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diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..6833f05 --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,3 @@ +* text=auto +*.txt text +*.md text diff --git a/78619-0.txt b/78619-0.txt new file mode 100644 index 0000000..89bd7b7 --- /dev/null +++ b/78619-0.txt @@ -0,0 +1,21801 @@ +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 *** + + STORIA + DELLA + CITTÀ DI ROMA + NEL MEDIO EVO + + DAL SECOLO V AL XVI + + + DI + FERDINANDO GREGOROVIUS + + + PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA + DELL’AVV. RENATO MANZATO. + + VOLUME V. + + + + VENEZIA, + GIUSEPPE ANTONELLI + 1874. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA. + + + + +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL MEDIO EVO. + + + + +LIBRO NONO. + +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO, DAL REGGIMENTO DI +INNOCENZO III ALL’ANNO 1260. + + + + +CAPITOLO PRIMO. + + +§ 1. + +Il secolo decimoterzo. — L’Impero, la Chiesa, la cittadinanza, la +città di Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La famiglia dei Conti. — +Largizioni di denaro che il Pontefice, appena eletto, fa ai Romani. — È +consecrato e coronato. — Si descrive la processione solenne, quando il +Papa muove al Laterano per torne possesso. + +Agli entusiasmi cavallereschi e religiosi del secolo duodecimo +subentrano nel decimoterzo le fervide lotte onde la gente umana, fatta +più matura, combatte per conquistarsi la sua costituzione civica, omai +che gode di una vita resa nobile dal lavoro, dalla scienza, dalle arti. +Il secolo decimoterzo è il culmine del medio evo; in esso la Chiesa +torreggia vittoriosa, levandosi a splendidissima potenza mondiale; +in esso l’antico Impero germanico toglie cogli Hohenstaufen commiato +dalla storia, per lasciare sgombro il terreno a Stati nazionali forniti +di autonomia loro propria. Con un ultimo sforzo da gigante, l’Impero +sotto di Federico II pugna ancora contro due impulsi di questa età +per affermare la sua esistenza legittima, ma alla fine soccombe alla +potenza di quelli, che stringono assieme alleanza. L’Impero combatte +la signoria universale del Papato; però questo (similmente di quanto +ebbe fatto nella seconda metà del secolo duodecimo) si associa colle +democrazie italiche, le quali per via del principio di cittadinanza +latina abbattono il sistema feudale germanico, odiato istituto +straniero. Il secolo decimoterzo è periodo di tempo in cui la libertà +rompe una grande guerra contro la legittimità che va invecchiando: +è età di rivoluzione dei cittadini contro la nobiltà feudale, della +democrazia contro la monarchia imperiale, della Chiesa contro lo Stato, +dell’eresia contro il Pontificato: è un’epoca cui, più di qualunque +altro fatto, la libertà republicana d’Italia veste di chiarissima luce. +Questa madre della civiltà di Europa s’eleva per la prima volta (e +tuttavia imperfettamente) alla coscienza della sua propria nazionalità; +e lo fa raccogliendosi entro a città fortemente munite e governate +tutte con ordini eguali, entro le quali si ammassa un tesoro stupendo +di forza dell’animo, di ricchezza e di fervore laborioso. È la età +medioevale delle città; parimenti che nel tempo antico, l’uomo torna, a +preferenza d’ogni altra cosa, ad essere cittadino; la città colle sue +famiglie, colle sue parentele, colle sue ordinate maestranze, torna, +per la seconda fiata nella storia, ad essere concetto vero dello Stato. +Il ritorno che fa Italia (patria vera delle città) all’organamento +politico comunale, non sì tosto che può sguizzar fuori dall’infranto +vincolo dell’Impero, potrebbe parere un regresso, se non si ponesse +mente a ciò che quell’idea municipale esprimeva: significava essa che +vinto era il feudalismo barbarico, che la scienza e il lavoro avevano +tolto possedimento dei beni della vita, che creato s’aveva una coltura +propriamente nazionale, opera della società civica. Le forze del +laicato, educatesi con lungo e industre lavorio, abbisognavano di un +albergo proteggitore entro cui si potessero ricoverare: e lo trovarono +nella potente individualità delle città libere, fiore bellissimo +del medio evo, officina in cui con attività indefessa si foggiò la +civiltà nuova. Ancora una volta Italia visse di vita autonoma nelle sue +democrazie, per indi, ancora una volta, ripiombare nella più profonda +miseria, non appena che il fiore di quelle magnifiche città libere si +fu avvizzito. + +Lo Stato si restringeva nella cerchia della città, la nazione si +racchiudeva nella cittadinanza comunale; e queste erano condizioni +politiche assai povere per certo, in cui nulla può ravvisarsi, che +corrisponda a’ concetti più elevati dell’umanità. Come nel tempo +antico, così anche adesso si vennero formando leghe di città, ma non +fu mai possibile che si ampliassero in una federazione italiana. Vi ci +opposero impedimento l’Impero ancor sempre eminente, e il Papato che +possedeva uno Stato suo: la Chiesa, la quale comprendeva non potersi +ridurre a compimento l’idea guelfa che si proponeva far d’Italia una +teocrazia pontificia, ben presto mandò a vuoto ogni specie di unità, +poichè fondò una monarchia francese nel mezzodì. Incapaci di costituire +la nazione politica, le città caddero in condizioni d’isolamento +angustissimo. L’energico impulso di partiti, che teneva desta la loro +vita politica, e significava il bisogno che occorreva di un simbolo +dell’ordine politico universale, assunse forma di contrasto fra la +Chiesa e l’Impero, e creò le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, +chiare nella storia del mondo. Le fonti della vita politica non si +diffusero come nell’Italia antica e nella Grecia in organamenti +di colonie, e l’impedita unità nazionale fe’ sì che quelle fonti +stagnassero in istretti canali: sopita la grande guerra mondiale fra +la Chiesa e l’Impero, tanto feconda di libertà, le città ribollenti di +forze combatterono fra sè in guerre furibonde di classi e di cittadini, +laonde per necessità ne derivarono primamente dominazioni di plebi, +indi tirannidi cittadine, finalmente piccoli principati. + +Anche nella città di Roma l’indirizzo municipale si esplicò in guisa +simigliante. Per necessaria conseguenza pose anch’essa da banda +le ultime attenenze pratiche coll’Impero, una volta che le città +alleate col Papato (il quale s’era fatto nazionale) ebbero costretto +quell’Impero feudale a partirsene d’Italia. Furono i Pontefici che +sciolsero la Città dal vincolo delle relazioni antiche; cancellarono il +concetto della _Respublica Romana_ sorgente dell’_Imperium_, rapirono +a Roma l’appoggio dell’Impero, e la ridussero sotto la sola protezione +della Chiesa. La Città combattè incessantemente e con maggiore veemenza +contro il Papato che pretendeva ad esercitarvi i diritti imperiali; +si conquistò essa la sua autonomia civica, e perfino in alcuni momenti +splendidissimi ottenne completa independenza di republica. Incapace di +pretendere più al valore di _Urbs Orbis_, incapace di porsi a capo di +una confederazione universale delle città italiche, essa stette paga +all’ambizione di dominare dal Campidoglio il territorio dell’antico +Ducato romano. Nel secolo decimoterzo la si vede, come Milano o +come Firenze, ridotta entro angusti confini municipali e intesa alle +bisogne meramente pratiche, donde soltanto nel secolo susseguente si +risolleverà di bel nuovo fino ad una idealità fantastica. Ella è per +verità cosa meravigliosa vedere il popolo romano occuparsi seriamente +della sua republica cittadina, senza por bada in alcun modo ai negozî +degli altri paesi. In quello che l’Impero riducevasi a una larva, e +la Chiesa giungeva alla sua grande meta d’essere essa costituzione del +mondo, i Romani tenevano i loro sguardi fisi sul vetusto Campidoglio, +serravano le porte in faccia agli Imperatori ed ai Papi, nè pensavano +ad altro che a dare il migliore degli ordinamenti alla loro republica. +La storia municipale di Roma nel secolo decimoterzo registra alcune +pagine gloriose che inducono a reverenza di quel popolo romano, +perocchè in mezzo a condizioni difficili esso abbia, se non altro a +periodi di tempo, affermato la sua autonomia: e per verità, nel secolo +decimoterzo, quantunque fosse giunto all’apogeo della sua signoria +universale, il Papato a Roma era senza potenza. + +All’inizio ed alla fine di questo gran secolo (a cui descrivere +imprende il nostro quinto volume) si erigono Innocenzo III e Bonifacio +VIII, come le due colonne che segnano il confine di un periodo, il +quale è il rilevantissimo di tutta la storia civile del medio evo: +quei due uomini difatti segnano l’uno l’altissimo culmine, l’altro il +decadimento del Papato. + +Addì 8 Gennaio dell’anno 1198, nel Septizonio sul Palatino, Lotario +cardinale diacono era eletto papa con voto concorde, ed acclamavasi +con nome di Innocenzo III. Lotario, uno dei figliuoli del conte +Trasimondo di Segni, usciva di un’antica famiglia di signori del Lazio, +posseditrice di beni ad Anagni, a Segni ed a Ferentino. Può darsi che +la sua casa appartenesse ad una stirpe i cui membri nel secolo decimo +avevano sostenuto officio di conti nella Campagna, all’istessa guisa +che i Crescenzî nella Sabina: tuttavolta fu soltanto dopo di Innocenzo +III che quel titolo di conti diventò nome durevole della famiglia, +la quale ne fu detta _de Comitibus_ ossia _dei Conti_[1]. Gli avi +paterni di Lotario erano stati gente tedesca immigrata nel Lazio: lo +dimostrano i nomi di Lotario, di Riccardo, di Trasimondo e di Adenolfo +che perdurarono nella famiglia de’ Conti. Nella storia della Città non +s’erano fatti chiari, ma Claricia, madre di Innocenzo III, fu donna +romana della casa di _Romanus de Scotta_[2]. + +Lotario, giovine e ricco uomo, era andato a studio nelle università di +Parigi e di Bologna, e vi aveva attinto grande sapere di scolastica ed +estese cognizioni di giurisprudenza; poi, finiti gli studî, aveva in +officio di cherico servito i successori di Alessandro III, e ne era +stato tenuto in gran pregio, fino a tanto che Clemente III lo aveva +creato cardinale della Diaconia dei santi Sergio e Bacco presso al +Campidoglio. A trentasette anni egli saliva alla santa Sede. + +Appena che Innocenzo III fu eletto, gli si accalcò intorno il popolo +romano, con alte grida chiedendo denaro. Gli avari Romani, anzichè +darne, esigevano dai loro Papi omaggio di donativi. Del continuo +il loro giuramento di fedeltà era sempre comperato a prezzo d’oro, +ed, oltre a questo, il Comune civico di Roma pretendeva da ogni +Pontefice nuovamente eletto un tributo di cinquemila libbre. Al trono +di Innocenzo minacciava pericolo di crollare prima ancora che egli +veramente ponesse il piede a salirlo; cedette egli perciò alle furiose +esigenze dei Romani, ma pensò che dall’abuso gli conveniva trarre +uno stabile profitto. Non lesinò meschinamente come Lucio III per sua +disgrazia aveva fatto; dispensò denaro con magnificenza da gran signore +e si guadagnò così la moltitudine del popolo, ma una largizione tanto +considerevole di moneta fu gravemente obrobriosa, e potè chiamarsi +veramente prezzo d’acquisto della signoria[3]. + +Ai 22 Febbraio 1198 Lotario fu consecrato nel san Pietro; indi fece la +sua entrata solenne nel Laterano, accompagnato dal Prefetto della Città +e dal Senatore, dalla nobiltà, dai Baroni della provincia, dai Consoli +e dai Rettori delle città, che vennero a fargli reverenza. + +La ceremonia della sua incoronazione ci offre acconcia opportunità +di descrivere con brevi tocchi questi mirabili spettacoli del medio +evo. Non erano cotali processioni dei Papi meno splendide di quello +che fossero le cavalcate degli Imperatori allorchè movevano a torsi +la corona; e sebbene mancassero delle pompe soldatesche straniere e +delle battaglie nella città Leonina, nondimeno spiegavano tutte le +magnificenze del Papato in un apparato nazionale romano. Fin dal secolo +undecimo i Pontefici consecrati nel san Pietro erano stati soliti di +tornarsene alla loro residenza del Laterano con solenne corteo; e da +Nicolò I in poi, quelle processioni diventarono una specie di trionfo +che il Papa coronato teneva in mezzo di Roma, cavalcando lungo un +cammino che diventò tradizionale con nome di _Via Sacra_ od anche di +_Via Papae_[4]. Meta di lui erano il palazzo Lateranense e la basilica +di Costantino, di cui il Pontefice toglieva possedimento con istrane +ceremonie: e mercè di esse massimamente significavasi il suo ingresso +al governo, anche quale signore temporale di Roma e dello Stato +ecclesiastico. + +Come il Papa aveva ottenuto la consecrazione per mano dei Vescovi di +Ostia, di Albano e di Porto, usciva sulla piattaforma della scalea del +san Pietro, e si adagiava sopra un trono. L’Arcidiacono gli toglieva +di capo la mitra vescovile, e in mezzo alle acclamazioni del popolo +la copriva del _Regnum_ principesco. Era questo la _Tiara_ rotonda, +appuntita in cima, quella favolosa corona che dicevasi Costantino aver +donato a Silvestro papa: in origine formata di penne bianche di pavone +e senza ornamenti, fu più tardi decorata di gemme lucenti; dapprima +cinta di un serto d’oro, più tardi fullo financo di tre diademi, e +adorna alla sommità di un carbonchio[5]. In quello che coronava il +Papa, l’Arcidiacono pronunciava queste superbe parole: «Ricevi la +tiara, e sappi che tu sei il padre de’ Principi e dei Re, il reggitore +del mondo, il vicario in terra del nostro redentore Gesù Cristo, cui +è onore e gloria nei secoli eterni»[6]. Cristo e i suoi Apostoli, +che erano stati avvezzi a camminare con pie’ scalzi, ben avrebbero +mirato con profonda meraviglia la persona del loro successore, il +quale, avvolto in vestimenta magnifiche e scintillanti d’oro e di +pietre preziose, si levava allora dal trono tenendo il _Regnum_ in +capo, e da papa-re montava sopra un palafreno coperto di gualdrappe +colore scarlatto. Imperatori o Re, le quante volte di loro erano +presenti, gli tenevano la staffa e procedevano un tratto conducendogli +il cavallo per le briglie; se Principi non v’erano, a quell’officio +attendevano i maggiori nobiluomini e i Senatori di Roma[7]. Tutti i +laici e gli ecclesiastici che prendevano parte al corteo, salivano +sui loro palafreni, poichè la processione andava a cavallo. Moveva +essa in quest’ordine: precedeva a tutti un cavallo riccamente bardato +del Papa, vuoti gli arcioni; indi venivano i crociferi a cavallo; +dodici vessilliferi anch’essi a cavallo con in mano bandiere di +color rosso; due altri cavalieri che tenevano sulle lance imagini di +cherubini scolpite in oro; i due Prefetti marittimi; gli _Scriniarii_, +gli avvocati, i giudici colle lunghe e nere vesti talari del loro +officio; la Scuola dei cantori, i Diaconi e i Suddiaconi, gli Abati +stranieri, i Vescovi, gli Arcivescovi, gli Abati delle venti Abazie +di Roma, i Patriarchi e i Cardinali vescovi, i Cardinali preti, i +Cardinali diaconi[8], tutti a cavallo, sul quale non è difficile che +alcuni vecchi tremuli si tenessero aggrappati con gran fatica. Seguiva +allora il Papa sopra un bianco palafreno cui, a destra e a manca +Senatori ossiano nobili addestravano per le redini. Tosto dopo movevano +cavalcando alcuni Suddiaconi e il Prefetto della Città accompagnato +dai collegi de’ giudici. Poi subentravano le corporazioni cittadine, +le milizie, i cavalieri e i maggiorenti di Roma vestiti di corruscanti +corazze colle divise e coi colori delle loro famiglie. La comitiva di +quei signori ecclesiastici e laici (a passare occupava qualche ora), i +canti solenni, lo scampanio delle chiese, le acclamazioni del popolo, +quegli ordini, quelle dignità, quegli officî, la varietà delle fogge, +la mescolanza di cose di chiesa e di cose profane, tutto produceva uno +spettacolo ammirabile che rifletteva in un sol quadro la grandezza del +Papato. Ma quella comitiva di vecchi, di preti, di monaci salmeggianti +si moveva a guisa di ombre in mezzo a rovine, e rappresentava la caduta +e la mutazione delle sorti di Roma con imagine piuttosto mesta che +splendida. + +La città era addobbata a festa; lungo il cammino che il Pontefice +batteva erano rizzati alcuni archi di onore che laici romani +costruivano; e, giunto sotto di essi, il Papa distribuiva denaro +in compenso dell’opera[9]. Passando pei vetusti archi trionfali +degl’imperatori Graziano, Teodosio e Valentiniano, la processione +moveva al quartiere Parione, dove, presso alla torre di _Stephanus +Petri_, il Papa sostava per ricevervi le acclamazioni della _Schola_ +degli Ebrei[10]. Infatti una deputazione dei figli d’Israello, +eroici cultori di un monoteismo puro e incorrotto, stavasi colà +piena di temenza oppure di timida speranza, con alla testa il +Rabbino della sinagoga, che recava in ispalla il rotolo del santo +Pentateuco misteriosamente velato. In ogni Papa novello gli Ebrei +romani erano costretti a salutare il loro signore territoriale che +misericordiosamente concedeva ad essi un asilo in Roma, ed era pari +agli Imperatori antichi, davanti ai quali avevano costumato anche i +loro avi presentarsi per far omaggio al nuovo Principe che saliva al +trono. In quello che il Rabbino porgeva al Vicario di Cristo il codice +di Mosè acciocchè lo confermasse, negli sguardi biechi o benevoli del +novello Pontefice gli Israeliti leggevano scritta la loro sentenza, +la tolleranza ovvero l’oppressione in cui sarebbero tenuti. Il Papa +dava un rapido sguardo al Pentateuco, restituiva al Rabbino il rotolo +della scrittura porgendoglielo dal rovescio, e con degnevole serietà +sclamava: «La legge onoriamo, ma condanniamo la mente degli Ebrei; +imperocchè alla legge abbia dato compimento Cristo, che il cieco popolo +di Giuda attende ancora come Messia»[11]. I figli d’Israello se la +svignavano fra gli improperî della plebaglia romana; e la processione +proseguiva il suo cammino per il campo di Marte, mentre, ad ogni tratto +di via, il clero romano, abbruciando incensi e cantando inni, stava +postato a salutare il Pontefice. Frattanto il popolo, lasciandosi +andare a giovialità carnevalesche, faceva intronar l’aria di liete +canzoni[12]; e affine di diradare la calca soverchia della plebaglia, +forse anche a ricordanza di antichissime tradizioni consolari, i +famigli del Papa in cinque luoghi prestabiliti gettavano manciate di +monete[13]. + +Il corteo percorreva i _Fora_, passava dagli archi trionfali di +Settimio Severo e di Tito, e, radendo il Colosseo e il san Clemente, +giungeva alla piazza del Laterano, dove il Papa era accolto con +festosi cantici dal clero di quella basilica[14]: allora lo si +conduceva al _Porticus_, e là sedeva sopra un antico sedile di marmo +detto _Sella stercoraria_. Gli era pure il massimo avvilimento cui si +assoggettava il capo supremo della Cristianità allorchè si adagiava +sul seggio di quel nome; e la simbolica ceremonia che ivi avveniva +è forse il più bizzarro costume che abbia foggiato il medio evo, nè +di essa oggi possiamo udir parlare senza esserne tratti a riso. Però +accorrevano alcuni Cardinali a rialzare il Padre santo da quella +disdicevole scranna, dicendogli le confortevoli parole tratte dalle +sacre Scritture: «Ei suscita dalla polvere il mendico, e solleva il +povero dallo sterco»[15]. Il Papa si fermava ivi ritto, traeva dal +grembo di un famiglio tre manciate piene di oro, di argento e di rame, +e le gettava al popolo sclamando: «Oro e argento non son per me; quel +che ho, a te dono»[16]. Entrato in Laterano, vi faceva orazione; +poi, sedendo sopra un trono alzato dietro all’altare, vi riceveva +l’omaggio del Capitolo della basilica; passava indi nel palazzo e, +toltone possesso camminandovi o sedendovi, si sdrajava in atto di uomo +che giace, sopra un antico sedile di porfido che era innanzi alla +cappella di san Silvestro, e in quella positura riceveva dalle mani +del Priore del Laterano il pastorale e le chiavi della chiesa e del +palazzo, simbolo quello della sua autorità di governo, simboli queste +della podestà che lega e scioglie. Adagiatosi sopra un altro sedile di +porfido, il Papa restituiva al Priore quei simboli, e veniva allacciato +i fianchi con una cintura di seta rossa donde pendeva una tasca color +di porpora, contenente muschio e dodici suggelli di pietre preziose, +imagini della podestà apostolica e delle virtù cristiane[17]. Allora +erano ammessi al bacio del piede tutti gli officiali del palazzo; ed +il Pontefice a tre riprese gettava monete di argento fra il popolo, +pronunciando le parole: «Lo sparse e lo diede ai poverelli; in eterno +dura la sua giustizia». Dopo di aver pregato innanzi alle reliquie +nella cappella palatina, detta _Sancta Sanctorum_, nuovamente si +assideva sopra un trono nella cappella di san Silvestro; ivi gli si +presentavano, secondo l’ordine della loro dignità, i Cardinali e i +Prelati, che gli si inginocchiavano dinanzi protendendo la mitra, nella +quale egli lasciava cadere il solito donativo di denaro, appellato +_Presbyterium_[18]. + +Susseguiva il giuramento di omaggio che il Senato romano prestava in +Laterano, e finalmente tenevasi mensa nella sala dei banchetti. Il Papa +sedeva tutto solo ad un desco su cui erano disposti preziosissimi vasi, +mentre a tavole separate prendevano posto i Prelati e i maggiorenti, i +Senatori ed il Prefetto coi giudici. Il Pontefice era servito dai più +nobili signori; se alla festività erano presenti dei Re, questi gli +portavano i primi piatti, e poi andavano umilmente a sedersi alla mensa +dei Cardinali. + +Questi non sono che i tratti maggiori delle grandi processioni che +si celebravano nelle coronazioni pontificie. Cotali forme medioevali +si conservarono fino a Leone X: indi cessarono le antiche costumanze +simboliche; e la ceremonia, con pompa più conforme all’indole dei +tempi, si tramutò nel _Possessus_ ossia nella magnifica funzione con +cui il Pontefice prende il dominio del Laterano. + + +§ 2. + +Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad essere un officiale +pontificio. — Condizioni della Prefettura urbana. — I Prefetti della +casa di Vico. — Condizioni del Senato. — Scotto Paparone, senatore. +— Innocenzo III consegue il diritto di eleggere il Senato. — Formula +giuratoria del Senatore. — Il Comune di Roma conserva la sua autonomia. +— Primi Podestà romani nelle città fuor di Roma. + +Dall’altezza del suo trono Innocenzo III volse uno sguardo allo +Stato su cui imperava, e non vide che ruine; guardò a ciò che dovesse +intraprendere, e vide il mondo ridotto a condizioni tali che offrivano +ogni agio di porgli briglia, all’uomo il quale volesse dominarlo con +ambizioni cesaree. Sotto al suo debole antecessore la podestà temporale +di san Pietro era andata affatto distrutta; le più remote province +dell’antico Stato ecclesiastico erano possedute da Conti tedeschi, +generali di Enrico VI, cui questi le aveva date in premio dei loro +servigî; quanto alle terre situate in vicinanza di Roma, trovavansi +in balìa della nobiltà ossia del Senato[19]. Pertanto, primo compito +di Innocenzo fu questo, di restaurare nelle più prossime attenenze la +signoria della Chiesa. Se un tale intento potè raggiungere, se cose +eziandio maggiori gli riuscì di operare con tanta prestezza da superare +qualsiasi aspettativa, egli ne andò debitore alla costernazione in cui +cadde il partito imperiale alla morte di Enrico VI ed alla repentina +vacanza dell’Impero. Tutt’a un tratto, presso al feretro del suo +oppressore, il Papato si sollevò dalla sua profonda fiacchezza per +diventare potenza nazionale d’Italia. + +Poichè sul Campidoglio la Republica aveva perduto il suo saldo +sostegno, Innocenzo potè rialzare il reggimento pontificio nella +Città con un primo e audace moto. Ivi alla signoria della santa Sede +facevano ancora intoppo due magistrati, il Prefetto che rappresentava i +diritti dell’Impero romano, e il Senatore che rappresentava i diritti +del popolo romano. Enrico VI aveva nuovamente ridotto la Prefettura +urbana ad essere una prevostura imperiale, e di Pietro prefetto aveva +fatto un suo uomo feudale. Adesso quest’ultimo vedevasi privo di +protezione; laonde, a prezzo che lo riconfermasse nel suo officio, ei +fe’ soggezione al Papa. Nel dì 22 Febbraio 1198, in publico Concistoro, +Pietro prestò giuramento di vassallaggio ad Innocenzo III, e dalle +mani del Papa ricevette il purpureo mantello prefettizio in segno di +infeudazione[20]. La formula giuratoria che ci fu conservata, tiene +discorso indeterminato degli officî competenti alla Prefettura. Il +Prefetto vi fa omaggio alla Chiesa, come uomo ligio ai servigî del +Papa, investito di «procura» temporanea di un territorio; e vi giura +di far rispettare i diritti della Chiesa, di provvedere alla sicurezza +delle strade, di amministrare la giustizia, di custodire fedelmente per +conto del Pontefice le rocche forti, di non edificarne arbitrariamente +di nuove, di non rendere vassallo suo qualsiasi vassallo che appartenga +al _Patrimonium_ della Chiesa, di dimettersi dall’officio ogni qual +volta il Papa lo imponga. Ma non si denota quali terre fossero al +Prefetto soggette[21]. In Roma antica la sua giurisdizione s’era estesa +fino alla centesima colonna miliare; da ciò, ancora nel medio evo, +i Romani avevano fatto derivare il loro diritto di reggere tutto il +distretto cittadino col ministero de’ giudici del Comune; e fin nel +secolo decimoquinto un secretario della Città consegnava a Martino +V una scrittura, in cui quegli stabiliva cotali massime: «Dacchè +l’_Imperium_ fu trasmesso ad un Principe, la città di Roma si ebbe +tramutato in una Prefettura: sempre essa tenne un’autorità prefettizia +sua propria; e poichè questa si estende fino alla centesima pietra +miliare, anche il distretto cittadino capisce altrettanto territorio: +quanto in quella periferia è compreso, tanto trovasi soggetto alla +giurisdizione di Roma; ivi la Città possiede diritti di republica: il +_merum_ e il _mixtum imperium_, le regalie, i fiumi, le vie, i porti, +le dogane, il diritto di zecca ed altrettali»[22]. Il Comune romano +pretendeva al governo di tutto il distretto urbano da Radicofani +a Ceperano, dai monti della Sabina al mare; ma per nulla traspare +che ivi il Prefetto esercitasse la sua giurisdizione. La democrazia +del Campidoglio aveva demolito la potenza di quel giudice criminale +ch’era stato tanto formidabile un tempo; il Senatore aveva rovesciato +dalla sua altezza il Prefetto; il capo del Comune cittadino aveva +soppiantato il Prevosto imperiale[23]. Affatto oscuro rimane di che +specie fosse ancora quell’officio sull’incominciamento del secolo +decimoterzo, dopochè tutti i diritti fiscali dell’Impero avevano +cessato di esistere. Teneva sì il Prefetto un tribunale di polizia +nella Città e fuori, ma la sua influenza non posava più nel suo +officio, sibbene nella sua ricchezza di possedimenti territoriali. Ed +invero il Prefetto era diventato signore di estesi beni nella Tuscia, +dove s’era impossessato di parecchi Capitanati che avevano fatto parte +del patrimonio di Matilde. Omai dalla fine del secolo duodecimo in poi +il teatro dei suoi ambiziosi maneggi appare essere stato un tratto di +territorio prossimo a Viterbo; e nel secolo decimoterzo la Prefettura +si mostra divenuta di ragione ereditaria della famiglia baronale di +Vico, città, ora decaduta, di quella provincia. Convien dire che da +lungo tempo la Prefettura avesse avuto per appannaggio le entrate +di alcuni beni di Tuscia, che erano tenuti in conto di veri e proprî +feudi prefettizî: e presto venne che la casa signorile di Vico tramutò +il feudo officiale (congiuntamente alla Prefettura) in un patrimonio +ereditario, accresciuto a dismisura per via di compre e di ruberie; nè +Innocenzo III giunse a impedirne la trasmissione ereditaria, sebbene +solamente a tempo accordasse la «procura» a Pietro prefetto che era di +quella famiglia[24]. + +Nell’anno 1198 si spense in Roma l’ultimo avanzo (e non era che +una larva) della podestà degli Imperatori, onde avevano tenuto le +veci sotto ai Carolingi il _Missus_, più tardi il Prefetto. Massime +quest’officio era così intieramente decaduto, che in verità nemmeno +il Papa sapeva che cosa dovesse farne della vecchia e tarlata figura +del Prefetto[25]. Innocenzo III nell’anno 1199 lo tenne da _Missus_ +pontificio, e gli concesse autorità di giudice di pace nelle città di +Tuscia e di Umbria ed a Spoleto[26], le quali terre continuarono ad +essere stanza dove più tardi i Prefetti di Vico tennero ragguardevole +luogo. Infatti la cosa di maggior rilievo si fu che quindi innanzi il +Prefetto di Roma conseguì una spiccatissima posizione dinastica come +_Capitaneus_ in Tuscia. Del resto in Roma e nel distretto della Città +egli durò nelle sue funzioni di giudice, laonde in lui si può ravvisare +il governatore della Città. Del continuo era egli che eleggeva giudici +e notai[27], che esercitava un’autorità di polizia, che curava la +sicurezza delle strade e sopravvegliava ai prezzi dei grani ed al +mercato. Il Papa, che onorava in lui il più antico magistrato di Roma, +cercò per mezzo suo di metter nell’ombra il Senatore. Gli concesse +perciò una dignità rappresentativa fornita di grande pompa e di +splendore; avvegnaddio in tutte le processioni che si tenevano per le +coronazioni il _Praefectus Urbis_ si stesse in vicinanza immediata del +Pontefice: e, alla quarta domenica di quaresima, regolarmente riceveva +in dono la rosa d’oro che egli poi con festosa solennità, montato a +cavallo, soleva portare in giro per la Città[28]. + +Con fortuna parimenti propizia Innocenzo III, in quegli stessi giorni +conseguì eziandio la signoria suprema sul Comune civico di Roma. Alla +Republica del Campidoglio, ridivenuta aristocratica, difettavano +pur sempre le basi di un ordinamento che riposasse sulle forze del +popolo. La sua autorità esecutiva fluttuava fra l’oligarchia e la +monarchia; ora era in potere di un numero soverchio di governanti ed +ora di un solo «Podestà». Così avveniva che, mentre nell’anno 1197 si +erano eletti cinquantasei Senatori, allorchè fu consecrato Innocenzo +III non v’aveva invece che un Senatore unico[29]. Il capo municipale +di Roma combatteva incessantemente le pretensioni di san Pietro; +Benedetto _Carushomo_ e i suoi succeditori s’erano fatti independenti +dalla santa Sede; nelle città della provincia romana avevano posto +dei loro _Rectores_ e mandato dei giudici del Comune financo nella +Sabina e nella Maritima, imperocchè i Romani affermassero che queste +province erano, per ragione di diritto, veri beni demaniali della +loro Città[30]. Il Comune capitolino reclamava la giurisdizione del +distretto, e intendeva che tal fosse il territorio dell’antico Ducato +romano. Similmente come altre città italiche s’erano impadronite degli +antichi Comitati (contado), così anche Roma voleva essere la padrona +del suo Ducato. Al momento in cui Innocenzo III salì al trono senatore +era Scotto Paparone, nobile romano di un’antica famiglia, la quale era +forse imparentata col Papa per parte della madre di lui[31]. Innocenzo +seppe indurre quell’uomo a dimettersi dell’officio; ed il popolo, +guadagnato con donativi di denaro, rinunciò perfino all’importante +diritto della libera elezione del suo Senato, la quale Innocenzo +protestava spettare per privilegio al Pontefice. Egli nominò allora +uno che fosse arbitro dell’elezione (_Medianus_), e questi a sua volta +elesse il nuovo Senatore: indi avvenne che agli _Justitiarii_ (fino a +quel momento messi in carica dal Campidoglio) furono, dappertutto nel +territorio cittadino, sostituiti dei giudici papali[32]. Per tal guisa +nell’anno 1198 il Senato cadde sotto l’autorità del Pontefice. + +Conserviamo ancora la formula del giuramento che allora prestò il +Senatore: «Io», diceva, «senatore della Città, sarò d’ora in poi fedele +a te, signor mio, papa Innocenzo. Nè coll’opera, nè col consiglio +contribuirò a che tu perda la vita o il corpo, o che ti sia tolta +con frode la libertà. Quello che di bocca tua, o con lettere, o con +messaggi mi confiderai, non isvelerò a chicchessia in danno tuo. Le +quante volte io ne abbia contezza, impedirò che a te si nuoca; se non +potrò farlo, te ne avviserò di bocca mia, o con lettere, o con sicuri +messaggi. Con ogni mia possa e con tutta la mia scienza ti ajuterò a +conservare il Pontificato romano e le regalie del san Pietro che tu +possiedi, a rivendicare quelle che non possiedi; le cose recuperate +contro tutto il mondo a tuo pro difenderò: il san Pietro, la città di +Roma, la Leonina, il Transtevere, l’isola, il castello di Crescenzio, +santa Maria Rotonda, il Senato, la zecca, gli onori e gli officî della +Città, il porto di Ostia, i dominî di Tusculo, e, sopra ogni altra +cosa, tutte le giurisdizioni che ti competono dentro della Città e +fuori. Ai Cardinali, alla loro corte ed alla tua, guarentirò completa +sicurtà ogni qual volta vadano alla chiesa, e vi dimorino e ne tornino. +Giuro che quanto ho detto manterrò in buona fede: così mi ajutino Dio e +questi santi Evangelî»[33]. + +Sarebbe errore se si credesse che il Papa d’allora in poi esercitasse +su Roma un’autorità diretta e regia. Il reggimento monarchico, secondo +l’indole dei tempi nostri, era così ignoto al medio evo, che neppure +una sol volta venne in mente a Innocenzo III di porre in dubbio +l’autonomia del Comune romano. Tutti i Pontefici di quell’età tennero +la città di Roma non soltanto in conto di potenza civica, ma eziandio +di potenza politica e sovrana. Cercarono di usare sopra di essa il +loro ascendente, se ne assicurarono la signoria in via di principio +fondamentale, nominarono o per lo meno confermarono i Senatori, ma non +decretarono mai cosa alcuna che fosse contro il volere e la podestà +del popolo. La loro signoria era semplicemente un titolo di autorità; +niente di più. Infatti i Romani continuavano a congregare le loro +assemblee sul Campidoglio in libero parlamento, ad avere finanze loro +proprie, lor proprio esercito, a decidere della guerra e della pace +senza pur interpellarne il Papa; financo movevano guerra a città dello +Stato ecclesiastico, o con quelle conchiudevano trattati di diritto +publico. Ed invero anche queste città erano per la più parte Comuni +liberi, laddove altre terre nel distretto romano pagavano, per patti +convenuti, dei canoni feudali alla Camera del Campidoglio, e ricevevano +dal Senatore i loro Podestà[34]. A dimostrare l’indole energica della +nobiltà romana di quel tempo e l’onorevole pregio in che era tenuto +il Comune civico basta il fatto che in sulla prima metà del secolo +decimoterzo trovansi molti Romani da podestà in città forestiere. +Queste (la più parte avevano stretto alleanza difensiva con Roma) +chiedevano spesso con solenni ambascerie al popolo romano che loro +desse per reggitore un nobile romano. Alla serie di cotai Podestà +romani (che in tutti i documenti si denotano superbamente col nome di +_Consules Romanorum_) danno ormai inizio Stefano Carzullo nell’anno +1191 e Giovanni Capocci nel 1199, entrambi a Perugia: Pietro Parenzo +nell’anno 1199 andava da podestà in Orvieto, dove era ucciso dagli +eretici di parte ghibellina; e nel bel duomo di colà esiste oggidì +ancora un altare eretto a onor suo[35]. + + +§ 3. + +Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — Rinnovazione della +feudalità germanica in Italia per opera di Enrico VI, e decadimento +dei suoi principati feudali dopo la morte di lui. — Filippo di Svevia, +duca di Toscana. — Markwaldo, duca di Ravenna. — Corrado, duca di +Spoleto. — Lega di città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della +Chiesa. — La parte popolare si solleva in Roma. — Giovanni Capocci e +Giovanni Pierleone _Rainerii_. — Roma combatte contro Viterbo a cagione +di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, senatore. — Viterbo fa +soggezione al Campidoglio. + +Roma e i feudatarî della Campagna, della Maritima e della Tuscia +avevano (nel mese di Febbraio) riconosciuto Innocenzo III come +loro signore territoriale. Per conseguenza il Papa era ridiventato +principe dentro delle frontiere del Ducato romano; ma or trattavasi +di conquistare eziandio tutte quelle altre province italiche che in +antico, sotto a’ Carolingi, avevano composto lo Stato della Chiesa. +Causa la eredità di Sicilia, che Enrico VI aveva raccolta, Italia +era retrocessa nel suo cammino. I trattati di Venezia e di Costanza +continuavano ad essere una spina confitta nel cuore dei Principi +della casa di Hohenstaufen, i quali nè volevano prestar omaggio alla +libertà conseguita dalle città, nè riverire il _Dominium Temporale_ +lasciato ai Pontefici. Enrico VI aveva rialzato a vessillo suo +l’antica idea dell’Impero, e fatto di Sicilia il fondamento dei +suoi conati monarchici. Aveva egli aperto una breccia nella nazione +italica, che era cresciuta in fiore nei Comuni cittadini sotto la +protezione del papato di Alessandro III; ed invero aveva ripristinato +in Italia gli ordini feudali germanici, e fondato dall’uno all’altro +mare dei principati feudali tedeschi, componendoli in parte di beni +della contessa Matilde ed in parte di patrimonî di quello Stato +ecclesiastico, che egli avrebbe voluto distruggere come ostinatissimo +impedimento della signoria imperiale. Aveva creato il suo giovine +fratello Filippo a duca di Toscana, e infeudato dell’Esarcato il suo +generale Markwaldo: frattanto, ancor da tempo più antico, Corrado di +Uerslingen sedeva da duca di Spoleto. In tal guisa Italia, frastagliata +di feudi imperiali svevi, era tenuta a freno e minacciata di esizio +delle sue democrazie cittadine. Però l’edificio architettato da +Enrico VI con disegni laboriosi dell’avvenire, crollò alla morte di +lui; e a dimostrare la insolidità delle dominazioni straniere d’ogni +specie, appena v’ha un altro esempio che sia più spiccato della rapida +caduta di quelle fondazioni imperiali. Non tanto ruinarono esse per +urto d’armi, quanto più assai per la forza dell’impulso nazionale +che la prima guerra dell’independenza lombarda era venuta educando. +L’interregno e le lotte per la successione al trono tedesco abbatterono +il partito che gli Hohenstaufen avevano in Italia, e resero agevol cosa +alle città di conseguire la loro independenza dall’Impero. Innocenzo, +da quell’accorto che era, s’eresse tosto come uomo che voleva liberare +Italia dal reggimento tedesco: e allorquando, nell’anno 1198, pronunciò +che questo paese, sede delle due podestà, era per volontà divina capo +del mondo, la sua parola trovò un eco anche là dove non la si poteva +interpretare nel significato di una signoria universale pontificia, di +cui Italia fosse il fondamento[36]. + +La tomba di Enrico VI fu la breccia traverso cui Innocenzo, più +avventurato di Gregorio VII, irruppe dentro dell’Impero: e se ne +creò arbitro e giudice, in quello che conduceva una parte del popolo +italiano a dare l’assalto alle castella di despotismo erette da +Enrico. La signoria feudale degli stranieri s’era fondata colla +violenza; conseguenze n’erano di qua oppressione ferrea, di là +odio ardentissimo. E sel provò, come un ammonimento dell’avvenire, +Filippo di Svevia allorchè venne in Italia per pigliar seco Federico, +figliuolo di Enrico, erede di Sicilia e già eletto re dei Romani, +e per condurlo a incoronarsi in Germania. A Monte Fiascone ricevè +Filippo l’annunzio che morto era l’Imperatore; costernato rifece la +via, e a grande stento sguizzò di mano agli Italiani sollevatisi +con gran furore. In Tuscia, nella Romagna, nelle Marche Innocenzo +III inalberava la bandiera dell’independenza: e chi altri se non era +il Papa poteva a quel tempo rappresentare la nazione italiana? Per +sottrarsi agli odiati stranieri molte città si gettarono nelle braccia +della Chiesa; altre, loro malgrado, vennero trascinate dalla grande +corrente, perocchè dappertutto si volesse discacciare i feudatarî +tedeschi divenuti oggetto di odio. Fra quei generali di Enrico il più +potente era Markwaldo, siniscalco dell’Impero e duca di Ravenna, spada +valorosa, guerriero rozzo, pien di coraggio, astuto. Appena eletto +papa, Innocenzo chiesegli che facesse soggezione alla Chiesa: dapprima +il Siniscalco negoziò con furberia, poi si difese virilmente contro le +città ribellatesi e contro le soldatesche del Papa; alla fine dovette +cedere il suo bel feudo di Ravenna. + +Per verità Innocenzo III non potè far suoi Ravenna ed altri territorî +dell’Esarcato appartenenti all’Impero, avvegnaddio l’Arcivescovo di +quella città opponesse resistenza alle sue pretese. Per lo contrario +egli conquistò senza fatica la marca di Spoleto. Corrado, che n’era +duca e conte di Assisi, gli offerse per fermo di pagar tributo, +di servirlo nell’esercito, di consegnargli tutte le fortezze; ma +indarno, chè il Papa volle farsi vedere buon cittadino d’Italia, nè si +acconciò a quelle proposte[37]. Il Duca fu costretto a sottomettersi +senza patteggiare, a Narni; dovette sciogliere i suoi vassalli dal +giuramento di fedeltà; financo partire d’Italia: e per tal guisa +Corrado, ridottosi in Isvevia, diè colà fine alla lunga serie dei Duchi +germanici di Spoleto, cui aveva posto incominciamento nell’anno 569 +il longobardo Faroaldo[38]. Nell’estate dell’anno 1198 Innocenzo potè +con orgoglioso diletto percorrere quelle bellissime terre liberate +dalla signoria straniera, e in nome della Chiesa ricevette l’omaggio +di Spoleto, di Assisi, di Rieti, di Foligno, di Norcia, di Gubbio, di +Todi, di Città di Castello e di altri luoghi, dov’ei pose da rettore +il Cardinale di santa Maria in Aquiro. Fino Perugia, che era ormai +la potente città capitale dell’Umbria, prestò reverenza per la prima +volta al Papa; e questi per patto stipulato concesse al Comune la +giurisdizione cittadina e la libera elezione dei suoi Consoli[39]: +infatti Innocenzo cercava massimamente di guadagnarsi le città colle +attraenti promesse delle franchigie comunali, e accortamente le +accordava, senza però allargarle di troppo[40]. + +Per tal modo Innocenzo III, senza lotte, prosperato dalla fortuna +oltre ogni esempio, parve capo e condottiero della independenza +d’Italia. Se l’idea guelfa di una confederazione italica sotto la +suprema capitananza del Papa avesse potuto mai condursi a compimento +nessun altro Pontefice più di lui giunse così presso a recarla in +essere. Gli splendidissimi trionfi de’ suoi anni primi dimostrano quale +irresistibile forza ricavò la Chiesa, le quante volte essa volle per +intenti politici allearsi colle tendenze del popolo[41]. + +Anche Toscana, feudo di Filippo di Svevia, tentò sciorsi dall’Impero, +laonde il Papa ne attinse speranza di assoggettare alla Chiesa quella +nobile contrada. Firenze, Siena, Lucca, Volterra, Arezzo, Prato +ed alcune altre città avevano fino dall’11 Novembre 1197 conchiuso +una federazione tusca, sull’esemplare della lega lombarda e colla +cooperazione dei legati di papa Celestino III. Nei loro patti quelle +città avevano assunto obligo di difendere la Chiesa romana ed i suoi +possedimenti, e di non accogliere nei loro territorî Imperatore, Duca +o Vicario alcuno, senza il beneplacito del Papa. Innocenzo III cercò +di esercitare il suo dominio sulla confederazione, cui Pisa, per +la gratitudine ond’era legata agli Hohenstaufen, aveva rifiutato di +accedere. Dopo negoziati lunghi, il Pontefice rinnovò nell’Ottobre del +1198 il trattato tusco sulle basi che aveva avuto nell’anno 1197; ma +non gli venne fatto in alcun modo di mettersi in possesso di quei beni +della contessa Matilde, onde le città s’erano impadronite. I Comuni non +accordarono alla Chiesa diritti politici sull’antico Ducato di Toscana, +e la loro resistenza alle voglie d’Innocenzo III salvò le Republiche +di Firenze, di Lucca e di Siena dalla perdita della loro autonomia[42]. +Invece fecero omaggio alla Chiesa tutte quelle terre «matildine» che ad +essa avevano appartenuto nel patrimonio di Tuscia, ma le erano state +rapite da Enrico VI o da Filippo: e Innocenzo provvide alla riforma +di quel patrimonio e delle altre province ecclesiastiche; vi pose +suoi legati ossiano rettori, nominò nuovi prevosti di castella e rese +ben munite le fortezze. Una catena di rocche minacciose, che dovevano +tenersi in conto di beni patrimoniali della Chiesa, fu costruita a +nuovo o restaurata dalle Marche fino al Lazio, per tenerne in freno +tutto il paese[43]. + +Così fino dal suo primo esordire, Innocenzo si rivelò uomo di potenza +straordinaria, che pareva nato ad esser monarca. Ed invero erano +trascorsi appena due anni dacchè sedeva sulla cattedra santa, ed egli +aveva di già restaurato lo Stato ecclesiastico secondo l’ampiezza della +donazione di Pipino: in pari tempo era divenuto arbitro dell’Impero +per il cui trono vacante combattevano fra loro lo svevo Filippo e il +guelfo Ottone; era riverito come signore feudale delle Puglie e di +Sicilia, e insieme era patrono di potenti confederazioni di città, +protettor vero d’Italia. Tuttavia neppur questo Papa giunse a goder in +pace della sua podestà temporale. Per lo contrario il suo splendido +reggimento mostra una lotta laboriosa, grave di sforzi e vittoriosa +soltanto nell’apparenza; una lotta che con forza potente di volontà +egli combattè contro l’indole del tempo di cui non giunse a dominare la +vastità, e contro gli impulsi fra sè ostili del mondo medio-evale che +non riuscì a conciliare: fu anzi l’opera sua che gli aguzzò ad acerbi +contrasti, i quali breve tempo dopo scoppiarono in guerre tremende. + +Bentosto la città di Roma mostrava che nel suo popolo tumultuoso si +accoglieva una forza di cui i Papi non potevano rendersi padroni, +sebbene talfiata giungessero ad essere signori della Città: essa era +che perfino costringeva il grande Innocenzo ad andarsene fuggitivo +in esilio. I democratici, gli uomini della costituzione del 1188, +i compagni di Benedetto _Carushomo_, non sapevano mettere il cuore +in pace che il Papa si fosse impadronito del Senato e che avesse +sottratto il distretto urbano alla giurisdizione del Campidoglio. +Due demagoghi usciti delle prime famiglie di Roma stavano a capo di +questo partito degli uomini amatori dell’independenza: si chiamavano +Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone _Rainerii_, i quali, poco tempo +prima dell’elezione di Innocenzo, erano succeduti al valoroso Benedetto +nell’officio di Senatore. Il Capocci, abitatore della Suburra, +dove sorgeva il suo turrito palazzo, era uomo ardito e di parola +faconda, che a quel tempo esercitava in Roma grandissimo ascendente. +Se fosse vissuto nell’età antica, avrebbe conseguito splendore come +tribuno e capitano di fazioni; Perugia gli aveva fatto l’onore di +eleggerlo due volte a suo podestà, ed egli era imparentato colle +più illustri case della Città, e capo di una famiglia che durante il +secolo decimoterzo godette di gran credito nella Chiesa del paro che +nella Republica[44]. I due ex-Senatori aizzarono le ire del Comune, +facendogli comprendere che il Papa aveva rapito alla Città tutta la +sua signoria, ed aveva fatto di essa «come l’astore che spiuma delle +sue penne la gallina»[45]. Il malcontento dei Romani non ricercava che +un’opportunità di scoppiare, e Viterbo (come tempo innanzi Tivoli o +Tusculo) gliela offerse: però il Papa colla sua prudenza seppe scansare +il pericolo, poichè legò la causa dei Romani alla sua. + +Viterbo, agiata città commerciale e Comune libero sotto la signoria +suprema del Pontefice, trovavasi da lungo tempo in lotta con Roma, +alla cui giurisdizione non aveva voluto assoggettarsi[46]. Nell’anno +1199 essa moveva assalimento a _Vitorclanum_; questo piccolo castello +si ricoverava sotto il patrocinio romano, ma Viterbo, ammonita di +ritirarsi, ricusava farlo, perlochè il parlamento romano la sfidava +a guerra[47]. I Viterbesi da previdenti avevano tanto fatto finchè +erano stati accolti nella lega tusca; ed or dai Rettori di questa +chiedevano ajuto contro Roma, e lo ottenevano. Perciò, intanto +che due città pontificie si dichiaravano l’una contro all’altra la +guerra, la federazione tusca, senza riguardo al patto giurato colla +Chiesa, vi prendeva parte, e financo minacciava Roma, residenza del +Papa: condizioni di cose le quali mettono in rilievo di che fatta +fosse l’indole della dominazione pontificia nel medio evo, e provano +che il Papa e la città di Roma erano due podestà, l’una dall’altra +compiutamente separate. Poichè se ne immischiava la lega delle città, +i capi del popolo romano erano costretti ad andar cercando l’ajuto +di quel Papa stesso, cui avevano sperato di inviluppare in difficili +contrasti; ed egli tosto il suo ajuto accordava. Dopo di avere invano +ammonito Viterbo acciocchè si sottomettesse al suo arbitrato, egli le +scagliò l’anatema, tanto più che quella città aveva poc’anzi prestato +soccorso a Narni ribellatasi: ma frattanto le sue esortazioni indussero +la confederazione tusca a richiamare le sue soldatesche, ed allora i +Romani liberarono Vitorchiano. + +La guerra divampò nuovamente sulla fine dello stesso anno 1199, quando +era senatore un uomo di vigoroso animo, Pandolfo della Suburra[48]. +Se Innocenzo avesse rifiutato di continuar più oltre a soccorrere il +Comune civico, ne sarebbe avvenuta una sollevazione di popolo, e questa +doveva egli cercar di impedire. A denari si andava scarsi; debole era +l’esercito, e il Senatore titubante stava aspettando, chiuso nelle +tende che eransi alzate nei prati di Nerone. Allora Riccardo fratello +del Papa venne prestando la moneta occorrente a levare milizie; i +Romani uscirono in moltitudine, e intanto che erano al campo, l’accorto +Innocenzo faceva publiche orazioni in san Pietro per il trionfo dei +suoi fratelli romani: tanto s’era lontani dal credere che fosse guerra +civile la lotta che si combatteva fra due vicine città pontificie! +tanto erano lontani i Comuni di una stessa provincia dall’idea che un +vincolo politico gli unisse! I Viterbesi, abbandonati dalla federazione +tusca, avevano conchiuso un trattato col conte Ildebrandino di Santa +Fiora, lo avevano eletto a loro podestà e capitano, e s’erano composte +altre alleanze. Però, ai 6 di Gennajo del 1200, eglino soccombettero +in una battaglia che ne franse le forze[49]. L’esercito romano trasse +trionfalmente alle sue case un ricco bottino di guerra e prigionieri, +e il parlamento riconoscente confidò al Papa la mediazione della pace. +Innocenzo tolse alcuni nobili prigionieri dalle dure carceri della +Canaparia e li custodì come ostaggi in Vaticano; e più tardi, allorchè +Viterbo minacciò di rompere i negoziati, salvò dal furor popolare il +più ragguardevole di quegli uomini, Napoleone viceconte di Campilia, +ricoverandolo nella rocca di _Larianum_: però l’ingrato fuggì, ed +i Romani ne fecero grande schiamazzo, dicendo che il Papa gli aveva +venduti ai Viterbesi[50]. + +Coll’interposizione del Pontefice, la pace fu conchiusa sulla fine +del 1200, ovvero nel corso dell’anno successivo[51]. Conformemente +agli articoli che egli fece leggere in Laterano ai Romani e da loro +confermare, Viterbo si sottomise al Senato ed al popolo romano, promise +obligo di vassallaggio, pagò tributo, rinunciò a _Vitorclanum_, atterrò +una parte di mura della sua città, e senza dubbio ricevette da Roma +la confermazione del suo podestà[52]. La vinta città dovette allora +restituire le porte di bronzo del san Pietro ed altri ornamenti che +essa, nell’anno 1167, aveva portato via da Roma come spoglie di guerra: +e nel tempo medesimo i Romani appesero in Campidoglio la campana del +Comune di Viterbo, e come trofei attaccarono all’arco di Gallieno, in +vicinanza di san Vito, una catena e le chiavi di una porta[53]. Fu il +Papa che dettò questa pace per la quale una città ragguardevole dello +Stato ecclesiastico faceva soggezione non a lui, ma al Comune di Roma; +ed anche un tale avvenimento serve a provare che egli riveriva nel +popolo romano una podestà sovrana da lui distinta: perciò massimamente +la guerra fra Roma e Viterbo fu meritevole della nostra attenzione. + + +§ 4. + +Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — Loro litigi per causa +di eredità coi parenti di Innocenzo III. — Riccardo Conti e la casa +di Poli. — Il patrimonio di Poli viene in mano di Riccardo. — Guerra +nella Città. — Innocenzo III fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle +fazioni per ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — Gregorio +Pierleone _Rainerii_, senatore. — Dispute acerbe per la costituzione. +— Indole di cotai guerre civili. — Innocenzo giunge ancora una volta +a ottenere che l’elezione del Senato sia tenuta per cosa di diritto +pontificio (1205). + +Sperava adesso Innocenzo di aver composto Roma a pace[54], ed invece +repugnanza della signoria pontificia, lotte di costituzione, litigî +di nobili tennero in commovimento continuo la Città. Col secolo +decimoterzo, dalle famiglie del patriziato sorsero a potenza nuova +alcune case, in quello che scesero in basso le famiglie dei Pierleoni +e dei Frangipani, un tempo dominatrici. Anche i Papi diventarono +fondatori di case nepotesche che intendevano ad acquistarsi la +tirannide cittadina; ma a quelle non appartenne la stirpe omai antica +dei Colonna, e neppur quella degli Anibaldi, laddove i Conti, i +Savelli, gli Orsini andarono debitori ai Papi delle loro dovizie e +della loro grandezza. + +Celestino III aveva dotato di beni ecclesiastici i suoi nipoti del +casato di Bobone, e fondato così veramente la splendida fortuna di +quella famiglia, congiunta di parentela agli Orsini[55]. La casa di +Orso, fatta a questo tempo già celebre, splende nel medio evo romano +per Pontefici parecchi, per una serie lunga di Cardinali, di uomini di +Stato e di capitani di guerra. Fra tutte le famiglie di Roma soltanto +gli Orsini poterono tener testa ai Colonna ghibellini, di origine +contemporanea. Oscura ne è la provenienza. Le storie famigliari che +trovansi conservate negli archivî di Roma (e sono compilazioni prive +di critica) fanno che gli Orsini derivino da Spoleto, e soltanto +raccontano ciance e favole. Alcune notizie ne vanno cercando la culla +sul Reno, ma il nome _Ursus_ e quello _Ursinus_ sono romani antichi; +per lo meno, non può dimostrarsi che Sassoni immigrati sotto agli +Ottoni abbiano fondato quella potente famiglia romana[56]. Un uomo +avventurato, guerriero certamente famoso, per costumi rozzi e per +muscoli gagliardi appellato l’orso (_Ursus_), fu lo stipite di una +famiglia che, per numero di discendenti e per durata di tempo, sovrasta +a più d’una stirpe di re. L’età e la persona di quell’antico signore +sono avvolte nel buio: questo solo è sicuro che del nome _Ursus_ si +trova indicazione nell’epoca degli Ottoni[57]. + +Sull’incominciamento del secolo decimoterzo «i figli di _Ursus_» erano +omai numerosi e potenti, ed abitavano nella regione Parione, in loro +turriti palagi di foggia romana, edificati sopra monumenti antichi. +Per ragione di eredità erano venuti a litigio colla famiglia di +_Romanus de Scotta_ e di _Johannes Ocdolinae_, parenti dei Conti[58]; +e, intanto che Innocenzo nell’anno 1202 erane andato a Velletri, gli +Orsini avevano cacciato i loro avversarî dalle loro case[59]. Tornato +il Pontefice, comandò che facessero la pace, e Pandolfo senatore bandì +i partiti ostili, confinando l’uno a san Pietro, l’altro a san Paolo. +Però l’ira sitiva sangue, e un assassinio destava tosto la Città a +furibonda sollevazione. Teobaldo, un di casa Orsini, era stilettato +lungo la via che mena al san Paolo; allora tutta la famiglia di Orso +irrompeva nella Città traendo per le strade il cadavere dell’ucciso, e, +levando strida di vendetta, metteva a distruzione le case de’ nemici, +e gettava lo spavento per tutta Roma. Il fiero odio contro i congiunti +del Papa si ritorse contro di questo, cui si dava taccia di nepotismo; +nè l’accusa era ingiusta avvegnaddio Innocenzo III si maneggiasse +a creare nel Lazio un retaggio principesco all’ambizioso fratel suo +Riccardo: e la cosa infatti gli riusciva mirabilmente. + +Riccardo dimorava in Roma, dove con denari del Papa edificava la +gigantesca torre dei Conti. Egli aveva tratto il conte Odone di casa +Poli dalle angustie dei debiti ond’era crivellato, ma per contratto +se n’era fatto cedere i beni, antichi feudi ecclesiastici. Il conte +Odone aveva acconsentito di sposare il figliuol suo con una figlia +di Riccardo; però tutt’ad un tratto ei ritirava la data parola, per +cupidigia di poter ricuperare i suoi possedimenti, e, siccome non ne +aveva alcun valido titolo giuridico, egli aizzava il popolo contra ai +Conti. Più d’una volta i parenti dei Poli, nobiluomini decaduti per mal +governo del loro patrimonio e per lunghi litigî, mossero in aspetto di +supplicanti attraverso la Città, mezzo nudi e in man recando croci: +nel giorno di Pasqua si ficcarono con ischiamazzi fin dentro del san +Pietro, turbarono con tumulti la processione pontificia, e da ultimo +offersero sul Campidoglio al popolo romano i beni che avevano dato in +ipoteca a Riccardo. I bei possedimenti di casa Poli comprendevano nove +castella poste lungo la frontiera della Sabina e del Lazio; perciò +i Romani, senza metter tempo in mezzo, vi stesero sopra le mani, ma +il Papa fu presto a far valere innanzi al Senato i diritti che gli +spettavano su quei feudi della Chiesa, e in nome di questa li concesse +al fratel suo in pegno, di guisa che poco dopo il feudo dei Poli si +trasfuse per sempre nei Conti[60]. + +Pandolfo senatore era uomo ligio al Pontefice, e, come voleva ragion +di diritto, aveva avversato la proposta dei Poli; bastò questo perchè +l’odio del popolo si rovesciasse anche sopra di lui. Il Campidoglio +fu preso d’assalto, si appiccò il fuoco alla torre di Pandolfo posta +sul Quirinale, e, se l’assediatovi Senatore potè scamparne, fecelo a +gran fatica, mercè l’aiuto di Riccardo fratello del Papa. Anche alla +torre del Conte il popolo infierito die’ la scalata, proclamandola +proprietà cittadina[61], e Innocenzo stesso, sul finire dell’Aprile +1203, fuggì nella Campagna. In quei dì medesimi nei quali i Crociati +latini conquistavano Bisanzio, il grande Pontefice era messo alle +strette dalle meschine contese di baroni romani, esposto alle furie +del popolo, costretto a fuggire. Profondamente lo addolorò il contrasto +in cui trovavasi avvolto, fra la coscienza ch’egli aveva dell’autorità +pontificia e le angustie pratiche onde la sua vita era travagliata: ad +autunno, quando aveva anche ricevuto la lieta novella della caduta di +Costantinopoli, infermò in Anagni, e tanto gravemente, che si die’ per +certa la sua morte[62]. + +In quella s’appressava il Novembre, e dovevasi eleggere il nuovo +Senato. Il popolo malcontento chiese i cinquantasei Senatori, ed +il Papa (col quale si negoziò per via di messaggieri) ordinò ai +Cardinali che tenevano le sue veci di nominare dodici _Mediani_, +secondo il diritto che a lui ne spettava. Il popolo serrò quegli +elettori, come in un conclave, nella torre di uno de’ suoi caporioni, +Giovanni _de Stacio_, che aveva costruito le sue case sui ruderi del +circo Flaminio[63]; e si strappò a quei rinchiusi il giuramento che +eleggerebbero della fazione ostile al Papa per lo meno due Senatori. Ma +frattanto Pandolfo, uscendo del suo officio, consegnò il Campidoglio +agli aderenti del Pontefice, e il neo-eletto Senato per ragione +della lite con Riccardo si divise in due parti fra sè avverse. Quella +popolare dichiarò che i beni dei Poli erano proprietà civica, l’altra +die’ la sua repulsa a cotale deliberazione. Una guerra feroce mise Roma +a soqquadro, e finalmente il popolo tribolato dai nobili indirisse +un fervido invito al Papa, acciocchè tornasse. Dapprima egli ricusò, +indi venne nel mese di Marzo del 1204 colla risoluzione animosa di +porre fine alle turbolenze e di ordinare a suo senno il Senato, di +cui, decorsi essendo sei mesi, ricorreva l’elezione nuova. Innocenzo, +accolto in Roma con ogni maniera di onori, vi riprese dimora, e +pacificò tosto la fiera sollevazione con provvedimenti accorti; nominò +ad elettore un uomo cui tutti i partiti tributavano estimazione, +Giovanni Pierleone, avversario suo un tempo, adesso forse suo amico: +e questi scelse a senatore _Gregorius Petri Leonis Rainerii_, stretto +congiunto suo, nobiluomo per onestà chiarissimo, ma non per forza +d’animo[64]. Sennonchè l’avversa fazione democratica di pace non ne +voleva sapere, nè, massime, volea consentire che il diritto di elezione +spettasse al Pontefice; laonde, raccoltasi nel circo Flaminio, protestò +essere annullato il trattato del 1198, ed elesse un anti-Senato col +titolo di «buoni uomini del Comune»[65]. + +Per tal guisa Roma era scissa nella fazione pontificia e nella +fazione democratica. Della prima stavano a capo Pandolfo della +Suburra, Riccardo Conti, Pietro Anibaldi, la famiglia Alessia, +Gilido _Carbonis_; alla testa del partito contrario tenevansi +Giovanni Capocci, Baroncello, Jacopo Frajapane, Gregorio e Giovanni +_Rainerii_, il quale ultimo aveva nuovamente sposato la causa del +popolo[66]. L’acerba guerra cittadina si risolveva in una lotta che +aveva per iscopo gli ordini della costituzione e per fondamento un +intento d’importanza altissima. I partigiani dell’antico ordinamento +comunale rifiutavano di cedere al Papa la elezione del Senato, poichè +capivano che insieme con questo loro diritto, poco a poco, avrebbero +perduti tutti gli altri. Oltracciò la lite dei Poli era entrata nella +controversia a renderla più avviluppata di difficoltà, avvegnachè la +crescente potenza della casa nepotesca dei Conti desse giusta ragione +a sospettare. Alla testa del popolo si poneva di bel nuovo il più +accanito nemico del Papa, Giovanni Capocci, in quello che i Pontificî +si schieravano sotto la disciplina di Pandolfo ex-Senatore, e Riccardo +forniva la moneta bisognevole. Una vera guerra fu combattuta per +lungo e per largo nella regione che dal Colosseo si estendeva fino al +Laterano ed al Quirinale, sulle cui pendici i tre capitani, Riccardo, +Pandolfo e il Capocci, possedevano le loro torri. + +Le forme di cotai guerre cittadine scolpiscono in modo evidente +l’indole di quell’età gagliarda di forza e rozza di costume. +Allorquando le fazioni venivano alle mani nella Città, si costruivano +in gran furia torri di mattoni o di legno: e torri avverso alle +prime si edificavano, e dalle une contro le altre scagliavasi una +tempesta di sassi colla rabbia selvaggia di feroci Lapiti. Quelle +fortezze improvvisate sorgevano come per portento; si fabbricavano e +si munivano di ripari di legno in mezzo a combattimenti e a tumulto ed +a grida, avvegnadio la parte opposta cercasse di impedirne gli operai +dal lavoro; e quelle torri cadevano oggi abbattute per esser domani +rialzate di bel nuovo. Le si piantavano sopra avanzi di templi, di +terme, di acquedotti, e si munivano di balestre potenti, in quello +che le strette vie si sbarravano con pesanti catene di ferro, e si +abbertescavano le chiese prossime[67]. Pandolfo aveva il suo palazzo +nei bagni di Emilio Paolo, dove oggi è la via Magnanapoli: assalitovi +aspramente dal Capocci, egli costruì in fretta una torre di legno sopra +un vecchio monumento, e di là strinse con egual fierezza la vicina +rocca del nemico suo. Gli Alessii fabbricarono a precipizio una torre +colossale sul Quirinale; Gilido _Carbonis_ trionfalmente ne eresse fin +tre, e Pietro Anibaldi ne alzò una nelle vicinanze del Colosseo. Questo +anfiteatro apparteneva da lungo tempo alla famiglia dei Frangipani, +i quali si fregiavano pur sempre della dignità di conti palatini del +Laterano, ma non possedevano più nella Città la grande potenza d’altra +volta, quantunque nella Campagna imperassero su feudi molti. Ai cinque +figliuoli di Odone Frangipane (erano Jacopo, Odone, Emanuele, Cencio +e Deodato) Innocenzo III aveva bensì prestato un buon servigio, in +sul principio dell’anno 1204, costringendo il comune di Terracina a +ceder loro il castello controverso di Traversa; però il Papa aveva +raccolto Terracina stessa sotto la sua protezione contro gli arbitrî di +quei Baroni. Se l’eran costoro legata al dito[68]; laonde, com’ebbero +veduto che l’Anibaldi parente del Papa voleva penetrare nel circondario +della loro fortezza, lo assalirono con grande acerbità, e dai vetusti +pinnacoli del Colosseo tentarono di impedirgli la costruzione della +torre, scagliandovi contro nembi di saette e di sassi[69]. + +Le parti ostili traevano dietro a sè i loro famigliari, i vassalli, +i fittavoli: dì e notte si pugnò accanitamente con gettar di sassi, +con frecce e con archi, col ferro, col fuoco; Roma rimbombava di +fragore d’armi e di sonito di pietre, e frattanto il Papa tenevasi +chiuso in Laterano, nel cui quartiere dimoravano gli amici suoi, +gli Anibaldi. Dalle più riposte stanze ei poteva udire le urla delle +fazioni combattenti; e ben avrà potuto parergli di esser tornato al +tempo non già di Silla e di Mario, ma dei mitici Ciclopi. Addì 10 +di Agosto il feroce Capocci prese d’assalto la fortezza di Pandolfo, +e di lì penetrò vittorioso fino al Laterano, dove fece in pezzi gli +avanzi muniti dell’acquedotto di Nerone. Sennonchè il denaro del Papa +combatteva con maggior nerbo contro ai democratici, e il popolo stanco +chiedeva pace. Innocenzo guarentì un trattato così composto: quattro +arbitri deciderebbero entro a sei mesi il piato che si contendeva fra +l’anti-Senato e Riccardo Conti; giudicherebbero eziandio dell’elezione +del Senato; alla loro sentenza si sottoporrebbe per quell’anno il Papa. +Spiacque una cotal formula di pace al partito popolare che ne prevedeva +la propria disfatta. La campana del Campidoglio sonò alla distesa +per convocare l’assemblea, nella quale dovevasi porre a partito quel +trattato; e Giovanni Capocci alzatosi parlò agli adunati così: «Non +suole la città di Roma nelle sue controversie darla vinta alla Chiesa; +nè con sentenze forensi è usa a vincere, ma sì colla possanza sua. +Però oggi m’avvedo che la Città sta per soccombere; contro la decisione +del popolo e contro il giuramento dei Senatori essa cede i suoi dominî +alla Chiesa, ed in balia del Papa abbandona il Senato. Se ad onta del +numero e della potenza nostra noi chiniamo il capo, chi oserà più tardi +resistere al Papa? Non mai udii parlare di una pace tanto obbrobriosa +come questa per la Città, ed io in tutte le maniere vi disdirò il mio +assentimento»[70]. La contrarietà di quel demagogo indusse altresì +Giovanni Pierleoni _Rainerii_ a darvi il suo diniego[71]; il parlamento +si sciolse in gran tumulto, e novellamente si corse alle armi. Tuttavia +poco andò che si dovette accettare l’offerta formula di pace; il Papa +vinse; i quattro arbitri giudicarono che gli competeva il diritto di +eleggere il Senato, e con questa sentenza il Comune romano perdette una +parte essenzialissima della sua podestà politica[72]. + +Innocenzo III aveva, a forza di sottili accorgimenti, raggiunto lo +scopo suo; con pari prudenza egli fece moderato uso della sua vittoria. +Poichè non trovavasi un uomo solo che tornasse gradito alle due parti +in officio di senatore, consentì che se ne eleggessero i cinquantasei, +ma previde le funeste conseguenze che ne sarebbero derivate. Omai di +lì a sei mesi quella malpratica poligarchia fu messa da banda per +sempre; ed allora il nuovo Senatore (che probabilmente fu Pandolfo +della Suburra, uomo di grande energia) ridonò la quiete alla Città[73]. +Qui il Biografo d’Innocenzo celebra la fermezza con cui egli affrancò +la Chiesa dalla schiavitù del Senato e la liberò dalla rapacia dei +suoi persecutori, i quali fino a quel tempo l’avevano sempre posta a +vergognoso ricatto: ed in vero la costanza del Papa conseguì il massimo +successo. Dopo cinque anni di sforzi penosi, Innocenzo III rese suddito +a sè il Campidoglio; così, uno dopo dell’altro, il popolo romano +ebbe perduto i suoi grandi diritti, l’elezione del Papa, l’elezione +dell’Imperatore, l’elezione del Senato. + +Nell’anno 1205 fu conchiusa la pace definitiva fra la città di Roma ed +il Pontefice. Se ne mutò la forma del reggimento civico, avvegnaddio +adesso la podestà esecutiva si riunisse in mano di un solo Senatore +o Podestà, che il Papa medesimo nominava per elezione diretta oppure +indiretta. E con questo ordinamento incomincia in Roma per i Pontefici +un’età più tranquilla, sebbene spesso interrotta da contese e da +lotte[74]. + + + + +CAPITOLO SECONDO. + + +§ 1. + +Condizioni di Sicilia. — Innocenzo III diventa il tutore di Federico. +— Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I Baroni germanici nel Lazio. — +I Comuni del Lazio. — Riccardo Conti diventa conte di Sora. — Il Papa +torna dal Lazio a Roma. + +Nel tempo stesso in cui Innocenzo III lottava contro il Comune romano +ei si trovava gravemente avvolto nelle faccende del mondo politico; +e le condizioni delle cose erano tali che lo creavano arbitro di +Europa. Dire di quelle cose e di quelle condizioni è compito delle +Storie universali; alla Storia della città di Roma null’altro invece +si associa fuor della contesa che si dibattè per la successione alla +corona germanica, e fuor delle attenenze col reame di Sicilia, il quale +tosto diventò di altissima rilevanza per l’Impero, per il Papato e per +Italia. + +La vedova di Enrico VI si trovò sola e senza appoggio, sbalestrata +dalle tempeste che scoppiarono sopra Sicilia alla morte +dell’Imperatore. Ella aveva fatto coronare a Palermo il figliuol suo, +fanciulletto di quattro anni; però all’erede di un conquistatore +aborrito sorrideva poca speranza di potere un dì o l’altro tenere +vero dominio del bel reame. Un giusto odio nazionale covava in cuore +dei Siciliani, ond’eglino insorsero contro quei Tedeschi che ad essi +parevano essere soltanto barbari oppressori della loro patria, la +quale sotto alle leggi normanne era venuta in tanto fiore di dovizia, +di industrie e di nobili arti. Alle sobrie genti del mezzogiorno +mettevano schifo e ira le crapule brutali dei Lanzichenecchi e la +sfrenata cupidigia di gentiluomini e di cavalieri rozzi, che tenevano +la ricca isola in conto di un paradiso aperto alle loro avventurose +fortune. Così un Normanno educato agli studî classici (era uno Storico +che univa intelletto severo a imaginazione poetica) ne aveva commosso +l’animo di collera fiera, e alla caduta della dinastia normanna +prorompeva in apostrofi appassionate, nelle quali alto parlava il +sentimento nazionale di Sicilia[75]. I patriotti alzavano il grido: +via lo straniero!; un vespro siciliano minacciava, e Costanza +cedeva alle esigenze della nazione e bandiva tutti i Tedeschi. Senza +consiglio in mezzo a partiti che si combattevano per impadronirsi +del potere, addolorata del destino del figlio, la pia donna di Enrico +cercò soccorso invocando il Papa del cui nome tutta Italia risonava. +Giammai il suo sposo avrebbe prestato reverenza ai diritti feudali +della santa Sede; fecelo ella perchè necessità ve la costringeva, e +Innocenzo di buon grado le offerse la conferma della corona pel suo +figliuolo, purchè si rinunciasse alle antiche immunità ecclesiastiche +dei Re normanni. Dopo titubanze lunghe v’accondiscese Costanza, ed +allora un Cardinale andò in Sicilia colle lettere d’investitura, ma +l’Imperatrice moriva a Palermo nel giorno 27 Novembre del 1198, prima +che quegli vi arrivasse, e dopo che essa aveva eletto il Papa a tutore +di Federico[76]. Costanza die’ così fine alla serie dei Re normanni +di Sicilia; fu l’avola degli Hohenstaufen siciliani, ma benanco fu la +Pandora fatale dell’Impero tedesco. + +Anche in Sicilia crollò l’opera di Enrico VI, giacchè Innocenzo con +fortuna senza pari non soltanto vi ristabilì la signoria feudale della +Chiesa, ma diventò il tutore dell’erede del trono e tenne la padronanza +del reggimento. La protezione pontificia conservò al giovine Federico +la corona di Rogero; però non vi fu mai alcun principe che pagasse a +più caro prezzo un simigliante rapporto di patronato. + +Innocenzo assunse le redini del regno colla sincera volontà di +rafforzarne sul trono il figliuolo di Enrico, di liberar questo dai +suoi oppressori tedeschi e siciliani, di farsene per sempre un vassallo +devoto alla Chiesa[77]. Ebbe egli a durare grandi sforzi per ottenere +che all’alta signoria della Chiesa si prestasse omaggio, e per ridurre +a soggezione i Conti tedeschi di Enrico, avvegnaddio cacciare questi +feudatarî dai loro principati delle Puglie non fosse agevole cosa, come +nell’Italia di mezzo. Alcuni di loro dominavano nella contrada bagnata +dal Liri; colà Diepoldo di Vohburg conte di Acerra era capitano della +rocca di Arce, e Corrado di Marley teneva in mano sua Sora col castello +di Sorella piantato sulle rocciose alture che sovrastanno a quella +città[78]. Come prima avevano fatto gli immigrati Baroni normanni, +coloro tenevano curvo sotto un giogo di ferro il popolo che repugnante +si dibatteva; incutevano spavento alla Campania ed alle Puglie, e si +spingevano nel Lazio pontificio mettendolo a guasto[79]. Ed eglino +si collegarono a causa comune con Markwaldo, non appena, cacciato +d’Ancona, il Siniscalco fu venuto nella sua contea di Molise, e, morta +Costanza, s’arrogò far da protettore a Federico. In poter di quell’uomo +cadde San Germano; furbamente ei negoziò coi Cardinali, e nell’estate +dell’anno 1199, a Veroli, li rimandò beffati in grosso modo[80]: e +mentre i suoi alleati Diepoldo e Corrado tenevano le Puglie, Markwaldo +passò in Sicilia per impadronirsi della tutela e forse del trono. +Innocenzo levò soldati dallo Stato della Chiesa ed eziandio n’ebbe +dalla confederazione Tusca; soltanto i Romani, che giusto allora +facevano le guerra contro Viterbo, non l’aiutarono in negozî che ai +loro intenti erano estranei: infatti non aveva il Papa diritto di +servirsi delle milizie di Roma, se non quando la Città gli concedeva +di farlo ed egli le stipendiava al suo soldo. Ebbe la capitananza +del nuovo esercito pontificio un cugino di Innocenzo, il valoroso +maresciallo Jacopo; ed egli lo guidò in Sicilia per costringere +Markwaldo a sbrattare il campo[81]. Nè molto andò che ai servigî del +Papa venne un avventuriero francese assai esperto nelle cose della +guerra, Gualtiero di Brienne, il quale poco tempo innanzi aveva sposato +una figlia dell’ultimo re normanno Tancredi. In nome della sua donna +pretendeva quegli a Taranto ed a Lecce, perocchè Enrico VI, nell’anno +1194, avesse confermato che quelle terre appartenevano in feudo a +Guglielmo sventurato figlio di Tancredi, ma poi contro coscienza e fede +non le avesse mai consegnate. In fondo, Gualtiero era un pretendente +novello di Sicilia, e potevasi supporre che egli si atteggiasse +a vendicatore della casa normanna. Tornavano i tempi di Roberto +Guiscardo, giacchè nel mondo movevano a torme guerrieri in cerca di +avventure: cavalieri erranti di Germania e di Francia combattevano in +Sicilia per impadronirsi di qualche signoria, e Crociati valorosi (fra’ +quali erano alcuni potenti cugini di Gualtiero) venuti di Francia, +delle Fiandre, di Venezia, conquistavano con ardimento senza esempio la +grande Bisanzio, e vi fondavano un impero latino e principati molti. +Gualtiero di Brienne giunse a Roma nell’anno 1200, accompagnatovi da +Albina sua moglie, dalla madre di lei (vedova infelice di Tancredi) +e da una magnifica comitiva[82]. Al Papa, signore feudale e padrone +di Sicilia, domandò Taranto e Lecce. Ciò pose Innocenzo in gravi +difficoltà, ma dopo lungo consigliare egli riconobbe la validità delle +pretese di Albina, ed al suo sposo aggiudicò quei feudi: peraltro +il giuramento prestato da Gualtiero, che egli non molesterebbe mai +Federico nel suo reame di Sicilia, non salvò il Pontefice dalle +malevole accuse dei consiglieri siciliani del giovine Re; ed anzi +dall’infeudazione di Gualtiero, più tardi Federico trasse argomento +di rimproverare alla Chiesa che, nel tempo della sua età minore, gli +avesse levato contro un pretendente[83]. Tuttavolta Innocenzo fu assai +lieto di poter adoperare uno dei migliori generali di quell’età in +servigio suo, e, com’egli credeva, anche in servigio di Federico: così +omai fu questo Papa che ai Francesi sgombrò per primo la via del reame. + +Tosto che Gualtiero nell’anno 1201 entrò nelle Puglie con una schiera +di cavalieri francesi cupidi di guerra ogni cosa volse ivi alla peggio +pei Tedeschi. Non ci fermeremo a dire degli avvenimenti di questa +guerra complicata che si combattè, nelle due Sicilie, e nella quale +sovra gli altri primeggiarono Gualtiero, Diepoldo e Markwaldo, uomini +tutti e tre che schiettamente ebbero la tempra degli avventurieri +di quel loro secolo, coraggiosi, astuti, robusti; cui non altro +mancò che la prospera fortuna dei Normanni o quella che Simone di +Montfort conseguì nelle terre degli Albigesi. Markwaldo morì di +morte repentina in Sicilia nel Settembre dell’anno 1202. La sua morte +liberò Federico da un protettore che lo tiranneggiava, e sbarazzò il +Papa dal più gagliardo dei nemici allevato alla scuola di Enrico VI. +Gualtiero, che aveva vinto Diepoldo sopra l’antico campo di Canne, +ferito cadde nell’anno 1205 in potere del suo astuto avversario, e +morì da cavaliere: quindi fu che Diepoldo, omai divenuto potente, si +rappacificò per qualche tempo colla Chiesa. + +Poco a poco tornò la pace all’Italia meridionale che era stata così +tanto tribolata dalla fame e dal flagello della guerra. I Conti feudali +di Enrico soccombettero; sul Liri Corrado di Marley, l’ultimo di quei +tirannelli, fu vinto nel principio dell’anno 1208; Sora fe’ dedizione +nel giorno 5 di Gennaio all’abate Roffredo di Monte Cassino ed a +Riccardo fratello del Papa; le rocche di Sorella e di Arce intorno +all’istesso tempo capitolarono, e per tal guisa tutta quella terra +finitima fu liberata da una dominazione straniera che aveva durato +diciassette anni[84]. + +Come s’ebbero compiuto questi eventi fortunati, Innocenzo partì di +Roma addì 15 Maggio del 1208 per muovere a San Germano ed a Sora, +e per ordinare in un parlamento dei Baroni le cose del continente +napoletano. Infatti, quantunque Federico fosse giunto alla maggior +età, tuttavia il Pontefice pur sempre teneva sè stesso in conto di +reggitore di quel reame. Poco tempo innanzi, nell’autunno dell’anno +1207, egli aveva congregato in Viterbo i Vescovi, i Conti, i Baroni, i +Podestà, i Consoli dei patrimonî di Tuscia, di Spoleto e della marca di +Ancona; s’era ancora una volta fatto prestare giuramento di fedeltà, e +aveva promulgato uno statuto che, raffermando i diritti della Chiesa, +indiceva la pace del territorio, e attribuiva al tribunale dei Rettori +pontificî la giurisdizione di corte suprema di appello. Quel parlamento +compose le basi dell’autorità che aver doveva il governo del Pontefice +nelle province novellamente acquistate dallo Stato della Chiesa[85]. +Anche nel Lazio i Baroni accolsero Innocenzo durante il suo viaggio +da vassalli obbedienti, e con gran pompa gli fecero accompagnatura +di terra in terra. I Colonna, i Frangipani, i Conti, gli Anibaldi, +gli Orsini, i Savelli, i Conti di Ceccano ed altri signori di minor +rilievo si dividevano il possedimento della Campania e della Maritima. +I fieri Baroni di quella classica terra di Virgilio sedevano appiattati +in tetre castella, e vi duravano da discendenti dei conquistatori +immigrati di Germania, che in antico avevano tolto il paese ai Latini +e lasciatolo in eredità ai loro nepoti. Parecchie case di quei signori +derivavano ancora dal tempo in cui i Longobardi avevano riempiuto il +Lazio di famiglie feudali; altre erano di Sassoni e di Franchi discesi +cogli Imperatori, dai quali e dai Papi avevano ottenuto investiture +di feudi. Nei monti Volsci primeggiava, dinastia antichissima della +contrada, la casa dei Conti di Ceccano, e per ricchezze e per dignità +era anche nella Chiesa tenuta in gran conto. Quei signori s’erano fatti +potenti ancor prima che sorgessero in fiore i Colonna, avvegnaddio +fin dal tempo di Enrico IV si tenga nota che Gregorio, uno dei loro +antenati, aveva ivi officio di conte[86]. Della loro derivazione +germanica fanno prova i nomi di Guido, di Landolfo, di Goffredo, +di Beraldo e di Rainaldo che si mantennero nella loro famiglia. +Possedevano città e castella molte nel territorio di cui modernamente +fu composta la Delegazione di Frosinone; le tenevano in feudo dalla +Chiesa, e quell’istesso Giovanni di Ceccano che in Anagni moveva +incontro a Innocenzo III con una comitiva di cinquanta cavalieri, +vassalli suoi, era nell’anno 1201 confermato dal Papa nel possedimento +del feudo[87]. + +Mentre questi Conti dominavano sul basso Lazio, altri vassalli della +Chiesa andavano costituendo delle famiglie cavalleresche che ebbero +più o meno lunga durata: così, nei monti Volsci, avveniva dei signori +di Sculgola, che derivavano dalla schiatta tedesca di Galvano e di +Corrado[88]; così dei baroni di Supino, dei Guido di Norma, dei signori +di Colledimezzo dai nomi di Lando e di Beraldo, e di altri feudatarî di +origine longobardica[89]. Oltracciò i Colonna venivano da Palestrina +addentrandosi sempre più nel cuore della Campagna, dove ormai erano +in possesso di Genazano e di Olevano, ed eziandio di alcune parti di +Paliano e di Serrone[90], in quello che i Frangipani avevano acquistato +la massima parte del territorio che si estende da Astura fino a +Terracina nella Maritima. + +Il Lazio massimamente, paese agricolo e ricco di pascoli, senza +commercio, senza industrie (egualmente che al dì d’oggi), era la +residenza di baroni grandi e piccoli, signori suoi territoriali, +perciocchè ivi città considerevoli non fossero. La maggior parte dei +luoghi erano terre chiuse di mura (_castra_), con un tetro castello +(_rocca_ od _arx_) addossato a monti rocciosi, per lo più di origine +antichissima dei tempi di Saturno, fabbricato di pietre ciclopiche +composte a largo cerchio: ed ivi entro sedeva il Barone, selvaggio +e degno successore dei mitici Ciclopi, od il suo vicario, od un +castellano del Papa, intanto che i vassalli, i coloni e i _glebae +adscripti_ dimoravano a’ piedi della rocca, stipati in una miserabile +borgata[91]. Oggidì ancora nei monti Latini durano di cotali terre +antiche col nome aggiuntovi di «rocca», monumenti vivi del medio evo +non peranco vinto. Il Barone che vi imperava era nel suo territorio un +piccolo re, unico posseditore della terra, signore dei suoi sciagurati +abitanti dei quali disponeva a vita e a morte. Ogni podestà giudiziaria +e di polizia derivava da lui, avvegnaddio egli possedesse il _merum +et mixtum imperium_, l’alta giustizia criminale e civile. Troppo +deboli erano i Papi perchè potessero torre alla nobiltà di provincia +così ragguardevoli privilegî; nè riuscirono a operare quel che fece +più tardi Federico II nel suo reame, allorchè per dar fortezza alla +monarchia e per promuovere il bene del paese, fiaccò la superbia di +oltracotanti signori feudali. Nelle terre pontificie i Baroni del +continuo tenevano l’alta giurisdizione, e soventi volte i Pontefici +concedevano loro quel diritto financo con patenti d’investitura: +lo dimostrano molte carte del secolo decimoterzo. Per di più la +giurisdizione baronale si esercitava da conventi e da chiese, che +a forza di donazioni e di compre s’erano impadroniti di una parte +smisuratamente grande dei beni della Campagna. V’erano dei _Castra_ +che ancora formavano una comunità di uomini liberi (_communitas_ +o _populus_) con reggimento consolare; tuttavolta la vita dei loro +municipî era assai angustiata dalle aggressioni che contro di essi +moveva la giurisdizione del Barone laico od ecclesiastico. Teneva il +predominio una nobiltà di provincia, rozza e violenta, non frenata da +una monarchia territoriale, nè da sentimento civico; una nobiltà che +si teneva appiattata nelle sue solitudini selvagge e fino a cui non +giungevano i progressi del tempo a incivilirla: così se ne spiega il +fatto che fino ai dì nostri il Lazio fu di tutte le province della +Chiesa quella che si rimase addietro alle altre. In quel sublime +deserto, sulle cui colline e nelle cui valli, invece del biondeggiante +frumento, crescono il mesto fiore dell’asfodillo e la menta, ne +rimangono testimonî oggidì molte castella rugginose, che, tetre larve, +durano colà sormontate da un annerito maniero baronale, sola figura +imponente di architettura che in tutto il paese si noti. I Comuni, che +nella restante Italia fransero la barbarie feudale e educarono una +novella civiltà nazionale, non svilupparono le loro forze in quella +terra mal governata e scarsamente popolata di pastori e di agricoltori, +dove, in vastissimi territorî deserti, Baroni e monaci continuavano ad +esser padroni. + +Soltanto alcuni pochi luoghi maggiori, che fin dal tempo antico erano +stati sedi di Vescovi, si mantenevano colà da _Civitates_ ossia da +Comuni civici sotto la protezione dei loro Vescovi e dei Papi, con +Podestà e con Consoli alla testa, e dentro di sè divisi nelle classi +fra loro ostili dei cittadini liberi (_populus_) e dei cavalieri +(_milites_). Anagni, Veroli, Velletri, Alatri, Frosinone e Ferentino +non vennero mai sotto il potere esclusivo di un signore baronale; chè +anzi possedevano statuti di loro ordinamento comunale, con diritto di +eleggere i proprî Rettori, e di conchiuder trattati di ogni specie[92]. +Ma poichè ad onta di ciò v’erano in tutti i luoghi, grandi e piccoli, +dei Baroni che vi si attaccavano a guisa di mignatte, con parecchie +sorta di diritti, non la era facile bisogna per il Rettore pontificio +di porre ad accordo le tante fila intrecciate di giurisdizioni che +venivano a cozzo fra loro, o di comporre a pace le eterne discordie che +s’agitavano fra Comuni e signori e uomini del ceto cavalleresco. Tutto +il territorio della Campania e della Maritima, dai monti Volsci al +mare (dove Terracina era la sola città considerevole che avesse una sua +propria costituzione comunale), era governato precisamente da un Legato +pontificio nominato a tempo, che aveva il titolo di _Rector Campaniae +et Maritimae_. Quell’antico officio di conte della Campagna (_Comitatus +Campaniae_) tenevano or illustri Romani laici con podestà puramente +temporale, ed or Prelati e Cardinali con duplice autorità[93]. + +Il viaggio di Innocenzo III attraverso il Lazio ci offerse opportunità +di rivolgere uno sguardo alle condizioni di questa celebre contrada. +Sebbene quel viaggio avesse per iscopo di raffermare vassalli e città +nella fede della Chiesa, vi si aggiungeva un altro intendimento. +Infatti Innocenzo era allora tutto affaccendato per comporre a +Riccardo, fratello suo, un magnifico principato sul Liri, e il giovine +re Federico gliene cedeva il territorio, ripagando così gli oblighi +che aveva verso il Papa. Intanto che questi stavasene nel convento di +Fossa Nuova vicino Ceccano un Protonotario siciliano proclamava a suon +di tromba che Riccardo Conti era creato conte di Sora. Oltre a questa +antica città il feudo di lui comprendeva una considerevole estensione +di terre, Arpino (la patria di Cicerone e di Mario), Arce, Isola ed +altri luoghi. Ancora nell’anno 1215 Federico confermò Riccardo in +quel possedimento, e perfino staccò le dette città dal vincolo del suo +reame, e dichiarò formalmente che erano feudi della Chiesa[94]. Così +Innocenzo III ebbe formato di là del Liri uno Stato nepotesco pronto a’ +suoi ordini, che gli teneva officio di salda trincea; così a spese di +Federico ebbe ampliato lo Stato della Chiesa. Or la potenza di Riccardo +potevasi dir principesca. Possedeva egli di già i feudi di casa Poli; +nell’istesso anno 1208 acquistava eziandio Valmontone nella Campagna, e +diventava più tardi lo stipite della famiglia dei Conti che si divise +in due rami, l’uno di Valmontone (in tempo posteriore detto anche di +Segni) e l’altro di Poli: infatti, dei suoi tre figli, Paolo fondò la +prima linea e Giovanni la seconda[95]. Addì 6 Ottobre 1208 in Ferentino +Riccardo prestò al Papa giuramento di vassallaggio per tutte le terre +acquistate. Potevasi dar biasimo ai Romani, se accusavano Innocenzo +di nepotismo? Egli provvide liberalmente ai suoi parenti, e die’ loro +terre e altissime dignità; infatti gli faceva duopo ricompensarne i +molti servigi, e pare che tutti que’ suoi congiunti fossero uomini +forniti di cospicui pregî di mente[96]. + +Reduce del suo viaggio e salutato dai Romani con grandissimi onori, +il Papa rientrò in Laterano nel giorno primo del Novembre 1208. Nel +frattempo la Città era del tutto tornata in quiete. Sebbene tratto +tratto il Comune facesse tentativo di ristabilire un Senatore di sua +libera elezione, nondimeno la costituzione dell’anno 1205 si mantenne +in vigore fino a tanto che visse Innocenzo III[97]. + + +§ 2. + +Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta della successione al +trono di Alemagna. — Ottone della casa dei Guelfi e Filippo di Svevia. +— Trattato di Neuss. — Lo Stato della Chiesa è riconosciuto nel diritto +publico dell’Impero: estensione dello Stato. — Il partito di Filippo +protesta contro le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro +di Aragona s’incorona a Roma. + +Ben maggiori difficoltà, che non nelle cose dello Stato ecclesiastico +e del reame di Sicilia trovò Innocenzo in quelle dell’Impero tedesco. +Dopo la morte di Enrico VI la elezione di due Re diversi e l’appello +dei partiti fecero del Pontefice il protettore dell’Impero. Alla +maggior moltitudine dei Principi elettori alemanni s’opponeva la +fazione dei Guelfi, la nemica della monarchia ereditaria degli +Hohenstaufen, l’alleata d’Inghilterra, ov’era re quel Riccardo che +Enrico VI aveva così acerbamente umiliato. Ottone, figliuolo di Enrico +il Leone, protetto e vassallo di suo zio Riccardo che lo aveva creato +duca di Aquitania e conte del Poitou, col soccorso di sussidî inglesi +e dei compri Vescovi del basso Reno, rialzò la sua casa dalla ruina +in cui la avevano precipitata gli Hohenstaufen. Addì 12 Luglio del +1198 Adolfo di Colonia lo coronò in Aquisgrana; ma la più gran parte +dei Principi (ed erano anche i maggiori) avevano eletto, nel Marzo, +Filippo di Svevia; ed agli 8 di Settembre questo fratello di Enrico +VI cingeva a Magonza il diadema. Se nell’intento di conservare la +corona alla casa di Hohenstaufen Filippo da tutore di Federico si +tramutava in usurpatore dei suoi diritti; se i Principi mettevano +in non cale il giuramento di omaggio che fin dall’anno 1196 avevano +prestato al giovinetto figlio di Enrico, ei potevasi dire che le +condizioni delle cose li giustificavano di agir così: ma se d’altra +parte Innocenzo III non tutelava i diritti del suo pupillo, egli +poteva a buona ragione protestare che aveva solamente assunto l’obligo +di proteggere Federico nel suo retaggio di Sicilia, laddove Filippo +erane in Germania il tutore eletto da Enrico VI. Nè più nè meno di +Gregorio VII, anche Innocenzo III fece suo pro della lotta che si +combatteva per ragione della corona, affine di accrescere la potenza +del Papato a spese dell’Impero: quello era per unità forte, questo per +divisione indebolito[98]. I documenti della gran contesa dell’Impero +dimostrano con quanto intelletto politico Innocenzo sapesse da quello +sciagurato litigio trarre il massimo profitto per la Chiesa. A fronte +dei bisogni di qualsivoglia podestà terrena sarebbe per verità insana +cosa l’esigere che un Pontefice avesse sacrificato il vantaggio della +sua Chiesa alla ragione di una giustizia puramente ideale. Innocenzo +per necessità doveva fin dalle prime pendere a favore del figliuolo +di Enrico il Leone, la cui famiglia per lungo tempo aveva servito +di puntello alla Chiesa[99]. Saravvi alcuno che lo biasimi perchè +ebbe desiderato di detronare per sempre i temuti Hohenstaufen e di +porre i Guelfi in vece di loro? Favorire, diss’egli con molto senno, +favorir Filippo non posso, lui «che non ha molto usurpò il patrimonio +della Chiesa, si appellò duca di Tuscia e della Campania, e affermò +che la podestà sua si estendeva fino alle porte di Roma, fino anzi +al Transtevere»[100]. Forse che egli doveva promuovere l’esaltamento +di Federico all’Impero? Il figlio di Enrico VI avrebbe nuovamente +congiunto a quello Sicilia[101], laddove i Papi osteggiavano i disegni +degli Hohenstaufen, i quali coll’assoggettamento d’Italia e colla +distruzione dello Stato ecclesiastico miravano a restaurare la podestà +imperiale ed a fondare una monarchia ereditaria: questo era pure stato +il piano favorito di Enrico VI. I Papi non potevano acconsentire che +un Impero ereditario sorgesse: nè lo facevano perchè fossero vaghi dei +concetti ideali giusta cui l’Impero (sottratto ad una dinastia che lo +possedesse per diritto di nascita, e fatto simile all’Impero pontificio +elettivo) doveva avere per imperatore «il più pio ed il più savio» +dei Principi; piuttosto facevanlo per timore che un’Alemagna potente +opprimesse tutti gli altri paesi e la Chiesa eziandio. I Papi erano +i nemici naturali dell’unità monarchica di Germania come di quella +d’Italia; laonde non è difficile cosa indovinare la mente cui s’inspirò +Innocenzo III allorquando significò ai Principi elettori, che Germania +non avrebbe potuto mai diventare un Impero ereditario[102]. + +Nel famoso istromento che egli mandò in Germania colle sue riflessioni +sulla lite che s’agitava nell’Impero Innocenzo svolse con verità +eminente e con maestrevole arte tutte le ragioni sue che stavano a pro +dell’uno e contro dell’altro pretendente. Del resto il linguaggio di +lui dappertutto suona pari a quello di Gregorio VII e di Alessandro +III, ma ne supera le audaci idee del potere pontificio. Nel tempo +dei Carolingi, quando avevano appena dimesso il modesto vestimento +di Vescovi, i Pontefici avevano concepito l’Impero come ordinamento +teocratico del mondo che riposava sulle fondamenta del Cristianesimo, +ed entro cui la Chiesa visibile assumeva forma e figura nelle +leggi civili: invece, dopo di Gregorio VII i Pontefici avvilirono +quell’Impero formandone il concetto che fosse una podestà puramente +materiale: nell’Imperatore null’altro vollero vedere che il primo +vassallo della Chiesa, da essa investito, il quale a difesa di lei +doveva sguainare la sua spada materiale, e come giudice temporale +aveva obligo di abbattere l’eresia[103]. Laddove la Chiesa di Dio, +ossia il Papato, era il sole che illuminava l’universo, l’Impero +(secondo l’opinione dei preti) scorreva entro la sua orbita soltanto +come fosca luna nelle sfere vaporose della notte: e nella mente degli +uomini questo abile giuoco di fantasia monastica prese consistenza +di una verità astronomica[104]. La Chiesa si sollevò ben alto come +sublime podestà spirituale, idealità vera del mondo; l’Impero decadde +nel concetto e nella realtà. La sottile filosofia dei Pontefici +esaminò e cribrò l’origine della podestà de’ Principi, e ne venne alle +conchiusioni stesse del Rousseau, ossia a quelle teorie che oggidì si +appellano democratiche. Però ogni Imperatore, compreso della dignità di +sè medesimo e ispirato all’idea della sua antica legittimità, doveva +per forza ribellarsi contro pretese che ribadivano i famosi principî +di Ildebrando e si comprendevano in questi aforismi: — la podestà +regia sta profondamente sotto di quella sacerdotale: — il Papa come +vicario di Cristo, «per cui virtù dominano i Re e regnano i Principi», +è signore dell’orbe: — l’officio dei Principi deriva dalla tirannide +di Nemrod che fu castigo imposto agli Ebrei; solamente il sacerdozio +deriva da Dio: — il Papa è giudice e fattore dell’Impero, poichè questo +fu da Bisanzio trasferito nella terra dei Franchi per opera della +Chiesa, e poichè l’Imperatore non da altri che dal Papa riceve la +corona: — conformemente a ragione di principio e di scopo l’_Imperium_ +appartiene alla santa Sede: — in una parola il Papa possiede le due +spade, la temporale e la spirituale. — E quest’è la dottrina contro +cui più tardi Dante proruppe con tanta energia, chiedendo che le due +podestà andassero separate[105]. + +Mentre gli elettori di Ottone, senza por bada alle conseguenze, +assoggettavano l’Impero al tribunale pontificio, i Principi +parteggianti per Filippo si ribellavano, pieni di sospetto e di +collera, contro l’ingerenza che il Papa si prendeva nella elezione +imperatoria. Lo ammonirono di tenersi nei limiti convenevoli, e financo +minacciarono che colle armi avrebbero condotto a Roma il loro Re, +perchè vi ricevesse la corona. Rispondeva il Papa alle loro ripetute +proteste, dichiarando che egli non contestava il diritto elettivo +dei Principi, ma che essi pur dovevano ammettere che il diritto +di esaminare le qualità dell’eletto e di insignirlo della podestà +imperiale si spettava al Pontefice, il quale lo ungeva del crisma, lo +consecrava, lo coronava. Così col correr dei tempi il rapporto storico +da Imperatore a Papa s’era voltato assolutamente al rovescio di quello +che un dì era stato[106]. + +Per tre anni Innocenzo si tenne chiuso in petto il suo giudizio, +e frattanto sopra Alemagna si scatenarono tutte le furie della +guerra civile: indi, addì 1 Marzo 1201, egli chiarì il suo favore al +figliuolo di Enrico il Leone. I Romani si risovvenero delle lor vecchie +pretensioni all’elezione imperiale, ma se ne ricordarono soltanto per +confermare la deliberazione del Pontefice: infatti il Guelfo fu in +Campidoglio acclamato re dei Romani[107]. + +A prezzo del suo riconoscimento Ottone rinunciò all’antica autorità che +l’Imperatore aveva esercitato sulla parte maggiore d’Italia, e confermò +la sovranità del nuovo Stato ecclesiastico: a Neuss, nel giorno 8 di +Giugno, egli fece sottomessione ad un trattato che gli fu imposto. In +esso per la prima volta si fissarono i limiti dello Stato della Chiesa, +e furono pressochè quelli che durarono fino all’ultima rivoluzione. +Lo Stato comprendeva il territorio che si estende da Radicofani a +Ceperano, l’Esarcato, la Pentapoli, la marca d’Ancona, il ducato di +Spoleto, i beni della contessa Matilde e la contea di Brittenoro, «con +altri paesi circostanti, sì come l’ebbero stabilito molti privilegî +promulgati dagli Imperatori, da Lodovico in poi»[108]. Giurò Ottone che +conserverebbe Sicilia alla Chiesa, nè qui fece pur lontana menzione dei +diritti di Federico: quanto alle due federazioni di città italiche ed a +Roma, promise che si conformerebbe alla volontà del Pontefice; e questa +fu cosa di massima importanza, avvegnaddio il Papa pensasse di levare +così all’Imperatore qualsiasi specie di influenza sulla lega lombarda. +Il Guelfo accondiscendente tacque dei diritti dell’Impero; e per tal +guisa con quell’istromento si rovesciarono i principati tedeschi della +Romagna e delle Marche, si cancellarono i diritti dell’Impero (prima +nemmanco posti in dubbio) sui territorî di Spoleto e di Ancona, si +diede di frego a tutti gli istituti che Enrico VI aveva fondato nel suo +intento di restaurare la podestà imperatoria in Italia e a Roma: così, +in una parola, si diede confermazione giuridica a tutte le rivoluzioni +operate da Innocenzo III. Il celebre patto di Neuss fu il primo +fondamento autentico della signoria pratica del Papa nello Stato della +Chiesa: tutti gli Imperatori che vennero dopo l’ebbero riconosciuto +per valido; e in siffatto modo le primitive donazioni da Pipino in poi, +delle quali non si poteva dar prova, si tramutarono in un documento di +valore genuino ed incontestabile[109]. Di contro a questa pergamena +di così alta rilevanza puossi ancor dubitare che fra tutti i motivi +che indussero Innocenzo III ad appigliarsi ad Ottone non fosse il +più potente la persuasione che Filippo non avrebbe mai aderito a così +grandi concessioni, quali il Guelfo più fiacco doveva essere già pronto +a sancire? + +La sentenza del Papa irritò in Germania gli uomini amatori della +patria. Gli aderenti di Filippo ne protestarono contro il legato Guido +di Preneste, come quegli che aveva offeso il loro diritto elettivo. +«Dov’è», dissero, «che voi, papi e cardinali, abbiate udito essersi i +predecessori vostri o i loro ambasciatori immischiati nella elezione +dei Re romani?» E rodendosi del dispetto rammentavano il diritto antico +che gl’Imperatori avevano esercitato nell’elezione dei Papi; giacchè +dapprima erano stati gl’Imperatori a mettere i Pontefici in trono, +e adesso i Papi vi mettevano gl’Imperatori. L’Impero romano non era +più che un fantasima[110]. L’orgoglio e il sentimento patrio furono +punti che l’Impero cadesse avvilito sotto gli arbitrii d’impertinenti +nunzî pontificî, i quali mettevano Alemagna a scompiglio, seminavano +la divisione nei Vescovati e nelle terre, scagliavano la scomunica +contro Filippo, e ammonivano tutto il mondo che dovesse disertarlo. La +guerra civile divampò. L’unico modo per cui Filippo potesse convincere +il Papa che per sè stava il buon diritto era quello di vincerlo: ed +egli non ne disperava, ma le grandi promesse che fece fare a Innocenzo +nell’anno 1203 trovarono a mala pena ascolto. Egli annodò dunque +alleanza coll’antica fazione che Enrico VI aveva avuto in Italia, +e nell’anno 1204 mandò nelle Marche Lupoldo (investito da lui del +vescovato di Magonza, ma rejetto dal Papa) per mettervi in arme i +partigiani di Markwaldo. Al Vescovo riuscì di trar dalla sua parecchie +città e di tener testa alle soldatesche pontificie fino all’anno +1205[111]: oltracciò Filippo se la intese coi nemici del Pontefice +nell’Italia meridionale, ed eziandio Roma gli prestò opportunità di +molestare Innocenzo coll’opposizione che a questo moveva il partito +popolare[112]. + +Mentre nell’Impero si protestava contro l’arbitrato che il Papa si +arrogava, Innocenzo con maestà tranquilla mostrava al mondo, esservi +realmente dei Re, i quali spontaneamente riverivano il Vicario di +Cristo come datore dell’autorità regia. Il giovine Pietro di Aragona, +campione cavalleresco della fede nella guerra contro ai Mori, +persecutore inesorabile degli eretici, capitò nel 1204 a Roma per +farvisi incoronare dal Papa: e questi ve lo aveva invitato, perciocchè +volesse in pari tempo condurre a conchiusione il matrimonio di Federico +con Costanza sorella di Pietro. Fino ad ora i re di Aragona non avevano +mai ambito la ceremonia dell’incoronazione; invece il loro nipote +(tanto era vano!) ne veniva a cerca, e ne pagava l’orpello a immenso +prezzo. Allorchè, nel giorno 8 di Novembre, egli toccò terra scendendo +all’isola che è presso Ostia, il Pontefice gli mandò incontro una +onorevole comitiva, nella quale trovossi eziandio il Senatore, andato a +rappresentarvi la Città[113]. L’ospite regale fu albergato nel palazzo +di san Pietro, ma la coronazione (avvenne addì 11 Novembre 1204) non +si celebrò in quella basilica, sibbene nell’altra di san Pancrazio +fuori le porte. Il Cardinale vescovo di Porto unse il Re del crisma, il +Papa lo coronò e lo vestì di tutte le insegne del regno, e l’Aragonese +giurò di rimanere fedele alla Chiesa romana e di esterminare la eresia: +indi, tornato in san Pietro, depose umilmente la sua corona sulla +tomba dell’Apostolo; formalmente offerse il suo regno in dono votivo al +principe degli Apostoli che portava il suo stesso nome, e s’impegnò di +pagare alla santa Sede un annuo tributo[114]. Il fanatismo di questo +Principe, che senza necessità alcuna si faceva vassallo del Papa, è +significativo di ciò che fosse l’indole spagnuola fino da quell’età; +gli Stati di Aragona lo accusarono, al suo ritorno, di avere tradito la +libertà della patria, e l’opera fantastica di lui, ottant’anni ancora +più tardi, fornì ad un Pontefice il diritto di togliere Aragona (come +feudo della Chiesa) alla famiglia di Pietro e di darla ad un Principe +francese[115]. Ma che importanza ebbe mai il giuramento di vassallaggio +dell’Aragona a petto dello splendore immenso onde pochi anni dopo si +ornò Innocenzo III! financo un Re d’Inghilterra riceveva, nè più nè +meno di un vassallo tributario, la sua corona dalle mani di un legato +pontificio; ed era nientemeno che un succeditore di quel Guglielmo +il Conquistatore, il quale con tanto amara ironia aveva ributtato +le pretese di Gregorio VII, allorchè questi gli aveva chiesto che +riverisse la signoria suprema della santa Sede! + + +§ 3. + +La Germania si volta alla parte di Filippo. — Negoziati di lui col +Papa. — Re Filippo è assassinato. — Ottone è riconosciuto per re +in Germania. — Ottone IV viene a Roma: coronazione imperiale. — +Combattimento nella Leonina. + +Nel frattempo la sorte delle armi e l’opinione publica volgevansi in +Alemagna a pro di Filippo. Il diritto, il buon senso, il vantaggio vero +la vincevano sopra una politica ingenerosa e contraria al sentimento +nazionale. Parecchi Principi dell’Impero che finora erano stati i più +ostinati avversarî dell’Hohenstaufen, fecero a lui soggezione, ossia +disertarono la parte guelfo-inglese. + +Nel Gennaio dell’anno 1205 Filippo, novellamente eletto e riverito +eziandio dai Principi del Basso Reno, fu coronato in Aquisgrana da +Adolfo arcivescovo di Colonia nel luogo istesso dove prima questo +prelato aveva imposto il diadema sul capo di Ottone. Sebbene le +esortazioni del Papa ai Principi fossero tornate infruttuose, +la contrarietà di lui era l’unico impedimento a ciò che il trono +dell’Hohenstaufen trovasse universalmente omaggio. Ma ora Innocenzo +non isdegnò più di negoziare con Filippo per comporre a pace +l’Impero, e il Re rispose con una diffusa scrittura all’ambasciata +che il Papa gli spedì. Quella lettera notevole, in cui Filippo viene +giustificando tutte le opere sue e massimamente i modi ond’era salito +al trono, porta l’impronta di un vero spirito di conciliazione e +di non infinta veracità. Filippo protestava di volersi sottoporre +alla sentenza dei Cardinali e dei Principi affinchè giudicassero di +tutto quanto la Chiesa gli apponeva a peccato, e dichiarava voler +metter in silenzio, come il rispetto religioso comandava, tutto +ciò che l’Impero apponeva a colpa del Papa: cotali proteste fecero +favorevolissima impressione[116], tanto più che i sentimenti cattolici +dell’Hohenstaufen avevano in Roma per mallevadori il Patriarca di +Aquileia e altri messaggieri, i quali erano venuti recando al Papa +novelle proposte. Vedeva Innocenzo raggiante lo scopo cui nella +contesa della successione all’Impero mirava, quello cioè di mutare la +sua ingerenza in un diritto pontificio riverito ed accolto da tutti i +partiti; ed invero anche Filippo innanzi a lui or s’inchinava sì come +Ottone aveva fatto. La rivoluzione delle cose avvenuta in Germania +costringeva Innocenzo III a cambiar metro, laonde egli acconciava da +buon statista il suo indirizzo politico alle circostanze, quantunque le +sue trattative con Filippo fino da allora lo esponessero alla censura +di doppiezza, parimenti di quello che anticamente era stato detto +di Gregorio VII in simili condizioni di cose. Sull’incominciamento +dell’anno 1206 egli biasimava Giovanni d’Inghilterra e gli ottimati +di Bretagna perciocchè non assistessero abbastanza Ottone; esortava +quest’ultimo pur sempre a perdurare animosamente e ammoniva i Principi +alemanni di prestargli soccorso. Però, trascorso che fu mezzo il 1206, +e caduta Colonia nel mese di Agosto, i negoziati con Filippo si fecero +più efficaci. L’Hohenstaufen vittorioso si protestò pronto (ed era +ciò che Innocenzo sopra tutto bramava) a concedere una tregua d’armi +al suo avversario; e nell’estate del 1207 andarono per conseguenza in +Germania Ugolino e Leone cardinali legati per farsi mediatori di pace +fra i due pretendenti. La cosa non riuscì, ma mentre Filippo, il quale +era uomo fornito di maggior bontà d’animo che non di energia regia, +si sottoponeva a patti che gli venivano dettati in cose di chiesa, +quei legati, a gran costernazione di Ottone, lo proscioglievano con +grandissima solennità dall’anatema. Per le condizioni d’Italia era +notevole che alcuni Principi di questo paese ricevessero patenti +feudali da Filippo ancor prima della sua assoluzione[117]: e omai +nella primavera dell’anno 1208 ei la faceva completamente da re +romano; mandava da suo legato in città toscane Wolfgero di Aquileia, +ne reclamava i diritti imperiali che quelle avevano usurpato durante +l’interregno, e ne otteneva completamente l’ossequio[118]. + +La sua vittoria su Ottone recò conseguenze decisive anche presso il +Papa; solamente il più difficile tema pei legati d’ambe le parti era +nel porsi d’accordo sui diritti imperiali e sulla confermazione dei +beni che la Chiesa aveva acquistato nell’Italia di mezzo. Filippo, +che un tempo aveva posseduto con titolo ducale le terre di Matilde in +Toscana, sentiva repugnanza di rinunciare ai diritti dell’Impero così +obbrobriosamente come Ottone aveva fatto. Ed è dubbioso se anche allora +egli ripetesse la proposta di dare la sua regal figlia in isposa al +nipote del Papa, al figliuol di Riccardo uomo nuovo, e di concederle +in dote le terre controverse di Toscana, di Spoleto e di Ancona[119]. +Ciò s’era promesso nell’anno 1205, ma certo è che più stava a cuore +dell’ambizioso Papa (il quale primo fra tutti i Pontefici fondò un +principato a’ suoi nepoti) di sollevare pretese di tale specie, anzichè +al Re di assecondarle. Il vero tenore delle offerte da lui fatte in +quel tempo rimane ascoso nel buio; ma difficilmente saranno state di +poco rilievo, avvegnaddio le esigenze del Papa non potessero essere +da meno di ciò che egli aveva ottenuto nel trattato di Neuss. La +Germania profondamente lacerata e divisa si rassegnò che le cose sue +più intime venissero tratte innanzi al tribunale di Roma e di Cardinali +stranieri; però il sentimento nazionale ne fu offeso, e la sua voce +irritata risuona ancora alle nostre orecchie nei versi di poeti amanti +della patria[120]. Di già prevedevasi che Innocenzo stesso avrebbe +consentito affinchè si pronunciasse giuridicamente, essere Ottone +destituito dall’Impero le quante volte non avesse aderito in buona pace +ad un accomodamento; ma tutt’a un tratto un brutale colpo di spada +demoliva l’opera d’immensi sforzi, ruinava le speranze d’Alemagna. +Re Filippo moriva a Bamberga nel dì 21 Giugno 1208, sotto il ferro +assassino di Ottone di Wittelsbach. La caduta del giovine Principe dopo +una vita tanto laboriosa, alla vigilia del suo trionfo, è uno dei più +tragici avvenimenti che registri la storia tedesca. Con lui si spense +in Alemagna la casa di Hohenstaufen. Della splendida famiglia del +Barbarossa non restava che un solo rampollo; e questi era Federico, il +protetto d’Innocenzo III, omai fin da fanciullo divenuto straniero alla +nazione, e rimasto in Sicilia in mezzo a torbidi sventurati. Un breve +minuto di tempo trasformò le sorti del mondo, incatenò di bel nuovo i +destini d’Italia e di Alemagna, e trascinò le due nazioni, l’Impero e +il Papato, in un labirinto di guerre, cui non bastò un intiero secolo +a sedare: i loro effetti ben si ravvisano nell’indirizzo che hanno dato +alla civiltà umana. + +Come Innocenzo III, nella Campania ove trovavasi, ebbe udito della +morte di Filippo, il suo spirito fu profondamente turbato da un +avvenimento che di repente mutava i suoi disegni: però egli non +comprese allora la gravità di destini che quell’istante disserrava. +Politico, parvegli che fosse un caso il quale tosto lo rifaceva padrone +delle cose e lo liberava da contrasti manifesti; prete, gli sembrò +esser quello un giudizio che Dio pronunciava nella grande contesa +dell’Impero. + +Non v’era di che scegliere: conveniva tosto riaccogliere il guelfo +Ottone dianzi abbandonato. Innocenzo subito gli scrisse, lo rassicurò +adesso nuovamente del suo amore, gli fe’ balenare alla vista il suo +prossimo e indubitato esaltamento al trono imperiale, ma gli fece +eziandio traveder da lontano che, se avesse voluto fare il caparbio, +gli si teneva sempre in pronto un avversario, il nipote del trucidato +Filippo[121]. Nel Re di Sicilia, omai divenuto maggiorenne, legittimo +erede dei diritti degli Hohenstaufen, viveva un formidabile emulo per +Ottone; la Chiesa poteva contro di lui armarlo tosto che lo reputasse +vantaggioso; ed è pur uno spettacolo di possente attrattiva veder la +persona giovanile di Federico sollevarsi fatale e minacciosa nel fondo +di quella scena, su cui fra poco il Papa stesso sarà per evocarlo, a +ruina della Chiesa e insieme dell’Impero. + +Innocenzo voleva sul serio che la lunga contesa del trono si definisse, +e (questione congiunta all’altra) che si desse il riconoscimento +giuridico al suo Stato ecclesiastico; nè aveva pur dubbio di ottenerlo +da Ottone, cui già teneva vincolato nelle strettoie del trattato di +Neuss. Alemagna, assetata di pace, prestò omaggio al Guelfo. Dolore, +amor patrio, necessità recarono in essere una conciliazione che si +celebrò in forma solenne; e parve che l’antica lite delle due famiglie +si sopisse, allorchè Ottone nel parlamento di Francoforte, addì 11 +Novembre 1208, fu acclamato re da tutti gli Stati dell’Impero, e tosto +dopo si fidanzò coll’orfana figliuola del suo avversario Filippo[122]. + +Fu annunciato che il Re andrebbe a Roma. Ma prima, come richiese il +Papa, Ottone rinnovò a Spira, nel giorno 22 Marzo del 1209, le promesse +fatte nella convenzione di Neuss. Fu riconosciuto lo Stato della Chiesa +in tutta la sua estensione, e si aggiunsero grandissime concessioni in +cui si dichiarò essere la Chiesa libera dall’autorità dello Stato: per +tal modo il Concordato di Calisto II perdette tutto il suo vigore[123]. +Diritti imperiali nelle terre or cedute alla Chiesa Ottone non +conservò, tranne quello meschino del _Foderum_ nei viaggi a Roma, che +nel trattato come per beffa fu registrato. Fu questa la prima volta +da che l’Impero esisteva che il Re dei Romani si appellò eletto «per +grazia di Dio e del Pontefice»; Ottone dovette confessare che soltanto +al Papa andava debitore del suo esaltamento al trono, ma re giurò quel +che imperatore non avrebbe potuto mantenere. + +In Augusta si presentarono ambasciatori italiani a prestare omaggio +ad Ottone, seco recando le chiavi delle loro città, fra le quali +fuvvi anche la grande Milano, che si congratulò con sincera gioia +dell’avvenimento di un Guelfo all’Impero. Nel Gennaio del 1209 Ottone +nominò il patriarca Wolfgero a suo legato in Italia, affinchè vegliasse +a guardia dei diritti che l’Impero possedeva tuttavia in Lombardia, in +Toscana ed a Spoleto, nella Romagna e nelle Marche[124]. Infatti, anche +dopo della pace di Costanza e dei trattati col Papa, gli Imperatori +avevano continuato a tenere un’apparenza di suprema autorità nelle +città d’Italia, ed eziandio a possedere parecchi diritti fiscali +perfino nella Romagna e nelle Marche. Nè i Papi vi contraddicevano; chè +anzi Innocenzo medesimo ammoniva le città di Lombardia e di Toscana +di mostrarsi docili al legato regio; però a questo rammentava che +conformemente ai patti occupasse i beni di Matilde solo per conto della +Chiesa. + +Allorchè Ottone, nell’Agosto 1206, passando dal Tirolo discese con +un grande esercito nella pianura del Po non uno s’alzò ad impedire il +cammino di un Guelfo che s’avviava a Roma[125]. Sventura d’Italia fu +che le sue città non potessero formare una confederazione durevole: +se ciò fosse avvenuto nessun Re tedesco dopo la morte di Enrico VI +avrebbe potuto più valicare il baluardo che avrebbe opposto la popolosa +Lombardia. La gloriosa lotta che i Lombardi ebbero combattuto per la +independenza, nè cancellò la tradizione dell’Impero romano che ancora +in tempo più tardo commosse a tanto grande entusiasmo gli Italiani, +nè recò all’intiero della nazione un costante profitto. Infatti dopo +della vittoria di Legnano le Republiche italiche poterono sì poco +fondare la nazione politica, quanto poco le Republiche greche erano +riuscite a farlo dopo le giornate di Maratona e di Platea. Mentre le +città dell’alta Italia ardevano di guerre civili e di lotte intese a +raffermare la loro costituzione, omai si ergevano le persone di quei +tiranni di città che hanno stampato un carattere così spiccato nella +storia d’Italia dopo il secolo decimoterzo. Ezzelino da Onara e Azzo +margravio di Este, nemici fra sè a vita e a morte, accusatori uno +dell’altro innanzi a Ottone, erano allora i caporioni dei due partiti, +che per un paio di secoli ebbero lacerato questa contrada: e accanto ad +essi stava il ghibellino Salinguerra, grande al paro di loro per sete +d’imperio e per prodezza feroce[126]. + +Or che per la prima volta un Imperatore di casa Guelfa attraversava la +Lombardia, tutti i nemici degli Hohenstaufen s’aspettavano di ottenerne +essi soli tutto il favore. Ma s’ingannarono, perocchè gli amici della +podestà imperiale non fossero più i nemici di un Guelfo che diventato +era imperatore. Azzo vide i suoi avversarî accolti con grandi onoranze +nel campo di Ottone; Firenze la guelfa fu minacciata di un’ammenda di +mille marchi, e Pisa la ghibellina fu regalata di privilegî e conseguì +i vantaggi di un trattato. + +Innocenzo III ricevette Ottone a Viterbo; e fin da quel primo +abboccamento il Re romano dovette dire a sè medesimo che, senza +l’avvenimento di un assassinio, quell’istesso Papa avrebbe posto +immancabilmente in capo del nemico suo la corona dei Romani. Non si +può provare simpatie per uomini i cui beneficî derivano da calcoli +d’egoismo e sono comperati a carissimo prezzo: perciò l’arte politica +del Papa doveva aver lasciato un desiderio amaro di vendetta in fondo +all’animo di Ottone; e forse di già a Viterbo lo sguardo d’Innocenzo +penetrava oltre alla maschera di devozione cui il Re atteggiava il +volto, e vi scorgeva la stizza che sotto di quella ei celava. Il Papa +lo precedette a Roma, e nel dì 2 Ottobre Ottone pose il campo presso a +Monte Mario, dove, secondo la consuetudine antica, fu giurata sicurtà +alla Curia ed al popolo romano[127]. + +La coronazione si celebrò addì 4 Ottobre 1209 nel san Pietro; frattanto +l’esercito restò nelle sue tende, ma una parte delle milizie (erano +Milanesi) tenne occupato il ponte del Tevere per impedire un assalto +dei Romani. Chi legge questa Istoria non potrà fare a meno di sorridere +con ironia, notando la costanza regolare onde ripetevansi le ostilità +dei Romani ogni qual volta un Imperatore si coronava. Eglino sbarravano +le porte della città lorchè vi si avvicinavano i Tedeschi; ed il loro +Imperatore e la sua comitiva non potevano che gettare dal Vaticano +sguardi desiosi sulla gran Roma, il cui mondo di meraviglie era loro +chiuso in faccia. È infatti strano che solamente i pochissimi degli +Imperatori abbiano messo il piede dentro di Roma, e così fu che +neppure Ottone vide la Città[128]. I Romani, che nell’anno 1201 lui +avevano acclamato imperatore, lo avrebbero anche adesso di buona voglia +riconosciuto per tale, se egli avesse accondisceso a comperarne i voti +con donativi di denaro. Quando diciotto anni prima Enrico VI era venuto +a torsi la corona, egli aveva dovuto guadagnarsi con un trattato i voti +elettivi della Città, in allora libera e possente, ma adesso Ottone IV +non ne aveva mestieri. La cosa irritò il popolo: il Senatore e perfino +alcuni dei Cardinali furono avversi alla coronazione; i cittadini si +tennero raccolti in arme sul Campidoglio[129]. + +Compiuta la ceremonia, la processione mosse lenta e a fatica in mezzo +alle file dei guerrieri che le facevano ala, ma non passò pur il ponte +di Sant’Angelo; ivi il Papa s’accomiatò dall’Imperatore per tornarsene +in Laterano, e (con offesa manifesta alla maestà imperiale) lo ammonì +che al di seguente abbandonasse le terre romane[130]. Frattanto non si +sa quale caso era scintilla che faceva scoppiare in fiamme l’odio dei +Romani. Nella città Leonina si combattè con furore la solita battaglia +che veniva dietro alla coronazione, e, dopo gravi perdite da una parte +e dall’altra, Ottone IV rientrò nei suoi quartieri di Monte Mario. +Qui rimase egli trincerato per qualche giorno, intanto che dal Papa e +dai Romani chiedeva ristoro de’ sofferti danni, ovverossia riparazione +dell’offesa ricevuta[131]. + + +§ 4. + +Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno di Innocenzo. — L’Imperatore +di guelfo si tramuta in ghibellino. — Ottone muove nelle Puglie. — Il +Papa lo scomunica. — I Tedeschi chiamano al trono Federico di Sicilia. +— Ottone IV se ne ritorna in Alemagna. + +Appena Ottone IV fu padrone della corona imperiale conobbe d’essersi +impigliato in un’acerba tenzone coi doveri che egli aveva giurato +all’Impero; pertanto ei ruppe tosto la fede promessa al Papa. Mentre +ancora accampava vicino a Monte Mario i beni della contessa Matilde +diventarono il tema di discussioni irritanti. L’Imperatore richiese +di venirne a conferenza col Papa, magari anche a Roma, dove sarebbene +andato egli stesso, fosse pure a pericolo della sua vita: però +Innocenzo con fredda garbatezza rispose rifiutando, e bramò che si +trattasse per mezzo di ambasciatori[132]. Ma frattanto grave penuria di +vettovaglia costrinse Ottone ad abbandonare il territorio della Città, +ond’egli per la via Cassia entrò nel Fiorentino[133]. Nel suo cammino +occupò tutti i paesi che in Tuscia avevano appartenuto al retaggio +di Matilde; prese d’assalto Montefiascone, s’impadronì di Radicofani, +di Aquapendente, di Viterbo, del territorio di Perugia e di Orvieto; +in una parola s’insignorì di quei tali luoghi che solennemente aveva +dichiarato spettare al Papa, e sui quali adesso ei moveva pretese come +beni della Contessa. Alcune città gli si arresero spontaneamente; di +altre ei s’impossessò colla forza[134]. + +Nel suo campo gli facevano accompagnatura vescovi e maggiorenti +italiani, avidi di ottener dei feudi: fra essi erano Salinguerra, +Azzo, Ezzelino e Ildebrandino di Tuscia, conte Palatino; presto fu +coll’Imperatore anche Diepoldo di Acerra, e financo gli prestò omaggio +Pietro prefetto, quel desso che era divenuto vassallo del Papa. Sotto +la corona imperiale Ottone IV con meravigliosa prestezza si trasformò +in ghibellino; ripigliò l’opera del suo predecessore a quel punto cui +l’aveva troncata la morte di lui; senza reticenze manifestò la pretesa +di rivendicare all’Impero tutti i possedimenti che Innocenzo dopo la +morte di Enrico con tanta abilità aveva riunito alla Chiesa; rinnovò +i privilegî di Enrico, ne trasse dalla sua i partigiani, dispensò +a feudatarî terre italiane secondo l’intento che avuto avevano gli +Hohenstaufen, tentò restaurare i principati feudali tedeschi distrutti +dal Papa. Sull’incominciamento dell’anno 1210 diede ad Azzo d’Este la +marca di Ancona, concedendogli espressamente tutti i diritti che ivi +aveva posseduto Markwaldo; in pari tempo infeudò a Diepoldo il ducato +di Spoleto, sì come un tempo l’aveva tenuto Corrado; il Salinguerra +investì di Medicina e di Argelate, terre di Matilde; Leonardo di +Tricarico nominò conte della Romagna[135]. + +Per difendersi dalle aperte ostilità che Ottone gli sollevava +nell’Italia di mezzo, Innocenzo cercò nuovamente appoggio nelle città +di Tuscia e dell’Umbria; e Perugia, addì 28 Febbraio 1210, gli promise +di proteggere il patrimonio di san Pietro[136]. + +Il disinganno fu umiliante e terribile. I lunghi sforzi del Papa, +rivolti a porre un Guelfo sul trono degl’Imperatori, precipitarono +obbrobriosamente per opera della sua stessa creatura. Innocenzo si +dolse d’esser maltrattato dall’uomo che egli aveva esaltato quasi +contro la volontà universale; lamentò di dovere ingollare adesso i +rimbrotti di coloro che trovavano giusta la sua sorte, perciocchè lo +ferisse quella istessa spada che egli di sua mano aveva affilata[137]. +Nelle condizioni disperate di Innocenzo non si smentì la giustizia +divina, chè infatti nella contesa dell’Impero era pure egli che s’era +fatto caporione di un partito. La storia di Ottone IV rivela una verità +irrepugnabile, che in pari tempo è splendidissima giustificazione +degli Hohenstaufen e di tutti quegli Imperatori che la Chiesa con sì +acerbo livore marchiò della fama di nemici suoi. Se il primo ed unico +Imperatore che i Papi poterono levare al trono, eleggendolo dalla +amica casa dei Guelfi, nelle loro stesse mani si mutò in un breve +istante, di creatura devota in massimo nemico, conviene pur dire che +così fatta trasformazione fosse cagionata da insuperabili condizioni +di cose. Come dopo di lui fece Federico II, così Ottone IV combattè +gli eretici colla spada e con editti, nè mai s’intruse nel dominio +dogmatico della Chiesa; però, tosto che fu divenuto imperatore, egli +insorse contro il fondatore del novello Stato ecclesiastico, contro +il Papa che pretendeva alla signoria d’Italia, e che senza rigiri di +frasi protestava di essere il signore supremo eziandio dell’Impero. +Se agli apologisti delle pretensioni pontificie potrà riuscir mai +fatto di dimostrare che era obligo degli Imperatori e dei Principi +di sottomettersi al giogo del Pontefice (appunto come avevano fatto +Aragona ed Inghilterra), e di rispettare in santa pace le dottrine +bandite da Gregorio VII e da’ suoi succeditori, giusta le quali al +Vescovo romano sarebbero stati sudditi tutti i monarchi, anzi gli +uomini tutti della terra; se ciò potranno dimostrare, eglino faranno +ammutolire ogni contraddittore. Ma chi giudica con intelletto calmo +di passioni, affermerà ognora che, dopo di Gregorio VII, l’idea +esagerata del Papato cancellò i limiti che la ragione innalzava fra la +Chiesa e l’Impero; affermerà che la contesa sempre rinnovellata non +fu che una lotta necessaria a restaurare l’equilibrio fra la podestà +temporale e quella spirituale. In sulle prime i Papi intesero alla +dominazione d’Europa prendendo le mosse da un principio morale; ma +poichè l’ordine morale profondamente s’addentra in tutte le pratiche +attenenze della società umana, ne venne massimo pericolo che il +giure civile fosse assorbito dal diritto canonico, che il tribunale +ecclesiastico diventasse eziandio una curia di giudicî politici. Ei +fu nel nome della independenza dell’Impero e delle sue leggi, che gli +Imperatori si levarono contro la gerarchia romana. Tornarono sempre +all’idea di secolarizzare la Chiesa, perciocchè la conservazione +dell’Impero paresse esigerlo, e sempre di bel nuovo mossero guerra alla +preponderanza ecclesiastica ferendola nel possedimento temporale, nello +Stato ecclesiastico che era il suo tallone di Achille. Gli Imperatori +ebbero intenti conservativi, poichè combatterono per l’esistenza +dell’Impero, e parve loro che i Papi fossero novatori e rivoluzionarî. +Potrassi deplorare come una loro cecità che non sapessero indursi +a rinunciare all’Italia ed allo Stato pontificio, ma questo fatale +errore discendeva dall’idea dell’_Imperium_, che fu tanto ostinata da +sopravvivere perfino all’Impero stesso, e trovò alimento costante negli +attacchi onde i Papi diedero di cozzo contro alla podestà imperiale e +ai diritti della corona. + +Chiunque giudichi rettamente condannerà Ottone IV perchè fu spergiuro, +ma altresì troverà le ragioni della sua colpa nel tragico conflitto +cui lo trassero le promesse fatte da lui all’Impero e il Concordato +conchiuso colla Chiesa[138]. «Giurai», così disse più tardi quel +Principe sventurato, «giurai di serbare la maestà dell’Impero e di +rivendicare tutti i diritti ch’esso perdette: la scomunica non meritai; +non tocco alla podestà ecclesiastica, ben anzi voglio proteggerla, +ma poichè sono imperatore voglio esser giudice io di tutte le cose +temporali nell’universo Impero»[139]. Così parlò un Imperatore che per +fermo non era un Enrico III, nè un Barbarossa, nè un Enrico VI; un tale +che aveva accettato gli arbitrati pontificî nelle cose dell’Impero, +tanto per ottenere il voto del Laterano; un Imperatore che con +iscritture aveva ceduto al Papa diritti, che or contro diritto voleva +riprendersi. Questo fu la sua debolezza, la sua sentenza di condanna, +la sua necessaria caduta: Innocenzo III con arte romana aveva ravvolto +il Principe guelfo in una rete di trattati, e ciò per lo meno lo poneva +dalla parte della ragione di contro ad Ottone IV. + +Forse questi sarebbe proceduto meno lestamente nel suo cammino, se +non lo avessero acciecato le splendidezze di omaggi che ricevette +dalle città lombarde, e se non ve lo avessero incitato le grida dei +grandi vassalli. Durante l’interregno, di qua signori e città s’erano +impadroniti di antichi diritti dell’Impero, di là avevano usurpato +beni della Chiesa, altrove terre di Matilde; infinita la confusione; +spesso perciò impossibili le distinzioni. I Ghibellini spronavano +Ottone alle audacie, perocchè bramassero la distruzione del nuovo Stato +ecclesiastico e la caduta della signoria pontificia in Sicilia; anzi +Diepoldo e Pietro di Celano richiedevano l’Imperatore guelfo che vi +restaurasse i diritti imperiali, e