
+colla Corte di Roma, pubblicata dal Padre Marchese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note378">
+<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Marchese, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note379">
+<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.&#160;&#160;</span>Padre Marchese, <i>Storia del convento di San Marco</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note380">
+<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.&#160;&#160;</span>Frà Benedetto, <i>Cedrus Libani</i>, poemetto pubblicato dal
+Padre Marchese nell’<i>Archivio Storico</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note381">
+<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.&#160;&#160;</span>Tutta la Storia di questa conversione abbiamo cavata dalle
+parole stesse di Frà Benedetto, nel <i>Cedrus Libani</i>. Volendo altre
+notizie sulla sua vita, si può leggere ciò che ne dice il Padre Marchese,
+ne’ suoi <i>Scritti vari</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note382">
+<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, Sismondi, Leo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note383">
+<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Guicciardini, Sismondi, Leo, Comines, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note384">
+<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, <i>Hist. des répub. ital.</i>, chap. 95; e gli altri autori
+più sopra citati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note385">
+<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note386">
+<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.&#160;&#160;</span>Così chiama il Comines la radunanza di gente che si faceva
+dalla Lega.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note387">
+<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.&#160;&#160;</span>Diamo qualcuno dei molti brani nei quali il Comines parla
+del Savonarola; perchè la sua autorità, come di forestiero e contemporaneo,
+come uomo di grandissimo acume e che conobbe il
+Savonarola, deve aver molto peso. «J’ay dit en quelque endroit de
+ceste matière d’Italie, comme il y avoit un frère prescheur, renommé
+de fort saincte vie.... appelé frère Hieronyme, qui a dit beaucoup
+de choses avant qu’elles fussent advenues, comme j’ay dit
+cy dessus, et tousiours avait soustenu que le roy passeroit les
+monts.... <i>et disoit que le roy estoit esseu de Dieu pour réformer
+l’Eglise par force, et chastier les tyrans</i>... Sa vie estoit la plus belle
+du monde ainsi qu’il se pouvoit voir, et ses sermons preschoient
+contre les vices, et a réduit en icelle cité maintes gens à bien vivre,
+comme j’ay dit....» Parlando di ciò che alcuni dicevano contro
+alle sue profezie, cioè che egli desse per rivelazioni quel che
+sapeva in segreto dai cittadini, il Comines risponde: «Je ne les
+veux point accuser ni excuser... mais il a dit maintes choses
+vrayes que ceux de Florence n’eussent sceu luy avoir dictes;
+mais touchant le roy et les maux qu’il dit luy devoir advenir,
+luy est advenu ce que vous voyez; qui sont, premier, la mort de
+son fils, puis la sienne, et ay veu des lettres qu’il escrivoit au
+dict Seigneur.» Comines, <i>Mémoires</i>, liv. VIII, chap. XIX.
+Diamo anche quest’altro brano, importante perchè si parla del dialogo
+dall’autore avuto col Savonarola: «J’ay oublié à dire, que moy
+estant arrivé à Florence, allant au devant du roy, allay visiter un
+frère prescheur, appellé frère Hieronyme, demeurant à un couvent
+réformé; homme de saincte vie, comme on disoit, qui quinze
+ans avoit demeuré au dit lieu; et estoit avec moy un maistre
+d’hostel du roy, appellé Jean François, sage homme. La cause de
+l’aller veoir, fut par ce qu’il avoit tousiours presché en grande faveur
+du roy, et sa parole avoit gardé les Florentins de tourner contre
+nous; car jamais prescheur n’eut tant de crédit en cité. Il
+avoit tousiours asseuré la venue du roy (quelque chose qu’on dist
+ne qu’on escrivist au contraire); <i>disant qu’il estoit envoyé de Dieu
+pour chastier les tyrans d’Italie</i>, et que rien ne pouvoit résister
+ne se deffendre contre lui. Avoit dit aussi qu’il viendroit à Pise et
+qu’il y entreroit, et que ce jour mourroit l’estat de Florence; et ainsi
+advint, car Pierre de Medicis fut chassé ce jour. Et maintes autres
+choses avoit preschées avant qu’elles advinssent, comme la mort
+de Laurent de Medicis; et aussi disoit publiquement l’avoir par
+révélation, <i>et preschoit que l’estat de l’Eglise seroit réformé à l’espée.
+Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien près, et encore le
+maintient</i>. Plusieurs le blasmoient de ce qu’il disoit que Dieu luy
+avoit révélé, autres y adjustèrent foy: de ma part je le répute
+bon homme. Aussi luy demandoy si le roy pourrait passer sans
+peril de sa personne, veu la grande assemblée que faisoient les
+Venitiens, de la quelle il scavoit mieux parler que moy qui en
+venoys. Il me respondit qu’il aurait affaire en chemin, mais que
+l’honneur luy demeureroit, et n’eust il que cent hommes en sa
+compagnie; et que Dieu qui l’avoit conduit au venir, le conduiroit
+encore à son retour: <i>mais pour ne s’estre bien acquitté à la réformation
+de l’Eglise, comme il devoit, et pour avoir souffert que ses
+gens pillassent et desrobassent ainsi le peuple, aussi bien ceux de
+son parti et que lui ouvroient portes sans contrainte, comme les
+ennemis; que Dieu avoit donné une sentence contre luy, et brief
+auroit un coup de fouet</i>. Mais que je luy disse, que s’il vouloit
+avoir pitié du peuple, et délibérer en soy de garder ses gens de
+mal faire, et les punir quand ils le feraient, comme son office le
+requiert, que Dieu révoquerait sa sentence ou la diminueroit;
+et qu’il ne pensast point estre excusé pour dire, je ne fay nul mal.
+Et me dist que luy mesme iroit au devant du roy et lui diroit; et
+ainsi le feit, et parla de la restitution des places des Florentins. Il
+me cheut en pensée la mort de mon seigneur le Daulphin, quand
+il parla de cette sentence de Dieu, car je ne voyois autre chose
+que le Roy peut prendre à cœur; et dis encore cecy afin que
+mieux on entende <i>que tout ce dit voyage fut vray mystère de Dieu</i>.»
+Liv. VII, chap. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note388">
+<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, ediz. Arbib., 1842, vol. I, pag. 75;
+Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>, ediz. Rosini, vol. I, pag. 129; Giovio;
+Sismondi, <i>Hist. des répub. ital.</i>, chap. 94; <i>Histoire des Français</i>,
+tom. XV; Michelet, <i>Renaissance</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note389">
+<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, <i>Histoire des républ. ital.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>;
+Leo; Guicciardini; Nardi, ec. Gli storici francesi non sono meno severi
+degl’italiani nel condannare la condotta di Carlo VIII verso
+la repubblica fiorentina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note390">
+<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.&#160;&#160;</span>Predica XVIII, <i>sopra i Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note391">
+<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.&#160;&#160;</span>Era in data del 26 maggio 1485, e venne pubblicata con molti
+errori ed alterazioni; tanto che il Savonarola stesso se ne dolse nella
+predica del 28 luglio successivo: «Quella lettera che io scrissi al re
+di Francia, è stata messa in stampa senza averlo io inteso, et e’ vi
+sono di molti errori.» Una copia esatta se ne trova nella Riccardiana,
+Cod. 2053. — Perchè sempre meglio si veda quanto fosse
+allora divulgata e creduta l’idea che il viaggio di Carlo VIII era
+predestinato da Dio, riportiamo alcuni versi d’una orazione di
+Marsilio Ficino allo stesso re Carlo, «Veri namque simile est, Christianissimus
+Gallorum regem a Christo mitti, et Carolum, præ
+cæteris insignem pietate regem, christianâ pietate duci; præsertim
+cum iter opusque tantum eâ mente sis aggressus, ut sanctam
+Jerusalem sævissimis barbaris occupatam, summo humani generis
+Redemptori denique redimas.... Benedictus qui venit in
+nomine Domini, Carolus charus nobis, excelsus, rex pacificus.
+Hæc est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in eâ....»
+E così continua il Ficino, con lodi sempre crescenti e più esagerate;
+le quali nella bocca d’ogni uomo sarebbero biasimevoli: in
+quella poi di chi si poteva chiamar creatura dei Medici, muovono
+sdegno. Vedi: <i>Oratio Marsilii Ficini ad Carolum Magnum Gallorum
+regem. Ficini Opera</i>, Basilea, vol. II. pag. 960.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note392">
+<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.&#160;&#160;</span>Tutti i biografi, ed il Nardi nella <i>Storia di Firenze</i>, parlano
+di questo incontro. Ne parla anche il Comines (libro VII, cap. II),
+il quale espone più volte il tenore delle lettere e dei discorsi che il
+Savonarola faceva al re: e ci sarà condonato se riportiamo anche qui
+le sue parole, vista la grande autorità dello scrittore, non molto
+letto fra noi. Vedi lib. VII, cap. XIX: «Il a publiquement presché
+que le roy retourneroit de rechef en Italie, <i>pour accomplir ceste
+commission que Dieu luy avoit donnée, qui estoit de réformer
+l’Eglise à l’espée, de chasser les tyrans d’Italie, et qu’au cas qu’il
+ne le feist, Dieu le punirait cruellement</i>; et tous les sermons
+premiers et ceux de présent, il les a fait imprimer, et se vendent.
+Cette menace qu’il faisoit au roy, luy a plusieurs fois escrite le
+dicte Hieronyme, peu de temps avant son trespas; et aussi le
+me dist de sa bouche Hieronyme, quand je parlai a luy (qui fut
+en Italie), en me disant que la sentence estoit contre le roy au
+ciel, en cas qu’il n’accomplist ce que Dieu luy avoit ordonné...»
