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Nel principio del secolo XV si trasferì a Ferrara, dove fu +invitata dagli Este, che allora vi signoreggiavano. Niccolò III, amante +delle lettere e delle arti, mecenate dei dotti, orgoglioso di tenere +una corte fiorita d’ingegni rinomati, chiamò presso di sè Michele +Savonarola. Questi era un medico a quel tempo divenuto famoso nella +Scuola Padovana; ed il suo nome è passato ai posteri, non solamente pei +suoi molti e pregevoli scritti,[1] ma ancora per l’affetto che portò +al nipote Girolamo Savonarola, il quale più tardi riempì il mondo della +sua fama. + +Venuto a Ferrara, Michele fu nella corte assai ben veduto, ottenne +favori ed onori d’ogni sorta, visse con agiatezza e con bella fama. +Poco sappiamo del suo figlio Niccolò: pare che studiasse molto la +scolastica, ma niuno scritto ricorda il suo nome: passò i suoi giorni +bazzicando per la corte, e consumando il patrimonio che suo padre avea +cogli studi e colla industriosa perseveranza raccolto. La sua moglie +Elena, venuta dalla illustre famiglia dei Buonaccorsi di Mantova, fu +però donna di elevata indole; ebbe una forza di carattere, una fermezza +d’animo quasi virile. Poco raccontano di lei i cronisti, ma quel poco +raccontano a provare la grandezza del suo animo.[2] Ed in vero, le +lettere con le quali il figlio Girolamo, in tutti i suoi pericoli o +dolori si rivolge a lei, quasi alla sola confidente intima della sua +vita, ci confermano da un lato le virtù di lei; mentre da un altro ci +fanno ripetere l’osservazione, che uno degli affetti più costanti e +inalterabili nelle anime grandi è appunto questo amore e direi quasi +culto alla madre. + +Girolamo Savonarola, del quale intendiamo scrivere la vita, nacque +il giorno 21 settembre dell’anno 1452, e fu il terzogenito di sette +figli[3] che nacquero a Niccolò ed Elena. I suoi biografi raccontano +maraviglie di lui sin dalla più tenera età; ma ognuno conosce che fede +sia da dare a simili racconti. Assai più facilmente si può credere +che egli non avesse nulla di tutto ciò che fa amare i bambini; non +era nè bello nè ridente, ma fin d’allora serio e tranquillo; niuno +forse immaginava quale avvenire la sorte volesse apparecchiargli. +Nondimeno, il primogenito della famiglia, Ognibene, essendosi dato +all’armi; il secondo prendendo cura degli averi paterni, e forse +anche promettendo troppo poco di sè; non appena Girolamo fu uscito +dalla fanciullezza, che verso di lui si rivolsero tutte le speranze +della famiglia: farne un gran medico divenne il loro sogno. Quella +professione parea loro la sola nobile e dignitosa: sopra di essa erasi +fondata la casa dei Savonarola. E l’avo Michele rivolse ora al nipote +Girolamo tutte le sue cure più affettuose. Con quella pazienza e quella +ingenua semplicità che dánno i molti anni e la lunga esperienza, con +la chiarezza e precisione d’un forte ingegno educato allo studio delle +scienze naturali, si prese la cura di aprire il tenero fiore di quella +giovanile intelligenza ai primi pensieri, alle prime idee. Certo +niuno potrebbe augurarsi una scuola migliore di questa, ed il giovane +Girolamo corrispose ben presto al paziente e tenero amore dell’avolo, +innamorandosi dello studio e dei libri, quasi prima di poterli +comprendere: vi correva dietro come ad arca di tesori sconosciuti. + +Sfortunatamente però l’avo morì assai presto (1462),[4] ed al +giovinetto non rimase altra guida che quella del padre, il quale prese +ad insegnargli la filosofia. Le scienze naturali non erano allora +che una parte principalissima della filosofia, colla quale lo studio +della medicina solea sempre incominciarsi; la filosofia poi, come +ognun sa, altro non era che la scolastica. In alcune parti d’Italia +era cominciato, è vero, qualche primo albore di filosofia platonica, +qualche traduzione fedele dell’originale greco d’Aristotele; ma di ciò +si discorrea solo come di gran novità: i libri che vennero nelle mani +del giovine Savonarola, furono San Tommaso e i commentatori arabi di +Aristotele. Questi libri gli eran dati come una guida e un indirizzo +necessario alla medicina; e fu singolare il vedere come egli, così +giovane, si abbandonasse e quasi deliziasse in quel mare o piuttosto in +quel laberinto d’incomposti sillogismi, e come presto divenisse valente +nella disputa.[5] Le opere di San Tommaso lo attiravano con una forza +incredibile; egli vi rimanea estatico a meditarle i giorni interi, e +con difficoltà potevano separarnelo per ricondurlo agli altri studi più +necessari alla medicina. Così da un lato lo trasportava e chiamava la +natura della sua mente, da un altro lo trattenevano i suoi genitori; e +già, senza che alcuno se ne avvedesse, era cominciata quella lotta che +dovea più tardi decidere il suo avvenire e deludere le speranze della +sua famiglia. Innamorato del vero, inconsapevole ancora di sè stesso, +egli era allora tutto pieno di quella felice ebbrezza che prova il +giovane, quando per ogni dove la natura sembra invitarlo ad entrare +lietamente nella vita; leggeva con fervore gli antichi scrittori, +scrivea versi, studiava il disegno e la musica.[6] + +Sfortunatamente però mancano tutti i particolari di questa prima +giovinezza: la storia sembra averci voluto nascondere come si svolgesse +il suo spirito, come si educasse la sua mente, quali fossero in +particolare i progressi de’ suoi studi, quali le difficoltà con cui +dovette combattere, come si andassero formando la mente ed il cuore +d’un uomo che ebbe tanta parte nelle cose del mondo. Se non che, +si può osservare che ciò deve esser nato dalla mancanza di fatti +notevoli, e degni d’essere tramandati ai posteri. Probabilmente, la +vera storia della sua giovanezza riducesi a quei pensieri intimi, a +quelle impressioni segrete, che pochi poterono conoscere. Noi perciò +rivolgiamo invece lo sguardo alle cose che lo circondarono, per +argomentarne le impressioni del suo animo; giacchè egli non fu mai +un uomo chiuso tutto nelle solitarie meditazioni, ma si sentì sempre +trascinato verso la società e verso il popolo, col quale infatti visse +ogni qual volta non fu costretto a separarsene per troppo disgusto de’ +suoi vizi. + +Chi oggi osserva l’abbandono in cui trovasi la città di Ferrara, le +vie solitarie ove di rado s’incontra un uomo, ove l’erba cresce fra le +lastre, immagina difficilmente la splendida città degli Este coi suoi +100,000[7] abitanti, con una corte fra le prime d’Italia, col passaggio +continuo di principi, d’imperatori e di papi, colle feste che parea +non avessero mai fine: pur tale essa era quando vi nacque e visse il +Savonarola. Il quale essendo d’una famiglia che vivea nella corte, +udiva i discorsi rivolgersi continuamente intorno a queste feste ed +a questi sollazzi, dai quali dovè pure ricevere le prime impressioni +della sua infanzia. Non sarà, dunque, fuor di proposito, se ci fermiamo +a dire qualche parola di quella corte. + +Nel 1402 Niccolò III governava, col titolo di marchese, lo stato +di Ferrara, a cui andava unita ancora la ricca e fertile provincia +Modanese. Egli dovette per sedici anni combattere di continuo la +nobiltà dei castelli intorno; e dopo averla con ogni arte di guerra, +d’astuzia e di tradimenti sottomessa, si trovò assoluto signore, e +diedesi colla pace a rendere illustre la sua corte. Fece innalzare +la torre del Duomo, i palazzi di Belriguardo e S. M. Belfiore, ed +altri splendidi edifizi. Abbiamo visto che chiamò da Padova Michele +Savonarola, e così fece di molti altri; fra i quali fu il celebre +erudito Guarino Veronese, a cui affidò l’educazione dei suoi due +figli naturali, Lionello e Borso. Questi furono poi legittimati, e per +espressa volontà del padre gli successero nel governo, a preferenza +di Ercole, figliuolo legittimo, ma di età troppo tenera. Lionello, +adunque, successe a Niccolò l’anno 1441, e Borso successe a Lionello +l’anno 1450. Essi governarono in tempi assai difficili. L’estinzione +della casa Visconti, la sollevazione di Milano, la gelosia dei +Veneziani e degli stati vicini, aveano per tutto acceso la guerra; +onde parea quasi impossibile che gli Este non vi fossero dagli uni o +dagli altri trascinati. Pure seppero non solamente tenersene fuori, ma +composero in Ferrara tante discordie fra principi e stati avversi, che +le acquistarono il nome di _terra della pace_. Ma ciò che più di tutto +fece crescere la fama degli Este, fu la magnificenza della corte, e il +titolo di mecenati che essi acquistarono prima d’ogni altro principe +italiano. Lionello era, infatti, amico di molti dotti; il Guarino, +il Valla, il Trapezunzio ed altri furono da lui protetti: egli avea +scritto orazioni latine, sonetti in volgare, dato principio ai famosi +musei degli Este, messo in fiore l’Università, fondato lo Spedale +di Sant’Anna e molti pubblici edifizi. Tenne la corte in un lusso +sfolgorante, e le feste che diede in occasione delle sue nozze furono +materia di discorso in tutta Italia. Ma egli non regnò che nove anni, +ed alla sua morte avvenuta nel 1450, gli successe Borso, che fece assai +presto dimenticare la munificenza e la magnificenza del fratello. Il +marchese Borso era un uomo della stampa dei Medici: a lui non mancavano +buone qualità, ma nascevano tutte dal bisogno di primeggiare e far +parlare di sè. Quando la giustizia non era a suo danno, egli l’amava +e facevala severamente osservare; ma assai più della giustizia, amava +il nome di giusto, che presso tutti s’era acquistato. Egli divise +equamente fra i cittadini il peso delle imposte, pigliò a suo carico +le spese dell’Università, introdusse a Ferrara la stampa, allora appena +in sul nascere; fondò la Certosa, fortificò di bastioni la città dalla +parte del Po, ed allargò il suo stato. Le discordie nate in Italia ai +tempi di Lionello, crebbero ancora nei suoi, ed egli visse in tempi più +difficili: pure seppe tenersi neutrale, e fu arbitro di quasi tutte le +discordie occorse al suo tempo fra gli Stati italiani. Il suo nome andò +tanto oltre, che gl’Indiani inviarongli ricchi donativi, credendolo il +re d’Italia. + +Ora, se noi dicessimo che questo gran nome gli veniva principalmente +dal lusso della corte, e dalle feste con cui sollazzava di continuo +il popolo ferrarese, parrebbe strano, e sarebbe pure la verità. La sua +rinomata giustizia non avea mai potuto sostenere una prova difficile; +nè la sua vita passò senza qualche grave accusa. La vantata prudenza +colla quale seppe mantenersi in pace fra vicini che guerreggiavano, +si riduceva in fondo, per chi bene l’avesse considerata, all’arte di +non sposare mai la causa d’alcuno, e tenersi pronto per unirsi sempre +al più forte. Ma il marchese Borso apriva liberalmente la sua casa a +tutti, aveva una rara collezione di codici ed antichità, vestiva sempre +di broccato d’oro; nella sua corte sfoggiavano le più ricche stoffe +d’Italia; avea i più bei falconi, cani e cavalli che si fossero mai +visti; gli stessi buffoni della sua corte eran divenuti famosi, e le +descrizioni delle feste che egli dava correvano stampate da un capo +all’altro d’Italia. + +Quando nel 1452 l’imperatore Federigo III scese in Italia con un +séguito di 2000 uomini per andare in Roma a prendere la corona +imperiale, passò per Ferrara. E Borso gli andò incontro colla nobiltà +e col clero, lo accolse sotto un ricco baldacchino; e per dieci giorni +continui tenne la città intera fra giostre, conviti, musica e danza. +Nel ritornare da Roma, l’imperatore si era deciso di dare a Borso i! +titolo di duca; le feste furono perciò riprese con più fervore. Fu +eretto nella piazza un suntuoso palco, sul quale sedeva l’imperatore, +col manto e la corona imperiale ricchi per 150,000 fiorini di gioie. +Borso mosse dal suo palazzo vestito di broccato d’oro, carico di gioie, +accompagnato dalla nobiltà ferrarese, fra lo schiamazzo del popolo +che andava gridando: _Duca, duca, viva il duca Borso_. Giunto innanzi +all’imperatore ed inginocchiatosi a’ suoi piedi, ne ricevette il titolo +desiderato. + +Ma le feste a cui, per la sua età, potette assistere il Savonarola, +furono ancora più magnifiche, ed ebbero una ragione assai più notevole. +Allora era un continuo discorrere della caduta di Costantinopoli +(1453), della potenza sempre crescente del Turco, del pericolo +che esso minacciava a tutta la Cristianità: ognuno voleva fare una +crociata, ma per la indifferenza e la fiacchezza universale niuno si +movea. Finalmente, nell’anno 1458, Enea Silvio Piccolomini salito al +pontificato col titolo di Pio II, ordinò un concilio a Mantova, nel +quale egli dovea in persona incitare alla guerra santa i principi +cristiani. Dieci cardinali, sessanta vescovi, un gran numero di +principi secolari lo accompagnavano con indicibile pompa, nel 1459, +per le città italiane, che gareggiavano a sfoggiare di lusso nel +riceverlo e rendergli onore. A Firenze il Santo Padre entrò sulle +spalle di Galeazzo Maria Sforza, e dei signori Malatesta, Manfredi +ed Ordelaffi; la repubblica gli fece quelle feste con cui onorava +solamente l’imperatore o altri gran principi secolari. A Ferrara il +papa entrava sotto un baldacchino di broccato; le vie per cui passava +eran coperte di drappi e sparse di fiori; dalle finestre pendevano +arazzi ricchissimi; la città era piena di musica e di canto. Nel Duomo +il Guarino lesse una lunga orazione latina tutta piena d’erudizione e +di lodi al Santo Padre; il quale per otto giorni continui fu tenuto in +festa. Così procedette oltre per la sua via fino a Mantova, ove giunse +il 27 maggio 59. Ivi fece prova della sua maravigliosa facondia latina, +e mosse il pianto degli uditori nel descrivere la miseria dei cristiani +di Costantinopoli. Parlò il dottissimo Francesco Filelfo, parlò +anche in latino Ippolita figlia di Francesco Sforza; e finalmente gli +ambasciatori Greci mossero una più vera e profonda pietà col descrivere +le sventure della loro patria, la feroce crudeltà dei Turchi. Tutti i +principi offerirono aiuto d’uomini e danaro, ed il duca Borso promise +la somma, per lui esorbitante, di 300,000 fiorini. Ben presto però +si vide che egli era stato più astuto che volenteroso: questi grandi +apparecchi non si facevano che in parole, e bastò il pazzo tentativo +di Renato d’Angiò, il quale con pochi Francesi voleva andare alla +conquista del Regno di Napoli, per mandare a vuoto tutta l’impresa +d’Oriente. + +L’anno 1460, il papa ritornava a Ferrara senza aver nulla concluso: +nondimeno le feste furono maggiori di prima. Il duca venne ad +incontrarlo nel Po sopra un magnifico bucintoro, circondato per ogni +dove da una miriade di barchette ornate a festa, con bandiere e con +musica, le quali occupavano tutta la gran larghezza del fiume, e +procedevano lentamente col bucintoro. Sulle rive sparse di fiori +attendeva una moltitudine di giovanetti vestiti di bianco, con +ghirlande in mano; e nel posto ove dovea discendere il Santo Padre, gli +facevano corona tutte le statue degli Dei pagani! + +Il Savonarola assistè certamente a quella festa, e ne udì lungamente +parlare. Nè è da dirsi con parole che profonda impressione queste cose +producessero su quel giovane animo. Il suo entusiasmo religioso era +fieramente scosso da tali profanazioni, e fin dalla più tenera età +il suo cuore veniva travagliato da passioni diverse, e si trovava in +guerra aperta col mondo in cui vivea. + +La vita di Borso procedè sempre allo stesso modo, e tali continuarono +ad essere i fasti del popolo ferrarese. Tali erano, pur troppo, anche +quelli del resto d’Italia: indifferenza e corruzione per tutto, il +paganesimo che invadeva da ogni lato, ed il popolo che si abbandonava +ad una gioia lasciva e spensierata. + +Il 27 maggio 1471, moriva il Duca; e le sue ceneri erano ancora calde, +quando Niccolò figlio di Lionello, ed Ercole I (il figlio legittimo +di Niccolò III, pervenuto ora all’età maggiore), si contrastarono +fieramente la successione, tentando la fortuna dell’armi, che fu +favorevole ad Ercole. Il 20 agosto, egli entrava trionfante in Ferrara, +veniva ad alta voce acclamato signore del popolo; mentre che i seguaci +di Niccolò erano scannati per le vie, e quelli che potevano sfuggire, +venivano, come contumaci, condannati a morte. Le feste e le danze +riprendevano poi il loro usato giro, e l’indomani il popolo sembrava +avere dimenticato il sangue che s’era versato il giorno innanzi.[8] +— Tale era la famosa, splendida e allegra corte degli Este; tali i +signori che venivano corteggiati e probabilmente levati a cielo dalla +famiglia del nostro Savonarola. + +Noi chiediamo invano ai biografi del Savonarola quali fossero le +impressioni e i giudizi suoi sopra questi fatti. Essi si tacciono +tutti. Ci descrivono però il suo vivere tristo e solitario, il suo +andare dimesso e sconsolato, il quasi mai non parlare, il dimagrare +continuo, il pregare sempre più fervido, le lunghe ore passate nelle +chiese, i digiuni frequenti. _Heu fuge crudeles terras, fuge litus +avarum_, erano le parole che di continuo e quasi involontariamente, +gli uscivan di bocca.[9] Era allora tutto immerso nella lettura della +Bibbia e di San Tommaso; nè pigliava altro riposo che quello di sonare +qualche mesta melodia, o scrivere dei versi, nei quali, non senza +energia e semplicità, dava sfogo ai dolori del suo cuore. E di ciò si +può avere un esempio nella canzone _De ruina mundi_, composta l’anno +1472, nella quale descrive a chiare note lo stato del suo animo, la +tristezza e lo sconforto de’ suoi pensieri. + + Vedendo sotto sopra tutto il mondo, + Ed esser spenta al fondo + Ogni virtude ed ogni bel costume, + Non trovo un vivo lume, + Nè pur chi de’ suoi vizi si vergogni. + . . . . . . . . . . . . . . . + . . . . . . . . . . . . . . . + Felice ormai chi vive di rapina, + E che[10] dell’altrui sangue più si pasce; + Chi vedoe spoglia e i suoi pupilli in fasce, + E chi di povri corre alla ruina. + Quell’anima è gentile e peregrina, + Che per fraude e per forza fa più acquisto; + Chi sprezza il ciel con Cristo, + E sempre pensa altrui cacciare al fondo. + +E questi sentimenti agitavano così fortemente l’animo del Savonarola, +che i suoi biografi raccontano, come avendolo una volta i genitori +condotto nel palazzo ducale, egli, con una tenacità di proposito assai +notevole nella sua età, non volle d’allora in poi mai più rimettervi +il piede.[11] Veramente, quella severa massa quadrangolare, con le +sue quattro torri, coi larghi fossati, coi ponti levatoi, dovea in +quei giorni rendere immagine della tirannide trincerata in mezzo +al popolo ferrarese. Quelle mura non erano ancora consacrate dalla +memoria d’Eleonora e del Tasso, le cui ombre immortali sembrano ancora +passeggiare le splendide sale, e mandano in oblio ogni altra sinistra +ricordanza. Nè allora si andava per diletto a visitare le sottoposte +carceri, a cui sette inferriate chiudono la luce, ma ivi si udiva il +rumore delle catene, il gemito dei miseri che viveano quasi sepolti +sotto la terra. E sul loro capo la musica, la danza, i conviti non +avevano mai posa; il rumore degli argentei piatti, delle scintillanti +maioliche, dei veneziani bicchieri era continuo! Questi contrasti non +sfuggivano certo all’animo fervido, al cuore passionato del Savonarola: +egli fremeva a quella vista, e tutta la sua vita portò una dolorosa +rimembranza dei fatti che vide nella sua prima giovinezza: spesso la +sua mente si esaltava nel dolore, e non sapeva trovare rifugio altrove +che nelle chiese. La preghiera fu il continuo conforto di quell’anima +esaltata; egli bagnava di lacrime le soglie degli altari, sui quali +rimaneva prostrato lunghissime ore, chiedendo a Dio conforto contro i +mali di un secolo dissoluto, vile e corrotto. + +In quel tempo appunto abitava accanto alla sua casa un esule +fiorentino, che portava il nome illustre degli Strozzi, e avea seco una +figliuola naturale. Un cittadino esiliato dalla patria di Dante dovea +sul suo animo avere un gran prestigio. Egli lo immaginava, infatti, +oppresso da nemici ingiusti, sofferente per amore della libertà e +della patria; e in quella casa dell’esule cominciò ad immaginare una +gente diversa da quella che lo circondava. I suoi occhi s’incontrarono +con quelli della giovane fiorentina, e provò quella prima arcana +rivelazione del cuore, che fa credere alla felicità sulla terra. Il +mondo s’illuminava innanzi a lui di nuova luce, la fantasia accesa di +mille speranze sognava giorni beati; ed egli, tutto pieno d’ardore +e di fiducia rivelò il suo animo alla giovane amata. Ma qual fu il +suo dolore nel sentirsi una superba risposta, che, rifiutandolo, +gli faceva capire che gli Strozzi non s’abbassavano a far parentado +coi Savonarola! Egli respinse quest’ingiuria con parole piene di +sdegno;[12] ma il suo cuore ne restò desolato. In un istante cadeva nel +nulla un mondo di sogni e speranze lungamente nudrite nell’animo, gli +fuggiva dinanzi tutta la felicità della vita, ed egli era nuovamente +solo in mezzo ad una moltitudine che d’ognintorno lo respingeva. Ancora +non avea venti anni: i fatti recentissimi della successione d’Ercole +I lo facevano disperare della sua patria; e l’affetto in cui avea +riposto tutta la sua felicità, era finito con una crudele illusione. +Ove, dunque, riposare l’animo affaticato e stanco? I suoi pensieri si +volsero allora spontaneamente a Dio. + + Se non che una speranza + Pur al tutto non lascia far partita, + Ch’io so che in l’altra vita + Ben si vedrà qual alma fu gentile + E chi alzò l’ale a più leggiadro stile.[13] + +Il sentimento religioso s’impadroniva prepotentemente di tutto il suo +animo, gli creava nel cuore una nuova sorgente di conforto, aprivagli +una via ormai sicura. La sua preghiera era ogni giorno più fervida, +e quasi sempre egli concludeva con queste parole: «Signore, fammi +nota la via per cui deve camminare la mia anima.»[14] Già il pensiero +di abbandonare il mondo e darsi alla religione si affacciava assai +spesso alla sua mente, e la sua ammirazione per San Tommaso gli facea +inclinar l’animo all’ordine domenicano. Ma nel 1474 essendo andato a +Faenza, vi udì predicare un Agostiniano, le cui parole s’impressero +così fortemente in lui, che da quel giorno egli si era irrevocabilmente +deciso di darsi alla vita claustrale.[15] + +Tornando a Ferrara, era per la via tutto lieto; ma quando mise il piede +sotto il tetto domestico, s’avvide che cominciava per lui una prova +durissima. Bisognava celare la sua deliberazione ai genitori; e la sua +madre, quasi fosse consapevole di tutto, lo fissava con uno sguardo che +parea volesse penetrargli il cuore, ed egli non ardiva più guardarla in +viso. Questa lotta durò un anno, e più volte il Savonarola ne rammentò +i supremi dolori: «Se io avessi manifestato il mio animo, egli diceva, +io credo che il cuore mi sarebbe scoppiato, e mi sarei rimosso dal +proponimento già fatto.»[16] E fra gli altri giorni, il 23 aprile +1475, il Savonarola sedutosi, prese in mano il liuto e sonò una canzone +così mesta, che la madre, quasi mossa da uno spirito di divinazione, +rivolgendosi ad un tratto pietosamente verso di lui, gli disse:[17] +«Figliuolo mio, questo è segno di partenza.» Egli allora si fece +forza, e colla mano tremante continuò a toccare il liuto, senza punto +rimuovere gli occhi da terra. + +L’indomani, 24 aprile, era un gran giorno per Ferrara: celebravasi in +tutta la città la festa di San Giorgio, ed i parenti del Savonarola, +insieme cogli altri, vi assistevano. Quel giorno egli avea deliberato +di lasciare la casa paterna, e come si vide tutto solo, si pose in +viaggio per Bologna, ove s’indirizzò al convento di San Domenico, ed +espresse la sua volontà di vestir l’abito, chiedendo d’essere adoperato +agli uffici più vili del convento. Voleva essere il servo di tutti, +e veniva per far severa penitenza de’ suoi peccati, non per passare, +secondo il costume allora generale, da _Aristotele nel secolo, ad +Aristotele nel chiostro_. Venne ricevuto, e subito s’apparecchiò al suo +noviziato. + +Non appena però egli fu solo, che il primo pensiero si rivolse alla +famiglia; e quel medesimo giorno 25 aprile, scrisse al padre una +lettera assai affettuosa, nella quale cercava confortarlo e rendergli +ragione della sua decisione. La cagione che lo avea mosso, era stata il +non poter più tollerare la gran corruzione del secolo, e il vedere per +tutta Italia sollevato il vizio, messa in fondo la virtù. Non si era +deciso puerilmente, ma dopo una lunga meditazione ed un lungo dolore. +Non avea avuto il cuore di rivelare il suo pensiero, perchè forse +allora non gli sarebbe più bastato l’animo a metterlo in atto. «Padre +carissimo,» egli conclude, «non vogliate col vostro dolore accrescere +il mio, già gravissimo. Fatevi animo, confortate mia madre, e insieme +con essa datemi la vostra benedizione.»[18] + +Tale era il tenore di questa lettera; nella quale disse ancora, che +vicino alla finestra avea lasciato alcune carte, ove era descritto lo +stato del suo animo. Ed il padre ricercò subito fra i libri del figlio, +e nel luogo da lui indicato ritrovò uno scritto _Sul dispregio del +mondo_. Ivi sono i medesimi sentimenti espressi nella lettera: descrive +i costumi del suo tempo, e li paragona a quelli di Sodoma e di Gomorra. +«Non v’è rimasto pure uno, uno solamente, che voglia il bene: a noi +bisogna imparare dai bambini e dalle donnicciuole, perchè in essi soli +è rimasta ancora qualche ombra d’innocenza. I buoni sono oppressi, +ed il popolo Italiano è divenuto simile all’Egizio, che teneva in +soggezione il popolo di Dio. Ma già le carestie, le inondazioni, le +malattie ed altri segni moltissimi preconizzano futuri mali, annunziano +l’ira di Dio. Apri, apri, o Signore, nuovamente le acque del mar +Rosso, e sommergi gli empi nelle onde del tuo furore.»[19] Questo +breve scritto si credette perduto da tutti i biografi; ma si ritrova +presso la famiglia Gondi di Firenze, cui fu religiosamente confidato +da un Marco Savonarola l’anno 1604. Esso è assai notevole, perchè vi +si scorge chiaramente come sin dal suo primo entrare nel chiostro, +il Savonarola prevedesse flagelli all’Italia; e perchè fin d’allora +trovasi in lui il sentimento d’una straordinaria missione affidatagli +da Dio. Egli chiede al Signore che le acque del mar Rosso aprano il +passaggio ai buoni e sommergano i tristi; ma egli non può nello stesso +tempo nascondere la speranza, che la verga la quale dovrà comandare +a queste acque, sarà un giorno messa tra le sue mani. Invano volea +nasconderlo a sè stesso, invano umiliarsi ed essere adoperato agli +uffici più vili del convento: nel suo petto si nutrivano speranze e +disegni straordinari. + +Quale effetto producessero sull’animo dei genitori quegli scritti, +non sappiamo; ma si può bene argomentare che si dolessero amaramente +della risoluzione imprevista del loro figliuolo, giacchè noi troviamo +di lui una seconda lettera, nella quale rimprovera i loro immoderati +rammarichi. «Se un principe temporale,» egli dice, alludendo al +mestiere del suo primo fratello, «mi avesse cinto la spada e fattomi +de’ suoi seguaci, voi ne avreste creduto onorata la vostra casa e +fattone allegrezza; ed ora che il Signore Gesù Cristo mi cinge la sua +spada e mi fa suo cavaliero, voi piangete!»[20] Dopo ciò i parenti si +dovettero rassegnare, ed il Savonarola pose tutto il suo animo ai nuovi +doveri assunti. + +Egli era di mediocre statura, di colore scuro, di temperamento +sanguigno-bilioso, d’una fibra oltre ogni dire delicata e sensibile. +I suoi occhi fiammeggiavano sotto nere sopracciglia, il naso era +aquilino, la bocca larga, le labbra grosse, ma strette in modo fra +loro, che manifestavano una fermezza irremovibile di propositi: +la fronte, sin d’allora solcata da profonde rughe, indicava una +mente già data alla contemplazione di gravi pensieri. Tutta la sua +fisonomia invero non avea bellezza di forme: esprimeva però una severa +nobiltà di carattere; ed un certo sorriso di mestizia rendeva a que’ +suoi lineamenti rozzi e taglienti, una tale aria di bontà, che al +solo vederlo ispirava fiducia. I suoi modi erano semplici, sebbene +incolti; il discorso disadorno e quasi rozzo, divenia nel suo animarsi +efficace e potente in maniera, che convinceva e dominava ognuno.[21] +In quei giorni però egli era chiuso in un silenzio profondo, e dato +alla contemplazione delle cose celesti. A vederlo passeggiare pei +chiostri, parea piuttosto un’ombra che un uomo vivo; tanto i digiuni +e le astinenze lo aveano macerato: le prove più dure del noviziato gli +parevano lievi, e i superiori doveano di continuo trattenerlo per non +farlo eccedere. Quando egli non digiunava, mangiava appena tanto che +bastasse a sostenerlo. Il suo letto era un graticcio con un saccone di +paglia ed un lenzuolo di lana; gli abiti erano sempre i più rozzi che +potesse avere, ma la nettezza ne era esemplare; la modestia, l’umiltà, +l’obbedienza, senza pari nel convento; il fervore della orazione tale +e tanto, che i superiori ne restavano ammirati, ed i confratelli assai +spesso credevano di vederlo rapito in ispirito. E veramente parea che +le mura del chiostro, separandolo dal mondo, gli avessero restituito +la calma dello spirito, e che egli allora non desiderasse altro che +obbedire e pregare. + + + + +CAPITOLO SECONDO. + +Dalla sua entrata nel Chiostro, sino alla prima venuta in Firenze. +[1475-1482.] + + +Il Savonarola dimorò sette anni nel convento di San Domenico a +Bologna. Ivi, fra i solitari chiostri, nel tempio maestoso, ove le +ceneri del fiero fondatore dell’ordine riposano sotto quel monumento, +che è opera stupenda di Nicola Pisano, divise i suoi giorni fra la +preghiera e le privazioni. I superiori però, si avvidero ben presto +della dottrina e delle qualità non comuni della sua mente; onde, invece +di adoperarlo a quegli umili uffici a cui volea solamente darsi, lo +posero all’insegnamento dei novizi. In sul primo fu dolente di togliere +una parte del suo tempo alla preghiera ed alle pratiche religiose; ma +considerando poi che l’obbedienza era divenuta il suo primo dovere, e +che egli poteva dirigere i suoi compagni nella via della virtù e della +vera religione, si piegò volonterosamente al nuovo ufficio. + +Chi però dalla obbedienza ed umiltà del Savonarola volesse argomentarne +tutti i suoi pensieri, anderebbe di gran lunga errato. Il suo era uno +spirito pieno di fede, ma anche pieno d’impeto e pieno d’ardore. La +corruzione del secolo lo avea deciso a chiudersi nel chiostro, ove +sembrava aver trovato pace nella solitudine e nella preghiera: ma +quando egli si faceva a considerare le tristi condizioni della Chiesa, +l’animo ribolliva di sdegno, e nel suo petto nascevano pensieri che +invano egli s’adoperava a frenare colla disciplina religiosa e con +tutte le forze della sua volontà. + +L’anno medesimo che lasciava il mondo, quell’anno d’esaltato fervore, +egli dava sfogo ai pensieri più segreti del suo animo in una Canzone, +che intitolò _De ruina Ecclesiæ_. In essa egli domanda alla Chiesa, che +figura sotto l’immagine d’una casta vergine: — Ove sono gli antichi +dottori, gli antichi santi; ove la dottrina, la carità, il candore +antico? — Ed in risposta la vergine, presolo per mano, lo conduce +in una spelonca e gli dice: — Quando io vidi la superba ambizione +penetrare in Roma e contaminare ogni cosa, allora mi ritirai e chiusi +in questo luogo, + + Ove io conduco la mia vita in pianto. — + +Dopo ciò gli mostra le piaghe che avevano contaminato il suo bellissimo +corpo; ed allora il Savonarola, tutto pieno di dolore, si rivolge ai +santi nel cielo e li invita a piangere tanta sventura: — + + Prostrato è il tempio e l’edifizio casto. — + +— Ma chi ha ridotto le cose a tale? — riprende nuovamente il +Savonarola. E la Chiesa, riferendosi a Roma, risponde: — _Una fallace, +superba meretrice_. — Allora il giovane e devoto novizio, il solitario +ed umile fraticello, dice una di quelle parole, che rivelano tutta la +sua anima: — + + deh! per Dio, donna, + Se romper si potria quelle grandi ale? — + +A che la Chiesa, quasi in tuono di rimprovero gli dice: — + + Tu piangi e taci; e questo meglio parmi.[22] — + +Tale era dunque il Savonarola nel convento: i digiuni e la preghiera +confortavano il suo cuore, l’insegnamento dei novizi era il suo +riposo; ma nell’animo suo era già sorto un dolore profondo, uno sdegno +irrefrenabile di vedere la Chiesa di Cristo abbandonata e piena di +corruzione. Egli piange e si tace, è ben vero, ma nella sua mente +ritorna assai spesso quel pensiero: — Deh! per Dio, se rompere si +potriano quelle grandi ali, ali di perdizione! — Or si mettano innanzi +ad un’anima così esaltata i fatti che di giorno in giorno seguivano +per tutta Italia, gli si dipinga il quadro tristo ed osceno di ciò che +avea luogo nella corte romana; ed allora solo si potrà comprendere che +fuoco dovesse finalmente accendersi in quel cuore già per sè stesso +infiammato. + +Sin dalla morte di Pio II (1464) era cominciata quella scandalosa +corruzione dei papi, che in Alessandro VI dovea raggiungere il suo +apice. La mala fede, e la smisurata avarizia di Paolo II divennero +ben presto note in tutto il mondo; e quando Francesco della Rovere gli +successe (1471) col nome di Sisto IV, si previdero alla Chiesa degli +anni ancora più tristi. Assicuravasi pubblicamente che l’elezione del +nuovo papa era stata simoniaca; si ripetevano per tutta Roma i nomi +di coloro che aveano venduto i loro voti, e gl’impieghi che ne aveano +ricevuto. La scandalosa libidine di Sisto non riconosceva, poi, limiti +di sorte alcuna; la sua prodigalità nello spendere era uguagliata +solamente dalla sete inestinguibile di oro; le passioni lo accecavano +così fieramente, che per raggiungere i suoi disonesti fini, non +retrocedeva innanzi ad alcuna disonestà di mezzi, e non v’era scandalo +che non fosse stato per commettere. + +Si vide quasi in un istante sparire il tesoro con infinita avidità +raccolto da Paolo II; e ben presto il lusso sfolgorante dei nipoti di +Sisto, fece comprendere in quali mani fosse stato versato. Essi eran +quattro: uno di loro fu fatto prefetto di Roma; un altro cardinale, +che fu poi papa Giulio II; un terzo comprò per 40,000 ducati d’oro la +città d’Imola, e sposò la figlia di Galeazzo Sforza; ma di tutti il più +scandaloso e più prediletto era Pietro Riario. La preferenza del papa +per questo giovane di ventisei anni fu tale, che fece correre per Roma +mille scandolose dicerie. Da semplice frate fu levato alle dignità di +cardinale prelato col titolo di San Sisto, patriarca di Costantinopoli, +arcivescovo di Firenze. Egli ebbe pienissima autorità nella corte, e +quando vi andava, le vie non bastavano alla folla che lo accompagnava: +le sue udienze erano più frequentate di quelle del pontefice stesso. Il +suo fasto, dice uno scrittore contemporaneo,[23] avanzava tutto ciò che +i nostri padri seppero mai fare, tutto ciò che i nostri nipoti potranno +mai immaginare. Nel ricevere gli ambasciatori di Francia, dette loro un +pranzo, in cui si usarono quasi tutte le arti conosciute a quel tempo: +fu messo sossopra il paese per ricercare tutto ciò che v’era di più +raro e pregiato; fu fatto ogni sforzo perchè la posterità non potesse +produr nulla di simile: e le descrizioni in versi d’una tal festa +corsero non solamente per le città d’Italia, ma andate oltre le Alpi, +si sparsero in tutta l’Europa. Quando Eleonora d’Aragona, figlia del re +di Napoli, andando sposa al Duca di Ferrara, si fermò a Roma (1473), +il lusso passò ogni confine. Cardinali ed ambasciatori ricevettero +la sposa, e la menarono al papa per vie ricoperte di veli ed arazzi; +dipoi la condussero in un palazzo, fatto costruire a bella posta dal +giovane Riario accanto alla sua casa. Le mura erano di bellissimi +legni; l’interno splendeva di seta ed oro; i piatti, i bicchieri, ogni +specie di vasellame era d’oro e argento.[24] Così il cardinal Riario +avea in meno d’un anno speso la somma di 200,000 fiorini, e malgrado +i molti e ricchissimi impieghi, avea già 60,000 fiorini di debito. Non +perciò moderava i suoi eccessi; ma invece, quell’anno medesimo, partiva +per Milano, dove entrava in gara di lusso col duca Galeazzo, uno dei +principi più dissoluti in Italia. Dipoi andossene a Venezia, ed ivi +si abbandonò così perdutamente alle lascivie, che finalmente le forze +vennero meno alla mala volontà, e tornato a Roma, cessò di vivere il +giorno 5 gennaio 1474. In questo modo ebbe origine quello scandalo e +quella piaga profonda del papato, che fu conosciuta nella storia col +nome di nepotismo; e Sisto IV continuò a vivere sempre nello stesso +modo sino al 1484, anno ultimo del suo pontificato. In verità, sebbene +quella età fosse corrottissima, v’era pure un generale sconforto nel +vedere così desolata la Chiesa. Il mondo aborriva gli scandali dei +quattro nipoti del papa, e quelli di lui, che, pieno d’avarizia e +libidine, si dava ciecamente in preda a tutte le passioni.[25] + +Chi poi dalla Chiesa si fosse volto a guardare il resto delle cose +d’Italia, ne avrebbe ricevuto non minore sconforto. Erano tempi +veramente infelici. Non solo si lamentava la libertà già da lungo tempo +perduta; ma in quei medesimi signorotti che tiranneggiavano, non si +vedeano più quelle doti d’energia e d’accortezza politica, che erano +state nei loro padri ammirate. Spenti quei forti desiderii, quelle +ardenti e smisurate ambizioni, parea che per tutto contemporaneamente +decadesse la razza dei principi. — Nel regno di Napoli, ad Alfonso +il Magnanimo era successo (1458) Ferdinando I d’Aragona, che ben si +avrebbe meritato il nome di crudele. Egli non seppe spegnere i suoi +nemici altrimenti che coll’astuzia, la simulazione e i tradimenti; +avaro poi e meschino in maniera, che negoziava sopra gli averi e +le proprietà dei suoi sudditi stessi. In Firenze, all’accorto ed +intelligente Cosimo dei Medici era successo (1465) l’incapacissimo +Piero, che in pochi anni di governo seppe mettere la supremazia +della sua casa in tale pericolo, che se la morte fosse venuta più +tardi, suo figlio Lorenzo non avrebbe potuto prendere in mano le +redini dello Stato. In Milano, al valoroso condottiero, all’astuto +politico Francesco Sforza, era successo (1466) il debole Galeazzo; ed +in Venezia, finalmente, all’abile ed ambiziosa politica di Francesco +Foscari, era seguita quella di Pasquale Malipiero (1457), le imprese +più notevoli del cui dogato furono le feste che dètte in piazza San +Marco. Questo peggioramento così universale sembrava quasi fatale e +misterioso: ma egli era che i padri di coloro che regnavano allora, +s’erano impadroniti degli Stati attraverso mille pericoli, rimovendo +ostacoli d’ogni sorta, combattendo un numero infinito di nemici; mentre +i loro figli, nati nella pace, cresciuti fra i cortigiani, s’erano +educati alla mollezza. + +Eppure, quasi tutti questi mali non fossero bastevoli ad affliggere +l’Italia, se ne aggiungevano molti altri non meno gravi. Pareva che +questa mollezza dei principi facesse risentire i popoli, fra i quali +si trovava ancora un pugno d’uomini, che scontenti di quel nuovo stato +di cose, erano pronti di mettersi ad ogni cimento, di tentare ogni +impresa più disperata. Quegli anni, infatti, pareva fossero divenuti +gli anni delle congiure. Nel 1476 ne seguirono tre. — Girolamo Gentile +tentò di sottrarre Genova al giogo milanese: l’Olgiati, il Visconti +ed il Lampugnani pugnalarono in chiesa il duca Galeazzo, e furono poi +a furore di popolo ammazzati per le vie di Milano: a Ferrara, Niccolò +d’Este con 600 uomini ritentava la fortuna delle armi, ed insieme colla +più parte dei suoi vi perdeva la vita. Così queste congiure risultavano +sempre a danno di chi le tentava, nè facevano altro che peggiorare +la condizione dei popoli, rendere la tirannide sempre più ferma e più +crudele. + +Nondimeno, la gravità del pericolo, invece di spaventare, parea che +eccitasse gli animi a fatti sempre più disperati, ed ogni anno se +ne udivano dei nuovi. Niuna delle congiure però fu terribile quanto +quella avvenuta a Firenze l’anno 1478, il giorno 26 aprile, quando +nella Cattedrale, mentre che si celebrava la messa, nel momento stesso +in cui si levava l’ostia consacrata, i Pazzi pugnalarono Giuliano +dei Medici, e fallirono il colpo dato a Lorenzo, che avuto tempo di +sguainare la spada, potè, difendendosi, ricoverare e salvarsi nella +sagrestia. Angelo Poliziano, che fu subito pronto a chiuderne la porta, +racconta che il disordine e le grida di quel momento furono tali, +che parve il tempio intero ne rovinasse.[26] Certamente in questa +congiura ogni cosa era fuori dell’ordinario: l’accortezza e l’ardire +con cui l’aveano tramata; il momento scelto per menarla ad effetto; +la nobiltà delle famiglie che vi aveano preso parte; le vittime che +allora, e per molto tempo dipoi, ne seguirono. Ma ciò che più di tutto +faceva maraviglia, era il numero e la qualità degli ecclesiastici che +vi si erano mescolati: ad un prete era stato affidato il pugnale che +dovea ferire Lorenzo dei Medici; il cardinal Salviati era stato il +centro principale dei congiurati a Firenze ed a Roma; il più caldo ed +instancabile istigatore ne era stato il santo padre medesimo, Sisto IV. +Egli avea sperato con questi modi crescere stato ai suoi nipoti; onde +non potè resistere allo sdegno di veder fallita la congiura, e posto da +banda ogni rispetto, divenne nemico dichiarato, e mosse guerra aperta +ai Fiorentini. + +In questi tempi e fra questi fatti, s’andava formando l’animo di +Girolamo Savonarola. Egli riguardava l’andare del mondo e le condizioni +della Chiesa con un orrore ed un dolore, a cui non sapeva ritrovare +altro conforto che la preghiera e lo studio. I suoi superiori, +crescendo però sempre più nella stima che aveano già concepita +di lui, dall’insegnamento lo passarono alla predicazione. Ed egli +intraprese con ardore anche questo nuovo ufficio; giacchè il suo primo +proponimento di chiudersi nel silenzio e nella solitudine, cominciava +a cedere terreno innanzi all’imperioso e sempre crescente bisogno di +attività morale ed intellettuale: onde questa nuova palestra riusciva +assai gradita alle forze giovani e rigogliose del suo spirito. + +Pare che in questi primi sermoni seguisse lo stile medesimo delle sue +lezioni; distendendosi però nelle osservazioni pratiche e nei precetti +di morale; allontanandosi a poco a poco da Aristotele per avvicinarsi +sempre più alla Bibbia, che dovea finalmente divenire il compagno unico +e indivisibile della sua vita. Nè altro possiam dirne, giacchè pare +ottennessero assai poco successo, non trovandosi scrittore del tempo +che ne accenni pure una sola parola, nè restandone memoria di sorte +alcuna. + +L’anno 1482, i superiori lo mandarono a predicare in Ferrara. Ivi egli +fu come morto al mondo: non vide alcuno dei conoscenti; assai poco i +parenti, per non ridestare affetti ancora vivi nel suo cuore. Le vie, +le case, le chiese della sua patria gli richiamavano un passato che +egli voleva allontanare dalla sua mente. Ma neppure i suoi concittadini +fecero gran plauso al suo predicare; giacchè noi lo udiamo più tardi +lamentarsi che in lui si era verificato l’antico detto: _nemo propheta +in patria sua_.[27] Non avendo alcuno di quei sermoni, potremmo +difficilmente indagare la cagione di questa indifferenza de’ suoi +uditori; la più probabile congettura però è questa, che egli non volle +seguire la via tenuta dagli altri predicatori, i quali si perdevano sui +loro pergami negli interminabili sofismi della scolastica, o scendevano +a bassezze tali di linguaggio, che ai nostri giorni sarebbero permesse +appena nelle bettole.[28] Il Savonarola, d’altronde, ancora non avea +potuto ritrovare la sua maniera: rimanea, quindi, troppo incerto per +dominare l’uditorio e ricondurlo in un’altra via. Pure, fin d’allora vi +era qualche cosa di eloquente ed efficace nella sua parola, come si può +cavare dalla narrazione che fanno i biografi di molti aneddoti simili +al seguente. — Da Ferrara navigava egli un giorno sul Po verso Mantova, +con una piccola nave, in cui si trovavano ancora tredici soldati che +giocavano e bestemmiavano, senza rispetto alcuno all’abito nè alla +dignità del frate. A questo il Savonarola sdegnato, indirizzò loro la +parola; e subito dopo undici di quei soldati caddero in ginocchio ai +suoi piedi, pentiti dei loro peccati.[29] — Di certo però, altra cosa è +rivolgere efficacemente il discorso a pochi soldati e persuaderli, per +così dire, coll’impeto della propria coscienza; altra cosa parlare sul +pergamo a un uditorio numeroso e fare un sermone. Nel primo caso basta +la natura, che nel Savonarola era fecondissima; nel secondo ci vuole +l’arte, che sembrava ancora mancargli. + +In quell’anno medesimo (1482), una guerra addensavasi d’ognintorno +sopra Ferrara; onde il superiore dei Domenicani mandava altrove buona +parte dei suoi frati; ed il Savonarola dovette volgere i passi a +Firenze, dando così l’ultimo addio ai parenti, agli amici ed alla sua +patria, che vedea per l’ultima volta. + +Questa guerra mossa da principio contro il solo duca di Ferrara, s’era +a poco a poco sparsa per ogni dove, ed avea diviso in due fazioni quasi +tutta Italia. Le cagioni vere che la moveano, erano da una parte la +nuova ambizione dei Veneziani, che si volevano stendere sulla terra +ferma; da un’altra, lo smodato desiderio che avea il Papa d’accrescere +stato ai nipoti. Queste cagioni però si tenevano celate; ed il Papa +adducea, volersi vendicare contro il duca, per essersi egli condotto al +soldo dei Fiorentini, nella guerra che questi aveano dovuto sostenere +contro di lui dopo la mal riuscita congiura dei Pazzi; i Veneziani +pigliavano occasione da certe contestazioni di confini, e dalle loro +eterne quistioni pel commercio del sale. Il duca di Ferrara si offerì +pronto a cedere in tutto, ma non gli valse a nulla: quei due potentati +erano omai decisi alla guerra, e si tiravano dietro la repubblica +di Genova, ed un gran numero di quei signorotti che dominavano nelle +Marche e nelle Romagne. Pigliavano da un altro lato le parti del duca, +la repubblica Fiorentina, il re di Napoli e il duca di Milano; a cui +si univano il marchese di Mantova, il Bentivoglio signore di Bologna +e la potente casa dei Colonna. L’Italia si trovava tutta sulle armi, +e non v’era che la repubblica Fiorentina la quale pigliasse parte a +queste contese solamente in parole: nel resto s’era già cominciato a +guerreggiare. Il duca di Calabria veniva alle mani coi pontificii, +comandati da Roberto Malatesta; i Colonna, usciti dai loro feudi, +devastavano la campagna Romana; e i Genovesi attaccavano il confine +occidentale del ducato di Milano. Ma il nodo principale della guerra +era nelle mani dei Veneziani: essi stringevano fortemente Ferrara con +due eserciti, mentre un terzo portava la guerra al duca di Milano; +e spingevano le cose in modo, che già la fame opprimeva la città di +Ferrara, e la sua resistenza non poteva andare più in lungo. Si vedea +chiarissimo che, fra poco, il premio di tutta la guerra sarebbe caduto +nelle mani dei Veneziani. + +Non appena Sisto IV s’avvide come la preda tanto desiderata fosse per +fuggirgli di mano, che, quasi cieco per la rabbia, voltò bandiera; +e fece un trattato col re di Napoli; concesse al duca di Calabria +il passaggio pe’ suoi stati; scomunicò i Veneziani, chiamandoli +nemici di Cristo; invitò tutti i potentati d’Italia a portar loro la +guerra. Questo subito mutamento poteva sorprendere solo quelli che non +conoscevano qual fosse la furiosa natura di Sisto, e ove lo conducesse +la sete dell’oro e degli stati. I Veneziani non si lasciarono, è +vero, spaventare dal Papa; ma la sua defezione avea mutato tutte le +condizioni della guerra. Il duca di Calabria avea già col suo esercito +approvvigionato Ferrara, e veniva a disturbare i lavori d’assedio: le +cose doveano perciò di nuovo procedere in lungo. I due eserciti si +posero l’uno accanto all’altro, senza che si venisse ad alcun fatto +risoluto di armi: le campagne erano ogni giorno devastate; moltissimi +moriano di fame, niuno di ferro. Con questa incredibile fiacchezza +procederono le cose sino all’anno 1484, quando ognuno si trovò stanco +d’una guerra egualmente dannosa a tutti. Allora il generale dei +Veneziani accettò le proposte d’un trattato di pace; gli eserciti da +ogni banda si ritirarono; ed in un punto cessò tutta la guerra, con +soddisfazione generale. + +Il papa solamente non avea mai lasciato di soffiare nel fuoco da lui +acceso: troppo gli era crudele il pensiero di perdere le speranze +concepite nella guerra; onde, quando il 12 agosto vennero presentati +gli ambasciatori e che gli lessero le condizioni della pace, egli, +tutto pieno di furore, levatosi in piedi, gridò: — Voi mi annunziate +una pace di onta e di vergogna. — Il giorno seguente la gotta, di +cui già da lungo tempo soffriva, gli andò al petto, ed il santo padre +moriva pel dolore della pace conclusa.[30] + +Questa era, dunque, la guerra che cacciava il Savonarola da Ferrara +verso Firenze; ed egli traversava l’alpestre e solitario Appennino per +venire in città nuova, fra gente sconosciuta, con l’animo travagliato +dal pensiero di vedere che un papa, per accrescere stato a due o tre +giovani dissoluti, metteva in tanto disordine tutta Italia: mentre i +Turchi erano quasi alle porte, mentre ancora non erano scorsi due anni +dalla loro discesa in Otranto. Il vento che sibilava fra quegli abeti e +faggi, pareva quasi sonasse maledizione contro coloro che laceravano il +manto alla sposa di Cristo; e forse gli portava di nuovo alle orecchie +quel suo troppo audace verso: + + Se romper si potria quelle grandi ale! + +Arrivato, dunque, la prima volta a Firenze nel 1482, egli entrò in +quel convento di San Marco, ove passò poi gli anni più belli e i più +infelici della sua vita. E siccome nella memoria dei posteri il nome +del Savonarola va inseparabilmente unito a quello di San Marco, così +sarà bene dire anche di questo qualche parola. + +Nel principio del secolo XV, esso era una fabbrica miserabile e +quasi rovinata; ove abitavano alcuni frati Silvestrini, i quali vi +menarono una vita così scandalosa, che molti ne fecero richiamo alla +corte di Roma. Finalmente, Cosimo il Vecchio, avutone il permesso dal +papa, trasmutò altrove i frati Silvestrini, e concesse il convento +ai Domenicani riformati della congregazione Lombarda. Volle rifare +dalle fondamenta un nuovo edifizio, dandone l’incarico al celebre +architetto Michelozzo Michelozzi; che, dopo sei anni di lavoro ed una +spesa di 36,000 fiorini, lo condusse finalmente a termine l’anno 1443. +Il vecchio Cosimo non era mai avaro quando si trattava di chiese, +di monasteri o d’altre opere che potessero accrescere il nome della +sua munificenza, e dargli ascendente sul popolo. Durante i sei anni +nei quali si era condotta la costruzione del nuovo convento, egli +avea continuamente sovvenuto i Domenicani; ed ora che ogni cosa era +stata menata a buon termine, non si teneva ancora contento, se non lo +avesse dotato anche d’una ricca biblioteca. Questo però non era nè +facile nè di piccola spesa, trattandosi di raccogliere manoscritti, +che specialmente allora erano saliti a prezzi esorbitanti: ma la +fortuna gli porse una buona occasione, ed egli seppe valersene. Era +morto Niccolo Niccoli, il più celebre raccoglitore di manoscritti che +si conoscesse in Europa: egli era stato uno dei più dotti uomini del +suo tempo; avea consumato un patrimonio ed una vita intera a mettere +insieme una collezione di codici che era l’ammirazione di tutta Italia. +Nel testamento la lasciava ad uso del pubblico; ma la sua donazione +restava inefficace, perchè gravata di moltissimi debiti. Cosimo allora +pagò i debiti, e fatta una scelta di alcuni più pregevoli codici, che +ritenne per sè, affidò tutto il resto al convento di San Marco. Così +venne aperta in Italia la prima biblioteca pubblica; la quale fu tenuta +da quei frati sì bene ordinata, che si mostrarono degni veramente del +dono ricevuto. San Marco divenne quasi un centro di studi; e, riunendo +la sua congregazione tutti i conventi dell’alta Italia, da per ogni +dove venivano in Firenze i frati più dotti e crescevano lustro al +nuovo convento, ove assai spesso gli uomini più reputati di quel tempo +erano a conversare coi frati. In quegli anni medesimi, Fra Giovanni da +Fiesole, più noto col nome di Beato Angelico, venne con profusa mano +a spandere su quelle mura gl’impareggiabili tesori del suo pennello. +Ma tutte queste glorie venivano di gran lunga avanzate dall’avere quei +frati avuto per padre e fondatore religioso un santo conosciuto col +nome di Antonino, uno di quei caratteri che onorano veramente la specie +umana. + +Difficilmente si trovano nella storia esempi di abnegazione più +costante, di carità più attiva, d’un amore del prossimo più evangelico. +Non v’è quasi istituzione di beneficenza che egli non abbia o creata +o rinnovata in Firenze. A lui si deve il santo pensiero di aver mutato +in una istituzione di carità, quella compagnia del Bigallo fondata da +San Pietro Martire a sterminio degli eretici, e che di tanto sangue +avea macchiato le vie e le mura fiorentine. D’allora in poi i capitani +del Bigallo, in luogo di bruciare o ferire a morte, raccolgono e +soccorrono gli orfani vagabondi. Sant’Antonino fu il fondatore dei +Buoni Uomini di San Martino, che ancora oggi adempiono il cristiano +ufficio di raccogliere le oblazioni e portarle alle case dei _poveri +vergognosi_. Sarebbe veramente impossibile raccontare tutto ciò che +egli fece in benefizio del popolo; ma al tempo di cui noi discorriamo, +molti rammentavano ancora averlo visto le mille volte percorrere la +città o la campagna, conducendo un somiero carico di pane, di panni +o di altro, per soccorrere gli abituri dei poveri che la peste o la +carestia avea desolati. La sua morte, avvenuta l’anno 1459, fu pianta +in Firenze come una sventura pubblica; e quando nell’82 il Savonarola +entrò in San Marco, ne trovò la memoria così viva e venerata da tutti, +che quasi pareva la sua ombra passeggiasse ancora quei chiostri. +Niuno pronunziava il suo nome senza un profondo rispetto; i suoi detti +tenevano un’autorità incontrastabile; e quando i frati volevano citare +un modello di virtù cristiana, pareva non sapessero trovare altro nome +che quello di Sant’Antonino.[31] + +In quei primi giorni, perciò, il Savonarola sembrava quasi inebriato +di tutto ciò che vedea. L’amena campagna, le linee vaghe dei colli +toscani, il linguaggio sempre più elegante, le maniere sempre più +gentili degli abitanti, a misura che s’era avvicinato a Firenze; +tutto lo avea predisposto a bearsi in questo veramente fiore delle +città italiane, ove la natura e l’arte gareggiano di bellezza. Pel +suo animo così pieno di sentimento religioso, l’arte fiorentina era +come una musica sacra, e attestava l’onnipotenza dei genio ispirato +dalla fede. Le pitture dell’Angelico, gli parea quasi che avessero +chiamato gli Angeli ad abitare i chiostri di San Marco: innanzi ad +esse il Savonarola era portato in un mondo beato, che parevagli il +mondo della sua anima. Quelle sante tradizioni di Sant’Antonino; le sue +opere di carità vive ancora e tanto lodate tra quei frati, più culti e +gentili di quanti avea sino allora conosciuti; tutto gli faceva sperare +d’essere finalmente venuto in mezzo ai suoi fratelli. Il suo cuore si +apriva quindi perdutamente alla speranza, e non rammentava più i tristi +disinganni provati, nè pensava doverne avere dei nuovi, quando fosse +restato ancora qualche tempo in Firenze, quando ne avesse imparato a +conoscere gli abitanti più da vicino. + + + + +CAPITOLO TERZO. + +Lorenzo il Magnifico[32] e i Fiorentini del suo tempo. + + +Quando il Savonarola venne a Firenze, dominava già da più anni Lorenzo +il Magnifico, ed era nell’auge del suo nome e della sua potenza. Sotto +il suo governo, ogni cosa avea preso apparenza prospera e felice: +cessati da lungo tempo quei partiti che d’ora in ora aveano sollevato +la città; imprigionati, esiliati o spenti coloro che non s’erano voluti +piegare alla dominazione Medicea, la calma e la tranquillità erano per +tutto. Le feste, le danze, le giostre tenevano occupato continuamente +quel popolo fiorentino che, una volta così geloso de’ suoi diritti, +sembrava che ora avesse dimenticato il nome stesso della libertà. + +Lorenzo era sempre mescolato in questi sollazzi; ne ricercava, ne +inventava ogni giorno dei nuovi. Ma fra tutte le sue invenzioni, la +più celebre fu quella dei _Canti Carnascialeschi_, da lui per la +prima volta composti, e destinati a cantarsi nelle mascherate del +carnevale, quando la nobile gioventù, travestita a rappresentare ora il +trionfo della morte, ora una schiera di diavoli, ora un’altra simile +bizzarria, percorreva schiamazzando la città. La lettura di questi +canti ci può dipingere la corruzione di quei tempi, assai meglio +d’ogni altra descrizione. Oggi non la nobile gioventù, ma l’ultima +plebe li avrebbe a sdegno; e l’andarli cantando per la città sarebbe +considerato un’offesa al pubblico decoro, nè resterebbe impunito. +Allora essi erano la prediletta occupazione d’un principe lodato per +tutto il mondo, e tenuto come il modello d’ogni sovrano, un prodigio +d’accortezza, un genio politico e letterario. E quale i più lo dicevano +allora, tale molti vorrebbero giudicarlo oggi. Gli si perdona il sangue +sparso per mantenere un dominio ingiustamente acquistato da lui e +dai suoi; il disordine che mise nella repubblica; il rubare che fece +gli averi del comune per sopperire alle sue strabocchevoli spese; la +invereconda libidine,[33] a cui, malgrado una salute cagionevole e mal +ferma, abbandonavasi perdutamente; ed anche quella rapida ed infernale +corruzione del popolo, alla quale studiò di continuo con tutte le forze +e la capacità del suo animo: e tutto ciò gli si perdona per essere +stato protettore delle lettere e delle arti belle! + +Nella condizione sociale di Firenze a quel tempo, eravi invero un +contrasto assai singolare. La cultura si era universalmente diffusa; +tutti conoscevano il latino ed il greco, tutti ammiravano i classici; +moltissime donne eran note per la eleganza dei loro versi greci e +latini. La pittura e le arti belle, dopo i tempi di Giotto decadute, +aveano ripreso una nuova vita; e per tutto si vedevano sorgere palazzi, +chiese, edifizi pieni d’eleganza. Ma artisti, letterati, politici, +signori e plebe, eran tutti d’animo corrotto, privi d’ogni virtù +pubblica o privata, di ogni sentimento morale. La religione o era +strumento di governo o bassa ipocrisia; non aveano fede nè civile, +nè religiosa, nè morale, nè filosofica; neppure il dubbio pigliava +forza nei loro animi. Dominava una fredda indifferenza per ogni +principio; e nei loro volti pieni d’accortezza, pieni d’acume e di +sottile intelligenza, appariva un freddo sorriso di superiorità e di +compassione, ogni volta che vedevano sorgere qualche entusiasmo per le +idee nobili e generose. Non le combattevano nè le mettevano in dubbio, +come avrebbe fatto un filosofo scettico, ma le compativano; e questa +loro forza d’inerzia opponeva alla virtù un ostacolo assai maggiore che +non avrebbe fatto una guerra dichiarata ed aperta. + +Un tale stato morale doveva, di necessità, agire potentemente +sulla cultura intellettuale. La filosofia, infatti, erasi ridotta +ad erudizione; era caduta quella scolastica contro cui s’è tanto +declamato, ma che pure ebbe una gioventù, una vita, un ardore, che +invano cerchiamo negli scritti del secolo XV. Le lettere o erano +filologia o imitazione di Virgilio, d’Omero, di Pindaro e via +discorrendo. Sin dalla morte del Boccaccio, Franco Sacchetti piangeva +ne’ suoi versi, pieni di semplicità e di candore, la decadenza delle +lettere; e ciò che maggiormente lo affliggeva, non era (egli dice) +la perdita di quei sommi ingegni, ma il non esservi speranza che +alcuno sorgesse simile a loro, il non trovarsi più chi sapesse almeno +comprenderli.[34] E se egli fosse vissuto ai tempi di cui ora parliamo, +avrebbe avuto ben più alta cagione di pianto: avrebbe udito coloro +che dichiaravano la lingua italiana incapace di esprimere gli alti +concetti; avrebbe udito coloro che giudicavano la _Divina Commedia_ +inferiore alle _Ballate_ ed ai _Canti Carnascialeschi_ di Lorenzo dei +Medici![35] Le arti belle, che sono ultime a risentirsi delle sventure +morali e politiche di un popolo, perdettero anch’esse quegli arditi ed +universali concetti coi quali Giotto, l’Orgagna e tanti altri aveano +ornato i monumenti d’Italia. E certo, nè il Duomo nè il Palazzo Vecchio +avrebbero in quel secolo potuto trovare un altro Arnolfo, che sapesse +infondere nelle loro mura tanto spirito di libertà e d’indipendenza. + +Ma fra questi danni, avea pure la caduta libertà recato un solo +vantaggio alle lettere ed alle arti. Chiuse le vie ad ogni attività +politica, ad ogni civile ambizione, ad ogni virtù pubblica; decaduto +quel commercio e quelle industrie con cui s’erano raccolte fortune +così straordinarie; le forze che restavano ancora vive, si rivolsero +tutte allo studio delle arti e delle lettere. E così, sebbene non +si trovassero più di quegli altissimi ingegni fioriti nel tempo +della repubblica, si aveva almeno un moto universale di studi, una +moltitudine avida d’imparar nuove lingue, di produr nuovi libri +e nuovi quadri; e tanto più ingordamente avida, in quanto che non +sapea degli studi farsi scala a fini più alti. La città aveva infatti +l’apparenza d’una grande scuola; la passione che dominava ognuno era +quella di raccogliere codici e statue antiche; tutte le discussioni +erano grammaticali, filologiche o erudite. I Greci che per la caduta +di Costantinopoli riparavano in Occidente, venivano in Firenze accolti +con entusiasmo; ed essi, colle loro lezioni, colla loro dottrina, +accendevano sempre più la passione verso gli antichi; il desiderio di +conoscere la Grecia, di ricercare i suoi conventi, i suoi tempii; di +scavare il terreno per trovarvi gli antichi frammenti. E si facevano +delle spedizioni in Oriente; donde, dopo aver corso non pochi disagi +e pericoli, dopo avere spesso consumato patrimoni non piccoli, si +tornava carichi di tesori più o meno preziosi. Sono note nella storia +le ricerche fortunate che Poggio Bracciolini fece in quasi tutte le +città d’Europa; i viaggi in Oriente di Guarino Veronese, a cui un +naufragio rapì in poche ore il frutto di tante fatiche, e fece pel +dolore incanutire i capelli; quelli di Giovanni Aurispa, il quale tornò +a Venezia con 238 manoscritti, avendo però consumato ogni suo avere, +onde nell’estrema vecchiezza si trovò ricco di gloria, ma poverissimo +d’ogni bene di fortuna; quelli di Francesco Filelfo e di tanti altri, +che si partivano allora per visitare le classiche terre della Grecia. +Ogni volta che uno di costoro ritornava in Italia, ma specialmente in +Firenze, il suo arrivo era una pubblica festa, un trionfo. Gli andavano +incontro i primi del paese; il principe lo accoglieva con grandi +onori; le sue scoperte venivano celebrate in iscritto, e le lettere dei +privati amici non parlavano d’altro. Cominciavano poi le discussioni +sull’autenticità e la interpretazione dei codici; si accendevano le +quistioni filologiche o grammaticali, e le ire non aveano allora più +limiti: si laceravano quei dotti nella fama, nell’onore, con tutti i +modi più violenti. E questa poteva dirsi l’unica libertà lasciata ai +Fiorentini. + +Le belle arti furono più fortunate: gli artisti si abbandonavano alla +vita gaia del tempo, godevano, sollazzavano e lavoravano colla stessa +spensieratezza. Il costume divenuto universale di proteggere le arti, +faceva sì che per tutta Italia i ricchi, i signori, le chiese ed i +conventi volevano le loro opere, ed essi erano invitati e bene accolti +dovunque; onde, beati di questa vita, lavoravano e godevano. Perderono +molto nell’altezza ed universalità dei concetti; guadagnarono però +infinitamente nella imitazione del vero, nel disegno, e nel meccanismo +dei colori: si trovò allora la pittura ad olio, che segnò un nuovo +periodo nella storia dell’arte. La scultura e l’architettura, in cui la +materia piglia una parte maggiore assai che nella pittura, fecero anche +dei grandi progressi, sia coll’aiuto delle statue o monumenti greci e +romani, sia per le mille difficoltà che la pratica insegnò a superare: +talchè i nomi del Donatello, del Ghiberti, del Brunellesco, restarono +immortali. L’arte raggiunse certamente in quel tempo una finezza, che +nel passato non avea avuta, e nel secolo dipoi perdette. + +Ma i fatti da noi qui sopra descritti, ebbero la più parte luogo prima +che la dominazione dei Medici si fosse stabilita, e furono affatto +indipendenti dai loro aiuti. L’amore per gli studi classici si era +diffuso fin dai tempi del Boccaccio, ed era andato di poi sempre +crescendo: nei viaggi e nelle ricerche sopra accennate, privati +cittadini aveano consumato private fortune, senza speranza di aver +compenso d’altro che di gloria. Quanto agli artisti, essi eran quasi +tutti fioriti nel principio del secolo, come Brunellesco (1337-1446), +Ghiberti (1381-1455), Donatello (1386-1468), Masaccio (1402-1443); e +le loro più grandi opere furon fatte senza protezione nè consiglio dei +Medici.[36] La cupola del Brunellesco venne ordinata, per consiglio +dei cittadini liberamente adunati nel Duomo, l’anno 1407. Le porte +del Ghiberti furono cominciate l’anno 1400, e la enorme somma di +30,798 fiorini fu pagata tutta dall’arte dei doratori. La cappella del +Carmine, in cui lavorò Masaccio ed altri celebri artisti, fu fatta +a spese di privati cittadini; e le pitture del Beato Angelico furon +dipinte per amore dell’arte e per sentimento religioso, assai spesso +senza volerne accettar compenso di sorta. + +I Medici, adunque, non crearono uno stato di cose che non era in +forza umana il creare; ma questo fu la conseguenza inevitabile delle +vicissitudini per tanti secoli corse dalla repubblica; del generale +rovescio di ogni libertà, che allora aveva luogo in tutta Italia. +Essi lo trovarono già apparecchiato; ebbero però la rara accortezza +di saperne profittare e, secondandolo, volgerlo a loro profitto. E +se mai vi fu uomo che potesse dirsi nato a ciò, questi fu certamente +Lorenzo il Magnifico. Egli aveva ereditato da Cosimo tutta quella +sottile astuzia, per la quale, senza essere un grande uomo di stato, +era prontissimo nei sottili ritrovati, pieno di prudenza e d’acume, +abile nel trattare cogli ambasciatori, abilissimo nello spegnere i +suoi nemici, ardito e crudele quando gli pareva che l’opportunità lo +permettesse. Non avea rispetto nè a fede, nè ad onestà, nè a condizione +alcuna di cittadini: andava direttamente al suo fine, senza riguardi +umani nè divini. Il crudele sacco della infelicissima città di +Volterra; i danari presi dal Monte delle fanciulle, per cui moltissime, +rimaste senza dote, si dierono alla pessima vita; la disonesta +avidità con cui pose le mani negli averi del comune, sono macchie che +neppure i suoi più caldi adulatori poterono cancellare.[37] Il suo +volto dipingea veramente tutto il suo carattere: avea qualche cosa di +sinistro e spiacevole; un colore olivastro, una bocca assai grande, +il naso schiacciato e la voce nasale; ma il suo occhio era vivo e +penetrante, la fronte alta, le sue maniere aveano quanto di più gentile +può immaginarsi in un secolo culto ed elegante come quello; il suo +conversare era pieno di vivacità, d’ingegno e di dottrina; coloro che +erano ammessi alla sua familiarità, restavano sempre di lui innamorati. +Egli secondò il secolo in tutte le sue tendenze: di corrotto che era, +lo fece corrottissimo, spingendolo a ciò per tutte le vie: abbandonossi +ai piaceri, e vi fece perdutamente abbandonare il suo popolo, per +ubbriacarvelo ed addormentarvelo. Infatti Firenze era al suo tempo +divenuta un’orgia di piaceri e dì feste. + +Lorenzo però avea per la poesia e le arti un gusto assai squisito. +Abbandonato e mandato a male tutto il commercio della sua casa, +dètte le ore d’ozio alle lettere, nelle quali era stato educato dagli +uomini più dotti del suo tempo: il Landino eragli stato maestro nella +poesia, l’Argiropulo nella filosofia aristotelica, ed il Ficino +nella platonica. Fin dai primi anni avea mostrato un’intelligenza +degna del culto delle muse, una grande facilità di comprendere, una +precisione nell’esprimersi ed una fantasia assai vivace; messosi poi a +proteggere i dotti e gli artisti, la sua casa era divenuta il ricovero +degl’ingegni più chiari del suo tempo: ogni uomo di riputazione nelle +lettere, che si trovasse in Firenze, faceva capo a lui; molti venivano +d’altre parti d’Italia per vivere in quel cerchio fiorito di dotti. +E sia nelle radunanze tenute in sua casa, sia nella famosa Accademia +Platonica, il suo ingegno brillava in quella eletta schiera, da cui la +sua cultura letteraria ricevea non piccolo profitto. Così Lorenzo andò +lodato fra gli scrittori del suo tempo, e le sue opere allora portate +a cielo, neppure oggi restano senza fama. Le sue poesie volgari, +e specialmente la favola dell’Ambra, hanno una certa naturalezza e +disinvoltura, una spontanea eleganza, un’osservazione ed un sentimento +della natura, che a quei tempi non erano comuni. Spesso vi è troppo +chiara l’imitazione delle ottave del Poliziano; ma anche allora non +si possono negare a Lorenzo le rare doti del suo ingegno. Egli era +proprio l’uomo di quel secolo: nella intelligenza venivano ristrette +tutte le qualità del suo spirito; le sue maniere medesime erano in lui +conseguenza di cultura intellettuale, e non di gentilezza d’animo; la +protezione ai dotti era consiglio di governo, o desiderio di passar +lietamente il tempo. — Singolare vita fu veramente quella di Lorenzo! +Dopo essersi adoperato, con tutta la forza della sua volontà e della +sua mente, a distruggere con qualche nuova legge, qualche ultimo avanzo +di libertà; dopo aver fatto decidere qualche nuova confisca o condanna +di morte;[38] egli entrava nell’Accademia Platonica, e disputava con +calore sulla virtù e sulla immortalità dell’anima; di là usciva, e +mescolandosi colla gioventù di perduti costumi, cantava i suoi _Canti +Carnascialeschi_, abbandonavasi al vino ed alle donne; ritornava a +casa, ed alla sua tavola, insieme col Pulci e col Poliziano, recitavano +versi, discorrevano di poesia: ed in tutte queste occupazioni egli +vi si recava tanto intero, che ciascuna di esse pareva esser l’unica +della sua vita. Ma più singolare di tutto si è, che in tanta varietà +di vita, non si trovi a citare un atto solo che sia veramente di virtù +generosa verso il suo popolo, o i suoi familiari, o i suoi parenti: e +sì, che ove mai vi fosse stato, non lo avrebbero i suoi infaticabili +lodatori dimenticato. Segno in lui d’animo tristo, ma di tempi ancora +tristissimi; perchè se mai la virtù e la giustizia fossero state in +quel secolo, tenute nel grado che si dovea, egli non era uomo da non +istudiarsi, con qualche apparenza teatrale, d’averne almeno il nome. + +Intorno a Lorenzo dei Medici si vedeano sempre due uomini i quali +godevano allora una grandissima fama in tutta l’Europa, e tramandarono +dipoi i loro nomi alla posterità. L’uno di essi era Angelo +Poliziano; il dotto di più vasta erudizione letteraria in quel secolo +eruditissimo, ed il solo che avesse nell’anima una vena ingenua di +poesia. A 13 anni aveva scritto bellissimi epigrammi latini, a 17 ne +aveva scritto degli altri in greco; e si vuole che di poco avanzasse +i 18 anni, quando compose quelle stupende ottave sulla giostra di +Lorenzo e Giuliano, che lo resero il primo poeta del secolo e fecero +il suo nome immortale. Per esse egli acquistò il favore di Lorenzo, ne +divenne segretario privato, bibliotecario, educatore de’ suoi figli, e +visse sempre nella sua medesima casa. Ma in questa nuova e più agiata +condizione, parve che s’estinguesse in lui la sacra fiamma della +poesia: l’erudizione soltanto andò sempre crescendo, e divenne col +tempo straordinaria. Lorenzo ricevè non poco vantaggio dai servigi e +dal conversare d’un uomo di sì vasta dottrina, ma la fama del Poliziano +ne soffrì grandemente; e forse a questa sua troppo intima familiarità +col Magnifico, si deve attribuir l’insistenza colla quale i posteri +hanno voluto accusarlo di vizi così osceni, che la storia sdegna di +rammentare. L’altro amico intimo di Lorenzo fu messer Luigi Pulci; +giovane di nobile famiglia, fratello di due poeti, dei quali fece +quasi dimenticare il nome col suo famoso _Morgante Maggiore_: poema +pieno di brio, di vivaci e strane fantasie; nel quale alla invocazione +della Vergine succede quella di Venere, ed a questa la satira della +immortalità dell’anima. E quale era il poema, tale fu l’uomo: spirito +bizzarro ed allegro, se mai ve ne fu; scettico pieno d’ironia, amante +dei piaceri e dell’ebbrezza dei sensi, anima e corpo con Lorenzo, che +accompagnava sempre alle veglie, ai sollazzi leciti o illeciti; ad +istanza della cui madre, Clarice Orsini, scrisse il poema, che lesse +alla loro tavola; accompagnando la poesia col vino. Oltre di questi +amici, Lorenzo passava assai spesso le sue ore in mezzo agli artisti; +pigliava parte ai loro piaceri, amava singolarmente le loro strane +avventure ed il loro carattere. Non potè già verso di loro usare una +protezione uguale a quella di Cosimo, il quale avea speso tesori a +fondare chiese e palazzi; ma pure li accoglieva sempre con lieto viso, +li soccorreva ed aiutava in tutti quei modi che un principe come lui +poteva. E se egli non avesse fatto per le arti altro che fondare il +giardino di San Marco, sarebbe già degno di grandissima lode. Ivi +raccolse tutte le statue o frammenti antichi che gli riuscì d’avere, +tutti i disegni dei più valenti artisti; e lo aperse ad ogni giovane di +qualche speranza. Ivi segnò le prime linee Michelangiolo Buonarroti, +quando ancora giovinetto, povero e da pochi conosciuto, trovò quella +ospitalità che tanto onore fece a Lorenzo.[39] + +Ma noi abbiamo fino ad ora taciuto di un uomo che più d’ogni altro +poteva dirsi creatura dei Medici. Questi fu Marsilio Ficino, amico e +maestro di Lorenzo, capo di quell’Accademia Platonica le cui idee si +sparsero allora per tutto il mondo; e modificarono in modo quelle del +Savonarola, che noi crediamo doverne tenere più minuto discorso nel +capitolo seguente. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + +Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica. + + +Il Concilio che si tenne a Firenze l’anno 1439, per riunire le +due Chiese greca e latina, non riuscì di alcun giovamento alla +religione; ma profittò invece assai alle lettere. L’imperatore mandò +a rappresentare la Chiesa orientale uomini di molta dottrina, i +quali parlando la medesima lingua di Platone e d’Aristotele, oggetto +allora di tanto studio e di tanta ammirazione, venivano dappertutto +circondati, riveriti e quasi corteggiati. + +Eravi fra costoro l’aristotelico Teodoro Gaza, eravi il Bessarione, +convertito più tardi al cattolicismo; ma fra tutti splendeva il +nome di Giorgio Gemisto, di cui la posterità assai ingiustamente ha +quasi dimenticato la fama, sebbene fosse in quel tempo tenuto, fra +tutti i greci, il filosofo più valente. Egli sembrava essere davvero +vissuto cogli antichi: i suoi scritti erano tali, che anche i più +consumati filologi duravano fatica a non confonderli con quelli dei +più bei tempi della Grecia;[40] la sua ammirazione e la sua profonda +conoscenza di Platone gli fecero dare il nome di Giorgio Gemisto +Pletone. Tanta era la sua passione per gli antichi, che parlando assai +spesso dell’approssimarsi d’una riforma religiosa, nella quale un solo +predicatore avrebbe predicata una sola dottrina a tutto il genere umano +e sarebbe sparita ogni differenza di culto, si vedea dalle sue parole +che egli sperava nel ripristinamento degli Dei pagani. L’opera in cui +espresse queste idee, andò dopo la morte dai suoi nemici bruciata; ma +tali erano i tempi che, sebbene egli ne parlasse liberamente, venne +pure scelto a sostenere i diritti della Chiesa greca nel concilio +di Firenze. Dappertutto egli trovava una grande accoglienza: la +gravità dei suoi modi, la vastità della dottrina, l’eleganza degli +scritti, il parlare quasi il linguaggio stesso di Platone, gli davano +un’autorità non contrastata da alcuno. Le sue platoniche convinzioni +dovettero però essere assai poco soddisfatte in Firenze, ove allora +si leggeva con uguale avidità Aristotele e Platone, senza notare e +senza quasi discernere alcuna differenza fra loro. Dopo avere studiato +per sì lungo tempo la filosofia Aristotelica sui commentatori arabi, +gl’Italiani ebbero nel secolo XV, per la prima volta, fra le mani +le opere originali d’Aristotele, insieme con quelle di Platone. Essi +passavano perciò dall’uno all’altro filosofo, senza fare ancora alcuna +distinzione: le difficoltà dell’interpetrazione e della lingua tenevano +occupata la mente dei dotti; l’erudizione filosofica ancora non era +cominciata; tutte le discussioni versavano sopra soggetti di grammatica +o di filologia.[41] + +Gemisto ad un tratto portò la quistione nel campo filosofico, col suo +opuscolo _De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ differentiâ_;[42] +nel quale paragonando con molto acume e penetrazione le due filosofie, +dava su tutti i punti la preferenza a Platone. Si accese allora +una gran lite fra i Greci, che si tirarono dietro gl’Italiani; e +sorsero così i due partiti degli Aristotelici e dei Platonici, che +si attaccarono con una violenza non credibile ai giorni nostri. +Giorgio Scolario[43] e Teodoro. Gaza, ambedue greci ed aristotelici, +furono primi a rispondere con violenza contro l’opuscolo di Gemisto: +prese dipoi la penna il Bessarione, che era suo discepolo, e difese +il maestro in una lettera anonima, nella quale cercava rimettere la +quistione in termini più civili. Ma, per mala sorte, si lasciò sfuggire +che egli stimava Teodoro Gaza più dotto di Giorgio Trapezunzio,[44] +altro greco che trovavasi allora in Firenze. Questi era un uomo di +carattere violento e presontuoso, di modi rotti, facile a prender +briga con tutti. Entrò subito nella lite con una tal violenza,[45] +che fece maravigliare ognuno: era aristotelico, ma attaccò platonici +ed aristotelici col medesimo furore; li chiamò _non philosophos sed +philotenebras_; aggiunse villanie e scurrilità d’ogni sorte; finalmente +non contento di avere oltraggiato i vivi, si volse contro i morti. +Platone, secondo lui, s’era abbandonato a tutti i vizi, dato alla gola, +alla libidine, ad ogni crapula; era uomo senza fede, senza dignità, +senza onore, e così via discorrendo. Un linguaggio a tal segno privo +di decoro, di convenienza e di verità, dovea naturalmente disgustare +tutti gli uomini onesti; ed infatti il Trapezunzio fu abbandonato e +disapprovato da ognuno. Nè per questo egli fece senno; ma continuando +sempre nello stesso tenore, passò infelicemente gli ultimi anni della +sua vita, senza neppure trovar compatimento. + +Il Bessarione avea intanto lavorato ad una grande opera, _In +calumniatorem Platonis_,[46] che diede finalmente alla luce quando più +fervea la lite. Dopo aver vittoriosamente difesa la memoria di quel +filosofo, veniva a dimostrare che la sua discordanza da Aristotele non +era nè così grande nè così profonda, come molti volevano far credere. +L’Aristotele ellenico,[47] egli concludeva, può e deve mettersi in +accordo con Platone: questo hanno fatto gli Alessandrini; questo +possono e debbono fare gl’Italiani nel secolo XV. Così fu rimesso un +poco di ordine e di civiltà nella discussione, e finalmente trionfò in +Firenze quella filosofia, che sebbene abbia sempre portato il nome di +platonica, non fu che neo-platonica o alessandrina. La sua tradizione +si era tenuta sempre viva in Grecia, ed ora gli ultimi sostenitori +venivano a trapiantarla in Italia. + +Ma più di tutto fu notevole in quella battaglia filosofica, il punto +in cui tutta la quistione s’era ristretta. Platone ed Aristotele, +aveva detto Gemisto, convengono ambedue che la natura opera ad un fine +determinato; ma Platone sostiene che la natura opera con consiglio +(_consulto agit_); che in essa, cioè, v’è uno spirito, una essenza +che si rende ragione del fine a cui cammina: mentre Aristotele la +paragona ad un operaio, che, appresa una volta la sua arte, lavora +poi istintivamente (_non consulto_), sebbene vada sempre al fine +determinato. E qui, Gemisto notava la grande superiorità del concetto +platonico: la natura, egli diceva, è l’arte di Dio, superiore di gran +lunga a quella dell’uomo; in essa la mano ed il consiglio divino son +sempre presenti; e se l’uomo può qualche volta operare per abito, +Iddio opera solo e sempre per suprema ragione. Una tal quistione, +sebbene espressa in una forma arida e confusa, era pure nel fondo +gravississima. Trattavasi di determinare se nella natura opera la +ragione o il caso; se essa è la manifestazione di uno spirito divino ed +universale che anima e regola il mondo, o l’effetto cieco delle leggi +che governano la materia. L’avere il Pletone, nel secolo XV, saputo +non solo portare d’un tratto l’erudizione italiana nel campo della +filosofia, ma anche fermarla sopra una quistione di vitale importanza, +fu in lui prova d’una grande penetrazione filosofica. Nè fu meno +notevole che quegli eruditi ne comprendessero così presto il valore, e +si disputassero con tanto ardore il terreno.[48] + +Quando Gemisto vide l’ardore con cui il Bessarione sosteneva le idee +platoniche e conobbe che esse trionfavano in Firenze, si astenne da +ogni discussione, e cercò invece un modo più efficace a diffonderle +durevolmente. Egli avea un’arte singolare d’infondere negli altri +quell’ammirazione e quasi culto che avea per Platone: avvicinossi +perciò a Cosimo dei Medici, e dopo lunghi ragionamenti, che furono +uditi con molta attenzione, riuscì ad infondere entusiasmo anche +nell’animo di quel principe. Quando lo vide acceso di quelle idee, +procedette ancora più oltre, e gli comunicò il pensiero che avea di +ripristinare in Firenze quell’antica Accademia, che tanto onore avea +portato alla Grecia e tanto utile alla filosofia platonica.[49] L’idea +piacque a Cosimo, che subito se ne impadronì, e adoperossi a metterla +in atto. Tale fu l’origine di quella famosa Accademia Platonica, che +ebbe tanta parte nei destini della filosofia di tutto quel secolo. + +Assicurato in questo modo il trionfo della sua dottrina, Gemisto se ne +tornò nel Peloponneso sua patria, a passare tranquillamente i pochi +anni che gli avanzavano di vita. Ma i suoi nemici non lo lasciarono +in pace; giacchè quello stesso Scolario che era stato dei primi a +combatterlo in Firenze, fatto ora patriarca di Costantinopoli, continuò +più fieramente la guerra. Lo perseguitò in vita colle accuse di eretico +e miscredente; dopo la morte cercò ogni modo di macchiarne la fama, e +bruciò parecchie delle sue opere, che andarono perciò inevitabilmente +perdute.[50] Pletone lasciò nondimeno in Italia un gran nome e tanto +amore di sè, che nel 1471, venti anni dopo la sua morte, le ceneri +di lui furono mandate a richiedere da Pandolfo Malatesta signore di +Rimini, il quale fattele portare in quella città, dette loro onorevole +sepoltura. Il decadere fra noi degli studi greci ha fatto dipoi assai +ingiustamente dimenticare la fama di questo filosofo; ma chiunque +legge la storia di quel tempo, vi troverà sempre che egli fu il vero +iniziatore della filosofia platonica in Italia, e però uno degli uomini +più benemeriti della nostra patria.[51] + +Quando egli fu partito d’Italia, Cosimo s’avvide che l’Accademia +Platonica non fioriva, per mancanza d’un uomo che ne pigliasse la +direzione e ne fosse la forza animatrice. I suoi sguardi si volsero +allora ad un giovane che dava già maravigliose speranze di sè. Questi +era Marsilio Ficino, figlio del suo medico, nato l’anno 1433, e da lui +protetto d’aiuti ed incoraggiamenti efficacissimi, senza i quali non +avrebbe potuto studiare la filosofia. Egli s’era immerso avidamente +nello studio di Platone, e in età giovanissima avea scritto intorno +a quella filosofia opere voluminose.[52] Avanzatosi poi nello studio +del greco, si dètte a commentarne più diligentemente e tradurne ogni +scritto, apparecchiando quella traduzione che anche oggi, dopo tanti +progressi della filologia greca, è la migliore che abbia l’Italia. +Il suo culto per quell’antico filosofo andò crescendo in maniera, da +far credere che egli, canonico di San Lorenzo e ripristinatore della +filosofia cristiana, tenesse accesa una lampada innanzi al busto di +Platone. S’andò più oltre allargando nello studio di tutta l’antichità, +e non incontrò nome d’antico filosofo di cui non cercasse avidamente +le opere. Leggeva con ardore instancabile aristotelici, platonici, +alessandrini; cercava frammenti di Confucio e Zoroastro; studiava la +Genesi; passava da un’età ad un’altra, da un sistema ad un altro, senza +quasi avvedersene: bastava essere antico per aver la sua ammirazione. +Un tempo s’era giurato sopra Aristotele, ora si giurava sopra tutta +l’antichità. Era certo un gran passo; ed infatti, già nella lite dei +platonici e degli aristotelici si potea prevedere che il rivolgersi +alla ragione sarebbe stato fra poco inevitabile.[53] Ma prima di fare +una sì grande conquista, la filosofia avea ancora bisogno di percorrere +tutta l’antichità; e solo dopo averla, per così dire, smaltita, poteva +acquistare la coscienza della sua indipendenza. + +Questa febbre di lettura invase e dominò talmente il Ficino, che la +sua testa divenne quasi un dizionario vivo dell’antica filosofia, e le +sue opere debbono considerarsi come una grande enciclopedia di tutte le +dottrine del suo secolo. Egli conosceva, oltre la filosofia, le scienze +naturali e la medicina, a cui suo padre avea voluto nei primi anni +indirizzarlo. Tutto ciò non gli avea però dato l’abito dell’esperienza +e dell’osservazione: a provare un vero, a lui non bastava la sua +ragione, non bastava la natura intera nè la coscienza del genere umano; +bisognava assolutamente trovarne riscontro in qualche verso di Platone, +o di altro autore antico, fosse pure scettico o materialista. + +Un’operetta di poca importanza che il Ficino scrisse _Sulla religione +cristiana_, potrà forse più facilmente d’ogni altra dipingere quella +strana mescolanza d’idee ch’erasi formata nella sua mente.[54] Egli +vuol provare la verità della dottrina di Cristo, la divinità della sua +missione, ed incomincia il discorso così: «La venuta di Cristo è stata +più volte profetizzata dalle Sibille: i famosi versi di Virgilio sono +noti a tutti. Platone, domandato quanto tempo sarebbero i precetti +della sua filosofia durati, rispose: — insino a tanto che non verrà +Colui che aprirà la fonte d’ogni vero; — e Porfirio dice nei suoi +responsi: — gl’Iddii pronunziarono Cristo sommamente pio e religioso, +ed affermarono ch’era immortale, _molto benignamente testificando di +lui_. — » E su questi argomenti riposa principalmente tutta l’opera. +A provare la verità della religione cristiana, v’era dunque bisogno +delle Sibille, di Virgilio, di Platone; v’era, bisogno che Porfirio +ci assicurasse, avere gli Dei benignamente testificato di Gesù +Cristo! Tale era la mente e tali gli studi di Marsilio Ficino. Quella +universale ammirazione destata in tutta Europa allo scoprirsi degli +antichi tesori, si era in lui personificata ed avea in modo soggiogata +la sua mente, ch’egli era divenuto incapace d’ogni slancio di libero +pensiero. Confessava ingenuamente ai suoi amici, che quando ebbe la +prima idea di scrivere la grande opera della _Teologia Platonica_, +voleva scriverla in senso tutto pagano, e solo dopo una più matura +considerazione, s’era indotto a renderla cristiana.[55] + +Questa è l’opera principale del Ficino,[56] quella in cui cercò +raccogliere tutta la sua dottrina e darle un certo insieme e forma di +sistema. Ma chi credesse potervi trovare una vera unità filosofica, +andrebbe di gran lunga errato: essa mancava nella mente stessa +dell’autore, i cui scritti piglian sempre la forma d’una lunga +dissertazione, che una folla d’idee secondarie, accattate da un numero +infinito d’autori diversi, viene di tratto in tratto ad interrompere +e confondere. Non vi si trova nè unità scientifica nè séguito di +ragionamento, e neppure eleganza di forme; cosa che poteva attendersi +da chi avea consumato la sua vita sopra gli scrittori greci. Tanto è +vero che essa procede solo dalla chiarezza e precisione delle idee, da +quello spontaneo e libero svolgersi del pensiero, che nel Ficino era +stato soffocato. + +Nondimeno, nella storia di tutte le scienze e soprattutto della +filosofia, v’è una certa unità, una vita che appartiene più alla +scienza stessa che ai suoi cultori, che procede continuamente e si fa +strada malgrado le volontà particolari, malgrado gli ostacoli d’ogni +sorta. Già la battaglia dei platonici e degli aristotelici avea fermata +la filosofia sopra una quistione principale, e intorno ad essa si +trovava il Ficino costretto a raccogliere le sue idee, recandovi, quasi +senza avvedersene, una qualche unità ed ordine di sistema. — In qual +modo opera la natura? — domandavano allora tutti i filosofi; non tanto +perchè capissero l’importanza della quistione, quanto perchè essa era +stata il soggetto della gran lite. Sebbene platonico, il Ficino avrebbe +voluto dar ragione ad ambedue i partiti, o almeno tacersi; ma ciò non +gli era possibile; bisognava invece fermarsi a ragionare e discutere il +soggetto in tutte le sue parti. Così anche nella _Teologia Platonica_ +vi fu un problema fondamentale, intorno al quale si andarono di +necessità raccogliendo tutti gli altri. + +La natura, egli adunque disse, è animata da un numero infinito di +anime; l’acqua, la terra, le piante, gli astri, la luce hanno tutte +una _terza essenza_, o sia un’anima loro particolare. Queste anime +sono tutte razionali, immortali, ma inseparabili però dai corpi: esse +affaticano eternamente la natura d’una in un’altra trasformazione: +per esse l’acqua genera spontaneamente animali, la terra continuamente +fiorisce, gli astri si muovono con supremo ordine, e tutta la natura +procede con eterna ragione. Ma queste anime, rispondono esse all’idea +di Platone o pure alla forma di Aristotele? All’una e all’altra, +diceva il Ficino. Per Platone, le cose in tanto esistono, in quanto +corrispondono ad un’idea; per Aristotele, in quanto hanno una forma: +questi riconosce però in ogni cosa una prima forma generale, che è +forma di tutte le altre particolari; essa non differisce in fondo +dall’idea platonica, e questa è una cosa stessa coll’anima razionale o +la terza essenza. Ecco, adunque, in qual modo il Ficino cerca mettere +in armonia Platone ed Aristotele. + +Questo infinito numero di anime o terze essenze è diviso in dodici +ordini, secondo le dodici costellazioni del zodiaco: esse hanno +una mutua corrispondenza fra loro, e si specchiano tutte nell’anima +dell’uomo, che è quasi il microcosmo della creazione. In conseguenza di +ciò, avviene che tutte le anime della natura possono agire su quella +dell’uomo, perchè tutte vi trovano riscontro; e in questo modo viene +spiegata l’influenza delle stelle. Se la stella Marte in una certa sua +posizione può avere influenza sopra un uomo, egli è perchè nell’anima +di lui già sono gli spiriti marziali ch’essa chiama in vigore. Se una +pietra o un’erba desta in noi una passione e ne spegne un’altra, ciò +è perchè l’anima della pietra o dell’erba trova nella nostra la sua +corrispondenza o il suo opposto. Così il Ficino colla sua filosofia +dava ragione a tutti i pregiudizi del secolo in cui viveva, pregiudizi +dai quali non andava esente egli stesso. Attribuiva infatti a +Saturno[57] la sua abituale malinconia; andava sempre pieno d’amuleti, +che mutava continuamente secondo lo stato del suo animo: e nel suo +libro _De vitâ cœlitus comparandâ_,[58] fece un trattato compiuto su +queste influenze degli astri, delle pietre, degli animali; discorse +a lungo sulle occulte virtù dell’agata e del topazio, dei denti della +vipera, delle unghie del leone, e via discorrendo. + +Nè questa era una singolarità del Ficino, ma, come abbiam detto, il +carattere di tutto quel secolo, in cui tali credenze cominciavano a +pigliare nuovo vigore e divenivano di giorno in giorno più generali. +Sia che i Greci le riportassero d’Oriente, sia che gli animi vi +fossero singolarmente inclinati per quella universale mancanza che vi +era di sicura fede e di sicura scienza; certo è che gli uomini più +gravi di quel secolo ne erano dominati; e non avendo la forza ed il +coraggio di credere a se stessi, correvano avidamente dietro a questi +fantasmi. L’alchimia, l’astrologia divinatrice, tutte le scienze +occulte si propagavano di nuovo per le università e per le piazze. La +natura intera sembrava piena di forze occulte, di spiriti misteriosi +che parlavano ai mortali: un presentimento di strani casi, di grandi +mutamenti, di grandissime sventure era comune a tutti gli uomini, ma +più specialmente agl’Italiani. Molti parlavano anche di mutazioni +e riforme che si apparecchiavano nella religione. Abbiam visto che +il Pletone attendeva il trionfo degli antichi Dei; il grave e dotto +Landino tirava l’oroscopo della religione, e dalla congiunzione di +Giove e Saturno argomentava che il 25 novembre 1484, avrebbe avuto +luogo una grande riforma nella religione cristiana.[59] Era un secolo +di dubbio e di superstizione, d’indifferenza e di strano esaltamento. +Non voleano gl’Italiani difendere la patria, ed affrontavano mille +pericoli per ritrovare un codice; dubitavano dell’esistenza di Dio e +credevano agli spiriti. Niccolò Macchiavelli, infatti, pensava «che +questo aere fosse pieno di spiriti i quali, pietosi ai mortali, li +avvertissero con sinistri auguri dei mali che loro soprastavano.[60]» E +Francesco Guicciardini più tardi assicurava anch’esso, «che gli spiriti +aerei, quelli cioè che dimesticamente parlano agli uomini, esistono; +perchè n’ho visto esperienza tale, che mi pare esserne certissimo.»[61] +Marsilio Ficino non faceva, dunque, che portare l’antichità a sostegno +delle strane credenze di quel secolo; e la filosofia neoplatonica vi si +prestava mirabilmente. + +Noi dobbiamo, secondo il Ficino, distinguere nell’uomo due anime: l’una +è l’anima sensitiva, o la _terza essenza_ del corpo, che è inseparabile +da esso, e dopo la morte lo sottopone alle eterne trasformazioni +della materia: l’altra è la mente, o sia l’anima intellettiva, che +è il soffio divino in lui infuso dal Creatore. Essa costituisce la +nostra alta e universale natura, è il microcosmo del creato, risente +il contatto di tutte le anime; e però mentre è attirata dalle cure +terrene, soggetta alle passioni, piena di dolori e di miserie, si +leva anche alla contemplazione delle cose celesti, può vedere oltre il +presente, profetizzar l’avvenire e, nell’estasi, giungere alla beata +visione di Dio. Questa visione, che fu concessa a Plotino e Porfirio, è +la suprema felicità che possiamo sperare in questa terra; è un’immagine +di quella beatitudine che ci attende in cielo. Ma che cosa è l’Essere +Supremo secondo il Ficino? Esso è l’_Unità_. Il perfetto per lui e pei +neoplatonici non è altro che l’_uno_; e però Iddio è essenzialmente +_uno_, anzi è l’_Unità_ stessa. Potrebbe anche dirsi che Iddio è la +_mente_; ma allora bisognerebbe aggiungere che in lui la _mente_ è +anima e corpo nello stesso tempo. Il Creatore, poi, non poteva degnarsi +di venire in contatto colla natura; ed ha perciò circondato il suo +trono di angeli, i quali sono creature immortali e intellettive, per +cui mezzo ha avuto luogo la creazione di tutte le _terze essenze_, +che sono alla loro cura affidate. Così dal Supremo Essere si diffonde +una serie infinita di anime, che vengono le une per mezzo delle altre +create e governate. Nell’uomo soltanto il Signore volle infondere il +suo divino soffio; volle che egli fosse opera delle sue mani e fatto +a similitudine sua. Per questa ragione, conclude il Ficino, v’è nel +centro della mente umana un punto, in cui avviene il sublime contatto +della creatura col Creatore.[62] + +Tale era in sostanza la dottrina del Ficino: una imitazione delle +dottrine neoplatoniche; una fusione, per così dire, di tutta +l’antichità nella scuola alessandrina; priva di originalità, priva di +qualunque unità organica. Malgrado ciò, la scienza ha camminato; ed il +Ficino, senza saperlo, ha servito al suo progresso. Quando egli diceva: +— Il mare ha una terza essenza sua propria, i fiumi ne hanno un’altra, +un’altra ne hanno le pietre, e così via discorrendo; ma v’è una terza +essenza più generale, che è l’anima di tutto il nostro pianeta, come in +ogni cosa v’è una forma che è forma di tutte le altre; — egli allora, +senza punto avvedersene, apriva la via al primo filosofo indipendente +ed originale che abbia avuto l’Italia. Che cosa, infatti, fece Giordano +Bruno quando, sulle ali d’una nuova filosofia, levò quel volo audace +e sublime che tanto dovea essergli fatale? Niente altro che riunire +in una sola tutte le anime dei Ficino. — Questa, egli disse, è l’anima +del mondo; è mente, anima e corpo nello stesso tempo; è Iddio e natura +ad una volta; si manifesta per modi e mondi infiniti; non conosce +nè tempo nè misura; in essa si trova l’armonia di tutti i contrari. +— Impadronitosi di questa nuova e più alta _Unità_, in balia di se +stesso, abbandonossi alle forze vive del suo ingegno, ruppe le servili +tradizioni della scuola platonica, e pieno d’_eroico furore_ si spinse +nel libero cielo della scienza, ove il suo astro brilla eternamente. +Ma il Bruno non venne che un secolo dipoi, ed il Ficino non sognava di +spianar la via ad un ingegno così ardimentoso, che dovea muover guerra +a quell’antichità da lui tanto adorata, per amor della quale avea speso +tutta la vita. + +Oltre i due grandi lavori della traduzione di Platone e della _Teologia +Platonica_, fece Marsilio Ficino un numero infinito di traduzioni degli +scrittori alessandrini; trattati, epistole, orazioni; diè pubbliche +lezioni nello Studio fiorentino; insegnò a Cosimo, Piero e Lorenzo +dei Medici; e fu l’anima della nuova Accademia, la quale sotto di lui +cominciò finalmente a fiorire, con grande compiacenza de’ suoi mecenati +e con plauso universale. + +Quando poi Lorenzo dei Medici venne ad onorarla della sua presenza e +s’animò anch’egli in quelle discussioni, v’accorse un numero infinito +di dotti, e tutti sollecitarono l’onore d’esservi ammessi. Leggevano +i dialoghi di Platone, ed alcuni di essi prendevano le parti dei vari +personaggi, le commentavano e difendevano: si facevano lunghe orazioni +latine, nelle quali trionfava sempre la vasta dottrina di Marsilio, era +applaudito il vario e facile ingegno di Lorenzo. Il 29 di novembre, +giorno in cui nacque e morì Platone, e secondo un antico uso solenne +fra i platonici, divenne per quell’Accademia fiorentina quasi una festa +religiosa. Il busto di quel filosofo, inghirlandato di lauro, messo in +luogo eminente, era soggetto di continue apostrofi, di continui inni; +ed alcuni andarono così oltre nel loro fanatismo, da proporre che si +richiedesse alla corte di Roma la canonizzazione di Platone![63] + +Pochi potrebbero immaginarsi l’importanza che acquistò quella riunione +di dotti, e l’onore che ne tornò al Ficino, ai Medici ed a Firenze. +La città divenne centro degli eruditi italiani; la gioventù studiosa +accorreva di Germania, di Francia e di Spagna, per assistere alle +pubbliche lezioni del Ficino; i suoi scritti erano letti avidamente +in tutta l’Europa; i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi errori e +le sue verità, tutto contribuiva a renderlo popolare. Invero, quei +dotti e Firenze e l’Italia iniziavano allora una nuova civiltà; per +tutto erano cattedre affollate, università fioritissime, un’attività +incredibile di studi. La lingua latina, che tutti parlavano; la stampa, +che moltiplicava per la prima volta i libri e spargeva in pochi giorni +le idee per tutto il mondo; ogni cosa contribuiva a ravvicinare gli +uomini, a destare nel genere umano la coscienza della sua unità, ed +a far sorgere quel sentimento d’universale fratellanza, che un giorno +sarà forse l’ultimo trionfo del Cristianesimo. Quello era infatti il +principio della civiltà moderna, e l’Italia fu iniziatrice del gran +movimento; divenne scuola e civilizzatrice del mondo; fu maestra a +tutte le nazioni d’Europa, che poi la compensarono così amaramente +dei benefizi ricevuti. E i dotti, gli eruditi, i servili imitatori +degli antichi e lo stesso Lorenzo dei Medici, senza saperlo e senza +volerlo, furono anch’essi strumento nella mano di Dio a questa grande +opera; lavorarono, loro malgrado, al grande rinnovamento della civiltà +moderna, alla conquista della libertà del pensiero! + + + + +CAPITOLO QUINTO. + +Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia, ritorno a Firenze. +[1482-1490.] + + +Il Savonarola si trovò di nuovo isolato dopo i primi giorni della +sua dimora in Firenze. A misura che egli diveniva più familiare e +dimestico con alcuno di quei cittadini, subito scorgeva attraverso +quella grande cultura della mente, un dubbio eterno nell’anima, un +sarcasmo continuo sulle labbra. Questa universale mancanza di principii +e di fede, lo faceva di nuovo rientrare in sè stesso, e lo disgustava +tanto più fieramente, quanto maggiori erano state le speranze da lui +concepite nell’entrare in Firenze. Negli stessi frati di San Marco non +vedea alcuna vera religione, e il nome di Sant’Antonino, che sì spesso +ripetevano, era pronunziato piuttosto a stimolo di vanagloria, che di +carità. Quei loro vantati studi più di tutto lo sdegnavano: vederli +discutere con calore sopra i detti di Platone e d’Aristotele, non +curando o non avvedendosi neppure quando l’amor di partito e l’impeto +della discussione li portava a contrastare i principii stessi della +religione, era cosa per lui nuova ed orrenda. Epperò, sin d’allora +cominciò a nutrire nell’animo un certo sdegno e quasi disprezzo per +tutti quegli eruditi, letterati e filosofi; sdegno che andò sempre +crescendo, e qualche volta lo portò fino a sparlare della filosofia +stessa, nella quale tanti anni avea spesi, tante fatiche durate e così +valente era divenuto. + +Nè è da credere che, a lungo andare, i Fiorentini potessero mostrargli +simpatia; giacchè una diversità d’indole, profonda e irreconciliabile, +li separava da questo frate nuovamente arrivato. In lui tutto partiva +dal cuore, il cui impeto generoso moveva i pensieri stessi della sua +mente: i suoi modi però e le forme del dire erano rozze e neglette; +la pronunzia aspra; le parole incolte; il gesto impetuoso e quasi +violento. I Fiorentini amavano invece nei loro predicatori uno studio +misurato di gesti, di parole, di frasi; una imitazione visibile di +qualche antico; citazioni continue d’altri: quanto alla sostanza delle +prediche, non vi facevano gran caso; spesso anzi applaudivano chi +lasciava travedere di crederci poco. Il Savonarola venia fuori ne’ +suoi sermoni furioso contro i vizi, e la poca religione del clero e +dei secolari; sparlava dei poeti e dei filosofi; condannava lo strano +fanatismo per gli antichi; e non voleva citare altro libro che la +Bibbia, sulla quale fondava tutti i suoi discorsi. Ma a Firenze pochi +volevano leggere la Bibbia, perchè ne trovavano scorretto il latino, e +non voleano guastarsi lo stile.[64] + +Così avvenne che nella chiesa di San Lorenzo, ove l’anno 1483 predicava +il frate di San Marco, non si raccolsero mai più di venticinque +uditori; mentre a Santo Spirito, ove andava un tal Mariano da +Gennazzano, la chiesa non bastava a contenere la folla. Questi era un +favorito dei Medici, i quali gli aveano fatto edificare un convento +fuori Porta San Gallo, ove Lorenzo il Magnifico, che voleva essere +tenuto un uomo universale, andava spesso a trattenersi per disputare +con lui di teologia. Il suo nome era divenuto grandissimo in Firenze, +massime fra i letterati cortigiani, che correvano a udirlo e lo +andavano lodando per tutto. In una lettera assai bella, il Poliziano +descrive con molta eloquenza i pregi di questo oratore; ma nel +lodarlo, senza avvedersene, scopre invece i difetti di lui e del suo +uditorio. «Io andai, egli scrive all’amico Tristano Calco, assai male +prevenuto, perchè le grandi lodi mi aveano reso diffidente. Non appena +però entrai in chiesa, che l’abito, il volto, la sua figura mutarono +il mio animo, e subito desiderai ed aspettai qualche cosa di grande. +Io ti confesso che più volte mi è sembrato vederlo ingigantirsi sul +pergamo assai al disopra della figura umana. Ecco egli incomincia a +parlare. _Io son tutto orecchi alla canora voce, alle parole elette, +alle grandi sentenze. Discerno poi gl’incisi, riconosco i periodi, +son dominato dall’armoniosa cadenza, ec._»[65] Così, anche un uomo di +tanta dottrina e di tanto gusto, quale era il Poliziano, si fermava a +notare principalmente la scelta delle parole e la cadenza dei periodi. +La posterità, è vero, ha dimenticato il nome del Gennazzano;[66] ma +i contemporanei lo levarono a cielo, ed il Savonarola rimanea allora +da un tale emulo sopraffatto. Lo stesso Girolamo Benivieni, divenuto +fin d’allora seguace del Savonarola, gli diceva: — «Padre, non si +può negare che la vostra dottrina sia vera, utile e necessaria; ma il +vostro modo di porgere manca di grazia, specialmente essendovi ogni +giorno il paragone di Frà Mariano.» — Il Savonarola gli rispose: — +«Questa eleganza di parole deve cedere innanzi alla semplicità del +predicare sana dottrina.»[67] — Ma comunque si fosse dell’avvenire, +era certo per ora che l’uditorio del Gennazzano ogni giorno cresceva. +Egli studiava le frasi, le parole, i gesti; declamava con eleganza +versi latini e greci; citava di continuo Aristotele e Platone: le sue +prediche imitavano le orazioni del Ficino nell’Accademia Platonica, le +quali erano tenute allora il perfetto modello d’ogni eloquenza; spesso +raccontava aneddoti che facevano ridere gli uditori; e sempre si valeva +di tutti i mezzi che potessero accrescerne il numero. + +Il trionfo d’un tale emulo non doveva certo umiliare il Savonarola; +ma chi conosce di quanti triboli sieno seminati i primi passi della +vita, fra quante incertezze bisogni lottare prima d’acquistar sicura +coscienza di sè, che inevitabile necessità sia per l’oratore la +simpatia dell’uditorio, colui potrà facilmente comprendere che il +Savonarola non restasse indifferente alla freddezza con cui veniva +accolto. Egli si vedeva come arrestato nel principio del suo cammino; +gli era chiusa una via necessaria, indispensabile alla sua esistenza. +Un momento pensò di abbandonare la predicazione e darsi solo +all’insegnamento; ma dipoi il suo impeto naturale si ridestò più forte, +e decise di fulminare con voce più terribile i vizi di quel popolo +addormentato, e scuoterlo così dal suo letargo. + +Quella sua fantasia per sè stessa eccitabile, s’andò allora sempre +più esaltando. In luogo di retrocedere, procedeva più oltre nelle +sue idee: la freddezza e l’indifferenza del popolo continuavano a +persuadergli sempre più la necessità della sua divina missione: innanzi +alla mente gli ritornava la storia degli antichi profeti, che tutti e +sempre aveano dovuto combattere colla ingratitudine del popolo Ebreo. +Il paragone infiammava il suo animo, e dava maggior forza al pensiero +d’una feroce guerra contro i vizi del suo tempo, contro gli scandali di +Roma; guerra che egli cominciò a riguardare come ordinata dal Signore. +Nella preghiera, nelle contemplazioni, nelle estasi si attendeva la +diretta visione di Dio, quella visione che la filosofia del Ficino +voleva far credere quasi familiare e domestica; ed il Savonarola +la desiderò tanto ardentemente, che finì col persuadersi d’essere +esaudito. + +In questo strano esaltamento di spirito, non è da farsi maraviglia +se molte e diverse visioni cominciassero realmente a circondarlo. Un +giorno, mentre parlava con una monaca, gli parve ad un tratto che il +cielo s’aprisse dinanzi a lui; vide descriversi ai suoi occhi le future +calamità della Chiesa, e udì una voce che gl’imponeva d’annunziarle al +popolo.[68] Da quel momento si tenne sicuro della sua divina missione, +la considerò come il supremo dovere della sua vita e non pensò che a +poterla adempiere. Avrebbe voluto una voce per tuonare sopra tutta +la terra, per gridare a tutti i popoli: «Ravvedetevi, ritornate +al Signore.» Le visioni del Vecchio Testamento e dell’Apocalisse +si schieravano innanzi alla sua fantasia come cosa reale, e gli +raffiguravano le sventure dell’Italia e della Chiesa; gliene +simboleggiavano la futura rigenerazione per opera sua. Egli udiva per +tutto risuonare voci che gl’imponevano di continuare l’intrapreso +cammino, di non lasciarsi vincere dalla stanchezza, di non farsi +umiliare dalla indifferenza del popolo fiorentino. + +In quell’anno medesimo (1484) ebbe luogo la morte di papa Sisto IV; +e mentre che molti si aspettavano dalla nuova elezione un conforto ai +tanti mali che travagliavano la Chiesa, si udì invece essere nata fra +i cardinali del conclave tanta dissensione, che temevasi d’uno scisma. +Ed il Savonarola scrisse allora una poesia nella quale, rivolgendosi a +Gesù Cristo, diceva: + + Deh! mira con pietade in che procella + Si trova la tua sposa, + E quanto sangue, oimè! tra noi s’aspetta, + Se la tua man pietosa, + Che di perdonar sempre si diletta, + Non la riduce a quella + Pace che fu quando era poverella.[69] + +La seguíta elezione tolse però ai buoni ogni speranza. Si udirono +per tutta Italia i particolari dello scandaloso mercato tenuto nel +conclave; si seppero il prezzo e i nomi di coloro che aveano venduto +i voti. Ed il pontefice Innocenzo VIII, non appena salito sulla +Sedia, condusse le cose a tale, che contro ogni immaginazione degli +uomini rese desiderabili i tempi di Sisto! Egli non copriva più i +suoi protetti col nome di nipoti, ma li chiamava principi pontificii +e li riconosceva apertamente per figli: era non solo padre e padre +dissoluto, ma così indulgente verso ogni sorta di vizi, che la corte +romana divenne ricovero d’ogni lascivia e d’ogni scandalo. Ognuno era +commosso per questi fatti, che minacciavano la religione e disonoravano +l’umanità; nè si sapea preveder ove mai dovesse precipitare l’umana +società con questa serie di papi che ogni giorno peggioravano. Alla +morte di Sisto s’era creduto impossibile il non migliorare, ma ora si +perdeva ogni speranza ed ogni fiducia nell’avvenire. Se questi fatti +indegnavano in tal modo un popolo così corrotto, che dovea essere del +Savonarola? È certo più facile immaginare che descrivere la tempesta +che allora aveva luogo nel suo animo. + +Fortunatamente, fu mandato a predicare le due quaresime dell’84 e +85[70] nella piccola terra di San Geminiano, posta fra i monti di +Siena. Essa non era per altro il povero e abbandonato paesello che +oggi si vede. I monumenti, le torri che si levano altissime e si +scoprono così lontane alla vista di chi percorre la Toscana, le chiese +adorne dei più vaghi concetti del Ghirlandaio, attestano ancora che +San Geminiano fu una volta fiorente di arti e di senno civile. La sua +popolazione non avea certo la squisita raffinatezza dei Fiorentini; +ma neppure corrompeva col troppo studio e i molti sofismi la spontanea +ingenuità del suo cuore; non perdeva le idee sotto alle frasi; nè, come +il Poliziano, cercava nei predicatori solamente maestria di periodi e +d’incisi, armoniosa cadenza di parole. Su quei monti e nelle pianure +d’intorno la campagna vi sorride un sorriso eterno, la primavera vi è +quasi divina, il largo e tranquillo orizzonte che si scopre da quelle +alture riconcilia l’uomo colla natura e lo ravvicina a Dio. + +Fra le torri di San Geminiano, adunque, la voce del Savonarola echeggiò +più sicura e più padrona di sè; egli manifestò per la prima volta +quelle idee che da lungo tempo lo dominavano, e mise fuori quelle +parole che doveano essere il suo grido di guerra, la bandiera di tutta +la sua vita: + +1º La Chiesa sarà flagellata, + +2º E poi rinnovata; + +3º E ciò sarà presto. + +Egli medesimo ci avverte che allora non manifestò queste cose come +rivelazioni divine, perchè non credette quel popolo ancora maturo; ma +si tenne solo all’autorità della Bibbia e della ragion naturale.[71] + +Invero, la storia del popolo Ebreo non è che una serie di trasgressioni +e punizioni continue: vi trovava perciò il Savonarola mille argomenti +a provare che la universale corruzione della Chiesa rendeva inevitabile +il flagello dell’ira di Dio. E questi argomenti venivano da lui esposti +con tanto maggior forza, in quanto erano quelli appunto che aveano +cominciato a persuadergli le sue idee prima che esse rivestendosi, per +così dire, di realtà e pigliando forma d’immagini divine, gli fossero +penetrate più profondamente nell’anima.[72] Ogni volta che parlò dei +costumi corrotti, ogni volta che annunziò i futuri flagelli, sentì +crescersi l’animo; la parola gli venne più franca, più efficace ed +eloquente; l’attenzione del popolo era scossa, l’uditorio quasi rapito. +A San Geminiano, adunque, egli ritrovò la sua strada; ivi conobbe che +i tristi presentimenti i quali agitavano il suo petto, erano del pari +nascosti nel cuore delle moltitudini; e che annunziando arditamente +i futuri flagelli, egli veniva quasi a rivelare il popolo italiano +a se stesso, e trovava sempre un eco universale. Ritornava, dunque, +a Firenze più tranquillo e sicuro di sè: ma divenuto più certo dei +suoi principii, egli era anche fatto più cauto dall’esperienza, più +guardingo e accorto nel parlare a quel popolo indifferente. + +Riprese perciò il suo modesto ufficio di lettore fino alla quaresima +dell’86, quando fu mandato a predicare in varie città della Lombardia, +e principalmente a Brescia. Ivi espose l’Apocalisse. La sua parola fu +piena di fervore, il suo accento imperioso, la voce quasi tuonava: +egli accusò quel popolo dei suoi peccati, accusò tutta Italia, +minacciò l’ira di Dio. Descrisse le figure dei ventiquattro vecchioni, +e immaginò che uno di loro sorgesse ad annunziare i futuri danni +dei Bresciani. — La città verrebbe in preda di furiosi nemici, e si +sarebbero visti per le vie rivi di sangue; le mogli verrebbero tolte +ai mariti, le vergini violate, i figli trucidati sotto gli occhi +delle madri; tutto sarebbe stato pieno di terrore, di sangue e di +fuoco. Concludeva il sermone invitando ognuno alla penitenza, perchè +il Signore avrebbe avuto misericordia dei buoni. — La misteriosa +immagine del vecchione fece una profonda impressione sul popolo; la +sua voce sembrò risuonar veramente da un altro mondo; le sue minacce +spaventarono terribilmente. E quando nel 1512 la città dovette +sopportare quel feroce sacco dai soldati di Gastone di Foix, nel quale +morirono incirca seimila persone, i Bresciani rammentarono allora il +vecchione dell’Apocalisse ed il predicatore ferrarese.[73] + +Il successo di questo quaresimale fu quello che prima cominciò a +spandere in Italia il nome del Savonarola, e pose un suggello alla +sua vita, perchè da quel giorno egli non dubitò mai più di se stesso. +Il candore però e la bontà dell’animo suo eran tali, che con questa +sicurezza di sè cresceva la modestia e l’umiltà. La sua preghiera, +la fede, il religioso esaltamento erano divenuti tali, che il suo +compagno, Frà Sebastiano da Brescia, andava raccontando come il +Savonarola era nella orazione continuamente rapito ai sensi; che nel +celebrare la messa si trovava costretto ritirarsi in luogo solitario, +tanto il fervore lo portava fuori di sè; che la sua testa gli appariva +qualche volta circondata di luce.[74] + +Un’altra occasione dètte al Savonarola un secondo successo. Tenevasi +a Reggio un Capitolo di Domenicani, nel quale si doveano trattare +discussioni teologiche e quistioni concernenti la disciplina: egli +v’intervenne, ed insieme con lui v’assistevano non solo un gran +numero d’ecclesiastici, ma ancora alcuni laici di grandissima fama +nelle lettere e nelle scienze. Fra questi, quegli che più di tutti +richiamava l’attenzione, era il celebre Giovanni Pico, principe +della Mirandola.[75] Non aveva allora che ventitrè anni, ma già era +conosciuto nel mondo come un prodigio d’intelligenza, e tutti gli +davano il nome di _Fenice degl’ingegni_. Fin da’ suoi più teneri anni, +fecero in lui maraviglia il precoce ingegno e la portentosa memoria. +Avanzatosi ben presto negli studi, volle percorrere tutte le università +d’Italia e di Francia, assistere a tutte le lezioni. Non contento di +scrivere latino e greco più facilmente che il suo natio linguaggio, fu +il primo che si désse in quel tempo allo studio delle lingue orientali, +e di qualunque altra potè trovare un maestro o una grammatica; tanto +che ebbe fama di conoscerne ventidue. E come nelle lingue, così nelle +scienze sperava di essere universale, e pensava di potere abbracciare +tutto lo scibile de’ suoi tempi. Furono poi tante le lodi che ricevè +da tutti, e venne in tale opinione di sè, che andato a Roma propose +di rispondere pubblicamente sopra novecento conclusioni, nelle quali +pretendeva di aver raccolto lo scibile; ed invitò in suo nome tutti +i dotti, promettendo ai meno agiati di pagar le spese del viaggio. +Quelle conclusioni erano, in vero, una povera cosa, ed in fondo +non contenevano nulla; pure alcune di esse riguardando l’astrologia +divinatrice, furono tutte dal papa condannate, e la sfida perciò non +ebbe effetto. Il Pico scrisse subito la sua Apologia e si sottomise +alla Corte di Roma; sebbene la sua fama in luogo di sminuirne, fosse +andata per questi fatti sempre crescendo. E certo, dopo il nome di +Lorenzo de’ Medici, non ve n’era un altro che si fosse sparso nel +mondo, quanto quello del Mirandolano. La posterità è stata però assai +più severa, ed a poco a poco quella fama s’è andata oscurando: la sua +vasta erudizione era, per verità, poco profonda; egli restava assai +indietro al Poliziano nelle lettere, al Ficino nella filosofia.[76] +Delle ventidue lingue che si vantava di conoscere, era sì poco pratico, +che un ebreo potè vendergli sessanta codici come libri scritti per +comando di Esdra, mentre non erano che la notissima cabala: di alcune +altre sapeva poco più che l’alfabeto. In italiano scrivea poi senza +alcuna eleganza, ed i suoi giudizi erano tanto mal sicuri, che egli +fu di coloro i quali preferivano le poesie di Lorenzo a quelle del +Petrarca e di Dante.[77] Nondimeno, molti erano i meriti del Pico. +Egli fu il primo ad allargare l’erudizione del suo secolo nelle lingue +orientali, che innanzi a lui non erano da alcuno studiate; egli dètte +l’esempio d’un’attività instancabile, spesa tutta nel culto delle +lettere; di un principe che rinunziava agli onori del suo grado per +vivere da uguale fra gli studiosi. Il suo facile ingegno, la portentosa +memoria, il conversare svariato e vivace, le maniere nobili e gentili, +la bella e giovanile presenza, i biondi capelli che profusamente +inanellati gli cadevano sulle spalle, tutto destava in lui simpatia +ed aiutava a diffondere il suo nome.[78] — Tale era l’uomo intorno +a cui facevano corona tutti i dotti che si trovavano nel capitolo di +Reggio, a cui mostravano singolare deferenza anche i più alti dignitari +ecclesiastici. + +Il Savonarola sedeva in mezzo ai frati, tutto concentrato in se stesso: +la testa avvallata nel cappuccio; il volto pallido e scarno; l’occhio +infossato, immobile e vivissimo; la fronte solcata da rughe profonde; +tutto attestava nella sua figura un animo dominato da forti pensieri. +Chi lo avesse quel giorno paragonato al Pico, vedendo l’uno così vago, +gentile, socievole e leggiero; l’altro grave, solitario, severo e +quasi duro, li avrebbe giudicati due caratteri in opposizione fra loro, +due uomini che non potrebbero giammai intendersi. Eppure quel giorno +doveano divenire amici per tutta la vita. Nel Pico, la fama, gli elogi +e l’opinione che aveva di sè, non erano arrivati a guastargli il cuore. +Il suo animo, diverso assai da quello dei dotti del suo tempo, era +essenzialmente buono, si apriva ingenuamente alle sante ispirazioni +del vero e del bene; e questo dovea, malgrado ogni contraria apparenza, +stringere fra due uomini così diversi un’amicizia eterna. + +Quel giorno il Savonarola s’accese fortemente nella disputa. Fino a che +si parlò di domma, egli restò immobile e silenzioso; non prese parte in +una disputa nella quale si faceva prova solamente d’acume scolastico: +ma quando si venne a parlare della disciplina, allora si levò, e la +sua voce parve quella medesima di Brescia, scosse come una folgore gli +uditori, li tenne immobili ed attoniti. Parlò contro la corruzione +del clero, e l’impeto delle parole lo trascinò cosiffattamente, che +egli medesimo durò fatica a fermarsi. Il suo discorso lasciò in tutti +impressione d’un uomo straordinario, d’un uomo animato da uno spirito +superiore.[79] Molti vollero conoscerlo, parecchi principi si misero +con lui in corrispondenza di lettere; ma quegli che più di tutti +restò rapito dalla sua eloquenza, fu il giovane Pico, che da quel +giorno divenne ammiratore, seguace ed uno degli amici più cordiali del +Savonarola. Cominciò a levarne a cielo il nome, a spanderne la fama per +tutta Italia; e fermatosi a Firenze, non fu contento sino a che non +ebbe persuaso Lorenzo dei Medici d’invitarlo a venire nuovamente in +San Marco. Ivi si strinse sempre più la loro amicizia; l’ammirazione +del Pico andò ogni giorno crescendo; ed è fuori di dubbio che solo la +morte prematura gl’impedì di vestir l’abito ed entrare anch’egli nel +convento. + +Il Savonarola rimase ancora nella Lombardia fino al gennaio dell’anno +1470, quando partì per andare a predicare in Genova.[80] Ai 25 di +quel mese egli era a Pavia, donde scriveva alla madre una lunga +lettera, piena d’affetto e di abbandono. Si scusa di non aiutar la +famiglia d’altro che orazioni, giacchè la sua professione di religioso +gl’impedisce di fare altrimenti; egli però prende coll’animo parte +a tutti i loro dolori, a tutte le gioie. «Io ho rinunziato a questo +mondo e sommi dato a lavorare la vigna del Signore in diverse città, +per salvare non solo l’anima mia, ma ancora quella degli altri. Se +il Signore m’ha dato il talento, bisogna che l’adoperi come a lui +piace; e poi che m’ha eletto a questo santo ufficio, siate contenta +che l’adempia fuor della patria mia, perchè vi faccio assai maggior +frutto che a Ferrara. Ivi mi avverrebbe come a Cristo, quando i suoi +compatrioti dicevano: _Non è costui fabro e figliuolo d un fabro?_ +Ma fuori della patria mia non mi è detto così; anzi quando mi voglio +partire, piangono uomini e donne, ed apprezzano grandemente le mie +parole. — Io credevo di scrivere pochi versi; ma l’amore ha fatto +trascorrere la penna, e vi ho aperto il mio cuore assai più di quello +che non avevo pensato di fare. Sappiate adunque, che esso è più che mai +fermo ad esporre l’anima, il corpo e tutta la scienza che Iddio m’ha +data per amore di lui e salute del prossimo; e poichè questo non posso +farlo nella patria, voglio farlo di fuori. Confortate tutti al ben +vivere. Oggi partirò per Genova.»[81] + +Dopo aver predicato la quaresima del 90 a Genova, il Savonarola era, +per le istanze di Lorenzo il Magnifico, richiamato dai suoi superiori a +Firenze. E così il fiero nemico dei Medici, il sovvertitore della loro +potenza, veniva da essi medesimi invitato e pregato. Malgrado la sua +accortezza, Lorenzo ignorava che tristi danni apparecchiava alla sua +casa, e che fuoco accendeva in quel convento dal suo avo edificato.[82] + +Il Savonarola non aveva ancora dimenticato la glaciale indifferenza +dei Fiorentini, e non voleva esporvisi una seconda volta. Riprese +perciò di nuovo l’insegnamento dei novizi di San Marco, che a poco +a poco divennero la sua cura più tenera, la sua speranza più cara. +Infondeva in loro i suoi sentimenti e le sue idee, e aspettava intanto +giorni migliori. Ma il suo nome era già noto, e l’opinione del Pico +avea molto peso in Firenze; onde un numero d’amici più benevoli lo +pregavano che soddisfacesse alla curiosità del pubblico, e permettesse +che almeno alcuni pochi venissero a udire le sue lezioni. Ed egli +finalmente volle consentirlo: nel chiostro di San Marco, sotto una +pianta di rose damaschine, che per la venerazione de’ suoi frati s’è +andata fino ad oggi rinnovando, cominciò ad esporre l’Apocalisse ad un +cerchio ristretto di pochi e benevoli uditori. Ma il numero ne andava +ogni giorno crescendo; ogni giorno v’erano nuove istanze perchè salisse +una volta sul pergamo. Non volendo più resistere a queste domande, +raccomandò ai suoi uditori che pregassero per lui il Signore, ed un +sabato disse loro: — Domani parleremo in chiesa, e sarà lezione e +predicazione.[83] — + +Era il primo d’agosto di quel medesimo anno 1490; San Marco era +affollato di gente, che voleva conoscere questo nuovo predicatore, il +quale, passato altra volta inosservato in Firenze, avea saputo levare +così gran fama di sè nel resto d’Italia. Il Savonarola finalmente salì +sul pergamo, ed egli stesso lasciò scritto che fece quel giorno una +predica terribile. Continuò l’esposizione dell’Apocalisse; le mura di +San Marco echeggiarono per la prima volta delle sue famose conclusioni, +ed egli riuscì per un poco ad infondere in quella moltitudine estatica +l’impeto del suo cuore; la sua voce parve quasi più che umana. Il +successo di quel giorno fu compiuto; egli divenne il soggetto dei +discorsi di tutte le brigate fiorentine; gli eruditi lasciarono un +momento Platone, per disputare sui meriti del predicatore cristiano. + +Ma egli non si lasciò illudere da questo momentaneo trionfo; capì +che gli eruditi avrebbero ben presto mossa una guerra ostinata, e +non potendo apporgli altro, lo avrebbero certamente accusato di poca +dottrina. Onde, per ispegnere queste voci prima che nascessero, si +decise a metter fuori parecchi de’ suoi scritti, acciò servissero nel +medesimo tempo d’istruzione al popolo e di risposta agli eruditi. E noi +prenderemo in esame questi primi lavori, affinchè ci facciano conoscere +più da vicino il suo ingegno; del quale ancora non si è potuto dir +nulla, per essersi perduto quasi tutto ciò che egli avea predicato o +scritto finora. + + + + +CAPITOLO SESTO. + +La filosofia del Savonarola. + + +Fra tutte le opere del Savonarola, i suoi scritti filosofici, che +servirono la più parte ad uso dei novizi, sono quelli che furono +tenuti in minor conto. Quasi tutti i biografi, senza neppur leggerli, +pigliarono in uso di ripetere ch’erano una debole e servile imitazione +d’Aristotele e di San Tommaso. Più cose hanno contribuito a spargere +questo giudizio, secondo noi, falsissimo: dapprima il piccolo volume di +quelle opere, e il non essere tenute in grande considerazione neppure +dal Savonarola medesimo: dipoi, le tante accuse che egli fece alla +filosofia, ai filosofi ed alla vanità dei loro studi. Non potevasi +credere che un uomo il quale avea tanto sparlato d’una scienza, potesse +in quella medesima far cosa alcuna di pregio; ed a questo aggiungevasi, +che quegli scritti, essendo veramente in molte parti una traduzione +o un compendio di Aristotele e San Tommaso, confermavano secondo ogni +apparenza il giudizio prevalso. + +Tutte queste cagioni però, non poterono rimuoverci dal prenderli in +maturo esame, nè dal desiderio di accertare noi medesimi intorno alla +verità dell’opinione generalmente adottata. Noi sapevamo fra quali +tenebre andassero nascosti i primi lampi di luce che mandò la filosofia +moderna, e quanto agli storici fosse stato difficile rintracciarli: +sapevamo come in quel tempo tutti indistintamente imitassero Aristotele +o Platone o qualche altro antico; ma quando fu giunta l’ora in cui +la nuova filosofia dovea risorgere, essa fecesi strada attraverso +aristotelici e platonici, attraverso tutte le scuole. Allora imitatori, +traduttori e commentatori cominciarono a poco a poco a risentire una +nuova vita, a prendere un nuovo cammino; ma difficilmente si trova fra +questi primi novatori alcuno che abbia lasciato del tutto la scorta di +qualche antico. Non è dunque l’avere o no seguito Aristotele, l’averlo +o no imitato e copiato in molti luoghi, ciò che deve farci giudicare il +vero merito d’un filosofo del risorgimento; ma egli è piuttosto l’avere +o no riconosciuta l’autorità della propria ragione, della propria +coscienza. Vive in essi veramente lo spirito nuovo? Ecco ciò che noi +chiediamo. E così, nel prendere in esame gli scritti del Savonarola, +non siamo andati cercando quante volte ha tradotto Aristotele, imitato +Boezio, copiato San Tommaso; ma abbiamo cercato piuttosto se v’era +qualche pagina in cui il Savonarola dicesse: vogliamo credere alla +nostra propria esperienza, alla nostra ragione; vogliamo una volta +credere alla voce che parla nella nostra coscienza, e nella coscienza +del genere umano. + +Ed invero, ciò che non poteva indurci a seguire l’opinione +universalmente adottata dagli altri biografi, era il considerare con +quanta energia il Savonarola avesse sempre combattuto sul pergamo tutta +l’antichità, la quale andava invadendo col suo paganesimo la società +di quei tempi. Mille volte egli aveva accusato di materialismo quella +filosofia aristotelica di cui lo voglion far così cieco seguace. — +«Il vostro Aristotele, egli soleva dire continuamente, non riesce a +provare neppure l’immortalità dell’anima: rimane incerto sopra punti +così capitali, che io non so veramente comprendere come voi possiate +affaticarvi perdutamente dietro alle sue carte.» — Ma per noi era +anche di maggior peso l’osservare come nei suoi scritti teologici il +Savonarola ragionasse con tanta libertà, con tanta indipendenza, con +un’analisi tanto sottile, un indurre così accorto. Di maniera che, +volendo noi seguire l’opinione comune, ci saremmo veduti forzati a +dire: — Il Savonarola ebbe due filosofie affatto contrarie fra loro: +in una egli era schiavo d’Aristotele, seguace di quella scolastica +che tanti aveano già abbandonata; e questa filosofia egli espose nei +suoi scritti filosofici, insegnò ai novizi: in un’altra era libero, +indipendente, pieno d’ardire e di fierezza; e questa si trova in un +numero infinito di scritti teologici ed ascetici, la manifestò sul +pergamo, la confermò con tutta la sua vita. — Il desiderio di risolvere +una tal contradizione ci costrinse ad esaminare con molta diligenza gli +scritti ed i principii filosofici del Savonarola; dopo di che a noi è +sembrato che ogni contradizione sia sparita. + +Due scuole di filosofia regnavano a quel tempo in Italia: la Platonica +e l’Aristotelica. La prima, cominciata con l’Accademia di Firenze, +si allargò verso il mezzogiorno; e procedendo sempre più oltre +nelle sue idee, andò a finire, come abbiam visto,[84] nell’idealismo +trascendentale di Giordano Bruno. La seconda cominciata a fiorire +col Pomponaccio ed altri molti, si sparse invece nelle università +di Bologna, Pavia, Padova e in tutta l’Italia superiore; raccomandò +l’esperienza, dètte uno slancio grandissimo alle scienze naturali, +e raggiunse in Galileo Galilei il suo più alto grado. Così, fra i +moderni come fra gli antichi, Aristotele fu il vero instauratore della +filosofia sperimentale; ed a torto la sua fama andò scadendo presso +molti che non seppero distinguere il vero Aristotele da quello della +Scolastica. + +Da queste due scuole ne risultò più tardi una terza, che si può dire +iniziata da Bernardino Telesio e stabilita da Tommaso Campanella. Il +Telesio studiò a Padova, dove fu educato nella filosofia sperimentale e +nelle scienze naturali. Egli volle combattere Aristotele e raccomandare +l’esperienza, ma nel fatto seguì piuttosto Parmenide, con le cui idee +scrisse il libro _De Rerum Natura_: tornato in patria, vi fondò la +celebre Accademia Cosentina. In essa s’andò educando Tommaso Campanella +frate domenicano, il quale dalla natura ideale del suo ingegno fu +portato a deviare alquanto dalla via tenuta dal Telesio; e così ebbe +propriamente origine la terza scuola di cui parliamo. Il Campanella, +da un lato raccomandava l’esperienza, e dava, nella formazione delle +nostre conoscenze, una parte così grande alla sensazione, da sembrar +quasi un puro sensista; da un altro lato, ammetteva una _cognitio +abdita_, o sia un intuito delle prime idee, delle quali diceva che +senza aiuto della sensazione noi abbiamo una certezza maggiore +d’ogni altra: ma non potè mai trovar modo di scendere da queste +prime idee alle sensazioni, o dalle sensazioni risalire alle idee. +Onde la sua dottrina riuscì nel fondo un imperfetto ecclettismo, +nel quale la filosofia sperimentale si trova accanto ad una specie +d’idealismo neoplatonico, a cui l’autore era per natura inclinato; +e la teologia di san Tommaso ci si va sempre mescolando; senza che +questi diversi elementi arrivino mai a fondersi insieme, o a prendere +unità di sistema. Di tratto in tratto si vedono però lampi di genio +maraviglioso, e per tutto una libertà, una indipendenza di pensare +grandissima: quella dottrina era, infatti, concepita da una mente +vasta, ardita, intraprendente; e quantunque disordinata e confusa, pure +capace non di rado d’una penetrazione e precisione straordinaria.[85] + +Nel Savonarola s’erano riscontrate, in modo singolare, quasi tutte +le medesime condizioni che fecero più tardi nascere la filosofia +del Campanella. Domenicano anch’egli, aveva fatto un lungo studio +delle opere di San Tommaso, la cui dottrina formò parte di tutte le +sue idee: educato nei suoi primi anni nelle scienze sperimentali e +nella filosofia aristotelica, venne dipoi a Firenze, ove si trovò +nel centro della filosofia neoplatonica, accanto a Marsilio Ficino +ed all’Accademia, con un’indole che lo portava quasi al misticismo. E +l’ingegno stesso del Savonarola avea non poca somiglianza con quello +del Campanella. Anch’egli era uno spirito libero ed ardito che avrebbe +colla sua mente voluto abbracciar l’universo; anch’egli prendeva a +volte una luce ed una forza inopinata, mentre a volte si perdeva nelle +formole della Scolastica. Aveva però un vantaggio sul Campanella, in +quanto che nel fondo del suo cuore e della sua mente v’era un’idea +morale, chiara, precisa, potente; anima de’ suoi pensieri, luce +della sua vita, unità della sua esistenza. Le filosofie di questi due +domenicani hanno perciò tanta somiglianza fra loro, che è molto da +maravigliarsi come altri prima di noi non l’abbia osservata.[86] + +Venendo ora a discorrere partitamente delle opere filosofiche +del Savonarola, innanzi tutto, che dai vecchi cataloghi dei suoi +manoscritti apparisce come egli avesse molto studiato la scienza e +lasciato parecchi lavori, che sono dipoi andati smarriti, fra i quali +vogliamo citare un compendio di quasi tutte le opere di Platone e +d’Aristotele.[87] Ma le operette a stampa si riducono tutte in un sol +volume, che contiene quattro piccoli trattati: _Compendio di filosofia, +di morale, di logica_, e finalmente un opuscolo sopra la _Divisione e +dignità di tutte le scienze_.[88] + +La _filosofia_ incomincia a parlare dell’ente, del moto, del primo +motore, del cielo, della generazione e corruzione delle cose; e +così discorrendo, piglia in esame la natura intera, e cominciando +dagli oggetti inanimati, percorre tutta la scala insino all’uomo. +Ci descrive il mondo, come lo descrivevano allora gli aristotelici; +cioè quasi un grande animale in cui si trovano tre grandi anime; la +vegetativa, la sensitiva e l’intellettiva. Non staremo però in questo a +seguire minutamente l’autore, perchè egli non fa che ripetere le idee +della scuola, e niente altro. Ma nella teorica della cognizione noi +riconosciamo la mano ardita del Savonarola, il suo libero ingegno; e +però la esporremo più particolarmente. «Bisogna cominciare dalle cose +più note, egli dice, per andare alle ignote; giacchè solo per questa +via si perviene facilmente a ritrovare il vero.[89] Le sensazioni sono +le cose a noi più note e vicine; esse vengono raccolte dalla memoria, +ove la _mente_ viene a trasformare più sensazioni particolari in una +sola regola generale, o esperienza. Dopo ciò essa non si ferma ancora, +anzi procede oltre, e da molte esperienze unite insieme raccoglie le +verità universali.[90] Perciò la vera esperienza si volge verso i primi +principii, le prime cause; è speculativa, libera, altissima.[91] Ogni +nostra conoscenza, adunque, comincia dal senso; onde nella filosofia, +quella parte che è della sostanza sensibile deve precedere l’altra +che è della sostanza sovrasensibile.»[92] Altrove egli discorre in +questo modo il processo con cui la sensazione si trasforma in idea. «Le +sensazioni si raccolgono in forma d’immagini nella nostra fantasia; ivi +l’intelletto se ne impadronisce, e per virtù sua propria le trasforma +in atti intellettivi.[93] Dal senso, adunque, senza un raziocinio +propriamente detto e senza _alcuna autorità di dottore_, si formano le +nostre cognizioni. L’intelletto stesso però, non potrebbe trasformare +le sensazioni in idee, senza _preesistenti cognizioni intellettive_; +privo delle quali non sarebbe altro che una _potenza_, incapace di +venire all’_atto del conoscere_, incapace di comprendere il significato +stesso delle parole. _Ogni dottrina, adunque, deve esser fondata sulle +preesistenti cognizioni dei sensi, e sulla preesistente cognizione dei +primi principii._ Questi poi si conoscono senza alcuna dimostrazione, +perchè veri e per sè evidentissimi.[94] Essi, infatti, ci sembrano +in apparenza lontani da noi e difficilissimi ad intendersi; ma in +sostanza la loro essenza stessa è la verità e l’evidenza. Non sono +veri solamente in quanto a sè; ma ancora in quanto formano e sono la +verità di quegli altri principii di esperienza, che a noi sembrano più +vicini e più facili. Ed invero, le cose in sè più note son quelle che +partecipano più dell’_actum essendi_; come appunto sono Iddio, le prime +intelligenze ed i primi principii. Il nostro intelletto procede dalla +potenza all’atto del conoscere: in potenza, esso vede con evidenza e +quasi per intuito quei primi principii chiarissimi e vicini alla nostra +mente; ma quando si viene all’_atto del conoscere_, quando cioè noi +siamo forzati a salire dal particolare al generale, allora invece li +troviamo ultimi e difficilissimi.»[95] La difficoltà, adunque, non è +già di conoscere le preesistenti cognizioni dell’intelletto; ma essa +sta nel mettere in rapporto le prime sensazioni con le prime idee, nel +riempire l’immenso vuoto che è fra loro, cioè a dire nel fondare la +scienza stessa. + +In questo modo il Savonarola poneva, con acume grandissimo, il problema +fondamentale della filosofia; ma egli non andava più oltre di ciò, nè +volle pure arrischiarsi a superare le difficoltà che sì chiaramente +avea vedute. Ci ripete più volte che l’induzione è il metodo più +efficace per passare dal noto all’ignoto; ma si contenta di queste +troppo vaghe generalità, e così rimane nel suo sistema quel vuoto +medesimo che più tardi troviamo nella filosofia del Campanella. Anche +nel nostro autore, infatti, si possono notare assai spesso più ordini +d’idee che mal si conciliano insieme: anche nella sua mente le dottrine +platoniche ed aristoteliche andarono mescolate insieme colla teologia +di san Tommaso, senza mai compiutamente armonizzarsi fra loro. Di +tale errore si potrà nondimeno più facilmente scusare il Savonarola, +in quanto che egli non fece della filosofia il suo unico studio, e in +quei brevissimi trattati, scritti solo per aiuto dei novizi, non era +possibile affrontare e molto meno risolvere il problema più arduo della +scienza. + +Di questa prima parte degli scritti filosofici, o sia della _filosofia_ +propriamente detta, non ci resta a dire altro, perchè l’autore segue +nel resto servilmente Aristotele, e spesso lo traduce. Passiamo +quindi alla _morale_. In questo secondo trattato egli segue ancora +san Tommaso; ma piega un poco più alle idee neoplatoniche, e vi si +scorge chiarissima la prossimità dell’Accademia e del Ficino. L’ultimo +fine dell’uomo, egli dice, è la beatitudine, la quale non istà già +nella contemplazione delle scienze speculative, come vogliono i +filosofi naturali, ma nella pura visione di Dio. In questa vita non +possiamo averne che un’immagine lontana, un’ombra incerta; nell’altra +solamente potremo gustarne la pienezza e la realtà. Sebbene questa +beatitudine non si possa raggiungere per sola forza umana, pure l’uomo +deve cooperarvi mediante un _motus ad beatitudinem_, che gli dà la +disposizione necessaria a riceverla. Non v’è che Dio, il quale è per +sè stesso beato; l’uomo ha bisogno di molti sforzi, _motibus multis_; +e questi non sono altro che le opere buone, le quali si dicono anche +meriti, _perchè la beatitudine è il premio delle azioni virtuose_.[96] +E qui bisogna notare che, tanto in filosofia come in teologia, il +Savonarola ha sempre insistito sulla efficacia e necessità delle buone +opere, e quindi sulla libertà umana. «Ciò che distingue l’uomo dagli +animali, esso dice, è il libero arbitrio, il quale non è una qualità +o un abito, ma è l’essenza stessa della volontà; _est ipsa hominis +voluntas_.»[97] Si scaglia poi contro gli astrologi, che la fanno +soggetta agli astri. «La nostra volontà non può essere mossa fatalmente +da alcuna forza estranea; sieno gli astri, sieno le passioni, sia +Iddio medesimo. Il Creatore, infatti, conserva e non distrugge, muove +il creato e tutte le cose secondo le leggi della loro natura. Or la +nostra volontà è di sua natura essenzialmente libera; essa è la libertà +stessa: Iddio, dunque, non potrà muoverla che liberamente, se non +vuole distruggerla.» Noi potremmo notare in questo trattato moltissime +osservazioni giuste ed acute; ma avremo occasione di trovarne maggior +copia in altre sue opere: onde per ora le lasciamo da banda. Vogliamo +però citare alcune sue idee intorno alla veracità; perchè servano a +combattere l’opinione di coloro i quali vorrebbero credere che il +Savonarola assumesse un carattere che sapeva non essere il suo, e +si fingesse profeta per meglio condurre il popolo. Questa opinione +noi crediamo combattuta dalla storia dei fatti e dalle parole stesse +del Savonarola, delle quali ora diamo un solo esempio. «Per veracità +noi intendiamo un certo abito, secondo il quale l’uomo nell’azione e +nelle parole si mostra tale quale egli è veramente, e piuttosto minore +che maggiore.... Questo non è già un dovere legale, bensì morale; +in quanto che, per onestà, è certamente un debito che ogni uomo ha +verso il suo simile, e la manifestazione del vero è sempre una parte +di giustizia.»[98] Non ci fermeremo qui a parlare della _politica_ e +dell’_economica_, che secondo le dottrine scolastiche facevano parte +della morale; perchè avremo occasione di discorrerne più largamente +nell’esaminare le idee politiche dell’autore. Nemmeno prenderemo +in esame la _logica_; giacchè essa non è altro che un sunto della +dialettica degli scolastici; e le poche idee che si trovano in essa di +qualche importanza, le abbiamo già esposte più sopra. + +Ci resta ora a dir qualche cosa dell’opuscolo intorno alla _Divisione +di tutte le scienze_, scritto dal Savonarola quando lo accusavano +di tenere in dispregio la poesia e di non fare alcun conto della +filosofia. Egli allora, per difendersi, presentò un quadro generale di +tutte le scienze, mostrando che dava a ciascuna il suo proprio luogo, +e le rispettava tutte secondo la loro dignità. Il quadro che egli +presenta, è chiaro, preciso e felicemente condotto; ma in fondo, non +è altro che la divisione medesima degli scolastici. La filosofia vien +divisa in razionale e reale: la prima serve a guidar la ragione, ed è +la logica: la seconda tratta dell’ente reale, e suddividesi in pratica +e speculativa. — La pratica poi si divide in meccanica e morale, +secondo che tratta delle professioni meccaniche o delle azioni morali +dell’uomo; e la morale suddividesi in etica, economica e politica. +— La filosofia speculativa si tripartisce in tre scienze: fisica, +matematica e metafisica, secondo che tratta di ciò che è inseparabile +dalla materia, di ciò che può separarsene solamente per astrazione, o +di ciò che è assolutamente immateriale. — La metafisica siede regina +di tutte le scienze, va in cerca dei più alti veri, più di tutte +nobilita ed eleva l’uomo.[99] Ma questo però è un parlar _secondo puri +naturali_, aggiunge il Savonarola; perchè, cristianamente parlando, la +vera ed unica scienza è la teologia. Tutte le altre considerano cose +particolari sotto aspetti particolari: essa solamente considera il +tutto sotto un solo ed universale aspetto; essa è la scienza prima, e +guarda tutte le cose nella prima causa: ma perciò appunto non le basta +il lume naturale, ed ha bisogno del lume divino. Di qui è facile vedere +come innanzi a questa scienza suprema, tutte le altre debbano oscurarsi +e cederle il luogo; onde quel soverchio disprezzo che il Savonarola +manifestò più tardi per la filosofia, la poesia e tutti gli studi +profani in genere. + +Noi ci siamo fermati solamente alle divisioni principali, e non volemmo +venire a parlar della poesia (di cui, secondo il costume scolastico, +egli fa una parte della logica), perchè anche di ciò avremo altra volta +occasione di parlare più a lungo. Ci basti ora riportar le parole che +dice contro coloro che in ogni cosa, ma specialmente nella poesia, +volevano servilmente correr dietro agli antichi. «Alcuni si sono +talmente ristretti e talmente hanno sottomesso il proprio intelletto +al carcere degli antichi, che non solamente non vogliono dir nulla +contro il loro costume, ma nulla che essi non dissero.... Che ragione +è dunque questa, qual nuova forza d’argomentare? Gli antichi non hanno +parlato così, epperò neppure noi parleremo in tal modo. Se dunque gli +antichi non fecero una bella azione, neppur noi dovrem farla?»[100] E +tale fu sempre il suo linguaggio. In quel secolo in cui non si scrivea +libro che non fosse per levare a cielo gli antichi, il Savonarola era +solo a prendere la penna e muovere la voce contro di loro. Ma egli fece +ancora di più, quando, dimenticando affatto gli antichi, prese a guida +la propria ragione, e appoggiandosi solo ad essa, procedette innanzi. +Nè ciò fece solo negli scritti filosofici, ma, come abbiam detto più +sopra, se ne trova un numero infinito d’esempi nelle prediche e nelle +opere teologiche. Si pigli, infatti, il _Trionfo della Croce_, il suo +lavoro principale; quello in cui espose tutta la dottrina cristiana +con ragioni naturali. Ivi, nel proemio, egli discorre così: «E perchè +in questo libro noi vogliamo disputare solamente con ragione, non ci +fonderemo in alcuna autorità; ma per tal modo procederemo come se non +si avessi a credere a veruno uomo del mondo, quantunque sapiente, ma +solo alla ragione naturale.»[101] Ed altrove: «Noi bisogna per le cose +visibili venire in cognizione delle invisibili, perchè ogni nostra +cognizione comincia dal senso, il quale conosce solamente gli attributi +corporali estrinseci; ma lo intelletto nostro, per la sua sottilità, +penetra insino alla sostanza delle cose naturali, dalla considerazione +delle quali si leva fino alla cognizione delle cose invisibili»[102] +Nè si creda che questi sieno dei pensieri staccati che ci è venuto +fatto di trovare nel corso dell’opera; perchè si trovano invece in sul +bel principio di essa, e vi stanno ad esporre il disegno ed il metodo +con cui deve esser condotta. Ogni capitolo comincia col premettere +l’ipotesi, che non si sia imparato nulla da alcun uomo del mondo; +col ripetere che non bisogna accettare altra autorità che la propria +esperienza, la propria ragione; e così dal noto andando all’ignoto, +procede infino alla fine. + +Se ora si voglia riflettere che il Savonarola vivea quando ancora +non era finito il secolo XV, quando il più gran filosofo dell’Europa +era Marsilio Ficino, si dovrà senza dubbio consentire che egli fu +primo[103] a scuotere il vecchio giogo dell’autorità in filosofia, +e che le lodi da noi dategli sono veridiche e fondate sopra un esame +accurato ed imparziale dei suoi scritti. Già l’antico biografo Pacifico +Burlamacchi, che avea conosciuto di persona il nostro frate, lasciò +scritto: «che fino dalla prima infanzia non volle giudicar gli autori +secondo la maggior fama, nè seguire quelle opinioni solamente che erano +in voga, _ma avea sempre l’occhio alla verità ed alla ragione_.»[104] +Queste poche e semplici parole sono un ritratto assai più fedele di +qualunque altro ce ne abbiano dato i biografi posteriori; e noi, dopo +aver molto considerato le opere del Savonarola, torniamo al giudizio +del vecchio cronista. + +Sentiamo però l’obbligo di dire al nostro lettore, che non vogliamo +con ciò tenere il nome del Savonarola tanto alto nella storia della +filosofia, da dargli una importanza scientifica maggiore di quella che +egli ebbe veramente. Assai spesso trascurò questa scienza; l’accusò di +continuo, qualche volta anche disprezzandola; e volle quasi nascondere +quei suoi brevi trattati, che perciò vennero in dimenticanza. Non +si troveranno esaminati in nessuna storia della filosofia, non si +troveranno citati in alcun filosofo posteriore; e lo stesso Campanella, +il quale, come abbiam visto, potrebbe dirsi un suo seguace, non ebbe +forse neppure una lontana notizia della loro esistenza. Ma se queste +ragioni possono diminuire l’importanza che quegli scritti ebbero nella +storia della filosofia, non potranno certo di niente scemarne il peso, +quando si tratta di portare un giudizio sulla mente di chi li dettava. +E per noi era di somma importanza il conoscere la forza intellettiva +d’un uomo che ebbe tanta parte nelle cose de’ suoi tempi; tempi nei +quali in tutta Europa si apparecchiava il rinnovamento della civiltà +ed il ripristinamento dell’umana ragione. Qualunque fosse stata la +missione del Savonarola, qualunque la sua indole e i fini che egli +ebbe, era per noi sopra ogni altra cosa indispensabile il determinare +l’altezza speculativa della sua mente, il decidere se egli dovea o +no andare fra gli _uomini nuovi_. E ci pare omai certezza, che se il +Savonarola non va messo alla testa del risorgimento, del quale ebbe +come una profetica visione; se non viene considerato come il precursore +di tutti coloro che più tardi ne fecero parte, e dei quali egli ebbe +in supremo grado le eroiche virtù, le ardite aspirazioni e gli strani +errori; non si potrà mai comprender nulla di quest’uomo, sul quale si +è tanto scritto, senza che alcuno sia ancora riuscito a determinarne il +vero carattere. + + + + +CAPITOLO SETTIMO. + +I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la sua interpretazione +della Bibbia. + + +Se noi ci facciamo a considerare quel gran moto di civiltà che rinacque +nel secolo XVI, troveremo che in fondo a tutte le dottrine, a tutte le +dispute, a tutte le guerre religiose di quel tempo, v’era un bisogno +universalmente sentito di ravvicinarsi a Dio: esso animava i dottori, +creava il nuovo entusiasmo, dava la forza ai martiri. Che cosa, +infatti, fu tutta la filosofia, tutta la scienza moderna, se non lo +sforzo di ravvicinare la creatura al Creatore, sebbene eccedesse troppo +spesso fino a confondere l’uno con l’altra? Che cosa promisero le nuove +dottrine religiose, se non di mettere il fedele in rapporto diretto col +Signore,[105] sebbene trascorressero poi, sino a distruggere la libertà +umana? Pure, a chi bene lo considera, questo solo principio, malgrado +i suoi eccessi, rinnovava la civiltà; quest’unico amore redimeva il +genere umano dall’abisso di colpe in cui era caduto. + +Già, in sul cadere del secolo XV, noi ci possiamo avvedere che un nuovo +calore penetra gli animi, che si comincia a sperar nuovamente nella +forza delle idee e dei principii. Anima e vita di questo moto fu allora +la filosofia alessandrina, perchè essa prometteva la visione in Dio, +ed in questa poneva la somma dell’umana felicità. Una tale idea si fece +strada e penetrò rapidamente il cuore degli uomini, in un tempo in cui +sembrava che il materialismo dovesse solo signoreggiare in eterno. Ma +essa cominciava appena ad essere una teoria cavata dai libri, che già +nel Savonarola era un sentimento nato con lui, che dominava tutta la +sua vita, e poteva anzi dirsi la sua vita istessa. Egli non aveva, +infatti, altra aspirazione che verso Dio; non sperava nè desiderava +altro che trascinare dietro a sè il mondo nella beatitudine d’una tale +aspirazione. E sotto questo aspetto, bisogna che noi prendiamo in esame +la più parte dei suoi scritti religiosi, i quali assai spesso non sono +altro che la manifestazione di questo sentimento religioso, di questo +suo, per così dire, _santo furore_. + +Gli opuscoli che pubblicò intorno al 1492, furono quattro trattati +sull’Umiltà, l’Orazione, l’Amore di Gesù Cristo e la Vita vedovile; +scritti in parte ascetici, in parte semplicemente religiosi e morali. +Noi cercheremo di esporre le idee del Savonarola più fedelmente che +sarà possibile, acciò il lettore conosca bene con quali mezzi egli +cominciasse allora a stabilire il suo ascendente sul popolo. + +«L’Umiltà e la Carità,» egli dice adunque nel suo primo opuscolo,[106] +«sono due virtù nello edificio spirituale estreme; perocchè l’umiltà è +il fondamento che porta tutta la fabbrica, e la carità è la perfezione +e consumazione dell’edifizio. Bisogna perciò che il fedele si umilii +dinanzi a Dio, che riconosca come egli è per sè stesso incapace +di fare il bene, e come senza l’aiuto del Signore le sue opere non +sarebbero altro che peccati. Nè basta che ciò sia una convinzione +dell’intelletto; bisogna che sia anche un sentimento profondo +dell’anima. La volontà dell’uomo è libera; ond’egli deve con tutte le +sue forze adoprarsi a scacciare l’orgoglio, disporsi a ricevere la +grazia; e gli atti esteriori saranno in ciò non solamente utili, ma +anche necessarii. Si umilii perciò il credente verso i superiori, verso +gli uguali; si umilii anche verso gl’inferiori. Ma se, giunto a questo +punto, crederà di aver fatto gran cosa, allora l’umiltà esteriore sarà +cresciuta a scapito della interiore, ed avrà perduto ogni merito. Si +tenga, dunque, continuamente fermo nell’idea della sua nullità.» + +La preghiera, di cui si discorre nel _Trattato della orazione_,[107] +è, secondo il Savonarola, uno dei mezzi più efficaci a tener vivo +nell’uomo il sentimento dell’umiltà. «Sia perciò lunga, fervida +e diuturna: rammentiamoci però di continuo che essa deve essere +accompagnata dall’umiltà e dalla carità; senza di che è nulla. Finchè +vi è fervore, si può dire che vi sia preghiera; e quando si esercitano +opere di carità, anche allora si può dire che l’uomo preghi.» + +Queste medesime idee si trovano assai meglio svolte in un altro +trattato _Della orazione mentale_.[108] «Colui che prega, deve parlare +a Dio come se fosse presente; giacchè il Signore è per tutto, in ogni +luogo, in ogni uomo; specialmente nell’anima del giusto. Epperò non +si cerchi in terra o in cielo o altrove; si cerchi nel proprio cuore, +si faccia come il profeta, che dice: — Io udirò ciò che parlerà in me +il Signore. — Nella preghiera, l’uomo può attendere alle parole, e +questa è cosa tutta materiale; può attendere al senso delle parole, +e questo è piuttosto studio che preghiera; può, finalmente, mettere +il suo pensiero in Dio, e questa è la vera, la sola preghiera. Non +bisogna stare a discorrere su per le sentenze, nè su per le parole; ma +elevare le mente sopra di sè, e perdersi quasi nel pensiero di Dio. +A questo punto il credente dimentica il mondo e i suoi desiderii; +ha quasi un’ombra della celeste beatitudine. A tale altezza può +giungere l’ignorante così facilmente come il dotto; anzi assai spesso +avviene che colui che recita i salmi senza comprenderli, fa una +preghiera assai più santa del dotto che saprebbe spiegarli. Le parole, +infatti, non sono indispensabili alla preghiera; anzi, quando l’uomo +è veramente rapito in ispirito, l’orazione vocale diventa quasi un +impedimento, e deve dar luogo alla _mentale_. Epperò si vede quanto sia +grande l’errore di coloro i quali prescrivono un numero di orazioni +determinate. Il Signore non si diletta di moltitudine di parole, ma +di fervore di spirito. Qui ci si faranno incontro, continua a dire +il Savonarola, coloro che non sanno difendere altro che le cerimonie +e il culto esteriore della Chiesa. A costoro noi risponderemo come +il Salvatore alla Samaritana: «Donna, credimi che l’ora viene in cui +non adorerete il Padre nè in questo monte nè in Gerusalemme..... Ma +l’ora viene, ed è già al presente, che i veri adoratori adoreranno il +Padre in ispirito e verità.» (Gio. VI, 21, 23.) Il che significa che +il Signore vuole il culto interiore, senza tante cerimonie; e così +infatti usava la Chiesa primitiva, quando non c’era bisogno di tanti +organi e canti per levare la mente a Dio. Quando mancò il fervore, si +cominciarono a introdurre le cerimonie per medicina delle anime: ma +oggi noi siamo divenuti simili all’infermo che ha perduto ogni virtù +naturale, e le medicine non hanno più forza sopra di lui. Ogni fervore, +ogni culto interiore è muto; e le cerimonie crescono sempre, ma restano +inefficaci. Perciò noi siamo venuti ad annunziare al mondo, che il +culto esteriore è destinato allo interiore, e le cerimonie non sono +altro che mezzi per eccitare lo spirito.» + +Ma il _Trattato dello amore di Gesù Cristo_, di cui in poco tempo si +videro più di sette edizioni,[109] esprime più chiaramente ancora quel +mistico entusiasmo del Savonarola, di cui abbiamo più sopra parlato. +«L’amore di Gesù Cristo è quel vivo affetto per cui il fedele desidera +che la sua anima diventi quasi parte di quella di Cristo, e che la +vita del Signore si riproduca in lui, non per esterna imitazione, ma +per interna e divina ispirazione. Egli vorrebbe che la dottrina di +Cristo fosse in lui cosa viva, vorrebbe patire il suo martirio, salire +misticamente con lui sulla stessa croce. Questo amore è onnipotente, e +non si può avere senza la grazia; perchè esso solleva l’uomo sopra sè +stesso, e congiunge la creatura finita al Creatore infinito. L’uomo, +infatti, sale continuamente dalla umanità alla divinità, quando è +animato da questo amore; che è il più dolce di tutti gli affetti, +penetra l’anima, s’impadronisce del corpo, e fa che il fedele cammini +sulla terra come rapito in ispirito.» + +Noi abbiamo riportato quasi le parole medesime del Savonarola, perchè +questo concetto dell’amore, che ritorna di continuo nelle sue opere +ed è un punto fondamentale della sua dottrina, non è stato ancora +abbastanza osservato. È ben vero che nel definirlo il Savonarola non +è molto preciso; giacchè qualche volta dice, questo amore non essere +altro che la grazia; e qualche volta, non essere che la carità. In +vero, esso partecipa d’ambedue, senza essere precisamente nè l’una +cosa nè l’altra. — Quando la grazia s’infonde nell’uomo, genera +immediatamente la carità; e senza la grazia, vera carità non può +esservi: v’è però uno stato intermedio, in cui il credente, sentendo la +vicinanza e quasi l’afflato di Dio, prova una suprema felicità, e come +una celeste ebbrezza. Questo stato interno dell’anima che riceve la +grazia ed è per generare la carità, è quello appunto che il Savonarola +intende per _amore di Gesù Cristo_. E l’importanza di questo concetto +nella sua dottrina, sta appunto nell’esprimere esso uno stato tutto +subbiettivo dell’animo. Il Cristiano non può raggiungere la carità, +senza la grazia che è un dono gratuito di Dio, per ottenere il quale +la nostra volontà può assai poco contribuire; ma l’amore essendo invece +una nostra _disposizione_, l’uomo può assai più facilmente elevarvisi: +la grazia viene allora ad infondersi in noi quasi naturalmente, e la +carità scaturisce dal nostro cuore come di necessità. Così l’_amore_ +ha la sovrumana potenza di riunire la creatura che è finita al Creatore +che è infinito, e spiega in certo modo il mistero della libertà umana e +della onnipotenza divina. + +Quest’opuscolo si conclude con alcune _Laudi e Contemplazioni +infiammative_, nelle quali il Savonarola s’abbandona ad ogni sorta +d’esclamazioni intorno alla misericordia e bontà del Signore, al +desiderio ardente che ha la sua anima d’essere una sola cosa con Lui, +di salire sulla stessa croce, essere trafitto dagli stessi chiodi +e dalla stessa corona di spine. Di certo, se noi le leggiamo collo +scetticismo dei nostri giorni, non vi troveremo alcun valore; ma se +ci poniamo invece a considerare che erano scritte per il popolo, che +parlava un’anima ebbra veramente di questo suo abbandono in Dio, un +uomo a cui questo santo delirio dava un conforto a noi sconosciuto, +allora solamente potremo rettamente giudicarle. E più le valuteremo +se ci rammentiamo che il Savonarola riuscì ad infondere questo suo +entusiasmo in tutto un popolo; e fu il primo a prevedere e presentire +che questo nuovo amore, questo nuovo delirio, impadronendosi delle +moltitudini, dovea rigenerare e ringiovanire il mondo. + +Nel _Libro della vita viduale_,[110] pubblicato fin dal 1491, egli +dètte invece sani precetti di morale alle vedove. In questo opuscolo si +potrà vedere quanto falsa sia l’opinione di coloro che ci rappresentano +il Savonarola come nemico del matrimonio, e quasi gli attribuiscono +l’idea di voler ridurre Firenze a forma di convento; quando esso invece +insegnava su questo proposito una dottrina piena di buon senso. Le +vedove, egli dice, son come gli orfani sotto la speciale proiezione +del Signore. La vera loro vita sarebbe di abbandonare i pensieri del +mondo, darsi intieramente a Dio, ed essere «come la tortola, la quale +è uno animale casto; e però, che quando ha perso il suo compagno, +mai più s’accompagna con altri, ma vive tutto il tempo della vita +sua gemendo solitaria.» Nondimeno, se per la educazione dei figli, se +per la povertà o per non sapere resistere agli stimoli della carne, +volesse la vedova rimaritarsi, lo faccia pure: questo sarà assai +meglio che circondarsi d’adoratori, esporsi alle calunnie, tenersi fra +mille pericoli. Quella vedova che non si sente disposta a mantenere lo +stretto decoro, le difficili riserve del suo stato, ritorni piuttosto +alla vita dignitosa di moglie. Quelle poi che si sentono forza +maggiore ed animo uguale al loro stato, sieno il modello di tutte le +altre donne. La buona vedova deve vestire di bruno, vivere solitaria, +evitare il consorzio degli uomini, essere la stessa gravità, portare +nel volto tanta severità, che alcuno non ardisca muoverle parola o +sorriso di poco rispetto. E questa vita sarà un insegnamento continuo +alle altre donne; onde è inutile che la vedova si affatichi con parole +ad ammaestrare gli altri: non dia precetti, se non quando l’occasione +assolutamente lo richiede, e cerchi di farlo solamente verso i figli +o nipoti. Disconviene alla gravità della vedova ricercare la vita ed +i peccati altrui; disconviene a lei essere o anche parere vana, e per +salvare gli altri, abbandonare sè stessa. + +Con questi opuscoli il Savonarola riusciva nel suo intento, giacchè +andava ogni giorno crescendo nella stima dei dotti e nell’amore del +popolo. Sebbene però egli avesse nella filosofia con fermo proposito +seguito la sola ragione, e negli scritti religiosi si fosse abbandonato +tutto al sentimento spontaneo dell’animo suo; pure questo a lui +medesimo parea non bastare in un secolo che volea fondarsi unicamente +sull’autorità. È ben vero che egli era assai spesso dominato e +trascinato dai suoi pensieri in modo, che si contentava di affermarli +come verità innegabili; e che nel suo esaltamento religioso egli +credeva di essere in diretto rapporto colla Divinità, onde non sentiva +bisogno d’altra conferma alle sue visioni del futuro.[111] Nondimeno, +quando si trattava di convincere gli altri, di far tacere la superbia +e l’importunità dei dotti, di persuadere al popolo cose straordinarie, +allora l’autorità d’un libro diveniva in quel secolo indispensabile. +E quale altra autorità poteva il Savonarola accettare, se non quella +della Sacra Scrittura? Chi avrebbe ardito resistere alla parola del +Signore? La Bibbia, d’altronde, era stato il compagno più fedele dei +suoi giovani anni, il conforto dei suoi dolori, l’educatore del suo +spirito. Non vi era verso che non rammentasse a memoria; non vi era +pagina che non avesse commentata, da cui non avesse preso qualche idea +pe’ suoi sermoni. A forza di studio e di meditazione, essa avea cessato +d’essere per lui un libro, ed era divenuto un mondo vivo e parlante; +un mondo infinito, in cui trovava la rivelazione del passato e +dell’avvenire. Non appena egli apriva le Sacre Carte, che era esaltato +dal pensiero di leggere la parola rivelata dal Signore; vi trovava +come il microcosmo di tutto l’universo, l’allegoria di tutta la storia +del genere umano. Questo era uno studio che dava alimento a sè stesso; +e quindi egli riempiva i margini del sacro volume d’interminabili +postille, nelle quali notava le varie ispirazioni del momento, le +moltiplici interpetrazioni di ciascun passo.[112] + +Solamente esaminando i suoi Sermoni, si potrà avere un’idea del vario +uso che il Savonarola seppe fare della Bibbia. Pure, riducendo le cose +a sommi capi, per darne sin d’ora un’idea generale, diremo che, oltre +la interpetrazione letterale, egli ne faceva altre quattro sopra quasi +ciascun passo della Bibbia, ed erano: _spirituale, morale, allegorica_ +ed _anagogica_. Per meglio spiegarci, prendiamo ad esempio il primo +verso della Genesi: «Nel principio Iddio creò il cielo e la terra +ec.» Il senso spirituale riguarda lo spirito, e quindi cielo e terra +significheranno anima e corpo. Il senso morale riguarda invece la +morale, e quindi cielo e terra vorranno dire ragione ed istinto. Il +senso allegorico è doppio, riguarda la storia della Chiesa ebraica, o +della Chiesa cristiana: nel primo caso, cielo e terra rappresenteranno +Adamo ed Eva; il sole e la terra significheranno il gran sacerdote ed +il re del popolo ebreo: nel secondo caso, saranno invece significati +il popolo eletto ed il popolo dei gentili, il papa e l’imperatore. +Il senso anagogico si riferisce alla Chiesa trionfante; e quindi il +cielo e la terra, il sole, la luna e le stelle, significheranno gli +angeli, gli uomini, Gesù Cristo, la Vergine, i Beati, e così via +discorrendo.[113] + +In questo modo il Savonarola trovava nella Bibbia la conferma di tutti +i pensieri, di tutte le ispirazioni, di tutte le profezie che sorgevano +nel suo animo. Non vi era cosa grande o piccola, pubblica o privata, +sacra o profana, di cui egli non trovasse un qualche riscontro nella +Bibbia. Egli avvertiva però di andar cauto in questo studio. «Vi +bisogna, egli diceva, una conoscenza della lingua e della storia, una +continua lettura, una lunga familiarità:[114] bisogna guardarsi di non +andar contro alla ragione, contro alle opinioni ricevute dalla Chiesa +e dai dottori,[115] di non tirare la scrittura ai nostri propri fini; +perchè allora si metterebbe il nostro intelletto in luogo della parola +divina.[116] Ma chi guiderà il fedele in questo mare di pericoli, +in questo laberinto inestricabile dall’umana ragione? Lo guiderà la +grazia divina. Si apparecchi, adunque, il fedele a leggere la Bibbia +con una grande purità di cuore, con un lungo esercizio della carità, +con levare il pensiero dalle cose terrene; giacchè in questo libro non +si può penetrare solo colla mente, ma bisogna entrarvi con l’anima +e col cuore. Allora solamente il credente potrà entrare nel mondo +infinito delle Sacre Scritture senza pericolare, ed aver quel lume che +è necessario alla sua salute. Ma non a tutti questo lume è concesso +ugualmente. Iddio manda spesso sulla terra degli uomini a cui concede +un lume maggiore, col quale debbono illuminare le moltitudini: questi +sono i dottori della Chiesa, ai quali il Signore spesso parla in +ispirito, rivelando per diretta comunicazione cose occulte a tutti gli +altri. Essi debbono essere la guida e la luce dei fedeli.»[117] + +Malgrado però tutti questi riguardi, il Savonarola s’era messo +sull’orlo d’un precipizio, dal quale era assai difficile salvarsi. +Non v’era cosa che un sistema d’interpetrazione così vario e largo +non potesse confermare coll’autorità della Bibbia: onde, quando egli +si fosse lasciato trasportare dalla fantasia in un modo qualunque, le +Sacre Carte, in luogo di essergli freno, sarebbero divenute sprone a +maggiori eccessi. Ed infatti, quante volte la sua mente esaltata vide +strane visioni del futuro; quante volte udì per l’aria voci di sinistri +augúri, di flagelli minacciati all’Italia ed alla Chiesa; egli vi fu +sempre dalla lettura della Bibbia riconfermato, e tanto più vivamente, +quanto maggiori erano la fede e la sincerità del suo animo. Ma di ciò +noi avremo altra volta lunga occasione di discorrere: bastici per ora +avere interpretato generalmente il sistema del nostro autore. + + +NOTA. + +_Sulla Esegesi biblica del Savonarola, e sopra alcune Bibbie postillate +di sua mano._ + +Diamo qui sotto un saggio del vario modo tenuto dal Savonarola +nell’interpretare la Bibbia, facendone applicazione al principio della +Genesi. Questo saggio l’abbiamo cavato dalle postille marginali che +egli fece di suo pugno in due Bibbie; una delle quali trovasi nella +Biblioteca Magliabechiana, l’altra nella Riccardiana. La prima, che è +la più preziosa delle due, è stampata a Basilea 1491, e contiene un +numero assai maggiore di annotazioni, non solo nei margini ma anche +in molti fogli aggiunti nel principio e nella fine del libro. Queste +annotazioni sono però scritte in un carattere così minuto e così +pieno di abbreviazioni, che senza molto studio e senza una lente non +si possono leggere. Minori di numero sono le postille della Bibbia +Riccardiana (Venezia 1492), ma il carattere però ne è assai più chiaro. +Sono tutte interpetrazioni fatte secondo il sistema da noi esposto: +dánno la moltiplice interpretazione di molte parole, di interi periodi; +segnano notizie storiche e geografiche; dánno il significato d’alcune +parole ebraiche, dal quale cavano poi la interpetrazione mistica, +allegorica ec. È notevole però, che di rado entrano in discussioni +puramente teologiche, come più tardi fece la Riforma; anzi noi +abbiamo costantemente osservato, che quei passi sui quali i Riformati +sollevarono più tardi le loro controversie, si trovano senza alcuna +annotazione. Ma di ciò avremo altrove materia di discorrere. Per ora +notiamo solo, che il Savonarola, leggendo la Bibbia, non faceva che +appunti secondo il suo sistema, da noi esposto, e solo per servire alle +sue prediche. Spesso queste sue postille riempiono tutti i margini, +entrano fra un verso e l’altro della stampa, si continuano sopra fogli +aggiunti, e sempre con un carattere fitto, uguale e microscopico. + +Ponendo la Bibbia Magliabechiana, nel principio della quale si +trovano le regole dei vari modi d’interpetrare, accanto a quella +della Riccardiana, dove sono queste medesime regole applicate ai primi +capitoli della Genesi, abbiam potuto formare il quadro che segue. Chi +volesse poi più minuti particolari, potrebbe trovarne infiniti nelle +suaccennate Bibbie, e in molte prediche del Savonarola; come, p. es., +la XXIII di quelle sul Salmo _Quam bonus_. Le postille bibliche ci +dánno però assai meglio tutto l’insieme di questa singolare esegesi. + +Vogliamo ancora notare, che nel convento di San Marco si trovano +due antiche Bibbie in pergamena, sui margini delle quali sono molte +annotazioni di carattere minutissimo e simile alquanto a quello del +Savonarola. Malgrado però questa somiglianza, e malgrado ancora che in +una di esse si sia trovato un foglio che diceva: _utebatur Hieronymus +Savonarola_; noi non crediamo che quelle postille sieno di lui, ma +più antiche; giudicandolo tanto dalla forma del carattere, come dalla +natura delle postille medesime. E ci ha confermato in questa opinione +il vedere che nel catalogo: _De operibus viri divini, non impressis_, +più sopra citato (Magliabechiana, cod. I, VII, 28), non sono menzionate +altre Bibbie postillate, se non queste: «Bibliæ tres glossatæ, 1ª Apud +Ferrariam, in conventu Angelorum; 2ª Florentinæ, apud Fratrem Nicholaum +de Biliottis; 3ª Florentiæ, apud Marcum Simonem de Nigro.» Non è +probabile che l’autore di quel catalogo, il quale sembra essere stato +frate di San Marco e notava con tanta diligenza le cose inedite del +Savonarola, sapesse delle Bibbie che erano allora presso i privati, ed +ignorasse quelle che si trovavano nel convento. + +Saggio delle varie interpretazioni che il Savonarola dava alla Bibbia, +ricavato dalle sue postille autografe alla stessa. + + =Interpretazione | =Interpretazione | =Interpretazione + Letterale.= | Spirituale. = | Allegorica.= + | | Si riferisce + | | al _Vecchio + | | Testamento_. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + 1º _Giorno_. Cielo, | Anima, Corpo, | Adamo, Eva, Luce + Terra, Luce. | Intelletto agente. | della grazia. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + 2º _Giorno_. | La volontà, fra le | Arca di Noè. + Firmamento. | opposizioni | + | dell’anima e del | + | corpo. | + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + 3º _Giorno_. | Il movimento delle | Gentili separati dal + Divisione delle acque | passioni e degli | popolo eletto. + dalla terra, | errori che occupano | + | l’intelletto. | + Luoghi asciutti, | Intelletto avido di | . . . . . . . . + | scienza. | + Erbe e piante. | . . . . . . . . | La moltitudine degli + | | eletti. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + 4º _Giorno_. Sole, | Metafisica ed Etica, | Gran sacerdote, Re, + Luna, Stelle. | Scienze naturali e | altri Sacerdoti. + | razionali. | + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + 5º _Giorno_. Uccelli, | Contemplazione delle | Maccabei (che sempre + Pesci. | cose superiori e | fluttuarono). + | delle inferiori. | + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + 6º _Giorno_. Bestie, | Appetito irascibile | . . . . . . . . + Animali terrestri, | . . . . . . . . | Popolo Ebraico (dato + | | nel tempo di Cristo + | | all’avarizia). + Giumenti, | Senso. | I Buoni. + Uomo ad immagine | Uomo che domina le | Cristo (che era + di Dio. | passioni. | l’espettazione del + | | vecchio Testamento). + + + =Interpretazione | =Interpretazione | =Interpretazione + Allegorica.= | Morale.= | Anagogica.= + Si riferisce | | + al | | + _Nuovo Testamento_. | | + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + Popolo Ebraico, | Anima, Corpo (nel | Angeli, Uomini, + Gentili, Gesù Cristo. | senso di ragione ed | Visione di Dio. + | istinto), Luce della | + | grazia. | + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + Gli Apostoli e gli | Fermezza morale. | Eternità della + altri Santi. | | beatitudine e della + | | dannazione. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + Le tribolazioni, che | Lotta delle passioni | Gaudio dei beati che + dividono molti dalla | contro il dovere. | furono liberati + Chiesa. | | dalle tribolazioni. + . . . . . . . . | Ragione. | . . . . . . . . + Le buone dottrine | . . . . . . . . | Le loro laudi e + della Chiesa. | | opere perfette. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + Papa, Imperatore, | La legge di carità | Cristo, la Vergine, + Dottori. | antica e nuova, i | gli altri Beati. + | precetti minori. | + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + Vita contemplativa, | Contemplazione delle | Angeli, ed uomini + vita attiva. | cose divine e delle | che entrano nel coro + | umane. | degli Angeli. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + Anti-Cristo, coi suoi. | Cattivi. | Quelli che furono + | | persecutori. + Cristiani dati alle | Persecutori. | . . . . . . . . + cose terrene. | | + Eletti. | . . . . . . . . | I predicatori. + I perfetti che | Colui che | . . . . . . . . + abbonderanno nel tempo | progredisce nelle | + dell’Anti-Cristo. | tribolazioni. | + +NB. Facciamo osservare, che sebbene nelle due interpretazioni, morale +e spirituale, si trovino significate le medesime cose, debbono sempre +intendersi in due sensi diversi: in un caso, p. es., _ragione_ vorrà +dire la forza che domina le passioni, nell’altro la facoltà che intende +il vero. — Questo quadro che noi abbiamo dato, deve senza dubbio essere +imperfetto, perchè cavato da appunti incompiuti e qualche volta appena +accennati. + + + + +CAPITOLO OTTAVO. + +Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il Magnifico. Predica sulla +prima Epistola di San Giovanni. [1491.] + + +Il popolo s’era andato sempre più affollando in San Marco, e la chiesa +non era più capace di contenerne la moltitudine: onde, nella quaresima +dell’anno 1491, il Savonarola predicò nel Duomo, e le mura di Santa +Maria del Fiore echeggiarono per la prima volta della sua voce. Da quel +momento, egli parve divenuto signore del pergamo, padrone del popolo, +che ogni giorno crescendo di numero, raddoppiava d’entusiasmo verso +il suo predicatore. Quelle immagini dal frate descritte, rapivano le +fantasie della moltitudine; quelle minacce di futuri flagelli avevano +una forza magica sull’animo d’ognuno, perchè parea veramente che tutti +fossero pieni di sinistri presentimenti. + +Ma questo appunto cominciava a dispiacere fortemente a Lorenzo +dei Medici, e faceva ne’ suoi amici nascere una certa opposizione +contro il Savonarola. Al quale furono un giorno mandati cinque dei +principali cittadini di Firenze,[118] perchè mettendogli in vista i +pericoli ch’egli faceva correre a sè ed al convento, lo consigliassero +a moderarsi. Il Savonarola interruppe ben presto il loro discorso +dicendo: «Vedo che voi non venite per vostro consiglio, ma siete +mandati da Lorenzo. Ditegli che s’apparecchi a far penitenza de’ suoi +peccati, perchè il Signore non risparmia nessuno, e non ha paura dei +principi della terra.» Il frate era fierissimo della sua indipendenza +ecclesiastica, e voleva smettere, sin dal principio, il costume invalso +in San Marco di piegarsi e prostrarsi continuamente innanzi ai Medici. +E quando gli fu da quei medesimi cittadini fatto osservare che egli +poteva essere esiliato, rispose: «Io non temo i vostri esilii, perchè +questa vostra città è come un grano di lente sulla terra. Ma sebbene io +sia forestiero e Lorenzo cittadino ed il primo della città, io debbo +restarvi ed egli dovrà partirsene.» Aggiungendo dipoi parole tali +sulle condizioni di Firenze, che quei cittadini restarono maravigliati +della sua intelligenza nelle cose di stato. In quel tempo medesimo, +trovandosi nella sagrestia di San Marco in presenza di più persone, +affermò che le cose d’Italia volevano mutar presto, e che il Magnifico, +il papa e il re di Napoli s’avvicinavano alla morte.[119] + +Il malumore dei medicei ne cresceva perciò a tal segno, che il +Savonarola tornò più volte sopra sè stesso a considerare questo +mormorare continuo, questa contraddizione sempre crescente d’una parte +piccola ma potente dei cittadini; ed avrebbe voluto, per qualche tempo +almeno, restringersi solo ai precetti di morale e di religione. Ma +nel fatto trovò che un tal cambiamento era per lui assai più facile +desiderarlo che metterlo in pratica. Egli medesimo ci descrive, nel +_Compendio di Rivelazioni_, la lotta inutile che sostenne con se +stesso, per mutar modo di predicare. «Ogni cosa che mi allontanava dal +primo studio mi veniva subito a noia, e quante volte meditai di seguire +un’altra via, venni subito in odio a me stesso. E mi rammento come +predicando nel Duomo l’anno 1491,[120] ed avendo già composto il mio +sermone sopra queste visioni, deliberai di sopprimerle, e nell’avvenire +astenermene affatto. Iddio mi è testimonio, che tutto il giorno di +sabato e l’intera notte sino alla nuova luce, io vegliai; ed ogni altra +via, ogni dottrina fuori di quella, mi fu tolta. In sull’alba, essendo +per la lunga vigilia stanco ed abbattuto, udii, mentre io pregavo, una +voce che mi disse: — Stolto, non vedi che Iddio vuole che tu seguiti la +medesima via? — Perchè io feci quel giorno una predica tremenda.»[121] +Ed in verità, il Savonarola era nato a questa specie d’eloquenza, +per così dire, battagliera. Persuaso come era d’una missione divina, +non appena si trovava innanzi al popolo, che sentivasi esaltato ed +era trascinato dal corso dei suoi pensieri; allora la sua fantasia +s’animava, risorgevano le sue forze, raddoppiava la sua energia. Ma +se egli avesse dovuto far violenza a sè stesso, non avrebbe di certo +saputo più trovare i colori delle sue immagini, il vigore della sua +eloquenza. + +Nel luglio di quel medesimo anno 1491, veniva eletto priore di San +Marco; e la nuova carica ponendolo più in vista ed in maggior grado, +faceva crescere la sua indipendenza. Fin dal principio, egli ricusò +di piegarsi all’abuso introdotto nel convento, che il nuovo priore, +cioè, andasse a portare ossequio ed obbedienza al Magnifico. «Io +riconosco,» egli disse, «la mia elezione solamente da Dio, ed a Lui +porterò obbedienza.» Lorenzo dal suo lato se ne doleva, dicendo: «Voi +vedete! un forestiero è venuto in _casa mia_, e non si degna neppure +visitarmi.»[122] Pure, non volendosi mettere in guerra col priore +d’un convento nè far troppo caso d’un frate, cercò di conciliarselo +colla via della dolcezza. Andò parecchie volte a sentire la messa in +San Marco, trattenendosi dipoi a passeggiare nell’orto, senza che il +Savonarola volesse per questo lasciare i suoi studi e venire a fargli +compagnia. Egli giudicava severamente il carattere di Lorenzo, sapeva +tutto il danno che esso aveva fatto alla morale pubblica; non voleva +perciò avvicinarsi ad un tiranno, in cui vedeva non solo il nemico e +distruttore della libertà, ma ancora l’ostacolo maggiore a migliorare +i costumi del popolo e rimetterlo nella vita cristiana. Vedendo che +queste vie non riuscivano, Lorenzo cominciò a mandare al convento dei +ricchi donativi e delle larghe limosine. Ma ciò dovea naturalmente +accrescere il disprezzo che il Savonarola avea già concepito pel +carattere morale di lui; e sul pergamo egli vi fece in fatti qualche +sdegnosa allusione, dicendo che queste cose lo rendevano sempre più +fermo nei suoi propositi. Non andò guari che trovò nella cassetta +delle limosine certa quantità di monete d’oro; le quali, non potendo +esser venute da altri che Lorenzo, egli mandò ai Buoni Uomini di San +Martino perchè le dispensassero ai poveri, dicendo che ai bisogni del +convento bastava il rame e l’argento. «E così,» osserva il Burlamacchi, +«Lorenzo si persuase finalmente che questo non era terreno da piantar +vigne.»[123] + +Il Magnifico non era, però, uomo da cedere così presto; onde, per +abbassare il crescente predominio del nuovo oratore sul popolo, egli +incitò il Gennazzano a riprendere le sue prediche. Questo frate avea +tutto l’impeto, la malignità e l’ipocrisia dei pedanti: sino ad ora +egli s’era congratulato col Savonarola del successo da lui ottenuto; +ma non appena ebbe da Lorenzo l’incarico di combatterlo, lo accettò +subito baldanzosamente. Il giorno dell’Ascensione doveva predicare su +quel passo della Bibbia: _Non est vestrum nosse tempora vel momenta_. +Firenze era piena di questa voce, e la folla correva numerosissima +alla predica del Gennazzano. Ma egli si lasciò tradire dal suo furore. +Incominciò a pronunziare accuse d’ogni sorta contro il Savonarola, +chiamandolo vano e falso profeta, seminatore di scandali e disordini +nel popolo; ed arrivò a tanta insolenza e bassezza di linguaggio, da +disgustare assai l’uditorio, in modo che quel giorno perdette della sua +reputazione più che non s’era colle fatiche di molti anni acquistato. +E così quello che, secondo i disegni di Lorenzo, doveva essere la +disfatta, fu invece il trionfo del Savonarola; il quale aveva quel +giorno predicato sul medesimo testo, interpretandolo tutto a favore +della sua dottrina; e restò dipoi affatto padrone del campo, perchè +il Gennazzano non ardì continuare le sue prediche.[124] Questi fece +vista di prendere la cosa con indifferenza; invitò il Savonarola al suo +monastero; celebrarono insieme una messa solenne, e si scambiarono ogni +sorta di cortesie: ma il francescano aveva troppo vivamente sentito +nell’anima l’umiliazione ricevuta. Essere tenuto il primo predicatore +d’Italia, aver quasi annientato il Savonarola nella sua prima venuta in +Firenze, e trovarsi ora vinto e disfatto innanzi a tutti, era cosa che +egli non sapeva tollerare senza rancore. Da quel momento, infatti, covò +nel petto un odio profondo contro il Savonarola, gli giurò un’eterna +vendetta, nè si stancò mai di suscitargli nuovi pericoli e nuovi +nemici, sino a che riuscì veramente ad essere uno dei principali autori +della sua rovina. + +Lorenzo allora, vedendo assolutamente fallito il suo intento, +sentendosi già preso da quella infermità che doveva poi condurlo alla +tomba, e stanco di lottare contro un uomo che, suo malgrado, cominciava +ogni giorno a stimare di più, lo lasciò ormai predicare liberamente. + +Noi non abbiamo fino ad ora, altrimenti parlato delle prediche del +Savonarola, perchè le prime che si trovino a stampa, son quelle che +fece sulla prima Epistola di San Giovanni, le quali non si possono +riferire ad un tempo anteriore a quest’anno 1491. Ora, dunque, bisogna +venire a discorrerne. È veramente un’ardua impresa il dar ragguaglio +d’una raccolta di sermoni; la forma stessa dell’opera non presenta +unità di soggetto nè connessione alcuna di parti: e se a ciò si +aggiunga l’indole alquanto disordinata dell’ingegno e degli studi +del Savonarola, si comprenderà quanto sia difficile il trovare in +essi un punto fermo da cui partire, ed a cui far capo nel renderne +ragguaglio. Egli comincia sempre con un passo della Bibbia, intorno +al quale, col sistema d’interpretazione da noi esposto, raccoglie +tutte le idee teologiche, politiche e morali che si presentano alla +sua mente, appoggiandole sempre a qualche nuova citazione biblica. In +questo modo si forma una massa eterogenea di materiali incomposti, fra +cui il lettore quasi si smarrisce. Ad un tratto però il Savonarola +se ne libera affatto: il discorso è caduto sopra un soggetto vivo, +che interessa profondamente lui ed il suo uditorio: la fantasia gli +si accende, immagini gigantesche sorgono innanzi alla sua mente, la +voce si ode più sonora, il gesto è più animato, i suoi occhi quasi +fiammeggiano: egli è divenuto in quel momento originale, è un grande, +un potente oratore. Ben presto però egli ricade di nuovo in quel mondo +artificiale d’idee mal connesse e mal digerite, per sorgerne di nuovo +e di nuovo ricadervi, senza mai riuscire a liberarsene affatto, nè +lasciandosene mai compiutamente dominare. Così, chi legge ed esamina +con diligenza quei sermoni, sarà forzato a concludere che il Savonarola +era nato oratore, mancava però di arte; onde, quando il soggetto lo +dominava e s’impadroniva affatto di lui, la natura tenevagli luogo +di arte, ed allora soltanto riusciva eloquente. Se poi ci mettiamo a +paragonarlo coi suoi contemporanei più rinomati, come l’Attavanti e +Frà Roberto da Lecce, i quali o rimanevano sepolti nella scolastica o +ne uscivano solo per scendere a scurrilità tali di linguaggio, da far +dubitare se fossero veramente in chiesa; allora il Savonarola ci parrà +gigante anche ne’ suoi momenti meno felici. Ed invero, chi esamina +pazientemente i suoi sermoni, troverà che nelle pagine meno eloquenti +vi è pure disseminata una quantità immensa d’idee secondarie e di +osservazioni particolari, le quali aggiungono merito al pensatore, +quando anche tolgono pregio all’oratore. + +Possiamo vederne un esempio appunto nei diciannove sermoni sulla prima +Epistola di San Giovanni, i quali, sebbene d’incerta data, sembrano +pronunziati nell’avvento di quest’anno 1491. L’autore vi espone +lungamente i misteri della messa, con precetti e consigli utilissimi +alla religione del popolo. Il ragguagliare dell’ordine e di tutta la +materia di essi, ne darebbe però un’idea assai più imperfetta di quella +che ne avremo, scegliendo quei pensieri e brani che, per così dire, +rappresentano tutti gli altri. Fra i molti che si potrebbero notare, ve +ne sono alcuni intorno alla _parola della vita_, dei quali l’oratore +sembra particolarmente compiacersi. Oggi potranno a molti sembrare +artificiosi e di poco peso; ma a chi bene li considera e li pone a +riscontro collo stato degli studi teologici e di tutte le discipline +religiose in quel secolo, riveleranno non poca originalità, e faranno +vedere nel Savonarola una forza intellettiva di gran lunga superiore +a quella di tutti gli oratori contemporanei. Egli, adunque, discorre +in questo modo: «La nostra parola procede separata e diversa per una +successione di sillabe; e però, quando una parte di essa vive, le altre +ricadono nel nulla; quando tutta la parola è pronunziata, essa più non +esiste. Ma il verbo o la parola divina non ha parti; procede unita in +tutta la sua essenza, si diffonde pel creato, vive e sta in eterno, +come la celeste luce di cui è compagna. Onde è _parola della vita_; +anzi è la vita, ed è una cosa col Padre. Noi prendiamo, è vero, questa +parola in diversi sensi: alle volte per vita intendiamo l’essere stesso +dei viventi; altre volte invece la loro occupazione; onde diciamo: la +vita di quest’uomo è la scienza, la vita dell’uccello è il canto. Ma +la vita veramente non è che una, ed è Dio, perchè in Lui solo tutte +le cose trovano il loro essere. E questa è quella vita beata che è il +fine dell’uomo, e nella quale si trova la felicità infinita ed eterna. +La vita terrena non solo è fallace, ma essa non si può godere tutta +perchè manca della sua unità. Se tu ami le ricchezze, devi rinunziare +ai sensi; se ti dài ai sensi, devi rinunziare alla scienza; e se vuoi +la scienza, non godrai gli uffici. Ma i piaceri della vita celeste si +godono tutti nella visione di Dio, che è la suprema felicità.»[125] + +L’autore si trattiene a sviluppare lungamente queste idee; ma più +spesso discorre contro il mal costume del secolo, condannando ad uno +ad uno i vizi che vi dominavano. Ecco, per esempio, come parla contro +il giuoco. «Se vedete alcuni attendere ai giuochi in questi giorni, +non credete che sieno cristiani: sono peggiori che gl’infedeli, sono +ministri del diavolo e celebrano le sue feste. Sono uomini avari, +bestemmiatori, maldicenti, detrattori dell’altrui fama, susurroni, +odiosi a Dio, ladri, omicidi e pieni d’ogni iniquità.... Io non vi +permetto in alcun modo di giocare in queste feste: dovete stare in +continua orazione.... rendendo continuamente grazie a Dio in nome del +Signore Gesù Cristo. Sarà maledetto colui che giocherà e maledetto +colui che lascerà giocare; maledetto il padre che giocherà in presenza +del figliuolo; maledetto la madre che giocherà in presenza della +figliuola.... Sarai, dunque, maledetto chiunque tu sii, che giocherai +o acconsentirai che si giuochi; sarai, dico, maledetto nella città, +maledetto nel campo della terra; sarà maledetto il frumento tuo, +le reliquie tue, maledetto il frutto del ventre tuo e della terra +tua, gli armenti de’ tuoi buoi e le greggi delle pecore tue; sarai +maledetto andando e ritornando.»[126] E contro l’usura e gl’immoderati +guadagni: «Voi, adunque, per l’avarizia non vivete bene nè voi nè +li vostri figliuoli; e avete già trovato molte arti a guadagnare col +danaro, e molti cambi che chiamate reali e sono ingiustissimi, e avete +corrotto gli ufficii e i magistrati.... Niuno vi può persuadere che +’l sia peccato a fare usura ovver cambi ingiusti, anzi vi difendete in +dannazione delle anime vostre...; nè più si vergogna alcuno a prestar +con usura, anzi reputano pazzi quelli che fanno altramente; e così +in voi si compie quel detto d’Isaia: — Il peccato loro, come Sodoma e +Gomorra, predicarono nè lo ascosero; — e quello di Geremia: — Ti sei +fatta la fronte come di donna meretrice, non hai voluto arrossirti. +— Tu di’, la buona vita e beata essere il guadagno; e Cristo dice: — +Beati i poveri di spirito, perchè di quelli è il regno dei cieli. — +Tu di’, la vita beata essere i piaceri e le voluttà; e Cristo dice: — +Beati quelli che piangono, perchè essi saranno consolati. — Tu di’, +la vita beata essere la gloria; e Cristo dice: — Beati siete quando +vi averanno perseguitato e dispregiato gli uomini. — La vita si è +manifestata; e niuno la seguita, niuno la desidera, niuno l’apprende. +Lamentasi adunque Cristo di voi, perchè essendosi molto affaticato +per manifestar questa vita acciocchè tutti fossino salvi; ha giusta +querela contro di voi; imperocchè dice per bocca del profeta: — Sonmi +affaticato chiamando, son fatte rauche le mie fauci, perchè tutto il +giorno grido per le bocche dei predicatori, e niuno ode. — »[127] + +Altre volte il Savonarola si volge al cuore del suo popolo, e +commovendolo, cerca di condurlo al bene. «Oh s’io vi potessi persuadere +che lasciate le cose terrene seguitaste le eterne! Certamente, se +Dio facesse questa grazia a me ed a voi, mi reputerei felice in +questa vita. Ma questo dono è di Dio: _Niuno può venire a me_, dice +il Signore, _se il Padre non lo trarrà_. Io non posso illuminare di +dentro, posso solo percuotere le vostre orecchie; ma che giova se +dentro non è illuminato l’intelletto, non è acceso l’affetto?»[128] +«E ciò, chi potrà farlo se non la parola di Dio? Affaticatevi adunque +intorno ad essa, e fate come si fa del grano, che si macina e si +trita per cavarne la farina. Altrimenti, a che gioverebbe avere i +granai pieni? a che gioverebbe avere i tesori delle Sacre Scritture, +senza cavarne il senso spirituale? Io, adunque, mi affaticherò a fare +l’ufficio degli Apostoli, dichiarandovi la Sacra Scrittura; a voi si +apparterrà di essere operatori e non solamente uditori della parola di +Dio.»[129] + +Ma il Savonarola riuscì veramente superiore a sè stesso nell’esporre +il vangelo dell’Epifania; e condusse il sermone non solo con fantasia +ed affetto, ma ancora con arte grandissima. «Essendo nato Gesù in +Betlem della Giudea, nei giorni del re Erode, ecco i Magi dell’Oriente +vennero in Jerosolima, dicendo: — Dove è questo che è nato dei Giudei? +Imperocchè abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e veniamo con +doni ad adorarlo. — Notate le parole e segnate i misteri.... Ecco, +adunque, che quello per il quale tutte le cose furono fatte, oggi è +nato temporalmente. Onde il principio di tutte le cose, poi che ha +creato ogni cosa, nasce ed ha madre una vergine giovanetta.... Ecco che +quello che nel pugno porta il mondo, è portato da una vergine. Ecco +quello ch’è sopra tutte le cose, comincia aver patria; già comincia +essere compatriota degli uomini, compagno degli uomini, fratello degli +uomini e figliuolo dell’uomo. Ecco quanto a voi s’approssima Dio! +Cercate, adunque, il Signore mentre si può trovare, invocatelo mentre +è appresso.... Questo è certamente quel pane che discende dal cielo, e +ricrea i cuori degli angeli e degli uomini; acciocchè sia agli uomini e +agli angeli un comun pane.... + +«Attendete, adunque, fratelli, e non vogliate essere vagabondi. Aprite +gli occhi vostri e vedete chi son questi che vengono. Io esclamo a voi, +uomini, e la mia voce è ai figliuoli degli uomini: _Ecco i Magi; ecco i +Caldei_; ecco quelli che non sono nati tra i Cristiani; ecco quelli che +non furono battezzati; ecco quelli che non sono istrutti nella legge +evangelica; ecco quelli che non sono muniti di tanti e tanti sacramenti +della Chiesa; ecco quelli che non udirono le predicazioni. _Ecco i Magi +dall’Oriente_: dal mezzo della nazione prava e perversa, da lontano, da +remote regioni; non s’aggravano delle spese, non della fatica, non dei +pericoli. _Vennero_. Quando vennero? Quando tutto il mondo era pieno +d’idolatria; quando s’adoravano le pietre ed i legni; quando era piena +la terra di caligine di oscurità; quando tutti gli uomini erano pieni +d’iniquità.... Quando vennero? Quando Gesù era piccolo, quando giaceva +sopra il fieno, quando dimostrava ancora la sua fragilità, quando non +avea ancora fatto miracoli.... _Vedemmo la sua stella in Oriente_; la +stella che mostra il suo avvenimento. Ecco che videro la stella, non +altri miracoli; non illuminare i ciechi, non suscitare i morti, non +far altre cose visibili. _E siam venuti ad adorarlo_. Abbiam fatto un +gran cammino, solamente per adorar i vestigi dei piedi di quello. Se +lo possiam vedere, se lo possiamo adorare, se lo possiam toccare, se +gli possiam offerire i nostri doni, stimiamo d’esser beati. Abbiam +lasciata la patria, abbiam lasciati i parenti, abbiam lasciati gli +amici, abbiamo lasciati i regni, abbiam lasciate molte ricchezze; siam +venuti per così lungo cammino, in tanti pericoli, così velocemente; +solamente per adorarlo. Questo a noi basta, questo stimiamo più che +i nostri regni, questo più desideriamo che la propria vita.... Che +cosa, adunque, diremo a queste cose, fratelli? Che cosa, per nostra fè, +diremo? O fede viva, o carità grandissima! Or vedete quanta sia stata +la perfidia dei Giudei, quanta la durezza di cuore; imperocchè nè per +miracoli nè per profezie nè per questa voce si sono commossi. + +»Ma perchè abbiam volto il nostro sermone contro i Giudei, e non +piuttosto contro di noi?... Perchè vedi la festuca nell’occhio del tuo +fratello, e la trave che è nell’occhio tuo non vedi? Ecco il Signore +Gesù non è oggi piccolo nel presepio, ma è grande in cielo. Già ha +predicato, ha fatto miracoli, è crocifisso, è resuscitato, siede alla +destra del Padre, ha mandato lo Spirito Santo nel mondo, ha mandati gli +Apostoli, ha già soggiogate le genti....» «Già per tutto è il regno +dei Cieli; ecco è aperta la porta; il Signore ha corso la via, gli +Apostoli e i martiri lo han seguitato. Ma tu sei pigro, e ogni fatica +ti aggrava, e non vuoi seguitare i vestigi di Cristo. Ecco ogni giorno +moltiplica l’avarizia, cresce la voragine delle usure, la lussuria ha +già contaminato ogni cosa, la superbia ascende fino alle nuvole. Voi +siete del padre diavolo, e volete fare i desiderii di vostro padre. +Oh! quanto bene di voi si potria ripetere quel detto: — Ecco che io +vado a gente che non mi sapeva e non invocava il mio nome; ho estese +tutto il giorno le mie mani al popolo incredulo che va nella via della +perdizione, popolo che mi provoca ad iracondia. — »[130] + +Questa descrizione dei Magi che si muovono da lontani paesi, fra +tanti pericoli, a cercare Gesù ancora bambino; mentre i Cristiani +restano indifferenti a Lui che, cresciuto e nello splendore della +sua gloria, apre le braccia invitandoli; fu certamente di quelle che +più rapirono il popolo, e tutto il sermone è dei migliori che fece il +Savonarola. Tali esempi d’eloquenza vergine e spontanea erano ignoti +affatto in quel secolo d’erudizione e d’imitazione.[131] Allora era +morta anche quella troppo semplice ed ingenua eloquenza che troviamo +nei sermoni del trecento, e della quale San Bernardino da Siena era +stato l’ultimo seguace. I predicatori, noi lo abbiamo già detto, quando +non erano dei grammatici, come il Gennazzano, somigliavano a volgari +istrioni, o parlavano un gergo scolastico che niuno più capiva. Il +segreto, quindi, del gran successo ottenuto dal Savonarola, sta tutto +nell’affetto ch’egli sentiva e sapeva ispirare nel popolo. La sua voce +era la sola che riuscisse familiare e domestica;[132] egli parlava un +linguaggio che toccava il cuore della moltitudine; discorreva cose che +la riguardavano direttamente; era il solo a combattere sinceramente pel +vero, ad avere un fervido amore pel bene; a commoversi profondamente +delle sventure di quell’uditorio a cui parlava: e fu perciò il solo +eloquente in tutto quel secolo. Da che si spense l’antica e santa +eloquenza dei Padri e Dottori cristiani, non s’era più udita una voce +che fosse degna d’essere tramandata ai posteri. Frà Girolamo Savonarola +fu quegli che rimise in onore la predicazione e le ridonò vita; potrà +quindi chiamarsi il primo oratore moderno. + + +NOTA. + +_Sulla lingua in cui furono pronunziate le Prediche del Savonarola._ + +Da quanto si dice nel testo, apparisce come il signor Perrens e molti +altri scrittori, si sieno di gran lunga ingannati quando han creduto +che il Savonarola predicasse assai spesso in latino. Essi sono caduti +in questo errore per aver visto che molti Sermoni, come quelli appunto +sulla prima Epistola di San Giovanni, si trovano nell’autografo e nella +prima edizione latini; e per averli in italiano, fa bisogno tradurli. +Ma ciò è avvenuto solo per l’uso generalmente invalso a quel tempo +di scrivere latino. Quando, infatti, i Sermoni furono raccolti dalla +viva voce, come più tardi avvenne per opera di Ser Lorenzo Violi, si +ebbero sempre in italiano; ma quando il Savonarola medesimo dovette +scriverli per la stampa, gli riusciva più agevole il latino. Ed è +tanto vero che nello scrivere preferisse sempre questa lingua, che +noi troviamo latine tutte le postille ai margini delle sue Bibbie; ed +in alcune _selve_, o sieno primi abbozzi di prediche, che si trovano +autografi nella Magliabechiana (_Vedi nell’Appendice_), si osserva +con evidenza, che quando il Savonarola voleva dare l’ultima forma ad +un pensiero e ridurlo, per così dire, ad un pezzo della predica che +dovea fare, allora solamente usava l’italiano; ma quando metteva giù +l’idea alla prima per rammentarsene, usava sempre il latino. Molte +delle sue opere scrisse in latino, per tradurle poi egli medesimo +in italiano e farne così una seconda edizione, _perchè servisse alla +universalità dei credenti_: parole che il Savonarola ripete innanzi +a tutte le traduzioni delle sue opere, e che tolgono ogni peso +all’opinione di coloro che vorrebbero farci credere che il latino fosse +allora universalmente inteso. Quanto allo scrivere, essendo il latino +comune a tutta Europa, era divenuta la sola lingua dei dotti; epperò, +trattandosi di opere teologiche o filosofiche, si aveva un linguaggio +scientifico già tutto formato in latino: per iscrivere italiano, +sarebbe stato quindi necessario cominciare dal cercar nuove frasi e +nuovi modi, e quasi creare un nuovo stile. + +Per non distenderci ora in più parole, noteremo solo come le prediche +sull’_Arca di Noè_, fatte dal Savonarola nel 94, vennero raccolte dalla +viva voce in italiano; ma per dar loro _una forma più letterata_, +furono poi (come l’editore stesso ci avverte) tradotte in pessimo +latino, e così date alla luce. Le prediche sopra Giobbe furono del +pari raccolte in italiano e tradotte in latino, ma da questa traduzione +rimesse di nuovo in volgare, _come a principio in verità furon fatte et +predicate_, secondo che anche qui ci avverte l’editore, il quale volle +questa volta pubblicarle in italiano. Questi fatti debbono persuaderci +che se ci avviene di trovare latini i Sermoni del Savonarola, sia +nell’edizione originale, sia nell’autografo stesso, ciò non è argomento +per credere che sul pergamo li dicesse in latino. + + + + +CAPITOLO NONO. + +Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; elezione d’Alessandro +VI. Viaggio del Savonarola a Bologna: separazione di San Marco dalla +Congregazione Lombarda: riforma del Convento. [1492-93.] + + +Lorenzo il Magnifico si era ritirato nella sua amena villa di Careggi. +Un male fierissimo travagliava le sue viscere, e già nei primi giorni +dell’aprile 1492 non v’era più alcuna speranza di guarigione. Invano +i medici tentavano ogni prova dell’arte salutare; invano era venuto +da Pavia il rinomato Lazzaro da Ficino: la sua maravigliosa bevanda +di gemme distillate non dava alcun risultato; il Magnifico era vicino +a morte. I pochi amici che restano fedeli in quelle ore estreme, gli +dimostravano un grande affetto; il Ficino ed il Pico lo visitavano +di continuo; Angelo Poliziano non s’era mai dipartito dal suo letto. +Questi amava sinceramente il suo mecenate; sentiva di perdere in lui +quello a cui dovea tutto nella vita, quello a cui la gratitudine lo +avea legato più che ad ogni altro uomo sulla terra. Invano cercava +nascondere il suo dolore, invano voleva trattenere le lacrime: Lorenzo +lo fissava con quello sguardo misterioso dei moribondi, ed egli non era +più padrone di sè, dava in un pianto dirotto.[133] + +L’affetto rendeva solenni queste ultime ore del Magnifico, che avendo +rivolto sinceramente i suoi pensieri alla religione, sembrava essere +tutto mutato. Ed infatti, quando gli fu portata la comunione, si forzò +di levarsi; volle essere sostenuto sulle braccia dei suoi familiari +per andare incontro al sacerdote; che, vedendolo così stranamente +commosso, dovette ordinargli di ritornare a letto, ove si durò non poca +fatica per rimetterlo in calma. Il passato ridestavasi alla memoria +di Lorenzo terribile e spaventoso: a misura ch’egli si avvicinava +all’ora estrema, le sue colpe parevano giganteggiare innanzi ai suoi +occhi e divenire sempre più minacciose. A questo terrore gli estremi +uffici della religione non davano alcun conforto, perchè egli avendo +perduto ogni fiducia degli uomini, non credeva neppure alla sincerità +del suo medesimo confessore. Usato a vedere ognuno obbedire ai suoi +cenni, piegarsi alla sua volontà, non sapea persuadersi che alcuno +potesse ardire di negargli l’assoluzione; onde essa non avea di niente +alleviato il peso che opprimeva la sua coscienza, ed i suoi rimorsi +erano sempre più crudeli. — Niuno osò mai darmi un no risoluto, — +andava egli fra sè ripensando; e questo pensiero che una volta era +stato il suo orgoglio, diveniva ora il suo martirio. + +Ad un tratto, però, gli venne innanzi l’immagine severa del Savonarola; +si rammentò che esso non aveva ceduto nè alle minacce nè alle lusinghe, +ed esclamò: — «Io non conosco altro vero frate, se non questo;» — e +mostrò desiderio di confessarsi a lui. Fu subito mandato a San Marco +pel Savonarola, il quale restò così maravigliato d’una tanto insolita +e inaspettata chiamata, che quasi non vi credette; e fece rispondere, +come gli pareva inutile il suo andare a Careggi, perchè certo le sue +parole non sarebbero state di buon animo accolte da Lorenzo. Ma quando +gli fu descritto il grave stato del malato e il desiderio da esso +manifestato di confessarsi a lui, si mise subito in cammino.[134] + +Lorenzo sentivasi quel giorno più che mai presso alla morte. Aveva +chiamato a sè il figlio Piero, e dato i consigli ultimi e l’estremo +addio. Quando gli amici, che erano stati esclusi da questo colloquio, +poterono rientrare in camera ed allontanare il figlio la cui presenza +lo avea già troppo commosso, egli mostrò desiderio di rivedere Pico +della Mirandola, che subito venne. Parve che la dolce presenza di +quel giovane benevolo e tranquillo lo calmasse un poco, e gli disse: +«Io sarei morto assai scontento, se non mi fossi prima rallegrato un +poco della tua vista.» Il suo volto si rasserenava, i suoi discorsi +divenivano quasi lieti; cominciava, infatti, a ridere e scherzare col +suo amico. Non appena si partiva il Pico, che entrava il Savonarola +e s’accostava ossequiosamente al letto del moribondo Lorenzo. Tre +peccati egli voleva confessare a lui e chiederne assoluzione: il +sacco di Volterra; i danari tolti al Monte delle fanciulle, cagione +a moltissime di perduta vita; il sangue sparso dopo la congiura dei +Pazzi. Nel parlare, il Magnifico si agitava di nuovo, ed il Savonarola +per calmarlo andava ripetendo: — Iddio è buono. Iddio è misericordioso. +— «Ma,» aggiunse, non appena Lorenzo ebbe finito di parlare, «vi +bisognano tre cose.» — «E quali, padre?» — rispose Lorenzo. Il volto +del Savonarola divenía grave, e spiegando le dita della sua destra, +egli incominciava a dire. — «Primo. Vi bisogna avere una grande e viva +fede nella misericordia di Dio.» — «Questa io l’ho grandissima.» — +«Secondo. Vi bisogna restituire tutto il mal tolto, o commettere ai +vostri figli che lo restituiscano per voi.» — A questo il Magnifico +parve rimanere maravigliato e dolente; pure, facendo forza a sè stesso, +acconsentì con un cenno del capo. Il Savonarola levossi finalmente +in piedi, e mentre il moribondo principe si rimpiccioliva pauroso nel +letto, egli sembrava divenire maggiore di sè, dicendo: — «Ultimo. Vi +bisogna restituire la libertà al popolo di Firenze.» — Il suo volto +era solenne; la voce quasi terribile; gli occhi, per indovinare la +risposta, stavano intenti e fissi in quelli di Lorenzo; il quale, +raccogliendo quante forze la natura gli avea lasciate in quel punto, +volse sdegnosamente le spalle senza pronunziar più parola. E così +il Savonarola si partiva senza dare l’assoluzione; ed il Magnifico, +lacerato dai rimorsi, dava poco dipoi l’ultimo fiato, il giorno 8 +aprile 1492.[135] + +La morte di Lorenzo dei Medici portava un gran mutamento nelle cose di +Toscana e d’Italia. Il suo accorto procedere, il sapersi con prudenza +destreggiare fra i vari potentati, il tenerli con molta arte uniti +fra loro, lo aveano fatto quasi moderatore della politica italiana; +e Firenze ne era divenuto centro delle più gravi faccende di stato. +Piero, invece, parea che in ogni sua qualità fosse opposto al padre. +Bello e valido della persona, s’era abbandonato tutto ai piaceri delle +donne ed agli esercizi del corpo. Egli aveva una facilità grande di +verseggiare improvviso, ed una pronunzia grata e piacevole; ma poneva +la sua ambizione nel cavalcare e giostrare, nei giuochi del calcio, +del pugno e della palla, nei quali si teneva tanto valente da sfidare +i primi giocatori d’Italia, che venivano perciò in Firenze. Egli +aveva ereditato dalla sua madre tutta la superbia di casa Orsina; ma +dal padre, niuna di quelle maniere modeste e civili che tanto avevano +contribuito a renderlo popolare. Era invece di modi rotti e spiaceva +ad ognuno: lasciavasi poi trasportare così violentemente dall’ira, che +un giorno, in presenza di molti, dètte uno schiaffo ad uno de’ suoi +cugini. Queste cose erano tenute in Firenze assai più intollerabili +d’ogni aperta violazione delle leggi, e bastavano per sè sole a +creargli un gran numero di nemici.[136] + +Nè i suoi modi spiacevano solo ai privati; ma fin dal principio del +suo governo, s’era in maniera disgustato tutti i principi italiani, +che Firenze ne perdeva tutta quella preminenza che Lorenzo aveva +saputo conservarle. Trascurava affatto le cose dello Stato, nè si +dava altra cura se non quella di cercare una occasione a restringere +vieppiù il governo nelle sue mani: ogni giorno distruggeva qualcuna +di quelle apparenze di libertà, che il Magnifico con tanta cura aveva +lasciate intatte, ed a cui il popolo era ancora assai affezionato. Onde +l’universale dei cittadini ne stava sempre più malcontento; e s’era +già formato un partito avverso, che veniva di continuo accresciuto +da moltissimi di coloro medesimi che sotto Lorenzo erano stati dei +più affezionati ai Medici. Già cominciava una certa espettazione di +cose nuove, le quali divenivano d’ora in ora più desiderabili e più +necessarie, perchè Piero, vedendosi abbandonato dai cittadini di +reputazione, era costretto circondarsi di gente sempre più nuova ed +incapace. + +La moltitudine cresceva perciò intorno al pergamo del Savonarola, il +quale veniva considerato come il predicatore del partito avverso ai +Medici. L’essersi il Magnifico, presso alla morte, voluto confessare +a lui, avevagli fatto guadagnare infinitamente nell’opinione di +tutti coloro che erano stati ammiratori di quel principe, e che ora +si allontanavano dal figlio pe’ suoi modi violenti e per la sua mal +sicura politica. Il popolo andava da un altro lato rammentando, come +nella sagrestia di San Marco, in presenza d’alcuni rispettabili +cittadini,[137] il Savonarola aveva predetto la morte vicina di +Lorenzo, del papa e del re di Napoli. Una parte di questa predizione +erasi quasi immantinente verificata; un’altra sembrava già vicina al +suo adempimento. + +Le forze vitali d’Innocenzo VIII svanivano rapidamente: egli era da +più tempo caduto in una specie di sopore, cresciuto qualche volta sino +al punto di farlo creder morto a tutta la corte. Si cercava invano +ogni mezzo per ridestare la spenta vitalità del papa, quando un medico +ebreo propose di tentare con un nuovo strumento la trasfusione del +sangue; cosa tentata fino allora soltanto sugli animali. Il sangue +del decrepito pontefice doveva passare tutto nelle vene d’un giovane, +che dovea cedergli il suo. Tre volte fu tentata la difficile prova, +nella quale, senza alcun giovamento del papa, tre giovanetti perderono +successivamente la vita; forse a cagione di aria introdottasi nelle +loro vene. Il giorno 25 aprile 1492 cessava di vivere Innocenzo VIII; e +cominciavasi subito a trattar la nuova elezione.[138] + +La corruttela era nella corte romana giunta a tal segno, che quelle +medesime enormità le quali una volta si facevano in segreto ed erano +nondimeno cagione di scandalo e di rammarico universale, avevano +luogo adesso, sotto agli occhi di tutti, senza che alcuno quasi se +ne maravigliasse. I cardinali non passarono nel conclave il numero di +ventitrè; la elezione si ridusse ad un semplice mercato di voti, nel +quale riuscì vittorioso Roderigo Borgia, per essere il cardinale che +poteva offerire un maggior prezzo ed un maggior numero d’impieghi. Quel +giorno medesimo, i Romani videro con indifferenza le mule cariche di +oro entrare nel palazzo d’Ascanio Sforza,[139] che era stato il più +forte rivale del Borgia; e parlavasi dei particolari di quel mercato +come di cose ordinarie e naturali.[140] + +Il nome d’Alessandro VI, che fu assunto dal nuovo pontefice, è noto +abbastanza per turpe fama, senza che vi sia bisogno di fermarsi +a parlarne troppo lungamente. Di nazione spagnuolo, egli era in +origine avvocato di Valenza. La sua grande facilità nel parlare, +un’attitudine maravigliosa a tutti gli affari, specialmente di finanza +e di amministrazione, lo avevano di grado in grado fatto salire al +cardinalato. Una delle passioni che più fortemente lo dominarono, era +l’avidità insaziabile del danaro; per cui egli si trovava di continuo +in intimi rapporti coi Mori, coi Turchi e cogli Ebrei, disprezzando +ogni pregiudizio ed ogni uso più rispettato del suo secolo. Così potè +raccogliere quella ricchissima fortuna che lo fece ascendere al papato. +Amava la vita libera e sciolta dei sensi, ed era sempre stato sotto +il dominio di qualche donna. Quando pervenne al pontificato, era la +famosa Vannozza; prima era stata la madre di lei; e più tardi fu la +figlia Lucrezia Borgia, cagione di quegli scandali e quelle sanguinose +gelosie che tutto il mondo conosce, e che resero il nome di quella +famiglia un disonore della specie umana. Tale era la fama di colui che +saliva al pontificato, che l’annunzio ne fu ricevuto in tutta Italia +con un rammarico universale; e Ferdinando di Napoli non potè trattenere +le lacrime: cosa che non gli era seguita neppure nella morte dei +figli.[141] + +Parve, nondimeno, che il principio di questo pontificato volesse +smentire l’opinione che se n’era concepita. Si vide per la prima volta +rimessa in qualche ordine l’amministrazione delle entrate pontificie: +i delitti che negli anni decorsi avevano infestato la Campagna e tutte +le province, numerandosi per ogni settimana quasi a centinaia, furono +severamente repressi, e scemarono ad un tratto maravigliosamente. +Troppo presto però si conobbe che tutto ciò aveva un solo scopo; quello +di cavare più facilmente dai sudditi una maggior quantità di danaro, e +creare dei principati più fermi e sicuri ai figli del papa, i quali già +si rendevano noti per la oscenità delle loro libidini e l’atrocità dei +loro delitti.[142] + +Per questi fatti, gli animi erano davvero atterriti, e guardavano con +trepidazione il futuro. Gli occhi si volgevano involontariamente a +colui che sempre avea predetto sventure all’Italia ed alla Chiesa, e le +cui parole sembravano stranamente verificarsi tutte. Due dei principi +ai quali aveva predetto la morte, erano adesso già scesi nella tomba; +il terzo non poteva, per la sua decrepitezza, tardare ancor molto; e +la Chiesa non avea da secoli versato in condizioni sì tristi. Le tre +famose Conclusioni passavano perciò di bocca in bocca: lo sconforto +dei veri credenti faceva ch’essi vi cominciassero a prestare un’intera +fede, e lo strano terrore che s’era impadronito dell’universale +spargeva nel mondo il nome del Savonarola. Il quale era nel medesimo +tempo causa e vittima di queste voci. Il vedere come allora quasi +ognuno si volgesse verso le sue idee, lo confermava ed esaltava più +che mai in esse. I tempi destinati gli parevano ormai vicini; leggeva e +rileggeva i profeti; predicava con maggiore impeto; nè è maraviglia che +in tale stato crescessero le sue visioni. + +Infatti, questo medesimo anno 1492, mentre che egli predicava +l’avvento, ebbe un sogno che aveva tutta l’apparenza d’una visione, +e che il Savonarola non esitò un istante a credere una rivelazione +divina. Gli parve di vedere nel mezzo del cielo una mano con una spada, +su cui era scritto: _Gladius Domini super terram cito et velociter_. +Udì molte voci chiare e distinte, che promettevano misericordia ai +buoni, minacciavano flagelli ai cattivi e gridavano che l’ira di Dio +era vicina. Ad un tratto la spada si rivolge verso la terra; l’aere +s’oscura; piovono spade, saette e fuochi; s’odono terribili tuoni; +e tutta la terra è in preda alle guerre, alla fame, alla peste. +La visione sparisce, con un comando al Savonarola di minacciare i +flagelli, ispirare agli uomini il timore di Dio ed indurli a pregare il +Signore perchè mandi alla Chiesa buoni pastori, che prendano finalmente +cura delle anime smarrite.[143] Più tardi noi vediamo questa visione +rappresentata in un numero infinito d’incisioni e medaglie, e quasi +divenuta un simbolo del Savonarola e della sua dottrina. + +In questi mesi, però, inaspettatamente lo troviamo lontano da Firenze: +nell’aprile del 1492 egli era a Pisa, dove fece alcuni sermoni +nel monastero di Santa Caterina, e strinse amicizia con Stefano da +Codiponte,[144] che fu poi uno dei suoi più fedeli ed affettuosi +seguaci. Nella quaresima del 93 è più lontano ancora, giacchè predica a +Bologna. Sembra che Piero dei Medici, annoiatosi di questo predicatore +troppo popolare, intorno al quale si radunavano i suoi nemici, lo +facesse per mezzo dei superiori di Roma o di Milano allontanar qualche +tempo da Firenze. I frati di San Marco ne erano dolentissimi, ed il +Savonarola cercava di confortarli per mezzo di lettere. «Io mi ricordo +sempre della vostra dolce carità, e spesso ne ragiono con Frà Basilio, +diletto mio figliuolo e unanime vostro fratello in Cristo Gesù.....: +noi stiamo molto solitari, come due tortorine che aspettano che torni +la primavera, per tornare nei luoghi caldi, dove siamo usati di vivere +in mezzo i fiori e gaudi dello Spirito Santo.... Ma se vi par troppo +essere contristati, reputando di non poter vivere senza me, la vostra +carità è ancora imperfetta, e però Dio mi ha tolto a voi per qualche +tempo.»[145] + +A Bologna il Savonarola predicava, però, di mala voglia. Mandato via +da Firenze come troppo amico del popolo, si trovava in città governata +dalla ferrea mano dei Bentivoglio; bisognava dunque tenersi assai +stretto nei limiti. Obbligato ad un predicare tutto contrario a’ suoi +impulsi, riuscì freddo, e lo chiamavano «uomo semplice e predicatore da +donne.»[146] L’uditorio nondimeno era numeroso, e la folla, invitata +dal suo nome, accorreva. Vi frequentava, fra gli altri, la moglie del +Bentivoglio, la quale veniva assai tardi, e traendosi dietro un lungo +strascico di dame, di cavalieri e di paggi, interrompeva ogni giorno +la predica. Questo era uno di quei disordini che il Savonarola non +sapeva tollerare. Le prime volte fermò il suo discorso, credendo che +fosse un rimprovero bastevole: la cosa procedeva invece più oltre; +onde egli fece qualche cenno sul peccato di distorre i fedeli dai +loro uffici religiosi. Ma la superba dama, messa in punto, veniva +ogni giorno con maggiore strepito e più orgoglioso dispetto. Sino a +che il Savonarola, trovandosi una mattina nel fervore della predica +e venendo secondo il costume interrotto, non seppe più trattenersi e +gridò: « — Ecco, ecco il diavolo che viene ad interrompere il verbo di +Dio.»[147] — La Bentivoglio fu talmente presa dall’ira, che ordinò a +due de’ suoi staffieri che andassero a finirlo sul pergamo; ma ad essi +mancò in sul fatto l’animo di commettere una tanta enormità. Ella non +pertanto fremeva al pensiero d’essere stata umiliata da un frate, e +mandò due altri de’ suoi satelliti perchè lo cercassero nella cella e +gli facessero qualche grave ingiuria. Ed il Savonarola seppe riceverli +con una tale fermezza d’animo, e parlò loro con un accento tanto sicuro +e quasi imperioso, ch’essi lo udirono e si partirono confusi.[148] Per +buona fortuna, la quaresima era già in sul finire, ond’egli ben presto +dètte il suo addio al popolo. Pure, volendo dare un’altra prova che non +si lasciava facilmente spaventare, disse pubblicamente sul pergamo: +«Questa sera piglierò il cammino verso Firenze col mio bastoncello e +fiasco di legno, ed albergherò a Pianoro. Se alcuno volesse nulla da +me, venga prima che io parta. Sappiate però che la mia morte non si +deve celebrare a Bologna.»[149] + +Volgendo i passi a Firenze insieme col suo compagno Frà Basilio, +egli pensava alle mutate condizioni della città, al malcontento del +popolo, allo sdegno di Piero e alle difficoltà che avrebbe incontrate +nelle sue future predicazioni. E mentre l’animo suo era occupato da +questi pensieri, e che si trovava ancora parecchie miglia lontano da +Firenze, fu in modo vinto dalla stanchezza, che non aveva più forza di +continuare oltre il suo cammino nè di prendere cibo. Quand’ecco gli +viene in aiuto la visione d’un uomo incognito, che gli ridona forza +e coraggio, ed accompagnatolo a Firenze infino alla Porta San Gallo, +gli dice: — «Rammentati di fare quello per cui sei stato mandato da +Dio;» — e così detto, sparisce.[150] Non è certo da maravigliarsi che +il Savonarola, vinto dalla stanchezza, avesse un’altra visione. Il +lettore potrà d’altronde fare di tali leggende il giudizio che crede: +noi le raccontiamo perchè sono parte della storia di quei tempi, +avendovi allora prestato fede uomini grandissimi,[151] e più di tutti +il Savonarola medesimo; come abbiamo già notato altrove, e come avremo +occasione di discorrerne assai più a lungo. + +A Firenze trovò peggiorato assai lo stato della città, essendo +cresciuta l’insolenza di Piero, e i mali umori del popolo divenendo +ogni giorno più manifesti. Il priore di San Marco doveva trovarsi +perciò in condizione assai più difficile: bisognava tacersi, o esporsi +ad esser mandato via con qualche nuovo ordine che venisse dai superiori +di Lombardia o di Roma. Considerando questo stato di cose, rammentò il +Savonarola che la Congregazione Toscana era stata divisa dalla Lombarda +sino all’anno 1448, quando vi fu unita a cagione della peste che aveva +in Toscana disertato i conventi: non dovea quindi riuscir difficile +ridurla alla sua prima indipendenza, ora che i frati vi si erano +moltiplicati.[152] Si mise, dunque, con ogni ardore a quest’opera, +dalla quale dovevano dipendere tutti i suoi futuri disegni. Ed in +essa manifestò per la prima volta una grande attività pratica; mentre +l’indole leggiera ed inconseguente di Piero de’ Medici ne risultò +sempre più manifesta. Questi, infatti, si lasciò persuadere a favorire +una domanda che era diretta solo a render vana la sua autorità sul +convento di San Marco; e fece dai magistrati scrivere più lettere +all’ambasciatore fiorentino a Roma ed al cardinal di Napoli, caldamente +raccomandandola.[153] La condotta di Piero era tanto più inesplicabile, +in quanto che egli s’era allora appunto dato a favorire i Frati Minori, +stati sempre nemici dei Domenicani, e i quali ora predicando, contro a +gli ordini espressi della Signoria, la cacciata degli Ebrei, avevano +fatto nascere in Firenze non pochi disordini.[154] Ma, sia che egli +non capisse l’importanza della domanda, sia che volesse dispiacere +a Lodovico il Moro signore di Lombardia, certo è che in questa cosa +favorì il Savonarola; il quale profittando del momento, mandò subito a +Roma Frate Alessandro Rinuccini e Frà Domenico da Pescia, di cui avremo +in appresso lunga occasione di discorrere. Egli era il suo più sincero +e ardente seguace: nato ai piedi della montagna pistoiese, aveva tutto +l’ardire e l’audacia di quei montanari; animo pieno di sincerità e di +fede, era tutto entusiasmo e devozione pel Savonarola; lo credeva un +profeta mandato da Dio a Firenze, e si sarebbe per lui gettato nel +fuoco senza esitare un istante. Questi due frati trovarono a Roma, +che i favori ottenuti non bastavano a combattere i Lombardi, i quali, +per mezzo di Lodovico il Moro, avevano l’aiuto di molti ambasciatori; +onde quella disputa di conventi sembrava essere divenuta un affare di +stato.[155] Da Roma scrivevano perciò al Savonarola, che bisognava +deporre il pensiero di riuscire nell’impresa; ma egli in risposta +diceva loro: «Non dubitate, state forti ed avrete vittoria: il Signore +disperde i consigli della gente, e manda per terra i disegni dei +principi.»[156] + +Ed invero, la vittoria si ebbe in un modo inaspettato e strano. Il +22 maggio 1493, ogni speranza di successo sembrava perduta; il papa, +svogliato, licenziava il concistoro, dicendo di non volere per quel +giorno firmare alcun breve. Restava solamente il cardinal di Napoli, +con cui si tratteneva in discorsi piacevoli ed ameni, abbandonandovisi +col solito eccesso della sua indole. Al cardinale parve essere venuto +il momento opportuno, e destramente cavatosi di tasca il breve, che +già era stato disteso, pregava il papa di firmarlo. Questi sorridendo +negava, e quegli sorridendo, cavatogli dal dito l’anello, bollava il +breve.[157] Non aveva appena finito, che, quasi l’avessero saputo, +arrivavano messi pressantissimi dei Lombardi con nuove e più valide +raccomandazioni. Ma il papa non volle più udir parola di questo +affare, che già lo aveva noiato, dicendo: _Quel che è fatto è fatto_. +In tal modo, San Marco otteneva la sua indipendenza, e le parole del +Savonarola si verificavano. + +I Lombardi, rimasti vinti così inaspettatamente, fecero mille tentativi +per annullare o almeno scemare la forza del breve; e furono in questo +favoriti dallo stesso Piero dei Medici, che dopo averli combattuti, +voleva aiutarli.[158] Ma ormai era troppo tardi: San Marco, divenuto +centro d’una congregazione, dipendeva solo da Roma. Il Savonarola +venne subito rieletto priore; e nella sua nuova condizione, libero +finalmente e padrone di sè, poteva parlar franco e sicuro; nè doveva +più riuscire ad alcuno rimuoverlo da Firenze, sua unica sede. Egli solo +aveva sin dal principio capita l’importanza del breve ottenuto; gli +altri dovevano avvedersene più tardi. Nuovi e più gravi pericoli si +avvicinavano però rapidamente, ed il nostro frate vi si apparecchiava. + +Bisognava, innanzi tutto, riordinare e disciplinare il convento. Una +volta, egli aveva pensato di ritirarsi coi suoi frati sopra un monte +solitario, ed ivi menare vita povera e romita;[159] ma ora questi sogni +giovanili aveano ceduto il luogo a più mature idee. Si trattava, non +di abbandonare la società, ma di viverci in mezzo per correggerla; +non di formare dei romiti, ma dei buoni religiosi, che menassero +vita esemplare e fossero pronti a spendere il sangue per salute delle +anime. Correggere i costumi, riaccendere la fede, riformare la Chiesa: +ecco ciò che il Savonarola voleva promuovere. E quando il Signore +avesse adempiuti questi santi desiderii, si sarebbe allora partito +d’Italia coi suoi più animosi frati, per andare a portare in Oriente la +religione di Cristo. Costantinopoli era uno dei sogni di quel tempo: +i politici volevano umiliare il nemico dell’Europa e ristabilire +l’impero latino; i religiosi volevano convertire gl’infedeli e +rimettere Gerusalemme in mano dei credenti; e moltissimi credevano col +Savonarola, che si avvicinasse il tempo annunziato nelle profezie e che +si dovesse finalmente avere _un solo ovile ed un solo pastore_. + +Ma, per tornare al convento, la prima riforma che fece il Savonarola, +fu di rimettere in vigore la povertà. San Domenico avea con terribili +parole minacciata la sua maledizione contro coloro che ardissero +introdurre le possessioni fra i suoi religiosi; ma dopo la morte +di Sant’Antonino, quelle parole rimanevano solo scritte sulle mura +dei chiostri:[160] il convento di San Marco aveva, con una riforma, +assunto la facoltà di possedere, ed in breve tempo erano moltiplicate +le sue ricchezze. Il Savonarola, adunque, chiamò in vigore l’antica +costituzione; ma siccome le oblazioni erano già da lungo tempo scemate, +bisognò provvedere in modo da sopperire altrimenti ai bisogni del +convento. Ne scemò le spese col vestire i frati di panni più poveri; +col rendere le loro celle più semplici e disadorne; col vietare di +tenervi libri miniati, crocifissi d’oro o argento, e simili vanità. +Ma ciò non bastava. Volle, adunque, che i suoi frati vivessero col +frutto delle loro fatiche, e fece quindi istituire delle scuole nelle +quali studiavasi pittura, scultura, architettura, arte di scrivere e +miniare codici. I conversi e quei frati che erano meno atti alle più +alte opere di spirito, dovevano esercitare queste arti per aiutare +ai bisogni del convento. I sacerdoti e prelati in tal modo potevano +più liberamente attendere alla confessione, aver cura delle anime, +dirigere l’educazione intellettuale e spirituale dei novizi. I più +provetti nello spirito di carità e nella teologia, dovevano darsi +alla predicazione e percorrere le varie città, accompagnati da un +solo converso, che non doveva mai tralasciare il lavoro, per potere +coi suoi guadagni, in parte almeno, aiutare il compagno. Tre sorta +di studi il Savonarola promosse dipoi principalmente nel convento: +teologia, morale, e sopra ogni altra cosa lo studio delle Scritture, +per l’intelligenza delle quali s’insegnava il greco, l’ebraico ed altre +lingue orientali. E queste lingue dovevano servire anche di più in +quel giorno in cui, siccome sperava, egli ed i suoi sarebbero stati dal +Signore inviati a portare il Vangelo fra i Turchi.[161] + +Non tutte queste idee si misero facilmente in atto nè tutte restarono +senza ostacoli, ma il convento cominciò rapidamente a fiorire: cresceva +il fervore e lo zelo per gli studi; cresceva l’amore per le Sacre Carte +e lo spirito di religione. Facile riusciva il progredire, quando si +vedeva il priore essere un modello vivo e parlante dei principii che +inculcava. I suoi panni erano sempre i più rozzi; il suo letto era +il più duro; la sua cella la più povera; severo verso gli altri, era +severissimo verso di sè. Onde un entusiasmo nacque nel popolo in favore +di San Marco; molti nobili cittadini domandarono di vestir l’abito; +si diceva che Angelo Poliziano e Pico della Mirandola vi fossero assai +inclinati: ma quello che è più, queste simpatie eran sórte ancora negli +altri conventi. Quelli di San Domenico di Fiesole, Prato e Bibbiena; i +due ospizi della Maddalena in pian di Mugnone e di Lecceto, chiesero di +rientrare nella nuova Congregazione Toscana e furono ricevuti.[162] Le +cose arrivarono a segno, che i Camaldolensi del monastero degli Angioli +stesero per man di notaio un contratto, col quale si obbligavano di +mutare ordine per riunirsi a San Marco. Il Burlamacchi fu portatore +di questa domanda al Savonarola, che la ricusò, perchè fuori del suo +arbitrio e dell’autorità concessagli dal breve. Non voleva dare ai suoi +nemici occasione di muovergli giuste accuse: avrebbe bensì desiderato +di raccogliere intorno a sè tutti i Domenicani della Toscana; ma questo +neppure poteva facilmente riuscire, a cagione degli odii politici +che dividevano quel paese.[163] Infatti, noi lo troviamo a Pisa assai +male ricevuto; e di quarantaquattro frati non poterne avere che soli +quattro, fra cui primo fu quello Stefano Codiponte di cui abbiamo +più sopra accennato.[164] A Siena venne accolto anche peggio, perchè +ricevette dalla Signoria ordine di partire; ed egli tornossene sdegnato +a Firenze,[165] dove la Congregazione di San Marco cresciuta e fiorente +procedeva innanzi, piena di fervore in quelli che ne facevano parte, +incoraggiata dalle simpatie di coloro che la circondavano. + + +NOTA. + +_Sulla morte di Lorenzo il Magnifico, e sulle ultime parole che gli +disse il Savonarola._ + +Alcuni storici, desiderosi di difendere i Medici in ogni occasione, +a torto e a diritto, hanno voluto negare che il Savonarola dicesse +veramente a Lorenzo le tre parole da noi riportate. Di tutte le ragioni +che adducono per sostenere la loro asserzione, una sola merita di +essere presa in considerazione. — Il Poliziano, nella sua lettera a +Iacopo Antiquario (_XV kalendas iunias_ 1492), descrive minutamente +la malattia e la morte di Lorenzo, parla della visita del Savonarola, +e non riferisce le tre parole da noi citate. Ora, aggiungono quegli +storici, esso era il solo testimonio oculare del fatto; scriveva +privatamente ad un amico, e quindi non avea alcuna ragione di +alterarlo: esso, dunque, merita più fede dei biografi del Savonarola, +che per lodare il loro eroe, hanno probabilmente colorito i fatti a lor +modo. — + +Innanzi tutto, non ci è alcuna ragione per accertare che il Poliziano +fosse stato presente al colloquio di Lorenzo e del Savonarola; anzi, +il biografo Razzi (Cap. VI) dice espressamente che in quel momento _gli +altri usciron di camera_. Certo è che il Poliziano dice di essere stato +più volte rimandato nella vicina stanza, ed è assai probabile che ivi +ritornasse quando si trattava di confessione: se pure restò presente, +non è da credere che il Magnifico volesse confessare i suoi peccati ad +alta voce. Quanto poi allo scrivere privatamente ad un amico, questa è +una ragione che si può addurre solamente da chi ignora come le lettere +che gli eruditi del XV secolo si scrivean tra loro, erano pubbliche +quanto le loro opere, e assai spesso venivano da loro medesimi raccolte +e messe a stampa. + +Ma volgiamoci a considerare un poco, chi sono coloro che raccontano +il fatto nel modo da noi descritto. Il numero ne è infinito: possiamo +dire che tutti i biografi del Savonarola, antichi o moderni, a stampa +o manoscritti, sono d’accordo a seguire la medesima narrazione; fatta +eccezione solamente del signor Perrens e del Rastrelli, che scrisse un +lavoro anonimo (colla data di Ginevra 1781), il quale può chiamarsi un +libello piuttosto che una biografia. La nostra narrazione, adunque, +è appoggiata all’autorità di questi scrittori: Burlamacchi, pag. 19; +Pico, cap. VI; Barsanti, lib. I, paragr. XXVI-VII; Razzi, cap. VI, Ms. +nella Riccardiana e nella Magliabechiana; Cinozzi Ms., come sopra, +nella Riccardiana 2053, e nella Magliabechiana XXXV, 206; Fra Marco +della Casa, _Vita_ ec., Ms. nel convento di San Marco a Firenze; _Vita +Fratris Hieronymi, Fratris Salvestri et Fratris Dominici_, prezioso +Ms., che sembra autografo, passato dalla biblioteca del noviziato di +San Marco alla Magliabechiana, I, VII, 28. Nel cap. XXIII di questa +Vita l’autore dice: «Omnia hæc quæ in hac Vita scripta sunt, aut ab +autore visa aut a fide dignis audita;» e nel cap. XI egli racconta +il fatto siccome il Padre Burlamacchi e gli altri. Nella biblioteca +di Gino Capponi, Cod. CCCXIII, si trova un Ms. che, sebbene sia una +parafrasi del Burlamacchi, pure serve a confermare il medesimo fatto; +un altro simile se ne trova nella Biblioteca imperiale di Parigi, e ve +n’è un numero infinito in altre biblioteche pubbliche e private, che è +inutile di qui riferire. Vedi anche ciò che dice il Rubieri, intorno +a questo fatto, nelle sue pregevolissime _Osservazioni critiche_ al +Perrens, _Polimazía_, Num. 3 e 4, anno II. + +Non volendo, però, discutere ad una ad una tutte le autorità che +sostengono la nostra opinione, ci fermeremo solo a quelle del +Burlamacchi e del Pico. (Burlamacchi, pag. 28 e 29; Pico, cap. VI.) +Messa in questi termini la cosa, si tratta di sapere: se bisogna +credere al Poliziano, che era un cortigiano costretto dalla sua +condizione ad adular sempre; o pure al Burlamacchi, uomo onesto e +sincero, ed al Pico, non solo onesto e sincero, ma principe ricco e +indipendente, e di famiglia amica ai Medici: se bisogna credere ad +un cortigiano il quale tace un fatto che non poteva raccontare senza +mettere in pericolo tutta la sua fortuna; o pure a due uomini onesti, +contemporanei e conoscenti del Savonarola, i quali scrivevano in tempi +affatto contrari alla sua memoria, ed affermavano di lui cosa che, +quando non fosse stata vera, avrebbero dovuta inventare, e moltissimi +si sarebbero trovati interessati a contrastarla. Essi invece ci +raccontano il fatto come generalmente noto, e dicono d’averlo potuto +confermare per mezzo di Silvestro Maruffi, che l’ebbe dal Savonarola +stesso; e per mezzo di Domenico Benivieni, che l’ebbe da alcuni +familiari di Lorenzo, a cui egli medesimo lo aveva prima di morire +raccontato. (Riscontra anche il Cinozzi, che conobbe personalmente il +Savonarola, ed è su questo punto molto minuto e preciso.) + +Sembrerebbe invero, che non dovesse restarvi dubbio di alcuna sorte; +ed infatti, sino al secolo passato niuno pensò di negar fede a +quella narrazione. Il Fabroni, nella sua _Vita Laurentii Medicis_, +lavoro dottissimo ma pure tutto ligio ai Medici, fu il primo che, +appoggiandosi alla lettera del Poliziano, la impugnasse. Il Roscoe, che +tanti documenti prese dal Fabroni e assai spesso lo copiò, volle anche +in questo seguirlo; e finalmente il Perrens, che più d’una volta cadde +in errore per seguire il Roscoe, v’è anche questa volta caduto. + +Prendendo ora a leggere la lettera del Poliziano, si vedrà che lungi +dall’impugnare il fatto, egli lo storpia solamente in modo così +visibile, da farci nelle sue stesse parole trovar la conferma di +ciò che voleva nasconderci: «Abierat vixdum Picus, cum Ferrariensis +Hieronymus, insignis et doctrinâ et sanctimoniâ vir, cœlestisque +doctrinæ prædicator egregius, cubiculum ingreditur: _hortatur ut fidem +teneat; ille vero tenere se ait inconcussam: ut quam emendatissime +posthac vivere destinet; scilicet facturum obnixe respondit: ut mortem +denique, si necesse sit, æquo animo toleret; nihil vero, inquit +ille, iucundius, si quidem ita Deo decretum sit_. Recedebat homo +iam, cum Laurentius: heus, inquit, benedictionem, pater, priusquam a +nobis proficiscaris. Simul demisso capite vultuque, et in omnem piæ +religionis imaginem formatus, subinde ad verba illius et preces rite ac +memoriter responsitabat, ne tantillum quidem familiarium luctu, aperto +iam neque se ulterius dissimulante, commotus. Diceres indictam cœteris, +uno excepto Laurentio, mortem.» + +Or chi sarà di tanto buona fede, da voler credere che il Savonarola +si presentasse spontaneamente a Lorenzo moribondo, e gli dicesse: +1º Abbiate fede: 2º Proponetevi di viver bene: 3º Apparecchiatevi +alla morte; e che, avendo il Magnifico risposto a tutte queste +domande affermativamente, il frate si partisse senza dare neanche la +benedizione? È fuor di dubbio, che se il Savonarola andò da Lorenzo, +dovette essere chiamato; perchè nè egli era uomo da andare non chiamato +nè i cortigiani lo avrebbero lasciato passare. E per quale altra +cagione poteva Lorenzo richiedere in quel momento il Savonarola, se +non per confessarsi? E se vi fu confessione, quali peccati doveva +principalmente dire, se non quelli che erano noti in tutto il mondo, +come i più gravi della sua vita; quelli appunto di cui parlano il +Pico ed il Burlamacchi? Finalmente, se il frate partiva senza dare +la benedizione, è segno evidente che i peccati non furono perdonati. +Tutta la quistione si restringe adunque, non sulla visita, nè sulla +confessione, nè sull’assoluzione che certamente non fu data; ma solo +sopra le tre parole del Savonarola. Or, quanto alla prima di queste +parole, la narrazione del Poliziano non differisce punto dalle altre; +quanto alla seconda, la differenza è di poco momento; non vi rimane che +la terza, cioè: _restituire la libertà al popolo fiorentino_; e questa +è quella appunto che il Poliziano doveva tacere, ed è troppo naturale +che la mutasse in quest’altra: _apparecchiarsi alla morte_. + + + + +CAPITOLO DECIMO. + +Il Savonarola espone i punti principali della sua dottrina, +nell’Avvento del 1493: predice la venuta dei Francesi, nella Quaresima +del 1494. [1493-1494.] + + +Nell’avvento del 1494 riprese, adunque, la sua predicazione in Firenze, +coll’animo più sicuro e la parola più franca, con un uditorio sempre +crescente. Era il capo della Congregazione Toscana che parlava, il +frate di vita esemplare; quegli le cui parole si verificavano così +stranamente, la cui assoluzione era stata desiderata dal Magnifico. +Queste cose tutte gli accrescevano talmente il favore della +moltitudine, ch’ei poteva spingersi a parlar con ogni ardire, senza +più temere le vendette di Piero de’ Medici. Ed infatti, la cattiva +vita dei principi italiani e dei grandi ecclesiastici, la corruzione +e rovina di tutta la Chiesa, l’avvicinarsi dei flagelli, ed il +desiderio che dovevano averne i buoni affinchè si mettesse finalmente +un argine a questa universale depravazione; tali furono gli argomenti +su cui versarono di continuo le venticinque prediche che egli fece +nell’avvento di quest’anno sul salmo _Quam bonus_. In esse si occupava, +però, anche di trattare distesamente punti gravissimi di teologia +cristiana; perchè allora volle far quasi un quadro compiuto della sua +dottrina, disegnandola a grandi tratti e fermandola bene nell’animo +degli uditori, acciò si apparecchiassero ai flagelli che dovevano +venire. Ed invero, possiam dire che quanto alla parte teologica, queste +vanno fra le migliori prediche del Savonarola. + +Incominciamo adunque dalla fede, riportando le sue parole medesime: +«La fede è dono di Dio, data in salute di ciascheduno credente; però, +figli miei, non vogliate errare con molti che dicono: se io vedessi +qualche miracolo, suscitare almanco un morto, io crederei. Costoro +s’ingannano, perchè la fede non è messa in potestà nostra, ma è un dono +soprannaturale, cioè un lume infuso di sopra nella mente dell’uomo. +E qualunque lo vuole ricevere, deve dentro prepararsi e umiliarsi a +Dio.»[166] «Qui potrà dirsi: — Se tutte le cose che sono ordinate ad +un fine, vi pervengono coi loro mezzi naturali; come mai la natura +dell’uomo non basta per sè stessa a raggiungere il fine a cui è +ordinata? È forse l’uomo inferiore agli animali? — No: questo gli si +deve attribuire a nobiltà e ad eccellenza; giacchè egli ha un fine +divino, un fine che trascende la natura.[167] — Ma perchè, potresti +tu allora domandarmi, perchè alcuni vengono eletti, ed altri no? — Le +cose della fede, figliuol mio, «tu hai a cercare d’intenderle mediante +il lume della fede, in quello modo che te le pongono le Scritture; e +più oltre non ti debbi estendere, se tu non vuoi inciampare. Chi sei tu +che replichi a Dio? Non ha il vasellaio la podestà sopra l’argilla, da +fare d’una medesima massa un vaso ad onore e un altro a disonore?[168]» +«Negli eletti Iddio mostra la sua misericordia, nei reprobi la sua +giustizia. Ma se tu domandi: perchè Iddio ha predestinato questo e non +quello? perchè Giovanni è più predestinato di Pietro? Allora dirotti, +che Dio vuole così; e non c’è altra risposta. Origene volle passare +questi termini, e disse che la predestinazione dipendeva dai meriti +d’un’altra vita anteriore a quella. I Pelagiani dissero che dipendeva +dalle nostre opere in questa vita: secondo questi eretici il principio +del ben fare veniva da noi, la consumazione e perfezione veniva da +Dio. Essi vollero varcare i termini assegnati, e caddero nell’eresia. +La Scrittura è chiarissima: non in un luogo solamente ma in molti essa +dice, che non il fine solo del bene operare, ma il principio ancora +viene da Dio; anzi tutte le nostre buone opere, è Iddio che le opera +in noi.» «Non è, adunque, vero che per l’opere e meriti preesistenti +Iddio ci dia la grazia, e che siamo per ciò predestinati a vita eterna, +quasi che l’opera e meriti siano causa della predestinazione; ma la +volontà divina è causa della predestinazione, come di sopra abbiamo +detto.»