gli prestavano le loro armi contro +al figlio di Enrico VI. Se pur voleva render securo l’avvenire alla +sua famiglia, Ottone doveva porre l’erede legittimo della casa di +Hohenstaufen in condizioni tali che non potesse nuocergli più. Risolse +pertanto di muovere nelle Puglie; nel Novembre partì di Rieti, entrò +nel paese de’ Marsi passando per Sora (la contea di Riccardo), indi +continuò la sua via per la Campania. A Capua, che gli aperse le porte, +pose i quartieri d’inverno[140]. + +Poichè Ottone IV teneva Sicilia (il maggior feudo della Chiesa) in +manifesto conto di terra dell’Impero, e macchinava di ricongiungerla +a questo nuovamente, il Papa lo scomunicò ai 18 Novembre dell’anno +1210: ed era trascorso soltanto un anno dalla coronazione imperiale! +Furibondo di collera, Innocenzo schiacciò la sua propria creatura, +come un idolo riuscito male e odioso[141], e la corona che aveva posto +in capo al Guelfo volle ad ogni costo strappargli: avvenimenti così +ripieni di contrasti politici e umani, così avviluppati, così composti +di sottili artificî, che diventano dei più memorandi e attrattivi della +storia. + +Ottone IV non istette più in forse di assoggettare l’Italia +meridionale, e sperò di poter con rapidi colpi condurre l’impresa a +compimento. Nella estate successiva gli si arresero quasi tutte le +città, Napoli eziandio; ed egli andò fin a Taranto. In Sicilia lo +aspettavano i Saraceni; navi pisane stavano pronte per trasportare +nell’isola le sue soldatesche, ed egli faceva bloccare la città di Roma +così strettamente che non pellegrini nè messaggi v’entravano[142]. +Egli poi vi teneva relazioni; il Prefetto urbano era passato dalla +parte di lui, e la fazione dei Romani malcontenti si gettava di nuovo +bramosamente nelle braccia dell’Imperatore. Si accusava Innocenzo +d’essere stato l’autore delle scissure che dividevano l’Impero; lo +si vituperava come uomo di mala fede e incostante, perocchè dapprima +avesse favorito Ottone ed ora lo perseguitasse. E un giorno che teneva +ai Romani una predica edificante, l’antico caporione del popolo, +Giovanni Capocci, alzatosi, prorompeva in queste rozze, ma giuste +parole: «La tua bocca è bocca di Dio, ma le tue opere, opere sono del +diavolo»[143]. + +Frattanto la signoria di Ottone di là delle Alpi tentennava. Torme di +frati fanatici, emissarî della vendetta di Innocenzo, percorrevano +l’Alemagna, ed i legati pontificî scalzavano in breve le basi del +trono all’Imperatore. Appena colà si seppe che era stato scomunicato, +un forte partito gli si levò contro. Innocenzo III indirizzò lettere +crucciose a quegli stessi Principi tedeschi cui pochi anni prima aveva +con tanto fervore ammoniti perchè eleggessero Ottone; e ne scrisse +eziandio al malizioso Re di Francia, confessando l’errore suo e +ripudiando la sua creatura: profonda e meritata umiliazione di un uomo +cupido di dominio. E adesso egli stesso appellava il giovine Federico +a quel trono donde finora, con politica freddamente meditata, a bel +disegno lo aveva escluso; ma almeno ne attalentava il suo desiderio +di vendetta, poichè aveva sotto mano un pretendente con cui spingere +Ottone al precipizio. Una parte dei Principi tedeschi raccolti a +Nürnberg, proclamò deposto l’Imperatore ed elesse al trono Federico +di Sicilia. Questo avvenimento costrinse Ottone a rinunciare a’ +suoi piani, ad abbandonare le Puglie nel Novembre 1211 ed a muovere +nell’Italia settentrionale, dove parecchie città non gli prestarono +più reverenza, e dove il Margravio di Este s’era omai posto a capo di +una lega raccolta contro l’Imperatore. Nella primavera dell’anno 1212 +Ottone tornò in Alemagna. + + + + +CAPITOLO TERZO. + + +§ 1. + +Federico risolve di andare in Alemagna. — Viene a Roma. — È coronato +ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto di intraprendere una Crociata. +— Concilio Lateranense. — Innocenzo III muore. — Indole di lui. — +Grandezza mondiale del Papato. + +Evocato dal Pontefice, di repente contro Ottone si alzò il giovine +nemico della sua casa, colui che egli credeva di avere annientato: +Davide scendeva in campo contro Saulle. Uno strano destino fece sì +che Federico, primo dei tre eletti al trono, e fra tutti fornito di +diritti maggiori, entrasse ultimo nella gran lite della corona: ed +egli restaurò la casa di Hohenstaufen e la ornò di un novello fiore +sbocciato sotto il sole di Sicilia. In mano di Innocenzo quei tre +eletti erano stati come le pedine di una scacchiera, che egli aveva +giocato una contro l’altra e una dopo dell’altra. Tutti e tre avevano +sentito vergogna di dover servire all’altrui volontà; ed il giovane +figlio di Enrico VI s’imbevve d’un sì profondo odio contro quella +politica egoista, che tutta la sua vita andò dominata da quello. Non +dimenticò mai di aver dovuto comperare la protezione della Chiesa +coll’omaggio feudale e colla perdita di preziosi diritti della corona; +nè mai obliò che era stato escluso dal trono dell’Impero allorchè il +Papa vi aveva chiamato Ottone IV. + +Federico, come a’ suoi tempi Enrico IV, era cresciuto in mezzo alle +brutte cabale dei partiti di corte; e, pari a quel Re, se ne erudì in +perfetto modo nell’arte di ingannare gli uomini. Le astuzie onde si +servì più tardi contro alla Chiesa ebbe egli appreso nelle difficili +relazioni in cui, fin dalla sua fanciullezza, s’era trovato colla Curia +romana e colle intraprese di questa nell’Impero ed in Sicilia. L’arte +politica di Roma fu la sua scuola. + +Gli avversarî di Ottone lo invitarono ad andare in Alemagna. Anselmo +di Justingen, uno dei loro ambasciatori, venne a Roma, e vi trovò il +Papa ed i Romani disposti a riconoscere le pretese di Federico alla +corona romana, giacchè pareva quasi che Innocenzo III soltanto adesso +d’un tratto avesse scoverto che quegli ne possedeva i diritti[144]. +L’arte politica, quella nemica di ogni grandezza ideale e delle virtù +religiose e filosofiche, trascinò un uomo, come Innocenzo era, nelle +vie trite e comuni; lo costrinse a mutar di concetti ed a mentire alle +sue opinioni. Ed infatti, se il Papa si fosse tenuto fermo nel suo +indirizzo, l’ultimo degli Hohenstaufen avrebbe dovuto restarsene per +sempre esiliato in Sicilia, vassallo feudale della Chiesa, estraneo +alle cose dell’Impero. Forse che il Papa reputava possibile di impedire +la unione tanto temuta di Sicilia con Alemagna? pare proprio che ei si +lasciasse andare a questo ingannevol pensiero. L’istante in cui egli +esortò il Re di Sicilia a conquistarsi la corona romana fu uno dei +più fatali che s’abbian dato nella storia del Papato: nè era lontano +quell’avvenire in cui ne sarebbe scoppiata una lotta desolatrice della +Chiesa e dell’Impero, e ne sarebbero derivati la signoria della casa +d’Angiò, i vespri siciliani e l’esilio avignonese. Innocenzo temprò +di sua mano quella seconda spada, e ben più gagliarda ed acuta, che +ferir doveva il seno della Chiesa. I ripetuti errori di questo Papa +onnipossente, ai cui piedi alcuni Re avevano deposto le loro corone +in atto sommesso di vassalli, è prova umiliante della cieca ignoranza +delle leggi e dell’andamento del mondo, che fa velo anche agli occhi +dei maggiori ingegni. + +Allorchè i messaggieri svevi furon giunti a Palermo, la Regina e il +Parlamento si opposero a che Federico intraprendesse il pericoloso +viaggio di Alemagna. Il Re diciottenne ondeggiò fra la speranza e il +dubbio, ma finalmente risolse di gettarsi audacemente nei flutti di +un immenso avvenire. Una sorte fatale lo chiamava dal molle paradiso +di Sicilia a geste immortali e ad onori degni di un eroe; in premio +gli offeriva la maggior corona del mondo, e il giovine si staccava +dalle solitarie spiagge della sua isola per guadagnarsi quella corona +nella terra dei suoi padri. Fe’ coronar re di Sicilia Enrico suo +figliuolo di fresco nato, affidò il governo alla sua sposa, si imbarcò, +e celeremente per Benevento e Gaeta venne a Roma, dove, nell’Aprile +1212, il Papa ed il popolo lo salutarono come re eletto dei Romani. +Innocenzo III vide per la prima volta il suo protetto, nè più dopo lo +rivide. Innanzi a lui stava, come imperatore designato, il giovine e +intelligente nipote di quell’eroe Barbarossa che era omai diventato +personaggio di mito: ed egli era creatura sua in un senso più nobile +di quello che fosse stato Ottone IV; la creatura del dover suo, il suo +figliuolo adottivo, in cui profitto aveva sinceramente speso sforzi e +fatiche di molti anni. Se pure i novellieri gli avranno dipinto quel +giovine Re come un cervel balzano, che nelle sue crapule si attorniava +di uno sciame di trovatori cortigiani, il suo acuto sguardo avrà +saputo tosto discerner nel figliuolo di Enrico VI la potenza innata +del genio e l’intelletto di buon’ora addestrato alla severità del +pensiero. Si stabilirono i patti che la Chiesa poneva all’esaltamento +di Federico, e soprattutto fu determinato che Sicilia sarebbe rimasta +separata dall’Impero. Così fu eletto il nuovo candidato al trono +imperiale in mezzo a condizioni di cose che somigliavano a quelle che +avevano preceduto la elezione di Ottone IV: e sventura fu dell’Impero, +perciocchè gli stessi legami che quegli aveva infranti soltanto a +prezzo di uno spergiuro, furono torti anche attorno di Federico[145]. +Però non val dubitare dei sentimenti leali che questi accoglieva a quel +tempo in mezzo alle entusiastiche speranze di un grande avvenire. + +Il Papa congedò Federico pienamente contento e financo gli fornì +denaro. Guidato da prospera fortuna il giovine Siciliano giunse in +Germania, dove parve simile a una stella del mezzodì, che sorgeva +sull’orizzonte rapida e fulgente di luce. La gloria de’ suoi avi +gli schiudeva l’entrata in patria; la liberalità onde dispensò beni +ereditarî della sua famiglia e feudi imperiali gli guadagnò l’animo +dei maggiorenti avidissimi; la triste persona del Guelfo ancor più +oscurata dall’anatema della Chiesa, giovò a dar miglior rilievo ad un +giovine cui le attrattive straniere acquistate in un’isola lontana e +leggendaria, ornavano di bellissimi vezzi. + +Addì 12 Luglio 1212, riverito da quasi tutta Germania, Federico prestò +il giuramento in Egra, e vi dovette, con espressa adesione dei Principi +dell’Impero, ripetere le concessioni già fatte da Ottone IV al Papa. +Fu riconosciuta la libertà della Chiesa nelle cose spirituali; fu +confermato in tutta la sua estensione lo Stato che Innocenzo aveva +fondato alla Chiesa; all’Impero non si conservò in quelle terre altro +diritto che il _Foderum_ in occasione della coronazione; fu ancora una +volta pronunciato solennemente che il Papa era signore delle Puglie e +di Sicilia[146]. + +Dopo imprese vittoriose contro lo sventurato nemico, la cui gloria +tramontò ai 27 Luglio 1214 sul campo di Bouvines, Federico II fu +coronato ad Aquisgrana (nel giorno 25 Luglio 1215) da Sigfredo +arcivescovo di Magonza e legato del Pontefice. Dopo la coronazione il +«Re del Papa» (come Ottone IV con disprezzo iracondo chiamava il suo +favorito rivale) prese la croce per una spedizione in Terra santa: +forse lo faceva per sommessione alla Chiesa che lo aveva levato al +trono, forse anche perchè ve lo trascinava un sentimento cavalleresco; +però era un voto malaccorto che gli doveva tornare sorgente di +grandissimi mali. Il suo giuramento di liberare l’Oriente era, a quel +tempo, sincero, ma può darsi che più non fosse sincera la sua promessa +di tener Sicilia (come feudo ecclesiastico) disgiunta dalla sua corona, +e, tosto che fosse consecrato imperatore, di concederla al figliuol suo +Enrico[147]. + +La contesa della successione al trono tedesco fu decisa definitivamente +nel Concilio che Innocenzo raccolse in Laterano agli 11 Novembre +1215. Gli avvocati di Ottone e gli ambasciatori di Federico ne +ricevettero sentenza, essere quegli decaduto dall’Impero, questi +essergli succeduto[148]. Più di millecinquecento Arcivescovi e Prelati +di tutti i paesi della Cristianità, oltre a Principi e legati di Re e +di Republiche, s’inginocchiarono ai piedi del potentissimo de’ Papi, +il quale, nella sua maestà d’ogni dove riverita, sedeva sul trono +del mondo, ed era padrone d’Europa. Quel magnifico Concilio, ultimo +atto solenne di Innocenzo III (ed egli stesso lo ebbe presagito), fu +l’espressione della novella forza che egli aveva infusa alla Chiesa +e della unità in cui la aveva conservata. Il termine della vita di +quest’uomo straordinario ne fu anche l’apogeo. Stava per recarsi +in Toscana affine di pacificarvi Pisa con Genova e d’indurre quelle +città marittime a prender parte alla Crociata (che era stata il più +importante argomento trattato nel Concilio), ma moriva a Perugia nel dì +16 Giugno 1216: per sua gloria non ebbe vita soverchiamente lunga. + +Innocenzo III può chiamarsi veramente l’Augusto del Papato: non fu +genio creatore come Gregorio I e come Gregorio VII, ma pur fu uno dei +più ragguardevoli uomini del medio evo; spirito severo, sodo, mesto; +completo principe; statista d’intelletto acuto; sommo sacerdote di +fede sincera e ardente, ma in pari tempo di ambizione immensa, celata +sotto velo religioso; uomo di energia ferrea e temuta: fu il giudice +del mondo alla sua età, e lo tenne compresso sotto la mano; fu un +idealista audacissimo sul trono pontificio, locchè non tolse che fosse +eziandio monarca pratico, giureconsulto di fredda mente[149]. Sublime e +meraviglioso è lo spettacolo di un uomo che con maestà tranquilla, sia +pure per un solo istante, guida veramente il mondo a voler suo. Ed egli +fece con rara prudenza suo pro dei rapporti storici; usò con impavida +ed abilissima maestria delle leggi e delle imposture canoniche; +indirizzò a’ suoi fini il sentimento delle moltitudini risvegliato +a sensi religiosi; e con tutti questi mezzi associati insieme diede +al Papato una forza nuova e sì gagliarda che nel torrente della sua +autorità trasse seco gli Stati, le Chiese, la società civile, senza +che si attentassero di oppor resistenza. Le sue conquiste compiute +soltanto colla potenza sacerdotale furono, come quelle di Ildebrando, +cosa meravigliosa se si paragonino alla brevità del suo reggimento: +suoi furono Roma, lo Stato ecclesiastico, Sicilia; Italia divenne +suddita a lui o a lui mirò come a protettor suo; l’Impero ricacciato +di là dalle Alpi curvò il capo sotto l’arbitrato pontificio. Germania, +Francia, Inghilterra, Norvegia, Aragona, il reame di Leone, Ungheria, +la remota Armenia, gli Stati tutti di Oriente e di Occidente riverirono +il tribunale del Papa. La lite che si agitò a causa della ripudiata +donna danese Ingeborg porse ad Innocenzo l’opportunità di costringere +il potente re Filippo Augusto a piegare il collo sotto il giogo della +legge ecclesiastica; una contesa d’investitura lo rese signore feudale +d’Inghilterra. La maestrevole arte con cui vinse il Re inglese facendo +violenza ai diritti della sua corona; la protesta tracotante di voler +dare la libera Inghilterra in signoria di un principe straniero, +a Filippo Augusto; la partita che egli osò impunemente di giocare +con quest’ultimo Monarca; la prosperità dei suoi successi, le sue +vittorie, sono cose che in verità confinano col prodigioso. Il meschino +re Giovanni con paura servile depose publicamente la sua corona, +e, vassallo tributario della santa Sede, la riprese dalle mani di +Pandolfo, che non era dappiù di un legato, ma aveva superbia e coraggio +degni di un romano antico[150]. Ed invero la celebre scenata di Douvres +fa rammentare i tempi vetusti di Roma, quando Re di terre lontane al +cenno di Proconsoli deponevano o pigliavano il diadema: ed essa splende +nella storia del Papato parimenti che l’altra di Canossa, cui tiene +veramente riscontro. Fu il colmo dell’avvilimento per l’Inghilterra; +ma nessun popolo si rialzò così prestamente e con tanta gloria dalla +sua umiliazione, più di quella azione virile, che al suo vile tiranno +strappò la _Magna Carta_, fondamento di tutte le libertà politiche e +civili di Europa. + +Le buone fortune di Innocenzo non ebbero limite. Al tempo in cui sorse +questo Papa tutte le forze del mondo si vibravano in moto operoso, ed +egli se ne impadronì e col dominio di esse diventò potente. Perfino +ei vide compiersi i sogni audaci di Ildebrando rivolti a sottomettere +la Chiesa greca alle leggi di Roma; e infatti, dopo che gli eroi +latini ebbero conquistato Bisanzio, il rito romano fu introdotto nella +Chiesa bizantina. Non mai alcun Papa più di Innocenzo III, fattore e +disfacitore a suo senno d’Imperatori e di Re, ebbe coscienza sì alta e +pur sì pratica della sua podestà che abbracciava tutto il mondo. Nessun +Papa più di lui giunse sì presso alla meta temeraria cui s’era proposto +Gregorio VII: far d’Europa un feudo romano, del Papato una gerarchia +onnipossente, della Chiesa l’ordinamento universale. A capo della +lunga schiera dei suoi vassalli andarono dei Re; ad essi tennero dietro +Principi, Conti, Vescovi, città e signori, che da questo solo Pontefice +ricevettero patenti feudali[151]. Egli circondò la Chiesa di terrore; +lo spavento che ne’ tempi di Nerone e di Trajano incuteva al genere +umano il comando despotico di Roma, non fu maggiore della servile +venerazione con cui il mondo accolse i miti ammonimenti o le minacce +tonanti del romano Innocenzo III, del maestoso prete che ai pavidi +Re poteva dire nel linguaggio dell’antico Testamento: «Come nell’arca +dell’alleanza del Signore, vicino alle tavole della legge si custodì +la verga, così nel petto del Papa si contiene la potenza formidabile +della distruzione e la dolcezza mansueta della grazia»[152]. Per lui +la santa Sede diventò il trono della podestà dogmatica e canonica, +il tribunale politico dei popoli d’Europa. All’età sua Oriente e +Occidente riconobbero che il centro di gravità di ogni ordinamento +morale e politico risiedeva nella Chiesa, universo morale, e nel suo +Papa. Innocenzo III fu la più fausta costellazione in cui la Chiesa +sia mai entrata nel corso della storia: con lui il Papato si elevò ad +un’altezza vertiginosa, sovra la quale non gli fu possibile di tenersi +ritto. + + +§ 2. + +Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà cristiana. — +Fondazione degli ordini mendicanti. — San Francesco e san Domenico. +— I primi conventi dei loro ordini in Roma. — Indole e influenza del +monachismo mendicante. — La setta degli Spirituali. + +Non c’è volontà individuale che a lungo andare sia capace di frenare +il moto del mondo; il progresso dell’umanità si beffa di qualunque +potenza passeggiera, per quanto essa consegua trionfi temporanei. +Ne lo insegnano eziandio le attenenze che Innocenzo III s’ebbe col +grande commovimento morale del secolo decimoterzo; anche a lui mancò +la potenza d’incatenarlo colle sue leggi. Il secolo decimoterzo fu +una grande e continua rivoluzione; lo spirito civico conseguì la sua +vittoria affrancandosi dal feudalismo, dall’Impero, dalla Chiesa; e, +accanto di esso, sorse lo spirito evangelico a conquistarsi libertà +di pensiero e di fede. Cotale rivoluzione nella brevità di questo +tempo non trionfò come l’altra: la sua fiamma, che si sprigionò +tutt’a un tratto, fu soffocata dalla Chiesa, ma la scintilla non ne +potè essere spenta. Un’attività fervida ed entusiastica di pensieri +ereticali cozzò in sul principio di questo secolo contro la forma +dell’autorità dogmatica entro cui Innocenzo III credeva aver forza +di relegare la gente umana. Davanti allo sguardo di questo Papa, +giorni ed anni sfilarono come un corteo trionfale che lo salutava +e gli rendeva omaggio, ma educarono eziandio degli spiriti riottosi +che lo atterrirono. Il primo e grande assalimento che la rivoluzione +degli eretici ed altresì quella evangelica mossero contro il dogma +ecclesiastico e politico di Roma, coincide precisamente col momento in +cui avvenne la seconda fondazione dello Stato ecclesiastico e della +monarchia mondiale pontificia. In quello che la Chiesa otteneva il +più solido accentramento del suo organismo, l’unità del suo sistema +dottrinale era minacciata di pericolo sì grave, che in tempi anteriori +non s’era mai dato l’eguale. Innocenzo con fermezza veramente romana +intraprese la guerra contro la eresia, cui ordinò sterminarsi col +ferro e col fuoco; e la sua severità formidabile diede al fanatismo +ecclesiastico e alla intolleranza un esempio e un indirizzo che +durarono secoli. Opera degli anatemi e degli imperiosi comandi di +Innocenzo III si fu la distruzione degli Albigesi consumata nella +prima guerra che propriamente si combattesse contro gli eretici; guerra +sozza, di crudeltà sì feroci che mettono ribrezzo e indignazione. Tale +infatti fu da lasciare un’orma profonda nella memoria degli uomini. +Dolore delle ruine di un vago paese ornato di reminiscenze della +coltura antica; simpatie cavalleresche e romantiche; ammirazione forse +esagerata della poesia provenzale; sentimento d’amore dell’umanità +e della libertà, hanno circondato la fine degli Albigesi di gloria +imperitura, e punito Innocenzo III con una sentenza che mai non si +cancellerà. Sebbene nella vita dei popoli parecchie vittime sieno +condannate a soccombere, olocausto della necessità storica, certo non +merita invidia la sorte di quelli che sono consecrati a stromento +di quella necessità. A dir vero non sarebbe difficile rispondere a +chi chiedesse quale forma avrebbe assunto la nostra coltura, se nel +secolo decimoterzo la eresia e tutte le degeneri sue conseguenze +manichee avessero conseguito intiera vittoria. La massima della +libertà di coscienza, tesoro preziosissimo della società umana +aggentilita, non era destinata a quei secoli immaturi; eppure essa +s’alzò vittoriosa dai roghi di coloro che caddero strozzati sotto gli +artigli dell’Inquisizione, di quella formidabile guardiana dell’unità +della Chiesa, di quella potenza terribile che si fondò quando l’impero +pontificio di Innocenzo III era giunto al suo culmine. + +Una dottrina fanatica, nemica mortale di ogni società pratica e di +ogni civiltà, cui gli uomini hanno in orrore come la peste, fe’ allora +sua comparsa per la seconda volta nel mondo; prese forma di idealità +religiosa, ed accese d’entusiasmo gli animi più pii. Il principio +della povertà assoluta, considerata virtù dei veri successori di +Cristo, era tolto a fondamento dogmatico dalle sette di eretici di +quell’età, fra’ quali massimamente pericolosi alla Chiesa erano i +Poveri di Lione, ossiano i Valdesi. Quella dottrina che non era fatta +per uomini di questa terra, parve tuttavia al mondo verità apostolica, +e prestò un’arma poderosa ai nemici della monarchia pontificia. Allo +spettacolo delle pompe, delle ricchezze e della potenza non apostolica +della Chiesa si ridestò il desiderio dell’idea cristiana, e gli eretici +evangelici ne contrapposero il purissimo esemplare a rincontro di +ciò che era divenuto sconcia realtà. Il Papato romano, venuto a lotta +contro il sentimento che s’era diffuso della riforma onde abbisognava +la Chiesa, sarebbe caduto nell’estremo esizio se questa non avesse +potuto rinvenire di bel nuovo in sè stessa l’impulso della abnegazione +cristiana, e se non l’avesse fatto rifiorire come pensiero cattolico +e proprio suo. All’ora propizia, dal grembo di lei sorsero due uomini +mirabili, profeti della povertà apostolica, e di repente infusero +forza novella nelle vene della Chiesa: ai fianchi di Innocenzo III +si posarono Francesco e Domenico, persone celebri di quest’età. La +leggenda rappresentò le relazioni che ebbero colla Chiesa in una +visione che sarebbe apparsa in sogno al Papa; nel sonno per due volte +egli scorgeva due uomini di meschina apparenza far puntello delle loro +mani al Laterano crollante; e destandosi riconosceva tosto in quelli i +due Santi. La loro repentina comparsa, la loro indole leggendaria, la +loro operosità in mezzo alle battaglie della vita pratica del mondo, +la loro influenza meravigliosa, sono fenomeni veri nella storia della +religione. + +Francesco, il più simpatico di tutti i Santi, fu figlio di un mercante +di Assisi, dove nacque intorno all’anno 1182. Mentre da giovine +conduceva fra’ piaceri vita voluttuosa, lo incoglieva una divozione +fanatica, onde, gettati da sè gli abiti fastosi, spogliatosi dell’oro +e degli averi, si coperse di cencioso saio, disprezzando ogni riguardo +del mondo. Lo si beffeggiò, fu chiamato pazzo, ma di lì a qualche tempo +torme di uomini pii diedero ascolto alla sua eloquenza portentosa; e +discepoli ammaliati da lui, vestiti di abiti a brandelli, seguirono +il suo esempio, in quello che egli fondava una prima comunità nella +cappella detta _Portiuncula_ vicino Assisi. Le parole di Cristo +ripetute dalla bocca di un apostolo mendico: «getta via quel che +possiedi e seguimi»; queste parole tornavano a risonare per le vie +e per le piazze, in mezzo agli entusiasti della povertà, i quali ne +interpretavano alla lettera la dottrina[153]. L’ardore inesplicabile +per cui gli uomini s’invaghirono di quella fratellanza mistica, la +cui massima dottrina era non posseder cosa alcuna, i cui modi di trar +la vita derivavano dalle elemosine volontarie, il cui ornamento stava +nell’abito di accattone, è pur uno degli stranissimi avvenimenti del +medio evo, e tale che deve indurre ogni intelletto severo a meditare +i quesiti che toccano più gravemente ai destini della società umana. +Non la era una ribellione contro la impari ripartizione dei beni +terreni ciò che spingeva quegli idealisti dell’Umbria ad uscire +dalle condizioni pratiche della vita ed a gettarsi in braccio della +nuda inopia. Diventavano cinici e comunisti, non per convincimenti +filosofici, ma per un impulso religioso che agitava la mente umana +inferma. Se il visionario serafico, sul breve confine che divide +la luce dalla tenebra, fosse stato uomo di animo triviale, ei si +sarebbe dileguato dal mondo ricoverandosi in qualche romitaggio; +ma Francesco aveva indole ardente d’affetti, ispirata, seducente, +perlochè egli attrasse a sè gli uomini colla prepotenza dell’esempio. +In quel profeta fervido, tutto cuore, si rifletteva un raggio del +genio divino, che in altre età avrebbe fatto di lui il fondatore di +una religione: a’ suoi dì invece egli non potè essere altro che uno +dei Santi della Chiesa già saldamente disciplinata, un’imitazione +vivente e leggendaria di Cristo, di cui i suoi discepoli pretendevano +aver visto in lui impresse le stimmate. Ma que’ seguaci suoi non +penetrarono nel fondo di un animo poetico, come quello di Francesco, +le cui estasi sovraumane non riuscivano a comprendere: ad un regno di +mesti rapimenti che si libravano di là del mondo materiale i discepoli +diedero una forma rozza ed esteriore; chiesero che l’essenza della +libertà entusiastica dell’anima si rinchiudesse in uno stato monacale +sottoposto ad una regola, dove la povertà, mistica reina, sedesse +sopra un trono d’oro, in mezzo a frati mendicanti che cantassero salmi +ed inni. Tuttavia quei discepoli operosi di un Santo non riuscirono +a riformare la società umana: i bisogni dell’uomo sono fecondi di +trovati e rivoluzionarî, e senza di essi la povertà non è principio +riformatore; laonde non poterono eglino fare altro che costituire un +ordine di frati errabondi senza pur supporre la influenza che il nuovo +istituto avrebbe esercitato sulla società; e costrinsero il loro Santo, +che non era un filosofo nè un teorico, ma un semplicetto figliuolo +di Dio, a diventar legislatore. La Chiesa vietava la fondazione di +nuove regole, perciocchè ormai a soverchio numero fossero saliti gli +ordini monastici, e tutti ridotti mondani e decaduti tutti; perciò a +san Francesco ossia ai suoi seguaci non fu agevol cosa di poter fra +quelli ottenere accoglienza. Sennonchè il Santo trovò in Roma degli +amici potenti, la nobile _Jacoba de Septemsoliis_ della casa dei +Frangipani, il ricco cardinale Giovanni Colonna, il cardinale Ugolino +(uom pronto ad appassionarsi e zelantissimo dei suoi protettori, che +più tardi diventò papa Gregorio IX), ed inoltre l’illustre _Matheus +Rubeus_ di casa Orsini, padre del futuro papa Nicolò III. Innocenzo, +l’uomo dal grande intelletto pratico, non comprese l’importanza del +sorgente ordine dei mendicanti: prevedeva egli forse il pericolo di +una dottrina che era decisamente ostile alla podestà temporale della +Chiesa? Non v’ha maggiore contrapposto di quello che si scorge fra +Innocenzo III e Francesco, fra il sommo sacerdote sedente in trono con +maestà di signore universale e la persona dell’umile accattone. Diogene +vero del medio evo, stava questi innanzi al Papa come innanzi al suo +Alessandro; povero e malato sognatore, ma nel suo nulla più grande di +Innocenzo; profeta che lo ammoniva; specchio in cui pareva che Dio +mostrasse al Pontefice la inanità di tutte le cose mondane: facce +opposte dell’effigie del loro tempo, Innocenzo III e san Francesco +sono per verità due profili meravigliosi. Del resto il grande Papa +non oppose al Santo alcun impedimento, ma fu soltanto Onorio III suo +succeditore che nell’anno 1223 confermò l’ordine dei _Fratres minores_, +e, sottoponendolo alla regola dei Benedettini, gli concesse le facoltà +della predicazione e della confessione[154]. + +Il luogo dove i Francescani, nell’anno 1229, posero la loro prima +residenza a Roma, fu l’ospitale di san Biagio, oggidì san Francesco in +Transtevere; in seguito, nell’anno 1250, Innocenzo IV concesse loro il +convento antico di santa Maria _in Aracoeli_, donde vennero rimossi +i Benedettini[155]; e questa Abazia fu fino ai dì nostri la maggior +sede del loro ordine. Sul vetusto Campidoglio movevano in processione +trionfale frati mendicanti, vestiti di bruna tonaca, cinti i fianchi +del bianco cordone: dalla cima della rupe Tarpea, dal favoloso palazzo +di Ottaviano imperava uno scalzo «generale» dei mendicanti; e ai suoi +comandi rispondeva la devota obbedienza di «province» pronte a’ suoi +cenni, le quali, come a’ tempi dei Romani antichi, si stendevano dalla +remota Bretagna fino ai mari dell’Asia[156]. + +Mentre il Santo di Assisi andava coi suoi entusiasti mendichi +percorrendo la vaga vallata del Tevere nell’Umbria, simile a Gesù +quando moveva per la valle di Genezareth seguito da poveri pescatori, +egli non presagiva che sulle rive della Garonna un altro apostolo +venisse guadagnando un pari ascendente. Domenico di Calaroga +castigliano, discepolo erudito del vescovo Diego da Azevedo, viaggiando +nell’anno 1205 per la Francia meridionale, concepiva il pensiero di +dedicar la sua vita alla conversione di quegli eretici audaci che +combattevano la Chiesa cattolica colle idee del Vangelo. Francesco e +Domenico furono dioscuri entrambi, però nell’intima essenza l’indole +del primo differì a fondo da quella del secondo. L’entusiasta +dell’Umbria, tutto amore, predicava fra’ mendichi, dialogava con +alberi e cogli uccellini, dedicava inni al sole, laddove lo spagnuolo +Domenico, ardente di passione come l’altro, ma tutto inteso alla +realtà pratica della vita, tutto forza operosa, pensava ai modi pur +pratici di esterminare la eresia, e ne teneva consiglio coi fanatici +eroi della guerra degli Albigesi, col vescovo Folco di Tolosa, con +Arnaldo abate di Citeaux, con Pietro di Castelnau legato pontificio +e col terribile Simone di Montfort. Ei fu spettatore dell’eccidio di +un popolo generoso, vide le ruine fumanti di Beziers, dove al cenno +dell’abate Arnaldo furono scannati ventimila uomini, ed orò in estatica +contemplazione nella chiesa di Maurel allorchè Simone di Montfort +coi suoi feroci crociati ebbe rotto l’esercito di Pietro d’Aragona +e del Conte di Tolosa. In mezzo a questi orrori, che avrebbero fatto +rabbrividire il mite Francesco, Domenico, spagnuolo e fanatico, non +ne cavò altra sensazione che amore sempre più ardente per la Chiesa, +null’altro che fervente umiltà; nè in lui viveva altra passione che +non fosse l’intento impetuoso di convertire uomini a idee diverse da +quelle che ei reputava delitti. Gli inizî del suo ordine ebbero culla +nel piccolo convento di monache a _Nôtre Dame de Pruglia_, a’ piedi dei +Pirenei, e nelle comunità di Monpellieri e di Tolosa. + +Nell’anno 1215 andò a Roma, e vi assistette al grande Concilio, nel +quale i Conti di Tolosa furono costretti a cedere le loro bellissime +terre al conquistatore Simone. Innocenzo III comprese l’intendimento +pratico dell’infuocato predicatore, più chiaramente che non intendesse +il senso arcano dei sogni mistici di Francesco. Dopo qualche +riflessione era già inchinevole a confermare il novello ordine sotto la +regola degli Agostiniani, e soltanto la morte gli impediva di condurre +a compimento la sua idea. Ma poco tempo dopo fecelo Onorio III nel +22 Dicembre 1216, quando Domenico era tornato a Roma[157]; e questo +Papa impartì ai frati predicatori (_Fratres praedicatores_) la facoltà +della cura delle anime e della predicazione in tutti i paesi. Anche +in quest’ordine per comando del fondatore fu posta a legge cardinale +la povertà; per compito si tolsero la predicazione e l’insegnamento; +nè molto andò che l’ordine si rese formidabile, avvegnachè togliesse +in mano sua l’officio dell’inquisizione, primamente in società coi +Francescani, indi da solo. Le prime case ch’ebbero in Roma i Domenicani +furono (dopo l’anno 1217) il convento di santo Sisto nella via Appia, e +(dopo il 1222) l’antica e bella chiesa di santa Sabina sull’Aventino, +dove anche ai dì nostri i frati mostravano il luogo in cui vorrebbesi +che, ancor prima, avesse dimorato il loro fondatore. Domenico morì a +Bologna nel giorno 4 Agosto del 1221, ed ivi fu sepolto nella chiesa +del suo nome in una magnifica urna, che la rinascente scultura d’Italia +ornò coi primi fiori del suo genio[158]. + +I due patriarchi del monachismo mendicante, fratelli gemelli e parto +di una istessa età, le due lampade di luce che splendono sul monte +(così li chiama la Chiesa), furono ai fianchi di Innocenzo III gli +apostoli della novella signoria universale ecclesiastica: furono ciò +che era stato il monaco romano Benedetto accanto a papa Gregorio[159]. +Mentre fondatori più antichi di ordini avevano piantato dei romitaggi +o delle abazie nei quali i monaci vivevano vita contemplativa; mentre +gli Abati, ammassando ricchezze, imperavano sopra vassalli da principi +dell’Impero e da feudatarî, Francesco e Domenico, per lo contrario, +sdegnarono un sistema che aveva traviato l’istituto monastico da’ suoi +principî, riducendolo a cosa secolaresca. La loro riforma consistette +a far rivivere l’idea dell’abnegazione e della povertà, e in pari +tempo a sbandire il sistema di una vita puramente eremitica. Il nuovo +monacato piantò le sue tende nel mezzo delle città, si mescolò fra +tutte le classi del popolo, accolse in sè perfino dei laici sotto forma +di terziarî. Queste attenenze pratiche multiformi, che gli ordini +mendicanti ebbero con ogni cerchia della vita umana, diedero loro +una forza immensa. Gli ordini antichi erano diventati aristocratici +e feudali; Francesco e Domenico ridussero il monachismo ad essere +istituto democratico; e in ciò stette riposta la potenza misteriosa di +quei due uomini, tale che da principio fu cosa veramente portentosa. +Le dottrine degli eretici, lo spirito democratico delle città, il +sorgere delle classi lavoratrici e di tutti gli elementi volgari, +fin della lingua, avevano apparecchiato il terreno all’opera di quei +due Santi. I loro insegnamenti furono accolti come manifestazioni +dell’indole popolare, ed il popolo li tenne in conto di riforme della +Chiesa, onde potevasi impor silenzio alle giuste accuse degli eretici. +Il popolo oppresso vide infatti sublimata sugli altari la disprezzata +povertà, la vide sollevata alla gloria del cielo; perciò grandissima fu +la moltitudine di quelli che s’arrolarono nei novelli ordini. Di già +nell’anno 1219, in un’adunanza generale tenuta ad Assisi, Francesco +poteva numerare cinquemila fratelli che con entusiasmo seguivano il +suo vessillo: e ben presto la erezione di conventi dei frati mendicanti +diventò nelle città faccenda così importante, come oggi forse sarebbe +l’applicazione di qualche nuovo trovato che recasse una rivoluzione +nelle bisogne della vita. Uomini illustri e gente minuta entrarono in +quei conventi, e moribondi di ogni ceto si fecero vestire della tonaca +di san Francesco per averne sicuro passaggio in paradiso. + +In breve tempo i frati mendicanti esercitarono un grande ascendente in +tutti gli ordini sociali. Nei confessionali e sui pulpiti soppiantarono +il clero secolare; tennero cattedre nelle università, e monaci +mendicanti furono i maggiori maestri di scolastica: tali s’ebbero +in Tomaso di Aquino, nel Bonaventura, in Alberto Magno, nel Bacone. +Sedettero nel collegio dei Cardinali, e, papi, salirono alla santa +Sede. Nel più riposto segreto delle pareti domestiche la loro voce +parlava alla coscienza del cittadino; nelle splendide corti s’insinuava +alle orecchie dei Re, di cui erano confessori e consiglieri; e risonava +nelle sale del Laterano, e tonava nei tumultuosi parlamenti delle +Republiche. Vedevano tutto; tutto udivano. Come i primi discepoli di +Gesù andavano girando per le terre «senza bastone, senza bisaccia, +senza pane, senza denaro», a piedi scalzi[160]: ma quelle turbe di +mendicanti erano in pari tempo ordinate per province in centinaia di +conventi, capitanate da un «generale», al cui cenno ogni fratello era +pronto a farsi, qual più occorreva, missionario o martire, predicatore +di crociata o banditore di anatema, arbitro di paci o ingaggiatore di +soldati per conto del Papa, giudice di eretici e inquisitore, o fidato +messaggiero e spione, o zelante gabelotto, ossia percettore della +moneta con cui si pagavano a contanti le indulgenze, ed esattore delle +decime ecclesiastiche che rimpinguavano gli scrigni del Laterano. + +La Chiesa romana s’impadronì accortamente dell’indirizzo democratico +di questi ordini, che in tutti i paesi si fecero mediatori delle +sue relazioni col popolo, in quello che i frati erano, per concessa +immunità, sottratti alla sopravveglianza del clero secolare e dei +Vescovi. I Papi se ne fecero un esercito sempre parato a combattere, il +cui mantenimento non costava loro il becco di un quattrino. I principî +della podestà divina del Papato romano furono da quei frati mendicanti +instillati in mille modi nella mente degli uomini, di cui colle minacce +paurose, cogli scrupoli delle coscienze, con insegnamenti mistici, e +da altra parte colla benevolenza, coll’abnegazione, col sacrificio di +sè, piegavano l’animo a tollerante obbedienza sotto ai comandi del Papa +infallibile. Peraltro la natura democratica dei Francescani era aspra +a governarsi; il loro misticismo ascetico minacciava di corrompersi +in eresia; ed infatti la dottrina apostolica della povertà minacciò +più d’una volta effettivo pericolo alla Chiesa. Dopo la morte del +fondatore, l’ordine sofferse uno scisma, poichè un partito più mite +condotto da fra Elia, il più illustre discepolo del Santo, chiese +che sotto certe condizioni fosse concesso ai frati di fare acquisto +di beni. Il voto di inopia mendica eccedeva le leggi della natura +umana, la quale soltanto nei rapporti della proprietà può esplicare +praticamente la forza della persona e della libera volontà. La mano +classica di Giotto, in un vaghissimo quadro, che è posto sulla tomba +del Santo in Assisi, raffigurò gli sponsali di Francesco colla povertà +personificata; però già a quell’ora la salma del grande fondatore +dell’ordine mendicante riposava in un duomo tutto scintillante d’oro +e di marmi. E i suoi figli mendichi si giocondarono in poco di tempo, +poichè ebbero acquistato conventi e beni in tutto il mondo: la povertà +rimase, ma fuor della porta del convento. + +Tuttavolta un partito più severo si levò dalle ceneri del pio Santo con +fervore fanatico, affermando il principio della privazione assoluta di +possedimenti, e venendo così in lotta contro i suoi fratelli più agiati +e contro la Chiesa pompeggiante di lusso mondano. Il vangelo di quella +setta dello Spirito Santo, ossia degli Spirituali, furono le profezie +del celebre abate calabrese Gioacchino de Flore, il quale insegnava +che la Chiesa terrena era soltanto preparazione al regno dello +Spirito Santo: e quei meditabondi frati tenevano l’audace opinione che +Francesco fosse entrato nel luogo degli apostoli, e che il loro impero +monastico fosse succeduto a quello pontificio per dar principio alla +vaticinata età dello Spirito Santo, non ristretta a forme esteriori, nè +vincolata da qualsiasi reggimento o da distinzioni di mio e di tuo. + +La storia della Chiesa e della civiltà deve tener nota dell’influenza +che i Francescani e i Domenicani esercitarono sulla società umana; ma +noi non possiamo descrivere la loro operosità dapprincipio gloriosa, +nè il decadimento profondo della loro idea originaria, nè i ceppi +d’imbecille servitù onde più tardi eglino tennero avvinghiati la +libertà di pensiero e il fecondo svolgimento della scienza: nè possiamo +finalmente dire delle conseguenze che la dottrina della povertà +religiosa solennemente riconosciuta ebbe recato sul patrimonio e sulle +industrie della società civile. + + +§ 3. + +Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro di Courtenay riceve a +Roma (1217) la corona dell’Impero di Bisanzio. — Federico trae in lungo +la Crociata. — Ottone IV muore nel 1218; Enrico di Sicilia è eletto +a successore di Federico in Germania. — Torbidi in Roma al tempo di +Parenzo senatore. — Federico II viene a Roma e vi si incorona (1220). — +Costituzioni imperiali. + +Succeditore di Innocenzo III fu il vecchio Cardinale dei santi Giovanni +e Paolo, Cencio Savelli. Della sua famiglia paterna, con cui ricompare +il nome di un’antichissima stirpe latina, non s’era trovata fino a +questo tempo alcuna traccia nella storia della Città; massime la sua +origine è ignota. Poichè tuttavia fin dal secolo nono si tiene parola +di una terra chiamata _Sabellum_ in vicinanza di Albano, può darsi che +i Savelli abbiano da quella ricevuto il nome, appunto come i Colonnesi +trassero il loro dalla rocca appellata Colonna[161]. La casa nepotesca +degli antichi Savelli (che certo vennero di Germania, come dimostrano +i loro nomi Haimerico e Pandolfo) s’ebbe il primo fondamento nella +storia per opera di Onorio papa, e solamente dopo di lui si levò a +potenza[162]. + +Sotto di Innocenzo III Cencio era stato vice-cancelliere e camerario +della Chiesa; e lui quel Papa aveva adoperato in negozî difficili, +segnatamente in Sicilia, dove per anni il Savelli aveva prestato cure +paterne al giovine Federico. Da cardinale, aveva compilato il celebre +Libro delle entrate della Chiesa[163]; ed ora, con nome di Onorio III, +saliva alla santa Sede in Perugia, addì 24 Luglio 1216: però soltanto +ai 4 di Settembre prendeva il possesso del Laterano. + +I Romani videro di buon occhio diventar papa il loro concittadino: +la sua bontà e la vita immacolata gli avevano da lunghissimo tempo +procacciato l’amore di tutti. Per di più egli ereditava dal suo +predecessore un tranquillo reggimento nella Città, alle cui leggi +ed alle cui franchigie non attentò menomamente. Dopo la costituzione +dell’anno 1205, la Republica romana era amministrata da un Senatore +unico che durava sei mesi in officio, e prestava adesso al Papa, senza +contrarietà di sorta, il giuramento di omaggio[164]. + +L’animo mite di Onorio non si alzò alle idee audaci del suo +predecessore, chè anzi la grandezza di questo ne pose in ombra il +minore ingegno. Una sola passione lo infervorava tutto; ed era di poter +condurre a compimento la Crociata bandita da Innocenzo III, alla cui +testa egli sperava di veder porsi Federico. + +Prima che Onorio invitasse quest’ultimo a venire a Roma per torvi il +serto imperiale, egli vi coronò, ai 9 Aprile 1217, Pietro di Courtenay +da imperatore di Bisanzio: novello e magnifico trionfo della Chiesa, +che ne sperò poter dispensare d’ora in poi le due corone dell’Occidente +e dell’Oriente. Il Conte francese pretendeva al trono greco, poichè +aveva sposato Jolanda sorella di Enrico, che era stato il secondo +imperatore franco di Bisanzio, e con cui, nell’anno 1216, s’era +spenta la linea mascolina della casa di Fiandra. Pietro venne a Roma +colla sposa e con quattro figliuoli, e per la prima ed ultima volta +un Imperatore greco ricevette nella Città, dalle mani del Papa, la +corona d’Oriente; sennonchè la potenza dei Comneni aveva oramai ridotto +quest’Impero romano orientale, ed or latino, ad essere un meschino +fantasima. Il debole successore di Costantino non fu pur coronato nella +basilica romana di quell’antico Imperatore: gli convenne rimpicciolirsi +al livello del Re di Aragona, perocchè egli ricevesse la corona dalle +mani del Pontefice in san Lorenzo fuori le porte[165]. Onorio congedò +il novello Monarca facendo che lo accompagnasse Giovanni Colonna, +cardinale di santa Prassede; ma l’Imperatore non potè toccare la grande +città dell’Oriente, e il suo viaggio finì nelle carceri del despota +Teodoro Lascari in Epiro, dove Pietro di Courtenay morì miseramente +nell’anno 1218. + +Nel frattempo Federico differiva a sciogliere quel suo voto che +gli faceva un dovere della Crociata. Ammonivalo Onorio con lettere +pressanti, financo lo minacciava della scomunica se nel tempo +prescrittogli non fosse mosso ad assistere i Crociati che erano +di già partiti (v’erano andati anche Tedeschi), ed assediavano con +grande alacrità la forte Damiata[166]. Il figlio di Enrico VI non +aveva il fervore pio di Goffredo di Buglione; d’altronde la passione +cavalleresca e guerriera delle Crociate era divenuta a quest’ora +un’ubbìa senza scopo pratico. Il mondo, che s’era scandalezzato vedendo +una grande Crociata di principi franchi scagliarsi sopra la cristiana +Bisanzio, poco tempo dopo era stato costretto a riderne di un’altra +stranissima di molte migliaia di fanciulli, la quale aveva dimostrato, +non tanto che durassero accora le religiose attrattive dell’Oriente, ma +quanto che fossero piuttosto degenerate[167]. Nei principi le tendenze +religiose s’erano mutate in iscopi politici, avvegnachè le loro +intraprese non più avessero per mira il possesso del santo Sepolcro, +bensì quello dell’Egitto, vera chiave di tutto il Levante e delle sue +vie commerciali che mettono alle Indie. Può esservi alcuno che sul +serio biasimi Federico, perchè differì l’adempimento di un voto, che lo +avrebbe distolto dai suoi doveri pratici di governo e lo avrebbe tratto +in Siria, dove l’avo suo era morto senza frutto, dove gli sforzi di +cent’anni indiritti ad uno scopo imaginario, avevano trovato una sicura +disfatta? Il suo intento più prossimo era di ordinare in buon assetto +la sua terra di Sicilia, di ottenere la corona imperiale, e di rendere +ben certa la successione ereditaria nell’Impero. + +A questa meta la morte di Ottone IV gli sgombrò la via. Lo sventurato +Imperatore guelfo passò da questa vita in Harzburg, addì 19 Maggio +1218, in mesta solitudine, da peccatore penitente. Allora Federico +fu riverito in tutta Alemagna come re dei Romani. Il suo affaticarsi +affinchè i principi dell’Impero gli eleggessero a successore in +Germania il figlio suo Enrico già coronato re di Sicilia, per di più +alcuni avvenimenti che parvero aggressioni contro la autonomia della +Chiesa; tutto questo fece sì che il Papa fino dalla primavera del +1219 venisse con lui sul tirato. Il Re lo acchetò promulgando decreti +che comandavano a città ribelli, come erano Spoleto e Narni, di far +soggezione alla Chiesa[168]; rinnovò il trattato di Egra; e tanto +per potersi beccar la corona imperiale promise tutto ciò che il Papa +chiedeva[169]. Illudendosi della speranza di vedere Federico imbarcarsi +per l’Oriente, il mite vecchio tollerò perfino l’inganno che gli venne +teso per Sicilia. Federico, nell’anno 1220, rinnovò anche ad Onorio, +che gliene fece richiesta, la promessa solenne di non congiungere +questa terra alla corona tedesca; per guisa tale il giovine Enrico +avrebbe dovuto regnare in Sicilia, come vassallo del Papa, appena +che fosse venuto alla maggior età. Ma Federico con patenti di grandi +franchigie guadagnò ai suoi progetti i principi ecclesiastici di +Alemagna, chiedendo che si eleggesse tosto Enrico a re romano, locchè +fuor d’ogni dubbio doveva assicurare la quiete all’Impero, torla alla +Chiesa. Senza che si prendessero riguardo alcuno del Papa, l’elezione +avvenne infatti nell’Aprile dell’anno 1220, a Francoforte; e così +Federico ruppe l’obbligo che s’era assunto. Se ne irritava Onorio, +però l’altro cercava pacificarlo con lettere diplomatiche: prometteva +che Sicilia non unirebbe mai con Germania, ma domandava che gli si +guarentisse il possedimento dell’isola finchè avesse vissuto: e il +Papa, stretto dalla necessità, acconsentiva che, sua vita durante, ne +tenesse il governo per il caso che Enrico morisse senza prole. Pertanto +la unione personale di Sicilia colla casa degli Hohenstaufen non potè +essere impedita: Onorio, troppo fiacco per far valere con energia i +suoi diritti, capì con gran dolore che lo si aveva preso in trappola, +previde la futura unione delle due corone e il pericolo inevitabile che +ne doveva sorgere per la Chiesa. Ed invero presto avvenne che Federico +considerò Sicilia, gemma della sua signoria, come il fondamento +materiale di que’ piani di monarchia italica che aveva ereditati dal +padre suo; e la tenne come pietra angolare di un nuovo impero degli +Hohenstaufen che egli poteva sperar di fondare, sedendo nel paese in +cui solamente era monarca vero. + +Roma si andava facendo inquieta, ed Onorio fino dal Giugno 1219 ne +partiva, e si recava a Rieti e a Viterbo: ritornava sì per breve tempo +nella Città, ma poi nuovamente cercava protezione a Viterbo[170]. +Il partito democratico si agitava: come il Comune non si sentì più +frenato dalla mano vigorosa di Innocenzo III, tentò recuperare i +diritti perduti. In quei frangenti Federico potè prestare al Papa un +servigio degno di gratitudine; egli mandò l’Abate di Fulda, legato suo, +ai Romani, con lettere che publicamente furono lette in Campidoglio: +significava loro che presto sarebbe andato a Roma e gli ammoniva che +stessero obbedienti al Pontefice[171]. Il Senatore che era allora in +officio (Parenzo, romano di famiglia senatoria) espresse nella sua +risposta al Re la riconoscenza del popolo romano, lo invitò che venisse +a incoronarsi imperatore, e protestò che la Città era disposta a +mantenersi in pace colla Chiesa[172]. Onorio si riconciliò coi Romani, +e nel mese di Ottobre potè tornarsene nella Città[173]. + +Federico andò nel Settembre dell’anno 1220 in Lombardia; ivi le città +erano fra sè ostili, ma non una di esse gli si fece incontro con +dimostrazioni di amicizia o di avversione. Dopo lunghi negoziati coi +legati pontificî, intesi a stabilire il concordato della coronazione e +la futura condizione di Sicilia, ei mosse a Roma per torsi la corona. +Vi venne colla sua sposa Costanza, con molti Principi dell’Impero e +con non grande esercito. Onorio lo coronò addì 22 Novembre 1220 nel +san Pietro in mezzo a quiete perfetta, tale che nei tempi andati +non s’aveva visto mai l’eguale, e fra il giubilo «immenso» (stile +officiale) della Città[174]. Dopo lunga età fu questa la prima +volta che i Romani con festa prendessero parte ad una coronazione +imperiale; ed apersero ospitalmente le porte, senza che Tedeschi e +Latini ammorzassero il loro odio nazionale in fiumi di sangue[175]. La +presenza di molti principi e di ambasciatori delle città italiche diede +splendore e rilevanza alla solennità, e vennero eziandio i baroni di +Sicilia a prestare i loro omaggi, senza che il Papa lo impedisse. Volle +destino che la festività della coronazione di Federico II chiudesse la +lunga serie di cotali ceremonie a sistema antico; ed invero col nipote +del Barbarossa finirono l’antico Impero tedesco, la sua grandezza, la +sua importanza storica universale; e Roma d’allora in poi per quasi +cent’anni non vide più coronare alcun Imperatore, fino a tanto che +Enrico VII si prese il diadema tra battaglie e tumulti, ma non nel san +Pietro. + +Onorio aveva dato la corona imperiale al figliuolo di Enrico VI, +esigendone preziose concessioni in ricambio; e le Costituzioni che +ne furono promulgate a favore dell’immunità della Chiesa e contro +l’eresia vennero (così s’era stabilito nel patto) publicate nel duomo +quali leggi che dovevano ottenere osservanza in tutta l’ampiezza del +sacro romano Impero. Per esse fu accordata pienezza di libertà alla +Chiesa; si dichiararono ereticali e si abolirono tutti gli Statuti +che da principi o da città erano stati emanati contro il clero ed il +patrimonio della Chiesa: coloro che la Chiesa aveva scomunicati per +aggressioni contro il suo privilegio di foro dovevano nel termine di +un anno essere posti al bando dell’Impero: si confermò la esenzione +dei preti dai tributi; gli eretici furono posti fuor della legge; fu +ordinato a tutti i magistrati che li denunciassero e sterminassero. +Si guarentì sicurezza ai pellegrini; conservazione degli averi +ai naufraghi; libertà di lavoro ai poveri contadini. Queste leggi +umanissime dettate in forma di articoli senza apparato pomposo, furono +aggiunte a quelle Costituzioni, sulla cui tetra oscurità sparsero un +lieve raggio di luce, speranza di più sereno avvenire[176]. All’età +dei Carolingi gli Imperatori avevano dato delle costituzioni civili +in Roma, che regolavano i rapporti giuridici dei Romani, ordinavano +la forma dell’elezione pontificia, fornivano guarentie all’autorità +dell’Imperatore; all’età di Innocenzo III invece non fecero che sancire +la libertà assoluta del clero dalla podestà civile, e promulgarono +editti sugli eretici che il braccio dell’Inquisizione doveva +distruggere. L’Impero s’era ridotto senza forza e senza diritti nella +Città: quel romantico fanciullo che era stato Ottone III aveva avuto in +Roma maggior potenza del Barbarossa e di Federico II. + +L’ultimo erede della casa di Hohenstaufen, che solamente con repugnanza +la Chiesa aveva levato al trono imperiale, le ebbe così accordato +conferma di ciò che soltanto il guelfo Ottone avrebbe potuto concedere. +La vittoria della Chiesa fu completa: la lunga lotta delle investiture +finì colla confermazione della sua independenza dallo Stato. + +Onorio III fu pacificato appieno allorchè Federico II nel dì +dell’incoronazione ricevette novellamente la croce dalle mani del +cardinale Ugolino, e promise che nell’Agosto del susseguente anno si +sarebbe imbarcato per la Siria. L’importantissimo argomento di Sicilia +il Papa non trasse in campo, e continuò a dare all’Imperatore il titolo +di «re di Sicilia», poichè quegli lo aveva calmato assicurandolo che +l’unione personale di quel paese coll’Impero non si sarebbe mai mutata +in unione reale[177]. + + +§ 4. + +Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede in pace lo Stato +della Chiesa. — Un Conte imperiale governa la Romagna. — Torbidi a +Spoleto. — Roma e Viterbo. — Moti democratici a Perugia. — Roma e +Perugia. — Il Papa fugge di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati +a cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo de +Benincasa, senatore. — Atteggiamento ostile dei Lombardi contro +l’Imperatore. — Broncio fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico la +rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III muore (1227). + +Ancora tre dì rimase l’Imperatore nel suo campo presso Monte Mario; +indi, ai 25 di Novembre, per Sutri e per Narni mosse a Tivoli, dove fu +ai 5 di Dicembre[178]. Il Papa aveva ordinato alle terre della Tuscia +romana che prestassero il _Foderum_ all’esercito imperiale, ma negò che +vi fossero soggette la Maritima e la Campagna, dacchè il corteo della +coronazione non soleva passare da quei paesi. Se in tempi andati (ei +disse con amarezza) alcuni Imperatori esigettero ivi illegittimamente +il mantenimento del loro esercito, ciò accadde solamente quando +passarono di là per andare ad invadere il reame di Sicilia. Tuttavolta, +ad onta del diniego, significò al Rettore della Campagna che +somministrasse il _Foderum_, ultimo e miserevole avanzo dei diritti +imperiali[179]. + +Proseguì Federico il suo cammino attraverso il Lazio per entrare da +imperatore nel suo regno avito di Sicilia; e un tal viaggio turbò la +gioia della Chiesa, la quale avrebbe desiderato invece di veder lui +occupato nelle cose di Germania od in Oriente. A Capua l’Imperatore +congregò i baroni delle Puglie, e subito diede principio alla +grande impresa di ordinare con leggi nuove il reame che era tutto a +soqquadro. Ancora una volta confermò il Papa nel possesso dello Stato +ecclesiastico e delle terre matildine; nè imitò l’esempio di Ottone +IV, ma adempì coscienziosamente a’ suoi impegni. E sul principio +del Febbraio 1221 Onorio potè lietamente confessare che, coll’aiuto +dell’Imperatore, ei dominava in pace sopra Spoleto, su una gran parte +della contea di Matilde e sovra tutto il _Patrimonium_, dal ponte +del Liri fino a Radicofani: frattanto la ribelle marca di Ancona era +concessa in feudo ad Azzo di Este, e questo feudatario, in nome della +Chiesa, veramente la riduceva a soggezione[180]. + +Alieno dai disegni ambiziosi dei suoi predecessori, Onorio III ad +altro non mirava che a mantener la pace fra la Chiesa e l’Impero, ed +a compiere il suo voto pio di liberar Gerusalemme: a lui pertanto più +che agli altri Pontefici avrebbesi potuto vaticinare un tranquillo +possedimento dello Stato ecclesiastico. Però a nessuna dinastia +la dominazione di grandi imperi ebbe costato lotte più penose di +quelle che ne cagionò ai Vescovi di Roma il piccolo territorio sul +quale volevano esser re. Il genio di cento Papi, la potenza e le +ricchezze della Chiesa cattolica, guerre innumerevoli, scomuniche, +giuramenti, concordati, tutto questo fu adoperato per fondare lo Stato +ecclesiastico; e quasi ciascuno dei Pontefici, quanti furono, dovette +rifarsi sempre da capo al lavoro, e con grande fatica rammendare gli +squarci che la spada materiale dei Principi apriva sempre novellamente +nella veste terrena della Chiesa. Per quanto fu lungo il medio evo i +Papi furono costretti a rotolare il sasso di Sisifo[181]. + +Come Federico ebbe confermato mercè di trattati solenni lo Stato della +Chiesa, quale avevalo costituito Innocenzo, tenne egli sulle prime +forte volontà di lasciarlo così sussistere: lo dimostrano i documenti +che promulgò da Capua. Tuttavia la Chiesa accompagnava con diffidenza +profonda ogni azione del figliuolo di Enrico VI, e questi per parte +sua nelle intenzioni della Chiesa non iscorgeva altra cosa che non +fossero egoismo e disegni insidiosi. Siffatti sospetti nocquero più +che le manifeste ostilità. L’idea legittima della podestà universale +dell’Impero romano veniva in cozzo continuo coll’idea consecrata +da Innocenzo, della podestà universale della Chiesa; ed Italia +continuava naturalmente ad essere l’oggetto dell’eterno dissidio. +Federico II, anch’egli come Ottone IV, non aveva altro desiderio +che di assoggettare al suo giogo nuovamente questa contrada, in cui +posava il fondamento del romano Impero. Le contese dei partiti che +dilaniavano le città combattenti fra sè con insane guerre fratricide, +invitavano l’Imperatore a frammettersi in esse e a trarne profitto. Il +germe continuo di decadimento che allignava nello Stato ecclesiastico, +ricucito insieme non con altro che con legami meccanici, lo seduceva +a riprendersi quei diritti dell’Impero cui aveva di già rinunciato; e +frattanto anche la Chiesa faceva rivivere pretese di diritti antichi, +che il tempo e le mutazioni di possesso (così massime era delle terre +di Matilde) avevano reso quasi irreconoscibili. + +Le contentezze di Onorio ebbero prestamente fine. Nel Giugno 1221 +Federico creò Goffredo di Blandrate a conte della Romagna, la +qual provincia, dal tempo degli Ottoni in poi, era stata tenuta +assolutamente in conto di possedimento imperiale: ed in quella terra +la giurisdizione dei _Vicecomites_ imperiali durò senza impedimento +alcuno fino all’anno 1250, ed anche più tardi[182]. A Spoleto (che +soltanto allora, come Perugia e come Assisi, s’era data in piena balìa +della Chiesa, ed era governata dal cardinale Rainero Capocci con titolo +di _Rector_), tentava Bertoldo, figlio dell’antico duca Corrado, di +ricuperare l’estinto ducato del padre suo. Egli fece dunque alleanza +col siniscalco Gunzelino; ed entrambi colà e nella Marca vennero ad +ostilità contro il Cardinale, sedussero alla ribellione alcune città, +discacciarono gli officiali pontificî, e ve ne posero di loro proprî. +Così fu che anche qui il diritto imperatorio venne a conflitto col +moderno diritto pontificio; e quantunque Federico ponesse un argine +all’opera illegittima di quei signori, tuttavia in Roma si sospettò che +egli non si comportasse con fede onesta[183]. + +Nel frattempo i Romani erano tornati in guerra contro Viterbo, +avvegnachè le contese per il possesso di alcune castella offerissero +durevole occasione all’odio inestinguibile di erompere. La città +di Viterbo a questo tempo s’era fatta grande e doviziosa pei suoi +traffici; nella Maritima tusca non v’era che la sola Corneto la quale +potesse rivaleggiare con essa; ed era capace di mettere in arme +diciottomila uomini[184]. Come in tutti i Comuni, anche là nobili +e cittadini si contendevano il potere, e s’ergevano alcune famiglie +che di quello s’impadronivano. Le case nemiche dei Gatti e dei Cocco +trassero nei loro litigi i Romani, che avevano nuovamente perduto i +diritti acquistati nella pace dell’anno 1201. Quindi fu che nel 1221 +ricominciò la guerra, e continuò lunga pezza; in essa fu involto anche +Onorio, e la sua ingerenza di mediazione a favore dei Viterbesi, che +egli tentò proteggere contro il furore pazzo dei Romani, ebbe per +conseguenza una rivolta[185]. + +D’altronde i casi di Perugia alimentavano nei Romani il sospetto. +Quella città ormai poderosa, fatto per la prima volta omaggio ad +Innocenzo III, ne aveva ottenuto la confermazione del suo Statuto +municipale. Molto s’era adoperato il Papa, come protettore di Perugia, +per far cessare l’acerba guerra dei nobili contro il popolo (Raspanti), +ma vana era tornata la sua opera; il partito popolare aveva cercato +perfino di sciorsi nuovamente dal vincolo della Chiesa, e soltanto a +gran fatica era riuscito nel 1220 al Rettore pontificio di conservarle +Perugia. Mentre in Roma nulla accennava che le maestranze, ossiano +_artes_, fossero diventate corporazioni potenti, per lo contrario a +Perugia s’erano formati dei sodalizî armati con rettori e con consoli +alla loro testa, che tentavano di costituire un reggimento democratico. +La fazione popolare promulgava Statuti contro la libertà del clero cui +assoggettava a tributo, e combatteva contro i nobili e i cavalieri, +irritata della non equa ripartizione delle imposte. Giovanni Colonna, +cardinale di santa Prassede, mandato dal Papa a Perugia con facoltà +straordinarie, s’intromise fra i partiti, e finalmente di suo arbitrio +soppresse le associazioni delle maestranze nella loro forma politica: +il suo decreto fu nell’anno 1223 confermato da Onorio[186]. Da questo +esempio tuttavolta non può conchiudersi che i Pontefici tenessero +oppressi i Comuni. Eran troppo deboli per poterlo fare; chè anzi eglino +si alleavano cogli elementi democratici per averne appoggio contro di +Federico. Ed a quest’ultimo i Comuni potevano dire che il giogo della +signoria pontificia era leggiero e benigno, laddove l’Imperatore (il +quale, ne’ suoi principî severamente monarchici, voleva che tutte +le individualità politiche piegassero sotto la sua legge) era nemico +dichiarato di ogni democrazia autonoma, ed alle città del suo reame di +Sicilia proibiva la elezione di podestà e di consoli, nientemeno che +sotto pena di morte[187]. + +Che oltre alla guerra di Viterbo, anche quei casi di Perugia avessero +la loro parte per mettere il malumore in Roma non puossi dubitare: +infatti Perugia riveriva formalmente l’autorità del Senato romano, e +nel secolo decimoterzo, quasi quanto fu lungo, l’officio di podestà fu +ivi tenuto da nobiluomini romani[188]. Perugia, antichissima colonia +di Roma onorava pur sempre la Città (anche divenuta pontificia) con +pia religione di figlia verso la sua illustre madre e signora; ed il +corso dei secoli, che tutto trasforma, non aveva potuto cancellare la +sacra tradizione di quella reverenza. Nei documenti di diritto publico, +financo nei più vecchi Statuti del Comune di Perugia (sono dell’anno +1279), evvi apposta la formula di rispettoso omaggio che tributavasi +ai diritti signorili del popolo romano, oltre che a quelli del Papa: +e invero, dopo l’invocazione «ad onoranza» dei Santi e del Pontefice, +viene quella dell’_alma mater Roma_[189]. Massime i documenti mettono +fuor di dubbio che l’autorità della città di Roma si estendeva, molto +più in là del suo distretto, nell’Umbria e nel ducato di Spoleto, +onde anche in quelle terre l’officio di podestà era spessissime volte +conferito ad uomini romani. E quando ancor più tardi, nell’anno 1286, +Perugia, Todi, Narni e Spoleto conchiusero una lega di quarant’anni, +nel trattato inserirono espressamente la formula: «Ad onore della +illustre Città, madre nostra»[190]. + +Nei torbidi romani, che adesso stanno per iscoppiare e somigliano a +quelli dell’età di Innocenzo III, torniamo a trovare quel medesimo +Riccardo Conti, che ancor prima aveva avuto sì gran parte nelle contese +cittadine. A questo possente Conte Federico aveva tolto Sora; perciò +era venuto a Roma, ma non trovatovi appoggio appo il Pontefice, aveva +cominciato col suo partito a combattere i Savelli ed altri amici di +Onorio. Nel Maggio dell’anno 1225 il Papa fuggiva a Tivoli; indi più +in là, a Rieti[191], ed allora Parenzo tornava ad essere senatore. +Sebbene questo romano contasse fra i congiunti suoi un martire, egli +era ad ogni modo nemico mortale del clero. Già come podestà di Lucca +aveva assoggettato i preti a balzelli o gli aveva discacciati, e +per conseguenza aveva tratto sul suo capo l’anatema del Papa, da cui +però a quest’ora era stato anche assolto. Può darsi che Onorio avesse +rifiutato di confermarlo nell’officio di senatore; ed è facile che la +violenza, onde il popolo ve lo insediava, sia stata una delle maggiori +cause della sollevazione[192]. + +Ormai allora il Papa s’era imbronciato gravemente coll’Imperatore, +perocchè questi ricusasse di mettere da banda le sue riforme in +Sicilia per intraprendere la Crociata: e a rammentargliene l’obligo +incessantemente lo si tribolava. La caduta di Damiata (avvenne agli 8 +di Settembre del 1221) aveva incusso spavento all’Occidente e messo +Onorio a disperazione. Imperatore e Papa s’erano trovati a Veroli +nell’estate del 1222, vi avevano insieme fatto dimora un paio di +settimane, e di là bandito un congresso a Verona per discutervi della +Crociata. L’assemblea peraltro non si riunì; bensì v’ebbe un nuovo +abboccamento a Ferentino nella primavera del 1223; v’intervennero anche +Giovanni di Brienne re di Gerusalemme, il Patriarca di quella città e +i tre gran maestri; ed ivi fu risolto che la spedizione si differisse +fino all’estate dell’anno 1225. Per avvincervi Federico ancor più +saldamente, il Papa lo indusse a ricevere la mano di Giolanda figlia +unica di quel re titolare di Gerusalemme: Costanza, prima moglie +dell’Imperatore, era infatti morta addì 22 Luglio del 1222[193]. +Ma venne anche il 1225 senza che l’ardente voto del Pontefice si +adempiesse, perciocchè i Re dell’Occidente rifiutassero di darvi il +loro appoggio. Gli ambasciatori di Federico (fra i quali fuvvi Giovanni +di Brienne) andarono per chiedere una novella proroga, e trovarono a +Rieti il Papa ch’era stato cacciato di Roma. Stretto dalla necessità +acconsentì egli alle loro proposte, ed allora l’Imperatore (addì 25 di +Luglio) giurò a san Germano, alla presenza dei legati pontificî, che +senza fallo moverebbe alla Crociata nell’Agosto dell’anno 1227, sotto +pena della scomunica[194]. + +Onorio soggiornò ancora in Rieti tutto l’inverno, mentre a Roma si +negoziava per il suo ritorno; ed invero adesso anche l’Imperatore, che +aveva ottenuto quel che bramava, s’interpose paciere. Nell’autunno fu +conchiusa la pace fra la Chiesa e la Città; Parenzo rinunciò al suo +officio, e in luogo suo subentrò Angelo de Benincasa[195]. Allora, nel +Febbraio dell’anno 1226, il Pontefice potè far ritorno a Roma. Quivi +ei visse peranco un anno in agitazione così penosa, che il suo mal +animo contro l’Imperatore fu presso a scoppiare in completa rottura. +In questo frattempo Federico aveva vinto nelle Puglie e in Sicilia +tutti gli impedimenti a sè ostili, aveva assoggettato i baroni ribelli, +soggiogato i Saraceni sollevati nell’isola, e confinatili a Nocera +sul continente: aveva fondato l’università di Napoli, e con miglior +governo accresciuto le forze di quel magnifico paese. Ma adesso molte +circostanze si davano la mano per rompere la sua pace colla Chiesa e +con Italia, e per spingerlo a terribili guerre che gli furono compagne +quanto lunga fu la sua vita. + +Le città lombarde rifiutavano reverenza a quei diritti che la pace di +Costanza aveva riconosciuto spettare all’Impero; un resto di antica +signoria imperiale, divenuta indefinita nei suoi limiti, offeriva +ad esse occasione di dar meno di quello che fosse il loro dovere, e +porgeva occasione a lui di chieder più di quello che gli competesse: +ben presto ei ne traeva motivo di dichiarare che voleva restaurare la +sua podestà imperiale sul Po, e di rivolere tutta Italia come «retaggio +suo». Ma le città divenute forti, orgogliose del loro sentimento +nazionale, non vollero saperne più dell’Impero divenuto impotente, e, +come all’età del Barbarossa, combatterono per la loro libertà e per +l’independenza[196]. La loro eroica resistenza avrebbe meritato una +ricompensa migliore, ma la divisione fu causa che non conseguissero +risultamenti durevoli. Allorchè i Lombardi udirono che Federico +stava per muovere dalle Puglie coll’esercito, riunironsi a Mosio +nel Mantovano, e, addì 2 Marzo 1226, conchiusero un trattato, mercè +cui rinnovarono per venticinque anni l’antica federazione. La loro +attitudine minacciosa, onde impedirono a re Enrico di valicare le Alpi +per giungere alla dieta dell’Impero che s’era ordinata a Cremona, ebbe +per conseguenza che fossero posti al bando dell’Impero. Ambe le parti +invocarono il Papa facendolo arbitro della pace; ma la sua sentenza +talentò assai poco a Federico, perciocchè Onorio, com’è ben naturale, +dimostrasse di parteggiare pei Lombardi[197]. + +Il mal animo si accrebbe per litigi sorti a cagione di alcune +investiture vescovili di Sicilia, cui pretendeva la Chiesa e Federico +contestava: questi infatti non si sentiva pienamente padrone nella +sua terra avita, se prima non l’aveva resa independente affatto dal +Papa. Con crescente sospetto la Chiesa mirava alle savie riforme +dell’Imperatore, che tramutavano quel reame in una monarchia autonoma: +ivi Federico, per fermo con attività senza posa, gettava le fondamenta +della sua potenza; di là sembrava intendere alla sua meta, di creare +un’Italia unita e monarchica, colla distruzione delle federazioni +italiche, delle libertà cittadine e dello Stato ecclesiastico fondato +da Innocenzo. Così fin da allora temevasi alla corte pontificia. + +E ad essa era venuto a querelarsi anche Giovanni di Brienne. Appena +sposata Giolanda, vera erede di Gerusalemme per parte di sua madre +Maria, l’Imperatore s’era preso il titolo di re di Gerusalemme; e il +suocero di lui, deluso in tutte le sue speranze, correva al trono del +Papa a sporgervi le sue lagnanze. Onorio tosto si giovò della collera e +dell’ingegno dell’ex-re, cavaliere valente e fratello di quel Gualtiero +onde un tempo s’era servito Innocenzo III: a lui infatti affidò il +governo temporale di una gran parte dello Stato ecclesiastico[198]. Il +meschino risultato di tutti i fervidi sforzi del Papa per condurre a +fine una Crociata fu perciò questo, che il successore di Goffredo di +Buglione si arrolò agli stipendî della Chiesa, per guadagnarsi di che +vivere prestando l’opera di rettore del _Patrimonium_. + +Il generoso Onorio III morì di morte tranquilla in Laterano nel giorno +18 Marzo 1227. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + + +§ 1. + +Ugolino Conti è fatto papa con nome di Gregorio IX. — Esige che +l’Imperatore parta per la Crociata. — Federico parte, ritorna ed +è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore e del Papa. — +La fazione imperiale discaccia Gregorio IX di Roma. — Crociata +contro l’Imperatore. — Il Papa invade le Puglie nel 1229. — Ritorna +l’Imperatore; i Pontificî fuggono. + +Ad uno dei Papi più pacifici succedette un uomo di forti passioni e +di ferrea volontà. Ugolino, cardinal vescovo di Ostia, era eletto, +addì 19 Marzo 1227, in san Gregorio presso il Septizonio, e acclamato +pontefice con nome di Gregorio IX: usciva della famiglia dei Conti di +Anagni, ed era parente in terzo grado di Innocenzo[199]. Aveva vissuto +sotto il governo di parecchi Papi; e in giovinezza il suo animo s’era +temprato alle impressioni potenti dei grandi casi avvenuti al tempo +di Alessandro III. Eletto vescovo di Ostia da Innocenzo congiunto +suo e di lui forse più giovine, aveva nuovamente fortificato di mura +quella città marittima decaduta; indi per lunghi anni aveva trattato i +più importanti affari della Chiesa in Italia e in Alemagna, e qui, da +legato pontificio, condotto i difficili negoziati nella controversia +della successione all’Impero. Lo abbiamo veduto farsi per primo il +protettore dell’ordine dei Minoriti; e in vero nel suo animo vigoroso +alitava una fiamma di quel fuoco che scaldava Francesco e Domenico, +e ne rendeva salda come acciaio la innata fortezza dell’indole, e +lo faceva uomo indomabile, provocatore fino alle estreme audacie, +insofferente di qualsiasi contraddizione. Quel vecchio facondo, di +costumi puri, di grandissima dottrina nelle leggi civili e canoniche, +di fede profonda e fervida, pareva per maestà e per aspetto un vero +patriarca: e la sua potenza tenacissima di memoria non infiacchita +dagli anni, lo faceva parere men vecchio di quel che era[200]. + +Ugolino aveva visto di mal animo le debolezze arrendevoli di Onorio; e, +come ei fu salito alla cattedra santa, tutti n’ebbero certezza che egli +non avrebbe imitato la pazienza molle del suo predecessore: appunto +perciò i Cardinali lo avevano eletto[201]. Ai 21 di Marzo fu consecrato +in san Pietro; il popolo romano plaudente lo accompagnò al Laterano, +e nella solenne processione furono visti intervenire il Senatore ed il +Prefetto della Città. Tre giorni dopo la sua consecrazione, Gregorio IX +significò a Federico (che da un pezzo conosceva e trattava da amico) il +suo esaltamento al trono; e in pari tempo lo ammonì che imprendesse la +Crociata, di cui s’avvicinava l’ultimo termine fissato in Agosto[202]. +Era stato dalle mani di Gregorio medesimo che l’Imperatore aveva +ricevuto la croce nel giorno della sua coronazione: e Federico annunciò +tosto che era pronto a partire, per guisa che molti Crociati, la +massima parte Tedeschi, convennero a Brindisi. Colà, nella stagione +delle febbri, stettero aspettando il segnale d’imbarcarsi, e frattanto +un’epidemia colse quelle turbe di genti, che ne morirono a migliaia: +finalmente giunse l’Imperatore da Messina, nè mai Crociato alcuno montò +a bordo della nave con tanto ritroso dispetto, come fu del nipote di +quel Barbarossa che era morto in Siria. + +Come egli ebbe effettivamente fatto vela da Brindisi sul principio del +Settembre, si intonò in tutte le chiese il «Te Deum», e le orazioni +del Papa lo accompagnarono sul mare. Quand’ecco di lì a pochi giorni, +si sparge una stranissima voce; vien detto che l’Imperatore sia +tornato indietro, che sia anche sbarcato, e che abbia mandato a monte +la Crociata. Così la era infatti. Infermato sul mare, Federico aveva +fatto voltar le prore delle galee, ed era sceso a terra in Otranto, +dove (erano appena giunti) la febbre portava via il Conte di Turingia. +Come il Pontefice ricevette le lettere che confermavano l’inaspettato +caso e cercavano di scusarlo, fu preso di collera impetuosa; non volle +udir di ragioni nè di promesse; ai 29 di Settembre, vestiti i suoi +abiti solenni, salì sul pergamo nel duomo di Anagni, e conformemente al +trattato di san Germano scagliò l’anatema sull’Imperatore, in quello +che i preti schierati dai due lati dell’altar maggiore gettavano a +terra con gesti di odio e d’ira le loro torce accese. Dopo la minaccia +imbelle di Onorio scoppiava adesso il fulmine vero. + +La focosa audacia di Gregorio IX pare grandezza agli uni, agli altri +precipizio di un animo collerico; scusabile per pazienza venuta meno, +ma imprudente sempre. Il vecchio energico, una di quelle indoli che non +sanno tollerare i mezzi termini, provocava l’uomo in cui non iscorgeva +ormai altro che l’insidioso nemico della Chiesa, il quale s’era fatto +giuoco della debolezza di Onorio. Impavido come Gregorio VII, ei lanciò +nel mondo la face di un immenso incendio; e ruppe rapporti mal definiti +e perciò intollerabili, preferendo guerra aperta a pace infingarda. +Caddero da tutti i volti le maschere. Coi manifesti che promulgarono +i due capi della Cristianità fecero noto al mondo che la pace fra i +nemici antichi e tradizionali era cosa impossibile. Forse che agli +occhi della Chiesa il vero delitto di Federico si era di aver tratto +in lungo ripetute volte la Crociata? No, senza dubbio; i suoi delitti +erano la potenza di lui che diventava troppo formidabile, la unione +di Sicilia coll’Impero, la sua dominazione sulle città ghibelline +dell’Italia settentrionale e di quella di mezzo, dominazione minacciosa +di pericolo alla lega lombarda. Nessun Imperatore aveva posto tante e +così salde fondamenta di pratica signoria in Italia più di Federico II +re assoluto di Sicilia; laonde restava sempre a compito della politica +pontificia lo svellere dalle radici la potenza degli Hohenstaufen: e i +Papi ben seppero con meravigliosa fermezza condurre quel loro proposito +a compimento. + +Nella sua enciclica indiritta a tutti i Vescovi Gregorio dipinse coi +più neri colori l’ingratitudine di Federico, e senza riserbo lo marchiò +d’infamia innanzi agli occhi del mondo: attacco violentissimo che +indignò gravemente l’Imperatore, e lo trasse a rispondere con veemenza +eguale. Dapprima egli giustificò assai acconciamente il suo abbandono +della Crociata, indi spedì un manifesto ai Re. In questa celebre +scrittura fu per la prima volta dettata una protesta dell’autorità +temporale contro il Papato innocenziano; e l’Imperatore vi manifestò +la chiara coscienza del dovere che a lui, rappresentante della podestà +civile, si spettava di difenderla contro il despotismo minaccioso di +Roma. Ai principi e ai popoli mostrava, cogli esempî dello sventurato +Conte di Tolosa e del Re d’Inghilterra, qual sorte era loro destinata; +e senza riguardo alcuno svelava le brutture della Chiesa, fatta +istituto mondano, e dell’ambizione di regno dei Papi. Il capo supremo +dello Stato faceva argomento di discussione per tutto il mondo i +delitti della Chiesa, per modo che l’Imperatore della Cristianità +pareva confermare quello che gli eretici dicevano della natura del +papato, accusandolo che rinnegasse le virtù apostoliche[203]. Roffredo +di Benevento, celebrato giureconsulto, portò a Roma le lettere +imperiali, che in mezzo a grida di plauso furono lette publicamente +in Campidoglio. E tosto si formò una fazione imperiale, perocchè la +contesa fra l’Impero e la Chiesa paresse ai Romani massimamente la +benvenuta, e fosse propizia alle cose loro proprie. Gregorio IX aveva +assunto nella Città aria da padrone, e fatto distruggere alcune torri +della nobiltà che erano prossime al Laterano: poi, sopravvenuta la +disputa per Viterbo, la protezione data da lui a questa terra aveva +irritato il Comune. Alle fazioni politiche si associavano gli eretici, +che dappertutto, in mezzo ai roghi ed anche in Roma, sollevavano il +capo sempre più audacemente. Basti un esempio per dimostrare a che +grado di anarchia si trovasse pur sempre la Città. S’era in estate, e +il Papa soggiornava nel Lazio, quand’ecco nobili e cittadini, e perfino +frati e preti, levare un impostore alla dignità di vicario pontificio +in Vaticano, affinchè a prezzo di denaro sciogliesse dal loro voto i +Crociati che passavano per andarne a Brindisi. E il giuoco temerario +potè durare publicamente per sei settimane nel Portico del san Pietro, +nè cessò se non quando il Senatore vi pose un termine[204]. + +Nobiluomini romani ricevevano oro da Federico; e financo il figliuolo +di Riccardo Conti, Giovanni di Poli, fu visto bazzicare nel campo +suo[205]. L’Imperatore, che aveva invitato quegli ottimati a venirne +a lui nella Campania, seppe adescare i Frangipani affinchè gli +vendessero i loro beni, ed eziandio le fortezze che possedevano nella +Città, cose queste che tenevano in feudo dai Papi: eglino dovevano +indi riavere il tutto in feudo da lui, e dichiarare così di essere +vassalli imperiali[206]. Ed invero la era per Federico cosa importante +di crearsi un partito anche in Roma, di aizzare quivi nemici addosso +al Pontefice, e di tenere in poter suo il Colosseo. Una sollevazione +fu la conseguenza delle sue macchinazioni. Nel giovedì santo dell’anno +1228 Gregorio aveva scagliato ancora una volta l’anatema contro +l’Imperatore; ma più tardi, al lunedì di Pasqua, intanto che celebrava +la messa nel san Pietro e volgeva al popolo una orazione violenta +contro di Federico, i Ghibellini gli soffocarono la voce con violente +grida, gli si strinsero addosso presso l’altare, lo colmarono d’insulti +e lo cacciarono del santuario. La Città si levò in armi, mentre il Papa +fuggitivo, accompagnato da schiere di Guelfi fedeli, correva all’amica +Viterbo. I Romani lo inseguirono con milizie, e lo costrinsero a +fuggir più in là, a Rieti ed a Perugia; sfogarono un po’ del loro odio +contro Viterbo, devastando barbaramente le campagne, e conquistarono +il controverso castello di Rispampano[207]. Dal suo esilio Gregorio +IX scagliò la scomunica contro i suoi persecutori; indi con grande +amarezza stette aspettando il tempo di poter fare ritorno. + +Frattanto l’Imperatore si armava per condurre veramente a fine la +sua Crociata. Così operando, non solamente toglieva credito a quanto +diceva il Papa accusandolo che egli non avesse mai presa sul serio +l’idea di quella spedizione; faceva anzi assai di più, perchè poneva +il Papa in serio imbarazzo. La partenza di Federico per la Crociata +fu in quelle condizioni di cose un capolavoro di arte politica, tanto +più che il Pontefice, con iscandalo di molti credenti, gli opponeva +i maggiori inciampi nel suo cammino. Così avvenne che l’Imperatore +dell’Occidente si accinse ad impresa che, secondo gli scopi della +Chiesa, era allora reputata santissima, ma fecelo sotto il pondo della +scomunica di lei. Quando egli sul principio dell’estate dell’anno +1228 s’imbarcò a Brindisi, gli si gridò dietro con acerbissima ira +che moveva a Gerusalemme non da crociato ma da «pirata»; invece della +benedizione della Chiesa, ne lo seguì la sua imprecazione fanatica; e +questa lo raggiunse perfino presso alla tomba del Redentore. Lo stesso +Papa, che lo aveva marchiato d’infamia come un malfattore perchè non +intraprendeva la Crociata, lo chiamava adesso ancor tale perchè la +imprendeva. Se, invece, Gregorio IX avesse sciolto dell’anatema il +suo nemico quando effettivamente partì per Gerusalemme, avrebbe vinto +sè stesso e lui, e al cospetto del mondo s’avrebbe acquistato fama di +grande. Ora, per lo contrario, il mondo vedeva svelate le ambizioni +del sacerdozio, dappoichè l’Imperatore gli aveva strappata dal viso +la maschera. Contrasti così turpi diminuirono la fede nei Papi, perchè +non si credette più che il loro zelo per la liberazione di Gerusalemme +fosse buono e verace: se ne pose fine ad una credenza pia di due +secoli; e se, altro non sia stato, quest’è certo che da allora in +poi non fu più possibile di trascinare la Germania a cotali specie di +imprese[208]. + +Rainaldo, figlio dell’antico duca Corrado, fu eletto vicario in Italia +perchè vi governasse durante l’assenza dell’Imperatore: e quegli, +senza por tempo in mezzo, cominciò a provocare il Papa, attaccando +Spoleto. Nè meno attivo fu Gregorio IX a far suo pro della lontananza +di Federico per assoggettare le Puglie al dominio della Chiesa. +Ancor prima che l’Imperatore partisse, aveva levato un esercito; +adesso faceva appello a Lombardia, a Spagna, a Francia, a Inghilterra +perchè lo assistessero con decime ecclesiastiche e con milizie: e i +popoli con grande loro meraviglia udirono predicar la crociata contro +l’Imperatore, che sotto il vessillo della croce era andato a combattere +i pagani; e videro eserciti in nome del Papa cogliere di sorpresa le +terre di Federico assente, le quali pel diritto delle genti e pel +giure canonico avrebbero dovuto essere intangibili come beni di un +crociato[209]. L’esercito del Pontefice inalberava un vessillo che +portava per impresa le chiavi di san Pietro: ne tenevano la capitananza +Giovanni di Brienne suocero dell’Imperatore, il cardinale Giovanni +Colonna e Pandolfo di Anagni cappellano del Papa[210]. Mentre una parte +di queste soldatesche moveva nelle Marche, che Rainaldo aveva invaso +con Saraceni e con Pugliesi, Pandolfo (addì 18 Gennaio 1229), passato +il Liri presso a Ceperano, entrava nella Campania; e qui Giovanni di +Poli difendeva bensì Fundi con prospera fortuna, ma parecchie città +s’arrendevano ai Pontificî. I Romani in questa guerra poterono levarla +liscia; al Papa null’altro stava a cuore fuor delle Puglie, laonde +egli non fece neppure tentativo di ridurre a soggezione la Città col +suo esercito numeroso di crociati. Egli corse difilato a conquistare +il reame, e con patenti di franchigia indusse a ribellarsi le città +fortemente angariate di tributi. Anche Gaeta fe’ a lui dedizione, e +Gregorio IX sperò di poter tenere per sempre come sua quella città, +onde la Chiesa da lunghissimo tempo aveva ambito il possedimento[211]. + +Però di repente tornava dal Levante l’Imperatore, cui richiamava la +novella di questi eventi. A Gerusalemme s’era di sua man propria posto +in capo la corona; per virtù di un trattato aveva restituito la città +santa ai Cristiani, e ad onta di tutti gli impedimenti del fanatismo +aveva compiuto opere gloriose. La Curia romana fremeva di collera +contro di lui, come avverso uno che avesse peccato di qualche gran +delitto contro la religione cristiana: non badava nè ai servigî veri +che le aveva prestati in Oriente, nè ai motivi pratici che, in causa +del grande commercio di Sicilia col Levante, gli avevano imposto obligo +di stringere rapporti amichevoli coi Sultani di Oriente. Eppure la era +stata cosa naturale, avvegnachè l’Imperatore per la prima volta avesse +fatto delle Crociate un argomento di politica civile, e, respinto il +Papa dall’Oriente, avesse stabilito dei vincoli politici ed economici +fra questa parte del mondo e l’Impero[212]. + +Come nel Giugno del 1229 fu sbarcato inaspettatamente nelle Puglie, +Federico bramò generosamente di riconciliarsi col Pontefice, e gli +mandò messaggi di pace. Ma questi non giunsero a capo di risultato +alcuno; perlochè l’Imperatore quasi senza combattere buttò fuori +del suo paese le soldatesche pontificie. Il vessillo della croce +s’inalberava colà contro il vessillo delle somme chiavi; e fu +spettacolo meraviglioso vedere i Saraceni di Federico sotto il +segnacolo di Cristo muovere in campo contro i Pontificî, i quali, senza +pur aspettarli, in fuga scompigliata si ritirarono di là dal Liri. +Ancora una volta Gregorio scagliò i suoi fulmini contro l’Imperatore +ed i partigiani di lui, anche contro quelli che erano in Roma. Di già +egli aveva sprecato una immensa moneta in una pazza guerra, e tuttavia +adesso chiedeva, ma invano, al mondo che lo soccorresse di novelli +aiuti, onde talentare la sua ambizione di dominio. Nel frattempo legati +del Senato romano erano venuti ad Aquino dove trovavasi l’Imperatore, +e gli avevano recato le congratulazioni di quello[213]: in Ottobre +Federico marciò contro le frontiere dello Stato della Chiesa e vi +devastò con ferro e con fuoco Sora; allora sì finalmente il Papa diede +ascolto alle sue proposte di pace. + + +§ 2. + +Inondazione del Tevere (1230). — I Romani richiamano Gregorio IX. — +Pace conchiusa a San Germano (1230). — Primo supplizio di una torma +di eretici in Roma. — Annibale, senatore, promulga un editto contro +l’eresia. — Persecuzione degli eretici: Inquisizione. + +Gregorio IX rimase ancora tutto l’inverno a Perugia; nè vedeva altra +probabilità di tornarsene a Roma fuor di quella che gli avrebbe +offerto la riconciliazione coll’Imperatore. Però, prima che la pace si +conchiudesse, fuor di qualsiasi aspettazione, le forze della natura +lo ricondussero in Laterano. Si apersero «le cateratte del cielo», e +rovesciarono torrenti d’acqua sull’empia Città: addì 1 di Febbraio +del 1230 il Tevere uscì delle sue rive; la Leonina e il Campo di +Marte ne furono coperti; cadde il ponte dei Senatori (ponte Rotto) e +l’inondazione portò fame e peste. I Cronisti descrivono questo flagello +in modo da far credere che fosse uno dei più terribili cui Roma nel +corso dei tempi soffrisse mai[214]. I Romani, che durante il suo lungo +esilio s’eran data tanto poca briga del Pontefice, che avevano messo +a taglia il clero ed accolto ospitevolmente gli eretici, ora in mezzo +alla furia delle acque si risovvennero con angustia superstiziosa +che il Padre santo era il loro principe territoriale. Messaggieri +supplichevoli corsero in gran fretta a Perugia: Pietro Frangipane, +cancelliere urbano, e il vecchio Pandolfo della Suburra, il prode +ex-senatore, si gettarono a’ piedi del Pontefice, implorarono pietà +del popolo traviato, e supplicarono che tornasse alla vedova Città. +Allorchè Gregorio nel mese di Febbraio fu accolto con voci di giubilo +dai Romani, e fu condotto in Laterano, può darsi ch’ei guardasse con +disprezzo un popolo che da più di un secolo era solito a discacciare +i suoi Papi per riaccoglierli di lì a breve tempo fra cantici e +laudi[215]. Quando questi Pontefici tornavano dal loro esilio nella +«città del sangue», se avveniva che si assicurassero una fuggevole +pausa di quiete, la comperavano soltanto a prezzo d’oro. E il Biografo +di Gregorio IX enumera coscienziosamente le parecchie migliaia di +libbre, che questo Papa distribuì ai Romani, le quante volte gli +concessero di far ritorno[216]. + +Gregorio trovò Roma immersa in miseria profonda, abbandonata alla +desolazione, e piena della «zizzania» degli eretici, cui propendeva +perfino una parte del clero. Ei decise dunque di metter mano a supplizî +severi, tosto che avesse stretto pace coll’Imperatore. Fu questa +conchiusa a San Germano, addì 23 Luglio 1230, dopo lunghi negoziati +con Ermanno gran maestro dell’ordine Teutonico; e le condizioni ne +furono tanto fauste per il Papa, che ben si conobbe in che gran conto +Federico tenesse la potenza del suo avversario. Fu restaurato lo Stato +della Chiesa; financo alcune città della Campania (fra le altre Gaeta) +rimasero ancora un anno in mano del Papa che le tenne in pegno; di +più fu stabilito che si rispettassero nel regno di Sicilia la libera +elezione e le immunità del clero. + +Dopo che l’Imperatore, addì 28 di Agosto, fu sciolto a Ceperano +dell’anatema, i Cardinali lo condussero in Anagni a visitare il +Pontefice. I due avversarî si salutarono con rispetti e con cortesie, +tennero velato il loro odio, e nei tre primi giorni di Settembre +pranzarono e confabularono assieme, dimorando nel palazzo della +famiglia Conti: però, ad onta di tante proteste di amicizia, si +separarono colla convinzione che la terra d’Italia era troppo ristretta +perchè due uomini della loro tempra potessero vivere in pace l’uno +accanto l’altro. + +Reduce a Roma nel mese di Novembre, Gregorio IX continuò a prodigare +cure paterne alla Città. Fe’ restaurare il ponte dei Senatori e +spurgare le cloache; fece venir provvisioni di grano, distribuì denaro +fra il popolo, edificò un ospizio pei poverelli nel Laterano. Tutto +ciò gli procacciò il favore della moltitudine, e gli agevolò il modo +di colpire sul vivo la eresia, della quale voleva nettare la Città. +Le guerre distruggitrici di Innocenzo III contro gli eretici, ed i +suoi ordini che in tutte le città si sterminassero, parevano non aver +fatto altro che fomentarne le credenze. Migliaia di uomini cingevano +i loro fianchi del cordone di san Francesco, ma molti più disertavano +la fede. Numerosi erano gli eretici nello Stato della Chiesa, a +Viterbo, a Perugia, ad Orvieto[217]; Lombardia ne era piena, e nella +guelfa Milano aveva sede la lor chiesa maggiore. Non profittava che +i roghi ardessero. A Roma stessa se n’erano ragunati durante l’esilio +del Pontefice: ivi le tendenze politiche di leggieri si associavano a +quelle religiose; e certo fra gli eretici romani la setta ghibellina +degli Arnaldisti era più numerosa che quella dei Poveri di Lione. +Soprattutto l’eresia dogmatica non si disgiungeva da quella politica, +perocchè la Chiesa tenesse senza più in conto di eresia le aggressioni +che movevansi contro la libertà del clero ed i suoi patrimonî, non meno +che gli Editti dei magistrati cittadini, i quali tentavano di imporgli +tributo e di sottoporlo ai tribunali laicali[218]. + +Per la prima volta si tenne in Roma un giudizio di eretici in massa; +per la prima volta vi arsero in publico i roghi. Gli Inquisitori +posero il loro tribunale fuori le porte della santa Maria Maggiore: i +Cardinali, il Senatore, i giudici presero posto in tribune apprestate; +e il popolo a bocca aperta circondò il tremendo teatro, sul quale, +innanzi allo scanno dei giudici, comparvero sventurati di ogni ceto +e dei due sessi a udirvi la loro sentenza. Molti preti imputati di +eresia furono spogliati dei loro vestimenti sacerdotali e condannati +ad espiare il loro peccato in conventi lontani, seppure facessero +confessione penitente: altri eretici furono bruciati sopra cataste +di legno, e forse l’esecuzione si compiè nella piazza stessa della +chiesa[219]. Questi orrendi spettacoli, riverbero della guerra degli +Albigesi, che tenevano dietro alla inondazione ed alla peste, devono +aver destato grande agitazione in Roma. Se sia vero ciò che narra una +_Cronica_ del secolo decimoquarto, i Romani avrebbero assistito alla +vista spaventosa e senza esempio di un Senatore convinto di eresia, +che mandossi al supplizio: però tal racconto non può essere che una +fola[220]. Convien credere che dopo del suo ritorno Gregorio abbia +posto in officio un Senatore nuovo; e questi fu Anibaldo Anibaldi, +romano di famiglia senatoria, la quale soltanto intorno a questo +tempo venne in fiore, e formò un casato potente, fornito di ricchi +possedimenti nel Lazio. Il celebre nome di Annibale ricompare in una +famiglia nobile del medio evo, che per il corso di alcuni secoli diede +senatori, cardinali, uomini di guerra, ma papi nessuno. Gli Anibaldi +erano imparentati coi Conti e colla casa di Ceccano: come questi +erano anch’essi di origine germanica, e sedevano nella Campagna e nei +monti latini, dove oggidì ancora (più in su di Rocca di Papa) evvi il +«Campo di Annibale», che tiene viva la memoria di quella stirpe così +influente un dì[221]. Certamente se il senatore Annibale nell’anno +1231 promulgò il memorabile Editto contro gli eretici, che ancora ci +si conserva, la cosa avvenne perchè così imponeva uno fra i patti che +il Pontefice aveva posti al suo ritorno. Fu con quello statuito che +ogni Senatore, entrando in officio, dovesse pronunciare il bando contro +gli eretici della Città ed i loro partigiani, incarcerare tutti coloro +che l’Inquisizione dichiarava essere intinti di eresia, e mandarli al +supplizio entro otto giorni dacchè fosse pronunciata la sentenza. I +beni degli eretici dovevano spartirsi fra i delatori e il Senatore, +e devolversi alla restaurazione delle mura della Città: le case degli +eretici smantellarsi. Chi ricettava un eretico era condannato a pene +pecuniarie o corporali, e perdeva tutti i diritti civili. Ogni Senatore +doveva giurare questo Editto, nè lo si considerava entrato in carica se +prima non ne avea prestato sacramento. Se avesse operato contrariamente +alla fede giurata, avrebbe dovuto condannarsi a un’ammenda di duecento +marchi e dichiararsi incapace dei publici officî: la pena gli si doveva +applicare da un collegio di giudici chiamati di santa Martina presso il +Campidoglio[222]. + +Il barbaro Editto aguzzò lo zelo dei delatori e delle magistrature +cittadine coll’esca del guadagno; e si può ben credere se l’avarizia +e gli odî privati non fossero operosi a spiare le tracce degli +eretici. Il Papa in questo modo avvinse il Comune romano agli intenti +dell’Inquisizione, obligò il Senatore per munere suo proprio a +prestarle il suo braccio temporale, e fece di lui il legale esecutore +dei giudicî contro gli eretici, come del resto tutti i Podestà lo +erano anche in altre città. Sebbene a lui fosse conferita l’autorità +criminale, che in addietro era stata del Prefetto, e quantunque così se +ne accrescesse la podestà civile, tuttavia ne veniva che il Senatore +era fatto ministro del tribunale ecclesiastico: il giuramento solenne +che prestava di punire gli eretici, lui stesso legava per modo che sul +suo capo pendeva la sentenza formidabile dell’Inquisizione, la quale +avrebbe potuto accusarlo di lesione dei suoi doveri, e per conseguenza +di eresia. Il massimo attributo della podestà senatoria doveva essere +perciò questo, che essa teneva incarico di eseguire le sentenze +pronunciate contro gli eretici: nè havvi cosa che denoti l’indole +fanatica di quel tempo più del dovere di perseguitarli che veniva +iscritto come articolo primo e fondamentale negli Statuti di Roma e di +altre città dello Stato ecclesiastico[223]. + +Del resto l’Editto senatorio dell’anno 1231 non fece che applicare +anche in Roma le Costituzioni imperiali promulgate da Federico al +momento della sua coronazione: forse in Roma fino adesso si era +ricusato di accettarle. Per il vero l’Inquisizione fu nelle mani +del Papa uno spediente nuovo e formidabile di soggiogare il popolo. +L’applicazione dei tribunali contro gli eretici (seppur non ancora +s’avesse fondato in Roma un tribunale permanente dell’Inquisizione) o +deriva già da Innocenzo III, o con maggiore sicurezza può farsi datare +da quell’Editto dell’anno 1231. Da allora in poi s’insediarono in Roma +gli Inquisitori, che sulle prime furono scelti d’infra i Francescani. +Quando l’Inquisitore aveva condannato un eretico, saliva la scalea +del Campidoglio, e di là leggeva la sentenza in presenza del Senatore, +de’ suoi giudici e di molti deputati ossiano testimonî del clero della +Città: indi affidava al Senatore l’esecuzione della pena, minacciandolo +della scomunica in caso di rifiuto o di negligenza[224]. + +La mente più matura e l’animo più mite di noi uomini dell’oggidì, +sentono orrore di un’età onde sono espressione eloquente quegli +spaventosi Editti di Gregorio IX: leggi che imponevano a dovere +massimo del cittadino lo spionaggio degli eretici; che punivano di +scomunica, come se fosse un crimine, ogni parola che un laico avesse +pronunciato in publico o in privato intorno a cose di fede. In quel +tempo barbarico di tormenti nuovi e di nuovo fanatismo; in cui le +passioni religiose si ristoravano della perdita di Gerusalemme e del +languente fervore delle Crociate, trovando pascolo nella persecuzione +degli eretici; in quel tempo nel quale, dopo di Innocenzo III, la +intolleranza religiosa fe’ regredire il Cristianesimo al punto da +parificarlo alla fanatica legge del Giudaismo, i principi e i capi +di Republiche gareggiavano di zelo col clero[225]. Re carichi di +delitti non donavano più beni alla Chiesa; trovavano più comoda cosa +abbruciare eretici a salute della loro anima, confiscandone indi gli +averi. Al fanatismo sincero di alcuni Re le fiamme di roghi fumanti +parevano aureola di pietà religiosa, mentre altri per temenza o per +calcolo interessato cercavano, con rabbiosa persecuzione di eretici, di +ostentare una fede che non avevano. Financo Federico II, il quale come +uomo culto e come libero pensatore superò di tanto il suo secolo, che +potè più tardi essere appellato precursore di Lutero, promulgò negli +anni 1220 e 1232 le più nefande leggi sull’estirpazione dell’eresia, +tali che in nulla si discostano dagli Editti pontificî. «Gli eretici», +così egli statuiva, «vogliono lacerare l’inconsutile veste di nostro +Signore: noi comandiamo che vivi debbano darsi alle fiamme, veggente il +popolo»[226]. Egli dettò siffatte leggi ogni qual volta ebbe conchiuso +pace col Papa, o del suo aiuto abbisognò; e cotali motivi politici +della persecuzione degli eretici furono più vituperevoli di quello +che sarebbe stato un fanatismo religioso, cieco ma sincero. E le sue +leggi contro l’eresia formano il più acerbo contrasto colla savia +legislazione, che, precorrendo il suo tempo, ei diede al reame di +Sicilia nell’Agosto di quello stesso anno 1231[227]. + + +§ 3. + +Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, senatore (1232). — 1 Romani +vogliono torre la Campagna al Pontefice. — L’Imperatore si fa mediatore +di pace fra Roma e il Papa. «Vitorchiano fedele». — Nuova ribellione +dei Romani. — Loro manifesto politico. — Si sollevano nell’anno 1234 +col serio tentativo di farsi liberi. + +Il grande giudizio pronunciato contro gli eretici fece tanto poca +impressione sui Romani, che nel mese di Giugno (del 1231) costrinsero +Gregorio IX a recarsi nuovamente a Rieti: infatti nella Città erano +scoppiate turbolenze provocate dalla guerra contro Viterbo. Questo +paese fu per i Romani la Veio del medio evo: odiavano essi quella +terra con tanta acerbità che la passione giungeva a mania; volevano +senza remissione conquistarla, e farsene un feudo ossia possedimento +camerale di Roma. Coll’acconsentimento del Papa, i Viterbesi ripararono +sotto la protezione dell’Imperatore che mandò loro Rainaldo di Aquaviva +affinchè li soccorresse; ma allora il popolo romano se ne vendicò +imponendo tributo alle chiese di Roma, ed eziandio nell’anno 1232 +(mentre era senatore Giovanni di Poli) continuò con pari furia le sue +imprese guerresche contro di Viterbo. Quantunque congiunto di parentela +a Gregorio IX, quel figliuolo di Riccardo Conti aveva sposato la parte +di Federico: difficilmente la sua elezione era avvenuta col beneplacito +del Pontefice; ed egli già si appellava conte di Alba, perocchè +Federico gli avesse dato in feudo quella terra de’ Marsi[228]. + +Più che le imprese contro Viterbo, merita attenzione il tentativo che +i Romani fecero per rendere il Lazio soggetto al Campidoglio. Un genio +nuovo ispirava il popolo romano: come ne’ vecchi tempi, all’età di +Camillo e di Coriolano, esso si gettava sulla Tuscia e sul Lazio con +serie spedizioni di conquista. Nuovamente si vide inalberato sul campo +il segnacolo romano; non l’aquila, che era diventata simbolo degli +Imperatori germanici, ma le antichissime lettere S. P. Q. R., impresse +sulle bandiere di color rosso e oro: e si rividero eserciti nazionali +romani, formati della cittadinanza e dei vassalli della Campagna, +schierarsi sotto la capitananza di Senatori[229]. Nell’estate dell’anno +1232 i Romani s’avanzarono fino a Montefortino nel paese de’ Volsci; +e, giunti sotto le mura di Anagni, vi minacciarono in quella sua +città natìa il Papa, che colà si trovava fin dall’Agosto. Costernato, +Gregorio mandò tre Cardinali con grandi somme di denaro nel loro campo, +ma i Romani non cessarono di distruggere con animo ostile tutto quello +che Gregorio aveva impreso a fare nella Campagna[230]. Infatti Gregorio +IX era altrettanto operoso che Innocenzo III ad accrescere i patrimonî +della Chiesa; toglieva Comuni sotto la sua signoria, e dai loro Podestà +esigeva giuramento di fedeltà[231]; pagava i debiti di Comuni liberi, +ed in cambio li rendeva vassalli della Chiesa, e ne acquistava il +diritto di piantar castella entro la cerchia delle loro mura[232]; +soccorreva baroni indebitati, e si metteva così in possedimento +delle loro terre che eglino di buon grado riprendevano dalla Chiesa +in forma di _feuda_, pur di non cadere in balìa della città di Roma. +Così andava la bisogna anche nel Lazio, dove il Papa comperava due +castella, Serrone e Paliano (in parte erano proprietà dei Colonna) per +poi munirle come rocche pontificie. Il Comune romano, che pretendeva +alla giurisdizione nella Campagna, proibì al Pontefice di farlo; +minacciò financo che avrebbe distrutto Anagni: ma Gregorio in fretta e +in furia, durante l’inverno, attese a edificare per render forti quelle +terre, e così tramutò Serrone, Paliano e Fumone in castellanìe della +Chiesa[233]. + +I Romani, cui non riuscì di impedire quell’opera del Papa, tornarono +finalmente nella Città, intanto che Gregorio rimaneva in Anagni. +Sennonchè egli cercò adesso la intercessione dell’Imperatore per +metter pace fra Roma e Viterbo, e per riconciliare sè stesso coi +Romani. Federico si assunse cotali officî, ma non potè prestargli +ajuto efficace, perciocchè la sollevazione di Messina lo richiamasse +in Sicilia. Tuttavia i Romani cedettero alle sue esortazioni; e, nel +Marzo del 1233, il senatore Giovanni Poli andò con altri nobiluomini +in Anagni per invitare il Papa a far ritorno. Alcuni pavidi Cardinali +intendevano dissuaderlo dall’entrare «nella città delle belve +ruggenti», però Gregorio venne, e fu ricevuto onorevolmente[234]. +Il popolo cupido gli offerse riconciliazione a prezzo d’oro; ed egli +fece la sua pace colla Città senza nemmanco avvisarne l’Imperatore, +che pur era intervenuto nelle faccende di Viterbo e di Roma: perciò +più tardi quegli se ne lagnò, come se il Papa avesse mancato di fede +verso un alleato[235]. Anche con Viterbo nell’Aprile si stipulò un +trattato: la città di Roma si mantenne in possesso di Vitorchiano, che +i Viterbesi dapprima avevano smantellato, e i Romani indi nuovamente +edificato. E di allora in avvenire quel castello continuò ad essere +sempre un vero possedimento demaniale della città di Roma; ebbe titolo +onorifico di «fedele», e privilegio di far esercitare da’ suoi il basso +officio di mazzieri capitolini, cui di quel tempo in poi si diè nome di +«Fedeli»[236]. + +Dalla città di Roma (così dice il Biografo di Gregorio IX) s’avea +felicemente discacciato un demonio, ma sette altri diavoli vi si +cacciavano dentro. Di già nell’anno 1234 il popolo romano si sollevava, +ed era questo uno dei più serî tentativi che esso mai facesse; era +anzi una vera guerra disperata che appiccava contro l’autorità del +Pontefice. Insopportabil cosa sarebbe aver sempre davanti gli occhi +questo fiero spettacolo delle ribellioni di Roma, se l’idea di quel che +i Romani bramavano non ne mitigasse la crudezza o non ne spiegasse la +ragione: e rare volte definirono eglino il loro intento politico con +tale e tanta chiarezza come fecero adesso, che unanimi insorsero per +abbattere la signoria della santa Sede nuovamente fondata da Innocenzo +III. Forse meno tribolati sarebbero stati se avessero rinunciato alle +loro pretese; però in quell’età nella quale monarchie assolute non +v’erano, ed ogni città costituiva uno Stato, le relazioni di Roma +col Papa non potevano concepirsi secondo la forma che se ne foggiò +in secoli posteriori. I Romani combattevano pur sempre per abbattere +il giogo della podestà vescovile, e per conseguire quella libertà +che altre città italiche s’avevano da lunghissimo tempo conquistato. +I Romani vedevano quelle città, raccolte in due federazioni grandi +e fiorenti, splendere per possanza d’armi, per onori civili, per +ricchezza e per decoro di arti; imperare sui comitati antichi, dove +ognuna di esse riceveva omaggio da altre città molte e da conti +parecchi. Se Viterbo, povero e oscuro nome, pompeggiava per ciò che +un numero grande di castella pagava tributo al suo palazzo comunale e +ne riceveva leggi, ei si può di leggieri capire che Roma non potesse +tollerare la sua impotenza civile[237]. La eterna guerra con Viterbo +non fu altro che simbolo dello affannarsi dei Romani per assoggettare +l’Etruria, su cui desideravano di dominare parimente che sul Lazio. +Le loro attenenze coll’Impero erano allora mutate completamente. Dopo +che in Roma i Papi s’erano impadroniti dei diritti imperiali, e dopo +che in loro mano avevano tenuto l’autorità di concedere la corona +romana, era sorta questione se l’elezione degli Imperatori dovesse +o no ancora spettare alla romana Republica. Questo privilegio, che i +Romani, all’età del Barbarossa, avevano sostenuto coll’arme in pugno, +era stato travolto dalla corrente della nuova potenza pontificia. +Ma adesso eglino combattevano il papato solamente perchè era podestà +sovrana del loro territorio: e da ora in poi il loro massimo intento +si fu di fondare uno Stato libero e forte dentro delle frontiere +dell’antico Ducato, sì come avevano fatto Milano, Firenze o Pisa, il +cui esempio gli infervorava e in pari tempo gli umiliava. Nei trattati +degl’Imperatori, che confermarono lo Stato ecclesiastico innocenziano, +quel Ducato compare per la prima volta raccolto ad unità e significato +colla formula: «universa terra da Radicofani a Ceperano»; e con esso +si dà principio al registro per nomi delle province della Chiesa, +dappoichè il Ducato era il fondamento antico dello Stato ecclesiastico +nuovo. La Chiesa non poteva far derivare il possesso di quella terra +(dove fin da tempi vetusti aveva avuto i suoi patrimonî) da Diplomi +de’ Franchi, bensì da condizioni di fatto che si perdevano pel buio +della storia. Ivi il reggimento della Chiesa comprendeva tre province, +il _Patrimonium_ di san Pietro (Tuscia romana), la Sabina, la Campania +e la Maritima, senza però ch’ella fosse veramente signora di tutte +le città ivi esistenti. Solamente alcune di esse riconoscevano +di dipenderne per rapporto demaniale diretto, e ricevevano i loro +magistrati dal Papa ogni qual volta a lui avevano fatto dedizione del +_plenum dominium_; altre città invece non riverivano nel Pontefice che +una semplice autorità di protezione[238]. + +Or la città di Roma protestava che tutte quelle province ecclesiastiche +erano distretto urbano[239]; e ogni qual volta a capo del suo Comune +stavano degli uomini di spiriti gagliardi, ed ogni volta che i Papi +erano gente debole, faceva valere le sue pretensioni colla forza. +Allora mandava suoi giudici nelle città di provincia, imponeva ad esse +tributi fondiarî, si impadroniva del monopolio del sale, le obligava +a prestar servigio nell’esercito e ad assistere, rappresentate da loro +deputati, ai publici giuochi[240]. Però non erano i soli Pontefici che +combattessero le pretensioni del Campidoglio; vi contrastavano eziandio +le città libere, come Viterbo e Corneto nel _Patrimonium_, come Tivoli, +Velletri, Terracina ed Anagni nella Campagna: le avversavano inoltre +i nobili che risiedevano colà in loro feudi ereditarî, ed al paro del +Papa, andavano destramente comperando il pieno dominio di città[241]: i +baroni o ne facevano l’acquisto direttamente dai Comuni, o diventavano +_milites_ dei Pontefici ovvero delle corporazioni ecclesiastiche, +pagandone un censo annuale, che il più delle volte era assai tenue. +Pertanto in questa età tutto il territorio da Radicofani a Ceperano +era frastagliato in molti piccoli dominî spesso ostili fra loro: +e chi percorreva quella contrada, ad ogni piè sospinto passava per +terre sulle quali imperava or la «Camera» pontificia, or la città di +Roma, ora una Republica, ora un barone ed ora un convento romano; e +in luoghi parecchi davasi finalmente che tutti costoro ad una volta vi +esercitassero diritti signorili. + +Nell’anno 1234 la città di Roma fece uno sforzo disperato per torsi di +dosso la dominazione pontificia e per costituire uno Stato libero nella +cerchia del suo distretto. Se avesse potuto giungerne a capo, essa +avrebbe acquistato una estensione tale da superare i confini di Milano +e di Firenze, e da eguagliare per avventura l’ampiezza che Roma aveva +avuto poco tempo prima delle guerre puniche. È notevole cosa che i +Romani in quella loro sollevazione condotta con fermi e serî propositi +si risovvenissero di consuetudini antiche, poichè infatti nelle terre +elevarono colonne di confine (termini) segnate colla iscrizione S. P. +Q. R., affine di denotare i limiti della giurisdizione urbana[242]. +Volevano che il Papa lasciasse loro libertà di elezione del Senato, +e pretendevano per sè il diritto di batter moneta e di impor gabelle +di diversa maniera: chiesero il solito tributo di cinquemila libbre; +tentarono di parificare il clero ai laici, abolendone la giurisdizione +e le immunità, sì come allora facevano molte Republiche anche non +grandi; domandarono che il Papa non pronunciasse mai la scomunica +contro cittadini romani, perocchè dicessero che la illustre Città +possedeva il privilegio di esenzione dalle pene ecclesiastiche. A quei +Romani non faceva freddo nè caldo che i loro Imperatori venissero +scomunicati, ma il loro orgoglio civico reputava che contro di loro +censure pontificie non potessero applicarsi, siccome i loro antichi +avevano statuito che nessun cittadino romano potesse soffrire la pena +delle vergate[243]. + + +§ 4. + +Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano che il +_Patrimonium_ di san Pietro è proprietà della Città. — Il Papa invoca +l’aiuto della Cristianità contro di loro. — L’Imperatore gli viene in +aiuto. — I Romani sono sconfitti vicino Viterbo. — Angelo Malabranca, +senatore (1235). — Roma con un trattato si sottomette al reggimento +pontificio. + +Nell’anno 1234 era fatto senatore Luca Savelli, potentissimo uomo, +nipote di Onorio III e stipite di una celebre famiglia: non appena +fu egli in officio, che promulgò un Editto con cui dichiarava la +Tuscia e la Campagna proprietà del popolo romano[244]. E tosto mandò +giudici del Senato in entrambi quei territorî affinchè colle buone o +colle cattive ottenessero giuramento di omaggio dalle città. Milizie +romane occuparono Montalto nella Maritima, e, a simbolo della signoria +di Roma, vi rizzarono una cittadella gigantesca. Sulla fine del +Maggio, il Papa con tutti i Cardinali se ne fuggì ancora una volta +a Rieti[245]. Quale sarebbe stata la sorte del Papato se alla Città +fosse riuscito di diventare potente come Milano o come Pisa? Impedire +che ciò avvenisse fu il compito della Chiesa; incatenar le braccia +al Campidoglio non fu la menoma cura dei Papi. La fuga di Gregorio, +i provvedimenti severi ch’ei prese, l’anatema che lanciò contro il +Senatore e contro il consiglio del Comune, misero tale collera indosso +a’ Romani, che saccheggiarono il palazzo Lateranense e le case dei +Cardinali[246], e, levato un esercito, ardenti di rabbia mossero in +campo contro Viterbo. Tuttavolta il Pontefice non fu senza alleati; +molti baroni e città molte del Lazio, come Anagni, Segni e specialmente +Velletri, si schierarono dalla sua parte, e gelosi delle loro libertà +opposero resistenza ai Romani. In Tuscia Gregorio munì Radicofani e +Montefiascone; e Viterbo (per cui si trattava di vita o di morte) fu +colà il più saldo fondamento della sua difesa[247]. + +I Papi, le quante volte dovettero cimentarsi a lotta diseguale coi +loro sudditi, invocarono sempre l’aiuto degli stranieri per castigare +la loro terra ribelle; nè mai la Cristianità negò loro pecunia o +soldati. Gregorio IX scongiurò pertanto il mondo cattolico affinchè +gli prestasse armi contro la minacciosa Roma; e ne scrisse ai Re +vassalli di Portogallo e di Aragona, al Conte del Rossiglione, al Duca +d’Austria, ai Vescovi di Germania, di Spagna e dì Francia[248]. Anche +l’Imperatore fu presto a venirgli in soccorso. La ribellione di suo +figlio Enrico in Alemagna e la sua lega fellonesca coi Lombardi gli +sarebbero state esiziali se Gregorio favorite le avesse; perciò, senza +pur esserne chiamato, corse col suo secondo figliuolo Corrado a Rieti +per offrire al Papa le sue soldatesche contro Roma e contro i diritti +del popolo romano[249]. Il più debole fu sacrificato al più forte; e, +poichè Gregorio e Federico avevano bisogno l’uno dell’altro, necessità +li rese alleati, quantunque si odiassero, ed espose la città di Roma a +dover guerreggiare in pari tempo contro l’Imperatore e contro il Papa. + +Capitano dei soldati pontificî fu il cardinale Rainero Capocci, +viterbese, uomo di attività infaticabile e di grande abilità militare, +con cui si dà inizio alla non piccola schiera di Cardinali che +s’acquistarono gloria in guerra, da generali della Chiesa. Dopo che +s’ebbe congiunto colle milizie di Federico, Rainero marciò su Viterbo +per rafforzare questa città e per discacciare i Romani dal castello di +Rispampano. Ne avesse o no buone ragioni, la Chiesa diffidava sempre +dell’Imperatore: quella rocca munita e ben approvigionata fu difesa +strenuamente dai Romani ad onta di un assedio che durò due mesi; e i +preti mal pazienti accusarono l’Imperatore, perocchè, invece di dare +alla sua aquila libero volo in guerra vigorosa contro i Romani, si +spassasse alla caccia battendo co’ suoi falchi le campagne di Tuscia. E +quando nel mese di Settembre ei se ne tornò al suo reame, gridarono al +tradimento[250], sebbene in Viterbo avesse lasciato al Cardinale buona +mano di soldati sotto il comando di un suo generale. Molti cavalieri +tedeschi rimasero però di buon animo al servigio del Papa; accorsero +dei Crociati a prestare contro di Roma il loro ingegno e la loro spada +alla Chiesa; sotto il vessillo del Cardinale capitarono financo Inglesi +e Francesi, sia perchè gli spronasse fervore religioso ovvero smania +di avventure. Lo sventurato Raimondo di Tolosa, combattendo contro +i ribelli Romani, sperò di potersi liberare dal voto di una Crociata +che gli era stato imposto; e il vescovo Pietro di Winton, ricco uomo +e perito nelle cose di guerra, esiliato dalla corte inglese, venne +anch’egli ad offerire la sua opera, che fu la bene accetta[251]. + +Come l’Imperatore si fu ritirato, i Romani s’avanzarono vigorosamente +a dar l’assalto a Viterbo. Si sentivano scorrere nelle vene sangue +libero di republicani; rade volte gli aveva animati tanto coraggio +guerriero, o s’erano in così gran numero raccolti in arme. Però il loro +modo disordinato di combattere fu vinto dalla esperienza militare di +illustri avversarî d’oltralpe: una sortita dei Tedeschi e dei cittadini +di Viterbo si mutò in battaglia sanguinosa, che i Romani sostennero +bravamente, ma perdettero. Molti cavalieri di nobili famiglie e +Tedeschi non pochi restarono sul campo[252]. Dal giorno sventurato +di Monte Porzio i Romani non avevano mai sofferto perdite così gravi +in campo aperto; anche adesso come allora si salvarono fuggendo alle +loro mura; i vincitori tennero lor dietro fino presso della città, e +il risultato della battaglia di Viterbo fu che il Papa recuperasse +la Sabina e la Tuscia[253]. I preti sconoscenti dovettero almeno +adesso confessare che una vittoria così decisiva era stata conseguita +solamente perchè avevano avuto in loro soccorso i soldati di Federico. + +Per verità i Romani continuarono la guerra; pronunciarono il bando +contro il cardinale Rainero; con un Editto proclamarono che il Papa +resterebbe per sempre esiliato da Roma se non li ristorasse de’ +sofferti danni, e perfino ottennero qualche prospero successo in campo: +ma le loro forze erano esauste, e le loro finanze ridotte al verde, ad +onta dei balzelli imposti alle chiese. Allorchè dunque, nella primavera +del 1235, Luca Savelli fu uscito d’officio, e da senatore gli subentrò +Angelo Malabranca, riuscì fatto a tre Cardinali legati di indurre +Roma a conchiudere la pace. Pertanto la Città ebbe operato un inutile +sforzo; non conseguì la meta della sua vigorosa guerra, ed anzi, a +mezzo il Maggio del 1235 dovette assoggettarsi nuovamente alla signoria +suprema del Papa. + +Il documento contenente il trattato di pace è tale da destare vivissima +curiosità, e denota la forma e la natura della libera Republica romana. +Eccone nella sua parte essenziale il tenore: + +«Noi Angelo Malabranca, per la grazia di Dio, senatore illustre +dell’alma Città, giusta facoltà concessaci dal magnifico Senato, +giusta mandato e acclamazione dell’inclito popolo romano, che a suon +di campane e di trombe s’è congregato in Campidoglio, ed eziandio +per la proposta fattane dai venerabili cardinali, Romano vescovo di +Porto e di santa Ruffina, Giovanni Colonna di santa Prassede, Stefano +di santa Maria in Transtevere, promettiamo in nome del Senato e del +popolo quello che segue in rapporto alla disputa sorta fra la santa +romana Chiesa, il Padre santo, e il Senato e il popolo di Roma. — +Di mandato del Pontefice protestiamo di dare soddisfazione di quanto +avvenne per la torre e per gli ostaggi di Montalto, per il giuramento +di omaggio richiesto al tempo del senatore Luca Savelli, e per le +colonne terminali rizzate nelle terre della Chiesa. Lo stesso eziandio +facciamo per i giudici che ricevettero quell’omaggio nella Sabina e +nella Tuscia ed occuparono i beni della Chiesa; per il bando inflitto +a Rainero cardinale di santa Maria in Cosmedin ed a Bartolomeo notaio; +per il saccheggio del sacro palazzo Lateranense e delle case di alcuni +Cardinali; per il ristoro dei danni recati ai vescovati di Ostia, di +Tusculo, di Preneste e di altri beni ecclesiastici; per lo Statuto onde +promulgammo che il Papa non potrebbe tornare nella Città e che noi non +conchiuderemmo pace con lui, se prima non avesse restituito ai Romani +le cinquemila libbre prestategli e guarentite colla ipoteca di Rocca +di Papa, e se non gli avesse risarciti di ogni danno. Questi bandi e +decreti, per facoltà commessaci dal Senato e dal popolo, ritrattiamo e +dichiaramo nulli. + +»E perchè sia tolta ogni ragione di contesa fra noi, la Chiesa e il +Pontefice (che da figliuoli pii veneriamo per rispetto di Cristo di cui +è vicario in terra, e del Principe degli Apostoli ond’è successore), +massime poichè tal cosa giova alla fama di quest’alma ed illustre +Città, comandiamo quel che segue: Le persone ecclesiastiche che +trovansi a Roma e fuori, e le famiglie del Pontefice e dei Cardinali +non saranno tratte innanzi al tribunale laicale, nè danneggiate con +distruzione di case, od altrimenti molestate. Tuttavia ciò che vien +detto delle famiglie del Papa e dei Cardinali non s’intende esteso +ai cittadini romani laici che tengono casa e loro genti nella Città, +per quanto di quelli siano o si appellino famigliari. Nessun prete, +nè monaco o laico alcuno, quando vada ai palazzi apostolici od al san +Pietro, finchè vi rimanga, e quando ne ritorni, potrà esser tratto +innanzi al giudice civile; chè anzi dal Senatore e dal Senato avrà +protezione. Nella Città e fuori non potrà imporsi balzello alcuno su +chiese, su preti e su monaci. Diamo fede di pace eterna all’Imperatore +ed alle genti sue; al popolo di Anagni ed a quelli di Segni, di +Velletri, di Viterbo, della Campania, della Maritima e della Sabina, +al conte Guglielmo (di Tuscia), a tutti gli altri del _Patrimonium_, +e a tutti gli amici della Chiesa. Comandiamo, e con questo decreto +confermiamo, che d’ora in poi nessun Senatore, sia uno solo o sieno +parecchi, operi contrariamente a questa nostra patente di franchigia. +Chi mai vi contraddica, proverà le conseguenze della gravissima +collera e dell’odio del Senato, ed inoltre sarà obligato a pagare cento +libbre d’oro per la restaurazione delle mura della Città: anche dopo +il pagamento dell’ammenda questo privilegio continuerà nulladimeno a +serbare il suo vigore»[254]. + +In tal guisa la pace dell’anno 1235 pose fine ad una delle più ardue +guerre che la Republica di Roma abbia sostenuto contro la signoria +pontificia. Non per questo perdette essa la sua autonomia, ma fu +nuovamente ridotta entro a que’ limiti che imposto le aveva Innocenzo +III. Cadde a vuoto il tentativo di assoggettare il clero alla legge +civile e di sottomettere il distretto urbano alla giurisdizione del +Campidoglio. La signoria temporale del Papa durò per l’aiuto che a lui +diede l’Imperatore, e la città di Roma continuò come prima ad essere +vittima della grandezza del Pontificato[255]. + + + + +CAPITOLO QUINTO. + + +§ 1. + +Federico II in Germania e in Italia. — Ei risolve di romper guerra +contro la federazione lombarda. — I Comuni ed il Papa. — Lega delle +città umbre e toscane. — Quale idea si formasse il Papa del suo diritto +di signoria sull’Italia e sul mondo. — Titolo di proconsole de’ Romani. +— Pietro Frangipane. — _Johannes Poli_ e _Johannes Cinthii_, senatori. +— Torna il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il carroccio +milanese a Roma. — _Johannes de Judice_, senatore. + +Era omai trascorso un anno dacchè Gregorio IX trovavasi esiliato in +Tuscia; e due altri ancora ei dovette rimanerne in bando ad onta di +quella pace, imperocchè nella turbolenta Roma non avrebbe trovato un +sol momento di tranquillità. Soggetto di odio e di discordia ve n’era +abbastanza; e Federico soffiava in quel fuoco per opporre al Pontefice +impedimenti nelle sue relazioni colla lega dei Lombardi. La ribellione +di re Enrico aveva costretto l’Imperatore nell’estate dell’anno 1235 +ad andarne in Alemagna, dove il figlio suo, povero acciecato, gli si +arrese prigioniero: ed egli poi nel Luglio si sposò per la terza volta, +menando in moglie Isabella d’Inghilterra, e così s’alleò con quella +potenza che era stata appoggio dei Guelfi. Nel soggiorno che fece per +più di un anno in Germania, Federico vi ordinò felicemente le cose; +indi tornò in Italia per castigare i Lombardi. Era allora all’apogeo +della sua potenza. Italia (così scriveva al Papa) è retaggio mio, e +tutto il mondo lo sa[256]. Questa orgogliosa parola dell’Imperatore +conteneva un vero manifesto onde si proclamava la rottura dei principî +stabiliti a Costanza e ad Egra: Federico II voleva fare di tutta la +penisola una sua monarchia. + +La pazienza di lui era giunta agli estremi. Negoziati lunghi, in cui il +Papato aveva sempre parteggiato per i Lombardi, non avevano fatto che +accrescere la baldanza delle città. Quei borghesi audaci tagliavano le +comunicazioni fra Italia e Alemagna, impedivano che si raccogliessero +le Diete nelle città dell’Italia superiore, e non permettevano che +milizie tedesche valicassero più i passi delle Alpi. Era troppo per +l’orgoglio del grande Imperatore. Quand’ei montò a cavallo per marciare +su Mantova e incominciar la guerra contro i federati, impugnata la +bandiera imperiale, sclamò: «Il pellegrino può correr liberamente +per tutto il mondo, ed io non potrò muovermi entro a’ confini del mio +Impero?» Convinto in buona fede del suo diritto imperiale, Federico II +intraprese pertanto la lotta contro quella medesima lega lombarda, cui +era soccombuto l’avo suo. Un’idea di legittimità, un errore di tragica +grandezza demolì la sua casa gloriosa. Forse che la savia moderazione +del Barbarossa non è messa in miglior rilievo dal fallo del nipote suo, +il quale, quantunque fosse uomo di genio, volle resistere alla corrente +del secolo e ne fu travolto? Nei Comuni si racchiudeva il germe della +vita futura del mondo; in essi, non più nell’Impero, si accoglieva +il principio della civiltà; la loro vittoria si conveniva all’indole +del tempo, e soltanto per ragione di loro trionfava anche il Papato, +perciocchè la Chiesa (parimenti che nel secolo duodecimo) si facesse +protettrice della cittadinanza e delle sue libertà, così che da quelle +fonti di potenza conforme all’età nuova attingeva ella eziandio forze +di novella gioventù. Nella gran lotta di principî che ora stava per +riardere, l’oggetto più prossimo e veramente pratico si era il rapporto +d’investitura delle città coll’Impero, ma l’intento più elevato era +l’autonomia della nazione italiana, che non voleva più chinare il capo +alle pretese degl’Imperatori tedeschi affermanti che la penisola era +loro retaggio. Accanto ai Comuni si collocava il Papato fattosi potenza +nazionale, combattente pel fondamento temporale della sua podestà, per +quello Stato italico della Chiesa che esso espressamente teneva come +simbolo della sua signoria universale[257]; combattente per affrancarsi +dall’autorità dello Stato; bramoso di far piegare l’Impero sotto il +tribunale della santa Sede e di ridurre in essere le sue temerarie +pretese di quella universale dominazione. Le Republiche cittadine +somministrarono ai Pontefici pretesti e modi di pugnare per la causa +loro propria, che in fondo nulla aveva di comune colla cittadinanza +italiana, ma che vi si era associata strettamente per il principio di +nazione. + +Tutta Italia prese parte alla nuova lotta dell’Impero colla Chiesa: ed +invero le due potenze miravano entrambe alla signoria d’Italia; quello +coll’idea ghibellina di unità monarcale, questa coll’idea gerarchica +che trovava suo sostegno nell’intento guelfo della independenza +nazionale. Ognor sempre il centro di gravità della storia posava +in Italia, patria di quei contrasti che continuamente commossero la +gente umana. Le guerre che disertarono la bella contrada, formarono +la grandezza politica della sua vita medioevale: i tempi gloriosi, le +bellissime geste dell’amor patrio italiano appartengono all’età della +casa Sveva; e il genio civile degli Italiani, sentimento gagliardo che +si svolse nelle loro federazioni, fenomeno di civiltà splendidissimo +ma troppo rattamente passeggero, non sopravvisse all’epoca degli +Hohenstaufen. Tosto dopo le grandi idee dei Guelfi e dei Ghibellini +si convertirono in partiti astiosi, meschini e locali, di nobili e di +cittadini; e le magnifiche Republiche in ultima diventarono preda di +tiranni ereditarî, che non conobbero nemmen per nome che cosa fossero +onor di nazione e amore di patria. + +Se Federico II avesse potuto ridurre a soggezione i Lombardi, egli +avrebbe riunito Italia sotto al suo scettro. Perciò i Papi furono gli +alleati naturali di quella federazione, che, dopo la perdita degli +ajuti normanni di Sicilia, fu tenuta in conto di baluardo unico della +Chiesa. Appoggio trovarono i Pontefici anche nella lega delle città +tusche e umbre, dove la guelfa Firenze, eterna nemica dell’unità +italica, dove Orvieto, Viterbo, Assisi e Perugia (continuo asilo dei +Papi a questa età) prestarono loro inapprezzabili servigî[258]. Con +grande cautela e senza apertamente ledere il diritto, Gregorio si pose +all’opera: con pari prudenza si condusse l’Imperatore. Ancora l’uno +temeva la potenza dell’altro; ma nulla poteva impedire che tornasse +a scoppiare aperta guerra fra avversarî, di cui l’uno intendeva +restaurare l’autorità imperatoria antica, e l’altro continuava +ad affermare che, di diritto ecclesiastico e di ragion civile, +l’_Imperium_ apparteneva alla santa Sede. + +«Re e Principi», così scriveva Gregorio IX a Federico II, «Re e +Principi s’inginocchiano a’ piedi dei preti, e gli Imperatori cristiani +devono subordinare le loro azioni non soltanto al Pontefice romano, +ma eziandio agli altri ecclesiastici. Iddio riservò a sè solo di +giudicare la santa Sede, alla cui sentenza sottopose l’orbe nelle cose +tutte celate e manifeste. E tutto il mondo sa che Costantino monarca +universale, col beneplacito del Senato e del popolo della Città e di +tutto l’Impero romano, dichiarò essere di ragione giuridica che il +Vicario del Principe degli Apostoli, come signore del sacerdozio e +delle universe anime nell’impero del mondo, debba tenere la signoria +di tutte le cose terrene e dei corpi degli uomini. Reputò dunque +Costantino, che quegli cui il Signore affidò l’autorità del cielo in +terra dovesse altresì governare da giudice nelle cose temporali; e +perciò ei diede in perpetuo al Papa romano le insegne e lo scettro +imperatorio, e la Città col suo Ducato intero, che tu col tuo oro +tenti sedurre a danno nostro, e l’Impero. Reputò essere empia cosa +che il giudice mondano esercitasse autorità là dove l’Imperatore dei +cieli ha collocato il capo della religione cristiana universale; e +pertanto affidò Italia al reggimento del Pontefice, per sè cercando una +residenza in Grecia. Di là la santa Sede trasferì l’Impero ai Tedeschi +nella persona di Carlo (che umilmente tolse sulle sue spalle una soma +troppo grave per la Chiesa romana); ma se il Papa colla coronazione e +colla consecrazione affidò ai tuoi predecessori ed a te il tribunale +dell’Imperio e l’autorità della spada, nulla però rimise del suo +diritto di signoria suprema: e tu offendi questo diritto del Papa, e +non meno offendi il tuo onore e la tua fede, poichè non veneri chi è +creator tuo»[259]. + +In presenza di dottrine così esagerate, è lecito, senza far onta alla +giustizia, di dar colpa ai soli Imperatori di quella grande scissura? +Se Gregorio IX apertamente dichiarava che al Papa competeva la +monarchia universale, che il possedimento dello Stato ecclesiastico non +ne era altro che segno simbolico, puossi far meraviglia che Federico II +imprendesse a distruggere questo simbolo pericoloso? + +Nell’estate l’Imperatore bandì un’adunanza a Piacenza di legati di +tutte le città: non vennero però i Romani, che a buon diritto erano +ancora seco lui irritati, onde Federico li rimproverò chiamandoli gente +degenere, e gettando loro in faccia che Milano, la tracotante nemica +dell’Impero, fosse adesso maggiore di Roma[260]. Ogni qualvolta gli +Imperatori ebbero bisogno di lei, adularono la Città colle ricordanze +della sua grandezza vetusta, come se la maestà dell’Impero fosse pur +sempre in essa raccolta. E Federico fece perfino appello alla vecchia +_Lex Regia_ per derivarne un’autorità giudiziaria universale onde il +popolo romano lo avesse investito: a quel titolo ei ricorreva, mentre +il Papa faceva discendere i suoi diritti signorili su Roma, su Italia e +sull’Occidente dalla favoleggiata umiltà di Costantino, e mentre dalla +podestà assoluta di Cristo voleva ricavare la sua suprema autorità +di giudice degl’Imperatori e dei Re[261]. Giusto poi in questo tempo +la nobiltà romana a’ suoi predicati ne aggiungeva ancora un altro +di antico. Nobiluomini si appellavano «proconsoli dei Romani»; nè +credevano con questo di dar nel ridicolo, ma con seria gravità se ne +fregiavano allorchè nella Città o nella provincia avevano sostenuto +qualche alto officio di magistrato, o s’eran seduti da podestà nel +palazzo comunale di qualche Republica, o avevano governato da rettori +qualche terra pontificia. Ed invero, dopo di Innocenzo III, il teatro, +dianzi troppo ristretto per l’ambizione della nobiltà, aveva raggiunto +maggiore estensione, poichè talvolta i Papi mandavano gentiluomini +romani da legati in una provincia a tenerne governo nelle cose civili, +e poichè, ancor più sovente, nobiluomini erano chiamati ad officio +di podestà nelle città della media Italia. Durava per verità ancora +in uso il vecchio titolo di _Consul Romanorum_, onde i nobili s’erano +ornati quando avevano formato fra loro una corporazione politica ostile +al Comune; ma, dopo che furono scomparsi i Consoli governatori del +Comune e giacchè consoli pur si appellarono i presidi delle maestranze, +quel titolo perdette del suo valore ragguardevole che adesso si +trasfuse nell’altro di proconsole, proprio esclusivamente dell’alta +nobiltà. Nè è cosa inverosimile che oltracciò i più illustri ottimati +cominciassero ad assumere cotal predicato come significazione di una +dignità effettiva nel Senato, dove può darsi che venissero formando +una specie di «Camera di Pari»[262]. Dopo i primi trent’anni del secolo +decimoterzo, il loro titolo nuovo fu accettato officialmente dai Papi e +dall’Imperatore[263]. + +Capo della fazione imperiale era allora Pietro Frangipane, figlio di +Emanuele e nipote di Odone. Si rimproverò a Federico di aver corrotto +quel Proconsole ed altri nobiluomini per destare turbolenze che +nuovamente presero forma di guerra civile. Però la parte pontificia +aveva un valido appoggio nel Senatore, onde prese d’assalto e atterrò +la _Turris Cartularia_, rocca dei Frangipane prossima all’arco di +Tito, per guisa che Pietro non trovò altra salute che nella fuga[264]. +La calma si era appena ristabilita nel Marzo dell’anno 1237, quando +la rielezione di Giovanni de Poli a senatore (avvenne nel Maggio) +die’ causa a tumulti nuovi, perciocchè a quello la fazione popolare +contrapponesse _Johannes Cinthii_, aderente dell’Imperatore. Le +fazioni si azzuffarono nella Città, finchè il Poli, assediato nella +torre de’ Conti, capitolò e aderì che il suo emulo tenesse la carica +di senatore[265]. _Johannes Cinthii_ represse colle armi la parte +avversa, tenne vigilate le porte della Città, e cercò di impedire +il ritorno del Pontefice che una parte dei Romani, stanchi di quella +vita, chiedeva ad alta voce. Un assalto che si mosse al Campidoglio +lo costrinse finalmente a cedere, ed allora _Jacobus Capocci_, figlio +del celebre Giovanni e fratello di Pietro cardinale, fu mandato a +Viterbo perchè invitasse Gregorio IX a tornarsene. Capitò infatti il +Papa nell’Ottobre dell’anno 1237, fu accolto dal popolo colle solite +acclamazioni di giubilo, e lo stesso Senatore uscì solennemente ad +incontrarlo[266]. Alcune navi vennero recando vino e grano alla Città +che sofferiva di fame, e preti distribuirono quelle provvigioni un +tanto per ogni regione: il suo ritorno e la conciliazione con Roma +costarono così al Papa più di diecimila libbre di denaro contante. La +miseria cresceva nella Città; già Innocenzo III era stato costretto +a introdurre novellamente le largizioni di denaro e di grani, per +marchi come in antico; e il suo Biografo, parlando di una carestia, +dice che omai si contassero ottomila accattoni publici[267]. V’era poi +in Roma una numerosa plebe di nobili, carichi di debiti e impoveriti, +che formavano l’elemento essenziale delle rivoluzioni civiche; e in +generale il popolo era ridotto a tale stremo da non poter tollerare +in lungo la assenza della Curia pontificia che ne allontanava dalla +Città le ricchezze; e forse è vero quel che si narra, che i Romani, +felicitati del ritorno di Gregorio IX, promulgassero un Editto, ove si +decretava che nessun Pontefice potesse per lo avvenire abbandonar più +la Città[268]. + +Nel frattempo Federico II aveva combattuto e vinto in Lombardia. +Nel Novembre dell’anno 1236, presa d’assedio Vicenza, ne aveva fatto +signore l’audacissimo capo dei Ghibellini, Ezzelino, figlio di Ezzelino +il monaco. In quell’istesso inverno le cose di Austria lo avevano +richiamato in Alemagna, dove Corrado suo secondo figliuolo era stato +eletto a re dei Romani, in vece del repudiato Enrico. Ma tornato +l’Imperatore in Italia nell’autunno dell’anno 1237, dopochè Ezzelino +omai nel Febbrajo era entrato nella poderosa Padova, Mantova in Ottobre +si arrendeva; la celebre vittoria di Cortenuova, ai 27 di Novembre, +vendicava la sventura di Legnano, ed ivi gli Imperiali schiacciavano +le prodi milizie di Milano gridando: _Miles Roma! Miles Imperator!