+Comines, <i>Mémoires</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note393">
+<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.&#160;&#160;</span>Predica XXV, <i>sopra i Salmi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note394">
+<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, Nardi, Cerretani, Parenti, Comines, Sismondi,
+Leo, Michelet.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note395">
+<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.&#160;&#160;</span>Vedi gli autori più sopra citati. Come poi i popolani fiorentini
+si risentissero di quelle ingiurie francesi, si può vedere da queste
+parole che si trovano nei <i>Ricordi Storici del Rinuccini</i>: «A dì 2 gennaio
+1495 (stile fiorentino), venne la novella in Firenze, come uno
+castellano francioso, che teneva la cittadella nuova per il barbaro
+traditore e assassino Carlo VIII, indegnamente re di Francia,
+aveva dato e consegnato detta cittadella a’ cittadini pisani, che
+allora si reggevano in libertà; benchè più volte.... con giuramenti
+e doppi capitoli, giurati in sulla pietra sacrata in sullo altare di
+S. M. del Fiore, aveva promesso rendere ditta cittadella...; e con
+nove speranze ci avesse tratto di mano, tra lui e li suoi assassini
+ministri, più che fiorini trecento migliaia, fidandoci noi di sua
+dislealtà e perfidia; più simile a tradimento che mai si udisse,
+mentre si narrano di Gano di Maganza, che almanco non era re.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note396">
+<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.&#160;&#160;</span>Archivio delle Riformagioni, <i>Provvisione del 15 ottobre 1495</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note397">
+<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.&#160;&#160;</span>Ivi, <i>Provvisione del 26 novembre 1495</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note398">
+<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.&#160;&#160;</span>Ivi, <i>Provvisione del 16 dicembre 1495</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note399">
+<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Guicciardini, Ammirato, Parenti, Cerretani, Sismondi,
+Leo, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note400">
+<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.&#160;&#160;</span>Il Pitti, nella sua <i>Storia di Firenze</i>, dice: «Perlochè sbigottiti
+i nemici suoi (del Savonarola), si misero sotto, con più effetto che
+mai, al Duca di Milano, il quale desideroso col favor loro di restringere
+quello Stato, aveva fino all’anno 1495, a loro istanza, per
+mezzo del Cardinal suo fratello, cavato brevi da Roma per interdire
+la predica del Frate.» Vedi <i>Arch. Storico</i>, vol. I, pag. 50. — Il
+Nardi discorre assai spesso delle mene degli Arrabbiati. A pag. 88,
+vol. I, egli dice: «Tuttavia di questa forma di governo non essendo
+ben contenti molti dei principali cittadini, dissimulando
+però la vera cagione (come già abbiamo detto) della poca contentezza
+loro, oppugnavano astutamente il sopraddetto fra Girolamo,
+come colui che n’era stato confortatore, intanto che, per opera
+d’alcuni cittadini e di certi religiosi, il papa lo fece citare di
+nuovo a Roma ec.» Le stesse cose dice, presso a poco, il Guicciardini
+nella <i>Storia d’Italia</i>. Ma una lettera del Savonarola al Moro,
+e quelle delle spie di quest’ultimo, mettono anche meglio in luce,
+come la persecuzione che si faceva al frate era assai più politica
+che religiosa. Vedi <i>Appendice</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note401">
+<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.&#160;&#160;</span>Più basso avremo occasione di discorrere per minuto le
+trame del Gennazzano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note402">
+<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.&#160;&#160;</span>«Inter ceteros vineae Domini Sabaothis operarios, te plurimum
+laborare, multorum relatu percepimus. De quo valde laetamur
+etc.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note403">
+<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.&#160;&#160;</span>«Ut, quod placitum est Deo, melius per te cognoscentes,
+peragamus etc.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note404">
+<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.&#160;&#160;</span>Questo breve e la risposta del Savonarola, furono assai
+scorrettamente e con molte lacune pubblicati dal Perrens. Noi, con
+migliori codici, li restituiremo alla vera lezione. Vedi l’<i>Appendice</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note405">
+<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.&#160;&#160;</span>Come Papa Clemente VII fece più tardi a Benedetto da Foiano,
+frate di San Marco, che nell’Assedio di Firenze (1527-30), predicando
+la dottrina del Savonarola, aveva incoraggiato il popolo alla
+difesa della libertà. Andato a Roma, morì di fame in una carcere
+sotterranea di Castel Sant’Angelo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note406">
+<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sui Salmi.</i> Predica XXIII (fatta il 24 giugno), XXIV
+(5 luglio), XXV (12 luglio).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note407">
+<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.&#160;&#160;</span>Qui ed altrove, il Savonarola riferisce a quel vizio che anche
+oggi è punito in Inghilterra colla morte, e che era, allora, assai
+sparso in Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note408">
+<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra i Salmi</i>, predica fatta il 28 luglio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note409">
+<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.&#160;&#160;</span>«Quum civitatem a non mediocri sanguinis effusione et a
+multis aliis noxiis, meâ operâ. Dominus liberaverit et ad concordiam
+legesque sanctas revocaverit, infesti facti sunt mihi, tam in
+civitate quam extrâ, iniqui homines.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note410">
+<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.&#160;&#160;</span>«Discessus meus maximæ jacturæ huic populo, et modicæ
+isthic utilitatis foret.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note411">
+<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.&#160;&#160;</span>«Dum hoc ceptum perficiatur opus, cuius gratiâ hæc impedimenta,
+ne proficiscar, nutu divino accidisse, equidem certus
+sum.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note412">
+<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.&#160;&#160;</span>Vedi l’<i>Appendice</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note413">
+<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.&#160;&#160;</span>Il Savonarola, nella predica del 18 febbraio 1498, fece la storia
+di tutti i brevi che vennero da Roma. Ivi, parlando di questa sua risposta,
+dice: «Egli (il papa) accettò la escusazione molto bene.»
+Vedi foglio 20-22, ediz. di Venezia 1540.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note414">
+<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.&#160;&#160;</span>Una delle sue prediche trovasi alla fine di quelle del Savonarola
+<i>sopra i Salmi</i>, e porta la data del 29 settembre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note415">
+<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.&#160;&#160;</span>«E poi, passato alcuni giorni, cioè uno mese e circa mezzo
+di uno altro, perchè il breve predetto fu fatto circa il fine di luglio,
+venne un altro breve fatto a dì 8 di settembre o circa, pieno
+di vituperi, nel quale erano più che diciotto errori. E il primo
+era, che il breve era iscritto al monasterio di Santa Croce; e così
+andava il breve a Santa Croce, che volevano che andassi a San
+Marco. Dipoi diceva in quel breve: <i>Quemdam Hieronymum Savonarolam</i>,
+cioè uno certo Gieronimo Savonarola, come se non mi
+conoscesse; e non era ancora uno mese e mezzo che mi aveva
+scritto così amorevolmente. Dipoi, ci era molte altre bagattelle,
+che per onore non voglio dire qua: sì che tu vedi che il Pontefice
+è stato circonvento, per tante mutazioni che tu vedi nelli suoi
+brevi in sì poco tempo.» <i>Predica</i> del 18 febbraio 1498, come
+sopra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note416">
+<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.&#160;&#160;</span>«Dipoi venne un altro breve, dicendo che io avevo seminato
+dottrina da mettere zizania in ogni popolo pacifico, e molte
+altre cose false; e però mi sospendeva dalla predica.» <i>Predica</i>
+del 18 febbraio 1498. Noi non abbiamo questo breve, la cui esistenza
+vien dimostrata non solo dalle parole stesse del Savonarola,
+ma anche dal silenzio che egli serbò nei mesi seguenti, e dalle lettere
+dei magistrati Fiorentini all’ambasciatore in Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note417">
+<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.&#160;&#160;</span>Vedi nell’<i>Appendice</i> la lettera a Frate Antonio di Olanda, Priore
+di Prato. Questa breve lettera fu da noi ritrovata nella Riccardiana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note418">
+<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.&#160;&#160;</span>Padre Marchese, <i>Storia di San Marco</i>, pag. 225 e seg.; Raynald.
+ad an. 1492. «Julianus Robureus, Card. S. Petri ad Vincula,
+in Gallias aufugit, iram Alexandri veritus, cum celebrandum concilium
+œcumenicum diceret, nimirum ad erigendam Ecclesiam a
+simoniacis conculcatam.» Lo stesso cardinale, divenuto papa,
+mandò fuori, il 14 gennaio 1505, una bolla che fece confermare dal
+Concilio lateranense, nella quale dichiarava la elezione di Alessandro
+nulla, e da non potere essere convalidata neppure dalla susseguente
+adorazione dei cardinali. Vedi Padre Marchese, pag. 226,
+nota 1. Il Padre Marchese dice a questo proposito: «che dopo la
+lunga e continua approvazione della Chiesa, questa opinione non
+può essere accettata dai Cattolici; ma se essa non chiuse al Cardinale
+della Rovere la via al papato, non doveva al Savonarola
+aprire quella del martirio.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note419">
+<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.&#160;&#160;</span>«Preschoit que l’estat de l’Eglise serait reformé à l’espée.
+Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien près, et encore
+le maintient.» Comines, <i>Mémoires</i> etc., liv. VIII, chap. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note420">
+<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.&#160;&#160;</span>Marchese, pag. 227; Guicciardini, lib. I, cap. IV; Rainaldo, ad
+ann. 1495 nº 1.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note421">
+<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.&#160;&#160;</span>Dal processo del Savonarola apparisce, che il Cardinale gli
+aveva qualche volta mandate parole d’incoraggiamento e di sprone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note422">
+<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.&#160;&#160;</span>Queste lettere, finora sconosciute affatto, sono senza data:
+noi le trovammo nella Riccardiana, e le daremo nell’<i>Appendice</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note423">
+<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.&#160;&#160;</span>Carlo Orlando, morto il 10 ottobre 1495, nella età di tre anni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note424">
+<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.&#160;&#160;</span>Vedi, fra le lettere pubblicate dal Padre Marchese, quella al
+fratello Alberto, in data del 28 ottobre 1495.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note425">
+<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.&#160;&#160;</span>Questa lettera fu da noi trovata nella Magliabechiana, e il
+Padre Marchese, pubblicandola nell’Appendice dell’<i>Archivio Storico</i>,
+nº 26, ne discorre così: «Quando il tempo e gli uomini ci avessero
+involato tutti gli scritti di Frà Girolamo Savonarola, quella
+lettera starebbe a provare la forte e sincera pietà dell’animo suo.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note426">
+<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la lettera, fra quelle pubblicate dal Padre Marchese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note427">
+<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.&#160;&#160;</span>Questa processione carnevalesca, che fu la prima fatta dal
+Savonarola, non trovasi menzionata nei biografi; ma la descrive minutamente,
+in una sua lettera, Paolo de Somentiis <i>cancellarius</i>, il
+quale ne ragguagliava il Moro, da cui era stato mandato a Firenze
+per queste cose del Savonarola. Esso dice che i fanciulli arrivavano
+al numero di 10,000! Vedi nell’<i>Appendice</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note428">
+<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.&#160;&#160;</span>Di questi giuochi e di questa riforma dei fanciulli, parla a
+lungo il Burlamacchi, pag. 104 e seg. Il Nardi, a questo proposito,
+discorre così: «Tra l’altre cose, questa parve molto notabile, che in
+quel tempo fu dismessa e lasciata volontariamente quella stolta
+e bestiale consuetudine del giuoco de’ sassi, che ne’ giorni carnevaleschi
+si usava di fare; tanto radicato per la sua antichità,
+che eziandio dai severi spaventevoli bandi de’ magistrati non
+s’era mai potuto reprimere, non che diradicare.» <i>Storia
+di Firenze</i>, pag. 96. Il Savonarola stesso considerava il successo
+da lui ottenuto in quel carnevale, come straordinario. «Tu sai
+che per li tempi passati non si è mai potuto, per forza d’alcuno
+magistrato, nè per bandi e pene forti, rimovere quella
+mala consuetudine di trarre e’ saxi al carnesciale, che ogni anno
+ne moriva qualcuno; et hora uno fraticello, con poche parole, mediante
+l’oratione, la ha rimossa. Secondo: tu sai che pel carnesciale
+si facevano di molti peccati; et hora si sono confessati etiam
+li fanciulli; et è stato questo carnesciale come una quaresima, che
+non può essere se non opera divina. Tertio: solevano accattare e’
+fanciugli e’ danari per fare stili, et ardere scope, et mangiare et
+bere; hora hanno accattato tanti danari per li poveri, che tu che
+se’ così savio, non ne haresti potuti trovare tanti.» <i>Predica prima</i>,
+nella quaresima del 1496.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note429">
+<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.&#160;&#160;</span><i>Documenti</i> pubblicati dal Padre Marchese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note430">
+<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Razzi, Barsanti, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note431">
+<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.&#160;&#160;</span>Questo fatto riposa sull’autorità non solo del Burlamacchi,
+Razzi, Barsanti ec.; ma vien narrato anche dal Bozovio (anno 1494), dal
+Fontana e dal Souveges; viene accettato come indubitabile dal Padre
+Marchese, dal Meier, dal Perrens ec. Il Savonarola stesso vi fece parecchie
+allusioni nelle sue prediche e nelle sue opere. «Io non voglio
+cappelli, non mitre grandi nè piccole; non voglio se non quello che
+tu hai dato ai tuoi Santi, la morte: un cappello rosso, un cappello
+di sangue, questo desidero.» <i>Prediche</i> delle feste del 1496. Predica
+XIX, fatta il 20 agosto. Così più volte egli dice: «Se io avessi
+voluto dignità, tu sai bene che ora non avrei il mantello lacero;» e
+nel dialogo <i>De veritate propheticâ</i>, cap. 5, chiaramente conferma di
+essere stato tentato, non solo colle minacce, ma ancora con molte
+promesse. L’autenticità di questo fatto è, quindi, indubitabile, nè
+viene contestata da alcuno dei biografi: ne rimane incerta solamente
+la data. Noi abbiam creduto doverne parlare in questo luogo, perchè
+la prima predica del quaresimale che segue immediatamente,
+ci sembra con molta evidenza essere la risposta mandata a Roma;
+nè sapremmo vedere in quale altro tempo questo fatto potesse esser
+seguito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note432">
+<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.&#160;&#160;</span>Predica del 17 febbraio. — Vedi <i>Prediche raccolte per ser Lorenzo
+Violi dalla viva voce del Reverendo P. F. Hieronymo da Ferrara,
+mentre che predicava</i>. Firenze, a dì 8 febbraio 1496 (stile fiorentino).
+Parecchie altre edizioni ne furono fatte a Venezia nel 1514,
+nel 1519, nel 1539 e nel 1543. Queste edizioni venete sono, però,
+spesso mutilate, come è, p. es., quella del 1514.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note433">
+<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.&#160;&#160;</span>Questi ultimi due passi, il primo dei quali comincia: <i>Io l’ho
+scritto</i>, l’altro: <i>Dico e confesso</i>, si trovano nell’ultima predica di
+questo quaresimale, fatta nell’ottava di Pasqua. Li abbiamo riportati
+in questo luogo, onde seguire il nostro sistema di raccogliere insieme,
+quando è possibile, le idee sparse del Savonarola, per non
+avere a ripetere molte volte la stessa cosa. Inoltre, nella prima ed
+ultima di queste prediche sopra <i>Amos e Zaccaria</i>, il Savonarola ripeteva
+più volte la sua sottomissione a Roma, e toccava il medesimo
+soggetto quasi colle stesse parole.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note434">
+<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.&#160;&#160;</span>Queste idee si trovano, non solo nella predica del 17 febbraio
+e in quella dell’ottava di Pasqua; ma sono sparse in tutto il quaresimale,
+e ne formano come la base ed il fondamento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note435">
+<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.&#160;&#160;</span>Predica prima, <i>sopra Amos e Zaccaria</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note436">
+<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note437">
+<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.&#160;&#160;</span>Trovasi in quasi tutti gli esemplari tagliata; ma si può leggere
+in qualche esemplare della Magliabechiana, ed in uno che è
+nel Convento di San Marco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note438">
+<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.&#160;&#160;</span>Predica della seconda domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note439">
+<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.&#160;&#160;</span>Predica del sabato, dopo la seconda domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note440">
+<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.&#160;&#160;</span>Predica dell’ottava di Pasqua.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note441">
+<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.&#160;&#160;</span>Predica della quarta domenica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note442">
+<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.&#160;&#160;</span>Predica del martedì dopo la terza domenica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note443">
+<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.&#160;&#160;</span>Predica del mercoledì dopo la quinta domenica. — In tutti
+questi brani, noi siamo stati fedelissimi a riportare le parole del
+Savonarola; abbiamo, però, tolte le soverchie ripetizioni e, qualche
+volta, le troppo evidenti sgrammaticature.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note444">
+<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.&#160;&#160;</span>Predica del mercoledì dopo la terza domenica, del martedì
+dopo Pasqua, e molte altre di tutto il quaresimale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note445">
+<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.&#160;&#160;</span>Predica del lunedì dopo la quarta domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note446">
+<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note447">
+<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.&#160;&#160;</span>Rinuccini, <i>Ricordi Storici</i>, pag. 159.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note448">
+<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.&#160;&#160;</span>Il 24 e 25 febbraio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note449">
+<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.&#160;&#160;</span>Il 27 aprile di questo anno, fu scoperta una intelligenza di
+gran numero di cittadini, «di non rendere le fave nere, se non a
+quelli di tale intelligenza.» I capi di questa congiura erano:
+Giovanni Benizi, Filippo Corbizzi (quello stesso che, essendo gonfaloniere,
+radunò i teologi in Palazzo per accusare il Savonarola)
+e Giovanni da Tignano; e il dì seguente, la Signoria, avendo consultato
+co’ Collegi e Otto di Balía e Dieci di Libertà, li condannava a
+10 anni di prigionia, ed a perdere per sempre ogni ufficio e dignità
+nello Stato. Rinuccini, <i>Ricordi storici</i>, pag. CLX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note450">
+<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.&#160;&#160;</span>Predica del 25 febbraio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note451">
+<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.&#160;&#160;</span>Ognuno sa che la fava nera si dava pel voto favorevole, e la
+bianca pel voto contrario; onde imbiancare un partito voleva dire respingerlo,
+ed è frase che anche oggi si usa comunemente in Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note452">
+<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.&#160;&#160;</span>Predica fatta la seconda domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note453">
+<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.&#160;&#160;</span>Predica del 25 febbraio 96.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note454">
+<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.&#160;&#160;</span>Prediche del sabato dopo la prima domenica di quaresima, e
+del lunedì dopo la terza domenica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note455">
+<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le prediche del mercoledì e degli altri giorni innanzi la
+domenica delle Palme, «Intendo che s’è fatto gli ufficiali del Monte
+della Pietà: mi piace assai, acciocchè questa opera abbia buon
+principio. Andranno questi fanciulli in processione per questa opera...
+e sarà ordinato dove s’avrà a fare la colletta dei danari.»