[169] + +«Dimmi, Pietro, dimmi, o Maddalena, perchè siete voi in Paradiso? Voi +pur peccaste come noi. Tu, Pietro, che confessasti il figliuolo di Dio, +che conversasti con lui, l’udisti predicare, vedesti i suoi miracoli +e, solo con due discepoli, lo vedesti trasfigurato nel monte Tabor, +udisti la voce paterna; e nondimeno, poi, alla voce d’una femminuccia +lo negasti ben tre volte, e poi fosti restituito alla grazia, e fatto +capo della Chiesa, e ora possiedi la beatitudine celeste; donde hai +avuto tanto bene?... Confessa, adunque, che non per li meriti tuoi, +ma per la bontà di Dio, che t’ha fatto tanto bene, che ti dette in +questa vita tanta grazia e tanto lume, sei salvo. E tu, Maddalena, che +volgarmente eri chiamata la peccatrice, udisti molte volte predicare +il tuo maestro Cristo Gesù; nondimeno tu stavi dura, e quantunque Marta +tua sorella ti correggesse ed esortasse a mutar vita, tu non attendevi. +Ma quando piacque al Signore, e che ei ti toccò il cuore, tu corresti +come ebra col vaso d’alabastro in casa del Fariseo, colle lacrime gli +bagnasti i piedi, e meritasti d’udire quelle dolci parole: _Dimittuntur +tibi peccata multa_. Dipoi fosti tanto accetta al Salvatore, che tu +meritasti di vederlo prima di tutti resuscitato, e fosti fatta apostola +degli apostoli. Queste grazie, Maria, questi doni non furono per li +meriti tuoi; ma perchè Iddio t’amò e volseti bene.»[170] + +Fermandoci però a citazioni come queste, ed isolandole dal resto, +potrebbe alcuno trovare appiglio a cadere nell’errore medesimo d’alcuni +tedeschi o inglesi, i quali hanno voluto vedere nel Savonarola un +sostenitore di quella parte delle dottrine riformate, che dice: la +giustificazione essere per la sola fede senza le opere, ed il credente +non essere altro che uno strumento passivo nella mano del Signore, +il quale può eleggerlo o abbandonarlo, senza che la volontà libera +dell’uomo possa per nulla contribuire alla propria salvazione. Sopra +punti così importanti, il Savonarola s’è però spiegato con tanta +chiarezza, che non si può dar luogo ad alcun dubbio; e non appena le +sue opere furono esaminate con diligenza, quegli scrittori stranieri +vennero nella loro patria medesima combattuti.[171] + +La necessità delle opere, il libero arbitrio e la cooperazione +dell’uomo alla grazia, che è pure un dono gratuito del Signore, sono +argomenti sui quali il Savonarola ritorna ad ogni piè sospinto, dicendo +sempre che non solo possiamo, ma dobbiamo apparecchiarci a ricevere +questo dono della fede e della grazia, il quale non mancherà mai a +coloro che fanno quanto è in poter loro.[172] Tre sono le cose che, +secondo lui, ci apparecchiano e dispongono; cioè: sforzarsi a credere, +pregare ed operare.[173] «Epperò noi non dobbiamo mai giudicare il +peccatore, ma piuttosto piangere i suoi peccati ed avergli compassione; +giacchè fino a tanto che dura il libero arbitrio e la grazia di Dio, +egli si può sempre volgere al Signore e convertirsi.[174] E se uno +domandasse perchè la volontà è libera, noi rispondiamo: perchè è +volontà.[175] Bisogna, dunque, che l’uomo concorra all’atto della +giustificazione, e faccia dal canto suo quello che può, perchè Dio non +è per mancargli. Vuoi tu, fratel mio, ricevere l’amore di Gesù Cristo? +Fa che tu consenta alla voce divina che ti chiama. Il Signore ogni +giorno ti chiama; fa anche tu qualche cosa.[176]» + +Invero, il motto dal Savonarola assunto nella sua giovinezza, era +questo: _Tanto sa ciascuno quanto opera_;[177] e noi diremmo la sua +esser la dottrina delle opere, se non dovessimo invece chiamarla +dottrina dell’amore; prendendo questa parola nel senso da noi più +sopra espresso, cioè a dire per quello stato in cui l’animo tocco dalla +grazia è già acceso di carità. «Questo amore, egli dice, è anch’esso +un dono del Signore; ma è come un fuoco che accende ogni cosa arida, +e chiunque vi si dispone, lo sentirà subito scendere nel suo cuore ad +infiammarlo.» + +«Gran cosa è certamente l’amore potente, perchè l’amore fa ogni cosa, +muove ogni cosa, supera e vince ogni cosa.... Niente si fa se non è +impulso dell’amore.... E perchè la carità è un massimo amore infra +tutti gli amori, però opera cose grandi e mirabili.» «Essa adempie +facilmente e dolcemente tutta la legge divina, perchè è misura e regola +di tutte le misure, di tutte le leggi. Ciascuna legge particolare è +misura e regola d’un atto e non d’un altro; ma non così la carità, +perchè la è misura e regola d’ogni cosa e di tutte l’operazioni umane. +E però, chi ha questa legge della carità, regola bene sè e altri, +e interpreta bene tutte le leggi. Questo si può assai bene notare +in quelli che hanno cura delle anime e si lasciano guidare da ciò +che trovano scritto nelle leggi canoniche, le quali essendo leggi +particolari, senza la carità che è misura e legge universale, non +reggeranno mai bene.» «Piglia l’esempio del medico che porta amore e +carità all’infermo, che se egli è buono e amante, dotto ed esperto, +niuno è meglio di lui. Tu vedrai che l’amore gli insegnerà ogni cosa, +e sarà misura e regola di tutte le misure e di tutte le regole della +medicina.» «Durerà mille fatiche senza che gli paia, chiederà di +tutto, ordinerà le medicine e vorrà vederle fare; non abbandonerà mai +il malato. Se, invece, uccellerà al guadagno, allora non si curerà +dello infermo, e la sua scienza stessa gli verrà meno.» «Guarda quel +che fa l’amore: piglia l’esempio dalla madre verso il figliuolo. Chi +ha insegnato a quella giovanetta che non ha mai più avuto figliuoli, +governare ora il suo? L’amore. Vedi quanta fatica dura il dì e la notte +per allevarlo, e parle ogni gran cosa leggeri. Chi ne è causa? L’amore. +Vedi quanti versi, quanti atti e gesti e quante dolci parole fa verso +del suo figliuolino. Chi le ha insegnato? L’amore.... Piglia l’esempio +da Cristo, che, mosso da intensissima carità, è fatto a noi piccolo +fanciullo; assomigliatosi in ogni cosa ai figliuoli degli uomini; in +sopportare fame, sete, freddo, caldo e disagi. Chi gli ha fatto far +questo? L’amore. Ora conversa con giusti, ora con pubblicani; e tenne +tal vita, che tutti gli uomini e tutte le donne, piccoli e grandi, +ricchi e poveri, lo possono imitare, ognuno secondo il modo suo e +secondo lo stato suo, e senza dubbio si salva.... E chi gli ha fatto +tenere tal vita comune e così mirabile? Senza dubbio, la carità.... La +carità lo legò alla colonna, la carità lo menò in croce, la carità lo +risuscitò, fecelo ascendere in cielo, e così operare tutti i misteri +della redenzione.» «Questa è la vera, questa è la sola dottrina; ma +oggi invece i predicatori non predicano che vane sottilità.»[178] + +E così viene a parlare degli ecclesiastici. «Con Aristotele, Platone, +Virgilio e Petrarca, solleticano le orecchie, e non si occupano della +salute delle anime. Perchè, invece di tanti libri, non insegnano quel +solo dove è la legge e lo spirito della vita? L’evangelio, o Cristiani, +bisognerebbe portarlo sempre indosso: non dico già il libro, ma lo +spirito di esso. Che se tu non hai lo spirito della grazia e che tu +porti indosso l’intero volume, non ti gioverà a nulla. Oh quanto sono +più sciocchi ancora quelli che s’empiono il collo di brevi, di polizze +e di carte, che sembrano botteghini che vanno alla fiera! La carità non +sta nelle carte. I veri libri di Cristo sono gli Apostoli e i Santi; +la vera lettura sta nell’imitare la vita loro. Ma oggi gli uomini sono +fatti libri del diavolo.» «Parlano contro la superbia e l’ambizione, +e sonvi immersi fino agli occhi; predicano la castità, e tengono +le concubine; comandano che si digiuni, e vogliono splendidamente +vivere.... Costoro sono libri disutili, libri falsi, libri cattivi e +del diavolo, perchè esso vi scrive dentro tutta la sua malizia.»[179] +«Questi prelati s’estollono delle loro dignità e disprezzano gli altri; +sono quelli che vogliono essere reveriti e temuti; sono quelli che +cercano le prime cattedre nelle sinagoghe, i primi pergami d’Italia. +Costoro cercano la mattina d’essere trovati in piazza, ed essere +salutati, ed essere chiamati maestri e rabbi; dilatano le fimbrie e +filatterie[180] loro; sputano tondo; vanno in sul grave e vogliono +essere intesi ai cenni.»[181] + +Dai prelati passa a descrivere i principi d’Italia. «Questi principi +cattivi sono mandati per punire i peccati dei sudditi: essi sono +veramente un gran laccio alle anime: i palazzi e le corti loro sono il +rifugio di tutti gli animali e mostri della terra; il ricovero, cioè, +dei ribaldi e scellerati. I quali vi accorrono perchè vi trovano modo +e incitamento a cavarsi tutte le sfrenate voglie, tutte le malvage +passioni. Ivi sono i cattivi consiglieri, che studiano sempre nuovi +pesi e nuovi balzelli per succiare il sangue del popolo. Ivi sono i +filosofi e poeti adulatori, i quali con mille favole e bugie fanno +cominciare dagli Dei la genealogia di questi principi malvagi; ma, +quel che è peggio, ivi sono i religiosi che seguono il medesimo stile. +Questa, o fratelli, è la città di Babilonia, la città degli stolti e +dagli empi, la città che il Signore vuol distruggere.»[182] + +E qui viene a descrivere minutamente la costruzione di questa città, +la quale è stata edificata dalle dodici stoltezze degli empi. «Essi +vedono la luce e le tenebre; preferiscono queste a quella: trovano +una via agevole ed una aspra e pericolosa; preferiscono la seconda +alla prima, e così via discorrendo. Essi entrano in mare e salgono +sopra una balena, che credono uno scoglio, e vi si fermano sopra. +— Che generazione mai è questa? Che fine è mai quello di costoro? +Massime, che io intendo essi vogliono edificarvi sopra una città. — Che +fate voi? dico io. Voi aggravate troppo la bestia; voi affogherete. +— Ma essi si affaticano tuttavia, e discutono, e si fortificano, e +s’azzuffano, e l’uno vuole soggiogare l’altro; e finalmente sorge un +tiranno, che li opprime tutti. Costui cerca a morte i suoi nemici, ha +spie per tutto; e quindi nuove guerre e nuove dissensioni. La balena, +stanca finalmente di tanto rumore, si muove, e tutti affogano, e la +città di Babilonia è distrutta. Così viene manifestato,» conclude il +Savonarola, «che gli empi si perdono nelle fatiche degli stolti, e che +gli stolti saranno flagellati.»[183] + +Era assai facile vedere, che in questa città degli stolti il Savonarola +ardiva simboleggiare la potenza di Piero de’ Medici e de’ suoi amici, +la quale, secondo le sue predizioni, non doveva tardare molto ad essere +rovesciata. Ma egli non si fermò a questo. Dopo aver parlato della +corruzione del popolo e dei principi italiani, ritorna a discorrere +con uguale ardire il soggetto assai più grave dei sacerdoti e della +Chiesa. Seguendo una interpetrazione assai singolare d’alcune parole +della Bibbia, egli diceva: «_In securi et in asciâ deiecerunt eam._ — +Il demonio, quando vede che un uomo è debole, gli dà dei colpi d’ascia +per farlo cadere nel peccato; quando vede invece che è forte, dà colpi +di scure. Sarà quella giovane onesta e bene allevata; le si mette +intorno quel giovane scorretto, e con mille lusinghe la inganna e fa +cadere nel peccato. Ecco il demonio le ha dato un colpo di scure. Sarà +quel cittadino onorato; egli entra nelle corte dei gran maestri; ivi +è la scure bene affilata; non è virtù che vi sappia resistere. Ma oggi +siamo in tempi ancora più tristi: il demonio ha chiamato a raccolta i +suoi, ed hanno dato colpi terribili alle porte stesse del tempio. Le +porte sono quelle che t’introducono in casa, e li prelati son quelli +che debbono introdurre nella Chiesa di Cristo i fedeli. Ecco perchè il +diavolo ha misurato contro di loro i gran colpi, ed ha spezzato queste +porte. Ecco perchè ora non si trovano più nella Chiesa buoni prelati.» +«Non vedi tu ch’ei fanno ogni cosa a rovescio? Non hanno giudizio. Non +sanno discernere _inter bonum et malum, inter verum et falsum, inter +dulce et amarum_: le cose buone paiono loro cattive, le cose vere +paiono loro false, le dolci paiono loro amare, e così viceversa.... +Vedi oggi li prelati prostrati coll’affetto in terra ed in cose +terrene; la cura dell’anime non è più loro a cuore; basta tirar le +entrate: e i predicatori predicano per piacere ai principi, per essere +da loro laudati e magnificati.... E v’è peggio ancora: non solo hanno +distrutta la Chiesa di Dio, ma ne hanno fatta una a lor modo. Questa è +la Chiesa moderna, non edificata più di pietre vive, cioè di Cristiani +stabiliti nella fede viva, formata di carità.... Vattene a Roma e per +tutto il Cristianesimo; nelle case de’ gran prelati e de’ gran maestri +non s’attende se non a poesie e ad arte oratoria. Va’ pure e vedi, tu +gli troverai co’ libri d’umanità in mano; e dánnosi a intendere, con +Virgilio, Orazio e Cicerone, saper regger le anime. Vuoilo tu vedere +che la Chiesa si regge per mano d’astrologi? E’ non v’è prelato nè +gran maestro che non abbia familiarità con qualche astrologo, che gli +predica l’ora ch’egli ha a cavalcare o fare altra faccenda. E questi +grandi maestri non uscirebbono un passo fuora della volontà dei loro +astrologi.» + +»Solamente una cosa è in questo tempio che ci diletta assai. Questo +è, che egli è tutto dipinto e morpellato. Così la nostra Chiesa ha di +fuori molte belle cerimonie in solennizzare gli ufficii ecclesiastici, +con bei paramenti, con assai drappelloni, con candellieri d’oro e +d’argento, con tanti calici, che è una maestà. Tu vedi là quei gran +prelati, con quelle mitrie d’oro e di gemme preziose in capo, col +pastorale d’argento; tu gli vedi con le belle pianete e piviali di +broccato all’altare, cantare quei vespri e quelle belle messe, adagio, +con tante cerimonie, con tanti organi e cantori, che tu ne stai +stupefatto; e paionti costoro uomini di grande gravità e santimonia, e +non credi che e’ possano errare: ma ciò che dicono e fanno credi che +s’abbia a osservare come l’evangelo. Gli uomini si pascono di queste +frasche e rallegransi di queste cerimonie, e dicono che la Chiesa di +Cristo Gesù non fiorì mai così bene, e che il culto divino non fu mai +così bene esercitato quanto al presente..., e che li primi prelati +erano prelatuzzi rispetto a questi nostri moderni. Non avevano ancora +tante mitrie d’oro nè tanti calici; anzi quei pochi che gli avevano, +li disfacevano per la necessità dei poveri: i nostri prelati, per far +de’ calici, tolgono quello che è de’ poveri, senza di che questi non +possono vivere. Ma sai tu quello che ti voglio dire? Nella primitiva +Chiesa erano li calici di legno e li prelati d’oro; oggi la Chiesa +ha li calici d’oro e li prelati di legno.» «Essi hanno introdotto fra +noi le feste del diavolo; essi non credono a Dio e si fanno beffe dei +misteri della nostra religione!».... «Che fai, adunque, o Signore? +Perchè dormi tu? Levati su, e vieni a liberare la Chiesa tua dalle mani +dei diavoli, dalle mani dei tiranni, dalle mani dei cattivi prelati.... +Ti sei tu dimenticato della Chiesa tua? Non l’ami tu? Non l’hai tu +cara?».... «Noi siamo divenuti, o Signore, l’obbrobrio delle genti: i +Turchi sono padroni di Costantinopoli; abbiam perduto l’Asia, abbiam +perduto la Grecia, già siamo tributari degl’infedeli. O Signore Iddio, +tu hai fatto come il padre adirato, tu ci hai scacciato da te. Accelera +almeno la pena ed il flagello, perchè presto ci sia dato ritornare a +te.»....[184] «_Effunde iras tuas in gentes._ Nè vi scandalizzate, +o fratelli, di queste parole; ma anzi, quando vedete che i buoni +desiderano il flagello, egli è perchè essi desiderano che sia scacciato +il male e prosperi nel mondo il regno di Gesù Cristo benedetto. A +noi oggi non resta a sperare altro, se non che la spada del Signore +s’avvicini presto alla terra.»[185] + +Così questo avvento discorre i costumi, la politica, la religione e la +Chiesa; condanna i principi ed i sacerdoti, e viene alla conclusione: +che il flagello si avvicina ed i buoni debbono desiderarlo. Dopo +avere esposta tutta la sua dottrina, gettava il Savonarola un guanto +di sfida a tutti i potenti della terra: principi temporali e principi +ecclesiastici, ricchi, dignitari della Chiesa e dei governi; tutti +erano bersaglio alle sue accuse. «Io sono, egli diceva, come la +gragnuola, che colpisce chiunque si trova allo scoperto.» E così, +sebbene queste prediche del 93 non sieno nè le più eloquenti nè le +più ardite, son quelle che più compiutamente rappresentano la dottrina +del Savonarola in tutte le sue parti. Noi possiamo vedervi ad un tempo +l’acuto esponitore dei dommi, l’ardito accusatore dei corrotti costumi +della Chiesa, il dichiarato amico della libertà e del popolo. + +Riposatosi fino alla quaresima del 91, ripigliò l’esposizione della +Genesi, da lui cominciata già nel 1490, e continuata poi senza quasi +mai interromperla.[186] Le prediche che fece allora, portano il nome +di _Prediche sopra l’Arca di Noè_. Noi le troviamo rammentate da +tutti i biografi; ognuno ci parla della grande impressione che fecero +sul popolo, dell’uditorio maravigliato e rapito, delle predizioni +stranamente verificatesi. Ma, sfortunatamente, possiamo assai poco +giudicarne, perchè l’edizione ne è tanto incompiuta e scorretta, da +aver quasi perduta ogni orma del Savonarola. Colui che le raccolse +dalla viva voce, non ebbe la mano abbastanza rapida per seguir +l’oratore; e lasciò un manoscritto informe e pieno di lacune, che poi +venne, per dargli _una forma più letterata_, tradotto e pubblicato a +Venezia in un latino quasi barbaro.[187] Per queste ragioni, il Quetif +ed altri dubitarono che fossero veramente del Savonarola. Certo, +il disordine vi è grandissimo, e ne riesce impossibile una lettura +continuata; ma pure son troppo chiare le parole degli storici, e le +idee sono in fondo con troppa evidenza quelle medesime del Savonarola, +per ammettere il dubbio del Quetif. + +Dopo avere nel precedente avvento dimostrato la necessità e prossimità +del flagello, viene il Savonarola a costruire un’arca mistica, nella +quale debbono rifugiarsi tutti coloro che vogliono salvarsi dal nuovo e +vicino diluvio. Quest’arca, che nel senso letterale è quella costruita +da Noè nella Genesi, nel senso allegorico è la riunione dei buoni: +la sua lunghezza è la fede, la larghezza è la carità, l’altezza è +la speranza. Il Savonarola si trattenne tutta la quaresima in questa +strana allegoria, ed ogni giorno, dicendo di mettere una nuova tavola, +veniva ad esporre un’altra delle virtù che debbono avere i buoni +cristiani. Finalmente, la mattina di Pasqua l’arca era compiuta. +«Ognuno s’affretti,» egli concluse quel giorno, «ognuno s’affretti +ad entrare nell’arca del Signore. Noè oggi invita tutti, la porta è +aperta; ma verrà tempo in cui l’arca sarà chiusa, e molti invano si +pentiranno di non esservi entrati.» In tutta la quaresima parlò a lungo +di questi vicini flagelli, ed annunziò la venuta d’un nuovo Ciro, che +avrebbe traversato vittorioso l’Italia, senza trovare ostacoli e senza +rompere lancia. Moltissimi storici e biografi ci hanno lasciato memoria +di tali predizioni; e Frà Benedetto riferisce le parole del suo maestro +nei versi che seguono: + + Presto vedrai sommerso ogni tiranno, + E tutta Italia vedrai conquistata + Con sua vergogna e vituperio e danno. + Roma, tu sarai presto captivata; + Vedo venir in te coltel dell’ira, + E tempo è breve e vola ogni giornata. + . . . . . . . . . . . . . . . . . + Vuol renovar la Chiesa el mio Signore, + E convertir ogni barbara gente, + E sarà un ovile et un pastore. + Ma prima Italia tutta fia dolente, + E tanto sangue in essa s’ha a versare, + Che rara fia per tutto la sua gente[188] + . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Questi sermoni, che noi possiamo dire di non conoscere, destarono un +interesse così straordinario e così universale, che il Duomo s’empieva +ogni giorno di maggior popolo, ed il Savonarola era divenuto il +personaggio più importante che vi fosse in Firenze. Faceva solamente +maraviglia che si fosse trattenuto così a lungo nel costruire l’arca, +e in tutta la quaresima non avesse ancora finita l’esposizione di +quel breve Capitolo della Genesi, che ne parla. Egli medesimo dice +che si maravigliava di questa sua lentezza, e gli pareva quasi che +una forza superiore ve l’obbligasse. Ma verso il settembre, avendo +ripreso il predicare e fatto sul medesimo argomento altri tredici +sermoni, s’affrettò di venire alla conclusione.[189] In fatti, il +terzo di quei sermoni doveva già esporre il 17º versetto, che parla del +diluvio; e cadde nel 21 settembre, giorno memorabile pel Savonarola e +pel suo uditorio. Il Duomo bastava appena a contenere la folla, che, +piena d’una nuova e strana ansietà, attendeva da più ore. L’oratore +saliva finalmente sul pergamo; l’attenzione ed il silenzio erano +maggiori assai del solito. Quando egli ebbe collo sguardo misurato il +suo uditorio, quando egli ebbe visto l’insolita trepidazione che lo +dominava, gridò terribilmente: _Ecce ego adducam aquas super terram_. +Quella voce parve come una folgore che scoppiasse nel tempio; quelle +parole sembrarono mettere uno strano terrore nell’anima d’ognuno.[190] +Pico della Mirandola raccontava che un brivido era corso per tutte +le sue ossa, che i capelli gli s’erano rizzati sulla fronte; ed il +Savonarola ci assicura ch’egli non era quel giorno meno commosso de’ +suoi ascoltatori. + +Ma donde nasceva mai tanta agitazione? La cagione ne era veramente +gravissima. In que’ giorni appunto era venuta la nuova, che un fiume +d’eserciti stranieri traversava le Alpi per venire a conquistare +l’Italia. E la fama, accrescendo il vero, ne diceva il numero infinito, +la statura gigantesca, l’indole feroce e le armi invincibili. La +nuova giungeva come inaspettata: niuno dei principi italiani vi era +apparecchiato; le armi nazionali erano spente, le straniere nemiche; il +terrore dominava talmente gli uomini, che già pareva di vedere scorrere +i rivi del sangue. La folla correva, perciò, quasi ad implorare aiuto +dal Savonarola. Tutte le sue parole s’erano verificate: i principi di +cui avea predetto la morte, erano già scesi nella tomba; la spada del +Signore s’era avvicinata alla terra; i flagelli cominciavano. Egli +solo aveva predetto questi mali e veduto l’avvenire; egli solo doveva +conoscere il rimedio a tanta sventura. Il suo nome si sparse perciò +in tutta Italia; tutti gli occhi si rivolsero verso di lui, che, per +la forza inevitabile delle cose, si trovava di essere divenuto un uomo +politico. A lui ricorreva tutto il popolo, a lui andavano i più abili +cittadini; il suo partito era divenuto, come per incanto, padrone della +città. Invero, lo stato di Firenze e di tutta Italia era talmente +mutato, che noi dobbiamo rifarci alcuni passi addietro, e parlarne +distesamente nel Libro che segue. + + + + +LIBRO SECONDO. + +[1494-1495.] + + + + +CAPITOLO PRIMO. + +La venuta dei Francesi in Italia. [1494.] + + +Dopo la morte di Lorenzo dei Medici e la elezione del nuovo papa, le +cose d’Italia avevano rapidamente peggiorato. Il Borgia, divorato +dall’ambizione di creare uno stato ai suoi figli, volgeva l’occhio +avido di preda ovunque vedesse un principe debole o pauroso; faceva e +disfaceva trattati, amicizie e giuramenti; avrebbe messo l’Italia e +l’Europa intera a qualunque cimento, per ottenere i suoi fini.[191] +Nè meno pericolosa era l’indole di Lodovico il Moro, dominato dalla +paura e dall’ambizione nel medesimo tempo. Il suo nome era conosciuto +in tutta Italia per doppiezza e mala fede: i trattati da lui giurati +erano alla prima opportunità violati; anzi, nel momento stesso che +li segnava, studiava fra sè il modo di romperli quando un’occasione +lo richiedesse. Si vantava d’essere il più astuto uomo d’Italia, e +non aveva mai posa nel mulinar sempre nuovi disegni e nuove trame +per raffermare il suo stato, spegnere i suoi nemici, crescere la sua +potenza. Quando egli era, poi, assalito dalla paura, allora tutte le +facoltà della sua mente crescevano di forza e venivano in una specie +di convulsa attività, nè vi era mente umana che potesse prevedere i +partiti a cui egli era allora capace di ricorrere.[192] Sfortunatamente +per lui e per l’Italia, la paura dominavalo appunto in quel tempo di +cui ora discorriamo, e lo teneva continuamente sospeso. + +La signoria di Milano era stata da lui crudelmente usurpata al nipote +Giovan Galeazzo, che egli teneva prigioniero a Pavia, non senza +sospetto d’amministrargli lento veleno. Quel giovane, infatti, era +già debole, malato ed ogni giorno più esausto di forze. Esso non +era perciò capace di fare alcuna resistenza al Moro; ma sua moglie +Isabella d’Aragona, figlia di Alfonso di Napoli, non sapeva tollerare +la violenta usurpazione dei loro diritti, la umile e trista condizione +a cui erano condannati. Ella empieva perciò de’ suoi rammarichi tutta +Italia, invitava continuamente il padre e l’avo, perchè venissero a +vendicar le ricevute ingiurie, a rimettere lei ed il marito nei loro +stati. Il re Ferdinando e suo figlio Alfonso, signori d’un vasto reame, +superbi del nome acquistatosi nelle armi, per le guerre avute contro +i Baroni e per l’assedio di Otranto, trattavano il Moro con un alto +disprezzo, lo chiamavano nei loro dispacci il Duca di Bari o anche +Messer Lodovico,[193] e di continuo minacciavano di andare a torgli +l’usurpata signoria, per rimettervi la figlia. Non è descrivibile in +quale stato si trovasse allora il Moro e che disegni passassero per +l’animo suo: se egli avesse potuto dar fuoco all’Italia ed al mondo per +salvarsi da questa paura, non avrebbe certo esitato un momento.[194] + +Lorenzo dei Medici aveva, al suo tempo, mostrato una grandissima +prudenza nel mettersi fra queste due parti, e, restando neutrale, +mantenerle amiche, con una specie quasi d’equilibrio politico, per +cui fu allora chiamato l’ago della bilancia d’Italia. Sino dal 1480, +egli aveva, con un trattato, riunito le corti di Napoli, Milano e +Firenze; e dipoi, col piegare ora da un lato ora dall’altro, aveva +sempre impedito che quest’alleanza venisse sciolta. Ma dopo la sua +morte, si vide subito le cose mutare aspetto; onde il primo pensiero +del Moro fu di esperimentare in qualche modo l’animo de’ suoi +nuovi alleati. Propose, adunque, che nella elezione del Borgia, gli +ambasciatori delle tre corti entrassero contemporaneamente in Roma, +e come amici riuniti si presentassero al papa. Ma Pietro de’ Medici, +avendo stabilito farsi capo d’una solenne ambasceria fiorentina, di +cui già aveva apparecchiato la pompa, indusse il re di Napoli a trovar +pretesti per negarsi alle proposte del Moro. Ed il re prese subito +questa occasione per ferire il suo nemico personale, dimostrando nel +medesimo tempo, che e’ lo faceva per secondare i desiderii di Piero. Di +quanto sospetto un tal fatto empiesse l’animo del Moro, non è facile +immaginarselo. Ben presto, però, egli si dovette anche avvedere, che +questi erano segni d’una discordia assai più profonda, e che egli si +trovava ora isolato in Italia; giacchè gli Orsini, i quali ricevevano +condotte dal re di Napoli, erano già riusciti a tirare Piero de’ +Medici dal loro lato.[195] Questo fece sì che il Moro cominciasse a +pensare deliberatamente ai casi suoi, nè mai potesse fermar l’animo +suo, fino a tanto che non si fu deciso d’invitare i Francesi a venire +alla conquista del regno di Napoli. E in tal modo cominciò quella +serie di lunghe calamità, che per tanti secoli desolarono l’Italia, e +vi distrussero ogni prosperità di commercio, ogni cultura di lettere +e di scienze, ogni aura di libertà. Il Moro fu, certo, la colpevole +occasione che dètte principio a tante sventure; ma a torto si è +accumulato sul suo nome un odio infinito, facendolo autore di quei +fatti, le cui vere cagioni erano di lunga mano già apparecchiate, e +dandogli così una importanza storica che egli non merita neppure nel +male che ha fatto. + +La vita troppo attiva ed irrequieta dei tempi passati aveva logorato +l’Italia, che si trovava nel secolo XV invecchiata d’una vecchiezza +precoce, divisa e debole. E intorno ad essa crescevano già degli Stati +grandi, forti, pieni di gioventù e di vita: il Turco era nel vigore +della sua potenza, aveva già messo piede in Europa, minacciava per mare +e per terra l’Italia e tutto l’Occidente: la Spagna aveva unito i reami +di Castiglia e d’Aragona, cacciato i Mori e già traversato l’Atlantico, +guidata dal genio e dall’ardire di Colombo. In Francia, Luigi XI aveva, +col suo ferreo dispotismo, abbassato l’aristocrazia e sollevato il +popolo; dato ordine alla finanza, unità alla nazione, allargatone i +confini sul Reno e sui Pirenei; mentre l’estinzione della casa d’Angiò +faceva ricadere nei re di Francia il Ducato, la Provenza, e tutti i +diritti che gli Angioini vantavano sul regno di Napoli: la Germania, +sebbene apparisse infiacchita sotto il debole ed incerto governo di +Massimiliano, aveva pure le sue forze nazionali più che mai vive: gli +Svizzeri, finalmente, divenuti la prima fanteria d’Europa, si tenevano +pronti a scendere formidabili dalle Alpi per chiunque li pagasse. + +Il sentimento della propria forza, il desiderio d’avventure, il bisogno +di civiltà e, più che ogni altra passione, una certa gelosia nazionale, +spingeva tutti questi popoli verso l’Italia. Non le sapevano perdonare +che ancora fosse maestra al mondo; che ancora la gioventù movesse +da tutte le parti d’Europa per accorrere nelle sue università; che +sempre fosse la sede unica delle arti e delle lettere; che in tutte +le corti, ognuno si studiasse d’imitare i modi e la lingua italiana; +che gli scrittori, gli artisti, i filosofi, i medici, gli astrologi, +i navigatori d’Italia avanzassero ancora tutti gli altri nella gloria, +come i signori e mercatanti li avanzavano nelle ricchezze. Ciò faceva +nascere come un misto di amore e di odio, che spingeva verso di +essa tutte le altre nazioni d’Europa. Era divenuto inevitabile che +l’Italia spargesse nel mondo i semi della sua civiltà; e non avendo +ormai forza di essere conquistatrice, bisognava che fosse conquistata. +_L’impresa d’Italia_ era, infatti, divenuta la crociata del secolo +XV: i capitani e gli uomini di stato ci vedeano una preziosa e facile +conquista; i dotti ci vedevano il mondo della scienza e dell’arte +rivelato all’Europa; i soldati sognavano il sacco dei tesori raccolti +nei palazzi e nelle ville italiane; tutti il bel cielo e le ubertose +campagne.[196] + +Ma quello che fra tanti popoli sembrava allora destinato a passare le +Alpi, era senza dubbio il popolo francese. La sua posizione nel centro +d’Europa ed ai confini d’Italia, la sua indole, il suo stato politico +e militare; tutto, insomma, lo chiamava ad essere primo in quel gran +moto che doveva, col dar morte all’Italia, portar vita all’Europa. Si +aggiungeva a questo, l’essere allora salito sul trono Carlo VIII, che +non aveva più di ventidue anni, ed era pieno d’uno strano desiderio +di avventure. Debole di complessione, piccolo di statura, d’aspetto +quasi deforme; conosceva appena i caratteri dell’alfabeto; non aveva nè +consiglio nè prudenza; era avido di comandare, ma incapace di ritenere +co’ suoi alcuna maestà.[197] Egli veniva sempre aggirato da uomini +di basso lignaggio, i quali ottenendo i suoi favori, salivano alle +più alte dignità dello stato; e costoro eccitavano di continuo la sua +puerile ambizione d’imitare San Luigi di Francia, e rendere immortale +il suo nome con una crociata contro i Turchi, di cui la conquista di +Napoli doveva essere il primo passo. Mentre essi cercavano così indurlo +a far valere quelle ragioni che dalla casa d’Angiò si credevano scadute +alla corona di Francia,[198] gli esuli napoletani stavano sempre +ai suoi fianchi per ridestare queste medesime ambizioni. I principi +di Salerno e di Bisignano, scampati alla strage dei baroni, non si +fermavano mai dal parlare contro il crudele dispotismo di Ferdinando +e d’Alfonso; dipingevano il partito angioino potentissimo nel Regno, +assicuravano che il re sarebbe ricevuto a braccia aperte da tutto il +popolo. Ed invero, a tutti era noto lo stato infelice dei Napoletani; +ed il desiderio d’un qualunque mutamento, per quanto potesse dagli +esuli essere esagerato, era pure assai universale. + +Riguardando, poi, al resto d’Italia, si vedeva che la venuta dei +Francesi era assai più desiderata che temuta da tutti quelli che +amavano la libertà. L’indole facile e pieghevole di quel popolo, +l’incerto e l’impreveduto che si trova sempre in quel carattere, +facevano sì che ognuno aspettasse da loro quello che desiderava: onde +non v’era popolo oppresso o repubblica tiranneggiata, che non sperasse +colla loro venuta sollevare le sue miserie. Già Luigi XI era stato più +volte da vari partiti invitato a venire in Italia; ed ora che Lodovico +il Moro mandava i suoi ambasciatori per tentare l’animo di Carlo VIII, +sembrava che neppure i governi gli fossero del tutto contrari. Sia che +Alessandro volesse spaventare il re di Napoli, per offerirgli poi la +pace a miglior prezzo; sia che si fosse lasciato aggirare dalle arti +sottilissime e dalla politica astuta del Moro; certo è che anch’egli +incoraggiava la venuta dei Francesi.[199] + +Onde riesce assai singolare il pensare come questa invasione straniera, +cagione a noi di tanti mali, fosse in quel momento da quasi tutti +gl’Italiani desiderata, e dai Francesi contrastata. I baroni di +Francia, infatti, radunati a consiglio, s’erano apertamente dichiarati +contrari ad una impresa che giudicavano inconsiderata e pericolosa. +Non doversi fidare, dicevano essi, negli aiuti d’un alleato come il +Moro, d’un papa vario e mutabile come il Borgia; le armi del re di +Napoli non essere spregevoli, e la Francia esausta di danari, non avere +alcun mezzo per sostenere una lunga campagna. In fondo, diffidavano +più di tutto del loro medesimo re, che non tenevano capace a condurre +un’impresa di sì grave momento. Ma egli sprezzava i loro consigli, e +lasciavasi guidare da due uomini che non s’intendevano nè di guerra nè +di stati. Uno di essi era Stefano di Vers, in origine cameriere ed ora +maresciallo Beaucaire; l’altro era Guglielmo Brissonet, che da semplice +mercante era salito ad essere generale di Francia e ministro delle +finanze. Costoro, per la speranza di nuovi guadagni, e per le promesse +del Moro e del papa, erano i soli che favorissero allora la guerra e la +persuadessero al re Carlo. + +Egli licenziò, finalmente, dalla sua corte gli agenti del re di +Napoli, e mandò quattro oratori francesi a riconoscere le intenzioni +dei vari stati italiani. Questi, invero, non trovarono alcuna simpatia +nei governi: la repubblica di Venezia era neutrale; Piero dei Medici +tutto amico degli Aragonesi; ed anche il papa, dopo avere invitato +i Francesi, voltando faccia, s’era unito a Napoli. Al re Ferdinando, +quando la sua fortuna cominciò a pericolare, non potè mai riuscire, +malgrado le molte promesse, guadagnarsi l’animo del Borgia: onde +egli moriva, il giorno 25 gennaio del 1494, tormentato da rimorsi +atrocissimi, che lo lacerarono crudelmente nelle sue ultime ore +d’agonia, e col dolore di lasciare la sua famiglia in procinto di +perdere il regno. Dopo una vita lunga e piena di prosperità, egli, +secondo l’espressione d’uno scrittore contemporaneo, finiva _sine lux, +sine crux_.[200] Suo figlio Alfonso si apparecchiava, però, con tutte +le forze alla guerra; e mentre raccoglieva i soldati e metteva in +ordine le navi, era riuscito a tirare dal suo lato il pontefice con la +somma di trentamila ducati pagati a lui, e larghi assegnamenti fatti ai +figli. + +Ma se gli oratori francesi trovarono che tutti i governi italiani, +eccettuatone solo il Moro, erano divenuti contrari alla venuta del re; +videro, invece, che le popolazioni si tenevano sempre assai favorevoli. +A Firenze soprattutto, dove il Savonarola invitava apertamente dal +pergamo il _nuovo Ciro_ a passare i monti, la pubblica opinione si +mostrava senza ritegno favorevole ai Francesi, e contraria a Piero de’ +Medici. Questi aveva dovuto confinare in alcune ville i suoi medesimi +cugini, che s’erano dati al partito popolare; ed avendo mandato in +Francia ambasciatori a difendere e scusare appresso il re Carlo la sua +politica, essi invece si manifestavano quasi tutti avversi al governo +Mediceo. Eravi andato, fra gli altri, Piero Capponi, il quale essendo +stato sempre uomo di partiti risoluti, consigliava al re di cacciar +via di Francia i mercatanti fiorentini; e con questo grave colpo +agl’interessi materiali della repubblica, far sollevare tutto il popolo +contro ai Medici.[201] + +Queste cose avrebbero dovuto sollecitare il re Carlo a partire; ma +pareva, invece, che lo stato più naturale al suo animo fosse l’esitare. +Quando tutto era pronto per agire, quando il tempo d’operare veniva, +allora cominciavano i suoi dubbi. Come, infatti, si fu accertato che +le popolazioni erano in suo favore, cominciò allora a vedere tutte +le difficoltà dell’impresa. Ma ecco, a Lione dove il re si trovava, +arrivare il cardinale di San Piero in Vincola, che fuggiva dalla +fortezza di Ostia; donde aveva prima minacciato e spaventato il papa, e +dove era dipoi stato assediato e stretto in maniera, che trovatosi in +grave pericolo, e’ si era appena potuto salvare colla fuga. Egli era +quel medesimo che ascese più tardi al pontificato col nome di Giulio +II; uno dei pochi cardinali che non avevano voluto vendere il loro voto +al Borgia, di cui era nemico a morte, e che chiamava sempre marrano ed +eretico. Non si stancò mai di muovergli guerra; voleva raccogliere un +concilio per farlo deporre; ed era uomo che nè gli anni nè le fatiche +nè i pericoli sbigottirono mai. Venuto adunque alla presenza del re, +le parole del cardinale furono tali, che gli tolsero ad un tratto ogni +incertezza dall’animo, e lo decisero finalmente a mettersi in punto di +partire.[202] + +Innanzi tutto, bisognò pensare a raccogliere danari, dei quali v’era in +Francia grandissima penuria; sebbene Lodovico il Moro avesse già dato +200,000 ducati, e facesse ora nuove promesse.[203] Si ricorse perciò +ai banchieri di Genova, pagando fortissimi interessi; s’impegnarono le +gioie della corona e di vari signori della corte. Dopo ciò, bisognò +anche fare accordo colla Spagna e coll’imperatore, per non lasciarsi +due nemici alle spalle. Si fece, adunque, colla prima un trattato +d’alleanza, con cui si cedettero Perpignano e la contea di Rossiglione, +che formavano la chiave de’ Pirenei, e che Luigi XI con molta fatica +e gloria aveva conquistate. La contea d’Artois, altra conquista del +medesimo re, fu ceduta all’imperatore, a cui venne rimandata la sua +figlia, che era stata già da lungo tempo ripudiata dal re Carlo, senza +che la volesse mai rilasciare, malgrado le istanze continue del padre. +Queste cose spiacevano naturalmente ai Francesi, i quali vedevano +l’onor nazionale gravemente compromesso dalla cessione di provincie +così importanti, da trattati che offendevano la dignità del paese, da +nuovi debiti che non si potevano comportare. Tutti auguravano perciò +male d’una impresa disapprovata dagli uomini di guerra e di stato, e +per cominciare la quale era bisognato umiliarsi in faccia ai vicini. +Nondimeno, Iddio aiutava la Francia, e la fortuna doveva esserle +prospera, perchè l’Italia non poteva fare alcuna resistenza. + +Le nostre armi erano cadute assai basso, per non dire spente del tutto; +e quella reputazione che i soldati del re di Napoli ancora godevano, +per aver combattuto alla spicciolata contro i Baroni, non era per far +buona prova in campo aperto. I nostri famosi condottieri e capitani di +ventura, che una volta con tanto onore avevano incontrato i soldati +stranieri, che erano stati i primi a fondare la scienza della guerra +e maestri a tutta l’Europa nella milizia moderna, erano omai tutti +spenti. I loro successori non avevano ereditata alcuna delle loro +qualità: tiravano vergognosamente innanzi una guerra di mestiere, in +cui non s’occupavano d’altro che d’accrescere la paga e risparmiare +la vita. Erano i tempi di cui Niccolò Machiavelli raccontava, che +spesso due eserciti combattevano per più ore senza che alcuno vi +morisse di ferro, e perivano solo quelli che, caduti, erano pestati +dai cavalli.[204] Allora la forza degli eserciti italiani consisteva +quasi unicamente nella cavalleria: il cavaliero, poi, ed il suo cavallo +erano così gravemente armati, che una volta caduti, riusciva quasi +impossibile il potersi rilevare senza aiuto. La fanteria era invece +troppo leggera, ed appena si erano introdotti l’archibugio e la picca: +combatteva sparsa per la campagna, o dietro i fossati e gli argini; e +quando si raccoglievano le schiere, erano larghe di fronte, strette +di fianco; facilissime quindi a sfondarsi. Le artiglierie, poche e +pesanti, tirate dai bovi, difficili a caricarsi, con palle grosse e per +lo più di pietra, facevano pochissimo danno.[205] + +L’esercito francese era, invece, modello di quanti se ne vedevano in +Europa. Migliorato secondo tutti i progressi dell’arte, la sua forza +consisteva principalmente nella fanteria, che camminava in ischiere +grosse e serrate, le quali con un numero grandissimo di nuove manovre, +si disponevano facilmente in tutte le guise, con agilità incredibile +di movimenti. Aveva nell’avanguardia ottomila svizzeri, e nella +cavalleria era la più ricca nobiltà di Francia e la più bella gioventù +di Scozia: onde l’emulazione ne cresceva la forza. I Francesi avevano +anche le migliori armi che si lavorassero allora. Splendeva la loro +fanteria di bellissime alabarde e picche, ed in ogni mille fanti +v’erano cento fucili. Oltre le colubrine ed i falconetti, portavano +trentasei cannoni, che erano tirati da cavalli, sopra quattro ruote, +due delle quali si smontavano per metterli in batteria; ed andavano +quasi di pari passo colla fanteria: il che era in quel tempo tenuta +cosa meravigliosa.[206] Il valutare con precisione il numero di questo +esercito, riesce quasi impossibile; perchè gli antichi scrittori sono +sempre inesatti sopra tali materie, ed il loro uso di numerare per +_uomini d’arme_,[207] ne accresce non poco la confusione. Nondimeno, +i più stimano che Carlo VIII comandasse 22 mila fanti e 24 mila +cavalieri; e che unendovi tutta la gente che lo accompagnava, e i +soldati del Moro che dovevano raggiungerlo in Italia, le sue forze +potessero ascendere a 60 mila uomini.[208] + +Il re Alfonso di Napoli si apparecchiava, dal suo lato, alla guerra +con tutta l’attività e le forze di cui era capace. D. Federico, suo +fratello, andava con l’armata ad assalire Genova, dove si raccoglievano +le navi di Francia; D. Ferdinando, duca di Calabria, assistito dal +conte di Pitigliano e da Gian Iacopo Trivulzi, capitani rinomatissimi +di quel tempo, avanzavasi nelle Romagne per allontanare la guerra dai +confini del Regno. + +In tale stato di cose, tutto spingeva il re Carlo ad affrettare i suoi +movimenti; e quei medesimi generali che avevano contrastato l’impresa, +ora la sollecitavano, persuasi che l’indugio non avrebbe fatto che +peggiorare le sue condizioni. Ma appunto allora il re cominciava di +nuovo a dubitare e perdersi in mille incertezze: egli sembrava aver +quasi del tutto mutato il suo animo; tanto che alcune delle sue genti +che già s’erano poste in moto, ricevettero ordine di retrocedere. +Allora il cardinale di San Piero in Vincola presentossi di nuovo, e +le sue parole furon quasi violente: egli accusò il re di mettere a +repentaglio non solo il proprio onore, ma quello anche di tutta la +nazione; e il suo impeto fu tale, che vinse ogni incertezza. Così, +finalmente, il giorno 22 agosto 1494, il re e l’esercito si mossero; +pel Monte Ginevra andarono ad Asti, dove vennero loro incontro il Moro +colla moglie, e il duca di Ferrara. + +Tra le feste e le donne, Carlo dimenticava nuovamente la guerra, +e si abbandonava in modo ai piaceri, che ammalatosi gravemente, fu +costretto fermarsi per un mese. Da Asti andò a Pavia, dove visitò +l’infelice Giovan Galeazzo, che nel fiore degli anni consumavasi in +un letto; e udì i lamenti della moglie di lui, che gettandoglisi ai +piedi, raccomandava a calde lacrime il loro stato infelice. Parve che +il re si commovesse grandemente, tanto che promise a quel principe +aiuti efficaci: ma non era appena da Pavia giunto a Piacenza, che ivi +gli pervenne la nuova della morte di quel giovane, e la fama riportava +essere seguita per veleno amministratogli dal Moro. Tutto l’esercito +era indegnato di questo fatto, perchè vedeva con che sorta d’alleato +si aveva a fare: il re solo pareva non darsene alcun pensiero. Egli, +caduto un’altra volta nelle sue incertezze, non sapeva se prendere +la via di Romagna o procedere per la Toscana; e in questo mezzo, si +fermava di nuovo e davasi nuovamente ai piaceri. + +Intanto, arrivavano da tutti i lati notizie di fortuna prospera ai +Francesi. In Romagna, ove già era stato mandato il valoroso generale +d’Aubigny per tenere a bada i Napoletani, egli aveva saputo, con poca +gente e senza venire ad alcun fatto d’armi, stancarli in modo, che già +si ritiravano nel Regno. A Genova, il duca d’Orleans aveva potuto, con +una flotta assai maggiore, obbligare D. Federico a retrocedere. Sbarcò +poi a Rapallo, dove era piccola guarnigione di Napoletani, un certo +numero di Svizzeri; che, aiutati dalle artiglierie delle navi, poterono +prendere la terra, metterla a sacco ed a fuoco, passare a fil di spada +non solo la guarnigione che si arrendette, ma tutti gli abitanti ed +anche quaranta malati che trovarono in letto. La nuova d’un tal fatto +sparse un terrore indescrivibile per tutta Italia, dove questo modo +feroce di guerreggiare era insolito e sconosciuto. Ogni città, ogni +più piccolo borgo s’immaginava d’avere a dividere la medesima sorte +dell’infelice Rapallo; ed il nome dell’esercito francese ne diveniva +terribile, il suo cammino si rendeva sempre più libero da contrasti. + +In questo medesimo tempo, arrivavano al campo Giovanni e Lorenzo +de’ Medici, cugini di Piero, che s’erano dati al partito popolare; e +fuggiti dalle ville ove erano stati confinati dal fratello, venivano +ad assicurare al re, lo stato della Toscana essere tutto favorevole +al passaggio dei Francesi. E così l’esercito, messosi finalmente +per la Lunigiana, procedeva oltre, lungo la Magra. Giunti innanzi al +castello di Fivizzano, i Francesi lo presero d’assalto, ed emularono +le crudeltà degli Svizzeri. Ben presto però si dovettero accorgere +d’essersi messi per una via piena di pericoli. Essi erano in un paese +sterile; chiusi a sinistra dai monti; a destra, col mare tenuto ancora +dal nemico; ed in fronte avevano le fortezze di Sarzana, Sarzanello +e Pietra Santa, le quali con piccola guarnigione potevano facilmente +chiudere il passo ad ogni più formidabile esercito. Se Piero de’ Medici +avesse ardito prendere qualche forte provvedimento, egli poteva anche +in su quell’ultima ora respingere i Francesi, con loro gravissimo +danno e vergogna. Ma sembrava davvero che la Provvidenza guidasse +miracolosamente quegli eserciti alla nostra rovina; e che, malgrado +la stolta indolenza del re e il niun provvedimento d’ogni cosa più +necessaria, tutto dovesse riuscire, per loro, a prospero fine. + +Intanto, la confusione era a Firenze grandissima. Il partito popolare +aveva sempre parteggiato per Francia; ma la pazza politica di Piero +aveva fatto avanzare il re da nemico, onde il paese ne andava a +sacco ed a fuoco: che fare, adunque, in tale stato di cose? Aprire +la via quando si potevano chiedere patti, sembrava imprudenza e +viltà; chiuderla, era un dichiarare la guerra. Il governo della +città trovavasi intanto nelle mani di Piero, autore unico di questi +disordini: tutti stavano perciò a guardare che partito egli fosse per +prendere, e nel comune pericolo ognuno si compiaceva di notare il suo +smarrimento e la sua confusione. La condizione di Piero era, infatti, +peggiore di ogni altra: il nemico vittorioso e vicino era contro +di lui personalmente adirato; egli, senza danaro, senza alcuno che +volesse dargliene, e col paese avverso, aveva perduto ogni consiglio. +Mandò Paolo Orsini, con alcuni cavalli e trecento fanti, a rinforzare +la guarnigione di Sarzana; ma subito dopo, crescendo la paura, si +decise di presentarsi al campo del re e chiedere egli stesso la pace. +Questo doveva essere una imitazione del viaggio che Lorenzo suo padre +fece a Napoli, quando si mise coraggiosamente nelle mani di quel +re per ottenerne patti onorevoli. Ma le imitazioni riescono assai +difficilmente; e Piero facendo per paura ciò che Lorenzo avea fatto per +coraggio, riuscì a lui in umiliazione e rovina quello che al padre era +risultato ad accrescimento di potenza e d’onore.[209] + +Fattosi, adunque, accompagnare da ambasciatori della repubblica, se +ne andò a Pietra Santa; ove subito seppe come l’Orsini, incontrato per +via da alcuni Francesi, era stato disfatto. Cresciutogli perciò vieppiù +il desiderio d’ottenere la pace a qualunque costo, mandò a chiedere un +salvacondotto, ed ottenutolo, si presentò al campo. Ivi trovò che il re +e l’avanguardia battevano invano da tre giorni il forte di Sarzanello. +Ogni altro uomo si sarebbe vantaggiato della sua posizione e del grave +pericolo in cui era l’esercito nemico; ma egli non potè mai uscire +dal suo smarrimento, anzi ne fu sempre più dominato quando vide la +fredda e severa accoglienza fattagli dal re. Senza neppure interrogare +gli ambasciatori che lo accompagnavano, cedette, con una stoltezza +veramente incredibile, tutte e tre le fortezze; dando immediato ordine +a chi le teneva, di consegnarle ai Francesi; i quali subito ne presero +possesso. Prometteva anche di somministrare danaro, e di cedere le +fortezze di Pisa e Livorno; e ciò sino a guerra finita. + +Padroni ormai del territorio toscano, si avanzavano i Francesi +rapidamente, non credendo quasi alla loro medesima fortuna, che così +miracolosamente li avea cavati di tanti pericoli. Divenne fra loro +universale l’opinione, che la Provvidenza aiutava quest’impresa; e vi +prestavano fede non solamente i soldati, ma anche i generali, e più di +tutti il re stesso, che si era convinto di esser davvero quel nuovo +Ciro che il predicatore di San Marco aveva annunziato.[210] Intanto, +gli ambasciatori che avevano accompagnato Piero, senza più far parola +nè a lui nè al re, partivano adirati e correvano a Firenze; dove +trovavano ogni cosa già piena di disordine, di confusione e di sdegno, +per le nuove già arrivate delle fortezze così vilmente cedute. + + + + +CAPITOLO SECONDO. + +I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola va ambasciatore al +campo francese. [Novembre 1494.] + + +Il mese di novembre 1494 cominciava in Firenze con sinistri auspici. +La notizia, già arrivata, dell’abbandono di quelle fortezze, che +erano costate alla repubblica lunghi assedi e spese enormi,[211] e che +erano la chiave di tutto il territorio toscano, aveva già sollevato +il popolo. Il ritorno degli ambasciatori dal campo francese, fece poi +crescere assai più il furore di tutta la città. Essi raccontavano +quanto facile sarebbe stato ottenere dal re patti onorevoli: con +quanta viltà, e con quanto orgoglio nel medesimo tempo, Piero dei +Medici aveva messo l’intera repubblica nelle mani di Carlo VIII, senza +neppure interrogarli. I discorsi erano perciò in Firenze tutti pieni +di sdegno, e il popolo cominciava a radunarsi nelle piazze e nelle +vie. Si vedevano nella folla comparire di nuovo certe vecchie armi, +tenute nascoste per più di mezzo secolo; qualche pugnale che si vantava +d’essere stato vibrato in Duomo il giorno della congiura dei Pazzi: +uscivano dagli opifici dell’arti della lana e della seta alcuni di +quegli uomini forti, tarchiati e con visi terribili, che rammentavano +ancora i Ciompi di Michele di Lando.[212] Pareva quel giorno che +si fosse, come per incanto, tornati un secolo addietro; e che quel +popolo il quale aveva per sessanta anni sopportato così pazientemente +la tirannide, fosse ora deciso di correre al sangue ed alle armi per +riconquistare la sua libertà. + +Se non che, in quello universale furore, una universale incertezza +e diffidenza dominava gli animi. I Medici, è vero, non aveano +lasciato alcuna guardia in Firenze, ed il popolo poteva d’ora in ora +impadronirsi di tutta la città; ma esso non sapeva di chi fidare, +a cui lasciarsi condurre. I vecchi amici della libertà erano quasi +tutti morti nei sessanta anni trascorsi, fra gli esili, le condanne +e le persecuzioni; i pochi che ancora s’intendevano dello stato, +erano uomini vissuti sempre col favore dei Medici; e la moltitudine, +uscendo dalla servitù, non poteva per sè stessa se non trascorrere +alla licenza.[213] Era, quindi, uno di quei momenti terribili, in cui a +nessuno è dato vedere quali eccessi, quali fatti atroci possono d’ora +in ora commettersi. Il popolo scorreva tutto il giorno incerto per le +vie, come un fiume impetuoso; guardava con occhio sinistro le case di +quei cittadini che avevano accumulato ricchezze coll’oppressarlo; nè +aveva altra direzione sicura, se non che in sull’ora della predica +raccoglievasi tutto nel Duomo. Ivi non s’era mai vista la gente +accalcarsi così stretta: gli uni pigiavano gli altri sino a che non +si potevano più muovere; e quando il Savonarola saliva finalmente sul +pergamo, egli era come sopra un piano fitto e immobile di teste che +lo riguardavano. Si vedeva dipinta su quei volti un’insolita fierezza, +un’insolita concitazione, ed a qualcuno di sotto al lucco rilucere la +corazza. + +Quel frate era il solo uomo che potesse in quei giorni comandare alla +moltitudine; la quale sembrava pendere dalle sue labbra, e da lui +solamente aspettare la sua salvezza. Una parola inconsiderata, uscita +dalla bocca di lui, avrebbe potuto mandare a sacco le case dei più +potenti cittadini, ricominciare l’antica storia delle guerre intestine, +far versare dei fiumi di sangue; giacchè molte erano le ingiurie dal +popolo ricevute, grande il desiderio della vendetta. Egli si astenne +perciò da ogni discorso politico; ma, col cuore riboccante d’affetto, +con ambe le braccia aperte, con la persona sporgente dal pergamo, +con una voce che rimbombava in tutta la chiesa, predicava la pace, la +carità, l’unione «Ecco la spada è venuta, le profezie si verificano, +i flagelli cominciano: ecco il Signore conduce questi eserciti. O +Firenze, è cessato il tempo dei canti e dei balli: ora è tempo di +piangere con fiumi di lacrime le tue colpe. I tuoi peccati, o Firenze, +i tuoi peccati, o Roma, i tuoi peccati, o Italia, sono causa di questi +flagelli. Fate, adunque, penitenza; fate limosina; fate orazione; fate +unione. O popolo, io ti sono stato in luogo di padre; sommi affaticato +tutto il tempo della vita mia a farti conoscere le verità della fede +e del ben vivere, e non ho avuto altro che tribolazioni, scherni ed +obbrobrio: almeno mi fosse dato il compenso di vederti far le buone +opere! Popolo mio, che altro ho mai desiderato che vederti salvo, che +vederti unito? Fate penitenza, perchè s’avvicina il regno de’ Cieli.» +«Ma io l’ho detto tante volte, io ho esclamato tante volte, io ho per +te pianto tante volte, o Firenze, che ti doveria bastare.... Io mi +volto a te. Signor mio, che se’ stato morto per nostro amore e per li +nostri peccati: perdona, o Signore, perdona al popolo fiorentino, che +vuole esser tuo.[214]» E così egli andò innanzi predicando la carità, +la fede, la concordia degli animi, con tanto impeto, con tanta forza, +che ne restò più giorni esausto e quasi ammalato.[215] Quei sermoni +non furono dei più eloquenti, perchè l’agitazione toglieva luogo +alla riflessione ed all’arte; ma l’affetto con cui furono pronunziati +dominava, soggiogava quel popolo, che dopo il tumulto delle strade, +veniva in luogo di pace, ove udiva parole evangeliche. Tanta fu la +forza che ebbe in quei giorni la voce del Savonarola, che fra sì gran +tumulto di passioni popolari, non si trascorse ad alcuno eccesso; +e la rivolta che sembrava apparecchiarsi tumultuante e pericolosa +nella piazza, si compiè tranquilla e pacifica nel Palazzo: miracolo +nuovo nella storia di Firenze, che tutti gli storici di quel tempo +attribuiscono al benefico ascendente che il frate di San Marco seppe +acquistare sul popolo.[216] + +Il giorno 4 di novembre, adunque; la Signoria raccolse i più reputati +e prudenti cittadini in Palazzo, per consigliarsi sul partito da +prendere. La legge e l’antica usanza della repubblica portavano che a +niuno fosse permesso di prendere la parola, se non ne veniva richiesto +dai Signori; ed allora doveva discorrere in favore del partito che +essi proponevano. Nei momenti di tumulto, però, nè questa nè altra +legge fiorentina veniva rispettata. Quel giorno, gli animi erano +pieni d’agitazione; trattavasi della salute della patria; la Signoria +domandava consiglio ad ognuno e tutti volevano parlare. Pure, tanto la +lunga servitù aveva legato gli animi, che quando messer Luca Corsini +ruppe l’antica usanza, e, senza esserne personalmente richiesto, +levatosi in piedi, cominciò a dire che le cose andavano male, che la +città rovinava nel disordine, che bisognava prendere qualche rimedio +efficace; la maraviglia fu universale: qualcuno sussurrava, qualche +altro tossiva, e, finalmente, a lui si avviluppò in modo la lingua in +bocca, ch’egli non potette procedere più oltre.[217] + +Il discorso, però, fu subito ripreso da Tanai di Jacopo de’ Nerli, +giovanetto assai animoso, il quale rinforzava le parole del Corsini: ma +anche a lui cominciò a tremare la voce; ed il padre, allora, levatosi +in piedi tutto confuso, lo scusava appresso i colleghi, dicendo non +badassero alle sue parole, perchè egli era giovane e di poca testa. + +Si levò, finalmente, Piero di Gino Capponi: la sua persona ben +quadrata, il capo canuto, gli occhi fiammeggianti ed una certa aria di +allegra fierezza, come di destriero ch’ha udito il suono della tromba +guerriera, fecero rivolgere verso di lui tutti gli sguardi e tacere +ognuno. Lo sapevano uomo di parole brevi, ma risolute, e di fatti +ancora più risoluti. Egli parlò chiaro, e disse: «Piero de’ Medici +non è più capace a tenere lo stato; la repubblica deve provvedere a sè +stessa; _ormai è tempo d’uscire di questo governo di fanciulli_.[218] +Si mandino ambasciatori al re Carlo; i quali se incontrano Piero, non +lo salutino; ed espongano come tutto il male è venuto da lui, e che +la città è amica del nome francese. Si facciano uomini d’onoranza, i +quali non manchino di ricevere il re con ogni festa: ma, nello stesso +tempo, si chiamino dal contado i comandanti coi loro soldati, e si +nascondano nei chiostri od altri luoghi segreti, e insieme colle genti +d’arme si tengano parati al bisogno; acciocchè quando non s’è mancato +per nulla in quello che è onesto con questo Cristianissimo principe, +nè tralasciato di contentare con danari l’avara natura dei Francesi, +si possa, ove egli trascorra ad atti e pensieri non comportabili, +mostrargli il viso e l’armi. E sopra ogni altra cosa,» egli disse +conchiudendo, «non si manchi di mandar cogli altri ambasciatori +il Padre Girolamo Savonarola, il quale ora ha tutto l’amore del +popolo.[219]» E poteva aggiungere ancora, tutto il rispetto del re; +perchè questi avea davvero concepita una quasi religiosa venerazione +per quel frate, che da tanti anni predicava la sua venuta, dicendola +ordinata dal Signore. + +Il 5 novembre furono eletti gli ambasciatori, tra i quali erano il +Capponi medesimo, il giovane Nerli ed il Savonarola.[220] Questi lasciò +che gli altri partissero subito per Lucca, ove speravano d’incontrare +il re; ed egli, con due suoi frati, li seguì a piedi, come era suo +costume di viaggiare.[221] Ma prima di muoversi, parlò di nuovo al +popolo, e fece un sermone, che concluse con queste parole: «Il Signore +ha esaudito le tue orazioni; ha fatto pacificamente seguire una gran +rivoluzione. Egli solo è venuto in aiuto della città, quando tutti +l’avevano abbandonata. Attendi, e vedrai i disastri che seguiranno +nelle altre città. Persevera, adunque, o popolo di Firenze, nelle buone +opere; persevera nella pace. Se tu vuoi che il Signore perseveri nella +misericordia, sii misericordioso verso i tuoi fratelli, verso i tuoi +amici, verso i tuoi nemici: altrimenti, cadranno anche sopra di te i +flagelli che s’apparecchiano al resto d’Italia. _Misericordiam volo_, +grida a voi il Signore. Guai a chi non ubbidisce ai suoi comandi.»[222] +Fatta questa predica, si partiva per andare alla volta di Pisa; giacchè +gli ambasciatori arrivati a Lucca avevano trovato il re sul punto di +partire; onde, dopo averlo salutato, lo seguivano in quella città. + +Non appena Piero dei Medici ebbe veduto ch’essi venivano in nome della +repubblica senza fare a lui alcun segno di ossequio, capì subito +che qualche grave mutamento era avvenuto nella città. Raccomandava +perciò caldamente al re la sua causa, e prometteva di pagargli 200,000 +ducati:[223] raccomandava a Paolo Orsini di raccogliere le sue genti, +di soldare nel contado quanti uomini potesse e venire subito a Firenze; +dove egli entrava frettolosamente la sera dell’8 novembre.[224] +La mattina seguente, presentavasi al Palazzo verso le ore 11, +accompagnato da molta gente, con la intenzione di raccogliere il popolo +a parlamento, e restringere nelle sue mani tutto il governo. Ma la +Signoria, che era già istruita del suo disegno, lo fece passare con +alcuni solamente de’ suoi compagni; e ricevutolo con gran freddezza, +gli raccomandava di licenziare la gente assoldata, per non mettere +sè stesso e la città a qualche inutile cimento. Pietro restò talmente +confuso da un’accoglienza così fredda e risoluta, che non sapendo come +decidersi, se ne uscì, dicendo ch’egli avrebbe prima deliberato sul +da fare, e poi sarebbe venuto di nuovo a renderne conto ai Signori. +Tornato a casa, mandava ordine all’Orsini che s’impadronisse della +porta a San Gallo; ed egli armatosi, si presentava il giorno al +Palazzo, con una guardia di gente parimente armata. Ma sull’uscio +trovava alcuni dei Collegi che gl’impedivano l’entrata, dicendo avere +ordine di non lasciarlo passare altro che solo e senza armi, e per lo +sportello piccolo. Egli allora, tutto sbuffante di sdegno e minaccioso, +tornavasene indietro. Non aveva però dato appena due passi, che veniva +chiamato da un mazziere della Signoria, mandato per ordine di messer +Antonio Lorini, il solo che fosse, tra i Signori, restato ancora amico +ai Medici. Costui trovavasi appunto quel giorno tenere l’ufficio di +Proposto;[225] onde, a lui toccando il proporre le deliberazioni da +farsi, aveva in quel giorno potuto impedire che se ne facesse alcuna +contro a Piero de’ Medici: ed essendo a lui pure affidate le chiavi +della torre, avea sino allora impedito che si sonasse la campana per +raccogliere il popolo. Ma ora che, trascorrendo tutti i limiti, contro +alla volontà di ognuno richiamava indietro il Medici, messer Luca +Corsini, insieme con Iacopo de’ Nerli e Filippozzo Gualterotti, scesero +alla porta e di fatti gli vietarono il passo. Piero, che nel vedersi +richiamato avea già ripreso il suo orgoglio, voleva usar modi superbi; +ma il Nerli, respingendolo con ingiuriose parole, gli chiuse l’uscio in +sul viso. + +Il popolo, che s’era trovato testimonio di questo fatto, cominciò a +levargli il rumore addosso; e per maggior dispregio, lo cacciavano via +solamente colle grida e coi becchetti dei cappucci; mentre i fanciulli +lo inseguivano coi fischi e coi sassi. Piero, colla spada sguainata +in mano, non sapendo nè usarla nè rimetterla, si restrinse pauroso in +mezzo ai suoi, atterrito dalla sola voce di quel popolo che aveva poco +prima tanto superbamente calpestato. Mentre così retrocedevano gli uni +e gli altri inseguivano, scontrarono per via il bargello, Pier Antonio +dell’Aquila; il quale volendo aiutare i Medicei, fu, dal popolo, che +era senza armi, disarmato e svaligiato con tutti i suoi. Menatolo +poi al suo palazzo, gli fecero liberare i prigionieri; e ritornando +i sollevati indietro, fu singolare il vedere come le armi tolte al +bargello fossero le prime che si brandissero in difesa della libertà. +Ma già la campana della Signoria cominciava a sonare a distesa, e +tutto il popolo correva tumultuoso in piazza: abbandonavano le case; +chiudevano le botteghe; uscivano colle ronche, cogli spiedi, coi pali, +con ciò che trovavano. Alcuni vecchi cittadini si vestirono quel giorno +con abiti d’antica foggia, con armi irrugginite, che rammentavano i +tempi della repubblica; ed erano accolti con grida di gioia, ogni volta +che comparivano nella folla.[226] + +Non s’era appena il popolo radunato in piazza, quando ecco, tutto +polveroso, a cavallo di una mula, Francesco Valori arrivare da Pisa, +dove aveva parlato cogli ambasciatori fiorentini. La gente si stringeva +intorno a lui chiedendo notizie, ed in un momento egli si trovava nel +più fitto del tumulto. Il Valori era stato un antico partigiano dei +Medici, adoperato da Lorenzo in molti impieghi; e fu uno di quei cinque +cittadini mandati al Savonarola per consigliarlo a moderare le sue +prediche. Ma da quel momento, esso cominciò invece a sentir simpatia +pel frate, ed a poco a poco ne divenne uno dei più caldi seguaci. Il +mal governo di Piero lo spinse poi decisamente nel partito popolare, +che assai più si addiceva alla natura del suo carattere. Egli aveva, +infatti, tutte le qualità d’un capo-popolo: impetuoso ed ardito, +di poca testa e di gran cuore, eccessivo in tutti i suoi partiti, +trovavasi in mezzo ai tumulti come a casa sua. E quel giorno, su +quella stessa mula, così polveroso com’egli era, cominciò ad arringare +la moltitudine. — Raccontava, come gli ambasciatori avevano a Lucca +trovato il re assai ben disposto; ma che seguitolo a Pisa, ne erano +stati freddamente ricevuti, perchè Piero de’ Medici, prima di lasciare +il campo, aveva fatto mille preghiere e mille promesse a danno della +città. — Quando poi s’avvide che il popolo era venuto in furore, si +mise alla sua testa, e col grido di _abbasso le palle_, lo condusse ad +assalire la casa dei Medici.[227] + +Piero aveva, in questo mezzo, fatto chiamare l’Orsini con la sua gente; +s’era armato di tutto punto, e colla forza voleva ritornare in Palazzo. +Il cardinal Giovanni suo fratello[228] s’era già avviato innanzi; e +correndo le vie, cercava sollevare il popolo in suo favore col grido +di _palle, palle_: ma niuno gli rispondeva, anzi molti dalla strada +e dalle finestre lo minacciavano. Quando fu giunto alla chiesa di San +Bartolommeo, egli potè distinguere la moltitudine guidata dal Valori, +che armata e tumultuante si avvicinava, onde assai rapidamente volse +indietro i suoi passi. Arrivato a casa, trovò che Piero s’era già +dato alla fuga. Avendo esso ricevuto un bullettino della Signoria, +che dichiarava ribelli lui ed il cardinale, e saputo come questi +già retrocedeva, non gli era bastato l’animo neppure d’aspettarlo; e +raccolta la poca gente che aveva intorno, era corso alla porta a San +Gallo. Ivi fece l’ultimo tentativo di sollevare quel borgo, popolato +d’infima gente, stata sempre affezionatissima alla sua casa; ma invano +egli alzava la voce, invano gettava oro per le vie: anche quell’ultima +plebe lo guardava con disprezzo, correndo invece verso il palazzo dei +Signori. Allora si persuase, finalmente, che era inutile sperare; che +bisognava, invece, provvedere a salvare la vita. Avvilito, prostrato +da tante traversíe che in sì breve spazio gli erano venute addosso, +si mise per la via di Bologna; e non s’era appena allontanato pochi +passi, che vide chiuderglisi dietro la porta della città. Egli andava +in compagnia del fratello Giuliano,[229] e d’alcuni pochi soldati; i +quali, più di lui spauriti per la tema d’essere nella campagna assaliti +e messi a pezzi dai contadini, lo lasciarono, la più parte, prima di +uscire dai confini della Toscana. Giunto in fine a Bologna, stracco +e trafelato dal lungo viaggio, con poca e misera compagnia, fu dal +Bentivoglio quasi villanamente ricevuto. — «Mi sarei lasciato piuttosto +tagliare a pezzi, egli disse, che abbandonare lo stato. — » Non andò +guari per altro, che presentatosi un uguale pericolo, anche il superbo +Bentivoglio si dette vilmente alla fuga. Piero, intanto, sempre più +abbattuto dall’avversa fortuna, continuava oltre il viaggio sino a +Venezia; dove finalmente trovava cortesia e riposo. Anche ivi ebbe il +dolore di vedere che il Soderini, ambasciatore fiorentino, s’era già +dichiarato in favore del nuovo governo: ma la Signoria veneziana lo +accolse con tutti gli onori che soleva usare verso i principi decaduti; +e ciò fu un gran sollievo al suo animo travagliato. + +A lui pareva d’essere in quei pochi giorni vissuto un secolo, ed ora +si destava come da un lungo sogno, e cominciava a comprendere con +quanta stoltezza si era condotto, con quanta viltà aveva abbandonato +lo stato, senza che ancora nessun reale pericolo lo avesse minacciato, +quando già il re Carlo si era volto in suo favore. E certo, se in quei +primi giorni egli avesse saputo mostrare un animo risoluto, avrebbe +potuto spegnere o frenare quei movimenti in sul nascere, sicuro come +era del vicino aiuto di Francia.[230] Infatti, quel re tanto gli +era divenuto favorevole, che già arrivavano suoi messi a Venezia, +invitando Piero de’ Medici a tornare in Firenze. Ma a questo, oggimai, +non bastava più l’animo di trovarsi una seconda volta in mezzo a quel +popolo tumultuante, le cui grida minacciose ancora pareva che lo +spaventassero. Intanto, arrivava a Venezia anche il cardinale, che +nella sua fuga aveva mostrato animo maggiore. Assai più tardi aveva +abbandonato la città, travestito da frate, con molta fatica e non +senza grave pericolo: aveva presi tutti quegli oggetti più preziosi che +potette nel disordine raccogliere, e portatili subito ai frati di San +Marco, riusciva in questo modo a salvarli; come fecero anche parecchi +altri di quei cittadini che sapevano d’essere più invisi al popolo. +Tanto era grande appresso tutti il nome della onestà di quei frati, che +mentre il loro convento era tenuto quasi centro del partito popolare, i +partigiani dei Medici ed il cardinale medesimo non sapevano ove meglio +ricoverare le loro cose più preziose. + +In questo mezzo, la Signoria metteva una taglia di 5,000 fiorini +per chi consegnasse vivi Piero o il cardinale, e di 2,000 per chi li +desse morti. Si cercava nel medesimo tempo distruggere ogni memoria +del passato: erano cancellate dal palazzo del Podestà le immagini +dei ribelli del trentaquattro, dalla porta della dogana quelle dei +ribelli del settantotto:[231] venivano richiamate le famiglie dei +Neroni Diotisalvi, dei Pazzi e di molti altri esuli o confinati; fra i +quali erano Lorenzo e Giovanni de’ Medici, cugini di Piero, che appena +tornati, levarono dalle loro case le insegne delle palle per mettervi +l’arme del popolo, e di Medici che erano, si vollero chiamar Popolani. +Così cominciavasi già ad adulare quella moltitudine, pochi giorni +innanzi tanto vilipesa! + +Il tumulto intanto cresceva, e la plebe sembrava cominciare a divenire +ebbra nel disordine. Andavano a sacco le case di Giovanni Guidi notaio +e cancelliere delle Riformagioni, e d’Antonio Miniati provveditore +del Monte; due uomini ch’erano stati fidi strumenti dei Medici, e +sottili consiglieri nel trovar modo a gravare il popolo d’imposte +incomportabili; onde erano divenuti l’odio di tutta Firenze. Fu del +pari saccheggiata la casa del cardinal Giovanni dei Medici, e quel +giardino di San Marco, ove essi avevano raccolto tanti oggetti preziosi +di arte. Ancora non s’era cominciato a sparger sangue, ma pure molti vi +erano assai inclinati; e vi sarebbero certo venuti, se i partigiani del +Savonarola non si fossero molto adoperati per impedirlo, se d’ora in +ora non si fosse aspettata la sua venuta dall’ambasceria al re Carlo, +e se la Signoria non avesse con severissimi bandi cercato di metter +termine a questi disordini. + +Ad accrescere però i mali umori, arrivavano ora gli ambasciatori da +Pisa, e portavano del re Carlo notizie poco soddisfacenti. Essi gli +avevano esposto: — La città essergli amica, ed apparecchiarsi già +a riceverlo con quegli onori ch’erano convenevoli alla sua maestà; +chiedere solo, che siccome da amico era ricevuto, così da amico volesse +comportarsi: venisse perciò sin d’ora agli accordi, acciò la pubblica +gioia più compiuta si potesse manifestare. — Ma quel re non dava mai +altra risposta, se non che: — «Dentro alla gran _villa_ s’assetterebbe +ogni cosa.» — E dalla sua freddezza appariva evidente, che le istanze, +le preghiere e le promesse che Piero dei Medici gli aveva fatto di +danari, di obbedienza, di ogni cosa, lo avevano volto in suo favore. +Onde gli ambasciatori tornavano ora senza alcuna conclusione, e solo +potevano assicurare, il re non esser punto favorevole alla repubblica. + +Se non che, quando essi avevano fallito l’intento loro, il frate +di San Marco si presentava al campo francese; e, passato fra quella +gran moltitudine d’armati, arrivava finalmente alla presenza del re, +che, in mezzo ai suoi generali, gli faceva assai lieta accoglienza. +Ed il frate, senza molti preamboli, cominciava un breve sermone, +che pronunziò con voce sonora, con accento quasi imperioso. — «O +Cristianissimo re, tu sei uno strumento nella mano del Signore, che +ti manda a sollevare i mali d’Italia, come io già da più anni ho +predetto; e ti manda a riformare la Chiesa, che giace prostrata in +terra. Ma se tu non sarai giusto e misericordioso; se tu non rispetti +la città di Firenze, le sue donne, i suoi cittadini, la sua libertà; +se tu dimentichi l’opera per cui il Signore ti manda; Esso allora +sceglierà un altro per adempierla, aggraverà la sua mano adirata sopra +di te, e ti punirà con flagelli terribili. Queste cose io ti dico +da parte del Signore.»[232] — Il re ed i generali sembrarono udire +assai attentamente le minacciose parole del Savonarola, e prestarvi +grandissima fede. Era, in fatti, venuta in ognuno l’opinione, che +quegli eserciti fossero veramente guidati dal Signore ad un fine +provvidenziale; ed il re Carlo nutriva una grande venerazione per colui +che aveva profetato la sua venuta ed assicurava prospero successo alle +sue imprese: onde quel sermone pareva che mettesse davvero un certo +terrore nell’animo suo, e lo risolvesse a comportarsi più onestamente +coi Fiorentini; ai quali il Savonarola, tornando poco dopo gli altri +ambasciatori, portava migliori speranze. + + + + +CAPITOLO TERZO. + +Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in Firenze; suo trattato +colla repubblica, e partenza. [Novembre 1494.] + + +Le cose di Toscana per moltiplicati disordini divenivano peggiori. Il +giorno stesso che i Medici venivano cacciati da Firenze, i Pisani si +sollevavano a rivendicare furiosamente la loro libertà. Dacchè erano +caduti sotto il giogo fiorentino, o, come essi dicevano, straniero, +altro non avevano mai agognato che il momento di poterlo scuotere. +Perduta la loro indipendenza, essi avevano quasi in un istante visto +rovinato il commercio e l’industria, scemata la popolazione e distrutto +ogni ordine civile: la più parte di loro avevano perciò preferito +l’esilio alla servitù. Ma all’avvicinarsi degli eserciti francesi, +risorgevano tutte le speranze; ed il Moro, che sempre pescava nel +torbido e aveva già fatto il disegno d’impadronirsi di Pisa, l’istigava +di continuo a sollevarsi, promettendo ogni sorta d’aiuti, e facendo +segretamente dar buone speranze anche da persone ch’erano intorno al +re. Quindi, non appena Carlo VIII entrava in città, che il popolo di +Pisa corse a rumore le vie, distruggendo tutte le insegne fiorentine, +gettando in Arno il marzocco che era sul ponte, e ponendovi invece +la statua del re: saccheggiarono poi le case dei rettori fiorentini, +che vennero a furore di popolo cacciati dalla città. La libertà +e l’indipendenza furono così proclamate, gli esuli richiamati; si +raccoglievano armi, danari ed uomini per cominciare quella celebre +e male augurata guerra pisana, che doveva logorare le forze di due +repubbliche appena rinate, spegnere tanti valorosi cittadini senza +vantaggiare ad alcuno. + +Il re, trovandosi presente a tutti questi movimenti, li volle dapprima +incoraggiare; ma vedendo poi cacciati i rettori fiorentini, se ne +mostrava invece adontato. Egli quasi avrebbe voluto che i Pisani +rivendicassero la loro libertà, e che nello stesso tempo prestassero +ubbidienza ai Fiorentini! Il popolo, invece, avendo preso il suo andare +nella rivolta, procedeva oltre rapidissimamente; e Carlo allora, +non occupandosi d’altro che di lasciare un presidio nella fortezza, +partivasene, senza quasi avvedersi di ciò che avveniva, senza punto +riflettere alle conseguenze di ciò che aveva lasciato sperare ai +Pisani. Così, prima di entrare in Firenze, egli già le aveva recato +una gravissima ferita col permettere che i sudditi della repubblica, +sotto ai suoi occhi e cogli eserciti francesi in casa, si ribellassero: +esempio pericoloso per tutto il dominio, e che non tardò molto ad +essere imitato da Arezzo, da Montepulciano e da altre città. Egli +continuava intanto il suo cammino, fermandosi ancora qualche giorno a +Signa; ove attese che i tumulti sedassero in Firenze, e che gli onori +si apparecchiassero convenevolmente al suo ingresso. Nuovi ambasciatori +fiorentini vennero ivi a sollecitarlo perchè volesse fermare i patti +prima di procedere oltre: ma la sua risposta fu sempre: «Dentro alla +gran _villa_ assetteremo ogni cosa.[233]» + +Per tutte queste ragioni, lo stato della città era sempre incerto e +confuso: i Medici appena cacciati; il vecchio governo distrutto, ed +il nuovo ancora non ordinato; il re che entrava senza patti, alla +testa d’un’esercito poderoso, e già bagnato di sangue italiano. +C’era da sbigottirsi veramente: per buona fortuna, si trovavano però +a consigliare la Signoria cittadini di molta prudenza e d’animo +fermissimo. V’era, fra gli altri, Piero Capponi, che in quei +giorni pareva essere divenuto il braccio della repubblica, come il +Savonarola ne era l’anima ed il cuore. L’uno predicava la carità, la +pace, l’unione; l’altro si trovava dovunque c’era bisogno d’aiuto e +consiglio, provvedeva armi e soldati. Le case erano provviste d’ogni +sorta munizioni da guerra; i pali e le tavole pei serragli erano in +pronto; i chiostri e le corti erano pieni di gente assoldata, che si +diceva ascendesse al numero di seimila, e tenevasi presta per uscire in +difesa della Repubblica al primo suono della campana.[234] + +A quindici, a sedici per volta, si vedevano intanto entrare nella città +alcuni Francesi, i quali, con la loro aria marziale e disinvolta, +senza armi e col gesso in mano, andavano segnando le case degli +alloggiamenti. Affettavano sprezzo ed indifferenza; ma pure non +potevano nascondere la loro maraviglia nel vedere una città tanto +splendida per stupendi edifizi, ed in ogni sbocco di via rimanevano +come attoniti della nuova prospettiva che si apriva ai loro occhi. +Ma ciò che più di tutto richiamava la loro attenzione, erano quei +severi palazzi che parevano fortezze inespugnabili, quelle torri che +portavano ancora i segni delle fiere e sanguinose guerre cittadine. Il +giorno 15 novembre, essi videro poi uno spettacolo che pose nei loro +animi una quasi trepidazione. Fosse caso o disegno, a un tratto corse +per la città la voce, che Piero de’ Medici s’avvicinava alle porte: +la campana sonò a distesa, le vie brulicarono di popolo in furore, la +terra sembrava partorire uomini armati che correvano verso la piazza, +i palazzi si chiudevano, le torri s’armavano; già s’apparecchiavano +i serragli, ed i Francesi vedevano quel giorno il primo saggio delle +barricate. Subito si conobbe la voce esser falsa, ed il rumore sedò +con la rapidità medesima con cui s’era levato. Ma rimase nell’animo di +quegli stranieri la certezza, che le loro manovre e i loro battaglioni, +chiusi in quelle vie, potevano fare assai poco di fronte a questa nuova +e a loro sconosciuta maniera di guerreggiare. I Fiorentini, infatti, +guardavano quella gente con una certa cotale aria di familiarità, come +se avessero voluto dire: _vedremo!_ A quel popolo, riacquistata la sua +libertà, pareva essere divenuto signore del mondo, e quasi credeva non +esservi più cosa alcuna che dovesse temere.[235] + +Il palazzo dei Medici[236] era, intanto, apparecchiato per ricevere +splendidamente il re; le case dei principali cittadini per gli +uffiziali dell’esercito; le vie per cui si doveva passare erano tutte +ricoperte di tende, parate a festa con tappeti ed arazzi. Il giorno +11 novembre, la Signoria attendeva in un palco costruito alla porta +a San Frediano: molta nobile gioventù fiorentina andava fuori ad +incontrare il re, che ad ore ventuna faceva il suo solenne ingresso. +I Signori si levavano allora in piedi per andargli incontro; e messer +Luca Corsini, avendone ricevuto l’incarico, presentavasi per leggere +il discorso apparecchiato: ma in quel momento appunto cominciando a +piovere, i cavalli spingevano furiosamente gli uni gli altri, e tutta +la cerimonia andò a vuoto. Solamente il Gaddi, che era ministro di +Palazzo, trovatosi d’animo e di lingua più pronta, si fece avanti +fra quel trambusto, e seppe dire in francese alcune poche parole +accomodate al bisogno: dopo di che il re, entrato sotto un ricco +baldacchino, procedeva subito oltre. La sua figura faceva un singolare +contrasto col marziale aspetto di quel numeroso e potente esercito +alla cui testa egli camminava. Era quasi mostruoso: il capo aveva +grosso, il naso lungo, la bocca larga, il corpo piccolissimo, le +gambe straordinariamente sottili, i piedi deformi. Vestiva di velluto +nero, con un manto di broccato d’oro; cavalcava un bellissimo e alto +destriero; entrava in attitudine marziale, colla lancia sulla coscia, +segno allora di conquista. E tutto ciò non faceva che mettere in +maggiore evidenza la povertà della sua persona. Accanto a lui venivano +il fiero cardinale di San Piero in Vincola, con quello di San Malò, e +alcuni marescialli. Seguiva subito la guardia reale, composta di 100 +arcieri, scelti fra la più bella gioventù di Francia; e 200 cavalieri +francesi, che andavano a piede, vestiti d’armi e abiti splendidissimi. +Veniva poi l’avanguardia svizzera, coi suoi vivissimi e vari colori, +colle alabarde d’acciaio battuto, colle ricche piume sugli elmi de’ +suoi uffiziali. In quei volti si leggeva la fierezza montanara e +l’orgoglio d’essere tenuti la prima fanteria d’Europa: la più parte +di loro avevano con disprezzo lasciato la corazza, per combattere a +petto scoperto. I Guasconi formavano il centro; erano piccoli, agili e +lesti, e parevano quasi crescere e moltiplicare a misura che l’esercito +si avanzava. Nella cavalleria, dove era la più nobile gioventù di +Francia, splendeva poi la maggiore ricchezza: armi cesellate, manti +di broccato ricchissimo, bandiere di velluto ricamato in oro, catene +e altri ornamenti d’oro. Una terribile apparenza facevano i corazzieri +coi loro cavalli, divenuti quasi mostruosi per avere le orecchie e le +code tagliate. Gli arcieri erano di straordinaria altezza, portavano +lunghissimi archi di legno, venivano dalla Scozia o da altri luoghi +settentrionali, e parevano, dice uno storico di quel tempo, _uomini +bestiali_.[237] + +Questa tanta varietà di gente, di vesti e di armi, con tanto ordine, +tanta disciplina riunite, era uno spettacolo nuovo e maraviglioso in +Firenze e in tutta Italia, dove non erano ancora eserciti stanziali +e non si conoscevano altre armi che le mercenarie. Non potremmo dire +con quanti uomini il re facesse la sua entrata; giacchè le artiglierie +s’erano per altra via indirizzate verso Roma, molti presidii erano +rimasti nelle fortezze, altra gente s’era avviata per le Romagne. +Il Gaddi,[238] che si trovò presente alla loro entrata, dice che +ascendevano a 12,000; il Rinuccini, che vi si trovò anch’egli, li +giudicò assai meno; altri di più: comunque sia, la città ed i borghi ne +erano pieni. + +Passarono pel Ponte Vecchio, tutto ornato con festa e con musica; +riuscirono nella Piazza, che era piena di carri, di trionfi e di +statue; e pel canto dei Pazzi sboccarono dietro al Duomo, girando il +quale, vennero in sulla facciata. Il popolo andava acclamando il nome +di Francia; ed il re non sapeva fare altro che sorridere stupidamente, +e dire qualche parola italiana male a proposito. Entrato in Duomo, vi +trovò la Signoria, che dalla furia dei soldati era stata costretta a +condurvisi per vie traverse; e quivi pregarono insieme. Finalmente, il +re alloggiò nel suntuoso palazzo dei Medici, ed i soldati pigliarono i +loro quartieri. Quella notte e l’altra si fece illuminazione per tutta +la città; il giorno si passò tra feste continue; e, finalmente, si +venne a trattare gli accordi.[239] + +I sindaci eletti dalla Signoria a questo fine, erano: messer +Guidantonio Vespucci, messer Domenico Bonsi, Francesco Valori e Piero +Capponi; uomini tutti di grandissima reputazione nella città. Il +Vespucci era dei più dotti nelle leggi e nelle cose di Stato; il Bonsi +aveva tenuto con onore molte ambascerie; il Valori, chiamato dipoi +il _Catone fiorentino_, era, come abbiam visto, divenuto capo del +popolo; ed il Capponi, già più volte nominato, era veramente un’indole +straordinaria di uomo. — Egli era nato l’anno 1447, da famiglia +di antico sangue fiorentino, tenutasi sempre amica della libertà e +per molte azioni generose divenuta illustre. Il padre lo educò alla +mercatura, raccomandandogli di lasciar la politica, perchè i tempi +piegavano assai male; e Piero si dette allora ai traffici con tanta +energia, che molti lo accusavano d’essere divenuto troppo amico del +guadagno. Egli era in su i trenta anni, quando Lorenzo de’ Medici che +vantava di sapersi valere degli uomini, offerì a lui alcune ambascerie, +ch’esso accettò assai volentieri e le condusse con mirabile destrezza. +In queste occasioni, mostrò il Capponi d’avere un’attitudine singolare +a conoscere i caratteri degli uomini, ed una facilità grandissima +nell’acquistare predominio sull’animo de’ principi coi quali trattava, +e di quelli specialmente che più si vantavano d’indole cupa e non +penetrabile. Infatti, Ferdinando di Napoli e Alfonso suo figlio +s’affidarono più volte ai consigli di lui, preferendolo ai loro stessi +generali e ministri del regno. Ma se il Capponi passando dai traffici +alla diplomazia, s’era trovato bene; passando da questa al mestiere +dell’armi, si trovò assai meglio; e s’avvide ch’egli non era nato nè +per stare al banco nè per condurre trattati, ma piuttosto per menar +le mani. E fu un caso che lo fece conoscere a sè stesso. Egli era +commissario della repubblica nel campo di Alfonso d’Aragona, quando +veniva co’ suoi a difendere il duca di Ferrara. L’esercito napoletano +fu battuto dalle genti del papa, ed Alfonso s’era perduto d’animo in +modo, che si sarebbe certamente ritirato, se il Capponi non avesse +saputo rimetter coraggio in lui e ne’ suoi. Aggiungendo poi alle parole +i fatti, egli condusse quelle genti alla zuffa, e trovò d’essere un +valoroso e destro soldato, abile a comandare e più abile ancora ad +eseguire.[240] Da quel giorno, egli fu sempre nel più fitto delle +mischie; e la repubblica vedendo d’avere a un tratto acquistato un +così valente capitano, lo adoperava sempre nelle più ardue imprese. Più +difficile era poi l’incarico affidato al Capponi, più volentieri egli +l’adempiva, e voleva sempre far l’ufficio del soldato e del capitano: +cosa che fu infine cagione della sua morte. + +Il Capponi era stato sempre amantissimo del governo popolare e nemico +della tirannide medicea; ma il bisogno di attività superava in lui +ogni cosa; e però, durante la vita di Lorenzo il Magnifico, lo aveva +in molte occasioni servito. Dopo la morte di quel principe, non poteva +il Capponi favorire in alcun modo il governo di Piero, e si dichiarò +subito pel partito popolare; che lo tenne in grandissimo concetto, +ed ora nelle sue mani principalmente affidava la salute di tutta la +repubblica. Il Capponi, infatti, era l’uomo che meglio d’ogni altro +potesse maneggiarsi con Carlo. Egli era stato più volte ambasciatore +in Francia, ed aveva imparato a conoscere l’indole di quel re e de’ +suoi Francesi; dei quali soleva dire: «Quando questi nostri Italiani +si saranno una volta annasati coi Francesi, finiranno d’averne tanta +paura.[241]» Tutto il peso, adunque, di quelle faccende gravi e +difficili, cadeva naturalmente sopra di lui; ed egli, nel vedersi +in mano i destini di un intero popolo, si sentiva come allargare gli +spiriti, e diveniva quasi maggiore di sè. + +Intanto, la madre e la moglie di Piero de’ Medici s’erano messe +ai fianchi del re e de’ suoi consiglieri: «davano, promettevano, +offerivano, che se Piero tornasse, lui, insieme con loro, sarebbe +stato signore della città.[242]» Con tali argomenti, l’animo dei +Francesi s’era piegato sempre più in favore de’ Medici, ed i sindaci +della Repubblica venivano con severo aspetto ricevuti dal re, che +circondato da’ suoi generali, affacciava pretensioni sempre nuove e +più esorbitanti: diceva, fra le altre cose, d’essere venuto in città +conquistata, perchè egli v’era entrato colla lancia sulla coscia! Tali +discorsi non facevano altro che inasprire gli animi, senza concludere +nulla; epperò si procedeva in lungo, peggiorando sempre. Ma quando, in +presenza dei sindaci, il re ebbe l’ardire di lasciarsi sfuggire qualche +parola in favore di Piero de’ Medici, il volto di quei repubblicani +divenne assai severo, e in poco tempo si vide mutato l’aspetto +della città. La Signoria tenne subito consiglio in Palazzo; chiamò i +principali cittadini, e fece loro conoscere il pericolo che si correva, +il bisogno che v’era di tenersi pronti al suono della campana, per +uscire armati a guidare il popolo. Nel quale erano già penetrate queste +voci; onde popolani e Francesi cominciavano a guardarsi in cagnesco, +correvano fra loro ingiuriose parole, e qualche volta si veniva ai +fatti. + +Una di queste risse fu per divenire un giorno tumulto gravissimo. +Alcuni soldati francesi tenevano legati colla corda alcuni prigionieri +italiani che avevano presi in Lunigiana, e li menavano per la città, +acciò accattassero per Dio tanto da pagare la taglia che avevano loro +imposta; senza di che non li avrebbero liberati, e minacciavano anche +di ucciderli. Questo spettacolo barbaro dispiacque tanto ai Fiorentini, +che alcuni giovani più arditi, tagliata la corda, lasciarono fuggire +i prigionieri; con sdegno grandissimo dei Francesi, che non poterono +riprenderli. Onde si venne alle mani; ed il popolo tenendo forte, +da un lato e dall’altro accorreva gente ad ingrossare la zuffa. Gli +Svizzeri immaginandosi, per quel rumore, che la persona del re fusse +in pericolo, si dierono a correre verso il suo alloggiamento: ma +trovarono resistenza in Borgo Ognissanti; e volendo sforzarlo, venne da +tutte le finestre una tal pioggia di pietre, che li fece retrocedere. +Già da un’ora si menavano le mani, quando i capitani del re, e molti +principali cittadini mandati dalla Signoria, vennero, e sedarono +il tumulto. Ma questa fu una gran lezione ai Francesi, che allora +abbassarono un poco il fiero orgoglio, e s’avvidero che a conquistare +Firenze, non bastava entrarvi _col gesso in mano e la lancia sulla +coscia_.[243] Una città che al suono della campana diveniva un +castello armato, asserragliava le strade, vomitava da tutte le finestre +sassi, proiettili d’ogni sorta e fuochi lavorati, era qualche cosa di +misterioso e terribile anche per quella superba fanteria svizzera, la +quale vedeva ora che un esercito chiuso fra quelle mura poteva assai +facilmente essere distrutto; e ne rimase perciò atterrita.[244] + +La Signoria colse allora il momento opportuno; e coll’aiuto di molti +ambasciatori forestieri, riuscì finalmente a temperare un poco l’animo +del re. Furono moderate le strane proposte: nè di Piero nè di città +conquistata si fece più parola: si riuscì quasi a concludere i patti. +Il re avrebbe il titolo di protettore della libertà fiorentina; egli +potrebbe ritenere per due anni le fortezze, restituendole prima, se +prima finisse la guerra; si consentiva ancora a dargli buona somma +di danari. Ma quando si fu a determinarla, cominciarono di nuovo i +dissensi. Carlo VIII era pieno di tutte le promesse fattegli da Pietro +de’ Medici e dalle sue donne: chiedeva, perciò, somme che la Repubblica +non poteva in alcun modo pagare, senza molto oppressare i cittadini. +S’erano quindi di nuovo inaspriti gli animi, e si andava di continuo +dalla Signoria al re e da questi a quella, senza poter concludere +nulla, perchè Carlo VIII s’era ostinato nelle sue parole; e già il +Capponi durava fatica a frenare il suo ardore ed impeto naturale. Il re +fece leggere allora dal segretario il suo _ultimatum_, dicendo che non +voleva retrocedere più oltre di quello. I sindaci dovettero ricusarlo +di nuovo; al che egli, rivolgendosi loro tutto adirato, disse in tuono +minaccioso: — «Noi soneremo le nostre trombe.» — Il Capponi parve +divenire di fuoco, e levato il foglio di mano al segretario, rispose +lacerandolo sulla faccia del re, quelle parole divenute immortali: — +«E noi soneremo le nostre campane.[245]» Le quali furono pronunziate +in modo, che fecero in poche ore concludere quell’accordo a cui non +s’era potuto riuscire colle preghiere, e l’andare e venire di tanti +giorni.[246] + +Il trattato, adunque, diceva: — Che tra la Repubblica ed il Re +sarebbe corsa buona e fedele amicizia; che i loro sudditi troverebbero +vicendevole protezione; che il Re avrebbe titolo di restauratore e +protettore della libertà fiorentina; che gli si pagherebbe in tre rate +la somma di 120,000 fiorini; che le fortezze non sarebbero ritenute +oltre due anni, restituendosi prima, se prima finisse l’impresa di +Napoli; che i Pisani riceverebbero perdono, appena tornassero alla +obbedienza dei Fiorentini. Fu del pari tolta la taglia sui Medici, +rimanendo la confisca sui beni del cardinal Giovanni e di Giuliano, +fino a che non avessero pagato i debiti di Piero; il quale rimaneva +confinato a 200 miglia dal contado, i fratelli a 100. — Rogati i +capitoli del trattato, vennero giurati in Duomo; e la sera s’illuminò +di nuovo tutta la città, sebbene nel popolo non si vedesse più quella +prima affezione pel re.[247] + +Ma pareva che cessata una difficoltà, fosse per sorgerne subito +un’altra. Quando tutto era concluso, ecco che il re non mostrava più +alcuna volontà di partire. La città era piena di soldati francesi +acquartierati nelle case, e di soldati italiani nascosti per tutto; le +botteghe chiuse, i traffici sospesi, ogni cosa incerta e disordinata; +e le querele continue fra paesani e forestieri facevano temere pericoli +più gravi. La notte succedevano assai spesso rubamenti, ed ammazzamenti +continui; cosa insolita in Firenze: e ad ogni piccolo rumore la città +intera pareva sollevata. Queste cose seguivano tutti i giorni, e però +gli onesti cittadini sollecitavano in ogni maniera la partenza del +re: ma invano; perchè egli, ricaduto nella sua inerzia, pareva quasi +non volersi più muovere da Firenze. Il che teneva gli animi tanto +più sospesi, in quanto che non si vedeva alcuna via per obbligarlo a +decidersi. + +In questa occasione, si ricorse di nuovo all’autorità del Savonarola, +il quale altro non faceva allora che adoperarsi di continuo a tenere +la città tranquilla; e con le parole di pace le aveva, in quei momenti +di trambusto e pericolo, recato un utile non punto minore di quello +che avesse fatto il Capponi col suo eroico ardimento. I discorsi del +frate erano stati, quei giorni, sempre sul bene universale. «Mettano +i cittadini da parte gli odii e le ambizioni; vadano in Palazzo +coll’animo retto, col desiderio di cercare il ben comune e non il +privato, colla volontà ferma di stabilire nella loro città l’unione +e la concordia. Allora saranno veramente accetti al Signore.» Egli +s’indirizzava ad ogni ordine di cittadini, e dimostrava a ciascuno in +particolare, come il suo vantaggio in questa e nell’altra vita stesse +nel difendere la libertà, nello stabilire l’unione e la concordia.[248] +Invitato allora di andare al re Carlo e cercare di persuaderlo a +partire, egli accettò subito l’incarico, e senza indugio si presentò +al reale alloggiamento. Ivi gli uffiziali e baroni voleano vietargli +l’entrata, perchè temevano che la presenza del frate potesse impedire +il saccheggio di quel ricchissimo palazzo, sul quale già avevano fatto +disegno. Ma ripensando poi alla quasi venerazione che il re aveva per +lui, non vollero resistere alle sue istanze, e lo lasciarono passare. +Carlo, circondato da’ suoi baroni, gli fece lietissima accoglienza, +ed il Savonarola usò brevi parole: «O Cristianissimo principe, la tua +dimora riesce di grave danno alla città ed alla tua impresa. Tu perdi +il tempo, dimenticando il dovere che la Provvidenza ti ha imposto, con +grave danno della tua salute spirituale e della gloria mondana. Ascolta +adesso la voce del servo di Dio. Prosegui oltre il tuo cammino, senza +indugio. Non voler fare la rovina di questa città, e promuovere contro +di te lo sdegno del Signore.[249]» + +E così, finalmente, il giorno 28 di novembre, a ore 22, il re si +partiva, insieme coll’esercito, lasciando di sè assai poco buona +opinione nel popolo di Firenze. E fra le giuste cagioni di rammarico, +non fu ultima il vedere, come quello splendido palazzo nel quale con +tanta generosità e buona fede era stato alloggiato, fosse mandato +a sacco; e non per le mani solamente de’ soldati o bassi uffiziali, +ma per quelle ancora dei generali e baroni, per quelle del medesimo +re, che portò via gli oggetti più preziosi, e rubò fra le altre cose +un liocorno, che il Comines pensò valesse circa sette mila ducati. +Quel che facessero gli altri dopo un tale esempio, si può facilmente +immaginare: «s’impadronirono senza pudore,» scrive lo stesso Comines, +«di tutto quel che tentò la loro cupidigia.[250]» In questo modo +andarono perdute le ricche e maravigliose collezioni dei Medici; +giacchè il poco che i Francesi non rubarono, lasciarono in tale stato, +che bisognò venderlo.[251] Nondimeno, era tale e tanta la gioia di +vedersi finalmente liberi da quel pericoloso ingombro d’eserciti +forestieri, che niuno pensò più ai danni ricevuti; ma invece nelle +chiese rendevansi pubbliche grazie al Signore, nelle vie il popolo +riprendeva la sua spensierata allegrezza, ed in Palazzo cominciavasi a +pensare di provvedere agli stringenti bisogni dello Stato. + +L’aspetto della città s’era, in questo mezzo, affatto mutato. I +partigiani dei Medici sembravano, come per incanto, spariti; il partito +popolare si trovava solo a dominare ogni cosa, ed il Savonarola era +quello che dirigeva le volontà di tutto il popolo. Lui dicevano profeta +veridico delle cose avvenute, lui solo essere stato capace a moderare +l’animo del re nel suo entrare in Firenze, lui solo averlo indotto +a partire; e così da lui attendevano consiglio, aiuto e comando, in +ogni cosa che fosse per seguire. E quasi che gli uomini del vecchio +Stato volessero sparire per dar luogo ai nuovi, morivano in quei mesi +alcuni di coloro che meglio avevano rappresentata la corte medicea. +Angelo Poliziano era morto nel 24 settembre di questo anno, «con tanta +infamia e pubblica vituperazione, quanto uomo sostener potesse.[252]» +Lo accusavano di mille vizi, di mille oscenità; ma la cagione vera +di tutto quest’odio risiedeva piuttosto nell’essere Piero de’ Medici +divenuto allora già esoso a tutti, e nel sentirsi vicina la cacciata +di lui e de’ suoi.[253] Nè a temperare quelle passioni, bastò il +conoscere che le ultime parole dell’illustre poeta, del sommo erudito, +erano state parole di pentimento. Egli aveva chiesto che il suo corpo, +vestito dell’abito domenicano, fosse sepolto nella chiesa di San Marco; +ove infatti le sue ceneri riposano accanto a quelle di Giovanni Pico +della Mirandola, morto il giorno medesimo in cui Carlo VIII entrava in +Firenze.[254] Il Pico aveva, anch’esso, mostrato da più tempo desiderio +di vestire l’abito di San Marco; ma avendo esitato, non potè adempiere +il suo proposito, perchè venne sorpreso dalla morte nella giovane +età d’anni trentadue.[255] E morendo chiese al Savonarola, che non lo +lasciasse scendere nella tomba senza averlo prima vestito dell’abito. + +La fine di questi due illustri italiani faceva tornare alla memoria le +ultime ore e la confessione del Magnifico; ed a molti pareva quasi che +la società medicea volesse nello spegnersi riconoscere i suoi peccati, +e chiederne assoluzione a quel popolo che aveva tanto oppressato, a +quel frate che ne era come la persona viva e parlante. Singolare era, +certamente, che tutti costoro si rivolgessero ora a quel convento +di San Marco, donde era partito il primo grido di libertà, la prima +opposizione e la prima accusa contro la tirannide dei Medici. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + +Condizione politica di Firenze, dopo la partenza dei Francesi. Il +Savonarola propone la forma del nuovo governo. [Decembre 1494.] + + +In Firenze, per antichissima usanza, s’erano sempre mutati i governi +col mezzo dei Parlamenti. Il popolo, chiamato al suono della campana, +si raccoglieva, senza armi, nella piazza, che era guardata dai +fanti armati della Signoria; la quale scendeva sulla ringhiera[256] +a chiedere Balía per sè, o pe’ suoi amici. La Balía era, poi, una +dittatura, che si poteva avere per mesi o per anni; poteva rinnovarsi +più volte di seguito, e dava facoltà di mutare la forma del governo. +Allora il popolo veniva di nuovo chiamato a parlamento; e, radunato +sotto questa menzognera apparenza di libertà, si mostrava sempre docile +strumento alle voglie ambiziose dei più potenti, e sempre applaudiva +ad alta voce le proposte della Balía; credendo dare prova della sua +indipendenza e libertà, nel momento stesso che la distruggeva. Così ne +venne quell’antichissimo proverbio fiorentino: _Chi disse parlamento, +disse guastamento_. Colle Balíe e coi Parlamenti avevano, infatti, +dominato lungamente gli Albizzi; con essi avevano tiranneggiato +i Medici. Nondimeno, tanta era la forza dell’uso, che non furono +appena nel 94 partiti i Francesi, e subito, il 2 dicembre, la campana +di Palazzo sonava a parlamento; i fanti della Signoria tenevano, +armati, le bocche della piazza; ed il popolo, tutto fiero di sè, +veniva raccolto _all’antica_,[257] cioè sotto i suoi Gonfalonieri di +compagnia. I Signori leggevano una provvisione, colla quale chiedevano +di nominare venti Accoppiatori, colla Balía e facoltà di eleggere per +un anno, la Signoria e tutti i principali magistrati, e di scegliere a +Gonfaloniere di giustizia uno di loro medesimi.[258] La moltitudine, +quasi furibonda di gioia, applaudiva ad altissime grida; e così il +nuovo governo, che si chiamò dei Venti, veniva formato. + +In antico, il governo della repubblica fiorentina componevasi di +otto Priori ed un Gonfaloniere di giustizia; i quali formavano il +supremo magistrato, o la Signoria, che mutavasi ogni due mesi. I +Dodici Gonfalonieri delle compagnie, sotto i quali si era usato una +volta raccogliere il popolo armato, uniti coi dodici Buoni Uomini, +non ebbero di poi quasi altro ufficio che quello di accompagnare la +Signoria; e tutti insieme formavano il Collegio, e si chiamavano anche +i tre maggiori uffizi. Seguivano i Dieci della guerra, eletti ogni sei +mesi; e gli Otto, che stavano principalmente sopra i delitti criminali +e politici, ed erano eletti ogni quattro mesi. Venivano, finalmente, +i due Consigli o assemblee del Comune e del Popolo; i quali erano +stati formati quando la città si trovava divisa in Popolo propriamente +detto, e Potenti, che più particolarmente si arrogavano il diritto di +formare il Comune. A questi Consigli era affidato il votare le leggi e +la elezione dei magistrati, nella quale facevasi allora consistere la +principale importanza del governo.[259] Quando i Medici cominciarono a +dominare, essi distrussero ogni ordine di cittadini, ed uguagliarono +tutti sotto la loro tirannide: onde i due Consigli, del Comune e del +Popolo, non avevano più alcuna ragione di esistere; ma pur tenevano le +loro adunanze per una vana apparenza, e perchè quei principi avevano +osservato come il popolo fosse attaccato più al nome, che alla sostanza +stessa della sua libertà. Lorenzo il Magnifico, seguendo questa +politica, continuò sempre a farli radunare; ma creava nello stesso +tempo un nuovo Consiglio, che chiamò dei Settanta; e lo fece tutto +di suoi partigiani. Trasferiva in esso ogni autorità degli antichi +Consigli, e massimamente la elezione dei magistrati, colla quale sapeva +di poter essere padrone di tutta la repubblica.[260] + +E adesso, radunandosi il Parlamento, si lasciavano intatti gli antichi +magistrati, e distruggevasi solo il Consiglio dei Settanta, la cui +autorità passava tutta nei venti Accoppiatori; onde si mutavano le +persone ed il nome, piuttosto che la forma stessa del governo. Pareva +al popolo, come era parso ai Medici, e come sembrava allora ad ognuno, +che chi avesse in mano l’elezione della Signoria, avesse la balía +ed il governo di tutto. In vero, l’ufficio dei magistrati era assai +male definito, sì che ognuno di essi credeva essere onnipotente, e la +Signoria poi lo era di fatti. Essa aveva l’amministrazione dello Stato; +giudicava le liti; condannava nella vita e nella roba; mandava, qualche +volta, ambasciatori, e dichiarava la guerra; faceva nuove leggi; +insomma, gli Statuti le concedevano molto; e ciò che gli Statuti non +le concedevano, essa poteva con modi straordinari ottenerlo.[261] Nè a +questa sua illimitata potenza s’era trovato altro freno, che il farla +mutare ogni due mesi; onde l’essere dei Signori era divenuto assai meno +che avere autorità di eleggerli: perchè, a chi sedeva nel magistrato, +bisognava dopo due mesi deporre ogni autorità; mentre chi lo eleggeva, +poteva di continuo, o per molti anni, essere padrone del tutto.[262] +Questo era mirabilmente riuscito al Magnifico col suo Consiglio de’ +Settanta: questo niuno dubitava che dovesse ora, per mezzo dei Venti, +riuscire al popolo. + +Venendo però al fatto, si vide che le cose seguivano diverse assai +da quello che s’era disegnato. La repubblica era nelle mani degli +Accoppiatori, ma la macchina dello Stato non camminava; avevano +autorità sopra ogni cosa, ma di nulla si trovavano nel fatto padroni. +Ai Medici, agli Albizzi o ad altra potente famiglia, circondata +d’amici, piena di danari e con un nome grandissimo, era stato possibile +dominare la città con quegli arbitri: ma che cosa potevano fare venti +cittadini, di pensare, di condizione e d’indole diversissimi, molti +dei quali erano nuovi affatto nelle cose di Stato? Malgrado la loro +autorità, si trovarono incapaci e deboli a governare; e la principale +debolezza nasceva dal non potersi facilmente mettere d’accordo. Di +ciò si ebbe subito una prima esperienza nella elezione che si dovette +fare del gonfaloniere, non essendo stato possibile raccogliere più di +tre voti intorno ad un medesimo nome; tanto che, con loro grandissimo +carico, furono costretti deliberare di scegliere quello che avesse più +voci, sebbene non raggiungesse il numero voluto dalle leggi.[263] + +In questo modo, l’antica usanza dei Parlamenti partoriva subito gli +antichi disordini; perchè ancora non era cominciato il nuovo governo, +che già tutti pensavano di mutarlo. Ognuno vedeva che era una vana +speranza il far rivivere la repubblica, lasciando intatte quelle +vecchie istituzioni da cui i Medici aveano tolto ogni residuo di +vita; ognuno vedeva che nelle mani degli Accoppiatori s’era messo +un cadavere, ed invano si aspettava che vi spirassero la vita. +Si cominciava, perciò, a pensar di rinnovare tutto il governo, +ricostituire tutto il popolo; ma quando si veniva alla prova, sembrava +che il provvedere con efficacia fosse tanto più difficile, quanto +maggiore ne era il bisogno: da tutti i lati crescevano le difficoltà, +moltiplici e inopinate. + +La ribellione di Pisa diveniva ogni giorno più grave: quivi il pericolo +aveva stabilito la concordia degli animi; il governo si era rapidamente +costituito; si raccoglievano uomini, armi e danari; i cittadini +erano animati da un grande ardore di libertà e d’indipendenza. +Il resto del territorio fiorentino era tutto mal fermo: Arezzo e +Montepulciano, incoraggiati dall’esempio di Pisa, dai danari e consigli +di Siena, ribellavansi ben tosto anch’essi; altri borghi o città +s’apparecchiavano a fare lo stesso. Quindi in Firenze la necessità +urgente di danari, per nutrire tre guerre e pagare le somme promesse al +re di Francia, che già chiedeva che gli fossero anticipate. Bisognava +assoldare gente, levar fanti nel contado, trovar capitani, ed imporre +nuove e maggiori gravezze ad un popolo già oppressato. A ciò sarebbe +difficilmente bastato un governo forte ed unito, e se ne aveva invece +uno così debole ed incerto, che bisognava mutarlo. + +I cittadini fiorentini avevano, d’altronde, nei sessanta anni +trascorsi, perduta affatto quella loro antica e maravigliosa attitudine +politica a formar nuove leggi e nuove istituzioni; onde, trovandosi a +un tratto liberi e padroni di sè, erano come smarriti e confusi nella +loro stessa libertà. Non v’era più un ordine di ottimati che avesse, +come al tempo degli Albizzi, potuto prendere in mano la direzione +della cosa pubblica. Gli agiati cittadini non avevano, sotto i Medici, +goduto altro privilegio che quello della loro ricchezza; con essa e con +qualche impiego, per favore ottenuto, aveano vissuto tutta la loro vita +senza esperienza, senza pratica e senza affezione alcuna alle cose di +Stato. Il popolo minuto poteva poi dirsi assolutamente disfatto. Quelle +antiche Capitudini delle arti, che erano state ad un tempo centro della +vita industriale e della vita pubblica; officine ove s’erano raccolte +quelle straordinarie ricchezze, che soccorrevano la patria nelle +sue lunghe e difficili guerre; arena politica, nella quale entravano +a lottare e si educavano quei bravi artigiani, che tanto abilmente +sapevano poi consigliare la repubblica, tanto coraggiosamente servirla; +quelle antiche capitudini, adunque, più non esistevano che di nome; il +popolo viveva, perciò, sgominato e sciolto. Egli era, dunque, difficile +ordinare un nuovo governo; non solamente perchè la guerra consumava +la città, perchè le antiche istituzioni avevano perduto ogni vita, il +popolo ogni educazione politica; ma ancora perchè esso era talmente +mutato in ogni sua parte, che niuna delle antiche forme repubblicane +più gli si addiceva. + +Nè solamente mancavano nel popolo le disposizioni più necessarie; +ma ancora mancavano affatto gli uomini che potessero guidarlo nella +grave e difficile impresa di dare costituzione a sè stesso. Noi +abbiamo visto nella moltitudine tumultuante sorgere Francesco Valori +per guidarla a cacciare i Medici; ma, per quanto egli fosse in piazza +un uomo impareggiabile, era non per tanto incapace di ascendere nel +Palazzo, ove con difficoltà sapeva frenare l’impeto delle sue esaltate +passioni. Abbiam visto rendersi immortale Piero Capponi in faccia al +re ed ai generali di Francia; ma anch’egli s’impazientiva a discorrere +lungamente nei Consigli. Quando bisognava rompere una discussione per +metter mano alla spada, quello era il momento di Piero Capponi; ma +stare a discutere, a lottare, a ragionare lungamente col lucco sulle +spalle e il cappuccio in testa, era cosa che lo annoiava. Si trovava +assai meglio colla corazza indosso, esposto al sole, alla pioggia ed +alle palle nemiche. Egli, infatti, ora non chiedeva altro, che d’essere +mandato al campo di Pisa per cominciare la guerra. + +In un momento, adunque, di tanta necessità, non si sapeva veramente +vedere in chi si potesse sperare: nè era facile il credere che la +opportunità dovesse far sorgere uomini nuovi; perchè nei sessanta +anni trascorsi sotto la tirannide, niuno s’era educato alla libertà, +ed ognuno aveva perduta quella pratica delle cose pubbliche, che è +indispensabile a chi vuol dare nuova forma e nuovo governo a tutto +un popolo. Se non che, come a tutti i mali sorge sempre un qualche +naturale compenso; così allora in Firenze s’era già cominciata a +formare quella scuola di politici italiani, che più tardi produsse +Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini e Donato Giannotti; i +quali entravano appena nella loro prima giovanezza, ora che la patria +ritornava libera. In quei petti fiorentini era stato così grande +l’amore della libertà, che dal momento in cui non poterono più entrare +a discutere liberamente nei Consigli, si misero a ragionare dello +Stato, e crearono la scienza politica. Nell’aprire i loro libri, +noi, infatti, troviamo che essi incominciano sempre col dire, come +la più grande felicità che dall’uomo possa provarsi su questa terra, +sia il partecipare al governo della patria; e quando la tirannide ci +nega questa suprema felicità, allora altro non gli resta che cercarla +negli studi, aspettando tempi migliori, ed apparecchiando esperienza +ai posteri. Ma il sorgere di questa scienza era assai inefficace +compenso ai mali che travagliavano allora la Repubblica. Non solamente +non si vedeva ancora, fra gli uomini di quella scuola, alcuno che +potesse collo splendore della sua fama comandare al popolo; ma essi, +quasi tutti educati alla solitudine degli studi, poco pratici nel +maneggiare gli affari e ignoti alla moltitudine, non erano certamente +per acquistare importanza in quei giorni di tumulto, nei quali il +mondo appartiene alla forza. Le loro idee dovevano, però, in quella +rivoluzione acquistare nuova forza e diffondersi assai largamente nella +moltitudine; onde a noi importa conoscerle. + +Lo studio della politica si fonda oggi sopra principii generali: +nei governi, si cerca la più equa divisione dei poteri, la più +sana amministrazione della giustizia, la maggiore indipendenza dei +magistrati, la più larga libertà dell’individuo. Allora, invece, la +scienza dei politici italiani non era quasi altro che un’analisi e +uno studio delle umane passioni. Partendo dalla sola idea, che il +governare sia la maggiore felicità, il maggiore desiderio dell’uomo; +ne veniva naturalmente, che tutti dovessero aspirarvi, che tutti +volessero ridurre nelle loro mani il governo della patria, e ognuno, +di necessità, a danno degli altri. Da queste ragioni doveva nascere +un continuo pericolo di cadere nella tirannide; ed in essa erano, +infatti, caduti quasi tutti i governi italiani. Alla domanda: — quale +è il perfetto governo? — tutta la scuola dei politici italiani non +dava, quindi, altra risposta se non: — quello in cui non potrà nascere +tiranno. — Ed in quale non potrà nascere tiranno? — In quello che sarà +ordinato in maniera, da soddisfare contemporaneamente alle passioni di +tutti gli ordini di cittadini. In ogni città, dicevano essi, vi saranno +sempre i pochi che cercano comandare a tutti, gli ottimati che vogliono +onori, il popolo che vuole libertà.[264] — E quindi, si ricercava sin +d’allora una forma di governo misto, che avendo in sè contemperate +le varie parti della monarchia, dell’aristocrazia e della democrazia, +potesse contentare alle passioni degli ambiziosi, degli ottimati e del +popolo; e in questo modo si sperava raggiungere una sicura libertà. + +Passando, poi, dalla teoria alla pratica, l’occhio dei politici +fiorentini si volgeva costantemente a Venezia. Di tutti i governi +italiani, quello era il solo che fosse sopravvissuto alla generale +rovina; il solo che, cresciuto di forza, di potenza e di onore, +non avesse ancora veduto sorgere un tiranno. Quindi, il desiderio +di Firenze e di tutte le spente repubbliche italiane, era di poter +rinascere nella forma veneziana: quello sembrava perfettissimo fra +tutti i governi. Quando, infatti, si paragonava la serie interminabile +di mutazioni avvenute in Firenze, colla eterna e severa quiete +della veneta laguna; si provava, quasi, la medesima impressione che +proviamo oggi nel paragonare la politica interna di Francia a quella +dell’Inghilterra. Ma nel desiderio che i Fiorentini avevano allora +di trasportare a Firenze la forma del governo veneziano, trovavano +quelle medesime difficoltà che incontrerebbero oggi i Francesi nel +volere adottare la costituzione inglese. I Veneziani avevano, sin da +tempi remotissimi, avuta una forte e potente aristocrazia; questa non +s’era mai vista a Firenze, dove i Medici avevano distrutta perfino +quella poca differenza che v’era stata in origine fra i vari ordini di +cittadini; ed uguagliato talmente ogni cosa, che ormai ognuno vedeva +non esservi possibile altro che o un’assoluta tirannide o un’assoluta +libertà. Nondimeno, ognuno si studiava di trovare il modo come +introdurre in Firenze il governo veneziano: alcuni volevano renderlo +più largo, altri invece restringerlo; ma a questo limitavansi allora +le diversità di tutti i pareri. Tali erano stati i ragionamenti dei +politici, e tali erano adesso i discorsi che si tenevano nelle strade, +nelle logge, da per tutto in Firenze. + +Ma egli era come un navigare per perduti, fino a che si rimaneva +nell’astratto o si discuteva in piazza, senza che sorgesse alcuno in +Palazzo a proporre un partito qualunque, consigliarlo, persuaderlo agli +altri, e soprattutto ai Venti Accoppiatori, senza il consenso dei quali +era divenuto adesso difficile assai fare alcun mutamento. In questa +condizione di cose, adunque, tenendosi in disparte gli uomini della +scienza come poco pratici, e gli uomini d’azione come poco prudenti o +poco abili, incominciava a farsi largo un’altra specie di cittadini; +e questi erano i dottori di legge, nelle cui mani la fortuna suol +mettere quasi sempre il timone dello Stato, ogni volta che un popolo +passa dalla tirannide alla libertà. L’essersi molto adoperati nelle +faccende della vita, l’aver fatto professione e studio delle leggi, +fa creder sempre ch’essi abbiano quella pratica delle cose umane, e +quella dottrina appunto che si richiede in quei momenti difficili, nei +quali si muta la forma dei governi; nè bastò la lunga e sempre trista +esperienza a persuadere che gli avvocati non riuscirono giammai a +fondar nulla di stabile negli ordini politici d’alcuna nazione. + +Comunque sia di ciò, dopo molto incerto ondeggiare nei consigli che +si tenevano in Palazzo, predominavano finalmente i pareri di messer +Guidantonio Vespucci e messer Paolo Antonio Soderini, ambedue dottori +in legge. Il Soderini era del partito popolare, e stato lungamente +ambasciatore a Venezia, aveva avuto opportunità di conoscere meglio +d’ogni altro la forma di quel governo. Egli proponeva, quindi, +di abolire i due Consigli del Comune e del Popolo; sostituendovi +invece un Consiglio Maggiore, a similitudine del Gran Consiglio di +Venezia, nel quale entrasse il popolo per eleggere i magistrati +e votare le leggi; ed un Consiglio più ristretto, di ottimati o +uomini di maggiore esperienza, ove, a similitudine del Consiglio dei +Pregati, si deliberassero quelle cose che in pubblico non si possono +discutere. Proponeva ancora di abolire subito i Venti, e di lasciare +intatto l’ufficio della Signoria, degli Otto, Dieci e Gonfalonieri +di compagnia. Quanto a questa seconda parte, niuno pareva che ne +disconvenisse; ma circa la formazione dei Consigli, e massime del +Maggiore, era grande la disparità dei pareri, opponendosi fortemente +gli Ottimati, le cui opinioni venivano dal Vespucci sostenute. Egli +discorreva a lungo contro l’incapacità e gli eccessi della moltitudine; +riandava tutte le scene più triste della storia di Firenze; diceva +che il Gran Consiglio era a Venezia composto di gentiluomini, e non di +popolo; il quale, nondimeno, era quivi assai più serio, tranquillo e +temperato, che a Firenze; ove gl’ingegni sono più sottili, le fantasie +più vive, le passioni più sfrenate. Rispondevasi dall’altra parte: che +tanto valeva essere gentiluomo a Venezia, quanto cittadino a Firenze, +perchè la plebe non vi aveva cittadinanza; e non essendovi, d’altronde, +un ordine di Ottimati, un governo stretto vi riusciva sempre in una +tirannide di pochi: ed in fine, che avendo il popolo cacciato i Medici, +non era giusto escludere dal governo quella parte di cittadini, per +cui mezzo solamente erasi guadagnata la libertà.[265] L’opinione del +Soderini era, senza dubbio, quella che trovava più favore nel popolo, e +appresso gli uomini savi di tutta la città; ma l’opinione del Vespucci +predominava, invece, nei Consigli del Palazzo. Ivi si celavano ancora +molti partigiani dei Medici, e vi erano i Venti Accoppiatori; i quali +dovendo ora perdere l’ufficio, cercavano che il nuovo governo si +formasse in maniera da far ricadere nelle loro mani la somma principale +delle cose. Tutti costoro non potevano però nascondere a sè stessi, che +un governo stretto dispiaceva assai al popolo e a tutti quelli che non +vi partecipavano; onde poteva assai facilmente partorire nuovi tumulti; +e si sarebbe forse caduti in una sfrenata libertà, o in un ritorno +violento dei Medici.[266] + +Su queste cose ragionavasi di continuo in Palazzo, ove i Consigli +sedevano fino a notte assai avanzata.[267] Essendo la discussione +venuta nelle mani di due avvocati, superbi della importanza acquistata +in quel momento, non era per aver termine assai facilmente. Parlavasi, +discutevasi, ciarlavasi, quando vi era bisogno di agire; quando il +pericolo della guerra era gravissimo; quando tante città del dominio +minacciavano sollevarsi; quando l’intero popolo poteva stancarsi di +rimanere più a lungo sospeso sui destini del suo avvenire, e pigliare +le armi per correre a qualche sanguinoso eccesso. Molti erano perciò +spaventati, molti confusi in modo, che non sapevano che si dire nè che +si fare. Se i dotti non avevano potuto aiutare il popolo, perchè la +loro dottrina era lontana dal mondo; se non avevano potuto gli uomini +d’azione, perchè ad essi mancavano la pratica e l’esperienza della +libertà; molto meno potevano aiutarlo i dottori di legge, perchè in +essi era allora, come è stata sempre, una falsa dottrina ed una falsa +esperienza. Non vi era che il buon senso, il vero amore del bene, la +forte ed ardente volontà di farlo, che potesse salvare il popolo dalla +sua confusione. E certo, la più grande lezione che la storia possa dare +agli uomini è quella che ci mostra come, in quei terribili momenti +nei quali sembra che il mondo voglia divenir preda del più ardito e +il caos minaccia di ritornar sulla terra, quando è vana la scienza, +quando è vana la potenza, la ricchezza, gli onori, ed il coraggio +stesso è vinto dall’audacia sfrenata della plebe; allora è la virtù, è +il generoso volere, è il santo amore del bene, ciò che può solamente +aiutare un popolo. L’uomo, perciò, destinato a salvare il popolo di +Firenze era il frate Girolamo Savonarola: sonava l’ora in cui egli +doveva entrare nella politica: la necessità delle cose ve lo trascinava +inevitabilmente, malgrado la ferma volontà che egli aveva sinora avuta +di astenersene. + +Nella repubblica fiorentina si erano assai spesso veduti dei religiosi +mescolati nella politica; e vi era anche l’esempio di alcuni santi, +come la famosa santa Caterina da Siena. Nondimeno, il Savonarola era +così pienamente dominato dalle sue idee religiose, che egli aveva +sempre voluto astenersene. Sebbene ora il corso inevitabile delle cose +fosse divenuto assai più forte dell’umana volontà, e che egli vedesse +come, per quella incertezza di cose, il popolo languisse nell’ozio +e nella miseria, e il suo cuore gli rammentasse che la carità rompe +ogni legge; pur nondimeno, continuava sempre a lottare con sè stesso. +Nel fare, però, le medesime prediche sopra i medesimi soggetti, nuove +idee cominciavano ad entrarvi di necessità, pel nuovo stato di cose. +— «Abbandonate le pompe e le vanità,» egli diceva, «vendete le cose +superflue e datele ai poveri. Cittadini, raccogliamo limosine in +tutte le chiese, pei poveri della città e del contado. Spendete per +essi, almeno quest’anno, il danaro dello studio di Pisa;[268] e se non +basta, mettiamo mano ai vasi e paramenti delle chiese; ed io voglio +essere il primo. Ma sopra ogni altra cosa,» egli continuava, «_fate +una provvisione_, per la quale si aprano le botteghe, e si dia lavoro +a questo popolo che rimane ozioso per le vie.[269]» Venendo poi a +discorrere della Chiesa, disse che il Signore voleva rinnovare ogni +cosa; e fece una predica nella quale, ripetendo di continuo queste +parole: _Cantate Domino canticum novum_, le spiegava ai Fiorentini +in questo modo: «Il Signore vuole che rinnoviate ogni cosa; che +distruggiate tutto il passato; che non resti nulla dei cattivi costumi, +delle cattive leggi, del cattivo governo.» Ma poi, quasi gli paresse +di avere trascorso, rivolgeva di nuovo il discorso alla Chiesa, +dicendo: «Questo è un tempo in cui le parole debbono cedere il luogo +ai fatti, le vane cerimonie ai veri sentimenti. Il Signore ha detto: +Io ero famelico, e voi non mi deste a mangiare; io ero nudo, e voi non +mi vestiste. Non ha già detto: Voi non edificaste una bella chiesa +o un bel convento; esso narra solo opere di carità; colla carità, +adunque, bisogna rinnovare ogni cosa.»[270] E in questo modo, nelle +prime prediche che fece _sopra Aggeo_, il Savonarola rimaneva ancora +ondeggiante ed incerto. + +A misura, però, che l’onda del popolo diveniva più agitata, questi +discorsi riuscivano meno efficaci, ed il frate, quasi per forza e +violentemente, diveniva cittadino. Egli vedeva innanzi a sè un popolo +intero, confuso e desolato, che aveva bisogno d’aiuto, e volgeva +verso di lui solo uno sguardo pieno di fiducia. Vedeva la vanità della +scienza, l’incapacità dei prudenti, la tristizia dei molti; mentre il +suo buon senso, il suo forte volere, il suo sincero amore del bene, +gli facevano vedere chiarissima la via da percorrere. Egli diveniva +maggiore di sè; parevagli aver la forza di riunire le discordi volontà, +per dirigerle alla religione ed alla libertà; sentivasi capace di +riempiere col suo amore e colla sua anima l’intero popolo. «O Firenze,» +egli esclamava allora, «io non ti posso dire ogni cosa che io sento in +me.... Oh! se io ti potessi dire il tutto, vedresti come un vaso nuovo +e serrato, pieno di mosto che bolle per ogni verso, ma non può uscir +fuora.»[271] + +Queste parole egli diceva il giorno 12 dicembre, terza domenica +dell’avvento, e quel giorno medesimo entrava a discorrere più +decisamente di politica. Incominciava collo spiegare una teoria, +allora molto diffusa nelle scuole: che il governo di un solo, cioè, +sia ottimo, quando il principe è buono; pessimo, quando il principe è +cattivo; perchè esso è più forte ed unito così al bene come al male, +e rende immagine del governo di Dio sopra la natura, la quale in ogni +cosa ricerca la sua unità.[272] Tale era il linguaggio della scuola, e +tale era anche il principio del discorso con cui il Savonarola entrava +nella politica. Ma procedendo oltre, il suo buon senso veniva a cavarlo +fuori del vecchio formalismo. «Questi principii,» egli continuava +a dire, «si debbono, però, adattare alla natura del popolo, cui si +vogliono applicare. Nei popoli del nord, ove è molta forza e poco +ingegno, e nei popoli del sud, dove al contrario è molto ingegno e +poca la forza, il governo d’un solo può essere qualche volta ottimo. +Ma in Italia, e massime in Firenze, ove abbonda forza e intelletto, +ove gl’ingegni sono sottili e gli animi inquieti, il governo d’un solo +non può riuscire altro che tirannico. Il solo governo che a noi possa +convenire, è il governo civile ed universale. Guai a te, Firenze, se +tu fai capo che possa dominare e soperchiare gli altri! Da questi capi +nascono tutti i mali che possono guastare una città. Tiranno è nome di +uomo di mala vita, pessimo fra tutti gli altri, usurpatore degli altrui +diritti, distruttore dell’anima sua, e di quella del popolo. Epperò, +la prima legge che tu devi fare, sarà questa: che nessuno possa per +l’avvenire farsi mai capo della tua città: altrimenti, tu sarai fondata +in sull’arena. Questi uomini che si vogliono elevare sopra tutti, +e che non sanno sopportare la civile uguaglianza, sono pessimi fra +tutti gli altri; cercano la rovina delle anime loro, e di quella del +popolo.»[273] + +«O popolo mio! Tu sai che io non sono mai voluto entrare nelle cose di +Stato: credi tu che ci verrei al presente, se io non vedessi che ciò è +necessario alla salute delle anime? Tu non volevi credere; ma ora hai +visto che le mie parole si sono tutte verificate; che esse non sono di +mia volontà, ma vengono dal Signore. Prestate, adunque, le orecchie a +chi non cerca altro che la vostra salute. Purificate il vostro animo, +attendete al ben comune, dimenticate i privati interessi; e se in tale +disposizione voi riformate la vostra città, essa sarà più gloriosa +che non è mai stata. E tu, popolo di Firenze, incomincerai in questo +modo la riforma di tutta Italia, e spanderai le tue ali in tutto il +mondo, per portarvi la riforma di tutti i popoli. Rammentati che il +Signore ha dato segni evidenti ch’Esso vuole rinnovare ogni cosa, e +che tu sei il popolo eletto a cominciare questa grande impresa; se +però tu segui i comandi di Lui, che ti chiama e t’invita a tornare +alla vita spirituale. Apri, o Signore, il cuore di questo popolo, +acciocchè intenda quelle cose che sono in me, e che tu mi hai rivelate +e comandate.» + +«La vostra riforma deve incominciare dalle cose spirituali, le quali +stanno al di sopra delle cose materiali, di cui formano la regola e +sono la vita; e tutto il bene temporale deve servire al bene morale e +religioso, da cui dipende. E se avete udito dire _che gli Stati non si +governano coi paternostri_,[274] rammentatevi che questa è la regola +dei tiranni, la regola degli uomini nemici di Dio e del ben comune, la +regola per opprimere, e non per sollevare e liberare la città. Bisogna, +invece, se voi volete un buon governo, che voi lo riduciate a Dio. Io +certamente non vorrei impacciarmi dello Stato, se non fosse così. + +«Quando, adunque, avrete purificato il vostro animo, corrette le vostre +intenzioni, condannato i giuochi, le lascivie e le bestemmie; mettete +allora mano al governo, e fatene prima la bozza, per venire più tardi +alle minuzie, e correggerla. E questa prima bozza, o sia il modello e +la sostanza del nuovo governo, deve esser questa: _che nessuno conosca +benefizio alcuno se non dallo universale, il quale deve, solo, creare i +magistrati ed approvare le leggi_. La forma che meglio si adatterebbe +a questa città, è quella d’un Consiglio Grande, secondo la maniera +veneziana. Io però vi consiglio di radunare tutto il popolo sotto i +sedici Gonfalonieri, e ciascuna delle compagnie scelga una forma: dalle +sedici così ottenute, i Gonfalonieri ne scelgano dipoi quattro, e le +portino alla Signoria, che, fatta in prima solenne orazione, sceglierà +la migliore. E quella che dal popolo sarà scelta in questo modo, voi +potete tener per certo che verrà da Dio. Io credo che ne risulterà la +forma dei Veneziani, la quale a voi non deve parer vergogna d’imitare, +perchè anch’essi l’hanno avuta dal Signore, donde viene ogni cosa +buona. Voi vedete come dal tempo che c’è quel governo in Venezia, non +vi è nata alcuna setta o dissensione di sorta: epperò bisogna credere +che sia voluta da Dio.»[275] + +Dopo ciò, il Savonarola disse poche parole sopra alcuni provvedimenti +più particolari, ma non meno necessari a farsi speditamente. L’uno +di questi era il riordinar le gravezze, che non solo oppressavano il +popolo minuto con una ingiustizia non credibile, ma facevano ancora +che, mentre tutti lamentavano d’essere soverchiamente aggravati, lo +Stato si trovasse in continue strettezze. Proponeva del pari, che +mentre a tutti gli uffici di qualche importanza si dovesse provvedere +con la elezione, si lasciassero gli altri alla sorte, per dare +ad ognuno incoraggiamento e speranza di prender parte al governo. +Concludeva, poi, col raccomandare pubbliche orazioni, ed una pace +generale fra tutti i cittadini del vecchio e del nuovo governo.[276] + +Nelle prediche antecedenti, queste medesime idee avevano cominciato +già a filtrare separatamente; ma dal giorno 12 dicembre in poi, il +Savonarola le trattò di proposito, e con un discernimento che destò +maraviglia universale in tutti gli uditori; perchè, considerando la sua +vita e i suoi studi, niuno aveva immaginato che egli potesse discutere +così minutamente le cose di Stato. E tanto le sue prediche parvero +savie e prudenti, che più volte fu dalla Signoria medesima richiesto +di consiglio in San Marco, ed anche in Palazzo; ove egli non ricusò di +fare qualche sermone.[277] Ma, finalmente, volle raccogliere in Duomo +tutti i magistrati ed il popolo, escludendone le donne e fanciulli, e +fece un sermone, nel quale propose principalmente quattro cose: + +1º Il timore di Dio, e la riforma dei buoni costumi. + +2º L’amore al governo popolare ed al pubblico bene, posponendo ogni +privata utilità. + +3º Una pace universale, colla quale si assolvessero gli amici del +passato governo da ogni colpa, perdonando anche le pene pecuniarie; e +si usasse indulgenza verso tutti i debitori dello Stato. + +4º Costituire una forma di _governo universale_, che comprendesse +tutti i cittadini ai quali, secondo gli antichi ordini della città, +apparteneva lo Stato.[278] E proponeva, come più adatta, la forma +del Consiglio Grande dei Veneziani, accomodandolo però all’indole del +popolo fiorentino.[279] + +Questi consigli dati sul pergamo di S. M. del Fiore, da un frate, +dal Savonarola, quando le sue profezie s’erano verificate, quando +l’incertezza dominava tutti gli animi; ebbero una forza grandissima, e +fecero decidere la vittoria in favor del partito popolare. È opinione +unanime di tutti gli storici, che, senza quelle prediche, avrebbe vinto +in Palazzo l’opinione del Vespucci, e si sarebbe formato un governo +di ottimati, che avrebbe dato origine ad altri disordini e nuove +rivoluzioni.[280] Ma quando la voce del frate tuonò in favore della +libertà, allora niuno potette più resistere. Il popolo, che era stato +sinora incerto, senza sapere a qual partito appigliarsi, ed ignorando +perfino il linguaggio stesso della politica, credette ora di esser +chiaro di tutto; voleva assolutamente il _Consiglio Grande al modo +viniziano_, e lo andava gridando per la città. + +L’autorità divina che il Savonarola mescolava nella politica, aveva +poi una forza assai grande in tutta Firenze, ove sempre la repubblica +era stata sotto la speciale protezione dei santi, ove sempre la +religione e lo Stato s’erano uniti a difesa della libertà. E se faceva +qualche maraviglia vedere un frate sul pergamo parlar di politica, +questa maraviglia accresceva la sua autorità. E, davvero, nel leggere +gli storici di quel tempo, nel leggere ciò che più tardi dissero il +Giannotti, il Guicciardini ed il Machiavelli intorno al governo allora +istituito, si direbbe quasi che in Firenze sia avvenuto un miracolo; +giacchè noi vediamo un frate, senza nessuna esperienza delle cose del +mondo, riuscire a confondere i savi, a salvare la patria, a fondare una +nuova repubblica. Se non che, questo fatto straordinario viene, come +abbiam detto, spiegato dal riflettere, che in quei momenti solenni nei +quali tutta la società e tutti gli ordini che la tengono unita vanno in +fascio, una sola forza fu quella che sempre riuscì a salvarla: quella +forza vergine ed ingenua, che si trova solo nell’indole degli uomini +veramente grandi; la fervida, cioè, e forte aspirazione al vero; la +ferma e tenace volontà nel volere il bene: cose tutte le quali erano +nel Savonarola grandissime, e formavano l’essenza stessa del suo +generoso carattere. Nei momenti di prova, qual dottrina sostenne mai il +paragone con questa sapienza? qual prudenza vantò mai le vittorie e le +conquiste di questo amore? + +Ed ora, sarà egli mestieri difendere il frate del suo essere entrato +nella politica? Bisognerà egli ripetere che il Savonarola voleva la +libertà per far meglio trionfare la religione? Bisognerà chiamare in +aiuto l’esempio e l’autorità d’altri ecclesiastici e frati che fecero +lo stesso? Noi ci fermeremo, piuttosto, a dire che il Savonarola +non entrò di sua elezione nella politica; ma, come si è visto, vi fu +inevitabilmente trascinato dalla necessità delle cose. Diremo ancora, +che non vi è abito nè legge nè giuramento che valga contro le leggi +della natura; contro il giuramento che ogni uomo onesto ha fatto nel +suo cuore; d’operare, cioè, il bene sotto ogni forma, in ogni tempo e +condizione. + +Ma, lasciando da un lato queste vane discussioni, il passo era oggimai +dato, e le conseguenze doveano esserne molte ed inevitabili. Il +Savonarola si trovava ad un tratto divenuto capo di tutta la città; +e bisognava procedere oltre rapidamente nella formazione del nuovo +governo, se non si voleva che i molti nemici avessero vittoria. +Già Piero dei Medici era corso verso Napoli al campo francese, ove +era stato assai bene accolto da quel re Carlo, che portava così +indegnamente il nome di _protettore della libertà fiorentina_. Un +tiranno era, dunque, già pronto per tornare in Firenze, ad ogni +cambiamento di fortuna che vi potesse aver luogo. Bisognava, perciò, +adoperarsi a tuttuomo per condurre e compiere la costituzione del +governo popolare; farlo unito, forte, potente e rispettato, se non si +voleva esser vittima d’una nuova tirannide. E noi vedremo con quanta +prudenza e quanta esperienza il Savonarola continuasse a consigliare +tutte le leggi fondamentali del nuovo Stato, come il suo spirito +animasse e quasi penetrasse tutto quel popolo; come ognuno sembrasse a +un tratto avere le sue stesse idee, parlare il suo medesimo linguaggio. + + + + +CAPITOLO QUINTO. + +Formazione del nuovo governo per opera del Savonarola. Si costituisce +il Consiglio Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si riordinano +le gravezze, riducendole tutte alla Decima o imposta fondiaria. +Discussione nella quale si vince la legge che decreta la pace +universale; e l’appello _delle sei fave_, o sia l’appello dagli Otto al +Consiglio Maggiore. Si ristabilisce il tribunale della Mercatanzia, o +di Commercio: li Accoppiatori depongono il loro ufficio: i Parlamenti +sono aboliti: si fonda il Monte della Pietà. Opinione del politici +italiani sulle riforme operate dal Savonarola. [1495.] + + +Per mettere in luce tutta l’importanza politica del Savonarola, +bisogna seguire passo a passo la formazione del nuovo governo, e +leggere nello stesso tempo le prediche che egli faceva in quei giorni. +Quando noi vediamo che tutte le nuove leggi sono precedute da una o +da più prediche del Savonarola, che le propongono, le consigliano e +le spiegano al popolo; quando assistiamo alle Pratiche[281] che la +Signoria tiene in Palazzo, e sentiamo quei cittadini discutere col +linguaggio stesso del frate, addurre le sue ragioni con le sue medesime +parole, in maniera da farci quasi credere che i loro discorsi sieno +una copia delle sue prediche, e la legge che essi discutono qualche +sua nuova epistola; allora noi potremo dire di aver visto come un uomo +solo fosse divenuto l’anima di tutto un popolo. E quando, alla fine di +questo esame, raccogliendo insieme le varie leggi, e ricostruendo, per +così dire, la forma di tutto il governo, noi lo troveremo ammirabile +nelle sue parti, stupendo nel suo insieme, e udiremo la voce di tutti +i più grandi storici e politici italiani assicurarci quello essere il +migliore, anzi il solo buon governo che abbia avuto Firenze in tutta +la sua lunga e tumultuosa istoria; allora solo noi potremo equamente +giudicare il Savonarola. + +Le prediche che egli fece in Duomo, nel tempo che in Palazzo si formava +la nuova costituzione della repubblica, furono quelle dell’Avvento +_sopra Aggeo_; a cui bisogna unire altre otto che fece _sui Salmi_, nei +giorni di festa che seguirono l’Avvento. La loro principale importanza +è tutta politica: non perdono, però, mai il carattere religioso, perchè +la riforma politica non era pel Savonarola che una parte minima della +sua universale riforma; ed il nuovo governo non dovea essere altro +che il primo passo al rinnovamento della morale e della Chiesa. Egli, +perciò, non tralasciava mai i suoi discorsi sul buon costume e sulla +vera religione: la politica vi dava, anzi, continua occasione. Queste +prediche di cui parliamo, non sono per eloquenza notevoli sopra le +altre; ma preziosissime sono certamente più di tutte, per la storia dei +tempi e per la biografia del Savonarola. Se le altre ci fanno conoscere +la sua bontà e la sua vasta dottrina religiosa, queste ci presentano un +nuovo lato del suo ingegno e ci manifestano la forza grandissima del +suo carattere. Noi vi troviamo ancora un trattato compiuto sul nuovo +governo; assistiamo alla storia viva della sua formazione; e quasi +potremmo da esse ricostituire tutta la storia politica della repubblica +di Firenze in quei giorni. + +Abbiamo già visto come, nel giorno 12 dicembre, il Savonarola volgesse +il discorso decisamente alla politica, e quali fossero i nuovi +principii, che egli raccomandava. Il 22 e 23 dello stesso mese, noi +vediamo che già una legge di gravissima importanza era stata distesa, +tutta secondo le idee del frate, e veniva con grandissimo favore votata +nei Consigli del Comune e del Popolo. Questa legge o, come dicevano +allora, provvisione, fermava la base del nuovo governo; e noi dobbiamo +perciò esaminarla minutamente. Essa, adunque, costituiva il Consiglio +Maggiore, e gli dava facoltà di creare tutti i principali magistrati, +di approvare tutte le leggi: in altri termini, lo faceva sovrano dello +Stato. Dovevano entrare nel Consiglio, indistintamente, tutti quelli +che avevano l’età d’anni 29 e che erano cittadini _beneficiati_;[282] +il che, secondo un’antica legge, voleva dire quelli che fossero stati +_veduti_ o _seduti_[283] nei tre maggiori uffizi, o che avessero +avuto questo _beneficio_ dal padre, avo o bisavolo. Qui non importa +esaminare qual fosse l’origine e lo scopo di quell’antica legge: basti +solamente osservare, che nel Consiglio Maggiore, anzichè avervi luogo +tutti i cittadini (come voleva far credere chi accusava di troppo +democratico quel nuovo governo), vi entravano solo i _beneficiati_. +E quando il numero di questi passava i 1,500, la legge stabiliva +che fossero _sterzati_; cioè divisi in tre parti, ognuna delle quali +dovesse per sei mesi formare successivamente il Consiglio Maggiore. +Fatto il primo squittinio, si trovò che in tutta la popolazione di +Firenze, la quale ascendeva a 90,000[284] abitanti incirca, v’erano +solo 3,200[285] beneficiati che avessero l’età richiesta; in modo +che il Consiglio dovevasi per 18 mesi formare di poco più che mille +persone per volta.[286] Perchè la radunanza fosse poi valida, bisognava +che fossero presenti almeno due terzi dei chiamati. La nuova legge +stabiliva inoltre, che, «per dare animo ai giovani ed incitare gli +uomini a virtù,» si dovessero, ogni tre anni, eleggere 60 cittadini, +non beneficiati, e 24 giovani d’anni 24, per farli entrare nel +Consiglio Maggiore. E questo doveva anche, cominciando dal 15 gennaio +prossimo futuro, eleggere 80 cittadini, d’anni 40 ciascuno, i quali +avrebbero formato il Consiglio degli Ottanta, che ogni sei mesi doveva +rinnovarsi. Esso assisteva di continuo la Signoria, che aveva obbligo +di consultarlo una volta almeno ogni settimana; ed insieme coi Collegi +e gli altri magistrati, nominava gli ambasciatori ed i capitani, faceva +le condotte, ed altre cose d’importanza che non si potessero decidere +in pubblico. + +In questo modo era formata la base del nuovo governo: col Consiglio +Grande, cioè, e con quello degli Ottanta; i quali erano come il Senato +e l’Assemblea del popolo. Quando, adunque, si voleva vincere una +legge, il _Proposto_, che era uno dei Signori e mutava ogni giorno, la +proponeva alla Signoria: vinta che s’era nella Signoria e nei Collegi, +si poteva raccogliere una Pratica di esperti cittadini, se la legge +era di straordinaria gravità, o portarla addirittura negli Ottanta: da +questi passava al Consiglio Maggiore, dove ricevea l’ultima sanzione. +Le leggi poi non si discutevano, ma si votavano solamente; e niuno +poteva parlare se non ne veniva richiesto dalla Signoria; nel qual caso +non gli era lecito di farlo altrimenti che in favore di essa. Onde, +quando la Signoria richiedeva i Consigli del loro parere, i cittadini +allora si ristringevano nelle _pancate_, secondo i magistrati a cui +appartenevano, o l’ordine in cui erano stati squittinati; consultavano +tra loro, e poi mandavano a riferire il parere uno di essi, il quale +doveva ragguagliare dei voti, ma non poteva parlar mai contro la legge +dalla Signoria proposta. Queste erano antiche usanze di una repubblica, +la quale avendo troppo facilmente aperte le porte del Palazzo alla +moltitudine, voleva poi frenarla con quelle leggi improvvide e +inefficaci.[287] + +Comunque sia di ciò, la provvisione di cui abbiamo discorso concludeva: +«Che trovandosi la città in grandissima confusione di leggi, nè +essendovi alcuno magistrato di dentro o di fuori che sappia il certo +del suo ufficio, si ordina che sia scelto un numero di cittadini che +riducano in un volume tutte le leggi.»[288] La importanza di un tale +provvedimento si può giudicare solamente da coloro che hanno una +qualche pratica degli antichi statuti fiorentini, e che sanno in quale +disordine si fossero, sotto i Medici, ridotte tutte le istituzioni e le +leggi della repubblica. + +Insieme colla legge del Consiglio Maggiore, ne veniva in quei due +medesimi giorni votata ancora un’altra, la quale ordinava che si +eleggessero dieci cittadini per far grazia, in tutto o in parte, +delle gravezze non pagate e delle pene pecuniarie incorse nei passati +governi; e per riformare tutte le imposte, ponendole sopra i beni +stabili, includendovi anche gli ecclesiastici, quando però se ne fosse +avuto il permesso da Roma. + +In questo modo s’erano messe in atto, e quasi letteralmente, tutte le +parole del Savonarola. Il nuovo governo era fondato; gli Accoppiatori +dovevano di necessità rinunziare al loro ufficio, divenuto inutile; +i due vecchi Consigli del Comune e del Popolo dovevano subito essere +sciolti. Ed infatti, l’ultima provvisione di qualche importanza, +che veniva da essi votata, fu quella del 28 dicembre, colla quale +toglievasi per certo tempo ogni dazio sulle armi, acciò ognuno potesse +facilmente armarsi.[289] Coi Signori di gennaio e febbraio 95, le leggi +cominciarono ad essere approvate dal Consiglio Maggiore,[290] il quale +doveva ora compiere e condurre a perfezione il nuovo governo. + +La prima cosa a cui bisognava adesso provvedere, era la riforma +delle imposte.[291] Il Savonarola v’insisteva continuamente nelle sue +prediche: «Mettete le gravezze sui beni stabili solamente, distruggete +i prestiti continui, distruggete gli arbitrii;» ecco ciò che esso +consigliava ai magistrati. Al popolo, poi, diceva: «Cittadini, io +vorrei che stessi saldi ad amare ed aiutare il Comune vostro. Il +figliuolo è tanto obbligato al padre, che non potria mai satisfargli. +Così dico a voi: il padre è il vostro Comune, e però ciascuno è +obbligato aiutarlo; e se tu di’: Io non ho utile nessuno; sappi che tu +non puoi dire così, perchè lui ti conserva la tua roba, la famiglia e +li figliuoli. Doveresti andare là e dire: Ecco qua cinquanta fiorini, +eccone cento, eccone mille. Così fanno i buoni cittadini che amano la +patria loro.»[292] Ed invero, da un lato il disordine delle imposte +era grande, oltre quello che possono descrivere le parole; da un altro, +il malcontento del popolo, mosso in origine da giuste cagioni, era poi +divenuto eccessivo, e molti pretendevano quasi dover essere esenti da +tutte le imposte. + +In origine, la repubblica fiorentina, vivendo sobriissima, bastava a +sè stessa col provento delle sole gabelle. Dipoi, le guerre resero +necessarii prestiti volontari, che andavano sempre crescendo e non +si restituivano mai, con tale danno del credito pubblico, che di +volontari bisognò mutarli in obbligatori. Nei bisogni della repubblica, +cominciò la Signoria ad imporre ciascun cittadino _ad arbitrio_, o +secondo che stimava le sue ricchezze: i potenti cercavano allora ogni +modo di esimersi; il peso maggiore cadeva, di necessità, sul popolo +minuto, ed ognuno si chiamava scontentissimo. Nel 1427, i Medici, +volendo acquistar favore appresso il popolo ed abbassare i grandi, +ordinarono il _Catasto_, cioè a dire la stima dei beni d’ognuno; acciò +nei prestiti si potesse a ciascuno imporre giustamente secondo la sua +fortuna. Ma quello che nei detti appariva giustissimo, si trovò nei +fatti ingiusto e crudele. Essi vollero imporre i beni vari e mutabili +delle industrie e del commercio: cosa in Firenze tanto inusitata, e +ricevuta con sì straordinario malcontento, che moltissimi abbandonarono +perciò i loro traffici; onde il Catasto dette così l’ultimo crollo +all’industria fiorentina. E mentre portava tanti danni, non rimediava +ad alcuno dei disordini già esistenti: era sempre un prestito, la +cui somma variava ogni volta ad arbitrio, e che la repubblica poteva +assai di rado restituire. Il valutare, poi, le fortune del commercio, +era cosa tanto incerta, che dava ai Medici un adito assai maggiore di +favorire o disfavorire chi essi volevano. — Tale era lo stato delle +cose, quando il 5 febbraio 1495 si presentava nel Consiglio Maggiore +la nuova legge, che riordinava le imposte secondo i consigli del +Savonarola; e le riordinava con tanta prudenza, sapienza e stabilità, +che oggi ancora si continua ad osservare quel sistema medesimo che +fu introdotto al tempo e sotto i consigli del Frate! La nuova legge +stabiliva, per la prima volta in Firenze ed in Italia, l’imposta +fondiaria; e distruggendo tutti i prestiti e gli arbitrii, obbligava +ogni cittadino indistintamente, a pagare il dieci per cento sulla +rendita de’ suoi beni stabili, senza diritto ad alcuna restituzione. Si +chiamò la Decima, ed un nuovo ufficio fu creato per accatastare tutti i +beni e riscuotere ogni anno equamente le imposte.[293] + +Messo termine con tanta prudenza e tanta prosperità ad una materia +così grave, nella quale l’ufficio del Savonarola era stato degno +dei più grandi riformatori degli Stati, rimanevano due leggi d’una +importanza non punto minore. La prima era quella sulla pace e perdono +generale; circa la quale, mercè le prediche continue di lui, pareva +che tutti fossero venuti d’accordo. Non così era dell’altra, che +chiamavasi _la legge delle sei fave_, della quale bisogna ora fermarsi +a parlare; perchè dètte occasione a lunghe discussioni nel Senato, e +fu in appresso cagione di molti disordini e pericoli alla Repubblica, +d’ingiuste e gravissime accuse contro la memoria del Savonarola. I +delitti di Stato e i delitti criminali venivano, secondo gli statuti, +giudicali generalmente dagli Otto di Guardia e Balía, il quale +magistrato con _sei fave_, cioè a dire sei voti, poteva confinare, +esiliare, condannare nella roba e nella vita.[294] Ora, con quei +magistrati che mutavano sì spesso, cogli odii di parte così vivi in +Firenze, seguivano ogni giorno ingiustizie crudeli ed incomportabili. +Tutti gli uomini di legge giudicavano, quindi, essere indispensabile un +qualche appello, che, frenando la soverchia autorità delle _sei fave_, +mettesse un argine a questi mali che affliggevano la città: e tale era +l’opinione anche del Savonarola.[295] + +Nel gennaio e febbraio 95, egli, avendo terminato l’Avvento, faceva +alcune prediche sopra i Salmi,[296] nelle quali raccomandava di +continuo la pace generale e questo appello dalle sei fave, dicendo +quasi ogni giorno: «Firenze, perdona e fa’ la pace, e non gridare +più: carne, carne e sangue, sangue.»[297] E poi continuava: «Bisogna +temperare un poco questa autorità delle sei fave, _con l’appello ad +un Consiglio di ottanta o di cento_, cavandoli dal Consiglio Grande. +Tu dici che questo scema l’autorità della Signoria: io ti rispondo +invece che l’accresce. O la Signoria vuol fare il male, ed allora non +deve averne autorità; o la vuol fare il bene, ed allora avrà l’aiuto +d’un Consiglio di buoni cittadini.[298]» Altra volta raccomandava con +moltissima istanza il riformare l’amministrazione della giustizia; +discorreva contro il continuo abuso che allora si faceva della tortura; +inculcava la pace, e di nuovo concludeva: «Io ti dissi di quelle sei +fave, che bisognava dargli _uno certo bastoncello, cioè quel Consiglio +dello appello_.»[299] E ritornava sempre sullo stesso argomento, fino +a che la Signoria non si decise a distendere una provvisione, che il +15 marzo 1495 presentava agli Ottanta; e, vista la gravità della cosa, +essa li richiedeva solennemente del loro parere. L’uso voleva che la +legge fosse presentata nei Consigli innanzi che alcuno l’avesse veduta; +onde l’attenzione di tutti nel leggerla e sentirla fu grandissima. + +La prima parte di questa provvisione era affatto secondo le idee +del Savonarola; pareva anzi che egli medesimo l’avesse scritta, e +diceva presso a poco così: «Visto di quanta utilità sia l’unione +e la concordia in una repubblica bene istituita; e per seguire i +vestigi di nostro Signore, il quale in ogni sua operazione, o andando +o predicando o quiescendo, sempre diceva: pace; e questo medesimo +potendo vedere nelle cose naturali, le quali cercano sempre l’unità, +secondo la loro natura; onde il filosofo diceva: la virtù unita è +più forte; ed ammonendoci, finalmente, le cose soprannaturali che +abbiamo sperimentate questo anno, nella formazione di questo governo, +e la misericordia usataci dal Signore, la quale noi siamo obbligati +d’imitare: + +»I magnifici Signori e Gonfalonieri ordinano che sia fatta pace +generale, e sieno perdonate tutte le ingiurie e tutte le pene in cui +sono incorsi i fautori del passato governo.»[300] + +Procedendo poi oltre alla seconda parte, la legge deviava alquanto dai +consigli del Savonarola, e stabiliva: «Che qualunque cittadino abile +agli uffici venisse dalla Signoria o dagli Otto, per causa di Stato, +condannato nella vita, o in una pena corporale qualunque, o in una pena +pecunaria maggiore di 200 fiorini, o confinato, ammonito ec., potesse +nello spazio di quindici giorni appellare al Consiglio Maggiore. Nel +quale caso, doveva la Signoria accettare chiunque volesse parlare +in difesa; proporre il caso in Consiglio sei volte in due giorni; ed +avendo due terzi dei voti in favore di lui, assolverlo.»[301] + +Il punto sul quale questa legge deviava dai consigli del Savonarola, +era di molta importanza; perchè in luogo di portare l’appello ad un +Consiglio ristretto, di uomini prudenti e periti nelle leggi, portavalo +al Consiglio Maggiore; ove avrebbero deciso più le passioni del +momento che la giustizia, più l’imperizia dei molti che la prudenza +dei pochi. Gli Ottimati si erano fin dal principio opposti ad ogni +sorta di appello, perchè essendosi usati a vedere l’ufficio degli +Otto cader quasi sempre nelle loro mani, non sapevano comportare che +se ne scemasse in modo alcuno l’assoluta autorità. Ma, da un altro +lato, il popolo adesso considerava che il Consiglio Maggiore fosse il +solo signore della città, e che a quello dovesse ogni cosa, per legge, +ricadere. Queste passioni, urtandosi in Palazzo, si erano accese; ed +il partito popolare, trovandosi assai più forte, trascorse all’eccesso +di questa nuova legge, che nelle cause più gravi faceva giudice la +moltitudine. Ma, ora che la provvisione era fatta, tornava difficile +assai moderarla. Non potendosi parlare contro di essa, bisognava o +respingerla o accettarla; e respingerla era divenuto quasi impossibile, +dacchè i suoi fautori l’avevano, a disegno, unita con la legge della +pace universale, che tutti credevano indispensabile. + +Nondimeno, dai discorsi che si tennero nella Pratica, apparisce che +gli onesti popolani s’erano avveduti dell’eccesso, e facevano ogni +sforzo per mettervi rimedio. Vi sarebbero forse anche riusciti, se +i nemici del nuovo governo non avessero usata un’arte ed un’astuzia +quasi infernale. Quando essi videro che il popolo, i prudenti, il +Savonarola stesso volevano assolutamente un appello dalle _sei fave_; +si persuasero che niente poteva venir meglio a loro proposito che la +nuova legge, la quale, essendo eccessiva, avrebbe nella prima occasione +partorito gravi disordini; e coi disordini solamente, essi speravano +poter mutare la forma del governo e metterlo in mano dei pochi. +Così, dopo avere con ogni modo contrastato l’appello ad un Consiglio +ristretto di savi e prudenti cittadini, si dierono, tutti uniti, a +favorire energicamente e quasi furiosamente l’appello al Consiglio +Maggiore. Per queste ragioni, con grande meraviglia si vide nella +Pratica, che mentre i popolani andavano moderati, ed i partigiani del +Savonarola ardivano anche esprimere la loro disapprovazione contro +una legge proposta dalla Signoria; gli ottimati, i nemici del nuovo +governo, i partigiani dei Medici, la favorivano con tutta la forza +della loro eloquenza. In un volume di _Frammenti di Pratiche_,[302] +noi abbiamo, per fortuna, trovato la bozza o, come allora dicevano, +lo _straccetto_ di questi discorsi, fatto dal notaio della Signoria; +e con essi, possiamo assistere ad una delle principali e più animate +discussioni di quella repubblica. Il soggetto era di gravissima +importanza: parlarono uomini di molta autorità, e fecero sforzo di +tutta la loro facondia in quei discorsi, che mentre ci rappresentano +come in quegli antichi consigli si formassero e discutessero le +leggi, mettono in nuova luce un fatto sinora assai male conosciuto, e +difendono il Savonarola da una delle più gravi accuse che gli vennero +mai fatte. + +Presentata, adunque, la legge e richiesto dalla Signoria il parere +dei cittadini, essi si ristrinsero nelle pancate; e, dopo avere fra +loro consultato, fu primo a parlare messer Domenico Bonsi, amico +del Savonarola, ed uno degli Accoppiatori. Riferendo il parere della +sua pancata, egli raccomandava la pace, dimostrandone l’utile e la +necessità con molte citazioni del Vangelo e di san Paolo, insieme +con altre di Demostene e d’Aristotele. Venendo, poi, a discorrere +dell’appello, diceva che esso era certamente assai utile: dava però a +conoscere, che tra’ suoi colleghi era una grande diversità di pareri; +ma, quasi egli non ardisse andare più oltre e discorrere contro una +legge proposta della Signoria, si fermava a questo. Pigliava poi +la parola messer Francesco Gualterotti; il quale, dopo aver levata +a cielo la pace universale, veniva a parlare della necessità d’un +appello contro la soverchia autorità degli Otto, dicendo che essi +avevano sempre empito la città di esilii e di confische: pure, tanto +esorbitante dovette a lui parere la nuova legge, ch’egli si fece ardito +proporre, che la facessero _a tempo_, e non in perpetuo. + +Essendosi in questo modo animata la discussione, si levava a parlare +messer Luca Corsini, uno di quelli che nel giorno del tumulto avevano +chiuso la porta del Palazzo in faccia a Piero de’ Medici. Egli era +cittadino di maggiore autorità ed eloquenza, tra i più riscaldati nella +parte popolare, e descrisse con vivi colori le tristissime condizioni +dei tempi. — «Noi vediamo,» egli diceva, «tutta Italia per nuovi e +grandi pericoli fluttuare; e, trovandoci nel centro di essa, siamo, +per necessità, più d’ogni altro esposti a soffrire. Epperò, l’unione +e la concordia è la sola medicina utile a farci rispettare dai potenti +vicini, che già si vede essere pronti per assalirci nella nostra prima +divisione. Noi, d’altronde, abbiamo data ad ognuno facoltà libera +d’entrare nel Consiglio: onde, se non teniamo contenti tutti gli amici +del vecchio Stato, essi, colle fave ed in segreto, ci lavoreranno +contro. Che se niun’altra cosa vi dovesse muovere,» egli gridava con +voce più alta e sonora, «dovrebbe pure bastare l’esempio che ci ha +dato Nostro Signore, il quale, dopo avere stretto contro di noi il +brando della sua giustizia, lo ha voluto allontanare, perdonandoci +misericordiosamente. Facciamo, adunque, anche noi misericordia; +facciamo un generale perdono. Che se questo pare a qualcuno rimedio +estraordinario, si rammenti allora che nei casi straordinari, ordine +sia l’andar fuori dell’ordine.» + +Venendo poi alle _sei fave_, egli si riscaldava ancora più nel +discorso, dicendo essere assolutamente necessaria una qualche +modificazione. E tutto pieno di quello spirito democratico che +assai facilmente eccede, aggiungeva: — «Il corpo della repubblica +è un solo, e questo è l’universo popolo; il quale, non potendo +amministrare ogni cosa, elegge i magistrati. Ma se nascono dubbi +o disordini o dissensioni, come vediamo tuttogiorno seguire; non è +ingiusto che si ritorni a quel Maggiore Consiglio che rappresenta il +popolo, e da cui i magistrati hanno ricevuto gli uffici: nè si viene +a diminuire l’autorità dei Signori col fare appellare a quel popolo +a cui appartiene tutta la repubblica. Che se poi consideriamo le +cose avvenute in questi ultimi tempi, diremo essere somma prudenza e +consiglio, il desiderare che queste leggi sortiscano buon fine.» + +Quando ebbe il Corsini messo termine al suo animato discorso, tutti +gli occhi si volsero verso il dottore in legge messer Guidantonio +Vespucci, noto per la sua eloquenza, per la sua dottrina e per essere +uno dei più forti sostegni nel partito degli ottimati; quello stesso +che noi abbiamo visto, nel dicembre passato, addurre in Palazzo tutte +le ragioni per contrastare la nuova forma del governo popolare. La +sua dottrina dava un peso grandissimo alla sua opinione; ed egli, che +lo sapeva, parlò con molta gravità, e fece saggio della sua celebrata +facondia. Lodò, innanzi tutto, i discorsi di coloro che lo avevano +preceduto; «perchè ognuno,» egli disse, «in diversi modi ha mirato al +medesimo fine, quello cioè di raffermare la libertà: mi piace anche +il vedere che molti hanno francamente espressa un’opinione contraria a +quella della Signoria; perchè in questo modo solamente si può giungere +al vero.[303] In quanto a me,» continuava il Vespucci, entrando +direttamente nella quistione delle sei fave, «non vedo altro, se non +che bisogna cercare la via alla eguaglianza di tutti i cittadini; e +se la vecchia strada vi conduce, si deve seguirla; se non vi conduce, +bisogna mutarla. In vero, l’antica legge a me pare assai pericolosa; +e chi bene la considera, vedrà che non è bene ordinata, nè bene si +pratica, nè è giusto concedere ai Signori tanta autorità, che non sia +lecito da loro appellare. Dal Re di Francia si appella al Consiglio +Parisiense, dall’Imperatore si appella al Papa, ed anche contro la +sentenza del Sommo Pontefice si ritrova appello.[304] Niuno, adunque, +deve sdegnarsi di veder corretto da altri quell’errore in cui per +troppa celerità o inavvertenza, sia caduto. E se i principi, i quali +sono sciolti da ogni legge, si sottomettono spontaneamente all’appello; +perchè debbono ricusarlo i magistrati, che hanno dal popolo tutta la +loro autorità? Questo appello, adunque, non fa altro che restituire +al popolo un suo diritto, e reprimere le voglie immoderate di quelli +che troppo ambiscono. Un gran freno sarà certo a coloro che giudicano, +il pensar che le loro sentenze debbono essere approvate dal Consiglio +Maggiore. Onde io non vedo che danno si debba temere, se una volta si +distrugge questa perniciosa autorità delle _sei fave_.» + +«Della pace, poi, è inutile discorrere; giacchè non v’è altro parere +fra i cittadini, se non che: quanto prima e quanto più generale si +faccia, tanto più sarà utile. Ma,» e queste furono le sue ultime +parole, «niuna pace più utile si potrà concludere, che togliere questa +maledetta autorità delle sei fave, causa di tutte le discordie.[305]» + +Fu grande la maraviglia di tutti nel vedere il Vespucci difendere con +tanto ardore quei diritti del popolo, che aveva, nel dicembre passato, +con uguale ardore oppugnati. Pure, il suo discorso fu quello che dètte +il crollo alla bilancia; ed il 18 marzo, noi vediamo la nuova legge +approvata nel Consiglio degli Ottanta con 80 voti favorevoli contro +13;[306] il 19, approvata nel Consiglio Maggiore con 543 contro 163. +Tale è la storia vera di questa discussione: ma tutti gli scrittori +si sono intorno ad essa taciuti, accusando poi con grave ingiustizia +il Savonarola, come autore d’una legge eccessiva; mentre le sue +prediche ci dimostrano ch’egli ne favoriva un’altra assai moderata; +e dalle Pratiche della Signoria, come noi abbiam visto, resulta che i +partigiani di lui avevano quasi violato gli antichi usi parlamentari +della Repubblica, per opporsi a quelle intemperanze.[307] + +Questa legge si deve considerare, invece, come il primo passo ed il +primo trionfo del partito che mirava alla distruzione della repubblica: +partito che noi cominceremo ben presto a vedere instancabile nel +cercare la rovina del Savonarola; e disposto sempre a valersi di +queste arti doppie e subdole, nelle quali dètte prova d’una finezza e +d’una astuzia politica da disgradarne tutti i diplomatici dei nostri +tempi. Il Savonarola si tacque, è vero, dopo che la legge fu fatta; +perchè era inutile seminare discordie e mali umori fra il popolo e +la Signoria; e fors’anche, nè egli nè molti altri potevano, allora, +prevedere tutte le sinistre e pericolose conseguenze che dovea portare, +l’aver solo alquanto ecceduto nel fare una legge che per sè stessa era, +poi, giustissima. Ma di tutti i mali prevedibili e futuri, maggiore +era il presente e visibile; giacchè si vedeva come in quei giorni +medesimi, nei quali il popolo faceva una pace e perdono universale, i +nemici del nuovo governo si univano per formare un partito e rovinare +la repubblica, nel momento stesso ch’essa li beneficava. Certo, +quel giorno le passioni s’inasprirono assai, e quella ingratitudine +e doppiezza dovette molto irritare l’animo franco ed aperto del +Savonarola. Egli serbò su quel fatto un profondo silenzio; ma, nei +seguenti sermoni, si tradisce un certo irritamento ed un’asprezza di +parole che non avevamo mai veduta in lui. Tanto è vero quell’antico +proverbio che dice: _una goccia d’aceto guasta una botte di miele!_ + +Essendosi colla legge delle sei fave cominciato a pensare +all’amministrazione della giustizia, si continuava ora a volervi +provvedere, perchè in tutte le sue prediche il Savonarola la +raccomandava.[308] Infatti, in essa era un disordine grandissimo; una +confusione indescrivibile di leggi e di magistrati, creata specialmente +da Lorenzo il Magnifico, il quale aveva nella repubblica mescolato in +maniera il vecchio ed il nuovo, che quasi non si poteva più venire a +capo di nulla.[309] I giudici principali nelle cose civili e criminali, +erano in antico due magistrati forestieri, il Potestà ed il Capitano +del popolo: ad essi andavano le liti di maggiore importanza, e si +appellava dalle sentenze emanate dai giudici minori, che risiedevano +nei vari quartieri.[310] Verso il 1477, furono aboliti quei due +magistrati;[311] onde ne crebbe moltissimo l’importanza della Signoria +e degli Otto, a cui ricadde gran parte della loro autorità. In quel +medesimo anno, decadde ancora grandemente il tribunale di commercio +o la _Casa della Mercatanzia_, che risiedeva accanto al Palazzo +dei Priori ed aveva una grandissima importanza nella repubblica; +giacchè essa era come il nucleo, il centro principale della vita +delle Arti in Firenze. Nè essendosi pensato di mettere a queste cose +alcun rimedio, ora non sapevasi mai con certezza a quale magistrato +bisognasse ricorrere, e la giustizia veniva assai male amministrata. +Il Savonarola, quindi, raccomandava una riforma generale: voleva che +si creasse una _Ruota_, o sia un tribunale di giudici cittadini, savi, +ricchi e bene pagati, acciò fossero incorruttibili. «Ma se questo,» +egli diceva, «è per ora troppo grande spesa, fate almeno venir subito +un buono e valente giudice delle appellazioni;[312] e fate ancora che +si riordini la Mercatanzia, e si elegga il suo giudice forestiero, +secondo gli antichi statuti.»[313] In quanto alla Ruota, essendo essa +una istituzione affatto nuova in Firenze, non si potè fondarla che +parecchi anni dopo;[314] ma si pensò, invece, di restituir subito la +Mercatanzia nella sua primiera grandezza. + +Il 20 ed il 21 maggio 1495, passava, quindi, nei due Consigli la +nuova legge, il cui tenore era questo: «Considerando che niuna cosa +importi quanto l’amministrazione della giustizia; e vedendo come +sia caduta basso la reputazione della Casa della Mercatanzia, per la +confusione delle leggi fatte dopo gli antichi statuti;[315] e volendo +i Magnifici Signori e Gonfaloniere rimediarvi coll’imitare le antiche +e bene considerate leggi, e ridurre tale Casa nella sua buona e antica +riputazione; provvidero e ordinarono: + +«Che i Signori della Mercatanzia debbano eleggere trentotto savi +cittadini d’anni trentacinque, i quali verranno squittinati nel +Consiglio Maggiore; e i tredici che avranno più fave, saranno +_Statutari e Riformatori della Casa e Corte della Mercatanzia ed +Università dei mercatanti_, colla medesima autorità avevano gli +statutari nel 1477; di togliere, cioè, aggiungere e riformare affatto +lo statuto; il quale, dopo essere stato approvato nel Consiglio +Maggiore, avrà pieno vigore.» — In questo modo rinacque l’antica ed +illustre Casa della Mercatanzia, e venne compilato in Firenze quel +secondo Codice di commercio, che si chiamò dai mercatanti lo Statuto +del novantasei.[316] Esso fu nuovo documento della risorta sapienza +civile dei Fiorentini, e riuscì di vantaggio grandissimo al popolo, +alla giustizia ed alle Arti. + +Mentre che il nuovo governo s’andava sempre più conducendo alla sua +perfezione, era necessario che gli Accoppiatori deponessero il loro +ufficio, il quale o restava inutile, o veniva a contrastare con quello +dei nuovi magistrati. A ciò si adoperava il Savonarola; e messer +Domenico Bonsi, suo amico, fu dei primi a deporre volontariamente +l’ufficio.[317] Gli altri seguirono il suo esempio; e l’8 di giugno, +si vinceva una provvisione che dava loro «autorità, facoltà e balía di +renunziare, e trasferire nel Consiglio Maggiore tutta quella autorità +e potenza che avevano avuta dal Parlamento.[318]» La medesima legge +stabiliva il nuovo modo e le nuove forme con cui si doveva d’ora +innanzi eleggere la Signoria.[319] + +Cessata, fortunatamente e senza disordini, l’autorità degli +Accoppiatori, restava ancora una legge gravissima da fare: bisognava, +cioè, abolire i parlamenti, cagione in Firenze di tutti i disordini, +di tutte le mutazioni, di tutte le tirannidi. Ora che il Consiglio +Maggiore poteva fare e disfare ogni cosa, il parlamento aveva perduta +ogni ragione di essere; nè altro scopo si poteva avere nel radunarlo, +se non quello di distruggere la repubblica. E certo, se Piero de’ +Medici, che già tutti vedevano adoperarsi, non senza fortuna, appresso +i Francesi e i potentati d’Italia, fosse riuscito a tornare in Firenze; +egli non avrebbe avuto altra via a volgere la plebe in suo favore, che +quella dei parlamenti. E se i suoi amici, i quali, come ora pur troppo +si vedeva, non erano nè pochi nè deboli, avessero pensato di tentare +in suo favore qualche cosa nella città stessa; essi certo non speravano +in altro, che in quei parlamenti, stati sempre a Firenze il più docile +strumento della tirannide, e la via più facile a mutare gli Stati. + +Spesso, negli storici e politici fiorentini, noi troviamo lunghi +ragionamenti che dimostrano i danni, i pericoli e le enormità dei +parlamenti;[320] ma in quei giorni la questione era divenuta assai più +viva. Si vedevano di lontano i Medici tramare; si era, nel deliberare +la legge delle sei fave, scoperto che nel seno stesso della repubblica +v’erano i nemici della libertà: gli animi s’erano, perciò, su quella +questione alterati; ed il Savonarola stesso si lasciò trasportare a +tenere sul pergamo un linguaggio insolito, e che certo non conveniva +ad un ministro di pace, qual egli era: — «Io ho pensato a questo tuo +parlamento, che non mi pare che sia altro che uno distruggimento, e +però è necessario di levarlo via. — Popolo, fatti innanzi. Non sei tu, +ora, signore tu? — Sì. — Or guarda che non si faccia parlamento, se +tu non vuoi perdere il governo tuo. Sappi, che non vuole dire altro +parlamento, che voler torre di mano al popolo il reggimento. Tenetelo +a mente, e insegnatelo ai vostri figliuoli. Popolo, come tu senti la +campana che si vuole fare il parlamento, lieva su, e tira fuori la +spada e di’: — Che vuoi tu fare? Non può egli questo Consiglio ogni +cosa? Che legge vuoi tu fare? Non può farla questo Consiglio? — E però +vorrei che voi facessi una provvisione, che quando entra la Signoria, +giurasse di non fare parlamento; e che se nessuno volesse pure +tentare di fare parlamento, chi lo rivela, se quello è dei Signori, +guadagni trentamila ducati; se altro, mille. E se quello volessi fare +parlamento sarà dei Signori, gli sia tagliato il capo; se è altro, +sia rubello e confiscatogli tutti i beni. E che tutti i gonfalonieri, +alla entrata dell’ufficio loro, giurino tutti, che come e’ sentano +sonare a parlamento, la prima cosa corrino a mettere a sacco le case +de’ Signori; e guadagni quello gonfaloniere che va a mettere a sacco +una delle case de’ Signori, il quarto della roba; il resto guadagnino +e’ suoi compagni. Item, che quando e’ Signori voglion far parlamento, +che come mettono el piede in ringhiera, subito s’intenda non essere più +Signori; e ognuno li possa tagliare a pezzi senza pecca.[321]» — Questo +era un momentaneo eccesso; e noi potremmo osservare, che la confisca, +ed il mettere a sacco e distruggere le case, erano pene, a quel tempo, +comunissime nei delitti politici. Ma nè questo nè il rammentare che +i Medici e i Medicei avevano già cominciato a lavorare contro la +repubblica; anzi, come noi vedremo, si accostavano già alle mura di +Firenze; potrà affatto scusare il Savonarola del suo essersi lasciato +trasportar così oltre dalla passione. + +Comunque sia di ciò, il giorno 28 luglio 1495 egli aveva fatta quella +predica, ed il 13 agosto la legge era già vinta, e diceva: «Che la +riforma del presente Stato, avendo ad essere della libertà di questo +fiorentissimo popolo; e desiderando conservare in perpetuo questo +governo, acciò non solo noi ma i nostri figliuoli godano di questa +santa libertà; e nessuno ardisca, levando capo, farsi tiranno e +sottomettere i liberi cittadini; e conoscendo nessuna via essere tanto +facile a sottomettere la nostra libertà, ed impedire questo nuovo e +buono reggimento e Stato, quanto la via del parlamento; e considerando, +finalmente, che non può occorrere caso nessuno, per il quale abbi ad +essere necessario fare parlamento, essendo venuto il governo in mano +del popolo, che è vero e legittimo signore della nostra città, e può +fare ogni nuova legge senza convocare il parlamento ec.: + +»I magnifici Signori e Gonfaloniere provvedono ed ordinano: che per +l’avenire non si possa più fare parlamento; che la Signoria debba per +lo innanzi giurare di mai più convocarlo; e chi macchinasse una tal +cosa, sia sottoposto alla pena di morte, e 300 fiorini dati a chi lo +rivelasse.»[322] + +Dopo quel primo furore, il Savonarola tornava alle sue idee ed alla +sua opera di pace, occupandosi tutto intorno alla formazione del +Monte di Pietà. «Io vi raccomando questo Monte di Pietà, che ognuno +l’aiuti; massime queste donne doverrebbono dare tutto quello che +hanno di superfluo..... Ognuno offerisca; e non si dieno quattrini, ma +ducati.»[323] Ed in questo modo continuando, predicava assai spesso +in favore di quella istituzione, e raccomandava il basso popolo alla +carità dei cittadini, delle donne, dei ricchi. + +In vero, niuna cosa poteva immaginarsi più utile a sollevare la miseria +del popolo, che questo Monte della Pietà. Eranvi allora a Firenze gli +Ebrei, i quali imprestavano al 32½ per cento, con interesse composto; +in maniera che s’era visto, che 100 fiorini, imprestati alla loro +ragione ordinaria, arrivavano, dopo 50 anni, a 49,792,556 fiorini, 7 +grossi e 7 denari.[324] Queste cose avevano sollevato un grande odio +del minuto popolo contro gli Ebrei, e facevano a molti pensare di +trovar modo per mettervi qualche rimedio. Frà Barnaba da Tenti aveva +da più tempo predicato il Monte di Pietà, e fondatolo a Perugia; Frà +Bernardino da Feltre si dette, poi, a diffonderlo in Italia; e a tempo +di Lorenzo dei Medici, venne a predicarlo in Firenze. Il 26 marzo +1473 era già fatta la provvisione, quando pare che un ebreo arrivasse +con 100,000 fiorini a corrompere i magistrati e lo stesso Lorenzo +il Magnifico: in questo modo la cosa andò a vuoto, e Frà Bernardino +fu esiliato da Firenze. A tempo di Piero de’ Medici, i Frati Minori +eccitarono il minuto popolo contro gli Ebrei, e predicarono di nuovo +il Monte della Pietà: dal che seguirono molti disordini, cagionati +specialmente dalla imprudenza di Piero; il quale, solo per andare +contro alla opinione dei magistrati e della gente più culta, favoriva i +Frati Minori.[325] + +Il Savonarola si era sempre astenuto dall’entrare in quelle inutili +controversie; nè mai una sola parola era uscita dalla sua bocca contro +gli Ebrei: esso voleva convertirli, e non perseguitarli. Quando, però, +il popolo divenne libero, egli si mise a propugnare il Monte della +Pietà, ed a lui solo riuscì di fondarlo in Firenze. Il 28 decembre +95, veniva approvata la legge, che incominciava così: «Beato colui +che veglia sul bisognoso e sul povero: nel giorno dell’avversità +sarà liberato dal Signore.» Essa procedeva, poi, a parlare contro +«la pestifera voragine e pessimo veneno dell’usura; già sopportata in +Firenze 60 anni, da quella pessima e di Dio inimica setta ebraica.» +Ordinava, finalmente, che si eleggessero otto cittadini, i quali, +senza avere alcun salario, facessero lo statuto del Monte; dopo di che +s’intendesse finito ogni contratto cogli Ebrei, cui si dava tempo un +anno a partire. — Il 15 dell’aprile 1496, era già scritto lo statuto, +che veniva approvato nei Consigli. Tutto vi era inteso a vantaggiare +il popolo: le spese d’amministrazione non dovevano passare i 600 +fiorini l’anno: l’interesse che pagherebbero i portatori dei pegni, non +eccedere il sei per cento: essi dovevano, però, giurare di non venire +al Monte per giocarsi il danaro che ricevevano.[326] Nel promuovere +questa santa istituzione, tanto il Savonarola favoriva il popolo, +che il suo disegno proponeva che gl’impiegati venissero salariati a +spese del Comune, e i prestiti fatti senza interesse.[327] Ciò non fu +possibile, ma il nuovo statuto del Monte riusciva a sollevar molto +la minuta gente; nè per questo fu necessario cacciare gli Ebrei, +chè i tempi del Savonarola erano tempi d’esaltate passioni, non però +d’intolleranza. + +E queste furono le leggi colle quali il popolo fiorentino ordinava +la sua libertà, e dava a sè stesso una nuova costituzione. Di certo, +aprendo i libri delle provvisioni fatte in questi anni, se ne può +trovare un numero assai maggiore; che noi abbiamo tralasciate, per +essere d’interesse tutto particolare. Fra queste, però, vogliamo +nominarne una, che fu fatta l’8 di giugno 1495. Con essa, i magnifici +Signori e Gonfalonieri: «Considerando che messer Dante Alighieri, +bisnipote di Dante poeta, non può rientrare in Città per non aver +potuto pagare la tassa impostagli dai Signori di novembre e dicembre +passato; e giudicando essere bene usare qualche gratitudine alla +posterità di quello poeta, il quale è di tanto ornamento a questa +città; provvedono che il detto messer Dante s’intenda essere, e sia, +libero da qualunque bando, relegazione ec.[328]» Era un tardo perdono +alla memoria del gran Ghibellino; una troppo debole giustizia al nome +del divino poeta: pure, fece molto onore a quella repubblica l’avervi, +nel suo primo nascere, pensato. — Di altre leggi non parleremo, perchè +noi abbiamo voluto mettere innanzi agli occhi del lettore solamente +l’insieme del nuovo governo. + +In un anno si era, dunque, costituita la libertà di un popolo; +concessogli le armi; ordinato le gravezze; spenta l’usura col Monte +di Pietà; fatta la pace universale; riordinata la giustizia; aboliti +per sempre i parlamenti; e costituito quel Consiglio Maggiore, a +cui il popolo di Firenze restò sempre affezionato con una tenacità +che non ebbe mai per alcun’altra delle sue politiche istituzioni. Si +mise, allora, sulla ringhiera di Palazzo quella statua di Giuditta che +ammazza Oloferne, la quale è opera dell’immortale Donatello; e perchè +da quel luogo eminente stesse a simboleggiare agli occhi di tutto il +popolo il trionfo della libertà sopra la tirannide, vi posero quella +iscrizione che dice: _Exemplum sal: pub: cives posuere. MCCCCXCV._[329] + +E tutto ciò venne fatto in così poco tempo, senza sguainare una +spada, senza versare una goccia di sangue, senza una sola discordia +cittadina; e questo in Firenze, la città dei tumulti! Ma più di tutto, +fu maraviglioso a vedere, come un uomo solo, un semplice frate,[330] +potesse reggere dal pergamo tanta impresa, e guidarla sempre al bene: +esempio unico nella storia, della onnipotenza della parola e dell’umana +volontà. Egli non era in piazza, non sedeva in Palazzo: eppure seppe +divenire l’anima di tutto il popolo, l’autore principale di tutte le +leggi che fondarono il nuovo governo. Dopo la rivoluzione del 1494, noi +subito scorgiamo nelle provvisioni, a chiare note ed in ogni parola, +l’impronta del democratico frate. Esse diventano italiane, di latine +che erano;[331] una nuova forma, un nuovo stile, un nuovo spirito le +anima; vi riconosciamo quasi la voce stessa del Savonarola: spesso, +anzi, non sono altro che il brano medesimo della predica in cui egli le +aveva raccomandate. Noi entriamo nei Consigli, e sentiamo i cittadini +sostenere le sue medesime idee, discorrere il suo stesso linguaggio. +Ma che diremo quando, arrivati alla fine di questo anno 1495, e +rivolgendo indietro lo sguardo, noi troviamo che Firenze non è stata +mai così savia e prudente; che la forma di governo ora costituita è la +migliore, la sola stabile che, in tanti anni di tumultuosa vita, il suo +popolo abbia saputa creare? Che diremo quando noi vediamo i più grandi +politici fiorentini prenderla in esame, e non potersi trattenere di +levarla a cielo?[332] + +Il Machiavelli, il Guicciardini, il Giannotti, che scrissero quando la +libertà fiorentina era caduta, quando le speranze dei patrioti erano +spente; meditarono tutta la storia di Roma, tutta la storia di Firenze +e d’Italia, per trovare una forma di governo che meglio si potesse +adattare alla loro patria, quando la fortuna volesse mutare aspetto: e +tutti conclusero sempre, non esservi altro che il Consiglio Maggiore e +la forma del 94, che eglino s’adoperavano solamente a modificare, per +adattarla ai tempi mutati. Ed è meraviglioso veramente a considerare, +come anche nelle modificazioni che proposero, quei grandissimi +ingegni non si discostassero dalle idee del Frate: essi volevano un +gonfaloniere a vita, ed egli lo aveva prima di morire consigliato +più volte: essi volevano un nuovo tribunale per le cose criminali, ed +egli lo aveva nei suoi sermoni predicato: essi proponevano una libera +discussione nei Consigli, e niuna cosa egli aveva più costantemente +raccomandata. + +Alcuni, è vero, si sono affaticati a provare che il Savonarola non fu +autore del Consiglio Maggiore, perchè il Soderini ne aveva portato +l’idea da Venezia; che non inventò il Monte della Pietà, perchè era +stato già predicato da altri; e così via discorrendo. Ma questa è una +vana fatica: il Savonarola non inventò alcuna delle istituzioni che +fece adottare in Firenze; ed in ciò sta, anzi, il suo merito maggiore. +Le istituzioni non si creano nè s’immaginano; ma debbono essere il +resultato dei tempi e delle condizioni d’un popolo. Egli seppe, per +così dire, ritrovarle e riconoscerle; ebbe la forza di persuaderle e +farle adottare: e questo è il più grande elogio che si possa fare al +suo ingegno politico. Noi lo ripetiamo: il Savonarola vide più giusto +di tutti, perchè vide col suo buon senso naturale, col suo profondo +amore del bene, colla mente libera da teorie e l’animo libero da +spirito di parte. Egli va messo, perciò, tra i più grandi fondatori di +repubbliche. + +Che se a persuadere la verità di questi giudizi non basta l’evidenza +della storia, non bastano le leggi stesse che abbiamo riportate quasi +alla lettera, non basta l’autorità dei grandi politici italiani; noi +non sapremmo davvero a quali argomenti ricorrere. Oggi, pur troppo, è +invalsa una opinione che, ponendo in vista alcune particolari stranezze +del Savonarola, sopra quelle solamente vorrebbe giudicarlo. Ma noi +diremo, innanzi tutto, che nella vita politica di questo anno, egli +aveva saputo assai moderarle; e dipoi, che se troppo spesso le troviamo +mescolate nei suoi discorsi religiosi, scientifici ed anche politici, +questo fu un errore ch’esso ebbe comune cogli uomini più grandi del +suo tempo. Di certo, maggiori assai furono le stranezze di Girolamo +Cardano, del Pomponaccio, del Porta e di tanti altri; ma niuno pensò +mai che si dovesse perciò negare ad essi l’ingegno che pure ebbero +nelle scienze fisiche e matematiche. E si potrà negare al Savonarola +la sua grandezza politica, e cercare di spargere il ridicolo sulla +sua persona, quando abbiamo innanzi a noi un popolo che quasi vive +solamente della vita ch’egli ha saputa infondergli, e vediamo ordinata +da lui una costituzione che è l’ammirazione di tutti gli antichi e +moderni scrittori? Che se certe singolarità del suo carattere dánno +ombra, ed impediscono, ancora, che nell’animo del lettore si formi un +giudizio chiaro e sicuro; noi lo preghiamo che seguiti oltre questa +narrazione, perchè, quando di esse avremo fatto un esame minuto e +diligente, appariranno, forse, sotto un aspetto assai diverso da quello +che hanno loro dato gli altri biografi. + + +NOTA. + +_Delle opinioni che professarono i grandi politici fiorentini, intorno +al Savonarola ed al governo da lui istituito._ + +Non pare che il Machiavelli avesse avuta molta simpatia pel Savonarola; +giacchè, in una delle sue prime lettere, ne parla solamente come d’un +frate furbo e astuto: ma ciò non fa che dare maggior peso al rispetto +con cui ne parlò in età più matura. Egli non si astiene, è vero, +dal notare alcuni di quelli che credette errori politici del Frate: +specialmente a proposito della legge delle sei fave, di che abbiamo +parlato più sopra ed avremo altrove occasione di tornarvi: ma assai +più spesso, parla della «dottrina, prudenza e virtù dell’animo suo» +(_Discorsi_ lib. I, Cap. XLV); lo chiama «afflato di virtù divina» +(_Decennale primo_); e dice, che «d’un tanto uomo se ne debbe parlare +con riverenza» (_Discorsi_ lib. I Cap. XI). Quando, poi, viene a +discorrere delle istituzioni fondate dal Savonarola, è costretto +confessarne tutta l’importanza; come si vede nel suo _Discorso_ a +Leone X, ove dice espressamente: non esservi altra via a riordinare lo +Stato di Firenze, che quella di aprire il Consiglio Maggiore. «Senza +satisfare all’universale, non si fece mai alcuna repubblica stabile. +Non si satisferà mai all’universale dei cittadini fiorentini, se +non si riapre la sala (del Consiglio); e sappia vostra Santità, che +chiunque penserà tôrle lo stato, penserà innanzi ad ogni altra cosa di +riaprirla.» Se, poi, si volesse osservare che le lodi del Machiavelli +sembrano assai più sentite, quando riguardano le leggi dal Savonarola +istituite o il predominio ch’egli seppe acquistare sul popolo, +piuttosto che quando discorrono della persona stessa del frate; questo +sarà assai facilmente spiegato dal considerare la grande diversità e +quasi l’opposizione di que’ due caratteri, l’uno tutto fede e spontaneo +entusiasmo, l’altro tutto analisi, dubbio e ricerca. Eran certamente +due grandi uomini che non si potevano intendere. Il Savonarola avrebbe +condannato con soverchia severità le idee del Segretario fiorentino; +e questi, malgrado la sua ammirazione pel fondatore della repubblica +del 94, non poteva risparmiare i suoi sarcasmi contro al frate ed al +profeta. Onde, quell’ironia che trasparisce qualche volta di sotto +alla lode, e quel biasimo che viene sempre moderato dalla stima e +dal rispetto, ci dipingono la vera impressione che era nell’animo del +Machiavelli, assai meglio d’ogni giudizio più definito. + +Il Giannotti, poi, quel nobile e generoso cittadino che ebbe la +sventura di vedere due volte caduta la libertà della sua patria, e +due volte sopportò l’esilio, temperandone il dolore col darsi tutto +a studiare il modo come riordinare il governo di Firenze pel tempo +in cui fosse ritornata libera; egli non s’imbatte mai nel nome del +Savonarola, senza che quel cuore di bravo popolano palpiti più forte; e +la sua ammirazione per le istituzioni da lui consigliate, si manifesta +con una sì spontanea ingenuità, che muove quasi le lagrime. «Chi +fece il Consiglio Grande,» egli dice, «fu più savio di Giano della +Bella; perchè questi pensò, per assicurare il popolo, d’abbassare i +grandi; mentre l’altro cercò d’assicurare la libertà a tutti.» (_Della +Repubblica fiorentina_, pag. 87; Firenze 1850.) Così tutto il suo libro +è pieno di questa ammirazione. E quando egli vuole rimproverare l’abuso +che facevano i frati al suo tempo, del predicare di continuo sulle cose +di Stato ed in Palazzo, egli aggiunge: «E se Frà Girolamo vi predicò, +egli non è più un Frà Girolamo ornato di tanta dottrina, di tanta +prudenza e di tanta sapienza; e però non debbono essere sì presuntuosi, +che paia loro conveniente di fare quello che faceva, chi di gran lunga +in ogni cosa li superava.» (_Della Repubblica fiorentina_, lib. III, +pag. 233.) + +Ma chi volesse veramente conoscere il giudizio che i grandi uomini +di Stato facevano del Savonarola, e vedere esaminata minutamente la +forma di governo da lui ordinata, ed i grandi servigi ch’egli rese +alla libertà della sua patria; bisogna che legga le _Opere inedite_ +di Francesco Guicciardini. Nella _Storia d’Italia_, egli, scrivendo +in tempi avversi al Frate, aveva frenato la sua penna; ma in quelle +opere che scrisse nel segreto del suo studio, e che non destinava +forse alla luce, noi troviamo in lui un altro uomo. Pare come s’ei +volesse alleviare un peso che opprime troppo la sua coscienza, e dare +sfogo a sentimenti con violenza e lungamente repressi nell’anima sua. +Quasi ci sembra vedergli cadere di dosso il pomposo manto del corrotto +diplomatico, ed uscirne di sotto lo schietto lucco repubblicano. +Dall’anima sua esce spontaneo un inno eloquente alla libertà, ed +egli è forzato di gridarlo alle mura della sua stanza, non avendo +avuto il coraggio di farlo sentire ai suoi concittadini. In questi +scritti, egli non ha parole bastevoli per lodare il Savonarola, ed +il Consiglio Maggiore da lui favorito. Nei suoi _Ricordi_ egli dice: +«Che i Fiorentini hanno messo tanto lo animo a questa libertà del 94, +che ai Medici non basterà nè arte nè dolcezza nè astuzia per farla +dimenticare. Che una volta era facile, perchè si trattava di togliere +la libertà a pochi; ma dopo il Consiglio Grande, si tratta di toglierla +a tutti.» (_Ricordi_, XXI, XXXVIII, CCCLXXVI.) E nel _Reggimento di +Firenze_, egli ripete più e più volte: «Voi avete un grande obbligo a +questo Frate, che ha levato il rumore a tempo, ed ha fatto senza sangue +quello che, senza di lui, si sarebbe fatto con sangue e disordine +grandissimo. Chè avreste avuto, prima un governo ristretto di ottimati, +e poi un governo popolare eccessivo; dal quale sarebbero venuti i +disordini ed il sangue, e forse sarebbe finito con una tornata violenta +di Piero. Egli solo ha saputo, fin dal principio, essere largo, per +frenare poi a tempo le cose.» (pag. 28, e _passim_.) Ma nella _Storia +di Firenze_, il Guicciardini diviene quasi un Piagnone. Egli esalta +la prudenza e l’ingegno pratico e politico del Savonarola, lo chiama +salvatore della patria; e le sue parole son tanto eloquenti, che, +non potendole riferire tutte, non vogliamo, riportandone il senso, +scolorirle. (Quest’opera vedrà quanto prima la luce, nella bella +edizione curata dal chiariss. Sig. Canestrini.) + +Ai nostri tempi, è vero, si è da alcuni cominciato a discreditare il +Savonarola come uomo politico; e quando non poterono fare altro, lo +misero in ridicolo, giudicandolo sempre con una leggerezza incredibile. +Ma anche appresso i moderni, se qualche scrittore serio ha preso +in esame il soggetto, venne sempre nella medesima conclusione degli +antichi. E certo, se fra i moderni politici fiorentini v’è un nome che +ei possa ardire di citar dopo quei grandi Italiani; questo è senza +dubbio quello di Francesco Forti, cui solo la morte immatura impedì +ch’egli divenisse chiaro nel mondo quanto meritava. Egli, adunque, che +ebbe nelle cose di diritto e nelle antiche istituzioni della sua patria +una penetrazione veramente straordinaria, ecco in qual modo discorre +del Savonarola: «La riforma del Frate è stata forse il solo giusto +governo che abbia avuto Firenze in istato repubblicano. Difatti, quanti +uomini di merito parteggiarono in Firenze pel governo popolare sino al +1530, tutti furono in devozione delle idee del Savonarola. Pochi uomini +più grandi di lui ha da rammentare la storia italiana del secolo XV; +forse nessuno la storia politica della Repubblica di Firenze.» (Forti, +_Istituzioni Civili_.) — Riempire questa nota d’altre citazioni, ci +sembra superfluo, giacchè i fatti parlano con troppa evidenza. + + + + +CAPITOLO SESTO. + +Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola. + + +Chi, leggendo le cose da noi discorse nel capitolo antecedente, volesse +inferirne lo stato in cui era l’animo del Savonarola, anderebbe forse +assai lungi dal vero. Ognuno crederebbe di trovarlo, se non superbo, +almeno lieto del successo ottenuto, del gran bene che aveva fatto al +suo popolo. Ma, invece, basta leggere le prediche che egli faceva in +quel tempo, per vedere come una profonda tristezza occupava l’animo +suo. Mentre che egli domina dal pergamo tutto il popolo, che pende +da’ suoi cenni; mentre che la città intera ubbidisce alla sua volontà; +egli è ben lungi dall’abbandonarsi alla gioia. L’avvenire si presenta +tristo ai suoi occhi, ed invano egli cerca allontanarne la sinistra +immagine. — «Io sono stanco, o Firenze, per quattro anni di continue +predicazioni, nei quali non ho fatto altro che affaticarmi per te. +Ancora, afflitto m’ha assai la continua memoria del flagello che io +veggo venire, e la paura e timore di te, che tu non pericolassi in +quello. Onde io faccio, per te, una continua orazione al Signore.»[333] +— Invero, le grandi promesse e le belle speranze da lui date a Firenze, +erano state sempre condizionate: «Se voi non vi convertite al Signore, +i lieti augurii si muteranno in tristi.» E quel popolo era tanto +inveterato nel male, che l’avvenire dell’Italia, l’avvenire della +Chiesa ed il suo proprio avvenire apparivano agli occhi del Savonarola +pieni di pericoli e dolori sempre maggiori. + +Questi tristi presentimenti, pare che si affacciassero a lui più vivi, +in quei momenti appunto nei quali si sarebbe creduto che più sereno +e contento dovesse essere l’animo suo. Quando aveva superata la prima +lotta politica; quando avea fatta vincere la forma del governo popolare +ed il Consiglio maggiore; in quei giorni in cui il popolo tutto lieto +andava ad ascoltarlo, e si aspettava da lui quasi un cantico di gloria +al Signore; egli, cominciando invece una delle solite allegorie, +dipingeva la tristezza del suo animo, e profetizzava agli uditori la +sua morte violenta, della quale sembra che non abbia mai dubitato. — +«Un giovane, partendosi da casa sua, si mise nel mare a pescare; ed +il padrone della nave lo condusse pescando in alto mare, dove non si +vedeva più il porto: onde il giovane cominciò a lamentarsi altamente. +O Firenze! quel giovane che si lamenta, è su questo pergamo. Io fui +condotto fuori della casa mia al porto della religione, ove andai +nella età di ventitrè anni, solo per cercare la libertà e la quiete; +due cose che amavo sopra tutte le altre. Ma ivi riguardai le acque di +questo mondo, e cominciai colla predica a guadagnare qualche anima; e +trovandovi io piacere, il Signore mi ha messo in mare e portatomi in +alto mare, dove ora sono e donde non vedo più il porto. _Undique sunt +angustia._ Dinanzi ai miei occhi, io vedo apparecchiarsi tribolazione +e tempesta; di dietro io ho perduto il porto, ed il vento mi spinge +in alto. A destra sono gli eletti che domandano aiuto; a sinistra i +demonii e cattivi che ci molestano e tempestano: di sopra io vedo la +virtù eterna, e mi spinge la speranza; di sotto è l’inferno, che come +uomo io debbo temere, perchè senza l’aiuto di Dio vi cadrei certamente. +— Oh Signore, Signore! dove mi hai tu condotto? Per volerti salvare +alcune anime, sono in luogo donde non posso più tornare alla mia +quiete. Perchè m’hai generato uomo di rissa e discordia sopra tutta la +terra? Ero libero, ed ora sono servo d’ognuno. Io vedo per tutto guerra +e discordia venire sopra di me. Almeno voi, o amici miei, o eletti di +Dio, pei quali notte e giorno m’affliggo, abbiate misericordia di me. +Datemi dei fiori, come dice la cantica, _quia amore langueo_. I fiori +sono le buone opere, ed io non desidero altro se non che voi piacciate +a Dio e salviate l’anima vostra.» E tanto il Savonarola s’agitava in +questo discorso, ch’era costretto fermarsi: «or lasciami riposare in +tanta tempesta.» + +«Ma quale,» diceva egli, riprendendo il sermone, «quale sarà, o +Signore, il premio conceduto nell’altra vita a chi riesce vittorioso +in simile battaglia? — Cosa che l’occhio non può vedere, l’orecchio non +può udire; la beatitudine eterna. — E quale fia il premio conceduto in +questa vita? — Non sarà il servo maggiore del suo padrone, risponde il +Signore. Tu sai che dopo la predicazione, io fui crocifisso: così il +martirio toccherà anche a te. — Oh Signore, Signore!» esclamava qui il +Savonarola con la sua voce sonora, che echeggiava in tutta la chiesa, +«concedimi, dunque, questo martirio, e fammi presto morire per te, come +tu sei morto per me. Ecco già parmi vedere il coltello affilato.... +Ma il Signore mi dice: aspetta ancora un poco, acciò vengano le cose +che hanno a seguire, e poi userai quella fortezza d’animo che ti sarà +concessa.» E qui, riprendendo l’esposizione del Salmo al verso _Laudate +Dominum, quia bonus_, continuava la predica.[334] + +Fu questo uno di quei momenti, de’ quali egli soleva dire: «un fuoco +interno brucia le mie ossa, e mi forza a parlare.» Il Savonarola era +allora rapito come in una specie d’estasi, nella quale l’avvenire +sembrava veramente aprirsi ai suoi occhi. Quando ciò gli seguiva nella +solitudine della sua cella, esso rimaneva lungo tempo in preda alle +visioni e vegliava le notti intere, fino a che il sonno, vincendolo, +non veniva a riconfortare le stanche sue membra. Ma se ciò seguiva, +invece, quando era sul pergamo, in presenza di tutto il popolo; il +suo esaltamento allora non aveva più limiti, superava tutto ciò che +la penna può descrivere: egli era come prepotentemente rapito, e +rapiva seco il suo uditorio. Si vedevano uomini e donne, d’ogni età +e condizione, artigiani, poeti e filosofi, prorompere in un pianto +dirotto, che echeggiava per tutta la chiesa. Colui che dalla viva +voce raccoglieva la predica, era allora costretto a scrivere: «qui +il pianto mi vinse, e non potetti andare più oltre.» Il Savonarola +stesso sedeva esausto, e qualche volta rimaneva ammalato ed a letto +per più giorni.[335] La critica non potrà mai giudicare la forza e +l’eloquenza di questi momenti, di cui le parole ci sono in gran parte +sfuggite o rimangono prive dell’ardore con cui furono pronunziate; +prive cioè della loro vita. E noi dobbiamo credere quell’esaltamento +tanto maggiore, e tanto più straordinaria la veemenza dell’oratore, +l’eloquenza, se così può dirsi, della sua persona; in quanto che le +poche parole che ci restano di quei momenti solenni, non sempre sono +atte a spiegarci la grande commozione che da esse veniva prodotta nel +pubblico fiorentino, che pure era il più culto in Europa. + +Invero, se ci mettiamo a considerare imparzialmente la vita e la +dottrina del Savonarola, troveremo ch’egli ebbe un singolare ed +inesplicabile presentimento dell’avvenire, il quale dètte ai suoi +scritti, alle sue prediche, alla sua vita, una straordinaria potenza. +Spogliando le sue molte predizioni da tutto ciò che vi è di particolare +e d’accessorio, noi saremo sorpresi di vedere che si son quasi tutte +verificate. Noi qui non vogliamo parlar solo di quell’acume politico +che gli fece, prima d’ogni altro, annunziare la venuta dei Francesi, +la cacciata dei Medici e i tanti altri avvenimenti che seguirono; +quell’acume, che destava così gran maraviglia in tutti i più accorti +uomini di stato in quel secolo.[336] Nè ci fermiamo a quel costante e +continuo presentimento che il Savonarola ebbe della sua morte violenta, +la quale annunziava con una sicurezza inesplicabile, e maravigliosa +davvero. Ma vogliamo piuttosto notare, ch’egli fu il primo a sentire +che si avvicinava un grande rinnovamento nel genere umano; che il senso +religioso doveva rinascere nel cuore degli uomini per rigenerarli; +che, attraverso sanguinose battaglie, la società avrebbe ripreso +vigore. Altro non significano, se noi bene le esaminiamo, quelle sue +famose conclusioni: — La Chiesa sarà rinnovata, ma prima flagellata; +e ciò sarà presto. — Quel suo continuo ripetere che gl’infedeli +saranno convertiti, che il Cristianesimo deve trionfare sulla terra, +che vi sarà ben presto un solo ovile ed un solo pastore; ci fanno +scorgere, assai spesso con grande evidenza, come egli presente che +il genere umano è vicino a ritrovare la sua unità, e che ben tosto +il Cristianesimo sarà la sola religione dei popoli civili. Leggendo +e considerando attentamente le sue opere, noi restiamo davvero +maravigliati nel vedere la costanza, l’insistenza con cui ripete le sue +_conclusioni_; la certezza con cui sembra vederle verificate. E quando +noi lo udiremo, più tardi, descrivere le future calamità dell’Italia +con minuti particolari, con singolare evidenza; quando noi vedremo +ch’ei si esalta, si commuove ed è quasi rapito in un delirio di dolore +nel descriverle; noi non potremo spiegare il fatto, ma di certo è un +fatto straordinario. Quest’uomo vede il tristo e doloroso avvenire +della sua patria; e con tanta evidenza ne presente i dolori, che già +quasi li soffre egli stesso. + +Tale ci apparisce il carattere profetico, se così possiam dire, del +Savonarola, quando volgiamo uno sguardo a tutta la sua vita, a tutte +le sue predizioni; fermandoci a quelle solamente che possono avere +una generale importanza, e lasciando da un lato tutto ciò che v’è in +esse di particolare e d’accessorio. Che se, invece, vogliamo fermarci +a questa parte, le cose mutano aspetto, e noi saremo costretti di +esaminare un altro lato affatto diverso nel carattere del Frate. Noi +vedremo, allora, che in lui erano come due nature di uomini diversi: +l’uno si spingeva nell’avvenire; l’altro, quasi, retrocedeva nel +passato. Dopo avere esaminato il primo, ci viene innanzi il secondo, e +bisogna conoscerlo. + +Lo studio della scolastica avea avuto una parte così grande nel formare +il carattere del Savonarola, ch’egli ne ricevette una grandissima +disposizione al sottilizzare e sofisticare. Aveva poi sin da fanciullo +preso una strana passione nel leggere e studiare in San Tommaso tutto +ciò ch’esso dice sulle operazioni angeliche, sull’indole dei profeti +e delle loro visioni: andava e riandava senza posa quelle minute e +sottili distinzioni del dottore angelico, le accompagnava con una +lettura continua del vecchio Testamento e dell’Apocalisse; onde non +vi era sogno o visione dei profeti e patriarchi, che a lui non fosse +divenuta familiarissima. Queste cose formavano, per giorni interi, +l’occupazione della sua mente giovanile; accendevano la sua fantasia +già per sè stessa esaltata; e la sua fibra, assai nervosa, ne veniva +scossa ed eccitata in maniera, che la penna non potrebbe descriverlo. +I sogni e le visioni, che aveva avute sin da fanciullo, cominciarono +a moltiplicare; si affollavano intorno alla sua mente, e nella notte +egli ne veniva quasi assalito. Quando poi s’avvide che la lettura +della Bibbia e dei Padri, la fervida preghiera, le notti vegliate, +le facevano crescere ogni giorno; incominciò a crederle ispirate dal +Signore, prodotte nella sua mente dagli angeli, in quel modo appunto +che San Tommaso dice avvenire dei profeti. Allora non vi fu più +sogno da lui fatto, non vi fu strana immaginazione cui non trovasse +un riscontro nella Bibbia, che non mettesse a scrutinio colle regole +dell’angelico dottore. Passava, inginocchiato nella sua cella, le notti +intere in preda a queste visioni, le quali esaurivano sempre più le sue +forze, esaltavano il suo cervello; ed egli finiva col vedere in ogni +cosa rivelazioni del Signore. + +Ma qui dobbiamo narrare un altro fatto, che pure merita di essere preso +in considerazione. Eravi tra i frati di San Marco un tale Silvestro +Maruffi, che ebbe gran parte nei destini del Savonarola. Costui sembra +che, per una malattia avuta sin da fanciullo, andasse soggetto ad +una nuova specie di sonnambulismo, nel quale cadeva anche di giorno, +vedendo singolari visioni, facendo strani discorsi. Ma lungi dal dare +a queste cose alcun valore misterioso o soprannaturale, non appena +egli seppe come il Savonarola cominciava a parlare di rivelazioni e +ad annunziare il futuro, gliene fece aspro rimprovero, dicendola cosa +pazza e indegna di uomo grave come lui. Ed il Savonarola, con quello +sguardo e quella sicurezza che gli dava tanto ascendente sopra gli +uomini, lo consigliò allora a pregare fervidamente il Signore, perchè +lo illuminasse sopra la verità di questa cosa. Il Maruffi stesso, +presso alla sua morte e quando non aveva più il coraggio di difendere +il suo maestro, confessò esplicitamente: «O fosse la mia malattia, +o altra ragione, certo a me parve che gli spiriti mi riprendessero +del non gli credere.»[337] Era senza dubbio un altro effetto di +quello strano sonnambulismo; ma pur fece una così grande impressione +sull’animo de’ due frati, che da quel giorno non dubitarono più un solo +momento, che quelle visioni fossero davvero rivelate dal Signore. Il +Savonarola cominciò ad avere pel Maruffi una stima e quasi un rispetto +che la sua poca dottrina ed il suo carattere debole e leggiero non +meritavano punto; prestò una fede veramente cieca alle sue parole;[338] +e così trascinato d’errore in errore, si confermò sempre più nelle sue +strane idee intorno alle visioni. E veramente, la natura, il caso, lo +studio, la preghiera, ed ogni cosa sembrava aver voluto contribuire a +spingerlo, quasi per forza, in questo pericoloso pendío. + +Non è descrivibile che cieca fede egli prestasse ormai a queste sue +visioni e sino a che punto ne fosse divenuto schiavo. A sentirlo +discorrere, si sarebbe in certi momenti creduto che in esse sole +consistesse tutta l’importanza della sua missione. Egli vi faceva +sopra uno studio continuo, una seria meditazione: si occupava lunghe +ore a distinguere come gli angeli producono le visioni nella mente +dell’uomo; come si odono le voci soprannaturali, e via discorrendo. +Nelle prediche, nelle epistole, per tutto, noi troviamo sparse le idee +ch’era riuscito a formarsi su questo soggetto. Ma nel _Dialogo della +verità profetica_, pubblicato nel 1497, egli le raccolse insieme, per +farne quasi un trattato scientifico. In esso si scorge, a chiare note, +la ingenua credulità del frate, e la strana confusione ch’erasi fatta +nella sua mente. Invano noi cerchiamo qual fosse il concetto preciso +che egli aveva delle sue profezie e della sua profetica missione: +sembra, invece, che nella sua mente fosse una strana mescolanza di +opposte teorie, per niuna delle quali sapesse assolutamente decidersi. +Qualche volta parrebbe ch’egli profetizzi l’avvenire per semplice +ragionamento; giacchè lo studio della Bibbia, e la considerazione +dei corrotti costumi della Chiesa, debbono persuadere ad ogni uomo +savio che il flagello è vicino.[339] Altre volte, invece, egli crede +conoscere l’avvenire per mezzo delle celesti visioni, le quali sono +altrettante rivelazioni a lui fatte direttamente da Dio, per il bene +del popolo italiano. E questo dono, secondo lui, è indipendente affatto +dal suo carattere di buon cristiano: egli è un puro strumento nella +mano di Dio; e, sebbene profeta, può anche non essere salvo. Con tale +concetto, calcato sulla dottrina di San Tommaso, assumeva, dunque, +esplicitamente il carattere di profeta, e dava alle sue visioni la +spiegazione e l’importanza medesima che l’angelico dottore e la Chiesa +dànno a quelle dei profeti. «Vengono,» egli diceva, «direttamente da +Dio, e sono dagli angeli dipinte nella parte dello intelletto e non +dello affetto, senza che per esse l’uomo debba esser salvo.»[340] + +Ma nelle sue opere intorno alla profezia, si presenta assai spesso +un concetto quasi opposto; il quale lasciando da un lato le visioni +e i sogni puerili, considera quel maraviglioso istinto o, se +così vuol dirsi, divinazione dell’avvenire, che niuno potrà mai +negare al Savonarola, non già come una ispirazione venuta da Dio +indipendentemente dalla grazia e dalla salute; ma, anzi, come un +risultato e quasi una parte essenziale di quello spirito evangelico +di cui il cristiano deve essere informato. «Io non sono,» esso diceva +allora, «nè profeta nè figlio di profeta; io non voglio questo nome +terribile; ma io sono certo che le cose che annunzio seguiranno, +perchè esse partono dalla dottrina cristiana, dallo spirito di +carità evangelica...[341] In verità, sono i vostri peccati, i peccati +d’Italia, che mi fanno per forza profeta, e che dovrebbero far profeta +ognuno di voi. Il cielo e la terra vi profetizzano contro, e voi non +lo vedete nè lo udite. Voi siete ciechi della mente, voi chiudete +le orecchie alla voce del Signore che vi chiama. Se voi aveste lo +spirito di carità, voi tutti vedreste, come lo vedo io, il flagello +che s’avvicina.»[342] — E questi varii concetti s’incontrano nelle sue +opere ad ogni piè sospinto, si urtano, si contraddicono, senza che mai +alcuno di essi riesca a dominare compiutamente. Una tale contraddizione +si trova assai spesso nelle prediche; ma è anche maggiore in quelle +opere che trattano specialmente di profezia, le quali meritano di +essere esaminate più da vicino da chi vuol conoscere anche questo lato +della mente di Frà Girolamo Savonarola.[343] + +Nel _Dialogo della verità profetica_, che abbiamo più sopra accennato, +egli discorre con sette interlocutori allegorici, che sono i sette +doni dello Spirito Santo; e risponde alle loro varie obbiezioni. Essi +cominciano col domandargli: — Se mai egli si finga profeta, onde più +facilmente persuadere al popolo le verità della fede. — Al che egli, +pieno d’indegnazione, risponde: — Che la verità è una sola, e che ogni +menzogna è peccato; peccato gravissimo sarebbe, poi, quello di chi +volesse ingannare tutto un popolo col nome del Signore, e così fare Dio +medesimo impostore. — Non potrebbe tutto questo, gli domanda un altro, +essere una tua arroganza, nascosta sotto l’abito di falsa modestia? +— A ciò il Savonarola, citando l’autorità di San Tommaso, risponde: +— Questo lume non giustifica l’uomo: su che cosa fonderei io dunque +la mia superbia, la mia arroganza? — Non potrebbe essere, soggiunge +un terzo, che tu, in buona fede, ingannassi te stesso? — No, risponde +egli, non è possibile. Io conosco la purità delle mie intenzioni: io +ho adorato sinceramente il Signore, io cerco imitarne i vestigi; io +ho vegliato le notti intere nella orazione; io ho perduta la pace, +ho consumato la salute e la vita pel bene del prossimo: no, non è +possibile che il Signore m’abbia ingannato. Questo lume è la verità +stessa; questo lume aiuta la mia ragione, regge la mia carità.[344] — +E così va oltre, sostenendo con molta eloquenza un concetto affatto +contrario a quello che aveva esposto poche pagine innanzi. Ad un +interlocutore, egli ha provato la verità del suo _lume_ col dirgli, che +è indipendente dalla grazia; ad un altro vuol provarlo col dirgli, che +è quasi una medesima cosa con essa. + +Ma quello che, più di tutto, è meritevole di considerazione, si è ciò +che risponde quando gli vien domandato: — Quale è, dunque, la certezza +che tu hai di queste tue rivelazioni? — È singolare veramente il +vederlo dibattersi fra mille argomenti, fra mille sillogismi, che sono +altrettanti sofismi, per dimostrare la verità delle sue rivelazioni. +Trista posizione è quella di chi deve colla ragione provare che egli è +al di sopra della ragione, e cogli umani argomenti provare ch’egli è +al disopra degli uomini. Il Savonarola, senza avvedersene, camminava +sopra un terreno che poteva aprire sotto i suoi piedi una voragine +pericolosa. Per dimostrare la sua soprannaturale potenza, non vi +era che un solo modo irrecusabile: il miracolo. Tal domanda poteva +un giorno essergli fatta da quella cieca moltitudine che, colla sua +credulità, spingevalo a sempre maggiori eccessi; tal domanda poteva, +nelle mani dei suoi avversari, divenire un giorno arme contro di lui +potentissima. Ma egli era così cieco in queste sue credenze, che mai +non gli poteva venire il pensiero di dubitarne: gli sarebbe, quasi, +sembrata un’ingratitudine al Signore; nè sapeva persuadersi che coloro +i quali non gli volevano credere, potessero essere in buona fede. + +Aveva scritto ancora un altro opuscolo sullo stesso soggetto della +profezia, col titolo di _Compendium Revelationum_, che fu pubblicato +nell’agosto dell’anno 1495.[345] Si trova in esso un compendio delle +sue principali visioni, e molte notizie importantissime intorno alla +sua vita; alcune delle quali si riferiscono, appunto, al modo con cui +egli cominciò a profetare, ed alla lotta ch’ebbe a sostenere l’animo +suo contro quel bisogno di raccontar visioni, che pur finalmente lo +vinse. Questo scritto è dettato in un latino assai corretto e quasi +elegante, se lo paragoniamo a quello delle altre opere del Savonarola: +alcune delle visioni che racconta non mancano d’una certa vigorosa +fantasia; come quella più sopra narrata (1492) della spada del Signore, +e un’altra che vide circa il medesimo tempo. Gli apparve, allora, +una croce nera, che si elevava nel bel mezzo della città di Roma e +montava fino al cielo; dove era scritto: _Crux iræ Dei_. Il cielo +conturbavasi; nuvoli terribili volavano per aria; traevano venti, +tuoni e saette; piovevano fuochi e spade; moriva numero grandissimo di +gente. A un tratto la visione si muta; il cielo rasserena e la croce +nera sparisce. Di mezzo a Gerusalemme, ne sorge un’altra che sembra +di oro, che illumina e rallegra il mondo; sopra vi è scritto: _Crux +misericordiæ Dei_; e da tutte le parti della terra corre gente ad +adorarla. Questa visione divenne anch’essa popolare, e fu incisa in +un numero infinito di stampe e di opere del Frate: il significato e le +speranze che voleva simboleggiare, erano facili assai a comprendersi. +Ma che diremo quando il Savonarola, fattosi ambasciatore dei Fiorentini +a Gesù Cristo, racconta il suo lungo e strano e incomprensibile +viaggio nel paradiso, del quale dà una minuta descrizione, riportando +i discorsi che gli furono tenuti da vari personaggi allegorici e +dalla Vergine, di cui descrive il trono, e ci dà perfino il numero +e la qualità delle pietre preziose che lo adornavano? Il misterioso +viaggio si conclude, poi, con un sermone che Gesù Cristo fa, per mezzo +del Savonarola, ai Fiorentini; nel quale sermone viene confermata +tutta la dottrina del frate. E questa visione, che fu descritta la +prima volta in una predica del maggio 1495, pare che sollevasse alcune +critiche e contraddizioni nella città; giacchè troviamo che in una +lettera _ad amicum deficientem_,[346] il Savonarola se ne lamenta, +affermando che quelle diceríe erano mosse da malignità: «perchè, chi +avesse udito attentamente, si sarebbe persuaso che io non ho inteso +dire d’essere stato corporalmente in paradiso, ma che fu tutta una +visione immaginaria; perchè in paradiso non sono nè alberi nè acque +nè scale nè porte nè sedie; onde, se essi non erano maligni, potevano +facilmente intendere, che tutte quelle cose furono formate nella mente +per ministerio angelico.» Chi vorrà, però, credere che questi strani +sogni sieno effetto d’operazioni angeliche, piuttosto che di fantasia +alterata? + +Ma la puerilità stessa di queste visioni ci presenta un forte argomento +per difendere il Savonarola dalle accuse che molti gli han voluto fare +di poca sincerità e di mala fede, quasi che egli avesse voluto, col +secondare la credulità della plebe, rendersene meglio padrone. Questa +opinione confonderebbe tutto il suo carattere, ridurrebbe tutta la sua +vita in un caos, e renderebbe inesplicabili non solo le sue più belle +qualità, ma anche i suoi più gravi errori. Come si potrebbe mai credere +che un uomo dell’ingegno, della prudenza, della esperienza che aveva +il Savonarola, fosse nel fingere così poco accorto, così puerile? Qual +bisogno aveva egli, quando avesse voluto fingere, di raccontare le sue +finzioni ai quattro venti? Qual bisogno aveva, per ingannare la plebe, +di scrivere astrusi e difficili trattati sulle visioni; parlarne agli +amici, alla madre stessa; discuterne sui margini delle sue Bibbie?[347] +Quelle cose che i suoi imparziali ammiratori più vorrebbero nascoste; +quelle cose che la doppiezza meno accorta avrebbe, forse, raccontate al +popolo, ma non avrebbe certo messe a stampa; sono quelle appunto che +egli pubblicava e ripubblicava, quelle ch’egli sosteneva colla Bibbia +e con San Tommaso. Anzi, questa è la singolarità del suo carattere, +questo è il fatto che più merita di essere considerato: il vedere, +cioè, un uomo che dominava un intero popolo, che empieva il mondo +della sua eloquenza, che era il filosofo più originale di quel secolo, +che aveva dato a Firenze la miglior forma di repubblica che avesse +mai avuta; il vederlo quasi inorgoglire d’aver sentito per aria delle +voci, d’aver visto la spada del Signore, d’essere stato ambasciatore +dei Fiorentini alla Vergine! Questo è un fatto che la storia non deve +nascondere nè alterare; ma deve porlo nella sua vera luce, perchè esso +può divenire soggetto d’alta meditazione pel filosofo. È certo uno +spettacolo solenne il vedere come la Provvidenza umilia terribilmente +gli uomini anche grandissimi, ponendo accanto alle loro quasi divine +facoltà, debolezze tali, che ci rammentano come anche essi furono +mortali. + +Nè questo singolare contrasto fu mai così grande come nel Savonarola, +ed in quella età ch’egli incominciava. Pareva che, in quel nuovo +ringiovanire del genere umano, tutte le facoltà si fossero esaltate, +e la vita fosse divenuta, quasi, una febbre, in cui gli uomini non +potevano salvarsi dal delirio. Noi abbiam visto il grave e solenne +Marsilio Ficino mutare ogni giorno le pietre de’ suoi anelli, a +seconda dello stato del suo animo; mutare ne’ suoi amuleti le unghie, +i denti dei vari animali, e discorrere dalla cattedra sulle loro +occulte virtù. Abbiam detto come Francesco Guicciardini ci assicurasse +di avere avuto _esperienza degli spiriti aerei_, e come Cristoforo +Landino ricercasse negli astri l’avvenire della religione cristiana. +Onde si può concludere, che tra il Savonarola ed i suoi più celebri +contemporanei, non passava altra differenza, se non che egli attribuiva +a cause tutte religiose e soprannaturali, quelle cose medesime che gli +altri filosofi e pensatori attribuivano alle potenze occulte. Ma se +diamo ancora un passo per entrare più oltre in quel periodo di storia +che i Francesi chiamarono _Rinascenza_, la nostra maraviglia non avrà +allora più limiti. I sogni del Pomponaccio, del Porta, del Cardano, +lasciano di gran lunga addietro quelli del Frate di San Marco. Quegli +arditi ingegni che, attraverso le scienze occulte, spianarono la via +al Galileo, sembravano delirare in tutta la loro vita. Certo, niuno +oggi vorrebbe creder veri i sogni del Cardano, se egli medesimo non +li avesse narrati nella sua biografia; e niuno vorrebbe allora credere +all’ingegno ch’egli ebbe, se i suoi scritti non stessero a confermare +le sue scoperte. Le visioni tolsero alla scienza la metà della sua +vita: un fischio che udiva nell’orecchio, era la voce del suo genio; +una vespa che entrava nella camera, gli faceva quasi scrivere un volume +di predizioni: alle quali prestava, poi, tanta fede, che gli storici +raccontano come ei si lasciasse morir di fame, per farne verificare +una![348] + +Tali furono quegli uomini, tali que’ tempi, che dovevano dare alla +religione, alla scienza ed alla libertà tanti martiri. E noi lo abbiam +detto più volte: senza mettere il Savonarola alla testa della nuova +età, non si potrà mai comprendere il suo carattere. Quando egli saliva +sul pergamo ad annunziar l’avvenire; con tanta evidenza lo vedeva, +che già quasi sembrava varcare la soglia del nuovo secolo; con tale +forza lo presentiva, che già lo incominciava. Ma quando, invece, voleva +ragionare e discutere su quel suo dono maraviglioso, la cui spiegazione +stava solo nella grandezza del suo animo; egli, allora, retrocedeva +nel passato e, ricadendo nella scolastica, non comprendeva neppure sè +stesso. Onde in lui, come in tutto quel tempo, noi vediamo il passato +e l’avvenire darsi come una fiera battaglia. Il passato tien profonde +ancora le sue radici, ma già inaridisce e perde il senso della realtà; +l’avvenire, invece, cresce giovane e rigoglioso, e sente che il mondo +appartiene a lui. + + + + +CAPITOLO SETTIMO. + +Varii partiti si cominciano a scorgere in Firenze. Il Savonarola +predica nelle feste, _sopra i Salmi_; nella quaresima, incomincia colle +prediche _sopra Giobbe_ la riforma generale dei costumi, ed ottiene +grandissimo successo. Conversione di Frà Benedetto. [1495.] + + +Riprendendo il filo della storia, noi torniamo ai principii dell’anno +1495, e rintracciamo i semi di quelle discordie cittadine, che, +sebbene non ancora visibili, dovevano pure germogliare più tardi e +far rinascere le parti in Firenze. Invero, allora sembrava non esservi +che una sola opinione, un solo partito; quello, cioè, che chiamavano +del Frate e dei _Frateschi_. Chi, però, lo avesse riguardato un poco +da vicino, subito vi avrebbe scorto una gradazione di opinioni assai +diverse. Vi eran dapprima quelli che, sebbene amassero il governo +popolare, non avevano alcuna simpatia nè pei frati in genere nè pel +Savonarola in particolare. Costoro erano pochi di numero, e male +riuniti insieme; vedevano, d’altronde, che il Frate conduceva le +cose in favore di quella libertà che essi amavano; onde nei Consigli +solevano votare in favore di lui e de’ suoi seguaci. E per questo +loro carattere, quasi inoffensivo, ebbero il nome di _Bianchi_; +mentre quello di _Bigi_ veniva dato a un numero assai maggiore di +cittadini, meglio uniti fra loro, e assai più pericolosi. Erano questi +i partigiani dei Medici, che, avendo avuto il perdono generale per +opera del Savonarola, s’erano in apparenza uniti a lui e si dicevano +amici del governo popolare; ma, nel fatto, tenevano fra loro segreti +colloquii e stavano in corrispondenza continua con Piero de’ Medici, di +cui desideravano ardentemente il ritorno. Sebbene questi loro maneggi +segreti non dovessero tardar molto a venire alla luce, restavano pure +sul principio nascosti, e la Repubblica si covò lungamente una serpe +nel seno. I Bigi, infatti, tanto più erano pericolosi, in quanto +lavoravano sott’acqua, e si valevano della generosità verso di loro +usata dal Savonarola e della soverchia buona fede de’ suoi seguaci, +per più facilmente rovinare la patria. I buoni popolani, tutti pieni +delle prediche del Frate, tutti contenti del perdono che avevano +concesso e della libertà che avevano ottenuta, non sognavano neppure +quei tenebrosi maneggi, quelle trame segrete; e quando il Savonarola +li avvertiva dal pergamo che stessero desti, «perchè c’è chi lavora +contro alla libertà e cerca di fare tiranno,» quasi pensavano che egli +esagerasse per soverchio zelo del bene comune, e andavano ripetendo +che, ormai, in Firenze non c’erano più amici dei Medici. + +Il partito popolare teneva l’occhio ad altri nemici più scoperti; a +quei partigiani dello Stato stretto, i quali noi abbiamo già visto con +quanta energia combattessero, fin dal principio, il nuovo governo. +Costoro erano uomini di ricche famiglie e di molta esperienza, per +essere stati dai Medici adoperati nelle faccende di stato; avevano +amicizie e relazioni d’importanza nella corte di Roma; ma soprattutto +a Milano, donde il Moro, che odiava cordialmente la Repubblica e Piero +de’ Medici, li favoriva con ogni aiuto. Essi avrebbero voluto stringere +tutto il governo nelle loro mani, e fondare una specie di repubblica +aristocratica, come al tempo degli Albizzi. Odiavano, perciò, +fieramente i Medicei, che, lungi dal perdonare come aveva fatto il +Savonarola, avrebbero voluto perseguitarli cogli esilii, le confische +e le condanne a morte; odiavano tutti gli amici dal governo popolare: +ma contro al Frate, che consideravano solo autore della loro disfatta, +e contro i suoi seguaci, che per disprezzo chiamavano _Piagnoni_, +erano davvero furibondi; e per queste ragioni furono chiamati gli +_Arrabbiati_.[349] Avevano, infatti, tutto quell’antico e irrequieto +spirito di parte che sembrava essere naturale a Firenze, e che il +Savonarola solamente aveva saputo frenare; onde ne veniva da loro +tanto più odiato. Avrebbero voluto mettersi a qualche cimento, venire +a qualche fatto risoluto; ma si trovavano a ciò, ancora, troppo deboli +e pochi di numero. Ed in vero, dopo che fu vinta la nuova costituzione, +la condizione degli Arrabbiati era divenuta difficile assai: combattere +il governo popolare non potevano in alcuna maniera, perchè avrebbero +avuto contro di loro i Bianchi, i Piagnoni e, più di tutti ancora, i +Bigi, i quali sapevano che in un governo di Arrabbiati non c’era per +loro nè perdono nè speranza.[350] In tale stato di cose, pensarono +anche gli Arrabbiati di mostrarsi amici o almeno tolleranti del governo +popolare, e concentrare tutto il loro odio contro al Savonarola, che +sapevano esserne l’anima ed il sostegno. Cercavano, quindi, argomento +continuo di ridicolo nelle sue visioni e profezie; dicevano non essere +ufficio di frate il mescolarsi di stato; chiamavano le sue accuse +contro la corte di Roma enormi e scandalose. Speravano, in questo modo, +allontanare i Bianchi ed i Bigi dal Savonarola e da’ suoi seguaci, e +combattendo un uomo, aprirsi la via a combattere un partito.[351] + +Cominciarono, adunque, la loro guerra sin dal principio dell’anno +1495; e quando i Venti Accoppiatori, dopo molta discordia, elessero +a gonfaloniere messer Filippo Corbizzi, uomo inetto a governare, +poco amico del popolo e punto del Savonarola,[352] gli Arrabbiati +s’accostarono a lui e lo trovarono docile strumento delle loro +voglie.[353] Un giorno egli fece cosa assai insolita, raccogliendo in +Palazzo un consiglio di teologi e maestri in divinità, abbati, priori, +canonici di San Lorenzo e del Duomo: vi fu, tra gli altri, invitato +anche Marsilio Ficino, il quale, sebbene fosse ammiratore della +dottrina del Savonarola, era pure un partigiano dei Medici.[354] Non +appena costoro si furono radunati, che il gonfaloniere espose come egli +voleva muovere accusa contro al Frate, perchè s’impacciava nelle cose +di Stato. Nè andò guari, che il Priore di San Marco, ignaro di tutto, +entrava accompagnato dal suo fedele Frà Domenico da Pescia; e non +aveva appena varcato la soglia, che si vide assalito da quella turba +di teologanti, i quali tutti furiosi si scagliarono contro di lui. Più +terribile degli altri era un tal domenicano di Santa Maria Novella, +il quale aveva nome di gran teologo, e per esser piccolo assai della +persona, e pieno d’impeto e di sottigliezza nell’argomentare, veniva +chiamato il Garofanino. Costui, pigliando per testo quelle parole +dell’Apostolo: _Nemo militans Deo, implicat se negotiis sæcularibus_, +fece un discorso pieno d’invettive contro al Savonarola; il quale, +dopo che tutti gli altri ebbero finito, si levò tranquillamente a +parlare. Egli disse: «In me si verifica ora quel detto del Signore: +_Filii matris meæ pugnaverunt contra me_; pure, mi duole di vedere che +il mio più fiero avversario vesta lo stesso abito di San Domenico. +Quell’abito gli doveva rammentare che il nostro fondatore si è +impacciato non poco nelle cose di questo mondo; che dal nostro ordine +è uscita una moltitudine di religiosi e di Santi che si sono occupati +nelle faccende di Stato. Deve la repubblica fiorentina ricordarsi del +cardinale Latino, di San Pietro Martire, di Santa Caterina da Siena, di +Sant’Antonino, che sono tutti usciti dall’ordine di San Domenico. Non +è l’occuparsi delle faccende di questo mondo nel quale Iddio pure ci +ha messi, ciò che in un religioso si deve condannare; ma l’occuparsene +senza un fine più alto, senza mirare al bene della religione.» Sfidò, +quindi, ognuno a citare un solo passo della Bibbia, che condannasse il +favorire un governo libero per far meglio trionfare il buon costume e +la religione. E concluse col dire: «Assai più facilmente voi troverete +che la religione non si deve trattare nei luoghi profani, e che la +teologia non si discute in Palazzo.» Quella radunanza di teologanti +restò talmente confusa a questo discorso, che niuno seppe rispondervi +altro. Se non che, si levò uno tutto adirato, e gridava: — «Orsù, +dicci chiaro; le tue parole vengono esse veramente da Dio, o pur no?» +— «Ciò ch’io ho detto, l’ho detto in palese,» rispose il Savonarola; +«ora non ho altro da aggiungere.» — E così fu sciolto quel singolare +consesso.[355] + +Vinti e confusi in questo modo gli avversarii, il Savonarola continuava +la sua predicazione, adoperandosi a conciliare gli animi, a calmare e +spegnere le parti. Ora discorreva della pace universale, ora dimostrava +i vantaggi del Consiglio maggiore: un giorno, lo troviamo sul pergamo, +tutto pieno di entusiasmo, paragonare i vari gradi che ha percorso il +governo da lui istituito, alle sette giornate della creazione;[356] un +altro giorno, egli lo paragona a quello delle gerarchie angeliche.[357] +— «Continuate questa riforma», egli diceva sempre, «procedete nella +via già intrapresa; e voi sarete benedetti dal Signore.» — Nell’ultima +predica che fece _sopra Aggeo_, disse che il Signore voleva dar nuovo +capo alla città di Firenze; tenne l’uditorio lungamente sospeso sopra +quel discorso, e finalmente concluse: — «Questo nuovo capo è Gesù +Cristo; egli vuole essere il vostro re!» — Descrisse poi, che grande +felicità sarebbe quella di non avere altro capo, altra guida che Lui, e +le grandi prosperità che ne verrebbero a tutti. «Oh Firenze! tu allora +sarai ricca di beni temporali e spirituali; tu farai la riforma di +Roma, d’Italia e di tutti i paesi; tu spanderai nel mondo le ali della +tua grandezza.»[358] + +In questo modo, fra un indescrivibile entusiasmo del popolo, egli +poneva termine a quell’Avvento _sopra Aggeo_, nel quale la politica e +la religione sono così strettamente e così singolarmente mescolate, +ch’esso rimane un monumento eterno della storia dei tempi, e delle +diverse passioni che agitarono l’anima di quel frate. Egli aveva preso, +quell’ultimo giorno, licenza dal popolo, dicendo di volersi riposare: +ma poco durava il suo riposo; perchè, nel gennaio 95, lo troviamo di +nuovo sul pergamo a fare le prediche _sopra i Salmi_, continuandole +per tutte le feste che precedettero la quaresima. In questo modo, +noi abbiamo sette lunghi sermoni i quali, sì per la materia come per +la forma, son simili a quelli _sopra Aggeo_.[359] Se non che, vi si +scorgono già chiaramente i segni delle discordie cittadine, e di quella +lotta che esso cominciava a sostenere cogli Arrabbiati. — «Oh ingrata +Firenze, ingrato popolo! Io ho fatto per te quello che non volli fare +per i miei fratelli, pei quali mi son sempre ricusato pregar pure una +sola volta un principe del mondo. Ed ora quello che io ho fatto per te, +mi concita addosso tanta invidia di religiosi e di secolari.»[360] + +Fra queste prediche _sopra i Salmi_, merita di essere particolarmente +considerata una che fu fatta il giorno 13 gennaio, e si chiamò _Predica +della Rinnovazione_. Il Savonarola, pigliando allora per testo +quelle famose parole da lui udite nelle sue visioni: _Ecce gladius +Domini super terram cito et velociter_, esponeva tutte le sue idee +intorno alla Rinnovazione. Incominciava col dire che le cose future e +contingenti sono note solamente a Dio; onde l’astrologia, che pretende +conoscere il futuro per mezzo degli astri, è falsa, perchè contraria +alle regole della fede ed ai principii delle scienze. E dopo averla +con tali argomenti lungamente combattuta, viene a parlar del lume +profetico, «che per divina partecipazione fa conoscere il futuro, senza +che per questo giustifichi l’uomo: come se ne può vedere un esempio +in Balaam, che fu peccatore e profeta.» Espone i vari modi in cui può +essere manifestato il futuro, e viene finalmente alle sue visioni: «Io +le ebbi,» egli dice, «fin dalla mia prima giovinezza; ma cominciai a +manifestarle solo a Brescia. Di là fui dal Signore mandato a Firenze, +che è il cuore d’Italia, perchè così venisse incominciata la riforma di +tutta Italia.» + +Dopo queste generali premesse, viene a discorrere la necessità del +flagello e della rinnovazione. Espone dapprima le ragioni naturali, +che sono: l’oppressione degli eletti, l’ostinazione dei peccatori, +il desiderio dei buoni, e via discorrendo sino all’ultima, che è +l’opinione universale. «Tu lo vedi! ognuno pare che annunzii il +flagello e la tribolazione. Tu lo vedi! ad ognuno sembra giusto +che venga la punizione di tante nostre iniquità.» Rammenta l’abate +Gioacchino, «il quale anch’egli predisse la rinnovazione per questo +tempo;» porta innanzi un gran numero di parabole, che servono tutte a +dimostrare la grande probabilità del flagello; ripete mille distinzioni +sulla diversità delle visioni; racconta, finalmente, le sue. Si +restrinse a descrivere principalmente quella della spada che s’avvicina +alla terra, e quella delle due diverse croci che vide sorgere sopra +Roma e sopra Gerusalemme. — Niuno potrebbe mai dire con quale accento, +con che ardore egli descrivesse queste sue immaginazioni; con quanta +fede le desse per visioni celesti. Egli ripeteva le parole che aveva +udite pronunziare nel cielo da esseri invisibili;[361] la sua voce +risonava grave e solenne sotto le arcate del tempio, scendeva come una +divina manifestazione su quel popolo estatico, che fremeva di terrore, +di maraviglia e diletto nello stesso tempo. Tutti gli uomini erano +allora eccessivamente vaghi delle cose soprannaturali; l’uditorio e +l’oratore si scambiavano, quindi, uno sguardo quasi magnetico, in cui +non si potrebbe appieno distinguere chi dominava e chi era dominato: si +esaltavano a vicenda, e venivano in uno stato di febbrile eccitamento, +che noi non potremmo facilmente nè descrivere nè comprendere. + +Ma, nel dimostrare la necessità del flagello, ancora il Savonarola +non si fermava a questi argomenti; egli, anzi, riprendeva da capo il +soggetto per dimostrarlo colle ragioni cavate dalla Sacra Scrittura. — +«Il profeta Daniele ha detto, che l’Anticristo verrà a perseguitare i +Cristiani in Gerusalemme: bisogna dunque che i Turchi sieno convertiti. +E come potranno essere convertiti, se la Chiesa non si rinnova? San +Matteo dice che il Vangelo sarà predicato in tutto il mondo; ma chi è +oggi capace di farlo? Ove sono i buoni predicatori e pastori?» E così +procedendo oltre, conchiudeva: «Tu lo vedi, adunque, che la Scrittura +e la rivelazione, la ragione naturale ed il consenso universale ti +annunziano che il flagello è vicino. O Italia! o principi! o prelati +della Chiesa! l’ira di Dio è sopra di voi, e non avete rimedio alcuno +se non convertirvi al Signore. O Firenze! o Italia! pei vostri peccati +sono venute le avversità. Fate penitenza, mentre che la spada non +è fuori della guaina, mentre che essa non è ancora insanguinata: +altrimenti, non basterà nè potenza nè sapienza nè forza.... Oramai +eccoti le mie ultime parole: io ti ho rivelato ogni cosa con ragioni +divine e con umane, ti ho pregato, ti ho supplicato; comandare non li +posso, perchè ti sono padre e non signore. Fa tu, o Firenze; a me non +resta che pregare il Signore perchè t’illumini.[362]» + +Questa predica fu subito stampata, e corse tutta Italia, diffusa dagli +amici e dai nemici del Savonarola: gli uni volevano far conoscere la +sua eloquenza, spargere la sua dottrina; volevano gli altri mostrare +la sua audacia, irritare contro di lui i principi italiani ed il papa. +Ed essa fu, nelle mani degli Arrabbiati, un assai utile documento +per muovere lo sdegno dei Borgia. Riuscirono, infatti, verso la fine +di quello stesso mese di gennaio, a far venire da Roma un ordine che +imponeva al Savonarola di andare a predicare in Lucca:[363] nè v’era +cosa che non sperassero di poter fare, con una Signoria amica e col +Frate lontano. Questi, onde non muovere scandali, già s’apparecchiava +a partire pel tempo ordinato. Faceva, però, altre quattro prediche, +nella prima delle quali inculcava al popolo di persistere nella +formazione del nuovo governo, raccomandava la carità, la pace e +l’unione. Discorreva in un’altra della semplicità e dei buoni costumi; +consigliava di levar via ogni cosa superflua per darla ai poveri, +incominciando a farlo dai conventi. E quando il governo fosse riuscito +ad ottenerne il permesso da Roma, il suo sarebbe stato dei primi. +«Io non ho mai trovato evangelo che raccomandi le croci d’oro e le +pietre preziose; ho bene trovato: io ebbi sete, e tu non mi desti da +bere; io ebbi fame, e tu non mi desti da mangiare. Se voi ottenete il +consenso di Roma, io, per me, voglio dare, dal mantello in su, ogni +cosa.»[364] Nelle due ultime prediche,[365] prese commiato dal popolo, +dicendo che doveva dar luogo all’ira. «Io debbo andare a Lucca, e +di là forse altrove, secondo gli ordini; pregate il Signore che mi +aiuti a predicare la sua dottrina. Vi sono molti in questa città, che +vorrebbero ammazzarmi; ma sappiate che la mia ora non è anche sonata. +Io parto perchè debbo obbedire agli ordini, e non voglio generar +scandalo nella nostra città. — Voi, o eletti del Signore, perseverate +nella orazione e nella carità; non vi spaventate dei flagelli, non +delle tribolazioni, che sempre perseguitano i buoni; ma siate fermi nel +ben fare.» Ciò detto, fra la commozione e lo sconforto di tutti i suoi, +discendeva dal pergamo. + +Se però la Signoria, a causa del gonfaloniere Corbizzi, era stata +avversa al Frate, i Dieci si erano invece mostrati favorevolissimi. +Sapendo d’essere sostenuti dalla opinione di tutto il popolo, scrissero +a Roma, pregando istantemente il Santo Padre perchè volesse concedere +al Savonarola di predicare la quaresima in Firenze, nonostante +l’ordine ricevuto di andare a Lucca.[366] La città intera s’era, poi, +commossa all’annunzio che il Frate partiva; molti già tenevano per +ispacciato il governo popolare; e lettere d’ogni sorta arrivavano a +Roma, sollecitando dal papa una revoca dell’ordine dato. Il Borgia, +veramente, non aveva ancora alcuna grave cagione di odio contro al +Savonarola: delle sue accuse contro il mal costume, delle sue visioni +e predizioni, poco allora sapeva e meno si curava. Il re Carlo, +d’altronde, amico del Frate e dei Fiorentini, era nel regno di Napoli +nella maggiore prosperità della sua fortuna, e il papa non voleva +farselo nemico. Per tutte queste ragioni, si lasciò assai facilmente +indurre a consentire al desiderio dei Fiorentini; e, revocato il breve, +permise al Savonarola di predicare la quaresima in Firenze.[367] + +Ma questo fatto, che in apparenza era di assai poco momento, +produceva sull’animo del Frate una profonda impressione, che egli +non potette giammai dimenticare, e che diede un nuovo corso alle +sue idee.[368] L’essere mandato a predicare fuor di Firenze, certo +allora gl’incresceva assai; ma pure l’obbedienza era per lui un sacro +dovere, ed egli per nessuna cosa al mondo avrebbe voluto violarlo. +Ma che pensare quando il papa stesso teneva così poco conto de’ suoi +brevi, da farli e disfarli a seconda di chi ultimo lo pregava? Oramai +diveniva certezza che il breve era venuto solo per compiacere ai nemici +del Frate, a quelli che avevano già cominciato a tendergli ogni sorta +d’insidie. Che peso, adunque, poteva darvi egli, se il papa stesso non +ve ne dava alcuno? Avrebbe dovuto obbedirvi, quando lo avesse sin dal +principio saputo con certezza? Ma il Savonarola scacciò allora questi +pensieri come importune tentazioni, e si pose subito a predicare la +quaresima. Prese per soggetto il libro di Giobbe, quasi ad indicare +che a lui conveniva far prova di pazienza; e si astenne, per quanto +potette, dal discorrere di Stato, onde non dare nuovo appiglio ai +suoi nemici. V’era da fare un’altra riforma, non meno utile, non meno +necessaria della politica; _la riforma dei costumi_: ed a questa egli +si mise con tutto l’animo nelle sue prediche _sopra Giobbe_. Esse, +però, ci sono pervenute in uno stato poco meno imperfetto di quelle +_sopra l’Arca di Noè_. Raccolte, incompiutamente e quasi a brani, +da uno il quale di continuo ci avverte che la commozione lo vinceva +e l’obbligava a smettere, furono poi tradotte in latino e quindi +ritradotte in italiano, per essere in questa forma pubblicate la prima +volta a Venezia, l’anno 1545. + +Il ben vivere, l’unione e la concordia dei cittadini formano il +soggetto principale di queste prediche. Fin dal principio comincia a +stabilire, che tutti si possono salvare, purchè vogliano sinceramente +il ben vivere: «Non ci è scusa nessuna, o fratelli; la rettitudine +ci avvicina al Signore, e l’evangelo viene in aiuto della nostra +debolezza.»[369] In questi sermoni tutto comincia e tutto finisce col +ben vivere. Discorre dell’amicizia, e, dopo averne esaminato i vari +gradi e qualità, conchiude, che «quella amicizia sola merita questo +nome, ed è veramente ferma e stabile, che è fondata sopra il bene e +sopra lo onesto e sopra la virtù.»[370] Discorre della essenza della +libertà, e viene alla medesima conclusione: «Iddio è essenzialmente +libero, e l’uomo giusto è libero a similitudine sua. La vera, la sola +libertà sta nel volere il bene. A te pare che il buono religioso non +sia libero, perchè ha sottoposto la sua volontà a quella d’altri; ma +egli ha maggiore libertà di coloro che sono nel secolo, perchè egli +vuole appunto ciò che altri gli comanda. Che libertà è quella di essere +dominato dalle passioni? — Orsù, a proposito nostro: Firenze, vuoi +tu libertà? Cittadini, volete voi esser liberi? Amate principalmente +Iddio, amate il prossimo, amatevi l’un l’altro, amate il ben comune: +se avrete questo amore e questa unione fra voi medesimi, avrete la vera +libertà.»[371] + +L’altro soggetto su cui ricadono continuamente queste prediche, è, come +abbiamo già detto, l’unione e la concordia dei cittadini. «Firenze, +io ti dico che ti bisogna essere unita, se tu vuoi essere liberata dai +tuoi mali. E se tu dicessi: oh! noi abbiamo unione; tu ne menti. Dico +che se tu dici d’avere unione, tu ne menti; la seconda e la terza volta +tu ne menti.... E se tu fussi unita, quello che t’avevo promesso, tu +di già l’avresti conseguito.... State dunque uniti; se volete avere +forza e virtù da Dio, bisogna che la materia sia disposta a ricevere; +e la disposizione sarebbe l’unione, la quale tu, Firenze, non hai. +Dove è l’unione, quivi è Dio; e dove è Dio, quivi è ogni forza ed ogni +bene.»