_ +Ancora una volta l’Impero trionfò; e sul campo sanguinoso di Cortenuova +tutto parve perduto per le cittadinanze italiane, il frutto della +pace di Costanza e quanto avevano guadagnato in un secolo intiero. +A Cremona l’Imperatore fece la sua entrata col conquistato carroccio +dei Milanesi, ch’era tratto da un bianco elefante, in quello che il +Podestà prigioniero, Pietro Tiepolo figlio del Doge di Venezia, stava +esposto agli sguardi del popolo, incatenato all’antenna del carroccio. +Ambasciatori romani furono testimonî del trionfo dell’Imperatore; eran +venuti ad annunciargli il ritorno del Pontefice, ed egli affidò loro +l’incarico di agire a Roma secondo i suoi intenti. + +Come un Cesare antico, nell’orgoglio della sua vittoria, Federico mandò +al popolo romano gli avanzi del carroccio milanese con molte insegne +conquistate, affinchè li custodisse come trofei in Campidoglio. Durante +il medio evo il carroccio si tenne in conto di palladio delle città. +Un carro riccamente ornato e trascinato da buoi, su cui si erigeva +l’antenna della bandiera coll’imagine dorata di una croce e con suvvi +appesa una campana, veniva condotto nel mezzo delle battaglie come +simbolo sacro della Republica, ed era vigilato da una schiera eletta +di guerrieri, devoti a difenderlo fino alla morte: la sua perdita +pareva sventura orrenda e massima delle vergogne che toccar potessero +all’onore di una città[269]. Federico accompagnò lo strano donativo con +una lettera ai Romani, scritta nello stile di un trionfatore de’ vecchi +tempi, e con alcuni versi pomposi, cui avrà composto qualche poeta di +corte del suo campo[270]. + +Con profondo dolore il Pontefice vide l’ingresso di quei trofei +della vittoria riportata dall’Impero sulla lega lombarda; ma non potè +impedire al partito imperiale che ne facesse solenne accoglimento in +Roma, od altrimenti temette di provocar Federico con cui non peranco +era venuto allora a rottura: e lo stesso Imperatore gli significò il +suo trionfo in una lettera, il cui tenore e il cui linguaggio devono +averlo acerbamente punto[271]. Le spoglie di Milano furono collocate in +Campidoglio sopra colonne antiche che in gran fretta si rizzarono[272]; +ed a memoria del dono imperiale si scrisse un’epigrafe in marmo che +oggidì ancora leggesi nel palazzo dei Conservatori dov’è custodita, +infissa nella parete sopra la scala[273]. Di tal guisa i Romani del +medio evo decoravano con segni di vittoria il loro Campidoglio dai +muscosi marmi: peraltro quei trofei, la campana del Comune, la catena +ossia sbarra di una porta di Tusculo, e di altre di Tivoli e di +Viterbo, e finalmente le ruote di un carroccio, avrebbero fatto ridere +(se gli avessero veduti) gli antichi conquistatori del mondo. + +La parte imperiale riacquistò in Roma un istante di sopravvento, +lorquando il Pontefice nel Luglio del 1238 fu ritornato ad Anagni[274]. +E poichè talvolta, dopo d’allora, trovansi in Roma due Senatori, ei +conviene credere che la fazione ghibellina vi elevasse uno dei suoi; +ciò che diventò più tardi regola consueta[275]. Tuttavia i Guelfi +tennero così salda resistenza, che Gregorio IX potè nell’Ottobre +far ritorno, e costringere all’obbedienza i suoi avversarî. Uscirono +d’officio Giovanni di Poli e _Oddo Petri Gregorii_, che fin allora +erano stati senatori, e _Johannes de Judice_ fu dalla fazione +pontificia eletto senatore unico[276]. Esordì egli nel suo governo +usando di grande energia contro i Ghibellini, e ne distrusse le torri: +così più d’un bel monumento dell’antichità, e, pare, anche una parte +del palazzo dei Cesari, andarono distrutti[277]. + + +§ 2. + +Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il Papa lo scomunica +e gli dichiara la guerra (1239). — Federico in gran collera scrive a’ +Romani. — Suo manifesto ai Re. — Manifesto avverso del Pontefice. — +Condizioni difficili di Federico II che combatte contro l’indirizzo +del suo tempo. — Contraddizioni nella sua indole. — Impressione che +le sue lettere fanno sul mondo. — La Curia romana è odiata per le sue +estorsioni di denaro. — Come si ordinassero i partiti combattenti. — +Federico muove guerra contro lo Stato ecclesiastico. + +La vittoria di Cortenuova non produsse le conseguenze che se ne +sarebbero aspettate. Per vero dire gli atterriti Milanesi ed altre +città avevano offerto reverenza assoluta alla podestà imperiale e +vassallaggio, avevan promesso di rinunciare agli articoli della pace di +Costanza e di sciogliere la lor federazione, ma l’Imperatore acciecato +chiedeva che gli si dessero a mercè, ed allora i generosi cittadini +prendevano la risoluzione magnanima di difendere la loro dignità fino +all’ultimo uomo. La resistenza delle città salvò ancora una volta +il Papato, e in breve l’Imperatore (che agli Italiani parve essere +un despota efferato) vide la fortuna volgergli le spalle. Perfino la +spedizione di Corrado re, nel Luglio 1238, non seppe costringer Brescia +ad arrendersi; quegli eroici cittadini sostennero lungamente un assedio +crudelissimo, a tale che l’Imperatore fu costretto a ritirarsi con +nocumento della maestà sua. E adesso per istanza del Papa anche le +grandi città marittime di Genova e di Venezia conchiudevano alleanza, +in quello che a Roma tornava a dominare il partito guelfo. + +Tutto questo, in presenza di sì grave pericolo, indusse Gregorio per +la seconda volta a entrare in lotta contro il suo potente avversario, e +a prendere apertamente le parti dei Lombardi. In un momento che pareva +faustissimo, egli ruppe la più acerba delle guerre fra la Chiesa e lo +Impero, e lasciò ai suoi successori l’impresa di continuarla. Per la +seconda volta con temeraria risolutezza ei giocò una partita di cui lo +Stato ecclesiastico era la posta. Ai 24 di Marzo del 1239 (e sì che non +ne aveva effettiva ragione) scomunicò nuovamente l’Imperatore, senza +che adesso i Romani gli dessero briga; e con un suo manifesto annunciò +alla Cristianità l’anatema di Federico, e ne sciolse dal giuramento +i sudditi. Raccolto con laboriosa cura un catalogo lungo dei delitti +onde incolpava l’Imperatore, vi pose in primo capo la accusa che +questi avesse eccitato la città di Roma a rivoltarsi contro la Chiesa. +L’asserzione non era senza fondamento; solamente il Papa dimenticava +che nell’anno 1234 chi aveva salvato la signoria della santa Sede su +Roma era pure stato Federico[278]. + +Lorquando l’Imperatore ebbe a Padova ricevuto la inattesa novella +che il Papa gli dichiarava guerra, congregò intorno al suo trono un +parlamento, e fece che Pietro suo cancelliere in una splendida orazione +spiegasse il diritto suo e il torto di Gregorio; indi diffuse suoi +manifesti pel mondo, ed ai Romani con istizza rimproverò di non avere +impedito il Pontefice nella sua opera sconsigliata. «Ci addolora», +così scrisse loro, «che proprio nella Città il Prete romano si sia +tolta licenza di calunniare temerariamente l’Imperatore di Roma, +il protettore della Città, il benefattore del popolo, senza che i +cittadini vi abbiano opposto contrarietà: ci addolora che in tutta +la progenie di Romolo, in mezzo a tutti i nobili ed ai Quiriti, fra +tante migliaia di gente, nemmanco un sol uomo abbia alzato una voce di +riprovazione dell’ingiuria fattaci: e sì che di fresco Noi avevamo pure +aggiunto alle spoglie degli antichi trionfi della Città i trofei nuovi +delle nostre vittorie.» Ed esortava il popolo romano, sotto minaccia +del suo sdegno, a levarsi unanime per vendicare un’onta comune e per +difendere l’Imperatore[279]. + +In quel dì medesimo Federico mandò ai Principi tutti della Cristianità +lettere di maggiore importanza, nelle quali colla penna di Pier delle +Vigne si difendeva dalle accuse del Papa; diceva delle offese che avea +ricevuto dalla morte di suo padre in poi; dichiarava Gregorio IX essere +un prete ambizioso e avaro, profeta falso, del Papato indegno; eccitava +i Principi ad insorgere tutti quanti uniti contro le sue oltracotanze; +faceva appello a un Concilio che avrebbesi dovuto convocare[280]. + +«Venne su dal mare una bestia carca dei nomi dell’abbominazione; ha +artigli di orso, gola di leone, corpo come di pantera. Spalanca le +fauci per vomitare bestemmie contro il nome del Signore, nè posa di +scagliare strali nefandi contro il suo tabernacolo ed i Santi del +cielo.» Con tali similitudini tratte dall’Apocalisse Gregorio IX faceva +proemio al manifesto con cui, addì 21 di Giugno, rispose all’altro +dell’Imperatore. Quella celebre enciclica, in cui l’odio violento si +ammanta della pompa orientale di linguaggio dell’antico Testamento, +è uno dei più memorandi monumenti della gran lite combattuta fra il +Papato e l’Impero, della superbia romana e delle passioni dei preti +ebri d’ira, dei loro oracoli tonanti, della loro veemente energia. In +quella scrittura Gregorio IX tentava di confutare tutte le querele +di Federico, ma qui eziandio per la prima volta lo tacciava di +avere attentato anche contro la podestà spirituale, e lo marchiava +publicamente di ateismo[281]. + +Dall’una parte la nuova posizione che il Papato aveva ottenuto colla +fondazione dello Stato ecclesiastico creato da Innocenzo, dall’altra la +posizione nuova che la casa di Hohenstaufen aveva acquistato in Italia +col possedimento ereditario di Sicilia, erano diventate, oltre alla +questione di Lombardia, le ragioni pratiche della formidabile guerra: +lo Stato della Chiesa non era solamente espressione dell’indirizzo +guelfo e nazionale del Pontificato, ma altresì, e massimamente, della +sua podestà civile; Sicilia poi era fondamento dell’idea imperiale +e ghibellina. I Papi volevano essere signori veri di questo reame; +l’Imperatore invece lo svincolava dal suo legame di feudalità verso la +Chiesa: i Papi attraversavano i suoi progetti, e, alleati col partito +guelfo e nazionale, miravano a distruggere i piani dell’Hohenstaufen, +rivolti a unire Italia in un accentramento. Per tali ragioni, più acre +di prima si riaccendeva la lotta fra la novella monarchia pontificia +fondata da Innocenzo III e la nuova monarchia imperiale; e la disputa +antichissima fra la tiara e la corona crebbe con grandezza spaventosa, +specialmente assumendo forma di contrasto fra il mondo politico +e quello ecclesiastico. Quel dissidio, spinto all’apice massimo, +conveniva risolverlo combattendo fino agli estremi. Per Federico II +trattavasi di separare la podestà civile da quella ecclesiastica, di +torre al Pontefice qualsiasi influenza politica, di strappare alla +Chiesa il suo possedimento temporale. La separazione di quelle due +podestà era la grande dottrina bandita dai Ghibellini; su di essa +riposavano tutte le libertà civili e politiche, la libertà di coscienza +dell’uomo individuo, lo sviluppo tutto quanto della civiltà umana. +Federico II fu che proclamò questo grande principio; e in esso stette +riposta la riforma sua, per giungere alla cui meta egli fece appello +all’Europa: se non potè vincere, la cagione massimamente ne fu perchè +la cittadinanza e il sentimento popolare stavano col Papato, e l’idea +monarchica non era ancora pervenuta in Europa a maturità. + +Se il grande rappresentante dei diritti civili, che chiamava i Re +in suo aiuto, avesse avuto l’appoggio della cittadinanza, fin da +allora il Papato sarebbe stato schiacciato: se le idee degli eretici +evangelici avessero potuto penetrare nell’indole di quell’età, gli +elementi sparsi dell’eresia si sarebbero fin d’allora raccolti in un +solo intento di riforma, e avrebbero agito di conserva colla foga di un +torrente impetuoso. Ma Federico, imperatore legittimo, era il nemico +della democrazia; anch’egli bruciava sui roghi gli eretici, nè in lui +allignava il genio di una riforma quale fu concepita nei secoli che +vennero dopo: l’umanità non poteva esserne compresa in un tempo ch’era +tutto quanto dominato dal dogma del Pontificato, dall’Inquisizione +e dagli entusiasmi di Francesco e di Domenico: in un tempo in cui un +vanitoso frate dei Predicatori, pari a Pietro di Amiens e a Folco di +Neuilly, riportava trionfi di eloquenza, e colla forza della parola +in breve ora riconciliava parecchie migliaia di cittadini fieramente +guerreggianti fra sè, e faceva piangere nient’altri che un Ezzelino, +ed era tenuto da città poderose per loro oracolo e legislatore[282]: +in un tempo nel quale Federico stesso promulgava nefandissimi editti +contro gli eretici, e con ingenuità senza critica, mentre ferveva la +sua guerra contro il Papa, teneva in conto di verità la similitudine +dei due astri del cielo, un maggiore e l’altro minore, simboleggianti +il Sacerdozio e l’Impero. L’indole del suo tempo, più che quella sua +propria, spiega gli strani contrapposti che s’accolsero nell’animo +di questo grande Imperatore: scomunicato imprendeva una Crociata; +banchettava all’istessa mensa Saraceni e Vescovi; faceva ardere +Minoriti e Domenicani perchè erano amici del Papa, ed eretici perchè +ne erano nemici; si faceva ricevere solennemente nella congregazione +dei Cisterciensi di Casamari, e di sua mano propria coronava a Marburgo +il cadavere della santa Elisabetta; come Arnaldo da Brescia proclamava +essere cosa anticristiana la ricchezza della Chiesa, eppure i suoi +Regesti sono pieni di diplomi benefici largiti a chiese e a monasteri, +e di lettere di immunità concesse alla giurisdizione vescovile. + +Un Cronista inglese ha descritto con vivi colori l’impressione che +i manifesti di Federico produssero in Alemagna, in Inghilterra ed +in Francia. La nazione britanna era punta sul vivo del non naturale +rapporto di feudalità in cui si trovava posta colla santa Sede, +della condanna che il Papa aveva scagliata contro la _Magna Charta_, +finalmente dello svergognato saccheggio che facevasi del suo patrimonio +con prebende romane, con decime ecclesiastiche e con tributi imposti +per le Crociate. Federico (dicevano gli Inglesi), combattendo Ottone +IV, ha prestato al Pontefice maggiori servigî di quelli che costui +gli apponga a debito. Eretico non si mostra, ed al Papa scrive con +cattolica umiltà; bensì i Romani son la sanguisuga perpetua della +Chiesa inglese, laddove l’Imperatore non ci ha mandato mai barattieri, +nè predoni delle nostre entrate[283]. E tuttavia lo stesso Storico +confessa che l’efficacia dell’enciclica papale fu assai grande, e +sminuì di tanto l’impressione del manifesto dell’Imperatore, che la +Cristianità si sarebbe sollevata contro di lui, come contro a nemico +della Chiesa, se l’avarizia della Curia romana non le avesse scemato +la reverenza dei popoli. Il giudizio del mondo era scisso, ma i Re +vedevano di buon grado l’indebolimento dell’Impero, e, ad onta delle +contrarietà dei Vescovati dissanguati e messi a disperazione, il +denaro della Cristianità fluiva sempre novellamente negli scrigni del +Laterano. Nè molto andò che, senza alcun risultamento, Federico II +si dolse con Enrico III cognato suo, perciocchè permettesse che in +Inghilterra si facessero le collette onde il Papa ricavava la moneta da +far guerra contro di lui[284]. + +La Bolla della scomunica fu per vero dire publicata in Francia ed +altresì in Inghilterra senza che vi trovasse contrarietà, ma Gregorio +IX non vide alcun Principe pronto a servirgli da antirè contro un +grande Imperatore da cui emanava pel mondo un vivissimo splendore di +maestà riverita. D’altro canto non venne nemmanco in mente a Federico +II di levare un antipapa. L’unità e la fortezza che Innocenzo III aveva +infuse alla Chiesa rendevano impossibile uno scisma. La decisione +della lotta dipendeva allora essenzialmente dalla lega lombarda; +nell’Italia settentrionale Milano e Bologna facevano da trincee +ancor salde del Papato; Genova e Venezia avevano conchiuso fra loro +alleanza; Azzo di Este, il Conte di San Bonifacio, Paolo Traversari a +Ravenna e Alberico da Romano (fratello di Ezzelino, aveva disertato +la causa dell’Imperatore) erano i capitani dei Guelfi; delle città +umbre e tusche la massima parte teneva le parti del Papa. Con Federico +pugnavano Ezzelino, Padova, Vicenza e Verona; gli erano alleate altre +città, come Ferrara, Mantova, Modena, Reggio e Parma; e con lui stavano +il vecchio Salinguerra, che presto abbandonava la scena del mondo, e i +margravî Palavicini e Lancia: Enzo, suo giovine figlio bastardo, re di +Torre e di Gallura in Sardegna, creato vicario dell’Impero in Italia, +cominciava adesso la sua breve ma splendida vita politica. + +Fallite che furono le mediazioni di pace avviate dai Vescovi tedeschi, +e morto a Roma (nel Luglio del 1240) Corrado gran maestro dei cavalieri +Teutonici, i due avversarî entrarono in lizza. Federico volle tenere +la Chiesa in solo conto di potenza politica a lui ostile, e intese a +sradicarne l’organamento che essa s’avea dato dentro dello Stato. Con +persecuzione senza pietà castigò nel reame di Sicilia le resistenze dei +Vescovi e del clero inferiore; con morte, con carcere, con esilio punì +i frati mendicanti cui pose al bando; dappertutto i beni della Chiesa +incamerò o sottopose a tributo. Cotal sorte colpì segnatamente la ricca +Abazia di Monte Cassino che fu secolarizzata completamente. E mentre +l’Imperatore incaricava il figliuolo Enzo di impadronirsi della marca +di Ancona, deliberava di portare egli stesso la guerra nello Stato +della Chiesa, e di schiacciare il suo nemico dentro di Roma, sì come +fatto avevano Enrico IV ed Enrico V. Pertanto avvenne che la Città ne +acquistò importanza locale. L’Imperatore (così dicevasi alla corte di +Gregorio IX), l’Imperatore ha giurato di far del Papa un accattone, di +mettere il santuario al ludibrio dei cani, di tramutare il venerando +duomo di san Pietro in una stalla da cavalli: minacce profetiche +che Federico II (se è vero che le abbia pronunciate) non addusse a +compimento, ma che in tempi assai più tardi, sotto all’imperatore Carlo +V, si verificarono alla lettera[285]. + + +§ 3. + +Le città dello Stato ecclesiastico si mettono dalla parte di Federico. +— Questi pone il suo quartiere generale a Viterbo. — Condizioni +disperate del Papa in Roma. — Per che ragione la Città si conservasse +guelfa. — La grande processione di Gregorio IX commuove ad entusiasmo +i Romani, i quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. — +Armistizio. — Il Papa lo rompe. — Deserzione del cardinale Giovanni +Colonna. — Gregorio IX bandisce un Concilio. — I preti prigionieri a +Monte Cristo (1241) — I Tartari. — Negoziati di pace infruttuosi. — Un +Anibaldi e Odone Colonna, senatori. — _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore +unico. — Federico blocca Roma. — Gregorio IX muore nel 1241. + +Nella primavera dell’anno 1240 Federico entrò nello Stato della +Chiesa, dacchè aveva già apertamente dichiarato di volerlo unire +novellamente all’Impero[286]. Molte città dell’Umbria, della Sabina +e di Tuscia gli apersero le porte; e benanco Viterbo (fino adesso +alleata fidissima del Papa che ne aveva restaurato le mura) disertò +la causa della Chiesa, non tanto per affetto all’Imperatore, quanto +per odio contro Roma, che teneva le parti del Pontefice[287]. Eziandio +Corneto prestò all’Imperatore omaggio, e nella Campagna la fazione +ghibellina di Tivoli teneva relazioni con lui. A tutti i suoi fedeli +Federico scriveva di essere stato lietamente accolto a Viterbo sua +«camera» imperiale, e di aver ricevuto l’ossequio di tutte le città del +territorio romano e della Maritima, nel tempo stesso che il figliuol +suo Enzo teneva in suo potere la marca di Ancona. «Null’altro dunque +mi resta a fare», così diceva, «se non se entrare trionfalmente nella +Città, di dove tutto il popolo romano volge a me gli occhi; ed ivi +restaurare la vetusta autorità imperatoria, e coronare di allori le +mie aquile vittoriose»[288]. Ai Romani indirizzava lettere pompose a +somiglianza di tanti altri Imperatori, antecessori suoi; prometteva la +rinnovazione del loro splendore antico, e gli esortava a mandare senza +tardanza alla sua corte i loro proconsoli Napoleone, Giovanni de Poli, +Ottone Frangipane e Angelo Malabranca, affinchè egli potesse insignirli +di dignità imperiali e di officî di governo[289]. L’Imperatore stava +innanzi alla sospirata sua meta. Da Roma non lo separavano che due +sole giornate di cammino; ed ivi la sorte di Gregorio IX, come in +antico quella di Gregorio VII, dipendeva assolutamente dall’attitudine +che avrebbero assunto i Romani. I Frangipani (già nell’anno 1239 +l’Imperatore aveva fatto restaurare la loro torre posta presso +l’arco di Tito, e aveva donato a Odone e ad Emanuele alcuni beni nel +Napoletano), i Frangipani stavano alla testa dei Ghibellini[290]; +tuttavia la fazione pontificia teneva il sopravvento, perocchè i Conti, +gli Orsini ed i Colonna durassero concordi dalla parte di Gregorio, +per guisa tale che il Papa aveva potuto in santa pace tornarsene nel +Novembre 1239 alla Città, e scagliare ancora una volta l’anatema su +Federico. + +Non giova far meraviglie del coraggio di quel vecchio, avvegnaddio +ei fosse uomo che dalla vita aveva nulla a sperare, che non lasciava +eredi, che personificava in sè il principio della sua Chiesa: per +lo contrario strano parrebbe il contegno dei Romani, se non si +riflettesse che avevano buoni motivi per istarsene col Pontefice anzi +che coll’Imperatore. Se Federico II si fosse impadronito di Roma, egli +avrebbe immediatamente abolito gli Statuti del Campidoglio e tramutato +il Senatore in servo e balivo suo. A Roma la signoria del Papa era +mite e debole; così non sarebbe stata quella dell’Imperatore, nemico +mortale di ogni specie di autonomia cittadina, che a Viterbo aveva +combattuto la Republica romana, che ad ogni istante poteva gettarla +nuovamente in braccio del Pontefice. Tutto questo spiega perchè i +Romani non profittassero di quelle opportunità per ribellarsi contro +la dominazione della santa Sede, cui nell’anno 1235 erano stati di mal +animo costretti a sottomettersi. I patriotti s’erano uniti con Gregorio +IX, per modo che le condizioni delle cose tornavano a fare del Papa il +rappresentante vero dell’autonomia nazionale di Roma. + +Per fermo i Ghibellini si fecero più audaci allorquando le soldatesche +dell’Imperatore si avanzarono fin sotto le porte di Roma; molte voci +gridarono: «L’Imperatore! l’Imperatore! A lui vogliam dare la Città!»; +e può darsi che Gregorio IX s’aspettasse finalmente la defezione di +un popolo incostante, che già parecchie volte lo aveva discacciato. In +quelle angustie, ai 22 di Febbrajo, ei tenne una processione solenne, +nella quale furono recate in giro le reliquie della Croce e le teste +degli Apostoli, e trasportate dal Laterano al san Pietro. Fattele +deporre sull’altar maggiore, Gregorio si tolse di capo la tiara, e +posatala sovra quei teschi sclamò: «O voi, Santi, difendete Roma, che +i Romani vogliono tradire!» Bastò questo a operare l’effetto bramato +sulla moltitudine, cui è tanto facile commuovere con misteri e con +scenate da teatro; molti Romani presero dalle mani stesse del Papa +la croce contro l’Imperatore, come se questi fosse stato un pagano, +un saraceno[291]. Federico dalla vicina Viterbo si beffò del numero +e della tempra di quei Crociati, che avrebbero dovuto sentire di +quanto pesasse la sua ira allorchè fossero caduti in suo potere; ma +Gregorio invece reputò fermamente che della repentina mutazione del +popolo romano si dovesse il merito ad un miracolo del cielo[292]. E +l’Imperatore, il cui esercito era troppo sottile per poter assalire +Roma con buon successo, si vide deluso nelle sue speranze, si ritirò +nelle Puglie, e soltanto con lettere sfogò la stizza che provava contro +i Romani. + +Venuta l’estate entrò nelle Marche, però senza recar danneggiamenti +alla Campagna romana; e al Papa concesse financo un armistizio, +tuttavia rifiutando di comprendervi i Lombardi: d’altro canto i +Cardinali che instavano per la pace (i moderati formavano fra loro +un forte partito di opposizione) chiedevano che si congregasse un +Concilio generale il quale decidesse della contesa. Ma frattanto il +Papa riceveva una considerevole somma di moneta, e questa d’un tratto +gli forniva agio di sostenere ancora per un anno le spese della guerra; +perlochè disdisse l’armistizio, cui pur poco prima aveva egli stesso +ricercato. Questo modo di agire destò grave malcontento in Roma. Il +cardinale Giovanni Colonna, che era stato il mediatore di quella +tregua, si tenne offeso nell’onore, e apertamente si pose adesso +dalla parte dell’Imperatore, onde con lui ebbe principio l’indirizzo +decisamente ghibellino della sua celebre casa. Giovanni, del titolo +di santa Prassede, era il secondo cardinale che fosse uscito della +famiglia Colonna: favorito di Onorio III, aveva tenuto parecchie volte +l’officio di legato sotto Gregorio IX, ed ancor nell’anno 1239 era +stato mandato nella marca di Ancona per combattervi Enzo. Nel collegio +dei Cardinali quel superbo e ricco principe romano era l’uomo sovra +tutti ragguardevole. La sua deserzione non potè derivare da avarizia +o da malignità; essa fu una protesta contro la politica incauta e +ambiziosa di Gregorio, le cui passioni trascinavano la Chiesa in +un pendio fatale[293]. «Cotai segni», esclama lo Storico inglese, +«rivelano chiaramente che la Chiesa romana ha tratto sopra di sè l’ira +di Dio. E invero i suoi reggitori non si danno cura del bene spirituale +del popolo, ma pensano soltanto ad impinguare la borsa: non cercano +di guadagnare anime a Dio, ma di farsi ricche entrate, di opprimere i +preti, e di torsi audacemente i beni altrui, a tale intento adoperando +censure ecclesiastiche, usure, simonia e cento altri artificî»[294]. + +Dopo la ribellione di un Cardinale, ebbe il Pontefice a sofferire +un colpo ancor più fiero. Ai 9 di Agosto del 1240, dall’Abazia di +Grotta Ferrata, egli aveva bandito un Concilio con ordine che si +raccogliesse nella prossima Pasqua, a Roma: il pensiero ne era partito +in addietro dall’Imperatore, ma adesso Federico non poteva più aderire +di assoggettarsi alla sentenza di un tribunale che prevedeva a sè +ostile; adesso che le sue armi vittoriose lo avevano reso signore +della massima parte dell’Italia superiore e media; adesso che il suo +avversario era involto nelle estreme difficoltà, che a lui sorrideva +la speranza di dettare da Roma le condizioni della pace. Pertanto +l’Imperatore per iscritto proibì al clero di andare al Concilio; lo +ammonì con grandissime istanze di non farlo, e ricusò di dare qualsiasi +salvacondotto. Una lettera notevole scritta da un prete d’animo franco, +contiene una descrizione non certo lusinghiera per Roma, e dichiara i +pericoli che il clero avrebbe incontrato nella Città. «Come potrete», +diceva, «aver sicurezza in Roma, dove cittadini e preti ogni giorno +si azzuffano a pro dell’uno, e contro dell’altro avversario? Il caldo +v’è insopportabile, l’acqua putrida, il cibo cattivo e grossolano, +l’aria grave che la si può serrare in mano, tutta piena di sciami di +zanzare; il suolo brulica di scorpioni, gli abitanti vi sono sporchi +e abbominevoli, malvagi e feroci. Il terreno di Roma, quant’è vasta, è +cavo, e dalle catacombe popolate di serpenti esalano vapori velenosi e +mortiferi»[295]. + +Ma molti prelati di Spagna, di Francia e dell’Italia superiore non +si smossero dall’idea di andare a Roma, non trattenendoli temenza di +pericoli, nè gli ammonimenti ripetuti dell’Imperatore che aveva mare +e terra in poter suo. Gregorio legato di Romania, Jacopo Pecorario +cardinale di Preneste, e Ottone cardinale di san Nicolò li raccolsero +tutti insieme a Genova, e il viaggio fu intrapreso sopra navi genovesi. +Quei preti nutrivano una confidenza cieca, però tutto ad un tratto, +all’altezza del promontorio di Meloria, videro venir loro incontro +il naviglio della Republica di Pisa e la flotta siciliana parati +a combatterli. La celebre battaglia dei 3 Maggio 1241, combattuta +presso alle isole di Monte Cristo e di Giglio fu uno degli spettacoli +più strani che si sieno mai visti sul mare. Più di cento prelati, +cardinali, vescovi e abati furono testimonî tremanti di quel fiero +combattimento, e insieme oggetto della pugna e bottino del vincitore. +Le galee di Genova soffersero una rotta terribile; quali andarono +sommerse colla loro gente d’arme e coi preti, quali (e furono la +maggior parte) caddero prigioniere; e l’ammiraglio imperiale lietamente +veleggiò colla fatta preda pel porto di Napoli. Gli sventurati prelati +navigarono per tre durissime settimane, stretti in catene, sofferendo +fame, sete e scherni dai rozzi marinai, finchè furono giunti alle +carceri di Napoli e di Sicilia; ed ivi (così pianse il Papa con loro) +appesero le loro arpe ai salici piangenti dell’Eufrate, ed aspettarono +il giudizio di Faraone[296]. + +Questa caccia di preti fe’ gran chiasso pel mondo; nè la Chiesa perdonò +mai all’Imperatore quello che essa chiamò «empio attentato». A Faenza, +testè conquistata, Federico ebbe l’annuncio del colpo maestro che +lo sbarazzava del Concilio. La fortuna sorrideva alle sue bandiere; +umiliata era Genova; Milano vinta dai fedeli Pavesi; presa Benevento; +caduta l’eroica Faenza. Perciò Federico, invece che assediare Bologna, +deliberò di muovere nuovamente contro Roma; laonde di novella fiamma +arse la guerra fra Imperatore e Papa, e quanto fosse dannosa per Europa +lo si vide proprio allora che barbari feroci venienti d’Oriente con +grande vergogna sua la aggredivano. Le terribili orde dei Tartari di +Octai devastavano la Russia, la Polonia e le terre bagnate dal Danubio, +rinnovando nell’Occidente latino lo spavento che in antico avevano +incusso gli Unni. La Cristianità implorava salvamento dall’Imperatore +e dal Papa, ma, con grande vitupero di entrambi, udiva a tutta risposta +il Pontefice predicare la crociata contro l’Imperatore, e l’Imperatore +protestare che penserebbe ai Tartari soltanto dopo che avesse costretto +a pace il sommo sacerdote della Cristianità. Come Federico nel Giugno +del 1241 fu entrato nelle terre spoletine, scrisse al Senato che aveva +avuto annunzio della invasione dei Tartari nelle frontiere dell’Impero; +disse che moveva a gran passi contro Roma per trattare col Papa; ve lo +aiutasse la Città sollevandosi, affinchè, posto fine alle turbolenze +italiane, potesse egli difendere l’Impero dalla gravissima delle +sciagure[297]. + +Mandò Federico ambasciatori al Pontefice, e lo stesso suo cognato, +Riccardo di Cornovaglia (che in Luglio era tornato dall’Oriente per +la via d’Italia) andò legato di lui a Roma, ma non trovò accesso appo +Gregorio, sordo a tutte le istanze. Quel vecchio indomabile aveva, come +Gregorio VII, fissata l’idea di morire piuttosto che cedere; e, ad onta +che lo avesse diserto il cardinale Colonna colla sua famiglia, non era +in Roma senza amici. Per verità già sul principio del 1241 avevano +tenuto officio senatorio Annibale degli Anibaldi e Odone Colonna +nipote del Cardinale, onde convien dire che la fazione imperiale si +fosse allora assestata nel governo insieme colla parte pontificia; +tuttavia, poichè quei Senatori nel Marzo confermavano un’altra volta il +trattato di pace conchiuso nell’anno 1235, ei si pare che Gregorio IX +continuasse pur sempre ad esser signore della Città[298]. E nel Maggio +dell’anno 1241, quando si venne alla nuova elezione del Senato, a lui +benanco riuscì di darne l’officio agli Orsini, nemici implacabili degli +Anibaldi e dei Colonna, e caporioni dei Guelfi. + +Infatti senatore unico diventò _Matheus Rubeus_, uomo celebre, fautore +antico di san Francesco; era figlio di _Johannes Gaetani Orsini_ e di +_Stephania Rubea_, e nipote di _Ursus_, avo della illustre famiglia. E +anch’egli diventò stipite di una casa potente che si partì in parecchi +rami; i suoi figli e nipoti empierono gli annali di Roma de’ loro nomi +e delle loro geste, sul trono pontificio, nel collegio dei Cardinali, +sulla cattedra senatoria in Campidoglio[299]. + +Se Roma restò fedele al Papa, egli ne andò debitore al fervore +indefesso di quel capitano dei Guelfi. Grande era il pericolo; i +Ghibellini, alla notizia delle vittorie di Federico, insorgevano; il +cardinale Colonna, che lo aveva invitato a venire, e Odone ex-senatore +abbertescavano i loro palagi, posti nelle terme di Costantino, e il +mausoleo di Augusto. Così è appunto che dopo lunga oscurità questo +monumento torna adesso a venir a galla col nome popolare di _Lagusta_; +e già da tempo antico esso era il maggior centro delle fortezze +Colonnesi nel Campo di Marte, alle quali apparteneva eziandio il +prossimo Monte Citorio (_Mons Acceptorii_)[300]. _Matheus Rubeus_ +guidò le sue milizie ad assaltare il mausoleo. Ivi dentro trovavasi +forse Odone, laddove il Cardinale invece s’era recato a Palestrina, +e di lì aveva occupato, per conto dell’Imperatore, Monticelli, +Tivoli, e il ponte dell’Anio «di sotto». Stupiva Federico di trovar +indole così bellicosa e ajuto tanto potente in un Cardinale[301]; +seguendo l’appello di questo ei venne, ed entrò a Tivoli che gli +aperse spontaneamente le porte. Le sue soldatesche devastarono tutto +il territorio che si stende da Monte Albano e da Farfa fino ai monti +Latini; l’Imperatore fece distruggere Montefortino, cui avevano munito +i Conti, nipoti di Gregorio IX; e, come gli dettava il suo odio contro +il Papa, comandò che i prigionieri si appiccassero per la gola: di +Montefortino non si salvò che una torre già a pezzi rotta, e vi durò +monumento della vendetta imperiale. Dipoi, accompagnato dal Cardinale, +Federico mosse al castello Colonna, e sulla fine dell’Agosto fu a +Grotta Ferrata. Da questo monte, dove anticamente avevano posto campo +Enrico IV, Enrico V e il Barbarossa, ei voleva costringere la Città a +cedere, sia per penuria di vettovaglia, sia per assalto. Ed essa era là +presso a lui, stesa a’ suoi piedi, tutta avvolta nei vapori dell’estate +feraci di febbri; ed in quello il nemico di Federico, il Papa, andava +morendo nell’arsura e nei silenzi del mese di Agosto. + +E infatti ecco venir in gran fretta messaggi al campo imperiale: il +Papa era morto! Se sia vero che Gregorio IX campò quasi cent’anni, +conviene dire ch’ei fosse maturo alla morte ad ogni ora e in tutte le +stagioni; tuttavolta l’aver vissuto chiuso nell’assediata Roma fra i +calori dell’Agosto, potè forse a ragione essere considerato non ultima +cagione della sua fine. La Chiesa lo appellò vittima dell’Imperatore. +Quel vecchio indomito e d’animo focoso prese congedo dal mondo come +un generale che, incalzato d’ogni parte, cade sulla breccia guardando +in faccia l’inimico. Dal suo letto di morte vid’egli questo avversario +avanzarsi vittorioso, accompagnato da un Cardinale ribelle, fin sotto +le porte di Roma: e nell’ora dell’agonia il suo occhio scorse davvicino +le ruine dello Stato ecclesiastico, e in lontananza quelle di terre +cristiane che i Tartari avevano mutato in deserti fumanti dei loro +incendî. Gregorio IX passò da questa vita in Laterano ai 21 di Agosto +dell’anno 1241[302]. + + +§ 4. + +Federico II torna nel reame. — Elezione e presta morte di Celestino +IV. — I Cardinali si sparpagliano. — La Chiesa rimane priva di capo. +— Lega di Roma con Perugia e con Narni (1242). — I Romani muovono +contro di Tivoli; Federico nuovamente contro di Roma. — Edificazione +di _Flagellae_. — Federico torna sui monti latini. — I Saraceni +distruggono Albano. — Condizioni dei monti latini. — Albano. — Aricia. +— La via Appia. — Nemi. — Civita Lavinia. — Genzano. — La casa dei +Gandolfi. — Terre poste sul versante tusculano dei monti. — Grotta +Ferrata. — Statue di bronzo ivi esistenti. + +Per mostrare al mondo che avea mosso guerra contro Gregorio IX e non +contro la Chiesa l’Imperatore cessò tosto dalle sue ostilità verso +di Roma. Fece anzi di più; ai due Cardinali che teneva nelle carceri +di Capua concesse che andassero alla Città per prendere parte alla +nomina del Papa, col patto però che ad elezione compiuta tornassero a +darglisi in mano a Tivoli: e questo i due conscienziosamente fecero. +Del resto la morte dell’indomabile Gregorio era tornata assai gradita +agli uomini temperati, poichè adesso speravano di salvare la Chiesa +dalla ruina che la minacciava. Dieci Cardinali trovavansi nella Città +senza consiglio e mal securi; e il Senatore, come capo della Republica, +li serrò nel Septizonio per constringerli a venir prestamente +all’elezione. Dopo lungo disputare fra i Gregoriani severi e i moderati +che gli avversavano e suggerivano arrendevolezza all’Imperatore, dopo +le gravi sofferenze di una clausura che seppe di prigionia e causa la +quale morì un Cardinale, fu eletto pontefice (addì 1 Novembre 1241) il +milanese Goffredo vescovo della Sabina, e prese nome di Celestino IV. +Ma questo novello Papa, vecchio infermiccio, passò di vita di lì a soli +diciassette giorni; lui probabilmente avevano scelto i Cardinali nella +loro indecisione, tanto per averne un Papa così detto «di transizione». + +Morti tanto vicini l’uno all’altro due Pontefici, la sede di san +Pietro rimase vacante come alla morte di Gregorio VII; i Romani +tumultuarono, il Senatore minacciò i tormenti di una novella clausura. +Fosse sbigottimento o disegno di aizzare l’opinione popolare contro +di Federico, facendolo parere l’autore di una confusione infinita, +i Cardinali fra sè divisi abbandonarono la Chiesa in quella massima +difficoltà, fuggirono nella Campagna, e si chiusero in Anagni ovvero +nelle loro castella. Conseguenza ne fu una vacanza tanto lunga che +prima non s’aveva mai visto l’eguale, e che tenne la Chiesa per quasi +due anni vedova del suo capo. Federico II si avvicinò come Annibale, +cui egli stesso si paragonò, alle porte di Roma, ma queste gli si +tennero chiuse in faccia. Il senatore _Matheus Rubeus_, da prode e +religioso uomo, salì sulla breccia che i Cardinali vilmente avevano +disertata, e con prudenza e con coraggio difese la Città e servì la +causa della Chiesa. Intorno al suo vessillo si schierarono i Guelfi +e tutti gli amici del Papato, e con buona fortuna combatterono i +Ghibellini; nell’Agosto ne presero d’assalto la rocca maggiore, il +mausoleo ch’era nel Campo di Marte, e lo distrussero da capo a fondo. +E il popolo frattanto aveva demolito le case dei Colonna, e cacciato +in carcere il Cardinale di quella famiglia: infatti questo potentissimo +partigiano dell’Imperatore era venuto a Roma per l’elezione del Papa e +vi si era soffermato ancor dopo che era stato eletto Celestino IV[303]. + +_Matheus Rubeus_ si guadagnò alleati anche fuori di Roma; conchiuse +una lega con Perugia, con Narni e con altre città guelfe, per modo +che queste confederate si obbligarono di starsene unite a difesa e +ad offesa comune contro l’Imperatore, e di non conchiudere con lui +paci separate finchè durasse la guerra ch’egli faceva alla Chiesa: +l’istromento di quest’alleanza fu stipulato ai 12 Marzo 1242 nella +chiesa di santa Maria sul Campidoglio[304]. Federico II nel frattempo +non usava di quegli sforzi vigorosi che avrebbero convenuto per +impadronirsi di Roma. Un mezzo secolo prima qualunque Imperatore nei +suoi panni avrebbe preso d’assalto la Città; colla sua podestà di +patrizio avrebbe levato un Papa e dettato la pace: tutto questo invece +Federico non poteva fare. Pare un errore che allora ei non si decidesse +di mettere in libertà i prelati presi in mare, fra’ quali si trovavano +ancora i detti due Cardinali: per fermo, se avesse usato una tale +magnanimità, gliene sarebbe venuto più giovamento assai di quello che +profittar gli potesse di trarre in lungo l’elezione del Papa: e questa +alla fin fine doveva egli bramare che si compiesse per conchiudere col +nuovo Pontefice la pace di cui aveva tanto urgente bisogno. + +Nel Febbrajo dell’anno 1242 l’Imperatore mandò un’ambasciata ai +Cardinali raccolti ad Anagni per esortarli che venissero all’elezione; +nè così presto sarebbe egli ritornato, come fece, nelle terre romane, +se non fossero stati i Romani ad attirarvelo. Infatti nel Maggio +del 1242 movevano essi con forza di soldatesche contro Tivoli, dove +l’Imperatore aveva lasciato un presidio sotto la capitananza di Tommaso +de Montenigro[305]; ed allora, in Giugno, Federico entrava nel paese +dei Marsi e poneva campo presso il lago di Celano, in quelle pianure +dove ventisei anni più tardi la sua casa gloriosa era destinata ad +estinguersi nella persona del nipote suo. Quant’era egli lontano dal +prevederlo! quanto poco il giovine Rodolfo conte di Asburgo (che lo +accompagnava ad Avezzano) presagir poteva che, caduti gli Hohenstaufen, +a lui sarebbe toccata in sorte la corona imperiale[306]! Nel Luglio +Federico mosse contro di Roma, piantò nuovamente le sue tende sui +monti Albani, e mettendo a guasto la Campagna punì i Romani così delle +loro ostilità contro Tivoli, come delle violenze che fatto avevano +al cardinale Colonna e ad altri cherici di parte imperiale[307]. +Tuttavolta anche adesso le sue imprese mancarono di energia; e tanto +è vero che di già nell’Agosto ripassò il Liri, sulle cui sponde, +di fronte a Ceperano, aveva un anno prima fondato la città nuova di +_Flagellae_[308]. + +La Cristianità mirava la sua Chiesa senza Papa: pareva che la grande +monarchia ecclesiastica si fosse mutata in oligarchia, poichè la +podestà spirituale era esercitata dalla Curia dei pochi Cardinali +residenti in Anagni. Molte voci di malcontento facevansi udire, +e accusavano i Cardinali di tradir la santa causa per loro mire +ambiziose e avare, mentre da altra parte i Cardinali scaricavano +sull’Imperatore la colpa dell’elezione procrastinata. A lui ed alla +Curia si presentavano frattanto ambasciate, quali supplichevoli, +quali minacciose; Federico stesso alla fine ammonì severamente i +Cardinali acciocchè dessero una buona volta un capo alla Chiesa[309]; +indi nuovamente tornò con grosso esercito: per la via di Ceperano nel +Maggio 1243 venne sui monti latini, e senza pietà fece devastare i +possedimenti dei Cardinali; i suoi Saraceni in mezzo a orrori di ogni +fatta rasero Albano al suolo[310]. + +La deplorevole ruina di questa città vescovile ci offre opportunità +di dare un’occhiata alle condizioni in cui vi versava il vaghissimo +paese montano, dove anticamente, sulle sponde del suo lago di origine +vulcanica, stette Alba Longa, la favoleggiata madre di Roma[311]. Al +tempo in cui Federico II accampava su quelle alture, esistevano ormai +quasi tutte le castella che oggidì si trovano colà. Sullo scorcio dei +tempi imperiali Albano era sorta dai ruderi della celebre villa di +Pompeo, detta più tardi villa degl’Imperatori (_Albanum Caesaris_): +e di buon’ora abbiamo veduto risiedervi un Vescovo lateranense; indi, +dopo le guerre dei Goti, ne abbiamo fatto parola parecchie volte. Non +baroni romani la conquistarono, nè alla Republica romana riuscì di +sottoporla al suo dominio, quantunque Albano nel secolo decimosecondo +parecchie volte fosse assediata dai Romani, e perfino una volta ne +andasse bruciata. All’età di Pasquale II la città era stata proprietà +dei Pontefici; Onorio III nell’anno 1217 la aveva regalata al suo +Cardinal vescovo[312]; ma frattanto la famiglia dei Savelli, onde quel +Papa fu protettore, vi possedeva, oltre al castel _Sabellum_, anche +molti altri beni, e sulla fine del secolo decimoterzo acquistava di +Albano la signoria baronale. + +La piccola Aricia fin dalla più remota antichità è notata come vetusta +città della lega sicula od almeno della federazione latina; e fu culla +di Augusto ovvero di Attia madre sua, e celebre per il santuario +di Diana Aricina. I Barbari distrussero la vecchia terra, ma essa +nell’anno 990 risorse in forma di castello, di cui fu duca Guido +della casa di Tusculo. Sul principio del secolo duodecimo Pasquale II +diede Aricia alla famiglia di quei Conti; e da loro la città passò +poi in mano dei Malabranca, fino a tanto che Onorio III la restituì +alla Chiesa per concederla indi in feudo ai congiunti della sua +casa[313]. La positura di Albano e di Aricia lungo la via Appia dava +ad esse scarsa importanza: poichè quella famosa strada era diventata +impraticabile ad eserciti, l’attività politica e belligera del medio +evo (quando voleva riuscire da Napoli a Roma) già da gran tempo moveva +per la via Latina, da Capua passando per San Germano e Ceperano, +oppure (traversando la terra dei Marsi per la via Valeria) da Alba +transitava per Carsoli e Tivoli. La via Appia ruinosa, affondata in +padule e abbandonata da molta frequenza di passeggieri, non era più +la strada militare, che come tale aveva servito ancora all’età dei +Goti; non fu nemmanco la via che battessero i Crociati. Allorquando i +pellegrini venienti dall’Oriente sbarcavano a Brindisi, giunti a Capua +s’indirizzavano per altre strade. Lungo la via Appia vedevansi ancora i +sepolcri muscosi degli antichi, ma erano tramutati adesso in dimore di +pastori della Campagna; e da lunghissimo tempo erano andate distrutte +le numerose stazioni postali onde diligentemente hanno tenuto nota il +vecchio _Itinerarium_ di Antonino e l’altro Gerosolimitano, compilato +per guida dei viatori che da Capua andavano a Roma. Fra quelle stazioni +eranvi nominate Aricia e Albano come luoghi di fermata nei monti +latini; e vi succedeva rimpetto a Roma l’altra stazione posta vicino +alla nona colonna miliaria (_Mutatio ad Nonum_), di cui oggidì non +puossi più stabilire il sito ove sorgesse[314]. + +Sulle sponde incantevoli del lago di Alba Federico II scorgeva +avanzi di sepolcri antichi, di templi, di ville, in numero maggiore +di quello che ai dì nostri sia. Allora sulla cima del monte Albano +durava tuttavia con grandiose ruine il celebre tempio dell’alleanza di +_Jupiter Latiaris_, ma l’antico _Mons Albanus_ aveva a quel tempo anche +assunto il nome di «Monte Cavo»[315]. E ancora si mostravano gli avanzi +del tempio di Diana Aricina ossia del celebre _Nemus_, boschetto sacro +alla Dea, piantato sopra il cratere del lago leggiadro tutto coronato +di viole, sul cui margine oggidì esiste Nemi: infatti quel santuario di +Diana, dopo la caduta dell’Impero romano era diventato un patrimonio +ecclesiastico (_Massa Nemus_), dove più tardi i Conti di Tusculo +edificarono una rocca[316]. + +In vicinanza di Albano si trovava peranco _Lanuvium_, patria di +Antonino Pio, sia che ne sussistessero ancora le oscure ruine, sia che +fosse anche sorta l’odierna Civita Lavinia sopra i ruderi della vecchia +città[317]. Nella stessa età poi veniva formandosi Genzano, e poneva +la sua base sovra un antico _fundus Gentiani_, dove la famiglia dei +Gandolfi aveva rizzato una torre. Questi signori dal nome longobardo di +Gandolfo furono, dopo i Tusculani, i soli baroni che allora in quella +regione de’ monti latini fondassero una signoria. Dalla parte di Albano +vennero collocando loro stanza sui ruderi della villa imperiale, ed +ivi edificarono un castello che oggidì ancora porta il loro nome: e +sull’incominciamento del secolo decimoterzo composero una famiglia +baronale numerosa, ma sparvero ormai sulla fine del secolo medesimo +quando i Savelli si misero nel possesso di Castel Gandolfo. Solamente +dopo di Urbano VIII l’antica _Turris Gandulphorum_ si tramutò nella +nota villa pontificia, unica che oggi il Pontefice posseda nei monti +romani[318]. + +I Savelli pertanto, dopo il tempo di Onorio III, acquistarono beni +parecchi all’intorno dei laghi di Albano e di Nemi, laddove i Colonna, +eredi dei Tusculani, tenevano fondi e castella dall’altro versante +degli stessi monti, ed oltre alla rocca Colonna, culla di loro +famiglia, possedevano anche Monte Porzio. Duravano tuttavia alcuni +celebri e antichi manieri costruiti sopra una parte di quella vallata +dei monti Latini, ed erano stati altra volta signoria dei conti +Tusculani: così Algido posta sulla bellissima altura, e adesso ridotta +cumulo di ruine; così Molaria, la _Roboraria_ antica, che nel secolo +decimoterzo venne in mano degli Anibaldi. Al tempo di Federico II erano +scorsi già cinquant’anni dacchè Tusculo era caduta in rovina; e i suoi +antichi abitatori avevano dato origine a nuove terre, o popolato altre +di più antiche, come Rocca di Papa (già menzionata al tempo di Lucio +III), o come Rocca Priora (_Arx Perjurae_) e Monte Compatri, o come +Frascati e Marino[319]. + +Mentre i Colonna, gli Anibaldi e gli Orsini andavano impadronendosi +del versante tusculano di quei monti, ivi fioriva tuttora Grotta +Ferrata, il vecchio convento greco di san Nilo, ed era una delle più +ragguardevoli abazie del territorio romano. Il dominio ricchissimo +dei monaci basiliani si stendeva sopra una gran parte dei monti e +sulla palude Pontina fino a Nettuno. Le loro mense si allietavano di +selvaggine prese alle loro cacce, e di lucci, di storioni, di lamprede +che pescavano nel lago di Fogliano, in quello dell’ardeatino Turno, +nello stagno di Ostia e nel Tevere fino alla Marmorata[320]. Fu sulle +ridenti pendici di quei monti che Federico II pose ripetute volte il +suo campo. Il suo sguardo curioso notò presso alla chiesa del chiostro +due statue di bronzo che rappresentavano un uomo ed una giovenca, ed +erano poste ad ornamento del pozzo del monastero: ei fe’ portar via per +bottino di guerra quelle due anticaglie, avanzi di vecchie ville, e ne +ornò, come di spoglie romane, Luceria sua colonia di Saraceni[321]. + + + + +CAPITOLO SESTO. + + +§ 1. + +Sinibaldo Fieschi è eletto papa con nome di Innocenzo IV (1243). — +Trattative di pace. — Il Pontefice viene a Roma. — Viterbo si stacca +dall’Imperatore, che è ricacciato da questa città. — Un Anibaldi +e Napoleone Orsini, senatori. — Preliminari di pace in Roma. — +L’Imperatore non vi acconsente. — Il Papa fugge a Genova (1244). + +L’Imperatore strinse Roma d’assedio per alcune settimane, finchè i +Cardinali lo supplicarono di sostare dalle devastazioni che vi si +accompagnavano, promettendo che si sarebbero tosto raccolti ad eleggere +il Papa. Di già nell’Agosto dell’anno antecedente Federico aveva +messo in libertà il cardinale Ottone; adesso nel Maggio scioglieva +di prigionia anche Jacopo di Preneste, e sulla metà del Giugno si +ritirava nel regno per aspettarvi il risultato della elezione. I +Cardinali congregatisi ad Anagni acclamarono finalmente a pontefice, +addì 24 Giugno 1243, il Cardinale di san Lorenzo in Lucina. Sinibaldo +Fieschi nasceva della famiglia genovese dei Conti di Lavagna, i quali, +investiti di titoli feudali dall’Imperatore, erano tenuti in conto +di maggiorenti dell’Impero: aveva fama di essere uno fra i più chiari +giureconsulti della sua età, ma nelle faccende politiche della Chiesa +non aveva avuto occasione di segnalarsi in modo eminente. L’umiliante +ricordanza della sciagurata battaglia navale dei 3 Maggio fu la ragione +del papato di Innocenzo IV di casa Fieschi. Colla sua elezione si volle +compensar Genova del sofferto danno, e nel tempo medesimo si avvisò +che il novello Pontefice avrebbe tratto un potente sostegno dalla +potenza marittima della sua patria. Da cardinale egli s’era trovato +in rapporti di buona amicizia con Federico, che aveva onorato in lui +un prelato inchinevole alla conciliazione, e che appunto perciò non +poteva nemmanco supporre che sarebbe stato egli l’eletto. Sotto ogni +riguardo quell’elezione fu un tratto maestro e fece onor grande alla +prudenza dei Cardinali. Se vero sia che alla notizia della nomina di +Sinibaldo l’Imperatore dicesse: «Ho perduto fra i Cardinali un buon +amico, poichè nessun Papa può essere ghibellino», tale parola dimostra +che egli giudicava rettamente quale avvenire si preparasse: se poi vero +non sia che parlasse così, quel motto ha sempre il merito di dipingere +egregiamente una condizione essenziale della storia[322]. + +Spossato di spedizioni guerresche sì lunghe e che gli avevano tanto +costato, consapevole della forza del Papato, bramava Federico II di +venire a conciliazione colla Chiesa, massime dacchè i suoi disegni si +spuntavano contro la fermezza di Roma. S’affrettò pertanto a porgere +gratulazioni al nuovo Papa, e nella sua lettera espresse la speranza +di comporre la pace con Innocenzo IV, suo amico vero ed ora padre suo: +e ad Anagni mandò l’ammiraglio Ansaldo da Mare e i suoi gran giudici +Pietro e Taddeo, nel tempo stesso che a Melfi ricevette i messaggi di +pace del Pontefice. + +Dopo di essere stato consecrato ai 29 di Giugno, Innocenzo IV rimase +ancora in Anagni per istarsi vicino all’Imperatore, con cui intraprese +a negoziare vivamente. Soltanto dopo che fu trascorsa la stagione +estiva, ai 16 Ottobre del 1243, il Papa andò a Roma, dove era pur +sempre senatore _Matheus Rubeus_[323]. I Romani mirarono il novello +Pontefice con curiosità e con avida aspettazione. Di loro egli non si +fidava, avvegnaddio dovesse averli abituati a independenza la lunga +vacanza, durante cui Matteo aveva governato la Republica sovranamente; +e il Papa aveva posto appena stanza in Laterano, che la sua +tranquillità veniva turbata dalla pressura di creditori, che con grande +impeto chiedevano restituzione di una somma di quarantamila marchi +prestata al suo antecessore. Quant’era lungo il giorno, si affollavano +nell’aula pontificia turbe di mercanti romani, e la empievano di +clamori: ed è pure uno spettacolo strano vedere un Pontefice, appena +entrato in Roma, non saper come salvarsi da’ creditori, non trovar pace +nemmanco a mensa, dover chiudersi nella sua camera fino a tanto che non +abbia rimandato, pagandoli, quegli schiamazzatori[324]. + +A Roma Innocenzo IV era stato specialmente chiamato da un avvenimento +che minacciava di mandare a monte le trattative di pace. Dall’anno 1240 +in poi l’Imperatore era signore di Viterbo; e gli abitatori di questa +città, che gli si erano dati in balia per l’odio che nutrivano contro i +Romani, avevano servito volonterosi nel suo esercito nei due assedî di +Roma, parimenti come per quell’istesso odio erano accorsi in addietro +sotto le bandiere del Barbarossa. Nel Luglio del 1242, i Viterbesi +s’erano spinti nelle più prossime vicinanze della Città, e avevano +distrutto il castello di Longhezza; e nel Giugno del 1243 avevano +sfogato ancora una volta sulla Campagna la loro sete di vendetta[325]. +Però l’elezione del Pontefice raccoglieva adesso i Guelfi sfiniti dalla +lotta intorno ad un nuovo capo, ne rianimava le forze, ed anche in +Viterbo ridava coraggio ai partigiani della Chiesa. Colà Federico aveva +fatto edificare un palazzo imperiale ben munito; e ciò minacciava i +cittadini di un giogo perpetuo[326]. Il capitano imperiale di Viterbo +(era Simeone conte di Chieti) represse duramente il partito che gli +resisteva con veemenza, e riempì la cittadella di prigionieri. Se ne +dolsero i Viterbesi presso Federico, e domandarono che richiamasse il +capitano; ma nel tempo medesimo il caporione dei Guelfi, Rainero dei +Gatti, congregava intorno a sè in silenzio congiurati, e trattava col +cardinale Rainero Capocci, viterbese di nascita, il quale, accorto +e zelante uomo, era legato in Tuscia, dove Federico aveva incamerato +tutti i possedimenti pontificî facendoli governare dal conte Riccardo +di Caserta. Viterbo, stanca della dominazione dell’Imperatore, levò +alla fine il grido guelfo: «Chiesa! Chiesa!»; la ribellione scoppiò +nell’Agosto del 1243; i cospiratori, come s’era convenuto, chiamarono +di Sutri il cardinale Rainero e il conte palatino Guglielmo di Tuscia; +e addì 9 di Settembre aprirono loro le porte, per guisa che il conte +Simone restò chiuso con trecento uomini di soldatesche imperiali nel +palazzo di san Lorenzo, e vi fu assediato fieramente. Rainero, quello +stesso Cardinale che, pochi anni prima, unito all’Imperatore aveva +difeso Viterbo contro i Romani, ricevette adesso il giuramento di +vassallaggio che Viterbo prestò alla Chiesa, e conchiuse alleanza colla +Republica di Roma[327]. + +Allorchè gli assediati del castello ebbero chiamato in aiuto, con +urgentissima istanza, Riccardo di Caserta e Federico stesso, venne in +gran fretta l’Imperatore, e agli 8 di Ottobre pose l’assedio alla forte +città, nella quale il conte Simeone era ormai ridotto alle estreme +angustie. Innocenzo IV, dopo qualche titubanza officiale, aveva fatto +buon viso alla rivoluzione di Viterbo; spediva infatti denaro al suo +intraprendente Cardinale, scongiurava i Romani di muovere in soccorso +dei Viterbesi, esortava questi a perdurare, e raccoglieva milizie nella +Campagna e nella Maritima[328]. Così dunque, mentre pur si negoziava +della pace, il Papa s’era tirato nuovamente sulle braccia la guerra +contro l’Imperatore; ed in vero si trattava di riacquistare una città +che stava entro la periferia di quello Stato ecclesiastico di cui un +trattato aveva confermato i limiti; una città che aveva incontestabile +diritto di congiungersi novellamente alla Chiesa. I Romani, già nemici +acerbi, ora alleati guelfi di Viterbo, si accinsero di buon grado alla +spedizione, bramosi di cavarne bottino, in quello che l’Imperatore +(reso forte di seimila uomini che di Toscana gli aveva condotti il +conte Pandolfo di Fasanella) assaltava con impeto la ribellata città. +L’assedio di Viterbo forma un memorando episodio nella storia del +medio evo romano. Un piccolo Comune di Tuscia, difeso da un Cardinale +armato in tutto punto, vi si ornò di allori guerrieri, nè più nè +meno che Brescia. Gli assalti ripetuti furono bravamente respinti, +e, ai 10 di Novembre, un’abile sortita, nella quale si bruciarono le +salmerie degli assedianti, mise Federico stesso in grave pericolo, e +lo costrinse ad abbandonare l’impresa di Viterbo. Il grande Imperatore +rodendosi del dispetto si chiuse nella sua tenda, e accondiscese alle +proposte che gli recò al campo il cardinale Ottone, un dì prigioniero +suo e di cui in carcere aveva fatto conoscenza personale, prendendolo +a stimare. Così levò egli l’assedio. Giusta i patti fu concesso al +conte Simone libertà che partisse ai 13 di Novembre, ma mentre ei si +ritirava coi suoi, furono tutti contro la data fede massacrati: non si +rispettò l’amnistia promessa ai Ghibellini di Viterbo; ed eziandio per +parte loro i Romani, che tenevansi a Sutri in atteggiamento ambiguo, +si scagliarono (partiti che furono gli Imperiali) sopra Ronciglione, +s’impadronirono di castel Vico, presero Pandolfo conte, e lo mandarono +prigioniero a Roma. Federico si dolse della rottura del trattato, +ma non se ne potè vendicare[329]: innanzi alle mura di Viterbo la +fortuna gli volse le spalle; e la sua ritirata ingloriosa, onde sulla +fine dell’anno mosse nell’agro Pisano, diminuì la reverenza per lui e +invogliò anche altre città a inalberare la bandiera guelfa. + +La caduta di Viterbo fu trionfo del Papa, avvilimento di Federico che +di sua bocca confessò, quell’avvenimento «avergli tocco dolorosamente +i nervi del cuore»: la cosa tuttavia non impedì che si perseverasse +nei negoziati, giacchè anzi l’Imperatore s’era ritirato da Viterbo +nella mira di far la pace. Il Pontefice lo trattò adesso da uomo +che aveva pigliato le busse: le condizioni che gli impose a prezzo +dell’assoluzione furono umilianti, poichè lo condannavano ad una +penitenza disdicevole; e furono dure, giacchè dovevano costringerlo a +deporre come un vinto le armi dinanzi ai Lombardi, prima ancora che gli +fosse data sufficiente malleveria dei suoi diritti e dell’assoluzione +dall’anatema. Credeva l’Imperatore che lo Stato ecclesiastico, da +lui occupato e governato per mezzo di vicarî la più parte italiani, +fosse divenuto proprietà sua per diritto di conquista, causa la guerra +provocata da Gregorio IX. L’Impero, ei diceva, s’è ripigliato le terre +donate un tempo alla Chiesa, perciocchè i Pontefici ripagassero con +moneta d’ingratitudine quella liberalità; però aggiungeva di voler ciò +nondimeno farnele restituzione, purchè indi la Chiesa lui ne infeudasse +verso pagamento di un censo. Sennonchè Innocenzo IV non accondiscese a +cotale proposta; non volle dare in feudo all’Imperatore anche lo Stato +della Chiesa, ed allora Federico rinunciò bensì alla sua prima domanda, +ma pretese riservarsi alcuni diritti regî. Finalmente, nel Marzo del +1244, si giunse a intendersi in Roma, dove trovavasi l’imperatore +Baldovino di Bisanzio, che, venuto a implorare soccorsi, si dava gran +faccenda per mettere pace fra i due contendenti. Gli ambasciadori +imperiali si assoggettarono a durissimi patti; giurarono di restituire +alla Chiesa il suo Stato in tutta l’ampiezza; di concedere che il +Papa esercitasse la podestà spirituale sopra tutti i Principi; di +graziare tutti i partigiani di lui. Ma neanche per questo si fissava +il termine dell’assoluzione, chè, quantunque Federico avessela chiesta +prima e sopra di ogni altra cosa, il Papa s’era ostinato a dichiarare +che darebbela dopo che l’Imperatore avesse adempiuto agli oblighi +contratti. Ai 31 Marzo 1244 i plenipotenziarî Raimondo conte di Tolosa, +Pier delle Vigne e Taddeo di Suessa giurarono in Laterano nel nome +del signor loro i preliminari di pace, essendo presenti l’imperatore +Baldovino, i senatori Annibale degli Anibaldi e Napoleone Orsini, e il +popolo romano. La cosa riuscì tanto inaspettata che il Papa fece tosto +trascrivere gli articoli del trattato su foglietti volanti di carta, e +vendere in Laterano quelle scritture al prezzo di sei denari l’una: fu +cosa che fece montare in bizza l’Imperatore[330]. + +La sentenza della Chiesa ed eziandio la voce dell’inglese Matteo +Paris (storico non certo amico dell’indirizzo cui aveva preso allora +il Papato) fanno conoscere che l’Imperatore in brevissima ora ruppe +i patti[331]. Fu grave errore di Federico sottoporsi a condizioni +che adempiere non avrebbe potuto senza venir meno alla dignità +imperatoria. Come vide adesso che il Papa astutamente cercava di +scansare che si traducessero in patto concreto gli articoli dei +preliminari (i quali nella loro generalità indeterminata non potevano +che servire di fondamento ad una formula da stabilirsi esattamente +nelle particolarità) Federico trasse in lungo l’adempimento del +trattato, e si tenne lo Stato ecclesiastico in pegno. Il Papa +non bramava sul serio la pace; aveva un solo pensiero; quello di +schiacciare il suo avversario sotto il peso di un Concilio, cui +però non era possibile congregare in Italia. L’ostacolo maggiore che +impediva una riconciliazione erano pur sempre le attenenze dell’Impero +colla Lombardia, della quale negli articoli non s’era fatta menzione +speciale: solamente in forma indefinita era stata inchiusa fra quelli +cui dovevasi accordare amnistia. Nè Federico s’acconciava a confessare +che i preliminari stipulati avessero valore di pace definitiva, per +guisa che egli dovesse rimettersi a mercè del Pontefice e di Lombardia; +nè voleva mettere in libertà i prigionieri lombardi, se prima le +città non gli avessero prestato giuramento di fedeltà, e rinunciato +ai patti di Costanza. Per di più chiedeva che il Papa lo assolvesse +dalla scomunica; e questo il Pontefice rifiutava di fare, se avanti +non fossegli restituito lo Stato della Chiesa fino all’ultimo palmo di +terra, e se la lega lombarda non venisse compresa nella pace. + +Anche Roma dava al Pontefice cagione di sospettare. Quantunque +l’Imperatore avesse protestato di rimettere all’arbitrato del +Papa il sopimento della sua controversia co’ Romani, si sapeva che +egli coltivava relazioni con quei Ghibellini, e lo si accusava di +eccitarli secretamente a tumultuare[332]. Ancor nell’Aprile dell’anno +1244 ad Aquapendente Federico rendeva vassalli suoi Enrico e Jacopo +Frangipani, dando loro in feudo una metà del Colosseo. Ma il Papa +dichiarava tosto che l’atto era nullo; anzi costringeva quei baroni a +riceverne l’infeudazione dalla Chiesa[333], e in pari tempo obligava +il Prefetto a confessare che la investitura del suo officio spettava +al Pontefice. Così egli distruggeva quanto avea fatto l’Imperatore, +allorchè, occupate le terre di Tuscia, aveva indotto quel magistrato +a farsi dare da lui l’investitura, e cercato così di tramutare +novellamente la Prefettura in un feudo imperiale: ed invero il diritto +di porre in carica il Prefetto, che Innocenzo III aveva conquistato +alla Chiesa, Federico negava di riconoscere[334]. Da altra parte +chiedeva il Pontefice che l’Imperatore rinunciasse assolutamente +ai diritti imperiali, e che si facesse ritorno alle basi poste nei +trattati di Neuss e di Egra. Se pertanto Innocenzo IV diffidava del +suo scaltro avversario, l’Imperatore nutriva pari sospetto di lui: +infatti correva fama che il Papa avesse detto agli ambasciatori di +Francia, di volere, anche dopo concessa l’assoluzione, prestare il suo +aiuto ai Lombardi, se questi non venissero compresi nella pace. Per +questo l’Imperatore teneva in mano sua il patrimonio della Chiesa come +guarentia; tuttavia nuove proposte ei fece a Innocenzo, e lo invitò +a venirgli presso, affinchè, abboccandosi personalmente, potessero +intendersi in modo definitivo. Il Papa gli diè ascolto, tanto per +parere; ma, perseverando in un astuto disegno che da lunghissimo tempo +coltivava in mente, nominò ai 28 Maggio dieci nuovi Cardinali per dar +maggior nerbo al sacro Collegio; indi ai 7 di Giugno andossene a Civita +Castellana che era terra fortemente munita. L’Imperatore gli chiese +che venisse a Narni, poichè egli stesso trovavasi accampato a Terni; +però il Pontefice se ne schermì, pur mostrandosi pronto a trattative; +e frattanto mandò in gran secretezza un frate francescano con lettere +pressantissime a Filippo Vicedomini podestà di Genova. Egli poi rimase +diciannove giorni a Civita Castellana[335]; e mentre qui si scambiavano +ambasciate fra lui e l’Imperatore, un naviglio genovese, accompagnato +da tre Fieschi cugini del Pontefice, faceva vela per il mare Tusco, +e ai 27 di Giugno gittava l’ancora innanzi a Civitavecchia. A Sutri, +dov’ei s’era recato quell’istesso giorno, Innocenzo ebbe in pari +tempo novella dell’entrata delle navi, e dell’avvicinarsi di trecento +cavalieri che venivano per impadronirsi di lui: così almeno s’era +sparso il grido. Lo sbigottimento suo fu grande, e nella notte dei 28 +Giugno decise di fuggire. Innocenzo IV si rifece conte Sinibaldo, vestì +l’armatura, montò a cavallo, e seguito da famigli, da amici (fra quali +fu Nicolò de Curbio suo biografo) e da nipoti parecchi (fra cui il +cardinale Guglielmo Fieschi), galoppò in mezzo alle ombre della notte +e fuori dei sentieri battuti per le campagne di Tuscia; e tanto corse +che sul mattino toccò Civitavecchia e giunse alla flotta genovese. Il +giorno dopo capitarono a quel porto altri cinque Cardinali, che non +avevano potuto con eguale celerità tener dietro al loro più spigliato +signore[336]. Sette altri travestiti fuggirono a Genova per la via di +terra; e tre Innocenzo ne lasciò: il cardinale Stefano di santa Maria, +che nominò a suo vicario in Roma; Rainero che era legato in Tuscia, a +Spoleto e nelle Marche; Riccardo di sant’Angelo, che avea officio di +rettore della Campagna e della Maritima. + +Nel giorno in cui ricorreva la festa del principe degli Apostoli, ai 29 +di Giugno, le navi si staccarono dal molo di Civitavecchia e presero +il largo. Erano in trepidanza perchè minacciava burrasca, e perchè si +sapeva che l’ammiraglio imperiale, Ansaldo da Mare, incrociava in quei +mari: l’avvenimento dei 3 Maggio si sarebbe ripetuto in più grandiose +dimensioni, se il caso avesse spinto la flotta genovese incontro +all’altra. Costretti a cercar riparo dall’uragano nella selvaggia +isola di Capraia che è vicino Corsica, i Pontificî sbarcarono addì 4 +di Luglio a Porto Venere, per necessità di dar un po’ di riposo ad +Innocenzo affranto di fatica: indi le galere della Republica tutte +pavesate di bandiere e ornate magnificamente di tappeti porporini, +giunsero felicemente ai 7 di Luglio nel loro porto. Il popolo di +Genova accolse a suon di campane e di trombe e fra cori solenni il +suo concittadino Fieschi, papa fuggito dai lacci del grande nemico: e +i Cardinali ebbri di gioia, sbarcando a terra cantarono il versetto +del Salmista: «Fuggì l’anima nostra come un uccello dalle reti +dell’uccellatore; rotta è la rete e noi siam liberi»[337]. + + +§ 2. + +Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — L’Imperatore è deposto. +— Conseguenze di questa sentenza. — Federico esorta i Principi d’Europa +ad unirsi con lui. — Manifesto del Papa. — Opinione publica in Europa. +— Che cosa volesse l’Imperatore. — Innocenzo IV giura guerra a morte +contro la stirpe degli Hohenstaufen. + +La fuga del Pontefice fu un colpo maestro, onde nel grande dramma +che si agitava tutto volse a favore di lui. Mercè di quella Federico +parve essere un persecutore, Innocenzo un martire; e nel tempo stesso +l’audacia fortunata del Papa gli die’ sembianza di uomo energico. +Quella fuga fece profonda impressione pel mondo, e recò alla dignità di +Federico un colpo grave, più che non sarebbe stato se avesse perduto +qualche grande battaglia. Sgomentato, l’Imperatore mandò a Genova +il Conte di Tolosa per invitare il fuggitivo a tornare e a far la +pace; fe’ noti al mondo in un lungo manifesto gli avvenimenti, svelò +i negoziati che aveva tenuto col Pontefice fino al momento della sua +partenza[338], e ancora una volta si vide tratto a nuova guerra colla +Chiesa, e in istato peggio che prima. Nel luogo di Gregorio IX era +subentrato Innocenzo IV; invece di un nemico accalorato, ma di animo +aperto ed onesto, Federico aveva contro di sè adesso un avversario +disonesto ed astuto. + +Innocenzo IV dimorò tre lunghi mesi nel convento di sant’Andrea vicino +Genova per rifare le sue forze stremate; indi pel Moncenisio andò in +Francia a cercarvi, come i suoi predecessori, un asilo: e dopo lunghe +traversie giunse a Lione soltanto nel giorno 2 di Dicembre. Quella +città ricca e possente stava per fermo sotto l’autorità dell’Impero, +ma era libera e indipendente, e gli offriva sufficiente sicurezza. La +fortuna di dar albergo alla Curia romana, era certamente cosa di gran +costo e di pericolo; laonde Innocenzo, che avrebbe bramato di ottenere +accoglimento negli Stati di qualche Re potente, fu avvisato politamente +da Inghilterra, da Aragona e benanco da Francia che li dispensasse +da quell’onore; pertanto egli restò a Lione. Ai 3 di Gennaio del 1245 +convocò un Concilio, e innanzi ad esso citò l’Imperatore, ma preterendo +le forme legali. + +Nel Giugno si radunarono a Lione centoquaranta prelati, e non più: +francesi la maggior parte; molti di Spagna di già oscurata dal +fanatismo, come confessarono gli stessi accusatori di Federico; di +Germania quasi nessuno. Mal potè questo Sinodo romanesco appellarsi +ecumenico. Aperto ai 28 di Giugno, Taddeo di Suessa, celebrato +giureconsulto e deputato di Federico, con molta dignità e con eloquenza +efficace, difese il signor suo, e chiese una proroga, che gli venne +accordata, ma troppo breve. L’Imperatore, il quale allora trovavasi a +Torino, sdegnò di comparire in persona, e mandò nuovi messaggi di cui +i preti non attendevano la venuta. Addì 17 di Luglio fu pronunciata +ancora una volta la scomunica contro di Federico, e formalmente +si dichiarò che il grande Imperatore era deposto. Questa sentenza +fu a precipizio letta dal Papa all’assemblea colta di sorpresa; +ed all’inquisizione mancò massimamente (checchè possa dirsene in +contrario) forma legale di citazione, prova accertata di testimonî e +sufficiente difesa. L’avvocato dell’Imperatore, che già s’era appellato +al Pontefice futuro e ad un futuro Concilio ecumenico dei re, dei +principi e dei prelati, si picchiò il petto disperatamente quando udì +quel malaugurato giudizio; depose la sua protesta e se ne andò[339]. + +Il decreto del Concilio di Lione è uno dei più fatali avvenimenti +che la storia universale registri: la sua influenza mortifera demolì +l’antico Impero germanico; ma in pari tempo la Chiesa n’ebbe bruciata +la mano del suo proprio folgore. La deposizione dell’Imperatore traeva +adesso con sè la conseguenza che gli si levasse contro un Antirè, senza +che Federico II potesse pur pensare di combattere il Papato con le +eguali armi di uno scisma, sì come un tempo avevano fatto Enrico IV e i +suoi successori. Non era più il caso di cacciare un Papa ecclesiastico +per via di uno imperiale; meglio valeva piuttosto reprimere nel +Pontefice quella potenza spirituale che, cresciuta a dismisura, +aveva distrutto l’equilibrio delle podestà; meglio valeva affrancare +l’autorità temporale dal despotismo del sacerdozio. + +Federico II invocò tutti i Principi di Europa in suo aiuto, e nel suo +manifesto di memorabile ricordanza parlò ad essi così: «Gli antichi +chiamarono fortunati coloro, cui il male altrui serve di ammonimento +salutare. Chi viene prima per tempo apparecchia le sorti di chi verrà +più tardi; e come il sigillo imprime la sua cifra sulla cera, così +l’esempio stampa la sua orma nella vita morale degli uomini. Avessero +altri Principi, offesi nel loro diritto, lasciato a me un esempio +tanto prezioso quale è quello che io offro a voi, o Re cristiani! +Coloro che oggidì appellansi preti opprimono i figli di quei padri +che li cibarono colle loro elemosine: figli dei sudditi nostri, +dimenticano che cosa fossero i loro padri, e non onorano Imperatore nè +Re tosto che son giunti all’apostolica dignità. La boria di Innocenzo +vel provi. Dopo di aver congregato un concilio ecumenico (com’ei lo +chiama), senza citarmi, senza provar colpe a carico mio, si arrogò di +dichiararmi deposto; e con questo oltraggiò gravemente i Re tutti. Or +che non potete aspettarvi voi, Re, uno per uno, dalla audacia di questo +Principe sacerdote, se egli, che nessuna potestà di giudice possede +su di me nelle cose temporali, pur osa depormi; me, che per solenne +elezione de’ Principi, e per adesione di tutta la Chiesa (ed allora era +ancor giusta e buona), fui coronato del diadema imperiale? Ma non son +io il primo, nè sarò l’ultimo che l’abuso della podestà sacerdotale +cerchi balzar dal trono. E voi siete partecipi della colpa, poichè +obbedite a quel finto santo la cui sete di signoria è tale che non +basterebbe tutta l’acqua del Giordano a smorzarla. Se la vostra credula +ingenuità non fosse accalappiata dalla ipocrisia di quegli scribi e di +quei farisei, conoscereste e abborrireste i vizî della Curia, osceni +sì che il pudore vieta parlarne. Sapete bene come coloro spremano +grandi entrate da molti reami; quest’è, quest’è l’origine della loro +insana tracotanza. Da voi, Cristiani, vengono questuando perchè poi in +mezzo ad essi facciano crapula gli eretici; e voi atterrate le case +dei vostri amici per edificare città ai nemici. Però non crediate +che la sentenza del Papa possa piegare l’animo mio. Ho la coscienza +monda; Dio è con me. Lui invoco a testimonio: fu sempre disegno mio +di ricondurre i preti di ogni ceto, massime i maggiori, alla vita +apostolica, all’umiltà del Signore, all’ordinamento della pura Chiesa +primitiva. Imperocchè allora solessero i sacerdoti sollevare lo sguardo +agli angeli, splendere per virtù di miracoli, resuscitare i morti, +e superare Principi e Re colla santità della vita, non con violenza +d’arme. Invece, questi preti servitori del mondo, briachi di vizî +mondani, disprezzano Dio, giacchè la loro religione ha fatto naufragio +nel mare della ricchezza. A cotal gente torre questi beni nocevoli, +questa soma di lor dannazione, è senza dubbio opera di carità; ed a +farlo Noi e tutti i Principi dobbiamo fervidamente por mano, affinchè +il clero si spogli di tutto il superfluo, e, contento di beni modesti, +torni a dedicare la vita al servizio del Signore»[340]. + +Alle gravi accuse dell’Imperatore rispose il Papa traendo fuori le +più esagerate teorie, per dimostrare che aveva autorità di giudicare +Imperatori e Re. Nerbo infatti del disegno del Pontefice si era +di elevare per sempre a diritto incontestabile la dottrina della +Chiesa, già provata praticamente per avvenimenti anteriori, che il +Papa avesse ricevuto da Cristo podestà di giudicare i Re. Pertanto +Innocenzo IV affermava che il Papa era legato generale di Cristo; +che questi gli aveva dato facoltà piena di giudice sulle terre; +che Costantino umilmente aveva abdicato a favore della Chiesa la +illegittima tirannia dell’Impero; che dalla Chiesa quell’antico l’aveva +riavuta in feudo, ricavandone allora soltanto titolo di legittima +autorità: dichiarava alla Chiesa spettare le due spade; ella essere +che consegnava all’Imperatore, quando lo coronava, la spada temporale +affinchè l’adoperasse in servizio suo; e diceva che, giusta la +tradizione antica, si era l’Imperatore il quale prestava giuramento +di vassallaggio al Papa, come a signor suo feudale e supremo, dal +quale riceveva titolo e corona. L’Imperatore, soggiungeva Innocenzo, +sprezza la Chiesa perchè della virtù dei miracoli non isplende più +tanto spesso come ne’ suoi tempi primitivi; perchè, conformemente +alla profezia di Davide, il suo seme diventò potente in terra, ed i +preti sono sfolgoranti di onori e di dovizia. Anche noi, proseguiva, +preferiamo la povertà in ispirito, che nella sovrabbondanza della +richezza difficilmente si custodisce; però protestiamo non l’uso, ma +l’abuso delle dovizie esser cosa peccaminosa[341]. Questa lettera è +il documento più importante del concetto che nel medio evo s’avevano +foggiato i preti intorno all’officio pontificio. In siffatto modo +Innocenzo IV spezzava svelatamente la bilancia dell’autorità spirituale +e di quella temporale, e con aperta usurpazione riuniva sotto la +signoria della santa Sede le due podestà: nè contro queste dottrine +smodate e micidiali di tutte le libertà i Re d’Europa avrebbero dovuto +più tardi pugnare per secoli, se allora avessero fatto causa comune con +Federico[342]. + +In Occidente, a quel tempo, la vita morale si divideva fra monachismo +e cavalleria, fra arbitrio feudale da un lato e servitù di vassalli +dall’altro, fra cieco fanatismo da una parte ed eresia e libero +pensiero dall’altra, fra laboriosa attività di cittadini e meditazioni +silenziose di scienziati: la vita si scindeva in varietà innumerevoli +di diritti e di franchigie che formavano tanti Stati dentro dello +Stato, oppure si angustiava entro a ceppi e sbarre di caste: la +monarchia unificatrice e creatrice degli Stati nazionali trovavasi +ancora nei suoi inizî primi. In mezzo alla confusione infinita di +intenti partigiani combattenti gli uni contro gli altri, di impulsi +nazionali, di individualità cittadine e di signorie feudali, non +v’era che la Chiesa la quale formasse un solido sistema, fornito +di membra molte, ma infinitamente semplice, colla sua gerarchia +uniforme e comprensiva di tutti i popoli cristiani, col suo dogma +e col suo giure canonico, con Roma a centro, e col Pontefice capo +suo universalmente riverito. La Chiesa, signora delle anime, aveva +preso il luogo dell’Impero. Re e paesi erano diventati tributarî del +Papa; il suo tribunale di giudice e la sua collettoria di imposte +s’erigevano in tutte le province; tutti i Vescovi rendevano omaggio +al suo primato. A quegli stessi Principi, cui Federico II s’appellava +contro le aggressioni che il sacerdozio moveva avverso la podestà +civile, faceva invocazione il Papa; e gli esortava a porsi sotto +la bandiera della Chiesa, la quale (così ei diceva) difendeva Re e +nazioni dagli intendimenti tirannici dell’Hohenstaufen: e il mondo si +acquetava dell’abuso dell’autorità pontificia, poichè rifletteva che +in essa v’era almeno un tribunale delle responsabilità, che giudicava +anche degli Imperatori e dei Re[343]. Il mondo consentiva che il Papa +avesse questa podestà di giudice; soltanto si univa alle querimonie di +Federico contro l’avarizia del clero, che minava la sua agiatezza. Nè +questi lamenti erano nuovi. Tutti i contemporanei, vescovi, principi, +storici, poeti, ne son pieni[344]. La Curia aveva necessità di denaro +per provvedere a’ suoi bisogni cresciuti; il Papa ne abbisognava +per sostenere le sue guerre, e pertanto i paesi cristiani erano alla +lettera crivellati di decime ecclesiastiche. Gli Inglesi si sarebbero +ribellati contro il Papa, se avessero avuto un appoggio nel loro debole +Re[345]; e ancor più favorevole eco il grido di Federico trovava +in Francia, dove molti baroni conchiudevano un’alleanza formale per +difendersi dalle aggressioni del clero contro i diritti temporali. I +maggiori ottimati, fra’ quali furono il Duca di Borgogna e il Conte di +Bretagna, protestarono negli articoli della loro lega che il reame di +Francia «non s’era composto per diritto scritto, nè per usurpazione +del clero, ma per virtù belligera; che essi, nobili del paese, +riprendevano la giurisdizione ch’era stata loro strappata di mano, onde +il sacerdozio, arricchitosi con avarizia, avrebbe dovuto ritornare alla +povertà della Chiesa primitiva»[346]. + +Per conseguenza la voce di Federico trovava ascolto in Europa; la +società laicale, si scaldava all’amore dell’independenza e si sollevava +contro le prepotenze del clero deviato dalla vita evangelica. Ma +furono moti che rimasero isolati e senza unità. Conveniva rovesciare +il Pontefice dal supremo officio di giudice ch’ei s’era arrogato +sopra il potere dei Principi; conveniva ricondurre la Chiesa alle +sue origini e torle ogni ingerenza politica, secolarizzandone i +beni: quest’era la riforma che il grande Imperatore chiedeva, ma che +non potè far trionfare perchè non fu considerata da meglio che una +opinione individuale. Nè egli trascendette oltre quelle dottrine che, +ormai all’età di Arnaldo da Brescia o durante la controversia delle +investiture, erano state più dibattute e più acutamente dimostrate, +di quello che al suo tempo sia avvenuto. Federico II, fino a che +visse, combattè il Papato quale Innocenzo III protettor suo lo aveva +nuovamente fondato; però in tutti i suoi attacchi battè sempre in +breccia la smoderata podestà politica, neppure una volta prese di mira +l’autorità ecclesiastica del Pontificato[347]. Nessun Imperatore de’ +Carolingi o dei Sassoni o de’ Franchi avrebbe accordato tanta larghezza +al Papa, quanta Federico II era stato costretto di concedere, dappoichè +il mondo aveva fatto buona accoglienza ai principî di Gregorio VII, ed +egli stesso aveva lasciato cadere il Concordato di Calisto II sulle +investiture, e, plaudendo alla deposizione di Ottone IV, se n’era +servito per farsene predella al trono. I fatti parlavano contro di +lui e toglievano forze alla sua dottrina, mercè cui i Pontefici non +dovevano possedere autorità di giudici sopra i Re. Nella sua lotta +contro il Papato restò pertanto solo e debole, perchè la sostenne in +nome di un concetto astratto e perciò mal pratico, in nome dell’Impero +ossia dell’autorità temporale, non di uno Stato propriamente tale, e +di una nazione che fosse stata offesa nei suoi diritti. Non v’erano +vantaggi che associassero la causa dei Re con quella dell’Imperatore; +i Re badavano ai loro interessi speciali, e, come i Vescovi, avevano +ancor paura di essere scomunicati e deposti. Non ancora avevano aperto +gli occhi sulle funeste conseguenze delle dottrine pontificie; e +invano l’Imperatore, che aveva vista acuta, gridava ad essi che la +causa sua contro il Papa era anche la loro. O non lo capivano o non +l’ascoltavano. Il Papa aveva l’inestimabile vantaggio che allora sul +trono di Francia sedesse un Re religiosissimo, quantunque d’animo +risoluto anche di fronte alla Chiesa, e che su quello d’Inghilterra +sedesse un Principe d’animo imbelle. Enrico III, fedifrago alla _Magna +Charta_, aveva bisogno del Papa contro a’ suoi baroni, nè ajutava il +cognato suo contro quella medesima gerarchia romana che del suo regno +aveva fatto un feudo ecclesiastico: quanto poi a Luigi di Francia, +cui Federico in ispecialità aveva conferito autorità di arbitro, +ei si lasciò bensì indurre a qualche futile officio di mediazione, +ma non volle avviluppare la sua Francia fiorente a monarchia nelle +faccende dell’Impero ridotto fantasima. Alemagna, stanca delle guerre +d’Italia, che non voleva riguardar più come guerre dell’Impero, sulle +prime tenne coraggiosamente testa contro gli artificî romani, indi si +divise in partiti; levò degli Antirè, e cominciò a lasciar solo il +grande Imperatore, intanto che egli senza più speranza di salvezza +s’impigliava nei labirinti delle cose d’Italia, e consumava le +qualità egregie del suo animo in un paese che era troppo angusto per +il suo genio. A favore di lui si alzava soltanto la voce di eretici +evangelici, ma a quel tempo ell’era ancor priva di valore[348]. + +Come la Chiesa, dopo la sentenza pronunciata a Lione, passò dallo stato +di oppressa a quello di veementissima assalitrice, ogni conciliazione +fu resa impossibile. Il Pontefice medesimo aveva deciso la guerra a +vita e a morte; e protestava fermamente che mai non avrebbe conchiuso +pace con Federico, nè tollerato che sul trono durassero egli e i +figli suoi, «famiglia di vipere»[349]. Innocenzo IV deliberò di +compiere ad ogni costo quello che già Innocenzo III prima di lui +avrebbe voluto: detronare per sempre gli Hohenstaufen, e sollevare un +Imperatore, creatura pontificia, che rinunciasse per sempre allo Stato +ecclesiastico e all’Italia. + +Innocenzo IV combattè la sua guerra con tutti quei modi più riprovevoli +che suole adoperare l’egoismo dei Principi temporali: seduzione alle +diserzioni, subornazione per denaro ai tradimenti più vigliacchi, +arti e raggiri di legati e di agenti che cercando un Antirè trascinano +Principi e Vescovi a ribellione, e tentano di traviare perfino Corrado +figliuolo dell’Imperatore[350]. Sciami di frati mendicanti accendevano +gli animi di fanatismo; e i popoli miravano in pace il loro ben di +Dio affluire agli scrigni di Roma, le indulgenze della santa Crociata +dispensarsi a coloro che fellonescamente alzassero le armi contro +il loro signore, il voto della Crociata convertirsi nell’obligo di +combattere contro l’Imperatore. Già Gregorio IX lo aveva infamato +publicamente accusandolo di eresia; e la taccia che ei fosse nemico +della fede cristiana era un’arma potente nelle mani dei preti. Il +suo codazzo di Saraceni, le sue relazioni amichevoli coi Sultani +dell’Asia, il suo grande ingegno davano all’odio opportunità di accuse +velenosissime. In tutti i paesi si andò predicando la croce contro +l’Imperatore, come contro un pagano; e un principe tedesco, Enrico +Raspe conte di Turingia, che nella primavera dell’anno 1246 si levò +da antirè, non arrossì di esortare i Milanesi a muover guerra contro +Federico, «nemico del Crocifisso»[351]. Ben capì l’Imperatore che +nella sua lotta contro le violenze del Papato non gli sarebbe toccata +sorte diversa da quella dei suoi predecessori nell’Impero: perciò +volle riconciliarsi colla Chiesa anche a condizioni umiliantissime +che offerse per ottenere l’assoluzione. Ma indarno ei depose la sua +professione di fede cattolica nelle mani di alcuni Vescovi; invano +questi la portarono stesa in iscritto al Papa; il Papa la rigettò. +Innocenzo IV voleva la ruina di Federico e della sua famiglia; laonde +fu lui che costrinse l’Imperatore a proseguire la guerra[352]. + + +§ 3. + +Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro l’Imperatore: la +cospirazione è repressa. — Fortuna guerresca di Federico. — Ei +s’impadronisce di Viterbo e di Firenze. — Condizioni di Roma. — +Il Senatore scrive al Papa ammonendolo di ritornare. — Il Papa dà +Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore vuol muovere contro +Lione. — Deserzione di Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo è fatto +prigioniero dai Bolognesi. — Fine di Pier delle Vigne. — Federico II +muore (1250). — La persona di lui nella storia. + +Il teatro di questa guerra di distruzione continuò ad essere +essenzialmente Italia, dove l’Imperatore fu costretto a sostenere la +lotta soltanto con forze italiane. Alla testa dei Ghibellini stavano +il terribile Ezzelino, tiranno efferatissimo, il conte Manfredo Lancia +e Oberto Palavicini, nel tempo stesso che vicarî in Tuscia e nella +Maritima erano Enzo re, luogotenente dell’Imperatore, e l’altro suo +figlio bastardo Federico di Antiochia. Frattanto il Papa scriveva +in ogni parte lettere esortando i paesi a ribellarsi; e ne trovava +la via in Sicilia, e perfino alla corte imperiale. Sperava infatti +Innocenzo IV di indurre alcuni di quei baroni venali a congiurare, di +torre così all’Imperatore il fondamento della sua potenza in Italia, +e di impadronirsi del retaggio degli Hohenstaufen. In Sicilia v’era +buon numero di malcontenti. Il clero posto da Federico a tributo, +frenato dalle leggi dello Stato, duramente perseguitato; la nobiltà +feudale tenuta sotto un morso di ferro, privata dei privilegî dell’alta +giurisdizione; la cittadinanza dissanguata dal fisco, erano altrettanti +elementi fecondi di rivoluzione; e i vagabondi frati mendicanti e +gli agenti del Papa gareggiavano di zelo per accendervene la fiamma. +Però la podestà monarcale fondata da Federico nel suo reame, si +mostrava alla prova forte abbastanza: al popolo ed alle città erano +state bensì tolte le franchigie comunali, ma della perdita erano +stati compensati mercè di parecchie leggi sapienti, che, massime, li +proteggevano dai baroni; laonde non si rivoltarono contro il loro +signore, e la cospirazione rimase ristretta alla nobiltà. Teobaldo +Francesco, fin allora podestà di Parma, Pandolfo Fasanella, fino a quel +momento capitano dell’Imperatore in Tuscia, i signori di Sanseverino, +di Morra e di Cicala, d’intesa coi legati pontificî, ordirono un +astutissimo piano di congiura, nel quale neppur si risparmiava la vita +dell’Imperatore. Ma questi scoperse il complotto, quando, nel Marzo +dell’anno 1246, trovavasi accampato a Grosseto. Pandolfo ed altri +congiurati fuggirono e trovarono passeggiera accoglienza in Roma, +perlochè Federico ne scrisse una lettera veementissima ai Senatori +ed al popolo[353]. Il Pontefice stesso approvava e incoraggiava +fervidamente la cospirazione, e, adescandoli colla speranza di +ricuperare i privilegî perduti, esortava con linguaggio da demagogo i +Siciliani a sollevarsi contro il «nuovo Nerone», a spezzare le loro +catene di schiavi, a riconquistarsi i beni perduti della libertà e +della pace. E oggidì ancora possiam leggere le lettere invereconde che +egli scriveva a quei traditori, chiamandoli «illustri figliuoli della +Chiesa, che Dio irradiava collo splendore della sua faccia»[354]. + +L’Imperatore inseguì davvicino i ribelli fuggiti nelle Puglie; con +terribile ira gli schiacciò nelle loro castella di Scala e di Capaccio; +indi tornossene al settentrione per muovere, com’era intenzione sua, a +Lione, e snidare di là il nemico. Pareva che la fortuna gli arridesse +propizia. In Toscana e nell’Umbria i suoi capitani avevano trionfato; +Marino di Eboli aveva vinto il cardinale Rainero Capocci e la lega +guelfa dei Perugini e di quei di Assisi; Camerino tornava sotto il +dominio imperiale; Pisa e Siena combattevano per Federico contro le +città guelfe[355]. Già nell’anno 1245, nelle terre romane, Corneto +era stata domata colla prigionia e col supplizio di molti cittadini, +e adesso anche Viterbo era per fame costretta ad abbandonare il Papa, +e ad arrendersi (nel 1247) a Federico di Antiochia: e questo istesso +figliuolo dell’Imperatore entrava benanco a Firenze donde cacciavansi i +Guelfi, e dove a lui era data la signoria della città. Così Federico II +diventò padrone di tutta Toscana. + +La città di Roma era abbandonata a sè medesima. Durante l’assenza del +Papa i Cronisti tacciono delle condizioni sue, ed incerti sono financo +i nomi dei Senatori allora governanti[356]. Che ivi il partito guelfo +fosse pur sempre il dominatore lo dimostra la lettera di un Senatore, +il quale invitava il Papa assente a tornarsene di Lione, e facevalo +con tanta insistenza quanta cent’anni più tardi ne misero in eguale +intento i Romani allorchè i loro Pontefici dimoravano in Avignone. +In quella scrittura Roma, signora del mondo, è dipinta come se fosse +un corpo privo di capo, poichè mancava del suo pastore; è paragonata +a donna vedova e mesta; e si rammenta al Pontefice la leggenda di +Pietro fuggente di Roma, allorchè, incontrato per via il Redentore, e +chiestogli: _Domine, quo vadis?_, ne aveva avuto in risposta: «Vado a +Roma per esservi nuovamente crocifisso»; onde l’Apostolo vergognatosi +se ne era anch’egli tornato[357]. La lunga assenza di Innocenzo IV +cominciava a crucciare i Romani del sospetto che il loro Pontefice +volesse per sempre piantare in Francia il suo trono, e che poi Roma, +«pupilla del mondo, tribunale della giustizia, sede di santità, trono +di gloria», potesse essere orbata dell’onoranza sua, ovvero, a dir +più esatto, dell’unica sua fonte di agiatezza. Pare quasi che la +lettera dell’ignoto Senatore abbia un presagio di ciò che sarebbe stato +Avignone; ma Innocenzo IV non poteva assecondare l’invito de’ Romani (e +sì che a lui tornava gradito), perciocchè il suo ritorno avrebbe reso +vani il disegno e l’opera della sua fuga. Ei cercò invece di rafforzare +in Roma il suo partito, traendo dalla sua seguaci dell’Imperatore. +E presto alla sua fede guadagnò i Frangipani, che fino allora erano +stati capi dei Ghibellini, avvegnaddio confermasse i loro diritti sul +principato di Taranto, che un tempo Costanza imperatrice aveva concesso +ad Ottone Fragipane, ma che Federico II aveva poi dato a Manfredi suo +proprio figlio. Innocenzo, in nome della Chiesa, ne infeudò Enrico +Frangipane conte palatino lateranense, e in pari tempo lo investì delle +entrate del giudicato di Arborea in Sardegna. Così quella famiglia +romana disertò la causa degli Hohenstaufen, e diventò l’aperta nemica +degli eredi di Federico II[358]. Del rimanente, l’Imperatore non +molestò più Roma, poichè là dentro non v’era più l’oggetto dell’odio +suo. Ei volle mostrare a’ Romani che faceva guerra al Papa e non alla +loro Republica, laonde contro di Roma non mosse più ostilità[359]. + +Ridivenuto potente in Italia, Federico volle fare un’impresa contro +Lione, passando per Savoia, onde in faccia del suo nemico persuadere +il mondo che il buon diritto per sè stava. Se alla testa di milizie +vittoriose ei fosse fin là penetrato veramente, se avesse di nuovo +raccolto Germania sotto la sua bandiera (Enrico Raspe antirè vinto da +Corrado v’era morto di sue ferite ai 17 Febbraio del 1247), allora +sì che la lotta avrebbe acquistato forme nuove e maggiori. Ma, per +disgrazia dell’Imperatore, una città fin adesso fedele gli si ribellò +alle spalle, lo costrinse a far ritorno, e lo allontanò di Germania, +che avrebbe dovuto essere il piedistallo naturale di sua potenza. +Resistenza indomita opponevano le città; ognuna di esse era una +fortezza cinta di mura; ognuna era uno Stato autonomo composto di +vigorosi cittadini. L’indole formidabile, che è propria delle guerre +di città, franse le forze di Federico; se alcune cedevano, altre +città insorgevano, e financo era malsecura la fedeltà di Comuni amici, +poichè talvolta avveniva che, repente come un uragano, si sollevasse la +fazione ostile e piantasse la sua bandiera sulle porte della città fino +a quel momento cheta e tranquilla. Pertanto la guerra dell’Imperatore +contro cotali cittadinanze incostanti, audaci ed eroiche, era opera +affannosa come quella di Sisifo, cui sempre conveniva rifarsi da capo: +triste monotonia di marce e contromarce eterne, di eterni assedî, di +devastazioni di campagne e di crudeltà d’ogni maniera. Noi, uomini +di questi nostri tempi, possiamo a mala pena comprendere come mai +Principi di gran genio avessero tanta pazienza, e popoli industri +avessero tanto patrimonio da sopportare quel perpetuo stato di cose. +Ai 16 di Giugno del 1247, con un colpo maestro, Parma cadde in mano +di quelli che n’erano stati esiliati, segnatamente dei Rossi, cugini +di papa Innocenzo. L’Imperatore, che era giunto a Torino, tornò tosto +addietro, e mosse contro quella città, di cui incominciò l’assedio +ai 2 di Agosto. La guerra si addensò intorno a Parma, perciocchè ivi +dentro, con molto popolo di città guelfe e di Principi, si fosse +gettato Gregorio di Montelongo, parente di Innocenzo III, legato +del Pontefice, e prete valente in guerra come in arti diplomatiche. +Pare che il destino annebbiasse la mente dell’Imperatore, poichè lo +tenne inchiodato a lungo assedio di quella sola città, intorno a cui +perdette tempo, forza ed efficacia di maggiori imprese. Gli è certo +del rimanente che la conquista di Parma, dove si raccoglieva il nerbo +maggiore dei suoi nemici sotto ai più illustri capi, sarebbe stata per +lui una vittoria decisiva in Italia. + +Federico passò l’autunno e l’inverno nelle trincee innanzi a Parma, +dimorando nella città che, speranzoso di trionfare, aveva costruita +nel suo campo ed appellata per lo appunto Vittoria. Le loro tremende +sofferenze misero finalmente gli assediati al colmo della disperazione, +laonde, mentre Federico era assente sollazzandosi alla caccia, fecero +una sortita: addì 18 Febbraio 1248, Vittoria fu incendiata; migliaia +di cadaveri copersero il campo; e vi perì anche Taddeo di Suessa +pro’ guerriero e grande uomo di Stato, già avvocato eloquente del +suo signore a Lione, ed ora morto gloriosamente da buon soldato, in +questo più avventurato di Pier delle Vigne. A migliaia furono quelli +che caddero prigionieri dei Parmensi; immenso il bottino raccolto +nel campo; in mano del nemico venne fin la corona imperiale, ed un +uomo della plebe, una specie di folletto, la portò in città fra le +grida di giubilo del popolo. Tale è la sorte di tutte le grandezze +umane! chè, alla lunga, anche il pazzo può vestirsi della loro +porpora! Per le città guelfe la giornata di Parma fu una seconda +Legnano: la magnificarono con versi e con canti: la stella di Federico +tramontò[360]. + +Fuggitivo capitò egli a Cremona, vi raccozzò le reliquie del suo +esercito disperso, e sitibondo di vendetta tornò nel Parmense, ma le +città guelfe gli tennero testa. Sventura si accumulava sopra sventura: +il bello Enzo, fior di cavaliere, fra tutti i suoi figliuoli il più +diletto a Federico, cadeva nel dì 26 Maggio 1249, vicino Fossalta, in +mano dei Bolognesi. I vincitori lietamente trassero quella preziosa +preda nelle mura della loro città fortunata, e alle istanze e alle +minacce dell’Imperatore risposero con eroica audacia, il cui linguaggio +orgoglioso è esempio vivissimo del forte animo dei Republicani di +quell’età. Ed Enzo seppellì la sua giovinezza e il suo regno in un +carcere che durò vent’anni, e nel quale morì[361]. + +Il migliore dei figliuoli di Federico era prigioniero, il più fido dei +suoi consiglieri ucciso; alla fine l’Imperatore perdeva anche il suo +ministro, uomo di gran genio, sia che veramente fosse colpevole, sia +che cadesse vittima del sospetto che morde sempre il cuor degli uomini, +quando la fortuna gli abbandona e sta per crollarne la signoria. La +fine di Pier delle Vigne, del celebre cittadino di Capua, che col +valore del suo intelletto si era sollevato dal nulla fino a diventare +il primo statista del suo tempo, gitta un’ombra oscura sulla vita +del grande Imperatore, parimenti come la morte di Boezio fu il punto +nero nella vita del gran Teodorico. Entrambi quei due Re germanici +si rassomigliarono, sulle ultime ore della loro vita, nel destino e +nella disgrazia, all’istesso modo che pienamente si somigliò la rapida +e tragica fine delle loro famiglie. La storia non ha spiegato di +che colpa Pietro sia stato accusato, nè di che morte o in qual tempo +preciso sia caduto: certo è che Dante, un mezzo secolo dopo, a lui +dedicò un monumento espiatorio ne’ suoi versi immortali[362]. + +Nel Maggio del 1249 l’Imperatore tornò nelle Puglie, nè più abbandonò +l’Italia meridionale. Condizioni di cose, di cui non potè rompere +il circolo fatale che lo recingeva, lo tennero incatenato per sua +sciagura al paese entro cui non era più possibile che la grande lotta +si decidesse. Seppur si possa affermare che Federico II non era stato +vinto, che fino alla estrema ora tenne alta la sua possanza non solo +nel reame, ma eziandio nella massima parte d’Italia, conviene peraltro +confessare che egli aveva perduto il suo ascendente sulle grandi +attenenze del mondo, e che in Italia era rimasto solo e abbandonato. +Avrebbe potuto vincere la Chiesa romana, soltanto allora ch’ei fosse +ricomparso in Alemagna, che avesse trascinato dietro a sè in guerra +la nazione tedesca, che avesse potuto conchiudere in Inghilterra ed in +Francia un’alleanza con tutti gli elementi ostili al Papato. E, invece, +giunto al termine di sua vita operosa e splendida del suo genio, +Federico II morì dopo breve infermità, nel giorno 17 Dicembre dell’anno +1250, a Ferentino, vicino Luceria[363]. + +Se sia vero quello che narrano alcuni Cronisti antichi, il magnifico +Imperatore, il grande nemico dei Pontefici sarebbe morto con +rassegnazione filosofica, compreso del nulla di tutte le pompe mondane, +sperando cristianamente nella vita eterna: coperto della tonaca dei +Cisterciensi, avrebbe ricevuto l’assoluzione delle sue peccata da +Berardo arcivescovo di Palermo, amico suo fedele. E noi vi crediamo, +poichè tutto questo è conforme all’indole dell’uomo. Ottone IV morì +circondato di monaci, che a sua istanza e supplicazione lo avevano +flagellato a sangue con colpi di disciplina; presso al capezzale +di Napoleone morente si sedette un meschino prete che gli aveva +amministrato il viatico[364]. L’eroe del suo secolo, il cui genio empiè +il mondo di ammirazione, dopo di avere lottato a lungo per liberarlo +dal giogo despotico del sacerdozio, morì come la maggior parte dei +grandi uomini del suo tempo, incompreso, abbandonato, in tragica +solitudine. L’erede delle sue corone erane lontano, in Germania, +combattente contro l’usurpatore Guglielmo d’Olanda; intorno al letto +dell’Imperatore non assistettero che il suo bastardo Manfredi di cui +spirò in braccio, e il fido arcivescovo Berardo. Al castello tenevano +guardia i suoi Saraceni; e la bara fu trasportata a Taranto, donde il +morto Imperatore fu recato a Messina, indi, sempre per mare, a Palermo. +E in quel duomo egli riposa nel suo sarcofago di porfido. + +Ancora a’ dì nostri, nei giudizî del mondo si trova traccia delle +passioni che sollevò la violenta battaglia combattuta da Federico +II contro il Papato. Di lui si giudica da una parte con idee guelfe, +dall’altra con mente ghibellina, avvegnaddio quei due partiti sotto +altre forme durino tuttora, e dureranno fin tanto che continuerà +la ragione del loro contrasto. La dipintura più turpe che siasi +fatta dell’indole di Federico II è quella che ne diede la fazione +ecclesiastica vissuta alla sua età. È facile a comprendersi che un +Innocenzo IV non potesse vedere nel suo grande avversario altr’uomo +che un anticristo, un efferato tiranno, un Faraone, un Nerone, +nemico pessimo della Chiesa: ed invero di questa allora s’era già +da lunghissimo tempo falsato il concetto evangelico, e le quante +volte di Chiesa parlano scolastici e preti, sotto il suo nome per +la più parte deve intendersi la gerarchia o il Papato. Ma quello +onde a ragione dobbiamo meravigliarci si è che la sentenza dettata +dall’odio sacerdotale in giorni tanto remoti, abbia trovato un eco +anche fra gli Storici d’oggidì. Sia però come si voglia: la mente del +pensatore si rasserena allorchè volge chetamente il pensiero all’ordine +mondiale, i cui contrapposti ostili (qualunque nome partigiano +ricevano nel tempo) si vengono alla fine conciliando nell’ambiente +delle idee: le quali sono eterne, e non temono fortuna di eventi, +e assumono forma tale da diventare forze e strumento della ragione +sovrana che plasma il mondo. E per fermo un esempio stupendo ce ne +offre la serie lunga di Pontefici, in parte grandi, che dalla fede +degli uomini furono investiti di autorità religiosa, e combatterono +animosamente per liberare la Chiesa dalla legge politica: e un +pari esempio ce ne presenta l’altra serie di Imperatori gloriosi +e benemeriti dell’umanità, che da egual fede degli uomini furono +investiti di podestà civile, e difesero contro la Chiesa la libertà +del mondo. Innocenzo IV raccolse in sè la successione di quei Papi e i +risultamenti dei loro sforzi; Federico II in sè raccolse la successione +di quegli Imperatori e i risultamenti dell’opera loro. Come concetto +ideale, il mondo del medio evo fu un sistema cosmico perfetto, di cui +l’accordo, l’unità, e financo il pensiero filosofico ci costringono ad +ammirazione, perciocchè a cotal sistema che cessò la gente umana non +abbia peranco saputo sostituire una costituzione egualmente armonica. +Quel mondo del medio evo somigliava ad una sfera perfetta, ed aveva +due poli opposti, Imperatore e Papa. I principî guidatori dell’umanità +di quel tempo avevano preso forma corporea in queste due persone +mondiali, creazioni storiche eternamente memorande, che non avranno +più ripetizione d’esempio. Erano come due demiurgi, due spiriti della +luce e della potenza, posti nel mondo ciascuno nella sua cerchia, +a spingerla innanzi e a governarla: creazioni entrambe del pensiero +civile del Cristianesimo, non ispento mai per quante perturbazioni +gli abbiano recato le necessità terrene. L’uno rappresentava l’ordine +civile; l’altro l’ordine religioso: e poichè l’uno era rappresentante +sovrano della terra, l’altro del cielo, se ne accese quella lotta +titanica del medio evo, educatrice dell’umanità, che empiè di sè i +secoli, e, spettacolo grandiosissimo di tutti i tempi, ne costituì il +vincolo che fra loro gli strinse. Federico II ne fu l’ultimo eroe vero. +Con tutti i suoi errori e colle sue virtù fu il più geniale e compiuto +uomo del suo secolo, e l’indice vivo della sua cultura[365]. + +Tuttavolta si volle sollevare Federico II troppo più in alto della +sua età, e attribuirgli il disegno che avesse inteso a distruggere +la costituzione esistente della Chiesa ed a riunire in sè la podestà +regia e quella sacerdotale, come papa-imperatore[366]. Ma una Chiesa +senza pontefice usciva affatto dei concetti politici di quel tempo. +L’idea dei due lumi del mondo continuava ad essere accettata per +simbolo, nè fuvvi Imperatore alcuno che abbia avuto il pensiero +di distruggere il Papato, nè alcun Pontefice che abbia meditato di +annientare l’Impero. L’uno dell’altro riveriva la autorità suprema; +quella ecclesiastica e quell’altra temporale: se combattevano fra sè, +gli era soltanto perchè ciascuno dei due voleva allargare la cerchia +della sua podestà[367]. Federico, il formidabile nemico dei traviamenti +politici del Pontificato, nutriva fede religiosa profondamente +cattolica, pari a quella che professò Dante ghibellino. Nè combattè +la podestà apostolica del Pontefice, ma ai Principi disse: «Aiutateci +da coraggiosi nella guerra contro i preti malvagi, affinchè possiamo +fiaccare le corna della loro superbia, e dare migliori duci alla santa +Chiesa madre nostra: avvegnaddio il farlo si spetti al nostro officio +imperiale, e nostro leale desiderio sia di riformarla ad onore di +Dio»[368]. La parola «riforma» suona qui in bocca di Federico; ma, +pronunciandola, egli intendeva solamente dire che voleva affrancare la +monarchia dalle ingerenze del giure ecclesiastico, separare la podestà +temporale da quella religiosa, tenere il clero ristretto all’officio +apostolico, secolarizzare la Chiesa secondo le idee di Arnaldo da +Brescia abbracciate dai Ghibellini, restaurare finalmente il diritto +regio d’investitura, sì come aveva fatto in Sicilia[369]. Un’immensa +distanza per fermo separava ancora la gente umana dalle confessioni di +Augusta e di Worms; e perchè Alemagna ci arrivasse occorreva un lungo +lavorio degli spiriti, e faceva mestieri maturarlo coll’intermezzo +della discussione scolastica e degli studî classici. La separazione di +Germania dalla Chiesa romana avvenne per via della Riforma, ma questa +non iscaturì bella e compiuta in un tempo determinato di limiti: chè +anzi il suo processo, come una catena di cause continue, risale fino al +Vangelo; e la serie lunga di Imperatori che combatterono le lotte delle +investiture e dell’Impero contro la signoria universale di Roma fu +soltanto una premessa storica conducente per diritta via alla Riforma +tedesca. Sotto questo aspetto pertanto è cosa innegabile che nelle +guerre combattute da Federico II contro le intemperanze del Papato si +sieno sparsi in Europa molti germi nuovi di riformazione. + +Federico II, che sopra tutti gli altri rappresentanti dell’antico +principio imperiale ebbe idee conservatrici e fu insieme novatore, da +una parte percorse la sua età, da un’altra ne disconobbe l’indole. +Dovremo forse meravigliarci che egli credesse ancora nell’idea +dell’Impero romano, se, tuttavia un secolo dopo di lui, a nobilissimi +intelletti italiani quell’idea stessa parve essere continuazione +legittima dell’Impero antico, ordinamento universale non mai +interrotto, concetto d’ogni coltura umana? Ed invero questo fu l’errore +(errore di genio) di Dante e del Petrarca. Fu una tradizione sublime +che si mantenne viva attraverso il corso dei secoli; fu una concezione +teocratica dell’organamento del mondo e dell’unità della gente umana, +onde i Germani, sfasciato che fu l’Impero romano, avevano espresso +il bisogno di una forma giuridica in cui si raccogliesse la vita +civile accanto all’unità religiosa: fu una grande idea archetipa di +civiltà; fu un concetto cosmopolitico che non diventò mai pienamente +realtà, ma che dominò tutto il medio evo colla saldezza di un dogma: +e durò eziandio dopo che le nazioni latine e germaniche (le quali +s’erano comunicate le une alle altre e i due rappresentanti del +mondo, Imperatore e Papa) ebbero mercè un lungo lavorio di progresso +acquistato forme politiche, e leggi, e nazionalità, e lingue loro +proprie. All’età di Federico II la razza latina aveva assorbito +interamente nel suo organismo gli elementi germanici, e di qua dalle +Alpi sedeva oramai nazione nuova, di specie tutto sua: era diventata +la nazione italiana, affrancata adesso dalla preponderanza antica del +feudalismo germanico, poichè nella costituzione comunale e nel giure +romano aveva ritemprato sè stessa. La democrazia nazionale, di cui si +fece alleata la Chiesa, protestò pertanto e contro la restaurazione +del principio feudale germanico operata da Enrico VI, e contro il +nuovo principio monarchico bandito da Federico II: l’intendimento dei +Ghibellini, che furono i legittimisti politici di quell’età, si rivolse +a dare all’Italia la dubbia fortuna dell’unità politica per via di un +Imperatore straniero, anche a spese della sua independenza nazionale +e della libertà cittadina; ma questo intendimento non fu da meglio +del fiero impulso di libertà dei Guelfi, i quali non per altro che per +loro bisogno e per loro utilità cercarono appoggio nel Papa, avversario +naturale del principio monarchico in Italia. + +Con Federico II si chiuse l’epoca dell’antico Impero germanico, che di +qua dalle Alpi era già venuto in termine di vita; vincitori e padroni +dell’avvenire rimasero la Chiesa e il partito Guelfo. Però Federico +pose fine a quell’Impero in forma nuova, poichè fu egli il primo +che sia stato veramente monarca; fondatore di un principio politico +di governo unitario, fu il primo Principe che desse al suo popolo +un codice legislativo bene ordinato, che iniziasse la lotta della +monarchia contro il feudalismo, che chiamasse il terzo stato a sedere +nei parlamenti: e fu nel suo retaggio di Sicilia che egli ebbe fatto +esperimento delle sue dottrine, secondo le quali avrebbero poi dovuto +appianarsi nella monarchia le disuguaglianze feudali e democratiche. Il +tempo s’impadronì di cosiffatte tendenze monarcali, e alla lunga venne +educando lo Stato moderno. Seguendo queste vie nuove sgombrate alla +lotta antica contro la gerarchia pontificia, avvenne che, cinquant’anni +dopo di Federico II, la monarchia francese colla forza del suo diritto +publico, col principio della independenza nazionale e colla volontà +degli Stati riuniti a parlamento del paese, potè ottenere vittoria del +Papato innocenziano e dell’autorità pontificia medioevale. + + +§ 4. + +I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa torna in Italia. — +Condizioni di questo paese. — Manfredi vicario di Corrado. — Corrado +viene in Italia e prende possesso del reame. — Innocenzo IV ne concede +l’investitura prima a Carlo d’Angiò, indi ad un Principe inglese. — Il +senatore Brancaleone lo costringe a porre nuovamente la sua residenza +in Roma (1253). — Il principe Edmondo riceve Sicilia in feudo dal Papa. +— Morte fatale di Corrado IV (1254). + +La morte di Federico II fu un grave avvenimento per tutto il mondo. +Allorchè il grande Imperatore, che per quarant’anni aveva riempiuto +Europa di sè, si fu adagiato nel suo feretro, parve che la lunga e +formidabile lotta dell’Impero contro la Chiesa fosse decisa a pro +di questa; parve che spuntasse pei Pontefici una stagione nuova di +signoria universale senza limiti. + +È perciò facile a credersi se Innocenzo IV ne andasse lieto; ma la sua +gioia fu così contraria a carità sacerdotale, uscì tanto dall’onesto, +che si espandette in declamazioni invereconde[370]. Sembrava adesso che +il destino offerisse a lui ed alla santa Sede la signoria di Italia; +e adesso, più che qualunque altra volta mai, dovevasi vedere per +prova se il problema antico potesse risolversi in favore dei Papi. Dei +figliuoli che a Federico erano nati dai suoi matrimonî con Costanza di +Aragona, con Giolanda di Gerusalemme e con Isabella di Inghilterra, ne +vivevano ancora due; Corrado re, figlio di Giolanda, che aveva ventidue +anni, ed Enrico, figlio di Isabella, che ne avea dodici. Dei tre +bastardi, Enzo languiva in carcere a Bologna; Federico di Antiochia, +cacciato di Firenze, trovavasi nella Italia di mezzo; Manfredi era +nelle Puglie[371]. Conformemente al testamento, Corrado IV, eletto re +di Germania fin dal 1237, ereditava le corone del padre; e Manfredi, +principe di Taranto, doveva governare le terre italiane in officio di +suo _balivus_ o vicario. + +Innocenzo IV non perdè tempo a voler torre di mano agli eredi di +Federico II le Puglie e la Sicilia, che egli teneva in conto di +feudi riversibili alla Chiesa. Ammonì pertanto i Siciliani affinchè +tornassero sotto alla signoria della Chiesa, ed offerse loro privilegî +e franchigie; esortò i Tedeschi a serbarsi nella fede di re Guglielmo, +cui promise la corona imperiale; ed intanto fece dappertutto predicar +la croce contro Corrado, che era pure scevro di qualsiasi colpa. Le +città guelfe invitarono il Papa a venire in Italia, e infatti ai 19 +Aprile dell’anno 1251 egli partì di Lione, dove l’antirè Guglielmo +aveva con lui celebrato le feste di Pasqua[372]. Quella città, ridotto +di piaceri ed insieme emporio di traffici, vide partire la Curia +pontificia dopo sei anni di soggiorno; nè si sarebbe indovinato che +cinquant’anni più tardi un Papa vi avrebbe fatto ritorno per torsi +la corona, e per indi apparecchiare al Pontificato una residenza di +settant’anni su quelle stesse sponde del Rodano[373]. + +Per Marsiglia e per la riviera Innocenzo venne a Genova. Il fuggiasco +dell’anno 1244 ricomparve nella sua città natia, circondato di fastosa +magnificenza, come quegli che vinto aveva l’Impero. Durante il suo +viaggio, onde lentamente passò per Lombardia, si affollarono sul suo +cammino gli abitatori di città guelfe, e fuor di Milano un quindicimila +fra preti e frati lo accolsero in giubilo, mentre popolo innumerevole +era uscito della città e s’era disposto a spalliera lungo il cammino +per un tratto di dieci miglia, formando così una via trionfale al +corteo pontificio. Le Republiche guelfe prestarono a Innocenzo IV +omaggi quali a pontefice si conveniva, ma chiesero grandi somme di +denaro per ristoro dei danni di guerra, rifiutarono di restituire +gli antichi beni della Chiesa, e dichiararono di non voler cambiare +il giogo imperiale colla signoria della Chiesa. I Comuni avevano +profittato della lotta sostenuta da quest’ultima contro l’Impero +per ottenere, coll’aiuto della loro grande alleata, independenza +dall’Imperatore; ed ora la Chiesa trovava ch’essi eransi fatti +independenti anche dal Pontefice. Da altra parte la mutazione delle +cose aveva fatto piegare la fronte alle città ed ai signori ghibellini, +però soltanto in via passeggiera; e, se anche l’Imperatore era morto, +l’idea imperiale continuava a vivere ancora. Il genio di libertà che +gli Imperatori di casa Hohenstaufen avevano svegliato colla lor guerra +si rizzava ora gagliardo di sua propria virtù. Il Papa rivedeva Italia, +ma diversa da quella che la aveva lasciata, e dappertutto conobbe che +era cosa pure impossibile di giungere al grande intento d’Ildebrando e +di Innocenzo III, di ricomporre la penisola sotto il pastorale di san +Pietro. + +Passando da Brescia, da Mantova e da Ferrara, Innocenzo venne +nell’estate a Bologna, ed ivi lo sventurato Enzo dal fondo del +suo carcere avrà udito i lieti clamori che salutavano l’ingresso +dell’odiato nemico del suo gran padre. Sull’incominciamento del +Novembre il Pontefice proseguì il suo cammino, e andò a Perugia, ma +di entrare in Roma non si fidò. Sebbene in passato un Senatore ve lo +avesse chiamato con tante istanze, ei temeva tuttavia le fiere audacie +dei Romani, che, morto essendo l’Imperatore, avevano poco motivo di +parteggiare coi Guelfi: ed invero si die’ a capire al Papa che lo +avrebbero circuito con immense esigenze, appena che fosse entrato in +Laterano; perciò egli deliberò di porre sua residenza a Perugia[374]. + +Frattanto il giovine Principe di Taranto sentiva pesarsi sugli omeri +una soma cui era troppo debole a sostenere. Manfredi Lancia era figlio +di Federico, nato nell’anno 1232 di Bianca Lancia, bella e nobile +donna di famiglia piemontese. I contemporanei lo appellano bastardo, +come infatti era, ma d’altra parte non manca qualche argomento da far +reputare probabile che Federico lo avesse legittimato sposandone la +madre. Nell’anno 