+Predica dei mercoledì innanzi la domenica delle Palme. In tutto
+questo quaresimale, viene raccomandato più volte il Monte di Pietà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note456">
+<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la Predica fatta nella domenica delle Palme.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note457">
+<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.&#160;&#160;</span>Questa canzone trovasi stampata fra le poesie del Savonarola,
+nell’ediz. di Firenze, 1847.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note458">
+<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, Razzi, ec. Vedi la predica fatta il mercoledì
+innanzi la domenica delle Palme, e quella fatta la domenica stessa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note459">
+<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.&#160;&#160;</span>Ripetiamo che questa era opinione sostenuta allora da molti
+autorevoli dottori cattolici, sostenuta più tardi anche da papa Giulio
+II. Vedi Padre Marchese, <i>Storia del Convento di San Marco</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note460">
+<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.&#160;&#160;</span>Predica ultima del quaresimale <i>sopra Amos e Zaccaria</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note461">
+<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.&#160;&#160;</span>Se ne trovano molte nelle Miscellanee della Magliabechiana.
+Vedi, fra le altre; Cl. XXXVII, cod. 288.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note462">
+<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.&#160;&#160;</span>«Ti so dire che Frà Girolamo dice di cose molto alte; e tra
+l’altre cose, ha avuto una scomunica che se ne fa beffe, come tu
+sai.» <i>Lettera di Roberto Giugni a Lorenzo Strozzi alle Selve</i>, 18 marzo
+1496. Vedi la <i>Miscellanea</i> sopra citata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note463">
+<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.&#160;&#160;</span>Quest’opuscolo era dedicato al giovane Pico della Mirandola:
+fu scritto nel settembre 1496, e pubblicato <i>ex archetipo ser Laurentii
+de Morgianis, anno salutis 1497</i>. Il Nesi scrisse parecchi sermoni,
+trattati e discorsi spirituali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note464">
+<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.&#160;&#160;</span>Il nome di questo predicatore era Frà Leonardo, agostiniano. — «Avisoti
+come el predicatore di Santo Spirito disse iermattina
+come noi essere ingannati da Fra Girolamo; esse lui voleva
+istare un terzo d’ora nel fuoco, che vi starebbe lui una mezza ora.
+E ancora disse a tutti quelli che erano alla presenza, che facessino
+orazione e pregassino Iddio, che se egli è vero cosa che il
+detto Fra Girolamo dice, che Iddio gli mandi uno cavocciolo che
+ei si muoia.» Altra lettera del Giugni, scritta in data del 12 marzo
+1496. Vedi la stessa <i>Miscellanea</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note465">
+<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.&#160;&#160;</span>Quest’opuscolo venne ristampato dal Quetif, nelle sue <i>Aggiunte</i>
+alla Vita del Savonarola. Esso contiene tutte le accuse fatte
+dal predicatore, ed a ciascuna segue una risposta fattavi da maestro
+Paolo da Fucecchio: il tutto è preceduto da una prefazione
+del Cioni. Non vi è nulla d’importanza; se non che è notevole che il
+difensore del Savonarola, appoggiandosi al Concilio di Costanza, sostiene
+che l’autorità dei Concilii è superiore a quella del papa;
+senza però fermarsi punto a discutere un tale argomento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note466">
+<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.&#160;&#160;</span><i>Epistola responsiva a Fra Hieronymo da l’amico suo</i>; stampata
+nel quattrocento, S. L. A.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note467">
+<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.&#160;&#160;</span><i>Trattato in defensione della dottrina e profezie di Fra Girolamo</i>;
+Firenze, 28 maggio 1496. Questo trattato è diviso in 15 capitoli:
+vi si trova tutta la storia delle predicazioni del Savonarola, e parecchie
+delle sue visioni e profezie. <i>Dialogo di M. Domenico Benivieni,
+canonico di San Lorenzo, della verità della dottrina di Fra Hieronymo.</i>
+In questo dialogo sono enumerati molti opuscoli pubblicati o
+scritti circa le cose del Frate; e fra gli altri: <i>Contro i vituperatori
+del nuovo governo</i>, di Bartolommeo Scala (è latino, e trovasi nella
+Magliab., stampato a Firenze, Kal. Sept. 1496); <i>un disteso Trattato, con
+lettere ai principi</i>, di Frà Paolo Nolano; <i>una Epistola invettiva a
+proposito della lettera a Carlo VIII</i>; ec. La lettera colla quale il Benivieni
+rispondeva al finto amico, era intitolata: <i>Epistola di M. Domenico
+Benivieni a uno amico, responsiva a certe obbiezioni e calunnie
+contro a Fra Girolamo</i>. Il Benivieni scrisse ancora un gran numero
+d’altre epistole, sermoni, dialoghi e trattati religiosi; fra
+i quali nomineremo per la sua singolarità, quello intitolato: <i>Scala
+spirituale sopra il nome di Maria</i>. Le cinque lettere che formano
+quel nome, sono prese per iniziali di cinque motti che rappresentano
+i cinque gradi di questa <i>Scala</i>, sulla quale l’autore ragiona.
+Dietro a tali cose perdevasi il Benivieni! Per non accrescere
+all’infinito il catalogo di questi scritti, concludiamo la nota
+coll’accennarne uno del giovane Pico: <i>Defensio Hiero: Savonarolæ
+adversus Samuelem Cassinensem</i>, per Io. Franc. Picum Mirandulanum,
+ad Hieron. Tornielum, Anno 1615, in metropoli quâ
+Francia mixta Suevis. Di quest’opuscolo, diverso dall’Apologia che
+più tardi scrisse lo stesso autore, se ne trova citata anche una edizione
+del 1497. Vedi Meier, pag. 320.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note468">
+<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.&#160;&#160;</span>La prima di queste lettere era scritta nel giugno 1496; la
+seconda, indirizzata anche ai Signori Fiorentini, era del gennaio 97,
+e rispondeva ad alcuni che dicevano: «non bastano i frati, che ci
+debbono tormentare anche gli anacoreti.» Quella <i>al Senato e Doge di
+Venezia</i> era scritta egualmente nel gennaio 97. — La più parte degli
+opuscoli sopra accennati trovansi nella Magliabechiana, e sono registrati
+nell’ultimo catalogo dei quattrocentisti, fatto dal Molini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note469">
+<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.&#160;&#160;</span><i>Lettera del Giugni</i>, 18 marzo 1496, come sopra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note470">
+<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.&#160;&#160;</span>Questa, che gli Otto chiamarono <i>frottola inonesta</i>, non venne
+stampata; ma l’autore ne dette ad un amico parecchie copie di sua
+mano, perchè ne mandasse una al Savonarola, un’altra ne affiggesse
+al Duomo, una terza nel palazzo dei Signori ec. Si trova, insieme
+colla condanna pronunziata dagli Otto, il 16 gennaio 1496 (stile fiorentino),
+nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note471">
+<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.&#160;&#160;</span>Un’edizione del quattrocento, ma senza data, se ne trova
+nella Magliabechiana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note472">
+<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.&#160;&#160;</span>Sono stampati, e si trovano nella Magliabechiana. Vedi fra
+i quattrocentisti, G, Custodia 14.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note473">
+<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.&#160;&#160;</span>Questi Trattati sono inediti nella Magliabechiana, Cl. XXIX,
+cod. 207. Il meno importante di essi è il primo, che tratta del Cambio;
+il secondo spiega l’istituzione del Monte Comune, il quale era,
+come tutti sanno, il Monte dei prestiti volontarii o obbligatorii che la
+repubblica faceva in caso di guerra o di altri bisogni, obbligandosi
+alla restituzione. «Ben tosto, però,» così dice Frà Santi Rucellai,
+«si cominciò a non restituire il capitale, pagando, invece, l’interesse
+del 5 per cento; più tardi si pagò solo il 3; ed ora il 3, quando lo
+dànno e quando non lo dànno.» Le cose peggiorarono sempre. Sul
+principio, chi aveva un <i>luogo di Monte</i> di 100 fiorini, poteva venderlo
+per 80; poi si scese al 66, al 50; «e ne’ mia dì valeva 30, poi 25,
+poi 20; e ora in quest’ultima guerra vale solo 10 per cento!» Sembra
+quasi incredibile; ma pur tale era lo stato della repubblica fiorentina
+durante la guerra di cui parleremo nel capitolo seguente.
+</p>
+
+<p>
+Il terzo Trattato discorre del Monte delle Fanciulle; istituzione
+assai ingegnosa della repubblica, e carissima ai Fiorentini. Essa
+ebbe origine in questo modo. Quando la repubblica si avvide di non
+poter più pagare i debiti contratti coi cittadini, cercò un modo di
+conciliare l’interesse pubblico col privato, e fondò il Monte delle
+Fanciulle. — Se chi ha un luogo di 100 fiorini, così ragionossi allora,
+non può venderlo più che 16 fiorini; il suo capitale evidentemente
+non è di 100 ma solo di 16 fiorini. Ora, chi porterà questo
+luogo dal Monte Comune al Monte delle Fanciulle, lasciandovelo
+16 anni senza alcun interesse, riceverà alla fine del sedicesimo anno
+una dote di 100 fiorini. — Portando dieci luoghi di Monte, si poteva
+formare una dote di 1000 fiorini, e così via discorrendo. Volendo
+avere una dote di 100 fiorini dopo 12 anni, bisognava portare luoghi
+di Monte pel valore effettivo di 24 fiorini, invece di 16. Vi erano
+ufficiali del Comune, che determinavano il valore effettivo dei luoghi,
+perchè esso ogni giorno variava; e, saputo dopo quanti anni
+si voleva la dote, gli ufficiali determinavano quanto bisognava pagare.
+Chi non avesse avuto luoghi di Monte, poteva facilmente
+comprarli. In questo modo, i privati trovavano molto vantaggio,
+ed anche il Comune guadagnava assai; giacchè, morendo la fanciulla
+per cui s’era fatta la dote, esso rimaneva padrone di tutto; facendosi
+monaca, esso era in obbligo di restituire solo il valore effettivo
+che aveva nel principio ricevuto.