[372] Queste medesime parole il Savonarola mette di continuo in +bocca del Signore, e le fa da Lui pronunziare al popolo fiorentino. +Pare che, essendosi per prudenza astenuto dalla politica, ricadesse +allora con tanto maggiore abbandono nelle sue visioni. Una predica +intera è sul lume profetico;[373] in un’altra egli divide il mondo +in due schiere, l’una dei cattivi capitanati dal Diavolo, l’altra +dei buoni capitanati da Gesù Cristo; propone agli eletti di far lega +con Cristo, e si offre di andare ambasciatore a Lui. Nelle prediche +seguenti riferisce, poi, i dialoghi avuti in questa strana ambasceria +con la Vergine e con Gesù Cristo, ed anche in essi si discorre +principalmente dell’unione e del ben vivere. «Guarda le cose naturali,» +dice Gesù Cristo al Savonarola, «tutte si riducono, di grado in +grado, ad una che è più perfetta in fra loro. Tutti i moti delle cose +materiali si riducono al moto del cielo; tutti i moti del nostro corpo +si riducono al cuore; tutti i moti dell’anima alla ragione; tutti i +reggimenti e governi a Dio, primo rettore dell’universo. Considera che +quando le parti d’una cosa sono disperse, non si dice più che quella +esiste; e volendola tornare alla sua esistenza, vi bisogna una virtù +che ricostituisca la sua unità. Se fosse stato possibile mostrare tutta +la mia potenza e bontà in una sola creatura, l’avrei fatto; e solo +perchè niuna sarebbe stata capace di tanto, ho fatta una moltitudine di +creature, le quali tutte insieme rappresentano una maggiore e più larga +unità. Osserva la natura intera, e tu vedrai che ogni essere desidera +la sua unità; ogni essere la cerca, fuori che questo popolo fiorentino, +il quale non vuole altro che separarsi e dividersi.» Continuando il +medesimo discorso, si viene a parlar del ben vivere. «Il bene,» è +sempre il Signore che parla, «è di sua natura diffusivo; e però, Io, +che sono la somma bontà, mi diffondo nel creato, e ho dato l’essere a +tutte le creature, nelle quali ogni bene che hanno, è partecipazione +della mia bontà. Per essa Io discesi fra gli uomini, mi feci uomo e +salii sulla croce. Questo, adunque, sarà il segno per cui si conoscerà +chi è buono: quando uno, cioè, diffonde negli altri la sua bontà e li +fa partecipi di quel bene che egli ha in sè, allora esso veramente è +buono e partecipa della mia bontà.» «Ma dove si vede il contrario, che +non diffondono nè spargono il talento che io loro ho dato, questo è +manifesto segno che non partecipano della mia bontà. La vita cristiana +non consiste in cerimonie, ma nell’essere buono; e chi è buono, non si +può contenere che non mostri la sua bontà. L’essere buono vuol dire +essere pietoso e misericordioso. E però dirai a ciascheduno, e siano +di che stato e condizione si vogliano, che a questo si conosce la bontà +dell’uomo: se lui, cioè, è pietoso e diffonde quel che è suo in altri, +e massime ne’ poverelli. Ed in questo consiste la religione cristiana, +che è fondata nell’amore e nella carità.»[374] + +Il soggetto continuo, di queste prediche, dunque, è sempre la riforma +dei costumi, necessaria adesso più della riforma politica, la quale +camminava oramai da sè. È ben vero che esse son piene di visioni, di +allegorie, di singolari interpetrazioni della Bibbia: cose le quali +riescono ancora più strane, perchè la compilazione di quelle prediche +fu inesatta ed incompiuta. Nondimeno, tutto ciò rimane come la veste +esterna di esse, ed il soggetto è sempre il medesimo: egli, in fondo, +non raccomanda mai altro che il ben vivere e l’unione. Ecco, infatti, +un esempio delle allegorie bibliche che espose in quel quaresimale. +«Narra San Marco, che, passato il sabato (santo), la mattina seguente, +le tre Marie vennero di buona ora al sepolcro di Gesù, con quelli +unguenti aromatici per ungere il corpo del Salvatore. Queste tre +Marie significano i perfetti, i proficienti e gl’incipienti, che vanno +cercando di Gesù. Come altra volta vi ho detto sopra questo evangelo, +portano cose aromatiche ed odorifere; _idest_ le virtù, con le quali +piacciono a Gesù. Giungono al sepolcro, _orto jam sole_, cioè quando +già era levato il sole.»... «Se tu cerchi Gesù, nascendo in te il sole +della giustizia, tu sarai illuminato e avrai il desiderio bramato. Ma +bisogna che tu vada con rettitudine e che tu operi, perchè l’opera +è quella che ti farà perfetto. — Ecco qui le tre Marie che andavano +rette, cercando il loro Signore, e vedi che al fine furono consolate. +E camminando, pensavano in fra loro: chi sarà che rimuoverà la lapide? +E così parlando, giunsero al tempio, e videro che la lapide era tolta. +Questo significa che ancora che tu il quale vai col ben fare cercando +Cristo, non lo conosci. Egli è in te, e sì ti lieva questa lapide +della ignoranza, ed il lume rivelato diràtti come l’Angelo alle Marie: +_Jesum quæritis Nazarenum? surrexit, non est hic._» «Io so che voi +cercate Cristo; Egli è resuscitato, non è qui. Cioè, cercate Cristo in +cielo; nè lo cercate nelle cose della presente vita, non nelle cose +di questo mondo; cercatelo nelle cose celesti e divine e spirituali; +lasciate l’affetto delle cose temporali: Egli è in cielo, e sì vi +aspetta. O cristiani! che state voi a fare qua? Cercate di andare dove +è il vostro capo, chè quivi è la vostra felicità. _Venite et videte_, +disse l’Angelo alle Marie; cioè venite e vedete qua, nel sepolcro, che +Cristo non ci è, perchè Egli è risuscitato. _Sed ite_, ma andate, cioè +camminate di virtù in virtù nella presente vita, se volete trovar poi +Cristo nell’altra.»[375] E così finiva il quaresimale sopra Giobbe, +rimanendo l’ultima predica, come molte altre, interrotta per la +commozione di colui che le raccoglieva.[376] + +Dopo questo quaresimale, il Savonarola sembrava affranto e vinto dalla +fatica: sebbene la sua energia si leggesse ancora nel vigore dello +sguardo e nel fuoco degli occhi, egli era straordinariamente dimagrato, +visibilmente esausto di forze, ed una malattia viscerale lo indeboliva +ogni giorno di più. La vita degli ultimi anni era stata una battaglia +troppo continuata, un esaltamento troppo maggiore di quello che ogni +fibra di uomo possa sopportare; la lotta politica lo aveva abbattuto +assai più di quello ch’egli medesimo non credeva. Non era stato +solamente un riflettere, un ragionare, un consigliare continuo per +dirigere quei rapidi mutamenti che di giorno in giorno avevano luogo; +ma fu quasi un sostenere sopra di sè i destini e l’avvenire di tutto +un popolo che si affidava ed abbandonava in lui. Quindi il bisogno di +mantenere sempre vivo il suo predominio morale, e quasi di animare +l’intera moltitudine col suo animo, reggerla e sostenerla colla sua +volontà: uno stato di tensione, di esaltamento, di febbre continua. +Pur tale era il cuore di quel frate, che, non appena fu sedata un poco +questa lotta politica, invece di riposare, egli si era messo colle +prediche sopra Giobbe ad un’opera non punto minore. E vi si pose con +tutto l’animo, come soleva mettersi ad ogni cosa, con un amore, una +pertinacia ed una forza di volontà non descrivibile. Le parole son +forse la parte minore di queste prediche che ci furono trasmesse così +incompiute. Egli discorreva un soggetto che gli stava più d’ogni altro +a cuore, e la sua debolezza fisica cresceva il suo morale esaltamento; +i suoi occhi fiammeggiavano, il suo gesto era vibrato, il suo accento +oltre il solito passionato e pietoso; e se un po’ troppo si perdette +nelle visioni, questo veniva facilmente perdonato al suo straordinario +eccitamento. Era in lui tanta l’espressione di sincerità, di bontà e +di benefico desiderio, che mai non si vide una così grande moltitudine +essere così pienamente dominata dalla pietà, così facilmente dare +in pianti dirotti. Ed alla fine della quaresima, il Savonarola aveva +ottenuto un trionfo quasi maggiore di quel trionfo politico che gli +avevano dato le prediche _sopra Aggeo_. + +L’aspetto della città era del tutto mutato. Le donne abbandonavano +i loro ricchi ornamenti, vestivano semplici e andavano dimesse; la +scorretta gioventù era come per incanto divenuta modesta e religiosa; +i Canti Carnascialeschi cedevano il luogo alle canzoni religiose. +Nelle ore di riposo, si vedevano gli artigiani seduti a bottega, con +in mano la Bibbia o le opere del Frate; si riprendevano le orazioni, si +frequentavano le chiese, si facevano limosine. Ma quel che più di tutto +riuscì mirabile, fu il vedere banchieri e mercanti restituire, per +scrupolo di coscienza, somme di danaro che montavano a più migliaia di +fiorini male acquistati.[377] Tutti gli uomini restavano maravigliati +di questo singolare e quasi miracoloso mutamento; e se il Savonarola +era stanco, affranto e malato, noi possiamo facilmente immaginarci +che grande consolazione dovette essere per lui, vedere il suo popolo +divenuto più cristiano. Adesso avrebbe potuto morire contento: ma la +sua ora non era anche sonata; Iddio lo serbava a maggiore destino. + +In tutto questo, gli Arrabbiati, naturalmente, non volevano vedere +altro che argomento di ridicolo; e andavano sempre più adirandosi, e +beffando il Savonarola e i suoi seguaci, che essi chiamavano Piagnoni e +Stropiccioni e Masticapaternostri. Ma questi Piagnoni erano i soli che +fortemente sostenevano i diritti del popolo; quelli che più volenterosi +si videro correre alle armi, quando avea minacciato il pericolo dei +Francesi; quelli che erano più larghi del loro avere al Comune, che +più amorevolmente soccorrevano il minuto popolo, oppresso ora dal caro +dei viveri e dal poco lavoro. Essi amavano tanto più tenacemente la +Repubblica, in quanto che la libertà s’era nel loro cuore unita alla +religione; e nelle più gravi necessità dello Stato, solo su questi +seguaci del Frate, su questi Piagnoni, appunto, la patria poteva +sperare. + +Epperò l’entusiasmo in favore di San Marco e del Savonarola andava +sempre, a grandissimo dispetto degli Arrabbiati, divenendo più +universale. Dalla campagna e dalle ville, si partivano di notte +contadini e signori per trovarsi alla predica; alcuni eran venuti fino +da Bologna a starsi la quaresima in Firenze;[378] e il Duomo stesso +non bastava più a contenere la folla. Molti conventi chiedevano di +nuovo unirsi a questa Congregazione Toscana, ed il numero di coloro che +vestivano l’abito di San Marco era moltiplicato in modo non credibile. +Da cinquanta, quanti erano nel principio i frati, arrivavano ora a +duecentotrentotto; onde bisognò chiedere alla Repubblica la contigua +fabbrica della Sapienza, che, mediante un traforo di sotto alla via +del Maglio, si congiunse al convento. Vi erano giovani delle prime +famiglie di Firenze, come i sei fratelli Strozzi; alcuni dei Gondi, +Salviati, Acciaiuoli: vi entrarono uomini di matura età, reputati +nelle lettere, nelle scienze e nel maneggio dei pubblici affari; come +Pandolfo Rucellai, Giorgio Vespucci zio del celebre navigatore, Zanobi +Acciaiuoli, l’ebreo Blemmet maestro di Pico della Mirandola, Pietro +Paolo Urbino professore di medicina, e molti altri.[379] + +Il modo, poi, in cui queste conversioni al chiostro avevano luogo, +merita di essere particolarmente considerato; perchè si veda come il +Savonarola, lungi dall’incoraggire le subite risoluzioni e i troppo +facili entusiasmi, andasse invece con una prudenza grandissima. Ce ne +darà esempio la conversione che racconta di sè stesso un tale Bettuccio +fiorentino, più noto a noi col nome di Frà Benedetto. Era figlio di un +orafo, ed esercitava l’arte allora assai profittevole della miniatura: +giovane nel fiore degli anni, d’indole allegra, pieno d’impeto e di +coraggio; conosceva il canto, la musica e la poesia; amava il bel +vivere, e s’era perdutamente abbandonato ai piaceri. Così fu il ben +venuto e ben veduto delle liete brigate, fra le quali passava una vita +spensierata e galante: + + Tanto musco e profumo allor portavo, + Con tante pompe e leggiadrie e gale, + Che col cervel senza penne volavo.[380] + +Correvano allora, dice egli stesso, giorni infausti; erano i tempi di +papa Alessandro, pieni d’avarizia, di lussuria e di miscredenza; + + Nè quasi si credea dal tetto in su. + +Tale era la vita che faceva il miniatore Bettuccio, quando incominciò +a levarsi la fama del Frate di San Marco, ed ognuno accorreva alle +sue prediche. Bettuccio, però, fu assai lontano dal seguire la folla; +parteggiava, invece, per gli Arrabbiati, e insieme con essi beffava +i Piagnoni. Pure, trovandosi una volta in casa d’una nobile e bella +matrona, costei cominciò con calore a parlargli delle prediche del +Savonarola, ed egli ne rise molto; ma un altro giorno, vinto da +quelle gentili insistenze, si lasciò menare al Duomo. Ci descrive la +grande confusione che provò allora, nell’entrare in chiesa e vedersi +fra tanta moltitudine di devoti, i quali, pieni di maraviglia, lo +guardavano: avrebbe sul primo voluto partirsi, ma poi rimase, sebbene +assai malcontento. Quando, però, il Savonarola ascese sul pergamo, la +cosa mutò subito aspetto. Fissati una volta sopra di lui gli sguardi, +non potette mai più rimuoverli; la sua attenzione fu prepotentemente +dominata, l’impressione fu grandissima; «ed allora,» così egli dice, +«conobbi finalmente esser più morto che vivo.» Finita la predica, se +ne andò per luoghi solitari, «e per la prima volta mia mente addussi +dentro di me stesso.» Dopo una lunga meditazione, tornò a casa ed era +tutto mutato. Abbandonò le carte del canto e gli strumenti di musica, +lasciò l’usata compagnia, gettò via gli abiti profumati: + + Come un vento, + Spogliâmi al tutto d’ogni leggiadria. + +Da quel giorno, fu dei più assidui alla predica; frequentava San Marco, +recitava le orazioni e litanie. «Dura,» egli dice, «fu la lotta ch’ebbi +a sostenere contro i miei compagni, i quali per tutto mi andavano +deridendo: pure assai più dura fu quella che sostenni contro le mie +stesse passioni, che d’ora in ora, sbrigliate di nuovo, m’assalivano +fierissime.» Finalmente, quando credette poter esser sicuro di sè, andò +ad inginocchiarsi ai piedi del severo priore di San Marco. La voce +gli tremava, non poteva quasi profferire parola innanzi a quell’uomo +che lo aveva rigenerato: pure disse che voleva vestir l’abito di +quel convento. Il Savonarola gli parlò sul pericolo delle decisioni +precipitose, sulle difficoltà della vita monastica, e concluse +consigliandolo a fare una migliore esperienza di sè, col vivere +cristianamente fuori del convento, prima di varcarne la soglia. Non fu +inutile il consiglio, perchè Bettuccio ebbe di nuovo a sperimentare la +fiera lotta delle sue violente passioni, nè sempre con felice successo. +Pure, dopo fatta severa penitenza dei suoi nuovi trascorsi, e quando +si fu per lungo tempo sentito padrone di sè, ritornò più sereno al +Savonarola. Ma questi, che mai non lo aveva perduto d’occhio, non volle +ancora concedergli l’abito. Lo pose invece ad assistere i maiali ed a +seppellire i morti: + + Così più mesi in un santo ospitale, + A vivi e morti carità facevo. + +Di tanto in tanto era chiamato nella cella del Frate, da cui ricevea +consigli e udiva lezioni sulla vita monastica: finalmente, il 7 +novembre 1495, vestiva l’abito, ed il 13 dicembre pronunziava i voti +solenni col nome di Fra Benedetto.[381] + +In questo modo il Savonarola acquistò uno de’ suoi più fedeli seguaci, +uno di quelli che fecero miglior prova nell’ora del pericolo, e che +insino all’ultimo andò sempre crescendo nella sua ammirazione e quasi +devozione pel maestro. Colla medesima prudenza consigliava tutti gli +altri; nè mai sollecitò alcuno a vestirsi frate. Il suo unico scopo era +migliorare i costumi, diffondere la morale, rigenerare quella religione +di Cristo che sembrava morta negli animi. Ed a tal fine dedicava +adesso, più specialmente, tutte le sue ore, tutte le sue forze, la +sua volontà e l’anima intera. Quando egli predicava del buon costume e +delle virtù cristiane, sembrava quasi che la sua anima rilucesse nei +suoi occhi, che le potenze del suo spirito si effondessero colla sua +voce sul popolo, il quale di giorno in giorno migliorava visibilmente +sotto quella benefica forza. Tutti gli scrittori contemporanei non +cessano mai di esprimere la loro maraviglia per questo quasi miracolo: +alcuni sono edificati del trionfo che allora ebbe la religione, altri +deplorano i tempi delle allegre ballate e dei canti carnascialeschi; ma +tutti insistono ugualmente sul mutato costume, e sull’unico autore di +ciò, Frate Girolamo Savonarola. + + + + +LIBRO TERZO. + +[1495-97.] + + + + +CAPITOLO PRIMO. + +Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano Piero de’ Medici +a tentare il suo ritorno in Firenze. Il Savonarola predica contro la +tirannide e contro i Medici: questi vengono respinti. [1495-96] + + +Le cose d’Italia riceveano nuova alterazione, e con esse mutavano +grandemente le condizioni della Repubblica e del Savonarola. +— Nel principio dell’anno, la fortuna di Francia aveva sempre +maravigliosamente prosperato: il re Carlo era giunto a Napoli senza +incontrare al suo cammino ostacolo di sorte alcuna; gli Aragonesi eran +fuggiti; il nuovo dominio s’era stabilito come per incanto.[382] Ma +ben presto, le cose precipitarono al fondo con quella medesima rapidità +con cui erano salite in alto. In brevissimo tempo, i Francesi avevano +trovato il modo di scontentare ugualmente tutti i governi e tutti +i popoli d’Italia. La loro condotta verso i Fiorentini non potrebbe +essere condannata con parole abbastanza severe: essi non facevano altro +che chieder danari, dando sempre nuove promesse, che non mantenevano +mai. I Napoletani ancora erano scontentissimi della loro insolenza; già +agognavano il ritorno degli Aragonesi. I governi erano atterriti dalla +potenza di questo nuovo esercito che aveva corso vittorioso l’Italia da +un capo all’altro; ma più di tutti era scontento quel medesimo Lodovico +il Moro, che lo aveva invitato a passare le Alpi. Egli vedeva, con +inquietudine grandissima, l’esercito francese pieno d’emigrati lombardi +e genovesi; vedeva con terrore il suo nemico personale Gian Giacomo +Trivulzi, fra i primi generali e più accetti al re; e finalmente, +cresceva adesso la sua irritazione e il suo sospetto, dacchè il re +Carlo gli negava quel principato di Taranto che gli era stato nei +patti della guerra promesso. Eccolo, adunque, nuovamente dominato dalla +paura, darsi tutto a meditar nuove trame; ed egli che aveva chiamato +la Francia ai danni d’Italia, tentare ora di farsi capo d’una lega +italiana per _cacciare i barbari_, e riuscirvi![383] + +Il giorno 31 marzo 1495, la lega era segnata a Venezia. Vi pigliavano +parte quella repubblica, il papa, l’imperatore e il re di Spagna. Il +fine che si palesava era: difendere la Cristianità contro il Turco, +mantenere l’integrità dell’Italia e degli Stati alleati, mettere in +armi 34,000 cavalli e 24,000 fanti. Nel fatto però, il Sultano era +stato uno di quelli che più avevano favorito la lega, e prometteva +uomini e danari per aiutarla; il suo vero scopo era di cacciar +dall’Italia i Francesi.[384] Gli articoli segreti stipulavano, che la +Spagna avrebbe mandato un’armata navale per aiutare il re Ferdinando +a riconquistare il Regno; i Veneziani avrebbero attaccato le coste +dell’Adriatico; il duca preso Asti e chiuso la via ai rinforzi +francesi; l’imperatore e la Spagna assalirebbero per terra le frontiere +francesi. Così, in un momento, il Moro riusciva a sollevare da per +tutto armi contro la Francia.[385] Queste cose non restavano ignote al +re Carlo. L’accorto ambasciatore francese, messer Filippo di Comines, +penetrava subito lo scopo della lega; ed il medesimo giorno che si +concludeva, egli ne scriveva a Napoli: affrettavasi, poi, a partire per +raggiungere il re, cui non restava altra via di salvezza, che lasciare +nel Regno forti presidii, e tentare col resto dell’esercito d’aprirsi +una via per tornare in Francia. + +Nel suo viaggio, l’ambasciatore prendeva la via di Toscana, dove era +l’unico stato italiano che, respingendo tutte le offerte degli alleati +e non curando le loro minacce, si manteneva ancora fedele a Carlo. +Giunto a Firenze, il primo pensiero del Comines fu di andare a San +Marco: voleva conoscere da vicino il Savonarola, e formarsi un concetto +chiaro di quest’uomo che aveva saputo riempiere il mondo della sua +fama. E quello sperimentato conoscitore degli uomini, uscì dalla cella +del frate, pieno d’un’ammirazione e d’una venerazione grandissima, +di cui nelle sue _Memorie_ parla continuamente. Egli credeva trovare +un uomo singolare, ma trovò invece un uomo straordinario. La sua +maraviglia cominciò subito, giacchè lo intese discorrere di politica +con una conoscenza grandissima delle cose. «Egli mi parlò della _grande +assemblea_[386] che facevano i Veneziani, meglio di me che allora +ne venivo. La sua vita era, poi, la più bella del mondo, come ognuno +poteva vedere; le sue prediche erano contro i vizi, ed hanno introdotto +il buon costume in Firenze. Io non voglio giudicare le sue rivelazioni; +ma è certo che ha predetto a me ed al re cose che niuno credeva, e +che si sono tutte verificate. Quanto al valersi, come dicevano i suoi +nemici, della confessione per conoscere i segreti dello Stato; dirò +che io lo credo un uomo buono, e che egli ha rivelato cose che niuno +dei Fiorentini potrebbe mai avergli dette.» E tanta fu la fede che +il Comines pose nel Savonarola, ch’ei lo interrogava con istanza e +con fiducia perchè gli dicesse se il re sarebbe scampato dai pericoli +che lo circondavano. Qui il Frate prese un tuono solenne, e cominciò +a riandare la fede dal re violata, le promesse mancate, i comandi di +Dio disubbiditi, la grande opera della riforma d’Italia e della Chiesa +abbandonata. «Questi nuovi pericoli», così egli concludeva, «sono +precursori d’un castigo assai maggiore da cui il re sarà flagellato, +se non torna all’obbedienza del Signore ed alla buona via. Quanto +al presente, dovrà combattere molto; ma pure ne uscirà finalmente +vittorioso.» Dopo questo singolare colloquio, il Comines continuava +subito il suo viaggio verso il Regno.[387] + +Il re Carlo era, intanto, già partito da Napoli il 20 maggio: lasciava +forti presidii nel Regno e menava seco tutto il resto dell’esercito +sotto i comandi del Trivulzi, onde aprirsi col ferro una via per +tornare in Francia. Entrato a Roma il dì primo giugno, desiderava +venire ad abboccamento col papa; ma questi era il giorno innanzi +fuggito alla volta d’Orvieto. Alessandro Borgia avea molte ragioni +per temere lo sdegno dei Francesi. Egli li aveva dapprima invitati in +Italia; il danaro avuto, poi, dagli Aragonesi gli aveva fatto voltar +faccia; venuta in auge la fortuna francese, si avvicinava di nuovo +ad essi; ed ora, non solamente diveniva un’altra volta loro nemico, +ma uno degli autori principali della lega. A tutto ciò s’univa anche +una storia assai singolare, propria del carattere di quei tempi e +del Borgia. — Quando i Francesi passarono la prima volta per Roma, si +trovava quivi prigioniero il principe Gemme, fratello del Gran Sultano +Bajazetto II. Esso era un giovane d’una fisonomia e d’un’indole tutta +orientale, pieno d’ardire; onde aveva trovato molti partigiani, e, +non senza qualche speranza di successo, aveva conteso il trono a suo +fratello. Costretto poi dall’avversa fortuna a fuggirsi nell’isola +di Rodi, veniva fatto prigioniero dal gran Maestro dell’ordine e da +lui consegnato a papa Innocenzo VIII; morto il quale, Gemme venne +nelle mani d’Alessandro Borgia, che ne faceva mercato. Il Sultano, +infatti, temendo moltissimo la liberazione di suo fratello, pagava +al papa 20,000 ducati annui pel suo mantenimento; e più volte aveva +offerto di dargliene 200,000, quando lo avesse ammazzato. Nel passare, +adunque, i Francesi da Roma, la prima cosa che il re Carlo domandava +al papa, era di portar seco Gemme, onde servirsene nella guerra che +voleva fare al Sultano. Alessandro Borgia, sebbene assai di mal animo, +dovette pur cedere alla volontà del re; ed ancora, dovette mandare +suo figlio Cesare (che fu poi il Duca Valentino), a seguire il campo +francese col nome e gli onori di ambasciatore; ma, in verità, come +ostaggio contro la sempre mutabile politica del padre. Ad un tratto, +però, si vide che Cesare era fuggito dal campo, e subito dopo moriva +inaspettatamente il giovane Gemme. Dissero alcuni che il papa lo aveva +dato nelle mani del re, già avvelenato; assicuravano altri, che gli +aveva fatto somministrare il veleno per mezzo del figlio. Comunque sia +di ciò, è certo che il Sultano mandò subito i 200,000 ducati promessi, +più la veste inconsutile di Cristo; ma i suoi inviati furono presso a +Sinigaglia fatti svaligiare da Giovanni della Rovere. Tali erano allora +i tempi, e tali gli uomini.[388] + +Malgrado tutte queste cagioni di risentimento, il re Carlo, non potendo +fermarsi a Roma nè pensare allora a vendette, continuava il suo viaggio +ed il 13 giugno entrava in Siena. Non è credibile come questa nuova +sollevasse gli animi fiorentini, e quanto il re fosse ormai divenuto +esoso a quella Repubblica. Essa rimaneva ancora ferma nella sua +alleanza; ma non gli poteva perdonare la fede violata, i patti traditi, +e l’avere aiutato e sostenuto i Pisani nella loro sollevazione. Non +aveva il re fatto altro che chieder sempre nuovi danari, promettendo +continuamente di render le fortezze e di far sottomettere Pisa; ma +nè l’una cosa nè l’altra aveva poi mantenuta. E per queste ragioni, i +Fiorentini, malgrado ogni loro sforzo, s’erano trovati in condizioni +sempre peggiori. Essi avevano mandata la loro più ardita gioventù a +combattere sotto il comando di Piero Capponi, avevano assoldato Ercole +Bentivoglio ed altri capitani; ma i Pisani ricevevano da Genova, da +Siena, da Milano e perfino dallo stesso re Carlo, nuovi aiuti. Quando +gli ambasciatori fiorentini rammentarono a quel re le promesse da lui +fatte, egli aveva risposto: «Ma che posso fare, se i vostri Signori +scontentano tutti i loro sudditi?» E poi, mandava ai Pisani ben 600 de’ +suoi fanti svizzeri e guasconi, che eran loro d’un grandissimo aiuto +nella guerra.[389] Così la ribellione veniva incoraggiata su tutto +il territorio fiorentino, e Montepulciano si dava ora (26 maggio) ai +Sanesi, che subito vi mandavano un presidio. In tale stato di cose, si +avvicinava il re Carlo; e, quasi tutto questo non fosse ancora cagione +bastevole di malcontento, egli menava seco Piero de’ Medici! + +Non appena ne giunse la nuova in città, che tutti corsero furiosamente +alle armi. E fu cosa maravigliosa a vedere, dice lo storico Jacopo +Nardi, in quanto poco tempo si fossero armati uomini e fanciulli; +e come i privati cittadini facessero a gara coi commissari della +Signoria, per empiere la città di vettovaglie e di armi. Nei borghi, +vennero in brevissimo tempo raccolti undicimila fanti di corazza; +nelle case, ognuno aveva raccolto amici e familiari, provveduto le +torri di sassi, sbarrato le porte; molte vie furono asserragliate; +e i gonfalonieri delle compagnie percorrevano di notte la città, +perchè non si volle in questa occasione permettere ad alcun fante +forestiero di entrarvi. E tutto ciò era provveduto da quei Piagnoni +che gli Arrabbiati dicevano buoni solo a borbottare Ave-Marie. +Essi non tralasciarono, è vero, gli uffici divini; fecero pubbliche +orazioni, molte limosine, e portarono in solenne processione la Madonna +dell’Impruneta; ma quelli che più erano caldi in questi uffici divini, +più erano pronti a pigliare le armi. Ed il Savonarola, che si trovava +allora a continuare le prediche delle feste _sopra i Salmi_, gridava +dal pergamo: «Fate orazione, ma non tralasciate i provvedimenti umani: +bisogna aiutarsi in ogni modo, con tutti mezzi, chè allora il Signore +sarà con voi: animo, o fratelli, e soprattutto unione. Se voi starete +uniti e concordi in un solo volere, sia pure tutto il mondo contro +di noi, la vittoria sarà nostra. Non vi spaventate di queste cose, +perchè noi siamo appena al principio del gioco. Voi vi troverete in +tempi terribili, voi vedrete nemici da tutte le parti, voi udirete: +eccoli a Roma, eccoli da quella parte, eccoli da questa, eccoli, son +qui. Ed allora, oh povera Firenze! oh povera Italia! Unione, adunque, +fra voi, unione nel Signore; perchè la vittoria dev’essere in fine dei +buoni.»[390] + +Ma, intanto, i primi ambasciatori che la Repubblica mandava al re +Carlo, non ottenevano altro che brusche risposte. Essi chiedevano per +qual via volesse passare, acciò la fornissero di vettovaglie; ed il +re: «Fornite tutto il dominio.» Era sdegnatissimo di vedere la città +di Firenze mettersi tutta in armi, come all’avvicinarsi d’un nemico. E +dall’altro lato, gli ambasciatori, vedendo nel campo Piero de’ Medici e +dubitando che il re non volesse rimetterlo in Firenze, usarono parole +più ardite che savie; onde ne era a vicenda cresciuto lo sdegno, e +senza un uomo che avesse avuto grande autorità e fermezza, non era +più sperabile accordo amichevole. Tutti si rivolsero, allora, unanimi +al Savonarola. Egli solo aveva saputo usare un linguaggio fermo ed +imperioso verso quel re, senza irritarlo; egli ne era quasi venerato, +ed aveva tenuto con lui continua corrispondenza di lettere, delle quali +ora tutti sapevano quale fosse il tenore. Una di esse, venuta nelle +mani de’ suoi nemici, era stata da loro pubblicata per muovergli contro +lo sdegno della lega; ma, invece, gli aveva immensamente accresciuto +l’amore del popolo, perchè discorreva presso a poco in questi termini: +«Cristianissimo Sire, il Signore vuole che i Fiorentini restino +collegati con la Vostra Maestà, ma vuole che sotto la vostra protezione +sia ampliata la loro libertà e non l’autorità di alcuno particolare +cittadino; imperocchè la Divina Bontà ha disposto e deliberato di +mandare, per tutto, a terra i tiranni. Il Signore punirà terribilmente +quei privati cittadini che volessero usurpare il dominio di questa +florida repubblica, come nel passato è avvenuto; perchè questo nuovo +e popolare governo e reggimento è stato fatto da Dio, e non da uomo +alcuno; e perchè Egli ha eletta questa città e vuole magnificarla e +l’ha ripiena dei suoi servi; e chi la tocca, tocca la pupilla del +suo occhio. Onde, o Sire, se voi non obbedirete, e non manterrete +le promesse ai Fiorentini, e non restituirete le loro fortezze, +molte saranno le avversità che vi verranno addosso, ed i popoli si +ribelleranno contro di voi.»[391] + +Chi altri poteva, chi doveva presentarsi al re per liberare la +Repubblica da tanto pericolo, se non colui che sapeva usare un tale +linguaggio? A Poggibonsi, adunque, s’incontravano di nuovo Carlo +VIII ed il Savonarola; il quale, assumendo il suo tono profetico ed +imperioso, ripeteva a voce quelle cose medesime che aveva dette in +iscritto. Rammentava al re, che ora tornava quasi fuggendo verso casa, +come questi nuovi pericoli erano quelli appunto che esso gli aveva già +predetti a Firenze, e che gli aveva riconfermati nelle sue lettere. +«Cristianissimo principe,» egli diceva, «tu hai provocato l’ira del +Signore per non avere mantenuta la fede ai Fiorentini; per avere +abbandonata quella riforma della Chiesa, che il Signore ti aveva per +mezzo mio tante volte annunziata, ed a cui ti aveva eletto con segni +così manifesti. Tu, per ora, uscirai da questi pericoli; ma se non +riprendi l’opera abbandonata, se non obbedisci ai comandi che di nuovo +il Signore ti ripete per mezzo del suo inutile servo, io ti annunzio +che maggiori assai saranno le sventure che ti manderà l’ira di Dio, ed +un altro sarà eletto in tua vece.»[392] Il re parve quasi atterrito +a questo linguaggio, e continuando subito il suo cammino verso Pisa, +pregò il Savonarola di accompagnarvelo. Ma questi, dopo avergli parlato +una seconda volta a Castel Fiorentino, volle tornarsene indietro, per +non avere a capitar nelle mani dei nemici di Firenze. Il 21 di giugno, +egli annunziava dal pergamo che il pericolo era anche questa volta +passato; e di qui pigliava occasione per raccomandare di nuovo le +orazioni, il ben vivere, l’unione ed il governo popolare.[393] + +L’entrata del re a Pisa era, intanto, trionfale. I Pisani gli aprivano +le case dei principali cittadini; le loro donne si privavano di tutte +le gioie per donarle a lui ed ai suoi baroni: così, facendo contrasto +al mal umore che avevano mostrato i Fiorentini, cercavano, contentando +la sua avarizia, tirarlo dalla parte loro. E quando egli, per questi +segni d’affezione, era già assai ben disposto, ecco che, uscendo un +giorno dalla messa, gli vengono incontro le più belle donne pisane +vestite a bruno, colle chiome sciolte, coi piedi nudi, con funi al +collo, in segno dell’odiata servitù, e ad alta voce chiedevano la +loro libertà. Il popolo intero si univa a quelle voci, il re e i suoi +generali parevano commossi a questa scena. Si raccolse, difatti, +il consiglio dei baroni e si tenne, per un momento, serio discorso +d’aiutare i Pisani; ma questo pensiero fu, poi, come tutti gli altri +abbandonato. Ai Pisani non fu data la libertà, ai Fiorentini non si +resero le fortezze, al Savonarola non si tennero le nuove promesse; +ma, pigliando la via di Lucca e Pontremoli, il re insieme coll’esercito +continuava il suo cammino. A Fornovo sul Taro, incontrava gli eserciti +alleati; egli aveva 9000 uomini, i nemici assai di più. Si venne a +giornata il 6 luglio, e fu poi lunga disputa da qual lato fosse stata +la vittoria. Ma certo, il re volendo passare, passò; gli alleati +volendolo impedire, nol poterono. Carlo VIII si fermava ad Asti, ove +s’abbandonò di nuovo ai piaceri; tornava poi lentamente in Francia. — +Il 7 luglio, Ferdinando II d’Aragona faceva la sua entrata in Napoli, +ristabiliva il caduto governo; e non gli restava altro a combattere +se non quelle poche guarnigioni che, ancora non avendo ceduto, si +trovavano sparse nel Regno senza aiuto e senza consiglio. — Così +i Francesi, in meno d’un anno, avevano traversato due volte tutta +Italia, conquistando e perdendo colla medesima facilità; scontentando +ugualmente amici e nemici, nè lasciando di loro altra memoria che di +avidità e di mala fede.[394] + +La loro condotta verso Firenze continuava ad essere sempre la stessa. +Sia che il generale che teneva la fortezza di Pisa ricevesse in segreto +ordini diversi da quelli che il re gli mandava in palese; sia, come +altri dicevano, che egli si fosse innamorato d’una giovane pisana: +certo è, che non solamente non rese mai le fortezze; ma giunse (una +volta che i Fiorentini, combattendo i Pisani, s’erano spinti assai +oltre verso la porta di San Marco), a far fuoco addosso a loro colle +sue artiglierie, ammazzandone parecchi. La Repubblica faceva, per +queste cose, continue rimostranze, mandava nuovi ambasciatori e nuovi +danari al re, prometteva d’aiutare i soldati sparsi nel Regno. Nel +mese di settembre, messer Niccolò Alamanni tornava, finalmente, dalla +Francia, con un ordine espresso del re ai suoi generali e soldati, +che rendessero le fortezze e lasciassero il soldo pisano: ma, lungi +dall’obbedire, nel gennaio del 1496, i Francesi vendettero ai Pisani +la loro fortezza per 14,000 fiorini, ed altri 10,000 ne ricevettero +pel prezzo delle artiglierie che lasciavano. Le fortezze di Sarzana e +Sarzanello furono, per 20,000 fiorini, vendute ai Genovesi; quella di +Pietrasanta ai lucchesi, per 30,000; ai Fiorentini non fu rilasciata +che la fortezza di Livorno.[395] + +Eppure, malgrado tutto ciò, la partenza dei Francesi dall’Italia aveva +peggiorato gravemente le condizioni della Repubblica. Gli alleati, +ormai liberi e sicuri da ogni pericolo, si potevano rivolgere contro +di essa. Odiavano mortalmente quel nuovo governo, e volevano punirlo +per essersi mantenuto fedele alla Francia, e non aver voluto entrare +in quella lega, che essi dicevano aver fatta per liberare Italia dai +barbari. Il pericolo diveniva, quindi, gravissimo; e la sola speranza +che Firenze potesse avere contro nemici così potenti, stava nel poco +accordo che regnava fra di loro. Il papa ed i Veneziani volevano, +infatti, rimettere Piero de’ Medici; ma il Moro, sebbene in apparenza +consentisse a questa proposta, odiava personalmente Piero, andava +d’intesa cogli Arrabbiati, e nutriva qualche lontana speranza di +potere un giorno stendere la sua potenza anche su quella Repubblica. +Nondimeno, fu concluso, per allora, d’incoraggiare il Medici a +raccogliere uomini e danari, onde tentare il suo ritorno in Firenze. +Egli, come è ben da credere, si mise all’opera assai volenteroso; e +sebbene fosse già rovinato nella fortuna e nel credito, pure, fatto il +suo maggiore sforzo, raccolse 10,000 ducati, che pose nelle mani di +Virginio Orsini, acciò radunasse i suoi antichi soldati. E l’Orsini, +che il giorno della battaglia del Taro s’era vergognosamente fuggito +dal campo francese, pigliò con ardore questa occasione, onde mettersi +di nuovo sulla riputazione delle armi. — Nel tempo che Piero e l’Orsini +si sarebbero avanzati verso Firenze, Giovanni Bentivoglio, assoldato +dai Veneziani e dal Moro, doveva irrompere dai confini bolognesi contro +la Repubblica; Caterina Sforza, signora d’Imola e Forlì, mandare da un +altro lato le sue genti a fare lo stesso; i Sanesi e Perugini facevano +sperare larghi aiuti: e così tutto sembrava augurare prospero esito +al tentativo di Piero de’ Medici. Ma quando si venne al fatto, le cose +mutavano aspetto. Piero e l’Orsini s’erano avvicinati colle loro genti, +a piccole giornate, verso i confini della Repubblica; aspettando sempre +gli aiuti promessi, i quali non venivano mai: onde consumavano invano +il tempo e i danari. + +Mentre nel campo mediceo le cose procedevano con tanta freddezza, a +Firenze i cittadini, animati dal Savonarola, mostravano grandissima +energia. Il Frate s’era da più tempo taciuto, a causa dei cresciuti +mali umori di Roma, de’ quali parleremo a lungo nel capitolo seguente. +Ma nel ritirarsi dal pergamo, aveva annunziato che gravi pericoli +sovrastavano alla città, ed aveva fatto votare quella legge contro +i Parlamenti, che doveva essere la guardia principale della libertà. +Ora, verificandosi i pericoli annunziati, il suo nome saliva in nuovo +auge; ed egli, messo da banda ogni riguardo, tornava sul pergamo il +giorno 11 ottobre, per dare animo ai cittadini e incoraggiarli alla +difesa della patria. La sua predica incominciava col discorrere di +cose tutte religiose: — «La vita dell’uomo, o fratelli,» così egli +diceva, «è una milizia continua sopra la terra; e la maggiore milizia +è quella del vero cristiano, perchè egli deve combattere contro ogni +cosa che impedisce lo spirito. Combatte contro il mondo, contro la +carne, contro il demonio; ed è sempre in continua guerra. Così fu degli +Apostoli, così fu dei martiri, così sarà sempre dei buoni cristiani: +Iddio lo vuole, per dar poi a loro maggiore gloria nell’altra vita. +Onde non vi dovete maravigliare se, annunziando noi cose nuove, abbiamo +tanta contraddizione. Io mi maraviglio che non le abbiamo ancora +maggiori. E perchè noi dobbiamo combattere, così siamo tornati in +campo, per rassettare un poco le schiere disordinate ed apparecchiarle +ad una nuova guerra. E vogliamo far due cose: l’una combattere, che +non cesseremo mai insino alla morte; l’altra vincere, perchè le cose +di Cristo debbono sempre avere vittoria. Voi non dubitate di nulla, +chè in ultimo la vittoria sarà nostra; e se io morissi, questa cosa +sarà come l’idra dei poeti, che tagliato un capo, ne uscivano sette.» +Procedendo oltre in questo modo, egli volgeva il discorso dalle cose +religiose alle politiche; e prima discorse ironicamente contro coloro +che dicevano male del nuovo governo. «Magnifici Signori, io vorrei che +quando voi avete qualche cosa difficile alle mani, chiamaste uno di +questi cicalatori e gli diceste: — Di’ su un poco, che s’ha egli a fare +di questa cosa? — E s’ei sa quel che si dice, io voglio perderci il +mantello. Voi vedrete che egli non saprà cosa rispondere, o pure dirà +qualche gran pazzia. E voi allora, togliete un quarteruolo di panico e +ditegli: vien qua, prendi e dài beccare ai polli; ma lascia le cose di +Stato.» + +Questo tuono burlesco continua ancora un poco; e finalmente il +Savonarola, entrando nella quistione grave e seria del giorno, muta +linguaggio e diviene terribile. Egli non vuole mezze misure quando la +patria è in pericolo. In chiesa, sul pergamo, col crocifisso in mano, +egli consiglia apertamente e ad alta voce, di mettere a morte quelli +che vogliono ristabilire la tirannide in Firenze, che vogliono farvi +ritornare i Medici. «Bisogna usare con costoro, come fecero i Romani +contro quelli che volevano rimettere Tarquinio. Tu che non vuoi avere +riguardo a Cristo, vuoi averne ai privati cittadini? Fa giustizia, +ti dico io. _Tagliali il capo; e sia pure il maggiore della casa sua +quanto voglia: tagliali il capo_. Rammentati la legge che si è fatta +contro i parlamenti, insegnala ai tuoi figli, scrivila per tutto. Tu +non devi fidarti in altro che in questo Consiglio Grande, che è opera +di Dio e non degli uomini; e chi vuole mutarlo, chi vuol fare tiranno, +chi vuol fare governo di privati cittadini, sarà dal Signore maledetto +in eterno.» Raccomandava poi energia, coraggio e risoluzione nel +prendere i necessari provvedimenti; perchè «colui che spera negli aiuti +divini senza aiutarsi da sè, tenta il suo Signore.» Queste medesime +cose ripeteva con uguale energia i giorni 15 e 25 dello stesso mese; +e solo quando fu sicuro che il popolo aveva ripreso il suo coraggio, +tornò di nuovo in quel silenzio che gli era imposto da cagioni di cui +fra poco dovremo discorrere. + +L’effetto di quelle parole non tardò molto a farsi sentire. Quattro +giorni dopo la prima predica, si vinceva una provvisione, che, mentre +rimetteva la taglia sopra i Medici, era quasi un generale eccitamento +alle armi. Essa diceva, presso a poco, così: «Avendo Piero de’ Medici, +pel suo tirannico appetito, tentato molte cose contro la libertà +fiorentina, viene per gli Otto della Balía dichiarato ribelle; onde, +secondo gli statuti, può essere impunemente ammazzato. E perchè si +vede perseverare nel cattivo animo, incitando ai danni di questa +città, non solo molti baroni di Roma, ma il sommo Pontefice e quasi +tutti i potentati d’Italia; sperando con questi favori occupare la +vostra libertà, usurpare le vostre entrate, violare le vostre donne e +fanciulle, e riassumere quella tirannica vita colla quale egli e i suoi +antenati hanno tanto tempo afflitto la vostra città: venne pei medesimi +Signori Otto di Guardia e Balía deliberato, che chiunque uccidessi +detto Piero de’ Medici, debba avere fiorini 4000 larghi di oro.»[396] +Più tardi fu messa una taglia di 2000 fiorini anche sulla testa di +Giuliano dei Medici;[397] e furono creati uffiziali per amministrare i +loro beni a vantaggio della Repubblica.[398] + +Ma ciò non bastava, nè il popolo fiorentino si fermava a questo. +Le prediche del Savonarola avevano allora mosso a prendere le armi +Arrabbiati e Piagnoni; perchè l’odio contro i Medici era loro comune, +e la vicinanza di Piero metteva sdegno e paura sì agli uni come agli +altri. I provvedimenti presi furono, quindi, forti e prontissimi. La +guerra di Pisa venne subito sospesa, lasciandovi solo 2000 fanti e +300 uomini d’arme. Mandarono 1000 fanti e 3000 uomini d’arme presso +Cortona, per tener fronte al nemico, che sembrava avvicinarsi da quel +lato. Nel medesimo tempo, venne formato un campo di 1500 fanti e 300 +uomini d’arme, presso al confine dei Sanesi, per impedire che questi +si riunissero coi Medicei. In tal modo Piero dei Medici era come +circondato da ogni lato. Egli aspettava ozioso, fra le Tavernelle e +Panicale, gli aiuti promessi, che non vennero mai. Ed in su questo +aspettare, finivano i danari e l’esercito si scioglieva, partendone +anche lo stesso Virginio Orsini. Così Piero de’ Medici si trovava nella +campagna, solo con qualche soldato, con l’impresa andata a vuoto, +e senza aver fatto altro che raccogliere danno e vergogna, e dare +l’ultimo crollo alla sua già rovinata fortuna. Si dava, dunque, ramingo +alla fuga, e, lamentando la tradita fede e le vane promesse degli +alleati, tornava a Roma per cercare ricovero nella corte o presso i +suoi amici.[399] I Fiorentini, lieti del pericolo superato, rimandavano +le genti a Pisa, e si mettevano in sempre maggiore sospetto della +Lega; la quale, come si vedeva ora troppo chiaro, coprivasi col nome +d’Italiana, per meglio opprimere la Repubblica. + + + + +CAPITOLO SECONDO. + +Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del papa: sua risposta. Un +nuovo breve gli sospende la predicazione; ma i Dieci ne ottengono dal +papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il cappello cardinalizio, +ed egli lo rifiuta. [1495-96.] + + +Il tentativo di Piero dei Medici non riusciva, per l’odio che avevano +contro di lui Arrabbiati e Frateschi: ma quando gli alleati avessero +voluto aiutarlo davvero, la città di Firenze non avrebbe facilmente +potuto resistere alla forza delle loro armi; onde il niun successo +di quella impresa deve attribuirsi ancora al non regnare fra di essi +alcuno accordo. Lodovico il Moro non aveva mai dimenticato le ingiurie +ricevute da Piero dei Medici; e malgrado le continue proteste che +questi ora faceva, di amicizia, anzi di soggezione, egli non lo voleva +ristabilito in Firenze. Andava, invece, d’accordo cogli Arrabbiati, +i quali erano riusciti ad irritarlo fortemente contro al Savonarola, +dandogli ad intendere ch’ei lo pigliasse direttamente di mira, anzi lo +nominasse personalmente nelle prediche che faceva contro i vizi dei +principi italiani, e nelle sue descrizioni del tiranno. Onde, già da +più tempo, s’erano uniti a procurare la rovina del Frate, il Moro e gli +Arrabbiati.[400] Questi, così, ottenevano il loro fine di combattere +il governo popolare, senza parere; mentre il Moro, nel perseguitare un +frate a lui già avverso, si creava degli amici in Firenze, e nutriva le +sue speranze d’avere un giorno a mettervi piede. + +Quanto al resto degli alleati, i Veneziani che non vedevano di buon +occhio questi segreti accordi e maneggi del Moro, favorivano sempre +Piero de’ Medici; ma erano soli a volerlo decisamente rimettere in +Firenze. Il papa stesso vi andava assai freddo, giacchè il suo fine +principale era solo di accrescere stato ai suoi figli: simpatie vere +non aveva per alcuno, ed anch’egli agognava segretamente di stendere +le sue avide mani sulla repubblica fiorentina. Facile assai dovette, +quindi, riuscire agli Arrabbiati ed al Moro, tirarlo con loro nella +sanguinosa guerra che disegnavano fare contro al Savonarola. Ed una +volta acceso il fuoco dell’ira, in quell’animo così tenace nell’odiare, +la cosa procedette da sè stessa rapidamente al suo fine. + +Alessandro VI, noi lo abbiamo detto più sopra, non aveva sul principio +alcuna cagione di particolare odio contro al Savonarola; ma quando +cominciarono, sin dal principio dell’anno 1495, a venir lettere da +Firenze e da Milano, che gli dipingevano il Frate come un audace +accusatore del clero e del Santo Padre; quando quelle prediche, già +per sè stesse ardite, venivano messe sotto ai suoi occhi, alterate, +esagerate, trasformate; quando gli dicevano che il priore di San +Marco era il solo sostegno del partito popolare, il solo autore +dell’odio contro ai Medici; Alessandro cominciò allora a destarsi +ferocemente. Il cardinale Ascanio Sforza, fratello di Lodovico il Moro +e strumento principale nella elezione del Borgia, era quegli che con +maggiore efficacia maneggiava queste trame, e soffiava abilmente in +quel fuoco, appena acceso. A Roma si trovava ancora un altro dei più +fieri persecutori del Savonarola in quel predicatore Frà Mariano da +Gennazzano, che mai non gli aveva perdonato la vergognosa disfatta +da lui ricevuta in Firenze. Egli era dei più attivi a cospirare in +favore dei Medici e contro al Savonarola; lo accusava con ogni sorta di +calunnie; lo chiamava _istrumento del Diavolo_; e pretendendo conoscere +i suoi segreti fini, lo faceva autore di mille trame contro al papa +istesso.[401] + +Il Borgia finalmente si pose all’opera, e cominciò con un’astuzia degna +di lui. Il giorno 25 di luglio 1495, scriveva al Savonarola un breve +tutto pieno di dolcezza. «Diletto figlio,» ei gli diceva, «salute ed +apostolica benedizione! Noi udimmo che, fra tutti quelli che lavorano +la vigna del Signore, tu ti adoperi con maggiore zelo: di che siamo +altamente lieti[402] e ne innalziamo lodi all’Onnipotente Iddio. +Udimmo ancora come tu affermi, quello che pronunzi dell’avvenire, +non procedere da te, ma da Dio: onde desideriamo, siccome è dovere +del nostro pastorale ufficio, discorrerne teco; _acciò, per tuo mezzo +meglio conoscendo quel che a Dio piace, noi possiam praticarlo_.[403] +Così, in virtù di santa obbedienza, ti esortiamo a venir quanto prima +presso di noi, che ti vedremo con amore e con carità.[404]» + +Quel breve era tanto più finamente astuto, in quanto calcolava sulla +buona fede del Savonarola, la quale era invero grandissima. Ma il +carattere del Santo Padre era troppo noto; ed in Firenze si conoscevano +troppo bene le trame degli Arrabbiati, che già avevano col ferro o +col veleno tentato d’ammazzare il Savonarola, ed ora si vantavano +apertamente della loro amicizia con Roma: sì che a niuno poteva essere +nascosto il fine di un invito così stranamente benigno. Era chiaro +che trattavasi o d’ucciderlo per via, o, quando questo non potesse +riuscire, di farlo morire nelle prigioni di Castel Sant’Angelo.[405] +I suoi amici, perciò, vennero a pregarlo che non volesse muoversi +da Firenze, ove la sua presenza diveniva più che mai necessaria, +quando già la partenza dei Francesi faceva correre nuovi pericoli al +governo popolare. Era un caso pel Savonarola assai grave e difficile: +trattavasi o di non obbedire alla chiamata del papa, o di esporsi +ad essere vittima degli Arrabbiati, che volevano in lui uccidere la +Repubblica. Fortunatamente, però, aveva una scusa assai legittima +per non partire. Egli era appena guarito della sua grave infermità +viscerale, da cui si trovava in modo rifinito, che secondo i medici, +ove non sospendesse lo studio e la predica, sarebbe stato in pericolo +di morte. Già alcuni giorni innanzi, egli aveva annunziato queste cose +al popolo, dicendo che la sua malattia lo costringeva a sospendere la +predicazione;[406] ognuno, d’altronde, poteva leggergli nel volto il +suo esaurimento, e vedere come a fatica salisse le scale del pergamo. +È ben vero che, arrivato in presenza del popolo, e cominciato una volta +a parlare, egli riacquistava subito il suo vigore, e sembrava anzi più +fiero e più forte che mai. Ma tutto ciò era solo un momentaneo e quasi +fittizio eccitamento, del quale si risentiva assai spesso in maniera, +che per molti giorni ne restava affatto esausto. Decise, adunque, di +sospendere del tutto le sue prediche, e nello stesso tempo addurre +al papa queste giuste e valide ragioni che l’obbligavano, per ora, a +ritardare la sua partenza. Ma prima di ciò fare, volle pigliar commiato +dal popolo, e dare quei consigli che, nelle presenti condizioni, erano +divenuti necessari. Egli prevedeva i pericoli che soprastavano alla +Repubblica; vedeva che bisognava allora guardarsi, non solo dagli +Arrabbiati, ma ancora dai Medici, tanto più pericolosi, quanto meno +erano temuti. + +Il 28 luglio fece, quindi, una delle sue prediche terribili. La +Signoria venne, quel giorno, in Duomo con tutti i magistrati, ed il +Savonarola saliva il pergamo coll’animo assai contristato. Doveva +prendere commiato dal suo popolo, nel momento in cui la partenza del +re Carlo, e la fede da lui violata, avevano messo la Repubblica in +nuovi pericoli; nel momento in cui i suoi nemici gli movevano guerra +per cominciare colla sua rovina quella della Repubblica, ed erano +abilmente riusciti a fare il papa valido strumento di queste ire di +parte. Se, però, in lui si voleva attaccare la Repubblica, egli vedeva +assai chiaro che nel difendere sè stesso, difendeva il popolo intero. +Onde, sebbene salisse a fatica le scale del pergamo, quando si trovò in +presenza del popolo e riguardò in faccia l’attenta moltitudine, fu come +animato d’un subito spirito. + +Prese a discorrere dei corrotti costumi, e degli scandali che sempre +avevano luogo in Firenze. I giuocatori, i bestemmiatori, le donne di +mala vita, ed altra gente dedita a vizi che il pudore non permette +di nominare, ammorbavano ancora Firenze, e più audaci divenivano a +misura che il Frate era perseguitato: che sarebbe, ora che egli doveva +tacersi? Il Savonarola, perciò, fu quel giorno senza pietà contro +di loro. Raccomandava di punirli severamente, di punirli anche colla +morte, se non si potevano altrimenti frenare. Narrava il delitto di +Acor, e come il Signore si fosse, per quello, adirato contro tutto il +popolo ebreo, nè fu placato altrimenti che colla morte del colpevole. +«Vedi, adunque, Firenze, tu che vuoi essere così pietosa, vedi quello +che fece fare Iddio. Sei tu più savia di Dio? sei tu più misericordiosa +di Dio? sei tu più d’assai di Dio, tu?»... «O Firenze! tu vuoi essere +più clemente di Dio; ma la tua clemenza è una demenza: tu hai una pietà +crudele: fa giustizia, ti dico io, di quel vizio nefario.[407] Io vi +dico che l’onnipotente Iddio vuole giustizia: bisogna levarsi su e +pigliare uno di questi, e menarlo là e dire: costui merita la morte. +Altrimenti, pericolerete voi e la vostra città. Sospendete i balli, +sospendete i giuochi, chiudete le taverne. Io ti dico, o Firenze, che +questo è tempo di pianto e non di festa.» — Queste, però, non erano che +minacce, fatte solo per spaventare il popolo; giacchè il Savonarola +non abbandonò mai la sua naturale moderazione, sebbene più volte si +lasciasse trasportar dalle parole. + +Viene poi a discorrere della profezia; e dice ch’essa è necessaria alla +salute del popolo e della Chiesa, «la quale, oggi, è desolata per la +corruzione de’ suoi capi, per la mancanza di buoni predicatori. Il vero +predicatore dovrebbe mettere in abbandono la sua vita per la verità, e +per cercare la salute del suo popolo: ma dove si trovano oggi questi +predicatori? Io ti dico che sino a tanto si continua così, la Chiesa +anderà sempre in maggiore rovina, l’Italia non avrà più riposo. Te l’ho +già detto, o chierica, per te è nata questa tempesta.» + +Qui muta di nuovo soggetto, e si rivolge alla politica. «Io vi ho +predicato quattro cose: il timore di Dio, la pace, il bene comune e +la riforma del governo, cioè il Consiglio Maggiore: ora non mi resta +che confermarvele.» E così, pigliandole in esame ad una ad una, le +ribadisce con nuovi argomenti. Raccomanda soprattutto l’unione, e vuole +che si facciano Uffiziali di pace, «i quali tolgano questi nomi di +Bigi, di Bianchi e di Arrabbiati, che sono la rovina della città.... +Si solleciti in ogni modo la costruzione della sala del Consiglio; si +prendano, se bisogna, gli operai del Duomo, chè la loro opera sarà così +più accetta al Signore. Si tenga fermo questo Consiglio, si migliori, +si corregga; e sia la sola speranza, la sola fortezza del popolo.» Fu +in questo giorno e in questo punto che il Savonarola propose quella +legge per l’abolizione dei parlamenti, della quale abbiamo più sopra +discorso; e disse quelle tremende parole contro coloro che sempre li +desideravano, «e non si vogliono persuadere che questo Consiglio è +divenuto il padrone di tutto, e deve fare ogni cosa.» Egli non trovava +minacce, non trovava pene bastevoli contro di essi; perchè sapeva che +il Parlamento era l’arme a cui gli Arrabbiati, e massime i Medici, +volevano fra poco ricorrere per mutare la forma del governo. Quando +egli ebbe, così, persuaso al popolo d’assicurarsi contro i nuovi +pericoli, dètte alcuni altri brevi consigli, e s’affrettò a concludere. +Raccomandava alla Signoria di non perdere il tempo continuamente nelle +piccole cose, come troppo si usava in Firenze; ma provvedere solo a +ciò ch’era d’importanza, e commettere il resto agli altri magistrati. +Raccomandava si facesse ogni cosa per incoraggiare il lavoro, «quando +bene si dovessero lasciare le gabelle all’arte della seta e della +lana.» E, finalmente, così prese commiato: «Popolo mio, quando io sono +quassù, io son sempre sano; e se fuori di pergamo io stessi come sto +qua sopra, io starei sempre bene.» «Ma quando sarò disceso giù, credo +che avrò le mie, e per questa ragione starò un pezzo a rivedervi; chè +bisogna pure attendere un poco a guarire. Ricomincerò poi a predicare, +se sarò vivo. Credo di stare un mese, se già le vostre orazioni non mi +rivocassero prima. In questo tempo verrà a predicare Frà Domenico: io +tornerò poi, se sarò vivo.» «Ma il bene di Firenze starà in ogni modo. +Si affatichino pure i malvagi a lor posta, chè questa sementa deve +fruttificare, perchè Iddio lo vuole. Oggi io potrei dirvi chi sono gli +autori dei vostri pericoli; ma non voglio far male a nessuno, e voi li +saprete quando saranno puniti. Io ora concludo, che ho tanto predicato +e sonmi tanto affaticato, che ho abbreviato la vita mia di molti anni, +e sono forte mancato. — Orsù, frate, che premio vuoi tu? — Io voglio il +martirio; io sono contento di sopportarlo; io te ne prego ogni giorno, +o Signore, per amore di questa città.»[408] + +Fatta questa predica, il Savonarola subito rispose al papa, il giorno +ultimo di luglio; e la sua lettera è notevole per decorosa umiltà, e +per nobile franchezza nello stesso tempo. Egli diceva, che il primo +dovere del religioso è certamente l’obbedienza ai superiori; ma, pure, +gli è permesso di addurre quelle ragionevoli scuse che qualche volta +possono farvi ostacolo; e citava a questo proposito le parole di papa +Alessandro IV al vescovo di Ravenna. «Beatissimo Padre,» continuava +poi, «nulla io desidero più ardentemente che vedere la soglia degli +apostoli Pietro e Paolo, per adorarvi le reliquie di tanti Santi; +e assai più volentieri sarei venuto ora, che il Santo Padre si +degna chiamare a sè l’umile servo. Ma esco appena da una gravissima +infermità, che mi ha fatto sospendere la predicazione e lo studio, e mi +tiene ancora in pericolo di vita. + +»Io sono, d’altronde, tenuto d’obbedire più alla benigna intenzione del +comando, che alle semplici parole di esso. Ora, avendo il Signore per +mezzo mio liberata questa città da una grande effusione di sangue, e +ridottala a buone e sante leggi;[409] son molti i nemici, così dentro +come fuori di essa, che avendo desiderato metterla in servitù, e +trovandosi invece delusi, vogliono il mio sangue; e più volte hanno col +ferro e col veleno attentato alla mia vita. Onde io non potrei muovermi +senza manifesto pericolo, e neppure in città posso camminare senza una +scorta armata. Inoltre, questa nuova riforma che il Signore ha voluto +per mezzo mio introdurre in Firenze, ancora non ha ferme radici, e, +senza un continuo aiuto, pericola visibilmente: onde, per giudizio +di tutti i buoni e savi cittadini, la mia partenza sarebbe di danno +grandissimo alla città, mentre riuscirebbe costì di poco profitto.[410] +Io non debbo supporre che il mio superiore desideri la rovina d’una +intera città: spero, quindi, che la Vostra Santità voglia benignamente +tollerare questo indugio; acciò sia condotta a perfezione la riforma +incominciata per volontà del Signore, e per vantaggio della quale, +io ne son certo, Esso ha fatto ora nascere questi impedimenti al mio +partire.[411] + +»Che se la Vostra Santità desidera farsi più certa delle cose da +me pubblicamente predette intorno al flagello d’Italia ed alla +rinnovazione della Chiesa, le potrà leggere in un mio libro che ora +viene alla luce (_Compendium revelationum_). Io volli per le stampe +pubblicare queste predizioni, acciò, se non si verificano, sia chiaro +a tutto il mondo che io sono falso profeta. Quelle cose, poi, che sono +più occulte e che debbono ancora restare nell’arca, non le posso, per +ora, rivelare ad alcun mortale. + +»Supplico, adunque, la Vostra Santità che voglia accettare le mie tanto +vere e così manifeste scuse, e credere che io desidero ardentemente di +venire a Roma; onde non appena potrò, sarò di sprone a me stesso.[412]» + +Il papa non diede a questa lettera alcuna risposta, ma fece +espressamente sapere al Savonarola che accettava le sue scuse.[413] +E questi, ritiratosi in San Marco, attendeva a curare la sua salute, +facendo solo qualche breve discorso ai frati. Nel Duomo predicava in +sua vece Frà Domenico da Pescia, il quale cercava ripetere la dottrina, +imitare lo stile e il modo di porgere del suo maestro.[414] Egli non +aveva nè quella originalità nè quella energia ed eloquenza: nondimeno, +il popolo andava assai volentieri ad ascoltarlo, perchè tutti amavano +quel carattere pieno di sincerità e buona fede, e perchè ognuno sapeva +che Frà Domenico era sotto la direzione del Savonarola. + +Ma quando le cose procedevano così tranquillamente e pacificamente, +ecco, in data del dì 8 settembre, un nuovo ed inaspettato breve venire +da Roma, indirizzato ai frati di Santa Croce, poco amici di quelli di +San Marco. Esso parlava del Savonarola, come d’_un tal Frà Girolamo_, +seminatore di falsa dottrina; e con parole minacciose gl’intimava +d’andare a Roma.[415] Perchè mai questo mutamento e così subita ira, +dopo di avere accettato le scuse? Perchè indirizzare a Santa Croce un +breve che andava a San Marco, ed alimentare, così, quegli odii che pur +troppo regnarono sempre tra i frati di ordine diverso? Era un mistero +inesplicabile davvero; nè altra ragione si poteva allora supporre a +questo procedere, se non che, forse, il papa cercasse metterlo in fallo +davanti agli occhi del popolo, e suscitargli contro l’odio d’altri +religiosi. Ben presto, però, si cominciò a vedere la cagione di quella +nuova ed inaspettata insistenza di volerlo a Roma. I pericoli che dal +Savonarola erano stati predetti nella sua ultima predica di luglio, +si verificavano tutti; e si vedeva quanta ragione egli aveva avuta +d’inveire contro ai parlamenti, giacchè seguiva quel tentativo di +Piero de’ Medici, che il nesso della storia ci ha obbligati a narrare +nel capitolo antecedente. Il Savonarola, perciò, invece d’andare a +Roma, risaliva il pergamo nel mese d’ottobre, e faceva quelle tre +prediche nelle quali lo abbiam visto incoraggiare il popolo alla difesa +della patria: la città intera correva alle armi, il campo mediceo si +scioglieva, e la impresa di Piero, come abbiamo già detto, andava a +vuoto. In che modo il papa restasse adirato contro al Savonarola, per +questo effetto straordinario dalle sue prediche ottenuto, può ciascuno +immaginarlo facilmente. Egli fulminava, nel principio di novembre, +un quarto breve[416] col quale sospendeva del tutto la predicazione +al Frate; e questi, essendo già tornato nel silenzio, non doveva fare +altro che persistervi. Nell’avvento di questo anno 1495, infatti, si +tacque, e Frà Domenico continuava a tenere il suo luogo sul pergamo di +Santa Maria del Fiore. + +L’agitazione del Savonarola, in quei mesi di silenzio e di salute +ancora mal ferma, dovette, però, essere grandissima. Egli si vedeva +tirato a combattere con Roma, per difendere la sua dottrina da accuse +evidentemente calunniose, per difendere la sua vita da quelle insidie +di cui l’odio di parte circondavalo. E nel pensare a difendere la sua +persona, egli doveva trascurare quella riforma politica che tanto bene +s’era avviata, quella riforma di costumi che aveva già dato così felici +risultati. Nè altro i suoi nemici desideravano. Le accuse di eretico, +di seminatore di scandali, di seduttore del popolo e via discorrendo, +non erano credute da coloro stessi che le facevano. Il papa, noi lo +vedremo assai chiaramente, non trovava nulla a ridire sulla dottrina +del Frate; ma esso gli faceva, insieme cogli Arrabbiati e col Moro, +una guerra tutta politica, nella quale si cercava di spegnere in lui +il suo partito. Fino a che la lotta s’era manifestata, qual essa era +veramente, ristretta cioè nella politica, il Savonarola aveva sempre +tenuto la fronte altissima: ma ora il terreno mutavasi, dacchè si +cercava astutamente di nascondere la lotta politica sotto una disputa +religiosa; ed egli vedeva tutta la grave e pericolosa difficoltà della +nuova posizione. Se fosse stata davvero una quistione di domma, avrebbe +potuto sottometterla all’autorità della Chiesa; ma il papa non faceva +che chiamarlo, in generale, seminatore di falsa dottrina, ed imporgli +silenzio. Trattavasi, adunque, o di abbandonare il popolo, per obbedire +ai comandi di uno che evidentemente non aveva altro fine se non quello +di distruggere la libertà fiorentina; o di resistere all’autorità +del pontefice, portare la propria causa innanzi al pubblico, e così +seminare scandali e discordie nella Chiesa. Egli fu rattristato di +molto dolore; ma non esitò un momento a tacersi, aspettando che i +magistrati ed i cardinali amici avessero tentato piegare di nuovo alla +benignità l’animo del Borgia. E dalle lettere che il Savonarola scrisse +in quel tempo, noi vediamo che egli era fermissimamente deciso a non +risalire sul pergamo, senza ottenerne da Roma il permesso.[417] + +Ma se egli si tacque, non perciò dubitava della giustizia della sua +causa: egli non credeva punto validi quei comandi venuti per fini +politici, mossi da informazioni false e calunniose de’ suoi nemici. +Anzi, in quel tempo appunto, cominciava a pigliare nel suo animo sempre +maggiore consistenza il pensiero di trovare un modo onde mettere +fine ai mali che tanto travagliavano la Chiesa. Era, allora, presso +molti buoni e valenti cattolici sparsa l’opinione che la elezione del +Borgia, così patentemente simoniaca, fosse nulla; e che il solo modo +di rimediare ai tanti scandali da lui cagionati, fosse il radunare +un Concilio per deporlo. Alla testa di tutti costoro s’era messo +quel bellicoso cardinale di San Piero in Vincola che fu poi papa +Giulio II:[418] egli chiamava il Borgia marrano ed eretico, e stava +di continuo ai fianchi del re Carlo per sollecitarlo a radunare il +concilio, onde riformare la Chiesa. Nè il re si mostrava da ciò punto +alieno; anzi lo stesso Comines, suo ambasciatore, ci ripete più volte: +«mancò poco che non si venisse al fatto di questa riforma.[419]» +Quando i Francesi passarono la prima volta per Roma, non meno di +diciotto cardinali si erano stretti, insieme con quello di San Piero +in Vincola, intorno al re, per sollecitarlo istantemente di dare +opera alla desiderata riforma. E due volte furono puntati i cannoni +a Castel Sant’Angelo, per impadronirsi della persona di Alessandro, +e raccogliere violentemente il Concilio;[420] ma dipoi, restando il +re sempre più dubbioso quanto più si avvicinava ad una risoluzione, +prevalsero i consigli di quel Brisonnetto, che tanto dominava +sull’animo di Carlo, e tanti favori e danari aveva dal papa ricevuti. + +Fra quelli che sollecitavano il Concilio e la riforma, il Savonarola +era certamente dei più caldi; e se aveva qualche volta esitato a +spingere le cose, pel timore di mettere scandali in quella Chiesa la +cui unione gli era sopra ogni cosa carissima, la condotta del papa +veniva ora a togliere ogni esitazione dall’animo suo. Egli sapeva, +d’altronde, d’avere un valido appoggio nel Cardinale di San Piero in +Vincola:[421] onde, sebbene la prudenza non gli permettesse parlare sul +pergamo di tali materie, non tralasciava di sollecitare il re Carlo con +lettere continue, che ora divenivano, assai più del solito, numerose e +stringenti. + +Tre lettere che noi troviamo indirizzate al re, _post admissionem +regni neapolitani_,[422] furono scritte in questi mesi; e ne fanno +supporre ancora delle altre. In esse il Savonarola parla sempre come il +profeta del Signore: «Rammentatevi,» egli dice al re, «che io ho già +tante volte annunziata la vostra venuta in Italia, quando nessuno ci +pensava; ho predetta la vostra fortuna e i vostri pericoli. Il Signore +v’ha punito perchè, deviando dai suoi comandi, voi avete abbandonato +la sua opera. Ma più gravi saranno le punizioni, se ora non tornate +alla buona via. Io vi annunzio da parte di Dio, che se non mutate modo, +se non mantenete le giurate promesse, se non fate ciò che v’è stato +per mezzo mio comandato, «il Signore rivocherà la vostra elezione da +questo ministero al quale vi ha eletto suo ministro, ed eleggerà un +altro.» Il caso volle che in questi giorni appunto morisse il Delfino +di Francia,[423] con dolore grandissimo del re; il quale, così, sempre +più si andava persuadendo della verità di ciò che il Savonarola gli +profetizzava. Tutto questo, però, non bastava ancora a farlo uscire +da quella sua eterna irresolutezza, con cui sembrava destinato a +scontentare ognuno. + +Intanto il Savonarola perseverava nel silenzio, occupandosi de’ suoi +studi, e scrivendo lettere alla famiglia, ch’era allora oppressa dalla +povertà e da sventure domestiche. Queste lettere ci manifestano che +l’affetto ai suoi parenti era nel Savonarola, come fu sempre negli +uomini veramente grandi, tenace ed inalterabile. Egli raccomandava +affettuosamente ai fratelli, che s’aiutassero vicendevolmente; +perchè, quanto a sè, avendo rinunziato al mondo, non poteva dare +altro che conforto di parole. Coll’animo, però, partecipava a tutte +le loro gioie, a tutti i loro dolori.[424] Alla madre, poi, che aveva +allora perduto il fratello Borso, scrisse una lettera, nella quale +il suo cuore si espande teneramente verso di lei, che era la sua +più forte affezione su questa terra, la confidente più intima de’ +suoi pensieri.[425] E questa lettera è notevolissima, non solo pel +delicato sentire di cui è piena, ma ancora perchè in essa noi possiamo +vedere come il Savonarola che discorre affettuosamente alla madre, +sia identico a quello che predica e fulmina sul pergamo, in faccia +alla moltitudine esaltata. Sono le medesime idee, le stesse parole: +egli è sempre pieno della sua alta e profetica missione; anche alla +madre predica sul ben vivere, sulla vanità del mondo; e conclude +annunziando la sua morte vicina. «Io vorrei che tanta fosse la vostra +fede, che voi poteste, come quella santissima donna ebrea del vecchio +Testamento, vedere senza lacrima i vostri figli martorizzati innanzi +ai vostri occhi. Madre carissima, io non dico questo per non volervi +confortare; ma perchè, se mai avvenga che io debba morire, vi troviate +apparecchiata.»[426] + +In questo mezzo, cominciava a rimettersi la sua salute, e il bisogno +d’attività rinasceva in lui più forte. Ma che fare? Ritornare sul +pergamo senza il permesso di Roma, non voleva; e nel dirigere le +prediche di Frà Domenico, non poteva sperare quei grandi risultati +che aveva ottenuti colle sue. Pure il Savonarola era uomo che trovava +sempre modo a fare il bene; e, quando non poteva il molto, contentavasi +del poco. In quei giorni s’avvicinava il carnevale dell’anno 1496; e +gli Arrabbiati, ora che il Frate taceva, s’apparecchiavano a celebrarlo +come a tempo dei Medici, per dare sfogo a quelle sfrenate passioni, +a quegli osceni sollazzi che erano stati per loro troppo lungamente +repressi. Ed il Frate si propose, invece d’impedirlo. + +L’impresa, però, non era facile quanto a primo aspetto si sarebbe +creduto. I Fiorentini erano stati sempre vaghissimi di quelle feste +carnovalesche; e, venuti poi i Medici, s’erano abbandonati a quegli +eccessi con una sfrenatezza non facilmente credibile: la città intera +diveniva in quei giorni un’orgia, ognuno s’abbandonava al vino ed alla +crapula, il pubblico decoro veniva affatto dimenticato. Colle prediche +del Savonarola, è ben vero, le cose cambiarono molto; ma certe usanze +del carnevale s’erano così profondamente radicate, che nè la nuova +dottrina, nè le mutate leggi, nè i magistrati, con severissimi bandi, +avevano mai potuto distruggerle. E, come è ben naturale, quelli che più +affezione avevano per quelle feste, erano i fanciulli. In quei giorni, +essi usavano di fermare continuamente la gente per via, chiudendo loro +il cammino con certi lunghi pali, che non venivano rimossi, se prima +essi non avevano ricevuta qualche moneta, per far, poi, la sera i loro +pazzi desinari. Dopo de’ quali, accendevano grandi fuochi nelle piazze, +vi ballavano e cantavano intorno; e finalmente, facevano ai sassi con +tanta violenza, che ogni anno più d’uno di loro restava morto per le +vie. Fu più volte proibito questo _pazzo e bestiale giuoco dei sassi_; +furono minacciate pene severissime: ma tutto era inutile. I più savi +cittadini, gli Otto, la Signoria stessa vi s’erano invano adoperati: +la sera, i fanciulli si trovavano in modo eccitati dal baccano di tutto +il giorno, che non v’era pena che li spaventasse. Si pose finalmente a +quest’opera il Savonarola. Dopo avere, negli anni passati, condotto a +così prospero successo la riforma politica e la riforma dei costumi, +ora che le mutate condizioni gl’impedivano di condurre innanzi opere +di sì grave momento, immaginò questa terza e più modesta riforma, che +chiamò _la riforma dei fanciulli_. + +Egli comprese che sarebbe stato assai difficile distruggere affatto +le vecchie usanze: decise, quindi, di mutarle, sostituendo alle feste +carnascialesche delle feste religiose. Su quelle medesime cantonate, +adunque, dove i fanciulli si raccoglievano a chieder danari per le +loro cene, fece costruire piccoli altari, innanzi ai quali dovevano, +pure, stare i fanciulli a chiedere danari; ma invece di spenderli in +gozzoviglie, dovevano darli ai poveri. Si canti pure, egli disse; ma +in luogo di oscene canzoni, sieno inni e laudi spirituali. Ed egli +medesimo volle comporne alcune, tornando così alla poesia da tanti anni +abbandonata: altre ne fece comporre dal poeta Girolamo Benivieni. E +perchè queste cose seguissero con maggiore ordine, fece da Frà Domenico +radunare i fanciulli, ed eleggere fra loro stessi dei capi, alcuni dei +quali si presentarono alla Signoria, ed esposero il fine e l’ordine +della loro riforma. Avutane l’approvazione, quei fanciulli, tutti pieni +della nuova importanza per loro acquistata, si misero volonterosi +all’opera. Invero, neppure in quel carnevale la città fu molto +tranquilla, nè per le vie si poteva camminar molto liberi: ma quella +importunità dei fanciulli non era nuova; nuovo era il fine di carità +a cui era stata dal Savonarola indirizzata. E così, l’anno 1496, si +vide per la prima volta abbandonato il giuoco dei sassi, abbandonate le +smoderate cene, e trecento ducati furono raccolti per darli ai poveri. +L’ultimo giorno di carnevale fu poi fatta una solenne processione, alla +quale assisteva, per la novità del caso, l’intero popolo. Andarono i +fanciulli cantando inni religiosi e visitando le principali chiese +della città: dopo di che depositarono i danari raccolti nelle mani +dei Buoni Uomini di San Martino, acciò li distribuissero ai _poveri +vergognosi_.[427] Alcuni mormorarono contro questa cosa, perchè +mormoravano sempre contro ogni buona opera che venisse dal Savonarola; +ma la generalità dei cittadini e degli uomini dabbene disse che anche +questa volta il Frate aveva saputo fare quel che non era riuscito ad +alcun altro in Firenze.[428] + +In questo mezzo, i Dieci della guerra, che nel nuovo governo si +chiamavano Dieci di libertà e pace, essendosi mantenuti sempre amici +del Savonarola, s’erano efficacemente adoperati perchè il papa gli +concedesse licenza di predicar la quaresima. Ne aveano scritte lettere +continue a molti cardinali, ed all’ambasciatore messer Ricciardo Becchi +cui dicevano: «Non potreste far cosa che a tutti i vostri cittadini più +fusse grata e accetta, e sarà sempre dalla prudenza di tutto questo +popolo riconosciuta» (26 gennaio 1496).[429] Ed, infatti, pare che, +con l’aiuto del cardinal di Napoli e di quello di Lisbona, si riuscisse +a piegare, almeno in parte, l’animo del papa; giacchè, se non si ebbe +un nuovo breve che rivocasse quello di sospensione, fu per mezzo di un +cardinale rimesso al Savonarola l’arbitrio del predicare.[430] + +Un altro fatto, il quale merita di essere particolarmente considerato, +pare che avesse luogo appunto in questi giorni medesimi; sebbene la +data non ci venga con precisione indicata dai molti storici che lo +raccontano. Avendo il papa rimesso le prediche del Savonarola ad +un dotto vescovo domenicano, perchè cercasse se vi era materia di +condanna; questi, dopo averle esaminate, ritornava col volume in +mano, dicendo: «Santo Padre, questo frate dice cose tutte savie, +tutte oneste; esso parla contro la simonia e contro la corruzione +dei preti, che pure è grandissima; egli rispetta i dommi e l’autorità +della Chiesa: onde io cercherei piuttosto farmelo amico, offerendogli, +quando fosse necessario, anche la porpora cardinalizia.» Sia che il +papa cominciasse, ora, a temere del frate, e non volesse altro che +farlo tacere; sia che pensasse tendergli qualche nuova rete; certo è +che, per mezzo di un domenicano a bella posta mandato da Roma, venne +fatta al Savonarola l’offerta del cappello rosso, a patto però ch’egli +avesse nelle sue prediche mutato linguaggio. Qual fosse la confusione +della sua mente al sentire una offerta così inaspettata, quanta +l’indegnazione del suo animo, non è facile descriverlo. Egli aveva ora +in mano le prove visibili che a Roma facevasi mercato d’ogni cosa più +sacra: e tanta fu la piena del suo sdegno, che non seppe dare alcuna +risposta, ma disse solo a colui che faceva la scandalosa proposta: +«venite alla mia prossima predica, e voi udirete la risposta che mando +a Roma.»[431] + +Con tali auspici dovea, dunque, cominciare il quaresimale dell’anno +1496. La folla accorreva con raddoppiata curiosità, a udire quella voce +che i fulmini di Roma avevano per più mesi ridotta al silenzio. Intorno +alla chiesa, che più non bastava a contenere tanta moltitudine, s’era +costruito un alto anfiteatro, che saliva fino alle prime finestre, +con diciassette scalini sui quali sedevano i fanciulli: essi erano +divenuti ora una parte importantissima dell’uditorio del Savonarola, +che spesso indirizzava a loro la sua parola. Andando al Duomo, egli si +trovava in continuo pericolo di vita; perchè molti Arrabbiati volevano +ammazzarlo, e dicevasi che il Moro avesse mandato sicari prezzolati. +Veniva, perciò, circondato da molti de’ suoi amici armati, che si +prestavano volontariamente a difendere la sua vita: essi andavano a +prenderlo in San Marco e, udita la predica, lo riaccompagnavano al +convento, senza mai lasciarlo solo. Quella quaresima era pel Savonarola +un tempo di nuovo e maggiore esaltamento. Egli risaliva sul pergamo +coll’animo traboccante di tristezza e di sdegno: dopo aver durata +una lotta sempre più aspra colla corte di Roma; nel momento in cui +si cercava di corromperlo con una dignità ecclesiastica; veniva per +rispondere all’indegna offerta, e deciso ormai di portare la sua causa +in faccia al mondo. Il suo quaresimale fu più audace di quanti ne aveva +fatti sinora, più eloquente di quanti ne facesse mai il Savonarola. Noi +dobbiamo, perciò, renderne minuto ragguaglio nel capitolo seguente. + + + + +CAPITOLO TERZO. + +Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la quaresima del 1496. + + +Il giorno 17 febbraio 1496, fu un giorno solenne nella vita del +Savonarola. A lui era stato concesso il permesso di predicare ed +offerto il cappello cardinalizio: malgrado ciò, egli vedeva assai +bene che la guerra col papa andava divenendo ogni giorno più fiera, e +che il Borgia voleva il suo sangue. Con tale disposizione di animo, +incominciava il suo quaresimale _sopra Amos e Zaccaria_. Invero, se +non si fosse trattato d’altro che della sua persona, egli si poteva +offerire vittima volontaria alla pace della Chiesa; ma in lui veniva +attaccata principalmente la repubblica fiorentina, di cui tutti lo +riguardavano come la personificazione viva e parlante. Nel difendere +sè stesso, egli difendeva, perciò, la libertà e la religione d’un +popolo intero, che per sua opera cacciando i tiranni, era tornato alla +morale ed alla fede cristiana. Di certo, niuno poteva dubitare delle +sue dottrine religiose: non quel papa che gli offeriva la porpora +cardinalizia; non quegli Arrabbiati che odiavano in lui il severo +riformatore dei costumi, e non sapevano comportare il soverchio rigore +della sua pietà. Nondimeno, ambedue s’erano uniti a nascondere la +quistione politica sotto una quistione religiosa, sperando così di +poterlo vincere più facilmente; ed egli, sicuro della sua coscienza, +veniva ora deciso a difendersi audacemente su questo terreno. + +La Signoria aveva quel giorno dovuto prendere molti provvedimenti per +impedire i disordini che si apparecchiavano. Gli Arrabbiati s’erano +disposti ad ammazzare il Frate, quando lo avessero potuto sorprendere +per via; sapevasi anche dei sicari del Moro: i famigli degli Otto e +alcuni Gonfalonieri delle compagnie percorrevano, quindi, la città +per mantenervi l’ordine. Quando il Savonarola uscì dal convento, lo +schiamazzo e le grida di gioia del popolo che lo attendeva, arrivarono +al cielo; e molti de’ suoi amici armati subito lo circondarono per +difenderlo da ogni insulto, e lo accompagnarono al Duomo. Quel giorno +tutte le passioni erano esaltate: il Savonarola rompeva un silenzio +di molti mesi, che aveva in ognuno cresciuto il desiderio d’udirlo; +veniva a trattare un soggetto gravissimo; e sapeva che la sua predica +doveva essere inviata subito a Roma, alle cui offerte e lusinghe egli +aveva quel giorno promesso di rispondere. Salito che fu sul pergamo, +egli stette col capo alto e volse intorno fieramente lo sguardo; +i suoi occhi, quel giorno, fiammeggiavano come carboni accesi; la +moltitudine era affollata in modo che niuno avrebbe potuto muovere un +passo; l’attenzione ed il silenzio erano tali, che si udiva quasi il +respiro dell’oratore, divenuto per la profonda agitazione assai più +affannoso. Non pertanto egli, frenandosi, cominciava il suo discorso +tranquillamente ed in forma di dialogo. + +«Che vuol dir, frate, che tu sei stato tanto a riposarti, e non sei +venuto in campo ad aiutare li tuoi soldati? — Figliuoli miei, io non mi +sono stato a riposare, anzi io vengo di campo, e sono stato a difendere +una rôcca, che se la fosse andata per terra, forse che anche voi +eravate rotti; ma ora, per grazia di Dio, mediante le vostre orazioni, +l’abbiamo salvata.... — Orsù, Frate, hai tu forse avuto paura d’essere +stato morto? — Figliuoli miei, certo no; che se io avessi avuto paura, +non saria venuto ancora adesso, perchè io porto maggiore pericolo al +presente che prima. — Hai tu dunque avuto scrupolo di coscienza al +predicare? — Non io. — Perchè, dunque? Noi intendiamo che è venuta una +scomunica, e che t’è stato fatto comandamento che tu non predichi. — +L’hai tu letta questa scomunica? Chi l’ha mandata? Ma poniamo caso che +così fosse; non ti ricordi come io ti dissi, che ancora che la venisse, +non varrebbe nulla e non gioverebbe a questi cattivi pieni di bugie?... +— Che è stato dunque? Frate, tu ci tieni troppo a bada. — Ora ve lo +dirò, se voi mi ascoltate pazientemente. — » + +«Io ho detto e pensato: innanzi che io vada, _custodiam vias meas_; +cioè, io riguarderò le vie mie se sono nette da ogni contaminazione. +Vedendo tanta contradizione da tanti luoghi, contro uno omicciuolo +che non vale tre danari, io ho detto nel mio cuore: forse forse che tu +non guardasti bene le tue vie, e però la tua lingua ha fatto errore; +ed holle riguardate ad una ad una. Io ho ricercato solo intorno alla +fede, chè la grammatica e la logica non sono ora il mio ufficio; e +certo, trovai in quella parte la via essere tutta netta;» «perchè +io ho sempre creduto e credo tutto quello che crede la Santa Romana +Ecclesia, e sempre a quella mi sono sottoposto e sottopongo....[432] Io +l’ho scritto a Roma, che se ho predicato o scritto cosa eretica...., +sono contento emendarmi e ridirmi qua in pubblico. Sono sempre parato +alla obbedienza della Romana Chiesa, e dico che sarà dannato chi non +obbedisce ad essa.... Dico e confesso che la Chiesa Cattolica non +mancherà mai infino al dì del giudicio;... ed a chiarire, poi, qual +sia questa Chiesa Cattolica, sono diverse le opinioni, onde io me ne +riferisco a Cristo ed alla determinazione della Chiesa Romana.»[433] + +Dopo che il Savonarola ebbe fatto una dichiarazione così esplicita, +da non lasciar più dubbio d’alcuna sorte sulla cattolicità delle sue +dottrine, venne alla parte più ardita di esse. Egli disse, allora, che +sebbene la Chiesa sia nel domma infallibile, non per questo si è tenuti +d’obbedire ad ogni sorta di comando che ci venga dai superiori, o anche +dal papa. «Il superiore non può comandarmi contro alla costituzione +del mio ordine; il papa non può comandarmi contro alla carità o contro +al Vangelo. Io non credo che il papa voglia mai farlo; ma quando lo +facesse, io gli direi: Tu, ora, non sei pastore, tu non sei Romana +Chiesa, tu erri.»[434] Anzi io dico: «Ogni volta ch’ei si potesse +vedere espressamente, che i comandamenti de’ superiori sono contrari +a quelli di Dio, e massime al precetto della carità, niuno debbe in +questo caso obbedire, perchè egli è scritto: _oportet obedire magis +Deo quam hominibus_.»... «Se però il caso non fosse evidente, o che vi +fosse il menomo dubbio, allora bisogna sempre obbedire.» Ciò premesso, +egli procede oltre e viene al suo fatto particolare, per dire che +non si crede punto obbligato d’obbedire a chi lo vuole allontanare da +Firenze; perchè tutta la città, e fino le donnicciole, conoscono che +questo si cerca per solo odio politico, e che risulterebbe a danno, +non solo della libertà, ma anche della religione. «Quando io vedessi +espressamente che il mio partire d’una città fusse ruina spirituale e +temporale del popolo, non obbedirei a uomo vivente che mi comandasse di +partire... Sì perchè questo sarebbe contro i comandi del Signore; sì +perchè presumerei che il mio superiore non avesse l’intenzione di far +male, e si fosse ingannato per false informazioni. — O tu che scrivi +a Roma tante bugie, che scriverai tu ora? Io so bene quello che tu +scriverai! — Oh che, frate? — Tu scriverai che io ho detto che non si +debba obbedire al papa, e che io non voglio obbedire. Io non dico così: +scrivi come io ho detto, e vedrai che non farà per te.»[435] Infatti, +la dottrina esposta dal Savonarola era tutta cattolica, e per niente +si allontanava da ciò che avevano detto San Tommaso, e molti dottori +e pontefici della Chiesa: nondimeno era tale, che di poco alterandone +le parole, si poteva facilmente farla cadere nell’eresia; e questo +tentavano appunto i suoi nemici. + +Egli, intanto, ripigliava il filo della predica, dicendo: che, dopo +avere esaminato le sue vie e trovatele tutte nette, per aver sempre +sottomessa la sua dottrina alla Chiesa; dopo essersi persuaso che i +brevi venuti da Roma erano nulli, perchè mossi solamente da mendaci +informazioni e contrari alla carità; aveva, nondimeno, deciso di +usar prudenza, e si era, perciò, fino allora taciuto, e così avrebbe +ancora continuato. «Se non che, quando io vidi che molti buoni si +raffreddavano, che i tristi pigliavano animo, che l’opera del Signore +andava per terra; allora io mi decisi audacemente a tornare quassù. +Ma prima mi volsi al Signore dicendo: — Io mi dilettavo della pace e +della quiete; ma tu m’hai tirato fuori mostrandomi la tua luce, ed io +ho fatto allora come la farfalla, che, per desiderio di luce, brucia +le sue ali. Io ho bruciato, o Signore, le ali della contemplazione; +mi sono messo per un mare tempestoso, dove i venti sono da ogni parte +contrari.» «Io vorrei andare al porto e non trovo la via, vorrei +riposarmi e non trovo loco, vorrei star cheto e non parlare; ma non +posso, perchè il verbo di Dio è nel mio core come un foco, il quale, +se io non lo mando fuora, mi arde la medulla delle mie ossa. Orsù, o +Signore, poichè tu vuoi che io navighi in così profondo mare, sia fatta +la tua volontà.» + +Il Savonarola concludeva finalmente questa predica, rivolgendo le sue +parole, prima ai giovani, che egli credeva quasi tutti buoni; e dipoi +ai vecchi, nei quali aveva assai minore fiducia. — «In voi, o giovani, +sono le mie speranze e le speranze del Signore. Voi governerete bene +la città di Firenze, perchè non avete preso la cattiva piega dei +padri vostri, che non si sanno spiccare dal reggimento tirannico, nè +sanno quanto è grande questo dono che il Signore ha fatto al popolo, +della sua libertà.» «Voi, invece, o vecchi, voi state tutto il dì ai +circoli e sulle botteghe a dir male, e con vostre lettere scrivete +molte bugie fuor della città di Firenze. E perciò molti dicono che io +ho conturbata la Italia; e questo mi è stato scritto anche in carte +autentiche. Oh insensati! _Quis vos fascinavit non obedire veritati?_ +Dove sono le squadre mie e li danari da conturbare l’Italia?... Io non +conturbo Italia, ma bene annunzio che la deve essere conturbata.» «Io +annunzio che i vostri peccati affrettano il flagello. Una gran guerra, +o incredulo, ti farà lasciare la pompa e la superbia. Una grande +pestilenza vi farà lasciare le vostre vanità, o donne; popolo minuto e +mormoratore, una grande carestia ti farà stare cheto. Cittadini, se voi +non vivete col timore di Dio e non amate il governo libero, il Signore +vi farà mal capitare, e serberà solo ai vostri figli le felicità +promesse a Firenze.»[436] + +Così finiva questa predica, nella quale il Savonarola restringeva, +come in un quadro, tutto ciò che voleva dire nelle altre di quella +quaresima. Le sue dottrine sono ardite, le accuse che muove contro Roma +sono audaci, le parole con cui descrive il flagello che s’avvicina +son parole di fuoco; ma nulla di ciò ch’ei dice può essere appuntato +d’eresia. Noi dobbiamo anche ammirare la sua prudenza, che mai non gli +permise di muovere sul pergamo discorso intorno alla simoniaca elezione +del Borgia, od alla speranza del concilio; nè gli fece fare allusione +d’alcuna sorte alle offerte dal papa ricevute. La sua generosa indole +non gli permetteva di prendere vantaggio d’un fatto, che, giovando +solamente a lui, poteva seminare scandalo nella Chiesa. In tutto questo +quaresimale, noi troviamo il Savonarola sempre uguale a sè stesso; +essenzialmente cattolico, ma, nello stesso tempo, pieno d’un coraggio +e d’una indipendenza morale, che pochi ebbero prima o dopo di lui; +non vi è cosa al mondo che lo spaventi, non vi è cosa che lo faccia +retrocedere dalla sua via. Egli è solo a difendere la libertà del +popolo, la libertà della propria ragione e della propria coscienza; +ma pur tiene alta sul pergamo la sua bandiera, e sta fermo in faccia +a tutti i principi d’Italia, in faccia alla corte di Roma, che fulmina +mal consigliati brevi; nè teme i veleni e pugnali degli Arrabbiati, che +nelle vie, in chiesa, sul pergamo stesso lo minacciano. + +Le sue accuse contro i vizi di Roma, contro la falsa e ipocrita +religione de’ suoi tempi, furono in questa quaresima continue e +terribili. La seconda domenica, faceva su questo soggetto una predica +divenuta celebre;[437] non tanto per l’audacia, che non era insolita, +quanto per essere stata di quelle sospese dalla corte di Roma. Egli +cominciava con una strana interpetrazione di queste parole: _Audite +verbum hoc, vaccæ pingues quæ estis in monte Samaria_. «Vien qua: chi +sono quelli che dicono che io debbo predicare la Scrittura Sacra?... +Io non predico altro, io. Se tu sapessi quello che è la Scrittura +Sacra, tu non diresti così. Tu dovevi dire, più presto, predica Tullio +e Virgilio, e non t’avrei allora trovato; ma la Scrittura Santa +la ti troverà in ogni luogo. Orsù, io predicherò la Scrittura; io +voglio ubbidirti. Dimmi, come esporrai tu questa Scrittura: _O vaccæ +pingues_.... A me queste vacche grasse vogliono dire le meretrici +d’Italia e di Roma.... Eccen’egli nessuna in Italia e in Roma? Mille +sono poche a Roma, diecimila sono poche, quattordicimila sono poche; +quivi uomini e donne son fatte meretrici.» E così continuando, descrive +i vizi di Roma con parole che ai nostri tempi non si potrebbero tutte +ripetere. Si rivolge, quindi, al popolo per accusare la sua falsa e +ipocrita religione, che si appaga solo di cose materiali. «Voi siete +corrotti in tutto, nel dire e nel tacere, nel fare e nel non fare, +nel credere e nel discredere. Voi parlate contro alla profezia; ed +ecco viene un tale e vi racconta uno strano sogno, e voi gli credete; +vi dice: digiunate il tale sabato, alla tale ora; e voi lo fate e +credete di essere salvi. Io vi dico che il Signore non vuole il tale +sabato o la tale ora; ma vuole che per tutta la vita vi allontaniate +dal peccato. E voi, invece, siete buoni una ora del giorno, per esser +poi cattivi tutta la vita. — Osservateli negli ultimi tre giorni +della settimana santa. Ecco» «costoro vanno attorno alle indulgenze e +perdoni. Va di qua, di là; bacia San Pietro, San Paolo, quel santo, +quell’altro. Venite, venite, sonate campane, apparecchiate altari, +ornate le chiese; venite tutti, quei tre giorni innanzi Pasqua, ma non +poi più là. Dio se ne ride dei fatti vostri, e non si cura di vostre +cerimonie,... perchè voi sarete dopo Pasqua peggiori di prima. Tutto +è vanità, tutto è ipocrisia nei nostri tempi; la vera religione è +spenta.»[438] Ed altrove: «Che vuol dire che se io dicessi: dammi dieci +ducati per dare a un povero, tu nol faresti; ma se io ti dico: spendine +cento in una cappella qua in San Marco, tu il faresti? Egli è per +mettervi l’arme tua, e lo farai per tuo onore e non per onore di Dio... +Guarda per tutti i luoghi dei conventi, tu gli troverai pieni di arme +di chi li ha murati. Io alzo il capo di sopra a quell’uscio, io credo +che vi sia un crocifisso, ei v’è un’arme; va più là, alza il capo, ei +v’è un’altra arme; ogni cosa è pieno d’arme. Io mi metto un paramento, +io credo che vi sia un crocifisso dipinto, ella è un’arme che vi hanno +messa acciò si veda meglio dal popolo. Questi sono, adunque, i vostri +idoli ai quali voi destinate i vostri sacrifici?»[439] E quando egli ha +descritto e condannato la corruzione de’ suoi tempi, massime nel clero, +allora si volge sempre ad annunziare il flagello a Roma ed all’Italia. + +«Apparecchiati, dico, che la tua bastonata sarà grande, o Roma. Tu +sarai cinta di ferro, tu andrai a spade, a fuoco e fiamme... Povera +Italia! come ti vedo tutta conquassata; poveri popoli! come vi +vedo tutti oppressati.....[440] Italia, tu sei inferma d’una grave +infermità... Roma, tu sei inferma d’una grave infermità _usque ad +mortem_. Tu hai perduto la tua sanità, ed hai lasciato Iddio; tu sei +inferma di peccati e di tribolazioni.... Se tu vuoi guarire, lascia li +tuoi cibi; lascia la tua superbia, la tua ambizione, le tue lussurie, +la tua avarizia: questi sono i cibi che ti hanno infermata, questi sono +quelli che ti conducono a morte... La Italia se ne ride, la Italia se +ne fa beffe e non vuole la medicina; ma dice che il medico farnetica... +O increduli, poi che non volete udire nè convertirvi, il Signore dice +così: — Giacchè la Italia è tutta piena di giudicio di sangue...; piena +d’iniquità, di meretrici, di ruffiani e scellerati; io condurrò in essa +la più pessima gente che si trovi;... abbasserò i suoi principi e farò +cessare la superbia di Roma. Questa gente possederanno li santuari +loro, deturperanno le chiese loro: da poi che l’hanno fatte stalle +di meretrici, io le farò stalle di porci e cavalli; perchè questo +manco dispiace a Dio, che il farle stalle di meretrici. Quando verrà +l’angustia, quando verrà la tribolazione, non avranno pace; vorranno +convertirsi e non potranno; saranno conturbati e smarriti. — O Italia! +sarà allora conturbazione sopra conturbazione; conturbazione di guerra +sopra la carestia, di pestilenza sopra la guerra; conturbazione da +una parte, conturbazione dall’altra. Sarà lo audito sopra lo audito; +cioè udirassi da una parte uno barbaro, ecco dall’altra parte un altro +barbaro. Sarà uno audito dall’oriente, uno dall’occidente; da ogni +parte audito sopra lo audito.» «Cercheranno, allora, le visioni dei +profeti e non potranno averle, perchè il Signore dice: — Ora tocca +di profetare a me. — Andranno all’astrologia, e non varrà loro nulla. +Perirà la legge dei sacerdoti e perderanno le loro dignità; i principi +si vestiranno di cilizio; i popoli saranno conquassati di tribolazioni. +Tutti gli uomini perderanno lo spirito, e come hanno giudicato, così +saranno giudicati.»[441] + +Ecco in che modo descrive, altrove, il flagello della peste che verrà +in Italia. «Credetelo a questo frate, che non basterà la gente a +seppellire i morti, e non vi sarà modo a fare tante sepolture. Saranno +tanti morti per le case, che andranno gli uomini per le strade dicendo: +mandate fuora i morti; e metterannoli sulle carra e sui cavalli, ne +faranno monti e arderannoli. Passeranno per le vie gridando forte: Chi +ha morti! chi ha morti! Verranno alcuni fuora e diranno: ecco il mio +figliuolo, ecco il mio fratello, questo è il mio marito... Andranno +ancor di nuovo per le strade gridando: Ècci più nessun morto? Chi +ha più morti? E rarificherassi la gente in modo, che ne rimarranno +pochi!»[442] + +E così continua il Savonarola in tutto questo quaresimale. Egli prima +descrive i peccati di Roma e dell’Italia; annunzia poi il flagello, +per concludere sempre invitando i popoli alla penitenza. «_Heu! Heu! +Heu! fuge de terrâ Aquilonis._ Fuggitevi dalla terra d’Aquilone, cioè +dai vizi, e tornate a Cristo..... Ecco ch’ei viene un tempo oscuro; +ecco ch’ei pioverà fuoco e fiamme, pietre e sassi; e sarà un tempo +torbido... Io vi ho messo tra quattro venti, dice il Signore; cioè tra +prelati, principi, preti e cittadini cattivi. Fuggitevi dai vizi loro, +raccoglietevi tutti insieme in carità.... _Fuge, o Sion, quæ habitas +apud filiam Babilonis_.... Fuggitevi, cioè, da Roma, perchè Babilonia +vuol dire confusione; e Roma ha confuso tutta la Scrittura, ha confuso +insieme tutti i vizi, ha confuso ogni cosa. Fuggitevi, dunque, da Roma; +tornate a penitenza.»[443] + +Questa continua descrizione delle miserie d’Italia è, invero, così +viva, così evidente, che il Savonarola sembra quasi trasportato +dalla sua fantasia nell’avvenire, ed esservi come presente. Nè meno +straordinaria è la costanza con cui annunzia la sua vicina morte, +l’insistenza con cui sempre ripete: «Il giorno in cui potrete fare +di me ciò che vorrete, ancora non è arrivato; _sed adhuc modicum +tempus vobiscum sum_....[444] Io ho detto al Signore: — Lascio a te +il pensiero di quest’opera; io non sono che strumento nella tua mano. +— Ed egli: — Lascia fare a me. A costoro avverrà come ai Giudei che +si credettero spegnermi col mettermi in croce, ed invece dilatarono +il nome mio in tutto il mondo. — Io, adunque,» così conclude il +Savonarola,» voglio, come buono capitano, combattere e lasciarvi anche +la pelle.»[445] + +Ma, sebbene egli sempre resistesse, sebbene il papa non riuscisse +mai a piegarlo; questi era, però, riuscito a metterlo sulla difesa. +Sino ad ora, la vita del Savonarola è stata sempre un dirigere, un +comandare, un infondere le sue idee e la sua volontà nella moltitudine, +un allargarsi in una sfera sempre più larga; ma adesso, con grave +danno del popolo, il campo della sua attività si restringe: egli +deve pensare, invece, a difendere la sua dottrina e la sua vita. I +suoi nemici crescono da ogni parte; essi hanno deciso che, se pure la +repubblica resterà in piedi, deve perire almeno chi n’è stato autore; +già circondano da ogni lato il misero Frate. Il quale si difende e +combatte con sempre maggiore energia; grida all’Italia ed al mondo +intero, che in lui si vuole uccidere la repubblica, distruggere i +diritti inviolabili dell’umana ragione e della coscienza: ma, intanto, +ha quasi dovuto abbandonare la riforma dei costumi e la riforma +politica; la sua posizione è essenzialmente mutata, diviene ogni giorno +più difficile e piena di maggiori pericoli. + +La politica, però, non fu neppure in questa quaresima del tutto +abbandonata; giacchè si presentò un’occasione di tornarvi per qualche +giorno. Erasi, allora appunto, finita di costruire la nuova sala +del Consiglio Maggiore, di cui, sin dal principio del nuovo governo, +era stata affidata la cura al celebre architetto Cronaca; ma questi +condusse la cosa con molta lentezza, fino a che il Savonarola non +cominciò a sollecitarla nelle sue prediche. Allora si procedette, +invece, con tanta celerità, che i popolani andavano dicendo, avervi +messo mano gli angeli.[446] Il 25 febbraio, vi si radunarono 1,753 +persone, che procedevano alla elezione della nuova Signoria.[447] +Ed il Savonarola, tutto lieto in questa solenne occasione, volgeva +alla politica due prediche del suo quaresimale.[448] Il suo discorso +trattava particolarmente sul modo di fare le elezioni, e condannava +aspramente quello spirito di parte che sempre le adulterava.[449] «Sono +molti che vanno seminando polizze per la città, le quali dicono: non +eleggete il tale. Io vi dico: non fate ciò che suggeriscono queste +polizze. Se quelli i quali non volete che sieno eletti, son cattivi, +voi potete dirlo apertamente in Consiglio, ora che non c’è tiranno. +Vieni, adunque, fuori e di’ su franco: il tale non è buono a questo +uffizio. Se poi è buono, lascialo eleggere.»[450] Ed altrove: «Intendo +che sonvi alcuni in Consiglio che, quando uno va a partito, dicono: +diamoli la fava nera o bianca, perchè egli è della tal parte. _Et quod +pejus est_, intendo che v’è alcuni che dicono: egli è di quelli del +Frate, diamoli le fave nere.[451] Come! hovvi io insegnato così? Io non +ho amico nessuno, se non Cristo e chi fa bene: non fate più così, chè +questa non è mia intenzione, e voi fareste presto nascere divisione. +Chi rende le fave, le dia a chi pare a lui che sia buono e prudente; +secondo la coscienza sua, come io v’ho detto altre volte.»[452] E qui +vogliamo osservare, che il Savonarola, quale noi lo vediamo nelle sue +prediche, nei suoi scritti, nella storia vera dei fatti, è ben diverso +da quello che ci hanno dipinto i tanti biografi antichi e moderni. +Dove è mai quello spirito di parte che, secondo alcuni, era il solo +movente delle sue azioni? Dov’è quel desiderio di aiutare i suoi amici +e deprimere gli altri? Dove sono quelle idee ristrette, quei principii +poco generosi? Noi troviamo, invece, un uomo di altissime vedute, +di nobili principii, pieno di disinteresse, amante della libertà +per tutti, senza volerne eccettuare quegli stessi che cercavano di +ammazzarlo. + +Dopo avere, in quella solenne occasione, insistito a lungo sul fare +buone elezioni, senza spirito di parte; egli raccomandava affezione +al Consiglio maggiore, al nuovo governo ed alla libertà. E, per +maggiormente infonderne l’amore nel popolo, fece in ambedue quelle +prediche una lunga descrizione del tiranno, e dei mali che esso produce +nelle città che opprime. «Tiranno,» egli diceva, «è nome di uomo di +pessima vita, che vuole tutto per sè e niente per altri, nemico di Dio +e degli uomini. Egli è superbo, è lussurioso, è avaro; e come questi +tre vizi contengono in germe tutti gli altri, così ne segue ch’egli +contiene in germe tutti i vizi di cui l’uomo è capace. Esso ha corrotti +ancora tutti i sensi: gli occhi al vedere lascivie; le orecchie ad +udire laude per sè e vituperio per altri; il palato al vizio della +gola; e così via discorrendo. Corrompe i magistrati, è rubatore di +vedove e pupilli, opprime il popolo, favorisce coloro che lo eccitano a +rubare il Comune. È pieno di sospetto e tiene spie per tutto; vuole che +ognuno apparisca sciocco al suo cospetto e che sia suo schiavo; onde, +dove è tiranno, non si può nè operare nè parlare liberamente. In questo +modo il popolo diventa pusillanime, ogni virtù è spenta, ogni vizio +esaltato. Ecco, o Firenze, quello che ti tocca se tu vuoi tiranno. Esso +è causa di tutti i peccati che si commettono nel popolo; onde sarà +chiamato a renderne conto innanzi a Dio, e porterà la pena dei suoi +e degli altrui falli. E tu cittadino che lo seguiti, tu non sei meno +misero di lui. La tua lingua è schiava nel parlargli, i tuoi occhi nel +guardarlo, la tua persona è sempre schiava di lui, la tua roba è sua; +ti tocca delle bastonate e bisogna dire: gran mercè! Tu sei misero +da ogni parte. E queste,» così concludeva il Savonarola, «sono le +miserie del tiranno e di coloro che lo seguitano; le quali essi hanno +a sopportare in questa vita, per aver, poi, nell’altra la dannazione +eterna.»[453] Questa descrizione egli la svolgeva minutamente, +esponendo passo a passo tutta la vita, tutte le passioni, tutte le +oppressioni del tiranno. E questo ritratto spaventoso e terribile, +fatto qualche volta con arte grandissima, veniva da lui presentato +di continuo agli occhi del popolo, per concludere sempre: «Ecco, o +Firenze, quello che tu vai cercando.» + +In questa quaresima, il Savonarola volgeva il discorso ancora a quei +fanciulli che sedevano in grandissimo numero sull’anfiteatro del +Duomo. Raccomandava la carità e lo studio; voleva che niuno di loro +ignorasse, almeno, i principii della grammatica; ed ai padri imponeva +non risparmiassero per ciò nè spesa nè fatica. Raccomandava, del pari, +che si guardassero dal vestir troppo presto l’abito ecclesiastico, e +dava altri utili consigli.[454] Avvicinandosi, intanto, la Domenica +delle Palme, ordinava per questi fanciulli una solenne ed assai utile +processione. Erano allora stati eletti gli uffiziali del Monte di +Pietà; ed il Savonarola che l’aveva tanto favorito, volle che fosse +dai fanciulli solennemente aperto.[455] Nella domenica delle Palme, +adunque, fu sin dal mattino apparecchiato in chiesa un tabernacolo, +su cui era dipinto Gesù Cristo quando entra in Gerusalemme sopra +l’asinello. Venne più tardi il Savonarola, e fece a tutti i fanciulli +riuniti una predica piena di buoni consigli, la quale concludeva +così: «O Signore, dalla bocca di questi fanciulli verrà la tua vera +laude. Li filosofi ti lodano per lume naturale, e costoro per lume +soprannaturale; li filosofi per amor proprio, e costoro con semplicità; +li filosofi con la lingua, e costoro con le opere.» Rivolgendosi poi +a tutto il popolo, col Crocifisso in mano diceva: «Firenze, questo è +il re dell’universo, questo vuole essere il tuo re. Lo vuoi tu?»[456] +Al che, tutti ad alta voce e molti piangendo, rispondevano di sì; ed +il Frate scendeva dal pergamo fra l’entusiasmo del popolo e il fremito +degli Arrabbiati, che, sebbene si tenessero lontani e in disparte, +non lo perdevano mai di vista. Il giorno, i fanciulli vestiti di +bianco andavano col tabernacolo in processione, e, visitate le chiese, +si fermarono in piazza a cantare una canzone di Girolamo Benivieni +sulla futura felicità di Firenze.[457] Fatta poi una larga raccolta +di limosine, le portarono agli ufficiali del Monte di Pietà, con +questa processione solennemente aperto da quei fanciulli che, sotto la +direzione del Savonarola, avevano lasciate le feste carnascialesche per +darsi alle opere di carità.[458] + +Se, però, noi vogliamo eccettuare queste due occasioni in cui venne +aperta la sala del Consiglio ed il Monte di Pietà, il Savonarola non +fece, in tutta la quaresima, altre prediche che mirassero al pratico +vantaggio del popolo fiorentino. Egli procedette oltre nel modo stesso +che aveva cominciato; ed il giorno ottavo dopo la Pasqua, fece l’ultima +predica di quel quaresimale, la quale ne era la conclusione, come +la prima erane stata, per così dire, il programma. In esse trovansi +raccolte tutte le idee principali che il Savonarola s’era proposto +di esporre. Quell’ultimo giorno, infatti, egli di nuovo si sottomise +esplicitamente all’autorità della Chiesa Romana, dicendo che essa +starà ferma in eterno, e sarà dannato chiunque se ne vuol separare; +riconosce l’autorità del papa in quelle parole del Vangelo: «Tu sei +Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa; e ciò che tu +legherai in terra, sarà legato in cielo.» Ma dopo ciò, egli ripete +di nuovo: «Noi, però, non siamo tenuti d’obbedire a tutti i comandi. +Se essi vengono per false informazioni, non sono validi; se essi +contrastano evidentemente alla legge di carità che è nel Vangelo, si +deve resistere, come San Paolo resistette a San Pietro. Noi dobbiamo +supporre che ciò non sia possibile; ma quando pur fosse, bisogna allora +rispondere al superiore: tu erri, tu non sei Romana Chiesa, tu sei +uomo e peccatore.» Appoggiava il Savonarola queste idee sull’autorità +di molte citazioni, le dichiarava con molti esempi. «Se il mio +superiore mi comanda di abbandonare la povertà, io resisto; se il tuo +confessore ti comanda cosa che è contro a Dio, tu devi resistergli e +condannarlo: quando la cosa è per sè evidente, non bisogna temere di +nulla, ma seguire solo la via del bene.» Quantunque, però, sostenute +dall’autorità dei dottori, queste idee sembravano assai ardite, erano +come un grido di guerra. Nè forse il Savonarola stesso le avrebbe +esposte sul pergamo, se egli non si fosse convinto che la elezione di +papa Alessandro era nulla,[459] e non avesse nudrito ferma speranza +che il Concilio doveva presto venire a riordinare i mali della +Chiesa, desolata da tanti osceni scandali, da tanti delitti, da tanto +abbominio. + +Venendo poi al caso particolare della sua disputa con Roma, ripeteva +quel giorno: «Chi non sa che il breve è venuto per secondare i nemici +miei e della repubblica, i quali spargono bugie e calunnie contro +di me? Chi non sa che la mia partenza sarebbe non solo con pericolo +grandissimo della mia vita, ma ancora con danno di questo popolo ed +a rovina della libertà? Che il buon costume sarebbe abbandonato, che +la religione anderebbe per terra? Questo, e non altro, vogliono i +nostri nemici. Io, adunque, debbo credere che il Santo Padre sia stato +ingannato dalle false accuse dei miei detrattori: obbedisco, piuttosto, +a quella che debbo credere sua intenzione, e non voglio supporre che +esso desideri la rovina di tutto un popolo.» + +E quel giorno ancora annunziava al popolo la sua morte. — «Qual sarà la +fine della guerra che tu sostieni? — Se tu mi domandi in universale, +ti rispondo che sarà la vittoria; se tu mi domandi in particolare, ti +dico, invece, morire ed essere tagliato a pezzi. Ma ciò servirà solo +a sempre più dilatare questa dottrina, la quale non viene da me, ma +da Dio. Io non sono che strumento nella sua mano; onde sto deciso a +combattere fino all’ultimo.» Raccontò di avere, nella scorsa notte, +avuta una visione, durante la quale parevagli di vedere un Crocifisso +sorgere fra Roma e Gerusalemme. Da esso scorreva un fiume di sangue, +in cui gl’infedeli mostravano grande desiderio di bagnarsi, mentre +i cristiani andavano quasi renitenti. Quindi le tenebre ricoprivano +la terra, pioveano fuochi, saette; e così via discorrendo. Da ciò, +l’oratore pigliava argomento a fare un’altra di quelle animate ed +eloquenti descrizioni dei flagelli d’Italia,[460] di cui tutto il +quaresimale è pieno; e così concludeva. + +In queste prediche vi sono davvero delle pagine che mostrano con grande +evidenza, come in altre condizioni e con altri studi, il Savonarola +sarebbe stato il più grande oratore italiano. V’è nelle sue parole un +ardore, un fuoco d’una eloquenza tutta originale. Il suo linguaggio è +affatto nuovo, e nel modo stesso che egli concepisce l’idea, ritrova +anche una forma tutta propria; le sue immagini si presentano con forza +e, quasi con violenza, dominano la immaginazione dell’uditorio. Se a +ciò vogliamo, poi, aggiungere la forza del gesto e del suo accento, +comprenderemo allora tutto il grande entusiasmo del popolo fiorentino. +L’impressione che il Savonarola produsse in questa quaresima, fu +superiore a quella di tutti gli altri anni; per tutto corse la fama di +queste prediche; l’odio degli avversari giungeva al colmo; l’entusiasmo +dei seguaci diveniva fanatismo; i principi d’Italia protestavano; +il papa era pieno di feroce ira, e quasi gli pareva che il Vaticano +tremasse sotto i fulmini di quella eloquenza. — Ma delle passioni che +si destarono allora da ogni lato, noi discorreremo nel capitolo che +segue. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + +Scritti diversi intorno alla dottrina del Savonarola. Lettere che +gl’indirizzano vari principi, e sue risposte. Colloquio del Papa +coll’ambasciatore fiorentino. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e +predica nelle feste _sopra Rut e Michea_. [1496.] + + +Per ben comprendere quale e quanta fosse l’impressione prodotta +dalle prediche del Savonarola, bisognerebbe leggere le lettere che +si scrivevano in quei giorni a Firenze.[461] Sembra, davvero, che i +Fiorentini non sapessero ragionare d’altro che del Frate, e che niuno +di loro potesse più stare nei limiti del vero. Alcuni dicono ch’ei si +fa beffe d’una scomunica già arrivata;[462] che tratta il papa peggio +che turco, i principi d’Italia peggio che eretici: altri assicurano +ch’egli vuol rivelare sul pergamo i peccati de’ suoi persecutori; che +s’apparecchia a far nuove e più maravigliose profezie. Chi dice che +esso è divenuto il tiranno di Firenze; e chi, invece, ch’egli fra poco +ridurrà a mal partito i nemici della repubblica, se non li distrugge +con qualche miracolo: ognuno si aspetta cose grandi e maravigliose. E +così, esagerandosi da una parte per odio e mala fede, da un’altra per +fanatismo ed affezione, gli animi si andavano sempre più esaltando, e +le passioni ricevevano ogni giorno nuovo alimento. + +Nello stesso tempo, cominciava ad uscire per le stampe un numero così +grande di strani opuscoli, che minacciavano, quasi, voler formare +un nuovo genere di singolare letteratura. Da una parte, si esaltava +insino alle stelle il nome del Frate; da un’altra, non si trovavano +parole, accuse, contumelie bastevoli per denigrarlo. Invero, il merito +letterario di quegli scritti non inviterebbe molto a discorrerne; ma +pure ritraggono così bene i tempi e gli uomini, che dobbiamo fermarci a +dirne qualche parola. + +Uno dei più notevoli fra questi opuscoli, si chiamò _Oraculum de +novo sæculo_:[463] fu scritto dal Nesi, discepolo assai riputato di +Marsilio Ficino, e tutto pieno delle sue idee neoplatoniche. Il titolo +stesso del libro dava subito a conoscer l’autore per un seguace del +Savonarola: si discorre, infatti, d’una strana visione, in cui il +Nesi, trasportato in un altro mondo, ragiona a lungo con le ombre +di Enea e di Platone, il quale ci vien descritto come precursore del +Cristianesimo. L’autore incontra, poi, il gran Pico della Mirandola, +che, menandolo per le sfere celesti, gli mostra in esse un riscontro +della dottrina del Savonarola; e mentre continuano questo celeste +viaggio, il Pico esalta l’ingegno, il cuore, il carattere del Frate, +e conclude dicendo: _sed quid plura? Christi est in omnibus æmulator +egregius_. + +Un predicatore in San Spirito attaccava la nuova dottrina, scagliava +ogni giorno ingiurie contro al Savonarola, e lo sfidava ad entrare nel +fuoco.[464] Questi, invece, lo disprezzava, e non faceva alcun caso +delle sue parole: ma ecco subito venire in risposta un opuscolo di +messer Filippo Cioni, notaio fiorentino, che prendeva la difesa del +Frate.[465] Un altro avversario, per poterlo vie meglio ferire, pensa +di fingersi suo seguace, e stampa una lettera, nella quale, sotto forma +di dubbi, ripete le solite accuse che si fanno contro al Savonarola: +che egli, cioè, semina scandali nella Chiesa, disobbedisce a Roma, si +chiama profeta, e via discorrendo.[466] Domenico Benivieni, fratello +del poeta e autore d’un gran numero di scritti religiosi, smascherava +subito la grossolana ipocrisia dell’anonimo con una sua Epistola: +veniva, poi, con molti dialoghi e trattati a difendere la dottrina e +le profezie del Savonarola.[467] In essi faceva la storia della sua +predicazione: descriveva lo stato di corruzione e d’incredulità, da +cui il popolo fiorentino era stato liberato mercè la nuova dottrina: +ne dimostrava la verità colla rettitudine della vita di tutti coloro +che la seguivano, col suo perfetto accordo col Vangelo: enumerava +finalmente le molte profezie del Frate, accennando così quelle che già +s’erano verificate, come quelle che erano ancora in via di verificarsi. + +E mentre questa discussione s’era animata, ecco venir fuori un tal +frate Angelo anacoreta, che, dall’eremo di Vallombrosa, indirizzava per +le stampe lettere ai governi d’Italia. _Ai Signori e popolo di Firenze_ +riconfermava le promesse fatte dal Savonarola; e, pretendendo ad una +particolare ispirazione delle Sacre Carte, assicurava di aver trovato +nell’Apocalisse predetta la discesa di Carlo VIII in Italia, ed il +suo passaggio in Oriente per ristabilirvi l’Impero Cristiano, diceva +anche di avere scritto alle Chiese d’Affrica e di Asia, per annunziare +questi prossimi eventi. _Al Senato e Doge di Venezia_ mandava un’altra +lettera, per disapprovare la loro politica e quella della Lega, che, +opponendosi a Carlo, si opponeva alla volontà del Signore, che lo aveva +eletto a questa impresa.[468] + +Singolare veramente era questo frate, che dal suo eremo enumerava le +forze del Turco e quelle di Francia, discorreva le probabilità e le +conseguenze d’una guerra in Oriente. La politica era divenuta allora +d’universale interesse, nè si trovava alcuno che non mulinasse nella +mente i suoi piani e disegni dell’avvenire: gli uomini d’ogni partito +avevano preso in mano la penna. Gli opuscoli politici, infatti, +cominciavano ogni giorno a moltiplicare, e con essi gli Arrabbiati +davano sfogo alle loro passioni, all’odio irrefrenabile che avevano +contro al Savonarola; giacchè tentavano ogni via, non tralasciavano +alcuna arme che potesse ferirlo. Tutti i giorni, gli Otto scoprivano +nuovi attentati contro alla sua vita, e dovevano spesso mettere +qualcuno alla fune; nè, a quanto dicevasi, mancarono dei casi in cui +il delitto fu così presso a compiersi, che bisognò pronunziare la +sentenza di morte.[469] Non perciò gli Arrabbiati si spaventavano, anzi +procedevano oltre con uguale ardimento; e quando non potevano usare il +ferro, si valevano della penna, come bisognava fare adesso che il Frate +si era, causa dei brevi di Roma, ritirato nel suo convento. Furono +epistole in versi o in prosa, sonetti, canzoni, frottole; ogni forma di +scritto in cui si potessero mettere assieme ingiurie contro di lui. + +Un tale Girolamo Muzi scriveva una frottola, che incominciava così: + + O popolo ingrato, + Tu ne vai preso alle grida, + E drieto a un guida + Piena d’ipocrisia... + +Egli attaccava non solamente il Savonarola, ma, rivolgendosi contro ai +magistrati, biasimava la loro condotta: + + Che i ducati o marroni, + Le some dei capponi + Giovenchi, han sì gran forza, + Che rompono ogni scorza + Ch’è innanzi alla giustizia. + +E procedeva oltre con tale insolenza, che venne dagli Otto privato +per cinque anni di tutti gli uffici, e condannato a pagare 60 fiorini +d’oro.[470] + +Ma del linguaggio che tenevano allora gli Arrabbiati, ci darà forse +più chiara idea, la _Defensione contro all’Arca di Fra Girolamo_, +scritta da Francesco Altoviti.[471] L’autore dice di aver sofferto +l’esilio ed ogni sorta di persecuzione dai tiranni, e di amare sopra +ogni altra cosa la libertà, per difendere la quale scrive ora contro +al Savonarola. «Egli pare,» così di lui discorre l’Altoviti, «che sia +tanto accecato e acceso nel vizio e nella monarchia della sua superbia, +che siccome ha simulatamente detto che parlava con l’alto Iddio, così +crede dovere tenere lo stato e l’arme come dittatore; per dare le sue +leggi a questa città, e poi a tutto il mondo, come Moisè; e stringere +e minacciare ogni pontificale potestà, che le debbi ricevere e pigliare +per forza.» Lamenta che il Frate ha tolto le feste di San Giovanni, ha +distrutto il carnevale ed ogni allegria in Firenze; e, non sapendo poi +dire altro, continua così: «Egli vuol fare tiranno, e se qualche volta +gli ha parlato contro, si è poi mitigato, perchè Piero gli è divenuto +amico.» «E ora, non è dubbio alcuno che ove è Fra Girolamo, quivi è +Piero de’ Medici; e chi vuole Fra Girolamo, vuole Piero de’ Medici. E +però, volendo spegnere in tutto il nome del tiranno, bisogna spegnere +il nome del Frate; perchè egli è padre del tiranno e luogotenente del +tiranno;» e così via discorrendo. Si può egli immaginare nulla di più +assurdo? Eppure, tale era ogni giorno il linguaggio degli Arrabbiati. + +I Frateschi, invero, non sempre restavano tranquilli; ma qualche volta +anch’essi davano sfogo alla loro bile, come si può vedere nei versi che +seguono: + + Voi ridete, e con sonetti + Dispregiate il divin verbo; + Ma spectate il duro nerbo + Che le spalle vi rassetti. + Su, mosconi, a scompigliare; + Scarafaggi, a vostra stalla; + Calabron che siete a galla, + Fate i vizi un po’ svegliare. + Ma sappiate che mai falla + La iustizia col supplicio....[472] + +Questi scritti erano alle volte opuscoli, alle volte fogli volanti, +che correvamo per le mani del popolo o si affiggevano alle cantonate; +ma più spesso ancora, versi che venivano ripetuti e cantati per la +città, e che Piagnoni ed Arrabbiati si scagliavano contro, quando +s’incontravano per via. Se però vogliamo conoscere il carattere +politico dei seguaci del Savonarola, non dobbiamo cercarne il ritratto +in quegli scritti coi quali essi respingevano l’ingiuria coll’ingiuria. +Noi dobbiamo, invece, cercarlo in quel numero assai maggiore di versi e +di prose, nei quali viene esaltato il nome e la grandezza della patria +fiorentina, nei quali essi propongono nuove leggi e nuove riforme, o +discorrono l’indole di quelle che già sono in vigore. + +E qui accenniamo alcuni brevi trattati _Sul Cambio, Sul Monte +Comune_, e _Sul Monte delle fanciulle_; solo perchè sono indirizzati +al Savonarola ed al suo convento da un Frà Santi Rucellai; e perchè, +mentre discorrono d’alcune istituzioni importantissime nella repubblica +fiorentina, ci dànno anche notizie utili a conoscere lo stato in +cui erano allora le sue finanze.[473] Ma gli scritti più importanti, +quelli cioè che ci ritraggono al vivo i seguaci del Frate, uscirono +dalla penna dei popolani, che, senza grammatica, scrivevano solo +per uno spontaneo impulso e per una interna soddisfazione dell’animo +loro. Uno di questi scritti, che potrà darci un saggio di tutti gli +altri, era intitolato: _Riforma santa ha fatta Domenico Cecchi, per +conservazione della città di Firenze_. L’autore ci spiega la ragione +del suo scrivere, in queste parole: «Per grande amore che io porto +a questo popolo, mi sono messo colla mia fantasia a fare tale opera, +e non ne posso fare altra; e dì e notte me ne pare essere sforzato, +che ne potrei dire cose di miracolo me n’è avvenuto, ch’io stesso ne +sto stupefatto.» Il Cecchi è un vero tipo dei popolani fanatizzati +dalle prediche del Savonarola: la politica e la religione sono nella +sua testa stranamente combinate; egli discorre, come se una forza +superiore lo costringesse a consigliar la repubblica, ed è tutto pieno +di entusiasmo, d’ingegno naturale e di amore alla libertà. Il suo +scritto presenta un curioso misto d’ignoranza nei primi rudimenti dello +scrivere e di singolare acume politico; i suoi suggerimenti manifestano +un raro buon senso, e si direbbero fondati sopra una consumata +esperienza delle cose di Stato. Egli propone che il Consiglio maggiore +venga sciolto dall’incarico di provvedere ad un numero infinito di +piccole faccende, le quali non solo tolgono il tempo alle cose di +maggiore momento, ma disgustano molti dall’andare alle adunanze.[474] +Discorre sulla Decima, e dimostra i grandissimi vantaggi d’avere +un’imposta unica come quella; condanna gravemente gli arbitrii,[475] +«imperò l’arbitrio,» egli dice, «è quella cosa che sotterra questa +città;» approva l’imposta sopra i beni ecclesiastici, e vorrebbe che si +mettesse un limite alle doti, «perchè così non si disfarà un gentiluomo +o un artefice a maritare una sua fanciulla.»[476] In questo scritto noi +troviamo, per la prima volta, l’idea di creare quella milizia cittadina +che fu più tardi istituita dal Machiavelli, e che difese tanto +eroicamente la repubblica. Il Cecchi avvisava che si dovessero eleggere +alcuni uffiziali, per educare al mestiere dell’armi tutti coloro +che, nella città o contado, fossero atti a portarle. «E così, oltre +il vantaggio che i danari delle paghe girerebbero fra i cittadini, +sappiate che farà più frutto mille dei nostri uomini, che non fanno +tremila forestieri. E queste leggi,» così egli concludeva, «faranno +diventare buoni i cattivi, ed in Firenze viverà ognuno in felice stato. +Porteranno anche in brieve tempo la riforma, l’unione e la pace per +tutta Italia; chè verranno a imparare qui, perchè questa città è il +pernio ed il cuore d’Italia.[477] + +Noi concludiamo, finalmente, il ragguaglio di questa letteratura +popolare, col mettere accanto alle parole del Cecchi, i versi d’un +tale che firmavasi: _Io Giovanni non sere nè messere, ma sarto +fiorentino_.[478] Egli nutre per la repubblica il medesimo entusiasmo +che aveva il Cecchi, ha il medesimo zelo per la patria; e sebbene sia +lungi dall’essere dotto, non cade così spesso nelle sgrammaticature e +negli errori d’ortografia. In un sonetto condanna quelli che vogliono +sempre impieghi, ma ricusano di servire la patria quando bisogna +portare pericolo: esalta il nome di coloro che combattono al campo +di Pisa. Volge, in un altro, i suoi rimproveri contro quei Bigi che +ipocritamente si fingono Piagnoni; ma li avverte che non riusciranno +nel loro intento: + + O prete, o frate, o secolare strano, + Sia chi vuol, che non terrà la bocca + Al popol fiorentino alto e sovrano. + Che chi al popol vorrà porre il freno, + Cadere lo vedrò in un baleno. + . . . . . . . . . . . . . . . + +In alcune ottave, loda l’amore alla patria e l’obbedienza al Consiglio +Maggiore; in varie terzine, esalta la futura gloria di Firenze, biasima +la politica del Moro, dei Veneziani e di tutta la Lega, minacciando ai +Pisani una prossima rovina: + + Però bisogna che il Pisano cali, + Co’ ferri a’ piedi giù nella sentina, + Po’ ch’è stato cagion di tanti mali. + E la famosa patria fiorentina + In alia stae come bel falcone, + E la Lega nïente lo domina; + . . . . . . . . . . . . . . . + Però non creda nessun sottoposto + Uscire delle branche al gran lione. + E chi lo ingannerà, tornerà tosto, + A suo dispetto, sotto il suo artiglio + Come Cristo superno ha ben disposto.[479] + +Quando consideriamo questi scritti, ed i molti altri che andavano +allora per le mani di tutti, noi vediamo subito la gran differenza che +passa fra quelli degli Arrabbiati e dei Piagnoni. L’onestà e la buona +fede è senza dubbio coi seguaci del Frate; i suoi avversari esagerano, +calunniano, fingono, non credono a loro stessi. Se, poi, lasciati da +parte gli scritti di questi ultimi, ci facciamo a considerare solamente +i primi; noi li troveremo allora divisi in due ordini assai distinti: +politici e religiosi. Grande è la distanza che corre fra di essi; non +solamente per la diversità del soggetto, ma ancora per l’indole di chi +li scrive, pel modo con cui sono dettati. È il popolo che ragiona di +politica, sono i dotti che discorrono di religione: il primo è ignaro +affatto delle lettere; i secondi conoscono greco e latino, la filosofia +aristotelica e la platonica: nondimeno, se vogliamo considerare il +valore dei loro scritti, la palma tocca senza dubbio ai popolani. Tutti +questi opuscoli erano, infatti, un prodotto della vita politica e della +vita religiosa. Or la prima di esse rendeva in Firenze l’immagine d’un +albero piantato sopra un terreno fertile e nel suo clima naturale, che +subito spande i suoi rami verdeggianti e rigogliosi; l’altra, invece, +a cui il Savonarola aveva profuso le sue cure più affettuose, sembrava +una pianta che si trova in un terreno ingrato, e cresce solo a forza +d’aiuti continui. + +I Fiorentini furono un popolo essenzialmente politico; onde avevano +subito ripresa l’antica loro indole, ed ora sembrava, quasi, che la +repubblica non avesse mai cessato di esistere. Se noi vediamo che il +popolo, sentendosi quasi profano, non piglia mai la penna per scrivere +di religione; esso è, invece, occupato tutto il giorno a ragionare +ed a scrivere di politica: gli manca l’ortografia e la grammatica, +ma tanto più ingenuamente manifesta la sua indole; è sempre pieno di +ardore, di vita e di spontanea originalità. Che se, poi, ci venisse +domandato se, in questo ridestarsi dello spirito fiorentino, i dotti +s’occupavano di politica e quale era il merito dei loro scritti; +dovremmo allora rammentare, che il genio dei Machiavelli, Guicciardini +e Giannotti incominciava a sorgere con questa repubblica, si spandeva +al sole di questa libertà; e che essi furono, senza alcun dubbio, figli +della rivoluzione del 94, di quella rivoluzione dal Frate iniziata. +Noi troviamo, invero, la vita politica attiva e fiorente in ogni sua +parte. Le nuove leggi e riforme si discutono con maravigliosa perizia, +si vincono con facilità grandissima; sorge una gioventù novella, e +gli uomini maturi paiono consumati al governo degli Stati. Nè meno +felicemente procedevano le cose della guerra: Piero Capponi, che ne era +l’anima, acquistava al campo di Pisa un nome sempre maggiore; e quello +del valoroso Antonio Giacomini era già divenuto illustre: tutte le +cose si conducevano in maniera da rendere onore ad ogni più agguerrita +repubblica, non che ad una che aveva scosso appena il giogo d’una +servitù di sessanta anni. E se di questo così gran vigore di libertà +principale autore fu il Savonarola, che fondò la nuova repubblica; egli +l’aveva, quasi, ritrovata nell’indole stessa del popolo fiorentino, +a cui subito era divenuta tutta naturale. Essa, infatti, sopravvive +alla morte del Frate: spenta dalla forza di molti nemici, risorge più +gloriosa: circondata di nuovo da eserciti potentissimi, deve cadere; ma +la sua caduta è eroica, e la sua gloria rimane eterna. + +Assai muta l’aspetto delle cose, quando si rivolge lo sguardo alla +vita religiosa di questo popolo. Noi vi troviamo qualche cosa di +effimero e di forzato, che non sapremmo definire; ma di cui ognuno +s’avvede, quando legge le storie di quei tempi e gli scritti religiosi +dei seguaci del Savonarola. Essi non sanno fare altro che riprodurre +languidamente le idee del maestro, ripetere senza calore le sue parole. +Dalla loro mente non esce mai un pensiero originale; dalla loro penna +non cade mai una parola energica.[480] Questo popolo che si dice rinato +alla religione, non ha saputo lasciare ai posteri nessun monumento +della sua fede. Il Savonarola è il solo personaggio veramente e +grandemente religioso; egli sembra il solo uomo reale, in mezzo ad un +mondo mutabile di sogni che svaniscono. Non è già che grande non sia la +riforma religiosa, non è già che universale non sia il miglioramento +morale; ma questo popolo che corre così spontaneo alla libertà, ha +bisogno, per mantenersi saldo nella fede, di udire ogni giorno le +prediche del Frate. Quando egli si tace, risorgono subito i vizi e la +miscredenza. Ognuno si avvede che a lui sopravvive la repubblica, ma +non la religione fiorentina. + +Sebbene il Savonarola volesse nasconderlo a sè stesso, dovette pure +più volte avvedersene. Moveva allora amari rimproveri contro quel +popolo che tanto amava; minacciava la terribile ira del Signore, e +diceva che le promesse felicità si sarebbero mutate in spaventosi +flagelli. Ma aveva troppo bisogno di credere e sperare in quella +moltitudine; ed il corso naturale delle cose era, d’altronde, così +inevitabile, che trascinava fatalmente anche lui. Egli aveva cominciato +a parlare di religione e di morale, ed i Fiorentini s’erano svegliati +all’amore della libertà; li aveva allora secondati col consigliare +e fondare la nuova repubblica, e subito divenne l’idolo della +moltitudine: ma quando volle che la politica e la libertà servissero +alla religione, i Fiorentini, invece, facevano servire la religione +alla libertà. Ogni volta che il Frate perdeva affatto di mira la +politica, l’attenzione dell’uditorio lo abbandonava; egli veniva, +quindi, costretto a proclamare Gesù Cristo re di Firenze; a fare che +la Vergine consigliasse sul pergamo la nuova costituzione, e che il +Signore comandasse l’abolizione dei parlamenti. Doveva continuamente +paragonare il nuovo governo a quello delle gerarchie angeliche, e i +vari giorni della rivoluzione fiorentina alle sette giornate della +creazione! In sostanza, il Savonarola che sembrava essere un uomo +onnipotente sui Fiorentini, aveva trovato un ostacolo insuperabile nel +loro indifferentismo religioso, il quale era la sola parte dell’opera +dei Medici, che non gli potè mai riuscire di distruggere affatto. Quel +popolo correva dal dubbio al fanatismo, e dal fanatismo ritornava al +dubbio; senza che egli potesse mai renderlo veramente religioso, per +quanto vi si fosse adoperato. + +E questo è un fatto d’una importanza gravissima, che merita di essere +seriamente considerato; perchè solamente esso potrà darci la chiave +a comprendere lo scioglimento inaspettato di questo singolare dramma +della vita del Frate. Egli volle essere il rinnovatore della religione; +ma il popolo fiorentino volle in lui adorare il fondatore della +repubblica. Lo difendevano con tanto ardore contro al papa, perchè +questi voleva portare i Medici a Firenze, perchè la causa del Frate era +divenuta la causa della libertà. Ma il giorno in cui Alessandro Borgia, +il quale non pensava egli stesso gran fatto alla religione, fosse +riuscito a separare l’una cosa dall’altra; il Savonarola non avrebbe +potuto più contare sullo stesso ardore, sul medesimo zelo; il terreno +avrebbe tremato sotto ai suoi piedi! + +Ma, per tornare finalmente al corso della interrotta narrazione, +colle prediche _sopra Amos e Zaccaria_, la fama della nuova dottrina +s’era sparsa in tutto il mondo. Molto se ne parlò in Oriente, dove +il gran Sultano per leggere quelle prediche le faceva tradurre in +turco.[481] Di Francia, di Germania e d’Inghilterra, venivano al +Savonarola lettere di nuovi seguaci che la lettura dei suoi sermoni gli +aveva acquistati.[482] E nel medesimo tempo, i principi italiani gli +scrivevano, movendo contro di lui aspri lamenti giacchè ognuno d’essi, +o per falsi rapporti o per avere poco tranquilla coscienza, si credeva +personalmente preso di mira nelle prediche che egli faceva contro i +vizi e contro i tiranni. + +Principalissimo fra questi era Lodovico il Moro, che scriveva al +Savonarola: «La sua vita essere tutta pura, tutta cristiana; onde non +vedeva perchè dovesse, così di continuo, essere accusato da lui, al +quale piuttosto si poteva far grave rimprovero del suo dire che non +si deve obbedire al papa.» Il Savonarola non lasciava questa lettera +senza risposta, ma gli scriveva in data del 25 aprile, serbando il +rispetto dovuto ad un principe, e tenendosi, nello stesso tempo, +in una dignitosa riserva verso quell’uomo, cagione di tanti danni +all’Italia, e così fiero nemico della repubblica. «Non è vero,» egli +diceva, «che io abbia mai detto assolutamente che non si deve obbedire +al papa; perchè questo sarebbe assai reprensibile, e contrario a quei +sacri canoni, secondo i quali mi sono sempre governato. E così ancora, +per darmi carico, è stato falsamente riportato che io ho sparlato di +V. S. Io sono affezionato a tutti, e non debbo parlare di alcuno in +particolare. Che se la V. S. è verso Dio di quello animo che dice, +non deve fare altro che perseverare: nè in questo si può avere giudice +migliore della propria coscienza.»[483] + +Per le stesse ragioni e nel medesimo modo, doveva il Savonarola +scrivere a Galeotto Pico, principe della Mirandola, che allora +tiranneggiava crudelmente i suoi Stati, e credevasi, perciò, anch’egli +preso di mira nelle prediche. Il Frate smentiva, di nuovo, queste +accuse personali; ripeteva che il suo ufficio era solo di annunziare il +flagello, e raccomandare ad ognuno di far penitenza.[484] Quel principe +era fratello del famoso Pico della Mirandola, e padre dell’altro che +fu biografo del Savonarola; ma per indole assai da loro diverso. La +sua vita fu piena d’atroci crudeltà, ed egli tenne lungamente prigioni +nel fondo d’una torre un fratello e la madre: onde il Savonarola, +mutato dipoi linguaggio, gli scrisse, il 26 marzo 1496, una lettera +assai minacciosa. «Io vi conforto di convertirvi a Dio, vivere come +è obbligato ogni buon cristiano, dolervi del passato e ridurvi alla +pietà. Altrimenti, io vi annunzio che è sopra di voi imminente un gran +flagello, e sarete flagellato nella roba, nella persona e nella casa +vostra. Vi annunzio ancora; che della vostra vita ce n’è per poco; +che, se non farete quel che vi dico, anderete nell’inferno; e questa +lettera vi sarà presentata innanzi al tribunale di Dio, nè vi potrete +scusare.»[485] Ed il giovane Pico a questo proposito osserva: «Mio +padre si trovava allora in età virile, era nel fiore della salute e +poteva promettersi una lunga vita: pure, dopo quella lettera veramente +profetica, non sopravvisse che due anni; e d’allora in poi, la storia +della nostra famiglia fu una lunga tragedia di sangue, della quale +ancora non si vede la fine.»[486] L’infelice giovane, certamente, non +previde che egli doveva essere una delle vittime più infelici di questa +tragedia profetizzata dal Savonarola. La notte del 5 febbraio 1533, +veniva trucidato per le mani del suo stesso nipote! + +Ma di tutti gli sdegni principeschi, maggiore di gran lunga era quello +del papa: esso faceva continui e minacciosi rimproveri all’ambasciatore +fiorentino messer Ricciardo Becchi, lamentandosi non solo del Frate, ma +più ancora della Signoria che gli aveva permesso di predicare. I Dieci +scrivevano e riscrivevano in sua difesa, ma il papa ne veniva in sempre +maggiore sdegno; onde, per calmarlo, si pensò mandargli ambasciatore +straordinario Messer Niccolò Pandolfini, arcivescovo di Pistoia. Non +appena egli fu giunto alla presenza del Borgia, che questi cominciò a +biasimare aspramente i Fiorentini del loro tenersi sempre uniti alla +Francia, e non volere entrar nella _Lega santa per cacciare i barbari_; +ma procurare, piuttosto, la rovina d’Italia. Veniva, poi, a parlare +del Frate, e le sue parole erano brevi; ma rivelavano un odio cupo e +profondo, un’ira assai male repressa. Cercava l’arcivescovo di scusare +la repubblica nel miglior modo che poteva. Circa l’alleanza francese, +egli adduceva la fede dei trattati, l’odio che i Veneziani ed il Moro +avevano sempre manifestato verso la repubblica. Rispondendo poi alle +cose del Frate, rammentava come la Sua Santità gli aveva, per mezzo +d’un cardinale, concesso nuovamente il predicare; onde nè esso nè la +Signoria avevano creduto d’incorrere in alcuna disobbedienza. Ed a +questo, il papa interruppe bruscamente il discorso, dicendo: — «Ben, +bene: di Frà Girolamo non ne parliamo ora; forse verrà tempo che ne +parleremo assai meglio. Quanto al resto, voi non date che parole, e +volete tenere il piè in due staffe.» — [487] Così finiva quel primo +colloquio. + +Intanto, il papa radunava un concistoro di quattordici teologi +domenicani, ai quali proponeva di esaminare la condotta e la dottrina +del Savonarola; onde trovassero modo di condannare e punire con +severità, non solamente lui, ma ancora i suoi seguaci. Fu singolare, +però, il vedere come in tutta quella radunanza di teologi, la +principale accusa che si movesse contro al Savonarola, fosse quella +di essere _suto cagione di tutto il male di Piero de’ Medici_.[488] +Prova indubitabile, se pure ve n’era bisogno, che si trattava d’un +odio politico e non punto religioso. L’ambasciatore fiorentino messer +Ricciardo Becchi, non restava, in questo mezzo, ozioso; ma, aiutandosi +del favore e delle raccomandazioni d’alcuni cardinali, correva per le +case di tutti gli altri, cercando volgerli in favore della repubblica +e adoperandosi a guadagnare tempo; giacchè, per ora, non si poteva fare +altro.[489] + +Il Savonarola, intanto, finita la quaresima, era andato a Prato e +Pistoia, dove riveduto i suoi frati e riposato alquanto, tornava subito +a Firenze.[490] Ivi si affrettava a pubblicare il suo trattato _Della +Semplicità della vita cristiana_, il quale doveva essere una seria +risposta alla corte di Roma; giacchè l’autore veniva, con una compiuta +esposizione di tutta la dottrina cattolica, a smentire le accuse +d’eretico e scismatico che gli volevano muovere. Il merito principale +di questo trattato sta solo nell’aver dato un compendio chiaro, +preciso, intelligibile ad ognuno, dei principali dommi cattolici. E, +sebbene questo non sia che un pregio di forma e di esposizione, fa +pure un grandissimo onore all’ingegno del Savonarola, l’aver, prima +d’ogni altro, tentato di spogliare la teologia del soverchio apparato +scolastico con cui molti la ingombrano ancora oggi; e di avere, +in questo modo, cominciato a renderla intelligibile a tutti. Noi +dovremo più tardi notare questi medesimi pregi in un’opera di mole e +d’importanza assai maggiore, di cui il presente trattato non essendo +che un primo abbozzo, ci contenteremo discorrerne di volo. + +L’autore lo pubblicò, quasi contemporaneamente, nell’originale +latino e nella traduzione italiana, fatta da Girolamo Benivieni;[491] +innanzi alla quale pose una prefazione, in cui dichiarava nuovamente +di sottomettersi all’autorità della Chiesa Romana, e di scrivere e +predicare solo «per combattere la miscredenza dei nostri tempi, nei +quali si è raffreddata la carità e non apparisce più lume alcuno di +buone opere.» Il primo libro di questo scritto è poi il solo che tratti +propriamente della dottrina. Incomincia coll’insistere sulla necessità +delle buone opere; viene, quindi, a descrivere la vita cristiana, +e dice che il fondamento e la radice ne sta tutto nella grazia di +Dio. Definisce la grazia, e conclude che a questa deve il cristiano +tendere con tutto il suo animo; giacchè le buone opere senza di essa +non acquistan valore. Nel medesimo libro si discorre a lungo ancora di +quella estasi divina che era un portato delle dottrine neoplatoniche, e +che il Savonarola tanto predilesse. Egli conchiude, però, col dire, che +sebbene in quello stato di estasi le buone opere sono quasi inutili, +pure il cristiano non può mai giungere alla visione di Dio, senza +aver prima esercitato lungamente la carità. Vien poi a discorrere +delle cerimonie e dei sacrifizi; intorno ai quali ripete affatto la +dottrina di san Tommaso. Si ferma a notare la differenza che passa fra +i sacrifizi della legge mosaica e della cristiana; notando che i primi +operavano solo come mezzo, ed a seconda della disposizione di chi li +faceva; mentre i secondi infondono la grazia, anche per loro intrinseca +virtù. In tal modo finisce il primo libro, che è la parte principale +di questo trattato. Gli altri contengono piuttosto precetti di morale; +discorrono a lungo della semplicità interna del cuore, della semplicità +esterna negli atti, nel vestire, e via discorrendo; concludono con una +descrizione della suprema felicità nella vera vita cristiana. Questo +scritto venne letto avidissimamente, fu più volte ripubblicato,[492] +e dovè, certo, avere gran forza a combattere quell’accusa di eretico, +sotto cui la corte di Roma voleva nascondere l’accusa politica. + +Nel medesimo anno, il Savonarola pubblicava una esposizione del salmo +_Qui regis Israel_; nella quale raccomandava al Signore che venisse +a soccorrere il secolo caduto sì basso. «Ora è spenta,» egli diceva, +«ogni religione, e si costuma: oggi in teatro, e domani nella cattedra +episcopale; oggi in teatro, e domani canonico in coro; oggi soldato, +e domani prete.» Nell’esporre il salmo, egli s’imbatte nella parola +_aper_, e si ferma a notare le qualità di questo animale, per trovare +ad ognuna di esse un corrispondente vizio nei preti de’ suoi tempi; e +poi si rivolge di nuovo al Signore, esclamando: «mostraci finalmente +la faccia tua, la tua luce, la tua verità.»[493] Tale fu sempre il +Savonarola; sottomesso nel domma, ardito anzi audace nella disciplina: +tale noi lo troveremo fino all’ultima ora della sua vita. + +Nel mese di maggio, egli risaliva il pergamo a predicare nelle +feste, _sopra Rut e Michea_. I suoi sermoni erano questa volta radi +e lunghissimi; spesso si taceva più settimane o anche un mese, per +tornare, poi, in Duomo a predicarvi molte ore di continuo. Così +sperava non dare al Borgia continua occasione di lamentarsi; e da +un’altra parte, teneva nel popolo sempre viva la sua dottrina e +l’amore alla libertà. — «Noi siamo ancora qua, e non siamo fuggiti +come molti hanno detto. La prima cagione che ci ha spinto a venire, +è lo sparlare di questi avversari; dipoi, vedevamo che, mancando +l’acqua della predicazione, ogni cosa diveniva arida, e la brigata +andava per terra: anche vi dirò il vero, che senza predicare io non +posso vivere; e finalmente, io sono venuto per obbedire a Colui che +è prelato dei prelati e papa dei papi.» Il Savonarola spiegava in +queste prediche, come lo spirito del Signore, per mezzo dei Santi, +discendesse nei prelati, onde diffondersi poi in tutto il popolo. +«Ma ora,» egli diceva, «la corruzione del clero, la corruzione della +Chiesa impedisce che lo spirito si diffonda fra i credenti. Non +resta, dunque, che raccomandarsi a Dio perchè ci aiuti; perchè mandi +il flagello che, correggendo la Chiesa, riaprirà la via ad una larga +diffusione della grazia e dello spirito.» Il 23 maggio, egli Avocava la +discesa dello Spirito Santo con parole così ardenti, così passionate, +che facevano scoppiare l’uditorio in un pianto dirotto. E il giorno +seguente, ripigliando lo stesso soggetto, diceva: «Come gli astri, +congiungendosi, producono sopra la terra effetti diversi; così i +prelati, che dovrebbero essere gli astri della Chiesa, producono nel +popolo vizi o virtù, a seconda delle loro qualità buone o cattive. +Quando essi sono corrotti, tutta la Chiesa e la cristianità intera +è corrotta. I buoni si trovano allora in una terribile guerra; +giacchè debbono obbedire, perchè ogni potestà superiore è da Dio; +ma non debbono, poi, piegarsi ai comandi che sono contro la legge +del Signore. Grande è, perciò, la tribolazione; grande è la guerra, +quando i principi cristiani sono cattivi; maggiore assai è quando alla +potestà temporale si unisce ancora la spirituale. Allora l’angustia +non si può comportare; ma pure bisogna tenersi sottomessi, perchè +_il Signore non vuole mutar chiavi_. Costoro hanno doppia potenza, +spirituale e temporale; e usano l’una e l’altra in difesa del male. +Come, dunque, si può vivere bene? Ognuno par che ne abbia, invece, +paura. Più felici assai erano i tempi degli Apostoli; chè essi, almeno, +avevano a combattere un’autorità che non dovevano rispettare. Che +s’ha dunque oggi a fare? Bisogna aspettare che venga il flagello.» +Volgendosi poi ai sacerdoti, diceva. — «Io sono la porta, grida a +voi il Signore; e chi non entra per questa porta, è ladro. — Tu, +prelato, che compri i benefizi, sei ladro; tu, padre, chè li compri +pe’ tuoi figliuoli, sei ladro. Non vendete le cose spirituali, vi +dico io; voi le avete _gratis_, e datele anche voi _gratis_. Chi, +dunque, vuol seguire l’invito che fa il Signore; chi si vuol vestire di +semplicità e abbandonare ogni cosa per la Chiesa? — Oh prelati! Oh capi +della Italia! Fatevi innanzi, volete voi questa donna? — Ecco, essi +rispondono: _Cedo jura propinquitatis_; essi cedono i loro diritti, e +non vogliono saperne altro. Siatemi, adunque, testimoni, che io li ho +chiamati già sei anni continui; anzi Cristo li ha chiamati per mezzo +mio, e non sono voluti venire, e hanno rinunziato ai loro diritti. — +Scalzali, dunque, o Signore, dei beneficj loro, e togli loro ogni cosa. +— Spada, spada, tu porrai rimedio a tutto. Io ti avviso, o Italia; io +ti avviso, o Roma, che niuna cosa ti può salvare se non Cristo. Ancora +non è venuto il tempo di mandare lo Spirito Santo; ma verrà il tempo +suo; e allora, o Signore, tu sarai lodato in eterno.»[494] + +Così finiva questa predica, e così continuavano, presso a poco, le +altre che fece il Savonarola fino al 20 di agosto 1496. In quel giorno, +noi lo troviamo nella sala del Consiglio maggiore, dove, a richiesta +dei Signori, predicava a tutti i magistrati ed a tutti i principali +cittadini quivi radunati. Il luogo lo richiamava alla politica; ed +egli, facendo una generale esposizione della sua vita passata, prendeva +occasione per respingere le tante accuse che contro di lui s’andavano +spargendo. «A torto il clero si rammarica di me. Se io ho parlato +contro i vizi, non ho offeso mai alcuno in particolare. Ma assai più +grave è il torto dei cittadini che vanno gridando che io mi mescolo +in tutte le faccende di Stato. Io non sono mai entrato nelle vostre +faccende; io l’ho detto in pubblico ed in privato; io lo ripeto ora, +in questo luogo, che tale non è il mio ufficio; e, quando io volessi +impacciarmene, niuno dovrebbe prestarmi ascolto. Che se, poi, ho dato +delle buone leggi per il bene del popolo e della sua libertà; se ho +impedito le discordie, ho pacificato gli animi; ciò è stato in onore +di Dio, e costoro vogliono lapidarmi d’una buona opera. Essi vanno +gridando: — Il Frate vuole danari, il Frate ha intelligenze, il Frate +vuole farsi tiranno, il Frate vuole cappello. — Io vi dico, che se +così fosse, non avrei a quest’ora il mantello lacero. Io non voglio +gloriarmi in altri che in te, Signor mio. Io non voglio nè mitre nè +cappelli; io non voglio se non quello che tu hai dato ai Santi, la +morte: un cappello rosso, un cappello di sangue, questo desidero. Ma +io vi dico, che se voi non provvedete a queste mormorazioni, un gran +danno ne seguirà alla vostra città.» Dopo questa lunga introduzione, +l’oratore volgeva il suo discorso a consigliare sul modo di mantener +fermo il nuovo governo. E il suo avviso era questo: che si dovesse dare +nel Consiglio una piena libertà di discussione, una facoltà di dire +tutto ciò che si volesse; ma fare nello stesso tempo una legge, che +punisse severamente quelli che andavano sparlando di fuori. «Quando +i cittadini sono congregati, e’ non si può dire bene, se non si dice +tutto quello che l’uomo ha in animo. Lascia pur dire a ognuno quel +ch’ei vuole. — O padre, v’è di molti ai quali non ci si può fidare. +— Non ti curar di ciò. Lascia pur dire, perchè la vita loro li farà +sempre conoscere. Ordinate che niuno possa, sotto grave pena, sparlare +di ciò che si dice nel Consiglio. Se a te non piace ciò che dice quel +tale, non dir già male di colui, ma vien su e rispondi: a me non piace +questa ragione; e allegane una migliore. Ma se voi siete sfiduciati gli +uni degli altri, e non fate che sparlare; allora non nasce altro che +divisioni e discordie.»[495] + +Questa predica, fatta nella sala del Consiglio Maggiore, alla presenza +di tutti i magistrati riuniti, sembra quasi trasportarci due anni +indietro, a quei giorni pieni di vita e di successo, nei quali il +Frate fondava la nuova repubblica. Come mai i Fiorentini ardiscono +sfidare a questo segno l’ira del Borgia; mettere in non cale i brevi +e le minacce? Noi dobbiam credere che le condizioni della repubblica +sieno assai mutate. Ed, invero, i nuovi avvenimenti d’Italia avevano +fatto da ogni lato sorgere nuovi pericoli; onde tutti si rivolgevano, +spaventati, a quel Frate che solo aveva saputo nei momenti difficili +guidarla a salvezza. Ed egli, sebbene fosse stato già una volta con +tanta ingratitudine pagato, ritornava a prestare la sua opera in difesa +della patria; per esperimentare, come noi vedremo, una ingratitudine +maggiore e più crudele. + + + + +CAPITOLO QUINTO. + +Strettezze della repubblica, e rovesci nella guerra contro Pisa. Morte +di Piero Capponi. Minacce degli Alleati, che chiamano l’imperatore +Massimiliano in Italia. Nuovi brevi del papa contro al Savonarola, +e sue risposte. La repubblica assediata in Livorno dagl’Imperiali e +dagli Alleati. Il Savonarola, intanto ritorna sul pergamo. Si scampa +maravigliosamente da ogni pericolo. [1496.] + + +I tumultuosi mutamenti degli anni passati avevano arrestato in Firenze +il commercio e l’industria: le somme pagate al re di Francia e le spese +della guerra erano state esorbitanti e continue: il credito pubblico +era andato scemando in maniera, che chi aveva un _luogo_[496] di 100 +fiorini sul Monte Comune, non poteva venderlo più di 10. Per due anni +la Signoria aveva, quasi ogni mese, radunato il Consiglio per chiedere +nuovi danari e mettere nuove imposte;[497] ma ora le finanze della +repubblica e dei privati erano ad un tempo esauste. A tutto questo si +aggiungeva anche la carestia; per il che le campagne erano crudelmente +travagliate dalla fame, e i contadini venivano a branchi in Firenze, +donde l’antica legge li cacciava come forestieri; ma la nuova carità +li riceveva, invece, come fratelli. Si tenne lunga discussione su +questo proposito; e vinse finalmente l’opinione dei seguaci del Frate, +i quali aprirono le loro case per ricoverarvi quel maggiore numero +che potevano.[498] In questo modo, però, avanzava maggiormente la +povertà; e i visi sparuti e stenti di quei contadini crescevano la +generale tristezza, mentre che la peste già cominciava a portarne via +qualcuno.[499] + +Nè con minore avversità procedevano le cose al campo di Pisa, che, +sprovvisto di danari e di vettovaglie, assottigliava ogni giorno di +uomini. Più volte si ebbe il dolore di vedere qualcuno dei capitani +assoldati passare al nemico per paga migliore; giacchè i Pisani +ricevevano ora sempre nuovi soccorsi, per la gara venuta fra il Moro +ed i Veneziani di tenere un piè fermo in quella città. E mentre che i +Fiorentini vedevano il nemico di fronte a loro crescere ogni giorno di +forza e di numero, si trovavano da altri nemici combattuti alle spalle. +I contadini, che per due anni avevano visto le campagne desolate dalla +guerra, ora che sopravveniva la carestia, erano per la fame divenuti +furiosi; e assai spesso, levandosi a tumulto, correvano ad assalire +il campo in tanto numero e con tale impeto, che bisognava colle armi +combatterli più ore prima di poterli respingere.[500] + +Profittando i Pisani d’un tale stato di cose, uscirono, sotto il +comando di Gian Paolo Manfroni, ad un assalto generale contro il +nemico. Combattèssi dall’una parte e dall’altra con valore; ma +i Fiorentini dovettero lasciare tutti i castelli che avevano sul +piano,[501] e ritirarsi alle colline. Verso la metà del settembre-, +essi furono una seconda volta assaliti, e dovettero cedere anche le +colline; sicchè perderono, così, tutto quello che avevano acquistato. +Ed ora, il nemico, spingendosi oltre con maggiore animo, mirava a +tagliare la comunicazione fra Livorno e Firenze: cosa che, quando fosse +riuscita, sarebbe stata l’ultima rovina della repubblica; giacchè +solo per quella via potevano venire i soccorsi tanto necessari del +grano.[502] + +Ma fra le molte sventure, niuna pareva sì grande, niuna rattristò così +universalmente gli animi, come la morte del prode e generoso cittadino +Piero Capponi, seguita appunto in questi ultimi fatti, il giorno +25 di settembre 1496. Egli s’era messo ad assediare il castello dì +Soiana, per riprenderlo al nemico; e siccome usava sempre far l’ufficio +del soldato e del capitano, così, mentre che egli medesimo piantava +le artiglierie sotto alle mura, venne da una palla nemica ferito e +morto.[503] Il giorno innanzi, vedendo rompersi la maggiore delle +due artiglierie, ne aveva preso sinistro augurio e si era predetta +la morte; scrivendone a frate Salvestro Maruffi suo confessore, +perchè lo raccomandasse a Dio.[504] È incredibile il terrore che la +nuova di questo fatto sparse nella città e nel campo. I suoi soldati +fuggirono, quasi spaventati, da Soiana, e ne abbandonarono per +sempre l’assedio.[505] A Firenze, furon subito ordinate le esequie +splendidissime a spese della Repubblica; e mai non s’era vista la +morte d’un privato cittadino con tanto universale dolore compianta. +Il suo corpo fu trasportato per Arno in una barca funebre; lo deposero +a Firenze, nella sua casa presso al ponte a Santa Trinità; e di quivi +fu portato a Santo Spirito, ove lo accompagnarono tutti i magistrati +e una moltitudine innumerevole di cittadini. La chiesa splendeva per +un grandissimo numero di doppieri, e intorno ad essa v’erano quattro +ordini di bandiere, nei quali le insegne dei magistrati erano alternate +con quelle della famiglia. In sulla bara venne, con altissime lodi, +celebrata la vita e compianta la morte del valoroso soldato e del gran +cittadino, che andò poi a riposare nella tomba medesima, che il suo +avolo Neri aveva fatta all’illustre bisavolo Gino Capponi.[506] + +Ma ancora l’avversa fortuna non era stanca di opprimere la Repubblica. +Gli Alleati, vedendo in quanti pericoli ella versasse, la stringevano +da tutti i lati, per indurla a separarsi dall’amicizia di Francia, ed +entrare in quella lega che essi chiamavano _santa_. Non parlavano più +di Piero de’ Medici, sapendo l’odio grandissimo che v’era contro di +lui; promettevano, invece, di mantenere il governo libero, e di aiutare +a sottomettere Pisa: in contrario, però, minacciavano di venire alla +guerra. Gli Arrabbiati favorivano queste pretensioni; ma il popolo +universalmente le avversava, perchè sapeva bene quello non essere +altro che un principio a mutare il governo,[507] e perchè giudicava non +potersi fare alcuno assegnamento sulle parole della Lega, nella quale +erano tante le volontà, che mai non si veniva a capo di nulla. Il re +Carlo, d’altronde, parlava nuovamente di tornare in Italia, e mostrava +già apparecchiarsi all’impresa; onde fu deliberato di restar sempre +fermi nell’amicizia di Francia. + +Ma quella voce del ritorno dei Francesi, metteva nuovamente a +soqquadro l’anima del Moro. Egli che si vantava d’essere il moderatore +d’Italia, e che era, infatti, l’autore di tutti i disordini che vi +seguivano; tremava ad ogni mutar di vento, e temeva sempre di perder +la sua usurpata signoria. Eccolo, adunque, a meditar nuovi trattati +e nuove alleanze, a chiamar nuovi stranieri. Esso era da qualche +tempo in buona relazione coll’imperator Massimiliano, che aveva in +moglie una sua nipote, e gli aveva concesso l’investitura del ducato +di Milano qual feudo imperiale. Pensò, adunque, d’invitarlo a venire +in Italia per pigliarvi la corona di ferro, stabilirvi l’autorità +decaduta dell’impero, farsi arbitro nelle molte dissensioni dei vari +Stati, e rimettervi l’ordine. Il nome dell’imperatore, egli pensava, +avrebbe impedita la discesa dei Francesi; ed inoltre, trovandosi +Massimiliano affatto sprovvisto d’uomini e danari, avrebbe dovuto stare +alla discrezione di chi gliene forniva. E seppe il Moro così bene +maneggiar la cosa, ch’egli potè invitarlo in nome di tutta la Lega, +colla promessa di 40,000 ducati; dei quali 16,000 avrebbero pagato i +Veneziani, altrettanti il Moro stesso, e 8000 il papa: nel caso, però, +che l’imperatore fosse venuto con esercito capace di operar qualche +effetto.[508] + +Ma in questo mezzo, si seppe che il re Carlo aveva deposto ogni +pensiero di tornare in Italia. Egli aspettava ben presto di essere +nuovamente padre; e, tutto pieno di questa sperata felicità, +abbandonava il pensiero d’Italia. Nel settembre nasceva, infatti, il +Delfino; ma un mese dipoi moriva, lasciando il re oppresso da tanta +tristezza, che egli non pensava neppure a soccorrere il piccolo resto +de’ suoi soldati, che si trovavano nel regno di Napoli, sprovvisti +di tutto, stretti da ogni lato, e vicini a cader nelle mani del +nemico.[509] Fu vario l’effetto che queste nuove produssero in +Italia. A Firenze, la morte del Delfino parve un altro avveramento +delle profezie del Savonarola. La nuova, poi, che Carlo abbandonava +il pensiero d’Italia, raffreddò subito gli alleati nell’invito fatto +all’imperatore, e quasi ritiravano le loro promesse. Ma il Moro, sebben +solo, restava fermo ne’ suoi propositi; anzi con più ardore spingeva +l’imperatore a muoversi, avendo la speranza di poterlo maneggiare a suo +arbitrio, ora ch’egli era solo ad aiutarlo. E mentre che Massimiliano +si avvicinava, il papa, preso animo pel nuovo stato di cose, veniva, +senza metter tempo in mezzo, a vie di fatto contro la repubblica. +Le sue genti, unite a quelle dei Sanesi, erano sul ponte a Valiano +e cercavano sforzare i confini fiorentini. Vennero, però, più volte +respinte, e finalmente furono costrette darsi alla fuga e ricoverare +in Montepulciano. Ma i Fiorentini, sebbene vittoriosi, s’erano per +questi fatti trovati nella necessità d’indebolire il campo di Pisa; +mentre esso era nelle tristi condizioni più sopra descritte, quando +i movimenti dell’imperatore e del Moro facevano temere nuovi assalti +da quel lato.[510] L’imperatore, infatti, aveva già varcato le Alpi; +ma egli veniva con sì piccolo numero di gente, che, quasi vergognando +di sè stesso, evitava il passar per Milano, ove il duca gli aveva +apparecchiato una grande accoglienza. Prese, invece, la via di Genova; +e di quivi, il giorno 8 di ottobre, partiva con sei galee veneziane +ed alcuni legni genovesi. Sbarcava alla Spezia, donde, per la via +di terra, entrò in Pisa con 100 cavalli e 1,500 fanti. I Pisani lo +accolsero con festa grandissima: corsero subito al ponte dell’Arno e +gettarono nel fiume la statua del re Carlo, per mettervi invece quella +dell’imperatore: lo alloggiarono splendidamente. Essi erano pieni di +speranza, avevano uomini e danari, buoni capitani e molte vettovaglie; +da ogni parte venivano sempre nuovi aiuti; ed ora che cercavano tirare +in loro favore il nome e l’autorità dell’impero, pareva che anche in +ciò volesse la fortuna secondarli.[511] + +Ogni cosa riusciva, invece, avversa ai Fiorentini, che avevano +contraria la fortuna e gli uomini: nondimeno fu mirabile l’energia +colla quale seppero aiutarsi in quelle avversità. Essi non perderono +l’animo; ma raccolsero uomini, danari, vettovaglie quante poterono; e +mandarono ogni cosa al campo. Scrissero ai loro mercatanti in Francia, +perchè aiutassero la patria colle loro private fortune; assoldassero +uomini; mandassero grano; facessero, come buoni cittadini, ogni cosa +che era in loro. Nè si stavano a questo; anzi, vedendo che Livorno +era in quel momento divenuta la chiave del territorio toscano, e che +ad esso i nemici avevano messo la mira, mandarono subito a fornirlo e +fortificarlo così gagliardamente, che quasi non pare credibile come in +tanta strettezza si potessero fare tanti provvedimenti.[512] Il primo +pensiero della Signoria, però, era già stato, come noi abbiam visto più +sopra, quello di ricorrere al Frate; perchè venisse a mettere animo in +quel popolo scoraggiato da tanti pericoli e da tanti nemici riuniti; in +quel popolo che sembrava non essere più capace di nulla, senza l’aiuto +delle sue prediche. Ed il Savonarola correva pronto e volenteroso +all’opera; sebbene egli prevedesse che, in quel momento appunto, la +corte di Roma avrebbe contro di lui cominciata una guerra assai più +aspra e difficile. + +Di tutti i nemici della repubblica, più fiero certamente era il +papa. — Il Moro sarebbe stato contento di veder, per ora, trionfare +gli Arrabbiati in Firenze; i Veneziani volevano acquistare qualche +autorità in Pisa; ma il papa voleva, invece, distruggere assolutamente +la repubblica, e rimettervi i Medici come suoi vassalli, per aprire, +poi, la strada a’ suoi figli: e quando tutti gli alleati aspettavano +la discesa dell’imperatore, egli solo, non sapendo frenare il suo +impeto, s’era mosso colle proprie armi. Più d’ogni altra cosa era poi +grande nel Borgia l’odio contro al Savonarola, di cui temeva assai +il ritorno sul pergamo; perchè capiva che questo poteva ora mandare a +vuoto tutte le speranze concepite per l’avvicinarsi dell’imperatore. +Il popolo fiorentino, guidato nuovamente dal suo Frate, rianimato da +quella voce, sarebbe forse divenuto capace di qualche eroica difesa. +Decise, quindi, il Santo Padre di usare le minacce, le lusinghe, le +promesse, ogni arte di cui era capace, per impedire che il Savonarola +risalisse sul pergamo, ora che tutto il popolo e la Signoria stessa +ne lo pregavano. Il breve che aprì questa nuova guerra, partiva da +Roma il giorno 8 settembre; era indirizzato al convento di San Marco, +e, simile a quello venuto nel settembre dello scorso anno ai frati di +Santa Croce, parlava del Savonarola come di un tal Frà Girolamo amico +di novità, e seminatore di falsa dottrina.[513] «Egli,» così diceva il +breve, «è venuto, per queste commutazioni delle cose d’Italia, in tanta +insania, da far credere al popolo che è mandato da Dio e che parla +con Dio; senza provarlo nè con miracoli nè con speciale testimonianza +delle Sacre Scritture, come esigerebbero le canoniche leggi. Noi +abbiamo dato prova di lunga pazienza, sperando che volesse pentirsi +e rimediare ai suoi trascorsi, col sottomettersi a noi e desistere da +quella scandalosa separazione dalla Congregazione Lombarda, che alcuni +frati con ingannevoli arti avevano da noi estorta.» Si conchiudeva, +poi, col rimettere tutta questa causa a Frà Sebastiano de Madiis, +Vicario Generale della Congregazione Lombarda; imponendo al Savonarola +di riconoscere la sua autorità, di recarsi tosto ove da lui gli venisse +comandato, e in questo mezzo _astenersi da qualunque predicazione +pubblica o privata_. Il convento di San Marco veniva unito alla +Congregazione Lombarda; ed era ordinato, a Frà Domenico, Frà Salvestro +e Frà Tommaso Bussino, di recarsi fra nove giorni a Bologna. Tutto ciò +sotto pena di scomunica _latæ sententiæ_. + +Il fine di questo breve era per sè stesso evidente: il Santo Padre +voleva, innanzi tutto, far tacere il Frate; ma perchè ad ognuno +diveniva oggimai palese, che la guerra da lui mossa contro al +Savonarola era una guerra tutta politica, e parte principale di +quella che esso faceva alla repubblica; così, col rimettere la causa +in altri, e col ridurla a una disputa di unione o separazione di +conventi, esso cercava nasconderne il vero carattere e rendervi la +repubblica indifferente. Una volta che la Congregazione di San Marco +fosse sciolta, l’autorità del Savonarola cadeva; e se egli, obbedendo +ai comandi del superiore di Lombardia, usciva dal territorio toscano, +verrebbe subito nelle mani del Borgia.[514] + +Il Savonarola, che capiva chiaramente tutto ciò, risolvette sin dal +principio di non obbedire; ma, per non rendere la sua posizione più +difficile coll’inasprire maggiormente l’animo del papa, mandò, il 29 +settembre, una sua lunghissima risposta.[515] — Si doleva in essa, +che i suoi nemici riuscissero ad ingannare il Santo Padre sopra cose +che avevano avuto luogo alla presenza di tutto il popolo. «In quanto +alla dottrina,» egli diceva, «io mi son sempre sottomesso alla Chiesa: +in quanto alla profezia, io non ho mai detto assolutamente di esser +profeta, sebbene questa non sarebbe eresia; ma bene ho predetto varie +cose, alcune delle quali si sono verificate, altre lo saranno col +tempo. Noto è, d’altronde, a tutta Italia, come il flagello sia già +cominciato, e come, solamente per mezzo delle mie parole, sia seguita +la pace in Firenze; senza di che le sventure sarebbero state per tutti +assai maggiori.» Così, procedendo oltre, egli rammentava al Santo +Padre, che il breve della separazione non fu estorto da pochi frati, +ma venne chiesto da tutti, e fu concesso dopo lunga discussione. «Il +rimettere, poi, la nostra causa alla decisione del vicario lombardo, +questo è un volere far giudice il nostro avversario; giacchè a tutti +sono note le contese delle due congregazioni. Donde mai può nascere, +Santissimo Padre, tutto ciò, se non dalle false accuse, dalle mendaci +relazioni dei nemici di questa repubblica che io ho salvata da tanti +pericoli, che ho ridotta alla vera religione e libertà, distruggendo +le fazioni, correggendo i costumi ed introducendovi la pace? E +d’altronde,» così continuava il Savonarola, appoggiandosi sull’autorità +di molti dottori di Santa Chiesa, «ad ognuno è permesso passare da +una regola ad un’altra più stretta e severa. Questo è quello che noi +abbiamo fatto colla nostra separazione. L’unirci poi ai frati lombardi, +sarebbe un crescere i rancori che sfortunatamente già esistono fra +le due congregazioni, un dare occasione a nuove dissensioni e nuovi +scandali. E finalmente, dicendo la Vostra Santità di volere questa +unione, per evitare che altri cada nei miei errori; ed essendo ora +chiarissimo che io non sono in questi errori caduto; cessando la +causa, deve cessare l’effetto. Avendo, dunque, provate false tutte le +accuse mosse contro di me, conceda Vostra Santità che io attenda una +risposta alla mia difesa, ed un’assoluzione. Io predico la dottrina dei +Santi Dottori; in niente mi discosto da essi; e sono apparecchiato, +ove avessi errato, non solo di correggermi, ma dichiararlo ancora e +farne ammenda innanzi a tutto il popolo. Ed ora, ripeto di nuovo quel +che ho sempre detto, che sottopongo me stesso e tutti i miei scritti +alla correzione della Santa Romana Chiesa.» Nello stesso tempo, il +Savonarola scrisse molte lettere che indirizzò ad amici di qualche +autorità in Roma, ripetendo le medesime ragioni che adduceva al papa in +favore della sua causa, e raccomandandola a tutti caldissimamente. + +Alessandro VI, col suo occhio sagace e penetrante, comprese la +difficoltà del caso, ed usò allora un’astuzia degna veramente +dell’antico avvocato di Barcellona. Visto che il Frate era deciso a +non sciogliere la sua congregazione ed a non partire di Firenze; visto +che il momento era assai decisivo per la repubblica, onde la sola cosa +che importasse al presente era di far sì che il Frate non predicasse; +lasciò le minacce, e si volse alle lusinghe. Il 16 ottobre, partiva, +quindi, un altro breve,[516] nel quale il Santo Padre, rispondendo alla +lettera del Savonarola, rallegravasi come del ritorno d’una pecorella +smarrita. «Noi ti abbiamo,» così gli diceva, «in altre lettere +manifestato il nostro dolore per questi sollevamenti fiorentini, di +cui le tue prediche sono state precipua cagione; giacchè, in luogo di +predicare contro i vizi e raccomandare l’unione, tu vai annunziando +il futuro: cosa che potrebbe far nascere discordia in ogni popolo +pacifico; massime, poi, nel fiorentino, ove sono tanti semi di +discordie e fazioni. Per queste ragioni ti chiamammo appresso di noi; +ma ora che, per le tue lettere e per mezzo di molti cardinali, sentiamo +che sei apparecchiato all’obbedienza della Romana Chiesa, grandemente +ci siamo rallegrati, persuadendoci che tu abbi errato piuttosto per +soverchia semplicità, che per animo cattivo. Onde rispondiamo di nuovo +alle tue lettere, e in virtù di santa obbedienza ti comandiamo che _ti +astenga da ogni sermone, non solo pubblico ma anche privato_; acciò non +possa dirsi che dalla predicazione ti sei ridotto ai conventicoli. E +questo modo terrai insino a che potrai, più sicuramente e con decoro, +venire alla presenza di noi, che ti riceveremo con paterno e lieto +animo; o insino a quando avremo più maturamente deliberato qual modo tu +debba tenere, e destinato una persona idonea a riordinar queste cose. +E se, come non dubitiamo, tu vorrai obbedire, fin da ora sospendiamo +tutti i brevi antecedenti, acciò tu possa, per ora, attendere +tranquillamente alla tua spirituale salute.» + +Dopo questo breve, il Savonarola trovavasi in una difficilissima +condizione. Egli capiva bene, che tutta quella paterna dolcezza, non +era altro che un’arte per chiudergli la bocca nel momento in cui la +repubblica aveva maggiore bisogno di lui: era la solita astuzia del +Borgia, che ormai tutti conoscevano. Le lettere dell’ambasciatore di +Roma, infatti, facevano sapere che l’ira del Santo Padre era più che +mai violenta; ch’egli voleva assolutamente metter le mani sulla persona +del Frate. Le armi dal papa mosse contro la repubblica; le istigazioni +che faceva all’imperatore; il perfetto accordo che regnava fra lui e +Piero de’ Medici, che s’era fermato a Roma, e di quivi cercava stendere +nuove fila di congiure in Firenze;[517] tutto metteva fuori di dubbio, +che il Borgia voleva, ora, far tacere il Savonarola, per poter meglio +opprimere la repubblica; dopo di che gli sarebbe stato assai facile +spegnerlo affatto. Nondimeno, in che modo poteva questi disobbedire ad +un comando, in apparenza così giusto e benigno; ad un breve che gli +offeriva generale perdono, a condizione solamente ch’ei si tacesse? +Il disobbedire non sarebbe a molti sembrato un voler mettere scandalo +nella Chiesa, un rendere impossibile ogni conciliazione? Sebbene, +adunque, il Savonarola non fosse sordo alla voce della patria che lo +chiamava; sebbene conoscesse in che gravi pericoli ella versasse, e +fosse persuaso che la finta benignità del papa non era che astuzia; +pure volle obbedire. Infatti, sin da che giunse il breve[518] dell’8 +settembre, egli s’era taciuto, e continuava tuttavia nel suo proposito. + +In una lettera che scrisse ad un amico, il 15 settembre di questo anno, +manifestava chiaramente lo stato del suo animo. «È noto,» egli diceva, +«a tutto il mondo, che le cose di cui vengo accusato sono false; e sarà +d’una grande infamia a cotesti prelati ed a tutta la città di Roma. Io +so bene che essi non hanno ragione di procedere contro di me, chè anzi +mi lapidano per una buona opera; ma io non li temo, nè temo la loro +potenza, perchè basta la grazia di Dio e la pura coscienza. Conosco +la radice di tutte queste insidie, e so che procedono dai perversi +cittadini, i quali vogliono ristabilire la tirannide in Firenze, +e vanno d’accordo con alcuni potentati d’Italia. Tutti costoro mi +vorrebbero uccidere; onde ora non posso più camminare senza la guardia +di gente armata. Nondimeno, se non potrò altrimenti soddisfare alla mia +coscienza, io voglio obbedire, nè peccare anco venialmente.»[519] + +Ma nel mentre egli si taceva, le cose della repubblica andavano di +giorno in giorno rapidamente peggiorando. Gl’imperiali, accresciuti +dai Milanesi e Veneziani, già stringevano d’assedio Livorno, in numero +di 4000. Le navi venete tenevano il mare e chiudevano il porto, mentre +un drappello delle loro genti era al ponte di Sacco, per impedire +qualunque comunicazione fra Livorno ed il campo di Pisa. I Fiorentini, +non pertanto, provvedevano ai loro stringenti bisogni con un coraggio +degno dei loro antichi tempi. Mandavano al campo di Pisa Antonio +Colligiani, perchè rimettesse disciplina nell’esercito disordinato +dopo la morte del Capponi; e gli ordinavano di restringere le genti +a Montopoli, per tenersi pronto ad accorrere dovunque il bisogno ed i +movimenti del nemico lo chiamassero. Bettino Ricasoli, assai reputato +per la sua energia e capacità militare, comandava in Livorno; ed, ora, +i Dieci della guerra vi mandavano altri trecento uomini d’arme, guidati +dal conte Cecco, il quale, profittando della oscurità della notte +e d’una pioggia dirotta, passava per mezzo dei nemici ed entrava in +città. In questo modo si riusciva a fare più d’una onorevole sortita, +nelle quali gl’imperiali vennero battuti. Ciò che, fra tante avversità, +aiutava i Fiorentini, era non solamente la incapacità dell’imperatore +nel dirigere la guerra, ma ancora il trovare egli nei Veneziani e nel +Moro più ostacoli che aiuto. Essi volevano bene opprimere Firenze, ma +non volevano però levare un altro potente in Italia: onde spingevano +l’imperatore, e spinto, poi, lo arrestavano; tanto da fargli molestare +il nemico, ma non soddisfare l’ambizione che aveva di segnalare la sua +venuta in Italia con qualche gran fatto d’armi. Era, inoltre, sorta una +nuova discordia fra i Veneziani ed il Moro, non volendo alcuno di essi +permettere all’altro d’occupare Livorno, finita che fosse la guerra. + +Per tutte questo ragioni, i Fiorentini avevano potuto durare sino ad +ora, non solo senza cedere a tanti nemici e tanto più potenti di loro, +ma anche, qualche volta, battendoli. Non si poteva, però, continuare +più a lungo; giacchè quel che le armi nemiche non facevano, cominciava +ora a farlo la fame. Ed a togliere ogni altra speranza, arrivava la +nuova che gli sforzi fatti dai mercatanti fiorentini in Francia per +soccorrere la patria, erano stati tutti invano. Essi aveano assoldato +il conte d’Albigion con la sua gente; avevano assoldate molte navi +e caricatele di grano comprato a loro spese: ma, in sul momento di +partire, il conte s’era ricusato di venire in Italia; e le navi, +spaventate da un grosso temporale che avevano per via incontrato, +s’erano parte tornate a Marsiglia, e parte, allargandosi sul mare, +avevano preso diverso cammino, per speranza di maggiori guadagni. E +quando pure fossero venute innanzi a Livorno, come mai potevano entrare +nel porto, che era guardato dai Veneziani?[520] + +A Firenze, perciò, lo squallore era cresciuto a un segno, che non si +potrebbe con parole descrivere. Sul volto di ognuno si leggeva lo +sgomento dell’avvenire, su quello dei popolani, poi, erano dipinti +lo stento e i travagli della fame patita. I contadini, non di rado, +si appoggiavano estenuati ai muriccioli delle vie, e vi morivano +per mancanza d’alimento.[521] La peste ogni giorno faceva qualche +progresso.[522] Pure, tanto lo spirito di parte può accecare gli +uomini, che in questa universale miseria pareva che gli Arrabbiati ne +trionfassero. Andavano ad alta voce gridando: «Ora, finalmente, siamo +tutti chiari che al Frate ci ha ingannato. Ecco le felicità da lui +promesse a Firenze.» E già parlavano di cedere; ardivano pubblicamente +sparlare del nuovo governo, e dicevano ch’era venuta l’ora di mutarlo. + +La Signoria, non sapendo più a quale partito appigliarsi, ricorreva +agli uffici divini; ed ordinava che si facesse, con una solenne +processione, entrare in Firenze quella miracolosa immagine della +Madonna dell’Impruneta, a cui il popolo fiorentino soleva sempre +ricorrere nelle sue avversità. Ma la sola cosa che ad ognuno pareva +potesse veramente confortare il popolo in tanta avversità, era +la voce di quel Frate, che tutti vedevano ora, con dolore e con +disapprovazione, tacersi. Onde la Signoria tornò di nuovo a lui, +supplicandolo e quasi imponendogli che non mancasse al dovere verso +la patria: non volesse permettere che quel popolo, il quale aveva in +lui riposta tanta fiducia, restasse ora, fra tanti pericoli, in tanta +miseria, senza il conforto, almeno, della sua parola. + +Il Savonarola, che già da più tempo era crudelmente afflitto, nel +vedere lo sgomento, lo squallore e la desolazione di quel popolo, +non seppe resistere alle nuove istanze della Signoria; ed il giorno +28 di ottobre, ritornava finalmente sul pergamo. Quanto diverso dal +solito era l’aspetto del suo uditorio! Su tutti i volti stava dipinto +lo sgomento del presente, il terrore dell’avvenire. Ad ognuno pareva +che fosse vicina la fine del governo popolare, che gli Arrabbiati +dovessero ben presto trionfare, e che alla fame ed alla guerra +dovessero succedere gli esilii e le condanne. Tutti gli occhi si +volgevano, dunque, a lui, pieni d’incertezza e titubanza. Egli, come +spesso faceva, cominciò quella predica in forma di dialogo. «Io non +avrei dovuto parlare. Ma io vengo per obbedire alla Signoria, e per +invitarvi un’altra volta alla penitenza. — _Voi siete chiari?_ Ed io +vi dico che sono chiaro io, e che ogni cosa da noi detta, fino ad un +minimo iota, si deve verificare. Io sono chiaro che Iddio aggira il +cervello d’Italia, e che molti saranno ingannati. Questo flagello pare +una cosa, e sarà un’altra. — _Tu sei chiaro?_ Di che cosa? Che sono +vicine le tribolazioni? che tu combatti contro a Cristo? Sappi che +il bene promesso a Firenze verrà, e che i cattivi avranno l’inferno +in questa vita e nell’altra. Siete adunque chiari, che se non mutate +vita avrete guai? I vizi continuano sempre, o Firenze: si giuoca, si +bestemmia; e in questo modo voi vi tirate addosso il flagello. Orsù, +fate questa processione che sarà buona cosa; «e se voi ricorrete a Dio +come si deve, io mi confido che si avrà qualche grande grazia, e che +non dovremo avere paura di nessuno.» + +«Ma tu poni sempre la tua speranza negli uomini, tu aspetti sempre +soccorso da quel re che mai non viene, e che già è stato punito, come +noi gli minacciammo;[523] ed io, invece, ti dico: _maledictus homo qui +confidit in homine_. — Orsù, che dobbiamo noi dunque fare, o padre? +— Prima di tutto, bisogna che ritorni a Dio; dipoi, che tu deponga il +pensiero che già avevi fatto (di mutare governo e di arrenderti); che +ti aiuti con ogni provvisione umana; che tu presti alla città tutto il +danaro che tu puoi, e che tu lo presti _gratis_. Io vi dico finalmente: +unitevi tutti insieme, e lasciate ogni dissensione. E se voi fate una +vera unione, ascoltate bene le parole che vi dico: «Io voglio perdere +la cappa, se non cacciamo ora li nostri nemici. Io dico che se voi fate +questo, io voglio essere il primo ad uscire fuora contra di loro con +uno crocifisso in mano, e faremo fuggire li nostri nemici insino in +Pisa, ed ancora più là.» «Credi alle mie parole, o Firenze; rammentati +quante lacrime versasti in questa chiesa il giorno 6 di novembre;[524] +e, poi, fu fatta la rivoluzione quel medesimo giorno, e fosti libera. +Rammentati che io feci partire da Firenze il re Carlo; e quando egli +ritornò da Napoli, corsi quasi a rotta al suo campo e lo minacciai, +onde egli non fece alcun danno. Credi, dunque, alle mie parole; confida +nel tuo Signore. Segua quel che si voglia, io non temo nulla, se voi +tornate a Dio e state uniti e fate ogni provvisione umana.» + +Volgendo poi, di nuovo, il suo discorso a coloro che mormoravano +contro il nuovo governo, diceva: — «Ora io voglio dirti un’altra +parola. Voi siete cittadini di tre sorta: prima, quelli che nel vecchio +governo erano esuli e desideravano invano la patria. Or tu l’hai; sta +cheto, adunque. Secondo, quelli che avevano il capestro alla gola. +Ora voi avete sicurezza e libertà; state cheti, adunque. — Io non mi +muovo, padre. — Non è già vero; voi tutti macchinate, e lo so ben io +quello che voi volete. — Finalmente, vi sono quei cittadini che hanno +magistrati in questa presente Repubblica; e questi non fanno giustizia, +e la città è tutta piena di giuochi, di bestemmie, di lussuria, di +sodomia e disunione. A questi io dico: se non fate giustizia, il +flagello verrà sopra di voi. Io dico, finalmente, a tutti, e lo dico +_in verbo Domini_: chiunque vuole tiranno capiterà male. Unitevi, +adunque; fate questa processione, e sperate nel Signore.»[525] Così +parlava il Savonarola quel giorno; ma, in verità, sino a che durava +il pericolo imminente, quelle parole d’una fiducia tanto cieca davano +agli Arrabbiati nuovo argomento di mettere in canzone il Frate ed i +frateschi. Nondimeno, al popolo era già un gran conforto che egli +predicasse; e fino a tanto che la sua voce risonava sul pergamo, +sembrava che Firenze non dovesse temere nuove sventure. + +Il giorno trenta di ottobre, entrava in città la miracolosa immagine +di S. M. dell’Impruneta; una moltitudine immensa l’accompagnava, e +giammai i Fiorentini non avevano dimostrato una devozione più sincera. +La gente procedeva mesta e silenziosa; le limosine erano larghissime; +la tristezza stava dipinta su tutti i volti; e nella faccia del popolo +minuto si vedevano i segni della fame già sopportata, il timore di +stenti maggiori. La processione era giunta in Por Santa Maria, quando +un messaggiero, entrato per la porta a San Frediano e passato di sul +ponte alla Carraia, veniva lung’Arno correndo a cavallo, con un ramo +d’ulivo in mano, per andare al Palazzo dei Signori. Ma, imbattutosi +nella folla, si trovava da ogni parte circondato; ed afferrando il +cavallo per la briglia, tutti domandavano le nuove di Livorno. Erano, +finalmente, all’improvviso e quasi per incanto, arrivati da Marsiglia +i tanto aspettati soccorsi di uomini e di grano. Le navi giungevano +innanzi a Livorno, spinte da un vento così impetuoso di libeccio, +che non s’erano appena viste sul mare, che già entravano nel porto; +nè i Veneziani avevano potuto arrestarle, perchè dalla forza di que’ +medesimi venti erano stati costretti a riparare sotto la Meloria. — Non +si potrebbe mai con parole descrivere la sfrenata gioia del popolo. Il +messaggiero veniva per tutto accompagnato con altissime grida; le sue +parole ripetute di bocca in bocca, si amplificavano ed esageravano; la +città era, quasi in un istante, tutta piena della lieta novella; le +campane sonavano a festa; in tutte le chiese si rendevano pubbliche +e solenni grazie del miracoloso aiuto. Invero, agli Arrabbiati +stessi pareva che il Signore avesse voluto salvar la repubblica dalla +imminente rovina, e che il Savonarola fosse stato questa volta, senza +dubbio, profeta. Il suo nome, la sua autorità ne crebbero a mille +doppi; ed il popolo minuto andava ora gridando: «Le prediche del Frate +ci hanno anche questa volta salvato.»[526] + +Il soccorso non era, in verità, gran cosa. Delle genti dai mercatanti +assoldate, non erano voluti partire che 600 uomini; e delle navi già +pagate, una parte, quando furono in alto mare, presero diverso cammino +per speranza di maggiori guadagni, ed invece naufragarono: onde si era +poi sparsa la voce, che i soccorsi non sarebbero altrimenti venuti. +E adesso non erano entrati nel porto che cinque navi e due galeoni, +carichi d’uomini e di grano. Ma il modo ne era stato così inaspettato, +il tempo così opportuno, che l’effetto ne fu grandissimo, non solo +in Firenze, ma anche a Livorno, dove gli animi si riempirono di tanta +speranza, che fatto, per allegrezza, fuoco con tutte le artiglierie, +uscirono ad assalire i Pisani; e contemporaneamente andarono, +dall’altra parte, a rinforzare la bastía del Ponte a Stagno, che già +minacciava cadere nelle mani del nemico. Ivi trovarono gl’imperiali +così spaventati dal gran rumore delle artiglierie, e dalla voce che +aveva, anche fra loro, esagerato assai la forza degli aiuti arrivati; +che li misero in fuga, con grande uccisione di gente, con guadagno non +piccolo di prigionieri e cavalli. + +Intanto, nel primo giorno di novembre, il Savonarola saliva di nuovo +sul pergamo; e, pigliando occasione dalla inaspettata fortuna, esaltava +la misericordia di Dio; inculcava il bisogno di tornare alla religione, +correggere i vizi, fare continue orazioni, e non fidare in altri che +nel Signore. Cercava ancora di moderare la soverchia allegrezza del +popolo. «Non bisogna lasciarsi vincere così facilmente dalla gioia e +dal dolore; non bisogna abbandonare le provvisioni umane; bisogna più +che mai provvedere alla guerra.» Il 2 novembre, giorno dei morti, fece +un’altra predica, che ebbe grandissimo successo; e fu _sull’arte del +ben morire_.[527] Diceva che il vero cristiano dovrebbe tener sempre +presente l’idea della morte, e che una vera considerazione di essa +condurrebbe ognuno alla buona vita. Con assai vivi colori descriveva +lo stato dell’animo nostro in quell’ora suprema; faceva un’analisi +ingegnosa e minuta di tutte le passioni che ci dànno assalto in quel +momento di prova. «La morte,» egli diceva, «è il momento solenne della +nostra vita: il diavolo ci dà allora la battaglia estrema. Egli è come +se esso giocasse sempre a scacchi con l’uomo, ed aspettasse il momento +della morte per dargli lo scacco matto. Chi lo vince in quel punto, +vince la battaglia della vita. Noi, o fratelli, non viviamo in questo +mondo, se non per imparare a ben morire.» Proponeva ad ognuno, di +tenere al suo letto un quadro che gli rammentasse l’ora ed il pericolo +della morte. Descrisse minutamente questi quadri fantastici, cui il +popolo prestava un’attenzione grandissima, e che vennero nelle molte +edizioni di quella predica incisi da Sandro Botticelli, e da altri +principali artisti di quel secolo. Nè lasciava quel giorno di dare +incoraggiamento al popolo, incitarlo a mantenersi unito e provvedere +ai bisogni della patria. Dopo di che, tornava subito nel suo silenzio, +dolendosi già d’aver dato al papa qualche pretesto di nuovi lamenti. + +Infatti, quasi non era giunta a Roma la notizia dei soccorsi arrivati +a Livorno e della prima predica del Frate, che un altro breve, in +data del dì 7 novembre, veniva indirizzato a tutti i Domenicani di +Toscana.[528] Ora non si trattava più di riunire San Marco alla +Congregazione Lombarda; ma, invece, separarlo da essa, insieme +con tutti i conventi di Toscana e di Roma, per fondare una nuova +_Congregazione Tosco-Romana_, con un vicario suo proprio; il quale +verrebbe, secondo gli statuti domenicani, eletto ogni due anni dai +vari priori della nuova Congregazione, senza però derogare con ciò +all’autorità del vicario generale di Roma. Pel primo biennio, il +papa stesso nominava come nuovo vicario il cardinale di Napoli, +stato sempre amico di San Marco e del Savonarola. Così il Borgia, +ripigliando di nuovo la quistione dei Conventi, cercava destramente +evitare tutte le obbiezioni che il Savonarola aveva fatte nella sua +lettera. Non rimetteva la sua causa al vicario lombardo; non riuniva +due congregazioni fra loro nemiche; sceglieva egli stesso un vicario +stato sempre amico di San Marco; e finalmente, così diceva il breve +istesso, si dava opportunità di allargare la nuova riforma a tutta +Toscana ed allo Stato romano.[529] Ma questa non era che l’apparenza: +la sostanza delle cose era, invece, assai diversa. Una volta sottoposto +il Savonarola all’autorità del nuovo vicario che dipendeva sempre +dal generale dell’ordine in Roma; egli avrebbe perduta quella sua +indipendenza, per cui tanto aveva bramata la separazione dai frati +lombardi; quell’imperio sopra i suoi frati, che gli dava tanta autorità +in Firenze; e poteva d’ora in ora essere obbligato a partire per +qualche altro convento: il che, in fondo, era sempre la mira del papa. +Inoltre, egli vedeva assai chiaro, che nella nuova Congregazione, il +convento di San Marco, stretto in mezzo ad una moltitudine d’altri +conventi quasi tutti gelosi o nemici, ben lungi dal potere in essi +infondere la sua riforma, ne sarebbe stato invece assai facilmente +oppresso. + +Per tutte queste ragioni, in luogo di obbedire, il Savonarola +prese nuovamente in mano la penna, e scrisse la sua _Apologia della +Congregazione di San Marco_; nella quale, non più rispondendo al papa, +ma dirigendosi invece al pubblico, assumeva un linguaggio assai franco +ed ardito. «Io non mi fermerò,» così egli diceva, «a confutare le +accuse che mi vengono fatte circa la dottrina; perchè già vi ho tante +volte risposto, e perchè mi apparecchio a combatterle tutte nella +mia opera del _Trionfo della Croce_, che verrà ben presto alla luce. +Ma io rispondo al comando che ora mi è fatto di riunirmi alla nuova +Congregazione. Ed innanzi ogni altro, questo non dipende solo dalla +mia autorità, ma dall’arbitrio ancora di 250 frati, i quali tutti hanno +scritto al papa in contrario; ed io non posso nè voglio contrastare al +loro proposito, che mi par giusto ed onesto.» E qui veniva adducendo +le sue ragioni, per dimostrare come quella unione avrebbe corrotta e +rilasciata la severità della regola di San Marco, con danno gravissimo +di tutti loro; ma specialmente dei giovani che formavano, ora, la +massima parte di quel convento. «Se gli altri frati non hanno bisogno +di riformarsi, perchè unirsi a noi? Se poi si uniscono per essere da +noi riformati, noi abbiamo già tanti giovani inesperti che a fatica +bastiamo ad ammaestrarli: l’unirsi, adunque, non sarebbe altro che +disordine e confusione per tutti; ma per noi specialmente.» Rammentava +i deplorabili odii de’ vari conventi; il pericolo della vita che +egli aveva, per questa ragione, corso a Pisa ed a Siena. E dopo ciò +concludeva: «Questa unione adunque, è impossibile, irragionevole, +dannosa; e i frati di San Marco non debbono esservi obbligati, perchè i +superiori non possono comandare contro alla costituzione dell’ordine, +contro alla carità ed al bene delle nostre anime. Bisogna, dunque, +supporre che essi vengano da false informazioni ingannati; e resistere, +intanto, ad un comando che è contrario alla carità; non lasciarsi +atterrire da minacce o scomuniche, ma piuttosto esporsi alla morte, +che sottomettersi a quel che sarebbe veleno e perdizione delle anime. +Quando la coscienza ripugna al comando ricevuto dai superiori, bisogna +prima resistere ed umilmente correggere: il che noi abbiamo già fatto: +ma se ciò non basta bisogna allora far come San Paolo, _qui coram +omnibus restitit in faciem Petri_.» Ed in questo modo, dopo un’assai +breve tregua, il Savonarola si trovava di nuovo in aperta guerra col +papa.[530] + +Intanto, dopo quel primo successo degl’inaspettati aiuti, peggioravano +di nuovo le cose di Livorno; e se non fosse stato la continua gelosia +fra il Moro ed i Veneziani, già sarebbe da un pezzo venuta la fine +dell’assedio. Ma parve che la Provvidenza volesse una seconda volta +venire in soccorso dei Fiorentini. Quei medesimi venti di libeccio +che, nella fine dell’ottobre passato, avevano condotto in Livorno le +navi venute da Marsiglia; cominciarono, verso il 15 di novembre, ad +imperversare di nuovo così furiosamente, che batterono a terra tutta +l’armata veneziana. La Capitana urtò di fianco sulla rôcca Nuova, dove +naufragarono gli uomini e le artiglierie; ed a fatica potè salvarsi +l’imperatore stesso, che vi era sopra. Altre due navi corsero la +medesima sorte: il resto fu ridotto in istato tale, da non poter più +servire. Tutti i naufraghi, per salvare la vita, s’arrendevano; onde +fu grande il numero di prigionieri che si fece quel giorno a Livorno; +e molti, in poche ore, arricchirono della preda.[531] L’imperatore +stanco, finalmente, di combattere, come egli stesso diceva, «contro a +Dio e contro agli uomini,» abbandonò con poco onore quella impresa, +che con tanto poca riflessione aveva cominciata e condotta.[532] Nè +di questa subita risoluzione volle renderne ragione alcuna, o anche +parlarne, fino a che non fu giunto in Lombardia; dove amaramente +si dolse della condotta del duca e dei Veneziani. E parve che fino +all’ultimo la fortuna volesse essergli nemica; giacchè, essendosi, +nella ritirata, una buona mano de’ suoi Tedeschi uniti ad un numero +di Pisani per assalire il castello di Lari, il commissario fiorentino, +Alessandro degli Alessandri, li fece prima scendere nei fossati, e poi, +colle artiglierie, ne ammazzò la più parte. Così, fra l’ottobre ed il +novembre, l’avversa fortuna dei Fiorentini si mutava in prospera; ed +essi erano, quasi per miracolo, liberati da ogni più urgente pericolo. + +Il 26 novembre, il Savonarola, ritornando sul pergamo, rammentava ai +suoi uditori, i pericoli per cui erano passati, lo scoramento a cui +s’erano abbandonati, la misericordia infinita con cui erano stati +salvati; e raccomandava a tutti di ringraziare il Signore con vera +e viva riconoscenza. Continuava, poi, facendo di nuovo, la storia e +l’elogio del governo popolare; paragonava, un’altra volta, i vari gradi +della sua formazione alle sette giornate della creazione; confermava +il lume profetico; e prometteva di tornare a predicare nel prossimo +avvento. + +Ed infatti ritornò, allora, e fece le prime otto prediche sopra +Ezechielle; nelle quali si vede come egli avesse perduto ogni speranza +di tregua o di riconciliazione col Borgia. «O Signore, io ti domando la +via delle avversità. Io questa mattina ricomincio a predicare, solo per +ripetere quello che ho detto infino a qui, e confermarlo di nuovo; e +voglio metterci anche la vita.... Se io mi ridicessi,» così continuava, +rivolgendosi al popolo, «di che questo frate contraddice a Dio, e che +io mento per la gola; e lápidami e mandami fuor di questo pergamo.» +Ritornava sul suo lume profetico; riconfermava i vicini flagelli, «i +quali saranno tanto maggiori, quanto meno il popolo si manterrà fedele +alla religione ed alla libertà.»[533] + +Il più importante di questi otto sermoni fu il sesto, che fece il +giorno 13 dicembre, a richiesta speciale dei Signori che assistevano +in Duomo. Dopo la introduzione, che allora soleva fare quasi ogni +giorno, sulla misericordia e bontà del Signore; venne ad enumerare le +benedizioni ch’Esso aveva mandato a Firenze. «Questa è la tua città; +tu l’hai eletta, o Signore, e l’hai benedetta; tu l’hai illuminata +del ben vivere; hai infuso la fede e il lume tuo nell’anima di questo +popolo. Dopo le benedizioni spirituali, tu gli hai voluto dare ancora +le temporali;» «e la prima e maggiore di tutte è la libertà che gli hai +restituita. Questa è una massima benedizione; _quia non bene pro toto +libertas venditur auro_. Prima gli bisognava fare a modo di uno: ora +non è così legato. Colui diceva: fa male, e bisognava farlo. Diceva +quell’altro: marita la tua figliuola a colui, e bisognava dargliela: +disfà quel parentado, e bisognava disfarlo: dà qui quei danari, e +bisognava darli. Aveva questo popolo tuo delle bastonate, e bisognava +avere pazienza.» Continuando in questo modo, il Savonarola fece tutta +la storia della liberazione di Firenze, incominciando dalla cacciata di +Piero de’ Medici insino alla partenza dell’imperatore, per dimostrare +di nuovo la bontà del Signore verso quel popolo. Si rivolgeva, quindi, +ad incitarlo al ben fare; e rimproverava la freddezza con cui ognuno +continuava d’andare tutti i giorni alla predica, senza mai mettere in +pratica le cose udite. «Predica a costoro quanto tu vuoi; essi hanno +fatta una consuetudine di bene udire, e un’altra di male operare. Hanno +fatto natura di questa consuetudine, e vanno in sul corso dell’udire +senza operare. E così è difficile a voltare questo corso, come è +difficile a voltare il corso delle acque. Tu hai fatto consuetudine +di questo udire sempre: fate giustizia, fate giustizia. Tu diventerai +cornacchia di campanile, la quale al primo suono della campana ch’ella +sente, ha paura e spaventasi; ma, poi, quando ella ha cominciato a fare +consuetudine, tu puoi sonare quanto tu vuoi, che sta in sulla campana e +non si muove.» + +Rimproverò al popolo la sua ingratitudine verso Dio, «che vi ha dato +una libertà, che voi cercate sempre guastare col continuo mormorare +e sparlare, colle congiure continue che si ordiscono dentro e fuori +della città. Ingrato popolo! Iddio t’ha dato questo Consiglio grande, e +tu cerchi guastarlo col mettervi dentro i nemici della patria. Questa +non è stata già la mia intenzione. In sul cominciare, io permisi bene +ad ognuno di entrarvi, perchè la libertà era allora sul principio e +bisognava esperimentare; ma non lo feci già per dar luogo ai cattivi, +come ora è seguíto. Magnifici Signori, io vi dico che bisogna tenere +l’occhio a questo Consiglio, e andarlo limando e racconciando, e +vedere se molti che vi sono è bene che vi sieno. Bisogna restare in +sul numero grande; ma bisogna restringerlo solo per cacciarne i nemici +della patria. Non approvo, però, quelli che vorrebbero astenersi dal +votare sino a che non sia fatta questa nuova riforma; e molto meno +approvo quelli che vorrebbero rimettere alla sorte le elezioni dei +magistrati. Questo è contro alla libertà, vi dico io.» «Tu sei un +cristianaccio! Va, leggi la istoria che scrisse Lionardo d’Arezzo, +dove e’ dice che andò sempre bene la città mentre che si resse senza +sorte; e che poi quella sorte fu trovata da gente ambiziosa. E se ne +trova sempre di questi cattivi, che vanno sibilando simili cose nelli +orecchi. Questi sono quelli che fanno i conventicoli contro la tua +città, dentro e di fuori, con preti e con frati; e fanno quelle belle +cene e desinari. E il parlar loro va sempre in su il frate; e quivi +si mangia pane e frate, carne e frate, vino e frate.» «Provvedi, o +Firenze, a questi conventicoli, i quali non cercano altro che la rovina +della tua libertà. Questo povero fraticello è solo a combattere contro +a tutto il mondo. Orsù, quanto a me, io vi dico: chiamate dottori, +prelati e chi volete; io sono pronto a combattere contro tutti. Io vi +annunzio che nella religione di san Domenico non vi è stato mai alcun +eretico; ma bensì molti che hanno fatto grandi riforme in Italia. E +voi dovete rammentarvi del Cardinale Latino, di Angelo Acciaioli e di +sant’Antonino. Così deve seguire adesso; ma bisogna, innanzi tutto, +fare giustizia ed essere severi. A voi, o Signori, tocca provvedere: +fatevi una scorta di uomini armati e mettete mano alla spada: se questo +non basta, chiamate il popolo e fatevi terribili. Quei Magistrati che +non puniscono i delitti, abbiano la pena del reo.» «Giustizia, adunque, +magnifici Signori; giustizia, signori Otto; giustizia, magistrati di +Firenze; giustizia, uomini e donne; ognuno gridi giustizia.»[534] + +E in questo modo si chiudeva l’anno 1496. La repubblica fiorentina era +maravigliosamente uscita da un numero infinito di pericoli; il nome e +l’autorità del Savonarola erano tornati in alto; il partito popolare +era una seconda volta padrone assoluto del campo. Ma, nel medesimo +tempo, s’era inasprita la lotta con Roma; e l’odio del papa contro +al Frate e contro al governo da lui creato, sembrava essere divenuto +inestinguibile. S’erano, inoltre, nel seno stesso della repubblica +scoperti tanti nemici, tanti e così continui maneggi degli Arrabbiati +e dei Bigi; che il Savonarola stesso credeva essere indispensabile +non solamente l’usare molta severità, ma ancora il restringere un +poco la forma del Consiglio maggiore, per non mettere il governo della +repubblica nelle mani di coloro che altro pensiero non avevano, se non +quello di distruggerla; nè ad altro scopo si valevano della indulgenza +verso di loro sino ad ora usata, che a più sicuramente cospirare contro +la libertà della patria. + + + + +CAPITOLO SESTO. + +Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone delle nuove leggi. Si +celebra il carnevale col _bruciamento delle vanità_. I Frati di San +Marco comprano la libreria dei Medici. Idee del Savonarola intorno al +bello; sua difesa della poesia; suoi componimenti poetici. [1497.] + + +Nel gennaio e febbraio 97, avendo gli avvenimenti dell’anno passato +rimesso in favore il partito popolare, veniva eletto Gonfaloniere di +giustizia Francesco Valori, con una Signoria tutta a lui devotissima. +Se egli fosse stato d’animo più temperato e di passioni meno ardenti, +era forse venuto il momento di mettere un freno agli Arrabbiati ed ai +Bigi. Ma il Valori che si lasciò sempre trascinare dal suo impeto, non +volle questa volta prestare alcun ascolto alle parole del Savonarola, +che suggeriva di restringere un poco il Consiglio Maggiore, per +escluderne quelli che cospiravano contro alla repubblica; e volle +invece allargarlo. Fece, quindi, vincere una nuova legge, la quale +decretava, che per entrare nel Consiglio Maggiore, in luogo di trenta +anni, bastasse averne ventiquattro. Il suo fine era di assicurare +la repubblica, col renderne il popolo sempre più largamente ed +assolutamente signore; ma l’effetto seguiva assai contrario ai suoi +desiderii, giacchè questa legge apriva il Consiglio alla gioventù +scorretta e tumultuosa degli Arrabbiati, la quale era quella che più +di tutti odiava il Savonarola, il nuovo governo e il nuovo vivere da +lui introdotto. Proibiti i balli e le feste, distrutto il carnevale, +la vita avea per essi perduto ogni scopo; onde s’erano fatti autori +principali di tutte le insidie dirette contro al Frate. E per meglio +operare di concerto, s’erano uniti in una compagnia sotto il comando di +messer Dolfo Spini: andavano armati, attaccavano brighe, commettevano +atti violenti; onde il popolo li chiamava _i Compagnacci_. La nuova +legge, aprendo ad essi il Consiglio, poneva nelle loro mani un’arme +potentissima, di cui seppero subito profittare, con grave danno della +repubblica.[535] + +Nè il Valori sembrava accorgersi di questi pericoli; perchè, verso quel +tempo medesimo, noi troviamo proposta dalla Signoria un’altra legge +ugualmente improvvida. Le davano il nome di _Decima scalata_, ed altro +non era, se non quella che noi chiamiamo oggi imposta progressiva. +Essa trovava naturalmente una grave opposizione in tutti gli uomini di +qualche fortuna; ma il partito popolare la favoriva con una grandissima +insistenza. Si riscaldarono, quindi, le passioni, cercandosi dall’una +parte e dall’altra argomenti per favorirla o disfavorirla; ed è +singolare il vedere, come allora si portassero quelle ragioni e si +facessero quei discorsi medesimi che, dopo quattro secoli, noi abbiamo +udito ripetere ai nostri giorni.[536] Affermava il partito popolare: +«Che la uguaglianza delle imposte consiste nello scommodare tutti +ugualmente: al che neanche la nuova legge provvedeva abbastanza; perchè +se una decima sola strema il povero nelle cose necessarie, due o anche +tre decime non restringono al ricco che le cose superflue.[537] «Questo +nostro paese,» essi dicevano «è come una pezza di panno che fosse +capace a darci mantelli ragionevoli per tutti; ma è si male partito, +che ci è tale che ha un mantello in cui si ravvolge tre volte dentro, e +strascica due braccia di coda per terra; e ci è tale a cui non ne resta +tanto che basti pure ad un pitocco.» E poi concludevano scagliandosi +contro i ricchi, e le spese superflue, e i danni che queste recano alle +città. Rispondevano, dall’altra parte, gli uomini più moderati: «La +eguaglianza vuole che niun cittadino possa opprimere l’altro, e che +tutti gli uomini sieno ugualmente sottoposti alle leggi: ma il dire +che tutti debbano essere pari in ogni cosa, sarebbe un’intenderla ad +occhi chiusi, e come un voler mettere tutte le abitazioni d’una casa +in un medesimo piano, e far nascere un caos tale, da rovinarvi sotto +un mondo, non che una città. Non vedete come voi con queste leggi +improvvide seminate discordie, fate nascere disordini, aprite le porte +a Piero de’ Medici?» — Sia che queste ragioni persuadessero la Signoria +a ritirare la legge, sia che la votazione le risultasse contraria, +certo è che non si potè vincere la _Decima scalata_; e d’allora in poi +le cose andarono assai più moderate. + +In questo mezzo, il Savonarola s’era ritirato nel silenzio della +sua cella, ove attendeva a correggere il _Trionfo della Croce_, ed a +scrivere un gran numero di minori operette che voleva ben presto dare +alla luce, onde diffondere più largamente la sua dottrina, e trovare +dei fautori in quella nuova lotta contro Roma, che pareva oggimai +inevitabile. Per queste cagioni, la direzione delle cose spirituali era +venuta nelle mani di Frate Domenico da Pescia, fervido e bollente nelle +cose religiose, quanto il Valori nelle politiche. Egli era così cieco +ammiratore del suo maestro, che non solo prestava una fede pienissima +a tutte le sue profezie, ma lo teneva ancora capace di operare ogni +più grande miracolo, e con infinita gioia avrebbe speso la vita per +sostenere una qualunque delle parole di lui: se non che, tradito +assai spesso da uno zelo eccessivo e da una soverchia credulità, era, +sfortunatamente, troppo facile a trascorrere in pericolosi eccessi. + +In tale disposizione d’animi e di cose, s’avvicinava il carnevale; +e gli Arrabbiati s’erano apparecchiati a promuovere il ritorno delle +antiche orgie, delle scandalose feste medicee, e soprattutto del giuoco +dei sassi, a cui sapevano il minuto popolo essere più d’ogni altra +cosa inclinato. Onde Fra Domenico, assai indegnato di ciò, si decise +a combatterli con tutto il suo ardore. Ogni giorno faceva sermoni, +indirizzava epistole ai fanciulli;[538] e con nuove leggi della +Signoria, fece rafforzare quella loro riforma che il Savonarola aveva +incominciata nel passato anno.[539] + +Già essi, uniti sotto alla direzione dei loro capi, percorrevano la +città, e, picchiando alle case dei ricchi e dei poveri, chiedevano ciò +che chiamavano le _vanità_ o _l’anatema_. Erano disegni e libri osceni, +abiti e maschere carnevalesche; le quali cose non appena ottenute, +ripetevano una certa orazione composta dal Savonarola, e andavano +oltre. Fu in questo modo raccolta una grande quantità di oggetti +che dovevano servire per una festa, immaginata da Frà Domenico e dal +Savonarola. Infatti, l’ultimo giorno di carnevale (7 febbraio), niuno +pensava più alle solite orgie pagane, ma tutti s’erano apparecchiati +ad una solennità religiosa. Nella mattina, uomini, donne e bambini +assistevano ad una solenne messa del Savonarola, e si comunicavano per +le sue mani. Tornati alle loro case, e fatto un desinare assai frugale, +andavano il giorno tutti uniti in una grande processione per la città. +Portavano innanzi a loro un Gesù bambino, il quale, opera bellissima +del Donatello, era sostenuto sopra quattro angeli, e colla sinistra +accennava ad una corona di spine, mentre con la destra era in atto di +benedire il popolo. Seguiva dietro la gran moltitudine: alcuni erano +vestiti di bianco; la più parte avevano in mano croci rosse e rami +d’ulivo; cantavano inni religiosi e laudi spirituali. I limosinieri +giravano intorno con vassoi d’argento, accattando pei Buonuomini di +San Martino, che ricevettero in quel giorno maggiore limosina che +non avevano fatto in tutto l’anno. Arrivata finalmente la processione +nella piazza, vi trovarono una gran piramide ottangolare, che sorgeva +all’altezza di 30 braccia e girava nella base braccia 120. Era spartita +in 15 scalini, sopra i quali erano depositate tutte le vanità raccolte +nel carnovale, la cui mostruosa immagine fu posta sulla cima della +piramide: l’interno di essa era tutto pieno di materie infiammabili. +La folla riempì subito la piazza, ed i fanciulli furono disposti +parte sulla ringhiera, parte sotto alla loggia dei Lanzi, continuando +sempre a cantare canzoni religiose ed invettive contro al carnovale. +Dato un segnale, i quattro custodi misero il fuoco ai quattro angoli +della piramide: il fumo e le fiamme si alzarono subito al cielo; le +trombe della Signoria sonarono, sonarono le campane di Palazzo; e la +moltitudine levò un tal grido di gioia, che parve quasi fosse spento in +quel giorno il nemico del genere umano. Così finiva la processione ed +il carnevale dell’anno 1497.[540] + +Quelli che sparlavano d’ogni cosa diretta o consigliata dal Savonarola +e dai frati di San Marco, non potevano, certo, restarsi dallo sparlare +contro la distruzione di quegli oggetti, e dal dire che assai meglio +si sarebbero venduti per darne il valore ai poveri.[541] È singolare, +però, che negli antichi storici si trovi appena qualche rara memoria +di queste accuse; e che nel numero, quasi infinito, di quegli scritti +in difesa o in detrazione del Savonarola, nei quali s’era preso ogni +argomento per muovergli ingiurie, questo solo sembra essersi affatto +tralasciato. Così non è avvenuto presso i moderni. + +Quando incominciò a rinascere l’amore delle cose antiche, quando questo +amore crebbe sino al fanatismo, in maniera da far credere che noi non +fossimo destinati ad altro ufficio che a pubblicare antichi codici e +restaurare antichi quadri o monumenti; allora il _bruciamento delle +vanità_ divenne un argomento rettorico per chiunque discorreva di quei +tempi. Il nome di superstizioso, di barbaro e distruttore delle nostre +antiche grandezze, venne profusamente dato al Savonarola. Un antico +manoscritto era smarrito? Si affermava subito bruciato dal Savonarola. +Un’edizione del Boccaccio diveniva rarissima? Ognuno assicurava che +era stata dal Frate distrutta.[542] Fu perduta un’antica statua? Niuno +dubitò che i Piagnoni l’avessero annichilata nel bruciamento delle +vanità. + +Ma qual fuoco dovette essere quello che bruciava statue di marmo? +Era egli credibile che i fanciulli potessero raccogliere una intera +edizione del Boccaccio? Il soggetto, però, si prestava così bene +alla rettorica, secondava così mirabilmente le passioni del pubblico, +che pochi sapevano resistere alla tentazione di ergersi a difensori +dell’antica grandezza dei nostri monumenti, di fare una lunga orazione +sopra i funesti effetti del fanatismo. E bisogna notare che il primo +innocente autore di questi eccessi, fu il Burlamacchi medesimo, +il quale, con una ingenuità sua propria, si fermò lungamente a +raccontare e colorire ed esagerare quel _bruciamento_, come un’opera +tutta religiosa, tutta cristiana: a lui non pareva mai di aver detto +abbastanza, quando si trattava d’esaltare il santo zelo del suo eroe. +Nondimeno, le sue parole non erano tali da dare appiglio all’eccesso +cui arrivarono i moderni scrittori; giacchè, fra i molti oggetti di +valore che menziona quel biografo, non riuscì a determinarne alcuno +di cui si dovesse veramente deplorare la perdita.[543] Se non che, +alla fine della sua narrazione, il Burlamacchi, tutto esultante, +conclude: che avendo un mercatante veneziano offerto per quegli oggetti +la somma di 22,000 fiorini, il suo ritratto venne posto sulla cima +della piramide, accanto alla immagine del Carnovale, e fu con essa +bruciato. Una somma così ingente e quasi favolosa, dava libero gioco +alla fantasia, e permetteva facilmente d’immaginare la perdita di ogni +oggetto più prezioso. + +Avendo, dunque, amici e nemici del Savonarola, per opposte ragioni, +ugualmente esagerato in questa materia, divenne assai difficile +determinare i giusti limiti del vero. Si doveva, però, considerare che +sebbene il Burlamacchi sia assai diligente nel raccontare i fatti che +egli vide o sentì ripetere da testimoni oculari, è sempre inesatto ed +esagerato in tutte le cifre che riporta. Quando egli ci parla della +processione dei fanciulli, ne fa ascendere il numero quasi a tutta +la popolazione di Firenze; quando ci parla di limosine raccolte, le +cifre che menziona vanno sempre al di là del verosimile. Gli anni e +le date sono poi sbagliate in maniera, che da questo principalmente +nacque quella tanta confusione nello scrivere la vita del Savonarola, +di cui bisognò rifare tutta la cronologia sopra i documenti originali. +Che peso, adunque, possono avere dei giudizi fondati sopra una cifra +addotta da tale scrittore? Che logica è quella che vuole in questo caso +credere alle cifre del Burlamacchi, quando è stato forza discredergli +in tutti gli altri? Ed è poi credibile che il Savonarola avesse +potuto bruciare delle statue o dei codici preziosi, quando gl’Italiani +facevano lunghi e pericolosi viaggi per ricercarli, spendevano la vita +e la fortuna per averli? È egli credibile che, nel secolo di Marsilio +Ficino e d’Angelo Poliziano, nessuna voce si levasse a condannarlo? +e che il Nardi, traduttore di Livio e così caldo ammiratore degli +antichi, accennasse con tanta noncuranza a quei pochi che mormoravano? + +Ma nel respingere le strane esagerazioni, noi non vogliamo +assolutamente negare l’esistenza d’un fatto di cui cerchiamo piuttosto, +determinare il giusto valore. Quali fossero _le vanità_ in quella +occasione bruciate, noi non sappiamo; ma certo la più parte dovettero +essere abiti, maschere ed altri oggetti carnevaleschi;[544] giacchè +il bruciamento era stato immaginato, solo per distruggere il giuoco +dei sassi, e metter fine alle antiche feste del carnovale. Crediamo +pure, che a manifestare la sua disapprovazione contro il mal costume +dei tempi, avesse il Savonarola fatto bruciare qualche copia di quel +_Decamerone_ che era allora divenuto lettura favorita delle suore +nei chiostri, e di quei poeti più osceni che andavano per le mani +dei fanciulli e delle donne, e contro i quali egli aveva fulminato +nelle sue prediche con parole assai energiche. Nè di queste cose +intendiamo scusarlo affatto; ma, se il dotto può lamentare la perdita +di qualche volume, se il filosofo deplora l’umana debolezza che spesso +combatte gli errori con altri errori, e ad un fanatismo ne oppone +un altro; la storia deve rammentare che tale fu sempre il carattere +degli uomini animati da un forte, da un eccessivo zelo di religione. +Che cosa, infatti, non distrussero gl’iconoclasti in Oriente, o i +primitivi Cristiani a Roma? Nè si adduca contro al Savonarola la +progredita civiltà dei tempi; giacchè, nel secolo dipoi, niuna chiesa +e niun quadro resisteva in Germania ed in Olanda alla furia, ben +altrimenti devastatrice, dei distruttori delle immagini. Non era +forse contemporaneo di Leone X e Francesco I, quel Giovanni Calvino, +d’ingegno senza dubbio cultissimo e d’animo ferreo; il quale, fattosi +anch’egli capo d’una repubblica, senza il merito d’averla fondata, +e chiamandosi banditore di libertà e di tolleranza, non solo puniva +severamente i bestemmiatori e chi lavorava la domenica, ma anche +imprigionava le donne per la poco modesta acconciatura dei loro +capelli.[545] Non era egli che, nell’anno 1553, bruciava a Ginevra +l’innocente ed infelice Serveto? + +Ma perchè andiamo noi risvegliando queste tristi memorie del passato, +che umiliano tutte ugualmente il cuore dell’uomo? Per difendere il +Savonarola, noi non abbiamo bisogno di ricorrere a questi esempi +di fanatismo religioso. Quando le ragioni da noi già addotte non +bastassero a provar falsa l’accusa di barbaro distruttore, basterebbero +allora i fatti; fra i quali uno che avvenne nel tempo medesimo di +questi bruciamenti, è tale che può mettere per sempre termine alla +disputa. + +Noi abbiamo visto in che grandi strettezze si fosse trovata la +repubblica negli anni passati. Per queste ragioni, dovette decidersi +a porre in vendita la biblioteca dei Medici, la quale, dopo che essi +furono cacciati, era stata insieme coi loro beni confiscata. Ma le +strettezze dei privati cittadini non essendo punto minori di quelle +della repubblica, nasceva il pericolo che quella stupenda collezione +dovesse andare dispersa, o forse anche cadere in mano straniera; +giacchè molti erano i creditori dei Medici; e fra gli altri, v’era +l’ambasciatore francese, messer Filippo di Comines, che faceva adesso +valere un suo credito di mille fiorini. Per buona fortuna, potevano +i frati di San Marco disporre d’una forte somma di danaro; perchè +essi si trovavano ora appunto in sul finire la vendita dei loro beni, +secondo i consigli di povertà dati dal Savonarola. Qual più bella +occasione, pensò questi allora, per mettere a profitto ciò che se ne +era riscosso? Comprando quella ricchissima collezione di codici, egli +la salvava dalla dispersione e dal pericolo d’andare in mano straniera; +l’avrebbe messa nella biblioteca del convento, la sola in Italia che +stesse aperta al pubblico; e nel medesimo tempo, veniva, coi danari +cavati dalla vendita di tutti i beni, ad aiutare la repubblica nelle +sue grandi strettezze. Quale uso più nobile e più santo dei loro averi +potevano fare i frati di San Marco? + +Essi, adunque, comprarono quei libri per la somma di tremila fiorini, +pagandone subito due mila, che già avevano; e per gli altri mille, ne +restarono debitori sino al gennaio 1498, quando, avuta in aiuto la +firma di Bernardo Nasi, s’obbligarono di pagarli fra diciotto mesi +a Filippo di Comines, sperando che in un’opera di pubblica utilità, +sarebbero aiutati da tutti gli amici e parenti. E tutto ciò aveva +luogo in quegli anni medesimi, in cui veniva distrutto il Carnovale +mediceo; e quei contratti si facevano nel tempo medesimo in cui seguiva +il tanto vituperato _bruciamento delle vanità_. Così il Savonarola +impiegava il provento di tutti i beni del suo convento, gravandolo +anche di un fortissimo debito, per salvare al mondo quella stupenda +collezione _Laurenziana_, che oggi forma una delle più belle maraviglie +di Firenze, ed era allora la più compiuta e preziosa raccolta di +autori greci e latini che si conoscesse in Europa. Tale fu colui che +molti vorrebbero chiamare barbaro frate, bruciatore di codici antichi, +distruttore di quadri e di statue![546] + +Ma se il nostro Frate portò tanto amore agli antichi codici, non fu +minore la sua ammirazione per le arti belle. Infatti, non era egli che +fondava le scuole di disegno in San Marco? che voleva fare delle arti +belle la professione dei suoi novizi, per sostenere col lavoro le spese +del convento, senza bisogno di limosine? Non era egli forse circondato +sempre dalla schiera eletta dei migliori artisti del suo secolo? +L’affezione ch’ebbe per lui Frà Bartolommeo della Porta, il quale +per quattro anni dopo la morte del suo maestro non potè riprendere i +pennelli, è nota al mondo.[547] Tutti i Della Robbia furono devoti +al Savonarola; due di essi vestirono l’abito per le sue mani, e la +devozione al suo nome rimase per molti anni tradizionale in quella +famiglia. Di Lorenzo di Credi dice il Vasari, che «fu partigiano della +setta di Frà Girolamo;» del Cronaca racconta, «che gli era entrata +in capo tanta frenesia delle cose del Savonarola, che d’altro che di +quelle non voleva ragionare;» e Sandro Botticelli fu tra i primi di +quelli che illustrarono con belle incisioni i suoi scritti. Ma basterà +per tutti il nome di Michelangiolo Buonarroti, di cui è noto che fu dei +più costanti uditori alle prediche del Savonarola; che le rileggeva +di continuo nella sua vecchiezza, rammentando sempre la potenza che +avevano avuto il gesto e la voce di quel frate.[548] E sugli spaldi +di San Miniato al Monte, dove il Buonarroti difendeva la Repubblica +risorta (1527-30), non dimostrava egli di aver profittato di quelle +prediche? + +In vero, tanto furono ingiuste le accuse di coloro che dissero il +Savonarola poco amico delle arti belle, che un eloquente scrittore +francese volle prenderne la difesa.[549] Se non che, egli dominato +soverchiamente dall’amore del soggetto e dallo spirito di sistema, +trascorse assai i limiti del vero, e rese così meno efficace la sua +giusta e nobile difesa. Egli volle vedere nel Savonarola un caposcuola +della pittura italiana, ed un restauratore di quella che chiamò _arte +cristiana_. Trasformò tutti gli artisti che erano stati suoi ammiratori +in altrettanti discepoli di quella scuola, a fondar la quale, quando +pure il Savonarola avesse avuta l’attitudine, gli sarebbe certamente +mancato il tempo e il modo; perchè, come egli stesso ripete più volte, +l’agitazione soverchiante della vita politica e religiosa gli fece +trascurare ogni altro studio, ogni altra occupazione. + +Ma qui, il soggetto stesso ci porta ad esaminare quali fossero le idee +del Savonarola intorno al bello, perchè esse furono parte non piccola +nè dimenticabile de’ suoi pensieri. La mente di quel frate si allargava +sopra un campo vastissimo: colla sua filosofia egli abbracciava lo +scibile intero, ed ovunque fermava lo sguardo, gli sorgevano innanzi +concetti nuovi ed originali. Noi incominciamo col raccoglierne alcuni +dalle sue prediche. «In che consiste la bellezza? — Nei colori? — +No. — Nella effigie? — No. — Ma la bellezza è una forma che resulta +dalla corrispondenzia di tutte le membra e dei colori..., e questo è +nelle cose composte: nelle semplici, poi, la bellezza loro è la luce. +Vedete il sole e gli astri, la bellezza loro è aver luce; vedete li +spiriti beati, la loro bellezza consiste nella luce; vedete Iddio, che +è luce, egli è la stessa bellezza.[550].... Così la bellezza dell’uomo +e della donna, quanto è più simile alla prima bellezza, tanto è +maggiore e più perfetta. Ma che cosa è, dunque, questa bellezza? Essa +è una qualità che risulta dalla proporzione e corrispondenzia delle +membra e delle parti del corpo. Tu non dirai che una donna sia bella +per avere uno bello naso e belle mani; ma quando vi sono tutte le +proporzioni. Donde viene questa bellezza? Se vai investigando, vedrai +che è dall’anima....[551] Togli qua due donne di pari bellezza; l’una +sia buona, costumata e pura; l’altra diventi meretrice: vedrai in +quella buona rilucere una bellezza quasi angelica; ed in quell’altra, +benchè sia formosa, non vi sarà comparazione con quella buona e +costumata....[552] Vedrai che quella santa sarà tanto più amata da +ciascuno, e tutti gli occhi saranno volti a lei, _etiam_ degli uomini +carnali.[553] + +»E questo nasce perchè l’anima buona partecipa della bellezza di Dio, +e diffonde nel corpo la sua celeste bellezza. Leggiamo della Vergine, +che, per la sua grande bellezza, gli uomini che la vedevano, stavano +stupefatti; e, nondimeno, per la tanta santità che riluceva in lei, +non fu mai alcuno che avesse verso lei mala volontà; anzi ciascuno +l’aveva in reverenzia.» Da ciò il Savonarola pigliava argomento per +rivolgersi alle donne, e condannare quel bello esterno e materiale +a cui esse andavano dietro, trascurando la bellezza spirituale, +che sola egli teneva in pregio. «Donne che vi gloriate dei vostri +ornamenti, dei vostri capelli, delle vostre mani; io vi dico che voi +siete tutte brutte. Volete voi vedere la vera bellezza?» «Abbiate cura +a una persona divota, uomo o donna, che sia di spirito; abbiategli +cura, dico, quando è in orazione, e quando gli viene quel caldo della +bellezza divina, e quando e’ torna dalla orazione: vedrete la bellezza +di Dio rilucere in quella faccia, ed uno viso quasi angelico.»[554] Si +volgeva poi agli artisti, i quali nel ritrarre i Santi e la Vergine, +non solamente si perdevano dietro alle svariate fogge di vestimenti, +ma in luogo di ricercare la nobile e santa espressione d’un tipo +elevato e sublime, ritraevano assai spesso da persone note a tutti per +mala vita, per costumi osceni e scandalosi. «E li giovani vanno poi +dicendo a questa donna ed a quell’altra: costei è la Maddalena, quello +è san Giovanni, ecco la Vergine; perchè voi dipingete le loro figure +nelle chiese, e questo è in grande dispregio delle cose divine. Voi +dipintori fate male assai; e se voi sapeste, come so io, lo scandalo +che ne segue, certo nol fareste.» «Voi mettete tutte le vanità nelle +chiese: credete voi che la Vergine Maria andasse dipinta a questo modo +come voi la dipingete? Io vi dico che ella andava vestita come una +poverella.»[555] + +E queste idee, che si trovano spesso ripetute nelle prediche del +Savonarola, formano parte integrante di tutto un sistema. Egli volle +sempre il trionfo del cristianesimo e delle cose spirituali; e quindi +nell’arte, nei costumi, nella politica, in ogni cosa, quello era il suo +fine. Ma per meglio conoscere la sua estetica, noi dobbiamo esaminare +l’operetta che scrisse intorno alla poesia. Essa ebbe origine in questo +modo. Il Savonarola, nel calore della sua eloquenza, s’era assai spesso +lasciato trascinare ad usar parole molto severe, e qualche volta +forse anche eccessive, contro i poeti osceni, e contro l’abuso che +facevano i predicatori al suo tempo, di riempiere le loro prediche con +citazioni d’autori pagani. Ciò fece subito mormorare contro di lui, che +egli fosse, in generale, poco amico dei poeti e del poetare. Per tal +ragione, Ugolino Verino, uomo dottissimo e suo amico, gli scrisse una +lettera su questo argomento, invitandolo a rispondere ed a mettere in +chiaro le sue idee. Il Savonarola pubblicò, allora, l’operetta intorno +alla _Divisione ed utilità di tutte le scienze_, una parte della quale +era intitolata _Apologetica del poetare_.[556] Scopo dell’autore fu +di provare che egli non dispregiava parte alcuna dello scibile, ma +voleva dare a ciascuna di esse il suo vero luogo. Noi, però, essendoci +altrove occupati intorno alla divisione delle scienze adottata dal +Savonarola,[557] esporremo qui solamente quella parte dell’opera che +tratta della poesia, per metter termine alla quistione discussa in +questo capitolo, colle parole stesse dell’autore. Ma innanzi tutto, +vogliamo osservare, come qui l’autore non accenna mai al fatto del +bruciamento; mentre se vi fosse stato alcun bisogno di difesa, sarebbe +stata in questo luogo non solamente opportuna, ma anche necessaria. + +Incomincia, dunque, il Savonarola coll’indirizzare una lettera +al Verino, nella quale dice: «Io non ho mai avuto in animo di +condannare l’arte del poetare, ma solamente l’abuso che molti ne +facevano;[558] sebbene colle parole e cogli scritti si sia da molti +cercato calunniarmi. In verità, io aveva deliberato di non farne caso, +seguendo quel motto che dice: non rispondere allo stolto, secondo +la sua stoltezza; ma ora le tue parole mi fanno prendere la penna. +Non ti attendere, però, da me alcuna eleganza di stile, perchè sono +ormai venti anni, che io ho lasciati tutti gli studi di umanità per +discipline più gravi.» Dopo questo breve preambolo, egli entra in +materia, cominciando primieramente col distinguere la sostanza dalla +forma della poesia. «Alcuni vorrebbero restringerla tutta nella forma,» +egli dice; «ma costoro s’ingannano di gran lunga: l’essenza della +poesia è costituita dalla filosofia stessa; senza di che non ci è +vero poeta. Se alcuno crede che l’arte del poetare insegni solamente +i dattili e spondei, le sillabe lunghe o brevi, e l’ornato di parole; +costui certamente è caduto in un grande errore.»[559] Viene poi a +definire la poesia, secondo un concetto tutto scolastico; dal quale, +però, subito si allontana, per seguire idee più originali. «Il fine +della poesia,» egli dice, «è di persuadere per mezzo di quel sillogismo +che chiamasi esempio, espresso con eleganza di parole, per convincere +e dilettare nello stesso tempo. E perchè la nostra anima si diletta +sovranamente nei cantici e nelle armonie, così gli antichi trovarono +la misura del verso, acciò con questi mezzi gli uomini fossero più +agevolmente spinti alla virtù. Questa misura, però, non è altro che una +pura forma, ed il poeta può discorrere il suo argomento senza metro e +senza verso.[560] Così, infatti, vediamo nella Sacra Scrittura, nella +quale il Signore volle dare la vera poesia della sapienza, la vera +eloquenza dello spirito di verità; onde essa non trattiene gli animi +nella corteccia della lettera, ma subito li riempie di spirito, li +porta alla essenza del vero, e in modo mirabile pasce le menti libere +dalle terrene vanità. A che giova, infatti, quella eloquenza che mai +non può arrivare al fine proposto? A che giova la nave dipinta ed +ornata, che travaglia sempre tra i flutti, e giammai non conduce gli +uomini al porto, anzi se ne allontana sempre? O grande vantaggio delle +anime! dilettare le orecchie del popolo, dare a sè stesso lodi divine, +allegare con labbro rotondo i filosofi, cantare con vana modulazione +i carmi dei poeti, e l’evangelo di Cristo abbandonare o rammentarlo di +rado!»[561] + +Dopo avere parlato della poesia in generale, viene a discorrere dei +poeti del suo tempo. «V’è una falsa genía,» egli dice, «di pretesi +poeti, i quali non sanno fare altro che correre dietro alle orme dei +Greci e Romani: vogliono la medesima forma, lo stesso metro; invocano +i loro medesimi Dei, nè sanno usare altri nomi, altre parole che +quelle usate dagli antichi. Noi siamo uomini al pari di loro, ed +avemmo da Dio uguale facoltà di dar nome alle cose che vanno ogni +giorno mutando. Ma costoro si resero schiavi degli antichi, in maniera +che non solamente non vogliono parlare contro la loro usanza; ma +neppure vogliono dire ciò che essi non dissero.[562] E questo non è +solamente un falso poetare; ma è anche una peste perniciosissima alla +gioventù. Io certo m’affaticherei a provarlo, se non fosse più chiaro +del sole: l’esperienza che è l’unica maestra delle cose, ha resi così +manifesti agli occhi di tutti i danni che nascono da questo falso +genere di poetare, che è vano ormai fermarsi a condannarlo.[563] Ma +che diremo noi, quando i pagani stessi condannarono questi poeti? Non +fu quel Platone medesimo che oggi tanto si leva a cielo, colui che +disse necessaria una legge che scacciasse dalle città questi poeti, +i quali coll’esempio e l’autorità di nefandissimi Dei, col solletico +di turpissimi versi, empievano ogni cosa d’ignominiose libidini e +devastazione morale? Che fanno, adunque, i nostri principi cristiani? +Perchè dissimulano questi mali? Perchè non mettono fuori una legge che +scacci dalle città, non solo questi falsi poeti, ma anche i loro libri, +e quelli degli antichi che discorrono di cose meretricie, che lodano i +falsi Dei? Gran fortuna sarebbe se questi libri venissero distrutti, e +vi rimanessero solo quelli che incitano a virtù.»[564] + +Queste son di quelle parole, sopra cui molti fondarono le loro accuse +contro al Savonarola: ma noi abbiamo già visto più volte, come esse +non sono che parole, e come nel fatto egli teneva carissimi tutti +i tesori dell’arte antica e moderna; sebbene, trascinato qualche +volta nel calore del discorso, sembrasse trascorrere ad una eccessiva +severità. Questo era, però, divenuto scusabile per la corruzione di +que’ tempi, nei quali s’era abbandonata la vera, la nobile e forte +poesia, onde correre dietro alle oscenità che quasi unicamente si +tenevano in pregio. «Ei vi son pure fra gli antichi;» così continuava +il Savonarola, «di coloro che sdegnarono le cose turpi, che esaltarono +le azioni generose di uomini forti: costoro bene usarono la poesia, +ed io non posso nè debbo condannarli.[565] Nondimeno, anche questi +migliori poeti pagani vanno studiati dopo una sana e ferma educazione +cattolica. Si sottraggano questi libri dagli occhi dei giovanetti, sino +a che essi non abbiano bevuto il primo latte dalle dottrine cattoliche, +e che queste non sieno bene impresse nelle loro tenere menti. Non è di +poco momento il cominciare ad avviare i giovanetti in una via piuttosto +che in un’altra; anzi è molto, anzi è tutto, giacchè il principio è più +che la metà delle cose. Per me, stimo assai meglio avere i Cristiani +ornati di buoni costumi e splendere di minore eloquenza; che vederli, a +cagione della eloquenza, rendersi indegni del nome di Cristo.»[566] + +Viene, finalmente, il Savonarola a considerare la poesia in rapporto +alla religione, e dice: «Quando un poeta non volesse cantare altro +che le lodi della religione, potrebbe certamente riuscirle di decoro: +di utile vero non mai. Lo spirito solo vivifica, la lettera uccide: +l’onore e la gloria che cerca il poeta stanno sempre nell’arte che +adopera, non già nel soggetto che tratta: come mai potrà egli, in +questo modo, essere utile alla religione, innanzi a cui ogni altro +umano interesse sparisce? L’esempio d’una poverella ignorante e +semplice, che inginocchiata prega fervidamente, reca agli animi +un utile assai maggiore del poeta o del filosofo che celebrano +pomposamente le lodi del Signore: il cuore di quella è riscaldato dalla +fede; la mente di questi è piena di mondana vanità.»[567] + +Di certo, molti potranno trovare questo un modo soverchiamente +esclusivo di considerare le cose: nondimeno, esso parte da una critica +assai più sana di quello che non si crederebbe a prima giunta. L’arte, +in vero, vive in un mondo suo proprio, nel quale ritrova il suo fine +e basta a sè stessa. Coloro che, credendo nobilitarla, l’hanno voluta +ridurre ad esser mezzo di un fine morale, politico o religioso, +l’hanno sempre fatta scendere al grado della prosa. Ed infatti, niun +poema, o quadro, o musica restò mai immortale per lo scopo, quanto si +voglia nobile e generoso, che s’era proposto; mentre parecchi lavori +valicarono secoli di molte civiltà, sebbene si fossero proposto un fine +assai poco lodevole. Onde il Savonarola non ebbe già un concetto poco +adequato dell’arte; egli anzi ne aveva compreso la vera indole: il suo +torto fu, piuttosto, di avere qualche volta troppo poco considerato +quanto la coltura della mente nobiliti il cuore, e come il mondo +dell’arte sublimi gli animi. Egli, allora, si scagliava con parole +troppo severe contro quella filosofia nella quale era così valente, +contro quella poesia che pure aveva tanto amata. Ma andarono assai +lungi dal vero coloro che vollero crederlo insensibile alla sublime +armonia del vero, all’arcana musica del bello. Chi, infatti, gli +diè conforto e coraggio nelle dure prove della giovanezza, se non la +filosofia? Chi fu confidente de’ suoi primi dolori, se non la musica +e la poesia? I suoi versi attestano ch’egli non fu indegno cultore di +quelle muse, di cui alcuni lo vorrebbero chiamare cieco dispregiatore. +E se essi non meritano sempre il nome di vera poesia; non pérdono, +però, mai una loro particolare originalità ed altezza di concetti, che +li rende preziosi a conoscere la nobiltà dell’animo di chi li scrisse: +onde noi veniamo ora a prenderli in esame. + +Sebbene questi versi trattino sempre soggetti religiosi, pure si +dividono in due ordini assai diversi, e confermano singolarmente ciò +che il Savonarola aveva detto intorno all’indole ed ai vari generi +della poesia. Egli scrisse le _Canzoni_ principalmente nella sua +giovinezza, quando ancora non era divenuto estraneo al mondo, quando +amava ardentemente le lettere, e scriveva solo per dare sfogo alla +piena degli affetti interni. Le _Laudi spirituali_, che sono in +assai maggior numero, furono scritte in età più matura, con un fine +unicamente religioso, e per combattere i Canti Carnascialeschi, che +avevano allora grandissima voga nel popolo. In queste _Laudi_, noi +sentiamo subito d’esser fuori del libero campo dell’arte e della +poesia: il metro, la forma e, quasi, le idee stesse vengono suggerite e +determinate da un’altra poesia colla quale si mettono in opposizione. +L’autore scrive sulla stessa musica dei Canti Carnascialeschi; ne +segue l’andamento, e cerca di mettere a contrasto con ognuna di +quelle bestemmie, una parola di religione e di fede. E così, postosi +volontariamente sopra un letto di Procuste, viene dallo stesso +antagonismo obbligato ad imitare quei versi che sono poveri d’idee +e pieni d’artificiosi concetti; onde è costretto ad una miserabile +industria di parole e di sofismi. Non è, quindi, da maravigliarsi se +in queste _Laudi_ non si trovi la vera poesia: si potrebbe piuttosto +notare che esse conservano, quasi sempre, una certa temperanza, un +certo decoro e buon senso. Quando Girolamo Benivieni, poeta al suo +tempo famoso, volle tentare lo stesso genere di poesia,[568] egli +balestrò, assai spesso, non solamente fuori dell’arte, ma anche del +senso comune; e cantando la gioia ed il sollazzo di divenir pazzo per +amor di Gesù,[569] poteva dar nome di poesia a questi versi: + + To’ tre once almen di speme, + Tre di fede e sei d’amore, + Due di pianto, e poni insieme + Tutto al foco del timore: + Fa dipoi bollir tre ore; + Premi, in fine, e aggiungi tanto + D’umiltade e dolor, quanto + Basta a far questa pazzía.[570] + +Vicino a questi versi, le Laudi del Savonarola risplendono di bellezza: +il concetto ne è più semplice, il sentimento più spontaneo, lo scopo +più pratico e morale. Ne riportiamo una, che fu scritta nello stesso +anno in cui si formava il nuovo governo: + + Viva, viva in nostro core + Cristo re, duce e signore! + + Ciascun purghi l’intelletto, + La memoria e volontade, + Del terrestre e vano affetto: + Arda tutto in caritade, + Contemplando la bontade + Di Gesù re di Fiorenza; + Con digiuni e penitenza + Si riformi dentro e fore. + + Se volete Jesù regni, + Per sua grazia in vostro core, + Tutti gli odii e pravi sdegni + Commutate in dolce amore; + Discacciando ogni rancore, + Ciascun prenda in sè la pace: + Questo è quel che a Gesù piace. + Su nel Cielo e qui nel core.[571] + . . . . . . . . . . . . . . + +Parecchie furono le Laudi che scrisse il Savonarola, ed alcune se ne +trovano tuttora inedite: ma queste aggiungono assai poco al suo nome di +poeta; perchè, oltre ad avere tutti i medesimi difetti delle altre, vi +mancò l’ultima mano dell’autore, e restarono, perciò, incompiute.[572] + +Quando, però, il Savonarola abbandona quei vincoli e quella servitù +che il soggetto stesso delle Laudi gl’imponeva; quando i suoi versi non +debbono essere mezzo e strumento d’uno scopo estraneo alla poesia, e la +voce esce libera e spontanea dal petto suo; allora egli può dire: «Son +poeta anch’io.» Questo gli avvenne più volte nelle sue Canzoni, scritte +quasi tutte nella prima giovanezza; quando l’animo ancora travagliato +dalle passioni, non era stato rapito in quei celesti diletti che +gli fecero soverchiamente disprezzare il mondo. In quelle _De ruina +Ecclesiæ_ e _De ruina mundi_, noi già ammirammo una rozza vigoria, ed +un poetare, sebbene trascurato nella forma, pure energico e forte. In +altre Canzoni troviamo, invece, che non manca una gran delicatezza di +sentire, espressa non senza eleganza di forma; come si può vedere in +alcune parti di quella che incomincia: + + Quando il soave e mio fido conforto, + Per la pietà della mia stanca vita, + Con la sua dolce citara fornita + Mi trae dall’onde al suo beato porto, + Io sento al core un ragionare accorto. + +E così nell’altra a Santa Maria Maddalena,[573] nella quale è +descritto, con molto affetto, la Santa che viene rapita in cielo da +Gesù Cristo: + + E tutto il suo cor arde, + E nell’amor di Dio non si raffrena. + +Ma per dare un esempio di queste Canzoni, ne portiamo, per intero, +una che fu scritta in lode di Caterina de’ Vegri, nata l’anno 1463, e +canonizzata poi dalla corte di Roma nel 1724. + +I. + + Anima bella, che le membra sante, + Salendo al ciel, abbandonasti in terra, + Per far fede fra noi dell’altra vita; + Or ch’è fornita pur la lunga guerra, + Ove giammai non fusti isbigottita, + Nè mai voltasti al Sposo tuo le piante; + Sei gita a lui davante + Col cor pudico e con la mente pura, + Per trionfar della tua gran vittoria, + In sempiterna gloria, + Fuor di quest’aspra e cieca vita dura, + Là dove ormai con Cristo sei secura. + +II. + + Il sacro corpo ben dimostra quanto + Esaltata t’ha Iddio nell’alto cielo: + È la virtude che fra noi si vede, + Spirto gentil, esempio al mondo felo, + Fiamma celeste alle coscienze frede, + E degli afflitti è refrigerio santo! + Chi con devoto pianto + A te s’inchina, Vergine beata, + Sciolto riman da mille pensier frali; + Perchè quanto tu vali + Dinanzi a Cristo, o sposa coronata, + Il ciel il vede e ’l mondo ove sei nata! + +III. + + Da mille parti, sol per fama, core + Diverse genti a rimirar le membra + Che, essendo spente, par che viva ancora, + E del suo spirto par che si rimembra.[574] + Ogn’uomo il vede, quivi ogn’uom l’adora, + E pien di maraviglia gli fa onore. + Deh! qual selvaggio core + Non lacrimasse forte di dolcezza, + Vedendo l’opre sante e l’umil viso? + Se, adunque, è un paradiso + Il corpo al mondo e tanto qui si prezza, + Che ha a veder di spirto la bellezza? + O felice alma, che giammai non torse + Il santo piè dal dritto suo cammino, + Sempre sprezzando quel che ’l mondo brama! + +Se non andiamo errati, in questa canzone è una grande delicatezza +di squisito ed affettuoso sentire. In generale, però, è ben vero che +volendo giudicare i componimenti poetici del Savonarola solamente dal +lato dell’arte, dovremmo assai spesso esser molto severi; perchè v’è +una soverchia e continua negligenza della forma, ed il concetto stesso +di rado si eleva all’altezza d’una vera creazione poetica. Nondimeno, +questa lettura ci accresce sempre la stima dell’autore; perchè quando +la vera poesia manca ne’ suoi versi, noi la troviamo nel suo cuore; +essa non è in lui disciplina della mente, ma vita e realtà dell’animo. +Trasparisce, è vero, a balzi e di rado; ma pure, vien fuori tanto più +luminosa, quanto meno l’autore sembra esserne consapevole. + +Il Savonarola dettò ancora alcuni componimenti latini, i quali, sebbene +non serbano nessuna misura di verso, si possono chiamare poesia, in +quanto che prendono a modello i Salmi. In uno di essi egli celebra le +lodi del Signore, e dice: «Io ti cercai per tutto, ma non ti trovavo. +Interrogai la terra: Sei tu il mio Dio? E mi rispose: Talete s’inganna; +io non sono il tuo Dio. Interrogai l’aria, e mi rispose: Ascendi ancora +più alto. Interrogai il cielo, le stelle, il sole; e mi risposero: +Colui che ci ha fatto dal nulla, quegli è Iddio; esso empie il cielo +e la terra, esso è nel tuo cuore. Io, adunque, o Signore, ti cercavo +lontano, e tu eri vicino. Interrogai allora gli occhi, se tu eri +entrato per essi; e risposero di non conoscere che i colori. Interrogai +l’orecchio, e rispose di non conoscere che il suono. I sensi, adunque, +non ti conoscono, o Signore; tu sei entrato nell’anima mia, tu sei nel +mio cuore, ed operi in me quando io faccio le opere di carità.»[575] +E così vi è sempre, in ciò che scrive il Savonarola, qualche cosa che +lo spinge in alto: vi è una santa e nobile aspirazione che, rompendo +l’involucro d’una forma spesso ostinatamente ribelle, ci fa sentire la +sua grandezza morale; ed obbliga ciascuno a riconoscere, che se egli +non era sempre poeta, poteva però esser sempre soggetto d’altissima +poesia. + + + FINE DEL VOLUME PRIMO. + + + + +INDICE DEL VOLUME PRIMO. + + + LIBRO PRIMO. + + La gioventù del Savonarola, ed i suoi primi lavori. [1452-1494.] + + CAPITOLO + I. Dalla nascita del Savonarola, alla sua entrata + nel chiostro. Pag. 1 + II. Dalla sua entrata nel chiostro, sino alla prima + venuta in Firenze. 21 + III. Lorenzo il Magnifico e i Fiorentini del suo tempo. 37 + IV. Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica. 49 + V. Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia, + ritorno a Firenze. 67 + VI. La filosofia del Savonarola. 84 + VII. I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la + sua interpretazione della Bibbia. 101 + VIII. Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il + Magnifico. Predica sulla prima Epistola di + San Giovanni. 118 + IX. Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; + elezione d’Alessandro VI. Viaggio del Savonarola + a Bologna: separazione di San Marco dalla + Congregazione Lombarda: riforma del Convento. 135 + X. Il Savonarola espone i punti principali della sua + dottrina, nell’Avvento del 1493: predice la + venuta dei Francesi, nella Quaresima del 1494. 159 + + LIBRO SECONDO. + + Il Savonarola entra nella vita politica. [1494-1495.] + + CAPITOLO + I. La venuta dei Francesi in Italia. Pag. 177 + II. I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola + va ambasciatore al campo francese. 195 + III. Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in + Firenze; suo trattato colla repubblica, e + partenza. 