1247 gli aveva dato in moglie Beatrice di Saluzzo, +figlia del conte Amedeo di Savoia; ed il suo testamento, ove non +faceva pur cenno degli altri suoi figli bastardi, Enzo e Federico +di Antiochia, dimostra che egli riconosceva nel figlio di Bianca +il diritto a succedergli nel retaggio dopo i suoi figli legittimi. +Da natura Manfredi avea sortito ingegno e bellezza: un’educazione +accuratissima lo aveva ornato di eletto costume e di scienza erudita; +e tutti i contemporanei dicono che fosse uomo magnifico, magnanimo, +liberale di mano, gioviale, dotto di musica e buon trovatore, re +nato. Se il Papa avrà sperato che, appena morto Federico, le città +delle Puglie e di Sicilia inalzassero lo stendardo di san Pietro, egli +s’ingannò a partito. E per fermo non si spense ivi subito con Federico +il prestigio del nome e della potenza del grande Imperatore; solamente +alcuni baroni ed alcune città (fra le quali, a vero dire, furono Capua +e Napoli regalate di grandi privilegî dal Papa) si posero dalla parte +della Chiesa. Nella prima pressura Manfredi mandò proposte di pace ad +Innocenzo, ma il vicario di Corrado IV dovette rifiutare quanto gli +si chiedeva in ricambio, che incondizionatamente si sottomettesse a +ricevere Taranto in feudo dalla Chiesa[375]: ed allora con marce abili +e rapide Manfredi domò i ribelli Pugliesi, raccolse intorno a sè i +mercenarî tedeschi, con geste cavalleresche levò alto il suo nome, e +comparve minaccioso innanzi a Napoli. + +Dopo morto l’Imperatore, Manfredi aveva invitato il fratel suo Corrado +a valicar le Alpi, ed a venirsi a prender possesso di Sicilia. Il +giovine Re dei Romani seguì le tradizioni politiche dei suoi antenati, +e aderì alla chiamata di Manfredi. Raccolse un esercito, tenne un +parlamento ad Augusta, nominò a suo vicario il duca Ottone di Baviera, +di cui aveva sposato la figlia Elisabetta, e nell’Ottobre 1251 fu in +Lombardia, dove Ezzelino ed altri Ghibellini lo accolsero orrevolmente +in Verona. Colà e a Goito passò in rassegna le soldatesche ghibelline, +che ancora erano di numero abbastanza ragguardevoli; indi deliberò +di muovere nelle Puglie per assicurarsi in prima del suo retaggio, +e di là poi ritornare nell’Italia settentrionale. Però la lega di +città romagnuole, umbre e tusche gli sbarrò la via di terra, nè +Roma pareva inchinevole a riverire il figliuolo di Federico II od a +soccorrerlo[376]. + +Corrado pertanto s’imbarcò a Pola, dove lo stava attendendo il +margravio Bertoldo di Hohenburg con galere siciliane. Addì 8 Gennaio +dell’anno 1252 sbarcò a Siponto, e il suo primo comparire esercitò +una subita influenza sui baroni e sulle città. Corrado era geloso del +fratello suo, ma disarmavalo la savia condotta di Manfredi che, dopo +avergli aperta la via di Napoli, deponeva in sue mani il governo del +reame, e perfino i suoi feudi. Breve e gloriosa fu l’impresa di Corrado +IV nelle Puglie. Dopo che infruttuosamente ebbe offerto al Papa le più +favorevoli condizioni di pace, a prezzo del suo riconoscimento ossia +dell’infeudazione di Sicilia, il giovine Re sostenne prodemente i suoi +diritti colla spada. Traversò le Puglie e la Campania, e i baroni gli +fecero omaggio; Capua gli aperse le porte sulla fine di autunno del +1252, e nella primavera dell’anno successivo gli fecero ossequio tutte +le città, tranne Napoli, che egli assediò con grande energia. + +Le prospere fortune dei figliuoli di Federico costrinsero adesso +Innocenzo IV a rifarsi in un disegno che aveva già concepito in mente +fino da quando era a Lione. Poichè comprendeva che la Chiesa era +incapace colle sole sue forze di torre Sicilia agli Hohenstaufen, +decise di dare il bel reame in feudo a un Principe straniero: +umiliazione del Papato! fatalità d’Italia! Il Papa gettò il suo sguardo +su quei paesi dove sperava trovare a buon mercato un pretendente +volonteroso e denaro in copia: offerse perciò la corona di Sicilia +a Carlo d’Angiò fratello del re di Francia; ma gli ottimati e Bianca +regina madre, governatrice in vece di Luigi che trovavasi in Siria, +respinsero la proposta. Allora Innocenzo s’indirizzò all’Inghilterra; +e, poichè Riccardo di Cornovaglia, uomo immensamente ricco, ricusò la +sua proposta, tanto seppe circuire il fratello suo il re Enrico, che +egli accettò per conto del suo secondo figliuolo Edmondo di Lancastro, +fanciullo di ott’anni. Enrico III ebbe sì qualche scrupolo in sulle +prime, pensando che Sicilia ne sarebbe stata tolta al nipote suo, il +giovine Enrico ch’era figliuolo di Federico II e di Isabella e vicario +dell’isola; ma furono dubbiezze passeggiere, avvegnachè la morte +di quel nipote facesse presto sgombrare la coscienza del Re da ogni +incertezza[377]. + +Innocenzo IV doveva darsi le mani attorno per combattere Corrado +mercè di un potente avversario; chè infatti nell’Ottobre 1253 il Re +entrava in Napoli conquistata[378]. La nuova che la città era caduta +giunse al Pontefice a Roma quando da Assisi v’era venuto sul principio +di Ottobre[379]. Già parecchie volte i Romani mormorando lo avevano +ammonito di ritornare: e dapprima avevano ordinato al Comune di Perugia +loro protetto di non dar più a lungo ricovero al Papa; indi avevano +minacciato quelli di Assisi, dichiarando che sarebbero andati con un +esercito a strapparlo fuori delle loro mura. O venga adesso, gridavano +stizzosamente, o non venga più[380]. «Ei ci fa meraviglia», dicevano +i loro legati al Papa, «che tu, pari ad un vagabondo, meni vita +randagia, or qua, or là: tu abbandoni Roma, residenza degli Apostoli, e +lasci in balia dei lupi il tuo gregge, di cui un giorno dovrai render +conto a Dio, e ad altro non pensi che a far quattrini. Il Papa non +è di Anagni o di Lione, non di Perugia o di Assisi, ma di Roma». E +questo linguaggio dettava ai Romani un uomo di assai grande energia, +Brancaleone di Andalò, che a quel tempo era loro senatore. Innocenzo +IV venne pauroso ed esitante; i Romani lo accolsero freddamente; nè le +dimostrazioni di onore altro furono che formalità officiali comandate +dal Senatore[381]. Brancaleone andò ad incontrarlo fuori delle porte +e lo condusse in Laterano; tuttavia il Biografo di Innocenzo non dice +che il ricevimento fosse trionfale, come era stato quello di Milano e +di altre città. Così avvenne che la Curia nell’Ottobre del 1253 tornò +a Roma, dopo un’assenza di più che nove anni, e dopo che ne erano +scorsi dieci del pontificato di Innocenzo IV; in tutto questo tempo +i Romani non lo avevano veduto soggiornare un anno solo nella loro +città. Appena seppero adesso che il Papa trovavasi nelle loro mura, +lo assediarono con domande di sovvenzioni e di risarcimenti d’ogni +maniera: e fecerlo con tanta veemenza da obligare Innocenzo ad invocare +la protezione del potente Senatore[382]. Brancaleone sedò la tempesta +tanto per non guastare i suoi rapporti col Pontefice, appo cui egli +lealmente si adoperava a pro di Corrado: col Re infatti ei si trovava +stretto di buona amicizia, e publicamente ne riceveva gli ambasciatori +in Campidoglio. E Corrado in pari tempo profittava della presenza del +Pontefice a Roma per ritentare di far pace; ma i suoi avvocati, i conti +di Monfort e di Savoia, non giunsero a capo di cosa alcuna; Innocenzo +aveva giurato di sterminare la famiglia di Federico II, e procedeva +al suo intento con inesorabile ostinatezza[383]. Notizie capitategli +d’Inghilterra ne rianimavano frattanto le speranze, poichè gli veniva +annunciato che Enrico III era disposto ad accettare la corona di +Sicilia per conto del suo figliuolo: quindi fu che nel giovedì santo +dell’anno 1254 scagliò la scomunica contro Corrado ed Ezzelino, e tosto +dopo partì di Roma in cui trovavasi mal securo, e andò nell’Umbria. + +Da Assisi egli confermò la patente d’investitura della Sicilia, che +Alberto suo legato provvisoriamente aveva data al giovine Edmondo[384]. +Dissipate s’erano le dubbiezze del Re d’Inghilterra, poichè suo nipote, +il giovanissimo Enrico, vicerè di Sicilia, era morto repentinamente +sulla fine dell’anno 1253 a Melfi, dove lo aveva chiamato Corrado. Poco +tempo prima erano passati di vita due fanciulli del maggior figliuolo +di Federico, lo sventurato Enrico; e poichè una maligna calunnia +attribuì a Corrado la loro morte, l’artificio e la furberia se ne +profittarono per indurre Inghilterra ad accettare l’investitura. Enrico +III ch’era uomo corto, con gioia puerile die’ nella pania; mandò al +Papa tant’oro quanto ne poteva desiderare, ossia gli die’ carta bianca +di trar quante cambiali volesse sopra banchieri italiani. Era tutto +ciò che Innocenzo bramava; Inghilterra sacrificava il suo patrimonio +per un regno che essa possedeva dipinto in carta; ed alla conquista di +Sicilia per comando pontificio si dava il carattere di crociata[385]. +Ora sperava il Papa che Corrado avrebbe dovuto in breve soccombere +alle forze unite della Chiesa e d’Inghilterra; ma ancor più presto il +giovane Re inaspettatamente soccombette alla febbre che lo spense, e +ciò fece che il Papa si pentisse di quanto avea operato, e dimenticasse +di aver mai trattato col Principe inglese. + +Corrado IV, nella letizia del suo primo trionfo, dominò Sicilia e +Napoli come retaggio nuovamente conquistato colla virtù della sua +prodezza guerriera; e già s’armava per ripigliare contro il Papato la +lotta del padre suo. «Presto», così annunciava ai Ghibellini, «presto +sarò con ventimila soldati nel settentrione per castigare i ribelli e +per restaurare l’autorità imperiale». In tal guisa scriveva nell’Aprile +del 1254, e ai 20 di Maggio era anche morto. Il figlio di Federico II +non perì di veleno come malignamente s’ebbe a inventare, ma soggiacque +alle fatiche sopportate nel caldo clima dell’Italia meridionale; morì +a Lavello nella pienezza della sua forza giovanile, a ventisei anni di +età, lamentando il suo destino, e piangendo la sventura dell’Impero +di cui previde la caduta[386]. La terra fatale d’Italia divorò lui, +come ebbe divorato il padre e l’avo suo, come ebbe divorato tutta la +famiglia degli Hohenstaufen siciliani. + +Un destino crudele spense quella illustre casa; e la sua rapida fine, +che somiglia alle sorti degli Atridi, è uno di quei tragici avvenimenti +a cui spiegare la superstizione bigotta ha sempre in pronto la chiave. +La storia dei fatti non riesce però a darne spiegazione; bensì la +ragione giunge a scoprirne la necessità, poichè ne sa discerner le +leggi: la gloriosa famiglia degli Imperatori svevi aveva compiuto la +sua missione, ed in breve tempo era invecchiata tanto da non aver più +forza vitale. Come un dì, morto Enrico VI, della casa del Barbarossa +non era rimasto che un solo erede ancor bambino, Federico II, così +anche adesso della numerosa discendenza di questo Imperatore non +rimaneva che in Baviera un solo rampollo legittimo, Corradino figlio di +Corrado, fanciulletto di due anni. + +Presso il feretro di Corrado vegliava solingo Manfredi, egualmente come +poco tempo prima s’era seduto presso il feretro di Federico II: l’opera +di quattro anni di fatiche e di sforzi giaceva nuovamente infranta ai +suoi piedi; nuovamente l’avvenire era buio ed incerto. Ogni uomo capiva +che Italia, insieme colla salma di Corrado IV, seppelliva un grande +periodo della sua storia. + + + + +CAPITOLO SETTIMO. + + +§ 1. + +Brancaleone, senatore di Roma (1252). — Qualche particolarità +sull’officio senatorio e sull’ordinamento della Republica romana a +questa età. — Opposizione dei baroni romani, ed opera energica del +novello Senatore. + +Intorno al tempo in cui Innocenzo IV fece ritorno, un cittadino +di Bologna (già lo notammo) col suo grande intelletto e col suo +vigoroso governo aveva sollevato d’un tratto a eccelso onore l’officio +senatorio, e dava eziandio alla Città un breve periodo di splendore. Il +suo reggimento e gli ordini che ricevette la Republica romana, massime +al tempo di lui, meritano diligente considerazione. + +Dal secolo decimoterzo in poi le libere città italiche tennero l’uso +di scegliere i loro Podestà dal grembo della nobiltà di altri Comuni +amici. Uno straniero, cui si affidava per sei mesi di tempo il governo, +offriva maggiori guarentie di reggere la cosa publica con animo +imparziale, e aveva meno probabilità di assodare una tirannide, di +quello che avrebbe potuto fondarla un potente paesano. Questo scambio +d’ingegni e di forze che avveniva fra le parecchie democrazie, le +quali si andavano prestando vicendevolmente con rispetto e con onore +i più illustri cittadini che lor facessero da rettori, era bella +prova di fratellanza republicana e di comun legame nazionale. È cosa +infatti che reca assai grande onore agli Italiani. E poichè di regola +non si chiamavano a podestà se non se uomini ragguardevoli, il solo +invitarneli a quell’officio era la più schietta testimonianza di +estimazione che si dava al loro talento eminente. Chi voglia imparare +a conoscere qual fosse il vero fiore dell’aristocrazia nel glorioso +secolo delle Republiche d’Italia, quali ne fossero i più nobili +cavalieri, i maggiori capitani, i legislatori ed i giudici pratici, +ei conviene che interroghi i registri dei Podestà nelle singole +democrazie; e da quegli elenchi in pari tempo si ha contezza delle +illustri famiglie che nel secolo decimoterzo e in quello decimoquarto +stettero alla testa della vita storica dei Comuni. In un tempo in +cui il restante di Europa non contava cittadini grandi e famosi, +quei Comuni fanno stupire di sè colla moltitudine di loro statisti e +di loro uomini di guerra, che furono tanti quanti n’ebbero Grecia e +Roma nei più bei giorni delle loro Republiche. In questa età le città +dimostrano di aver completamente affrancato il loro spirito politico +dal giogo della Chiesa, e producono un quadro magnifico della borghesia +nazionale; sventuratamente che i demoni dei partiti e l’effrenato +reggimento plebeo, dopo breve floridezza, dovevano ruinare tanto +splendore. + +I Romani erano anch’essi assuefatti a veder nel loro Campidoglio un +andirivieni di solenni ambasciate di città parecchie, fin di Pisa e di +Firenze, che venivano a chiedere nobili romani per loro podestà: però i +Romani non erano ancor mai andati a pigliare il loro Senatore in città +straniere. Quando lo fecero per la prima volta nell’anno 1252, mentre +Innocenzo IV dimorava a Perugia, convien dire che ve li costringessero +le condizioni infelici del loro Comune: e certamente non fu la nobiltà +invidiosa ma il popolo maltrattato da quella, che dopo una rivoluzione +deliberò di affidare l’autorità senatoria, fin allora divisa, ad +un uomo solo, giusto e savio, che fosse nel tempo stesso senatore e +capitano; e fu deciso d’andarlo a cercare fuor di Roma. + +A Bologna s’indirizzarono i Romani. Quella città, capo della Romagna, +traeva allora gran lustro dalla sua scuola di diritto, chiara +per rinomanza europea: aveva ricchezza molta; da Fossalta in poi +formidabile potenza di armi; un Re viveva prigioniero entro alle sue +mura. Il Consiglio bolognese propose ai Romani per senatore Brancaleone +degli Andalò, conte di Casalecchio, uomo di stirpe antica, dovizioso +e illustre, cittadino di severi spiriti republicani, giureconsulto +profondo[387]. Compagno, per indole, di quegli uomini violenti che +crebbero al tempo degli Hohenstaufen, era della tempra dei Salinguerra, +dei Palavicini, di Bosone da Doara, di Jacopo da Carrara, di Azzo +d’Este, di Ezzelino, di Alberico. Aveva la forte vigoria di quegli +uomini di ferro, ma non la loro astuzia raggiratrice, nè il loro atroce +egoismo: e con quei capi di partito trovavasi in corrispondenza, +perciocchè un tempo avesse combattuto nella guerra Lombarda con +Federico II, anche dopo che questi era stato scomunicato. + +Se i Bolognesi proposero un ghibellino a senatore di Roma, e se i +Romani lo accettarono, convien credere che al colore politico entrambe +le città più non badassero, oppure che il popolo romano tornasse a +piegare dalla parte dei Ghibellini. Che così avvenisse dopo morto +Federico II si capisce agevolmente; i Romani non avevano più paura +dell’Imperatore, ma sì continuavano a temere il Papa. L’elezione di +Brancaleone, dell’amico del Palavicini e di Ezzelino, fu veramente una +protesta che Roma scagliò contro il governo temporale del Pontefice +reduce di Lione. È difficile che Innocenzo IV allora confermasse +questa elezione; piuttosto la tollerò solamente perchè necessità ve lo +astrinse, e per quel momento dovette rinunciare al diritto di elezione +del Senatore che i suoi predecessori si avevano conquistato[388]. + +Brancaleone protestò d’esser pronto ad assumere il governo di Roma; ma +siccome conosceva abbastanza bene le passioni dei Republicani e massime +la ferocia irrefrenata de’ nobili romani, cercò di guarentirsi contro +a pericoli inevitabili. Chiese che il governo fosse dato a lui per tre +anni intieri con podestà assoluta, e domandò che a malleveria della sua +sicurezza personale gli si consegnassero in ostaggio i figli di alcuni +nobiluomini romani[389]. Fa mestieri credere che il popolo romano fosse +gravemente premuto dalla tirannide delle fazioni civiche de’ nobili, se +aderì a domande tanto inaudite e se offese la legge de’ suoi Statuti +comunali ponendo in mano di uno straniero una dittatura di tre anni. +Invero gli ordini del Comune fin adesso avevano stabilito che l’officio +di senatore durasse soltanto sei mesi: il Senatore finora era stato +eletto solamente dalla nobiltà cittadina, e il principio introdotto in +Roma per la prima volta con Brancaleone, di nominare a senatore uno +straniero (_forensis_), non si affermò per forza degli Statuti che +cent’anni più tardi. + +Una legge minuziosa fino allo scrupolo definì tutte le obligazioni e +tutti i diritti che sarebbero spettati al Senatore straniero. In misura +media il suo stipendio giungeva a millecinquecento fiorini d’oro o +ducati per semestre, che erano pagati dalla «Camera» cittadina. Una +terza parte di quell’onorario riceveva il Senatore quando entrava in +officio; un altro terzo al principio del terzo mese; l’ultimo terzo +si depositava nella «Camera»; nè poteva essere a lui consegnato +se prima non avesse reso conto del suo officio, e ne fosse uscito +netto. Quell’età era ancora semplice e austera e remota dal lusso +effeminato de’ secoli che vennero dopo. Allora reputavasi che l’onore +valesse qualche cosa, e lo si cercava per quel che valeva[390]. Una +moneta mensile di settecento cinquanta talleri bastava a provvedere +ai bisogni del Senatore dei Romani, massime dacchè il valore del +denaro a quel tempo era sette volte maggiore di quello che oggi +sia[391]. E il Senatore collo stipendio che riceveva doveva eziandio +provvedere alle spese della sua corte. Ogni Podestà di una città +libera conduceva infatti con sè dal di fuori la sua Curia; i Comuni +tenevano a loro orgoglio che il Podestà spiegasse una pompa magnifica, +ma gli prescrivevano con rigore diffidente il numero onde comporsi +doveva la comitiva dei suoi amici, dei servitori, delle guardie e +degli impiegati. Gli officiali del Senatore romano erano cinque notai +e sei giudici, dei quali uno almeno doveva avere studiato leggi ed +essere giureconsulto illustre, perchè potesse stargli a fianchi da +_collateralis_ o assessore: ed essi componevano la sua segreteria, +in quello che il collegio generale dei giudici capitolini, detto +_Assectamentum_, in tutti i casi importanti era congregato da lui +e consultato[392]. Il Senatore teneva ai suoi servigî una guardia +di venti uomini a piedi e di venti a cavallo; alcuni cavalieri gli +facevano accompagnatura, come una specie di corte, e gli stavano presso +due marescialli che avevano incarico di esecutori nelle faccende +di polizia[393]. Occorre assolutamente distinguere gli officiali +della Città (ossiano magistrati nominati dal popolo) dagli altri che +chiamavansi «famiglia» del Senatore. Assai grande era il numero di +quei primi; ed esercitavano il loro officio con ceremonie fastose, +poichè la Città aveva ambizione di poter gareggiare colla corte del +Papa mercè di un grande numero di collegî officiali e di magistrati. Il +cancelliere della Città, notai, _scriniarii_, tesorieri della «Camera», +il segretario (_scriba Senatus_), il siniscalco, i _consiliarii_, gli +_assectatores_, li _justitiarii_, fino i _vestararii_, ossiano mastri +del tesoro e delle guardarobe, raccolti in parecchie corporazioni e +con varî gradi, componevano una ragguardevole schiera di impiegati +civici[394]. + +Allorchè il Senatore straniero veniva nella Città che se lo aveva +chiamato, ne era accolto con onori che si sarebbero convenuti ad un +principe: per le vie addobbate a festa e fra le acclamazioni del popolo +era condotto solennemente in Campidoglio, dove sulla gradinata del +palazzo senatorio stavano aspettandolo i capitani delle Regioni coi +loro vessilli ed altri magistrati. La forma maestosa con cui si recava +a prender possesso delle case Capitoline, animava Roma di massima +pompa; e, grandioso spettacolo officiale, veniva in terzo dopo le +cavalcate dell’Imperatore e del Papa, moventi alla coronazione. Prima +di entrare in carica il Senatore giurava nelle mani di una giunta +del parlamento di osservare gli Statuti della Città, di esercitare +coscienziosamente il suo officio, di far rispettare gli Editti contro +gli eretici, di tenere un reggimento pacifico e legale nella città +di Roma, sui suoi cittadini, sul suo comitato e sul distretto; di +proteggere gli ospitali, i luoghi pii, le vedove e gli orfani, di +conservare tutti i diritti civili e le consuetudini dei Romani[395]. +Allora si affidava al braccio suo la podestà esecutiva in tutte le +attenenze dell’autonomia cittadina. Era egli il capo politico del +Comune in pace e in guerra, giudice supremo e supremo capitano. Aveva +autorità di vita e di morte. Riceveva i giuramenti di omaggio dei +vassalli della Città; collocava i Podestà nelle terre soggette alla +giurisdizione del Campidoglio; mandava ambasciatori (_ambasciatores_) +a Stati stranieri, conchiudeva trattati con Principi e con Republiche. +Promulgava leggi nuove in materia di finanze e di giustizia, facendole +bandire da araldi, ossiano _praecones_. Finalmente, pari a un principe +sovrano, incideva sulle monete d’oro e d’argento di Roma il suo +nome, il suo stemma e la sua imagine, che lo rappresentava genuflesso +innanzi a san Pietro intanto che questi gli porgeva il vessillo della +investitura. Di qui si pare che i Papi nel secolo decimoterzo avevano +perduto il diritto di battere moneta e lo avevano ceduto al popolo +romano[396]. + +Vestito magnificamente di un robone color scarlatto soppannato di +pelli d’ermellino, coperto il capo di un berretto simile a quello che +adoperava il Doge di Venezia, circondato dalla sua corte, nella pompa +di festivi cortei, o nei giuochi popolari, o quando i Papi salivano +al trono, o nei negozî politici, il Senatore rappresentava la maestà +del popolo romano[397]. Però gli Statuti correggevano la sua grande +autorità che aveva del potere dittatorio; i collegî di consiglieri +e le giunte popolari la moderavano o la sopravvegliavano; finalmente +la restringeva il diritto costituzionale che competeva all’assemblea +popolare, in quanto all’elezione ed al voto. Nelle Republiche la +paura della tirannide è guardiana che veglia sempre con occhi aperti +sui governanti; massima legge poi è la responsabilità che i reggitori +hanno innanzi al popolo. Pertanto l’officio del Senatore, che pur aveva +breve durata, era minacciato di pericoli parecchi di lotte partigiane +e di insurrezioni popolari, e spesso non era che una splendida +tribolazione. Si spiava, si contava ogni passo che il Senatore faceva. +Era confinato in Campidoglio; nè oltre a una certa misura di spazio e +di tempo gli era consentito di uscire della Città. Gli era interdetto +ogni consorzio amichevole coi cittadini; perfino aveva divieto di +desinare nelle case di qualche ottimate. Fino a tanto che governava +la Città, era condannato a vedovanza, perciocchè la sua donna non +potesse accompagnarvelo; non fratello, nè qualsiasi altro prossimo +parente poteva stargli vicino[398]. Prima che uscisse della sua carica +(e quest’era regola generale anche degli altri Podestà tutti), si +costituiva un officio di censori, il quale doveva esaminare il modo +che il Senatore ed i suoi impiegati avevano tenuto nelle loro funzioni. +Due giorni prima che finisse il tempo del suo magistrato, il banditore +annunciava publicamente dai gradini del Campidoglio che si sarebbe +pronunciata sentenza dell’illustrissimo Senatore dei Romani, e per +dieci giorni il _Syndicus_ dava ascolto ad ogni specie di accusatori. +Se il Senatore era convinto di mala amministrazione, per lo manco lo +si condannava a perdere una terza parte del suo stipendio; e, in caso +che questa somma non bastasse, lo si teneva in carcere fino a tanto che +avesse pagato[399]. Se invece se l’era cavata con lode e con onore, +la Città lo restituiva alla Republica dond’era venuto, ed oltracciò +poteva regalarlo del diritto di cittadinanza, e concedergli facoltà di +aggiungere le lettere S. P. Q. R., stemma di Roma, al suo proprio[400]. + +Oltre a tutte queste limitazioni, gli atti di governo del Senatore +erano vincolati alla conferma dell’assemblea del popolo. In tutti i +casi importanti, gli araldi di lui chiamavano il popolo a parlamento, +cui annunciava coi suoi rintocchi la campana del Campidoglio. Allorchè +trattavasi di parlamento «pieno» (_plenum et publicum_), esso teneva le +sue tornate innanzi al palazzo senatorio: e in fitta calca i cittadini +si raccoglievano sulla piazza Capitolina, e venivano giù degradando per +la sua discesa fino al luogo ov’è oggidì la piazza di Araceli. A quella +assemblea popolare il Senatore proponeva progetti intorno a cose di +ordine interiore ed esterno, e «l’illustre popolo dei Romani» decideva +col voto, o con levar di mani, o con acclamazioni, se dovevasi muover +guerra contro Viterbo, o con chiuder leghe con altre Republiche, o far +omaggio all’Imperatore, o invitare il Papa discacciato a far ritorno. +Colà il popolo udiva leggere le lettere di Principi e di Città, e +talvolta anche ascoltava i discorsi degli ambasciatori, che comparivano +innanzi al parlamento per presentargli le loro domande. Se invece si +chiamavano ad assemblea solamente le giunte del popolo, costituite +secondo le tredici Regioni della Città e componenti il maggiore ed +il minor Consiglio (_consilium generale et speciale_), l’adunanza si +raccoglieva nella basilica di Araceli, che ne era stanza capace[401]. +Questa veneranda chiesa faceva adesso le veci del tempio della +Concordia, che spesso aveva servito da aula parlamentare ai Romani +antichi. I _Patres Conscripti_ della Republica medioevale, i Colonna, +i Pierleoni, i Capocci, i Frangipani, i Savelli, gli Orsini, fossero +aristocratici o demagoghi, guelfi o ghibellini, facevano risonare +la oscura navata di quella chiesa di Francescani della loro facondia +fiera e disadorna, delle loro invettive scagliate contro l’Imperatore +od il Papa. E la chiesa continuò fino al secolo decimosesto ad essere +l’arena dei dibattimenti parlamentari di Roma, i quali avvenivano +soltanto nelle tornate del maggiore e del minor Consiglio: soltanto +là si levavano oratori a combattere od a sostenere opinioni, che poi, +in forma di proposte, erano presentate per la conferma al parlamento +popolare; dopo di questa conferma il Senatore publicamente le bandiva +in forma di leggi[402]. + +Nell’età medioevale della Republica il Campidoglio rivisse di nuova +vita. Se si potesse avere un’idea esatta di quei tumultuosi parlamenti, +di quei tribunali e di quelle curie di giudici che ivi si raccoglievano +in publico; se si potesse penetrare in quelle varie faccende della +democrazia, vedere quale essa fosse colle sue corporazioni, coi suoi +collegî, colle sue fazioni, coi suoi magistrati e col suo sistema +elettivo mirabilmente composto, certo ne avremmo ragione di meraviglia +e spesso eziandio di ammirazione. Ma cadde anche la Republica +medioevale del Campidoglio; nell’archivio dei Senatori non v’è più +pergamena che ne mantenga ricordanza: e dalle torri laterali delle +rimutate case senatorie e dalle gallerie dei cortili sparvero le +iscrizioni e gli stemmi di tutti quei Republicani, che di là al tempo +dei Guelfi e dei Ghibellini governarono l’_alma Roma_[403]. + +Eletto in Agosto dell’anno 1252, venne Brancaleone, probabilmente in +sul principio del Novembre, ad assumere il suo officio triennale. +E venne con una magnifica accompagnatura di giudici, di notai e di +cavalieri, tutta gente presa al suo servigio a Bologna, a Imola ed in +altre città. Per conseguenza questa fu la prima volta che la suprema +magistratura della Città fosse tutta composta di forestieri, e che +signori romagnuoli governassero la Republica romana: anche Galeana +moglie del Senatore potè accompagnarvelo, ad onta dell’ordine consueto +degli Statuti. A Roma Brancaleone trovava condizioni tali di cose che +ad ordinarle non ci voleva dammeno che un uomo di vigor d’animo regio. +La cancrena della Città non istava nello spirito turbolento della +democrazia, ma nella fierezza dei signori feudali ribelli alla legge, +che erano per la più parte di origine germanica. Alla loro superbia +sconfinata andava pari la ignoranza; però la loro potenza era troppo +grande perchè il popolo avesse potuto vincerla. Le loro castella e +i loro _feuda_ si stendevano per tutto il territorio romano; fin la +Città avevano ripartito sotto di sè, perocchè sedessero sparsi per +quartieri, dentro a monumenti abbertescati; ed ogni giorno combattevano +l’uno contro l’altro come li sospingevano le ire o le ambizioni, e +si beffavano del Campidoglio, delle cui dignità si fregiavano senza +rispettarne le leggi. In molte altre Republiche la nobiltà s’era +assoggettata ai Comuni, ed era stata costretta a trasferir la sua +residenza dalle campagne nella città: solamente a Roma la nobiltà +continuava sempre ad esercitare il suo predominio. Non troviamo +documento di sorta donde paia che baroni romani della campagna si sieno +sottomessi al Comune cittadino, come tanto spesso fece la nobiltà +delle terre di Modena, di Bologna, di Padova e di Firenze: quello +che unicamente troviamo or qua or là sono documenti di vassallaggio +prestato al Pontefice. Ricca di beni nella campagna, dove erano situate +le sue castella famigliari, la nobiltà romana possedeva in pari tempo +dei luoghi forti nella Città, cui (se necessità lo esigeva) abbandonava +per andare a cercar sicurezza nelle sue rocche campestri più munite +ancora, in mezzo ad armati vassalli. Era stato il Papato che aveva +dato origine alla potenza di quei patrizî. Dalla nobiltà romana erano +usciti Pontefici che avevano favorito antiche famiglie nepotesche, o +di nuove ne avevano fondato, e di esse si erano serviti a combattere +il Comune: d’altra parte nobiluomini romani in gran numero sedevano +nel collegio cardinalizio e nella prelatura, laonde le ricchezze della +Chiesa refluivano in grembo delle case nobili, e i maggiori officî +continuavano ad essere possedimento di certe stirpi privilegiate. I +Colonna, gli Orsini, i Savelli, i Conti, gli Anibaldi, i Frangipani, +i Capocci furono le più cospicue famiglie di nobili che nel secolo +decimoterzo or le une or le altre dominarono e divisero Roma, in quello +che esse stesse si divisero in guelfe e in ghibelline[404]. Brancaleone +ebbe gran fatica a combattere quest’idra dalle molte teste; però fin +dapprincipio gli riuscì di farlo con prospero risultato. Roma e la +Campagna provarono il vigore della sua mano; si fecero secure le vie, e +videsi qualche nobile oltracotante penzolare col laccio alla gola dalle +alte finestre della sua torre. + +Il novello Senatore pretese tosto anche alla signoria suprema del +Lazio. Chiese che Terracina si sottomettesse al Campidoglio; e a +dimostrazione di sudditanza le impose che mandasse suoi deputati +ai giuochi publici dei Romani. E poichè minacciava con un esercito +di costringerla all’obbedienza, Terracina si volse ad Innocenzo IV, +che a quel tempo trovavasi a soggiornare ancora in Assisi. Il Papa +scrisse al Senatore una lettera monitoria; scongiurò tutte le città +e i vassalli della Campagna di opporre resistenza ai Romani se questi +fossero mossi alla spedizione; e comandò a Giordano suddiacono, rettore +della Campania e della Maritima, di raccogliere soldatesche[405]. +Il Senatore lasciò stare Terracina; ma, per lo contrario, ormai dopo +dell’anno 1252, sorprese Tivoli di guerra, e poco appresso veramente +la assoggettò al Campidoglio: il Papa per ragioni politiche nol potè +impedire. + + +§ 2. + +Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette al Campidoglio. — +Il Papa si arma per prendere possesso del reame di Sicilia. — Manfredi +gli presta vassallaggio. — Innocenzo IV entra a Napoli. — Manfredi +fugge. — Vince a Foggia. — Innocenzo IV muore (1254). — Alessandro IV +viene a Roma. + +Vedemmo Innocenzo IV tornare a Roma costrettovi da Brancaleone, e +presto poi di nuovo riprendere la sua residenza nell’Umbria. Ma ora +la notizia che morto era Corrado, amico del Senatore, lo indusse tosto +ad avvicinarsi al reame di Sicilia che la prospera fortuna ancora una +volta offeriva alla sua signoria. A Roma pose appena il piede; nel +giorno delle Pentecoste tenne in san Pietro un’orazione al popolo, +gli disse un mondo di belle parole, e pregò i Romani acciocchè lo +ajutassero nei suoi piani politici di Sicilia[406]: indi si recò al +castello di Molaria, proprietà del cardinale Riccardo Anibaldi, e +proseguì precipitosamente il suo viaggio fino ad Anagni. + +Le milizie romane accampavano allora innanzi a Tivoli. I cittadini di +questa terra munita si difesero accanitamente contro gli assalti di +Brancaleone; ma finalmente, ridotti alle angustie estreme, accettarono +la mediazione pacifica del Papa, mandarono umilmente ambasciatori al +Campidoglio, e promisero fedeltà di vassalli[407]. + +Tivoli a grande onor suo era stata sempre republica libera: non aveva +mai sopportato dominio di baroni e di dinastie; talvolta era stata +asilo di Pontefici perseguitati, indi sotto di Federico II aveva +sposato la causa ghibellina: la Chiesa la aveva sempre difesa contro +le pretensioni dei Romani. Chi legge queste Istorie ricorderà che +una guerra di Roma contro Tivoli era stata cagione della cacciata +di Ottone III, e che un’altra guerra, cencinquanta anni dopo, aveva +dato occasione che si ristabilisse il Senato. Per tre secoli i Romani +andarono aggredendo con imprese guerresche questa piccola terra sacra +alle Muse e alle Sibille, vago e amato ritrovo di loro antenati: alla +fine infatti cadde in loro potere, e Tivoli diventò un _feudum_ della +città di Roma. Poichè Innocenzo IV abbandonò in balìa del Senato +romano una città così importante, questo fatto dimostra quanto egli +abbisognasse del favore del Senatore. Il suo Biografo afferma che egli +si fece mediatore di quella pace per le preghiere dei Romani posti a +mal partito, quantunque buona ragione avesse di essere irritato contro +Brancaleone: ed invero questo Senatore amico di Manfredi non aveva +badato alla sua domanda di ajuto, ed anzi aveva promulgato divieto +che si facessero prestiti al Papa, che gli si recassero vettovaglie ad +Anagni o che si levassero milizie. In una parola, egli aveva sollevato +inciampi alla spedizione che il Papa apparecchiava contro Sicilia[408]. +Tornava a pregiudizio dei Romani che la santa Sede assoggettasse al suo +dominio quel reame, ma Innocenzo IV abbandonando Tivoli alla sua sorte +(la cosa avvenne sulla fine dell’estate dell’anno 1254), si comperò +dal Senatore la promessa che non lo avrebbe molestato alle spalle con +ostilità, or che si accingeva a tor possesso delle Puglie. + +Anagni (dove trovavasi il Papa), patria della casa Conti nemica degli +Hohenstaufen, era stata a quest’età spesse volte teatro di elezioni +pontificie, ed or diventava nuovamente il punto di mezzo di tutti gli +affari ecclesiastici. Di là volevasi dare assetto alle cose del regno, +dove Corrado IV, morendo, aveva affidato la tutela del suo giovine +figliuolo non a Manfredi, bensì al margravio Bertoldo di Hohenburg, +prossimo parente della sua sposa Elisabetta. Bertoldo, generale delle +milizie tedesche nelle Puglie, era stato assai potente uomo e tenuto +in gran rispetto finchè Corrado visse, ma era odiato come straniero, e +certo non adatto alla nuova missione. I suoi ambasciatori, fra cui fu +anche Manfredi, vennero ad Anagni domandando che si riconoscessero per +validi i diritti di Corradino, che il padre nel suo testamento aveva +raccomandato alla protezione della Chiesa. Per lo contrario Innocenzo +pretendeva che senza condizioni gli si desse in potere Sicilia; +e, come fu scorso un termine da lui stabilito, agli 8 di Ottobre +scomunicò Manfredi, Federico di Antiochia, Bertoldo di Hohenburg e il +fratello di lui, con altri Ghibellini. Aveva il Papa nominato a legato +per Sicilia il cardinale Guglielmo Fieschi, nipote suo, e gli aveva +affidato incarico che riunisse soldatesche presso a Ceperano. Gli +diede amplissime facoltà di raccogliere moneta da banchieri romani, e +di dare in ipoteca tutti i beni che la Chiesa possedeva nella Città e +nella Campagna, di cavar per amore o per forza denaro da tutte le sedi +vacanti e non vacanti, di far finalmente quattrini imponendo un tributo +universale sopra le terre di Sicilia, e incamerando i beni di tutti i +Ghibellini che non si sottomettessero alla Chiesa[409]. + +Scoraggiato dalla scomunica e da condizioni di cose in cui sostenersi +non poteva, Bertoldo cedette la reggenza a Manfredi, il quale, dopo +qualche repugnanza, spinto dalle instanze de’ maggiorenti siciliani, la +accettò. Peraltro la sua posizione era assai malagevole; molti signori +e città molte si erano messi apertamente dalla parte del Pontefice. +Privo di mezzi di far la guerra, il giovine Principe per quel momento +non vide altra via di salute eccetto che con far soggezione alla +Chiesa; e mandò ad Anagni il conte Galvano Lancia, zio suo, perchè +ne recasse la proposta ad Innocenzo IV. Accettò il Papa lietamente, +e ai 27 di Settembre stipulò un trattato, per via del quale Manfredi +entrò a’ servigî della santa Sede come vicario di una gran parte +della terraferma napoletana; ed, oltre a Taranto e ad altri beni +donatigli da Federico II, s’ebbe anche la contea di Andria in feudo +dalla Chiesa, per sè e pei suoi eredi[410]. Con questa doppiezza agiva +il Papa, il quale mercè di solenni trattati aveva assunto impegni +formali con Inghilterra, e poco prima aveva scritto a re Enrico III +che, sebbene fosse morto Corrado IV, voleva mantenere in vigore il +patto conchiuso con Edmondo, e che anelava al momento di vedere le armi +inglesi rivolgersi alla conquista di Sicilia. Ora invece Innocenzo non +faceva pur motto di questi negoziati cogli Inglesi; e in una enciclica +dichiarava di voler conservare a Corradino la corona di Gerusalemme +e il ducato di Svevia, aggiungendo che nella formula del giuramento +feudale da prestarsi alla Chiesa i Siciliani dovessero inserire le +parole: senza pregiudizio del diritto spettante al fanciullo Corrado. + +Manfredi però capiva che intento di Innocenzo si era di torgli +primamente la potenza, di nuocergli; indi, quando ne fosse venuta la +occasione propizia, di sbarazzarsi di lui. Tuttavia, come vassallo +della Chiesa, fu costretto di venire alle frontiere del Lazio lorchè +Innocenzo IV, circondato da uno sciame di profughi Siciliani assetati +di vendetta, si fu partito di Anagni per andare a prender possesso +del regno. Il figlio di Federico, reggendo le briglie al corridore +del Papa quando fu al passaggio del Liri, dovette egli stesso guidare +quel nemico mortale di sua famiglia a valicarne il ponte, e metterlo +così dentro alla terra ereditaria dei suoi avi[411]. Per vero dire i +Pugliesi accolsero il Papa con diffidenza, ma erano pure stanchi del +reggimento di Tedeschi e di Saraceni. Speravano le città di ottenerne +franchigie comunali, di cui Corrado IV, nè più nè meno che Federico II, +non aveva voluto sapere; e soprattutto speravano di liberarsi dalla +dura oppressione delle nuove imposte di Federico e delle _collectae_ +insopportabili: perciò fecero soggezione alla Chiesa, sotto la cui +protezione molti Comuni, segnatamente in Sicilia, avevano fondato +un governo republicano[412]. I baroni da canto loro speravano di +recuperare l’alta giurisdizione ed altri privilegî, e prestarono +omaggio al Pontefice in Capua. Lo stesso fecero anche i fratelli +Hohenburg, i quali abbandonarono al suo destino Manfredi ond’erano +stati fin adesso compagni, tanto per ottener così dignità e contee da +vassalli della Chiesa. + +Ai 27 di Ottobre Innocenzo IV tenne il suo ingresso in Napoli. +Quell’ostinata nemica degli Hohenstaufen (può invero chiamarsi la +Milano dell’Italia meridionale) accolse il Pontefice con sincere +onoranze, e di buona voglia ne riverì la signoria. Così Innocenzo +vide il reame dei Normanni tornare senza lotte sotto il reggimento +della Chiesa, e sperò di conservarlo per sempre. Ma l’animo ardente +di Manfredi tutt’a un tratto spezzò vincoli contro natura, che lo +avvilivano: circondato di diffidenze e di tradimenti, si offese del +dispregio in cui lo tenevano i baroni rientrati adesso con Innocenzo +e i favoriti nuovi; e il contegno tracotante del Cardinale legato +che a lui come a suddito chiese il giuramento di fedeltà, mentre +pur dei diritti di Corradino non si fiatava più, gli pose in chiaro +quale avvenire gli si preparava. Avvenne per caso che le sue genti +uccidessero un ottimate a lui nemico; capì allora di dover pensare +a suo pronto salvamento, e scappò. La fuga di Manfredi da Acerra, +il suo viaggio notturno per le montagne di Puglia, la sua improvvisa +comparsa a Luceria fra i Musulmani suoi salvatori, il modo valoroso +onde ruppe guerra, le sue prime vittorie, il ritorno che fecero a lui +alcune città pugliesi, la inettitudine dei generali pontificî; tutti +questi fatti compongono un quadro attraente di audacie, di prosperità +e di nuovi ordini di cose. Ai 2 Dicembre Manfredi battè i suoi nemici +a Foggia; il legato fuggì di Troja; il suo esercito si disperse, +ed egli stesso corse a Napoli per recare al Pontefice l’annuncio di +quest’infortunio[413]. + +Colà Innocenzo giaceva infermo in un palagio che altra volta aveva +appartenuto al celebre Pier delle Vigne[414]: e in quello il Papa morì +ai 7 Dicembre dell’anno 1254[415]. Raccontasi che, agonizzante, il +suo animo si smarrisse fra i pentimenti e le ire; ma se non sia vera +quella parola con cui narrasi che prendesse congedo dalla vita, essa +per lo meno dimostra qual giudizio di lui abbiano pronunciato i suoi +contemporanei. Alcuni suoi nepoti con brutali querimonie circondavano +piangendo il suo letto di morte, ed ei prorompeva: «A che piangete, +miserabili? non hovvi arricchiti abbastanza?»[416]. E il Cronista +inglese parla di una visione che tenne dietro alla morte del Pontefice: +un Cardinale, maligno uomo, vide Cristo starsi fra Maria ed una nobile +figura di donna che teneva in mano l’imagine della Chiesa, in quello +che Innocenzo IV genuflesso supplicava perdonanza delle sue peccata. +La veneranda matrona lo accusò di tre peccati mortali; che aveva fatto +della Chiesa una schiava, trasformato il tempio di Dio in una bottega +da banchiere, scrollato fede, giustizia e verità, colonne fondamentali +della Chiesa. E il Redentore disse al peccatore: «Va a ricevere la +mercede delle opere tue», e discacciollo[417]. + +Quello che rese celebre Innocenzo IV (ultimo dei maggiori Papi del +medio evo che siano sorti dalla scuola di Innocenzo III) si fu la +vittoria riportata sull’Impero degli Hohenstaufen. Uomo fornito +di molte doti di mente, ebbe animo ingeneroso, nè conobbe virtù di +sacerdote: soprattutto fu d’indole despotica che dominò tutto l’essere +suo, e che su qualunque trono avrebbe fatto di lui un monarca vigoroso, +perseverante e destro agli affari. Prete senza coscienza e avaro, +caporione aperto dei Guelfi, secondò l’indirizzo di quell’età, si fece +giuoco dei trattati con ogni sorte di astuzie, non s’arretrò da tutto +ciò che gli potesse recar profitto, empì il mondo di ribellione e di +guerra civile, trascinò la Chiesa nel basso degl’interessi mondani +cui diè impronta di santità. Ogni uomo che ragioni con mente scevra +di pregiudizî, deve provare schifo mirando le condizioni prettamente +politiche cui Innocenzo IV ridusse la Chiesa, facendone un campo +perpetuo di battaglia o una secreteria diplomatica od una borsa di +mercanti: e si dura fatica a mitigar la sentenza che se ne trae, se +pure si voglia addurre a scusa di quel Papa l’indole della sua età. +Erede delle passioni di Gregorio IX e dei suoi predecessori, egli +prese le redini del potere e intraprese la missione di difendere in +quelle male condizioni di cose la Chiesa degenerata, combattendo +contro avversari grandi e senza coscienza come lui. Quand’era +ancora cardinale, Federico II lo aveva tenuto in grande onoranza per +l’acutezza della mente e per l’erudizione sua; una volta papa, la +natura delle cose ne lo fece suo nemico inflessibile. «Negli annali +della gente umana», così dice il massimo Storico di quel tempo, «non +ho mai visto esempî di un odio così acerbo come quello che arse fra +Innocenzo IV e Federico»[418]. Cotale passione ereditaria di partito +punse forte l’animo di un Papa non altrimenti che il cuore di un +Imperatore o di un guerriero della taglia di Ezzelino. In quel secolo +agitato di ambizioni e di cupidigie di regno, pieno di amore di libertà +e di nobile orgoglio di cittadini, travagliato di superbie sacerdotali +e di libidini di tirannia, la ferocia dei partiti rese acremente +battaglieri e sottili nelle astuzie gli uomini e le republiche ed i +governanti, laonde è certo che giudicando di quegli uomini e di quegli +istituti conviene temperar la sentenza che si meriterebbero i loro +delitti e le mancate virtù. + +La morte del Pontefice, la vittoria di Manfredi a Foggia, la fuga +dell’esercito battuto, i cui avanzi proprio in questo erano dal +cardinale Fieschi raddotti a Napoli, tutto ciò mise i Cardinali a +costernazione: e dicevasi che i Saraceni s’avvicinassero per massacrare +tutto il sacro Collegio. Tuttavia quel Cardinale e Bertoldo, venuto a +Napoli insieme con lui impedirono che si dessero a obbrobriosa fuga, e +li costrinsero a riunirsi e ad eleggere prestamente il nuovo Papa. + +La storia dei Pontefici si compiace di contrasti immediati di persone. +A Innocenzo III era succeduto il mite Onorio III; a Innocenzo IV or +teneva dietro il quarto Alessandro, papa che di guerre non voleva +saperne, grasso e tondo signore, buontempone, benigno, pio, giusto, +timoroso di Dio, ma amante dei quattrini e di animo debole[419]. +Reginaldo, vescovo di Ostia e di Velletri, fu eletto ai 12 di Dicembre +1254 a Napoli, e addì 27 di quel mese consecrato con nome di Alessandro +IV. Con lui dunque salì novellamente alla santa Sede un uomo di quella +casa Conti che aveva già combattuto contro gli Hohenstaufen ai tempi +di due grandi Papi: era nipote di Gregorio IX e nato nella diocesi di +Anagni, a Jenna, meschino castello baronale posto sopra la selvaggia +gola di montagne dove ha origine l’Anio[420]. + +Uomo di poco ingegno, il novello Papa tentò progredire nella via +pericolosa che Innocenzo IV e gli eventi gli avevano tracciato. Con +donativi s’acquistò amici, confermò ai fratelli Bertoldo, Ottone +e Lodovico di Hohenburg i feudi lor concessi dal suo predecessore, +e, per separarli del tutto dalla causa di Manfredi, vi aggiunse il +ducato di Amalfi. Sebbene senza risultamento, negoziò con Manfredi, +il quale temevasi che presto comparisse innanzi a Napoli, e perfino +spedì lettere in Alemagna che assicuravano il piccolo Corradino della +sua benevolenza; ma tosto dopo, ai 9 Aprile 1255, mandò anche in +Inghilterra una Bolla in cui confermava definitivamente l’infeudazione +di Edmondo, e a questo Principe concedeva l’investitura di Sicilia, +retaggio dell’altro. In tal guisa Alessandro IV si smarrì ancor più +nel folto di quel labirinto politico in cui si era avvolto il suo +predecessore. E in tutto imitandolo, senza fede o coscienza, convertì +il voto onde Enrico III s’era impegnato di intraprendere una Crociata, +nell’obligo di conquistare la Sicilia; e fino al Re di Norvegia chiese +che invece di peregrinare al santo sepolcro, venisse a Napoli per +aiutar colle armi sue il Re inglese. Di questo modo, alle guerre della +loro politica domestica i Papi diedero del continuo forma e apparenza +di Crociate religiose[421]. + +Grandi erano le angustie di denaro cui si trovava ridotta la Chiesa +esausta di forze. Enrico III prometteva mari e monti, ma nulla dava +più: e il Papa vedeva sfumare la speranza di torre a Manfredi il +regno di Sicilia, del quale questi era stato confermato reggente per +parte di Corradino ossia della sua tutela; perciò Alessandro abbandonò +Napoli che era divenuta mal sicura, e andò nel Luglio ad Anagni, donde +sulla fine del Novembre 1255 si ricondusse a Roma. Qui frattanto una +mutazione rilevantissima era avvenuta. + + +§ 3. + +Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti delle corporazioni. — +Loro attenenze in Roma. — Organamento della corporazione dei mercanti. +— Fondazione del _Populus_. — Brancaleone, primo capitano del popolo +romano. — Sua caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna colpita +dell’interdetto. — Emanuele _de Madio_, senatore. — Brancaleone è +liberato, e torna a Bologna. + +Già da tre anni Brancaleone governava Roma con energia grande; e i +nobili tracotanti, massime gli Anibaldi e i Colonna, erano stati domati +da lui che agiva con giustizia imparziale, e non usava riguardi a +chicchessia[422]. Colle armi il Senatore ripristinò la giurisdizione +del Campidoglio sopra le città del distretto e sulle castella dei +baroni, sottopose parecchi patrimonî della Chiesa alla «Camera» +urbana, assoggettò il clero a gabella, e lo costrinse a star sotto +la competenza del tribunale civile[423]. Roma, affatto independente +dall’Imperatore e dal Pontefice, era diventata uno Stato libero e +tenuto in estimazione, sotto il reggimento di un republicano di spiriti +fieri e generosi, che all’officio di senatore aveva dato una vera +importanza politica. Il popolo amava Brancaleone come suo amico e +protettore; e sopra il popolo fondava egli la sua forza. + +Se ci fossero conservate notizie precise del suo governo, noi vedremmo +che per lui la democrazia sorse in Roma a maggior potenza, e che le +corporazioni romane ne ottennero costituzione più salda. Notammo che a +Perugia esistevano maestranze armate in leghe difensive e guerreggianti +contro la nobiltà; le vedemmo, sul punto di stabilire un reggimento +popolare, essere perciò disciolte dai Pontefici: e infatti colà, +fin dall’anno 1223, gli artigiani avevano formato delle associazioni +politiche sotto lor consoli, rettori o priori[424]. A Milano le arti +avevano fin dal 1198 composto un Comune, detto la Credenza di santo +Ambrogio; e in quel medesimo torno di tempo anche le maestranze +di Firenze s’erano ordinate saldamente. A Bologna gli artigiani +si sollevarono nel 1228, fondarono una lega, e si conquistarono il +diritto di sedere nel palazzo comunale[425]. Il quarto stato, quello +dei lavoratori, che fino adesso nei Comuni era stato escluso dalle +faccende di governo, s’agitava dappertutto per ottenere la sua parte +nel reggimento e per conseguire importanza civile accanto alla grande +borghesia e alla nobiltà, che avevano riempiuto di sè i Consigli +comunali. Il lusso crescente rendeva gli artigiani agiati e numerosi, e +la brama universale di acquistar potere incoglieva dal sotto in su le +loro classi finora vissute nell’oscurità. La natura mirabile di quel +ceto di uomini pacifici ed attivi che cominciò a prendersi in mano il +governo nelle Republiche, che sul principio del secolo decimoquarto +rimutò o distrusse l’antica costituzione comunale, che schiacciò o +umiliò la nobiltà educando una turbolenta signoria di plebei, non ci è +descritta in alcun luogo più manifestamente che a Firenze, nè in alcuno +ci è rimasta più al bujo che in Roma. + +Nella Città, da tempi antichissimi, esistevano le gilde di artigiani +in forma di corporazioni o persone morali, quantunque per il periodo +di cui parliamo non se ne tenga nota in documenti. Il loro concetto +antico di _Schola_ s’era nel generale mutato in quello latino di +_ars_ (arte, maestranza); però anche a questo tempo l’antica parola +si ritrova[426]. All’età di Brancaleone esse avevano loro presidi con +nome di consoli ovvero di _Capita artium_; e, sebbene nessun documento +faccia menzione delle attenenze in cui si trovassero col Comune del +Campidoglio, tuttavia men tardi, nell’anno 1267, vediamo comparire +in parlamento i presidi delle maestranze, e, accanto ai Consoli dei +mercanti, prender parte a negozî politici[427]. Quante corporazioni al +tempo di Brancaleone fossero riconosciute in Roma, non sappiamo; ma nel +1317, conformemente all’ordine costituzionale, ve ne furono tredici, +delle quali le maestranze dei mercanti e degli agricoltori (_ars +bobacteriorum_), sì come era avvenuto in antico, reputavansi le più +ragguardevoli[428]. + +Del paro che in tutte le floride città d’Italia, così anche in Roma +i mercanti componevano la maggiore delle maestranze. Avvertimmo come +eglino formassero l’aristocrazia del denaro da cui Federico II ed i +Papi cavavano prestiti; e ciò dimostra che Roma, dove già esistevano +banchi fiorentini e sanesi sotto consoli loro proprî, per sue relazioni +con Sicilia, con Bisanzio e coll’Oriente non era l’ultima delle +piazze commerciali. I mercanti romani trafficando con capitali e con +imprestiti costituivano una vera potenza, ma non per questo assumevano +una posizione politica nella Republica. La loro corporazione si assestò +soltanto nell’anno 1255 in forma nuova; e poichè tal cosa avvenne nel +terzo anno del governo di Brancaleone, ne concludiamo che propriamente +da lui le corporazioni romane ricevessero fortitudine[429]. D’allora in +poi la mercatanzia di Roma fu presieduta da quattro consoli, da dodici +_consiliarii_, da notai e da altri officiali eletti annualmente[430]. +Raccoglievasi a tornate nella chiesa della sua compagnia, detta di +san Salvatore _in Pensilis_, presso al circo Flaminio; e là, nella +strada derivata dal circo stesso ed appellata _ad apothecas obscuras_ +(quartiere medioevale dei mercanti), trovavansi i suoi fondachi +di merci: ivi i giudici della gilda, ossiano consoli, sulla piazza +che si stendeva dalla «torre di mercato» fin verso il Campidoglio, +avevano officio di far ragione in certi giorni determinati alla gente +della corporazione, decidendone le controversie[431]. I mercanti, +come ogni altra maestranza, eleggevano deputati (_statutarii_) +che rivedessero i loro Statuti e coll’adesione dei Consoli e dei +consiglieri ne promulgassero di nuovi, i quali (insieme al registro +del sodalizio in cui erano inseriti) venivano presentati a ciascun +Senatore in Campidoglio, affinchè per iscrittura li confermasse[432]. +Gli antichissimi Statuti della gilda de’ mercanti romani, ancor +dettati in lingua latina, furono stesi in iscritto nell’anno +1317, ma contengono consuetudini ancor più antiche[433]. Trattano +solamente dell’amministrazione della corporazione, e non significano +alcuna compartecipazione alle faccende di Stato, ad eccezione della +sopravveglianza sulla zecca che loro era accordata ad impedire che si +battessero denari di cattiva lega[434]. + +Ma nè i mercanti, nè altre arti ottennero in Roma vero ascendente +politico, perocchè in una città senza industria, potenza possedessero +solamente il clero, i nobili e i proprietarî di beni fondi. Le antiche +famiglie consolari e le case senatorie del grande ceto cittadinesco del +primo Comune continuavano a conservare il potere in Campidoglio; e il +trattato dell’anno 1242 con Perugia e con Narni dimostra che la nobiltà +teneva il predominio nel Senato romano. Però, durante le discordie +interne a’ tempi di Innocenzo III e di Gregorio IX, indi durante la +lunga assenza dei Papi, le classi inferiori del popolo mirarono anche +in Roma ad innalzarsi, e tentarono di mutare la costituzione comunale. +Il titolo officiale di «capitano del Popolo romano», che Brancaleone +per primo aggiunse a quello di Senatore e adoperò in documenti +dell’anno 1254, significa secondo il suo concetto un Comune popolare +(_Populus_) formato delle corporazioni e delle classi inferiori di +cittadini. Convien dire che anche a Roma avvenissero fatti simiglianti +di quelli che recarono mutazioni democratiche a Bologna, a Milano, +a Firenze, a Perugia; ed infatti può darsi che ormai la scissura +del Senato avvenuta al tempo di Innocenzo III, allorchè la parte +democratica levò al potere uomini di sua confidenza (_boni homines_), +desse la prima spinta alla formazione posteriore del _Populus_, +ossia federazione di tutte le maestranze[435]. Che ciò fosse conforme +all’indole del tempo, cel mostra la rivoluzione importante che avveniva +a Firenze. Là, nell’Ottobre 1250, la cittadinanza s’era sollevata +contro la nobiltà ghibellina, aveva formato un nuovo Comune popolare +(Popolo), e creato Umberto di Lucca a «capitano del Popolo»[436]. +Qualche cosa di simile avvenne fuor di dubbio anche a Roma. Massime +dall’anno 1250 in poi, l’officio di «capitano del Popolo,» analogo a +quello di tribuno popolare, fu introdotto nelle città italiche, per +guisa che il Podestà continuò ad essere rappresentante politico dei +Comuni, laddove il Capitano essenzialmente fu investito del potere +militare e di una parte del potere giudiziario. Per verità, a Roma, +il «Capitano del Popolo» compare soltanto di tratto passeggiero, +perciocchè ivi di regola fosservi due Senatori; e solamente +Brancaleone, il quale nell’anno 1252 riunì nella sua persona il potere +senatorio diviso, si appellò «senatore dell’alma Città, e capitano del +Popolo romano»[437]. + +A far cadere il grande Bolognese lavoravano con rabbiosa acerbità +nobili e clero, e sopra tutti l’offesa famiglia dei Colonna. Sul +principio di Novembre del 1255 s’erano già compiuti i tre anni del +suo officio; or come il popolo chiedeva che si rieleggesse, la parte +avversaria lo gravò di accuse innanzi al _Syndicus_, andò strombazzando +che si voleva perpetuare la tirannide di uno straniero, e finalmente +prese d’assalto il Campidoglio. Costretto ad abbassare le armi, +Brancaleone si arrese al popolo e fu chiuso nel _Septizonium_; ma poco +dopo, consegnato in mano alla nobiltà, venne tradotto nella torre +di Passerano[438]. Il generoso uomo la cui morte chiedevano baroni +e cardinali, sarebbe stato indubbiamente perduto, se non lo avessero +protetto gli statichi romani che Bologna teneva ancora in custodia. La +sua valorosa moglie, Galeana, fuggì di Roma, e unita ai parenti del suo +sposo scongiurò il Consiglio di quella città a non dimettere in libertà +gli ostaggi, ma a far sì che i Romani sciogliessero dai ceppi il loro +concittadino. La Republica bolognese mandò allora alcuni ragguardevoli +uomini a Roma; però il Papa, che, caduto il Senatore, s’era incorato a +venir nella Città, respinse la richiesta e domandò che senza condizioni +si restituissero gli statichi. Bologna tenne fermo negando, ed allora +i nobili e parecchi Cardinali tanto e tanto fecero, che il Pontefice +scomunicò quella città guelfa, protettrice antica della Chiesa. +Tuttavia neppur l’interdetto piegò il coraggio indomito dei Bolognesi; +quei magnanimi cittadini seppero mostrare che gli spauracchi degli +anatemi erano omai diventati strali spuntati, e tennero gli ostaggi in +custodia ancor più stretta e severa[439]. + +Frattanto a Roma il partito vittorioso si faceva ad eleggere un nuovo +Senatore, e la scelta cadde sul milanese Martino della Torre: però +questi non accettò, onde a senatore fu nominato Emmanuele _de Madio_, +con un altro che gli fu posto allato con officio di _Capitaneus_. +Emanuele, cittadino bresciano, era stato in prima podestà di Piacenza, +e, fuggito innanzi ad Ezzelino, era venuto a Roma[440]: or l’elezione +che si faceva di un forestiero anche dopo caduto Brancaleone, dimostra +che non peranco la nobiltà si fidava di rimandare senza ascolto +le richieste del popolo. Le lettere supplichevoli che gli ostaggi +scrivevano da Bologna, e la savia costanza dei Bolognesi i quali, +avendo colto due parenti di Alessandro IV nella Romagna, con molti +onori gli avevano rimandati al Pontefice, tutto questo fece sì che +finalmente Brancaleone fosse messo in libertà; e forse vi ebbe parte +eziandio l’attitudine minacciosa del popolo[441]. Lo si obbligò a +comparire innanzi al _Syndicus_ del nuovo Senatore ed a dichiararvi +che rinunciava ai suoi diritti: fecelo egli, ma protestando di esservi +stato costretto colla violenza. E quando più tardi, nell’Agosto ovvero +nel Settembre dell’anno 1256, partì di Roma, la nobiltà romana gli +mandò dietro il sindaco Andrea Mardone fino a Firenze, e indusse +il Consiglio fiorentino a non lasciar uscire della città il temuto +ex-Senatore, se prima in presenza sua non avesse rinnovata la rinuncia +giurata già a Roma. Brancaleone rinnovolla, ma colla stessa riserva +dei suoi diritti verso il Comune di Roma e verso persone private, cui +dichiarò di non aver mai fatto rinunce: senza dubbio vi si involgeva +in mezzo anche la domanda di una parte del suo stipendio che era stato +trattenuto in deposito nella «Camera». In questo modo ei fe’ ritorno, +coperto di gloria, alla sua terra natia, la quale rimandò gli ostaggi e +fu sciolta dalla scomunica[442]. + + +§ 4. + +Cade Emmanuele _de Madio_ (1257). — Il demagogo Matteo _de Bealvere_. +— Brancaleone torna in officio di senatore. — Punizione inflitta ai +nobili. — Distruggonsi le torri della nobiltà a Roma. — Brancaleone +muore (1258). — Onorifica memoria di lui. — Sue monete. — Castellano +degli Andalò, senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone +Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade la casa dei Romano. — I +flagellatori. + +Il reggimento di Emmanuele _de Madio_ fu tumultuoso e infelice. +Creatura della nobiltà romana di fazione guelfa, non servì che a +scopi di parte, e con debolezze e con mali tratti irritò contro di +sè il popolo che era stato il grande amore di Brancaleone. Del potere +s’impadronirono gli Anibaldi, i Colonna, i Poli, i Malabranca ed altri +maggiorenti; si tornò alle confusioni antiche, e l’odiosa reazione +aristocratica partorì guerra civile. Il popolo che benediva Brancaleone +e bramava il ritorno del suo robusto governo, si sollevò; e quasi +senza posa combattè tutto intorno al Campidoglio e per le vie della +Città[443]. Nella primavera del 1257 la rivoluzione si fece universale. +Le maestranze presero le armi, si allearono insieme, e a loro demagogo +e caporione levarono un mastro fornaio di origine inglese, chiamato +Matteo _de Bealvere_. Emmanuele restò morto nella guerra civica; una +parte dei nobili fu discacciata, e il Papa medesimo costretto a recarsi +a Viterbo, dove fu sulla fine del Maggio[444]. + +Tosto il popolo romano richiamò di Bologna Brancaleone, ed ei venne non +senza pericolo, perocchè la Chiesa gli tendesse agguati. Si accolse con +giubilo il prode uomo che per tre anni aveva con tanto vigore governato +il popolo e lo aveva difeso contro la prepotenza dei nobili: nè v’ha +dubbio che gli fosse nuovamente conferita la podestà senatoria per +altri tre anni[445]. + +Non appena che Brancaleone ebbe ripreso possesso del Campidoglio, ei +die’ principio al suo secondo reggimento con una severità che forse +la sete di vendetta ringagliardiva, ma che le condizioni della Città +rendevano certamente necessaria. Tutti i tribolatori del popolo cacciò, +o gettò in carcere, o mandò al supplizio. Due Anibaldi, parenti di +Riccardo cardinale, fe’ appendere alle forche. Con Manfredi (che adesso +era diventato padrone della terraferma e dell’isola di Sicilia, e già +pensava a insignorirsi della corona) conchiuse un’alleanza che avea +per iscopo di annientare la parte guelfa. Se paia contraddizione che +Brancaleone, republicano per indole e per tendenze, si unisse coi +nemici nazionali della libertà civica d’Italia, convien pensare che ciò +derivava dalle attenenze speciali in cui la città di Roma trovavasi col +Papa. Mentre fuor di Roma questi pareva esser capo naturale dei Guelfi +e protettore della independenza municipale, in Roma la faceva invece da +ghibellino, precisamente come quegli che proteggeva i baroni feudali di +origine germanica, coll’aiuto dei quali solamente teneva in freno la +democrazia. Alessandro IV scomunicò Brancaleone e i suoi consiglieri, +ma alla impotenza di lui si rispose colle beffe; e il Senatore, +dopo aver protestato che il Papa non aveva diritto di scomunicare il +magistrato romano, con publico editto bandì un’impresa contro Anagni: +si assoggettasse, diceva, questa patria del Pontefice al Senato, se non +voleva esser rasa al suolo. I congiunti di Alessandro IV, spacciati a +Viterbo dall’atterrito Comune di Anagni, si gittarono supplichevoli +a’ piedi del Papa, e tanto fecero che egli dovette umiliarsi, e +chieder compassione al formidabile Senatore[446]: probabilmente anche +lo sciolse dall’anatema. Alla podestà civile del Papa in Roma non si +badava più. + +Brancaleone volle adesso mercè un colpo maestro farla finita cogli +ottimati arroganti: comandò che si smantellassero le torri dei nobili, +rocche levate ad oppressione del popolo, carceri dei debitori, caverne +di turpi violenze. Sotto quella lista di proscrizione, nell’anno 1257, +convien credere che cadessero più di centoquaranta torri ben munite, +sulle quali il popolo ardente di vendetta si scagliò con furore di +distruzione. Il gran numero delle rocche abbattute può dare un’idea +della moltitudine che di esse v’era in Roma; giacchè, per quanto +la giusta legge abbia toccato la maggior parte delle torri, pure è +difficile che Brancaleone tutte le facesse atterrare, e parecchie di +maggiorenti ghibellini o di genti amiche ne andarono immuni. Se le +torri dei nobili nella Città si contino a trecento, se trecento se ne +attribuiscano alle mura cittadine, ed altrettante alle Chiese, per +certo Roma a quell’età offriva lo spettacolo belligero di una città +che alzava al cielo un novecento torri[447]. Se poi si pensi che molte +di esse in pari tempo componevano una parte essenziale delle case de’ +nobili ed erano costruite sopra monumenti dell’antichità, ei si può +credere quanta ruina di vecchi edifizî quella demolizione sistematica +abbia recato. Perciò Brancaleone si schiera fra i pessimi nemici +dei monumenti romani, ed una età novella di rovina della Città data +da lui[448]. Le case consecrate alla distruzione furono abbandonate +eziandio al saccheggio, e in quell’occasione ne perirono anche gli +archivî famigliari co’ loro documenti. + +Dovette pure essere squallida la vista che presentò la Città dopo +di quella devastazione; ma Roma, come tutti gli altri paesi, era +abituata a cotali rovinii. I cittadini di quei tempi non avevano mai +la gioia di vedere secura e bene ordinata la patria. Passeggiavano +in mezzo ai ruderi, e cumuli nuovi ne miravano sorgere quasi ogni +dì. Lo smantellamento dissennato e barbarico delle case era un fatto +abituale, come oggidì sarebbe un qualche ordine di polizia. Le città +del medio evo erano costantemente in demolizione e in fabbrica; e +vie e mura e case nella loro rapida mutazione riflettevano come in +uno specchio l’indole dei partiti e le loro furie e le turbolenze +di un governo che sempre cambiava. Quando il popolo si sollevava a +rivolta, smantellava le case dei nemici; quando una famiglia osteggiava +l’altra, si atterravano le case della parte che soccombeva; quando il +magistrato urbano esiliava delinquenti, le loro case si rovesciavano; +quando l’Inquisizione scopriva in qualche abitazione degli eretici, per +comando del governo quelle si radevano al suolo, come se di là fosse +passato il terremoto[449]. Quando un esercito conquistava una città +nemica, se ne abbattevano le mura, se pure la città tutta intiera non +si distruggeva. Dopo la celebre battaglia di Monteaperti non ci volle +meno che il generoso coraggio di un grande cittadino per impedire che +gli irritati Ghibellini radessero al suolo Firenze: ed ancora verso la +fine del secolo decimoterzo la collera di un Pontefice fece smantellare +una intiera città; Bonifacio VIII fe’ spargere il sale sui ruderi di +Palestrina, all’istesso modo che un dì il Barbarossa aveva seminato il +sale sopra Milano. + +In quella ruina delle torri romane furono travolte anche le famiglie, +chè molti ottimati espiarono le loro colpe con esilio, colla confisca +dei beni, e lasciando sul patibolo le ossa. Ma ora la pace e la +sicurezza tornarono nella città e nella Campagna, la quale fu nettata +dalle masnade di ladroni che la infestavano[450]. + +Brancaleone governò amato e temuto, ma per poco. Mentre stava +assediando Corneto infermò di febbre, si fece trasportare a Roma, e +morì in Campidoglio nel vigore di sua vita: correva l’anno 1258[451]. +Con sentenza concorde i contemporanei celebrano in lui l’inesorabile +vendicatore di tutte le ingiustizie, l’amico severo della legge, il +protettore del popolo: bellissimo elogio pei governanti di tutte le +età. In quel forte cittadino di Bologna, allievo pratico della sua +scuola di giurisprudenza, rivisse uno spirito antico, che incarnò in +sè egregiamente la vigoria republicana del suo tempo. Perchè egli +abbia diritto all’onoranza dei posteri basti dire che ei seppe per +parecchi anni tener l’ordine nella Città divisa dalle fazioni e darle +il beneficio di una legittima libertà. Se avesse governato più a lungo +egli avrebbe introdotto delle grandi novità nelle relazioni della Città +col Papa, e perfino la tirannide (fosse stata anche lunga) di un uomo +della sua tempra non avrebbe pei Romani potuto essere che salutare. + +Il popolo romano onorò in istrana guisa la memoria del suo ottimo +senatore: la sua testa, come una reliquia, fu collocata entro un vase +di lavoro prezioso, ed esposta a durevole ricordanza sopra una colonna +di marmo: fu un’apoteosi bizzarra, ma il suo trofeo ornò il Campidoglio +meglio che non abbia fatto il carroccio milanese[452]. La ricordanza +di Brancaleone sparve di Roma, dove non v’ha monumento, non iscrizione +che parli di lui. Ciò che solo se ne conserva sono le sue monete: da +una faccia rappresentano l’imagine di un leone in atto che cammina, e +tengono impresso il nome di Brancaleone; dall’altra recano l’effigie +di Roma seduta in trono, tenente in mano una palla ed una palma; +all’ingiro sta scritto: «Roma capo del mondo». Pertanto fu questa +la prima volta che il nome di un senatore fosse inciso sopra monete +romane, le quali si fregiarono soltanto di simboli civili; e così fu +che si abbandonò l’uso fino allora adottato di mettervi sopra l’imagine +o il nome di san Pietro[453]. + +Come il Papa in casa sua fu liberato del nemico potentissimo, sperò +di poter restaurare a Roma la signoria della santa Sede, mandò legati +nella Città, e divietò che senza suo beneplacito si eleggesse il nuovo +senatore. Ma i Romani si beffarono del suo comandamento. Morendo, +Brancaleone aveva consigliato che gli dessero per successore lo zio +suo; e pertanto avvenne che si nominò a senatore Castellano degli +Andalò, fino allora pretore di Fermo. Indarno reclamò il Papa il +suo diritto elettivo, invano disse che, non foss’altro come semplice +cittadino romano, anche a lui competeva un voto nella elezione del +senatore. Alessandro IV era a quel momento in Anagni, nè venne più a +Roma[454]. Quanto a Castellano, anch’egli seguì l’esempio del nipote, +e si guarentì con ostaggi; però la sua posizione era più difficile e +la sua caduta inevitabile. I nobili esiliati ed il Papa demolirono +la sua potenza, e fu soltanto in mezzo a costanti pugne ch’ei potè +tenersi ritto fino alla primavera del 1259: la plebe comperata a denaro +si sollevò contro lo zio di Brancaleone, e Castellano cacciato del +Campidoglio si gettò dentro a una fortezza di Roma, e oppose robusta +resistenza agli assedianti[455]. Allora, per influenza del Pontefice, +furono levati al seggio senatorio due uomini romani, Napoleone +figliuolo del celebre _Matheus Rubeus_ di casa Orsini e Riccardo +figlio di Pietro Anibaldi[456]; ma quantunque con questa restaurazione +del sistema antico tornasse al potere il partito guelfo, tuttavia +anche i novelli senatori continuarono a tenere alta l’autonomia del +Campidoglio. Ed essi rinnovarono definitivamente la pace conchiusa già +da Brancaleone e da Emmanuele _de Madio_ con Tivoli, per guisa tale che +la città dovette per sempre arrendersi al popolo romano e dichiararsene +vassalla. Da quel momento in poi Tivoli non solamente pagò un tributo +annuo di mille libbre, ma ricevette eziandio un podestà nominato dal +consiglio del Comune romano, ed avente titolo di conte. Però conservò +il diritto di vivere secondo i suoi Statuti, di nominare un _Sedialis_ +ossia giudice urbano, un _Capitaneus Militiae_ ossia tribuno del +popolo, ed altri officiali di magistratura[457]. + +Castellano dovette abbassare le armi, fu cacciato in carcere in +pari modo che in addietro era avvenuto del nipote suo, e si salvò +dalla morte soltanto per via degli ostaggi romani, che Bologna non +restituì ad onta di ripetute scomuniche[458]. Finalmente fu liberato +in occasione di un commovimento memorando che agitò le città d’Italia +subito dopo la morte di Ezzelino e la estinzione della sua casa. +Questo formidabile guerriero, il cui nome divenne proverbiale come di +tiranno medioevale di città, aveva poco a poco conseguito il dominio +dei più ragguardevoli Comuni di Lombardia. Non erano valse lusinghe di +Innocenzo IV o di Alessandro IV per indurre quel genero di Federico II +a romper fede alla causa ghibellina ed a porsi a’ servigi della Chiesa, +che a quel prezzo gli avrebbe perdonato qualunque delitto. Ma alla +fine, dopo eroica resistenza, Ezzelino cadde vicino Cassano in potere +di nemici collegati a’ suoi danni. Gli storici descrivono con emozione +le ultime lotte di quell’uomo straordinario, in cui l’indole della sua +età trasformò i germi di egregie virtù in frutti di colpe detestabili, +per modo che diventò immortale come un Nerone o un Erode del suo +secolo[459]. Ed essi narrano quanto giubilo se ne levasse, e descrivono +la gente che a gran frotte accorse per sbramarsi a mirare la faccia +del tiranno prigioniero; e ne fanno il paragone di un gufo che posa +muto moto mentre stormi di piccoli uccelli lo circondano cinguettando. +Ezzelino morì con tre scomuniche indosso, in silenzio, sprezzando il +mondo, il Papato, la Chiesa, la stessa sua sorte predettagli dagli +astrologhi: morì ai 27 di Settembre del 1259 nel castello di Soncino, +dove gli fu data onorevole sepoltura. Crudelissimo destino ebbe +Alberico suo fratello, che nuovamente aveva disertato dalla Chiesa; +dopo essersi difeso disperatamente nella torre di San Zeno, dovette +arrendersi ai nemici coi suoi sette figliuoli, con due figlie e colla +moglie, che furono tutti scannati sotto a’ suoi occhi, poi egli stesso, +fatto a brani, trascinato a coda di cavalli. + +La orrenda caduta della potente casa dei Romano s’aggiunse ad altri +flagelli per metter il terrore nello spirito degli uomini e far +traboccare la piena dei dolori ond’erano abbeverati. Guerre perpetue +e disgrazie, cui la penna non basta a descrivere, avevano ridotto +a desolazione le città. «L’anima mia si sbigottisce», così parla +un cronista di quel tempo, «a dire dei patimenti del mio secolo e +delle sue ruine, perocchè ormai da forse vent’anni, per ragione della +discordia fra Chiesa e Impero, il sangue d’Italia scorra come torrenti +di acque»[460]. Tutt’ad un tratto una corrente elettrica scosse la +gente umana, e la indusse a pentimento; a cento, a mille, a diecimila +persone in una volta movevano in processioni, flagellandosi a sangue. +Città dietro città furono travolte nel vortice di quella disperazione, +e monti e valli risonarono di grida lamentose: «Pace! pace! Signore, +facci grazia!» Molti storici di quel tempo discorrono meravigliati +di quel fenomeno sorprendente; dicono tutti che quell’uragano morale +primamente si levò da Perugia e poi si appiccò alla città di Roma. +N’era presa la gente di tutte le età e di tutti i ceti. Fino i +fanciulli di cinque anni si flagellavano. Monaci e preti prendevano +la croce e predicavano penitenza; vecchi romiti uscivano dei loro +nidi selvaggi, e per la prima volta in vita loro inoltrandosi nelle +vie delle città predicavano penitenza. Gli uomini si spogliavano +delle vesti fino alla cintola, involgevano la testa in un cappuccio, +e pigliavano in mano uno staffile. Si univano assieme a truppe, a +comitive; andavano a due a due, di notte recando torce, camminando +a pie’ nudi sul ghiaccio; circondavano le chiese con salmodie da +mettere paura; si prostravano piangendo appiè degli altari, e cantando +inni alla passione di Cristo si picchiavano con una furia che aveva +della frenesia. Or si gettavano bocconi a terra, ed ora alzavano le +scarne braccia al cielo. Chi li vedeva doveva essere di sasso se non +faceva com’essi. Gare e divisioni cessarono; usurai e ladri salirono +al governo; peccatori si confessarono; si spalancarono le porte dei +carceri; assassini corsero in cerca dei loro nemici e porsero loro in +mano la spada nuda supplicandoli ad ucciderli, ma quegli scagliavano +rabbrividendo lungi da sè le armi, e si precipitavano piangendo a’ +piedi de’ loro offensori. Allorquando cotali schiere spaventose di +pellegrini movevano d’una in altra città, vi piombavano sopra come +un turbine, e così quella insania di flagellatori si propagava, +infettandole, di terra in terra[461]. Di Perugia sulla fine di autunno +del 1260 vennero a Roma. Fino i duri Romani ne andarono in estasi; si +apersero le porte delle loro prigioni, e così Castellano degli Andalò +potè fuggirsene a Bologna sua città natale[462]. + +I flagellatori sono uno dei fenomeni più meravigliosi del medio +evo. Una grave e lunga confusione sociale, conseguenza della guerra +combattuta fra l’Impero e il Papato, aveva partorito la frenesia +religiosa delle Crociate onde gli uomini con fervente desiderio s’eran +volti a cercar redenzione; la stessa brama si rinnovò nei flagellatori +dell’anno 1260. La gente umana contristata dai suoi tanti dolori +raccoglieva nel profondo dell’anima le impressioni di avvenimenti +che la esaltavano; eresie, inquisizione, roghi, fanatismo di frati +mendicanti, invasioni di Tartari, lotta feroce delle due podestà, furia +di fazioni, guerra civile devastatrice di tutte le città, tirannide +di Ezzelino, e fame e peste e lebbra: questi erano i mali che allora +desolavano il mondo. Le peregrinazioni di quei flagellatori, che +parevano altrettanti demonî erranti, fu l’espressione popolare di una +miseria universale, fu protesta disperata e penitenza volontaria della +società, cui s’apprese un contagio morale così grave come fu quello +ond’era caduta inferma al tempo delle Crociate. In quella truce forma +di penitenti gli uomini presero commiato dall’epoca storica in cui +si combattè la guerra mondiale fra Chiesa e Impero. Ma sulla fine di +quest’epoca spuntò un genio, figlio di essa. Fu Dante, che di tutto +quel mondo medioevale compose un sol monumento. Il suo poema immortale +è un duomo meraviglioso, turrito a stile gotico, dalle cui merlature +vediamo sorgere le eminenti persone di quell’età, imperatori e papi, +eretici e santi, tiranni e republicani, i vecchi e i nuovi, i sapienti +e gli ingegni creatori, gli schiavi e i liberi, tutti aggruppati +intorno al genio umano penitente che va cercando libertà[463]. + + + + +LIBRO DECIMO. + +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305. + + + + +CAPITOLO PRIMO. + + +§ 1. + +L’Impero tedesco. — Manfredi, re di Sicilia. — Sue relazioni col Papa +in Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a Montaperti. — Firenze +ed altre città prestano omaggio a Manfredi. — I Guelfi si volgono a +Corradino in Germania. — Alessandro IV muore nel 1261. — Urbano IV, +papa. + +Le guerre italiche avevano spossato Germania; scissa internamente, era +caduta in debolezza profonda da cui l’Impero antico non si risollevò +mai più. Morto Guglielmo di Olanda nella guerra dei Frisoni (ai +28 Gennaio 1256), la corona di Alemagna fu disdegnata da’ principi +discordi e venduta a chi ne dava maggior prezzo: così avvenne che +l’infiacchito sentimento nazionale tollerò che al grande soglio +imperiale si esaltassero due signori stranieri, Riccardo di Cornovaglia +e Alfonso di Castiglia; e tanto stremate s’erano dappertutto le forze, +che la duplice elezione (onde i Papi tornarono ad essere arbitri +dell’Impero) non trasse più guerre dietro di sè. Quei re forestieri +senza repugnanza alcuna riconobbero nel Pontefice la podestà di giudice +dell’Impero; e, assisi sulle rovine di questo, vere ombre, non fecero +che rappresentarne al vivo il decadimento profondo[464]. + +Più avventurato fu Manfredi nelle Puglie ed in Sicilia, di cui nessun +soldato pontificio calpestava più il suolo. Manfredi aveva mirato alla +corona e l’ottenne. Profittando abilmente della fama che Corradino +fosse morto (nè è difficile che egli ad arte ne avesse fatto spargere +il grido), addì 11 Agosto 1258 si fe’ coronare a Palermo. Sebbene fosse +una manifesta usurpazione dei diritti di Corradino, tuttavia la voce +del paese ne la aveva richiesta; le condizioni delle cose la avevano +imposta e giustificata; e già un esempio se ne aveva avuto in Filippo +di Svevia, che parimenti di tutore del nipote s’era fatto usurpatore +della sua corona. Ai legati di Corradino venuti per protestare +Manfredi con buone ragioni dichiarò essere cosa impossibile che un +re il quale dimorava nella lontana Germania tenesse la signoria di +Sicilia; dover questa terra obbedire non ad altri che a un principe +domestico suo; per nascita e per costume sè essere italiano; voler +da monarca legittimo dominare sul reame che aveva, mercè la sua buona +spada, conquistato contro due Papi; aggiunse finalmente che Corradino +avrebbe potuto succedergli dopo ch’ei fosse morto. La coronazione di +Manfredi era stata un atto tale che lui doveva rendere nemico eterno +delle legittime pretese degli Hohenstaufen sopra Sicilia; perciò ei fu +costretto a combatterle, a tenerle remote dalle frontiere italiche ed a +farsi sostenitore dell’idea nazionale d’Italia. E così ne fu distrutta +l’antica associazione politica di questa contrada con Germania, e +composto uno stato di cose quale era quello cui i Guelfi avevano inteso +a creare. + +Come or Manfredi, di luogotenente di Corradino s’ebbe tramutato in +suo nemico, e di vicario di Germania si cambiò in principe nazionale +italiano, può darsi che accortezza suggerisse ad Alessandro IV di +confermarlo, sotto certe condizioni, a re vassallo della Chiesa, +similmente di quello che altra volta un Papa aveva fatto levando il +normanno Ruggero al trono di Sicilia. Ma non volle Manfredi essere +principe vassallo, sibbene monarca independente, laonde conseguenza +della sua coronazione si fu che il Pontefice protestasse quella +esser nulla, che pronunciasse una novella scomunica, e scagliasse +l’interdetto contro tutti i vescovi e tutte le città che lo +riverivano[465]. L’odio della Curia pontificia contro la schiatta di +Federico durava inestinguibile; sospettava essa (e con buona ragione) +che Manfredi avrebbe sempre osteggiato le pretensioni del Papa, senza +posar mai finchè non avesse conquistato il reame d’Italia e postosi in +capo la corona imperiale. + +La conciliazione tentata più volte fallì eziandio poichè il Papa +chiedeva che s’allontanassero d’Italia i Saraceni. La durata di questa +colonia di Musulmani nelle Puglie fa ricordare la storia di que’ tempi +in cui gli Arabi dai loro covi del Garigliano avevano incusso spavento +a tutta l’Italia. Federico II aveva trapiantato a Luceria i loro +compatriotti di Sicilia, facendosene un campo di arcieri abilissimi, +sempre parati a combattere. I frati predicatori, che Gregorio IX aveva +mandato ripetute volte fra loro, non erano giunti a convertire uno solo +di quegli infedeli; e anche dopo di lui, e sempre, il nome di Allah +gridato dalle scolte risonò dalle torri di Luceria, e i letterati vi +andarono spiegando nelle moschee il Corano. Federico aveva composto +di Saraceni la sua guardia, e, scevro di pregiudizî, aveva eletto ad +alti officî parecchi uomini ragguardevoli di loro gente: la tolleranza +degli Hohenstaufen serbò in vita quei Maomettani, che rimasero fedeli +a loro fino alla morte. Se anche sia esagerata la notizia data dal +Cronista inglese che i Saraceni contassero sessantamila uomini atti +alle armi, erano però abbastanza numerosi perchè tenessero il Pontefice +in angustie[466]. Nelle guerre degli Hohenstaufen contro la Chiesa +furono essi il solo esercito permanente che quei principi avessero: +guerrieri fervidissimi e distruttori senza pietà, invulnerati dalle +scomuniche, trucidavano allegramente preti e frati mendicanti; senza +rimorsi bruciavano chiese e conventi, e devastavano città conquistate, +sì come fecero di Albano e di Sora al tempo di Federico II, e di Ariano +a quello di Manfredi. La loro colonia nell’Italia meridionale fu una +spina confitta in cuore dei Papi[467]. Alessandro IV chiese che si +bandissero; ma Manfredi non vedeva altra salute che nella loro fedeltà, +e doveva i suoi primi successi di prosperità ai loro archi ed alle +loro frecce; li protesse, e, come il padre suo, chiamò schiere sempre +novelle di Arabi, che vennero dalle coste di Africa a porsi a’ suoi +stipendî. I Papi lo chiamarono sultano e alleato dei Pagani, e le loro +crociate furono sempre indiritte contro Manfredi e insieme contro i +Saraceni di Luceria. + +Coronato che fu, Manfredi entrò in una nuova epoca della sua +vita politica. Presto ottenne ascendente nell’Italia di mezzo e +settentrionale; la sua potenza prese dimensioni maggiori, e, quantunque +il compimento di un tanto disegno trovasse difficoltà insuperabili, lo +affaticava il pensiero di riunire tutta Italia sotto al suo scettro +come re nazionale. La sua rottura con Corradino e coi Tedeschi lo +fece avvicinare ai Guelfi; s’era fatto accogliere nella confederazione +intesa a debellare Ezzelino, e conchiudeva trattati con Genova e con +Venezia. Ma presto venne in aperto che la parte guelfa non era più +la vera nazionale, perlochè Manfredi, come ebbe compreso esser cosa +impossibile rappattumarsi col Papa, tornò alle tradizioni della sua +famiglia, e alleatosi ai Ghibellini combattè insieme con essi contro +lo Stato della Chiesa. Nominò il Palavicini, loro duce nell’Italia +superiore, a suo capitano in Lombardia; elesse il genovese Percivallo +Doria a suo vicario a Spoleto e nelle Marche; e Giordano di Anglano +conte di San Severino, suo consanguineo, fe’ vicario di Toscana[468]. +Questo paese, di cui Siena era il quartiere dei Ghibellini, dopo la +celebre giornata di Montaperti, prestò omaggio a Manfredi come a +supremo signore e protettor suo. I Sanesi congiunti ai Ghibellini +fuorusciti di Firenze, che s’erano raccolti sotto il loro gran +capitano Farinata degli Uberti, e soccorsi da genti tedesche venute con +Giordano di Anglano, ruppero ivi sulle rive dell’Arbia, ai 4 Settembre +1260, i confederati Guelfi: e Firenze la ricca, la potente aperse +ai Ghibellini le porte, e tributò ossequio al conte Giordano, che lo +ricevette per Manfredi. Avvenimento gravido di conseguenze! Diminuì +la forza della Chiesa, accrebbe la considerazione di Manfredi in tutta +Italia, schiacciò la fazione guelfa, ma anche la rese per sempre nemica +implacabile di quel Re; e lui incatenò piè e mani ai Ghibellini di +cui si buttò adesso in braccio, e gli tolse agio di far pace colla +Chiesa, che nelle sue distrette chiamò a soccorso un despota straniero: +tuttavolta fornì eziandio di repente a Manfredi una base nuova di +potenza nell’Italia di mezzo, donde potè agire più gagliardamente +contro il Papa e tenere in commovimento lo Stato ecclesiastico fin +sotto le porte di Roma[469]. + +I Guelfi di Firenze e di altre città si gittarono sconsigliatamente +dentro di Lucca, loro ultima trincea. Si volsero eglino (così +stravaganti erano a quel tempo gli indirizzi dei partiti!) financo +a Germania, e richiesero Corradino che scendesse per togliere la +corona all’usurpatore e per restaurare i diritti dell’Impero. L’ultimo +nipote di Federico II, fanciullo di otto anni, rispose loro per bocca +di suo zio Luigi di Baviera; tolse Firenze e la federazione guelfa +sotto l’imbelle suo patrocinio, proclamò che Manfredi ed i Ghibellini +erano suoi nemici, e promise che presto sarebbe venuto egli stesso in +Italia o che vi avrebbe mandato suoi legati, se i Principi tedeschi +lo avessero concesso[470]. Alessandro IV frattanto, costernato della +caduta di Firenze, scomunicò Siena ed i Ghibellini, li citò a comparire +davanti il suo tribunale, e scongiurò Pisa affinchè abbandonasse la +lega con Manfredi. Ma, ai 28 Marzo 1261, Firenze or fatta ghibellina, +Pisa, Siena e molte altre città, sotto l’autorità del Re conchiusero +una alleanza offensiva e difensiva contro tutti i Guelfi ed i loro +partigiani; e così l’antica federazione tusca venne in balia di +Manfredi[471]. Solamente la lega delle città umbre, di cui era capo +la guelfa Perugia, rimase fedele alla Chiesa e impedì che l’altra lega +facesse maggiori progressi. + +Poco appresso morì il debole Alessandro IV, affranto dai dispiaceri: +passò di vita il dì 25 Maggio 1261 a Viterbo, dove alcun tempo prima +s’era recato, dopo di aver fatto un lungo soggiorno ad Anagni, ed uno +breve nella turbolenta Roma[472]. + +Gli otto Cardinali (che tanti e non più componevano allora il sacro +Collegio) si congregarono per la nuova elezione a Viterbo. Per più di +un mese non se la intesero, finchè, ai 29 di Agosto, essendo presente +per caso il Patriarca di Gerusalemme, questi fu eletto papa. Jacopo +Pantaleone, figlio di un calzolaio di Troyes, era un prelato francese, +il quale col suo ingegno e con prospera fortuna era venuto a grande +stato nella Chiesa. Il fatto che un Francese era salito alla cattedra +santa fu tosto nuncio che si sarebbero composte novelle attenenze +politiche; ed invero il Papato per sua sventura abbandonò l’indirizzo +nazionale e si gettò fra le braccia della monarchia di Francia. La mira +dei Pontefici di mandare a precipizio gli ultimi Hohenstaufen che erano +in Italia fu ragione di quella stretta colleganza con Francia; e cotal +meta non fu raggiunta che a prezzo immensamente caro. + +Pantaleone, eletto a Viterbo nel dì 4 Settembre 1261 con nome di Urbano +IV, s’infervorò nell’odio ereditato dai suoi predecessori contro il +«nido delle vipere» di Federico II, e si mise all’opera con passione di +nemico personale. A Roma non andò; in Laterano non pose mai piede[473]. + + +§ 2. + +A Roma si lotta per la elezione del senatore. — Giovanni Savelli e +Anibaldo Anibaldi, senatori (1261). — I Guelfi fanno senatore Riccardo +di Cornovaglia; i Ghibellini vi eleggono Manfredi. — Carlo di Angiò, +candidato senatore. — Urbano IV offre a lui la Sicilia. — Trattative +per ragione del Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori +di Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano nella Tuscia +romana. — Pietro di Vico. — Manfredi è deluso nelle sue mire su Roma. — +Pietro di Vico è ricacciato della Città. — Urbano IV muore nel 1264. + +A Roma ferveva allora contesa per la elezione del senatore. In tale +officio a Napoleone Orsini ed a Riccardo Anibaldi erano succeduti +Giovanni de Sabello e Anibaldo Anibaldi, nipote quest’ultimo di +Alessandro IV: e dopo che, intorno alla Pasqua dell’anno 1261, i due +erano usciti di carica, si era anche accesa una sì veemente disputa per +l’elezione, che Alessandro IV aveva dovuto scampare a Viterbo[474]. Le +fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini dividevano a quel tempo la Città +con tanta recisione che da allora in poi se ne afforzò durevolmente +l’essere dei loro partiti. Poco prima che morisse Alessandro, e tosto +che il cardinal Giovanni di san Lorenzo, inglese, ebbe comperato i +loro voti, i Guelfi elessero senatore a vita Riccardo di Cornovaglia, +già coronato re dei Romani: per lo contrario acclamarono gli altri re +Manfredi a senatore. Fu questa la prima volta che i Romani dessero ad +un signore regio e straniero la podestà senatoria già vigilata così +gelosamente; e fu prova che gli spiriti democratici fra loro erano in +decadenza. Il genio della libertà aveva tolto commiato da Roma insieme +con Brancaleone, avvegnaddio questo generoso uomo fosse l’ultimo +republicano vero del Campidoglio. L’amore d’independenza e la grandezza +di tutte le virtù civili che da quello scaturiscono caddero a questa +età in basso anche negli altri Comuni: la potenza eroica che loro aveva +infuso la lotta di libertà combattuta contro gli Hohenstaufen sparve +insieme col pericolo esteriore; il lusso prese il sopravvento; i Comuni +spossati di forze furon giuoco or di governi plebei ed or di tirannidi, +e manifestamente vennero accostandosi all’idea monarchica. + +Perciò i Romani, diventati troppo deboli per sostenere i diritti della +Republica contro il Pontefice, elessero dei Principi a loro senatori, +e posero sotto la protezione di questi il Campidoglio: ed invero +reputavano che un senatore regio avrebbe difeso la loro libertà contro +le pretese della santa Sede più efficacemente di quello che avrebbe +potuto farlo qualsiasi altro Podestà. Manfredi inoltre ne dava loro +speranza, perchè egli avversava quella podestà giudiziaria sull’Impero +che i due pretendenti della corona di buon animo consentivano invece al +Pontefice: e già Manfredi affermava che la santa Sede non poteva avere +il diritto della elezione imperatoria, appunto perchè questo diritto +apparteneva al Senato, ai nobili ed al Comune di Roma[475]. + +Il Re, uomo pien d’ingegno, era al colmo delle buone fortune, e godeva +(ma doveva essere breve!) il favore di Sicilia e delle Puglie, in mezzo +allo splendore della sua gaia corte, ornata del sorriso delle muse. +Col suo ascendente giungeva fino sul Po ed in Piemonte; Re potenti +aveva per amici. Dopo la morte di sua moglie Beatrice aveva menato in +donna, nel Giugno dell’anno 1259, Elena figliuola di Michele Angelo +Ducas despota dell’Epiro; ed ora, nel 1262, la sua giovine e bella +figlia Costanza (egli, lo scomunicato della Chiesa) sposava con Pietro +di Aragona, figliuolo di re Jacopo, ad onta che il Papa vi opponesse +sue proteste, quasi che fosse presago della fatale vendetta che gli +Hohenstaufen avrebbero un dì raccolto da cotal maritaggio[476]. La +elezione a senatore doveva essere di massima importanza per Manfredi, +poichè avrebbe potuto servirgli di fondamento a’ suoi disegni audaci. +Che cosa poteva infatti bramare di più, che tenere in podestà sua +Roma oltre alle città di Toscana? Ma a Roma adesso Ghibellini e +Guelfi ivano accapigliandosi in gran furia pro e contro Manfredi, pro +e contro Riccardo, in quello che il Papa studiavasi di metter fuori +della porta entrambi questi pretendenti. E veramente ad Alessandro +IV, breve tempo prima della sua morte, era riuscito di por fine alla +lotta dei partiti; e, lui trapassato, era paruto che la quiete si fosse +ristabilita nella Città[477], dacchè il popolo aveva provvisoriamente +posto il reggimento nelle mani di uomini di sua confidenza, appellati +_boni homines_, con facoltà di sottoporre a revisione gli Statuti e di +eleggere definitivamente il senatore. Quella giunta di conservatori +della Republica s’era tenuta alla testa delle cose cittadine più +che un anno[478]; ma, come il popolo aveva chiesto che la si finisse +collo stato provvisorio, e che all’uno o all’altro dei due, Riccardo +o Manfredi, si desse l’officio senatorio, i partiti erano venuti +nuovamente a guerra civile. Una fazione, composta di gente moderata, +propose che si eleggesse Pietro di Aragona genero di Manfredi; quanto +ai Guelfi, lasciato in disparte Riccardo ch’era lontano, riunirono i +loro voti sopra il vicino Carlo di Angiò. + +La elezione di questo Principe francese ebbe grandissima rilevanza +storica. Infatti Urbano IV teneva con lui negoziati per conferirgli +la corona di Sicilia, il qual reame o piuttosto il suo popolo (cui +i Papi non facevano che dar parolone di libertà e di independenza) +erane trattato da anni in qua come una greggia stupida, ed esibito a +chi avesse meno esigenze. Enrico III d’Inghilterra ne aveva accettato +l’offerta per suo figlio, ed allora era paruto che i Normanni, dopo +la caduta di lor dinastia, fossero destinati a tornare nell’antico +regno per l’ampio giro di un passaggio dall’Inghilterra. Però le +continue guerre coi baroni di quel paese, cui il Re aveva rotto la +fede della costituzione, il rifiuto della Chiesa inglese di lasciarsi +imporre ancora tributi, la lontananza e l’incertezza dell’intrapresa, +impedirono che Enrico mantenesse le sue promesse. Il giovine Edmondo +rimase nella remota Britannia, re di un mero titolo scritto in +pergamena; nè fu egli certo che turbasse i sonni di Manfredi. Urbano IV +pertanto risolse di trarre in campo un altro pretendente, un Principe +famoso in guerra, di quella Francia ch’era ricca e fervidamente +cattolica: e questi fu Carlo, minor fratello di Luigi IX. Conte di +Angiò e del Maine, era eziandio signore di Provenza e di Forcalquier +i quali due paesi, dopo la morte di Raimondo Berengario IV, ultimo +conte di Provenza, gli aveva recato in dote Beatrice figlia di questo +Principe[479]. Ancora in addietro Innocenzo IV aveva offerto Sicilia +all’istesso Carlo, ma il negozio era allora fallito, chè Francia +vi si era opposta. Sennonchè adesso il francese Urbano IV ripigliò +le trattative, dopo che, per conseguenza della battaglia combattuta +sull’Arbia, era cresciuta di tanto momento la potenza di Manfredi: +nell’anno 1262 il Papa mandò il notaio Alberto da negoziatore in +Francia, e Carlo senza battere ciglio afferrò la corona che gli +si veniva proponendo. Spingevanlo cupidigia sua propria d’impero e +ambizione della sua donna; avvegnaddio l’orgoglio di Beatrice non +potesse tollerare di dovere esser da meno per grado delle sue tre +sorelle, tutte regine: infatti Margherita era moglie di Luigi IX, +Eleonora aveva sposato Enrico III, e Sancia aveva per marito Riccardo +di Cornovaglia. È cosa che torna ad onore di Luigi il Santo, che egli +non volesse aderire all’usurpazione di Sicilia, onde doveva farsi +stromento il fratel suo offendendo altrui diritti: però il Pontefice +seppe acchetare alla fine i suoi scrupoli, dimostrandogli che la +conquista di Sicilia spianava la via dell’Oriente. + +Urbano IV, ai 28 di Luglio 1263, protestò essere sciolto il +patto conchiuso con Edmondo: per verità Enrico III fu restio ad +abbandonare le sue pretese sopra Sicilia per cui Inghilterra aveva +profuso senza alcun pro le sue ricchezze; ma il Re, insieme con +Riccardo di Cornovaglia, era a quel momento prigioniero di Simone +conte di Leicester e di Monfort, e dovette finalmente acconciarsi +a dar la rinuncia. Allora Urbano trattò con Carlo sulle condizioni +dell’investitura feudale; e, intanto che di quest’argomento si +discuteva, il Conte, all’insaputa del Pontefice e per via di abili +agenti, si maneggiò per essere eletto senatore di Roma. Questo avvenne +sul principio di Agosto dell’anno 1263.[480]. Gli Italiani accusano +Urbano IV di avere, egli francese di nascita, tratto in Italia una +dinastia straniera; però questa colpa ricade a più forte ragione sopra +tutto il partito guelfo del loro paese, che era deviato dalla sua +idea nazionale. I Guelfi ed i Papi, nel cui gretto animo non alitava +più lo spirito grande di Alessandro III e di Innocenzo III, apersero +nuovamente Italia ad un signore straniero; venne questi cupido di +impero, e vinse, e soffocò il pensiero nazionale, onde insieme con esso +tramontò la grandezza del Papato antico. + +Del resto i Romani rispettavano sì poco i diritti dei loro Pontefici, +viventi costantemente in esilio, che o non significarono ad Urbano IV +la elezione del nuovo senatore, o, se lo fecero, gliela annunziarono +soltanto dopo che da lunghissimo tempo la fama gliene aveva recato la +novella[481]. Dimorava egli in Orvieto, e con Roma trovavasi in mali +termini. I banchieri romani erano ancora creditori di ragguardevoli +somme verso la Chiesa, che non aveva modo di pagarle; e se Urbano +s’avesse fatto vedere in Laterano, sarebbe stato l’anima dannata +delle turbe di quei creditori e di furibondi Ghibellini. Di fatto +egli non possedeva più in Roma alcuna podestà civile, e, fino dal +tempo di Brancaleone, la santa Sede s’era lasciata scappare di mano la +investitura del Senato. La inattesa elezione di Carlo a senatore cadde +dunque come un fulmine secco in mezzo alle trattative che pendevano per +la infeudazione di Sicilia. Urbano ne fu costernato. La futura unione +della podestà senatoria colla corona di Sicilia nella persona di un +Principe ambizioso minacciava di serio pericolo la independenza del +Papa. Temeva egli di cader di Scilla in Cariddi, dal giogo degli Svevi +nella tirannide dei Provenzali; in breve giocava sopra una carta la +signoria suprema di Roma[482]. + +Fra le condizioni che primamente avevasi imposte al Conte di Angiò +per riguardo a Sicilia, s’era inserito l’articolo che egli nè a Roma +nè altrove nello Stato ecclesiastico avrebbe potuto tenere officio di +senatore o di podestà[483]: tuttavolta adesso Urbano videsi costretto +a modificare il patto, ed anzi a consigliare con grande insistenza che +Carlo accettasse la dignità senatoria. Se questi rifiutata la avesse, +probabilmente essa sarebbe capitata in mano del genero di Manfredi, +e ciò avrebbe impedito la conquista del reame; invece, il possesso di +Roma era per Carlo il primo e sicuro passo ad ottenerla. Dopo consulte +lunghe coi Cardinali, Urbano incaricò il suo legato di rappresentare la +cosa al Conte, ma di vietargli che assumesse la carica di senatore a +vita, e di imporgli che in quella faccenda destreggiasse con artificî +diplomatici: bastano questi suggerimenti per dimostrare che ometto +fosse quel prete nell’abilità di farsi giuoco dei giuramenti. Se Carlo +avesse a quest’ora anche promesso ai Romani di essere loro senatore +per tutta la vita, doveva il legato proscioglierlo del giuramento, +e secretamente obligarlo ad un altro, che avrebbe tenuto l’officio +temporaneamente, a piacimento del Papa[484]: a lui infatti pareva +cosa tanto importante limitar la durata della senatoria di Carlo che +ne fece dipendere l’infeudazione di Sicilia. Così fu che mandò in +Francia uno dei più esperti Cardinali, Simone di santa Cecilia, e lo +provvide di due diverse minute di scritture, comandandogli di indurre +Carlo ad accettare quello dei due trattati che era il meno pericoloso. +L’uno portava che il Conte dovesse tener l’officio di senatore per +cinque anni; se in questo periodo di tempo avesse conquistato Sicilia, +avrebbe dovuto rinunciare immantinente alla carica di senatore, sotto +pena della scomunica e della perdita de’ suoi diritti al reame. La +seconda formula recava invece ch’ei promettesse ai Romani di accettare +l’officio soltanto per quel tempo che gli avrebbe talentato, e che +indi al Papa giurasse di durar senatore per cinque anni al più, o +per quel termine che gli verrebbe stabilito: per il caso poi che i +Romani avessero insistito onde l’officio durasse a vita, Carlo doveva +promettere che, fatta la conquista di Sicilia, od altrimenti conosciuto +essere essa impossibile, avrebbe deposto l’officio di senatore nelle +mani del Pontefice appena che questi ne l’avesse richiesto: in ogni +evento avrebbe dovuto provvedere che la dominazione di Roma tornasse +alla santa Sede[485]. Ed il Papa comandava al legato che se Carlo +rifiutasse di guarentire solennemente i diritti della Chiesa sul +Senato, ei dovesse abbandonare ogni trattativa per riguardo a Sicilia e +tornarsene a casa[486]. + +Urbano era involto in grandissime difficoltà. Sicilia, fatale +egualmente per gli Imperatori che per i Pontefici, fino dai tempi +di Leone IX aveva cagionato alla Chiesa umiliazioni molte, e mille +pene e cure. Il dominio di questa terra, in cui i Papi avevano visto +riposare il fondamento di loro independenza civile, era stato origine +di formidabili guerre coll’Impero; ed eglino stessi erano costretti +a confessare che ambivano ad una signoria politica senza aver forza +bastevole di conservarsene padroni nemmanco per un anno solo. Ed era +un lamento che l’inquietudine gli strappava dal profondo dell’anima, +quella parola onde Urbano IV sclamò: «Dice Geremia, che ogni male ne +sarebbe venuto dal settentrione; però io confesso che esso ci viene di +Sicilia»[487]. Nondimeno egli aveva abilmente saputo associare l’affare +del Senato coll’investitura del reame; e ciò obligò Carlo a rinunciare +alla durata vitalizia dell’officio senatorio, e, per rimostranze del Re +di Francia, a sottoporsi alle condizioni imposte da Urbano. + +Dalle lettere del Pontefice si pare che i Romani e Carlo lo lasciarono +al buio delle trattative che fra sè tennero. I Guelfi romani avevano +effettivamente nominato il Conte a _dominus_ e _signor_ della Città +finchè avesse vivuto: e l’aver gettato la loro libertà in grembo ad +un ignoto, che non si aveva acquistato alcun merito fra essi, destò +lo sprezzo perfino de’ contemporanei, quantunque fossero guelfi come +loro; avvegnaddio la cosa provasse che Roma era divenuta indegna di +libertà[488]. + +Dopo che il conte di Angiò ebbe accettato le proposte del cardinale +Simone (il quale adempiè bravamente il suo incarico) ed ebbe promesso +di essere a Roma per il giorno di san Michele dell’anno 1264, mandò +alla Città Jacopo Gaucelin da suo vicario nel senato, ed alcuni +cavalieri provenzali. Il Gaucelin, sul principio di Maggio del 1264, +prese, in nome di Carlo, possedimento della rocca Capitolina, ma +tosto dopo morì, e in officio di prosenatore gli succedette Jacopo +Cantelmi[489]. Così fu che il Principe francese si cacciò primamente in +Campidoglio da pretendente contro Manfredi, col proposito di balzarlo +poi anche dal trono di Sicilia. + +Indarno Manfredi aveva parecchie volte tentato di appiccare trattative +con Urbano; con grande suo cruccio vedeva ora un avversario straniero, +chiamato dal Pontefice, metter radice in Roma. Di qui i Ghibellini +erano stati discacciati ancor prima che vi facesse comparsa il +Vicario di Carlo. Si raccolsero essi in Toscana intorno al proconsole +_Petrus Romani_ di Vico, un signore potente della terra dei Prefetti, +zelantissimo partigiano di Manfredi e suo luogotenente ossia vicario +nel Senato[490]: i Guelfi dalla lor parte si ordinarono sotto +il vessillo di Pandolfo, conte di Anguillara, presso al lago di +Bracciano[491]. Dì non passava che le due fazioni non si azzuffassero +per disputarsi le castella di Toscana. Pietro di Vico, cui Giordano +di Anglano aveva mandato milizie, potè financo conquistare la città di +Sutri, ma ne lo ricacciò il Cantelmi vicario di Carlo. Sulla fine anzi +del Maggio questo prosenatore lo assediò nel castello di Vico; però le +divisioni e la paura di una venuta di Manfredi gli fecero abbandonare +l’impresa; e le soldatesche romane oramai sui primi di Giugno del 1264 +tornarono nella Città, per modo che Pietro ne fu liberato[492]. Come +or Manfredi ebbe sicurezza che Carlo di Angiò sarebbe tosto entrato +in campo, decise di muovere contro Roma, e in pari tempo, unito coi +Ghibellini, risolse di tentare un bel colpo contro il Pontefice in +Orvieto[493]. Dalle Marche, da Toscana, dalla Campania (dove il Re +stesso pose campo sul Liri), dovevasi imprendere una grande spedizione +nello Stato ecclesiastico. Però malvagità di destino da qualche tempo +infiacchiva le forze di Manfredi. Speranza di potersi intendere col +Papa aveva fino dapprincipio tolto lena alla sua attività; e, ad onta +che Toscana gli porgesse opportunità propizia (anche Lucca aveva aperto +le porte ai Ghibellini), gli fecero difetto in ogni opera sua unità +di piano ed energia: così, invece di sgombrarsi audacemente la via di +Roma, ristette dalla sua marcia, poichè la Campagna romana gli negava +il passaggio. Il Lazio aveva allora abbracciato la parte guelfa; il +Pontefice aveva ordinato a tutti i baroni ed a tutti i vescovi di +serrare ermeticamente le porte della loro terra; nessun castello poteva +concedersi in investitura a chi non fosse del paese, nè permettevasi +che si conchiudessero maritaggi fra abitatori della Campagna e sudditi +del Re[494]. Manfredi per conseguenza nell’estate tornò in Puglia: +bensì in soccorso di Vico e contro a Roma aveva mandato con milizie il +suo capitano Percivallo Doria, e questi per gli Abruzzi s’era aperta +una via nelle terre romane, ma il generale non potè conquistare Tivoli +che ora obbediva sommessamente alla Città, nè osar di effettuare su di +Roma un’impresa progettata: il Doria entrò nel territorio di Spoleto, +e infelicemente annegò nelle acque della Nera, vicino Rieti, e così il +Papa se la levò liscia del pericolo che lo minacciava. + +Tuttavolta ogni dì più le condizioni di Urbano IV facevansi gravi: +la lega delle città di Narni, di Perugia, di Todi, di Assisi e di +Spoleto gli negava soccorsi; vuoti erano gli scrigni; e soltanto con +grande fatica poteva raccogliere qualche po’ di soldati. Dugento ne +gettò nella rocca del Campidoglio, e, composto un piccolo esercito +nel distretto di Orvieto sotto gli ordini del maresciallo Bonifacio di +Canossa, fe’ in tutti i paesi predicare la croce contro Manfredi ed i +suoi Saraceni, scongiurò Carlo che si affrettasse a venire, e lo pose +in guardia contro i sicarî che, diceva, quell’altro mandava per torlo +di vita[495]. + +Il fatto che Roma restasse allora in potere dei Guelfi decise delle +sorti di tutto l’avvenire. Fu per Manfredi massima sventura che non +antivenisse il suo avversario entrando egli nella Città, e che non +potesse impedire l’ingresso di Carlo in Campidoglio. Roma era divenuta +il ricettacolo di tutti i suoi nemici, massime anche dei numerosi +fuorusciti pugliesi che smaniavano di tornare in patria e di far loro +vendette. Vollesi per verità tentare di togliere la Città dalle mani +dei Guelfi prima che Carlo giungesse: a quest’uopo si compose un piano, +e (sebbene Tivoli non acconsentisse ad accogliere i Ghibellini) Ostia, +donde poteva impedirsi uno sbarco di Carlo, cadde in potere di Riccardo +degli Anibaldi, la cui famiglia potente seguiva la parte ghibellina, +ad eccezione del cardinale di pari nome che era stato dei più zelanti +a far eleggere Carlo a senatore[496]. Una vittoria di Pietro di Vico, +che, unito con Francesco di Treviso capitano di Manfredi, aveva presso +Vetralla fatto prigioniero il Conte di Anguillara, incorò gli esuli +ghibellini, che ora sperarono di penetrare in Roma mercè un attacco +notturno. Pietro sbucò di Cervetri, l’antica Cere, che era un suo +castello; e, senza pur attendere gli altri, come avrebbe dovuto fare +conformemente alle intelligenze prese, in una notte giunse su Roma. I +suoi amici gli apersero la porta di san Pancrazio, ma egli non vi potè +porre piè forte, e, mentre voleva impadronirsi dell’isola Tiberina, le +guardie diedero l’allarme: il Cantelmi coi suoi Provenzali accorse dal +Campidoglio; i Guelfi romani condotti da Giovanni Savelli sopravvennero +dalla Città, e Pietro dopo ostinata resistenza fu incalzato nel +quartiere transteverino detto Piscinula, e completamente battuto. Il +figlio suo annegò guadando il Tevere; quanto a lui potè con tre soli +compagni fuggire a Cervetri[497]. La mala riuscita di questo piano ebbe +conseguenze sventurate, chè Roma rimase in possesso dei Guelfi, e i +Ghibellini non osarono più alcuna impresa nuova. + +Frattanto, ai 2 Ottobre 1264 Urbano IV morì a Perugia, ove era venuto +fuggendo dalla ribellata Orvieto dopo un soggiorno fattovi per quasi +due anni. In tutto il suo pontificato non pose mai piede in Roma. Il +suo pontificato fu spoglio di grandezza; la sua politica mancò di vera +prosperità: non ebbe infatti raggiunto l’altissimo scopo che ei s’era +proposto, la caduta di Manfredi e l’esaltamento di Carlo di Angiò al +trono di Sicilia[498]. + + +§ 3. + +Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla conquista di Sicilia. — +Apparati guerreschi di Manfredi. — Condizioni difficili dei Guelfi in +Roma. — Carlo parte e sbarca felicemente: entra in Roma. — È costretto +a sgombrare il palazzo Lateranense. — Prende possesso del Senato. — I +legati del Papa lo investono di Sicilia. + +Morto Urbano, i Cardinali stettero un pezzo prima d’intendersi. Fra +loro v’era una fazione che nutriva sentimenti patriottici, ed essa +ripudiò l’indirizzo politico fin qui seguito, ed espresse il desiderio +che si facesse con Manfredi la pace, e s’impedisse l’invasione +provenzale in Italia. Momenti preziosi erano questi, poichè la +decisione che allora conveniva prendere celava in grembo destini +venturi d’incalcolabile importanza per l’Italia e per il Papato. Un +uomo di genio avrebbe potuto trarre salva la Chiesa da quel labirinto; +ma questo genio non vi fu. Prevalse il partito guelfo e francese; +perfino l’elezione del Pontefice cadde sopra un Provenzale, suddito +di Carlo di Angiò, e così fu confermata e continuata la politica non +italiana di Urbano IV. Guido Le Gros Fulcodi, nativo di Saint Gilles +in Linguadoca, laico dapprima, padre di parecchi figliuoli avuti di +legittime nozze, era stato avvocato di rinomanza e consigliere secreto +di Luigi di Francia. Preso in uggia il mondo dopo che gli fu morta +la moglie, s’era fatto monaco certosino; indi era diventato vescovo +di Puy ed arcivescovo di Narbona, e s’aveva acquistato fama di pio: +Urbano IV nell’anno 1261 lo aveva creato cardinale di santa Sabina; e +adesso, in sul principio dell’anno 1265, veniva eletto papa. Trovavasi +a questo tempo in Francia, e vi si stava allestendo per una missione +in Inghilterra, allorchè gli giunse novella della sua elezione, che +per tema dei Ghibellini era ancor tenuta secreta. Ambizione non lo +allettava, chè esperienza della vita e la filosofia attinta da quella +gliene avevano sradicato ogni cura: perciò Guido, vecchio, amante di +pace, di costumi severi, sentì reluttanza di accettare la tiara; ma, +andato a Perugia, dovette cedere alle impetuose instanze dei cardinali, +e ai 22 Febbraio del 1265 fu consecrato nel duomo di quella città con +nome di Clemente IV[499]. + +Al nuovo Pontefice non rimase altra scelta che di continuare nell’opera +del suo predecessore e di presto condurla a fine. Confermò pertanto +la elezione di Carlo; al legato Simone comandò che affrettasse +la conchiusione del trattato; chiese a re Luigi che soccorresse +all’impresa del fratel suo, e gli convertì il voto della Crociata +nell’obligo di combattere contro Manfredi. Il nerbo dell’impresa era il +denaro, e procacciarselo era sommamente difficile. Sebbene Roma avesse +ormai succhiato il sangue e le ossa ai vescovati della Cristianità, +tuttavia la Chiesa di Francia dovette adesso sostenere anche le spese +di questa spedizione nella forma tradizionale di decima levata per +le Crociate, sì come Urbano IV la aveva già percepita da tre anni; e +financo i malcontenti vescovi di Inghilterra e di Scozia furono posti a +croce perchè soddisfacessero un pari tributo. Clemente IV, come il suo +antecessore, caricò tutta Europa di imposte per conservare alla santa +Sede la signoria feudale di Sicilia, ma almeno nol tocca rimbrotto di +avarizia e di nepotismo, chè ei seppe tenersene mondo[500]. + +Beatrice, moglie di Carlo, impegnò i suoi gioielli, accattò denaro dai +baroni di Francia e contrasse imprestiti. Avventurieri si fregiarono di +croce, e baroni provenzali e francesi bramosi di signorie furono lesti +a prender parte ad una guerra che loro dava speranza di acquistarsi +dominio di città e di contee nella bellissima delle terre del mondo. +Mentre dunque l’impresa si andava apparecchiando con grande fervore +in Francia, Manfredi in Italia si armava per opporvi impedimento. +Ad un esercito che fosse venuto dalla via di terra sperava egli, se +non di chiudere i passi delle Alpi, almeno di preparare in Lombardia +una disfatta sicura, perciocchè là il Palavicini (che sempre era +il capitano di quei Ghibellini), Boso da Doara, i margravî Lancia e +Giordano di Anglano e le città amiche gli offerissero il loro eribanno. +Se poi Carlo fosse venuto da mare, doveva tagliargli il cammino un +naviglio composto di galee sicule e pisane, che incrociavano fra +Marsiglia e la costiera romana: e Toscana era ancora in potere di +Manfredi, e Guido Novello conte palatino, che era ivi suo vicario, +governava per lui la lega delle potenti città ghibelline, fra le +quali nell’estate del 1264 era entrata anche Lucca. Minor frutto +promettevano invece gli sforzi del Papa che, giovandosi dello zelo di +Guglielmo vescovo di Arezzo, aveva recato in essere una federazione dei +fuorusciti Guelfi[501]. Pietro di Vico e gli Anibaldi difendevano la +Maritima, nell’Etruria romana; presso a quella marina erano disposti +presidî di vedetta; e la stessa foce del Tevere Manfredi aveva reso +impraticabile. Ei fece una levata di tutti gli uomini del suo reame, +prese a stipendio Saraceni d’Africa, assoldò milizie anche in Alemagna, +fortificò le rocche della Campania, e s’avanzò alle frontiere del Lazio +per minacciar Roma: ed in vicinanza della Città soldatesche siciliane e +Ghibellini romani, capitanati da Jacopo Napoleone della casa Orsini di +Vicovaro, tenevano in loro mani la chiave della via Valeria, in quello +che altri nelle loro castella aspettavano l’occasione propizia di +penetrare in Roma e di vendicarsi degli avversarî. + +Come i Guelfi della Città videro farsi tanti apparati, rosero il freno +dall’impazienza. Carlo lor senatore aveva promesso di essere a Roma +per le feste di Pentecoste, eppure ch’ei venisse si dubitava; ed il +Cantelmi vicario suo era così ridotto al verde da non raccogliere che +sprezzo. «Il popolo romano», scriveva Clemente a Carlo, «popolo di +illustre nome e di animo orgoglioso, te chiamò al governo della Città +e brama di vedere il tuo volto:» «ei vuole esser trattato con grande +prudenza questo popolo, perocchè i Romani», soggiungeva il Pontefice +con ironia, «richieggano dai loro governanti grandioso incesso, frasi +sonore e geste formidabili: non per nulla affermano che loro compete +la dominazione del mondo. Io voglio pure tributar lode al tuo vicario +Cantelmi e ai suoi compagni, ma l’esiguo numero di loro e la meschinità +onde lesina egli nello spendere sminuiscono la reverenza per lui e per +te»[502]. Il Cantelmi stringeva il Papa con richieste di denaro; un +giorno forzò lo scrigno del Laterano e prese tutto quello che entro +vi si racchiudeva, e Clemente, anch’esso trovandosi involto in estreme +angustie a Perugia, mandò una protesta dichiarando non essere obligato +di mantenere a spese sue la Città nel favore di Carlo conte: nondimeno +fece dei prestiti tratti da’ banchieri di città toscane e dell’Umbria, +e, ad onta di tutto questo, non passava giorno che non lo tormentassero +Provenzali e Romani per averne moneta[503]. La città di Roma si faceva +frattanto sempre più inquieta; fuorusciti ghibellini tornavansene in +gran secreto e seminavano torbidi; cessava la sicurezza del vivere; +l’andava a chi più rubava e uccideva; le strade si sbarravano. I +nobili guelfi scrivevano al Papa lettere pressantissime per affrettare +la venuta di Carlo, dicendo che ove questa si fosse protratta non +avrebbero potuto, privi com’erano di mezzi e spossati di guardia diurna +e notturna, tener più a lungo Roma in loro potere. Il Papa dolente +gli ammonì a perseverare; protestò non aver nè denaro nè armi; contare +sui sussidî della Chiesa francese; essergli data certezza del presto +arrivo del Conte: e scongiurò quest’ultimo ad affrettarsi, poichè Roma +era in pericolo di cadere nelle ugne degli inimici. Finalmente Carlo +di Angiò annunciò che fra breve sarebbe venuto; ma prima, essendo +giunto felicemente a Roma un suo cavaliere, il Ferrerio, con una mano +di Provenzali, quel capitano guascone si gettava tosto temerariamente +contro ai Ghibellini presso Vicovaro, ne era battuto, e, preso, mandato +al campo di Manfredi. Così il primo fatto d’arme riuscì a male dei +Francesi; il lieto presagio fe’ crescer di coraggio l’esercito siculo, +e fra le soldatesche corsero epigrammi alle spalle del povero conte +Carlotto che correva incontro alla aperta sepoltura, se pur avesse mai +potuto toccare il suolo di Roma. + +L’impresa di Carlo di Angiò contro Sicilia va registrata fra quelle +spedizioni avventurose e avventurate che compierono i Crociati di +quell’età. Colla sua smania di conquiste, colla sua propensione +romantica alle guerre, coi suoi arditi cavalieri (ancor prima che +Spagnuoli, Portoghesi e Inglesi intraprendessero le loro spedizioni +marittime), Francia fu la patria vera della cavalleria errante e +dei baroni in cerca di province e di corone regie. Di Normandia +erano venuti i primi conquistatori di Sicilia; giusto per intento +di conquista il duca Guglielmo (cui Carlo tolse ad esemplare) s’era +gettato sull’Inghilterra; e di Francia erano partite le prime e le +ultime Crociate; e cavalieri francesi s’erano impadroniti di Bisanzio. +Carlo, già illustratosi fra’ Crociati in Oriente dove un dì era caduto +prigioniero col suo regal fratello vicin Mansura, cercava una corona +ed una terra da saziar la sua ambizione e da satollare la sua povertà +carca di debiti. Nessuno scrupolo trattenne questo Principe da una +guerra ingiusta contro un Re che non l’avea offeso; agli occhi di +lui e dei suoi Provenzali desiderosi di battaglie quella spedizione +era cosa cavalleresca, una vera continuazione delle Crociate. Se pur +la coscienza gli avrà fatto udir la sua voce, l’Angioino la pose a +coperto sotto la croce bianca e rossa ovvero sotto la bandiera del +Papa, il quale adulandolo lo paragonava a Carlo figliuolo di Pipino, +che anticamente era venuto da quella medesima terra di Francia a +liberare la Chiesa[504]. E per fermo una remota analogia di cose faceva +ricordare di que’ tempi in cui i Pontefici avevano chiamato in Italia +il Re dei Franchi a liberarli dal giogo dei Longobardi; però all’età +di Carlo magno avrebbe parso bestemmia che ad un’impresa di conquista +contro un principe cristiano si avesse dato nome di crociata santa. +La tetra persona di Carlo d’Angiò si erige sulla scena stessa dove si +combatterono le battaglie antiche fra Romani e Germani, e somiglia a +quella di Narsete, laddove Manfredi veste l’abito tragico di Totila. E +la storia compieva adesso la curva di un circolo perfetto, avvegnaddio +quantunque le relazioni delle podestà e delle cose fossero differenti +da quelle di un tempo, le condizioni nel fondo continuavano ad essere +le stesse: il Papa nuovamente chiamava in Italia dei conquistatori +stranieri, perchè lo liberassero dalla signoria dei Germani. Un destino +inesorabile fe’ crollare la dinastia degli Svevi in Italia, come in +antico aveva precipitato quella dei Goti: e la estinzione, divenuta +necessaria, di entrambe quelle signorie e la morte dei loro eroi +parimenti simpatici e belli illustrarono uno stesso e classico teatro +con una duplice tragedia, di cui l’ultima parve non essere altro che +l’esatta ripetizione della prima. + +Il Conte di Angiò non aveva peranco compiuto i suoi armamenti, +allorquando la sua impazienza e l’appello di Roma e del Papa lo +spinsero a tentar la sua impresa. Lasciò in Provenza la parte +maggiore dell’esercito da lui raccolto, con ordine che per terra si +sgomberasse la via dell’Italia superiore; ed egli per mare andossene a +Marsiglia co’ vascelli suoi. Era l’Aprile dell’anno 1265. La fortuna +cieca guidò il suo temerario viaggio. L’uragano che sperdette le +sue navi, e lui con tre soli bastimenti gettò sulla costa di Porto +Pisano, ricacciò in alto mare la flotta dell’ammiraglio di Manfredi; +e quando il conte Guido Novello, che per Manfredi comandava a Pisa, +ne uscì colla cavalleria tedesca per cogliere Carlo (e la cosa +sarebbe infallibilmente avvenuta se Guido fosse capitato qualche +momento prima), l’Angioino s’era rimesso in mare. Alla nuova che era +stato visto a Porto Pisano, Pietro di Vico e gli Anibaldi tornarono +frettolosi dalla Sabina dove erano entrati, e tentarono di impedire che +sbarcasse nella Maritima[505]; ma Carlo frattanto navigava imperterrito +in mezzo alla burrasca, passò vicinissimo alla flotta nemica (e par +miracolo) senza danno, e felicemente trascorse lungo capo Argentaro e +in vista di Corneto. + +Alla fine fra il tuonare e il lampeggiare del cielo egli si trovò di +fronte alla costiera romana, rimpetto ad Ostia. Il mare era grosso, mal +sicuro l’approdo, il lido ignoto; non sapevano che fare. Tuttavia Carlo +da uomo risoluto si gettò in un palischermo, timoneggiò prosperamente +attraverso le onde rinfrante, e toccò terra. Le scolte di Ostia non gli +opposero impedimento alcuno; nessun nemico si presentò. Alla fama che +si sparse che il Conte di Angiò fosse sbarcato, le più nobili famiglie +guelfe di Roma corsero ad Ostia per andarselo a levare: fra loro furono +visti i Frangipani, i Cenci, gli Anibaldi del ramo di Molara, i figli +di _Ursus_, i Paparoni, i Capizucchi, i Conti, i Colonna, i Crescenzî, +i Parenzi, i Malabranca, i De Ponte, i Pierleoni ed altri[506]. +Questi signori giubilanti condussero Carlo al san Paolo, e nel giovedì +innanzi alla Pentecoste, addì 21 Maggio del 1265, il Conte scavalcò +a quel convento, per tenere indi la sua entrata in Roma[507]. E nel +frattempo, unitesi nuovamente le galee, anch’esse giunsero in breve +all’imboccatura del Tevere; rotti i serragli del fiume, tutta la flotta +provenzale senza pur combattere vogò su per il fiume fino al san Paolo +innanzi a Roma. + +I Romani si rovesciarono fuori della Città per poter mirare il futuro +Re di Sicilia, il loro senatore eletto. Era uomo sui quarantasei anni, +alto della persona, di struttura robusta, con piglio da re. Il suo +volto di tinta olivastra aveva fattezze severe e dure; l’occhio era +fiero e metteva paura. Uno spirito irrequieto teneva sempre in moto +quell’indole di ferro; non posava mai, e soleva lamentare che il sonno +accorciasse il tempo all’operare degli uomini. Aveva animo sobrio, +chiuso alla giovialità ed insensibile al sorriso delle grazie. Non +rideva quasi mai. Era fervido cattolico, ma la sua religione non gli +impediva di essere un egoista senza legge nè fede. Possedeva tutte le +qualità che occorrono ad un guerriero, ancorchè non sia un genio per +farsi conquistatore e tiranno; e le possedeva in sì larga misura che +diventò acconcissimo strumento agl’intendimenti del Pontefice: infatti +aveva valore cavalleresco, prudenza, continenza quasi di stoico, +penetrazione acuta di giudizio, volontà indomabile, crudeltà, cupidigia +di dominare, avarizia, ambizione immensa[508]. + +Nel sabato di Pentecoste, ai 23 di Maggio, il Conte tenne il suo +ingresso in Roma per la porta di san Paolo. Venne con soli mille +cavalieri senza cavalcatura, e fu accolto dalle processioni del clero +e de’ cittadini, dai gonfaloni della milizia, della nobiltà e dei +cavalieri a cavallo. I Romani guelfi spiegarono un’insolita pompa per +far onore al loro senatore; vollero mostrargli che anche nella città +dei Papi la cavalleria aveva forme gentili e di corte, e innanzi a +lui tennero un armeggiamento di foggia romana. Invero può darsi che la +nobiltà fosse allora usa di esercitarsi in cotali prove fra i ruderi +della grandezza antica, ed è probabile che la forma di quelle corse +ascanie e di quei getti di lance togliessero a imitazione di ciò che +ne scrive Virgilio[509]. Il popolo, in man recando corone di fiori e +palme, accompagnò il suo senatore; a suon di cetre ballavano a gruppi, +e cantavano inni di lode della novella signoria di Carlo; le strade +e le piazze della Città erano tutte da cima a fondo addobbate di +tappeti: a ricordanza di uomo (lo attestano i contemporanei) i Romani +non avevano mai adoperato tanto sfarzo per alcuno dei loro signori. +Circondato da’ suoi Francesi e da’ Provenzali, il novello senatore +cavalcò per la festosa Città, ma l’avido popolo non ebbe a raspar dal +suolo neppur un meschino quattrinello, perocchè non vi fossero famigli +che gettassero denaro. + +Il Conte era venuto a Roma a mani vuote[510]. Non era egli che facesse +dei regali al popolo; erano