+</p>
+
+<p>
+I luoghi di questo Monte delle fanciulle, furono sempre considerati
+come inviolabili, ed il Comune pagò scrupolosamente. Ma
+pure, tanto erano nell’ultima guerra (1496) rovinate le finanze della
+repubblica, che alla scadenza della dote, si dava in contanti
+solo il quarto del capitale promesso, meno anche le spese di contratto;
+si riteneva il resto, pagandone però l’interesse del 7 per
+cento. Ciò fece scapitare il prezzo anche dei luoghi di questo Monte;
+onde ora, per la prima volta, chi aveva un luogo di 100 fiorini
+sul Monte delle fanciulle, lo vendeva per 75.
+</p>
+
+<p>
+Queste variazioni nel valore effettivo dei luoghi di Monte, fecero
+nascere una smania di speculazioni, simile a quelle che vediamo farsi
+oggi sul debito pubblico; e più volte gli storici ne lamentarono le
+funeste conseguenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note474">
+<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.&#160;&#160;</span>Quest’occuparsi di minute faccende nella Signoria e nel Consiglio,
+avveniva con molta perdita di tempo, con danno gravissimo,
+e fu da tutti gli storici biasimato. Nel mese di marzo 1495, il Consiglio
+Maggiore fu due volte chiamato a votare una provvisione per
+concedere a due cittadini il permesso di mutare la loro abitazione
+da un quartiere all’altro. Ciò basti a dare idea del resto. Vedi le
+due <i>Provvisioni</i> nell’Archivio delle Riformagioni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note475">
+<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.&#160;&#160;</span>L’arbitrio, come abbiamo già detto, si poneva, quasi senza regola
+e senza legge, sopra tutti i beni, meno gli ecclesiastici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note476">
+<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.&#160;&#160;</span>L’autore stabilisce quale dovrebbe essere il massimo di queste
+doti. «Chi va per la maggiore, non possi fare dota più che
+500 fiorini larghi; gli artefici 300; i contadini 50; chi è fuori a gravezza
+100.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note477">
+<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.&#160;&#160;</span>Noi abbiamo avuto quest’opuscolo, che non si trova nella
+Magliabechiana ed è assai raro, dal signor Seymour Kirkupp, dotto
+inglese che possiede una preziosa biblioteca di libri e ms. italiani.
+Sono in tutto 28 carte, e sull’ultima si dice che fu finito il 24 febbraio
+1496 (stile fiorentino). Fu «stampato per Francesco di Dino, e
+corretto con somma diligenza per Domenico di Ruberto di ser Mainardo
+Cecchi.» Notevole è anche il titolo del libro, perchè tutto
+proprio d’un Piagnone: « — Jesù. — Riforma santa e preziosa ha fatta
+Domenico di Ruberto di ser Mainardo Cecchi, per conservazione
+della città di Firenze e pel bene comune: e questo è il buono e
+il vero lume, e il tesoro d’ognuno e della città; e farà osservare
+la giustizia e il buon governo. E notale bene ogni cosa; chè questa
+è la vera e buona via a venire presto in gran felicità ognuno,
+e dipoi in breve tempo tutta Italia e tutto l’universo mondo,
+perchè impareranno da questa.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note478">
+<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.&#160;&#160;</span>Questi versi sono nella Magliabechiana, e li daremo nell’<i>Appendice</i>,
+con un saggio di questi scritti popolari.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note479">
+<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.&#160;&#160;</span>Alla fine delle ottave è scritto: «finis addì 31 dicembre 1496;»
+alla fine delle terzine che seguono: «finis addì 19 luglio.» Si parla
+della guerra di Pisa, della ritirata dell’Imperatore e simili.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note480">
+<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.&#160;&#160;</span>Frà Benedetto potrebbe essere eccettuato: ma egli è originale
+ed eloquente, solo quando narra i fatti avvenuti; quando
+entra in discussioni religiose, neppure esso si salva dalla comune
+volgarità.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note481">
+<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.&#160;&#160;</span>Burlamacchi, pag. 71.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note482">
+<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.&#160;&#160;</span>Il Savonarola stesso lo disse più volte nelle sue prediche.
+«Insino di Alamania abbiamo lettere di coloro che credono a queste
+cose.» Vedi <i>Prediche sopra l’Esodo</i>, fol. 39; Firenze 1498.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note483">
+<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.&#160;&#160;</span>Questa lettera si trova a Milano, ed è inedita. Vedi l’Appendice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note484">
+<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.&#160;&#160;</span>Questa lettera è senza data, e fu pubblicata dal Padre Marchese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note485">
+<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.&#160;&#160;</span>Anche questa lettera fu pubblicata dal Padre Marchese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note486">
+<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.&#160;&#160;</span>Jo. Franc. Pici, <i>Vita Hier. Savonarolæ</i>, cap. XXI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note487">
+<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.&#160;&#160;</span>In una lettera del 24 marzo 1496, indirizzata ai Dieci, il
+Pandolfini riporta minutamente questo dialogo. Vedi i <i>Documenti</i>
+pubblicati dal Padre Marchese nell’<i>Archivio Storico</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note488">
+<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.&#160;&#160;</span>Questa, almeno, è la sola cui accenni l’ambasciatore messer
+Ricciardo Becchi, il quale discorre a lungo di quel concistoro in una
+lettera del 5 aprile 1496. <i>Documenti</i> pubblicati dal Padre Marchese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note489">
+<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.&#160;&#160;</span>Vedi i medesimi <i>Documenti</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note490">
+<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.&#160;&#160;</span>Di questo viaggio si ha notizia in una lettera dei Dieci al
+Becchi, la quale fu accennata dal Padre Marchese in una nota ai suoi
+<i>Documenti</i>; errandone però la vera data, che è del 16 aprile 1496, e
+non già 1498. Eccone le parole: «Al presente intendiamo se n’è
+ito verso Prato e Pistoia; e non possiamo fare non ci ridiamo di
+quello scrivete si parla costì, ch’il governo della città dipenda da
+lui, che mai lo ha cerco, e da nessuno altro nostro cittadino li è
+conferito cosa nessuna, benchè minima.» Ed in un’altra lettera
+del 30 marzo 1496, dicevano: «Maravigliamci che del Frate sieno
+avvisate di costà tante cose quante scrivete; perchè sono favole
+e finzioni si fanno di costà, da chi cerca darci carico e commetter
+qualche male.» Vedi <i>Archivio delle Riformagioni.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note491">
+<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.&#160;&#160;</span>Questo trattato era già compiuto, anzi ne era composta la
+stampa nel gennaio 1496; giacchè noi vediamo che il 10 di quel
+mese, il Savonarola ne mandava le prime bozze al Duca di Ferrara,
+pregandolo di tenerle celate, perchè voleva ancora meditarvi, prima
+di dar l’opera alla luce. Infatti, egli non la pubblicò che verso la
+fine dell’anno. La lettera al Duca di Ferrara, colla quale accompagna
+le prime stampe, porta la data del 10 gennaio 1496. Il chiarissimo
+conte Carlo Capponi, nel pubblicare, in una bella e pregevole
+edizione, <i>Alcune lettere del Savonarola</i> (Firenze 1858), ha creduto
+che questa fosse segnata secondo il vecchio stile fiorentino, e
+dovesse, quindi, credersi scritta nel 1497. Ma ciò non è possibile,
+perchè ivi si parlava del <i>Trattato della semplicità</i>, come ancora non
+pubblicato; il che noi sappiamo che era avvenuto fin dal settembre
+1496. Quando il Savonarola indirizzava lettere fuori di Toscana,
+egli, generalmente, non seguiva lo stile fiorentino; come si vede ancora
+in altre sue lettere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note492">
+<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.&#160;&#160;</span>Fu stampato in latino a Firenze, <i>anno Domini 1496, quinto
+Kalendas septembris</i>, presso ser Pietro Pacini. Lo stesso stampatore
+pubblicò la traduzione italiana, <i>a dì ultimo d’ottobre 1496</i>. Se ne
+trova un’altra ristampa del quattrocento S. L. A.; e poi altre edizioni
+in Firenze 1529; Venezia 1547; Parigi 1511; Colonia 1550;
+Leida 1633; Grenoble 1677. Il Padre Filippo Chant della Compagnia
+di Gesù, lo tradusse in francese e pubblicò a Parigi nel 1672. Quasi
+il medesimo soggetto di questo trattato della semplicità cristiana,
+venne dal Savonarola esposto in due dialoghi, cui dette per titolo:
+<i>Solatium itineris mei</i>. Nel primo di essi faceva discorrere il Senso e
+la Ragione; ma, venendogli il lavoro troppo diffuso e pieno di citazioni,
+lo lasciò incompiuto, per ricominciarlo da capo in una forma più
+semplice e meglio adatta al popolo, cui lo destinava. In questa seconda
+compilazione, discorrono l’Anima e lo Spirito; trattano della vita futura
+e di Gesù Cristo, combattono gli Ebrei, e finalmente parlano
+della «via alla patria celeste:» onde il titolo del libro. Queste due
+operette furano pubblicate a Venezia dopo la morte dell’autore;
+nel 1535 in italiano, e nel 1536 in latino. Il Savonarola, avendo
+ne’ suoi scritti preso di mira principalmente l’utile del popolo,
+esponeva le medesime idee sotto mille forme diverse, per meglio
+imprimerle nella mente dei lettori, e per farle penetrare in tutti
+gli ordini della società.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note493">
+<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.&#160;&#160;</span><i>Expositio Fratris Hieronymi Savonarola, psalmi LXXIX: Qui
+regis Israel</i> etc. Florentiæ anno salutis 1496, IV Kalendas maii. A
+Modena nello stesso anno; di nuovo a Firenze, tradotto in italiano
+S. L. A. Nel medesimo giorno 8 giugno 1496, se ne fecero a Firenze
+altre due edizioni italiane. Di nuovo, a Firenze 1509; Lugano 1540;
+Tubinga 1621.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note494">
+<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.&#160;&#160;</span>Predica I. Vedi <i>Prediche sopra Rut e Michea</i>, fatte l’anno 1496
+nel giorni di feste, finito che ebbe la quaresima. Firenze 1497; Venezia
+1514; 1539; 1543.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note495">
+<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Rut e Michea</i>; predica del 20 Agosto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note496">
+<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.&#160;&#160;</span>Un luogo del Monte Comune, nel nostro linguaggio vorrebbe
+dire un’<i>azione</i> sul debito pubblico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note497">
+<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.&#160;&#160;</span>Sebbene la nuova legge stabilisse, che i cittadini non dovessero
+pagare altro che una Decima l’anno, i libri delle Provvisioni,
+dal 94 al 98, son pieni di sempre nuove Decime imposte dalla Signoria.