211 + IV. Condizione politica di Firenze, dopo la partenza + dei Francesi. Il Savonarola propone la forma + del nuovo governo. 228 + V. Formazione del nuovo governo per opera del + Savonarola. Si costituisce il Consiglio + Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si + riordinano le gravezze, riducendole tutte alla + Decima o imposta fondiaria. Discussione nella + quale si vince la legge che decreta la pace + universale, e l’appello _delle sei fave_, o sia + l’appello dagli Otto al Consiglio Maggiore. Si + stabilisce il tribunale della Mercatanzia, o di + Commercio: gli Accoppiatori depongono il loro + ufficio: i Parlamenti sono aboliti: si fonda il + Monte della Pietà. Opinione dei politici italiani + sulle riforme operate dal Savonarola. 252 + VI. Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola. 289 + VII. Vari partiti si cominciano a scorgere in Firenze. + Il Savonarola predica nelle feste, _sopra i Salmi_; + nella quaresima, incomincia colle prediche + _sopra Giobbe_ la riforma generale dei costumi, + ed ottiene grandissimo successo. Conversione + di Frà Benedetto. 309 + + LIBRO TERZO. + + Il Savonarola in lotta con Roma. Pericoli della Repubblica + Fiorentina. [1495-97.] + + CAPITOLO + I. Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano + Piero de’ Medici a tentare il suo ritorno in + Firenze. Il Savonarola predica contro la + tirannide e contro i Medici: questi vengono + respinti. Pag. 335 + II. Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del + papa: sua risposta. Un nuovo breve gli sospende + la predicazione; ma i Dieci ne ottengono dal + papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il + cappello cardinalizio, ed egli lo rifiuta. 354 + III. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la + quaresima del 1496. 377 + IV. Scritti diversi intorno alla dottrina del + Savonarola. Lettere che gl’indirizzano vari + principi, e sue risposte. Colloquio del Papa + coll’ambasciadore fiorentino. Il Savonarola + ritorna sul pergamo, e predica nelle feste + _sopra Rut e Michea_. 397 + V. Strettezze della repubblica, e rovesci nella + guerra contro Pisa. Morte di Piero Capponi. + Minacce degli Alleati, che chiamano + l’imperatore Massimiliano in Italia. Nuovi + brevi del papa contro al Savonarola, e sue + risposte. La repubblica assediata in Livorno + dagl’Imperiali e dagli Alleati. Il Savonarola, + intanto, ritorna sul pergamo. Si scampa + maravigliosamente da ogni pericolo. 425 + VI. Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone + delle nuove leggi. Si celebra il carnevale col + _bruciamento delle vanità_. I Frati di San Marco + comprano la libreria dei Medici. Idee del + Savonarola intorno al bello; sua difesa della + poesia; suoi componimenti poetici. 457 + + + + +=Errata-corrige.= + + _Errori._ _Correzioni._ + + Vol. I, pag. 203, nota 1. mutava ogni mutava ogni due + giorno o tre giorni, + ed anche ogni + giorno. + + + + +NOTE: + + +[1] _Practica de ægritudinibus; De pulsibus; Canonica de Febribus_. +Scrisse anche un trattato d’igiene: _Trattato utilissimo di molte +regole per conservare la sanità, dichiarando qual cose sieno utili da +mangiare e quali triste_. In Vinegia, 1554. + +[2] Frà Benedetto, _Vulnera diligentis_ MS. Bibl. Magliab., Cl. XXXIV, +cod. 7, nel principio. Di questo amico e discepolo del Savonarola +avremo altrove occasione di parlare. Il _Vulnera diligentis_ è un +opuscolo in cui si difende la vita e la dottrina del Savonarola, e vi +si danno spesso notizie preziose. + +[3] Furono: Ognibene, che si dette alle armi; Bartolommeo, di cui non +si conosce bene la professione; Girolamo; Marco, che col nome di Fra +Maurelio vestì poi l’abito di San Marco per le mani del fratello; +Alberto, che si distinse nella medicina. Delle donne, Beatrice +restò sempre nella casa paterna; Chiara invece si maritò, ma rimasta +vedova tornò anch’essa a vivere colla madre ed il fratello Alberto. +Burlamacchi, _Vita del Savonarola_. Lucca 1764, p. 3. Questo scrittore +fu frate di San Marco, e conobbe il Savonarola: Gio. Franc. Pico della +Mirandola, autore anch’esso d’una vita del Savonarola, ne fu pure amico +ed ammiratore; onde queste due biografie sono la sorgente principale di +tutte le notizie intorno al Savonarola. + +[4] L’anno preciso è incerto. Il Fossi (_Catalogo_) dice: «Eius obitus +contigisse videtur circa finem anni 1461, vel tardius.» + +[5] Jo. Franc. Pici, _Vita_ ec.; Parisiis 1674, p. 9. + +[6] Frà Benedetto, _Vulnera diligentis_, MS. lib. I, cap. VIII. +Burlamacchi, _Vita_ ec. + +[7] Tanti almeno gliene dánno gli storici. + +[8] Muratori, _Antichità Estensi_; Sismondi, _Hist. des Répub. Ital_., +chap. LXXVIII; Litta, _Famiglie italiane_; Tiraboschi, _Storia della +Letteratura_, tomo VI, cap. II. + +[9] Lettera al padre. + +[10] Il Meier ha stampato invece _chi_; meglio forse per la grammatica, +ma non è secondo l’originale. A questo autore si deve però l’onore di +avere il primo pubblicate le poesie del Savonarola, nell’appendice alla +sua pregevolissima biografia dello stesso; lavoro quasi non conosciuto +in Italia. _Girolamo Savonarola aus grossen Theils handschriftlichen +Quellen dargestellt von Fr. Karl Meier; Berlin 1836_. Per le poesie del +Savonarola, vedi l’edizione di Firenze 1847. + +[11] Burlamacchi, p. 5; Jo. Franc. Pici, _Vita_ etc., p. 9. + +[12] Questo amore del Savonarola, lungo tempo sconosciuto, vien +raccontato da frà Benedetto, _Vulnera diligentis_, MS. lib. I, Cap. IX. +Ed anche qui dobbiamo rendere giustizia al Meier, che è stato primo a +servirsi e valutare l’importanza di questi scritti di frà Benedetto; +sebbene assai più tardi furono ritrovati in Italia, e fatti conoscere +come cosa nuova da chi non avea letto il Meier. + +[13] Nella medesima poesia, _De ruina mundi_. + +[14] Vedi la lettera del Savonarola al padre, della quale or ora +parleremo. + +[15] Il Savonarola stesso riferisce questo fatto nelle sue prediche, +dicendo che _una parola_ gli rimase così fortemente impressa nel cuore, +da non poterla mai più dimenticare, e dopo un anno era frate. Su questa +parola però egli tenne sempre un segreto quasi misterioso, e non volle +dirla neppure ai suoi più intimi amici. Vedi Pico, Burlamacchi, Fra +Benedetto ec. + +[16] Lettera al padre, come sopra. + +[17] Fra Benedetto, _Vulnera diligentis_, lib. I, cap. X. + +[18] Questa lettera è riportata testualmente da tutti i biografi, +ma da tutti scorrettamente. Il conte Carlo Capponi, avendone trovato +l’autografo, ha potuto restituirla alla sua vera lezione in un opuscolo +pubblicato in occasione delle nozze di suo fratello. Noi la daremo +nell’epistolario del Savonarola. + +[19] Noi daremo nell’Appendice questo scritto, fino ad ora non solo +inedito, ma creduto inevitabilmente perduto. Il Signor Aquarone, in +una biografia dei Savonarola che va pubblicando in Piemonte, crede che +l’operetta _Sul dispregio del mondo_ non sia altro che una poesia, la +quale trovasi nella Magliab., Classe VII, cod. 365. Ma il MS. posseduto +dal Gondi toglie ogni dubbio, perchè vi si trova scritto: «Ricordo +come alli 24 aprile, che fu il dì di San Giorgio del 1475, Gerº mio +figlio studente nell’arte (intendi della medicina), si partì di casa +e andò a Bologna, et entrò nelli frati di San Domenico per stare et +essere frate, e lassome a mi Nicolò della Savonarola suo padre, le +imp.te confortationi per mio contento.» Questo scritto insieme colla +lettera mandata dal Savonarola al padre, restarono nella sua famiglia +sino al 1604, quando uno dei Gondi, sempre devotissimi alla memoria +del frate, chiese a Marco Savonarola di vederli. Questi li accompagnò +con una lettera, dicendo che li mandava colle lacrime agli occhi, e +si raccomandava che fossero rimandati a posta corrente. Ma tanto la +lettera al padre, che pare sia l’autografo stesso, come lo scritto sul +_Dispregio del mondo_, che è una copia antica, rimasero sempre appresso +i Gondi. + +[20] Anche questa lettera è inedita (nella bibl. Riccardiana), e sarà +da noi pubblicata nell’epistolario. + +[21] Oltre del Pico e del Burlamacchi, frà Benedetto descrive +minutamente la figura del Savonarola, tanto nel suo _Vulnera +diligentis_, quanto nel _Cedrus Libani_, poemetto scritto in onore del +Savonarola, citato la prima volta dal Meier, pubblicato poi dal Padre +Marchese nell’Archivio Storico. Oltre di ciò, vi sono del Savonarola +tre ritratti, notevoli anche come bei lavori di arte. Uno di essi +trovasi nella Galleria degli Uffizi, ed è una mirabile incisione +in corniola, fatta da Giovanni delle Corniole; un altro fu dipinto +da frà Bartolommeo sotto le immagini di San Pietro martire, forse +per essere stato lavorato dopo la morte del Savonarola, e trovasi +nell’Accademia di Belle Arti in Firenze; un terzo finalmente, anche +dipinto da fra Bartolommeo, è posseduto dal Signor Ermolao Rubieri. +Questi tre ritratti lo rappresentano sotto tre diversi aspetti. +Nel primo è scolpita la fierezza dell’oratore che fulmina i vizi, e +profetizza la rovina d’Italia: la sua faccia è concitata, il suo occhio +quasi fiammeggia. Nel secondo è dipinta tutta la bontà e dolcezza del +martire: nel terzo è il santo rapito alla contemplazione delle cose +celesti. Si potrebbero citare moltissimi altri ritratti; ma non così +autentici, nè di contemporanei. Vogliamo però rammentare una vecchia +tavola che si trova in San Marco, la quale, sebbene assai sciupata e +senza alcun merito d’arte, non manca d’una certa forza d’espressione. +Tutti i ritratti dipingono il Savonarola col cappuccio in testa, +eccettuatone solo quello dell’Accademia di Belle Arti, nel quale si +vede che il giro del suo cranio mancava verso il vertice: ragione, +secondo alcuni, che gli facea portar sempre il capo coperto. Diremo +altrove delle molte medaglie. + +[22] _Poesie del Savonarola_. Canzone II, col comento dello stesso +autore. Firenze 1847. + +[23] Jacopo Ammannati. + +[24] Sismondi, chap. LXXXIII; Muratori, _Antichità Estensi_, nella vita +del Duca Ercole I. + +[25] Vedi Sismondi, Leo, ec.; Steph. Infessuræ, _Diarium Curiæ Romæ_, +in Jo. Ge. Eccardi, _Corpus historicorum medii ævi_, tomo II. Lipsia +1723; Platina _de Vitis Pontificum_, Basil. 1529. Vedi anche Rudelbach, +_H. Savonarola und seine Zeit, aus den Quellen dargestellt. Hamburg. +1835. Einleitung: die Signatur des fünfzehnten Jahrhunderts. 1. +Pabstmacht_. + +[26] A. Politiani, _De Pactiana conjuratione historia sive +commentarium_. + +[27] _Lettera_ alla madre, scritta da Pavia il dì della conversione di +San Paolo 1490. Lo stesso ripetè spessissimo nelle sue prediche. + +[28] Vedi Tiraboschi, _Storia della Letteratura_, ove parla degli +oratori sacri del secolo XV. Vedi anche i sermoni di Frà Paolo +Attavanti, che dal Ficino fu paragonato ad Orfeo; e quelli di Frà +Roberto da Lecce, il più famoso discepolo di San Bernardino. Questi +però avea avuto una grandissima semplicità ed ingenuità, della quale +s’era già perduta ogni traccia nel cadere del secolo. + +[29] Burlamacchi. + +[30] Sismondi, cap. LXXXVIII.; Leo, lib. V, § VII.; Steph. Infessuræ +_Diarium_ etc. + +[31] Padre Vincenzo Marchese, _Storia di San Marco_, Libro I. Firenze, +Le Monnier, 1855. In questo lavoro, scritto con molta eleganza di +stile e con uguale diligenza e precisione, si trova un gran numero +di notizie tanto sul convento, come sulla vita di Sant’Antonino. Chi +volesse ancora più minuti particolari, veda: la _Summa historialis_, +o _Chronicon_ dello stesso santo, con le aggiunte del P. Pietro +Maturo gesuita. _Lugduni_ etc. _ap. Junctas_, 1585 e 86, vol. III.; +Castiglioni, Vita di Sant’Antonino. Ciò che riguarda le istituzioni +di beneficenza, può vedersi più minutamente nel Passerini, _Storia +degl’Istituti di Beneficenza in Firenze_. Vedi anche Richa, _Notizie +storiche delle chiese di Firenze; Annales Conventus S. Marci_; Fabroni, +_Vita Magni Cosmi Medicei_. + +[32] Nacque nel 1448, governò dal 1469 al 1492. Noi non istaremo +ad empiere questo capitolo d’inutili citazioni. Sono troppo noti +gli autori che parlano di Lorenzo de’ Medici, perchè vi sia bisogno +di citare i loro nomi. Diremo solamente che il Roscoe (_The life +of Lorenzo de’ Medici_), a cui tutti ricorrono, si è la guida meno +sicura che vi sia. Varrebbe assai meglio rivolgersi al Fabroni (_Vita +Laurentii Medicis_), che il Roscoe ha quasi saccheggiato, così nel +testo come nell’appendice. Lorenzo dei Medici va studiato innanzi +tutto nei suoi scritti (_Poesie di Lorenzo de’ Medici_, Firenze 1825, +4 vol. in-4; _Canti Carnascialeschi_, nella collezione del 1750), e +nelle molte opere dei contemporanei che scrissero liberamente, e non +per corteggiarlo. Non poca luce sulla vita di Cosimo e di Lorenzo +dei Medici dànno le _Opere inedite_ del Guicciardini, che si vanno +ora pubblicando in Firenze, per cura dei conti Guicciardini, con le +illustrazioni di Giuseppe Canestrini. Vedi specialmente il Dialogo sul +_Reggimento di Firenze_, nel 2º vol. Anche alcuni dei _discorsi_ di +Iacopo Nardi, che si trovano inediti nella Riccardiana (Cod. 2022), +possono servire di conferma a tutti i nostri giudizi sul dominio dei +Medici. + +[33] _Ancora che fosse nelle cose veneree maravigliosamente involto._ +Machiavelli, _Istorie fiorentine_. + +[34] Poesie di Franco Sacchetti, Canzone IV; nei _Lirici Italiani_, +Firenze 1839. + +[35] Fra questi, il famoso Pico della Mirandola. + +[36] Cosimo tornò dall’esilio l’anno 1434; Lorenzo, come abbiamo detto, +non cominciò a dominare che nel 1469. + +[37] Vedi il Guicciardini, _Del reggimento di Firenze_. + +[38] Chi volesse, potrebbe nel Sismondi trovare l’elenco dei moltissimi +cittadini fatti da Lorenzo condannare a morte per causa politica: la +più parte erano di nobili famiglie. Vedi anche il Guicciardini, _Del +reggimento di Firenze_, pag. 43 e seg. + +[39] A questo proposito, citeremo un lavoro pubblicato recentemente +in Inghilterra: _The life of Michael Angelo Buonarroti, also Memoirs +of Savonarola, Raphael and Vittoria Colonna_ by John S. Harford; in +two volumes, London 1857. Questo lavoro contiene molte notizie su quei +tempi; ma sebbene l’autore professi idee politiche diverse da quelle +del Roscoe, pure ne segue i giudizi letterari. Conviene che Lorenzo era +un tiranno; vorrebbe però darcelo pel più gran poeta del suo tempo, e +pel restauratore delle arti belle! + +[40] Su questo, niuno può essere giudice migliore di Giacomo Leopardi, +il quale nel suo _Discorso in proposito di una orazione greca di G. +G. Pletone, e traduzione della medesima_, dice che i suoi scritti sono +dettati «con tanta copia e gravità di sentenze, con tal sanità, con tal +forza, con tal nobiltà di stile, tanta purità, tanta finezza di lingua, +che leggendoli, presso che si direbbe non mancare a Gemisto ad essere +uguale ai grandi scrittori greci, di quegli antichi, se non l’essere +antico. E questo fu anco il parere dei dotti della sua nazione in quel +secolo.» + +[41] Tiraboschi, _Storia della letteratura_. Bruckeri, _Historia +philosophiæ_; Lipsia 1743. + +[42] Basilea 1574. Una copia se ne trova nella Marucelliana di Firenze. + +[43] Detto anche _Gennadius_. La sua risposta trovasi manoscritta +nella biblioteca imperiale a Parigi. Tutta questa contesa filosofica +leggesi assai minutamente illustrata nelle _Mémoires de l’Académie +des inscriptions_, vol. II, p. 715, _Querelles des philosophes du +XVe siècle_, par M. Boivin le Cadet. Vedi anche Bruckeri, _Historia +philosophiæ_; Lipsia 1743, vol. 4, cap. II e III: Leonis Allatii, _De +Georgiis et eorum scriptis diatriba_ (parla di Giorgio Gemisto, Giorgio +Scolario e Giorgio da Trebisonda o Trapezunzio), in Alberti Fabricii +_Bibliotheca Græca_, vol. X; Hamburgi 1721. + +[44] Conosciuto tra noi anche col nome di Giorgio da Trebisonda, per la +patria dei genitori. Egli era nato a Creta. + +[45] _Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis_; Venet. 1523. + +[46] Egli mandò fuori due scritti: nell’uno, Bessarionis Card. +Sabini, Patriarchæ costantinopolitani, _De naturâ et arte, adversus +Georgium Trapezuntium cretensem_, raccontò tutta la storia della +lite; nell’altro, _In Calumniatorem Platonis_, discusse lungamente la +quistione filosofica. Nella bella edizione in foglio di quest’opera +(Venetiis, in ædibus Aldi et Andreæ Soceri MDXVI), il primo scritto vi +è aggiunto e pubblicato come ultimo libro della stessa. + +[47] Così chiamavasi l’Aristotele nell’originale greco, a differenza di +quello che s’era conosciuto solo per mezzo dei commentatori. + +[48] Gemisti Pletonis, _De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ +differentiâ_: Bessarionis, _In calumniatorem Platonis_: Trapezuntii, +_Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis_. + +[49] L’origine di questa Accademia trovasi dai Ficino stesso narrata +nella lettera dedicatoria premessa alla sua traduzione latina di +Plotino. Vedi Ficini _Opera_; Basileæ, 1576 in fol.º, vol. II, p. 1320. + +[50] Fra queste è da menzionare l’opera _De legibus_, nella quale erano +esposte le sue opinioni religiose. + +[51] Giacomo Leopardi, nel suo _Discorso_ sopra citato, cerca di +rivendicarne il nome. «Tace la fama al presente di Giorgio Gemisto +Pletone costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità +degli uomini, siccome, possiamo dire, ogni cosa nostra, dipende più +da fortuna che da ragione...... Certo è che Gemisto fu de’ maggiori +ingegni e più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. +Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria +ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto +caro in Italia....; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa +sua nuova patria, e medesimamente nelle altre parti d’Europa, per +quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere». È singolare +però, che il Leopardi, così dotto nelle cose greche e così preciso +in tutto ciò che dice, cada qui in due errori; chiamando il Gemisto +costantinopolitano, quando egli era del Peloponneso; e facendolo venire +in Italia dopo la caduta di Costantinopoli, quando egli era già morto +nel 1451, cioè due anni prima della presa di quella città. + +[52] In età più matura condannò queste opere alle fiamme. + +[53] Il Gibbon, _Decline and fall_ etc., osservò con molto acume: «So +equal, yet so opposite are the merits of Plato and Aristotle, that they +may be balanced in endless controversy; but some sparke of freedom may +be produced by the collision of adverse servitude». Tutta la fine del +cap. LXVI di quest’opera è piena di notizie ed osservazioni importanti +sul carattere e la dottrina dei Greci che vennero in Italia. Vedi anche +Meier, _Savonarola_ etc.; Zweit: Kap: Ueberblick des Wissenschaftlichen +und politischen Lebens in Florenz unter den Mediceern. + +[54] _Della religione cristiana_. In Fiorenza, presso i Giunti 1568. + +[55] Bruckeri, _Hist._ ec.; Marsilii Ficini _Vita, auctore Johanne +Corsio_, pubblicata da Ang. Mar. Bandini. + +[56] Marsili Ficini, _Opera_; Basilea, vol. 2 in fol. + +[57] Ficini, _Epistolæ_, lib. III. + +[58] Lugduni 1567. — È la parte principale della sua opera _De vita_. + +[59] _Commento alla Divina Commedia_: Firenze, per Niccolò de la Magna +1481. Vedi propriamente il luogo ove interpetra il Veltro allegorico. +È singolare che Lutero sia nato proprio nel mese di novembre del 1483 o +84, essendovi dubbio sull’anno preciso. + +[60] _Discorsi_, lib. I, cap. LVI. + +[61] _Ricordi politici e civili_, Ricordo CCXI. + +[62] Questa esposizione della dottrina del Ficino è cavata +principalmente dalla sua _Theologia platonica_. Vedi Ficini _Opera_. + +[63] Molti sono gli autori che parlano dell’Accademia. Il Ficino stesso +ne discorre più volte nelle lettere e nelle sue opere. Vedi anche +_Ficini Vita, auctore Corsio_. Ne discorrono quasi tutte le storie +letterarie e filosofiche d’Italia; e così il Fabroni, il Roscoe, il +Gibbon: ed ultimamente il sig. Harford, nella sua opera più sopra +citata (_Life of Mich. Ang. Buonarroti_ etc.; London 1858, vol. 2), ha +scritto sull’Accademia Platonica alcune pagine che, senza aver nulla +di veramente nuovo, hanno il grandissimo merito di non essere la solita +ripetizione del Roscoe e del Tiraboschi. + +[64] Il Cardinal Bembo scriveva al Sadoleto: «Non leggere le Epistole +di San Paolo, chè quel barbaro stile non ti corrompa il gusto; lascia +da banda queste baie indegne di uomo grave.» + +[65] _Politiani Epistolæ_, Lugduni, 1533, vol. 2. — Vedi lettera a +Tristano Calco scritta nell’aprile 1489, vol. I, pag. 116. Questa +lettera è stata citata dal Villemain (_Cours de Littér. au moyen-âge_) +ed anche dal Guizot; ma, con manifesto errore, essi riferiscono al +Savonarola ciò che il Poliziano dice del Gennazzano, nominandolo +espressamente fin dal principio della lettera. — Vedi Niccolò Valori, +_Vita Laurentii Medicis_: il Quetif anche dà, nel 2º vol., parecchie +notizie sul Gennazzano. + +[66] Non conosciamo di lui alcuna raccolta di prediche, nè a stampa nè +manoscritte. Vien citato un suo Sermone fatto a papa Innocenzo VIII +e stampato a Roma; ma è divenuto rarissimo. Nella Vaticana ne esiste +una copia, o almeno si trova citata nei cataloghi: malgrado però molte +ricerche, non potemmo ritrovarla. + +[67] _Epistola_ di Girolamo Benivieni a Clemente VII, in difesa della +dottrina e profezie del Savonarola. MS. riccardiano, cod. 2022. + +[68] _Processo a stampa._ — I processi del Savonarola son due: uno +è quello stampato nel sec. XV e dipoi dal Baluzio; l’altro fu da noi +ritrovato, ed avremo occasione di parlarne più a lungo. — Vedi anche +Padre Marchese, pag. 118; Burlamacchi; Frà Benedetto, ec. + +[69] _Lauda composta l’anno 1484_; Poesia VIII, nell’edizione +fiorentina. + +[70] In quanto alla cronologia della Vita del Savonarola, noi dobbiamo +rendere il debito onore al Padre Marchese, che nella sua _Storia di +San Marco_ l’ha con molta diligenza riordinata, correggendo non pochi +errori ch’erano incorsi negli altri biografi. + +[71] Nel _Compendium revelationum_ e nei suoi Sermoni del 97 e 98, +si trova più volte ripetuta la storia della sua predicazione. Vedi +anche il _Processo_, la _Lettera_ del Benivieni, il Burlamacchi, Frà +Benedetto, ec. + +[72] Jo. Francisci Pici, _Vita_ ec. Nel cap. V di questa biografia, +è minutamente esposto come il Savonarola trovasse nella Bibbia le +prime ragioni che gli persuasero i futuri flagelli dell’Italia e della +Chiesa. + +[73] Pico, Burlamacchi, Marchese ec. Vedi anche Barsanti, _Della +Storia_ del Padre Girolamo Savonarola da Ferrara; Livorno 1787. Questa +biografia, pubblicata senza nome d’autore, sebbene sia fatta su quelle +del Burlamacchi e del Pico, è pure preziosa, perchè ci dà moltissimi +brani delle _Giornate_ di Lorenzo Violi, manoscritto importantissimo +che si è perduto. Pare che questo codice del Violi, conservato a tempo +del Barsanti dalle Suore di Santa Caterina, venisse venduto, non ha +molti anni, al libraio Molini, e da lui fosse rivenduto probabilmente +a qualche inglese; onde se ne è perduta ogni traccia. Citeremo qui +anche la biografia scritta dal Razzi, altra compilazione, ma di minore +importanza, che trovasi MS. in molte biblioteche. Il Razzi ha raccolto +pure molti scritti apologetici intorno al Savonarola, e ci ha lasciato +un compendio abbastanza esteso di tutte le _Giornate_ del Violi. Vedi +Cod. riccard. 2012. + +[74] Burlamacchi, Barsanti, ec. + +[75] Zio di quel Giov. Francesco Pico della Mirandola, che scrisse la +Vita del Savonarola. + +[76] Jo. Pici, _Opera_; Basil. vol. 2, in fol. — La sua filosofia non +era altro che una fiacca imitazione del Ficino. + +[77] _Lettera_ a Lorenzo de’ Medici: Idibus Julii 1484. Eran parecchi +allora quelli che facevano pochissimo conto della poesia di Dante. + +[78] Gli scrittori che parlano di Pico della Mirandola sono moltissimi; +ma il vero giudizio intorno al suo ingegno si potrà cavare solo dalla +lettura dei due grossi volumi in foglio delle sue opere, che versano +sopra i soggetti più svariati, non di rado con molta leggerezza, ma +sempre con un amore del vero ardente e sincero. Fra i moltissimi che +ragionano di lui, vogliamo citare una miscellanea storica, che dà molte +notizie esatte e ben raccolte intorno al Poliziano, al Pico e a molti +altri, e fu pubblicata a Manchester nel 1805 dal Rev. W. Pair Greswell. + +[79] Burlamacchi, Pico, Barsanti. + +[80] Ripetiamo un’altra volta che la cronologia di questi viaggi del +Savonarola, è stata ordinata tutta dalle ricerche del Padre Marchese: +_Storia di San Marco_. + +[81] Padre Marchese, _Lettere inedite del Savonarola_. Lettera I, +_scritta in Pavia, in fretta, il dì de la conversione di San Paulo +Apostolo, 1490_. Ne abbiamo riportato solo il senso, avvicinandoci però +alle parole del testo, per quanto era possibile. + +[82] Che il Savonarola sia venuto in Firenze la seconda volta, pregato +da Lorenzo, il quale fu dal Pico indotto a chiamarlo, è un fatto +che viene narrato in tutte le biografie antiche e moderne. Il signor +Perrens (_Jérôme Savonarole, sa vie, ses prédications, ses écrits_; +Paris 1853, vol. 2.), fondandosi sopra un MS. che egli medesimo +confessa essere una cattiva parafrasi del Burlamacchi, anzi una copia +con qualche giunta fatta ad arbitrio, nega il fatto. Ma ognuno deve +seguir l’originale, piuttosto che una cattiva copia, la quale si trova +in contradizione con tutte le altre biografie. Neppure può aver forza +l’altra ragione addotta dal signor Perrens, che scorse cioè troppo +tempo dal Capitolo di Reggio alla venuta del Savonarola in Firenze, e +che Lorenzo era uso di esser subito obbedito. Potè il Pico non andar +subito a Firenze, potè Lorenzo non prendere la cosa con calore; ed in +ogni caso, un frate non dipendeva direttamente dai suoi ordini. Vedi +Burlamacchi, p. 15; Barsanti, p. 20; Marchese, p. 25; ec. + +[83] Come abbiam detto più sopra, la storia della predicazione +trovasi non solamente nei biografi, ma si può con maggiore esattezza +cavar tutta dal _Compendio di Rivelazione_, e da alcune prediche del +Savonarola che avremo più tardi occasione di citare. Non poche notizie +ci han dato ancora il processo a stampa e quello da noi scoperto, oltre +la lettera del Benivieni e le opere di Frà Benedetto. + +[84] Capitolo IV. + +[85] Campanella, _Metaphysica_; Parisiis 1638: si trova nella +Magliabechiana. Nella Riccardiana e nella Marucelliana si trovano la +più parte delle altre opere del Campanella. Il Baldacchini di Napoli ne +ha scritto una biografia assai diligente; il D’Ancona ne ha pubblicato +le opere politiche (Torino 1851), precedute da una biografia, in cui +sono notizie importanti. Egli ha però tralasciato di pubblicare e di +esaminare la _Monarchia Messianica_; cosa che non sappiamo approvare, +perchè in quest’opera si trova il complemento di tutto il sistema +politico dell’autore. Avendo pubblicato la _Monarchia Spagnuola_, in +cui l’Italia vien sottomessa a Spagna, bisognava pubblicare l’altra +opera, in cui Spagna è sottomessa a Roma, che rimane, secondo il +Campanella, capo del mondo. Quanto al sistema filosofico, si può +vedere ciò che ne dice il Mamiani nel suo _Rinnovamento_; quello che ne +discorre lo Spaventa nei suoi dotti articoli pubblicati nel _Cimento_, +rivista piemontese; e l’esame assai minuto che ne ha fatto il Ritter, +_Geschichte der Philosophie_; Hamburg 1841-52. + +[86] Il Padre Marchese, _Storia di San Marco_, pag. 164, volle notare +una somiglianza fra le idee politiche del Savonarola e del Campanella, +paragonando la _Città del Sole_ col trattato del _Reggimento di +Firenze_. Ma le idee politiche dei due frati erano, come vedremo, molto +diverse: oltre di che, nella _Città del Sole_ trovasi l’_utopia_ del +Campanella, e non già il sistema ch’egli voleva veramente mettere in +pratica; quindi mal si paragona al _Reggimento di Firenze_. Ma di ciò +altrove. Quanto poi alle opere filosofiche, il Marchese (pag. 104) +dice: «Abbiamo pertanto in questo compendio un sunto di tutti gli +scritti, comechè svariatissimi, dello Stagirita.» — Il Meier, così +diligente nell’esaminare le opere del Savonarola, non dice altro, +che: «Aristoteles bildet natürlich die Grundlage, doch zeicht sich bei +haüfiger Berücksichtung des Thomas von Aquino, auch eigenes Urtheil und +Kritik. Der Stil ist meistens leicht, und ein Streben nach Klarbeit +und Bestimmtheit nicht zu verkennen.» (_Savonarola_ ec., Erst. Kap., +s. 25.) — Anche il Poli, nelle sue addizioni al Tennemann, avea notato +quest’ordine e chiarezza del Savonarola. — Il Rudelbach si occupa +solo di cercare le idee protestanti, e quindi tralascia affatto gli +scritti filosofici. — Il signor Perrens ha il merito di aver preso +in considerazione questi scritti; ma egli, secondo il suo costume, +ne traduce dei brani, senza occuparsi di giudicare l’insieme delle +dottrine. Esprime non pertanto la sua opinione in queste parole: +«Ces écrits sont, pour ainsi dire, des catéchismes sans prétension. +_L’auteur n’y met rien du sien_.» (Vol. II, pag. 308.) + +[87] _Aristotelis pene omnia opera, et Platonis abreviati._ +Nell’Appendice daremo questo catalogo, _De operibus viri divini non +impressis_, da noi trovato in una biografia latina del Savonarola, +MS. passato dal Convento di San Marco alla Magliabechiana, I, VII, +28. Nel Convento di San Marco a Firenze è una Miscellanea ms. di molte +cose relative al Savonarola, nella quale si parla anche di varie opere +inedite, e di moltissimi autografi del Savonarola, ora smarriti. + +[88] Venetiis, apud Juntas, 1542. Un’altra edizione ne fu fatta a +Vittemberga, nel 1596. Non sappiamo quali sieno tutte le edizioni +più antiche. Nella Magliabechiana di Firenze trovasene una della +Logica: _Impressum Pisciæ MCCCCLXXXXII. die XV Augusti, ad laudem +individuæ Trinitatis_. L’Audin cita un’edizione del sec. XV, S. L. A, +dell’opuscolo: _De omnium scientiarum divisione_ ec. + +[89] Lib. I. 17. «In omni doctrina a notioribus nobis est incipiendum. +Sic enim facilior est disciplina, quia faciliter magis nota ducunt in +cognitionem earum quæ sunt nobis ignota vel minus nota, quae tamen sunt +_secundum naturam notiora_.» + +[90] «Homo autem potest facere talem collationem: ratio enim hominis +inferior, est collativa singularium et intentionum individualium; unde +ex multis memoriis unius rei colligit experimentum. _Ex multis autem +experimentis fit universalis quadam acceptio de omnibus similibus._» +Lib. I, 28. + +[91] Lib. I, 6, 7, 8, 9, 10. + +[92] «Illa pars huius scientiæ quæ est de substantia sensibili, prior +est ea quæ est de insensibili (qui sta per _suprasensibili_) ordine +doctrinæ.» Lib. I, 28. + +[93] L. XIV, 7. «Intellectus agens est virtus animæ. In anima +est virtus quædam, per quam anima se ipsam possit reducere in +actum intelligendi: hoc autem fit per hoc, quod sensibilia fiunt +acta intelligibilia; quod nullo modo fit nisi a conditionibus +individuantibus abstrahuntur et fiunt universalia; conditiones +autem individuantes per phantasmata intellectui afferuntur, seu +appropinquantur, et per virtutem intellectus agentis similitudo +universalis resultat in intellectu possibili.» _Logica_, Lib. XIV, 7. + +[94] «Omnis doctrina et omnis disciplina intellectiva fit ex +præexistenti cognitione. Primum quidem, omnis cognitio intellectiva +fit præexistenti cognitione sensus. Per sensum enim acquirimus +cognitionem in intellectu. Quædam igitur intellectus, _absque discursu +et absque doctore, mediantibus sensibus cognoscit_; sed doctrinam et +disciplinam acquirens, vel per se ipsum vel per alterum habere non +potest sine _præexistenti cognitione intellectiva_. Si enim omnino +nihil cognosceret, esset in pura potentia ad cognitionem, et ideo se +ipsum non posset in actum cognitionis reducere, nec per alterum reduci +posset.» _Logica_, Lib. VIII, 5. + +[95] Comp. Phil. L. I, 13. «Cognitio veritatis partim facilis, partim +difficilis. Facilis quidem est, quia nullus ita expers veritatis quin +aliquid cognoscat; et licet unus solus parum apponat ad veritatem, +tamen facile est ut multi faciant magnam veritatis aggregationem, +et maxime quia nullus est qui erret circa prima principia, juxta +proverbium: in foribus quis aberret? Difficilis autem est, quia +_difficilis est composita resolvendo usque ad ultimas causas, et +componentia usque ad compositionem perfectam reducere_.» Lib. I, 13. +Vedi anche Lib. I, 17, 18; L. II, 4; Logica Lib. VIII, 6, 7, 8. Dai +brani che abbiamo citati, il lettore può facilmente vedere come il +linguaggio, la forma e molte idee sieno tutte aristoteliche, e come +malgrado ciò l’insieme della dottrina sia nuovo ed originale. Bisogna +anche riflettere che, dando lezione a novizi, il Savonarola era forzato +a prendere quella forma; giacchè nei chiostri allora, e per molti +secoli dipoi, non si è insegnato altra filosofia che la Scolastica. +Oggi gli studi vi sono decaduti e non vi fiorisce che la teologia; ma +essa, come ognun sa, si veste ancora della forma scolastica. + +[96] _Comp. Phil. Mor._, Lib. I, 25. + +[97] Idem. Lib. I, 2. + +[98] Idem, Lib. III, 23. + +[99] Sebbene siasi da alcuni levata a cielo la divisione delle scienze +fatta da Tommaso Campanella, essa è quasi identica con quella del +Savonarola, e in fondo non differiscono quasi punto da quella degli +scolastici. È ben vero che qualche volta si trovano nel Campanella idee +che farebbero supporre una divisione secondo principii assai più alti; +ma sono idee che rimangono solo accennate, e spesso anche contraddette. +Il quadro seguente darà la divisione delle scienze secondo il +Savonarola, accennando ove il Campanella differisce. Aggiungiamo solo, +che essi sono in perfetto accordo intorno alle idee sull’importanza e +natura della teologia. + + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + | | | | + | | | MECCANICA | + | | |— — — — — — — — — — — — — — — — + | | | | _Etica, + | | | | Economica, + | | | | Politica._ + | REALE | PRATICA | | + | | | MORALE | Di questi 3 + | | | | trattati, il + | | | | Campanella ne + | | | | fa un solo in + | | | | tre parti. + FILOSOFIA |— — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + UNIVERSALE | | | | Campanella: + | | | FILOSOFIA | _De sensu rerum, + | | | NATURALE | De rerum natura._ + | | |— — — — — — — — — — — — — — — — + | | | | Campanella: + | | | MATEMATICA | _Astrologicorum._ + | | |— — — — — — — — — — — — — — — — + | | | | + | RAZIONALE | SPECULATIVA | METAFISICA | + | | |— — — — — — — — — — — — — — — — + | | | | Il Campanella + | | | | divide la Logica + | | | LOGICA | in _Dialettica, + | | | | Grammatica, + | | | | Rettorica, + | | | | Poetica_, ec. + — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — — + +[100] _De divisione_ etc., Lib. IV. Anche queste parole trovano +un singolare riscontro nel Campanella. Vedi la sua _Poetica_, e il +trattato _De libris propriis_. + +[101] Proemio al _Trionfo della Croce_. + +[102] Cap. I. + +[103] Si potrebbe citare anche Lorenzo Valla, ingegno arditissimo; egli +fu il primo che mosse guerra ad Aristotele: lo fece però in un senso +piuttosto grammaticale che filosofico. + +[104] Burlamacchi, pag. 5. Pici _Vita_, pag. 8. «Mirus erat veritatis +amator, eo usque provectus, eius gratia, ut in his quos coleret +doctoribus, si quid non placeret, ingenue fateretur.» Fra Benedetto, +e tutti quelli che conobbero personalmente il Savonarola, ripetono le +medesime osservazioni. Vedi _Vulnera Diligentis_, ec. Tutti i dotti +del secolo XV tennero poi in altissima stima la dottrina filosofica +del Savonarola. Il Ficino (lettera a Gio. Cavalcanti, 12 dicembre +1494) ed il Poliziano (lettera a Iacopo Antiquario, giugno 1492) lo +chiamano uomo per dottrina _insigne_; Pietro Crinito, nel suo libro, +_De honesta disciplina_, lib. I, cap. 3, dice di lui: _qui ætate nostra +in omni prope philosophia maxime præstat_. Ma, per concludere, citeremo +l’opinione d’un uomo che varrà per tutti. Francesco Guicciardini fu +uno dei grandi ammiratori del Savonarola, come risulterà chiaro dalla +sua _Storia di Firenze_, che è per vedere la luce. Egli aveva studiato +diligentemente le sue opere, fatto alcuni sunti delle sue prediche, +di cui discorre con grandissima ammirazione. Della filosofia, poi, +dice che egli era il più valente in Italia, e ne ragionava con tanta +maestria, da sembrare quasi che _lui l’avesse fatta_. + +[105] Con questa promessa, la Riforma prima tolse allo scetticismo ed +al materialismo una buona parte del genere umano; poi dètte occasione +al cattolicismo di combatterla, e nella lotta riprendere forza e +ringiovanirsi: e questa è opinione approvata dagli scrittori più +ortodossi. + +[106] _Trattato dell’Umiltà._ In Firenze, per Antonio Miscomini, a dì +ultimo di giugno 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495, Venezia +1538, 1547. L’Audin ne cita altre quattro del secolo XV., S. L. A. — +Nella esposizione di questi opuscoli ci atteniamo, secondo il nostro +uso, per quanto è possibile, al linguaggio stesso dell’autore. + +[107] _Trattato o vero sermone della Orazione._ Firenze, per Antonio +Miscomini, 20 ottobre 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495; +Venezia 1538; quattro del secolo XV, S. L. A. + +[108] Firenze 1492, 1495. Venezia 1538, 1547: altre due edizioni del +secolo XV, S. L. A. + +[109] Firenze, per Antonio Miscomini, a dì XVII maggio 1492; 28 carte. +Una seconda edizione se ne fece nel giugno dello stesso anno, altre +cinque sono S. L. A. Queste edizioni degli opuscoli del Savonarola sono +assai eleganti; spesso anche illustrate da incisioni dei primi artisti +di quel tempo. + +[110] _Libro della vita viduale_; Firenze, per ser Francesco +Bonaccorsi, 1391; 30 carte. L’Audin cita altre tre edizioni: due S. L. +A.; una per ser Lorenzo Morgianni, 1486; 26 novembre. + +[111] Nel principio della Bibbia Magliabechiana (per cui vedi la nota +in calce a questo Cap.), fra le altre postille autografe, trovasi +questa: _Conemur ita Scripturas exponere, ut ab infidelibus non +irrideamur_; e ciò, in fondo, altro non volea dire, se non che: le +mie visioni vengono direttamente da Dio; non avrebbero quindi bisogno +d’altra conferma, se però gli uomini non fossero oggi increduli. +Vogliamo qui rammentare che queste postille erano scritte per uso tutto +privato. + +[112] «Dictis quæ aperta credimus, cum interjecta aliqua obscuriora +invenimus, quæri quibusdam stimulis pungimur ut ad aliqua altiora +intelligendum vigilemus; et tunc obscurius perlata sentiamus ea etiam +quæ aperta putavimus.» Nelle postille autografe della medesima Bibbia. + +[113] Vedi la nota in calce a questo Capitolo. + +[114] «Ad charitatem, familiaritatemque Christi non pervenerit quisquis +Sacræ Scripturæ deliciis abundare non contendit. + +»Sic, si familiaritate alicui homini ignoto conjungamur, usu colloquii +eius etiam cogitationes indagamus, dum alia ex aliis colligimus; ex +quibus cognoscimus aliud esse quod voces intimant et aliud quod sonant: +ita summe augendum cum accedimus in Scripturis et in eis assuescimus; +nam nobis locutiones earum innotescunt.... + +»Intelligentia dictorum ex causis est assumenda dicendi, quia non +sermoni res, sed rei est sermo subjectus. _Vide Hilarium._ Optimus +lector dictorum intelligentiam expectet ex dictis, potius quam imponat, +et retulerit magis quam attulerit, ne cogat id videri dictis contineri +quod ante lectionem præsumpserit intelligendum. Cum ergo de rebus +dictis sermo est, concedamus Deo sui cognitionem, dictisque eius pia +veneratione famulemur.» _Ibidem._ Queste postille sono qualche volta +bellissime, e confermano non di rado quanto abbiamo già detto sulla +indipendenza dell’ingegno del Savonarola. Da esse si potrebbero cavare +anche dei piccoli trattati inediti, delle esposizioni compiute di molti +Salmi (vedi, p. es., il Salmo 94 nella _Bibbia Magl._), di moltissime +parti dell’Apocalisse ec., che formerebbero quasi altrettante operette +inedite. + +[115] »In exponendis Scripturis, semper grammaticum utamur sensum, +videlicet literalem primo; et ubi sunt plures sensus, eum maxime +sequimur quem plures gravioresque sequuntur, _præsertim cum sequitur +eum Ecclesia Romana_: non spernentes tamen expositiones contrarias +aliorum Sanctorum. + +»Circa ea quæ ad fidem pertinent, quædam sunt de substantia, ut +articuli; et circa hæc non licet contrarium opinari: et quædam non +sunt de substantia, ut diversæ doctorum expositiones; et circa haec +contingit opinari contraria. + +»Quia lumine super rationali Scriptura est, non debemus ab expositione +Sanctorum recedere, maxime in sensu literali, ne labamur in hæresim; +ne etiam ab infidelibus irrideamur, et falsa pro veris asseramus: +neque etiam debemus eam exponere contrarie ad philosophiam naturalem.» +_Ibidem._ + +[116] Egli stesso sembrava temerlo, perchè di continuo noi troviamo +delle note con cui avverte sè stesso di stare in guardia; come si vede +in alcune di quelle citate più sopra, e come si può vedere in questa: +«Cave ne voluntas præcedat intellectum, aut etiam intellectus tuus +intellectum Dei in Scripturas, ut velis illas exponere sicut prius +concepisti et tuo sensui aptare: sed potius earum intellectui te ipsum +accomoda, ut semper dicit Hilarius.» + +Quest’altro pensiero trovasi anche assai spesso ripetuto. «Nec etiam +ab infidelibus irrideamur et falsa pro veris sumamus, non debemus +Scripturas exponere contra philosophiam naturalem veram. Si nos +Dominus doceret aliud per lumen naturale, aliud contrarium per lumen +supranaturale, aut dicerent homines eum decipere aut errare. Ergo +Scriptura est summa philosophia vera, quia verum vero consonat.» +_Ibidem._ + +[117] Ibidem. + +[118] Erano messer Domenico Bonsi, Guidantonio Vespucci, Paolo Antonio +Soderini, Bernardo Rucellai e Francesco Valori. — Vedi Burlamacchi, +Pico ec. È notevole che quasi tutti e cinque divenissero più tardi +partigiani del Savonarola, e l’ultimo di essi fosse dipoi il più caldo +de’ suoi seguaci. + +[119] Questi fatti si trovano ripetuti nel Burlamacchi, nel Pico +e nella lettera di Girolamo Benivieni a Clemente VII, che trovasi +nella Riccard., Cod. 2022, e fu pubblicata in calce alla Storia del +Varchi, ediz. Le-Monnier 1857-58. Vedi anche un sunto della biografia +del Savonarola intitolato: _Extracto d’una epistola Fratris Placidi +de Cinozzis, ordinis præd. S. Marci de Florentia: de vita et moribus +Rev. P. F. Hieronymi Savonarolæ_ ec. (Cod. Ricc. 2053.) Ne parla anche +Frà Benedetto, che ha scritto sulle profezie del Savonarola un’opera +che trovasi inedita nella Magliab., Cl. XXXIV, Cod. 7: _Secunda Parte +delle Profezie dello inclito Martire del Signore Hyeronimo Savonarola_. +Questo lavoro è la seconda parte di un’opera, il cui titolo era _Nova +Jerusalem_: la prima parte sembra ora smarrita. In questo codice si +trova anche un piccolo ritratto del Savonarola, ed è una delle poche +miniature autentiche di Frà Benedetto. + +[120] Nell’originale dice 90, seguendo l’uso dei Fiorentini che +cominciavano l’anno il 28 di marzo. + +[121] _Compendium Revelationum._ Vedi l’edizione del Quetif, p. 227. + +[122] Burlamacchi, p. 20 e seg.; Pico; Barsanti; Razzi, ec. + +[123] Burlamacchi, p. 20 e seg.; Barsanti, ec. + +[124] Pico, Burlamacchi, Barsanti, Razzi, ec. + +[125] _Sermoni sulla I Epistola di San Giovanni._ Vedi tutto il Sermone +I, il V e il VI passim. Citeremo l’edizione di Prato 1846, perchè +è la più facile a trovarsi da chi volesse riscontrare l’originale. +Avvertiamo però, che essa è mutilata in alcune parti; onde chi vuole +esser diligente, non potrà servirsene senza averla posta a confronto +con le altre di Venezia 1547 (italiana) e 1536 (latina). + +[126] _Serm._ X, p. 93. + +[127] _Serm._ V, p. 47-50. + +[128] _Sermone_ VI, p. 52. + +[129] _Sermone_ V, p. 43, 44. + +[130] _Sermone_ XVII, p. 164-9. + +[131] Il Cerretani, nella sua _Storia di Firenze_, che trovasi +manoscritta e autografa nella Magliabechiana, discorre così delle +prediche del Savonarola: «Introdusse quasi un nuovo modo di pronunziare +il Verbo di Dio; cioè all’apostolica, senza dividere il sermone, non +proponendo questione, sfuggendo gli ornamenti d’eloquenza: solo il suo +fine era d’esporre qualche cosa del Vecchio Testamento, e introdurre la +semplicità della primitiva Chiesa.» Il Guicciardini, nella sua _Storia +inedita di Firenze_, dice che dopo aver lette e considerate le prediche +del Savonarola, le trova eloquentissime, e d’una eloquenza _naturale e +non artificiosa_. Aggiunge che da secoli non s’era visto un uomo tanto +dotto nelle Sacre Carte; e che mentre niuno riuscì mai a predicare in +Firenze più di due quaresime, senza stancare, il Savonarola fu quegli +che solo potesse andare avanti molti anni, crescendo sempre nella +estimazione del popolo. Questa Storia vedrà ben tosto la luce, e noi +dobbiamo alla gentilezza del signor Canestrini l’averne potuto scorrere +sin da ora alcune pagine. Come abbiam detto più sopra, il Guicciardini +era uno dei più alti estimatori del Savonarola, delle cui prediche fece +un sunto, che trovasi scritto tutto di suo pugno. Il suo giudizio, +poi, ha tanto maggiore importanza, in quanto egli si adoperò sempre +in favore dei Medici, non era punto un uomo religioso, e molto meno +fanatico. + +[132] Vedi la nota a pag. 133. + +[133] Politiani, _Epistolæ_. Iacopo Antiquario, XV kalendas iunias 1492. + +[134] Burlamacchi, Pico, Barsanti, Razzi, ec. + +[135] Vedi la nota in fine del Capitolo. + +[136] Nardi, _Storia di Firenze_; Guicciardini, _Storia d’Italia_; +Sismondi, _Hist. des Rép. Ital._; ec. + +[137] Erano: Alessandro Acciaioli, Cosimo Rucellai e Carlo Carnesecchi. +Questa predizione, come abbiamo già detto, trovasi menzionata nel +Burlamacchi; nel Barsanti; nella lettera del Benivieni a Clemente VII; +nel Cinozzi, _Extracto_ etc., MS. riccardiano citato più sopra; in Frà +Benedetto, _Secunda parte delle prophetie dello inclito Martire del +Signore Hyeronimo Savonarola ferrarese_ ec., MS. magliabechiano citato +più sopra. Il Savonarola stesso, nelle prediche, accenna più volte a +questa sua predizione. + +[138] Infessuræ, _Diarium_; Burchardi, _Diarium_; Sismondi, _Hist. des +Rép. it._; Leo, _Storia d’Italia_; Muratori, _Annali_, ec. + +[139] Fratello di Lodovico il Moro. + +[140] Infessuræ, _Diarium_; Burchardi, _Diarium_; Guicciardini, _Storia +d’Italia_; Sismondi, _Hist. des Rép, it._; Leo; Muratori, ec. + +[141] Guicciardini, _Storia d’Italia_. + +[142] Guicciardini, _Storia_; Machiavelli, _Legazioni_; Sismondi, +_Histoire des Rép. it._; Michelet, _Renaissance_; Burchardi _Diarium_. + +[143] _Comp. Revelationum_, ediz. del Quetif, pag. 231 e seg. + +[144] Era un giovane venuto dalla Liguria a studiar legge nello studio +di Pisa. Noiatosi del mondo, volle nell’aprile 92 vestir l’abito; e +dopo pochi giorni noiatosi del chiostro, domandava di uscirne. Appunto +allora venne a Pisa il Savonarola, dalle cui prediche il Codiponte fu +cosiffattamente commosso, che non solo tornò al primo proposito, ma +vi restò tanto fermo e divenne così osservante della religione, che un +mese dipoi il Savonarola dovea quasi rimproverargli il soverchio zelo, +in una lettera (22 maggio 92) che è fra le più belle che egli abbia +mai scritte. Questa lettera, che fu da noi trovata nella Riccardiana +(cod. 2053), sarà pubblicata nell’Appendice. Vedi, per queste notizie, +gli _Annali del Monastero di Santa Caterina di Pisa_, pubblicati +nell’_Archivio Storico_. + +[145] Questa lettera, piena d’affetto e di consigli cristiani, si trova +nel Quetif, vol. II, pag. 99. + +[146] Burlamacchi, Barsanti, ec. + +[147] Idem. + +[148] Idem. + +[149] Burlamacchi, 26-77; Barsanti. + +[150] Burlamacchi (pag. 15-16) pone questa visione nel viaggio che il +Savonarola fece dalla Lombardia a Firenze; ma egli venne allora per +Genova e non per Bologna: d’altronde, quel biografo erra continuamente +nelle date; onde noi abbiam creduto di dover narrare la visione in +questo luogo. + +[151] Il Libri, nella sua _Histoire des sciences mathématiques_, +porta una lettera di Cristoforo Colombo, nella quale descrive una +simile visione che egli ebbe in America; quando essendo stato da tutti +abbandonato, venne da una voce divina incoraggiato a continuare la sua +impresa. Ed a ragione il Libri giudica quella lettera come una delle +più eloquenti nella nostra letteratura. + +[152] Marchese, pag. 83. Di ciò parlò più volte il Savonarola: ne +parlavano anche i Dieci nelle lettere che scrivevano a Roma su questo +affare; per le quali vedi le note che seguono. + +[153] Nell’Archivio delle Riformagioni sono, infatti, due lettere +dei Dieci; una all’ambasciatore Filippo Valori, a Roma; l’altra al +Cardinale Oliviero Caraffa, in data del 10 maggio 1493; le quali +raccomandano caldamente la domanda dei frati di San Marco. + +[154] Una minuta narrazione di questi tumulti si trova nel Parenti, +_Storia di Firenze_, vol. I, pag. 23 e seg. — Ms. nella Magliabechiana, +palch. II, 129. + +[155] Erano per San Marco: il Card. Giovanni dei Medici; il Card. +Oliviero Caraffa, arcivescovo di Napoli; il generale de’ Domenicani, +Gioacchino Turriano. Pei Lombardi erano: il Moro, i Genovesi, il Duca +di Ferrara, i Bentivoglio di Bologna, e pare anche il re di Napoli. + +[156] Burlamacchi, pag. 47. + +[157] È inedito nella Riccardiana, cod. 2053. Vedi nell’Appendice. + +[158] Essi avevano, prima che fosse segnato il breve di Roma, spedito +da Milano un ordine, col quale s’imponeva al Savonarola di partir +subito da Firenze. Per fortuna, però, l’ordine fu indirizzato al +priore di Fiesole, che si trovava assente; onde non venne consegnato +al Savonarola se non dopo l’arrivo del breve. Allora essi, valendosi +dell’aiuto di Piero de’ Medici, fecero accettare al Savonarola una +convenzione, nella quale si diceva che la Congregazione Lombarda +riteneva in Toscana la sua antica autorità, in tutto quello però che +non contraddicesse al breve già ottenuto. Convenzione ch’era per sè +stessa nulla, e che il Savonarola perciò accettava con una brevissima +lettera di due o tre versi; la sola che scrivesse a Piero de’ Medici. +Il signor Perrens, riportando questa lettera, sembra non aver saputo +la vera cagione per cui fu scritta, e la cita perciò (vol. I, pag. 51, +nota 2) come una prova di _souplesse_, e come una dimostrazione che «le +prieur sut fort bien, dans l’occasion, faire acte de soumission, sinon +à Laurent, du moins à son fils Pierre.» (vol. I, pag. 51.) Ma questa +lettera, insieme colla convenzione di cui abbiamo parlato, si trova +nell’Archivio Mediceo acclusa in un’altra di Iacopo Salviati; e dai +tre documenti che daremo nell’Appendice, risulta chiarissimo che non si +tratta nè di _souplesse_ nè di _soumission_. — Vedi Burlamacchi, pag. +46; Barsanti; Pico ec. + +[159] Vedi Burlamacchi, pag. 46; ec. Pare che il Savonarola andasse +così oltre in questa sua idea, che avesse già fatto tagliare una selva +sopra un monte, dove voleva costruire il romitorio. + +[160] «Abbiate la carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà +volontaria: la mia maledizione e quella di Dio cada sopra colui che +porterà le possessioni in questo ordine.» Tali furono le ultime parole +di San Domenico ai suoi discepoli. Il Beato Angelico avea dipinto sul +muro esterno del dormentorio la Vergine con molti santi, e fra questi +San Domenico con un libro aperto dove erano scritte quelle sue parole. +Vedi Lacordaire, _Vita di San Domenico_; P. Marchese, _Storia del +Convento di San Marco_. + +[161] Burlamacchi; P. Marchese, _Storia di San Marco_. Spesso il +Savonarola parla nel suoi _Sermoni_ di queste varie lingue che ha +introdotte nel convento, e dell’uso che dovranno avere. Il Rio (_Art +Chrétien_) ha parlato con eloquenza delle scuole di belle arti in San +Marco, esagerandone però l’importanza. + +[162] Marchese, _Storia di San Marco_. + +[163] In una lettera al Papa, della quale avremo più tardi occasione di +parlare, il Savonarola discorre di questi odii, e dei pericoli ai quali +fu per essi esposto. + +[164] Vedi _Annali del convento di Santa Caterina di Pisa_, pubblicati +nell’_Archivio Storico_. + +[165] Questi fatti si cavano da documenti esistenti nell’Archivio di +Siena. + +[166] _Prediche sul Salmo_ Quam bonus; Prato 1846. È la medesima +edizione delle prediche sulla I. Ep. di S. Giov.; Predica IV, pag. 237. +Vedi anche le edizioni di Firenze 1528, e di Venezia 1544. + +[167] Ibidem. + +[168] Predica IX, pag. 20-21. + +[169] Predica VIII, pag. 299 e seg. + +[170] Predica IX, pag. 323. + +[171] Il Rudelbach (vedi _Savonarola_ etc., cap. 3º della 3ª parte: +_Savonarola’s dogmatischer Standpunct_) è senza dubbio il più forte +sostenitore della prima opinione; ma egli è stato nella stessa Germania +combattuto vittoriosamente dal Meier, che anch’esso cerca fare del +Savonarola un protestante; ma vorrebbe, almeno in parte, moderare le +esagerazioni del suo connazionale. Il Rudelbach (pag. 359) prende in +appoggio delle sue idee specialmente queste prediche sul salmo _Quam +bonus_; ma il Meier è costretto a dirgli: «Die Folgerungen welche +Rudelbach (s. 359) aus diese Stelle zieht, sind den Vorstellungen +Savonarola’s fremd und beruhen lediglich, wie so Vieles in der +genannten Schrift, auf willkürlich eingeschobenen Deutungen des +ursprunglichen Textes.» Nota 2 alla pag. 274. Da tutto ciò si vede +quanto male si sia consigliato il signor Perrens nel riportare (dopo +aver dato il Savonarola per cattolico) quel capitolo del Rudelbach, +come la vera esposizione delle dottrine del frate. L’autorità del +Rudelbach, quando fosse valida, rovescerebbe tutto ciò che il signor +Perrens ha detto nella sua biografia. + +[172] Predica IV, pag. 237-38. + +[173] Predica V, pag. 246. + +[174] Predica XII, pag. 373. + +[175] Predica XIV, pag. 309-400. + +[176] Predica XVI, pag. 443. + +[177] Tutti i biografi riportano questo suo motto, che egli stesso +ripete nelle sue prediche. Vedi p. es., la predica V sopra Giobbe. + +[178] Predica II, pag. 208-10. + +[179] Predica VII, 271-4. + +[180] Filateria era una carta che gli Ebrei portavano avvolta intorno +al braccio, e nella quale erano scritti i passi della Bibbia e i +Comandamenti della legge. + +[181] Predica VIII, pag. 296. + +[182] Predica X, pag. 344-5. + +[183] Predica XIII, 383-4. + +[184] Predica XVII, 543. e seg. + +[185] Predica XXIII. Il medesimo pensiero trovasi ripetuto in molte di +queste prediche, e quasi forma il fondo di questo Avvento. + +[186] _Compendium Revelationum._ + +[187] Venezia 1536, _ex officinâ divi Bernardini_. Per capire con +quante lacune furono messi insieme questi sermoni, bisogna prima di +tutto leggerli, e poi vedere ciò che ne dicono tanto l’editore di esse, +quanto quello delle _Prediche sopra Job_. + +[188] Frà Benedetto, _Cedrus Libani_, poemetto pubblicato dal Padre +Marchese nell’_Archivio Storico_, Cap. II. «Sunto delle profezie le +quali udì predicare el compilatore al profeta Jeronimo, esponendo +l’arca di Noè, quando nullo sospetto era di tribulazione alcuna.» + +[189] L’editore veneto ha messo il titolo di _Avvento_ a questi 13 +sermoni, che sono premessi ai 43 della quaresima e furono stampati +colle medesime scorrezioni. Ma nelle opere del Savonarola stampate a +Venezia, gli errori di tal sorta sono frequentissimi. L’avvento del 93 +fu quello sul Salmo _Quam bonus_, e l’avvento del 94 fu sopra _Aggeo_. +Questi 13 Sermoni sull’Arca non debbono, perciò, precedere ma seguire +il quaresimale del 94, come si può veder chiaramente leggendoli. Il +3º di essi, infatti, espone le parole: _Ecce ego adducam aquas_, ed +il Savonarola stesso ci dice, nel _Compendio di Rivelazioni_, che ciò +avvenne il 21 settembre; quindi dopo la quaresima. Egli usava far delle +prediche fra la quaresima e l’avvento, che chiamava prediche _delle +feste_; e tali sono queste tredici sull’Arca di Noè. Il signor Perrens +si è lasciato ingannare dall’editore; ma leggendo quei sermoni, si +sarebbe egli stesso potuto chiarire. + +[190] «Aveva predicato in Santa Reparata, ed avendo innanzi all’entrata +del re di Francia appunto chiuso l’Arca, con tanto terrore, spavento e +grida e pianti aveva fatto alcune prediche, che ciascuno quasi semivivo +senza parlare per la città si aggirava.» Cerretani, _Storia_, MS. +autografo nella Magliabechiana. + +[191] Machiavelli, _Legazioni_; Francesco Guicciardini, _Storia +d’Italia_; Sismondi, _Hist. des Répub. ital._; Michelet, _Renaissance_; +Parenti, _Storia di Firenze_; Cerretani, idem. Le ultime due opere si +trovano Mss. nella Magliabechiana. + +[192] «Le dict seigneur Ludovic estoit homme tres sage, mais fort +craintif, et bien souple quand il avoit peur (j’en parle come de celuy +que j’ay congnu et beaucoup de choses traicté avec luy), et homme +sans foy, s’il voyoit son profit pour la rompre.» Philippe de Comines, +_Mémoires_ etc., Lib. VII, chap. II. Vedi anche gli autori più sopra +citati. + +[193] Alcuni di questi dispacci, scritti la più parte dal Pontano, sono +importantissimi, e si trovano nell’Archivio di Napoli. + +[194] Si vedano i medesimi autori citati più sopra. + +[195] Vedi i medesimi autori. + +[196] Sismondi, _Hist. des Rép. ital.; Histoire des Français_. Il +Michelet, nella sua _Renaissance_, ha trattato questo soggetto con +molta eloquenza ed originalità. + +[197] Il carattere di Carlo VIII è descritto mirabilmente dal +Guicciardini, _Storia d’Italia_. Vedi anche il Nardi, _Storia di +Firenze_; il Parenti, Ms. sopra citato; il Cerretani, _Storia di +Firenze_, Ms. idem; Sismondi; Michelet ec. Sopra ogni altro autore, +però, bisogna leggere, per tutto questo periodo di storia, _Les +Mémoires de Philippe de Comines_, che fu uno dei più grandi osservatori +e diplomatici del secolo XV. Può anche giovare: _Histoire de Charles +VIII depuis l’an 1485 jusqu’à 1498_, par Guill. de Jaligny, A. de la +Vigne etc.; Paris 1618. + +[198] Il Gibbon meditava una volta di scrivere la storia della discesa +di Carlo VIII in Italia: «an event,» egli dice, «which changed the face +of Europe.» Nel 3º vol. delle sue _Miscellaneous works_ (London 1814) +si trova l’idea di questo lavoro, e vi è esaminata la nullità delle +ragioni a cui pretendeva la corona di Francia. + +[199] Guicciardini, _Storia d’Italia_; Dispacci di re Ferdinando, +nell’Archivio di Napoli. Vedi l’Appendice. + +[200] Burchardi, _Diarium_, ecc. + +[201] _Memoires de Messire Philippe de Comines, seigneur d’Argenton, +sur les principaux faicts et gestes de Louis XI, et Charles VIII, son +fils, roys de France;_ Paris, 1580. Nel Cap. V del settimo libro, +parla di due ambascerie mandate da Piero de’ Medici a Carlo VIII, +nella prima delle quali erano il vescovo d’Arezzo e Piero Soderini. «A +la seconde fois envoya le dict Pierre (de’ Medici) à Lyon, un appelé +Pierre Capon, et autres; et disoit pour excuse (come ja avoit fait), +que le roy Louis onzieme leur avoit commandé à Florence se mettre en +ligue avec le roy Ferrand.... En toutes les deux ambassades y avoit +tousjour quelcun ennemi du dict de Medicis, et pour especial ceste +fois le dict Pierre (Capponi), et faisait sa charge plus aigre qu’elle +n’estoit, et aussi conseilloit qu’on bannist tout Florentin du royaume. +Cecy je dis pour mieux vous faire entendre ce qui advint après; car +le roy demoura en grande inimitié contre le dicte Pierre; et les dicts +general et seneschal (Beaucaire e Brissonet) avoyent grand intelligence +avec ses ennemis en la dicte cité, et par especial ce Capon, et avec +deux cousins germains du dict Pierre, et de son nom propre.» — Da +ciò risulta evidentissimo che il Capponi e tutto il partito liberale +volevano i Francesi. Per le stesse ragioni, e coi medesimi fini, li +favoriva anche il Savonarola. + +[202] Guicciardini, _Storia d’Italia_. + +[203] Phil. de Comines, _Memoires_. «Ego quantum potero præstabo armis, +pecuniâ, equis; viris iuvabo etc.» così scriveva il Moro a Carlo VIII, +in una lettera riportata dal Corio nella sua _Storia di Milano_. + +[204] Forse non bisogna prendere alla lettera le parole del +Machiavelli, il quale più volte ripete questa sua sentenza, senza +dubbio esagerata. Pure, tristi assai dovevano essere i tempi di cui +tali cose potevano dirsi. + +[205] Il Porzio, _Congiura dei Baroni_, LI, § II, descrive minutamente +e con molta maestria le armi italiane di quel tempo. Vedi anche +Guicciardini, Sismondi, ec. + +[206] Sismondi, _Hist. des Répub. ital.; Historie des Français_: +Michelet, _Renaissance_; Guicciardini, ec. + +[207] Un uomo d’arme era composto da un cavaliero, due balestrieri ed +altri due cavalli da servire in caso di bisogno; sicchè facevano in +tutto cinque cavalli e tre cavalieri. Ma questo numero variava assai +spesso, e variava ancora grandemente la moltitudine di servi, di paggi +e d’altra gente che si traeva dietro un esercito. + +[208] La differenza degli storici antichi su questo proposito è tanta, +che non staremo a citarli: essi giudicavano sempre ad occhio o per +udita. Noi abbiamo seguito il computo del Nardi, che viene accettato +anche dal Sismondi e dal Michelet. + +[209] Il Parenti, nella sua _Storia di Firenze_, scrive che Piero +dicesse in quella occasione: «Ciascuno faccia per sè.» Per questo +viaggio del re vedi: Comines, de la Vigne, Sismondi, Michelet, +Guicciardini, Nardi, Parenti, Cerretani, ec. ec. Su tutti questi fatti +gli storici vanno perfettamente d’accordo. + +[210] Philippe de Comines, _Memoires_ etc. Egli medesimo se ne era +persuaso, e ripete più volte: «Dieu monstroit conduire l’entreprise.» + +[211] La fortezza di Pietrasanta costò alla Repubblica 150,000 ducati +e un assedio di due mesi; quella di Sarzana costò 50,000 fiorini. — +Vedi Rinuccini, _Ricordi storici_, pag. 141: questo importante Diario +fu pubblicato dall’Aiazzi nel 1840, in Firenze. Vedi anche Cerretani, +_Storia di Firenze_, p. 524: Ms. magliabechiano. + +[212] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_. + +[213] «Firenze, tu sai che sessanta anni hai avuto un forte armato in +casa.... Costui se ti toglieva la roba e ti toglieva le donne, e’ ti +bisognava avere pazienza.... Dove era l’appoggio tuo? In che governo +ti trovavi tu allora, che era un governo non so come fatto? Dimmi che +cervelli avevi tu dal tuo? Con lui erano migliori cervelli del tuo, +dico quelli che erano suoi aderenti ec.» _Predica_ fatta la terza +domenica della quaresima del 1496. + +[214] _Prediche sopra Aggeo_, fatte nell’avvento del 1491. Pred. Iª. +Aggeo fu il profeta che parlò agli Ebrei, usciti appena dalla servitù +di Babilonia, incitandoli a ricostruire il tempio: è facile, quindi, il +comprendere perchè il Savonarola lo prendesse allora ad esporre. + +[215] Calendis igitur Novembris, id est Sanctorum omnium solemnitate, +et duobus proximis diebus, voci ei lateri non perperci, et (ut omni +populo notum est) tantum ex pulpito declamavi, quod infirmior corpore +factus, pæne langui. _Compendium Revelationum, edit. Quetif_., p. 236. + +[216] Tutti gli storici sono unanimi nel dire, che il Savonarola era +in quei giorni divenuto l’anima della moltitudine. Se molto a lui si +deve, per avere negli anni trascorsi ridestato il popolo dal suo lungo +sonno, assai più gli si deve ora per aver saputo mantenere la pace +e la concordia. Noi lo dimostreremo più ampiamente nei Capitoli che +seguono, e queste prediche sopra Aggeo ne saranno certissima prova. Il +Guicciardini è uno di quelli che meglio compresero e giudicarono il +Savonarola. Nel suo dialogo _Sul reggimento di Firenze_, p. 28, egli +fa dire a Bernardo del Nero queste parole: «Io credo che voi abbiate +un obbligo grande a questo frate, che per avere levato a buona ora il +romore, è stato causa che e’ non si sia fatto esperienza di quello che +arebbe partorito quella vostra forma di governo; perchè io non dubito +che arebbe introdotto discordie civili di qualità, che si sarebbe +presto venuti a qualche mutazione disordinata e tumultuosa.» Ma come +il Savonarola fosse il solo a salvare la repubblica dai disordini, il +Guicciardini lo descrive e ragiona assai distesamente nella sua _Storia +di Firenze_. + +[217] Cerretani, _Storia di Firenze_. + +[218] Il Cerretani ci ha lasciato una minutissima narrazione di questa +pratica (Ms. magliab., carta 594 e seguenti): egli però mette in bocca +del Nerli queste parole, che furono veramente pronunziate dal Capponi; +a cui, infatti, essendo uomo di età matura, si addicevano assai meglio +che al Nerli, giovanissimo. Vedi Acciaioli, _Vita di Piero Capponi_, +nell’_Archivio Storico_, vol. IV., parte II. + +[219] Cerretani ed Acciaioli, come sopra. Il Capponi ebbe sempre +una grande venerazione pel Savonarola e pel convento di S. Marco +Egli si confessava da Fra Salvestro; e nelle sue lettere, pubblicate +nell’_Archivio Storico_ in calce alla vita del Capponi, si vede più +volte come egli facesse gran conto dell’autorità del Savonarola. + +[220] Vedi la parte del _Priorista Gaddi_, pubblicata nel sopracitato +volume dell’_Arch. Stor. Ital._, in appendice alla Vita del Capponi. +Ivi si nominano altri due ambasciatori: Pandolfo Rucellai e Giovanni di +Niccolò Cavalcanti. + +[221] Parenti, _Storia di Firenze_. + +[222] _Prediche sopra Aggeo_, pred. III. + +[223] Parenti, _Storia di Firenze_, Ms. magliab. Vedi nel novembre 1494. + +[224] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_. + +[225] Il Proposto mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno. + +[226] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_, pag. 41 e seg. (ediz. Arbib.); +Rinuccini, _Ricordi Storici_; Gaddi, _Priorista_; Parenti, _Storia di +Firenze_; Cerretani, _Storia di Firenze_. + +[227] Vedi gli scrittori più sopra citati. + +[228] Più tardi papa Leone X. + +[229] Poi duca di Nemours. + +[230] Questa è l’opinione non solo del Nardi e degli altri storici, ma +del Savonarola stesso, che perciò attribuiva la cacciata dei Medici +all’aiuto divino. — «Iddio t’ha levato questo forte armato: non sia +nessuno che ti dica, io fui io; non sia nessuno che se ne vanti; perchè +non avevi tanta forza, che potesse sbarbare tanto gran casa e sì forte +armato.... Iddio è venuto più forte di lui; hagli tolto le spoglie sue +e la roba sua, e l’autorità sua sopra di te.» _Predica_ fatta la terza +domenica della quaresima del 1496. + +[231] Nel 1434 Cosimo tornò dall’esilio; nel 1478 seguì la congiura dei +Pazzi. + +[232] Questo discorso si trova riportato nel _Compendium Revelationum_. +Nel racconto di tutti questi fatti, noi abbiamo seguito principalmente +il Nardi, che è minuto, diligente ed esatto; ma ci siamo valsi ancora +molto del Cerretani, Parenti, Rinuccini, Gaddi; del Guicciardini, +Machiavelli, Comines, ec. + +[233] Sismondi, _Histoire des répub. ital._; Michelet, _Renaissance_; +Leo, _Storia d’Italia_; Guicciardini, Machiavelli, Nardi, Parenti, +Cerretani, Rinuccini, Gaddi, Comines, ec. + +[234] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_. + +[235] Nardi, Parenti, Cerretani, Sismondi, ec. + +[236] Quello che oggi chiamasi Palazzo Riccardi. + +[237] Cerretani, _Storia di Firenze_. + +[238] L’autore del _Priorista_, quello stesso che fece il discorso al +re quando egli entrava nella città. + +[239] Tutta questa narrazione abbiamo cavata principalmente dal Nardi, +Gaddi e Rinuccini, che si trovarono presenti all’entrata del re Carlo. +Il Cerretani descrive assai minutamente l’esercito francese: molte +notizie dànno il Parenti, il Guicciardini ed il Comines: tra i moderni +vanno menzionati sopra tutti il Sismondi, _Hist. des répub. ital._ e +_Histoire des Français_; il Michelet, _Renaissance_. + +[240] Questo fatto, quanto onora il Capponi, altrettanto dimostra in +che misero stato dovesse allora trovarsi l’arte della guerra in Italia. +Acciaioli, _Vita di Piero Capponi_, nell’_Arch. Stor._ vol. IV. parte +II. + +[241] Lettere del Capponi, pubblicate nell’Appendice alla sua Vita più +sopra citata, pag. 55. Vedi anche ciò che ne ha scritto il marchese +Gino Capponi, nella sua bella avvertenza in fine dei primo vol. +dell’_Archivio Storico_. + +[242] Parenti, _Storia di Firenze_. + +[243] Con queste parole il re ed i suoi s’andavano vantando. + +[244] Vedi la descrizione di questo tumulto nel Cerretani (Magl., +Palch. III, Cod. 74) pag. 211 e seg.; e nel Parenti (MS. Magl.) pag. +74. Il Cerretani conclude la narrazione del fatto con queste parole: +«La qual fu tenuta animosa difesa, e conobbesi nei Francesi paura non +piccola; chè la maggior parte, benchè armati si raunassino, temevano +come femmine.» + +[245] Il marchese Gino Capponi, dice a questo proposito: «Egli ebbe la +fortuna di vivere in uno di quei momenti che bastano a tutta una vita.» +Vedi Cerretani; Parenti; Guicciardini; Nardi; Machiavelli; Acciaiuoli, +_Vita del Capponi_, ec. + +[246] Sono assai noti quei versi del Machiavelli, ne’ suoi Decennali: + + Lo strepito dell’armi e de’ cavalli + Non potè far che non fosse sentita + La voce d’un Cappon fra cento Galli. + +[247] Il trattato fra Carlo VIII e la repubblica fu pubblicato nel +primo vol. dell’_Archivio Storico_, dal marchese Gino Capponi, con +alcune belle riflessioni. + +[248] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_. Questi sermoni, pronunziati +nell’Avvento del 1494, furono raccolti dalla viva voce da quel frate +Stefano da Codiponte, di cui abbiamo parlato più sopra, e stampati +a Venezia nel 1544. Come già abbiamo detto, le edizioni venete sono +scorrette, e gli editori s’ingannano assai spesso anche nel mettere +il titolo all’opera, e nelle parole che aggiungono in principio o +in fine di alcune prediche. Così in queste, la predica 4ª ci vien +data come quella fatta dopo la cacciata dei Medici, e la 5ª come +quella pronunziata dopo il ritorno del frate da Pisa: il che ha fatto +erroneamente credere al Perrens, che il Savonarola fosse partito da +Firenze per Pisa dopo la cacciata dei Medici. Leggendo però queste +prediche sopra Aggeo, ed osservando che la 1ª, 2ª e 3ª furono fatte +nei giorni 1, 2 e 6 novembre; si vedrà che la 4ª è quella fatta dopo il +ritorno di Pisa, e che nella cacciata dei Medici il Savonarola non era +in Firenze; secondo appare anche dai Cronisti del tempo, e dalla data +del giorno in cui furono eletti gli ambasciatori, cioè il 5 novembre. + +[249] Oltre ai biografi, il Savonarola medesimo racconta più volte +questi fatti. Vedi la pred. XXVI _sopra Michea_, fatta il 28 ottobre +1496. + +[250] Comines, _Mémoires_. liv. VIII, chap. IX. + +[251] Comines, come sopra; Sismondi, _Hist. des Rép._, chap. XCIII. + +[252] Parenti, _Storia Fiorentina_, vol. I, pag 51: settembre 94. + +[253] «La vituperazione sua (del Poliziano) non tanto dai suoi vizi +procedeva, quanto dall’invidia in cui era venuto Piero de’ Medici nella +nostra città.» Parenti, loc. cit. + +[254] Ecco le due iscrizioni come si leggono in San Marco. + + D. M. S. + + IOHANNES IACET HIC MIRANDULA CAETERA NOR[=U]T + ET TAGUS ET GANGES FORSAN ET ANTIPODES + OB. AN. SAL. MCCCCLXXXXIIII. VIX. AN. XXXII. + + HIERONIMUS BENIVIENUS NE DISIUNCTUS POST + MORTEM LOCUS OSSA SEPARET QUOR. ANIMAS + IN VITA CONIUNXIT AMOR HOC HUMO + SUPPOSITA PONI CURAVIT + +In un’altra lapide, sottoposta alla prima, si trova quella del +Poliziano. + + POLITIANUS + IN HOC TUMULO IACET + ANGELUS UNUM + QUI CAPUT ET LINGUAS + RES NOVA TRES HABUIT + OBIIT AN. MCCCCLXXXXIV + SEP. XXIV — AETATIS + XL. + +[255] Per questa sua lunga esitazione, il Savonarola dubitò un momento +della salvezza del suo amico, quasi avesse voluto resistere alla voce +del Signore che lo chiamava. Ma poi ebbe una visione, nella quale gli +parve di vederlo portato in cielo dagli angeli, e con ciò si credette +assicurato che egli fosse andato in purgatorio, e lo disse dal pergamo +al popolo. Vedi nelle _Prediche sopra Aggeo_, il fine della predica +sesta. + +[256] La ringhiera stava sulla facciata del Palazzo, dove ora si +trovano il Marzocco e le scale esterne. + +[257] Parenti, _Storia di Firenze_, vol. I, fol. 63. + +[258] _Lex Parlamenti anni Domini 1494, die vero 11 decembris._ +Parlando degli Accoppiatori, dice così: «E’ quali Venti così electi +s’intendino essere et siano Accoppiatori per un anno proximo futuro. +E’ quali per decto anno habbino auctorità d’imborsare la Signoria et +Gonfaloniere di giustizia et loro notaio.... Et che per da hora, per la +presente provvisione, pel numero de’ cinque Accoppiatori ne tocca al +quartiere di S. M. Novella, s’intenda essere et sia electo, et etiam +per Accoppiatore et secretario a qualunque squittinio s’ha affare, +come di socto si dirà, lo spectabile huomo Francesco di Martino dello +Scarfa al presente Magnifico Gonfaloniere di Giustizia; et che etiamdio +de 20 Accoppiatori così electi per essere Accoppiatori, non habbino +divieto a essere Gonfaloniere di giustizia...» Questa provvisione, +cavata da un volume miscellaneo è incompiuta. Vedi nell’Archivio delle +riformagioni _Registro di Parlamento, o sieno leggi del Consiglio +Maggiore_ (sic), _1452-97_ (nell’antico ordinamento era segnato cl. +II, 27.) Il Rinuccini, nei suoi _Ricordi Storici_, dice: «I Signori +vennono in sulla ringhiera, e quivi feciono leggere una petizione, +che conteneva fra l’altre cose il fare li Otto di balía a mano, per +una volta; e che le borse dei tre maggiori uffici si tenessino a mano +e aperte, per un anno, per Venti Accoppiatori; e facessino Dieci di +libertà e pace per sei mesi; e privorono di ufficio li Otto di guardia +e balía che allora erano in uficio.» Ed il Nardi: «Venti cittadini +riformatori, i quali per vigore della legge fatta del parlamento, erano +stati creati con pienissima autorità e balía quanto avesse tutto il +popolo fiorentino. Per la deliberazione e l’autorità dei quali, durante +il tempo d’uno anno, si dovevano creare i principali magistrati; cioè +i Signori, i Gonfalonieri delle compagnie del popolo, e i dodici Buoni +Uomini; i quali magistrati, dal volgo particolarmente, si chiamano i +tre maggiori uffici, e tutti insieme il Collegio; e così il magistrato +dei Dieci della guerra, chiamati poi con migliore augurio i Dieci +di libertà e pace, e parimenti il magistrato degli Otto di guardia e +balía.» (Vol. I, p. 60).» — Stimiamo bene di spiegare in questo luogo +le parole: _imborsare, tenere le borse serrate, tenere le borse aperte_ +e simili, che si trovano spesso nelle provvisioni e negli storici. +Nella elezione dei magistrati tenevansi generalmente due borse; una per +l’arte maggiore, l’altra per la minore: in esse mettevansi i nomi di +coloro che dovevano sedere in quei magistrati, secondo lo squittinio +fattone, e si chiamavano perciò _imborsati_ o _squittinati_. Lo +squittinio poteva farsi per sei mesi, per un anno, o anche per più. +Ogni volta, poi, che dovevano essere eletti i magistrati, si tiravano, +generalmente, _a sorte_ i nomi dalle borse, e questo si diceva _tenere +le borse serrate_; ma se, dopo fatto lo squittinio, davasi balía di +scegliere i magistrati ad arbitrio, o sia _tenere le borse aperte_, le +_borse a mano_, ciò voleva dire, che si potevano scegliere dalle borsa +i nomi che meglio piacessero, senza ricorrere alla sorte. + +[259] Per queste notizie sul governo della Repubblica Fiorentina, vedi +Giannotti; Guicciardini, vol. II delle opere inedite; le storie del +Villani, Ammirato ec.; ma soprattutto gli Statuti e le Provvisioni +originali, che soli possono dare idee esatte sopra questa materia, +assai poco studiata. + +[260] Il marchese Gino Capponi ha pubblicato la legge colla quale il +Magnifico istituì questo Consiglio, ed ha fatto con belle osservazioni +capire tutta l’importanza di questa tirannica istituzione. Vedi +_Archivio Storico_, vol. I. + +[261] Il Guicciardini, nel suo _Reggimento di Firenze_, discorre +mirabilmente questa materia. Vedi pag. 282, e seg. + +[262] Guicciardini, _ibidem_; Giannotti, _Della Repubblica Fiorentina_. + +[263] Nardi, _Storia di Firenze_. + +[264] Questa teoria è minutamente esposta dal Giannotti, e forma +la base e il fondamento dei suoi scritti politici; si trova nel +Machiavelli e nel Guicciardini (_Del Reggimento di Firenze_); ma più +comune assai era negli scritti e nel discorsi tenuti dai contemporanei +del Savonarola. Vedi il suo trattato sul _Reggimento di Firenze_. + +[265] I due discorsi del Soderini e del Vespucci sono famosi nella +_Storia del Guicciardini_. + +[266] Questa è l’opinione di tutti gli storici del tempo, e +specialmente del Guicciardini, nel suo _Reggimento di Firenze_ e nella +_Storia inedita di Firenze_. + +[267] »Facevano lunghissime dispute infra di loro, stando alle volte +infino alle cinque ore di notte o sei.» Burlamacchi, p. 67. + +[268] L’università istituita da Lorenzo dei Medici, trovavasi allora +chiusa per la rivoluzione di Pisa; e le sue rendite potevano perciò +spendersi altrimenti. Nessun uso, certamente, ne sarebbe stato in quel +tempo migliore, che darle ai poveri. + +[269] Predica VII _sopra Aggeo_. + +[270] Predica VIII, idem. + +[271] Predica XIII, idem. + +[272] Queste idee si trovano pienamente espresse nel trattato _De +Regimine principum_; ed erano diffuse tra i politici fiorentini al +tempo del Savonarola. Il Ficino le aveva adottate, e nel Guicciardini +se ne trova ancora qualche traccia visibile (Vedi il suo _Dialogo +sul reggimento di Firenze_). Il Savonarola poi le espresse anche più +estesamente nel suo _Trattato circa il reggimento di Firenze_. + +[273] Parte di queste parole aveva già dette anche in altre prediche di +questo avvento; come, per esempio, l’ottava. + +[274] Questo era stato un famoso detto di Cosimo il Vecchio, il quale +soleva dire ancora: _Che due canne di panno rosato fanno un uomo +dabbene_. + +[275] Vedi tutta la Predica XIII. Nelle prediche antecedenti aveva già +detto qualche cosa di politica; ma nella XIII entrò addirittura nel +soggetto, discutendolo minutamente in ogni parte. + +[276] Predica XIII. + +[277] Burlamacchi. Il Violi, citato dal Barsanti (pag. 86), dice nella +sua Giornata XI: «Trattandosi de’ modi del nuovo reggimento, lui (il +Savonarola), con più altri religiosi (di S. Marco), fu ricercato a +disputare e consigliare qual modo di governo fosse il migliore e più +appropriato della città, per conservare la libertà che nuovamente era +stata ricuperata; e fu accettata l’opinione di frate Hieronimo, che +meglio fosse il governo universale di tutti i cittadini, che di pochi o +di un capo solo, per tenere più la città e i suoi cittadini in pace: e +così fu fermato questo governo per migliore.» + +[278] Vedremo come questo numero non era troppo largo, ma anzi assai +ristretto. + +[279] Nella Predica XXIX _sopra Giobbe_, il Savonarola stesso ci dà +minuto ragguaglio di questa predica, che non si trova a stampa. Ne +discorre minutamente anche il Nardi che aggiunge poi queste parole: +«Credevasi in quel tempo che quest’uomo non s’intendesse molto della +vita attiva, ma discorresse universalmente secondo la morale, ma molto +più secondo la vera e cristiana filosofia. Circa la dottrina del quale, +se veramente fosse stato ascoltato, senza dubbio arebbe disposto gli +animi de’ nostri cittadini a ricevere la forma d’ogni buono e santo +governo. Le quali tutte cose, però, avendo egli predicate e più altre +volte confortate, finalmente furono fatte e deliberate, dopo molte +difficoltà e contradizione.» Vedi pag. 58-60; Firenze 1857. + +[280] «Avrebbe nel Consigli, ne’ quali non interveniva numero molto +grande di cittadini, potuto più quella sentenza, che tendeva alla +forma non tanto larga del governo, se nella deliberazione degli uomini +non fosse stata mescolata l’autorità divina, per la bocca di Girolamo +Savonarola da Ferrara, frate dell’ordine dei predicatori. Costui... +in questo tempo, detestando pubblicamente la forma deliberata nel +Parlamento, affermava, la volontà di Dio essere che e’ s’ordinasse +un governo assolutamente popolare, e in modo che non avesse a essere +in podestà di pochi cittadini alterare nè la securtà nè la libertà +degli altri; talmente che, congiunta la riverenza di tanto nome al +desiderio di molti, non potettero quegli che sentivano altrimenti +resistere a tanta inclinazione.» Guicciardini, _Storia d’Italia_, +lib. II, pag. 164-65, ediz. del Rosini. Nella _Storia d’Italia_, +però, il Guicciardini non ardì esprimere tutte le sue idee intorno al +Savonarola, perchè scriveva in tempi contrari alla sua memoria. Nella +_Storia inedita di Firenze_, che egli forse non voleva pubblicare, si +vedrà il grandissimo conto che faceva del frate come uomo politico. +Ivi esso dice, che il Savonarola discorreva della politica non solo +per principii generali, ma veniva ai particolari, e pareva allora che +fosse nato e vissuto al reggimento degli Stati: dice anche che esso +coll’ardire e la moderazione salvò il nuovo governo dal pericolo di +rovinare in sul nascere. + +[281] Quando la Signoria insieme con i Collegi, cogli altri magistrati +e con alcuni cittadini da essa richiesti (i quali perciò venivano +chiamati _Arroti_) si radunavano in consiglio per discutere; questo si +diceva tenere la _Pratica_. Dopo il 94, questa parola dinotava anche le +radunanze che la Signoria teneva semplicemente cogli altri magistrati +e col Consiglio degli Ottanta: e nei _Libri di Pratiche_ di quel +tempo, si trovano, più o meno imperfetti, i discorsi tenuti in queste +radunanze. + +[282] Ecco come ne discorre il Pitti, nella sua _Apologia dei +Cappucci_, (pag. 277) pubblicata nell’_Archivio Storico_, vol. IV, +parte II: «Perchè, come sapete, noi aviamo tre spezie cittadini: +aggravezzati, statuali e benefiziati. Di questi tre, solo i benefiziati +sono ricevuti nel Consiglio Grande. Li statuali sono capaci di tutti +i magistrati, dentro e fuori della città, secondo le borse dove sono +messi per la elezione fattane dallo squittinio generale, avuto rispetto +alle qualità di ciascuno: e ogni volta che uno di costoro ascende ad +uno dei tre maggiori, acquista il _benefizio_ e diventa capace del gran +Consiglio. Li aggravezzati (cioè quelli che pagano imposta) non hanno +parte nei magistrati: ma godono solamente il privilegio di portare +arme, franchigia di certe gabelle ed alcune altre immunità, come i +veri cittadini. Il restante, poi, degli artefici abitatori della città, +restano tra la plebe, senza alcuna partecipazione della repubblica.» + +[283] Il Giannotti, _Della Repubblica Fiorentina_, lib. II, cap. VII, +pag. 113-14 (della pregevole edizione curata dal sig. Polidori), +discorrendo dell’ufficio dei Collegi o Gonfalonieri di Compagnia, +discorre così: «Crebbe, poi, la sua riputazione quando, per certa +peste, non si trovando chi volesse stare nella città ed esercitare i +magistrati; fu fatta quella legge per la quale si toglieva a ciascuno +il potere ottener magistrati, l’avolo del quale non fosse stato veduto +o non avesse seduto in uno de’ tre maggiori uffizi...» E continua, +discorrendo de’ danni che questa nuova legge portava, e dell’autorità +che aveva data ai Medici; perchè «ciascuno cittadino ricorreva a loro +per averne alcuno (dei maggiori uffici); e non solamente cercava +d’essere egli imborsato e tratto, ma se aveva ancora figliuoli che +fossero eziandio in fascia, operava che fossero tratti; acciò che se +pure non avessero a sedere, fossero almeno di tali magistrati veduti.» +— Di qui si vede come _seduto_ era quello che teneva effettivamente il +magistrato; _veduto_, quello che lo aveva solo di nome. Nello scegliere +a sorte i magistrati, si tirava spesso uno per tenere l’ufficio e un +altro per esser solamente _veduto_. + +[284] Zuccagni Orlandini, _Statistica della Toscana_. + +[285] Rinuccini, _Ricordi Storici_, pag. 146. + +[286] Contro quest’accusa di troppo democratico, parla il Pitti +nella sua _Apologia dei Cappucci_; ne parla anche distesamente il +Guicciardini, nel suo _Reggimento di Firenze_ e nella sua _Storia +inedita di Firenze_. Il Nardi ne discorre a lungo, non solo nella +_Storia_, ma ancora, e molto più, nei suoi _Discorsi_, che sono inediti +nella Riccardiana. + +[287] «Chi tolse quella facultà, fu perchè i Consigli approvassino +le provvisioni, o ragionevoli o no, collo essere straccati; e +dessino giudicio col non udire mai se non una parte.» Guicciardini, +_Opere inedite_, vol. II, pag. 296. Si era cercato ogni modo perchè +la Signoria vincesse sempre il partito che proponeva: essa poteva +presentare una legge per un numero quasi infinito di volte nello stesso +giorno; e questo, acciò i Consigli, così stancati, l’approvassero. +Anche ora, la provvisione che stabiliva il Consiglio Maggiore, +decretava che la Signoria vi potesse mandare a partito la medesima +legge sino a 28 volte, sei volte per dì! — Questa provvisione, e tutte +le altre che si accennano, vedile nell’_Archivio delle Riformagioni; +Libri di provvisioni_ anni 1494-98. + +[288] Questa provvisione fu votata il 22 dicembre, nel Consiglio del +Popolo, con 229 fave nere contro 35 bianche; ed il 23, in quello del +Comune, con 195 contro 16. _Archivio delle Riformagioni_. + +[289] Nel Consiglio del Popolo ebbe 203 fave nere contro due +sole bianche; in quello del Comune, 166 contro 9. _Archivio delle +Riformagioni_. + +[290] Rinuccini, pag. 146; Arch. delle Riformagioni, _Lib. di +Provvisioni_. + +[291] Vedi le prediche _sopra Aggeo_, e fra le altre la XIII. + +[292] _Prediche sopra Amos_; in quella del martedì dopo la Pasqua. + +[293] Questa materia fu pienamente trattata nella pregevole opera del +Pagnini, _sulla Decima_. Ivi sono ancora pubblicate le provvisioni che +decretano la nuova imposta. L’uffizio della Decima esiste tuttora; +i suoi registri si chiamano _libri della Decima_, ed il primo è del +1494-98. Ci volle però del tempo, prima che le disposizioni della nuova +legge si potessero mettere ad effetto; ed il permesso d’imporre i beni +ecclesiastici non si ebbe che nel 1516. + +[294] La Signoria, mescolandosi, come abbiam detto, in ogni cosa, +poteva fare il medesimo in questo; ma l’ufficio ne era propriamente +devoluto agli Otto. + +[295] E tale fu sempre l’opinione dei politici fiorentini; come +si può vedere nel Giannotti, _Della Repubblica Fiorentina_; e nel +Guicciardini, _Del Reggimento di Firenze_. + +[296] _Prediche sui Salmi_. Nota che queste prediche furono dal +Savonarola cominciate il 6 gennaio 1495 (stile nuovo), e ne fece otto; +dopo di che, arrivato alla quaresima, predicò _sopra Giobbe_. Finita +la quaresima, riprese, il primo di maggio, le prediche sui Salmi; ed +andò sino al 28 di luglio, facendone così in tutto, fra le prime e +le seconde, ventinove. Le prime otto vanno, perciò, esaminate come +un seguito dell’Avvento _sopra Aggeo_, e serbano lo stesso carattere; +mentre le altre ventuna sono il seguito del quaresimale _sopra Giobbe_. + +[297] Predica I, _sui Salmi_. + +[298] Ibidem. + +[299] Predica II, _sui Salmi_. + +[300] _Archivio delle Riformagioni_. + +[301] _Archivio delle Riformagioni_. Vedi la stessa Provvisione. + +[302] _Archivio delle Riformagioni_. Era segnato nell’antico +ordinamento: Cl. II, nº 137. Alcune di queste miscellanee di frammenti +diversi furono per noi preziosissime; perchè, dopo averne ricercate +molte, trovammo documenti che illustrarono punti oscuri o male intesi +della nostra istoria. + +[303] Questa era quasi un’ironia; ed un rimprovero a quelli che, +violando la legge, s’erano permesso di esprimere un voto, in parte +solamente, contrario alla proposta della Signoria. + +[304] Allora non si era ancora radunato il Concilio di Trento, ed era +fresca la memoria del Concilio di Costanza: la dottrina che dal Papa +si potesse appellare al Concilio, non era stata condannata dalla Chiesa +romana. + +[305] Questi discorsi si trovano tutti nel _Frammento di Pratica_ +più sopra citato: _Archivio delle Riformagioni_. Abbiamo cercato di +esser fedelissimi nel riportarne il senso, e quasi le parole stesse; +traducendole però, dal latino in cui que’ discorsi furono scritti dal +notaio, nell’italiano in cui furono pronunziati dagli oratori. + +[306] Vedi, _Archivio delle Riformagioni_. Negli Ottanta, entrandovi +la Signoria, i Collegi ec., il numero passava la cifra che il suo nome +parrebbe indicare. + +[307] Bisogna dire che gli scrittori contemporanei si tacciono su +questa materia, o esprimono la sentenza contraria al Savonarola, +come una voce contraddetta. Nel cinquecento, però, i nemici del +frate sostennero quella voce, e la fecero credere anche a molti che +erano amici alla sua memoria. Così noi troviamo che il Guicciardini, +_Reggimento di Firenze_, pag. 165, fa dire al del Nero, che va parlando +degli Otto di Guardia e Balía: «E vi aggiugnerei quello che io intendo +che questo frate propone; cioè, che da ogni condannazione che facessino +a alcuno cittadino per conto di Stato, e non per altra causa, vi fussi +lo appello; non del Consiglio Grande, come propone lui, ma al Senato +(_al margine del MS., l’autore aggiunge_: parrebbe forse meglio questo +appello alla Quarantía), dove avesse a venire il magistrato che lo +condannassi, a difendere la sentenza sua.» E senza avvedersene, egli +sostiene quella che era appunto l’opinione del Savonarola, come fuor di +dubbio apparisce dalle sue prediche. — Il Machiavelli, che è anche più +esplicito nell’accusare il frate di questa legge, dice così: «Essendo +Firenze, dopo il novantaquattro, stata riordinata nel suo stato con +l’aiuto di frate Girolamo Savonarola, gli scritti del quale mostrano la +dottrina, la prudenza, la virtù dell’animo suo; ed avendo, tra l’altre +costituzioni, per assicurare i cittadini, fatto fare una legge, che si +poteva appellare al popolo dalle sentenze che per cose di Stato, gli +Otto e la Signoria dessero; la qual legge persuase più tempo, e con +difficoltà grandissima ottenne, ec.» (_Discorsi_, lib. I, cap. 45.) +Questa opinione del Machiavelli e degli altri scrittori, mentre non può +contrastare all’evidenza stessa dei fatti, prova da un altro lato, che +la parte avuta dal Savonarola nella formazione del nuovo governo, dovè +essere tanto grande, da farlo credere autore anche di quelle leggi che +egli aveva disapprovate. + +[308] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_, e le _Prediche sopra i Salmi_. + +[309] In questo modo si ricorreva sempre a lui, che voleva esser +giudice e padrone di tutto. + +[310] Vedi gli Statuti fiorentini, pubblicati nel 1778, colla data di +Friburgo, in tre volumi. + +[311] _Archivio delle Riformagioni_. Vedi la provvisione del 20 +aprile 1498, che, nel ristabilire il Potestà e il Capitano del popolo, +discorre di ciò. + +[312] Vedi le _Prediche sopra Aggeo_, e quelle _sopra i Salmi_. Vedi +anche le _Prediche sopra Rut e Michea_, fatte nelle feste del 96, e +principalmente quella del 3 di luglio. + +[313] Ibidem. + +[314] Il 30 aprile 1498, si volle tornare al Potestà e Capitano del +popolo (vedi la provvisione nell’_Archivio delle Riformagioni_); ma nel +1502, fu seguito il consiglio del Savonarola, e si creò la _Ruota_. + +[315] L’antico statuto era stato compilato nel 1393. + +[316] Nella Magliabechiana, cl. XXIX, cod. 143, si trova un’antica +copia del nuovo statuto; e innanzi ad esso la provvisione sopra +riportata. + +[317] Burlamacchi, _Vita_ ec. + +[318] Vedi la Provvisione nell’_Archivio delle Riformagioni_. + +[319] Ecco come doveva, secondo la stessa Provvisione, eleggersi +la Signoria. Radunato il Consiglio Maggiore, si tiravano a sorte 96 +elezionari, cioè 24 per quartiere. Ognuno di essi ne nominava uno del +suo quartiere, e i 96 in questo modo scelti, andavano a partito per +essere dei Signori. Fra quelli che ottenevano più della metà dei voti, +se ne sceglievano 8 (cioè due per quartiere), e s’imborsavano nella +borsa generale, mettendosi il più vecchio nel _borsellino_. Per ognuno, +poi, dei Signori effettivi, s’imborsavano _per rispetto_, cioè per +essere _veduti_, due di quelli che avevano ottenuto più fave, purchè +fossero giunti al di sopra della metà. — Quanto al _borsellino_, pare +che vi si mettesse il più vecchio, perchè a lui toccava cominciare a +fare il _Proposto_; ufficio che andava in giro ogni giorno ad uno dei +Signori. + +Pel Gonfaloniere, poi, si traevano 20 elezionari: ognuno dei primi 10 +ne eleggeva due, uno per _sedere_ gonfaloniere, l’altro per essere +_veduto_: i secondi 10 ne sceglievano ciascuno altri due; uno per +gonfaloniere, l’altro per notaio. Se ne avevano così 20, scelti per +creare il gonfaloniere: si squittinavano, e quello che aveva più +fave, purchè più della metà, era imborsato per gonfaloniere; i due che +venivano appresso, _per rispetto_, o sia per essere _veduti_. Vedi la +medesima Provvisione. — _Archivio delle Riformagioni_. + +[320] Ecco, fra gli altri, come ne discorre il Guicciardini ne’ suoi +_Discorsi_ (_Opere inedite_, vol. II, pag. 299): «A tenere saldo +questo modo di governo, è necessario tenere salda la legge del non fare +parlamento, il quale solo è facile a dissolvere il vivere popolare;.... +e non è altro che, col terrore delle armi e colla forza, costringere +il popolo a acconsentire a tutto quello che ei propongono; e dare +ad intendere che quello che è fatto, sia fatto per volontà e modo di +tutti.» + +[321] _Prediche sui Salmi_, Predica XXVI, fatta il giorno 28 luglio. + +[322] Vedi la provvisione nell’_Archivio delle Riformagioni_. Poco +dipoi, il Savonarola fece, nella sala del Consiglio Maggiore, scrivere +a lettere maiuscole i versi che seguono: + + Se questo popolar consiglio e certo + Governo, popol, della tua cittate + Conservi, che da Dio t’è stato offerto, + In pace starai sempre e ’n libertate. + Tien, dunque, l’occhio dalla mente aperto, + Chè molte insidie ognor ti fien parate; + E sappi che chi vuol far parlamento, + Vuol torti delle mani il reggimento. + +[323] _Prediche sopra Amos_, martedì dopo la Pasqua. + +[324] Questo non è calcolo esagerato di storici; ma è detto nella +stessa Provvisione che decreta il Monte di Pietà. + +[325] Il Parenti, _Storia di Firenze_, racconta questi fatti, e +aggiunge che la gente più culta era in favore degli Ebrei. + +[326] _Archivio delle Riformagioni_. Queste Provvisioni che riguardano +il Monte, si trovano pubblicate nel Passerini, _Storia degli +Stabilimenti di Beneficenza in Firenze_. L’autore, però, è caduto +in errore quando ha detto essere falso che il Savonarola favorisse +il Monte di Pietà; che egli, anzi, l’oppugnasse, perchè promosso dai +Frati Minori, suoi nemici. Questa opinione è combattuta non solo dalla +concorde opinione di tutti gli storici e biografi del Savonarola, ma +anche da tutto ciò che il Frate disse pubblicamente sul pergamo. + +[327] _Prediche sopra Amos_, predica XXI. + +[328] _Archivio delle Riformagioni._ + +[329] Questa statua avea appartenuto ai Medici; e dopo la rovina della +repubblica, essi la posero sotto alla loggia dei Lanzi, ove ora si +trova colla medesima iscrizione repubblicana. Si vuole da alcuni, +che quando, sotto alla stessa loggia, venne posto il capolavoro del +Cellini, rappresentante Perseo che taglia la testa a Medusa, si fosse +voluto simboleggiare, in risposta, la tirannide risorta, che ammazza la +repubblica. + +[330] Ecco in qual modo, il 1º di aprile 1495, il Savonarola stesso +parlava della mutazione del nuovo governo, e delle principali leggi da +lui ordinate: «Vedendo appropinquare la mutazione del nuovo governo, e +considerando che non poteva essere senza scandalo e grande effusione +di sangue;... deliberai, inspirato da Dio, di cominciare a predicare +ed esortare il popolo a penitenzia, acciocchè conseguissi da Dio +misericordia. Ed il dì di San Matteo Apostolo, cioè a dì 21 settembre +94, cominciai; e, con quante forze mi dette Iddio, esortai il popolo +a confessarsi, e digiunare, ed orare. Le quali cose avendo fatte +volentieri, la bontà di Dio commutò la giustizia in misericordia; +ed a dì 11 novembre, mutossi lo Stato e governo, miracolosamente, +senza sangue e senza alcun altro scandalo nella vostra città. Avendo, +dunque, tu, popolo fiorentino, a pigliare nuovo governo; ti convocai, +escluse le donne, nella chiesa maggiore, presenti i Magnifici Signori +e gli altri magistrati della tua città: e dopo molte cose dette del +buon governo delle cittade secondo la dottrina delli filosofi e delli +sacri teologi, ti dimostrai quale era il governo naturale del popolo +fiorentino; e, dipoi, continuando la predicazione, ti proposi quattro +cose che tu dovevi fare. — La prima: temere Iddio. — La seconda: amare +il ben comune della città, e quello cercare più che il proprio. — La +terza: far pace universale tra te e quelli che ti avevano governato pel +passato; aggiungendo a questo, lo appello delle sei fave.» Predica 29, +di quelle sopra Giobbe. Nota che questa predica veniva fatta quando +già la nuova legge dell’appello era decretata; e che tanto qui come +altrove, il Savonarola dice sempre di aver consigliato l’appello delle +sei fave; non mai quello delle sei fave al Consiglio Maggiore. + +[331] Le Provvisioni antecedenti al 94 sono, infatti, latine; quelle +dopo la cacciata dei Medici, cominciano subito ad essere italiane. +Così, dopo la metà del 1495, anche lo straccetto dei discorsi che si +tennero nelle Pratiche, si trova scritto in italiano: più tardi ritorna +in campo il latino. + +[332] Vedi la nota in fine del capitolo. + +[333] Predica XXIII, _sopra Aggeo_. + +[334] Predica XIX, _sopra Aggeo_. + +[335] _Compendium Revelationum._ + +[336] Il Comines, come abbiamo più sopra notato e come diremo ancora +più basso, erasi persuaso da ciò, che il Savonarola fosse un vero +profeta; e nelle sue _Memorie_, piene d’una continua ammirazione per +lui, ripete sempre «Egli ha predetto la venuta del re quando niuno +vi pensava; gli ha, poi, scritto ed ha detto a me stesso cose che +niuno ha credute, e che si sono tutte verificate.» Il Nardi, ed un +numero infinito d’altri contemporanei, dettero al Savonarola il nome +di profeta; ed il Machiavelli stesso, il quale, come abbiam visto, +non era di quelli che meglio comprendessero o più imparzialmente +giudicassero il Savonarola, non ardì mai di negare o anche mettere +in dubbio le sue profezie, «perchè d’un tanto uomo se ne deve parlare +con reverenza;» aggiungendo che infiniti vi credevano, «perchè la vita +sua, la dottrina, il soggetto che prese, erano sufficienti a fargli +prestar fede.» _Discorsi sulle Deche_, lib. I, cap. XI, pag. 52; Italia +1813. Il Guicciardini, che è forse quello che meglio di tutti lo ha +giudicato, rimane incerto su questo punto della profezia, e dice: «Io +aspetto dal tempo la risoluzione di questi dubbi; ma se il Savonarola +fu sincero, come la sua vita tutta santa farebbe credere, noi abbiamo +visto ai nostri tempi un profeta sommo; se egli non fu sincero, noi +abbiamo veduto un uomo grandissimo. Non sarebbe stato possibile fare le +cose che egli ha fatte, condurle con tanta arte, con tanta prudenza, +senza avere qualità straordinarie.» Guicciardini, _Storia inedita di +Firenze_. Quest’opera, non essendo ancora data alla luce, noi citiamo +solo di memoria, dopo una scorsa che ci è stato permesso di dare al +Ms. La sua pubblicazione, dai Conti Guicciardini affidata al signor +Canestrini, sarà di grandissima importanza. + +[337] Questo fatto risulta ora evidente, ed è messo fuor d’ogni dubbio +dalla scoperta che noi facemmo del secondo processo del Savonarola, e +del processi di Frà Salvestro e Frà Domenico. Frà Salvestro descrive +le sue visioni, e confessa esplicitamente che i medici le facevano +risultare da una malattia; aggiunge, che quando gli furono, a cagione +d’un’altra malattia, cavate otto libbre di sangue, le visioni scemarono +ad un tratto. La confessione di Frà Domenico viene a riconfermare tutto +quello che dice Frà Salvestro. Le parole di quest’ultimo trovano anche +nuova conferma nelle deposizioni del testimoni. Vedi _Appendice_. + +[338] Solo la lettura dei _processi_ più sopra citati, può dimostrare +pienamente la verità di ciò che noi diciamo. Frà Domenico confessa che +egli ed il Savonarola prestavano tanta fede alle parole del Maruffi, +che, una o due volte, dettero per viste da loro certe visioni che il +Maruffi diceva avere avute dagli angeli, onde ripeterle ai suoi due +compagni, che dovevano raccontarle al popolo come avvenute a loro. +E Frà Domenico, presso alla morte, si sforza di provare che ciò era +permesso, anzi era d’obbligo, una volta che gli angeli lo volevano. +Vedi _Appendice: Processo di Fra Domenico da Pescia dell’ordine dei +predicatori, registrato per sua mano propria_. Questo importantissimo +documento fu da noi trovato nel codice riccardiano 2053 foglio CXXXI +retro, e seg. Esso prova luminosamente l’eroica fermezza d’animo +di Frà Domenico; il quale, mentre manifesta con grande ingenuità la +propria superstizione e quella del Savonarola, viene implicitamente a +distruggere ogni dubbio che potesse muoversi sulla sincerità del loro +animo. Nel discorrere di questi processi, noi dobbiamo di continuo +rimandare il lettore all’_Appendice_, ove le nostre opinioni verranno +tutte dai nuovi documenti riconfermate; e non possiamo valerci d’una +recente pubblicazione fatta dall’Archivio di Firenze nel suo _Giornale +Storico_, perchè (siccome potrebbe averne una prova chiunque la +confrontasse col summenzionato codice), essa è parte apocrifa, parte +scorretta. + +[339] Il Pico, nella sua _Vita Fr. H. Savonarolæ_, cap. V: «De divinis +citra velamen revelationibus, quarum particeps factus Hieronymus, +futuras predixit clades;» mostra assai bene come il Savonarola, +ragionando sulla Bibbia, venisse alle sue _Conclusioni_. Il Savonarola +stesso parla continuamente, in tutte le sue opere, di queste _ragioni +naturali_ che profetizzano il futuro, e più volte chiama la profezia +parte della sapienza: «Inter alias partes prudentiæ tres principales +ponuntur; videlicet: memoria præteritorum, intelligentia præsentium, +et previdentia futurorum.» _Expositio Abachuch prophetæ, per Fr. +Hieronymum de Ferrariâ_; opera inedita che sarà da noi pubblicata. + +[340] Vedi _Compendium Revelationum; Dialogo della verità profetica; +Predica del 27 marzo 1496_ (fra quelle _sopra Amos_); _Prediche sopra +Giobbe_. + +[341] _Prediche sopra Amos_, fol. 40, e altrove; Firenze 1497. + +[342] _Epistola a certe divote persone_ ec., nel Quetif, vol. II, pag. +181; _Prediche sopra l’Esodo_, Firenze 1498, fol. 12.; _Prediche sopra +Amos_, fol. 39. + +[343] Bisogna qui rendere giustizia al Rudelbach, che è stato il primo +a notare l’opposizione dei due principali concetti del Savonarola +intorno alla profezia. Egli appoggia la sua esposizione ad un esame +diligente delle opere dell’autore: ne cava, però, secondo il solito, +delle conseguenze al tutto arbitrarie. (Vedi nella sua biografia +un lunghissimo capitolo, intitolato: _Ueber die prophetische Gabe +und die Prophezeihungen Savonarolas_.) Dopo aver giustamente notata +la differenza di quei due concetti, vuole distruggere il primo ed +esagerare il secondo, per fare del Savonarola un profeta evangelico, in +un senso tutto protestante: in altri termini, il profeta della Riforma. +Egli lo mette in rapporto coll’Abate Gioacchino, con Santa Brigida e +Santa Caterina, che, secondo lui, son tutti, più o meno, profeti della +Riforma. + +Il Meier, sebbene voglia anch’esso fare del Savonarola un protestante, +cerca temperare le esagerazioni del suo compatriotta, e conviene che +questi s’abbandona troppo ciecamente alla sua sbrigliata fantasia. +Nota, anch’egli, la differenza di quei due concetti nel Savonarola; +ma dopo, ne vuol distruggere l’uno, nascondere l’altro, e quasi +persuadersi che il Savonarola nè era nè si credeva profeta, ma solo +cercava colla Scrittura interpretar l’avvenire. Il Meier sembra non +avere un concetto abbastanza chiaro di ciò che vuol dimostrare; e +discorre questo argomento con tale freddezza, con sì poca decisione, +che non convince nè persuade, ma solamente annoia. Nondimeno, la +giustizia vuole che si renda a questi due tedeschi l’onore di essere +stati i primi ed i soli che abbiano studiato le opere profetiche del +Savonarola, ed abbiano compresa la necessità di trattare distesamente, +nella biografia del Frate, questo soggetto, e non saltarlo a piè pari, +come han fatto gli altri. + +[344] _De veritate prophetica, Dialogus in lib. VIII_, S. L. A. +Un’altra edizione, colla data di Firenze 1497, porta per titolo: _De +veritate propheticâ, libri seu dialogi IX_. La differenza di esse +sta in ciò, che la seconda mette anche l’introduzione fra i dialoghi. +Una terza edizione fu fatta in italiano nello stesso anno 1497, e una +ristampa della medesima opera si vide a Venezia l’anno 1548. + +[345] Fu pubblicato quasi contemporaneamente in latino ed in italiano: +_Compendium revelationum_ Impressit Florentiæ ser Franc. Bonaccorsius, +1495; V nonas mensis octobris. Lo stesso stampatore lo aveva pubblicato +in italiano il 18 agosto 1495, e dopo dodici giorni veniva ristampato +da ser Lorenzo Morgianni. Nel 1498 fu ristampato in latino, a Parigi ed +a Firenze; nel 1537 a Venezia, e nel 1674 di nuovo a Parigi, per cura +del Quetif. + +Non solamente il Savonarola, ma la più parte de’ suoi seguaci hanno +lasciato dei trattati intorno alle sue profezie. Principali fra +questi furono il Benivieni nella _Lettera a Clemente VII_, nei vari +_Trattati_ in cui espone la dottrina del suo maestro; il Violi nelle +sue _Giornate_, di cui ci restano solo dei brani ed il compendio +fattone dal Razzi; Frà Benedetto ne parla in quasi tutte le sue opere, +ma più espressamente nel sopracitato MS. magliabechiano: _Secunda parte +delle profezie di Fra Girolamo_; e per non citarne un numero infinito, +Pico il giovane e tutti i biografi ne parlano distesamente. A questo +proposito, non vogliamo tralasciare un’osservazione, che può dare +maggiore conferma a tutto ciò che abbiamo detto in questo capitolo. Frà +Benedetto scrisse un’opera intitolata: _Fons vitæ_ (MS. magl., XXXV, +96), nella quale racconta una lunga serie di _rivelazioni o visioni_ +da lui avute, che sono circa diciassette. Fra la quindicesima e la +sedicesima di esse, v’è un paragrafo intitolato: _Humilis excusatio +prophetæ_, nel quale dice: «Hæc autem scripsimus, non quia firmiter +vera esse credamus et quia sopniis fidem aliquam adhibeamus, sed +quia sopnia aliquando non sunt spernenda; quum, sicut patet clarum in +Scripturis, mulla sopnia revelationes fuerunt. Scripsimus, etiam, ut +cognoscamus an sint a naturâ an a Diabolo an a Deo; ut facta naturæ +adiscamus, et illusiones Demonum vitemus, et ut Divinam Bonitatem +cognoscamus et annumeremus. Obsecro omnes legentes, ut fidem certam +hiis do (forse deve dire _nec do_) nec dare decrevi, et sic protestor +ante Deum et homines, et sunt sicut si ista non sopniassem. Solus +Deus est, qui ab æterno novit, qui futura predicere possit. Et si +aliqua ista significare inveneris, non mireris quia ego peccator sim; +quum donum prophetis (teste sancto Thomâ) stat cum peccato mortali. +Hac etiam ratione non me justum et bonum existimes, quum ego infelix +peccator sum, et multorum sum conscius peccatorum.» — Certamente +è assai notevole che Frà Benedetto, dopo essersi chiamato profeta, +ci confessi ingenuamente di non saper dire se queste visioni siano +puramente sogni o rivelazioni, operazioni di natura o del diavolo. +Tanto è vero che nè il Savonarola nè i suoi seguaci s’erano fatto su +questa materia un concetto chiaro; e che essi erano assai inclinati a +pigliare per rivelazione tutte le illusioni e i sogni che avevano un +carattere religioso. + +[346] Quetif., tomo II, p. 209. + +[347] Nelle sue postille bibliche, nelle lettere alla madre, ai +fratelli, agli amici, egli esprime sempre le stesse idee sulla +importanza delle sue profezie: vi si trovano i medesimi principii, i +medesimi sentimenti e le contraddizioni stesse. + +[348] Quest’ultimo fatto viene asserito dal De Thou. Vedi Libri, +_Histoire des sciences mathématiques_; Cardani, _De vitâ propriâ_. +Quanto al Porta, si potrà leggere ciò che ne dice il Libri e ciò che +egli medesimo scrive nella sua opera della _Magia_. Vedi anche: _Die +philosophische Weltanschauung der Reformationszeit_, von Carriere: +Stuttgart 1847. + +[349] Questi medesimi nomi ebbero più tardi, al tempo cioè dell’Assedio +di Firenze (1527-30), un diverso significato. Piagnoni ed Arrabbiati +erano, allora, gli amici del governo popolare; ed il secondo nome +davasi più specialmente a quelli ch’erano più caldi nell’amore di quel +governo. + +[350] «E chi amava il governo universale, desiderava che fosse da quel +Frate introdotto e favorito. Al che concorrevano molto volentieri gli +amici dello stato passato dei Medici, per assicurarsi dall’appetito +della vendetta degli avversari; al quale pericolo sarebbero stati +maggiormente sottoposti sotto il governo d’uno stato particolare, +se per mala sorte della nostra città un particolare nuovo reggimento +succeduto fosse.» Nardi, _Storia di Firenze_, ediz. Arbib, pag. 66. +Vedi il sunto delle _Giornate_ del Violi, nel Razzi; Cod. riccard. +2012. + +[351] «Sì che tra i cittadini nacquero molti dispareri e contrarietà +dell’uno contro all’altro, e tra i grandi e tra i popolani: ma +le cagioni della diversità, dall’una parte e dall’altra, molto si +dissimulavano. Ma più scopertamente si cominciava ad oppugnare il +Frate, per la diversità delie opinioni che si tenevano delle profezie +di quello. Della credulità, non si vergognavano gli uomini di disputare +liberamente; come si sarebbero vergognati, in quel principio, di non +amare, o che si credesse ch’ei non amassero, più tosto quel governo +universale, che qualunque altro particolare.» Nardi, pag. 65. E +altrove: «Tuttavia, di questa forma di reggimento, non essendo ben +contenti molti dei principali cittadini, dissimulando però la vera +cagione (come più sopra abbiamo detto), oppugnavano astutamente il +sopradetto Frà Girolamo, come colui che n’era stato confortatore.» +Idem., pag. 88. Vedi anche il Violi. + +[352] Nardi, pag. 82; Ammirato, _Storia di Firenze_, lib. XXVI. + +[353] Burlamacchi, pag. 69 e seg. + +[354] Burlamacchi, idem. Ecco in che modo il Ficino parlava del +Savonarola e delle sue predizioni: «Nonne, propter multa delicta, +postremum huic urbi, hoc autumno (settembre e ottobre 94), exitium +imminebat, nullâ prorsus hominum virtute vitandum? Non divina +clementia, Florentinis indulgentissima, integro ante hunc autumnum +quadriennio, nobis istud pronunciavit per virum sanctimoniâ +sapientiâque præstantem, Hieronymum ex ordine prædicatorum, _divinitus_ +ad hoc electum? Nonne _præsagiis monitisque divinis_ per hunc impletis, +certissimum jam jam supra nostrum caput imminebat exitium, quod, nullâ +prorsus virtute nostrâ, sed præter spem mirabiliter vitavimus? _A +Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris._ Reliquum +est, optime mi Johannes, ut deinceps salutaribus tanti viri consiliis +obsequentes, non solum ego atque tu, sed omnes etiam Florentini Deo +nobis clementissimo grati simus, et publicâ voce clamemus: Confirma +opus hoc, Deus, quod operatus es in nobis.» _Lettera_ a Giovanni +Cavalcanti, 12 dicembre 1494. Vedi Marsilii Ficini, _Opera_; Basilea, +vol. II, pag. 962. + +[355] Burlamacchi, pag. 69 e seg. + +[356] Predica XVIII, _sopra Aggeo_. + +[357] Predica I, _sopra i Salmi_. + +[358] Predica XXII, _sopra Aggeo_. + +[359] _Prediche del Rev. P. Frate Hieronimo, fatte sopra diversi Salmi +e Scritture in S. M. del Fiore, cominciando il giorno della Epifania e +seguitando gli altri giorni festivi, raccolte per ser Lorenzo Violi_. +Firenze 1496, e Bologna, 1515. Come abbiamo già detto, le prime sette +di queste prediche fanno seguito a quelle _sopra Aggeo_; l’ottava +è indirizzata ad alcune suore e parla dei voti monastici; seguono +poi altre diciassette, che si possono considerare come continuazione +del Quaresimale _sopra Giobbe_. Questi sermoni sono assai lunghi e +formano un grosso volume; in fine del quale sono alcune prediche di +Frà Domenico da Pescia, a cui accenneremo più basso. Varie edizioni di +queste prediche sono mutilate: così quelle di Venezia 1517 e 1543. + +[360] Predica II _sopra i Salmi_, fatta il dì 11 gennaio 1495 (stile +nuovo.) + +[361] Ecco alcune di quelle parole: «Audite omnes habitatores terræ, +hæc dicit Dominus: Ego Dominus loquor in zelo sancto meo: ecce dies +veniet et gladium meum evaginabo super vos. Convertimini, ergo, ad +me antequam compleatur furor meus. Tunc enim, angustia superveniente, +requiretis pacem et non invenietis.» + +[362] Predica _della Rinnovazione_. È la terza di quelle _sopra i +Salmi_, e fu anche stampata a parte. + +[363] Il Nardi, il Pitti, il Violi ed altri raccontano più e più volte, +che i primi atti di Roma furono procurati dagli Arrabbiati e dal Moro. + +[364] Predica V _sopra i Salmi_. + +[365] Predica VI (fatta il 20 gennaio); Predica VII (25 gennaio). + +[366] In data dell’8 gennaio 1495, avevano scritto all’ambasciatore: +«Sarà con questa una lettera alla Santità di nostro Signore, pregando +con essa che Frate Hieronimo da Ferrara, che è qui priore in S. +Marco, predichi questa quaresima prossima qui in Firenze, non ostante +qualunque commissione avessi di andare a predicare in Lucca. Ed affine +non scambiate le lettere, è scritto dappiè: — _pro Fr. Hieronymo_. +— Presentatela quanto prima possiate, e fate di ottenere uno brieve +diritto a Frate Hieronymo, che li commetti el predicare questo anno +qui, come è detto.» Archivio delle Riformagioni, _Lettere dei Dieci_. +Questa lettera trovasi pubblicata nel Meier, pag. 80, nota 2. + +[367] «Della qual cosa (cioè del suo partire) per la maggior parte +degli uomini si prese grande alterazione, per ciò che e da’ magistrati +tutti e dagli uomini di buona mente si giudicava che le sue prediche +fossero molto utili alla correzione dei costumi, e necessarie a +pacificare insieme gli animi discordanti de’ mal disposti cittadini nel +principio di quel nuovo governo. Per la quale considerazione, per opera +e procaccio di molti suoi devoti, e massimamente dei Dieci di libertà e +pace, fu procurato che il papa rivocasse il sopradetto breve; e così fu +facilmente ottenuto.» Nardi, pag. 65. + +[368] Di queste impressioni il Savonarola stesso parlò più tardi nelle +sue prediche. + +[369] Prediche _sopra Giobbe_. Predica II. + +[370] Predica III. + +[371] Predica XIV. + +[372] Predica XIII. + +[373] Predica XII. + +[374] Predica XVI _sopra Giobbe_. + +[375] Predica XLV di quelle _sopra Giobbe_. + +[376] «Tanto fu il dolore e il pianto che mi sopravvenne, ch’io +non potetti andare più oltre.» Così scrisse l’amanuense alla fine +dell’ultima predica, e di molte altre di quel quaresimale. + +[377] Qui non istaremo a citare Burlamacchi, Pico, Barsanti, Frà +Benedetto e gli altri biografi: possiamo, invece, rimandare il lettore +a tutti gli storici del tempo, come Nardi Guicciardini, _Storia inedita +di Firenze_; ec. ec; ed alla stessa corrispondenza dei Dieci colla +Corte di Roma, pubblicata dal Padre Marchese. + +[378] Burlamacchi, Marchese, ec. + +[379] Padre Marchese, _Storia del convento di San Marco_. + +[380] Frà Benedetto, _Cedrus Libani_, poemetto pubblicato dal Padre +Marchese nell’_Archivio Storico_. + +[381] Tutta la Storia di questa conversione abbiamo cavata dalle parole +stesse di Frà Benedetto, nel _Cedrus Libani_. Volendo altre notizie +sulla sua vita, si può leggere ciò che ne dice il Padre Marchese, ne’ +suoi _Scritti vari_. + +[382] Guicciardini, Sismondi, Leo. + +[383] Nardi, Guicciardini, Sismondi, Leo, Comines, ec. + +[384] Sismondi, _Hist. des répub. ital._, chap. 95; e gli altri autori +più sopra citati. + +[385] Ibidem. + +[386] Così chiama il Comines la radunanza di gente che si faceva dalla +Lega. + +[387] Diamo qualcuno dei molti brani nei quali il Comines parla del +Savonarola; perchè la sua autorità, come di forestiero e contemporaneo, +come uomo di grandissimo acume e che conobbe il Savonarola, deve aver +molto peso. «J’ay dit en quelque endroit de ceste matière d’Italie, +comme il y avoit un frère prescheur, renommé de fort saincte vie.... +appelé frère Hieronyme, qui a dit beaucoup de choses avant qu’elles +fussent advenues, comme j’ay dit cy dessus, et tousiours avait soustenu +que le roy passeroit les monts.... _et disoit que le roy estoit esseu +de Dieu pour réformer l’Eglise par force, et chastier les tyrans_... +Sa vie estoit la plus belle du monde ainsi qu’il se pouvoit voir, +et ses sermons preschoient contre les vices, et a réduit en icelle +cité maintes gens à bien vivre, comme j’ay dit....» Parlando di ciò +che alcuni dicevano contro alle sue profezie, cioè che egli desse +per rivelazioni quel che sapeva in segreto dai cittadini, il Comines +risponde: «Je ne les veux point accuser ni excuser... mais il a dit +maintes choses vrayes que ceux de Florence n’eussent sceu luy avoir +dictes; mais touchant le roy et les maux qu’il dit luy devoir advenir, +luy est advenu ce que vous voyez; qui sont, premier, la mort de son +fils, puis la sienne, et ay veu des lettres qu’il escrivoit au dict +Seigneur.» Comines, _Mémoires_, liv. VIII, chap. XIX. Diamo anche +quest’altro brano, importante perchè si parla del dialogo dall’autore +avuto col Savonarola: «J’ay oublié à dire, que moy estant arrivé à +Florence, allant au devant du roy, allay visiter un frère prescheur, +appellé frère Hieronyme, demeurant à un couvent réformé; homme de +saincte vie, comme on disoit, qui quinze ans avoit demeuré au dit +lieu; et estoit avec moy un maistre d’hostel du roy, appellé Jean +François, sage homme. La cause de l’aller veoir, fut par ce qu’il avoit +tousiours presché en grande faveur du roy, et sa parole avoit gardé +les Florentins de tourner contre nous; car jamais prescheur n’eut tant +de crédit en cité. Il avoit tousiours asseuré la venue du roy (quelque +chose qu’on dist ne qu’on escrivist au contraire); _disant qu’il +estoit envoyé de Dieu pour chastier les tyrans d’Italie_, et que rien +ne pouvoit résister ne se deffendre contre lui. Avoit dit aussi qu’il +viendroit à Pise et qu’il y entreroit, et que ce jour mourroit l’estat +de Florence; et ainsi advint, car Pierre de Medicis fut chassé ce jour. +Et maintes autres choses avoit preschées avant qu’elles advinssent, +comme la mort de Laurent de Medicis; et aussi disoit publiquement +l’avoir par révélation, _et preschoit que l’estat de l’Eglise seroit +réformé à l’espée. Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien +près, et encore le maintient_. Plusieurs le blasmoient de ce qu’il +disoit que Dieu luy avoit révélé, autres y adjustèrent foy: de ma part +je le répute bon homme. Aussi luy demandoy si le roy pourrait passer +sans peril de sa personne, veu la grande assemblée que faisoient les +Venitiens, de la quelle il scavoit mieux parler que moy qui en venoys. +Il me respondit qu’il aurait affaire en chemin, mais que l’honneur luy +demeureroit, et n’eust il que cent hommes en sa compagnie; et que Dieu +qui l’avoit conduit au venir, le conduiroit encore à son retour: _mais +pour ne s’estre bien acquitté à la réformation de l’Eglise, comme il +devoit, et pour avoir souffert que ses gens pillassent et desrobassent +ainsi le peuple, aussi bien ceux de son parti et que lui ouvroient +portes sans contrainte, comme les ennemis; que Dieu avoit donné une +sentence contre luy, et brief auroit un coup de fouet_. Mais que je +luy disse, que s’il vouloit avoir pitié du peuple, et délibérer en soy +de garder ses gens de mal faire, et les punir quand ils le feraient, +comme son office le requiert, que Dieu révoquerait sa sentence ou la +diminueroit; et qu’il ne pensast point estre excusé pour dire, je ne +fay nul mal. Et me dist que luy mesme iroit au devant du roy et lui +diroit; et ainsi le feit, et parla de la restitution des places des +Florentins. Il me cheut en pensée la mort de mon seigneur le Daulphin, +quand il parla de cette sentence de Dieu, car je ne voyois autre chose +que le Roy peut prendre à cœur; et dis encore cecy afin que mieux on +entende _que tout ce dit voyage fut vray mystère de Dieu_.» Liv. VII, +chap. II. + +[388] Nardi, _Storia di Firenze_, ediz. Arbib., 1842, vol. I, pag. +75; Guicciardini, _Storia d’Italia_, ediz. Rosini, vol. I, pag. 129; +Giovio; Sismondi, _Hist. des répub. ital._, chap. 94; _Histoire des +Français_, tom. XV; Michelet, _Renaissance_. + +[389] Sismondi, _Histoire des républ. ital._; Michelet, _Renaissance_; +Leo; Guicciardini; Nardi, ec. Gli storici francesi non sono meno +severi degl’italiani nel condannare la condotta di Carlo VIII verso la +repubblica fiorentina. + +[390] Predica XVIII, _sopra i Salmi_. + +[391] Era in data del 26 maggio 1485, e venne pubblicata con molti +errori ed alterazioni; tanto che il Savonarola stesso se ne dolse nella +predica del 28 luglio successivo: «Quella lettera che io scrissi al re +di Francia, è stata messa in stampa senza averlo io inteso, et e’ vi +sono di molti errori.» Una copia esatta se ne trova nella Riccardiana, +Cod. 2053. — Perchè sempre meglio si veda quanto fosse allora divulgata +e creduta l’idea che il viaggio di Carlo VIII era predestinato da +Dio, riportiamo alcuni versi d’una orazione di Marsilio Ficino allo +stesso re Carlo, «Veri namque simile est, Christianissimus Gallorum +regem a Christo mitti, et Carolum, præ cæteris insignem pietate regem, +christianâ pietate duci; præsertim cum iter opusque tantum eâ mente sis +aggressus, ut sanctam Jerusalem sævissimis barbaris occupatam, summo +humani generis Redemptori denique redimas.... Benedictus qui venit +in nomine Domini, Carolus charus nobis, excelsus, rex pacificus. Hæc +est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in eâ....» E così +continua il Ficino, con lodi sempre crescenti e più esagerate; le quali +nella bocca d’ogni uomo sarebbero biasimevoli: in quella poi di chi +si poteva chiamar creatura dei Medici, muovono sdegno. Vedi: _Oratio +Marsilii Ficini ad Carolum Magnum Gallorum regem. Ficini Opera_, +Basilea, vol. II. pag. 960. + +[392] Tutti i biografi, ed il Nardi nella _Storia di Firenze_, parlano +di questo incontro. Ne parla anche il Comines (libro VII, cap. II), il +quale espone più volte il tenore delle lettere e dei discorsi che il +Savonarola faceva al re: e ci sarà condonato se riportiamo anche qui le +sue parole, vista la grande autorità dello scrittore, non molto letto +fra noi. Vedi lib. VII, cap. XIX: «Il a publiquement presché que le roy +retourneroit de rechef en Italie, _pour accomplir ceste commission que +Dieu luy avoit donnée, qui estoit de réformer l’Eglise à l’espée, de +chasser les tyrans d’Italie, et qu’au cas qu’il ne le feist, Dieu le +punirait cruellement_; et tous les sermons premiers et ceux de présent, +il les a fait imprimer, et se vendent. Cette menace qu’il faisoit au +roy, luy a plusieurs fois escrite le dicte Hieronyme, peu de temps +avant son trespas; et aussi le me dist de sa bouche Hieronyme, quand je +parlai a luy (qui fut en Italie), en me disant que la sentence estoit +contre le roy au ciel, en cas qu’il n’accomplist ce que Dieu luy avoit +ordonné...» Comines, _Mémoires_. + +[393] Predica XXV, _sopra i Salmi_. + +[394] Guicciardini, Nardi, Cerretani, Parenti, Comines, Sismondi, Leo, +Michelet. + +[395] Vedi gli autori più sopra citati. Come poi i popolani fiorentini +si risentissero di quelle ingiurie francesi, si può vedere da queste +parole che si trovano nei _Ricordi Storici del Rinuccini_: «A dì 2 +gennaio 1495 (stile fiorentino), venne la novella in Firenze, come uno +castellano francioso, che teneva la cittadella nuova per il barbaro +traditore e assassino Carlo VIII, indegnamente re di Francia, aveva +dato e consegnato detta cittadella a’ cittadini pisani, che allora +si reggevano in libertà; benchè più volte.... con giuramenti e doppi +capitoli, giurati in sulla pietra sacrata in sullo altare di S. M. del +Fiore, aveva promesso rendere ditta cittadella...; e con nove speranze +ci avesse tratto di mano, tra lui e li suoi assassini ministri, più che +fiorini trecento migliaia, fidandoci noi di sua dislealtà e perfidia; +più simile a tradimento che mai si udisse, mentre si narrano di Gano di +Maganza, che almanco non era re.» + +[396] Archivio delle Riformagioni, _Provvisione del 15 ottobre 1495_. + +[397] Ivi, _Provvisione del 26 novembre 1495_. + +[398] Ivi, _Provvisione del 16 dicembre 1495_. + +[399] Nardi, Guicciardini, Ammirato, Parenti, Cerretani, Sismondi, Leo, +ec. + +[400] Il Pitti, nella sua _Storia di Firenze_, dice: «Perlochè +sbigottiti i nemici suoi (del Savonarola), si misero sotto, con più +effetto che mai, al Duca di Milano, il quale desideroso col favor +loro di restringere quello Stato, aveva fino all’anno 1495, a loro +istanza, per mezzo del Cardinal suo fratello, cavato brevi da Roma per +interdire la predica del Frate.» Vedi _Arch. Storico_, vol. I, pag. +50. — Il Nardi discorre assai spesso delle mene degli Arrabbiati. A +pag. 88, vol. I, egli dice: «Tuttavia di questa forma di governo non +essendo ben contenti molti dei principali cittadini, dissimulando però +la vera cagione (come già abbiamo detto) della poca contentezza loro, +oppugnavano astutamente il sopraddetto fra Girolamo, come colui che +n’era stato confortatore, intanto che, per opera d’alcuni cittadini +e di certi religiosi, il papa lo fece citare di nuovo a Roma ec.» +Le stesse cose dice, presso a poco, il Guicciardini nella _Storia +d’Italia_. Ma una lettera del Savonarola al Moro, e quelle delle spie +di quest’ultimo, mettono anche meglio in luce, come la persecuzione +che si faceva al frate era assai più politica che religiosa. Vedi +_Appendice_. + +[401] Più basso avremo occasione di discorrere per minuto le trame del +Gennazzano. + +[402] «Inter ceteros vineae Domini Sabaothis operarios, te plurimum +laborare, multorum relatu percepimus. De quo valde laetamur etc.» + +[403] «Ut, quod placitum est Deo, melius per te cognoscentes, peragamus +etc.» + +[404] Questo breve e la risposta del Savonarola, furono assai +scorrettamente e con molte lacune pubblicati dal Perrens. Noi, con +migliori codici, li restituiremo alla vera lezione. Vedi l’_Appendice_. + +[405] Come Papa Clemente VII fece più tardi a Benedetto da Foiano, +frate di San Marco, che nell’Assedio di Firenze (1527-30), predicando +la dottrina del Savonarola, aveva incoraggiato il popolo alla difesa +della libertà. Andato a Roma, morì di fame in una carcere sotterranea +di Castel Sant’Angelo. + +[406] _Prediche sui Salmi._ Predica XXIII (fatta il 24 giugno), XXIV (5 +luglio), XXV (12 luglio). + +[407] Qui ed altrove, il Savonarola riferisce a quel vizio che anche +oggi è punito in Inghilterra colla morte, e che era, allora, assai +sparso in Firenze. + +[408] _Prediche sopra i Salmi_, predica fatta il 28 luglio. + +[409] «Quum civitatem a non mediocri sanguinis effusione et a multis +aliis noxiis, meâ operâ. Dominus liberaverit et ad concordiam legesque +sanctas revocaverit, infesti facti sunt mihi, tam in civitate quam +extrâ, iniqui homines.» + +[410] «Discessus meus maximæ jacturæ huic populo, et modicæ isthic +utilitatis foret.» + +[411] «Dum hoc ceptum perficiatur opus, cuius gratiâ hæc impedimenta, +ne proficiscar, nutu divino accidisse, equidem certus sum.» + +[412] Vedi l’_Appendice_. + +[413] Il Savonarola, nella predica del 18 febbraio 1498, fece la storia +di tutti i brevi che vennero da Roma. Ivi, parlando di questa sua +risposta, dice: «Egli (il papa) accettò la escusazione molto bene.» +Vedi foglio 20-22, ediz. di Venezia 1540. + +[414] Una delle sue prediche trovasi alla fine di quelle del Savonarola +_sopra i Salmi_, e porta la data del 29 settembre. + +[415] «E poi, passato alcuni giorni, cioè uno mese e circa mezzo di uno +altro, perchè il breve predetto fu fatto circa il fine di luglio, venne +un altro breve fatto a dì 8 di settembre o circa, pieno di vituperi, +nel quale erano più che diciotto errori. E il primo era, che il breve +era iscritto al monasterio di Santa Croce; e così andava il breve a +Santa Croce, che volevano che andassi a San Marco. Dipoi diceva in +quel breve: _Quemdam Hieronymum Savonarolam_, cioè uno certo Gieronimo +Savonarola, come se non mi conoscesse; e non era ancora uno mese e +mezzo che mi aveva scritto così amorevolmente. Dipoi, ci era molte +altre bagattelle, che per onore non voglio dire qua: sì che tu vedi che +il Pontefice è stato circonvento, per tante mutazioni che tu vedi nelli +suoi brevi in sì poco tempo.» _Predica_ del 18 febbraio 1498, come +sopra. + +[416] «Dipoi venne un altro breve, dicendo che io avevo seminato +dottrina da mettere zizania in ogni popolo pacifico, e molte altre cose +false; e però mi sospendeva dalla predica.» _Predica_ del 18 febbraio +1498. Noi non abbiamo questo breve, la cui esistenza vien dimostrata +non solo dalle parole stesse del Savonarola, ma anche dal silenzio che +egli serbò nei mesi seguenti, e dalle lettere dei magistrati Fiorentini +all’ambasciatore in Roma. + +[417] Vedi nell’_Appendice_ la lettera a Frate Antonio di Olanda, +Priore di Prato. Questa breve lettera fu da noi ritrovata nella +Riccardiana. + +[418] Padre Marchese, _Storia di San Marco_, pag. 225 e seg.; Raynald. +ad an. 1492. «Julianus Robureus, Card. S. Petri ad Vincula, in Gallias +aufugit, iram Alexandri veritus, cum celebrandum concilium œcumenicum +diceret, nimirum ad erigendam Ecclesiam a simoniacis conculcatam.» +Lo stesso cardinale, divenuto papa, mandò fuori, il 14 gennaio 1505, +una bolla che fece confermare dal Concilio lateranense, nella quale +dichiarava la elezione di Alessandro nulla, e da non potere essere +convalidata neppure dalla susseguente adorazione dei cardinali. Vedi +Padre Marchese, pag. 226, nota 1. Il Padre Marchese dice a questo +proposito: «che dopo la lunga e continua approvazione della Chiesa, +questa opinione non può essere accettata dai Cattolici; ma se essa +non chiuse al Cardinale della Rovere la via al papato, non doveva al +Savonarola aprire quella del martirio.» + +[419] «Preschoit que l’estat de l’Eglise serait reformé à l’espée. +Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien près, et encore le +maintient.» Comines, _Mémoires_ etc., liv. VIII, chap. II. + +[420] Marchese, pag. 227; Guicciardini, lib. I, cap. IV; Rainaldo, ad +ann. 1495 nº 1. + +[421] Dal processo del Savonarola apparisce, che il Cardinale gli aveva +qualche volta mandate parole d’incoraggiamento e di sprone. + +[422] Queste lettere, finora sconosciute affatto, sono senza data: noi +le trovammo nella Riccardiana, e le daremo nell’_Appendice_. + +[423] Carlo Orlando, morto il 10 ottobre 1495, nella età di tre anni. + +[424] Vedi, fra le lettere pubblicate dal Padre Marchese, quella al +fratello Alberto, in data del 28 ottobre 1495. + +[425] Questa lettera fu da noi trovata nella Magliabechiana, e il Padre +Marchese, pubblicandola nell’Appendice dell’_Archivio Storico_, nº 26, +ne discorre così: «Quando il tempo e gli uomini ci avessero involato +tutti gli scritti di Frà Girolamo Savonarola, quella lettera starebbe a +provare la forte e sincera pietà dell’animo suo.» + +[426] Vedi la lettera, fra quelle pubblicate dal Padre Marchese. + +[427] Questa processione carnevalesca, che fu la prima fatta dal +Savonarola, non trovasi menzionata nei biografi; ma la descrive +minutamente, in una sua lettera, Paolo de Somentiis _cancellarius_, il +quale ne ragguagliava il Moro, da cui era stato mandato a Firenze per +queste cose del Savonarola. Esso dice che i fanciulli arrivavano al +numero di 10,000! Vedi nell’_Appendice_. + +[428] Di questi giuochi e di questa riforma dei fanciulli, parla a +lungo il Burlamacchi, pag. 104 e seg. Il Nardi, a questo proposito, +discorre così: «Tra l’altre cose, questa parve molto notabile, +che in quel tempo fu dismessa e lasciata volontariamente quella +stolta e bestiale consuetudine del giuoco de’ sassi, che ne’ giorni +carnevaleschi si usava di fare; tanto radicato per la sua antichità, +che eziandio dai severi spaventevoli bandi de’ magistrati non s’era mai +potuto reprimere, non che diradicare.» _Storia di Firenze_, pag. 96. +Il Savonarola stesso considerava il successo da lui ottenuto in quel +carnevale, come straordinario. «Tu sai che per li tempi passati non si +è mai potuto, per forza d’alcuno magistrato, nè per bandi e pene forti, +rimovere quella mala consuetudine di trarre e’ saxi al carnesciale, che +ogni anno ne moriva qualcuno; et hora uno fraticello, con poche parole, +mediante l’oratione, la ha rimossa. Secondo: tu sai che pel carnesciale +si facevano di molti peccati; et hora si sono confessati etiam li +fanciulli; et è stato questo carnesciale come una quaresima, che non +può essere se non opera divina. Tertio: solevano accattare e’ fanciugli +e’ danari per fare stili, et ardere scope, et mangiare et bere; hora +hanno accattato tanti danari per li poveri, che tu che se’ così savio, +non ne haresti potuti trovare tanti.» _Predica prima_, nella quaresima +del 1496. + +[429] _Documenti_ pubblicati dal Padre Marchese. + +[430] Burlamacchi, Razzi, Barsanti, ec. + +[431] Questo fatto riposa sull’autorità non solo del Burlamacchi, +Razzi, Barsanti ec.; ma vien narrato anche dal Bozovio (anno 1494), +dal Fontana e dal Souveges; viene accettato come indubitabile dal +Padre Marchese, dal Meier, dal Perrens ec. Il Savonarola stesso vi +fece parecchie allusioni nelle sue prediche e nelle sue opere. «Io +non voglio cappelli, non mitre grandi nè piccole; non voglio se non +quello che tu hai dato ai tuoi Santi, la morte: un cappello rosso, +un cappello di sangue, questo desidero.» _Prediche_ delle feste del +1496. Predica XIX, fatta il 20 agosto. Così più volte egli dice: «Se +io avessi voluto dignità, tu sai bene che ora non avrei il mantello +lacero;» e nel dialogo _De veritate propheticâ_, cap. 5, chiaramente +conferma di essere stato tentato, non solo colle minacce, ma ancora con +molte promesse. L’autenticità di questo fatto è, quindi, indubitabile, +nè viene contestata da alcuno dei biografi: ne rimane incerta solamente +la data. Noi abbiam creduto doverne parlare in questo luogo, perchè la +prima predica del quaresimale che segue immediatamente, ci sembra con +molta evidenza essere la risposta mandata a Roma; nè sapremmo vedere in +quale altro tempo questo fatto potesse esser seguito. + +[432] Predica del 17 febbraio. — Vedi _Prediche raccolte per ser +Lorenzo Violi dalla viva voce del Reverendo P. F. Hieronymo da +Ferrara, mentre che predicava_. Firenze, a dì 8 febbraio 1496 (stile +fiorentino). Parecchie altre edizioni ne furono fatte a Venezia nel +1514, nel 1519, nel 1539 e nel 1543. Queste edizioni venete sono, però, +spesso mutilate, come è, p. es., quella del 1514. + +[433] Questi ultimi due passi, il primo dei quali comincia: _Io l’ho +scritto_, l’altro: _Dico e confesso_, si trovano nell’ultima predica di +questo quaresimale, fatta nell’ottava di Pasqua. Li abbiamo riportati +in questo luogo, onde seguire il nostro sistema di raccogliere insieme, +quando è possibile, le idee sparse del Savonarola, per non avere a +ripetere molte volte la stessa cosa. Inoltre, nella prima ed ultima +di queste prediche sopra _Amos e Zaccaria_, il Savonarola ripeteva più +volte la sua sottomissione a Roma, e toccava il medesimo soggetto quasi +colle stesse parole. + +[434] Queste idee si trovano, non solo nella predica del 17 febbraio +e in quella dell’ottava di Pasqua; ma sono sparse in tutto il +quaresimale, e ne formano come la base ed il fondamento. + +[435] Predica prima, _sopra Amos e Zaccaria_. + +[436] Ibidem. + +[437] Trovasi in quasi tutti gli esemplari tagliata; ma si può leggere +in qualche esemplare della Magliabechiana, ed in uno che è nel Convento +di San Marco. + +[438] Predica della seconda domenica di quaresima. + +[439] Predica del sabato, dopo la seconda domenica di quaresima. + +[440] Predica dell’ottava di Pasqua. + +[441] Predica della quarta domenica. + +[442] Predica del martedì dopo la terza domenica. + +[443] Predica del mercoledì dopo la quinta domenica. — In tutti +questi brani, noi siamo stati fedelissimi a riportare le parole del +Savonarola; abbiamo, però, tolte le soverchie ripetizioni e, qualche +volta, le troppo evidenti sgrammaticature. + +[444] Predica del mercoledì dopo la terza domenica, del martedì dopo +Pasqua, e molte altre di tutto il quaresimale. + +[445] Predica del lunedì dopo la quarta domenica di quaresima. + +[446] Burlamacchi. + +[447] Rinuccini, _Ricordi Storici_, pag. 159. + +[448] Il 24 e 25 febbraio. + +[449] Il 27 aprile di questo anno, fu scoperta una intelligenza di gran +numero di cittadini, «di non rendere le fave nere, se non a quelli di +tale intelligenza.» I capi di questa congiura erano: Giovanni Benizi, +Filippo Corbizzi (quello stesso che, essendo gonfaloniere, radunò i +teologi in Palazzo per accusare il Savonarola) e Giovanni da Tignano; +e il dì seguente, la Signoria, avendo consultato co’ Collegi e Otto +di Balía e Dieci di Libertà, li condannava a 10 anni di prigionia, ed +a perdere per sempre ogni ufficio e dignità nello Stato. Rinuccini, +_Ricordi storici_, pag. CLX. + +[450] Predica del 25 febbraio. + +[451] Ognuno sa che la fava nera si dava pel voto favorevole, e la +bianca pel voto contrario; onde imbiancare un partito voleva dire +respingerlo, ed è frase che anche oggi si usa comunemente in Firenze. + +[452] Predica fatta la seconda domenica di quaresima. + +[453] Predica del 25 febbraio 96. + +[454] Prediche del sabato dopo la prima domenica di quaresima, e del +lunedì dopo la terza domenica. + +[455] Vedi le prediche del mercoledì e degli altri giorni innanzi +la domenica delle Palme, «Intendo che s’è fatto gli ufficiali del +Monte della Pietà: mi piace assai, acciocchè questa opera abbia buon +principio. Andranno questi fanciulli in processione per questa opera... +e sarà ordinato dove s’avrà a fare la colletta dei danari.» Predica dei +mercoledì innanzi la domenica delle Palme. In tutto questo quaresimale, +viene raccomandato più volte il Monte di Pietà. + +[456] Vedi la Predica fatta nella domenica delle Palme. + +[457] Questa canzone trovasi stampata fra le poesie del Savonarola, +nell’ediz. di Firenze, 1847. + +[458] Burlamacchi, Razzi, ec. Vedi la predica fatta il mercoledì +innanzi la domenica delle Palme, e quella fatta la domenica stessa. + +[459] Ripetiamo che questa era opinione sostenuta allora da molti +autorevoli dottori cattolici, sostenuta più tardi anche da papa Giulio +II. Vedi Padre Marchese, _Storia del Convento di San Marco_. + +[460] Predica ultima del quaresimale _sopra Amos e Zaccaria_. + +[461] Se ne trovano molte nelle Miscellanee della Magliabechiana. Vedi, +fra le altre; Cl. XXXVII, cod. 288. + +[462] «Ti so dire che Frà Girolamo dice di cose molto alte; e tra +l’altre cose, ha avuto una scomunica che se ne fa beffe, come tu sai.» +_Lettera di Roberto Giugni a Lorenzo Strozzi alle Selve_, 18 marzo +1496. Vedi la _Miscellanea_ sopra citata. + +[463] Quest’opuscolo era dedicato al giovane Pico della Mirandola: fu +scritto nel settembre 1496, e pubblicato _ex archetipo ser Laurentii +de Morgianis, anno salutis 1497_. Il Nesi scrisse parecchi sermoni, +trattati e discorsi spirituali. + +[464] Il nome di questo predicatore era Frà Leonardo, agostiniano. — +«Avisoti come el predicatore di Santo Spirito disse iermattina come +noi essere ingannati da Fra Girolamo; esse lui voleva istare un terzo +d’ora nel fuoco, che vi starebbe lui una mezza ora. E ancora disse +a tutti quelli che erano alla presenza, che facessino orazione e +pregassino Iddio, che se egli è vero cosa che il detto Fra Girolamo +dice, che Iddio gli mandi uno cavocciolo che ei si muoia.» Altra +lettera del Giugni, scritta in data del 12 marzo 1496. Vedi la stessa +_Miscellanea_. + +[465] Quest’opuscolo venne ristampato dal Quetif, nelle sue _Aggiunte_ +alla Vita del Savonarola. Esso contiene tutte le accuse fatte dal +predicatore, ed a ciascuna segue una risposta fattavi da maestro +Paolo da Fucecchio: il tutto è preceduto da una prefazione del Cioni. +Non vi è nulla d’importanza; se non che è notevole che il difensore +del Savonarola, appoggiandosi al Concilio di Costanza, sostiene che +l’autorità dei Concilii è superiore a quella del papa; senza però +fermarsi punto a discutere un tale argomento. + +[466] _Epistola responsiva a Fra Hieronymo da l’amico suo_; stampata +nel quattrocento, S. L. A. + +[467] _Trattato in defensione della dottrina e profezie di Fra +Girolamo_; Firenze, 28 maggio 1496. Questo trattato è diviso in +15 capitoli: vi si trova tutta la storia delle predicazioni del +Savonarola, e parecchie delle sue visioni e profezie. _Dialogo di +M. Domenico Benivieni, canonico di San Lorenzo, della verità della +dottrina di Fra Hieronymo._ In questo dialogo sono enumerati molti +opuscoli pubblicati o scritti circa le cose del Frate; e fra gli altri: +_Contro i vituperatori del nuovo governo_, di Bartolommeo Scala (è +latino, e trovasi nella Magliab., stampato a Firenze, Kal. Sept. 1496); +_un disteso Trattato, con lettere ai principi_, di Frà Paolo Nolano; +_una Epistola invettiva a proposito della lettera a Carlo VIII_; ec. +La lettera colla quale il Benivieni rispondeva al finto amico, era +intitolata: _Epistola di M. Domenico Benivieni a uno amico, responsiva +a certe obbiezioni e calunnie contro a Fra Girolamo_. Il Benivieni +scrisse ancora un gran numero d’altre epistole, sermoni, dialoghi e +trattati religiosi; fra i quali nomineremo per la sua singolarità, +quello intitolato: _Scala spirituale sopra il nome di Maria_. Le +cinque lettere che formano quel nome, sono prese per iniziali di cinque +motti che rappresentano i cinque gradi di questa _Scala_, sulla quale +l’autore ragiona. Dietro a tali cose perdevasi il Benivieni! Per non +accrescere all’infinito il catalogo di questi scritti, concludiamo la +nota coll’accennarne uno del giovane Pico: _Defensio Hiero: Savonarolæ +adversus Samuelem Cassinensem_, per Io. Franc. Picum Mirandulanum, ad +Hieron. Tornielum, Anno 1615, in metropoli quâ Francia mixta Suevis. Di +quest’opuscolo, diverso dall’Apologia che più tardi scrisse lo stesso +autore, se ne trova citata anche una edizione del 1497. Vedi Meier, +pag. 320. + +[468] La prima di queste lettere era scritta nel giugno 1496; la +seconda, indirizzata anche ai Signori Fiorentini, era del gennaio 97, e +rispondeva ad alcuni che dicevano: «non bastano i frati, che ci debbono +tormentare anche gli anacoreti.» Quella _al Senato e Doge di Venezia_ +era scritta egualmente nel gennaio 97. — La più parte degli opuscoli +sopra accennati trovansi nella Magliabechiana, e sono registrati +nell’ultimo catalogo dei quattrocentisti, fatto dal Molini. + +[469] _Lettera del Giugni_, 18 marzo 1496, come sopra. + +[470] Questa, che gli Otto chiamarono _frottola inonesta_, non venne +stampata; ma l’autore ne dette ad un amico parecchie copie di sua +mano, perchè ne mandasse una al Savonarola, un’altra ne affiggesse al +Duomo, una terza nel palazzo dei Signori ec. Si trova, insieme colla +condanna pronunziata dagli Otto, il 16 gennaio 1496 (stile fiorentino), +nell’_Archivio delle Riformagioni_. + +[471] Un’edizione del quattrocento, ma senza data, se ne trova nella +Magliabechiana. + +[472] Sono stampati, e si trovano nella Magliabechiana. Vedi fra i +quattrocentisti, G, Custodia 14. + +[473] Questi Trattati sono inediti nella Magliabechiana, Cl. XXIX, cod. +207. Il meno importante di essi è il primo, che tratta del Cambio; +il secondo spiega l’istituzione del Monte Comune, il quale era, come +tutti sanno, il Monte dei prestiti volontarii o obbligatorii che la +repubblica faceva in caso di guerra o di altri bisogni, obbligandosi +alla restituzione. «Ben tosto, però,» così dice Frà Santi Rucellai, «si +cominciò a non restituire il capitale, pagando, invece, l’interesse del +5 per cento; più tardi si pagò solo il 3; ed ora il 3, quando lo dànno +e quando non lo dànno.» Le cose peggiorarono sempre. Sul principio, +chi aveva un _luogo di Monte_ di 100 fiorini, poteva venderlo per 80; +poi si scese al 66, al 50; «e ne’ mia dì valeva 30, poi 25, poi 20; +e ora in quest’ultima guerra vale solo 10 per cento!» Sembra quasi +incredibile; ma pur tale era lo stato della repubblica fiorentina +durante la guerra di cui parleremo nel capitolo seguente. + +Il terzo Trattato discorre del Monte delle Fanciulle; istituzione +assai ingegnosa della repubblica, e carissima ai Fiorentini. Essa ebbe +origine in questo modo. Quando la repubblica si avvide di non poter più +pagare i debiti contratti coi cittadini, cercò un modo di conciliare +l’interesse pubblico col privato, e fondò il Monte delle Fanciulle. +— Se chi ha un luogo di 100 fiorini, così ragionossi allora, non può +venderlo più che 16 fiorini; il suo capitale evidentemente non è di 100 +ma solo di 16 fiorini. Ora, chi porterà questo luogo dal Monte Comune +al Monte delle Fanciulle, lasciandovelo 16 anni senza alcun interesse, +riceverà alla fine del sedicesimo anno una dote di 100 fiorini. — +Portando dieci luoghi di Monte, si poteva formare una dote di 1000 +fiorini, e così via discorrendo. Volendo avere una dote di 100 fiorini +dopo 12 anni, bisognava portare luoghi di Monte pel valore effettivo +di 24 fiorini, invece di 16. Vi erano ufficiali del Comune, che +determinavano il valore effettivo dei luoghi, perchè esso ogni giorno +variava; e, saputo dopo quanti anni si voleva la dote, gli ufficiali +determinavano quanto bisognava pagare. Chi non avesse avuto luoghi di +Monte, poteva facilmente comprarli. In questo modo, i privati trovavano +molto vantaggio, ed anche il Comune guadagnava assai; giacchè, morendo +la fanciulla per cui s’era fatta la dote, esso rimaneva padrone di +tutto; facendosi monaca, esso era in obbligo di restituire solo il +valore effettivo che aveva nel principio ricevuto. + +I luoghi di questo Monte delle fanciulle, furono sempre considerati +come inviolabili, ed il Comune pagò scrupolosamente. Ma pure, tanto +erano nell’ultima guerra (1496) rovinate le finanze della repubblica, +che alla scadenza della dote, si dava in contanti solo il quarto del +capitale promesso, meno anche le spese di contratto; si riteneva il +resto, pagandone però l’interesse del 7 per cento. Ciò fece scapitare +il prezzo anche dei luoghi di questo Monte; onde ora, per la prima +volta, chi aveva un luogo di 100 fiorini sul Monte delle fanciulle, lo +vendeva per 75. + +Queste variazioni nel valore effettivo dei luoghi di Monte, fecero +nascere una smania di speculazioni, simile a quelle che vediamo farsi +oggi sul debito pubblico; e più volte gli storici ne lamentarono le +funeste conseguenze. + +[474] Quest’occuparsi di minute faccende nella Signoria e nel +Consiglio, avveniva con molta perdita di tempo, con danno gravissimo, e +fu da tutti gli storici biasimato. Nel mese di marzo 1495, il Consiglio +Maggiore fu due volte chiamato a votare una provvisione per concedere a +due cittadini il permesso di mutare la loro abitazione da un quartiere +all’altro. Ciò basti a dare idea del resto. Vedi le due _Provvisioni_ +nell’Archivio delle Riformagioni. + +[475] L’arbitrio, come abbiamo già detto, si poneva, quasi senza regola +e senza legge, sopra tutti i beni, meno gli ecclesiastici. + +[476] L’autore stabilisce quale dovrebbe essere il massimo di queste +doti. «Chi va per la maggiore, non possi fare dota più che 500 fiorini +larghi; gli artefici 300; i contadini 50; chi è fuori a gravezza 100.» + +[477] Noi abbiamo avuto quest’opuscolo, che non si trova nella +Magliabechiana ed è assai raro, dal signor Seymour Kirkupp, dotto +inglese che possiede una preziosa biblioteca di libri e ms. italiani. +Sono in tutto 28 carte, e sull’ultima si dice che fu finito il 24 +febbraio 1496 (stile fiorentino). Fu «stampato per Francesco di Dino, +e corretto con somma diligenza per Domenico di Ruberto di ser Mainardo +Cecchi.» Notevole è anche il titolo del libro, perchè tutto proprio +d’un Piagnone: « — Jesù. — Riforma santa e preziosa ha fatta Domenico +di Ruberto di ser Mainardo Cecchi, per conservazione della città di +Firenze e pel bene comune: e questo è il buono e il vero lume, e il +tesoro d’ognuno e della città; e farà osservare la giustizia e il buon +governo. E notale bene ogni cosa; chè questa è la vera e buona via a +venire presto in gran felicità ognuno, e dipoi in breve tempo tutta +Italia e tutto l’universo mondo, perchè impareranno da questa.» + +[478] Questi versi sono nella Magliabechiana, e li daremo +nell’_Appendice_, con un saggio di questi scritti popolari. + +[479] Alla fine delle ottave è scritto: «finis addì 31 dicembre 1496;» +alla fine delle terzine che seguono: «finis addì 19 luglio.» Si parla +della guerra di Pisa, della ritirata dell’Imperatore e simili. + +[480] Frà Benedetto potrebbe essere eccettuato: ma egli è originale +ed eloquente, solo quando narra i fatti avvenuti; quando entra in +discussioni religiose, neppure esso si salva dalla comune volgarità. + +[481] Burlamacchi, pag. 71. + +[482] Il Savonarola stesso lo disse più volte nelle sue prediche. +«Insino di Alamania abbiamo lettere di coloro che credono a queste +cose.» Vedi _Prediche sopra l’Esodo_, fol. 39; Firenze 1498. + +[483] Questa lettera si trova a Milano, ed è inedita. Vedi l’Appendice. + +[484] Questa lettera è senza data, e fu pubblicata dal Padre Marchese. + +[485] Anche questa lettera fu pubblicata dal Padre Marchese. + +[486] Jo. Franc. Pici, _Vita Hier. Savonarolæ_, cap. XXI. + +[487] In una lettera del 24 marzo 1496, indirizzata ai Dieci, il +Pandolfini riporta minutamente questo dialogo. Vedi i _Documenti_ +pubblicati dal Padre Marchese nell’_Archivio Storico_. + +[488] Questa, almeno, è la sola cui accenni l’ambasciatore messer +Ricciardo Becchi, il quale discorre a lungo di quel concistoro in una +lettera del 5 aprile 1496. _Documenti_ pubblicati dal Padre Marchese. + +[489] Vedi i medesimi _Documenti_. + +[490] Di questo viaggio si ha notizia in una lettera dei Dieci al +Becchi, la quale fu accennata dal Padre Marchese in una nota ai suoi +_Documenti_; errandone però la vera data, che è del 16 aprile 1496, +e non già 1498. Eccone le parole: «Al presente intendiamo se n’è ito +verso Prato e Pistoia; e non possiamo fare non ci ridiamo di quello +scrivete si parla costì, ch’il governo della città dipenda da lui, che +mai lo ha cerco, e da nessuno altro nostro cittadino li è conferito +cosa nessuna, benchè minima.» Ed in un’altra lettera del 30 marzo 1496, +dicevano: «Maravigliamci che del Frate sieno avvisate di costà tante +cose quante scrivete; perchè sono favole e finzioni si fanno di costà, +da chi cerca darci carico e commetter qualche male.» Vedi _Archivio +delle Riformagioni._ + +[491] Questo trattato era già compiuto, anzi ne era composta la stampa +nel gennaio 1496; giacchè noi vediamo che il 10 di quel mese, il +Savonarola ne mandava le prime bozze al Duca di Ferrara, pregandolo di +tenerle celate, perchè voleva ancora meditarvi, prima di dar l’opera +alla luce. Infatti, egli non la pubblicò che verso la fine dell’anno. +La lettera al Duca di Ferrara, colla quale accompagna le prime stampe, +porta la data del 10 gennaio 1496. Il chiarissimo conte Carlo Capponi, +nel pubblicare, in una bella e pregevole edizione, _Alcune lettere +del Savonarola_ (Firenze 1858), ha creduto che questa fosse segnata +secondo il vecchio stile fiorentino, e dovesse, quindi, credersi scritta +nel 1497. Ma ciò non è possibile, perchè ivi si parlava del _Trattato +della semplicità_, come ancora non pubblicato; il che noi sappiamo che +era avvenuto fin dal settembre 1496. Quando il Savonarola indirizzava +lettere fuori di Toscana, egli, generalmente, non seguiva lo stile +fiorentino; come si vede ancora in altre sue lettere. + +[492] Fu stampato in latino a Firenze, _anno Domini 1496, quinto +Kalendas septembris_, presso ser Pietro Pacini. Lo stesso stampatore +pubblicò la traduzione italiana, _a dì ultimo d’ottobre 1496_. Se ne +trova un’altra ristampa del quattrocento S. L. A.; e poi altre edizioni +in Firenze 1529; Venezia 1547; Parigi 1511; Colonia 1550; Leida 1633; +Grenoble 1677. Il Padre Filippo Chant della Compagnia di Gesù, lo +tradusse in francese e pubblicò a Parigi nel 1672. Quasi il medesimo +soggetto di questo trattato della semplicità cristiana, venne dal +Savonarola esposto in due dialoghi, cui dette per titolo: _Solatium +itineris mei_. Nel primo di essi faceva discorrere il Senso e la +Ragione; ma, venendogli il lavoro troppo diffuso e pieno di citazioni, +lo lasciò incompiuto, per ricominciarlo da capo in una forma più +semplice e meglio adatta al popolo, cui lo destinava. In questa seconda +compilazione, discorrono l’Anima e lo Spirito; trattano della vita +futura e di Gesù Cristo, combattono gli Ebrei, e finalmente parlano +della «via alla patria celeste:» onde il titolo del libro. Queste due +operette furano pubblicate a Venezia dopo la morte dell’autore; nel +1535 in italiano, e nel 1536 in latino. Il Savonarola, avendo ne’ suoi +scritti preso di mira principalmente l’utile del popolo, esponeva le +medesime idee sotto mille forme diverse, per meglio imprimerle nella +mente dei lettori, e per farle penetrare in tutti gli ordini della +società. + +[493] _Expositio Fratris Hieronymi Savonarola, psalmi LXXIX: Qui regis +Israel_ etc. Florentiæ anno salutis 1496, IV Kalendas maii. A Modena +nello stesso anno; di nuovo a Firenze, tradotto in italiano S. L. A. +Nel medesimo giorno 8 giugno 1496, se ne fecero a Firenze altre due +edizioni italiane. Di nuovo, a Firenze 1509; Lugano 1540; Tubinga 1621. + +[494] Predica I. Vedi _Prediche sopra Rut e Michea_, fatte l’anno +1496 nel giorni di feste, finito che ebbe la quaresima. Firenze 1497; +Venezia 1514; 1539; 1543. + +[495] _Prediche sopra Rut e Michea_; predica del 20 Agosto. + +[496] Un luogo del Monte Comune, nel nostro linguaggio vorrebbe dire +un’_azione_ sul debito pubblico. + +[497] Sebbene la nuova legge stabilisse, che i cittadini non dovessero +pagare altro che una Decima l’anno, i libri delle Provvisioni, dal 94 +al 98, son pieni di sempre nuove Decime imposte dalla Signoria. Vedi +_Archivio delle Riformagioni_. + +[498] Nardi, _Storia di Firenze_, pag. 104. + +[499] Nardi, _Storia di Firenze_; Burlamacchi ec. Il Savonarola, in una +sua lettera al fratello Alberto (24 luglio 97), dice: «morono più di +certi febroni pestilentiali, che di peste pura.» Vedremo in appresso +che cosa fosse questa che gli scrittori del tempo qualche volta +chiamano moría, qualche volta peste. + +[500] Nardi, _Storia di Firenze_; Sismondi, _Histoire des répub. ital_. + +[501] Soiana, Terricciuola, Cigoli ec. + +[502] Guicciardini, Nardi, Sismondi. + +[503] Vedi la più volte citata vita del Capponi, scritta dall’Acciaioli +e pubblicata nell’_Archivio storico_, vol. IV, parte II. Questo volume, +ove collaborarono i chiarissimi signori Aiazzi, Monzani e Polidori, è +il secondo delle _Vite d’illustri Italiani_, ed è fra i più importanti +dell’_Archivio_. + +[504] Machiavelli, _Estratto di lettere ai Dieci di Balía_. + +[505] Acciaioli, Sismondi, ec. + +[506] Nella chiesa di Santo Spirito. Vedi Acciaioli, _Vita del +Capponi_; Giovanni Cambi, nella sua storia, a dì 25 settembre 1496. + +[507] «Del che nasceva gran travaglio e mormorazione nel popolo, +il quale universalmente non si voleva alienare dalla maestà del +re; dubitando massimamente, che per alcuni malvagi cittadini si +procacciasse occultamente, per questa via della Lega, di alterare il +presente governo della repubblica.» Nardi, _Storia_, pag. 99. + +[508] Sismondi, _Histoire des répub. ital_. Il Guicciardini dice che +all’imperatore vennero promessi 60,000 ducati. Tanta era la diffidenza +che i Fiorentini avevano di questa lega, che il Nardi dice: «In modo +che pubblicamente si diceva, il dominio di quegli (i Fiorentini) +essere stato concordevolmente diviso e sortito tra i detti collegati.» +_Storia_, pag. 97. + +[509] Nardi, Guicciardini, Sismondi. + +[510] Ibidem. + +[511] Nardi, Guicciardini, Sismondi. + +[512] Nardi, Sismondi. + +[513] Questo breve venne pubblicato dal Quetif, colla data erronea +del 16 ottobre 1497. Ma in quel tempo, il Savonarola era stato già +scomunicato. L’anno di questo breve non può essere altro che il +1496; come si cava dalle lettere dell’ambasciatore fiorentino, e come +fu anche dal Meyer corretto. Quanto poi alla data del giorno e del +mese, abbiamo seguíta quella che ci è data del Codice Riccardiano +2053; perchè la sola che possa andare d’accordo cogli altri brevi che +seguirono, colle risposte del Savonarola, colle sue prediche e con +tutta la cronologia dei fatti che si narrano in questo capitolo. + +[514] «E voleva il papa riunire di nuovo tale Congregazione di +Toscana colla solita e universale di Lombardia, per potere cavare in +tal modo questo Frate della città di Firenze, e annullare quella sua +congregazione dei suoi fautori e seguaci; e tutto questo era procurato +dentro dagli avversari del presente governo, e massimamente da quelli +che cercavano che la città si volgesse a favore della Lega e della casa +dei Medici.» Nardi, _Storia_, pag. 124. + +[515] _Responsio Fratris Hieronymi Savonarolæ ad Alexandrum Papam +sextum._ Anche qui il Quetif pone la data erronea del 27 ottobre 1497. +Il Meyer corresse giustamente l’anno in 1496; e noi correggiamo anche +il mese, giacchè il breve che il papa mandò in risposta a questa +lettera del Savonarola, come vedremo fra poco, è antecedente al 29 +ottobre. Nel Codice Magliabechiano, Cl. XXXIV, 34; e in calce al primo +volume del Diario del Burcardo (Codice Magliabechiano, Cl. III, 153); +questa lettera si trova colla data del 29 settembre, che noi crediamo +la vera, perchè la sola che può andare d’accordo colla risposta del +papa, la quale venne più tardi. + +[516] Questo breve porta, nel Quetif, la data del 16 ottobre 97; +il Meyer l’ha giustamente corretta in 16 ottobre 96. Ora, siccome è +evidente che esso è scritto in risposta alla lettera del Savonarola; +così questa non può portare la data del 27 ottobre, ma deve, invece, +aver l’altra del 29 settembre, come abbiam detto più sopra. Inoltre, +se questo breve, che è tutto benigno verso il Savonarola, gli +promette generale assoluzione di tutto, ha la data del 16 ottobre; +non poteva quello che era indirizzato al convento di San Marco, e +minacciava scomunica _latæ sententiæ_, se il Savonarola non s’univa +alla congregazione lombarda, portare la data dell’anno e del giorno +stesso. Eppure, tutti hanno ripetuto gli errori del Quetif; e niuno s’è +avveduto di queste inconseguenze, che rendevano affatto inesplicabile +la storia della contesa del Savonarola con Roma, talchè non si capiva +mai nè lo scopo dei brevi, nè il fine delle risposte. + +[517] Questo si vedrà, in appresso, con ogni evidenza provato da +nuovi e importanti documenti. Il Nardi dice continuamente: «il papa +che voleva ogni altro governo nella nostra città, che quel presente +governo, perseguitava perciò il Frate.» Vedi pag. 124. + +[518] Si tacque fin dall’11 settembre, prima del qual giorno non poteva +essere arrivato il breve dell’8 settembre. + +[519] Questa lettera fu pubblicata dal signor Perrens, secondo copia +avutane dall’abate Bernardi. Non avendo il signor Perrens visto il +Codice della Marciana di Venezia, nel quale questa lettera si trova +con molti altri documenti relativi al Savonarola; credette che la +data fosse sbagliata nella copia avuta, e mutò il 15 settembre 96, +in 15 settembre 95. Ma noi, avendo riscontrato tanto il Codice latino +della Marciana di Venezia (Cl. IX, num. 41), come il Codice 2053 della +Riccardiana, dove si trova quella medesima lettera; possiamo confermare +che in ambedue v’è la data del 15 settembre 1496, la quale riteniamo +perciò come vera. + +[520] Sismondi; Nardi, pag. 105. + +[521] Nel Codice magliab. Cl. XXV, Cod. 23, troviamo questa nota dei +prezzi, nella carestia del 1497. Grano, lire 5 e soldi 10 lo staio; +orzo, lire 2 e soldi 10 lo staio; olio, lire 24 la soma; vino, lire 7 +la soma; pollastre, 3 lire il paio. Allora, 6 lire e 14 soldi formavano +un fiorino largo di oro; il fiorino risponderebbe al moderno zecchino, +ma l’oro valeva assai più che ai nostri giorni. Vedi Vettori, _Il +fiorino antico illustrato_; Firenze 1738. + +[522] Nardi, pag. 104, 105 e 115, ediz. Arbib, Firenze. + +[523] Carlo VIII, che aveva perduto allora il suo secondo ed unico +figlio. + +[524] Il testo dice: «a nove dì da questo;» ed era il 28 di ottobre. +Il Savonarola riferisce probabilmente al giorno in cui egli partiva per +andare a Pisa. + +[525] _Predica del Reverendo padre Frate Hieronymo da Ferrara_, facta +il dì di S. Simone et Juda a dì 8 d’octobre 1496, per commissione della +Signoria di Firenze, essendo la ciptà in timore grandissimo per la +venuta dello imperatore. S. L. A. Questa medesima predica forma parte +di quelle fatte, nelle feste del 1496, _sopra Rut e Michea_. + +[526] Tutto ciò viene minutamente descritto dal Nardi. + +[527] Queste due prediche si trovano fra quelle _sopra Rut e Michea_: +la seconda fu stampata a parte molte volte; e l’Audin ne cita tre +diverse edizioni del quattrocento, e tutte sono illustrate con belle +incisioni. + +[528] Questo breve è inedito nella Riccardiana, Cod. 2053. È +importantissimo, perchè il non avere ubbidito ad esso, fu la causa +principale della scomunica pronunziata contro il Savonarola, secondo +che nella stessa scomunica vien detto. Il non essere, poi, stato fino +ad ora conosciuto, fu causa principale di far confondere la cronologia +di tutti gli altri brevi, e, quindi, delle risposte del Savonarola. + +[529] «Dipoi venne uno breve che tutti li conventi di Toscana si +congiungessino e facessino una Congregazione, nella quale dovessi +entrare San Marco, cogli altri suoi conventi. E prima, nell’altro +breve, voleva che entrassimo nella Congregazione di Lombardia, +dalla quale prima ci aveva separati; e ora vogliono che noi entriamo +in quella di Toscana; e ora qua, ora là. Questo mi pare il giuoco +degli scacchi nella difesa del re, che quando è rinchiuso si leva +d’uno scacco, e poi torna a quel medesimo: sì che sono manifeste le +circumventioni dei maligni.» _Predica della Sessagesima_ (18 febbraio +1498). + +[530] _Apologeticum Fratrum Congregationis S. Marci de Florentia._ Fu +ristampato dal Quetif. In questo scritto vengono, con minuta analisi, +ponderate tutte le ragioni pro e contro l’unione. + +[531] Nardi, Sismondi, Guicciardini, Machiavelli. + +[532] Idem. + +[533] _Prediche sopra Ezechielle_; Venezia 1520. Le prime otto furono +dette nell’avvento del 96; le altre nella quaresima del 97. Vedi +_Predica prima_. Queste prediche, sebbene si dicano raccolte dal Violi, +sono di quelle assai incompiutamente pubblicate. + +[534] _Prediche sopra Ezechielle._ Vedi la predica sesta. + +[535] Iacopo Nardi, _Storia di Firenze_. + +[536] _La Decima scalata in Firenze, nel 1497; da’ manoscritti +inediti di messer Francesco Guicciardini._ Sono due lunghi e +bellissimi discorsi, che l’autore immagina fatti nel Consiglio +Maggiore, da un difensore e da un oppositore della nuova legge. In +questi discorsi trovasi ritratto al vivo il carattere del popolano +fiorentino e l’indole della sua eloquenza: essi, però, non poterono +esser pronunziati nel Consiglio, dove, come abbiamo già notato, +non si discuteva liberamente il pro ed il contro d’una legge: sono, +quindi, come tanti altri discorsi del Guicciardini, affatto di sua +immaginazione; ma si possono considerare come altamente storici, in +quanto ritraggono fedelissimamente le opinioni dei due partiti. + +[537] La nuova legge proponeva, che chi aveva 5 fiorini d’entrata, +pagasse una decima sola; e che per ogni 5 fiorini di più d’entrata, +si andasse aggiungendo alla imposta ordinaria un quarto di decima; non +potendosi, in tutto, pagare più di tre decime. + +[538] Il Burlamacchi dice espressamente, che il Savonarola aveva, +prima, colle prediche ben disposto l’animo dei fanciulli; e poi, «vista +in questi fanciulli tanta mutazione, pensò fossi bene dar loro qualche +ordine, acciò potessino conservarsi al ben vivere: di che commesse +la cura a Frà Domenico da Pescia, non potendo egli attendervi per +le grandi occupazioni; il quale (Frà Domenico) spesso congregandoli +insieme, andava pascendo l’animo loro con qualche sermoncello +spirituale.» pag. 105. + +[539] Il 25 gennaio 1496 (stile nuovo), si vinse nel Consiglio Maggiore +una provvisione, che stabiliva alcune regole da osservarsi nel vestire +i fanciulli. _Archivio delle Riformagioni._ + +[540] Il Burlamacchi fece una minutissima descrizione di quella festa, +di cui si parla anche in tutte le altre biografie. + +[541] Nardi, pag. 114. + +[542] Questo fu comunemente detto di quella edizione fatta dal +Valdarfer, di cui una copia venne, nel 1812, venduta a Parigi 52,000 +franchi! Vedi la nota posta al Nardi, pag. 140, nell’ediz. Arbib. + +[543] Infatti, il Burlamacchi nomina parecchi oggetti, ma di niuno si +può determinare il valore artistico o letterario. Quando non sono abiti +e maschere, sembrano ritratti di donne conosciute per cattivi costumi, +libri adorni di oro, e cose simili. + +[544] Questo vien pienamente confermato dal Guicciardini, nella +sua _Storia di Firenze_: «andavano (i fanciulli) per Carnasciale +congregando dadi, carte, lisci, pitture e libri disonesti, e gli +ardevano pubblicamente in sulla piazza dei Signori, facendo prima in +quello dì, che soleva essere di mille iniquità, una processione con +molta santità e devozione.» + +[545] Nell’Archivio di Ginevra si trova ancora l’atto che condanna alla +carcere una donna, _parce qu’elle n’avait pas les cheveux abattus_. + +[546] Noi abbiamo già parlato altrove della biblioteca di San Marco: +diamo qui alcune altre notizie. Niccolo Niccoli lasciava al pubblico la +sua famosa collezione di circa 600 codici antichi, e Cosimo de’ Medici, +come dicemmo, pagò i debiti che vi gravavano sopra, ritenendo per sè +circa 200 di quei codici, e lasciando il resto a San Marco. Egli e +Lorenzo andarono, poi, accrescendo la loro collezione, con quelle cure +che sono note a tutti, e che è inutile di qui ripetere. I frati di San +Marco fecero lo stesso: il 10 dicembre 1445, essi, come apparisce da +pubblico strumento, dì cui è copia nel convento, pagavano 250 fiorini +per acquisto di codici. Così continuarono sempre fino all’anno 1495, +quando comperarono la biblioteca dei Medici nel modo che abbiamo +detto qui sopra. Ecco in qual modo ne parla Frate Roberto Ubaldini +da Gagliano, nell’interrogatorio a cui fu sottoposto come testimonio +nel processo del Savonarola: «Quanto a soscriptione di danari, io non +lo sentì mai dire più da persona, se non hoggi da voi: ma io non ne +so nulla; excepto che io so bene, che havendo noi facta una compera +di libri da li uficiali di rubelli, et prima dalla Signoria, per +ducati tremila larghi, et restando debitori di ducati mille larghi, +Bernardo Nasi gli promisse per noi, per tempo di 18 mesi, a monsignore +d’Argentona in Francia: et noi facemo fare da altri promessa al detto +Bernardo per decto tempo; et non habiavamo disegno di pagarli, altro +che cercarli da diverse persone nostri amici; et questo so, perchè +l’ho tractate io tutte quelle cose, che già cinque anni sono stato +librerista in San Marco.» _Archivio delle Riformagioni_. Nello stesso +Archivio si trovano anche le deliberazioni dei Signori, _pro libris +olim Laurentii de Medicis_; e sono in data del 31 agosto 95, 19 ottobre +idem, 24 gennaio 97 (stile fiorentino), 7 maggio 98, 12 decembre idem. + +Dopo la morte del Savonarola, fra le molte persecuzioni ch’ebbe a +sopportare il convento, vi fu quella di vedersi tolti, sotto falsi +pretesti, non solamente tutti i libri della collezione medicea, ma +ancora parte di quelli acquistati nel 1445. Nell’ottobre del 1500, +vennero con nuovi patti restituiti; e finalmente, nel 1508, trovandosi +i frati gravati di debiti, nè essendo più vivo quel Savonarola che +tanta cura aveva avuto di quei libri, furono venduti a Galeotto +Franciotti, che li acquistò pel cardinal Giovanni de’ Medici, dipoi +Leone X. E così andarono a Roma, donde poi tornarono nuovamente a +Firenze. Bandini, _Lettera sopra i collettori di codici orientali, +esistenti nella insigne Basilica Laurenziana; Annales conventus S. +Marci_, fol. 8; Padre Marchese, _Storia del convento di San Marco_. + +[547] Il Vasari lasciò scritto, che nel giorno di carnevale, Frà +Bartolommeo bruciò alcuni dei suoi disegni del nudo. Se il fatto fu +vero, ne deve certamente ricadere l’accusa sul suo autore: ma notiamo +che il Vasari visse un secolo dopo del Savonarola, a cui si mostrò nei +suoi scritti sempre avverso; nè molto favorevole fu alla memoria di Frà +Bartolommeo. + +[548] Oltre i moltissimi lavori italiani sopra Michelangiolo, vedi +anche Harford, _Life of Michel Angelo Buonarroti_; pregevolissimo +lavoro pubblicato recentemente in Inghilterra, nel quale si discorre +particolarmente dei rapporti che il Buonarroti ebbe col Savonarola. + +[549] Rio, _Art Chrétien_. — A questo proposito, non sarà fuori di +luogo il fare alcune osservazioni sopra ciò che nel suo libro dice il +signor Rio, intorno al Savonarola. Egli divide la storia della pittura +italiana in due grandi scuole: la pittura cristiana, o, come altri +dissero, il _purismo_; e la pittura _naturalista_, nella quale include +tanto coloro che si restrinsero troppo nella semplice imitazione del +vero, come quelli che andarono solo dietro allo studio dell’antico. +Questa seconda scuola non è altro, pel Rio, che una degradazione +dell’arte cristiana. Avendo, poi, trovato che nel secolo XV le due +scuole fiorivano l’una accanto dell’altra, ha voluto attribuire tutto +il progresso del _naturalismo_ ai Medici, favoreggiatori delle idee +classiche e pagane; mentre del risorgere dell’arte cristiana ha fatto +unico autore il Savonarola. Sebbene sia verissimo che il Savonarola +propugnasse le idee cristiane, in opposizione ai Medici che volevano +fare della erudizione classica uno strumento di corruzione morale, +o almeno restringere con essa il più libero corso delle nuove idee; +è però certo, almeno quanto alla pittura, che la teoria del signor +Rio non regge all’analisi dei fatti. Se noi rivolgiamo lo sguardo a +quei pittori che circondavano il Frate, troveremo che niuno di essi +fu seguace di quell’arte cristiana, di cui il signor Rio vorrebbe +chiamarlo rinnovatore. Innanzi a tutti si presenta Frà Bartolommeo: +ora, non fu egli dei primi, e forse il primo che spinse decisamente +la pittura nel classicismo, e cominciò la scuola del cinquecento? E +Michelangiolo Buonarroti non fu quegli che lo portò ai suoi ultimi +confini? Tra gli ammiratori del Savonarola noi troviamo, è vero, i +Della Robbia; ma quel Luca che fu scultore immortale delle sante +Madonne, era già morto: egli era vissuto, con Beato Angelico, ai +tempi di Cosimo dei Medici. Un altro seguace del Savonarola era il +Cronaca, che fu dei primi a cominciare l’architettura classica, come +ne è testimonio la sala stessa del Consiglio Maggiore: Lorenzo di +Credi è noto a tutti come un discepolo, anzi un imitatore di Leonardo +da Vinci; e Sandro Botticelli viene dal signor Rio chiamato «infetto +di paganesimo.» Ove è, dunque, la scuola di arte cristiana, fondata +dal Savonarola, se i suoi seguaci vanno tutti per la opposta via del +_naturalismo_? Ciò che ha indotto in errore il signor Rio, è stato +il desiderio di attribuire ogni progresso dell’arte ad una causa +unicamente religiosa. È questo un nobile desiderio, che però non sempre +trova in suo favore la realtà dei fatti. E nel nostro caso, è fuori +di dubbio che quella pittura la quale dal signor Rio vien chiamata +cristiana, era assai più fiorente ai tempi di Cosimo de’ Medici; +mentre in quelli del Savonarola, essa cedeva rapidamente il terreno +ai progressi dell’arte classica, che venne ben tosto rappresentata da +Raffaello, per cui il signor Rio sembra avere assai poca simpatia. + +Prima di conchiudere queste osservazioni, dobbiamo però dire che +il signor Rio ha capito mirabilmente la vera opposizione morale che +passava tra il Savonarola ed i Medici; e che egli l’ha descritta, non +solamente con calore, ma ancora con eloquenza. + +[550] _Prediche sopra Amos e Zaccaria_, predica del venerdì dopo la +terza domenica di quaresima. + +[551] _Prediche sopra Ezechielle_, predica XXVIII. + +[552] Predica III, di quelle _sopra Aggeo_. + +[553] _Prediche sopra Amos e Zaccaria_, predica del venerdì dopo la +terza domenica di quaresima. + +[554] Predica XXVIII, _sopra Ezechiel_. + +[555] _Prediche sopra Amos e Zaccaria._ Vedi quella del sabato dopo la +seconda domenica di quaresima. + +[556] _Opus perutile de divisione ac utilitate omnium scientiarum: in +poeticen apologeticus._ Venetiis 1542. Se ne trova anche una edizione +del quattrocento S. L. et A. + +[557] Vedi lib. I, cap. VI. + +[558] «Nec ego aliquando artem poeticam damnandam putavi, sed quorumdam +abusum.» _Epistola ad Verinum_, in principio dell’opera. + +[559] «Si quis credit artem poeticam solum docere dactylos et spondæos, +syllabas longas et breves, ornatumque verborum, magno profecto errore +tenetur.» _Apologeticus_ etc., in principio. + +[560] «Potest enim poeta uti argumento suo, et per decentes +similitudines discorrere sine versu.» Ibidem. + +[561] Ibidem, pag. 44. + +[562] «Nam et nos homines sumus sicut et ipsi, et potestatem imponendi +nomina æqualem a Deo accepimus. Possumus ergo addere et minuere sicut +et ipsi potuerunt, nam et multa jam mutata sunt. Quidam, enim, adeo +perstrinxerunt se, et carceri antiquorum intellectum proprium adeo +manciparunt; ut nedum contra eorum consuetudinem aliquod proferre +nolint, sed nec velint dicere quod illi non dixerunt.... Quæ enim ratio +est ista, quæ virtus argumenti: antiqui non ita locunti sunt, ergo nec +nos ita loquamur?» pag. 40. Altrove abbiamo citato questo passo, e qui +lo riportiamo, perchè lo richiedeva il soggetto. + +[563] «Modum autem artis, quem nunc nostri poetæ servant, hoc est +metrorum ac fabularum, laudumque Deorum, adolescentibus pestis est +perniciosissima. Et certe ad hoc probandum laborarem, nisi sole clarius +appareret. _Experientia ipsa, rerum magistra_, ita nostris oculis mala +quæ ex perverso usu poeticæ artis eveniunt manifestat, ut non oporteat +in probatione sudare.» pag. 55. + +[564] Ibidem. + +[565] «Verum quidam, non amatoria, non laudes idolorum, non turpia; +sed virorum fortium gesta atque moralia versibus descripserunt, et bene +usi sunt arte poetica et modo eius: hoc igitur damnare nec possum nec +debeo.» pag. 55. + +[566] «Ego melius puto Christianos, moribus ornatos, minori fulgere +eloquentia, quam propter eloquentiam Christi nomen perdere.» pag. 55. + +[567] Questa idea non solamente è accennata nell’opera summenzionata, +ma si trova continuamente ripetuta nelle prediche. + +[568] Vedi _Poesie_ di Girolamo Benivieni, Firenze 1500. + +[569] + + Ognun gridi, com’io grido, + Sempre pazzo, pazzo, pazzo. + +[570] _Poesie_ di G. Benivieni. + +[571] Questa laude è la quinta fra le poesie del Savonarola, pubblicate +dall’Audin; ed ivi si trova col titolo di _Canzone ai Fiorentini_. + +[572] Il codice autografo posseduto dal signor Giberto Borromeo a +Genova, sembra un abbozzo, ed è in molte parti quasi indeciferabile. +Nell’appendice daremo un saggio di queste poesie inedite. + +[573] È la XIII, nelle poesie pubblicate dall’Audin: la XII è anche +indirizzata alla stessa Santa, ma è molto inferiore. + +[574] Riuscirebbe difficile correggere le sgrammaticature di questa +strofa, che pure non è senza pregio. + +[575] Vedi _Alcuni devotissimi trattati_ ec. Venezia 1537. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a +fine volume (Errata-corrige) sono state riportate nel testo. + +La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da +una barra. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78880 *** diff --git a/78880-h/78880-h.htm b/78880-h/78880-h.htm new file mode 100644 index 0000000..587802d --- /dev/null +++ b/78880-h/78880-h.htm @@ -0,0 +1,20732 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, vol. 1/2 | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 150%; margin-top: 1em; margin-bottom: 3em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; 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Nel principio del secolo XV si +trasferì a Ferrara, dove fu invitata dagli Este, che allora +vi signoreggiavano. Niccolò III, amante delle lettere e delle +arti, mecenate dei dotti, orgoglioso di tenere una corte +fiorita d’ingegni rinomati, chiamò presso di sè Michele +Savonarola. Questi era un medico a quel tempo divenuto +famoso nella Scuola Padovana; ed il suo nome è passato +ai posteri, non solamente pei suoi molti e pregevoli +scritti,‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> ma ancora per l’affetto che portò al nipote +Girolamo Savonarola, il quale più tardi riempì il mondo +della sua fama. +</p> + +<p> +Venuto a Ferrara, Michele fu nella corte assai ben +veduto, ottenne favori ed onori d’ogni sorta, visse con +<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> +agiatezza e con bella fama. Poco sappiamo del suo figlio +Niccolò: pare che studiasse molto la scolastica, ma +niuno scritto ricorda il suo nome: passò i suoi giorni +bazzicando per la corte, e consumando il patrimonio +che suo padre avea cogli studi e colla industriosa perseveranza +raccolto. La sua moglie Elena, venuta dalla +illustre famiglia dei Buonaccorsi di Mantova, fu però +donna di elevata indole; ebbe una forza di carattere, una +fermezza d’animo quasi virile. Poco raccontano di lei i +cronisti, ma quel poco raccontano a provare la grandezza +del suo animo.‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> Ed in vero, le lettere con le quali +il figlio Girolamo, in tutti i suoi pericoli o dolori si rivolge +a lei, quasi alla sola confidente intima della sua +vita, ci confermano da un lato le virtù di lei; mentre +da un altro ci fanno ripetere l’osservazione, che uno +degli affetti più costanti e inalterabili nelle anime grandi +è appunto questo amore e direi quasi culto alla madre. +</p> + +<p> +Girolamo Savonarola, del quale intendiamo scrivere +la vita, nacque il giorno 21 settembre dell’anno 1452, +e fu il terzogenito di sette figli‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> che nacquero a Niccolò +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +ed Elena. I suoi biografi raccontano maraviglie di lui +sin dalla più tenera età; ma ognuno conosce che fede +sia da dare a simili racconti. Assai più facilmente si +può credere che egli non avesse nulla di tutto ciò +che fa amare i bambini; non era nè bello nè ridente, +ma fin d’allora serio e tranquillo; niuno forse immaginava +quale avvenire la sorte volesse apparecchiargli. +Nondimeno, il primogenito della famiglia, Ognibene, essendosi +dato all’armi; il secondo prendendo cura degli +averi paterni, e forse anche promettendo troppo poco di +sè; non appena Girolamo fu uscito dalla fanciullezza, che +verso di lui si rivolsero tutte le speranze della famiglia: +farne un gran medico divenne il loro sogno. Quella +professione parea loro la sola nobile e dignitosa: sopra +di essa erasi fondata la casa dei Savonarola. E l’avo +Michele rivolse ora al nipote Girolamo tutte le sue cure +più affettuose. Con quella pazienza e quella ingenua +semplicità che dánno i molti anni e la lunga esperienza, +con la chiarezza e precisione d’un forte ingegno educato +allo studio delle scienze naturali, si prese la cura +di aprire il tenero fiore di quella giovanile intelligenza +ai primi pensieri, alle prime idee. Certo niuno potrebbe +augurarsi una scuola migliore di questa, ed il giovane +Girolamo corrispose ben presto al paziente e tenero +amore dell’avolo, innamorandosi dello studio e dei libri, +quasi prima di poterli comprendere: vi correva +dietro come ad arca di tesori sconosciuti. +</p> + +<p> +Sfortunatamente però l’avo morì assai presto (1462),‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> +ed al giovinetto non rimase altra guida che quella del +padre, il quale prese ad insegnargli la filosofia. Le scienze +naturali non erano allora che una parte principalissima +della filosofia, colla quale lo studio della medicina solea +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +sempre incominciarsi; la filosofia poi, come ognun +sa, altro non era che la scolastica. In alcune parti +d’Italia era cominciato, è vero, qualche primo albore +di filosofia platonica, qualche traduzione fedele dell’originale +greco d’Aristotele; ma di ciò si discorrea solo +come di gran novità: i libri che vennero nelle mani +del giovine Savonarola, furono San Tommaso e i commentatori +arabi di Aristotele. Questi libri gli eran dati +come una guida e un indirizzo necessario alla medicina; +e fu singolare il vedere come egli, così giovane, +si abbandonasse e quasi deliziasse in quel mare +o piuttosto in quel laberinto d’incomposti sillogismi, +e come presto divenisse valente nella disputa.‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> Le +opere di San Tommaso lo attiravano con una forza incredibile; +egli vi rimanea estatico a meditarle i giorni +interi, e con difficoltà potevano separarnelo per ricondurlo +agli altri studi più necessari alla medicina. Così da +un lato lo trasportava e chiamava la natura della sua +mente, da un altro lo trattenevano i suoi genitori; e +già, senza che alcuno se ne avvedesse, era cominciata +quella lotta che dovea più tardi decidere il suo avvenire +e deludere le speranze della sua famiglia. Innamorato del +vero, inconsapevole ancora di sè stesso, egli era allora +tutto pieno di quella felice ebbrezza che prova il giovane, +quando per ogni dove la natura sembra invitarlo +ad entrare lietamente nella vita; leggeva con fervore +gli antichi scrittori, scrivea versi, studiava il disegno +e la musica.‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> +</p> + +<p> +Sfortunatamente però mancano tutti i particolari di +questa prima giovinezza: la storia sembra averci voluto +nascondere come si svolgesse il suo spirito, come si educasse +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +la sua mente, quali fossero in particolare i progressi +de’ suoi studi, quali le difficoltà con cui dovette combattere, +come si andassero formando la mente ed il cuore d’un +uomo che ebbe tanta parte nelle cose del mondo. Se +non che, si può osservare che ciò deve esser nato dalla +mancanza di fatti notevoli, e degni d’essere tramandati +ai posteri. Probabilmente, la vera storia della sua giovanezza +riducesi a quei pensieri intimi, a quelle impressioni +segrete, che pochi poterono conoscere. Noi perciò +rivolgiamo invece lo sguardo alle cose che lo circondarono, +per argomentarne le impressioni del suo animo; giacchè +egli non fu mai un uomo chiuso tutto nelle solitarie +meditazioni, ma si sentì sempre trascinato verso la +società e verso il popolo, col quale infatti visse ogni +qual volta non fu costretto a separarsene per troppo disgusto +de’ suoi vizi. +</p> + +<p> +Chi oggi osserva l’abbandono in cui trovasi la +città di Ferrara, le vie solitarie ove di rado s’incontra +un uomo, ove l’erba cresce fra le lastre, immagina +difficilmente la splendida città degli Este coi suoi +100,000‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> abitanti, con una corte fra le prime d’Italia, +col passaggio continuo di principi, d’imperatori e di +papi, colle feste che parea non avessero mai fine: pur +tale essa era quando vi nacque e visse il Savonarola. +Il quale essendo d’una famiglia che vivea nella corte, +udiva i discorsi rivolgersi continuamente intorno a queste +feste ed a questi sollazzi, dai quali dovè pure ricevere +le prime impressioni della sua infanzia. Non sarà, +dunque, fuor di proposito, se ci fermiamo a dire qualche +parola di quella corte. +</p> + +<p> +Nel 1402 Niccolò III governava, col titolo di marchese, +lo stato di Ferrara, a cui andava unita ancora la ricca e +fertile provincia Modanese. Egli dovette per sedici anni +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +combattere di continuo la nobiltà dei castelli intorno; e +dopo averla con ogni arte di guerra, d’astuzia e di tradimenti +sottomessa, si trovò assoluto signore, e diedesi colla +pace a rendere illustre la sua corte. Fece innalzare la torre +del Duomo, i palazzi di Belriguardo e S. M. Belfiore, ed +altri splendidi edifizi. Abbiamo visto che chiamò da Padova +Michele Savonarola, e così fece di molti altri; fra +i quali fu il celebre erudito Guarino Veronese, a cui +affidò l’educazione dei suoi due figli naturali, Lionello e +Borso. Questi furono poi legittimati, e per espressa volontà +del padre gli successero nel governo, a preferenza +di Ercole, figliuolo legittimo, ma di età troppo tenera. +Lionello, adunque, successe a Niccolò l’anno 1441, e +Borso successe a Lionello l’anno 1450. Essi governarono +in tempi assai difficili. L’estinzione della casa Visconti, +la sollevazione di Milano, la gelosia dei Veneziani +e degli stati vicini, aveano per tutto acceso la +guerra; onde parea quasi impossibile che gli Este +non vi fossero dagli uni o dagli altri trascinati. Pure +seppero non solamente tenersene fuori, ma composero +in Ferrara tante discordie fra principi e stati avversi, +che le acquistarono il nome di <i>terra della pace</i>. Ma ciò +che più di tutto fece crescere la fama degli Este, fu la +magnificenza della corte, e il titolo di mecenati che +essi acquistarono prima d’ogni altro principe italiano. +Lionello era, infatti, amico di molti dotti; il Guarino, il +Valla, il Trapezunzio ed altri furono da lui protetti: egli +avea scritto orazioni latine, sonetti in volgare, dato +principio ai famosi musei degli Este, messo in fiore +l’Università, fondato lo Spedale di Sant’Anna e molti +pubblici edifizi. Tenne la corte in un lusso sfolgorante, +e le feste che diede in occasione delle sue nozze furono +materia di discorso in tutta Italia. Ma egli non regnò +che nove anni, ed alla sua morte avvenuta nel 1450, gli +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +successe Borso, che fece assai presto dimenticare la munificenza +e la magnificenza del fratello. Il marchese +Borso era un uomo della stampa dei Medici: a lui non +mancavano buone qualità, ma nascevano tutte dal bisogno +di primeggiare e far parlare di sè. Quando la giustizia +non era a suo danno, egli l’amava e facevala severamente +osservare; ma assai più della giustizia, +amava il nome di giusto, che presso tutti s’era acquistato. +Egli divise equamente fra i cittadini il peso delle +imposte, pigliò a suo carico le spese dell’Università, +introdusse a Ferrara la stampa, allora appena in sul nascere; +fondò la Certosa, fortificò di bastioni la città +dalla parte del Po, ed allargò il suo stato. Le discordie +nate in Italia ai tempi di Lionello, crebbero ancora nei +suoi, ed egli visse in tempi più difficili: pure seppe +tenersi neutrale, e fu arbitro di quasi tutte le discordie +occorse al suo tempo fra gli Stati italiani. Il suo +nome andò tanto oltre, che gl’Indiani inviarongli ricchi +donativi, credendolo il re d’Italia. +</p> + +<p> +Ora, se noi dicessimo che questo gran nome gli +veniva principalmente dal lusso della corte, e dalle +feste con cui sollazzava di continuo il popolo ferrarese, +parrebbe strano, e sarebbe pure la verità. La +sua rinomata giustizia non avea mai potuto sostenere +una prova difficile; nè la sua vita passò senza qualche +grave accusa. La vantata prudenza colla quale +seppe mantenersi in pace fra vicini che guerreggiavano, +si riduceva in fondo, per chi bene l’avesse considerata, +all’arte di non sposare mai la causa d’alcuno, +e tenersi pronto per unirsi sempre al più forte. Ma +il marchese Borso apriva liberalmente la sua casa a +tutti, aveva una rara collezione di codici ed antichità, +vestiva sempre di broccato d’oro; nella sua +corte sfoggiavano le più ricche stoffe d’Italia; avea i +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +più bei falconi, cani e cavalli che si fossero mai visti; +gli stessi buffoni della sua corte eran divenuti famosi, +e le descrizioni delle feste che egli dava correvano +stampate da un capo all’altro d’Italia. +</p> + +<p> +Quando nel 1452 l’imperatore Federigo III scese +in Italia con un séguito di 2000 uomini per andare +in Roma a prendere la corona imperiale, passò per +Ferrara. E Borso gli andò incontro colla nobiltà e +col clero, lo accolse sotto un ricco baldacchino; e +per dieci giorni continui tenne la città intera fra +giostre, conviti, musica e danza. Nel ritornare da +Roma, l’imperatore si era deciso di dare a Borso +i! titolo di duca; le feste furono perciò riprese +con più fervore. Fu eretto nella piazza un suntuoso +palco, sul quale sedeva l’imperatore, col manto e la +corona imperiale ricchi per 150,000 fiorini di gioie. +Borso mosse dal suo palazzo vestito di broccato d’oro, +carico di gioie, accompagnato dalla nobiltà ferrarese, +fra lo schiamazzo del popolo che andava gridando: +<i>Duca, duca, viva il duca Borso</i>. Giunto innanzi all’imperatore +ed inginocchiatosi a’ suoi piedi, ne ricevette +il titolo desiderato. +</p> + +<p> +Ma le feste a cui, per la sua età, potette assistere il +Savonarola, furono ancora più magnifiche, ed ebbero +una ragione assai più notevole. Allora era un continuo +discorrere della caduta di Costantinopoli (1453), +della potenza sempre crescente del Turco, del pericolo +che esso minacciava a tutta la Cristianità: ognuno voleva +fare una crociata, ma per la indifferenza e la fiacchezza +universale niuno si movea. Finalmente, nell’anno +1458, Enea Silvio Piccolomini salito al pontificato col +titolo di Pio II, ordinò un concilio a Mantova, nel quale +egli dovea in persona incitare alla guerra santa i principi +cristiani. Dieci cardinali, sessanta vescovi, un gran +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +numero di principi secolari lo accompagnavano con indicibile +pompa, nel 1459, per le città italiane, che gareggiavano +a sfoggiare di lusso nel riceverlo e rendergli +onore. A Firenze il Santo Padre entrò sulle spalle di +Galeazzo Maria Sforza, e dei signori Malatesta, Manfredi +ed Ordelaffi; la repubblica gli fece quelle feste con cui +onorava solamente l’imperatore o altri gran principi +secolari. A Ferrara il papa entrava sotto un baldacchino +di broccato; le vie per cui passava eran coperte di drappi +e sparse di fiori; dalle finestre pendevano arazzi ricchissimi; +la città era piena di musica e di canto. Nel +Duomo il Guarino lesse una lunga orazione latina tutta +piena d’erudizione e di lodi al Santo Padre; il quale per +otto giorni continui fu tenuto in festa. Così procedette +oltre per la sua via fino a Mantova, ove giunse il 27 +maggio 59. Ivi fece prova della sua maravigliosa facondia +latina, e mosse il pianto degli uditori nel descrivere +la miseria dei cristiani di Costantinopoli. Parlò il dottissimo +Francesco Filelfo, parlò anche in latino Ippolita +figlia di Francesco Sforza; e finalmente gli ambasciatori +Greci mossero una più vera e profonda pietà col descrivere +le sventure della loro patria, la feroce crudeltà dei +Turchi. Tutti i principi offerirono aiuto d’uomini e danaro, +ed il duca Borso promise la somma, per lui esorbitante, +di 300,000 fiorini. Ben presto però si vide che +egli era stato più astuto che volenteroso: questi grandi +apparecchi non si facevano che in parole, e bastò il pazzo +tentativo di Renato d’Angiò, il quale con pochi Francesi +voleva andare alla conquista del Regno di Napoli, per +mandare a vuoto tutta l’impresa d’Oriente. +</p> + +<p> +L’anno 1460, il papa ritornava a Ferrara senza aver +nulla concluso: nondimeno le feste furono maggiori di +prima. Il duca venne ad incontrarlo nel Po sopra un +magnifico bucintoro, circondato per ogni dove da una +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +miriade di barchette ornate a festa, con bandiere e con +musica, le quali occupavano tutta la gran larghezza del +fiume, e procedevano lentamente col bucintoro. Sulle +rive sparse di fiori attendeva una moltitudine di giovanetti +vestiti di bianco, con ghirlande in mano; e nel posto +ove dovea discendere il Santo Padre, gli facevano +corona tutte le statue degli Dei pagani! +</p> + +<p> +Il Savonarola assistè certamente a quella festa, e ne +udì lungamente parlare. Nè è da dirsi con parole che +profonda impressione queste cose producessero su quel +giovane animo. Il suo entusiasmo religioso era fieramente +scosso da tali profanazioni, e fin dalla più tenera +età il suo cuore veniva travagliato da passioni diverse, +e si trovava in guerra aperta col mondo in cui vivea. +</p> + +<p> +La vita di Borso procedè sempre allo stesso modo, +e tali continuarono ad essere i fasti del popolo ferrarese. +Tali erano, pur troppo, anche quelli del resto d’Italia: +indifferenza e corruzione per tutto, il paganesimo +che invadeva da ogni lato, ed il popolo che si abbandonava +ad una gioia lasciva e spensierata. +</p> + +<p> +Il 27 maggio 1471, moriva il Duca; e le sue ceneri +erano ancora calde, quando Niccolò figlio di Lionello, +ed Ercole I (il figlio legittimo di Niccolò III, pervenuto +ora all’età maggiore), si contrastarono fieramente la +successione, tentando la fortuna dell’armi, che fu favorevole +ad Ercole. Il 20 agosto, egli entrava trionfante in +Ferrara, veniva ad alta voce acclamato signore del popolo; +mentre che i seguaci di Niccolò erano scannati +per le vie, e quelli che potevano sfuggire, venivano, +come contumaci, condannati a morte. Le feste e le danze +riprendevano poi il loro usato giro, e l’indomani il popolo +sembrava avere dimenticato il sangue che s’era +versato il giorno innanzi.‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> — Tale era la famosa, splendida +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +e allegra corte degli Este; tali i signori che venivano +corteggiati e probabilmente levati a cielo dalla famiglia +del nostro Savonarola. +</p> + +<p> +Noi chiediamo invano ai biografi del Savonarola +quali fossero le impressioni e i giudizi suoi sopra questi +fatti. Essi si tacciono tutti. Ci descrivono però il suo +vivere tristo e solitario, il suo andare dimesso e sconsolato, +il quasi mai non parlare, il dimagrare continuo, +il pregare sempre più fervido, le lunghe ore passate +nelle chiese, i digiuni frequenti. <i>Heu fuge crudeles terras, +fuge litus avarum</i>, erano le parole che di continuo +e quasi involontariamente, gli uscivan di bocca.‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> Era +allora tutto immerso nella lettura della Bibbia e di +San Tommaso; nè pigliava altro riposo che quello di +sonare qualche mesta melodia, o scrivere dei versi, nei +quali, non senza energia e semplicità, dava sfogo ai dolori +del suo cuore. E di ciò si può avere un esempio +nella canzone <i>De ruina mundi</i>, composta l’anno 1472, +nella quale descrive a chiare note lo stato del suo animo, +la tristezza e lo sconforto de’ suoi pensieri. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Vedendo sotto sopra tutto il mondo,</p> +<p class="i02"> Ed esser spenta al fondo</p> +<p class="i01">Ogni virtude ed ogni bel costume,</p> +<p class="i02"> Non trovo un vivo lume,</p> +<p class="i01">Nè pur chi de’ suoi vizi si vergogni.</p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i01">Felice ormai chi vive di rapina,</p> +<p class="i01">E che‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> dell’altrui sangue più si pasce;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p> +<p class="i01">Chi vedoe spoglia e i suoi pupilli in fasce,</p> +<p class="i01">E chi di povri corre alla ruina.</p> +<p class="i01">Quell’anima è gentile e peregrina,</p> +<p class="i01">Che per fraude e per forza fa più acquisto;</p> +<p class="i01">Chi sprezza il ciel con Cristo,</p> +<p class="i01">E sempre pensa altrui cacciare al fondo.</p> +</div></div> + +<p> +E questi sentimenti agitavano così fortemente l’animo +del Savonarola, che i suoi biografi raccontano, come +avendolo una volta i genitori condotto nel palazzo ducale, +egli, con una tenacità di proposito assai notevole nella sua +età, non volle d’allora in poi mai più rimettervi il +piede.‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> Veramente, quella severa massa quadrangolare, +con le sue quattro torri, coi larghi fossati, coi ponti +levatoi, dovea in quei giorni rendere immagine della +tirannide trincerata in mezzo al popolo ferrarese. Quelle +mura non erano ancora consacrate dalla memoria d’Eleonora +e del Tasso, le cui ombre immortali sembrano +ancora passeggiare le splendide sale, e mandano in +oblio ogni altra sinistra ricordanza. Nè allora si andava +per diletto a visitare le sottoposte carceri, a cui +sette inferriate chiudono la luce, ma ivi si udiva il rumore +delle catene, il gemito dei miseri che viveano +quasi sepolti sotto la terra. E sul loro capo la musica, +la danza, i conviti non avevano mai posa; il rumore +degli argentei piatti, delle scintillanti maioliche, dei veneziani +bicchieri era continuo! Questi contrasti non sfuggivano +certo all’animo fervido, al cuore passionato del +Savonarola: egli fremeva a quella vista, e tutta la sua +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +vita portò una dolorosa rimembranza dei fatti che vide +nella sua prima giovinezza: spesso la sua mente si esaltava +nel dolore, e non sapeva trovare rifugio altrove +che nelle chiese. La preghiera fu il continuo conforto di +quell’anima esaltata; egli bagnava di lacrime le soglie +degli altari, sui quali rimaneva prostrato lunghissime +ore, chiedendo a Dio conforto contro i mali di un secolo +dissoluto, vile e corrotto. +</p> + +<p> +In quel tempo appunto abitava accanto alla sua casa +un esule fiorentino, che portava il nome illustre degli Strozzi, +e avea seco una figliuola naturale. Un cittadino esiliato +dalla patria di Dante dovea sul suo animo avere un gran +prestigio. Egli lo immaginava, infatti, oppresso da nemici +ingiusti, sofferente per amore della libertà e della patria; +e in quella casa dell’esule cominciò ad immaginare +una gente diversa da quella che lo circondava. I suoi +occhi s’incontrarono con quelli della giovane fiorentina, +e provò quella prima arcana rivelazione del cuore, +che fa credere alla felicità sulla terra. Il mondo s’illuminava +innanzi a lui di nuova luce, la fantasia accesa +di mille speranze sognava giorni beati; ed egli, tutto +pieno d’ardore e di fiducia rivelò il suo animo alla giovane +amata. Ma qual fu il suo dolore nel sentirsi una +superba risposta, che, rifiutandolo, gli faceva capire che +gli Strozzi non s’abbassavano a far parentado coi Savonarola! +Egli respinse quest’ingiuria con parole piene +di sdegno;‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> ma il suo cuore ne restò desolato. In un +istante cadeva nel nulla un mondo di sogni e speranze +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +lungamente nudrite nell’animo, gli fuggiva dinanzi +tutta la felicità della vita, ed egli era nuovamente +solo in mezzo ad una moltitudine che d’ognintorno lo +respingeva. Ancora non avea venti anni: i fatti recentissimi +della successione d’Ercole I lo facevano disperare della +sua patria; e l’affetto in cui avea riposto tutta la sua +felicità, era finito con una crudele illusione. Ove, dunque, +riposare l’animo affaticato e stanco? I suoi pensieri si +volsero allora spontaneamente a Dio. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Se non che una speranza</p> +<p class="i01">Pur al tutto non lascia far partita,</p> +<p class="i02"> Ch’io so che in l’altra vita</p> +<p class="i01">Ben si vedrà qual alma fu gentile</p> +<p class="i01">E chi alzò l’ale a più leggiadro stile.‍<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a></p> +</div></div> + +<p> +Il sentimento religioso s’impadroniva prepotentemente +di tutto il suo animo, gli creava nel cuore una +nuova sorgente di conforto, aprivagli una via ormai sicura. +La sua preghiera era ogni giorno più fervida, e +quasi sempre egli concludeva con queste parole: «Signore, +fammi nota la via per cui deve camminare la +mia anima.»‍<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> Già il pensiero di abbandonare il mondo +e darsi alla religione si affacciava assai spesso alla +sua mente, e la sua ammirazione per San Tommaso +gli facea inclinar l’animo all’ordine domenicano. Ma +nel 1474 essendo andato a Faenza, vi udì predicare un +Agostiniano, le cui parole s’impressero così fortemente +in lui, che da quel giorno egli si era irrevocabilmente +deciso di darsi alla vita claustrale.‍<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> +</p> + +<p> +Tornando a Ferrara, era per la via tutto lieto; ma +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +quando mise il piede sotto il tetto domestico, s’avvide che +cominciava per lui una prova durissima. Bisognava celare +la sua deliberazione ai genitori; e la sua madre, +quasi fosse consapevole di tutto, lo fissava con uno +sguardo che parea volesse penetrargli il cuore, ed egli +non ardiva più guardarla in viso. Questa lotta durò un +anno, e più volte il Savonarola ne rammentò i supremi +dolori: «Se io avessi manifestato il mio animo, egli +diceva, io credo che il cuore mi sarebbe scoppiato, e +mi sarei rimosso dal proponimento già fatto.»‍<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> E fra +gli altri giorni, il 23 aprile 1475, il Savonarola sedutosi, +prese in mano il liuto e sonò una canzone così mesta, +che la madre, quasi mossa da uno spirito di divinazione, +rivolgendosi ad un tratto pietosamente verso di lui, gli +disse:‍<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> «Figliuolo mio, questo è segno di partenza.» +Egli allora si fece forza, e colla mano tremante continuò +a toccare il liuto, senza punto rimuovere gli occhi +da terra. +</p> + +<p> +L’indomani, 24 aprile, era un gran giorno per Ferrara: +celebravasi in tutta la città la festa di San Giorgio, +ed i parenti del Savonarola, insieme cogli altri, vi assistevano. +Quel giorno egli avea deliberato di lasciare la +casa paterna, e come si vide tutto solo, si pose in viaggio +per Bologna, ove s’indirizzò al convento di San Domenico, +ed espresse la sua volontà di vestir l’abito, +chiedendo d’essere adoperato agli uffici più vili del convento. +Voleva essere il servo di tutti, e veniva per far +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +severa penitenza de’ suoi peccati, non per passare, secondo +il costume allora generale, da <i>Aristotele nel secolo, +ad Aristotele nel chiostro</i>. Venne ricevuto, e subito s’apparecchiò +al suo noviziato. +</p> + +<p> +Non appena però egli fu solo, che il primo pensiero +si rivolse alla famiglia; e quel medesimo giorno 25 +aprile, scrisse al padre una lettera assai affettuosa, nella +quale cercava confortarlo e rendergli ragione della sua +decisione. La cagione che lo avea mosso, era stata +il non poter più tollerare la gran corruzione del secolo, +e il vedere per tutta Italia sollevato il vizio, messa +in fondo la virtù. Non si era deciso puerilmente, ma +dopo una lunga meditazione ed un lungo dolore. +Non avea avuto il cuore di rivelare il suo pensiero, +perchè forse allora non gli sarebbe più bastato l’animo +a metterlo in atto. «Padre carissimo,» egli conclude, +«non vogliate col vostro dolore accrescere il mio, già +gravissimo. Fatevi animo, confortate mia madre, e insieme +con essa datemi la vostra benedizione.»‍<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> +</p> + +<p> +Tale era il tenore di questa lettera; nella quale +disse ancora, che vicino alla finestra avea lasciato alcune +carte, ove era descritto lo stato del suo animo. +Ed il padre ricercò subito fra i libri del figlio, e +nel luogo da lui indicato ritrovò uno scritto <i>Sul dispregio +del mondo</i>. Ivi sono i medesimi sentimenti +espressi nella lettera: descrive i costumi del suo tempo, +e li paragona a quelli di Sodoma e di Gomorra. +«Non v’è rimasto pure uno, uno solamente, che voglia +il bene: a noi bisogna imparare dai bambini e +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +dalle donnicciuole, perchè in essi soli è rimasta ancora +qualche ombra d’innocenza. I buoni sono oppressi, +ed il popolo Italiano è divenuto simile all’Egizio, che +teneva in soggezione il popolo di Dio. Ma già le carestie, +le inondazioni, le malattie ed altri segni moltissimi +preconizzano futuri mali, annunziano l’ira di Dio. Apri, +apri, o Signore, nuovamente le acque del mar Rosso, e +sommergi gli empi nelle onde del tuo furore.»‍<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> +Questo breve scritto si credette perduto da tutti i biografi; +ma si ritrova presso la famiglia Gondi di Firenze, +cui fu religiosamente confidato da un Marco Savonarola +l’anno 1604. Esso è assai notevole, perchè vi si scorge +chiaramente come sin dal suo primo entrare nel chiostro, +il Savonarola prevedesse flagelli all’Italia; e perchè +fin d’allora trovasi in lui il sentimento d’una straordinaria +missione affidatagli da Dio. Egli chiede al Signore +che le acque del mar Rosso aprano il passaggio +ai buoni e sommergano i tristi; ma egli non può nello +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +stesso tempo nascondere la speranza, che la verga la +quale dovrà comandare a queste acque, sarà un giorno +messa tra le sue mani. Invano volea nasconderlo a sè +stesso, invano umiliarsi ed essere adoperato agli uffici +più vili del convento: nel suo petto si nutrivano speranze +e disegni straordinari. +</p> + +<p> +Quale effetto producessero sull’animo dei genitori +quegli scritti, non sappiamo; ma si può bene argomentare +che si dolessero amaramente della risoluzione imprevista +del loro figliuolo, giacchè noi troviamo di lui una +seconda lettera, nella quale rimprovera i loro immoderati +rammarichi. «Se un principe temporale,» egli +dice, alludendo al mestiere del suo primo fratello, «mi +avesse cinto la spada e fattomi de’ suoi seguaci, voi +ne avreste creduto onorata la vostra casa e fattone allegrezza; +ed ora che il Signore Gesù Cristo mi cinge +la sua spada e mi fa suo cavaliero, voi piangete!»‍<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> +Dopo ciò i parenti si dovettero rassegnare, ed il Savonarola +pose tutto il suo animo ai nuovi doveri assunti. +</p> + +<p> +Egli era di mediocre statura, di colore scuro, di temperamento +sanguigno-bilioso, d’una fibra oltre ogni dire +delicata e sensibile. I suoi occhi fiammeggiavano sotto +nere sopracciglia, il naso era aquilino, la bocca larga, +le labbra grosse, ma strette in modo fra loro, che manifestavano +una fermezza irremovibile di propositi: +la fronte, sin d’allora solcata da profonde rughe, indicava +una mente già data alla contemplazione di gravi +pensieri. Tutta la sua fisonomia invero non avea bellezza +di forme: esprimeva però una severa nobiltà di +carattere; ed un certo sorriso di mestizia rendeva a +que’ suoi lineamenti rozzi e taglienti, una tale aria di +bontà, che al solo vederlo ispirava fiducia. I suoi modi +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +erano semplici, sebbene incolti; il discorso disadorno e +quasi rozzo, divenia nel suo animarsi efficace e potente +in maniera, che convinceva e dominava ognuno.‍<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> In +quei giorni però egli era chiuso in un silenzio profondo, +e dato alla contemplazione delle cose celesti. A vederlo +passeggiare pei chiostri, parea piuttosto un’ombra che +un uomo vivo; tanto i digiuni e le astinenze lo aveano +macerato: le prove più dure del noviziato gli parevano +lievi, e i superiori doveano di continuo trattenerlo per +non farlo eccedere. Quando egli non digiunava, mangiava +appena tanto che bastasse a sostenerlo. Il suo letto +era un graticcio con un saccone di paglia ed un lenzuolo +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +di lana; gli abiti erano sempre i più rozzi che potesse +avere, ma la nettezza ne era esemplare; la +modestia, l’umiltà, l’obbedienza, senza pari nel convento; +il fervore della orazione tale e tanto, che i superiori +ne restavano ammirati, ed i confratelli assai spesso +credevano di vederlo rapito in ispirito. E veramente +parea che le mura del chiostro, separandolo dal mondo, +gli avessero restituito la calma dello spirito, e che +egli allora non desiderasse altro che obbedire e pregare. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<h3 id="cap2-1">CAPITOLO SECONDO. +<span class="smaller">Dalla sua entrata nel Chiostro, sino alla prima venuta in Firenze.<br> +[1475-1482.]</span></h3> +</div> + +<p> +Il Savonarola dimorò sette anni nel convento di San +Domenico a Bologna. Ivi, fra i solitari chiostri, nel +tempio maestoso, ove le ceneri del fiero fondatore dell’ordine +riposano sotto quel monumento, che è opera +stupenda di Nicola Pisano, divise i suoi giorni fra la +preghiera e le privazioni. I superiori però, si avvidero +ben presto della dottrina e delle qualità non comuni +della sua mente; onde, invece di adoperarlo a +quegli umili uffici a cui volea solamente darsi, lo posero +all’insegnamento dei novizi. In sul primo fu dolente +di togliere una parte del suo tempo alla preghiera ed +alle pratiche religiose; ma considerando poi che l’obbedienza +era divenuta il suo primo dovere, e che egli +poteva dirigere i suoi compagni nella via della virtù e +della vera religione, si piegò volonterosamente al nuovo +ufficio. +</p> + +<p> +Chi però dalla obbedienza ed umiltà del Savonarola +volesse argomentarne tutti i suoi pensieri, anderebbe di +gran lunga errato. Il suo era uno spirito pieno di fede, +ma anche pieno d’impeto e pieno d’ardore. La corruzione +del secolo lo avea deciso a chiudersi nel chiostro, +ove sembrava aver trovato pace nella solitudine e nella +preghiera: ma quando egli si faceva a considerare le +tristi condizioni della Chiesa, l’animo ribolliva di sdegno, +e nel suo petto nascevano pensieri che invano egli +s’adoperava a frenare colla disciplina religiosa e con +tutte le forze della sua volontà. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +L’anno medesimo che lasciava il mondo, quell’anno +d’esaltato fervore, egli dava sfogo ai pensieri più segreti +del suo animo in una Canzone, che intitolò <i>De ruina +Ecclesiæ</i>. In essa egli domanda alla Chiesa, che figura +sotto l’immagine d’una casta vergine: — Ove sono gli antichi +dottori, gli antichi santi; ove la dottrina, la carità, +il candore antico? — Ed in risposta la vergine, presolo per +mano, lo conduce in una spelonca e gli dice: — Quando io +vidi la superba ambizione penetrare in Roma e contaminare +ogni cosa, allora mi ritirai e chiusi in questo luogo, +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Ove io conduco la mia vita in pianto. —</p> +</div></div> + +<p> +Dopo ciò gli mostra le piaghe che avevano contaminato +il suo bellissimo corpo; ed allora il Savonarola, tutto +pieno di dolore, si rivolge ai santi nel cielo e li invita a +piangere tanta sventura: — +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Prostrato è il tempio e l’edifizio casto. —</p> +</div></div> + +<p> +— Ma chi ha ridotto le cose a tale? — riprende nuovamente +il Savonarola. E la Chiesa, riferendosi a Roma, +risponde: — <i>Una fallace, superba meretrice</i>. — Allora il +giovane e devoto novizio, il solitario ed umile fraticello, +dice una di quelle parole, che rivelano tutta la sua +anima: — +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i07"> deh! per Dio, donna,</p> +<p class="i01">Se romper si potria quelle grandi ale? —</p> +</div></div> + +<p> +A che la Chiesa, quasi in tuono di rimprovero gli dice: — +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Tu piangi e taci; e questo meglio parmi.‍<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> —</p> +</div></div> + +<p> +Tale era dunque il Savonarola nel convento: i digiuni +e la preghiera confortavano il suo cuore, l’insegnamento +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +dei novizi era il suo riposo; ma nell’animo suo era +già sorto un dolore profondo, uno sdegno irrefrenabile di +vedere la Chiesa di Cristo abbandonata e piena di corruzione. +Egli piange e si tace, è ben vero, ma nella sua +mente ritorna assai spesso quel pensiero: — Deh! per +Dio, se rompere si potriano quelle grandi ali, ali di perdizione! — Or +si mettano innanzi ad un’anima così esaltata +i fatti che di giorno in giorno seguivano per tutta Italia, +gli si dipinga il quadro tristo ed osceno di ciò che +avea luogo nella corte romana; ed allora solo si potrà +comprendere che fuoco dovesse finalmente accendersi in +quel cuore già per sè stesso infiammato. +</p> + +<p> +Sin dalla morte di Pio II (1464) era cominciata quella +scandalosa corruzione dei papi, che in Alessandro VI +dovea raggiungere il suo apice. La mala fede, e la smisurata +avarizia di Paolo II divennero ben presto note +in tutto il mondo; e quando Francesco della Rovere gli +successe (1471) col nome di Sisto IV, si previdero alla +Chiesa degli anni ancora più tristi. Assicuravasi pubblicamente +che l’elezione del nuovo papa era stata simoniaca; +si ripetevano per tutta Roma i nomi di coloro che +aveano venduto i loro voti, e gl’impieghi che ne aveano +ricevuto. La scandalosa libidine di Sisto non riconosceva, +poi, limiti di sorte alcuna; la sua prodigalità nello spendere +era uguagliata solamente dalla sete inestinguibile +di oro; le passioni lo accecavano così fieramente, che per +raggiungere i suoi disonesti fini, non retrocedeva innanzi +ad alcuna disonestà di mezzi, e non v’era scandalo +che non fosse stato per commettere. +</p> + +<p> +Si vide quasi in un istante sparire il tesoro con infinita +avidità raccolto da Paolo II; e ben presto il lusso +sfolgorante dei nipoti di Sisto, fece comprendere in quali +mani fosse stato versato. Essi eran quattro: uno di loro +fu fatto prefetto di Roma; un altro cardinale, che fu poi +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +papa Giulio II; un terzo comprò per 40,000 ducati d’oro +la città d’Imola, e sposò la figlia di Galeazzo Sforza; ma +di tutti il più scandaloso e più prediletto era Pietro Riario. +La preferenza del papa per questo giovane di ventisei +anni fu tale, che fece correre per Roma mille scandolose +dicerie. Da semplice frate fu levato alle dignità +di cardinale prelato col titolo di San Sisto, patriarca di +Costantinopoli, arcivescovo di Firenze. Egli ebbe pienissima +autorità nella corte, e quando vi andava, le vie +non bastavano alla folla che lo accompagnava: le sue +udienze erano più frequentate di quelle del pontefice +stesso. Il suo fasto, dice uno scrittore contemporaneo,‍<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> +avanzava tutto ciò che i nostri padri seppero mai fare, +tutto ciò che i nostri nipoti potranno mai immaginare. +Nel ricevere gli ambasciatori di Francia, dette loro un +pranzo, in cui si usarono quasi tutte le arti conosciute +a quel tempo: fu messo sossopra il paese per ricercare +tutto ciò che v’era di più raro e pregiato; fu fatto ogni +sforzo perchè la posterità non potesse produr nulla di +simile: e le descrizioni in versi d’una tal festa corsero +non solamente per le città d’Italia, ma andate oltre le +Alpi, si sparsero in tutta l’Europa. Quando Eleonora +d’Aragona, figlia del re di Napoli, andando sposa al Duca +di Ferrara, si fermò a Roma (1473), il lusso passò ogni +confine. Cardinali ed ambasciatori ricevettero la sposa, e +la menarono al papa per vie ricoperte di veli ed arazzi; +dipoi la condussero in un palazzo, fatto costruire a bella +posta dal giovane Riario accanto alla sua casa. Le mura +erano di bellissimi legni; l’interno splendeva di seta ed +oro; i piatti, i bicchieri, ogni specie di vasellame era +d’oro e argento.‍<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> Così il cardinal Riario avea in meno +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +d’un anno speso la somma di 200,000 fiorini, e malgrado +i molti e ricchissimi impieghi, avea già 60,000 +fiorini di debito. Non perciò moderava i suoi eccessi; ma +invece, quell’anno medesimo, partiva per Milano, dove +entrava in gara di lusso col duca Galeazzo, uno dei principi +più dissoluti in Italia. Dipoi andossene a Venezia, +ed ivi si abbandonò così perdutamente alle lascivie, che +finalmente le forze vennero meno alla mala volontà, e +tornato a Roma, cessò di vivere il giorno 5 gennaio 1474. +In questo modo ebbe origine quello scandalo e quella +piaga profonda del papato, che fu conosciuta nella storia +col nome di nepotismo; e Sisto IV continuò a vivere +sempre nello stesso modo sino al 1484, anno ultimo del +suo pontificato. In verità, sebbene quella età fosse corrottissima, +v’era pure un generale sconforto nel vedere +così desolata la Chiesa. Il mondo aborriva gli scandali +dei quattro nipoti del papa, e quelli di lui, che, pieno +d’avarizia e libidine, si dava ciecamente in preda a tutte +le passioni.‍<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> +</p> + +<p> +Chi poi dalla Chiesa si fosse volto a guardare il resto +delle cose d’Italia, ne avrebbe ricevuto non minore +sconforto. Erano tempi veramente infelici. Non solo si +lamentava la libertà già da lungo tempo perduta; ma +in quei medesimi signorotti che tiranneggiavano, non si +vedeano più quelle doti d’energia e d’accortezza politica, +che erano state nei loro padri ammirate. Spenti +quei forti desiderii, quelle ardenti e smisurate ambizioni, +parea che per tutto contemporaneamente decadesse +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +la razza dei principi. — Nel regno di Napoli, ad Alfonso +il Magnanimo era successo (1458) Ferdinando I +d’Aragona, che ben si avrebbe meritato il nome di crudele. +Egli non seppe spegnere i suoi nemici altrimenti che +coll’astuzia, la simulazione e i tradimenti; avaro poi e +meschino in maniera, che negoziava sopra gli averi e le +proprietà dei suoi sudditi stessi. In Firenze, all’accorto ed +intelligente Cosimo dei Medici era successo (1465) l’incapacissimo +Piero, che in pochi anni di governo seppe mettere +la supremazia della sua casa in tale pericolo, che se la +morte fosse venuta più tardi, suo figlio Lorenzo non +avrebbe potuto prendere in mano le redini dello Stato. +In Milano, al valoroso condottiero, all’astuto politico Francesco +Sforza, era successo (1466) il debole Galeazzo; +ed in Venezia, finalmente, all’abile ed ambiziosa +politica di Francesco Foscari, era seguita quella di Pasquale +Malipiero (1457), le imprese più notevoli del cui +dogato furono le feste che dètte in piazza San Marco. +Questo peggioramento così universale sembrava quasi +fatale e misterioso: ma egli era che i padri di coloro +che regnavano allora, s’erano impadroniti degli +Stati attraverso mille pericoli, rimovendo ostacoli d’ogni +sorta, combattendo un numero infinito di nemici; mentre +i loro figli, nati nella pace, cresciuti fra i cortigiani, +s’erano educati alla mollezza. +</p> + +<p> +Eppure, quasi tutti questi mali non fossero bastevoli +ad affliggere l’Italia, se ne aggiungevano molti altri +non meno gravi. Pareva che questa mollezza dei principi +facesse risentire i popoli, fra i quali si trovava ancora +un pugno d’uomini, che scontenti di quel nuovo stato +di cose, erano pronti di mettersi ad ogni cimento, di +tentare ogni impresa più disperata. Quegli anni, infatti, +pareva fossero divenuti gli anni delle congiure. Nel 1476 +ne seguirono tre. — Girolamo Gentile tentò di sottrarre +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +Genova al giogo milanese: l’Olgiati, il Visconti ed il Lampugnani +pugnalarono in chiesa il duca Galeazzo, e furono +poi a furore di popolo ammazzati per le vie di Milano: +a Ferrara, Niccolò d’Este con 600 uomini ritentava la +fortuna delle armi, ed insieme colla più parte dei suoi +vi perdeva la vita. Così queste congiure risultavano +sempre a danno di chi le tentava, nè facevano altro +che peggiorare la condizione dei popoli, rendere la tirannide +sempre più ferma e più crudele. +</p> + +<p> +Nondimeno, la gravità del pericolo, invece di spaventare, +parea che eccitasse gli animi a fatti sempre più disperati, +ed ogni anno se ne udivano dei nuovi. Niuna +delle congiure però fu terribile quanto quella avvenuta +a Firenze l’anno 1478, il giorno 26 aprile, quando nella +Cattedrale, mentre che si celebrava la messa, nel momento +stesso in cui si levava l’ostia consacrata, i Pazzi +pugnalarono Giuliano dei Medici, e fallirono il colpo +dato a Lorenzo, che avuto tempo di sguainare la spada, +potè, difendendosi, ricoverare e salvarsi nella sagrestia. +Angelo Poliziano, che fu subito pronto a chiuderne +la porta, racconta che il disordine e le grida di quel momento +furono tali, che parve il tempio intero ne rovinasse.‍<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> +Certamente in questa congiura ogni cosa era +fuori dell’ordinario: l’accortezza e l’ardire con cui +l’aveano tramata; il momento scelto per menarla ad effetto; +la nobiltà delle famiglie che vi aveano preso parte; +le vittime che allora, e per molto tempo dipoi, ne +seguirono. Ma ciò che più di tutto faceva maraviglia, era +il numero e la qualità degli ecclesiastici che vi si erano +mescolati: ad un prete era stato affidato il pugnale che +dovea ferire Lorenzo dei Medici; il cardinal Salviati era +stato il centro principale dei congiurati a Firenze ed a +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +Roma; il più caldo ed instancabile istigatore ne era stato +il santo padre medesimo, Sisto IV. Egli avea sperato con +questi modi crescere stato ai suoi nipoti; onde non potè +resistere allo sdegno di veder fallita la congiura, e posto +da banda ogni rispetto, divenne nemico dichiarato, e +mosse guerra aperta ai Fiorentini. +</p> + +<p> +In questi tempi e fra questi fatti, s’andava formando +l’animo di Girolamo Savonarola. Egli riguardava l’andare +del mondo e le condizioni della Chiesa con un orrore ed +un dolore, a cui non sapeva ritrovare altro conforto che +la preghiera e lo studio. I suoi superiori, crescendo però +sempre più nella stima che aveano già concepita di lui, +dall’insegnamento lo passarono alla predicazione. Ed egli +intraprese con ardore anche questo nuovo ufficio; giacchè +il suo primo proponimento di chiudersi nel silenzio e nella +solitudine, cominciava a cedere terreno innanzi all’imperioso +e sempre crescente bisogno di attività morale ed +intellettuale: onde questa nuova palestra riusciva assai +gradita alle forze giovani e rigogliose del suo spirito. +</p> + +<p> +Pare che in questi primi sermoni seguisse lo stile +medesimo delle sue lezioni; distendendosi però nelle osservazioni +pratiche e nei precetti di morale; allontanandosi +a poco a poco da Aristotele per avvicinarsi sempre +più alla Bibbia, che dovea finalmente divenire il compagno +unico e indivisibile della sua vita. Nè altro possiam +dirne, giacchè pare ottennessero assai poco successo, +non trovandosi scrittore del tempo che ne accenni pure +una sola parola, nè restandone memoria di sorte alcuna. +</p> + +<p> +L’anno 1482, i superiori lo mandarono a predicare +in Ferrara. Ivi egli fu come morto al mondo: non vide +alcuno dei conoscenti; assai poco i parenti, per non ridestare +affetti ancora vivi nel suo cuore. Le vie, le case, +le chiese della sua patria gli richiamavano un passato +che egli voleva allontanare dalla sua mente. Ma neppure +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +i suoi concittadini fecero gran plauso al suo +predicare; giacchè noi lo udiamo più tardi lamentarsi +che in lui si era verificato l’antico detto: <i>nemo propheta +in patria sua</i>.‍<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Non avendo alcuno di quei sermoni, +potremmo difficilmente indagare la cagione di questa +indifferenza de’ suoi uditori; la più probabile congettura +però è questa, che egli non volle seguire la via tenuta +dagli altri predicatori, i quali si perdevano sui loro +pergami negli interminabili sofismi della scolastica, o +scendevano a bassezze tali di linguaggio, che ai nostri +giorni sarebbero permesse appena nelle bettole.‍<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> Il Savonarola, +d’altronde, ancora non avea potuto ritrovare la +sua maniera: rimanea, quindi, troppo incerto per dominare +l’uditorio e ricondurlo in un’altra via. Pure, fin +d’allora vi era qualche cosa di eloquente ed efficace nella +sua parola, come si può cavare dalla narrazione che fanno +i biografi di molti aneddoti simili al seguente. — Da Ferrara +navigava egli un giorno sul Po verso Mantova, con +una piccola nave, in cui si trovavano ancora tredici +soldati che giocavano e bestemmiavano, senza rispetto +alcuno all’abito nè alla dignità del frate. A questo +il Savonarola sdegnato, indirizzò loro la parola; e +subito dopo undici di quei soldati caddero in ginocchio +ai suoi piedi, pentiti dei loro peccati.‍<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> — Di +certo però, altra cosa è rivolgere efficacemente il discorso +a pochi soldati e persuaderli, per così dire, coll’impeto +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +della propria coscienza; altra cosa parlare sul +pergamo a un uditorio numeroso e fare un sermone. +Nel primo caso basta la natura, che nel Savonarola era +fecondissima; nel secondo ci vuole l’arte, che sembrava +ancora mancargli. +</p> + +<p> +In quell’anno medesimo (1482), una guerra addensavasi +d’ognintorno sopra Ferrara; onde il superiore dei +Domenicani mandava altrove buona parte dei suoi frati; +ed il Savonarola dovette volgere i passi a Firenze, dando +così l’ultimo addio ai parenti, agli amici ed alla sua +patria, che vedea per l’ultima volta. +</p> + +<p> +Questa guerra mossa da principio contro il solo +duca di Ferrara, s’era a poco a poco sparsa per ogni +dove, ed avea diviso in due fazioni quasi tutta Italia. +Le cagioni vere che la moveano, erano da una parte la +nuova ambizione dei Veneziani, che si volevano stendere +sulla terra ferma; da un’altra, lo smodato desiderio +che avea il Papa d’accrescere stato ai nipoti. Queste cagioni +però si tenevano celate; ed il Papa adducea, volersi +vendicare contro il duca, per essersi egli condotto al soldo +dei Fiorentini, nella guerra che questi aveano dovuto sostenere +contro di lui dopo la mal riuscita congiura dei +Pazzi; i Veneziani pigliavano occasione da certe contestazioni +di confini, e dalle loro eterne quistioni pel commercio +del sale. Il duca di Ferrara si offerì pronto a cedere in +tutto, ma non gli valse a nulla: quei due potentati erano +omai decisi alla guerra, e si tiravano dietro la repubblica +di Genova, ed un gran numero di quei signorotti +che dominavano nelle Marche e nelle Romagne. Pigliavano +da un altro lato le parti del duca, la repubblica +Fiorentina, il re di Napoli e il duca di Milano; a cui si +univano il marchese di Mantova, il Bentivoglio signore +di Bologna e la potente casa dei Colonna. L’Italia si trovava +tutta sulle armi, e non v’era che la repubblica Fiorentina +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +la quale pigliasse parte a queste contese solamente +in parole: nel resto s’era già cominciato a guerreggiare. +Il duca di Calabria veniva alle mani coi pontificii, +comandati da Roberto Malatesta; i Colonna, usciti dai +loro feudi, devastavano la campagna Romana; e i Genovesi +attaccavano il confine occidentale del ducato di Milano. +Ma il nodo principale della guerra era nelle mani +dei Veneziani: essi stringevano fortemente Ferrara con +due eserciti, mentre un terzo portava la guerra al duca +di Milano; e spingevano le cose in modo, che già la +fame opprimeva la città di Ferrara, e la sua resistenza +non poteva andare più in lungo. Si vedea chiarissimo +che, fra poco, il premio di tutta la guerra sarebbe caduto +nelle mani dei Veneziani. +</p> + +<p> +Non appena Sisto IV s’avvide come la preda tanto desiderata +fosse per fuggirgli di mano, che, quasi cieco per +la rabbia, voltò bandiera; e fece un trattato col re di Napoli; +concesse al duca di Calabria il passaggio pe’ suoi +stati; scomunicò i Veneziani, chiamandoli nemici di Cristo; +invitò tutti i potentati d’Italia a portar loro la guerra. +Questo subito mutamento poteva sorprendere solo quelli +che non conoscevano qual fosse la furiosa natura di Sisto, +e ove lo conducesse la sete dell’oro e degli stati. I Veneziani +non si lasciarono, è vero, spaventare dal Papa; ma la sua +defezione avea mutato tutte le condizioni della guerra. +Il duca di Calabria avea già col suo esercito approvvigionato +Ferrara, e veniva a disturbare i lavori d’assedio: +le cose doveano perciò di nuovo procedere in lungo. +I due eserciti si posero l’uno accanto all’altro, senza che +si venisse ad alcun fatto risoluto di armi: le campagne +erano ogni giorno devastate; moltissimi moriano di fame, +niuno di ferro. Con questa incredibile fiacchezza +procederono le cose sino all’anno 1484, quando ognuno +si trovò stanco d’una guerra egualmente dannosa a tutti. +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +Allora il generale dei Veneziani accettò le proposte d’un +trattato di pace; gli eserciti da ogni banda si ritirarono; +ed in un punto cessò tutta la guerra, con soddisfazione +generale. +</p> + +<p> +Il papa solamente non avea mai lasciato di soffiare +nel fuoco da lui acceso: troppo gli era crudele il pensiero +di perdere le speranze concepite nella guerra; onde, +quando il 12 agosto vennero presentati gli ambasciatori +e che gli lessero le condizioni della pace, egli, tutto +pieno di furore, levatosi in piedi, gridò: — Voi mi annunziate +una pace di onta e di vergogna. — Il giorno seguente +la gotta, di cui già da lungo tempo soffriva, gli +andò al petto, ed il santo padre moriva pel dolore della +pace conclusa.‍<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> +</p> + +<p> +Questa era, dunque, la guerra che cacciava il Savonarola +da Ferrara verso Firenze; ed egli traversava l’alpestre +e solitario Appennino per venire in città nuova, +fra gente sconosciuta, con l’animo travagliato dal pensiero +di vedere che un papa, per accrescere stato a due +o tre giovani dissoluti, metteva in tanto disordine tutta +Italia: mentre i Turchi erano quasi alle porte, mentre +ancora non erano scorsi due anni dalla loro discesa in +Otranto. Il vento che sibilava fra quegli abeti e faggi, +pareva quasi sonasse maledizione contro coloro che laceravano +il manto alla sposa di Cristo; e forse gli portava +di nuovo alle orecchie quel suo troppo audace verso: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Se romper si potria quelle grandi ale!</p> +</div></div> + +<p> +Arrivato, dunque, la prima volta a Firenze nel 1482, +egli entrò in quel convento di San Marco, ove passò poi +gli anni più belli e i più infelici della sua vita. E siccome +nella memoria dei posteri il nome del Savonarola va inseparabilmente +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +unito a quello di San Marco, così sarà +bene dire anche di questo qualche parola. +</p> + +<p> +Nel principio del secolo XV, esso era una fabbrica +miserabile e quasi rovinata; ove abitavano alcuni frati +Silvestrini, i quali vi menarono una vita così scandalosa, +che molti ne fecero richiamo alla corte di Roma. +Finalmente, Cosimo il Vecchio, avutone il permesso dal +papa, trasmutò altrove i frati Silvestrini, e concesse il +convento ai Domenicani riformati della congregazione +Lombarda. Volle rifare dalle fondamenta un nuovo edifizio, +dandone l’incarico al celebre architetto Michelozzo +Michelozzi; che, dopo sei anni di lavoro ed una spesa +di 36,000 fiorini, lo condusse finalmente a termine l’anno +1443. Il vecchio Cosimo non era mai avaro quando +si trattava di chiese, di monasteri o d’altre opere che +potessero accrescere il nome della sua munificenza, e +dargli ascendente sul popolo. Durante i sei anni nei quali +si era condotta la costruzione del nuovo convento, egli +avea continuamente sovvenuto i Domenicani; ed ora che +ogni cosa era stata menata a buon termine, non si teneva +ancora contento, se non lo avesse dotato anche +d’una ricca biblioteca. Questo però non era nè facile +nè di piccola spesa, trattandosi di raccogliere manoscritti, +che specialmente allora erano saliti a prezzi esorbitanti: +ma la fortuna gli porse una buona occasione, ed egli +seppe valersene. Era morto Niccolo Niccoli, il più celebre +raccoglitore di manoscritti che si conoscesse in Europa: +egli era stato uno dei più dotti uomini del suo tempo; +avea consumato un patrimonio ed una vita intera +a mettere insieme una collezione di codici che era l’ammirazione +di tutta Italia. Nel testamento la lasciava +ad uso del pubblico; ma la sua donazione restava inefficace, +perchè gravata di moltissimi debiti. Cosimo allora +pagò i debiti, e fatta una scelta di alcuni più pregevoli +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +codici, che ritenne per sè, affidò tutto il resto al +convento di San Marco. Così venne aperta in Italia la +prima biblioteca pubblica; la quale fu tenuta da quei frati +sì bene ordinata, che si mostrarono degni veramente del +dono ricevuto. San Marco divenne quasi un centro di +studi; e, riunendo la sua congregazione tutti i conventi +dell’alta Italia, da per ogni dove venivano in Firenze i +frati più dotti e crescevano lustro al nuovo convento, +ove assai spesso gli uomini più reputati di quel tempo +erano a conversare coi frati. In quegli anni medesimi, +Fra Giovanni da Fiesole, più noto col nome di Beato +Angelico, venne con profusa mano a spandere su quelle +mura gl’impareggiabili tesori del suo pennello. Ma tutte +queste glorie venivano di gran lunga avanzate dall’avere +quei frati avuto per padre e fondatore religioso un santo +conosciuto col nome di Antonino, uno di quei caratteri +che onorano veramente la specie umana. +</p> + +<p> +Difficilmente si trovano nella storia esempi di +abnegazione più costante, di carità più attiva, d’un +amore del prossimo più evangelico. Non v’è quasi +istituzione di beneficenza che egli non abbia o creata +o rinnovata in Firenze. A lui si deve il santo pensiero +di aver mutato in una istituzione di carità, quella +compagnia del Bigallo fondata da San Pietro Martire a +sterminio degli eretici, e che di tanto sangue avea macchiato +le vie e le mura fiorentine. D’allora in poi i capitani +del Bigallo, in luogo di bruciare o ferire a morte, +raccolgono e soccorrono gli orfani vagabondi. Sant’Antonino +fu il fondatore dei Buoni Uomini di San Martino, che +ancora oggi adempiono il cristiano ufficio di raccogliere le +oblazioni e portarle alle case dei <i>poveri vergognosi</i>. Sarebbe +veramente impossibile raccontare tutto ciò che +egli fece in benefizio del popolo; ma al tempo di cui noi +discorriamo, molti rammentavano ancora averlo visto le +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +mille volte percorrere la città o la campagna, conducendo +un somiero carico di pane, di panni o di altro, +per soccorrere gli abituri dei poveri che la peste o la +carestia avea desolati. La sua morte, avvenuta l’anno 1459, +fu pianta in Firenze come una sventura pubblica; e +quando nell’82 il Savonarola entrò in San Marco, ne +trovò la memoria così viva e venerata da tutti, che quasi +pareva la sua ombra passeggiasse ancora quei chiostri. +Niuno pronunziava il suo nome senza un profondo rispetto; +i suoi detti tenevano un’autorità incontrastabile; +e quando i frati volevano citare un modello di virtù cristiana, +pareva non sapessero trovare altro nome che +quello di Sant’Antonino.‍<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> +</p> + +<p> +In quei primi giorni, perciò, il Savonarola sembrava +quasi inebriato di tutto ciò che vedea. L’amena +campagna, le linee vaghe dei colli toscani, il linguaggio +sempre più elegante, le maniere sempre più gentili +degli abitanti, a misura che s’era avvicinato a Firenze; +tutto lo avea predisposto a bearsi in questo veramente +fiore delle città italiane, ove la natura e l’arte gareggiano +di bellezza. Pel suo animo così pieno di sentimento +religioso, l’arte fiorentina era come una musica +sacra, e attestava l’onnipotenza dei genio ispirato dalla +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +fede. Le pitture dell’Angelico, gli parea quasi che avessero +chiamato gli Angeli ad abitare i chiostri di San Marco: +innanzi ad esse il Savonarola era portato in un mondo +beato, che parevagli il mondo della sua anima. Quelle +sante tradizioni di Sant’Antonino; le sue opere di carità +vive ancora e tanto lodate tra quei frati, più culti e gentili +di quanti avea sino allora conosciuti; tutto gli faceva +sperare d’essere finalmente venuto in mezzo ai suoi +fratelli. Il suo cuore si apriva quindi perdutamente alla +speranza, e non rammentava più i tristi disinganni provati, +nè pensava doverne avere dei nuovi, quando fosse restato +ancora qualche tempo in Firenze, quando ne avesse +imparato a conoscere gli abitanti più da vicino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +</p> + +<h3 id="cap3-1">CAPITOLO TERZO. +<span class="smaller">Lorenzo il Magnifico‍<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> e i Fiorentini del suo tempo.</span></h3> +</div> + +<p> +Quando il Savonarola venne a Firenze, dominava +già da più anni Lorenzo il Magnifico, ed era nell’auge +del suo nome e della sua potenza. Sotto il suo governo, +ogni cosa avea preso apparenza prospera e felice: cessati +da lungo tempo quei partiti che d’ora in ora aveano sollevato +la città; imprigionati, esiliati o spenti coloro che +non s’erano voluti piegare alla dominazione Medicea, la +calma e la tranquillità erano per tutto. Le feste, le +danze, le giostre tenevano occupato continuamente +quel popolo fiorentino che, una volta così geloso de’ suoi +diritti, sembrava che ora avesse dimenticato il nome +stesso della libertà. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +</p> + +<p> +Lorenzo era sempre mescolato in questi sollazzi; +ne ricercava, ne inventava ogni giorno dei nuovi. +Ma fra tutte le sue invenzioni, la più celebre fu quella +dei <i>Canti Carnascialeschi</i>, da lui per la prima volta +composti, e destinati a cantarsi nelle mascherate del carnevale, +quando la nobile gioventù, travestita a rappresentare +ora il trionfo della morte, ora una schiera di diavoli, +ora un’altra simile bizzarria, percorreva schiamazzando +la città. La lettura di questi canti ci può dipingere la +corruzione di quei tempi, assai meglio d’ogni altra descrizione. +Oggi non la nobile gioventù, ma l’ultima +plebe li avrebbe a sdegno; e l’andarli cantando per la +città sarebbe considerato un’offesa al pubblico decoro, nè +resterebbe impunito. Allora essi erano la prediletta occupazione +d’un principe lodato per tutto il mondo, e tenuto +come il modello d’ogni sovrano, un prodigio d’accortezza, +un genio politico e letterario. E quale i più lo dicevano +allora, tale molti vorrebbero giudicarlo oggi. Gli si +perdona il sangue sparso per mantenere un dominio ingiustamente +acquistato da lui e dai suoi; il disordine che +mise nella repubblica; il rubare che fece gli averi del +comune per sopperire alle sue strabocchevoli spese; la +invereconda libidine,‍<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> a cui, malgrado una salute cagionevole +e mal ferma, abbandonavasi perdutamente; ed anche +quella rapida ed infernale corruzione del popolo, +alla quale studiò di continuo con tutte le forze e la capacità +del suo animo: e tutto ciò gli si perdona per essere +stato protettore delle lettere e delle arti belle! +</p> + +<p> +Nella condizione sociale di Firenze a quel tempo, +eravi invero un contrasto assai singolare. La cultura si +era universalmente diffusa; tutti conoscevano il latino ed +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +il greco, tutti ammiravano i classici; moltissime donne +eran note per la eleganza dei loro versi greci e latini. +La pittura e le arti belle, dopo i tempi di Giotto decadute, +aveano ripreso una nuova vita; e per tutto +si vedevano sorgere palazzi, chiese, edifizi pieni d’eleganza. +Ma artisti, letterati, politici, signori e plebe, +eran tutti d’animo corrotto, privi d’ogni virtù pubblica +o privata, di ogni sentimento morale. La religione +o era strumento di governo o bassa ipocrisia; +non aveano fede nè civile, nè religiosa, nè morale, nè +filosofica; neppure il dubbio pigliava forza nei loro animi. +Dominava una fredda indifferenza per ogni principio; +e nei loro volti pieni d’accortezza, pieni d’acume +e di sottile intelligenza, appariva un freddo sorriso +di superiorità e di compassione, ogni volta che vedevano +sorgere qualche entusiasmo per le idee nobili e +generose. Non le combattevano nè le mettevano in dubbio, +come avrebbe fatto un filosofo scettico, ma le compativano; +e questa loro forza d’inerzia opponeva alla +virtù un ostacolo assai maggiore che non avrebbe fatto +una guerra dichiarata ed aperta. +</p> + +<p> +Un tale stato morale doveva, di necessità, agire potentemente +sulla cultura intellettuale. La filosofia, infatti, +erasi ridotta ad erudizione; era caduta quella scolastica +contro cui s’è tanto declamato, ma che pure ebbe una +gioventù, una vita, un ardore, che invano cerchiamo +negli scritti del secolo XV. Le lettere o erano filologia +o imitazione di Virgilio, d’Omero, di Pindaro e via +discorrendo. Sin dalla morte del Boccaccio, Franco Sacchetti +piangeva ne’ suoi versi, pieni di semplicità e di +candore, la decadenza delle lettere; e ciò che maggiormente +lo affliggeva, non era (egli dice) la perdita di quei sommi +ingegni, ma il non esservi speranza che alcuno sorgesse +simile a loro, il non trovarsi più chi sapesse almeno +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +comprenderli.‍<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> E se egli fosse vissuto ai tempi di cui ora parliamo, +avrebbe avuto ben più alta cagione di pianto: +avrebbe udito coloro che dichiaravano la lingua italiana +incapace di esprimere gli alti concetti; avrebbe udito +coloro che giudicavano la <i>Divina Commedia</i> inferiore +alle <i>Ballate</i> ed ai <i>Canti Carnascialeschi</i> di Lorenzo dei +Medici!‍<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> Le arti belle, che sono ultime a risentirsi delle +sventure morali e politiche di un popolo, perdettero +anch’esse quegli arditi ed universali concetti coi quali +Giotto, l’Orgagna e tanti altri aveano ornato i monumenti +d’Italia. E certo, nè il Duomo nè il Palazzo +Vecchio avrebbero in quel secolo potuto trovare un +altro Arnolfo, che sapesse infondere nelle loro mura +tanto spirito di libertà e d’indipendenza. +</p> + +<p> +Ma fra questi danni, avea pure la caduta libertà +recato un solo vantaggio alle lettere ed alle arti. +Chiuse le vie ad ogni attività politica, ad ogni civile +ambizione, ad ogni virtù pubblica; decaduto quel commercio +e quelle industrie con cui s’erano raccolte fortune +così straordinarie; le forze che restavano ancora vive, si +rivolsero tutte allo studio delle arti e delle lettere. E +così, sebbene non si trovassero più di quegli altissimi +ingegni fioriti nel tempo della repubblica, si aveva almeno +un moto universale di studi, una moltitudine avida +d’imparar nuove lingue, di produr nuovi libri e nuovi +quadri; e tanto più ingordamente avida, in quanto che +non sapea degli studi farsi scala a fini più alti. La +città aveva infatti l’apparenza d’una grande scuola; +la passione che dominava ognuno era quella di raccogliere +codici e statue antiche; tutte le discussioni erano +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +grammaticali, filologiche o erudite. I Greci che per la +caduta di Costantinopoli riparavano in Occidente, venivano +in Firenze accolti con entusiasmo; ed essi, +colle loro lezioni, colla loro dottrina, accendevano sempre +più la passione verso gli antichi; il desiderio di conoscere +la Grecia, di ricercare i suoi conventi, i suoi +tempii; di scavare il terreno per trovarvi gli antichi +frammenti. E si facevano delle spedizioni in Oriente; +donde, dopo aver corso non pochi disagi e pericoli, +dopo avere spesso consumato patrimoni non piccoli, +si tornava carichi di tesori più o meno preziosi. Sono +note nella storia le ricerche fortunate che Poggio Bracciolini +fece in quasi tutte le città d’Europa; i viaggi in +Oriente di Guarino Veronese, a cui un naufragio rapì +in poche ore il frutto di tante fatiche, e fece pel dolore +incanutire i capelli; quelli di Giovanni Aurispa, il quale +tornò a Venezia con 238 manoscritti, avendo però consumato +ogni suo avere, onde nell’estrema vecchiezza +si trovò ricco di gloria, ma poverissimo d’ogni bene +di fortuna; quelli di Francesco Filelfo e di tanti altri, +che si partivano allora per visitare le classiche terre +della Grecia. Ogni volta che uno di costoro ritornava +in Italia, ma specialmente in Firenze, il suo arrivo era +una pubblica festa, un trionfo. Gli andavano incontro i +primi del paese; il principe lo accoglieva con grandi +onori; le sue scoperte venivano celebrate in iscritto, e +le lettere dei privati amici non parlavano d’altro. Cominciavano +poi le discussioni sull’autenticità e la interpretazione +dei codici; si accendevano le quistioni +filologiche o grammaticali, e le ire non aveano allora +più limiti: si laceravano quei dotti nella fama, nell’onore, +con tutti i modi più violenti. E questa poteva +dirsi l’unica libertà lasciata ai Fiorentini. +</p> + +<p> +Le belle arti furono più fortunate: gli artisti si +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +abbandonavano alla vita gaia del tempo, godevano, sollazzavano +e lavoravano colla stessa spensieratezza. Il +costume divenuto universale di proteggere le arti, faceva +sì che per tutta Italia i ricchi, i signori, le chiese +ed i conventi volevano le loro opere, ed essi erano +invitati e bene accolti dovunque; onde, beati di questa +vita, lavoravano e godevano. Perderono molto +nell’altezza ed universalità dei concetti; guadagnarono +però infinitamente nella imitazione del vero, nel disegno, +e nel meccanismo dei colori: si trovò allora la pittura ad +olio, che segnò un nuovo periodo nella storia dell’arte. +La scultura e l’architettura, in cui la materia piglia una +parte maggiore assai che nella pittura, fecero anche dei +grandi progressi, sia coll’aiuto delle statue o monumenti +greci e romani, sia per le mille difficoltà che la pratica +insegnò a superare: talchè i nomi del Donatello, del Ghiberti, +del Brunellesco, restarono immortali. L’arte raggiunse +certamente in quel tempo una finezza, che nel +passato non avea avuta, e nel secolo dipoi perdette. +</p> + +<p> +Ma i fatti da noi qui sopra descritti, ebbero la più +parte luogo prima che la dominazione dei Medici si fosse +stabilita, e furono affatto indipendenti dai loro aiuti. +L’amore per gli studi classici si era diffuso fin dai tempi +del Boccaccio, ed era andato di poi sempre crescendo: +nei viaggi e nelle ricerche sopra accennate, privati cittadini +aveano consumato private fortune, senza speranza +di aver compenso d’altro che di gloria. Quanto +agli artisti, essi eran quasi tutti fioriti nel principio del +secolo, come Brunellesco (1337-1446), Ghiberti (1381-1455), +Donatello (1386-1468), Masaccio (1402-1443); +e le loro più grandi opere furon fatte senza protezione +nè consiglio dei Medici.