i Guelfi che dovevano darne a lui. Lo +si condusse al san Pietro, e conformemente al costume de’ principi, +primamente smontò a quel palazzo: e sebbene a lui senatore spettasse la +residenza in Campidoglio, tuttavia senza più ei s’accomodò in Laterano +che offriva agi maggiori. Clemente si stupì della inurbana sfrontatezza +di un ospite che, non facendo troppi complimenti, col suo sciame di +cavalieri provenzali si allogava nelle dimore dei Pontefici come se +fossero casa sua, senza pur chiederne licenza. Gli scrisse pertanto +una lettera che è degna di nota. «Tu di tuo capo», vi diceva, «hai +fatto cosa che nessun re cristiano di fare s’arrogò mai. Contro ogni +convenienza, per ordine tuo, le tue genti sono entrate nel palazzo +lateranense. Or saper devi che non mi aggrada niente affatto che +il senatore della Città, per illustre e onoranda che possa esser la +sua persona, prenda stanza in uno dei palazzi del Pontefice. Io vo’ +prevenire abusi venturi; la preminenza della Chiesa non dev’essere +offesa da chicchessia, e meno ancora da te che Noi abbiamo chiamato +a esaltazione di lei. Non pigliartela a male, ma cerca altrove nella +Città la tua abitazione; palazzi spaziosi haccene abbastanza. E d’altra +parte non dire che contro decoro te abbiamo cacciato fuor dei nostri +palagi; di’ anzi che al decoro tuo abbiamo voluto provvedere»[511]. +L’altiero Conte punto di vergogna uscì del Laterano, e dovette +ricordarsi di non essere altro che la creatura del favore pontificio. +Dimora non pose nel palazzo senatorio del Campidoglio, dove continuò a +risiedere il suo vicario, ma prese ad abitare nel palazzo dei Quattro +Coronati sul Celio[512]. + +Ai 21 di Giugno Carlo fu solennemente vestito delle insegne di senatore +nel convento di Araceli[513], e tosto dopo volle serbare eterna +ricordanza della presa di possesso della sua podestà municipale, +facendo coniare una moneta e fregiandola del suo nome[514]. Conforme +agli Statuti di Roma aveva condotto con sè i suoi giudici e i suoi +notai; e conservò altresì un suo vicario nel senato avvegnaddio egli +avesse per il capo faccende troppo rilevanti perchè potesse perdersi +nelle meschine cure del reggimento civico o delle liti del popolo +romano[515]. Certo che per lui era di valore inapprezzabile tenere la +podestà senatoria, nè molto andò ch’ei si diede perfino aria di voler +esercitare il suo officio da capo sovrano della Republica romana, +sì come aveva fatto Brancaleone. Il Papa vide chiaro che il Conte +usciva dei limiti delle sue funzioni, n’ebbe gelosia, e lo ammonì; e +poichè l’altro gli fe’ notare che intendeva di esercitare i diritti +dei senatori più antichi, da uom risoluto gli rispose: ricordasse che +i Papi avevano ad essi fatto sempre opposizione, che non lo si aveva +chiamato perchè imitasse la tracotanza dei suoi antecessori, nè perchè +usurpasse i diritti della Chiesa[516]. + +Ai 28 di Giugno Carlo ricevette la investitura di Sicilia. I quattro +cardinali che ebbero dal Papa l’incarico di impartirla, Anibaldo dei +dodici Apostoli, Riccardo di sant’Angelo, Giovanni di san Nicolò, +e Jacopo di santa Maria, ne publicarono gli atti nella basilica +lateranense, presente il popolo congregato. Il Conte prestò nelle +loro mani il giuramento di vassallaggio alla Chiesa, e ne ricevette la +bandiera di san Pietro come simbolo dell’investitura. Clemente, come +già Urbano IV, aveva dapprima cercato di serrarne l’autorità regia +entro angusti confini e sotto condizioni così oppressive, che il Conte, +da re, non sarebbe stato dappiù di uomo ligio ai suoi servigi, cui +egli ne avesse concesso l’affittanza temporanea. Però, dopo difficili +negoziati, Carlo aveva potuto stabilire dei patti più benigni; ed +ora con grandi limitazioni e coll’obligo di lasciar piena immunità al +clero, ei ricevette il reame indivisibile delle Puglie e di Sicilia, +tranne Benevento; e lo ebbe come feudo ecclesiastico, ereditario +nella sua famiglia, per l’annuo tributo di ottomila once, e salva la +restituzione degli imprestiti fattigli. E nuovamente giurò di dimettere +in mano del Papa l’officio senatorio e l’autorità che aveva in Roma, +tosto che avesse conquistato le Puglie. + +Da allora in poi Carlo tenne sè stesso in conto di re di Sicilia, +sebbene il Papa tergiversando confermasse gli atti di investitura +solamente ai 4 di Novembre[517]. Già fin dal Luglio l’Angioino aveva +promulgato dei decreti regî, e addì 14 Ottobre 1265, a beneficio +dell’illustre Città, e a monumento durevole della sua podestà senatoria +in Roma, cui (diceva) il volere di Dio lo aveva appellato, ordinò la +fondazione di un’università[518]. Ma adesso gli conveniva fare il gran +passo per conquistare effettivamente quel regno che possedeva soltanto +in pergamena: eppure pareva che per mille ostacoli la cosa si rendesse +impossibile. + + + + +CAPITOLO SECONDO. + + +§ 1. + +Manfredi entra nelle terre romane. — Primo scontro dei due nemici. +— Condizioni deplorevoli di Carlo in Roma. — L’esercito provenzale +attraversa Italia ed entra in Roma. — Carlo, in san Pietro, è coronato +re di Sicilia. + +L’entrata di Carlo in Roma aveva posto Manfredi in grave costernazione; +gli conveniva adesso tentar di schiacciare il suo avversario dentro +della Città ancor prima che ne giungesse l’esercito. Ma una tale +impresa era difficile, e con milizie di soli Pugliesi e Saraceni a mala +pena avrebbesi potato compiere. La diserzione di parecchi Ghibellini +gli faceva capire che neppur di questo partito ei si poteva fidare; +ed invero Ostia e Civitavecchia erano state consegnate in mano di +Carlo, e _Petrus de Vico_ (fin allora capo operosissimo dei Ghibellini +nella Tuscia romana) era passato nel campo del nemico[519]. Manfredi +deliberò tuttavia di marciare nel territorio romano; nella speranza di +trar Carlo fuori di Roma, in Luglio si avanzò co’ suoi Saraceni fino +a _Cellae_; ed i due avversarî, ovverossia le lor soldatesche per la +prima volta s’azzuffarono in mezzo ai monti Tivolesi, lungo la via +Valeria. Cadde però a vuoto il tentativo di penetrare in quella città; +e Manfredi potè soltanto occupare sulla linea del confine le castella +di Amatrice e di Cassia[520]. Come un tempo Federico II, accampò +anch’egli nella pianura di Tagliacozzo; e il suo animo esaltato (tanto +è corta la vista degli uomini!) non presagì che due soli anni più +tardi, l’ultimo della sua casa, Corradino, cui aveva tolto la corona +di Sicilia, sarebbe caduto sotto ai colpi di quello stesso Angioino, +dopochè egli, Manfredi, sarebbe giaciuto sepolto lungo le sponde del +Verde[521]. E neppur là rimase, poichè gli vennero tali messaggi di +Puglia che dovette tornarsene in gran fretta, dopo di avere afforzato +il presidio di Vicovaro. Da altra parte le condizioni delle cose +imbrigliavano l’impeto di Carlo, che pur era impaziente di misurarsi +col suo nemico; e nemmanco è certo se nel Settembre egli andasse in +persona sul Liri per indi far ritorno a Roma[522]. + +Il tradimento incominciava nel regno siculo a tessere la sua opera +tenebrosa: molti baroni stringevano trattative secrete con Carlo. +Narrava magnificando la fama, che sessantamila Provenzali si avessero +sgombrato il cammino per Lombardia, e che in tutti i paesi si +predicasse con gran successo la crociata contro Manfredi. I popoli, da +lungo tempo avvezzi a udir bandita la croce contro la famiglia tedesca, +contro padre, figliuoli e nipoti, ascoltarono senza riflettervi sopra +il grido di Clemente IV che loro annunciava aver la Chiesa levato a suo +campione il conte di Provenza, atleta che schiaccierebbe «la velenosa +covata di un dragone nato di stirpe rabbiosa»: ed il Papa esortava +i credenti affinchè sotto la bandiera del Provenzale prendessero la +croce, ma sopra ogni altra cosa dessero denaro e denaro, onde sarebbe +loro rimesso ogni peccato per quanto abominevole fosse[523]. Parimenti +che all’età di Federico II, torme di frati mendicanti si sparsero per +Italia e per le Puglie a seminar l’odio contro il governo di Manfredi, +a predicare il tradimento, ad empiere l’animo del popolo di terrori +superstiziosi. + +Il Re, il quale ben sapeva in che estrema penuria di moneta si +trovassero Carlo a Roma e Clemente a Perugia, non dubitava nemmeno +che il loro disegno dovesse rompersi in quello scoglio. Rade volte +una grande impresa fu apprestata con mezzi tanto meschini come allora +fu; rade volte si avventurò una spedizione con tanto pazza temerità. +I Re, le Chiese, i popoli messi a contributo, se ne ritrassero come +da una causa perduta, e la moneta con cui si compiè la conquista di +Sicilia fu nel vero senso della parola ammassata a furia di elemosine +o raccolta con prestiti di usurai. L’inopia di Carlo oppresso di +debiti era tanto grande, ch’ei non sapeva in che modo provvedere alle +sue spese giornaliere che ammontavano a milledugento lire tornesi. +L’Angioino tribolava senza posa il Papa chiedendo denaro; il Papa +tribolava a sua volta il Re di Francia ed i Vescovi sempre colla +domanda lamentevole di denaro; e le molte lettere che il Pontefice +ne scrisse durano ancora monumenti tristissimi di un’impresa che +alla Chiesa tornò di massimo disonore. «Il mio scrigno è al secco; la +ragione puoi capirla se tu volga uno sguardo alla confusione del mondo. +Inghilterra è restia; Germania non vuole obbedire; Francia sospira e +mormora; Spagna ha abbastanza da pensare a sè stessa; Italia non dà, ma +divora. Or che cosa può fare il Papa senza ricorrere a espedienti empî +per provveder sè ed altri di denaro e di soldati? Mai in nessun altro +affare m’ebbi trovato in eguale difficoltà.» Così Clemente scriveva a +Carlo[524]. La decima ecclesiastica del primo anno era andata consumata +in armamenti; Francia non voleva più dar denaro; re Luigi e il conte +di Poitou rifiutavano soccorso; il Pontefice sul serio credeva di +aver fatto un buco nell’acqua. Carlo tentò allora di contrarre un +imprestito coi mercanti romani, ma costoro chiesero in ipoteca i beni +ecclesiastici di Roma; e il Papa, quantunque lo facesse a malincuore, +concesse quel pegno inaudito: ed invero, ei confessava, senza questo +prestito, il Conte deve o morir di fame o fuggire. Nulladimeno tutto +ciò che si potè raccogliere su quell’ipoteca si fu un trentamila +libbre, ed anche queste a gran fatica, poichè (almeno dicevasi) era +stato Manfredi, il quale col suo oro aveva impedito che i banchieri +romani dessero di più[525]. Usurai della Francia meridionale, d’Italia +e di Roma profittavano «dell’affare di Sicilia» per spillar sangue al +Pontefice ed al Conte; ma poichè quella gente reputava esser il negozio +di incerto risultamento, non faceva prestiti che a pro eccessivi. +«Chiedi», così scriveva il Pontefice a Simone cardinale, «chiedi +al Conte medesimo quanto sia triste la sua vita; gli conviene sudar +sangue se vuole accattare per sè e per le sue genti di che vestirsi e +mantenersi, e sempre gli tocca guardare alle mani dei creditori che gli +succhiano le vene. Ciò che non vale due quattrini, coloro lo fan pagare +un _solidus_ e anche questo egli ottiene con grandissima difficoltà, a +forza di blandizie e di umili istanze»[526]. E Clemente, uomo d’animo +pio e di costume severo, non visse mai giorni così orrendi come allora, +che le imprese politiche della Chiesa lo costrinsero ad abbassarsi a +cure triviali, da cui un prete della Cristianità avrebbe dovuto tenersi +sempre mondo. + +Con impazienza ognor più ansiosa Carlo ed il Pontefice attendevano +l’arrivo dell’esercito. «Se le tue soldatesche non vengono», scriveva +l’ultimo al Conte, «io non so come farai ad aspettarle più a lungo, +come potrai fare a vivere, come tenere in tuo potere la Città, o aiutar +la marcia dell’esercito se lo si volesse trattenere per via: se poi +esso, come speriamo, capiterà, meno ancora so io come faremo a nutrir +tanta gente»[527]. + +Tutto infatti dipendeva da ciò che l’esercito provenzale giungesse sì o +no a Roma. Se i Ghibellini dell’Italia settentrionale lo respingevano +battendolo, Carlo era spacciato e Manfredi trionfava. L’instancabile +cardinale legato di Francia aveva armato a gran fatica l’esercito +crociato raccolto in Provenza, e nel Giugno l’aveva messo in cammino. +V’erano nelle sue file baroni di grandissimo nome, cavalieri prodi in +cui alitava ancora qualche scintilla del fanatismo che aveva alimentato +la guerra degli Albigesi: uomini tutti assetati di gloria, d’oro e +di terre. V’erano Bocardo conte di Vendôme e suo fratello Giovanni, +Giovanni de Néelle conte di Soissons, il contestabile Gilles le +Brun, Pietro di Nemours gran cancelliere di Francia, il maresciallo +di Mirepoix, Guglielmo l’Estendard, il conte Courtenay, Bertrando di +Narbona e Guido di Beaulieu di Auxerre vescovi soldati, Roberto di +Bethune, il giovine figliuolo di Guido de Dampierre conte di Fiandra, +tutta la casa dei Beaumont, molte famiglie nobili di Provenza, +finalmente Filippo e Guido della celeberrima casa dei Montfort[528]. +Questo esercito di avventurieri rapaci, di cui il Pontefice aveva +fregiato i petti colla croce del Redentore perchè venissero a +conquistare una terra straniera e cristiana in mezzo a fiumi di sangue, +quell’esercito forte di circa trenta mila uomini valicò nel Giugno le +Alpi savoiarde. Trattati, che Carlo aveva conchiuso coi conti di Savoia +e con alcune città, apersero all’oste l’adito per il Piemonte; il +Margravio di Monferrato si congiunse con essa in Asti, in quello che il +Margravio di Este con altri Guelfi stavasi aspettandola in arme presso +Mantova[529]. + +Invano sperarono i Palavicini e Giordano di Anglano di mantenersi +padroni del fiume Oglio; il tradimento di Boso da Doara ne lasciò +libero il varco a’ nemici[530]; il margravio Palavicini si gettò in +Cremona, e i Francesi senza impedimento alcuno e in mezzo a orribili +guasti, continuarono la loro marcia su Bologna. Quattrocento fuorusciti +Guelfi di Firenze s’erano già congiunti con loro in Mantova, e avevano +recato promessa di maggiori aiuti. Un’onta eterna macchia gli Italiani +di quell’età così guelfi che ghibellini, avvegnachè per ira di parte +abbiano aperto la loro terra ad un tiranno straniero, e così sgombrato +la via ai Francesi anche ne’ secoli venturi. Sentimenti di libertà +e di patria s’erano ormai affievoliti nelle città stanche di lotte; +nessun vincolo rafforzava più la federazione antica, nè alcun grande +pensiero nazionale si levava sopra i meschini scopi di fazione e sopra +le divisioni domestiche. La furia degli odî partigiani aveva lacerato +Milano, Brescia, Verona, Cremona, Pavia, Bologna, o le aveva date in +balia di tiranni; e intanto le grandi città marittime, Genova, Venezia +ed anche Pisa, tenevansi neutrali, solo intendendo al profitto dei loro +traffici. + +I Ghibellini, che tuttavia dominavano in Toscana, non impedirono +il cammino dei nemici, poichè questi, schivando passare di là, +s’avanzarono contro Roma per la via delle Marche e del ducato di +Spoleto, uccidendo, rubando, devastando. Recanati, Foligno, Rimini, +altre città delle Marche e dell’Umbria alzarono il vessillo guelfo, e +Manfredi andò acerbamente deluso nelle sue speranze: la sua signoria +su tante città fino al Po non era stata che una splendida apparenza, +e presto dovevasi porre in aperto che lo istesso era della sua +dominazione nelle Puglie. Non ebbe modo di trattenere l’inimico che +un destino irrefrenabile pareva guidare attraverso l’Italia; indarno +tentò egli nell’Ottobre di far una diversione nelle Marche: alla fine +dovette richiamare dalla Lombardia Giordano di Anglano per restringersi +unicamente alle difese. + +Era intorno al Natale dell’anno 1265 quando i Provenzali entrarono in +Roma. Dopo una marcia faticosissima di sette mesi per mezzo all’Italia, +giunsero essi nella desiderata Città, esausti di forze, laceri e senza +stipendio. Ivi speravano trovare ogni ben di Dio, ed invece rinvennero +il Conte, lor signore, carco di debiti e in disperata perplessità. +Nè altro ei seppe regalar loro che la prospettiva di dover mettersi +prestamente in campagna per un’impresa in cui si trattava di guadare +grossi fiumi, di movere per vie impraticabili, di prendere d’assalto +fortezze munite, e di sbaragliare eserciti consumati nel mestiere della +guerra. + +Carlo allora si adoperò perchè lo si coronasse re di Sicilia; voleva +infatti azzimarsi della dignità di un diritto legittimo, senza cui +non avrebbe potuto intraprendere la sua spedizione. Aveva chiesto al +Papa che venisse egli stesso a coronarlo solennemente in Roma, poichè, +diceva, l’orgoglio dei Romani si sarebbe punto se la coronazione +fosse avvenuta a Perugia o fuori della Città. Ma il Pontefice s’ebbe +a male della domanda, e rispose che i Romani di questo non si dovevano +impacciare[531]. Parecchie male intelligenze derivanti dalla posizione +in cui il Papa si trovava messo, la padronanza che Carlo s’era arrogata +come senatore, la sua penuria di denaro, le efferatezze che l’esercito +provenzale aveva commesso nel suo cammino su Roma, tutto ciò aveva +cagionato della ruggine fra Clemente IV e Carlo, per guisa che quegli +era ormai pentito di aver tratto sopra di sè un tanto uragano. Laonde +era stato soltanto di mala voglia che ai 4 di Novembre aveva dato +conferma all’investitura, e fu di mala voglia che finalmente promulgò +ai 29 di Dicembre una Bolla in cui stabilì che Carlo fosse coronato: +però a compierne la ceremonia deputò cinque cardinali, fornendoli di +piene facoltà come vicarî suoi. + +Addì 6 di Gennaio dell’anno 1266 Carlo di Angiò colla sposa Beatrice +ebbe nel san Pietro il diadema di re di Sicilia: e per la prima +volta si abbandonò in quell’occasione la costumanza onde fino allora +nel santo duomo dell’Apostolo, nel luogo ove Carlo magno aveva +ricevuto il serto dell’Impero, s’erano coronati soltanto Imperatori +e Papi. Torneamenti e feste popolari giocondarono quell’avvenimento +fatale[532]. + +Ancora per un istante Manfredi aveva potuto sperare di guadagnare il +Pontefice dalla sua; ma adesso quella speranza sparve per sempre. Come +udì della coronazione di Carlo, mandò ambasciatori al Papa; protestò; +con linguaggio da re invocò Clemente affinchè impedisse al ladro da lui +armato di assalire il suo regno, ed ancora a quell’ultima ora offerse +patti favorevoli di pace. Non può leggersi senza fremere la risposta +severa, terribile, profetica che gli die’ il Papa. «Sappia Manfredi», +così disse Clemente, «che di grazie passò l’ora. Ogni cosa ha il tempo +che le conviene, non il tempo conviene a tutte cose. Già l’eroe armato +è uscito in campo; la scure fu messa alla radice»[533]. + + +§ 2. + +Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente la linea di difesa del +Liri. — Battaglia di Benevento. — Caduta gloriosa di Manfredi. — Carlo +spaccia corrieri al Papa. — Indole di Manfredi. — Ragioni della sua +presta fine. — Sorti di Elena sua sposa e de’ suoi figli. — Carlo di +Angiò entra in Napoli. + +Intollerabile penuria di tutte le cose costrinse Carlo a condurre al +più presto contro il nemico il suo esercito: non sapeva più come fare +a pagarlo, e voleva che il ricco paese di quello gliene facesse le +spese[534]. Di Roma partì dunque co’ suoi ai 20 di Gennaio dell’anno +1266[535]. Molti Guelfi italiani, molti fuorusciti delle Puglie, +molti Romani (fra’ quali il ribelle _Petrus de Vico_ mostravasi il più +zelante di tutti) si unirono all’esercito. I cardinali impartirono ai +soldati l’assoluzione e accompagnarono Carlo fino agli acquedotti fuor +di Porta Maggiore; il Cardinal Riccardo Anibaldi lo scortò fino alla +rocca Molaria presso alle pendici dei monti Latini; indi lo seguitò in +qualità di legato pontificio[536]. + +Delle tre strade che da Roma conducono nel reame, la Valeria, la Latina +e la Appia, Carlo (come quasi tutti i capitani del medio evo) prese +per la seconda. Essa traversa il magnifico ma arido paese che si stende +fra gli Apennini e i monti Volsci; passa da Anagni, da Ferentino e da +Frosinone, e giunge alla frontiera presso il ponte del Liri, vicino +Ceperano. Poi la via prosegue per pianure deliziose, viene da Rocca +Secca e da Aquino, tocca san Germano e l’alto monte Cassino, corre fra +le bellissime catene dei monti di Cervara, e pone termine a Capua[537]. +Il quartier generale di Manfredi era in questa città celebre, che un +tempo il padre suo aveva nuovamente munito e provvisto di torri presso +al ponte del Volturno. Di là Manfredi con grande attività correva +ora a Ceperano, ora a San Germano, ora a Benevento per vigilare e +per dar ordini; chè manifestamente la marcia di Carlo lo aveva colto +di sorpresa. Per quanto poderoso e florido paresse il suo reame, +non la era che apparenza; se si eccettuino i Tedeschi ed i Saraceni, +l’esercito era messo ormai in piena dissoluzione dal tradimento e da +paura vigliacca. L’impresa di Carlo di Angiò non dà pertanto altro +spettacolo che una successione di deserzioni e di sventure le quali +fanno capo ad una sconfitta subitanea: l’impeto di quei Francesi che si +scagliano sulla Campagna valicando con vorticosa corsa fiumi e monti +e rocche turrite, rende famosa per vero dire quella spedizione perchè +mostra una energia irresistibile di prima foga, ciò che è anche fin +oggi rimasto pregio della nazione cavalleresca francese, ma soltanto la +caduta eroica di Manfredi corona quella celebre tragedia di splendore e +di grandezza imperituri[538]. + +La primavera precoce di quell’anno aveva rasciutto le strade, e perciò +agevolò la marcia di Carlo attraverso la Val di Sacco: le sue milizie +senza contrarietà superarono il Liri per il passo di Ceperano, che non +tanto per tradimento, quanto per vigliaccheria e per timor panico cadde +loro in mano, massime dacchè (cosa inconcepibile) non s’era tagliato +il ponte[539]. Di primo lancio i Francesi scalarono la erta rocca +ciclopica di Arce, che tenevasi in conto di fortezza inespugnabile, +e il capitano che la difendeva costernato si arrese. Bastò questo +per mettere a spavento in lungo e in largo la Campania; Aquino ed +altre città fecero dedizione. L’urto irresistibile non sostennero +neppure gli spaldi di San Germano; e questa città, protetta da alte +montagne e dalle paludi del fiume Rapido, fu presa di assalto ai 10 di +Febbraio. Alla sua inaspettata caduta tutto il paese tremò; trentadue +castella si arresero a Carlo. La linea del Liri era così venuta in +poter suo; ed or si trattava di prendere d’attacco quella seconda +e più forte del Volturno, dietro al qual fiume, a Capua, trovavasi +colla sua oste maggiore Manfredi, trepidante ma non caduto d’animo. Il +destino combatteva contro di lui; il suo genio era tarpato. Il nemico +infaticabile passò il Volturno dalla parte di settentrione, presso +Tuliverno, dove non lo si aspettava, e con gravissimi sforzi valicò le +nevose montagne di Alife, di Piedemonte e di Telesia per girare con +una marcia di fianco la posizione dell’inimico. Sete di sangue e di +ruba era sprone a quei guerrieri bollenti; bruciavano di impazienza +di metter fine ai loro patimenti nel cuore della Campania; e sebbene +di penuria e di fatica fossero ammazzati essi e le loro cavalcature, +tuttavia la prospettiva della vittoria addolciva ogni sofferenza. +Traditori, baroni disertori accorrevano colle loro bandiere lungo i +luoghi donde Carlo passava; messaggieri gli recavano le chiavi di città +che si ponevano dalla sua parte; ed egli e i suoi ne prendevano lena +per guadare nuovi fiumi e per superare nuove ed erte montagne. + +Addì 25 di Febbraio, ch’era un giovedì, fecero sosta in un bosco +distante quindici miglia da Benevento; il venerdì sul mezzogiorno si +fermarono sulle alture di Capraria. Di là Carlo mostrò alle sue genti +una città considerevole, dalle mura squarciate, posta a poca distanza, +in una magnifica pianura in mezzo a due fiumi: era l’antica Benevento, +città capitale de’ Sanniti dapprima e celebre nelle guerre dei Romani +contro di Annibale, indi florida residenza dei signori longobardi +delle Puglie, più tardi città pontificia, da ultimo incorporata +all’Impero da Federico II. Dalle eminenze ove trovavansi i Provenzali +miravasi la bella campagna bagnata dai fiumi Calore, e Sabbato, ed +in essa scorgevansi le lunghe file di fanti, e gli squadroni di +pesante cavalleria tedesca, e i Saraceni di Luceria schierati in +ottima ordinanza di battaglia[540]. Mentre il nemico intendeva girare +la posizione di Manfredi vicino Capua, quest’ultimo era rapidamente +marciato su Benevento, per tagliare a Carlo la via di Napoli e per +offrirgli battaglia: d’ambe le parti i due capitani avevano urgenti +motivi di affrettare il combattimento. Intollerabile mancanza di +tutto il bisognevole stimolava le soldatesche di Carlo; nel mezzo +della terra nemica, posti fuori di ogni comunicazione col loro paese +nativo, senza milizie di riserva, non rimaneva ad esse altra scelta che +vincere o morire. Manfredi poi vedeva innanzi a sè il nemico fiaccato +dalle lunghe marce, affamato, mal montato, ma intorno avea anche facce +di traditori, e di dietro le Puglie già ribellanti. Parecchi conti +abbandonavano secretamente le sue file; altri rifiutavano il debito +di vassallaggio sotto pretesto che dovevano tener guardia alle loro +castella; altri aspettavano il momento della pugna per vendere a prezzo +il loro Re. Anch’egli dunque doveva affrettar la sua sorte; vincere o +morire. + +Nella notte del giovedì gli si erano uniti ottocento cavalieri +tedeschi, onde, rianimato, ragunava a consiglio di guerra i suoi +generali. Intorno a sè aveva i Conti della numerosa famiglia dei +Lancia, che alla sua corte tenevano i massimi onori; erano fratelli +o congiunti di sua madre Bianca, ed appellavansi Galvano, Giordano, +Federico, Bartolomeo e Manfredi Malecta: aveva seco altresì alcuni +capitani ghibellini di Firenze e il prode romano Teobaldo degli +Anibaldi. Si consigliò di evitare la battaglia fino a tanto che fossero +giunti rinforzi; chè Corrado di Antiochia nipote di Manfredi trovavasi +ancor negli Abruzzi, ed altre genti dovevano capitar dal mezzodì. Se +si avesse adottato un tale partito, l’esercito di Carlo sarebbe perito +di fame; ma il tempo incalzava, forse anche era di sprone l’onore +cavalleresco, e massime non conveniva fidarsi dei traditori un sol +giorno di più. Manfredi pertanto decise di appiccar battaglia; e questa +fu opera dettata dalla disperazione tanto per Carlo quanto per lui. +Il suo astrologo aveva tratto l’oroscopo, e protestato che l’ora era +fausta; e sì che la stella di Manfredi ormai era giunta all’estremo +lembo dell’orizzonte. + +Spartì egli il suo esercito in tre ordinanze: la prima forte di +milledugento cavalli tedeschi era condotta dal conte Giordano di +Anglano; la seconda composta di Toscani, di Lombardi e di Alemanni, +e grossa di mille cavalieri aveva per capitani il conte Galvano e il +conte Bartolomeo; la terza divisione era formata di vassalli pugliesi +e di Saraceni, in numero di circa mille quattrocento uomini a cavallo, +con molti arcieri e fanti; la comandava Manfredi in persona. In tale +assetto il suo esercito passò il fiume Calore, e si schierò a nord-est +dalla città, presso a san Marco, nel campo chiamato Grandella o «delle +Rose», e vi stette aspettando il nemico che scendeva dalle alture. + +Frattanto infatti anche nel campo di Carlo s’erano parimenti +uditi alcuni a consigliare che la battaglia si differisse, poichè +le soldatesche erano stanche, i cavalli sfiatati: ma il valoroso +contestabile Gilles le Brun aveva dato loro sulla voce e costrettili +a tacere. Eziandio dalla lor parte si disposero in tre ordinanze. +Provenzali, Francesi, genti di Piccardia, Brabanzesi, soldati italiani +e romani, i fuorusciti pugliesi sitibondi di vendetta si schierarono +sotto il comando di Filippo di Montfort, di Guido di Mirepoix, di +re Carlo, del conte Roberto di Fiandra, del conte di Vendôme, del +Contestabile e di altri esperti capitani. I Guelfi fiorentini, +bramosi di vendicare la giornata di Montaperti, formarono una quarta +divisione sotto gli ordini del conte Guido Guerra; ed allorchè, forti +di quattrocento cavalieri, cavalcarono innanzi nel campo, corruscanti +di ricche armature, montati sopra magnifici destrieri e con splendide +insegne, chiese Manfredi a suoi seguaci donde venisse quella bellissima +milizia: ed avendogli taluno risposto, essere i Guelfi di Firenze, +sospirando sclamò: «Ah dove sono i miei Ghibellini pei quali feci +tanto, ed in cui aveva riposto così grande speranza?» Il Vescovo di +Auxerre e frati predicatori s’aggiravano nel frattempo in mezzo alle +soldatesche di Carlo, che ricevevano in ginocchio l’assoluzione, e +Carlo di qua e di là andava dispensando l’ordine della cavalleria[541]. + +I Saraceni con grande impeto aprono la mischia; gettando urla di +guerra, senza aspettar comando di capi si scagliano sulla minuta +fanteria francese composta dei Ribaldi, e a colpi di frecce la saettano +terribilmente. Allora s’avanza la cavalleria francese e fa strage dei +Saraceni, ma accorrono i cavalli tedeschi condotti dal conte Giordano, +e gridando: «Svevia, Svevia, cavalieri!», col loro urto ferrato rompono +quegli squadroni. A questo punto s’ode un grido: «Montjoie!»; è la +maggior legione di Carlo che viene all’attacco, e la lotta che si +appicca fra le due masse di cavalleria dalle pesanti corazze decide le +sorti della giornata. La celebre battaglia di Benevento fu combattuta +con appena venticinquemila uomini dall’una parte e dall’altra. La +lunga e formidabile guerra fra la Chiesa e l’Impero, fra Romani e +Germani, fu definita sopra un angusto campo di battaglia, in breve +volger di tempo e con pochi combattenti: ed invero era giunta a +maturità l’ora che fosse decisa. I Francesi pugnavano con corte spade; +i Tedeschi secondo l’antico loro costume con luoghi spadoni. I colpi +di punta e di taglio di scuola romanesca la vinsero sull’antica arte +germanica di battagliare, sì come in antico era avvenuto a Civita, +nell’undecimo secolo. I cavalieri di Carlo portavano in groppa dei +fantaccini, e quando i cavalieri tedeschi precipitavano dalle loro +cavalcature trafitte, quei fanti sdrucciolavano giù di sella e gli +uccidevano a colpi di mazza. Così perì la legione del pro’ Giordano; +e sebbene Galvano e Bartolomeo tenessero fermo un tratto, anche +questo fu inutile. I valorosi Tedeschi si batterono e caddero con +bravura; e, simili agli antichi Goti devoti a morte, furono gli ultimi +rappresentanti di quell’Impero germanico che era sceso nella tomba con +Federico II. + +Come re Manfredi dalla collina su cui s’era postato vide le sue milizie +vacillare e cedere, fe’ scendere alla battaglia la schiera formata +di vassalli pugliesi e siciliani. È cosa inconcepibile come mai a +vece di loro egli non s’avesse tenuto una riserva di Tedeschi con cui +decidere della battaglia: fatto sta che gl’Italiani se la diedero a +gambe; e fino Tomaso di Acerra cognato di Manfredi traditorescamente +fuggì, onde altri baroni ne imitarono l’esempio gettandosi dentro di +Benevento o negli Abruzzi. Quando il Re conobbe che la era finita, +volle morire da eroe. I pochi rimastigli intorno lo consigliarono che +riparasse entro alla terra, o che fuggisse in Epiro per ivi aspettare +giorni migliori alla corte del suocero suo: ma egli sdegna di farlo, e +comanda al suo scudiero che gli rechi l’elmo. E mentre se lo pone in +capo, cade l’aquila d’argento che lo adorna, ed egli esclama: «_Ecce +signum Domini!_» e senza insegna regia si scaglia fra’ nemici cercando +morte, seguito dal suo generoso amico Teobaldo Anibaldi, che vuol farsi +uccidere con lui. + +Allorchè sul campo di Benevento scesero le ombre della notte, il +vincitore, sempre cupo e chiuso in sè stesso, si ritirò nella sua tenda +e dettò questa lettera al Papa; «Dopo fiera battaglia dalle due parti, +noi coll’aiuto divino sbaragliammo le due prime divisioni dell’inimico, +per guisa che tutti gli altri cercarono salute nella fuga. Fu sì grande +il macello nel campo che i cadaveri degli uccisi tolgono la vista del +suolo. Nè tutti i fuggenti scamparono; molti ne raggiunse la spada +dei nostri che li inseguirono; molti furono fatti prigionieri e tratti +alle nostre carceri, e fra gli altri Giordano e Bartolomeo, che finora +presunsero nomarsi conti: preso fu anche Pier Asino (degli Uberti) +lo scellerato capo dei Ghibellini di Firenze[542]. Chi poi dei nemici +fra’ primi sia morto non sappiamo dire precisamente, massime dacchè in +tanta fretta scriviamo questo messaggio: molti però dicono essere stati +uccisi Galvano ed Errigecco, che si dissero conti. Di Manfredi nulla +si sa, se sia caduto in battaglia, o preso, o fuggito. Il destriero +che ei cavalcava è in mani nostre, e ciò potrebbe far credere che ei +fosse morto. Do annuncio alla Santità Vostra di questa grande vittoria +affinchè ne porgiate grazie all’Onnipotente che ce la concesse, e +col braccio mio combatte per la causa della Chiesa. Se giungerò ad +estirpare di Sicilia le radici del male, siatene certo, io ristabilirò +in questo reame l’antico obligo di vassallaggio ch’esso deve alla +Chiesa, lo avvierò di nuovo ad onore e a gloria di Dio, all’esaltazione +del suo nome, a pace della Chiesa ed al bene del paese. Dato da +Benevento, ai 26 di Febbraio, nella indizione nona, l’anno primo del +nostro regno»[543]. + +E tre giorni dopo scrisse: «Non ha guari annunciai alla Santità Vostra +il trionfo che il Signore ci largì a Benevento contro il publico +inimico. Per assicurarmi se vera è la fama, divulgata ognor più, che +Manfredi sia morto in battaglia, feci cercare fra i cadaveri del campo, +tanto più che nessuna voce correva che ei si fosse salvato fuggendo in +qualche luogo. Il giorno di Domenica, 28 Febbraio, si trovò infatti il +suo corpo ignudo in mezzo ai morti. E per non cadere in errore sopra +cosa di tanta rilevanza, feci mostrare il cadavere al conte Riccardo di +Caserta, mio fedele, a Giordano e a Bartolomeo che furon detti conti, +ai loro fratelli e ad altri che, vivente Manfredi, ne avevano avuto +personale conoscenza: lo riconobbero tutti e dichiararono che quella +indubbiamente era la salma di Manfredi. Come mi persuase sentimento +di natura, feci seppellire il morto con onoranze, ma senza ceremonie +ecclesiastiche. Dato nel campo presso Benevento, addì 1 di Marzo, +l’anno primo del nostro regno»[544]. + +Quando i conti prigionieri furono condotti in catene sul campo di +battaglia e videro il cadavere ignudo del Re, alla domanda se quegli +fosse Manfredi, risposero tutti sgomentati: sì! Solo il generoso +Giordano di Anglano con angoscioso dolore esclamò: «O Re mio!», e +copertasi colle mani la faccia, amaramente pianse[545]. A fianco +di Manfredi giaceva morto Teobaldo Anibaldi, suo fratello d’armi, +guerriero degno del nome romano, che ornò di bella gloria la Città +medioevale e la sua famiglia ghibellina. Per comandamento del +vincitore, Manfredi fu sepolto in una fossa aperta nel suolo presso +il ponte del Calore vicino Benevento; ed i guerrieri francesi per +onorarne l’eroico valore deposero ciascuno una pietra su quel tumulo, +innalzandogli così un monumento alla foggia usata nei paesi del Nord. +Ma poco dopo, consentendo il Pontefice, il Pignatelli vescovo di +Cosenza, uomo di animo abbietto, fe’ strappare il cadavere alla sua +fossa, e, come di scomunicato dalla Chiesa, lo fe’ gettare al confine +del Lazio, lungo l’argine del fiume Verde[546]. + +Manfredi, quando morì, aveva trentaquattro anni; al paro di Totila +ebbe vita e morte magnifiche. Come un dì quell’eroe dei Goti s’era +sollevato dalle ruine del suo popolo, e, giovine, aveva restaurato +colle sue vittorie l’impero di Teodorico, così anche Manfredi ebbe +fatto risorgere dai suoi ruderi l’impero di Federico in Italia, e per +alcuni anni lo tenne in fiore; indi soggiacque anch’egli alla fortuna +di un conquistatore venuto da altri paesi ed armato dal Pontefice a’ +suoi danni. I Guelfi, come li frugava ira di parte, lo accusarono +di avere ucciso padre e fratello, e a lui attribuirono delitti +abbominevoli; i Papi lo maledirono chiamandolo vipera velenosa e pagano +empio: ma al nobilissimo degli spiriti del medio evo, nato già quand’ei +morì, la sua ombra apparve non fra i dannati dell’Inferno, come i +preti farneticarono, ma anima gioconda fra quelle del Purgatorio; e +lietamente sorridendo gli disse che la maledizione dei preti nulla può +a dispetto dell’eterno amore di riconciliazione[547]. Quanti v’ebbero +di migliori tra i contemporanei, fino del partito guelfo, pregiarono in +lui la fortezza della sua indole virile; ne celebrarono la grandezza +liberale, la generosa mitezza di costume, la coltura eletta ed una +bontà d’animo schiettamente benigna, che soltanto di rado si lasciò +traviare all’ira od all’inganno[548]. + +Presso al cadavere del suo nobile avversario Carlo d’Angiò rappresenta +uno di quei contrasti del mondo morale, in cui il male pare predominare +sul bene. Tuttavolta la caduta di Manfredi fu un avvenimento così +altamente tragico che vi si ravvisa la potenza del destino storico +che abbatte gli ordinamenti antichi e schiaccia sotto il suo peso +chi ne raccoglie l’eredità. E le cause pratiche di una fine tanto +rapida ce le spiega eziandio la storia dell’Italia meridionale, che +fu una terra non guerriera, senza sentimento nazionale, senza fede +nè costanza, dove nessuna dinastia ebbe lunga durata, dove fino ai +nostri ultimi giorni fu sempre aperta la via a qualunque invasione, a +qualunque conquista. Le savie leggi di Federico II vi avevano fondato +un reggimento monarchico; ma non avevano potuto costituirvi uno Stato +nazionale; il trono, sopra cui si sedette Manfredi, riposò nuovamente +mal securo sul vassallaggio della nobiltà, la quale (secondo la +sentenza del guelfo Saba Malaspina) ebbe dapprima diviso con lui le +spoglie di Sicilia, indi contro fede lo tradì. Mercenarî tedeschi e +Saraceni, ossiano milizie straniere, erano i soli appoggi sicuri che +avesse la sua signoria; rotti quelli a San Germano e a Benevento, +neppur questa poteva più durare[549]. Il clero, potenza massima in quel +paese superstizioso, era nemico di Manfredi, e le città dissanguate da’ +tributi e dalle collette non gli erano per certo amiche. Anch’esse si +sentivano tratte dall’impulso universale di cui gli Hohenstaufen non +fecero il debito conto, e bramavano conseguire un reggimento civico +autonomo. Perciò, come Carlo fu entrato nel reame (così dice lo Storico +guelfo), cominciarono gli animi del popolo a vacillare, a voltarsi +contro Manfredi e ad espandere la loro gioia, avvegnaddio tutti allora +credessero che sarebbe tornata la pace lungamente desiderata, e che +insieme colla venuta di re Carlo si sarebbe dappertutto restaurato il +regime di libertà[550]. + +In che modo si compiesse cotale speranza, di che maniera di felicità +abbiano goduto Napoli e Sicilia nelle mani ladre dell’Angioino, +le storie di quei paesi lo tengono scritto. Noi non daremo che uno +sguardo fuggevole all’orribile bagno di sangue che n’ebbe Benevento, +proprietà del Pontefice, cui Carlo fu costretto di abbandonare al +sacco delle sue soldatesche. Dal campo di battaglia quei «campioni di +Dio» si scagliarono sulla città che era loro amica, nulla badando ai +lamenti ed agli scongiuri del clero, che mosse loro processionalmente +incontro: per otto lunghi giorni andarono massacrando gl’innocenti +cittadini collo stesso furore fanatico dei loro antenati quando avevano +combattuto contro gli Albigesi. E così scellerati orrori commisero, +che Clemente IV ne gettò un grido di disperazione, e con gran collera +s’accorse in qual forma iniziasse il suo reggimento l’atleta Carlo, il +Maccabeo della Chiesa[551]. + +Il vincitore non aveva sentimento umano; era un tiranno freddo e muto. +Elena, giovine e leggiadra sposa di Manfredi, com’ebbe a Luceria la +novella della sua fine, fu per morirne dal dolore; indi, presi con +sè i figli, si diede alla fuga. Abbandonata dai maggiorenti in tanta +sventura, e accompagnata solamente da alcuni uomini di cuore, venne a +Trani, in quello stesso luogo dove nel Giugno dell’anno 1259 era stata +accolta, fidanzata regale, con solennità magnifiche. Di là intendeva +ella imbarcarsi per l’Epiro, ma il mare burrascoso ne la impedì. Alcuni +frati mendicanti, che frugavano la terra spiando, corsero al castello +di Trani a darne avviso, e, spaventato il castellano coi fantasimi +delle pene eterne dell’Inferno, lo costrinsero a consegnare quella +vittima in mano ai cavalieri di Carlo: e così egli fece ai 6 di Marzo. +Elena morì di lì a cinque anni in carcere a Nocera de’ Pagani, che +non aveva ancora ventinove anni: diciotto ne penò sua figlia Beatrice +a Napoli nel Castel dell’Uovo: i piccoli figliuoli di Elena e di +Manfredi, appellati Enrico, Federico, Enzo, crebbero e intisichirono +fra i tormenti di trentatre anni di prigionia, ancora più sventurati +che non fosse il loro zio a Bologna. Nè gli Angioini nè gli Aragonesi +(come furono al possesso dell’isola di Sicilia) si sentirono sicuri +di liberare dal carcere i legittimi eredi di Manfredi[552]. La fine +della sua innocente famiglia mette dolore e indignazione ad ogni animo +generoso; però all’avvenimento di Trani un altro tiene riscontro +fatale, e nella storia non ve n’ha quasi un solo che lo pareggi. +Vogliamo dire della tragedia avvenuta alcuni anni prima in Sicilia, nel +castello di Calatabellota. Colà s’era rifuggita pure una regina, vedova +e sventurata come Elena, com’essa scampando con quattro figliuoli alla +ferocia di un conquistatore: era stata Sibilla, moglie dell’ultimo +re normanno Tancredi. La infelice e i suoi bimbi vennero crudelmente +caricati di catene; e lo spergiuro nemico, che spense la famiglia +normanna di Sicilia in mezzo ad orrori cui soltanto emularono le geste +di Carlo d’Angiò, fu Enrico VI imperatore, avo di Manfredi. Fatalità +degli eventi! Sibilla fu presa, e i più nobili uomini di Palermo +furono barbaramente scannati, in quello stesso giorno di Natale in cui +l’imperatrice Costanza diede alla luce il padre di Manfredi![553]. + +Carlo d’Angiò tenne la sua entrata in Napoli da conquistatore e da re, +vestito di un’armatura magnifica, cavalcando il destriero di battaglia +che avea montato a Benevento, seguito dai corruscanti cavalieri +di Francia e dai guerrieri vittoriosi del suo esercito, acclamato +e coperto di fiori dal popolo vigliacco, salutato servilmente dai +vilissimi baroni delle Puglie e dal clero giubilante: con lui veniva +la superba regina Beatrice in un cocchio scoperto di velluto azzurro, +al fastigio dei suoi desiderî ambiziosi. In tal guisa entrò in Napoli +la tirannide francese; così un popolo spensierato, inetto a libertà, +piegò il collo alla signoria straniera di un despota impostogli dal +Pontefice[554]. + +I Papi avevano raggiunto la meta da tanti anni sospirata: sul trono +di Sicilia sedeva un principe nuovo, loro vassallo e loro strumento; +spenta era la dominazione dei Tedeschi in Italia, cancellata +l’influenza antica di secoli che essi avevano esercitato su questo +paese e sul Papato; il romanismo aveva trionfato del germanesimo. +L’Impero alemanno non esisteva più; la stirpe degli Hohenstaufen, eroi +suoi, era scomparsa; Enrico VI, Federico II, Corrado IV, Manfredi ed +altri di quella casa giacevano sepolti in tombe dello stesso paese, a +Palermo, a Messina, a Cosenza, sotto il cumulo di pietre a Benevento; +Enzo prigioniero a Bologna; i figli di Manfredi prigionieri: solo +Corradino, ultimo degli Hohenstaufen, viveva ancora in libertà, ma +povero, disprezzato, colle porte d’Italia chiuse in faccia. Clemente +IV ricevette con gioia la novella della buona fortuna di Carlo; tutte +le campane di Perugia sonarono a festa; si alzarono al cielo preci di +grazie, poichè i cavalieri e le torri di Faraone non erano più. Però +se una divinazione profetica avesse tolto il velo dagli occhi di quel +Papa, gli avrebbe messo la morte nel cuore: spaventevoli apparizioni +gli avrebbero mostrato le conseguenze dell’opera sua; avrebbe veduto +trentasette anni dopo un Papa, successore suo, essere preso d’assalto +nel suo palazzo e maltrattato dal ministro di un Re francese; la +cattedra santa di Pietro trasportata in una piccola città di Provenza, +e per settant’anni occupata da Francesi, creature e satelliti dei loro +Re: e intanto Roma abbandonata in ruina! + + +§ 3. + +Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado Beltrami Monaldeschi +e Luca Savelli, senatori (1266). — Governo democratico in Roma sotto +di Angelo Capocci. — Don Arrigo di Castiglia, senatore (1267). — I +Ghibellini si raccolgono in Toscana. — Loro legati vanno in Germania +per invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino si decide ad +imprendere la spedizione. + +La caduta di Manfredi segnò eziandio la sconfitta dei Ghibellini in +tutta Italia; la massima parte delle città or riverirono Carlo da +loro patrono. Lo Stato ecclesiastico bentosto si rifece dalla lunga +pressura, ed il Pontefice, che bramava di tornare ad essere solo +signore in Roma, chiese adesso a Carlo che, secondo il patto conchiuso, +dimettesse la podestà di senatore: il Re trasse in lungo la cosa; +mostrò desiderio di durare in officio qualche tempo ancora; alla fine +dichiarò ai Romani con dispetto mal celato che egli si spogliava della +sua dignità per non affliggere la Chiesa che affermava di possedere un +diritto sopra il senato. E lo fece sulla fine di Maggio dell’anno 1266; +nè molto andò che il Pontefice se ne pentì[555]. + +Sperava adesso Clemente IV di restaurare senza più i suoi diritti +signorili in Roma, perocchè Carlo di Angiò con trattati si fosse +obligato di aiutarlo in tale bisogna. Tuttavolta la Città non faceva +alcuna ciera di voler porre il senato in mano del Papa, e neppure +(che era peggio) di invitarnelo a tornare. Già nell’Aprile Clemente +era andato da Perugia ad Orvieto; indi, tutto speranzoso di entrare +in Laterano, era capitato a Viterbo, dove pose dimora. Roma allora +non trovavasi colla santa Sede in attenenze più strette di quello che +fossero con essa le Republiche di Firenze o di Lucca; i Romani tenevano +i diritti dei Pontefice in conto di lettera morta; nè Carlo si prendeva +briga di farsene patrocinatore. Perchè poi frattanto occorreva di non +lasciare vacante la scranna senatoria, il popolo romano, tornando al +vecchio sistema, elesse due senatori: e questi immantinente domandarono +il pagamento della moneta che i mercanti romani avevano prestato +sull’ipoteca dei beni ecclesiastici; ed il Papa a chiamarli briganti e +ladri dentro e fuori di Roma[556]. + +Il registro Capitolino tien nota di quei Senatori altrove non +appellati, e li chiama coi nomi di Corrado Beltrami Monaldeschi +orvietano e di Luca Savelli romano. E veramente uno di quei Senatori +fu Luca, padre di un Pontefice venturo; avvegnaddio la iscrizione +posta sul suo sepolcro in Araceli dica che egli morì nell’anno 1266 in +officio di senatore[557]. + +Un’amnistia aveva richiamato a Roma parecchi Ghibellini, ove tornarono +a sedere in parlamento accanto a’ Guelfi. Parecchi partigiani di +Manfredi, come fu Jacopo Napoleone degli Orsini, avevano fatto +soggezione al Pontefice, ma d’apparenza soltanto; perlochè, come +la vinta fazione s’ebbe riavuta dal suo sgomento, riordinò le sue +file dappertutto, così a Roma che in Toscana, così a Napoli che in +Lombardia, coll’abilità che fu propria degl’Italiani nelle società +secrete[558]. E la superbia intollerabile della nobiltà guelfa inasprì +il popolo romano tanto gravemente, che esso nella prima metà dell’anno +1267 si ribellò, istituì un governo democratico di ventisei _boni +homines_, e nominò Angelo Capocci di fazione ghibellina a capitano +del popolo. Clemente dovette dare il suo consentimento al nuovo ordine +di cose, e il capitano del popolo fe’ perfino appello a lui allorchè +la nobiltà, messa su da Viterbo (così dicevasi a Roma), incominciò a +combattere il novello reggimento: il Papa, protestandosi innocente, +mandò due vescovi a ristabilire la pace[559]. + +Il Capocci frattanto, incaricato dal popolo di eleggere il Senatore, +posò il suo occhio sopra un Infante spagnuolo, don Arrigo, che era +figlio di Ferdinando III di Castiglia e fratello minore di Alfonso +il Saggio, re titolare dei Romani: era un eroe avventuriero, uomo +d’ingegno e di ambizione principesca. Bandito dal suo paese come +ribelle, Arrigo aveva posto dimora nella Francia meridionale suddita +all’Inghilterra, e già nell’anno 1257, postosi al servigio di Enrico +III, avrebbe preso parte alla spedizione contro Manfredi, se l’impresa +non fosse ita a vuoto. Nell’anno 1259, sopra navi inglesi, era andato +in Africa, accompagnato da Federico fratel suo e da altri fuorusciti +spagnuoli; indi aveva combattuto agli stipendî del signore di Tunisi +contro i Mauri[560]. La rivoluzione d’Italia era esca che lo invitava +a cercare un nuovo teatro alla sua ambizione; laonde, nella primavera +del 1267, seguito da un duecento valorose lame castigliane, venne +alla corte di Carlo cugino suo, che lo accolse onorevolmente sì, ma di +malavoglia. E per vero Carlo gli era debitore di una somma di denaro +che gli scottava di dover subito pagare; e quando il molesto creditore +con buon garbo gli fe’ capire che bramava di essere soddisfatto, +l’Angioino con molte belle promesse lo mandò a Viterbo, alla corte +pontificia. Quivi, disputando i diritti di Jacopo di Aragona, l’Infante +mosse pretese alla corona dell’isola di Sardegna, che la Chiesa +protestava essere sua proprietà, e di cui contendeva alla Republica di +Pisa il dominio. Arrigo guadagnò a favor suo i cardinali a forza dei +suoi inchini castigliani e del suo oro tunisino, ma Clemente IV fu più +propenso di saldare il conto con un matrimonio che gli propose di una +principessa aragonese, anzi che d’investirlo di Sardegna. Vi aspirava +anche Carlo, ed il Re in segreto seppe così ben fare che mandò a monte +le speranze del suo cugino, e lo battè coll’inganno[561]. + +Più avventurato invece fu l’Infante nella sua candidatura a Roma, dove +i suoi dobloni gli schiusero il Campidoglio. Su di lui il Capocci +capitano del popolo indirisse l’elezione, ed i Romani accolsero di +grand’animo a senatore un Principe castigliano, illustre per gloria +guerriera e per ricchezza, da cui si aspettavano valorosa difesa contro +l’arroganza della nobiltà e contro le pretensioni del Pontefice. La +nobiltà, la più parte dei Cardinali, il Papa stesso contrariarono +l’elezione; ma indarno, chè a Roma l’opinion publica era in generale +ridivenuta ghibellina, non sì tosto che Carlo d’Angiò s’aveva assiso +sul trono di Sicilia. L’Infante venne di Viterbo nel Luglio dell’anno +1267 per mettersi nella signoria della Città; e così (stranezza di +caso!) due fratelli furono in pari tempo, l’uno re eletto, l’altro +senatore dei Romani[562]. + +Il reggimento civico di don Arrigo conseguì prestamente un’importanza +che non fu dammeno di quella che aveva avuto il governo del +predecessore suo Carlo d’Angiò. Ed invero era appena l’Infante +entrato nel suo officio, che incominciò a imbronciarsi col Papa: volle +assoggettare al Campidoglio tutta intera la Campagna, privare il clero +della sua giurisdizione, umiliare la nobiltà. Protestò il Papa, ma il +Senatore non desistette dall’opera intrapresa[563]. Il popolo stimava +il Principe, e questi sulle prime si mostrò imparziale verso Guelfi e +verso Ghibellini; però il suo odio ardentissimo contro di Carlo che +lo aveva gravemente offeso, ed avvenimenti inaspettati in breve lo +indussero a dichiarare aperta guerra contro il partito ecclesiastico. + +Gli aderenti di Manfredi e della casa di Svevia si raccolsero in +Toscana. In questo paese era sbocciata la novella semenza velenosa +di quelle due vecchie fazioni, la cui lotta irreconciliabile +impresse nella storia d’Italia i caratteri eroici di una feroce e +grande passione, per modo che sotto le loro forme e le loro insegne +gl’Italiani combatterono ancor dopo che fu sopita la grande guerra +fra Chiesa e Impero. Alla fantasia di quell’età, la furibonda contesa +delle due parti parve essere opera tenebrosa di due demonî nominati +l’uno _Guelfa_, l’altro _Gebellia_; e per verità furono questi le +furie anguicrinite del medio evo. Non fu all’età di Manfredi che +comparissero per la prima volta; l’origine loro è più antica, ma il +loro impulso selvaggio assunse quella spaventosa natura di lotta di +fazioni massimamente dopo che fu caduta la signoria degli Svevi: e +per tal guisa ne andarono scisse in due parti ostili le province e +le città d’Italia[564]. Pisa e Siena, Poggibonsi e San Miniato al +Tedesco, anche dopo la fine di Manfredi, s’erano serbate tutte per +gli Hohenstaufen ossia di fede ghibellina. Il conte Guido Novello, +che preso di sgomento aveva abbandonato Firenze, radunò in Prato e in +altre castella mercenarî tedeschi ed amici suoi intorno allo stendardo +di Svevia. Dei capitani di Manfredi alcuni avevano potuto scampare dal +campo di battaglia di Benevento o dalle prigioni pugliesi; così era +stato dei fratelli Galvano e Federico Lancia, di Corrado di Antiochia +nipote dell’imperatore Federico e genero di Galvano, di Corrado e +di Marino Capece nobili napoletani, e di Corrado Trincia. Il regno +siculo gemeva sotto il giogo del suo nuovo padrone: dissanguato dalle +imposte; calpestato da francesi percettori dei tributi, da giudici e +da balivi; ingannato dal despotismo di Carlo in tutte le speranze di +diritti e di franchigie, esso si trovava in condizioni tali che a petto +di esse il governo di Manfredi pareva essere stato l’età dell’oro: il +popolo che tradito lo aveva, si risovvenne adesso piangendo della sua +mansuetudine, e con vano lamento lo invocò. Fino i Guelfi di quel tempo +hanno descritto con orrore qual fosse la signoria del primo Angioino; +e Clemente IV in alcune celebri lettere, sotto forma di ammonimenti +paterni e di consigli benevoli, ha dipinto di lui maestrevolmente un +ritratto che è quello di un odioso tiranno[565]. + +Esuli pugliesi fuggirono in Toscana e narrarono che il reame era pronto +a ribellarsi. I partigiani di Manfredi ne vedevano i figli languire +in catene, e incapaci di difendere i loro diritti ereditarî; perciò +volsero i loro desiderî a Corradino ultimo erede legittimo di Sicilia, +che un dì i Guelfi avevano invitato a scendere in Italia contro +l’usurpatore Manfredi. + +Il figlio di Corrado IV, nato ai 25 Maggio 1252, aveva quattordici anni +quando lo zio suo cadeva ed un conquistatore si levava su quel trono, +che per diritto delle genti e per giure ereditario avrebbe dovuto +essere proprietà sua incontestabile. Corradino era sotto la tutela +di suo zio Luigi di Baviera, uomo rozzo, e di sua madre Elisabetta +sorella di quel Duca, la quale nell’anno 1259 aveva sposato in seconde +nozze il conte Mainardo di Gorizia. Per un istante la corona imperiale +si era liberata sul capo di Corradino, ma il Papa, che non aveva +deciso la controversia fra Alfonso e Riccardo appunto per far sì che +Germania si estenuasse nelle lotte di parte e che Italia restasse senza +imperatore, aveva proibito l’elezione dell’ultimo rampollo legittimo +della «velenosa» progenie degli Svevi. E Corradino, cui non era rimasto +che l’inane titolo di re di Gerusalemme e l’assottigliato suo ducato +di Svevia, era venuto crescendo in età sulle romantiche rive del lago +di Costanza, nutrendo il suo spirito di canti dei poeti del suo paese, +e di imagini seducenti di eroismi, di opere grandi e della caduta sua +casa. + +La storia politica registra poche sventure così commoventi come fu la +sorte di quel giovinetto, che la potenza di tragici avvenimenti e un +destino ereditato dai suoi padri trassero fuori della terra natale e +di una vita d’idillio per condurlo in Italia e sacrificarlo, ultimo +della sua schiatta d’eroi, sulle tombe degli avi. Legati ghibellini +di signori e di città, di Pisa, di Verona, di Pavia, di Siena, di +Luceria e di Palermo andarono nell’anno 1266 a Costanza, ad Augusta e +a Landshut; l’anno dopo li seguitarono i fratelli Lancia ed i Capece +per incoraggiare al volo «l’aquila appena pennuta». Secondo la bella +similitudine del guelfo Malaspina furono pari a quei messaggieri i +quali al re venturo aveano recato oro, incenso e mirra[566]: e gli +promisero l’aiuto d’Italia se avesse voluto spiegare nuovamente sulle +Alpi la bandiera dell’Impero, e venire a liberare da esosa tirannide la +terra de’ suoi padri gloriosi. + +Come il nipote del gran Federico vide quegli uomini italiani fargli +omaggio genuflessi a’ suoi piedi, come ne udì i discorsi meravigliosi, +e ne toccò i ricchi doni pegno di loro promesse, il suo animo si +deliziò di fantastiche contentezze. Voci di sirene lo adescavano ad +andare nella bella e fatal terra, paradiso storico, desiderio dei +Tedeschi, dove i suoi padri illustri sembravano chiamarlo dai loro +sepolcri invendicati. Sua madre si oppose, ma i suoi zii e i suoi +amici acconsentirono. E fama si sparse di qua dalle Alpi che il giovane +figlio di Corrado IV armava un esercito per iscendere in Italia, per +balzare del trono Carlo tiranno e per restaurare la signoria sveva. + + + + +CAPITOLO TERZO. + + +§ 1. + +I Ghibellini apparecchiano la spedizione di Corradino. — Carlo, capo +della federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione di Sicilia +e delle Puglie. — Don Arrigo sposa la causa dei Ghibellini. — Guido +di Montefeltro, prosenatore. — Corradino scende in Italia. — Galvano +Lancia a Roma. — Il senatore s’impadronisce dei capi de’ Guelfi. — Lega +di Roma con Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana. + +«Non faccio gran caso», così scriveva il Pontefice nell’Ottobre +dell’anno 1266, «non faccio gran caso dei messaggi che i Ghibellini +mandano al fanciullo Corradino, loro idolo: so benissimo in che acque +ei si trovi: lo stato suo è così deplorevole che nulla ei può fare per +sè e per i suoi partigiani»[567]. Nondimeno nella primavera dell’anno +1267, ecco farsi più aperti i discorsi, più minacciosa l’attitudine +dei Ghibellini in Toscana. E ai 10 di Aprile, Clemente IV scrive ai +Fiorentini: «Della covata del dragone è nato un basilisco velenoso che +ormai appesta Toscana del suo alito; a città e a nobiluomini esso invia +una razza di vipere, fabbri di malanno, complici de’ suoi disegni, +traditori nostri e del vacante Impero e dell’illustre re Carlo: con +sottili arti bugiarde egli si azzima di orpello, e si sbraccia a sviare +dal sentiero della verità gli uni con blandizie, gli altri coll’esca +dell’oro. Questi è il temerario fanciullo Corradino, nipote di Federico +che fu un tempo imperatore dei Romani, per giusta sentenza di Dio e del +suo Vicario, scomunicato: suoi strumenti sono gli scellerati uomini +Guido Novello, Corrado Trincia e Corrado Capece con altri molti, i +quali vorrebbero alzare questo osceno idolo in Toscana, e in secreto +e in palese ingaggiano milizie tedesche per conchiudere leghe e per +macchinare cospirazioni»[568]. + +Ed invero i Ghibellini spiegavano una grande attività: Corrado Capece, +reduce di Svevia, veniva a Pisa addirittura facendola da vicario +di Corradino, e in nome di lui, come di re di Sicilia, promulgava +scritture. Pisa e Siena si mostravano volonterose di secondare con +tutte le loro forze l’audace impresa; i congiurati delle Puglie e +di Sicilia eran lesti; i Romani parevano assolutamente favorevoli. +Ogni qual volta il pericolo ingrossava sul serio il Papa e Carlo +si mettevano prestamente d’accordo affine di opporvi un argine. Per +conseguenza alcune soldatesche pugliesi sotto la capitananza di Guido +di Montfort entrarono senz’altro in Toscana, ed occuparono Firenze +dove i Guelfi le avevano invitate ad andare. Sulla fine poi di Aprile +Carlo capitò in persona a Viterbo, dove ebbe lunghe e importanti +conferenze col Papa, indi tenne dietro alle sue milizie e venne a +Firenze[569]. Pistoia, Prato e Lucca gli affidarono tosto per sei anni +la signoria: e sebbene questo grande aumento della sua potenza fosse +al Papa incresciosissima cosa, tuttavia ei dovette farvi buon viso; e +(tanto per lenire con un titolo l’invasione contraria a diritto che +si faceva di Toscana, terra imperiale) Clemente nominò colà il Re +a _paciarius_, ossia restauratore della pace, quasi che a lui nella +vacanza dell’Impero ne avesse spettato il diritto[570]. + +I Ghibellini si difesero con buona fortuna contro le armi di Carlo +dentro di Poggibonsi e di altre castella toscane, e frattanto la +crescente ribellione di Sicilia e delle Puglie rianimò il loro +coraggio. Corrado Capece sopra una nave pisana era corso a Tunisi, +e aveva persuaso l’ivi rimasto Federico di Castiglia, fratello del +senatore Arrigo, a tentare insieme con lui un attacco in Sicilia. Così +infatti avvenne, e quei due arditi uomini, con qualche centinaio di +compagni, sbarcarono felicemente ai primi del Settembre 1267 sulla +costiera sicula, presso a Sciacca. Al loro comparire la maggior +parte dell’isola insorse, e gridò re Corradino. La rivoluzione passò +lo stretto e mise in fiamme le Puglie; e i Saraceni di Luceria, che +fino dai 2 Febbraio 1267 avevano alzato il vessillo svevo, stettero +attendendo con impazienza il figliuolo di Federico. Per tal guisa il +piano dei Ghibellini maestrevolmente concepito e prosperamente posto in +essere impedì a Carlo di recarsi in Lombardia e di tagliarvi la strada +a Corradino. + +Il Re di Sicilia era in gravi cure, poichè Roma (dove poco tempo +prima era stato egli senatore) trovavasi adesso in potere del cugino +Arrigo, suo acerrimo nemico, il quale a quest’ora aveva apertamente +abbracciato la causa dei Ghibellini[571]. Per Corradino che s’avanzava +il Campidoglio poteva servire di base ad una spedizione contro Sicilia, +al modo istesso che se n’era giovato Carlo ai danni di Manfredi. Il +Re consigliò pertanto al Pontefice che con sue arti vi sollevasse +turbolenze per far precipitare Arrigo di Castiglia; ma Clemente non +trovò ascolto in Roma a così fatto disegno, e n’ebbe a conoscere che +tutti i partiti temevano il possente senatore «come la folgore»[572]. +Ed invero don Arrigo vi governava con energia e con abilità grandi, +coadiuvato dal vicario che, secondo l’esempio di Carlo, ei s’era posto +a fianco in Campidoglio: e quegli era Guido di Montefeltro, signore +di Urbino, ghibellino zelantissimo anch’egli come i suoi padri, uomo +illustre, che fra poco doveva empiere Italia del suo nome e ottener +fama di massimo capitano dei suoi tempi[573]. Le milizie civiche +occupavano molte castella delle terre romane; nel mese di Agosto Arrigo +s’impadroniva dell’importante rocca di Castro posta sulle frontiere del +reame; a Corneto cercava di guadagnarsi influenza sul mare, e nel mese +di Settembre prendeva la città di Sutri nella Tuscia romana, di dove +poteva così porger la mano ai Ghibellini toscani. Invano si adoperò il +Papa per riconciliare il senatore con Carlo; e parimenti inefficaci +tornarono le sue esortazioni ai baroni del Patrimonio, cui inculcava +che rimanessero fedeli alla Chiesa[574]. + +Ai primi del mese di Ottobre si sparse per Roma la voce che Corradino +fosse entrato in Italia. Ed era vero. Il giovine Principe aveva venduto +i suoi possedimenti famigliari; fattone denaro, aveva raccolto a fatica +un esercito, e per la via del Tirolo intrapreso la sua marcia. La sua +temeraria spedizione fu il rovescio di quello che aveva fatto il grande +avo di lui all’incominciamento della sua splendida vita. Chè un tempo +Federico, giovanissimo, era partito di Sicilia per andare a strappare +di capo ad un Imperatore guelfo la corona dei suoi avi; e adesso il +nipote suo partiva di Germania per venire in Sicilia a togliere ad un +usurpatore la corona italica di Federico. Alle braccia di una moglie +che lo ammoniva del pericolo s’era tolto Federico; alle braccia di una +madre profetante sventure or si toglieva Corradino: ma a quello la +Chiesa aveva prestato il suo appoggio; a questo invece le Bolle del +Pontefice divietavano l’ingresso in Italia e gli negavano qualsiasi +diritto all’eredità del suo avo. Corradino partì di Baviera nel mese +di Settembre dell’anno 1267: lo accompagnavano il duca Luigi suo zio, +Mainardo di Tirolo suo patrigno, Rodolfo di Asburgo, e Federico figlio +di Ermanno di Baden, ultimo dei Babenberg che pretendesse alla duchea +di Austria: giovinetto orfano anche quest’ultimo, la pari sventura e la +tenera amicizia ne lo facevano il fratello d’armi di Corradino. Ai 20 +di Ottobre, il nipote di Federico II con tremila cavalli e con milizie +di fanteria entrò nella ghibellina Verona, dove quattordici anni prima +Ezzelino e Uberto Palavicini avevano accolto suo padre Corrado IV. + +Due giorni innanzi, ai 18 di Ottobre, Galvano Lancia zio di Manfredi +era venuto a Roma colle bandiere degli Svevi, recandovi un’ambasciata +di Corradino e intendendo conchiudere un’alleanza colla città. +I Ghibellini ricevettero con giubilo grande quel rappresentante +dell’Impero degli Hohenstaufen; il senatore lo salutò con publiche +manifestazioni di onore, lo albergò in Laterano, e in una solenne +tornata nel Campidoglio ricevette il messaggio di Corradino. Quando il +Papa seppe di tutto ciò, andò sulle furie. «Udii», così egli scrisse +ai 21 di Ottobre al clero romano, «udii cosa che mi ha riempiuto di +meraviglia e di orrore: che Galvano Lancia, uom dannato, un tempo +persecutore malvagissimo della Chiesa, entrò in Roma il giorno di +san Luca; che a vitupero del Pontefice osò spiegare le bandiere di +Corradino della velenosa stirpe di Federico, e con audacissima pompa +pose stanza in Laterano, la cui soglia appena son degni di varcare gli +uomini giusti». Per conseguenza, comandava che Galvano fosse citato +innanzi il tribunale della Chiesa[575]; ma, a dispetto del Papa, il +legato di Corradino s’ebbe ogni maniera di omaggi: e fastosamente lo si +invitò ad assistere a’ publici giuochi che si diedero a Monte Testaccio +con magnificenza insolita[576]. + +Volle il senatore torsi dai piedi ogni sorta di ostacolo ai suoi +piani, laonde deliberò di sbarazzarsi d’un sol colpo di tutti coloro +che a Roma parteggiavano coi Guelfi. Tali erano Napoleone, Matteo e +Rainaldo Orsini, Giovanni Savelli, _Riccardus Petri Anibaldi_, Angelo +Malabranca, _Petrus Stephani_, per gran parte fratelli o nipoti +di cardinali. Era mezzo il Novembre, ed egli invitò quei signori a +consiglio in Campidoglio; comparsi appena, li fe’ arrestare e por sotto +chiave. Napoleone e Matteo furono tradotti nel castello Saracinesco; +Giovanni Savelli, già senatore, uomo onesto e generoso, diede in +ostaggio suo figlio Luca e ottenne libertà; il solo Rainaldo Orsini, +non venuto in Campidoglio, potè fuggire della Città. I Guelfi ne +furono atterriti; molti si ricoverarono nelle loro castella, ma Roma +stette cheta e obbediente al senatore[577]. Protestò il Papa; raccolse +i prigionieri, i cardinali, i loro parenti e i loro beni sotto la +protezione della Chiesa; ed al senatore ed al Comune, ma con prudenza e +con linguaggio temperato, chiese soddisfazione[578]. + +Frattanto don Arrigo discacciava anche le famiglie di que’ maggiorenti, +ne faceva in parte smantellare le case, e abbertescava il Vaticano dove +poneva un presidio tedesco. In Campidoglio si proclamò publicamente +l’alleanza della Città con Corradino[579], e il senatore invitollo +a venire a Roma. Don Arrigo, che non era soltanto prode guerriero, +ma coltivava eziandio la vaga scienza di trovatore, gli indirizzò +alcuni versi di stile robusto; e può darsi che in quei giorni, in +mezzo allo strepito delle armi ghibelline, ei dettasse la canzone +che ci si conserva ancora. In essa ei dà sfogo al suo odio contro +Carlo, predone dei suoi beni; inneggia alla speranza che cada tronco +il giglio francese; incuora Corradino a tor possesso del bel giardino +di Sicilia, e ad impadronirsi con opera ardita e romana della corona +imperiale[580]. + +A Roma eran venuti legati di Pisa, di Siena e della federazione +ghibellina di Toscana per stipularvi un formale patto di alleanza +colla Città. Addì 18 Novembre si congregarono nella chiesa di Araceli +il maggiore ed il minor Consiglio, i Consoli dei mercanti ed i Priori +delle maestranze: Guido di Montefeltro prosenatore presiedette +l’assemblea. E Jacopo cancelliere della Città fu eletto a sindaco +de’ Romani, e gli furono date le piene facoltà perchè conchiudesse il +trattato coi Procuratori toscani[581]. In questo istesso tempo, il Papa +scagliava l’anatema contro Corradino, contro Pisa, contro Siena ed i +Ghibellini toscani, e nel dì 26 di Novembre mandavane la sentenza al +clero romano affinchè la publicasse. Tuttavolta non osò di infliggere +a Roma l’interdetto, nè al Senatore la scomunica: «per quanto so e +posso», così egli scrisse ai 23 di Novembre, «voglio evitare la guerra +co’ Romani; però temo che a me ed al Re di Sicilia non resterà in +ultima altro partito che questo». + +Addì 1 Dicembre, nel palazzo dei Quattro Coronati, dove allora dimorava +il senatore, fu conchiusa un’alleanza offensiva e difensiva fra Roma, +Pisa, Siena e il partito ghibellino di Toscana. Questo trattato, in cui +fu data guarentigia dei diritti di Corradino, ebbe per iscopo espresso +l’annientamento di Carlo e della sua podestà in Toscana. Dappoichè +quelle città guelfe lo avevano eletto «signore» per sei anni, ed il +Papa lo aveva nominato principe paciere, i Ghibellini gli contrapposero +don Arrigo di Castiglia che crearono per cinque anni capitano generale +della loro confederazione. Obligaronsi a stipendiargli una scorta di +duecento Spagnuoli a cavallo, ed il senatore promise di porre duemila +uomini al servizio della lega ghibellina[582]. + +Nel frattempo i capi de’ Guelfi romani erano tenuti in carcere +oppure andavano esuli; il solo Rainaldo Orsini s’era ricoverato con +molti amici a Marino sui monti Latini. Ivi il senatore lo assediò +con milizie, ma poichè non ebbe prospero risultato nell’assedio (la +rocca era forte e ben difesa), sbuffò di collera, e tutti gli uomini +sospetti, laici fossero o cherici, provarono gli effetti della sua +stizza. Gli facevan duopo denari per armarsi a pro di Corradino, ed +egli violentemente diè di mano ai _Deposita_ dei conventi romani, dove, +secondo una costumanza antichissima, non soltanto Romani ma anche +genti di fuori solevano deporre in custodia le loro cose preziose. +S’impadronì del tesoro di molte chiese; ne rapì le vestimenta e gli +arredi, e con questi espedienti fece su un buon gruzzolo. Come poi +si sparse fama che don Arrigo volesse entrare a mano armata nelle +Puglie, il Papa con fervidissima instanza richiese Carlo che tornasse +a casa sua, e pensò anch’egli di partire da Viterbo e di andare +nell’Umbria[583]. Di suo moto proprio espresse il desiderio che Carlo +potesse tornare ad essere senatore di Roma; ed anzi, in previsione +di ciò, volle scioglierlo dall’antico giuramento. Indi con grande +acerbità scrisse a don Arrigo, si lagnò delle accoglienze fatte a +Galvano, della lega conchiusa coi Ghibellini di Toscana, delle violenze +esercitate contro i maggiorenti romani, e minacciò le più gravi pene +ecclesiastiche[584]. + + +§ 2. + +Male condizioni di Corradino nell’Italia settentrionale. — Si giunge a +Pavia. — Carlo si reca dal Pontefice a Viterbo. — Bolla di scomunica. — +Accoglienze che Pisa fa a Corradino. — Fallisce un tentativo di Carlo +contro Roma. — Prima vittoria di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è +ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — Corradino +parte di Roma. — Battaglia di Tagliacozzo. — Vittoria e sconfitta di +Corradino. + +A Verona frattanto Corradino si dava gran faccenda per cercar modo +di mantenere il suo esercito, di conchiudere alleanze colle città, di +sgombrarsi la via di Toscana. Era tanto povero che più neanche Carlo +era stato. Una parte delle sue soldatesche, poichè non le si pagava +dello stipendio, lo aveva disertato; suo zio Luigi, un egoista, e +suo patrigno Mainardo, cui era debitore di grossa moneta per la quale +aveva dovuto dargli in ipoteca i suoi beni ereditarî, abbandonarono +il giovinetto al suo destino, e se ne tornarono nel Gennaio 1268 ad +Alemagna. Il valore con cui Corradino superò tante difficoltà dimostra +che egli era degno de’ suoi antenati: e contro ogni aspettazione potè +continuar la sua marcia nel bel mezzo del paese nemico, felicemente +sì, come tempo prima era riuscito all’esercito di Carlo di traversare +Italia. La sua impresa parve in tutto essere la ripetizione di quella +dell’Angioino, il quale (vedi ironia della sorte!) fu costretto a +far la parte di Manfredi. La federazione dei Guelfi di Lombardia non +oppose impedimento a Corradino, che giunse così a Pavia addì 20 Gennaio +del 1268: colà, perplesso come innanzi, rimase fino ai 22 del mese di +Marzo. + +Carlo bruciava d’impazienza di muovergli incontro: dopo un lungo +assedio aveva ridotto Poggibonsi, rocca maggiore dei Ghibellini, +ad arrendersi, e con aspra pressura aveva costretto eziandio Pisa +alla pace: se ora ei fosse partito e se avesse obligato Corradino ad +accettare una battaglia campale prima che toccasse Roma, la guerra si +sarebbe decisa sul Po. Ma il Papa, cui angustiava la paura di perdere +Sicilia (tanto più adesso che la rivoluzione imbaldanziva nelle +Calabrie, nelle Puglie e negli Abruzzi), scongiurò Carlo che tornasse +nel suo reame: ed invero se questi perduto lo avesse, non poteva egli +certo sperare che la Chiesa avrebbe rifatto per conto suo quell’immane +lavoro di Sisifo; chè anzi, profugo, lo avrebbe abbandonato alla +sua sorte, ond’ei sarebbe stato costretto di ritirarsi in Provenza a +masticarvi la sua vergogna. L’Angioino vedeva dietro di sè il suo regno +ardere in fiamme; perciò, dopo di aver lasciato in Toscana con alquante +soldatesche il maresciallo Guglielmo de Berselve, riprese la via del +regno, ed ai 4 di Aprile ei fu a Viterbo dal Pontefice[585]. + +Di là questi il giorno dopo scagliò una seconda volta la scomunica +contro Corradino e Luigi di Baviera, contro il Conte del Tirolo e +tutti i capi dei Ghibellini: e comprese nell’anatema le province e +le città che avevano fatto accoglienza al nemico o che la facessero. +Contro Pisa, Siena, Verona e Pavia pronunciò l’interdetto; scomunicò +Arrigo senatore, Guido da Montefeltro, i magistrati del Campidoglio, +tutti que’ Romani che avevano ricevuto messaggi di Corradino; minacciò +d’interdetto la Città, sciolse i Romani del giuramento prestato al +loro senatore, e die’ facoltà a Carlo di riprendersi per dieci anni +il reggimento urbano, se quell’altro, entro il termine di un mese, non +fosse venuto ad obbedienza[586]. + +Intanto che da Viterbo si bandivano questi anatemi, Pisa risonava di +migliaia di voci giubilanti: in quel porto entrava il giovine nipote +di Federico II sopra navi della Republica e con cinquecento cavalieri. +Corradino era partito di Pavia, e passando per le terre del Margravio +del Carretto sposo di una figliuola naturale di Federico, era capitato +a Vado, paese sul mare vicino Savona: e lì si era imbarcato ai 29 di +Marzo. Il comando delle sue soldatesche aveva affidato a Federico +di Baden, e questi si sgombrò felicemente il sentiero pei monti di +Pontremoli, ad onta che i Guelfi ne difendessero i passi, e per la +Lunigiana, sui primi del Maggio, le condusse a Pisa. Dalla Republica +il giovine pretendente ricevette il primo omaggio solenne, e vi +trovò una flotta pronta a far vela sia per Roma, sia per le costiere +dell’Italia meridionale. Carlo, che non poteva andare a cercare a Pisa +il suo avversario, nè impedirgli di progredire nella sua marcia (da +altra parte non gli era chiaro qual fosse il disegno di Corradino) +decise adesso di tornarsene nel regno, per porre a partito quei +ribelli, segnatamente i Saraceni di Luceria; deliberò cioè di aspettare +l’attacco del nemico di piè fermo nel suo paese, a somiglianza di ciò +che Manfredi un tempo avea fatto. Tuttavia da Viterbo volle provare +se gli riusciva a bene un colpo su di Roma; ed infatti una parte delle +sue milizie in compagnia di alcuni Guelfi fuorusciti (fra loro furono +il conte Anguillara e _Matheus Rubeus_ degli Orsini) penetrò nella +Città; ma il senatore battendoli li discacciò, per modo che Carlo trovò +prudente di lasciarne star Roma pe’ fatti suoi[587]. Addì 30 di Aprile +partì di Viterbo dopo che il Papa lo ebbe nominato vicario imperiale in +Toscana: e il conferimento di questa dignità e la rinnovazione del suo +officio senatorio furono concessioni di rilevanza grande, che a lui nel +tempo avvenire erano destinate a profittare con molto frutto[588]. + +Corradino trovò adesso a Pisa ed a Siena un appoggio vigoroso[589]: +la vittoria di Ponte a Valle, onde le sue milizie ai 25 di Giugno +fecero prigioniero il maresciallo di Carlo, rianimò le sue speranze: +e ambasciatori del Campidoglio venivano a invitarlo che andasse a Roma +dove Galvano lo aspettava; e gli aiuti del senatore gli promettevano un +aumento di forze[590]. Lo Stato ecclesiastico bolliva in gran fermento; +Fermo e le Marche erano in aperta rivoluzione: ancora una vittoria +decisiva, e la parte maggiore d’Italia si sarebbe dichiarata per +Corradino. Dopochè una flotta pisana ebbe fatto vela per le Calabrie +sotto la capitananza di Federico Lancia, anche Corradino partì a mezzo +il Luglio. Sgombra era la via di Roma. Clemente IV aveva fatto venire a +Viterbo alcune milizie chiamandole di Perugia e di Assisi, ma soltanto +per sua difesa, e là aspettò che l’ultimo degli Hohenstaufen passasse +oltre[591]. Indarno il Pontefice aveva ammonito i Romani più influenti +che non abbandonassero la Chiesa; le sue lettere, che a questo momento +si vanno facendo sempre più agitate, svelano per la prima volta +ch’egli era conturbato da gravi cure. Però neppur l’animo di questo +prete si lasciò vincere dalla paura. «Passerà come fumo», diss’egli di +Corradino; e lo paragonò ad un agnello che i Ghibellini conducevano al +macello. E dalle mura di Viterbo ei potè vedere co’ suoi stessi occhi +le ordinanze dei soldati che ai 22 di Luglio attraversarono la pianura +vicino Toscanella, senza pur minacciarlo. + +Per la via Cassia Corradino procedette lietamente verso Roma passando +da Vetralla, da Sutri, da Monterosi e dall’antica Vejo: lo seguitavano +cinquemila cavalieri in ottimo arnese; con sè aveva Federico di Baden, +il conte Gerardo Donoratico di Pisa, Corrado di Antiochia, molti dei +maggiorenti ghibellini d’Italia. Dall’altezza di monte Mario lo sguardo +inebriato del giovinetto discorse per l’ampia Campagna da Roma: da quel +luogo infatti essa si spalanca severa e solenne, incorniciata da’ monti +di un azzurro porporino; la traversa il magnifico Tevere che passa da +ponte Milvio vicino a colline di tufo coperte di ruderi; e la volta +azzurrina del cielo pare posarsi festosa sulla turrita Roma. Sopra le +prime alture della Sabina l’occhio discerne senza fatica le bianche +linee delle case di Tivoli. Là (dicevano a Corradino), era stato il +teatro delle imprese di Federico e di Manfredi; e gli additavano le +alte montagne di Subiaco che fanno corona ai confini del Napoletano +ed al lago di Fucino, dove il suo destino crudele stava aspettandolo +nella pianura di Tagliacozzo. In distanza, annebbiata dai vapori, +gli mostravano l’antica Preneste: cinque settimane ancora, ed egli +si sarebbe trovato in quella rocca ciclopica, coperto di catene! E +dove fra’ monti Albani e gli Apennini si apre un’ampia vallata, gli +segnavano le campagne del Lazio, e gli narravano che di quella gola +passava la strada donde Carlo d’Angiò era sceso al Liri. + +Alla mente esaltata di Corradino sarà paruto che in lunga comitiva lo +venissero ad incontrare le ombre dei grandi Imperatori e lo salutassero +Cesare: e lo commovevano ad entusiasmo, come in antico il secondo ed +il terzo Ottone, il maestoso aspetto della Città e la vista magnifica +del popolo romano che salutandolo plaudente copriva la pendice di monte +Mario da ponte Molle fino alla via Trionfale. Il senatore gli avea +apparecchiato un accoglimento degno di imperatore. Roma (lo confessa il +guelfo Malaspina) era partigiana dell’Impero per indole[592]: ed invero +sebbene spesse volte ed ostinatamente i Romani avessero combattuto +gli Imperatori germanici, tuttavolta l’idea imperiale esercitava +sempre un fascino potente su di essi; laonde accolsero con veraci +onoranze il nipote del grande Federico, come legittimo rappresentante +dell’Impero. Tutti i Romani capaci alle armi lo aspettavano vestiti +di belle armature, cogli elmi inghirlandati di fiori, e disposti +a giuochi guerrieri nel campo di Nerone; il popolo agitava palme e +rami d’ulivo, e cantava inni di letizia. Allorquando Corradino, ai 24 +di Luglio, tenne la sua entrata per il ponte sant’Angelo, ei trovò +Roma mutata in un teatro di festoso trionfo. Per un breve istante +il giovinetto romantico si sentì sollevato all’apogeo della umana +grandezza. Le vie che mettevano al Campidoglio erano gremite di +gente; corde eran tese dall’una casa all’altra, e da quelle secondo il +costume medioevale pendevano a drappelloni tappeti, ricche vestimenta, +arredi d’oro, e d’ogni maniera ornamenti preziosi: e cori di donne +romane ballavano danze nazionali al suono di cetre e di timballi[593]. +Il guelfo Malaspina confessa che il ricevimento di Carlo era stato +molto al di sotto delle festività con cui si salutò Corradino: era +Roma la ghibellina che lo onorava spontanea come portava la sua +inclinazione[594]. + +Si condusse l’ultimo Hohenstaufen in Campidoglio e lo si gridò +imperatore. I capi dei Ghibellini italiani e i fuorusciti delle Puglie +circondarono il giovine Principe, e tutti gli si strinsero addosso +per raccomandarglisi, nell’intento di averne più tardi dei feudi. +Financo nobiluomini romani che da Carlo o dal Papa avevano ottenuto +amnistia, tornarono a mostrarsi ghibellini zelanti. Pietro di Vico, +uomo senza fermo carattere, a vicenda partigiano di Manfredi e di +Carlo, comparve in Campidoglio a prestarvi omaggio. Jacopo Napoleone +degli Orsini offerse i suoi leali servigî; il giovine Riccardo ed +alcuni altri Anibaldi, il conte Alcheruccio di santo Eustachio, Stefano +dei Normanni, Giovanni Arlotti, la famiglia dei Surdi, ghibellini +fedeli al tempo di Manfredi, contribuirono denaro e armi, in quello +che il senatore sollecitava fervidamente gli ultimi preparativi della +spedizione. Altri degli Orsini e degli Anibaldi, e tutta la casa dei +Savelli duravano invece dalla parte di Carlo, mentre i Frangipani, i +Colonna, i Conti in attitudine neutrale attendevano chiusi nelle loro +castella l’esito degli avvenimenti. + +Uno strano cambiamento delle cose faceva sì che, due soli anni dopo +dell’impresa di Carlo, Roma tornasse ad essere base ad una spedizione +di conquista contro le Puglie; e la mutazione degli eventi riduceva +adesso in tutto e per tutto quell’usurpatore nelle condizioni in +cui s’era trovato Manfredi, allorchè dietro al Liri aveva aspettato +l’invasione nemica. Le linee di difesa da Ceperano a Capua erano +parimente forti di allora, ed anche meglio guardate; e Carlo, che +aveva levato l’assedio di Luceria, trovavasi col nerbo delle sue forze +presso a Sora in una posizione che gli rendeva possibile di muovere +rapidamente incontro al suo avversario, fosse egli venuto dalla via +Valeria oppure da quella Latina. Un consiglio di guerra tenuto in Roma +decise che per la Valeria si dovesse penetrare negli Abruzzi onde +evitare il passo di Ceperano: volevasi tirar dritto fino a Sulmona, +di là muovere nelle Puglie, occupare Luceria, e, indi, dar addosso con +tutte le forze al nemico che si credeva postato ancor là. Il piano era +eccellente. + +Ai 18 di Agosto dell’anno 1268 Corradino partì di Roma, dove Guido da +Montefeltro rimase come vicario del senatore[595]. Accompagnavanlo don +Arrigo con qualche centinaio di Spagnuoli, Federico di Baden, Galvano, +Corrado di Antiochia, ed altri maggiorenti. L’esercito ben armato, +forte di circa diecimila uomini, era animato da coraggio e di buon +umore. Il popolo romano seguì quelli che partivano per un buon tratto +di via fuor della porta di san Lorenzo; e tutta la milizia civica +avrebbe voluto muovere anch’essa alla guerra, se Corradino dopo due +giornate di cammino non ne avesse congedata la massima parte: con lui +rimasero soltanto i capi dei Ghibellini col fiore delle lor genti, +Alcheruccio di sant’Eustachio, Stefano Alberti, il vecchio Giovanni +Caffarelli, il giovane Napoleone figlio di Jacopo Orsini, Riccardello +Anibaldi, Pietro Arlotti e Pietro di Vico. Passato l’Anio, e più sopra +Tivoli, si venne a Vicovaro, dove gli Orsini di parte ghibellina +albergarono Corradino, e si toccò Saracinesco dove la figlia di +Galvano, ch’era moglie di Corrado di Antiochia, salutò il suo regale +cugino. Infatti quel castello piantato sopra una roccia (nel secolo +decimo era stato il nido di una ladronaia saracena) apparteneva a +Corrado, perciocchè a suo padre Federico di Antiochia lo avesse recato +in dote Margherita nobile donna romana. Ed ivi erano ancora custoditi i +due prigionieri Orsini, circostanza questa cui Corrado poco tempo dopo +andò debitore di sua salvezza. + +Vicino Riofreddo l’esercito varcò la selvaggia terra del confine, +penetrò senza ostacoli pei distretti di Carsoli negli Abruzzi, e scese +nella valle del Salto. Di là si spalanca allo sguardo del viaggiatore +il grandioso paese dei Marsi, con montagne gigantesche, biancheggianti +di neve, ai cui piedi si stende pomposamente il lago di Fucino colle +sue acque tinte di un azzurro cupo. Tutto all’intorno stanno le +città de’ Marsi, Avezzano, Tagliacozzo, Celano, Antina ed Alba, luogo +maggiore della contea de’ Marsi, di cui allora Corrado di Antiochia +portava ancora il titolo, ereditato dal padre[596]. Vie parecchie +attraversano il paese, e per valichi montani conducono dalla parte di +ovest a Roma, da sud a Sora, da nord ad Aquila ed a Spoleto, da est a +Sulmona patria di Ovidio. + +Come Corradino si fu avanzato verso Tagliacozzo, con meraviglia +scoperse che il suo nemico era anche giunto al lago Fucino e si +appressava ad Alba: questo ei non s’aspettava. Ed invero Carlo a +gran passi era venuto di Sora per tagliare la strada di Sulmona +al suo avversario, per cacciarlo indietro oppure costringerlo ad +accettar battaglia: e allorquando con tremila stanchi cavalli e con +genti di fanteria ai 22 di Agosto pose campo sui colli di Magliano, +a due miglia da Alba, ei potè di quel luogo scorgere Corradino. Là +pertanto conveniva combattere quella battaglia che avrebbe deciso le +sorti dei due rivali. I campi nemici erano divisi dal Salto: l’uno +era collocato nella pianura Palentina vicino Alba, l’altro presso +dell’ora distrutto Castel Ponte in prossimità di Scurgola; e così +stettero una notte[597]. L’esercito di Corradino al mattino seguente +si dispose in due ordinanze; la prima sotto il comando del senatore, +del conte Galvano e di Gerardo Donoratico di Pisa, capo dei Ghibellini +toscani; la seconda, composta per la maggior parte di cavalleria +tedesca, sotto la capitananza dei due giovani Corradino e Federico. Le +battaglie del nemico erano guidate dai suoi migliori generali: tali +erano Jacopo Cantelmi, il maresciallo Enrico de Cousance, Giovanni +di Clary, Guglielmo l’Estendart, Guido di Villehardouin principe di +Acaia, Guido di Montfort e il Re in persona[598]. Erardo di Valery, +rinomato guerriero tornato di fresco dall’Oriente, gli aveva dato +consiglio che tenesse un terzo corpo nascosto, in riserva; e sebbene +un comandante così esperto com’era Carlo di Angiò appena abbisognasse +del suggerimento del Valery per tenere in serbo milizie che in caso +di bisogno decidessero dell’esito della pugna, tuttavia ei si servì +con buon giovamento dell’accortezza di quel capitano valente. Oltre ai +Guelfi lombardi e toscani, servivano nell’esercito di Carlo eziandio +alcuni Romani; _Bartholomaeus Rubeus_ degli Orsini, il margravio +Anibaldo, i due Savelli Giovanni e Pandolfo ed altri nobiluomini: per +tal modo Romani di un sangue e di una stirpe stavano, da nemici, gli +uni contro gli altri armati. + +Nel mattino dei 23 Agosto Arrigo di Castiglia per il primo passò il +fiume, girò il fianco dei Provenzali presso al ponte, e aperse con +impeto la pugna. Quando le schiere di Corradino ebbero varcato il +Salto, e si furono scagliate con foga bollente sugli odiati nemici, +parvero essere le furie vendicatrici di Benevento. Non v’ebbe +tradimento che macchiasse l’onore delle armi dei combattenti. L’urto +irresistibile dei Ghibellini sbaragliò le ordinanze nemiche; la prima +linea dei Provenzali fu sconquassata; la seconda, composta della +cavalleria francese, fu rotta. Allorchè il maresciallo di Cousance +che vestiva l’armatura di Carlo, cadde di cavallo col vessillo che +impugnava, e d’un subito fu ucciso, s’alzò un grido tonante che +plaudiva alla vittoria ed alla morte dell’usurpatore. Le milizie +francesi si diedero a fuga scompigliata, e dietro loro a inseguirle +Arrigo di Castiglia che fu l’eroe della giornata. Tedeschi e Toscani si +gettarono sul campo nemico a saccheggiarlo, e le file si sciolsero sul +terreno dove il giovinetto Corrado inebriato teneva in mano la palma +della vittoria. Al mattino la fortuna alto lo levò come imperatore; a +sera vituperosamente lo precipitò all’imo della sventura, abbandonato e +senza nome. + +Carlo che stavasi appiattato sopra un colle, mirò la fuga del suo +esercito; e la perdita della battaglia per lui significava la caduta +inevitabile del suo trono. Il Cronista guelfo descrive il Re che +si scioglie in lacrime, che invoca la Madonna e i Santi, in quello +che il Valery si studia di rattenerlo, e finalmente lo ammonisce +esser tempo di muovere fuor dell’agguato, alla riscossa. E tosto +ottocento cavalieri scendono e si gittano di repente sul campo dove +non isventola più alcuna bandiera francese. Quelle fresche milizie +irrompono colle lance in resta, e bastano i loro squadroni serrati +a disperdere le soldatesche di Corradino sparpagliate al saccheggio, +e ne fanno macello, e le cacciano in fuga, mentre i Francesi sviati +tornano a raccozzarsi. Le battaglie a quel tempo si combattevano senza +disciplina, in modo ben diverso dalle regole nostre di guerra. E questo +rese possibile che Carlo prendesse la rivincita. Non isquillo di tromba +potè più rattenere i fuggenti, nè alcun capitano ristabilir più un +ordine di battaglia. Fuggiron tutti, e orribile fu la disfatta. La +mancanza di una riserva fece perdere a Corradino la battaglia dianzi +splendidamente vinta; forse causa della sconfitta fu anche il soverchio +bollore degli Spagnuoli di Arrigo che inseguendo il nemico battuto +s’erano allontanati di troppo[599]. E allorchè l’Infante dal suo +inseguimento torna sul terreno dove aveva pur dianzi lasciato vincitore +Corradino, ei vede schierate sulla fronte del campo milizie: verso di +esse corre giubilante per andarvisi a unire con saluti e con festa, +quando, oh stupore!, ode udirsi gridar contro: «Montjoie! Montjoie!», +e discerne l’impresa dei gigli. Scagliasi egli eroicamente sul nemico; +due volte cerca di sbaragliarlo, ma inutile: non giova contro il fato +dar di cozzo[600]. + +Come fu scesa la notte sul campo di Tagliacozzo, anche stavolta Carlo +sempre cupo sedette nella sua tenda, e dettò al Papa una relazione +della vittoria riportata: tranne che la mutazione di alcuni nomi, fu +un’esatta ripetizione della lettera che in addietro aveva scritto dal +campo di Benevento. «Il messaggio di pace lungamente desiderato da +tutti i fedeli del mondo, mando a Voi, Padre Santo, olezzante come +incenso: e, Padre, pregovi; sorgete e cibatevi della cacciagione +del figliuol Vostro... Uccidemmo tanta moltitudine di nemici che la +sconfitta di Benevento in paragone par cosa da nulla. Se Corradino +e il senatore Arrigo sien morti o fuggiti dir con precisione non +sappiamo, massime dacchè scriviam questa lettera immediatamente dopo +della battaglia. Certo è che il cavallo cui il senatore montava, fu +preso mentre fuggiva senza cavaliere. La Chiesa, madre nostra, giubili +e lodi l’Onnipossente che le concesse una tanta vittoria col braccio +del suo campione: avvegnaddio or paia che il Signore abbia posto +termine a tutte le sue necessità, e l’abbia liberata dal furore de’ +suoi persecutori. Dato dal campo Palentino, addì 23 Agosto, indizione +undecima, nell’anno quarto». + +E questo fu l’orrido linguaggio onde usò il feroce carnefice di quella +notte di san Bartolomeo, che al Papa con bigotta ipocrisia offerse le +sue vittime come vivanda saporita di selvaggina presa in caccia[601]. +La duplice vittoria che a sì breve distanza di tempo conseguiva quello +stesso despota Carlo, la prima volta contro Manfredi, la seconda volta +contro Corradino, rivolta il senso morale: e in verità fu nuovamente +il male che trionfò del bene, l’ingiustizia che la vinse sul diritto. +Sul campo della battaglia di Tagliacozzo, combattuta in quegli ardenti +calori dell’estate, si gettò una sorte che forse fu la più ingiusta +di quante mai guerriero abbia tratto dall’urna delle battaglie. Se +guarentigie della vittoria sieno il diritto e la giustizia, il valore +e la fedeltà, l’eroismo e la giovinezza generosa, certo che Corradino +doveva vincere: eppure il destino inesorabile diè il trionfo in +mano di Carlo. L’odio del vincitore potè satollarsi alla vista delle +migliaja di uccisi che coprivano il campo, ma la sua crudeltà volle +di più. A molti Romani prigionieri fece, egli antico senatore della +loro Città, troncare i piedi; e avendogli taluno significato che la +vista dei mutilati gli avrebbe procacciato soverchio odio, comandò +che si serrassero tutti in una casa e vi si desse fuoco. Di nobili +romani giacquero morti Stefano degli Alberti, il prode Alcheruccio +di Sant’Eustachio e il vecchio Caffarelli. Pietro di Vico mortalmente +ferito potè trascinarci a Roma, e di là ricoverarsi nel suo castello, +dove morì nel Dicembre: uomo senza fede, fu uno degli stipiti della +famiglia dei Vico, fieri Ghibellini, in cui durò per titolo ereditario +la prefettura urbana fino all’anno 1435[602]. + + +§ 3. + +Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi fa breve dimora. +— Fugge; è fatto prigioniero, e consegnato al nemico in Astura. — +I prigionieri nel castello di Palestrina. — Galvano Lancia condotto +al supplizio. — Carlo diventa senatore una seconda volta. — Sorti di +Corrado di Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — Clemente +IV muore (1248). + +Un colpo come di fulmine a ciel sereno ebbe rotto l’incanto dei +sogni audaci in cui lo sventurato si cullava; innanzi a’ suoi piedi +si spalancava un abisso di ruina. Fuggì dal campo di battaglia con +cinquecento cavalieri: e con lui furono Federico di Baden suo fratello +d’armi, il conte Gerardo di Pisa, Galvano Lancia, il figlio di questo +ed altri nobiluomini. Dapprima ei volse i suoi passi a Castelvecchio +vicino Tagliacozzo, dove (almen pare), sperando di raccogliere soldati +sbandati, un tratto posò. Indi per la via Valeria procedette innanzi a +Vicovaro. Fuggitivo rifece la stessa strada che pochi giorni innanzi +aveva percorsa alla testa di un esercito, fidente nella vittoria; e +così mosse precipitosamente verso Roma[603]. Ivi non si sapeva che cosa +fosse avvenuto del senatore Arrigo; ma Guido di Montefeltro imperava +pur sempre nella Città da vicario suo, e Corradino credeva trovarvi +riparo, e ricavare dall’alleanza con Pisa nuovi modi di continuar la +guerra. + +A Roma giunse un giorno di martedì, ai 28 di Agosto. Che altre +accoglienze vi aveva avuto la prima volta! Quale ritorno! Veniva adesso +di soppiatto, quasi fuor di senno[604]! La nuova della sua disfatta +era capitata a Roma rapidamente; i Ghibellini n’erano stati atterriti; +i Guelfi ne avevan fatto allegrezze grandi. Dal campo erano corsi +giubilanti alcuni fuorusciti romani che avevano combattuto sotto il +vessillo di Carlo; Giovanni e Pandolfo Savelli, _Bertholdus Rubeus_ +ed altri signori. L’esaltamento degli animi era al colmo. Guido di +Montefeltro teneva il Campidoglio per conto di Arrigo, ma ricusò di +dare ricetto al fuggitivo, laonde Corradino dovette cercare ricovero +presso altri Ghibellini che s’erano chiusi nelle loro torri dentro +della Città: ed infatti qui possedevano il Colosseo, l’isola Tiberina +nuovamente fortificata da Pietro di Vico, il Vaticano abbertescato, +i palazzi di Stefano Alberti, ed una rocca appellata _Arpacata_, che +tempo innanzi Jacopo Napoleone aveva edificato nel Campo di Fiore sulle +rovine del teatro di Pompeo[605]. Ma poichè ogni dì più nella Città +venivano ingrossando i Guelfi, gli amici di Corradino avvisarono che +ivi ei non poteva più a lungo dimorare, e consigliarono di fuggire. +Gli sciagurati (non rimase che il solo conte Gerardo Donoratico in gran +secreto, e presto cadde in mano del nemico), gli sciagurati partirono +un venerdì, ai 31 di Agosto, accompagnati da una piccola comitiva, +e andarono al castello Saracinesco, che era tenuto dalla figlia di +Galvano[606]. Erano incerti di quel che dovessero fare; sulle prime +volevano gettarsi nelle Puglie, ma poi deliberavano di guadagnare la +più prossima marina. + +Quella schiera assottigliata fuggì per la Campagna, traversò la via +Appia, si mise per le Maremme più sotto di Velletri, e giunse al mare +vicino Astura. Astura, dove in antico Cicerone ebbe una villa, posa +isolata sopra ruderi di palazzi romani che un tempo sorsero sulla +riva del mare: fin presso alle dune sabbiose del lido non v’ha che +territorio incolto e selvatico, coperto di fitte boscaglie, intersecato +di paludi e di laghi donde esalano miasmi febbrili, e da cui lentamente +scendono al mare alcuni fiumicelli. Tratto tratto, lungo la spiaggia +in quella solitudine sepolcrale s’elevano oscure torri; e dal mare a +non grande distanza sorge, incantevole vista! il capo di Circe colla +rocca Circea. La duna forma un porto di pescatori dove sbocca il fiume +Stura. Nei primi tempi del medio evo il castello era stato proprietà +del convento di santo Alessio sull’Aventino, indi era diventato un +feudo, primamente dei Conti di Tusculo, adesso dei Frangipani. Di +Astura oggidì non rimane che il castello, prominente con una torre +sopra il mare, ma a’ tempi di Corradino era un _castrum_ con parecchie +chiese, e circondato di solide mura[607]. I fuggiaschi si misero in un +battello sperando di giungere all’amica Pisa. Ma Giovanni Frangipane +signore del castello, avuto annuncio che alcuni cavalieri di nobile +aspetto e di foggia straniera, probabilmente fuggenti dal campo di +Tagliacozzo, s’erano posti in mare, cacciò sulle loro tracce dei rapidi +vogatori: forse lo fece di suo proprio impulso, forse perchè erano +state publicate lettere del Papa e di Carlo con ordine di catturare i +fuggitivi. Arrestatigli sul mare, li ricondusse nel castello di Astura: +e in suo potere vennero Corradino, Federico di Baden, i due conti +Galvano, il giovine Napoleone Orsini, Riccardello Anibaldi e parecchi +altri cavalieri tedeschi e italiani[608]. + +Quando Corradino si die’ a conoscere al Frangipane n’ebbe +un’ingannevole speranza, perciocchè confusamente ricordasse che +la famiglia di quel signore un dì avea parteggiato per l’Impero, +e dall’avo suo aveva ricevuto di ricchi donativi: ei non sapeva +il meschino che quei Frangipani s’erano inimicati con Manfredi per +cagione di Taranto, e che da lungo tempo avevano sposato la causa +del Pontefice. Paura e avarizia persuasero il signore di Astura a +impadronirsi di quella preda preziosa in cui ravvisava nientemeno +che il pretendente della corona di Sicilia. E s’aggiunse il fatto che +Roberto di Lavena, ammiraglio di Carlo, poco tempo prima battuto dai +Pisani vicino Messina, si trovasse con navi provenzali in quelle acque; +perlochè, come ebbe udito dell’avvenimento di Astura, sbarcò, e in nome +del Re di Sicilia chiese che gli si consegnasse Corradino. Resistette +il Frangipane per tenere alto il prezzo della fatta preda, e condusse +i prigionieri in un vicino castello, ancor più munito, che forse fu +quello di San Pietro in Formis, vicino Nettuno[609]: e di lì a poco +sopravenuto anche il cardinale Giordano di Terracina, rettore della +Campania e della Maritima, con milizie, da parte propria in nome del +Papa chiese che gli si dessero in mano i prigionieri come scomunicati +dalla Chiesa e malfattori pigliati sul suo territorio. Sventura di +Corradino fu che non venisse in balia dei Pontificî, chè almeno avrebbe +avuto salva la vita. Non preghiere, nè promesse, non l’innocenza, nè +la giovinezza e la leggiadria del prigioniero commossero il cuore del +Frangipane: ma se paura della collera di Carlo potè ragionevolmente +trattenerlo di mettere in libertà il nobile fuggitivo, nulla v’ha +che scusi il suo rifiuto di consegnarlo al cardinale Giordano. Sotto +pretesto delle strette cui lo mettevano i marinari di Carlo che lo +assediavano, l’esoso pirata diè i prigionieri in potere delle masnade +di quel crudele[610]: incatenati, furono trascinati attraverso la +Maremma, consegnati a Carlo in Genazzano, e chiusi nel castello di San +Pietro, più in su di Palestrina. Quel castello piantato sopra sterili +rocce, era proprietà di Giovanni Colonna, ma occupato da armigeri +napoletani[611]; chè infatti Carlo dal campo di battaglia era venuto +per le montagne a Subiaco, indi scendendo, aveva preso per la via +Prenestina: e il suo quartier generale era posto a Genazzano, feudo dei +Colonna, i quali allora, come i Conti e i Frangipani, per paura e per +intento politico, si mostravano di spiriti guelfi. + +Da Genazzano a Palestrina non v’hanno che due ore scarse di cammino; +e a Palestrina si raccoglievano i prigionieri, e vi conducevano anche +il senatore Arrigo, il quale, fuggendo dal campo di battaglia, era +stato preso da un cavaliere di nome Sinibaldo Aquilone: vi venivano +tratti eziandio Corrado di Antiochia, e molti nobiluomini romani e +Ghibellini italiani[612]. Il castello di san Pietro, rocca antichissima +del Lazio, è oggi caduto; non ne rimangono che delle pietre ciclopiche +coperte di musco; e l’edera si abbarbica intorno a quelle ruine, donde +l’occhio dell’osservatore vien giù scorrendo su un panorama bellissimo +di terra e di mare. Ivi Corradino stette molti giorni incatenato coi +suoi compagni. Fra tutti i prigionieri quello che Carlo odiava di più +era il conte Galvano, il quale in entrambi i campi di battaglia aveva +pugnato contro di lui, e come generale di Manfredi e come promotore +zelantissimo dell’impresa di Corradino: e narrasi che a Palestrina, +od altrimenti nel suo quartier generale di Genazzano, lo mandasse +al supplizio publicamente con altri baroni di Puglia, dopo che gli +aveva fatto scannare fra le braccia il figliuol suo Galiotto. In +questo modo morì nella prima metà di Settembre del 1268 lo zio di +Manfredi, fratello della leggiadra Bianca: fu uomo prudente e di valore +cavalleresco, la cui vita di varia fortuna stette sempre associata a +quella degli Hohenstaufen nella grandezza e nella fine[613]. Gli altri +prigionieri Carlo lasciò a Palestrina, ed ei mosse a gran passi a Roma. + +Qui, subito dopo la sua vittoria di Tagliacozzo, era stato eletto +senatore a vita; ed egli aveva lietamente accettato la podestà urbana, +e mandato nuovamente a Roma da suo vicario Jacopo Cantelmi, cui +Guido da Montefeltro tosto consegnò il Campidoglio per una somma di +quattromila fiorini d’oro. Il Papa già dapprima aveva sciolto Carlo +della rinuncia da lui data con giuramento dell’autorità senatoria, ed +or lo confermò nell’officio per dieci anni. L’Angioino pertanto ai 16 +di Settembre prese una seconda volta il possesso della sua dignità +in Campidoglio, e da allora in poi all’altro suo titolo aggiunse +officialmente quello di «Senatore dell’illustre Città»[614]. Ai Romani +che parteggiavano per lui ed a quelli che avevano combattuto nelle sue +file sul campo Palentino die’ ricompense di beni e di feudi; e così +anche Giovanni Frangipane fu regalato riccamente[615]. + +Dopochè Carlo ebbe insediato in Campidoglio i suoi ministri ed +annunciato ai Guelfi le sue vittorie, tornossene, sull’incominciamento +dell’Ottobre, a Palestrina per condurre i prigionieri a Napoli ed ivi +mandarli al supplizio[616]. Di tutti loro il solo Corrado di Antiochia +ottenne libertà; trasse in salvo la vita per la fortunata combinazione +che sua moglie teneva ancora in ostaggio a Saracinesco i due Orsini, +Napoleone e Matteo, fratelli del potente cardinale Giovanni Caetano, +che più tardi fu papa Nicolò III. Si fece il cambio di Corrado con quei +prelati, ed egli diventò lo stipite della famiglia latina dei Conti di +Antiochia, la quale nei secoli decimoterzo e decimoquarto risiedette +nelle castella di Anticoli e di Piglio sul Serrone, e, come si vede +dalla storia di Roma, fu sempre (finchè si spense) di parte ghibellina +e nemica dei Papi[617]. + +Se l’infante Arrigo scampò a morte, ne andò debitore alla ragione della +parentela, ed al rispetto che Carlo dovette portare alla casa regale +di Castiglia. Oscuro è quando abbia finito di vivere, ma fino all’ora +della sua morte l’antico senatore sofferse il destino di re Enzo, prima +nel carcere di Canosa, indi a Santa Maria del Monte nelle Puglie, dove +può darsi che gli risonassero all’orecchio i lamenti dei tre figliuoli +di Manfredi. Indarno pregarono i Re di Castiglia e di Aragona perchè +fosse riposto in libertà; indarno poeti reclamarono con fieri carmi: +il rimpianto di don Arrigo e le lodi della sua prodezza cavalleresca +vivono ancora nei versi dei trovatori, nelle canzoni di Giraud de +Calason e di Paulet di Marsiglia[618]. + +La testa dell’ultimo Hohenstaufen cadde a Napoli ai 29 Ottobre +dell’anno 1268. Carlo corse a dar morte allo sventurato, dopo che +l’ebbe sottratto al dominio della Chiesa. Volle ucciderlo, perchè +se anche lo avesse tenuto in catene nel più profondo di un carcere, +a turbare i suoi sonni avrebbe bastato il saperlo vivo. La sentenza +concorde dei contemporanei e dei posteri ha marchiato d’infamia il +supplizio di Corradino e dei suoi generosi amici, e lo giudicò opera +iniqua di un pavido tiranno: nè corse molto tempo che la storia ne fece +vendetta. Non v’ha ragionamento di sofista che possa nettare Carlo +assassino da quella macchia di sangue. Alcuni accusarono Clemente +IV di complicità: certo è ch’ei lasciò andar le cose per la loro +china, e su di lui s’aggrava giusto rimprovero che non si facesse +consegnare Corradino, come quello che era stato colpito dell’anatema +della Chiesa, ed arrestato sul suo territorio da vassalli pontificî: +è poi biasimevole che per lo meno non si affrettasse a trattenere la +scure del carnefice, quando pur doveva prevedere a che fine di sangue +sarebbe riuscita quella tragedia, egli che troppo bene conosceva +l’animo scellerato di Carlo. Il Pontefice approvò la morte dell’ultimo +nipote di Federico II, poichè essa poneva termine una volta per sempre +alle pretese della casa sveva. Se dalla bocca di Clemente IV fosse +uscito un grido di sdegno od almeno una voce umana di compianto della +sorte troppo crudele di Corradino, il cui diritto era chiaro come luce +di sole innanzi a Dio ed agli uomini, questo solo avrebbe ornato di +pregio la memoria di un Pontefice, cui la fortuna concesse di abbattere +nella radice la grande famiglia degli Hohenstaufen. Ed egli tacque; +e giusto sia il giudicio che cade su di lui. Ai 29 di Ottobre fu +troncata la testa di Corradino; ai 29 di Novembre morì Clemente IV a +Viterbo, come se la potenza del vindice destino non concedesse a questo +prete di vivere di più. La commovente ombra dell’innocente nipote di +Federico sarà apparsa al letto di morte del Papa a turbargli i momenti +dell’agonia: avrà veduto il giovinetto quale parve sul patibolo di +Napoli sollevare le mani al cielo, e poi prostrarsi orando per ricevere +il colpo fatale[619]. E Clemente morì eziandio sgomentato in pensando +al vincitore brutale, or fatto strapotente. Se, come prete, lo avrà +confortato la coscienza di avere spazzato via dal mondo una famiglia +ch’era nemica mortale del Papato, lo avrà pur addolorato l’idea che il +vero profitto di quella vittoria fosse caduto nelle mani di un tiranno, +il quale era re di Sicilia, senatore di Roma, vicario di Tuscia, +protettore di tutte le città guelfe, e presto (così potevasi prevedere) +sarebbe forse diventato dominatore d’Italia e oppressore della Chiesa. + +Dopo una vita breve e splendida, da parere piuttosto romanzo che +storia, Corradino pose termine alla serie degli eroi Hohenstaufen, ed +eziandio alla lunga e vigorosa guerra che essi sostennero contro il +Papato per il possedimento d’Italia. Dura e immeritata fu la sorte di +quel giovinetto generoso; ma la sentenza della storia aveva deciso che +il destino era maturo: Germania non doveva più dominar su l’Italia; +l’antico Impero degli Ottoni e dei Franchi non poteva essere più +restaurato. Se il nipote di Federico II avesse vinto Carlo d’Angiò, +anch’egli avrebbe rinnovato ordini di cose e guerre che nelle tendenze +dei popoli non avrebbero più trovato ragione di essere. Della sua +caduta tutta Alemagna sentì vivissimo dolore; ma nessun principe, +nessun popolo sorse a vendicarlo[620]. Spenta era la dinastia sveva, e +Corradino finì vittima estrema del principio di legittimità. Le grandi +famiglie rappresentano il sistema di certe età: con queste cadono, e +non v’ha podestà alcuna sacerdotale o politica che possa rinnovare una +legittimità storicamente decrepita. Nè vi fu mai famiglia più grande +degli Hohenstaufen che rappresentasse un più grande ordinamento. Nella +loro dominazione, che durò più di cent’anni, il conflitto di principî +in cui s’affaticò il medio evo ebbe trovato il suo maggiore svolgimento +e i suoi campioni più poderosi. La guerra dei due sistemi, della Chiesa +e dello Stato, che si demolirono a vicenda per sgombrare una via nuova +di libertà al progresso dello spirito umano, compose il fastigio del +medio evo; e sopra di esso posa Corradino, irradiato dell’aureola della +sua tragica morte. La grande dinastia degli Svevi fu vinta, ma non +per questo la lotta finì: assunse forme nuove, e sempre suscitò nuovi +combattenti, ognora mirando a liberare la gente umana dalla prepotenza +del sacerdozio. Però convien dire che senza le geste di quella stirpe +d’eroi libertà non avrebbesi potuto ottenere[621]. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + + +§ 1. + +Carlo, coi suoi prosenatori, governa a lungo e con energia in Roma. +— Monete di lui. — Statua a suo onore. — Torna a Roma nel 1271. — I +cardinali, radunati a Viterbo, non sanno chi eleggere papa. — Guido di +Montfort uccide Enrico principe inglese. — Elezione di Gregorio X. — +Elezione di Rodolfo d’Asburgo. — Fine dell’interregno. + +Dopo che Carlo ebbe soffocato nel sangue la ribellione del suo +reame, non vi fu in Italia principe più potente di lui; ed egli potè +adesso accarezzare il pensiero (già da lunghissimo tempo ne aveva +concepito l’idea) di sottoporre tutta la penisola al suo scettro, e di +conquistare nientemeno che l’Impero greco. Però sul trono di Federico +II non sedeva altr’uomo che un conquistatore odiato. Carlo d’Angiò non +ebbe sapienza di governante, non mente di legislatore; in eredità di +quei paesi lasciò soltanto la maledizione della sua tirannide e di un +lungo despotismo feudale. I disegni della sua ambizione fallirono come +quelli degli Hohenstaufen, perchè gli sventarono l’arte politica dei +Pontefici, gli intenti partigiani d’Italia e il sentimento nazionale +latino che ora insorse contro la gallica dominazione straniera. + +Per dieci anni Carlo governò Roma da senatore, con vicarî, maggiorenti +della sua corte, che per un tempo indeterminato ei mandava in +Campidoglio, facendoveli accompagnare da giudici e da altri officiali, +conforme a quello che imponevano gli Statuti della Città. La mano +energica di un padrone non fece che bene; si ristabilì il rispetto alla +legge, e nel termine di un anno furono mandati al supplizio dugento +ladri[622]. In tutto quel tempo le monete di Roma si fregiarono col +nome di Carlo[623]: esse ed una statua sono i soli monumenti che durino +a memoria del suo officio, il più lungo che senatore abbia mai tenuto. +Nella sala del Palazzo senatorio in Campidoglio vedesi ancora una +figura di marmo che rappresenta un Re del medio evo, coronato, seduto +sopra uno scanno ornato di teste di leone, con in mano lo scettro, +vestito di manto a foggia romana: la testa è grande e robusta; la +faccia rigida, severa; il naso grosso; le fattezze non brutte, ma +dure. Quella figura è la statua di Carlo d’Angiò, e ad onor suo la +innalzarono i Romani, probabilmente subito dopo che egli ebbe vinto +Corradino[624]. + +Carlo tornò a Roma nel Marzo dell’anno 1271. Accompagnavalo Filippo +suo nipote, diventato a quest’ora re di Francia, poichè il celebre +padre suo, Luigi il Santo, era morto in crociata, innanzi a Tunisi. E +Carlo entrò in Campidoglio dove Bertrando del Balzo, prode cavaliere, +amministrava il Senato in vece sua. I Ghibellini romani, che per +qualche tratto di tempo avevano continuato una guerra alla spicciolata +sotto gli ordini di Angelo Capocci e avevano combattuto i prosenatori +del Re, erano adesso senza lena e tenuti in freno. Jacopo Cantelmi +aveva lasciato in balia dei Guelfi le fortezze dei loro nemici affinchè +le distruggessero; e in tal maniera furono demolite l’_Arpacata_ nel +Campo di Fiore, e le torri di Pietro di Vico in Transtevere. Carlo +reputò acconcio di dare l’amnistia a parecchi dei maggiori partigiani +di Corradino, e insieme promulgò decreto che i Guelfi romani fossero +ristorati de’ danni sofferti al tempo di Arrigo senatore[625]. + +Gravissimi affari lo chiamavano a Viterbo; nè tanto vi andava perchè +fossero ancora pericolose le reliquie sparte de’ Ghibellini toscani, +quanto, e più, per ragione della elezione del nuovo Pontefice. Infatti, +morto Clemente IV, i cardinali congregati in quella città non erano +giunti a mettersi d’accordo; all’ascendente dei prelati devoti a Carlo +opponevano contrappeso i cardinali che sentivano dignità patriottica; +tutti poi comprendevano la grandezza del loro dovere, che era di +creare un Papa quale all’età nuova si conveniva. Erano diecisette e non +più. Undici di loro chiedevano un Papa italiano, per via del quale si +potesse restaurare l’Impero che pur sempre vacava; i rimanenti volevano +che si eleggesse un francese: e le loro radunanze si tennero in mezzo +a costante tumulto dei Viterbesi, i quali giunsero a scoperchiare +il tetto del palazzo arcivescovile, per costringere gli elettori ivi +raccolti a venire finalmente ad una decisione[626]. Da quasi tre anni +durava la vedovanza della santa Sede nel tempo medesimo che vacante +era anche l’Impero; e ciò dimostrava in che profondo esaurimento di +forze giacesse il Papato, infermato in mezzo a tanto conturbamento +storico. E adesso Carlo andava a Viterbo per affrettare l’elezione, o +piuttosto per dirigerla a suo talento. Tuttavia sui cardinali egli fece +impressione non grave; piuttosto gli scosse un delitto che sotto ai +loro occhi si compiè, e parve punire la Chiesa perciocchè fosse priva +di capo. Reduce di Tunisi, era venuto a Viterbo insieme con Carlo il +giovine Enrico, figliuolo di Riccardo di Cornovaglia. Or nella città +trovavasi eziandio Guido di Montfort, vicario di Carlo in Toscana[627]; +e la vista del Principe inglese poneva tal vertigine indosso a quel +feroce soldato che metter mano nel sangue gli parve poco: lo frugava +smania di vendicarsi della regal casa d’Inghilterra per cui mano un +dì il suo gran padre, Simone di Leicester e di Montfort, era stato +ucciso in battaglia, e, dopo morto, vituperevolmente profanato nel +corpo. Egli dunque colse l’innocente Enrico presso l’altare di una +chiesa, lo pugnalò, e, trascinato il cadavere per le chiome, lo +scagliò sulla gradinata del tempio[628]. L’atroce misfatto commesso +alla presenza dei cardinali, del Re di Sicilia, di quello di Francia, +andò impunito, e l’omicida si ricoverò a Soana presso il suocero suo, +ch’era il conte Rosso della casa Aldobrandi. L’inquisizione che più +tardi si istituì fu mite e benigna, avvegnaddio Guido di Montfort +fosse uno dei maggiori capitani di Carlo, e lo avesse servito meglio +di ogni altro a demolire il trono degli Hohenstaufen, per modo che +il conquistatore avevalo rimeritato con bellissimi feudi nel reame, +dandogli la investitura ereditaria delle contee di Nola, di Cicala, +di Forino, di Atropaldo e di Monforte[629]. Del resto vien detto +che Guido fosse uomo di alto sentire, di ingegno eletto e financo +di grande onestà; ed è pur vero che cotali doti dell’animo potessero +accoppiarsi alla indomabile ferocia di passioni che fu propria degli +uomini del medio evo. Un delitto come il suo a quel tempo non pareva +così orrendo come oggi sarebbe; uccidere per vendetta non si teneva +allora per cosa disonorevole; gli uomini di quell’età sapevano odiare +a morte, e potevano altresì perdonare a chi uccideva. E dodici anni +dopo quell’omicidio, che oggidì porrebbe il suo autore al bando della +società civile, fosse anche un Re, un Pontefice tornava a chiamare +quell’istesso Guido di Monfort con nome di figliuolo dilettissimo, e lo +creava generale ai servizî della Chiesa[630]. + +Forse quel delitto giovò a svegliare i cardinali dal loro letargo; +ed infatti, addì 1 Settembre 1271, vinti dall’eloquenza del grande +francescano Bonaventura, affidarono a sei elettori tratti dal loro +grembo il mandato di nominare il Papa. Con gran dispetto di Carlo da +quel compromesso uscì un Pontefice italiano, e fu Tedaldo della casa +Visconti di Piacenza, figliuolo di Uberto e nipote di Ottone Visconti +arcivescovo di Milano: uomo di animo posato e generoso, era esperto +nelle faccende temporali della Chiesa, ma non erudito. L’elezione +di un prete che non s’era segnalato per meriti publici, che non +era cardinale, nemmen vescovo, ma semplice arcidiacono di Liegi, e +per di più si trovava allora in Oriente, fa credere che i cardinali +conoscessero l’animo franco e independente di Tedaldo, od altrimenti +che nella loro perplessità, non sapendo che fare, dessero il loro voto +ad un uomo di poco rilievo. Messaggeri recanti il decreto di nomina +partirono tosto in gran premura, e, traghettato il mare, andarono ad +Accona in Siria, dove l’eletto trovavasi presso l’inglese Edoardo che +ivi combatteva in crociata: e l’arcidiacono di Liegi credette cader +dalle nuvole allorchè intese quali splendide sorti gli fossero serbate +in Occidente. + +Addì 1 Gennaio 1272 sbarcò nel porto di Brindisi. A Benevento lo +ricevette Carlo con grandissimi onori e gli fe’ accompagnatura; al +ponte del Liri vicino Ceperano trovò una solenne ambasciata dei Romani +venuta a salutarlo, ma egli non accettò il suo invito di andare a Roma, +e senza trattenersi corse a Viterbo, donde soltanto più tardi mosse +alla Città. Ai 13 di Marzo vi fece la sua entrata solenne, condotto +da Carlo re; e questo fu uno spettacolo nuovo pei Romani, giacchè due +Pontefici antecessori di Tedaldo erano saliti alla cattedra santa e di +quella caduti nel sepolcro senza che avessero mai posto piede in Roma, +nè orato presso alla tomba dell’Apostolo. Adesso invece un Pontefice +italiano riconduceva il Papato nella sua residenza: ai 27 di Marzo +Tedaldo Visconti era consecrato in san Pietro, e saliva alla santa Sede +con nome di Gregorio X[631]. + +Il novello Papa raccoglieva dai suoi predecessori un’eredità che +non era più avviluppata; più fortunato di loro trovò uno stato nuovo +in un mondo nuovo. Dopo Papi che avevano combattuto guerre omicide +e scagliato anatemi innumerevoli contro i Re ed i popoli, un prete +poteva adesso salir nuovamente i gradini dell’altar maggiore, e colla +mano monda e pura benedire il mondo. Gregorio X aveva la coscienza +di una grande missione da compiere, e infatti le opere di quell’uomo +generoso, per quanto egli potè fare, furono di conciliatore e di +principe di pace. Già finita era la lotta coll’Impero; morti ne erano +i combattenti, e l’ultimo figliuolo di Federico II, il re Enzo tanto +degno di compianto, trapassava anch’egli proprio adesso, ai 14 Marzo +1272, nel suo carcere di Bologna, un giorno dopo l’entrata del nuovo +Pontefice in Roma: obliato l’avevano i suoi partigiani ed il mondo, +e innanzi al suo spirito desolato di solitudine eterna erano passate +una dopo dell’altra le ombre di tutti i re Hohenstaufen, cui egli, il +sepolto vivo, era stato condannato a sopravvivere[632]. E in breve +tempo morivano eziandio parecchi monarchi che avevano primeggiato +nell’età poc’anzi trascorsa: Luigi il Santo, Riccardo di Cornovaglia, +Enrico III di Inghilterra si dileguavano dal teatro della storia. Nuovi +Re salivano sui loro troni; e un novello ordine di cose si assestava +nel mondo, fatto meno ideale e più temperato. Allorchè pertanto +Gregorio X prese le redini del Papato, trovò che conseguita era la +meta cui avevano inteso i suoi predecessori; restaurato lo Stato della +Chiesa, Sicilia ridivenuta feudo pontificio sotto una nuova dinastia, +vinto il principio di cui erano stati antesignani gli Hohenstaufen: +la dottrina fondamentale del Papato, la dominazione universale e +giudiziaria della Chiesa, pareva essere il frutto maturo della grande +vittoria ottenuta. + +Ma la cima vertiginosa cui i principî di Innocenzo III e dei suoi +successori avevano sollevato il Papato eccedeva la natura delle +cose umane; era opera artificiale e perciò non durevole. Gregorio +X al principio del suo pontificato si vide solo; il suo occhio non +s’imbatteva che nella faccia impassibile di Carlo d’Angiò, uomo duro +ed avaro, di lui che si teneva dietro alla cattedra pontificia non da +vassallo servizievole, ma da patrizio e da protettore molesto. Delle +due podestà, su cui aveva posato il mondo cristiano, impero visibile +di Dio, una giaceva distratta; or dunque conveniva riempiere il vuoto +profondo che si trovava nell’ordine cosmico; occorreva ricomporre +l’Impero, perocchè senza di esso la Chiesa si sentisse male in gamba e +priva di valore pratico. Soltanto un Imperatore, giusta i concetti di +quell’età, avrebbe potuto dare una forma novella ad Italia, e per via +di un Concordato solenne prestar garanzia di diritto publico al nuovo +ordinamento di cose, al nuovo Stato ecclesiastico. Toccava perciò ai +Papi di riconciliarsi con Alemagna che avevano tanto offesa, di far +pace col partito dei Ghibellini e col mondo politico tutto quanto, +restaurando quell’antico e sacro Impero per cui la Chiesa sempre +nutriva simpatia incancellabile. + +Fallì il tentativo di voler dare la corona degli Svevi a qualche +principe forestiero: vi si opposero i diritti legittimi di Alemagna +e il sentimento nazionale che in essa tornava a destarsi. Per +verità Alfonso di Castiglia (morto Riccardo ai 2 Aprile 1272), aveva +sperato di conseguire la corona dell’Impero e ne avea fatto domanda +al Pontefice, ma Gregorio X respinse le sue pretensioni come quelle +che mancavano di titolo[633]. Lo Spagnuolo, che non aveva posto mai +piede in Germania, non vi aveva nemmanco partigiani; i Principi non +si curarono di lui punto nè poco; e dopo lunghe titubanze, sotto +la presidenza di Guarniero vescovo di Magonza, elessero a re dei +Romani il conte Rodolfo di Asburgo: questo avvenne a Francoforte nel +dì 29 Settembre del 1273. Concordi furono tutti, eccetto Ottocaro +re di Boemia che vi protestò contro; e l’elezione procedette monda +di qualsiasi macchia, e scevra di broglio e di corruzione, giacchè +Rodolfo non s’era mai adoperato per ottener la corona, nè aveva mai +fino ad essa spinto il desiderio neppure nei suoi sogni più audaci di +ambizione[634]. Dopo ventidue tristissimi anni di interregno, l’Impero +tornò ad avere finalmente un capo da tutti riverito. + +Rodolfo di Asburgo tiene grandissimo luogo nella storia, come principe +che restaurò l’Impero e ristabilì l’ordine in Germania orribilmente +dilaniata: uomo della pace e del diritto egli splende quale fondatore +di una dinastia celebre e di lunga durata. Nella sua giovinezza +decorosa di imprese cavalleresche (era nato nel 1 Maggio del 1218, +e Federico II lo aveva tenuto al fonte battesimale) aveva combattuto +sotto le bandiere degli Svevi, e s’era segnalato nelle battaglie del +grande Imperatore e di Corrado IV, ma, per sua buona fortuna, non aveva +emerso troppo fra’ primi. Fin adesso per sue convinzioni personali +aveva abbracciato le dottrine degli Hohenstaufen; nondimeno, or che +saliva al trono dei Tedeschi e dei Romani, tosto vi rinunciava. Uomo +nuovo, senza antenati, imperatore sì ma non di diritto ereditario, +creatura dell’elezione de’ principi e del favore dei vescovi, in +condizioni di cose affatto nuove, somigliò in tutto al novello Papa. +La sua missione s’accordava colle sue vere virtù; e di lui, che aveva +animo sodo, temperato, senza genio, fece un principe buono e fortunato. + +Egli significò a Gregorio X la sua elezione in una lettera nella quale +si riflettono chiaramente le mutate condizioni delle cose. Forse che un +Re della casa di Svevia avrebbe scritto ad un Pontefice, nel modo onde +Rodolfo di Asburgo gli scrisse? «In Voi», dicea, «fermamente ripongo +la mia speranza, e perciò mi prostro ai piedi della Santità Vostra, +supplicando che vogliate con benevola grazia assistermi nell’officio +che ho assunto, e benignamente concedermi il diadema imperiale»[635]. +Così si abdicavano a favore del Papa le pretese, le dottrine, i diritti +dell’antico Impero germanico. Ai 24 di Ottobre Rodolfo di Asburgo fu +coronato ad Aquisgrana. Se alla fantasia degli uomini di quella età +la lunga vacanza dell’Impero sarà paruta eguale ad un’orrenda tenebra +morale, ei dovrà pur esser loro sembrato che questa si dissipasse dal +mondo adesso che Rodolfo si sedeva sul trono degli Imperatori: e poco +prima sulla cattedra pontificia si era nuovamente assiso un Papa, +laonde i due lumi dell’universo, sole e luna, tornavano a muoversi +splendenti nelle loro orbite. E con tale paragone l’arcivescovo di +Colonia dettava il proemio della sua lettera al Papa per riferirgli +della coronazione dell’Asburghese, di cui lodava i sentimenti +profondamente cattolici e le regali virtù, e per chiedere che a tempo +acconcio fosse riconosciuto e consecrato imperatore[636]. Nè Rodolfo +poteva dubitare che ciò non gli si concedesse, poichè infatti Gregorio +X si adoperava sinceramente alla consolidazione dell’impero di un +nuovo principe che agli occhi della Chiesa era mondo di ogni sospetto, +e pareva adatto a restaurare la pace. Nel tempo istesso la sua +esaltazione doveva porre l’argine bramato alle ambiziose mire di Carlo +di Napoli: ed invero Gregorio X fu il primo Pontefice che frenasse +la soverchia potenza di quel Re vassallo; e fecelo con calma, senza +violenze. + + +§ 2. + +Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini a Firenze. — Concilio di +Lione. — Gregorio X promulga la legge del Conclave. — Rodolfo concede +un diploma a favore della Chiesa. — Idea di Gregorio X sui rapporti fra +la Chiesa e l’Impero. — Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. — +Muore. — Innocenzo V. — Adriano V. — Giovanni XXI. + +Un Concilio raccolto a Lione aveva messo il mondo in fiamme e deciso +della caduta dell’Impero; era destino che un altro Concilio congregato +a Lione ridonasse al mondo la pace, all’Impero il suo capo, e riunisse +la Cristianità nell’impresa di una grande Crociata. Gregorio X bandì +un’assemblea generale della Chiesa. Invasato ancora delle fantasie del +medio evo, quel Papa eccellente credeva che fosse compito di Europa +liberar Gerusalemme, laonde dedicò la sua attività all’Oriente, di dove +era venuto per salire alla santa Sede. Non vedeva di meglio che una +Crociata, e, come un dì Onorio III, il suo animo ne era pieno. Quel +disegno pertanto fu lo scopo essenziale del Concilio di Lione. + +Da Orvieto (dove ormai nell’estate del 1272, partito di Roma, aveva +posto residenza) Gregorio mosse nella primavera del 1273 alla volta +di Lione, accompagnato da Carlo senatore e re[637]. Ai 18 di Giugno +entrò a Firenze andandovi come paciere, chè sua cura incessante fu (e +non vi riuscì) di riconciliare in tutta Italia Guelfi con Ghibellini. +La furia dei partiti fu per due secoli feroce infermità, virile +espressione di forza, genio creatore di vita; e la loro indole è tanto +spaventosa e grande, che la civiltà fatta sempre più mite di costume +non giunge a comprenderla rettamente. Quella fiera passione, divenuta +cosa ereditaria, vera religione politica, dilaniava e accendeva di +entusiasmo tutte le città della Liguria, della Lombardia, di Toscana, +delle Marche. E non appena che Gregorio X aveva celebrato a Firenze un +publico atto di concordia, l’incendio scoppiava con nuova gagliardia, +ond’egli partiva con gran collera da quella città di Guelfi e di +Ghibellini, tenendo la Bolla della sua scomunica in mano. Proseguì +il suo viaggio per Reggio, Milano e Piemonte, e nel mese di Novembre +giunse a Lione. + +Il grande Concilio si aperse addì 7 Maggio dell’anno 1274, e durò +fino ai 17 di Luglio. Gregorio ebbe il contento di udirvi la Chiesa +greca professare la sua unione con Roma; e questa fu conversione +di cui andò debitore all’eloquenza di san Bonaventura, cardinale +di Albano, il quale morì ancor prima che il Concilio terminasse. Da +allora in poi gli Imperatori di Bisanzio ripeterono quel vano giuoco +ogni qualvolta ebbero bisogno dell’aiuto dell’Occidente; e lo scopo +cui l’astuto Paleologo intese (e l’ottenne) colla proposta unione, +si fu che l’Occidente lo riconoscesse per imperatore. Così Carlo di +Angiò, rodendosi del dispetto, vide il Papa accortamente impedirgli che +ponesse in essere i suoi progetti ambiziosi rivolti alla conquista di +Grecia. + +Un celebre Decreto promulgato a Lione stabilì per la prima volta la +forma solenne che avrebbesi dovuto tenere nei Conclavi per l’elezione +pontificia. Ecco il modo onde si ordinava la cosa. Morto il Pontefice, +i Cardinali che si trovavano nella città dove quegli era trapassato, +non potevano aspettare l’arrivo dei loro confratelli assenti, più a +lungo di dieci giorni: trascorso questo termine dovevano raccogliersi +nelle case del defunto, accompagnato ciascuno da un solo famiglio, +ed abitare tutti in comune una stanza di cui si murerebbero le porte +di entrata e di uscita, eccettuata una finestra per introdurre cibo e +bevanda. Se il Papa non fosse eletto di lì a tre giorni, comandavasi +che nei cinque dì successivi i Cardinali non ricevessero più di una +vivanda a pranzo ed una a cena, e che finalmente si dovessero porre a +vino, pane ed acqua. Sotto pena di scomunica si proibiva ogni rapporto +con quei di fuori. Ai reggitori temporali della città in cui avveniva +l’elezione, si dava l’incarico di chiudere a chiave i Cardinali e di +sopravvegliare il Conclave; ma con solenne giuramento, da prestarsi +innanzi al clero ed al parlamento del popolo, quei magistrati dovevansi +obligare di adempiere coscienziosamente al loro importante officio, +sotto pena che in caso di mala fede l’interdetto sarebbe pronunciato +sovra di essi e dell’intiera città. Se, come afferma la Chiesa, +l’elezione pontificia avviene per ispirazione celeste, la fame e +la sete paiono affè mezzi assai strani per far che lo Spirito Santo +discenda in petto di Cardinali discordi e cadenti di digiuno! Gente +incredula potrebbe stupire che il sommo sacerdote della religione +dovesse eleggersi da pochi vecchi disputanti, chiusi a muro in una +stanza senz’aria e senza luce! E intanto i magistrati della città a +vegliar dì e notte agli usci, e il popolo in fermento a circondare il +palazzo aspettando il momento che il muro cadesse, ed a prostrarsi poi +ginocchioni innanzi ad uno sconosciuto, il quale, alzando la mano in +atto di benedire, uscisse del Conclave con occhi molli di pianto oppure +raggiante di gioia! La culla del Papa era un carcere, e, di un solo +passo, da quello saliva al trono del mondo. La forma elettiva del capo +supremo della religione, tanto disforme da ogni altro modo usato ad +eleggere i principi, è cosa meravigliosa come tutto l’ordinamento della +Chiesa medioevale: in che strana guisa (si noti) l’elezione pontificia +si era mutata nel corso dei tempi! + +La celebre Costituzione di Gregorio X fu la conseguenza della disputa +che aveva preceduto la sua elezione, ed aveva durato tre anni. Ma la +rigidezza di forma del Conclave parve cosa insopportabile, e spesso +veramente lo fu; e soltanto con repugnanza i Cardinali si sottomisero +ad una legge che li poteva dare in balia ai trattamenti brutali di +tiranni e di magistrati cittadini. Uno dei più prossimi successori di +Gregorio abrogò il decreto, ma fu di lì a poco rinnovato, ed oggidì +ancora nell’essenza perdura. Il Conclave ha per iscopo di guarentire la +libertà dell’elezione, e di affrettarla eziandio con fisica coazione: +ma la storia delle elezioni pontificie può insegnare se anche le più +grosse muraglie dei Conclavi sieno state sufficienti a tor l’adito +all’influenza del mondo esteriore ed a resistere all’astuzia, alla +corruzione, alla paura, all’odio, ai favori partigiani, all’egoismo ed +alle altre passioni che sogliono penetrare senza impedimento attraverso +i muri per quanto sieno fitti, sì come la pioggia d’oro del mito seppe +farsi strada nella torre di Danae[638]. + +Innanzi al Concilio comparvero messi del Re di Castiglia, e furono +rimandati; vennero ambasciatori di Rodolfo di Asburgo, e furono accolti +con grandi onoranze. Il Cancelliere di questo ultimo, in suo nome +confermò alla Chiesa i Diplomi degli antichi Imperatori, massime i +documenti promulgati da Ottone IV e da Federico II; e fu dichiarato che +il nuovo Imperatore presterebbe ad essi solenne riconoscimento secondo +il loro integrale tenore. Rodolfo confermò lo Stato ecclesiastico; +rinunciò agli antichi diritti imperatorî, ad ogni dignità ed a +qualsiasi potere sulle terre di san Pietro e su Roma; spogliò qualunque +pretesa su Sicilia; dimise ogni astio contro di Carlo, e protestò +di essere pronto a riconoscerlo per re e vassallo pontificio in quel +paese da tenersi sempre separato dall’Impero. A tutti gli amici della +Chiesa concesse indulto; lo stesso ai nemici di Federico II e de’ suoi +eredi; dichiarò che era disposto a consecrar tutte queste concessioni +con giuramento quando e dove Gregorio fosse per chiederlo, e s’impegnò +di obligare anche i principi di Germania a fare altrettanto. Questo +infatti desiderava il Pontefice, che tutto l’Impero confermasse la +incontrastabile validità dei privilegî di Ottone e di Federico; così +voleva per sempre impedire che l’arbitrio di qualche Imperatore potesse +spingere lo Stato ecclesiastico al precipizio. Rodolfo abbisognava del +Papa, il quale poteva armare contro di lui forti nemici, com’erano +Ottocaro di Boemia e Carlo di Sicilia, onde, senza prendersi alcun +riguardo dell’Impero, acconsentì alla richiesta del Pontefice: ed +egli era ben remoto dalle idee e dagli errori dei suoi predecessori, +che s’erano scavata la fossa perchè avevano voluto rialzare a dogma +dell’Impero quegli antichi diritti imperiali cui essi per patto avevano +rinunciato. + +Per conseguenza Gregorio X riconobbe l’Asburghese a re dei Romani[639], +e più viva impazienza mostrava egli di coronarlo a imperatore, di +quello che Rodolfo fosse propenso a intraprendere un viaggio a Roma. +Il Pontefice, al colmo della contentezza, rammemorò allora la benefica +associazione delle due podestà, Chiesa e Stato, fratello e sorella +che s’avevan potuto combattere, ma che un legame arcano e simpatico +teneva insieme avvinti: nè egli parlava più colle mistiche comparazioni +del sole e della luna, bensì da uomo pratico confessava che la Chiesa +era la massima autorità nelle cose spirituali, sì come l’Impero lo +era nelle cose temporali. «Il loro officio», diceva, «è d’indole +differente, ma lo stesso scopo finale le avvince indissolubilmente. +Che la loro unità sia necessaria lo dimostra il male che deriva se +l’una manca all’altro. Allorchè vedova è la cattedra santa manca +all’Impero il ministro del bene; quando vaca il trono dell’Imperatore +la Chiesa è abbandonata senza protezione in balia de’ suoi persecutori. +A Imperatori ed a Re corre obligo di difendere le libertà e i diritti +della Chiesa, e di non torle i suoi beni temporali: quanto poi ai +reggitori della Chiesa, essi hanno debito di serbare ai principi la +completa interezza della loro podestà»[640]. Dopo le declamazioni +pompose di un Gregorio IX e di un Innocenzo IV, i quali nei Papi +avevano voluto vedere soltanto i dominatori del mondo, nei Re le +creature della loro investitura, è cosa assai confortevole udire +adesso la voce calma della ragione in bocca di Gregorio X. Per verità +il Papato aveva ottenuto l’adempimento di tutte le sue brame. Non +soltanto il debole Imperatore, ma eziandio tutti i principi elettori +di Alemagna prestavano adesso reverenza alle dottrine di Innocenzo +III, poichè senza più starsi in forse protestavano che l’Imperatore +riceveva l’investitura della sua podestà dal Papa, al cui servigio ei +doveva porre la sua spada temporale[641]. Gregorio X pertanto conchiuse +pace con un Impero che impero più non era; ma per buona ventura, anche +ad onta che il pensiero del Papa trionfasse, la idea sacerdotale che +egli espresse della associazione pacifica delle due podestà rimase +soltanto un sogno dogmatico, che la coscienza dei popoli e degli Stati +diventando ognor più libera e forte fe’ svanire. + +Il Pontefice partì di Lione nel Giugno dell’anno 1275 per tornarsene in +patria, e incontratosi a Beaucaire col Re di Castiglia, là, dopo lungo +dibattito, Alfonso rinunciò alle sue pretese. Gregorio trovossi indi +a Losanna con Rodolfo, e il Re dei Romani ai 20 ed ai 21 di Ottobre +rinnovò le sue promesse di Lione: nel tempo medesimo furono stabilite +le nozze di sua figlia Clemenza con Carlo Martello, nipote di Carlo di +Angiò[642]. La pace coll’Impero dovevasi conchiudere con atti solenni, +a Roma, prima della coronazione; e quanto a questa fu fermato che si +sarebbe celebrata addì 2 Febbraio del 1276. I Diplomi di Rodolfo non +fecero che ripetere ossia confermare il tenore di quelli promulgati +già da Ottone IV e da Federico II: se la loro conferma fosse stata il +solo frutto delle lotte atroci che avevano durato un buon mezzo secolo, +non vi sarebbero parole bastevoli a deplorare la debolezza ovverossia +la stoltezza della gente umana: ma i risultamenti della lotta degli +Hohenstaufen furono pari a quelli della contesa delle investiture; +furono bene altri e assai maggiori e di valore più intellettuale di ciò +che stesse scritto sulle pergamene. + +Gregorio X tornò dunque con animo lieto in Italia, dove, restauratore +vero dell’Impero, sperava di incoronarne fra breve il principe. +Addì 18 Dicembre giunse presso a Firenze. Questa città era colpita +dell’interdetto, ed il Papa non avrebbe potuto toccarne il suolo; +però siccome l’Arno era grosso e non si poteva guadare, egli si vide +costretto di assolvere la città per tanto tempo quanto vi fece dimora. +Partendo benedisse al popolo accorrente sul suo passaggio, e splendido +come il sole traversò la città, ma tosto che fu uscito della sua porta, +alzò di bel nuovo la mano in atto di maledire, e ripiombò nella tenebra +i Fiorentini: scenata stravagante, di conio propriamente medioevale! +Arrivato ad Arezzo, il Papa infermò, e per sciagura della santa Sede +vi morì ai 10 di Gennaio dell’anno 1276. Il pontificato di Gregorio X, +uom generoso, fu breve, felice e fecondo; ed ei può chiamarsi il Tito +della sua età. Sebbene non avesse potuto conchiudere completamente +un concordato coll’Impero, tuttavia ne ebbe posto le pratiche +basi; l’attività di un uomo onesto ebbe per ricompensa un onesto +risultamento. + +Ogni uomo lamentò la perdita dell’eccellente Pontefice, egregio fra i +migliori; non così, e fu solo, il malevolo re Carlo. Egli s’adoperò a +far eleggere un papa a lui benigno, e in parte giunse al suo scopo, +sebbene i tre successori di Gregorio X, persone dappoco, morissero +rapidamente un dopo l’altro. Ai 21 Gennaio 1276 fu eletto in Arezzo +uno di nascita francese, Pietro di Tarantasia in Savoia, che era stato +arcivescovo di Lione, e adesso trovavasi da cardinale arcivescovo +di Ostia, alla qual sede era stato nominato nel 1275: fu il primo +domenicano che diventasse papa. Ed egli andò frettolosamente a Roma, +dove ai 23 di Febbraio fu consecrato con nome di Innocenzo V. Servitore +devoto di Carlo, confermò subito il Re nell’officio senatorio e perfino +nel vicariato imperiale di Toscana, cosa onde Rodolfo di Asburgo +si offese. L’opera pacifica, cui Gregorio IX aveva dato mano così +avventuratamente, minacciava di correr pericolo. Si temè infatti che +Rodolfo venisse a Roma e rompesse guerra con Carlo, avvegnaddio il Re +dei Romani desse a conoscere il suo gravissimo malcontento, e ormai +i suoi plenipotenziarî in nome dell’Impero s’avessero fatto prestare +giuramento di omaggio dalla Romagna. Il novello Pontefice lo richiese +con grande instanza che si tenesse lontano dai confini d’Italia fino +a tanto che non avesse adempiuto agli oblighi assunti, e segnatamente +finchè non avesse dato in potere della Chiesa la Romagna[643]. Questa +provincia già conceduta alla santa Sede, ma non ancora consegnatale, +aveva sempre appartenuto all’Impero dal tempo degli Ottoni in poi: ora +anche Rodolfo di Asburgo intendeva tuttavia serbare integri i diritti +imperiali, non tanto nell’idea di tenerli per sè, quanto per averne +in mano un’arma con cui potesse minacciare il Papa; ed in vero anche +questi continuava a governare la Toscana per via di Carlo, arrogandosi +così i diritti imperiali. Ma frattanto Innocenzo V morì in Roma ai 22 +di Giugno. + +Poichè allora Carlo trovavasi nella Città, l’officio senatorio gli +dava il diritto di sopravvegliare il Conclave, ed eziandio il modo di +esercitare sopra di esso la sua influenza. Non usò riguardi, chiuse +i Cardinali con durezza in Laterano, e fece murare le finestre della +loro camera così strettamente, che a mala pena vi avrebbe potuto entrar +dentro un uccello. Otto giorni stettero i Cardinali francesi disputando +cogli italiani, indi ai contendenti non fu dato altro cibo che pane, +vino ed acqua; però i partigiani di Carlo ebbero ogni ben di Dio, e +financo tennero corrispondenze illegali col Re[644]. Queste asprezze +e queste inonestà irritarono gli Italiani, massime Giovanni Gaetano +Orsini loro capo, il quale non perdonò mai a Carlo ciò che del Conclave +aveva fatto. Dopo lungo piatire, alla fine fu eletto un italiano, +Ottobono de Fiesco, vecchio cardinale diacono di sant’Adriano, e fu +acclamato pontefice ai 12 di Luglio con nome di Adriano V. + +Tuttavia il nipote di Innocenzo IV, il quale faceva rivivere un passato +cui non si avrebbe potuto far più ritorno, morì di lì a trentanove +giorni senza pur avere ricevuto il presbiterato: trapassò a Viterbo, +addì 17 Agosto 1276. Eletto appena, aveva abolito la legge del Conclave +promulgata da Gregorio X; forse aveva voluto vendicarsi del tormento +sofferto durante la clausura; forse aveva capito che era impossibile di +dare rigido eseguimento alle forme che si avevano stabilite. + +Per la seconda volta le speranze di Carlo soffersero una delusione; chè +anche adesso la novella elezione non cadde su di un Francese. Le parti +in cui erano divisi i Cardinali combatterono a longo con veemenza, +in mezzo a tumulto continuo dei cittadini di Viterbo, i quali, non +badando al decreto del testè morto Pontefice, serrarono gli elettori in +conclave rigorosissimo. Finalmente, per l’ascendente del potentissimo +Gaetano Orsini, ai 17 Settembre, fu eletto il Cardinal vescovo di +Ostia: si appellò Giovanni XXI. + +_Petrus Hispanus_ o _Juliani_, arcivescovo di Braga, portoghese di +nascita, era figlio di un medico: ed egli stesso era cultore della +scienza paterna, erudito negli studî filosofici, segnatamente in quello +di Aristotele, e autore di opere di medicina e di scolastica. Gregorio +X aveva appreso a stimarlo nell’occasione del Concilio di Lione, e, +nominatolo vescovo di Tuscolo, lo aveva condotto con sè in Italia. +Alcuni Cronisti ignoranti parlano di Giovanni XXI come di un mago; +gli danno in pari tempo dell’erudito e dell’ignorante; lo chiamano un +pazzo sapiente assiso sulla cattedra santa, uomo senza dignità, amante +delle scienze e odiatore dei frati[645]. Si era nel secolo decimoterzo, +ma la plebe meravigliava di un Papa dotto nella astrologia e nelle +scienze naturali, e lo guardava colla istessa temenza superstiziosa +con cui nel secolo decimo aveva mirato Silvestro II. Dei goffi frati +stizziti dipinsero di Giovanni XXI un ritratto a colori schifosi: +sospetta era la sua erudizione non rivolta alle scienze che allora +reputavansi canoniche, ma a studî tali che erano banditi dai chiostri: +e il suo bellissimo costume di trattare liberalmente anche colla più +minuta gente, massime la sua famigliarità senza sussiego coi dotti, +gli procacciò invidia e dileggio. Nondimeno, qual Papa sarebbe stato +Giovanni ei non ebbe tempo di far conoscere al mondo; chè, ormai ai 16 +Maggio 1277 morì a Viterbo, dove aveva posto residenza. Anche il modo +strano di sua morte contribuì ad aumentare l’opinione fanciullesca che +fosse un negromante; crollò il tetto di una stanza che egli s’era fatto +fabbricare nel suo palazzo a Viterbo, e Giovanni XXI rimase sepolto +sotto quelle ruine[646]. + + +§ 3. + +Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un Orsini papa. — Conferma +giuridica dello Stato della Chiesa. — La Romagna viene ceduta al +Pontefice. — Bertoldo Orsini, primo conte pontificio della Romagna. — +Carlo si dimette dall’officio di vicario della Toscana e da quello di +senatore. — Costituzione di Nicolò III sull’investitura del Senato. +— _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore. — Giovanni Colonna e Pandolfo +Savelli, senatori. — Nepotismo. — Nicolò III muore nel 1280. + +Per sei mesi la santa Sede rimase novellamente vacante, e i Cardinali +residendo in questo periodo a Viterbo, di là amministrarono le cose +della Chiesa[647]. Carlo, bramoso di elevare al soglio un Papa del suo +partito, pose impedimenti all’elezione, senza però giungere a capo di +ciò cui mirava, avvegnaddio i Latini nel Conclave facessero opposizione +ai Francesi con fortuna sempre migliore. Come gli impazienti cittadini +di Viterbo ebbero chiuso gli elettori dentro del loro palazzo comunale, +fu (ai 25 di Novembre) acclamato il potentissimo dei Cardinali, +Giovanni Gaetano Orsini, che assunse nome di Nicolò III. + +Questo orgoglioso figliuolo di _Matheus Rubeus_, il celebre senatore +del tempo di Federico II, non aveva le tendenze religiose del padre, ma +ereditava la fiamma della sua grande energia d’animo. Sotto Innocenzo +IV era stato eletto cardinale di san Nicolò in Carcere, protettore +dell’ordine dei Minoriti, inquisitore generale; aveva servito otto +Pontefici, preso parte a sette elezioni di Papi; era stato lui che +aveva levato alla cattedra santa Giovanni XXI, e che lo aveva anche +dominato. Dotto nelle scienze, esperto in tutte le faccende del mondo, +era il capo dichiarato del Collegio cardinalizio, e per intelletto +politico a tutti sovrastava[648]. Dalla fine del secolo precedente in +poi la sua illustre famiglia romana aveva tenuto i più alti officî +nella Chiesa e nella magistratura; e questo valse al Cardinale un +sentire degno di principe, ma altresì, quando fu papa, lo traviò +facendone un favoreggiatore sfacciato di nepotismo. Fu un vero ottimate +romano, d’animo vigoroso e di grandezza regia; senza riguardo di +checchessia si diede ad ammassare tesori; nutrì sentimenti affatto +mondani; fu della sua città natale amantissimo, non senza affetto per +la sua nazione, degli stranieri che la offendevano odiatore. Se invece +di Clemente IV foss’egli seduto sulla cattedra di san Pietro, la casa +di Angiò non avrebbe certamente posto piede in Italia. + +Giovanni Gaetano Orsini fu, dopo Onorio III, il primo uomo romano che +si sedesse sulla cattedra santa: e vi ascese con nome di Nicolò III +ai 26 Dicembre 1277, nel qual giorno fu in Roma consecrato. La fausta +conchiusione del concordato con Rodolfo di Asburgo e la rivendicazione +dei diritti della Chiesa sovra il Senato romano resero assai notevole +il suo pontificato. I suoi predecessori nei loro reggimenti fuggevoli +non avevano potuto venire ad un trattato definitivo col nuovo capo +dell’Impero. Rodolfo parecchie volte aveva espresso l’intendimento di +scendere in Italia, ma i Pontefici lo avevano ripetutamente ammonito +di non farlo. Infatti non è esatto quel che si dice, che il primo +Asburghese abbia di sua spontanea volontà rinunciato di venire a +Roma e di prendersi la corona imperiale; chè anzi soventi volte e con +grande istanza ei la chiese, appunto perchè la dignità imperiale gli +pareva essere necessaria a dar buon fondamento alla sua dinastia. Le +concessioni che ei fece a Nicolò III furono altrettanti patti imposti +alla sua coronazione imperiale; e soltanto le condizioni interiori +di Germania e il rapido mutamento dei Pontefici gli impedirono, +come in antico a Corrado III, di venire a Roma. Nè l’opportunità gli +sarebbe mancata, chè financo città italiane straziate dalle fazioni +lo invocarono affinchè discendesse e le salvasse; e Dante il gran +ghibellino non perdona a lui, nè al suo figlio Alberto che abbiano +diserto il giardin dello Imperio e la vedova Roma. Gli è appunto di ciò +che Germania deve essere invece riconoscente alla casa di Asburgo[649]. + +Nicolò III volle ordinare lo Stato della Chiesa sopra solide fondamenta +di diritto publico; questo fu il suo massimo intento. Chiese a Rodolfo +che si rinnovassero i trattati di Losanna e con esattezza scrupolosa +si stabilisse in un documento tutta l’estensione che aver doveva il +territorio ecclesiastico, specificandone città per città, parimenti +come s’era usato registrare in più vecchi Diplomi. Seguendo le più +ampie dimensioni delle donazioni antiche, questo documento doveva +compilarsi a garanzia dell’avvenire. Ai 19 di Gennaio 1278, da Vienna, +Rodolfo die’ mandato a Corrado frate minore di rinnovare i privilegî +di Losanna; e il legato ne sottoscrisse l’atto relativo, a Roma, addì +4 di Maggio[650]. Affine di raffermare per iscrittura i diritti cui +la Chiesa pretendeva sopra la Romagna e la Pentapoli si trassero fuori +dall’archivio pontificio le vecchie pergamene: per verità non si potè +esibire la prima e celeberrima di tutte le carte di donazione, ma se ne +incominciò la serie col cosiddetto _Privilegium_ di Lodovico il Pio, e +si venne indi ai Diplomi di Ottone I e di Enrico II. Il Pontefice mandò +in Alemagna la copia dei passi corrispondenti di quelle scritture, +e Rodolfo tenne per genuini cotai Diplomi imperiali, senza nemmanco +istituire intorno ad essi un esame critico. Il più antico donativo di +terre che avessero ricevuto i Pontefici era stato quello dell’Esarcato +e della Pentapoli, regalo di Pipino; ma i loro diritti su quelle +province i Papi non avevano mai ridotto in essere, perciocchè dagli +Ottoni in poi l’Impero le avesse tenute per sè, senza che Pontefice +qualsiasi ne avesse contrariamente menato reclamo. Anche Rodolfo +fu restio a rinunciare a terre che egli medesimo appellava «orto +dell’Impero»; ma dovette chinare il capo avanti la volontà risoluta +di Nicolò III, che soltanto a questo patto gli offerse la cessione dei +diritti imperiali sulla Toscana che Carlo da vicario governava. Così fu +con grande abilità che i Papi si servirono tanto di Rodolfo quanto di +Carlo, per tenerli l’un l’altro in freno. Ed ai 29 di Maggio Rodolfo +incaricò il suo ambasciatore Goffredo di annullare gli atti del suo +cancelliere, che in nome dell’Imperatore aveva chiesto giuramento di +fedeltà dalla Romagna: ai 30 di Giugno 1278, in Viterbo, il legato +tedesco consegnò al Papa il documento che conteneva la cessione delle +dette terre[651]. + +Colle sue carte in regola, or s’affrettò Nicolò III a prender possesso +della Romagna, per arricchirne principescamente la sua famiglia. I suoi +messaggi ammonirono città e signori di fare omaggio alla Chiesa; i più +obbedirono, alcuni ricusarono. Baroni di famiglie dinastiche, uomini +d’ingegno e di valore, parecchi dei quali sopra un teatro maggiore +avrebbero operato geste gloriose, erano (dopo l’età degli Hohenstaufen) +sorti in Romagna e nelle Marche, quali di parte guelfa, quali di +fazione ghibellina; s’erano impadroniti del reggimento nelle Republiche +lacerate dalla discordia, e avevano fondato signorie più o meno +durevoli, le quali combatterono per tre secoli contro il potere del +Papa con maggior vigore di quello che le democrazie potessero fare. Per +distinguerli dai magistrati republicani, a quei signori si die’ nome di +tiranni (_tyrampni_); e furonlo nel significato proprio che si diede +ai tiranni di città dell’antico tempo; furono cioè principi contenuti +entro certi limiti dal Comune, ossiano podestà simili a regoli. Alla +Chiesa si sottomisero i Malatesta del Verruccio a Rimini, i Polentani +a Ravenna, e Guido di Montefeltro, il quale dopo di essere stato +prosenatore di Arrigo di Castiglia a Roma, coll’astuzia e coll’audacia +di lì a breve era diventato il tiranno di quasi tutta Romagna, ed era +stato scomunicato dal Papa: fino la potente Bologna, straziata dalle +fazioni dei Lambertazzi e dei Geremei, riverì per la prima volta la +sovranità della Chiesa sopra di sè e del suo distretto urbano. Quella +celebre città, «madre feconda di uomini grandi nella scienza, chiari +per valore politico, per dignità, per virtù, fonte sempre viva del +sapere», fu da ora in poi tenuta da’ Pontefici in conto di gemma +preziosissima della loro corona temporale[652]. + +Come al tempo de’ Carolingi, il Papa tornò a mandare suoi governatori +in quelle terre: a legato ecclesiastico vi nominò il nipote suo +Latino Malabranca, cardinale vescovo di Ostia; e creò il figlio di suo +fratello, Bertoldo Orsini, a conte di Romagna (e fu il primo) per la +santa Sede[653]. E per dar loro autorità di nerbo efficace levò a suo +stipendio milizie napoletane sotto il comando di Guglielmo l’Estendart, +imperocchè Carlo si fosse obligato da vassallo della Chiesa a +prestarne[654]. In tal guisa la Romagna venne di ragione giuridica +in mano dei Pontefici. Custodirono essi quella perla con cura gelosa; +ma gli indomiti Romagnuoli non si lasciarono porre il bavaglio della +servitù nemmanco nel corso di secoli; le città serbarono gloriosamente +le loro franchigie, e la Chiesa non vi potè mantenere altro rapporto +che di protettorato: la storia della Romagna sotto lo scettro +pontificio è un eterno stato di sollevazione, un eterno alternarsi di +tirannidi e di democrazie. + +Conseguenza del trattato conchiuso con Rodolfo si fu l’indebolimento +della potenza di Carlo. Dicesi che il Re nutrisse un odio personale +contro Nicolò III, e che questi con pari acerbità riodiasse Carlo; +ed invero il Papa era stato profondamente offeso per il rifiuto che +l’altro gli aveva dato di sposare una sua nipote con un nipote di lui. +Comunque si sia, certo è che un uomo d’animo independente come il suo, +doveva porre un fine alla troppo grande influenza del Re. Gli tolse il +vicariato imperiale in Toscana, perciocchè Rodolfo così richiedesse +in ristoro di quanto egli perdeva in Romagna[655]; ed eziandio lo +costrinse a dimettersi dall’officio di senatore, giacchè Clemente +IV avevagli concesso l’autorità senatoria nel 1268 per dieci anni, +e il termine spirava col giorno 16 Dicembre del 1278. Per discutere +appunto di questi importantissimi argomenti Carlo era venuto a Roma, +e vi si era soffermato dal principio del Maggio fino ai 15 di Giugno, +trattando con Nicolò e coi Romani[656]: fu però giuocoforza che ei +si acconciasse alla volontà del Papa, laonde si dichiarò pronto a +deporre la sua carica urbana. Quanto a Nicolò, nel Giugno andò a +Viterbo, e di là mandò a Roma i cardinali Latino e Jacopo Colonna col +mandato di ordinare i rapporti della santa Sede col Senato; e intanto +gli impiegati di Carlo rimasero ancora in officio fino al mese di +Settembre[657]. + +Il Pontefice dichiarò espressamente per mezzo dei suoi plenipotenziarî +di non pretendere all’elezione del Senato, nè di volersene arrogare un +diritto, perciocchè questa ingerenza avrebbe potuto porre a pericolo +sè e la Chiesa. Per conseguenza confermò il diritto elettivo dei +Romani[658], il quale d’altronde avrebbe perduto ogni importanza +se il Senato fosse tornato in quella dipendenza di investitura che +stabilita aveva Innocenzo III. Nè al potentissimo Orsini fu difficile +di ripristinare questo stato di cose. Egli amava Roma, laonde con +sentimento patriottico magnificò questa sua città natale, e per +ispazzar via la influenza francese, nel mese di Marzo 1278, fece +cardinali tre Romani della più eletta nobiltà, che furono Latino +Frangipani Malabranca, Jacopo Colonna e il suo stesso fratello Girolamo +Orsini. E il suo amor patrio gli valse financo il favore del partito +ghibellino, laddove Carlo non era accetto nemmanco a’ Guelfi, dei quali +gli stessi Pontefici cercavano adesso di frenare la potenza. Poichè +dunque Nicolò ebbe tolto al Re l’autorità senatoria, volle egli mercè +di una legge impedire che questo importantissimo officio fosse mai più +per capitare nelle mani di Principi stranieri; e in questo intento, +ai 18 Luglio del 1278, promulgò una Costituzione che segna un’epoca +vera. In essa ei fa derivare il diritto dei Pontefici su di Roma da +Costantino, che loro avrebbe ceduto la signoria della Città affinchè il +Papato potesse essere independente[659]. I Cardinali, vi dice Nicolò, +devono liberamente dar consigli al Pontefice; i giudizî poi di questo +non devono mai essere oscillanti, nè la decisione dei Cardinali deviare +per timori mondani dai termini di verità; la elezione del Papa e la +nomina dei Cardinali devono avvenire senza costringimenti[660]. E vi +rammenta tutti i malanni che agli ultimi tempi degli Hohenstaufen aveva +cagionato la podestà senatoria caduta in balìa di signori stranieri: +distruzione delle mura, ruine che avevano rimutato la faccia della +città, saccheggio dei patrimonî privati e delle chiese, vergognose +incostanze di propositi; esempio per tutte le accoglienze fatte a +Corradino. Nicolò pertanto diceva che volea restituire independenza +completa alla Chiesa, pace e benessere alla città di Roma; e dichiarava +per conseguenza di promulgare d’accordo col suo Collegio la legge, +che da allora in poi nessun imperatore, re, principe, margravio, +duca, conte o barone, nè qualsiasi nobiluomo potente di loro parentela +potesse diventare senatore, capitano del popolo, patrizio o rettore od +officiale della Città, nè a tempo, nè a vita; che nessuno per più di +un anno potesse venirvi nominato senza licenza del Pontefice, sotto +pena della scomunica dell’eletto e degli elettori. Per lo contrario, +dichiarava non essere tolta capacità di reggere l’officio senatorio +per un anno o meno ai cittadini di Roma, quand’anche fossero parenti +di uomini ineleggibili, e sebbene fuori della Città avessero grado di +conti e di baroni, ma fossero di potenza mediocre[661]. + +Questa legge favorevole, che andava a’ versi de’ Romani, era destinata +a ristorarli della perdita di grandi diritti che il parlamento romano +aveva di già ceduti al Pontefice. Può darsi che a molti paresse +ispirata a sensi patriottici, ma essa celava un pericolo durevole, +avvegnaddio l’Editto di Nicolò III fosse pungolo all’ambizione delle +grandi case patrizie, che adesso salivano a potenza nuova. Da quest’ora +in poi gli Orsini, i Colonna, gli Anibaldi, i Savelli intesero alla +podestà senatoria; e al paro di altre famiglie in altre città, fecero +ogni lor possa per diventare i tiranni di Roma. Soltanto i rapporti +durevoli in cui la Città si trovò col Papato, e la divisione dei nobili +in fazioni, che fra loro si tennero in equilibrio, impedirono che l’una +oppur l’altra famiglia si impadronisse del dominio ereditario di Roma, +come era avvenuto ai tempi de’ conti Tusculani. La nobiltà che dominava +nel parlamento popolare aveva di buon grado aderito alle domande di +Nicolò III, e aveva a lui attribuito la podestà urbana finchè fosse +vissuto; nè già come a papa, ma come all’Orsini nobile romano: ed +invero neppur egli ebbe osato di chieder tanto fin da riunire per +sempre l’officio senatorio colla dignità pontificia, e non si appellò +mai senatore, quantunque Roma gli avesse concesso facoltà di ordinare a +piacer suo il reggimento cittadino e di eleggere i senatori[662]. Anche +dopo di lui, parecchi Pontefici furono dal popolo creati senatori, non +come papi ma con officio propriamente personale: e poichè essi solevano +accettare la elezione pur di regola dichiarando di voler conservare +immuni i diritti del Pontificato, e poichè diventavano i primi +officiali della Città, ne derivò una condizione di essere che nella +loro persona di papi stava di mezzo fra la sovranità ed un officio +feudale che loro conferiva la Republica. + +Carlo con gran dispetto depose la sua dignità di senatore nelle +mani de’ Romani. In una lettera dei 30 Agosto, indiritta a Giovanni +_de Fossames_ suo vicario, e ad Ugo _de Bisuntio_ suo cameriere in +Roma, comandò che nel termine prefisso si consegnassero ai mandatarî +del popolo romano, e non già a quelli del Pontefice, la rocca di +Rispampano, tutte le castella e le torri dentro della Città e fuori, +e i prigionieri custoditi in Campidoglio[663]. La rinuncia formale +di Carlo fu data indi in sul cominciamento del mese di Settembre; e +Nicolò III, consentendo i Romani, elesse tosto a senatore per un anno +il suo proprio fratello _Matheus Rubeus_ Orsini[664]. Nell’Ottobre del +1279 ebbe questi per successori nel senato Giovanni Colonna e Pandolfo +Savelli[665]. + +Della perdita della sua podestà Carlo potè reputarsi compensato per +ragion della pace che il Papa nell’anno 1280 gli fece conchiudere +con Rodolfo di Asburgo: infatti il Re dei Romani riconobbe il Re +di Sicilia; Carlo novellamente protestò che non offenderebbe mai i +diritti dell’_Imperium_, e ricevette la Provenza e Forcalquier in feudo +imperiale[666]. All’accortezza di Nicolò III era pertanto riuscito +di condurre in questo modo a termine un’opera rilevantissima: aveva +conchiuso pace coll’Imperatore, ottenuto la conferma giuridica dello +Stato ecclesiastico sovrano, ristretto la potenza di Carlo, soggiogato +il Campidoglio. Di una serie lunga di Papi ei tornò ad essere il primo +che giungesse a possedere pacificamente e in tutta la sua ampiezza lo +Stato temporale della santa Sede. Papa Orsini ebbe tempra di monarca, +e servì di esemplare a molti successori suoi, i quali sotto il manto +pontificio furono nè più nè meno di principi secolari imperanti +sopra bellissime province d’Italia. Ormai con Nicolò III la grandezza +ideale del Papato si rimpicciolisce in una cerchia angusta di politica +nazionale. + +Dopo Innocenzo III fu egli il primo Papa che imprendesse a fondare +principati a’ suoi nipoti; e veramente fecelo a spese dello Stato +ecclesiastico, chè da lui ha origine quella piaga della Chiesa che in +tempi più tardi fu il nepotismo. Questo e la sua avarizia lo esposero +ad amare censure, ond’è che Dante gli compose una nicchia nel suo +Inferno. Nicolò infatti edificò una Sionne ai suoi consanguinei[667]. +Se egli avesse potuto condurre a fine il suo disegno, componendo in +Italia tre reami, di Sicilia, di Lombardia, di Toscana, oltre allo +Stato ecclesiastico, certo è che negli ultimi due avrebbe fatto re i +suoi nipoti[668]. Cotali disegni intemperanti potevano concepire i Papi +adesso che ruinata era la podestà imperiale! Nicolò, da vero ottimate +romano, amava la magnificenza ed il lusso; nè egli stette in forse di +provvederne alle spese col patrimonio della Chiesa e della Cristianità. +Con grande spreco di moneta riedificò le residenze del Laterano e del +Vaticano, e presso a Viterbo, dove allora dimoravano i Pontefici, +a Surianum, si costruì una bella villa, dopo di aver tolto contro +ogni diritto quel castello ad alcuni nobiluomini romani e di averlo +dato a suo fratello Orso[669]. Ed egli morì anzi a Soriano, colto di +apoplessia, ai 22 Agosto dell’anno 1281: il suo memorando reggimento +ebbe durato tre anni non appieno compiuti. + + +§ 4. + +Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — Tumultuosa elezione +pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi e gli Orsini. — Martino IV. +— Conferisce a Carlo l’officio senatorio. — Martino è dominato da +Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I Vespri. — Rivoluzione a Roma. — È +discacciato il prosenatore francese. — _Johannes Cinthii_ Malabranca, +capitano del popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo Anibaldi e Pandolfo +Savelli, senatori. — Muoiono Carlo I e Martino IV. + +La morte di Nicolò III die’ il segnale di turbolenze nuove a Roma: +gli Anibaldi si levarono contro gli Orsini tracotanti, ed il popolo si +mise dalla parte dei primi. Furono discacciati quelli che fino allora +avevano tenuto il Senato, e vi furono insediati due altri, Pietro Conti +della fazione degli Anibaldi e Gentile Orsini figlio di Bertoldo che +parteggiava per i loro avversarî. Con un reggimento diviso s’intese a +conciliare le pretese dei due partiti[670]. + +Frattanto l’elezione pontificia avveniva con maggiori tumulti che mai. +Nel Conclave raccolto a Viterbo la fazione di Carlo veniva a contesa +col partito latino del Papa defunto; ed a Viterbo era capitato Carlo +in persona, per far eleggere uno che lo ristorasse di quanto aveva +perduto. Già Riccardo Anibaldi, d’accordo col Re, aveva cacciato +Orso Orsini dall’officio di podestà, e s’era presa la vigilanza del +Conclave: condotti da lui, i cittadini di Viterbo assaltarono il +palazzo vescovile dove s’erano adunati gli elettori, s’impadronirono +di due Cardinali di casa Orsini, _Matheus Rubeus_ e Giordano, e con +maltrattamenti li chiusero in una stanza separata. Ciò avvenuto, +gli altri Cardinali acclamarono, addì 22 Febbraio 1281, il Pontefice +nuovo[671]; e questi fu il francese Simone. Cardinale di santa Cecilia +sotto di Urbano IV, aveva sostenuto officio di legato in Francia, e per +lunghi anni aveva negoziato con Carlo per la conquista di Sicilia: uomo +di animo calmo e tranquillo, operoso, disinteressato, fu però tale che, +papa, non die’ prova di genio. Ebbe repugnanza ad accettare l’elezione, +e non ci volle meno che la violenza per costringerlo a vestire gli +abiti pontificali. Salì alla santa Sede con nome di Martino IV, e si +die’ anima e corpo in braccio al suo amico Carlo; così, causa la sua +debolezza, caddero nuovamente infranti i limiti che il suo vigoroso +antecessore aveva imposto a quel vassallo. + +Martino IV volle por fine ai torbidi che continuavano ad agitar Roma, +e mandò al popolo romano due Cardinali perchè si facessero mediatori +di pace[672]. Avrebbe bramato di tener dietro a loro per farsi +coronare in san Pietro, ma non potè farlo perchè i Romani arditamente +rifiutarono di riceverlo: quindi fu che il nuovo Papa andò ad Orvieto, +dopo di avere scagliato la scomunica contro di Viterbo in punizione +delle violenze esercitate al tempo dell’elezione. Del resto i suoi +legati in breve ora ottennero ciò che il Pontefice bramava, ed egli +concesse quel che Carlo desiderava da lui, e cioè restaurò la podestà +senatoria del Re. Vero è che vi si opponeva la Costituzione che +Nicolò III di recente aveva promulgato; ma che? Martino IV possedeva +autorità di legare e di sciogliere, ed egli con grande spigliatezza +abolì l’Editto del suo predecessore; e i Romani discordi sempre e già +avvezzi a servire a principi possenti, non ebbero forza d’impedirlo. +Si venne a una transazione: Pietro Conti e Gentile Orsini, fino a quel +momento senatori, furono dal parlamento del popolo nominati elettori; +ed eglino, ai 10 di Marzo 1281, conferirono piena podestà senatoria +a Martino IV non come a papa, ma come alla persona di lui; e ve lo +elessero a vita con facoltà di creare un suo vicario[673]. Ambasciatori +del popolo romano andarono ad Orvieto dal Pontefice, e ginocchioni gli +porsero la pergamena che conteneva la sua nomina a senatore: parve +che egli ne facesse poco caso; si atteggiò come uomo che non sa se +debba accettare o no un incomodo donativo; alla fine con gran sussiego +degnossi dir di sì[674]. Tanto per salvare le forme mandò dapprima in +Campidoglio un suo vicario, Pietro de Lavena; ma presto dichiarò che il +vero paciere della Città non poteva essere altri che re Carlo, e a lui +affidò il Senato, addì 29 Aprile 1281, per tanto tempo quant’egli, il +Papa, avrebbe vivuto[675]. + +Il Re, con un risolino sardonico, riprese possesso di quella stessa +dignità che Nicolò III poco prima gli aveva tolta per sempre; e dopo un +così breve intervallo di tempo tornarono Francesi, suoi prosenatori, +a governare in Campidoglio[676]. I Vicarî di Carlo (ei vi elesse i +migliori suoi cavalieri e consiglieri) vi fecero comparsa con tutta la +pompa della podestà senatoria, vestiti principescamente di abiti colore +scarlatto, soppannati di pelliccia: di stipendio ricevevano un’oncia +d’oro al giorno; con sè avevano un cavaliere che faceva da camerlengo +o luogotenente, un altro da maresciallo con quaranta uomini a cavallo, +otto giudici capitolini, dodici notai, araldi, uscieri, trombetti, un +medico, un cappellano, da trenta a cinquanta vigili delle torri, un +guardiano del leone che si teneva per simbolo in Campidoglio ov’era +custodito in una gabbia, ed altri officiali. Mandavano castellani +nelle terre appartenenti al demanio della Città, come erano Barbarano, +Vitorclano, Monticello, Rispampano, Civitavecchia, e a Tivoli +nominavano il conte[677]. + +Ben presto la potenza di Carlo, e con essa il partito guelfo si +rifecero più vigorosi che mai in tutta Italia. Carlo tornava ad essere +il patrizio riverito della Chiesa. Avendo, come vassallo, obligo +feudale di somministrar milizie al Papa, lo serviva di buon animo colle +sue armi nello Stato ecclesiastico, anche per poter cavarne diritto di +protettore; e Martino IV gli si dava tutto quanto in balia, per modo +che a governatori dei patrimonî poneva il più delle volte consiglieri +regî. In mano dei Francesi venivano gli officî maggiori; dappertutto, +da Sicilia al Po, Francesi tenevano il reggimento delle cose; e così +minacciava ruina alle franchigie delle città che Pontefici accorti +avevano accarezzate. Giovanni de Appia, capitano di Carlo, fu perfino +nominato conte della Romagna, perlochè i Ghibellini irritati, condotti +da Guido di Montefeltro ed uniti ai Lambertazzi cacciati di Bologna, +rialzarono arditamente il capo[678]: ed in quella provincia era da +legato nelle faccende ecclesiastiche il provenzale Guglielmo Durante, +celeberrimo giureconsulto di quel tempo. Nella Marca, a Spoleto, +fino in Toscana e nella Campania erano poste a presidio soldatesche +siciliane, e vi comandavano cortigiani regî al servigio del Pontefice, +cui Carlo in persona vigilava ad Orvieto con occhi d’Argo. + +Ma un grande avvenimento distrusse di repente la potenza nuova di +questo Re e l’opera laboriosa dei Papi francesi. Dopo il breve sogno di +una sicurezza comprata a forza di penose fatiche, la Curia fu ridestata +da nuove angustie, di cui origine eterna era pur sempre Sicilia. Lo +sfacciato mal governo fe’ sì che al 31 Marzo 1282 l’isola si sollevasse +con eroico valore contro Carlo d’Angiò. I Vespri siciliani di magnifica +memoria contengono la sentenza efficace che una volta per tutte la +storia pronunciò contro la signoria e la tirannide degli stranieri; +e furono eziandio la prima restaurazione che il popolo ottenesse +de’ suoi diritti a fronte di pretensioni dinastiche e di trattati +diplomatici. I Siciliani trucidarono quanti Francesi trovavansi +nell’isola, abbatterono il giogo di Carlo e invocarono la protezione +della Chiesa. Martino trepidante rigettò le loro domande, e allora +quella eroica nazione diede eziandio il primo esempio trionfante di +un paese che spezzasse i vincoli feudali della Chiesa e tenesse in +non cale le scomuniche del Papa. Sulla fine del mese di Agosto, re +Pietro di Aragona sbarcò vicin Trapani, e in mezzo alle acclamazioni +delle moltitudini giubilanti entrò a Palermo, dove dalle mani del +popolo ricevette la corona di Sicilia. Il genero di Manfredi, lo sposo +di Costanza, veniva da erede e da rappresentante dei diritti degli +Hohenstaufen; e così la casa di Svevia per la terza volta ricomparve +nella storia, mutata in una stirpe regale spagnuola[679]. Il despota +Carlo, tutto smarrito, era corso da Orvieto nel suo regno, ma non +per altro che per sofferire delle disfatte vergognose. La rivoluzione +vittoriosa trovò tosto un’eco nelle Republiche d’Italia; i Ghibellini +rincorati presero le armi; si sollevarono fino le città dello Stato +ecclesiastico offese in parecchi modi nei loro diritti, e Perugia +disertò dal Papa[680]. Dopo il bagno di sangue di Palermo n’ebbe +uno anche Forlì; addì 1 Maggio 1282 duemila Francesi condotti da +Giovanni de Appia vi furono per le astuzie del Montefeltro tratti in +un’imboscata, e tagliati a pezzi. + +Anche in Roma il popolo tumultuò. Infatti gli Orsini, acerbi nemici di +Carlo, s’agitavano per recuperare il potere perduto; e, cacciati da +Riccardo Anibaldi e dal Prosenatore francese, si gettavano dentro di +Palestrina e lì tenevano resistenza. Fra i Romani s’andava risvegliando +l’amore di libertà, or che vedevano vacillante la dominazione di Carlo +e scosso il partito guelfo in tutta Italia. Non vollero più obbedire +al Re lor senatore, nè al Papa che pien di paura s’era ricoverato nella +munita Montefiascone, in quello che essi imprendevano una spedizione di +guerra contro Corneto[681]. A nulla valsero le preghiere di Martino; e +perfino una carestia che infierì nell’autunno dell’anno 1283, e ch’ei +cercò di lenire per mezzo di pronti soccorsi, non fece che accrescere +il mal animo del popolo. Agenti aragonesi andavano spargendo oro, e +adescavano vecchi Ghibellini a uscire dei loro nascondigli. Corrado di +Antiochia, il solo che restasse della orrenda giornata di Tagliacozzo +e che fosse sfuggito alla mannaia del carnefice ed al carcere, +ricomparve, raccolse gente a Saracinesco, e, per la via Valeria a lui +troppo ben nota e per Celle, tentò di penetrare in quel territorio +degli Abruzzi dove fatalmente era avvenuta la distruzione della sua +casa. Ei voleva riconquistarsi la contea di Alba; ma il tentativo +fallì, poichè il Rettore pontificio della Campagna e Stefano Colonna +da Genazzano ruppero le sue milizie. Nondimeno l’anno dopo il vecchio +Ghibellino entrò negli Abruzzi e vi occupò parecchie castella, per modo +che il Papa dovette mandar contro di lui Giovanni de Appia, intanto che +anche nel Lazio andavano scoppiando sollevazioni[682]. + +Nel frattempo gli Orsini prendevano in Roma il sopravvento. Ai 22 +Gennaio 1284 fu pigliato d’assalto il Campidoglio, massacrato il +presidio francese, e messo in carcere il prosenatore Goffredo di +Dragona: si promulgò che era caduta la podestà senatoria di Carlo e si +compose un reggimento popolare. Tutto questo in Roma fu la conseguenza +dei Vespri siciliani. Si nominò allora un nobiluomo, parente degli +Orsini, a capitano della Città, a _defensor_ ossia tribuno della +Republica, ed ei fu _Johannes Cinthii_ Malabranca fratello del +celebre cardinale Latino[683]. Allorchè Martino IV udì in Orvieto di +questa rivoluzione, si dolse della lesione de’ suoi diritti, volle +guarentirsene, ma cedette. Confermò _Johannes Cinthii_ a capitano +della Città, però soltanto in qualità di prefetto «di provvisione» e +per sei mesi; accettò il consiglio dei Priori eletto dalle gilde degli +artigiani, e acconsentì che i Romani eleggessero un Prosenatore, il +quale insieme col Capitano governasse in Campidoglio[684]. L’accorta +arrendevolezza sedò tutto il commovimento; Riccardo Anibaldi, che +un tempo nei Conclave di Viterbo aveva maltrattato gli Orsini, fece +sottomissione, e per comando del Pontefice andò di casa sua fino al +palazzo del cardinale Matteo, a piè scalzi, con una corda al collo, e +gli chiese perdonanza[685]. Così avvenne una riconciliazione publica +dei partiti: fu riconosciuto che cessato era il vicariato di Carlo, e +il popolo romano accolse di buona voglia due governanti pontificî con +podestà senatoria, Anibaldo figlio di Pietro Anibaldi e il valoroso +Pandolfo Savelli. In tal guisa si fece ritorno al sistema nazionale +stabilito da Nicolò III[686]. + +L’anno dopo, che fu il 1285, vide morire Carlo e Martino IV. Il Re +passò da questa vita ai 7 di Gennaio, a Foggia, accasciato di dolore +per la perdita di Sicilia. La sua punizione fu acerba. Il regno +che aveva conquistato in mezzo a torrenti di sangue, ei lasciò in +gravissima tempesta di guerra e di ribellione, tal quale era stato +allorchè v’era entrato la prima volta. Un soffio di vento rovesciò +i suoi piani ambiziosi; l’erede e il vendicatore degli Hohenstaufen +era penetrato da vittorioso nella sua terra e s’avea posto in capo +la corona di Manfredi: e già l’Angioino temeva che subito dopo la +sua morte sarebbe ito perduto anche il trono di Napoli, avvegnaddio +Carlo II, suo figlio ed erede, fosse prigioniero di guerra, in mano +di Pietro di Aragona. Poco appresso morì anche Martino IV, addì +28 Marzo 1285, a Perugia, che s’era di bel nuovo assoggettata alla +Chiesa[687]. Quantunque gli fosse riuscito di ridurre ad obbedienza la +Romagna e parecchie città (e in ciò lo avevano ajutato re Filippo di +Francia e Guido di Montfort, che il Papa aveva graziato per farsene +una lancia spezzata contro il ghibellino Guido di Montefeltro), +nondimeno lasciava tutta Italia in fiamme[688]. I Ghibellini, da +lui scomunicati innumerevoli volte, non per questo erano stati +domi; e Pietro di Aragona irrideva alle sue Bolle di anatema che gli +proibivano di portare la corona di Sicilia. Il genero di Manfredi la +tenne dalla volontà del popolo. Dopo che paesi e nazioni per lungo +tempo erano stati venduti, donati, trafficati da Papi e da Principi, +si levava finalmente la volontà del popolo come potenza che dà ai +re l’autorità di comando. Una cotale ribellione contro i principî +della podestà dinastica doveva per uno stupendo destino incogliere +quel Papa medesimo, che un dì, legato pontificio, aveva dato origine +all’usurpazione di Carlo. E le armi delle scomuniche, ormai spuntate +dal lungo uso, nulla poterono contro il giusto giudicio che la storia +pronunciò sui due complici di quella stessa iniquità, su Carlo di Angiò +e su Martino IV. + + + + +CAPITOLO QUINTO. + + +§ 1. + +Onorio IV. — Pandolfo Savelli, senatore. — Relazioni con Sicilia e +coll’Impero. — La santa Sede rimane vacante per un anno. — Nicolò IV. +— Carlo II è coronato a Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo +Colonna. — Giovanni Colonna e i suoi figliuoli, Pietro cardinale +e Stefano conte. — Ribellione di Romagna. — Gli Orsini avversano i +Colonna. — Bertoldo Orsini, senatore. — Giovanni Colonna, senatore +(1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — Pandolfo Savelli, senatore +(1291). — Stefano Colonna e _Matheus Raynaldi_ Orsini, senatori (1292). +— Nicolò IV muore (1292). + +La liberazione della Chiesa dal lungo protettorato di Carlo ebbe +per conseguenza il pronto esaltamento di un Romano alla santa Sede: +l’illustre e vecchio cardinale di santa Maria in Cosmedin, Jacopo +Savelli, fu eletto pontefice a Perugia, addì 2 Aprile 1285; ed egli +andò tosto a Roma, e vi fu consecrato ai 15 di Maggio. Si appellò +Onorio IV, e questo nome assunse ad onore del primo Papa che era uscito +della sua famiglia ormai fatta potente. Era figliuolo del senatore Luca +Savelli e di Giovanna Aldobrandesca dei conti di santa Fiora: dei suoi +fratelli che un dì avevano combattuto a Tagliacozzo sotto le bandiere +di Carlo, Giovanni era già morto, e Pandolfo trovavasi tuttavia a +questo tempo da senatore di Roma insieme con Anibaldo[689]. Appena +che adesso Onorio IV fu eletto papa, i Romani anche a lui conferirono +la podestà senatoria a vita; dopo di che egli confermò Pandolfo +nell’officio del Senato[690]. + +Singolar cosa è veder questi due fratelli governare la città, l’uno da +papa nel suo palazzo di santa Sabina sull’Aventino, l’altro da senatore +in Campidoglio, tutti e due travagliati di mal di gotta e incapaci di +muoversi. Invero Onorio IV era così attratto di mani e di piedi che +non poteva nè star ritto, nè camminare; e quando celebrava la messa +al maggior altare, per elevar l’ostia gli conveniva ajutarsi con un +congegno meccanico: nè Pandolfo era manco di lui tormentato dalla +podagra, e gli bisognava farsi portare adagiato sopra una scranna. +Nondimeno quei due eccellenti uomini accoglievano uno spirito gagliardo +in corpo infermo, e per prudenza e per energia erano di pregio +degnissimi. Pandolfo, serio, severo come un Catone, appoggiato alle +sue grucce tenne in Campidoglio un reggimento così valoroso che Roma +godette di pace perfetta: le strade divennero sicure, chè i malandrini +furono mandati alle forche, e la nobiltà feroce non osò mai di +tumultuare. Il senatore Savelli resse la Città da vicario del fratello +suo, quanto ne fu lungo il pontificato[691]. + +Breve fu il governo di Onorio IV; e tutto ei lo occupò attendendo +a rimettere pace nello Stato ecclesiastico e ad ordinare le cose +di Sicilia. Sciolse Viterbo dall’interdetto con cui Martino IV +aveva punito le violenze esercitate nella sua elezione; ma la città +dovette demolire le sue mura, perdette la sua giurisdizione, e il suo +rettorato venne in mano del Papa. E ad Onorio toccò la buona ventura di +restituire la tranquillità nella Romagna, dopochè il grande guerriero +di Montefeltro ebbe abbassato le armi e se ne fu andato in esilio: +nell’anno 1286 Onorio vi nominò da conte un suo cugino, il proconsole +Pietro Stefaneschi. Più gravi cure gli cagionò Napoli, il qual reame, +durante la prigionia di Carlo II, era amministrato da Roberto di +Artois e da Gerardo legato pontificio. Sicilia pareva perduta; morto re +Pietro agli 11 Novembre 1285, la signoria ne era passata al suo secondo +figliuolo don Giacomo, e questi, presente sua madre Costanza, veniva +coronato a Palermo, senza che si desse bada alle Bolle di scomunica del +Pontefice. Il grande ammiraglio Rogero de Loria trionfava, dappertutto +vittorioso, sul mare; perfino una flotta siciliana condotta da Bernardo +de Sarriano approdava addì 4 Settembre 1286 sulla costa romana, ed ivi, +a vendetta di Corradino, ne andava incendiata Astura e cadeva ucciso il +figlio del traditore Frangipane[692]. + +Con Rodolfo di Asburgo stette Onorio IV in rapporti amichevoli; la +coronazione imperiale che il Re dei Romani ripetutamente chiedeva, +fu stabilita ai 2 di Febbraio dell’anno 1287; però era destino che +mai la corona di Carlo magno non dovesse porsi in capo al primo degli +Asburghesi. Infatti, ai 3 di Aprile 1287, morì Onorio IV nelle sue +case dell’Aventino, avvegnachè su quel colle egli avesse edificato un +palazzo di sua residenza, e solamente nella stagione estiva dimorasse +a Tivoli, probabilmente per usare dei bagni solforosi delle _Aquae +Albulae_. Lasciò la sua famiglia ricca e ragguardevole; ed invero, +dal suo testamento, che da cardinale compilò e da papa confermò, +si pare che i Savelli fin d’allora erano signori potenti nei monti +Latini ed eziandio nel territorio di Civita Castellana. Dentro di +Roma possedevano un palazzo e una rocca sull’Aventino, un palazzo +e torri nella regione Parione, dove anche oggidì tiene di loro +ricordanza il «vicolo de’ Savelli»: più tardi nei ruderi del teatro di +Marcello costruirono quel grande palazzo che adesso si appella degli +Orsini[693]. + +I Cardinali tennero il loro Conclave nelle case del Papa defunto, ma +non poterono intendersi sull’elezione; e la loro discordia fu tanta che +la santa Sede rimase vacante per quasi un anno. Sopravvenne la calda +stagione, allor che la malaria suole essere mortifera sull’Aventino: +sei Cardinali morirono di una febbre pestilenziale che desolava +tutta Roma; gli altri cercarono salute nella fuga. Il solo Vescovo di +Preneste rimase, e nelle deserte stanze della santa Sabina, sprezzando +la morte, sostenne impavidamente la solitudine e i miasmi febbrili. +N’ebbe in premio la tiara, perocchè i Cardinali tornati a inverno +sull’Aventino, lo eleggessero papa: ciò peraltro non avvenne prima dei +22 Febbraio 1288. Girolamo di Ascoli, uomo di povera origine, frate +dei Minori, indi generale dell’ordine, s’era segnalato al tempo di +Gregorio X come legato in Oriente; eletto patriarca di Bisanzio da +Nicolò III, era stato più tardi elevato al vescovado di Preneste. Con +nome di Nicolò IV salì alla santa Sede, e fu il primo francescano che +diventasse papa: monaco pio, non seppe che cosa fosse egoismo, e si +adoperò indefessamente per pacificare il mondo, per imprendere una +crociata, per esterminare la eresia. + +A lui per la durata della sua vita i Romani conferirono l’officio +senatorio. E la nomina dei Papi a podestà divenne frequente anche in +altre città[694], chè eglino cercavano di farsi eleggere a quella +magistratura, e nominavano indi loro vicarî che ne esercitassero +le funzioni. Il rapporto de’ Pontefici coi Comuni dello Stato +ecclesiastico non fu altro mai che di supremi signori feudali con +vassalli i quali avevano con esso loro conchiuso dei trattati. Le città +riverivano l’autorità pontificia, somministravano milizie, pagavano +imposte fondiarie, in certi casi si sottomettevano al tribunale +dei legati provinciali, ma conservavano i loro Statuti, la loro +giurisdizione, l’amministrazione e l’autonomia loro proprie. Ogni città +continuò ad essere republica con suoi diritti, con consuetudini e con +privilegî speciali. Un siffatto spirito municipale pieno d’energia +impedì che i Pontefici diventassero veri signori del territorio; ed +eglino dovettero quello spirito rispettare anche per tenere mercè +di esso infrenata la nobiltà. Però accortamente profittarono della +inuguaglianza e della gelosia dei Comuni affine di indebolirli colla +divisione. All’uno toglievano il diritto di eleggersi i Podestà, +ad un altro lo concedevano per un annuo tributo[695]. Divietavano +le confederazioni politiche delle città, ma spesso l’una per via +dell’altra domavano. Ora mostravansi di idee monarchiche, ed ora di +idee republicane; il loro reggimento era debole e mite, spesse volte +patriarcale, vacillante sempre: l’incapacità di fondare un diritto +politico universale, le imprudenti ostilità che alcuni legati movevano +contro gli ordinamenti comunali senza che però avessero in mano +forza materiale bastevole per combatterli efficacemente, finalmente +i rapidi mutamenti che avvenivano sul trono pontificio, di cui non +si dava successione ereditaria, tutto ciò andò educando quelle strane +condizioni di unione semplicemente meccanica e di ripetuto decadimento +che furono sempre proprie dello Stato ecclesiastico. + +Roma stette tranquilla durante il primo anno del governo di Nicolò IV, +finchè una lotta di partiti nella primavera dell’anno 1289 discacciò +il Pontefice e lo costrinse ad andarne a Rieti, dove già aveva passato +l’estate precedente[696]. Ivi ei coronò Carlo II a re di Sicilia. +Il debole figliuolo di Carlo d’Angiò nel Novembre 1288 era stato +liberato dalla prigionia spagnuola mercè i buoni officî di Edoardo +d’Inghilterra e del Papa: venne adesso a Rieti, e ai 29 di Maggio +si celebrò la sua coronazione. In un documento professò anch’egli, +come suo padre, di essere vassallo della Chiesa per la grazia di lei, +giurò patto feudale, e promise che non assumerebbe mai a Roma o nello +Stato ecclesiastico l’officio di senatore o di podestà[697]. Può darsi +che un partito favoreggiatore degli Aragonesi mirasse di malo animo +la coronazione di Carlo II; tuttavia le turbolenze di Roma ebbero +maggior radice nella gelosia che le nobili famiglie nutrivano le une +contro le altre. Da cinquant’anni a questa parte la casa guelfa dei +Savelli e gli Orsini, congiunti con quella di parentela, erano stati +i più potenti dell’aristocrazia romana, e avevano messo in ombra gli +Anibaldi altra volta dominatori. Anche il nuovo Pontefice era stato +amico degli Orsini, chè Nicolò III lo aveva eletto cardinale, ed ei per +riconoscenza ne aveva preso il nome; peraltro non andava molto che si +gettava in braccio ai Ghibellini e si dava tutto alla famiglia Colonna. + +Questa celebre casa aveva espiato la fede ghibellina dimostrata al +tempo di Federico II (allora che il cardinale Giovanni e Odone suo +nipote si erano armati contro la Chiesa) con avvilimento sofferto +durante il periodo di restaurazione della signoria pontificia: fu +solamente sulla fine del secolo decimoterzo che di nuovo emerse come +potentissima delle famiglie di Roma, per poi prendere il primo luogo +nella Città e tenerlo per secoli. Era stato Nicolò III il primo che +restituisse il favore ai Colonna onde indebolire gli Anibaldi, ed aveva +insignito Jacopo figlio di Odone del cardinalato: adesso poi Nicolò IV +dava nuovo splendore e importanza vera al loro casato. Da vescovo di +Palestrina aveva tenuto con essi corrispondenza amichevolissima; forse +al loro ascendente andava debitore della tiara, e da papa li colmava +di onori come la sua gratitudine gli consigliava. A rettore della marca +di Ancona creò il fratello del cardinale Jacopo, quel Giovanni Colonna +che già era stato senatore nell’anno 1280; dei figli di Giovanni elesse +uno, Pietro, a cardinale di santo Eustachio; l’altro, Stefano, a conte +di Romagna[698]. Da allora in poi questo Proconsole romano fu uno +dei maggiori uomini della sua famiglia; più tardi diventò protettore +ed amico del Petrarca, e celebre per la tragica sorte della sua casa +al tempo di Cola di Rienzo. Stefano era allora nel bel fiore della +età, d’animo caldo, impetuoso; e da conte di Romagna irritò nobili e +città di quella provincia, offendendo gli Statuti dei Comuni. Ciò ebbe +per conseguenza che nel Novembre 1290 i figli di Guido di Polenta lo +assalissero a Ravenna e vergognosamente lo imprigionassero con tutta la +sua corte[699]. Rimini, Ravenna, altre città si ribellarono, ed allora +il Papa mandò da rettore della Romagna Ildebrando de Romena vescovo +di Arezzo, acciocchè pacificasse la ribellione e liberasse Stefano dal +carcere[700]. + +Alla rivoluzione aveva avuto parte anche un Orsini: fu Orsello di +Campo di Fiore, figlio di Matteo, allora podestà di Rimini. Gli Orsini +miravano con gelosia la crescente potenza dei Colonna, massime dacchè +questi signori li tenevano esclusi dal senato romano. Ed invero dopo +che Pandolfo Savelli aveva deposto il suo officio (locchè probabilmente +avvenne tosto dopo l’esaltamento del nuovo Papa), Nicolò IV, ancor +favorevole agli Orsini, aveva nominato senatori primieramente Orso, +indi Bertoldo, già primo conte di Romagna[701]. Sennonchè nell’anno +1290 riuscì fatto ai Colonna di togliere ai loro emuli il favore del +Pontefice; e dopo che furono usciti di carica Nicolò de Comite e Luca +Savelli, senatore diventò Giovanni, padre di Pietro cardinale, di +Stefano conte e di quattro altri gagliardi figliuoli[702]. Il potente +Colonnese, vero principe della Campagna, amicissimo di Carlo II di +Napoli, venne a Roma spiegando una magnificenza insolita. Nientemeno +che il popolo lo trasse trionfalmente in cocchio sul Campidoglio, e +lo acclamò Cesare, per muover poi in campo contro Viterbo e contro +altre città. Il corteo fu tanto pomposo che non s’aveva mai più +visto l’eguale: e le reminiscenze dell’antichità revocate in usanza +dimostrarono quali sentimenti fantastici e quali entusiastiche idee +omai venissero prendendo voga fra i Romani[703]. + +Nicolò IV dimorò il più del suo tempo nella Sabina, nell’Umbria oppure +a Viterbo: in verità egli non possedeva autorità alcuna nella città, e, +senza potervisi opporre, dovette lasciare che i Romani intraprendessero +una guerra furibonda e devastatrice contro Viterbo, che più tardi +condusse ad una pace di cui si fece egli mediatore. Giovanni Colonna, +che era pur sempre senatore unico e signore di Roma, la conchiuse, +addì 3 Maggio 1291, nel nome del popolo romano in Campidoglio, dove +i legati dei Viterbesi alla presenza dei _Syndici_ di Perugia, di +Narni, di Terni, di Rieti, di Anagni, di Orvieto, di Spoleto, della +città di Roma, rinnovarono il loro giuramento di vassallaggio e si +obligarono a dar ristoro di grandissimi danni. Questo solenne atto +politico dimostra che la Republica del Campidoglio sotto il governo +del valoroso Giovanni Colonna fu una potenza così pienamente sovrana, +come era stata al tempo di Brancaleone[704]. Ma intanto la signoria dei +Colonna provocava una veemente opposizione fra i nobili. Si diceva ogni +male del Papa, poichè tutto s’era dato in balia di una sola famiglia; +con satire lo si dileggiava; lo si rappresentava ficcato entro di una +colonna (che era lo stemma di quella famiglia) in modo che di lui non +ispuntava fuori che la testa mitrata, mentre due altre colonne (colle +quali volevasi simboleggiare i due cardinali Colonna) s’alzavano +da un lato e dall’altro[705]. Alla fine gli Orsini chiesero che del +senato s’investisse eziandio qualcuno di loro parte: così avvenne; chè +dapprima, nell’anno 1291, tornò senatore Pandolfo Savelli, e, l’anno +dopo, Stefano Colonna antico conte di Romagna e _Matheus Raynaldi_ +Orsini si divisero l’autorità senatoria[706]. + +In questo mezzo, ai 4 Aprile dell’anno 1292, morì Nicolò IV nel palazzo +prossimo alla santa Maria Maggiore, che egli con grande splendidezza +s’aveva edificato. E poco innanzi di lui, ai 15 Luglio del 1291, +era sceso nella tomba Rodolfo di Asburgo senza aver avuto la corona +imperiale: in pari tempo la perdita di Accon, ultimo possedimento +cristiano in Siria, ai 18 di Maggio, poneva termine al gran dramma +mondiale delle Crociate. Queste spedizioni guerresche di Europa che +ebbero durato un duecento anni e furono simili alle guerre che in +Oriente combattè l’antica Roma, avevano servito nel gran meccanismo +del Papato da leva poderosa della sua signoria universale. La fine +della gran lotta fra Chiesa e Impero e la cessazione delle Crociate +rimpicciolirono da allora in poi l’orizzonte del Pontificato. Dal suo +gigantesco edificio ruzzolò pietra dopo pietra; il mondo gli scivolò +fuor della sua signoria, e lo scettro di Innocenzo III cominciò a +cadere dalle mani stanche dei Papi. + + +§ 2. + +Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano l’elezione +pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito Colonna e un Orsini, senatori +(1293). — Pietro Stefaneschi e Odone di Sant’Eustachio, senatori. — +Conclave raccolto a Perugia. — Pietro del Murrone è eletto papa. — Vita +e ritratto di quel solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è +consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re Carlo II ne diventa +padrone. — Celestino V a Napoli. — Abdica. + +I cardinali elettori, dodici di numero, due francesi, quattro italiani, +sei romani, erano divisi nelle fazioni degli Orsini e dei Colonna: +dei primi era capo il cardinale _Matheus Rubeus_; i secondi stavano +sotto la capitananza del cardinale Jacopo[707]. Invano il decano, +Latino di Ostia, li congregò prima a santa Maria Maggiore, poi +sull’Aventino, indi in santa Maria sopra Minerva; non si potè venire a +capo dell’elezione pontificia. E quando incominciò a farsi sentire il +caldo estivo i cardinali non romani se ne andarono a Rieti, i romani +rimasero, e il cardinale Benedetto Gaetani che era infermo si recò ad +Anagni sua patria. Nel Settembre tornarono a Roma tutti, ma la disputa +per l’elezione si prolungò fino all’anno 1293; ed allora, dopo una +nuova dispersione, temendo di uno scisma, convennero di congregarsi ai +18 di Ottobre a Perugia. + +Alle contese partigiane dei cardinali teneva bordone la più rotta +anarchia della Città, dove si lottava per l’elezione del senatore, +si combatteva per le vie, si demolivano palazzi, si assassinavano +pellegrini, si saccheggiavano chiese. Il nepotismo di alcuni Papi vi +aveva chiamato in vita le fazioni dei Colonna e degli Orsini, nelle +quali incominciavano a trasformarsi i partiti guelfo e ghibellino; e +le loro lotte per conseguire l’autorità cittadina formano i profili +caratteristici della storia domestica di Roma. Intorno alla Pasqua del +1293, a nuovi senatori furono eletti Agapito Colonna ed un Orsini, +ma la presta morte di quest’ultimo fu causa di novelle discordie. +Per sei mesi il Campidoglio rimase senza senatore, il Laterano senza +papa; intollerabili crebbero la confusione e il disordine, fino a che +nell’Ottobre riuscì fatto ai migliori cittadini di ricomporre la pace. +A senatori si elessero due uomini neutrali, Pietro della casa dei +Stefaneschi di Transtevere (vecchio severo e moderato che era stato +rettore della Romagna ed altra volta senatore) e Odone giovane romano +della famiglia dei sant’Eustachio[708]. + +Intorno all’istesso tempo si congregarono i cardinali a Perugia; +però anche l’inverno passò senza miglior risultamento di prima, nè +fece alcun effetto nemmanco la visita di Carlo II, che andò ivi ad +incontrare il suo giovine figliuolo Carlo Martello, re titolare e +pretendente di Ungheria[709]. Rabbiose gelosie di partito distolsero +i cardinali di riunire i loro voti sopra un uomo del loro collegio, +e la conseguenza fu che finalmente venissero ad un’elezione che la +più sventurata non s’avrebbe potuto dare. Essendosi per caso tenuta +menzione di visioni d’un pio eremita, il cardinale Latino, che +conosceva personalmente e venerava quel santo, ne trasse occasione per +proporlo a pontefice. Avrebbe potuto parere uno scherzo, ma invece si +aderì a lui con serietà, e i cardinali indecisi, aggrappandosi ad una +pagliuca, elessero concordi quel solitario: ciò avvenne ai 5 di Luglio. +Fu compilato il decreto di elezione; e tre vescovi partirono per +recarlo al santo nella sua solitudine. + +La stravagante persona dell’anacoreta Pietro che discende dal monte +Murrone con in capo la tiara di Innocenzo III, ci riconduce nel buio +leggendario di secoli antichi, ai tempi di santo Nilo e di Romualdo. +Per verità negli annali della Chiesa il suo pontificato somiglia ad +una pagina del calendario de’ santi o ad una poesia, con cui il medio +evo prende commiato dalla storia. Pietro era il minore degli undici +figli di un contadino, nato a Molise negli Abruzzi: giovine s’era +fatto benedettino, e, come lo sospingeva il suo genio mistico, s’era +ridotto in solitudine nel romitaggio dell’inaccessibile monte Murrone +vicino Sulmona. Ivi aveva fondato un convento dedicato allo Spirito +Santo, e aveva istituito un ordine di rigide discipline, che più tardi +ebbe da lui il nome di frati celestini, e assunse quell’indirizzo +fanatico e pericoloso alla Chiesa mondana, che i Francescani severi +ossiano spirituali avevano educato colla loro dottrina della povertà +evangelica[710]. La rinomanza della sua santità si sparse per tutto il +mondo. A Lione egli si presentò a Gregorio X e chiese che confermasse +il suo ordine: e per fermo l’anacoreta doveva essere uomo non comune, +se alla presenza del Papa, come afferma il suo Biografo, seppe +sospendere in aria la sua cocolla gittandola ad uncino di un raggio +di sole[711]. Ei viveva sopra il monte Murrone, occupato in estatici +esercizî di penitenza, allorchè gli capitò fra capo e collo la elezione +pontificia: nè pare che i genî del suo deserto gli avessero dato +annuncio di avvenimento così meraviglioso. + +I messaggieri sfiatati dalla lunga salita si arrampicarono pei greppi +di quel monte calcareo, praticabili soltanto ai caprai, e cercarono +il taumaturgo che da una oscura caverna eglino dovevano trasportare +sopra il trono splendidissimo del mondo. Con quelli s’era unito anche +il cardinale Pietro Colonna, e nel tempo medesimo la fama di un fatto +così straordinario vi aveva chiamato innumerevoli turbe di uomini del +vicinato e di terre lontane. Jacopo Stefaneschi, figlio del senatore +che trovavasi allora in officio, descrisse con versi vivaci e da uomo +che ne fu testimonio oculare quella strambissima scenata. Allorchè gli +ambasciatori giunsero al luogo ricercato, videro una rozza capanna di +solitario con una finestretta chiusa da un graticcio; e scorsero un +uomo con barba incolta, dalla faccia pallida e scarna, dagli occhi +lustri e arrossati per piangere, coperto di una tonaca villosa, che +guardava timidamente i vegnenti. Scopersero eglino reverentemente il +capo e si prostrarono ginocchioni, e l’anacoreta stupefatto, umilmente +rispose al saluto facendo altrettanto[712]. Ma come udì il messaggio, +può darsi che ei si credesse in balia di una delle sue solite +allucinazioni vedendo quei signori forestieri che venivano dalla remota +Perugia con in mano una pergamena suggellata per nunciargli che era +eletto papa. Si narra che il povero solitario abbia tentato di fuggire, +e che soltanto alle ardenti preghiere che gli vennero fatte, massime +dai frati del suo ordine, accondiscendesse ad accettare il decreto di +elezione. È cosa probabile; tuttavolta i versi del suo Biografo fra la +dichiarazione del messaggio e l’ardito acconsentimento del santo non +pongono altro intervallo che quello breve di una sua orazione[713]. La +risoluzione di un eremita invecchiato in solitudini montane, di torsi +insieme colla corona pontificia il peso del mondo sugli omeri, cui +appena appena avrebbe potuto reggere qualche uomo di ingegno grande +e pratico della vita, è per verità cosa meravigliosa. Se anche sia +stata la vanità che abbia fatto cadere il cilicio del penitente e il +ruvido saio del santo, può darsi pure che a quel fatale acconsentimento +l’anacoreta del Murrone sia stato indotto dal sentimento del dovere, +dall’umiltà ai creduti voleri del cielo, da ingenuità fanciullesca. +Oltracciò lo sospinsero in quella via i frati della sua regola, +perciocchè quei discepoli del santo Spirito imaginassero a loro +gran delizia che colla elezione del loro capo supremo s’avverasse +quell’impero profetico che il grande abate Gioacchino de Flore aveva +vaticinato. + +Popolo innumerevole, preti, baroni, re Carlo e suo figlio accorsero per +onorare il nuovo eletto; e il selvaggio monte Murrone fu teatro della +scena più singolare che la storia abbia mai registrato. Mossero tutti +alla città di Aquila; e il Papa eremita vestito della sua povera tonaca +venne a cavalcioni d’un asinello, che due re con sollecita cura e con +venerazione reggevano per le briglie: precedevanli schiere di splendidi +cavalieri e cori di preti salmodianti; li seguivano turbe di uomini +di mille aspetti, e intanto altri si inginocchiavano devotamente lungo +la via[714]. Alla vista del corteo fastosamente umile di un Pontefice +che veniva seduto sopra un somarello, ma cui servivano due re, furono +parecchi a sentenziare che quell’imitazione dell’entrata di Cristo +in Gerusalemme o era una vanità, o non s’acconciava più alla pratica +grandezza del pontificato. Tosto re Carlo s’impadronì del neo eletto, +nè più si lasciò scappare di mano quel fantoccio papa nativo del suo +paese[715]. I cardinali avevano invitato Pietro acciocchè andasse a +Perugia; invece, poichè così ordinava Carlo, ei chiamò loro ad Aquila. +Vennero contra genio; l’orgoglioso Benedetto Gaetani fu l’ultimo, e, +sdegnato di ciò che vedeva, cercò di assicurarsi l’ascendente sulla +Curia. In quello il cardinale Latino moriva a Perugia, ma se fu per lui +buona ventura che non vedesse davvicino la creatura della sua elezione, +la morte sua fu invece per Pietro una vera disgrazia[716]. I cardinali, +signori dediti alla vita del bel mondo, eruditi, eleganti, mirarono +con istupore il novello Papa, che loro venne incontro con un piglio +da timido boscaiuolo, debole, senza facondia di parola, senza garbo nè +dignità. Poteva forse questo semplicetto anacoreta essere successore di +Papi che avevano saputo maestosamente far da padroni di principi e di +nazioni? + +In una chiesa posta fuor delle mura di Aquila Pietro fu consecrato +addì 24 Agosto 1294, con nome di Celestino V: un testimonio oculare +racconta che vi si accalcassero un dugentomila persone. Indi il Papa +tenne la sua entrata in quella città, ma non più a cavallo di un asino, +bensì sopra un bianco palafreno ornato riccamente e con magnificenza +grandissima[717]. Servitore devoto di Carlo, creò subito dei nuovi +cardinali, candidati del Re, e rinnovò eziandio la Costituzione di +Gregorio X intorno al Conclave. Di lui s’impossessarono dei furbi +cortigiani, e chiesero che sottoscrivesse e munisse del suo sigillo +tutto quello che essi volevano: ora il santo non sapeva dir di no a +chicchessia; tutto ciò che gli domandavano concedeva a larghe mani; e +le sue azioni, che erano quelle di uomo allo stato di natura, parvero +opere da folle e biasimevoli[718]. Invece di andare a Roma, sì come +chiedevano i cardinali, obbedì al Re, e mosse a Napoli[719], seguendolo +la Curia con gran malcontento e brontolando. E anch’egli si trovava in +grande afflizione e in difficoltà inenarrabili. Dopo ch’ebbe affidato +la cura degli affari a tre cardinali, nella stagione dell’avvento si +ascose nel castello che il Re s’aveva nuovamente edificato a Napoli, e +dove gli si apprestò una cella: ritiratosi entro di quella vi riandò +colla mente i silenzî della sua grotta, e sognò degli spiriti che +popolavano la solitudine di monte Murrone. E là, dice il suo Biografo, +l’infelice parve somigliare al fagiano selvatico che nasconde la +testa credendo celarsi tutto quanto alla vista dei cacciatori, laddove +questi gli strisciano vicino, e non hanno che a stendere la mano per +pigliarlo[720]. + +Per uomini di ogni maniera nulla v’ha di più intollerabile quanto +un posto cui repugna l’indole loro, cui le loro forze non bastano: +Celestino V ne è l’esempio più spiccato. Fame, sete ed ogni sorte di +privazioni penose erano cosa gradita e occupazione di ogni giorno +per un santo che s’era assuefatto a vivere chiuso in una grotta, +e a dialogare colle stelle scintillanti, cogli alberi dalle fronde +stormenti, cogli uragani, cogli spiriti della notte ovvero della sua +fantasia. Ed ora invece di repente ei si trovava collocato sul trono +eccelso della terra, circondato da principi e da maggiorenti, premuto +da cento uomini astuti, chiamato a reggere il mondo e a muoversi in +un labirinto di artificî, egli che non sarebbe pure stato capace di +attendere ai più meschini negozî da notaio. Degna di compassione fu la +parte che Celestino V sostenne, ma più che colpevole fu la imprudenza +dei suoi elettori, tentatori di un santo. In tempi religiosi, quando un +semplice fraticello poteva adempiere all’officio di supremo sacerdote, +Celestino V avrebbe potuto essere un buon pastore di anime; per lo +contrario sul trono di Innocenzo III egli parve un’assurda sconciatura. +Aveva ormai sentito desiderio di abdicare, e adesso a Napoli risolse +di farlo. Viene detto che l’ambizioso cardinale Gaetani nel silenzio +della notte e mercè un portavoce, simulando che le parole venissero +dal cielo, lo ammonisse di rinunciare al Papato; e si afferma che +questo giuoco inducesse quell’anima angustiata ad un passo, di cui +non si teneva memoria eguale negli annali della Chiesa. Può darsi che +questo racconto (fin da allora si diffuse) sia privo di fondamento; +i contemporanei non ne parlano, ma dichiarano che parecchi cardinali +chiedessero che abdicasse. E senza dubbio re Carlo vi aveva dato il +suo beneplacito e accondisceso che si levasse a pontefice il cardinale +Gaetani: sembra infatti che durante il viaggio da Aquila a Napoli +si togliesse la ruggine che v’era stata fra loro, e che egli si +ravvicinasse a quell’orgoglioso prelato[721]. + +Quando s’ebbe contezza della risoluzione del Papa, Napoli ne fu tutta +agitata; gente innumerevole si accalcò, e il popolo messo a fanatismo +dai frati dell’ordine di Celestino assediò il palazzo con grida e +con clamori, chiedendo che quegli continuasse nel papato. Rispose +Celestino in modo ambiguo, ma ai 13 di Dicembre 1294, dopo la lettura +di una Bolla che dichiarava esser valida la abdicazione di un Papa +allorchè importanti motivi ve lo persuadano, ei protestò in publico +Concistoro di volersi dimettere dalla sua dignità cui si sentiva +incapace di sostenere: confessione onorevole che non lui condannò, +sibbene l’intelletto dei suoi elettori. E allora, deposta con gioia +la porpora, Celestino V ricomparve innanzi l’assemblea commossa, in +aspetto dell’uomo della natura, nelle sue rustiche vesti, da quello che +era veramente, un penitente ed un santo venerabile[722]. Un destino +meraviglioso aveva strappato Pietro del Murrone alla sua solitudine; +per un istante lo collocò sulla cima eccelsa del mondo, indi da questa +tornò a strapparlo e lo precipitò in basso. Il sogno di cinque mesi +pieni di splendori e di tormenti a lui saranno parsi la più atroce +di quelle visioni di tentazioni e di diavoli che sogliono avere gli +eremiti; e la sua abdicazione fu certo la migliore e massima di tutte +le abnegazioni che possa imporsi l’uomo penitente. La storia dei Re +registra memoria di alcuni principi che stanchi del mondo deposero +la corona per attendere alla cultura dei fiori come Diocleziano, +o, come Carlo V, per meditare in solitudine tranquilla ai dì corsi +della loro vita; e alla loro abnegazione si pagò ogni volta tributo +di ammirazione: la storia dei Pontefici invece non tiene nota che di +una sola abdicazione volontaria, quella di Celestino V; ed essa ai +suoi tempi provocò i più contrarî giudizî degli uomini, e suscitò la +controversia pericolosa se un Papa, come quegli che è messo in trono da +Dio, possa o no abdicare. Dante con sentenza severa nei suoi notissimi +versi biasimò il comportamento di Celestino, e dichiarò che per viltà +tradisse la Chiesa; per lo contrario il Petrarca, che scrisse un libro +in onore della vita solitaria, gliene tributò lode, dicendo che la sua +azione fu di umiltà inimitabile. Ma noi reputiamo eroismo non essere +l’opera di un uomo che abdica ad una dignità, la quale, quantunque +splendidissima, gli gravi le spalle come soma intollerabile[723]. + + +§ 3. + +Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga dell’ex-Pontefice. — +Magnifica coronazione di Bonifacio VIII. — Fine di Celestino V. — +Sicilia. — Jacopo di Aragona si sottomette alla Chiesa. — Costanza +a Roma. — Feste nuziali. — I Siciliani continuano la guerra sotto re +Federico. — Bonifacio VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — +_Hugolinus de Rubeis_, senatore. — Pandolfo Savelli, senatore (1297). +— La casa dei Gaetani. — Loffredo conte di Caserta. — Francesco +cardinale. — Pietro Gaetani, conte palatino lateranense. + +L’ambizioso cardinale Gaetani aveva con grande zelo promossa +l’abdicazione di Celestino, perciocchè un uomo come lui mal potesse +sofferire la continuazione di un cosiffatto pontificato. Se legittimi +sieno stati gli espedienti che egli usò in questo intento, non si deve +che lodarnelo di aver fatto discendere un uomo inetto dalla cattedra +santa, per salvare il Papato da una confusione infinita. E a lui toccò +la tiara, poichè fu eletto ai 24 Dicembre del 1294, col consentimento +di Carlo, a maggioranza di voti. Nessun contrapposto poteva esser +maggiore di quello che v’ebbe tra lui ed il suo predecessore. I frati +dello Spirito Santo avevano fatto il tentativo di sollevare sul trono +pontificio un apostolo della povertà, un uomo della foggia di san +Francesco, e avevano sperato di dare inizio con lui sulla terra ad +un’êra nuova del regno di Dio. Ma in mezzo al mondo pratico cotale +idea s’era mostrata per quella chimera che veramente era; e dopo +quell’episodio romantico, o, per chiamarlo meglio, quell’avvilimento in +cui il taumaturgo ebbe gettata la Chiesa, or saliva al trono pontificio +Bonifacio VIII, cardinale esperto del mondo, giureconsulto erudito, +animo regio: ed egli doveva da parte sua dare prova che per la Chiesa +era cosa parimenti pericolosa avere un capo politico senza virtù di +santo, quanto avere per papa un santo senza ingegno di governante. + +Benedetto, figlio di Goffredo e nipote di Alessandro IV per parte di +madre discendeva da un’antica famiglia della Campagna, dai Gaetani +cavalieri residenti in Anagni. Prima di lui della sua famiglia non si +tiene nota nelle storie di Roma, a meno che non si voglia dire che vi +abbia appartenuto Gelasio II; però il nome dei Gaetani era conosciuto +assai prima di quest’età, e lo avevano portato alcuni cardinali, oltre +ad uomini di casa Orsini. Che i Gaetani derivassero dai vecchi Duchi +di Gaeta non può provarsi; ma pur può essere che questa casa sia stata +di origine longobarda, come già lo dimostra il nome in essa frequente +di Luitfredo o Loffredo od anche di Roffredo[724]. E quel casato +era ragguardevole, sebbene allora non fosse potente, ancor prima che +Bonifacio VIII diventasse papa; ed alcuni dei suoi si erano illustrati +da cavalieri in guerra, o da podestà nel governo di città[725]. +Benedetto aveva incominciato con essere notaio apostolico sotto di +Nicolò III; ebbe da Martino IV il cappello cardinalizio, e parecchie +volte sostenne con molto onore officî di legato. Era eloquente nel +dire, conoscitore profondo delle leggi civili e delle canoniche, +diplomatico di grande ingegno; ed aveva aspetto dignitoso e imponente, +congiunto a bellissime forme della persona: però queste doti del suo +animo gli inspiravano non umiltà, ma alterigia; in vece di tolleranza, +disprezzo degli uomini[726]. + +Divenuto papa, volle tosto liberare la santa Sede dalle influenze di +ogni fatta che negli ultimi tempi ne avevano angustiata la libertà. +Fallì pertanto la speranza che aveva nutrito Carlo di trattenere a +Napoli il Papato. Di Bonifacio VIII dapprima non era stato amico; +ma l’uno aveva mestieri dell’altro: il Re abbisognava del Papa per +riguardo a Sicilia, il Papa abbisognava del Re per difendersi da’ suoi +invidiosi. Il debole Celestino V non aveva saputo condurre a termine +le trattative avviate perchè Jacopo di Aragona rinunciasse a Sicilia; +invece Bonifacio VIII prometteva a Carlo di ridonare Sicilia alla casa +di Angiò. Furono d’accordo; e gli avvenimenti che succedettero di lì +a breve dimostrarono che eglino adempierono coscienziosamente alle +vicendevoli promesse. E Carlo per prima cosa sacrificò Celestino V alla +quiete del nuovo Pontificato, acconsentendo che si ponesse sotto buona +custodia: infatti Bonifacio aveva ragioni di temenza a lasciar che +andasse libero girovagando un Santo che pur testè era stato papa, la +cui abdicazione era variamente giudicata, che poteva nelle mani di suoi +nemici diventar facilmente uno strumento pericoloso. Per conseguenza, +col beneplacito del Re, Bonifacio mandò sotto vigilanza l’ex-Papa +a Roma; ed essendo il Santo fuggito, Carlo in gran fretta gli mandò +dietro genti che lo pigliassero: così frattanto s’imprese il viaggio +alla volta di Roma. + +Il nuovo Pontefice, accompagnato da Carlo, lasciò Napoli sui primi +di Gennaio dell’anno 1295[727]. Erano appena giunti a Capua, quando +si sparse per Napoli la fama che Bonifacio VIII fosse repentinamente +morto. Bastò tal voce per destare una gioia sfrenata; i Napoletani +misero in feste e in baldoria la loro città, e tale fu l’augurio che +tenne dietro al successore di Celestino mentre egli continuava il +suo cammino per Roma[728]. Traversando la Campania andò primamente +ad Anagni sua patria che lo accolse con compiacimento orgoglioso, +avvegnachè con lui essa contasse tre celebri Papi che in un solo secolo +erano usciti dal suo popolo. E là vennero legati romani a salutarvi +Bonifacio, e lo investirono dell’autorità senatoria, perlochè egli, +appena arrivato a Roma, vi pose da senatore _Hugolinus de Rubeis_, +parmense[729]. + +Con insolita pompa si celebrarono le accoglienze, l’entrata e la +festa della coronazione, che avvenne ai 23 di Gennaio 1295 nel san +Pietro. Il Papato, che di recente nell’anacoreta Pietro aveva vestito +un manto di apostolica povertà, umile tanto da aver quasi l’aspetto +di eresia valdese, si ornò adesso (e fecelo di proposito deliberato) +colla splendida maestà e colla magnificenza mondana di trionfatore. +I nobiluomini romani, gli Orsini, i Colonna, i Savelli, i Conti, gli +Anibaldi spiegarono uno sfarzo cavalleresco; i baroni e i podestà dello +Stato ecclesiastico, la comitiva numerosa del Re di Napoli crebbero +ancor più il lustro alle ceremonie: e nella grande processione festiva +onde il Pontefice mosse a prender possesso del Laterano, passando sotto +gli archi di onore e lungo le vie addobbate a festa, presero parte +i magistrati ed il Prefetto urbano, ridotto adesso ombra vana senza +potenza[730]. Bonifacio VIII cavalcava una chinea bianca come neve, +coperta di una gualdrappa di penne cipriotte; teneva in capo la corona +di Silvestro, e vestiva i solenni abiti pontificali. Ai suoi fianchi in +vestimenta di colore scarlatto movevano due Re vassalli, Carlo e Carlo +Martello, reggendo le briglie del cavallo. E non erano scorsi pur sei +mesi che questi medesimi Re avevano fatto comitiva ad un Pontefice, +che in abito da eremita era andato cavalcando un asinello: e adesso +potevano dire a sè stessi che allora quell’uguale officio gli aveva +meno umiliati. L’ombra del povero spirituale, il quale ripudiava tutte +le pompe del mondo, spegneva la sete con acqua di fonte e saziava la +fame colle frutta della foresta, sarà apparsa davanti a Bonifacio VIII +ed ai due Re, e avrà alzato la mano in atto di ammonimento allorquando +alla solenne mensa tenuta in Laterano questi ultimi ebbero l’onore di +imbandirgli la tavola dei primi piatti, per poi andare a prendersi il +loro umile posto alle tavole dei cardinali, dove in mezzo a squisiti +camangiari, vini preziosi scintillavano nei «nappi di Bacco»[731]. + +Intanto che Bonifacio VIII celebrava con tanta festa la sua +coronazione, Celestino andava errando pei boschi delle Puglie affine di +scampare a’ suoi persecutori. Una volta fuggito, simile ad un colombo +selvatico, era corso lietamente alla sua diletta solitudine di Sulmona, +sperando di potervi continuare la sua prima vita. Ma un Papa che aveva +abdicato non aveva più diritto alla libertà: colla dichiarazione di +rinuncia Celestino V aveva sottoscritto eziandio la sua sentenza di +morte. Allorchè le genti che gli davano la caccia furono venute sul +Murrone, fugginne l’ex-Papa; con un suo seguace andò e andò, finchè +dopo alcune settimane di faticoso cammino giunse al mare. Presso alla +costa pugliese montò in una barca sperando di toccar la Dalmazia ed +ivi nascondersi in qualche luogo selvaggio; ma il mare risospinse il +santo alla riva; gli abitatori di Viesta lo riconobbero per chi era, +e con grande ossequio lo salutarono come facitor di miracoli. Suoi +aderenti lo circondarono e lo esortarono a tornar papa, ma l’umilissimo +anacoreta fece che il Podestà della terra senza resistere lo desse +in mano di chi lo cercava: pertanto nel mese di Maggio Guglielmo +l’Estendart, contestabile del Re, lo tradusse alle frontiere dello +Stato ecclesiastico[732]. Lieto di avere in mano il suo pericoloso +predecessore, Bonifacio lo fe’ dapprima custodire nel suo palazzo di +Anagni: ed al buon eremita si diè ad intendere che dovere di religione +gli comandava di rinunciare alla libertà, all’istesso modo che abdicato +aveva alla tiara. Lo adularono, lo colmarono di carezze, e finalmente +per maggior sicurezza lo trassero a Castel Fumone. Questa tetra rocca +(piantata sopra uno scosceso monte foggiato a cono che s’alza vicino ad +Alatri) aveva servito fino da’ tempi antichi da prigione di Stato, e +nelle sue torri aveva finito più d’un ribelle e financo un Pontefice. +Viene detto che Celestino V sia stato tenuto colà sotto vigilanza +cortese; ma altri narra che il suo carcere fosse più angusto della sua +angustissima cella di monte Murrone. Di lì a breve morì[733]. Il suo +destino fece ch’ei paresse un martire, Bonifacio un assassino: i monaci +celestini irritati diffusero i più tetri racconti; s’inventò e perfino +si mostrò come reliquia un chiodo che (dicevasi) per comando del Papa +avrebbesi confitto nel capo del prigioniero innocente. + +La morte di Celestino consolidò il trono di Bonifacio VIII. Se anche +quella morte non fe’ tacere le voci che accusavano quest’ultimo di +esservi asceso contro diritto, tuttavolta essa tolse ai nemici suoi +il rappresentante vivo della loro opinione. Ciò che più davvicino +stava a cuore al Papa si era di riconquistare la Sicilia a favore +degli Angioini, e per conseguenza della Chiesa: conveniva per l’onore +della santa Sede che si cancellasse lo smacco doloroso della perdita +di quel paese. A questo avevano inteso anche i suoi predecessori. Ed +infatti allorchè, morto (ai 18 Giugno 1291) il giovane Alfonso, era +salito sul trono di Aragona il suo secondo fratello Jacopo, Nicolò IV +aveva avviato negoziati di pace fra lui e Carlo II; e Jacopo premuto +da Francia (poichè Martino IV aveva osato di dare Aragona a Carlo +di Valois in feudo pontificio), aveva altresì accondisceso a cedere +Sicilia. Però i Siciliani non vollero più che Papi e Re facessero +mercato di loro; opposero diniego, e nel giovine Federico, fratello +di Jacopo e nipote di Manfredi, trovarono il loro capo nazionale. Per +motivi di politica Jacopo rinnegò il suo passato glorioso; conchiuse +pace colla Chiesa e con Carlo, e nell’anno 1295 rinunciò alla signoria +dell’isola. In un abboccamento ch’ebbero insieme a Velletri Bonifacio +aveva tentato di indurre Federico a consentirvi anch’egli: dapprincipio +il giovine principe, adescato colla prospettiva di essere fatto +senatore di Roma e di ottenere poi in isposa Caterina di Courtenay, +tentennò poco virilmente, ma più tardi tornato a casa sua ritrattò ogni +promessa, e addì 25 Marzo 1296 prese la corona dell’isola a Palermo, +re eletto dal popolo. Così naufragò la speranza del Pontefice; Sicilia +conservò la sua independenza anche dopo la deserzione di Giovanni +da Procida e del celebre ammiraglio Rogero de Loria, e la mantenne +eziandio contro le armi di Jacopo, cui i trattati costrinsero ad +impugnarle contro il fratello. + +Jacopo venne a Roma sulla fine del Marzo dell’anno 1297. Sua madre +Costanza, donna pia che ardentemente bramava la pace colla Chiesa, +accondiscese ai suoi desiderî e venne con lui di Sicilia, abbandonando +così l’altro suo figlio Federico. Singolari circostanze di cose +indussero quella figlia di Manfredi a recarsi a Roma, dove fu accolta +con molte allegrezze e sciolta dalla scomunica che avvinceva la sua +famiglia. Ed ella condusse con sè la sua figliuola Violante per unirla +in matrimonio, conformemente al trattato, con Roberto di Calabria +figlio di Carlo II. Gli eredi dei tanto odiatisi Hohenstaufen ed +Angioini, dei Guelfi e dei Ghibellini, di Manfredi e di Carlo I; +gli uomini dei Vespri siciliani convennero assieme in Roma, ma per +celebrarvi una festa di pace durevole. Allorchè Bonifacio papa (e +questo fu il più bel momento di sua vita) pose la mano di Violante +in quella di Roberto, può darsi che la mente d’ogni uomo corresse al +pensiero delle orrende giornate di Benevento e di Tagliacozzo, sulle +cui tombe quei due giovani belli e prosperi, la nipote di Manfredi e +il nipote di Carlo d’Angiò, parevano piantare la palma di pace[734]. Il +solo don Federico non prese parte a questa riconciliazione. + +Costanza soggiornò ancora un tratto di tempo a Roma con Giovanni da +Procida; e di là con gran dolore mirò alla guerra fratricida de’ suoi +due figliuoli, che il Papa, a vitupero della religione di Cristo, +promoveva e con gran calore attizzava. Ed il suo cuore sanguinava +eziandio pensando alla sorte dei figli di Manfredi, fratelli suoi. +Banditi dalla società civile, quegli sventurati continuavano sempre a +languire nel carcere di Santa Maria del Monte. Se anche Costanza avrà +chiesto che fossero posti in libertà, ella non ottenne ascolto; i veri +eredi di Manfredi, i legittimi signori di Sicilia rimasero vittime +della ragione politica di casa di Angiò e di quella di Aragona[735]. +Del rimanente la fortuna concesse a Costanza quello che negò al +padre di lei; ella fu sposa di un Re grande, liberatore di Sicilia; +vide tre figliuoli coronati re; e finalmente, riconciliata colla +Chiesa, occupata in esercizî di religione come un tempo Agnese madre +di Enrico IV, la nobile figliuola di Manfredi morì nell’anno 1302 a +Barcellona[736]. + +Finite le feste di Roma, i Re ne partirono per apprestarsi alla guerra +contro Federico, di cui Bonifacio provvide le spese col patrimonio +della Chiesa e colle decime. Ma i Siciliani non badarono alle sue +scomuniche. L’uso eccessivo aveva logorato quelle armi spirituali che +nel più buio periodo del medio evo erano state più micidiali della +polvere da cannone. Nel secolo decimoterzo non fuvvi uomo per poco +eminente, non città, non nazione che per motivi politici non ricevesse +una gragnuola di scomuniche; e gli anatemi erano leggermente scagliati +e con pari levità revocati, ogni qual volta il farlo profittasse. Però +ormai Bonifacio VIII dovette capire che quelle folgori non erano più +efficaci. Della sua sconfitta in Sicilia lo consolò, ma a mala pena, +un nuovo regno vassallo della Chiesa. Egli aveva nominato Jacopo di +Aragona a gonfaloniere, ad ammiraglio e a capitano generale della +Chiesa, e lo aveva armato alla guerra contro il fratello; laonde addì +4 Aprile 1297, in ricompensa antecipata, gli diè le isole di Sardegna +e di Corsica dove il Pontefice non possedeva neppure un palmo di +terra[737]. Pisa, che un tempo era stata signora di quelle isole, s’era +indebolita dopo la sventura toccata alla Meloria, e incominciava a +decadere; perciò non vi oppose impedimento, ed anzi quella Republica, +già tanto potente ed illustre amica degli Imperatori, elesse Bonifacio +VIII a suo rettore per averne l’aiuto. + +Bonifacio VIII seppe usare con esito fortunato di quella politica +onde notammo che i Papi cercavano farsi investire dalle città delle +loro magistrature. Infatti poco a poco parecchi Comuni lo elessero +a podestà. Circostanze repentine li costringevano a riparare sotto +il patrocinio della Chiesa affidando personalmente al Papa il loro +reggimento. Vero è che ponevano delle guarentie ai loro Statuti, +per guisa che il vicario del Pontefice allorchè entrava nella terra, +prima ancora che smontasse di cavallo, doveva giurare sull’Evangelio +di rispettarli; tuttavia l’autorità ceduta ai Papi anche di tratto +passeggiero affievolì la loro autonomia republicana[738]. Anche Roma +accolse chetamente i senatori che Bonifacio vi pose in carica; e così +nel Marzo dell’anno 1297 egli fece novellamente senatore per un anno +il celebre Pandolfo Savelli[739]. Quanto alla sua propria famiglia, dei +Gaetani, la sollevò ai più alti onori ecclesiastici e municipali. Tosto +dopo la sua consecrazione il fratel suo Loffredo fu nominato conte di +Caserta da re Carlo che era presente in Roma[740]. Dei figli poi di +Loffredo, il Pontefice nominò l’uno, Francesco, a cardinale di santa +Maria in Cosmedin e l’altro, Pietro, elesse conte palatino lateranense +e rettore del patrimonio di Toscana. Di lì a poco questo fortunato +nipote diventò erede di suo padre, conte di Caserta, fondatore di un +patrimonio principesco che abbracciò le due pendici dei monti Volsci: +ed egli fu stipite delle due maggiori linee di sua casa, chè infatti +dai suoi figliuoli, Benedetto conte palatino romano, e Loffredo conte +di Fundi e di Traetto, la famiglia si venne propagando per modo che +dura ancora ai dì nostri[741]. Così per virtù della Chiesa una nuova +dinastia fiorì nella Campagna alla stessa guisa di ciò che avvenne dei +Conti a’ tempi di Innocenzo III: e la nobiltà di Roma s’accrebbe di un +casato di prodi, ambiziosi e ricchi ottimati che minacciò di eclissare +stirpi patrizie più antiche. Fra quelle famiglie nobili nessuna allora +era più vecchia d’origine e più potente della casa dei Colonna; e con +loro Bonifacio VIII entrò in breve in una contesa che ebbe grandissima +influenza sui suoi destini, e che associata con relazioni di cose molto +maggiori contribuì alla presta caduta di lui. + + +§ 4. + +Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo e Pietro cardinali +s’inimicano Bonifacio VIII. — Opposizione contro il Papa. — I due +cardinali sono deposti. — Fra Jacopone da Todi. — Manifesto contro +il Pontefice. — I Colonna sono scomunicati. — Pandolfo Savelli cerca +di intromettersi paciere. — Crociata contro i Colonna. — Assedio di +Palestrina. — I Colonna si sottomettono in Rieti. — Il Papa distrugge +Palestrina. — I Colonna fuggono e sono banditi. — Sciarra e Stefano in +esilio. + +Discordie domestiche sorsero in questo tempo a dividere la numerosa +casa dei Colonnesi[742]. Ai 28 Aprile 1292, per contratto fra loro +stipulato, i figli di Odone avevano conferito al cardinale Jacopo loro +fratello maggiore la amministrazione del patrimonio famigliare, di cui +Palestrina era centro. Alla linea più giovane, di Genazzano, composta +dei figliuoli di Giovanni senatore, fratello di Jacopo (e fra loro +erano Pietro cardinale e Stefano conte), spettava una parte di quei +possedimenti; ma poichè Jacopo troppo li favoriva, Odone, Matteo e +Landolfo, fratelli suoi, rimproverarono a lui che tutto profondesse a +quei nipoti. Nella disputa fu involto il Pontefice: ammonì egli Jacopo +ripetute volte affinchè ai suoi fratelli desse quello che per diritto +loro toccava; nondimeno i due cardinali, zio e nipote, ricusarono +di farlo, anzi nessuno dei due si lasciò veder più in Laterano[743]. +Nella Curia tenevano essi il primo luogo; principi romani di nobiltà +antichissima erano uomini superbi ed arroganti. Videro con acerba +contrarietà che il Pontefice assumeva aria di padronanza; ed avevano +parecchie ragioni di tenergli il broncio, massime dappoichè Bonifacio +pareva risoluto a voler domare l’alterigia dell’aristocrazia romana. +Nei Colonna si ridestavano tendenze ghibelline; e, ad onta della loro +vecchia unione con Carlo II di Napoli, ricevevano messaggi di Federico +di Sicilia, il quale cercava di dar nuovo risveglio alla fazione romana +che aveva parteggiato per gli Hohenstaufen. + +Ad afforzare il partito politico si aggiungeva eziandio una contesa +ecclesiastica, perciocchè i due cardinali manifestamente non si +accordassero coll’indirizzo che il Papato aveva preso a fronte della +Chiesa e degli Stati, e che presto o tardi lo avrebbe dovuto trarre +in perniciosissime lotte colle monarchie. Già al tempo di Gregorio +IX un cardinale Colonna era stato nemico risoluto di quell’indirizzo; +per di più adesso la morte di Celestino V non aveva fatto cessare la +credenza che Bonifacio VIII fosse illegittimo papa: e gli appassionati +sostenitori di quell’opinione erano massimamente i frati dell’ordine di +Celestino, i quali non sapevano darsi pace della caduta del loro idolo. +E tanto più se ne infervoravano, poichè Bonifacio abrogava gli atti che +il suo predecessore aveva promulgato a loro favore: pareva a quegli +spirituali che egli fosse un simoniaco, un usurpatore, incarnazione +della Chiesa mondana, che essi condannavano e pretendevano riformare +colle loro generose utopie del regno dello Spirito Santo. + +Il partito dell’opposizione si schierò intorno ai cardinali Colonna ed +ai loro parenti Stefano e Sciarra. Erano notorie le loro intelligenze +con Sicilia; e Bonifacio si pose in guardia, giacchè lo ammoniva +l’esempio di ciò ch’era avvenuto all’età di Federico II, quando dalla +Chiesa avevano disertato il cardinale Giovanni e suo nipote Odone, +padre del vivente cardinale Jacopo. Richiese pertanto che presidî +pontificî si accogliessero a Palestrina e in altre castella dei +Colonna, ma questi, per motivi facili a comprendersi, rifiutarono. E +poichè adesso sempre più caldi facevansi i discorsi scismatici onde +si tacciava di illegittimità il suo pontificato; e poichè si accusava +Pietro Colonna d’essere il massimo autore di quelle voci, Bonifacio, +ai 4 Maggio 1297, invitò il cardinale a dichiarare esplicitamente +se lo reputava pontefice o no. Pietro si scansò dall’obbedire, e con +suo zio andò a Palestrina. Bonifacio diè in furie; ai 10 di Maggio, +congregato un Concistoro nel san Pietro, senza più depose i due +cardinali della loro dignità, e come motivi della sentenza addusse la +loro antica ribellione quando avevano fatto lega con Jacopo di Aragona, +la loro ribellione attuale e l’associazione con Federico, il rifiuto +di accogliere milizie pontificie, la ingiustizia tirannica usata ai +fratelli di Jacopo. Fu questa opera precipitosa dettata dalla collera; +e se dimostra la grande energia di Bonifacio e il suo disprezzo di ogni +riguardo umano, essa dà prova eziandio della veemenza smodata della sua +indole. Forse che erano delitti tanto gravi da meritare una punizione +così severa? La deposizione di cardinali era cosa da lungo tempo non +più avvenuta, ed agli occhi di molti potè parere non giustificata da +quei motivi, avvegnaddio i due principi della Chiesa non si trovassero +per guisa alcuna in aperta rivolta contro il loro capo[744]. + +I Colonna accettarono la disfida con orgoglio di patrizî che avevano +la consapevolezza della loro potenza principesca. In quello stesso +giorno dei 10 Maggio tennero consiglio di famiglia a Longhezza, +castello pertinente all’Abazia di san Paolo e situato sulle sponde +dell’Anio, là dove in antico era sorta _Collatia_. Con loro convennero +dei giurisperiti, alcuni prelati francesi e due frati minori che furono +fra Diodato e fra Jacopone da Todi; entrambi questi ultimi, partigiani +zelanti di Celestino V, colla sua approvazione avevano fondato sul +monte colonnese di Palestrina una congregazione di eremiti celestini, +che Bonifacio aveva indi privata di qualunque privilegio. Fra Jacopone +era uomo d’indole non comune; esaltato dallo spirito di san Francesco, +mistico melanconico, apostolo appassionato della imitazione di Cristo, +era poeta entusiasta che possedeva bastante ingegno per scrivere in +lingua volgare satire pungentissime contro il Papa e per dettare in +latino il celebre inno dello _Stabat Mater_[745]. In un manifesto +compilato a Longhezza, il cui colorito fosco e scolastico pare che +riveli lo stile di fra Jacopone, i due cardinali protestarono che +non riconoscevano Bonifacio VIII per papa, poichè Celestino V non +avrebbe potuto abdicare, e dacchè per di più la sua rinuncia era stata +conseguenza di artificî insidiosi. Si appellarono ad un Concilio da +congregarsi; ed un tale appello, di cui per primo aveva fatto uso +Federico II, fu di grandissima importanza, perocchè adesso fossero dei +cardinali ad invocarlo. Così minacciavasi infatti di levare al di sopra +della gerarchia pontificia una nuova autorità che potesse farsi giudice +di lei; e, se per allora quella voce non si insinuò nel popolo, fu però +tale che non la si potè più ridurre a silenzio. I Colonnesi fecero +appiccare il loro manifesto pei canti di Roma, e lo fecero perfino +deporre sull’altare del san Pietro[746]. + +Quando Bonifacio aveva costretto Celestino V a finire i suoi giorni +in un carcere, egli aveva giustamente preveduto la possibilità di uno +scisma. Se il suo antecessore fosse ancor vissuto, ei sarebbe stato +adesso un’arma formidabile in mano dei suoi nemici. Ma Celestino era +morto, e Bonifacio poteva senza fatica metter in evidenza il lato +debole che i suoi avversarî da sè stessi discoprivano. Quei cardinali +erano pure stati de’ suoi elettori, avevano assistito in Roma alla +sua coronazione, lui a Zagarolo avevano solennemente riconosciuto per +pontefice. Or come andava che soltanto a questo momento professassero +un’opinione che li poneva in contraddizione palese con sè medesimi? La +collera di Bonifacio scoppiò in gran fiamme: ai 23 di Maggio promulgò +una seconda Bolla per ischiacciare quelli che or s’eran chiariti +apertamente ribelli. Come scismatici scomunicò i due cardinali e tutti +i figliuoli del senatore Giovanni insieme coi loro discendenti; li +proclamò infami, decaduti dai loro beni, e minacciò di anatema tutte +le terre che loro avessero dato ricetto[747]. Tuttavolta Bonifacio +non riposava sopra un letto di rose; la deposizione dei Cardinali +aveva offeso tutto il sacro Collegio, laonde gli conveniva, e presto, +calmarlo: e in questo intento publicò una Costituzione, in cui +accresceva d’assai la dignità dei cardinali, pronunciava pene severe +contro chi li maltrattasse, e stabiliva che d’allora in poi, pari a’ +re, si vestissero di porpora[748]. Ciò fatto, andò a Orvieto, in quello +che i suoi nemici si armavano a difesa nelle loro castella. Risoluto di +voler soffocare colle armi lo scisma nel suo germe, raccolse milizie +e ne affidò il supremo comando a Inghiramo di Bisanzo condottiere dei +Fiorentini, ed a Landolfo Colonna, che, pur essendo fratello di Jacopo, +era tratto da sete di vendetta a combattere contro i suoi parenti[749]. + +Il senatore Pandolfo cercò allora di scongiurare i malanni di una +guerra civile; ed infatti in nome del Comune romano s’intromise +paciere, e mandò messaggi prima a Palestrina, indi al Pontefice. +Risposero i Colonna d’essere pronti a far soggezione, ma a tali patti +che ne andasse salvo l’onor loro e che si restaurasse la potenza +di lor famiglia; il Papa per lo contrario offerse perdono purchè si +arrendessero a mercè e consegnassero le fortezze[750]. E poichè caddero +a vuoto i negoziati, poichè furono a Palestrina ricevuti ambasciatori +di Sicilia, Bonifacio, ai 18 Novembre, scagliò da Roma nuovamente +la scomunica, e (addì 14 Dicembre) invocò «la universa Cristianità» +a prender la croce contro i nemici di lui, e promulgò le solite +indulgenze[751]. Per verità la potenza del Papa parve esser non grande +se egli dovette ricorrere a una cosiffatta storpiatura delle crociate, +e se, per combattere alcuni ottimati romani che possedevano una rete +di castella nella Campagna, usò mezzi che un tempo erano stati rivolti +solamente contro grandi Imperatori. La guerra del Pontefice contro due +cardinali, guerra civile della Chiesa, fe’ noto al mondo il decadimento +del Papato, fu nuncia di tempi peggiori, diminuì la venerazione di +Re e di popoli verso il capo sapremo della religione. Tuttavolta non +v’ebbe mai al mondo bandiera, qualunque sia stata, intorno cui non +si abbiano raccolto uomini; chè ogni cosa serve a vessillo delle loro +voglie o delle loro opinioni: e infatti anche questa crociata trovò dei +campioni, perciocchè promettesse bottino ed espressamente sembrasse +rivolta contro eretici, una volta che per tali si aveva proclamato +i Colonna[752]. Fino città di Toscana e dell’Umbria fornirono +combattenti, e la guerra santa contro le rocche dei Colonnesi potè +essere condotta con efficacia. + +Ed eglino soccombettero perchè furon soli. Federico non mandò soccorsi; +i Ghibellini nello Stato ecclesiastico non insorsero; nel Lazio si +sollevò Giovanni di Ceccano della casa Anibaldi, ma senza compagni e +perciò senza vigore[753]. I Romani, che un dì avevano tratto in trionfo +sul suo cocchio il fratello del cardinale Jacopo, si tennero neutrali; +i cittadini non sentirono che gioia dell’indebolimento di una famiglia +aristocratica, ed i Savelli e gli Orsini profittarono dell’opportunità +propizia per demolire la potenza dei loro avversarî, dei cui beni si +fecero indi arricchire dal Papa. L’esercito crociato assediò tutte le +castella dei Colonna di qua e di là del Tevere. La prima terra cui si +die’ addosso, ormai nell’estate dell’anno 1297, fu Nepi[754]. Questa +città, un tempo libera, apparteneva allora ai Colonna; guerre di parti, +persecuzione di baroni, povertà la avevano ridotta a condizioni sì +disperate che risolse di vendersi ad un qualche potente patrono: e +per tal guisa il ricco cardinale Pietro, ai 3 Ottobre 1293, la aveva +comperata all’incanto[755]. A dir vero Sciarra e Giovanni Colonna di +san Vito vi opposero valorosa resistenza contro gli assedianti, ma +loro mancò l’aiuto che i signori di Vico e di Anguillara avrebbero +dovuto per patti conchiusi prestare; Nepi fu presa di assalto, e dipoi +il Pontefice la diede in feudo agli Orsini[756]. L’esercito crociato +in pari tempo invase i possedimenti famigliari dei Colonna nel Lazio: +Zagarolo, Colonna, ed altre castella furono prese ed incendiate; +i palazzi che la famiglia aveva in Roma furono ridotti cumulo di +ruine[757]. La sola Palestrina, forte e fedele, resistette; e in quella +terra, sede di loro famiglia, Agapito e Sciarra coi due cardinali +si tennero difesi con prospero risultato. Due anni prima Guido di +Montefeltro, sazio del mondo, aveva vestito la tonaca di francescano: +ora si narra che Bonifacio lo traesse fuori del suo convento perchè +il genio di quell’uomo scoprisse il modo di ridurre a partito la rocca +ciclopica, inespugnabile; e viene detto che l’antico ghibellino, come +vide la robustezza della terra, consigliasse al Papa di impadronirsene +con astuzie e con promesse[758]. + +Palestrina fa ridotta a soggezione per via di un trattato. Vestiti a +gramaglia con una corda al collo vennero i due cardinali, con Agapito +e con Sciarra, a Rieti, e si gettarono a’ piedi del Pontefice: ciò +avvenne nel Settembre dell’anno 1298. Bonifacio VIII sedente in +trono, circondato dalla sua corte e coronato il capo, abbassò con +piglio maestoso il suo sguardo su quegli uomini raumiliati, i quali or +confessarono lui essere il papa[759]. Li graziò, stabili un termine +entro il quale si doveva definire la controversia, e ordinò che fino +a tempo tale stessero sotto sorveglianza, a Tivoli: Palestrina e tutte +le castella dei Colonnesi furono tosto consegnate ai Pontificî. Immenso +era l’odio che Bonifacio portava a ribelli che avevano osato di muovere +attacco alla sua podestà spirituale; ei volle torre il modo di nuocere +ad una famiglia che a Roma intendeva alla tirannide parimenti che i +Visconti a Milano; e l’atroce punizione che senza por tempo in mezzo +egli inflisse a Palestrina rese manifesto quali intenzioni avesse. Uno +strano destino volle che per due volte, dopo un lungo intervallo di +tempo, la furia dell’ira rovesciasse la sua coppa su quella celebre +città sacra alla Fortuna. Silla, cui Preneste si era arresa a mercè, +avevala fatta radere al suolo; mille quattrocento anni dopo di lui +quella stessa Preneste si arrese ad un Papa, ed anche questi con +ferocia di romano antico fe’ demolire la città: così una sorte fatale +venne associando Bonifacio VIII con Silla allorquando il Pontefice +die’ ordine al suo vicario in Roma di smantellare Palestrina. Se il +Barbarossa, che cent’anni prima aveva distrutto Milano (terra per lui +straniera), o se Attila, che in vetustissimi tempi aveva devastato +Aquileja, parvero a buona ragione essere barbari, che nome non si dovrà +dare ad un Papa, il quale nell’anno 1298 a sangue freddo smantellò +una città posta fuor delle porte di Roma, residenza di uno fra i sette +antichi vescovati della Chiesa romana? + +Palestrina era posta allora (e vi posa anche oggidì) a mezza costa di +un monte coronato di olivi e di allori. Sulla sua cima, circondata +di antichissime mura ciclopiche, s’ergeva la turrita rocca di san +Pietro, dove un tempo Corradino era stato prigioniero, con molti +palazzi e con molte case. Sotto del castello, disposta a scaglioni, +veniva degradando la città circondata di solide mura, quale era +stata edificata colle rovine del tempio che Silla aveva innalzato +alla Fortuna. Molti vecchi palazzi v’eran là, ed ancora trovavansi +avanzi ben conservati di quel tempio. Lo stesso palazzo maggiore dei +Colonna in parte era antico, e se ne attribuiva l’origine a Giulio +Cesare, ricavandosene la credenza dalla forma di un C che l’edificio +fin da allora aveva, allo stesso modo che in eguale curva è costruito +anche l’odierno. Attiguo ad esso trovavasi il bellissimo decoro della +città, un tempio rotondo allora dedicato alla Vergine, e simile al +Panteon di Roma: e posava sopra una scalea marmorea di cento gradini, +tanto larga che comodamente la si poteva salire a cavallo[760]. Altri +monumenti antichi, statue parecchie, bronzi molti che derivavano dalla +inesauribile dovizia dell’età fiorente di Preneste, s’erano conservati +sotto il patrocinio dei Colonna, i quali, amantissimi delle cose d’arte +ed orgogliosi di possedere Palestrina, avevano raccolto nel loro +palazzo tutte le magnificenze inventate dal lusso del loro tempo, i +tesori dell’antichità e i documenti della loro casa. Tutto ciò in pochi +giorni perì; la sola cattedrale di santo Agapito ne andò risparmiata; +e fra le ruine fu aperto un solco coll’aratro e vi si sparse il sale, a +somiglianza (così il Papa disse con calma terribile) di ciò che s’aveva +fatto in antico dell’africana Cartagine[761]. In tal guisa parve che +Bonifacio VIII si compiacesse di imitare la tempra dei Romani antichi +od anzi la persona di Gehova quale lo dipinge nella fierezza della sua +collera l’antico Testamento: nè il suo fulmine fu roba da teatro; esso +veramente distrusse una delle antichissime città di Italia, che pari +a Tusculo, perì nella forma antica che ancora conservava. Più tardi fu +riedificata, ma miseramente. + +All’istesso modo che Silla aveva fondato una colonia militare nella +pianura della distrutta città, così anche Bonifacio ordinò ai dolenti +abitatori, di cui confiscò tutto il patrimonio privato, di por dimora +in un luogo vicino. Ed eglino eressero capanne nella bassura dove +oggidì è la Madonna dell’Aquila; e il Papa appellò quel luogo col +nome di _Civitas Papalis_, e vi trasferì il vescovato cardinalizio +di Palestrina. Nel Giugno dell’anno 1299 nominò Teodoro Ranieri, +suo vicario a Roma, a vescovo della novella città, ai cui abitatori +restituì i loro beni in feudo: però ormai nella primavera del 1300 da +tiranno efferato rase nuovamente al suolo quel luogo pur mo edificato, +ed allora gli abitanti ridotti in miseria emigrarono e si dispersero +qua e là[762]. Ad onta di ciò non può dirsi che Bonifacio VIII sia +stato nemico dei Comuni civici; fra’ suoi atti haccene parecchi che +dimostrano aver egli coscienziosamente difeso i diritti delle città, e +dato protezione magnanima a parecchi Comuni contro le aggressioni dei +legati provinciali e degli officiali pontificî[763]. + +Alla distruzione barbarica ed alla perdita dei loro beni i Colonna +alzarono grida di disperazione e di rabbia. Accusarono apertamente il +Pontefice di spergiuro, protestarono che s’erano assoggettati per via +di un trattato conchiuso colla mediazione dei Romani e del cardinale +Boccamazi, e che per quello eglino avrebbero dovute bensì alzare la +bandiera pontificia nelle loro castella, ma conservarne il possesso. +Ancor nell’anno 1311, ad Avignone, il cardinale Francesco Gaetani +contese la verità di queste proteste, affermando che la loro dedizione +non era avvenuta per capitolazione, ma era stata incondizionata, e +accettata dopo che avevano consegnato le loro castella. Peraltro fin +da allora si giudicò in vario senso l’opera del Pontefice; la voce +del popolo lo accusò di tradimento, e Dante die’ a cotale opinione +un suggello che ancor dura. Questo per lo meno è certo che i Colonna +furono tratti in inganno con lusinghe che loro si fecero concepire nel +nome del Papa[764]: ed ora, poichè in vece di riavere i loro beni, ne +videro le rovine spaventose, si sollevarono a nuova ribellione. Stavano +in temenza perfino della vita. Dicevasi che s’aveva dato incarico +a dei Gioanniti prezzolati di assassinare Stefano, il quale aveva +parimenti fatto soggezione; pertanto egli e gli altri della sua casa +si sottrassero al tribunale pontificio fuggendo, e Bonifacio allora +novellamente gli scomunicò[765]. Li bandì, vietò a tutte le città e a +tutti i paesi di dar loro ricetto, promulgò che i loro possedimenti +erano beni reversi alla Chiesa, e di una gran parte ne investì +nobiluomini romani, massime gli Orsini. In quella ruina fu travolto +anche Giovanni Anibaldi di Ceccano; e l’infelice poeta fra Jacopone +languì fino alla morte di Bonifacio VIII in un carcere oscuro di +Palestrina, da cui invano supplicò con versi accalorati l’inesorabile +Papa affinchè gli concedesse l’assoluzione[766]. + +I Colonna fuggirono chi d’una, chi d’altra parte; il fiero Sciarra, +come anticamente Mario, andò errando per boscaglie e per paludi; +e si narra che pirati lo prendessero presso la costa di Marsiglia +e lo incatenassero da galeotto al remo, finchè il Re di Francia lo +riscattò. I due Cardinali si nascosero in Etruria o in Umbria presso +amici ghibellini. Stefano cercò un asilo in Sicilia, ma poichè non +vi si sentiva sicuro, emigrò alle corti di Inghilterra e di Francia: +uomo generoso, fuggente la collera intemperante del Papa cui il mondo +non amava, venne accolto con onoranza dovunque andò: e nell’esilio fu +il modello del vero fuoruscito romano, per modo che, adulandolo, il +Petrarca lo paragonò a Scipione l’Africano. Nelle storie della Città +torneremo a trovare questo celebre romano, e, vecchissimo, ai tempi di +Cola tribuno, lo vedremo sedere presso alla tomba del suo sventurato +nemico Bonifacio e presso i sepolcri dei suoi figliuoli[767]. + + + + +CAPITOLO SESTO. + + +§ 1. + +A Roma si celebra il Giubileo secolare. — Riccardo Anibaldi del +Colosseo e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella sotto il +dominio del Campidoglio. — Dante e Giovanni Villani vengono a Roma +pellegrini. + +Ancora di un altro trionfo godette Bonifacio VIII prima che fosse +trascinato in lotte più gravi: egli diè inizio al secolo decimoquarto +con una festività di pellegrinaggi che durò di famosa memoria. +Nell’antica Roma i giubilei secolari si erano celebrati con giuochi +magnifici; ma poi se n’era spenta la ricordanza, nè v’ha memoria che +Roma cristiana solennizzasse la fine o il principio di un secolo con +grandi feste ecclesiastiche. Duranti le Crociate gran moltitudine +di gente non era più venuta in pellegrinaggio al san Pietro: messo +termine ad esse, s’era ridestata l’antica brama dei popoli e gli aveva +attirati alle tombe degli Apostoli; e per verità l’accortezza dei preti +romani non aveva avuto piccola parte a tener sempre vivo quell’impulso +religioso. Intorno al Natale dell’anno 1299 (e col Natale si chiudeva, +secondo lo stile della Curia romana, l’annata) si cominciò a muovere +al san Pietro in gran comitive di uomini della Città e delle campagne. +Quand’ecco si sparge pel mondo una voce che promette indulgenze a chi +pellegrinasse a Roma: questo bastò per sommoverlo tutto e per metterlo +in moto. Bonifacio, che lietamente vedeva farsi sempre più numeroso +il pellegrinaggio, vi diè forma e sanzione, e ai 22 Febbraio dell’anno +1300 promulgò la «Bolla di giubileo» che concedeva indulgenza plenaria +a tutti coloro che durante l’anno avessero visitato le basiliche di san +Pietro e di san Paolo. Imponevasi ai terrazzani di continuare la visita +per trenta giorni, agli stranieri per quindici. Ne vennero esclusi +soltanto i nemici della Chiesa, e per tali il Papa denotò Federico +di Sicilia, i Colonna e i loro partigiani, e strana cosa! tutti i +Cristiani che facessero traffico coi Saraceni. Pertanto Bonifacio si +giovò del Giubileo per marchiare di publica infamia i suoi nemici, e +per dichiararli esclusi dalle grazie del Cristianesimo[768]. + +L’accorrenza fu tanta che l’eguale non s’era mai data. Dì e notte +Roma offriva lo spettacolo di torme di pellegrini entranti e uscenti +da sembrare un esercito. Chi da un’eminenza della Città avesse mirato +quella grande scena, guardando da tutti i versi, da nord, da est, da +sud, da ovest, avrebbe visto tanta caterva di gente da parergli che +fossero popoli interi migranti e vegnenti per le vie romane antiche: +e se, disceso, si fosse mescolato in mezzo a quegli uomini avrebbe +durato fatica a distinguere di che paesi fossero. Capitarono Italiani, +Provenzali, Francesi, Ungheresi, Slavi, Tedeschi, Spagnuoli, fino +Inglesi[769]. Italia diè libero passo ai pellegrini, e tenne tregua +di Dio. Venivano quali vestiti del saio di pellegrini, quali secondo +le fogge nazionali delle loro terre, quali a piedi, quali a cavallo, +quali trascinando su carri gli sfiniti e gli infermi, e carichi del +loro bagaglio: e vidersi vecchi centenarî guidati dai loro nipoti, +e giovani che, simili ad Enea, portavano sulle spalle la madre od il +padre[770]. La Campagna e la Città risonavano senza interruzione di +canti che empievano l’aria di tetra mestizia. Quelle genti parlavano +le favelle varie delle loro contrade, ma cantavano inni e litanie in +una sola lingua, quella della Chiesa. Gli ansiosi intenti di tutti +avevano un’unica meta. E quando in distanza scorgevano la fitta foresta +delle torri di Roma santa, alzavano con entusiasmo di gioia il grido: +«Roma! Roma!», come naviganti che dopo lungo viaggio scoprono terra. +E si inginocchiavano a dire orazioni, indi s’alzavano con fervoroso +grido: «san Pietro! san Paolo! fateci grazia!» Alle porte erano pronti +a riceverli uomini dei loro paesi, appartenenti alle _Scholae_ dei +forestieri, e ufficiali urbani di provvisione che loro additavano +i luoghi dove avrebbero trovato albergo: ma prima ancora di prender +riposo i pellegrini andavano al san Pietro, salivano a ginocchia la +scalea del vestibolo, e poi si prostravano estatici innanzi alla tomba +dell’Apostolo. + +Per un anno intiero Roma fa un campo brulicante di pellegrini, una +vera babilonia per confusione di lingue. Si narra che ogni giorno +i pellegrini che entravano e quelli che uscivano ammontassero a +trentamila, e che ogni dì si trovassero nella Città duecentomila +stranieri[771]. Così Roma dopo lungo tempo tornò ad essere, se +non riempiuta, almeno bastevolmente animata di popolo. Un’ottima +amministrazione provvedeva a mantenere l’ordine ed il buon mercato. +L’annata era stata prospera di ricolti, e la Campagna e le province +prossime mandarono vettovaglia in gran copia. Un Cronista che fu tra i +pellegrini racconta così: «Pane, vino, carni, pesce ed avena trovavansi +sul mercato in abbondanza e a prezzo mite; ma il fieno era assai caro e +le osterie carissime, tanto che per un letto per me e per la stalla dei +miei cavalli dovetti pagare un grosso tornese al giorno, senza contar +l’avena ed il fieno. Quando partii di Roma la vigilia del santo Natale, +vidi entrarvi una caterva tanto grande di pellegrini che nessuno +avrebbe potuto contarli quanti fossero. Pretendono i Romani di avere +in tutto numerato due milioni di persone fra uomini e donne. E spesso +io vidi in quella folla taluno cadere ed essere schiacciato sotto i +piedi della moltitudine, e soltanto a fatica più d’una volta scampai io +stesso a quel malanno»[772]. + +Troppo angusta era la via che dalla Città per il ponte sant’Angelo +menava al san Pietro; e perciò, forate le mura non lungi dall’antica +_Meta Romuli_, si sgombrò una strada nuova lungo il fiume[773]. Il +ponte era coperto di botteghe che lo dividevano in due in tutta la +sua lunghezza, e per evitare disgrazie si provvide che quelli che +andavano movessero per un fianco del ponte e quelli che tornavano +seguissero l’altro lato[774]. Senza posar mai, processioni movevano +al san Paolo fuor delle mura ed al san Pietro dove si faceva vedere +il sudario della Veronica, reliquia ormai celeberrima. Ogni pellegrino +deponeva sull’altare dell’Apostolo un’offerta, e il detto Cronista di +Asti, come testimonio di veduta, afferma che presso all’altare del +san Paolo dì e notte stavano due chierici che con rastrelli in mano +raccoglievano pecunia senza fine[775]. La vista favolosa di preti, i +quali ghignando rastrellavano denaro come se fosse stato fieno, diè +occasione ad alcuni maliziosi Ghibellini di affermare che il Pontefice +aveva bandito il Giubileo non per altro che per far denaro[776]. E di +moneta, e molta, per certo Bonifacio abbisognava affine di continuar +la sua guerra contro Sicilia, che oltre ogni calcolo riusciva costosa. +Se i monaci di san Paolo, invece che quattrini di rame, avessero +raspato fiorini d’oro, egli avrebbero per certo ammassato una richezza +favolosa, ma i monti di denaro del san Paolo e del san Pietro per lo +più, erano soltanto accumulati a forza di monetucce che deponevano in +dono pellegrini di poco conto. E il cardinale Jacopo Stefaneschi lo +avvisa espressamente, e deplora che i tempi fossero mutati, poichè +adesso non v’erano che i poveri i quali facessero offerte, laddove +i Re, dissimili dai tre Magi, non portavano più cosa alcuna in dono +al Redentore. Tuttavia il ricavato del Giubileo (da cui il Papa potè +levare alcune somme ed attribuirle alle due basiliche perchè facessero +compre di terre) fu abbastanza ragguardevole. Se di consueto i doni che +i pellegrini ad ogni anno recavano al san Pietro solevano ammontare a +trentamila quattrocento fiorini d’oro, ei si può conchiudere quanto +maggiore dovesse essere il guadagno toccato nell’anno del grande +Giubileo[777]. «E dell’offerta fatta pei pellegrini», scrive il +Cronista di Firenze, «molto tesoro ne crebbe alla Chiesa, e i Romani +per le loro derrate furono tutti ricchi». + +Ed invero l’anno giubiliare fu per essi un anno d’oro. Perciò +trattarono i pellegrini con cortesia, e nessun atto di violenza +s’ebbe a deplorare. La caduta di casa Colonna aveva in Roma svegliato +inimicizie al Pontefice, ed egli le seppe disarmare coll’immenso +profitto procacciato ai Romani, i quali hanno sempre vivuto del denaro +dei forestieri. Loro senatori a quel tempo erano Riccardo Anibaldi del +Colosseo (da questa fortezza gli Anibaldi avevano ormai discacciati i +Frangipani) e Gentile Orsini, i cui nomi oggidì ancora possono leggersi +scritti in una lapide nel Campidoglio. Questi signori non mancarono, +ad onta del pio entusiasmo del pellegrinaggio, di occuparsi a muover +guerra nel vicinato; lasciarono che i pellegrini facessero il loro +mestiere orando innanzi agli altari; quanto a loro marciarono colle +bandiere di Roma contro Toscanella, e valorosamente resero soggetta +questa città al Campidoglio[778]. + +Ei si può imaginare quanto commercio di reliquie, di amuleti e di +imagini di Santi allora s’avrà fatto in Roma, e possiamo figurarci +la copia di avanzi di cose antiche, di monete, di gemme, di anella, +di sculture, di frammenti di marmo ed eziandio di manoscritti che +i pellegrini avranno trasportato ai loro paesi. Quando avevano +soddisfatto ai loro esercizî di religione quelle genti visitavano i +monumenti antichi sbarrando tanto d’occhi per meraviglia; e la vecchia +Roma, attraverso cui s’andavano aggirando col libro dei _Mirabilia_ +alla mano, esercitava su di loro il suo fascino ammaliatore. Oltre +alle ricordanze del vecchio tempo, a rendere animato quel teatro +classico del mondo, nell’anno 1300 si univano le memorie di ciò che +avevano fatto i Papi e gli Imperatori da Carlo magno in poi; e ogni +animo sensibile al linguaggio della storia doveva esserne compreso più +efficacemente che mai, giusto allora che schiere di pellegrini di tutti +i paesi aggirantisi in quel maestoso mondo di ruine erano testimonî +vivi dell’eterno nodo che avvinceva Roma all’universa gente umana. Ei +si può appena dubitare che anche Dante non vedesse Roma a quei giorni, +e che un raggio di quel sole non discendesse a vivificare la sua +cantica immortale che incomincia colla settimana santa dell’anno 1300. +E la vista della città capitale del mondo ispirò l’animo di un altro +Fiorentino. «Trovandom’io», così scrive Giovanni Villani, «in quel +benedetto pellegrinaggio nella santa città di Roma, veggendo le grandi +e antiche cose di quella, e leggendo le storie e gran fatti de’ Romani, +scritte per Virgilio, Salustio, Lucano, Tito Livio, Valerio, Paolo +Orosio e altri maestri d’Istorie, i quali così le piccole cose come +le grandi delle geste o fatti de’ Romani scrissono ed eziandio delli +strani dell’universo mondo per dar memoria ed esemplo a quelli che +sono a venire, presi lo stile e forma da loro, tutto sì come discepolo +non fossi degno, a tant’opera fare... E così mediante la grazia di +Cristo nelli anni suoi 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare +questo libro, a reverenza di Dio e del beato Giovanni e a commendazione +della città di Firenze»[779]. E frutto dell’entusiasmo del Villani si +furono le sue Storie di Firenze, la più grande, la più semplice delle +Croniche che Italia possieda nella sua lingua fanciulla e incantevole: +e può darsi che molti altri uomini d’ingegno allora traessero da Roma +concetti fecondi di creazione. + +Per Bonifacio il Giubileo fu una vittoria. L’accorrenza degli uomini +a Roma gli dimostrò che la fede loro teneva tuttavia la Città in +conto di arca santa dell’alleanza del mondo. Quella festa grandiosa +di riconciliazione parve che riversasse sul passato del Pontefice un +fiume di grazie; pareva che le brutte ricordanze di Celestino V, della +guerra coi Colonna, e tutte le accuse dei suoi nemici si sopissero in +obblio. In quei giorni Bonifacio potè gioire nella pienezza di una +potenza quasi divina, che l’eguale forse nessun Papa aveva toccato +prima di lui. Sedeva egli sopra il massimo trono dell’Occidente ornato +delle spoglie dell’Impero; s’intitolava «vicario di Dio» in terra; +era capo supremo del dogma del mondo; teneva in mano le chiavi della +benedizione e della distruzione; e migliaia di genti di tutti i paesi +più remoti vedeva venire innanzi al suo trono e prostrarsi nella polve +come davanti ad un essere soprannaturale. Soltanto che non vide venire +alcun Re. Fuor di Carlo Martello nessun monarca capitò a Roma a torvi +penitente assoluzione de’ suoi peccati: e questo dimostrava che la +fede, la quale un dì aveva vinto le battaglie di Alessandro III e di +Innocenzo III, s’era spenta alle corti regie. + +Bonifacio VIII chiuse la memoranda festività nella vigilia di Natale +dell’anno 1300[780]. Essa forma un’epoca nella storia del Papato e di +Roma, perocchè a questo anno di Giubileo e di entusiasmo succedessero, +rapido e terribile contrapposto, la fine tragica di quel Pontefice, la +discesa del Papato dal suo fastigio, la ricaduta della città di Roma in +ispaventosa solitudine. + + +§ 2. + +Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII chiama in Italia Carlo +di Valois. — L’Impero. — Adolfo e Alberto. — Toscana. — I Bianchi e i +Neri. — Dante in Vaticano. — Figura meschina di Carlo di Valois. — Pace +di Calatabellota. — Contesa fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — +Bolla _Clericis laicos_. — Una Bolla è arsa publicamente a Parigi. — +Tutta Francia si volta contro il Papa. — Concilio del Novembre in Roma. +— Il parlamento di Francia s’appella ad un Concilio generale. — Il Papa +riconosce Alberto di Austria. — Avvilimento dell’Impero. + +Dopo il cominciamento del secolo decimoquarto la fortuna si volse +contro Bonifacio VIII. Re Federico, nel quale era risorto un novello +ma più fortunato Manfredi, si teneva padrone di Sicilia per valore +suo proprio e a forza di sacrificî del popolo, combattendo contro un +mezzo mondo di avversarî. Ma or volle il Papa fare ancora un grande +sforzo per tentar di ristabilire nell’isola la signoria della Chiesa. +Abbandonato da Jacopo di Aragona, malcontento della debolezza di Carlo +II, cui prescriveva comandi come se foss’egli stato il padrone di +Napoli, il Papa invocò in aiuto un secondo Angioino, il fratello di +Filippo di Francia. Ancora una volta un Pontefice chiamava un Principe +francese a immischiarsi nelle cose d’Italia; e l’ira di Dante, e la +sentenza che egli pronunciò sopra Bonifacio VIII derivarono pertanto a +buona ragione dalla venuta di quello straniero nella sua patria. Con +grandi promesse il Papa allettò Carlo di Valois, conte di Angiò; in +premio delle sue geste future onde doveva assoggettare la Sicilia ed i +Ghibellini italiani sarebbe diventato senatore di Roma; e colla mano di +Caterina di Courtenay, la quale un tempo aveva disdegnato il giovane +Federico, egli avrebbe ereditato i diritti che la famiglia di lei +pretendeva su Bisanzio. Venne il Conte con mercenarî e con cavalieri +di ventura, e si recò dal Papa ad Anagni, dove convenne anche Carlo +II coi suoi figliuoli. La spedizione si allestì, e Bonifacio (ai 3 +Settembre del 1301) nominò il Valois a capitano generale dello Stato +ecclesiastico ed a paciere di Toscana: per tal guisa si rinnovavano i +tempi del primo Angioino[781]. + +Fu in conseguenza della vacanza dell’Impero giacente in debolezza +profonda, che Bonifacio potè dare al Valois il vicariato di Toscana, +terra imperiale che il Papa intendeva adesso di conquistare alla +Chiesa. Ecco in brevi tratti quali erano le condizioni dell’Impero. +Morto Rodolfo, s’aveva data la corona di Germania al conte Adolfo +di Nassau, uomo senza potenza, sebbene di valore cavalleresco; al +suo rivale Alberto d’Austria figliuolo di Rodolfo erano occorsi +alcuni anni per indurre i Tedeschi a disertare dal suo avversario, +ma finalmente questi, deposto dagli Stati dell’Impero, aveva perduto +trono e vita nella battaglia di Gellnheim, che si era combattuta ai 2 +di Luglio del 1298. Alberto salì al trono addì 24 Agosto dello stesso +anno, ma Bonifacio (di cui non s’era chiesto il consentimento) ricusò +di riconoscerlo per imperatore, tanto più che Alberto conchiudeva +un’alleanza con Filippo di Francia. Lo tenne in conto di fellone e +di regicida, lo citò perfino davanti al suo tribunale, e proibì ai +principi dell’Impero di riverirlo per re dei Romani. E narrasi che +ricevesse gli ambasciatori di Alemagna con pompa da teatro, seduto +in trono, coronato il capo, tenendo una spada in mano, e che con voce +tonante di collera gridasse loro: «Io, io sono l’imperatore!»