+Vedi <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note498">
+<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, pag. 104.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note499">
+<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; Burlamacchi ec. Il Savonarola, in
+una sua lettera al fratello Alberto (24 luglio 97), dice: «morono più
+di certi febroni pestilentiali, che di peste pura.» Vedremo in appresso
+che cosa fosse questa che gli scrittori del tempo qualche
+volta chiamano moría, qualche volta peste.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note500">
+<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; Sismondi, <i>Histoire des répub. ital</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note501">
+<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.&#160;&#160;</span>Soiana, Terricciuola, Cigoli ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note502">
+<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.&#160;&#160;</span>Guicciardini, Nardi, Sismondi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note503">
+<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la più volte citata vita del Capponi, scritta dall’Acciaioli
+e pubblicata nell’<i>Archivio storico</i>, vol. IV, parte II. Questo volume,
+ove collaborarono i chiarissimi signori Aiazzi, Monzani e Polidori, è
+il secondo delle <i>Vite d’illustri Italiani</i>, ed è fra i più importanti
+dell’<i>Archivio</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note504">
+<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.&#160;&#160;</span>Machiavelli, <i>Estratto di lettere ai Dieci di Balía</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note505">
+<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.&#160;&#160;</span>Acciaioli, Sismondi, ec.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note506">
+<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.&#160;&#160;</span>Nella chiesa di Santo Spirito. Vedi Acciaioli, <i>Vita del Capponi</i>;
+Giovanni Cambi, nella sua storia, a dì 25 settembre 1496.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note507">
+<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.&#160;&#160;</span>«Del che nasceva gran travaglio e mormorazione nel popolo,
+il quale universalmente non si voleva alienare dalla maestà
+del re; dubitando massimamente, che per alcuni malvagi cittadini
+si procacciasse occultamente, per questa via della Lega, di alterare
+il presente governo della repubblica.» Nardi, <i>Storia</i>,
+pag. 99.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note508">
+<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi, <i>Histoire des répub. ital</i>. Il Guicciardini dice che
+all’imperatore vennero promessi 60,000 ducati. Tanta era la diffidenza
+che i Fiorentini avevano di questa lega, che il Nardi dice:
+«In modo che pubblicamente si diceva, il dominio di quegli (i Fiorentini)
+essere stato concordevolmente diviso e sortito tra i detti
+collegati.» <i>Storia</i>, pag. 97.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note509">
+<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Guicciardini, Sismondi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note510">
+<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note511">
+<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Guicciardini, Sismondi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note512">
+<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Sismondi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note513">
+<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.&#160;&#160;</span>Questo breve venne pubblicato dal Quetif, colla data erronea
+del 16 ottobre 1497. Ma in quel tempo, il Savonarola era stato già scomunicato.
+L’anno di questo breve non può essere altro che il 1496;
+come si cava dalle lettere dell’ambasciatore fiorentino, e come fu anche
+dal Meyer corretto. Quanto poi alla data del giorno e del mese,
+abbiamo seguíta quella che ci è data del Codice Riccardiano 2053;
+perchè la sola che possa andare d’accordo cogli altri brevi che seguirono,
+colle risposte del Savonarola, colle sue prediche e con
+tutta la cronologia dei fatti che si narrano in questo capitolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note514">
+<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.&#160;&#160;</span>«E voleva il papa riunire di nuovo tale Congregazione di
+Toscana colla solita e universale di Lombardia, per potere cavare
+in tal modo questo Frate della città di Firenze, e annullare
+quella sua congregazione dei suoi fautori e seguaci; e tutto questo
+era procurato dentro dagli avversari del presente governo, e
+massimamente da quelli che cercavano che la città si volgesse a
+favore della Lega e della casa dei Medici.» Nardi, <i>Storia</i>, pag. 124.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note515">
+<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.&#160;&#160;</span><i>Responsio Fratris Hieronymi Savonarolæ ad Alexandrum Papam
+sextum.</i> Anche qui il Quetif pone la data erronea del 27 ottobre
+1497. Il Meyer corresse giustamente l’anno in 1496; e noi
+correggiamo anche il mese, giacchè il breve che il papa mandò in
+risposta a questa lettera del Savonarola, come vedremo fra poco, è
+antecedente al 29 ottobre. Nel Codice Magliabechiano, Cl. XXXIV, 34;
+e in calce al primo volume del Diario del Burcardo (Codice Magliabechiano,
+Cl. III, 153); questa lettera si trova colla data del 29 settembre,
+che noi crediamo la vera, perchè la sola che può andare d’accordo
+colla risposta del papa, la quale venne più tardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note516">
+<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.&#160;&#160;</span>Questo breve porta, nel Quetif, la data del 16 ottobre 97; il
+Meyer l’ha giustamente corretta in 16 ottobre 96. Ora, siccome è evidente
+che esso è scritto in risposta alla lettera del Savonarola; così
+questa non può portare la data del 27 ottobre, ma deve, invece,
+aver l’altra del 29 settembre, come abbiam detto più sopra. Inoltre,
+se questo breve, che è tutto benigno verso il Savonarola, gli
+promette generale assoluzione di tutto, ha la data del 16 ottobre;
+non poteva quello che era indirizzato al convento di San Marco, e
+minacciava scomunica <i>latæ sententiæ</i>, se il Savonarola non s’univa
+alla congregazione lombarda, portare la data dell’anno e del giorno
+stesso. Eppure, tutti hanno ripetuto gli errori del Quetif; e niuno s’è
+avveduto di queste inconseguenze, che rendevano affatto inesplicabile
+la storia della contesa del Savonarola con Roma, talchè non si
+capiva mai nè lo scopo dei brevi, nè il fine delle risposte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note517">
+<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.&#160;&#160;</span>Questo si vedrà, in appresso, con ogni evidenza provato da
+nuovi e importanti documenti. Il Nardi dice continuamente: «il papa
+che voleva ogni altro governo nella nostra città, che quel presente
+governo, perseguitava perciò il Frate.» Vedi pag. 124.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note518">
+<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.&#160;&#160;</span>Si tacque fin dall’11 settembre, prima del qual giorno non
+poteva essere arrivato il breve dell’8 settembre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note519">
+<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.&#160;&#160;</span>Questa lettera fu pubblicata dal signor Perrens, secondo copia
+avutane dall’abate Bernardi. Non avendo il signor Perrens visto il
+Codice della Marciana di Venezia, nel quale questa lettera si trova
+con molti altri documenti relativi al Savonarola; credette che la data
+fosse sbagliata nella copia avuta, e mutò il 15 settembre 96, in
+15 settembre 95. Ma noi, avendo riscontrato tanto il Codice latino
+della Marciana di Venezia (Cl. IX, num. 41), come il Codice 2053
+della Riccardiana, dove si trova quella medesima lettera; possiamo
+confermare che in ambedue v’è la data del 15 settembre 1496, la
+quale riteniamo perciò come vera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note520">
+<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.&#160;&#160;</span>Sismondi; Nardi, pag. 105.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note521">
+<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.&#160;&#160;</span>Nel Codice magliab. Cl. XXV, Cod. 23, troviamo questa nota
+dei prezzi, nella carestia del 1497. Grano, lire 5 e soldi 10 lo staio;
+orzo, lire 2 e soldi 10 lo staio; olio, lire 24 la soma; vino, lire 7
+la soma; pollastre, 3 lire il paio. Allora, 6 lire e 14 soldi formavano
+un fiorino largo di oro; il fiorino risponderebbe al moderno zecchino,
+ma l’oro valeva assai più che ai nostri giorni. Vedi Vettori, <i>Il fiorino
+antico illustrato</i>; Firenze 1738.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note522">
+<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, pag. 104, 105 e 115, ediz. Arbib, Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note523">
+<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.&#160;&#160;</span>Carlo VIII, che aveva perduto allora il suo secondo ed unico
+figlio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note524">
+<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.&#160;&#160;</span>Il testo dice: «a nove dì da questo;» ed era il 28 di ottobre.