‍<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> La cupola del Brunellesco venne +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +ordinata, per consiglio dei cittadini liberamente adunati +nel Duomo, l’anno 1407. Le porte del Ghiberti furono +cominciate l’anno 1400, e la enorme somma di 30,798 +fiorini fu pagata tutta dall’arte dei doratori. La cappella +del Carmine, in cui lavorò Masaccio ed altri celebri +artisti, fu fatta a spese di privati cittadini; e le pitture +del Beato Angelico furon dipinte per amore dell’arte e +per sentimento religioso, assai spesso senza volerne accettar +compenso di sorta. +</p> + +<p> +I Medici, adunque, non crearono uno stato di cose +che non era in forza umana il creare; ma questo fu la +conseguenza inevitabile delle vicissitudini per tanti secoli +corse dalla repubblica; del generale rovescio di +ogni libertà, che allora aveva luogo in tutta Italia. Essi +lo trovarono già apparecchiato; ebbero però la rara accortezza +di saperne profittare e, secondandolo, volgerlo a +loro profitto. E se mai vi fu uomo che potesse dirsi nato a +ciò, questi fu certamente Lorenzo il Magnifico. Egli aveva +ereditato da Cosimo tutta quella sottile astuzia, per la +quale, senza essere un grande uomo di stato, era prontissimo +nei sottili ritrovati, pieno di prudenza e d’acume, +abile nel trattare cogli ambasciatori, abilissimo nello spegnere +i suoi nemici, ardito e crudele quando gli pareva +che l’opportunità lo permettesse. Non avea rispetto nè a +fede, nè ad onestà, nè a condizione alcuna di cittadini: andava +direttamente al suo fine, senza riguardi umani nè +divini. Il crudele sacco della infelicissima città di Volterra; +i danari presi dal Monte delle fanciulle, per cui +moltissime, rimaste senza dote, si dierono alla pessima +vita; la disonesta avidità con cui pose le mani negli +averi del comune, sono macchie che neppure i suoi più +caldi adulatori poterono cancellare.‍<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> Il suo volto dipingea +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +veramente tutto il suo carattere: avea qualche +cosa di sinistro e spiacevole; un colore olivastro, una +bocca assai grande, il naso schiacciato e la voce nasale; +ma il suo occhio era vivo e penetrante, la fronte alta, +le sue maniere aveano quanto di più gentile può immaginarsi +in un secolo culto ed elegante come quello; il +suo conversare era pieno di vivacità, d’ingegno e di dottrina; +coloro che erano ammessi alla sua familiarità, restavano +sempre di lui innamorati. Egli secondò il secolo in +tutte le sue tendenze: di corrotto che era, lo fece corrottissimo, +spingendolo a ciò per tutte le vie: abbandonossi ai +piaceri, e vi fece perdutamente abbandonare il suo popolo, +per ubbriacarvelo ed addormentarvelo. Infatti Firenze +era al suo tempo divenuta un’orgia di piaceri e +dì feste. +</p> + +<p> +Lorenzo però avea per la poesia e le arti un gusto +assai squisito. Abbandonato e mandato a male tutto il +commercio della sua casa, dètte le ore d’ozio alle +lettere, nelle quali era stato educato dagli uomini più +dotti del suo tempo: il Landino eragli stato maestro nella +poesia, l’Argiropulo nella filosofia aristotelica, ed il Ficino +nella platonica. Fin dai primi anni avea mostrato +un’intelligenza degna del culto delle muse, una grande +facilità di comprendere, una precisione nell’esprimersi +ed una fantasia assai vivace; messosi poi a proteggere +i dotti e gli artisti, la sua casa era divenuta il +ricovero degl’ingegni più chiari del suo tempo: ogni +uomo di riputazione nelle lettere, che si trovasse in +Firenze, faceva capo a lui; molti venivano d’altre +parti d’Italia per vivere in quel cerchio fiorito di +dotti. E sia nelle radunanze tenute in sua casa, sia nella +famosa Accademia Platonica, il suo ingegno brillava +in quella eletta schiera, da cui la sua cultura letteraria +ricevea non piccolo profitto. Così Lorenzo andò lodato +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +fra gli scrittori del suo tempo, e le sue opere allora +portate a cielo, neppure oggi restano senza fama. Le +sue poesie volgari, e specialmente la favola dell’Ambra, +hanno una certa naturalezza e disinvoltura, una spontanea +eleganza, un’osservazione ed un sentimento della natura, +che a quei tempi non erano comuni. Spesso vi è troppo +chiara l’imitazione delle ottave del Poliziano; ma anche +allora non si possono negare a Lorenzo le rare doti del suo +ingegno. Egli era proprio l’uomo di quel secolo: nella +intelligenza venivano ristrette tutte le qualità del suo spirito; +le sue maniere medesime erano in lui conseguenza +di cultura intellettuale, e non di gentilezza d’animo; la +protezione ai dotti era consiglio di governo, o desiderio di +passar lietamente il tempo. — Singolare vita fu veramente +quella di Lorenzo! Dopo essersi adoperato, con tutta +la forza della sua volontà e della sua mente, a distruggere +con qualche nuova legge, qualche ultimo +avanzo di libertà; dopo aver fatto decidere qualche +nuova confisca o condanna di morte;‍<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> egli entrava nell’Accademia +Platonica, e disputava con calore sulla virtù +e sulla immortalità dell’anima; di là usciva, e mescolandosi +colla gioventù di perduti costumi, cantava i suoi +<i>Canti Carnascialeschi</i>, abbandonavasi al vino ed alle donne; +ritornava a casa, ed alla sua tavola, insieme col Pulci +e col Poliziano, recitavano versi, discorrevano di poesia: +ed in tutte queste occupazioni egli vi si recava tanto +intero, che ciascuna di esse pareva esser l’unica della +sua vita. Ma più singolare di tutto si è, che in tanta varietà +di vita, non si trovi a citare un atto solo che sia +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +veramente di virtù generosa verso il suo popolo, o i +suoi familiari, o i suoi parenti: e sì, che ove mai vi fosse +stato, non lo avrebbero i suoi infaticabili lodatori dimenticato. +Segno in lui d’animo tristo, ma di tempi ancora +tristissimi; perchè se mai la virtù e la giustizia fossero +state in quel secolo, tenute nel grado che si dovea, +egli non era uomo da non istudiarsi, con qualche apparenza +teatrale, d’averne almeno il nome. +</p> + +<p> +Intorno a Lorenzo dei Medici si vedeano sempre due +uomini i quali godevano allora una grandissima fama in +tutta l’Europa, e tramandarono dipoi i loro nomi alla +posterità. L’uno di essi era Angelo Poliziano; il dotto +di più vasta erudizione letteraria in quel secolo eruditissimo, +ed il solo che avesse nell’anima una vena ingenua +di poesia. A 13 anni aveva scritto bellissimi epigrammi +latini, a 17 ne aveva scritto degli altri in greco; +e si vuole che di poco avanzasse i 18 anni, quando +compose quelle stupende ottave sulla giostra di Lorenzo +e Giuliano, che lo resero il primo poeta del secolo e +fecero il suo nome immortale. Per esse egli acquistò il +favore di Lorenzo, ne divenne segretario privato, +bibliotecario, educatore de’ suoi figli, e visse sempre +nella sua medesima casa. Ma in questa nuova e più +agiata condizione, parve che s’estinguesse in lui la sacra +fiamma della poesia: l’erudizione soltanto andò sempre +crescendo, e divenne col tempo straordinaria. Lorenzo +ricevè non poco vantaggio dai servigi e dal conversare +d’un uomo di sì vasta dottrina, ma la fama del Poliziano +ne soffrì grandemente; e forse a questa sua troppo +intima familiarità col Magnifico, si deve attribuir l’insistenza +colla quale i posteri hanno voluto accusarlo di vizi +così osceni, che la storia sdegna di rammentare. L’altro +amico intimo di Lorenzo fu messer Luigi Pulci; giovane +di nobile famiglia, fratello di due poeti, dei quali fece quasi +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +dimenticare il nome col suo famoso <i>Morgante Maggiore</i>: +poema pieno di brio, di vivaci e strane fantasie; nel +quale alla invocazione della Vergine succede quella di +Venere, ed a questa la satira della immortalità dell’anima. +E quale era il poema, tale fu l’uomo: spirito bizzarro +ed allegro, se mai ve ne fu; scettico pieno d’ironia, +amante dei piaceri e dell’ebbrezza dei sensi, anima +e corpo con Lorenzo, che accompagnava sempre alle veglie, +ai sollazzi leciti o illeciti; ad istanza della cui madre, +Clarice Orsini, scrisse il poema, che lesse alla loro +tavola; accompagnando la poesia col vino. Oltre di questi +amici, Lorenzo passava assai spesso le sue ore in +mezzo agli artisti; pigliava parte ai loro piaceri, amava +singolarmente le loro strane avventure ed il loro carattere. +Non potè già verso di loro usare una protezione +uguale a quella di Cosimo, il quale avea speso +tesori a fondare chiese e palazzi; ma pure li accoglieva +sempre con lieto viso, li soccorreva ed aiutava +in tutti quei modi che un principe come lui poteva. +E se egli non avesse fatto per le arti altro che +fondare il giardino di San Marco, sarebbe già degno +di grandissima lode. Ivi raccolse tutte le statue o +frammenti antichi che gli riuscì d’avere, tutti i disegni +dei più valenti artisti; e lo aperse ad ogni giovane di +qualche speranza. Ivi segnò le prime linee Michelangiolo +Buonarroti, quando ancora giovinetto, povero e +da pochi conosciuto, trovò quella ospitalità che tanto +onore fece a Lorenzo.‍<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +Ma noi abbiamo fino ad ora taciuto di un uomo +che più d’ogni altro poteva dirsi creatura dei Medici. Questi +fu Marsilio Ficino, amico e maestro di Lorenzo, capo +di quell’Accademia Platonica le cui idee si sparsero +allora per tutto il mondo; e modificarono in modo +quelle del Savonarola, che noi crediamo doverne tenere +più minuto discorso nel capitolo seguente. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<h3 id="cap4-1">CAPITOLO QUARTO. +<span class="smaller">Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica.</span></h3> +</div> + +<p> +Il Concilio che si tenne a Firenze l’anno 1439, per +riunire le due Chiese greca e latina, non riuscì di alcun +giovamento alla religione; ma profittò invece assai alle +lettere. L’imperatore mandò a rappresentare la Chiesa +orientale uomini di molta dottrina, i quali parlando la +medesima lingua di Platone e d’Aristotele, oggetto allora +di tanto studio e di tanta ammirazione, venivano dappertutto +circondati, riveriti e quasi corteggiati. +</p> + +<p> +Eravi fra costoro l’aristotelico Teodoro Gaza, eravi +il Bessarione, convertito più tardi al cattolicismo; ma +fra tutti splendeva il nome di Giorgio Gemisto, di cui la +posterità assai ingiustamente ha quasi dimenticato la +fama, sebbene fosse in quel tempo tenuto, fra tutti i +greci, il filosofo più valente. Egli sembrava essere davvero +vissuto cogli antichi: i suoi scritti erano tali, +che anche i più consumati filologi duravano fatica a +non confonderli con quelli dei più bei tempi della Grecia;‍<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> +la sua ammirazione e la sua profonda conoscenza +di Platone gli fecero dare il nome di Giorgio Gemisto +Pletone. Tanta era la sua passione per gli antichi, che +parlando assai spesso dell’approssimarsi d’una riforma +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +religiosa, nella quale un solo predicatore avrebbe predicata +una sola dottrina a tutto il genere umano e sarebbe +sparita ogni differenza di culto, si vedea dalle +sue parole che egli sperava nel ripristinamento degli +Dei pagani. L’opera in cui espresse queste idee, andò +dopo la morte dai suoi nemici bruciata; ma tali erano +i tempi che, sebbene egli ne parlasse liberamente, venne +pure scelto a sostenere i diritti della Chiesa greca nel +concilio di Firenze. Dappertutto egli trovava una grande +accoglienza: la gravità dei suoi modi, la vastità della +dottrina, l’eleganza degli scritti, il parlare quasi il linguaggio +stesso di Platone, gli davano un’autorità non +contrastata da alcuno. Le sue platoniche convinzioni dovettero +però essere assai poco soddisfatte in Firenze, ove +allora si leggeva con uguale avidità Aristotele e Platone, +senza notare e senza quasi discernere alcuna differenza +fra loro. Dopo avere studiato per sì lungo tempo +la filosofia Aristotelica sui commentatori arabi, gl’Italiani +ebbero nel secolo XV, per la prima volta, fra le +mani le opere originali d’Aristotele, insieme con quelle +di Platone. Essi passavano perciò dall’uno all’altro filosofo, +senza fare ancora alcuna distinzione: le difficoltà +dell’interpetrazione e della lingua tenevano occupata +la mente dei dotti; l’erudizione filosofica ancora non +era cominciata; tutte le discussioni versavano sopra +soggetti di grammatica o di filologia.‍<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> +</p> + +<p> +Gemisto ad un tratto portò la quistione nel campo +filosofico, col suo opuscolo <i>De platonicæ atque aristotelicæ +philosophiæ differentiâ</i>;‍<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> nel quale paragonando +con molto acume e penetrazione le due filosofie, dava +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +su tutti i punti la preferenza a Platone. Si accese allora +una gran lite fra i Greci, che si tirarono dietro gl’Italiani; +e sorsero così i due partiti degli Aristotelici e +dei Platonici, che si attaccarono con una violenza non +credibile ai giorni nostri. Giorgio Scolario‍<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> e Teodoro. +Gaza, ambedue greci ed aristotelici, furono primi a +rispondere con violenza contro l’opuscolo di Gemisto: +prese dipoi la penna il Bessarione, che era suo discepolo, +e difese il maestro in una lettera anonima, nella +quale cercava rimettere la quistione in termini più civili. +Ma, per mala sorte, si lasciò sfuggire che egli stimava +Teodoro Gaza più dotto di Giorgio Trapezunzio,‍<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> +altro greco che trovavasi allora in Firenze. +Questi era un uomo di carattere violento e presontuoso, +di modi rotti, facile a prender briga con tutti. Entrò +subito nella lite con una tal violenza,‍<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> che fece maravigliare +ognuno: era aristotelico, ma attaccò platonici +ed aristotelici col medesimo furore; li chiamò <i>non philosophos +sed philotenebras</i>; aggiunse villanie e scurrilità +d’ogni sorte; finalmente non contento di avere +oltraggiato i vivi, si volse contro i morti. Platone, secondo +lui, s’era abbandonato a tutti i vizi, dato alla +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +gola, alla libidine, ad ogni crapula; era uomo senza +fede, senza dignità, senza onore, e così via discorrendo. +Un linguaggio a tal segno privo di decoro, di convenienza +e di verità, dovea naturalmente disgustare tutti +gli uomini onesti; ed infatti il Trapezunzio fu abbandonato +e disapprovato da ognuno. Nè per questo egli fece +senno; ma continuando sempre nello stesso tenore, +passò infelicemente gli ultimi anni della sua vita, senza +neppure trovar compatimento. +</p> + +<p> +Il Bessarione avea intanto lavorato ad una grande +opera, <i>In calumniatorem Platonis</i>,‍<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> che diede finalmente +alla luce quando più fervea la lite. Dopo aver +vittoriosamente difesa la memoria di quel filosofo, +veniva a dimostrare che la sua discordanza da Aristotele +non era nè così grande nè così profonda, come molti +volevano far credere. L’Aristotele ellenico,‍<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> egli concludeva, +può e deve mettersi in accordo con Platone: +questo hanno fatto gli Alessandrini; questo possono e +debbono fare gl’Italiani nel secolo XV. Così fu rimesso +un poco di ordine e di civiltà nella discussione, e finalmente +trionfò in Firenze quella filosofia, che sebbene +abbia sempre portato il nome di platonica, non fu che +neo-platonica o alessandrina. La sua tradizione si era +tenuta sempre viva in Grecia, ed ora gli ultimi sostenitori +venivano a trapiantarla in Italia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +</p> + +<p> +Ma più di tutto fu notevole in quella battaglia filosofica, +il punto in cui tutta la quistione s’era ristretta. +Platone ed Aristotele, aveva detto Gemisto, convengono +ambedue che la natura opera ad un fine determinato; ma +Platone sostiene che la natura opera con consiglio (<i>consulto +agit</i>); che in essa, cioè, v’è uno spirito, una essenza +che si rende ragione del fine a cui cammina: mentre +Aristotele la paragona ad un operaio, che, appresa +una volta la sua arte, lavora poi istintivamente (<i>non +consulto</i>), sebbene vada sempre al fine determinato. E +qui, Gemisto notava la grande superiorità del concetto +platonico: la natura, egli diceva, è l’arte di Dio, superiore +di gran lunga a quella dell’uomo; in essa la +mano ed il consiglio divino son sempre presenti; e se +l’uomo può qualche volta operare per abito, Iddio +opera solo e sempre per suprema ragione. Una tal quistione, +sebbene espressa in una forma arida e confusa, +era pure nel fondo gravississima. Trattavasi di determinare +se nella natura opera la ragione o il caso; se +essa è la manifestazione di uno spirito divino ed universale +che anima e regola il mondo, o l’effetto cieco +delle leggi che governano la materia. L’avere il Pletone, +nel secolo XV, saputo non solo portare d’un tratto +l’erudizione italiana nel campo della filosofia, ma anche +fermarla sopra una quistione di vitale importanza, +fu in lui prova d’una grande penetrazione filosofica. +Nè fu meno notevole che quegli eruditi ne comprendessero +così presto il valore, e si disputassero con tanto +ardore il terreno.‍<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> +</p> + +<p> +Quando Gemisto vide l’ardore con cui il Bessarione +sosteneva le idee platoniche e conobbe che esse +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +trionfavano in Firenze, si astenne da ogni discussione, e +cercò invece un modo più efficace a diffonderle durevolmente. +Egli avea un’arte singolare d’infondere negli +altri quell’ammirazione e quasi culto che avea per +Platone: avvicinossi perciò a Cosimo dei Medici, e +dopo lunghi ragionamenti, che furono uditi con molta +attenzione, riuscì ad infondere entusiasmo anche nell’animo +di quel principe. Quando lo vide acceso di +quelle idee, procedette ancora più oltre, e gli comunicò +il pensiero che avea di ripristinare in Firenze +quell’antica Accademia, che tanto onore avea portato +alla Grecia e tanto utile alla filosofia platonica.‍<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> L’idea +piacque a Cosimo, che subito se ne impadronì, e adoperossi +a metterla in atto. Tale fu l’origine di quella +famosa Accademia Platonica, che ebbe tanta parte nei +destini della filosofia di tutto quel secolo. +</p> + +<p> +Assicurato in questo modo il trionfo della sua dottrina, +Gemisto se ne tornò nel Peloponneso sua patria, +a passare tranquillamente i pochi anni che gli avanzavano +di vita. Ma i suoi nemici non lo lasciarono in +pace; giacchè quello stesso Scolario che era stato dei +primi a combatterlo in Firenze, fatto ora patriarca di +Costantinopoli, continuò più fieramente la guerra. Lo +perseguitò in vita colle accuse di eretico e miscredente; +dopo la morte cercò ogni modo di macchiarne la +fama, e bruciò parecchie delle sue opere, che andarono +perciò inevitabilmente perdute.‍<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> Pletone lasciò nondimeno +in Italia un gran nome e tanto amore di sè, che +nel 1471, venti anni dopo la sua morte, le ceneri di lui +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +furono mandate a richiedere da Pandolfo Malatesta signore +di Rimini, il quale fattele portare in quella città, dette +loro onorevole sepoltura. Il decadere fra noi degli studi +greci ha fatto dipoi assai ingiustamente dimenticare la +fama di questo filosofo; ma chiunque legge la storia +di quel tempo, vi troverà sempre che egli fu il vero iniziatore +della filosofia platonica in Italia, e però uno +degli uomini più benemeriti della nostra patria.‍<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> +</p> + +<p> +Quando egli fu partito d’Italia, Cosimo s’avvide +che l’Accademia Platonica non fioriva, per mancanza +d’un uomo che ne pigliasse la direzione e ne fosse la +forza animatrice. I suoi sguardi si volsero allora ad un +giovane che dava già maravigliose speranze di sè. +Questi era Marsilio Ficino, figlio del suo medico, nato +l’anno 1433, e da lui protetto d’aiuti ed incoraggiamenti +efficacissimi, senza i quali non avrebbe potuto +studiare la filosofia. Egli s’era immerso avidamente +nello studio di Platone, e in età giovanissima avea +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +scritto intorno a quella filosofia opere voluminose.‍<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> +Avanzatosi poi nello studio del greco, si dètte a commentarne +più diligentemente e tradurne ogni scritto, +apparecchiando quella traduzione che anche oggi, dopo +tanti progressi della filologia greca, è la migliore che +abbia l’Italia. Il suo culto per quell’antico filosofo +andò crescendo in maniera, da far credere che egli, +canonico di San Lorenzo e ripristinatore della filosofia +cristiana, tenesse accesa una lampada innanzi al busto +di Platone. S’andò più oltre allargando nello studio +di tutta l’antichità, e non incontrò nome d’antico filosofo +di cui non cercasse avidamente le opere. Leggeva con +ardore instancabile aristotelici, platonici, alessandrini; +cercava frammenti di Confucio e Zoroastro; studiava la +Genesi; passava da un’età ad un’altra, da un sistema +ad un altro, senza quasi avvedersene: bastava essere +antico per aver la sua ammirazione. Un tempo s’era giurato +sopra Aristotele, ora si giurava sopra tutta l’antichità. +Era certo un gran passo; ed infatti, già nella lite dei platonici +e degli aristotelici si potea prevedere che il rivolgersi +alla ragione sarebbe stato fra poco inevitabile.‍<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> Ma prima +di fare una sì grande conquista, la filosofia avea +ancora bisogno di percorrere tutta l’antichità; e solo +dopo averla, per così dire, smaltita, poteva acquistare +la coscienza della sua indipendenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<p> +Questa febbre di lettura invase e dominò talmente +il Ficino, che la sua testa divenne quasi un dizionario +vivo dell’antica filosofia, e le sue opere debbono considerarsi +come una grande enciclopedia di tutte le dottrine +del suo secolo. Egli conosceva, oltre la filosofia, +le scienze naturali e la medicina, a cui suo padre avea +voluto nei primi anni indirizzarlo. Tutto ciò non gli +avea però dato l’abito dell’esperienza e dell’osservazione: +a provare un vero, a lui non bastava la sua +ragione, non bastava la natura intera nè la coscienza +del genere umano; bisognava assolutamente trovarne +riscontro in qualche verso di Platone, o di altro autore +antico, fosse pure scettico o materialista. +</p> + +<p> +Un’operetta di poca importanza che il Ficino +scrisse <i>Sulla religione cristiana</i>, potrà forse più facilmente +d’ogni altra dipingere quella strana mescolanza +d’idee ch’erasi formata nella sua mente.‍<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> Egli vuol +provare la verità della dottrina di Cristo, la divinità +della sua missione, ed incomincia il discorso così: «La +venuta di Cristo è stata più volte profetizzata dalle +Sibille: i famosi versi di Virgilio sono noti a tutti. Platone, +domandato quanto tempo sarebbero i precetti +della sua filosofia durati, rispose: — insino a tanto che +non verrà Colui che aprirà la fonte d’ogni vero; — e +Porfirio dice nei suoi responsi: — gl’Iddii pronunziarono +Cristo sommamente pio e religioso, ed affermarono +ch’era immortale, <i>molto benignamente testificando +di lui</i>. — » E su questi argomenti riposa principalmente +tutta l’opera. A provare la verità della religione cristiana, +v’era dunque bisogno delle Sibille, di Virgilio, +di Platone; v’era, bisogno che Porfirio ci assicurasse, +avere gli Dei benignamente testificato di Gesù Cristo! +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +Tale era la mente e tali gli studi di Marsilio Ficino. +Quella universale ammirazione destata in tutta Europa +allo scoprirsi degli antichi tesori, si era in lui +personificata ed avea in modo soggiogata la sua mente, +ch’egli era divenuto incapace d’ogni slancio di libero +pensiero. Confessava ingenuamente ai suoi amici, che +quando ebbe la prima idea di scrivere la grande opera +della <i>Teologia Platonica</i>, voleva scriverla in senso tutto +pagano, e solo dopo una più matura considerazione, +s’era indotto a renderla cristiana.‍<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> +</p> + +<p> +Questa è l’opera principale del Ficino,‍<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> quella in +cui cercò raccogliere tutta la sua dottrina e darle un +certo insieme e forma di sistema. Ma chi credesse potervi +trovare una vera unità filosofica, andrebbe di gran +lunga errato: essa mancava nella mente stessa dell’autore, +i cui scritti piglian sempre la forma d’una +lunga dissertazione, che una folla d’idee secondarie, +accattate da un numero infinito d’autori diversi, viene +di tratto in tratto ad interrompere e confondere. Non +vi si trova nè unità scientifica nè séguito di ragionamento, +e neppure eleganza di forme; cosa che poteva +attendersi da chi avea consumato la sua vita sopra gli +scrittori greci. Tanto è vero che essa procede solo dalla +chiarezza e precisione delle idee, da quello spontaneo e +libero svolgersi del pensiero, che nel Ficino era stato +soffocato. +</p> + +<p> +Nondimeno, nella storia di tutte le scienze e soprattutto +della filosofia, v’è una certa unità, una vita +che appartiene più alla scienza stessa che ai suoi cultori, +che procede continuamente e si fa strada malgrado +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +le volontà particolari, malgrado gli ostacoli d’ogni +sorta. Già la battaglia dei platonici e degli aristotelici +avea fermata la filosofia sopra una quistione principale, +e intorno ad essa si trovava il Ficino costretto a raccogliere +le sue idee, recandovi, quasi senza avvedersene, +una qualche unità ed ordine di sistema. — In qual modo +opera la natura? — domandavano allora tutti i filosofi; non +tanto perchè capissero l’importanza della quistione, +quanto perchè essa era stata il soggetto della gran lite. +Sebbene platonico, il Ficino avrebbe voluto dar ragione +ad ambedue i partiti, o almeno tacersi; ma ciò non gli +era possibile; bisognava invece fermarsi a ragionare e +discutere il soggetto in tutte le sue parti. Così anche +nella <i>Teologia Platonica</i> vi fu un problema fondamentale, +intorno al quale si andarono di necessità raccogliendo +tutti gli altri. +</p> + +<p> +La natura, egli adunque disse, è animata da un +numero infinito di anime; l’acqua, la terra, le piante, +gli astri, la luce hanno tutte una <i>terza essenza</i>, o sia +un’anima loro particolare. Queste anime sono tutte +razionali, immortali, ma inseparabili però dai corpi: +esse affaticano eternamente la natura d’una in un’altra +trasformazione: per esse l’acqua genera spontaneamente +animali, la terra continuamente fiorisce, gli +astri si muovono con supremo ordine, e tutta la natura +procede con eterna ragione. Ma queste anime, +rispondono esse all’idea di Platone o pure alla forma +di Aristotele? All’una e all’altra, diceva il Ficino. Per +Platone, le cose in tanto esistono, in quanto corrispondono +ad un’idea; per Aristotele, in quanto hanno +una forma: questi riconosce però in ogni cosa una +prima forma generale, che è forma di tutte le altre particolari; +essa non differisce in fondo dall’idea platonica, +e questa è una cosa stessa coll’anima razionale o la terza +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +essenza. Ecco, adunque, in qual modo il Ficino cerca +mettere in armonia Platone ed Aristotele. +</p> + +<p> +Questo infinito numero di anime o terze essenze è +diviso in dodici ordini, secondo le dodici costellazioni +del zodiaco: esse hanno una mutua corrispondenza +fra loro, e si specchiano tutte nell’anima dell’uomo, +che è quasi il microcosmo della creazione. In conseguenza +di ciò, avviene che tutte le anime della natura +possono agire su quella dell’uomo, perchè tutte vi trovano +riscontro; e in questo modo viene spiegata l’influenza +delle stelle. Se la stella Marte in una certa sua +posizione può avere influenza sopra un uomo, egli è +perchè nell’anima di lui già sono gli spiriti marziali +ch’essa chiama in vigore. Se una pietra o un’erba +desta in noi una passione e ne spegne un’altra, ciò è +perchè l’anima della pietra o dell’erba trova nella nostra +la sua corrispondenza o il suo opposto. Così il Ficino +colla sua filosofia dava ragione a tutti i pregiudizi +del secolo in cui viveva, pregiudizi dai quali non +andava esente egli stesso. Attribuiva infatti a Saturno‍<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> +la sua abituale malinconia; andava sempre pieno d’amuleti, +che mutava continuamente secondo lo stato del suo +animo: e nel suo libro <i>De vitâ cœlitus comparandâ</i>,‍<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> +fece un trattato compiuto su queste influenze degli astri, +delle pietre, degli animali; discorse a lungo sulle occulte +virtù dell’agata e del topazio, dei denti della vipera, +delle unghie del leone, e via discorrendo. +</p> + +<p> +Nè questa era una singolarità del Ficino, ma, come +abbiam detto, il carattere di tutto quel secolo, in cui +tali credenze cominciavano a pigliare nuovo vigore e +divenivano di giorno in giorno più generali. Sia che +i Greci le riportassero d’Oriente, sia che gli animi vi +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +fossero singolarmente inclinati per quella universale +mancanza che vi era di sicura fede e di sicura scienza; +certo è che gli uomini più gravi di quel secolo ne erano +dominati; e non avendo la forza ed il coraggio di credere +a se stessi, correvano avidamente dietro a questi +fantasmi. L’alchimia, l’astrologia divinatrice, tutte le +scienze occulte si propagavano di nuovo per le università +e per le piazze. La natura intera sembrava piena +di forze occulte, di spiriti misteriosi che parlavano ai +mortali: un presentimento di strani casi, di grandi mutamenti, +di grandissime sventure era comune a tutti +gli uomini, ma più specialmente agl’Italiani. Molti parlavano +anche di mutazioni e riforme che si apparecchiavano +nella religione. Abbiam visto che il Pletone attendeva +il trionfo degli antichi Dei; il grave e dotto +Landino tirava l’oroscopo della religione, e dalla congiunzione +di Giove e Saturno argomentava che il +25 novembre 1484, avrebbe avuto luogo una grande riforma +nella religione cristiana.‍<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> Era un secolo di dubbio +e di superstizione, d’indifferenza e di strano esaltamento. +Non voleano gl’Italiani difendere la patria, +ed affrontavano mille pericoli per ritrovare un codice; +dubitavano dell’esistenza di Dio e credevano agli +spiriti. Niccolò Macchiavelli, infatti, pensava «che questo +aere fosse pieno di spiriti i quali, pietosi ai mortali, +li avvertissero con sinistri auguri dei mali che +loro soprastavano.‍<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>» E Francesco Guicciardini più tardi +assicurava anch’esso, «che gli spiriti aerei, quelli cioè +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +che dimesticamente parlano agli uomini, esistono; perchè +n’ho visto esperienza tale, che mi pare esserne certissimo.»‍<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> +Marsilio Ficino non faceva, dunque, che portare +l’antichità a sostegno delle strane credenze di quel secolo; +e la filosofia neoplatonica vi si prestava mirabilmente. +</p> + +<p> +Noi dobbiamo, secondo il Ficino, distinguere nell’uomo +due anime: l’una è l’anima sensitiva, o la <i>terza +essenza</i> del corpo, che è inseparabile da esso, e +dopo la morte lo sottopone alle eterne trasformazioni +della materia: l’altra è la mente, o sia l’anima intellettiva, +che è il soffio divino in lui infuso dal Creatore. +Essa costituisce la nostra alta e universale natura, è +il microcosmo del creato, risente il contatto di tutte le +anime; e però mentre è attirata dalle cure terrene, soggetta +alle passioni, piena di dolori e di miserie, si leva +anche alla contemplazione delle cose celesti, può vedere +oltre il presente, profetizzar l’avvenire e, nell’estasi, +giungere alla beata visione di Dio. Questa visione, +che fu concessa a Plotino e Porfirio, è la suprema +felicità che possiamo sperare in questa terra; +è un’immagine di quella beatitudine che ci attende in +cielo. Ma che cosa è l’Essere Supremo secondo il Ficino? +Esso è l’<i>Unità</i>. Il perfetto per lui e pei neoplatonici +non è altro che l’<i>uno</i>; e però Iddio è essenzialmente +<i>uno</i>, anzi è l’<i>Unità</i> stessa. Potrebbe anche +dirsi che Iddio è la <i>mente</i>; ma allora bisognerebbe aggiungere +che in lui la <i>mente</i> è anima e corpo nello +stesso tempo. Il Creatore, poi, non poteva degnarsi di venire +in contatto colla natura; ed ha perciò circondato il +suo trono di angeli, i quali sono creature immortali e +intellettive, per cui mezzo ha avuto luogo la creazione +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +di tutte le <i>terze essenze</i>, che sono alla loro cura affidate. +Così dal Supremo Essere si diffonde una serie +infinita di anime, che vengono le une per mezzo delle +altre create e governate. Nell’uomo soltanto il Signore +volle infondere il suo divino soffio; volle che egli fosse +opera delle sue mani e fatto a similitudine sua. Per +questa ragione, conclude il Ficino, v’è nel centro della +mente umana un punto, in cui avviene il sublime contatto +della creatura col Creatore.‍<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> +</p> + +<p> +Tale era in sostanza la dottrina del Ficino: una imitazione +delle dottrine neoplatoniche; una fusione, per così +dire, di tutta l’antichità nella scuola alessandrina; priva +di originalità, priva di qualunque unità organica. Malgrado +ciò, la scienza ha camminato; ed il Ficino, senza +saperlo, ha servito al suo progresso. Quando egli diceva: — Il +mare ha una terza essenza sua propria, i fiumi ne +hanno un’altra, un’altra ne hanno le pietre, e così via +discorrendo; ma v’è una terza essenza più generale, che +è l’anima di tutto il nostro pianeta, come in ogni cosa +v’è una forma che è forma di tutte le altre; — egli allora, +senza punto avvedersene, apriva la via al primo filosofo +indipendente ed originale che abbia avuto l’Italia. Che +cosa, infatti, fece Giordano Bruno quando, sulle ali d’una +nuova filosofia, levò quel volo audace e sublime che +tanto dovea essergli fatale? Niente altro che riunire in +una sola tutte le anime dei Ficino. — Questa, egli disse, +è l’anima del mondo; è mente, anima e corpo nello +stesso tempo; è Iddio e natura ad una volta; si manifesta +per modi e mondi infiniti; non conosce nè tempo nè +misura; in essa si trova l’armonia di tutti i contrari. — Impadronitosi +di questa nuova e più alta <i>Unità</i>, in balia +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +di se stesso, abbandonossi alle forze vive del suo ingegno, +ruppe le servili tradizioni della scuola platonica, +e pieno d’<i>eroico furore</i> si spinse nel libero cielo +della scienza, ove il suo astro brilla eternamente. Ma +il Bruno non venne che un secolo dipoi, ed il Ficino +non sognava di spianar la via ad un ingegno così ardimentoso, +che dovea muover guerra a quell’antichità +da lui tanto adorata, per amor della quale avea speso +tutta la vita. +</p> + +<p> +Oltre i due grandi lavori della traduzione di Platone +e della <i>Teologia Platonica</i>, fece Marsilio Ficino un numero +infinito di traduzioni degli scrittori alessandrini; +trattati, epistole, orazioni; diè pubbliche lezioni nello +Studio fiorentino; insegnò a Cosimo, Piero e Lorenzo +dei Medici; e fu l’anima della nuova Accademia, la +quale sotto di lui cominciò finalmente a fiorire, con +grande compiacenza de’ suoi mecenati e con plauso +universale. +</p> + +<p> +Quando poi Lorenzo dei Medici venne ad onorarla +della sua presenza e s’animò anch’egli in quelle +discussioni, v’accorse un numero infinito di dotti, e +tutti sollecitarono l’onore d’esservi ammessi. Leggevano +i dialoghi di Platone, ed alcuni di essi prendevano +le parti dei vari personaggi, le commentavano +e difendevano: si facevano lunghe orazioni latine, +nelle quali trionfava sempre la vasta dottrina di Marsilio, +era applaudito il vario e facile ingegno di Lorenzo. +Il 29 di novembre, giorno in cui nacque e +morì Platone, e secondo un antico uso solenne fra +i platonici, divenne per quell’Accademia fiorentina +quasi una festa religiosa. Il busto di quel filosofo, inghirlandato +di lauro, messo in luogo eminente, era +soggetto di continue apostrofi, di continui inni; ed +alcuni andarono così oltre nel loro fanatismo, da proporre +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +che si richiedesse alla corte di Roma la canonizzazione +di Platone!‍<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> +</p> + +<p> +Pochi potrebbero immaginarsi l’importanza che +acquistò quella riunione di dotti, e l’onore che ne +tornò al Ficino, ai Medici ed a Firenze. La città divenne +centro degli eruditi italiani; la gioventù studiosa accorreva +di Germania, di Francia e di Spagna, per assistere +alle pubbliche lezioni del Ficino; i suoi scritti +erano letti avidamente in tutta l’Europa; i suoi pregi +e i suoi difetti, i suoi errori e le sue verità, tutto contribuiva +a renderlo popolare. Invero, quei dotti e Firenze +e l’Italia iniziavano allora una nuova civiltà; per +tutto erano cattedre affollate, università fioritissime, +un’attività incredibile di studi. La lingua latina, che tutti +parlavano; la stampa, che moltiplicava per la prima volta +i libri e spargeva in pochi giorni le idee per tutto il mondo; +ogni cosa contribuiva a ravvicinare gli uomini, a +destare nel genere umano la coscienza della sua unità, +ed a far sorgere quel sentimento d’universale fratellanza, +che un giorno sarà forse l’ultimo trionfo del +Cristianesimo. Quello era infatti il principio della civiltà +moderna, e l’Italia fu iniziatrice del gran movimento; +divenne scuola e civilizzatrice del mondo; fu maestra +a tutte le nazioni d’Europa, che poi la compensarono +così amaramente dei benefizi ricevuti. E i dotti, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +gli eruditi, i servili imitatori degli antichi e lo stesso +Lorenzo dei Medici, senza saperlo e senza volerlo, +furono anch’essi strumento nella mano di Dio a questa +grande opera; lavorarono, loro malgrado, al grande +rinnovamento della civiltà moderna, alla conquista della +libertà del pensiero! +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<h3 id="cap5-1">CAPITOLO QUINTO. +<span class="smaller">Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia, +ritorno a Firenze.<br> +[1482-1490.]</span></h3> +</div> + +<p> +Il Savonarola si trovò di nuovo isolato dopo i +primi giorni della sua dimora in Firenze. A misura +che egli diveniva più familiare e dimestico con alcuno di +quei cittadini, subito scorgeva attraverso quella grande +cultura della mente, un dubbio eterno nell’anima, un +sarcasmo continuo sulle labbra. Questa universale mancanza +di principii e di fede, lo faceva di nuovo rientrare +in sè stesso, e lo disgustava tanto più fieramente, +quanto maggiori erano state le speranze da lui concepite +nell’entrare in Firenze. Negli stessi frati di San +Marco non vedea alcuna vera religione, e il nome di +Sant’Antonino, che sì spesso ripetevano, era pronunziato +piuttosto a stimolo di vanagloria, che di carità. Quei loro +vantati studi più di tutto lo sdegnavano: vederli discutere +con calore sopra i detti di Platone e d’Aristotele, +non curando o non avvedendosi neppure quando l’amor +di partito e l’impeto della discussione li portava a contrastare +i principii stessi della religione, era cosa per +lui nuova ed orrenda. Epperò, sin d’allora cominciò a +nutrire nell’animo un certo sdegno e quasi disprezzo +per tutti quegli eruditi, letterati e filosofi; sdegno che +andò sempre crescendo, e qualche volta lo portò fino a +sparlare della filosofia stessa, nella quale tanti anni avea +spesi, tante fatiche durate e così valente era divenuto. +</p> + +<p> +Nè è da credere che, a lungo andare, i Fiorentini +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +potessero mostrargli simpatia; giacchè una diversità d’indole, +profonda e irreconciliabile, li separava da questo +frate nuovamente arrivato. In lui tutto partiva dal cuore, +il cui impeto generoso moveva i pensieri stessi della sua +mente: i suoi modi però e le forme del dire erano rozze +e neglette; la pronunzia aspra; le parole incolte; il gesto +impetuoso e quasi violento. I Fiorentini amavano invece +nei loro predicatori uno studio misurato di gesti, di +parole, di frasi; una imitazione visibile di qualche antico; +citazioni continue d’altri: quanto alla sostanza delle +prediche, non vi facevano gran caso; spesso anzi applaudivano +chi lasciava travedere di crederci poco. Il Savonarola +venia fuori ne’ suoi sermoni furioso contro i +vizi, e la poca religione del clero e dei secolari; sparlava +dei poeti e dei filosofi; condannava lo strano fanatismo +per gli antichi; e non voleva citare altro libro che la Bibbia, +sulla quale fondava tutti i suoi discorsi. Ma a Firenze +pochi volevano leggere la Bibbia, perchè ne trovavano +scorretto il latino, e non voleano guastarsi lo stile.‍<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> +</p> + +<p> +Così avvenne che nella chiesa di San Lorenzo, ove +l’anno 1483 predicava il frate di San Marco, non si raccolsero +mai più di venticinque uditori; mentre a Santo +Spirito, ove andava un tal Mariano da Gennazzano, la +chiesa non bastava a contenere la folla. Questi era un +favorito dei Medici, i quali gli aveano fatto edificare un +convento fuori Porta San Gallo, ove Lorenzo il Magnifico, +che voleva essere tenuto un uomo universale, +andava spesso a trattenersi per disputare con lui di teologia. +Il suo nome era divenuto grandissimo in Firenze, +massime fra i letterati cortigiani, che correvano a udirlo +e lo andavano lodando per tutto. In una lettera +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +assai bella, il Poliziano descrive con molta eloquenza i +pregi di questo oratore; ma nel lodarlo, senza avvedersene, +scopre invece i difetti di lui e del suo +uditorio. «Io andai, egli scrive all’amico Tristano +Calco, assai male prevenuto, perchè le grandi lodi +mi aveano reso diffidente. Non appena però entrai in +chiesa, che l’abito, il volto, la sua figura mutarono il +mio animo, e subito desiderai ed aspettai qualche cosa +di grande. Io ti confesso che più volte mi è sembrato +vederlo ingigantirsi sul pergamo assai al disopra della +figura umana. Ecco egli incomincia a parlare. <i>Io son +tutto orecchi alla canora voce, alle parole elette, alle +grandi sentenze. Discerno poi gl’incisi, riconosco i periodi, +son dominato dall’armoniosa cadenza, ec.</i>»‍<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> Così, +anche un uomo di tanta dottrina e di tanto gusto, quale +era il Poliziano, si fermava a notare principalmente la +scelta delle parole e la cadenza dei periodi. La posterità, +è vero, ha dimenticato il nome del Gennazzano;‍<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> ma i +contemporanei lo levarono a cielo, ed il Savonarola rimanea +allora da un tale emulo sopraffatto. Lo stesso +Girolamo Benivieni, divenuto fin d’allora seguace del +Savonarola, gli diceva: — «Padre, non si può negare +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +che la vostra dottrina sia vera, utile e necessaria; ma il +vostro modo di porgere manca di grazia, specialmente +essendovi ogni giorno il paragone di Frà Mariano.» — Il +Savonarola gli rispose: — «Questa eleganza di parole +deve cedere innanzi alla semplicità del predicare +sana dottrina.»‍<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> — Ma comunque si fosse dell’avvenire, +era certo per ora che l’uditorio del Gennazzano +ogni giorno cresceva. Egli studiava le frasi, le parole, +i gesti; declamava con eleganza versi latini e greci; citava +di continuo Aristotele e Platone: le sue prediche +imitavano le orazioni del Ficino nell’Accademia Platonica, +le quali erano tenute allora il perfetto modello +d’ogni eloquenza; spesso raccontava aneddoti che facevano +ridere gli uditori; e sempre si valeva di tutti i +mezzi che potessero accrescerne il numero. +</p> + +<p> +Il trionfo d’un tale emulo non doveva certo umiliare +il Savonarola; ma chi conosce di quanti triboli +sieno seminati i primi passi della vita, fra quante incertezze +bisogni lottare prima d’acquistar sicura coscienza +di sè, che inevitabile necessità sia per l’oratore +la simpatia dell’uditorio, colui potrà facilmente +comprendere che il Savonarola non restasse indifferente +alla freddezza con cui veniva accolto. Egli si vedeva come +arrestato nel principio del suo cammino; gli era chiusa +una via necessaria, indispensabile alla sua esistenza. +Un momento pensò di abbandonare la predicazione e +darsi solo all’insegnamento; ma dipoi il suo impeto naturale +si ridestò più forte, e decise di fulminare con voce +più terribile i vizi di quel popolo addormentato, e scuoterlo +così dal suo letargo. +</p> + +<p> +Quella sua fantasia per sè stessa eccitabile, s’andò +allora sempre più esaltando. In luogo di retrocedere, procedeva +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +più oltre nelle sue idee: la freddezza e l’indifferenza +del popolo continuavano a persuadergli sempre +più la necessità della sua divina missione: innanzi alla +mente gli ritornava la storia degli antichi profeti, che +tutti e sempre aveano dovuto combattere colla ingratitudine +del popolo Ebreo. Il paragone infiammava il +suo animo, e dava maggior forza al pensiero d’una feroce +guerra contro i vizi del suo tempo, contro +gli scandali di Roma; guerra che egli cominciò a riguardare +come ordinata dal Signore. Nella preghiera, +nelle contemplazioni, nelle estasi si attendeva la diretta +visione di Dio, quella visione che la filosofia del Ficino +voleva far credere quasi familiare e domestica; ed il +Savonarola la desiderò tanto ardentemente, che finì col +persuadersi d’essere esaudito. +</p> + +<p> +In questo strano esaltamento di spirito, non è da +farsi maraviglia se molte e diverse visioni cominciassero +realmente a circondarlo. Un giorno, mentre +parlava con una monaca, gli parve ad un tratto che il +cielo s’aprisse dinanzi a lui; vide descriversi ai suoi +occhi le future calamità della Chiesa, e udì una voce +che gl’imponeva d’annunziarle al popolo.‍<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> Da quel momento +si tenne sicuro della sua divina missione, la +considerò come il supremo dovere della sua vita e non +pensò che a poterla adempiere. Avrebbe voluto una voce +per tuonare sopra tutta la terra, per gridare a tutti i +popoli: «Ravvedetevi, ritornate al Signore.» Le visioni +del Vecchio Testamento e dell’Apocalisse si schieravano +innanzi alla sua fantasia come cosa reale, e gli +raffiguravano le sventure dell’Italia e della Chiesa; gliene +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +simboleggiavano la futura rigenerazione per opera sua. +Egli udiva per tutto risuonare voci che gl’imponevano +di continuare l’intrapreso cammino, di non lasciarsi +vincere dalla stanchezza, di non farsi umiliare dalla +indifferenza del popolo fiorentino. +</p> + +<p> +In quell’anno medesimo (1484) ebbe luogo la morte +di papa Sisto IV; e mentre che molti si aspettavano +dalla nuova elezione un conforto ai tanti mali che travagliavano +la Chiesa, si udì invece essere nata fra i cardinali +del conclave tanta dissensione, che temevasi +d’uno scisma. Ed il Savonarola scrisse allora una poesia +nella quale, rivolgendosi a Gesù Cristo, diceva: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Deh! mira con pietade in che procella</p> +<p class="i02"> Si trova la tua sposa,</p> +<p class="i01">E quanto sangue, oimè! tra noi s’aspetta,</p> +<p class="i02"> Se la tua man pietosa,</p> +<p class="i01">Che di perdonar sempre si diletta,</p> +<p class="i02"> Non la riduce a quella</p> +<p class="i01">Pace che fu quando era poverella.‍<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a></p> +</div></div> + +<p> +La seguíta elezione tolse però ai buoni ogni speranza. +Si udirono per tutta Italia i particolari dello scandaloso +mercato tenuto nel conclave; si seppero il prezzo e i +nomi di coloro che aveano venduto i voti. Ed il pontefice +Innocenzo VIII, non appena salito sulla Sedia, +condusse le cose a tale, che contro ogni immaginazione +degli uomini rese desiderabili i tempi di Sisto! +Egli non copriva più i suoi protetti col nome di nipoti, +ma li chiamava principi pontificii e li riconosceva +apertamente per figli: era non solo padre e padre +dissoluto, ma così indulgente verso ogni sorta di vizi, +che la corte romana divenne ricovero d’ogni lascivia +e d’ogni scandalo. Ognuno era commosso per questi +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +fatti, che minacciavano la religione e disonoravano +l’umanità; nè si sapea preveder ove mai dovesse precipitare +l’umana società con questa serie di papi che +ogni giorno peggioravano. Alla morte di Sisto s’era creduto +impossibile il non migliorare, ma ora si perdeva +ogni speranza ed ogni fiducia nell’avvenire. Se questi +fatti indegnavano in tal modo un popolo così corrotto, +che dovea essere del Savonarola? È certo più facile +immaginare che descrivere la tempesta che allora aveva +luogo nel suo animo. +</p> + +<p> +Fortunatamente, fu mandato a predicare le due quaresime +dell’84 e 85‍<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> nella piccola terra di San Geminiano, +posta fra i monti di Siena. Essa non era per +altro il povero e abbandonato paesello che oggi si vede. +I monumenti, le torri che si levano altissime e si scoprono +così lontane alla vista di chi percorre la Toscana, +le chiese adorne dei più vaghi concetti del Ghirlandaio, +attestano ancora che San Geminiano fu una volta fiorente +di arti e di senno civile. La sua popolazione non +avea certo la squisita raffinatezza dei Fiorentini; ma +neppure corrompeva col troppo studio e i molti sofismi +la spontanea ingenuità del suo cuore; non perdeva le +idee sotto alle frasi; nè, come il Poliziano, cercava +nei predicatori solamente maestria di periodi e d’incisi, +armoniosa cadenza di parole. Su quei monti e nelle +pianure d’intorno la campagna vi sorride un sorriso +eterno, la primavera vi è quasi divina, il largo e tranquillo +orizzonte che si scopre da quelle alture riconcilia +l’uomo colla natura e lo ravvicina a Dio. +</p> + +<p> +Fra le torri di San Geminiano, adunque, la voce del +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +Savonarola echeggiò più sicura e più padrona di sè; egli +manifestò per la prima volta quelle idee che da lungo +tempo lo dominavano, e mise fuori quelle parole che +doveano essere il suo grido di guerra, la bandiera di +tutta la sua vita: +</p> + +<p> +1º La Chiesa sarà flagellata, +</p> + +<p> +2º E poi rinnovata; +</p> + +<p> +3º E ciò sarà presto. +</p> + +<p> +Egli medesimo ci avverte che allora non manifestò queste +cose come rivelazioni divine, perchè non credette +quel popolo ancora maturo; ma si tenne solo all’autorità +della Bibbia e della ragion naturale.‍<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> +</p> + +<p> +Invero, la storia del popolo Ebreo non è che una +serie di trasgressioni e punizioni continue: vi trovava +perciò il Savonarola mille argomenti a provare che +la universale corruzione della Chiesa rendeva inevitabile +il flagello dell’ira di Dio. E questi argomenti venivano +da lui esposti con tanto maggior forza, in quanto +erano quelli appunto che aveano cominciato a persuadergli +le sue idee prima che esse rivestendosi, per così +dire, di realtà e pigliando forma d’immagini divine, +gli fossero penetrate più profondamente nell’anima.‍<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> Ogni +volta che parlò dei costumi corrotti, ogni volta che annunziò +i futuri flagelli, sentì crescersi l’animo; la parola +gli venne più franca, più efficace ed eloquente; l’attenzione +del popolo era scossa, l’uditorio quasi rapito. A +San Geminiano, adunque, egli ritrovò la sua strada; ivi +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +conobbe che i tristi presentimenti i quali agitavano il suo +petto, erano del pari nascosti nel cuore delle moltitudini; +e che annunziando arditamente i futuri flagelli, egli veniva +quasi a rivelare il popolo italiano a se stesso, e +trovava sempre un eco universale. Ritornava, dunque, +a Firenze più tranquillo e sicuro di sè: ma divenuto +più certo dei suoi principii, egli era anche fatto più +cauto dall’esperienza, più guardingo e accorto nel parlare +a quel popolo indifferente. +</p> + +<p> +Riprese perciò il suo modesto ufficio di lettore fino +alla quaresima dell’86, quando fu mandato a predicare +in varie città della Lombardia, e principalmente a +Brescia. Ivi espose l’Apocalisse. La sua parola fu piena +di fervore, il suo accento imperioso, la voce quasi tuonava: +egli accusò quel popolo dei suoi peccati, accusò +tutta Italia, minacciò l’ira di Dio. Descrisse le figure +dei ventiquattro vecchioni, e immaginò che uno di loro +sorgesse ad annunziare i futuri danni dei Bresciani. — La +città verrebbe in preda di furiosi nemici, e si sarebbero +visti per le vie rivi di sangue; le mogli verrebbero +tolte ai mariti, le vergini violate, i figli trucidati sotto +gli occhi delle madri; tutto sarebbe stato pieno di terrore, +di sangue e di fuoco. Concludeva il sermone invitando +ognuno alla penitenza, perchè il Signore avrebbe +avuto misericordia dei buoni. — La misteriosa immagine +del vecchione fece una profonda impressione sul +popolo; la sua voce sembrò risuonar veramente da +un altro mondo; le sue minacce spaventarono terribilmente. +E quando nel 1512 la città dovette sopportare +quel feroce sacco dai soldati di Gastone di Foix, nel +quale morirono incirca seimila persone, i Bresciani +rammentarono allora il vecchione dell’Apocalisse ed il +predicatore ferrarese.‍<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +Il successo di questo quaresimale fu quello che +prima cominciò a spandere in Italia il nome del Savonarola, +e pose un suggello alla sua vita, perchè da quel +giorno egli non dubitò mai più di se stesso. Il candore +però e la bontà dell’animo suo eran tali, che con questa +sicurezza di sè cresceva la modestia e l’umiltà. La +sua preghiera, la fede, il religioso esaltamento erano divenuti +tali, che il suo compagno, Frà Sebastiano da Brescia, +andava raccontando come il Savonarola era nella +orazione continuamente rapito ai sensi; che nel celebrare +la messa si trovava costretto ritirarsi in luogo solitario, +tanto il fervore lo portava fuori di sè; che la sua +testa gli appariva qualche volta circondata di luce.‍<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> +</p> + +<p> +Un’altra occasione dètte al Savonarola un secondo +successo. Tenevasi a Reggio un Capitolo di Domenicani, +nel quale si doveano trattare discussioni teologiche e +quistioni concernenti la disciplina: egli v’intervenne, ed +insieme con lui v’assistevano non solo un gran numero +d’ecclesiastici, ma ancora alcuni laici di grandissima +fama nelle lettere e nelle scienze. Fra questi, quegli +che più di tutti richiamava l’attenzione, era il celebre +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +Giovanni Pico, principe della Mirandola.‍<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> Non aveva allora +che ventitrè anni, ma già era conosciuto nel mondo come +un prodigio d’intelligenza, e tutti gli davano il nome di +<i>Fenice degl’ingegni</i>. Fin da’ suoi più teneri anni, fecero +in lui maraviglia il precoce ingegno e la portentosa +memoria. Avanzatosi ben presto negli studi, volle percorrere +tutte le università d’Italia e di Francia, assistere +a tutte le lezioni. Non contento di scrivere latino +e greco più facilmente che il suo natio linguaggio, fu il +primo che si désse in quel tempo allo studio delle lingue +orientali, e di qualunque altra potè trovare un +maestro o una grammatica; tanto che ebbe fama di +conoscerne ventidue. E come nelle lingue, così nelle +scienze sperava di essere universale, e pensava di potere +abbracciare tutto lo scibile de’ suoi tempi. Furono +poi tante le lodi che ricevè da tutti, e venne in tale opinione +di sè, che andato a Roma propose di rispondere +pubblicamente sopra novecento conclusioni, nelle quali +pretendeva di aver raccolto lo scibile; ed invitò in suo +nome tutti i dotti, promettendo ai meno agiati di pagar le +spese del viaggio. Quelle conclusioni erano, in vero, una +povera cosa, ed in fondo non contenevano nulla; pure alcune +di esse riguardando l’astrologia divinatrice, furono +tutte dal papa condannate, e la sfida perciò non ebbe effetto. +Il Pico scrisse subito la sua Apologia e si sottomise +alla Corte di Roma; sebbene la sua fama in luogo +di sminuirne, fosse andata per questi fatti sempre crescendo. +E certo, dopo il nome di Lorenzo de’ Medici, non +ve n’era un altro che si fosse sparso nel mondo, quanto +quello del Mirandolano. La posterità è stata però assai +più severa, ed a poco a poco quella fama s’è andata +oscurando: la sua vasta erudizione era, per verità, +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +poco profonda; egli restava assai indietro al Poliziano +nelle lettere, al Ficino nella filosofia.‍<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> Delle ventidue +lingue che si vantava di conoscere, era sì poco pratico, +che un ebreo potè vendergli sessanta codici come +libri scritti per comando di Esdra, mentre non erano +che la notissima cabala: di alcune altre sapeva poco più +che l’alfabeto. In italiano scrivea poi senza alcuna eleganza, +ed i suoi giudizi erano tanto mal sicuri, che egli +fu di coloro i quali preferivano le poesie di Lorenzo a +quelle del Petrarca e di Dante.‍<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> Nondimeno, molti erano +i meriti del Pico. Egli fu il primo ad allargare l’erudizione +del suo secolo nelle lingue orientali, che innanzi +a lui non erano da alcuno studiate; egli dètte l’esempio +d’un’attività instancabile, spesa tutta nel culto delle +lettere; di un principe che rinunziava agli onori del suo +grado per vivere da uguale fra gli studiosi. Il suo facile +ingegno, la portentosa memoria, il conversare svariato +e vivace, le maniere nobili e gentili, la bella e +giovanile presenza, i biondi capelli che profusamente +inanellati gli cadevano sulle spalle, tutto destava in lui +simpatia ed aiutava a diffondere il suo nome.‍<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> — Tale +era l’uomo intorno a cui facevano corona tutti i dotti +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +che si trovavano nel capitolo di Reggio, a cui mostravano +singolare deferenza anche i più alti dignitari +ecclesiastici. +</p> + +<p> +Il Savonarola sedeva in mezzo ai frati, tutto concentrato +in se stesso: la testa avvallata nel cappuccio; +il volto pallido e scarno; l’occhio infossato, immobile +e vivissimo; la fronte solcata da rughe profonde; tutto +attestava nella sua figura un animo dominato da forti +pensieri. Chi lo avesse quel giorno paragonato al Pico, +vedendo l’uno così vago, gentile, socievole e leggiero; +l’altro grave, solitario, severo e quasi duro, li avrebbe +giudicati due caratteri in opposizione fra loro, due uomini +che non potrebbero giammai intendersi. Eppure +quel giorno doveano divenire amici per tutta la vita. Nel +Pico, la fama, gli elogi e l’opinione che aveva di sè, +non erano arrivati a guastargli il cuore. Il suo animo, +diverso assai da quello dei dotti del suo tempo, era +essenzialmente buono, si apriva ingenuamente alle sante +ispirazioni del vero e del bene; e questo dovea, malgrado +ogni contraria apparenza, stringere fra due uomini +così diversi un’amicizia eterna. +</p> + +<p> +Quel giorno il Savonarola s’accese fortemente nella +disputa. Fino a che si parlò di domma, egli restò immobile +e silenzioso; non prese parte in una disputa nella +quale si faceva prova solamente d’acume scolastico: +ma quando si venne a parlare della disciplina, allora si +levò, e la sua voce parve quella medesima di Brescia, +scosse come una folgore gli uditori, li tenne immobili +ed attoniti. Parlò contro la corruzione del clero, e l’impeto +delle parole lo trascinò cosiffattamente, che egli +medesimo durò fatica a fermarsi. Il suo discorso lasciò +in tutti impressione d’un uomo straordinario, +d’un uomo animato da uno spirito superiore.‍<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> Molti +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +vollero conoscerlo, parecchi principi si misero con lui +in corrispondenza di lettere; ma quegli che più di tutti +restò rapito dalla sua eloquenza, fu il giovane Pico, che +da quel giorno divenne ammiratore, seguace ed uno +degli amici più cordiali del Savonarola. Cominciò a levarne +a cielo il nome, a spanderne la fama per tutta +Italia; e fermatosi a Firenze, non fu contento sino a +che non ebbe persuaso Lorenzo dei Medici d’invitarlo +a venire nuovamente in San Marco. Ivi si strinse sempre +più la loro amicizia; l’ammirazione del Pico andò +ogni giorno crescendo; ed è fuori di dubbio che solo +la morte prematura gl’impedì di vestir l’abito ed entrare +anch’egli nel convento. +</p> + +<p> +Il Savonarola rimase ancora nella Lombardia fino +al gennaio dell’anno 1470, quando partì per andare +a predicare in Genova.‍<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> Ai 25 di quel mese egli era +a Pavia, donde scriveva alla madre una lunga lettera, +piena d’affetto e di abbandono. Si scusa di non aiutar +la famiglia d’altro che orazioni, giacchè la sua professione +di religioso gl’impedisce di fare altrimenti; +egli però prende coll’animo parte a tutti i loro dolori, a +tutte le gioie. «Io ho rinunziato a questo mondo e sommi +dato a lavorare la vigna del Signore in diverse città, +per salvare non solo l’anima mia, ma ancora quella +degli altri. Se il Signore m’ha dato il talento, bisogna +che l’adoperi come a lui piace; e poi che m’ha eletto +a questo santo ufficio, siate contenta che l’adempia +fuor della patria mia, perchè vi faccio assai maggior +frutto che a Ferrara. Ivi mi avverrebbe come a Cristo, +quando i suoi compatrioti dicevano: <i>Non è costui +fabro e figliuolo d un fabro?</i> Ma fuori della patria mia +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +non mi è detto così; anzi quando mi voglio partire, +piangono uomini e donne, ed apprezzano grandemente +le mie parole. — Io credevo di scrivere pochi versi; +ma l’amore ha fatto trascorrere la penna, e vi ho aperto +il mio cuore assai più di quello che non avevo pensato di +fare. Sappiate adunque, che esso è più che mai fermo ad +esporre l’anima, il corpo e tutta la scienza che Iddio +m’ha data per amore di lui e salute del prossimo; e +poichè questo non posso farlo nella patria, voglio farlo +di fuori. Confortate tutti al ben vivere. Oggi partirò per +Genova.»‍<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> +</p> + +<p> +Dopo aver predicato la quaresima del 90 a Genova, +il Savonarola era, per le istanze di Lorenzo il Magnifico, +richiamato dai suoi superiori a Firenze. E così il +fiero nemico dei Medici, il sovvertitore della loro potenza, +veniva da essi medesimi invitato e pregato. +Malgrado la sua accortezza, Lorenzo ignorava che tristi +danni apparecchiava alla sua casa, e che fuoco accendeva +in quel convento dal suo avo edificato.‍<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +</p> + +<p> +Il Savonarola non aveva ancora dimenticato la glaciale +indifferenza dei Fiorentini, e non voleva esporvisi +una seconda volta. Riprese perciò di nuovo l’insegnamento +dei novizi di San Marco, che a poco a poco divennero +la sua cura più tenera, la sua speranza più +cara. Infondeva in loro i suoi sentimenti e le sue idee, +e aspettava intanto giorni migliori. Ma il suo nome era +già noto, e l’opinione del Pico avea molto peso in Firenze; +onde un numero d’amici più benevoli lo pregavano +che soddisfacesse alla curiosità del pubblico, e +permettesse che almeno alcuni pochi venissero a udire +le sue lezioni. Ed egli finalmente volle consentirlo: nel +chiostro di San Marco, sotto una pianta di rose damaschine, +che per la venerazione de’ suoi frati s’è andata +fino ad oggi rinnovando, cominciò ad esporre l’Apocalisse +ad un cerchio ristretto di pochi e benevoli uditori. +Ma il numero ne andava ogni giorno crescendo; ogni +giorno v’erano nuove istanze perchè salisse una volta +sul pergamo. Non volendo più resistere a queste domande, +raccomandò ai suoi uditori che pregassero per +lui il Signore, ed un sabato disse loro: — Domani parleremo +in chiesa, e sarà lezione e predicazione.‍<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> — +</p> + +<p> +Era il primo d’agosto di quel medesimo anno 1490; +San Marco era affollato di gente, che voleva conoscere questo +nuovo predicatore, il quale, passato altra volta inosservato +in Firenze, avea saputo levare così gran fama di +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +sè nel resto d’Italia. Il Savonarola finalmente salì sul pergamo, +ed egli stesso lasciò scritto che fece quel giorno +una predica terribile. Continuò l’esposizione dell’Apocalisse; +le mura di San Marco echeggiarono per la +prima volta delle sue famose conclusioni, ed egli riuscì +per un poco ad infondere in quella moltitudine +estatica l’impeto del suo cuore; la sua voce parve quasi +più che umana. Il successo di quel giorno fu compiuto; +egli divenne il soggetto dei discorsi di tutte le brigate +fiorentine; gli eruditi lasciarono un momento Platone, +per disputare sui meriti del predicatore cristiano. +</p> + +<p> +Ma egli non si lasciò illudere da questo momentaneo +trionfo; capì che gli eruditi avrebbero ben presto +mossa una guerra ostinata, e non potendo apporgli +altro, lo avrebbero certamente accusato di poca +dottrina. Onde, per ispegnere queste voci prima che nascessero, +si decise a metter fuori parecchi de’ suoi +scritti, acciò servissero nel medesimo tempo d’istruzione +al popolo e di risposta agli eruditi. E noi prenderemo +in esame questi primi lavori, affinchè ci facciano +conoscere più da vicino il suo ingegno; del quale ancora +non si è potuto dir nulla, per essersi perduto quasi +tutto ciò che egli avea predicato o scritto finora. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<h3 id="cap6-1">CAPITOLO SESTO. +<span class="smaller">La filosofia del Savonarola.</span></h3> +</div> + +<p> +Fra tutte le opere del Savonarola, i suoi scritti filosofici, +che servirono la più parte ad uso dei novizi, sono +quelli che furono tenuti in minor conto. Quasi tutti i +biografi, senza neppur leggerli, pigliarono in uso di ripetere +ch’erano una debole e servile imitazione d’Aristotele +e di San Tommaso. Più cose hanno contribuito a +spargere questo giudizio, secondo noi, falsissimo: dapprima +il piccolo volume di quelle opere, e il non essere +tenute in grande considerazione neppure dal Savonarola +medesimo: dipoi, le tante accuse che egli fece alla filosofia, +ai filosofi ed alla vanità dei loro studi. Non potevasi credere +che un uomo il quale avea tanto sparlato d’una +scienza, potesse in quella medesima far cosa alcuna di +pregio; ed a questo aggiungevasi, che quegli scritti, essendo +veramente in molte parti una traduzione o un +compendio di Aristotele e San Tommaso, confermavano +secondo ogni apparenza il giudizio prevalso. +</p> + +<p> +Tutte queste cagioni però, non poterono rimuoverci +dal prenderli in maturo esame, nè dal desiderio di accertare +noi medesimi intorno alla verità dell’opinione +generalmente adottata. Noi sapevamo fra quali tenebre +andassero nascosti i primi lampi di luce che mandò la +filosofia moderna, e quanto agli storici fosse stato difficile +rintracciarli: sapevamo come in quel tempo tutti +indistintamente imitassero Aristotele o Platone o qualche +altro antico; ma quando fu giunta l’ora in cui la +nuova filosofia dovea risorgere, essa fecesi strada attraverso +aristotelici e platonici, attraverso tutte le scuole. +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +Allora imitatori, traduttori e commentatori cominciarono +a poco a poco a risentire una nuova vita, a prendere +un nuovo cammino; ma difficilmente si trova fra questi +primi novatori alcuno che abbia lasciato del tutto la +scorta di qualche antico. Non è dunque l’avere o no +seguito Aristotele, l’averlo o no imitato e copiato in +molti luoghi, ciò che deve farci giudicare il vero merito +d’un filosofo del risorgimento; ma egli è piuttosto +l’avere o no riconosciuta l’autorità della propria ragione, +della propria coscienza. Vive in essi veramente lo +spirito nuovo? Ecco ciò che noi chiediamo. E così, nel +prendere in esame gli scritti del Savonarola, non siamo +andati cercando quante volte ha tradotto Aristotele, imitato +Boezio, copiato San Tommaso; ma abbiamo cercato +piuttosto se v’era qualche pagina in cui il Savonarola +dicesse: vogliamo credere alla nostra propria +esperienza, alla nostra ragione; vogliamo una volta credere +alla voce che parla nella nostra coscienza, e nella +coscienza del genere umano. +</p> + +<p> +Ed invero, ciò che non poteva indurci a seguire l’opinione +universalmente adottata dagli altri biografi, era il +considerare con quanta energia il Savonarola avesse +sempre combattuto sul pergamo tutta l’antichità, la quale +andava invadendo col suo paganesimo la società di quei +tempi. Mille volte egli aveva accusato di materialismo +quella filosofia aristotelica di cui lo voglion far così cieco +seguace. — «Il vostro Aristotele, egli soleva dire continuamente, +non riesce a provare neppure l’immortalità +dell’anima: rimane incerto sopra punti così capitali, che +io non so veramente comprendere come voi possiate +affaticarvi perdutamente dietro alle sue carte.» — Ma +per noi era anche di maggior peso l’osservare come nei +suoi scritti teologici il Savonarola ragionasse con tanta +libertà, con tanta indipendenza, con un’analisi tanto +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +sottile, un indurre così accorto. Di maniera che, volendo +noi seguire l’opinione comune, ci saremmo veduti +forzati a dire: — Il Savonarola ebbe due filosofie affatto +contrarie fra loro: in una egli era schiavo d’Aristotele, +seguace di quella scolastica che tanti aveano già abbandonata; +e questa filosofia egli espose nei suoi scritti filosofici, +insegnò ai novizi: in un’altra era libero, indipendente, +pieno d’ardire e di fierezza; e questa si trova in +un numero infinito di scritti teologici ed ascetici, la manifestò +sul pergamo, la confermò con tutta la sua vita. — Il +desiderio di risolvere una tal contradizione ci costrinse +ad esaminare con molta diligenza gli scritti ed i principii +filosofici del Savonarola; dopo di che a noi è sembrato +che ogni contradizione sia sparita. +</p> + +<p> +Due scuole di filosofia regnavano a quel tempo in +Italia: la Platonica e l’Aristotelica. La prima, cominciata +con l’Accademia di Firenze, si allargò verso il mezzogiorno; +e procedendo sempre più oltre nelle sue idee, +andò a finire, come abbiam visto,‍<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> nell’idealismo trascendentale +di Giordano Bruno. La seconda cominciata a fiorire +col Pomponaccio ed altri molti, si sparse invece nelle +università di Bologna, Pavia, Padova e in tutta l’Italia +superiore; raccomandò l’esperienza, dètte uno slancio +grandissimo alle scienze naturali, e raggiunse in Galileo +Galilei il suo più alto grado. Così, fra i moderni come fra +gli antichi, Aristotele fu il vero instauratore della filosofia +sperimentale; ed a torto la sua fama andò scadendo +presso molti che non seppero distinguere il vero Aristotele +da quello della Scolastica. +</p> + +<p> +Da queste due scuole ne risultò più tardi una terza, +che si può dire iniziata da Bernardino Telesio e stabilita +da Tommaso Campanella. Il Telesio studiò a Padova, dove +fu educato nella filosofia sperimentale e nelle scienze naturali. +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +Egli volle combattere Aristotele e raccomandare +l’esperienza, ma nel fatto seguì piuttosto Parmenide, +con le cui idee scrisse il libro <i>De Rerum Natura</i>: tornato +in patria, vi fondò la celebre Accademia Cosentina. +In essa s’andò educando Tommaso Campanella frate +domenicano, il quale dalla natura ideale del suo ingegno +fu portato a deviare alquanto dalla via tenuta dal Telesio; +e così ebbe propriamente origine la terza scuola di +cui parliamo. Il Campanella, da un lato raccomandava +l’esperienza, e dava, nella formazione delle nostre conoscenze, +una parte così grande alla sensazione, da sembrar +quasi un puro sensista; da un altro lato, ammetteva una +<i>cognitio abdita</i>, o sia un intuito delle prime idee, delle quali +diceva che senza aiuto della sensazione noi abbiamo una +certezza maggiore d’ogni altra: ma non potè mai +trovar modo di scendere da queste prime idee alle sensazioni, +o dalle sensazioni risalire alle idee. Onde la sua +dottrina riuscì nel fondo un imperfetto ecclettismo, nel +quale la filosofia sperimentale si trova accanto ad una +specie d’idealismo neoplatonico, a cui l’autore era per +natura inclinato; e la teologia di san Tommaso ci si va +sempre mescolando; senza che questi diversi elementi arrivino +mai a fondersi insieme, o a prendere unità di sistema. +Di tratto in tratto si vedono però lampi di genio +maraviglioso, e per tutto una libertà, una indipendenza +di pensare grandissima: quella dottrina era, infatti, concepita +da una mente vasta, ardita, intraprendente; e +quantunque disordinata e confusa, pure capace non di +rado d’una penetrazione e precisione straordinaria.‍<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +Nel Savonarola s’erano riscontrate, in modo singolare, +quasi tutte le medesime condizioni che fecero più +tardi nascere la filosofia del Campanella. Domenicano anch’egli, +aveva fatto un lungo studio delle opere di San Tommaso, +la cui dottrina formò parte di tutte le sue idee: educato +nei suoi primi anni nelle scienze sperimentali e nella +filosofia aristotelica, venne dipoi a Firenze, ove si trovò +nel centro della filosofia neoplatonica, accanto a Marsilio +Ficino ed all’Accademia, con un’indole che lo portava +quasi al misticismo. E l’ingegno stesso del Savonarola +avea non poca somiglianza con quello del Campanella. +Anch’egli era uno spirito libero ed ardito che avrebbe +colla sua mente voluto abbracciar l’universo; anch’egli +prendeva a volte una luce ed una forza inopinata, mentre +a volte si perdeva nelle formole della Scolastica. +Aveva però un vantaggio sul Campanella, in quanto che +nel fondo del suo cuore e della sua mente v’era un’idea +morale, chiara, precisa, potente; anima de’ suoi pensieri, +luce della sua vita, unità della sua esistenza. Le filosofie +di questi due domenicani hanno perciò tanta somiglianza +fra loro, che è molto da maravigliarsi come altri prima +di noi non l’abbia osservata.‍<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<p> +Venendo ora a discorrere partitamente delle opere +filosofiche del Savonarola, innanzi tutto, che +dai vecchi cataloghi dei suoi manoscritti apparisce come +egli avesse molto studiato la scienza e lasciato parecchi lavori, +che sono dipoi andati smarriti, fra i quali vogliamo +citare un compendio di quasi tutte le opere di Platone +e d’Aristotele.‍<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> Ma le operette a stampa si riducono +tutte in un sol volume, che contiene quattro piccoli +trattati: <i>Compendio di filosofia, di morale, di logica</i>, e +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +finalmente un opuscolo sopra la <i>Divisione e dignità di +tutte le scienze</i>.‍<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> +</p> + +<p> +La <i>filosofia</i> incomincia a parlare dell’ente, del moto, +del primo motore, del cielo, della generazione e corruzione +delle cose; e così discorrendo, piglia in esame la +natura intera, e cominciando dagli oggetti inanimati, +percorre tutta la scala insino all’uomo. Ci descrive il +mondo, come lo descrivevano allora gli aristotelici; cioè +quasi un grande animale in cui si trovano tre grandi +anime; la vegetativa, la sensitiva e l’intellettiva. Non +staremo però in questo a seguire minutamente l’autore, +perchè egli non fa che ripetere le idee della scuola, e +niente altro. Ma nella teorica della cognizione noi riconosciamo +la mano ardita del Savonarola, il suo libero +ingegno; e però la esporremo più particolarmente. +«Bisogna cominciare dalle cose più note, egli dice, +per andare alle ignote; giacchè solo per questa via si +perviene facilmente a ritrovare il vero.‍<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> Le sensazioni +sono le cose a noi più note e vicine; esse vengono +raccolte dalla memoria, ove la <i>mente</i> viene a +trasformare più sensazioni particolari in una sola regola +generale, o esperienza. Dopo ciò essa non si ferma +ancora, anzi procede oltre, e da molte esperienze unite insieme +raccoglie le verità universali.‍<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> Perciò la vera esperienza +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +si volge verso i primi principii, le prime cause; è +speculativa, libera, altissima.‍<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> Ogni nostra conoscenza, +adunque, comincia dal senso; onde nella filosofia, quella +parte che è della sostanza sensibile deve precedere l’altra +che è della sostanza sovrasensibile.»‍<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> Altrove egli +discorre in questo modo il processo con cui la sensazione +si trasforma in idea. «Le sensazioni si raccolgono +in forma d’immagini nella nostra fantasia; ivi l’intelletto +se ne impadronisce, e per virtù sua propria le trasforma +in atti intellettivi.‍<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> Dal senso, adunque, senza un +raziocinio propriamente detto e senza <i>alcuna autorità +di dottore</i>, si formano le nostre cognizioni. L’intelletto +stesso però, non potrebbe trasformare le sensazioni in +idee, senza <i>preesistenti cognizioni intellettive</i>; privo +delle quali non sarebbe altro che una <i>potenza</i>, incapace di +venire all’<i>atto del conoscere</i>, incapace di comprendere il +significato stesso delle parole. <i>Ogni dottrina, adunque, +deve esser fondata sulle preesistenti cognizioni dei sensi, +e sulla preesistente cognizione dei primi principii.</i> +Questi poi si conoscono senza alcuna dimostrazione, perchè +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +veri e per sè evidentissimi.‍<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> Essi, infatti, ci sembrano +in apparenza lontani da noi e difficilissimi ad intendersi; +ma in sostanza la loro essenza stessa è la verità e l’evidenza. +Non sono veri solamente in quanto a sè; ma +ancora in quanto formano e sono la verità di quegli altri +principii di esperienza, che a noi sembrano più vicini +e più facili. Ed invero, le cose in sè più note son quelle +che partecipano più dell’<i>actum essendi</i>; come appunto +sono Iddio, le prime intelligenze ed i primi principii. +Il nostro intelletto procede dalla potenza all’atto del +conoscere: in potenza, esso vede con evidenza e quasi +per intuito quei primi principii chiarissimi e vicini alla +nostra mente; ma quando si viene all’<i>atto del conoscere</i>, +quando cioè noi siamo forzati a salire dal particolare al +generale, allora invece li troviamo ultimi e difficilissimi.»‍<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> +La difficoltà, adunque, non è già di conoscere le +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +preesistenti cognizioni dell’intelletto; ma essa sta nel +mettere in rapporto le prime sensazioni con le prime +idee, nel riempire l’immenso vuoto che è fra loro, +cioè a dire nel fondare la scienza stessa. +</p> + +<p> +In questo modo il Savonarola poneva, con acume +grandissimo, il problema fondamentale della filosofia; ma +egli non andava più oltre di ciò, nè volle pure arrischiarsi +a superare le difficoltà che sì chiaramente avea vedute. +Ci ripete più volte che l’induzione è il metodo più +efficace per passare dal noto all’ignoto; ma si contenta +di queste troppo vaghe generalità, e così rimane nel +suo sistema quel vuoto medesimo che più tardi troviamo +nella filosofia del Campanella. Anche nel nostro autore, +infatti, si possono notare assai spesso più ordini d’idee +che mal si conciliano insieme: anche nella sua mente le +dottrine platoniche ed aristoteliche andarono mescolate +insieme colla teologia di san Tommaso, senza mai compiutamente +armonizzarsi fra loro. Di tale errore si potrà +nondimeno più facilmente scusare il Savonarola, +in quanto che egli non fece della filosofia il suo unico +studio, e in quei brevissimi trattati, scritti solo per aiuto +dei novizi, non era possibile affrontare e molto meno +risolvere il problema più arduo della scienza. +</p> + +<p> +Di questa prima parte degli scritti filosofici, o sia +della <i>filosofia</i> propriamente detta, non ci resta a dire +altro, perchè l’autore segue nel resto servilmente Aristotele, +e spesso lo traduce. Passiamo quindi alla +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +<i>morale</i>. In questo secondo trattato egli segue ancora +san Tommaso; ma piega un poco più alle idee neoplatoniche, +e vi si scorge chiarissima la prossimità dell’Accademia +e del Ficino. L’ultimo fine dell’uomo, egli dice, +è la beatitudine, la quale non istà già nella contemplazione +delle scienze speculative, come vogliono i filosofi +naturali, ma nella pura visione di Dio. In questa +vita non possiamo averne che un’immagine lontana, +un’ombra incerta; nell’altra solamente potremo gustarne +la pienezza e la realtà. Sebbene questa beatitudine +non si possa raggiungere per sola forza umana, +pure l’uomo deve cooperarvi mediante un <i>motus ad +beatitudinem</i>, che gli dà la disposizione necessaria a +riceverla. Non v’è che Dio, il quale è per sè stesso +beato; l’uomo ha bisogno di molti sforzi, <i>motibus multis</i>; +e questi non sono altro che le opere buone, le +quali si dicono anche meriti, <i>perchè la beatitudine è +il premio delle azioni virtuose</i>.‍<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> E qui bisogna notare +che, tanto in filosofia come in teologia, il Savonarola +ha sempre insistito sulla efficacia e necessità delle +buone opere, e quindi sulla libertà umana. «Ciò che distingue +l’uomo dagli animali, esso dice, è il libero arbitrio, +il quale non è una qualità o un abito, ma è l’essenza +stessa della volontà; <i>est ipsa hominis voluntas</i>.»‍<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> Si scaglia +poi contro gli astrologi, che la fanno soggetta +agli astri. «La nostra volontà non può essere mossa fatalmente +da alcuna forza estranea; sieno gli astri, sieno le +passioni, sia Iddio medesimo. Il Creatore, infatti, conserva +e non distrugge, muove il creato e tutte le cose +secondo le leggi della loro natura. Or la nostra volontà +è di sua natura essenzialmente libera; essa è la +libertà stessa: Iddio, dunque, non potrà muoverla che +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +liberamente, se non vuole distruggerla.» Noi potremmo +notare in questo trattato moltissime osservazioni giuste +ed acute; ma avremo occasione di trovarne maggior copia +in altre sue opere: onde per ora le lasciamo da banda. +Vogliamo però citare alcune sue idee intorno alla veracità; +perchè servano a combattere l’opinione di coloro i +quali vorrebbero credere che il Savonarola assumesse +un carattere che sapeva non essere il suo, e si fingesse +profeta per meglio condurre il popolo. Questa opinione +noi crediamo combattuta dalla storia dei fatti e dalle +parole stesse del Savonarola, delle quali ora diamo un +solo esempio. «Per veracità noi intendiamo un certo +abito, secondo il quale l’uomo nell’azione e nelle +parole si mostra tale quale egli è veramente, e piuttosto +minore che maggiore.... Questo non è già un +dovere legale, bensì morale; in quanto che, per onestà, +è certamente un debito che ogni uomo ha +verso il suo simile, e la manifestazione del vero è +sempre una parte di giustizia.»‍<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> Non ci fermeremo +qui a parlare della <i>politica</i> e dell’<i>economica</i>, che secondo +le dottrine scolastiche facevano parte della morale; +perchè avremo occasione di discorrerne più largamente +nell’esaminare le idee politiche dell’autore. +Nemmeno prenderemo in esame la <i>logica</i>; giacchè essa +non è altro che un sunto della dialettica degli scolastici; +e le poche idee che si trovano in essa di qualche +importanza, le abbiamo già esposte più sopra. +</p> + +<p> +Ci resta ora a dir qualche cosa dell’opuscolo intorno +alla <i>Divisione di tutte le scienze</i>, scritto dal Savonarola +quando lo accusavano di tenere in dispregio +la poesia e di non fare alcun conto della filosofia. Egli allora, +per difendersi, presentò un quadro generale di tutte +le scienze, mostrando che dava a ciascuna il suo proprio +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +luogo, e le rispettava tutte secondo la loro dignità. Il quadro +che egli presenta, è chiaro, preciso e felicemente condotto; +ma in fondo, non è altro che la divisione medesima +degli scolastici. La filosofia vien divisa in razionale e +reale: la prima serve a guidar la ragione, ed è la logica: la +seconda tratta dell’ente reale, e suddividesi in pratica e +speculativa. — La pratica poi si divide in meccanica e morale, +secondo che tratta delle professioni meccaniche o +delle azioni morali dell’uomo; e la morale suddividesi in +etica, economica e politica. — La filosofia speculativa si +tripartisce in tre scienze: fisica, matematica e metafisica, +secondo che tratta di ciò che è inseparabile dalla materia, +di ciò che può separarsene solamente per astrazione, +o di ciò che è assolutamente immateriale. — La +metafisica siede regina di tutte le scienze, va in cerca dei +più alti veri, più di tutte nobilita ed eleva l’uomo.‍<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +Ma questo però è un parlar <i>secondo puri naturali</i>, aggiunge +il Savonarola; perchè, cristianamente parlando, la vera +ed unica scienza è la teologia. Tutte le altre considerano +cose particolari sotto aspetti particolari: essa solamente +considera il tutto sotto un solo ed universale aspetto; +essa è la scienza prima, e guarda tutte le cose nella prima +causa: ma perciò appunto non le basta il lume naturale, +ed ha bisogno del lume divino. Di qui è facile vedere +come innanzi a questa scienza suprema, tutte le altre +debbano oscurarsi e cederle il luogo; onde quel soverchio +disprezzo che il Savonarola manifestò più tardi +per la filosofia, la poesia e tutti gli studi profani in +genere. +</p> + +<p> +Noi ci siamo fermati solamente alle divisioni principali, +e non volemmo venire a parlar della poesia (di +cui, secondo il costume scolastico, egli fa una parte della +logica), perchè anche di ciò avremo altra volta occasione +di parlare più a lungo. Ci basti ora riportar le parole +che dice contro coloro che in ogni cosa, ma specialmente +nella poesia, volevano servilmente correr dietro agli antichi. +«Alcuni si sono talmente ristretti e talmente hanno +sottomesso il proprio intelletto al carcere degli antichi, +che non solamente non vogliono dir nulla contro il +loro costume, ma nulla che essi non dissero.... Che +ragione è dunque questa, qual nuova forza d’argomentare? +Gli antichi non hanno parlato così, epperò +neppure noi parleremo in tal modo. Se dunque gli +antichi non fecero una bella azione, neppur noi dovrem +farla?»‍<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> E tale fu sempre il suo linguaggio. +In quel secolo in cui non si scrivea libro che non fosse +per levare a cielo gli antichi, il Savonarola era solo a +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +prendere la penna e muovere la voce contro di loro. +Ma egli fece ancora di più, quando, dimenticando affatto +gli antichi, prese a guida la propria ragione, e appoggiandosi +solo ad essa, procedette innanzi. Nè ciò fece solo +negli scritti filosofici, ma, come abbiam detto più sopra, +se ne trova un numero infinito d’esempi nelle prediche +e nelle opere teologiche. Si pigli, infatti, il <i>Trionfo della +Croce</i>, il suo lavoro principale; quello in cui espose +tutta la dottrina cristiana con ragioni naturali. Ivi, nel +proemio, egli discorre così: «E perchè in questo libro +noi vogliamo disputare solamente con ragione, non +ci fonderemo in alcuna autorità; ma per tal modo procederemo +come se non si avessi a credere a veruno +uomo del mondo, quantunque sapiente, ma solo alla +ragione naturale.»‍<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> Ed altrove: «Noi bisogna per +le cose visibili venire in cognizione delle invisibili, +perchè ogni nostra cognizione comincia dal senso, il +quale conosce solamente gli attributi corporali estrinseci; +ma lo intelletto nostro, per la sua sottilità, penetra +insino alla sostanza delle cose naturali, dalla considerazione +delle quali si leva fino alla cognizione +delle cose invisibili»‍<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a> Nè si creda che questi sieno +dei pensieri staccati che ci è venuto fatto di trovare nel +corso dell’opera; perchè si trovano invece in sul bel +principio di essa, e vi stanno ad esporre il disegno ed il +metodo con cui deve esser condotta. Ogni capitolo comincia +col premettere l’ipotesi, che non si sia imparato +nulla da alcun uomo del mondo; col ripetere che non +bisogna accettare altra autorità che la propria esperienza, +la propria ragione; e così dal noto andando all’ignoto, +procede infino alla fine. +</p> + +<p> +Se ora si voglia riflettere che il Savonarola vivea +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +quando ancora non era finito il secolo XV, quando il più +gran filosofo dell’Europa era Marsilio Ficino, si dovrà +senza dubbio consentire che egli fu primo‍<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> a scuotere il +vecchio giogo dell’autorità in filosofia, e che le lodi da +noi dategli sono veridiche e fondate sopra un esame accurato +ed imparziale dei suoi scritti. Già l’antico biografo +Pacifico Burlamacchi, che avea conosciuto di persona +il nostro frate, lasciò scritto: «che fino dalla prima +infanzia non volle giudicar gli autori secondo la maggior +fama, nè seguire quelle opinioni solamente che +erano in voga, <i>ma avea sempre l’occhio alla verità ed +alla ragione</i>.»‍<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> Queste poche e semplici parole sono un +ritratto assai più fedele di qualunque altro ce ne abbiano +dato i biografi posteriori; e noi, dopo aver molto +considerato le opere del Savonarola, torniamo al giudizio +del vecchio cronista. +</p> + +<p> +Sentiamo però l’obbligo di dire al nostro lettore, +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +che non vogliamo con ciò tenere il nome del Savonarola +tanto alto nella storia della filosofia, da dargli una importanza +scientifica maggiore di quella che egli ebbe +veramente. Assai spesso trascurò questa scienza; l’accusò +di continuo, qualche volta anche disprezzandola; +e volle quasi nascondere quei suoi brevi trattati, +che perciò vennero in dimenticanza. Non si troveranno +esaminati in nessuna storia della filosofia, non si troveranno +citati in alcun filosofo posteriore; e lo stesso Campanella, +il quale, come abbiam visto, potrebbe dirsi un +suo seguace, non ebbe forse neppure una lontana notizia +della loro esistenza. Ma se queste ragioni possono diminuire +l’importanza che quegli scritti ebbero nella storia +della filosofia, non potranno certo di niente scemarne +il peso, quando si tratta di portare un giudizio sulla +mente di chi li dettava. E per noi era di somma importanza +il conoscere la forza intellettiva d’un uomo che +ebbe tanta parte nelle cose de’ suoi tempi; tempi nei +quali in tutta Europa si apparecchiava il rinnovamento +della civiltà ed il ripristinamento dell’umana ragione. +Qualunque fosse stata la missione del Savonarola, qualunque +la sua indole e i fini che egli ebbe, era per noi +sopra ogni altra cosa indispensabile il determinare l’altezza +speculativa della sua mente, il decidere se egli +dovea o no andare fra gli <i>uomini nuovi</i>. E ci pare +omai certezza, che se il Savonarola non va messo alla +testa del risorgimento, del quale ebbe come una profetica +visione; se non viene considerato come il precursore +di tutti coloro che più tardi ne fecero parte, e +dei quali egli ebbe in supremo grado le eroiche virtù, +le ardite aspirazioni e gli strani errori; non si potrà mai +comprender nulla di quest’uomo, sul quale si è tanto +scritto, senza che alcuno sia ancora riuscito a determinarne +il vero carattere. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +</p> + +<h3 id="cap7-1">CAPITOLO SETTIMO. +<span class="smaller">I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la sua interpretazione +della Bibbia.</span></h3> +</div> + +<p> +Se noi ci facciamo a considerare quel gran moto +di civiltà che rinacque nel secolo XVI, troveremo che +in fondo a tutte le dottrine, a tutte le dispute, a tutte +le guerre religiose di quel tempo, v’era un bisogno universalmente +sentito di ravvicinarsi a Dio: esso animava +i dottori, creava il nuovo entusiasmo, dava la forza ai +martiri. Che cosa, infatti, fu tutta la filosofia, tutta la +scienza moderna, se non lo sforzo di ravvicinare la +creatura al Creatore, sebbene eccedesse troppo spesso +fino a confondere l’uno con l’altra? Che cosa promisero +le nuove dottrine religiose, se non di mettere il fedele in +rapporto diretto col Signore,‍<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a> sebbene trascorressero +poi, sino a distruggere la libertà umana? Pure, a chi +bene lo considera, questo solo principio, malgrado i +suoi eccessi, rinnovava la civiltà; quest’unico amore +redimeva il genere umano dall’abisso di colpe in cui +era caduto. +</p> + +<p> +Già, in sul cadere del secolo XV, noi ci possiamo avvedere +che un nuovo calore penetra gli animi, che si +comincia a sperar nuovamente nella forza delle idee e +dei principii. Anima e vita di questo moto fu allora la +filosofia alessandrina, perchè essa prometteva la visione +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +in Dio, ed in questa poneva la somma dell’umana felicità. +Una tale idea si fece strada e penetrò rapidamente il +cuore degli uomini, in un tempo in cui sembrava che il +materialismo dovesse solo signoreggiare in eterno. Ma +essa cominciava appena ad essere una teoria cavata +dai libri, che già nel Savonarola era un sentimento +nato con lui, che dominava tutta la sua vita, e poteva +anzi dirsi la sua vita istessa. Egli non aveva, infatti, altra +aspirazione che verso Dio; non sperava nè desiderava +altro che trascinare dietro a sè il mondo nella beatitudine +d’una tale aspirazione. E sotto questo aspetto, bisogna +che noi prendiamo in esame la più parte dei suoi scritti +religiosi, i quali assai spesso non sono altro che la manifestazione +di questo sentimento religioso, di questo +suo, per così dire, <i>santo furore</i>. +</p> + +<p> +Gli opuscoli che pubblicò intorno al 1492, furono +quattro trattati sull’Umiltà, l’Orazione, l’Amore di Gesù +Cristo e la Vita vedovile; scritti in parte ascetici, in parte +semplicemente religiosi e morali. Noi cercheremo di +esporre le idee del Savonarola più fedelmente che sarà +possibile, acciò il lettore conosca bene con quali mezzi +egli cominciasse allora a stabilire il suo ascendente sul +popolo. +</p> + +<p> +«L’Umiltà e la Carità,» egli dice adunque nel suo +primo opuscolo,‍<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> «sono due virtù nello edificio spirituale +estreme; perocchè l’umiltà è il fondamento che +porta tutta la fabbrica, e la carità è la perfezione e consumazione +dell’edifizio. Bisogna perciò che il fedele +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +si umilii dinanzi a Dio, che riconosca come egli è per sè +stesso incapace di fare il bene, e come senza l’aiuto del +Signore le sue opere non sarebbero altro che peccati. Nè +basta che ciò sia una convinzione dell’intelletto; bisogna +che sia anche un sentimento profondo dell’anima. La volontà +dell’uomo è libera; ond’egli deve con tutte le sue +forze adoprarsi a scacciare l’orgoglio, disporsi a ricevere +la grazia; e gli atti esteriori saranno in ciò non solamente +utili, ma anche necessarii. Si umilii perciò il credente +verso i superiori, verso gli uguali; si umilii anche +verso gl’inferiori. Ma se, giunto a questo punto, crederà +di aver fatto gran cosa, allora l’umiltà esteriore sarà +cresciuta a scapito della interiore, ed avrà perduto ogni +merito. Si tenga, dunque, continuamente fermo nell’idea +della sua nullità.» +</p> + +<p> +La preghiera, di cui si discorre nel <i>Trattato della +orazione</i>,‍<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> è, secondo il Savonarola, uno dei mezzi più +efficaci a tener vivo nell’uomo il sentimento dell’umiltà. +«Sia perciò lunga, fervida e diuturna: rammentiamoci +però di continuo che essa deve essere accompagnata dall’umiltà +e dalla carità; senza di che è nulla. Finchè vi è fervore, +si può dire che vi sia preghiera; e quando si esercitano +opere di carità, anche allora si può dire che l’uomo +preghi.» +</p> + +<p> +Queste medesime idee si trovano assai meglio svolte +in un altro trattato <i>Della orazione mentale</i>.‍<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> «Colui che +prega, deve parlare a Dio come se fosse presente; giacchè +il Signore è per tutto, in ogni luogo, in ogni uomo; +specialmente nell’anima del giusto. Epperò non si cerchi +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +in terra o in cielo o altrove; si cerchi nel proprio cuore, +si faccia come il profeta, che dice: — Io udirò ciò che +parlerà in me il Signore. — Nella preghiera, l’uomo può +attendere alle parole, e questa è cosa tutta materiale; può +attendere al senso delle parole, e questo è piuttosto studio +che preghiera; può, finalmente, mettere il suo pensiero +in Dio, e questa è la vera, la sola preghiera. Non bisogna +stare a discorrere su per le sentenze, nè su per le +parole; ma elevare le mente sopra di sè, e perdersi +quasi nel pensiero di Dio. A questo punto il credente +dimentica il mondo e i suoi desiderii; ha quasi un’ombra +della celeste beatitudine. A tale altezza può giungere +l’ignorante così facilmente come il dotto; anzi assai +spesso avviene che colui che recita i salmi senza comprenderli, +fa una preghiera assai più santa del dotto che +saprebbe spiegarli. Le parole, infatti, non sono indispensabili +alla preghiera; anzi, quando l’uomo è veramente +rapito in ispirito, l’orazione vocale diventa quasi un +impedimento, e deve dar luogo alla <i>mentale</i>. Epperò si +vede quanto sia grande l’errore di coloro i quali prescrivono +un numero di orazioni determinate. Il Signore +non si diletta di moltitudine di parole, ma di fervore di +spirito. Qui ci si faranno incontro, continua a dire il +Savonarola, coloro che non sanno difendere altro che le +cerimonie e il culto esteriore della Chiesa. A costoro +noi risponderemo come il Salvatore alla Samaritana: +«Donna, credimi che l’ora viene in cui non adorerete +il Padre nè in questo monte nè in Gerusalemme..... +Ma l’ora viene, ed è già al presente, che i veri adoratori +adoreranno il Padre in ispirito e verità.» (Gio. +VI, 21, 23.) Il che significa che il Signore vuole il culto +interiore, senza tante cerimonie; e così infatti usava la +Chiesa primitiva, quando non c’era bisogno di tanti organi +e canti per levare la mente a Dio. Quando mancò +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +il fervore, si cominciarono a introdurre le cerimonie +per medicina delle anime: ma oggi noi siamo divenuti +simili all’infermo che ha perduto ogni virtù naturale, +e le medicine non hanno più forza sopra di lui. Ogni +fervore, ogni culto interiore è muto; e le cerimonie +crescono sempre, ma restano inefficaci. Perciò noi siamo +venuti ad annunziare al mondo, che il culto esteriore +è destinato allo interiore, e le cerimonie non sono altro +che mezzi per eccitare lo spirito.» +</p> + +<p> +Ma il <i>Trattato dello amore di Gesù Cristo</i>, di cui in +poco tempo si videro più di sette edizioni,‍<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> esprime più +chiaramente ancora quel mistico entusiasmo del Savonarola, +di cui abbiamo più sopra parlato. «L’amore di +Gesù Cristo è quel vivo affetto per cui il fedele desidera +che la sua anima diventi quasi parte di quella di +Cristo, e che la vita del Signore si riproduca in lui, non +per esterna imitazione, ma per interna e divina ispirazione. +Egli vorrebbe che la dottrina di Cristo fosse in lui +cosa viva, vorrebbe patire il suo martirio, salire misticamente +con lui sulla stessa croce. Questo amore è onnipotente, +e non si può avere senza la grazia; perchè esso solleva +l’uomo sopra sè stesso, e congiunge la creatura finita +al Creatore infinito. L’uomo, infatti, sale continuamente +dalla umanità alla divinità, quando è animato da questo +amore; che è il più dolce di tutti gli affetti, penetra l’anima, +s’impadronisce del corpo, e fa che il fedele cammini +sulla terra come rapito in ispirito.» +</p> + +<p> +Noi abbiamo riportato quasi le parole medesime +del Savonarola, perchè questo concetto dell’amore, che +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +ritorna di continuo nelle sue opere ed è un punto fondamentale +della sua dottrina, non è stato ancora abbastanza +osservato. È ben vero che nel definirlo il Savonarola +non è molto preciso; giacchè qualche volta +dice, questo amore non essere altro che la grazia; e +qualche volta, non essere che la carità. In vero, esso +partecipa d’ambedue, senza essere precisamente nè +l’una cosa nè l’altra. — Quando la grazia s’infonde nell’uomo, +genera immediatamente la carità; e senza la +grazia, vera carità non può esservi: v’è però uno stato +intermedio, in cui il credente, sentendo la vicinanza e +quasi l’afflato di Dio, prova una suprema felicità, e come +una celeste ebbrezza. Questo stato interno dell’anima che +riceve la grazia ed è per generare la carità, è quello appunto +che il Savonarola intende per <i>amore di Gesù +Cristo</i>. E l’importanza di questo concetto nella sua dottrina, +sta appunto nell’esprimere esso uno stato tutto subbiettivo +dell’animo. Il Cristiano non può raggiungere la carità, +senza la grazia che è un dono gratuito di Dio, per ottenere +il quale la nostra volontà può assai poco contribuire; +ma l’amore essendo invece una nostra <i>disposizione</i>, +l’uomo può assai più facilmente elevarvisi: la +grazia viene allora ad infondersi in noi quasi naturalmente, +e la carità scaturisce dal nostro cuore come di +necessità. Così l’<i>amore</i> ha la sovrumana potenza di riunire +la creatura che è finita al Creatore che è infinito, +e spiega in certo modo il mistero della libertà umana e +della onnipotenza divina. +</p> + +<p> +Quest’opuscolo si conclude con alcune <i>Laudi e +Contemplazioni infiammative</i>, nelle quali il Savonarola +s’abbandona ad ogni sorta d’esclamazioni intorno alla +misericordia e bontà del Signore, al desiderio ardente che +ha la sua anima d’essere una sola cosa con Lui, di salire +sulla stessa croce, essere trafitto dagli stessi chiodi +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +e dalla stessa corona di spine. Di certo, se noi le leggiamo +collo scetticismo dei nostri giorni, non vi troveremo +alcun valore; ma se ci poniamo invece a considerare +che erano scritte per il popolo, che parlava +un’anima ebbra veramente di questo suo abbandono in +Dio, un uomo a cui questo santo delirio dava un conforto +a noi sconosciuto, allora solamente potremo rettamente +giudicarle. E più le valuteremo se ci rammentiamo +che il Savonarola riuscì ad infondere questo +suo entusiasmo in tutto un popolo; e fu il primo a +prevedere e presentire che questo nuovo amore, questo +nuovo delirio, impadronendosi delle moltitudini, dovea +rigenerare e ringiovanire il mondo. +</p> + +<p> +Nel <i>Libro della vita viduale</i>,‍<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> pubblicato fin dal 1491, +egli dètte invece sani precetti di morale alle vedove. In +questo opuscolo si potrà vedere quanto falsa sia l’opinione +di coloro che ci rappresentano il Savonarola come nemico +del matrimonio, e quasi gli attribuiscono l’idea di +voler ridurre Firenze a forma di convento; quando esso +invece insegnava su questo proposito una dottrina piena +di buon senso. Le vedove, egli dice, son come gli orfani +sotto la speciale proiezione del Signore. La vera loro vita +sarebbe di abbandonare i pensieri del mondo, darsi intieramente +a Dio, ed essere «come la tortola, la quale è +uno animale casto; e però, che quando ha perso il suo +compagno, mai più s’accompagna con altri, ma vive +tutto il tempo della vita sua gemendo solitaria.» Nondimeno, +se per la educazione dei figli, se per la povertà +o per non sapere resistere agli stimoli della carne, volesse +la vedova rimaritarsi, lo faccia pure: questo sarà +assai meglio che circondarsi d’adoratori, esporsi alle +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +calunnie, tenersi fra mille pericoli. Quella vedova che +non si sente disposta a mantenere lo stretto decoro, le +difficili riserve del suo stato, ritorni piuttosto alla vita +dignitosa di moglie. Quelle poi che si sentono forza +maggiore ed animo uguale al loro stato, sieno il modello +di tutte le altre donne. La buona vedova deve +vestire di bruno, vivere solitaria, evitare il consorzio +degli uomini, essere la stessa gravità, portare nel +volto tanta severità, che alcuno non ardisca muoverle +parola o sorriso di poco rispetto. E questa vita +sarà un insegnamento continuo alle altre donne; onde +è inutile che la vedova si affatichi con parole ad ammaestrare +gli altri: non dia precetti, se non quando l’occasione +assolutamente lo richiede, e cerchi di farlo solamente +verso i figli o nipoti. Disconviene alla gravità +della vedova ricercare la vita ed i peccati altrui; disconviene +a lei essere o anche parere vana, e per salvare +gli altri, abbandonare sè stessa. +</p> + +<p> +Con questi opuscoli il Savonarola riusciva nel suo +intento, giacchè andava ogni giorno crescendo nella stima +dei dotti e nell’amore del popolo. Sebbene però egli +avesse nella filosofia con fermo proposito seguito la sola +ragione, e negli scritti religiosi si fosse abbandonato tutto +al sentimento spontaneo dell’animo suo; pure questo +a lui medesimo parea non bastare in un secolo che volea +fondarsi unicamente sull’autorità. È ben vero che egli +era assai spesso dominato e trascinato dai suoi pensieri +in modo, che si contentava di affermarli come verità innegabili; +e che nel suo esaltamento religioso egli credeva +di essere in diretto rapporto colla Divinità, onde non sentiva +bisogno d’altra conferma alle sue visioni del futuro.‍<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +Nondimeno, quando si trattava di convincere gli altri, +di far tacere la superbia e l’importunità dei dotti, di +persuadere al popolo cose straordinarie, allora l’autorità +d’un libro diveniva in quel secolo indispensabile. +E quale altra autorità poteva il Savonarola accettare, +se non quella della Sacra Scrittura? Chi avrebbe ardito +resistere alla parola del Signore? La Bibbia, d’altronde, +era stato il compagno più fedele dei suoi giovani anni, +il conforto dei suoi dolori, l’educatore del suo spirito. +Non vi era verso che non rammentasse a memoria; +non vi era pagina che non avesse commentata, da +cui non avesse preso qualche idea pe’ suoi sermoni. +A forza di studio e di meditazione, essa avea cessato +d’essere per lui un libro, ed era divenuto un mondo +vivo e parlante; un mondo infinito, in cui trovava la +rivelazione del passato e dell’avvenire. Non appena +egli apriva le Sacre Carte, che era esaltato dal pensiero di +leggere la parola rivelata dal Signore; vi trovava come +il microcosmo di tutto l’universo, l’allegoria di tutta la +storia del genere umano. Questo era uno studio che dava +alimento a sè stesso; e quindi egli riempiva i margini +del sacro volume d’interminabili postille, nelle quali notava +le varie ispirazioni del momento, le moltiplici interpetrazioni +di ciascun passo.‍<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> +</p> + +<p> +Solamente esaminando i suoi Sermoni, si potrà avere +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +un’idea del vario uso che il Savonarola seppe fare della +Bibbia. Pure, riducendo le cose a sommi capi, per darne +sin d’ora un’idea generale, diremo che, oltre la interpetrazione +letterale, egli ne faceva altre quattro sopra quasi +ciascun passo della Bibbia, ed erano: <i>spirituale, morale, +allegorica</i> ed <i>anagogica</i>. Per meglio spiegarci, prendiamo +ad esempio il primo verso della Genesi: «Nel principio +Iddio creò il cielo e la terra ec.» Il senso spirituale riguarda +lo spirito, e quindi cielo e terra significheranno +anima e corpo. Il senso morale riguarda invece la morale, +e quindi cielo e terra vorranno dire ragione ed +istinto. Il senso allegorico è doppio, riguarda la storia +della Chiesa ebraica, o della Chiesa cristiana: nel primo +caso, cielo e terra rappresenteranno Adamo ed Eva; +il sole e la terra significheranno il gran sacerdote ed +il re del popolo ebreo: nel secondo caso, saranno invece +significati il popolo eletto ed il popolo dei gentili, il +papa e l’imperatore. Il senso anagogico si riferisce +alla Chiesa trionfante; e quindi il cielo e la terra, il sole, +la luna e le stelle, significheranno gli angeli, gli uomini, +Gesù Cristo, la Vergine, i Beati, e così via discorrendo.‍<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> +</p> + +<p> +In questo modo il Savonarola trovava nella Bibbia +la conferma di tutti i pensieri, di tutte le ispirazioni, di +tutte le profezie che sorgevano nel suo animo. Non vi +era cosa grande o piccola, pubblica o privata, sacra o +profana, di cui egli non trovasse un qualche riscontro +nella Bibbia. Egli avvertiva però di andar cauto in questo +studio. «Vi bisogna, egli diceva, una conoscenza della +lingua e della storia, una continua lettura, una lunga +familiarità:‍<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> bisogna guardarsi di non andar contro alla +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +ragione, contro alle opinioni ricevute dalla Chiesa e dai +dottori,‍<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> di non tirare la scrittura ai nostri propri fini; perchè +allora si metterebbe il nostro intelletto in luogo della +parola divina.‍<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Ma chi guiderà il fedele in questo mare di +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +pericoli, in questo laberinto inestricabile dall’umana ragione? +Lo guiderà la grazia divina. Si apparecchi, adunque, +il fedele a leggere la Bibbia con una grande purità +di cuore, con un lungo esercizio della carità, con levare +il pensiero dalle cose terrene; giacchè in questo libro +non si può penetrare solo colla mente, ma bisogna entrarvi +con l’anima e col cuore. Allora solamente il credente +potrà entrare nel mondo infinito delle Sacre Scritture +senza pericolare, ed aver quel lume che è necessario +alla sua salute. Ma non a tutti questo lume +è concesso ugualmente. Iddio manda spesso sulla terra +degli uomini a cui concede un lume maggiore, col quale +debbono illuminare le moltitudini: questi sono i dottori +della Chiesa, ai quali il Signore spesso parla in +ispirito, rivelando per diretta comunicazione cose +occulte a tutti gli altri. Essi debbono essere la guida e la +luce dei fedeli.»‍<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> +</p> + +<p> +Malgrado però tutti questi riguardi, il Savonarola +s’era messo sull’orlo d’un precipizio, dal quale era assai +difficile salvarsi. Non v’era cosa che un sistema d’interpetrazione +così vario e largo non potesse confermare +coll’autorità della Bibbia: onde, quando egli si fosse +lasciato trasportare dalla fantasia in un modo qualunque, +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +le Sacre Carte, in luogo di essergli freno, sarebbero +divenute sprone a maggiori eccessi. Ed infatti, quante +volte la sua mente esaltata vide strane visioni del +futuro; quante volte udì per l’aria voci di sinistri +augúri, di flagelli minacciati all’Italia ed alla Chiesa; +egli vi fu sempre dalla lettura della Bibbia riconfermato, +e tanto più vivamente, quanto maggiori erano +la fede e la sincerità del suo animo. Ma di ciò noi +avremo altra volta lunga occasione di discorrere: bastici +per ora avere interpretato generalmente il sistema +del nostro autore. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +</p> + +<h4 id="notacap7-1">NOTA. +<span class="smaller"><i>Sulla Esegesi biblica del Savonarola, e sopra alcune Bibbie +postillate di sua mano.</i></span></h4> +</div> + +<p> +Diamo qui sotto un saggio del vario modo tenuto dal +Savonarola nell’interpretare la Bibbia, facendone applicazione +al principio della Genesi. Questo saggio l’abbiamo cavato dalle +postille marginali che egli fece di suo pugno in due Bibbie; una +delle quali trovasi nella Biblioteca Magliabechiana, l’altra nella +Riccardiana. La prima, che è la più preziosa delle due, è stampata +a Basilea 1491, e contiene un numero assai maggiore di annotazioni, +non solo nei margini ma anche in molti fogli aggiunti nel +principio e nella fine del libro. Queste annotazioni sono però +scritte in un carattere così minuto e così pieno di abbreviazioni, +che senza molto studio e senza una lente non si possono +leggere. Minori di numero sono le postille della Bibbia Riccardiana +(Venezia 1492), ma il carattere però ne è assai più chiaro. +Sono tutte interpetrazioni fatte secondo il sistema da noi +esposto: dánno la moltiplice interpretazione di molte parole, +di interi periodi; segnano notizie storiche e geografiche; dánno +il significato d’alcune parole ebraiche, dal quale cavano poi la +interpetrazione mistica, allegorica ec. È notevole però, che di +rado entrano in discussioni puramente teologiche, come più +tardi fece la Riforma; anzi noi abbiamo costantemente osservato, +che quei passi sui quali i Riformati sollevarono più tardi +le loro controversie, si trovano senza alcuna annotazione. Ma +di ciò avremo altrove materia di discorrere. Per ora notiamo +solo, che il Savonarola, leggendo la Bibbia, non faceva che appunti +secondo il suo sistema, da noi esposto, e solo per servire +alle sue prediche. Spesso queste sue postille riempiono tutti i +margini, entrano fra un verso e l’altro della stampa, si continuano +sopra fogli aggiunti, e sempre con un carattere fitto, +uguale e microscopico. +</p> + +<p> +Ponendo la Bibbia Magliabechiana, nel principio della +quale si trovano le regole dei vari modi d’interpetrare, accanto +a quella della Riccardiana, dove sono queste medesime regole +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +applicate ai primi capitoli della Genesi, abbiam potuto formare +il quadro che segue. Chi volesse poi più minuti particolari, potrebbe +trovarne infiniti nelle suaccennate Bibbie, e in molte +prediche del Savonarola; come, p. es., la XXIII di quelle sul +Salmo <i>Quam bonus</i>. Le postille bibliche ci dánno però assai +meglio tutto l’insieme di questa singolare esegesi. +</p> + +<p> +Vogliamo ancora notare, che nel convento di San Marco +si trovano due antiche Bibbie in pergamena, sui margini delle +quali sono molte annotazioni di carattere minutissimo e simile +alquanto a quello del Savonarola. Malgrado però questa somiglianza, +e malgrado ancora che in una di esse si sia trovato +un foglio che diceva: <i>utebatur Hieronymus Savonarola</i>; noi +non crediamo che quelle postille sieno di lui, ma più antiche; +giudicandolo tanto dalla forma del carattere, come dalla natura +delle postille medesime. E ci ha confermato in questa opinione +il vedere che nel catalogo: <i>De operibus viri divini, non impressis</i>, +più sopra citato (Magliabechiana, cod. I, VII, 28), non +sono menzionate altre Bibbie postillate, se non queste: «Bibliæ +tres glossatæ, 1ª Apud Ferrariam, in conventu Angelorum; +2ª Florentinæ, apud Fratrem Nicholaum de Biliottis; 3ª Florentiæ, +apud Marcum Simonem de Nigro.» Non è probabile +che l’autore di quel catalogo, il quale sembra essere stato +frate di San Marco e notava con tanta diligenza le cose inedite +del Savonarola, sapesse delle Bibbie che erano allora presso i +privati, ed ignorasse quelle che si trovavano nel convento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +</p> + +<p> +Saggio delle varie interpretazioni che il Savonarola dava +alla Bibbia, ricavato dalle sue postille autografe alla stessa. +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td class="btl center"><b>Interpretazione Letterale.</b></td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Spirituale.</b></td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Allegorica.</b><br> Si riferisce al <i>Vecchio Testamento</i>.</td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Allegorica.</b><br> Si riferisce al <i>Nuovo Testamento</i>.</td> <td class="btl center"><b>Interpretazione Morale.</b></td> <td class="btl br center"><b>Interpretazione Anagogica.</b></td> + </tr> + <tr> + <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl br"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="btl">1º <i>Giorno</i>. Cielo, Terra, Luce.</td> <td class="btl">Anima, Corpo, Intelletto agente.</td> <td class="btl">Adamo, Eva, Luce della grazia.</td> <td class="btl">Popolo Ebraico, Gentili, Gesù Cristo.</td> <td class="btl">Anima, Corpo (nel senso di ragione ed istinto), Luce della grazia.</td> <td class="btl br">Angeli, Uomini, Visione di Dio.</td> + </tr> + <tr> + <td class="btl">2º <i>Giorno</i>. Firmamento.</td> <td class="btl">La volontà, fra le opposizioni dell’anima e del corpo.</td> <td class="btl">Arca di Noè.</td> <td class="btl">Gli Apostoli e gli altri Santi.</td> <td class="btl">Fermezza morale.</td> <td class="btl br">Eternità della beatitudine e della dannazione.</td> + </tr> + <tr> + <td class="btl">3º <i>Giorno</i>. Divisione delle acque dalla terra,</td> <td class="btl">Il movimento delle passioni e degli errori che occupano l’intelletto.</td> <td class="btl">Gentili separati dal popolo eletto.</td> <td class="btl">Le tribolazioni, che dividono molti dalla Chiesa.</td> <td class="btl">Lotta delle passioni contro il dovere.</td> <td class="btl br">Gaudio dei beati che furono liberati dalle tribolazioni.</td> + </tr> + <tr> + <td class="bl">Luoghi asciutti,</td> <td class="bl">Intelletto avido di scienza.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl">Ragione.</td> <td class="bl br center">. . . . . . . .</td> + </tr> + <tr> + <td class="bl">Erbe e piante.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl">La moltitudine degli eletti.</td> <td class="bl">Le buone dottrine della Chiesa.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl br">Le loro laudi e opere perfette.</td> + </tr> + <tr> + <td class="btl">4º <i>Giorno</i>. Sole, Luna, Stelle.</td> <td class="btl">Metafisica ed Etica, Scienze naturali e razionali.</td> <td class="btl">Gran sacerdote, Re, altri Sacerdoti.</td> <td class="btl">Papa, Imperatore, Dottori.</td> <td class="btl">La legge di carità antica e nuova, i precetti minori.</td> <td class="btl br">Cristo, la Vergine, gli altri Beati.</td> + </tr> + <tr> + <td class="btl">5º <i>Giorno</i>. Uccelli, Pesci.</td> <td class="btl">Contemplazione delle cose superiori e delle inferiori.</td> <td class="btl">Maccabei (che sempre fluttuarono).</td> <td class="btl">Vita contemplativa, vita attiva.</td> <td class="btl">Contemplazione delle cose divine e delle umane.</td> <td class="btl br">Angeli, ed uomini che entrano nel coro degli Angeli. </td> + </tr> + <tr> + <td class="btl">6º <i>Giorno</i>. Bestie,</td> <td class="btl">Appetito irascibile</td> <td class="btl center">. . . . . . . .</td> <td class="btl">Anti-Cristo, coi suoi.</td> <td class="btl">Cattivi.</td> <td class="btl br">Quelli che furono persecutori.</td> + </tr> + <tr> + <td class="bl">Animali terrestri,</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl">Popolo Ebraico (dato nel tempo di Cristo all’avarizia).</td> <td class="bl">Cristiani dati alle cose terrene.</td> <td class="bl">Persecutori.</td> <td class="bl br center">. . . . . . . .</td> + </tr> + <tr> + <td class="bl">Giumenti,</td> <td class="bl">Senso.</td> <td class="bl">I Buoni.</td> <td class="bl">Eletti.</td> <td class="bl center">. . . . . . . .</td> <td class="bl br">I predicatori.</td> + </tr> + <tr> + <td class="bbl">Uomo ad immagine di Dio.</td> <td class="bbl">Uomo che domina le passioni.</td> <td class="bbl">Cristo (che era l’espettazione del vecchio Testamento).</td> <td class="bbl">I perfetti che abbonderanno nel tempo dell’Anti-Cristo.</td> <td class="bbl">Colui che progredisce nelle tribolazioni.</td> <td class="bbl br center">. . . . . . . . </td> + </tr> +</table> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +</p> + +<p> +NB. Facciamo osservare, che sebbene nelle due interpretazioni, morale e spirituale, si trovino significate le medesime cose, debbono sempre intendersi in due sensi diversi: in un caso, p. es., <i>ragione</i> vorrà dire la forza che domina le passioni, nell’altro la facoltà che intende il vero. — Questo quadro che noi abbiamo dato, deve senza dubbio essere imperfetto, perchè cavato da appunti incompiuti e qualche volta appena accennati. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +</p> + +<h3 id="cap8-1">CAPITOLO OTTAVO. +<span class="smaller">Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il Magnifico. +Predica sulla prima Epistola di San Giovanni.<br> +[1491.]</span></h3> +</div> + +<p> +Il popolo s’era andato sempre più affollando in San +Marco, e la chiesa non era più capace di contenerne +la moltitudine: onde, nella quaresima dell’anno 1491, +il Savonarola predicò nel Duomo, e le mura di Santa +Maria del Fiore echeggiarono per la prima volta della +sua voce. Da quel momento, egli parve divenuto signore +del pergamo, padrone del popolo, che ogni giorno +crescendo di numero, raddoppiava d’entusiasmo verso +il suo predicatore. Quelle immagini dal frate descritte, +rapivano le fantasie della moltitudine; quelle minacce +di futuri flagelli avevano una forza magica sull’animo +d’ognuno, perchè parea veramente che tutti fossero +pieni di sinistri presentimenti. +</p> + +<p> +Ma questo appunto cominciava a dispiacere fortemente +a Lorenzo dei Medici, e faceva ne’ suoi amici nascere +una certa opposizione contro il Savonarola. Al quale +furono un giorno mandati cinque dei principali cittadini +di Firenze,‍<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> perchè mettendogli in vista i pericoli ch’egli +faceva correre a sè ed al convento, lo consigliassero a +moderarsi. Il Savonarola interruppe ben presto il loro +discorso dicendo: «Vedo che voi non venite per vostro +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +consiglio, ma siete mandati da Lorenzo. Ditegli che +s’apparecchi a far penitenza de’ suoi peccati, perchè il +Signore non risparmia nessuno, e non ha paura dei +principi della terra.» Il frate era fierissimo della sua +indipendenza ecclesiastica, e voleva smettere, sin dal principio, +il costume invalso in San Marco di piegarsi e prostrarsi +continuamente innanzi ai Medici. E quando gli fu +da quei medesimi cittadini fatto osservare che egli poteva +essere esiliato, rispose: «Io non temo i vostri esilii, perchè +questa vostra città è come un grano di lente sulla +terra. Ma sebbene io sia forestiero e Lorenzo cittadino +ed il primo della città, io debbo restarvi ed egli dovrà +partirsene.» Aggiungendo dipoi parole tali sulle condizioni +di Firenze, che quei cittadini restarono maravigliati +della sua intelligenza nelle cose di stato. In quel +tempo medesimo, trovandosi nella sagrestia di San Marco +in presenza di più persone, affermò che le cose d’Italia +volevano mutar presto, e che il Magnifico, il papa e il +re di Napoli s’avvicinavano alla morte.‍<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a> +</p> + +<p> +Il malumore dei medicei ne cresceva perciò a tal +segno, che il Savonarola tornò più volte sopra sè stesso +a considerare questo mormorare continuo, questa contraddizione +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +sempre crescente d’una parte piccola ma potente +dei cittadini; ed avrebbe voluto, per qualche tempo +almeno, restringersi solo ai precetti di morale e di religione. +Ma nel fatto trovò che un tal cambiamento era per +lui assai più facile desiderarlo che metterlo in pratica. +Egli medesimo ci descrive, nel <i>Compendio di Rivelazioni</i>, +la lotta inutile che sostenne con se stesso, per mutar +modo di predicare. «Ogni cosa che mi allontanava dal +primo studio mi veniva subito a noia, e quante volte +meditai di seguire un’altra via, venni subito in odio +a me stesso. E mi rammento come predicando nel +Duomo l’anno 1491,‍<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> ed avendo già composto il mio +sermone sopra queste visioni, deliberai di sopprimerle, +e nell’avvenire astenermene affatto. Iddio mi è testimonio, +che tutto il giorno di sabato e l’intera notte +sino alla nuova luce, io vegliai; ed ogni altra via, +ogni dottrina fuori di quella, mi fu tolta. In sull’alba, +essendo per la lunga vigilia stanco ed abbattuto, udii, +mentre io pregavo, una voce che mi disse: — Stolto, +non vedi che Iddio vuole che tu seguiti la medesima +via? — Perchè io feci quel giorno una predica tremenda.»‍<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> +Ed in verità, il Savonarola era nato a questa specie +d’eloquenza, per così dire, battagliera. Persuaso come +era d’una missione divina, non appena si trovava innanzi +al popolo, che sentivasi esaltato ed era trascinato +dal corso dei suoi pensieri; allora la sua fantasia s’animava, +risorgevano le sue forze, raddoppiava la sua +energia. Ma se egli avesse dovuto far violenza a sè +stesso, non avrebbe di certo saputo più trovare i colori +delle sue immagini, il vigore della sua eloquenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<p> +Nel luglio di quel medesimo anno 1491, veniva eletto +priore di San Marco; e la nuova carica ponendolo più +in vista ed in maggior grado, faceva crescere la sua indipendenza. +Fin dal principio, egli ricusò di piegarsi +all’abuso introdotto nel convento, che il nuovo priore, +cioè, andasse a portare ossequio ed obbedienza al Magnifico. +«Io riconosco,» egli disse, «la mia elezione +solamente da Dio, ed a Lui porterò obbedienza.» +Lorenzo dal suo lato se ne doleva, dicendo: «Voi vedete! +un forestiero è venuto in <i>casa mia</i>, e non si +degna neppure visitarmi.»‍<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> Pure, non volendosi mettere +in guerra col priore d’un convento nè far troppo caso +d’un frate, cercò di conciliarselo colla via della dolcezza. +Andò parecchie volte a sentire la messa in San Marco, trattenendosi +dipoi a passeggiare nell’orto, senza che il Savonarola +volesse per questo lasciare i suoi studi e venire a +fargli compagnia. Egli giudicava severamente il carattere +di Lorenzo, sapeva tutto il danno che esso aveva fatto +alla morale pubblica; non voleva perciò avvicinarsi ad +un tiranno, in cui vedeva non solo il nemico e distruttore +della libertà, ma ancora l’ostacolo maggiore a migliorare +i costumi del popolo e rimetterlo nella vita cristiana. +Vedendo che queste vie non riuscivano, Lorenzo +cominciò a mandare al convento dei ricchi donativi e +delle larghe limosine. Ma ciò dovea naturalmente accrescere +il disprezzo che il Savonarola avea già concepito pel +carattere morale di lui; e sul pergamo egli vi fece in fatti +qualche sdegnosa allusione, dicendo che queste cose lo +rendevano sempre più fermo nei suoi propositi. Non andò +guari che trovò nella cassetta delle limosine certa quantità +di monete d’oro; le quali, non potendo esser venute +da altri che Lorenzo, egli mandò ai Buoni Uomini di +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +San Martino perchè le dispensassero ai poveri, dicendo +che ai bisogni del convento bastava il rame e l’argento. +«E così,» osserva il Burlamacchi, «Lorenzo si persuase +finalmente che questo non era terreno da piantar +vigne.»‍<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> +</p> + +<p> +Il Magnifico non era, però, uomo da cedere così presto; +onde, per abbassare il crescente predominio del nuovo +oratore sul popolo, egli incitò il Gennazzano a riprendere +le sue prediche. Questo frate avea tutto l’impeto, la malignità +e l’ipocrisia dei pedanti: sino ad ora egli s’era +congratulato col Savonarola del successo da lui ottenuto; +ma non appena ebbe da Lorenzo l’incarico di combatterlo, +lo accettò subito baldanzosamente. Il giorno dell’Ascensione +doveva predicare su quel passo della Bibbia: <i>Non +est vestrum nosse tempora vel momenta</i>. Firenze era +piena di questa voce, e la folla correva numerosissima +alla predica del Gennazzano. Ma egli si lasciò tradire dal +suo furore. Incominciò a pronunziare accuse d’ogni +sorta contro il Savonarola, chiamandolo vano e falso +profeta, seminatore di scandali e disordini nel popolo; +ed arrivò a tanta insolenza e bassezza di linguaggio, +da disgustare assai l’uditorio, in modo che quel giorno +perdette della sua reputazione più che non s’era colle +fatiche di molti anni acquistato. E così quello che, secondo +i disegni di Lorenzo, doveva essere la disfatta, +fu invece il trionfo del Savonarola; il quale aveva quel +giorno predicato sul medesimo testo, interpretandolo +tutto a favore della sua dottrina; e restò dipoi affatto +padrone del campo, perchè il Gennazzano non ardì +continuare le sue prediche.‍<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> Questi fece vista di prendere +la cosa con indifferenza; invitò il Savonarola al suo +monastero; celebrarono insieme una messa solenne, +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +e si scambiarono ogni sorta di cortesie: ma il francescano +aveva troppo vivamente sentito nell’anima +l’umiliazione ricevuta. Essere tenuto il primo predicatore +d’Italia, aver quasi annientato il Savonarola nella sua +prima venuta in Firenze, e trovarsi ora vinto e disfatto +innanzi a tutti, era cosa che egli non sapeva tollerare +senza rancore. Da quel momento, infatti, covò nel petto un +odio profondo contro il Savonarola, gli giurò un’eterna +vendetta, nè si stancò mai di suscitargli nuovi pericoli e +nuovi nemici, sino a che riuscì veramente ad essere uno +dei principali autori della sua rovina. +</p> + +<p> +Lorenzo allora, vedendo assolutamente fallito il suo +intento, sentendosi già preso da quella infermità che doveva +poi condurlo alla tomba, e stanco di lottare contro un +uomo che, suo malgrado, cominciava ogni giorno a stimare +di più, lo lasciò ormai predicare liberamente. +</p> + +<p> +Noi non abbiamo fino ad ora, altrimenti parlato delle +prediche del Savonarola, perchè le prime che si trovino +a stampa, son quelle che fece sulla prima Epistola di +San Giovanni, le quali non si possono riferire ad un +tempo anteriore a quest’anno 1491. Ora, dunque, bisogna +venire a discorrerne. È veramente un’ardua +impresa il dar ragguaglio d’una raccolta di sermoni; +la forma stessa dell’opera non presenta unità di soggetto +nè connessione alcuna di parti: e se a ciò si +aggiunga l’indole alquanto disordinata dell’ingegno e +degli studi del Savonarola, si comprenderà quanto sia +difficile il trovare in essi un punto fermo da cui partire, +ed a cui far capo nel renderne ragguaglio. Egli comincia +sempre con un passo della Bibbia, intorno al +quale, col sistema d’interpretazione da noi esposto, raccoglie +tutte le idee teologiche, politiche e morali che +si presentano alla sua mente, appoggiandole sempre a +qualche nuova citazione biblica. In questo modo si forma +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +una massa eterogenea di materiali incomposti, fra cui +il lettore quasi si smarrisce. Ad un tratto però il Savonarola +se ne libera affatto: il discorso è caduto sopra un soggetto +vivo, che interessa profondamente lui ed il suo uditorio: +la fantasia gli si accende, immagini gigantesche sorgono +innanzi alla sua mente, la voce si ode più sonora, +il gesto è più animato, i suoi occhi quasi fiammeggiano: +egli è divenuto in quel momento originale, è un +grande, un potente oratore. Ben presto però egli ricade +di nuovo in quel mondo artificiale d’idee mal connesse +e mal digerite, per sorgerne di nuovo e di nuovo ricadervi, +senza mai riuscire a liberarsene affatto, nè lasciandosene +mai compiutamente dominare. Così, chi legge ed +esamina con diligenza quei sermoni, sarà forzato a concludere +che il Savonarola era nato oratore, mancava però +di arte; onde, quando il soggetto lo dominava e s’impadroniva +affatto di lui, la natura tenevagli luogo di arte, +ed allora soltanto riusciva eloquente. Se poi ci mettiamo +a paragonarlo coi suoi contemporanei più rinomati, +come l’Attavanti e Frà Roberto da Lecce, i quali +o rimanevano sepolti nella scolastica o ne uscivano +solo per scendere a scurrilità tali di linguaggio, da +far dubitare se fossero veramente in chiesa; allora il +Savonarola ci parrà gigante anche ne’ suoi momenti +meno felici. Ed invero, chi esamina pazientemente i +suoi sermoni, troverà che nelle pagine meno eloquenti +vi è pure disseminata una quantità immensa d’idee +secondarie e di osservazioni particolari, le quali aggiungono +merito al pensatore, quando anche tolgono pregio +all’oratore. +</p> + +<p> +Possiamo vederne un esempio appunto nei diciannove +sermoni sulla prima Epistola di San Giovanni, i quali, sebbene +d’incerta data, sembrano pronunziati nell’avvento di +quest’anno 1491. L’autore vi espone lungamente i misteri +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +della messa, con precetti e consigli utilissimi alla religione +del popolo. Il ragguagliare dell’ordine e di tutta la materia +di essi, ne darebbe però un’idea assai più imperfetta di +quella che ne avremo, scegliendo quei pensieri e brani che, +per così dire, rappresentano tutti gli altri. Fra i molti che +si potrebbero notare, ve ne sono alcuni intorno alla <i>parola +della vita</i>, dei quali l’oratore sembra particolarmente +compiacersi. Oggi potranno a molti sembrare artificiosi +e di poco peso; ma a chi bene li considera e li pone +a riscontro collo stato degli studi teologici e di tutte le +discipline religiose in quel secolo, riveleranno non poca +originalità, e faranno vedere nel Savonarola una forza +intellettiva di gran lunga superiore a quella di tutti gli +oratori contemporanei. Egli, adunque, discorre in questo +modo: «La nostra parola procede separata e diversa +per una successione di sillabe; e però, quando +una parte di essa vive, le altre ricadono nel nulla; +quando tutta la parola è pronunziata, essa più non +esiste. Ma il verbo o la parola divina non ha parti; +procede unita in tutta la sua essenza, si diffonde pel +creato, vive e sta in eterno, come la celeste luce di +cui è compagna. Onde è <i>parola della vita</i>; anzi è la +vita, ed è una cosa col Padre. Noi prendiamo, è vero, +questa parola in diversi sensi: alle volte per vita intendiamo +l’essere stesso dei viventi; altre volte invece +la loro occupazione; onde diciamo: la vita di quest’uomo +è la scienza, la vita dell’uccello è il canto. Ma la vita +veramente non è che una, ed è Dio, perchè in Lui solo +tutte le cose trovano il loro essere. E questa è quella vita +beata che è il fine dell’uomo, e nella quale si trova la +felicità infinita ed eterna. La vita terrena non solo è fallace, +ma essa non si può godere tutta perchè manca della +sua unità. Se tu ami le ricchezze, devi rinunziare ai sensi; +se ti dài ai sensi, devi rinunziare alla scienza; e se vuoi +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +la scienza, non godrai gli uffici. Ma i piaceri della vita +celeste si godono tutti nella visione di Dio, che è la suprema +felicità.»‍<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> +</p> + +<p> +L’autore si trattiene a sviluppare lungamente queste +idee; ma più spesso discorre contro il mal costume del secolo, +condannando ad uno ad uno i vizi che vi dominavano. +Ecco, per esempio, come parla contro il giuoco. «Se +vedete alcuni attendere ai giuochi in questi giorni, non +credete che sieno cristiani: sono peggiori che gl’infedeli, +sono ministri del diavolo e celebrano le sue feste. Sono +uomini avari, bestemmiatori, maldicenti, detrattori +dell’altrui fama, susurroni, odiosi a Dio, ladri, omicidi +e pieni d’ogni iniquità.... Io non vi permetto in +alcun modo di giocare in queste feste: dovete stare +in continua orazione.... rendendo continuamente grazie +a Dio in nome del Signore Gesù Cristo. Sarà +maledetto colui che giocherà e maledetto colui che +lascerà giocare; maledetto il padre che giocherà in +presenza del figliuolo; maledetto la madre che +giocherà in presenza della figliuola.... Sarai, dunque, +maledetto chiunque tu sii, che giocherai o acconsentirai +che si giuochi; sarai, dico, maledetto nella città, +maledetto nel campo della terra; sarà maledetto +il frumento tuo, le reliquie tue, maledetto il frutto +del ventre tuo e della terra tua, gli armenti de’ tuoi +buoi e le greggi delle pecore tue; sarai maledetto +andando e ritornando.»‍<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> E contro l’usura e gl’immoderati +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +guadagni: «Voi, adunque, per l’avarizia non +vivete bene nè voi nè li vostri figliuoli; e avete già +trovato molte arti a guadagnare col danaro, e molti +cambi che chiamate reali e sono ingiustissimi, e +avete corrotto gli ufficii e i magistrati.... Niuno vi può +persuadere che ’l sia peccato a fare usura ovver +cambi ingiusti, anzi vi difendete in dannazione delle +anime vostre...; nè più si vergogna alcuno a prestar +con usura, anzi reputano pazzi quelli che fanno altramente; +e così in voi si compie quel detto d’Isaia: — Il +peccato loro, come Sodoma e Gomorra, predicarono nè +lo ascosero; — e quello di Geremia: — Ti sei fatta la +fronte come di donna meretrice, non hai voluto arrossirti. — Tu +di’, la buona vita e beata essere il guadagno; +e Cristo dice: — Beati i poveri di spirito, perchè di +quelli è il regno dei cieli. — Tu di’, la vita beata essere +i piaceri e le voluttà; e Cristo dice: — Beati quelli che +piangono, perchè essi saranno consolati. — Tu di’, la +vita beata essere la gloria; e Cristo dice: — Beati siete +quando vi averanno perseguitato e dispregiato gli uomini. — La +vita si è manifestata; e niuno la seguita, +niuno la desidera, niuno l’apprende. Lamentasi adunque +Cristo di voi, perchè essendosi molto affaticato +per manifestar questa vita acciocchè tutti fossino salvi; +ha giusta querela contro di voi; imperocchè dice per +bocca del profeta: — Sonmi affaticato chiamando, son +fatte rauche le mie fauci, perchè tutto il giorno grido +per le bocche dei predicatori, e niuno ode. — »‍<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> +</p> + +<p> +Altre volte il Savonarola si volge al cuore del suo +popolo, e commovendolo, cerca di condurlo al bene. +«Oh s’io vi potessi persuadere che lasciate le cose +terrene seguitaste le eterne! Certamente, se Dio facesse +questa grazia a me ed a voi, mi reputerei felice in +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +questa vita. Ma questo dono è di Dio: <i>Niuno può venire +a me</i>, dice il Signore, <i>se il Padre non lo trarrà</i>. +Io non posso illuminare di dentro, posso solo percuotere +le vostre orecchie; ma che giova se dentro non +è illuminato l’intelletto, non è acceso l’affetto?»‍<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> «E +ciò, chi potrà farlo se non la parola di Dio? Affaticatevi +adunque intorno ad essa, e fate come si fa del grano, +che si macina e si trita per cavarne la farina. Altrimenti, +a che gioverebbe avere i granai pieni? a che gioverebbe +avere i tesori delle Sacre Scritture, senza cavarne +il senso spirituale? Io, adunque, mi affaticherò a +fare l’ufficio degli Apostoli, dichiarandovi la Sacra Scrittura; +a voi si apparterrà di essere operatori e non +solamente uditori della parola di Dio.»‍<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a> +</p> + +<p> +Ma il Savonarola riuscì veramente superiore a sè +stesso nell’esporre il vangelo dell’Epifania; e condusse +il sermone non solo con fantasia ed affetto, ma +ancora con arte grandissima. «Essendo nato Gesù in +Betlem della Giudea, nei giorni del re Erode, ecco +i Magi dell’Oriente vennero in Jerosolima, dicendo: — Dove +è questo che è nato dei Giudei? Imperocchè +abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e veniamo +con doni ad adorarlo. — Notate le parole e segnate i +misteri.... Ecco, adunque, che quello per il quale +tutte le cose furono fatte, oggi è nato temporalmente. +Onde il principio di tutte le cose, poi che ha creato +ogni cosa, nasce ed ha madre una vergine giovanetta.... +Ecco che quello che nel pugno porta il mondo, è +portato da una vergine. Ecco quello ch’è sopra tutte +le cose, comincia aver patria; già comincia essere +compatriota degli uomini, compagno degli uomini, +fratello degli uomini e figliuolo dell’uomo. Ecco +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +quanto a voi s’approssima Dio! Cercate, adunque, +il Signore mentre si può trovare, invocatelo mentre +è appresso.... Questo è certamente quel pane che discende +dal cielo, e ricrea i cuori degli angeli e degli +uomini; acciocchè sia agli uomini e agli angeli un +comun pane.... +</p> + +<p> +«Attendete, adunque, fratelli, e non vogliate essere +vagabondi. Aprite gli occhi vostri e vedete chi son +questi che vengono. Io esclamo a voi, uomini, e la +mia voce è ai figliuoli degli uomini: <i>Ecco i Magi; ecco +i Caldei</i>; ecco quelli che non sono nati tra i Cristiani; +ecco quelli che non furono battezzati; ecco quelli che +non sono istrutti nella legge evangelica; ecco quelli +che non sono muniti di tanti e tanti sacramenti della +Chiesa; ecco quelli che non udirono le predicazioni. +<i>Ecco i Magi dall’Oriente</i>: dal mezzo della nazione +prava e perversa, da lontano, da remote regioni; non +s’aggravano delle spese, non della fatica, non dei pericoli. +<i>Vennero</i>. Quando vennero? Quando tutto il mondo +era pieno d’idolatria; quando s’adoravano le pietre ed +i legni; quando era piena la terra di caligine di oscurità; +quando tutti gli uomini erano pieni d’iniquità.... +Quando vennero? Quando Gesù era piccolo, quando +giaceva sopra il fieno, quando dimostrava ancora la +sua fragilità, quando non avea ancora fatto miracoli.... +<i>Vedemmo la sua stella in Oriente</i>; la stella che mostra +il suo avvenimento. Ecco che videro la stella, +non altri miracoli; non illuminare i ciechi, non suscitare +i morti, non far altre cose visibili. <i>E siam venuti +ad adorarlo</i>. Abbiam fatto un gran cammino, solamente +per adorar i vestigi dei piedi di quello. Se lo +possiam vedere, se lo possiamo adorare, se lo possiam +toccare, se gli possiam offerire i nostri doni, stimiamo +d’esser beati. Abbiam lasciata la patria, abbiam lasciati +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +i parenti, abbiam lasciati gli amici, abbiamo lasciati i +regni, abbiam lasciate molte ricchezze; siam venuti +per così lungo cammino, in tanti pericoli, così velocemente; +solamente per adorarlo. Questo a noi basta, +questo stimiamo più che i nostri regni, questo più desideriamo +che la propria vita.... Che cosa, adunque, diremo +a queste cose, fratelli? Che cosa, per nostra fè, +diremo? O fede viva, o carità grandissima! Or vedete +quanta sia stata la perfidia dei Giudei, quanta la +durezza di cuore; imperocchè nè per miracoli nè per +profezie nè per questa voce si sono commossi. +</p> + +<p> +»Ma perchè abbiam volto il nostro sermone contro +i Giudei, e non piuttosto contro di noi?... Perchè +vedi la festuca nell’occhio del tuo fratello, e la trave +che è nell’occhio tuo non vedi? Ecco il Signore Gesù +non è oggi piccolo nel presepio, ma è grande in cielo. +Già ha predicato, ha fatto miracoli, è crocifisso, è +resuscitato, siede alla destra del Padre, ha mandato lo +Spirito Santo nel mondo, ha mandati gli Apostoli, ha +già soggiogate le genti....» «Già per tutto è il regno +dei Cieli; ecco è aperta la porta; il Signore ha corso la +via, gli Apostoli e i martiri lo han seguitato. Ma tu sei +pigro, e ogni fatica ti aggrava, e non vuoi seguitare i +vestigi di Cristo. Ecco ogni giorno moltiplica l’avarizia, +cresce la voragine delle usure, la lussuria ha già contaminato +ogni cosa, la superbia ascende fino alle nuvole. +Voi siete del padre diavolo, e volete fare i desiderii di +vostro padre. Oh! quanto bene di voi si potria ripetere +quel detto: — Ecco che io vado a gente che non mi sapeva +e non invocava il mio nome; ho estese tutto il giorno +le mie mani al popolo incredulo che va nella via della +perdizione, popolo che mi provoca ad iracondia. — »‍<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> +</p> + +<p> +Questa descrizione dei Magi che si muovono da +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +lontani paesi, fra tanti pericoli, a cercare Gesù ancora +bambino; mentre i Cristiani restano indifferenti a Lui +che, cresciuto e nello splendore della sua gloria, apre le +braccia invitandoli; fu certamente di quelle che più rapirono +il popolo, e tutto il sermone è dei migliori +che fece il Savonarola. Tali esempi d’eloquenza vergine +e spontanea erano ignoti affatto in quel secolo +d’erudizione e d’imitazione.‍<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> Allora era morta anche +quella troppo semplice ed ingenua eloquenza che troviamo +nei sermoni del trecento, e della quale San Bernardino +da Siena era stato l’ultimo seguace. I predicatori, +noi lo abbiamo già detto, quando non erano dei grammatici, +come il Gennazzano, somigliavano a volgari istrioni, +o parlavano un gergo scolastico che niuno più capiva. +Il segreto, quindi, del gran successo ottenuto dal +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +Savonarola, sta tutto nell’affetto ch’egli sentiva e +sapeva ispirare nel popolo. La sua voce era la sola +che riuscisse familiare e domestica;‍<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> egli parlava un linguaggio +che toccava il cuore della moltitudine; discorreva +cose che la riguardavano direttamente; era il solo +a combattere sinceramente pel vero, ad avere un fervido +amore pel bene; a commoversi profondamente delle +sventure di quell’uditorio a cui parlava: e fu perciò il +solo eloquente in tutto quel secolo. Da che si spense +l’antica e santa eloquenza dei Padri e Dottori cristiani, +non s’era più udita una voce che fosse degna +d’essere tramandata ai posteri. Frà Girolamo Savonarola +fu quegli che rimise in onore la predicazione e le +ridonò vita; potrà quindi chiamarsi il primo oratore +moderno. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +</p> + +<h4 id="notacap8-1">NOTA. +<span class="smaller"><i>Sulla lingua in cui furono pronunziate le Prediche +del Savonarola.</i></span></h4> +</div> + +<p> +Da quanto si dice nel testo, apparisce come il signor +Perrens e molti altri scrittori, si sieno di gran lunga ingannati +quando han creduto che il Savonarola predicasse assai +spesso in latino. Essi sono caduti in questo errore per aver visto +che molti Sermoni, come quelli appunto sulla prima Epistola di +San Giovanni, si trovano nell’autografo e nella prima edizione +latini; e per averli in italiano, fa bisogno tradurli. Ma ciò è +avvenuto solo per l’uso generalmente invalso a quel tempo di +scrivere latino. Quando, infatti, i Sermoni furono raccolti dalla +viva voce, come più tardi avvenne per opera di Ser Lorenzo +Violi, si ebbero sempre in italiano; ma quando il Savonarola +medesimo dovette scriverli per la stampa, gli riusciva più agevole +il latino. Ed è tanto vero che nello scrivere preferisse +sempre questa lingua, che noi troviamo latine tutte le postille +ai margini delle sue Bibbie; ed in alcune <i>selve</i>, o sieno primi +abbozzi di prediche, che si trovano autografi nella Magliabechiana +(<i>Vedi nell’Appendice</i>), si osserva con evidenza, che +quando il Savonarola voleva dare l’ultima forma ad un pensiero +e ridurlo, per così dire, ad un pezzo della predica che dovea +fare, allora solamente usava l’italiano; ma quando metteva +giù l’idea alla prima per rammentarsene, usava sempre il latino. +Molte delle sue opere scrisse in latino, per tradurle poi egli medesimo +in italiano e farne così una seconda edizione, <i>perchè +servisse alla universalità dei credenti</i>: parole che il Savonarola +ripete innanzi a tutte le traduzioni delle sue opere, e che tolgono +ogni peso all’opinione di coloro che vorrebbero farci credere +che il latino fosse allora universalmente inteso. Quanto +allo scrivere, essendo il latino comune a tutta Europa, era +divenuta la sola lingua dei dotti; epperò, trattandosi di opere +teologiche o filosofiche, si aveva un linguaggio scientifico +già tutto formato in latino: per iscrivere italiano, sarebbe stato +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +quindi necessario cominciare dal cercar nuove frasi e nuovi +modi, e quasi creare un nuovo stile. +</p> + +<p> +Per non distenderci ora in più parole, noteremo solo +come le prediche sull’<i>Arca di Noè</i>, fatte dal Savonarola nel 94, +vennero raccolte dalla viva voce in italiano; ma per dar loro <i>una +forma più letterata</i>, furono poi (come l’editore stesso ci avverte) +tradotte in pessimo latino, e così date alla luce. Le prediche +sopra Giobbe furono del pari raccolte in italiano e tradotte in +latino, ma da questa traduzione rimesse di nuovo in volgare, +<i>come a principio in verità furon fatte et predicate</i>, secondo che +anche qui ci avverte l’editore, il quale volle questa volta +pubblicarle in italiano. Questi fatti debbono persuaderci che se +ci avviene di trovare latini i Sermoni del Savonarola, sia nell’edizione +originale, sia nell’autografo stesso, ciò non è argomento +per credere che sul pergamo li dicesse in latino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<h3 id="cap9-1">CAPITOLO NONO. +<span class="smaller">Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; elezione d’Alessandro +VI. Viaggio del Savonarola a Bologna: separazione di +San Marco dalla Congregazione Lombarda: riforma del Convento.<br> +[1492-93.]</span></h3> +</div> + +<p> +Lorenzo il Magnifico si era ritirato nella sua amena +villa di Careggi. Un male fierissimo travagliava le sue +viscere, e già nei primi giorni dell’aprile 1492 non +v’era più alcuna speranza di guarigione. Invano i medici +tentavano ogni prova dell’arte salutare; invano era +venuto da Pavia il rinomato Lazzaro da Ficino: la sua +maravigliosa bevanda di gemme distillate non dava alcun +risultato; il Magnifico era vicino a morte. I pochi +amici che restano fedeli in quelle ore estreme, gli dimostravano +un grande affetto; il Ficino ed il Pico lo +visitavano di continuo; Angelo Poliziano non s’era mai +dipartito dal suo letto. Questi amava sinceramente il suo +mecenate; sentiva di perdere in lui quello a cui dovea +tutto nella vita, quello a cui la gratitudine lo avea legato +più che ad ogni altro uomo sulla terra. Invano cercava +nascondere il suo dolore, invano voleva trattenere +le lacrime: Lorenzo lo fissava con quello sguardo misterioso +dei moribondi, ed egli non era più padrone di +sè, dava in un pianto dirotto.‍<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> +</p> + +<p> +L’affetto rendeva solenni queste ultime ore del Magnifico, +che avendo rivolto sinceramente i suoi pensieri +alla religione, sembrava essere tutto mutato. Ed infatti, +quando gli fu portata la comunione, si forzò di levarsi; +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +volle essere sostenuto sulle braccia dei suoi familiari +per andare incontro al sacerdote; che, vedendolo così +stranamente commosso, dovette ordinargli di ritornare +a letto, ove si durò non poca fatica per rimetterlo in +calma. Il passato ridestavasi alla memoria di Lorenzo +terribile e spaventoso: a misura ch’egli si avvicinava +all’ora estrema, le sue colpe parevano giganteggiare +innanzi ai suoi occhi e divenire sempre più minacciose. +A questo terrore gli estremi uffici della religione non +davano alcun conforto, perchè egli avendo perduto ogni +fiducia degli uomini, non credeva neppure alla sincerità +del suo medesimo confessore. Usato a vedere ognuno +obbedire ai suoi cenni, piegarsi alla sua volontà, non +sapea persuadersi che alcuno potesse ardire di negargli +l’assoluzione; onde essa non avea di niente alleviato il +peso che opprimeva la sua coscienza, ed i suoi rimorsi +erano sempre più crudeli. — Niuno osò mai darmi un no +risoluto, — andava egli fra sè ripensando; e questo pensiero +che una volta era stato il suo orgoglio, diveniva +ora il suo martirio. +</p> + +<p> +Ad un tratto, però, gli venne innanzi l’immagine +severa del Savonarola; si rammentò che esso non aveva +ceduto nè alle minacce nè alle lusinghe, ed esclamò: — «Io +non conosco altro vero frate, se non questo;» — e mostrò +desiderio di confessarsi a lui. Fu subito mandato a +San Marco pel Savonarola, il quale restò così maravigliato +d’una tanto insolita e inaspettata chiamata, che quasi non +vi credette; e fece rispondere, come gli pareva inutile il +suo andare a Careggi, perchè certo le sue parole non +sarebbero state di buon animo accolte da Lorenzo. Ma +quando gli fu descritto il grave stato del malato e il desiderio +da esso manifestato di confessarsi a lui, si mise +subito in cammino.‍<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +Lorenzo sentivasi quel giorno più che mai presso +alla morte. Aveva chiamato a sè il figlio Piero, e dato i +consigli ultimi e l’estremo addio. Quando gli amici, che +erano stati esclusi da questo colloquio, poterono rientrare +in camera ed allontanare il figlio la cui presenza lo +avea già troppo commosso, egli mostrò desiderio di rivedere +Pico della Mirandola, che subito venne. Parve +che la dolce presenza di quel giovane benevolo e tranquillo +lo calmasse un poco, e gli disse: «Io sarei morto +assai scontento, se non mi fossi prima rallegrato un +poco della tua vista.» Il suo volto si rasserenava, i +suoi discorsi divenivano quasi lieti; cominciava, infatti, +a ridere e scherzare col suo amico. Non appena si partiva +il Pico, che entrava il Savonarola e s’accostava ossequiosamente +al letto del moribondo Lorenzo. Tre peccati +egli voleva confessare a lui e chiederne assoluzione: +il sacco di Volterra; i danari tolti al Monte delle fanciulle, +cagione a moltissime di perduta vita; il sangue sparso +dopo la congiura dei Pazzi. Nel parlare, il Magnifico si agitava +di nuovo, ed il Savonarola per calmarlo andava ripetendo: — Iddio +è buono. Iddio è misericordioso. — «Ma,» +aggiunse, non appena Lorenzo ebbe finito di parlare, +«vi bisognano tre cose.» — «E quali, padre?» — rispose +Lorenzo. Il volto del Savonarola divenía grave, e +spiegando le dita della sua destra, egli incominciava a +dire. — «Primo. Vi bisogna avere una grande e viva +fede nella misericordia di Dio.» — «Questa io l’ho +grandissima.» — «Secondo. Vi bisogna restituire tutto +il mal tolto, o commettere ai vostri figli che lo restituiscano +per voi.» — A questo il Magnifico parve rimanere +maravigliato e dolente; pure, facendo forza a sè +stesso, acconsentì con un cenno del capo. Il Savonarola +levossi finalmente in piedi, e mentre il moribondo principe +si rimpiccioliva pauroso nel letto, egli sembrava +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +divenire maggiore di sè, dicendo: — «Ultimo. Vi bisogna +restituire la libertà al popolo di Firenze.» — Il suo +volto era solenne; la voce quasi terribile; gli occhi, per +indovinare la risposta, stavano intenti e fissi in quelli di +Lorenzo; il quale, raccogliendo quante forze la natura +gli avea lasciate in quel punto, volse sdegnosamente le +spalle senza pronunziar più parola. E così il Savonarola +si partiva senza dare l’assoluzione; ed il Magnifico, +lacerato dai rimorsi, dava poco dipoi l’ultimo fiato, il +giorno 8 aprile 1492.‍<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a> +</p> + +<p> +La morte di Lorenzo dei Medici portava un gran +mutamento nelle cose di Toscana e d’Italia. Il suo accorto +procedere, il sapersi con prudenza destreggiare +fra i vari potentati, il tenerli con molta arte uniti fra +loro, lo aveano fatto quasi moderatore della politica italiana; +e Firenze ne era divenuto centro delle più gravi +faccende di stato. Piero, invece, parea che in ogni sua +qualità fosse opposto al padre. Bello e valido della persona, +s’era abbandonato tutto ai piaceri delle donne ed +agli esercizi del corpo. Egli aveva una facilità grande di +verseggiare improvviso, ed una pronunzia grata e piacevole; +ma poneva la sua ambizione nel cavalcare e +giostrare, nei giuochi del calcio, del pugno e della +palla, nei quali si teneva tanto valente da sfidare i primi +giocatori d’Italia, che venivano perciò in Firenze. Egli +aveva ereditato dalla sua madre tutta la superbia di casa +Orsina; ma dal padre, niuna di quelle maniere modeste +e civili che tanto avevano contribuito a renderlo popolare. +Era invece di modi rotti e spiaceva ad ognuno: lasciavasi +poi trasportare così violentemente dall’ira, che un +giorno, in presenza di molti, dètte uno schiaffo ad uno +de’ suoi cugini. Queste cose erano tenute in Firenze +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +assai più intollerabili d’ogni aperta violazione delle leggi, +e bastavano per sè sole a creargli un gran numero di +nemici.‍<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> +</p> + +<p> +Nè i suoi modi spiacevano solo ai privati; ma fin +dal principio del suo governo, s’era in maniera disgustato +tutti i principi italiani, che Firenze ne perdeva +tutta quella preminenza che Lorenzo aveva saputo +conservarle. Trascurava affatto le cose dello Stato, +nè si dava altra cura se non quella di cercare una +occasione a restringere vieppiù il governo nelle sue +mani: ogni giorno distruggeva qualcuna di quelle apparenze +di libertà, che il Magnifico con tanta cura aveva +lasciate intatte, ed a cui il popolo era ancora assai +affezionato. Onde l’universale dei cittadini ne stava +sempre più malcontento; e s’era già formato un partito +avverso, che veniva di continuo accresciuto da +moltissimi di coloro medesimi che sotto Lorenzo erano +stati dei più affezionati ai Medici. Già cominciava una +certa espettazione di cose nuove, le quali divenivano +d’ora in ora più desiderabili e più necessarie, perchè +Piero, vedendosi abbandonato dai cittadini di reputazione, +era costretto circondarsi di gente sempre più +nuova ed incapace. +</p> + +<p> +La moltitudine cresceva perciò intorno al pergamo +del Savonarola, il quale veniva considerato come il predicatore +del partito avverso ai Medici. L’essersi il Magnifico, +presso alla morte, voluto confessare a lui, avevagli +fatto guadagnare infinitamente nell’opinione di tutti +coloro che erano stati ammiratori di quel principe, e che +ora si allontanavano dal figlio pe’ suoi modi violenti e per +la sua mal sicura politica. Il popolo andava da un altro lato +rammentando, come nella sagrestia di San Marco, in +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +presenza d’alcuni rispettabili cittadini,‍<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> il Savonarola +aveva predetto la morte vicina di Lorenzo, del papa e +del re di Napoli. Una parte di questa predizione erasi +quasi immantinente verificata; un’altra sembrava già +vicina al suo adempimento. +</p> + +<p> +Le forze vitali d’Innocenzo VIII svanivano rapidamente: +egli era da più tempo caduto in una specie +di sopore, cresciuto qualche volta sino al punto +di farlo creder morto a tutta la corte. Si cercava invano +ogni mezzo per ridestare la spenta vitalità del +papa, quando un medico ebreo propose di tentare con +un nuovo strumento la trasfusione del sangue; cosa +tentata fino allora soltanto sugli animali. Il sangue del +decrepito pontefice doveva passare tutto nelle vene d’un +giovane, che dovea cedergli il suo. Tre volte fu tentata +la difficile prova, nella quale, senza alcun giovamento +del papa, tre giovanetti perderono successivamente +la vita; forse a cagione di aria introdottasi nelle +loro vene. Il giorno 25 aprile 1492 cessava di vivere +Innocenzo VIII; e cominciavasi subito a trattar la nuova +elezione.‍<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> +</p> + +<p> +La corruttela era nella corte romana giunta a tal +segno, che quelle medesime enormità le quali una volta +si facevano in segreto ed erano nondimeno cagione di +scandalo e di rammarico universale, avevano luogo adesso, +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +sotto agli occhi di tutti, senza che alcuno quasi se ne maravigliasse. +I cardinali non passarono nel conclave il numero +di ventitrè; la elezione si ridusse ad un semplice +mercato di voti, nel quale riuscì vittorioso Roderigo +Borgia, per essere il cardinale che poteva offerire un maggior +prezzo ed un maggior numero d’impieghi. Quel +giorno medesimo, i Romani videro con indifferenza le +mule cariche di oro entrare nel palazzo d’Ascanio Sforza,‍<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> +che era stato il più forte rivale del Borgia; e parlavasi +dei particolari di quel mercato come di cose ordinarie +e naturali.‍<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> +</p> + +<p> +Il nome d’Alessandro VI, che fu assunto dal nuovo +pontefice, è noto abbastanza per turpe fama, senza che vi +sia bisogno di fermarsi a parlarne troppo lungamente. Di +nazione spagnuolo, egli era in origine avvocato di Valenza. +La sua grande facilità nel parlare, un’attitudine +maravigliosa a tutti gli affari, specialmente di finanza +e di amministrazione, lo avevano di grado in grado +fatto salire al cardinalato. Una delle passioni che più +fortemente lo dominarono, era l’avidità insaziabile del +danaro; per cui egli si trovava di continuo in intimi rapporti +coi Mori, coi Turchi e cogli Ebrei, disprezzando +ogni pregiudizio ed ogni uso più rispettato del suo secolo. +Così potè raccogliere quella ricchissima fortuna +che lo fece ascendere al papato. Amava la vita libera e +sciolta dei sensi, ed era sempre stato sotto il dominio +di qualche donna. Quando pervenne al pontificato, era la +famosa Vannozza; prima era stata la madre di lei; e +più tardi fu la figlia Lucrezia Borgia, cagione di quegli +scandali e quelle sanguinose gelosie che tutto il mondo +conosce, e che resero il nome di quella famiglia un disonore +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +della specie umana. Tale era la fama di colui +che saliva al pontificato, che l’annunzio ne fu ricevuto +in tutta Italia con un rammarico universale; e Ferdinando +di Napoli non potè trattenere le lacrime: cosa +che non gli era seguita neppure nella morte dei figli.‍<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> +</p> + +<p> +Parve, nondimeno, che il principio di questo pontificato +volesse smentire l’opinione che se n’era concepita. +Si vide per la prima volta rimessa in qualche +ordine l’amministrazione delle entrate pontificie: i delitti +che negli anni decorsi avevano infestato la Campagna +e tutte le province, numerandosi per ogni settimana +quasi a centinaia, furono severamente repressi, e +scemarono ad un tratto maravigliosamente. Troppo presto +però si conobbe che tutto ciò aveva un solo scopo; +quello di cavare più facilmente dai sudditi una maggior +quantità di danaro, e creare dei principati più fermi +e sicuri ai figli del papa, i quali già si rendevano noti +per la oscenità delle loro libidini e l’atrocità dei loro +delitti.‍<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> +</p> + +<p> +Per questi fatti, gli animi erano davvero atterriti, +e guardavano con trepidazione il futuro. Gli occhi si +volgevano involontariamente a colui che sempre avea +predetto sventure all’Italia ed alla Chiesa, e le cui parole +sembravano stranamente verificarsi tutte. Due dei +principi ai quali aveva predetto la morte, erano adesso già +scesi nella tomba; il terzo non poteva, per la sua decrepitezza, +tardare ancor molto; e la Chiesa non avea +da secoli versato in condizioni sì tristi. Le tre famose +Conclusioni passavano perciò di bocca in bocca: lo +sconforto dei veri credenti faceva ch’essi vi cominciassero +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +a prestare un’intera fede, e lo strano terrore +che s’era impadronito dell’universale spargeva nel +mondo il nome del Savonarola. Il quale era nel medesimo +tempo causa e vittima di queste voci. Il vedere +come allora quasi ognuno si volgesse verso le sue idee, +lo confermava ed esaltava più che mai in esse. I tempi +destinati gli parevano ormai vicini; leggeva e rileggeva i +profeti; predicava con maggiore impeto; nè è maraviglia +che in tale stato crescessero le sue visioni. +</p> + +<p> +Infatti, questo medesimo anno 1492, mentre che +egli predicava l’avvento, ebbe un sogno che aveva tutta +l’apparenza d’una visione, e che il Savonarola non +esitò un istante a credere una rivelazione divina. Gli parve +di vedere nel mezzo del cielo una mano con una spada, +su cui era scritto: <i>Gladius Domini super terram cito +et velociter</i>. Udì molte voci chiare e distinte, che promettevano +misericordia ai buoni, minacciavano flagelli +ai cattivi e gridavano che l’ira di Dio era vicina. Ad +un tratto la spada si rivolge verso la terra; l’aere +s’oscura; piovono spade, saette e fuochi; s’odono terribili +tuoni; e tutta la terra è in preda alle guerre, alla +fame, alla peste. La visione sparisce, con un comando +al Savonarola di minacciare i flagelli, ispirare agli uomini +il timore di Dio ed indurli a pregare il Signore +perchè mandi alla Chiesa buoni pastori, che prendano +finalmente cura delle anime smarrite.‍<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> Più tardi noi +vediamo questa visione rappresentata in un numero infinito +d’incisioni e medaglie, e quasi divenuta un simbolo +del Savonarola e della sua dottrina. +</p> + +<p> +In questi mesi, però, inaspettatamente lo troviamo +lontano da Firenze: nell’aprile del 1492 egli +era a Pisa, dove fece alcuni sermoni nel monastero +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +di Santa Caterina, e strinse amicizia con Stefano da +Codiponte,‍<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> che fu poi uno dei suoi più fedeli ed affettuosi +seguaci. Nella quaresima del 93 è più lontano +ancora, giacchè predica a Bologna. Sembra che Piero +dei Medici, annoiatosi di questo predicatore troppo popolare, +intorno al quale si radunavano i suoi nemici, +lo facesse per mezzo dei superiori di Roma o di Milano +allontanar qualche tempo da Firenze. I frati di San Marco +ne erano dolentissimi, ed il Savonarola cercava di confortarli +per mezzo di lettere. «Io mi ricordo sempre +della vostra dolce carità, e spesso ne ragiono con +Frà Basilio, diletto mio figliuolo e unanime vostro fratello +in Cristo Gesù.....: noi stiamo molto solitari, +come due tortorine che aspettano che torni la primavera, +per tornare nei luoghi caldi, dove siamo usati +di vivere in mezzo i fiori e gaudi dello Spirito Santo.... +Ma se vi par troppo essere contristati, reputando +di non poter vivere senza me, la vostra carità è ancora +imperfetta, e però Dio mi ha tolto a voi per +qualche tempo.»‍<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> +</p> + +<p> +A Bologna il Savonarola predicava, però, di mala +voglia. Mandato via da Firenze come troppo amico +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +del popolo, si trovava in città governata dalla ferrea +mano dei Bentivoglio; bisognava dunque tenersi assai +stretto nei limiti. Obbligato ad un predicare tutto contrario +a’ suoi impulsi, riuscì freddo, e lo chiamavano +«uomo semplice e predicatore da donne.»‍<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> L’uditorio +nondimeno era numeroso, e la folla, invitata dal +suo nome, accorreva. Vi frequentava, fra gli altri, la +moglie del Bentivoglio, la quale veniva assai tardi, e +traendosi dietro un lungo strascico di dame, di cavalieri +e di paggi, interrompeva ogni giorno la predica. +Questo era uno di quei disordini che il Savonarola non +sapeva tollerare. Le prime volte fermò il suo discorso, +credendo che fosse un rimprovero bastevole: la cosa +procedeva invece più oltre; onde egli fece qualche cenno +sul peccato di distorre i fedeli dai loro uffici religiosi. +Ma la superba dama, messa in punto, veniva ogni giorno +con maggiore strepito e più orgoglioso dispetto. Sino a +che il Savonarola, trovandosi una mattina nel fervore +della predica e venendo secondo il costume interrotto, +non seppe più trattenersi e gridò: « — Ecco, ecco il diavolo +che viene ad interrompere il verbo di Dio.»‍<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> — La +Bentivoglio fu talmente presa dall’ira, che ordinò +a due de’ suoi staffieri che andassero a finirlo sul +pergamo; ma ad essi mancò in sul fatto l’animo di +commettere una tanta enormità. Ella non pertanto fremeva +al pensiero d’essere stata umiliata da un frate, +e mandò due altri de’ suoi satelliti perchè lo cercassero +nella cella e gli facessero qualche grave ingiuria. Ed il +Savonarola seppe riceverli con una tale fermezza +d’animo, e parlò loro con un accento tanto sicuro +e quasi imperioso, ch’essi lo udirono e si partirono +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +confusi.‍<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a> Per buona fortuna, la quaresima era già in +sul finire, ond’egli ben presto dètte il suo addio al +popolo. Pure, volendo dare un’altra prova che non +si lasciava facilmente spaventare, disse pubblicamente +sul pergamo: «Questa sera piglierò il cammino +verso Firenze col mio bastoncello e fiasco di legno, +ed albergherò a Pianoro. Se alcuno volesse nulla +da me, venga prima che io parta. Sappiate però +che la mia morte non si deve celebrare a Bologna.»‍<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> +</p> + +<p> +Volgendo i passi a Firenze insieme col suo compagno +Frà Basilio, egli pensava alle mutate condizioni +della città, al malcontento del popolo, allo sdegno di +Piero e alle difficoltà che avrebbe incontrate nelle sue +future predicazioni. E mentre l’animo suo era occupato +da questi pensieri, e che si trovava ancora parecchie +miglia lontano da Firenze, fu in modo vinto dalla +stanchezza, che non aveva più forza di continuare oltre il +suo cammino nè di prendere cibo. Quand’ecco gli viene +in aiuto la visione d’un uomo incognito, che gli ridona +forza e coraggio, ed accompagnatolo a Firenze infino +alla Porta San Gallo, gli dice: — «Rammentati di fare +quello per cui sei stato mandato da Dio;» — e così detto, +sparisce.‍<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a> Non è certo da maravigliarsi che il Savonarola, +vinto dalla stanchezza, avesse un’altra visione. Il +lettore potrà d’altronde fare di tali leggende il giudizio +che crede: noi le raccontiamo perchè sono parte della +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +storia di quei tempi, avendovi allora prestato fede uomini +grandissimi,‍<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> e più di tutti il Savonarola medesimo; +come abbiamo già notato altrove, e come avremo +occasione di discorrerne assai più a lungo. +</p> + +<p> +A Firenze trovò peggiorato assai lo stato della città, +essendo cresciuta l’insolenza di Piero, e i mali umori +del popolo divenendo ogni giorno più manifesti. Il priore +di San Marco doveva trovarsi perciò in condizione assai +più difficile: bisognava tacersi, o esporsi ad esser mandato +via con qualche nuovo ordine che venisse dai superiori +di Lombardia o di Roma. Considerando questo +stato di cose, rammentò il Savonarola che la Congregazione +Toscana era stata divisa dalla Lombarda sino +all’anno 1448, quando vi fu unita a cagione della +peste che aveva in Toscana disertato i conventi: non +dovea quindi riuscir difficile ridurla alla sua prima +indipendenza, ora che i frati vi si erano moltiplicati.‍<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> Si +mise, dunque, con ogni ardore a quest’opera, dalla quale +dovevano dipendere tutti i suoi futuri disegni. Ed in +essa manifestò per la prima volta una grande attività +pratica; mentre l’indole leggiera ed inconseguente di +Piero de’ Medici ne risultò sempre più manifesta. Questi, +infatti, si lasciò persuadere a favorire una domanda +che era diretta solo a render vana la sua autorità sul +convento di San Marco; e fece dai magistrati scrivere +più lettere all’ambasciatore fiorentino a Roma ed al +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +cardinal di Napoli, caldamente raccomandandola.‍<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> La condotta +di Piero era tanto più inesplicabile, in quanto che +egli s’era allora appunto dato a favorire i Frati Minori, +stati sempre nemici dei Domenicani, e i quali ora predicando, +contro a gli ordini espressi della Signoria, la cacciata +degli Ebrei, avevano fatto nascere in Firenze non +pochi disordini.‍<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a> Ma, sia che egli non capisse l’importanza +della domanda, sia che volesse dispiacere a Lodovico il +Moro signore di Lombardia, certo è che in questa cosa +favorì il Savonarola; il quale profittando del momento, +mandò subito a Roma Frate Alessandro Rinuccini e +Frà Domenico da Pescia, di cui avremo in appresso +lunga occasione di discorrere. Egli era il suo più sincero +e ardente seguace: nato ai piedi della montagna +pistoiese, aveva tutto l’ardire e l’audacia di quei +montanari; animo pieno di sincerità e di fede, era +tutto entusiasmo e devozione pel Savonarola; lo credeva +un profeta mandato da Dio a Firenze, e si sarebbe +per lui gettato nel fuoco senza esitare un istante. +Questi due frati trovarono a Roma, che i favori ottenuti +non bastavano a combattere i Lombardi, i quali, per +mezzo di Lodovico il Moro, avevano l’aiuto di molti +ambasciatori; onde quella disputa di conventi sembrava +essere divenuta un affare di stato.‍<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a> Da Roma scrivevano +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +perciò al Savonarola, che bisognava deporre il +pensiero di riuscire nell’impresa; ma egli in risposta +diceva loro: «Non dubitate, state forti ed avrete vittoria: +il Signore disperde i consigli della gente, e +manda per terra i disegni dei principi.»‍<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a> +</p> + +<p> +Ed invero, la vittoria si ebbe in un modo inaspettato +e strano. Il 22 maggio 1493, ogni speranza +di successo sembrava perduta; il papa, svogliato, licenziava +il concistoro, dicendo di non volere per quel giorno +firmare alcun breve. Restava solamente il cardinal di +Napoli, con cui si tratteneva in discorsi piacevoli ed +ameni, abbandonandovisi col solito eccesso della sua indole. +Al cardinale parve essere venuto il momento opportuno, +e destramente cavatosi di tasca il breve, che +già era stato disteso, pregava il papa di firmarlo. Questi +sorridendo negava, e quegli sorridendo, cavatogli dal +dito l’anello, bollava il breve.‍<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> Non aveva appena finito, +che, quasi l’avessero saputo, arrivavano messi pressantissimi +dei Lombardi con nuove e più valide raccomandazioni. +Ma il papa non volle più udir parola di questo +affare, che già lo aveva noiato, dicendo: <i>Quel che è +fatto è fatto</i>. In tal modo, San Marco otteneva la sua +indipendenza, e le parole del Savonarola si verificavano. +</p> + +<p> +I Lombardi, rimasti vinti così inaspettatamente, +fecero mille tentativi per annullare o almeno scemare +la forza del breve; e furono in questo favoriti dallo +stesso Piero dei Medici, che dopo averli combattuti, voleva +aiutarli.‍<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> Ma ormai era troppo tardi: San Marco, divenuto +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +centro d’una congregazione, dipendeva solo da +Roma. Il Savonarola venne subito rieletto priore; e nella +sua nuova condizione, libero finalmente e padrone di +sè, poteva parlar franco e sicuro; nè doveva più riuscire +ad alcuno rimuoverlo da Firenze, sua unica sede. Egli +solo aveva sin dal principio capita l’importanza del breve +ottenuto; gli altri dovevano avvedersene più tardi. Nuovi +e più gravi pericoli si avvicinavano però rapidamente, +ed il nostro frate vi si apparecchiava. +</p> + +<p> +Bisognava, innanzi tutto, riordinare e disciplinare +il convento. Una volta, egli aveva pensato di ritirarsi +coi suoi frati sopra un monte solitario, ed ivi menare +vita povera e romita;‍<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a> ma ora questi sogni giovanili +aveano ceduto il luogo a più mature idee. Si trattava, +non di abbandonare la società, ma di viverci in +mezzo per correggerla; non di formare dei romiti, ma +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +dei buoni religiosi, che menassero vita esemplare e +fossero pronti a spendere il sangue per salute delle +anime. Correggere i costumi, riaccendere la fede, riformare +la Chiesa: ecco ciò che il Savonarola voleva +promuovere. E quando il Signore avesse adempiuti questi +santi desiderii, si sarebbe allora partito d’Italia coi +suoi più animosi frati, per andare a portare in Oriente +la religione di Cristo. Costantinopoli era uno dei sogni +di quel tempo: i politici volevano umiliare il nemico +dell’Europa e ristabilire l’impero latino; i religiosi +volevano convertire gl’infedeli e rimettere Gerusalemme +in mano dei credenti; e moltissimi credevano col Savonarola, +che si avvicinasse il tempo annunziato nelle profezie +e che si dovesse finalmente avere <i>un solo ovile ed un +solo pastore</i>. +</p> + +<p> +Ma, per tornare al convento, la prima riforma che +fece il Savonarola, fu di rimettere in vigore la povertà. +San Domenico avea con terribili parole minacciata la +sua maledizione contro coloro che ardissero introdurre +le possessioni fra i suoi religiosi; ma dopo la morte di +Sant’Antonino, quelle parole rimanevano solo scritte +sulle mura dei chiostri:‍<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> il convento di San Marco aveva, +con una riforma, assunto la facoltà di possedere, ed in +breve tempo erano moltiplicate le sue ricchezze. Il Savonarola, +adunque, chiamò in vigore l’antica costituzione; +ma siccome le oblazioni erano già da lungo +tempo scemate, bisognò provvedere in modo da sopperire +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +altrimenti ai bisogni del convento. Ne scemò le +spese col vestire i frati di panni più poveri; col rendere +le loro celle più semplici e disadorne; col vietare +di tenervi libri miniati, crocifissi d’oro o argento, e +simili vanità. Ma ciò non bastava. Volle, adunque, che i +suoi frati vivessero col frutto delle loro fatiche, e fece +quindi istituire delle scuole nelle quali studiavasi pittura, +scultura, architettura, arte di scrivere e miniare +codici. I conversi e quei frati che erano meno +atti alle più alte opere di spirito, dovevano esercitare +queste arti per aiutare ai bisogni del convento. I sacerdoti +e prelati in tal modo potevano più liberamente +attendere alla confessione, aver cura delle anime, dirigere +l’educazione intellettuale e spirituale dei novizi. +I più provetti nello spirito di carità e nella teologia, +dovevano darsi alla predicazione e percorrere le varie +città, accompagnati da un solo converso, che non doveva +mai tralasciare il lavoro, per potere coi suoi guadagni, +in parte almeno, aiutare il compagno. Tre sorta di studi il +Savonarola promosse dipoi principalmente nel convento: +teologia, morale, e sopra ogni altra cosa lo studio delle +Scritture, per l’intelligenza delle quali s’insegnava il +greco, l’ebraico ed altre lingue orientali. E queste lingue +dovevano servire anche di più in quel giorno in +cui, siccome sperava, egli ed i suoi sarebbero stati +dal Signore inviati a portare il Vangelo fra i Turchi.‍<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> +</p> + +<p> +Non tutte queste idee si misero facilmente in atto +nè tutte restarono senza ostacoli, ma il convento cominciò +rapidamente a fiorire: cresceva il fervore e lo +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +zelo per gli studi; cresceva l’amore per le Sacre Carte +e lo spirito di religione. Facile riusciva il progredire, +quando si vedeva il priore essere un modello vivo e +parlante dei principii che inculcava. I suoi panni erano +sempre i più rozzi; il suo letto era il più duro; la sua +cella la più povera; severo verso gli altri, era severissimo +verso di sè. Onde un entusiasmo nacque nel popolo +in favore di San Marco; molti nobili cittadini domandarono +di vestir l’abito; si diceva che Angelo Poliziano +e Pico della Mirandola vi fossero assai inclinati: +ma quello che è più, queste simpatie eran sórte ancora +negli altri conventi. Quelli di San Domenico di Fiesole, +Prato e Bibbiena; i due ospizi della Maddalena in pian +di Mugnone e di Lecceto, chiesero di rientrare nella nuova +Congregazione Toscana e furono ricevuti.‍<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> Le cose arrivarono +a segno, che i Camaldolensi del monastero degli +Angioli stesero per man di notaio un contratto, col +quale si obbligavano di mutare ordine per riunirsi +a San Marco. Il Burlamacchi fu portatore di questa +domanda al Savonarola, che la ricusò, perchè fuori +del suo arbitrio e dell’autorità concessagli dal breve. +Non voleva dare ai suoi nemici occasione di muovergli +giuste accuse: avrebbe bensì desiderato di raccogliere +intorno a sè tutti i Domenicani della Toscana; +ma questo neppure poteva facilmente riuscire, a cagione +degli odii politici che dividevano quel paese.‍<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a> Infatti, +noi lo troviamo a Pisa assai male ricevuto; e di quarantaquattro +frati non poterne avere che soli quattro, fra +cui primo fu quello Stefano Codiponte di cui abbiamo più +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +sopra accennato.‍<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a> A Siena venne accolto anche peggio, +perchè ricevette dalla Signoria ordine di partire; ed egli +tornossene sdegnato a Firenze,‍<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> dove la Congregazione +di San Marco cresciuta e fiorente procedeva innanzi, +piena di fervore in quelli che ne facevano parte, incoraggiata +dalle simpatie di coloro che la circondavano. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +</p> + +<h4 id="notacap9-1">NOTA. +<span class="smaller"><i>Sulla morte di Lorenzo il Magnifico, e sulle ultime parole +che gli disse il Savonarola.</i></span></h4> +</div> + +<p> +Alcuni storici, desiderosi di difendere i Medici in ogni occasione, +a torto e a diritto, hanno voluto negare che il Savonarola +dicesse veramente a Lorenzo le tre parole da noi riportate. +Di tutte le ragioni che adducono per sostenere la loro asserzione, +una sola merita di essere presa in considerazione. — Il +Poliziano, nella sua lettera a Iacopo Antiquario (<i>XV kalendas +iunias</i> 1492), descrive minutamente la malattia e la morte di +Lorenzo, parla della visita del Savonarola, e non riferisce le tre +parole da noi citate. Ora, aggiungono quegli storici, esso era il +solo testimonio oculare del fatto; scriveva privatamente ad +un amico, e quindi non avea alcuna ragione di alterarlo: esso, +dunque, merita più fede dei biografi del Savonarola, che per +lodare il loro eroe, hanno probabilmente colorito i fatti a lor +modo. — +</p> + +<p> +Innanzi tutto, non ci è alcuna ragione per accertare che il +Poliziano fosse stato presente al colloquio di Lorenzo e del Savonarola; +anzi, il biografo Razzi (Cap. VI) dice espressamente +che in quel momento <i>gli altri usciron di camera</i>. Certo +è che il Poliziano dice di essere stato più volte rimandato nella +vicina stanza, ed è assai probabile che ivi ritornasse quando +si trattava di confessione: se pure restò presente, non è da +credere che il Magnifico volesse confessare i suoi peccati ad +alta voce. Quanto poi allo scrivere privatamente ad un amico, +questa è una ragione che si può addurre solamente da chi +ignora come le lettere che gli eruditi del XV secolo si scrivean +tra loro, erano pubbliche quanto le loro opere, e assai spesso +venivano da loro medesimi raccolte e messe a stampa. +</p> + +<p> +Ma volgiamoci a considerare un poco, chi sono coloro che +raccontano il fatto nel modo da noi descritto. Il numero ne è infinito: +possiamo dire che tutti i biografi del Savonarola, antichi +o moderni, a stampa o manoscritti, sono d’accordo a seguire +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +la medesima narrazione; fatta eccezione solamente del signor +Perrens e del Rastrelli, che scrisse un lavoro anonimo (colla +data di Ginevra 1781), il quale può chiamarsi un libello piuttosto +che una biografia. La nostra narrazione, adunque, è appoggiata +all’autorità di questi scrittori: Burlamacchi, pag. 19; Pico, +cap. VI; Barsanti, lib. I, paragr. XXVI-VII; Razzi, cap. VI, Ms. +nella Riccardiana e nella Magliabechiana; Cinozzi Ms., come sopra, +nella Riccardiana 2053, e nella Magliabechiana XXXV, 206; +Fra Marco della Casa, <i>Vita</i> ec., Ms. nel convento di San Marco +a Firenze; <i>Vita Fratris Hieronymi, Fratris Salvestri et Fratris +Dominici</i>, prezioso Ms., che sembra autografo, passato +dalla biblioteca del noviziato di San Marco alla Magliabechiana, +I, VII, 28. Nel cap. XXIII di questa Vita l’autore dice: +«Omnia hæc quæ in hac Vita scripta sunt, aut ab autore visa +aut a fide dignis audita;» e nel cap. XI egli racconta il fatto +siccome il Padre Burlamacchi e gli altri. Nella biblioteca di Gino +Capponi, Cod. CCCXIII, si trova un Ms. che, sebbene sia una +parafrasi del Burlamacchi, pure serve a confermare il medesimo +fatto; un altro simile se ne trova nella Biblioteca imperiale di Parigi, +e ve n’è un numero infinito in altre biblioteche pubbliche e +private, che è inutile di qui riferire. Vedi anche ciò che dice il +Rubieri, intorno a questo fatto, nelle sue pregevolissime <i>Osservazioni +critiche</i> al Perrens, <i>Polimazía</i>, Num. 3 e 4, anno II. +</p> + +<p> +Non volendo, però, discutere ad una ad una tutte le autorità +che sostengono la nostra opinione, ci fermeremo solo a +quelle del Burlamacchi e del Pico. (Burlamacchi, pag. 28 e 29; Pico, +cap. VI.) Messa in questi termini la cosa, si tratta di sapere: +se bisogna credere al Poliziano, che era un cortigiano costretto +dalla sua condizione ad adular sempre; o pure al Burlamacchi, +uomo onesto e sincero, ed al Pico, non solo onesto e sincero, ma +principe ricco e indipendente, e di famiglia amica ai Medici: se +bisogna credere ad un cortigiano il quale tace un fatto che +non poteva raccontare senza mettere in pericolo tutta la sua +fortuna; o pure a due uomini onesti, contemporanei e conoscenti +del Savonarola, i quali scrivevano in tempi affatto contrari +alla sua memoria, ed affermavano di lui cosa che, +quando non fosse stata vera, avrebbero dovuta inventare, e +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +moltissimi si sarebbero trovati interessati a contrastarla. Essi +invece ci raccontano il fatto come generalmente noto, e dicono +d’averlo potuto confermare per mezzo di Silvestro Maruffi, +che l’ebbe dal Savonarola stesso; e per mezzo di Domenico +Benivieni, che l’ebbe da alcuni familiari di Lorenzo, a cui +egli medesimo lo aveva prima di morire raccontato. (Riscontra +anche il Cinozzi, che conobbe personalmente il Savonarola, ed è +su questo punto molto minuto e preciso.) +</p> + +<p> +Sembrerebbe invero, che non dovesse restarvi dubbio di alcuna +sorte; ed infatti, sino al secolo passato niuno pensò di negar +fede a quella narrazione. Il Fabroni, nella sua <i>Vita Laurentii +Medicis</i>, lavoro dottissimo ma pure tutto ligio ai Medici, fu il +primo che, appoggiandosi alla lettera del Poliziano, la impugnasse. +Il Roscoe, che tanti documenti prese dal Fabroni e assai +spesso lo copiò, volle anche in questo seguirlo; e finalmente +il Perrens, che più d’una volta cadde in errore per seguire +il Roscoe, v’è anche questa volta caduto. +</p> + +<p> +Prendendo ora a leggere la lettera del Poliziano, si vedrà +che lungi dall’impugnare il fatto, egli lo storpia solamente in +modo così visibile, da farci nelle sue stesse parole trovar la +conferma di ciò che voleva nasconderci: «Abierat vixdum +Picus, cum Ferrariensis Hieronymus, insignis et doctrinâ et +sanctimoniâ vir, cœlestisque doctrinæ prædicator egregius, +cubiculum ingreditur: <i>hortatur ut fidem teneat; ille vero tenere +se ait inconcussam: ut quam emendatissime posthac vivere +destinet; scilicet facturum obnixe respondit: ut mortem +denique, si necesse sit, æquo animo toleret; nihil vero, inquit +ille, iucundius, si quidem ita Deo decretum sit</i>. Recedebat +homo iam, cum Laurentius: heus, inquit, benedictionem, pater, +priusquam a nobis proficiscaris. Simul demisso capite +vultuque, et in omnem piæ religionis imaginem formatus, +subinde ad verba illius et preces rite ac memoriter responsitabat, +ne tantillum quidem familiarium luctu, aperto iam +neque se ulterius dissimulante, commotus. Diceres indictam +cœteris, uno excepto Laurentio, mortem.» +</p> + +<p> +Or chi sarà di tanto buona fede, da voler credere che il +Savonarola si presentasse spontaneamente a Lorenzo moribondo, +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +e gli dicesse: 1º Abbiate fede: 2º Proponetevi di viver +bene: 3º Apparecchiatevi alla morte; e che, avendo il Magnifico +risposto a tutte queste domande affermativamente, il frate +si partisse senza dare neanche la benedizione? È fuor di dubbio, +che se il Savonarola andò da Lorenzo, dovette essere chiamato; +perchè nè egli era uomo da andare non chiamato nè i cortigiani +lo avrebbero lasciato passare. E per quale altra cagione +poteva Lorenzo richiedere in quel momento il Savonarola, se +non per confessarsi? E se vi fu confessione, quali peccati doveva +principalmente dire, se non quelli che erano noti in tutto il +mondo, come i più gravi della sua vita; quelli appunto di cui +parlano il Pico ed il Burlamacchi? Finalmente, se il frate partiva +senza dare la benedizione, è segno evidente che i peccati +non furono perdonati. Tutta la quistione si restringe adunque, +non sulla visita, nè sulla confessione, nè sull’assoluzione che +certamente non fu data; ma solo sopra le tre parole del Savonarola. +Or, quanto alla prima di queste parole, la narrazione +del Poliziano non differisce punto dalle altre; quanto alla seconda, +la differenza è di poco momento; non vi rimane che la terza, cioè: +<i>restituire la libertà al popolo fiorentino</i>; e questa è quella appunto +che il Poliziano doveva tacere, ed è troppo naturale che +la mutasse in quest’altra: <i>apparecchiarsi alla morte</i>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +</p> + +<h3 id="cap10-1">CAPITOLO DECIMO. +<span class="smaller">Il Savonarola espone i punti principali della sua dottrina, nell’Avvento +del 1493: predice la venuta dei Francesi, nella Quaresima +del 1494.<br> +[1493-1494.]</span></h3> +</div> + +<p> +Nell’avvento del 1494 riprese, adunque, la sua predicazione +in Firenze, coll’animo più sicuro e la parola +più franca, con un uditorio sempre crescente. Era il +capo della Congregazione Toscana che parlava, il frate +di vita esemplare; quegli le cui parole si verificavano +così stranamente, la cui assoluzione era stata desiderata +dal Magnifico. Queste cose tutte gli accrescevano talmente +il favore della moltitudine, ch’ei poteva spingersi +a parlar con ogni ardire, senza più temere le +vendette di Piero de’ Medici. Ed infatti, la cattiva vita dei +principi italiani e dei grandi ecclesiastici, la corruzione +e rovina di tutta la Chiesa, l’avvicinarsi dei flagelli, ed +il desiderio che dovevano averne i buoni affinchè si mettesse +finalmente un argine a questa universale depravazione; +tali furono gli argomenti su cui versarono di continuo +le venticinque prediche che egli fece nell’avvento +di quest’anno sul salmo <i>Quam bonus</i>. In esse si occupava, +però, anche di trattare distesamente punti gravissimi +di teologia cristiana; perchè allora volle far quasi +un quadro compiuto della sua dottrina, disegnandola a +grandi tratti e fermandola bene nell’animo degli uditori, +acciò si apparecchiassero ai flagelli che dovevano venire. +Ed invero, possiam dire che quanto alla parte teologica, +queste vanno fra le migliori prediche del Savonarola. +</p> + +<p> +Incominciamo adunque dalla fede, riportando le +sue parole medesime: «La fede è dono di Dio, data in +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +salute di ciascheduno credente; però, figli miei, non +vogliate errare con molti che dicono: se io vedessi +qualche miracolo, suscitare almanco un morto, io +crederei. Costoro s’ingannano, perchè la fede non è +messa in potestà nostra, ma è un dono soprannaturale, +cioè un lume infuso di sopra nella mente dell’uomo. +E qualunque lo vuole ricevere, deve dentro +prepararsi e umiliarsi a Dio.»‍<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a> «Qui potrà dirsi: — Se +tutte le cose che sono ordinate ad un fine, vi pervengono +coi loro mezzi naturali; come mai la natura dell’uomo +non basta per sè stessa a raggiungere il fine a +cui è ordinata? È forse l’uomo inferiore agli animali? — No: +questo gli si deve attribuire a nobiltà e ad eccellenza; +giacchè egli ha un fine divino, un fine che trascende +la natura.‍<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> — Ma perchè, potresti tu allora domandarmi, +perchè alcuni vengono eletti, ed altri no? — Le +cose della fede, figliuol mio, «tu hai a cercare d’intenderle +mediante il lume della fede, in quello modo +che te le pongono le Scritture; e più oltre non ti +debbi estendere, se tu non vuoi inciampare. Chi sei +tu che replichi a Dio? Non ha il vasellaio la podestà +sopra l’argilla, da fare d’una medesima massa un +vaso ad onore e un altro a disonore?‍<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>» «Negli eletti +Iddio mostra la sua misericordia, nei reprobi la sua +giustizia. Ma se tu domandi: perchè Iddio ha predestinato +questo e non quello? perchè Giovanni è più predestinato +di Pietro? Allora dirotti, che Dio vuole così; e non +c’è altra risposta. Origene volle passare questi termini, e +disse che la predestinazione dipendeva dai meriti d’un’altra +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +vita anteriore a quella. I Pelagiani dissero che dipendeva +dalle nostre opere in questa vita: secondo questi +eretici il principio del ben fare veniva da noi, la +consumazione e perfezione veniva da Dio. Essi vollero +varcare i termini assegnati, e caddero nell’eresia. La +Scrittura è chiarissima: non in un luogo solamente +ma in molti essa dice, che non il fine solo del bene +operare, ma il principio ancora viene da Dio; anzi tutte +le nostre buone opere, è Iddio che le opera in noi.» «Non +è, adunque, vero che per l’opere e meriti preesistenti +Iddio ci dia la grazia, e che siamo per ciò predestinati +a vita eterna, quasi che l’opera e meriti siano +causa della predestinazione; ma la volontà divina è +causa della predestinazione, come di sopra abbiamo +detto.»‍<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a> +</p> + +<p> +«Dimmi, Pietro, dimmi, o Maddalena, perchè siete +voi in Paradiso? Voi pur peccaste come noi. Tu, Pietro, +che confessasti il figliuolo di Dio, che conversasti +con lui, l’udisti predicare, vedesti i suoi miracoli e, +solo con due discepoli, lo vedesti trasfigurato nel +monte Tabor, udisti la voce paterna; e nondimeno, +poi, alla voce d’una femminuccia lo negasti ben tre +volte, e poi fosti restituito alla grazia, e fatto capo +della Chiesa, e ora possiedi la beatitudine celeste; +donde hai avuto tanto bene?... Confessa, adunque, che +non per li meriti tuoi, ma per la bontà di Dio, che t’ha +fatto tanto bene, che ti dette in questa vita tanta grazia +e tanto lume, sei salvo. E tu, Maddalena, che volgarmente +eri chiamata la peccatrice, udisti molte volte +predicare il tuo maestro Cristo Gesù; nondimeno tu +stavi dura, e quantunque Marta tua sorella ti correggesse +ed esortasse a mutar vita, tu non attendevi. +Ma quando piacque al Signore, e che ei ti toccò il +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +cuore, tu corresti come ebra col vaso d’alabastro in +casa del Fariseo, colle lacrime gli bagnasti i piedi, e +meritasti d’udire quelle dolci parole: <i>Dimittuntur +tibi peccata multa</i>. Dipoi fosti tanto accetta al Salvatore, +che tu meritasti di vederlo prima di tutti resuscitato, +e fosti fatta apostola degli apostoli. Queste +grazie, Maria, questi doni non furono per li meriti +tuoi; ma perchè Iddio t’amò e volseti bene.»‍<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a> +</p> + +<p> +Fermandoci però a citazioni come queste, ed isolandole +dal resto, potrebbe alcuno trovare appiglio a cadere +nell’errore medesimo d’alcuni tedeschi o inglesi, +i quali hanno voluto vedere nel Savonarola un sostenitore +di quella parte delle dottrine riformate, che dice: +la giustificazione essere per la sola fede senza le opere, +ed il credente non essere altro che uno strumento passivo +nella mano del Signore, il quale può eleggerlo o +abbandonarlo, senza che la volontà libera dell’uomo +possa per nulla contribuire alla propria salvazione. Sopra +punti così importanti, il Savonarola s’è però spiegato +con tanta chiarezza, che non si può dar luogo ad +alcun dubbio; e non appena le sue opere furono esaminate +con diligenza, quegli scrittori stranieri vennero +nella loro patria medesima combattuti.‍<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +</p> + +<p> +La necessità delle opere, il libero arbitrio e la cooperazione +dell’uomo alla grazia, che è pure un dono +gratuito del Signore, sono argomenti sui quali il Savonarola +ritorna ad ogni piè sospinto, dicendo sempre che +non solo possiamo, ma dobbiamo apparecchiarci a ricevere +questo dono della fede e della grazia, il quale non +mancherà mai a coloro che fanno quanto è in poter loro.‍<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> +Tre sono le cose che, secondo lui, ci apparecchiano e +dispongono; cioè: sforzarsi a credere, pregare ed operare.‍<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> +«Epperò noi non dobbiamo mai giudicare il peccatore, +ma piuttosto piangere i suoi peccati ed avergli +compassione; giacchè fino a tanto che dura il libero +arbitrio e la grazia di Dio, egli si può sempre volgere +al Signore e convertirsi.‍<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a> E se uno domandasse perchè +la volontà è libera, noi rispondiamo: perchè è volontà.‍<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> +Bisogna, dunque, che l’uomo concorra all’atto +della giustificazione, e faccia dal canto suo quello che +può, perchè Dio non è per mancargli. Vuoi tu, fratel +mio, ricevere l’amore di Gesù Cristo? Fa che tu consenta +alla voce divina che ti chiama. Il Signore ogni +giorno ti chiama; fa anche tu qualche cosa.‍<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>» +</p> + +<p> +Invero, il motto dal Savonarola assunto nella sua +giovinezza, era questo: <i>Tanto sa ciascuno quanto opera</i>;‍<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a> +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +e noi diremmo la sua esser la dottrina delle opere, se +non dovessimo invece chiamarla dottrina dell’amore; +prendendo questa parola nel senso da noi più sopra +espresso, cioè a dire per quello stato in cui l’animo +tocco dalla grazia è già acceso di carità. «Questo amore, +egli dice, è anch’esso un dono del Signore; ma è +come un fuoco che accende ogni cosa arida, e chiunque +vi si dispone, lo sentirà subito scendere nel suo +cuore ad infiammarlo.» +</p> + +<p> +«Gran cosa è certamente l’amore potente, perchè +l’amore fa ogni cosa, muove ogni cosa, supera e +vince ogni cosa.... Niente si fa se non è impulso dell’amore.... +E perchè la carità è un massimo amore +infra tutti gli amori, però opera cose grandi e mirabili.» +«Essa adempie facilmente e dolcemente tutta +la legge divina, perchè è misura e regola di tutte le +misure, di tutte le leggi. Ciascuna legge particolare è +misura e regola d’un atto e non d’un altro; ma non +così la carità, perchè la è misura e regola d’ogni cosa +e di tutte l’operazioni umane. E però, chi ha questa +legge della carità, regola bene sè e altri, e interpreta +bene tutte le leggi. Questo si può assai bene notare in +quelli che hanno cura delle anime e si lasciano guidare +da ciò che trovano scritto nelle leggi canoniche, +le quali essendo leggi particolari, senza la carità che +è misura e legge universale, non reggeranno mai +bene.» «Piglia l’esempio del medico che porta +amore e carità all’infermo, che se egli è buono e +amante, dotto ed esperto, niuno è meglio di lui. Tu +vedrai che l’amore gli insegnerà ogni cosa, e sarà +misura e regola di tutte le misure e di tutte le regole +della medicina.» «Durerà mille fatiche senza che +gli paia, chiederà di tutto, ordinerà le medicine e vorrà +vederle fare; non abbandonerà mai il malato. Se, invece, +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +uccellerà al guadagno, allora non si curerà dello infermo, +e la sua scienza stessa gli verrà meno.» «Guarda quel +che fa l’amore: piglia l’esempio dalla madre verso il +figliuolo. Chi ha insegnato a quella giovanetta che non +ha mai più avuto figliuoli, governare ora il suo? L’amore. +Vedi quanta fatica dura il dì e la notte per allevarlo, +e parle ogni gran cosa leggeri. Chi ne è causa? +L’amore. Vedi quanti versi, quanti atti e gesti e +quante dolci parole fa verso del suo figliuolino. Chi +le ha insegnato? L’amore.... Piglia l’esempio da Cristo, +che, mosso da intensissima carità, è fatto a noi piccolo +fanciullo; assomigliatosi in ogni cosa ai figliuoli +degli uomini; in sopportare fame, sete, freddo, caldo +e disagi. Chi gli ha fatto far questo? L’amore. Ora +conversa con giusti, ora con pubblicani; e tenne tal +vita, che tutti gli uomini e tutte le donne, piccoli e +grandi, ricchi e poveri, lo possono imitare, ognuno secondo +il modo suo e secondo lo stato suo, e senza dubbio +si salva.... E chi gli ha fatto tenere tal vita comune +e così mirabile? Senza dubbio, la carità.... La carità +lo legò alla colonna, la carità lo menò in croce, la +carità lo risuscitò, fecelo ascendere in cielo, e così +operare tutti i misteri della redenzione.» «Questa è la +vera, questa è la sola dottrina; ma oggi invece i predicatori +non predicano che vane sottilità.»‍<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> +</p> + +<p> +E così viene a parlare degli ecclesiastici. «Con Aristotele, +Platone, Virgilio e Petrarca, solleticano le orecchie, +e non si occupano della salute delle anime. Perchè, +invece di tanti libri, non insegnano quel solo dove è la +legge e lo spirito della vita? L’evangelio, o Cristiani, +bisognerebbe portarlo sempre indosso: non dico già il +libro, ma lo spirito di esso. Che se tu non hai lo spirito +della grazia e che tu porti indosso l’intero volume, non +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +ti gioverà a nulla. Oh quanto sono più sciocchi ancora +quelli che s’empiono il collo di brevi, di polizze e di +carte, che sembrano botteghini che vanno alla fiera! +La carità non sta nelle carte. I veri libri di Cristo +sono gli Apostoli e i Santi; la vera lettura sta nell’imitare +la vita loro. Ma oggi gli uomini sono fatti libri +del diavolo.» «Parlano contro la superbia e l’ambizione, +e sonvi immersi fino agli occhi; predicano la +castità, e tengono le concubine; comandano che si digiuni, +e vogliono splendidamente vivere.... Costoro +sono libri disutili, libri falsi, libri cattivi e del diavolo, +perchè esso vi scrive dentro tutta la sua malizia.»‍<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a> +«Questi prelati s’estollono delle loro dignità e disprezzano +gli altri; sono quelli che vogliono essere reveriti +e temuti; sono quelli che cercano le prime cattedre +nelle sinagoghe, i primi pergami d’Italia. Costoro +cercano la mattina d’essere trovati in piazza, ed essere +salutati, ed essere chiamati maestri e rabbi; dilatano +le fimbrie e filatterie‍<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> loro; sputano tondo; vanno in +sul grave e vogliono essere intesi ai cenni.»‍<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> +</p> + +<p> +Dai prelati passa a descrivere i principi d’Italia. +«Questi principi cattivi sono mandati per punire i peccati +dei sudditi: essi sono veramente un gran laccio alle +anime: i palazzi e le corti loro sono il rifugio di tutti +gli animali e mostri della terra; il ricovero, cioè, dei ribaldi +e scellerati. I quali vi accorrono perchè vi trovano +modo e incitamento a cavarsi tutte le sfrenate voglie, +tutte le malvage passioni. Ivi sono i cattivi consiglieri, +che studiano sempre nuovi pesi e nuovi balzelli per +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +succiare il sangue del popolo. Ivi sono i filosofi e poeti +adulatori, i quali con mille favole e bugie fanno cominciare +dagli Dei la genealogia di questi principi malvagi; +ma, quel che è peggio, ivi sono i religiosi che seguono +il medesimo stile. Questa, o fratelli, è la città di Babilonia, +la città degli stolti e dagli empi, la città che il Signore +vuol distruggere.»‍<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a> +</p> + +<p> +E qui viene a descrivere minutamente la costruzione +di questa città, la quale è stata edificata dalle dodici +stoltezze degli empi. «Essi vedono la luce e le tenebre; +preferiscono queste a quella: trovano una via agevole +ed una aspra e pericolosa; preferiscono la seconda alla +prima, e così via discorrendo. Essi entrano in mare e salgono +sopra una balena, che credono uno scoglio, e vi si +fermano sopra. — Che generazione mai è questa? Che fine +è mai quello di costoro? Massime, che io intendo essi vogliono +edificarvi sopra una città. — Che fate voi? dico io. +Voi aggravate troppo la bestia; voi affogherete. — Ma essi +si affaticano tuttavia, e discutono, e si fortificano, e s’azzuffano, +e l’uno vuole soggiogare l’altro; e finalmente +sorge un tiranno, che li opprime tutti. Costui cerca a +morte i suoi nemici, ha spie per tutto; e quindi nuove +guerre e nuove dissensioni. La balena, stanca finalmente +di tanto rumore, si muove, e tutti affogano, e la città di +Babilonia è distrutta. Così viene manifestato,» conclude +il Savonarola, «che gli empi si perdono nelle fatiche +degli stolti, e che gli stolti saranno flagellati.»‍<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> +</p> + +<p> +Era assai facile vedere, che in questa città degli +stolti il Savonarola ardiva simboleggiare la potenza di +Piero de’ Medici e de’ suoi amici, la quale, secondo le sue +predizioni, non doveva tardare molto ad essere rovesciata. +Ma egli non si fermò a questo. Dopo aver parlato della +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +corruzione del popolo e dei principi italiani, ritorna a +discorrere con uguale ardire il soggetto assai più grave +dei sacerdoti e della Chiesa. Seguendo una interpetrazione +assai singolare d’alcune parole della Bibbia, egli +diceva: «<i>In securi et in asciâ deiecerunt eam.</i> — Il demonio, +quando vede che un uomo è debole, gli dà dei colpi +d’ascia per farlo cadere nel peccato; quando vede invece +che è forte, dà colpi di scure. Sarà quella giovane +onesta e bene allevata; le si mette intorno quel giovane +scorretto, e con mille lusinghe la inganna e fa cadere +nel peccato. Ecco il demonio le ha dato un colpo di +scure. Sarà quel cittadino onorato; egli entra nelle corte +dei gran maestri; ivi è la scure bene affilata; non è virtù +che vi sappia resistere. Ma oggi siamo in tempi ancora più +tristi: il demonio ha chiamato a raccolta i suoi, ed hanno +dato colpi terribili alle porte stesse del tempio. Le porte +sono quelle che t’introducono in casa, e li prelati son quelli +che debbono introdurre nella Chiesa di Cristo i fedeli. +Ecco perchè il diavolo ha misurato contro di loro i gran +colpi, ed ha spezzato queste porte. Ecco perchè ora non si +trovano più nella Chiesa buoni prelati.» «Non vedi tu +ch’ei fanno ogni cosa a rovescio? Non hanno giudizio. +Non sanno discernere <i>inter bonum et malum, inter verum +et falsum, inter dulce et amarum</i>: le cose buone +paiono loro cattive, le cose vere paiono loro false, le +dolci paiono loro amare, e così viceversa.... Vedi oggi li +prelati prostrati coll’affetto in terra ed in cose terrene; +la cura dell’anime non è più loro a cuore; basta tirar +le entrate: e i predicatori predicano per piacere ai +principi, per essere da loro laudati e magnificati.... E +v’è peggio ancora: non solo hanno distrutta la Chiesa +di Dio, ma ne hanno fatta una a lor modo. Questa è +la Chiesa moderna, non edificata più di pietre vive, +cioè di Cristiani stabiliti nella fede viva, formata di +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +carità.... Vattene a Roma e per tutto il Cristianesimo; +nelle case de’ gran prelati e de’ gran maestri non s’attende +se non a poesie e ad arte oratoria. Va’ pure e +vedi, tu gli troverai co’ libri d’umanità in mano; e +dánnosi a intendere, con Virgilio, Orazio e Cicerone, +saper regger le anime. Vuoilo tu vedere che la Chiesa +si regge per mano d’astrologi? E’ non v’è prelato nè +gran maestro che non abbia familiarità con qualche +astrologo, che gli predica l’ora ch’egli ha a cavalcare +o fare altra faccenda. E questi grandi maestri non +uscirebbono un passo fuora della volontà dei loro +astrologi.» +</p> + +<p> +»Solamente una cosa è in questo tempio che ci +diletta assai. Questo è, che egli è tutto dipinto e morpellato. +Così la nostra Chiesa ha di fuori molte belle +cerimonie in solennizzare gli ufficii ecclesiastici, con +bei paramenti, con assai drappelloni, con candellieri +d’oro e d’argento, con tanti calici, che è una maestà. +Tu vedi là quei gran prelati, con quelle mitrie +d’oro e di gemme preziose in capo, col pastorale +d’argento; tu gli vedi con le belle pianete e +piviali di broccato all’altare, cantare quei vespri e +quelle belle messe, adagio, con tante cerimonie, con +tanti organi e cantori, che tu ne stai stupefatto; e +paionti costoro uomini di grande gravità e santimonia, +e non credi che e’ possano errare: ma ciò che +dicono e fanno credi che s’abbia a osservare come +l’evangelo. Gli uomini si pascono di queste frasche e +rallegransi di queste cerimonie, e dicono che la Chiesa +di Cristo Gesù non fiorì mai così bene, e che il culto +divino non fu mai così bene esercitato quanto al presente..., +e che li primi prelati erano prelatuzzi rispetto +a questi nostri moderni. Non avevano ancora tante +mitrie d’oro nè tanti calici; anzi quei pochi che gli +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +avevano, li disfacevano per la necessità dei poveri: +i nostri prelati, per far de’ calici, tolgono quello che +è de’ poveri, senza di che questi non possono vivere. +Ma sai tu quello che ti voglio dire? Nella primitiva +Chiesa erano li calici di legno e li prelati d’oro; oggi +la Chiesa ha li calici d’oro e li prelati di legno.» +«Essi hanno introdotto fra noi le feste del diavolo; essi +non credono a Dio e si fanno beffe dei misteri della nostra +religione!».... «Che fai, adunque, o Signore? +Perchè dormi tu? Levati su, e vieni a liberare la Chiesa +tua dalle mani dei diavoli, dalle mani dei tiranni, dalle +mani dei cattivi prelati.... Ti sei tu dimenticato della +Chiesa tua? Non l’ami tu? Non l’hai tu cara?».... «Noi +siamo divenuti, o Signore, l’obbrobrio delle genti: i +Turchi sono padroni di Costantinopoli; abbiam perduto +l’Asia, abbiam perduto la Grecia, già siamo tributari degl’infedeli. +O Signore Iddio, tu hai fatto come il padre +adirato, tu ci hai scacciato da te. Accelera almeno la pena +ed il flagello, perchè presto ci sia dato ritornare a te.»....‍<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a> +«<i>Effunde iras tuas in gentes.</i> Nè vi scandalizzate, o fratelli, +di queste parole; ma anzi, quando vedete che i +buoni desiderano il flagello, egli è perchè essi desiderano +che sia scacciato il male e prosperi nel mondo il +regno di Gesù Cristo benedetto. A noi oggi non resta a +sperare altro, se non che la spada del Signore s’avvicini +presto alla terra.»‍<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> +</p> + +<p> +Così questo avvento discorre i costumi, la politica, +la religione e la Chiesa; condanna i principi +ed i sacerdoti, e viene alla conclusione: che il flagello si +avvicina ed i buoni debbono desiderarlo. Dopo avere +esposta tutta la sua dottrina, gettava il Savonarola un +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +guanto di sfida a tutti i potenti della terra: principi temporali +e principi ecclesiastici, ricchi, dignitari della +Chiesa e dei governi; tutti erano bersaglio alle sue accuse. +«Io sono, egli diceva, come la gragnuola, che +colpisce chiunque si trova allo scoperto.» E così, +sebbene queste prediche del 93 non sieno nè le più +eloquenti nè le più ardite, son quelle che più compiutamente +rappresentano la dottrina del Savonarola in tutte +le sue parti. Noi possiamo vedervi ad un tempo l’acuto +esponitore dei dommi, l’ardito accusatore dei corrotti +costumi della Chiesa, il dichiarato amico della libertà e +del popolo. +</p> + +<p> +Riposatosi fino alla quaresima del 91, ripigliò l’esposizione +della Genesi, da lui cominciata già nel 1490, e +continuata poi senza quasi mai interromperla.‍<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> Le +prediche che fece allora, portano il nome di <i>Prediche +sopra l’Arca di Noè</i>. Noi le troviamo rammentate +da tutti i biografi; ognuno ci parla della grande impressione +che fecero sul popolo, dell’uditorio maravigliato +e rapito, delle predizioni stranamente verificatesi. Ma, +sfortunatamente, possiamo assai poco giudicarne, perchè +l’edizione ne è tanto incompiuta e scorretta, da aver +quasi perduta ogni orma del Savonarola. Colui che le +raccolse dalla viva voce, non ebbe la mano abbastanza +rapida per seguir l’oratore; e lasciò un manoscritto +informe e pieno di lacune, che poi venne, per dargli +<i>una forma più letterata</i>, tradotto e pubblicato a Venezia +in un latino quasi barbaro.‍<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> Per queste ragioni, +il Quetif ed altri dubitarono che fossero veramente +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +del Savonarola. Certo, il disordine vi è grandissimo, e +ne riesce impossibile una lettura continuata; ma pure +son troppo chiare le parole degli storici, e le idee sono +in fondo con troppa evidenza quelle medesime del Savonarola, +per ammettere il dubbio del Quetif. +</p> + +<p> +Dopo avere nel precedente avvento dimostrato la +necessità e prossimità del flagello, viene il Savonarola a +costruire un’arca mistica, nella quale debbono rifugiarsi +tutti coloro che vogliono salvarsi dal nuovo e vicino diluvio. +Quest’arca, che nel senso letterale è quella costruita +da Noè nella Genesi, nel senso allegorico è la riunione +dei buoni: la sua lunghezza è la fede, la larghezza è la +carità, l’altezza è la speranza. Il Savonarola si trattenne +tutta la quaresima in questa strana allegoria, ed ogni +giorno, dicendo di mettere una nuova tavola, veniva ad +esporre un’altra delle virtù che debbono avere i buoni +cristiani. Finalmente, la mattina di Pasqua l’arca era +compiuta. «Ognuno s’affretti,» egli concluse quel giorno, +«ognuno s’affretti ad entrare nell’arca del Signore. +Noè oggi invita tutti, la porta è aperta; ma verrà +tempo in cui l’arca sarà chiusa, e molti invano si +pentiranno di non esservi entrati.» In tutta la quaresima +parlò a lungo di questi vicini flagelli, ed annunziò la +venuta d’un nuovo Ciro, che avrebbe traversato vittorioso +l’Italia, senza trovare ostacoli e senza rompere +lancia. Moltissimi storici e biografi ci hanno lasciato +memoria di tali predizioni; e Frà Benedetto riferisce +le parole del suo maestro nei versi che seguono: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Presto vedrai sommerso ogni tiranno,</p> +<p class="i02"> E tutta Italia vedrai conquistata</p> +<p class="i02"> Con sua vergogna e vituperio e danno.</p> +<p class="i01">Roma, tu sarai presto captivata;</p> +<p class="i02"> Vedo venir in te coltel dell’ira,</p> +<p class="i02"> E tempo è breve e vola ogni giornata.</p> +<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p> +<p class="i01">Vuol renovar la Chiesa el mio Signore,</p> +<p class="i02"> E convertir ogni barbara gente,</p> +<p class="i02"> E sarà un ovile et un pastore.</p> +<p class="i01">Ma prima Italia tutta fia dolente,</p> +<p class="i02"> E tanto sangue in essa s’ha a versare,</p> +<p class="i02"> Che rara fia per tutto la sua gente‍<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a></p> +<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> +</div></div> + +<p> +Questi sermoni, che noi possiamo dire di non conoscere, +destarono un interesse così straordinario e +così universale, che il Duomo s’empieva ogni giorno di +maggior popolo, ed il Savonarola era divenuto il personaggio +più importante che vi fosse in Firenze. Faceva +solamente maraviglia che si fosse trattenuto così +a lungo nel costruire l’arca, e in tutta la quaresima +non avesse ancora finita l’esposizione di quel breve Capitolo +della Genesi, che ne parla. Egli medesimo dice +che si maravigliava di questa sua lentezza, e gli pareva +quasi che una forza superiore ve l’obbligasse. Ma verso il +settembre, avendo ripreso il predicare e fatto sul medesimo +argomento altri tredici sermoni, s’affrettò di venire +alla conclusione.‍<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> In fatti, il terzo di quei sermoni doveva +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +già esporre il 17º versetto, che parla del diluvio; e cadde +nel 21 settembre, giorno memorabile pel Savonarola e +pel suo uditorio. Il Duomo bastava appena a contenere +la folla, che, piena d’una nuova e strana ansietà, attendeva +da più ore. L’oratore saliva finalmente sul pergamo; +l’attenzione ed il silenzio erano maggiori assai +del solito. Quando egli ebbe collo sguardo misurato il +suo uditorio, quando egli ebbe visto l’insolita trepidazione +che lo dominava, gridò terribilmente: <i>Ecce ego +adducam aquas super terram</i>. Quella voce parve come +una folgore che scoppiasse nel tempio; quelle parole +sembrarono mettere uno strano terrore nell’anima +d’ognuno.‍<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> Pico della Mirandola raccontava che un brivido +era corso per tutte le sue ossa, che i capelli gli +s’erano rizzati sulla fronte; ed il Savonarola ci assicura +ch’egli non era quel giorno meno commosso de’ +suoi ascoltatori. +</p> + +<p> +Ma donde nasceva mai tanta agitazione? La cagione +ne era veramente gravissima. In que’ giorni appunto era +venuta la nuova, che un fiume d’eserciti stranieri traversava +le Alpi per venire a conquistare l’Italia. E la fama, +accrescendo il vero, ne diceva il numero infinito, la +statura gigantesca, l’indole feroce e le armi invincibili. +La nuova giungeva come inaspettata: niuno dei principi +italiani vi era apparecchiato; le armi nazionali erano +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +spente, le straniere nemiche; il terrore dominava talmente +gli uomini, che già pareva di vedere scorrere i +rivi del sangue. La folla correva, perciò, quasi ad implorare +aiuto dal Savonarola. Tutte le sue parole s’erano +verificate: i principi di cui avea predetto la morte, erano +già scesi nella tomba; la spada del Signore s’era avvicinata +alla terra; i flagelli cominciavano. Egli solo +aveva predetto questi mali e veduto l’avvenire; egli +solo doveva conoscere il rimedio a tanta sventura. Il +suo nome si sparse perciò in tutta Italia; tutti gli occhi +si rivolsero verso di lui, che, per la forza inevitabile delle +cose, si trovava di essere divenuto un uomo politico. A +lui ricorreva tutto il popolo, a lui andavano i più abili +cittadini; il suo partito era divenuto, come per incanto, +padrone della città. Invero, lo stato di Firenze e di tutta +Italia era talmente mutato, che noi dobbiamo rifarci +alcuni passi addietro, e parlarne distesamente nel Libro +che segue. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +</p> + +<h2 id="libro2">LIBRO SECONDO. +<span class="smaller">[1494-1495.]</span></h2> + +<h3 id="cap1-2">CAPITOLO PRIMO. +<span class="smaller">La venuta dei Francesi in Italia.<br> +[1494.]</span></h3> +</div> + +<p> +Dopo la morte di Lorenzo dei Medici e la elezione +del nuovo papa, le cose d’Italia avevano rapidamente +peggiorato. Il Borgia, divorato dall’ambizione di creare +uno stato ai suoi figli, volgeva l’occhio avido di preda +ovunque vedesse un principe debole o pauroso; faceva +e disfaceva trattati, amicizie e giuramenti; avrebbe +messo l’Italia e l’Europa intera a qualunque cimento, +per ottenere i suoi fini.‍<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> Nè meno pericolosa era l’indole +di Lodovico il Moro, dominato dalla paura e dall’ambizione +nel medesimo tempo. Il suo nome era conosciuto +in tutta Italia per doppiezza e mala fede: i trattati +da lui giurati erano alla prima opportunità violati; anzi, +nel momento stesso che li segnava, studiava fra sè il modo +di romperli quando un’occasione lo richiedesse. Si vantava +d’essere il più astuto uomo d’Italia, e non aveva mai +posa nel mulinar sempre nuovi disegni e nuove trame +per raffermare il suo stato, spegnere i suoi nemici, crescere +la sua potenza. Quando egli era, poi, assalito dalla +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +paura, allora tutte le facoltà della sua mente crescevano +di forza e venivano in una specie di convulsa attività, +nè vi era mente umana che potesse prevedere i partiti +a cui egli era allora capace di ricorrere.‍<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a> Sfortunatamente +per lui e per l’Italia, la paura dominavalo appunto +in quel tempo di cui ora discorriamo, e lo teneva +continuamente sospeso. +</p> + +<p> +La signoria di Milano era stata da lui crudelmente +usurpata al nipote Giovan Galeazzo, che egli teneva prigioniero +a Pavia, non senza sospetto d’amministrargli lento +veleno. Quel giovane, infatti, era già debole, malato ed +ogni giorno più esausto di forze. Esso non era perciò +capace di fare alcuna resistenza al Moro; ma sua moglie +Isabella d’Aragona, figlia di Alfonso di Napoli, non +sapeva tollerare la violenta usurpazione dei loro diritti, +la umile e trista condizione a cui erano condannati. Ella +empieva perciò de’ suoi rammarichi tutta Italia, invitava +continuamente il padre e l’avo, perchè venissero a vendicar +le ricevute ingiurie, a rimettere lei ed il marito nei +loro stati. Il re Ferdinando e suo figlio Alfonso, signori +d’un vasto reame, superbi del nome acquistatosi nelle +armi, per le guerre avute contro i Baroni e per l’assedio +di Otranto, trattavano il Moro con un alto disprezzo, +lo chiamavano nei loro dispacci il Duca di Bari o anche +Messer Lodovico,‍<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a> e di continuo minacciavano di andare +a torgli l’usurpata signoria, per rimettervi la figlia. +Non è descrivibile in quale stato si trovasse allora il +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +Moro e che disegni passassero per l’animo suo: se egli +avesse potuto dar fuoco all’Italia ed al mondo per salvarsi +da questa paura, non avrebbe certo esitato un momento.‍<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a> +</p> + +<p> +Lorenzo dei Medici aveva, al suo tempo, mostrato +una grandissima prudenza nel mettersi fra queste due +parti, e, restando neutrale, mantenerle amiche, con una +specie quasi d’equilibrio politico, per cui fu allora chiamato +l’ago della bilancia d’Italia. Sino dal 1480, egli +aveva, con un trattato, riunito le corti di Napoli, Milano +e Firenze; e dipoi, col piegare ora da un lato ora dall’altro, +aveva sempre impedito che quest’alleanza venisse +sciolta. Ma dopo la sua morte, si vide subito le cose mutare +aspetto; onde il primo pensiero del Moro fu di esperimentare +in qualche modo l’animo de’ suoi nuovi alleati. +Propose, adunque, che nella elezione del Borgia, gli +ambasciatori delle tre corti entrassero contemporaneamente +in Roma, e come amici riuniti si presentassero +al papa. Ma Pietro de’ Medici, avendo stabilito farsi +capo d’una solenne ambasceria fiorentina, di cui già +aveva apparecchiato la pompa, indusse il re di Napoli +a trovar pretesti per negarsi alle proposte del Moro. +Ed il re prese subito questa occasione per ferire il suo +nemico personale, dimostrando nel medesimo tempo, che +e’ lo faceva per secondare i desiderii di Piero. Di quanto +sospetto un tal fatto empiesse l’animo del Moro, non è facile +immaginarselo. Ben presto, però, egli si dovette anche +avvedere, che questi erano segni d’una discordia assai +più profonda, e che egli si trovava ora isolato in Italia; +giacchè gli Orsini, i quali ricevevano condotte dal re di +Napoli, erano già riusciti a tirare Piero de’ Medici dal loro +lato.‍<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> Questo fece sì che il Moro cominciasse a pensare +deliberatamente ai casi suoi, nè mai potesse fermar +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +l’animo suo, fino a tanto che non si fu deciso d’invitare +i Francesi a venire alla conquista del regno di Napoli. E +in tal modo cominciò quella serie di lunghe calamità, +che per tanti secoli desolarono l’Italia, e vi distrussero +ogni prosperità di commercio, ogni cultura di lettere e +di scienze, ogni aura di libertà. Il Moro fu, certo, la +colpevole occasione che dètte principio a tante sventure; +ma a torto si è accumulato sul suo nome un odio +infinito, facendolo autore di quei fatti, le cui vere cagioni +erano di lunga mano già apparecchiate, e dandogli così +una importanza storica che egli non merita neppure nel +male che ha fatto. +</p> + +<p> +La vita troppo attiva ed irrequieta dei tempi passati +aveva logorato l’Italia, che si trovava nel secolo +XV invecchiata d’una vecchiezza precoce, divisa e +debole. E intorno ad essa crescevano già degli Stati +grandi, forti, pieni di gioventù e di vita: il Turco era +nel vigore della sua potenza, aveva già messo piede in +Europa, minacciava per mare e per terra l’Italia e tutto +l’Occidente: la Spagna aveva unito i reami di Castiglia e +d’Aragona, cacciato i Mori e già traversato l’Atlantico, +guidata dal genio e dall’ardire di Colombo. In Francia, +Luigi XI aveva, col suo ferreo dispotismo, abbassato +l’aristocrazia e sollevato il popolo; dato ordine alla finanza, +unità alla nazione, allargatone i confini sul Reno +e sui Pirenei; mentre l’estinzione della casa d’Angiò +faceva ricadere nei re di Francia il Ducato, la Provenza, +e tutti i diritti che gli Angioini vantavano sul regno +di Napoli: la Germania, sebbene apparisse infiacchita +sotto il debole ed incerto governo di Massimiliano, +aveva pure le sue forze nazionali più che mai vive: gli +Svizzeri, finalmente, divenuti la prima fanteria d’Europa, +si tenevano pronti a scendere formidabili dalle Alpi per +chiunque li pagasse. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +</p> + +<p> +Il sentimento della propria forza, il desiderio d’avventure, +il bisogno di civiltà e, più che ogni altra passione, +una certa gelosia nazionale, spingeva tutti questi +popoli verso l’Italia. Non le sapevano perdonare che +ancora fosse maestra al mondo; che ancora la gioventù +movesse da tutte le parti d’Europa per accorrere +nelle sue università; che sempre fosse la sede unica delle +arti e delle lettere; che in tutte le corti, ognuno si studiasse +d’imitare i modi e la lingua italiana; che gli scrittori, +gli artisti, i filosofi, i medici, gli astrologi, i navigatori +d’Italia avanzassero ancora tutti gli altri nella +gloria, come i signori e mercatanti li avanzavano nelle +ricchezze. Ciò faceva nascere come un misto di amore +e di odio, che spingeva verso di essa tutte le altre nazioni +d’Europa. Era divenuto inevitabile che l’Italia +spargesse nel mondo i semi della sua civiltà; e non +avendo ormai forza di essere conquistatrice, bisognava +che fosse conquistata. <i>L’impresa d’Italia</i> era, infatti, +divenuta la crociata del secolo XV: i capitani e gli uomini +di stato ci vedeano una preziosa e facile conquista; +i dotti ci vedevano il mondo della scienza e dell’arte +rivelato all’Europa; i soldati sognavano il sacco dei tesori +raccolti nei palazzi e nelle ville italiane; tutti il bel +cielo e le ubertose campagne.‍<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> +</p> + +<p> +Ma quello che fra tanti popoli sembrava allora destinato +a passare le Alpi, era senza dubbio il popolo francese. +La sua posizione nel centro d’Europa ed ai confini +d’Italia, la sua indole, il suo stato politico e militare; +tutto, insomma, lo chiamava ad essere primo in +quel gran moto che doveva, col dar morte all’Italia, portar +vita all’Europa. Si aggiungeva a questo, l’essere +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +allora salito sul trono Carlo VIII, che non aveva più di +ventidue anni, ed era pieno d’uno strano desiderio di +avventure. Debole di complessione, piccolo di statura, +d’aspetto quasi deforme; conosceva appena i caratteri +dell’alfabeto; non aveva nè consiglio nè prudenza; era +avido di comandare, ma incapace di ritenere co’ suoi +alcuna maestà.‍<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> Egli veniva sempre aggirato da uomini +di basso lignaggio, i quali ottenendo i suoi favori, salivano +alle più alte dignità dello stato; e costoro eccitavano +di continuo la sua puerile ambizione d’imitare +San Luigi di Francia, e rendere immortale il suo nome +con una crociata contro i Turchi, di cui la conquista +di Napoli doveva essere il primo passo. Mentre essi cercavano +così indurlo a far valere quelle ragioni che dalla +casa d’Angiò si credevano scadute alla corona di Francia,‍<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a> +gli esuli napoletani stavano sempre ai suoi fianchi per +ridestare queste medesime ambizioni. I principi di Salerno +e di Bisignano, scampati alla strage dei baroni, +non si fermavano mai dal parlare contro il crudele dispotismo +di Ferdinando e d’Alfonso; dipingevano il partito +angioino potentissimo nel Regno, assicuravano che il +re sarebbe ricevuto a braccia aperte da tutto il popolo. +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +Ed invero, a tutti era noto lo stato infelice dei Napoletani; +ed il desiderio d’un qualunque mutamento, per +quanto potesse dagli esuli essere esagerato, era pure +assai universale. +</p> + +<p> +Riguardando, poi, al resto d’Italia, si vedeva che la +venuta dei Francesi era assai più desiderata che temuta +da tutti quelli che amavano la libertà. L’indole facile e pieghevole +di quel popolo, l’incerto e l’impreveduto che si +trova sempre in quel carattere, facevano sì che ognuno +aspettasse da loro quello che desiderava: onde non v’era +popolo oppresso o repubblica tiranneggiata, che non sperasse +colla loro venuta sollevare le sue miserie. Già +Luigi XI era stato più volte da vari partiti invitato a +venire in Italia; ed ora che Lodovico il Moro mandava i +suoi ambasciatori per tentare l’animo di Carlo VIII, sembrava +che neppure i governi gli fossero del tutto contrari. +Sia che Alessandro volesse spaventare il re di Napoli, per +offerirgli poi la pace a miglior prezzo; sia che si fosse +lasciato aggirare dalle arti sottilissime e dalla politica +astuta del Moro; certo è che anch’egli incoraggiava la +venuta dei Francesi.‍<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> +</p> + +<p> +Onde riesce assai singolare il pensare come questa +invasione straniera, cagione a noi di tanti mali, fosse in +quel momento da quasi tutti gl’Italiani desiderata, e dai +Francesi contrastata. I baroni di Francia, infatti, radunati +a consiglio, s’erano apertamente dichiarati contrari ad +una impresa che giudicavano inconsiderata e pericolosa. +Non doversi fidare, dicevano essi, negli aiuti d’un +alleato come il Moro, d’un papa vario e mutabile come +il Borgia; le armi del re di Napoli non essere spregevoli, +e la Francia esausta di danari, non avere alcun mezzo +per sostenere una lunga campagna. In fondo, diffidavano +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +più di tutto del loro medesimo re, che non tenevano +capace a condurre un’impresa di sì grave momento. +Ma egli sprezzava i loro consigli, e lasciavasi +guidare da due uomini che non s’intendevano nè di +guerra nè di stati. Uno di essi era Stefano di Vers, in +origine cameriere ed ora maresciallo Beaucaire; l’altro +era Guglielmo Brissonet, che da semplice mercante +era salito ad essere generale di Francia e ministro delle +finanze. Costoro, per la speranza di nuovi guadagni, e +per le promesse del Moro e del papa, erano i soli che favorissero +allora la guerra e la persuadessero al re Carlo. +</p> + +<p> +Egli licenziò, finalmente, dalla sua corte gli agenti +del re di Napoli, e mandò quattro oratori francesi a riconoscere +le intenzioni dei vari stati italiani. Questi, invero, +non trovarono alcuna simpatia nei governi: la repubblica +di Venezia era neutrale; Piero dei Medici tutto +amico degli Aragonesi; ed anche il papa, dopo avere invitato +i Francesi, voltando faccia, s’era unito a Napoli. Al re +Ferdinando, quando la sua fortuna cominciò a pericolare, +non potè mai riuscire, malgrado le molte promesse, +guadagnarsi l’animo del Borgia: onde egli moriva, +il giorno 25 gennaio del 1494, tormentato da rimorsi +atrocissimi, che lo lacerarono crudelmente nelle sue ultime +ore d’agonia, e col dolore di lasciare la sua famiglia +in procinto di perdere il regno. Dopo una vita lunga e +piena di prosperità, egli, secondo l’espressione d’uno +scrittore contemporaneo, finiva <i>sine lux, sine crux</i>.‍<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> Suo +figlio Alfonso si apparecchiava, però, con tutte le forze +alla guerra; e mentre raccoglieva i soldati e metteva +in ordine le navi, era riuscito a tirare dal suo lato il pontefice +con la somma di trentamila ducati pagati a lui, +e larghi assegnamenti fatti ai figli. +</p> + +<p> +Ma se gli oratori francesi trovarono che tutti i governi +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +italiani, eccettuatone solo il Moro, erano divenuti +contrari alla venuta del re; videro, invece, che le popolazioni +si tenevano sempre assai favorevoli. A Firenze +soprattutto, dove il Savonarola invitava apertamente +dal pergamo il <i>nuovo Ciro</i> a passare i monti, la pubblica +opinione si mostrava senza ritegno favorevole +ai Francesi, e contraria a Piero de’ Medici. Questi aveva +dovuto confinare in alcune ville i suoi medesimi cugini, +che s’erano dati al partito popolare; ed avendo +mandato in Francia ambasciatori a difendere e scusare +appresso il re Carlo la sua politica, essi invece si manifestavano +quasi tutti avversi al governo Mediceo. Eravi +andato, fra gli altri, Piero Capponi, il quale essendo stato +sempre uomo di partiti risoluti, consigliava al re di cacciar +via di Francia i mercatanti fiorentini; e con questo +grave colpo agl’interessi materiali della repubblica, far +sollevare tutto il popolo contro ai Medici.‍<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +</p> + +<p> +Queste cose avrebbero dovuto sollecitare il re Carlo +a partire; ma pareva, invece, che lo stato più naturale al +suo animo fosse l’esitare. Quando tutto era pronto per +agire, quando il tempo d’operare veniva, allora cominciavano +i suoi dubbi. Come, infatti, si fu accertato che le +popolazioni erano in suo favore, cominciò allora a vedere +tutte le difficoltà dell’impresa. Ma ecco, a Lione +dove il re si trovava, arrivare il cardinale di San Piero +in Vincola, che fuggiva dalla fortezza di Ostia; donde +aveva prima minacciato e spaventato il papa, e dove +era dipoi stato assediato e stretto in maniera, che trovatosi +in grave pericolo, e’ si era appena potuto salvare +colla fuga. Egli era quel medesimo che ascese più tardi +al pontificato col nome di Giulio II; uno dei pochi cardinali +che non avevano voluto vendere il loro voto al Borgia, +di cui era nemico a morte, e che chiamava sempre marrano +ed eretico. Non si stancò mai di muovergli guerra; +voleva raccogliere un concilio per farlo deporre; ed era +uomo che nè gli anni nè le fatiche nè i pericoli sbigottirono +mai. Venuto adunque alla presenza del re, le +parole del cardinale furono tali, che gli tolsero ad un +tratto ogni incertezza dall’animo, e lo decisero finalmente +a mettersi in punto di partire.‍<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> +</p> + +<p> +Innanzi tutto, bisognò pensare a raccogliere danari, +dei quali v’era in Francia grandissima penuria; sebbene +Lodovico il Moro avesse già dato 200,000 ducati, e facesse +ora nuove promesse.‍<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a> Si ricorse perciò ai banchieri di +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +Genova, pagando fortissimi interessi; s’impegnarono le +gioie della corona e di vari signori della corte. Dopo ciò, +bisognò anche fare accordo colla Spagna e coll’imperatore, +per non lasciarsi due nemici alle spalle. Si fece, adunque, +colla prima un trattato d’alleanza, con cui si cedettero +Perpignano e la contea di Rossiglione, che formavano +la chiave de’ Pirenei, e che Luigi XI con molta +fatica e gloria aveva conquistate. La contea d’Artois, +altra conquista del medesimo re, fu ceduta all’imperatore, +a cui venne rimandata la sua figlia, che era stata già +da lungo tempo ripudiata dal re Carlo, senza che la volesse +mai rilasciare, malgrado le istanze continue del padre. +Queste cose spiacevano naturalmente ai Francesi, i quali +vedevano l’onor nazionale gravemente compromesso +dalla cessione di provincie così importanti, da trattati +che offendevano la dignità del paese, da nuovi debiti che +non si potevano comportare. Tutti auguravano perciò +male d’una impresa disapprovata dagli uomini di guerra +e di stato, e per cominciare la quale era bisognato umiliarsi +in faccia ai vicini. Nondimeno, Iddio aiutava la +Francia, e la fortuna doveva esserle prospera, perchè +l’Italia non poteva fare alcuna resistenza. +</p> + +<p> +Le nostre armi erano cadute assai basso, per +non dire spente del tutto; e quella reputazione che i soldati +del re di Napoli ancora godevano, per aver combattuto +alla spicciolata contro i Baroni, non era per far +buona prova in campo aperto. I nostri famosi condottieri +e capitani di ventura, che una volta con tanto +onore avevano incontrato i soldati stranieri, che erano +stati i primi a fondare la scienza della guerra e maestri +a tutta l’Europa nella milizia moderna, erano omai tutti +spenti. I loro successori non avevano ereditata alcuna +delle loro qualità: tiravano vergognosamente innanzi +una guerra di mestiere, in cui non s’occupavano d’altro +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +che d’accrescere la paga e risparmiare la vita. Erano +i tempi di cui Niccolò Machiavelli raccontava, che spesso +due eserciti combattevano per più ore senza che alcuno +vi morisse di ferro, e perivano solo quelli che, caduti, +erano pestati dai cavalli.‍<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a> Allora la forza degli eserciti +italiani consisteva quasi unicamente nella cavalleria: il +cavaliero, poi, ed il suo cavallo erano così gravemente +armati, che una volta caduti, riusciva quasi impossibile +il potersi rilevare senza aiuto. La fanteria era invece +troppo leggera, ed appena si erano introdotti l’archibugio +e la picca: combatteva sparsa per la campagna, o +dietro i fossati e gli argini; e quando si raccoglievano +le schiere, erano larghe di fronte, strette di fianco; facilissime +quindi a sfondarsi. Le artiglierie, poche e pesanti, +tirate dai bovi, difficili a caricarsi, con palle grosse e per +lo più di pietra, facevano pochissimo danno.‍<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a> +</p> + +<p> +L’esercito francese era, invece, modello di quanti +se ne vedevano in Europa. Migliorato secondo tutti i +progressi dell’arte, la sua forza consisteva principalmente +nella fanteria, che camminava in ischiere grosse +e serrate, le quali con un numero grandissimo di nuove +manovre, si disponevano facilmente in tutte le guise, +con agilità incredibile di movimenti. Aveva nell’avanguardia +ottomila svizzeri, e nella cavalleria era la più ricca +nobiltà di Francia e la più bella gioventù di Scozia: +onde l’emulazione ne cresceva la forza. I Francesi avevano +anche le migliori armi che si lavorassero allora. +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +Splendeva la loro fanteria di bellissime alabarde e picche, +ed in ogni mille fanti v’erano cento fucili. Oltre le +colubrine ed i falconetti, portavano trentasei cannoni, che +erano tirati da cavalli, sopra quattro ruote, due delle quali +si smontavano per metterli in batteria; ed andavano +quasi di pari passo colla fanteria: il che era in quel tempo +tenuta cosa meravigliosa.‍<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a> Il valutare con precisione il numero +di questo esercito, riesce quasi impossibile; perchè +gli antichi scrittori sono sempre inesatti sopra tali materie, +ed il loro uso di numerare per <i>uomini d’arme</i>,‍<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> +ne accresce non poco la confusione. Nondimeno, i più stimano +che Carlo VIII comandasse 22 mila fanti e 24 mila +cavalieri; e che unendovi tutta la gente che lo accompagnava, +e i soldati del Moro che dovevano raggiungerlo +in Italia, le sue forze potessero ascendere a 60 mila +uomini.