[782] E +forse può essere che egli desse a Carlo di Valois lusinga anche della +corona romana, purchè se la meritasse servendo a’ suoi intenti. + +Il Valois non aveva alcuna di quelle qualità che al primo Angioino +avevano valso l’acquisto di un reame. Ei fece in Italia una magra +figura. Dapprima il Pontefice lo mandò in Toscana, dove era testè +avvenuta una rivoluzione gravissima di conseguenze. Firenze la guelfa, +allora fiorente di popolo e di ricchezza, s’era divisa nei partiti +dei Donati e dei Cerchi, dei Bianchi e dei Neri, i primi dei quali +erano Guelfi moderati che poi si tramutarono in Ghibellini. Bonifacio +vi aveva spedito il cardinale Matteo di Aquasparta, ma questo legato, +beffato dai Bianchi che erano allora al governo, aveva dovuto partire +della città lanciandole l’interdetto. La mano energica di Dino Compagni +e di Dante dettò di quelle lotte di Firenze un racconto che non morrà +mai; e dalle turbolenze di una piccola republica, che altrimenti si +sarebbero perdute come tratti sbiaditi nel gran mare della storia +universale, sorse il massimo poema dell’età cristiana, gloria eterna +del genio umano. È cosa attrattiva d’assai mirar Dante al cospetto di +Bonifacio VIII, l’ingegno più vasto del medio evo innanzi all’ultimo +degli orgogliosi Papi medioevali. Dante venne a Roma da legato dei +Bianchi fiorentini per tener contrappeso ai Neri che erano alla corte +pontificia; e da quel tempo (che fu l’anno 1301) in poi egli non +rivide più la sua città natale, ma andò fino alla sua morte errando in +esilio[783]. Non si nota in alcun luogo in che forma Dante entrasse in +Vaticano, quali discorsi tenesse, quali sieno stati i suoi disinganni, +i suoi giudicî sopra Bonifacio; ma il Poeta, giudice del morto regno, +poco dopo cacciò il Pontefice superbo nel suo Inferno poetico: e quel +luogo orrendo e fantastico di pene eterne, per la potenza del suo genio +si tramutò in vero tribunale della storia. Egli incatenò l’anima di +Bonifacio al carro trionfale della sua ira ghibellina, e nove volte lo +trascinò attorno i gironi dell’Inferno, all’istesso modo che Achille +trasse il morto Ettore intorno alle mura di Ilio[784]. + +Fallì la sollecitudine che i Bianchi si diedero per ridare unità alla +loro patria e per tener remota l’ingerenza di uno straniero. I Neri +rappresentarono al Papa che i loro avversarî lavoravano a profitto +dei nemici suoi; e il Valois, incaricato da lui e chiamato da quei +Neri, entrò in Firenze addì 1 Novembre 1301. Conseguenza di cotale +intervenzione si fu che la magnifica città, di fiorente che era, cadde +in ruina, e che traditorescamente ne furono banditi i Guelfi. Toscana +si scisse nelle due fazioni; e così ne andò perduto il fermo appoggio +che il Papato aveva ricavato fin a questo momento dai Guelfi di quel +paese. Bonifacio per egoismo si fece favoreggiatore di un partito, +ma presto se ne pentì. Il Valois si palesò a Firenze uomo inetto, la +lasciò in grandissima confusione, e nella primavera dell’anno 1302 +tornò a Roma. Nè qui gli fu conferita la dignità senatoria; andò a +Napoli per porsi a capo della grande spedizione contro Sicilia che +il Papa aveva allestito a spese della Chiesa, ma neanche là fu più +fortunato. Re Federico in guerra minuta sterminò l’esercito nemico, +e giunse a capo di conchiudere una pace insperata. Col trattato di +Calatabellota (dei 31 Agosto 1302) ei fu riconosciuto per re di Sicilia +sua vita durante; sposò Leonora figlia di Carlo II, e promise di +lasciar l’isola dopo la sua morte agli eredi di lui: sennonchè questa +promessa non fu confermata dal parlamento siculo, e neppure ebbe mai +adempimento. Quanto a Bonifacio, egli mostrò sulle prime reluttanza +di approvare quella pace in cui non s’aveva avuto riguardo a lui nè +alla Chiesa; alla fine confermò Federico a re sotto condizione che +riconoscesse di esser vassallo della Chiesa; peraltro quegli non pagò +mai tributo alla Chiesa. Già indebolite erano le forze del Papa; una +lotta maggiore che la dottrina della Chiesa romana lo costringeva ad +imprendere, venne proprio adesso a scoppiare; e in questa contesa, +breve sì ma d’importanza mondiale, Bonifacio VIII soccombette. + +Il monarca di Francia subentrò nella guerra contro la preponderanza +ecclesiastica, nella quale gli Hohenstaufen non erano caduti che dopo +di avere scosso le fondamenta del Papato. Questa nuova fase segnò +una delle maggiori rivoluzioni nel mondo ecclesiastico e politico. In +tutto il medio evo Francia era stata l’appoggio più fido del Papato; +era dessa che aveva spinto gli Hohenstaufen al precipizio, e, invece +dell’influenza tedesca su Italia e su Roma, v’aveva posto la sua +propria. Allorquando i Papi ebbero levato la casa regale di Francia +sopra un trono italiano facendone la protettrice della Chiesa, ne +andarono puniti della loro debolezza, perciocchè sia legge sempre +costante che i protettori si tramutino in conquistatori. Ed infatti +con Carlo d’Angiò Francia andò poco a poco conquistando il Papato, fino +a tanto che la santa Sede fu trapiantata sulle rive del Rodano, e per +settant’anni ebbe Pontefici sempre francesi. Il cozzo della gerarchia +romana contro la orgogliosa nazione di Francia fu reso inevitabile +allorchè Bonifacio VIII in un tempo di civiltà progredita tentò di +opporre la dottrina della podestà universale pontificia contro il +protettorato francese. L’Impero germanico era soggiaciuto ai Papi, per +la ragione che esso non riposava sopra basi pratiche; invece, la lotta +del Re di Francia col Pontefice fu contesa pratica del diritto politico +contro il giure canonico, e si combattè sul terreno di una monarchia +nazionale difesa dagli Stati paesani. La lunga reazione dello spirito +politico contro il diritto ecclesiastico europeo penetrò in tutte le +attenenze civili ed economiche, e fu il massimo motore della storia del +medio evo. Ed in ogni periodo di tempo essa comparve sotto forme e con +nomi parecchi; prima s’appalesa lotta delle investiture e guerra degli +Hohenstaufen, indi continua nella Riforma, prosegue colla rivoluzione +francese, ed è ancora visibile nei modernissimi Concordati e nei +contrasti dei giorni nostri[785]. + +Dominava allora in Francia Filippo il Bello, nipote di quel Luigi +IX che lo stesso Bonifacio VIII nell’anno 1297 aveva canonizzato +fra’ santi della Chiesa: fu principe d’ingegno, ma senza coscienza; +ipocrita immorale e despota insaziabile; ma fu anche uno degli energici +fondatori della monarchia francese. Un uomo così fatto era quel che +ci voleva per combattere la superbia provocatrice di un Bonifacio +VIII. Ingerenze che il Papa si prendeva nella guerra di Francia +con Inghilterra (e nella quale sperava poterla fare da giudice), +questioni di investiture e richieste di decime ecclesiastiche trassero +Filippo in lotta contro la Curia romana. Nell’anno 1296 Bonifacio, a +protezione massime della immunità delle chiese, aveva promulgato la +Bolla _Clericis laicos_, con cui si vietava solennemente a tutte le +persone e corporazioni ecclesiastiche di far doni o di pagare imposte +a’ laici senza licenza del Papa. Questa Bolla pungeva più che ogni +altro re Filippo, il quale per le sue guerre di Fiandra e d’Inghilterra +abbisognava dei tributi del clero, e, nelle sue necessità di denaro, +non vergognava di falsificare monete. Ei vi rispose proibendo che si +cavasse denaro di Francia, e questa fu ferita non meno grave per Roma. + +Il Pontefice piegò, e questa sua arrendevolezza sedò per quel momento +la burrasca; ma più forte essa eruppe nell’anno 1301. Ragione ne +furono alcune controversie insorte per diritti possessorî di cose +ecclesiastiche e temporali e per l’amministrazione di beneficî vacanti, +cui il Re francese pretendeva come a regalie. Il legato pontificio fu +incarcerato, e posto sotto inquisizione; un parlamento approvò l’opera +violenta di Filippo, e allora Bonifacio (s’era ai 5 di Dicembre) +indirizzò al clero ed al Re alcune Bolle che misero tutta Francia in +commovimento. Vi rimproverava a Filippo di attentare contro i diritti +della Chiesa, protestava che il Papa aveva ricevuta da Dio podestà +assoluta sopra Re e reami, gli diceva che si togliesse del capo l’idea +di non avere sopra di sè alcun superiore, lo ammoniva di allontanare da +sè i suoi consiglieri malvagi, e invitava il clero francese a recarsi +a Roma per il giorno 1 Novembre 1302, ad un Concilio o parlamento +in cui si sarebbe giudicato del diritto o del torto del Re[786]. Se +ne indignò acremente la corte francese; i giureconsulti, fra’ quali +furono Pietro Flotte e Guglielmo di Nogaret, rinfocolarono le ire del +Re con discorsi e forse anche con invenzioni di scritture pontificie +che non avevano mai esistito; si andò vociando che Bonifacio pretendeva +di tenere la libera Francia in conto di terra vassalla. Strappata la +Bolla pontificia dalle mani del legato, publicamente la si abbruciò +agli 11 Febbraio 1302 nella chiesa di Nostra Donna a Parigi, e se ne +annunciò la distruzione da un araldo a suon di tromba. La prima fiamma +che ardesse una Bolla pontificia segna un grande avvenimento storico. +Il legato fu vituperevolmente cacciato; un editto regio, come ai giorni +di Federico II, vietò ai preti di andare al Concilio; un parlamento +dei tre Stati congregato dal Re in Nostra Donna, confermò nel giorno +10 di Aprile i suoi decreti; nobili e borghesi gli prestarono il loro +appoggio, e i vescovi (la cui autorità s’era tramutata ormai in un +rapporto di sudditanza verso il Re), volere o non volere, dovettero +piegare al suo comando. Fu la prima volta che il clero di un paese +disertasse il Pontefice e si ponesse dalla parte del Principe. Allorchè +Bonifacio ricevette le lettere in cui la Chiesa gallicana confutava la +sua pretesa che il Papa stesse sopra al Re anche nelle cose civili, +e lo pregava di dispensarla dal viaggio a Roma, ei vi potè con grave +suo sgomento capire che un abisso gli stava aperto dinanzi. Però +ei non si poteva più ritirare dalla battaglia senza che la podestà +pontificia moralmente non s’annientasse agli occhi del mondo; gli +conveniva tentare di distruggere la monarchia francese che si andava +raccogliendo a unità, all’istesso modo che i suoi antecessori avevano +demolito l’Impero degli Hohenstaufen, che avevano preteso all’autorità +assoluta[787]. + +Nel Concilio di Novembre, che si radunò in Laterano, e cui appena fu +se vi assistette qualche raro prete francese, Bonifacio promulgò la +Bolla _Unam sanctam_. In questa scrittura con audacissimo linguaggio +egli raccoglieva insieme tutte le dottrine fondamentali che i suoi +predecessori avevano bandito intorno alla podestà divina del Papato, +e vi faceva tesoro di tutte le conquiste che i Papi avevano ottenuto +in lungo corso di secoli fino a lui. «Dichiariamo», diceva, «essere +alla eterna salute necessario che ogni creatura umana rimanga soggetta +al Pontefice romano»: e con questo dogma ei coronava l’edificio +torreggiante della gerarchia medioevale[788]. Però questa aperta +proclamazione dell’autorità giudiziaria del Papa in bocca di Bonifacio +VIII non fu che una parola impotente, quantunque la stessa idea si +sia ripetuta nel periodo avignonese e abbia sollevato nelle scienze +teologiche e giuridiche un lungo dibattito e investigazioni che +non hanno avuto fine neppure ai nostri dì. Fallito un tentativo di +accomodamento, ed avendo il Papa minacciato la scomunica, Filippo +si pose a combattere il suo nemico giovandosi con accortezza degli +Stati nazionali; ed il primo parlamento di Francia che veramente +tal fosse balzò del suo fastigio il Papato dominatore del medio evo. +Quell’assemblea si congregò nel Louvre ai 13 Giugno 1303; e là i più +ragguardevoli ottimati si alzarono ad accusare il Pontefice. Le tacce +che si rovesciarono sopra un vecchio più che ottantenne erano nella +massima parte troppo assurde per essere dappiù che sfoghi di odio: +però il fatto che un completo parlamento nazionale ponesse un Papa in +istato di accusa e contro di lui s’appellasse ad un Concilio generale +fu un avvenimento serio e gravido di conseguenze[789]. Pochi anni prima +due cardinali avevano citato lo stesso pontefice Bonifacio innanzi un +Concilio; questo or facevano i rappresentanti di una grande nazione +eminentemente cattolica; e per tal guisa contro il principio della +onnipotenza pontificia si evocava quella potenza cui un dì Federico II +per la prima volta aveva fatto ricorso. Francia intera adesso con tutte +le sue corporazioni ecclesiastiche e civili ripetè quell’appello. + +Bonifacio si vide calare sul capo una procella orrenda, ma non si +smarrì di coraggio: nel suo accecamento ei si ingannò perchè credette +la podestà pontificia più forte di quello che infatti fosse. Soltanto +la sua caduta, soltanto la sconfitta del Papato, di cui i suoi +immediati successori dovettero confessare la verità, ne chiarirono al +mondo la fralezza. Il Papato soccombette, poichè non era stato capace, +dopo caduto l’Impero, di raccogliere intorno a sè Italia e di condurre +l’idea guelfa a compimento: i Pontefici avevano abbandonato la grande +politica nazionale di Alessandro e di Innocenzo III; per demolire gli +Hohenstaufen avevano chiamato in Italia dei principi stranieri, ma non +avevano saputo metter fine ai contrasti dei Guelfi e dei Ghibellini. +L’idea politica del Papato fu un’illusione, e nel suolo d’Italia non +attecchì. A una gran parte degli Italiani il pensiero guelfo parve +essere innovazione rivoluzionaria: essi d’altronde non avevano tenuto +mai in estimazione il Papato, ed anche la religione non era stata +per loro un vincolo nazionale, ma soltanto una credenza individuale. +Tutti i partiti pertanto abbandonarono il Pontefice alla sua sorte e +lasciarono che cadesse: tanto poco la sua potenza riposava sopra una +idea nazionale! + +Già Bonifacio aveva cercato nell’Impero tedesco un appoggio contro di +Francia; Alberto verso grandi promesse gli offerse i suoi servigî, e +il Papa adesso fece la nuova scoperta che il fellone e il regicida era +di punto in bianco divenuto degno della corona romana. Pertanto addì +30 Aprile 1303 lo riconobbe a re, ma lo fece con linguaggio orgoglioso +trattandolo da supplichevole peccatore, accordandogli non giustizia +ma pietà, e dandogli come soltanto per grazia la corona romana[790]. +Lo sciolse da tutte le sue alleanze con re stranieri, e ne ottenne +esplicita promessa di aiuto contro Filippo il Bello. I Diplomi di +Nürnberg, dati ai 17 Luglio 1303, sono sciaguratissima prova della +soggezione servile che l’autorità imperiale prestava al Papato. Il +Re romano senza arrossirne confessava che soltanto il Pontefice era +il datore della corona imperiale, che i Principi dell’Impero erano +elettori dell’Imperatore in quanto solo che il Papa ne delegasse loro +la facoltà, che tutto ciò che Imperatore ed Impero possedevano derivava +dalla grazia del Pontefice. Alberto promise che non manderebbe nella +terra imperiale d’Italia alcun vicario suo senza il consentimento della +santa Sede, e financo si lasciò strappare il giuramento che non farebbe +eleggere a re romano alcuno dei suoi figliuoli (nati di una sorella +uterina di Corradino) senza il permesso del Pontefice. A così profondo +avvilimento era scaduto l’Impero nella persona di Alberto il monocolo, +dappoco figliuolo di Rodolfo! Il capo dell’Impero, successore degli +Hohenstaufen, si professava vassallo del Papa proprio nel momento che +il Re di Francia citava questo Papa medesimo a comparire innanzi un +Concilio universale perciocchè protestato avesse che la autorità regia +era suddita alla santa Sede. E la soggezione di Alberto fu un motivo +di più perchè Bonifacio VIII si ingannasse delle forze che credeva di +possedere[791]. + + +§ 3. + +Piano dei Francesi indiritto alla caduta del Papa. — Sciarra e il +Nogaret vengono in Italia. — Congiura dei baroni latini. — Come si +fosse fondata nel Lazio la potenza della famiglia Gaetani. — Catastrofe +di Anagni. — Il Papa torna a Roma. — Sua condizione disperata in +Vaticano. — Muore nel 1303. + +Quando gli Imperatori avevano voluto precipitare i Papi loro nemici +erano scesi con un esercito e avevano rotto guerra aperta, come ad +essi ne dava agio la qualità di re romani. Ma il Re di Francia non +possedeva un cosiffatto titolo per muovere ad un’impresa contro un +Pontefice; e perciò ricorse ad un inonesto spediente onde chiuder la +bocca al suo avversario. L’aggressione che a mo’ di ladronaia si compiè +contro Bonifacio VIII, nel cuore d’Italia, nell’istessa sua terra +natale di Anagni; gli esecutori di essa, che furono i mercenarî di un +despota straniero e baroni latini congiurati, tutto ciò die’ vita ad +un avvenimento che l’uguale non aveva fin qui mai occorso nella storia +dei Pontefici. Filippo aveva dato ricetto nella sua corte ai proscritti +della famiglia Colonna; stuzzicarono essi la sua collera, ed egli si +servì della loro smania di vendetta pei suoi intenti. Guglielmo Nogaret +di Tolosa, dottore di leggi, altra volta professore a Mompellieri, +adesso vice-cancelliere di Filippo e ministro devoto delle sue volontà, +partì con Sciarra, e venne in Toscana, dove entrambi nel castello di +Staggia vicino Siena architettarono e disposero il loro piano. Erano +provvisti di cambiali sul banco fiorentino dei Peruzzi, nè lesinarono +di denaro pur di ingaggiare soldati o di corrompere amici e nemici del +Papa, in quello che il Nogaret si dava l’aria d’essere stato spedito in +Italia per negoziare col Pontefice. + +L’oro francese fu la chiave che dischiuse le castella della Campagna +romana[792], per guisa che quasi tutto il Lazio prese parte alla +cospirazione. Il nepotismo del Papa che aveva creato suoi congiunti +a conti, a cardinali, a vescovi, ricevette acerbissima punizione: e +appunto nel Lazio era dove i Gaetani avevano fondata la loro novella +signoria, non senza pregiudizio di anteriori possessori[793]. Ma +qui è cosa rilevantissima per capir le ragioni della caduta di +Bonifacio VIII, ed istruttiva per conoscere le condizioni del baronato +di quell’età, esaminare un po’ davvicino il rapido e gigantesco +accrescimento delle famiglie nepotesche, prendendone ad esempio una, +quella dei Gaetani. + +Della disgrazia dei Colonna il Pontefice s’era giovato per fondare una +grande potenza famigliare: e questo essenzialmente avvenne fra l’anno +1297 e quello 1303, e a spese del tesoro ecclesiastico. Per verità +i pontefici Martino IV e Nicolò IV avevano vietato che beni della +Campagna si vendessero a baroni potenti di Roma, volendo così porre un +argine a ciò che la nobiltà del Lazio crescesse di forze; ora Bonifacio +VIII per favorire Pietro suo nipote abolì quelle Costituzioni. Il +germe della signoria dei Gaetani nel Lazio (la celebre famiglia ne +possiede ancora le terre) fu Sermoneta posta sulle pendici de’ monti +Volsci; indi vennero in loro mani Norma e Ninfa, beni che in tempo +antichissimo un Imperatore bizantino aveva donato alla Chiesa[794]. +Sermoneta, la antica Sulmona, di cui i Gaetani portano oggidì il +titolo di duchi, aveva appartenuto agli Anibaldi; e questi ai 16 +Giugno 1297 ne avevano venduto il castello con Bassano e con San +Donato vicino Terracina a Pietro Gaetani per trentaquattromila fiorini +d’oro[795]. Bonifacio, ai 2 Gennaio 1292, quand’era ancor cardinale, +aveva comperato Norma da Giovanni Giordani per ventiseimila fiorini +d’oro[796]. Quanto poi a Ninfa (questa terra un dì meravigliosamente +bella, posta sul margine delle paludi Pontine, è oggi caduta e colle +sue ruine ravvolte di edera e di fiori pare un luogo di leggenda), +il conte Pietro la aveva acquistata all’incanto, addì 8 Settembre +1298, pagandola dugentomila fiorini d’oro, somma che allora passava +per prodigiosa: in tal guisa la possessione famigliare dei Gaetani +si rotondava con Sermoneta, con Norma e con Ninfa. Ninfa era, ed +è ancora, il bellissimo e maggior possedimento di tutto il Lazio; +dai monti Volsci per le paludi si stendeva con torri, con cascine, +con laghi e con boscaglie fin presso alla marina, e il dominio si +prolungava ancora di cento miglia in mare[797]. La Chiesa romana, i +Colonna, i Frangipani, gli Anibaldi, molte altre persone, il Comune del +luogo erano altrettanti comproprietari di Ninfa; però, fino dall’anno +1279 Loffredo e suo figlio Pietro Gaetani erano venuti poco a poco +comperando i possedimenti dei privati[798]; e lo stesso Comune, agli +11 Febbraio 1298, conferiva a Pietro il _dominium_, in maniera ch’esso +venne nel vassallaggio di un signore. Quando un solo barone era capace +di spendere in denaro contante un dugentomila fiorini, corrispondenti +a seicentotrentamila talleri (e questa somma secondo il ragguaglio +del valore monetario oggi ammonterebbe per lo meno a cinque milioni +di talleri), ei si può di leggieri giudicare che ricchezze immense, +inconcepibili anzi, fin da allora si accumulassero nelle mani dei +nipoti di Papi[799]. Bonifacio anche in nome della Chiesa confermò +Ninfa nel possesso di suo nipote costituendone un feudo perpetuo della +famiglia, ma coll’espresso divieto che fosse mai ceduto per nessun +titolo ai banditi Colonna[800]. Pietro allora vi si edificò un castello +magnifico con una torre gigantesca, che oggidì ancora, tutta coperta di +edera e mezzo ruinosa, si specchia nella palude di Ninfa. + +Il nipote di Bonifacio era insaziabile di allargare i suoi +possedimenti, e sul principio dell’anno 1301 comperò da Riccardo +Anibaldi la torre «delle Milizie» in Roma e il castello di san Felice +posto sul capo Circeo, avvegnaddio tanto quivi che ad Astura egli +mirasse ad estendere la sua signoria lungo il mare fino a Terracina, +e a diventar così principe della Maritima latina. L’antichissimo +castello, appellato nel medio evo _Rocca Circegii_ e _Castrum sancti +Felicis_ (come è chiamato anche oggidì), era di proprietà controversa +ovvero divisa fra la Chiesa, la città di Terracina, i Frangipani ed +altri signori. Innocenzo III aveva incamerato la rocca e ne aveva +fatto un bene della Chiesa: più tardi essa era venuta in mano dei +Templarî che possedevano il monastero del loro ordine a santa Maria +sull’Aventino, ed eglino l’avevano ceduta mediante una permuta +al cardinale Giordano Conti: finalmente della rocca Circea erano +diventati padroni gli Anibaldi. E da loro il conte Pietro la comperò +ai 23 Novembre 1301 per ventimila fiorini d’oro[801]. Giusto poi in +questo medesimo tempo egli acquistò dai Frangipani mezza Astura per +trentamila fiorini d’oro; però poco tempo dopo, nell’anno 1304, dovette +spogliarsi di questa proprietà. Signore di una sì grande ampiezza di +territorio nella Maritima, cercò adesso il potente Conte di far compre +di castella anche dall’altra parte dei monti Volsci, nella Sabina +e nella Campagna, ov’era Anagni culla di sua famiglia. Dal capitolo +Lateranense, ai 15 Agosto 1299, ebbe Carpineto per il censo annuo di +un solo fiorino d’oro; nello stesso anno dagli eredi di Rainaldo e +di Beraldo fece acquisto della rocca di Trevi per ventimila fiorini +d’oro; e da Adinolfo di Supino erede dell’antica casa di Galvano e di +Corrado, ai 15 Dicembre 1299, comperò il castello di Sculcola, incerto +il prezzo[802]. + +L’avventurato nipote per conseguenza, spendendo una somma che oggi +forse giungerebbe ai dieci milioni di talleri, aveva in soli cinque +anni fondato la sua immensa signoria nel Lazio: e durante la lotta coi +Colonna e dopo la loro caduta (nella quale era stato travolto anche +un ramo degli Anibaldi) il Papa aveva fatto che egli acquistasse quel +dominio nell’intento di impedire, mercè la potenza di sua propria +casa, i piani di vendetta della famiglia nemica. Con una Bolla dei +10 Febbraio 1303 confermò il bellissimo patrimonio baronale «a favore +del diletto figliuolo Pietro Gaetani, nipote suo, conte di Caserta e +_dominus_ «delle Milizie della Città». Con quella scrittura abrogò i +già detti divieti di Martino e di Nicolò IV; compiacendosene vi numerò +le terre che il nipote aveva fatto sue per via di donazioni e di +permute, dichiarò che sarebbero sempre proprietà dei suoi successori, +e gli concesse privilegio di acquistare ancora degli altri beni[803]. +La baronia sorta così di repente abbracciava dunque tutto il Lazio +inferiore, e si stendeva da capo Circeo fino a Ninfa, da Ceperano giù +dai monti fino a Jenne ed a Subiaco. Non basta. Oltre al Liri e di là +da Terracina la famiglia possedeva feudi nel territorio napoletano, +perocchè ivi Pietro (come erede del padre suo) fosse conte di +Caserta e di altre castella, e suo figlio Loffredo avesse la signoria +dell’antichissima contea di Fondi. Infatti il Pontefice aveva sposato +il giovine Loffredo con Margherita contessa palatina di Toscana, +figlia del conte _Aldobrandinus Rubeus_ e vedova in prime nozze del +celebre Guido di Montfort, indi in seconde di Orso Orsini. Più tardi +però, nell’anno 1297, Bonifacio con astuto disegno aveva sciolto il +matrimonio di Loffredo con quella femmina procace e irrequieta, e nel +1299 gli aveva dato in moglie Giovanna figlia di Riccardo di Aquila +ed erede di Fundi: per tal guisa la contea era venuta in mano dei +Gaetani[804]. + +Queste erano le condizioni e questa la potenza in cui trovavasi la +famiglia Gaetani poco prima che avvenisse la catastrofe dell’anno +1303: ed or si comprenderà che acerbe ire covassero nel Lazio contro +la casa nepotesca dei Gaetani. I baroni che ancor sedevano nelle +loro castella, quegli altri che le avevano cedute a Pietro, i signori +ghibellini di Sculcola, di Supino, di Morolo, di Collemezzo, di Trevi, +di Ceccano, molti cavalieri di Ferentino, di Alatri, di Segni e di +Veroli, abbracciarono di gran cuore il piano del Nogaret sperando che +insieme col Papa andrebbero gambe all’aria anche i nipoti[805]. Fino +nobiluomini e cittadini di Anagni, la cui città può darsi che temesse +di cadere sotto il giogo baronale dei Gaetani, tradirono il Pontefice +da cui avevano pur ricevuto molte beneficenze[806]. I figli di Matteo +cavaliere, Nicolò e Adenolfo (l’uno era allora podestà, l’altro +capitano di Anagni) furono i capi della congiura; e a loro si unì +Giffredo Bussa maresciallo della corte pontificia[807]. Il tradimento +s’insinuò fra i più prossimi del Papa: l’andava a chi più l’odiava o a +chi lo temeva più; nessuna gratitudine gli si professava. Ed eziandio +nel collegio cardinalizio aveva acri nemici, i quali, massime gli +aderenti dei Colonna, desideravano la sua caduta; e Riccardo di Siena e +Napoleone Orsini erano iniziati nella cospirazione. L’ultimo in ispecie +ricoverò Sciarra suo cognato dentro di Marino, dove vuolsi che insieme +con lui studiasse l’esecuzione del piano[808]. + +Rainaldo di Supino capitano di Ferentino, altri baroni della Campagna, +il Nogaret e Sciarra raccolsero parecchie centinaia d’uomini a +Sculcola. Il Papa trovavasi in Anagni, e il pericolo maggiore lo +circondava là dov’ei credeva di essere più sicuro. Ai 15 Agosto, +in publico concistoro, aveva prestato giuramento di purgazione, +e già intendeva di pronunciare agli 8 di Settembre la scomunica e +la deposizione di Filippo da quell’istesso duomo di Anagni donde +Alessandro III un giorno aveva scagliato l’anatema contro del +Barbarossa, e di dove Gregorio IX aveva scomunicato il secondo +Federico[809]. Pertanto i congiurati s’affrettarono a turar la bocca a +Bonifacio prima che ei vi promulgasse la Bolla. Nella notte dai 7 agli +8 Settembre sbucarono di Sculcola; sull’albeggiare entrarono in Anagni +per una porta che loro si aperse, e spiegarono le bandiere di Francia +gridando: «Papa Bonifacio muoia! Viva re Filippo!» E tosto Adenolfo +colle milizie civiche si unì a loro, e il Nogaret proclamò al popolo +d’essere venuto a citare il Pontefice perchè comparisse innanzi ad un +Concilio. + +Il vecchio si svegliò di sussulto allo strepito d’armi e alle grida +confuse che risonavano pel palazzo, le cui porte il prode conte +Pietro con altri nipoti, con parenti e con vassalli teneva sbarrate. +I nemici non giunsero al duomo (cui era attigua la residenza del +Pontefice) se prima non ebbero preso d’assalto le case abbertescate +di Pietro e di tre cardinali. I nipoti si difesero virilmente nel +palazzo, e Bonifacio tentò con trattative di guadagnar tempo. Sciarra +gli concesse un termine di nove ore perchè si adattasse a subire +condizioni disonorevoli, fra le quali gli si imponeva anche di far +soggezione al concilio e di provvedere alla immediata ristorazione +di casa Colonna. Ma il Papa rifiutò, e allora si ripigliò l’assalto. +Al palazzo s’appresero le fiamme, ardeva il duomo, si pugnava con +accanimento e col furore della disperazione come intorno alle case di +Priamo. Presto il vecchio Pontefice si vide abbandonato e solo; i suoi +famigliari fuggirono o passarono dalla parte del nemico; i cardinali +lo disertarono tutti ad eccezione di Nicolò Boccasini di Ostia e dello +spagnuolo Pietro della Sabina. I suoi difensori furono sopraffatti; i +suoi nipoti abbassarono le armi, e furono condotti prigionieri nella +casa di Adenolfo. Soltanto al cardinale Francesco Gaetani ed al conte +di Fundi riuscì di fuggire[810]. + +Allorquando il Nogaret e Sciarra, l’uno strumento dell’odio del suo +Re, l’altro vendicatore della sua famiglia oltraggiata, passando sui +cadaveri degli uccisi, fra i quali fu un vescovo, entrarono ferocemente +nella stanza del Papa colle spade ignude, videro il vecchio vestito +de’ suoi abiti pontificali, colla tiara in capo, sedente sol trono, +e chino sopra una croce d’oro che colle chiavi teneva nelle sue mani +tremanti. Voleva morire da papa[811]. La sua canizie e il suo silenzio +maestoso disarmarono quegli uomini per un istante[812]; ma indi con +voce tremenda chiesero ch’ei si condannasse all’avvilimento; gli +dichiararono che lo avrebbero condotto in catene a Lione, dove sarebbe +deposto; ed alla sua resistenza ed ai suoi discorsi risposero con +vituperî, ch’ei sopportò con calma dignitosa. Il feroce Sciarra lo +prese pel braccio, lo trascinò giù dall’altare e gli avrebbe conficcato +la spada nel petto se a forza non ne fosse stato trattenuto[813]. +Non si può descrivere quella scena di ferocia, di concitamento, di +angoscia, di disperazione; però alla fine la moderazione la vinse +sulla passione. Tenuto in istretta prigionia e custodito da Rainaldo +di Supino, Bonifacio fu chiuso nel palazzo, intanto che armigeri e +cittadini si misero a saccheggiare i suoi tesori creduti immensi, il +bene della Chiesa e le case dei nipoti. + +La prospera riuscita di quell’aggressione (e’ pare un enigma) dimostra +l’impotenza cui era ridotto il Pontefice nella istessa sua terra: +la sua propria città lo lasciò in balia di una masnada che fuor +del Nogaret e di un servo francese era composta tutta di Italiani. +«Indegnissima Anagni!», sclamò un anno dopo l’imbelle successore di +Bonifacio, «indegna! che lasciasti compiere un tanto misfatto! Su te +non cada pioggia nè rugiada; cadano su altri monti, ma te non bagnino, +poichè sotto gli occhi tuoi, e quantunque tu impedirlo potessi, cadde +l’eroe e fu vinto il forte»[814]. + +Tre lunghi dì stette Bonifacio aspettando la sua sorte: e durante +questo tempo per dolore o per sospetto rifiutò ogni specie di cibo, e +impavido non curvò sotto le spade dei suoi nemici. Questi parevano non +sapere che cosa dovessero fare, poichè il loro prigioniero, sprezzando +eroicamente la morte, si rifiutava di cedere alle loro instanze. Alla +novella dell’avvenimento gli amici dei Gaetani corsero all’armi nella +Campagna, ed anche la città di Roma si mosse. Addì 10 di Settembre, +che fu un lunedì, comparve in Anagni il cardinale Luca Fieschi, +percorse le strade ed esortò il popolo già pentito a vendicare il +delitto commesso contro il Papa. Gli risposero gridando: «Muoiano i +traditori!»; e quell’istessa moltitudine che sì vergognosamente aveva +abbandonato Bonifacio, die’ furiosamente l’assalto al palazzo dov’egli +era prigioniero. I carcerati furono in breve ora liberati; Sciarra e il +Nogaret fuggirono a Ferentino. + +Il Papa, cui si aveva dato assistenza troppo tarda, parlò dalla +scalinata del palazzo al popolo supplicante venia; e in un momento di +commozione magnanima ei perdonò a tutti coloro che lo avevano così +audacemente maltrattato. Di lì a otto giorni lasciò la sua patria +ingrata, scortato da armati, per condursi a Roma; e narrasi che per via +i Colonna tentassero di aggredirlo, ma che fossero respinti[815]. Roma +mandò aiuto; però se sia vero che quattrocento soli cavalieri venissero +incontro a Bonifacio, questo può dimostrare quanto tiepida fosse la +Città in suo favore: capitanavano quella schiera il cardinale Matteo e +Jacopo Orsini, e forse meno venivano per assistere il Papa, quanto per +impadronirsi di lui: ed infatti gli Orsini tenevano adesso in Roma il +potere ed occupavano anche il Senato[816]. Allorchè Bonifacio dopo un +viaggio di tre giorni giunse a Roma, il popolo lo accolse con segni di +reverenza; lo condusse processionalmente al san Pietro, e il vecchio +accasciato da tante sofferenze si gettò esausto di forze sul suo letto +in Vaticano. + +La sua collera, il suo concitamento avevano qualche cosa da somigliare +al delirio: vendicarsi era il suo pensiero fisso; voleva bandire un +grande Concilio ed annientare re Filippo sì come Innocenzo IV un dì +per via di un Concilio aveva demolito il trono di Federico II. Però, +dacchè aveva sofferto tanto avvilimento, ei non era dappiù che un’ombra +cui nessuno più temeva. Con crescente sospetto guardava quelli che lo +circondavano; e se fu costretto a perdonare al cardinale Napoleone, +che si additava come uno dei congiurati, basta questo a dimostrare +che egli aveva perduto tutta la sua libertà. Gli Orsini or fatti +tracotanti lo vigilavano con occhi d’Argo, cominciarono a dettargli +la legge, tenevano il castel Sant’Angelo in loro mani, e il borgo +vaticano riempievano di armigeri. O avranno temuto che l’esaltamento +del Papa scoppiasse in eccessi, od erano così sconoscenti da far loro +pro della sua disgrazia. Egli invocò Carlo di Napoli in aiuto, ed essi +intercettarono le sue lettere. Ei chiese di recarsi in Laterano, nel +cui quartiere erano potenti gli Anibaldi odiatori degli Orsini e poco +amanti dei Colonna; ed essi si opposero a che uscisse del Vaticano. In +breve, ei s’accorse d’essere prigioniero degli Orsini[817]. + +Oltre ogni misura orrendi furono i giorni che il povero vecchio visse +in Vaticano. Fiero dolore dei maltrattamenti sofferti, coscienza della +sua debolezza, diffidenza, paura, rabbia di vendetta, solitudine +sconfortata di amici straziarono il suo animo appassionato. E in +quelle ore tristissime non è difficile che al suo spirito conturbato +comparisse, visione minacciosa! lo spettro di torre Fumone[818]. Cosa +naturale fu che un uomo superbo, com’egli era, nella terribile reazione +contro il suo stato, uscisse fuor di sè e desse in ismanie frenetiche. +Si narra che si chiudesse nella sua camera rifiutando il nutrimento, e +che dando in furie percotesse col capo nelle pareti: un dì lo trovarono +steso morto sul suo letto[819]. I nemici di Bonifacio si compiacquero +di descrivere coi più neri colori la sua fine, nondimeno avversarî più +moderati ravvisarono nella sua tremenda ma giusta caduta la sentenza +che Dio pronuncia sull’ambizione d’impero e sulla tracotanza dei +potenti[820]. Un Istoriografo pontificio, che trovavasi a Roma quando +Bonifacio morì, dice: «Trentacinque giorni dopo la sua prigionia passò +da questa vita: era fuor di senno, e credeva che tutti quelli che gli +venivano innanzi andassero per condurlo in carcere». Queste brevi e +semplici parole sono più rette e più vere delle descrizioni drammatiche +di altri narratori[821]. Un velo ricopre le ultime ore di Bonifacio +VIII: morì a ottantasei anni, nel giorno 11 Ottobre dell’anno 1303, e +fu sepolto in una cappella sotterranea del Vaticano che egli stesso si +aveva edificato. + +Rare volte un Papa ebbe avuto come Bonifacio VIII tanti nemici e amici +così pochi; rare volte fuvvene un altro intorno cui contemporanei +e posteri abbiano disputato con altrettanta veemenza. Quantunque la +passione partigiana abbia intinto del suo colore il giudizio che se ne +pronunciò, tuttavolta nel complesso quest’è pur vero che Bonifacio VIII +fu uomo fornito di grandissime qualità proprie di un despota. Virtù +sacerdotale non ebbe; ebbe indole accalorata, irosa, violenta, senza +fede nè coscienza; fu uomo inesorabile, avido di pompe e di ricchezze, +pieno di ambizione, cupido di dominazione terrena. Contemporanei lo +appellarono «peccatore magnanimo», nè più perfettamente lo si può +dipingere[822]. Lo spirito che informava la sua età precipitò lui come +già aveva precipitato Federico II. Intese ad uno scopo che era ormai +divenuto utopia, e fu questa l’ultima volta che un Pontefice abbia +concepito l’idea di una gerarchia dominatrice del mondo audacemente +sì come ne avevano avuto pensiero Gregorio VII e Innocenzo III. Ma +di questi Papi Bonifacio VIII non fu che una sgraziata reminiscenza; +fu uomo che non compiè cosa alcuna di grande; e i suoi intendimenti +alti e presuntuosi in vece di ammirazione non destano che un +ironico sorriso. Alla cima del Pontificato ei non potè sostenersi. +L’avvenimento di Anagni, per quanto angusta e piccola cosa sia stato +in paragone alle battaglie anteriori della Chiesa contro l’Impero, +fu tuttavia nella storia dei Papi un tale campo di battaglia quale +Benevento e Tagliacozzo furono nella storia dell’Impero, dove con mezzi +esigui ed in minori proporzioni s’ottenne il risultamento di cause +elaborate con lunghissima preparazione. La tomba di Bonifacio VIII è il +monumento sepolcrale del Papato medioevale che le potenze di quell’età +seppellirono con lui. E oggidì ancora puossi vederla nelle grotte del +Vaticano, dove la figura marmorea di questo Pontefice giace distesa sul +suo sarcofago, con in capo la tiara cinta di duplice serto, con volto +severo, di fattezze belle e di forme regie. + + +§ 4. + +Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — Abroga i decreti +del suo predecessore. — Gentile Orsini e Luca Savelli, senatori. +— I Colonna sono ristorati in signoria. — Benedetto XI istituisce +un’inquisizione contro i colpevoli di Anagni, e muore nel 1304. — Si +contende a lungo per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani nella +Campagna. — Clemente V, papa. — La santa Sede è tenuta in Francia. + +Presso alla bara di Bonifacio VIII si raccolsero i cardinali +sgomentati: per quanto anche in vita lo avessero odiato, nondimeno +erano gravemente impensieriti della ruina della podestà pontificia di +cui quel morto era l’indice. La città di Roma era in armi; gli amici +dei Colonna squadravano nuovamente in faccia gli Orsini con aria di +provocazione; d’un sol tratto si mutavano le sorti dei partiti. Per la +porta Maggiore entrarono Napoletani, avvegnaddio Carlo, appellatovi +dagli ultimi avvenimenti, vi capitasse coi suoi due figli Roberto e +Filippo e con soldatesche, precisamente il giorno in cui Bonifacio +morì: fino Federico di Sicilia, udendo delle necessità del Papa, aveva +mandato navi ad Ostia. Il Re di Napoli voleva sopravvegliare ossia +dominare la novella elezione[823]. E infatti nel termine voluto dalla +legge i Cardinali si unirono nel san Pietro, e là senza disputare, addì +22 Ottobre, elessero a papa un uomo moderato, il cardinale vescovo di +Ostia. Salì egli alla cattedra santa nel giorno 1 di Novembre con nome +di Benedetto XI. + +Il suo breve reggimento risveglia massima attrattiva, poichè esso +è l’anello che congiunge l’età trascorsa col periodo avignonese. +Vicino a Bonifacio VIII questo Pontefice parrebbe l’uomo della pace e +della conciliazione, a somiglianza di ciò che fu Gregorio X accanto a +Clemente IV, se il suo spirito dolce e melanconico avesse espresso la +calma dell’uomo forte e non fosse stato l’effetto di pavida debolezza. +Nicolò Boccasini, trivigiano di povera origine, da giovine era +stato precettore nella casa di un nobiluomo veneziano; indi, fattosi +domenicano, per scienza e per virtù era salito a grande stato nella +Chiesa. Bonifacio VIII lo aveva nominato cardinale e vescovo di Ostia; +e, fedele nell’adempimento del suo dovere, lo vedemmo nel palazzo di +Anagni starsi a fianco del suo benefattore quando altri cardinali +lo avevano abbandonato[824]. Che cosa doveva fare il Pontefice in +condizioni così disperate? Doveva raccogliere fuor dalla mano gelata +del suo predecessore le armi, e nuovamente combattere contro i suoi +nemici vittoriosi? I popoli (lo avevano dimostrato Sicilia e Francia) +sprezzavano ormai la spada spirituale; i fulmini del Laterano non +incenerivano più[825]. L’aggressione di Anagni e la lieve commozione +che essa aveva destata in Italia, ponevano in aperto una gravissima +verità, ed era che tutte le fondamenta di guelfismo della podestà +pontificia s’erano scrollate, e che essa aveva perduto il suo appoggio +nel popolo italico. Il Papato che aveva potuto distruggere la signoria +degl’Imperatori, s’aveva adesso inimicato Italia, e la sua base posava +nell’arena. In verità dev’essere stata orrenda la desolata solitudine +di Benedetto XI in quei giorni di disinganno! + +Di fronte al Re di Francia ei si vedeva privo di alleati ed inerme, chè +l’Impero tedesco non possedeva più la forza e meno ancora la volontà +di restaurare colle armi il Papato affralito. Per la prima volta +un’intiera nazione in tutti i suoi ordini di persone s’era sollevata +contro le esigenze di un Papa; e questa resistenza era invincibile. +Benedetto XI, privo di potenza, monaco timido e senza grandi vedute, +non potè altro fare che battere prontamente in ritirata; ed egli +fu, e non già Bonifacio VIII, che confessò il Papato esser vinto +dall’autorità civile: laonde, come una rocca presa d’assalto, capitolò. +Che tempo fu quello! E come è bello ed attraente studio farvi colla +mente un’escursione, ed ammirare ogni grandezza vera che in esso si +contiene! Benedetto XI fu per verità costretto a operar qualche cosa +onde punire il vitupero che la Chiesa aveva sofferto, ma fecelo senza +efficacia e a reluttanza. Ai 6 di Novembre istituì un’inquisizione +contro i ladri che avevano derubato il tesoro della Chiesa ad Anagni, +e chiese che restituissero la preda: non si sa per altro che effetto +ne ricavasse[826]. I Colonnesi, che in parte erano anche venuti +trionfalmente nella Città, domandarono che si riparasse al torto loro +fatto da Bonifacio VIII; il Papa cedette, e ai 23 Dicembre li sciolse, +ad eccezione di Sciarra, dalla scomunica, li ristorò nei loro diritti +e nei loro beni famigliari, concesse che tornassero dall’esilio, e +ridiede loro Palestrina, ma sotto condizione che non riedificassero la +città senza licenza del Papa. I cardinali Jacopo e Pietro, reduci dai +loro nascondigli di Perugia e di Padova, instarono per la restituzione +della loro dignità cardinalizia, e poichè il Papa rifiutò, invocarono +di nuovo la protezione del Re di Francia[827]. + +Filippo per parte sua voleva che si abrogassero i decreti di Bonifacio +VIII; nè ebbe grande fatica per ottenerlo, chè Benedetto si vide +obligato a prevenirne il desiderio. Il Re, che pur negava di avere +preso parte al delitto di Anagni, impose condizioni come vincitore +al vinto. Invece che il Papa proseguisse il processo contro di lui, +era egli che minacciava di continuarlo contro il morto Bonifacio; la +voce della Francia chiedeva che si radunasse un Concilio e che si +condannassero tutte le azioni di quel Pontefice: e Benedetto piegò +il collo ad una manifesta disfatta, poichè, senza pure attendere +la solenne ambasciata di Filippo, ritrattò la scomunica e tutte le +sentenze che Bonifacio VIII aveva pronunciato contro la famiglia regia +e contro tutta Francia. Le Bolle dei 13 Maggio 1304, onde cassò gli +atti del suo predecessore per riconciliare quel paese colla Chiesa, +furono sentenza di morte del Papato politico; mostrarono che esso si +ritraeva dal suo posto di dominatore del mondo; segnarono il solstizio +della sua storia medioevale[828]. Ed or pareva che una strana fatalità +vendicasse Celestino V di Bonifacio VIII: poichè anche questi come +l’altro era morto in carcere, e i suoi successori abolivano i suoi +decreti, com’egli un dì aveva cancellato gli atti di Celestino. E +Benedetto XI abrogò perfino le costituzioni che il suo predecessore +aveva promulgato a protezione delle libertà cittadine; e in ciò ei +si mostrò uomo tanto gretto, quanto Bonifacio era stato magnanimo e +liberale[829]. + +I recentissimi avvenimenti avevano messo in gran combustione la +Città; e Benedetto XI premuto dalle fazioni, stordito dalle grida dei +Gaetani e dei Colonna, dominato dagli Orsini, non ebbe un momento +solo di pace o di libertà. Appena che i Colonna furono restituiti +nei loro diritti civili, pretesero ristoro dei sofferti danni e ne +fecero richiesta al Campidoglio, dov’erano senatori Gentile Orsini e +Luca Savelli[830]. Benedetto non temuto da chicchessia, temente di +tutti, bramava trasportare la santa Sede in qualche luogo d’Italia +dove potesse godere sicurezza; partì di Roma dopo le feste di Pasqua, +e andò a Montefiascone, ad Orvieto, a Perugia. Soltanto allora che fu +in questa città, capitale dell’Umbria guelfa, ei s’incorò a istituire +un’inquisizione contro tutti coloro che con opera diretta o indiretta +avevano preso parte all’aggressione di Anagni. Scomunicò il Nogaret, +Rainaldo di Supino, Sciarra Colonna ed una moltitudine di altri, +e li citò a comparire innanzi al suo tribunale[831]. Questo bastò +a sollevare una tempesta fra i colpevoli, i quali credevano che il +loro delitto fosse stato sepolto con Bonifacio VIII. Anche Filippo il +Bello, cui la voce del mondo e l’aborrimento di Benedetto sveltamente +o in silenzio denotavano come autore della caduta di quel Papa, fu +tacitamente compreso nella Bolla. Ai 7 di Giugno Benedetto publicava +quel decreto, ma sui primi di Luglio era anche morto. Narrasi che lo +si avvelenasse in un piatto di fichi, però tale racconto certamente +non è altro che una invenzione[832]. Combattuto dal dovere di salvare +coll’arrendevolezza la Chiesa e quello di proteggerne in pari tempo +l’onore, schiacciato sotto il peso della sua impotenza, Benedetto XI +morì a Perugia. Fu l’ultimo papa italiano prima che ne succedesse una +serie di Francesi: dietro al suo sepolcro sorge Avignone. + +I Cardinali si radunarono per l’elezione nel palazzo arcivescovile +di Perugia. Nè mai fuvvene una di più difficile, chè vi si stette +contendendo un buon anno. In due partiti si divideva il collegio; +l’uno era quello dei patriotti italiani condotti da Matteo Orsini e da +Francesco Gaetani nipote di Bonifacio VIII; l’altro francese guidato +da Napoleone Orsini e da Nicolò di Prato. Napoleone segnatamente era +allora uno degli uomini potentissimi della Chiesa e immensamente +ricco: figlio di Rinaldo, nipote del celebre senatore _Matheus +Rubeus_, cardinale fino dall’anno 1288, da grandissimo tempo aveva dato +apertamente a conoscere le sue tendenze ghibelline, e si osava perfino +bisbigliargli dietro le spalle che, d’accordo col francese cardinale Le +Moine, avesse fatto mescere veleno allo sventurato Benedetto[833]. Nel +fondo di quel conclave si levava re Filippo, desideroso di porre sulla +cattedra di san Pietro un Pontefice che al voler suo assoggettasse +il Papato: e intanto che a Perugia i cardinali questionavano fra sè, +Roma e il Lazio erano pieni di guerre partigiane. I potenti nipoti di +Bonifacio VIII con vassalli e con mercenarî catalani scorazzavano per +la Campagna, movendo guerra contro i baroni che avevano contribuito +alla caduta del loro zio[834]. In pari tempo i Colonna combattevano +contro di loro e degli Orsini, perciocchè questa famiglia si fosse +messa in possesso di parecchi dei loro beni: ripetutamente si +presentarono querelandosi davanti il Senato; e questo decretò che ai +Colonna dovessero restituirsi le proprietà, poichè la loro persecuzione +era stata opera della gelosia, dell’odio e della malvagità di Bonifacio +VIII: e il Senato annullò tutte le investiture che quel Papa aveva +fatto di beni dei Colonnesi, e condannò Pietro Gaetani e i suoi figli a +pagare centomila fiorini d’oro come ristoro di danni[835]. Ma i Gaetani +si difesero da valorosi. Anche dopo la morte dello zio quella famiglia +nepotesca durò potente come per lo innanzi: nella Città possedeva +la torre «delle Milizie», e fuor della porta Appia il forte sepolcro +di Cecilia Metella; i suoi vassalli vigilavano armati in diciannove +castella nella Campagna e in molte rocche vicino Viterbo e nel +_Patrimonium_; in Toscana aveva grandi feudi, e nel reame di Napoli le +contee di Caserta e di Fundi con trentadue castella. Pertanto la guerra +fra i Gaetani e i Colonna divampò ancora per lunghi anni, fino a che il +re Roberto di Napoli compose fra loro la pace[836]. + +Frattanto a Perugia erano venuti a un compromesso per l’elezione +pontificia: si stabilì che i Cardinali d’intendimenti italiani +proponessero a candidati tre uomini d’oltralpe; la fazione francese +nel termine di quaranta giorni avrebbe scelto uno di quelli per papa. +Sulla lista elettiva furono scritti i nomi di tre Francesi, aperti +aderenti di Bonifacio VIII e avversarî di Filippo: e allora il partito +francese segretamente annunciò al Re che esso avrebbe eletto Bertrando +de Got guascone, arcivescovo di Bordeaux, lasciando a lui, Filippo, +di prendere le sue misure. Il Re non perdette tempo, fe’ venire a sè +Bertrando, gli rese note le sue condizioni; e l’ambizioso prelato +(Bonifacio VIII lo aveva fatto arcivescovo) v’acconsentì, e così +preventivamente diventò schiavo di un despota, di cui pur fino a testè +era stato avversario. Subito che s’ebbero così inteso, i cardinali lo +gridarono pontefice a Perugia, addì 5 di Giugno[837]. + +Invece di andare egli subito a Roma, il nuovo eletto eccitò i cardinali +a venire in Francia. Maravigliarono tutti ciò udendo, e Matteo Orsini, +che aveva intelletto acuto ed era accortissimo uomo, con doloroso +presagio vaticinò che la santa Sede or sarebbe rimasta per lungo tempo +in Francia. Là, a Lione, nella chiesa di san Giusto, Bertrando de Got +fu coronato papa con nome di Clemente V: e questo avvenne nel giorno +14 Novembre 1305, essendo presenti il Re di Francia, Carlo di Valois, +Giovanni duca di Bretagna e molti ottimati francesi. La processione +andò funestata da un avvenimento malaugurato e strano. Cavalcava il +Papa per la via allorchè gli ruinò addosso una muraglia; cadde egli +di sella, la sua corona ruzzolò nella polvere, e si perdette uno +splendidissimo carbonchio, che ne era il più bell’ornamento. Dodici +baroni della comitiva restarono uccisi, il Valois fu gravemente ferito +e il duca di Bretagna morì delle ammaccature ricevute. Il popolo andò +predicendo sventure e malvagità di tempi. + +Così s’erano avverati i più audaci sogni del monarca francese: un Papa, +cui egli aveva dato la tiara, un francese, servo del suo volere regio, +or trovavasi in Francia successore dell’oltraggiato Bonifacio VIII: non +erano passati che due anni dalla morte di questo! Ed il Re se lo tenne +strettamente avvinto; Clemente V non abbandonò più Francia; pose la sua +residenza ora a Lione, ora a Bordeaux, e indi andossene ad Avignone, +dove i Papi fecero lunga dimora, intanto che la città di Roma, priva +d’imperatore e di pontefice, fra i ruderi della sua duplice grandezza +piombava in miseria ognora più profonda. + + + + +CAPITOLO SETTIMO. + + +§ 1. + +Stato della scienza nel secolo decimoterzo. — Papi e cardinali eruditi. +— Roma manca di cultura. — Romani vanno a studio a Parigi ed a Bologna. +— Roma non ha università. — Scuola del palazzo pontificio. — Innocenzo +IV ordina che si fondi una scuola di leggi. — Le collezioni delle +Decretali. — Nel secolo decimoterzo predomina lo studio del diritto. +— Statuti comunali. — Carlo d’Angiò ordina che in Roma si fondi +un’università. — Urbano IV. — San Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. +— Romani da professori a Parigi. — Bonifacio VIII fondatore vero +dell’università di Roma. + +Nel secolo decimoterzo la scienza trionfò della barbarie, e prese ormai +forme poderose. Rade volte più che in quel tempo la gente umana ebbe +sostenuto lotte così ferventi per conseguire beni eletti ed effettivi; +rade volte l’ingegno umano ebbe come allora ad affaticarsi in un +lavorio intellettuale parimenti serio ed efficace. Italia prendeva +un indirizzo nuovo e risorgeva. In mezzo allo strepito delle armi ed +alle grida delle fazioni, fra mutamenti politici quasi giornalieri, ad +onta di scomuniche pontificie, giureconsulti, filosofi, poeti, artisti +raccoglievano numerosi discepoli intorno a sè. E risultato dello +studio e della cultura di quel secolo furono opere durevoli composte +già durante esso o sul principio del secolo susseguente. Indici ne +sono il Codice di Federico II, gli Statuti delle città, le collezioni +delle Decretali dei Papi, le opere dei grandi giurisperiti Accursio, +Ottofredo e Guglielmo Durante, la _Summa_ dello scolastico Tommaso +d’Aquino, la _Cronica_ di Giovanni Villani, le opere di Cimabue e di +Giotto, e soprattutto il grande poema di Dante che abbraccia tutto lo +scibile, vero e gigantesco monumento del progresso dello spirito umano +nel secolo decimoterzo. + +Un raggio di sì gran luce si riflette anche su Roma, quantunque questa +città capitale del mondo, per ragioni che sono note, nulla affatto +abbia creato. Dei dieciotto Papi che tennero la cattedra pontificia +dall’anno 1198 al 1303, i più furono uomini eruditi; e non meno di essi +furonlo i cardinali. I tempi erano progrediti coi bisogni politici; +volevasi che sul trono pontificio sedessero non già dei santi, ma +uomini di scienza, massime eruditi di legge, avvegnadio si credesse +che la cognizione di questa fosse il primo requisito di un governante +così sulla sedia di san Pietro che nei palazzi comunali. Innocenzo III, +Onorio III, Gregorio IX, Innocenzo IV, Urbano IV, Giovanni XXI, Nicolò +IV e Bonifacio VIII colla loro scienza si sarebbero levati assai alto +in qualunque luogo; perciò è cosa naturale che eglino esercitassero +qualche influenza sulla cultura intellettuale della loro età. Innocenzo +III incominciò la sua vita coltivando con indefessa opera le lettere, +e ancor possediamo la sua piccola e notevole scrittura intitolata +«Del disprezzo del mondo»; libro di mesti concetti che rivela non una +mente filosofica ma un animo religioso, il quale vi paga il tributo +all’indirizzo monastico del suo tempo, senza che per questo sia +impedito più tardi all’autore di darsi al suo ambizioso talento di +dominatore[838]. + +Roma per certo non fu la scaturigine cui Papi e cardinali attingessero +la loro cultura: adesso come in antico la capitale della Cristianità +per moto intellettuale stette addietro di minute città, e il popolo fu +condannato a vivere fra le sue rovine in vergognosa ignoranza. Nemmanco +nel secolo decimoterzo sorse là alcuna scuola erudita. I gentiluomini +romani, i Conti, gli Orsini, i Colonna, gli Anibaldi, gli Stefaneschi +mandavano i loro figliuoli a Parigi, dove studiavano scolastica e +conseguivano i gradi accademici di _Magister_. Di Parigi solevano +passare poi a Bologna, giacchè l’università di questa Republica +(sulle cui torri vedevasi come stemma pomposamente scritta la parola +_Libertas_) era la prima scuola giuridica di Europa. Da tutti i paesi +vi accorrevano studenti (spesso giungevano ai diecimila) per udirvi gli +insegnamenti di un Azzo, di un Accursio, di un Ottofredo, di un Dino. +Nientemeno che i Papi mandavano a quell’illustre ateneo le collezioni +delle loro Decretali e Federico II le sue leggi, per darvi diffusione +nel mondo e per imprimervi l’autorevole suggello della scienza. Dopo +il 1222 incominciò a splendere anche Padova; Napoli sorse nel 1224. +Ed eziandio in altre città si istituirono università, quali con vita +durevole, quali per poco tempo, a seconda che le rivoluzioni politiche, +la gelosia o l’invidia costringevano i celebri maestri ad emigrare: +meraviglioso spettacolo di quel moto democratico che la scienza assunse +in Italia! Roma sola non aveva università. Forse che repugnasse ai +Papi di fondarla, perchè loro paresse pericoloso l’esaltamento degli +spiriti che avrebbe recato l’affluenza di una numerosa gioventù nella +loro Città? Comunque si sia, certo è che con ragioni locali non si +riesce peranco a spiegare bastevolmente quel fatto: non è che mancasse +l’impulso di dottrina scientifica, perocchè Romani andassero in gran +numero a studio nei paesi di fuori: non è che l’impianto di una scuola +fosse impedito dai miasmi febbrili della Città, avvegnaddio a Roma, +patria del mondo, solessero soggiornare moltissimi forestieri in tutto +il tempo dell’anno, anche ad onta della malaria. + +Nella prima metà del secolo decimoterzo non si fa parola di scuole +romane, nè di biblioteche: si tace financo dell’antica Lateranense, +e non si trova più menzione di alcun bibliotecario, nemmanco di +nome[839]. Innocenzo III protesse Parigi e Bologna, e largì loro +privilegî, ma nella sua città natale non istabilì alcuna scuola. +Solamente che nel Concilio dell’anno 1215 promulgò in termini generali +la legge che se ne fondassero nelle Chiese cattedrali; e Onorio +III comandò che i Capitoli mandassero dei giovani alle università. +Quest’ultimo Pontefice, uomo dotto, depose un vescovo per la sola +ragione che non aveva letto Donato; però la rinnovazione ch’ei diede +alla scuola palatina pontificia per l’insegnamento della teologia +scolastica, non basta a meritargli il titolo di promotore delle scienze +in Roma[840]. + +Costava assai ai Romani e di denaro e di tempo l’andare a studio nei +paesi di fuori, massime quando si trattava di erudirsi in insegnamenti +elementari. La necessità di una scuola propria delle due leggi era +tanto più sentita, quanto più la Curia romana ed i tribunali civici +avevano bisogno di gente dotta in diritto. Alla fine Innocenzo +IV (probabilmente anch’egli era stato da professore a Bologna) fu +costretto di istituire una publica scuola giuridica, però la mise +in accordo con quella del palazzo pontificio. Le accordò privilegî +come di università e per tal guisa risorse nuovamente in Roma un +meschino simulacro delle grandi scuole giuridiche di Ulpiano e di +Papiniano[841]. Al solo studio del diritto si restrinse la cura dei +Pontefici. Da Innocenzo III in poi la Curia romana aveva in sè riunita +ogni specie di giurisdizione ecclesiastica ed aveva avocato a Roma la +cognizione di tutte le cause per poco importanti che fossero: così +essa diventò il tribunale giuridico universale del mondo cristiano. +I tribunali pontificî decidevano innumerevoli liti, ne ricavavano +grandissime entrate, e la corte suprema, la _Rota_, ormai nel secolo +duodecimo era divenuta di celebrità europea. E adesso, poichè facevasi +urgente il bisogno di ordinare in una collezione le Costituzioni dei +Papi, ne derivò il Codice del giure ecclesiastico, opera celebre e di +mala fama della romana giurisprudenza nel medio evo. + +Oltre al «Decreto» di Graziano (che fu la prima grande collezione di +diritto canonico la quale si componesse nel secolo duodecimo) erano +già compilate al tempo di Innocenzo III tre così dette raccolte +di Decretali. Quel Pontefice ve ne aggiunse una quarta; Onorio III +una quinta, e più tardi Gregorio IX fece riunire i cinque libri in +un Codice completo, per cura di Raimondo di Pennafort, domenicano +spagnuolo che egli chiamò a Roma. Gregorio publicò il suo Codice +nell’anno 1234, e Bonifacio VIII nel 1298 vi aggiunse un sesto libro, +alla cui redazione si servì del bolognese Dino da Mugello[842]. +Pertanto la formazione del Codice fondamentale della Chiesa appartiene +al tempo in cui questa era giunta all’apogeo della sua potenza. Mercè +di esso il Papato pose una base incrollabile di autorità alla sua +potenza monarchica, similmente di ciò che l’antica Roma imperiale +aveva fatto mediante il Codice giustinianeo. Ancora una volta il +mondo obbedì alle leggi romane. Invenzioni e falsità, che soltanto +la critica moderna ha saputo smascherare, in quelle Decretali si +mescolarono con leggi savie, e gettarono le fondamenta della signoria +pontificia dominatrice di tutto e di tutti. Il diritto canonico +diè tanto da fare al mondo quanto il Codice di Giustiniano. Ebbe +gran numero di commentatori, e il suo studio diventò l’occupazione +indefessa del clero, poichè esso dava il modo più sicuro di giungere +al cardinalato ed alla istessa sedia pontificia. Volevasi che i +legati ed i governatori della Chiesa fossero illustri giureconsulti: +e il provenzale Guglielmo Durante, educato in Italia, professore di +leggi a Bologna ed a Modena, celebre nel mondo come compilatore dello +_Speculum_, andò debitore a quella scienza che Bonifacio VIII lo +nominasse a conte di Romagna. + +La sola scienza giuridica era la predominante di quel tempo; massime +corrispondeva al genio sodo degli Italiani. Dall’età romana in giù +essa era stata il loro possedimento ereditario, e duranti le continue +rivoluzioni faceva di bisogno giornaliero in tutte le attenenze +politiche, ecclesiastiche e personali. Mercè il diritto romano +imperiale, i Re tedeschi nel secolo duodecimo avevano dimostrato la +legittimità del loro potere cesareo, e una moltitudine di giureconsulti +ne aveva riempiuto la corte. Mercè il diritto ecclesiastico e le false +Decretali, i Pontefici avevano dimostrato la universalità della loro +potenza, e la loro Curia s’era anch’essa riempiuta di giureconsulti. +Le lotte fra Chiesa e Impero erano state conflitti di legge opposta +a legge. I migliori campioni di Federico II (il quale per via di un +Codice liberò Sicilia dalla dominazione pontificia) furono i suoi +eruditi giudici e cancellieri; e al Papa sembrò di aver riportato +una grande vittoria allorchè il giurista Roffredo di Benevento ebbe +abbandonato i servigî dell’Imperatore. La monarchia nazionale combattè +contro il Papato colle armi dei legisti; i giureconsulti di Filippo +il Bello gli servirono di strumento alla caduta di Bonifacio VIII, +e l’autorità teocratica della Chiesa romana fu alla fine spinta +all’esizio dal diritto civile. + +Intanto che Papi e Re raccoglievano e riformavano leggi, anche le +Republiche davano opera all’istesso intento con grande alacrità. Gli +scrivani del Comune copiavano in pergamena gli Editti dei Podestà e +dei Pretori e li riunivano in registri: i protocollisti annotavano +il tenore di ogni tornata del Consiglio, come fanno oggidì gli +stenografi, sopra quaderni di carta bambagina che conservavansi con +grandissima cura; gli _Statutarii_ ossiano riformatori delle leggi +urbane raccoglievano insieme le deliberazioni del Comune e, composte +in forma di libro, le depositavano nell’archivio del palazzo comunale. +Ogni Republica possedeva il suo archivio, e spesso lo teneva con +più sollecitudine di quella che allora ne mettessero Imperatori e +Re a tenere ordinati i loro. E oggidì ancora le venerande reliquie +di archivî italiani riempiono di ammirazione, poichè sono monumento +del pratico reggimento e del genio politico di quelle magnifiche +cittadinanze, in un’età nella quale il resto d’Europa non aveva saputo +inventare cosa alcuna di simile. Gli antichissimi Statuti comunali +appartengono al secolo duodecimo: così è di quelli di Pistoja, di +Genova, e di Pisa; ma la formazione completa delle Costituzioni urbane +comincia nella prima metà del secolo decimoterzo e si prolunga fino +al secolo decimoquinto. Appena v’era un castello che non possedesse i +suoi Statuti bellamente scritti in pergamena. Milano, Ferrara, Modena, +Verona, altre città di Lombardia li compilavano nei primi trent’anni +del secolo decimoterzo; Venezia li riformava nell’anno 1242; Bologna li +publicava nel 1250. La paziente erudizione degli studiosi dei nostri +giorni raccoglie, publica, illustra quei monumenti di cittadinanze +libere e operose: ma sventuratamente essa non vi può aggiungere gli +Statuti antichissimi di Roma, poichè questi nelle catastrofi di tempi +posteriori perirono. Nell’odierno archivio capitolino il più antico +Statuto originale scritto in pergamena non è che dell’anno 1469[843]. + +Tuttavolta, intorno all’anno 1265 la Città non possedeva alcuna +scuola publica e permanente di diritto; meno ancora un’università: +e il decreto di Innocenzo IV non si prendeva cura che della scuola +palatina, la quale andava dietro ai Papi ovunque ponessero questi la +loro residenza. Se così non fosse stato, Carlo d’Angiò non avrebbe +cercato l’addentellato nell’ordinanza di quel Papa. Infatti il tiranno +di Sicilia (chi se lo aspetterebbe?) compare vestito di forme umane, +come fondatore di un’università (_studium generale_) in Roma: in segno +di grato animo della sua nomina a senatore, dichiarò addì 14 Ottobre +1265 con un editto di avere stabilito che Roma, signora del mondo, +si decorasse di uno «studio generale» delle due leggi e delle arti +liberali, e gli impartì tutti i privilegî di università[844]. Pertanto +la fondazione dell’Angioino non prese le mosse dal decreto di Innocenzo +IV, giacchè essa doveva essere uno _Studium Urbis_, ma trovò favore +di amichevoli cure da Urbano IV, uomo che fu zelatore della scienza, +e, massime, fu il primo Papa che possedesse intelletto della filosofia +pagana. Egli aveva nominato a suo cappellano l’allora celebre filosofo +e matematico Campano di Novara, ne protesse gli studî ed accettò +l’intitolazione delle sue opere astronomiche. Godeva di circondarsi +di uomini eruditi, e trovava piacere ad udirne i ragionamenti[845]. +Chiamò Tommaso di Aquino a Roma, e lo esortò a commentare le opere +di Aristotele, che già dopo del secolo duodecimo si erano venute +traducendo dal greco e dall’arabo, ed al cui studio il gran Federico II +aveva impresso un potente impulso. Tommaso, nato dell’antica famiglia +dei Conti longobardi di Aquino, era domenicano: educato a Parigi, era +stato discepolo di Alberto Magno a Colonia, e più tardi, abbandonata la +cattedra che teneva a Parigi, nell’anno 1261 veniva a Roma[846]. Quivi +nella scuola palatina il grande Scolastico insegnò filosofia e morale +fino all’anno 1269, ora a Roma, or nelle città in cui i Pontefici +tennero corte. Dipoi per due anni fu ancora a Parigi, ma nell’anno 1271 +tornato a Roma, non vi stette a lungo, perocchè Carlo I lo chiamasse a +Napoli. Quell’uomo di genio morì peraltro nell’anno 1274 nel convento +di Fossanova, mentre viaggiava per recarsi al Concilio di Lione: e +poco dopo in questa città passava di vita anche il grande mistico +Bonaventura di Bagnorea, orgoglio dei Minoriti di cui era generale, e +celebrato commentatore del maestro di sentenze. Anch’egli per lungo +tempo aveva insegnato a Parigi; e, come Alberto Magno di Colonia e +come Tommaso, può darsi che di tratto passeggiero anch’egli abbia dato +lezioni in Roma. + +In breve tempo Tommaso s’accorse che la Scolastica non era fatta per i +Romani. Roma non fu mai la patria della filosofia; alle speculazioni +astratte erano inadatti uomini come loro, di concetti giuridici e di +spirito pratico: e la Scolastica non pose radice in Roma, allo stesso +modo che in Italia occupò le menti soltanto alla sfuggita. I grandi +uomini di genio speculativo che Italia produsse migrarono a Parigi: +così nel secolo duodecimo era stato di Pietro Lombardo, così nel +decimoterzo fu di Tommaso e di Bonaventura. Fino gli ingegni romani +non trovavano terreno fecondo alla loro attività nella nativa città, +e preferivano di andare ad insegnare in università straniere. Perlochè +troviamo parecchi Romani da maestri massime nella università parigina, +come fu appunto di Anibaldo degli Anibaldi (1257-1260), di Romano +Orsini (1271), più tardi di Egidio Colonna, e, al tempo di Bonifacio +VIII, di Jacopo Stefaneschi[847]. Nessun Pontefice trattenne quegli +uomini a Roma; nessun Senatore li chiamò ad una cattedra nella loro +Città; perciocchè, ripetiamo, qui una publica università non esistesse. + +Lo «Studio» ordinato da Carlo I, se anche veramente sia stato posto +in essere, non diede mai segno di vita; e a nessun Pontefice dopo di +Urbano IV (e sì che fra loro vi furono Romani parecchi, e ragguardevoli +uomini) passò mai per il capo di dare un’università alla città capitale +del mondo. Così la andò fino a Bonifacio VIII; chè primo di tutti +questo erudito Papa fu il fondatore della università romana, che oggi +si appella «della Sapienza». Ordinò egli la fondazione di uno «Studio +generale» che comprendesse tutte le facoltà; e dal tenore della sua +Bolla si pare che egli creò questo istituto nuovo di pianta. Ai dottori +ed agli scolari concesse giurisdizione loro propria sotto rettori da +loro eletti, gli esentò da imposte, e accordò ad essi tutti i privilegî +di università. La fondazione di questo ateneo, che ebbe subito vita e +che il Comune mantenne colle entrate di Tivoli e di Rispampano, adorna +la memoria di quel Papa con gloria imperitura. Promulgò la Bolla di +fondazione da Anagni, ai 6 di Giugno 1303, pochi mesi prima della sua +caduta: e fu la miglior lettera con cui si accommiatasse da Roma[848]. + + +§ 2. + +Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi Storici che scrivessero +in volgare. — Roma non ha storiografi, nè annalisti. — L’archivio +capitolino manca di documenti del medio evo. — Storiografi dei Papi e +della Chiesa. — Saba Malaspina. — Giovanni Colonna. — Egidio Colonna. +— Suo trattato «Del reggimento dei Principi». — L’_Oculus Pastoralis_. +— Poeti. — Poesie dei Francescani. — Fra Jacopone. — La lingua volgare +romana, e giudizio che Dante ne dà. — Il cardinale Jacopo Stefaneschi +poeta e protettore di dotti. + +Accanto alla scienza giuridica prendeva adesso in Italia rilevantissimo +svolgimento anche lo studio della storia. Esso levossi in fiore nel +regno di Sicilia sotto la splendida dinastia degli Svevi; e in pari +tempo lo si coltivò nell’Italia settentrionale e in quella di mezzo. +Cronisti vennero scrivendo gli annali delle loro libere città, o di +proprio intendimento o per incarico officiale. E Firenze diede i due +primi scrittori di lingua toscana che storici veramente si possano +chiamare, Dino Compagni e Giovanni Villani. + +Fra tanta copia di Storiografi stupisce per fermo il vedere che Roma +anche durante il secolo decimosecondo non ne producesse pur uno. +Meravigliando osserviamo che le migliori notizie della storia civica di +Roma, anche nelle sue epoche più eminenti, ci sia forza attingerle da +Cronisti inglesi. Delle cose dei Romani erano meglio informati Rogero +Hoveden e Matteo Paris (e prima di loro Guglielmo di Malmesbury) che +Cronisti italiani; e più di questi ne sapeva il francese Guglielmo di +Nangis. Gli Inglesi trovavansi allora in vivissime relazioni con Roma, +e possedevano uno spirito calmo, osservatore, studioso dei rapporti +molteplici del mondo, laddove per lo contrario la Storiografia italiana +portava impressi i caratteri della divisione politica della nazione, +e perciò si restringeva ai limiti angusti di cronica di città. Al +senato romano non venne mai in mente di commettere ad uno scrittore la +compilazione di annali, sì come Genova fece; nè alcun Romano concepì +il disegno di dettare la storia della sua patria come Giovanni Villani +imprese a Firenze, e come altri cittadini amanti del loro paese fecero +fin nei minori Comuni d’Italia. + +V’hanno ad ogni modo alcune ragioni che ci spiegano la causa per cui +difettassero scrittori di annali romani. Questo compito era più astruso +che la compilazione delle Croniche di ogni altra città, perocchè i +rapporti storici di Roma col mondo vi dessero dimensioni troppo ampie. +Da altra parte la Republica del Campidoglio non possedeva la robusta +individualità, nè la libertà di altre città. Uno scrittore di storia +civile a Roma non avrebbe potuto dettarla con giudizio independente +senza venire alle pugna col Papato temporale; e perciò vedremo che gli +inizî degli annali della città di Roma appartengono soltanto all’età +in cui i Pontefici dimorarono in Avignone. Nel secolo decimoterzo +non v’ha alcuna _Cronica_ cittadina di Roma, nè alla sua mancanza +può più supplirsi bastevolmente con documenti dell’archivio comunale, +perciocchè difettino anche questi. Mentre città mediocri dell’Umbria +e del Patrimonio, come sono Viterbo e Todi, Perugia ed Orvieto, fin +Narni, fin Terni, ebbero conservato de’ grandi avanzi di carte de’ +loro tempi republicani; mentre nei loro archivî (sventuratamente sono +in parte abbandonati e senza cure) si conservano Regesti scritti in +pergamena a bei caratteri, e vi si trovano i protocolli delle tornate +dei Consigli (_libri deliberationum_), l’archivio capitolino invece non +conserva più documenti di cotale specie, onde un tempo era stato più +ricco degli archivî di tutte quelle città. + +Soltanto in scarsissima parte la storia della città di Roma trova +illustrazione nelle «Vite dei Pontefici» di quel tempo. Gli scrivani +pontificî non potevano fare a meno di trattare dei casi urbani, ma +lo facevano alla leggiera, dal punto di vista ecclesiastico e in +senso decisamente ostile alle libertà. L’antico Libro dei Papi, di +compilazione officiale (cui nel secolo decimosecondo continuarono +Pietro Pisano, Pandolfo e Bosone cardinale), era rimasto parecchie +volte interrotto, e negli ultimi tempi pieno di lacune. Con Innocenzo +III incomincia, ma anche questa con interruzioni, un’altra serie vuoi +di continuazione degli Annali pontificî, vuoi di Biografie staccate +che stanno da sè, e sono attinte alla cancelleria officiale, i cui atti +dall’anno 1198 fino ai dì nostri si sono conservati quasi completamente +con nome di «Regesti dei Papi». A quella serie danno incominciamento +«le Geste di Innocenzo III» dettate da un prete contemporaneo; l’autore +innominato tratta con molta ampiezza delle attenenze del mondo, massime +dell’Oriente e della Sicilia, ma non s’occupa di Germania: senza +chiarezza e senza connessione parla della storia urbana di Roma, e +bruscamente pone fine ancor prima della morte del Papa. + +Ad un contemporaneo appartiene eziandio la scrittura officiale della +Vita di Gregorio IX; riboccante di odio fanatico contro Federico II, è +dettata con istile da curiale, colorato di frasi bibliche. Molto più +degna di nota è la Biografia di Innocenzo IV, scritta da Nicolò de +Curbio suo cappellano che più tardi fu vescovo di Assisi. Il libro si +collega alla Vita di Gregorio IX e merita gran lode, sebbene manchi di +esattezza e non sia altro che un’apologia: ma il bell’ordine, il buon +latino e lo stile scorrevole lo rendono una delle più attraenti opere +di quella specie. + +Nessuno dei Papi del secolo decimoterzo, che vennero dopo di +quell’Innocenzo, ebbe di eguali Biografi. I brevi cenni delle loro +vite si trovano riuniti nelle Collezioni del secolo decimoquarto, +cui attesero Bernardo Guidone domenicano e Amalrico Augerio priore +degli Agostiniani. La storiografia dei Pontefici diventò compito +esclusivo dei frati mendicanti, chè segnatamente i Domenicani ne +furono scrittori operosi. Il boemo Martino di Troppavia, appellato +_Martinus Polonus_, compose la sua _Cronica_ degli Imperatori e dei +Papi, manuale inzeppato di assurde fole che pur diventò celeberrimo, e +falsò e dominò la storia del Papato[849]. Ebbe a imitatori (e furono +migliori di lui) il domenicano Tolomeo di Lucca, il quale compilò +un’utile Storia Ecclesiastica dalla natività di Cristo fino all’anno +1312, e Bernardo Guidone che scrisse una notevole Storia dei Pontefici +e degli Imperatori. Queste opere però appartengono al secolo venturo, e +soprattutto non fanno parte della cultura cittadina di Roma[850]. + +Ad ogni modo la Città si onora di uno Storico nativo di essa, che +fu Saba Malaspina, decano di Malta e scrivano di Martino IV: la sua +opera ha sì color guelfo ma è pregevole per imparzialità, ed ha sparso +molta luce storica sulla caduta degli Hohenstaufen e sulla rivoluzione +angioina. La lingua ne è oscura e pesante, ma lo stile è robusto ed +il concetto ha spirito di verità. Il Malaspina si prende pensiero +anche delle cose civiche; talvolta lo fa con amoroso sentimento di +patria; e quantunque egli fosse investito di una carica officiale, +tuttavia possedeva abbastanza cuore per esprimere ammirazione del +genio di Manfredi e cordoglio della sorte di Corradino. Questo solo +Storico fiorisce come una pianta rara nel deserto letterario di Roma, +ed ei fa vivamente deplorare che anche altri Romani non ci abbiano +tramandato la storia politica del loro tempo[851]. Contemporaneo suo +fu Giovanni Colonna, che siedette arcivescovo di Messina nell’anno +1255, e morì negli ultimi anni del secolo. Egli scrisse una _Cronica_ +universale col meraviglioso titolo di _Mare historiarum_, compilazione +che fa conoscere come per certo il suo autore fosse di intelletto +mediocre[852]. Il suo parente Egidio Colonna, nato nel 1247, splende +per lo contrario come uomo di indubitabile eccellenza nelle lettere: +partigiano de’ Papi, discepolo di Tommaso d’Aquino, precettore di +Filippo il Bello, vescovo di Bourges, celebratissimo maestro di +scolastica e di teologia a Parigi, fu seguace del despotismo romano, +professò le dottrine di Tommaso d’Aquino sulla onnipotenza del Papa, +difese fervidamente Bonifacio VIII contro il Re di Francia[853]. +Egidio fu il primo letterato celebre di quella casa Colonna, che nel +secolo decimosesto ebbe la gloria di dar nascimento alla poetessa +Vittoria. Lo si chiamò principe dei teologi, compose un numero grande +di opere filosofiche e teologiche, e per Filippo di Francia scrisse il +libro: «Del reggimento dei Principi», una delle più antiche scritture +del genere «Dello specchio dei Principi», ma dove indarno cerchi +scintilla di mente politica. Il Re francese s’avrà compiaciuto del +suo maestro, ma abbiamo i nostri gran dubbî che egli abbia mai letto +quella pedantesca scrittura[854]. Ed a riscontro di essa si può porre +l’_Oculus pastoralis_, specchio dei reggitori republicani, il quale +con semplici forme insegnava ai Podestà delle città italiane il miglior +modo che dovevano seguire nell’arte di governare[855]. + +Per conseguenza i monumenti letterarî dei Romani nel secolo decimoterzo +non son tali da segnare un’epoca. E la loro pigra indole non si +commosse neppure del fuoco poetico che allora cominciava a scaldare la +nazione italica, formandone uno dei più bei fenomeni che registri la +storia della civiltà. Nell’Italia settentrionale poeti verseggiavano +in provenzale; e Alberto Malaspina, Percivallo Doria e il celebre +Sordello empievano il mondo romanesco dei loro nomi. In Sicilia la +lingua volgare diventava la lingua poetica della corte sveva. A Bologna +e in Toscana sorgevano poeti che cantavano di amore mondano ispirandosi +a idee metafisiche: e ivi otteneva grandissimo luogo Guido Guinicelli, +e Dante giovinetto vi poetava la sua canzone: «Amor che nella mente +mi ragiona». Nell’Umbria, terra di grazie e di sentimento, sorgeva +Francesco, il santo del popolo, pieno di quella poesia che sgorga da +un cuore acceso dell’amore celeste. Se anche non sia stato poeta (a +lui, ma non con assoluta sicurezza, si attribuisce l’inno «Altissimo, +omnipotente, buon Signore», in cui tutte le creature magnificano il +fattore del mondo), egli seppe tuttavia svegliare fra’ suoi discepoli +il fervore della poesia. Ne derivò la lirica dei Francescani, sublime +e accalorata di sentimento, ingenua e grave di espressione, tale +che oggidì ancora mette ad entusiasmo gli animi romantici. Conviene +confessare che quei trovatori monastici recarono in onoranza il +volgare, e diedero all’arte un indirizzo popolare: però esso nella +poesia italiana non si mantenne; in breve tempo fu soffocato dai +latinismi e dalle ricercatezze, cosa che fino ai dì nostri continuò ad +essere il peccato della poesia italiana. I Francescani poetarono anche +in latino. Tommaso di Celano scrisse il _Dies Irae_, inno di tremenda +sublimità, e Jacopone da Todi compose il celebre _Stabat Mater_, quadro +grandioso del giudizio universale e della passione, che più tardi fu +tema di celebri pittori[856]. Fra Jacopone poeta e demagogo, ispirato +alla follia santa della povertà spirituale, si ribellò a Bonifacio VIII +e lo punse con satire, allo stesso modo che dopo di lui fece Dante. +Jacopone fu il maggior poeta della scuola francescana, ebbe genio +veramente poetico, e vena di passione creatrice[857]. + +A Roma in questo tempo non troviamo alcun poeta che scrivesse versi +d’amore. L’antico manoscritto che si conserva in Vaticano, e contiene +poesie volgari dei primi secoli, non registra alcun nome di Romani +accanto a quello di don Arrigo infante di Castiglia e senatore di Roma. +La lingua popolare, che in Italia si compose così felicemente come +«volgare illustre», non ebbe a Roma cultori. Là il latino continuò +ad essere la lingua della Chiesa, del diritto, dei negozî civili; nè +alcuna iscrizione in volgare si nota fra i molti epitaffi sepolcrali +di quel tempo, i quali per lo più conservano ancora di proposito +deliberato la forma già antiquata di versi leonini. I Romani tenevano +in poco conto la lingua volgare, e Dante alla sua volta sprezzevolmente +dava al dialetto della loro città nome di «triste linguaggio dei +Romani», zotico e deforme come i loro costumi; e lo paragonava +all’eloquio delle Marche e di Spoleto. Ma senza dubbio esagerava: forse +che il volgare romano sarà stato veramente più rozzo di quello dei +Bolognesi, che Dante (e pare strano) tenne in sì alta estimazione?[858] + +Però noi possediamo dei carmi latini di un Romano del tempo di +Bonifacio VIII, del cardinale Jacopo Stefaneschi. Compiacendosi ei +narra di avere apparato scienze liberali a Parigi e leggi a Bologna, +e di avere studiato da sè Lucano e Virgilio per torseli a modello. +Questa confessione può dimostrare che a quel tempo gli studî classici +non erano coltivati in iscuole fiorenti; per lo manco non udiamo +parlare che a Roma ne esistessero, laddove in Toscana e a Bologna +il Buoncompagni e Brunetto Latini se ne acquistavano bella fama +di maestri. Jacopo Stefaneschi in tre poemi cantò della vita e dei +miracoli di Celestino V e della coronazione di Bonifacio VIII; di +più dettò una scrittura sul giubileo dell’anno 1300 ed un trattato +sul Ceremoniale della Chiesa romana. Le opere di lui sono documenti +preziosi per la storia della sua età, della quale ei fu testimone +oculare; però la sua musa manca di scioltezza ed è schiava di una +pedanteria erudita. La sua lingua, anche negli scritti di prosa, pare +un ammasso di geroglifici, ed è un tale viluppo di barbarismi che mette +meraviglia e dev’essere tenuta in conto di bizzarria contro natura. +Il Cardinale scrisse in Avignone, dove morì nell’anno 1343. Fu amico +verace delle scienze, e nel medio evo tornò ad essere il primo mecenate +di Roma, massime degli artisti, fra i quali pregiò e incoraggiò il +genio di Giotto. Quel benemerito Romano fiorì sulla fine del secolo +decimoterzo e sul principio di quello decimoquarto, ed ebbe una +cultura sì svariata, da potersi dire che omai egli tocca il periodo del +Petrarca in cui sorgono gli studî d’umanità[859]. + + +§ 3. + +Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il Vaticano. — Il san Paolo. +— Il Laterano. — La cappella _Sancta Sanctorum_. — Si pone termine +alla fabbrica del san Lorenzo fuor delle mura. — La santa Sabina. — +Ospitali. — Santo Spirito. — Il san Tommaso _in Formis_. — L’Ospitale +attiguo al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile gotico in Roma. +— Santa Maria sopra Minerva. — Casamari. — Fossanova. — Tabernacoli +gotici nelle chiese romane. — Famiglia dei Cosmati. — Tombe del secolo +decimoterzo. — Caratteri di scrittura degli epitaffi romani. + +Anche fra i Pontefici di questa età furonvi patroni delle arti: di +essi annoveriamo Innocenzo III, Onorio III, Onorio IV, primi fra tutti +il terzo e il quarto Nicolò, ed eziandio Bonifacio VIII. Nessun Papa +fu più liberale di Innocenzo. Nel lungo catalogo de’ suoi doni votivi +appena trovi mancare una sola chiesa di Roma: ed egli sopra ogni altra +cosa pose mano alla restaurazione di tutte le romane basiliche[860]. +Nel san Pietro ornò la tribuna di musaici, chè gli antichi erano periti +colla vecchia basilica, ed altresì imprese a riparare l’atrio che era +stato devastato dal Barbarossa: il lavoro ne fu compiuto da Onorio +III e da Gregorio IX. Presso al palazzo vaticano Innocenzo continuò +le fabbriche incominciate dai suoi antecessori, rizzò un edificio +ancor più grande, e lo circondò di mura e di torri a custodia del suo +ingresso[861]. Le turbolenze di Roma facevano del Laterano il teatro +perpetuo di feroci battaglie di cittadini, laonde era pur necessario +che i Papi si costruissero presso il san Pietro un’abitazione ben +munita: e dall’incominciamento del secolo decimoterzo venendo in giù +vi edificarono una loro residenza nella quale tennero tratto tratto +dimora. Tornato di Lione, Innocenzo IV fece nuovi lavori nel palazzo +vaticano, e dopo il 1278 ve li continuò il magnifico Nicolò III Orsini, +chiamandone ad architetti fra Sisto e fra Ristori, che fece venire +di Firenze a Roma. Sgombrò l’accesso al Vaticano, e vi piantò i suoi +giardini che cinse di muro e di torri. In tal maniera si ridestava +anche il senso del bello di natura, e per la prima volta dopo parecchi +secoli Roma vide nuovamente porre le basi di un parco. Nicolò III fu il +primo fondatore della residenza vaticana nella sua figura storica[862]. + +La basilica di san Paolo fu ripetutamente restaurata e resa adorna. +Nella prima metà del secolo decimoterzo se ne fabbricò il magnifico +chiostro, edificio bellissimo di quanti Roma possieda di quella +specie. Vi ha delle somiglianze il cortile che è nel Laterano, e +che fu composto nella stessa età; entrambi furono opera dei Cosmati +romani[863]. + +La chiesa madre lateranense fu, subito dopo la traslazione del Papato +ad Avignone, divorata da un incendio; per conseguenza non contiene +che pochi monumenti del secolo decimoterzo. Nicolò III la aveva +restaurata, e in quell’attiguo palazzo aveva costruito la cappella +_Sancta Sanctorum_, architettura di uno dei Cosmati. Il lettore di +queste Istorie ben sa che essa era la cappella domestica dei Pontefici, +e che ivi si celebravano le più solenni funzioni, massime nelle feste +di Pasqua. Vi si custodivano le più venerate reliquie, il ritratto del +Salvatore «non fatto da mani d’uomo», e le teste dei principi degli +Apostoli. Il leggiadro edificio di Nicolò III, rivestito di marmi +nelle sue pareti interne, ornato di colonne torte, con frontoni di +stile gotico, con mosaici e con pitture, esiste ancora oggidì, unico +avanzo dell’antico palazzo lateranense[864]. Ed anche questo, consueta +residenza dei Pontefici, per vecchiezza e per grande quantità delle +sue parti era ito in decadimento, e già Gregorio IX lo aveva nuovamente +edificato da capo a fondo, e fortificato[865]: dopo di lui anche Nicolò +III continuò a lavorarvi. Tuttavolta i Papi non si accontentavano +delle case vaticane e lateranensi; Onorio IV si costruì una residenza +presso alla santa Sabina, e Nicolò IV un’altra vicino alla santa Maria +Maggiore. Fino nella Campagna, a Monte Fiascone, a Terni, a Viterbo, +a Soriano i Papi edificarono ville e palazzi, e questo crescente amore +di pompe valse loro da parecchie parti aspro biasimo, perciocchè vi si +scorgessero troppe tendenze mondane o soverchio nepotismo[866]. + +Degna di nota è la fabbrica cui Onorio III attese nel san Lorenzo: +ne compose il portico, e congiunse assieme le due vecchie basiliche. +Osservammo come sorgessero conventi di frati mendicanti, ma anche +questi edificî furono ampliamenti di altri già esistenti, se si +eccettui forse il monastero di santa Sabina che Domenico eresse, e dove +parimenti si trova un cortile di stile romano[867]. + +La più meritevole opera che i Papi imprendessero, furono gli istituti +di beneficenza. Il maggiore di tutti questi fu l’ospizio degli infermi +e dei trovatelli di Santo Spirito cui Innocenzo III fondò, sia che una +visione avuta in sogno (così vien detto) gliene ispirasse l’idea, sia +che ve lo inducessero gli epigrammi dei Romani, i quali gli facevano +censura di avere eretto la torre gigantesca dei Conti per le mire +ambiziose della sua famiglia[868]. Egli costruì l’ospitale in vicinanza +di santa Maria in Sassia, dove un tempo Ina re degli Anglosassoni aveva +composto un ricovero di pellegrini (_schola Saxonum_). Quel bello +istituto, nel 1204, Innocenzo III affidò al governo del provenzale +Guido, che a Mompellieri aveva raccolto un ordine di Ospitalieri sotto +il titolo dello Spirito Santo. L’antica casa degli Anglosassoni si +trasformò nell’ospitale di Santo Spirito, e questo nome passò alla +chiesa. La fondazione fu ampliata da Pontefici che vennero dopo, fu +riccamente dotata, e ridotta a tale che la maggiore di quella specie +non v’ha in tutto il mondo[869]. + +Alcuni anni prima era sorto l’ospitale di san Tommaso sul Celio, vicino +l’arco di Dolabella: chiamossi in Formis dall’acquedotto che ivi era, +e Innocenzo III lo affidò al nizzardo Giovanni de Mata il quale aveva +composto l’ordine dei Trinitarî all’intento di riscattare gli schiavi +cristiani. La piccola chiesa ora esiste in forma mutata dall’antica, e +dell’ospitale non si conserva che l’avanzo della vecchia porta presso +l’entrata della villa Mattei[870]. Un terzo ospitale nell’anno 1216 +fondò il cardinale Giovanni Colonna presso al Laterano, dove tuttora +dura. Il cardinale Pietro Capocci nel suo testamento ne eresse un +quarto, quello di Sant’Antonio Abate in vicinanza della santa Maria +Maggiore: gli infelici che infermavano del fuoco di Sant’Antonio vi +trovavano cura dai frati di un ordine che s’era formato nella Francia +meridionale. Però di quell’ospitale non esiste più che l’antica porta +di marmo edificata in istile romano ad archi rotondi, ed è indice che +un tempo dovette essere stato un edificio non piccolo[871]. + +Nel complesso, anche durante il secolo decimoterzo l’architettura +ecclesiastica di Roma non ispiegò forme grandiose. Non si palesava il +bisogno di nuovi edificî; le restaurazioni delle basiliche antiche +per sè sole davano abbastanza a fare, e Roma non costruì più grandi +chiese nell’età in cui, creazioni di un’êra nuova, sorgevano i duomi +magnifici di Firenze, di Siena e di Orvieto. Nella seconda metà del +secolo decimoterzo anche a Roma per certo s’iniziò lo stile gotico, e +per la prima volta, come vedemmo, lo si adoperò nella cappella _Sancta +Sanctorum_. Quello stile cavalleresco e mistico del settentrione fu +adottato dai frati mendicanti, e adoperato ad Assisi nella chiesa +ove ebbe sepoltura il loro Santo: la sua forma si modificò secondo il +genio artistico degli Italiani; peraltro il gotico non trovò terreno +favorevole a Roma terra di gusto severo e classico. Appena fu che se ne +facesse uso in santa Maria sopra Minerva, la cui edificazione Nicolò +III fece incominciare nell’anno 1280 per opera di fra Sisto e di fra +Ristori, architetti di santa Maria Novella di Firenze[872]: e quella +chiesa a mezzo gotica fu nel corso di lunghi secoli il solo edificio +tutto nuovo e di qualche grandezza che sorgesse nella città capitale +del mondo cristiano! Per lo contrario, già sul principio del secolo +decimoterzo, nel Lazio si fabbricavano in bello stile gotico le chiese +dei conventi di Casamari e di Fossanova[873]. + +Soltanto in alcuni tabernacoli posti sugli altari e in alcuni sepolcri, +anche a Roma sulla fine di questo secolo predomina la forma gotica +unita a decorazioni di musaico secondo la foggia romana. Le chiese +della Città possedono ancora parecchie di quelle opere graziose che +appartengono ai monumenti più attrattivi del medio evo romano. In parte +sono lavori di maestri toscani, e tale è appunto il bel tabernacolo del +san Paolo, che vuolsi composto nell’anno 1285 da Arnolfo di Cambio, +celebre scolare di Nicola Pisano: in parte sono opera dei Cosmati, e +tale è il tabernacolo della santa Maria in Cosmedin che il cardinale +Francesco Gaetani fece comporre da Diodato[874]. Ormai fino dal secolo +undecimo artefici romani eransi dati con molta attività ai lavori in +marmo, e gran numero di opere fecero anche nell’Italia meridionale e +in quella di mezzo. Si nominarono _Marmorarii_ ovvero _arte marmoris +periti_; e questo appellativo è assai caratteristico per Roma[875]. +Infatti la Città era tutta sparsa di ruderi preziosi di marmo; era una +vera Carrara cui attingevano città straniere. Pertanto si venne ivi +propriamente educando un’arte di decorare a musaico con pezzi di marmi, +e del continuo vi dava impulso anche l’esemplare dei vecchi musaici di +case e di templi. Da edificî antichi si staccavano lastre di marmo, e +si segavano colonne magnifiche per trarne materiale di ornati, massime +per formarne pavimenti di chiese, che si componevano con artistiche +figure a pezzi di porfido, di serpentino, di giallo, di marmo bianco e +nero. Si tappezzavano a musaico tabernacoli, amboni, altari, sepolcri, +cattedre vescovili, candelabri, colonne, archi e cornici di chiostri. +E cotali lavori (alcuni sono veramente leggiadri), specialmente i +pavimenti delle chiese, durano accusatori del perpetuo saccheggio che +davasi all’antica magnificenza di Roma, la cui dovizia di marmo ogni +giorno soffriva violente trasformazioni senza che si esaurisse mai. + +Fra quegli artisti romani crebbe, dopo la fine del secolo duodecimo, +una illustre famiglia di scalpellini, quella dei Cosmati, che ebbe per +l’arte una rilevanza nazionale grandissima. La memoranda famiglia, che +colla sua operosità abbracciò un secolo intiero fino al principio del +decimoquarto, splende ancor più dappoichè Roma fu povera d’ingegni +creatori; e quella gente fiorì in figliuoli e in nipoti dai nomi di +Cosma, di Lorenzo, di Jacopo, di Luca, di Giovanni e di Diodato. Dalla +Toscana i Cosmati sulla fine del secolo decimoterzo trassero lo stile +gotico, e questo per via di loro produsse in Roma alcune vaghissime +opere. Se anche i loro lavori non rivaleggiano colla scuola pisana, +e sebbene eglino non abbiano conseguito la gloria di un Arnolfo, di +un Cimabue, di un Giotto, tuttavolta ornarono Roma della sola scuola +d’arte che possa dirsi originale perchè era intieramente romana. Con +indefessa operosità riempierono Roma, il Lazio, l’Etruria ed eziandio +l’Umbria di lavori graziosi in cui l’architettura si sposa alla +scultura ed alla pittura in musaico, nei tabernacoli, negli amboni, +in sepolcri, in portici e in chiostri. Ed i Cosmati sparvero di Roma +in quel tempo medesimo nel quale il Papato (che aveva cominciato a +proteggere l’arte) lasciò la Città per andarne ad Avignone: quegli +artisti e l’opera loro si perdettero nel fitto buio dell’abbandono +completo cui Roma fu condannata durante l’esilio avignonese[876]. + +Monumenti ragguardevoli d’arte e di storia sono in Roma i sepolcri, +che per la più parte si composero soltanto gli ecclesiastici del +maggior clero. Ancor durava la usanza di adoperare sarcofaghi antichi a +tumulare i morti; però, venuta in fiore la scuola pisana, cominciarono +a erigersi eziandio monumenti nuovi. Allorquando morì Innocenzo V, +Carlo d’Angiò ordinò al suo cameriere che trovavasi a Roma di cercare +un sarcofago di porfido entro cui deporre la salma di quel Papa; +che se non si trovasse, comandava di far costruire una bell’urna +sepolcrale[877]. Nessun monumento di uomini celebri della prima metà +del secolo decimoterzo s’è in Roma conservato, ed è a deplorarsi la +perdita di tante tombe, massime di quelle che erano in san Giovanni e +nel san Pietro. Alla serie dei sepolcri che esistono ancora oggidì dà +principio nel san Lorenzo la sepoltura del cardinale Guglielmo Fieschi +morto nel 1256, quello per l’appunto che, andato nunzio in Puglia, +fu rimandato così sconciamente da re Manfredi. Le sue ossa riposano +in un antico sarcofago di marmo i cui bassi rilievi rappresentano +una ceremonia nuziale romana. Che sorta di simbolo per la tomba di un +cardinale! All’arte del medio evo non vi appartiene che il tabernacolo, +di forme semplici, a linee rette, le cui pitture raffigurano Cristo +sedente in trono con vicini Innocenzo IV e san Lorenzo, il Cardinale e +santo Stefano. Epitaffi lunghi e di stile pomposo celebrano le lodi del +morto. + +Vi tiene dietro la tomba del cardinale Riccardo Anibaldi, l’amico di +Tommaso d’Aquino, il celebre condottiero dei Guelfi, il partigiano di +Carlo d’Angiò. Il monumento, semplice e severo, s’innalza in Laterano +nella navata a sinistra: è di età moderna come l’epitaffio, poichè fu +rinnovato; però la figura di marmo è ancora l’originale. Il sepolcro +desta una grande attrattiva, come quello che richiama alla mente la +grande epoca degli Hohenstaufen e dell’interregno; chè infatti Riccardo +visse da cardinale nell’intiero periodo che trascorse dai giorni di +Gregorio IX fino a quelli di Gregorio X; morì a Lione nell’anno 1274. + +Un altro cardinale di quell’età, ma più giovane di lui, Anchero di +Troyes, morto nel 1286, è sepolto in santa Prassede in un monumento +bene conservato, il quale dimostra il notevolissimo progresso che aveva +fatto la scultura romana; e certo è opera dei Cosmati. La figura del +morto riposa sopra un letto ed è coperta di una coltrice di marmo a +vaghi ricami, che scende rovescioni sopra alcune piccole colonne, i cui +fondi sono a musaico[878]. + +In Araceli troviamo le arche della casa Savelli. Là questa nobile +famiglia nella seconda metà del secolo decimoterzo si edificò una +cappella, ornandola di pitture; ed oggidì ancora essa contiene +due tombe; l’una della madre di Onorio IV dove sta sepolto anche +questo Papa, e l’altra mausoleo dei senatori Savelli. La prima è un +sarcofago, fattura degli artefici di quel tempo, decorato di musaici +a fondo d’oro, con sopra un tabernacolo a linee rette. Su di esso +evvi la statua in marmo di Onorio IV giacente, di volto bello e senza +barba: fu Paolo III che per primo la tolse dal Vaticano e la collocò +su quel sarcofago dove era già sepolta la madre di Onorio, Vana +Aldobrandeschi[879]. Il secondo monumento in bizzarra guisa intreccia +le antiche forme con quelle del medio evo; vi serve di base un’urna +di marmo con basso rilievi bacchici che appartengono al tempo della +decadenza dell’arte romana: sopra s’eleva un sarcofago a musaico +con frontespizio gotico. Sul davanti sono disposti a tre riprese gli +stemmi della famiglia, e vi sono incise senza ordine inscrizioni di età +differenti. Infatti in quel monumento riposano parecchi dei Savelli: +primo il senatore Luca, padre di Onorio IV, di Giovanni, di Pandolfo, +i quali a lui eressero la tomba: indi il celebre senatore Pandolfo con +Andrea sua figlia; poi Mabilia Savelli moglie di Agapito Colonna, ed +altri famigliari ancora di età posteriori[880]. + +Nella Minerva ha sepoltura il cardinale Latino Malabranca per cui +proposta fu eletto papa Celestino V; e gli tiene compagnia il cardinale +Matteo Orsini. Il sarcofago ha la forma di un lettuccio di riposo, +su cui dorme la figura del morto. Questa tomba ci riconduce all’età +di Bonifacio VIII, cui appartengono le migliori opere della scuola +dei Cosmati. Giusto allora infatti Giovanni, figlio di Cosma secondo, +lavorava (sotto gli occhi di Giotto che trovavasi a Roma) intorno a +parecchi sepolcri di composizione eccellente, e costruiva sarcofaghi +coperti, di stile gotico con tabernacoli in musaico: i disegni ne +rappresentano la Vergine con Santi che fanno dall’alto corona al morto +il cui sonno due angeli di marmo proteggono: concetto di grazia così +leggiadra, che l’eguale non si trova più ne’ tempi posteriori[881]. +La più celebrata opera di Giovanni è il monumento di Guglielmo Durante +nella Minerva, opera di sottile lavoro e di ottimo gusto[882]: e simile +è la tomba del cardinale Gonsalvo di Albano, dell’anno 1299, in santa +Maria Maggiore[883]. L’artista iscrisse il suo nome sopra una terza +opera di quella stessa specie in santa Balbina; ed è il bellissimo +monumento di Stefano della famiglia ghibellina dei Surdi, che fu +cappellano di Bonifacio VIII[884]. Incerto è se la tomba di Bonifacio +VIII, che trovasi nelle grotte del Vaticano, sia opera di Giovanni: là +per fermo si vede il sarcofago del Pontefice colla sua statua di marmo; +ma è opera di stile semplice e vigoroso, nè ha la eleganza graziosa +delle altre di cui dicemmo. + +L’arte dei Cosmati s’accomiata colla tomba che fu eretta in Araceli a +Matteo di Aquasparta, generale dei Francescani, trapassato nell’anno +1302: è un monumento che non porta più il nome di Giovanni, ed è senza +iscrizione, ma appartiene alla scuola di quello artista[885]. Nello +stesso anno moriva il cardinale Gerardo di Parma: il suo monumento +è collocato in Laterano, nella navata a sinistra; ed è un sarcofago +semplice con un’iscrizione lunga e di stile barbarico in versi leonini. +Il coperchio dell’urna, su cui è disegnata soltanto la figura del +morto, fu più tardi sospeso alla parete perchè si potesse scorgere +l’imagine. + +Conviene dare un’occhiata anche alle lapidi tumulari che trovansi +in sì gran numero nelle chiese romane; e paiono memorandi registri +marmorei dei morti. Un tempo coprivano il suolo delle basiliche quasi +che fossero un altro genere di musaico, ed ora poco a poco vanno +sparendo. Dal secolo ottavo in poi si aveva costumato seppellire i +morti nelle chiese; e il luogo ove era deposta la salma del trapassato, +per lungo tempo andava denotando una lapide nel pavimento, con sopra +scrittone il nome, la data della morte e il motto: «la sua anima riposi +in pace». Più tardi si usò incidere sul marmo oltre all’iscrizione +anche la figura di un cereo; indi, massime dopo il secolo decimoterzo, +si costumò di raffigurarvi (a rilievo o a semplici contorni) anche +la persona del defunto, in atto di dormiente sopra un guanciale, le +braccia conserte al seno, e gli stemmi famigliari a destra e a manca +presso al capo: nella cornice della lapide si scriveva l’epigrafe +in latino. Gli antichissimi di questi monumenti andarono per la +maggior parte distrutti; però se ne trovano ancora parecchi del +secolo decimoterzo in Araceli, in santa Cecilia, nella santa Maria +sopra Minerva, in santa Prassede, in santa Sabina, nel san Lorenzo +in Panisperna ed in altre chiese. Talvolta le lapidi sono decorate di +musaici; e la bellissima delle opere di questa specie è la lapide che +nell’anno 1300 fu posta in santa Sabina a Munio de Zamora, generale dei +Domenicani, ed è lavoro di mastro Jacopo de Turrita[886]. + +Questi monumenti, che nel secolo decimoquarto si fanno sempre più +numerosi, sono eziandio notevoli perchè danno un’idea delle fogge +di vestimento usate al loro tempo. Oltracciò essi dimostrano la +progressiva trasformazione dei caratteri della scrittura. Diciamone +poche parole. Nella prima metà del secolo decimoterzo in Roma si erano +conservati ancora gli antichi caratteri epigrafici, ma sulla fine +di quel periodo la loro forma si fa incerta, e si nota un arbitrio +assoluto nel loro disegno, massime in quello delle lettere E, M, N, +V. La linea retta già usata dai Romani comincia a cambiarsi in curva, +e gli E e i C principiano a chiudersi con una virgola. Sul finire del +secolo la scrittura diventa uncinata, e notevole per la forma nuova +è la figura del T, il quale ha prolungate e assai curve le branche +dell’asta traversale. Cotale forma pittoresca rende la scrittura varia, +strana a vedersi e di natura monacale. E i caratteri, che in figura +cosiffatta predominano in tutto il secolo decimoquarto e spariscono +soltanto nel decimoquinto coll’età del rinascimento, sono quelli che +vanno conosciuti sotto nome di gotici. Sebbene coi Goti essi abbiano +a far tanto poco quanto nulla ha a farvi lo stile d’arte che da loro +si appellò, tuttavolta si associano al gotico dell’arte, che sul +finire del secolo decimoterzo prese tanto grande svolgimento anche in +Italia. Nelle iscrizioni si confanno con esso così egregiamente come +la scrittura arabica s’accorda coll’architettura moresca. Esprimono +una trasformazione nel gusto estetico dell’umanità, e si accordano +colla foggia del vestire che in questo tempo va perdendo di semplicità: +essi stanno alla forma aristocratica dell’antica scrittura romana, +come la chiesa gotica sta alla basilica, come la lingua volgare sta al +latino[887]. + + +§ 4. + +Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo d’Angiò in Campidoglio. +— Statue ad onore di Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori +di Giotto in Roma. — Viene in fiore la pittura di musaico. — Tribune +decorate da Jacopo de Turrita. — La «Navicella», musaico di Giotto in +Vaticano. + +Nel grembo della Chiesa si raccoglievano le arti belle, come foglie +nel calice del fiore: dentro della Chiesa soltanto esse vennero a +maturanza, e furono ministre al suo solo servigio. La pittura, che a +preferenza d’ogni altra è l’arte appropriata a esprimere i concetti +di cose sacre, doveva perciò fiorire più largamente della scultura la +quale viveva di reminiscenze pagane. Nondimeno anche questa, durante +il secolo decimoterzo, fece in Roma progressi, sebbene fosse tenuta +dammeno dell’architettura ecclesiastica. Nei monumenti sepolcrali, +nei tabernacoli, nelle porte, nei portici si ravvisa un più eletto +gusto di forme, e, financo, lo studio degli antichi. In nessun luogo +più numerose che in Roma erano le opere dei vecchi tempi, i loro +sarcofaghi, le colonne, le statue; e si andava ridestando il senso di +apprezzarle convenientemente. Già Clemente III, sul termine del secolo +duodecimo, aveva fatto collocare innanzi al Laterano, come ornamento +publico della piazza, l’antica statua equestre di Marco Aurelio: forse +che gli artisti romani del secolo decimoterzo non avranno mirato con +attento e studioso occhio le bellezze delle vecchie statue? Il genio +del pisano Nicolò aveva qualche cosa del gusto antico, ed a Roma +vennero artisti della sua scuola: ma qui nessuno dei Cosmati si levò +a vera arte di scultore; e i capolavori dell’antichità, il Laocoonte, +l’Apollo di Belvedere, il Gladiatore morente giacquero ancora +profondati nei loro sepolcri, e vi rimasero fino a tanto che fosse +sonata l’ora d’uscirne e di mostrarsi ad uomini capaci di pregiarne +il valore. La composizione di statuette, cui diede sì grande impulso +lo stile gotico, nelle opere dei Cosmati trovasi ancora in embrione; e +presto in Roma la si abbandonò, come quella che repugnava al carattere +delle basiliche. Nella Città nulla fu fatto che pur somigliasse ai bei +rilievi dei pulpiti di Pisa, di Siena, di Pistoia; nulla si compose che +potesse gareggiare colle sculture del duomo di Orvieto. Un’unica opera +rivela che la scultura tornava ad avere coscienza della sua alleanza +antica colla vita politica. Ed infatti l’erezione di una statua grande +al naturale, che per ordine del senato si fece in Campidoglio a Carlo +d’Angiò, segna un avvenimento nella storia dell’arte, perciocchè la +scultura così per la prima volta si ponesse in Roma al servizio di +altri che la Chiesa non fosse. Sull’antico Campidoglio un dì i Romani +avevano rizzato tanti simulacri ad onore dei loro eroi e dei loro +tiranni; ed ora che le membra infrante di quelle statue vi giacevano +sparse qua e là in cumuli di ruine, i tardi nipoti una ne alzavano +di fattura rozza e goffa ad un conquistatore venuto di Gallia, loro +senatore, ed uomo tale che può dirsi il Nerone del medio evo. Fuor +di Roma Federico II aveva fatto rivivere il costume antico; chè a +Capua si vedevano le statue di lui e del suo cancelliere. E intorno +a quell’istesso tempo in Milano si levava a Oldrado podestà una +piccola statua equestre, che ancor si mira colà presso al Broletto; e +Mantova scolpiva un busto al suo Virgilio; e nell’anno 1268 i Modenesi +dedicavano una publica statua alla illustre e benefica dama Buonissima. + +Può darsi che alla statua dell’Angioino abbia servito di modello +quella simile del gran Federico, oppure che il maestro si togliesse +ad esemplare il simulacro sedente di Pietro in Vaticano, ovvero che +egli si studiasse d’imitare la figura marmorea di qualche Imperatore +antico, che solitaria fosse tuttavia durata fra i ruderi di qualche +foro. Ad ogni modo re Carlo gli sedette innanzi affinchè ne ritraesse +le fattezze, perciocchè la statua sia veramente cavata dal naturale. +Monumento prezioso di Roma medioevale, lunghi secoli di barbarie la +separano dalle statue di Posilippo e di Menandro, che si conservano nel +museo vaticano, o da quella di Nerva che siede pari a un dio sul suo +trono: tuttavolta essa ha forme energiche come l’età dei Ghibellini e +dei Guelfi, e, ad onta di tutta la sua rozzezza, è piena d’espressione. +Dalla fisonomia cupa e severa dell’assassino di Corradino lo scalpello +di un artista egregio avrebbe a mala pena saputo cavare l’effigie di un +tiranno, meglio di quello che vi riuscisse fatto alla mano mal destra +di uno scultore del secolo decimoterzo: e questi invece, non ostante +la mescolanza del vestimento tradizionale antico col ritratto storico, +seppe riprodurre, senza falsarle, le sembianze caratteristiche di +Carlo[888]. + +All’età di Bonifacio VIII si rinnovò il costume di rizzare statue ad +uomini illustri; ed infatti parecchie città, massime quelle di cui fu +podestà, ne dedicarono a quel Pontefice: così avvenne ad Orvieto, a +Firenze, ad Anagni ed a Roma, in Vaticano, in Laterano; fin Bologna +nell’anno 1301 una statua gli elevò innanzi al palazzo del Comune[889]. +I suoi nemici ne colsero il destro per muover biasimo a Bonifacio VIII; +ed invero nella scrittura accusatoria del Nogaret e di Plasiano è detto +espressamente che ei si fece porre dei simulacri d’argento in alcune +chiese per traviare il popolo e indurlo al culto degli idoli: prova +eminente del barbaro concetto che allora si aveva in Francia di quel +principio dell’arte[890]! Del resto le statue che si conservarono del +celebre Pontefice dimostrano che il ritratto in marmo non aveva peranco +assunto un fare spigliato e franco. La figura sedente che vedesi nella +parete esterna del duomo di Anagni è così stranamente rozza e tozza che +fa l’effetto di simulacro di un idolo. + +Più della scultura fiorì a Roma la pittura, poichè nelle vecchie +basiliche essa serbava le sue tradizioni e serviva ad un principio che +non venne mai meno. Del continuo la pittura di muro e il musaico si +mantennero in uso, e quella, in ispecialità, ebbe un nuovo e notevole +svolgimento sulla fine del secolo decimoterzo. Le antichissime pitture +a fresco composte in questo secolo sono quelle in san Lorenzo, del +tempo di Onorio III, il quale ordinò a nuovo la bella basilica dove +coronò Pietro di Courtenay. Il Papa fe’ coprire l’atrio e l’interno +della chiesa con affreschi; ma oggidì sono in parte spariti ed in +parte furono restaurati con ritocchi così moderni che perdettero +la loro originalità. Nelle composizioni si rivela un carattere +grossolano; peraltro hanno tutta la vivacità dell’arte bambina, e in +questo somigliano alle pitture della cappella di Silvestro nei Quattro +Coronati[891]. Del rimanente quei lavori fanno testimonianza che sul +principio del secolo decimoterzo si adoperò la pittura a fresco sopra +pareti di grandi dimensioni; il quale uso con pari estensione d’arte e +con eguale ampiezza di proporzioni si palesa soltanto nella chiesa del +santo Speco a Subiaco. + +Coll’età di Giotto (che fu il grande creatore degli affreschi ciclici) +quest’arte venne a magnifico fiore in Italia; lo dimostrano le pitture +di Assisi, di Padova, di Firenze. Anche a Roma Giotto dipinse fra +l’anno 1298 e il 1300. Sventuratamente perirono gli affreschi ch’ei +condusse nel san Pietro e nella loggia del Laterano, donde Bonifacio +VIII bandì l’anno giubiliare: e parimenti andarono perduti i lavori +di Pietro Cavallini romano, che fu suo discepolo. Delle pitture «al +fresco» di Giotto soltanto un frammento può vedersi in Laterano sopra +un pilastro, dove lo si conserva difeso da una custodia di vetro: con +fattezze fedeli come di ritratto rappresenta il Papa che da quella +loggia annuncia il giubileo. + +Opere di gran rilevanza la pittura in musaico compose a Roma nel secolo +decimoterzo; e durano ancora a decoro di alcune chiese. Quest’arte +nazionale romana aveva prodotto lavori eccellenti fino al secolo sesto; +indi era decaduta per ridestarsi a vita nuova nel secolo duodecimo. +Nel decimoterzo vi diè un impulso potente la influenza della pittura +toscana, senza però che ne ricevesse innovazioni essenziali il suo +sacro concetto romano. Ed anzi l’arte romana del musaico a questa età +risorge nel suo antico splendore cristiano sposandone l’idea al gusto +antico. Anche qui i suoi lavori principiano con Onorio III, rozzi +dapprima e impacciati, come vedesi nella cornice del portico di san +Lorenzo, e nelle nicchie di santa Costanza in prossimità della santa +Agnese (sono del tempo di Alessandro IV); ma poi vengono assumendo un +fare sempre più spigliato. E già Onorio III incominciò il gran quadro +della tribuna nel san Paolo, che Nicolò III, quand’era ancora abate +di quel convento, ridusse a compimento. Perciò l’opera ha un duplice +carattere di stile, ma ormai essa dà incominciamento alla seconda epoca +della pittura romana, che, seguendo le orme di Cimabue e precorrendo +Giotto, stupendamente fiorì sul termine del secolo decimoterzo: +brevissimo fiore, perocchè indi la nuova barbarie che sopravvenne +durante l’esilio avignonese, violentemente tagliasse a quell’arte la +via del suo progresso organico, e la spegnesse. + +Sulla fine del secolo decimoterzo splendette in Roma una scuola di +musaicisti, nella quale (come capo e maestro suo) ottenne rinomanza +immortale Jacopo della Turrita insieme con Jacopo di Camerino socio o +scolare di lui. Credesi che fossero entrambi frati minori. L’entusiasmo +dei Francescani, che aveva fondato il primo tempio dell’alleanza delle +arti italiane mercè la chiesa di Assisi ove fu sepolto il loro Santo, +die’ in Italia un impulso vivificatore all’attività creatrice. Il +Turrita, al tempo di Nicolò IV, compose nella tribuna del Laterano +una serie di figure di Santi e di simboli cristiani; e sebbene +ancora vi appaia confusione di stile, tuttavolta vi si spiega tanta +abbondanza di concetti pittorici che Roma da secoli non aveva più +visto l’eguale[892]. Tutto il quadro si aggruppa intorno alla croce +scintillante di gemme che è posta sotto una mezza figura del Salvatore: +quest’è di origine più antica, e spicca in campo d’oro; le figure +poi sono disposte da una parte e dall’altra della croce. I due Santi +moderni, Francesco ed Antonio, vi sono ormai collocati in mezzo agli +Apostoli, quantunque, come a uomini nuovi si addice, sieno di minori +dimensioni e in curvo atteggiamento di umiltà. + +La sua opera migliore il Turrita eseguì nella santa Maria Maggiore, +la cui tribuna Nicolò IV e il cardinale Jacopo Colonna fecero ornare +di musaici. Il soggetto principale, raccolto in un gran quadro di +fondo azzurro cupo, è Maria coronata dal Redentore. Intorno aleggia +una gloria di angeli oranti; dai due lati, nel cielo scintillante +d’oro stanno vicini alla coronata (che leva le mani in atto modesto) +Pietro e Paolo, i due Giovanni, Francesco e Antonio da Padova. Al campo +d’oro fanno cornice floridi tralci di vite con suvvi posati augelli +variopinti, e formano una decorazione grandiosa, ma che soffoca quasi +il soggetto del quadro. Nicolò IV e il cardinale, che avevano commesso +il lavoro, sono rappresentati genuflessi in dimensioni più minute; +simbolo significativo che anche in altri quadri spesso si adoperò. Per +lo contrario i novelli eroi della Chiesa, Francesco e Antonio, sono +di proporzioni al naturale e di figura pari a quella degli Apostoli. +Giova credere che l’artista abbia preso a esemplare antichi musaici, +forse quelli di Palestrina, e che di là abbia tolto l’idea di dipingere +in entrambi i suoi quadri barche ed amorini, cigni, animali in atto +di bere, fiori, divinità fluviali. Il grandioso musaico adorna oggidì +ancora la basilica della santa Maria Maggiore di tanto splendore di +oro che sembra cosa non terrena e vi dà una magnificenza solenne. E +quando il sole penetra attraverso le rosse cortine dei finestroni, +par di vedere il cielo fiammeggiante in cui Dante ripose i suoi +santi, Bernardo, Francesco, Domenico e Bonaventura: è uno spettacolo +incantevole in cui la vivezza della luce ti scuote l’anima come la +maestosa salmodia di un corale. Il Turrita completò la decorazione di +quell’antico tempio di Maria; e infatti ai celebri musaici della navata +maggiore (che appartengono all’epoca di Sisto III, e sono per ciò +ispirati al gusto dell’arte antica) egli aggiunse come compimento il +suo quadro della tribuna, opera bellissima di tutta la pittura romana +di musaico. + +Fuor di quella stessa chiesa, nella grande loggia esterna, vedonsi gli +altri musaici che i cardinali Jacopo e Pietro Colonna fecero eseguire +da Filippo Rusuti verso la fine del secolo: Cristo siede in trono fra +i Santi; e il soggetto si riferisce alla leggenda dell’edificazione +della chiesa. I Colonna nutrivano molto affetto per la santa Maria +Maggiore, in cui erano sepolti alcuni di loro casa. E in quello che +la loro illustre famiglia era colpita dagli anatemi di Bonifacio VIII, +il popolo mirava nella gloria di quel musaico la figura del maledetto +cardinale Jacopo, inginocchiata a’ piedi dei Santi. Il suo formidabile +nemico Bonifacio amava il lusso e le arti al pari di lui; e furono +soltanto i negozî politici che gli impedirono di rendere immortale la +sua memoria con monumenti di maggiore importanza. In Laterano edificò +quella loggia donde durante l’anno del giubileo impartì la benedizione, +e in Vaticano costruì la sua cappella sepolcrale, che poi perì. E +nel Vaticano lavorò anche Giotto: il cardinale Jacopo Stefaneschi, +che allogò opere a quel maestro in san Giorgio in Velabro (sua chiesa +titolare), gli diè la commissione del musaico che va celebre sotto il +nome di «Navicella», e che, dopo di avere un tempo adornato l’atrio del +san Pietro, ora è infitto nel muro del vestibolo sopra la porta. Questo +notevole quadro perdette lo splendore della sua originalità, causa +restauri di tempi posteriori. Soltanto il disegno di Giotto rimane +intatto; rappresenta la Chiesa sotto alla forma della barca di Pietro +che naviga in mezzo alla burrasca, in quello che il principe degli +Apostoli se ne va a Cristo camminando sulle onde di Galilea: e questo +simbolo antico era acconcio e profetico della storia di Bonifacio VIII +e della fine del secolo decimoterzo[893]. + + +§ 5. + +Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le torri romane e le +rocche della nobiltà. — La torre dei Conti e la torre «delle Milizie». +— La rocca «Capo di Bove» lungo la via Appia. — Palazzo comunale in +Campidoglio. + +L’età delle lotte partigiane, dell’esilio di Papi e di cittadini, della +devastazione della Città non era la prospera a comporre od a conservare +monumenti di architettura civile. Gli ottimati non costruivano che +torri, i Papi edificavano ospitali e residenze, i senatori restauravano +le mura civiche. Nel secolo decimoterzo appena è che troviamo notizia +di edificazioni publiche della Città. Un silenzio profondo ricopre gli +acquedotti, e soltanto una volta si nota che Gregorio IX fece spurgare +le cloache e riparare il ponte di santa Maria. Roma cadeva in rovina. +Non v’era più magistrato alcuno che sopravvegliasse ai monumenti; +terremoti, inondazioni, guerre cittadine, costruzioni di torri dei +nobili, restauri di chiese, bisogno di materiali di cui andavano in +cerca i lavoratori di marmo, compere che ne facevano gli stranieri, +tutto questo distrusse i monumenti; e i cumuli che ognor più alto si +ammontichiavano seppellivano più e più sempre la vecchia Città. Nel suo +mondo sotterraneo si sprofondavano, come per benefico incanto di magia, +molti capolavori dell’arte. Sparvero essi dagli occhi degli uomini +di quel tempo, che sopra i loro sepolcri combattevano lotte feroci e +devastatrici, e soltanto in tempo più tardo risorsero come testimonî +del passato. Ed oggidì ancora a Roma dormono sotterra molte statue; e +noi stessi nell’estate dell’anno 1864 vedemmo di repente venire alla +luce del dì, quasi illeso, il