+Il Savonarola riferisce probabilmente al giorno in cui egli partiva
+per andare a Pisa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note525">
+<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.&#160;&#160;</span><i>Predica del Reverendo padre Frate Hieronymo da Ferrara</i>,
+facta il dì di S. Simone et Juda a dì 8 d’octobre 1496, per commissione
+della Signoria di Firenze, essendo la ciptà in timore grandissimo
+per la venuta dello imperatore. S. L. A. Questa medesima predica
+forma parte di quelle fatte, nelle feste del 1496, <i>sopra Rut e
+Michea</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note526">
+<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.&#160;&#160;</span>Tutto ciò viene minutamente descritto dal Nardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note527">
+<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.&#160;&#160;</span>Queste due prediche si trovano fra quelle <i>sopra Rut e Michea</i>:
+la seconda fu stampata a parte molte volte; e l’Audin ne cita
+tre diverse edizioni del quattrocento, e tutte sono illustrate con belle
+incisioni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note528">
+<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.&#160;&#160;</span>Questo breve è inedito nella Riccardiana, Cod. 2053. È importantissimo,
+perchè il non avere ubbidito ad esso, fu la causa principale
+della scomunica pronunziata contro il Savonarola, secondo
+che nella stessa scomunica vien detto. Il non essere, poi, stato fino
+ad ora conosciuto, fu causa principale di far confondere la cronologia
+di tutti gli altri brevi, e, quindi, delle risposte del Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note529">
+<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.&#160;&#160;</span>«Dipoi venne uno breve che tutti li conventi di Toscana si
+congiungessino e facessino una Congregazione, nella quale dovessi
+entrare San Marco, cogli altri suoi conventi. E prima, nell’altro
+breve, voleva che entrassimo nella Congregazione di Lombardia,
+dalla quale prima ci aveva separati; e ora vogliono che noi
+entriamo in quella di Toscana; e ora qua, ora là. Questo mi pare
+il giuoco degli scacchi nella difesa del re, che quando è rinchiuso
+si leva d’uno scacco, e poi torna a quel medesimo: sì che sono
+manifeste le circumventioni dei maligni.» <i>Predica della Sessagesima</i>
+(18 febbraio 1498).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note530">
+<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.&#160;&#160;</span><i>Apologeticum Fratrum Congregationis S. Marci de Florentia.</i>
+Fu ristampato dal Quetif. In questo scritto vengono, con minuta analisi,
+ponderate tutte le ragioni pro e contro l’unione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note531">
+<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, Sismondi, Guicciardini, Machiavelli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note532">
+<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.&#160;&#160;</span>Idem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note533">
+<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Ezechielle</i>; Venezia 1520. Le prime otto furono
+dette nell’avvento del 96; le altre nella quaresima del 97. Vedi <i>Predica
+prima</i>. Queste prediche, sebbene si dicano raccolte dal Violi,
+sono di quelle assai incompiutamente pubblicate.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note534">
+<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Ezechielle.</i> Vedi la predica sesta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note535">
+<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.&#160;&#160;</span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note536">
+<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.&#160;&#160;</span><i>La Decima scalata in Firenze, nel 1497; da’ manoscritti inediti
+di messer Francesco Guicciardini.</i> Sono due lunghi e bellissimi discorsi,
+che l’autore immagina fatti nel Consiglio Maggiore, da un
+difensore e da un oppositore della nuova legge. In questi discorsi trovasi
+ritratto al vivo il carattere del popolano fiorentino e l’indole
+della sua eloquenza: essi, però, non poterono esser pronunziati nel
+Consiglio, dove, come abbiamo già notato, non si discuteva liberamente
+il pro ed il contro d’una legge: sono, quindi, come tanti altri
+discorsi del Guicciardini, affatto di sua immaginazione; ma si possono
+considerare come altamente storici, in quanto ritraggono fedelissimamente
+le opinioni dei due partiti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note537">
+<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.&#160;&#160;</span>La nuova legge proponeva, che chi aveva 5 fiorini d’entrata,
+pagasse una decima sola; e che per ogni 5 fiorini di più d’entrata,
+si andasse aggiungendo alla imposta ordinaria un quarto di decima;
+non potendosi, in tutto, pagare più di tre decime.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note538">
+<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.&#160;&#160;</span>Il Burlamacchi dice espressamente, che il Savonarola aveva,
+prima, colle prediche ben disposto l’animo dei fanciulli; e poi, «vista
+in questi fanciulli tanta mutazione, pensò fossi bene dar loro
+qualche ordine, acciò potessino conservarsi al ben vivere: di che
+commesse la cura a Frà Domenico da Pescia, non potendo egli
+attendervi per le grandi occupazioni; il quale (Frà Domenico)
+spesso congregandoli insieme, andava pascendo l’animo loro con
+qualche sermoncello spirituale.» pag. 105.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note539">
+<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.&#160;&#160;</span>Il 25 gennaio 1496 (stile nuovo), si vinse nel Consiglio Maggiore
+una provvisione, che stabiliva alcune regole da osservarsi nel
+vestire i fanciulli. <i>Archivio delle Riformagioni.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note540">
+<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.&#160;&#160;</span>Il Burlamacchi fece una minutissima descrizione di quella
+festa, di cui si parla anche in tutte le altre biografie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note541">
+<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.&#160;&#160;</span>Nardi, pag. 114.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note542">
+<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.&#160;&#160;</span>Questo fu comunemente detto di quella edizione fatta dal
+Valdarfer, di cui una copia venne, nel 1812, venduta a Parigi 52,000
+franchi! Vedi la nota posta al Nardi, pag. 140, nell’ediz. Arbib.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note543">
+<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.&#160;&#160;</span>Infatti, il Burlamacchi nomina parecchi oggetti, ma di niuno
+si può determinare il valore artistico o letterario. Quando non sono
+abiti e maschere, sembrano ritratti di donne conosciute per cattivi
+costumi, libri adorni di oro, e cose simili.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note544">
+<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.&#160;&#160;</span>Questo vien pienamente confermato dal Guicciardini, nella sua
+<i>Storia di Firenze</i>: «andavano (i fanciulli) per Carnasciale congregando
+dadi, carte, lisci, pitture e libri disonesti, e gli ardevano
+pubblicamente in sulla piazza dei Signori, facendo prima in quello
+dì, che soleva essere di mille iniquità, una processione con molta
+santità e devozione.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note545">
+<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.&#160;&#160;</span>Nell’Archivio di Ginevra si trova ancora l’atto che condanna
+alla carcere una donna, <i>parce qu’elle n’avait pas les cheveux abattus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note546">
+<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.&#160;&#160;</span>Noi abbiamo già parlato altrove della biblioteca di San Marco:
+diamo qui alcune altre notizie. Niccolo Niccoli lasciava al pubblico la
+sua famosa collezione di circa 600 codici antichi, e Cosimo de’ Medici,
+come dicemmo, pagò i debiti che vi gravavano sopra, ritenendo per sè
+circa 200 di quei codici, e lasciando il resto a San Marco. Egli e Lorenzo
+andarono, poi, accrescendo la loro collezione, con quelle cure che
+sono note a tutti, e che è inutile di qui ripetere. I frati di San Marco
+fecero lo stesso: il 10 dicembre 1445, essi, come apparisce da pubblico
+strumento, dì cui è copia nel convento, pagavano 250 fiorini per acquisto
+di codici. Così continuarono sempre fino all’anno 1495, quando
+comperarono la biblioteca dei Medici nel modo che abbiamo detto qui
+sopra. Ecco in qual modo ne parla Frate Roberto Ubaldini da Gagliano,
+nell’interrogatorio a cui fu sottoposto come testimonio nel
+processo del Savonarola: «Quanto a soscriptione di danari, io non
+lo sentì mai dire più da persona, se non hoggi da voi: ma io non
+ne so nulla; excepto che io so bene, che havendo noi facta una
+compera di libri da li uficiali di rubelli, et prima dalla Signoria, per
+ducati tremila larghi, et restando debitori di ducati mille larghi,
+Bernardo Nasi gli promisse per noi, per tempo di 18 mesi, a monsignore
+d’Argentona in Francia: et noi facemo fare da altri promessa
+al detto Bernardo per decto tempo; et non habiavamo disegno
+di pagarli, altro che cercarli da diverse persone nostri amici;
+et questo so, perchè l’ho tractate io tutte quelle cose, che già
+cinque anni sono stato librerista in San Marco.» <i>Archivio delle
+Riformagioni</i>. Nello stesso Archivio si trovano anche le deliberazioni
+dei Signori, <i>pro libris olim Laurentii de Medicis</i>; e sono in data del 31
+agosto 95, 19 ottobre idem, 24 gennaio 97 (stile fiorentino), 7 maggio
+98, 12 decembre idem.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la morte del Savonarola, fra le molte persecuzioni ch’ebbe
+a sopportare il convento, vi fu quella di vedersi tolti, sotto falsi pretesti,
+non solamente tutti i libri della collezione medicea, ma ancora
+parte di quelli acquistati nel 1445. Nell’ottobre del 1500, vennero
+con nuovi patti restituiti; e finalmente, nel 1508, trovandosi i
+frati gravati di debiti, nè essendo più vivo quel Savonarola che tanta
+cura aveva avuto di quei libri, furono venduti a Galeotto Franciotti,
+che li acquistò pel cardinal Giovanni de’ Medici, dipoi Leone X. E
+così andarono a Roma, donde poi tornarono nuovamente a Firenze.