‍<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> +</p> + +<p> +Il re Alfonso di Napoli si apparecchiava, dal suo +lato, alla guerra con tutta l’attività e le forze di cui era +capace. D. Federico, suo fratello, andava con l’armata +ad assalire Genova, dove si raccoglievano le navi di +Francia; D. Ferdinando, duca di Calabria, assistito dal +conte di Pitigliano e da Gian Iacopo Trivulzi, capitani +rinomatissimi di quel tempo, avanzavasi nelle Romagne +per allontanare la guerra dai confini del Regno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +</p> + +<p> +In tale stato di cose, tutto spingeva il re Carlo ad +affrettare i suoi movimenti; e quei medesimi generali +che avevano contrastato l’impresa, ora la sollecitavano, +persuasi che l’indugio non avrebbe fatto che peggiorare +le sue condizioni. Ma appunto allora il re cominciava +di nuovo a dubitare e perdersi in mille incertezze: +egli sembrava aver quasi del tutto mutato il +suo animo; tanto che alcune delle sue genti che già +s’erano poste in moto, ricevettero ordine di retrocedere. +Allora il cardinale di San Piero in Vincola presentossi di +nuovo, e le sue parole furon quasi violente: egli accusò +il re di mettere a repentaglio non solo il proprio onore, +ma quello anche di tutta la nazione; e il suo impeto fu +tale, che vinse ogni incertezza. Così, finalmente, il giorno +22 agosto 1494, il re e l’esercito si mossero; pel +Monte Ginevra andarono ad Asti, dove vennero loro incontro +il Moro colla moglie, e il duca di Ferrara. +</p> + +<p> +Tra le feste e le donne, Carlo dimenticava nuovamente +la guerra, e si abbandonava in modo ai piaceri, +che ammalatosi gravemente, fu costretto fermarsi per +un mese. Da Asti andò a Pavia, dove visitò l’infelice +Giovan Galeazzo, che nel fiore degli anni consumavasi in +un letto; e udì i lamenti della moglie di lui, che gettandoglisi +ai piedi, raccomandava a calde lacrime il loro stato +infelice. Parve che il re si commovesse grandemente, +tanto che promise a quel principe aiuti efficaci: ma non +era appena da Pavia giunto a Piacenza, che ivi gli pervenne +la nuova della morte di quel giovane, e la fama +riportava essere seguita per veleno amministratogli dal +Moro. Tutto l’esercito era indegnato di questo fatto, +perchè vedeva con che sorta d’alleato si aveva a fare: il +re solo pareva non darsene alcun pensiero. Egli, caduto +un’altra volta nelle sue incertezze, non sapeva +se prendere la via di Romagna o procedere per la Toscana; +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +e in questo mezzo, si fermava di nuovo e davasi +nuovamente ai piaceri. +</p> + +<p> +Intanto, arrivavano da tutti i lati notizie di fortuna +prospera ai Francesi. In Romagna, ove già era stato +mandato il valoroso generale d’Aubigny per tenere a +bada i Napoletani, egli aveva saputo, con poca gente e +senza venire ad alcun fatto d’armi, stancarli in modo, +che già si ritiravano nel Regno. A Genova, il duca d’Orleans +aveva potuto, con una flotta assai maggiore, obbligare +D. Federico a retrocedere. Sbarcò poi a Rapallo, +dove era piccola guarnigione di Napoletani, un +certo numero di Svizzeri; che, aiutati dalle artiglierie +delle navi, poterono prendere la terra, metterla a sacco +ed a fuoco, passare a fil di spada non solo la guarnigione +che si arrendette, ma tutti gli abitanti ed anche +quaranta malati che trovarono in letto. La nuova d’un +tal fatto sparse un terrore indescrivibile per tutta Italia, +dove questo modo feroce di guerreggiare era insolito +e sconosciuto. Ogni città, ogni più piccolo borgo s’immaginava +d’avere a dividere la medesima sorte dell’infelice +Rapallo; ed il nome dell’esercito francese ne diveniva +terribile, il suo cammino si rendeva sempre più +libero da contrasti. +</p> + +<p> +In questo medesimo tempo, arrivavano al campo Giovanni +e Lorenzo de’ Medici, cugini di Piero, che s’erano +dati al partito popolare; e fuggiti dalle ville ove erano +stati confinati dal fratello, venivano ad assicurare al re, +lo stato della Toscana essere tutto favorevole al passaggio +dei Francesi. E così l’esercito, messosi finalmente per +la Lunigiana, procedeva oltre, lungo la Magra. Giunti innanzi +al castello di Fivizzano, i Francesi lo presero d’assalto, +ed emularono le crudeltà degli Svizzeri. Ben presto +però si dovettero accorgere d’essersi messi per una via +piena di pericoli. Essi erano in un paese sterile; chiusi +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +a sinistra dai monti; a destra, col mare tenuto ancora dal +nemico; ed in fronte avevano le fortezze di Sarzana, Sarzanello +e Pietra Santa, le quali con piccola guarnigione +potevano facilmente chiudere il passo ad ogni più formidabile +esercito. Se Piero de’ Medici avesse ardito prendere +qualche forte provvedimento, egli poteva anche in su +quell’ultima ora respingere i Francesi, con loro gravissimo +danno e vergogna. Ma sembrava davvero che la +Provvidenza guidasse miracolosamente quegli eserciti +alla nostra rovina; e che, malgrado la stolta indolenza +del re e il niun provvedimento d’ogni cosa più necessaria, +tutto dovesse riuscire, per loro, a prospero fine. +</p> + +<p> +Intanto, la confusione era a Firenze grandissima. +Il partito popolare aveva sempre parteggiato per +Francia; ma la pazza politica di Piero aveva fatto +avanzare il re da nemico, onde il paese ne andava a +sacco ed a fuoco: che fare, adunque, in tale stato di +cose? Aprire la via quando si potevano chiedere patti, +sembrava imprudenza e viltà; chiuderla, era un dichiarare +la guerra. Il governo della città trovavasi intanto +nelle mani di Piero, autore unico di questi disordini: +tutti stavano perciò a guardare che partito egli +fosse per prendere, e nel comune pericolo ognuno si +compiaceva di notare il suo smarrimento e la sua confusione. +La condizione di Piero era, infatti, peggiore di +ogni altra: il nemico vittorioso e vicino era contro di lui +personalmente adirato; egli, senza danaro, senza alcuno +che volesse dargliene, e col paese avverso, aveva perduto +ogni consiglio. Mandò Paolo Orsini, con alcuni cavalli e +trecento fanti, a rinforzare la guarnigione di Sarzana; +ma subito dopo, crescendo la paura, si decise di presentarsi +al campo del re e chiedere egli stesso la pace. Questo +doveva essere una imitazione del viaggio che Lorenzo +suo padre fece a Napoli, quando si mise coraggiosamente +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +nelle mani di quel re per ottenerne patti onorevoli. Ma le +imitazioni riescono assai difficilmente; e Piero facendo +per paura ciò che Lorenzo avea fatto per coraggio, riuscì +a lui in umiliazione e rovina quello che al padre era +risultato ad accrescimento di potenza e d’onore.‍<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> +</p> + +<p> +Fattosi, adunque, accompagnare da ambasciatori +della repubblica, se ne andò a Pietra Santa; ove subito +seppe come l’Orsini, incontrato per via da alcuni +Francesi, era stato disfatto. Cresciutogli perciò vieppiù il +desiderio d’ottenere la pace a qualunque costo, mandò +a chiedere un salvacondotto, ed ottenutolo, si presentò +al campo. Ivi trovò che il re e l’avanguardia battevano +invano da tre giorni il forte di Sarzanello. Ogni +altro uomo si sarebbe vantaggiato della sua posizione e +del grave pericolo in cui era l’esercito nemico; ma egli +non potè mai uscire dal suo smarrimento, anzi ne fu +sempre più dominato quando vide la fredda e severa +accoglienza fattagli dal re. Senza neppure interrogare +gli ambasciatori che lo accompagnavano, cedette, con +una stoltezza veramente incredibile, tutte e tre le fortezze; +dando immediato ordine a chi le teneva, di consegnarle +ai Francesi; i quali subito ne presero possesso. Prometteva +anche di somministrare danaro, e di cedere le +fortezze di Pisa e Livorno; e ciò sino a guerra finita. +</p> + +<p> +Padroni ormai del territorio toscano, si avanzavano +i Francesi rapidamente, non credendo quasi alla loro +medesima fortuna, che così miracolosamente li avea +cavati di tanti pericoli. Divenne fra loro universale +l’opinione, che la Provvidenza aiutava quest’impresa; +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +e vi prestavano fede non solamente i soldati, ma anche +i generali, e più di tutti il re stesso, che si era convinto +di esser davvero quel nuovo Ciro che il predicatore di +San Marco aveva annunziato.‍<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> Intanto, gli ambasciatori +che avevano accompagnato Piero, senza più far parola +nè a lui nè al re, partivano adirati e correvano a Firenze; +dove trovavano ogni cosa già piena di disordine, +di confusione e di sdegno, per le nuove già arrivate delle +fortezze così vilmente cedute. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +</p> + +<h3 id="cap2-2">CAPITOLO SECONDO. +<span class="smaller">I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola va ambasciatore +al campo francese.<br> +[Novembre 1494.]</span></h3> +</div> + +<p> +Il mese di novembre 1494 cominciava in Firenze con +sinistri auspici. La notizia, già arrivata, dell’abbandono di +quelle fortezze, che erano costate alla repubblica lunghi +assedi e spese enormi,‍<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a> e che erano la chiave di tutto il +territorio toscano, aveva già sollevato il popolo. Il ritorno +degli ambasciatori dal campo francese, fece poi crescere +assai più il furore di tutta la città. Essi raccontavano +quanto facile sarebbe stato ottenere dal re patti onorevoli: +con quanta viltà, e con quanto orgoglio nel medesimo +tempo, Piero dei Medici aveva messo l’intera repubblica +nelle mani di Carlo VIII, senza neppure interrogarli. +I discorsi erano perciò in Firenze tutti pieni di +sdegno, e il popolo cominciava a radunarsi nelle piazze +e nelle vie. Si vedevano nella folla comparire di nuovo +certe vecchie armi, tenute nascoste per più di mezzo +secolo; qualche pugnale che si vantava d’essere stato +vibrato in Duomo il giorno della congiura dei Pazzi: uscivano +dagli opifici dell’arti della lana e della seta alcuni +di quegli uomini forti, tarchiati e con visi terribili, +che rammentavano ancora i Ciompi di Michele di +Lando.‍<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> Pareva quel giorno che si fosse, come per incanto, +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +tornati un secolo addietro; e che quel popolo il +quale aveva per sessanta anni sopportato così pazientemente +la tirannide, fosse ora deciso di correre al sangue +ed alle armi per riconquistare la sua libertà. +</p> + +<p> +Se non che, in quello universale furore, una universale +incertezza e diffidenza dominava gli animi. I +Medici, è vero, non aveano lasciato alcuna guardia in +Firenze, ed il popolo poteva d’ora in ora impadronirsi +di tutta la città; ma esso non sapeva di chi fidare, a cui +lasciarsi condurre. I vecchi amici della libertà erano +quasi tutti morti nei sessanta anni trascorsi, fra gli esili, +le condanne e le persecuzioni; i pochi che ancora s’intendevano +dello stato, erano uomini vissuti sempre col +favore dei Medici; e la moltitudine, uscendo dalla servitù, +non poteva per sè stessa se non trascorrere alla licenza.‍<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> +Era, quindi, uno di quei momenti terribili, in cui a nessuno +è dato vedere quali eccessi, quali fatti atroci possono +d’ora in ora commettersi. Il popolo scorreva tutto +il giorno incerto per le vie, come un fiume impetuoso; +guardava con occhio sinistro le case di quei cittadini che +avevano accumulato ricchezze coll’oppressarlo; nè aveva +altra direzione sicura, se non che in sull’ora della predica +raccoglievasi tutto nel Duomo. Ivi non s’era mai +vista la gente accalcarsi così stretta: gli uni pigiavano gli +altri sino a che non si potevano più muovere; e quando il +Savonarola saliva finalmente sul pergamo, egli era come +sopra un piano fitto e immobile di teste che lo riguardavano. +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +Si vedeva dipinta su quei volti un’insolita +fierezza, un’insolita concitazione, ed a qualcuno di sotto +al lucco rilucere la corazza. +</p> + +<p> +Quel frate era il solo uomo che potesse in quei giorni +comandare alla moltitudine; la quale sembrava pendere +dalle sue labbra, e da lui solamente aspettare la sua salvezza. +Una parola inconsiderata, uscita dalla bocca di lui, +avrebbe potuto mandare a sacco le case dei più potenti +cittadini, ricominciare l’antica storia delle guerre intestine, +far versare dei fiumi di sangue; giacchè molte +erano le ingiurie dal popolo ricevute, grande il desiderio +della vendetta. Egli si astenne perciò da ogni discorso +politico; ma, col cuore riboccante d’affetto, con ambe +le braccia aperte, con la persona sporgente dal pergamo, +con una voce che rimbombava in tutta la chiesa, predicava +la pace, la carità, l’unione «Ecco la spada +è venuta, le profezie si verificano, i flagelli cominciano: +ecco il Signore conduce questi eserciti. O Firenze, è +cessato il tempo dei canti e dei balli: ora è tempo di +piangere con fiumi di lacrime le tue colpe. I tuoi peccati, +o Firenze, i tuoi peccati, o Roma, i tuoi peccati, o Italia, +sono causa di questi flagelli. Fate, adunque, penitenza; +fate limosina; fate orazione; fate unione. O popolo, +io ti sono stato in luogo di padre; sommi affaticato tutto +il tempo della vita mia a farti conoscere le verità della +fede e del ben vivere, e non ho avuto altro che tribolazioni, +scherni ed obbrobrio: almeno mi fosse dato il +compenso di vederti far le buone opere! Popolo mio, che +altro ho mai desiderato che vederti salvo, che vederti +unito? Fate penitenza, perchè s’avvicina il regno de’ Cieli.» +«Ma io l’ho detto tante volte, io ho esclamato tante volte, +io ho per te pianto tante volte, o Firenze, che ti doveria +bastare.... Io mi volto a te. Signor mio, che +se’ stato morto per nostro amore e per li nostri peccati: +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +perdona, o Signore, perdona al popolo fiorentino, +che vuole esser tuo.‍<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>» E così egli andò innanzi predicando +la carità, la fede, la concordia degli animi, con +tanto impeto, con tanta forza, che ne restò più giorni +esausto e quasi ammalato.‍<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a> Quei sermoni non furono +dei più eloquenti, perchè l’agitazione toglieva luogo +alla riflessione ed all’arte; ma l’affetto con cui furono +pronunziati dominava, soggiogava quel popolo, che dopo +il tumulto delle strade, veniva in luogo di pace, ove +udiva parole evangeliche. Tanta fu la forza che ebbe +in quei giorni la voce del Savonarola, che fra sì gran +tumulto di passioni popolari, non si trascorse ad alcuno +eccesso; e la rivolta che sembrava apparecchiarsi tumultuante +e pericolosa nella piazza, si compiè tranquilla +e pacifica nel Palazzo: miracolo nuovo nella storia di Firenze, +che tutti gli storici di quel tempo attribuiscono +al benefico ascendente che il frate di San Marco seppe +acquistare sul popolo.‍<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +</p> + +<p> +Il giorno 4 di novembre, adunque; la Signoria raccolse +i più reputati e prudenti cittadini in Palazzo, per +consigliarsi sul partito da prendere. La legge e l’antica +usanza della repubblica portavano che a niuno fosse +permesso di prendere la parola, se non ne veniva richiesto +dai Signori; ed allora doveva discorrere in favore +del partito che essi proponevano. Nei momenti di +tumulto, però, nè questa nè altra legge fiorentina veniva +rispettata. Quel giorno, gli animi erano pieni d’agitazione; +trattavasi della salute della patria; la Signoria domandava +consiglio ad ognuno e tutti volevano parlare. +Pure, tanto la lunga servitù aveva legato gli animi, che +quando messer Luca Corsini ruppe l’antica usanza, e, +senza esserne personalmente richiesto, levatosi in piedi, +cominciò a dire che le cose andavano male, che la +città rovinava nel disordine, che bisognava prendere +qualche rimedio efficace; la maraviglia fu universale: +qualcuno sussurrava, qualche altro tossiva, e, finalmente, +a lui si avviluppò in modo la lingua in bocca, ch’egli non +potette procedere più oltre.‍<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a> +</p> + +<p> +Il discorso, però, fu subito ripreso da Tanai di Jacopo +de’ Nerli, giovanetto assai animoso, il quale rinforzava +le parole del Corsini: ma anche a lui cominciò a tremare +la voce; ed il padre, allora, levatosi in piedi tutto +confuso, lo scusava appresso i colleghi, dicendo non badassero +alle sue parole, perchè egli era giovane e di poca +testa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +</p> + +<p> +Si levò, finalmente, Piero di Gino Capponi: la sua +persona ben quadrata, il capo canuto, gli occhi fiammeggianti +ed una certa aria di allegra fierezza, come di +destriero ch’ha udito il suono della tromba guerriera, +fecero rivolgere verso di lui tutti gli sguardi e tacere +ognuno. Lo sapevano uomo di parole brevi, ma risolute, +e di fatti ancora più risoluti. Egli parlò chiaro, e disse: +«Piero de’ Medici non è più capace a tenere lo stato; +la repubblica deve provvedere a sè stessa; <i>ormai è +tempo d’uscire di questo governo di fanciulli</i>.‍<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> Si mandino +ambasciatori al re Carlo; i quali se incontrano Piero, +non lo salutino; ed espongano come tutto il male è venuto +da lui, e che la città è amica del nome francese. +Si facciano uomini d’onoranza, i quali non manchino di +ricevere il re con ogni festa: ma, nello stesso tempo, si +chiamino dal contado i comandanti coi loro soldati, e si +nascondano nei chiostri od altri luoghi segreti, e insieme +colle genti d’arme si tengano parati al bisogno; acciocchè +quando non s’è mancato per nulla in quello che è +onesto con questo Cristianissimo principe, nè tralasciato +di contentare con danari l’avara natura dei Francesi, si +possa, ove egli trascorra ad atti e pensieri non comportabili, +mostrargli il viso e l’armi. E sopra ogni altra cosa,» +egli disse conchiudendo, «non si manchi di mandar cogli +altri ambasciatori il Padre Girolamo Savonarola, il +quale ora ha tutto l’amore del popolo.‍<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>» E poteva aggiungere +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +ancora, tutto il rispetto del re; perchè questi +avea davvero concepita una quasi religiosa venerazione +per quel frate, che da tanti anni predicava la sua +venuta, dicendola ordinata dal Signore. +</p> + +<p> +Il 5 novembre furono eletti gli ambasciatori, tra i +quali erano il Capponi medesimo, il giovane Nerli ed il +Savonarola.‍<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> Questi lasciò che gli altri partissero subito +per Lucca, ove speravano d’incontrare il re; ed egli, con +due suoi frati, li seguì a piedi, come era suo costume +di viaggiare.‍<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a> Ma prima di muoversi, parlò di nuovo +al popolo, e fece un sermone, che concluse con queste +parole: «Il Signore ha esaudito le tue orazioni; ha +fatto pacificamente seguire una gran rivoluzione. Egli +solo è venuto in aiuto della città, quando tutti l’avevano +abbandonata. Attendi, e vedrai i disastri che seguiranno +nelle altre città. Persevera, adunque, o popolo di +Firenze, nelle buone opere; persevera nella pace. Se tu +vuoi che il Signore perseveri nella misericordia, sii misericordioso +verso i tuoi fratelli, verso i tuoi amici, +verso i tuoi nemici: altrimenti, cadranno anche sopra di +te i flagelli che s’apparecchiano al resto d’Italia. <i>Misericordiam +volo</i>, grida a voi il Signore. Guai a chi non ubbidisce +ai suoi comandi.»‍<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a> Fatta questa predica, si partiva +per andare alla volta di Pisa; giacchè gli ambasciatori arrivati +a Lucca avevano trovato il re sul punto di partire; +onde, dopo averlo salutato, lo seguivano in quella città. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +</p> + +<p> +Non appena Piero dei Medici ebbe veduto ch’essi +venivano in nome della repubblica senza fare a lui alcun +segno di ossequio, capì subito che qualche grave mutamento +era avvenuto nella città. Raccomandava perciò +caldamente al re la sua causa, e prometteva di pagargli +200,000 ducati:‍<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> raccomandava a Paolo Orsini di +raccogliere le sue genti, di soldare nel contado quanti +uomini potesse e venire subito a Firenze; dove egli +entrava frettolosamente la sera dell’8 novembre.‍<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a> La +mattina seguente, presentavasi al Palazzo verso le +ore 11, accompagnato da molta gente, con la intenzione +di raccogliere il popolo a parlamento, e restringere +nelle sue mani tutto il governo. Ma la Signoria, +che era già istruita del suo disegno, lo fece passare +con alcuni solamente de’ suoi compagni; e ricevutolo +con gran freddezza, gli raccomandava di licenziare +la gente assoldata, per non mettere sè stesso e la +città a qualche inutile cimento. Pietro restò talmente +confuso da un’accoglienza così fredda e risoluta, che +non sapendo come decidersi, se ne uscì, dicendo ch’egli +avrebbe prima deliberato sul da fare, e poi sarebbe venuto +di nuovo a renderne conto ai Signori. Tornato a +casa, mandava ordine all’Orsini che s’impadronisse della +porta a San Gallo; ed egli armatosi, si presentava il +giorno al Palazzo, con una guardia di gente parimente +armata. Ma sull’uscio trovava alcuni dei Collegi che +gl’impedivano l’entrata, dicendo avere ordine di non +lasciarlo passare altro che solo e senza armi, e per lo +sportello piccolo. Egli allora, tutto sbuffante di sdegno e +minaccioso, tornavasene indietro. Non aveva però dato +appena due passi, che veniva chiamato da un mazziere +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +della Signoria, mandato per ordine di messer Antonio Lorini, +il solo che fosse, tra i Signori, restato ancora amico +ai Medici. Costui trovavasi appunto quel giorno tenere +l’ufficio di Proposto;‍<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a> onde, a lui toccando il proporre +le deliberazioni da farsi, aveva in quel giorno potuto +impedire che se ne facesse alcuna contro a Piero de’ Medici: +ed essendo a lui pure affidate le chiavi della torre, +avea sino allora impedito che si sonasse la campana per +raccogliere il popolo. Ma ora che, trascorrendo tutti i limiti, +contro alla volontà di ognuno richiamava indietro +il Medici, messer Luca Corsini, insieme con Iacopo +de’ Nerli e Filippozzo Gualterotti, scesero alla porta e di +fatti gli vietarono il passo. Piero, che nel vedersi richiamato +avea già ripreso il suo orgoglio, voleva usar modi +superbi; ma il Nerli, respingendolo con ingiuriose parole, +gli chiuse l’uscio in sul viso. +</p> + +<p> +Il popolo, che s’era trovato testimonio di questo +fatto, cominciò a levargli il rumore addosso; e per maggior +dispregio, lo cacciavano via solamente colle grida e +coi becchetti dei cappucci; mentre i fanciulli lo inseguivano +coi fischi e coi sassi. Piero, colla spada sguainata +in mano, non sapendo nè usarla nè rimetterla, si restrinse +pauroso in mezzo ai suoi, atterrito dalla sola +voce di quel popolo che aveva poco prima tanto superbamente +calpestato. Mentre così retrocedevano gli uni e +gli altri inseguivano, scontrarono per via il bargello, Pier +Antonio dell’Aquila; il quale volendo aiutare i Medicei, fu, +dal popolo, che era senza armi, disarmato e svaligiato con +tutti i suoi. Menatolo poi al suo palazzo, gli fecero liberare +i prigionieri; e ritornando i sollevati indietro, fu singolare +il vedere come le armi tolte al bargello fossero le prime +che si brandissero in difesa della libertà. Ma già la campana +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +della Signoria cominciava a sonare a distesa, e tutto +il popolo correva tumultuoso in piazza: abbandonavano +le case; chiudevano le botteghe; uscivano colle ronche, +cogli spiedi, coi pali, con ciò che trovavano. Alcuni +vecchi cittadini si vestirono quel giorno con abiti d’antica +foggia, con armi irrugginite, che rammentavano i +tempi della repubblica; ed erano accolti con grida di +gioia, ogni volta che comparivano nella folla.‍<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a> +</p> + +<p> +Non s’era appena il popolo radunato in piazza, quando +ecco, tutto polveroso, a cavallo di una mula, Francesco +Valori arrivare da Pisa, dove aveva parlato cogli ambasciatori +fiorentini. La gente si stringeva intorno a lui +chiedendo notizie, ed in un momento egli si trovava nel più +fitto del tumulto. Il Valori era stato un antico partigiano +dei Medici, adoperato da Lorenzo in molti impieghi; e fu +uno di quei cinque cittadini mandati al Savonarola per +consigliarlo a moderare le sue prediche. Ma da quel momento, +esso cominciò invece a sentir simpatia pel frate, +ed a poco a poco ne divenne uno dei più caldi seguaci. Il +mal governo di Piero lo spinse poi decisamente nel +partito popolare, che assai più si addiceva alla natura del +suo carattere. Egli aveva, infatti, tutte le qualità d’un capo-popolo: +impetuoso ed ardito, di poca testa e di gran +cuore, eccessivo in tutti i suoi partiti, trovavasi in +mezzo ai tumulti come a casa sua. E quel giorno, su +quella stessa mula, così polveroso com’egli era, cominciò +ad arringare la moltitudine. — Raccontava, come gli +ambasciatori avevano a Lucca trovato il re assai ben disposto; +ma che seguitolo a Pisa, ne erano stati freddamente +ricevuti, perchè Piero de’ Medici, prima di lasciare +il campo, aveva fatto mille preghiere e mille promesse a +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +danno della città. — Quando poi s’avvide che il popolo +era venuto in furore, si mise alla sua testa, e col grido +di <i>abbasso le palle</i>, lo condusse ad assalire la casa dei +Medici.‍<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a> +</p> + +<p> +Piero aveva, in questo mezzo, fatto chiamare l’Orsini +con la sua gente; s’era armato di tutto punto, e colla +forza voleva ritornare in Palazzo. Il cardinal Giovanni +suo fratello‍<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a> s’era già avviato innanzi; e correndo le vie, +cercava sollevare il popolo in suo favore col grido di +<i>palle, palle</i>: ma niuno gli rispondeva, anzi molti dalla +strada e dalle finestre lo minacciavano. Quando fu giunto +alla chiesa di San Bartolommeo, egli potè distinguere +la moltitudine guidata dal Valori, che armata e tumultuante +si avvicinava, onde assai rapidamente volse indietro +i suoi passi. Arrivato a casa, trovò che Piero s’era +già dato alla fuga. Avendo esso ricevuto un bullettino +della Signoria, che dichiarava ribelli lui ed il cardinale, +e saputo come questi già retrocedeva, non gli era +bastato l’animo neppure d’aspettarlo; e raccolta la poca +gente che aveva intorno, era corso alla porta a San +Gallo. Ivi fece l’ultimo tentativo di sollevare quel borgo, +popolato d’infima gente, stata sempre affezionatissima +alla sua casa; ma invano egli alzava la voce, invano +gettava oro per le vie: anche quell’ultima plebe lo +guardava con disprezzo, correndo invece verso il palazzo +dei Signori. Allora si persuase, finalmente, che era +inutile sperare; che bisognava, invece, provvedere a salvare +la vita. Avvilito, prostrato da tante traversíe che +in sì breve spazio gli erano venute addosso, si mise +per la via di Bologna; e non s’era appena allontanato +pochi passi, che vide chiuderglisi dietro la porta della +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +città. Egli andava in compagnia del fratello Giuliano,‍<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a> +e d’alcuni pochi soldati; i quali, più di lui spauriti per +la tema d’essere nella campagna assaliti e messi a pezzi +dai contadini, lo lasciarono, la più parte, prima di uscire +dai confini della Toscana. Giunto in fine a Bologna, +stracco e trafelato dal lungo viaggio, con poca e misera +compagnia, fu dal Bentivoglio quasi villanamente ricevuto. — «Mi +sarei lasciato piuttosto tagliare a pezzi, egli +disse, che abbandonare lo stato. — » Non andò guari per +altro, che presentatosi un uguale pericolo, anche il superbo +Bentivoglio si dette vilmente alla fuga. Piero, intanto, +sempre più abbattuto dall’avversa fortuna, continuava +oltre il viaggio sino a Venezia; dove finalmente trovava +cortesia e riposo. Anche ivi ebbe il dolore di vedere che il +Soderini, ambasciatore fiorentino, s’era già dichiarato +in favore del nuovo governo: ma la Signoria veneziana +lo accolse con tutti gli onori che soleva usare verso i +principi decaduti; e ciò fu un gran sollievo al suo animo +travagliato. +</p> + +<p> +A lui pareva d’essere in quei pochi giorni vissuto +un secolo, ed ora si destava come da un lungo +sogno, e cominciava a comprendere con quanta stoltezza +si era condotto, con quanta viltà aveva abbandonato lo +stato, senza che ancora nessun reale pericolo lo avesse +minacciato, quando già il re Carlo si era volto in suo +favore. E certo, se in quei primi giorni egli avesse +saputo mostrare un animo risoluto, avrebbe potuto spegnere +o frenare quei movimenti in sul nascere, sicuro +come era del vicino aiuto di Francia.‍<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a> Infatti, +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +quel re tanto gli era divenuto favorevole, che già arrivavano +suoi messi a Venezia, invitando Piero de’ Medici +a tornare in Firenze. Ma a questo, oggimai, non bastava +più l’animo di trovarsi una seconda volta in mezzo a quel +popolo tumultuante, le cui grida minacciose ancora pareva +che lo spaventassero. Intanto, arrivava a Venezia anche +il cardinale, che nella sua fuga aveva mostrato animo +maggiore. Assai più tardi aveva abbandonato la città, +travestito da frate, con molta fatica e non senza grave +pericolo: aveva presi tutti quegli oggetti più preziosi +che potette nel disordine raccogliere, e portatili subito +ai frati di San Marco, riusciva in questo modo a salvarli; +come fecero anche parecchi altri di quei cittadini che +sapevano d’essere più invisi al popolo. Tanto era grande +appresso tutti il nome della onestà di quei frati, che +mentre il loro convento era tenuto quasi centro del partito +popolare, i partigiani dei Medici ed il cardinale medesimo +non sapevano ove meglio ricoverare le loro cose +più preziose. +</p> + +<p> +In questo mezzo, la Signoria metteva una taglia +di 5,000 fiorini per chi consegnasse vivi Piero o il +cardinale, e di 2,000 per chi li desse morti. Si cercava +nel medesimo tempo distruggere ogni memoria del passato: +erano cancellate dal palazzo del Podestà le immagini +dei ribelli del trentaquattro, dalla porta della dogana +quelle dei ribelli del settantotto:‍<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> venivano richiamate +le famiglie dei Neroni Diotisalvi, dei Pazzi e di +molti altri esuli o confinati; fra i quali erano Lorenzo e +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +Giovanni de’ Medici, cugini di Piero, che appena tornati, +levarono dalle loro case le insegne delle palle per +mettervi l’arme del popolo, e di Medici che erano, si +vollero chiamar Popolani. Così cominciavasi già ad adulare +quella moltitudine, pochi giorni innanzi tanto vilipesa! +</p> + +<p> +Il tumulto intanto cresceva, e la plebe sembrava +cominciare a divenire ebbra nel disordine. Andavano a +sacco le case di Giovanni Guidi notaio e cancelliere delle +Riformagioni, e d’Antonio Miniati provveditore del Monte; +due uomini ch’erano stati fidi strumenti dei Medici, +e sottili consiglieri nel trovar modo a gravare il popolo +d’imposte incomportabili; onde erano divenuti l’odio +di tutta Firenze. Fu del pari saccheggiata la casa del +cardinal Giovanni dei Medici, e quel giardino di San Marco, +ove essi avevano raccolto tanti oggetti preziosi di arte. +Ancora non s’era cominciato a sparger sangue, ma pure +molti vi erano assai inclinati; e vi sarebbero certo venuti, +se i partigiani del Savonarola non si fossero molto +adoperati per impedirlo, se d’ora in ora non si fosse +aspettata la sua venuta dall’ambasceria al re Carlo, e se +la Signoria non avesse con severissimi bandi cercato di +metter termine a questi disordini. +</p> + +<p> +Ad accrescere però i mali umori, arrivavano ora +gli ambasciatori da Pisa, e portavano del re Carlo notizie +poco soddisfacenti. Essi gli avevano esposto: — La città +essergli amica, ed apparecchiarsi già a riceverlo con +quegli onori ch’erano convenevoli alla sua maestà; chiedere +solo, che siccome da amico era ricevuto, così da +amico volesse comportarsi: venisse perciò sin d’ora +agli accordi, acciò la pubblica gioia più compiuta si potesse +manifestare. — Ma quel re non dava mai altra risposta, +se non che: — «Dentro alla gran <i>villa</i> s’assetterebbe ogni +cosa.» — E dalla sua freddezza appariva evidente, che le +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +istanze, le preghiere e le promesse che Piero dei Medici +gli aveva fatto di danari, di obbedienza, di ogni cosa, lo +avevano volto in suo favore. Onde gli ambasciatori tornavano +ora senza alcuna conclusione, e solo potevano +assicurare, il re non esser punto favorevole alla repubblica. +</p> + +<p> +Se non che, quando essi avevano fallito l’intento +loro, il frate di San Marco si presentava al campo francese; +e, passato fra quella gran moltitudine d’armati, +arrivava finalmente alla presenza del re, che, in mezzo +ai suoi generali, gli faceva assai lieta accoglienza. Ed il +frate, senza molti preamboli, cominciava un breve sermone, +che pronunziò con voce sonora, con accento quasi +imperioso. — «O Cristianissimo re, tu sei uno strumento +nella mano del Signore, che ti manda a sollevare +i mali d’Italia, come io già da più anni ho predetto; e ti +manda a riformare la Chiesa, che giace prostrata in terra. +Ma se tu non sarai giusto e misericordioso; se tu non +rispetti la città di Firenze, le sue donne, i suoi cittadini, +la sua libertà; se tu dimentichi l’opera per cui il Signore +ti manda; Esso allora sceglierà un altro per adempierla, +aggraverà la sua mano adirata sopra di te, e ti punirà con +flagelli terribili. Queste cose io ti dico da parte del Signore.»‍<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a> — Il +re ed i generali sembrarono udire assai attentamente +le minacciose parole del Savonarola, e prestarvi +grandissima fede. Era, in fatti, venuta in ognuno l’opinione, +che quegli eserciti fossero veramente guidati dal +Signore ad un fine provvidenziale; ed il re Carlo nutriva +una grande venerazione per colui che aveva profetato la +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +sua venuta ed assicurava prospero successo alle sue imprese: +onde quel sermone pareva che mettesse davvero +un certo terrore nell’animo suo, e lo risolvesse a +comportarsi più onestamente coi Fiorentini; ai quali il +Savonarola, tornando poco dopo gli altri ambasciatori, +portava migliori speranze. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +</p> + +<h3 id="cap3-2">CAPITOLO TERZO. +<span class="smaller">Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in Firenze; +suo trattato colla repubblica, e partenza.<br> +[Novembre 1494.]</span></h3> +</div> + +<p> +Le cose di Toscana per moltiplicati disordini divenivano +peggiori. Il giorno stesso che i Medici venivano +cacciati da Firenze, i Pisani si sollevavano a rivendicare +furiosamente la loro libertà. Dacchè erano caduti sotto il +giogo fiorentino, o, come essi dicevano, straniero, altro +non avevano mai agognato che il momento di poterlo +scuotere. Perduta la loro indipendenza, essi avevano quasi +in un istante visto rovinato il commercio e l’industria, +scemata la popolazione e distrutto ogni ordine civile: +la più parte di loro avevano perciò preferito l’esilio alla +servitù. Ma all’avvicinarsi degli eserciti francesi, risorgevano +tutte le speranze; ed il Moro, che sempre pescava +nel torbido e aveva già fatto il disegno d’impadronirsi +di Pisa, l’istigava di continuo a sollevarsi, promettendo +ogni sorta d’aiuti, e facendo segretamente dar +buone speranze anche da persone ch’erano intorno al +re. Quindi, non appena Carlo VIII entrava in città, che +il popolo di Pisa corse a rumore le vie, distruggendo +tutte le insegne fiorentine, gettando in Arno il marzocco +che era sul ponte, e ponendovi invece la statua del +re: saccheggiarono poi le case dei rettori fiorentini, che +vennero a furore di popolo cacciati dalla città. La libertà +e l’indipendenza furono così proclamate, gli esuli +richiamati; si raccoglievano armi, danari ed uomini +per cominciare quella celebre e male augurata guerra +pisana, che doveva logorare le forze di due repubbliche +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +appena rinate, spegnere tanti valorosi cittadini senza +vantaggiare ad alcuno. +</p> + +<p> +Il re, trovandosi presente a tutti questi movimenti, +li volle dapprima incoraggiare; ma vedendo poi +cacciati i rettori fiorentini, se ne mostrava invece +adontato. Egli quasi avrebbe voluto che i Pisani rivendicassero +la loro libertà, e che nello stesso tempo prestassero +ubbidienza ai Fiorentini! Il popolo, invece, avendo +preso il suo andare nella rivolta, procedeva oltre rapidissimamente; +e Carlo allora, non occupandosi d’altro +che di lasciare un presidio nella fortezza, partivasene, +senza quasi avvedersi di ciò che avveniva, senza punto +riflettere alle conseguenze di ciò che aveva lasciato sperare +ai Pisani. Così, prima di entrare in Firenze, egli già +le aveva recato una gravissima ferita col permettere che +i sudditi della repubblica, sotto ai suoi occhi e cogli eserciti +francesi in casa, si ribellassero: esempio pericoloso +per tutto il dominio, e che non tardò molto ad essere imitato +da Arezzo, da Montepulciano e da altre città. Egli continuava +intanto il suo cammino, fermandosi ancora qualche +giorno a Signa; ove attese che i tumulti sedassero +in Firenze, e che gli onori si apparecchiassero convenevolmente +al suo ingresso. Nuovi ambasciatori fiorentini +vennero ivi a sollecitarlo perchè volesse fermare i patti +prima di procedere oltre: ma la sua risposta fu sempre: +«Dentro alla gran <i>villa</i> assetteremo ogni cosa.‍<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>» +</p> + +<p> +Per tutte queste ragioni, lo stato della città era sempre +incerto e confuso: i Medici appena cacciati; il vecchio +governo distrutto, ed il nuovo ancora non ordinato; il +re che entrava senza patti, alla testa d’un’esercito poderoso, +e già bagnato di sangue italiano. C’era da sbigottirsi +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +veramente: per buona fortuna, si trovavano però a +consigliare la Signoria cittadini di molta prudenza e d’animo +fermissimo. V’era, fra gli altri, Piero Capponi, che in +quei giorni pareva essere divenuto il braccio della repubblica, +come il Savonarola ne era l’anima ed il cuore. +L’uno predicava la carità, la pace, l’unione; l’altro si trovava +dovunque c’era bisogno d’aiuto e consiglio, provvedeva +armi e soldati. Le case erano provviste d’ogni +sorta munizioni da guerra; i pali e le tavole pei serragli +erano in pronto; i chiostri e le corti erano pieni di +gente assoldata, che si diceva ascendesse al numero di seimila, +e tenevasi presta per uscire in difesa della Repubblica +al primo suono della campana.‍<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a> +</p> + +<p> +A quindici, a sedici per volta, si vedevano intanto +entrare nella città alcuni Francesi, i quali, con la loro +aria marziale e disinvolta, senza armi e col gesso in +mano, andavano segnando le case degli alloggiamenti. +Affettavano sprezzo ed indifferenza; ma pure non potevano +nascondere la loro maraviglia nel vedere una +città tanto splendida per stupendi edifizi, ed in ogni +sbocco di via rimanevano come attoniti della nuova +prospettiva che si apriva ai loro occhi. Ma ciò che più di +tutto richiamava la loro attenzione, erano quei severi +palazzi che parevano fortezze inespugnabili, quelle torri +che portavano ancora i segni delle fiere e sanguinose +guerre cittadine. Il giorno 15 novembre, essi videro poi +uno spettacolo che pose nei loro animi una quasi trepidazione. +Fosse caso o disegno, a un tratto corse per la +città la voce, che Piero de’ Medici s’avvicinava alle porte: +la campana sonò a distesa, le vie brulicarono di popolo +in furore, la terra sembrava partorire uomini armati +che correvano verso la piazza, i palazzi si chiudevano, +le torri s’armavano; già s’apparecchiavano i serragli, +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +ed i Francesi vedevano quel giorno il primo saggio delle +barricate. Subito si conobbe la voce esser falsa, ed il +rumore sedò con la rapidità medesima con cui s’era +levato. Ma rimase nell’animo di quegli stranieri la certezza, +che le loro manovre e i loro battaglioni, chiusi +in quelle vie, potevano fare assai poco di fronte a questa +nuova e a loro sconosciuta maniera di guerreggiare. +I Fiorentini, infatti, guardavano quella gente con una +certa cotale aria di familiarità, come se avessero voluto +dire: <i>vedremo!</i> A quel popolo, riacquistata la sua libertà, +pareva essere divenuto signore del mondo, e quasi credeva +non esservi più cosa alcuna che dovesse temere.‍<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> +</p> + +<p> +Il palazzo dei Medici‍<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> era, intanto, apparecchiato per +ricevere splendidamente il re; le case dei principali cittadini +per gli uffiziali dell’esercito; le vie per cui si doveva +passare erano tutte ricoperte di tende, parate a festa con +tappeti ed arazzi. Il giorno 11 novembre, la Signoria attendeva +in un palco costruito alla porta a San Frediano: +molta nobile gioventù fiorentina andava fuori ad incontrare +il re, che ad ore ventuna faceva il suo solenne ingresso. +I Signori si levavano allora in piedi per andargli +incontro; e messer Luca Corsini, avendone ricevuto l’incarico, +presentavasi per leggere il discorso apparecchiato: +ma in quel momento appunto cominciando a piovere, +i cavalli spingevano furiosamente gli uni gli altri, e tutta +la cerimonia andò a vuoto. Solamente il Gaddi, che era +ministro di Palazzo, trovatosi d’animo e di lingua più +pronta, si fece avanti fra quel trambusto, e seppe dire in +francese alcune poche parole accomodate al bisogno: +dopo di che il re, entrato sotto un ricco baldacchino, procedeva +subito oltre. La sua figura faceva un singolare +contrasto col marziale aspetto di quel numeroso e potente +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +esercito alla cui testa egli camminava. Era quasi +mostruoso: il capo aveva grosso, il naso lungo, la +bocca larga, il corpo piccolissimo, le gambe straordinariamente +sottili, i piedi deformi. Vestiva di velluto nero, +con un manto di broccato d’oro; cavalcava un bellissimo +e alto destriero; entrava in attitudine marziale, colla +lancia sulla coscia, segno allora di conquista. E tutto +ciò non faceva che mettere in maggiore evidenza la +povertà della sua persona. Accanto a lui venivano il fiero +cardinale di San Piero in Vincola, con quello di San +Malò, e alcuni marescialli. Seguiva subito la guardia reale, +composta di 100 arcieri, scelti fra la più bella gioventù +di Francia; e 200 cavalieri francesi, che andavano a piede, +vestiti d’armi e abiti splendidissimi. Veniva poi l’avanguardia +svizzera, coi suoi vivissimi e vari colori, colle +alabarde d’acciaio battuto, colle ricche piume sugli elmi +de’ suoi uffiziali. In quei volti si leggeva la fierezza +montanara e l’orgoglio d’essere tenuti la prima fanteria +d’Europa: la più parte di loro avevano con disprezzo +lasciato la corazza, per combattere a petto scoperto. I +Guasconi formavano il centro; erano piccoli, agili e lesti, +e parevano quasi crescere e moltiplicare a misura +che l’esercito si avanzava. Nella cavalleria, dove era la +più nobile gioventù di Francia, splendeva poi la maggiore +ricchezza: armi cesellate, manti di broccato ricchissimo, +bandiere di velluto ricamato in oro, catene e altri +ornamenti d’oro. Una terribile apparenza facevano i corazzieri +coi loro cavalli, divenuti quasi mostruosi per +avere le orecchie e le code tagliate. Gli arcieri erano di +straordinaria altezza, portavano lunghissimi archi di legno, +venivano dalla Scozia o da altri luoghi settentrionali, +e parevano, dice uno storico di quel tempo, <i>uomini +bestiali</i>.‍<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +</p> + +<p> +Questa tanta varietà di gente, di vesti e di armi, +con tanto ordine, tanta disciplina riunite, era uno spettacolo +nuovo e maraviglioso in Firenze e in tutta Italia, +dove non erano ancora eserciti stanziali e non +si conoscevano altre armi che le mercenarie. Non potremmo +dire con quanti uomini il re facesse la sua +entrata; giacchè le artiglierie s’erano per altra via indirizzate +verso Roma, molti presidii erano rimasti nelle +fortezze, altra gente s’era avviata per le Romagne. Il +Gaddi,‍<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a> che si trovò presente alla loro entrata, dice che +ascendevano a 12,000; il Rinuccini, che vi si trovò anch’egli, +li giudicò assai meno; altri di più: comunque +sia, la città ed i borghi ne erano pieni. +</p> + +<p> +Passarono pel Ponte Vecchio, tutto ornato con festa e +con musica; riuscirono nella Piazza, che era piena di +carri, di trionfi e di statue; e pel canto dei Pazzi sboccarono +dietro al Duomo, girando il quale, vennero in +sulla facciata. Il popolo andava acclamando il nome di +Francia; ed il re non sapeva fare altro che sorridere +stupidamente, e dire qualche parola italiana male a proposito. +Entrato in Duomo, vi trovò la Signoria, che dalla +furia dei soldati era stata costretta a condurvisi per vie +traverse; e quivi pregarono insieme. Finalmente, il re alloggiò +nel suntuoso palazzo dei Medici, ed i soldati pigliarono +i loro quartieri. Quella notte e l’altra si fece +illuminazione per tutta la città; il giorno si passò tra feste +continue; e, finalmente, si venne a trattare gli accordi.‍<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +</p> + +<p> +I sindaci eletti dalla Signoria a questo fine, erano: +messer Guidantonio Vespucci, messer Domenico Bonsi, +Francesco Valori e Piero Capponi; uomini tutti di +grandissima reputazione nella città. Il Vespucci era dei +più dotti nelle leggi e nelle cose di Stato; il Bonsi aveva +tenuto con onore molte ambascerie; il Valori, chiamato +dipoi il <i>Catone fiorentino</i>, era, come abbiam visto, divenuto +capo del popolo; ed il Capponi, già più volte nominato, +era veramente un’indole straordinaria di uomo. — Egli +era nato l’anno 1447, da famiglia di antico sangue +fiorentino, tenutasi sempre amica della libertà e per +molte azioni generose divenuta illustre. Il padre lo educò +alla mercatura, raccomandandogli di lasciar la politica, +perchè i tempi piegavano assai male; e Piero si dette +allora ai traffici con tanta energia, che molti lo accusavano +d’essere divenuto troppo amico del guadagno. Egli era +in su i trenta anni, quando Lorenzo de’ Medici che vantava +di sapersi valere degli uomini, offerì a lui alcune ambascerie, +ch’esso accettò assai volentieri e le condusse con +mirabile destrezza. In queste occasioni, mostrò il Capponi +d’avere un’attitudine singolare a conoscere i caratteri +degli uomini, ed una facilità grandissima nell’acquistare +predominio sull’animo de’ principi coi quali trattava, e +di quelli specialmente che più si vantavano d’indole +cupa e non penetrabile. Infatti, Ferdinando di Napoli e +Alfonso suo figlio s’affidarono più volte ai consigli di +lui, preferendolo ai loro stessi generali e ministri del +regno. Ma se il Capponi passando dai traffici alla diplomazia, +s’era trovato bene; passando da questa al mestiere +dell’armi, si trovò assai meglio; e s’avvide ch’egli +non era nato nè per stare al banco nè per condurre +trattati, ma piuttosto per menar le mani. E fu un caso +che lo fece conoscere a sè stesso. Egli era commissario +della repubblica nel campo di Alfonso d’Aragona, quando +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +veniva co’ suoi a difendere il duca di Ferrara. L’esercito +napoletano fu battuto dalle genti del papa, ed Alfonso +s’era perduto d’animo in modo, che si sarebbe certamente +ritirato, se il Capponi non avesse saputo rimetter coraggio +in lui e ne’ suoi. Aggiungendo poi alle parole i fatti, +egli condusse quelle genti alla zuffa, e trovò d’essere un +valoroso e destro soldato, abile a comandare e più abile +ancora ad eseguire.‍<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a> Da quel giorno, egli fu sempre nel +più fitto delle mischie; e la repubblica vedendo d’avere +a un tratto acquistato un così valente capitano, lo adoperava +sempre nelle più ardue imprese. Più difficile era +poi l’incarico affidato al Capponi, più volentieri egli +l’adempiva, e voleva sempre far l’ufficio del soldato e +del capitano: cosa che fu infine cagione della sua morte. +</p> + +<p> +Il Capponi era stato sempre amantissimo del governo +popolare e nemico della tirannide medicea; ma il +bisogno di attività superava in lui ogni cosa; e però, durante +la vita di Lorenzo il Magnifico, lo aveva in molte +occasioni servito. Dopo la morte di quel principe, non +poteva il Capponi favorire in alcun modo il governo di +Piero, e si dichiarò subito pel partito popolare; che lo +tenne in grandissimo concetto, ed ora nelle sue mani principalmente +affidava la salute di tutta la repubblica. Il Capponi, +infatti, era l’uomo che meglio d’ogni altro potesse +maneggiarsi con Carlo. Egli era stato più volte ambasciatore +in Francia, ed aveva imparato a conoscere l’indole +di quel re e de’ suoi Francesi; dei quali soleva dire: +«Quando questi nostri Italiani si saranno una volta +annasati coi Francesi, finiranno d’averne tanta paura.‍<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>» +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +Tutto il peso, adunque, di quelle faccende gravi e difficili, +cadeva naturalmente sopra di lui; ed egli, nel vedersi +in mano i destini di un intero popolo, si sentiva +come allargare gli spiriti, e diveniva quasi maggiore di sè. +</p> + +<p> +Intanto, la madre e la moglie di Piero de’ Medici +s’erano messe ai fianchi del re e de’ suoi consiglieri: «davano, +promettevano, offerivano, che se Piero tornasse, +lui, insieme con loro, sarebbe stato signore della città.‍<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>» +Con tali argomenti, l’animo dei Francesi s’era piegato sempre +più in favore de’ Medici, ed i sindaci della Repubblica +venivano con severo aspetto ricevuti dal re, che circondato +da’ suoi generali, affacciava pretensioni sempre nuove e +più esorbitanti: diceva, fra le altre cose, d’essere venuto +in città conquistata, perchè egli v’era entrato colla lancia +sulla coscia! Tali discorsi non facevano altro che inasprire +gli animi, senza concludere nulla; epperò si procedeva +in lungo, peggiorando sempre. Ma quando, in presenza +dei sindaci, il re ebbe l’ardire di lasciarsi sfuggire qualche +parola in favore di Piero de’ Medici, il volto di quei +repubblicani divenne assai severo, e in poco tempo si +vide mutato l’aspetto della città. La Signoria tenne subito +consiglio in Palazzo; chiamò i principali cittadini, e fece +loro conoscere il pericolo che si correva, il bisogno +che v’era di tenersi pronti al suono della campana, per +uscire armati a guidare il popolo. Nel quale erano già +penetrate queste voci; onde popolani e Francesi cominciavano +a guardarsi in cagnesco, correvano fra loro ingiuriose +parole, e qualche volta si veniva ai fatti. +</p> + +<p> +Una di queste risse fu per divenire un giorno tumulto +gravissimo. Alcuni soldati francesi tenevano legati +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +colla corda alcuni prigionieri italiani che avevano presi +in Lunigiana, e li menavano per la città, acciò accattassero +per Dio tanto da pagare la taglia che avevano loro +imposta; senza di che non li avrebbero liberati, e minacciavano +anche di ucciderli. Questo spettacolo barbaro +dispiacque tanto ai Fiorentini, che alcuni giovani +più arditi, tagliata la corda, lasciarono fuggire i +prigionieri; con sdegno grandissimo dei Francesi, che +non poterono riprenderli. Onde si venne alle mani; ed +il popolo tenendo forte, da un lato e dall’altro accorreva +gente ad ingrossare la zuffa. Gli Svizzeri immaginandosi, +per quel rumore, che la persona del re fusse in +pericolo, si dierono a correre verso il suo alloggiamento: +ma trovarono resistenza in Borgo Ognissanti; e volendo +sforzarlo, venne da tutte le finestre una tal pioggia di +pietre, che li fece retrocedere. Già da un’ora si menavano +le mani, quando i capitani del re, e molti principali +cittadini mandati dalla Signoria, vennero, e sedarono il +tumulto. Ma questa fu una gran lezione ai Francesi, che +allora abbassarono un poco il fiero orgoglio, e s’avvidero +che a conquistare Firenze, non bastava entrarvi +<i>col gesso in mano e la lancia sulla coscia</i>.‍<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a> Una città +che al suono della campana diveniva un castello armato, +asserragliava le strade, vomitava da tutte le finestre +sassi, proiettili d’ogni sorta e fuochi lavorati, era +qualche cosa di misterioso e terribile anche per quella +superba fanteria svizzera, la quale vedeva ora che un +esercito chiuso fra quelle mura poteva assai facilmente +essere distrutto; e ne rimase perciò atterrita.‍<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +</p> + +<p> +La Signoria colse allora il momento opportuno; e +coll’aiuto di molti ambasciatori forestieri, riuscì finalmente +a temperare un poco l’animo del re. Furono moderate +le strane proposte: nè di Piero nè di città conquistata +si fece più parola: si riuscì quasi a concludere i +patti. Il re avrebbe il titolo di protettore della libertà fiorentina; +egli potrebbe ritenere per due anni le fortezze, +restituendole prima, se prima finisse la guerra; si consentiva +ancora a dargli buona somma di danari. Ma quando +si fu a determinarla, cominciarono di nuovo i dissensi. +Carlo VIII era pieno di tutte le promesse fattegli da Pietro +de’ Medici e dalle sue donne: chiedeva, perciò, somme +che la Repubblica non poteva in alcun modo pagare, senza +molto oppressare i cittadini. S’erano quindi di nuovo +inaspriti gli animi, e si andava di continuo dalla Signoria +al re e da questi a quella, senza poter concludere +nulla, perchè Carlo VIII s’era ostinato nelle sue parole; +e già il Capponi durava fatica a frenare il suo ardore +ed impeto naturale. Il re fece leggere allora dal +segretario il suo <i>ultimatum</i>, dicendo che non voleva +retrocedere più oltre di quello. I sindaci dovettero ricusarlo +di nuovo; al che egli, rivolgendosi loro tutto adirato, +disse in tuono minaccioso: — «Noi soneremo le nostre +trombe.» — Il Capponi parve divenire di fuoco, e levato +il foglio di mano al segretario, rispose lacerandolo +sulla faccia del re, quelle parole divenute immortali: — «E +noi soneremo le nostre campane.‍<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>» Le quali furono +pronunziate in modo, che fecero in poche ore concludere +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +quell’accordo a cui non s’era potuto riuscire colle +preghiere, e l’andare e venire di tanti giorni.‍<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a> +</p> + +<p> +Il trattato, adunque, diceva: — Che tra la Repubblica +ed il Re sarebbe corsa buona e fedele amicizia; che +i loro sudditi troverebbero vicendevole protezione; +che il Re avrebbe titolo di restauratore e protettore +della libertà fiorentina; che gli si pagherebbe in tre +rate la somma di 120,000 fiorini; che le fortezze non +sarebbero ritenute oltre due anni, restituendosi prima, +se prima finisse l’impresa di Napoli; che i Pisani +riceverebbero perdono, appena tornassero alla obbedienza +dei Fiorentini. Fu del pari tolta la taglia sui Medici, +rimanendo la confisca sui beni del cardinal Giovanni +e di Giuliano, fino a che non avessero pagato i debiti di +Piero; il quale rimaneva confinato a 200 miglia dal contado, +i fratelli a 100. — Rogati i capitoli del trattato, vennero +giurati in Duomo; e la sera s’illuminò di nuovo +tutta la città, sebbene nel popolo non si vedesse più +quella prima affezione pel re.‍<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a> +</p> + +<p> +Ma pareva che cessata una difficoltà, fosse per sorgerne +subito un’altra. Quando tutto era concluso, ecco +che il re non mostrava più alcuna volontà di partire. La +città era piena di soldati francesi acquartierati nelle case, +e di soldati italiani nascosti per tutto; le botteghe chiuse, +i traffici sospesi, ogni cosa incerta e disordinata; e le +querele continue fra paesani e forestieri facevano temere +pericoli più gravi. La notte succedevano assai spesso rubamenti, +ed ammazzamenti continui; cosa insolita in Firenze: +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +e ad ogni piccolo rumore la città intera pareva +sollevata. Queste cose seguivano tutti i giorni, e però +gli onesti cittadini sollecitavano in ogni maniera la partenza +del re: ma invano; perchè egli, ricaduto nella sua +inerzia, pareva quasi non volersi più muovere da Firenze. +Il che teneva gli animi tanto più sospesi, in +quanto che non si vedeva alcuna via per obbligarlo a decidersi. +</p> + +<p> +In questa occasione, si ricorse di nuovo all’autorità +del Savonarola, il quale altro non faceva allora che adoperarsi +di continuo a tenere la città tranquilla; e con le +parole di pace le aveva, in quei momenti di trambusto +e pericolo, recato un utile non punto minore di quello +che avesse fatto il Capponi col suo eroico ardimento. I +discorsi del frate erano stati, quei giorni, sempre sul bene +universale. «Mettano i cittadini da parte gli odii e le +ambizioni; vadano in Palazzo coll’animo retto, col desiderio +di cercare il ben comune e non il privato, colla +volontà ferma di stabilire nella loro città l’unione e la +concordia. Allora saranno veramente accetti al Signore.» +Egli s’indirizzava ad ogni ordine di cittadini, e dimostrava +a ciascuno in particolare, come il suo vantaggio in questa +e nell’altra vita stesse nel difendere la libertà, nello +stabilire l’unione e la concordia.‍<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a> Invitato allora di andare +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +al re Carlo e cercare di persuaderlo a partire, +egli accettò subito l’incarico, e senza indugio si presentò +al reale alloggiamento. Ivi gli uffiziali e baroni voleano +vietargli l’entrata, perchè temevano che la presenza del +frate potesse impedire il saccheggio di quel ricchissimo +palazzo, sul quale già avevano fatto disegno. Ma +ripensando poi alla quasi venerazione che il re aveva +per lui, non vollero resistere alle sue istanze, e lo lasciarono +passare. Carlo, circondato da’ suoi baroni, gli fece +lietissima accoglienza, ed il Savonarola usò brevi parole: +«O Cristianissimo principe, la tua dimora riesce di +grave danno alla città ed alla tua impresa. Tu perdi il +tempo, dimenticando il dovere che la Provvidenza ti ha +imposto, con grave danno della tua salute spirituale e +della gloria mondana. Ascolta adesso la voce del servo +di Dio. Prosegui oltre il tuo cammino, senza indugio. +Non voler fare la rovina di questa città, e promuovere +contro di te lo sdegno del Signore.‍<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>» +</p> + +<p> +E così, finalmente, il giorno 28 di novembre, a +ore 22, il re si partiva, insieme coll’esercito, lasciando +di sè assai poco buona opinione nel popolo di Firenze. E +fra le giuste cagioni di rammarico, non fu ultima il vedere, +come quello splendido palazzo nel quale con tanta +generosità e buona fede era stato alloggiato, fosse mandato +a sacco; e non per le mani solamente de’ soldati o +bassi uffiziali, ma per quelle ancora dei generali e baroni, +per quelle del medesimo re, che portò via gli oggetti +più preziosi, e rubò fra le altre cose un liocorno, che il +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +Comines pensò valesse circa sette mila ducati. Quel che +facessero gli altri dopo un tale esempio, si può facilmente +immaginare: «s’impadronirono senza pudore,» scrive +lo stesso Comines, «di tutto quel che tentò la loro cupidigia.‍<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>» +In questo modo andarono perdute le ricche +e maravigliose collezioni dei Medici; giacchè il poco +che i Francesi non rubarono, lasciarono in tale stato, che +bisognò venderlo.‍<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a> Nondimeno, era tale e tanta la gioia +di vedersi finalmente liberi da quel pericoloso ingombro +d’eserciti forestieri, che niuno pensò più ai danni +ricevuti; ma invece nelle chiese rendevansi pubbliche +grazie al Signore, nelle vie il popolo riprendeva la sua +spensierata allegrezza, ed in Palazzo cominciavasi a pensare +di provvedere agli stringenti bisogni dello Stato. +</p> + +<p> +L’aspetto della città s’era, in questo mezzo, affatto mutato. +I partigiani dei Medici sembravano, come per incanto, +spariti; il partito popolare si trovava solo a dominare ogni +cosa, ed il Savonarola era quello che dirigeva le volontà +di tutto il popolo. Lui dicevano profeta veridico delle cose +avvenute, lui solo essere stato capace a moderare l’animo +del re nel suo entrare in Firenze, lui solo averlo indotto +a partire; e così da lui attendevano consiglio, aiuto +e comando, in ogni cosa che fosse per seguire. E quasi +che gli uomini del vecchio Stato volessero sparire per +dar luogo ai nuovi, morivano in quei mesi alcuni di +coloro che meglio avevano rappresentata la corte medicea. +Angelo Poliziano era morto nel 24 settembre di +questo anno, «con tanta infamia e pubblica vituperazione, +quanto uomo sostener potesse.‍<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>» Lo accusavano +di mille vizi, di mille oscenità; ma la cagione +vera di tutto quest’odio risiedeva piuttosto nell’essere +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +Piero de’ Medici divenuto allora già esoso a tutti, e nel +sentirsi vicina la cacciata di lui e de’ suoi.‍<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a> Nè a temperare +quelle passioni, bastò il conoscere che le ultime parole +dell’illustre poeta, del sommo erudito, erano state +parole di pentimento. Egli aveva chiesto che il suo corpo, +vestito dell’abito domenicano, fosse sepolto nella chiesa +di San Marco; ove infatti le sue ceneri riposano accanto +a quelle di Giovanni Pico della Mirandola, morto il giorno +medesimo in cui Carlo VIII entrava in Firenze.‍<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a> Il Pico +aveva, anch’esso, mostrato da più tempo desiderio di vestire +l’abito di San Marco; ma avendo esitato, non potè +adempiere il suo proposito, perchè venne sorpreso dalla +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +morte nella giovane età d’anni trentadue.‍<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a> E morendo +chiese al Savonarola, che non lo lasciasse scendere nella +tomba senza averlo prima vestito dell’abito. +</p> + +<p> +La fine di questi due illustri italiani faceva tornare +alla memoria le ultime ore e la confessione del Magnifico; +ed a molti pareva quasi che la società medicea +volesse nello spegnersi riconoscere i suoi peccati, e +chiederne assoluzione a quel popolo che aveva tanto +oppressato, a quel frate che ne era come la persona viva +e parlante. Singolare era, certamente, che tutti costoro si +rivolgessero ora a quel convento di San Marco, donde +era partito il primo grido di libertà, la prima opposizione +e la prima accusa contro la tirannide dei Medici. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +</p> + +<h3 id="cap4-2">CAPITOLO QUARTO. +<span class="smaller">Condizione politica di Firenze, dopo la partenza dei Francesi. +Il Savonarola propone la forma del nuovo governo.<br> +[Decembre 1494.]</span></h3> +</div> + +<p> +In Firenze, per antichissima usanza, s’erano sempre +mutati i governi col mezzo dei Parlamenti. Il popolo, +chiamato al suono della campana, si raccoglieva, senza +armi, nella piazza, che era guardata dai fanti armati della +Signoria; la quale scendeva sulla ringhiera‍<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a> a chiedere +Balía per sè, o pe’ suoi amici. La Balía era, poi, una dittatura, +che si poteva avere per mesi o per anni; poteva +rinnovarsi più volte di seguito, e dava facoltà di mutare +la forma del governo. Allora il popolo veniva di +nuovo chiamato a parlamento; e, radunato sotto questa +menzognera apparenza di libertà, si mostrava sempre +docile strumento alle voglie ambiziose dei più potenti, +e sempre applaudiva ad alta voce le proposte della Balía; +credendo dare prova della sua indipendenza e libertà, nel +momento stesso che la distruggeva. Così ne venne quell’antichissimo +proverbio fiorentino: <i>Chi disse parlamento, +disse guastamento</i>. Colle Balíe e coi Parlamenti +avevano, infatti, dominato lungamente gli Albizzi; con +essi avevano tiranneggiato i Medici. Nondimeno, tanta +era la forza dell’uso, che non furono appena nel 94 partiti +i Francesi, e subito, il 2 dicembre, la campana +di Palazzo sonava a parlamento; i fanti della Signoria +tenevano, armati, le bocche della piazza; ed il popolo, +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +tutto fiero di sè, veniva raccolto <i>all’antica</i>,‍<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a> cioè sotto +i suoi Gonfalonieri di compagnia. I Signori leggevano +una provvisione, colla quale chiedevano di nominare +venti Accoppiatori, colla Balía e facoltà di eleggere per un +anno, la Signoria e tutti i principali magistrati, e di scegliere +a Gonfaloniere di giustizia uno di loro medesimi.‍<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a> +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +La moltitudine, quasi furibonda di gioia, applaudiva ad +altissime grida; e così il nuovo governo, che si chiamò +dei Venti, veniva formato. +</p> + +<p> +In antico, il governo della repubblica fiorentina componevasi +di otto Priori ed un Gonfaloniere di giustizia; i +quali formavano il supremo magistrato, o la Signoria, che +mutavasi ogni due mesi. I Dodici Gonfalonieri delle compagnie, +sotto i quali si era usato una volta raccogliere il +popolo armato, uniti coi dodici Buoni Uomini, non ebbero +di poi quasi altro ufficio che quello di accompagnare +la Signoria; e tutti insieme formavano il Collegio, e si +chiamavano anche i tre maggiori uffizi. Seguivano +i Dieci della guerra, eletti ogni sei mesi; e gli Otto, che +stavano principalmente sopra i delitti criminali e politici, +ed erano eletti ogni quattro mesi. Venivano, finalmente, +i due Consigli o assemblee del Comune e del +Popolo; i quali erano stati formati quando la città si trovava +divisa in Popolo propriamente detto, e Potenti, che +più particolarmente si arrogavano il diritto di formare +il Comune. A questi Consigli era affidato il votare +le leggi e la elezione dei magistrati, nella quale facevasi +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +allora consistere la principale importanza del governo.‍<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a> +Quando i Medici cominciarono a dominare, essi distrussero +ogni ordine di cittadini, ed uguagliarono tutti sotto +la loro tirannide: onde i due Consigli, del Comune e del +Popolo, non avevano più alcuna ragione di esistere; ma +pur tenevano le loro adunanze per una vana apparenza, +e perchè quei principi avevano osservato come il popolo +fosse attaccato più al nome, che alla sostanza stessa della +sua libertà. Lorenzo il Magnifico, seguendo questa politica, +continuò sempre a farli radunare; ma creava +nello stesso tempo un nuovo Consiglio, che chiamò dei +Settanta; e lo fece tutto di suoi partigiani. Trasferiva in +esso ogni autorità degli antichi Consigli, e massimamente +la elezione dei magistrati, colla quale sapeva di +poter essere padrone di tutta la repubblica.‍<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a> +</p> + +<p> +E adesso, radunandosi il Parlamento, si lasciavano +intatti gli antichi magistrati, e distruggevasi solo il Consiglio +dei Settanta, la cui autorità passava tutta nei +venti Accoppiatori; onde si mutavano le persone ed +il nome, piuttosto che la forma stessa del governo. +Pareva al popolo, come era parso ai Medici, e come +sembrava allora ad ognuno, che chi avesse in mano +l’elezione della Signoria, avesse la balía ed il governo +di tutto. In vero, l’ufficio dei magistrati era +assai male definito, sì che ognuno di essi credeva +essere onnipotente, e la Signoria poi lo era di fatti. +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +Essa aveva l’amministrazione dello Stato; giudicava le liti; +condannava nella vita e nella roba; mandava, qualche volta, +ambasciatori, e dichiarava la guerra; faceva nuove leggi; +insomma, gli Statuti le concedevano molto; e ciò che gli +Statuti non le concedevano, essa poteva con modi straordinari +ottenerlo.‍<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> Nè a questa sua illimitata potenza s’era +trovato altro freno, che il farla mutare ogni due mesi; +onde l’essere dei Signori era divenuto assai meno che +avere autorità di eleggerli: perchè, a chi sedeva nel +magistrato, bisognava dopo due mesi deporre ogni autorità; +mentre chi lo eleggeva, poteva di continuo, o per +molti anni, essere padrone del tutto.‍<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a> Questo era mirabilmente +riuscito al Magnifico col suo Consiglio de’ Settanta: +questo niuno dubitava che dovesse ora, per mezzo +dei Venti, riuscire al popolo. +</p> + +<p> +Venendo però al fatto, si vide che le cose seguivano +diverse assai da quello che s’era disegnato. La repubblica +era nelle mani degli Accoppiatori, ma la macchina +dello Stato non camminava; avevano autorità sopra +ogni cosa, ma di nulla si trovavano nel fatto padroni. +Ai Medici, agli Albizzi o ad altra potente famiglia, +circondata d’amici, piena di danari e con un nome +grandissimo, era stato possibile dominare la città con +quegli arbitri: ma che cosa potevano fare venti cittadini, +di pensare, di condizione e d’indole diversissimi, +molti dei quali erano nuovi affatto nelle cose di Stato? +Malgrado la loro autorità, si trovarono incapaci e deboli +a governare; e la principale debolezza nasceva dal non +potersi facilmente mettere d’accordo. Di ciò si ebbe +subito una prima esperienza nella elezione che si dovette +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +fare del gonfaloniere, non essendo stato possibile +raccogliere più di tre voti intorno ad un medesimo nome; +tanto che, con loro grandissimo carico, furono costretti +deliberare di scegliere quello che avesse più +voci, sebbene non raggiungesse il numero voluto dalle +leggi.‍<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a> +</p> + +<p> +In questo modo, l’antica usanza dei Parlamenti partoriva +subito gli antichi disordini; perchè ancora non era +cominciato il nuovo governo, che già tutti pensavano di +mutarlo. Ognuno vedeva che era una vana speranza il +far rivivere la repubblica, lasciando intatte quelle vecchie +istituzioni da cui i Medici aveano tolto ogni residuo +di vita; ognuno vedeva che nelle mani degli Accoppiatori +s’era messo un cadavere, ed invano si aspettava +che vi spirassero la vita. Si cominciava, perciò, a +pensar di rinnovare tutto il governo, ricostituire tutto +il popolo; ma quando si veniva alla prova, sembrava +che il provvedere con efficacia fosse tanto più difficile, +quanto maggiore ne era il bisogno: da tutti i lati crescevano +le difficoltà, moltiplici e inopinate. +</p> + +<p> +La ribellione di Pisa diveniva ogni giorno più grave: +quivi il pericolo aveva stabilito la concordia degli animi; +il governo si era rapidamente costituito; si raccoglievano +uomini, armi e danari; i cittadini erano animati +da un grande ardore di libertà e d’indipendenza. Il +resto del territorio fiorentino era tutto mal fermo: +Arezzo e Montepulciano, incoraggiati dall’esempio di Pisa, +dai danari e consigli di Siena, ribellavansi ben tosto anch’essi; +altri borghi o città s’apparecchiavano a fare lo +stesso. Quindi in Firenze la necessità urgente di danari, +per nutrire tre guerre e pagare le somme promesse al re +di Francia, che già chiedeva che gli fossero anticipate. +Bisognava assoldare gente, levar fanti nel contado, trovar +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +capitani, ed imporre nuove e maggiori gravezze ad +un popolo già oppressato. A ciò sarebbe difficilmente +bastato un governo forte ed unito, e se ne aveva invece +uno così debole ed incerto, che bisognava mutarlo. +</p> + +<p> +I cittadini fiorentini avevano, d’altronde, nei sessanta +anni trascorsi, perduta affatto quella loro antica e +maravigliosa attitudine politica a formar nuove leggi e +nuove istituzioni; onde, trovandosi a un tratto liberi e padroni +di sè, erano come smarriti e confusi nella loro stessa +libertà. Non v’era più un ordine di ottimati che avesse, +come al tempo degli Albizzi, potuto prendere in mano +la direzione della cosa pubblica. Gli agiati cittadini non +avevano, sotto i Medici, goduto altro privilegio che quello +della loro ricchezza; con essa e con qualche impiego, +per favore ottenuto, aveano vissuto tutta la loro vita +senza esperienza, senza pratica e senza affezione alcuna +alle cose di Stato. Il popolo minuto poteva poi dirsi assolutamente +disfatto. Quelle antiche Capitudini delle arti, che +erano state ad un tempo centro della vita industriale e +della vita pubblica; officine ove s’erano raccolte quelle +straordinarie ricchezze, che soccorrevano la patria nelle +sue lunghe e difficili guerre; arena politica, nella quale +entravano a lottare e si educavano quei bravi artigiani, +che tanto abilmente sapevano poi consigliare la repubblica, +tanto coraggiosamente servirla; quelle antiche capitudini, +adunque, più non esistevano che di nome; il popolo +viveva, perciò, sgominato e sciolto. Egli era, dunque, +difficile ordinare un nuovo governo; non solamente +perchè la guerra consumava la città, perchè le antiche +istituzioni avevano perduto ogni vita, il popolo ogni +educazione politica; ma ancora perchè esso era talmente +mutato in ogni sua parte, che niuna delle antiche forme +repubblicane più gli si addiceva. +</p> + +<p> +Nè solamente mancavano nel popolo le disposizioni +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +più necessarie; ma ancora mancavano affatto gli uomini +che potessero guidarlo nella grave e difficile impresa +di dare costituzione a sè stesso. Noi abbiamo visto +nella moltitudine tumultuante sorgere Francesco Valori +per guidarla a cacciare i Medici; ma, per quanto egli fosse +in piazza un uomo impareggiabile, era non per tanto incapace +di ascendere nel Palazzo, ove con difficoltà sapeva +frenare l’impeto delle sue esaltate passioni. Abbiam visto +rendersi immortale Piero Capponi in faccia al re ed ai generali +di Francia; ma anch’egli s’impazientiva a discorrere +lungamente nei Consigli. Quando bisognava rompere +una discussione per metter mano alla spada, quello +era il momento di Piero Capponi; ma stare a discutere, +a lottare, a ragionare lungamente col lucco sulle spalle +e il cappuccio in testa, era cosa che lo annoiava. Si trovava +assai meglio colla corazza indosso, esposto al sole, +alla pioggia ed alle palle nemiche. Egli, infatti, ora non +chiedeva altro, che d’essere mandato al campo di Pisa +per cominciare la guerra. +</p> + +<p> +In un momento, adunque, di tanta necessità, non si +sapeva veramente vedere in chi si potesse sperare: nè era +facile il credere che la opportunità dovesse far sorgere uomini +nuovi; perchè nei sessanta anni trascorsi sotto la tirannide, +niuno s’era educato alla libertà, ed ognuno aveva +perduta quella pratica delle cose pubbliche, che è indispensabile +a chi vuol dare nuova forma e nuovo governo +a tutto un popolo. Se non che, come a tutti i mali +sorge sempre un qualche naturale compenso; così allora +in Firenze s’era già cominciata a formare quella scuola +di politici italiani, che più tardi produsse Niccolò Machiavelli, +Francesco Guicciardini e Donato Giannotti; +i quali entravano appena nella loro prima giovanezza, +ora che la patria ritornava libera. In quei +petti fiorentini era stato così grande l’amore della libertà, +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +che dal momento in cui non poterono più entrare a +discutere liberamente nei Consigli, si misero a ragionare +dello Stato, e crearono la scienza politica. Nell’aprire i +loro libri, noi, infatti, troviamo che essi incominciano +sempre col dire, come la più grande felicità che dall’uomo +possa provarsi su questa terra, sia il partecipare al governo +della patria; e quando la tirannide ci nega questa +suprema felicità, allora altro non gli resta che cercarla +negli studi, aspettando tempi migliori, ed apparecchiando +esperienza ai posteri. Ma il sorgere di questa scienza +era assai inefficace compenso ai mali che travagliavano +allora la Repubblica. Non solamente non si vedeva ancora, +fra gli uomini di quella scuola, alcuno che potesse +collo splendore della sua fama comandare al popolo; +ma essi, quasi tutti educati alla solitudine degli +studi, poco pratici nel maneggiare gli affari e ignoti alla +moltitudine, non erano certamente per acquistare importanza +in quei giorni di tumulto, nei quali il mondo appartiene +alla forza. Le loro idee dovevano, però, in quella +rivoluzione acquistare nuova forza e diffondersi assai +largamente nella moltitudine; onde a noi importa conoscerle. +</p> + +<p> +Lo studio della politica si fonda oggi sopra principii +generali: nei governi, si cerca la più equa divisione +dei poteri, la più sana amministrazione della +giustizia, la maggiore indipendenza dei magistrati, la +più larga libertà dell’individuo. Allora, invece, la scienza +dei politici italiani non era quasi altro che un’analisi e +uno studio delle umane passioni. Partendo dalla sola idea, +che il governare sia la maggiore felicità, il maggiore +desiderio dell’uomo; ne veniva naturalmente, che tutti +dovessero aspirarvi, che tutti volessero ridurre nelle +loro mani il governo della patria, e ognuno, di necessità, +a danno degli altri. Da queste ragioni doveva nascere +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +un continuo pericolo di cadere nella tirannide; ed +in essa erano, infatti, caduti quasi tutti i governi +italiani. Alla domanda: — quale è il perfetto governo? — tutta +la scuola dei politici italiani non dava, +quindi, altra risposta se non: — quello in cui +non potrà nascere tiranno. — Ed in quale non potrà +nascere tiranno? — In quello che sarà ordinato in +maniera, da soddisfare contemporaneamente alle passioni +di tutti gli ordini di cittadini. In ogni città, dicevano +essi, vi saranno sempre i pochi che cercano +comandare a tutti, gli ottimati che vogliono onori, il +popolo che vuole libertà.‍<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a> — E quindi, si ricercava sin +d’allora una forma di governo misto, che avendo in +sè contemperate le varie parti della monarchia, dell’aristocrazia +e della democrazia, potesse contentare alle +passioni degli ambiziosi, degli ottimati e del popolo; e +in questo modo si sperava raggiungere una sicura libertà. +</p> + +<p> +Passando, poi, dalla teoria alla pratica, l’occhio dei +politici fiorentini si volgeva costantemente a Venezia. Di +tutti i governi italiani, quello era il solo che fosse sopravvissuto +alla generale rovina; il solo che, cresciuto di +forza, di potenza e di onore, non avesse ancora veduto +sorgere un tiranno. Quindi, il desiderio di Firenze e di +tutte le spente repubbliche italiane, era di poter rinascere +nella forma veneziana: quello sembrava perfettissimo +fra tutti i governi. Quando, infatti, si paragonava la serie +interminabile di mutazioni avvenute in Firenze, colla +eterna e severa quiete della veneta laguna; si provava, +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +quasi, la medesima impressione che proviamo oggi nel +paragonare la politica interna di Francia a quella dell’Inghilterra. +Ma nel desiderio che i Fiorentini avevano allora +di trasportare a Firenze la forma del governo veneziano, +trovavano quelle medesime difficoltà che incontrerebbero +oggi i Francesi nel volere adottare la costituzione inglese. +I Veneziani avevano, sin da tempi remotissimi, avuta +una forte e potente aristocrazia; questa non s’era mai +vista a Firenze, dove i Medici avevano distrutta perfino +quella poca differenza che v’era stata in origine fra i +vari ordini di cittadini; ed uguagliato talmente ogni cosa, +che ormai ognuno vedeva non esservi possibile altro +che o un’assoluta tirannide o un’assoluta libertà. Nondimeno, +ognuno si studiava di trovare il modo come +introdurre in Firenze il governo veneziano: alcuni volevano +renderlo più largo, altri invece restringerlo; ma +a questo limitavansi allora le diversità di tutti i pareri. +Tali erano stati i ragionamenti dei politici, e tali +erano adesso i discorsi che si tenevano nelle strade, +nelle logge, da per tutto in Firenze. +</p> + +<p> +Ma egli era come un navigare per perduti, fino a +che si rimaneva nell’astratto o si discuteva in piazza, +senza che sorgesse alcuno in Palazzo a proporre un partito +qualunque, consigliarlo, persuaderlo agli altri, e +soprattutto ai Venti Accoppiatori, senza il consenso dei +quali era divenuto adesso difficile assai fare alcun mutamento. +In questa condizione di cose, adunque, tenendosi +in disparte gli uomini della scienza come poco pratici, e +gli uomini d’azione come poco prudenti o poco abili, incominciava +a farsi largo un’altra specie di cittadini; e +questi erano i dottori di legge, nelle cui mani la fortuna +suol mettere quasi sempre il timone dello Stato, +ogni volta che un popolo passa dalla tirannide alla libertà. +L’essersi molto adoperati nelle faccende della +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +vita, l’aver fatto professione e studio delle leggi, fa creder +sempre ch’essi abbiano quella pratica delle cose +umane, e quella dottrina appunto che si richiede in quei +momenti difficili, nei quali si muta la forma dei governi; +nè bastò la lunga e sempre trista esperienza +a persuadere che gli avvocati non riuscirono giammai +a fondar nulla di stabile negli ordini politici d’alcuna +nazione. +</p> + +<p> +Comunque sia di ciò, dopo molto incerto ondeggiare +nei consigli che si tenevano in Palazzo, predominavano +finalmente i pareri di messer Guidantonio Vespucci +e messer Paolo Antonio Soderini, ambedue dottori +in legge. Il Soderini era del partito popolare, e stato +lungamente ambasciatore a Venezia, aveva avuto opportunità +di conoscere meglio d’ogni altro la forma di quel +governo. Egli proponeva, quindi, di abolire i due Consigli +del Comune e del Popolo; sostituendovi invece un +Consiglio Maggiore, a similitudine del Gran Consiglio di +Venezia, nel quale entrasse il popolo per eleggere i magistrati +e votare le leggi; ed un Consiglio più ristretto, di +ottimati o uomini di maggiore esperienza, ove, a similitudine +del Consiglio dei Pregati, si deliberassero quelle cose +che in pubblico non si possono discutere. Proponeva ancora +di abolire subito i Venti, e di lasciare intatto l’ufficio +della Signoria, degli Otto, Dieci e Gonfalonieri di compagnia. +Quanto a questa seconda parte, niuno pareva che +ne disconvenisse; ma circa la formazione dei Consigli, +e massime del Maggiore, era grande la disparità dei pareri, +opponendosi fortemente gli Ottimati, le cui opinioni +venivano dal Vespucci sostenute. Egli discorreva +a lungo contro l’incapacità e gli eccessi della moltitudine; +riandava tutte le scene più triste della storia di Firenze; +diceva che il Gran Consiglio era a Venezia composto +di gentiluomini, e non di popolo; il quale, nondimeno, +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +era quivi assai più serio, tranquillo e temperato, che a +Firenze; ove gl’ingegni sono più sottili, le fantasie più +vive, le passioni più sfrenate. Rispondevasi dall’altra +parte: che tanto valeva essere gentiluomo a Venezia, +quanto cittadino a Firenze, perchè la plebe non vi +aveva cittadinanza; e non essendovi, d’altronde, un ordine +di Ottimati, un governo stretto vi riusciva sempre +in una tirannide di pochi: ed in fine, che avendo il popolo +cacciato i Medici, non era giusto escludere dal +governo quella parte di cittadini, per cui mezzo solamente +erasi guadagnata la libertà.‍<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a> L’opinione del Soderini +era, senza dubbio, quella che trovava più favore +nel popolo, e appresso gli uomini savi di tutta la città; +ma l’opinione del Vespucci predominava, invece, nei +Consigli del Palazzo. Ivi si celavano ancora molti partigiani +dei Medici, e vi erano i Venti Accoppiatori; i quali +dovendo ora perdere l’ufficio, cercavano che il nuovo +governo si formasse in maniera da far ricadere nelle +loro mani la somma principale delle cose. Tutti costoro +non potevano però nascondere a sè stessi, che un governo +stretto dispiaceva assai al popolo e a tutti quelli +che non vi partecipavano; onde poteva assai facilmente +partorire nuovi tumulti; e si sarebbe forse caduti in +una sfrenata libertà, o in un ritorno violento dei Medici.‍<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a> +</p> + +<p> +Su queste cose ragionavasi di continuo in Palazzo, +ove i Consigli sedevano fino a notte assai avanzata.‍<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a> +Essendo la discussione venuta nelle mani di +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +due avvocati, superbi della importanza acquistata in +quel momento, non era per aver termine assai facilmente. +Parlavasi, discutevasi, ciarlavasi, quando vi era +bisogno di agire; quando il pericolo della guerra era +gravissimo; quando tante città del dominio minacciavano +sollevarsi; quando l’intero popolo poteva stancarsi +di rimanere più a lungo sospeso sui destini del suo avvenire, +e pigliare le armi per correre a qualche sanguinoso +eccesso. Molti erano perciò spaventati, molti +confusi in modo, che non sapevano che si dire nè che si +fare. Se i dotti non avevano potuto aiutare il popolo, perchè +la loro dottrina era lontana dal mondo; se non avevano +potuto gli uomini d’azione, perchè ad essi mancavano +la pratica e l’esperienza della libertà; molto meno +potevano aiutarlo i dottori di legge, perchè in essi era +allora, come è stata sempre, una falsa dottrina ed una +falsa esperienza. Non vi era che il buon senso, il vero +amore del bene, la forte ed ardente volontà di farlo, +che potesse salvare il popolo dalla sua confusione. +E certo, la più grande lezione che la storia possa dare agli +uomini è quella che ci mostra come, in quei terribili +momenti nei quali sembra che il mondo voglia divenir +preda del più ardito e il caos minaccia di ritornar sulla terra, +quando è vana la scienza, quando è vana la potenza, +la ricchezza, gli onori, ed il coraggio stesso è vinto dall’audacia +sfrenata della plebe; allora è la virtù, è il generoso +volere, è il santo amore del bene, ciò che può +solamente aiutare un popolo. L’uomo, perciò, destinato +a salvare il popolo di Firenze era il frate Girolamo +Savonarola: sonava l’ora in cui egli doveva +entrare nella politica: la necessità delle cose ve lo trascinava +inevitabilmente, malgrado la ferma volontà che +egli aveva sinora avuta di astenersene. +</p> + +<p> +Nella repubblica fiorentina si erano assai spesso +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +veduti dei religiosi mescolati nella politica; e vi era anche +l’esempio di alcuni santi, come la famosa santa Caterina +da Siena. Nondimeno, il Savonarola era così pienamente +dominato dalle sue idee religiose, che egli aveva +sempre voluto astenersene. Sebbene ora il corso inevitabile +delle cose fosse divenuto assai più forte dell’umana +volontà, e che egli vedesse come, per quella incertezza +di cose, il popolo languisse nell’ozio e nella +miseria, e il suo cuore gli rammentasse che la carità +rompe ogni legge; pur nondimeno, continuava sempre +a lottare con sè stesso. Nel fare, però, le medesime +prediche sopra i medesimi soggetti, nuove idee +cominciavano ad entrarvi di necessità, pel nuovo stato +di cose. — «Abbandonate le pompe e le vanità,» egli +diceva, «vendete le cose superflue e datele ai poveri. +Cittadini, raccogliamo limosine in tutte le chiese, pei +poveri della città e del contado. Spendete per essi, almeno +quest’anno, il danaro dello studio di Pisa;‍<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a> e se non +basta, mettiamo mano ai vasi e paramenti delle chiese; +ed io voglio essere il primo. Ma sopra ogni altra cosa,» +egli continuava, «<i>fate una provvisione</i>, per la quale si +aprano le botteghe, e si dia lavoro a questo popolo che +rimane ozioso per le vie.‍<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>» Venendo poi a discorrere +della Chiesa, disse che il Signore voleva rinnovare +ogni cosa; e fece una predica nella quale, ripetendo di +continuo queste parole: <i>Cantate Domino canticum novum</i>, +le spiegava ai Fiorentini in questo modo: «Il Signore +vuole che rinnoviate ogni cosa; che distruggiate +tutto il passato; che non resti nulla dei cattivi costumi, +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +delle cattive leggi, del cattivo governo.» Ma poi, quasi +gli paresse di avere trascorso, rivolgeva di nuovo il discorso +alla Chiesa, dicendo: «Questo è un tempo in +cui le parole debbono cedere il luogo ai fatti, le vane +cerimonie ai veri sentimenti. Il Signore ha detto: Io ero +famelico, e voi non mi deste a mangiare; io ero nudo, e +voi non mi vestiste. Non ha già detto: Voi non edificaste +una bella chiesa o un bel convento; esso narra +solo opere di carità; colla carità, adunque, bisogna rinnovare +ogni cosa.»‍<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a> E in questo modo, nelle prime prediche +che fece <i>sopra Aggeo</i>, il Savonarola rimaneva ancora +ondeggiante ed incerto. +</p> + +<p> +A misura, però, che l’onda del popolo diveniva più +agitata, questi discorsi riuscivano meno efficaci, ed il +frate, quasi per forza e violentemente, diveniva cittadino. +Egli vedeva innanzi a sè un popolo intero, confuso +e desolato, che aveva bisogno d’aiuto, e volgeva verso di +lui solo uno sguardo pieno di fiducia. Vedeva la vanità +della scienza, l’incapacità dei prudenti, la tristizia dei +molti; mentre il suo buon senso, il suo forte volere, il suo +sincero amore del bene, gli facevano vedere chiarissima +la via da percorrere. Egli diveniva maggiore di sè; parevagli +aver la forza di riunire le discordi volontà, +per dirigerle alla religione ed alla libertà; sentivasi capace +di riempiere col suo amore e colla sua anima l’intero +popolo. «O Firenze,» egli esclamava allora, «io non +ti posso dire ogni cosa che io sento in me.... Oh! se +io ti potessi dire il tutto, vedresti come un vaso +nuovo e serrato, pieno di mosto che bolle per ogni +verso, ma non può uscir fuora.»‍<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a> +</p> + +<p> +Queste parole egli diceva il giorno 12 dicembre, terza +domenica dell’avvento, e quel giorno medesimo entrava +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +a discorrere più decisamente di politica. Incominciava +collo spiegare una teoria, allora molto diffusa nelle +scuole: che il governo di un solo, cioè, sia ottimo, +quando il principe è buono; pessimo, quando il principe +è cattivo; perchè esso è più forte ed unito così al +bene come al male, e rende immagine del governo di +Dio sopra la natura, la quale in ogni cosa ricerca la sua +unità.‍<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a> Tale era il linguaggio della scuola, e tale era anche +il principio del discorso con cui il Savonarola entrava +nella politica. Ma procedendo oltre, il suo buon +senso veniva a cavarlo fuori del vecchio formalismo. +«Questi principii,» egli continuava a dire, «si debbono, +però, adattare alla natura del popolo, cui si vogliono +applicare. Nei popoli del nord, ove è molta forza e poco +ingegno, e nei popoli del sud, dove al contrario è molto +ingegno e poca la forza, il governo d’un solo può essere +qualche volta ottimo. Ma in Italia, e massime in Firenze, +ove abbonda forza e intelletto, ove gl’ingegni +sono sottili e gli animi inquieti, il governo d’un solo +non può riuscire altro che tirannico. Il solo governo che +a noi possa convenire, è il governo civile ed universale. +Guai a te, Firenze, se tu fai capo che possa dominare +e soperchiare gli altri! Da questi capi nascono tutti +i mali che possono guastare una città. Tiranno è nome +di uomo di mala vita, pessimo fra tutti gli altri, usurpatore +degli altrui diritti, distruttore dell’anima sua, e +di quella del popolo. Epperò, la prima legge che tu devi +fare, sarà questa: che nessuno possa per l’avvenire +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +farsi mai capo della tua città: altrimenti, tu sarai fondata +in sull’arena. Questi uomini che si vogliono elevare +sopra tutti, e che non sanno sopportare la civile +uguaglianza, sono pessimi fra tutti gli altri; cercano la +rovina delle anime loro, e di quella del popolo.»‍<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> +</p> + +<p> +«O popolo mio! Tu sai che io non sono mai voluto +entrare nelle cose di Stato: credi tu che ci verrei +al presente, se io non vedessi che ciò è necessario alla +salute delle anime? Tu non volevi credere; ma ora hai +visto che le mie parole si sono tutte verificate; che +esse non sono di mia volontà, ma vengono dal Signore. +Prestate, adunque, le orecchie a chi non cerca altro che +la vostra salute. Purificate il vostro animo, attendete al +ben comune, dimenticate i privati interessi; e se in +tale disposizione voi riformate la vostra città, essa sarà +più gloriosa che non è mai stata. E tu, popolo di Firenze, +incomincerai in questo modo la riforma di tutta +Italia, e spanderai le tue ali in tutto il mondo, per portarvi +la riforma di tutti i popoli. Rammentati che il Signore +ha dato segni evidenti ch’Esso vuole rinnovare +ogni cosa, e che tu sei il popolo eletto a cominciare +questa grande impresa; se però tu segui i comandi +di Lui, che ti chiama e t’invita a tornare alla vita spirituale. +Apri, o Signore, il cuore di questo popolo, acciocchè +intenda quelle cose che sono in me, e che tu mi +hai rivelate e comandate.» +</p> + +<p> +«La vostra riforma deve incominciare dalle cose +spirituali, le quali stanno al di sopra delle cose materiali, +di cui formano la regola e sono la vita; e tutto il bene +temporale deve servire al bene morale e religioso, da +cui dipende. E se avete udito dire <i>che gli Stati non si +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +governano coi paternostri</i>,‍<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a> rammentatevi che questa è la +regola dei tiranni, la regola degli uomini nemici di Dio e +del ben comune, la regola per opprimere, e non per sollevare +e liberare la città. Bisogna, invece, se voi volete un +buon governo, che voi lo riduciate a Dio. Io certamente +non vorrei impacciarmi dello Stato, se non fosse così. +</p> + +<p> +«Quando, adunque, avrete purificato il vostro animo, +corrette le vostre intenzioni, condannato i giuochi, le +lascivie e le bestemmie; mettete allora mano al governo, +e fatene prima la bozza, per venire più tardi alle minuzie, +e correggerla. E questa prima bozza, o sia il +modello e la sostanza del nuovo governo, deve esser questa: +<i>che nessuno conosca benefizio alcuno se non dallo +universale, il quale deve, solo, creare i magistrati ed approvare +le leggi</i>. La forma che meglio si adatterebbe a +questa città, è quella d’un Consiglio Grande, secondo +la maniera veneziana. Io però vi consiglio di radunare +tutto il popolo sotto i sedici Gonfalonieri, e ciascuna +delle compagnie scelga una forma: dalle sedici così +ottenute, i Gonfalonieri ne scelgano dipoi quattro, e le +portino alla Signoria, che, fatta in prima solenne orazione, +sceglierà la migliore. E quella che dal popolo +sarà scelta in questo modo, voi potete tener per certo +che verrà da Dio. Io credo che ne risulterà la forma dei +Veneziani, la quale a voi non deve parer vergogna +d’imitare, perchè anch’essi l’hanno avuta dal Signore, +donde viene ogni cosa buona. Voi vedete come dal tempo +che c’è quel governo in Venezia, non vi è nata alcuna +setta o dissensione di sorta: epperò bisogna credere che +sia voluta da Dio.»‍<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +</p> + +<p> +Dopo ciò, il Savonarola disse poche parole sopra +alcuni provvedimenti più particolari, ma non meno necessari +a farsi speditamente. L’uno di questi era il +riordinar le gravezze, che non solo oppressavano il popolo +minuto con una ingiustizia non credibile, ma facevano +ancora che, mentre tutti lamentavano d’essere soverchiamente +aggravati, lo Stato si trovasse in continue +strettezze. Proponeva del pari, che mentre a tutti gli +uffici di qualche importanza si dovesse provvedere con +la elezione, si lasciassero gli altri alla sorte, per dare ad +ognuno incoraggiamento e speranza di prender parte al +governo. Concludeva, poi, col raccomandare pubbliche +orazioni, ed una pace generale fra tutti i cittadini del +vecchio e del nuovo governo.‍<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a> +</p> + +<p> +Nelle prediche antecedenti, queste medesime idee +avevano cominciato già a filtrare separatamente; ma dal +giorno 12 dicembre in poi, il Savonarola le trattò di +proposito, e con un discernimento che destò maraviglia +universale in tutti gli uditori; perchè, considerando la +sua vita e i suoi studi, niuno aveva immaginato che +egli potesse discutere così minutamente le cose di Stato. +E tanto le sue prediche parvero savie e prudenti, che +più volte fu dalla Signoria medesima richiesto di consiglio +in San Marco, ed anche in Palazzo; ove egli non ricusò +di fare qualche sermone.‍<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a> Ma, finalmente, volle raccogliere +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +in Duomo tutti i magistrati ed il popolo, escludendone +le donne e fanciulli, e fece un sermone, nel +quale propose principalmente quattro cose: +</p> + +<p> +1º Il timore di Dio, e la riforma dei buoni costumi. +</p> + +<p> +2º L’amore al governo popolare ed al pubblico +bene, posponendo ogni privata utilità. +</p> + +<p> +3º Una pace universale, colla quale si assolvessero +gli amici del passato governo da ogni colpa, perdonando +anche le pene pecuniarie; e si usasse indulgenza verso +tutti i debitori dello Stato. +</p> + +<p> +4º Costituire una forma di <i>governo universale</i>, che +comprendesse tutti i cittadini ai quali, secondo gli antichi +ordini della città, apparteneva lo Stato.‍<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> E proponeva, +come più adatta, la forma del Consiglio Grande dei +Veneziani, accomodandolo però all’indole del popolo fiorentino.‍<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a> +</p> + +<p> +Questi consigli dati sul pergamo di S. M. del Fiore, +da un frate, dal Savonarola, quando le sue profezie +s’erano verificate, quando l’incertezza dominava tutti gli +animi; ebbero una forza grandissima, e fecero decidere la +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +vittoria in favor del partito popolare. È opinione unanime +di tutti gli storici, che, senza quelle prediche, +avrebbe vinto in Palazzo l’opinione del Vespucci, e si +sarebbe formato un governo di ottimati, che avrebbe +dato origine ad altri disordini e nuove rivoluzioni.‍<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a> Ma +quando la voce del frate tuonò in favore della libertà, +allora niuno potette più resistere. Il popolo, che era stato +sinora incerto, senza sapere a qual partito appigliarsi, +ed ignorando perfino il linguaggio stesso della politica, +credette ora di esser chiaro di tutto; voleva assolutamente +il <i>Consiglio Grande al modo viniziano</i>, e lo andava +gridando per la città. +</p> + +<p> +L’autorità divina che il Savonarola mescolava nella +politica, aveva poi una forza assai grande in tutta Firenze, +ove sempre la repubblica era stata sotto la speciale +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +protezione dei santi, ove sempre la religione e lo +Stato s’erano uniti a difesa della libertà. E se faceva +qualche maraviglia vedere un frate sul pergamo parlar +di politica, questa maraviglia accresceva la sua autorità. +E, davvero, nel leggere gli storici di quel tempo, +nel leggere ciò che più tardi dissero il Giannotti, il Guicciardini +ed il Machiavelli intorno al governo allora istituito, +si direbbe quasi che in Firenze sia avvenuto un +miracolo; giacchè noi vediamo un frate, senza nessuna +esperienza delle cose del mondo, riuscire a confondere +i savi, a salvare la patria, a fondare una nuova repubblica. +Se non che, questo fatto straordinario viene, come +abbiam detto, spiegato dal riflettere, che in quei momenti +solenni nei quali tutta la società e tutti gli ordini che +la tengono unita vanno in fascio, una sola forza fu +quella che sempre riuscì a salvarla: quella forza vergine +ed ingenua, che si trova solo nell’indole degli uomini +veramente grandi; la fervida, cioè, e forte aspirazione +al vero; la ferma e tenace volontà nel volere il bene: +cose tutte le quali erano nel Savonarola grandissime, e +formavano l’essenza stessa del suo generoso carattere. +Nei momenti di prova, qual dottrina sostenne mai +il paragone con questa sapienza? qual prudenza vantò +mai le vittorie e le conquiste di questo amore? +</p> + +<p> +Ed ora, sarà egli mestieri difendere il frate del suo +essere entrato nella politica? Bisognerà egli ripetere che +il Savonarola voleva la libertà per far meglio trionfare +la religione? Bisognerà chiamare in aiuto l’esempio e +l’autorità d’altri ecclesiastici e frati che fecero lo stesso? +Noi ci fermeremo, piuttosto, a dire che il Savonarola +non entrò di sua elezione nella politica; ma, come si +è visto, vi fu inevitabilmente trascinato dalla necessità +delle cose. Diremo ancora, che non vi è abito nè legge +nè giuramento che valga contro le leggi della natura; +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +contro il giuramento che ogni uomo onesto ha fatto nel +suo cuore; d’operare, cioè, il bene sotto ogni forma, +in ogni tempo e condizione. +</p> + +<p> +Ma, lasciando da un lato queste vane discussioni, il +passo era oggimai dato, e le conseguenze doveano esserne +molte ed inevitabili. Il Savonarola si trovava ad +un tratto divenuto capo di tutta la città; e bisognava +procedere oltre rapidamente nella formazione del nuovo +governo, se non si voleva che i molti nemici avessero +vittoria. Già Piero dei Medici era corso verso Napoli al +campo francese, ove era stato assai bene accolto da +quel re Carlo, che portava così indegnamente il nome +di <i>protettore della libertà fiorentina</i>. Un tiranno era, +dunque, già pronto per tornare in Firenze, ad ogni cambiamento +di fortuna che vi potesse aver luogo. Bisognava, +perciò, adoperarsi a tuttuomo per condurre e +compiere la costituzione del governo popolare; farlo +unito, forte, potente e rispettato, se non si voleva esser +vittima d’una nuova tirannide. E noi vedremo con +quanta prudenza e quanta esperienza il Savonarola continuasse +a consigliare tutte le leggi fondamentali del +nuovo Stato, come il suo spirito animasse e quasi penetrasse +tutto quel popolo; come ognuno sembrasse a +un tratto avere le sue stesse idee, parlare il suo medesimo +linguaggio. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +</p> + +<h3 id="cap5-2">CAPITOLO QUINTO. +<span class="smaller">Formazione del nuovo governo per opera del Savonarola. Si costituisce +il Consiglio Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si +riordinano le gravezze, riducendole tutte alla Decima o imposta +fondiaria. Discussione nella quale si vince la legge che +decreta la pace universale; e l’appello <i>delle sei fave</i>, o sia +l’appello dagli Otto al Consiglio Maggiore. Si ristabilisce il +tribunale della Mercatanzia, o di Commercio: li Accoppiatori +depongono il loro ufficio: i Parlamenti sono aboliti: si fonda +il Monte della Pietà. Opinione del politici italiani sulle riforme +operate dal Savonarola.<br> +[1495.]</span></h3> +</div> + +<p> +Per mettere in luce tutta l’importanza politica +del Savonarola, bisogna seguire passo a passo la formazione +del nuovo governo, e leggere nello stesso tempo +le prediche che egli faceva in quei giorni. Quando noi vediamo +che tutte le nuove leggi sono precedute da una +o da più prediche del Savonarola, che le propongono, +le consigliano e le spiegano al popolo; quando assistiamo +alle Pratiche‍<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a> che la Signoria tiene in Palazzo, e +sentiamo quei cittadini discutere col linguaggio stesso +del frate, addurre le sue ragioni con le sue medesime parole, +in maniera da farci quasi credere che i loro discorsi +sieno una copia delle sue prediche, e la legge che +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +essi discutono qualche sua nuova epistola; allora noi +potremo dire di aver visto come un uomo solo fosse +divenuto l’anima di tutto un popolo. E quando, alla +fine di questo esame, raccogliendo insieme le varie +leggi, e ricostruendo, per così dire, la forma di tutto +il governo, noi lo troveremo ammirabile nelle sue parti, +stupendo nel suo insieme, e udiremo la voce di tutti +i più grandi storici e politici italiani assicurarci quello +essere il migliore, anzi il solo buon governo che abbia +avuto Firenze in tutta la sua lunga e tumultuosa istoria; +allora solo noi potremo equamente giudicare il Savonarola. +</p> + +<p> +Le prediche che egli fece in Duomo, nel tempo che in +Palazzo si formava la nuova costituzione della repubblica, +furono quelle dell’Avvento <i>sopra Aggeo</i>; a cui bisogna +unire altre otto che fece <i>sui Salmi</i>, nei giorni di festa +che seguirono l’Avvento. La loro principale importanza +è tutta politica: non perdono, però, mai il carattere religioso, +perchè la riforma politica non era pel Savonarola +che una parte minima della sua universale riforma; +ed il nuovo governo non dovea essere altro che il primo +passo al rinnovamento della morale e della Chiesa. +Egli, perciò, non tralasciava mai i suoi discorsi +sul buon costume e sulla vera religione: la politica +vi dava, anzi, continua occasione. Queste prediche di cui +parliamo, non sono per eloquenza notevoli sopra le altre; +ma preziosissime sono certamente più di tutte, per +la storia dei tempi e per la biografia del Savonarola. Se +le altre ci fanno conoscere la sua bontà e la sua vasta +dottrina religiosa, queste ci presentano un nuovo lato del +suo ingegno e ci manifestano la forza grandissima del suo +carattere. Noi vi troviamo ancora un trattato compiuto +sul nuovo governo; assistiamo alla storia viva della sua +formazione; e quasi potremmo da esse ricostituire tutta +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +la storia politica della repubblica di Firenze in quei +giorni. +</p> + +<p> +Abbiamo già visto come, nel giorno 12 dicembre, il +Savonarola volgesse il discorso decisamente alla politica, +e quali fossero i nuovi principii, che egli raccomandava. +Il 22 e 23 dello stesso mese, noi vediamo che già una +legge di gravissima importanza era stata distesa, tutta secondo +le idee del frate, e veniva con grandissimo favore +votata nei Consigli del Comune e del Popolo. Questa legge +o, come dicevano allora, provvisione, fermava la +base del nuovo governo; e noi dobbiamo perciò esaminarla +minutamente. Essa, adunque, costituiva il Consiglio +Maggiore, e gli dava facoltà di creare tutti i principali +magistrati, di approvare tutte le leggi: in altri termini, +lo faceva sovrano dello Stato. Dovevano entrare +nel Consiglio, indistintamente, tutti quelli che avevano +l’età d’anni 29 e che erano cittadini <i>beneficiati</i>;‍<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a> +il che, secondo un’antica legge, voleva dire +quelli che fossero stati <i>veduti</i> o <i>seduti</i>‍<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a> nei tre maggiori +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +uffizi, o che avessero avuto questo <i>beneficio</i> dal padre, +avo o bisavolo. Qui non importa esaminare qual fosse +l’origine e lo scopo di quell’antica legge: basti solamente +osservare, che nel Consiglio Maggiore, anzichè avervi +luogo tutti i cittadini (come voleva far credere chi +accusava di troppo democratico quel nuovo governo), +vi entravano solo i <i>beneficiati</i>. E quando il numero +di questi passava i 1,500, la legge stabiliva che fossero +<i>sterzati</i>; cioè divisi in tre parti, ognuna delle quali +dovesse per sei mesi formare successivamente il Consiglio +Maggiore. Fatto il primo squittinio, si trovò che in +tutta la popolazione di Firenze, la quale ascendeva +a 90,000‍<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a> abitanti incirca, v’erano solo 3,200‍<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a> beneficiati +che avessero l’età richiesta; in modo che il +Consiglio dovevasi per 18 mesi formare di poco più che +mille persone per volta.‍<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a> Perchè la radunanza fosse poi +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +valida, bisognava che fossero presenti almeno due terzi +dei chiamati. La nuova legge stabiliva inoltre, che, «per +dare animo ai giovani ed incitare gli uomini a virtù,» si +dovessero, ogni tre anni, eleggere 60 cittadini, non beneficiati, +e 24 giovani d’anni 24, per farli entrare nel Consiglio +Maggiore. E questo doveva anche, cominciando dal 15 +gennaio prossimo futuro, eleggere 80 cittadini, d’anni 40 +ciascuno, i quali avrebbero formato il Consiglio degli Ottanta, +che ogni sei mesi doveva rinnovarsi. Esso assisteva +di continuo la Signoria, che aveva obbligo di consultarlo +una volta almeno ogni settimana; ed insieme +coi Collegi e gli altri magistrati, nominava gli ambasciatori +ed i capitani, faceva le condotte, ed altre cose d’importanza +che non si potessero decidere in pubblico. +</p> + +<p> +In questo modo era formata la base del nuovo +governo: col Consiglio Grande, cioè, e con quello degli +Ottanta; i quali erano come il Senato e l’Assemblea del +popolo. Quando, adunque, si voleva vincere una legge, +il <i>Proposto</i>, che era uno dei Signori e mutava ogni giorno, +la proponeva alla Signoria: vinta che s’era nella Signoria +e nei Collegi, si poteva raccogliere una Pratica di esperti +cittadini, se la legge era di straordinaria gravità, o portarla +addirittura negli Ottanta: da questi passava al +Consiglio Maggiore, dove ricevea l’ultima sanzione. Le +leggi poi non si discutevano, ma si votavano solamente; +e niuno poteva parlare se non ne veniva richiesto +dalla Signoria; nel qual caso non gli era lecito di farlo +altrimenti che in favore di essa. Onde, quando la Signoria +richiedeva i Consigli del loro parere, i cittadini +allora si ristringevano nelle <i>pancate</i>, secondo i magistrati +a cui appartenevano, o l’ordine in cui erano +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +stati squittinati; consultavano tra loro, e poi mandavano +a riferire il parere uno di essi, il quale doveva ragguagliare +dei voti, ma non poteva parlar mai contro +la legge dalla Signoria proposta. Queste erano antiche +usanze di una repubblica, la quale avendo troppo +facilmente aperte le porte del Palazzo alla moltitudine, +voleva poi frenarla con quelle leggi improvvide e inefficaci.‍<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a> +</p> + +<p> +Comunque sia di ciò, la provvisione di cui abbiamo +discorso concludeva: «Che trovandosi la città in grandissima +confusione di leggi, nè essendovi alcuno magistrato +di dentro o di fuori che sappia il certo del suo ufficio, +si ordina che sia scelto un numero di cittadini che riducano +in un volume tutte le leggi.»‍<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a> La importanza di un +tale provvedimento si può giudicare solamente da coloro +che hanno una qualche pratica degli antichi statuti fiorentini, +e che sanno in quale disordine si fossero, sotto +i Medici, ridotte tutte le istituzioni e le leggi della repubblica. +</p> + +<p> +Insieme colla legge del Consiglio Maggiore, ne veniva +in quei due medesimi giorni votata ancora un’altra, +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +la quale ordinava che si eleggessero dieci cittadini per +far grazia, in tutto o in parte, delle gravezze non pagate +e delle pene pecuniarie incorse nei passati governi; +e per riformare tutte le imposte, ponendole sopra i beni +stabili, includendovi anche gli ecclesiastici, quando però +se ne fosse avuto il permesso da Roma. +</p> + +<p> +In questo modo s’erano messe in atto, e quasi letteralmente, +tutte le parole del Savonarola. Il nuovo governo +era fondato; gli Accoppiatori dovevano di necessità +rinunziare al loro ufficio, divenuto inutile; i due vecchi +Consigli del Comune e del Popolo dovevano subito essere +sciolti. Ed infatti, l’ultima provvisione di qualche importanza, +che veniva da essi votata, fu quella del 28 dicembre, +colla quale toglievasi per certo tempo ogni dazio +sulle armi, acciò ognuno potesse facilmente armarsi.‍<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a> +Coi Signori di gennaio e febbraio 95, le leggi cominciarono +ad essere approvate dal Consiglio Maggiore,‍<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a> +il quale doveva ora compiere e condurre a perfezione +il nuovo governo. +</p> + +<p> +La prima cosa a cui bisognava adesso provvedere, +era la riforma delle imposte.‍<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a> Il Savonarola v’insisteva +continuamente nelle sue prediche: «Mettete le gravezze +sui beni stabili solamente, distruggete i prestiti continui, +distruggete gli arbitrii;» ecco ciò che esso consigliava ai +magistrati. Al popolo, poi, diceva: «Cittadini, io vorrei +che stessi saldi ad amare ed aiutare il Comune vostro. +Il figliuolo è tanto obbligato al padre, che non potria +mai satisfargli. Così dico a voi: il padre è il vostro +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +Comune, e però ciascuno è obbligato aiutarlo; e se +tu di’: Io non ho utile nessuno; sappi che tu non puoi +dire così, perchè lui ti conserva la tua roba, la famiglia +e li figliuoli. Doveresti andare là e dire: Ecco qua +cinquanta fiorini, eccone cento, eccone mille. Così +fanno i buoni cittadini che amano la patria loro.»‍<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a> Ed +invero, da un lato il disordine delle imposte era grande, +oltre quello che possono descrivere le parole; da un altro, +il malcontento del popolo, mosso in origine da giuste +cagioni, era poi divenuto eccessivo, e molti pretendevano +quasi dover essere esenti da tutte le imposte. +</p> + +<p> +In origine, la repubblica fiorentina, vivendo sobriissima, +bastava a sè stessa col provento delle sole gabelle. +Dipoi, le guerre resero necessarii prestiti volontari, +che andavano sempre crescendo e non si restituivano +mai, con tale danno del credito pubblico, che di volontari +bisognò mutarli in obbligatori. Nei bisogni della +repubblica, cominciò la Signoria ad imporre ciascun +cittadino <i>ad arbitrio</i>, o secondo che stimava le sue ricchezze: +i potenti cercavano allora ogni modo di esimersi; +il peso maggiore cadeva, di necessità, sul popolo +minuto, ed ognuno si chiamava scontentissimo. Nel +1427, i Medici, volendo acquistar favore appresso il popolo +ed abbassare i grandi, ordinarono il <i>Catasto</i>, cioè +a dire la stima dei beni d’ognuno; acciò nei prestiti si +potesse a ciascuno imporre giustamente secondo la sua +fortuna. Ma quello che nei detti appariva giustissimo, si +trovò nei fatti ingiusto e crudele. Essi vollero imporre +i beni vari e mutabili delle industrie e del commercio: +cosa in Firenze tanto inusitata, e ricevuta con sì straordinario +malcontento, che moltissimi abbandonarono perciò +i loro traffici; onde il Catasto dette così l’ultimo crollo all’industria +fiorentina. E mentre portava tanti danni, non +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +rimediava ad alcuno dei disordini già esistenti: era sempre +un prestito, la cui somma variava ogni volta ad arbitrio, +e che la repubblica poteva assai di rado restituire. +Il valutare, poi, le fortune del commercio, era cosa +tanto incerta, che dava ai Medici un adito assai maggiore +di favorire o disfavorire chi essi volevano. — Tale +era lo stato delle cose, quando il 5 febbraio 1495 si +presentava nel Consiglio Maggiore la nuova legge, che +riordinava le imposte secondo i consigli del Savonarola; +e le riordinava con tanta prudenza, sapienza e stabilità, +che oggi ancora si continua ad osservare quel sistema +medesimo che fu introdotto al tempo e sotto i consigli del +Frate! La nuova legge stabiliva, per la prima volta +in Firenze ed in Italia, l’imposta fondiaria; e distruggendo +tutti i prestiti e gli arbitrii, obbligava ogni cittadino +indistintamente, a pagare il dieci per cento sulla rendita +de’ suoi beni stabili, senza diritto ad alcuna restituzione. +Si chiamò la Decima, ed un nuovo ufficio fu creato +per accatastare tutti i beni e riscuotere ogni anno +equamente le imposte.‍<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> +</p> + +<p> +Messo termine con tanta prudenza e tanta prosperità +ad una materia così grave, nella quale l’ufficio del +Savonarola era stato degno dei più grandi riformatori +degli Stati, rimanevano due leggi d’una importanza +non punto minore. La prima era quella sulla pace +e perdono generale; circa la quale, mercè le prediche +continue di lui, pareva che tutti fossero venuti +d’accordo. Non così era dell’altra, che chiamavasi <i>la +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +legge delle sei fave</i>, della quale bisogna ora fermarsi a parlare; +perchè dètte occasione a lunghe discussioni nel +Senato, e fu in appresso cagione di molti disordini e pericoli +alla Repubblica, d’ingiuste e gravissime accuse +contro la memoria del Savonarola. I delitti di Stato +e i delitti criminali venivano, secondo gli statuti, +giudicali generalmente dagli Otto di Guardia e Balía, +il quale magistrato con <i>sei fave</i>, cioè a dire sei +voti, poteva confinare, esiliare, condannare nella +roba e nella vita.‍<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> Ora, con quei magistrati che mutavano +sì spesso, cogli odii di parte così vivi in Firenze, +seguivano ogni giorno ingiustizie crudeli ed incomportabili. +Tutti gli uomini di legge giudicavano, +quindi, essere indispensabile un qualche appello, che, +frenando la soverchia autorità delle <i>sei fave</i>, mettesse +un argine a questi mali che affliggevano la città: e tale +era l’opinione anche del Savonarola.‍<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a> +</p> + +<p> +Nel gennaio e febbraio 95, egli, avendo terminato +l’Avvento, faceva alcune prediche sopra i Salmi,‍<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a> +nelle quali raccomandava di continuo la pace +generale e questo appello dalle sei fave, dicendo quasi +ogni giorno: «Firenze, perdona e fa’ la pace, e non +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +gridare più: carne, carne e sangue, sangue.»‍<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a> E poi +continuava: «Bisogna temperare un poco questa autorità +delle sei fave, <i>con l’appello ad un Consiglio di ottanta +o di cento</i>, cavandoli dal Consiglio Grande. Tu dici che +questo scema l’autorità della Signoria: io ti rispondo +invece che l’accresce. O la Signoria vuol fare il male, +ed allora non deve averne autorità; o la vuol fare il bene, +ed allora avrà l’aiuto d’un Consiglio di buoni cittadini.‍<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>» +Altra volta raccomandava con moltissima istanza il riformare +l’amministrazione della giustizia; discorreva contro +il continuo abuso che allora si faceva della tortura; inculcava +la pace, e di nuovo concludeva: «Io ti dissi di +quelle sei fave, che bisognava dargli <i>uno certo bastoncello, +cioè quel Consiglio dello appello</i>.»‍<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> E ritornava +sempre sullo stesso argomento, fino a che la Signoria +non si decise a distendere una provvisione, che il 15 +marzo 1495 presentava agli Ottanta; e, vista la gravità +della cosa, essa li richiedeva solennemente del loro parere. +L’uso voleva che la legge fosse presentata nei +Consigli innanzi che alcuno l’avesse veduta; onde l’attenzione +di tutti nel leggerla e sentirla fu grandissima. +</p> + +<p> +La prima parte di questa provvisione era affatto secondo +le idee del Savonarola; pareva anzi che egli medesimo +l’avesse scritta, e diceva presso a poco così: «Visto +di quanta utilità sia l’unione e la concordia in una repubblica +bene istituita; e per seguire i vestigi di nostro +Signore, il quale in ogni sua operazione, o andando +o predicando o quiescendo, sempre diceva: pace; +e questo medesimo potendo vedere nelle cose naturali, +le quali cercano sempre l’unità, secondo la loro +natura; onde il filosofo diceva: la virtù unita è più forte; +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +ed ammonendoci, finalmente, le cose soprannaturali +che abbiamo sperimentate questo anno, nella formazione +di questo governo, e la misericordia usataci dal Signore, +la quale noi siamo obbligati d’imitare: +</p> + +<p> +»I magnifici Signori e Gonfalonieri ordinano che sia +fatta pace generale, e sieno perdonate tutte le ingiurie e +tutte le pene in cui sono incorsi i fautori del passato +governo.»‍<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a> +</p> + +<p> +Procedendo poi oltre alla seconda parte, la legge +deviava alquanto dai consigli del Savonarola, e stabiliva: +«Che qualunque cittadino abile agli uffici venisse dalla +Signoria o dagli Otto, per causa di Stato, condannato nella +vita, o in una pena corporale qualunque, o in una pena pecunaria +maggiore di 200 fiorini, o confinato, ammonito +ec., potesse nello spazio di quindici giorni appellare al +Consiglio Maggiore. Nel quale caso, doveva la Signoria accettare +chiunque volesse parlare in difesa; proporre il +caso in Consiglio sei volte in due giorni; ed avendo due +terzi dei voti in favore di lui, assolverlo.»‍<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a> +</p> + +<p> +Il punto sul quale questa legge deviava dai consigli +del Savonarola, era di molta importanza; perchè in luogo +di portare l’appello ad un Consiglio ristretto, di uomini +prudenti e periti nelle leggi, portavalo al Consiglio Maggiore; +ove avrebbero deciso più le passioni del momento +che la giustizia, più l’imperizia dei molti che la prudenza +dei pochi. Gli Ottimati si erano fin dal principio +opposti ad ogni sorta di appello, perchè essendosi usati a +vedere l’ufficio degli Otto cader quasi sempre nelle loro +mani, non sapevano comportare che se ne scemasse +in modo alcuno l’assoluta autorità. Ma, da un altro +lato, il popolo adesso considerava che il Consiglio Maggiore +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +fosse il solo signore della città, e che a quello +dovesse ogni cosa, per legge, ricadere. Queste passioni, +urtandosi in Palazzo, si erano accese; ed il partito +popolare, trovandosi assai più forte, trascorse all’eccesso +di questa nuova legge, che nelle cause più gravi faceva +giudice la moltitudine. Ma, ora che la provvisione +era fatta, tornava difficile assai moderarla. Non potendosi +parlare contro di essa, bisognava o respingerla +o accettarla; e respingerla era divenuto quasi impossibile, +dacchè i suoi fautori l’avevano, a disegno, +unita con la legge della pace universale, che tutti credevano +indispensabile. +</p> + +<p> +Nondimeno, dai discorsi che si tennero nella Pratica, +apparisce che gli onesti popolani s’erano avveduti dell’eccesso, +e facevano ogni sforzo per mettervi rimedio. +Vi sarebbero forse anche riusciti, se i nemici del nuovo +governo non avessero usata un’arte ed un’astuzia quasi +infernale. Quando essi videro che il popolo, i prudenti, il +Savonarola stesso volevano assolutamente un appello +dalle <i>sei fave</i>; si persuasero che niente poteva venir meglio +a loro proposito che la nuova legge, la quale, essendo +eccessiva, avrebbe nella prima occasione partorito +gravi disordini; e coi disordini solamente, essi speravano +poter mutare la forma del governo e metterlo +in mano dei pochi. Così, dopo avere con ogni modo +contrastato l’appello ad un Consiglio ristretto di savi +e prudenti cittadini, si dierono, tutti uniti, a favorire +energicamente e quasi furiosamente l’appello al Consiglio +Maggiore. Per queste ragioni, con grande meraviglia +si vide nella Pratica, che mentre i popolani +andavano moderati, ed i partigiani del Savonarola ardivano +anche esprimere la loro disapprovazione contro +una legge proposta dalla Signoria; gli ottimati, i nemici +del nuovo governo, i partigiani dei Medici, la +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +favorivano con tutta la forza della loro eloquenza. In +un volume di <i>Frammenti di Pratiche</i>,‍<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> noi abbiamo, per +fortuna, trovato la bozza o, come allora dicevano, lo +<i>straccetto</i> di questi discorsi, fatto dal notaio della Signoria; +e con essi, possiamo assistere ad una delle principali +e più animate discussioni di quella repubblica. +Il soggetto era di gravissima importanza: parlarono +uomini di molta autorità, e fecero sforzo di tutta la +loro facondia in quei discorsi, che mentre ci rappresentano +come in quegli antichi consigli si formassero e +discutessero le leggi, mettono in nuova luce un fatto +sinora assai male conosciuto, e difendono il Savonarola +da una delle più gravi accuse che gli vennero mai fatte. +</p> + +<p> +Presentata, adunque, la legge e richiesto dalla Signoria +il parere dei cittadini, essi si ristrinsero nelle +pancate; e, dopo avere fra loro consultato, fu primo a +parlare messer Domenico Bonsi, amico del Savonarola, +ed uno degli Accoppiatori. Riferendo il parere della +sua pancata, egli raccomandava la pace, dimostrandone +l’utile e la necessità con molte citazioni del Vangelo e di +san Paolo, insieme con altre di Demostene e d’Aristotele. +Venendo, poi, a discorrere dell’appello, diceva che +esso era certamente assai utile: dava però a conoscere, +che tra’ suoi colleghi era una grande diversità di pareri; +ma, quasi egli non ardisse andare più oltre e discorrere +contro una legge proposta della Signoria, si fermava a +questo. Pigliava poi la parola messer Francesco Gualterotti; +il quale, dopo aver levata a cielo la pace universale, +veniva a parlare della necessità d’un appello contro la +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +soverchia autorità degli Otto, dicendo che essi avevano +sempre empito la città di esilii e di confische: pure, +tanto esorbitante dovette a lui parere la nuova legge, +ch’egli si fece ardito proporre, che la facessero <i>a tempo</i>, +e non in perpetuo. +</p> + +<p> +Essendosi in questo modo animata la discussione, si +levava a parlare messer Luca Corsini, uno di quelli che +nel giorno del tumulto avevano chiuso la porta del Palazzo +in faccia a Piero de’ Medici. Egli era cittadino di maggiore +autorità ed eloquenza, tra i più riscaldati nella parte +popolare, e descrisse con vivi colori le tristissime condizioni +dei tempi. — «Noi vediamo,» egli diceva, «tutta +Italia per nuovi e grandi pericoli fluttuare; e, trovandoci +nel centro di essa, siamo, per necessità, più d’ogni altro +esposti a soffrire. Epperò, l’unione e la concordia è la sola +medicina utile a farci rispettare dai potenti vicini, che +già si vede essere pronti per assalirci nella nostra prima +divisione. Noi, d’altronde, abbiamo data ad ognuno facoltà +libera d’entrare nel Consiglio: onde, se non teniamo +contenti tutti gli amici del vecchio Stato, essi, colle fave ed +in segreto, ci lavoreranno contro. Che se niun’altra cosa +vi dovesse muovere,» egli gridava con voce più alta e +sonora, «dovrebbe pure bastare l’esempio che ci ha dato +Nostro Signore, il quale, dopo avere stretto contro di +noi il brando della sua giustizia, lo ha voluto allontanare, +perdonandoci misericordiosamente. Facciamo, +adunque, anche noi misericordia; facciamo un generale +perdono. Che se questo pare a qualcuno rimedio estraordinario, +si rammenti allora che nei casi straordinari, +ordine sia l’andar fuori dell’ordine.» +</p> + +<p> +Venendo poi alle <i>sei fave</i>, egli si riscaldava ancora +più nel discorso, dicendo essere assolutamente necessaria +una qualche modificazione. E tutto pieno di quello +spirito democratico che assai facilmente eccede, aggiungeva: — «Il +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +corpo della repubblica è un solo, e questo +è l’universo popolo; il quale, non potendo amministrare +ogni cosa, elegge i magistrati. Ma se nascono +dubbi o disordini o dissensioni, come vediamo tuttogiorno +seguire; non è ingiusto che si ritorni a quel +Maggiore Consiglio che rappresenta il popolo, e da +cui i magistrati hanno ricevuto gli uffici: nè si viene a +diminuire l’autorità dei Signori col fare appellare a quel +popolo a cui appartiene tutta la repubblica. Che se poi +consideriamo le cose avvenute in questi ultimi tempi, +diremo essere somma prudenza e consiglio, il desiderare +che queste leggi sortiscano buon fine.» +</p> + +<p> +Quando ebbe il Corsini messo termine al suo animato +discorso, tutti gli occhi si volsero verso il dottore +in legge messer Guidantonio Vespucci, noto per la sua +eloquenza, per la sua dottrina e per essere uno dei +più forti sostegni nel partito degli ottimati; quello stesso +che noi abbiamo visto, nel dicembre passato, addurre +in Palazzo tutte le ragioni per contrastare la nuova forma +del governo popolare. La sua dottrina dava un peso grandissimo +alla sua opinione; ed egli, che lo sapeva, parlò con +molta gravità, e fece saggio della sua celebrata facondia. +Lodò, innanzi tutto, i discorsi di coloro che lo avevano +preceduto; «perchè ognuno,» egli disse, «in diversi +modi ha mirato al medesimo fine, quello cioè di raffermare +la libertà: mi piace anche il vedere che molti +hanno francamente espressa un’opinione contraria a +quella della Signoria; perchè in questo modo solamente si +può giungere al vero.‍<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a> In quanto a me,» continuava il +Vespucci, entrando direttamente nella quistione delle +sei fave, «non vedo altro, se non che bisogna cercare +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +la via alla eguaglianza di tutti i cittadini; e se la vecchia +strada vi conduce, si deve seguirla; se non vi conduce, +bisogna mutarla. In vero, l’antica legge a me +pare assai pericolosa; e chi bene la considera, vedrà +che non è bene ordinata, nè bene si pratica, nè è +giusto concedere ai Signori tanta autorità, che non sia +lecito da loro appellare. Dal Re di Francia si appella al +Consiglio Parisiense, dall’Imperatore si appella al Papa, +ed anche contro la sentenza del Sommo Pontefice si ritrova +appello.‍<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a> Niuno, adunque, deve sdegnarsi di veder +corretto da altri quell’errore in cui per troppa celerità o +inavvertenza, sia caduto. E se i principi, i quali sono +sciolti da ogni legge, si sottomettono spontaneamente all’appello; +perchè debbono ricusarlo i magistrati, che hanno +dal popolo tutta la loro autorità? Questo appello, adunque, +non fa altro che restituire al popolo un suo diritto, +e reprimere le voglie immoderate di quelli che +troppo ambiscono. Un gran freno sarà certo a coloro +che giudicano, il pensar che le loro sentenze debbono +essere approvate dal Consiglio Maggiore. Onde io +non vedo che danno si debba temere, se una volta si +distrugge questa perniciosa autorità delle <i>sei fave</i>.» +</p> + +<p> +«Della pace, poi, è inutile discorrere; giacchè non +v’è altro parere fra i cittadini, se non che: quanto prima +e quanto più generale si faccia, tanto più sarà utile. Ma,» +e queste furono le sue ultime parole, «niuna pace più +utile si potrà concludere, che togliere questa maledetta +autorità delle sei fave, causa di tutte le discordie.‍<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +</p> + +<p> +Fu grande la maraviglia di tutti nel vedere il Vespucci +difendere con tanto ardore quei diritti del popolo, +che aveva, nel dicembre passato, con uguale ardore oppugnati. +Pure, il suo discorso fu quello che dètte il crollo +alla bilancia; ed il 18 marzo, noi vediamo la nuova legge +approvata nel Consiglio degli Ottanta con 80 voti favorevoli +contro 13;‍<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a> il 19, approvata nel Consiglio Maggiore +con 543 contro 163. Tale è la storia vera di questa +discussione: ma tutti gli scrittori si sono intorno ad essa +taciuti, accusando poi con grave ingiustizia il Savonarola, +come autore d’una legge eccessiva; mentre le sue +prediche ci dimostrano ch’egli ne favoriva un’altra assai +moderata; e dalle Pratiche della Signoria, come noi +abbiam visto, resulta che i partigiani di lui avevano +quasi violato gli antichi usi parlamentari della Repubblica, +per opporsi a quelle intemperanze.‍<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +</p> + +<p> +Questa legge si deve considerare, invece, come il +primo passo ed il primo trionfo del partito che mirava +alla distruzione della repubblica: partito che noi cominceremo +ben presto a vedere instancabile nel cercare +la rovina del Savonarola; e disposto sempre a valersi +di queste arti doppie e subdole, nelle quali dètte +prova d’una finezza e d’una astuzia politica da disgradarne +tutti i diplomatici dei nostri tempi. Il Savonarola +si tacque, è vero, dopo che la legge fu fatta; +perchè era inutile seminare discordie e mali umori +fra il popolo e la Signoria; e fors’anche, nè egli nè +molti altri potevano, allora, prevedere tutte le sinistre e +pericolose conseguenze che dovea portare, l’aver solo alquanto +ecceduto nel fare una legge che per sè stessa era, +poi, giustissima. Ma di tutti i mali prevedibili e futuri, +maggiore era il presente e visibile; giacchè si vedeva +come in quei giorni medesimi, nei quali il popolo faceva +una pace e perdono universale, i nemici del nuovo governo +si univano per formare un partito e rovinare la repubblica, +nel momento stesso ch’essa li beneficava. Certo, quel +giorno le passioni s’inasprirono assai, e quella ingratitudine +e doppiezza dovette molto irritare l’animo franco ed +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +aperto del Savonarola. Egli serbò su quel fatto un profondo +silenzio; ma, nei seguenti sermoni, si tradisce un certo +irritamento ed un’asprezza di parole che non avevamo +mai veduta in lui. Tanto è vero quell’antico proverbio +che dice: <i>una goccia d’aceto guasta una botte di miele!</i> +</p> + +<p> +Essendosi colla legge delle sei fave cominciato a +pensare all’amministrazione della giustizia, si continuava +ora a volervi provvedere, perchè in tutte le sue +prediche il Savonarola la raccomandava.‍<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> Infatti, in essa +era un disordine grandissimo; una confusione indescrivibile +di leggi e di magistrati, creata specialmente da Lorenzo +il Magnifico, il quale aveva nella repubblica mescolato +in maniera il vecchio ed il nuovo, che quasi non si +poteva più venire a capo di nulla.‍<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a> I giudici principali nelle +cose civili e criminali, erano in antico due magistrati +forestieri, il Potestà ed il Capitano del popolo: ad essi +andavano le liti di maggiore importanza, e si appellava +dalle sentenze emanate dai giudici minori, che risiedevano +nei vari quartieri.‍<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a> Verso il 1477, furono aboliti +quei due magistrati;‍<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> onde ne crebbe moltissimo l’importanza +della Signoria e degli Otto, a cui ricadde gran +parte della loro autorità. In quel medesimo anno, decadde +ancora grandemente il tribunale di commercio o la +<i>Casa della Mercatanzia</i>, che risiedeva accanto al Palazzo +dei Priori ed aveva una grandissima importanza +nella repubblica; giacchè essa era come il nucleo, il centro +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +principale della vita delle Arti in Firenze. Nè essendosi +pensato di mettere a queste cose alcun rimedio, ora +non sapevasi mai con certezza a quale magistrato bisognasse +ricorrere, e la giustizia veniva assai male amministrata. +Il Savonarola, quindi, raccomandava una riforma +generale: voleva che si creasse una <i>Ruota</i>, o sia un tribunale +di giudici cittadini, savi, ricchi e bene pagati, acciò +fossero incorruttibili. «Ma se questo,» egli diceva, «è +per ora troppo grande spesa, fate almeno venir subito un +buono e valente giudice delle appellazioni;‍<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a> e fate ancora +che si riordini la Mercatanzia, e si elegga il suo giudice +forestiero, secondo gli antichi statuti.»‍<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a> In quanto alla +Ruota, essendo essa una istituzione affatto nuova in +Firenze, non si potè fondarla che parecchi anni dopo;‍<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a> +ma si pensò, invece, di restituir subito la Mercatanzia +nella sua primiera grandezza. +</p> + +<p> +Il 20 ed il 21 maggio 1495, passava, quindi, nei due +Consigli la nuova legge, il cui tenore era questo: «Considerando +che niuna cosa importi quanto l’amministrazione +della giustizia; e vedendo come sia caduta basso +la reputazione della Casa della Mercatanzia, per la confusione +delle leggi fatte dopo gli antichi statuti;‍<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a> e volendo +i Magnifici Signori e Gonfaloniere rimediarvi coll’imitare +le antiche e bene considerate leggi, e ridurre tale +Casa nella sua buona e antica riputazione; provvidero +e ordinarono: +</p> + +<p> +«Che i Signori della Mercatanzia debbano eleggere +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +trentotto savi cittadini d’anni trentacinque, i quali verranno +squittinati nel Consiglio Maggiore; e i tredici che avranno +più fave, saranno <i>Statutari e Riformatori della Casa +e Corte della Mercatanzia ed Università dei mercatanti</i>, +colla medesima autorità avevano gli statutari nel 1477; +di togliere, cioè, aggiungere e riformare affatto lo statuto; +il quale, dopo essere stato approvato nel Consiglio +Maggiore, avrà pieno vigore.» — In questo modo rinacque +l’antica ed illustre Casa della Mercatanzia, e venne compilato +in Firenze quel secondo Codice di commercio, che +si chiamò dai mercatanti lo Statuto del novantasei.‍<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a> Esso +fu nuovo documento della risorta sapienza civile dei +Fiorentini, e riuscì di vantaggio grandissimo al popolo, +alla giustizia ed alle Arti. +</p> + +<p> +Mentre che il nuovo governo s’andava sempre più +conducendo alla sua perfezione, era necessario che +gli Accoppiatori deponessero il loro ufficio, il quale o +restava inutile, o veniva a contrastare con quello dei +nuovi magistrati. A ciò si adoperava il Savonarola; e messer +Domenico Bonsi, suo amico, fu dei primi a deporre +volontariamente l’ufficio.‍<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a> Gli altri seguirono il suo +esempio; e l’8 di giugno, si vinceva una provvisione +che dava loro «autorità, facoltà e balía di renunziare, e +trasferire nel Consiglio Maggiore tutta quella autorità e +potenza che avevano avuta dal Parlamento.‍<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>» La medesima +legge stabiliva il nuovo modo e le nuove forme con +cui si doveva d’ora innanzi eleggere la Signoria.‍<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +</p> + +<p> +Cessata, fortunatamente e senza disordini, l’autorità +degli Accoppiatori, restava ancora una legge gravissima +da fare: bisognava, cioè, abolire i parlamenti, +cagione in Firenze di tutti i disordini, di tutte le +mutazioni, di tutte le tirannidi. Ora che il Consiglio +Maggiore poteva fare e disfare ogni cosa, il parlamento +aveva perduta ogni ragione di essere; nè altro +scopo si poteva avere nel radunarlo, se non quello +di distruggere la repubblica. E certo, se Piero de’ Medici, +che già tutti vedevano adoperarsi, non senza fortuna, +appresso i Francesi e i potentati d’Italia, fosse riuscito a +tornare in Firenze; egli non avrebbe avuto altra via a +volgere la plebe in suo favore, che quella dei parlamenti. +E se i suoi amici, i quali, come ora pur troppo si vedeva, +non erano nè pochi nè deboli, avessero pensato di +tentare in suo favore qualche cosa nella città stessa; essi +certo non speravano in altro, che in quei parlamenti, +stati sempre a Firenze il più docile strumento della tirannide, +e la via più facile a mutare gli Stati. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +</p> + +<p> +Spesso, negli storici e politici fiorentini, noi troviamo +lunghi ragionamenti che dimostrano i danni, +i pericoli e le enormità dei parlamenti;‍<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a> ma in quei +giorni la questione era divenuta assai più viva. Si +vedevano di lontano i Medici tramare; si era, nel deliberare +la legge delle sei fave, scoperto che nel seno +stesso della repubblica v’erano i nemici della libertà: +gli animi s’erano, perciò, su quella questione alterati; +ed il Savonarola stesso si lasciò trasportare a tenere +sul pergamo un linguaggio insolito, e che certo non +conveniva ad un ministro di pace, qual egli era: — «Io +ho pensato a questo tuo parlamento, che non +mi pare che sia altro che uno distruggimento, e +però è necessario di levarlo via. — Popolo, fatti +innanzi. Non sei tu, ora, signore tu? — Sì. — Or +guarda che non si faccia parlamento, se tu +non vuoi perdere il governo tuo. Sappi, che non +vuole dire altro parlamento, che voler torre di +mano al popolo il reggimento. Tenetelo a mente, e +insegnatelo ai vostri figliuoli. Popolo, come tu senti +la campana che si vuole fare il parlamento, lieva su, +e tira fuori la spada e di’: — Che vuoi tu fare? Non +può egli questo Consiglio ogni cosa? Che legge vuoi tu +fare? Non può farla questo Consiglio? — E però vorrei +che voi facessi una provvisione, che quando entra +la Signoria, giurasse di non fare parlamento; e che se +nessuno volesse pure tentare di fare parlamento, chi +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +lo rivela, se quello è dei Signori, guadagni trentamila +ducati; se altro, mille. E se quello volessi fare +parlamento sarà dei Signori, gli sia tagliato il capo; +se è altro, sia rubello e confiscatogli tutti i beni. E +che tutti i gonfalonieri, alla entrata dell’ufficio loro, +giurino tutti, che come e’ sentano sonare a parlamento, +la prima cosa corrino a mettere a sacco le +case de’ Signori; e guadagni quello gonfaloniere che +va a mettere a sacco una delle case de’ Signori, il +quarto della roba; il resto guadagnino e’ suoi compagni. +Item, che quando e’ Signori voglion far parlamento, +che come mettono el piede in ringhiera, subito +s’intenda non essere più Signori; e ognuno li possa +tagliare a pezzi senza pecca.‍<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>» — Questo era un momentaneo +eccesso; e noi potremmo osservare, che la confisca, +ed il mettere a sacco e distruggere le case, erano +pene, a quel tempo, comunissime nei delitti politici. +Ma nè questo nè il rammentare che i Medici e i +Medicei avevano già cominciato a lavorare contro la +repubblica; anzi, come noi vedremo, si accostavano +già alle mura di Firenze; potrà affatto scusare il Savonarola +del suo essersi lasciato trasportar così oltre dalla +passione. +</p> + +<p> +Comunque sia di ciò, il giorno 28 luglio 1495 egli +aveva fatta quella predica, ed il 13 agosto la legge era già +vinta, e diceva: «Che la riforma del presente Stato, +avendo ad essere della libertà di questo fiorentissimo +popolo; e desiderando conservare in perpetuo questo +governo, acciò non solo noi ma i nostri figliuoli godano +di questa santa libertà; e nessuno ardisca, levando +capo, farsi tiranno e sottomettere i liberi cittadini; e +conoscendo nessuna via essere tanto facile a sottomettere +la nostra libertà, ed impedire questo nuovo e buono +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +reggimento e Stato, quanto la via del parlamento; e considerando, +finalmente, che non può occorrere caso nessuno, +per il quale abbi ad essere necessario fare parlamento, +essendo venuto il governo in mano del popolo, +che è vero e legittimo signore della nostra città, e +può fare ogni nuova legge senza convocare il parlamento +ec.: +</p> + +<p> +»I magnifici Signori e Gonfaloniere provvedono +ed ordinano: che per l’avenire non si possa più fare +parlamento; che la Signoria debba per lo innanzi giurare +di mai più convocarlo; e chi macchinasse una tal +cosa, sia sottoposto alla pena di morte, e 300 fiorini dati +a chi lo rivelasse.»‍<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a> +</p> + +<p> +Dopo quel primo furore, il Savonarola tornava +alle sue idee ed alla sua opera di pace, occupandosi tutto +intorno alla formazione del Monte di Pietà. «Io vi +raccomando questo Monte di Pietà, che ognuno l’aiuti; +massime queste donne doverrebbono dare tutto quello +che hanno di superfluo..... Ognuno offerisca; e non +si dieno quattrini, ma ducati.»‍<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a> Ed in questo modo +continuando, predicava assai spesso in favore di quella +istituzione, e raccomandava il basso popolo alla carità dei +cittadini, delle donne, dei ricchi. +</p> + +<p> +In vero, niuna cosa poteva immaginarsi più utile +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +a sollevare la miseria del popolo, che questo Monte della +Pietà. Eranvi allora a Firenze gli Ebrei, i quali imprestavano +al 32½ per cento, con interesse composto; in +maniera che s’era visto, che 100 fiorini, imprestati +alla loro ragione ordinaria, arrivavano, dopo 50 anni, a +49,792,556 fiorini, 7 grossi e 7 denari.‍<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a> Queste cose +avevano sollevato un grande odio del minuto popolo +contro gli Ebrei, e facevano a molti pensare di trovar +modo per mettervi qualche rimedio. Frà Barnaba da +Tenti aveva da più tempo predicato il Monte di Pietà, e +fondatolo a Perugia; Frà Bernardino da Feltre si dette, +poi, a diffonderlo in Italia; e a tempo di Lorenzo dei +Medici, venne a predicarlo in Firenze. Il 26 marzo 1473 +era già fatta la provvisione, quando pare che un ebreo +arrivasse con 100,000 fiorini a corrompere i magistrati +e lo stesso Lorenzo il Magnifico: in questo modo la cosa +andò a vuoto, e Frà Bernardino fu esiliato da Firenze. +A tempo di Piero de’ Medici, i Frati Minori eccitarono +il minuto popolo contro gli Ebrei, e predicarono di +nuovo il Monte della Pietà: dal che seguirono molti +disordini, cagionati specialmente dalla imprudenza di +Piero; il quale, solo per andare contro alla opinione +dei magistrati e della gente più culta, favoriva i Frati +Minori.‍<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a> +</p> + +<p> +Il Savonarola si era sempre astenuto dall’entrare in +quelle inutili controversie; nè mai una sola parola era +uscita dalla sua bocca contro gli Ebrei: esso voleva convertirli, +e non perseguitarli. Quando, però, il popolo divenne +libero, egli si mise a propugnare il Monte della +Pietà, ed a lui solo riuscì di fondarlo in Firenze. Il 28 +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +decembre 95, veniva approvata la legge, che incominciava +così: «Beato colui che veglia sul bisognoso e sul +povero: nel giorno dell’avversità sarà liberato dal Signore.» +Essa procedeva, poi, a parlare contro «la pestifera +voragine e pessimo veneno dell’usura; già sopportata +in Firenze 60 anni, da quella pessima e di Dio inimica +setta ebraica.» Ordinava, finalmente, che si eleggessero +otto cittadini, i quali, senza avere alcun salario, facessero +lo statuto del Monte; dopo di che s’intendesse finito ogni +contratto cogli Ebrei, cui si dava tempo un anno a partire. — Il +15 dell’aprile 1496, era già scritto lo statuto, +che veniva approvato nei Consigli. Tutto vi era inteso +a vantaggiare il popolo: le spese d’amministrazione +non dovevano passare i 600 fiorini l’anno: l’interesse +che pagherebbero i portatori dei pegni, non eccedere +il sei per cento: essi dovevano, però, giurare +di non venire al Monte per giocarsi il danaro che ricevevano.‍<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a> +Nel promuovere questa santa istituzione, tanto +il Savonarola favoriva il popolo, che il suo disegno proponeva +che gl’impiegati venissero salariati a spese del Comune, +e i prestiti fatti senza interesse.‍<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a> Ciò non fu possibile, +ma il nuovo statuto del Monte riusciva a sollevar +molto la minuta gente; nè per questo fu necessario +cacciare gli Ebrei, chè i tempi del Savonarola erano +tempi d’esaltate passioni, non però d’intolleranza. +</p> + +<p> +E queste furono le leggi colle quali il popolo fiorentino +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +ordinava la sua libertà, e dava a sè stesso una nuova +costituzione. Di certo, aprendo i libri delle provvisioni +fatte in questi anni, se ne può trovare un numero assai +maggiore; che noi abbiamo tralasciate, per essere d’interesse +tutto particolare. Fra queste, però, vogliamo nominarne +una, che fu fatta l’8 di giugno 1495. Con essa, i magnifici +Signori e Gonfalonieri: «Considerando che messer +Dante Alighieri, bisnipote di Dante poeta, non può rientrare +in Città per non aver potuto pagare la tassa impostagli +dai Signori di novembre e dicembre passato; e giudicando +essere bene usare qualche gratitudine alla posterità +di quello poeta, il quale è di tanto ornamento a questa +città; provvedono che il detto messer Dante s’intenda essere, +e sia, libero da qualunque bando, relegazione ec.‍<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>» +Era un tardo perdono alla memoria del gran Ghibellino; +una troppo debole giustizia al nome del divino poeta: +pure, fece molto onore a quella repubblica l’avervi, +nel suo primo nascere, pensato. — Di altre leggi non +parleremo, perchè noi abbiamo voluto mettere innanzi +agli occhi del lettore solamente l’insieme del nuovo +governo. +</p> + +<p> +In un anno si era, dunque, costituita la libertà +di un popolo; concessogli le armi; ordinato le gravezze; +spenta l’usura col Monte di Pietà; fatta la pace +universale; riordinata la giustizia; aboliti per sempre +i parlamenti; e costituito quel Consiglio Maggiore, a +cui il popolo di Firenze restò sempre affezionato con +una tenacità che non ebbe mai per alcun’altra delle +sue politiche istituzioni. Si mise, allora, sulla ringhiera +di Palazzo quella statua di Giuditta che ammazza +Oloferne, la quale è opera dell’immortale Donatello; +e perchè da quel luogo eminente stesse a simboleggiare +agli occhi di tutto il popolo il trionfo della libertà +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +sopra la tirannide, vi posero quella iscrizione che +dice: <i>Exemplum sal: pub: cives posuere. MCCCCXCV.</i>‍<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a> +</p> + +<p> +E tutto ciò venne fatto in così poco tempo, senza +sguainare una spada, senza versare una goccia di sangue, +senza una sola discordia cittadina; e questo in Firenze, +la città dei tumulti! Ma più di tutto, fu maraviglioso a +vedere, come un uomo solo, un semplice frate,‍<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> potesse +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +reggere dal pergamo tanta impresa, e guidarla sempre +al bene: esempio unico nella storia, della onnipotenza +della parola e dell’umana volontà. Egli non era in piazza, +non sedeva in Palazzo: eppure seppe divenire l’anima di +tutto il popolo, l’autore principale di tutte le leggi che fondarono +il nuovo governo. Dopo la rivoluzione del 1494, +noi subito scorgiamo nelle provvisioni, a chiare note ed +in ogni parola, l’impronta del democratico frate. Esse +diventano italiane, di latine che erano;‍<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a> una nuova forma, +un nuovo stile, un nuovo spirito le anima; vi riconosciamo +quasi la voce stessa del Savonarola: spesso, anzi, +non sono altro che il brano medesimo della predica +in cui egli le aveva raccomandate. Noi entriamo +nei Consigli, e sentiamo i cittadini sostenere le sue +medesime idee, discorrere il suo stesso linguaggio. Ma +che diremo quando, arrivati alla fine di questo anno +1495, e rivolgendo indietro lo sguardo, noi troviamo +che Firenze non è stata mai così savia e prudente; +che la forma di governo ora costituita è la migliore, +la sola stabile che, in tanti anni di tumultuosa +vita, il suo popolo abbia saputa creare? Che diremo +quando noi vediamo i più grandi politici fiorentini +prenderla in esame, e non potersi trattenere di levarla +a cielo?‍<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a> +</p> + +<p> +Il Machiavelli, il Guicciardini, il Giannotti, che +scrissero quando la libertà fiorentina era caduta, quando +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +le speranze dei patrioti erano spente; meditarono tutta +la storia di Roma, tutta la storia di Firenze e d’Italia, +per trovare una forma di governo che meglio si potesse +adattare alla loro patria, quando la fortuna volesse mutare +aspetto: e tutti conclusero sempre, non esservi altro che il +Consiglio Maggiore e la forma del 94, che eglino s’adoperavano +solamente a modificare, per adattarla ai tempi mutati. +Ed è meraviglioso veramente a considerare, come +anche nelle modificazioni che proposero, quei grandissimi +ingegni non si discostassero dalle idee del Frate: +essi volevano un gonfaloniere a vita, ed egli lo aveva +prima di morire consigliato più volte: essi volevano un +nuovo tribunale per le cose criminali, ed egli lo aveva +nei suoi sermoni predicato: essi proponevano una libera +discussione nei Consigli, e niuna cosa egli aveva più +costantemente raccomandata. +</p> + +<p> +Alcuni, è vero, si sono affaticati a provare che il +Savonarola non fu autore del Consiglio Maggiore, perchè +il Soderini ne aveva portato l’idea da Venezia; che non inventò +il Monte della Pietà, perchè era stato già predicato +da altri; e così via discorrendo. Ma questa è una vana fatica: +il Savonarola non inventò alcuna delle istituzioni che +fece adottare in Firenze; ed in ciò sta, anzi, il suo merito +maggiore. Le istituzioni non si creano nè s’immaginano; +ma debbono essere il resultato dei tempi e delle +condizioni d’un popolo. Egli seppe, per così dire, ritrovarle +e riconoscerle; ebbe la forza di persuaderle e +farle adottare: e questo è il più grande elogio che si +possa fare al suo ingegno politico. Noi lo ripetiamo: +il Savonarola vide più giusto di tutti, perchè vide col +suo buon senso naturale, col suo profondo amore del +bene, colla mente libera da teorie e l’animo libero da +spirito di parte. Egli va messo, perciò, tra i più grandi +fondatori di repubbliche. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +</p> + +<p> +Che se a persuadere la verità di questi giudizi non +basta l’evidenza della storia, non bastano le leggi stesse +che abbiamo riportate quasi alla lettera, non basta +l’autorità dei grandi politici italiani; noi non sapremmo +davvero a quali argomenti ricorrere. Oggi, pur troppo, è +invalsa una opinione che, ponendo in vista alcune particolari +stranezze del Savonarola, sopra quelle solamente +vorrebbe giudicarlo. Ma noi diremo, innanzi tutto, che +nella vita politica di questo anno, egli aveva saputo assai +moderarle; e dipoi, che se troppo spesso le troviamo +mescolate nei suoi discorsi religiosi, scientifici ed anche +politici, questo fu un errore ch’esso ebbe comune cogli +uomini più grandi del suo tempo. Di certo, maggiori assai +furono le stranezze di Girolamo Cardano, del Pomponaccio, +del Porta e di tanti altri; ma niuno pensò mai che si +dovesse perciò negare ad essi l’ingegno che pure ebbero +nelle scienze fisiche e matematiche. E si potrà negare al +Savonarola la sua grandezza politica, e cercare di spargere +il ridicolo sulla sua persona, quando abbiamo innanzi +a noi un popolo che quasi vive solamente della +vita ch’egli ha saputa infondergli, e vediamo ordinata +da lui una costituzione che è l’ammirazione di tutti +gli antichi e moderni scrittori? Che se certe singolarità +del suo carattere dánno ombra, ed impediscono, ancora, +che nell’animo del lettore si formi un giudizio chiaro +e sicuro; noi lo preghiamo che seguiti oltre questa +narrazione, perchè, quando di esse avremo fatto un +esame minuto e diligente, appariranno, forse, sotto un +aspetto assai diverso da quello che hanno loro dato gli +altri biografi. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +</p> + +<h4 id="notacap5-2">NOTA. +<span class="smaller"><i>Delle opinioni che professarono i grandi politici fiorentini, +intorno al Savonarola ed al governo da lui istituito.</i></span></h4> +</div> + +<p> +Non pare che il Machiavelli avesse avuta molta simpatia +pel Savonarola; giacchè, in una delle sue prime lettere, ne parla +solamente come d’un frate furbo e astuto: ma ciò non fa che +dare maggior peso al rispetto con cui ne parlò in età più matura. +Egli non si astiene, è vero, dal notare alcuni di quelli che +credette errori politici del Frate: specialmente a proposito +della legge delle sei fave, di che abbiamo parlato più sopra ed +avremo altrove occasione di tornarvi: ma assai più spesso, +parla della «dottrina, prudenza e virtù dell’animo suo» +(<i>Discorsi</i> lib. I, Cap. XLV); lo chiama «afflato di virtù divina» +(<i>Decennale primo</i>); e dice, che «d’un tanto uomo se ne +debbe parlare con riverenza» (<i>Discorsi</i> lib. I Cap. XI). Quando, +poi, viene a discorrere delle istituzioni fondate dal Savonarola, +è costretto confessarne tutta l’importanza; come si +vede nel suo <i>Discorso</i> a Leone X, ove dice espressamente: +non esservi altra via a riordinare lo Stato di Firenze, che +quella di aprire il Consiglio Maggiore. «Senza satisfare +all’universale, non si fece mai alcuna repubblica stabile. +Non si satisferà mai all’universale dei cittadini fiorentini, se +non si riapre la sala (del Consiglio); e sappia vostra Santità, +che chiunque penserà tôrle lo stato, penserà innanzi ad ogni +altra cosa di riaprirla.» Se, poi, si volesse osservare che le +lodi del Machiavelli sembrano assai più sentite, quando riguardano +le leggi dal Savonarola istituite o il predominio ch’egli +seppe acquistare sul popolo, piuttosto che quando discorrono +della persona stessa del frate; questo sarà assai facilmente spiegato +dal considerare la grande diversità e quasi l’opposizione +di que’ due caratteri, l’uno tutto fede e spontaneo entusiasmo, +l’altro tutto analisi, dubbio e ricerca. Eran certamente due +grandi uomini che non si potevano intendere. Il Savonarola +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +avrebbe condannato con soverchia severità le idee del Segretario +fiorentino; e questi, malgrado la sua ammirazione pel fondatore +della repubblica del 94, non poteva risparmiare i suoi +sarcasmi contro al frate ed al profeta. Onde, quell’ironia che +trasparisce qualche volta di sotto alla lode, e quel biasimo che +viene sempre moderato dalla stima e dal rispetto, ci dipingono +la vera impressione che era nell’animo del Machiavelli, assai +meglio d’ogni giudizio più definito. +</p> + +<p> +Il Giannotti, poi, quel nobile e generoso cittadino che ebbe +la sventura di vedere due volte caduta la libertà della sua patria, +e due volte sopportò l’esilio, temperandone il dolore col +darsi tutto a studiare il modo come riordinare il governo di Firenze +pel tempo in cui fosse ritornata libera; egli non s’imbatte +mai nel nome del Savonarola, senza che quel cuore di bravo popolano +palpiti più forte; e la sua ammirazione per le istituzioni da +lui consigliate, si manifesta con una sì spontanea ingenuità, +che muove quasi le lagrime. «Chi fece il Consiglio Grande,» +egli dice, «fu più savio di Giano della Bella; perchè questi pensò, +per assicurare il popolo, d’abbassare i grandi; mentre l’altro +cercò d’assicurare la libertà a tutti.» (<i>Della Repubblica fiorentina</i>, +pag. 87; Firenze 1850.) Così tutto il suo libro è pieno di +questa ammirazione. E quando egli vuole rimproverare l’abuso +che facevano i frati al suo tempo, del predicare di continuo +sulle cose di Stato ed in Palazzo, egli aggiunge: «E se Frà +Girolamo vi predicò, egli non è più un Frà Girolamo ornato +di tanta dottrina, di tanta prudenza e di tanta sapienza; e +però non debbono essere sì presuntuosi, che paia loro conveniente +di fare quello che faceva, chi di gran lunga in ogni +cosa li superava.» (<i>Della Repubblica fiorentina</i>, lib. III, +pag. 233.) +</p> + +<p> +Ma chi volesse veramente conoscere il giudizio che i grandi +uomini di Stato facevano del Savonarola, e vedere esaminata minutamente +la forma di governo da lui ordinata, ed i grandi servigi +ch’egli rese alla libertà della sua patria; bisogna che legga +le <i>Opere inedite</i> di Francesco Guicciardini. Nella <i>Storia d’Italia</i>, +egli, scrivendo in tempi avversi al Frate, aveva frenato la sua +penna; ma in quelle opere che scrisse nel segreto del suo studio, +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +e che non destinava forse alla luce, noi troviamo in lui un altro uomo. +Pare come s’ei volesse alleviare un peso che opprime troppo +la sua coscienza, e dare sfogo a sentimenti con violenza e lungamente +repressi nell’anima sua. Quasi ci sembra vedergli cadere di +dosso il pomposo manto del corrotto diplomatico, ed uscirne di +sotto lo schietto lucco repubblicano. Dall’anima sua esce spontaneo +un inno eloquente alla libertà, ed egli è forzato di gridarlo +alle mura della sua stanza, non avendo avuto il coraggio di farlo +sentire ai suoi concittadini. In questi scritti, egli non ha parole +bastevoli per lodare il Savonarola, ed il Consiglio Maggiore +da lui favorito. Nei suoi <i>Ricordi</i> egli dice: «Che i Fiorentini +hanno messo tanto lo animo a questa libertà del 94, che ai +Medici non basterà nè arte nè dolcezza nè astuzia per farla +dimenticare. Che una volta era facile, perchè si trattava +di togliere la libertà a pochi; ma dopo il Consiglio Grande, si +tratta di toglierla a tutti.» (<i>Ricordi</i>, XXI, XXXVIII, CCCLXXVI.) +E nel <i>Reggimento di Firenze</i>, egli ripete più e più volte: «Voi +avete un grande obbligo a questo Frate, che ha levato il rumore +a tempo, ed ha fatto senza sangue quello che, senza di lui, si +sarebbe fatto con sangue e disordine grandissimo. Chè avreste +avuto, prima un governo ristretto di ottimati, e poi un governo +popolare eccessivo; dal quale sarebbero venuti i disordini ed il +sangue, e forse sarebbe finito con una tornata violenta di Piero. +Egli solo ha saputo, fin dal principio, essere largo, per frenare +poi a tempo le cose.» (pag. 28, e <i>passim</i>.) Ma nella <i>Storia di +Firenze</i>, il Guicciardini diviene quasi un Piagnone. Egli esalta +la prudenza e l’ingegno pratico e politico del Savonarola, lo +chiama salvatore della patria; e le sue parole son tanto eloquenti, +che, non potendole riferire tutte, non vogliamo, riportandone +il senso, scolorirle. (Quest’opera vedrà quanto prima +la luce, nella bella edizione curata dal chiariss. Sig. Canestrini.) +</p> + +<p> +Ai nostri tempi, è vero, si è da alcuni cominciato a discreditare +il Savonarola come uomo politico; e quando non poterono +fare altro, lo misero in ridicolo, giudicandolo sempre con una +leggerezza incredibile. Ma anche appresso i moderni, se qualche +scrittore serio ha preso in esame il soggetto, venne sempre nella +medesima conclusione degli antichi. E certo, se fra i moderni +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +politici fiorentini v’è un nome che ei possa ardire di citar +dopo quei grandi Italiani; questo è senza dubbio quello di +Francesco Forti, cui solo la morte immatura impedì ch’egli +divenisse chiaro nel mondo quanto meritava. Egli, adunque, +che ebbe nelle cose di diritto e nelle antiche istituzioni della sua +patria una penetrazione veramente straordinaria, ecco in qual +modo discorre del Savonarola: «La riforma del Frate è stata +forse il solo giusto governo che abbia avuto Firenze in istato +repubblicano. Difatti, quanti uomini di merito parteggiarono +in Firenze pel governo popolare sino al 1530, tutti +furono in devozione delle idee del Savonarola. Pochi uomini +più grandi di lui ha da rammentare la storia italiana del +secolo XV; forse nessuno la storia politica della Repubblica +di Firenze.» (Forti, <i>Istituzioni Civili</i>.) — Riempire questa +nota d’altre citazioni, ci sembra superfluo, giacchè i fatti parlano +con troppa evidenza. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +</p> + +<h3 id="cap6-2">CAPITOLO SESTO. +<span class="smaller">Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola.</span></h3> +</div> + +<p> +Chi, leggendo le cose da noi discorse nel capitolo +antecedente, volesse inferirne lo stato in cui era l’animo +del Savonarola, anderebbe forse assai lungi dal vero. +Ognuno crederebbe di trovarlo, se non superbo, +almeno lieto del successo ottenuto, del gran bene che +aveva fatto al suo popolo. Ma, invece, basta leggere +le prediche che egli faceva in quel tempo, per vedere +come una profonda tristezza occupava l’animo +suo. Mentre che egli domina dal pergamo tutto il popolo, +che pende da’ suoi cenni; mentre che la città intera +ubbidisce alla sua volontà; egli è ben lungi dall’abbandonarsi +alla gioia. L’avvenire si presenta tristo +ai suoi occhi, ed invano egli cerca allontanarne la sinistra +immagine. — «Io sono stanco, o Firenze, per quattro +anni di continue predicazioni, nei quali non ho +fatto altro che affaticarmi per te. Ancora, afflitto m’ha +assai la continua memoria del flagello che io veggo venire, +e la paura e timore di te, che tu non pericolassi +in quello. Onde io faccio, per te, una continua orazione +al Signore.»‍<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a> — Invero, le grandi promesse e le belle +speranze da lui date a Firenze, erano state sempre condizionate: +«Se voi non vi convertite al Signore, i lieti +augurii si muteranno in tristi.» E quel popolo era tanto +inveterato nel male, che l’avvenire dell’Italia, l’avvenire +della Chiesa ed il suo proprio avvenire apparivano +agli occhi del Savonarola pieni di pericoli e dolori sempre +maggiori. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +</p> + +<p> +Questi tristi presentimenti, pare che si affacciassero +a lui più vivi, in quei momenti appunto nei quali +si sarebbe creduto che più sereno e contento dovesse essere +l’animo suo. Quando aveva superata la prima lotta +politica; quando avea fatta vincere la forma del governo +popolare ed il Consiglio maggiore; in quei giorni in cui il +popolo tutto lieto andava ad ascoltarlo, e si aspettava da +lui quasi un cantico di gloria al Signore; egli, cominciando +invece una delle solite allegorie, dipingeva la tristezza del +suo animo, e profetizzava agli uditori la sua morte violenta, +della quale sembra che non abbia mai dubitato. — «Un +giovane, partendosi da casa sua, si mise nel mare +a pescare; ed il padrone della nave lo condusse pescando +in alto mare, dove non si vedeva più il porto: onde il +giovane cominciò a lamentarsi altamente. O Firenze! +quel giovane che si lamenta, è su questo pergamo. Io fui +condotto fuori della casa mia al porto della religione, +ove andai nella età di ventitrè anni, solo per cercare la +libertà e la quiete; due cose che amavo sopra tutte le +altre. Ma ivi riguardai le acque di questo mondo, e cominciai +colla predica a guadagnare qualche anima; e +trovandovi io piacere, il Signore mi ha messo in mare +e portatomi in alto mare, dove ora sono e donde non +vedo più il porto. <i>Undique sunt angustia.</i> Dinanzi ai +miei occhi, io vedo apparecchiarsi tribolazione e tempesta; +di dietro io ho perduto il porto, ed il vento mi +spinge in alto. A destra sono gli eletti che domandano +aiuto; a sinistra i demonii e cattivi che ci molestano e +tempestano: di sopra io vedo la virtù eterna, e mi +spinge la speranza; di sotto è l’inferno, che come uomo +io debbo temere, perchè senza l’aiuto di Dio vi cadrei +certamente. — Oh Signore, Signore! dove mi hai tu +condotto? Per volerti salvare alcune anime, sono in +luogo donde non posso più tornare alla mia quiete. Perchè +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +m’hai generato uomo di rissa e discordia sopra tutta +la terra? Ero libero, ed ora sono servo d’ognuno. Io +vedo per tutto guerra e discordia venire sopra di me. +Almeno voi, o amici miei, o eletti di Dio, pei quali notte +e giorno m’affliggo, abbiate misericordia di me. Datemi +dei fiori, come dice la cantica, <i>quia amore langueo</i>. I fiori +sono le buone opere, ed io non desidero altro se non +che voi piacciate a Dio e salviate l’anima vostra.» E tanto +il Savonarola s’agitava in questo discorso, ch’era costretto +fermarsi: «or lasciami riposare in tanta tempesta.» +</p> + +<p> +«Ma quale,» diceva egli, riprendendo il sermone, +«quale sarà, o Signore, il premio conceduto nell’altra +vita a chi riesce vittorioso in simile battaglia? — Cosa +che l’occhio non può vedere, l’orecchio non può udire; +la beatitudine eterna. — E quale fia il premio conceduto +in questa vita? — Non sarà il servo maggiore del +suo padrone, risponde il Signore. Tu sai che dopo la predicazione, +io fui crocifisso: così il martirio toccherà anche +a te. — Oh Signore, Signore!» esclamava qui il Savonarola +con la sua voce sonora, che echeggiava in tutta la +chiesa, «concedimi, dunque, questo martirio, e fammi presto +morire per te, come tu sei morto per me. Ecco già +parmi vedere il coltello affilato.... Ma il Signore mi +dice: aspetta ancora un poco, acciò vengano le cose che +hanno a seguire, e poi userai quella fortezza d’animo +che ti sarà concessa.» E qui, riprendendo l’esposizione +del Salmo al verso <i>Laudate Dominum, quia bonus</i>, +continuava la predica.‍<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a> +</p> + +<p> +Fu questo uno di quei momenti, de’ quali egli soleva +dire: «un fuoco interno brucia le mie ossa, e mi +forza a parlare.» Il Savonarola era allora rapito come in +una specie d’estasi, nella quale l’avvenire sembrava +veramente aprirsi ai suoi occhi. Quando ciò gli seguiva +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +nella solitudine della sua cella, esso rimaneva lungo +tempo in preda alle visioni e vegliava le notti intere, fino +a che il sonno, vincendolo, non veniva a riconfortare le +stanche sue membra. Ma se ciò seguiva, invece, quando +era sul pergamo, in presenza di tutto il popolo; il suo +esaltamento allora non aveva più limiti, superava tutto +ciò che la penna può descrivere: egli era come prepotentemente +rapito, e rapiva seco il suo uditorio. Si +vedevano uomini e donne, d’ogni età e condizione, artigiani, +poeti e filosofi, prorompere in un pianto dirotto, +che echeggiava per tutta la chiesa. Colui che dalla viva +voce raccoglieva la predica, era allora costretto a scrivere: +«qui il pianto mi vinse, e non potetti andare più +oltre.» Il Savonarola stesso sedeva esausto, e qualche +volta rimaneva ammalato ed a letto per più giorni.‍<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a> La +critica non potrà mai giudicare la forza e l’eloquenza di +questi momenti, di cui le parole ci sono in gran parte +sfuggite o rimangono prive dell’ardore con cui furono +pronunziate; prive cioè della loro vita. E noi dobbiamo +credere quell’esaltamento tanto maggiore, e tanto più +straordinaria la veemenza dell’oratore, l’eloquenza, se +così può dirsi, della sua persona; in quanto che le poche +parole che ci restano di quei momenti solenni, non +sempre sono atte a spiegarci la grande commozione che +da esse veniva prodotta nel pubblico fiorentino, che pure +era il più culto in Europa. +</p> + +<p> +Invero, se ci mettiamo a considerare imparzialmente +la vita e la dottrina del Savonarola, troveremo ch’egli +ebbe un singolare ed inesplicabile presentimento dell’avvenire, +il quale dètte ai suoi scritti, alle sue prediche, alla +sua vita, una straordinaria potenza. Spogliando le sue +molte predizioni da tutto ciò che vi è di particolare e +d’accessorio, noi saremo sorpresi di vedere che si son +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +quasi tutte verificate. Noi qui non vogliamo parlar solo +di quell’acume politico che gli fece, prima d’ogni altro, +annunziare la venuta dei Francesi, la cacciata dei Medici +e i tanti altri avvenimenti che seguirono; quell’acume, +che destava così gran maraviglia in tutti i più accorti +uomini di stato in quel secolo.‍<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a> Nè ci fermiamo a quel +costante e continuo presentimento che il Savonarola ebbe +della sua morte violenta, la quale annunziava con una sicurezza +inesplicabile, e maravigliosa davvero. Ma vogliamo +piuttosto notare, ch’egli fu il primo a sentire che si +avvicinava un grande rinnovamento nel genere umano; +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +che il senso religioso doveva rinascere nel cuore degli +uomini per rigenerarli; che, attraverso sanguinose battaglie, +la società avrebbe ripreso vigore. Altro non significano, +se noi bene le esaminiamo, quelle sue famose +conclusioni: — La Chiesa sarà rinnovata, ma prima flagellata; +e ciò sarà presto. — Quel suo continuo ripetere +che gl’infedeli saranno convertiti, che il Cristianesimo +deve trionfare sulla terra, che vi sarà ben presto un +solo ovile ed un solo pastore; ci fanno scorgere, assai +spesso con grande evidenza, come egli presente che il +genere umano è vicino a ritrovare la sua unità, e +che ben tosto il Cristianesimo sarà la sola religione dei +popoli civili. Leggendo e considerando attentamente le +sue opere, noi restiamo davvero maravigliati nel vedere +la costanza, l’insistenza con cui ripete le sue <i>conclusioni</i>; +la certezza con cui sembra vederle verificate. E quando +noi lo udiremo, più tardi, descrivere le future calamità +dell’Italia con minuti particolari, con singolare evidenza; +quando noi vedremo ch’ei si esalta, si commuove ed è +quasi rapito in un delirio di dolore nel descriverle; noi +non potremo spiegare il fatto, ma di certo è un fatto +straordinario. Quest’uomo vede il tristo e doloroso avvenire +della sua patria; e con tanta evidenza ne presente +i dolori, che già quasi li soffre egli stesso. +</p> + +<p> +Tale ci apparisce il carattere profetico, se così possiam +dire, del Savonarola, quando volgiamo uno sguardo +a tutta la sua vita, a tutte le sue predizioni; fermandoci +a quelle solamente che possono avere una generale importanza, +e lasciando da un lato tutto ciò che v’è in esse +di particolare e d’accessorio. Che se, invece, vogliamo +fermarci a questa parte, le cose mutano aspetto, e noi saremo +costretti di esaminare un altro lato affatto diverso +nel carattere del Frate. Noi vedremo, allora, che in lui +erano come due nature di uomini diversi: l’uno si spingeva +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +nell’avvenire; l’altro, quasi, retrocedeva nel passato. +Dopo avere esaminato il primo, ci viene innanzi +il secondo, e bisogna conoscerlo. +</p> + +<p> +Lo studio della scolastica avea avuto una parte così +grande nel formare il carattere del Savonarola, ch’egli +ne ricevette una grandissima disposizione al sottilizzare +e sofisticare. Aveva poi sin da fanciullo preso una +strana passione nel leggere e studiare in San Tommaso +tutto ciò ch’esso dice sulle operazioni angeliche, +sull’indole dei profeti e delle loro visioni: andava +e riandava senza posa quelle minute e sottili distinzioni +del dottore angelico, le accompagnava con +una lettura continua del vecchio Testamento e dell’Apocalisse; +onde non vi era sogno o visione dei profeti +e patriarchi, che a lui non fosse divenuta familiarissima. +Queste cose formavano, per giorni interi, +l’occupazione della sua mente giovanile; accendevano +la sua fantasia già per sè stessa esaltata; e la sua +fibra, assai nervosa, ne veniva scossa ed eccitata in maniera, +che la penna non potrebbe descriverlo. I sogni +e le visioni, che aveva avute sin da fanciullo, cominciarono +a moltiplicare; si affollavano intorno alla sua +mente, e nella notte egli ne veniva quasi assalito. +Quando poi s’avvide che la lettura della Bibbia e dei +Padri, la fervida preghiera, le notti vegliate, le facevano +crescere ogni giorno; incominciò a crederle ispirate +dal Signore, prodotte nella sua mente dagli angeli, +in quel modo appunto che San Tommaso dice avvenire +dei profeti. Allora non vi fu più sogno da lui fatto, non +vi fu strana immaginazione cui non trovasse un riscontro +nella Bibbia, che non mettesse a scrutinio colle +regole dell’angelico dottore. Passava, inginocchiato nella +sua cella, le notti intere in preda a queste visioni, le +quali esaurivano sempre più le sue forze, esaltavano +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +il suo cervello; ed egli finiva col vedere in ogni cosa +rivelazioni del Signore. +</p> + +<p> +Ma qui dobbiamo narrare un altro fatto, che pure +merita di essere preso in considerazione. Eravi tra i +frati di San Marco un tale Silvestro Maruffi, che ebbe +gran parte nei destini del Savonarola. Costui sembra che, +per una malattia avuta sin da fanciullo, andasse soggetto +ad una nuova specie di sonnambulismo, nel quale cadeva +anche di giorno, vedendo singolari visioni, facendo strani +discorsi. Ma lungi dal dare a queste cose alcun valore +misterioso o soprannaturale, non appena egli seppe +come il Savonarola cominciava a parlare di rivelazioni e +ad annunziare il futuro, gliene fece aspro rimprovero, +dicendola cosa pazza e indegna di uomo grave come lui. +Ed il Savonarola, con quello sguardo e quella sicurezza +che gli dava tanto ascendente sopra gli uomini, lo consigliò +allora a pregare fervidamente il Signore, perchè +lo illuminasse sopra la verità di questa cosa. Il Maruffi +stesso, presso alla sua morte e quando non aveva +più il coraggio di difendere il suo maestro, confessò +esplicitamente: «O fosse la mia malattia, o altra ragione, +certo a me parve che gli spiriti mi riprendessero del +non gli credere.»‍<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a> Era senza dubbio un altro effetto +di quello strano sonnambulismo; ma pur fece una così +grande impressione sull’animo de’ due frati, che da quel +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +giorno non dubitarono più un solo momento, che quelle +visioni fossero davvero rivelate dal Signore. Il Savonarola +cominciò ad avere pel Maruffi una stima e quasi +un rispetto che la sua poca dottrina ed il suo carattere +debole e leggiero non meritavano punto; prestò una +fede veramente cieca alle sue parole;‍<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a> e così trascinato +d’errore in errore, si confermò sempre più nelle sue +strane idee intorno alle visioni. E veramente, la natura, +il caso, lo studio, la preghiera, ed ogni cosa sembrava +aver voluto contribuire a spingerlo, quasi per forza, +in questo pericoloso pendío. +</p> + +<p> +Non è descrivibile che cieca fede egli prestasse +ormai a queste sue visioni e sino a che punto ne fosse +divenuto schiavo. A sentirlo discorrere, si sarebbe in +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +certi momenti creduto che in esse sole consistesse tutta +l’importanza della sua missione. Egli vi faceva sopra +uno studio continuo, una seria meditazione: si occupava +lunghe ore a distinguere come gli angeli producono +le visioni nella mente dell’uomo; come si odono +le voci soprannaturali, e via discorrendo. Nelle prediche, +nelle epistole, per tutto, noi troviamo sparse le +idee ch’era riuscito a formarsi su questo soggetto. Ma +nel <i>Dialogo della verità profetica</i>, pubblicato nel 1497, +egli le raccolse insieme, per farne quasi un trattato scientifico. +In esso si scorge, a chiare note, la ingenua credulità +del frate, e la strana confusione ch’erasi fatta +nella sua mente. Invano noi cerchiamo qual fosse il concetto +preciso che egli aveva delle sue profezie e della sua +profetica missione: sembra, invece, che nella sua mente +fosse una strana mescolanza di opposte teorie, per niuna +delle quali sapesse assolutamente decidersi. Qualche volta +parrebbe ch’egli profetizzi l’avvenire per semplice ragionamento; +giacchè lo studio della Bibbia, e la considerazione +dei corrotti costumi della Chiesa, debbono persuadere +ad ogni uomo savio che il flagello è vicino.‍<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a> +Altre volte, invece, egli crede conoscere l’avvenire per +mezzo delle celesti visioni, le quali sono altrettante rivelazioni +a lui fatte direttamente da Dio, per il bene +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +del popolo italiano. E questo dono, secondo lui, è indipendente +affatto dal suo carattere di buon cristiano: egli è +un puro strumento nella mano di Dio; e, sebbene profeta, +può anche non essere salvo. Con tale concetto, +calcato sulla dottrina di San Tommaso, assumeva, dunque, +esplicitamente il carattere di profeta, e dava alle sue +visioni la spiegazione e l’importanza medesima che l’angelico +dottore e la Chiesa dànno a quelle dei profeti. +«Vengono,» egli diceva, «direttamente da Dio, e sono +dagli angeli dipinte nella parte dello intelletto e non dello +affetto, senza che per esse l’uomo debba esser salvo.»‍<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a> +</p> + +<p> +Ma nelle sue opere intorno alla profezia, si presenta +assai spesso un concetto quasi opposto; il quale lasciando +da un lato le visioni e i sogni puerili, considera quel +maraviglioso istinto o, se così vuol dirsi, divinazione +dell’avvenire, che niuno potrà mai negare al Savonarola, +non già come una ispirazione venuta da Dio indipendentemente +dalla grazia e dalla salute; ma, anzi, +come un risultato e quasi una parte essenziale di quello +spirito evangelico di cui il cristiano deve essere informato. +«Io non sono,» esso diceva allora, «nè profeta nè +figlio di profeta; io non voglio questo nome terribile; +ma io sono certo che le cose che annunzio seguiranno, +perchè esse partono dalla dottrina cristiana, dallo spirito +di carità evangelica...‍<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a> In verità, sono i vostri +peccati, i peccati d’Italia, che mi fanno per forza profeta, +e che dovrebbero far profeta ognuno di voi. Il +cielo e la terra vi profetizzano contro, e voi non lo vedete +nè lo udite. Voi siete ciechi della mente, voi chiudete +le orecchie alla voce del Signore che vi chiama. Se +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +voi aveste lo spirito di carità, voi tutti vedreste, come lo +vedo io, il flagello che s’avvicina.»‍<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a> — E questi varii +concetti s’incontrano nelle sue opere ad ogni piè sospinto, +si urtano, si contraddicono, senza che mai alcuno di essi +riesca a dominare compiutamente. Una tale contraddizione +si trova assai spesso nelle prediche; ma è anche +maggiore in quelle opere che trattano specialmente +di profezia, le quali meritano di essere esaminate più +da vicino da chi vuol conoscere anche questo lato della +mente di Frà Girolamo Savonarola.‍<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +</p> + +<p> +Nel <i>Dialogo della verità profetica</i>, che abbiamo più +sopra accennato, egli discorre con sette interlocutori +allegorici, che sono i sette doni dello Spirito Santo; e risponde +alle loro varie obbiezioni. Essi cominciano col +domandargli: — Se mai egli si finga profeta, onde più +facilmente persuadere al popolo le verità della fede. — Al +che egli, pieno d’indegnazione, risponde: — Che la verità +è una sola, e che ogni menzogna è peccato; peccato +gravissimo sarebbe, poi, quello di chi volesse ingannare +tutto un popolo col nome del Signore, e così fare +Dio medesimo impostore. — Non potrebbe tutto questo, +gli domanda un altro, essere una tua arroganza, nascosta +sotto l’abito di falsa modestia? — A ciò il Savonarola, +citando l’autorità di San Tommaso, risponde: — Questo +lume non giustifica l’uomo: su che cosa fonderei io +dunque la mia superbia, la mia arroganza? — Non potrebbe +essere, soggiunge un terzo, che tu, in buona +fede, ingannassi te stesso? — No, risponde egli, non è +possibile. Io conosco la purità delle mie intenzioni: io +ho adorato sinceramente il Signore, io cerco imitarne +i vestigi; io ho vegliato le notti intere nella orazione; +io ho perduta la pace, ho consumato la salute e la vita +pel bene del prossimo: no, non è possibile che il Signore +m’abbia ingannato. Questo lume è la verità +stessa; questo lume aiuta la mia ragione, regge la mia +carità.‍<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a> — E così va oltre, sostenendo con molta eloquenza +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +un concetto affatto contrario a quello che aveva +esposto poche pagine innanzi. Ad un interlocutore, egli +ha provato la verità del suo <i>lume</i> col dirgli, che è indipendente +dalla grazia; ad un altro vuol provarlo col +dirgli, che è quasi una medesima cosa con essa. +</p> + +<p> +Ma quello che, più di tutto, è meritevole di considerazione, +si è ciò che risponde quando gli vien domandato: — Quale +è, dunque, la certezza che tu hai di +queste tue rivelazioni? — È singolare veramente il vederlo +dibattersi fra mille argomenti, fra mille sillogismi, +che sono altrettanti sofismi, per dimostrare la verità +delle sue rivelazioni. Trista posizione è quella di chi +deve colla ragione provare che egli è al di sopra della +ragione, e cogli umani argomenti provare ch’egli è al +disopra degli uomini. Il Savonarola, senza avvedersene, +camminava sopra un terreno che poteva aprire sotto i +suoi piedi una voragine pericolosa. Per dimostrare la +sua soprannaturale potenza, non vi era che un solo modo +irrecusabile: il miracolo. Tal domanda poteva un giorno +essergli fatta da quella cieca moltitudine che, colla sua +credulità, spingevalo a sempre maggiori eccessi; tal +domanda poteva, nelle mani dei suoi avversari, divenire +un giorno arme contro di lui potentissima. Ma egli +era così cieco in queste sue credenze, che mai non gli +poteva venire il pensiero di dubitarne: gli sarebbe, quasi, +sembrata un’ingratitudine al Signore; nè sapeva persuadersi +che coloro i quali non gli volevano credere, potessero +essere in buona fede. +</p> + +<p> +Aveva scritto ancora un altro opuscolo sullo stesso +soggetto della profezia, col titolo di <i>Compendium Revelationum</i>, +che fu pubblicato nell’agosto dell’anno 1495.‍<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a> Si trova +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +in esso un compendio delle sue principali visioni, e +molte notizie importantissime intorno alla sua vita; +alcune delle quali si riferiscono, appunto, al modo con +cui egli cominciò a profetare, ed alla lotta ch’ebbe a +<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> +sostenere l’animo suo contro quel bisogno di raccontar +visioni, che pur finalmente lo vinse. Questo scritto +è dettato in un latino assai corretto e quasi elegante, +se lo paragoniamo a quello delle altre opere del Savonarola: +alcune delle visioni che racconta non mancano +d’una certa vigorosa fantasia; come quella più sopra +narrata (1492) della spada del Signore, e un’altra che +vide circa il medesimo tempo. Gli apparve, allora, una +croce nera, che si elevava nel bel mezzo della città di +Roma e montava fino al cielo; dove era scritto: <i>Crux +iræ Dei</i>. Il cielo conturbavasi; nuvoli terribili volavano +per aria; traevano venti, tuoni e saette; piovevano +fuochi e spade; moriva numero grandissimo di gente. +A un tratto la visione si muta; il cielo rasserena e la +croce nera sparisce. Di mezzo a Gerusalemme, ne sorge +un’altra che sembra di oro, che illumina e rallegra il +mondo; sopra vi è scritto: <i>Crux misericordiæ Dei</i>; e +da tutte le parti della terra corre gente ad adorarla. +Questa visione divenne anch’essa popolare, e fu incisa +in un numero infinito di stampe e di opere del Frate: +il significato e le speranze che voleva simboleggiare, +erano facili assai a comprendersi. Ma che diremo quando +il Savonarola, fattosi ambasciatore dei Fiorentini a Gesù +Cristo, racconta il suo lungo e strano e incomprensibile +viaggio nel paradiso, del quale dà una minuta descrizione, +riportando i discorsi che gli furono tenuti +da vari personaggi allegorici e dalla Vergine, di cui +descrive il trono, e ci dà perfino il numero e la qualità +delle pietre preziose che lo adornavano? Il misterioso +<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> +viaggio si conclude, poi, con un sermone che Gesù +Cristo fa, per mezzo del Savonarola, ai Fiorentini; nel +quale sermone viene confermata tutta la dottrina del +frate. E questa visione, che fu descritta la prima volta +in una predica del maggio 1495, pare che sollevasse +alcune critiche e contraddizioni nella città; giacchè troviamo +che in una lettera <i>ad amicum deficientem</i>,‍<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a> il +Savonarola se ne lamenta, affermando che quelle diceríe +erano mosse da malignità: «perchè, chi avesse udito +attentamente, si sarebbe persuaso che io non ho inteso +dire d’essere stato corporalmente in paradiso, ma che +fu tutta una visione immaginaria; perchè in paradiso +non sono nè alberi nè acque nè scale nè porte nè sedie; +onde, se essi non erano maligni, potevano facilmente +intendere, che tutte quelle cose furono formate +nella mente per ministerio angelico.» Chi vorrà, però, +credere che questi strani sogni sieno effetto d’operazioni +angeliche, piuttosto che di fantasia alterata? +</p> + +<p> +Ma la puerilità stessa di queste visioni ci presenta un +forte argomento per difendere il Savonarola dalle accuse +che molti gli han voluto fare di poca sincerità e di mala fede, +quasi che egli avesse voluto, col secondare la credulità +della plebe, rendersene meglio padrone. Questa opinione +confonderebbe tutto il suo carattere, ridurrebbe tutta +la sua vita in un caos, e renderebbe inesplicabili non solo +le sue più belle qualità, ma anche i suoi più gravi errori. +Come si potrebbe mai credere che un uomo dell’ingegno, +della prudenza, della esperienza che aveva il Savonarola, +fosse nel fingere così poco accorto, così puerile? Qual bisogno +aveva egli, quando avesse voluto fingere, di raccontare +le sue finzioni ai quattro venti? Qual bisogno +aveva, per ingannare la plebe, di scrivere astrusi e difficili +trattati sulle visioni; parlarne agli amici, alla madre +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +stessa; discuterne sui margini delle sue Bibbie?‍<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a> Quelle +cose che i suoi imparziali ammiratori più vorrebbero +nascoste; quelle cose che la doppiezza meno accorta +avrebbe, forse, raccontate al popolo, ma non avrebbe +certo messe a stampa; sono quelle appunto che egli +pubblicava e ripubblicava, quelle ch’egli sosteneva +colla Bibbia e con San Tommaso. Anzi, questa è la +singolarità del suo carattere, questo è il fatto che +più merita di essere considerato: il vedere, cioè, un +uomo che dominava un intero popolo, che empieva il +mondo della sua eloquenza, che era il filosofo più originale +di quel secolo, che aveva dato a Firenze la miglior +forma di repubblica che avesse mai avuta; il vederlo +quasi inorgoglire d’aver sentito per aria delle +voci, d’aver visto la spada del Signore, d’essere stato +ambasciatore dei Fiorentini alla Vergine! Questo è un +fatto che la storia non deve nascondere nè alterare; ma +deve porlo nella sua vera luce, perchè esso può divenire +soggetto d’alta meditazione pel filosofo. È certo uno +spettacolo solenne il vedere come la Provvidenza umilia +terribilmente gli uomini anche grandissimi, ponendo +accanto alle loro quasi divine facoltà, debolezze tali, che +ci rammentano come anche essi furono mortali. +</p> + +<p> +Nè questo singolare contrasto fu mai così grande +come nel Savonarola, ed in quella età ch’egli incominciava. +Pareva che, in quel nuovo ringiovanire del genere +umano, tutte le facoltà si fossero esaltate, e la vita +fosse divenuta, quasi, una febbre, in cui gli uomini non +potevano salvarsi dal delirio. Noi abbiam visto il grave +e solenne Marsilio Ficino mutare ogni giorno le pietre +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +de’ suoi anelli, a seconda dello stato del suo animo; mutare +ne’ suoi amuleti le unghie, i denti dei vari animali, +e discorrere dalla cattedra sulle loro occulte virtù. Abbiam +detto come Francesco Guicciardini ci assicurasse +di avere avuto <i>esperienza degli spiriti aerei</i>, e come +Cristoforo Landino ricercasse negli astri l’avvenire della +religione cristiana. Onde si può concludere, che tra il +Savonarola ed i suoi più celebri contemporanei, non +passava altra differenza, se non che egli attribuiva a cause +tutte religiose e soprannaturali, quelle cose medesime +che gli altri filosofi e pensatori attribuivano alle potenze +occulte. Ma se diamo ancora un passo per entrare +più oltre in quel periodo di storia che i Francesi chiamarono +<i>Rinascenza</i>, la nostra maraviglia non avrà allora +più limiti. I sogni del Pomponaccio, del Porta, del +Cardano, lasciano di gran lunga addietro quelli del Frate +di San Marco. Quegli arditi ingegni che, attraverso le +scienze occulte, spianarono la via al Galileo, sembravano +delirare in tutta la loro vita. Certo, niuno oggi vorrebbe +creder veri i sogni del Cardano, se egli medesimo non li +avesse narrati nella sua biografia; e niuno vorrebbe allora +credere all’ingegno ch’egli ebbe, se i suoi scritti non +stessero a confermare le sue scoperte. Le visioni tolsero +alla scienza la metà della sua vita: un fischio che udiva +nell’orecchio, era la voce del suo genio; una vespa che +entrava nella camera, gli faceva quasi scrivere un volume +di predizioni: alle quali prestava, poi, tanta fede, che +gli storici raccontano come ei si lasciasse morir di fame, +per farne verificare una!‍<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> +</p> + +<p> +Tali furono quegli uomini, tali que’ tempi, che dovevano +dare alla religione, alla scienza ed alla libertà +tanti martiri. E noi lo abbiam detto più volte: senza mettere +il Savonarola alla testa della nuova età, non si potrà +mai comprendere il suo carattere. Quando egli saliva +sul pergamo ad annunziar l’avvenire; con tanta +evidenza lo vedeva, che già quasi sembrava varcare la +soglia del nuovo secolo; con tale forza lo presentiva, +che già lo incominciava. Ma quando, invece, voleva ragionare +e discutere su quel suo dono maraviglioso, la cui +spiegazione stava solo nella grandezza del suo animo; +egli, allora, retrocedeva nel passato e, ricadendo nella +scolastica, non comprendeva neppure sè stesso. Onde +in lui, come in tutto quel tempo, noi vediamo il passato +e l’avvenire darsi come una fiera battaglia. Il passato +tien profonde ancora le sue radici, ma già inaridisce e +perde il senso della realtà; l’avvenire, invece, cresce +giovane e rigoglioso, e sente che il mondo appartiene +a lui. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +</p> + +<h3 id="cap7-2">CAPITOLO SETTIMO. +<span class="smaller">Varii partiti si cominciano a scorgere in Firenze. Il Savonarola predica +nelle feste, <i>sopra i Salmi</i>; nella quaresima, incomincia +colle prediche <i>sopra Giobbe</i> la riforma generale dei costumi, ed +ottiene grandissimo successo. Conversione di Frà Benedetto.<br> +[1495.]</span></h3> +</div> + +<p> +Riprendendo il filo della storia, noi torniamo ai +principii dell’anno 1495, e rintracciamo i semi di +quelle discordie cittadine, che, sebbene non ancora visibili, +dovevano pure germogliare più tardi e far rinascere +le parti in Firenze. Invero, allora sembrava +non esservi che una sola opinione, un solo partito; +quello, cioè, che chiamavano del Frate e dei <i>Frateschi</i>. +Chi, però, lo avesse riguardato un poco da vicino, subito +vi avrebbe scorto una gradazione di opinioni assai +diverse. Vi eran dapprima quelli che, sebbene amassero +il governo popolare, non avevano alcuna simpatia +nè pei frati in genere nè pel Savonarola in particolare. +Costoro erano pochi di numero, e male riuniti insieme; +vedevano, d’altronde, che il Frate conduceva le +cose in favore di quella libertà che essi amavano; onde +nei Consigli solevano votare in favore di lui e de’ suoi +seguaci. E per questo loro carattere, quasi inoffensivo, +ebbero il nome di <i>Bianchi</i>; mentre quello di <i>Bigi</i> veniva +dato a un numero assai maggiore di cittadini, meglio +uniti fra loro, e assai più pericolosi. Erano questi i partigiani +dei Medici, che, avendo avuto il perdono generale +per opera del Savonarola, s’erano in apparenza uniti a +lui e si dicevano amici del governo popolare; ma, nel +fatto, tenevano fra loro segreti colloquii e stavano in corrispondenza +<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> +continua con Piero de’ Medici, di cui desideravano +ardentemente il ritorno. Sebbene questi loro +maneggi segreti non dovessero tardar molto a venire alla +luce, restavano pure sul principio nascosti, e la Repubblica +si covò lungamente una serpe nel seno. I Bigi, infatti, +tanto più erano pericolosi, in quanto lavoravano sott’acqua, +e si valevano della generosità verso di loro +usata dal Savonarola e della soverchia buona fede de’ +suoi seguaci, per più facilmente rovinare la patria. +I buoni popolani, tutti pieni delle prediche del Frate, +tutti contenti del perdono che avevano concesso e della +libertà che avevano ottenuta, non sognavano neppure +quei tenebrosi maneggi, quelle trame segrete; e quando +il Savonarola li avvertiva dal pergamo che stessero +desti, «perchè c’è chi lavora contro alla libertà e cerca +di fare tiranno,» quasi pensavano che egli esagerasse +per soverchio zelo del bene comune, e andavano +ripetendo che, ormai, in Firenze non c’erano più amici +dei Medici. +</p> + +<p> +Il partito popolare teneva l’occhio ad altri nemici più +scoperti; a quei partigiani dello Stato stretto, i quali noi +abbiamo già visto con quanta energia combattessero, fin +dal principio, il nuovo governo. Costoro erano uomini di +ricche famiglie e di molta esperienza, per essere stati dai +Medici adoperati nelle faccende di stato; avevano amicizie +e relazioni d’importanza nella corte di Roma; ma soprattutto +a Milano, donde il Moro, che odiava cordialmente +la Repubblica e Piero de’ Medici, li favoriva con ogni +aiuto. Essi avrebbero voluto stringere tutto il governo +nelle loro mani, e fondare una specie di repubblica aristocratica, +come al tempo degli Albizzi. Odiavano, perciò, +fieramente i Medicei, che, lungi dal perdonare come +aveva fatto il Savonarola, avrebbero voluto perseguitarli +cogli esilii, le confische e le condanne a morte; +<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> +odiavano tutti gli amici dal governo popolare: ma contro +al Frate, che consideravano solo autore della loro disfatta, +e contro i suoi seguaci, che per disprezzo chiamavano +<i>Piagnoni</i>, erano davvero furibondi; e per queste +ragioni furono chiamati gli <i>Arrabbiati</i>.‍<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a> Avevano, infatti, +tutto quell’antico e irrequieto spirito di parte che +sembrava essere naturale a Firenze, e che il Savonarola +solamente aveva saputo frenare; onde ne veniva da loro +tanto più odiato. Avrebbero voluto mettersi a qualche +cimento, venire a qualche fatto risoluto; ma si trovavano +a ciò, ancora, troppo deboli e pochi di numero. Ed +in vero, dopo che fu vinta la nuova costituzione, la condizione +degli Arrabbiati era divenuta difficile assai: combattere +il governo popolare non potevano in alcuna maniera, +perchè avrebbero avuto contro di loro i Bianchi, +i Piagnoni e, più di tutti ancora, i Bigi, i quali sapevano +che in un governo di Arrabbiati non c’era per loro nè perdono +nè speranza.‍<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a> In tale stato di cose, pensarono +anche gli Arrabbiati di mostrarsi amici o almeno tolleranti +del governo popolare, e concentrare tutto il loro +odio contro al Savonarola, che sapevano esserne l’anima +ed il sostegno. Cercavano, quindi, argomento continuo +<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> +di ridicolo nelle sue visioni e profezie; dicevano non +essere ufficio di frate il mescolarsi di stato; chiamavano +le sue accuse contro la corte di Roma enormi e scandalose. +Speravano, in questo modo, allontanare i Bianchi +ed i Bigi dal Savonarola e da’ suoi seguaci, e combattendo +un uomo, aprirsi la via a combattere un partito.‍<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a> +</p> + +<p> +Cominciarono, adunque, la loro guerra sin dal principio +dell’anno 1495; e quando i Venti Accoppiatori, dopo +molta discordia, elessero a gonfaloniere messer Filippo +Corbizzi, uomo inetto a governare, poco amico +del popolo e punto del Savonarola,‍<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a> gli Arrabbiati +s’accostarono a lui e lo trovarono docile strumento +delle loro voglie.‍<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a> Un giorno egli fece cosa assai insolita, +raccogliendo in Palazzo un consiglio di teologi +e maestri in divinità, abbati, priori, canonici di San +Lorenzo e del Duomo: vi fu, tra gli altri, invitato +anche Marsilio Ficino, il quale, sebbene fosse ammiratore +della dottrina del Savonarola, era pure un partigiano +dei Medici.‍<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a> Non appena costoro si furono radunati, +<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> +che il gonfaloniere espose come egli voleva +muovere accusa contro al Frate, perchè s’impacciava +nelle cose di Stato. Nè andò guari, che il Priore di San +Marco, ignaro di tutto, entrava accompagnato dal suo +fedele Frà Domenico da Pescia; e non aveva appena +varcato la soglia, che si vide assalito da quella turba +di teologanti, i quali tutti furiosi si scagliarono contro +di lui. Più terribile degli altri era un tal domenicano +di Santa Maria Novella, il quale aveva nome di gran +teologo, e per esser piccolo assai della persona, e pieno +d’impeto e di sottigliezza nell’argomentare, veniva chiamato +il Garofanino. Costui, pigliando per testo quelle +parole dell’Apostolo: <i>Nemo militans Deo, implicat se +negotiis sæcularibus</i>, fece un discorso pieno d’invettive +contro al Savonarola; il quale, dopo che tutti gli +altri ebbero finito, si levò tranquillamente a parlare. +Egli disse: «In me si verifica ora quel detto del Signore: +<i>Filii matris meæ pugnaverunt contra me</i>; pure, +mi duole di vedere che il mio più fiero avversario vesta +lo stesso abito di San Domenico. Quell’abito gli +<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> +doveva rammentare che il nostro fondatore si è impacciato +non poco nelle cose di questo mondo; che dal +nostro ordine è uscita una moltitudine di religiosi e di +Santi che si sono occupati nelle faccende di Stato. Deve +la repubblica fiorentina ricordarsi del cardinale Latino, +di San Pietro Martire, di Santa Caterina da Siena, di +Sant’Antonino, che sono tutti usciti dall’ordine di +San Domenico. Non è l’occuparsi delle faccende di questo +mondo nel quale Iddio pure ci ha messi, ciò che in +un religioso si deve condannare; ma l’occuparsene +senza un fine più alto, senza mirare al bene della religione.» +Sfidò, quindi, ognuno a citare un solo passo +della Bibbia, che condannasse il favorire un governo +libero per far meglio trionfare il buon costume e la +religione. E concluse col dire: «Assai più facilmente voi +troverete che la religione non si deve trattare nei +luoghi profani, e che la teologia non si discute in Palazzo.» +Quella radunanza di teologanti restò talmente +confusa a questo discorso, che niuno seppe rispondervi +altro. Se non che, si levò uno tutto adirato, e gridava: — «Orsù, +dicci chiaro; le tue parole vengono esse +veramente da Dio, o pur no?» — «Ciò ch’io ho detto, +l’ho detto in palese,» rispose il Savonarola; «ora non +ho altro da aggiungere.» — E così fu sciolto quel singolare +consesso.‍<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a> +</p> + +<p> +Vinti e confusi in questo modo gli avversarii, il +Savonarola continuava la sua predicazione, adoperandosi +a conciliare gli animi, a calmare e spegnere le +parti. Ora discorreva della pace universale, ora dimostrava +i vantaggi del Consiglio maggiore: un giorno, +lo troviamo sul pergamo, tutto pieno di entusiasmo, +paragonare i vari gradi che ha percorso il governo +<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> +da lui istituito, alle sette giornate della creazione;‍<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a> +un altro giorno, egli lo paragona a quello delle gerarchie +angeliche.‍<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a> — «Continuate questa riforma», egli +diceva sempre, «procedete nella via già intrapresa; e +voi sarete benedetti dal Signore.» — Nell’ultima predica +che fece <i>sopra Aggeo</i>, disse che il Signore voleva +dar nuovo capo alla città di Firenze; tenne l’uditorio +lungamente sospeso sopra quel discorso, e finalmente +concluse: — «Questo nuovo capo è Gesù Cristo; egli +vuole essere il vostro re!» — Descrisse poi, che grande +felicità sarebbe quella di non avere altro capo, altra +guida che Lui, e le grandi prosperità che ne verrebbero +a tutti. «Oh Firenze! tu allora sarai ricca di +beni temporali e spirituali; tu farai la riforma di Roma, +d’Italia e di tutti i paesi; tu spanderai nel mondo +le ali della tua grandezza.»‍<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a> +</p> + +<p> +In questo modo, fra un indescrivibile entusiasmo +del popolo, egli poneva termine a quell’Avvento <i>sopra +Aggeo</i>, nel quale la politica e la religione sono +così strettamente e così singolarmente mescolate, ch’esso +rimane un monumento eterno della storia dei tempi, e +delle diverse passioni che agitarono l’anima di quel +frate. Egli aveva preso, quell’ultimo giorno, licenza +dal popolo, dicendo di volersi riposare: ma poco durava +il suo riposo; perchè, nel gennaio 95, lo troviamo +di nuovo sul pergamo a fare le prediche <i>sopra i Salmi</i>, +continuandole per tutte le feste che precedettero +la quaresima. In questo modo, noi abbiamo sette lunghi +sermoni i quali, sì per la materia come per la forma, +son simili a quelli <i>sopra Aggeo</i>.‍<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a> Se non che, vi si scorgono +<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> +già chiaramente i segni delle discordie cittadine, e +di quella lotta che esso cominciava a sostenere cogli +Arrabbiati. — «Oh ingrata Firenze, ingrato popolo! Io +ho fatto per te quello che non volli fare per i miei +fratelli, pei quali mi son sempre ricusato pregar pure +una sola volta un principe del mondo. Ed ora quello +che io ho fatto per te, mi concita addosso tanta invidia +di religiosi e di secolari.»‍<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a> +</p> + +<p> +Fra queste prediche <i>sopra i Salmi</i>, merita di essere +particolarmente considerata una che fu fatta il giorno 13 +gennaio, e si chiamò <i>Predica della Rinnovazione</i>. Il +Savonarola, pigliando allora per testo quelle famose parole +da lui udite nelle sue visioni: <i>Ecce gladius Domini +super terram cito et velociter</i>, esponeva tutte le sue idee +intorno alla Rinnovazione. Incominciava col dire che +le cose future e contingenti sono note solamente a Dio; +onde l’astrologia, che pretende conoscere il futuro per +mezzo degli astri, è falsa, perchè contraria alle regole +della fede ed ai principii delle scienze. E dopo averla con +tali argomenti lungamente combattuta, viene a parlar +del lume profetico, «che per divina partecipazione fa +conoscere il futuro, senza che per questo giustifichi +<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> +l’uomo: come se ne può vedere un esempio in Balaam, +che fu peccatore e profeta.» Espone i vari modi in cui +può essere manifestato il futuro, e viene finalmente alle +sue visioni: «Io le ebbi,» egli dice, «fin dalla mia +prima giovinezza; ma cominciai a manifestarle solo a +Brescia. Di là fui dal Signore mandato a Firenze, che +è il cuore d’Italia, perchè così venisse incominciata la +riforma di tutta Italia.» +</p> + +<p> +Dopo queste generali premesse, viene a discorrere +la necessità del flagello e della rinnovazione. Espone +dapprima le ragioni naturali, che sono: l’oppressione +degli eletti, l’ostinazione dei peccatori, il desiderio +dei buoni, e via discorrendo sino all’ultima, che è l’opinione +universale. «Tu lo vedi! ognuno pare che annunzii +il flagello e la tribolazione. Tu lo vedi! ad +ognuno sembra giusto che venga la punizione di tante +nostre iniquità.» Rammenta l’abate Gioacchino, «il +quale anch’egli predisse la rinnovazione per questo +tempo;» porta innanzi un gran numero di parabole, +che servono tutte a dimostrare la grande probabilità del +flagello; ripete mille distinzioni sulla diversità delle visioni; +racconta, finalmente, le sue. Si restrinse a descrivere +principalmente quella della spada che s’avvicina +alla terra, e quella delle due diverse croci che +vide sorgere sopra Roma e sopra Gerusalemme. — Niuno +potrebbe mai dire con quale accento, con che ardore +egli descrivesse queste sue immaginazioni; con quanta +fede le desse per visioni celesti. Egli ripeteva le parole +che aveva udite pronunziare nel cielo da esseri invisibili;‍<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a> +la sua voce risonava grave e solenne sotto le +arcate del tempio, scendeva come una divina manifestazione +<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> +su quel popolo estatico, che fremeva di terrore, +di maraviglia e diletto nello stesso tempo. Tutti +gli uomini erano allora eccessivamente vaghi delle cose +soprannaturali; l’uditorio e l’oratore si scambiavano, +quindi, uno sguardo quasi magnetico, in cui non si +potrebbe appieno distinguere chi dominava e chi era +dominato: si esaltavano a vicenda, e venivano in uno +stato di febbrile eccitamento, che noi non potremmo facilmente +nè descrivere nè comprendere. +</p> + +<p> +Ma, nel dimostrare la necessità del flagello, ancora +il Savonarola non si fermava a questi argomenti; egli, +anzi, riprendeva da capo il soggetto per dimostrarlo colle +ragioni cavate dalla Sacra Scrittura. — «Il profeta Daniele +ha detto, che l’Anticristo verrà a perseguitare i +Cristiani in Gerusalemme: bisogna dunque che i Turchi +sieno convertiti. E come potranno essere convertiti, se +la Chiesa non si rinnova? San Matteo dice che il Vangelo +sarà predicato in tutto il mondo; ma chi è oggi +capace di farlo? Ove sono i buoni predicatori e pastori?» +E così procedendo oltre, conchiudeva: «Tu lo vedi, adunque, +che la Scrittura e la rivelazione, la ragione naturale +ed il consenso universale ti annunziano che il flagello è +vicino. O Italia! o principi! o prelati della Chiesa! l’ira +di Dio è sopra di voi, e non avete rimedio alcuno se +non convertirvi al Signore. O Firenze! o Italia! pei vostri +peccati sono venute le avversità. Fate penitenza, mentre +che la spada non è fuori della guaina, mentre che essa +non è ancora insanguinata: altrimenti, non basterà nè +potenza nè sapienza nè forza.... Oramai eccoti le mie ultime +parole: io ti ho rivelato ogni cosa con ragioni +divine e con umane, ti ho pregato, ti ho supplicato; +<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> +comandare non li posso, perchè ti sono padre e non signore. +Fa tu, o Firenze; a me non resta che pregare il +Signore perchè t’illumini.‍<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>» +</p> + +<p> +Questa predica fu subito stampata, e corse tutta Italia, +diffusa dagli amici e dai nemici del Savonarola: +gli uni volevano far conoscere la sua eloquenza, spargere +la sua dottrina; volevano gli altri mostrare la sua +audacia, irritare contro di lui i principi italiani ed il +papa. Ed essa fu, nelle mani degli Arrabbiati, un assai +utile documento per muovere lo sdegno dei Borgia. +Riuscirono, infatti, verso la fine di quello stesso mese +di gennaio, a far venire da Roma un ordine che imponeva +al Savonarola di andare a predicare in Lucca:‍<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a> nè +v’era cosa che non sperassero di poter fare, con una Signoria +amica e col Frate lontano. Questi, onde non +muovere scandali, già s’apparecchiava a partire pel +tempo ordinato. Faceva, però, altre quattro prediche, nella +prima delle quali inculcava al popolo di persistere nella +formazione del nuovo governo, raccomandava la carità, la +pace e l’unione. Discorreva in un’altra della semplicità e +dei buoni costumi; consigliava di levar via ogni cosa superflua +per darla ai poveri, incominciando a farlo dai conventi. +E quando il governo fosse riuscito ad ottenerne il +permesso da Roma, il suo sarebbe stato dei primi. «Io +non ho mai trovato evangelo che raccomandi le croci d’oro +e le pietre preziose; ho bene trovato: io ebbi sete, e tu +non mi desti da bere; io ebbi fame, e tu non mi desti da +mangiare. Se voi ottenete il consenso di Roma, io, per me, +voglio dare, dal mantello in su, ogni cosa.»‍<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a> Nelle due +<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> +ultime prediche,‍<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a> prese commiato dal popolo, dicendo che +doveva dar luogo all’ira. «Io debbo andare a Lucca, e di +là forse altrove, secondo gli ordini; pregate il Signore +che mi aiuti a predicare la sua dottrina. Vi sono molti in +questa città, che vorrebbero ammazzarmi; ma sappiate +che la mia ora non è anche sonata. Io parto perchè debbo +obbedire agli ordini, e non voglio generar scandalo +nella nostra città. — Voi, o eletti del Signore, perseverate +nella orazione e nella carità; non vi spaventate dei +flagelli, non delle tribolazioni, che sempre perseguitano +i buoni; ma siate fermi nel ben fare.» Ciò detto, fra +la commozione e lo sconforto di tutti i suoi, discendeva +dal pergamo. +</p> + +<p> +Se però la Signoria, a causa del gonfaloniere Corbizzi, +era stata avversa al Frate, i Dieci si erano invece +mostrati favorevolissimi. Sapendo d’essere sostenuti +dalla opinione di tutto il popolo, scrissero a Roma, pregando +istantemente il Santo Padre perchè volesse concedere +al Savonarola di predicare la quaresima in Firenze, +nonostante l’ordine ricevuto di andare a Lucca.‍<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a> La +città intera s’era, poi, commossa all’annunzio che il Frate +partiva; molti già tenevano per ispacciato il governo popolare; +e lettere d’ogni sorta arrivavano a Roma, sollecitando +<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> +dal papa una revoca dell’ordine dato. Il Borgia, +veramente, non aveva ancora alcuna grave cagione di +odio contro al Savonarola: delle sue accuse contro il mal +costume, delle sue visioni e predizioni, poco allora sapeva +e meno si curava. Il re Carlo, d’altronde, amico +del Frate e dei Fiorentini, era nel regno di Napoli nella +maggiore prosperità della sua fortuna, e il papa non +voleva farselo nemico. Per tutte queste ragioni, si lasciò +assai facilmente indurre a consentire al desiderio dei +Fiorentini; e, revocato il breve, permise al Savonarola +di predicare la quaresima in Firenze.‍<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a> +</p> + +<p> +Ma questo fatto, che in apparenza era di assai poco +momento, produceva sull’animo del Frate una profonda +impressione, che egli non potette giammai dimenticare, +e che diede un nuovo corso alle sue idee.‍<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a> L’essere mandato +a predicare fuor di Firenze, certo allora gl’incresceva +assai; ma pure l’obbedienza era per lui un sacro +dovere, ed egli per nessuna cosa al mondo avrebbe voluto +violarlo. Ma che pensare quando il papa stesso +teneva così poco conto de’ suoi brevi, da farli e disfarli +a seconda di chi ultimo lo pregava? Oramai diveniva +certezza che il breve era venuto solo per compiacere +ai nemici del Frate, a quelli che avevano già +<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> +cominciato a tendergli ogni sorta d’insidie. Che peso, +adunque, poteva darvi egli, se il papa stesso non ve +ne dava alcuno? Avrebbe dovuto obbedirvi, quando +lo avesse sin dal principio saputo con certezza? Ma +il Savonarola scacciò allora questi pensieri come importune +tentazioni, e si pose subito a predicare la +quaresima. Prese per soggetto il libro di Giobbe, quasi +ad indicare che a lui conveniva far prova di pazienza; +e si astenne, per quanto potette, dal discorrere di Stato, +onde non dare nuovo appiglio ai suoi nemici. V’era da +fare un’altra riforma, non meno utile, non meno necessaria +della politica; <i>la riforma dei costumi</i>: ed a +questa egli si mise con tutto l’animo nelle sue prediche +<i>sopra Giobbe</i>. Esse, però, ci sono pervenute in uno stato +poco meno imperfetto di quelle <i>sopra l’Arca di Noè</i>. +Raccolte, incompiutamente e quasi a brani, da uno il +quale di continuo ci avverte che la commozione lo vinceva +e l’obbligava a smettere, furono poi tradotte in +latino e quindi ritradotte in italiano, per essere in questa +forma pubblicate la prima volta a Venezia, l’anno 1545. +</p> + +<p> +Il ben vivere, l’unione e la concordia dei cittadini +formano il soggetto principale di queste prediche. Fin +dal principio comincia a stabilire, che tutti si possono +salvare, purchè vogliano sinceramente il ben vivere: +«Non ci è scusa nessuna, o fratelli; la rettitudine ci +avvicina al Signore, e l’evangelo viene in aiuto della +nostra debolezza.»‍<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a> In questi sermoni tutto comincia +e tutto finisce col ben vivere. Discorre dell’amicizia, +e, dopo averne esaminato i vari gradi e qualità, conchiude, +che «quella amicizia sola merita questo nome, ed è +veramente ferma e stabile, che è fondata sopra il bene +e sopra lo onesto e sopra la virtù.»‍<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a> Discorre della essenza +<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> +della libertà, e viene alla medesima conclusione: +«Iddio è essenzialmente libero, e l’uomo giusto è libero +a similitudine sua. La vera, la sola libertà sta nel volere +il bene. A te pare che il buono religioso non sia libero, +perchè ha sottoposto la sua volontà a quella d’altri; ma +egli ha maggiore libertà di coloro che sono nel secolo, +perchè egli vuole appunto ciò che altri gli comanda. Che +libertà è quella di essere dominato dalle passioni? — Orsù, +a proposito nostro: Firenze, vuoi tu libertà? Cittadini, +volete voi esser liberi? Amate principalmente Iddio, +amate il prossimo, amatevi l’un l’altro, amate il ben +comune: se avrete questo amore e questa unione fra +voi medesimi, avrete la vera libertà.»‍<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a> +</p> + +<p> +L’altro soggetto su cui ricadono continuamente +queste prediche, è, come abbiamo già detto, l’unione +e la concordia dei cittadini. «Firenze, io ti dico che +ti bisogna essere unita, se tu vuoi essere liberata +dai tuoi mali. E se tu dicessi: oh! noi abbiamo +unione; tu ne menti. Dico che se tu dici d’avere +unione, tu ne menti; la seconda e la terza volta tu ne +menti.... E se tu fussi unita, quello che t’avevo +promesso, tu di già l’avresti conseguito.... State +dunque uniti; se volete avere forza e virtù da Dio, +bisogna che la materia sia disposta a ricevere; e la disposizione +sarebbe l’unione, la quale tu, Firenze, non +hai. Dove è l’unione, quivi è Dio; e dove è Dio, quivi +è ogni forza ed ogni bene.»‍<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a> Queste medesime parole +il Savonarola mette di continuo in bocca del Signore, +e le fa da Lui pronunziare al popolo fiorentino. Pare +che, essendosi per prudenza astenuto dalla politica, ricadesse +allora con tanto maggiore abbandono nelle sue visioni. +<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> +Una predica intera è sul lume profetico;‍<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a> in un’altra +egli divide il mondo in due schiere, l’una dei cattivi +capitanati dal Diavolo, l’altra dei buoni capitanati da Gesù +Cristo; propone agli eletti di far lega con Cristo, e +si offre di andare ambasciatore a Lui. Nelle prediche +seguenti riferisce, poi, i dialoghi avuti in questa strana +ambasceria con la Vergine e con Gesù Cristo, ed anche +in essi si discorre principalmente dell’unione e del ben +vivere. «Guarda le cose naturali,» dice Gesù Cristo al +Savonarola, «tutte si riducono, di grado in grado, ad una +che è più perfetta in fra loro. Tutti i moti delle cose +materiali si riducono al moto del cielo; tutti i moti del +nostro corpo si riducono al cuore; tutti i moti dell’anima +alla ragione; tutti i reggimenti e governi a Dio, primo +rettore dell’universo. Considera che quando le parti d’una +cosa sono disperse, non si dice più che quella esiste; e +volendola tornare alla sua esistenza, vi bisogna una virtù +che ricostituisca la sua unità. Se fosse stato possibile +mostrare tutta la mia potenza e bontà in una sola creatura, +l’avrei fatto; e solo perchè niuna sarebbe stata capace +di tanto, ho fatta una moltitudine di creature, le +quali tutte insieme rappresentano una maggiore e più +larga unità. Osserva la natura intera, e tu vedrai che +ogni essere desidera la sua unità; ogni essere la cerca, +fuori che questo popolo fiorentino, il quale non vuole +altro che separarsi e dividersi.» Continuando il medesimo +discorso, si viene a parlar del ben vivere. «Il bene,» +è sempre il Signore che parla, «è di sua natura diffusivo; +e però, Io, che sono la somma bontà, mi diffondo +nel creato, e ho dato l’essere a tutte le creature, nelle +quali ogni bene che hanno, è partecipazione della mia +bontà. Per essa Io discesi fra gli uomini, mi feci uomo +e salii sulla croce. Questo, adunque, sarà il segno per cui +<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> +si conoscerà chi è buono: quando uno, cioè, diffonde +negli altri la sua bontà e li fa partecipi di quel bene +che egli ha in sè, allora esso veramente è buono e partecipa +della mia bontà.» «Ma dove si vede il contrario, +che non diffondono nè spargono il talento che io +loro ho dato, questo è manifesto segno che non partecipano +della mia bontà. La vita cristiana non consiste +in cerimonie, ma nell’essere buono; e chi è buono, +non si può contenere che non mostri la sua bontà. +L’essere buono vuol dire essere pietoso e misericordioso. +E però dirai a ciascheduno, e siano di che stato +e condizione si vogliano, che a questo si conosce la +bontà dell’uomo: se lui, cioè, è pietoso e diffonde quel +che è suo in altri, e massime ne’ poverelli. Ed in questo +consiste la religione cristiana, che è fondata nell’amore +e nella carità.»‍<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a> +</p> + +<p> +Il soggetto continuo, di queste prediche, dunque, è +sempre la riforma dei costumi, necessaria adesso più +della riforma politica, la quale camminava oramai da sè. +È ben vero che esse son piene di visioni, di allegorie, +di singolari interpetrazioni della Bibbia: cose le quali +riescono ancora più strane, perchè la compilazione +di quelle prediche fu inesatta ed incompiuta. Nondimeno, +tutto ciò rimane come la veste esterna di esse, +ed il soggetto è sempre il medesimo: egli, in fondo, +non raccomanda mai altro che il ben vivere e l’unione. +Ecco, infatti, un esempio delle allegorie bibliche +che espose in quel quaresimale. «Narra San Marco, +che, passato il sabato (santo), la mattina seguente, +le tre Marie vennero di buona ora al sepolcro di +Gesù, con quelli unguenti aromatici per ungere il +corpo del Salvatore. Queste tre Marie significano i +perfetti, i proficienti e gl’incipienti, che vanno cercando +<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> +di Gesù. Come altra volta vi ho detto sopra questo +evangelo, portano cose aromatiche ed odorifere; +<i>idest</i> le virtù, con le quali piacciono a Gesù. Giungono +al sepolcro, <i>orto jam sole</i>, cioè quando già era levato +il sole.»... «Se tu cerchi Gesù, nascendo in te il +sole della giustizia, tu sarai illuminato e avrai il desiderio +bramato. Ma bisogna che tu vada con rettitudine e +che tu operi, perchè l’opera è quella che ti farà perfetto. — Ecco +qui le tre Marie che andavano rette, cercando +il loro Signore, e vedi che al fine furono consolate. +E camminando, pensavano in fra loro: chi sarà che +rimuoverà la lapide? E così parlando, giunsero al tempio, +e videro che la lapide era tolta. Questo significa che +ancora che tu il quale vai col ben fare cercando Cristo, +non lo conosci. Egli è in te, e sì ti lieva questa lapide della +ignoranza, ed il lume rivelato diràtti come l’Angelo alle +Marie: <i>Jesum quæritis Nazarenum? surrexit, non est +hic.</i>» «Io so che voi cercate Cristo; Egli è resuscitato, +non è qui. Cioè, cercate Cristo in cielo; nè lo +cercate nelle cose della presente vita, non nelle cose di +questo mondo; cercatelo nelle cose celesti e divine e +spirituali; lasciate l’affetto delle cose temporali: Egli +è in cielo, e sì vi aspetta. O cristiani! che state voi a +fare qua? Cercate di andare dove è il vostro capo, +chè quivi è la vostra felicità. <i>Venite et videte</i>, disse +l’Angelo alle Marie; cioè venite e vedete qua, nel sepolcro, +che Cristo non ci è, perchè Egli è risuscitato. +<i>Sed ite</i>, ma andate, cioè camminate di virtù in virtù +nella presente vita, se volete trovar poi Cristo nell’altra.»‍<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a> +E così finiva il quaresimale sopra Giobbe, rimanendo +l’ultima predica, come molte altre, interrotta +per la commozione di colui che le raccoglieva.‍<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> +</p> + +<p> +Dopo questo quaresimale, il Savonarola sembrava +affranto e vinto dalla fatica: sebbene la sua energia si +leggesse ancora nel vigore dello sguardo e nel fuoco degli +occhi, egli era straordinariamente dimagrato, visibilmente +esausto di forze, ed una malattia viscerale lo indeboliva +ogni giorno di più. La vita degli ultimi anni +era stata una battaglia troppo continuata, un esaltamento +troppo maggiore di quello che ogni fibra di uomo possa +sopportare; la lotta politica lo aveva abbattuto assai più +di quello ch’egli medesimo non credeva. Non era stato +solamente un riflettere, un ragionare, un consigliare continuo +per dirigere quei rapidi mutamenti che di giorno +in giorno avevano luogo; ma fu quasi un sostenere sopra +di sè i destini e l’avvenire di tutto un popolo che si +affidava ed abbandonava in lui. Quindi il bisogno di mantenere +sempre vivo il suo predominio morale, e quasi di +animare l’intera moltitudine col suo animo, reggerla e +sostenerla colla sua volontà: uno stato di tensione, di +esaltamento, di febbre continua. Pur tale era il cuore di +quel frate, che, non appena fu sedata un poco questa lotta +politica, invece di riposare, egli si era messo colle prediche +sopra Giobbe ad un’opera non punto minore. E vi +si pose con tutto l’animo, come soleva mettersi ad ogni +cosa, con un amore, una pertinacia ed una forza di volontà +non descrivibile. Le parole son forse la parte minore +di queste prediche che ci furono trasmesse così incompiute. +Egli discorreva un soggetto che gli stava più +d’ogni altro a cuore, e la sua debolezza fisica cresceva il +suo morale esaltamento; i suoi occhi fiammeggiavano, il +suo gesto era vibrato, il suo accento oltre il solito passionato +e pietoso; e se un po’ troppo si perdette nelle visioni, +<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> +questo veniva facilmente perdonato al suo straordinario +eccitamento. Era in lui tanta l’espressione di +sincerità, di bontà e di benefico desiderio, che mai non +si vide una così grande moltitudine essere così pienamente +dominata dalla pietà, così facilmente dare in pianti +dirotti. Ed alla fine della quaresima, il Savonarola aveva +ottenuto un trionfo quasi maggiore di quel trionfo politico +che gli avevano dato le prediche <i>sopra Aggeo</i>. +</p> + +<p> +L’aspetto della città era del tutto mutato. Le donne +abbandonavano i loro ricchi ornamenti, vestivano semplici +e andavano dimesse; la scorretta gioventù era +come per incanto divenuta modesta e religiosa; i Canti +Carnascialeschi cedevano il luogo alle canzoni religiose. +Nelle ore di riposo, si vedevano gli artigiani seduti a +bottega, con in mano la Bibbia o le opere del Frate; si +riprendevano le orazioni, si frequentavano le chiese, si +facevano limosine. Ma quel che più di tutto riuscì mirabile, +fu il vedere banchieri e mercanti restituire, per +scrupolo di coscienza, somme di danaro che montavano +a più migliaia di fiorini male acquistati.‍<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a> Tutti gli uomini +restavano maravigliati di questo singolare e quasi +miracoloso mutamento; e se il Savonarola era stanco, +affranto e malato, noi possiamo facilmente immaginarci +che grande consolazione dovette essere per lui, vedere +il suo popolo divenuto più cristiano. Adesso avrebbe +potuto morire contento: ma la sua ora non era anche +sonata; Iddio lo serbava a maggiore destino. +</p> + +<p> +In tutto questo, gli Arrabbiati, naturalmente, non +volevano vedere altro che argomento di ridicolo; e andavano +<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> +sempre più adirandosi, e beffando il Savonarola +e i suoi seguaci, che essi chiamavano Piagnoni e Stropiccioni +e Masticapaternostri. Ma questi Piagnoni erano i soli +che fortemente sostenevano i diritti del popolo; quelli +che più volenterosi si videro correre alle armi, quando +avea minacciato il pericolo dei Francesi; quelli che erano +più larghi del loro avere al Comune, che più amorevolmente +soccorrevano il minuto popolo, oppresso ora dal +caro dei viveri e dal poco lavoro. Essi amavano tanto +più tenacemente la Repubblica, in quanto che la libertà +s’era nel loro cuore unita alla religione; e nelle più +gravi necessità dello Stato, solo su questi seguaci del +Frate, su questi Piagnoni, appunto, la patria poteva +sperare. +</p> + +<p> +Epperò l’entusiasmo in favore di San Marco e del +Savonarola andava sempre, a grandissimo dispetto degli +Arrabbiati, divenendo più universale. Dalla campagna +e dalle ville, si partivano di notte contadini e signori +per trovarsi alla predica; alcuni eran venuti fino +da Bologna a starsi la quaresima in Firenze;‍<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a> e il Duomo +stesso non bastava più a contenere la folla. Molti conventi +chiedevano di nuovo unirsi a questa Congregazione +Toscana, ed il numero di coloro che vestivano l’abito +di San Marco era moltiplicato in modo non credibile. +Da cinquanta, quanti erano nel principio i frati, arrivavano +ora a duecentotrentotto; onde bisognò chiedere +alla Repubblica la contigua fabbrica della Sapienza, che, +mediante un traforo di sotto alla via del Maglio, si congiunse +al convento. Vi erano giovani delle prime famiglie +di Firenze, come i sei fratelli Strozzi; alcuni dei +Gondi, Salviati, Acciaiuoli: vi entrarono uomini di matura +età, reputati nelle lettere, nelle scienze e nel maneggio +dei pubblici affari; come Pandolfo Rucellai, Giorgio Vespucci +<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> +zio del celebre navigatore, Zanobi Acciaiuoli, +l’ebreo Blemmet maestro di Pico della Mirandola, Pietro +Paolo Urbino professore di medicina, e molti altri.‍<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a> +</p> + +<p> +Il modo, poi, in cui queste conversioni al chiostro +avevano luogo, merita di essere particolarmente considerato; +perchè si veda come il Savonarola, lungi dall’incoraggire +le subite risoluzioni e i troppo facili entusiasmi, +andasse invece con una prudenza grandissima. Ce ne +darà esempio la conversione che racconta di sè stesso +un tale Bettuccio fiorentino, più noto a noi col nome di +Frà Benedetto. Era figlio di un orafo, ed esercitava l’arte +allora assai profittevole della miniatura: giovane nel +fiore degli anni, d’indole allegra, pieno d’impeto e di +coraggio; conosceva il canto, la musica e la poesia; +amava il bel vivere, e s’era perdutamente abbandonato +ai piaceri. Così fu il ben venuto e ben veduto delle liete +brigate, fra le quali passava una vita spensierata e galante: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Tanto musco e profumo allor portavo,</p> +<p class="i02"> Con tante pompe e leggiadrie e gale,</p> +<p class="i02"> Che col cervel senza penne volavo.‍<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a></p> +</div></div> + +<p> +Correvano allora, dice egli stesso, giorni infausti; erano i +tempi di papa Alessandro, pieni d’avarizia, di lussuria +e di miscredenza; +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Nè quasi si credea dal tetto in su.</p> +</div></div> + +<p> +Tale era la vita che faceva il miniatore Bettuccio, +quando incominciò a levarsi la fama del Frate di San +Marco, ed ognuno accorreva alle sue prediche. Bettuccio, +però, fu assai lontano dal seguire la folla; parteggiava, +<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> +invece, per gli Arrabbiati, e insieme con essi beffava i +Piagnoni. Pure, trovandosi una volta in casa d’una nobile +e bella matrona, costei cominciò con calore a parlargli +delle prediche del Savonarola, ed egli ne rise molto; +ma un altro giorno, vinto da quelle gentili insistenze, +si lasciò menare al Duomo. Ci descrive la grande +confusione che provò allora, nell’entrare in chiesa e +vedersi fra tanta moltitudine di devoti, i quali, pieni di +maraviglia, lo guardavano: avrebbe sul primo voluto partirsi, +ma poi rimase, sebbene assai malcontento. Quando, +però, il Savonarola ascese sul pergamo, la cosa mutò +subito aspetto. Fissati una volta sopra di lui gli sguardi, +non potette mai più rimuoverli; la sua attenzione fu +prepotentemente dominata, l’impressione fu grandissima; +«ed allora,» così egli dice, «conobbi finalmente +esser più morto che vivo.» Finita la predica, se ne +andò per luoghi solitari, «e per la prima volta mia mente +addussi dentro di me stesso.» Dopo una lunga meditazione, +tornò a casa ed era tutto mutato. Abbandonò le +carte del canto e gli strumenti di musica, lasciò l’usata +compagnia, gettò via gli abiti profumati: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i09"> Come un vento,</p> +<p class="i01">Spogliâmi al tutto d’ogni leggiadria.</p> +</div></div> + +<p> +Da quel giorno, fu dei più assidui alla predica; +frequentava San Marco, recitava le orazioni e litanie. +«Dura,» egli dice, «fu la lotta ch’ebbi a sostenere contro +i miei compagni, i quali per tutto mi andavano deridendo: +pure assai più dura fu quella che sostenni contro le +mie stesse passioni, che d’ora in ora, sbrigliate di nuovo, +m’assalivano fierissime.» Finalmente, quando credette +poter esser sicuro di sè, andò ad inginocchiarsi ai piedi +del severo priore di San Marco. La voce gli tremava, +non poteva quasi profferire parola innanzi a quell’uomo +<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> +che lo aveva rigenerato: pure disse che voleva vestir +l’abito di quel convento. Il Savonarola gli parlò sul pericolo +delle decisioni precipitose, sulle difficoltà della vita +monastica, e concluse consigliandolo a fare una migliore +esperienza di sè, col vivere cristianamente fuori del +convento, prima di varcarne la soglia. Non fu inutile il +consiglio, perchè Bettuccio ebbe di nuovo a sperimentare +la fiera lotta delle sue violente passioni, nè sempre con +felice successo. Pure, dopo fatta severa penitenza dei +suoi nuovi trascorsi, e quando si fu per lungo tempo sentito +padrone di sè, ritornò più sereno al Savonarola. Ma +questi, che mai non lo aveva perduto d’occhio, non +volle ancora concedergli l’abito. Lo pose invece ad assistere +i maiali ed a seppellire i morti: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Così più mesi in un santo ospitale,</p> +<p class="i01">A vivi e morti carità facevo.</p> +</div></div> + +<p> +Di tanto in tanto era chiamato nella cella del Frate, da cui +ricevea consigli e udiva lezioni sulla vita monastica: +finalmente, il 7 novembre 1495, vestiva l’abito, ed il 13 dicembre +pronunziava i voti solenni col nome di Fra Benedetto.‍<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a> +</p> + +<p> +In questo modo il Savonarola acquistò uno de’ suoi +più fedeli seguaci, uno di quelli che fecero miglior prova +nell’ora del pericolo, e che insino all’ultimo andò sempre +crescendo nella sua ammirazione e quasi devozione +pel maestro. Colla medesima prudenza consigliava +tutti gli altri; nè mai sollecitò alcuno a vestirsi frate. +Il suo unico scopo era migliorare i costumi, diffondere +la morale, rigenerare quella religione di Cristo +<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> +che sembrava morta negli animi. Ed a tal fine dedicava +adesso, più specialmente, tutte le sue ore, tutte le +sue forze, la sua volontà e l’anima intera. Quando +egli predicava del buon costume e delle virtù cristiane, +sembrava quasi che la sua anima rilucesse nei +suoi occhi, che le potenze del suo spirito si effondessero +colla sua voce sul popolo, il quale di giorno in giorno +migliorava visibilmente sotto quella benefica forza. Tutti +gli scrittori contemporanei non cessano mai di esprimere +la loro maraviglia per questo quasi miracolo: alcuni +sono edificati del trionfo che allora ebbe la religione, +altri deplorano i tempi delle allegre ballate e dei canti +carnascialeschi; ma tutti insistono ugualmente sul mutato +costume, e sull’unico autore di ciò, Frate Girolamo +Savonarola. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> +</p> + +<h2 id="libro3">LIBRO TERZO. +<span class="smaller">[1495-97.]</span></h2> + +<h3 id="cap1-3">CAPITOLO PRIMO. +<span class="smaller">Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano Piero de’ Medici a +tentare il suo ritorno in Firenze. Il Savonarola predica contro +la tirannide e contro i Medici: questi vengono respinti.<br> +[1495-96]</span></h3> +</div> + +<p> +Le cose d’Italia riceveano nuova alterazione, e con +esse mutavano grandemente le condizioni della Repubblica +e del Savonarola. — Nel principio dell’anno, la +fortuna di Francia aveva sempre maravigliosamente +prosperato: il re Carlo era giunto a Napoli senza incontrare +al suo cammino ostacolo di sorte alcuna; gli Aragonesi +eran fuggiti; il nuovo dominio s’era stabilito +come per incanto.‍<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a> Ma ben presto, le cose precipitarono +al fondo con quella medesima rapidità con cui erano +salite in alto. In brevissimo tempo, i Francesi avevano +trovato il modo di scontentare ugualmente tutti i governi +e tutti i popoli d’Italia. La loro condotta verso +i Fiorentini non potrebbe essere condannata con parole +abbastanza severe: essi non facevano altro che +chieder danari, dando sempre nuove promesse, che non +mantenevano mai. I Napoletani ancora erano scontentissimi +della loro insolenza; già agognavano il ritorno degli +Aragonesi. I governi erano atterriti dalla potenza di +questo nuovo esercito che aveva corso vittorioso l’Italia +da un capo all’altro; ma più di tutti era scontento +<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> +quel medesimo Lodovico il Moro, che lo aveva invitato +a passare le Alpi. Egli vedeva, con inquietudine grandissima, +l’esercito francese pieno d’emigrati lombardi +e genovesi; vedeva con terrore il suo nemico personale +Gian Giacomo Trivulzi, fra i primi generali e più accetti +al re; e finalmente, cresceva adesso la sua irritazione e +il suo sospetto, dacchè il re Carlo gli negava quel principato +di Taranto che gli era stato nei patti della guerra +promesso. Eccolo, adunque, nuovamente dominato dalla +paura, darsi tutto a meditar nuove trame; ed egli che +aveva chiamato la Francia ai danni d’Italia, tentare ora +di farsi capo d’una lega italiana per <i>cacciare i barbari</i>, +e riuscirvi!‍<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a> +</p> + +<p> +Il giorno 31 marzo 1495, la lega era segnata a Venezia. +Vi pigliavano parte quella repubblica, il papa, +l’imperatore e il re di Spagna. Il fine che si palesava +era: difendere la Cristianità contro il Turco, mantenere +l’integrità dell’Italia e degli Stati alleati, mettere in +armi 34,000 cavalli e 24,000 fanti. Nel fatto però, il +Sultano era stato uno di quelli che più avevano favorito +la lega, e prometteva uomini e danari per aiutarla; il suo +vero scopo era di cacciar dall’Italia i Francesi.‍<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a> Gli articoli +segreti stipulavano, che la Spagna avrebbe mandato +un’armata navale per aiutare il re Ferdinando a +riconquistare il Regno; i Veneziani avrebbero attaccato +le coste dell’Adriatico; il duca preso Asti e chiuso +la via ai rinforzi francesi; l’imperatore e la Spagna assalirebbero +per terra le frontiere francesi. Così, in un +momento, il Moro riusciva a sollevare da per tutto armi +contro la Francia.‍<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a> Queste cose non restavano ignote al +<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> +re Carlo. L’accorto ambasciatore francese, messer Filippo +di Comines, penetrava subito lo scopo della lega; +ed il medesimo giorno che si concludeva, egli ne scriveva +a Napoli: affrettavasi, poi, a partire per raggiungere il +re, cui non restava altra via di salvezza, che lasciare nel +Regno forti presidii, e tentare col resto dell’esercito +d’aprirsi una via per tornare in Francia. +</p> + +<p> +Nel suo viaggio, l’ambasciatore prendeva la via di +Toscana, dove era l’unico stato italiano che, respingendo +tutte le offerte degli alleati e non curando le loro minacce, +si manteneva ancora fedele a Carlo. Giunto a Firenze, +il primo pensiero del Comines fu di andare a San Marco: +voleva conoscere da vicino il Savonarola, e formarsi un +concetto chiaro di quest’uomo che aveva saputo riempiere +il mondo della sua fama. E quello sperimentato +conoscitore degli uomini, uscì dalla cella del frate, pieno +d’un’ammirazione e d’una venerazione grandissima, +di cui nelle sue <i>Memorie</i> parla continuamente. Egli credeva +trovare un uomo singolare, ma trovò invece +un uomo straordinario. La sua maraviglia cominciò +subito, giacchè lo intese discorrere di politica con una +conoscenza grandissima delle cose. «Egli mi parlò della +<i>grande assemblea</i>‍<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a> che facevano i Veneziani, meglio di +me che allora ne venivo. La sua vita era, poi, la più bella +del mondo, come ognuno poteva vedere; le sue prediche +erano contro i vizi, ed hanno introdotto il buon +costume in Firenze. Io non voglio giudicare le sue rivelazioni; +ma è certo che ha predetto a me ed al re cose che +niuno credeva, e che si sono tutte verificate. Quanto al +valersi, come dicevano i suoi nemici, della confessione +per conoscere i segreti dello Stato; dirò che io lo credo +un uomo buono, e che egli ha rivelato cose che niuno dei +<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> +Fiorentini potrebbe mai avergli dette.» E tanta fu la fede +che il Comines pose nel Savonarola, ch’ei lo interrogava +con istanza e con fiducia perchè gli dicesse se il re sarebbe +scampato dai pericoli che lo circondavano. Qui il Frate +prese un tuono solenne, e cominciò a riandare la fede +dal re violata, le promesse mancate, i comandi di Dio +disubbiditi, la grande opera della riforma d’Italia e della +Chiesa abbandonata. «Questi nuovi pericoli», così egli +concludeva, «sono precursori d’un castigo assai maggiore +da cui il re sarà flagellato, se non torna all’obbedienza +del Signore ed alla buona via. Quanto al presente, +dovrà combattere molto; ma pure ne uscirà finalmente +vittorioso.» Dopo questo singolare colloquio, il Comines +continuava subito il suo viaggio verso il Regno.‍<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> +</p> + +<p> +Il re Carlo era, intanto, già partito da Napoli il +20 maggio: lasciava forti presidii nel Regno e menava +seco tutto il resto dell’esercito sotto i comandi del Trivulzi, +<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> +onde aprirsi col ferro una via per tornare in +Francia. Entrato a Roma il dì primo giugno, desiderava +venire ad abboccamento col papa; ma questi era il giorno +innanzi fuggito alla volta d’Orvieto. Alessandro Borgia +avea molte ragioni per temere lo sdegno dei Francesi. +Egli li aveva dapprima invitati in Italia; il danaro avuto, +poi, dagli Aragonesi gli aveva fatto voltar faccia; venuta +in auge la fortuna francese, si avvicinava di nuovo ad +essi; ed ora, non solamente diveniva un’altra volta loro +nemico, ma uno degli autori principali della lega. A tutto +ciò s’univa anche una storia assai singolare, propria +del carattere di quei tempi e del Borgia. — Quando i Francesi +passarono la prima volta per Roma, si trovava quivi +prigioniero il principe Gemme, fratello del Gran Sultano +Bajazetto II. Esso era un giovane d’una fisonomia e +d’un’indole tutta orientale, pieno d’ardire; onde aveva +trovato molti partigiani, e, non senza qualche speranza +di successo, aveva conteso il trono a suo fratello. Costretto +poi dall’avversa fortuna a fuggirsi nell’isola di +Rodi, veniva fatto prigioniero dal gran Maestro dell’ordine +e da lui consegnato a papa Innocenzo VIII; morto il +quale, Gemme venne nelle mani d’Alessandro Borgia, che +ne faceva mercato. Il Sultano, infatti, temendo moltissimo +la liberazione di suo fratello, pagava al papa 20,000 ducati +annui pel suo mantenimento; e più volte aveva +offerto di dargliene 200,000, quando lo avesse ammazzato. +Nel passare, adunque, i Francesi da Roma, la prima +<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> +cosa che il re Carlo domandava al papa, era di portar seco +Gemme, onde servirsene nella guerra che voleva fare al +Sultano. Alessandro Borgia, sebbene assai di mal animo, +dovette pur cedere alla volontà del re; ed ancora, dovette +mandare suo figlio Cesare (che fu poi il Duca Valentino), +a seguire il campo francese col nome e gli onori di ambasciatore; +ma, in verità, come ostaggio contro la sempre +mutabile politica del padre. Ad un tratto, però, si +vide che Cesare era fuggito dal campo, e subito dopo +moriva inaspettatamente il giovane Gemme. Dissero alcuni +che il papa lo aveva dato nelle mani del re, già +avvelenato; assicuravano altri, che gli aveva fatto somministrare +il veleno per mezzo del figlio. Comunque sia +di ciò, è certo che il Sultano mandò subito i 200,000 +ducati promessi, più la veste inconsutile di Cristo; +ma i suoi inviati furono presso a Sinigaglia fatti svaligiare +da Giovanni della Rovere. Tali erano allora i tempi, +e tali gli uomini.‍<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a> +</p> + +<p> +Malgrado tutte queste cagioni di risentimento, il +re Carlo, non potendo fermarsi a Roma nè pensare +allora a vendette, continuava il suo viaggio ed il 13 giugno +entrava in Siena. Non è credibile come questa +nuova sollevasse gli animi fiorentini, e quanto il re fosse +ormai divenuto esoso a quella Repubblica. Essa rimaneva +ancora ferma nella sua alleanza; ma non gli poteva +perdonare la fede violata, i patti traditi, e l’avere +aiutato e sostenuto i Pisani nella loro sollevazione. Non +aveva il re fatto altro che chieder sempre nuovi danari, +promettendo continuamente di render le fortezze +e di far sottomettere Pisa; ma nè l’una cosa nè l’altra +<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> +aveva poi mantenuta. E per queste ragioni, i Fiorentini, +malgrado ogni loro sforzo, s’erano trovati in condizioni +sempre peggiori. Essi avevano mandata la loro più ardita +gioventù a combattere sotto il comando di Piero Capponi, +avevano assoldato Ercole Bentivoglio ed altri capitani; +ma i Pisani ricevevano da Genova, da Siena, da +Milano e perfino dallo stesso re Carlo, nuovi aiuti. Quando +gli ambasciatori fiorentini rammentarono a quel re le +promesse da lui fatte, egli aveva risposto: «Ma che posso +fare, se i vostri Signori scontentano tutti i loro sudditi?» +E poi, mandava ai Pisani ben 600 de’ suoi fanti svizzeri e +guasconi, che eran loro d’un grandissimo aiuto nella +guerra.‍<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a> Così la ribellione veniva incoraggiata su tutto +il territorio fiorentino, e Montepulciano si dava ora +(26 maggio) ai Sanesi, che subito vi mandavano un presidio. +In tale stato di cose, si avvicinava il re Carlo; e, +quasi tutto questo non fosse ancora cagione bastevole +di malcontento, egli menava seco Piero de’ Medici! +</p> + +<p> +Non appena ne giunse la nuova in città, che tutti +corsero furiosamente alle armi. E fu cosa maravigliosa +a vedere, dice lo storico Jacopo Nardi, in quanto poco +tempo si fossero armati uomini e fanciulli; e come i +privati cittadini facessero a gara coi commissari della +Signoria, per empiere la città di vettovaglie e di armi. +Nei borghi, vennero in brevissimo tempo raccolti undicimila +fanti di corazza; nelle case, ognuno aveva raccolto +amici e familiari, provveduto le torri di sassi, sbarrato +le porte; molte vie furono asserragliate; e i gonfalonieri +delle compagnie percorrevano di notte la città, perchè +non si volle in questa occasione permettere ad alcun fante +<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> +forestiero di entrarvi. E tutto ciò era provveduto da +quei Piagnoni che gli Arrabbiati dicevano buoni solo a +borbottare Ave-Marie. Essi non tralasciarono, è vero, +gli uffici divini; fecero pubbliche orazioni, molte limosine, +e portarono in solenne processione la Madonna +dell’Impruneta; ma quelli che più erano caldi in questi +uffici divini, più erano pronti a pigliare le armi. Ed +il Savonarola, che si trovava allora a continuare le prediche +delle feste <i>sopra i Salmi</i>, gridava dal pergamo: +«Fate orazione, ma non tralasciate i provvedimenti +umani: bisogna aiutarsi in ogni modo, con tutti mezzi, +chè allora il Signore sarà con voi: animo, o fratelli, +e soprattutto unione. Se voi starete uniti e concordi +in un solo volere, sia pure tutto il mondo contro +di noi, la vittoria sarà nostra. Non vi spaventate di +queste cose, perchè noi siamo appena al principio del +gioco. Voi vi troverete in tempi terribili, voi vedrete +nemici da tutte le parti, voi udirete: eccoli a Roma, +eccoli da quella parte, eccoli da questa, eccoli, son qui. +Ed allora, oh povera Firenze! oh povera Italia! Unione, +adunque, fra voi, unione nel Signore; perchè la vittoria +dev’essere in fine dei buoni.»‍<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a> +</p> + +<p> +Ma, intanto, i primi ambasciatori che la Repubblica +mandava al re Carlo, non ottenevano altro che brusche +risposte. Essi chiedevano per qual via volesse passare, +acciò la fornissero di vettovaglie; ed il re: «Fornite +tutto il dominio.» Era sdegnatissimo di vedere la città +di Firenze mettersi tutta in armi, come all’avvicinarsi +d’un nemico. E dall’altro lato, gli ambasciatori, vedendo +nel campo Piero de’ Medici e dubitando che il re +non volesse rimetterlo in Firenze, usarono parole più +ardite che savie; onde ne era a vicenda cresciuto lo +sdegno, e senza un uomo che avesse avuto grande autorità +<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> +e fermezza, non era più sperabile accordo amichevole. +Tutti si rivolsero, allora, unanimi al Savonarola. +Egli solo aveva saputo usare un linguaggio fermo ed +imperioso verso quel re, senza irritarlo; egli ne era +quasi venerato, ed aveva tenuto con lui continua corrispondenza +di lettere, delle quali ora tutti sapevano quale +fosse il tenore. Una di esse, venuta nelle mani de’ suoi +nemici, era stata da loro pubblicata per muovergli +contro lo sdegno della lega; ma, invece, gli aveva immensamente +accresciuto l’amore del popolo, perchè discorreva +presso a poco in questi termini: «Cristianissimo +Sire, il Signore vuole che i Fiorentini restino collegati con +la Vostra Maestà, ma vuole che sotto la vostra protezione +sia ampliata la loro libertà e non l’autorità di alcuno +particolare cittadino; imperocchè la Divina Bontà ha disposto +e deliberato di mandare, per tutto, a terra i tiranni. +Il Signore punirà terribilmente quei privati cittadini +che volessero usurpare il dominio di questa florida repubblica, +come nel passato è avvenuto; perchè questo nuovo +e popolare governo e reggimento è stato fatto da Dio, e +non da uomo alcuno; e perchè Egli ha eletta questa città +e vuole magnificarla e l’ha ripiena dei suoi servi; e chi +la tocca, tocca la pupilla del suo occhio. Onde, o Sire, se +voi non obbedirete, e non manterrete le promesse ai Fiorentini, +e non restituirete le loro fortezze, molte saranno +le avversità che vi verranno addosso, ed i popoli si ribelleranno +contro di voi.»‍<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> +</p> + +<p> +Chi altri poteva, chi doveva presentarsi al re per +liberare la Repubblica da tanto pericolo, se non colui +che sapeva usare un tale linguaggio? A Poggibonsi, +adunque, s’incontravano di nuovo Carlo VIII ed il Savonarola; +il quale, assumendo il suo tono profetico ed +imperioso, ripeteva a voce quelle cose medesime che +aveva dette in iscritto. Rammentava al re, che ora tornava +quasi fuggendo verso casa, come questi nuovi pericoli +erano quelli appunto che esso gli aveva già predetti a +Firenze, e che gli aveva riconfermati nelle sue lettere. +«Cristianissimo principe,» egli diceva, «tu hai provocato +l’ira del Signore per non avere mantenuta la fede ai +Fiorentini; per avere abbandonata quella riforma della +Chiesa, che il Signore ti aveva per mezzo mio tante volte +annunziata, ed a cui ti aveva eletto con segni così manifesti. +Tu, per ora, uscirai da questi pericoli; ma se non +riprendi l’opera abbandonata, se non obbedisci ai comandi +che di nuovo il Signore ti ripete per mezzo del +suo inutile servo, io ti annunzio che maggiori assai +saranno le sventure che ti manderà l’ira di Dio, ed +un altro sarà eletto in tua vece.»‍<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a> Il re parve quasi +<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> +atterrito a questo linguaggio, e continuando subito +il suo cammino verso Pisa, pregò il Savonarola di accompagnarvelo. +Ma questi, dopo avergli parlato una +seconda volta a Castel Fiorentino, volle tornarsene indietro, +per non avere a capitar nelle mani dei nemici di +Firenze. Il 21 di giugno, egli annunziava dal pergamo +che il pericolo era anche questa volta passato; e di qui +pigliava occasione per raccomandare di nuovo le orazioni, +il ben vivere, l’unione ed il governo popolare.‍<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a> +</p> + +<p> +L’entrata del re a Pisa era, intanto, trionfale. I Pisani +gli aprivano le case dei principali cittadini; le loro +donne si privavano di tutte le gioie per donarle a lui +ed ai suoi baroni: così, facendo contrasto al mal umore +che avevano mostrato i Fiorentini, cercavano, contentando +la sua avarizia, tirarlo dalla parte loro. E quando +egli, per questi segni d’affezione, era già assai ben disposto, +ecco che, uscendo un giorno dalla messa, gli +vengono incontro le più belle donne pisane vestite a +bruno, colle chiome sciolte, coi piedi nudi, con funi al +<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> +collo, in segno dell’odiata servitù, e ad alta voce chiedevano +la loro libertà. Il popolo intero si univa a quelle +voci, il re e i suoi generali parevano commossi a questa +scena. Si raccolse, difatti, il consiglio dei baroni e si +tenne, per un momento, serio discorso d’aiutare i Pisani; +ma questo pensiero fu, poi, come tutti gli altri abbandonato. +Ai Pisani non fu data la libertà, ai Fiorentini non si +resero le fortezze, al Savonarola non si tennero le nuove +promesse; ma, pigliando la via di Lucca e Pontremoli, +il re insieme coll’esercito continuava il suo cammino. +A Fornovo sul Taro, incontrava gli eserciti alleati; egli +aveva 9000 uomini, i nemici assai di più. Si venne a +giornata il 6 luglio, e fu poi lunga disputa da qual lato +fosse stata la vittoria. Ma certo, il re volendo passare, +passò; gli alleati volendolo impedire, nol poterono. +Carlo VIII si fermava ad Asti, ove s’abbandonò di nuovo +ai piaceri; tornava poi lentamente in Francia. — Il 7 luglio, +Ferdinando II d’Aragona faceva la sua entrata in Napoli, +ristabiliva il caduto governo; e non gli restava altro a +combattere se non quelle poche guarnigioni che, ancora +non avendo ceduto, si trovavano sparse nel Regno senza +aiuto e senza consiglio. — Così i Francesi, in meno d’un +anno, avevano traversato due volte tutta Italia, conquistando +e perdendo colla medesima facilità; scontentando +ugualmente amici e nemici, nè lasciando di loro altra +memoria che di avidità e di mala fede.‍<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a> +</p> + +<p> +La loro condotta verso Firenze continuava ad essere +sempre la stessa. Sia che il generale che teneva +la fortezza di Pisa ricevesse in segreto ordini diversi +da quelli che il re gli mandava in palese; sia, come +altri dicevano, che egli si fosse innamorato d’una giovane +pisana: certo è, che non solamente non rese +<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> +mai le fortezze; ma giunse (una volta che i Fiorentini, +combattendo i Pisani, s’erano spinti assai oltre +verso la porta di San Marco), a far fuoco addosso a +loro colle sue artiglierie, ammazzandone parecchi. +La Repubblica faceva, per queste cose, continue rimostranze, +mandava nuovi ambasciatori e nuovi danari +al re, prometteva d’aiutare i soldati sparsi nel Regno. +Nel mese di settembre, messer Niccolò Alamanni tornava, +finalmente, dalla Francia, con un ordine espresso +del re ai suoi generali e soldati, che rendessero le fortezze +e lasciassero il soldo pisano: ma, lungi dall’obbedire, +nel gennaio del 1496, i Francesi vendettero ai +Pisani la loro fortezza per 14,000 fiorini, ed altri 10,000 +ne ricevettero pel prezzo delle artiglierie che lasciavano. +Le fortezze di Sarzana e Sarzanello furono, per 20,000 +fiorini, vendute ai Genovesi; quella di Pietrasanta ai lucchesi, +per 30,000; ai Fiorentini non fu rilasciata che la +fortezza di Livorno.‍<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a> +</p> + +<p> +Eppure, malgrado tutto ciò, la partenza dei Francesi +dall’Italia aveva peggiorato gravemente le condizioni +della Repubblica. Gli alleati, ormai liberi e sicuri da ogni +<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> +pericolo, si potevano rivolgere contro di essa. Odiavano +mortalmente quel nuovo governo, e volevano punirlo +per essersi mantenuto fedele alla Francia, e non +aver voluto entrare in quella lega, che essi dicevano +aver fatta per liberare Italia dai barbari. Il pericolo +diveniva, quindi, gravissimo; e la sola speranza che Firenze +potesse avere contro nemici così potenti, stava nel +poco accordo che regnava fra di loro. Il papa ed i Veneziani +volevano, infatti, rimettere Piero de’ Medici; +ma il Moro, sebbene in apparenza consentisse a questa +proposta, odiava personalmente Piero, andava d’intesa +cogli Arrabbiati, e nutriva qualche lontana speranza +di potere un giorno stendere la sua potenza anche su +quella Repubblica. Nondimeno, fu concluso, per allora, +d’incoraggiare il Medici a raccogliere uomini e danari, +onde tentare il suo ritorno in Firenze. Egli, come è ben +da credere, si mise all’opera assai volenteroso; e sebbene +fosse già rovinato nella fortuna e nel credito, pure, fatto +il suo maggiore sforzo, raccolse 10,000 ducati, che pose +nelle mani di Virginio Orsini, acciò radunasse i suoi +antichi soldati. E l’Orsini, che il giorno della battaglia +del Taro s’era vergognosamente fuggito dal campo francese, +pigliò con ardore questa occasione, onde mettersi +di nuovo sulla riputazione delle armi. — Nel tempo +che Piero e l’Orsini si sarebbero avanzati verso Firenze, +Giovanni Bentivoglio, assoldato dai Veneziani e +dal Moro, doveva irrompere dai confini bolognesi contro +la Repubblica; Caterina Sforza, signora d’Imola e Forlì, +mandare da un altro lato le sue genti a fare lo stesso; +i Sanesi e Perugini facevano sperare larghi aiuti: e così +tutto sembrava augurare prospero esito al tentativo di +Piero de’ Medici. Ma quando si venne al fatto, le cose +mutavano aspetto. Piero e l’Orsini s’erano avvicinati +colle loro genti, a piccole giornate, verso i confini della +<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> +Repubblica; aspettando sempre gli aiuti promessi, i quali +non venivano mai: onde consumavano invano il tempo +e i danari. +</p> + +<p> +Mentre nel campo mediceo le cose procedevano con +tanta freddezza, a Firenze i cittadini, animati dal Savonarola, +mostravano grandissima energia. Il Frate s’era +da più tempo taciuto, a causa dei cresciuti mali umori +di Roma, de’ quali parleremo a lungo nel capitolo seguente. +Ma nel ritirarsi dal pergamo, aveva annunziato +che gravi pericoli sovrastavano alla città, ed aveva +fatto votare quella legge contro i Parlamenti, che doveva +essere la guardia principale della libertà. Ora, verificandosi +i pericoli annunziati, il suo nome saliva in +nuovo auge; ed egli, messo da banda ogni riguardo, +tornava sul pergamo il giorno 11 ottobre, per dare +animo ai cittadini e incoraggiarli alla difesa della patria. +La sua predica incominciava col discorrere di cose tutte +religiose: — «La vita dell’uomo, o fratelli,» così egli +diceva, «è una milizia continua sopra la terra; e la +maggiore milizia è quella del vero cristiano, perchè egli +deve combattere contro ogni cosa che impedisce lo spirito. +Combatte contro il mondo, contro la carne, contro +il demonio; ed è sempre in continua guerra. Così fu +degli Apostoli, così fu dei martiri, così sarà sempre +dei buoni cristiani: Iddio lo vuole, per dar poi a loro +maggiore gloria nell’altra vita. Onde non vi dovete +maravigliare se, annunziando noi cose nuove, abbiamo +tanta contraddizione. Io mi maraviglio che non le abbiamo +ancora maggiori. E perchè noi dobbiamo combattere, +così siamo tornati in campo, per rassettare +un poco le schiere disordinate ed apparecchiarle ad una +nuova guerra. E vogliamo far due cose: l’una combattere, +che non cesseremo mai insino alla morte; l’altra +vincere, perchè le cose di Cristo debbono sempre avere +<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> +vittoria. Voi non dubitate di nulla, chè in ultimo la vittoria +sarà nostra; e se io morissi, questa cosa sarà +come l’idra dei poeti, che tagliato un capo, ne uscivano +sette.» Procedendo oltre in questo modo, egli volgeva il +discorso dalle cose religiose alle politiche; e prima discorse +ironicamente contro coloro che dicevano male del +nuovo governo. «Magnifici Signori, io vorrei che quando +voi avete qualche cosa difficile alle mani, chiamaste +uno di questi cicalatori e gli diceste: — Di’ su un poco, +che s’ha egli a fare di questa cosa? — E s’ei sa +quel che si dice, io voglio perderci il mantello. Voi +vedrete che egli non saprà cosa rispondere, o pure dirà +qualche gran pazzia. E voi allora, togliete un quarteruolo +di panico e ditegli: vien qua, prendi e dài beccare +ai polli; ma lascia le cose di Stato.» +</p> + +<p> +Questo tuono burlesco continua ancora un poco; e +finalmente il Savonarola, entrando nella quistione grave +e seria del giorno, muta linguaggio e diviene terribile. +Egli non vuole mezze misure quando la patria è in pericolo. +In chiesa, sul pergamo, col crocifisso in mano, egli +consiglia apertamente e ad alta voce, di mettere a morte +quelli che vogliono ristabilire la tirannide in Firenze, +che vogliono farvi ritornare i Medici. «Bisogna usare con +costoro, come fecero i Romani contro quelli che volevano +rimettere Tarquinio. Tu che non vuoi avere riguardo +a Cristo, vuoi averne ai privati cittadini? Fa giustizia, +ti dico io. <i>Tagliali il capo; e sia pure il maggiore +della casa sua quanto voglia: tagliali il capo</i>. Rammentati +la legge che si è fatta contro i parlamenti, insegnala +ai tuoi figli, scrivila per tutto. Tu non devi fidarti in +altro che in questo Consiglio Grande, che è opera di Dio +e non degli uomini; e chi vuole mutarlo, chi vuol fare +tiranno, chi vuol fare governo di privati cittadini, sarà +dal Signore maledetto in eterno.» Raccomandava poi +<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> +energia, coraggio e risoluzione nel prendere i necessari +provvedimenti; perchè «colui che spera negli aiuti +divini senza aiutarsi da sè, tenta il suo Signore.» Queste +medesime cose ripeteva con uguale energia i giorni +15 e 25 dello stesso mese; e solo quando fu sicuro che +il popolo aveva ripreso il suo coraggio, tornò di nuovo in +quel silenzio che gli era imposto da cagioni di cui fra +poco dovremo discorrere. +</p> + +<p> +L’effetto di quelle parole non tardò molto a farsi +sentire. Quattro giorni dopo la prima predica, si vinceva +una provvisione, che, mentre rimetteva la taglia +sopra i Medici, era quasi un generale eccitamento alle +armi. Essa diceva, presso a poco, così: «Avendo Piero +de’ Medici, pel suo tirannico appetito, tentato molte +cose contro la libertà fiorentina, viene per gli Otto della +Balía dichiarato ribelle; onde, secondo gli statuti, può +essere impunemente ammazzato. E perchè si vede perseverare +nel cattivo animo, incitando ai danni di questa +città, non solo molti baroni di Roma, ma il sommo +Pontefice e quasi tutti i potentati d’Italia; sperando +con questi favori occupare la vostra libertà, usurpare +le vostre entrate, violare le vostre donne e fanciulle, +e riassumere quella tirannica vita colla quale egli e +i suoi antenati hanno tanto tempo afflitto la vostra +città: venne pei medesimi Signori Otto di Guardia e +Balía deliberato, che chiunque uccidessi detto Piero +de’ Medici, debba avere fiorini 4000 larghi di oro.»‍<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a> +Più tardi fu messa una taglia di 2000 fiorini anche sulla +testa di Giuliano dei Medici;‍<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a> e furono creati uffiziali per +amministrare i loro beni a vantaggio della Repubblica.‍<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a> +</p> + +<p> +Ma ciò non bastava, nè il popolo fiorentino si fermava +<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> +a questo. Le prediche del Savonarola avevano +allora mosso a prendere le armi Arrabbiati e Piagnoni; +perchè l’odio contro i Medici era loro comune, +e la vicinanza di Piero metteva sdegno e paura sì agli +uni come agli altri. I provvedimenti presi furono, quindi, +forti e prontissimi. La guerra di Pisa venne subito sospesa, +lasciandovi solo 2000 fanti e 300 uomini d’arme. +Mandarono 1000 fanti e 3000 uomini d’arme presso +Cortona, per tener fronte al nemico, che sembrava avvicinarsi +da quel lato. Nel medesimo tempo, venne formato +un campo di 1500 fanti e 300 uomini d’arme, +presso al confine dei Sanesi, per impedire che questi si +riunissero coi Medicei. In tal modo Piero dei Medici +era come circondato da ogni lato. Egli aspettava ozioso, +fra le Tavernelle e Panicale, gli aiuti promessi, che non +vennero mai. Ed in su questo aspettare, finivano i danari +e l’esercito si scioglieva, partendone anche lo +stesso Virginio Orsini. Così Piero de’ Medici si trovava +nella campagna, solo con qualche soldato, con l’impresa +andata a vuoto, e senza aver fatto altro che raccogliere +danno e vergogna, e dare l’ultimo crollo alla sua già rovinata +fortuna. Si dava, dunque, ramingo alla fuga, e, lamentando +la tradita fede e le vane promesse degli alleati, +tornava a Roma per cercare ricovero nella corte +o presso i suoi amici.‍<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a> I Fiorentini, lieti del pericolo +superato, rimandavano le genti a Pisa, e si mettevano +in sempre maggiore sospetto della Lega; la quale, come +si vedeva ora troppo chiaro, coprivasi col nome d’Italiana, +per meglio opprimere la Repubblica. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> +</p> + +<h3 id="cap2-3">CAPITOLO SECONDO. +<span class="smaller">Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del papa: sua risposta. +Un nuovo breve gli sospende la predicazione; ma i Dieci +ne ottengono dal papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il +cappello cardinalizio, ed egli lo rifiuta.<br> +[1495-96.]</span></h3> +</div> + +<p> +Il tentativo di Piero dei Medici non riusciva, per +l’odio che avevano contro di lui Arrabbiati e Frateschi: +ma quando gli alleati avessero voluto aiutarlo davvero, +la città di Firenze non avrebbe facilmente potuto resistere +alla forza delle loro armi; onde il niun successo di +quella impresa deve attribuirsi ancora al non regnare +fra di essi alcuno accordo. Lodovico il Moro non aveva +mai dimenticato le ingiurie ricevute da Piero dei Medici; +e malgrado le continue proteste che questi ora faceva, +di amicizia, anzi di soggezione, egli non lo voleva ristabilito +in Firenze. Andava, invece, d’accordo cogli Arrabbiati, +i quali erano riusciti ad irritarlo fortemente +contro al Savonarola, dandogli ad intendere ch’ei lo pigliasse +direttamente di mira, anzi lo nominasse personalmente +nelle prediche che faceva contro i vizi dei +principi italiani, e nelle sue descrizioni del tiranno. Onde, +già da più tempo, s’erano uniti a procurare la rovina +del Frate, il Moro e gli Arrabbiati.‍<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a> Questi, così, ottenevano +<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> +il loro fine di combattere il governo popolare, +senza parere; mentre il Moro, nel perseguitare un +frate a lui già avverso, si creava degli amici in Firenze, +e nutriva le sue speranze d’avere un giorno a +mettervi piede. +</p> + +<p> +Quanto al resto degli alleati, i Veneziani che non +vedevano di buon occhio questi segreti accordi e maneggi +del Moro, favorivano sempre Piero de’ Medici; ma +erano soli a volerlo decisamente rimettere in Firenze. +Il papa stesso vi andava assai freddo, giacchè il suo +fine principale era solo di accrescere stato ai suoi figli: +simpatie vere non aveva per alcuno, ed anch’egli agognava +segretamente di stendere le sue avide mani sulla +repubblica fiorentina. Facile assai dovette, quindi, riuscire +agli Arrabbiati ed al Moro, tirarlo con loro nella +sanguinosa guerra che disegnavano fare contro al Savonarola. +Ed una volta acceso il fuoco dell’ira, in quell’animo +così tenace nell’odiare, la cosa procedette da +sè stessa rapidamente al suo fine. +</p> + +<p> +Alessandro VI, noi lo abbiamo detto più sopra, non +aveva sul principio alcuna cagione di particolare odio +contro al Savonarola; ma quando cominciarono, sin +dal principio dell’anno 1495, a venir lettere da Firenze +e da Milano, che gli dipingevano il Frate come un audace +<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> +accusatore del clero e del Santo Padre; quando +quelle prediche, già per sè stesse ardite, venivano +messe sotto ai suoi occhi, alterate, esagerate, trasformate; +quando gli dicevano che il priore di San Marco +era il solo sostegno del partito popolare, il solo autore +dell’odio contro ai Medici; Alessandro cominciò allora +a destarsi ferocemente. Il cardinale Ascanio Sforza, fratello +di Lodovico il Moro e strumento principale nella +elezione del Borgia, era quegli che con maggiore efficacia +maneggiava queste trame, e soffiava abilmente in +quel fuoco, appena acceso. A Roma si trovava ancora +un altro dei più fieri persecutori del Savonarola in quel +predicatore Frà Mariano da Gennazzano, che mai non gli +aveva perdonato la vergognosa disfatta da lui ricevuta in +Firenze. Egli era dei più attivi a cospirare in favore dei +Medici e contro al Savonarola; lo accusava con ogni +sorta di calunnie; lo chiamava <i>istrumento del Diavolo</i>; +e pretendendo conoscere i suoi segreti fini, lo faceva +autore di mille trame contro al papa istesso.‍<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a> +</p> + +<p> +Il Borgia finalmente si pose all’opera, e cominciò +con un’astuzia degna di lui. Il giorno 25 di luglio 1495, +scriveva al Savonarola un breve tutto pieno di dolcezza. +«Diletto figlio,» ei gli diceva, «salute ed apostolica +benedizione! Noi udimmo che, fra tutti quelli che lavorano +la vigna del Signore, tu ti adoperi con maggiore +zelo: di che siamo altamente lieti‍<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a> e ne innalziamo lodi +all’Onnipotente Iddio. Udimmo ancora come tu affermi, +quello che pronunzi dell’avvenire, non procedere da te, +ma da Dio: onde desideriamo, siccome è dovere del +<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> +nostro pastorale ufficio, discorrerne teco; <i>acciò, per +tuo mezzo meglio conoscendo quel che a Dio piace, noi +possiam praticarlo</i>.‍<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a> Così, in virtù di santa obbedienza, +ti esortiamo a venir quanto prima presso di noi, che ti +vedremo con amore e con carità.‍<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>» +</p> + +<p> +Quel breve era tanto più finamente astuto, in +quanto calcolava sulla buona fede del Savonarola, la +quale era invero grandissima. Ma il carattere del Santo +Padre era troppo noto; ed in Firenze si conoscevano +troppo bene le trame degli Arrabbiati, che già avevano +col ferro o col veleno tentato d’ammazzare il Savonarola, +ed ora si vantavano apertamente della loro amicizia +con Roma: sì che a niuno poteva essere nascosto +il fine di un invito così stranamente benigno. Era chiaro +che trattavasi o d’ucciderlo per via, o, quando questo +non potesse riuscire, di farlo morire nelle prigioni di Castel +Sant’Angelo.‍<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a> I suoi amici, perciò, vennero a pregarlo +che non volesse muoversi da Firenze, ove la sua +presenza diveniva più che mai necessaria, quando già la +partenza dei Francesi faceva correre nuovi pericoli al governo +popolare. Era un caso pel Savonarola assai grave +e difficile: trattavasi o di non obbedire alla chiamata +del papa, o di esporsi ad essere vittima degli Arrabbiati, +che volevano in lui uccidere la Repubblica. Fortunatamente, +però, aveva una scusa assai legittima per non +<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> +partire. Egli era appena guarito della sua grave infermità +viscerale, da cui si trovava in modo rifinito, che +secondo i medici, ove non sospendesse lo studio e la +predica, sarebbe stato in pericolo di morte. Già alcuni +giorni innanzi, egli aveva annunziato queste cose al popolo, +dicendo che la sua malattia lo costringeva a sospendere +la predicazione;‍<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a> ognuno, d’altronde, poteva +leggergli nel volto il suo esaurimento, e vedere come +a fatica salisse le scale del pergamo. È ben vero che, +arrivato in presenza del popolo, e cominciato una volta +a parlare, egli riacquistava subito il suo vigore, e +sembrava anzi più fiero e più forte che mai. Ma tutto +ciò era solo un momentaneo e quasi fittizio eccitamento, +del quale si risentiva assai spesso in maniera, +che per molti giorni ne restava affatto esausto. Decise, +adunque, di sospendere del tutto le sue prediche, e nello +stesso tempo addurre al papa queste giuste e valide +ragioni che l’obbligavano, per ora, a ritardare la sua +partenza. Ma prima di ciò fare, volle pigliar commiato +dal popolo, e dare quei consigli che, nelle presenti condizioni, +erano divenuti necessari. Egli prevedeva i pericoli +che soprastavano alla Repubblica; vedeva che bisognava +allora guardarsi, non solo dagli Arrabbiati, ma ancora dai +Medici, tanto più pericolosi, quanto meno erano temuti. +</p> + +<p> +Il 28 luglio fece, quindi, una delle sue prediche +terribili. La Signoria venne, quel giorno, in Duomo con +tutti i magistrati, ed il Savonarola saliva il pergamo +coll’animo assai contristato. Doveva prendere commiato +dal suo popolo, nel momento in cui la partenza del re +Carlo, e la fede da lui violata, avevano messo la Repubblica +in nuovi pericoli; nel momento in cui i suoi +nemici gli movevano guerra per cominciare colla sua +<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> +rovina quella della Repubblica, ed erano abilmente riusciti +a fare il papa valido strumento di queste ire di +parte. Se, però, in lui si voleva attaccare la Repubblica, +egli vedeva assai chiaro che nel difendere sè stesso, +difendeva il popolo intero. Onde, sebbene salisse a fatica +le scale del pergamo, quando si trovò in presenza del +popolo e riguardò in faccia l’attenta moltitudine, fu +come animato d’un subito spirito. +</p> + +<p> +Prese a discorrere dei corrotti costumi, e degli scandali +che sempre avevano luogo in Firenze. I giuocatori, i +bestemmiatori, le donne di mala vita, ed altra gente dedita +a vizi che il pudore non permette di nominare, ammorbavano +ancora Firenze, e più audaci divenivano a misura +che il Frate era perseguitato: che sarebbe, ora che +egli doveva tacersi? Il Savonarola, perciò, fu quel giorno +senza pietà contro di loro. Raccomandava di punirli severamente, +di punirli anche colla morte, se non si potevano +altrimenti frenare. Narrava il delitto di Acor, e +come il Signore si fosse, per quello, adirato contro +tutto il popolo ebreo, nè fu placato altrimenti che colla +morte del colpevole. «Vedi, adunque, Firenze, tu che +vuoi essere così pietosa, vedi quello che fece fare +Iddio. Sei tu più savia di Dio? sei tu più misericordiosa +di Dio? sei tu più d’assai di Dio, tu?»... «O Firenze! +tu vuoi essere più clemente di Dio; ma la tua +clemenza è una demenza: tu hai una pietà crudele: fa +giustizia, ti dico io, di quel vizio nefario.‍<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a> Io vi dico che +l’onnipotente Iddio vuole giustizia: bisogna levarsi su +e pigliare uno di questi, e menarlo là e dire: costui merita +la morte. Altrimenti, pericolerete voi e la vostra +città. Sospendete i balli, sospendete i giuochi, chiudete +<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> +le taverne. Io ti dico, o Firenze, che questo è tempo di +pianto e non di festa.» — Queste, però, non erano che +minacce, fatte solo per spaventare il popolo; giacchè il +Savonarola non abbandonò mai la sua naturale moderazione, +sebbene più volte si lasciasse trasportar dalle parole. +</p> + +<p> +Viene poi a discorrere della profezia; e dice ch’essa +è necessaria alla salute del popolo e della Chiesa, «la +quale, oggi, è desolata per la corruzione de’ suoi capi, +per la mancanza di buoni predicatori. Il vero predicatore +dovrebbe mettere in abbandono la sua vita per +la verità, e per cercare la salute del suo popolo: ma +dove si trovano oggi questi predicatori? Io ti dico che +sino a tanto si continua così, la Chiesa anderà sempre +in maggiore rovina, l’Italia non avrà più riposo. Te l’ho +già detto, o chierica, per te è nata questa tempesta.» +</p> + +<p> +Qui muta di nuovo soggetto, e si rivolge alla politica. +«Io vi ho predicato quattro cose: il timore di +Dio, la pace, il bene comune e la riforma del governo, +cioè il Consiglio Maggiore: ora non mi resta che confermarvele.» +E così, pigliandole in esame ad una ad +una, le ribadisce con nuovi argomenti. Raccomanda soprattutto +l’unione, e vuole che si facciano Uffiziali di +pace, «i quali tolgano questi nomi di Bigi, di Bianchi +e di Arrabbiati, che sono la rovina della città.... Si solleciti +in ogni modo la costruzione della sala del Consiglio; +si prendano, se bisogna, gli operai del Duomo, chè la +loro opera sarà così più accetta al Signore. Si tenga +fermo questo Consiglio, si migliori, si corregga; e sia +la sola speranza, la sola fortezza del popolo.» Fu in +questo giorno e in questo punto che il Savonarola propose +quella legge per l’abolizione dei parlamenti, della +quale abbiamo più sopra discorso; e disse quelle tremende +parole contro coloro che sempre li desideravano, +«e non si vogliono persuadere che questo Consiglio +<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> +è divenuto il padrone di tutto, e deve fare ogni +cosa.» Egli non trovava minacce, non trovava pene bastevoli +contro di essi; perchè sapeva che il Parlamento +era l’arme a cui gli Arrabbiati, e massime i Medici, +volevano fra poco ricorrere per mutare la forma del +governo. Quando egli ebbe, così, persuaso al popolo +d’assicurarsi contro i nuovi pericoli, dètte alcuni altri +brevi consigli, e s’affrettò a concludere. Raccomandava +alla Signoria di non perdere il tempo continuamente +nelle piccole cose, come troppo si usava in Firenze; +ma provvedere solo a ciò ch’era d’importanza, e commettere +il resto agli altri magistrati. Raccomandava +si facesse ogni cosa per incoraggiare il lavoro, «quando +bene si dovessero lasciare le gabelle all’arte della seta e +della lana.» E, finalmente, così prese commiato: «Popolo +mio, quando io sono quassù, io son sempre sano; e se +fuori di pergamo io stessi come sto qua sopra, io starei +sempre bene.» «Ma quando sarò disceso giù, credo che +avrò le mie, e per questa ragione starò un pezzo a +rivedervi; chè bisogna pure attendere un poco a +guarire. Ricomincerò poi a predicare, se sarò vivo. +Credo di stare un mese, se già le vostre orazioni +non mi rivocassero prima. In questo tempo verrà a +predicare Frà Domenico: io tornerò poi, se sarò +vivo.» «Ma il bene di Firenze starà in ogni modo. +Si affatichino pure i malvagi a lor posta, chè questa +sementa deve fruttificare, perchè Iddio lo vuole. Oggi +io potrei dirvi chi sono gli autori dei vostri pericoli; +ma non voglio far male a nessuno, e voi li saprete +quando saranno puniti. Io ora concludo, che ho tanto +predicato e sonmi tanto affaticato, che ho abbreviato +la vita mia di molti anni, e sono forte mancato. — Orsù, +frate, che premio vuoi tu? — Io voglio il martirio; +io sono contento di sopportarlo; io te ne prego +<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> +ogni giorno, o Signore, per amore di questa città.»‍<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a> +</p> + +<p> +Fatta questa predica, il Savonarola subito rispose al +papa, il giorno ultimo di luglio; e la sua lettera è notevole +per decorosa umiltà, e per nobile franchezza nello +stesso tempo. Egli diceva, che il primo dovere del religioso +è certamente l’obbedienza ai superiori; ma, pure, +gli è permesso di addurre quelle ragionevoli scuse +che qualche volta possono farvi ostacolo; e citava a +questo proposito le parole di papa Alessandro IV al vescovo +di Ravenna. «Beatissimo Padre,» continuava +poi, «nulla io desidero più ardentemente che vedere +la soglia degli apostoli Pietro e Paolo, per adorarvi +le reliquie di tanti Santi; e assai più volentieri sarei +venuto ora, che il Santo Padre si degna chiamare a sè +l’umile servo. Ma esco appena da una gravissima infermità, +che mi ha fatto sospendere la predicazione e lo +studio, e mi tiene ancora in pericolo di vita. +</p> + +<p> +»Io sono, d’altronde, tenuto d’obbedire più alla +benigna intenzione del comando, che alle semplici parole +di esso. Ora, avendo il Signore per mezzo mio liberata +questa città da una grande effusione di sangue, e ridottala +a buone e sante leggi;‍<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a> son molti i nemici, così +dentro come fuori di essa, che avendo desiderato metterla +in servitù, e trovandosi invece delusi, vogliono il mio +sangue; e più volte hanno col ferro e col veleno attentato +alla mia vita. Onde io non potrei muovermi senza manifesto +pericolo, e neppure in città posso camminare +senza una scorta armata. Inoltre, questa nuova riforma +che il Signore ha voluto per mezzo mio introdurre in Firenze, +<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> +ancora non ha ferme radici, e, senza un continuo +aiuto, pericola visibilmente: onde, per giudizio di tutti i +buoni e savi cittadini, la mia partenza sarebbe di danno +grandissimo alla città, mentre riuscirebbe costì di poco +profitto.‍<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a> Io non debbo supporre che il mio superiore desideri +la rovina d’una intera città: spero, quindi, che +la Vostra Santità voglia benignamente tollerare questo +indugio; acciò sia condotta a perfezione la riforma +incominciata per volontà del Signore, e per vantaggio +della quale, io ne son certo, Esso ha fatto ora nascere +questi impedimenti al mio partire.‍<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a> +</p> + +<p> +»Che se la Vostra Santità desidera farsi più certa +delle cose da me pubblicamente predette intorno al flagello +d’Italia ed alla rinnovazione della Chiesa, le potrà +leggere in un mio libro che ora viene alla luce (<i>Compendium +revelationum</i>). Io volli per le stampe pubblicare +queste predizioni, acciò, se non si verificano, sia chiaro +a tutto il mondo che io sono falso profeta. Quelle cose, +poi, che sono più occulte e che debbono ancora restare +nell’arca, non le posso, per ora, rivelare ad alcun mortale. +</p> + +<p> +»Supplico, adunque, la Vostra Santità che voglia +accettare le mie tanto vere e così manifeste scuse, e +credere che io desidero ardentemente di venire a Roma; +onde non appena potrò, sarò di sprone a me stesso.‍<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>» +</p> + +<p> +Il papa non diede a questa lettera alcuna risposta, +ma fece espressamente sapere al Savonarola che accettava +le sue scuse.‍<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a> E questi, ritiratosi in San Marco, +<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> +attendeva a curare la sua salute, facendo solo qualche +breve discorso ai frati. Nel Duomo predicava in sua +vece Frà Domenico da Pescia, il quale cercava ripetere la +dottrina, imitare lo stile e il modo di porgere del +suo maestro.‍<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a> Egli non aveva nè quella originalità nè +quella energia ed eloquenza: nondimeno, il popolo andava +assai volentieri ad ascoltarlo, perchè tutti amavano +quel carattere pieno di sincerità e buona fede, e +perchè ognuno sapeva che Frà Domenico era sotto la direzione +del Savonarola. +</p> + +<p> +Ma quando le cose procedevano così tranquillamente +e pacificamente, ecco, in data del dì 8 settembre, +un nuovo ed inaspettato breve venire da Roma, +indirizzato ai frati di Santa Croce, poco amici di +quelli di San Marco. Esso parlava del Savonarola, come +d’<i>un tal Frà Girolamo</i>, seminatore di falsa dottrina; +e con parole minacciose gl’intimava d’andare a Roma.‍<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a> +Perchè mai questo mutamento e così subita ira, +<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> +dopo di avere accettato le scuse? Perchè indirizzare a +Santa Croce un breve che andava a San Marco, ed alimentare, +così, quegli odii che pur troppo regnarono +sempre tra i frati di ordine diverso? Era un mistero +inesplicabile davvero; nè altra ragione si poteva allora +supporre a questo procedere, se non che, forse, il +papa cercasse metterlo in fallo davanti agli occhi del +popolo, e suscitargli contro l’odio d’altri religiosi. +Ben presto, però, si cominciò a vedere la cagione +di quella nuova ed inaspettata insistenza di volerlo +a Roma. I pericoli che dal Savonarola erano stati predetti +nella sua ultima predica di luglio, si verificavano +tutti; e si vedeva quanta ragione egli aveva +avuta d’inveire contro ai parlamenti, giacchè seguiva +quel tentativo di Piero de’ Medici, che il nesso della +storia ci ha obbligati a narrare nel capitolo antecedente. +Il Savonarola, perciò, invece d’andare a Roma, risaliva +il pergamo nel mese d’ottobre, e faceva quelle tre prediche +nelle quali lo abbiam visto incoraggiare il popolo alla +difesa della patria: la città intera correva alle armi, il +campo mediceo si scioglieva, e la impresa di Piero, come +abbiamo già detto, andava a vuoto. In che modo +il papa restasse adirato contro al Savonarola, per +questo effetto straordinario dalle sue prediche ottenuto, +può ciascuno immaginarlo facilmente. Egli fulminava, +nel principio di novembre, un quarto breve‍<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a> +col quale sospendeva del tutto la predicazione al Frate; +<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> +e questi, essendo già tornato nel silenzio, non doveva +fare altro che persistervi. Nell’avvento di questo +anno 1495, infatti, si tacque, e Frà Domenico continuava +a tenere il suo luogo sul pergamo di Santa Maria del Fiore. +</p> + +<p> +L’agitazione del Savonarola, in quei mesi di silenzio +e di salute ancora mal ferma, dovette, però, +essere grandissima. Egli si vedeva tirato a combattere +con Roma, per difendere la sua dottrina da accuse evidentemente +calunniose, per difendere la sua vita da +quelle insidie di cui l’odio di parte circondavalo. E nel +pensare a difendere la sua persona, egli doveva trascurare +quella riforma politica che tanto bene s’era avviata, +quella riforma di costumi che aveva già dato così felici +risultati. Nè altro i suoi nemici desideravano. Le accuse +di eretico, di seminatore di scandali, di seduttore del +popolo e via discorrendo, non erano credute da coloro +stessi che le facevano. Il papa, noi lo vedremo assai +chiaramente, non trovava nulla a ridire sulla dottrina +del Frate; ma esso gli faceva, insieme cogli Arrabbiati +e col Moro, una guerra tutta politica, nella quale si cercava +di spegnere in lui il suo partito. Fino a che la +lotta s’era manifestata, qual essa era veramente, ristretta +cioè nella politica, il Savonarola aveva sempre tenuto +la fronte altissima: ma ora il terreno mutavasi, dacchè +si cercava astutamente di nascondere la lotta politica +sotto una disputa religiosa; ed egli vedeva tutta la grave +e pericolosa difficoltà della nuova posizione. Se fosse +stata davvero una quistione di domma, avrebbe potuto +sottometterla all’autorità della Chiesa; ma il papa non +faceva che chiamarlo, in generale, seminatore di falsa +dottrina, ed imporgli silenzio. Trattavasi, adunque, o di +abbandonare il popolo, per obbedire ai comandi di uno +che evidentemente non aveva altro fine se non quello +di distruggere la libertà fiorentina; o di resistere all’autorità +<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> +del pontefice, portare la propria causa innanzi +al pubblico, e così seminare scandali e discordie nella +Chiesa. Egli fu rattristato di molto dolore; ma non +esitò un momento a tacersi, aspettando che i magistrati +ed i cardinali amici avessero tentato piegare di nuovo +alla benignità l’animo del Borgia. E dalle lettere che il +Savonarola scrisse in quel tempo, noi vediamo che +egli era fermissimamente deciso a non risalire sul pergamo, +senza ottenerne da Roma il permesso.‍<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a> +</p> + +<p> +Ma se egli si tacque, non perciò dubitava della giustizia +della sua causa: egli non credeva punto validi +quei comandi venuti per fini politici, mossi da informazioni +false e calunniose de’ suoi nemici. Anzi, in quel +tempo appunto, cominciava a pigliare nel suo animo +sempre maggiore consistenza il pensiero di trovare un +modo onde mettere fine ai mali che tanto travagliavano +la Chiesa. Era, allora, presso molti buoni e valenti cattolici +sparsa l’opinione che la elezione del Borgia, così +patentemente simoniaca, fosse nulla; e che il solo modo +di rimediare ai tanti scandali da lui cagionati, fosse il +radunare un Concilio per deporlo. Alla testa di tutti +costoro s’era messo quel bellicoso cardinale di San Piero +in Vincola che fu poi papa Giulio II:‍<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a> egli chiamava il +<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> +Borgia marrano ed eretico, e stava di continuo ai fianchi +del re Carlo per sollecitarlo a radunare il concilio, onde +riformare la Chiesa. Nè il re si mostrava da ciò punto +alieno; anzi lo stesso Comines, suo ambasciatore, ci ripete +più volte: «mancò poco che non si venisse al fatto di +questa riforma.‍<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>» Quando i Francesi passarono la prima +volta per Roma, non meno di diciotto cardinali si erano +stretti, insieme con quello di San Piero in Vincola, intorno +al re, per sollecitarlo istantemente di dare opera alla desiderata +riforma. E due volte furono puntati i cannoni a +Castel Sant’Angelo, per impadronirsi della persona di +Alessandro, e raccogliere violentemente il Concilio;‍<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a> ma +dipoi, restando il re sempre più dubbioso quanto più si +avvicinava ad una risoluzione, prevalsero i consigli di +quel Brisonnetto, che tanto dominava sull’animo di Carlo, +e tanti favori e danari aveva dal papa ricevuti. +</p> + +<p> +Fra quelli che sollecitavano il Concilio e la riforma, +il Savonarola era certamente dei più caldi; e se aveva +qualche volta esitato a spingere le cose, pel timore di +mettere scandali in quella Chiesa la cui unione gli era +sopra ogni cosa carissima, la condotta del papa veniva +ora a togliere ogni esitazione dall’animo suo. Egli sapeva, +d’altronde, d’avere un valido appoggio nel Cardinale +di San Piero in Vincola:‍<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a> onde, sebbene la prudenza +<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> +non gli permettesse parlare sul pergamo di tali materie, +non tralasciava di sollecitare il re Carlo con lettere continue, +che ora divenivano, assai più del solito, numerose +e stringenti. +</p> + +<p> +Tre lettere che noi troviamo indirizzate al re, <i>post +admissionem regni neapolitani</i>,‍<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a> furono scritte in questi +mesi; e ne fanno supporre ancora delle altre. In esse il Savonarola +parla sempre come il profeta del Signore: «Rammentatevi,» +egli dice al re, «che io ho già tante volte +annunziata la vostra venuta in Italia, quando nessuno ci +pensava; ho predetta la vostra fortuna e i vostri pericoli. Il +Signore v’ha punito perchè, deviando dai suoi comandi, +voi avete abbandonato la sua opera. Ma più gravi saranno +le punizioni, se ora non tornate alla buona via. +Io vi annunzio da parte di Dio, che se non mutate modo, +se non mantenete le giurate promesse, se non fate +ciò che v’è stato per mezzo mio comandato, «il Signore +rivocherà la vostra elezione da questo ministero al +quale vi ha eletto suo ministro, ed eleggerà un altro.» +Il caso volle che in questi giorni appunto morisse il +Delfino di Francia,‍<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a> con dolore grandissimo del re; il +quale, così, sempre più si andava persuadendo della verità +di ciò che il Savonarola gli profetizzava. Tutto +questo, però, non bastava ancora a farlo uscire da +quella sua eterna irresolutezza, con cui sembrava destinato +a scontentare ognuno. +</p> + +<p> +Intanto il Savonarola perseverava nel silenzio, occupandosi +de’ suoi studi, e scrivendo lettere alla famiglia, +ch’era allora oppressa dalla povertà e da sventure domestiche. +Queste lettere ci manifestano che l’affetto ai +suoi parenti era nel Savonarola, come fu sempre negli +<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> +uomini veramente grandi, tenace ed inalterabile. Egli raccomandava +affettuosamente ai fratelli, che s’aiutassero +vicendevolmente; perchè, quanto a sè, avendo rinunziato +al mondo, non poteva dare altro che conforto di parole. +Coll’animo, però, partecipava a tutte le loro gioie, +a tutti i loro dolori.‍<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a> Alla madre, poi, che aveva allora +perduto il fratello Borso, scrisse una lettera, nella +quale il suo cuore si espande teneramente verso di lei, +che era la sua più forte affezione su questa terra, la +confidente più intima de’ suoi pensieri.‍<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a> E questa lettera +è notevolissima, non solo pel delicato sentire di +cui è piena, ma ancora perchè in essa noi possiamo vedere +come il Savonarola che discorre affettuosamente +alla madre, sia identico a quello che predica e fulmina +sul pergamo, in faccia alla moltitudine esaltata. Sono +le medesime idee, le stesse parole: egli è sempre pieno +della sua alta e profetica missione; anche alla madre +predica sul ben vivere, sulla vanità del mondo; e conclude +annunziando la sua morte vicina. «Io vorrei +che tanta fosse la vostra fede, che voi poteste, come +quella santissima donna ebrea del vecchio Testamento, +vedere senza lacrima i vostri figli martorizzati innanzi +ai vostri occhi. Madre carissima, io non dico questo per +non volervi confortare; ma perchè, se mai avvenga che +io debba morire, vi troviate apparecchiata.»‍<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a> +</p> + +<p> +In questo mezzo, cominciava a rimettersi la sua +<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> +salute, e il bisogno d’attività rinasceva in lui più forte. +Ma che fare? Ritornare sul pergamo senza il permesso +di Roma, non voleva; e nel dirigere le prediche di Frà +Domenico, non poteva sperare quei grandi risultati che +aveva ottenuti colle sue. Pure il Savonarola era uomo +che trovava sempre modo a fare il bene; e, quando +non poteva il molto, contentavasi del poco. In quei +giorni s’avvicinava il carnevale dell’anno 1496; e gli +Arrabbiati, ora che il Frate taceva, s’apparecchiavano +a celebrarlo come a tempo dei Medici, per dare sfogo a +quelle sfrenate passioni, a quegli osceni sollazzi che +erano stati per loro troppo lungamente repressi. Ed +il Frate si propose, invece d’impedirlo. +</p> + +<p> +L’impresa, però, non era facile quanto a primo +aspetto si sarebbe creduto. I Fiorentini erano stati sempre +vaghissimi di quelle feste carnovalesche; e, venuti poi i +Medici, s’erano abbandonati a quegli eccessi con una +sfrenatezza non facilmente credibile: la città intera diveniva +in quei giorni un’orgia, ognuno s’abbandonava +al vino ed alla crapula, il pubblico decoro veniva affatto +dimenticato. Colle prediche del Savonarola, è ben +vero, le cose cambiarono molto; ma certe usanze del +carnevale s’erano così profondamente radicate, che nè +la nuova dottrina, nè le mutate leggi, nè i magistrati, con +severissimi bandi, avevano mai potuto distruggerle. E, come +è ben naturale, quelli che più affezione avevano per +quelle feste, erano i fanciulli. In quei giorni, essi usavano +di fermare continuamente la gente per via, chiudendo +loro il cammino con certi lunghi pali, che non venivano +rimossi, se prima essi non avevano ricevuta qualche moneta, +per far, poi, la sera i loro pazzi desinari. Dopo de’ quali, +accendevano grandi fuochi nelle piazze, vi ballavano +e cantavano intorno; e finalmente, facevano ai sassi con +tanta violenza, che ogni anno più d’uno di loro restava +<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> +morto per le vie. Fu più volte proibito questo <i>pazzo e +bestiale giuoco dei sassi</i>; furono minacciate pene severissime: +ma tutto era inutile. I più savi cittadini, gli Otto, +la Signoria stessa vi s’erano invano adoperati: la sera, i +fanciulli si trovavano in modo eccitati dal baccano di tutto +il giorno, che non v’era pena che li spaventasse. Si pose +finalmente a quest’opera il Savonarola. Dopo avere, +negli anni passati, condotto a così prospero successo la +riforma politica e la riforma dei costumi, ora che le mutate +condizioni gl’impedivano di condurre innanzi opere +di sì grave momento, immaginò questa terza e più +modesta riforma, che chiamò <i>la riforma dei fanciulli</i>. +</p> + +<p> +Egli comprese che sarebbe stato assai difficile distruggere +affatto le vecchie usanze: decise, quindi, di +mutarle, sostituendo alle feste carnascialesche delle feste +religiose. Su quelle medesime cantonate, adunque, dove +i fanciulli si raccoglievano a chieder danari per le loro +cene, fece costruire piccoli altari, innanzi ai quali dovevano, +pure, stare i fanciulli a chiedere danari; ma invece +di spenderli in gozzoviglie, dovevano darli ai poveri. +Si canti pure, egli disse; ma in luogo di oscene canzoni, +sieno inni e laudi spirituali. Ed egli medesimo volle comporne +alcune, tornando così alla poesia da tanti anni +abbandonata: altre ne fece comporre dal poeta Girolamo +Benivieni. E perchè queste cose seguissero con maggiore +ordine, fece da Frà Domenico radunare i fanciulli, ed +eleggere fra loro stessi dei capi, alcuni dei quali si presentarono +alla Signoria, ed esposero il fine e l’ordine +della loro riforma. Avutane l’approvazione, quei fanciulli, +tutti pieni della nuova importanza per loro acquistata, +si misero volonterosi all’opera. Invero, neppure in +quel carnevale la città fu molto tranquilla, nè per le vie +si poteva camminar molto liberi: ma quella importunità +dei fanciulli non era nuova; nuovo era il fine di +<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> +carità a cui era stata dal Savonarola indirizzata. E così, +l’anno 1496, si vide per la prima volta abbandonato il +giuoco dei sassi, abbandonate le smoderate cene, e trecento +ducati furono raccolti per darli ai poveri. L’ultimo +giorno di carnevale fu poi fatta una solenne processione, +alla quale assisteva, per la novità del caso, l’intero +popolo. Andarono i fanciulli cantando inni religiosi +e visitando le principali chiese della città: dopo di che +depositarono i danari raccolti nelle mani dei Buoni Uomini +di San Martino, acciò li distribuissero ai <i>poveri vergognosi</i>.‍<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a> +Alcuni mormorarono contro questa cosa, perchè +mormoravano sempre contro ogni buona opera che venisse +dal Savonarola; ma la generalità dei cittadini e +degli uomini dabbene disse che anche questa volta il +Frate aveva saputo fare quel che non era riuscito ad alcun +altro in Firenze.‍<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> +</p> + +<p> +In questo mezzo, i Dieci della guerra, che nel nuovo +governo si chiamavano Dieci di libertà e pace, essendosi +mantenuti sempre amici del Savonarola, s’erano +efficacemente adoperati perchè il papa gli concedesse +licenza di predicar la quaresima. Ne aveano scritte +lettere continue a molti cardinali, ed all’ambasciatore +messer Ricciardo Becchi cui dicevano: «Non potreste +far cosa che a tutti i vostri cittadini più fusse grata +e accetta, e sarà sempre dalla prudenza di tutto questo +popolo riconosciuta» (26 gennaio 1496).‍<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> Ed, infatti, +pare che, con l’aiuto del cardinal di Napoli e di +quello di Lisbona, si riuscisse a piegare, almeno in parte, +l’animo del papa; giacchè, se non si ebbe un nuovo breve +che rivocasse quello di sospensione, fu per mezzo di un +cardinale rimesso al Savonarola l’arbitrio del predicare.‍<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a> +</p> + +<p> +Un altro fatto, il quale merita di essere particolarmente +considerato, pare che avesse luogo appunto in +questi giorni medesimi; sebbene la data non ci venga con +precisione indicata dai molti storici che lo raccontano. +Avendo il papa rimesso le prediche del Savonarola ad un +dotto vescovo domenicano, perchè cercasse se vi era materia +di condanna; questi, dopo averle esaminate, ritornava +col volume in mano, dicendo: «Santo Padre, questo +frate dice cose tutte savie, tutte oneste; esso parla contro +la simonia e contro la corruzione dei preti, che pure è +<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> +grandissima; egli rispetta i dommi e l’autorità della Chiesa: +onde io cercherei piuttosto farmelo amico, offerendogli, +quando fosse necessario, anche la porpora cardinalizia.» +Sia che il papa cominciasse, ora, a temere del frate, e +non volesse altro che farlo tacere; sia che pensasse tendergli +qualche nuova rete; certo è che, per mezzo di +un domenicano a bella posta mandato da Roma, venne +fatta al Savonarola l’offerta del cappello rosso, a patto +però ch’egli avesse nelle sue prediche mutato linguaggio. +Qual fosse la confusione della sua mente al sentire +una offerta così inaspettata, quanta l’indegnazione del +suo animo, non è facile descriverlo. Egli aveva ora in +mano le prove visibili che a Roma facevasi mercato +d’ogni cosa più sacra: e tanta fu la piena del suo sdegno, +che non seppe dare alcuna risposta, ma disse solo +a colui che faceva la scandalosa proposta: «venite alla +mia prossima predica, e voi udirete la risposta che +mando a Roma.»‍<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> +</p> + +<p> +Con tali auspici dovea, dunque, cominciare il quaresimale +dell’anno 1496. La folla accorreva con raddoppiata +curiosità, a udire quella voce che i fulmini di +Roma avevano per più mesi ridotta al silenzio. Intorno +alla chiesa, che più non bastava a contenere tanta moltitudine, +s’era costruito un alto anfiteatro, che saliva fino +alle prime finestre, con diciassette scalini sui quali sedevano +i fanciulli: essi erano divenuti ora una parte +importantissima dell’uditorio del Savonarola, che spesso +indirizzava a loro la sua parola. Andando al Duomo, +egli si trovava in continuo pericolo di vita; perchè molti +Arrabbiati volevano ammazzarlo, e dicevasi che il Moro +avesse mandato sicari prezzolati. Veniva, perciò, circondato +da molti de’ suoi amici armati, che si prestavano +volontariamente a difendere la sua vita: essi andavano +a prenderlo in San Marco e, udita la predica, lo riaccompagnavano +al convento, senza mai lasciarlo solo. +Quella quaresima era pel Savonarola un tempo di nuovo +e maggiore esaltamento. Egli risaliva sul pergamo coll’animo +traboccante di tristezza e di sdegno: dopo aver +durata una lotta sempre più aspra colla corte di Roma; +nel momento in cui si cercava di corromperlo con una +dignità ecclesiastica; veniva per rispondere all’indegna +offerta, e deciso ormai di portare la sua causa in faccia +al mondo. Il suo quaresimale fu più audace di quanti +ne aveva fatti sinora, più eloquente di quanti ne facesse +mai il Savonarola. Noi dobbiamo, perciò, renderne +minuto ragguaglio nel capitolo seguente. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> +</p> + +<h3 id="cap3-3">CAPITOLO TERZO. +<span class="smaller">Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la quaresima del 1496.</span></h3> +</div> + +<p> +Il giorno 17 febbraio 1496, fu un giorno solenne +nella vita del Savonarola. A lui era stato concesso il +permesso di predicare ed offerto il cappello cardinalizio: +malgrado ciò, egli vedeva assai bene che la guerra +col papa andava divenendo ogni giorno più fiera, e che +il Borgia voleva il suo sangue. Con tale disposizione di +animo, incominciava il suo quaresimale <i>sopra Amos e +Zaccaria</i>. Invero, se non si fosse trattato d’altro che +della sua persona, egli si poteva offerire vittima volontaria +alla pace della Chiesa; ma in lui veniva attaccata +principalmente la repubblica fiorentina, di cui tutti lo +riguardavano come la personificazione viva e parlante. +Nel difendere sè stesso, egli difendeva, perciò, la libertà +e la religione d’un popolo intero, che per sua +opera cacciando i tiranni, era tornato alla morale ed +alla fede cristiana. Di certo, niuno poteva dubitare delle +sue dottrine religiose: non quel papa che gli offeriva +la porpora cardinalizia; non quegli Arrabbiati che odiavano +in lui il severo riformatore dei costumi, e non +sapevano comportare il soverchio rigore della sua pietà. +Nondimeno, ambedue s’erano uniti a nascondere la +quistione politica sotto una quistione religiosa, sperando +così di poterlo vincere più facilmente; ed egli, +sicuro della sua coscienza, veniva ora deciso a difendersi +audacemente su questo terreno. +</p> + +<p> +La Signoria aveva quel giorno dovuto prendere +molti provvedimenti per impedire i disordini che si apparecchiavano. +Gli Arrabbiati s’erano disposti ad ammazzare +<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> +il Frate, quando lo avessero potuto sorprendere +per via; sapevasi anche dei sicari del Moro: i famigli degli +Otto e alcuni Gonfalonieri delle compagnie percorrevano, +quindi, la città per mantenervi l’ordine. Quando il Savonarola +uscì dal convento, lo schiamazzo e le grida di gioia +del popolo che lo attendeva, arrivarono al cielo; e molti +de’ suoi amici armati subito lo circondarono per difenderlo +da ogni insulto, e lo accompagnarono al Duomo. +Quel giorno tutte le passioni erano esaltate: il Savonarola +rompeva un silenzio di molti mesi, che aveva in +ognuno cresciuto il desiderio d’udirlo; veniva a trattare +un soggetto gravissimo; e sapeva che la sua predica +doveva essere inviata subito a Roma, alle cui offerte e +lusinghe egli aveva quel giorno promesso di rispondere. +Salito che fu sul pergamo, egli stette col capo alto +e volse intorno fieramente lo sguardo; i suoi occhi, quel +giorno, fiammeggiavano come carboni accesi; la moltitudine +era affollata in modo che niuno avrebbe potuto +muovere un passo; l’attenzione ed il silenzio erano +tali, che si udiva quasi il respiro dell’oratore, divenuto +per la profonda agitazione assai più affannoso. Non pertanto +egli, frenandosi, cominciava il suo discorso tranquillamente +ed in forma di dialogo. +</p> + +<p> +«Che vuol dir, frate, che tu sei stato tanto a riposarti, +e non sei venuto in campo ad aiutare li tuoi +soldati? — Figliuoli miei, io non mi sono stato a riposare, +anzi io vengo di campo, e sono stato a difendere +una rôcca, che se la fosse andata per terra, forse +che anche voi eravate rotti; ma ora, per grazia di Dio, +mediante le vostre orazioni, l’abbiamo salvata.... — Orsù, +Frate, hai tu forse avuto paura d’essere stato +morto? — Figliuoli miei, certo no; che se io avessi +avuto paura, non saria venuto ancora adesso, perchè +io porto maggiore pericolo al presente che prima. — Hai +<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> +tu dunque avuto scrupolo di coscienza al predicare? — Non +io. — Perchè, dunque? Noi intendiamo +che è venuta una scomunica, e che t’è stato fatto comandamento +che tu non predichi. — L’hai tu letta +questa scomunica? Chi l’ha mandata? Ma poniamo +caso che così fosse; non ti ricordi come io ti dissi, +che ancora che la venisse, non varrebbe nulla e non +gioverebbe a questi cattivi pieni di bugie?... — Che +è stato dunque? Frate, tu ci tieni troppo a bada. — Ora +ve lo dirò, se voi mi ascoltate pazientemente. — » +</p> + +<p> +«Io ho detto e pensato: innanzi che io vada, <i>custodiam +vias meas</i>; cioè, io riguarderò le vie mie +se sono nette da ogni contaminazione. Vedendo tanta +contradizione da tanti luoghi, contro uno omicciuolo +che non vale tre danari, io ho detto nel mio cuore: +forse forse che tu non guardasti bene le tue vie, e +però la tua lingua ha fatto errore; ed holle riguardate +ad una ad una. Io ho ricercato solo intorno alla +fede, chè la grammatica e la logica non sono ora il mio +ufficio; e certo, trovai in quella parte la via essere +tutta netta;» «perchè io ho sempre creduto e credo +tutto quello che crede la Santa Romana Ecclesia, e +sempre a quella mi sono sottoposto e sottopongo....‍<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a> +Io l’ho scritto a Roma, che se ho predicato o scritto +cosa eretica...., sono contento emendarmi e ridirmi +qua in pubblico. Sono sempre parato alla obbedienza +della Romana Chiesa, e dico che sarà dannato chi non +obbedisce ad essa.... Dico e confesso che la Chiesa +<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> +Cattolica non mancherà mai infino al dì del giudicio;... +ed a chiarire, poi, qual sia questa Chiesa Cattolica, +sono diverse le opinioni, onde io me ne riferisco a +Cristo ed alla determinazione della Chiesa Romana.»‍<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a> +</p> + +<p> +Dopo che il Savonarola ebbe fatto una dichiarazione +così esplicita, da non lasciar più dubbio d’alcuna +sorte sulla cattolicità delle sue dottrine, venne alla parte +più ardita di esse. Egli disse, allora, che sebbene la Chiesa +sia nel domma infallibile, non per questo si è tenuti +d’obbedire ad ogni sorta di comando che ci venga dai +superiori, o anche dal papa. «Il superiore non può comandarmi +contro alla costituzione del mio ordine; il +papa non può comandarmi contro alla carità o contro +al Vangelo. Io non credo che il papa voglia mai farlo; +ma quando lo facesse, io gli direi: Tu, ora, non sei pastore, +tu non sei Romana Chiesa, tu erri.»‍<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a> Anzi io +dico: «Ogni volta ch’ei si potesse vedere espressamente, +che i comandamenti de’ superiori sono contrari +a quelli di Dio, e massime al precetto della carità, +niuno debbe in questo caso obbedire, perchè +egli è scritto: <i>oportet obedire magis Deo quam hominibus</i>.»... +«Se però il caso non fosse evidente, o +che vi fosse il menomo dubbio, allora bisogna sempre +<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> +obbedire.» Ciò premesso, egli procede oltre e viene +al suo fatto particolare, per dire che non si crede punto +obbligato d’obbedire a chi lo vuole allontanare da Firenze; +perchè tutta la città, e fino le donnicciole, conoscono +che questo si cerca per solo odio politico, e che +risulterebbe a danno, non solo della libertà, ma anche +della religione. «Quando io vedessi espressamente che +il mio partire d’una città fusse ruina spirituale e temporale +del popolo, non obbedirei a uomo vivente +che mi comandasse di partire... Sì perchè questo sarebbe +contro i comandi del Signore; sì perchè presumerei +che il mio superiore non avesse l’intenzione di +far male, e si fosse ingannato per false informazioni. — O +tu che scrivi a Roma tante bugie, che scriverai tu +ora? Io so bene quello che tu scriverai! — Oh che, +frate? — Tu scriverai che io ho detto che non si debba +obbedire al papa, e che io non voglio obbedire. Io non +dico così: scrivi come io ho detto, e vedrai che non +farà per te.»‍<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a> Infatti, la dottrina esposta dal Savonarola +era tutta cattolica, e per niente si allontanava da +ciò che avevano detto San Tommaso, e molti dottori e +pontefici della Chiesa: nondimeno era tale, che di +poco alterandone le parole, si poteva facilmente farla cadere +nell’eresia; e questo tentavano appunto i suoi nemici. +</p> + +<p> +Egli, intanto, ripigliava il filo della predica, dicendo: +che, dopo avere esaminato le sue vie e trovatele +tutte nette, per aver sempre sottomessa la sua +dottrina alla Chiesa; dopo essersi persuaso che i brevi +venuti da Roma erano nulli, perchè mossi solamente +da mendaci informazioni e contrari alla carità; aveva, +nondimeno, deciso di usar prudenza, e si era, perciò, +fino allora taciuto, e così avrebbe ancora continuato. +<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> +«Se non che, quando io vidi che molti buoni si +raffreddavano, che i tristi pigliavano animo, che +l’opera del Signore andava per terra; allora io mi +decisi audacemente a tornare quassù. Ma prima mi +volsi al Signore dicendo: — Io mi dilettavo della pace +e della quiete; ma tu m’hai tirato fuori mostrandomi +la tua luce, ed io ho fatto allora come la farfalla, che, +per desiderio di luce, brucia le sue ali. Io ho bruciato, +o Signore, le ali della contemplazione; mi sono messo +per un mare tempestoso, dove i venti sono da ogni parte +contrari.» «Io vorrei andare al porto e non trovo la via, +vorrei riposarmi e non trovo loco, vorrei star cheto +e non parlare; ma non posso, perchè il verbo di Dio +è nel mio core come un foco, il quale, se io non lo +mando fuora, mi arde la medulla delle mie ossa. Orsù, +o Signore, poichè tu vuoi che io navighi in così profondo +mare, sia fatta la tua volontà.» +</p> + +<p> +Il Savonarola concludeva finalmente questa predica, +rivolgendo le sue parole, prima ai giovani, che egli credeva +quasi tutti buoni; e dipoi ai vecchi, nei quali +aveva assai minore fiducia. — «In voi, o giovani, +sono le mie speranze e le speranze del Signore. Voi +governerete bene la città di Firenze, perchè non avete +preso la cattiva piega dei padri vostri, che non si sanno +spiccare dal reggimento tirannico, nè sanno quanto è +grande questo dono che il Signore ha fatto al popolo, +della sua libertà.» «Voi, invece, o vecchi, voi state +tutto il dì ai circoli e sulle botteghe a dir male, e con +vostre lettere scrivete molte bugie fuor della città di +Firenze. E perciò molti dicono che io ho conturbata +la Italia; e questo mi è stato scritto anche in carte +autentiche. Oh insensati! <i>Quis vos fascinavit non +obedire veritati?</i> Dove sono le squadre mie e li danari +da conturbare l’Italia?... Io non conturbo Italia, +<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> +ma bene annunzio che la deve essere conturbata.» +«Io annunzio che i vostri peccati affrettano il flagello. +Una gran guerra, o incredulo, ti farà lasciare la pompa +e la superbia. Una grande pestilenza vi farà lasciare le +vostre vanità, o donne; popolo minuto e mormoratore, +una grande carestia ti farà stare cheto. Cittadini, se voi +non vivete col timore di Dio e non amate il governo +libero, il Signore vi farà mal capitare, e serberà solo +ai vostri figli le felicità promesse a Firenze.»‍<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a> +</p> + +<p> +Così finiva questa predica, nella quale il Savonarola +restringeva, come in un quadro, tutto ciò che voleva dire +nelle altre di quella quaresima. Le sue dottrine sono ardite, +le accuse che muove contro Roma sono audaci, le +parole con cui descrive il flagello che s’avvicina son +parole di fuoco; ma nulla di ciò ch’ei dice può essere +appuntato d’eresia. Noi dobbiamo anche ammirare la sua +prudenza, che mai non gli permise di muovere sul pergamo +discorso intorno alla simoniaca elezione del Borgia, +od alla speranza del concilio; nè gli fece fare allusione +d’alcuna sorte alle offerte dal papa ricevute. La +sua generosa indole non gli permetteva di prendere +vantaggio d’un fatto, che, giovando solamente a lui, +poteva seminare scandalo nella Chiesa. In tutto questo +quaresimale, noi troviamo il Savonarola sempre uguale +a sè stesso; essenzialmente cattolico, ma, nello stesso +tempo, pieno d’un coraggio e d’una indipendenza morale, +che pochi ebbero prima o dopo di lui; non vi è +cosa al mondo che lo spaventi, non vi è cosa che lo +faccia retrocedere dalla sua via. Egli è solo a difendere +la libertà del popolo, la libertà della propria ragione e +della propria coscienza; ma pur tiene alta sul pergamo +la sua bandiera, e sta fermo in faccia a tutti i principi +d’Italia, in faccia alla corte di Roma, che fulmina mal +<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> +consigliati brevi; nè teme i veleni e pugnali degli Arrabbiati, +che nelle vie, in chiesa, sul pergamo stesso lo +minacciano. +</p> + +<p> +Le sue accuse contro i vizi di Roma, contro la falsa +e ipocrita religione de’ suoi tempi, furono in questa +quaresima continue e terribili. La seconda domenica, +faceva su questo soggetto una predica divenuta celebre;‍<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a> +non tanto per l’audacia, che non era insolita, quanto per +essere stata di quelle sospese dalla corte di Roma. Egli +cominciava con una strana interpetrazione di queste +parole: <i>Audite verbum hoc, vaccæ pingues quæ estis +in monte Samaria</i>. «Vien qua: chi sono quelli che +dicono che io debbo predicare la Scrittura Sacra?... +Io non predico altro, io. Se tu sapessi quello che è +la Scrittura Sacra, tu non diresti così. Tu dovevi +dire, più presto, predica Tullio e Virgilio, e non +t’avrei allora trovato; ma la Scrittura Santa la ti +troverà in ogni luogo. Orsù, io predicherò la Scrittura; +io voglio ubbidirti. Dimmi, come esporrai tu questa +Scrittura: <i>O vaccæ pingues</i>.... A me queste vacche +grasse vogliono dire le meretrici d’Italia e di Roma.... +Eccen’egli nessuna in Italia e in Roma? Mille sono +poche a Roma, diecimila sono poche, quattordicimila +sono poche; quivi uomini e donne son fatte meretrici.» +E così continuando, descrive i vizi di Roma +con parole che ai nostri tempi non si potrebbero tutte +ripetere. Si rivolge, quindi, al popolo per accusare la +sua falsa e ipocrita religione, che si appaga solo di cose +materiali. «Voi siete corrotti in tutto, nel dire e nel +tacere, nel fare e nel non fare, nel credere e nel discredere. +Voi parlate contro alla profezia; ed ecco viene un +<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> +tale e vi racconta uno strano sogno, e voi gli credete; +vi dice: digiunate il tale sabato, alla tale ora; e voi lo +fate e credete di essere salvi. Io vi dico che il Signore +non vuole il tale sabato o la tale ora; ma vuole che +per tutta la vita vi allontaniate dal peccato. E voi, invece, +siete buoni una ora del giorno, per esser poi cattivi +tutta la vita. — Osservateli negli ultimi tre giorni +della settimana santa. Ecco» «costoro vanno attorno alle +indulgenze e perdoni. Va di qua, di là; bacia San Pietro, +San Paolo, quel santo, quell’altro. Venite, venite, +sonate campane, apparecchiate altari, ornate le chiese; +venite tutti, quei tre giorni innanzi Pasqua, ma non +poi più là. Dio se ne ride dei fatti vostri, e non si +cura di vostre cerimonie,... perchè voi sarete dopo +Pasqua peggiori di prima. Tutto è vanità, tutto è ipocrisia +nei nostri tempi; la vera religione è spenta.»‍<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a> +Ed altrove: «Che vuol dire che se io dicessi: dammi +dieci ducati per dare a un povero, tu nol faresti; ma +se io ti dico: spendine cento in una cappella qua in +San Marco, tu il faresti? Egli è per mettervi l’arme +tua, e lo farai per tuo onore e non per onore di Dio... +Guarda per tutti i luoghi dei conventi, tu gli troverai +pieni di arme di chi li ha murati. Io alzo il capo di +sopra a quell’uscio, io credo che vi sia un crocifisso, +ei v’è un’arme; va più là, alza il capo, ei v’è un’altra +arme; ogni cosa è pieno d’arme. Io mi metto un paramento, +io credo che vi sia un crocifisso dipinto, +ella è un’arme che vi hanno messa acciò si veda +meglio dal popolo. Questi sono, adunque, i vostri idoli +ai quali voi destinate i vostri sacrifici?»‍<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a> E quando egli +ha descritto e condannato la corruzione de’ suoi tempi, +<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> +massime nel clero, allora si volge sempre ad annunziare +il flagello a Roma ed all’Italia. +</p> + +<p> +«Apparecchiati, dico, che la tua bastonata sarà +grande, o Roma. Tu sarai cinta di ferro, tu andrai a +spade, a fuoco e fiamme... Povera Italia! come ti +vedo tutta conquassata; poveri popoli! come vi vedo +tutti oppressati.....‍<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a> Italia, tu sei inferma d’una +grave infermità... Roma, tu sei inferma d’una grave +infermità <i>usque ad mortem</i>. Tu hai perduto la tua +sanità, ed hai lasciato Iddio; tu sei inferma di peccati +e di tribolazioni.... Se tu vuoi guarire, lascia li tuoi +cibi; lascia la tua superbia, la tua ambizione, le +tue lussurie, la tua avarizia: questi sono i cibi +che ti hanno infermata, questi sono quelli che ti conducono +a morte... La Italia se ne ride, la Italia se +ne fa beffe e non vuole la medicina; ma dice che il +medico farnetica... O increduli, poi che non volete +udire nè convertirvi, il Signore dice così: — Giacchè +la Italia è tutta piena di giudicio di sangue...; piena +d’iniquità, di meretrici, di ruffiani e scellerati; io +condurrò in essa la più pessima gente che si trovi;... +abbasserò i suoi principi e farò cessare la superbia +di Roma. Questa gente possederanno li santuari loro, +deturperanno le chiese loro: da poi che l’hanno fatte +stalle di meretrici, io le farò stalle di porci e cavalli; +perchè questo manco dispiace a Dio, che il farle stalle +di meretrici. Quando verrà l’angustia, quando verrà +la tribolazione, non avranno pace; vorranno convertirsi +e non potranno; saranno conturbati e smarriti. — O +Italia! sarà allora conturbazione sopra conturbazione; +conturbazione di guerra sopra la carestia, di pestilenza +sopra la guerra; conturbazione da una parte, +conturbazione dall’altra. Sarà lo audito sopra lo audito; +<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> +cioè udirassi da una parte uno barbaro, ecco +dall’altra parte un altro barbaro. Sarà uno audito +dall’oriente, uno dall’occidente; da ogni parte audito +sopra lo audito.» «Cercheranno, allora, le visioni dei +profeti e non potranno averle, perchè il Signore dice: — Ora +tocca di profetare a me. — Andranno all’astrologia, e +non varrà loro nulla. Perirà la legge dei sacerdoti e +perderanno le loro dignità; i principi si vestiranno di +cilizio; i popoli saranno conquassati di tribolazioni. +Tutti gli uomini perderanno lo spirito, e come hanno +giudicato, così saranno giudicati.»‍<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a> +</p> + +<p> +Ecco in che modo descrive, altrove, il flagello +della peste che verrà in Italia. «Credetelo a questo +frate, che non basterà la gente a seppellire i morti, +e non vi sarà modo a fare tante sepolture. Saranno +tanti morti per le case, che andranno gli uomini +per le strade dicendo: mandate fuora i morti; e +metterannoli sulle carra e sui cavalli, ne faranno +monti e arderannoli. Passeranno per le vie gridando +forte: Chi ha morti! chi ha morti! Verranno +alcuni fuora e diranno: ecco il mio figliuolo, ecco il +mio fratello, questo è il mio marito... Andranno +ancor di nuovo per le strade gridando: Ècci più +nessun morto? Chi ha più morti? E rarificherassi la +gente in modo, che ne rimarranno pochi!»‍<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a> +</p> + +<p> +E così continua il Savonarola in tutto questo quaresimale. +Egli prima descrive i peccati di Roma e dell’Italia; +annunzia poi il flagello, per concludere sempre +invitando i popoli alla penitenza. «<i>Heu! Heu! Heu! +fuge de terrâ Aquilonis.</i> Fuggitevi dalla terra d’Aquilone, +cioè dai vizi, e tornate a Cristo..... Ecco ch’ei +viene un tempo oscuro; ecco ch’ei pioverà fuoco e +<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> +fiamme, pietre e sassi; e sarà un tempo torbido... Io vi +ho messo tra quattro venti, dice il Signore; cioè tra +prelati, principi, preti e cittadini cattivi. Fuggitevi dai +vizi loro, raccoglietevi tutti insieme in carità.... <i>Fuge, +o Sion, quæ habitas apud filiam Babilonis</i>.... Fuggitevi, +cioè, da Roma, perchè Babilonia vuol dire confusione; +e Roma ha confuso tutta la Scrittura, ha confuso insieme +tutti i vizi, ha confuso ogni cosa. Fuggitevi, dunque, +da Roma; tornate a penitenza.»‍<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a> +</p> + +<p> +Questa continua descrizione delle miserie d’Italia è, +invero, così viva, così evidente, che il Savonarola sembra +quasi trasportato dalla sua fantasia nell’avvenire, +ed esservi come presente. Nè meno straordinaria è la +costanza con cui annunzia la sua vicina morte, l’insistenza +con cui sempre ripete: «Il giorno in cui potrete +fare di me ciò che vorrete, ancora non è arrivato; +<i>sed adhuc modicum tempus vobiscum sum</i>....‍<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a> Io ho detto +al Signore: — Lascio a te il pensiero di quest’opera; io +non sono che strumento nella tua mano. — Ed egli: — Lascia +fare a me. A costoro avverrà come ai Giudei che +si credettero spegnermi col mettermi in croce, ed invece +dilatarono il nome mio in tutto il mondo. — Io, +adunque,» così conclude il Savonarola,» voglio, come +buono capitano, combattere e lasciarvi anche la pelle.»‍<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a> +</p> + +<p> +Ma, sebbene egli sempre resistesse, sebbene il papa +non riuscisse mai a piegarlo; questi era, però, riuscito a +metterlo sulla difesa. Sino ad ora, la vita del Savonarola +<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> +è stata sempre un dirigere, un comandare, un infondere +le sue idee e la sua volontà nella moltitudine, un +allargarsi in una sfera sempre più larga; ma adesso, con +grave danno del popolo, il campo della sua attività si restringe: +egli deve pensare, invece, a difendere la sua +dottrina e la sua vita. I suoi nemici crescono da ogni +parte; essi hanno deciso che, se pure la repubblica resterà +in piedi, deve perire almeno chi n’è stato autore; +già circondano da ogni lato il misero Frate. Il quale si +difende e combatte con sempre maggiore energia; grida +all’Italia ed al mondo intero, che in lui si vuole uccidere +la repubblica, distruggere i diritti inviolabili dell’umana +ragione e della coscienza: ma, intanto, ha quasi dovuto +abbandonare la riforma dei costumi e la riforma politica; +la sua posizione è essenzialmente mutata, diviene ogni +giorno più difficile e piena di maggiori pericoli. +</p> + +<p> +La politica, però, non fu neppure in questa quaresima +del tutto abbandonata; giacchè si presentò un’occasione +di tornarvi per qualche giorno. Erasi, allora +appunto, finita di costruire la nuova sala del Consiglio +Maggiore, di cui, sin dal principio del nuovo governo, era +stata affidata la cura al celebre architetto Cronaca; ma +questi condusse la cosa con molta lentezza, fino a che il +Savonarola non cominciò a sollecitarla nelle sue prediche. +Allora si procedette, invece, con tanta celerità, che i popolani +andavano dicendo, avervi messo mano gli angeli.‍<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a> +Il 25 febbraio, vi si radunarono 1,753 persone, che +procedevano alla elezione della nuova Signoria.‍<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a> Ed il +Savonarola, tutto lieto in questa solenne occasione, volgeva +alla politica due prediche del suo quaresimale.‍<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a> +Il suo discorso trattava particolarmente sul modo di fare +<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> +le elezioni, e condannava aspramente quello spirito di +parte che sempre le adulterava.‍<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a> «Sono molti che vanno +seminando polizze per la città, le quali dicono: non eleggete +il tale. Io vi dico: non fate ciò che suggeriscono +queste polizze. Se quelli i quali non volete che sieno eletti, +son cattivi, voi potete dirlo apertamente in Consiglio, +ora che non c’è tiranno. Vieni, adunque, fuori e di’ su +franco: il tale non è buono a questo uffizio. Se poi è +buono, lascialo eleggere.»‍<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a> Ed altrove: «Intendo che +sonvi alcuni in Consiglio che, quando uno va a partito, +dicono: diamoli la fava nera o bianca, perchè +egli è della tal parte. <i>Et quod pejus est</i>, intendo che +v’è alcuni che dicono: egli è di quelli del Frate, +diamoli le fave nere.‍<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a> Come! hovvi io insegnato +così? Io non ho amico nessuno, se non Cristo e chi +fa bene: non fate più così, chè questa non è mia +intenzione, e voi fareste presto nascere divisione. Chi +rende le fave, le dia a chi pare a lui che sia buono +e prudente; secondo la coscienza sua, come io v’ho +detto altre volte.»‍<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a> E qui vogliamo osservare, che il +Savonarola, quale noi lo vediamo nelle sue prediche, nei +suoi scritti, nella storia vera dei fatti, è ben diverso +<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> +da quello che ci hanno dipinto i tanti biografi antichi e +moderni. Dove è mai quello spirito di parte che, secondo +alcuni, era il solo movente delle sue azioni? Dov’è quel +desiderio di aiutare i suoi amici e deprimere gli altri? +Dove sono quelle idee ristrette, quei principii poco generosi? +Noi troviamo, invece, un uomo di altissime +vedute, di nobili principii, pieno di disinteresse, amante +della libertà per tutti, senza volerne eccettuare quegli +stessi che cercavano di ammazzarlo. +</p> + +<p> +Dopo avere, in quella solenne occasione, insistito a +lungo sul fare buone elezioni, senza spirito di parte; egli +raccomandava affezione al Consiglio maggiore, al nuovo +governo ed alla libertà. E, per maggiormente infonderne +l’amore nel popolo, fece in ambedue quelle prediche +una lunga descrizione del tiranno, e dei mali che esso +produce nelle città che opprime. «Tiranno,» egli diceva, +«è nome di uomo di pessima vita, che vuole tutto per +sè e niente per altri, nemico di Dio e degli uomini. Egli +è superbo, è lussurioso, è avaro; e come questi tre +vizi contengono in germe tutti gli altri, così ne segue +ch’egli contiene in germe tutti i vizi di cui l’uomo è +capace. Esso ha corrotti ancora tutti i sensi: gli occhi +al vedere lascivie; le orecchie ad udire laude per sè e +vituperio per altri; il palato al vizio della gola; e così +via discorrendo. Corrompe i magistrati, è rubatore di +vedove e pupilli, opprime il popolo, favorisce coloro +che lo eccitano a rubare il Comune. È pieno di sospetto +e tiene spie per tutto; vuole che ognuno apparisca +sciocco al suo cospetto e che sia suo schiavo; onde, +dove è tiranno, non si può nè operare nè parlare liberamente. +In questo modo il popolo diventa pusillanime, +ogni virtù è spenta, ogni vizio esaltato. Ecco, +o Firenze, quello che ti tocca se tu vuoi tiranno. +Esso è causa di tutti i peccati che si commettono +<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> +nel popolo; onde sarà chiamato a renderne conto innanzi +a Dio, e porterà la pena dei suoi e degli altrui +falli. E tu cittadino che lo seguiti, tu non sei meno +misero di lui. La tua lingua è schiava nel parlargli, +i tuoi occhi nel guardarlo, la tua persona è sempre +schiava di lui, la tua roba è sua; ti tocca delle bastonate +e bisogna dire: gran mercè! Tu sei misero da ogni +parte. E queste,» così concludeva il Savonarola, «sono +le miserie del tiranno e di coloro che lo seguitano; le +quali essi hanno a sopportare in questa vita, per aver, +poi, nell’altra la dannazione eterna.»‍<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a> Questa descrizione +egli la svolgeva minutamente, esponendo passo a +passo tutta la vita, tutte le passioni, tutte le oppressioni +del tiranno. E questo ritratto spaventoso e terribile, fatto +qualche volta con arte grandissima, veniva da lui presentato +di continuo agli occhi del popolo, per concludere +sempre: «Ecco, o Firenze, quello che tu vai cercando.» +</p> + +<p> +In questa quaresima, il Savonarola volgeva il discorso +ancora a quei fanciulli che sedevano in grandissimo numero +sull’anfiteatro del Duomo. Raccomandava la carità +e lo studio; voleva che niuno di loro ignorasse, almeno, +i principii della grammatica; ed ai padri imponeva non +risparmiassero per ciò nè spesa nè fatica. Raccomandava, +del pari, che si guardassero dal vestir troppo presto +l’abito ecclesiastico, e dava altri utili consigli.‍<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a> Avvicinandosi, +intanto, la Domenica delle Palme, ordinava +per questi fanciulli una solenne ed assai utile processione. +Erano allora stati eletti gli uffiziali del Monte +di Pietà; ed il Savonarola che l’aveva tanto favorito, +<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> +volle che fosse dai fanciulli solennemente aperto.‍<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a> Nella +domenica delle Palme, adunque, fu sin dal mattino apparecchiato +in chiesa un tabernacolo, su cui era dipinto +Gesù Cristo quando entra in Gerusalemme sopra l’asinello. +Venne più tardi il Savonarola, e fece a tutti i fanciulli +riuniti una predica piena di buoni consigli, la quale concludeva +così: «O Signore, dalla bocca di questi fanciulli +verrà la tua vera laude. Li filosofi ti lodano per lume +naturale, e costoro per lume soprannaturale; li filosofi +per amor proprio, e costoro con semplicità; li filosofi +con la lingua, e costoro con le opere.» Rivolgendosi poi +a tutto il popolo, col Crocifisso in mano diceva: «Firenze, +questo è il re dell’universo, questo vuole essere il tuo +re. Lo vuoi tu?»‍<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a> Al che, tutti ad alta voce e molti piangendo, +rispondevano di sì; ed il Frate scendeva dal pergamo +fra l’entusiasmo del popolo e il fremito degli Arrabbiati, +che, sebbene si tenessero lontani e in disparte, +non lo perdevano mai di vista. Il giorno, i fanciulli +vestiti di bianco andavano col tabernacolo in processione, +e, visitate le chiese, si fermarono in piazza a cantare +una canzone di Girolamo Benivieni sulla futura felicità +di Firenze.‍<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a> Fatta poi una larga raccolta di limosine, le +portarono agli ufficiali del Monte di Pietà, con questa +processione solennemente aperto da quei fanciulli che, +sotto la direzione del Savonarola, avevano lasciate le +<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> +feste carnascialesche per darsi alle opere di carità.‍<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a> +</p> + +<p> +Se, però, noi vogliamo eccettuare queste due occasioni +in cui venne aperta la sala del Consiglio ed il +Monte di Pietà, il Savonarola non fece, in tutta la quaresima, +altre prediche che mirassero al pratico vantaggio +del popolo fiorentino. Egli procedette oltre nel modo +stesso che aveva cominciato; ed il giorno ottavo dopo +la Pasqua, fece l’ultima predica di quel quaresimale, la +quale ne era la conclusione, come la prima erane stata, +per così dire, il programma. In esse trovansi raccolte +tutte le idee principali che il Savonarola s’era proposto +di esporre. Quell’ultimo giorno, infatti, egli di nuovo si +sottomise esplicitamente all’autorità della Chiesa Romana, +dicendo che essa starà ferma in eterno, e sarà dannato +chiunque se ne vuol separare; riconosce l’autorità del +papa in quelle parole del Vangelo: «Tu sei Pietro, e sopra +questa pietra edificherò la mia Chiesa; e ciò che tu legherai +in terra, sarà legato in cielo.» Ma dopo ciò, egli ripete +di nuovo: «Noi, però, non siamo tenuti d’obbedire +a tutti i comandi. Se essi vengono per false informazioni, +non sono validi; se essi contrastano evidentemente +alla legge di carità che è nel Vangelo, si deve resistere, +come San Paolo resistette a San Pietro. Noi dobbiamo +supporre che ciò non sia possibile; ma quando pur fosse, +bisogna allora rispondere al superiore: tu erri, tu non +sei Romana Chiesa, tu sei uomo e peccatore.» Appoggiava +il Savonarola queste idee sull’autorità di molte citazioni, +le dichiarava con molti esempi. «Se il mio superiore mi +comanda di abbandonare la povertà, io resisto; se il tuo +confessore ti comanda cosa che è contro a Dio, tu devi +resistergli e condannarlo: quando la cosa è per sè evidente, +non bisogna temere di nulla, ma seguire solo la +<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> +via del bene.» Quantunque, però, sostenute dall’autorità +dei dottori, queste idee sembravano assai ardite, erano +come un grido di guerra. Nè forse il Savonarola stesso le +avrebbe esposte sul pergamo, se egli non si fosse convinto +che la elezione di papa Alessandro era nulla,‍<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a> e non +avesse nudrito ferma speranza che il Concilio doveva +presto venire a riordinare i mali della Chiesa, desolata +da tanti osceni scandali, da tanti delitti, da tanto abbominio. +</p> + +<p> +Venendo poi al caso particolare della sua disputa +con Roma, ripeteva quel giorno: «Chi non sa che il +breve è venuto per secondare i nemici miei e della +repubblica, i quali spargono bugie e calunnie contro +di me? Chi non sa che la mia partenza sarebbe non +solo con pericolo grandissimo della mia vita, ma ancora +con danno di questo popolo ed a rovina della +libertà? Che il buon costume sarebbe abbandonato, che +la religione anderebbe per terra? Questo, e non altro, vogliono +i nostri nemici. Io, adunque, debbo credere che +il Santo Padre sia stato ingannato dalle false accuse dei +miei detrattori: obbedisco, piuttosto, a quella che debbo +credere sua intenzione, e non voglio supporre che esso +desideri la rovina di tutto un popolo.» +</p> + +<p> +E quel giorno ancora annunziava al popolo la sua +morte. — «Qual sarà la fine della guerra che tu sostieni? — Se +tu mi domandi in universale, ti rispondo che sarà +la vittoria; se tu mi domandi in particolare, ti dico, invece, +morire ed essere tagliato a pezzi. Ma ciò servirà +solo a sempre più dilatare questa dottrina, la quale non +viene da me, ma da Dio. Io non sono che strumento +nella sua mano; onde sto deciso a combattere fino all’ultimo.» +<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> +Raccontò di avere, nella scorsa notte, avuta una +visione, durante la quale parevagli di vedere un Crocifisso +sorgere fra Roma e Gerusalemme. Da esso scorreva +un fiume di sangue, in cui gl’infedeli mostravano grande +desiderio di bagnarsi, mentre i cristiani andavano quasi +renitenti. Quindi le tenebre ricoprivano la terra, pioveano +fuochi, saette; e così via discorrendo. Da ciò, +l’oratore pigliava argomento a fare un’altra di quelle +animate ed eloquenti descrizioni dei flagelli d’Italia,‍<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a> di +cui tutto il quaresimale è pieno; e così concludeva. +</p> + +<p> +In queste prediche vi sono davvero delle pagine +che mostrano con grande evidenza, come in altre condizioni +e con altri studi, il Savonarola sarebbe stato il +più grande oratore italiano. V’è nelle sue parole un ardore, +un fuoco d’una eloquenza tutta originale. Il suo +linguaggio è affatto nuovo, e nel modo stesso che egli +concepisce l’idea, ritrova anche una forma tutta propria; +le sue immagini si presentano con forza e, +quasi con violenza, dominano la immaginazione +dell’uditorio. Se a ciò vogliamo, poi, aggiungere la +forza del gesto e del suo accento, comprenderemo allora +tutto il grande entusiasmo del popolo fiorentino. +L’impressione che il Savonarola produsse in questa +quaresima, fu superiore a quella di tutti gli altri anni; +per tutto corse la fama di queste prediche; l’odio degli +avversari giungeva al colmo; l’entusiasmo dei seguaci +diveniva fanatismo; i principi d’Italia protestavano; +il papa era pieno di feroce ira, e quasi gli pareva +che il Vaticano tremasse sotto i fulmini di quella eloquenza. — Ma +delle passioni che si destarono allora da +ogni lato, noi discorreremo nel capitolo che segue. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> +</p> + +<h3 id="cap4-3">CAPITOLO QUARTO. +<span class="smaller">Scritti diversi intorno alla dottrina del Savonarola. Lettere che gl’indirizzano +vari principi, e sue risposte. Colloquio del Papa coll’ambasciatore +fiorentino. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e +predica nelle feste <i>sopra Rut e Michea</i>.<br> +[1496.]</span></h3> +</div> + +<p> +Per ben comprendere quale e quanta fosse l’impressione +prodotta dalle prediche del Savonarola, bisognerebbe +leggere le lettere che si scrivevano in quei +giorni a Firenze.‍<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a> Sembra, davvero, che i Fiorentini +non sapessero ragionare d’altro che del Frate, e che +niuno di loro potesse più stare nei limiti del vero. Alcuni +dicono ch’ei si fa beffe d’una scomunica già arrivata;‍<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a> +che tratta il papa peggio che turco, i principi +d’Italia peggio che eretici: altri assicurano ch’egli vuol +rivelare sul pergamo i peccati de’ suoi persecutori; che +s’apparecchia a far nuove e più maravigliose profezie. +Chi dice che esso è divenuto il tiranno di Firenze; e +chi, invece, ch’egli fra poco ridurrà a mal partito i +nemici della repubblica, se non li distrugge con qualche +miracolo: ognuno si aspetta cose grandi e maravigliose. +E così, esagerandosi da una parte per odio e mala fede, +da un’altra per fanatismo ed affezione, gli animi si andavano +sempre più esaltando, e le passioni ricevevano +ogni giorno nuovo alimento. +</p> + +<p> +Nello stesso tempo, cominciava ad uscire per le +<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span> +stampe un numero così grande di strani opuscoli, che +minacciavano, quasi, voler formare un nuovo genere di +singolare letteratura. Da una parte, si esaltava insino alle +stelle il nome del Frate; da un’altra, non si trovavano +parole, accuse, contumelie bastevoli per denigrarlo. Invero, +il merito letterario di quegli scritti non inviterebbe +molto a discorrerne; ma pure ritraggono così +bene i tempi e gli uomini, che dobbiamo fermarci a +dirne qualche parola. +</p> + +<p> +Uno dei più notevoli fra questi opuscoli, si chiamò +<i>Oraculum de novo sæculo</i>:‍<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a> fu scritto dal Nesi, discepolo +assai riputato di Marsilio Ficino, e tutto pieno delle +sue idee neoplatoniche. Il titolo stesso del libro dava +subito a conoscer l’autore per un seguace del Savonarola: +si discorre, infatti, d’una strana visione, in cui il Nesi, +trasportato in un altro mondo, ragiona a lungo con le +ombre di Enea e di Platone, il quale ci vien descritto +come precursore del Cristianesimo. L’autore incontra, +poi, il gran Pico della Mirandola, che, menandolo per le +sfere celesti, gli mostra in esse un riscontro della dottrina +del Savonarola; e mentre continuano questo celeste +viaggio, il Pico esalta l’ingegno, il cuore, il carattere +del Frate, e conclude dicendo: <i>sed quid plura? +Christi est in omnibus æmulator egregius</i>. +</p> + +<p> +Un predicatore in San Spirito attaccava la nuova dottrina, +scagliava ogni giorno ingiurie contro al Savonarola, +e lo sfidava ad entrare nel fuoco.‍<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a> Questi, invece, lo disprezzava, +<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> +e non faceva alcun caso delle sue parole: ma +ecco subito venire in risposta un opuscolo di messer +Filippo Cioni, notaio fiorentino, che prendeva la difesa +del Frate.‍<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a> Un altro avversario, per poterlo vie meglio +ferire, pensa di fingersi suo seguace, e stampa una +lettera, nella quale, sotto forma di dubbi, ripete le solite +accuse che si fanno contro al Savonarola: che egli, +cioè, semina scandali nella Chiesa, disobbedisce a Roma, +si chiama profeta, e via discorrendo.‍<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a> Domenico +Benivieni, fratello del poeta e autore d’un gran numero +di scritti religiosi, smascherava subito la grossolana +ipocrisia dell’anonimo con una sua Epistola: +veniva, poi, con molti dialoghi e trattati a difendere +la dottrina e le profezie del Savonarola.‍<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a> In +<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> +essi faceva la storia della sua predicazione: descriveva +lo stato di corruzione e d’incredulità, da cui il popolo +fiorentino era stato liberato mercè la nuova dottrina: +ne dimostrava la verità colla rettitudine della vita +di tutti coloro che la seguivano, col suo perfetto accordo +col Vangelo: enumerava finalmente le molte profezie del +Frate, accennando così quelle che già s’erano verificate, +come quelle che erano ancora in via di verificarsi. +</p> + +<p> +E mentre questa discussione s’era animata, ecco +venir fuori un tal frate Angelo anacoreta, che, dall’eremo +di Vallombrosa, indirizzava per le stampe lettere +ai governi d’Italia. <i>Ai Signori e popolo di Firenze</i> riconfermava +le promesse fatte dal Savonarola; e, pretendendo +ad una particolare ispirazione delle Sacre Carte, +assicurava di aver trovato nell’Apocalisse predetta la +discesa di Carlo VIII in Italia, ed il suo passaggio in Oriente +<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> +per ristabilirvi l’Impero Cristiano, diceva anche di +avere scritto alle Chiese d’Affrica e di Asia, per annunziare +questi prossimi eventi. <i>Al Senato e Doge di Venezia</i> +mandava un’altra lettera, per disapprovare la +loro politica e quella della Lega, che, opponendosi a +Carlo, si opponeva alla volontà del Signore, che lo +aveva eletto a questa impresa.‍<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a> +</p> + +<p> +Singolare veramente era questo frate, che dal suo +eremo enumerava le forze del Turco e quelle di Francia, +discorreva le probabilità e le conseguenze d’una +guerra in Oriente. La politica era divenuta allora d’universale +interesse, nè si trovava alcuno che non mulinasse +nella mente i suoi piani e disegni dell’avvenire: +gli uomini d’ogni partito avevano preso in mano la +penna. Gli opuscoli politici, infatti, cominciavano ogni +giorno a moltiplicare, e con essi gli Arrabbiati davano +sfogo alle loro passioni, all’odio irrefrenabile che avevano +contro al Savonarola; giacchè tentavano ogni via, +non tralasciavano alcuna arme che potesse ferirlo. Tutti i +giorni, gli Otto scoprivano nuovi attentati contro alla +sua vita, e dovevano spesso mettere qualcuno alla fune; +nè, a quanto dicevasi, mancarono dei casi in cui il delitto +fu così presso a compiersi, che bisognò pronunziare +la sentenza di morte.‍<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a> Non perciò gli Arrabbiati +si spaventavano, anzi procedevano oltre con uguale +ardimento; e quando non potevano usare il ferro, si +valevano della penna, come bisognava fare adesso che +<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span> +il Frate si era, causa dei brevi di Roma, ritirato nel +suo convento. Furono epistole in versi o in prosa, sonetti, +canzoni, frottole; ogni forma di scritto in cui si +potessero mettere assieme ingiurie contro di lui. +</p> + +<p> +Un tale Girolamo Muzi scriveva una frottola, che incominciava +così: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">O popolo ingrato,</p> +<p class="i01">Tu ne vai preso alle grida,</p> +<p class="i01">E drieto a un guida</p> +<p class="i01">Piena d’ipocrisia...</p> +</div></div> + +<p> +Egli attaccava non solamente il Savonarola, ma, rivolgendosi +contro ai magistrati, biasimava la loro condotta: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Che i ducati o marroni,</p> +<p class="i01">Le some dei capponi</p> +<p class="i01">Giovenchi, han sì gran forza,</p> +<p class="i01">Che rompono ogni scorza</p> +<p class="i01">Ch’è innanzi alla giustizia.</p> +</div></div> + +<p> +E procedeva oltre con tale insolenza, che venne dagli Otto +privato per cinque anni di tutti gli uffici, e condannato +a pagare 60 fiorini d’oro.‍<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a> +</p> + +<p> +Ma del linguaggio che tenevano allora gli Arrabbiati, +ci darà forse più chiara idea, la <i>Defensione contro all’Arca +di Fra Girolamo</i>, scritta da Francesco Altoviti.‍<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a> +L’autore dice di aver sofferto l’esilio ed ogni sorta di +persecuzione dai tiranni, e di amare sopra ogni altra +cosa la libertà, per difendere la quale scrive ora contro +al Savonarola. «Egli pare,» così di lui discorre l’Altoviti, +<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> +«che sia tanto accecato e acceso nel vizio e nella +monarchia della sua superbia, che siccome ha simulatamente +detto che parlava con l’alto Iddio, così crede +dovere tenere lo stato e l’arme come dittatore; per +dare le sue leggi a questa città, e poi a tutto il mondo, +come Moisè; e stringere e minacciare ogni pontificale +potestà, che le debbi ricevere e pigliare per forza.» Lamenta +che il Frate ha tolto le feste di San Giovanni, ha +distrutto il carnevale ed ogni allegria in Firenze; e, non +sapendo poi dire altro, continua così: «Egli vuol fare +tiranno, e se qualche volta gli ha parlato contro, si è +poi mitigato, perchè Piero gli è divenuto amico.» «E +ora, non è dubbio alcuno che ove è Fra Girolamo, +quivi è Piero de’ Medici; e chi vuole Fra Girolamo, +vuole Piero de’ Medici. E però, volendo spegnere in +tutto il nome del tiranno, bisogna spegnere il nome +del Frate; perchè egli è padre del tiranno e luogotenente +del tiranno;» e così via discorrendo. Si può +egli immaginare nulla di più assurdo? Eppure, tale era +ogni giorno il linguaggio degli Arrabbiati. +</p> + +<p> +I Frateschi, invero, non sempre restavano tranquilli; +ma qualche volta anch’essi davano sfogo alla +loro bile, come si può vedere nei versi che seguono: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Voi ridete, e con sonetti</p> +<p class="i02"> Dispregiate il divin verbo;</p> +<p class="i02"> Ma spectate il duro nerbo</p> +<p class="i02"> Che le spalle vi rassetti.</p> +<p class="i01">Su, mosconi, a scompigliare;</p> +<p class="i02"> Scarafaggi, a vostra stalla;</p> +<p class="i02"> Calabron che siete a galla,</p> +<p class="i02"> Fate i vizi un po’ svegliare.</p> +<p class="i01">Ma sappiate che mai falla</p> +<p class="i02"> La iustizia col supplicio....‍<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a></p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span> +</p> + +<p> +Questi scritti erano alle volte opuscoli, alle volte +fogli volanti, che correvamo per le mani del popolo o si +affiggevano alle cantonate; ma più spesso ancora, versi +che venivano ripetuti e cantati per la città, e che Piagnoni +ed Arrabbiati si scagliavano contro, quando s’incontravano +per via. Se però vogliamo conoscere il +carattere politico dei seguaci del Savonarola, non dobbiamo +cercarne il ritratto in quegli scritti coi quali essi +respingevano l’ingiuria coll’ingiuria. Noi dobbiamo, invece, +cercarlo in quel numero assai maggiore di versi +e di prose, nei quali viene esaltato il nome e la grandezza +della patria fiorentina, nei quali essi propongono +nuove leggi e nuove riforme, o discorrono l’indole di +quelle che già sono in vigore. +</p> + +<p> +E qui accenniamo alcuni brevi trattati <i>Sul Cambio, +Sul Monte Comune</i>, e <i>Sul Monte delle fanciulle</i>; solo +perchè sono indirizzati al Savonarola ed al suo convento +da un Frà Santi Rucellai; e perchè, mentre discorrono +d’alcune istituzioni importantissime nella repubblica +fiorentina, ci dànno anche notizie utili a conoscere lo +stato in cui erano allora le sue finanze.‍<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a> Ma gli scritti +<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> +più importanti, quelli cioè che ci ritraggono al vivo +i seguaci del Frate, uscirono dalla penna dei popolani, +che, senza grammatica, scrivevano solo per uno spontaneo +impulso e per una interna soddisfazione dell’animo +loro. Uno di questi scritti, che potrà darci un saggio +<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span> +di tutti gli altri, era intitolato: <i>Riforma santa ha +fatta Domenico Cecchi, per conservazione della città di +Firenze</i>. L’autore ci spiega la ragione del suo scrivere, +in queste parole: «Per grande amore che io porto +a questo popolo, mi sono messo colla mia fantasia +a fare tale opera, e non ne posso fare altra; e dì e +notte me ne pare essere sforzato, che ne potrei dire +cose di miracolo me n’è avvenuto, ch’io stesso ne +sto stupefatto.» Il Cecchi è un vero tipo dei popolani +fanatizzati dalle prediche del Savonarola: la politica +e la religione sono nella sua testa stranamente +combinate; egli discorre, come se una forza superiore +lo costringesse a consigliar la repubblica, ed è tutto +pieno di entusiasmo, d’ingegno naturale e di amore +alla libertà. Il suo scritto presenta un curioso misto +d’ignoranza nei primi rudimenti dello scrivere e di +singolare acume politico; i suoi suggerimenti manifestano +un raro buon senso, e si direbbero fondati sopra +una consumata esperienza delle cose di Stato. Egli propone +che il Consiglio maggiore venga sciolto dall’incarico +di provvedere ad un numero infinito di piccole +faccende, le quali non solo tolgono il tempo alle cose di +maggiore momento, ma disgustano molti dall’andare +alle adunanze.‍<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a> Discorre sulla Decima, e dimostra i grandissimi +vantaggi d’avere un’imposta unica come quella; +condanna gravemente gli arbitrii,‍<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a> «imperò l’arbitrio,» +<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span> +egli dice, «è quella cosa che sotterra questa +città;» approva l’imposta sopra i beni ecclesiastici, +e vorrebbe che si mettesse un limite alle doti, «perchè +così non si disfarà un gentiluomo o un artefice +a maritare una sua fanciulla.»‍<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a> In questo scritto noi +troviamo, per la prima volta, l’idea di creare quella +milizia cittadina che fu più tardi istituita dal Machiavelli, +e che difese tanto eroicamente la repubblica. Il Cecchi +avvisava che si dovessero eleggere alcuni uffiziali, per +educare al mestiere dell’armi tutti coloro che, nella città +o contado, fossero atti a portarle. «E così, oltre il vantaggio +che i danari delle paghe girerebbero fra i cittadini, +sappiate che farà più frutto mille dei nostri +uomini, che non fanno tremila forestieri. E queste +leggi,» così egli concludeva, «faranno diventare +buoni i cattivi, ed in Firenze viverà ognuno in felice +stato. Porteranno anche in brieve tempo la riforma, +l’unione e la pace per tutta Italia; chè verranno a imparare +qui, perchè questa città è il pernio ed il cuore +d’Italia.‍<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span> +</p> + +<p> +Noi concludiamo, finalmente, il ragguaglio di questa +letteratura popolare, col mettere accanto alle parole del +Cecchi, i versi d’un tale che firmavasi: <i>Io Giovanni non +sere nè messere, ma sarto fiorentino</i>.‍<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a> Egli nutre per +la repubblica il medesimo entusiasmo che aveva il +Cecchi, ha il medesimo zelo per la patria; e sebbene +sia lungi dall’essere dotto, non cade così spesso nelle +sgrammaticature e negli errori d’ortografia. In un +sonetto condanna quelli che vogliono sempre impieghi, +ma ricusano di servire la patria quando bisogna portare +pericolo: esalta il nome di coloro che combattono +al campo di Pisa. Volge, in un altro, i suoi rimproveri +contro quei Bigi che ipocritamente si fingono Piagnoni; +ma li avverte che non riusciranno nel loro +intento: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">O prete, o frate, o secolare strano,</p> +<p class="i02"> Sia chi vuol, che non terrà la bocca</p> +<p class="i02"> Al popol fiorentino alto e sovrano.</p> +<p class="i01">Che chi al popol vorrà porre il freno,</p> +<p class="i02"> Cadere lo vedrò in un baleno.</p> +<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . .</p> +</div></div> + +<p> +In alcune ottave, loda l’amore alla patria e l’obbedienza al +Consiglio Maggiore; in varie terzine, esalta la futura +gloria di Firenze, biasima la politica del Moro, dei Veneziani +e di tutta la Lega, minacciando ai Pisani una prossima +rovina: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Però bisogna che il Pisano cali,</p> +<p class="i02"> Co’ ferri a’ piedi giù nella sentina,</p> +<p class="i02"> Po’ ch’è stato cagion di tanti mali.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span></p> +<p class="i01">E la famosa patria fiorentina</p> +<p class="i02"> In alia stae come bel falcone,</p> +<p class="i02"> E la Lega nïente lo domina;</p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i02"> Però non creda nessun sottoposto</p> +<p class="i02"> Uscire delle branche al gran lione.</p> +<p class="i01">E chi lo ingannerà, tornerà tosto,</p> +<p class="i02"> A suo dispetto, sotto il suo artiglio</p> +<p class="i02"> Come Cristo superno ha ben disposto.‍<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a></p> +</div></div> + +<p> +Quando consideriamo questi scritti, ed i molti altri +che andavano allora per le mani di tutti, noi vediamo +subito la gran differenza che passa fra quelli degli Arrabbiati +e dei Piagnoni. L’onestà e la buona fede è senza +dubbio coi seguaci del Frate; i suoi avversari esagerano, +calunniano, fingono, non credono a loro stessi. Se, poi, +lasciati da parte gli scritti di questi ultimi, ci facciamo +a considerare solamente i primi; noi li troveremo allora +divisi in due ordini assai distinti: politici e religiosi. +Grande è la distanza che corre fra di essi; non solamente +per la diversità del soggetto, ma ancora per l’indole +di chi li scrive, pel modo con cui sono dettati. È il +popolo che ragiona di politica, sono i dotti che discorrono +di religione: il primo è ignaro affatto delle lettere; +i secondi conoscono greco e latino, la filosofia aristotelica +e la platonica: nondimeno, se vogliamo considerare il +valore dei loro scritti, la palma tocca senza dubbio ai popolani. +Tutti questi opuscoli erano, infatti, un prodotto +della vita politica e della vita religiosa. Or la prima +di esse rendeva in Firenze l’immagine d’un albero +piantato sopra un terreno fertile e nel suo clima naturale, +che subito spande i suoi rami verdeggianti e rigogliosi; +l’altra, invece, a cui il Savonarola aveva profuso +<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span> +le sue cure più affettuose, sembrava una pianta +che si trova in un terreno ingrato, e cresce solo a forza +d’aiuti continui. +</p> + +<p> +I Fiorentini furono un popolo essenzialmente politico; +onde avevano subito ripresa l’antica loro indole, +ed ora sembrava, quasi, che la repubblica non avesse +mai cessato di esistere. Se noi vediamo che il popolo, +sentendosi quasi profano, non piglia mai la penna per +scrivere di religione; esso è, invece, occupato tutto +il giorno a ragionare ed a scrivere di politica: gli manca +l’ortografia e la grammatica, ma tanto più ingenuamente +manifesta la sua indole; è sempre pieno di ardore, +di vita e di spontanea originalità. Che se, poi, ci venisse +domandato se, in questo ridestarsi dello spirito fiorentino, +i dotti s’occupavano di politica e quale era il merito +dei loro scritti; dovremmo allora rammentare, che il +genio dei Machiavelli, Guicciardini e Giannotti incominciava +a sorgere con questa repubblica, si spandeva +al sole di questa libertà; e che essi furono, senza alcun +dubbio, figli della rivoluzione del 94, di quella rivoluzione +dal Frate iniziata. Noi troviamo, invero, la vita politica +attiva e fiorente in ogni sua parte. Le nuove leggi e riforme +si discutono con maravigliosa perizia, si vincono con +facilità grandissima; sorge una gioventù novella, e gli +uomini maturi paiono consumati al governo degli Stati. +Nè meno felicemente procedevano le cose della guerra: +Piero Capponi, che ne era l’anima, acquistava al campo +di Pisa un nome sempre maggiore; e quello del valoroso +Antonio Giacomini era già divenuto illustre: tutte +le cose si conducevano in maniera da rendere onore ad +ogni più agguerrita repubblica, non che ad una che +aveva scosso appena il giogo d’una servitù di sessanta +anni. E se di questo così gran vigore di libertà principale +autore fu il Savonarola, che fondò la nuova repubblica; +<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span> +egli l’aveva, quasi, ritrovata nell’indole stessa del +popolo fiorentino, a cui subito era divenuta tutta naturale. +Essa, infatti, sopravvive alla morte del Frate: +spenta dalla forza di molti nemici, risorge più gloriosa: +circondata di nuovo da eserciti potentissimi, deve +cadere; ma la sua caduta è eroica, e la sua gloria rimane +eterna. +</p> + +<p> +Assai muta l’aspetto delle cose, quando si rivolge +lo sguardo alla vita religiosa di questo popolo. Noi vi +troviamo qualche cosa di effimero e di forzato, che non +sapremmo definire; ma di cui ognuno s’avvede, quando +legge le storie di quei tempi e gli scritti religiosi dei +seguaci del Savonarola. Essi non sanno fare altro che +riprodurre languidamente le idee del maestro, ripetere +senza calore le sue parole. Dalla loro mente non esce +mai un pensiero originale; dalla loro penna non cade +mai una parola energica.‍<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> Questo popolo che si dice +rinato alla religione, non ha saputo lasciare ai posteri +nessun monumento della sua fede. Il Savonarola è il +solo personaggio veramente e grandemente religioso; +egli sembra il solo uomo reale, in mezzo ad un mondo +mutabile di sogni che svaniscono. Non è già che grande +non sia la riforma religiosa, non è già che universale +non sia il miglioramento morale; ma questo popolo che +corre così spontaneo alla libertà, ha bisogno, per mantenersi +saldo nella fede, di udire ogni giorno le prediche +del Frate. Quando egli si tace, risorgono subito i vizi +e la miscredenza. Ognuno si avvede che a lui sopravvive +la repubblica, ma non la religione fiorentina. +</p> + +<p> +Sebbene il Savonarola volesse nasconderlo a sè +<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span> +stesso, dovette pure più volte avvedersene. Moveva +allora amari rimproveri contro quel popolo che tanto +amava; minacciava la terribile ira del Signore, e +diceva che le promesse felicità si sarebbero mutate in +spaventosi flagelli. Ma aveva troppo bisogno di credere +e sperare in quella moltitudine; ed il corso naturale +delle cose era, d’altronde, così inevitabile, che trascinava +fatalmente anche lui. Egli aveva cominciato a parlare di +religione e di morale, ed i Fiorentini s’erano svegliati +all’amore della libertà; li aveva allora secondati col +consigliare e fondare la nuova repubblica, e subito divenne +l’idolo della moltitudine: ma quando volle che +la politica e la libertà servissero alla religione, i Fiorentini, +invece, facevano servire la religione alla libertà. +Ogni volta che il Frate perdeva affatto di mira la politica, +l’attenzione dell’uditorio lo abbandonava; egli +veniva, quindi, costretto a proclamare Gesù Cristo re +di Firenze; a fare che la Vergine consigliasse sul pergamo +la nuova costituzione, e che il Signore comandasse +l’abolizione dei parlamenti. Doveva continuamente +paragonare il nuovo governo a quello delle gerarchie +angeliche, e i vari giorni della rivoluzione fiorentina +alle sette giornate della creazione! In sostanza, il Savonarola +che sembrava essere un uomo onnipotente sui +Fiorentini, aveva trovato un ostacolo insuperabile nel +loro indifferentismo religioso, il quale era la sola parte +dell’opera dei Medici, che non gli potè mai riuscire di +distruggere affatto. Quel popolo correva dal dubbio +al fanatismo, e dal fanatismo ritornava al dubbio; +senza che egli potesse mai renderlo veramente religioso, +per quanto vi si fosse adoperato. +</p> + +<p> +E questo è un fatto d’una importanza gravissima, +che merita di essere seriamente considerato; perchè +solamente esso potrà darci la chiave a comprendere lo +<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span> +scioglimento inaspettato di questo singolare dramma +della vita del Frate. Egli volle essere il rinnovatore +della religione; ma il popolo fiorentino volle in lui adorare +il fondatore della repubblica. Lo difendevano con +tanto ardore contro al papa, perchè questi voleva portare +i Medici a Firenze, perchè la causa del Frate era +divenuta la causa della libertà. Ma il giorno in cui +Alessandro Borgia, il quale non pensava egli stesso +gran fatto alla religione, fosse riuscito a separare l’una +cosa dall’altra; il Savonarola non avrebbe potuto più +contare sullo stesso ardore, sul medesimo zelo; il terreno +avrebbe tremato sotto ai suoi piedi! +</p> + +<p> +Ma, per tornare finalmente al corso della interrotta +narrazione, colle prediche <i>sopra Amos e Zaccaria</i>, la +fama della nuova dottrina s’era sparsa in tutto il mondo. +Molto se ne parlò in Oriente, dove il gran Sultano +per leggere quelle prediche le faceva tradurre in turco.‍<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a> +Di Francia, di Germania e d’Inghilterra, venivano al Savonarola +lettere di nuovi seguaci che la lettura dei suoi +sermoni gli aveva acquistati.‍<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a> E nel medesimo tempo, +i principi italiani gli scrivevano, movendo contro di +lui aspri lamenti giacchè ognuno d’essi, o per falsi +rapporti o per avere poco tranquilla coscienza, si credeva +personalmente preso di mira nelle prediche che +egli faceva contro i vizi e contro i tiranni. +</p> + +<p> +Principalissimo fra questi era Lodovico il Moro, +che scriveva al Savonarola: «La sua vita essere tutta +pura, tutta cristiana; onde non vedeva perchè dovesse, +così di continuo, essere accusato da lui, al quale piuttosto +si poteva far grave rimprovero del suo dire che non si +<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span> +deve obbedire al papa.» Il Savonarola non lasciava questa +lettera senza risposta, ma gli scriveva in data del 25 aprile, +serbando il rispetto dovuto ad un principe, e tenendosi, +nello stesso tempo, in una dignitosa riserva verso quell’uomo, +cagione di tanti danni all’Italia, e così fiero +nemico della repubblica. «Non è vero,» egli diceva, +«che io abbia mai detto assolutamente che non si deve +obbedire al papa; perchè questo sarebbe assai reprensibile, +e contrario a quei sacri canoni, secondo i quali mi +sono sempre governato. E così ancora, per darmi carico, +è stato falsamente riportato che io ho sparlato di +V. S. Io sono affezionato a tutti, e non debbo parlare di +alcuno in particolare. Che se la V. S. è verso Dio di +quello animo che dice, non deve fare altro che perseverare: +nè in questo si può avere giudice migliore della +propria coscienza.»‍<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a> +</p> + +<p> +Per le stesse ragioni e nel medesimo modo, doveva +il Savonarola scrivere a Galeotto Pico, principe della +Mirandola, che allora tiranneggiava crudelmente i suoi +Stati, e credevasi, perciò, anch’egli preso di mira nelle +prediche. Il Frate smentiva, di nuovo, queste accuse personali; +ripeteva che il suo ufficio era solo di annunziare +il flagello, e raccomandare ad ognuno di far penitenza.‍<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a> +Quel principe era fratello del famoso Pico della Mirandola, +e padre dell’altro che fu biografo del Savonarola; +ma per indole assai da loro diverso. La sua vita fu +piena d’atroci crudeltà, ed egli tenne lungamente prigioni +nel fondo d’una torre un fratello e la madre: +onde il Savonarola, mutato dipoi linguaggio, gli scrisse, +il 26 marzo 1496, una lettera assai minacciosa. «Io vi +<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span> +conforto di convertirvi a Dio, vivere come è obbligato +ogni buon cristiano, dolervi del passato e ridurvi alla +pietà. Altrimenti, io vi annunzio che è sopra di voi imminente +un gran flagello, e sarete flagellato nella roba, +nella persona e nella casa vostra. Vi annunzio ancora; +che della vostra vita ce n’è per poco; che, se non farete +quel che vi dico, anderete nell’inferno; e questa lettera +vi sarà presentata innanzi al tribunale di Dio, nè vi potrete +scusare.»‍<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a> Ed il giovane Pico a questo proposito +osserva: «Mio padre si trovava allora in età virile, era +nel fiore della salute e poteva promettersi una lunga +vita: pure, dopo quella lettera veramente profetica, non +sopravvisse che due anni; e d’allora in poi, la storia +della nostra famiglia fu una lunga tragedia di sangue, +della quale ancora non si vede la fine.»‍<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a> L’infelice giovane, +certamente, non previde che egli doveva essere +una delle vittime più infelici di questa tragedia profetizzata +dal Savonarola. La notte del 5 febbraio 1533, +veniva trucidato per le mani del suo stesso nipote! +</p> + +<p> +Ma di tutti gli sdegni principeschi, maggiore di gran +lunga era quello del papa: esso faceva continui e minacciosi +rimproveri all’ambasciatore fiorentino messer Ricciardo +Becchi, lamentandosi non solo del Frate, ma più +ancora della Signoria che gli aveva permesso di predicare. +I Dieci scrivevano e riscrivevano in sua difesa, ma il +papa ne veniva in sempre maggiore sdegno; onde, per +calmarlo, si pensò mandargli ambasciatore straordinario +Messer Niccolò Pandolfini, arcivescovo di Pistoia. Non +appena egli fu giunto alla presenza del Borgia, che questi +cominciò a biasimare aspramente i Fiorentini del +loro tenersi sempre uniti alla Francia, e non volere entrar +nella <i>Lega santa per cacciare i barbari</i>; ma procurare, +<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span> +piuttosto, la rovina d’Italia. Veniva, poi, a parlare +del Frate, e le sue parole erano brevi; ma rivelavano +un odio cupo e profondo, un’ira assai male repressa. +Cercava l’arcivescovo di scusare la repubblica nel miglior +modo che poteva. Circa l’alleanza francese, egli +adduceva la fede dei trattati, l’odio che i Veneziani ed +il Moro avevano sempre manifestato verso la repubblica. +Rispondendo poi alle cose del Frate, rammentava +come la Sua Santità gli aveva, per mezzo d’un cardinale, +concesso nuovamente il predicare; onde nè esso +nè la Signoria avevano creduto d’incorrere in alcuna +disobbedienza. Ed a questo, il papa interruppe bruscamente +il discorso, dicendo: — «Ben, bene: di Frà Girolamo +non ne parliamo ora; forse verrà tempo che ne +parleremo assai meglio. Quanto al resto, voi non date +che parole, e volete tenere il piè in due staffe.» — ‍<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a> +Così finiva quel primo colloquio. +</p> + +<p> +Intanto, il papa radunava un concistoro di quattordici +teologi domenicani, ai quali proponeva di esaminare +la condotta e la dottrina del Savonarola; onde +trovassero modo di condannare e punire con severità, non +solamente lui, ma ancora i suoi seguaci. Fu singolare, +però, il vedere come in tutta quella radunanza di teologi, +la principale accusa che si movesse contro al Savonarola, +fosse quella di essere <i>suto cagione di tutto +il male di Piero de’ Medici</i>.‍<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a> Prova indubitabile, se pure +ve n’era bisogno, che si trattava d’un odio politico e +non punto religioso. L’ambasciatore fiorentino messer +<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span> +Ricciardo Becchi, non restava, in questo mezzo, ozioso; +ma, aiutandosi del favore e delle raccomandazioni d’alcuni +cardinali, correva per le case di tutti gli altri, +cercando volgerli in favore della repubblica e adoperandosi +a guadagnare tempo; giacchè, per ora, non si +poteva fare altro.‍<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a> +</p> + +<p> +Il Savonarola, intanto, finita la quaresima, era andato +a Prato e Pistoia, dove riveduto i suoi frati e riposato +alquanto, tornava subito a Firenze.‍<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a> Ivi si affrettava +a pubblicare il suo trattato <i>Della Semplicità +della vita cristiana</i>, il quale doveva essere una seria +risposta alla corte di Roma; giacchè l’autore veniva, +con una compiuta esposizione di tutta la dottrina cattolica, +a smentire le accuse d’eretico e scismatico che gli +volevano muovere. Il merito principale di questo trattato +sta solo nell’aver dato un compendio chiaro, preciso, +intelligibile ad ognuno, dei principali dommi cattolici. +E, sebbene questo non sia che un pregio di forma +e di esposizione, fa pure un grandissimo onore all’ingegno +del Savonarola, l’aver, prima d’ogni altro, tentato +di spogliare la teologia del soverchio apparato scolastico +con cui molti la ingombrano ancora oggi; e di +avere, in questo modo, cominciato a renderla intelligibile +<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span> +a tutti. Noi dovremo più tardi notare questi medesimi +pregi in un’opera di mole e d’importanza assai +maggiore, di cui il presente trattato non essendo che +un primo abbozzo, ci contenteremo discorrerne di volo. +</p> + +<p> +L’autore lo pubblicò, quasi contemporaneamente, +nell’originale latino e nella traduzione italiana, fatta +da Girolamo Benivieni;‍<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a> innanzi alla quale pose una +prefazione, in cui dichiarava nuovamente di sottomettersi +all’autorità della Chiesa Romana, e di scrivere e +predicare solo «per combattere la miscredenza dei nostri +tempi, nei quali si è raffreddata la carità e non +apparisce più lume alcuno di buone opere.» Il primo +libro di questo scritto è poi il solo che tratti propriamente +della dottrina. Incomincia coll’insistere sulla necessità +delle buone opere; viene, quindi, a descrivere +la vita cristiana, e dice che il fondamento e la radice +ne sta tutto nella grazia di Dio. Definisce la grazia, e +conclude che a questa deve il cristiano tendere con tutto +il suo animo; giacchè le buone opere senza di essa +non acquistan valore. Nel medesimo libro si discorre a +<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span> +lungo ancora di quella estasi divina che era un portato +delle dottrine neoplatoniche, e che il Savonarola +tanto predilesse. Egli conchiude, però, col dire, che +sebbene in quello stato di estasi le buone opere sono +quasi inutili, pure il cristiano non può mai giungere +alla visione di Dio, senza aver prima esercitato lungamente +la carità. Vien poi a discorrere delle cerimonie +e dei sacrifizi; intorno ai quali ripete affatto la +dottrina di san Tommaso. Si ferma a notare la +differenza che passa fra i sacrifizi della legge mosaica +e della cristiana; notando che i primi operavano solo +come mezzo, ed a seconda della disposizione di chi li +faceva; mentre i secondi infondono la grazia, anche per +loro intrinseca virtù. In tal modo finisce il primo libro, +che è la parte principale di questo trattato. Gli altri contengono +piuttosto precetti di morale; discorrono a lungo +della semplicità interna del cuore, della semplicità esterna +negli atti, nel vestire, e via discorrendo; concludono con +una descrizione della suprema felicità nella vera vita +cristiana. Questo scritto venne letto avidissimamente, +fu più volte ripubblicato,‍<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a> e dovè, certo, avere gran +<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span> +forza a combattere quell’accusa di eretico, sotto cui la +corte di Roma voleva nascondere l’accusa politica. +</p> + +<p> +Nel medesimo anno, il Savonarola pubblicava una +esposizione del salmo <i>Qui regis Israel</i>; nella quale raccomandava +al Signore che venisse a soccorrere il secolo +caduto sì basso. «Ora è spenta,» egli diceva, «ogni religione, +e si costuma: oggi in teatro, e domani nella +cattedra episcopale; oggi in teatro, e domani canonico +in coro; oggi soldato, e domani prete.» Nell’esporre +il salmo, egli s’imbatte nella parola <i>aper</i>, e si ferma a +notare le qualità di questo animale, per trovare ad +ognuna di esse un corrispondente vizio nei preti de’ suoi +tempi; e poi si rivolge di nuovo al Signore, esclamando: +«mostraci finalmente la faccia tua, la tua luce, la +tua verità.»‍<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a> Tale fu sempre il Savonarola; sottomesso +nel domma, ardito anzi audace nella disciplina: tale +noi lo troveremo fino all’ultima ora della sua vita. +</p> + +<p> +Nel mese di maggio, egli risaliva il pergamo a +predicare nelle feste, <i>sopra Rut e Michea</i>. I suoi sermoni +erano questa volta radi e lunghissimi; spesso si taceva +più settimane o anche un mese, per tornare, poi, in +Duomo a predicarvi molte ore di continuo. Così sperava +<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span> +non dare al Borgia continua occasione di lamentarsi; +e da un’altra parte, teneva nel popolo sempre viva la sua +dottrina e l’amore alla libertà. — «Noi siamo ancora qua, +e non siamo fuggiti come molti hanno detto. La prima +cagione che ci ha spinto a venire, è lo sparlare di questi +avversari; dipoi, vedevamo che, mancando l’acqua della +predicazione, ogni cosa diveniva arida, e la brigata andava +per terra: anche vi dirò il vero, che senza predicare io +non posso vivere; e finalmente, io sono venuto per +obbedire a Colui che è prelato dei prelati e papa dei +papi.» Il Savonarola spiegava in queste prediche, come +lo spirito del Signore, per mezzo dei Santi, discendesse +nei prelati, onde diffondersi poi in tutto il popolo. «Ma +ora,» egli diceva, «la corruzione del clero, la corruzione +della Chiesa impedisce che lo spirito si diffonda +fra i credenti. Non resta, dunque, che raccomandarsi a +Dio perchè ci aiuti; perchè mandi il flagello che, correggendo +la Chiesa, riaprirà la via ad una larga diffusione +della grazia e dello spirito.» Il 23 maggio, egli +Avocava la discesa dello Spirito Santo con parole così +ardenti, così passionate, che facevano scoppiare l’uditorio +in un pianto dirotto. E il giorno seguente, ripigliando +lo stesso soggetto, diceva: «Come gli astri, +congiungendosi, producono sopra la terra effetti diversi; +così i prelati, che dovrebbero essere gli astri della +Chiesa, producono nel popolo vizi o virtù, a seconda +delle loro qualità buone o cattive. Quando essi sono +corrotti, tutta la Chiesa e la cristianità intera è corrotta. +I buoni si trovano allora in una terribile guerra; giacchè +debbono obbedire, perchè ogni potestà superiore è da +Dio; ma non debbono, poi, piegarsi ai comandi che +sono contro la legge del Signore. Grande è, perciò, la +tribolazione; grande è la guerra, quando i principi cristiani +sono cattivi; maggiore assai è quando alla potestà +<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span> +temporale si unisce ancora la spirituale. Allora l’angustia +non si può comportare; ma pure bisogna tenersi +sottomessi, perchè <i>il Signore non vuole mutar chiavi</i>. +Costoro hanno doppia potenza, spirituale e temporale; +e usano l’una e l’altra in difesa del male. Come, dunque, +si può vivere bene? Ognuno par che ne abbia, invece, +paura. Più felici assai erano i tempi degli Apostoli; chè +essi, almeno, avevano a combattere un’autorità che non +dovevano rispettare. Che s’ha dunque oggi a fare? Bisogna +aspettare che venga il flagello.» Volgendosi poi +ai sacerdoti, diceva. — «Io sono la porta, grida a voi il +Signore; e chi non entra per questa porta, è ladro. — Tu, +prelato, che compri i benefizi, sei ladro; tu, padre, +chè li compri pe’ tuoi figliuoli, sei ladro. Non vendete +le cose spirituali, vi dico io; voi le avete <i>gratis</i>, e datele +anche voi <i>gratis</i>. Chi, dunque, vuol seguire l’invito +che fa il Signore; chi si vuol vestire di semplicità e +abbandonare ogni cosa per la Chiesa? — Oh prelati! Oh +capi della Italia! Fatevi innanzi, volete voi questa +donna? — Ecco, essi rispondono: <i>Cedo jura propinquitatis</i>; +essi cedono i loro diritti, e non vogliono saperne +altro. Siatemi, adunque, testimoni, che io li ho chiamati +già sei anni continui; anzi Cristo li ha chiamati per +mezzo mio, e non sono voluti venire, e hanno rinunziato +ai loro diritti. — Scalzali, dunque, o Signore, dei +beneficj loro, e togli loro ogni cosa. — Spada, spada, tu +porrai rimedio a tutto. Io ti avviso, o Italia; io ti avviso, +o Roma, che niuna cosa ti può salvare se non Cristo. +Ancora non è venuto il tempo di mandare lo Spirito +Santo; ma verrà il tempo suo; e allora, o Signore, tu +sarai lodato in eterno.»‍<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span> +</p> + +<p> +Così finiva questa predica, e così continuavano, +presso a poco, le altre che fece il Savonarola fino al +20 di agosto 1496. In quel giorno, noi lo troviamo nella +sala del Consiglio maggiore, dove, a richiesta dei Signori, +predicava a tutti i magistrati ed a tutti i principali +cittadini quivi radunati. Il luogo lo richiamava alla politica; +ed egli, facendo una generale esposizione della +sua vita passata, prendeva occasione per respingere le +tante accuse che contro di lui s’andavano spargendo. +«A torto il clero si rammarica di me. Se io ho parlato +contro i vizi, non ho offeso mai alcuno in particolare. +Ma assai più grave è il torto dei cittadini che +vanno gridando che io mi mescolo in tutte le faccende +di Stato. Io non sono mai entrato nelle vostre +faccende; io l’ho detto in pubblico ed in privato; io +lo ripeto ora, in questo luogo, che tale non è il mio +ufficio; e, quando io volessi impacciarmene, niuno dovrebbe +prestarmi ascolto. Che se, poi, ho dato delle +buone leggi per il bene del popolo e della sua libertà; +se ho impedito le discordie, ho pacificato gli animi; ciò +è stato in onore di Dio, e costoro vogliono lapidarmi +d’una buona opera. Essi vanno gridando: — Il Frate +vuole danari, il Frate ha intelligenze, il Frate vuole +farsi tiranno, il Frate vuole cappello. — Io vi dico, +che se così fosse, non avrei a quest’ora il mantello +lacero. Io non voglio gloriarmi in altri che in te, Signor +mio. Io non voglio nè mitre nè cappelli; io non +voglio se non quello che tu hai dato ai Santi, la +morte: un cappello rosso, un cappello di sangue, questo +desidero. Ma io vi dico, che se voi non provvedete +a queste mormorazioni, un gran danno ne seguirà alla +vostra città.» Dopo questa lunga introduzione, l’oratore +volgeva il suo discorso a consigliare sul modo di +mantener fermo il nuovo governo. E il suo avviso era +<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span> +questo: che si dovesse dare nel Consiglio una piena libertà +di discussione, una facoltà di dire tutto ciò che si +volesse; ma fare nello stesso tempo una legge, che punisse +severamente quelli che andavano sparlando di +fuori. «Quando i cittadini sono congregati, e’ non si +può dire bene, se non si dice tutto quello che l’uomo +ha in animo. Lascia pur dire a ognuno quel ch’ei vuole. — O +padre, v’è di molti ai quali non ci si può fidare. — Non +ti curar di ciò. Lascia pur dire, perchè la vita loro +li farà sempre conoscere. Ordinate che niuno possa, sotto +grave pena, sparlare di ciò che si dice nel Consiglio. Se +a te non piace ciò che dice quel tale, non dir già male +di colui, ma vien su e rispondi: a me non piace questa +ragione; e allegane una migliore. Ma se voi siete +sfiduciati gli uni degli altri, e non fate che sparlare; allora +non nasce altro che divisioni e discordie.»‍<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a> +</p> + +<p> +Questa predica, fatta nella sala del Consiglio Maggiore, +alla presenza di tutti i magistrati riuniti, sembra +quasi trasportarci due anni indietro, a quei giorni pieni +di vita e di successo, nei quali il Frate fondava la nuova +repubblica. Come mai i Fiorentini ardiscono sfidare a +questo segno l’ira del Borgia; mettere in non cale i +brevi e le minacce? Noi dobbiam credere che le condizioni +della repubblica sieno assai mutate. Ed, invero, +i nuovi avvenimenti d’Italia avevano fatto da ogni lato +sorgere nuovi pericoli; onde tutti si rivolgevano, spaventati, +a quel Frate che solo aveva saputo nei momenti +difficili guidarla a salvezza. Ed egli, sebbene fosse +stato già una volta con tanta ingratitudine pagato, ritornava +a prestare la sua opera in difesa della patria; per +esperimentare, come noi vedremo, una ingratitudine +maggiore e più crudele. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span> +</p> + +<h3 id="cap5-3">CAPITOLO QUINTO. +<span class="smaller">Strettezze della repubblica, e rovesci nella guerra contro Pisa. Morte +di Piero Capponi. Minacce degli Alleati, che chiamano l’imperatore +Massimiliano in Italia. Nuovi brevi del papa contro al Savonarola, +e sue risposte. La repubblica assediata in Livorno +dagl’Imperiali e dagli Alleati. Il Savonarola, intanto ritorna +sul pergamo. Si scampa maravigliosamente da ogni pericolo.<br> +[1496.]</span></h3> +</div> + +<p> +I tumultuosi mutamenti degli anni passati avevano +arrestato in Firenze il commercio e l’industria: le +somme pagate al re di Francia e le spese della guerra +erano state esorbitanti e continue: il credito pubblico +era andato scemando in maniera, che chi aveva un +<i>luogo</i>‍<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a> di 100 fiorini sul Monte Comune, non poteva +venderlo più di 10. Per due anni la Signoria aveva, +quasi ogni mese, radunato il Consiglio per chiedere +nuovi danari e mettere nuove imposte;‍<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a> ma ora le +finanze della repubblica e dei privati erano ad un tempo +esauste. A tutto questo si aggiungeva anche la carestia; +per il che le campagne erano crudelmente travagliate dalla +fame, e i contadini venivano a branchi in Firenze, donde +l’antica legge li cacciava come forestieri; ma la nuova +carità li riceveva, invece, come fratelli. Si tenne lunga +discussione su questo proposito; e vinse finalmente +l’opinione dei seguaci del Frate, i quali aprirono le loro +case per ricoverarvi quel maggiore numero che +<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span> +potevano.‍<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a> In questo modo, però, avanzava maggiormente +la povertà; e i visi sparuti e stenti di quei contadini +crescevano la generale tristezza, mentre che la peste +già cominciava a portarne via qualcuno.‍<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a> +</p> + +<p> +Nè con minore avversità procedevano le cose al +campo di Pisa, che, sprovvisto di danari e di vettovaglie, +assottigliava ogni giorno di uomini. Più volte si ebbe il +dolore di vedere qualcuno dei capitani assoldati passare +al nemico per paga migliore; giacchè i Pisani ricevevano +ora sempre nuovi soccorsi, per la gara venuta fra +il Moro ed i Veneziani di tenere un piè fermo in quella +città. E mentre che i Fiorentini vedevano il nemico +di fronte a loro crescere ogni giorno di forza e di numero, +si trovavano da altri nemici combattuti alle +spalle. I contadini, che per due anni avevano visto le +campagne desolate dalla guerra, ora che sopravveniva la +carestia, erano per la fame divenuti furiosi; e assai spesso, +levandosi a tumulto, correvano ad assalire il campo +in tanto numero e con tale impeto, che bisognava colle +armi combatterli più ore prima di poterli respingere.‍<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a> +</p> + +<p> +Profittando i Pisani d’un tale stato di cose, uscirono, +sotto il comando di Gian Paolo Manfroni, ad un +assalto generale contro il nemico. Combattèssi dall’una +parte e dall’altra con valore; ma i Fiorentini dovettero +lasciare tutti i castelli che avevano sul piano,‍<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a> e ritirarsi +alle colline. Verso la metà del settembre-, essi furono +una seconda volta assaliti, e dovettero cedere anche le +<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span> +colline; sicchè perderono, così, tutto quello che avevano +acquistato. Ed ora, il nemico, spingendosi oltre con +maggiore animo, mirava a tagliare la comunicazione +fra Livorno e Firenze: cosa che, quando fosse riuscita, +sarebbe stata l’ultima rovina della repubblica; giacchè +solo per quella via potevano venire i soccorsi tanto +necessari del grano.‍<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a> +</p> + +<p> +Ma fra le molte sventure, niuna pareva sì grande, +niuna rattristò così universalmente gli animi, come la +morte del prode e generoso cittadino Piero Capponi, +seguita appunto in questi ultimi fatti, il giorno 25 di +settembre 1496. Egli s’era messo ad assediare il castello +dì Soiana, per riprenderlo al nemico; e siccome usava +sempre far l’ufficio del soldato e del capitano, così, +mentre che egli medesimo piantava le artiglierie sotto +alle mura, venne da una palla nemica ferito e morto.‍<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a> +Il giorno innanzi, vedendo rompersi la maggiore delle +due artiglierie, ne aveva preso sinistro augurio e si +era predetta la morte; scrivendone a frate Salvestro +Maruffi suo confessore, perchè lo raccomandasse a Dio.‍<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a> +È incredibile il terrore che la nuova di questo fatto +sparse nella città e nel campo. I suoi soldati fuggirono, +quasi spaventati, da Soiana, e ne abbandonarono per +sempre l’assedio.‍<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a> A Firenze, furon subito ordinate le +esequie splendidissime a spese della Repubblica; e mai +non s’era vista la morte d’un privato cittadino con +tanto universale dolore compianta. Il suo corpo fu trasportato +<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span> +per Arno in una barca funebre; lo deposero a +Firenze, nella sua casa presso al ponte a Santa Trinità; +e di quivi fu portato a Santo Spirito, ove lo accompagnarono +tutti i magistrati e una moltitudine innumerevole +di cittadini. La chiesa splendeva per un grandissimo +numero di doppieri, e intorno ad essa v’erano quattro +ordini di bandiere, nei quali le insegne dei magistrati +erano alternate con quelle della famiglia. In sulla bara +venne, con altissime lodi, celebrata la vita e compianta la +morte del valoroso soldato e del gran cittadino, che andò +poi a riposare nella tomba medesima, che il suo avolo +Neri aveva fatta all’illustre bisavolo Gino Capponi.‍<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a> +</p> + +<p> +Ma ancora l’avversa fortuna non era stanca di opprimere +la Repubblica. Gli Alleati, vedendo in quanti +pericoli ella versasse, la stringevano da tutti i lati, per +indurla a separarsi dall’amicizia di Francia, ed entrare +in quella lega che essi chiamavano <i>santa</i>. Non parlavano +più di Piero de’ Medici, sapendo l’odio grandissimo che +v’era contro di lui; promettevano, invece, di mantenere +il governo libero, e di aiutare a sottomettere +Pisa: in contrario, però, minacciavano di venire alla +guerra. Gli Arrabbiati favorivano queste pretensioni; +ma il popolo universalmente le avversava, perchè sapeva +bene quello non essere altro che un principio a mutare +il governo,‍<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a> e perchè giudicava non potersi fare +alcuno assegnamento sulle parole della Lega, nella quale +erano tante le volontà, che mai non si veniva a capo di +<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span> +nulla. Il re Carlo, d’altronde, parlava nuovamente di +tornare in Italia, e mostrava già apparecchiarsi all’impresa; +onde fu deliberato di restar sempre fermi nell’amicizia +di Francia. +</p> + +<p> +Ma quella voce del ritorno dei Francesi, metteva +nuovamente a soqquadro l’anima del Moro. Egli che si +vantava d’essere il moderatore d’Italia, e che era, infatti, +l’autore di tutti i disordini che vi seguivano; +tremava ad ogni mutar di vento, e temeva sempre di +perder la sua usurpata signoria. Eccolo, adunque, a +meditar nuovi trattati e nuove alleanze, a chiamar nuovi +stranieri. Esso era da qualche tempo in buona relazione +coll’imperator Massimiliano, che aveva in moglie +una sua nipote, e gli aveva concesso l’investitura del +ducato di Milano qual feudo imperiale. Pensò, adunque, +d’invitarlo a venire in Italia per pigliarvi la corona di +ferro, stabilirvi l’autorità decaduta dell’impero, farsi +arbitro nelle molte dissensioni dei vari Stati, e rimettervi +l’ordine. Il nome dell’imperatore, egli pensava, +avrebbe impedita la discesa dei Francesi; ed inoltre, +trovandosi Massimiliano affatto sprovvisto d’uomini e +danari, avrebbe dovuto stare alla discrezione di chi +gliene forniva. E seppe il Moro così bene maneggiar la +cosa, ch’egli potè invitarlo in nome di tutta la Lega, +colla promessa di 40,000 ducati; dei quali 16,000 avrebbero +pagato i Veneziani, altrettanti il Moro stesso, e +8000 il papa: nel caso, però, che l’imperatore fosse +venuto con esercito capace di operar qualche effetto.‍<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span> +</p> + +<p> +Ma in questo mezzo, si seppe che il re Carlo +aveva deposto ogni pensiero di tornare in Italia. Egli +aspettava ben presto di essere nuovamente padre; e, tutto +pieno di questa sperata felicità, abbandonava il pensiero +d’Italia. Nel settembre nasceva, infatti, il Delfino; ma +un mese dipoi moriva, lasciando il re oppresso da tanta +tristezza, che egli non pensava neppure a soccorrere il +piccolo resto de’ suoi soldati, che si trovavano nel regno +di Napoli, sprovvisti di tutto, stretti da ogni lato, e vicini +a cader nelle mani del nemico.‍<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a> Fu vario l’effetto +che queste nuove produssero in Italia. A Firenze, la +morte del Delfino parve un altro avveramento delle +profezie del Savonarola. La nuova, poi, che Carlo abbandonava +il pensiero d’Italia, raffreddò subito gli +alleati nell’invito fatto all’imperatore, e quasi ritiravano +le loro promesse. Ma il Moro, sebben solo, restava +fermo ne’ suoi propositi; anzi con più ardore spingeva +l’imperatore a muoversi, avendo la speranza di poterlo +maneggiare a suo arbitrio, ora ch’egli era solo ad aiutarlo. +E mentre che Massimiliano si avvicinava, il papa, +preso animo pel nuovo stato di cose, veniva, senza +metter tempo in mezzo, a vie di fatto contro la repubblica. +Le sue genti, unite a quelle dei Sanesi, erano sul +ponte a Valiano e cercavano sforzare i confini fiorentini. +Vennero, però, più volte respinte, e finalmente +furono costrette darsi alla fuga e ricoverare in Montepulciano. +Ma i Fiorentini, sebbene vittoriosi, s’erano +per questi fatti trovati nella necessità d’indebolire il +campo di Pisa; mentre esso era nelle tristi condizioni +più sopra descritte, quando i movimenti dell’imperatore +e del Moro facevano temere nuovi assalti da quel +lato.‍<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a> +<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span> +L’imperatore, infatti, aveva già varcato le Alpi; +ma egli veniva con sì piccolo numero di gente, che, +quasi vergognando di sè stesso, evitava il passar per +Milano, ove il duca gli aveva apparecchiato una grande +accoglienza. Prese, invece, la via di Genova; e di quivi, +il giorno 8 di ottobre, partiva con sei galee veneziane +ed alcuni legni genovesi. Sbarcava alla Spezia, donde, +per la via di terra, entrò in Pisa con 100 cavalli e +1,500 fanti. I Pisani lo accolsero con festa grandissima: +corsero subito al ponte dell’Arno e gettarono nel fiume +la statua del re Carlo, per mettervi invece quella dell’imperatore: +lo alloggiarono splendidamente. Essi erano +pieni di speranza, avevano uomini e danari, buoni capitani +e molte vettovaglie; da ogni parte venivano sempre +nuovi aiuti; ed ora che cercavano tirare in loro favore il +nome e l’autorità dell’impero, pareva che anche in ciò +volesse la fortuna secondarli.‍<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a> +</p> + +<p> +Ogni cosa riusciva, invece, avversa ai Fiorentini, +che avevano contraria la fortuna e gli uomini: nondimeno +fu mirabile l’energia colla quale seppero aiutarsi +in quelle avversità. Essi non perderono l’animo; ma +raccolsero uomini, danari, vettovaglie quante poterono; +e mandarono ogni cosa al campo. Scrissero ai loro mercatanti +in Francia, perchè aiutassero la patria colle loro +private fortune; assoldassero uomini; mandassero grano; +facessero, come buoni cittadini, ogni cosa che era in loro. +Nè si stavano a questo; anzi, vedendo che Livorno era in +quel momento divenuta la chiave del territorio toscano, +e che ad esso i nemici avevano messo la mira, mandarono +subito a fornirlo e fortificarlo così gagliardamente, +che quasi non pare credibile come in tanta strettezza +si potessero fare tanti provvedimenti.‍<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a> Il primo pensiero +<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span> +della Signoria, però, era già stato, come noi abbiam +visto più sopra, quello di ricorrere al Frate; perchè +venisse a mettere animo in quel popolo scoraggiato +da tanti pericoli e da tanti nemici riuniti; in quel +popolo che sembrava non essere più capace di nulla, +senza l’aiuto delle sue prediche. Ed il Savonarola +correva pronto e volenteroso all’opera; sebbene egli +prevedesse che, in quel momento appunto, la corte di +Roma avrebbe contro di lui cominciata una guerra assai +più aspra e difficile. +</p> + +<p> +Di tutti i nemici della repubblica, più fiero certamente +era il papa. — Il Moro sarebbe stato contento di +veder, per ora, trionfare gli Arrabbiati in Firenze; i +Veneziani volevano acquistare qualche autorità in Pisa; +ma il papa voleva, invece, distruggere assolutamente +la repubblica, e rimettervi i Medici come suoi vassalli, +per aprire, poi, la strada a’ suoi figli: e quando tutti +gli alleati aspettavano la discesa dell’imperatore, egli +solo, non sapendo frenare il suo impeto, s’era mosso +colle proprie armi. Più d’ogni altra cosa era poi +grande nel Borgia l’odio contro al Savonarola, di cui +temeva assai il ritorno sul pergamo; perchè capiva +che questo poteva ora mandare a vuoto tutte le speranze +concepite per l’avvicinarsi dell’imperatore. Il +popolo fiorentino, guidato nuovamente dal suo Frate, +rianimato da quella voce, sarebbe forse divenuto +capace di qualche eroica difesa. Decise, quindi, il Santo +Padre di usare le minacce, le lusinghe, le promesse, +ogni arte di cui era capace, per impedire che il Savonarola +risalisse sul pergamo, ora che tutto il popolo e +la Signoria stessa ne lo pregavano. Il breve che aprì +questa nuova guerra, partiva da Roma il giorno 8 settembre; +era indirizzato al convento di San Marco, e, +simile a quello venuto nel settembre dello scorso anno +<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span> +ai frati di Santa Croce, parlava del Savonarola come di +un tal Frà Girolamo amico di novità, e seminatore di +falsa dottrina.‍<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a> «Egli,» così diceva il breve, «è venuto, +per queste commutazioni delle cose d’Italia, in tanta +insania, da far credere al popolo che è mandato da Dio +e che parla con Dio; senza provarlo nè con miracoli nè +con speciale testimonianza delle Sacre Scritture, come +esigerebbero le canoniche leggi. Noi abbiamo dato prova +di lunga pazienza, sperando che volesse pentirsi e rimediare +ai suoi trascorsi, col sottomettersi a noi e desistere +da quella scandalosa separazione dalla Congregazione +Lombarda, che alcuni frati con ingannevoli arti +avevano da noi estorta.» Si conchiudeva, poi, col rimettere +tutta questa causa a Frà Sebastiano de Madiis, +Vicario Generale della Congregazione Lombarda; imponendo +al Savonarola di riconoscere la sua autorità, di +recarsi tosto ove da lui gli venisse comandato, e in +questo mezzo <i>astenersi da qualunque predicazione pubblica +o privata</i>. Il convento di San Marco veniva unito +alla Congregazione Lombarda; ed era ordinato, a Frà +Domenico, Frà Salvestro e Frà Tommaso Bussino, di +recarsi fra nove giorni a Bologna. Tutto ciò sotto pena +di scomunica <i>latæ sententiæ</i>. +</p> + +<p> +Il fine di questo breve era per sè stesso evidente: +il Santo Padre voleva, innanzi tutto, far tacere il Frate; +ma perchè ad ognuno diveniva oggimai palese, che +<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span> +la guerra da lui mossa contro al Savonarola era una +guerra tutta politica, e parte principale di quella che +esso faceva alla repubblica; così, col rimettere la causa +in altri, e col ridurla a una disputa di unione o separazione +di conventi, esso cercava nasconderne il vero carattere +e rendervi la repubblica indifferente. Una volta +che la Congregazione di San Marco fosse sciolta, l’autorità +del Savonarola cadeva; e se egli, obbedendo ai +comandi del superiore di Lombardia, usciva dal territorio +toscano, verrebbe subito nelle mani del Borgia.‍<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a> +</p> + +<p> +Il Savonarola, che capiva chiaramente tutto ciò, +risolvette sin dal principio di non obbedire; ma, per non +rendere la sua posizione più difficile coll’inasprire maggiormente +l’animo del papa, mandò, il 29 settembre, +una sua lunghissima risposta.‍<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a> — Si doleva in essa, che +i suoi nemici riuscissero ad ingannare il Santo Padre +sopra cose che avevano avuto luogo alla presenza di +tutto il popolo. «In quanto alla dottrina,» egli diceva, +«io mi son sempre sottomesso alla Chiesa: in quanto +<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span> +alla profezia, io non ho mai detto assolutamente di esser +profeta, sebbene questa non sarebbe eresia; ma bene +ho predetto varie cose, alcune delle quali si sono verificate, +altre lo saranno col tempo. Noto è, d’altronde, +a tutta Italia, come il flagello sia già cominciato, e come, +solamente per mezzo delle mie parole, sia seguita la pace +in Firenze; senza di che le sventure sarebbero state per +tutti assai maggiori.» Così, procedendo oltre, egli rammentava +al Santo Padre, che il breve della separazione +non fu estorto da pochi frati, ma venne chiesto da +tutti, e fu concesso dopo lunga discussione. «Il rimettere, +poi, la nostra causa alla decisione del vicario +lombardo, questo è un volere far giudice il nostro avversario; +giacchè a tutti sono note le contese delle due +congregazioni. Donde mai può nascere, Santissimo Padre, +tutto ciò, se non dalle false accuse, dalle mendaci +relazioni dei nemici di questa repubblica che io ho salvata +da tanti pericoli, che ho ridotta alla vera religione +e libertà, distruggendo le fazioni, correggendo i costumi +ed introducendovi la pace? E d’altronde,» così +continuava il Savonarola, appoggiandosi sull’autorità +di molti dottori di Santa Chiesa, «ad ognuno è permesso +passare da una regola ad un’altra più stretta e severa. +Questo è quello che noi abbiamo fatto colla nostra separazione. +L’unirci poi ai frati lombardi, sarebbe un crescere +i rancori che sfortunatamente già esistono fra le due +congregazioni, un dare occasione a nuove dissensioni e +nuovi scandali. E finalmente, dicendo la Vostra Santità +di volere questa unione, per evitare che altri cada nei +miei errori; ed essendo ora chiarissimo che io non sono +in questi errori caduto; cessando la causa, deve cessare +l’effetto. Avendo, dunque, provate false tutte le accuse +mosse contro di me, conceda Vostra Santità che io +attenda una risposta alla mia difesa, ed un’assoluzione. +<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span> +Io predico la dottrina dei Santi Dottori; in niente mi +discosto da essi; e sono apparecchiato, ove avessi errato, +non solo di correggermi, ma dichiararlo ancora +e farne ammenda innanzi a tutto il popolo. Ed ora, +ripeto di nuovo quel che ho sempre detto, che sottopongo +me stesso e tutti i miei scritti alla correzione +della Santa Romana Chiesa.» Nello stesso tempo, il +Savonarola scrisse molte lettere che indirizzò ad amici +di qualche autorità in Roma, ripetendo le medesime +ragioni che adduceva al papa in favore della sua causa, +e raccomandandola a tutti caldissimamente. +</p> + +<p> +Alessandro VI, col suo occhio sagace e penetrante, +comprese la difficoltà del caso, ed usò allora un’astuzia +degna veramente dell’antico avvocato di Barcellona. +Visto che il Frate era deciso a non sciogliere la sua +congregazione ed a non partire di Firenze; visto che +il momento era assai decisivo per la repubblica, onde +la sola cosa che importasse al presente era di far sì che +il Frate non predicasse; lasciò le minacce, e si volse alle +lusinghe. Il 16 ottobre, partiva, quindi, un altro breve,‍<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a> +nel quale il Santo Padre, rispondendo alla lettera del +Savonarola, rallegravasi come del ritorno d’una pecorella +<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span> +smarrita. «Noi ti abbiamo,» così gli diceva, «in +altre lettere manifestato il nostro dolore per questi sollevamenti +fiorentini, di cui le tue prediche sono state +precipua cagione; giacchè, in luogo di predicare contro +i vizi e raccomandare l’unione, tu vai annunziando il +futuro: cosa che potrebbe far nascere discordia in ogni +popolo pacifico; massime, poi, nel fiorentino, ove sono +tanti semi di discordie e fazioni. Per queste ragioni ti +chiamammo appresso di noi; ma ora che, per le tue +lettere e per mezzo di molti cardinali, sentiamo che +sei apparecchiato all’obbedienza della Romana Chiesa, +grandemente ci siamo rallegrati, persuadendoci che tu +abbi errato piuttosto per soverchia semplicità, che per +animo cattivo. Onde rispondiamo di nuovo alle tue lettere, +e in virtù di santa obbedienza ti comandiamo che +<i>ti astenga da ogni sermone, non solo pubblico ma anche +privato</i>; acciò non possa dirsi che dalla predicazione ti +sei ridotto ai conventicoli. E questo modo terrai insino +a che potrai, più sicuramente e con decoro, venire alla +presenza di noi, che ti riceveremo con paterno e lieto +animo; o insino a quando avremo più maturamente +deliberato qual modo tu debba tenere, e destinato una +persona idonea a riordinar queste cose. E se, come +non dubitiamo, tu vorrai obbedire, fin da ora sospendiamo +tutti i brevi antecedenti, acciò tu possa, per ora, +attendere tranquillamente alla tua spirituale salute.» +</p> + +<p> +Dopo questo breve, il Savonarola trovavasi in una +difficilissima condizione. Egli capiva bene, che tutta +quella paterna dolcezza, non era altro che un’arte per +chiudergli la bocca nel momento in cui la repubblica +aveva maggiore bisogno di lui: era la solita astuzia del +Borgia, che ormai tutti conoscevano. Le lettere dell’ambasciatore +di Roma, infatti, facevano sapere che l’ira del +Santo Padre era più che mai violenta; ch’egli voleva +<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span> +assolutamente metter le mani sulla persona del Frate. +Le armi dal papa mosse contro la repubblica; le istigazioni +che faceva all’imperatore; il perfetto accordo +che regnava fra lui e Piero de’ Medici, che s’era fermato +a Roma, e di quivi cercava stendere nuove fila +di congiure in Firenze;‍<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a> tutto metteva fuori di dubbio, +che il Borgia voleva, ora, far tacere il Savonarola, per +poter meglio opprimere la repubblica; dopo di che gli +sarebbe stato assai facile spegnerlo affatto. Nondimeno, +in che modo poteva questi disobbedire ad un +comando, in apparenza così giusto e benigno; ad un +breve che gli offeriva generale perdono, a condizione +solamente ch’ei si tacesse? Il disobbedire non sarebbe +a molti sembrato un voler mettere scandalo nella Chiesa, +un rendere impossibile ogni conciliazione? Sebbene, +adunque, il Savonarola non fosse sordo alla voce della +patria che lo chiamava; sebbene conoscesse in che gravi +pericoli ella versasse, e fosse persuaso che la finta benignità +del papa non era che astuzia; pure volle obbedire. +Infatti, sin da che giunse il breve‍<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a> dell’8 settembre, +egli s’era taciuto, e continuava tuttavia nel suo +proposito. +</p> + +<p> +In una lettera che scrisse ad un amico, il 15 +settembre di questo anno, manifestava chiaramente lo +stato del suo animo. «È noto,» egli diceva, «a +tutto il mondo, che le cose di cui vengo accusato sono +false; e sarà d’una grande infamia a cotesti prelati +ed a tutta la città di Roma. Io so bene che essi non +<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span> +hanno ragione di procedere contro di me, chè anzi mi +lapidano per una buona opera; ma io non li temo, nè +temo la loro potenza, perchè basta la grazia di Dio e +la pura coscienza. Conosco la radice di tutte queste +insidie, e so che procedono dai perversi cittadini, i +quali vogliono ristabilire la tirannide in Firenze, e vanno +d’accordo con alcuni potentati d’Italia. Tutti costoro +mi vorrebbero uccidere; onde ora non posso più camminare +senza la guardia di gente armata. Nondimeno, se +non potrò altrimenti soddisfare alla mia coscienza, io +voglio obbedire, nè peccare anco venialmente.»‍<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a> +</p> + +<p> +Ma nel mentre egli si taceva, le cose della repubblica +andavano di giorno in giorno rapidamente peggiorando. +Gl’imperiali, accresciuti dai Milanesi e Veneziani, +già stringevano d’assedio Livorno, in numero +di 4000. Le navi venete tenevano il mare e chiudevano +il porto, mentre un drappello delle loro genti era al +ponte di Sacco, per impedire qualunque comunicazione +fra Livorno ed il campo di Pisa. I Fiorentini, non pertanto, +provvedevano ai loro stringenti bisogni con un +coraggio degno dei loro antichi tempi. Mandavano al +campo di Pisa Antonio Colligiani, perchè rimettesse +disciplina nell’esercito disordinato dopo la morte del +Capponi; e gli ordinavano di restringere le genti a +Montopoli, per tenersi pronto ad accorrere dovunque +<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span> +il bisogno ed i movimenti del nemico lo chiamassero. +Bettino Ricasoli, assai reputato per la sua energia +e capacità militare, comandava in Livorno; ed, ora, i +Dieci della guerra vi mandavano altri trecento uomini +d’arme, guidati dal conte Cecco, il quale, profittando +della oscurità della notte e d’una pioggia dirotta, +passava per mezzo dei nemici ed entrava in città. +In questo modo si riusciva a fare più d’una onorevole +sortita, nelle quali gl’imperiali vennero battuti. +Ciò che, fra tante avversità, aiutava i Fiorentini, era +non solamente la incapacità dell’imperatore nel dirigere +la guerra, ma ancora il trovare egli nei Veneziani +e nel Moro più ostacoli che aiuto. Essi volevano +bene opprimere Firenze, ma non volevano però +levare un altro potente in Italia: onde spingevano +l’imperatore, e spinto, poi, lo arrestavano; tanto da +fargli molestare il nemico, ma non soddisfare l’ambizione +che aveva di segnalare la sua venuta in Italia con +qualche gran fatto d’armi. Era, inoltre, sorta una nuova +discordia fra i Veneziani ed il Moro, non volendo alcuno +di essi permettere all’altro d’occupare Livorno, finita +che fosse la guerra. +</p> + +<p> +Per tutte questo ragioni, i Fiorentini avevano +potuto durare sino ad ora, non solo senza cedere a +tanti nemici e tanto più potenti di loro, ma anche, qualche +volta, battendoli. Non si poteva, però, continuare +più a lungo; giacchè quel che le armi nemiche non +facevano, cominciava ora a farlo la fame. Ed a togliere +ogni altra speranza, arrivava la nuova che gli sforzi +fatti dai mercatanti fiorentini in Francia per soccorrere +la patria, erano stati tutti invano. Essi aveano assoldato +il conte d’Albigion con la sua gente; avevano assoldate +molte navi e caricatele di grano comprato a loro spese: +ma, in sul momento di partire, il conte s’era ricusato di +<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span> +venire in Italia; e le navi, spaventate da un grosso temporale +che avevano per via incontrato, s’erano parte +tornate a Marsiglia, e parte, allargandosi sul mare, avevano +preso diverso cammino, per speranza di maggiori +guadagni. E quando pure fossero venute innanzi a Livorno, +come mai potevano entrare nel porto, che era +guardato dai Veneziani?‍<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a> +</p> + +<p> +A Firenze, perciò, lo squallore era cresciuto a un +segno, che non si potrebbe con parole descrivere. Sul +volto di ognuno si leggeva lo sgomento dell’avvenire, +su quello dei popolani, poi, erano dipinti lo stento e i +travagli della fame patita. I contadini, non di rado, si +appoggiavano estenuati ai muriccioli delle vie, e vi morivano +per mancanza d’alimento.‍<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a> La peste ogni giorno +faceva qualche progresso.‍<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a> Pure, tanto lo spirito di +parte può accecare gli uomini, che in questa universale +miseria pareva che gli Arrabbiati ne trionfassero. Andavano +ad alta voce gridando: «Ora, finalmente, siamo +tutti chiari che al Frate ci ha ingannato. Ecco le felicità +da lui promesse a Firenze.» E già parlavano di cedere; +ardivano pubblicamente sparlare del nuovo governo, e +dicevano ch’era venuta l’ora di mutarlo. +</p> + +<p> +La Signoria, non sapendo più a quale partito appigliarsi, +ricorreva agli uffici divini; ed ordinava che si +facesse, con una solenne processione, entrare in Firenze +quella miracolosa immagine della Madonna dell’Impruneta, +<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span> +a cui il popolo fiorentino soleva sempre ricorrere +nelle sue avversità. Ma la sola cosa che ad ognuno pareva +potesse veramente confortare il popolo in tanta avversità, +era la voce di quel Frate, che tutti vedevano ora, +con dolore e con disapprovazione, tacersi. Onde la Signoria +tornò di nuovo a lui, supplicandolo e quasi imponendogli +che non mancasse al dovere verso la patria: +non volesse permettere che quel popolo, il quale aveva +in lui riposta tanta fiducia, restasse ora, fra tanti pericoli, +in tanta miseria, senza il conforto, almeno, della +sua parola. +</p> + +<p> +Il Savonarola, che già da più tempo era crudelmente +afflitto, nel vedere lo sgomento, lo squallore e la +desolazione di quel popolo, non seppe resistere alle +nuove istanze della Signoria; ed il giorno 28 di ottobre, +ritornava finalmente sul pergamo. Quanto diverso dal +solito era l’aspetto del suo uditorio! Su tutti i volti +stava dipinto lo sgomento del presente, il terrore dell’avvenire. +Ad ognuno pareva che fosse vicina la fine del +governo popolare, che gli Arrabbiati dovessero ben presto +trionfare, e che alla fame ed alla guerra dovessero succedere +gli esilii e le condanne. Tutti gli occhi si volgevano, +dunque, a lui, pieni d’incertezza e titubanza. Egli, +come spesso faceva, cominciò quella predica in forma +di dialogo. «Io non avrei dovuto parlare. Ma io vengo +per obbedire alla Signoria, e per invitarvi un’altra volta +alla penitenza. — <i>Voi siete chiari?</i> Ed io vi dico che +sono chiaro io, e che ogni cosa da noi detta, fino ad +un minimo iota, si deve verificare. Io sono chiaro che +Iddio aggira il cervello d’Italia, e che molti saranno +ingannati. Questo flagello pare una cosa, e sarà un’altra. — <i>Tu +sei chiaro?</i> Di che cosa? Che sono vicine le tribolazioni? +che tu combatti contro a Cristo? Sappi che il +bene promesso a Firenze verrà, e che i cattivi avranno +<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span> +l’inferno in questa vita e nell’altra. Siete adunque chiari, +che se non mutate vita avrete guai? I vizi continuano +sempre, o Firenze: si giuoca, si bestemmia; e in questo +modo voi vi tirate addosso il flagello. Orsù, fate questa +processione che sarà buona cosa; «e se voi ricorrete +a Dio come si deve, io mi confido che si avrà qualche +grande grazia, e che non dovremo avere paura di +nessuno.» +</p> + +<p> +«Ma tu poni sempre la tua speranza negli uomini, +tu aspetti sempre soccorso da quel re che mai non viene, +e che già è stato punito, come noi gli minacciammo;‍<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a> +ed io, invece, ti dico: <i>maledictus homo qui confidit in +homine</i>. — Orsù, che dobbiamo noi dunque fare, o +padre? — Prima di tutto, bisogna che ritorni a Dio; +dipoi, che tu deponga il pensiero che già avevi fatto +(di mutare governo e di arrenderti); che ti aiuti con +ogni provvisione umana; che tu presti alla città tutto +il danaro che tu puoi, e che tu lo presti <i>gratis</i>. Io vi +dico finalmente: unitevi tutti insieme, e lasciate ogni +dissensione. E se voi fate una vera unione, ascoltate +bene le parole che vi dico: «Io voglio perdere +la cappa, se non cacciamo ora li nostri nemici. Io +dico che se voi fate questo, io voglio essere il primo +ad uscire fuora contra di loro con uno crocifisso in +mano, e faremo fuggire li nostri nemici insino in +Pisa, ed ancora più là.» «Credi alle mie parole, o Firenze; +rammentati quante lacrime versasti in questa +chiesa il giorno 6 di novembre;‍<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a> e, poi, fu fatta la +rivoluzione quel medesimo giorno, e fosti libera. Rammentati +<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span> +che io feci partire da Firenze il re Carlo; e +quando egli ritornò da Napoli, corsi quasi a rotta al +suo campo e lo minacciai, onde egli non fece alcun +danno. Credi, dunque, alle mie parole; confida nel tuo +Signore. Segua quel che si voglia, io non temo nulla, +se voi tornate a Dio e state uniti e fate ogni provvisione +umana.» +</p> + +<p> +Volgendo poi, di nuovo, il suo discorso a coloro che +mormoravano contro il nuovo governo, diceva: — «Ora +io voglio dirti un’altra parola. Voi siete cittadini di tre +sorta: prima, quelli che nel vecchio governo erano esuli +e desideravano invano la patria. Or tu l’hai; sta cheto, +adunque. Secondo, quelli che avevano il capestro alla +gola. Ora voi avete sicurezza e libertà; state cheti, +adunque. — Io non mi muovo, padre. — Non è già vero; +voi tutti macchinate, e lo so ben io quello che voi volete. — Finalmente, +vi sono quei cittadini che hanno magistrati +in questa presente Repubblica; e questi non fanno +giustizia, e la città è tutta piena di giuochi, di bestemmie, +di lussuria, di sodomia e disunione. A questi io dico: +se non fate giustizia, il flagello verrà sopra di voi. Io dico, +finalmente, a tutti, e lo dico <i>in verbo Domini</i>: chiunque +vuole tiranno capiterà male. Unitevi, adunque; fate questa +processione, e sperate nel Signore.»‍<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a> Così parlava +il Savonarola quel giorno; ma, in verità, sino a che durava +il pericolo imminente, quelle parole d’una fiducia +tanto cieca davano agli Arrabbiati nuovo argomento di +mettere in canzone il Frate ed i frateschi. Nondimeno, al +<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span> +popolo era già un gran conforto che egli predicasse; e +fino a tanto che la sua voce risonava sul pergamo, +sembrava che Firenze non dovesse temere nuove +sventure. +</p> + +<p> +Il giorno trenta di ottobre, entrava in città la miracolosa +immagine di S. M. dell’Impruneta; una moltitudine +immensa l’accompagnava, e giammai i Fiorentini +non avevano dimostrato una devozione più sincera. La +gente procedeva mesta e silenziosa; le limosine erano +larghissime; la tristezza stava dipinta su tutti i volti; +e nella faccia del popolo minuto si vedevano i segni +della fame già sopportata, il timore di stenti maggiori. +La processione era giunta in Por Santa Maria, quando +un messaggiero, entrato per la porta a San Frediano e +passato di sul ponte alla Carraia, veniva lung’Arno correndo +a cavallo, con un ramo d’ulivo in mano, per andare +al Palazzo dei Signori. Ma, imbattutosi nella folla, +si trovava da ogni parte circondato; ed afferrando il +cavallo per la briglia, tutti domandavano le nuove di Livorno. +Erano, finalmente, all’improvviso e quasi per incanto, +arrivati da Marsiglia i tanto aspettati soccorsi di +uomini e di grano. Le navi giungevano innanzi a Livorno, +spinte da un vento così impetuoso di libeccio, +che non s’erano appena viste sul mare, che già entravano +nel porto; nè i Veneziani avevano potuto arrestarle, +perchè dalla forza di que’ medesimi venti erano stati +costretti a riparare sotto la Meloria. — Non si potrebbe +mai con parole descrivere la sfrenata gioia del popolo. Il +messaggiero veniva per tutto accompagnato con altissime +grida; le sue parole ripetute di bocca in bocca, si +amplificavano ed esageravano; la città era, quasi in un +istante, tutta piena della lieta novella; le campane sonavano +a festa; in tutte le chiese si rendevano pubbliche +e solenni grazie del miracoloso aiuto. Invero, agli +<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span> +Arrabbiati stessi pareva che il Signore avesse voluto +salvar la repubblica dalla imminente rovina, e che il +Savonarola fosse stato questa volta, senza dubbio, profeta. +Il suo nome, la sua autorità ne crebbero a mille doppi; +ed il popolo minuto andava ora gridando: «Le prediche +del Frate ci hanno anche questa volta salvato.»‍<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a> +</p> + +<p> +Il soccorso non era, in verità, gran cosa. Delle genti +dai mercatanti assoldate, non erano voluti partire che 600 +uomini; e delle navi già pagate, una parte, quando furono +in alto mare, presero diverso cammino per speranza di +maggiori guadagni, ed invece naufragarono: onde si era +poi sparsa la voce, che i soccorsi non sarebbero altrimenti +venuti. E adesso non erano entrati nel porto che +cinque navi e due galeoni, carichi d’uomini e di grano. +Ma il modo ne era stato così inaspettato, il tempo così +opportuno, che l’effetto ne fu grandissimo, non solo in +Firenze, ma anche a Livorno, dove gli animi si riempirono +di tanta speranza, che fatto, per allegrezza, fuoco +con tutte le artiglierie, uscirono ad assalire i Pisani; e +contemporaneamente andarono, dall’altra parte, a rinforzare +la bastía del Ponte a Stagno, che già minacciava +cadere nelle mani del nemico. Ivi trovarono gl’imperiali +così spaventati dal gran rumore delle artiglierie, e +dalla voce che aveva, anche fra loro, esagerato assai +la forza degli aiuti arrivati; che li misero in fuga, con +grande uccisione di gente, con guadagno non piccolo di +prigionieri e cavalli. +</p> + +<p> +Intanto, nel primo giorno di novembre, il Savonarola +saliva di nuovo sul pergamo; e, pigliando occasione +dalla inaspettata fortuna, esaltava la misericordia di Dio; +inculcava il bisogno di tornare alla religione, correggere +i vizi, fare continue orazioni, e non fidare in altri che +nel Signore. Cercava ancora di moderare la soverchia +<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span> +allegrezza del popolo. «Non bisogna lasciarsi vincere +così facilmente dalla gioia e dal dolore; non bisogna +abbandonare le provvisioni umane; bisogna più che +mai provvedere alla guerra.» Il 2 novembre, giorno +dei morti, fece un’altra predica, che ebbe grandissimo +successo; e fu <i>sull’arte del ben morire</i>.‍<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a> Diceva che il +vero cristiano dovrebbe tener sempre presente l’idea +della morte, e che una vera considerazione di essa condurrebbe +ognuno alla buona vita. Con assai vivi colori +descriveva lo stato dell’animo nostro in quell’ora +suprema; faceva un’analisi ingegnosa e minuta di tutte +le passioni che ci dànno assalto in quel momento di +prova. «La morte,» egli diceva, «è il momento solenne +della nostra vita: il diavolo ci dà allora la battaglia estrema. +Egli è come se esso giocasse sempre a scacchi con +l’uomo, ed aspettasse il momento della morte per dargli +lo scacco matto. Chi lo vince in quel punto, vince +la battaglia della vita. Noi, o fratelli, non viviamo in +questo mondo, se non per imparare a ben morire.» Proponeva +ad ognuno, di tenere al suo letto un quadro +che gli rammentasse l’ora ed il pericolo della morte. +Descrisse minutamente questi quadri fantastici, cui il +popolo prestava un’attenzione grandissima, e che vennero +nelle molte edizioni di quella predica incisi da +Sandro Botticelli, e da altri principali artisti di quel +secolo. Nè lasciava quel giorno di dare incoraggiamento +al popolo, incitarlo a mantenersi unito e provvedere ai +bisogni della patria. Dopo di che, tornava subito nel suo +silenzio, dolendosi già d’aver dato al papa qualche +pretesto di nuovi lamenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span> +</p> + +<p> +Infatti, quasi non era giunta a Roma la notizia dei +soccorsi arrivati a Livorno e della prima predica del +Frate, che un altro breve, in data del dì 7 novembre, veniva +indirizzato a tutti i Domenicani di Toscana.‍<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a> Ora non +si trattava più di riunire San Marco alla Congregazione +Lombarda; ma, invece, separarlo da essa, insieme con +tutti i conventi di Toscana e di Roma, per fondare una +nuova <i>Congregazione Tosco-Romana</i>, con un vicario +suo proprio; il quale verrebbe, secondo gli statuti domenicani, +eletto ogni due anni dai vari priori della nuova +Congregazione, senza però derogare con ciò all’autorità +del vicario generale di Roma. Pel primo biennio, +il papa stesso nominava come nuovo vicario il cardinale +di Napoli, stato sempre amico di San Marco e del Savonarola. +Così il Borgia, ripigliando di nuovo la quistione +dei Conventi, cercava destramente evitare tutte +le obbiezioni che il Savonarola aveva fatte nella sua lettera. +Non rimetteva la sua causa al vicario lombardo; +non riuniva due congregazioni fra loro nemiche; sceglieva +egli stesso un vicario stato sempre amico di +San Marco; e finalmente, così diceva il breve istesso, +si dava opportunità di allargare la nuova riforma a tutta +Toscana ed allo Stato romano.‍<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a> Ma questa non era che +<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span> +l’apparenza: la sostanza delle cose era, invece, assai diversa. +Una volta sottoposto il Savonarola all’autorità del +nuovo vicario che dipendeva sempre dal generale dell’ordine +in Roma; egli avrebbe perduta quella sua indipendenza, +per cui tanto aveva bramata la separazione dai +frati lombardi; quell’imperio sopra i suoi frati, che +gli dava tanta autorità in Firenze; e poteva d’ora in ora +essere obbligato a partire per qualche altro convento: +il che, in fondo, era sempre la mira del papa. Inoltre, +egli vedeva assai chiaro, che nella nuova Congregazione, +il convento di San Marco, stretto in mezzo ad +una moltitudine d’altri conventi quasi tutti gelosi o +nemici, ben lungi dal potere in essi infondere la sua +riforma, ne sarebbe stato invece assai facilmente oppresso. +</p> + +<p> +Per tutte queste ragioni, in luogo di obbedire, il +Savonarola prese nuovamente in mano la penna, e scrisse +la sua <i>Apologia della Congregazione di San Marco</i>; +nella quale, non più rispondendo al papa, ma dirigendosi +invece al pubblico, assumeva un linguaggio assai +franco ed ardito. «Io non mi fermerò,» così egli diceva, +«a confutare le accuse che mi vengono fatte circa +la dottrina; perchè già vi ho tante volte risposto, e perchè +mi apparecchio a combatterle tutte nella mia opera +del <i>Trionfo della Croce</i>, che verrà ben presto alla luce. +Ma io rispondo al comando che ora mi è fatto di riunirmi +alla nuova Congregazione. Ed innanzi ogni altro, questo +non dipende solo dalla mia autorità, ma dall’arbitrio +ancora di 250 frati, i quali tutti hanno scritto al papa in +contrario; ed io non posso nè voglio contrastare al +<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span> +loro proposito, che mi par giusto ed onesto.» E qui +veniva adducendo le sue ragioni, per dimostrare come +quella unione avrebbe corrotta e rilasciata la severità della +regola di San Marco, con danno gravissimo di tutti loro; +ma specialmente dei giovani che formavano, ora, la massima +parte di quel convento. «Se gli altri frati non hanno +bisogno di riformarsi, perchè unirsi a noi? Se poi si uniscono +per essere da noi riformati, noi abbiamo già tanti +giovani inesperti che a fatica bastiamo ad ammaestrarli: +l’unirsi, adunque, non sarebbe altro che disordine e +confusione per tutti; ma per noi specialmente.» Rammentava +i deplorabili odii de’ vari conventi; il pericolo +della vita che egli aveva, per questa ragione, corso a Pisa +ed a Siena. E dopo ciò concludeva: «Questa unione +adunque, è impossibile, irragionevole, dannosa; e i +frati di San Marco non debbono esservi obbligati, perchè +i superiori non possono comandare contro alla costituzione +dell’ordine, contro alla carità ed al bene delle +nostre anime. Bisogna, dunque, supporre che essi vengano +da false informazioni ingannati; e resistere, intanto, +ad un comando che è contrario alla carità; non +lasciarsi atterrire da minacce o scomuniche, ma piuttosto +esporsi alla morte, che sottomettersi a quel che sarebbe +veleno e perdizione delle anime. Quando la coscienza +ripugna al comando ricevuto dai superiori, +bisogna prima resistere ed umilmente correggere: il +che noi abbiamo già fatto: ma se ciò non basta bisogna +allora far come San Paolo, <i>qui coram omnibus restitit +in faciem Petri</i>.» Ed in questo modo, dopo un’assai +breve tregua, il Savonarola si trovava di nuovo in aperta +guerra col papa.‍<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span> +</p> + +<p> +Intanto, dopo quel primo successo degl’inaspettati +aiuti, peggioravano di nuovo le cose di Livorno; e se +non fosse stato la continua gelosia fra il Moro ed i Veneziani, +già sarebbe da un pezzo venuta la fine dell’assedio. +Ma parve che la Provvidenza volesse una seconda +volta venire in soccorso dei Fiorentini. Quei medesimi +venti di libeccio che, nella fine dell’ottobre passato, avevano +condotto in Livorno le navi venute da Marsiglia; +cominciarono, verso il 15 di novembre, ad imperversare +di nuovo così furiosamente, che batterono a terra tutta +l’armata veneziana. La Capitana urtò di fianco sulla +rôcca Nuova, dove naufragarono gli uomini e le artiglierie; +ed a fatica potè salvarsi l’imperatore stesso, che vi +era sopra. Altre due navi corsero la medesima sorte: il +resto fu ridotto in istato tale, da non poter più servire. +Tutti i naufraghi, per salvare la vita, s’arrendevano; +onde fu grande il numero di prigionieri che si fece +quel giorno a Livorno; e molti, in poche ore, arricchirono +della preda.‍<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a> L’imperatore stanco, finalmente, di +combattere, come egli stesso diceva, «contro a Dio e +contro agli uomini,» abbandonò con poco onore quella +impresa, che con tanto poca riflessione aveva cominciata +e condotta.‍<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a> Nè di questa subita risoluzione volle renderne +ragione alcuna, o anche parlarne, fino a che non +fu giunto in Lombardia; dove amaramente si dolse della +condotta del duca e dei Veneziani. E parve che fino all’ultimo +la fortuna volesse essergli nemica; giacchè, essendosi, +nella ritirata, una buona mano de’ suoi Tedeschi +uniti ad un numero di Pisani per assalire il castello di +Lari, il commissario fiorentino, Alessandro degli Alessandri, +li fece prima scendere nei fossati, e poi, colle +<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span> +artiglierie, ne ammazzò la più parte. Così, fra l’ottobre +ed il novembre, l’avversa fortuna dei Fiorentini si +mutava in prospera; ed essi erano, quasi per miracolo, +liberati da ogni più urgente pericolo. +</p> + +<p> +Il 26 novembre, il Savonarola, ritornando sul pergamo, +rammentava ai suoi uditori, i pericoli per cui +erano passati, lo scoramento a cui s’erano abbandonati, la +misericordia infinita con cui erano stati salvati; e raccomandava +a tutti di ringraziare il Signore con vera e viva +riconoscenza. Continuava, poi, facendo di nuovo, la storia +e l’elogio del governo popolare; paragonava, un’altra +volta, i vari gradi della sua formazione alle sette +giornate della creazione; confermava il lume profetico; +e prometteva di tornare a predicare nel prossimo +avvento. +</p> + +<p> +Ed infatti ritornò, allora, e fece le prime otto prediche +sopra Ezechielle; nelle quali si vede come egli avesse +perduto ogni speranza di tregua o di riconciliazione col +Borgia. «O Signore, io ti domando la via delle avversità. +Io questa mattina ricomincio a predicare, solo per ripetere +quello che ho detto infino a qui, e confermarlo di +nuovo; e voglio metterci anche la vita.... Se io mi ridicessi,» +così continuava, rivolgendosi al popolo, «di +che questo frate contraddice a Dio, e che io mento per +la gola; e lápidami e mandami fuor di questo pergamo.» +Ritornava sul suo lume profetico; riconfermava +i vicini flagelli, «i quali saranno tanto maggiori, quanto +meno il popolo si manterrà fedele alla religione ed alla +libertà.»‍<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a> +</p> + +<p> +Il più importante di questi otto sermoni fu il sesto, +<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span> +che fece il giorno 13 dicembre, a richiesta speciale dei +Signori che assistevano in Duomo. Dopo la introduzione, +che allora soleva fare quasi ogni giorno, sulla misericordia +e bontà del Signore; venne ad enumerare le benedizioni +ch’Esso aveva mandato a Firenze. «Questa è la tua +città; tu l’hai eletta, o Signore, e l’hai benedetta; tu +l’hai illuminata del ben vivere; hai infuso la fede e il +lume tuo nell’anima di questo popolo. Dopo le benedizioni +spirituali, tu gli hai voluto dare ancora le temporali;» +«e la prima e maggiore di tutte è la libertà +che gli hai restituita. Questa è una massima benedizione; +<i>quia non bene pro toto libertas venditur auro</i>. +Prima gli bisognava fare a modo di uno: ora non è +così legato. Colui diceva: fa male, e bisognava farlo. +Diceva quell’altro: marita la tua figliuola a colui, e +bisognava dargliela: disfà quel parentado, e bisognava +disfarlo: dà qui quei danari, e bisognava darli. Aveva +questo popolo tuo delle bastonate, e bisognava avere +pazienza.» Continuando in questo modo, il Savonarola +fece tutta la storia della liberazione di Firenze, incominciando +dalla cacciata di Piero de’ Medici insino alla +partenza dell’imperatore, per dimostrare di nuovo la +bontà del Signore verso quel popolo. Si rivolgeva, quindi, +ad incitarlo al ben fare; e rimproverava la freddezza +con cui ognuno continuava d’andare tutti i giorni +alla predica, senza mai mettere in pratica le cose udite. +«Predica a costoro quanto tu vuoi; essi hanno fatta +una consuetudine di bene udire, e un’altra di male +operare. Hanno fatto natura di questa consuetudine, e +vanno in sul corso dell’udire senza operare. E così è +difficile a voltare questo corso, come è difficile a voltare +il corso delle acque. Tu hai fatto consuetudine di +questo udire sempre: fate giustizia, fate giustizia. Tu +diventerai cornacchia di campanile, la quale al primo +<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span> +suono della campana ch’ella sente, ha paura e spaventasi; +ma, poi, quando ella ha cominciato a fare consuetudine, +tu puoi sonare quanto tu vuoi, che sta in +sulla campana e non si muove.» +</p> + +<p> +Rimproverò al popolo la sua ingratitudine verso +Dio, «che vi ha dato una libertà, che voi cercate sempre +guastare col continuo mormorare e sparlare, colle congiure +continue che si ordiscono dentro e fuori della città. +Ingrato popolo! Iddio t’ha dato questo Consiglio grande, +e tu cerchi guastarlo col mettervi dentro i nemici della +patria. Questa non è stata già la mia intenzione. In sul +cominciare, io permisi bene ad ognuno di entrarvi, perchè +la libertà era allora sul principio e bisognava esperimentare; +ma non lo feci già per dar luogo ai cattivi, +come ora è seguíto. Magnifici Signori, io vi dico che +bisogna tenere l’occhio a questo Consiglio, e andarlo limando +e racconciando, e vedere se molti che vi sono è +bene che vi sieno. Bisogna restare in sul numero grande; +ma bisogna restringerlo solo per cacciarne i nemici della +patria. Non approvo, però, quelli che vorrebbero astenersi +dal votare sino a che non sia fatta questa nuova +riforma; e molto meno approvo quelli che vorrebbero +rimettere alla sorte le elezioni dei magistrati. Questo è +contro alla libertà, vi dico io.» «Tu sei un cristianaccio! +Va, leggi la istoria che scrisse Lionardo d’Arezzo, +dove e’ dice che andò sempre bene la città mentre che +si resse senza sorte; e che poi quella sorte fu trovata +da gente ambiziosa. E se ne trova sempre di questi +cattivi, che vanno sibilando simili cose nelli orecchi. +Questi sono quelli che fanno i conventicoli contro la +tua città, dentro e di fuori, con preti e con frati; e +fanno quelle belle cene e desinari. E il parlar loro va +sempre in su il frate; e quivi si mangia pane e frate, +carne e frate, vino e frate.» «Provvedi, o Firenze, +<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span> +a questi conventicoli, i quali non cercano altro che la +rovina della tua libertà. Questo povero fraticello è solo +a combattere contro a tutto il mondo. Orsù, quanto a me, +io vi dico: chiamate dottori, prelati e chi volete; io sono +pronto a combattere contro tutti. Io vi annunzio che +nella religione di san Domenico non vi è stato mai alcun +eretico; ma bensì molti che hanno fatto grandi riforme +in Italia. E voi dovete rammentarvi del Cardinale +Latino, di Angelo Acciaioli e di sant’Antonino. Così deve +seguire adesso; ma bisogna, innanzi tutto, fare giustizia +ed essere severi. A voi, o Signori, tocca provvedere: +fatevi una scorta di uomini armati e mettete mano alla +spada: se questo non basta, chiamate il popolo e fatevi +terribili. Quei Magistrati che non puniscono i delitti, abbiano +la pena del reo.» «Giustizia, adunque, magnifici +Signori; giustizia, signori Otto; giustizia, magistrati di +Firenze; giustizia, uomini e donne; ognuno gridi +giustizia.»‍<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a> +</p> + +<p> +E in questo modo si chiudeva l’anno 1496. La repubblica +fiorentina era maravigliosamente uscita da un +numero infinito di pericoli; il nome e l’autorità del Savonarola +erano tornati in alto; il partito popolare era +una seconda volta padrone assoluto del campo. Ma, nel +medesimo tempo, s’era inasprita la lotta con Roma; e +l’odio del papa contro al Frate e contro al governo da +lui creato, sembrava essere divenuto inestinguibile. +S’erano, inoltre, nel seno stesso della repubblica scoperti +tanti nemici, tanti e così continui maneggi degli +Arrabbiati e dei Bigi; che il Savonarola stesso credeva +essere indispensabile non solamente l’usare molta +severità, ma ancora il restringere un poco la forma del +Consiglio maggiore, per non mettere il governo della +<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span> +repubblica nelle mani di coloro che altro pensiero non +avevano, se non quello di distruggerla; nè ad altro +scopo si valevano della indulgenza verso di loro sino +ad ora usata, che a più sicuramente cospirare contro +la libertà della patria. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span> +</p> + +<h3 id="cap6-3">CAPITOLO SESTO. +<span class="smaller">Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone delle nuove leggi. +Si celebra il carnevale col <i>bruciamento delle vanità</i>. I Frati di +San Marco comprano la libreria dei Medici. Idee del Savonarola +intorno al bello; sua difesa della poesia; suoi componimenti +poetici.<br> +[1497.]</span></h3> +</div> + +<p> +Nel gennaio e febbraio 97, avendo gli avvenimenti +dell’anno passato rimesso in favore il partito popolare, +veniva eletto Gonfaloniere di giustizia Francesco Valori, +con una Signoria tutta a lui devotissima. Se egli fosse +stato d’animo più temperato e di passioni meno ardenti, +era forse venuto il momento di mettere un freno agli +Arrabbiati ed ai Bigi. Ma il Valori che si lasciò sempre trascinare +dal suo impeto, non volle questa volta prestare alcun +ascolto alle parole del Savonarola, che suggeriva di +restringere un poco il Consiglio Maggiore, per escluderne +quelli che cospiravano contro alla repubblica; e volle invece +allargarlo. Fece, quindi, vincere una nuova legge, la +quale decretava, che per entrare nel Consiglio Maggiore, in +luogo di trenta anni, bastasse averne ventiquattro. Il suo +fine era di assicurare la repubblica, col renderne il popolo +sempre più largamente ed assolutamente signore; ma l’effetto +seguiva assai contrario ai suoi desiderii, giacchè +questa legge apriva il Consiglio alla gioventù scorretta +e tumultuosa degli Arrabbiati, la quale era quella che +più di tutti odiava il Savonarola, il nuovo governo e il +nuovo vivere da lui introdotto. Proibiti i balli e le feste, +distrutto il carnevale, la vita avea per essi perduto +ogni scopo; onde s’erano fatti autori principali di tutte le +insidie dirette contro al Frate. E per meglio operare di +concerto, s’erano uniti in una compagnia sotto il comando +<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span> +di messer Dolfo Spini: andavano armati, attaccavano +brighe, commettevano atti violenti; onde il +popolo li chiamava <i>i Compagnacci</i>. La nuova legge, +aprendo ad essi il Consiglio, poneva nelle loro mani +un’arme potentissima, di cui seppero subito profittare, +con grave danno della repubblica.‍<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a> +</p> + +<p> +Nè il Valori sembrava accorgersi di questi pericoli; +perchè, verso quel tempo medesimo, noi troviamo +proposta dalla Signoria un’altra legge ugualmente improvvida. +Le davano il nome di <i>Decima scalata</i>, ed +altro non era, se non quella che noi chiamiamo oggi +imposta progressiva. Essa trovava naturalmente una +grave opposizione in tutti gli uomini di qualche fortuna; +ma il partito popolare la favoriva con una grandissima +insistenza. Si riscaldarono, quindi, le passioni, +cercandosi dall’una parte e dall’altra argomenti per favorirla +o disfavorirla; ed è singolare il vedere, come +allora si portassero quelle ragioni e si facessero quei +discorsi medesimi che, dopo quattro secoli, noi abbiamo +udito ripetere ai nostri giorni.‍<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a> Affermava il partito +popolare: «Che la uguaglianza delle imposte +consiste nello scommodare tutti ugualmente: al che neanche +la nuova legge provvedeva abbastanza; perchè +<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span> +se una decima sola strema il povero nelle cose necessarie, +due o anche tre decime non restringono al ricco +che le cose superflue.‍<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a> «Questo nostro paese,» essi dicevano +«è come una pezza di panno che fosse capace +a darci mantelli ragionevoli per tutti; ma è si male partito, +che ci è tale che ha un mantello in cui si ravvolge tre +volte dentro, e strascica due braccia di coda per terra; e +ci è tale a cui non ne resta tanto che basti pure ad un +pitocco.» E poi concludevano scagliandosi contro i ricchi, +e le spese superflue, e i danni che queste recano alle +città. Rispondevano, dall’altra parte, gli uomini più moderati: +«La eguaglianza vuole che niun cittadino possa opprimere +l’altro, e che tutti gli uomini sieno ugualmente +sottoposti alle leggi: ma il dire che tutti debbano essere +pari in ogni cosa, sarebbe un’intenderla ad occhi chiusi, +e come un voler mettere tutte le abitazioni d’una casa in +un medesimo piano, e far nascere un caos tale, da rovinarvi +sotto un mondo, non che una città. Non vedete +come voi con queste leggi improvvide seminate discordie, +fate nascere disordini, aprite le porte a Piero de’ Medici?» — Sia +che queste ragioni persuadessero la Signoria +a ritirare la legge, sia che la votazione le risultasse +contraria, certo è che non si potè vincere la <i>Decima +scalata</i>; e d’allora in poi le cose andarono assai +più moderate. +</p> + +<p> +In questo mezzo, il Savonarola s’era ritirato nel +silenzio della sua cella, ove attendeva a correggere il +<i>Trionfo della Croce</i>, ed a scrivere un gran numero di +minori operette che voleva ben presto dare alla luce, +onde diffondere più largamente la sua dottrina, e trovare +<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span> +dei fautori in quella nuova lotta contro Roma, che +pareva oggimai inevitabile. Per queste cagioni, la direzione +delle cose spirituali era venuta nelle mani di Frate +Domenico da Pescia, fervido e bollente nelle cose religiose, +quanto il Valori nelle politiche. Egli era così cieco +ammiratore del suo maestro, che non solo prestava una +fede pienissima a tutte le sue profezie, ma lo teneva +ancora capace di operare ogni più grande miracolo, +e con infinita gioia avrebbe speso la vita per sostenere +una qualunque delle parole di lui: se non che, tradito +assai spesso da uno zelo eccessivo e da una soverchia +credulità, era, sfortunatamente, troppo facile a trascorrere +in pericolosi eccessi. +</p> + +<p> +In tale disposizione d’animi e di cose, s’avvicinava +il carnevale; e gli Arrabbiati s’erano apparecchiati a +promuovere il ritorno delle antiche orgie, delle scandalose +feste medicee, e soprattutto del giuoco dei sassi, a cui sapevano +il minuto popolo essere più d’ogni altra cosa inclinato. +Onde Fra Domenico, assai indegnato di ciò, si decise +a combatterli con tutto il suo ardore. Ogni giorno +faceva sermoni, indirizzava epistole ai fanciulli;‍<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a> e con +nuove leggi della Signoria, fece rafforzare quella loro +riforma che il Savonarola aveva incominciata nel passato +anno.‍<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span> +</p> + +<p> +Già essi, uniti sotto alla direzione dei loro capi, +percorrevano la città, e, picchiando alle case dei ricchi e +dei poveri, chiedevano ciò che chiamavano le <i>vanità</i> +o <i>l’anatema</i>. Erano disegni e libri osceni, abiti e maschere +carnevalesche; le quali cose non appena ottenute, +ripetevano una certa orazione composta dal Savonarola, +e andavano oltre. Fu in questo modo raccolta una grande +quantità di oggetti che dovevano servire per una festa, +immaginata da Frà Domenico e dal Savonarola. Infatti, +l’ultimo giorno di carnevale (7 febbraio), niuno pensava +più alle solite orgie pagane, ma tutti s’erano apparecchiati +ad una solennità religiosa. Nella mattina, uomini, donne e +bambini assistevano ad una solenne messa del Savonarola, +e si comunicavano per le sue mani. Tornati alle loro case, +e fatto un desinare assai frugale, andavano il giorno tutti +uniti in una grande processione per la città. Portavano innanzi +a loro un Gesù bambino, il quale, opera bellissima del +Donatello, era sostenuto sopra quattro angeli, e colla sinistra +accennava ad una corona di spine, mentre con la destra +era in atto di benedire il popolo. Seguiva dietro la gran +moltitudine: alcuni erano vestiti di bianco; la più parte +avevano in mano croci rosse e rami d’ulivo; cantavano +inni religiosi e laudi spirituali. I limosinieri giravano intorno +con vassoi d’argento, accattando pei Buonuomini di +San Martino, che ricevettero in quel giorno maggiore limosina +che non avevano fatto in tutto l’anno. Arrivata +finalmente la processione nella piazza, vi trovarono +una gran piramide ottangolare, che sorgeva all’altezza +di 30 braccia e girava nella base braccia 120. Era spartita +in 15 scalini, sopra i quali erano depositate tutte le +vanità raccolte nel carnovale, la cui mostruosa immagine +fu posta sulla cima della piramide: l’interno di essa +era tutto pieno di materie infiammabili. La folla riempì +subito la piazza, ed i fanciulli furono disposti parte sulla +<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span> +ringhiera, parte sotto alla loggia dei Lanzi, continuando +sempre a cantare canzoni religiose ed invettive contro +al carnovale. Dato un segnale, i quattro custodi misero +il fuoco ai quattro angoli della piramide: il fumo e le +fiamme si alzarono subito al cielo; le trombe della Signoria +sonarono, sonarono le campane di Palazzo; e +la moltitudine levò un tal grido di gioia, che parve +quasi fosse spento in quel giorno il nemico del genere +umano. Così finiva la processione ed il carnevale dell’anno +1497.‍<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a> +</p> + +<p> +Quelli che sparlavano d’ogni cosa diretta o consigliata +dal Savonarola e dai frati di San Marco, non potevano, +certo, restarsi dallo sparlare contro la distruzione +di quegli oggetti, e dal dire che assai meglio si sarebbero +venduti per darne il valore ai poveri.‍<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a> È singolare, però, +che negli antichi storici si trovi appena qualche rara +memoria di queste accuse; e che nel numero, quasi infinito, +di quegli scritti in difesa o in detrazione del Savonarola, +nei quali s’era preso ogni argomento per muovergli +ingiurie, questo solo sembra essersi affatto tralasciato. +Così non è avvenuto presso i moderni. +</p> + +<p> +Quando incominciò a rinascere l’amore delle cose +antiche, quando questo amore crebbe sino al fanatismo, +in maniera da far credere che noi non fossimo destinati +ad altro ufficio che a pubblicare antichi codici e restaurare +antichi quadri o monumenti; allora il <i>bruciamento +delle vanità</i> divenne un argomento rettorico per +chiunque discorreva di quei tempi. Il nome di superstizioso, +di barbaro e distruttore delle nostre antiche +grandezze, venne profusamente dato al Savonarola. Un +antico manoscritto era smarrito? Si affermava subito +<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span> +bruciato dal Savonarola. Un’edizione del Boccaccio +diveniva rarissima? Ognuno assicurava che era +stata dal Frate distrutta.‍<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a> Fu perduta un’antica statua? +Niuno dubitò che i Piagnoni l’avessero annichilata +nel bruciamento delle vanità. +</p> + +<p> +Ma qual fuoco dovette essere quello che bruciava +statue di marmo? Era egli credibile che i fanciulli potessero +raccogliere una intera edizione del Boccaccio? +Il soggetto, però, si prestava così bene alla rettorica, +secondava così mirabilmente le passioni del pubblico, +che pochi sapevano resistere alla tentazione di ergersi a +difensori dell’antica grandezza dei nostri monumenti, +di fare una lunga orazione sopra i funesti effetti del fanatismo. +E bisogna notare che il primo innocente autore +di questi eccessi, fu il Burlamacchi medesimo, il quale, +con una ingenuità sua propria, si fermò lungamente a +raccontare e colorire ed esagerare quel <i>bruciamento</i>, +come un’opera tutta religiosa, tutta cristiana: a lui non +pareva mai di aver detto abbastanza, quando si trattava +d’esaltare il santo zelo del suo eroe. Nondimeno, le sue +parole non erano tali da dare appiglio all’eccesso cui +arrivarono i moderni scrittori; giacchè, fra i molti oggetti +di valore che menziona quel biografo, non riuscì +a determinarne alcuno di cui si dovesse veramente deplorare +la perdita.‍<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a> Se non che, alla fine della sua narrazione, +il Burlamacchi, tutto esultante, conclude: che avendo +un mercatante veneziano offerto per quegli oggetti la +<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span> +somma di 22,000 fiorini, il suo ritratto venne posto +sulla cima della piramide, accanto alla immagine del +Carnovale, e fu con essa bruciato. Una somma così ingente +e quasi favolosa, dava libero gioco alla fantasia, +e permetteva facilmente d’immaginare la perdita di ogni +oggetto più prezioso. +</p> + +<p> +Avendo, dunque, amici e nemici del Savonarola, +per opposte ragioni, ugualmente esagerato in questa +materia, divenne assai difficile determinare i giusti limiti +del vero. Si doveva, però, considerare che sebbene il Burlamacchi +sia assai diligente nel raccontare i fatti che egli vide +o sentì ripetere da testimoni oculari, è sempre inesatto ed +esagerato in tutte le cifre che riporta. Quando egli ci +parla della processione dei fanciulli, ne fa ascendere il +numero quasi a tutta la popolazione di Firenze; quando +ci parla di limosine raccolte, le cifre che menziona +vanno sempre al di là del verosimile. Gli anni e le date +sono poi sbagliate in maniera, che da questo principalmente +nacque quella tanta confusione nello scrivere la +vita del Savonarola, di cui bisognò rifare tutta la cronologia +sopra i documenti originali. Che peso, adunque, +possono avere dei giudizi fondati sopra una cifra addotta +da tale scrittore? Che logica è quella che vuole in +questo caso credere alle cifre del Burlamacchi, quando è +stato forza discredergli in tutti gli altri? Ed è poi credibile +che il Savonarola avesse potuto bruciare delle statue +o dei codici preziosi, quando gl’Italiani facevano +lunghi e pericolosi viaggi per ricercarli, spendevano +la vita e la fortuna per averli? È egli credibile che, nel +secolo di Marsilio Ficino e d’Angelo Poliziano, nessuna +voce si levasse a condannarlo? e che il Nardi, traduttore +di Livio e così caldo ammiratore degli antichi, +accennasse con tanta noncuranza a quei pochi che mormoravano? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span> +</p> + +<p> +Ma nel respingere le strane esagerazioni, noi non +vogliamo assolutamente negare l’esistenza d’un fatto di +cui cerchiamo piuttosto, determinare il giusto valore. +Quali fossero <i>le vanità</i> in quella occasione bruciate, noi +non sappiamo; ma certo la più parte dovettero essere abiti, +maschere ed altri oggetti carnevaleschi;‍<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a> giacchè il bruciamento +era stato immaginato, solo per distruggere il +giuoco dei sassi, e metter fine alle antiche feste del carnovale. +Crediamo pure, che a manifestare la sua disapprovazione +contro il mal costume dei tempi, avesse il +Savonarola fatto bruciare qualche copia di quel <i>Decamerone</i> +che era allora divenuto lettura favorita delle suore +nei chiostri, e di quei poeti più osceni che andavano +per le mani dei fanciulli e delle donne, e contro i quali +egli aveva fulminato nelle sue prediche con parole +assai energiche. Nè di queste cose intendiamo scusarlo +affatto; ma, se il dotto può lamentare la perdita +di qualche volume, se il filosofo deplora l’umana +debolezza che spesso combatte gli errori con altri errori, +e ad un fanatismo ne oppone un altro; la storia +deve rammentare che tale fu sempre il carattere +degli uomini animati da un forte, da un eccessivo zelo +di religione. Che cosa, infatti, non distrussero gl’iconoclasti +in Oriente, o i primitivi Cristiani a Roma? +Nè si adduca contro al Savonarola la progredita civiltà +dei tempi; giacchè, nel secolo dipoi, niuna chiesa e +niun quadro resisteva in Germania ed in Olanda alla furia, +ben altrimenti devastatrice, dei distruttori delle immagini. +<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span> +Non era forse contemporaneo di Leone X e Francesco +I, quel Giovanni Calvino, d’ingegno senza dubbio +cultissimo e d’animo ferreo; il quale, fattosi anch’egli +capo d’una repubblica, senza il merito d’averla fondata, +e chiamandosi banditore di libertà e di tolleranza, non +solo puniva severamente i bestemmiatori e chi lavorava +la domenica, ma anche imprigionava le donne per la poco +modesta acconciatura dei loro capelli.‍<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a> Non era egli che, +nell’anno 1553, bruciava a Ginevra l’innocente ed infelice +Serveto? +</p> + +<p> +Ma perchè andiamo noi risvegliando queste tristi +memorie del passato, che umiliano tutte ugualmente il +cuore dell’uomo? Per difendere il Savonarola, noi non +abbiamo bisogno di ricorrere a questi esempi di fanatismo +religioso. Quando le ragioni da noi già addotte +non bastassero a provar falsa l’accusa di barbaro distruttore, +basterebbero allora i fatti; fra i quali uno che +avvenne nel tempo medesimo di questi bruciamenti, +è tale che può mettere per sempre termine alla disputa. +</p> + +<p> +Noi abbiamo visto in che grandi strettezze si fosse +trovata la repubblica negli anni passati. Per queste ragioni, +dovette decidersi a porre in vendita la biblioteca +dei Medici, la quale, dopo che essi furono cacciati, era +stata insieme coi loro beni confiscata. Ma le strettezze +dei privati cittadini non essendo punto minori di quelle +della repubblica, nasceva il pericolo che quella stupenda +collezione dovesse andare dispersa, o forse anche +cadere in mano straniera; giacchè molti erano i creditori +dei Medici; e fra gli altri, v’era l’ambasciatore francese, +messer Filippo di Comines, che faceva adesso valere +un suo credito di mille fiorini. Per buona fortuna, potevano +i frati di San Marco disporre d’una forte somma di +<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span> +danaro; perchè essi si trovavano ora appunto in sul finire +la vendita dei loro beni, secondo i consigli di povertà dati +dal Savonarola. Qual più bella occasione, pensò questi allora, +per mettere a profitto ciò che se ne era riscosso? +Comprando quella ricchissima collezione di codici, egli la +salvava dalla dispersione e dal pericolo d’andare in mano +straniera; l’avrebbe messa nella biblioteca del convento, +la sola in Italia che stesse aperta al pubblico; e nel medesimo +tempo, veniva, coi danari cavati dalla vendita di +tutti i beni, ad aiutare la repubblica nelle sue grandi +strettezze. Quale uso più nobile e più santo dei loro averi +potevano fare i frati di San Marco? +</p> + +<p> +Essi, adunque, comprarono quei libri per la somma +di tremila fiorini, pagandone subito due mila, che già +avevano; e per gli altri mille, ne restarono debitori sino +al gennaio 1498, quando, avuta in aiuto la firma di Bernardo +Nasi, s’obbligarono di pagarli fra diciotto mesi a +Filippo di Comines, sperando che in un’opera di pubblica +utilità, sarebbero aiutati da tutti gli amici e parenti. E +tutto ciò aveva luogo in quegli anni medesimi, in cui veniva +distrutto il Carnovale mediceo; e quei contratti +si facevano nel tempo medesimo in cui seguiva il tanto +vituperato <i>bruciamento delle vanità</i>. Così il Savonarola +impiegava il provento di tutti i beni del suo +convento, gravandolo anche di un fortissimo debito, +per salvare al mondo quella stupenda collezione <i>Laurenziana</i>, +che oggi forma una delle più belle maraviglie +di Firenze, ed era allora la più compiuta e +preziosa raccolta di autori greci e latini che si conoscesse +in Europa. Tale fu colui che molti vorrebbero +chiamare barbaro frate, bruciatore di codici antichi, +distruttore di quadri e di statue!‍<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span> +</p> + +<p> +Ma se il nostro Frate portò tanto amore agli antichi +codici, non fu minore la sua ammirazione per le arti +<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span> +belle. Infatti, non era egli che fondava le scuole di disegno +in San Marco? che voleva fare delle arti belle la +professione dei suoi novizi, per sostenere col lavoro +le spese del convento, senza bisogno di limosine? Non +era egli forse circondato sempre dalla schiera eletta +dei migliori artisti del suo secolo? L’affezione ch’ebbe +per lui Frà Bartolommeo della Porta, il quale per quattro +anni dopo la morte del suo maestro non potè riprendere +i pennelli, è nota al mondo.‍<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a> Tutti i Della Robbia +furono devoti al Savonarola; due di essi vestirono l’abito +per le sue mani, e la devozione al suo nome rimase +per molti anni tradizionale in quella famiglia. Di Lorenzo +di Credi dice il Vasari, che «fu partigiano della setta di +Frà Girolamo;» del Cronaca racconta, «che gli era entrata +in capo tanta frenesia delle cose del Savonarola, +che d’altro che di quelle non voleva ragionare;» e Sandro +Botticelli fu tra i primi di quelli che illustrarono con +belle incisioni i suoi scritti. Ma basterà per tutti il nome di +Michelangiolo Buonarroti, di cui è noto che fu dei più +costanti uditori alle prediche del Savonarola; che le +rileggeva di continuo nella sua vecchiezza, rammentando +sempre la potenza che avevano avuto il gesto e la voce +di quel frate.‍<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a> E sugli spaldi di San Miniato al Monte, dove +il Buonarroti difendeva la Repubblica risorta (1527-30), +non dimostrava egli di aver profittato di quelle prediche? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span> +</p> + +<p> +In vero, tanto furono ingiuste le accuse di coloro +che dissero il Savonarola poco amico delle arti belle, +che un eloquente scrittore francese volle prenderne la +difesa.‍<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a> Se non che, egli dominato soverchiamente dall’amore +<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span> +del soggetto e dallo spirito di sistema, trascorse +assai i limiti del vero, e rese così meno efficace +la sua giusta e nobile difesa. Egli volle vedere nel Savonarola +un caposcuola della pittura italiana, ed un restauratore +di quella che chiamò <i>arte cristiana</i>. Trasformò +tutti gli artisti che erano stati suoi ammiratori in altrettanti +discepoli di quella scuola, a fondar la quale, quando +pure il Savonarola avesse avuta l’attitudine, gli sarebbe +certamente mancato il tempo e il modo; perchè, come egli +stesso ripete più volte, l’agitazione soverchiante della +vita politica e religiosa gli fece trascurare ogni altro studio, +ogni altra occupazione. +</p> + +<p> +Ma qui, il soggetto stesso ci porta ad esaminare quali +fossero le idee del Savonarola intorno al bello, perchè esse +furono parte non piccola nè dimenticabile de’ suoi pensieri. +La mente di quel frate si allargava sopra un campo +vastissimo: colla sua filosofia egli abbracciava lo scibile +intero, ed ovunque fermava lo sguardo, gli sorgevano +innanzi concetti nuovi ed originali. Noi incominciamo col +raccoglierne alcuni dalle sue prediche. «In che consiste la +bellezza? — Nei colori? — No. — Nella effigie? — No. — Ma +la bellezza è una forma che resulta dalla corrispondenzia +di tutte le membra e dei colori..., e questo è +nelle cose composte: nelle semplici, poi, la bellezza +<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span> +loro è la luce. Vedete il sole e gli astri, la bellezza +loro è aver luce; vedete li spiriti beati, la loro bellezza +consiste nella luce; vedete Iddio, che è luce, +egli è la stessa bellezza.‍<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>.... Così la bellezza dell’uomo +e della donna, quanto è più simile alla prima bellezza, +tanto è maggiore e più perfetta. Ma che cosa è, dunque, +questa bellezza? Essa è una qualità che risulta dalla +proporzione e corrispondenzia delle membra e delle +parti del corpo. Tu non dirai che una donna sia bella +per avere uno bello naso e belle mani; ma quando vi +sono tutte le proporzioni. Donde viene questa bellezza? +Se vai investigando, vedrai che è dall’anima....‍<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a> +Togli qua due donne di pari bellezza; l’una sia buona, +costumata e pura; l’altra diventi meretrice: vedrai +in quella buona rilucere una bellezza quasi angelica; +ed in quell’altra, benchè sia formosa, non vi sarà comparazione +con quella buona e costumata....‍<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a> Vedrai che +quella santa sarà tanto più amata da ciascuno, e tutti +gli occhi saranno volti a lei, <i>etiam</i> degli uomini carnali.‍<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a> +</p> + +<p> +»E questo nasce perchè l’anima buona partecipa +della bellezza di Dio, e diffonde nel corpo la sua celeste +bellezza. Leggiamo della Vergine, che, per la sua +grande bellezza, gli uomini che la vedevano, stavano +stupefatti; e, nondimeno, per la tanta santità che riluceva +in lei, non fu mai alcuno che avesse verso lei +mala volontà; anzi ciascuno l’aveva in reverenzia.» +Da ciò il Savonarola pigliava argomento per rivolgersi +alle donne, e condannare quel bello esterno e materiale +<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span> +a cui esse andavano dietro, trascurando la bellezza spirituale, +che sola egli teneva in pregio. «Donne che vi +gloriate dei vostri ornamenti, dei vostri capelli, delle +vostre mani; io vi dico che voi siete tutte brutte. Volete +voi vedere la vera bellezza?» «Abbiate cura a una +persona divota, uomo o donna, che sia di spirito; abbiategli +cura, dico, quando è in orazione, e quando +gli viene quel caldo della bellezza divina, e quando +e’ torna dalla orazione: vedrete la bellezza di Dio rilucere +in quella faccia, ed uno viso quasi angelico.»‍<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a> +Si volgeva poi agli artisti, i quali nel ritrarre i Santi e +la Vergine, non solamente si perdevano dietro alle svariate +fogge di vestimenti, ma in luogo di ricercare la +nobile e santa espressione d’un tipo elevato e sublime, +ritraevano assai spesso da persone note a tutti per mala +vita, per costumi osceni e scandalosi. «E li giovani +vanno poi dicendo a questa donna ed a quell’altra: costei +è la Maddalena, quello è san Giovanni, ecco la Vergine; +perchè voi dipingete le loro figure nelle chiese, e +questo è in grande dispregio delle cose divine. Voi dipintori +fate male assai; e se voi sapeste, come so io, +lo scandalo che ne segue, certo nol fareste.» «Voi +mettete tutte le vanità nelle chiese: credete voi che +la Vergine Maria andasse dipinta a questo modo come +voi la dipingete? Io vi dico che ella andava vestita +come una poverella.»‍<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a> +</p> + +<p> +E queste idee, che si trovano spesso ripetute nelle +prediche del Savonarola, formano parte integrante di tutto +un sistema. Egli volle sempre il trionfo del cristianesimo +e delle cose spirituali; e quindi nell’arte, nei costumi, nella +politica, in ogni cosa, quello era il suo fine. Ma per meglio +<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span> +conoscere la sua estetica, noi dobbiamo esaminare +l’operetta che scrisse intorno alla poesia. Essa ebbe +origine in questo modo. Il Savonarola, nel calore della +sua eloquenza, s’era assai spesso lasciato trascinare ad +usar parole molto severe, e qualche volta forse anche +eccessive, contro i poeti osceni, e contro l’abuso che facevano +i predicatori al suo tempo, di riempiere le loro +prediche con citazioni d’autori pagani. Ciò fece subito +mormorare contro di lui, che egli fosse, in generale, +poco amico dei poeti e del poetare. Per tal ragione, +Ugolino Verino, uomo dottissimo e suo amico, gli +scrisse una lettera su questo argomento, invitandolo a +rispondere ed a mettere in chiaro le sue idee. Il Savonarola +pubblicò, allora, l’operetta intorno alla <i>Divisione +ed utilità di tutte le scienze</i>, una parte della quale +era intitolata <i>Apologetica del poetare</i>.‍<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a> Scopo dell’autore +fu di provare che egli non dispregiava parte alcuna +dello scibile, ma voleva dare a ciascuna di esse il suo +vero luogo. Noi, però, essendoci altrove occupati intorno +alla divisione delle scienze adottata dal Savonarola,‍<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a> +esporremo qui solamente quella parte dell’opera che +tratta della poesia, per metter termine alla quistione discussa +in questo capitolo, colle parole stesse dell’autore. +Ma innanzi tutto, vogliamo osservare, come qui l’autore +non accenna mai al fatto del bruciamento; mentre se vi +fosse stato alcun bisogno di difesa, sarebbe stata in questo +luogo non solamente opportuna, ma anche necessaria. +</p> + +<p> +Incomincia, dunque, il Savonarola coll’indirizzare +una lettera al Verino, nella quale dice: «Io non ho mai +avuto in animo di condannare l’arte del poetare, ma solamente +<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span> +l’abuso che molti ne facevano;‍<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a> sebbene colle parole +e cogli scritti si sia da molti cercato calunniarmi. In verità, +io aveva deliberato di non farne caso, seguendo quel motto +che dice: non rispondere allo stolto, secondo la sua stoltezza; +ma ora le tue parole mi fanno prendere la penna. +Non ti attendere, però, da me alcuna eleganza di stile, +perchè sono ormai venti anni, che io ho lasciati tutti +gli studi di umanità per discipline più gravi.» Dopo questo +breve preambolo, egli entra in materia, cominciando +primieramente col distinguere la sostanza dalla forma +della poesia. «Alcuni vorrebbero restringerla tutta nella +forma,» egli dice; «ma costoro s’ingannano di gran lunga: +l’essenza della poesia è costituita dalla filosofia stessa; +senza di che non ci è vero poeta. Se alcuno crede che +l’arte del poetare insegni solamente i dattili e spondei, +le sillabe lunghe o brevi, e l’ornato di parole; costui +certamente è caduto in un grande errore.»‍<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a> Viene poi +a definire la poesia, secondo un concetto tutto scolastico; +dal quale, però, subito si allontana, per seguire idee +più originali. «Il fine della poesia,» egli dice, «è di +persuadere per mezzo di quel sillogismo che chiamasi +esempio, espresso con eleganza di parole, per convincere +e dilettare nello stesso tempo. E perchè la nostra +anima si diletta sovranamente nei cantici e nelle armonie, +così gli antichi trovarono la misura del verso, acciò +con questi mezzi gli uomini fossero più agevolmente +spinti alla virtù. Questa misura, però, non è altro che +una pura forma, ed il poeta può discorrere il suo argomento +<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span> +senza metro e senza verso.‍<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a> Così, infatti, vediamo +nella Sacra Scrittura, nella quale il Signore volle +dare la vera poesia della sapienza, la vera eloquenza dello +spirito di verità; onde essa non trattiene gli animi nella +corteccia della lettera, ma subito li riempie di spirito, +li porta alla essenza del vero, e in modo mirabile pasce +le menti libere dalle terrene vanità. A che giova, infatti, +quella eloquenza che mai non può arrivare al fine proposto? +A che giova la nave dipinta ed ornata, che travaglia +sempre tra i flutti, e giammai non conduce gli +uomini al porto, anzi se ne allontana sempre? O grande +vantaggio delle anime! dilettare le orecchie del popolo, +dare a sè stesso lodi divine, allegare con labbro rotondo +i filosofi, cantare con vana modulazione i carmi dei +poeti, e l’evangelo di Cristo abbandonare o rammentarlo +di rado!»‍<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a> +</p> + +<p> +Dopo avere parlato della poesia in generale, viene +a discorrere dei poeti del suo tempo. «V’è una falsa genía,» +egli dice, «di pretesi poeti, i quali non sanno +fare altro che correre dietro alle orme dei Greci e Romani: +vogliono la medesima forma, lo stesso metro; +invocano i loro medesimi Dei, nè sanno usare altri nomi, +altre parole che quelle usate dagli antichi. Noi siamo +uomini al pari di loro, ed avemmo da Dio uguale facoltà +di dar nome alle cose che vanno ogni giorno mutando. +Ma costoro si resero schiavi degli antichi, in maniera +che non solamente non vogliono parlare contro la loro +usanza; ma neppure vogliono dire ciò che essi non dissero.‍<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a> +E questo non è solamente un falso poetare; ma +<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span> +è anche una peste perniciosissima alla gioventù. Io certo +m’affaticherei a provarlo, se non fosse più chiaro del +sole: l’esperienza che è l’unica maestra delle cose, ha +resi così manifesti agli occhi di tutti i danni che nascono +da questo falso genere di poetare, che è vano ormai fermarsi +a condannarlo.‍<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a> Ma che diremo noi, quando i pagani +stessi condannarono questi poeti? Non fu quel Platone +medesimo che oggi tanto si leva a cielo, colui +che disse necessaria una legge che scacciasse dalle città +questi poeti, i quali coll’esempio e l’autorità di nefandissimi +Dei, col solletico di turpissimi versi, empievano +ogni cosa d’ignominiose libidini e devastazione morale? +Che fanno, adunque, i nostri principi cristiani? Perchè +dissimulano questi mali? Perchè non mettono fuori una +legge che scacci dalle città, non solo questi falsi poeti, +ma anche i loro libri, e quelli degli antichi che discorrono +di cose meretricie, che lodano i falsi Dei? Gran fortuna +sarebbe se questi libri venissero distrutti, e vi rimanessero +solo quelli che incitano a virtù.»‍<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a> +</p> + +<p> +Queste son di quelle parole, sopra cui molti fondarono +le loro accuse contro al Savonarola: ma noi +<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span> +abbiamo già visto più volte, come esse non sono che parole, +e come nel fatto egli teneva carissimi tutti i tesori dell’arte +antica e moderna; sebbene, trascinato qualche volta +nel calore del discorso, sembrasse trascorrere ad una eccessiva +severità. Questo era, però, divenuto scusabile +per la corruzione di que’ tempi, nei quali s’era abbandonata +la vera, la nobile e forte poesia, onde correre +dietro alle oscenità che quasi unicamente si tenevano +in pregio. «Ei vi son pure fra gli antichi;» così continuava +il Savonarola, «di coloro che sdegnarono le cose +turpi, che esaltarono le azioni generose di uomini forti: +costoro bene usarono la poesia, ed io non posso nè debbo +condannarli.‍<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a> Nondimeno, anche questi migliori poeti +pagani vanno studiati dopo una sana e ferma educazione +cattolica. Si sottraggano questi libri dagli occhi dei giovanetti, +sino a che essi non abbiano bevuto il primo latte +dalle dottrine cattoliche, e che queste non sieno bene +impresse nelle loro tenere menti. Non è di poco momento +il cominciare ad avviare i giovanetti in una via +piuttosto che in un’altra; anzi è molto, anzi è tutto, +giacchè il principio è più che la metà delle cose. Per me, +stimo assai meglio avere i Cristiani ornati di buoni costumi +e splendere di minore eloquenza; che vederli, +a cagione della eloquenza, rendersi indegni del nome di +Cristo.»‍<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a> +</p> + +<p> +Viene, finalmente, il Savonarola a considerare la +poesia in rapporto alla religione, e dice: «Quando un +poeta non volesse cantare altro che le lodi della religione, +<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span> +potrebbe certamente riuscirle di decoro: di utile +vero non mai. Lo spirito solo vivifica, la lettera uccide: +l’onore e la gloria che cerca il poeta stanno sempre nell’arte +che adopera, non già nel soggetto che tratta: +come mai potrà egli, in questo modo, essere utile alla +religione, innanzi a cui ogni altro umano interesse +sparisce? L’esempio d’una poverella ignorante e semplice, +che inginocchiata prega fervidamente, reca agli +animi un utile assai maggiore del poeta o del filosofo +che celebrano pomposamente le lodi del Signore: il cuore +di quella è riscaldato dalla fede; la mente di questi è +piena di mondana vanità.»‍<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a> +</p> + +<p> +Di certo, molti potranno trovare questo un modo +soverchiamente esclusivo di considerare le cose: nondimeno, +esso parte da una critica assai più sana di +quello che non si crederebbe a prima giunta. L’arte, +in vero, vive in un mondo suo proprio, nel quale +ritrova il suo fine e basta a sè stessa. Coloro che, +credendo nobilitarla, l’hanno voluta ridurre ad esser +mezzo di un fine morale, politico o religioso, l’hanno +sempre fatta scendere al grado della prosa. Ed infatti, +niun poema, o quadro, o musica restò mai immortale +per lo scopo, quanto si voglia nobile e generoso, che +s’era proposto; mentre parecchi lavori valicarono secoli +di molte civiltà, sebbene si fossero proposto un fine +assai poco lodevole. Onde il Savonarola non ebbe già un +concetto poco adequato dell’arte; egli anzi ne aveva compreso +la vera indole: il suo torto fu, piuttosto, di avere +qualche volta troppo poco considerato quanto la coltura +della mente nobiliti il cuore, e come il mondo dell’arte +sublimi gli animi. Egli, allora, si scagliava con parole +troppo severe contro quella filosofia nella quale era così +<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span> +valente, contro quella poesia che pure aveva tanto amata. +Ma andarono assai lungi dal vero coloro che vollero +crederlo insensibile alla sublime armonia del vero, +all’arcana musica del bello. Chi, infatti, gli diè conforto +e coraggio nelle dure prove della giovanezza, se +non la filosofia? Chi fu confidente de’ suoi primi dolori, +se non la musica e la poesia? I suoi versi attestano +ch’egli non fu indegno cultore di quelle muse, +di cui alcuni lo vorrebbero chiamare cieco dispregiatore. +E se essi non meritano sempre il nome di vera poesia; +non pérdono, però, mai una loro particolare originalità +ed altezza di concetti, che li rende preziosi a conoscere +la nobiltà dell’animo di chi li scrisse: onde noi +veniamo ora a prenderli in esame. +</p> + +<p> +Sebbene questi versi trattino sempre soggetti religiosi, +pure si dividono in due ordini assai diversi, e +confermano singolarmente ciò che il Savonarola aveva +detto intorno all’indole ed ai vari generi della poesia. +Egli scrisse le <i>Canzoni</i> principalmente nella sua giovinezza, +quando ancora non era divenuto estraneo +al mondo, quando amava ardentemente le lettere, e +scriveva solo per dare sfogo alla piena degli affetti interni. +Le <i>Laudi spirituali</i>, che sono in assai maggior +numero, furono scritte in età più matura, con un fine +unicamente religioso, e per combattere i Canti Carnascialeschi, +che avevano allora grandissima voga nel popolo. +In queste <i>Laudi</i>, noi sentiamo subito d’esser fuori +del libero campo dell’arte e della poesia: il metro, la +forma e, quasi, le idee stesse vengono suggerite e determinate +da un’altra poesia colla quale si mettono in +opposizione. L’autore scrive sulla stessa musica dei +Canti Carnascialeschi; ne segue l’andamento, e cerca di +mettere a contrasto con ognuna di quelle bestemmie, +una parola di religione e di fede. E così, postosi volontariamente +<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span> +sopra un letto di Procuste, viene dallo stesso +antagonismo obbligato ad imitare quei versi che sono +poveri d’idee e pieni d’artificiosi concetti; onde è costretto +ad una miserabile industria di parole e di +sofismi. Non è, quindi, da maravigliarsi se in queste +<i>Laudi</i> non si trovi la vera poesia: si potrebbe piuttosto +notare che esse conservano, quasi sempre, una +certa temperanza, un certo decoro e buon senso. +Quando Girolamo Benivieni, poeta al suo tempo famoso, +volle tentare lo stesso genere di poesia,‍<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a> egli balestrò, +assai spesso, non solamente fuori dell’arte, ma +anche del senso comune; e cantando la gioia ed il sollazzo +di divenir pazzo per amor di Gesù,‍<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a> poteva dar +nome di poesia a questi versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">To’ tre once almen di speme,</p> +<p class="i02"> Tre di fede e sei d’amore,</p> +<p class="i02"> Due di pianto, e poni insieme</p> +<p class="i02"> Tutto al foco del timore:</p> +<p class="i01">Fa dipoi bollir tre ore;</p> +<p class="i02"> Premi, in fine, e aggiungi tanto</p> +<p class="i02"> D’umiltade e dolor, quanto</p> +<p class="i02"> Basta a far questa pazzía.‍<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a></p> +</div></div> + +<p> +Vicino a questi versi, le Laudi del Savonarola risplendono +di bellezza: il concetto ne è più semplice, il sentimento +più spontaneo, lo scopo più pratico e morale. Ne riportiamo +una, che fu scritta nello stesso anno in cui si formava +il nuovo governo: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Viva, viva in nostro core</p> +<p class="i01">Cristo re, duce e signore!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ciascun purghi l’intelletto,</p> +<p class="i01">La memoria e volontade,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span></p> +<p class="i01">Del terrestre e vano affetto:</p> +<p class="i01">Arda tutto in caritade,</p> +<p class="i01">Contemplando la bontade</p> +<p class="i01">Di Gesù re di Fiorenza;</p> +<p class="i01">Con digiuni e penitenza</p> +<p class="i01">Si riformi dentro e fore.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Se volete Jesù regni,</p> +<p class="i01">Per sua grazia in vostro core,</p> +<p class="i01">Tutti gli odii e pravi sdegni</p> +<p class="i01">Commutate in dolce amore;</p> +<p class="i01">Discacciando ogni rancore,</p> +<p class="i01">Ciascun prenda in sè la pace:</p> +<p class="i01">Questo è quel che a Gesù piace.</p> +<p class="i01">Su nel Cielo e qui nel core.‍<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a></p> +<p class="i01">. . . . . . . . . . . . . .</p> +</div></div> + +<p> +Parecchie furono le Laudi che scrisse il Savonarola, +ed alcune se ne trovano tuttora inedite: ma queste aggiungono +assai poco al suo nome di poeta; perchè, oltre +ad avere tutti i medesimi difetti delle altre, vi mancò +l’ultima mano dell’autore, e restarono, perciò, incompiute.‍<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a> +</p> + +<p> +Quando, però, il Savonarola abbandona quei vincoli +e quella servitù che il soggetto stesso delle Laudi +gl’imponeva; quando i suoi versi non debbono essere +mezzo e strumento d’uno scopo estraneo alla poesia, e +la voce esce libera e spontanea dal petto suo; allora egli +può dire: «Son poeta anch’io.» Questo gli avvenne +più volte nelle sue Canzoni, scritte quasi tutte nella +prima giovanezza; quando l’animo ancora travagliato +dalle passioni, non era stato rapito in quei celesti diletti +<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span> +che gli fecero soverchiamente disprezzare il mondo. +In quelle <i>De ruina Ecclesiæ</i> e <i>De ruina mundi</i>, noi +già ammirammo una rozza vigoria, ed un poetare, sebbene +trascurato nella forma, pure energico e forte. +In altre Canzoni troviamo, invece, che non manca una +gran delicatezza di sentire, espressa non senza eleganza +di forma; come si può vedere in alcune parti di quella +che incomincia: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Quando il soave e mio fido conforto,</p> +<p class="i02"> Per la pietà della mia stanca vita,</p> +<p class="i02"> Con la sua dolce citara fornita</p> +<p class="i02"> Mi trae dall’onde al suo beato porto,</p> +<p class="i02"> Io sento al core un ragionare accorto.</p> +</div></div> + +<p> +E così nell’altra a Santa Maria Maddalena,‍<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a> nella quale +è descritto, con molto affetto, la Santa che viene rapita +in cielo da Gesù Cristo: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i05"> E tutto il suo cor arde,</p> +<p class="i01">E nell’amor di Dio non si raffrena.</p> +</div></div> + +<p> +Ma per dare un esempio di queste Canzoni, ne portiamo, +per intero, una che fu scritta in lode di Caterina +de’ Vegri, nata l’anno 1463, e canonizzata poi dalla corte +di Roma nel 1724. +</p> + +<p class="pad1 center"> +I. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Anima bella, che le membra sante,</p> +<p class="i02"> Salendo al ciel, abbandonasti in terra,</p> +<p class="i02"> Per far fede fra noi dell’altra vita;</p> +<p class="i02"> Or ch’è fornita pur la lunga guerra,</p> +<p class="i02"> Ove giammai non fusti isbigottita,</p> +<p class="i02"> Nè mai voltasti al Sposo tuo le piante;</p> +<p class="i06"> Sei gita a lui davante</p> +<p class="i02"> Col cor pudico e con la mente pura,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span></p> +<p class="i02"> Per trionfar della tua gran vittoria,</p> +<p class="i06"> In sempiterna gloria,</p> +<p class="i02"> Fuor di quest’aspra e cieca vita dura,</p> +<p class="i02"> Là dove ormai con Cristo sei secura.</p> +</div></div> + +<p class="center"> +II. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Il sacro corpo ben dimostra quanto</p> +<p class="i02"> Esaltata t’ha Iddio nell’alto cielo:</p> +<p class="i02"> È la virtude che fra noi si vede,</p> +<p class="i02"> Spirto gentil, esempio al mondo felo,</p> +<p class="i02"> Fiamma celeste alle coscienze frede,</p> +<p class="i02"> E degli afflitti è refrigerio santo!</p> +<p class="i06"> Chi con devoto pianto</p> +<p class="i02"> A te s’inchina, Vergine beata,</p> +<p class="i02"> Sciolto riman da mille pensier frali;</p> +<p class="i06"> Perchè quanto tu vali</p> +<p class="i02"> Dinanzi a Cristo, o sposa coronata,</p> +<p class="i02"> Il ciel il vede e ’l mondo ove sei nata!</p> +</div></div> + +<p class="center"> +III. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Da mille parti, sol per fama, core</p> +<p class="i02"> Diverse genti a rimirar le membra</p> +<p class="i02"> Che, essendo spente, par che viva ancora,</p> +<p class="i02"> E del suo spirto par che si rimembra.‍<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a></p> +<p class="i02"> Ogn’uomo il vede, quivi ogn’uom l’adora,</p> +<p class="i02"> E pien di maraviglia gli fa onore.</p> +<p class="i06"> Deh! qual selvaggio core</p> +<p class="i02"> Non lacrimasse forte di dolcezza,</p> +<p class="i02"> Vedendo l’opre sante e l’umil viso?</p> +<p class="i06"> Se, adunque, è un paradiso</p> +<p class="i02"> Il corpo al mondo e tanto qui si prezza,</p> +<p class="i02"> Che ha a veder di spirto la bellezza?</p> +<p class="i01">O felice alma, che giammai non torse</p> +<p class="i02"> Il santo piè dal dritto suo cammino,</p> +<p class="i02"> Sempre sprezzando quel che ’l mondo brama!</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span> +</p> + +<p> +Se non andiamo errati, in questa canzone è una +grande delicatezza di squisito ed affettuoso sentire. In +generale, però, è ben vero che volendo giudicare i +componimenti poetici del Savonarola solamente dal +lato dell’arte, dovremmo assai spesso esser molto +severi; perchè v’è una soverchia e continua negligenza +della forma, ed il concetto stesso di rado si +eleva all’altezza d’una vera creazione poetica. Nondimeno, +questa lettura ci accresce sempre la stima dell’autore; +perchè quando la vera poesia manca ne’ suoi +versi, noi la troviamo nel suo cuore; essa non è in +lui disciplina della mente, ma vita e realtà dell’animo. +Trasparisce, è vero, a balzi e di rado; ma pure, +vien fuori tanto più luminosa, quanto meno l’autore +sembra esserne consapevole. +</p> + +<p> +Il Savonarola dettò ancora alcuni componimenti latini, +i quali, sebbene non serbano nessuna misura di verso, +si possono chiamare poesia, in quanto che prendono +a modello i Salmi. In uno di essi egli celebra +le lodi del Signore, e dice: «Io ti cercai per tutto, ma +non ti trovavo. Interrogai la terra: Sei tu il mio Dio? +E mi rispose: Talete s’inganna; io non sono il tuo Dio. +Interrogai l’aria, e mi rispose: Ascendi ancora più alto. +Interrogai il cielo, le stelle, il sole; e mi risposero: Colui +che ci ha fatto dal nulla, quegli è Iddio; esso empie +il cielo e la terra, esso è nel tuo cuore. Io, adunque, o +Signore, ti cercavo lontano, e tu eri vicino. Interrogai +allora gli occhi, se tu eri entrato per essi; e risposero di +non conoscere che i colori. Interrogai l’orecchio, e rispose +di non conoscere che il suono. I sensi, adunque, +non ti conoscono, o Signore; tu sei entrato nell’anima +mia, tu sei nel mio cuore, ed operi in me quando io +faccio le opere di carità.»‍<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a> E così vi è sempre, in ciò che +<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span> +scrive il Savonarola, qualche cosa che lo spinge in alto: +vi è una santa e nobile aspirazione che, rompendo l’involucro +d’una forma spesso ostinatamente ribelle, ci fa +sentire la sua grandezza morale; ed obbliga ciascuno a +riconoscere, che se egli non era sempre poeta, poteva +però esser sempre soggetto d’altissima poesia. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL VOLUME PRIMO. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE DEL VOLUME PRIMO.</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="3" class="center">LIBRO PRIMO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">La gioventù del Savonarola, ed i suoi primi lavori.