+Bandini, <i>Lettera sopra i collettori di codici orientali, esistenti nella
+insigne Basilica Laurenziana; Annales conventus S. Marci</i>, fol. 8;
+Padre Marchese, <i>Storia del convento di San Marco</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note547">
+<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.&#160;&#160;</span>Il Vasari lasciò scritto, che nel giorno di carnevale, Frà Bartolommeo
+bruciò alcuni dei suoi disegni del nudo. Se il fatto fu vero,
+ne deve certamente ricadere l’accusa sul suo autore: ma notiamo
+che il Vasari visse un secolo dopo del Savonarola, a cui si
+mostrò nei suoi scritti sempre avverso; nè molto favorevole fu alla
+memoria di Frà Bartolommeo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note548">
+<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.&#160;&#160;</span>Oltre i moltissimi lavori italiani sopra Michelangiolo, vedi
+anche Harford, <i>Life of Michel Angelo Buonarroti</i>; pregevolissimo lavoro
+pubblicato recentemente in Inghilterra, nel quale si discorre
+particolarmente dei rapporti che il Buonarroti ebbe col Savonarola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note549">
+<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.&#160;&#160;</span>Rio, <i>Art Chrétien</i>. — A questo proposito, non sarà fuori di
+luogo il fare alcune osservazioni sopra ciò che nel suo libro dice il
+signor Rio, intorno al Savonarola. Egli divide la storia della pittura
+italiana in due grandi scuole: la pittura cristiana, o, come altri dissero,
+il <i>purismo</i>; e la pittura <i>naturalista</i>, nella quale include tanto
+coloro che si restrinsero troppo nella semplice imitazione del vero,
+come quelli che andarono solo dietro allo studio dell’antico. Questa
+seconda scuola non è altro, pel Rio, che una degradazione dell’arte
+cristiana. Avendo, poi, trovato che nel secolo XV le due scuole fiorivano
+l’una accanto dell’altra, ha voluto attribuire tutto il progresso
+del <i>naturalismo</i> ai Medici, favoreggiatori delle idee classiche
+e pagane; mentre del risorgere dell’arte cristiana ha fatto unico autore
+il Savonarola. Sebbene sia verissimo che il Savonarola propugnasse
+le idee cristiane, in opposizione ai Medici che volevano fare
+della erudizione classica uno strumento di corruzione morale, o
+almeno restringere con essa il più libero corso delle nuove idee; è
+però certo, almeno quanto alla pittura, che la teoria del signor Rio
+non regge all’analisi dei fatti. Se noi rivolgiamo lo sguardo a quei pittori
+che circondavano il Frate, troveremo che niuno di essi fu seguace
+di quell’arte cristiana, di cui il signor Rio vorrebbe chiamarlo
+rinnovatore. Innanzi a tutti si presenta Frà Bartolommeo: ora,
+non fu egli dei primi, e forse il primo che spinse decisamente la
+pittura nel classicismo, e cominciò la scuola del cinquecento? E
+Michelangiolo Buonarroti non fu quegli che lo portò ai suoi ultimi
+confini? Tra gli ammiratori del Savonarola noi troviamo, è vero, i
+Della Robbia; ma quel Luca che fu scultore immortale delle sante
+Madonne, era già morto: egli era vissuto, con Beato Angelico, ai
+tempi di Cosimo dei Medici. Un altro seguace del Savonarola era il
+Cronaca, che fu dei primi a cominciare l’architettura classica, come
+ne è testimonio la sala stessa del Consiglio Maggiore: Lorenzo di
+Credi è noto a tutti come un discepolo, anzi un imitatore di Leonardo
+da Vinci; e Sandro Botticelli viene dal signor Rio chiamato «infetto
+di paganesimo.» Ove è, dunque, la scuola di arte cristiana, fondata
+dal Savonarola, se i suoi seguaci vanno tutti per la opposta via del
+<i>naturalismo</i>? Ciò che ha indotto in errore il signor Rio, è stato il desiderio
+di attribuire ogni progresso dell’arte ad una causa unicamente
+religiosa. È questo un nobile desiderio, che però non sempre trova
+in suo favore la realtà dei fatti. E nel nostro caso, è fuori di dubbio
+che quella pittura la quale dal signor Rio vien chiamata cristiana,
+era assai più fiorente ai tempi di Cosimo de’ Medici; mentre in quelli
+del Savonarola, essa cedeva rapidamente il terreno ai progressi
+dell’arte classica, che venne ben tosto rappresentata da Raffaello,
+per cui il signor Rio sembra avere assai poca simpatia.
+</p>
+
+<p>
+Prima di conchiudere queste osservazioni, dobbiamo però dire
+che il signor Rio ha capito mirabilmente la vera opposizione morale
+che passava tra il Savonarola ed i Medici; e che egli l’ha descritta,
+non solamente con calore, ma ancora con eloquenza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note550">
+<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos e Zaccaria</i>, predica del venerdì dopo la
+terza domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note551">
+<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Ezechielle</i>, predica XXVIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note552">
+<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.&#160;&#160;</span>Predica III, di quelle <i>sopra Aggeo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note553">
+<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos e Zaccaria</i>, predica del venerdì dopo la
+terza domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note554">
+<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.&#160;&#160;</span>Predica XXVIII, <i>sopra Ezechiel</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note555">
+<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.&#160;&#160;</span><i>Prediche sopra Amos e Zaccaria.</i> Vedi quella del sabato dopo
+la seconda domenica di quaresima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note556">
+<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.&#160;&#160;</span><i>Opus perutile de divisione ac utilitate omnium scientiarum: in
+poeticen apologeticus.</i> Venetiis 1542. Se ne trova anche una edizione
+del quattrocento S. L. et A.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note557">
+<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.&#160;&#160;</span>Vedi lib. I, cap. VI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note558">
+<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.&#160;&#160;</span>«Nec ego aliquando artem poeticam damnandam putavi,
+sed quorumdam abusum.» <i>Epistola ad Verinum</i>, in principio dell’opera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note559">
+<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.&#160;&#160;</span>«Si quis credit artem poeticam solum docere dactylos et
+spondæos, syllabas longas et breves, ornatumque verborum, magno
+profecto errore tenetur.» <i>Apologeticus</i> etc., in principio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note560">
+<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.&#160;&#160;</span>«Potest enim poeta uti argumento suo, et per decentes similitudines
+discorrere sine versu.» Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note561">
+<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem, pag. 44.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note562">
+<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.&#160;&#160;</span>«Nam et nos homines sumus sicut et ipsi, et potestatem
+imponendi nomina æqualem a Deo accepimus. Possumus ergo addere
+et minuere sicut et ipsi potuerunt, nam et multa jam mutata
+sunt. Quidam, enim, adeo perstrinxerunt se, et carceri antiquorum
+intellectum proprium adeo manciparunt; ut nedum contra
+eorum consuetudinem aliquod proferre nolint, sed nec velint dicere
+quod illi non dixerunt.... Quæ enim ratio est ista, quæ
+virtus argumenti: antiqui non ita locunti sunt, ergo nec nos ita loquamur?»
+pag. 40. Altrove abbiamo citato questo passo, e qui
+lo riportiamo, perchè lo richiedeva il soggetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note563">
+<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.&#160;&#160;</span>«Modum autem artis, quem nunc nostri poetæ servant, hoc
+est metrorum ac fabularum, laudumque Deorum, adolescentibus
+pestis est perniciosissima. Et certe ad hoc probandum laborarem,
+nisi sole clarius appareret. <i>Experientia ipsa, rerum magistra</i>, ita
+nostris oculis mala quæ ex perverso usu poeticæ artis eveniunt
+manifestat, ut non oporteat in probatione sudare.» pag. 55.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note564">
+<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.&#160;&#160;</span>Ibidem.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note565">
+<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.&#160;&#160;</span>«Verum quidam, non amatoria, non laudes idolorum, non
+turpia; sed virorum fortium gesta atque moralia versibus descripserunt,
+et bene usi sunt arte poetica et modo eius: hoc igitur
+damnare nec possum nec debeo.» pag. 55.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note566">
+<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.&#160;&#160;</span>«Ego melius puto Christianos, moribus ornatos, minori fulgere
+eloquentia, quam propter eloquentiam Christi nomen perdere.»
+pag. 55.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note567">
+<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.&#160;&#160;</span>Questa idea non solamente è accennata nell’opera summenzionata,
+ma si trova continuamente ripetuta nelle prediche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note568">
+<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.&#160;&#160;</span>Vedi <i>Poesie</i> di Girolamo Benivieni, Firenze 1500.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note569">
+<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ognun gridi, com’io grido,</p>
+<p class="i01">Sempre pazzo, pazzo, pazzo.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note570">
+<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.&#160;&#160;</span><i>Poesie</i> di G. Benivieni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note571">
+<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.&#160;&#160;</span>Questa laude è la quinta fra le poesie del Savonarola, pubblicate
+dall’Audin; ed ivi si trova col titolo di <i>Canzone ai Fiorentini</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note572">
+<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.&#160;&#160;</span>Il codice autografo posseduto dal signor Giberto Borromeo a
+Genova, sembra un abbozzo, ed è in molte parti quasi indeciferabile.
+Nell’appendice daremo un saggio di queste poesie inedite.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note573">
+<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.&#160;&#160;</span>È la XIII, nelle poesie pubblicate dall’Audin: la XII è anche
+indirizzata alla stessa Santa, ma è molto inferiore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note574">
+<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.&#160;&#160;</span>Riuscirebbe difficile correggere le sgrammaticature di questa
+strofa, che pure non è senza pregio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note575">
+<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.&#160;&#160;</span>Vedi <i>Alcuni devotissimi trattati</i> ec. Venezia 1537.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a fine volume (Errata-corrige) sono state riportate nel testo.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78880 ***</div>
+</body>
+</html>
diff --git a/78880-h/images/cover.jpg b/78880-h/images/cover.jpg
new file mode 100644
index 0000000..f16fa33
--- /dev/null
+++ b/78880-h/images/cover.jpg
Binary files differ
diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt
new file mode 100644
index 0000000..6c72794
--- /dev/null
+++ b/LICENSE.txt
@@ -0,0 +1,11 @@
+This book, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
diff --git a/README.md b/README.md
new file mode 100644
index 0000000..3016bf6
--- /dev/null
+++ b/README.md
@@ -0,0 +1 @@
+[Project Gutenberg](https://www.gutenberg.org) public repository for eBook [#78880](https://www.gutenberg.org/ebooks/78880)