<br> [1452-1494.]</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td> </td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>Dalla nascita del Savonarola, alla sua entrata nel chiostro.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">Pag. 1</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>Dalla sua entrata nel chiostro, sino alla prima venuta in Firenze.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">21</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>Lorenzo il Magnifico e i Fiorentini del suo tempo.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">37</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Marsilio Ficino e l’Accademia Platonica.</td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">49</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">V.</td> <td>Primo soggiorno in Toscana, viaggio in Lombardia, ritorno a Firenze.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">67</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VI.</td> <td>La filosofia del Savonarola.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-1">84</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VII.</td> <td>I primi opuscoli religiosi del Savonarola, e la sua interpretazione della Bibbia.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-1">101</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VIII.</td> <td>Il Savonarola si dimostra avverso a Lorenzo il Magnifico. Predica sulla prima Epistola di San Giovanni.</td> <td class="pag"><a href="#cap8-1">118</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IX.</td> <td>Morte di Lorenzo de’ Medici e d’Innocenzo VIII; elezione d’Alessandro VI. Viaggio del Savonarola a Bologna: separazione di San Marco dalla Congregazione Lombarda: riforma del Convento.</td> <td class="pag"><a href="#cap9-1">135</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">X.</td> <td>Il Savonarola espone i punti principali della sua dottrina, nell’Avvento del 1493: predice la venuta dei Francesi, nella Quaresima del 1494.</td> <td class="pag"><a href="#cap10-1">159</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">LIBRO SECONDO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">Il Savonarola entra nella vita politica.<br> [1494-1495.]</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td> </td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>La venuta dei Francesi in Italia.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">Pag. 177</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>I Medici sono cacciati da Firenze. Il Savonarola va ambasciatore al campo francese.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">195</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>Sollevamento di Pisa. Entrata di Carlo VIII in Firenze; suo trattato colla repubblica, e partenza.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">211</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Condizione politica di Firenze, dopo la partenza dei Francesi. Il Savonarola propone la forma del nuovo governo.</td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">228</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">V.</td> <td>Formazione del nuovo governo per opera del Savonarola. Si costituisce il Consiglio Maggiore ed il Consiglio degli Ottanta: si riordinano le gravezze, riducendole tutte alla Decima o imposta fondiaria. Discussione nella quale si vince la legge che decreta la pace universale, e l’appello <i>delle sei fave</i>, o sia l’appello dagli Otto al Consiglio Maggiore. Si stabilisce il tribunale della Mercatanzia, o di Commercio: gli Accoppiatori depongono il loro ufficio: i Parlamenti sono aboliti: si fonda il Monte della Pietà. Opinione dei politici italiani sulle riforme operate dal Savonarola.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">252</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VI.</td> <td>Le profezie e gli scritti profetici del Savonarola.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">289</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VII.</td> <td>Vari partiti si cominciano a scorgere in Firenze. Il Savonarola predica nelle feste, <i>sopra i Salmi</i>; nella quaresima, incomincia colle prediche <i>sopra Giobbe</i> la riforma generale dei costumi, ed ottiene grandissimo successo. Conversione di Frà Benedetto.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-2">309</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">LIBRO TERZO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">Il Savonarola in lotta con Roma. Pericoli della Repubblica Fiorentina.<br> [1495-97.]</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td> </td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>Carlo VIII ritorna in Francia. Gli alleati aiutano Piero de’ Medici a tentare il suo ritorno in Firenze. Il Savonarola predica contro la tirannide e contro i Medici: questi vengono respinti.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">Pag. 335</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>Il Savonarola è invitato a Roma con un breve del papa: sua risposta. Un nuovo breve gli sospende la predicazione; ma i Dieci ne ottengono dal papa la revoca. Viene offerto al Savonarola il cappello cardinalizio, ed egli lo rifiuta.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">354</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica la quaresima del 1496.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">377</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Scritti diversi intorno alla dottrina del Savonarola. Lettere che gl’indirizzano vari principi, e sue risposte. Colloquio del Papa coll’ambasciadore fiorentino. Il Savonarola ritorna sul pergamo, e predica nelle feste <i>sopra Rut e Michea</i>.</td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">397</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">V.</td> <td>Strettezze della repubblica, e rovesci nella guerra contro Pisa. Morte di Piero Capponi. Minacce degli Alleati, che chiamano l’imperatore Massimiliano in Italia. Nuovi brevi del papa contro al Savonarola, e sue risposte. La repubblica assediata in Livorno dagl’Imperiali e dagli Alleati. Il Savonarola, intanto, ritorna sul pergamo. Si scampa maravigliosamente da ogni pericolo.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">425</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VI.</td> <td>Francesco Valori, eletto Gonfaloniere, propone delle nuove leggi. Si celebra il carnevale col <i>bruciamento delle vanità</i>. I Frati di San Marco comprano la libreria dei Medici. Idee del Savonarola intorno al bello; sua difesa della poesia; suoi componimenti poetici.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">457</a></td> + </tr> +</table> + +<hr> + +</div> + +<div class="errata"> + +<p class="center large"><b>Errata-corrige.</b></p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td> </td> <td class="center"><i>Errori.</i></td> <td class="center"><i>Correzioni.</i></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. I, pag. 203, nota 1.</td> <td>mutava ogni giorno</td> <td>mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno.</td> + </tr> +</table> + +<hr> + +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span><i>Practica de ægritudinibus; De pulsibus; Canonica de Febribus</i>. +Scrisse anche un trattato d’igiene: <i>Trattato utilissimo di molte regole +per conservare la sanità, dichiarando qual cose sieno utili da +mangiare e quali triste</i>. In Vinegia, 1554.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Frà Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i> MS. Bibl. Magliab., Cl. <span class="smcap lowercase">XXXIV</span>, +cod. 7, nel principio. Di questo amico e discepolo del Savonarola +avremo altrove occasione di parlare. Il <i>Vulnera diligentis</i> è un opuscolo +in cui si difende la vita e la dottrina del Savonarola, e vi si +danno spesso notizie preziose.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Furono: Ognibene, che si dette alle armi; Bartolommeo, di +cui non si conosce bene la professione; Girolamo; Marco, che col +nome di Fra Maurelio vestì poi l’abito di San Marco per le mani +del fratello; Alberto, che si distinse nella medicina. Delle donne, +Beatrice restò sempre nella casa paterna; Chiara invece si maritò, +ma rimasta vedova tornò anch’essa a vivere colla madre ed il fratello +Alberto. Burlamacchi, <i>Vita del Savonarola</i>. Lucca 1764, p. 3. +Questo scrittore fu frate di San Marco, e conobbe il Savonarola: +Gio. Franc. Pico della Mirandola, autore anch’esso d’una vita del Savonarola, +ne fu pure amico ed ammiratore; onde queste due biografie +sono la sorgente principale di tutte le notizie intorno al Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>L’anno preciso è incerto. Il Fossi (<i>Catalogo</i>) dice: «Eius +obitus contigisse videtur circa finem anni 1461, vel tardius.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Jo. Franc. Pici, <i>Vita</i> ec.; Parisiis 1674, p. 9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Frà Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i>, MS. lib. I, cap. VIII. Burlamacchi, +<i>Vita</i> ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Tanti almeno gliene dánno gli storici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Muratori, <i>Antichità Estensi</i>; Sismondi, <i>Hist. des Répub. Ital</i>., +chap. <span class="smcap lowercase">LXXVIII</span>; Litta, <i>Famiglie italiane</i>; Tiraboschi, <i>Storia della +Letteratura</i>, tomo VI, cap. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Lettera al padre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Il Meier ha stampato invece <i>chi</i>; meglio forse per la grammatica, +ma non è secondo l’originale. A questo autore si deve però +l’onore di avere il primo pubblicate le poesie del Savonarola, nell’appendice +alla sua pregevolissima biografia dello stesso; lavoro +quasi non conosciuto in Italia. <i>Girolamo Savonarola aus grossen +Theils handschriftlichen Quellen dargestellt von Fr. Karl Meier; +Berlin 1836</i>. Per le poesie del Savonarola, vedi l’edizione di Firenze +1847.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Burlamacchi, p. 5; Jo. Franc. Pici, <i>Vita</i> etc., p. 9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Questo amore del Savonarola, lungo tempo sconosciuto, vien +raccontato da frà Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i>, MS. lib. I, Cap. IX. +Ed anche qui dobbiamo rendere giustizia al Meier, che è stato primo a +servirsi e valutare l’importanza di questi scritti di frà Benedetto; sebbene +assai più tardi furono ritrovati in Italia, e fatti conoscere come +cosa nuova da chi non avea letto il Meier.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>Nella medesima poesia, <i>De ruina mundi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>Vedi la lettera del Savonarola al padre, della quale or ora +parleremo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span>Il Savonarola stesso riferisce questo fatto nelle sue prediche, +dicendo che <i>una parola</i> gli rimase così fortemente impressa nel cuore, +da non poterla mai più dimenticare, e dopo un anno era frate. Su +questa parola però egli tenne sempre un segreto quasi misterioso, e +non volle dirla neppure ai suoi più intimi amici. Vedi Pico, Burlamacchi, +Fra Benedetto ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span>Lettera al padre, come sopra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span>Fra Benedetto, <i>Vulnera diligentis</i>, lib. I, cap. X.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>Questa lettera è riportata testualmente da tutti i biografi, +ma da tutti scorrettamente. Il conte Carlo Capponi, avendone trovato +l’autografo, ha potuto restituirla alla sua vera lezione in un +opuscolo pubblicato in occasione delle nozze di suo fratello. Noi la +daremo nell’epistolario del Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>Noi daremo nell’Appendice questo scritto, fino ad ora non +solo inedito, ma creduto inevitabilmente perduto. Il Signor Aquarone, +in una biografia dei Savonarola che va pubblicando in Piemonte, +crede che l’operetta <i>Sul dispregio del mondo</i> non sia altro +che una poesia, la quale trovasi nella Magliab., Classe VII, cod. 365. +Ma il MS. posseduto dal Gondi toglie ogni dubbio, perchè vi si trova +scritto: «Ricordo come alli 24 aprile, che fu il dì di San Giorgio +del 1475, Gerº mio figlio studente nell’arte (intendi della medicina), +si partì di casa e andò a Bologna, et entrò nelli frati di +San Domenico per stare et essere frate, e lassome a mi Nicolò +della Savonarola suo padre, le imp<sup>te</sup> confortationi per mio contento.» +Questo scritto insieme colla lettera mandata dal Savonarola +al padre, restarono nella sua famiglia sino al 1604, quando uno dei +Gondi, sempre devotissimi alla memoria del frate, chiese a Marco +Savonarola di vederli. Questi li accompagnò con una lettera, dicendo +che li mandava colle lacrime agli occhi, e si raccomandava +che fossero rimandati a posta corrente. Ma tanto la lettera al padre, +che pare sia l’autografo stesso, come lo scritto sul <i>Dispregio del +mondo</i>, che è una copia antica, rimasero sempre appresso i Gondi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span>Anche questa lettera è inedita (nella bibl. Riccardiana), e +sarà da noi pubblicata nell’epistolario.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>Oltre del Pico e del Burlamacchi, frà Benedetto descrive minutamente +la figura del Savonarola, tanto nel suo <i>Vulnera diligentis</i>, +quanto nel <i>Cedrus Libani</i>, poemetto scritto in onore del Savonarola, +citato la prima volta dal Meier, pubblicato poi dal Padre Marchese +nell’Archivio Storico. Oltre di ciò, vi sono del Savonarola tre ritratti, +notevoli anche come bei lavori di arte. Uno di essi trovasi nella +Galleria degli Uffizi, ed è una mirabile incisione in corniola, fatta da +Giovanni delle Corniole; un altro fu dipinto da frà Bartolommeo +sotto le immagini di San Pietro martire, forse per essere stato lavorato +dopo la morte del Savonarola, e trovasi nell’Accademia di +Belle Arti in Firenze; un terzo finalmente, anche dipinto da fra +Bartolommeo, è posseduto dal Signor Ermolao Rubieri. Questi tre +ritratti lo rappresentano sotto tre diversi aspetti. Nel primo è scolpita +la fierezza dell’oratore che fulmina i vizi, e profetizza la rovina +d’Italia: la sua faccia è concitata, il suo occhio quasi fiammeggia. Nel +secondo è dipinta tutta la bontà e dolcezza del martire: nel terzo +è il santo rapito alla contemplazione delle cose celesti. Si potrebbero +citare moltissimi altri ritratti; ma non così autentici, nè di +contemporanei. Vogliamo però rammentare una vecchia tavola che +si trova in San Marco, la quale, sebbene assai sciupata e senza alcun +merito d’arte, non manca d’una certa forza d’espressione. Tutti +i ritratti dipingono il Savonarola col cappuccio in testa, eccettuatone +solo quello dell’Accademia di Belle Arti, nel quale +si vede che il giro del suo cranio mancava verso il vertice: +ragione, secondo alcuni, che gli facea portar sempre il capo +coperto. Diremo altrove delle molte medaglie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span><i>Poesie del Savonarola</i>. Canzone II, col comento dello stesso +autore. Firenze 1847.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>Jacopo Ammannati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span>Sismondi, chap. LXXXIII; Muratori, <i>Antichità Estensi</i>, nella +vita del Duca Ercole I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span>Vedi Sismondi, Leo, ec.; Steph. Infessuræ, <i>Diarium Curiæ +Romæ</i>, in Jo. Ge. Eccardi, <i>Corpus historicorum medii ævi</i>, tomo II. +Lipsia 1723; Platina <i>de Vitis Pontificum</i>, Basil. 1529. Vedi anche +Rudelbach, <i>H. Savonarola und seine Zeit, aus den Quellen dargestellt. +Hamburg. 1835. Einleitung: die Signatur des fünfzehnten Jahrhunderts. +1. Pabstmacht</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span>A. Politiani, <i>De Pactiana conjuratione historia sive commentarium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span><i>Lettera</i> alla madre, scritta da Pavia il dì della conversione +di San Paolo 1490. Lo stesso ripetè spessissimo nelle sue prediche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>Vedi Tiraboschi, <i>Storia della Letteratura</i>, ove parla degli oratori +sacri del secolo XV. Vedi anche i sermoni di Frà Paolo Attavanti, +che dal Ficino fu paragonato ad Orfeo; e quelli di Frà Roberto +da Lecce, il più famoso discepolo di San Bernardino. Questi però +avea avuto una grandissima semplicità ed ingenuità, della quale +s’era già perduta ogni traccia nel cadere del secolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span>Burlamacchi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span>Sismondi, cap. LXXXVIII.; Leo, lib. V, § VII.; Steph. +Infessuræ <i>Diarium</i> etc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span>Padre Vincenzo Marchese, <i>Storia di San Marco</i>, Libro I. +Firenze, Le Monnier, 1855. In questo lavoro, scritto con molta eleganza +di stile e con uguale diligenza e precisione, si trova un gran +numero di notizie tanto sul convento, come sulla vita di Sant’Antonino. +Chi volesse ancora più minuti particolari, veda: la <i>Summa +historialis</i>, o <i>Chronicon</i> dello stesso santo, con le aggiunte del +P. Pietro Maturo gesuita. <i>Lugduni</i> etc. <i>ap. Junctas</i>, 1585 e 86, +vol. III.; Castiglioni, Vita di Sant’Antonino. Ciò che riguarda le +istituzioni di beneficenza, può vedersi più minutamente nel Passerini, +<i>Storia degl’Istituti di Beneficenza in Firenze</i>. Vedi anche Richa, <i>Notizie +storiche delle chiese di Firenze; Annales Conventus S. Marci</i>; +Fabroni, <i>Vita Magni Cosmi Medicei</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Nacque nel 1448, governò dal 1469 al 1492. Noi non istaremo +ad empiere questo capitolo d’inutili citazioni. Sono troppo noti gli +autori che parlano di Lorenzo de’ Medici, perchè vi sia bisogno di +citare i loro nomi. Diremo solamente che il Roscoe (<i>The life of Lorenzo +de’ Medici</i>), a cui tutti ricorrono, si è la guida meno sicura +che vi sia. Varrebbe assai meglio rivolgersi al Fabroni (<i>Vita Laurentii +Medicis</i>), che il Roscoe ha quasi saccheggiato, così nel testo +come nell’appendice. Lorenzo dei Medici va studiato innanzi tutto +nei suoi scritti (<i>Poesie di Lorenzo de’ Medici</i>, Firenze 1825, 4 vol. +in-4; <i>Canti Carnascialeschi</i>, nella collezione del 1750), e nelle molte +opere dei contemporanei che scrissero liberamente, e non per corteggiarlo. +Non poca luce sulla vita di Cosimo e di Lorenzo dei Medici +dànno le <i>Opere inedite</i> del Guicciardini, che si vanno ora pubblicando +in Firenze, per cura dei conti Guicciardini, con le illustrazioni +di Giuseppe Canestrini. Vedi specialmente il Dialogo sul <i>Reggimento +di Firenze</i>, nel 2º vol. Anche alcuni dei <i>discorsi</i> di Iacopo Nardi, +che si trovano inediti nella Riccardiana (Cod. 2022), possono servire +di conferma a tutti i nostri giudizi sul dominio dei Medici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span><i>Ancora che fosse nelle cose veneree maravigliosamente involto.</i> +Machiavelli, <i>Istorie fiorentine</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span>Poesie di Franco Sacchetti, Canzone IV; nei <i>Lirici Italiani</i>, +Firenze 1839.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>Fra questi, il famoso Pico della Mirandola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span>Cosimo tornò dall’esilio l’anno 1434; Lorenzo, come abbiamo +detto, non cominciò a dominare che nel 1469.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span>Vedi il Guicciardini, <i>Del reggimento di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span>Chi volesse, potrebbe nel Sismondi trovare l’elenco dei moltissimi +cittadini fatti da Lorenzo condannare a morte per causa politica: +la più parte erano di nobili famiglie. Vedi anche il Guicciardini, +<i>Del reggimento di Firenze</i>, pag. 43 e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>A questo proposito, citeremo un lavoro pubblicato recentemente +in Inghilterra: <i>The life of Michael Angelo Buonarroti, also +Memoirs of Savonarola, Raphael and Vittoria Colonna</i> by John +S. Harford; in two volumes, London 1857. Questo lavoro contiene +molte notizie su quei tempi; ma sebbene l’autore professi idee politiche +diverse da quelle del Roscoe, pure ne segue i giudizi letterari. +Conviene che Lorenzo era un tiranno; vorrebbe però darcelo pel +più gran poeta del suo tempo, e pel restauratore delle arti belle!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span>Su questo, niuno può essere giudice migliore di Giacomo Leopardi, +il quale nel suo <i>Discorso in proposito di una orazione greca +di G. G. Pletone, e traduzione della medesima</i>, dice che i suoi scritti +sono dettati «con tanta copia e gravità di sentenze, con tal sanità, +con tal forza, con tal nobiltà di stile, tanta purità, tanta +finezza di lingua, che leggendoli, presso che si direbbe non +mancare a Gemisto ad essere uguale ai grandi scrittori greci, +di quegli antichi, se non l’essere antico. E questo fu anco il +parere dei dotti della sua nazione in quel secolo.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span>Tiraboschi, <i>Storia della letteratura</i>. Bruckeri, <i>Historia philosophiæ</i>; +Lipsia 1743.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span>Basilea 1574. Una copia se ne trova nella Marucelliana di +Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>Detto anche <i>Gennadius</i>. La sua risposta trovasi manoscritta +nella biblioteca imperiale a Parigi. Tutta questa contesa filosofica leggesi +assai minutamente illustrata nelle <i>Mémoires de l’Académie des +inscriptions</i>, vol. II, p. 715, <i>Querelles des philosophes du XV<sup>e</sup> siècle</i>, par +M. Boivin le Cadet. Vedi anche Bruckeri, <i>Historia philosophiæ</i>; Lipsia +1743, vol. 4, cap. II e III: Leonis Allatii, <i>De Georgiis et eorum +scriptis diatriba</i> (parla di Giorgio Gemisto, Giorgio Scolario e +Giorgio da Trebisonda o Trapezunzio), in Alberti Fabricii <i>Bibliotheca +Græca</i>, vol. X; Hamburgi 1721.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>Conosciuto tra noi anche col nome di Giorgio da Trebisonda, +per la patria dei genitori. Egli era nato a Creta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span><i>Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis</i>; Venet. +1523.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Egli mandò fuori due scritti: nell’uno, Bessarionis Card. +Sabini, Patriarchæ costantinopolitani, <i>De naturâ et arte, adversus +Georgium Trapezuntium cretensem</i>, raccontò tutta la storia della +lite; nell’altro, <i>In Calumniatorem Platonis</i>, discusse lungamente +la quistione filosofica. Nella bella edizione in foglio di quest’opera +(Venetiis, in ædibus Aldi et Andreæ Soceri MDXVI), il primo +scritto vi è aggiunto e pubblicato come ultimo libro della stessa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span>Così chiamavasi l’Aristotele nell’originale greco, a differenza +di quello che s’era conosciuto solo per mezzo dei commentatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span>Gemisti Pletonis, <i>De platonicæ atque aristotelicæ philosophiæ +differentiâ</i>: Bessarionis, <i>In calumniatorem Platonis</i>: Trapezuntii, +<i>Comparationes philosophorum Aristotelis et Platonis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span>L’origine di questa Accademia trovasi dai Ficino stesso narrata +nella lettera dedicatoria premessa alla sua traduzione latina +di Plotino. Vedi Ficini <i>Opera</i>; Basileæ, 1576 in fol.º, vol. II, p. 1320.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span>Fra queste è da menzionare l’opera <i>De legibus</i>, nella quale +erano esposte le sue opinioni religiose.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Giacomo Leopardi, nel suo <i>Discorso</i> sopra citato, cerca di +rivendicarne il nome. «Tace la fama al presente di Giorgio Gemisto +Pletone costantinopolitano; non per altra causa se non +che la celebrità degli uomini, siccome, possiamo dire, ogni +cosa nostra, dipende più da fortuna che da ragione...... +Certo è che Gemisto fu de’ maggiori ingegni e più pellegrini del +tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. Visse onorato dalla +patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria ed al nome greco +(o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto caro in Italia....; +ed ebbe una splendidissima riputazione in questa sua +nuova patria, e medesimamente nelle altre parti d’Europa, per +quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere». È +singolare però, che il Leopardi, così dotto nelle cose greche e +così preciso in tutto ciò che dice, cada qui in due errori; chiamando +il Gemisto costantinopolitano, quando egli era del Peloponneso; +e facendolo venire in Italia dopo la caduta di Costantinopoli, +quando egli era già morto nel 1451, cioè due anni prima +della presa di quella città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>In età più matura condannò queste opere alle fiamme.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span>Il Gibbon, <i>Decline and fall</i> etc., osservò con molto acume: +«So equal, yet so opposite are the merits of Plato and Aristotle, +that they may be balanced in endless controversy; but some +sparke of freedom may be produced by the collision of adverse +servitude». Tutta la fine del cap. LXVI di quest’opera è piena di +notizie ed osservazioni importanti sul carattere e la dottrina dei +Greci che vennero in Italia. Vedi anche Meier, <i>Savonarola</i> etc.; +Zweit: Kap: Ueberblick des Wissenschaftlichen und politischen +Lebens in Florenz unter den Mediceern.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span><i>Della religione cristiana</i>. In Fiorenza, presso i Giunti 1568.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span>Bruckeri, <i>Hist.</i> ec.; Marsilii Ficini <i>Vita, auctore Johanne +Corsio</i>, pubblicata da Ang. Mar. Bandini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span>Marsili Ficini, <i>Opera</i>; Basilea, vol. 2 in fol.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span>Ficini, <i>Epistolæ</i>, lib. III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span>Lugduni 1567. — È la parte principale della sua opera <i>De vita</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span><i>Commento alla Divina Commedia</i>: Firenze, per Niccolò de +la Magna 1481. Vedi propriamente il luogo ove interpetra il +Veltro allegorico. È singolare che Lutero sia nato proprio nel +mese di novembre del 1483 o 84, essendovi dubbio sull’anno +preciso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note60"> +<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.  </span><i>Discorsi</i>, lib. I, cap. LVI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note61"> +<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.  </span><i>Ricordi politici e civili</i>, Ricordo CCXI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note62"> +<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.  </span>Questa esposizione della dottrina del Ficino è cavata principalmente +dalla sua <i>Theologia platonica</i>. Vedi Ficini <i>Opera</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note63"> +<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.  </span>Molti sono gli autori che parlano dell’Accademia. Il Ficino +stesso ne discorre più volte nelle lettere e nelle sue opere. Vedi +anche <i>Ficini Vita, auctore Corsio</i>. Ne discorrono quasi tutte le storie +letterarie e filosofiche d’Italia; e così il Fabroni, il Roscoe, il Gibbon: +ed ultimamente il sig. Harford, nella sua opera più sopra citata +(<i>Life of Mich. Ang. Buonarroti</i> etc.; London 1858, vol. 2), ha +scritto sull’Accademia Platonica alcune pagine che, senza aver nulla +di veramente nuovo, hanno il grandissimo merito di non essere la +solita ripetizione del Roscoe e del Tiraboschi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note64"> +<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.  </span>Il Cardinal Bembo scriveva al Sadoleto: «Non leggere le Epistole +di San Paolo, chè quel barbaro stile non ti corrompa il gusto; +lascia da banda queste baie indegne di uomo grave.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note65"> +<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.  </span><i>Politiani Epistolæ</i>, Lugduni, 1533, vol. 2. — Vedi lettera a +Tristano Calco scritta nell’aprile 1489, vol. I, pag. 116. Questa lettera +è stata citata dal Villemain (<i>Cours de Littér. au moyen-âge</i>) ed +anche dal Guizot; ma, con manifesto errore, essi riferiscono al Savonarola +ciò che il Poliziano dice del Gennazzano, nominandolo +espressamente fin dal principio della lettera. — Vedi Niccolò Valori, +<i>Vita Laurentii Medicis</i>: il Quetif anche dà, nel 2º vol., parecchie +notizie sul Gennazzano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note66"> +<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.  </span>Non conosciamo di lui alcuna raccolta di prediche, nè a +stampa nè manoscritte. Vien citato un suo Sermone fatto a papa +Innocenzo VIII e stampato a Roma; ma è divenuto rarissimo. Nella +Vaticana ne esiste una copia, o almeno si trova citata nei cataloghi: +malgrado però molte ricerche, non potemmo ritrovarla.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note67"> +<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.  </span><i>Epistola</i> di Girolamo Benivieni a Clemente VII, in difesa +della dottrina e profezie del Savonarola. MS. riccardiano, cod. 2022.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note68"> +<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.  </span><i>Processo a stampa.</i> — I processi del Savonarola son due: uno +è quello stampato nel sec. XV e dipoi dal Baluzio; l’altro fu da noi +ritrovato, ed avremo occasione di parlarne più a lungo. — Vedi +anche Padre Marchese, pag. 118; Burlamacchi; Frà Benedetto, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note69"> +<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.  </span><i>Lauda composta l’anno 1484</i>; Poesia VIII, nell’edizione fiorentina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note70"> +<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.  </span>In quanto alla cronologia della Vita del Savonarola, noi dobbiamo +rendere il debito onore al Padre Marchese, che nella sua +<i>Storia di San Marco</i> l’ha con molta diligenza riordinata, correggendo +non pochi errori ch’erano incorsi negli altri biografi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note71"> +<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.  </span>Nel <i>Compendium revelationum</i> e nei suoi Sermoni del 97 e 98, si +trova più volte ripetuta la storia della sua predicazione. Vedi anche +il <i>Processo</i>, la <i>Lettera</i> del Benivieni, il Burlamacchi, Frà Benedetto, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note72"> +<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.  </span>Jo. Francisci Pici, <i>Vita</i> ec. Nel cap. V di questa biografia, è +minutamente esposto come il Savonarola trovasse nella Bibbia le +prime ragioni che gli persuasero i futuri flagelli dell’Italia e della +Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note73"> +<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.  </span>Pico, Burlamacchi, Marchese ec. Vedi anche Barsanti, <i>Della +Storia</i> del Padre Girolamo Savonarola da Ferrara; Livorno 1787. +Questa biografia, pubblicata senza nome d’autore, sebbene sia fatta +su quelle del Burlamacchi e del Pico, è pure preziosa, perchè ci dà +moltissimi brani delle <i>Giornate</i> di Lorenzo Violi, manoscritto importantissimo +che si è perduto. Pare che questo codice del Violi, +conservato a tempo del Barsanti dalle Suore di Santa Caterina, +venisse venduto, non ha molti anni, al libraio Molini, e da lui fosse +rivenduto probabilmente a qualche inglese; onde se ne è perduta +ogni traccia. Citeremo qui anche la biografia scritta dal Razzi, altra +compilazione, ma di minore importanza, che trovasi MS. in molte +biblioteche. Il Razzi ha raccolto pure molti scritti apologetici intorno +al Savonarola, e ci ha lasciato un compendio abbastanza esteso +di tutte le <i>Giornate</i> del Violi. Vedi Cod. riccard. 2012.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note74"> +<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.  </span>Burlamacchi, Barsanti, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note75"> +<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.  </span>Zio di quel Giov. Francesco Pico della Mirandola, che scrisse +la Vita del Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note76"> +<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.  </span>Jo. Pici, <i>Opera</i>; Basil. vol. 2, in fol. — La sua filosofia non era +altro che una fiacca imitazione del Ficino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note77"> +<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.  </span><i>Lettera</i> a Lorenzo de’ Medici: Idibus Julii 1484. Eran parecchi +allora quelli che facevano pochissimo conto della poesia di Dante.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note78"> +<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.  </span>Gli scrittori che parlano di Pico della Mirandola sono moltissimi; +ma il vero giudizio intorno al suo ingegno si potrà cavare solo +dalla lettura dei due grossi volumi in foglio delle sue opere, che +versano sopra i soggetti più svariati, non di rado con molta leggerezza, +ma sempre con un amore del vero ardente e sincero. +Fra i moltissimi che ragionano di lui, vogliamo citare una miscellanea +storica, che dà molte notizie esatte e ben raccolte intorno al +Poliziano, al Pico e a molti altri, e fu pubblicata a Manchester nel 1805 +dal Rev. W. Pair Greswell.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note79"> +<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.  </span>Burlamacchi, Pico, Barsanti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note80"> +<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.  </span>Ripetiamo un’altra volta che la cronologia di questi viaggi +del Savonarola, è stata ordinata tutta dalle ricerche del Padre Marchese: +<i>Storia di San Marco</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note81"> +<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.  </span>Padre Marchese, <i>Lettere inedite del Savonarola</i>. Lettera I, +<i>scritta in Pavia, in fretta, il dì de la conversione di San Paulo Apostolo, +1490</i>. Ne abbiamo riportato solo il senso, avvicinandoci però +alle parole del testo, per quanto era possibile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note82"> +<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.  </span>Che il Savonarola sia venuto in Firenze la seconda volta, pregato +da Lorenzo, il quale fu dal Pico indotto a chiamarlo, è un fatto +che viene narrato in tutte le biografie antiche e moderne. Il signor +Perrens (<i>Jérôme Savonarole, sa vie, ses prédications, ses écrits</i>; +Paris 1853, vol. 2.), fondandosi sopra un MS. che egli medesimo +confessa essere una cattiva parafrasi del Burlamacchi, anzi una +copia con qualche giunta fatta ad arbitrio, nega il fatto. Ma ognuno +deve seguir l’originale, piuttosto che una cattiva copia, la quale +si trova in contradizione con tutte le altre biografie. Neppure può +aver forza l’altra ragione addotta dal signor Perrens, che scorse +cioè troppo tempo dal Capitolo di Reggio alla venuta del Savonarola +in Firenze, e che Lorenzo era uso di esser subito obbedito. +Potè il Pico non andar subito a Firenze, potè Lorenzo non prendere +la cosa con calore; ed in ogni caso, un frate non dipendeva direttamente +dai suoi ordini. Vedi Burlamacchi, p. 15; Barsanti, p. 20; +Marchese, p. 25; ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note83"> +<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.  </span>Come abbiam detto più sopra, la storia della predicazione +trovasi non solamente nei biografi, ma si può con maggiore esattezza +cavar tutta dal <i>Compendio di Rivelazione</i>, e da alcune prediche +del Savonarola che avremo più tardi occasione di citare. Non +poche notizie ci han dato ancora il processo a stampa e quello da noi +scoperto, oltre la lettera del Benivieni e le opere di Frà Benedetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note84"> +<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.  </span>Capitolo IV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note85"> +<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.  </span>Campanella, <i>Metaphysica</i>; Parisiis 1638: si trova nella Magliabechiana. +Nella Riccardiana e nella Marucelliana si trovano la più parte +delle altre opere del Campanella. Il Baldacchini di Napoli ne ha +scritto una biografia assai diligente; il D’Ancona ne ha pubblicato le +opere politiche (Torino 1851), precedute da una biografia, in cui sono +notizie importanti. Egli ha però tralasciato di pubblicare e di esaminare +la <i>Monarchia Messianica</i>; cosa che non sappiamo approvare, perchè +in quest’opera si trova il complemento di tutto il sistema politico +dell’autore. Avendo pubblicato la <i>Monarchia Spagnuola</i>, in cui l’Italia +vien sottomessa a Spagna, bisognava pubblicare l’altra opera, in +cui Spagna è sottomessa a Roma, che rimane, secondo il Campanella, +capo del mondo. Quanto al sistema filosofico, si può vedere +ciò che ne dice il Mamiani nel suo <i>Rinnovamento</i>; quello che ne discorre +lo Spaventa nei suoi dotti articoli pubblicati nel <i>Cimento</i>, rivista +piemontese; e l’esame assai minuto che ne ha fatto il Ritter, +<i>Geschichte der Philosophie</i>; Hamburg 1841-52.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note86"> +<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.  </span>Il Padre Marchese, <i>Storia di San Marco</i>, pag. 164, volle notare +una somiglianza fra le idee politiche del Savonarola e del Campanella, +paragonando la <i>Città del Sole</i> col trattato del <i>Reggimento di +Firenze</i>. Ma le idee politiche dei due frati erano, come vedremo, +molto diverse: oltre di che, nella <i>Città del Sole</i> trovasi l’<i>utopia</i> del +Campanella, e non già il sistema ch’egli voleva veramente mettere in +pratica; quindi mal si paragona al <i>Reggimento di Firenze</i>. Ma di ciò altrove. +Quanto poi alle opere filosofiche, il Marchese (pag. 104) dice: +«Abbiamo pertanto in questo compendio un sunto di tutti gli scritti, +comechè svariatissimi, dello Stagirita.» — Il Meier, così diligente +nell’esaminare le opere del Savonarola, non dice altro, che: «Aristoteles +bildet natürlich die Grundlage, doch zeicht sich bei haüfiger +Berücksichtung des Thomas von Aquino, auch eigenes Urtheil +und Kritik. Der Stil ist meistens leicht, und ein Streben nach +Klarbeit und Bestimmtheit nicht zu verkennen.» (<i>Savonarola</i> ec., +Erst. Kap., s. 25.) — Anche il Poli, nelle sue addizioni al Tennemann, +avea notato quest’ordine e chiarezza del Savonarola. — Il +Rudelbach si occupa solo di cercare le idee protestanti, e quindi tralascia +affatto gli scritti filosofici. — Il signor Perrens ha il merito di +aver preso in considerazione questi scritti; ma egli, secondo il suo +costume, ne traduce dei brani, senza occuparsi di giudicare l’insieme +delle dottrine. Esprime non pertanto la sua opinione in +queste parole: «Ces écrits sont, pour ainsi dire, des catéchismes +sans prétension. <i>L’auteur n’y met rien du sien</i>.» (Vol. II, pag. 308.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note87"> +<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.  </span><i>Aristotelis pene omnia opera, et Platonis abreviati.</i> Nell’Appendice +daremo questo catalogo, <i>De operibus viri divini non impressis</i>, +da noi trovato in una biografia latina del Savonarola, MS. passato +dal Convento di San Marco alla Magliabechiana, I, VII, 28. Nel Convento +di San Marco a Firenze è una Miscellanea ms. di molte cose +relative al Savonarola, nella quale si parla anche di varie opere +inedite, e di moltissimi autografi del Savonarola, ora smarriti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note88"> +<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.  </span>Venetiis, apud Juntas, 1542. Un’altra edizione ne fu fatta a Vittemberga, +nel 1596. Non sappiamo quali sieno tutte le edizioni più +antiche. Nella Magliabechiana di Firenze trovasene una della Logica: +<i>Impressum Pisciæ MCCCCLXXXXII. die XV Augusti, ad laudem individuæ +Trinitatis</i>. L’Audin cita un’edizione del sec. XV, S. L. A, +dell’opuscolo: <i>De omnium scientiarum divisione</i> ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note89"> +<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.  </span>Lib. I. 17. «In omni doctrina a notioribus nobis est incipiendum. +Sic enim facilior est disciplina, quia faciliter magis nota +ducunt in cognitionem earum quæ sunt nobis ignota vel minus +nota, quae tamen sunt <i>secundum naturam notiora</i>.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note90"> +<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.  </span>«Homo autem potest facere talem collationem: ratio enim hominis +inferior, est collativa singularium et intentionum individualium; +unde ex multis memoriis unius rei colligit experimentum. +<i>Ex multis autem experimentis fit universalis quadam acceptio de +omnibus similibus.</i>» Lib. I, 28.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note91"> +<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.  </span>Lib. I, 6, 7, 8, 9, 10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note92"> +<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.  </span>«Illa pars huius scientiæ quæ est de substantia sensibili, prior +est ea quæ est de insensibili (qui sta per <i>suprasensibili</i>) ordine doctrinæ.» +Lib. I, 28.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note93"> +<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.  </span>L. XIV, 7. «Intellectus agens est virtus animæ. In anima est +virtus quædam, per quam anima se ipsam possit reducere in +actum intelligendi: hoc autem fit per hoc, quod sensibilia fiunt +acta intelligibilia; quod nullo modo fit nisi a conditionibus individuantibus +abstrahuntur et fiunt universalia; conditiones autem +individuantes per phantasmata intellectui afferuntur, seu appropinquantur, +et per virtutem intellectus agentis similitudo universalis +resultat in intellectu possibili.» <i>Logica</i>, Lib. XIV, 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note94"> +<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.  </span>«Omnis doctrina et omnis disciplina intellectiva fit ex præexistenti +cognitione. Primum quidem, omnis cognitio intellectiva +fit præexistenti cognitione sensus. Per sensum enim acquirimus +cognitionem in intellectu. Quædam igitur intellectus, <i>absque +discursu et absque doctore, mediantibus sensibus cognoscit</i>; +sed doctrinam et disciplinam acquirens, vel per se ipsum vel per +alterum habere non potest sine <i>præexistenti cognitione intellectiva</i>. +Si enim omnino nihil cognosceret, esset in pura potentia ad cognitionem, +et ideo se ipsum non posset in actum cognitionis reducere, +nec per alterum reduci posset.» <i>Logica</i>, Lib. VIII, 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note95"> +<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.  </span>Comp. Phil. L. I, 13. «Cognitio veritatis partim facilis, partim +difficilis. Facilis quidem est, quia nullus ita expers veritatis +quin aliquid cognoscat; et licet unus solus parum apponat ad veritatem, +tamen facile est ut multi faciant magnam veritatis aggregationem, +et maxime quia nullus est qui erret circa prima principia, +juxta proverbium: in foribus quis aberret? Difficilis autem +est, quia <i>difficilis est composita resolvendo usque ad ultimas causas, +et componentia usque ad compositionem perfectam reducere</i>.» +Lib. I, 13. Vedi anche Lib. I, 17, 18; L. II, 4; Logica Lib. VIII, 6, 7, 8. +Dai brani che abbiamo citati, il lettore può facilmente vedere come il +linguaggio, la forma e molte idee sieno tutte aristoteliche, e come +malgrado ciò l’insieme della dottrina sia nuovo ed originale. Bisogna +anche riflettere che, dando lezione a novizi, il Savonarola era forzato +a prendere quella forma; giacchè nei chiostri allora, e per molti +secoli dipoi, non si è insegnato altra filosofia che la Scolastica. Oggi +gli studi vi sono decaduti e non vi fiorisce che la teologia; ma essa, +come ognun sa, si veste ancora della forma scolastica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note96"> +<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.  </span><i>Comp. Phil. Mor.</i>, Lib. I, 25.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note97"> +<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.  </span>Idem. Lib. I, 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note98"> +<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.  </span>Idem, Lib. III, 23.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note99"> +<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.  </span>Sebbene siasi da alcuni levata a cielo la divisione delle scienze +fatta da Tommaso Campanella, essa è quasi identica con quella del +Savonarola, e in fondo non differiscono quasi punto da quella degli scolastici. +È ben vero che qualche volta si trovano nel Campanella idee +che farebbero supporre una divisione secondo principii assai più +alti; ma sono idee che rimangono solo accennate, e spesso anche contraddette. +Il quadro seguente darà la divisione delle scienze secondo +il Savonarola, accennando ove il Campanella differisce. Aggiungiamo +solo, che essi sono in perfetto accordo intorno alle idee sull’importanza +e natura della teologia. +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td rowspan="6" class="mezz btl bb">FILOSOFIA UNIVERSALE</td> <td rowspan="2" class="mezz btl">REALE</td> <td rowspan="2" class="mezz btl">PRATICA</td> <td colspan="2" class="btl br">MECCANICA</td> + </tr> + <tr> + <td class="btl mezz">MORALE</td> <td class="btl br"><i>Etica, Economica, Politica.</i><br> Di questi 3 trattati, il Campanella ne fa un solo in tre parti.</td> + </tr> + <tr> + <td rowspan="4" class="mezz btl bb">RAZIONALE</td> <td rowspan="4" class="mezz btl bb">SPECULATIVA</td> <td class="btl mezz">FILOSOFIA NATURALE</td> <td class="btl br">Campanella: <i>De sensu rerum, De rerum natura.</i></td> + </tr> + <tr> + <td class="btl mezz">MATEMATICA</td> <td class="btl br">Campanella: <i>Astrologicorum.</i></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="btl br">METAFISICA</td> + </tr> + <tr> + <td class="btl bb mezz">LOGICA</td> <td class="btl bb br">Il Campanella divide la Logica <i>Dialettica, Grammatica, Rettorica, Poetica</i>, ec.</td> + </tr> +</table> + +</div> + +<div class="footnote" id="note100"> +<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.  </span><i>De divisione</i> etc., Lib. IV. Anche queste parole trovano un singolare +riscontro nel Campanella. Vedi la sua <i>Poetica</i>, e il trattato +<i>De libris propriis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note101"> +<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.  </span>Proemio al <i>Trionfo della Croce</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note102"> +<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.  </span>Cap. I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note103"> +<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.  </span>Si potrebbe citare anche Lorenzo Valla, ingegno arditissimo; +egli fu il primo che mosse guerra ad Aristotele: lo fece però in un +senso piuttosto grammaticale che filosofico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note104"> +<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.  </span>Burlamacchi, pag. 5. Pici <i>Vita</i>, pag. 8. «Mirus erat veritatis +amator, eo usque provectus, eius gratia, ut in his quos coleret +doctoribus, si quid non placeret, ingenue fateretur.» Fra Benedetto, +e tutti quelli che conobbero personalmente il Savonarola, ripetono +le medesime osservazioni. Vedi <i>Vulnera Diligentis</i>, ec. Tutti i +dotti del secolo XV tennero poi in altissima stima la dottrina filosofica +del Savonarola. Il Ficino (lettera a Gio. Cavalcanti, 12 dicembre +1494) ed il Poliziano (lettera a Iacopo Antiquario, giugno 1492) +lo chiamano uomo per dottrina <i>insigne</i>; Pietro Crinito, nel suo libro, +<i>De honesta disciplina</i>, lib. I, cap. 3, dice di lui: <i>qui ætate nostra +in omni prope philosophia maxime præstat</i>. Ma, per concludere, citeremo +l’opinione d’un uomo che varrà per tutti. Francesco Guicciardini +fu uno dei grandi ammiratori del Savonarola, come risulterà +chiaro dalla sua <i>Storia di Firenze</i>, che è per vedere la luce. +Egli aveva studiato diligentemente le sue opere, fatto alcuni sunti +delle sue prediche, di cui discorre con grandissima ammirazione. +Della filosofia, poi, dice che egli era il più valente in Italia, e ne ragionava +con tanta maestria, da sembrare quasi che <i>lui l’avesse fatta</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note105"> +<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.  </span>Con questa promessa, la Riforma prima tolse allo scetticismo +ed al materialismo una buona parte del genere umano; poi dètte +occasione al cattolicismo di combatterla, e nella lotta riprendere +forza e ringiovanirsi: e questa è opinione approvata dagli scrittori +più ortodossi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note106"> +<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.  </span><i>Trattato dell’Umiltà.</i> In Firenze, per Antonio Miscomini, a dì +ultimo di giugno 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495, Venezia +1538, 1547. L’Audin ne cita altre quattro del secolo XV., +S. L. A. — Nella esposizione di questi opuscoli ci atteniamo, secondo +il nostro uso, per quanto è possibile, al linguaggio stesso dell’autore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note107"> +<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.  </span><i>Trattato o vero sermone della Orazione.</i> Firenze, per Antonio +Miscomini, 20 ottobre 1492; 14 carte. Altre edizioni: Firenze 1495; +Venezia 1538; quattro del secolo XV, S. L. A.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note108"> +<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.  </span>Firenze 1492, 1495. Venezia 1538, 1547: altre due edizioni +del secolo XV, S. L. A.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note109"> +<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.  </span>Firenze, per Antonio Miscomini, a dì <span class="smcap lowercase">XVII</span> maggio 1492; 28 carte. +Una seconda edizione se ne fece nel giugno dello stesso anno, altre +cinque sono S. L. A. Queste edizioni degli opuscoli del Savonarola +sono assai eleganti; spesso anche illustrate da incisioni dei +primi artisti di quel tempo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note110"> +<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.  </span><i>Libro della vita viduale</i>; Firenze, per ser Francesco Bonaccorsi, +1391; 30 carte. L’Audin cita altre tre edizioni: due S. L. A.; +una per ser Lorenzo Morgianni, 1486; 26 novembre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note111"> +<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.  </span>Nel principio della Bibbia Magliabechiana (per cui vedi la nota in +calce a questo Cap.), fra le altre postille autografe, trovasi questa: <i>Conemur +ita Scripturas exponere, ut ab infidelibus non irrideamur</i>; e ciò, +in fondo, altro non volea dire, se non che: le mie visioni vengono +direttamente da Dio; non avrebbero quindi bisogno d’altra conferma, +se però gli uomini non fossero oggi increduli. Vogliamo qui +rammentare che queste postille erano scritte per uso tutto privato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note112"> +<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.  </span>«Dictis quæ aperta credimus, cum interjecta aliqua obscuriora +invenimus, quæri quibusdam stimulis pungimur ut ad aliqua +altiora intelligendum vigilemus; et tunc obscurius perlata sentiamus +ea etiam quæ aperta putavimus.» Nelle postille autografe della +medesima Bibbia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note113"> +<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.  </span>Vedi la nota in calce a questo Capitolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note114"> +<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.  </span>«Ad charitatem, familiaritatemque Christi non pervenerit +quisquis Sacræ Scripturæ deliciis abundare non contendit. +</p> + +<p> +»Sic, si familiaritate alicui homini ignoto conjungamur, usu colloquii +eius etiam cogitationes indagamus, dum alia ex aliis colligimus; +ex quibus cognoscimus aliud esse quod voces intimant et +aliud quod sonant: ita summe augendum cum accedimus in Scripturis +et in eis assuescimus; nam nobis locutiones earum innotescunt.... +</p> + +<p> +»Intelligentia dictorum ex causis est assumenda dicendi, quia +non sermoni res, sed rei est sermo subjectus. <i>Vide Hilarium.</i> Optimus +lector dictorum intelligentiam expectet ex dictis, potius quam +imponat, et retulerit magis quam attulerit, ne cogat id videri +dictis contineri quod ante lectionem præsumpserit intelligendum. +Cum ergo de rebus dictis sermo est, concedamus Deo sui cognitionem, +dictisque eius pia veneratione famulemur.» <i>Ibidem.</i> Queste +postille sono qualche volta bellissime, e confermano non di rado +quanto abbiamo già detto sulla indipendenza dell’ingegno del Savonarola. +Da esse si potrebbero cavare anche dei piccoli trattati inediti, +delle esposizioni compiute di molti Salmi (vedi, p. es., il Salmo 94 +nella <i>Bibbia Magl.</i>), di moltissime parti dell’Apocalisse ec., che formerebbero +quasi altrettante operette inedite.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note115"> +<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.  </span>»In exponendis Scripturis, semper grammaticum utamur sensum, +videlicet literalem primo; et ubi sunt plures sensus, eum +maxime sequimur quem plures gravioresque sequuntur, <i>præsertim +cum sequitur eum Ecclesia Romana</i>: non spernentes tamen +expositiones contrarias aliorum Sanctorum. +</p> + +<p> +»Circa ea quæ ad fidem pertinent, quædam sunt de substantia, +ut articuli; et circa hæc non licet contrarium opinari: et quædam +non sunt de substantia, ut diversæ doctorum expositiones; et circa +haec contingit opinari contraria. +</p> + +<p> +»Quia lumine super rationali Scriptura est, non debemus ab +expositione Sanctorum recedere, maxime in sensu literali, ne labamur +in hæresim; ne etiam ab infidelibus irrideamur, et falsa pro +veris asseramus: neque etiam debemus eam exponere contrarie +ad philosophiam naturalem.» <i>Ibidem.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note116"> +<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.  </span>Egli stesso sembrava temerlo, perchè di continuo noi troviamo +delle note con cui avverte sè stesso di stare in guardia; come si +vede in alcune di quelle citate più sopra, e come si può vedere in +questa: «Cave ne voluntas præcedat intellectum, aut etiam intellectus +tuus intellectum Dei in Scripturas, ut velis illas exponere +sicut prius concepisti et tuo sensui aptare: sed potius earum intellectui +te ipsum accomoda, ut semper dicit Hilarius.» +</p> + +<p> +Quest’altro pensiero trovasi anche assai spesso ripetuto. «Nec +etiam ab infidelibus irrideamur et falsa pro veris sumamus, non +debemus Scripturas exponere contra philosophiam naturalem veram. +Si nos Dominus doceret aliud per lumen naturale, aliud contrarium +per lumen supranaturale, aut dicerent homines eum decipere +aut errare. Ergo Scriptura est summa philosophia vera, quia +verum vero consonat.» <i>Ibidem.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note117"> +<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note118"> +<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.  </span>Erano messer Domenico Bonsi, Guidantonio Vespucci, Paolo +Antonio Soderini, Bernardo Rucellai e Francesco Valori. — Vedi +Burlamacchi, Pico ec. È notevole che quasi tutti e cinque divenissero +più tardi partigiani del Savonarola, e l’ultimo di essi fosse dipoi il +più caldo de’ suoi seguaci.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note119"> +<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.  </span>Questi fatti si trovano ripetuti nel Burlamacchi, nel Pico e nella +lettera di Girolamo Benivieni a Clemente VII, che trovasi nella Riccard., +Cod. 2022, e fu pubblicata in calce alla Storia del Varchi, +ediz. Le-Monnier 1857-58. Vedi anche un sunto della biografia del +Savonarola intitolato: <i>Extracto d’una epistola Fratris Placidi de +Cinozzis, ordinis præd. S. Marci de Florentia: de vita et moribus Rev. +P. F. Hieronymi Savonarolæ</i> ec. (Cod. Ricc. 2053.) Ne parla anche +Frà Benedetto, che ha scritto sulle profezie del Savonarola un’opera +che trovasi inedita nella Magliab., Cl. XXXIV, Cod. 7: <i>Secunda Parte +delle Profezie dello inclito Martire del Signore Hyeronimo Savonarola</i>. +Questo lavoro è la seconda parte di un’opera, il cui titolo era <i>Nova +Jerusalem</i>: la prima parte sembra ora smarrita. In questo codice si +trova anche un piccolo ritratto del Savonarola, ed è una delle poche +miniature autentiche di Frà Benedetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note120"> +<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.  </span>Nell’originale dice 90, seguendo l’uso dei Fiorentini che +cominciavano l’anno il 28 di marzo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note121"> +<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.  </span><i>Compendium Revelationum.</i> Vedi l’edizione del Quetif, +p. 227.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note122"> +<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.  </span>Burlamacchi, p. 20 e seg.; Pico; Barsanti; Razzi, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note123"> +<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.  </span>Burlamacchi, p. 20 e seg.; Barsanti, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note124"> +<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.  </span>Pico, Burlamacchi, Barsanti, Razzi, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note125"> +<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.  </span><i>Sermoni sulla I Epistola di San Giovanni.</i> Vedi tutto il Sermone +I, il V e il VI passim. Citeremo l’edizione di Prato 1846, perchè +è la più facile a trovarsi da chi volesse riscontrare l’originale. +Avvertiamo però, che essa è mutilata in alcune parti; onde chi vuole +esser diligente, non potrà servirsene senza averla posta a confronto +con le altre di Venezia 1547 (italiana) e 1536 (latina).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note126"> +<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.  </span><i>Serm.</i> X, p. 93.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note127"> +<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.  </span><i>Serm.</i> V, p. 47-50.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note128"> +<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.  </span><i>Sermone</i> VI, p. 52.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note129"> +<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.  </span><i>Sermone</i> V, p. 43, 44.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note130"> +<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.  </span><i>Sermone</i> XVII, p. 164-9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note131"> +<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.  </span>Il Cerretani, nella sua <i>Storia di Firenze</i>, che trovasi manoscritta +e autografa nella Magliabechiana, discorre così delle prediche +del Savonarola: «Introdusse quasi un nuovo modo di pronunziare il +Verbo di Dio; cioè all’apostolica, senza dividere il sermone, non +proponendo questione, sfuggendo gli ornamenti d’eloquenza: +solo il suo fine era d’esporre qualche cosa del Vecchio Testamento, +e introdurre la semplicità della primitiva Chiesa.» Il Guicciardini, +nella sua <i>Storia inedita di Firenze</i>, dice che dopo aver lette e considerate +le prediche del Savonarola, le trova eloquentissime, e d’una +eloquenza <i>naturale e non artificiosa</i>. Aggiunge che da secoli non +s’era visto un uomo tanto dotto nelle Sacre Carte; e che mentre +niuno riuscì mai a predicare in Firenze più di due quaresime, senza +stancare, il Savonarola fu quegli che solo potesse andare avanti +molti anni, crescendo sempre nella estimazione del popolo. Questa +Storia vedrà ben tosto la luce, e noi dobbiamo alla gentilezza del +signor Canestrini l’averne potuto scorrere sin da ora alcune pagine. +Come abbiam detto più sopra, il Guicciardini era uno dei più alti +estimatori del Savonarola, delle cui prediche fece un sunto, che trovasi +scritto tutto di suo pugno. Il suo giudizio, poi, ha tanto maggiore +importanza, in quanto egli si adoperò sempre in favore dei +Medici, non era punto un uomo religioso, e molto meno fanatico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note132"> +<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.  </span>Vedi la nota a pag. 133.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note133"> +<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.  </span>Politiani, <i>Epistolæ</i>. Iacopo Antiquario, XV kalendas iunias +1492.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note134"> +<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.  </span>Burlamacchi, Pico, Barsanti, Razzi, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note135"> +<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.  </span>Vedi la nota in fine del Capitolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note136"> +<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.  </span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>; Sismondi, +<i>Hist. des Rép. Ital.</i>; ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note137"> +<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.  </span>Erano: Alessandro Acciaioli, Cosimo Rucellai e Carlo Carnesecchi. +Questa predizione, come abbiamo già detto, trovasi menzionata +nel Burlamacchi; nel Barsanti; nella lettera del Benivieni a Clemente +VII; nel Cinozzi, <i>Extracto</i> etc., MS. riccardiano citato più +sopra; in Frà Benedetto, <i>Secunda parte delle prophetie dello inclito +Martire del Signore Hyeronimo Savonarola ferrarese</i> ec., MS. magliabechiano +citato più sopra. Il Savonarola stesso, nelle prediche, +accenna più volte a questa sua predizione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note138"> +<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.  </span>Infessuræ, <i>Diarium</i>; Burchardi, <i>Diarium</i>; Sismondi, <i>Hist. +des Rép. it.</i>; Leo, <i>Storia d’Italia</i>; Muratori, <i>Annali</i>, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note139"> +<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.  </span>Fratello di Lodovico il Moro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note140"> +<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.  </span>Infessuræ, <i>Diarium</i>; Burchardi, <i>Diarium</i>; Guicciardini, +<i>Storia d’Italia</i>; Sismondi, <i>Hist. des Rép, it.</i>; Leo; Muratori, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note141"> +<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.  </span>Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note142"> +<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.  </span>Guicciardini, <i>Storia</i>; Machiavelli, <i>Legazioni</i>; Sismondi, +<i>Histoire des Rép. it.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>; Burchardi <i>Diarium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note143"> +<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.  </span><i>Comp. Revelationum</i>, ediz. del Quetif, pag. 231 e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note144"> +<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.  </span>Era un giovane venuto dalla Liguria a studiar legge nello +studio di Pisa. Noiatosi del mondo, volle nell’aprile 92 vestir +l’abito; e dopo pochi giorni noiatosi del chiostro, domandava di +uscirne. Appunto allora venne a Pisa il Savonarola, dalle cui prediche +il Codiponte fu cosiffattamente commosso, che non solo tornò +al primo proposito, ma vi restò tanto fermo e divenne così osservante +della religione, che un mese dipoi il Savonarola dovea quasi +rimproverargli il soverchio zelo, in una lettera (22 maggio 92) che è +fra le più belle che egli abbia mai scritte. Questa lettera, che fu da +noi trovata nella Riccardiana (cod. 2053), sarà pubblicata nell’Appendice. +Vedi, per queste notizie, gli <i>Annali del Monastero di Santa +Caterina di Pisa</i>, pubblicati nell’<i>Archivio Storico</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note145"> +<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.  </span>Questa lettera, piena d’affetto e di consigli cristiani, si trova +nel Quetif, vol. II, pag. 99.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note146"> +<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.  </span>Burlamacchi, Barsanti, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note147"> +<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.  </span>Idem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note148"> +<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.  </span>Idem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note149"> +<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.  </span>Burlamacchi, 26-77; Barsanti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note150"> +<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.  </span>Burlamacchi (pag. 15-16) pone questa visione nel viaggio che +il Savonarola fece dalla Lombardia a Firenze; ma egli venne allora +per Genova e non per Bologna: d’altronde, quel biografo erra continuamente +nelle date; onde noi abbiam creduto di dover narrare +la visione in questo luogo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note151"> +<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.  </span>Il Libri, nella sua <i>Histoire des sciences mathématiques</i>, porta +una lettera di Cristoforo Colombo, nella quale descrive una simile +visione che egli ebbe in America; quando essendo stato da tutti +abbandonato, venne da una voce divina incoraggiato a continuare la +sua impresa. Ed a ragione il Libri giudica quella lettera come una +delle più eloquenti nella nostra letteratura.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note152"> +<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.  </span>Marchese, pag. 83. Di ciò parlò più volte il Savonarola: ne +parlavano anche i Dieci nelle lettere che scrivevano a Roma su +questo affare; per le quali vedi le note che seguono.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note153"> +<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.  </span>Nell’Archivio delle Riformagioni sono, infatti, due lettere dei +Dieci; una all’ambasciatore Filippo Valori, a Roma; l’altra al Cardinale +Oliviero Caraffa, in data del 10 maggio 1493; le quali raccomandano +caldamente la domanda dei frati di San Marco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note154"> +<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.  </span>Una minuta narrazione di questi tumulti si trova nel Parenti, +<i>Storia di Firenze</i>, vol. I, pag. 23 e seg. — Ms. nella Magliabechiana, +palch. II, 129.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note155"> +<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.  </span>Erano per San Marco: il Card. Giovanni dei Medici; il Card. +Oliviero Caraffa, arcivescovo di Napoli; il generale de’ Domenicani, +Gioacchino Turriano. Pei Lombardi erano: il Moro, i Genovesi, il Duca +di Ferrara, i Bentivoglio di Bologna, e pare anche il re di Napoli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note156"> +<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.  </span>Burlamacchi, pag. 47.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note157"> +<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.  </span>È inedito nella Riccardiana, cod. 2053. Vedi nell’Appendice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note158"> +<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.  </span>Essi avevano, prima che fosse segnato il breve di Roma, spedito +da Milano un ordine, col quale s’imponeva al Savonarola di +partir subito da Firenze. Per fortuna, però, l’ordine fu indirizzato al +priore di Fiesole, che si trovava assente; onde non venne consegnato +al Savonarola se non dopo l’arrivo del breve. Allora essi, valendosi +dell’aiuto di Piero de’ Medici, fecero accettare al Savonarola una +convenzione, nella quale si diceva che la Congregazione Lombarda +riteneva in Toscana la sua antica autorità, in tutto quello però che +non contraddicesse al breve già ottenuto. Convenzione ch’era per sè +stessa nulla, e che il Savonarola perciò accettava con una brevissima +lettera di due o tre versi; la sola che scrivesse a Piero de’ Medici. Il +signor Perrens, riportando questa lettera, sembra non aver saputo la +vera cagione per cui fu scritta, e la cita perciò (vol. I, pag. 51, nota 2) +come una prova di <i>souplesse</i>, e come una dimostrazione che «le +prieur sut fort bien, dans l’occasion, faire acte de soumission, sinon +à Laurent, du moins à son fils Pierre.» (vol. I, pag. 51.) Ma questa +lettera, insieme colla convenzione di cui abbiamo parlato, si trova +nell’Archivio Mediceo acclusa in un’altra di Iacopo Salviati; +e dai tre documenti che daremo nell’Appendice, risulta chiarissimo +che non si tratta nè di <i>souplesse</i> nè di <i>soumission</i>. — Vedi Burlamacchi, +pag. 46; Barsanti; Pico ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note159"> +<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.  </span>Vedi Burlamacchi, pag. 46; ec. Pare che il Savonarola andasse +così oltre in questa sua idea, che avesse già fatto tagliare +una selva sopra un monte, dove voleva costruire il romitorio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note160"> +<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.  </span>«Abbiate la carità, conservate l’umiltà, possedete la povertà +volontaria: la mia maledizione e quella di Dio cada sopra colui +che porterà le possessioni in questo ordine.» Tali furono le ultime +parole di San Domenico ai suoi discepoli. Il Beato Angelico +avea dipinto sul muro esterno del dormentorio la Vergine con molti +santi, e fra questi San Domenico con un libro aperto dove erano +scritte quelle sue parole. Vedi Lacordaire, <i>Vita di San Domenico</i>; +P. Marchese, <i>Storia del Convento di San Marco</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note161"> +<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.  </span>Burlamacchi; P. Marchese, <i>Storia di San Marco</i>. Spesso il +Savonarola parla nel suoi <i>Sermoni</i> di queste varie lingue che ha introdotte +nel convento, e dell’uso che dovranno avere. Il Rio (<i>Art +Chrétien</i>) ha parlato con eloquenza delle scuole di belle arti in San +Marco, esagerandone però l’importanza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note162"> +<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.  </span>Marchese, <i>Storia di San Marco</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note163"> +<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.  </span>In una lettera al Papa, della quale avremo più tardi occasione +di parlare, il Savonarola discorre di questi odii, e dei pericoli ai quali +fu per essi esposto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note164"> +<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.  </span>Vedi <i>Annali del convento di Santa Caterina di Pisa</i>, pubblicati +nell’<i>Archivio Storico</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note165"> +<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.  </span>Questi fatti si cavano da documenti esistenti nell’Archivio +di Siena.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note166"> +<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.  </span><i>Prediche sul Salmo</i> Quam bonus; Prato 1846. È la medesima +edizione delle prediche sulla I. Ep. di S. Giov.; Predica IV, pag. 237. +Vedi anche le edizioni di Firenze 1528, e di Venezia 1544.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note167"> +<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note168"> +<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.  </span>Predica IX, pag. 20-21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note169"> +<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.  </span>Predica VIII, pag. 299 e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note170"> +<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.  </span>Predica IX, pag. 323.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note171"> +<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.  </span>Il Rudelbach (vedi <i>Savonarola</i> etc., cap. 3º della 3ª parte: +<i>Savonarola’s dogmatischer Standpunct</i>) è senza dubbio il più forte +sostenitore della prima opinione; ma egli è stato nella stessa Germania +combattuto vittoriosamente dal Meier, che anch’esso cerca fare +del Savonarola un protestante; ma vorrebbe, almeno in parte, moderare +le esagerazioni del suo connazionale. Il Rudelbach (pag. 359) +prende in appoggio delle sue idee specialmente queste prediche sul +salmo <i>Quam bonus</i>; ma il Meier è costretto a dirgli: «Die Folgerungen +welche Rudelbach (s. 359) aus diese Stelle zieht, sind den +Vorstellungen Savonarola’s fremd und beruhen lediglich, wie so +Vieles in der genannten Schrift, auf willkürlich eingeschobenen +Deutungen des ursprunglichen Textes.» Nota 2 alla pag. 274. Da +tutto ciò si vede quanto male si sia consigliato il signor Perrens nel +riportare (dopo aver dato il Savonarola per cattolico) quel capitolo +del Rudelbach, come la vera esposizione delle dottrine del frate. +L’autorità del Rudelbach, quando fosse valida, rovescerebbe tutto +ciò che il signor Perrens ha detto nella sua biografia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note172"> +<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.  </span>Predica IV, pag. 237-38.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note173"> +<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.  </span>Predica V, pag. 246.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note174"> +<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.  </span>Predica XII, pag. 373.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note175"> +<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.  </span>Predica XIV, pag. 309-400.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note176"> +<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.  </span>Predica XVI, pag. 443.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note177"> +<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.  </span>Tutti i biografi riportano questo suo motto, che egli stesso +ripete nelle sue prediche. Vedi p. es., la predica V sopra Giobbe.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note178"> +<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.  </span>Predica II, pag. 208-10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note179"> +<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.  </span>Predica VII, 271-4.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note180"> +<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.  </span>Filateria era una carta che gli Ebrei portavano avvolta intorno +al braccio, e nella quale erano scritti i passi della Bibbia e i +Comandamenti della legge.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note181"> +<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.  </span>Predica VIII, pag. 296.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note182"> +<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.  </span>Predica X, pag. 344-5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note183"> +<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.  </span>Predica XIII, 383-4.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note184"> +<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.  </span>Predica XVII, 543. e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note185"> +<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.  </span>Predica XXIII. Il medesimo pensiero trovasi ripetuto in molte +di queste prediche, e quasi forma il fondo di questo Avvento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note186"> +<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.  </span><i>Compendium Revelationum.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note187"> +<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.  </span>Venezia 1536, <i>ex officinâ divi Bernardini</i>. Per capire con +quante lacune furono messi insieme questi sermoni, bisogna prima +di tutto leggerli, e poi vedere ciò che ne dicono tanto l’editore di +esse, quanto quello delle <i>Prediche sopra Job</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note188"> +<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.  </span>Frà Benedetto, <i>Cedrus Libani</i>, poemetto pubblicato dal Padre +Marchese nell’<i>Archivio Storico</i>, Cap. II. «Sunto delle profezie +le quali udì predicare el compilatore al profeta Jeronimo, esponendo +l’arca di Noè, quando nullo sospetto era di tribulazione +alcuna.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note189"> +<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.  </span>L’editore veneto ha messo il titolo di <i>Avvento</i> a questi 13 +sermoni, che sono premessi ai 43 della quaresima e furono stampati +colle medesime scorrezioni. Ma nelle opere del Savonarola stampate +a Venezia, gli errori di tal sorta sono frequentissimi. L’avvento +del 93 fu quello sul Salmo <i>Quam bonus</i>, e l’avvento del 94 fu sopra +<i>Aggeo</i>. Questi 13 Sermoni sull’Arca non debbono, perciò, precedere +ma seguire il quaresimale del 94, come si può veder chiaramente +leggendoli. Il 3º di essi, infatti, espone le parole: <i>Ecce +ego adducam aquas</i>, ed il Savonarola stesso ci dice, nel <i>Compendio +di Rivelazioni</i>, che ciò avvenne il 21 settembre; quindi dopo +la quaresima. Egli usava far delle prediche fra la quaresima e l’avvento, +che chiamava prediche <i>delle feste</i>; e tali sono queste tredici +sull’Arca di Noè. Il signor Perrens si è lasciato ingannare dall’editore; +ma leggendo quei sermoni, si sarebbe egli stesso potuto chiarire.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note190"> +<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.  </span>«Aveva predicato in Santa Reparata, ed avendo innanzi +all’entrata del re di Francia appunto chiuso l’Arca, con tanto +terrore, spavento e grida e pianti aveva fatto alcune prediche, +che ciascuno quasi semivivo senza parlare per la città si aggirava.» +Cerretani, <i>Storia</i>, MS. autografo nella Magliabechiana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note191"> +<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.  </span>Machiavelli, <i>Legazioni</i>; Francesco Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>; +Sismondi, <i>Hist. des Répub. ital.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>; Parenti, +<i>Storia di Firenze</i>; Cerretani, idem. Le ultime due opere si +trovano Mss. nella Magliabechiana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note192"> +<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.  </span>«Le dict seigneur Ludovic estoit homme tres sage, mais fort +craintif, et bien souple quand il avoit peur (j’en parle come de +celuy que j’ay congnu et beaucoup de choses traicté avec luy), et +homme sans foy, s’il voyoit son profit pour la rompre.» Philippe +de Comines, <i>Mémoires</i> etc., Lib. VII, chap. II. Vedi anche gli autori +più sopra citati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note193"> +<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.  </span>Alcuni di questi dispacci, scritti la più parte dal Pontano, +sono importantissimi, e si trovano nell’Archivio di Napoli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note194"> +<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.  </span>Si vedano i medesimi autori citati più sopra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note195"> +<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.  </span>Vedi i medesimi autori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note196"> +<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.  </span>Sismondi, <i>Hist. des Rép. ital.; Histoire des Français</i>. Il Michelet, +nella sua <i>Renaissance</i>, ha trattato questo soggetto con molta +eloquenza ed originalità.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note197"> +<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.  </span>Il carattere di Carlo VIII è descritto mirabilmente dal Guicciardini, +<i>Storia d’Italia</i>. Vedi anche il Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; il +Parenti, Ms. sopra citato; il Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>, Ms. idem; +Sismondi; Michelet ec. Sopra ogni altro autore, però, bisogna leggere, +per tutto questo periodo di storia, <i>Les Mémoires de Philippe de +Comines</i>, che fu uno dei più grandi osservatori e diplomatici del secolo +XV. Può anche giovare: <i>Histoire de Charles VIII depuis +l’an 1485 jusqu’à 1498</i>, par Guill. de Jaligny, A. de la Vigne etc.; +Paris 1618.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note198"> +<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.  </span>Il Gibbon meditava una volta di scrivere la storia della discesa +di Carlo VIII in Italia: «an event,» egli dice, «which changed +the face of Europe.» Nel 3º vol. delle sue <i>Miscellaneous +works</i> (London 1814) si trova l’idea di questo lavoro, e vi è esaminata +la nullità delle ragioni a cui pretendeva la corona di Francia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note199"> +<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.  </span>Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>; Dispacci di re Ferdinando, nell’Archivio +di Napoli. Vedi l’Appendice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note200"> +<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.  </span>Burchardi, <i>Diarium</i>, ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note201"> +<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.  </span><i>Memoires de Messire Philippe de Comines, seigneur d’Argenton, +sur les principaux faicts et gestes de Louis XI, et Charles +VIII, son fils, roys de France;</i> Paris, 1580. Nel Cap. V del +settimo libro, parla di due ambascerie mandate da Piero de’ Medici +a Carlo VIII, nella prima delle quali erano il vescovo d’Arezzo +e Piero Soderini. «A la seconde fois envoya le dict Pierre (de’ Medici) +à Lyon, un appelé Pierre Capon, et autres; et disoit pour +excuse (come ja avoit fait), que le roy Louis onzieme leur avoit +commandé à Florence se mettre en ligue avec le roy Ferrand.... +En toutes les deux ambassades y avoit tousjour quelcun ennemi +du dict de Medicis, et pour especial ceste fois le dict Pierre (Capponi), +et faisait sa charge plus aigre qu’elle n’estoit, et aussi conseilloit +qu’on bannist tout Florentin du royaume. Cecy je dis pour +mieux vous faire entendre ce qui advint après; car le roy demoura +en grande inimitié contre le dicte Pierre; et les dicts general et +seneschal (Beaucaire e Brissonet) avoyent grand intelligence avec +ses ennemis en la dicte cité, et par especial ce Capon, et avec +deux cousins germains du dict Pierre, et de son nom propre.» — Da +ciò risulta evidentissimo che il Capponi e tutto il partito liberale +volevano i Francesi. Per le stesse ragioni, e coi medesimi fini, li +favoriva anche il Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note202"> +<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.  </span>Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note203"> +<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.  </span>Phil. de Comines, <i>Memoires</i>. «Ego quantum potero præstabo +armis, pecuniâ, equis; viris iuvabo etc.» così scriveva il Moro a +Carlo VIII, in una lettera riportata dal Corio nella sua <i>Storia di +Milano</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note204"> +<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.  </span>Forse non bisogna prendere alla lettera le parole del Machiavelli, +il quale più volte ripete questa sua sentenza, senza dubbio +esagerata. Pure, tristi assai dovevano essere i tempi di cui tali cose +potevano dirsi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note205"> +<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.  </span>Il Porzio, <i>Congiura dei Baroni</i>, LI, § II, descrive minutamente +e con molta maestria le armi italiane di quel tempo. Vedi anche +Guicciardini, Sismondi, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note206"> +<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.  </span>Sismondi, <i>Hist. des Répub. ital.; Historie des Français</i>: Michelet, +<i>Renaissance</i>; Guicciardini, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note207"> +<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.  </span>Un uomo d’arme era composto da un cavaliero, due balestrieri +ed altri due cavalli da servire in caso di bisogno; sicchè +facevano in tutto cinque cavalli e tre cavalieri. Ma questo numero +variava assai spesso, e variava ancora grandemente la moltitudine +di servi, di paggi e d’altra gente che si traeva dietro un esercito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note208"> +<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.  </span>La differenza degli storici antichi su questo proposito è tanta, +che non staremo a citarli: essi giudicavano sempre ad occhio o per +udita. Noi abbiamo seguito il computo del Nardi, che viene accettato +anche dal Sismondi e dal Michelet.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note209"> +<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.  </span>Il Parenti, nella sua <i>Storia di Firenze</i>, scrive che Piero dicesse +in quella occasione: «Ciascuno faccia per sè.» Per questo viaggio +del re vedi: Comines, de la Vigne, Sismondi, Michelet, Guicciardini, +Nardi, Parenti, Cerretani, ec. ec. Su tutti questi fatti gli storici +vanno perfettamente d’accordo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note210"> +<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.  </span>Philippe de Comines, <i>Memoires</i> etc. Egli medesimo se ne +era persuaso, e ripete più volte: «Dieu monstroit conduire l’entreprise.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note211"> +<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.  </span>La fortezza di Pietrasanta costò alla Repubblica 150,000 ducati +e un assedio di due mesi; quella di Sarzana costò 50,000 fiorini. — Vedi +Rinuccini, <i>Ricordi storici</i>, pag. 141: questo importante Diario +fu pubblicato dall’Aiazzi nel 1840, in Firenze. Vedi anche Cerretani, +<i>Storia di Firenze</i>, p. 524: Ms. magliabechiano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note212"> +<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.  </span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note213"> +<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.  </span>«Firenze, tu sai che sessanta anni hai avuto un forte armato +in casa.... Costui se ti toglieva la roba e ti toglieva le donne, e’ ti +bisognava avere pazienza.... Dove era l’appoggio tuo? In che +governo ti trovavi tu allora, che era un governo non so come +fatto? Dimmi che cervelli avevi tu dal tuo? Con lui erano migliori +cervelli del tuo, dico quelli che erano suoi aderenti ec.» <i>Predica</i> +fatta la terza domenica della quaresima del 1496.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note214"> +<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.  </span><i>Prediche sopra Aggeo</i>, fatte nell’avvento del 1491. Pred. Iª. Aggeo +fu il profeta che parlò agli Ebrei, usciti appena dalla servitù di +Babilonia, incitandoli a ricostruire il tempio: è facile, quindi, il +comprendere perchè il Savonarola lo prendesse allora ad esporre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note215"> +<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.  </span>Calendis igitur Novembris, id est Sanctorum omnium solemnitate, +et duobus proximis diebus, voci ei lateri non perperci, et (ut +omni populo notum est) tantum ex pulpito declamavi, quod infirmior +corpore factus, pæne langui. <i>Compendium Revelationum, edit. +Quetif</i>., p. 236.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note216"> +<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.  </span>Tutti gli storici sono unanimi nel dire, che il Savonarola era in +quei giorni divenuto l’anima della moltitudine. Se molto a lui si deve, +per avere negli anni trascorsi ridestato il popolo dal suo lungo +sonno, assai più gli si deve ora per aver saputo mantenere la pace e +la concordia. Noi lo dimostreremo più ampiamente nei Capitoli che +seguono, e queste prediche sopra Aggeo ne saranno certissima prova. +Il Guicciardini è uno di quelli che meglio compresero e giudicarono +il Savonarola. Nel suo dialogo <i>Sul reggimento di Firenze</i>, p. 28, +egli fa dire a Bernardo del Nero queste parole: «Io credo che voi +abbiate un obbligo grande a questo frate, che per avere levato +a buona ora il romore, è stato causa che e’ non si sia fatto esperienza +di quello che arebbe partorito quella vostra forma di governo; +perchè io non dubito che arebbe introdotto discordie +civili di qualità, che si sarebbe presto venuti a qualche mutazione +disordinata e tumultuosa.» Ma come il Savonarola fosse +il solo a salvare la repubblica dai disordini, il Guicciardini lo descrive +e ragiona assai distesamente nella sua <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note217"> +<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.  </span>Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note218"> +<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.  </span>Il Cerretani ci ha lasciato una minutissima narrazione di +questa pratica (Ms. magliab., carta 594 e seguenti): egli però mette +in bocca del Nerli queste parole, che furono veramente pronunziate +dal Capponi; a cui, infatti, essendo uomo di età matura, si addicevano +assai meglio che al Nerli, giovanissimo. Vedi Acciaioli, <i>Vita di +Piero Capponi</i>, nell’<i>Archivio Storico</i>, vol. IV., parte II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note219"> +<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.  </span>Cerretani ed Acciaioli, come sopra. Il Capponi ebbe sempre +una grande venerazione pel Savonarola e pel convento di S. Marco +Egli si confessava da Fra Salvestro; e nelle sue lettere, pubblicate +nell’<i>Archivio Storico</i> in calce alla vita del Capponi, si vede più volte +come egli facesse gran conto dell’autorità del Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note220"> +<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.  </span>Vedi la parte del <i>Priorista Gaddi</i>, pubblicata nel sopracitato +volume dell’<i>Arch. Stor. Ital.</i>, in appendice alla Vita del Capponi. +Ivi si nominano altri due ambasciatori: Pandolfo Rucellai e +Giovanni di Niccolò Cavalcanti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note221"> +<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.  </span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note222"> +<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.  </span><i>Prediche sopra Aggeo</i>, pred. III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note223"> +<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.  </span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>, Ms. magliab. Vedi nel novembre +1494.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note224"> +<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.  </span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note225"> +<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.  </span>Il Proposto mutava ogni due o tre giorni, ed anche ogni giorno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note226"> +<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.  </span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, pag. 41 e seg. (ediz. Arbib.); +Rinuccini, <i>Ricordi Storici</i>; Gaddi, <i>Priorista</i>; Parenti, <i>Storia di +Firenze</i>; Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note227"> +<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.  </span>Vedi gli scrittori più sopra citati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note228"> +<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.  </span>Più tardi papa Leone X.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note229"> +<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.  </span>Poi duca di Nemours.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note230"> +<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.  </span>Questa è l’opinione non solo del Nardi e degli altri storici, +ma del Savonarola stesso, che perciò attribuiva la cacciata dei Medici +all’aiuto divino. — «Iddio t’ha levato questo forte armato: non +sia nessuno che ti dica, io fui io; non sia nessuno che se ne vanti; +perchè non avevi tanta forza, che potesse sbarbare tanto gran casa +e sì forte armato.... Iddio è venuto più forte di lui; hagli tolto le +spoglie sue e la roba sua, e l’autorità sua sopra di te.» <i>Predica</i> +fatta la terza domenica della quaresima del 1496.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note231"> +<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.  </span>Nel 1434 Cosimo tornò dall’esilio; nel 1478 seguì la congiura +dei Pazzi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note232"> +<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.  </span>Questo discorso si trova riportato nel <i>Compendium Revelationum</i>. +Nel racconto di tutti questi fatti, noi abbiamo seguito principalmente +il Nardi, che è minuto, diligente ed esatto; ma ci siamo +valsi ancora molto del Cerretani, Parenti, Rinuccini, Gaddi; del +Guicciardini, Machiavelli, Comines, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note233"> +<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.  </span>Sismondi, <i>Histoire des répub. ital.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>; +Leo, <i>Storia d’Italia</i>; Guicciardini, Machiavelli, Nardi, Parenti, Cerretani, +Rinuccini, Gaddi, Comines, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note234"> +<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.  </span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note235"> +<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.  </span>Nardi, Parenti, Cerretani, Sismondi, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note236"> +<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.  </span>Quello che oggi chiamasi Palazzo Riccardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note237"> +<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.  </span>Cerretani, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note238"> +<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.  </span>L’autore del <i>Priorista</i>, quello stesso che fece il discorso al +re quando egli entrava nella città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note239"> +<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.  </span>Tutta questa narrazione abbiamo cavata principalmente dal +Nardi, Gaddi e Rinuccini, che si trovarono presenti all’entrata del +re Carlo. Il Cerretani descrive assai minutamente l’esercito francese: +molte notizie dànno il Parenti, il Guicciardini ed il Comines: +tra i moderni vanno menzionati sopra tutti il Sismondi, <i>Hist. des +répub. ital.</i> e <i>Histoire des Français</i>; il Michelet, <i>Renaissance</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note240"> +<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.  </span>Questo fatto, quanto onora il Capponi, altrettanto dimostra +in che misero stato dovesse allora trovarsi l’arte della guerra in +Italia. Acciaioli, <i>Vita di Piero Capponi</i>, nell’<i>Arch. Stor.</i> vol. IV. +parte II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note241"> +<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.  </span>Lettere del Capponi, pubblicate nell’Appendice alla sua Vita +più sopra citata, pag. 55. Vedi anche ciò che ne ha scritto il marchese +Gino Capponi, nella sua bella avvertenza in fine dei primo +vol. dell’<i>Archivio Storico</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note242"> +<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.  </span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note243"> +<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.  </span>Con queste parole il re ed i suoi s’andavano vantando.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note244"> +<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.  </span>Vedi la descrizione di questo tumulto nel Cerretani (Magl., +Palch. III, Cod. 74) pag. 211 e seg.; e nel Parenti (MS. Magl.) pag. 74. +Il Cerretani conclude la narrazione del fatto con queste parole: +«La qual fu tenuta animosa difesa, e conobbesi nei Francesi paura +non piccola; chè la maggior parte, benchè armati si raunassino, +temevano come femmine.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note245"> +<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.  </span>Il marchese Gino Capponi, dice a questo proposito: «Egli ebbe +la fortuna di vivere in uno di quei momenti che bastano a tutta una +vita.» Vedi Cerretani; Parenti; Guicciardini; Nardi; Machiavelli; +Acciaiuoli, <i>Vita del Capponi</i>, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note246"> +<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.  </span>Sono assai noti quei versi del Machiavelli, ne’ suoi Decennali: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Lo strepito dell’armi e de’ cavalli</p> +<p class="i02"> Non potè far che non fosse sentita</p> +<p class="i02"> La voce d’un Cappon fra cento Galli.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note247"> +<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.  </span>Il trattato fra Carlo VIII e la repubblica fu pubblicato nel +primo vol. dell’<i>Archivio Storico</i>, dal marchese Gino Capponi, con +alcune belle riflessioni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note248"> +<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.  </span>Vedi le <i>Prediche sopra Aggeo</i>. Questi sermoni, pronunziati +nell’Avvento del 1494, furono raccolti dalla viva voce da quel frate +Stefano da Codiponte, di cui abbiamo parlato più sopra, e stampati +a Venezia nel 1544. Come già abbiamo detto, le edizioni venete +sono scorrette, e gli editori s’ingannano assai spesso anche nel +mettere il titolo all’opera, e nelle parole che aggiungono in principio +o in fine di alcune prediche. Così in queste, la predica 4ª ci vien +data come quella fatta dopo la cacciata dei Medici, e la 5ª come +quella pronunziata dopo il ritorno del frate da Pisa: il che ha fatto +erroneamente credere al Perrens, che il Savonarola fosse partito da +Firenze per Pisa dopo la cacciata dei Medici. Leggendo però queste +prediche sopra Aggeo, ed osservando che la 1ª, 2ª e 3ª furono fatte nei +giorni 1, 2 e 6 novembre; si vedrà che la 4ª è quella fatta dopo +il ritorno di Pisa, e che nella cacciata dei Medici il Savonarola non +era in Firenze; secondo appare anche dai Cronisti del tempo, e +dalla data del giorno in cui furono eletti gli ambasciatori, cioè il 5 +novembre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note249"> +<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.  </span>Oltre ai biografi, il Savonarola medesimo racconta più volte +questi fatti. Vedi la pred. XXVI <i>sopra Michea</i>, fatta il 28 ottobre 1496.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note250"> +<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.  </span>Comines, <i>Mémoires</i>. liv. VIII, chap. IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note251"> +<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.  </span>Comines, come sopra; Sismondi, <i>Hist. des Rép.</i>, chap. XCIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note252"> +<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.  </span>Parenti, <i>Storia Fiorentina</i>, vol. I, pag 51: settembre 94.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note253"> +<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.  </span>«La vituperazione sua (del Poliziano) non tanto dai suoi +vizi procedeva, quanto dall’invidia in cui era venuto Piero de’ Medici +nella nostra città.» Parenti, loc. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note254"> +<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.  </span>Ecco le due iscrizioni come si leggono in San Marco. +</p> + +<p class="center"> +D. M. S. +</p> + +<p class="center"> +<span class="smcap lowercase">IOHANNES IACET HIC MIRANDULA CAETERA NOR<span class="over">U</span>T<br> +ET TAGUS ET GANGES FORSAN ET ANTIPODES<br> +OB. AN. SAL. MCCCCLXXXXIIII. VIX. AN. XXXII.</span> +</p> + +<p class="center"> +<span class="smcap lowercase">HIERONIMUS BENIVIENUS NE DISIUNCTUS POST<br> +MORTEM LOCUS OSSA SEPARET QUOR. ANIMAS<br> +IN VITA CONIUNXIT AMOR HOC HUMO<br> +SUPPOSITA PONI CURAVIT</span> +</p> + +<p> +In un’altra lapide, sottoposta alla prima, si trova quella del +Poliziano. +</p> + +<p class="center"> +<span class="smcap lowercase">POLITIANUS<br> +IN HOC TUMULO IACET<br> +ANGELUS UNUM<br> +QUI CAPUT ET LINGUAS<br> +RES NOVA TRES HABUIT<br> +OBIIT AN. MCCCCLXXXXIV<br> +SEP. XXIV — AETATIS<br> +XL.</span> +</p> + +</div> + +<div class="footnote" id="note255"> +<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.  </span>Per questa sua lunga esitazione, il Savonarola dubitò un +momento della salvezza del suo amico, quasi avesse voluto resistere +alla voce del Signore che lo chiamava. Ma poi ebbe una visione, +nella quale gli parve di vederlo portato in cielo dagli angeli, e con +ciò si credette assicurato che egli fosse andato in purgatorio, e lo +disse dal pergamo al popolo. Vedi nelle <i>Prediche sopra Aggeo</i>, il fine +della predica sesta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note256"> +<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.  </span>La ringhiera stava sulla facciata del Palazzo, dove ora si +trovano il Marzocco e le scale esterne.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note257"> +<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.  </span>Parenti, <i>Storia di Firenze</i>, vol. I, fol. 63.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note258"> +<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.  </span><i>Lex Parlamenti anni Domini 1494, die vero 11 decembris.</i> +Parlando degli Accoppiatori, dice così: «E’ quali Venti così electi +s’intendino essere et siano Accoppiatori per un anno proximo +futuro. E’ quali per decto anno habbino auctorità d’imborsare +la Signoria et Gonfaloniere di giustizia et loro notaio.... Et +che per da hora, per la presente provvisione, pel numero de’ cinque +Accoppiatori ne tocca al quartiere di S. M. Novella, s’intenda +essere et sia electo, et etiam per Accoppiatore et secretario a qualunque +squittinio s’ha affare, come di socto si dirà, lo spectabile +huomo Francesco di Martino dello Scarfa al presente Magnifico +Gonfaloniere di Giustizia; et che etiamdio de 20 Accoppiatori così +electi per essere Accoppiatori, non habbino divieto a essere Gonfaloniere +di giustizia...» Questa provvisione, cavata da un volume +miscellaneo è incompiuta. Vedi nell’Archivio delle riformagioni <i>Registro +di Parlamento, o sieno leggi del Consiglio Maggiore</i> (sic), <i>1452-97</i> +(nell’antico ordinamento era segnato cl. II, 27.) Il Rinuccini, nei +suoi <i>Ricordi Storici</i>, dice: «I Signori vennono in sulla ringhiera, +e quivi feciono leggere una petizione, che conteneva fra l’altre +cose il fare li Otto di balía a mano, per una volta; e che le borse +dei tre maggiori uffici si tenessino a mano e aperte, per un +anno, per Venti Accoppiatori; e facessino Dieci di libertà e pace +per sei mesi; e privorono di ufficio li Otto di guardia e balía +che allora erano in uficio.» Ed il Nardi: «Venti cittadini riformatori, +i quali per vigore della legge fatta del parlamento, +erano stati creati con pienissima autorità e balía quanto avesse +tutto il popolo fiorentino. Per la deliberazione e l’autorità dei +quali, durante il tempo d’uno anno, si dovevano creare i principali +magistrati; cioè i Signori, i Gonfalonieri delle compagnie del +popolo, e i dodici Buoni Uomini; i quali magistrati, dal volgo +particolarmente, si chiamano i tre maggiori uffici, e tutti insieme +il Collegio; e così il magistrato dei Dieci della guerra, chiamati +poi con migliore augurio i Dieci di libertà e pace, e parimenti +il magistrato degli Otto di guardia e balía.» (Vol. I, p. 60).» — Stimiamo +bene di spiegare in questo luogo le parole: <i>imborsare, +tenere le borse serrate, tenere le borse aperte</i> e simili, che si trovano +spesso nelle provvisioni e negli storici. Nella elezione dei magistrati +tenevansi generalmente due borse; una per l’arte maggiore, +l’altra per la minore: in esse mettevansi i nomi di coloro che +dovevano sedere in quei magistrati, secondo lo squittinio fattone, e +si chiamavano perciò <i>imborsati</i> o <i>squittinati</i>. Lo squittinio poteva +farsi per sei mesi, per un anno, o anche per più. Ogni volta, poi, +che dovevano essere eletti i magistrati, si tiravano, generalmente, +<i>a sorte</i> i nomi dalle borse, e questo si diceva <i>tenere le borse serrate</i>; +ma se, dopo fatto lo squittinio, davasi balía di scegliere i magistrati +ad arbitrio, o sia <i>tenere le borse aperte</i>, le <i>borse a mano</i>, +ciò voleva dire, che si potevano scegliere dalle borsa i nomi che +meglio piacessero, senza ricorrere alla sorte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note259"> +<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.  </span>Per queste notizie sul governo della Repubblica Fiorentina, +vedi Giannotti; Guicciardini, vol. II delle opere inedite; le storie del +Villani, Ammirato ec.; ma soprattutto gli Statuti e le Provvisioni +originali, che soli possono dare idee esatte sopra questa materia, +assai poco studiata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note260"> +<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.  </span>Il marchese Gino Capponi ha pubblicato la legge colla quale +il Magnifico istituì questo Consiglio, ed ha fatto con belle osservazioni +capire tutta l’importanza di questa tirannica istituzione. +Vedi <i>Archivio Storico</i>, vol. I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note261"> +<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.  </span>Il Guicciardini, nel suo <i>Reggimento di Firenze</i>, discorre mirabilmente +questa materia. Vedi pag. 282, e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note262"> +<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.  </span>Guicciardini, <i>ibidem</i>; Giannotti, <i>Della Repubblica Fiorentina</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note263"> +<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.  </span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note264"> +<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.  </span>Questa teoria è minutamente esposta dal Giannotti, e forma +la base e il fondamento dei suoi scritti politici; si trova nel Machiavelli +e nel Guicciardini (<i>Del Reggimento di Firenze</i>); ma più +comune assai era negli scritti e nel discorsi tenuti dai contemporanei +del Savonarola. Vedi il suo trattato sul <i>Reggimento di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note265"> +<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.  </span>I due discorsi del Soderini e del Vespucci sono famosi nella +<i>Storia del Guicciardini</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note266"> +<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.  </span>Questa è l’opinione di tutti gli storici del tempo, e specialmente +del Guicciardini, nel suo <i>Reggimento di Firenze</i> e nella <i>Storia +inedita di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note267"> +<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.  </span>»Facevano lunghissime dispute infra di loro, stando alle +volte infino alle cinque ore di notte o sei.» Burlamacchi, p. 67.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note268"> +<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.  </span>L’università istituita da Lorenzo dei Medici, trovavasi allora +chiusa per la rivoluzione di Pisa; e le sue rendite potevano perciò +spendersi altrimenti. Nessun uso, certamente, ne sarebbe stato in +quel tempo migliore, che darle ai poveri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note269"> +<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.  </span>Predica VII <i>sopra Aggeo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note270"> +<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.  </span>Predica VIII, idem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note271"> +<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.  </span>Predica XIII, idem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note272"> +<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.  </span>Queste idee si trovano pienamente espresse nel trattato <i>De +Regimine principum</i>; ed erano diffuse tra i politici fiorentini al tempo +del Savonarola. Il Ficino le aveva adottate, e nel Guicciardini +se ne trova ancora qualche traccia visibile (Vedi il suo <i>Dialogo sul +reggimento di Firenze</i>). Il Savonarola poi le espresse anche più estesamente +nel suo <i>Trattato circa il reggimento di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note273"> +<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.  </span>Parte di queste parole aveva già dette anche in altre prediche +di questo avvento; come, per esempio, l’ottava.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note274"> +<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.  </span>Questo era stato un famoso detto di Cosimo il Vecchio, il +quale soleva dire ancora: <i>Che due canne di panno rosato fanno un +uomo dabbene</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note275"> +<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.  </span>Vedi tutta la Predica XIII. Nelle prediche antecedenti aveva +già detto qualche cosa di politica; ma nella XIII entrò addirittura +nel soggetto, discutendolo minutamente in ogni parte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note276"> +<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.  </span>Predica XIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note277"> +<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.  </span>Burlamacchi. Il Violi, citato dal Barsanti (pag. 86), dice nella +sua Giornata XI: «Trattandosi de’ modi del nuovo reggimento, lui +(il Savonarola), con più altri religiosi (di S. Marco), fu ricercato +a disputare e consigliare qual modo di governo fosse il migliore +e più appropriato della città, per conservare la libertà che nuovamente +era stata ricuperata; e fu accettata l’opinione di frate Hieronimo, +che meglio fosse il governo universale di tutti i cittadini, +che di pochi o di un capo solo, per tenere più la città e i suoi cittadini +in pace: e così fu fermato questo governo per migliore.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note278"> +<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.  </span>Vedremo come questo numero non era troppo largo, ma +anzi assai ristretto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note279"> +<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.  </span>Nella Predica XXIX <i>sopra Giobbe</i>, il Savonarola stesso ci dà +minuto ragguaglio di questa predica, che non si trova a stampa. +Ne discorre minutamente anche il Nardi che aggiunge poi queste +parole: «Credevasi in quel tempo che quest’uomo non s’intendesse +molto della vita attiva, ma discorresse universalmente +secondo la morale, ma molto più secondo la vera e cristiana +filosofia. Circa la dottrina del quale, se veramente fosse stato +ascoltato, senza dubbio arebbe disposto gli animi de’ nostri +cittadini a ricevere la forma d’ogni buono e santo governo. Le +quali tutte cose, però, avendo egli predicate e più altre volte confortate, +finalmente furono fatte e deliberate, dopo molte difficoltà +e contradizione.» Vedi pag. 58-60; Firenze 1857.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note280"> +<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.  </span>«Avrebbe nel Consigli, ne’ quali non interveniva numero +molto grande di cittadini, potuto più quella sentenza, che tendeva +alla forma non tanto larga del governo, se nella deliberazione +degli uomini non fosse stata mescolata l’autorità divina, per la +bocca di Girolamo Savonarola da Ferrara, frate dell’ordine dei +predicatori. Costui... in questo tempo, detestando pubblicamente +la forma deliberata nel Parlamento, affermava, la volontà di Dio +essere che e’ s’ordinasse un governo assolutamente popolare, e in +modo che non avesse a essere in podestà di pochi cittadini alterare +nè la securtà nè la libertà degli altri; talmente che, congiunta +la riverenza di tanto nome al desiderio di molti, non potettero +quegli che sentivano altrimenti resistere a tanta inclinazione.» +Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>, lib. II, pag. 164-65, ediz. del Rosini. +Nella <i>Storia d’Italia</i>, però, il Guicciardini non ardì esprimere tutte +le sue idee intorno al Savonarola, perchè scriveva in tempi contrari +alla sua memoria. Nella <i>Storia inedita di Firenze</i>, che egli forse non +voleva pubblicare, si vedrà il grandissimo conto che faceva del frate +come uomo politico. Ivi esso dice, che il Savonarola discorreva +della politica non solo per principii generali, ma veniva ai particolari, +e pareva allora che fosse nato e vissuto al reggimento degli +Stati: dice anche che esso coll’ardire e la moderazione salvò il +nuovo governo dal pericolo di rovinare in sul nascere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note281"> +<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.  </span>Quando la Signoria insieme con i Collegi, cogli altri magistrati +e con alcuni cittadini da essa richiesti (i quali perciò venivano +chiamati <i>Arroti</i>) si radunavano in consiglio per discutere; questo +si diceva tenere la <i>Pratica</i>. Dopo il 94, questa parola dinotava anche +le radunanze che la Signoria teneva semplicemente cogli altri +magistrati e col Consiglio degli Ottanta: e nei <i>Libri di Pratiche</i> di +quel tempo, si trovano, più o meno imperfetti, i discorsi tenuti in +queste radunanze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note282"> +<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.  </span>Ecco come ne discorre il Pitti, nella sua <i>Apologia dei Cappucci</i>, +(pag. 277) pubblicata nell’<i>Archivio Storico</i>, vol. IV, parte II: «Perchè, +come sapete, noi aviamo tre spezie cittadini: aggravezzati, statuali +e benefiziati. Di questi tre, solo i benefiziati sono ricevuti nel Consiglio +Grande. Li statuali sono capaci di tutti i magistrati, dentro e +fuori della città, secondo le borse dove sono messi per la elezione +fattane dallo squittinio generale, avuto rispetto alle qualità +di ciascuno: e ogni volta che uno di costoro ascende ad uno dei +tre maggiori, acquista il <i>benefizio</i> e diventa capace del gran Consiglio. +Li aggravezzati (cioè quelli che pagano imposta) non hanno +parte nei magistrati: ma godono solamente il privilegio di portare +arme, franchigia di certe gabelle ed alcune altre immunità, come +i veri cittadini. Il restante, poi, degli artefici abitatori della città, +restano tra la plebe, senza alcuna partecipazione della repubblica.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note283"> +<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.  </span>Il Giannotti, <i>Della Repubblica Fiorentina</i>, lib. II, cap. VII, +pag. 113-14 (della pregevole edizione curata dal sig. Polidori), +discorrendo dell’ufficio dei Collegi o Gonfalonieri di Compagnia, +discorre così: «Crebbe, poi, la sua riputazione quando, per certa +peste, non si trovando chi volesse stare nella città ed esercitare i +magistrati; fu fatta quella legge per la quale si toglieva a ciascuno +il potere ottener magistrati, l’avolo del quale non fosse +stato veduto o non avesse seduto in uno de’ tre maggiori uffizi...» +E continua, discorrendo de’ danni che questa nuova legge portava, +e dell’autorità che aveva data ai Medici; perchè «ciascuno cittadino +ricorreva a loro per averne alcuno (dei maggiori uffici); e non +solamente cercava d’essere egli imborsato e tratto, ma se aveva +ancora figliuoli che fossero eziandio in fascia, operava che fossero +tratti; acciò che se pure non avessero a sedere, fossero almeno +di tali magistrati veduti.» — Di qui si vede come <i>seduto</i> era +quello che teneva effettivamente il magistrato; <i>veduto</i>, quello che +lo aveva solo di nome. Nello scegliere a sorte i magistrati, si tirava +spesso uno per tenere l’ufficio e un altro per esser solamente +<i>veduto</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note284"> +<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.  </span>Zuccagni Orlandini, <i>Statistica della Toscana</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note285"> +<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.  </span>Rinuccini, <i>Ricordi Storici</i>, pag. 146.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note286"> +<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.  </span>Contro quest’accusa di troppo democratico, parla il Pitti nella +sua <i>Apologia dei Cappucci</i>; ne parla anche distesamente il Guicciardini, +nel suo <i>Reggimento di Firenze</i> e nella sua <i>Storia inedita di +Firenze</i>. Il Nardi ne discorre a lungo, non solo nella <i>Storia</i>, ma ancora, +e molto più, nei suoi <i>Discorsi</i>, che sono inediti nella Riccardiana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note287"> +<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.  </span>«Chi tolse quella facultà, fu perchè i Consigli approvassino +le provvisioni, o ragionevoli o no, collo essere straccati; e dessino +giudicio col non udire mai se non una parte.» Guicciardini, +<i>Opere inedite</i>, vol. II, pag. 296. Si era cercato ogni modo perchè la +Signoria vincesse sempre il partito che proponeva: essa poteva presentare +una legge per un numero quasi infinito di volte nello stesso +giorno; e questo, acciò i Consigli, così stancati, l’approvassero. Anche +ora, la provvisione che stabiliva il Consiglio Maggiore, decretava +che la Signoria vi potesse mandare a partito la medesima legge +sino a 28 volte, sei volte per dì! — Questa provvisione, e tutte le +altre che si accennano, vedile nell’<i>Archivio delle Riformagioni; Libri +di provvisioni</i> anni 1494-98.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note288"> +<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.  </span>Questa provvisione fu votata il 22 dicembre, nel Consiglio del +Popolo, con 229 fave nere contro 35 bianche; ed il 23, in quello del +Comune, con 195 contro 16. <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note289"> +<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.  </span>Nel Consiglio del Popolo ebbe 203 fave nere contro due sole +bianche; in quello del Comune, 166 contro 9. <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note290"> +<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.  </span>Rinuccini, pag. 146; Arch. delle Riformagioni, <i>Lib. di Provvisioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note291"> +<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.  </span>Vedi le prediche <i>sopra Aggeo</i>, e fra le altre la XIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note292"> +<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos</i>; in quella del martedì dopo la Pasqua.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note293"> +<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.  </span>Questa materia fu pienamente trattata nella pregevole opera +del Pagnini, <i>sulla Decima</i>. Ivi sono ancora pubblicate le provvisioni +che decretano la nuova imposta. L’uffizio della Decima esiste tuttora; +i suoi registri si chiamano <i>libri della Decima</i>, ed il primo è +del 1494-98. Ci volle però del tempo, prima che le disposizioni della +nuova legge si potessero mettere ad effetto; ed il permesso d’imporre +i beni ecclesiastici non si ebbe che nel 1516.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note294"> +<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.  </span>La Signoria, mescolandosi, come abbiam detto, in ogni cosa, +poteva fare il medesimo in questo; ma l’ufficio ne era propriamente +devoluto agli Otto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note295"> +<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.  </span>E tale fu sempre l’opinione dei politici fiorentini; come si +può vedere nel Giannotti, <i>Della Repubblica Fiorentina</i>; e nel Guicciardini, +<i>Del Reggimento di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note296"> +<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.  </span><i>Prediche sui Salmi</i>. Nota che queste prediche furono dal Savonarola +cominciate il 6 gennaio 1495 (stile nuovo), e ne fece otto; +dopo di che, arrivato alla quaresima, predicò <i>sopra Giobbe</i>. Finita la +quaresima, riprese, il primo di maggio, le prediche sui Salmi; ed +andò sino al 28 di luglio, facendone così in tutto, fra le prime e le +seconde, ventinove. Le prime otto vanno, perciò, esaminate come +un seguito dell’Avvento <i>sopra Aggeo</i>, e serbano lo stesso carattere; +mentre le altre ventuna sono il seguito del quaresimale <i>sopra Giobbe</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note297"> +<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.  </span>Predica I, <i>sui Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note298"> +<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note299"> +<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.  </span>Predica II, <i>sui Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note300"> +<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.  </span><i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note301"> +<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.  </span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Vedi la stessa Provvisione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note302"> +<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.  </span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Era segnato nell’antico ordinamento: +Cl. II, nº 137. Alcune di queste miscellanee di frammenti +diversi furono per noi preziosissime; perchè, dopo averne ricercate +molte, trovammo documenti che illustrarono punti oscuri o male +intesi della nostra istoria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note303"> +<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.  </span>Questa era quasi un’ironia; ed un rimprovero a quelli che, +violando la legge, s’erano permesso di esprimere un voto, in parte +solamente, contrario alla proposta della Signoria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note304"> +<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.  </span>Allora non si era ancora radunato il Concilio di Trento, ed era +fresca la memoria del Concilio di Costanza: la dottrina che dal Papa +si potesse appellare al Concilio, non era stata condannata dalla +Chiesa romana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note305"> +<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.  </span>Questi discorsi si trovano tutti nel <i>Frammento di Pratica</i> +più sopra citato: <i>Archivio delle Riformagioni</i>. Abbiamo cercato di +esser fedelissimi nel riportarne il senso, e quasi le parole stesse; traducendole +però, dal latino in cui que’ discorsi furono scritti dal +notaio, nell’italiano in cui furono pronunziati dagli oratori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note306"> +<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.  </span>Vedi, <i>Archivio delle Riformagioni</i>. Negli Ottanta, entrandovi +la Signoria, i Collegi ec., il numero passava la cifra che il suo nome +parrebbe indicare.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note307"> +<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.  </span>Bisogna dire che gli scrittori contemporanei si tacciono su +questa materia, o esprimono la sentenza contraria al Savonarola, +come una voce contraddetta. Nel cinquecento, però, i nemici del frate +sostennero quella voce, e la fecero credere anche a molti che erano +amici alla sua memoria. Così noi troviamo che il Guicciardini, <i>Reggimento +di Firenze</i>, pag. 165, fa dire al del Nero, che va parlando degli +Otto di Guardia e Balía: «E vi aggiugnerei quello che io intendo che +questo frate propone; cioè, che da ogni condannazione che facessino +a alcuno cittadino per conto di Stato, e non per altra causa, vi +fussi lo appello; non del Consiglio Grande, come propone lui, ma al +Senato (<i>al margine del MS., l’autore aggiunge</i>: parrebbe forse meglio +questo appello alla Quarantía), dove avesse a venire il magistrato +che lo condannassi, a difendere la sentenza sua.» E senza +avvedersene, egli sostiene quella che era appunto l’opinione del Savonarola, +come fuor di dubbio apparisce dalle sue prediche. — Il Machiavelli, +che è anche più esplicito nell’accusare il frate di questa +legge, dice così: «Essendo Firenze, dopo il novantaquattro, stata +riordinata nel suo stato con l’aiuto di frate Girolamo Savonarola, +gli scritti del quale mostrano la dottrina, la prudenza, la virtù +dell’animo suo; ed avendo, tra l’altre costituzioni, per assicurare +i cittadini, fatto fare una legge, che si poteva appellare al +popolo dalle sentenze che per cose di Stato, gli Otto e la Signoria +dessero; la qual legge persuase più tempo, e con difficoltà +grandissima ottenne, ec.» (<i>Discorsi</i>, lib. I, cap. 45.) Questa +opinione del Machiavelli e degli altri scrittori, mentre non può +contrastare all’evidenza stessa dei fatti, prova da un altro lato, che +la parte avuta dal Savonarola nella formazione del nuovo governo, +dovè essere tanto grande, da farlo credere autore anche di quelle +leggi che egli aveva disapprovate.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note308"> +<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.  </span>Vedi le <i>Prediche sopra Aggeo</i>, e le <i>Prediche sopra i Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note309"> +<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.  </span>In questo modo si ricorreva sempre a lui, che voleva esser +giudice e padrone di tutto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note310"> +<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.  </span>Vedi gli Statuti fiorentini, pubblicati nel 1778, colla data di +Friburgo, in tre volumi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note311"> +<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.  </span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Vedi la provvisione del 20 aprile +1498, che, nel ristabilire il Potestà e il Capitano del popolo, discorre +di ciò.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note312"> +<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.  </span>Vedi le <i>Prediche sopra Aggeo</i>, e quelle <i>sopra i Salmi</i>. Vedi +anche le <i>Prediche sopra Rut e Michea</i>, fatte nelle feste del 96, e +principalmente quella del 3 di luglio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note313"> +<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note314"> +<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.  </span>Il 30 aprile 1498, si volle tornare al Potestà e Capitano del +popolo (vedi la provvisione nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>); ma +nel 1502, fu seguito il consiglio del Savonarola, e si creò la <i>Ruota</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note315"> +<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.  </span>L’antico statuto era stato compilato nel 1393.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note316"> +<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.  </span>Nella Magliabechiana, cl. XXIX, cod. 143, si trova un’antica +copia del nuovo statuto; e innanzi ad esso la provvisione sopra riportata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note317"> +<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.  </span>Burlamacchi, <i>Vita</i> ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note318"> +<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.  </span>Vedi la Provvisione nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note319"> +<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.  </span>Ecco come doveva, secondo la stessa Provvisione, eleggersi +la Signoria. Radunato il Consiglio Maggiore, si tiravano a sorte +96 elezionari, cioè 24 per quartiere. Ognuno di essi ne nominava +uno del suo quartiere, e i 96 in questo modo scelti, andavano a partito +per essere dei Signori. Fra quelli che ottenevano più della +metà dei voti, se ne sceglievano 8 (cioè due per quartiere), e s’imborsavano +nella borsa generale, mettendosi il più vecchio nel <i>borsellino</i>. +Per ognuno, poi, dei Signori effettivi, s’imborsavano <i>per rispetto</i>, +cioè per essere <i>veduti</i>, due di quelli che avevano ottenuto più +fave, purchè fossero giunti al di sopra della metà. — Quanto al <i>borsellino</i>, +pare che vi si mettesse il più vecchio, perchè a lui toccava +cominciare a fare il <i>Proposto</i>; ufficio che andava in giro ogni giorno +ad uno dei Signori. +</p> + +<p> +Pel Gonfaloniere, poi, si traevano 20 elezionari: ognuno dei +primi 10 ne eleggeva due, uno per <i>sedere</i> gonfaloniere, l’altro per +essere <i>veduto</i>: i secondi 10 ne sceglievano ciascuno altri due; uno +per gonfaloniere, l’altro per notaio. Se ne avevano così 20, scelti +per creare il gonfaloniere: si squittinavano, e quello che aveva più +fave, purchè più della metà, era imborsato per gonfaloniere; i due +che venivano appresso, <i>per rispetto</i>, o sia per essere <i>veduti</i>. Vedi +la medesima Provvisione. — <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note320"> +<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.  </span>Ecco, fra gli altri, come ne discorre il Guicciardini ne’ suoi +<i>Discorsi</i> (<i>Opere inedite</i>, vol. II, pag. 299): «A tenere saldo questo +modo di governo, è necessario tenere salda la legge del non fare +parlamento, il quale solo è facile a dissolvere il vivere popolare;.... +e non è altro che, col terrore delle armi e colla forza, costringere +il popolo a acconsentire a tutto quello che ei propongono; e dare +ad intendere che quello che è fatto, sia fatto per volontà e modo +di tutti.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note321"> +<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.  </span><i>Prediche sui Salmi</i>, Predica XXVI, fatta il giorno 28 luglio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note322"> +<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.  </span>Vedi la provvisione nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>. Poco +dipoi, il Savonarola fece, nella sala del Consiglio Maggiore, scrivere +a lettere maiuscole i versi che seguono: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Se questo popolar consiglio e certo</p> +<p class="i01">Governo, popol, della tua cittate</p> +<p class="i01">Conservi, che da Dio t’è stato offerto,</p> +<p class="i01">In pace starai sempre e ’n libertate.</p> +<p class="i01">Tien, dunque, l’occhio dalla mente aperto,</p> +<p class="i01">Chè molte insidie ognor ti fien parate;</p> +<p class="i01">E sappi che chi vuol far parlamento,</p> +<p class="i01">Vuol torti delle mani il reggimento.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note323"> +<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos</i>, martedì dopo la Pasqua.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note324"> +<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.  </span>Questo non è calcolo esagerato di storici; ma è detto nella +stessa Provvisione che decreta il Monte di Pietà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note325"> +<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.  </span>Il Parenti, <i>Storia di Firenze</i>, racconta questi fatti, e aggiunge +che la gente più culta era in favore degli Ebrei.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note326"> +<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.  </span><i>Archivio delle Riformagioni</i>. Queste Provvisioni che riguardano +il Monte, si trovano pubblicate nel Passerini, <i>Storia degli Stabilimenti +di Beneficenza in Firenze</i>. L’autore, però, è caduto in errore +quando ha detto essere falso che il Savonarola favorisse il Monte di +Pietà; che egli, anzi, l’oppugnasse, perchè promosso dai Frati Minori, +suoi nemici. Questa opinione è combattuta non solo dalla concorde +opinione di tutti gli storici e biografi del Savonarola, ma anche +da tutto ciò che il Frate disse pubblicamente sul pergamo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note327"> +<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos</i>, predica XXI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note328"> +<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.  </span><i>Archivio delle Riformagioni.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note329"> +<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.  </span>Questa statua avea appartenuto ai Medici; e dopo la rovina +della repubblica, essi la posero sotto alla loggia dei Lanzi, ove ora +si trova colla medesima iscrizione repubblicana. Si vuole da alcuni, +che quando, sotto alla stessa loggia, venne posto il capolavoro del +Cellini, rappresentante Perseo che taglia la testa a Medusa, si fosse +voluto simboleggiare, in risposta, la tirannide risorta, che ammazza +la repubblica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note330"> +<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.  </span>Ecco in qual modo, il 1º di aprile 1495, il Savonarola stesso +parlava della mutazione del nuovo governo, e delle principali leggi da +lui ordinate: «Vedendo appropinquare la mutazione del nuovo governo, +e considerando che non poteva essere senza scandalo e +grande effusione di sangue;... deliberai, inspirato da Dio, di cominciare +a predicare ed esortare il popolo a penitenzia, acciocchè +conseguissi da Dio misericordia. Ed il dì di San Matteo Apostolo, +cioè a dì 21 settembre 94, cominciai; e, con quante forze mi dette +Iddio, esortai il popolo a confessarsi, e digiunare, ed orare. Le +quali cose avendo fatte volentieri, la bontà di Dio commutò la +giustizia in misericordia; ed a dì 11 novembre, mutossi lo Stato e +governo, miracolosamente, senza sangue e senza alcun altro scandalo +nella vostra città. Avendo, dunque, tu, popolo fiorentino, a +pigliare nuovo governo; ti convocai, escluse le donne, nella +chiesa maggiore, presenti i Magnifici Signori e gli altri magistrati +della tua città: e dopo molte cose dette del buon governo delle +cittade secondo la dottrina delli filosofi e delli sacri teologi, ti +dimostrai quale era il governo naturale del popolo fiorentino; e, +dipoi, continuando la predicazione, ti proposi quattro cose che +tu dovevi fare. — La prima: temere Iddio. — La seconda: amare +il ben comune della città, e quello cercare più che il proprio. — La +terza: far pace universale tra te e quelli che ti avevano governato +pel passato; aggiungendo a questo, lo appello delle sei fave.» +Predica 29, di quelle sopra Giobbe. Nota che questa predica veniva +fatta quando già la nuova legge dell’appello era decretata; e che tanto +qui come altrove, il Savonarola dice sempre di aver consigliato +l’appello delle sei fave; non mai quello delle sei fave al Consiglio +Maggiore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note331"> +<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.  </span>Le Provvisioni antecedenti al 94 sono, infatti, latine; quelle +dopo la cacciata dei Medici, cominciano subito ad essere italiane. +Così, dopo la metà del 1495, anche lo straccetto dei discorsi che +si tennero nelle Pratiche, si trova scritto in italiano: più tardi +ritorna in campo il latino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note332"> +<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.  </span>Vedi la nota in fine del capitolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note333"> +<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.  </span>Predica XXIII, <i>sopra Aggeo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note334"> +<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.  </span>Predica XIX, <i>sopra Aggeo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note335"> +<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.  </span><i>Compendium Revelationum.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note336"> +<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.  </span>Il Comines, come abbiamo più sopra notato e come diremo +ancora più basso, erasi persuaso da ciò, che il Savonarola fosse un +vero profeta; e nelle sue <i>Memorie</i>, piene d’una continua ammirazione +per lui, ripete sempre «Egli ha predetto la venuta del re +quando niuno vi pensava; gli ha, poi, scritto ed ha detto a me stesso +cose che niuno ha credute, e che si sono tutte verificate.» Il Nardi, +ed un numero infinito d’altri contemporanei, dettero al Savonarola il +nome di profeta; ed il Machiavelli stesso, il quale, come abbiam visto, +non era di quelli che meglio comprendessero o più imparzialmente +giudicassero il Savonarola, non ardì mai di negare o anche mettere +in dubbio le sue profezie, «perchè d’un tanto uomo se ne deve +parlare con reverenza;» aggiungendo che infiniti vi credevano, +«perchè la vita sua, la dottrina, il soggetto che prese, erano +sufficienti a fargli prestar fede.» <i>Discorsi sulle Deche</i>, lib. I, +cap. XI, pag. 52; Italia 1813. Il Guicciardini, che è forse quello che +meglio di tutti lo ha giudicato, rimane incerto su questo punto +della profezia, e dice: «Io aspetto dal tempo la risoluzione di +questi dubbi; ma se il Savonarola fu sincero, come la sua vita +tutta santa farebbe credere, noi abbiamo visto ai nostri tempi un +profeta sommo; se egli non fu sincero, noi abbiamo veduto un +uomo grandissimo. Non sarebbe stato possibile fare le cose che +egli ha fatte, condurle con tanta arte, con tanta prudenza, senza +avere qualità straordinarie.» Guicciardini, <i>Storia inedita di Firenze</i>. +Quest’opera, non essendo ancora data alla luce, noi citiamo solo +di memoria, dopo una scorsa che ci è stato permesso di dare al +Ms. La sua pubblicazione, dai Conti Guicciardini affidata al signor +Canestrini, sarà di grandissima importanza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note337"> +<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.  </span>Questo fatto risulta ora evidente, ed è messo fuor d’ogni +dubbio dalla scoperta che noi facemmo del secondo processo del +Savonarola, e del processi di Frà Salvestro e Frà Domenico. Frà +Salvestro descrive le sue visioni, e confessa esplicitamente che i medici +le facevano risultare da una malattia; aggiunge, che quando gli +furono, a cagione d’un’altra malattia, cavate otto libbre di sangue, +le visioni scemarono ad un tratto. La confessione di Frà Domenico +viene a riconfermare tutto quello che dice Frà Salvestro. Le parole +di quest’ultimo trovano anche nuova conferma nelle deposizioni +del testimoni. Vedi <i>Appendice</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note338"> +<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.  </span>Solo la lettura dei <i>processi</i> più sopra citati, può dimostrare +pienamente la verità di ciò che noi diciamo. Frà Domenico confessa +che egli ed il Savonarola prestavano tanta fede alle parole +del Maruffi, che, una o due volte, dettero per viste da loro certe +visioni che il Maruffi diceva avere avute dagli angeli, onde ripeterle +ai suoi due compagni, che dovevano raccontarle al popolo come +avvenute a loro. E Frà Domenico, presso alla morte, si sforza di +provare che ciò era permesso, anzi era d’obbligo, una volta che gli +angeli lo volevano. Vedi <i>Appendice: Processo di Fra Domenico da +Pescia dell’ordine dei predicatori, registrato per sua mano propria</i>. +Questo importantissimo documento fu da noi trovato nel codice riccardiano +2053 foglio CXXXI retro, e seg. Esso prova luminosamente +l’eroica fermezza d’animo di Frà Domenico; il quale, mentre +manifesta con grande ingenuità la propria superstizione e quella del +Savonarola, viene implicitamente a distruggere ogni dubbio che potesse +muoversi sulla sincerità del loro animo. Nel discorrere di +questi processi, noi dobbiamo di continuo rimandare il lettore all’<i>Appendice</i>, +ove le nostre opinioni verranno tutte dai nuovi documenti +riconfermate; e non possiamo valerci d’una recente pubblicazione +fatta dall’Archivio di Firenze nel suo <i>Giornale Storico</i>, +perchè (siccome potrebbe averne una prova chiunque la confrontasse +col summenzionato codice), essa è parte apocrifa, parte scorretta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note339"> +<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.  </span>Il Pico, nella sua <i>Vita Fr. H. Savonarolæ</i>, cap. V: «De divinis +citra velamen revelationibus, quarum particeps factus Hieronymus, +futuras predixit clades;» mostra assai bene come il Savonarola, +ragionando sulla Bibbia, venisse alle sue <i>Conclusioni</i>. Il +Savonarola stesso parla continuamente, in tutte le sue opere, di +queste <i>ragioni naturali</i> che profetizzano il futuro, e più volte +chiama la profezia parte della sapienza: «Inter alias partes prudentiæ +tres principales ponuntur; videlicet: memoria præteritorum, +intelligentia præsentium, et previdentia futurorum.» <i>Expositio Abachuch +prophetæ, per Fr. Hieronymum de Ferrariâ</i>; opera inedita +che sarà da noi pubblicata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note340"> +<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.  </span>Vedi <i>Compendium Revelationum; Dialogo della verità profetica; +Predica del 27 marzo 1496</i> (fra quelle <i>sopra Amos</i>); <i>Prediche +sopra Giobbe</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note341"> +<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos</i>, fol. 40, e altrove; Firenze 1497.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note342"> +<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.  </span><i>Epistola a certe divote persone</i> ec., nel Quetif, vol. II, pag. +181; <i>Prediche sopra l’Esodo</i>, Firenze 1498, fol. 12.; <i>Prediche sopra +Amos</i>, fol. 39.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note343"> +<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.  </span>Bisogna qui rendere giustizia al Rudelbach, che è stato il primo +a notare l’opposizione dei due principali concetti del Savonarola +intorno alla profezia. Egli appoggia la sua esposizione ad un +esame diligente delle opere dell’autore: ne cava, però, secondo il +solito, delle conseguenze al tutto arbitrarie. (Vedi nella sua biografia +un lunghissimo capitolo, intitolato: <i>Ueber die prophetische +Gabe und die Prophezeihungen Savonarolas</i>.) Dopo aver giustamente +notata la differenza di quei due concetti, vuole distruggere il primo +ed esagerare il secondo, per fare del Savonarola un profeta evangelico, +in un senso tutto protestante: in altri termini, il profeta della +Riforma. Egli lo mette in rapporto coll’Abate Gioacchino, con Santa +Brigida e Santa Caterina, che, secondo lui, son tutti, più o meno, +profeti della Riforma. +</p> + +<p> +Il Meier, sebbene voglia anch’esso fare del Savonarola un protestante, +cerca temperare le esagerazioni del suo compatriotta, e +conviene che questi s’abbandona troppo ciecamente alla sua sbrigliata +fantasia. Nota, anch’egli, la differenza di quei due concetti nel Savonarola; +ma dopo, ne vuol distruggere l’uno, nascondere l’altro, e +quasi persuadersi che il Savonarola nè era nè si credeva profeta, +ma solo cercava colla Scrittura interpretar l’avvenire. Il Meier sembra +non avere un concetto abbastanza chiaro di ciò che vuol dimostrare; +e discorre questo argomento con tale freddezza, con sì +poca decisione, che non convince nè persuade, ma solamente annoia. +Nondimeno, la giustizia vuole che si renda a questi due tedeschi +l’onore di essere stati i primi ed i soli che abbiano studiato +le opere profetiche del Savonarola, ed abbiano compresa la necessità +di trattare distesamente, nella biografia del Frate, questo soggetto, +e non saltarlo a piè pari, come han fatto gli altri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note344"> +<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.  </span><i>De veritate prophetica, Dialogus in lib. VIII</i>, S. L. A. Un’altra +edizione, colla data di Firenze 1497, porta per titolo: <i>De veritate +propheticâ, libri seu dialogi IX</i>. La differenza di esse sta in ciò, che +la seconda mette anche l’introduzione fra i dialoghi. Una terza edizione +fu fatta in italiano nello stesso anno 1497, e una ristampa +della medesima opera si vide a Venezia l’anno 1548.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note345"> +<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.  </span>Fu pubblicato quasi contemporaneamente in latino ed in italiano: +<i>Compendium revelationum</i> Impressit Florentiæ ser Franc. Bonaccorsius, +1495; V nonas mensis octobris. Lo stesso stampatore lo +aveva pubblicato in italiano il 18 agosto 1495, e dopo dodici giorni +veniva ristampato da ser Lorenzo Morgianni. Nel 1498 fu ristampato +in latino, a Parigi ed a Firenze; nel 1537 a Venezia, e nel 1674 +di nuovo a Parigi, per cura del Quetif. +</p> + +<p> +Non solamente il Savonarola, ma la più parte de’ suoi seguaci +hanno lasciato dei trattati intorno alle sue profezie. Principali fra +questi furono il Benivieni nella <i>Lettera a Clemente VII</i>, nei vari +<i>Trattati</i> in cui espone la dottrina del suo maestro; il Violi nelle sue +<i>Giornate</i>, di cui ci restano solo dei brani ed il compendio fattone dal +Razzi; Frà Benedetto ne parla in quasi tutte le sue opere, ma più +espressamente nel sopracitato MS. magliabechiano: <i>Secunda parte +delle profezie di Fra Girolamo</i>; e per non citarne un numero infinito, +Pico il giovane e tutti i biografi ne parlano distesamente. A +questo proposito, non vogliamo tralasciare un’osservazione, che può +dare maggiore conferma a tutto ciò che abbiamo detto in questo +capitolo. Frà Benedetto scrisse un’opera intitolata: <i>Fons vitæ</i> +(MS. magl., XXXV, 96), nella quale racconta una lunga serie di +<i>rivelazioni o visioni</i> da lui avute, che sono circa diciassette. Fra la +quindicesima e la sedicesima di esse, v’è un paragrafo intitolato: +<i>Humilis excusatio prophetæ</i>, nel quale dice: «Hæc autem scripsimus, +non quia firmiter vera esse credamus et quia sopniis fidem +aliquam adhibeamus, sed quia sopnia aliquando non sunt spernenda; +quum, sicut patet clarum in Scripturis, mulla sopnia revelationes +fuerunt. Scripsimus, etiam, ut cognoscamus an sint a naturâ +an a Diabolo an a Deo; ut facta naturæ adiscamus, et +illusiones Demonum vitemus, et ut Divinam Bonitatem cognoscamus +et annumeremus. Obsecro omnes legentes, ut fidem certam +hiis do (forse deve dire <i>nec do</i>) nec dare decrevi, et sic protestor +ante Deum et homines, et sunt sicut si ista non sopniassem. +Solus Deus est, qui ab æterno novit, qui futura predicere +possit. Et si aliqua ista significare inveneris, non mireris quia +ego peccator sim; quum donum prophetis (teste sancto Thomâ) +stat cum peccato mortali. Hac etiam ratione non me justum +et bonum existimes, quum ego infelix peccator sum, et multorum +sum conscius peccatorum.» — Certamente è assai notevole che +Frà Benedetto, dopo essersi chiamato profeta, ci confessi ingenuamente +di non saper dire se queste visioni siano puramente sogni o +rivelazioni, operazioni di natura o del diavolo. Tanto è vero che nè +il Savonarola nè i suoi seguaci s’erano fatto su questa materia un +concetto chiaro; e che essi erano assai inclinati a pigliare per rivelazione +tutte le illusioni e i sogni che avevano un carattere religioso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note346"> +<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.  </span>Quetif., tomo II, p. 209.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note347"> +<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.  </span>Nelle sue postille bibliche, nelle lettere alla madre, ai fratelli, +agli amici, egli esprime sempre le stesse idee sulla importanza delle +sue profezie: vi si trovano i medesimi principii, i medesimi sentimenti +e le contraddizioni stesse.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note348"> +<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.  </span>Quest’ultimo fatto viene asserito dal De Thou. Vedi Libri, +<i>Histoire des sciences mathématiques</i>; Cardani, <i>De vitâ propriâ</i>. +Quanto al Porta, si potrà leggere ciò che ne dice il Libri e ciò che +egli medesimo scrive nella sua opera della <i>Magia</i>. Vedi anche: <i>Die +philosophische Weltanschauung der Reformationszeit</i>, von Carriere: +Stuttgart 1847.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note349"> +<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.  </span>Questi medesimi nomi ebbero più tardi, al tempo cioè dell’Assedio +di Firenze (1527-30), un diverso significato. Piagnoni ed +Arrabbiati erano, allora, gli amici del governo popolare; ed il secondo +nome davasi più specialmente a quelli ch’erano più caldi +nell’amore di quel governo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note350"> +<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.  </span>«E chi amava il governo universale, desiderava che fosse da +quel Frate introdotto e favorito. Al che concorrevano molto volentieri +gli amici dello stato passato dei Medici, per assicurarsi +dall’appetito della vendetta degli avversari; al quale pericolo sarebbero +stati maggiormente sottoposti sotto il governo d’uno stato +particolare, se per mala sorte della nostra città un particolare +nuovo reggimento succeduto fosse.» Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, +ediz. Arbib, pag. 66. Vedi il sunto delle <i>Giornate</i> del Violi, nel +Razzi; Cod. riccard. 2012.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note351"> +<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.  </span>«Sì che tra i cittadini nacquero molti dispareri e contrarietà +dell’uno contro all’altro, e tra i grandi e tra i popolani: +ma le cagioni della diversità, dall’una parte e dall’altra, molto +si dissimulavano. Ma più scopertamente si cominciava ad oppugnare +il Frate, per la diversità delie opinioni che si tenevano delle +profezie di quello. Della credulità, non si vergognavano gli uomini +di disputare liberamente; come si sarebbero vergognati, in quel +principio, di non amare, o che si credesse ch’ei non amassero, più +tosto quel governo universale, che qualunque altro particolare.» +Nardi, pag. 65. E altrove: «Tuttavia, di questa forma di reggimento, +non essendo ben contenti molti dei principali cittadini, dissimulando +però la vera cagione (come più sopra abbiamo detto), +oppugnavano astutamente il sopradetto Frà Girolamo, come colui +che n’era stato confortatore.» Idem., pag. 88. Vedi anche il Violi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note352"> +<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.  </span>Nardi, pag. 82; Ammirato, <i>Storia di Firenze</i>, lib. XXVI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note353"> +<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.  </span>Burlamacchi, pag. 69 e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note354"> +<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.  </span>Burlamacchi, idem. Ecco in che modo il Ficino parlava del +Savonarola e delle sue predizioni: «Nonne, propter multa delicta, +postremum huic urbi, hoc autumno (settembre e ottobre 94), +exitium imminebat, nullâ prorsus hominum virtute vitandum? +Non divina clementia, Florentinis indulgentissima, integro ante +hunc autumnum quadriennio, nobis istud pronunciavit per virum +sanctimoniâ sapientiâque præstantem, Hieronymum ex ordine prædicatorum, +<i>divinitus</i> ad hoc electum? Nonne <i>præsagiis monitisque +divinis</i> per hunc impletis, certissimum jam jam supra nostrum caput +imminebat exitium, quod, nullâ prorsus virtute nostrâ, sed præter +spem mirabiliter vitavimus? <i>A Domino factum est istud, et est mirabile +in oculis nostris.</i> Reliquum est, optime mi Johannes, ut +deinceps salutaribus tanti viri consiliis obsequentes, non solum ego +atque tu, sed omnes etiam Florentini Deo nobis clementissimo +grati simus, et publicâ voce clamemus: Confirma opus hoc, Deus, +quod operatus es in nobis.» <i>Lettera</i> a Giovanni Cavalcanti, 12 dicembre +1494. Vedi Marsilii Ficini, <i>Opera</i>; Basilea, vol. II, pag. 962.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note355"> +<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.  </span>Burlamacchi, pag. 69 e seg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note356"> +<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.  </span>Predica XVIII, <i>sopra Aggeo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note357"> +<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.  </span>Predica I, <i>sopra i Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note358"> +<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.  </span>Predica XXII, <i>sopra Aggeo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note359"> +<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.  </span><i>Prediche del Rev. P. Frate Hieronimo, fatte sopra diversi +Salmi e Scritture in S. M. del Fiore, cominciando il giorno della +Epifania e seguitando gli altri giorni festivi, raccolte per ser Lorenzo +Violi</i>. Firenze 1496, e Bologna, 1515. Come abbiamo già detto, +le prime sette di queste prediche fanno seguito a quelle <i>sopra Aggeo</i>; +l’ottava è indirizzata ad alcune suore e parla dei voti monastici; +seguono poi altre diciassette, che si possono considerare +come continuazione del Quaresimale <i>sopra Giobbe</i>. Questi sermoni +sono assai lunghi e formano un grosso volume; in fine del quale +sono alcune prediche di Frà Domenico da Pescia, a cui accenneremo +più basso. Varie edizioni di queste prediche sono mutilate: +così quelle di Venezia 1517 e 1543.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note360"> +<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.  </span>Predica II <i>sopra i Salmi</i>, fatta il dì 11 gennaio 1495 (stile +nuovo.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note361"> +<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.  </span>Ecco alcune di quelle parole: «Audite omnes habitatores +terræ, hæc dicit Dominus: Ego Dominus loquor in zelo sancto +meo: ecce dies veniet et gladium meum evaginabo super vos. Convertimini, +ergo, ad me antequam compleatur furor meus. Tunc +enim, angustia superveniente, requiretis pacem et non invenietis.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note362"> +<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.  </span>Predica <i>della Rinnovazione</i>. È la terza di quelle <i>sopra i Salmi</i>, +e fu anche stampata a parte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note363"> +<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.  </span>Il Nardi, il Pitti, il Violi ed altri raccontano più e più volte, +che i primi atti di Roma furono procurati dagli Arrabbiati e dal Moro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note364"> +<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.  </span>Predica V <i>sopra i Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note365"> +<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.  </span>Predica VI (fatta il 20 gennaio); Predica VII (25 gennaio).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note366"> +<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.  </span>In data dell’8 gennaio 1495, avevano scritto all’ambasciatore: +«Sarà con questa una lettera alla Santità di nostro Signore, +pregando con essa che Frate Hieronimo da Ferrara, che è qui +priore in S. Marco, predichi questa quaresima prossima qui in Firenze, +non ostante qualunque commissione avessi di andare a +predicare in Lucca. Ed affine non scambiate le lettere, è scritto +dappiè: — <i>pro Fr. Hieronymo</i>. — Presentatela quanto prima possiate, +e fate di ottenere uno brieve diritto a Frate Hieronymo, che +li commetti el predicare questo anno qui, come è detto.» Archivio +delle Riformagioni, <i>Lettere dei Dieci</i>. Questa lettera trovasi pubblicata +nel Meier, pag. 80, nota 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note367"> +<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.  </span>«Della qual cosa (cioè del suo partire) per la maggior parte +degli uomini si prese grande alterazione, per ciò che e da’ magistrati +tutti e dagli uomini di buona mente si giudicava che le sue +prediche fossero molto utili alla correzione dei costumi, e necessarie +a pacificare insieme gli animi discordanti de’ mal disposti cittadini +nel principio di quel nuovo governo. Per la quale considerazione, +per opera e procaccio di molti suoi devoti, e massimamente +dei Dieci di libertà e pace, fu procurato che il papa rivocasse +il sopradetto breve; e così fu facilmente ottenuto.» Nardi, +pag. 65.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note368"> +<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.  </span>Di queste impressioni il Savonarola stesso parlò più tardi +nelle sue prediche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note369"> +<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.  </span>Prediche <i>sopra Giobbe</i>. Predica II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note370"> +<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.  </span>Predica III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note371"> +<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.  </span>Predica XIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note372"> +<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.  </span>Predica XIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note373"> +<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.  </span>Predica XII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note374"> +<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.  </span>Predica XVI <i>sopra Giobbe</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note375"> +<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.  </span>Predica XLV di quelle <i>sopra Giobbe</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note376"> +<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.  </span>«Tanto fu il dolore e il pianto che mi sopravvenne, ch’io +non potetti andare più oltre.» Così scrisse l’amanuense alla fine +dell’ultima predica, e di molte altre di quel quaresimale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note377"> +<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.  </span>Qui non istaremo a citare Burlamacchi, Pico, Barsanti, +Frà Benedetto e gli altri biografi: possiamo, invece, rimandare il lettore +a tutti gli storici del tempo, come Nardi Guicciardini, <i>Storia +inedita di Firenze</i>; ec. ec; ed alla stessa corrispondenza dei Dieci +colla Corte di Roma, pubblicata dal Padre Marchese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note378"> +<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.  </span>Burlamacchi, Marchese, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note379"> +<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.  </span>Padre Marchese, <i>Storia del convento di San Marco</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note380"> +<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.  </span>Frà Benedetto, <i>Cedrus Libani</i>, poemetto pubblicato dal +Padre Marchese nell’<i>Archivio Storico</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note381"> +<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.  </span>Tutta la Storia di questa conversione abbiamo cavata dalle +parole stesse di Frà Benedetto, nel <i>Cedrus Libani</i>. Volendo altre +notizie sulla sua vita, si può leggere ciò che ne dice il Padre Marchese, +ne’ suoi <i>Scritti vari</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note382"> +<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.  </span>Guicciardini, Sismondi, Leo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note383"> +<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.  </span>Nardi, Guicciardini, Sismondi, Leo, Comines, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note384"> +<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.  </span>Sismondi, <i>Hist. des répub. ital.</i>, chap. 95; e gli altri autori +più sopra citati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note385"> +<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note386"> +<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.  </span>Così chiama il Comines la radunanza di gente che si faceva +dalla Lega.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note387"> +<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.  </span>Diamo qualcuno dei molti brani nei quali il Comines parla +del Savonarola; perchè la sua autorità, come di forestiero e contemporaneo, +come uomo di grandissimo acume e che conobbe il +Savonarola, deve aver molto peso. «J’ay dit en quelque endroit de +ceste matière d’Italie, comme il y avoit un frère prescheur, renommé +de fort saincte vie.... appelé frère Hieronyme, qui a dit beaucoup +de choses avant qu’elles fussent advenues, comme j’ay dit +cy dessus, et tousiours avait soustenu que le roy passeroit les +monts.... <i>et disoit que le roy estoit esseu de Dieu pour réformer +l’Eglise par force, et chastier les tyrans</i>... Sa vie estoit la plus belle +du monde ainsi qu’il se pouvoit voir, et ses sermons preschoient +contre les vices, et a réduit en icelle cité maintes gens à bien vivre, +comme j’ay dit....» Parlando di ciò che alcuni dicevano contro +alle sue profezie, cioè che egli desse per rivelazioni quel che +sapeva in segreto dai cittadini, il Comines risponde: «Je ne les +veux point accuser ni excuser... mais il a dit maintes choses +vrayes que ceux de Florence n’eussent sceu luy avoir dictes; +mais touchant le roy et les maux qu’il dit luy devoir advenir, +luy est advenu ce que vous voyez; qui sont, premier, la mort de +son fils, puis la sienne, et ay veu des lettres qu’il escrivoit au +dict Seigneur.» Comines, <i>Mémoires</i>, liv. VIII, chap. XIX. +Diamo anche quest’altro brano, importante perchè si parla del dialogo +dall’autore avuto col Savonarola: «J’ay oublié à dire, que moy +estant arrivé à Florence, allant au devant du roy, allay visiter un +frère prescheur, appellé frère Hieronyme, demeurant à un couvent +réformé; homme de saincte vie, comme on disoit, qui quinze +ans avoit demeuré au dit lieu; et estoit avec moy un maistre +d’hostel du roy, appellé Jean François, sage homme. La cause de +l’aller veoir, fut par ce qu’il avoit tousiours presché en grande faveur +du roy, et sa parole avoit gardé les Florentins de tourner contre +nous; car jamais prescheur n’eut tant de crédit en cité. Il +avoit tousiours asseuré la venue du roy (quelque chose qu’on dist +ne qu’on escrivist au contraire); <i>disant qu’il estoit envoyé de Dieu +pour chastier les tyrans d’Italie</i>, et que rien ne pouvoit résister +ne se deffendre contre lui. Avoit dit aussi qu’il viendroit à Pise et +qu’il y entreroit, et que ce jour mourroit l’estat de Florence; et ainsi +advint, car Pierre de Medicis fut chassé ce jour. Et maintes autres +choses avoit preschées avant qu’elles advinssent, comme la mort +de Laurent de Medicis; et aussi disoit publiquement l’avoir par +révélation, <i>et preschoit que l’estat de l’Eglise seroit réformé à l’espée. +Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien près, et encore le +maintient</i>. Plusieurs le blasmoient de ce qu’il disoit que Dieu luy +avoit révélé, autres y adjustèrent foy: de ma part je le répute +bon homme. Aussi luy demandoy si le roy pourrait passer sans +peril de sa personne, veu la grande assemblée que faisoient les +Venitiens, de la quelle il scavoit mieux parler que moy qui en +venoys. Il me respondit qu’il aurait affaire en chemin, mais que +l’honneur luy demeureroit, et n’eust il que cent hommes en sa +compagnie; et que Dieu qui l’avoit conduit au venir, le conduiroit +encore à son retour: <i>mais pour ne s’estre bien acquitté à la réformation +de l’Eglise, comme il devoit, et pour avoir souffert que ses +gens pillassent et desrobassent ainsi le peuple, aussi bien ceux de +son parti et que lui ouvroient portes sans contrainte, comme les +ennemis; que Dieu avoit donné une sentence contre luy, et brief +auroit un coup de fouet</i>. Mais que je luy disse, que s’il vouloit +avoir pitié du peuple, et délibérer en soy de garder ses gens de +mal faire, et les punir quand ils le feraient, comme son office le +requiert, que Dieu révoquerait sa sentence ou la diminueroit; +et qu’il ne pensast point estre excusé pour dire, je ne fay nul mal. +Et me dist que luy mesme iroit au devant du roy et lui diroit; et +ainsi le feit, et parla de la restitution des places des Florentins. Il +me cheut en pensée la mort de mon seigneur le Daulphin, quand +il parla de cette sentence de Dieu, car je ne voyois autre chose +que le Roy peut prendre à cœur; et dis encore cecy afin que +mieux on entende <i>que tout ce dit voyage fut vray mystère de Dieu</i>.» +Liv. VII, chap. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note388"> +<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.  </span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, ediz. Arbib., 1842, vol. I, pag. 75; +Guicciardini, <i>Storia d’Italia</i>, ediz. Rosini, vol. I, pag. 129; Giovio; +Sismondi, <i>Hist. des répub. ital.</i>, chap. 94; <i>Histoire des Français</i>, +tom. XV; Michelet, <i>Renaissance</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note389"> +<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.  </span>Sismondi, <i>Histoire des républ. ital.</i>; Michelet, <i>Renaissance</i>; +Leo; Guicciardini; Nardi, ec. Gli storici francesi non sono meno severi +degl’italiani nel condannare la condotta di Carlo VIII verso +la repubblica fiorentina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note390"> +<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.  </span>Predica XVIII, <i>sopra i Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note391"> +<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.  </span>Era in data del 26 maggio 1485, e venne pubblicata con molti +errori ed alterazioni; tanto che il Savonarola stesso se ne dolse nella +predica del 28 luglio successivo: «Quella lettera che io scrissi al re +di Francia, è stata messa in stampa senza averlo io inteso, et e’ vi +sono di molti errori.» Una copia esatta se ne trova nella Riccardiana, +Cod. 2053. — Perchè sempre meglio si veda quanto fosse +allora divulgata e creduta l’idea che il viaggio di Carlo VIII era +predestinato da Dio, riportiamo alcuni versi d’una orazione di +Marsilio Ficino allo stesso re Carlo, «Veri namque simile est, Christianissimus +Gallorum regem a Christo mitti, et Carolum, præ +cæteris insignem pietate regem, christianâ pietate duci; præsertim +cum iter opusque tantum eâ mente sis aggressus, ut sanctam +Jerusalem sævissimis barbaris occupatam, summo humani generis +Redemptori denique redimas.... Benedictus qui venit in +nomine Domini, Carolus charus nobis, excelsus, rex pacificus. +Hæc est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in eâ....» +E così continua il Ficino, con lodi sempre crescenti e più esagerate; +le quali nella bocca d’ogni uomo sarebbero biasimevoli: in +quella poi di chi si poteva chiamar creatura dei Medici, muovono +sdegno. Vedi: <i>Oratio Marsilii Ficini ad Carolum Magnum Gallorum +regem. Ficini Opera</i>, Basilea, vol. II. pag. 960.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note392"> +<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.  </span>Tutti i biografi, ed il Nardi nella <i>Storia di Firenze</i>, parlano +di questo incontro. Ne parla anche il Comines (libro VII, cap. II), +il quale espone più volte il tenore delle lettere e dei discorsi che il +Savonarola faceva al re: e ci sarà condonato se riportiamo anche qui +le sue parole, vista la grande autorità dello scrittore, non molto +letto fra noi. Vedi lib. VII, cap. XIX: «Il a publiquement presché +que le roy retourneroit de rechef en Italie, <i>pour accomplir ceste +commission que Dieu luy avoit donnée, qui estoit de réformer +l’Eglise à l’espée, de chasser les tyrans d’Italie, et qu’au cas qu’il +ne le feist, Dieu le punirait cruellement</i>; et tous les sermons +premiers et ceux de présent, il les a fait imprimer, et se vendent. +Cette menace qu’il faisoit au roy, luy a plusieurs fois escrite le +dicte Hieronyme, peu de temps avant son trespas; et aussi le +me dist de sa bouche Hieronyme, quand je parlai a luy (qui fut +en Italie), en me disant que la sentence estoit contre le roy au +ciel, en cas qu’il n’accomplist ce que Dieu luy avoit ordonné...» +Comines, <i>Mémoires</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note393"> +<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.  </span>Predica XXV, <i>sopra i Salmi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note394"> +<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.  </span>Guicciardini, Nardi, Cerretani, Parenti, Comines, Sismondi, +Leo, Michelet.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note395"> +<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.  </span>Vedi gli autori più sopra citati. Come poi i popolani fiorentini +si risentissero di quelle ingiurie francesi, si può vedere da queste +parole che si trovano nei <i>Ricordi Storici del Rinuccini</i>: «A dì 2 gennaio +1495 (stile fiorentino), venne la novella in Firenze, come uno +castellano francioso, che teneva la cittadella nuova per il barbaro +traditore e assassino Carlo VIII, indegnamente re di Francia, +aveva dato e consegnato detta cittadella a’ cittadini pisani, che +allora si reggevano in libertà; benchè più volte.... con giuramenti +e doppi capitoli, giurati in sulla pietra sacrata in sullo altare di +S. M. del Fiore, aveva promesso rendere ditta cittadella...; e con +nove speranze ci avesse tratto di mano, tra lui e li suoi assassini +ministri, più che fiorini trecento migliaia, fidandoci noi di sua +dislealtà e perfidia; più simile a tradimento che mai si udisse, +mentre si narrano di Gano di Maganza, che almanco non era re.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note396"> +<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.  </span>Archivio delle Riformagioni, <i>Provvisione del 15 ottobre 1495</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note397"> +<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.  </span>Ivi, <i>Provvisione del 26 novembre 1495</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note398"> +<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.  </span>Ivi, <i>Provvisione del 16 dicembre 1495</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note399"> +<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.  </span>Nardi, Guicciardini, Ammirato, Parenti, Cerretani, Sismondi, +Leo, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note400"> +<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.  </span>Il Pitti, nella sua <i>Storia di Firenze</i>, dice: «Perlochè sbigottiti +i nemici suoi (del Savonarola), si misero sotto, con più effetto che +mai, al Duca di Milano, il quale desideroso col favor loro di restringere +quello Stato, aveva fino all’anno 1495, a loro istanza, per +mezzo del Cardinal suo fratello, cavato brevi da Roma per interdire +la predica del Frate.» Vedi <i>Arch. Storico</i>, vol. I, pag. 50. — Il +Nardi discorre assai spesso delle mene degli Arrabbiati. A pag. 88, +vol. I, egli dice: «Tuttavia di questa forma di governo non essendo +ben contenti molti dei principali cittadini, dissimulando +però la vera cagione (come già abbiamo detto) della poca contentezza +loro, oppugnavano astutamente il sopraddetto fra Girolamo, +come colui che n’era stato confortatore, intanto che, per opera +d’alcuni cittadini e di certi religiosi, il papa lo fece citare di +nuovo a Roma ec.» Le stesse cose dice, presso a poco, il Guicciardini +nella <i>Storia d’Italia</i>. Ma una lettera del Savonarola al Moro, +e quelle delle spie di quest’ultimo, mettono anche meglio in luce, +come la persecuzione che si faceva al frate era assai più politica +che religiosa. Vedi <i>Appendice</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note401"> +<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.  </span>Più basso avremo occasione di discorrere per minuto le +trame del Gennazzano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note402"> +<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.  </span>«Inter ceteros vineae Domini Sabaothis operarios, te plurimum +laborare, multorum relatu percepimus. De quo valde laetamur +etc.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note403"> +<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.  </span>«Ut, quod placitum est Deo, melius per te cognoscentes, +peragamus etc.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note404"> +<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.  </span>Questo breve e la risposta del Savonarola, furono assai +scorrettamente e con molte lacune pubblicati dal Perrens. Noi, con +migliori codici, li restituiremo alla vera lezione. Vedi l’<i>Appendice</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note405"> +<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.  </span>Come Papa Clemente VII fece più tardi a Benedetto da Foiano, +frate di San Marco, che nell’Assedio di Firenze (1527-30), predicando +la dottrina del Savonarola, aveva incoraggiato il popolo alla +difesa della libertà. Andato a Roma, morì di fame in una carcere +sotterranea di Castel Sant’Angelo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note406"> +<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.  </span><i>Prediche sui Salmi.</i> Predica XXIII (fatta il 24 giugno), XXIV +(5 luglio), XXV (12 luglio).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note407"> +<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.  </span>Qui ed altrove, il Savonarola riferisce a quel vizio che anche +oggi è punito in Inghilterra colla morte, e che era, allora, assai +sparso in Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note408"> +<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.  </span><i>Prediche sopra i Salmi</i>, predica fatta il 28 luglio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note409"> +<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.  </span>«Quum civitatem a non mediocri sanguinis effusione et a +multis aliis noxiis, meâ operâ. Dominus liberaverit et ad concordiam +legesque sanctas revocaverit, infesti facti sunt mihi, tam in +civitate quam extrâ, iniqui homines.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note410"> +<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.  </span>«Discessus meus maximæ jacturæ huic populo, et modicæ +isthic utilitatis foret.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note411"> +<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.  </span>«Dum hoc ceptum perficiatur opus, cuius gratiâ hæc impedimenta, +ne proficiscar, nutu divino accidisse, equidem certus +sum.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note412"> +<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.  </span>Vedi l’<i>Appendice</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note413"> +<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.  </span>Il Savonarola, nella predica del 18 febbraio 1498, fece la storia +di tutti i brevi che vennero da Roma. Ivi, parlando di questa sua risposta, +dice: «Egli (il papa) accettò la escusazione molto bene.» +Vedi foglio 20-22, ediz. di Venezia 1540.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note414"> +<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.  </span>Una delle sue prediche trovasi alla fine di quelle del Savonarola +<i>sopra i Salmi</i>, e porta la data del 29 settembre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note415"> +<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.  </span>«E poi, passato alcuni giorni, cioè uno mese e circa mezzo +di uno altro, perchè il breve predetto fu fatto circa il fine di luglio, +venne un altro breve fatto a dì 8 di settembre o circa, pieno +di vituperi, nel quale erano più che diciotto errori. E il primo +era, che il breve era iscritto al monasterio di Santa Croce; e così +andava il breve a Santa Croce, che volevano che andassi a San +Marco. Dipoi diceva in quel breve: <i>Quemdam Hieronymum Savonarolam</i>, +cioè uno certo Gieronimo Savonarola, come se non mi +conoscesse; e non era ancora uno mese e mezzo che mi aveva +scritto così amorevolmente. Dipoi, ci era molte altre bagattelle, +che per onore non voglio dire qua: sì che tu vedi che il Pontefice +è stato circonvento, per tante mutazioni che tu vedi nelli suoi +brevi in sì poco tempo.» <i>Predica</i> del 18 febbraio 1498, come +sopra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note416"> +<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.  </span>«Dipoi venne un altro breve, dicendo che io avevo seminato +dottrina da mettere zizania in ogni popolo pacifico, e molte +altre cose false; e però mi sospendeva dalla predica.» <i>Predica</i> +del 18 febbraio 1498. Noi non abbiamo questo breve, la cui esistenza +vien dimostrata non solo dalle parole stesse del Savonarola, +ma anche dal silenzio che egli serbò nei mesi seguenti, e dalle lettere +dei magistrati Fiorentini all’ambasciatore in Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note417"> +<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.  </span>Vedi nell’<i>Appendice</i> la lettera a Frate Antonio di Olanda, Priore +di Prato. Questa breve lettera fu da noi ritrovata nella Riccardiana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note418"> +<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.  </span>Padre Marchese, <i>Storia di San Marco</i>, pag. 225 e seg.; Raynald. +ad an. 1492. «Julianus Robureus, Card. S. Petri ad Vincula, +in Gallias aufugit, iram Alexandri veritus, cum celebrandum concilium +œcumenicum diceret, nimirum ad erigendam Ecclesiam a +simoniacis conculcatam.» Lo stesso cardinale, divenuto papa, +mandò fuori, il 14 gennaio 1505, una bolla che fece confermare dal +Concilio lateranense, nella quale dichiarava la elezione di Alessandro +nulla, e da non potere essere convalidata neppure dalla susseguente +adorazione dei cardinali. Vedi Padre Marchese, pag. 226, +nota 1. Il Padre Marchese dice a questo proposito: «che dopo la +lunga e continua approvazione della Chiesa, questa opinione non +può essere accettata dai Cattolici; ma se essa non chiuse al Cardinale +della Rovere la via al papato, non doveva al Savonarola +aprire quella del martirio.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note419"> +<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.  </span>«Preschoit que l’estat de l’Eglise serait reformé à l’espée. +Cela n’est pas encore advenu, mais il en fut bien près, et encore +le maintient.» Comines, <i>Mémoires</i> etc., liv. VIII, chap. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note420"> +<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.  </span>Marchese, pag. 227; Guicciardini, lib. I, cap. IV; Rainaldo, ad +ann. 1495 nº 1.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note421"> +<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.  </span>Dal processo del Savonarola apparisce, che il Cardinale gli +aveva qualche volta mandate parole d’incoraggiamento e di sprone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note422"> +<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.  </span>Queste lettere, finora sconosciute affatto, sono senza data: +noi le trovammo nella Riccardiana, e le daremo nell’<i>Appendice</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note423"> +<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.  </span>Carlo Orlando, morto il 10 ottobre 1495, nella età di tre anni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note424"> +<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.  </span>Vedi, fra le lettere pubblicate dal Padre Marchese, quella al +fratello Alberto, in data del 28 ottobre 1495.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note425"> +<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.  </span>Questa lettera fu da noi trovata nella Magliabechiana, e il +Padre Marchese, pubblicandola nell’Appendice dell’<i>Archivio Storico</i>, +nº 26, ne discorre così: «Quando il tempo e gli uomini ci avessero +involato tutti gli scritti di Frà Girolamo Savonarola, quella +lettera starebbe a provare la forte e sincera pietà dell’animo suo.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note426"> +<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.  </span>Vedi la lettera, fra quelle pubblicate dal Padre Marchese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note427"> +<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.  </span>Questa processione carnevalesca, che fu la prima fatta dal +Savonarola, non trovasi menzionata nei biografi; ma la descrive minutamente, +in una sua lettera, Paolo de Somentiis <i>cancellarius</i>, il +quale ne ragguagliava il Moro, da cui era stato mandato a Firenze +per queste cose del Savonarola. Esso dice che i fanciulli arrivavano +al numero di 10,000! Vedi nell’<i>Appendice</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note428"> +<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.  </span>Di questi giuochi e di questa riforma dei fanciulli, parla a +lungo il Burlamacchi, pag. 104 e seg. Il Nardi, a questo proposito, +discorre così: «Tra l’altre cose, questa parve molto notabile, che in +quel tempo fu dismessa e lasciata volontariamente quella stolta +e bestiale consuetudine del giuoco de’ sassi, che ne’ giorni carnevaleschi +si usava di fare; tanto radicato per la sua antichità, +che eziandio dai severi spaventevoli bandi de’ magistrati non +s’era mai potuto reprimere, non che diradicare.» <i>Storia +di Firenze</i>, pag. 96. Il Savonarola stesso considerava il successo +da lui ottenuto in quel carnevale, come straordinario. «Tu sai +che per li tempi passati non si è mai potuto, per forza d’alcuno +magistrato, nè per bandi e pene forti, rimovere quella +mala consuetudine di trarre e’ saxi al carnesciale, che ogni anno +ne moriva qualcuno; et hora uno fraticello, con poche parole, mediante +l’oratione, la ha rimossa. Secondo: tu sai che pel carnesciale +si facevano di molti peccati; et hora si sono confessati etiam +li fanciulli; et è stato questo carnesciale come una quaresima, che +non può essere se non opera divina. Tertio: solevano accattare e’ +fanciugli e’ danari per fare stili, et ardere scope, et mangiare et +bere; hora hanno accattato tanti danari per li poveri, che tu che +se’ così savio, non ne haresti potuti trovare tanti.» <i>Predica prima</i>, +nella quaresima del 1496.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note429"> +<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.  </span><i>Documenti</i> pubblicati dal Padre Marchese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note430"> +<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.  </span>Burlamacchi, Razzi, Barsanti, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note431"> +<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.  </span>Questo fatto riposa sull’autorità non solo del Burlamacchi, +Razzi, Barsanti ec.; ma vien narrato anche dal Bozovio (anno 1494), dal +Fontana e dal Souveges; viene accettato come indubitabile dal Padre +Marchese, dal Meier, dal Perrens ec. Il Savonarola stesso vi fece parecchie +allusioni nelle sue prediche e nelle sue opere. «Io non voglio +cappelli, non mitre grandi nè piccole; non voglio se non quello che +tu hai dato ai tuoi Santi, la morte: un cappello rosso, un cappello +di sangue, questo desidero.» <i>Prediche</i> delle feste del 1496. Predica +XIX, fatta il 20 agosto. Così più volte egli dice: «Se io avessi +voluto dignità, tu sai bene che ora non avrei il mantello lacero;» e +nel dialogo <i>De veritate propheticâ</i>, cap. 5, chiaramente conferma di +essere stato tentato, non solo colle minacce, ma ancora con molte +promesse. L’autenticità di questo fatto è, quindi, indubitabile, nè +viene contestata da alcuno dei biografi: ne rimane incerta solamente +la data. Noi abbiam creduto doverne parlare in questo luogo, perchè +la prima predica del quaresimale che segue immediatamente, +ci sembra con molta evidenza essere la risposta mandata a Roma; +nè sapremmo vedere in quale altro tempo questo fatto potesse esser +seguito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note432"> +<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.  </span>Predica del 17 febbraio. — Vedi <i>Prediche raccolte per ser Lorenzo +Violi dalla viva voce del Reverendo P. F. Hieronymo da Ferrara, +mentre che predicava</i>. Firenze, a dì 8 febbraio 1496 (stile fiorentino). +Parecchie altre edizioni ne furono fatte a Venezia nel 1514, +nel 1519, nel 1539 e nel 1543. Queste edizioni venete sono, però, +spesso mutilate, come è, p. es., quella del 1514.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note433"> +<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.  </span>Questi ultimi due passi, il primo dei quali comincia: <i>Io l’ho +scritto</i>, l’altro: <i>Dico e confesso</i>, si trovano nell’ultima predica di +questo quaresimale, fatta nell’ottava di Pasqua. Li abbiamo riportati +in questo luogo, onde seguire il nostro sistema di raccogliere insieme, +quando è possibile, le idee sparse del Savonarola, per non +avere a ripetere molte volte la stessa cosa. Inoltre, nella prima ed +ultima di queste prediche sopra <i>Amos e Zaccaria</i>, il Savonarola ripeteva +più volte la sua sottomissione a Roma, e toccava il medesimo +soggetto quasi colle stesse parole.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note434"> +<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.  </span>Queste idee si trovano, non solo nella predica del 17 febbraio +e in quella dell’ottava di Pasqua; ma sono sparse in tutto il quaresimale, +e ne formano come la base ed il fondamento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note435"> +<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.  </span>Predica prima, <i>sopra Amos e Zaccaria</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note436"> +<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note437"> +<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.  </span>Trovasi in quasi tutti gli esemplari tagliata; ma si può leggere +in qualche esemplare della Magliabechiana, ed in uno che è +nel Convento di San Marco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note438"> +<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.  </span>Predica della seconda domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note439"> +<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.  </span>Predica del sabato, dopo la seconda domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note440"> +<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.  </span>Predica dell’ottava di Pasqua.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note441"> +<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.  </span>Predica della quarta domenica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note442"> +<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.  </span>Predica del martedì dopo la terza domenica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note443"> +<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.  </span>Predica del mercoledì dopo la quinta domenica. — In tutti +questi brani, noi siamo stati fedelissimi a riportare le parole del +Savonarola; abbiamo, però, tolte le soverchie ripetizioni e, qualche +volta, le troppo evidenti sgrammaticature.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note444"> +<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.  </span>Predica del mercoledì dopo la terza domenica, del martedì +dopo Pasqua, e molte altre di tutto il quaresimale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note445"> +<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.  </span>Predica del lunedì dopo la quarta domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note446"> +<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.  </span>Burlamacchi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note447"> +<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.  </span>Rinuccini, <i>Ricordi Storici</i>, pag. 159.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note448"> +<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.  </span>Il 24 e 25 febbraio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note449"> +<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.  </span>Il 27 aprile di questo anno, fu scoperta una intelligenza di +gran numero di cittadini, «di non rendere le fave nere, se non a +quelli di tale intelligenza.» I capi di questa congiura erano: +Giovanni Benizi, Filippo Corbizzi (quello stesso che, essendo gonfaloniere, +radunò i teologi in Palazzo per accusare il Savonarola) +e Giovanni da Tignano; e il dì seguente, la Signoria, avendo consultato +co’ Collegi e Otto di Balía e Dieci di Libertà, li condannava a +10 anni di prigionia, ed a perdere per sempre ogni ufficio e dignità +nello Stato. Rinuccini, <i>Ricordi storici</i>, pag. CLX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note450"> +<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.  </span>Predica del 25 febbraio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note451"> +<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.  </span>Ognuno sa che la fava nera si dava pel voto favorevole, e la +bianca pel voto contrario; onde imbiancare un partito voleva dire respingerlo, +ed è frase che anche oggi si usa comunemente in Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note452"> +<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.  </span>Predica fatta la seconda domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note453"> +<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.  </span>Predica del 25 febbraio 96.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note454"> +<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.  </span>Prediche del sabato dopo la prima domenica di quaresima, e +del lunedì dopo la terza domenica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note455"> +<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.  </span>Vedi le prediche del mercoledì e degli altri giorni innanzi la +domenica delle Palme, «Intendo che s’è fatto gli ufficiali del Monte +della Pietà: mi piace assai, acciocchè questa opera abbia buon +principio. Andranno questi fanciulli in processione per questa opera... +e sarà ordinato dove s’avrà a fare la colletta dei danari.» +Predica dei mercoledì innanzi la domenica delle Palme. In tutto +questo quaresimale, viene raccomandato più volte il Monte di Pietà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note456"> +<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.  </span>Vedi la Predica fatta nella domenica delle Palme.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note457"> +<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.  </span>Questa canzone trovasi stampata fra le poesie del Savonarola, +nell’ediz. di Firenze, 1847.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note458"> +<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.  </span>Burlamacchi, Razzi, ec. Vedi la predica fatta il mercoledì +innanzi la domenica delle Palme, e quella fatta la domenica stessa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note459"> +<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.  </span>Ripetiamo che questa era opinione sostenuta allora da molti +autorevoli dottori cattolici, sostenuta più tardi anche da papa Giulio +II. Vedi Padre Marchese, <i>Storia del Convento di San Marco</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note460"> +<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.  </span>Predica ultima del quaresimale <i>sopra Amos e Zaccaria</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note461"> +<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.  </span>Se ne trovano molte nelle Miscellanee della Magliabechiana. +Vedi, fra le altre; Cl. XXXVII, cod. 288.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note462"> +<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.  </span>«Ti so dire che Frà Girolamo dice di cose molto alte; e tra +l’altre cose, ha avuto una scomunica che se ne fa beffe, come tu +sai.» <i>Lettera di Roberto Giugni a Lorenzo Strozzi alle Selve</i>, 18 marzo +1496. Vedi la <i>Miscellanea</i> sopra citata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note463"> +<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.  </span>Quest’opuscolo era dedicato al giovane Pico della Mirandola: +fu scritto nel settembre 1496, e pubblicato <i>ex archetipo ser Laurentii +de Morgianis, anno salutis 1497</i>. Il Nesi scrisse parecchi sermoni, +trattati e discorsi spirituali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note464"> +<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.  </span>Il nome di questo predicatore era Frà Leonardo, agostiniano. — «Avisoti +come el predicatore di Santo Spirito disse iermattina +come noi essere ingannati da Fra Girolamo; esse lui voleva +istare un terzo d’ora nel fuoco, che vi starebbe lui una mezza ora. +E ancora disse a tutti quelli che erano alla presenza, che facessino +orazione e pregassino Iddio, che se egli è vero cosa che il +detto Fra Girolamo dice, che Iddio gli mandi uno cavocciolo che +ei si muoia.» Altra lettera del Giugni, scritta in data del 12 marzo +1496. Vedi la stessa <i>Miscellanea</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note465"> +<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.  </span>Quest’opuscolo venne ristampato dal Quetif, nelle sue <i>Aggiunte</i> +alla Vita del Savonarola. Esso contiene tutte le accuse fatte +dal predicatore, ed a ciascuna segue una risposta fattavi da maestro +Paolo da Fucecchio: il tutto è preceduto da una prefazione +del Cioni. Non vi è nulla d’importanza; se non che è notevole che il +difensore del Savonarola, appoggiandosi al Concilio di Costanza, sostiene +che l’autorità dei Concilii è superiore a quella del papa; +senza però fermarsi punto a discutere un tale argomento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note466"> +<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.  </span><i>Epistola responsiva a Fra Hieronymo da l’amico suo</i>; stampata +nel quattrocento, S. L. A.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note467"> +<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.  </span><i>Trattato in defensione della dottrina e profezie di Fra Girolamo</i>; +Firenze, 28 maggio 1496. Questo trattato è diviso in 15 capitoli: +vi si trova tutta la storia delle predicazioni del Savonarola, e parecchie +delle sue visioni e profezie. <i>Dialogo di M. Domenico Benivieni, +canonico di San Lorenzo, della verità della dottrina di Fra Hieronymo.</i> +In questo dialogo sono enumerati molti opuscoli pubblicati o +scritti circa le cose del Frate; e fra gli altri: <i>Contro i vituperatori +del nuovo governo</i>, di Bartolommeo Scala (è latino, e trovasi nella +Magliab., stampato a Firenze, Kal. Sept. 1496); <i>un disteso Trattato, con +lettere ai principi</i>, di Frà Paolo Nolano; <i>una Epistola invettiva a +proposito della lettera a Carlo VIII</i>; ec. La lettera colla quale il Benivieni +rispondeva al finto amico, era intitolata: <i>Epistola di M. Domenico +Benivieni a uno amico, responsiva a certe obbiezioni e calunnie +contro a Fra Girolamo</i>. Il Benivieni scrisse ancora un gran numero +d’altre epistole, sermoni, dialoghi e trattati religiosi; fra +i quali nomineremo per la sua singolarità, quello intitolato: <i>Scala +spirituale sopra il nome di Maria</i>. Le cinque lettere che formano +quel nome, sono prese per iniziali di cinque motti che rappresentano +i cinque gradi di questa <i>Scala</i>, sulla quale l’autore ragiona. +Dietro a tali cose perdevasi il Benivieni! Per non accrescere +all’infinito il catalogo di questi scritti, concludiamo la nota +coll’accennarne uno del giovane Pico: <i>Defensio Hiero: Savonarolæ +adversus Samuelem Cassinensem</i>, per Io. Franc. Picum Mirandulanum, +ad Hieron. Tornielum, Anno 1615, in metropoli quâ +Francia mixta Suevis. Di quest’opuscolo, diverso dall’Apologia che +più tardi scrisse lo stesso autore, se ne trova citata anche una edizione +del 1497. Vedi Meier, pag. 320.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note468"> +<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.  </span>La prima di queste lettere era scritta nel giugno 1496; la +seconda, indirizzata anche ai Signori Fiorentini, era del gennaio 97, +e rispondeva ad alcuni che dicevano: «non bastano i frati, che ci +debbono tormentare anche gli anacoreti.» Quella <i>al Senato e Doge di +Venezia</i> era scritta egualmente nel gennaio 97. — La più parte degli +opuscoli sopra accennati trovansi nella Magliabechiana, e sono registrati +nell’ultimo catalogo dei quattrocentisti, fatto dal Molini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note469"> +<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.  </span><i>Lettera del Giugni</i>, 18 marzo 1496, come sopra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note470"> +<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.  </span>Questa, che gli Otto chiamarono <i>frottola inonesta</i>, non venne +stampata; ma l’autore ne dette ad un amico parecchie copie di sua +mano, perchè ne mandasse una al Savonarola, un’altra ne affiggesse +al Duomo, una terza nel palazzo dei Signori ec. Si trova, insieme +colla condanna pronunziata dagli Otto, il 16 gennaio 1496 (stile fiorentino), +nell’<i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note471"> +<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.  </span>Un’edizione del quattrocento, ma senza data, se ne trova +nella Magliabechiana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note472"> +<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.  </span>Sono stampati, e si trovano nella Magliabechiana. Vedi fra +i quattrocentisti, G, Custodia 14.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note473"> +<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.  </span>Questi Trattati sono inediti nella Magliabechiana, Cl. XXIX, +cod. 207. Il meno importante di essi è il primo, che tratta del Cambio; +il secondo spiega l’istituzione del Monte Comune, il quale era, +come tutti sanno, il Monte dei prestiti volontarii o obbligatorii che la +repubblica faceva in caso di guerra o di altri bisogni, obbligandosi +alla restituzione. «Ben tosto, però,» così dice Frà Santi Rucellai, +«si cominciò a non restituire il capitale, pagando, invece, l’interesse +del 5 per cento; più tardi si pagò solo il 3; ed ora il 3, quando lo +dànno e quando non lo dànno.» Le cose peggiorarono sempre. Sul +principio, chi aveva un <i>luogo di Monte</i> di 100 fiorini, poteva venderlo +per 80; poi si scese al 66, al 50; «e ne’ mia dì valeva 30, poi 25, +poi 20; e ora in quest’ultima guerra vale solo 10 per cento!» Sembra +quasi incredibile; ma pur tale era lo stato della repubblica fiorentina +durante la guerra di cui parleremo nel capitolo seguente. +</p> + +<p> +Il terzo Trattato discorre del Monte delle Fanciulle; istituzione +assai ingegnosa della repubblica, e carissima ai Fiorentini. Essa +ebbe origine in questo modo. Quando la repubblica si avvide di non +poter più pagare i debiti contratti coi cittadini, cercò un modo di +conciliare l’interesse pubblico col privato, e fondò il Monte delle +Fanciulle. — Se chi ha un luogo di 100 fiorini, così ragionossi allora, +non può venderlo più che 16 fiorini; il suo capitale evidentemente +non è di 100 ma solo di 16 fiorini. Ora, chi porterà questo +luogo dal Monte Comune al Monte delle Fanciulle, lasciandovelo +16 anni senza alcun interesse, riceverà alla fine del sedicesimo anno +una dote di 100 fiorini. — Portando dieci luoghi di Monte, si poteva +formare una dote di 1000 fiorini, e così via discorrendo. Volendo +avere una dote di 100 fiorini dopo 12 anni, bisognava portare luoghi +di Monte pel valore effettivo di 24 fiorini, invece di 16. Vi erano +ufficiali del Comune, che determinavano il valore effettivo dei luoghi, +perchè esso ogni giorno variava; e, saputo dopo quanti anni +si voleva la dote, gli ufficiali determinavano quanto bisognava pagare. +Chi non avesse avuto luoghi di Monte, poteva facilmente +comprarli. In questo modo, i privati trovavano molto vantaggio, +ed anche il Comune guadagnava assai; giacchè, morendo la fanciulla +per cui s’era fatta la dote, esso rimaneva padrone di tutto; facendosi +monaca, esso era in obbligo di restituire solo il valore effettivo +che aveva nel principio ricevuto. +</p> + +<p> +I luoghi di questo Monte delle fanciulle, furono sempre considerati +come inviolabili, ed il Comune pagò scrupolosamente. Ma +pure, tanto erano nell’ultima guerra (1496) rovinate le finanze della +repubblica, che alla scadenza della dote, si dava in contanti +solo il quarto del capitale promesso, meno anche le spese di contratto; +si riteneva il resto, pagandone però l’interesse del 7 per +cento. Ciò fece scapitare il prezzo anche dei luoghi di questo Monte; +onde ora, per la prima volta, chi aveva un luogo di 100 fiorini +sul Monte delle fanciulle, lo vendeva per 75. +</p> + +<p> +Queste variazioni nel valore effettivo dei luoghi di Monte, fecero +nascere una smania di speculazioni, simile a quelle che vediamo farsi +oggi sul debito pubblico; e più volte gli storici ne lamentarono le +funeste conseguenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note474"> +<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.  </span>Quest’occuparsi di minute faccende nella Signoria e nel Consiglio, +avveniva con molta perdita di tempo, con danno gravissimo, +e fu da tutti gli storici biasimato. Nel mese di marzo 1495, il Consiglio +Maggiore fu due volte chiamato a votare una provvisione per +concedere a due cittadini il permesso di mutare la loro abitazione +da un quartiere all’altro. Ciò basti a dare idea del resto. Vedi le +due <i>Provvisioni</i> nell’Archivio delle Riformagioni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note475"> +<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.  </span>L’arbitrio, come abbiamo già detto, si poneva, quasi senza regola +e senza legge, sopra tutti i beni, meno gli ecclesiastici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note476"> +<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.  </span>L’autore stabilisce quale dovrebbe essere il massimo di queste +doti. «Chi va per la maggiore, non possi fare dota più che +500 fiorini larghi; gli artefici 300; i contadini 50; chi è fuori a gravezza +100.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note477"> +<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.  </span>Noi abbiamo avuto quest’opuscolo, che non si trova nella +Magliabechiana ed è assai raro, dal signor Seymour Kirkupp, dotto +inglese che possiede una preziosa biblioteca di libri e ms. italiani. +Sono in tutto 28 carte, e sull’ultima si dice che fu finito il 24 febbraio +1496 (stile fiorentino). Fu «stampato per Francesco di Dino, e +corretto con somma diligenza per Domenico di Ruberto di ser Mainardo +Cecchi.» Notevole è anche il titolo del libro, perchè tutto +proprio d’un Piagnone: « — Jesù. — Riforma santa e preziosa ha fatta +Domenico di Ruberto di ser Mainardo Cecchi, per conservazione +della città di Firenze e pel bene comune: e questo è il buono e +il vero lume, e il tesoro d’ognuno e della città; e farà osservare +la giustizia e il buon governo. E notale bene ogni cosa; chè questa +è la vera e buona via a venire presto in gran felicità ognuno, +e dipoi in breve tempo tutta Italia e tutto l’universo mondo, +perchè impareranno da questa.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note478"> +<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.  </span>Questi versi sono nella Magliabechiana, e li daremo nell’<i>Appendice</i>, +con un saggio di questi scritti popolari.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note479"> +<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.  </span>Alla fine delle ottave è scritto: «finis addì 31 dicembre 1496;» +alla fine delle terzine che seguono: «finis addì 19 luglio.» Si parla +della guerra di Pisa, della ritirata dell’Imperatore e simili.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note480"> +<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.  </span>Frà Benedetto potrebbe essere eccettuato: ma egli è originale +ed eloquente, solo quando narra i fatti avvenuti; quando +entra in discussioni religiose, neppure esso si salva dalla comune +volgarità.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note481"> +<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.  </span>Burlamacchi, pag. 71.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note482"> +<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.  </span>Il Savonarola stesso lo disse più volte nelle sue prediche. +«Insino di Alamania abbiamo lettere di coloro che credono a queste +cose.» Vedi <i>Prediche sopra l’Esodo</i>, fol. 39; Firenze 1498.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note483"> +<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.  </span>Questa lettera si trova a Milano, ed è inedita. Vedi l’Appendice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note484"> +<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.  </span>Questa lettera è senza data, e fu pubblicata dal Padre Marchese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note485"> +<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.  </span>Anche questa lettera fu pubblicata dal Padre Marchese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note486"> +<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.  </span>Jo. Franc. Pici, <i>Vita Hier. Savonarolæ</i>, cap. XXI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note487"> +<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.  </span>In una lettera del 24 marzo 1496, indirizzata ai Dieci, il +Pandolfini riporta minutamente questo dialogo. Vedi i <i>Documenti</i> +pubblicati dal Padre Marchese nell’<i>Archivio Storico</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note488"> +<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.  </span>Questa, almeno, è la sola cui accenni l’ambasciatore messer +Ricciardo Becchi, il quale discorre a lungo di quel concistoro in una +lettera del 5 aprile 1496. <i>Documenti</i> pubblicati dal Padre Marchese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note489"> +<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.  </span>Vedi i medesimi <i>Documenti</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note490"> +<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.  </span>Di questo viaggio si ha notizia in una lettera dei Dieci al +Becchi, la quale fu accennata dal Padre Marchese in una nota ai suoi +<i>Documenti</i>; errandone però la vera data, che è del 16 aprile 1496, e +non già 1498. Eccone le parole: «Al presente intendiamo se n’è +ito verso Prato e Pistoia; e non possiamo fare non ci ridiamo di +quello scrivete si parla costì, ch’il governo della città dipenda da +lui, che mai lo ha cerco, e da nessuno altro nostro cittadino li è +conferito cosa nessuna, benchè minima.» Ed in un’altra lettera +del 30 marzo 1496, dicevano: «Maravigliamci che del Frate sieno +avvisate di costà tante cose quante scrivete; perchè sono favole +e finzioni si fanno di costà, da chi cerca darci carico e commetter +qualche male.» Vedi <i>Archivio delle Riformagioni.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note491"> +<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.  </span>Questo trattato era già compiuto, anzi ne era composta la +stampa nel gennaio 1496; giacchè noi vediamo che il 10 di quel +mese, il Savonarola ne mandava le prime bozze al Duca di Ferrara, +pregandolo di tenerle celate, perchè voleva ancora meditarvi, prima +di dar l’opera alla luce. Infatti, egli non la pubblicò che verso la +fine dell’anno. La lettera al Duca di Ferrara, colla quale accompagna +le prime stampe, porta la data del 10 gennaio 1496. Il chiarissimo +conte Carlo Capponi, nel pubblicare, in una bella e pregevole +edizione, <i>Alcune lettere del Savonarola</i> (Firenze 1858), ha creduto +che questa fosse segnata secondo il vecchio stile fiorentino, e +dovesse, quindi, credersi scritta nel 1497. Ma ciò non è possibile, +perchè ivi si parlava del <i>Trattato della semplicità</i>, come ancora non +pubblicato; il che noi sappiamo che era avvenuto fin dal settembre +1496. Quando il Savonarola indirizzava lettere fuori di Toscana, +egli, generalmente, non seguiva lo stile fiorentino; come si vede ancora +in altre sue lettere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note492"> +<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.  </span>Fu stampato in latino a Firenze, <i>anno Domini 1496, quinto +Kalendas septembris</i>, presso ser Pietro Pacini. Lo stesso stampatore +pubblicò la traduzione italiana, <i>a dì ultimo d’ottobre 1496</i>. Se ne +trova un’altra ristampa del quattrocento S. L. A.; e poi altre edizioni +in Firenze 1529; Venezia 1547; Parigi 1511; Colonia 1550; +Leida 1633; Grenoble 1677. Il Padre Filippo Chant della Compagnia +di Gesù, lo tradusse in francese e pubblicò a Parigi nel 1672. Quasi +il medesimo soggetto di questo trattato della semplicità cristiana, +venne dal Savonarola esposto in due dialoghi, cui dette per titolo: +<i>Solatium itineris mei</i>. Nel primo di essi faceva discorrere il Senso e +la Ragione; ma, venendogli il lavoro troppo diffuso e pieno di citazioni, +lo lasciò incompiuto, per ricominciarlo da capo in una forma più +semplice e meglio adatta al popolo, cui lo destinava. In questa seconda +compilazione, discorrono l’Anima e lo Spirito; trattano della vita futura +e di Gesù Cristo, combattono gli Ebrei, e finalmente parlano +della «via alla patria celeste:» onde il titolo del libro. Queste due +operette furano pubblicate a Venezia dopo la morte dell’autore; +nel 1535 in italiano, e nel 1536 in latino. Il Savonarola, avendo +ne’ suoi scritti preso di mira principalmente l’utile del popolo, +esponeva le medesime idee sotto mille forme diverse, per meglio +imprimerle nella mente dei lettori, e per farle penetrare in tutti +gli ordini della società.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note493"> +<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.  </span><i>Expositio Fratris Hieronymi Savonarola, psalmi LXXIX: Qui +regis Israel</i> etc. Florentiæ anno salutis 1496, IV Kalendas maii. A +Modena nello stesso anno; di nuovo a Firenze, tradotto in italiano +S. L. A. Nel medesimo giorno 8 giugno 1496, se ne fecero a Firenze +altre due edizioni italiane. Di nuovo, a Firenze 1509; Lugano 1540; +Tubinga 1621.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note494"> +<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.  </span>Predica I. Vedi <i>Prediche sopra Rut e Michea</i>, fatte l’anno 1496 +nel giorni di feste, finito che ebbe la quaresima. Firenze 1497; Venezia +1514; 1539; 1543.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note495"> +<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.  </span><i>Prediche sopra Rut e Michea</i>; predica del 20 Agosto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note496"> +<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.  </span>Un luogo del Monte Comune, nel nostro linguaggio vorrebbe +dire un’<i>azione</i> sul debito pubblico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note497"> +<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.  </span>Sebbene la nuova legge stabilisse, che i cittadini non dovessero +pagare altro che una Decima l’anno, i libri delle Provvisioni, +dal 94 al 98, son pieni di sempre nuove Decime imposte dalla Signoria. +Vedi <i>Archivio delle Riformagioni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note498"> +<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.  </span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>, pag. 104.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note499"> +<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.  </span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; Burlamacchi ec. Il Savonarola, in +una sua lettera al fratello Alberto (24 luglio 97), dice: «morono più +di certi febroni pestilentiali, che di peste pura.» Vedremo in appresso +che cosa fosse questa che gli scrittori del tempo qualche +volta chiamano moría, qualche volta peste.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note500"> +<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.  </span>Nardi, <i>Storia di Firenze</i>; Sismondi, <i>Histoire des répub. ital</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note501"> +<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.  </span>Soiana, Terricciuola, Cigoli ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note502"> +<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.  </span>Guicciardini, Nardi, Sismondi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note503"> +<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.  </span>Vedi la più volte citata vita del Capponi, scritta dall’Acciaioli +e pubblicata nell’<i>Archivio storico</i>, vol. IV, parte II. Questo volume, +ove collaborarono i chiarissimi signori Aiazzi, Monzani e Polidori, è +il secondo delle <i>Vite d’illustri Italiani</i>, ed è fra i più importanti +dell’<i>Archivio</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note504"> +<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.  </span>Machiavelli, <i>Estratto di lettere ai Dieci di Balía</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note505"> +<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.  </span>Acciaioli, Sismondi, ec.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note506"> +<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.  </span>Nella chiesa di Santo Spirito. Vedi Acciaioli, <i>Vita del Capponi</i>; +Giovanni Cambi, nella sua storia, a dì 25 settembre 1496.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note507"> +<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.  </span>«Del che nasceva gran travaglio e mormorazione nel popolo, +il quale universalmente non si voleva alienare dalla maestà +del re; dubitando massimamente, che per alcuni malvagi cittadini +si procacciasse occultamente, per questa via della Lega, di alterare +il presente governo della repubblica.» Nardi, <i>Storia</i>, +pag. 99.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note508"> +<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.  </span>Sismondi, <i>Histoire des répub. ital</i>. Il Guicciardini dice che +all’imperatore vennero promessi 60,000 ducati. Tanta era la diffidenza +che i Fiorentini avevano di questa lega, che il Nardi dice: +«In modo che pubblicamente si diceva, il dominio di quegli (i Fiorentini) +essere stato concordevolmente diviso e sortito tra i detti +collegati.» <i>Storia</i>, pag. 97.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note509"> +<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.  </span>Nardi, Guicciardini, Sismondi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note510"> +<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note511"> +<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.  </span>Nardi, Guicciardini, Sismondi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note512"> +<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.  </span>Nardi, Sismondi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note513"> +<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.  </span>Questo breve venne pubblicato dal Quetif, colla data erronea +del 16 ottobre 1497. Ma in quel tempo, il Savonarola era stato già scomunicato. +L’anno di questo breve non può essere altro che il 1496; +come si cava dalle lettere dell’ambasciatore fiorentino, e come fu anche +dal Meyer corretto. Quanto poi alla data del giorno e del mese, +abbiamo seguíta quella che ci è data del Codice Riccardiano 2053; +perchè la sola che possa andare d’accordo cogli altri brevi che seguirono, +colle risposte del Savonarola, colle sue prediche e con +tutta la cronologia dei fatti che si narrano in questo capitolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note514"> +<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.  </span>«E voleva il papa riunire di nuovo tale Congregazione di +Toscana colla solita e universale di Lombardia, per potere cavare +in tal modo questo Frate della città di Firenze, e annullare +quella sua congregazione dei suoi fautori e seguaci; e tutto questo +era procurato dentro dagli avversari del presente governo, e +massimamente da quelli che cercavano che la città si volgesse a +favore della Lega e della casa dei Medici.» Nardi, <i>Storia</i>, pag. 124.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note515"> +<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.  </span><i>Responsio Fratris Hieronymi Savonarolæ ad Alexandrum Papam +sextum.</i> Anche qui il Quetif pone la data erronea del 27 ottobre +1497. Il Meyer corresse giustamente l’anno in 1496; e noi +correggiamo anche il mese, giacchè il breve che il papa mandò in +risposta a questa lettera del Savonarola, come vedremo fra poco, è +antecedente al 29 ottobre. Nel Codice Magliabechiano, Cl. XXXIV, 34; +e in calce al primo volume del Diario del Burcardo (Codice Magliabechiano, +Cl. III, 153); questa lettera si trova colla data del 29 settembre, +che noi crediamo la vera, perchè la sola che può andare d’accordo +colla risposta del papa, la quale venne più tardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note516"> +<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.  </span>Questo breve porta, nel Quetif, la data del 16 ottobre 97; il +Meyer l’ha giustamente corretta in 16 ottobre 96. Ora, siccome è evidente +che esso è scritto in risposta alla lettera del Savonarola; così +questa non può portare la data del 27 ottobre, ma deve, invece, +aver l’altra del 29 settembre, come abbiam detto più sopra. Inoltre, +se questo breve, che è tutto benigno verso il Savonarola, gli +promette generale assoluzione di tutto, ha la data del 16 ottobre; +non poteva quello che era indirizzato al convento di San Marco, e +minacciava scomunica <i>latæ sententiæ</i>, se il Savonarola non s’univa +alla congregazione lombarda, portare la data dell’anno e del giorno +stesso. Eppure, tutti hanno ripetuto gli errori del Quetif; e niuno s’è +avveduto di queste inconseguenze, che rendevano affatto inesplicabile +la storia della contesa del Savonarola con Roma, talchè non si +capiva mai nè lo scopo dei brevi, nè il fine delle risposte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note517"> +<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.  </span>Questo si vedrà, in appresso, con ogni evidenza provato da +nuovi e importanti documenti. Il Nardi dice continuamente: «il papa +che voleva ogni altro governo nella nostra città, che quel presente +governo, perseguitava perciò il Frate.» Vedi pag. 124.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note518"> +<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.  </span>Si tacque fin dall’11 settembre, prima del qual giorno non +poteva essere arrivato il breve dell’8 settembre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note519"> +<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.  </span>Questa lettera fu pubblicata dal signor Perrens, secondo copia +avutane dall’abate Bernardi. Non avendo il signor Perrens visto il +Codice della Marciana di Venezia, nel quale questa lettera si trova +con molti altri documenti relativi al Savonarola; credette che la data +fosse sbagliata nella copia avuta, e mutò il 15 settembre 96, in +15 settembre 95. Ma noi, avendo riscontrato tanto il Codice latino +della Marciana di Venezia (Cl. IX, num. 41), come il Codice 2053 +della Riccardiana, dove si trova quella medesima lettera; possiamo +confermare che in ambedue v’è la data del 15 settembre 1496, la +quale riteniamo perciò come vera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note520"> +<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.  </span>Sismondi; Nardi, pag. 105.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note521"> +<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.  </span>Nel Codice magliab. Cl. XXV, Cod. 23, troviamo questa nota +dei prezzi, nella carestia del 1497. Grano, lire 5 e soldi 10 lo staio; +orzo, lire 2 e soldi 10 lo staio; olio, lire 24 la soma; vino, lire 7 +la soma; pollastre, 3 lire il paio. Allora, 6 lire e 14 soldi formavano +un fiorino largo di oro; il fiorino risponderebbe al moderno zecchino, +ma l’oro valeva assai più che ai nostri giorni. Vedi Vettori, <i>Il fiorino +antico illustrato</i>; Firenze 1738.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note522"> +<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.  </span>Nardi, pag. 104, 105 e 115, ediz. Arbib, Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note523"> +<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.  </span>Carlo VIII, che aveva perduto allora il suo secondo ed unico +figlio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note524"> +<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.  </span>Il testo dice: «a nove dì da questo;» ed era il 28 di ottobre. +Il Savonarola riferisce probabilmente al giorno in cui egli partiva +per andare a Pisa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note525"> +<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.  </span><i>Predica del Reverendo padre Frate Hieronymo da Ferrara</i>, +facta il dì di S. Simone et Juda a dì 8 d’octobre 1496, per commissione +della Signoria di Firenze, essendo la ciptà in timore grandissimo +per la venuta dello imperatore. S. L. A. Questa medesima predica +forma parte di quelle fatte, nelle feste del 1496, <i>sopra Rut e +Michea</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note526"> +<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.  </span>Tutto ciò viene minutamente descritto dal Nardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note527"> +<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.  </span>Queste due prediche si trovano fra quelle <i>sopra Rut e Michea</i>: +la seconda fu stampata a parte molte volte; e l’Audin ne cita +tre diverse edizioni del quattrocento, e tutte sono illustrate con belle +incisioni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note528"> +<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.  </span>Questo breve è inedito nella Riccardiana, Cod. 2053. È importantissimo, +perchè il non avere ubbidito ad esso, fu la causa principale +della scomunica pronunziata contro il Savonarola, secondo +che nella stessa scomunica vien detto. Il non essere, poi, stato fino +ad ora conosciuto, fu causa principale di far confondere la cronologia +di tutti gli altri brevi, e, quindi, delle risposte del Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note529"> +<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.  </span>«Dipoi venne uno breve che tutti li conventi di Toscana si +congiungessino e facessino una Congregazione, nella quale dovessi +entrare San Marco, cogli altri suoi conventi. E prima, nell’altro +breve, voleva che entrassimo nella Congregazione di Lombardia, +dalla quale prima ci aveva separati; e ora vogliono che noi +entriamo in quella di Toscana; e ora qua, ora là. Questo mi pare +il giuoco degli scacchi nella difesa del re, che quando è rinchiuso +si leva d’uno scacco, e poi torna a quel medesimo: sì che sono +manifeste le circumventioni dei maligni.» <i>Predica della Sessagesima</i> +(18 febbraio 1498).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note530"> +<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.  </span><i>Apologeticum Fratrum Congregationis S. Marci de Florentia.</i> +Fu ristampato dal Quetif. In questo scritto vengono, con minuta analisi, +ponderate tutte le ragioni pro e contro l’unione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note531"> +<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.  </span>Nardi, Sismondi, Guicciardini, Machiavelli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note532"> +<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.  </span>Idem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note533"> +<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.  </span><i>Prediche sopra Ezechielle</i>; Venezia 1520. Le prime otto furono +dette nell’avvento del 96; le altre nella quaresima del 97. Vedi <i>Predica +prima</i>. Queste prediche, sebbene si dicano raccolte dal Violi, +sono di quelle assai incompiutamente pubblicate.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note534"> +<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.  </span><i>Prediche sopra Ezechielle.</i> Vedi la predica sesta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note535"> +<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.  </span>Iacopo Nardi, <i>Storia di Firenze</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note536"> +<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.  </span><i>La Decima scalata in Firenze, nel 1497; da’ manoscritti inediti +di messer Francesco Guicciardini.</i> Sono due lunghi e bellissimi discorsi, +che l’autore immagina fatti nel Consiglio Maggiore, da un +difensore e da un oppositore della nuova legge. In questi discorsi trovasi +ritratto al vivo il carattere del popolano fiorentino e l’indole +della sua eloquenza: essi, però, non poterono esser pronunziati nel +Consiglio, dove, come abbiamo già notato, non si discuteva liberamente +il pro ed il contro d’una legge: sono, quindi, come tanti altri +discorsi del Guicciardini, affatto di sua immaginazione; ma si possono +considerare come altamente storici, in quanto ritraggono fedelissimamente +le opinioni dei due partiti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note537"> +<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.  </span>La nuova legge proponeva, che chi aveva 5 fiorini d’entrata, +pagasse una decima sola; e che per ogni 5 fiorini di più d’entrata, +si andasse aggiungendo alla imposta ordinaria un quarto di decima; +non potendosi, in tutto, pagare più di tre decime.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note538"> +<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.  </span>Il Burlamacchi dice espressamente, che il Savonarola aveva, +prima, colle prediche ben disposto l’animo dei fanciulli; e poi, «vista +in questi fanciulli tanta mutazione, pensò fossi bene dar loro +qualche ordine, acciò potessino conservarsi al ben vivere: di che +commesse la cura a Frà Domenico da Pescia, non potendo egli +attendervi per le grandi occupazioni; il quale (Frà Domenico) +spesso congregandoli insieme, andava pascendo l’animo loro con +qualche sermoncello spirituale.» pag. 105.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note539"> +<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.  </span>Il 25 gennaio 1496 (stile nuovo), si vinse nel Consiglio Maggiore +una provvisione, che stabiliva alcune regole da osservarsi nel +vestire i fanciulli. <i>Archivio delle Riformagioni.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note540"> +<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.  </span>Il Burlamacchi fece una minutissima descrizione di quella +festa, di cui si parla anche in tutte le altre biografie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note541"> +<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.  </span>Nardi, pag. 114.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note542"> +<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.  </span>Questo fu comunemente detto di quella edizione fatta dal +Valdarfer, di cui una copia venne, nel 1812, venduta a Parigi 52,000 +franchi! Vedi la nota posta al Nardi, pag. 140, nell’ediz. Arbib.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note543"> +<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.  </span>Infatti, il Burlamacchi nomina parecchi oggetti, ma di niuno +si può determinare il valore artistico o letterario. Quando non sono +abiti e maschere, sembrano ritratti di donne conosciute per cattivi +costumi, libri adorni di oro, e cose simili.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note544"> +<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.  </span>Questo vien pienamente confermato dal Guicciardini, nella sua +<i>Storia di Firenze</i>: «andavano (i fanciulli) per Carnasciale congregando +dadi, carte, lisci, pitture e libri disonesti, e gli ardevano +pubblicamente in sulla piazza dei Signori, facendo prima in quello +dì, che soleva essere di mille iniquità, una processione con molta +santità e devozione.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note545"> +<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.  </span>Nell’Archivio di Ginevra si trova ancora l’atto che condanna +alla carcere una donna, <i>parce qu’elle n’avait pas les cheveux abattus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note546"> +<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.  </span>Noi abbiamo già parlato altrove della biblioteca di San Marco: +diamo qui alcune altre notizie. Niccolo Niccoli lasciava al pubblico la +sua famosa collezione di circa 600 codici antichi, e Cosimo de’ Medici, +come dicemmo, pagò i debiti che vi gravavano sopra, ritenendo per sè +circa 200 di quei codici, e lasciando il resto a San Marco. Egli e Lorenzo +andarono, poi, accrescendo la loro collezione, con quelle cure che +sono note a tutti, e che è inutile di qui ripetere. I frati di San Marco +fecero lo stesso: il 10 dicembre 1445, essi, come apparisce da pubblico +strumento, dì cui è copia nel convento, pagavano 250 fiorini per acquisto +di codici. Così continuarono sempre fino all’anno 1495, quando +comperarono la biblioteca dei Medici nel modo che abbiamo detto qui +sopra. Ecco in qual modo ne parla Frate Roberto Ubaldini da Gagliano, +nell’interrogatorio a cui fu sottoposto come testimonio nel +processo del Savonarola: «Quanto a soscriptione di danari, io non +lo sentì mai dire più da persona, se non hoggi da voi: ma io non +ne so nulla; excepto che io so bene, che havendo noi facta una +compera di libri da li uficiali di rubelli, et prima dalla Signoria, per +ducati tremila larghi, et restando debitori di ducati mille larghi, +Bernardo Nasi gli promisse per noi, per tempo di 18 mesi, a monsignore +d’Argentona in Francia: et noi facemo fare da altri promessa +al detto Bernardo per decto tempo; et non habiavamo disegno +di pagarli, altro che cercarli da diverse persone nostri amici; +et questo so, perchè l’ho tractate io tutte quelle cose, che già +cinque anni sono stato librerista in San Marco.» <i>Archivio delle +Riformagioni</i>. Nello stesso Archivio si trovano anche le deliberazioni +dei Signori, <i>pro libris olim Laurentii de Medicis</i>; e sono in data del 31 +agosto 95, 19 ottobre idem, 24 gennaio 97 (stile fiorentino), 7 maggio +98, 12 decembre idem. +</p> + +<p> +Dopo la morte del Savonarola, fra le molte persecuzioni ch’ebbe +a sopportare il convento, vi fu quella di vedersi tolti, sotto falsi pretesti, +non solamente tutti i libri della collezione medicea, ma ancora +parte di quelli acquistati nel 1445. Nell’ottobre del 1500, vennero +con nuovi patti restituiti; e finalmente, nel 1508, trovandosi i +frati gravati di debiti, nè essendo più vivo quel Savonarola che tanta +cura aveva avuto di quei libri, furono venduti a Galeotto Franciotti, +che li acquistò pel cardinal Giovanni de’ Medici, dipoi Leone X. E +così andarono a Roma, donde poi tornarono nuovamente a Firenze. +Bandini, <i>Lettera sopra i collettori di codici orientali, esistenti nella +insigne Basilica Laurenziana; Annales conventus S. Marci</i>, fol. 8; +Padre Marchese, <i>Storia del convento di San Marco</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note547"> +<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.  </span>Il Vasari lasciò scritto, che nel giorno di carnevale, Frà Bartolommeo +bruciò alcuni dei suoi disegni del nudo. Se il fatto fu vero, +ne deve certamente ricadere l’accusa sul suo autore: ma notiamo +che il Vasari visse un secolo dopo del Savonarola, a cui si +mostrò nei suoi scritti sempre avverso; nè molto favorevole fu alla +memoria di Frà Bartolommeo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note548"> +<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.  </span>Oltre i moltissimi lavori italiani sopra Michelangiolo, vedi +anche Harford, <i>Life of Michel Angelo Buonarroti</i>; pregevolissimo lavoro +pubblicato recentemente in Inghilterra, nel quale si discorre +particolarmente dei rapporti che il Buonarroti ebbe col Savonarola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note549"> +<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.  </span>Rio, <i>Art Chrétien</i>. — A questo proposito, non sarà fuori di +luogo il fare alcune osservazioni sopra ciò che nel suo libro dice il +signor Rio, intorno al Savonarola. Egli divide la storia della pittura +italiana in due grandi scuole: la pittura cristiana, o, come altri dissero, +il <i>purismo</i>; e la pittura <i>naturalista</i>, nella quale include tanto +coloro che si restrinsero troppo nella semplice imitazione del vero, +come quelli che andarono solo dietro allo studio dell’antico. Questa +seconda scuola non è altro, pel Rio, che una degradazione dell’arte +cristiana. Avendo, poi, trovato che nel secolo XV le due scuole fiorivano +l’una accanto dell’altra, ha voluto attribuire tutto il progresso +del <i>naturalismo</i> ai Medici, favoreggiatori delle idee classiche +e pagane; mentre del risorgere dell’arte cristiana ha fatto unico autore +il Savonarola. Sebbene sia verissimo che il Savonarola propugnasse +le idee cristiane, in opposizione ai Medici che volevano fare +della erudizione classica uno strumento di corruzione morale, o +almeno restringere con essa il più libero corso delle nuove idee; è +però certo, almeno quanto alla pittura, che la teoria del signor Rio +non regge all’analisi dei fatti. Se noi rivolgiamo lo sguardo a quei pittori +che circondavano il Frate, troveremo che niuno di essi fu seguace +di quell’arte cristiana, di cui il signor Rio vorrebbe chiamarlo +rinnovatore. Innanzi a tutti si presenta Frà Bartolommeo: ora, +non fu egli dei primi, e forse il primo che spinse decisamente la +pittura nel classicismo, e cominciò la scuola del cinquecento? E +Michelangiolo Buonarroti non fu quegli che lo portò ai suoi ultimi +confini? Tra gli ammiratori del Savonarola noi troviamo, è vero, i +Della Robbia; ma quel Luca che fu scultore immortale delle sante +Madonne, era già morto: egli era vissuto, con Beato Angelico, ai +tempi di Cosimo dei Medici. Un altro seguace del Savonarola era il +Cronaca, che fu dei primi a cominciare l’architettura classica, come +ne è testimonio la sala stessa del Consiglio Maggiore: Lorenzo di +Credi è noto a tutti come un discepolo, anzi un imitatore di Leonardo +da Vinci; e Sandro Botticelli viene dal signor Rio chiamato «infetto +di paganesimo.» Ove è, dunque, la scuola di arte cristiana, fondata +dal Savonarola, se i suoi seguaci vanno tutti per la opposta via del +<i>naturalismo</i>? Ciò che ha indotto in errore il signor Rio, è stato il desiderio +di attribuire ogni progresso dell’arte ad una causa unicamente +religiosa. È questo un nobile desiderio, che però non sempre trova +in suo favore la realtà dei fatti. E nel nostro caso, è fuori di dubbio +che quella pittura la quale dal signor Rio vien chiamata cristiana, +era assai più fiorente ai tempi di Cosimo de’ Medici; mentre in quelli +del Savonarola, essa cedeva rapidamente il terreno ai progressi +dell’arte classica, che venne ben tosto rappresentata da Raffaello, +per cui il signor Rio sembra avere assai poca simpatia. +</p> + +<p> +Prima di conchiudere queste osservazioni, dobbiamo però dire +che il signor Rio ha capito mirabilmente la vera opposizione morale +che passava tra il Savonarola ed i Medici; e che egli l’ha descritta, +non solamente con calore, ma ancora con eloquenza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note550"> +<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos e Zaccaria</i>, predica del venerdì dopo la +terza domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note551"> +<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.  </span><i>Prediche sopra Ezechielle</i>, predica XXVIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note552"> +<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.  </span>Predica III, di quelle <i>sopra Aggeo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note553"> +<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos e Zaccaria</i>, predica del venerdì dopo la +terza domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note554"> +<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.  </span>Predica XXVIII, <i>sopra Ezechiel</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note555"> +<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.  </span><i>Prediche sopra Amos e Zaccaria.</i> Vedi quella del sabato dopo +la seconda domenica di quaresima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note556"> +<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.  </span><i>Opus perutile de divisione ac utilitate omnium scientiarum: in +poeticen apologeticus.</i> Venetiis 1542. Se ne trova anche una edizione +del quattrocento S. L. et A.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note557"> +<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.  </span>Vedi lib. I, cap. VI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note558"> +<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.  </span>«Nec ego aliquando artem poeticam damnandam putavi, +sed quorumdam abusum.» <i>Epistola ad Verinum</i>, in principio dell’opera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note559"> +<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.  </span>«Si quis credit artem poeticam solum docere dactylos et +spondæos, syllabas longas et breves, ornatumque verborum, magno +profecto errore tenetur.» <i>Apologeticus</i> etc., in principio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note560"> +<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.  </span>«Potest enim poeta uti argumento suo, et per decentes similitudines +discorrere sine versu.» Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note561"> +<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.  </span>Ibidem, pag. 44.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note562"> +<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.  </span>«Nam et nos homines sumus sicut et ipsi, et potestatem +imponendi nomina æqualem a Deo accepimus. Possumus ergo addere +et minuere sicut et ipsi potuerunt, nam et multa jam mutata +sunt. Quidam, enim, adeo perstrinxerunt se, et carceri antiquorum +intellectum proprium adeo manciparunt; ut nedum contra +eorum consuetudinem aliquod proferre nolint, sed nec velint dicere +quod illi non dixerunt.... Quæ enim ratio est ista, quæ +virtus argumenti: antiqui non ita locunti sunt, ergo nec nos ita loquamur?» +pag. 40. Altrove abbiamo citato questo passo, e qui +lo riportiamo, perchè lo richiedeva il soggetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note563"> +<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.  </span>«Modum autem artis, quem nunc nostri poetæ servant, hoc +est metrorum ac fabularum, laudumque Deorum, adolescentibus +pestis est perniciosissima. Et certe ad hoc probandum laborarem, +nisi sole clarius appareret. <i>Experientia ipsa, rerum magistra</i>, ita +nostris oculis mala quæ ex perverso usu poeticæ artis eveniunt +manifestat, ut non oporteat in probatione sudare.» pag. 55.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note564"> +<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.  </span>Ibidem.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note565"> +<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.  </span>«Verum quidam, non amatoria, non laudes idolorum, non +turpia; sed virorum fortium gesta atque moralia versibus descripserunt, +et bene usi sunt arte poetica et modo eius: hoc igitur +damnare nec possum nec debeo.» pag. 55.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note566"> +<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.  </span>«Ego melius puto Christianos, moribus ornatos, minori fulgere +eloquentia, quam propter eloquentiam Christi nomen perdere.» +pag. 55.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note567"> +<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.  </span>Questa idea non solamente è accennata nell’opera summenzionata, +ma si trova continuamente ripetuta nelle prediche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note568"> +<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.  </span>Vedi <i>Poesie</i> di Girolamo Benivieni, Firenze 1500.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note569"> +<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ognun gridi, com’io grido,</p> +<p class="i01">Sempre pazzo, pazzo, pazzo.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note570"> +<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.  </span><i>Poesie</i> di G. Benivieni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note571"> +<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.  </span>Questa laude è la quinta fra le poesie del Savonarola, pubblicate +dall’Audin; ed ivi si trova col titolo di <i>Canzone ai Fiorentini</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note572"> +<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.  </span>Il codice autografo posseduto dal signor Giberto Borromeo a +Genova, sembra un abbozzo, ed è in molte parti quasi indeciferabile. +Nell’appendice daremo un saggio di queste poesie inedite.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note573"> +<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.  </span>È la XIII, nelle poesie pubblicate dall’Audin: la XII è anche +indirizzata alla stessa Santa, ma è molto inferiore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note574"> +<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.  </span>Riuscirebbe difficile correggere le sgrammaticature di questa +strofa, che pure non è senza pregio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note575"> +<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.  </span>Vedi <i>Alcuni devotissimi trattati</i> ec. Venezia 1537.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a fine volume (Errata-corrige) sono state riportate nel testo. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78880 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78880-h/images/cover.jpg b/78880-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..f16fa33 --- /dev/null +++ b/78880-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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