colosso di bronzo dell’Ercole che risorse +dalle rovine del teatro di Pompeo dove da tanti secoli era giaciuto +sepolto. + +Se avessimo una pianta in rilievo di ciò che era la città di Roma +nel secolo decimoterzo, ne vedremmo uno stranissimo quadro. La città +somigliava ad un grande campo cinto di mura coperte di musco, con +colline e con valli, con terreni deserti e coltivati, da cui si +sollevavano tratto tratto oscure torri o castella, basiliche e chiostri +antichi che volgevano in rovina, monumenti colossali tutti ravvolti +di edera, terme, acquedotti infranti, colonnami di templi, e colonne +isolate e solitarie, e turriti archi di trionfo: e nel tempo stesso un +labirinto di vie strette e lubriche, interrotte ora ad ora da ruderi, +s’aggirava senza ordine fra le ruine; e il giallo Tevere passando +sotto ponti a quadroni, mezzo cadenti, mestamente scorreva attraverso +quel desolato deserto[894]. All’ingiro, intorno alle vecchie mura di +Aureliano e dentro di esse trovavi tratti di terreno, or selvatici, ora +coltivati a campo, simili per estensione a poderi: e anche là sorgevano +da ogni banda monti di ruine. Per tutta la Città vedevi vigneti ed +orti sparsi come altrettante oasi; e giungevano fin là dove oggidì è +il maggior centro di Roma, presso il Panteon, vicino la Minerva, fino +alla porta del Popolo. Il Campidoglio fino giù al Foro (sui cui avanzi +s’ergevano negre torri) era sparso di vigne al pari del Palatino; le +terme, il circo erano tutti coperti d’erba, e, tratto tratto, erano +completamente impaludati. Ovunque guardavi, miravi sorgere tetre +torri merlate, colossi in atto di sfida, costruite di monumenti degli +antichi; e vedevi castella con merlature di forma originale, composte +di marmi rubacchiati qua e là, di mattoni e di pezzi di peperino: ed +erano le rocche e i palazzi dei patrizî guelfi e ghibellini, i quali +sedevano smaniosi di battaglia sulle classiche colline e fra ruine, +quasi che Roma non fosse città, ma un campo aperto a guerra di ogni dì. +Allora non v’era in Roma nobile alcuno che non possedesse torri. E in +documenti di quel tempo i possedimenti che Romani tenevano nella Città, +si trovano talvolta denotati colla specificazione di «torri, palazzi, +case e rovine»[895]. Le famiglie nobili dimoravano fra ruderi, in +quartieri inaccessibili, che a capo della via si sbarravano con pesanti +catene di ferro: lì entro avevano stanza coi loro parenti e coi loro +famigli, e ne sbucavano ad ora ad ora con feroce strepito d’armi per +combattere contro i loro nemici ereditarî. + +È prezzo dell’opera enumerare le maggiori di queste rocche di nobili: +sulla loro fronte infatti stavano scritti i caratteri essenziali +della vita sociale della Città nel secolo decimoterzo e in quello +decimoquarto, duranti i quali l’aristocrazia s’aveva spartito il +dominio di Roma. + +In Transtevere erano situate le torri dei Papa e dei Romani, dei +Normanni e degli Stefaneschi; e più tardi vi si aggiunse la fortezza +degli Anguillara[896]. Nell’isola Tiberina si elevavano le torri dei +Frangipani, che sulla metà del secolo decimoterzo furono proprietà dei +Prefetti di Vico: oggidì non ne rimane che una delle torri del ponte. + +Il quartiere vaticano, dove tutt’intorno al san Pietro stavano disposte +piccole case di popolani, era posseduto (fin dalla metà di questo +secolo) dagli Orsini, che tenevano altresì in loro signoria il castel +Sant’Angelo; e fu per ciò che Nicolò III concepì il disegno di porre +sua residenza in Vaticano affine di trovarsi nel quartiere in cui era +potente la sua propria famiglia. Padroni del castel Sant’Angelo, gli +Orsini dominavano l’ingresso così del Vaticano che della Città, dove, +dall’altra parte del ponte, sedevano signori delle regioni Ponte e +Parione. I loro palagi sorgevano sul Monte Giordano e sopra le ruine +del teatro di Pompeo nel Campo di Fiore. Monte Giordano era formato di +ruderi di antichi edificî in vicinanza del ponte Sant’Angelo, e, ancor +nell’anno 1286, quando già vi dimoravano gli Orsini, s’appellava _Monte +Johannis de Roncionibus_, per assumere poi di lì a pochissimo tempo il +suo nome da quello di Giordano Orsini: e nell’anno 1334 lo si trova già +ridotto a vera fortezza, circondato di mura[897]. L’altra rocca degli +Orsini nel Campo di Fiore, chiamata _Arpacata_, era stata edificata coi +ruderi giganteschi del teatro di Pompeo. Sparve quel castello, ma il +luogo ove stette dev’essere quello dove oggidì è piantato il palazzo +Pio. Così quella sola famiglia patrizia, oltre a case senza numero, +possedeva da una parte e dall’altra del fiume tre fortezze delle +maggiori, il castel Sant’Angelo, il Monte, l’_Arpacata_. + +In un’altra parte di quello stesso quartiere sedevano di già i Savelli, +e precisamente là dove in vicinanza del palazzo della Cancelleria evvi +oggidì ancora una via che si denomina «vicolo dei Savelli». Ma quella +famiglia non potè colà venire in potenza, perchè la infrenavano gli +Orsini. + +Lunghesso l’altra sponda del fiume, per i rioni Ponte, Parione, +Regola, sant’Angelo, e fino al Campidoglio esistevano le torri di molte +famiglie. I Massimi ormai dimoravano là dove oggidì s’eleva il loro bel +palazzo; i Margani e gli Stazî s’avevano edificato una residenza nel +circo Flaminio; i Bonfilî, gli Amateschi, i Capizucchi, i Boccapaduli, +i Buccamaza abitavano nei quartieri vicini. Presso al teatro di +Marcello siedevano ancora i Pierleoni; tuttavia la potenza di questa +famiglia di papa Anacleto II, nel secolo decimoterzo era caduta sì in +basso, che il suo nome appena si ritrova ancora nella storia della +Città. La loro maggior rocca posta in quel teatro (nel medio evo fu +chiamata «casa dei Pierleoni») venne nel secolo posteriore in mano dei +Savelli. + +Il grande Campo di Marte colle sue molte ruine avrebbe offerto per +vero dire ottima opportunità all’edificazione di castella, ma la sua +positura non guarentiva sufficiente sicurezza. Quel quartiere era +esposto alle piene del Tevere; era poco popolato, e per la più parte +sparso di ortaglie: perciò soltanto di rado fu teatro delle lotte +civiche accese dai Colonna. Infatti questa famiglia era padrona di +tutta la deserta pianura che si stendeva dalla porta del Popolo fino al +Quirinale, ossia di quella parte della Città che ai tempi di Trajano, +di Adriano, degli Antonini era stata cotanto splendida di edificî +sontuosi[898]. Le rocche maggiori dei Colonnesi nel Campo di Marte +erano il Mausoleo di Augusto e il _Mons Acceptorii_, l’odierno Monte +Citorio[899]. Nelle ruine dello _Stadium_ di Domiziano i Millini ed i +Sanguigni avevano edificato le loro torri che esistono tuttavia; nel +quartiere del Panteon trovavansi i muniti palazzi dei Sinibaldi e dei +Crescenzî. + +Ma le più grandi fortezze dei patrizî erano poste in quei luoghi che +propriamente avevano composto la vecchia Roma, sopra i colli che van +giù degradando fino al Foro ed al circo Massimo. Ed invero ivi fu il +vero teatro della storia urbana di Roma nel medio evo, dopo che il +Comune popolare ebbe posto sua residenza in Campidoglio. Le colline +deserte si ridestarono a vita nuova, e quantunque difettassero di +acqua in parte si ripopolarono. Sul Celio e sul Palatino dominavano i +Frangipani, in quello che gli Anibaldi dal quartiere Lateranense (dove +avevano la loro sede maggiore) loro contrastavano ormai il possedimento +del Colosseo. Questo anfiteatro, di cui una parte considerevole +era caduta nel dì 1 Giugno 1231, abbattuta da un terremoto[900], il +Septizonio sul Palatino, la _Turris Cartularia_, gli archi trionfali +di Tito e di Costantino, il _Janus Quadrifrons_ e le torri prossime al +circo Massimo, formavano la grande fortezza dei Frangipani, che spesse +volte fu asilo dei Papi e stanza di loro elezioni. Quella cittadella, +cui i più illustri monumenti di Roma antica facevano funzione di +fortilizî, colle sue nere mura medioevali, coi suoi merli, colle sue +torri, potevasi chiamare per certo la più originale rocca del mondo. +Che strano aspetto dovette essere il suo! + +Il Palatino coi suoi palazzi imperiali era tutto in ruina, nè +vi abitavano che monaci, e preti e gente minuta al servigio dei +Frangipani[901]. Per lo contrario il Celio era più popolato di quello +che sia oggidì; ed infatti nell’anno 1289 si fa cenno dell’antichissima +via _Caput Africae_ che là era; indizio questo che il colle non era +divenuto deserto, come si credette, per la devastazione datavi da +Roberto Guiscardo[902]. Anche il quartiere circostante al Colosseo, +che si stende fino al Laterano, era tuttavia mediocremente abitato. +E per fermo nel Libro rituale di Cencio (là dove si parla dei doni +che si distribuivano a quelli che edificavano gli archi di onore) per +il tratto di via che si stende dalla _Turris Cartularia_ fino al san +Nicolò prossimo al Colosseo, tiensi nota di ventitrè famiglie; e fra +esse vengono citate le case dei Mancini, dei Rainucci, dei Bulgarelli, +dei Crassi. Invece, tornava a spopolarsi il territorio che intercorre +fra il Colosseo e il Laterano, e, a partire da san Clemente in avanti, +non si fa pur menzione di una sola casa[903]. + +L’Aventino, che al tempo di Ottone III era stato ancora abitato e +indi era divenuto deserto, venne in mano dei Savelli. Già da lungo +tempo essi possedevano colà un palazzo presso alla santa Sabina; e +troviamo che Onorio III ne donò una parte ai Domenicani affinchè si +costruissero un loro convento. Onorio IV ridusse il palazzo a sua +residenza, e circondollo con mura merlate e con torri: così è che +si conservano ancora dei grandi avanzi di quella rocca dei Savelli +costruita alla foggia che si appella «saracinesca». Ed essa continuò ad +essere la sede maggiore della famiglia, la quale più tardi s’impadronì +eziandio della _Marmorata_ e del teatro di Marcello. La _Marmorata_ +teneva sempre il suo nome dai massi di marmo dell’antico _Emporium_, +il quale a quest’ora era già tutto coperto di terra. Chiese parecchie +ivi esistevano sotto il monte Aventino presso al fiume, e tutte, cosa +mirabile, ricevevano il nome addiettivo _de Marmorata_[904]. Onorio IV +aveva voluto ripopolare l’Aventino; invitò molti Romani ad edificarsi +là delle case, e alla deserta collina infuse una nuova vita col porvi +sua sede: tuttavolta il difetto di acqua fece sì che la colonia del +Savelli non fiorisse[905]. + +Meglio popolate erano le pendici dell’Esquilino, perocchè ivi fossero +alcune chiese visitate da gran frequenza di popolo, e, fra le altre, +la santa Maria Maggiore in cui vicinanza Nicolò IV aveva fondato una +residenza pontificia. Lo stesso era della costa del Quirinale e della +Suburra ancor densamente abitata; non così invece la andava per il +Viminale, che era tutto coperto di boschetti, di terreni deserti e +di vigne. Le rovine delle terme di Diocleziano erano troppo lontane +perchè invogliassero qualche nobile famiglia a edificarvi sue castella: +lo stesso dicasi dei bagni giganteschi di Caracalla e del campo +Pretorio[906]. + +Per lo contrario, alcune famiglie potenti tenevano in loro dominio le +pendici del Quirinale, e si trinceravano segnatamente in vicinanza +degli antichi _Fora_ imperiali. Nel secolo decimoterzo fu proprio +quello il campo in cui le fazioni vennero alle mani. Infatti là +sedevano i Pandolfi della Suburra, i Capocci che s’erano annidati +nelle terme di Trajano, ed i Conti; e in pari tempo, nelle terme +di Costantino sorgeva la quarta fortezza dei Colonna, l’antica sede +dei conti Tusculani. Ed oggidì ancora su quelle pendici durano gli +avanzi giganteschi di due torri di quella grande età: mentre perirono +tutte le altre rocche di nobili, si conservarono la «torre dei Conti» +e la «torre delle Milizie» con reliquie considerevoli, solide e +indestruttibili sì come gli edificî dell’antica Roma, coi quali esse un +tempo rivaleggiarono. + +La «torre dei Conti» è monumento dell’epoca in cui primeggiò per +potenza la famiglia di Innocenzo III: l’ambizioso Riccardo Conti la +eresse col denaro del Pontefice fratel suo nel foro antico di Nerva; +e di quel luogo fu combattuta la libertà republicana di Roma[907]. +Le rovine colossali dei _Fora_ di Augusto, di Nerva e di Cesare si +prestavano acconciamente alle costruzioni di una fortezza, ed i Conti +la eressero come una cittadella che al Campidoglio poteva essere +formidabile del paro che le torri dei Frangipani. L’edificazione +di quella rocca gigantesca, monumento che male si addiceva ad un +Pontefice, avvenne sull’incominciamento del governo di Innocenzo III; +e nulla v’ha che provi avere essa preesistito da secoli anteriori, e +che i Conti non facessero altrochè ampliarla[908]. Compita che fu, essa +s’alzò sopra Roma, tetra e grande come un edificio degno dei Faraoni. +La sua base fu composta di macigni di tufo dei monti Albani, tratti +da ruine antiche; le sue muraglie furono formate di pietre cotte. Di +forma quadrangolare, sorgeva sulla base poderosa in tre ripiani che +andavano assottigliandosi verso la cima, con sopra un guarnimento di +merlature a tre punte: pareva che il suo vertice toccasse le nubi. La +si tenne in conto di massima fra tutte le torri della Città, anzi la si +estimò opera portentosa, quantunque non per bellezza di architettura, +ma soltanto per grandezza colossale andasse lodata: e il Petrarca, +che potè vederla prima che un terremoto la rovinasse, deplorò il suo +guasto, esclamando che al mondo nulla v’era che la pareggiasse[909]. +Per conseguenza non fuvvi edificio alcuno che le si potesse paragonare; +neppure il celebre Trouillas del palazzo avignonese, che Giovanni XXII, +simile a Nemrod spaventoso (così il Petrarca motteggiando lo chiama) +fece colà fabbricare. Ed essa non crollò ad onta di tante burrasche che +le passarono sopra; e il terremoto dell’anno 1348 non ne rovesciò che i +piani superiori. Infatti Benozzo Gozzoli ancora nel decimoquinto secolo +dipinse il frontone della sua porta d’ingresso; e solamente Urbano +VIII la fece demolire riducendola a quegli avanzi che oggidì ancora si +vedono[910]. + +Ebbe a sua gemella la «torre delle Milizie», che parve ancor più +grandiosa a cagione della positura elevata su cui si costruì. Chi +visita Roma ne meraviglia allorchè la vede da monte Pincio oppure dal +convento di Araceli donde essa si mostra nella sua grandezza magnifica: +bellissima delle ruine del medio evo, domina regalmente la Città, ed è +testimone eloquente dell’età dei Guelfi e dei Ghibellini. Il popolo, +o piuttosto la fantasia dei pellegrini, ideò che fosse il palazzo di +Ottaviano; e più tardi si favoleggiò che l’abbominevole Nerone sonando +la cetra avesse contemplato dai suoi merli l’incendio di Roma. E in +Roma si manteneva ricordanza che in quei dintorni avessero esistito i +giardini di Mecenate e la casa di Virgilio poeta e mago[911]. La torre +s’innalza sulla pendice del Quirinale, sopra il foro di Trajano, là +dove trovasi il noto luogo dei _Balnea Neapolis_ (Magna Napoli). Quel +quartiere nel medio evo si appellava _Biberatice_, e la torre dava ad +una via il nome di _Contrata Miliciarum_[912]. Quando si edificasse +è incerto; il suo stile romano e l’opera di muratura simile a quella +della torre de’ Conti palesano l’epoca di Innocenzo III o l’altra +di Gregorio IX. Da una base larga e alta sorse quel colosso in forma +quadrangolare, e fu congiunto ad un castello merlato in modo da formare +una vera cittadella[913]. E poichè sul Quirinale (là dove la torre sta +racchiusa entro il monastero di santa Caterina da Siena), ormai nel +secolo duodecimo un luogo era appellato _Miliciae Tiberianae_, così ei +pare che la torre sia stata costruita sopra un monumento antico, che +forse fu una stazione militare de’ tempi imperiali[914]. Nella seconda +metà del secolo decimoterzo appartenne agli Anibaldi, indi passò in +mano dei Gaetani. E il possederla tenevasi di tanta importanza che i +suoi signori ne trassero il titolo come se s’avesse trattato di una +baronia: dopo che nel 1301 la ebbe comperata da Riccardo Anibaldi, +Pietro nipote di Bonifacio VIII si appellò _Dominus Miliciarum Urbis_, +e probabilmente ottenne il diritto di tener soldatesche in quella +grande fortezza della Città[915]. + +Quelle due torri sono i monumenti commemorativi del medio evo, allo +istesso modo che le colonne di Trajano e di Antonino furonlo di +Roma imperiale: figure caratteristiche della Città, esprimono più +chiaramente di tutte le storie l’energia indomita di questo secolo. +Quando, a poca distanza di tempo l’una dall’altra, si eressero, è certo +che dovettero presentare uno spettacolo imponente. Dominavano tutta +Roma, e potevansi scorgere a qualche miglio di lontananza dalla Città, +come oggidì accade della cupola di san Pietro. E quelle torri, di +grandezza smisurata, danno la più spiccata idea dell’indole romana, la +quale nel medio evo rimase eguale a ciò che era stata nell’antichità. +I Romani non ebbero concetto elegante di forme, non seppero dar vita +alle grandi moli come fecero invece i Toscani; a Roma non trovi che +robustezza tetra e maestosa. I Romani si tolsero a modello le rovine +dei loro antenati, e vollero creare dei colossi che rivaleggiassero con +quelle; così le due torri si levarono su Roma con mura diritte e nude, +vere opere ciclopiche del medio evo. + +La serie delle rocche di nobili onde parlammo raccoglie i nomi +di tutte le grandi famiglie di Roma a quell’età; non vi manca che +la più recente casa del secolo decimoterzo. I Gaetani possedevano +palazzi nell’isola Tiberina e nel quartiere di santa Maria Maggiore, +ma non avevano una rocca ereditata dai loro avi: sennonchè, intorno +a quell’istesso tempo in cui diventarono padroni delle «Milizie», +piantarono fuor di porta San Sebastiano, lungo la via Appia quella +notevole fortezza che si appellò «Capo di Bove». Il castello trasse il +nome dal sepolcro di Cecilia Metella, suo nocciolo e punto di mezzo, +avvegnaddio il magnifico monumento di quella donna, che fu figliuola +di Metello Cretense e sposa di Crasso, ancora nel più antico medio +evo fosse chiamato «Capo di Bove» dai crani di cosiffatti animali che +erano collocati sulla sua cornice[916]. Come i mausolei di Augusto +e di Adriano, e come le tombe dei Plauti presso il ponte dell’Anio +in Lucania, può darsi che anche il sepolcro di Cecilia già da tempo +lunghissimo si fosse trasformato in torre baronale. L’abbandono in +cui era caduta la via Appia fece sì che anche il monumento andasse +dimenticato, finchè la guerra contro i Colonna porse opportunità +a Bonifacio VIII di darlo al nipote suo. Il conte Pietro Gaetani +vi edificò un castello per poter di là sopravvegliare i movimenti +dei Colonnesi, caso mai che fossero venuti dalle loro rocche della +Campagna per la via Latina oppure da quella Appia[917]. La fortezza +fu poco tempo dopo ampliata dai Savelli e ricevette consistenza dalle +prossime ruine del circo Massenzio; e i suoi avanzi, ed eziandio quelli +dell’antico palazzo baronale e di un borgo murato che sorse ivi nel +secolo decimoquarto, durano oggidì ancora unitamente ad una chiesa +di stile gotico: ivi sopra scorgonsi tuttavia gli stemmi della casa +Gaetani. Gli edificî furono costruiti di tufo di Albano; e il loro +colore oscuro, e la meschina architettura medioevale oppongono il più +grande contrapposto alla maestà del sepolcro antico di gialli quadroni +travertini, sulla cui cornice furono infisse le pietre di tufo che +servirono a tramutare il mausoleo in torre merlata. L’interno della +tomba del resto non fu danneggiato; chè il sarcofago di Cecilia Metella +vi rimase illeso, ad onta che cento volte vi passassero sopra tempeste +di assedî. Fu soltanto Paolo III che fece di là trasportare l’urna nel +palazzo Farnese, dove ancora è custodita. + +Ei si può di leggieri argomentare quali devastazioni commettessero +gli edificatori di quella rocca dei Gaetani, danneggiando il circo +di Massenzio e i monumenti della via Appia, per servirsi dei loro +materiali. L’antica via sepolcrale, che già da secoli aveva sofferto +saccheggi molti, nuovamente ebbe allora a soffrire una delle più +malvage devastazioni[918]. In antiche tombe della Campagna dimoravano +pastori e coloni, e per tutto l’agro romano (che componeva il distretto +della Città), si elevavano torri senza numero, parte edificate di +vecchi monumenti sepolcrali, di templi e di avanzi di ville, parte +fabbricate a nuovo per protezione degli scarsi agricoltori. Ed ancora +nella provincia romana trovansi molte tenute ossiano poderi che da +torri medioevali traggono il nome[919]. + +Cinto e minacciato dalle rocche della nobiltà, sul Campidoglio sorgeva +il palazzo comunale, sede della Republica: e là abitavano i senatori, +quantunque sulla metà del secolo decimoterzo talora si noti come loro +stanza il palazzo dei Quattro Coronati. Tutta volta anche quando +Carlo di Angiò e l’Infante di Castiglia quivi tennero residenza, +i loro prosenatori dimorarono in Campidoglio: e lo stesso fu degli +altri senatori non principi. Nulla avanza oggidì che ci dia un’idea +del modo onde nel medio evo fosse munita la rupe Tarpea, e ignota +ci è la forma che abbia avuto il palazzo senatorio anche nel secolo +decimoterzo. Ei pare che fosse fabbricato a nuovo circa nell’anno +1300, quando Gentile Orsini e Riccardo Anibaldi erano senatori[920]. +Quindi abbiamo un’altra notizia di una sua fabbrica e cioè dell’anno +1390, allorquando Bonifacio IX rinnovò il palazzo senatorio sui ruderi +del _Tabellarium_. Quantunque città italiane ormai incominciassero +col principio del secolo decimoterzo a fondare le loro case comunali, +per lo contrario l’edificazione del celeberrimo fra tutti i palazzi +civici cadde soltanto tra la fine del secolo decimoterzo e il primo +tempo del decimoquarto[921]. Nel piano della città di Roma del secolo +decimoquarto il _Palatium Senatorum_ ha forma quadrangolare ed è +guarnito di merlature con una torre fiancheggiante che tiene la fattura +e la posizione medesima dell’odierna torre angolare: e anche questa +certamente è assai antica. Il fatto poi che solenni atti politici +all’età di Carlo di Angiò si compierono nel convento di Araceli, +dimostra che allora il palazzo comunale non era abbastanza spazioso, +laddove quel chiostro era capace assai, ed aveva positura più solida, +ed eziandio serviva di abitazione al collegio dei giudici urbani. Il +convento era l’antico _Palatium Octaviani_: fin dal 1250 aveva servito +di residenza al generale dei Francescani, ed oggidì ancora si eleva +sopra le erte pareti di tufo del Campidoglio, ed è uno dei più poderosi +edificî del medio evo romano. Tuttavia nemmanco nella posteriore sua +fabbrica (ed è probabile che per averne materiali si saccheggiasse +barbaramente il Campidoglio) il palazzo senatorio non potè ornarsi +della magnificenza che al tempo nuovo si sarebbe convenuta; come quello +che si fondava sopra un monumento antico. Le Republiche dell’Umbria +e di Toscana, come furono Perugia, Siena e Firenze, costruirono +grandiose residenze ai loro Podestà ed ai Capitani del popolo: i +loro palazzi comunali, che durano ancora e nella cui architettura lo +stile gotico-romano raggiunse la sua maggior bellezza, appartengono +ai monumenti più pregevoli del medio evo, e fanno testimonianza +della potenza e della ricchezza delle città libere. Con esse Roma +non potè gareggiare. Fin parecchie rocche di nobili nella Città erano +più grandiose del palazzo comunale, stranamente decorato di trofei, +di catene, di porte, di campane tolte a piccole terre conquistate, +oppure di avanzi del carroccio milanese. Il palazzo senatorio fu +cosa meravigliosa unicamente per questo che, a metà antico ed a metà +medioevale, s’alzava sopra la collina tutta sparsa di ruderi: e il suo +più superbo ornamento si era che posava sopra monumenti de’ vecchi +Romani, circondato dalle rovine della magnificenza antica di quel +Campidoglio che era stato il dominatore del mondo. + + FINE DEL VOLUME QUINTO + + + + +INDICE DEL QUINTO VOLUME[922] + + + LIBRO NONO. + + STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO, + DAL REGGIMENTO DI INNOCENZO III ALL’ANNO 1260. + + CAPITOLO PRIMO. — § 1. Il secolo decimoterzo. — L’Impero, + la Chiesa, la cittadinanza, la città di + Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La famiglia + dei Conti. — Largizioni di denaro che il Pontefice, + appena eletto, fa ai Romani. — È consecrato e coronato. — + Si descrive la processione solenne, quando + il Papa muove al Laterano per torne possesso Facc. 3 + + § 2. Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad + essere un officiale pontificio. — Condizioni della + Prefettura urbana. — I Prefetti della casa di Vico. — + Condizioni del Senato. — Scotto Paparone, senatore. — + Innocenzo III consegue il diritto di eleggere + il Senato. — Formula giuratoria del Senatore. — Il + Comune di Roma conserva la sua autonomia. — Primi + Podestà romani nelle città fuor di Roma » 20 + + § 3. Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — + Rinnovazione della feudalità germanica in Italia + per opera di Enrico VI, e decadimento dei suoi + principati feudali dopo la morte di lui. — Filippo + di Svevia. duca di Toscana. — Markwaldo, duca + di Ravenna. — Corrado, duca di Spoleto. — Lega di + città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della + Chiesa. — La parte popolare si solleva in Roma. — + Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone _Rainerii_. — Roma + combatte contro Viterbo a cagione + di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, senatore. — + Viterbo fa soggezione al Campidoglio » 31 + + § 4. Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — + Loro litigî per causa di eredità coi parenti + di Innocenzo III. — Riccardo Conti e la casa di + Poli. — Il patrimonio di Poli viene in mano di + Riccardo. — Guerra nella Città. — Innocenzo III + fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle fazioni per + ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — + Gregorio Pierleone Rainerii, senatore. — Dispute + acerbe per la costituzione. — Indole di cotai guerre + civili. — Innocenzo giunge ancora una volta a + ottenere che l’elezione del Senato sia tenuta per + cosa di diritto pontificio (1205) » 45 + + CAPITOLO SECONDO. — § 1. Condizioni di Sicilia. — + Innocenzo III diventa il tutore di Federico. — + Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I Baroni + germanici nel Lazio. — I Comuni del Lazio. — Riccardo + Conti diventa conte di Sora. — Il Papa + torna dal Lazio a Roma » 59 + + § 2. Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta + della successione al trono di Alemagna. — Ottone + della casa dei Guelfi e Filippo di Svevia. — Trattato + di Neuss. — Lo Stato della Chiesa è riconosciuto + nel diritto publico dell’Impero: estensione + dello Stato. — Il partito di Filippo protesta contro + le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro + di Aragona s’incorona a Roma » 75 + + § 3. La Germania si volta alla parte di Filippo. — + Negoziati di lui col Papa. — Re Filippo è assassinato. — + Ottone è riconosciuto per re in Germania. — Ottone + IV viene a Roma: coronazione imperiale. — Combattimento + nella Leonina » 88 + + § 4. Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno + di Innocenzo. — L’Imperatore di guelfo si tramuta + in ghibellino. — Ottone muove nelle Puglie. — Il + Papa lo scomunica. — I Tedeschi chiamano + al trono Federico di Sicilia. — Ottone IV + se ne ritorna in Alemagna » 100 + + CAPITOLO TERZO. — § 1. Federico risolve di andare + in Alemagna. — Viene a Roma. — È coronato + ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto di intraprendere + una Crociata. — Concilio Lateranense. — Innocenzo + III muore. — Indole di lui. — Grandezza + mondiale del Papato » 111 + + § 2. Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà + cristiana. — Fondazione degli ordini mendicanti. — San + Francesco e san Domenico. — I primi conventi + dei loro ordini in Roma. — Indole e influenza + del monachismo mendicante. — La setta + degli Spirituali » 121 + + § 3. Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro + di Courtenay riceve a Roma (1217) la corona + dell’Impero di Bisanzio. — Federico trae in lungo + la Crociata. — Ottone IV muore nel 1218; Enrico + di Sicilia è eletto a successore di Federico in + Germania. — Torbidi in Roma al tempo di Parenzo + senatore. — Federico II viene a Roma e vi + si incorona (1220). — Costituzioni imperiali » 137 + + § 4. Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede + in pace lo Stato della Chiesa. — Un Conte + imperiale governa la Romagna. — Torbidi a Spoleto. — Roma + e Viterbo. — Moti democratici a + Perugia. — Roma e Perugia. — Il Papa fugge + di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati a + cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo + de Benincasa, senatore. — Atteggiamento + ostile dei Lombardi contro l’Imperatore. — Broncio + fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico + la rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III + muore (1227) » 148 + + CAPITOLO QUARTO. — § 1. Ugolino Conti è fatto papa + con nome di Gregorio IX. — Esige che l’Imperatore + parta per la Crociata. — Federico parte, ritorna + ed è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore + e del Papa. — La fazione imperiale discaccia + Gregorio IX di Roma. — Crociata contro + l’Imperatore. — Il Papa invade le Puglie nel 1229. — + Ritorna l’Imperatore; i Pontificî fuggono » 163 + + § 2. Inondazione del Tevere (1230). — I Romani + chiamano Gregorio IX. — Pace conchiusa a San + Germano (1230). — Primo supplizio di una torma + di eretici in Roma. — Annibale, senatore, promulga + un editto contro l’eresia. — Persecuzione + degli eretici: Inquisizione » 176 + + § 3. Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, + senatore (1232). — I Romani vogliono torre la + Campagna al Pontefice. — L’Imperatore si fa + mediatore di pace fra Roma e il Papa. «Vitorchiano + fedele». — Nuova ribellione dei Romani. — Loro + manifesto politico. — Si sollevano nell’anno + 1234 col serio tentativo di farsi liberi » 187 + + § 4. Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano + che il _Patrimonium_ di san Pietro è proprietà + della Città. — Il Papa invoca l’aiuto della + Cristianità contro di loro. — L’Imperatore gli + viene in aiuto. — I Romani sono sconfitti vicino + Viterbo. — Angelo Malabranca, senatore (1235). — Roma + con un trattato si sottomette al reggimento + pontificio » 197 + + CAPITOLO QUINTO. — § 1. Federico II in Germania + e in Italia. — Ei risolve di romper guerra contro + la federazione lombarda. — I Comuni ed il Papa. — Lega + delle città umbre e toscane. — Quale + idea si formasse il Papa del suo diritto di signoria + sull’Italia e sul mondo. — Titolo di proconsole + de’ Romani. — Pietro Frangipane. — _Johannes + Poli e Johannes Cinthii_, senatori. — Torna + il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il + carroccio milanese a Roma. — _Johannes de Judice_, + senatore » 207 + + § 2. Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il + Papa lo scomunica e gli dichiara la guerra + (1239). — Federico in gran collera scrive a’ Romani. — Suo + manifesto ai Re. — Manifesto avverso + del Pontefice. — Condizioni difficili di Federico II + che combatte contro l’indirizzo del suo tempo. — + Contraddizioni nella sua indole. — Impressione + che le sue lettere fanno sul mondo. — La Curia + romana è odiata per le sue estorsioni di denaro. — Come + si ordinassero i partiti combattenti. — Federico + muove guerra contro lo Stato ecclesiastico » 223 + + § 3. Le città dello Stato ecclesiastico si mettono + dalla parte di Federico. — Questi pone il suo quartiere + generale a Viterbo. — Condizioni disperate + del Papa in Roma. — Per che ragione la Città + si conservasse guelfa. — La grande processione di + Gregorio IX commuove ad entusiasmo i Romani, i + quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. — + Armistizio. — Il Papa lo rompe. — Deserzione + del cardinale Giovanni Colonna. — Gregorio IX + bandisce un Concilio. — I preti prigionieri a Monte + Cristo (1241). — I Tartari. — Negoziati di pace + infruttuosi. — Un Anibaldi e Odone Colonna, senatori. — + _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore unico. — Federico + blocca Roma. — Gregorio IX muore + nel 1241 » 233 + + § 4. Federico II torna nel reame. — Elezione e + presta morte di Celestino IV. — I Cardinali si + sparpagliano. — La Chiesa rimane priva di capo. — Lega + di Roma con Perugia e con Narni (1242). — I + Romani muovono contro di Tivoli; Federico nuovamente + contro di Roma. — Edificazione di _Flagellae_. — Federico + torna sui monti latini. — I + Saraceni distruggono Albano. — Condizioni dei + monti Latini. — Albano. — Aricia. — La via Appia. — Nemi. — + Civita Lavinia. — Genzano. — La + casa dei Gandolfi. — Terre poste sul versante tusculano + dei monti. — Grotta Ferrata. — Statue + di bronzo ivi esistenti » 247 + + CAPITOLO SESTO. — § 1. Sinibaldo Fieschi è eletto + papa con nome di Innocenzo IV (1243). — Trattative + di pace. — Il Pontefice viene a Roma. — Viterbo + si stacca dall’Imperatore, che è ricacciato + da questa città. — Un Anibaldi e Napoleone Orsini, + senatori. — Preliminari di pace in Roma. — L’Imperatore + non vi acconsente. — Il Papa fugge + a Genova (1244) » 261 + + § 2. Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — + L’Imperatore è deposto. — Conseguenze di questa + sentenza. — Federico esorta i Principi d’Europa + ad unirsi con lui. — Manifesto del Papa. — Opinione + publica in Europa. — Che cosa volesse l’Imperatore. — + Innocenzo IV giura guerra a morte + contro la stirpe degli Hohenstaufen » 275 + + § 3. Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro + l’Imperatore: la cospirazione è repressa. — Fortuna + guerresca di Federico. — Ei s’impadronisce + di Viterbo e di Firenze. — Condizioni di Roma. — Il + Senatore scrive al Papa ammonendolo di ritornare. — Il + Papa dà Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore + vuol muovere contro Lione. — Deserzione + di Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo + è fatto prigioniero dai Bolognesi. — Fine + di Pier delle Vigne. — Federico II muore (1250). — La + persona di lui nella storia » 289 + + § 4. I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa + torna in Italia. — Condizioni di questo paese. — Manfredi + vicario di Corrado. — Corrado viene in + Italia e prende possesso del reame. — Innocenzo IV + ne concede l’investitura prima a Carlo d’Angiò, + indi ad un Principe inglese. — Il senatore Brancaleone + lo costringe a porre nuovamente la sua + residenza in Roma (1253). — Il principe Edmondo + riceve Sicilia in feudo dal Papa. — Morte fatale + di Corrado IV (1254) » 308 + + CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Brancaleone, senatore di + Roma (1252). — Qualche particolarità sull’officio + senatorio e sull’ordinamento della Republica romana + a questa età. — Opposizione dei baroni romani, + ed opera energica del novello Senatore » 321 + + § 2. Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette + al Campidoglio. — Il Papa si arma per + prendere possesso del reame di Sicilia. — Manfredi + gli presta vassallaggio. — Innocenzo IV entra a + Napoli. — Manfredi fugge. — Vince a Foggia. — Innocenzo + IV muore (1254). — Alessandro IV viene + a Roma » 338 + + § 3. Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti + delle corporazioni. — Loro attenenze in + Roma. — Organamento della corporazione dei + mercanti. — Fondazione del _Populus_. — Brancaleone, + primo capitano del Popolo romano. — Sua + caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna + colpita dell’interdetto. — Emanuele de Madio, + senatore. — Brancaleone è liberato, e torna + a Bologna » 350 + + § 4. Cade Emanuele de Madio (1257). — Il demagogo + Matteo de Bealvere. — Brancaleone torna in + officio di senatore. — Punizione inflitta ai nobili. — + Distruggonsi le torri della nobiltà a Roma. — Brancaleone + muore (1258). — Onorifica memoria + di lui. — Sue monete. — Castellano degli Andalò, + senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone + Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade + la casa dei Romano. — I flagellatori » 363 + + LIBRO DECIMO. + STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305. + + CAPITOLO PRIMO. — § 1. L’Impero tedesco. — Manfredi, + re di Sicilia. — Sue relazioni col Papa in + Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a Montaperti. — + Firenze ed altre città prestano omaggio + a Manfredi. — I Guelfi si volgono a Corradino + in Germania. — Alessandro IV muore nel 1261. — Urbano + IV, papa » 381 + + § 2. A Roma si lotta per la elezione del Senatore. — + Giovanni Savelli e Anibaldo Anibaldi, senatori + (1261). — I Guelfi fanno senatore Riccardo di + Cornovaglia; i Ghibellini vi eleggono Manfredi. — Carlo + di Angiò, candidato senatore. — Urbano IV + offre a lui la Sicilia. — Trattative per ragione del + Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori + di Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano + nella Tuscia romana. — Pietro di Vico. — Manfredi + è deluso nelle sue mire su Roma. — Pietro + di Vico è ricacciato della Città. — Urbano IV + muore nel 1264 » 390 + + § 3. Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla + conquista di Sicilia. — Apparati guerreschi di + Manfredi. — Condizioni difficili dei Guelfi in Roma. — + Carlo parte e sbarca felicemente: entra in + Roma. — È costretto a sgombrare il palazzo Lateranense. — + Prende possesso del Senato. — I legati + del Papa lo investono di Sicilia » 407 + + CAPITOLO SECONDO. — § 1. Manfredi entra nelle terre + romane. — Primo scontro dei due nemici. — Condizioni + deplorevoli di Carlo in Roma. — L’esercito + provenzale attraversa Italia ed entra in Roma. — Carlo, + in san Pietro, è coronato re di Sicilia » 425 + + § 2. Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente + la linea di difesa del Liri. — Battaglia di Benevento. — + Caduta gloriosa di Manfredi. — Carlo spaccia + corrieri al Papa. — Indole di Manfredi. — Ragioni + della sua presta fine. — Sorti di Elena sua sposa + e de’ suoi figli. — Carlo di Angiò entra in Napoli » 436 + + § 3. Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado + Beltrami Monaldeschi e Luca Savelli, senatori + (1266). — Governo democratico in Roma sotto + di Angelo Capocci. — Don Arrigo di Castiglia, + senatore (1267). — I Ghibellini si raccolgono in + Toscana. — Loro legati vanno in Germania per + invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino + si decide ad imprendere la spedizione » 455 + + CAPITOLO TERZO. — § 1. I Ghibellini apparecchiano + la spedizione di Corradino. — Carlo, capo della + federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione + di Sicilia e delle Puglie. — Don Arrigo sposa la + causa dei Ghibellini. — Guido di Montefeltro, + prosenatore. — Corradino scende in Italia. — Galvano + Lancia a Roma. — Il Senatore s’impadronisce + dei capi de’ Guelfi. — Lega di Roma con + Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana » 467 + + § 2. Male condizioni di Corradino nell’Italia + settentrionale. — Ei giunge a Pavia. — Carlo si reca + dal Pontefice a Viterbo. — Bolla di scomunica. — + Accoglienze che Pisa fa a Corradino. — Fallisce + un tentativo di Carlo contro Roma. — Prima vittoria + di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è + ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — + Corradino parte di Roma. — Battaglia + di Tagliacozzo. — Vittoria e sconfitta di Corradino » 480 + + § 3. Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi + fa breve dimora. — Fugge; è fatto + prigioniero, e consegnato al nemico in Astura. — I + prigionieri nel castello di Palestrina. — Galvano + Lancia condotto al supplizio. — Carlo diventa + senatore una seconda volta. — Sorti di Corrado di + Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — + Clemente IV muore (1248) » 497 + + CAPITOLO QUARTO. — § 1. Carlo, coi suoi prosenatori, + governa a lungo e con energia in Roma. — Monete + di lui. — Statua a suo onore. — Torna a + Roma nel 1271. — I cardinali, radunati a Viterbo, + non sanno chi eleggere papa. — Guido di Montfort + uccide Enrico principe inglese. — Elezione + di Gregorio X. — Elezione di Rodolfo d’Asburgo. — Fine + dell’interregno » 515 + + § 2. Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini + a Firenze. — Concilio di Lione. — Gregorio X + promulga la legge del Conclave. — Rodolfo concede + un diploma a favore della Chiesa. — Idea di + Gregorio X sui rapporti fra la Chiesa e l’Impero. — + Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. — + Muore. — Innocenzo V. — Adriano V. — Giovanni XXI » 528 + + § 3. Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un + Orsini papa. — Conferma giuridica dello Stato + della Chiesa. — La Romagna viene ceduta al Pontefice. — + Bertoldo Orsini, primo conte pontificio + della Romagna. — Carlo si dimette dall’officio di + vicario della Toscana e da quello di senatore. — + Costituzione di Nicolò III sull’investitura del Senato. — + _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore. — Giovanni + Colonna e Pandolfo Savelli, senatori. — Nepotismo. — + Nicolò III muore nel 1280 » 541 + + § 4. Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — + Tumultuosa elezione pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi + e gli Orsini. — Martino IV. — Conferisce a + Carlo l’officio senatorio. — Martino è dominato + da Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I Vespri. — + Rivoluzione a Roma. — È discacciato il Prosenatore + francese. — _Johannes Cinthii_ Malabranca, + capitano del Popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo + Anibaldi e Pandolfo Savelli, senatori. — Muoiono + Carlo I e Martino IV » 557 + + CAPITOLO QUINTO. — § 1. Onorio IV. — Pandolfo + Savelli, senatore. Relazioni con Sicilia e coll’Impero. — + La santa Sede rimane vacante per + un anno. — Nicolò IV. — Carlo II è coronato a + Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo Colonna. — + Giovanni Colonna e i suoi figliuoli, Pietro + cardinale e Stefano conte. — Ribellione di + Romagna. — Gli Orsini avversano i Colonna. — Bertoldo + Orsini, senatore. — Giovanni Colonna, + senatore (1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — + Pandolfo Savelli, senatore (1291). — Stefano + Colonna e _Matheus Raynaldi_ Orsini, senatori + (1292). — Nicolò IV muore (1292) » 571 + + § 2. Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano + l’elezione pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito + Colonna e un Orsini, senatori (1293). — Pietro + Stefaneschi e Odone di Sant’Eustachio, + senatori. — Conclave raccolto a Perugia. — Pietro + del Murrone è eletto papa. — Vita e ritratto di quel + solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è + consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re + Carlo II ne diventa padrone. — Celestino V a Napoli. — + Abdica » 585 + + § 3. Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga + dell’ex-Pontefice. — Magnifica coronazione di Bonifacio + VIII. — Fine di Celestino V. — Sicilia. — Jacopo + di Aragona si sottomette alla Chiesa. — Costanza + a Roma. — Feste nuziali. — I Siciliani + continuano la guerra sotto re Federico. — Bonifacio + VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — _Hugolinus + de Rubeis_, senatore. — Pandolfo Savelli, + senatore (1297). — La casa dei Gaetani. — Loffredo + conte di Caserta. — Francesco cardinale. — Pietro + Gaetani, conte palatino lateranense » 598 + + § 4. Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo + e Pietro cardinali s’inimicano Bonifacio VIII. — + Opposizione contro il Papa. — I due cardinali sono + deposti. — Fra Jacopone da Todi. — Manifesto + contro il Pontefice. — I Colonna sono scomunicati. — + Pandolfo Savelli cerca di intromettersi paciere. — + Crociata contro i Colonna. — Assedio di Palestrina. — I + Colonna si sottomettono in Rieti. — Il + Papa distrugge Palestrina. — I Colonna fuggono + e sono banditi. — Sciarra e Stefano in esilio » 614 + + CAPITOLO SESTO. — § 1. A Roma si celebra il giubileo + secolare. — Riccardo Anibaldi del Colosseo + e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella + sotto il dominio del Campidoglio. — Dante e Giovanni + Villani vengono a Roma pellegrini » 633 + + § 2. Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII + chiama in Italia Carlo di Valois. — L’Impero. — Adolfo + e Alberto. — Toscana. — I Bianchi e i + Neri. — Dante in Vaticano. — Figura meschina di + Carlo di Valois. — Pace di Calatabellota. — Contesa + fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — Bolla + _Clericis laicos_. — Una Bolla è arsa publicamente a + Parigi. — Tutta Francia si volta contro il Papa. — + Concilio del Novembre in Roma. — Il parlamento + di Francia s’appella ad un Concilio generale. — Il + Papa riconosce Alberto di Austria. — Avvilimento + dell’Impero » 643 + + § 3. Piano dei Francesi indiritto alla caduta del + Papa. — Sciarra e il Nogaret vengono in Italia. — + Congiura dei Baroni latini. — Come si fosse fondata + nel Lazio la potenza della famiglia Gaetani. — Catastrofe + di Anagni. — Il Papa torna a Roma. — Sua + condizione disperata in Vaticano. — Muore nel 1303 » 656 + + § 4. Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — + Abroga i decreti del suo predecessore. — Gentile + Orsini e Luca Savelli, senatori. — I Colonna + sono ristorati in signoria. — Benedetto XI + istituisce un’inquisizione contro i colpevoli di + Anagni e muore nel 1304. — Si contende a lungo + per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani + nella Campagna. — Clemente V, papa. — La santa + Sede è tenuta in Francia » 676 + + CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Stato della scienza nel + secolo decimoterzo. — Papi e Cardinali eruditi. — Roma + manca di cultura. — Romani vanno a + studio a Parigi e a Bologna. — Roma non ha + università. — Scuola del palazzo pontificio. — Innocenzo + IV ordina che si fondi una scuola di + leggi. — Le collezioni delle Decretali. — Nel secolo + decimoterzo predomina lo studio del diritto. — Statuti + comunali. — Carlo d’Angiò ordina + che in Roma si fondi un’università. — Urbano IV. — San + Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. — Romani + da professori a Parigi. — Bonifacio + VIII fondator vero dell’università di Roma » 689 + + § 2. Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi + Storici che scrivessero in volgare. — Roma non ha + storiografi, nè annalisti. — L’archivio capitolino + manca di documenti del medio evo. — Storiografi + dei Papi e della Chiesa. — Saba Malaspina. — Giovanni + Colonna. — Egidio Colonna. — Suo trattato + «Del reggimento dei Principi». — L’_Oculus + Pastoralis_. — Poeti. — Poesie dei Francescani. — Fra + Jacopone. — La lingua volgare romana, e + giudizio che Dante ne dà. — Il cardinale Jacopo + Stefaneschi, poeta e protettore di dotti » 702 + + § 3. Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il + Vaticano. — Il san Paolo. — Il Laterano. — La cappella + _Sancta Sanctorum_. — Si pon termine alla + fabbrica del san Lorenzo fuor delle mura. — La + santa Sabina. — Ospitali. — Santo Spirito. — Il + san Tommaso _in Formis_. — L’ospitale attiguo + al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile + gotico in Roma. — Santa Maria sopra Minerva. — Casamari. — + Fossanova. — Tabernacoli gotici nelle chiese romane. — + Famiglia dei Cosmati. — Tombe del secolo decimoterzo. — + Caratteri di scrittura degli epitaffî romani » 712 + + § 4. Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo + d’Angiò in Campidoglio. — Statue ad onore di + Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori + di Giotto in Roma. — Viene in fiore la pittura in + musaico. — Tribune decorate da Jacopo de Turrita. — La + «Navicella», musaico di Giotto in + Vaticano » 730 + + § 5. Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le + torri romane e le rocche della nobiltà. — La + torre dei Conti e la torre «delle Milizie». — La + rocca «Capo di Bove» lungo la via Appia. — Palazzo + comunale in Campidoglio » 740 + + + + +NOTE: + + +[1] _Ex patre Trasmundo, de Comitibus Signiae_ (_Gesta Innoc. III_, +c. I). CONTELORIUS, _Geneal. famil. Comitum_, Roma 1650. Manca di +critica MARCO DIONIGI, _Geneal. di Casa Conti_, Parma 1663. Il RATTI, +_Hist. della fam. Sforza_, II, contiene in alcuni capitoli delle buone +notizie intorno ai Conti. Dal marchese CAMILLO TRASMONDI, _Compendio +storico-genealogico della patricia fam. Trasmondi_, Roma 1832, derivano +i cenni che senza critica ne raccolse l’HURTER. Io lessi atti, esaminai +alberi genealogici e la detta scrittura nell’archivio del Campidoglio, +ma mi passo di dire delle favolose ipotesi del TRASMONDI, e di quelle +dell’HURTER, la cui opera erudita su di Innocenzo III contiene parecchi +errori in fatto di storia della Città. Ei dice: «Non v’ebbe una contea +della Campania»; eppure essa esisteva di già nel secolo decimo (Vol. +III, pag. 437 di questa Storia.). L’opinione che prima del secolo +decimoterzo non vi fossero Conti di Segni, è contraddetta dal fatto +che AMATUS era _comes Signiae anno 977_ (Vol. III, pag. 557 in nota). +La contea della Campania era, come la Sabina, governata da Consoli +pontificî, da _Duces_ o da _Comites_. È eziandio errore di confondere +la casa Conti coi Crescenzi. Quella fu di origine longobarda, e la +sua grandezza derivò per primo da papa Innocenzo. Anche il CONTELORIO +comincia coll’epoca di lui la serie dei Conti. + +[2] I _Gesta_ erroneamente scrivono _Scorta_ a vece di _Scotta_. Evvi +un _Romanus de Scotto_ dell’a. 1109 (Vol. IV, pag. 377, nota 1); ed +un senatore _Bobo Donnae Scottae_ dell’a. 1188 (ivi, pagina 707, nota +3). Il GRIMALDI, _Liber Canonicor. S. Vaticanae Basilicae_ (_Mscr. +Vatican. 6437_, fol. 162) dice che gli Scotti dimorassero nella regione +_Arenula_, presso a _S. Benedicti Scottorum_, oggidì _S. Trinitatis +Peregrinorum_. La famiglia era in Roma assai numerosa di persone. + +[3] ROGERO HOVEDEN, _Annal._, p. 778. Innocenzo fece a questo tempo +numerare i cittadini a seconda delle giurisdizioni delle chiese, ma +sventuratamente quei registri statistici non giunsero fino a noi. Il +CANCELLIERI, _del Tarantismo_, p. 19, reputa che allora la popolazione +di Roma salisse a 35,000 anime: ma è cosa di cui non si può aver prova. + +[4] CANCELLIERI, _Storia de’ solenni possessi de’ sommi Pontefici_. +L’antichissima descrizione di quelle consuetudini ch’è data nella +_Vita Paschalis II_ (1099) contiene omai le forme dei Libri rituali dei +secoli duodecimo e decimoterzo. Vedi gli _Ordines Romani_ nel MABILLON, +_Mus. It._, II: il più esatto è l’_Ordo XIV_ del cardinale JACOPO +STEFANESCHI, che descrisse eziandio in un poema la processione tenuta +per la coronazione di Bonifacio VIII (_De coronatione Bonif. VIII_, +MURATORI, III, 644). + +[5] _Regnum_ o _Phrygium_: trovasene il disegno nel GARAMPI, _del +Sigillo della Garfagnana_, dove (p. 91) è data la descrizione della +tiara di Bonifacio VIII. — Vuolsi che Nicolò I adoperasse una sola +corona, che Bonifacio VIII ne cingesse due, e Urbano V usasse di un +triplice serto, ma è cosa di cui non si può conseguire la prova. +Il GARAMPI tien nota di quel passo di BENZONE, secondo cui Nicolò +II (1059) avrebbe tenuto in capo due diademi. Oggidì nelle grandi +festività vedonsi recare in giro quelle splendide tiare, ma nessuna di +esse deriva dal medio evo. + +[6] _Accipe Tiaram, ut scias te esse Patrem Principum et Regum, +Rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris nostri Jesu Christi, cujus +est honor et gloria in saecula saeculorum._ Vedi la nota del PAPEBROCH +al testo di JACOPO cardinale (MURAT., III, 648). + +[7] _Senatores Urbis D. Papam debent adextrare_; e in cambio ne +riscotevano dieci _Solidi_: _Ordo XII_ di CENCIO. Nel _Processus_ di +Gregorio IX ne guidarono il cavallo il Senatore ed il Prefetto della +Città. I Papi andavano a cavallo; Paolo IV pel primo si fe’ portare in +lettiga. Quei magnifici cortei vedonsi in Roma or qua or là dipinti in +quadri dei secoli decimosesto, decimosettimo e decimottavo. + +[8] _XII bandonarii cum XII vexillis rubeis._ Nell’_Ordo_ di BENEDETTO +(della metà del secolo duodecimo): _milites draconarii, portantes +XII vexilla quae bandora vocantur_; ed allora erano ancora milizie +cavalleresche delle dodici regioni. Per lo contrario omai CENCIO spiega +assolutamente che quei vessilliferi erano la _Schola_ dei _Bandonarii +colosaei et cacabarii_ (MABILL., _Mus. It._, II, 199). Ma quella +_Schola_ è menzionata accanto ai fabbri, ai lavoratori di lampade ed ai +magnani in servizio del Papa, e per conseguenza appare essere stata una +maestranza di operai che lavoravano di bandiere e di simili arnesi. Nel +secolo decimosesto i dodici vessilliferi furono chiamati semplicemente +_cursores_, ed erano corrieri pontificî, ossiano staffette. Così nella +processione d’Innocenzo VIII, dell’a. 1484: _duodecim cursores Papae +cum XII vexillis rubeis, bini et bini. — Duo praefecti navales_: lo +STEFANESCHI li vide nel corteo di Bonifacio VIII; e compaiono eziandio +nel secolo decimoquinto, in segno che il Papa ha il dominio anche del +mare. + +[9] Archi di onore, per la prima volta menzionati nella _Vita Calixti +II_, a. 1119, usavansi anche nella processione della seconda festa +di Pasqua. L’_Ordo XII_ ne denota la positura da torri, da case e da +chiese vicine, ma omai CENCIO osserva che molti nomi delle Stazioni +fossero andati in disuso; e di già egli fa parola del palazzo Massimo +(_domus Maximi_). Il testo che il MABILLON publicò dell’_Ordo_ di +CENCIO ribocca di errori; così io riscontrai comparandolo coi mscr. +fiorentini. Ad esempio, invece che _Arcus de Cairande_, io vi lessi +_Arcus de Miranda_; invece di _salacia fragmina pannorum_, frase +senza senso, lessi _palatia Frajapanorum_. Anche i nomi di chiese sono +sfigurati. Desiderabile sarebbe una edizione corretta dell’_Ordo_. + +[10] Gli _Ordines_ più antichi danno alla torre il nome di _Turris +Stephani Serpetri_; i posteriori la chiamano _de Campo_ (Campo di +Fiore): è la torre _in Parione_, che nell’età di Gregorio VII aveva +appartenuto a Stefano prefetto urbano, padre del mal famoso Cencio. +Stette ancor lungamente con un orologio, finchè sparve allorchè si +edificò il palazzo Pio sulle ruine del teatro di Pompeo. + +[11] _Et veniunt illuc Judaei cum Lege, facientes ei laudem, et +offerunt ei Legem, ut adoret: et tunc Papa commendat Legem, et damnat +observantiam Judaeorum sive intellectum, quia quem dicunt venturum +Ecclesia docet et praedicat jam venisse dominum Jesum Christum: Ordo +XIV._ E a tale proposito sono notevoli i versi del medesimo cardinale +JACOPO (MURAT., III, 652): + + — _Judaea canens, quae caecula corde est_ + _Occurrit vaesana Duci, Parione sub ipso_ — — — + _Ignotus Judaea Deus, tibi cognitus olim;_ + _Qui quondam populus, nunc hostis_ — + +A quest’occasione gli Ebrei contribuivano alle cucine pontificie una +libbra di pepe e due di cannella: _Ordo XII_, p. 200. + +[12] Nella Vita di Gregorio IX: _et puerilis linguae garrulitas +procacia fescennia cantabat_. Certo, a modo dei Romani antichi, vi +avranno avuto in mezzo anche canzoni satiriche. + +[13] Innanzi al san Pietro; vicino alla torre _Stephani Petri_; in +prossimità del _Palatium Centii Muscae in Punga_; presso al san Marco; +presso a sant’Adriano. + +[14] Vedi il Vol. IV, a carte 751. San Clemente stava allora a destra +del corteo, non, come oggi, a mancina. JACOPO STEFANESCHI dice: + + _Romulei qua Templa jacent, celsusque Colossus,_ + _Quoque pius colitur Clemens, qui dexter eunti est._ — + +[15] _Ducitur a cardinalibus ad sedem lapideam, quae sedes dicitur +Stercoraria — Ut vere dicere possit: suscitat de pulvere egenum, +de stercore erigit pauperem: ut sedeat cum principibus et solium +gloriae teneat: Ordo XII_. È la prima menzione che si faccia della +_Stercoraria_ col suo nome. Anche Giulio II vi si assidette, e, per +l’ultima volta, Leone X. Pio VI fece ripulire il sedile di porfido, +e collocarlo nel museo Vaticano. Colà se ne vede anche un altro della +stessa foggia. + +[16] _Argentum et aurum non est mihi; quod autem habeo, hoc tibi do: +Ordo XIV_. Il detto era bello, ma assai spesso tornava ad ironia. + +[17] Nella _Vita Paschalis II_ dicesi ancora: _baltheo succingitur, cum +septem ex eo pendentibus clavibus, septemque sigillis_. CANCELLIERI, +p. 6. Oggi le sette chiavi si tramutarono in una d’oro ed in una +d’argento, che vengono porte al Papa in una coppa. + +[18] Pagavasi ogni servigio, anche allora che nelle processioni +dell’Avvento e di Pasqua il Papa moveva coronato. Tutte le _Scholae_ +pontificie, officiali, chiese, conventi, giudici, scrivani, il +Prefetto, i Senatori ricevevano un donativo. Tenui erano le somme, ma +grande il numero di chi riceveva il presente. Tutti gli archi d’onore +costavano libbre trentacinque. Gli Ebrei toccavano venti _Solidi_, più +delle altre _Scholae_; i Senatori, ad Avvento ed a Pasqua, allorchè +mezzi di loro pranzavano dal Papa, ricevevano un malechino a testa +(altrettanto forse ogni giudice ed ogni avvocato): ad ogni festività +in cui il Papa usciva coronato, avevano una botte di vino ed una di +claretto, e un pranzo di quaranta coperti (_Ordo XII_). Il Prefetto +della Città aveva un pranzo di quindici coperti, un barile (misura +usitata ancora oggidì) di vino, ed uno di claretto. + +[19] Enrico VI aveva ridotto lo Stato della Chiesa a quegli istessi +confini di Ducato romano cui fu ristretto negli ultimi tempi, e +mantenuto dall’occupazione francese fino al 1870. + +[20] _Ad ligiam fidelitatem recepit — de praefectura eum publice +investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis Imperatori +fuerat obligatus: Gesta_, c. 8, ed _Ep._ I, 23. + +[21] _Ego Petrus Urbis praefectus juro, quod terram, quam mihi +D. Papa procurandam commisit, fideliter procurabo ad honorem et +profectum Ecclesiae:_ formula giuratoria nella _Ep._ 577, lib. I. +_Epistolar. Innoc._ — Stando ai _Reg. Innoc. III_, I, _Ep._ 23, +distinguesi quell’omaggio in due atti: primieramente si compie +l’investitura dell’officio col simbolo del mantello, indi succedono +il _ligium homagium_ e l’investitura col simbolo del calice: io +credo che quest’ultimo atto costituisse l’infeudazione del territorio +prefettizio. + +[22] Scrittura dell’antiquario SIGNORILIS (_Mscr. Vatican. 3536_). +L’Autore dice di aver trovato il documento di cui diciamo sopra, _in +principio Censuarii antiqui dicte urbis jam in novitatibus Romanis +amissi_. + +[23] Quanto ampli fossero ancora nel secolo duodecimo i suoi privilegî +si pare eziandio dalla consuetudine che al Prefetto perveniva il +patrimonio di ogni uomo che morisse senza figli nella città Leonina. +La abolì Calisto colla Bolla _dat. Albae VI Id. Julii A._ 1122 (nel +MORETTO, _Ritus dandi Presbyterium_, Rom. 1741, App. III, 332). + +[24] Non altro che in questo modo puossi spiegare la durata della +Prefettura nella casa di Vico. Del Prefetto a questo tempo si tien +nota officiale soltanto nel _Patrimonium_ di Tuscia. Che antico +fosse il patrimonio prefettizio tusco lo abbiamo di già veduto nel +secolo duodecimo. Ancor nell’anno 1453 Calisto III sottopose alla +giurisdizione del Prefetto una serie di città, ma solamente di Tuscia +(CONTELORIO, _Del Prefetto_, n. 45). + +[25] _Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen_, scrive la _Vita +Bonif. VIII_ (MURAT., III, 648), manifestamente rammemorando quel +passo di BOEZIO (III, _Prosa IV_), ov’è detto: _praefectura magna +olim potestas, nunc inane nomen est_. Cade in istrano errore il LEO, +allorquando (_St. d’It._, II, 206) afferma che, dopo di Innocenzo III, +il Prefetto eletto dal Papa avesse officio e titolo di Senatore. + +[26] _Ep._ II, 467. Il Papa lo appella _dilectum filium Petrum +Praefectum urbis, virum nobilem et potentem_. + +[27] Nel secolo decimoterzo si trova del continuo questa formula: _Ego +N. auctoritate Alme Urbis Praefecti Notarius_, oppure: _Ego N. Dei +gratia Sacrae Romanae Praefecturae Judex et Scriniarius_. + +[28] CONTELORIUS, n. 18. Il disegno del suggello prefettizio è nel +PIETRA SANCTA, _Tesserae Gentiliciae_, Roma 1638, p. 656, ed anche +nel VETTORI, _il Fiorino d’oro_, p. 129. Il prefetto Giovanni v’è +rappresentato assiso sopra un seggio decorato di teste di cane; nella +mano destra tiene una spada, nella manca la rosa. La iscrizione dice: +_Attinui Papae Munus Auream Rosam_; e nel contorno: _Joannes Dei Gr. +Almae Urbis Praefectus Caesare Absente Pontificis Ductor_. Appartiene +incirca all’anno 1340. Il Prefetto porta a stemma un’aquila bianca in +campo porporino, e talvolta l’aquila ghermisce la rosa nell’artiglio: +all’intorno sono disposti sei pani, in segno del tributo giornaliero +che al Prefetto prestavano i fornai della Città. Egli riceveva altresì +ogni giorno una misura di vino dai vinai, ed una testa di montone dai +macellai. Roma non possiede monumenti di alcun Prefetto; bensì Viterbo +conserva la tomba di _Petrus de Vico_ (m. 1268). Vedine i disegni nel +BUSSI, p. 158 e 159. + +[29] Nella processione della coronazione: _comitantibus Praefecto et +Senatore: Gesta_, c. 8. + +[30] _A tempore Benedicti Carissimi Senatum Urbis perdiderat, et idem +B. — subtraxerat illi Maritimam et Sabiniam: Gesta_, c. 8. + +[31] Notizia di questo Senatore io traggo da un documento dei 27 +Gennaio 1198, della santa Maria in Transtevere; _anno 1 D. Innoc. +III PP. Ind. I in curia senatoris ante Eccl. b. M. in Campitolio. +Et hoc factum est tempore Dni Scotti Paparonis Urbis Rome Senatoris_ +(_Mscr. Vat. 8051_, fol. 33). Sul pavimento della chiesa di santa Maria +Maggiore una tavola di marmo (copia moderna della originale) tiene +incise le imagini di due cavalieri a cavallo coi nomi: SCOTUS PAPARONE +JOHS PAPARONE FILI EI. La _Descrizione della Città_ (III, 2, p. 275) e +il VALENTINI (_Illustrazione della Basil. Liberiana_, p. 3) traspongono +erroneamente questi due Romani al tempo di Eugenio III. Entrambi +nell’anno 1201 erano morti; lo significa un’iscrizione in san Pantaleo +ai Monti: _A. D. MCCI Ind. V Mense Octb. D. XX... Ego Aldruda Infelix +Christi Famula Uxor Quondam_ SCOTTI PAPARONIS _Roman. Consulis — Ob +— Depositionem Animarum Praedicti Viri Et Filii Mei Johis Paparonis +Ecclesiam Istam... Reintegrari Feci_. + +[32] _Et exclusis Justitiariis Senatoris, qui ei fidelitatem juraverat, +suos Justitiarios ordinavit; electoque per Medianum suum alio Senatore +tam infra urbem, quam extra, patrimonium recuperavit nuper amissum: +Gesta_, c. 8. Ignoto è il nome del nuovo Senatore. + +[33] Nel Codice fiorentino di CENCIO la formula trovasi denotata col +nome di Innocenzo; nell’_Ordo Roman. XII_ dello stesso CENCIO, col nome +di Urbano; meglio sarebbe di Clemente III. + +[34] Il _Cod. D._ 8, 17 della Bibl. Angelica di Roma contiene la +formula della nomina di un Podestà in una terra soggetta al Senato, ed +è del secolo decimoquarto. + +[35] Il nome _Parentius_ compare in Roma per la prima volta nell’anno +1148 fra i Senatori. Intorno a Pietro Parenzo vedansi RAINALDO (ad a. +1199, n. 22), _gli Acta Sanctor._ (_ad 21 Maji_, p. 86), e la _Istoria +antica latina del Martirio di S. Pietro di Parensio_, scritta da ANTON +STEFANO CARTARI e publicata in Orvieto nell’anno 1662. In Orvieto +predicò Pietro Lombardo _Manichaeorum Doctor_ che era ivi andato da +Viterbo, città che allora formicolava di eretici (p. 7). Vedasi anche +il GUALTERIO. _Cronaca inedita degli avvenimenti di Orvieto_, Torino +1846, I, 212. + +[36] _Utraque vero potestas sive primatus sedem in Italia meruit +obtinere, quae dispositione divina super universas provincias obtinuit +principatum. Et ideo — specialiter — Italiae paterna nos convenit +sollicitudine providere_: ai Rettori della confederazione tusca, 30 +Ottobre 1198, I, _Ep._ 401. + +[37] _Multi scandalizabantur — tamquam vellet Theotonicos in Italia +confovere, qui crudeli tyrannide redegerant eos in gravissimam +servitatem, in favorem libertatis declinans, non acceptavit oblata: +Gesta_, c. 9, dove viene definita rettamente l’idea nazionale di quel +tempo. + +[38] FATTESCHI, _Duchi di Spoleto_. Certo che anche più tardi, a +intervalli di tempo, Ottone IV e Federico II elessero dei Duchi di +Spoleto. + +[39] Bolla data da Todi, ai 2 Ottobre 1198. Innocenzo III fu il primo +Papa che conseguì la signoria di Perugia, almeno di nome: così dice +ANNIBALE MARIOTTI, _Memoria di Perugia_ (1806), I, 62. + +[40] Parimenti egli concesse anche a Radicofani la elezione dei +consoli, purchè li confermasse il castellano pontificio: _Ep._ VIII, n. +211. — Nel 1201 confermò consolato, statuti e giurisdizione a Fano, a +Jesi, a Pesaro: THEINER, _Cod. Dipl._, I, 43. Per lo contrario divietò +che si ricevessero Podestà stranieri senza licenza sua: così in Sutri, +_Ep._ IX, n. 201. Consoli allora v’erano anche nelle più piccole terre. + +[41] L’idea guelfa di una confederazione d’Italia continuò ad essere +un sogno; ma se vi han creduto i Papi, non vi credettero i Guelfi. Per +l’ultima volta nella storia l’idea si rinnovò nell’anno 1846 e alla +pace di Villafranca nel 1859. + +[42] Il documento della confederazione, dato agli 11 Novembre 1197, +è conservato nell’archivio di Siena, n. 59, e fu stampato parecchie +volte. Alle città della Tuscia romana e della marca di Spoleto +Innocenzo concesse di entrare nella confederazione: _Gesta_, c. 11. + +[43] _Gesta_, c. 14. Una Bolla di Gregorio IX, dei 22 Gennaio 1235, dà +ancor più esattamente l’elenco di queste castellanie (_patrimonalia_) +pontificie. Nella Campania: Fumone, Palliano, Serrone, Lariano. +Nella Maritima: Aqua Putrida, Ostia, _Aritia, Nympha_, Juliano, Cora, +Cisterna, Terracina. Nella Tuscia: Monte Fiascone, Orcla, Montalto, +Radicofani, Priseno, Aquapendente, Bolsena. Nel Ducato di Spoleto: Cesi +e Gualdo. Nel Vescovato di Spoleto: _Rocca Sacrati, Brusium Corinum, +Rocca de Saxo_. Nel Vescovato di Narni: Narni, _Castrum Sci Gemini_, +Stroncone, Miranda, Otricoli. Nella Sabina: _Rocca Antiqua, et totam +Sabiniam cum omnibus castris et villis: Cod. Vat. Reg. 385_, fol. 104. + +[44] _Johannes Capoccius_ ebbe tre figli: _Petrus_ cardinale di san +Giorgio in Velabro (m. ai 20 Maggio 1259), _Archius_ e _Jacobus_. +Sua figlia _Johanella_ sposò Pandolfo Sabelli di Ariccia: _Storia +della famiglia Capocci_ scritta da JOH. VINCENTIUS CAPOCCIUS (_Mscr. +Vatican._, n. 7934). + +[45] _Sicut auceps deplumat avem omnibus pennis, pro eo, quod ipse +Sabinam et Maritimam ad manum Ecclesiae revocaverat, et recuperaverat +urbis Senatum: Gesta_, c. 134. + +[46] Fin dall’anno 1148 Viterbo era Comune con consoli _de communi +populo_ e _de militia_, e con suoi decemviri (_capudece_): ORIOLI, +_Florilegio Viterbese, Giorn. Arcadico_, T. 137, p. 255. Il Codice +degli antichissimi Statuti di Viterbo data dal 1251; esso fu per la +prima volta edito da IGNAZIO CIAMPI, _Cronache e Statuti della Città di +Viterbo pubblicati ed illustrati_, Firenze 1872. + +[47] _Diffidati sunt a Romanis. Diffidare_, oggi «sfidare»; +_reaffidare_ chiamavasi la dichiarazione ond’era tolto lo stato di +guerra per patti d’accordo conchiusi. + +[48] Credesi che alla famiglia Suburra abbia appartenuto Anastasio +IV: si nota che nipote di lui fosse Gregorio vescovo della Sabina +(CIACONIUS, _Vita Honorii II et Anastasii IV_). Perdurava il nome +famigliare desunto dall’antica via. Una iscrizione dell’anno 1270, nel +vestibolo del Panteon, parla di un _Pandulphus de Sebura Archipresbyter +Ecclesiae S. Mariae Rotundae_. L’HURTER scrive _Subuxa_ invece di +_Suburra_; ed è uno svarione cagionato dall’errore di un manoscritto, +che l’Autore avrebbe pur dovuto correggere. + +[49] _Chron._ SIGARDI, ad a. 1200: _Romani vero Bitervienses in forti +brachio subjugarunt_. Ildebrandino era allora capo della famiglia +palatina degli Aldobrandeschi, signori del Comitato del loro nome +e di Santa Flora. Ai 31 di Luglio egli fece omaggio al Papa in +Montefiascone, per ragione di Montalto (CENCIO, fol. 138), e addì 23 +Maggio 1221, da Messina, Federico II confermò in possesso di lui la +città di Grosseto (_Archivio delle Riformazioni di Siena_, n. 143). +L’Archivio di Siena conserva dovizia di documenti riguardanti questa +famiglia. + +[50] _Gesta_, c. 133. La lettera del Papa (V, 138), data dal Laterano +ai 10 Gennaio 1203, dice: _Ad arcem Lariani, quae est fere prae +ceteris Roccis Italiae spatiosa_. Erroneamente l’HURTER va cercando +nella Capitanata la positura di quella terra: era essa una delle +quattro rocche pontificie nel Lazio romano, presso l’Algido. Nel 1174, +Raino _de Tusculano_ l’aveva data alla Chiesa permutandola con Norma +(CENCIUS, fol. 114). + +[51] Rainero vescovo di Viterbo ne tiene ricordo in una lettera a +Giovanni Colonna senatore: _D. Innocentius omnia capitula reformandae +pacis inter Romanos et Viterbienses, in sua potestate posuit_ (_Giorn. +Arcadico_, T. 137, p. 210). + +[52] Un documento a frammenti, che si custodisce nell’Archivio +municipale di Viterbo, ne conserva gli articoli (ibid. p. 200): _Ego +N. civis Viterbiensis ab hac hora in antea fidelis ero Senatui (et +Populo Romano)... Guerram et pacem faciam ad mandatum eorum... Salva +fidelitate Romani Pontificis et Ecclesiae Rom._ Un’altra formula di +pace dell’anno 1281 parla espressamente di _vassallagium et fidelitatem +senatui populoque Romano_. L’ORIOLI, il BUSSI, e la _Cronica di +Viterbo_ (_Bibl. Angelica_, B. 7, 23) registrano la pace all’anno 1200. +Nel 1207 podestà di Viterbo era _Johannes Guidonis de Papa dei gratia +Consul Romanorum_ (_Giorn. Accad._, T. 136, p. 125). + +[53] Così la _Cronica_ (mscr.) sopraddetta: «la campana del comune... +poserla nel Campidoglio e poserli nome la paterina di Viterbo». Viterbo +formicolava di eretici. Intorno alle porte di bronzo ecc. vedansi i +_Gesta_, c. 135. + +[54] Da Anagni scriveva a Guido, legato in Alemagna: _De urbe quoque +scire vos volumus, quod eam per Dei gratiam ad beneplacitum nostrum +habemus: Reg. Imp., Ep._ 56, sulla fine. + +[55] _Gesta_, c. 135. Nel cap. 136 vien detto: _Filii Ursi, quondam +Coelestini P. nepotes, de bonis Ecclesiae Rom. ditati_. Egli concesse +loro eziandio Vicovaro, Burdello e Cantalupo nel Sabinate. Fra gli +Orsini continuò a durare il nome _Bobo_. Mirabile è la frequenza con +cui appo loro si trova il nome di battesimo Napoleone (come fu dei +milanesi Torre) e l’altro di Matteo. + +[56] Il GAMURRINI (_Famil. nob. Toscane et Umbre_, Firenze 1671, +Tom. II), ad onta che contenga favole parecchie, ha un bel capitolo +intorno agli Orsini. Egli tiene per proavo di questa famiglia un _Cajus +Orsus Flavius_, intorno al 600 dell’êra cristiana. Vedansi presso di +lui registrate le iscrizioni romane antiche che contengono il nome +_Ursinus_. L’Antipapa di Damaso aveva nome _Ursicinus_ (a. 366). +Nel 499 un _Firmilianus Ursinus_ sottoscrive a Ravenna un istromento +gotico. Taccio delle leggende che fanno degli Orsini romani i fondatori +della famiglia tedesca degli Orsi di Anhalt, e noterò più tardi +quel che dice il Petrarca sull’origine tedesca dei grandi romani. Il +MURATORI (_Ant._, III, 784) esclude l’antica derivazione degli Orsini, +e modestamente li fa discendere da _Urso quodam nobili viro_. + +[57] Tutta la famiglia aveva nome di _filii Ursi_. Un Orso _de Baro_ +compare omai nell’a. 998 (Vol. III, pag. 464, nota 1 di questa Storia); +e di un _Constantinus Ursi_ dell’a. 1032 vien fatta menzione nel +GARAMPI, _Mem. della B. Chiara_. Migliore della _Historia di Casa +Orsina_ del SANSOVINO (1565) è la genealogia raccoltane dal LITTA, il +quale (seguendo le orme del GAMURRINI e del MURATORI) fa cominciare la +famiglia storica degli Orsini soltanto dalla fine del secolo duodecimo +con Orso, bisavolo di Nicolò III (1277). Il suo albero genealogico +concorda con un compendio che io rinvenni nell’archivio Conti-Ruspoli, +e che brevemente registra le cinque linee della famiglia composte +dei Pitiliano, dei Castel sant’Angelo, dei Bracciano, dei Monte +Rotondo, dei Gravina. Lo stemma degli Orsini porta una rosa rossa, +con fasce gialle e con tre bende rosse. Soltanto la linea dei Monte +Rotondo portava sull’elmo anche un orso seduto, con un mazzo di rose +nell’artiglio. + +[58] Nell’anno 1101 compare lo stipite dei _filii Johis Ocdolinae_ +(Ottolina, nome di donna romana): vedi il Vol. IV, pag. 367, nota 1 di +questa Storia. + +[59] Stando ai Regesti, Innocenzo III dimorò in Velletri per lo meno +dai 14 di Settembre fino ai 6 di Ottobre. + +[60] Su di Odone figlio di Gregorio, e sui beni di cui fu investita +nell’anno 1157 la casa Poli, vedasi il Vol. IV di questa Storia, pag. +641 in nota. La lettera di Innocenzo a Riccardo (VII, 133) data da +Roma ai 9 Ottobre 1204 offre schiarimenti intorno alla lite: così vi +concordano spesso parola per parola i _Gesta_ tratti da documenti. I +Conti tennero per seicento anni il possesso di Poli, fino a che la loro +famiglia si spense nell’anno 1808: indi la terra venne in mano degli +Sforza Cesarini, e nel 1820 passò nei Torlonia. — Il NIBBY, _Analisi_, +II, 569, erroneamente registra questi avvenimenti all’anno 1208. La +_Ep._ VII, 133, dimostra che ai 9 Ottobre 1204 non era stata peranco +data la carta d’investitura feudale a Riccardo. + +[61] I _Gesta_ non parlano di Riccardo, bensì ne discorre la lettera +del Papa (VII, 133): _turrem tuam acriter expugnarent, ita quod eam, +te vix tandem per fugam liberato, ceperunt; et adhuc quidam sub nomine +Communitatis detinent occupatam_ (ancor nell’Ottobre 1204). L’HURTER +prese uno svarione, non notando che nell’_Ep._ VII, 133, e nei _Gesta_ +si parla dello stesso fatto. Non mi soffermo a dire dei suoi scusabili +errori in ciò che concerne i luoghi della Città: egli trasporta i +_Balnea Neapolis_ sul Celio. + +[62] _Gesta_, c. 135, 136: _Videns igitur D. Papa, quod furor erat in +cursu, cessit. Chron. Foss. Nov._, ad a. 1203: _Nonas Maji indignatione +Romanorum D. Papa venit Ferentinum._ Giusta i Regesti (nel BREQUIGNY), +una Bolla è data ai 3 Maggio, da Palestrina. + +[63] Allora il _Circus_ aveva nome di _Castellum Aureum_. Ivi erano due +conventi, quello _Domine Rose_ (oggidì santa Caterina dei Funari) e un +altro _S. Laurentii Pallacini et in Clausura_. La Bolla di Celestino +III dell’anno 1192 (nel _Bullar. Vatican._, I, 74), dice: _Castellum +aureum cum parietibus altis et antiquis in circuitu positis_... + +[64] È certo che il ritorno del Papa avvenne intorno alla Pasqua del +1204; ad esso pertanto fece seguito l’elezione di _Gregorius Petri +Leonis Rainerii_. Afferma il VITALE che Gregorio di Giovanni Leone di +Rainerio era senatore nel 1203, e ne riporta dei decreti che trae dalla +_Storia di Terracina_ del CONTATORE. Però non s’accordano le indizioni. +Le _Storie del Senato_ appoggiate sui manoscritti del GIGLI, difettosi +di critica, sono piene di lacune. Mancano documenti. — La famiglia +_Rainerii_ compare in Roma di già nel 1164 con _Johes Petri Leonis de +Rainerio_ (NERINI, p. 193). + +[65] _Gesta_, c. 139, c. 141. _Boni homines de Communi_, titolo +adoperato in tutte le democrazie italiane. + +[66] _Petrus Anibaldi_ è da Innocenzo III chiamato _sororius_, cognato +oppure figlio di sorella. Fu suo siniscalco, e più tardi rettore di +Cori: _Ep._ XVI, 86. + +[67] _Gesta_, c. 139: _Fecerunt utrinque turres ligneas, ubi lapideas +non habebant, aggeres et fossata, munientes thermas, et incastellantes +ecclesias. — Erexerunt enim petrarias, et mangonellos, conduxerunt +balistarios_. + +[68] _Ep._ VI, 206, e PANVINIO, _Storia_ (mscr.) _della famiglia +Frangipani_. Il Papa scomunicò Terracina e la costrinse a prestare +il giuramento feudale raccolto in quella lettera. Del resto la città +trovavasi in rapporto di feudalità anche coi Frangipani. + +[69] _Gesta_, c. 139: _Prohibentibus Jacobo Fraiapane et relicta +Naionis Frajapanis. Najone_ è volgare abbreviamento di un nome, od +altrimenti legger devesi _Rainone_. In alcune carte (del 1207) compare +_Jacoba uxor quondam Gratiani Frajapani_. + +[70] _Non consuevit urbs in aliqua contentione succumbere, quam contra +Ecclesiam assumpsisset, neque justitia, sed potentia vincere consuevit. +— Numquam tam turpem pacem audivi factam pro Urbe: Gesta_, c. 141. + +[71] Giovanni Pierleoni tornò a imbronciarsi col Papa. S’impadronì di +beni in quel di Tusculo, e fu scomunicato. Morì nel 1204 o nel 1205, e +gli fu concessa tomba cristiana soltanto dopo che i suoi eredi ebbero +prestato al Pontefice il dovuto soddisfacimento. + +[72] _Et de communi omnium voluntate quatuor sunt electi, qui secundum +praescriptam formam jurarunt, statimque dixerunt, quod ad summum +Pontificem pertinebat, creare Senatum: Gesta_, c. 141. + +[73] Se si stia ad una Storia mscr. del Senato, ch’è posseduta da +Don Vincenzo Colonna di Roma, primo senatore unico, giusta il novello +sistema, fu Pandolfo: lo ammette anche il VITALE. Se la cosa sia esatta +non so; improbabile non è. _Pandulphus de Suburra Romanorum Consul_ +trovasi ancora per tre volte da podestà a Perugia, negli anni 1209, +1210, 1217 (dagli atti conservati in quell’Archivio). + +[74] RAINALDO erroneamente registra all’anno 1208 queste lotte della +costituzione. Ecco la successione degli avvenimenti: fugge il Papa, +nella primavera del 1203; si fa la nuova elezione del Senato nel +Novembre 1203; ritorna il Papa innanzi al 1 Aprile 1204; allora subito +avviene la novella elezione; _Gregorius Pierleone Rainerii_, senatore; +questi rinuncia all’officio nel Novembre 1204; durante la sua epoca +infierisce la guerra civile; si tenta di compor la pace nel Novembre +1204; sono eletti cinquantasei Senatori che durano fino all’Aprile +1205; subentra il Senatore unico. + +[75] Leggasi la lettera di UGO FALCANDO che serve di introduzione alla +sua bella _Storia di Sicilia_: MURAT., VII, 251. + +[76] _Baliam regni D. Papae dimisit ab omnibus juramento firmandam, +quoniam ad eum spectabat tamquam ad dominum principalem: Gesta_, c. +23. Il documento dell’investitura feudale, dei 19 Novembre 1198, è +registrato nell’HUILLARD, _Historia diplomatica Friderici II_ (I, 16). + +[77] Gli scriveva sulla fine del Gennaio 1199, nella sua lettera di +condoglianza: _Exultes in Domino — qui pro temporali spiritualem tibi +patrem providit, et in matris obitu matrem Ecclesiam — deputavit, ut +factus vir et in regni solio solidatus eam amplius venereris per quam +te noveris exaltatum_. + +[78] Con Diepoldo erano uniti i suoi due fratelli Ottone e Sigfredo. La +narrazione di tutti questi rapporti di cose è disposta in bell’ordine +dall’ABEL, _Ottone IV imperatore e re Federico II_, Berlino, 1856. + +[79] La _Cronica di Fossa Nuova_ registra nell’anno 1198 una cotale +scorreria, onde Diepoldo si spinse depredando fino a Ripi e a Torrice: +_Et sedit ibi tres hebdomadas et depraedavit et vastavit — ipsa — +castella_. + +[80] _Gesta_, c. 23. La lettera che il Papa indirisse ai Siciliani +nell’Agosto 1199 è raccolta dall’HUILLARD, I, 32. Markwaldo ingannò +Ottaviano cardinal vescovo di Ostia, zio di Odone _de Polo_ (UGHELLI, +I, 67; CARDELLA, I, 171). Con lui erano i cardinali Guido e Ugolino, +il quale ultimo, uomo di saldo animo, diventò più tardi Gregorio IX: e +v’era anche il console Leone _De Monumento_. + +[81] Jacopo dei Conti, di Anagni, che nel 1202 fu giustiziere e +capitano nella Campania e nelle Puglie, più tardi in ricompensa ebbe +Ninfa come possedimento a vita. Il maresciallo s’era arricchito in +Sicilia, e dava denari a prestito al Papa: _Ep._ XV, 114. + +[82] Sibilla e i suoi figli Guglielmo, Albina, Costanza e Mandonia +erano stati esiliati in Alemagna dallo spergiuro Enrico VI. Filippo li +ripose in libertà, quando Guglielmo era anche morto. Sibilla andò in +Francia, dove Gualtiero sposò Albina: RAUMER, II, 613. + +[83] _Comitem G. de Brenna, qui velut gener Tancredi regis intrusi +mortem nostram et sanguinem sitiebat, sub defensionis nostrae specie +misit in regnum. Febr. 1246_: Federico ai Francesi (nell’HUILLARD, +_Hist. dipl._, VI, 389). + +[84] _Duravit hoc Theutonicorum jugum gravissimum decem et septem +annis: Chron. Fossae Novae. — Gesta_, c. 39. + +[85] _Gesta_, c. 124, 125. Ep. X, 131, 132. Bolla _Universis fidelibus +per patrimonium B. Petri constitutis... dat. Viterbii IX Kal. Oct. +Pont. N. a. X._ Nel dì stesso promulgò un severo editto contro gli +eretici, e comandò che si inserisse negli Statuti comunali. + +[86] La morte di lui (a. 1104) è registrata nella _Cronica_ di Fossa +Nuova: _Obiit Gregorius Comes Ceccani, 12 Kal. Oct. feria III_. È la +prima volta che si faccia menzione di questa casa di conti. + +[87] Documento in CENCIO, fol. 123, di recente raccolto nel THEINER, +_Cod. dipl._, I, n. 45. Giovanni, figlio di Landolfo e di Egidia, +sposò nel 1189 Rogasinta figliuola di Pietro _de Celano_, conte +de’ Marsi. Sua sorella Mabilia nel 1182 aveva tolto per marito il +conte Jacopo di Tricarico (_Chron. Fossae Nov._). Zio di Giovanni fu +Giordano cardinale di santa Pudenziana. Nell’archivio di casa Colonna +esaminai molti documenti relativi alla famiglia di cui parliamo, ed +eziandio l’importante testamento di Giovanni, dato ai 5 di Aprile +1224 (pergamena originale, scaffale XIII, n. 2). Giusta esso, Giovanni +possedeva Ceccano, Arnaria, Patrica, _Cacumen_, Montacuto, _Julianum, +S. Stephanum, Magentia_, Rocca Asprano, _Prosseum, Postertium, +Carpinetum_, e diritti nel _Castrum Metellanici_, in Alatri, a +Frosinone, a _Turrice_, a Ceperano, a Piperno, a _Setia_, a _Nympha_. +Figli suoi furono Landolfo, Berardo, Tommasia e Adelasia. + +[88] CENCIUS, fol. 157: _Qualiter Gualganus de Sculcula recognovit +castrum ipsum juris b. Petri esse, et habere illud in custodia;_ è +un documento dei 13 Luglio 1158, il primo, per quel che io mi sappia, +che parli di questa famiglia. — Nell’archivio Colonna sono parecchie +carte dei secoli decimoterzo e decimoquarto; la più antica contiene +il testamento di _Conradus de Sculgula fil. quond. dni Galgani_, del 1 +Gennaio 1270 (Scaff. XIII, n. 3). Galgano figliuol suo ebbe tre figli; +Corrado, Simone, e Goffredo cardinale di san Giorgio in Velabro: ibid, +Scaff. XVII, n. 4, pergamena dei 28 Febbraio 1270. + +[89] _Collismedii_, rocca ruinata nel paese dei Volsci, dove tuttavia +dura il nome della terra. È un fatto notevole che questi conquistatori +germanici abbiano fino a tempi assai tardi durato in molte famiglie +cavalleresche del Lazio. + +[90] Addì 21 Dicembre 1232, _Oddo de Columpna dominus Olibani_ vendette +alla Chiesa la parte che a lui spettava del _Castrum Paliani_ e +_Serronis_: CENCIUS, fol. 140. + +[91] Così vien detto: _Rocca et Castrum Paliani, Rocca et Castrum +Serronis_; ed eziandio: _Arx et Castrum Fumonis_, dove sedeva un +prevosto del Papa. _Castra_ erano _Nympha_, Tiberia, Norma, _Larianum_, +Falbateria ed anche Frosinone: parlasi invece della _civitas Tusculana +cum arce ejusdem civitatis_. In documenti del Lazio, a quel tempo, +trovasi in uso la formula: _Quaecumque civitas, seu castrum vel Baro_. + +[92] Anagni e Velletri avevano loro Podestà; Ferentino: _Potestas, +Consilium et Populus_ (THEINER, I, n. 195, a. 1241). Allorquando +Gregorio XI, nel 1229, tolse Suessa sotto la protezione della Chiesa, +dichiarò nella sua Bolla: _Concedimus vobis, ut in preficiendis vobis +Rectoribus, et in contractibus venditionis... habeatis ad instar +praedictarum civitatum Campanie libertatem_; e prima aveva detto: +_sicut Anagniam et alias civitates_ (THEINER, I, n. 153). Nell’anno +1231, in Anagni, venne a lotta il ceto dei cavalieri contro quello +dei cittadini, onde Gregorio ne promulgava la Bolla: _Dilectis filiis +rectoribus, militibus et populo Anagninis_, data agli 11 Agosto 1231: +ibid., n. 161. + +[93] Dopo della restaurazione operata da Innocenzo III le province +della Chiesa s’aggrupparono così: _Campania et Maritima, Patrimonium B. +Petri in Tuscia, Ducatus Spoletanus, Romandiola, Marchia Anconitana_. +Talvolta per _Campania et Maritima_ trovasi ancora usato il concetto +antico di _Comitatus Campaniae_. + +[94] Documento dato da Spira, agli 11 Ottobre 1215 (MURAT., _Antiq. +Ital._, V, 663). Nel 1221 Federico II ritolse Sora al Conte, e lui +financo cacciò in prigione. Nell’anno 1228 i Conti reclamarono presso +Nicolò IV, ma inutilmente, affinchè loro restituisse ii bel feudo +(RATTI, _Hist. della fam. Sforza_, II, 231). + +[95] + + Trasmundus = Claricia de Scotta + | + | Innocentius III + | + | Riccardus Dux Sorae + | + | Johannes de Polo, Comes Albae. + | + | Paulus, Romanor. Proconsul, 1238. + | + | Stephanus, Card. S. Adriani. + +Il contratto di divisione dei beni famigliari è dato ai 3 Maggio 1226 +(CONTELORI, n. 4). Paolo n’ebbe Valmontone, Sacco, Plumbinaria ossia +Fluminaria ecc.; Giovanni ne ricevette _Turrim Urbis_, Ponte Mammolo, +Monte Fortino. — _Johannes comes_ (figlio di Paolo o nipote suo) coi +beni di Valmontone, di Gabiniano, di Sacco, di Fluminaria formò un +fidecommesso a favore di Adenolfo suo figlio e di suo nipote Giovanni. +La carta degli 11 Agosto 1287 contiene la fondazione espressa di un +maggiorasco, la prima (che io per lo meno mi conosca) di terre romane. +La rinvenni nell’archivio della casa Conti-Ruspoli (Busta 27, 8). +Eccone la formula: _Teneatur restituere... ille primogenitus... alteri +primogenito suo masculo nato ex legitimo matrimonio in infinitum et +in perpetuum, ita quod successive dicta castra et tota Terra praedicta +et Baronagium semper applicentur et pervenient ad unum solum masculum +haeredem primogenitum_ (_Actum in Castro Vallis Montonis in majori +Palatio Curiae dicti Domini_). + +[96] _Ep._ XII, 5: _Nobili viro Riccardo germano nostro Sorano Comiti, +dat. Lateran. VI Kal. Martii a. XII_; dov’è aggiunto il patto dei 6 +Ottobre 1208. L’investitura del feudo fu data col simbolo del calice +(_per cuppam deauratam_). Vedi anche CENCIUS, fol. 138, e il THEINER, +I, 53. + +[97] _Chron. Andrense_, D’ACHERY, _Spicileg._, II, 843, donde si pare +che a quel tempo il Senatore spontaneamente rinunciò all’ufficio: +_Senatorem urbis, qui quasi ipso invito dominium tenuerat, sponte +cessurum denuntiat_. + +[98] _Nunc autem Ecclesia per Dei gratiam in unitate consistit et +imperium peccatis exigentibus est divisum_: Innocenzo nella risposta ai +messaggi di Filippo (BALUZIUS, I, 693). + +[99] _Cum per se devotus existat Ecclesiae, ac descendat ex utraque +parte de genere devotorum_: Innocenzo, _Reg. Imperii, Ep._ 29, 33. + +[100] Vedi il celebre documento intitolato: _Deliberatio Domini Papae +Innoc. super facto imperii de tribus electis: Ep._ 29, in cui egli +enumera tutte le persecuzioni che gli Hohenstaufen ebbero mosso contro +la Chiesa. + +[101] _Quod non expedit ipsum imperium obtinere patet ex eo, quod per +hoc regnum Siciliae uniretur imperio, et ex ipsa unione confunderetur +Ecclesia: Reg. Imp._, 29. + +[102] Lettera 33, del 1 Marzo 1201. + +[103] Nel _Reg. Imp._ (_Ep._ 32 indiritta ad Ottone), Innocenzo III +definisce l’Impero solamente come la _materialis gladii potestas_, a +protezione della fede e ad estirpazione degli eretici. + +[104] Nella _Ep._ I, 401, ai _Rectores_ di Tuscia: _Sic regalis +potestas ab auctoritate pontificali suae sortitur dignitatis +splendorem_. Vedi eziandio il _Reg. Imp., Ep._ 32, ad Ottone. Nelle +lettere pontificie e regie tornava a frase del tutto ingenua, il dire: +_Cum Sacerdotium et Imperium duo sint luminaria (majus et minus) in +Ecclesia firmamento, quibus mundus in spiritualibus et temporalibus +veluti die ac nocte clarescat_. — Questa similitudine inventata già da +Gregorio VII (VIII, _Ep._ 21), fu con fanciullesca fantasia ampliata +dai frati. Vedi la _Homilia II_ di CESARIO HEISTERBACH (del 1220) +monaco cistercense di Colonia, nel _Lib. XII Illustrium Miraculorum et +Historiarum Mirabilium_ (Colonia 1091, p. 177 segg.): la Chiesa è il +firmamento, sole il Papa, luna l’Imperatore; il giorno personifica il +clero, la notte rappresenta il laicato; le stelle sono i Vescovi, gli +Abati ecc. + +[105] Per ragione di cotali dottrine è di grande importanza la risposta +data dal Papa ai messaggeri di Filippo (_Reg. Imp._, 18): _Hinc est, +quod Dominus sacerdotes vocavit Deos, reges autem principes_. Inoltre +le _Ep._ 30, 62. Più tardi nella contesa con Lodovico di Baviera la +pretensione del Papa alla signoria universale fu tenuta in conto di +canone. Noto qui anticipatamente tre aforismi di ALVARO PELAGIO, +_De Planctu Ecclesiae: Papa potest privare imperatorem imperio et +reges regno. — Qui non habet Papam pro capite nec Christum habet. — +Christus rex temporalis, Papa ejus vicarius, habet in terris utramque +potestatem_. Espressamente dice Innocenzo: — _Imperium noscatur ad eam +(sedem Apost.) principaliter et finaliter pertinere_ (_Reg. Imp._, n. +29). — Nel _Reg. Imp._, 18, egli afferma essere statuito: _Sacerdotium +per ordinationem divinam, regnum autem per extorsionem humanam_. I +Pontefici non riconoscevano darsi reame alcuno per la grazia di Dio; +e questa loro opinione filosofica sull’origine dei re, quantunque +modificata, fu accolta da Federico nella notevole Introduzione alle +Costituzioni di Melfi (a. 1231). I Principi, secondo quella, sarebbero +stati creati dalla necessità umana della distinzione del mio e del tuo, +che succedette alla comunione naturale dei beni: ma il loro istituto +avrebbe dipeso benanco da disposizione divina. + +[106] _Reg. Imp., Ep._ 14; e indi più tardi, allorchè il Papa ebbe +condannato Filippo: _Ep._ 61. La protesta di Innocenzo nell’_Ep._ 62. + +[107] ROGERO DI WENDOVER, _Cronica_ (ed. Coxe, Londra 1841, T. III, +142): _In Capitolio autem et per totam urbem declamatum est: Vivat et +valeat imperator Otho_. + +[108] _Juramentum Ottonis, actum Nuxiae in Coloniensi diocesi a. +1201 VI Id. Junii: Reg. Imp., Ep._ 77; _Monum. Germ._, IV, 205. Si +prendeva a fondamento il Diploma di Lodovico I, che dopo di Gregorio +VII tenevasi per autentico. Però non ancora si parlava di Corsica e di +Sardegna. + +[109] Tuttavia la Romagna restò nel dominio dell’Impero fino al 1278. +Intorno a questi avvenimenti vedasi il FICKER, _Studî per servire alla +Storia dell’Impero e della Chiesa in Italia_, II, 469 sgg. + +[110] _Reg. Imp._, 61, dove si afferma risolutamente il principio della +separazione delle due podestà. Oltracciò nell’_Ep._ 62 la risposta +del Papa a Bertoldo di Zähringen. Protestò anche Filippo Augusto di +Francia, che già addì 29 Luglio 1198 si era collegato con Filippo di +Svevia: _Ep._ 63. + +[111] Innocenzo ammonisce gli Anconetani (VII, 228), invocando il falso +testamento di Enrico VI. Egli mandò a loro Cencio, cardinale non di +san Lorenzo in Piscina (come pensa erroneamente l’HURTER), ma di san +Lorenzo in Lucina. + +[112] _Reg. Imp., Ep._ 153: _Quidam enim civium Romanorum adversarii +tui corrupti pecunia, gravem seditionem adversus nos commoverunt in +urbe_... così il Papa nel 1208 scrive ad Ottone, accertandolo che egli +non abbandonò la sua causa allorchè tutti lo disertarono ed eziandio +insorsero i Romani. La rivolta è quella del 1204 e del 1205. + +[113] _Gesta_, c. 120: _Senatorem urbis_. Nè è già stile di curia, come +opina l’HURTER, per significare la maggioranza dei Senatori; v’aveva +allora un solo Senatore, Gregorio Pierleone _Rainerii_, ed era poco +tempo prima che egli rinunciasse. Del Prefetto non si fa menzione. + +[114] _Gesta_, c. 121, dove è anche il documento dell’investitura +feudale. Un re ammetteva ciò che Innocenzo voleva proclamare, il Papa +essere signore supremo di tutti i Principi: _Cum corde credam et ore +confitear, quod Rom. Pontifex qui est B. Petri successor, Vicarius sit +illius per quem reges regnant et principes principantur, qui dominatur +in regno hominum et cui voluerit dabit, ego Petrus — tibi — summe +Pontifex — offero regnum meum_... + +[115] ZURITA, _Annales de Aragon_, ad a. 1204, p. 91: _deste censo y +reconocimiento que el Rey hizo al Papa, buelto a su reyno mostraron +los ricos hombres y cavalleros muy descontentamiento_. Pietro si +imbarcò novellamente ad Ostia, toccò Corneto, e largì un privilegio +di commercio a questa città: il documento è dato _Corneti mense Nov. +A. D. 1204_ (Codice appellato _Margherita Cornetana_, fol. 89 t., +nell’archivio di Corneto). Il Re cadde nel 1213 vicino a Castel Maurel, +combattendo nella guerra degli Albigesi, quand’era mosso in aiuto di +Raimondo di Tolosa cognato suo. + +[116] _Reg. Imp._, 136 (del Giugno 1206; BÖHMER, _Reg._, pag. 21). + +[117] Tomaso di Savoia e Azzo d’Este (BÖHMER, pag. 23). Nell’archivio +comunale di Assisi si conserva un _Privilegium_, con cui Filippo +concedeva libera elezione di Consoli a quel Comune; ed è dato da Ulma, +addì 29 Luglio 1205. _Testes sunt: Heinricus marscalcus de Kalindin. +Heinr. de Smalenecke. Fridericus dapifer de Walpurc. Wernher de +boulande. Diedo de Rabenspurc. Dat. ap. Ulmam a. dnice Incarn. MCCV. +Quarto Kl. Aug. Ind. VIII._ + +[118] Nell’archivio delle _Reformazioni di Siena_, n. 77, esiste un +trattato conchiuso fra Filippo e Siena ai 23 Maggio 1208; ed è assai +importante per far conoscere la reverenza che quegli si aveva in Italia +(_XXIII die men. Maii feria VI A. ab Incarn. Dom. MCCVIII Ind. XI. +Anno vero regni Serenissimi Rom. Reg. Philippi XI_). Tutti i cittadini +del vescovado e del comitato, dell’età dai quindici ai settant’anni, +vi giurano di essere fedeli al Re, e di restituirgli tutti i beni che +l’Impero aveva posseduto alla morte di Enrico VI: _assignabunt ea in +manus Dni Patriarche Aquilegensis et legatorum dominis Regis... Haec +omnia supradicta Ego Wolfgerus dei gr. Aquil. Patriar. tocius Italie +legatus nomine et vice D. Regis Philippi tibi Johanni Struozi senensium +Potestati recipienti nomine universitatis Senensium — promitto... et de +omnib. supradictis faciendis — osculum pacis tibi dedi una cum Henrico +de Smalnecge et Eberhardo de Luottere. Actum in Sena_. Seguono i +testimoni. _Ego Albertus Notarius praed. Patriar. his omnibus interfui +etc._ — Filippo aveva mandato Wolfgero, il Burgravio di Magdeburgo e i +due nobiluomini sopraddetti da suoi negoziatori a Roma. + +[119] Ne correva voce pel mondo; lo udì l’Abate di Ursperg, e +Federico II nell’anno 1226 lo ripetè: _Hetruriam mihi adolescenti +sublaturus per nuptias Philippum patruum delusit_ (_Hist. Dipl. Frid. +II_, T. II, 933). — LA FARINA, _Studi_, I. 835; ABEL, 224, 380. — +_Promissa Philippi_ (_M. Germ._, IV, 209, all’anno 1205), dove Filippo +espressamente dichiara di voler dare la sua figliuola ad un nipote del +Pontefice. + +[120] GUALTIERO DI VOGELWEIDE inveisce parecchie volte contro il +Pontefice romano. + +[121] _Reg. Imp._, 153: _Quamvis nepos ipsius jam tibi adversarium se +opponat_; mirabile divinazione! — Vedi le lettere del Papa ai Tedeschi +in favore di Ottone (154-158 ecc.), e l’altra di Ottone (n. 160), in +cui questi chiede di essere prestamente riconosciuto per re. + +[122] Soltanto nel dì 7 Agosto 1212 Ottone sposò la giovine Beatrice. +La sventurata Principessa porse la mano al nemico della sua casa +quand’egli era colpito di anatema, e morì quattro giorni dopo, agli 11 +di Agosto. + +[123] Libertà di elezione capitolare dei preti. Diritto di appello +a Roma. Rinuncia al _jus spolii_. Distruzione degli eretici. _Mon. +Germ._, IV, 216. _Reg. Imp._, 189. Intorno a cotali rapporti vedasi il +FICKER, _Studi per servire alla St. dell’Imp. e della Ch. in Italia_, +II, n. 365, sgg. + +[124] BÖHMER, 41, 42. Tengo eziandio nota di due documenti +dell’archivio di Siena, n. 83 e 84. Addì 3 Luglio 1209 i Sanesi +protestano al Patriarca, legato di Ottone, che sarebbero fedeli +all’Imperatore e che per conto di lui conserverebbero i beni di Enrico +VI. Addì 4 Luglio 1209, il Patriarca nega la provvisoria conservazione +dei beni. + +[125] _Dux Saxonie — Otto venit in Lombardiam cum magno exercitu, in +cujus terribili adventu tremuit Italia, et nimio pavore concussa est: +Monach. Padov. Chron. Estense_, MURATORI, XV, 301. — _Venit magno et +inusitato exercitu_, dice la _Cronica di Fossa Nuova_. + +[126] GERARDO MAURISIO (MURAT., VIII, 20) ha un prezioso episodio, in +cui descrive la conciliazione di questi tre grandi Capitani, pacificati +da Ottone. — Salinguerra: _saliens in guerram_. Azzo fu il primo +tiranno cittadino, poichè nel 1208 Ferrara (donde egli aveva scacciato +quell’altro) diede a lui la signoria. Documenti nel MURAT., _Ant. +Est._, I, 389, e il LA FARINA, _Studî_, I, 873. + +[127] Ratifica di Ottone, _datum in castris in monte Malo, 4 Non. +Octbr. Ind. XIII_ (_Mon. Germ._, IV, 218; _Reg. Imp., Ep._ 192). Il +_Chron. Slavor._ (LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, II, 743) nota il numero +dell’esercito: seimila corazze, arcieri, e popolo infinito di vassalli. + +[128] Errano l’HURTER e il LA FARINA quando descrivono il cammino che +tenne la comitiva della coronazione. Non è vero che Ottone percorresse +coronato le vie della Città; e il banchetto fu servito in Laterano. +Gli _Annales_ REINERI, ad a. 1209 (_Mon. Germ._, XVI, 602), parlano +dell’occupazione del ponte Tiberino, _ne consecrationem ejus, sicut +animo conceperant, Romani impedirent_. + +[129] _Contradicentibus pro maxima parte Romanis_: RIGORD, _De Gestis +Philippi Augusti_, p. 51. La _Cronica di Brunswick_ scritta in rima +(LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, III, 120 segg.) dice: «Per la qual cosa il +Senato di Roma ed il Consiglio furono tutti d’accordo. E si stizzirono +perciocchè ad essi non si fosse fatta parola che in quell’ora dovesse +avvenire la consecrazione imperiale: ed era per questo il loro cuore +gonfio d’ira». Mancano i documenti per potere stabilire chi fosse +allora senatore. + +[130] _Ad — portam Romae_ (ponte Sant’Angelo), _et D. Papa ibi eum +benedixit, licentiavit et rogavit eum, ut alio die adveniente recederet +a territorio Romano: Chron. Fossae Novae._ + +[131] La più parte dei Cronisti cerca la causa del combattimento in +questo, che Ottone rifiutò di largire ai Romani i soliti donativi +(_propter quasdam expensas, quas ab Imperatore Romani ex debito +petebant_, dice RIGORD: e parimenti FRANCISCUS PIPINUS, che copia dal +primo; MUR., IX, 637): così l’inedito _Chron. Imp. et summor. Pontif._ +(Cod. 5. Plut. XXI. nella Laurenziana di Firenze). Stando al MAURISIUS +(_Hist. Eccelini_; MUR., VIII, 21), Ezzelino II superò tutti nella +pugna. La _Cronica rimata di Brunswick_ dice che il Papa accompagnasse +l’Imperatore per un paio di miglia; ma è un errore. Dopo la coronazione +Ottone e Innocenzo non si rividero più. + +[132] _Sub periculo personae nostrae ad vos urbem intrare decrevimus. +Attendat tamen sanctitas vestra quod magnum periculum in introitu in +urbem toti Ecclesiae posset provenire: Reg. Imp., Ep._ 193. La risposta +del Papa, data agli 11 Ottobre dal Laterano, è nell’_Ep._ 194: _de +negotio vero terrae_; e trattasi fuor di ogni dubbio della «terra di +donna _Mechtilde_», come la _Cronica rimata_ avvisa essere stato il +primo oggetto della controversia. CESARIO HEISTERBACH (_Homil._, II, +173) notò, che dopo la concordia perfetta in cui s’era al tempo della +coronazione, scoppiò la contesa _propter quaedam allodia_. + +[133] Ai 17 Ottobre trovossi vicino ad Isola Farnese (BÖHMER, n. 79). +Ai 25 fu a Poggibonsi, dove emanò il Diploma faustissimo per Pisa, cui +concesse la Corsica. Ai 29 fu a San Miniato. — Ai _Regesta_ del BÖHMER +aggiungo io un _Privilegium_ per Siena (da San Miniato, ai 29 Ottobre; +copia autenticata nell’arch. di Siena, n. 65, e _Kaleffo novo_, fol. +610), in cui esonera la città dal pagamento delle somme dovute al fisco +dopo la morte di Enrico VI. — Aggiungo un altro Diploma originale per +Siena (dato da Foligno ai 14 Decembre 1209), che comincia: _Gratiose +liberalitatis_... Siena ne riceve libertà di elezione dei suoi +Consoli sotto riserva dell’investitura imperiale, e verso tributo di +settanta marchi d’argento che la città deve pagare nei quindici giorni +successivi a Pasqua, in mano del Prevosto imperiale in San Miniato +(_Kaleffo novo_, ibid.). — Cito anche un Privilegio dato al Vescovo di +Chiusi, cui l’Imperatore cede quella città: _Acta sunt haec A... 1209 +Ind. XIII. Dat. apud Fulgineum Id. Decbr._ Fra i testimonî è _Yzilinus +de Tervisio_ (Arch. comunale di Orvieto, cassa 2). — Ai 24 Dicembre, +da Terni, Ottone promulgò un Privilegio per la santa Maria ed il santo +Anastasio in quella città. Il BÖHMER, seguendo l’UGHELLI, lo registra +sotto la data del 1 Gennaio 1210; ma è un errore. L’istromento che io +ricopiai nell’archivio comunale di Terni, dice: _Dat. Interamnes A. D. +MCCVIIII. VIII Kals. Januarii Ind. XIII_. + +[134] _Paene totam Romaniam_, dice RIGORD: ma non è la Romagna, chè +talvolta vien così denominata tutta la Tuscia romana. _Riccardi Comitis +S. Bonifacii Vita_; MUR., VIII, 123. + +[135] La patente d’investitura feudale di Azzo (senza l’Esarcato di +Ravenna) è data da Chiusi, ai 20 Gennaio 1210 (MURAT., _Ant. Est._, I, +392; LÜNIG, I, 1565). Già Innocenzo nell’anno 1208 aveva dato la Marca +in feudo ad Azzo (MURAT., ibid., 391): dopo la morte di lui, avvenuta +nel Novembre 1212, Innocenzo infeudò Aldebrandino (figlio di Azzo) di +Ancona, di _Asculum_ ecc., per dugento libre di _provisini_ all’anno +e coll’obligo di fornire alla Chiesa cento cavalieri, che dovevano +servire un mese all’anno, _per totum ipsius Ecclesiae patrimonium a +mare usque ad mare, et a Radicofano usque Ceperanum_. Questo notevole +documento dei 10 Maggio 1213 è raccolto nel THEINER, I, n. 56. — Morto +Aldebrandino nel 1215, signore delle Marche diventò il fratel suo Azzo +VII. — Anche il feudo di Salinguerra fu confermato da Innocenzo, addì 7 +Settembre 1215: ibid., I, n. 59. + +[136] Archiv. di Perugia, _Liber Summissionum_, Vol. †, fol. 102. I +Perugini, col beneplacito di _Pandulphus de Subora_, loro podestà, +giurano _quam defensionem facere promiserunt a civitate Perusii infra +usque ad urbem Romanam_. Il Papa promette in cambio: _si venerit ad +pacem cum Imperatore — civitatem Perusii ponet in pace cum Imp._ Egli +promette di rispettare le consuetudini di Perugia e la libera elezione +dei Consoli e dei Podestà. + +[137] Sclamò: _Poenitet me fecisse hominem!_ Importantissima lettera +indiritta all’Arcivescovo di Ravenna, ai 4 Marzo 1210: _Ep._ XIII, n. +210. + +[138] Dice un moderno storico, l’ABEL, che la colpa di Ottone non fu di +aver rotto il giuramento fatto al Papa, ma di averlo prestato. + +[139] HAHN, _Collect._, I, 209, n. X. In Inghilterra si difendeva il +Guelfo senza riserva alcuna: ROGER DE WENDOWER, III, 232 e _Recueil des +Hist. des Gaules_, XVIII, 164. + +[140] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1210. Pietro di Celano possedeva +allora Capua, e Diepoldo teneva Salerno (RICCARDO DI SAN GERMANO, ad a. +1210). + +[141] L’anatema fu annunciato con tutta la sua solennità soltanto ai 31 +Marzo 1211. + +[142] + + _Nulla facultas_ + _Visendi Romamve datur, Dominive sepulcrum._ + +(WILH. BRITON. ARMOR. _Philippidos_, Lib. VIII, p. 199, nel DUCHESNE, +V). + +[143] _Johannes Capotius, qui Ottoni favebat, ejus sermonem interrupit +dicens: os tuum os dei est, sed opera tua, opera sunt diaboli_ (CAESAR. +HEIST. _Miraculor._, I, 127). — Nei Regesti di Ottone il prefetto +Pietro compare per la prima volta fra i cortigiani dell’Imperatore ai +30 Marzo 1210; per l’ultima volta lo si trova col figlio suo Giovanni, +a Lodi, nel 22 Gennaio 1212. + +[144] _Ibique consilio et interventu D. Papae obtinuit, ut a civibus +et Pop. Rom. Fridericus imperator collaudaretur, et de ipso factam +electionem Papa confirmavit: Chron. Ursperg._, p. 239. Ei si vede che +Ottone non aveva a Roma un gran partito. + +[145] Di già nel Febbraio, da Messina, promulgò alcuni documenti, nei +quali confessò di essere vassallo della Chiesa per Sicilia, e confermò +la libertà delle elezioni vescovili: BÖHMER, p. 68, 69. _Histor. Dipl. +Fried._, I, 201, sq.: _Ne unquam beneficiorum vestrorum, quod, advertat +Dominus, inveniamur ingrati, cum post divini muneris gratiam non +solum terram, sed vitam per vestrum patrocinium nos fateamur habere_. +Nell’Aprile, in Roma, concesse al Papa la successione nella contea di +Fundi, quando fosse morto Riccardo conte: _Mon. Germ._, IV, 223; _Hist. +Dipl._, I, 208 (senza annotazione del giorno). + +[146] Documento dato da Egra (_Mon. Germ._, IV, 224; _Hist. Dipl._, +I, 269). Ivi il Papa è appellato _protector et benefactor noster_: il +linguaggio ne è assai umile. L’estensione dello Stato ecclesiastico è +significata colla formula ottoniana: _Ad hos pertinet tota terra que +est a Radicofano usque Ceperanum, etc._ Vi venne fatto riferimento alla +donazione di Lodovico. + +[147] _Mon. Germ._, IV, 228; _Hist. Dipl._, I, 469. + +[148] _Degradatus est Otto quond. Imp. et excommunicatus est ab omni +concilio: Annal. Meltenses, Mon. Germ._, V, 159. + +[149] Il suo ritratto, che trovasi nell’HURTER, non è che una +invenzione: di lui non ne esiste alcuno. Il suo Biografo dice: _Statura +mediocris, et decorus aspectu, medius inter prodigalitatem et avaritiam +— fortis et stabilis, magnanimus et astutus, fidei defensor, et +haeresis expugnator, in justitia rigidus, sed in misericordia pius_ +(?); _humilis in prosperis et patiens in adversis, naturae tamen +aliquantulum indignantis, sed facile ignoscentis_ (_Gesta_, c. 1). + +[150] Cessione d’Inghilterra del 1208 e dei 15 Maggio 1213: DUMONT, I, +n. 258 e n. 275; RYMER, fol. 111. Il Re giura, come avrebbe fatto un +barone latino, l’_homagium ligium_. Quando i Baroni ebbero ottenuta la +_Magna Charta_, Innocenzo scomunicò la giovine libertà degl’Inglesi, e +fino dal nascere condannò la loro gloriosissima opera. Del resto cessò +in breve il rapporto feudale. Delle tre promesse, _homage, fealty and +yearly rent_, Giovanni prestò solamente la prima. Fedeltà giurarono +soltanto egli ed il suo piccolo figlio Enrico. Il tributo di mille +marchi sterlini fu ricusato da Edoardo III (_absolutely refused_, dice +LINGARD, _History of England_, II, Appendix, p. 626). + +[151] Nel _Cod. Vat. 3535_ sono registrati in compendio gli atti di +questa natura d’Innocenzo III e di altri Papi: sono tratti dai libri +feudali della Chiesa. + +[152] _Sicut in arca foederis Domini cum tabulis testamenti virga +continebatur et manna, sic in pectore S. Pontificis cum scientia legis +divinae rigor destructionis et favor dulcedinis continetur_: lettera a +re Giovanni, in cui si congratula seco lui della sua umile soggezione. +Quest’è forse il più grandioso documento della potenza pontificia +(RYMER, _Foedera_, I, fol. 116). + +[153] _Regula et vita istorum fratrum haec est, scil. vivere in +obedientia et in castitate, et sine proprio, et D. nostri Jesu Christi +doctrinam et vestigia sequi, qui docet: si vis perfectus esse, vade, et +vende omnia, et da pauperibus, et habebis thesaurum in coelo; et veni, +sequere me_ (MATH., 9, 21): Capitolo primo della regola del Minori, nel +WADDING, _Annales Minorum_, I, 67. + +[154] _Bullar. Magn. Rom._, I, 93, Bolla dei 29 Novembre 1223. Le +costituzioni dei Minori, del secolo decimoterzo, contengonsi nel _Cod. +Palatin._, n. 571, dal fol. 1 al fol. 25. + +[155] Bolla _Lampas insignis_, data da Lione, ai 26 Giugno 1250. +Ai Francescani fu concesso il convento in tutta la sua estensione, +conformemente al _Privilegium_ di Anacleto. Il possesso effettivo essi +ne ottennero nell’anno 1251 (CASIMIRO, _Storia di Araceli_, p. 16). + +[156] _Ex ipso Capitolii vertice dominatur pauperum primicerius, +quam ex Tarpeia rupe Romanorum rexere Monarchas, ad plures utique +nationes hujus sodalitii Rectoris pertransit auctoritas, quam antea +Romanorum diffundebatur Imperium._ Così orgogliosamente dice il +WADDING, annalista dell’ordine (ad a. 1251, n. 36). Francesco morì +nell’anno 1226, nella _Portiuncula_, e fu canonizzato nell’anno +1228. Ne scrissero la vita Tomaso da Celano suo discepolo, e i +tre compagni Leone, Angelo e Rufino; più tardi dettolla il celebre +mistico Bonaventura (_Acta SS._, Oct, T. II, 545, segg). Una scrittura +dilettevole a leggersi e insieme grave di pensamenti, ne compilò a’ +nostri giorni CARLO HASE: _Francesco d’Assisi_, Lipsia 1856. + +[157] La Bolla è data da santa Sabina (_Bullar. Mag. Rom._, I, n. +91, e _Bullar. Ordinis Fratr. Praed._ p. 2). Narra la leggenda che +Domenico e Francesco nell’anno 1215 s’incontrassero insieme a Roma; +un sogno fece conoscere all’uno le fattezze dell’altro suo compagno. +I due ordini s’inimicarono per gelosie; però oggidì ancora nelle loro +festività, con funzioni religiose e con mense comuni celebrano la +memoria dell’amicizia che unì i loro fondatori (LACORDAIRE, _Vie de S. +Dominique_, c. VII). + +[158] La storia dei Domenicani scritta dal MAMMACHI (_Annal. Ord. +Praed._, 1756) principia coll’anno 1170. Vedine il Tom. I, 567, sulla +traslazione dell’ordine a santa Sabina, onde le Domenicane passarono a +santo Sisto. La santa Maria sopra Minerva fu residenza del generalato +dell’ordine sino allo scorcio del 1873; giacchè or furono soppressi +anche i monasteri e i conventi nella santa Roma, cosa che pochi anni +addietro nessuno avrebbe imaginato. + +[159] + + L’un fu tutto serafico in ardore, + L’altro per sapienza in terra fue + Di cherubica luce uno splendore. + DANTE, _Paradiso_, c. XI, v. 37-39. + +[160] _Quando fratres vadunt per mundum, nihil portent per viam, nec +sacculum, nec peram, nec panem, nec pecuniam, nec virgam_: Cap. XIV +della regola dell’ordine. + +[161] Di questa terra fa parola per la prima volta ANASTASIO, +_Vita Stephani_, V, n. 529: _S. Theodorus in Sabello_; indi, a. +1023: _Territorio Albanese in fundo et loco qui vocatur Sabello_ +(GALLETTI, _Del prim._, n. 34). La famiglia era detta _de Sabello_ +(cioè _dominus_). Il testamento di Onorio IV, a. 1285, parla dell’or +distrutto _Castrum_ come di bene suo famigliare, situato in prossimità +di Albano (RATTI, _Fam. Sforza_, II, 302). Anche il PANVINIO (_De +gente Sabella_, Mscr. Bibl. Casanatense) incomincia la genealogia +della famiglia soltanto con _Haimericus_, padre di Onorio. Il suo nome +(Amalrich) accenna ad origine germanica. + +[162] Il cardinale STEFANESCHI, nel suo poema sulla coronazione +di Bonifacio VIII (MUR., III, 648) celebra i Savelli dando loro il +predicato di miti; raro pregio per baroni romani: _nec non Sabellis +mitis_. Cotale lode si meritarono per opera dei due papi Onorio III e +Onorio IV, e di Pandolfo senatore. + +[163] Vol. IV, pag. 735 di questa Storia. + +[164] Nessun documento dice quali uomini fossero a quel momento +senatori. Al tempo del Concilio dell’anno 1215, senatore era +_Pandulphus filius quondam Johannis Petri de Judice_, locchè finora +passò inosservato (Istromento del 1217; MURAT., _Antiq. Ital._, II, +563). + +[165] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1217. + +[166] Prima lettera di minaccia data agli 11 Febbraio 1219; la seconda +è del 1 Ottobre 1219: _Hist. Dipl._, I, 691. Il termine fu stabilito al +giorno di san Benedetto, che cadeva ai 21 Marzo 1220; indi fu prorogato +fino al 1 di Maggio. + +[167] _Motus puerorum mirabilis, tam de Romano quam Teutonico regno_: +vedansi i _Mon. Germ._, XVI, e gli _Annali_ del RAINER, ad a. 1212. Il +Cronista spiega che questo fenomeno morboso del medio evo derivasse _ex +arte magica_. + +[168] THEINER, _Cod. Dipl._, I, 70. + +[169] Carta data da Hagenau, nel Settembre 1219: _Mon. Germ._, IV, 231. +_Juramentum futuri Imperatoris_: ibid., p. 232. I principi confermarono +il _Privilegium_ ai 23 Maggio 1220, da Francoforte: THEINER, I, n. 77. + +[170] RICC. DA SAN GERM., ad a. 1218: _Sed cum propter Romanorum +molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium remeare_. L’anno +è il 1219, come appare dai _Regesti_. Dopo i primi giorni del Luglio, +lo si trova in Rieti; sul principio del Febbraio 1220, a Viterbo; ai +12 di Giugno ed ancora ai 4 di Settembre, ad Orvieto: sulla fine del +Settembre, a Viterbo; nell’Ottobre 1220, a Roma. + +[171] RAINALDO, ad a. 1220 n. 5. + +[172] Nell’anno 1215, _Parentius Parentii_ fu podestà di Foligno; nel +1216, di Perugia (JACOBELLI, _Discorso di Foligno_, p. 59; e la _Hist. +Fulginatis_, T. I _Rer. Ital. Script. Florent._, p. 849); negli anni +1203, 1209, 1218 lo si trova podestà di Orvieto (CIPRIANO MANENTE). +La sua lettera senza data è registrata in RAINALDO, nel CURTIUS, nel +VITALE, nei _Mon. Germ._, IV, 241: _Gloriosissimo D. F., dei gr. Regi +in Roman. Imp. electo, semper Aug. et Regi Siciliae, Parentius eadem +gr. Almae et Venerandae Urbis ill. Senator et Pop. universus Rom. +salutem etc._ + +[173] Dal 1220 incomincia la _Series cronologica Almae Urbis +Senatorum_, compilata nel 1736, e conservata nell’archivio del +Campidoglio. Io la confrontai col mscr. di GIACINTO GIGLI, caporione +della regione Campitelli, il quale in sulla metà del secolo +decimosettimo tentò per il primo di illustrare i fasti del Senato +medioevale. Il suo lavoro fu continuato da CARLO CARTARI e corretto +dal MANDOSI (CRESCIMBENI, _Stato di S. M. in Cosmedin nel 1719_, c. 4, +p. 134). Ne attinse lo ZABARELLA nell’_Aula Heroum_, e se ne giovò un +Anonimo, la cui Storia mscr. del Senato comprende il periodo dal 908 +al 1399. Quest’opera senza critica, appartenente un dì alla biblioteca +Frangipani (e come tale sovente citata), è oggi posseduta dalla +famiglia Colonna. + +[174] REINERI, _Annales_, ad a. 1220. SALIMBENE, _Chron._, p. 5. Il +Papa scrive: _Cum inestimabili alacritate ac pace civium Romanorum +solemnissima coronasse_ (a Pelagio di Albano, dei 15 Dicembre, +_Hist. Diplom._, II, 82). Lo SCHMIDT, _Storia di Germania_, V, 240, +dice egregiamente che i Romani, anche senza di ciò, tenevano in più +estimazione un Re di Sicilia che un Imperatore tedesco. + +[175] Soltanto un litigio sorto fra gli ambasciatori di Pisa e quelli +di Firenze per il donativo di un cane, degenerò in battaglia fra le +loro comitive, e indi in guerra delle due città: VILLANI, VI, c. 2. + +[176] Di Roma, ai 22 Novembre 1220. _Mon. Germ._, IV, 243. +Essenzialmente furono una _lex constitutiva de abrogatione omnium +Statutorum et consuetudinum adversus ecclesias, clericos vel +ecclesiasticam libertatem, et de abolitione omnium heresum et +hereticorum diffidatione_: e, secondo i concetti del diritto canonico, +l’una cosa s’accordava coll’altra. Pertanto l’articolo contro gli +eretici (_Chataros, Patarenos, Leonistas, Speronistas, Amaldistas, +Circumcisos_) è il più lungo di tutti, e ripetizione degli Editti di +Ottone IV. Quello che ordinato aveva Innocenzo IV, che il precetto di +perseguitare gli eretici s’inserisse in tutti gli Statuti comunali, +diventò adesso legge imperiale. Ogni magistrato supremo era obligato a +farne giuramento prima di entrare in officio. + +[177] Ancora ai 10 di Novembre egli aveva dato comando a’ suoi legati +che ammonissero il Re di non unire Sicilia all’Impero (_in sedis +apostolicae nec non posteritatis suas dispendium_, locchè in verità +fu profetico ammonimento: _Mon. Germ._, IV, 242). Addì 11 Dicembre +1220 egli scrive a _Friderico Rom. Imp. semper Aug. et Regi Sicilie_ +(WÜRDTWEIN, _Nova subsidia_, I, 45). Intorno a questi rapporti di cose +vedasi ED. WINKELMANN, _St. di Federico II e dei suoi Imperi_, Berlino +1863, p. 146 sgg. + +[178] Il celebre suo Diploma per Pisa è dato _in monte Malo prope urbem +VIII Kal. Dec._ Le dona tutti i diritti imperiali _a civitate Vecla +usque ad portum Veneris_: FLAMINIO DEL BORGO, p. 42. Le geste storiche +degli Imperatori tedeschi hanno consecrato la ricordanza di Monte +Mario: da Carlo magno in poi ogni Imperatore piantò ivi il suo campo. +Allora sopra il monte esisteva l’_Hospitale Sanctae Agathes de Monte +Malo_, che Onorio III prese sotto la sua protezione: Bolla data dal +Laterano, _XIV Kal. Maji anno I_ (_Mscr. Vatican. 8051_, p. 39). + +[179] Lettera degli 11 Dicembre 1220. Eppure per i trattati conchiusi +con Ottone IV la terra da Radicofani a Ceperano apparteneva a coloro +che dovevano prestare il _Foderum_: così anche pel patto di Hagenau, +del 1219. + +[180] _Universo patrimonio B. Petri a ponte Ceperani usque Radicofanum +possesso et disposito pacifico et quiete pro beneplacito nostre +voluntatis_: lettera _Universis_... dei 18 Febbraio 1221, data dal +Laterano (_Hist. Diplom._, II, 128). + +[181] Ma fu anche lo stesso dei Romani e degli Imperatori. A tutte le +tre parti potrebbesi applicare la grandiosa imagine di DANTE, là dove +descrive le anime che rotolano sassi: + + Percotevansi incontro, e poscia pur li + Si rivolgea ciascun, voltando a retro, + Gridando: perchè tieni? e’ perchè burli? + _Inferno_, c. VII, v. 27-30. + +[182] TONNINI, _Storia di Rimini_ (Rimini 1862), secolo XIII, p. +31. Non trovasi che il Papa si dolesse della nomina del Conte, e +ciò dimostra che egli riconosceva per validi i diritti imperiali. +Sull’elezione di Goffredo (dei 13 Giugno 1221) vedasi la _Hist. Dipl._, +II, 186 (dal FANTUZZI, IV, 338). Tempo prima v’era stato _Ugolinus de +Juliano comes Romaniole_. + +[183] La lunga corrispondenza di lettere che vi è relativa trovasi +in RAYNALD, ad ann. 1222. Intorno a Rainaldo ed a Bertoldo, duchi di +Spoleto e figli di Corrado di Urslingen, vedasi lo STAELIN, _St. del +Wirtemberg_, II, 586. + +[184] _Cronica di Viterbo_, ad a. 1225, _Cod. Biblioth. Angelicae_, B. +7, 23. Essa numera sessantamila abitanti, ma probabilmente vi comprende +il distretto urbano. + +[185] Se si stia a quelle Croniche, i Romani comparvero innanzi a +Viterbo nel 1221; indi nuovamente nel 1222. RICC. DA SAN GERM.: _Romani +super Viterbium vadunt_. Passo in silenzio le particolarità di queste +cose irrilevanti, che il BUSSI descrive nella sua _Storia di Viterbo_. + +[186] Nel THEINER, I, n. 127. Le fazioni (_pars_) sono quelle dei +_milites_ e dei _populares_. Vennero soppresse le _societates, +communitates seu fraternitates cedonum, pelliparionum, lanificum et +aliorum artificum_. Però, ai 27 Novembre 1223, Onorio restituì ai +mercanti la elezione dei rettori, financo colla facoltà: _pacis ineant +federa_ (ibid., n. 128). Il Cardinale non abolì le maestranze, ma +solamente le loro «compagnie» politiche. Anche nel Lazio lottavano +fra loro _milites_ e _populus_: così in Anagni, dove il Papa, addì +11 Agosto 1231, si fe’ mediatore di pace (ibid., n. 161). Le contese +durarono a Perugia anche sotto di Gregorio IX. + +[187] Nel 1232 soppresse tutte le corporazioni di artigiani nelle città +vescovili di Germania: _Mon. Germ._, IV, 286. Nell’Ottobre del 1226 +abolì i magistrati cittadini nella Provenza: ibid., 256. Sebbene ai +Comuni di Sicilia desse una maggior larghezza rappresentativa, e per la +prima volta (nell’anno 1240) chiamasse in parlamento i loro _sindici_, +tuttavolta ei ne restrinse assolutamente l’attività. Alle città non +lasciò alcuna giurisdizione: ai loro Consigli presiedeva sempre il +_bajulus_ regio (GREGORIO, _Considerazioni sopra la storia di Sicilia_, +III, c. 5). + +[188] Vedine il catalogo nel MARIOTTI, e meglio nella _Storia +della città di Perugia_ di FRANCESCO BARTOLI (1843, Vol. I), che +sventuratamente rimase incompiuta. Non prima del 1174 compare a Perugia +il podestà. Il primo di romano fu _Stephanus Carzullus_; indi se ne +trovano di questi nomi: Capocci, Papa, _Bobo, Gregorii, de Judice_, +Pandolfo, _Parentii, Oddo_, Anibaldi ed altri. Ancor nell’anno 1289 si +usa la formula: _Nobilis et potens miles Dom. Joannes... Dei et Rom. +Populi gr. honorabilis Potestas Civitatis et Communis Perusii_, donde +se ne argomenta un rapporto di dipendenza (PELLINI, _Hist. di Perugia_, +p. 305). Così ancora nel 1292: _Magnif. et nob. vir Dom. Paulus +Capoccini de Capoccis de Roma Proconsul per Senatum Populumque Roman. +Potestas Perusii_ (MARIOTTI, I). + +[189] I primi Statuti (inediti) che si conservano nell’archivio di +Perugia incominciano così: _Ad laudem — Dei — S. R. E., Summi Pont., +suorumque fratrum Cardinalium, et Alme urbis et Communis et Populi +Romani_. — Nell’anno 1214 un istromento dichiara che nel Comune di +Perugia si potesse imporre validamente tributo soltanto in alcuni +determinati casi, cioè _pro servitio Ecclesiae Rom., Populi Romani, +Imperatoris vel nuntii sui_ (THEINER, I, n. 58). Cotale precetto fu +nell’anno 1234 inciso sulla _Petra Justitiae_; e questa iscrizione +esiste tuttavia, infitta nel muro, presso al duomo della città +(BARTOLI, p. 361). — Ai 5 Agosto 1256 Perugia e Orvieto conchiusero +una lega; e nella formula vien detto: _ad honorem matris nostrae Alme +Urbis_ (Archivio di Perugia, _Lib. Sommiss._, C, fol. 21). Il BONAINI +riconobbe giustamente che esisteva il vincolo di dipendenza (_Archiv. +Storico_, XVI, p. I, p. XXXVIII, segg.): tuttavia era cosa più +onorifica che pratica. + +[190] _Ad honorem matris nostrae Almae Urbis_: atto dei 28 Novembre +1286 (Arch. comunale di Todi, _Regist. Vetus_, fol. 200). — Addì 11 +Agosto del 1230, Todi e Perugia conchiudono alleanza; dalle loro +ostilità eccettuano espressamente _Dominum Papam, Imperatorem et +Civitatem Almae urbis Romae_: ibid., fol. 23. Dopo del 1200 trovansi in +Todi quasi sempre dei romani da podestà (_Catalogo dei Podestà di Todi_ +di OTTAVIANO CICCOLINI). + +[191] _Cronica di Tours_, nel _Recueil_, XIII, 311: _Richardus Comes +Soranus — aliique Romani contra nepotes Papae H. de die in diem — +assaltibus dimicarent, H. Papa ab urbe egreditur_. — Con ipoteche e +con compre Riccardo aveva reso proprietà sua l’isola Tiberina vicino +ad Ostia, e la terza parte della sponda e dell’argine del fiume fino +alla Marmorata: in prima quelle terre avevano appartenuto al vescovo di +Ostia. Onorio le affrancò dalle mani di Riccardo, e le ridonò al detto +vescovato (Documento inedito nel _Cod. Vatic. 6223, dat. Lateran. Non. +Aprilis a. X_). + +[192] RICC. DA SAN GERM., 1225: _H. urbem exiens propter seditiones +et bella, quae in ea fiunt sub Parentio Senatore, apud Tiburim se +contulit_. Non si può da’ documenti stabilire la serie dei Senatori +fino al 1225. Onorio fu a Tivoli nel dì 15 di Maggio (RAYNALD, ad a. +1225, n. 21). + +[193] Giovanni, fratello di Gualtiero di Brienne, fu uomo prode, +di forza erculea, _ita ut alter Karolus Pipini filius crederetur_: +SALIMBENE, _Chron._, p. 16. Lo sponsalizio con Giolanda si effettuò a +Brindisi nel Novembre dell’anno 1225. + +[194] Documento nei _Mon. Germ._, IV, 255. + +[195] Avvenne probabilmente nel Novembre del 1225, quando soleva +effettuarsi la novella elezione (RICC. DA SAN GERM., ad a. 1225). +Andrea, fratello del Senatore, fuggì a Spoleto dove fiorì un ramo di +questa famiglia, intanto che un altro ne continuò in Roma (OLIVIERI, +_Del Senato_, p. 210). Ad ogni modo, dei _Parentii_ si trovano +parecchie volte, ancora fino al 1286, da podestà a Siena, a Orvieto, a +Foligno. + +[196] _Avitas et paternas prosequimur injurias, et productam jam ad +alias regiones libertatis insidiose propaginem nitimur supplantare_: +così disse Federico nel Giugno 1236 (_Hist. Dipl._, IV, 873). + +[197] Il bando (pronunciato nell’estate del 1226, da San Donnino) colpì +Milano, Verona, Piacenza, Vercelli, Lodi, Alessandria, Treviso, Padova, +Vicenza, Torino, Novara, Mantova, Brescia, Bologna, Faenza (RICC. DA +SAN GERM., ad a. 1226). Di parte imperiale erano Modena, Reggio, Parma, +Cremona, Asti, Pavia, Lucca e Pisa. + +[198] Bolla ai popoli del corrispondente territorio della Chiesa, data +ai 27 Gennaio 1227 (RAYNALD, n. 5). _Totum patrimonium quod habet R. E. +a Radicofano usque Romam, excepta marchia Anconitana, ducatu Spoleti, +Reate ac Sabinae, curae regimini et custodiae ipsius regis duximus +committendum_: e segue la specificazione dei luoghi. Nelle lettere di +Gregorio IX a Giovanni di Brienne gli si dà semplicemente il nome di +_Rector patrimonii B. Petri in Tuscia_. + +[199] È accertato che avesse origine dai Conti, ma non che suo padre +Tristano fosse fratello di Innocenzo III. Per fermo la sua età non +può stabilirsi che da un passo di MATTIA PARIS, il quale dice che morì +quasi centenario. + +[200] _Forma decorus, et venustus aspectu, perspicacis ingenii et +fidelis memorie prerogativa dotatus, liberalium et utriusque juris +peritia instructus, fluvius eloquentis Tuliane — relator fidei_: così +la _Vita_ scritta da un suo contemporaneo (MUR., III, 575). Anche +Federico II celebrò la sua eloquenza. + +[201] _Gregorius IX Papa, velut fulgor meridianus egreditur_: ibid. + +[202] Lettera data ai 23 Marzo dal Laterano: _Cod. Ottobon._, n. 1625, +fol. 69. Dell’istessa data è la sua enciclica coll’invito al clero di +promuovere la Crociata. + +[203] Dapprima la maestrevole giustificazione nella lettera data da +Capua, al 6 Dicembre (_Hist. Dipl._, III, 37). Indi la celebre lettera +all’Inghilterra (ibid. p. 49): _Ecce mores Romanorum, ecce laquei +praelatorum, quibus universos ac singulos quaerunt illaqueare, nummos +emungere, liberos subjugare, pacifico inquietare, in vestibus ovium +cum sint intrinsecus lupi rapaces_. Sulla fine dice ai Re: _Tunc +tua res agitur paries cum proximus ardet_. — Lo CHERRIER, _Lutte des +Papes et des Empereurs_, II, 58, dice di questa lettera: _cette lettre +remarquable, qui trois siècles avant Luther, fait déjà pressentir ce +reformateur_... + +[204] RICC. DA SAN GERM., p. 1003. Erroneamente ALBERICO registra +lo stesso fatto all’anno 1228: ma poichè entrambi dicono che il Papa +trovavasi allora in Anagni, doveva correre l’anno 1227. — ALBERICO: +_Fugitivi quidam a diversis ordinibus sibi associati Romae, dum Papa +moraretur in Anagnia civitate sua falsum Papam — sibi praefecerunt, +habentes quosdam nobiles furtive causa lucri sibi ad hoc adjutores_. + +[205] Giovanni, fondatore della casa Conti-Poli, s’ebbe Fundi in +feudo. Nel 1230 Federico restituì quella terra a Rogero di Aquila, e +a Giovanni diede Alba (RICC. DA SAN GERM., p. 1024). Altri partigiani +di Federico, che il Papa scomunicò nell’Agosto 1229, furono _Egidius +de Palombara, Petrus Gregorii Pagure_ e _Nicolaus de Arcione_ (_Hist. +Dipl._ III, 157). La famiglia _de Arcionibus_ s’appellava così dagli +archi di antichi acquedotti. Oggidì ancora la «Via in Arcione» denota +un quartiere che dall’_Aqua Virgo_ ricevette il nome _in Arcionibus_. +Nell’_Ager Romanus_ v’erano parecchie castella di quel nome: il +maggiore esiste ancora presso la via Tiburtina. + +[206] _Chron. Ursperg._, p. 247. Il matrimonio di Odone Frangipane +con Anna Comnena (a. 1170) aveva messo in gran lustro quella casa: +Costanza imperatrice aveva concesso Taranto e Otranto al detto Odone; +ma la infeudazione di Taranto che s’ebbe Gualtiero irritò i Frangipani. +Onorio aveva cercato di riconciliarli, e protetto il giovine Enrico +Frangipane contro i Terracinesi. Esagerata fu la lode onde il Papa +disse: _invicta fides, et devotio indefessa, quem magnifici viri +antiqui Frangipani a progenie in progeniem erga Rom. Eccl. habuerunt_ +(Bolla da Roma, dei 7 Maggio 1218: RAYNALD, n. 31, e CONTATORE, p. +182). Eccone l’albero genealogico secondo il mscr. del Panvinio e +giusta documenti contemporanei: + + Otto II di Terracina. + | + | Oddo III, investito di Taranto e di Otranto. + | + | Manuel. + | | + | | Petrus, cancelliere della Città. + | + | Cencius. + | + | Adeodatus. + | + | Jacobus. + | + | Henricus, erede di Taranto e di Otranto. + | + | Jacobus. + +[207] MATH. PARIS che attinge da ROGERO DE WENDOVER, p. 349: _Illum +ejecerunt ex urbe_... — RICC. DA SAN GERM., p. 1004. — _Chron. Ursp.: +fecerunt, ut a populo pelleretur turpiter extra civitatem_. Di già +nell’Aprile il Papa fu a Rieti; e sul principio di Giugno ad Assisi e a +Perugia, dove, ai 9 di Luglio, canonizzò Francesco a santo. Colà rimase +fino alla primavera del 1230. + +[208] Quando più tardi Luigi IX intraprese la sua Crociata non vi fu +più alcuno che pensasse di vendere i suoi beni per seguirlo; e il Re +dovette stipendiare i crociati: CHERRIER, II, 376. + +[209] _Contra legem Christianam decrevit vos in gladio vincere_: +TOMMASO DI ACERRA a Federico in Siria. — MATH. PARIS, p. 353. — Per +sostenere la guerra contro l’Imperatore Stefano legato spremette +ragguardevoli somme di denaro dall’Inghilterra sotto forma di decime +ecclesiastiche: il Cronista inglese ne parla con grande irritazione. + +[210] Giolanda, seconda moglie dell’Imperatore, era di già morta +nell’Aprile dell’anno 1228, dopo di aver dato alla luce Corrado. + +[211] Scrisse al popolo di Gaeta, cui largì grandi privilegî: _Cum +igitur reducti sitis ad fidelitatem et dominium Rom. Eccl., ad quam non +erat dubium vos spectare_ (Breve del 21 Giugno 1229, da Perugia: _Hist. +Dipl._, III, 143). + +[212] Federico ottenne in Oriente una tregua di dieci anni e la +cessione di Gerusalemme e di altre città. Però i Saraceni dovevano +far la guardia al tempio, con diritto di potervi pregare. I prosperi +successi dello scomunicato Federico in Oriente, la sua arrendevolezza +a pacificarsi col Papa, le sue rapide vittorie, la sua moderazione, +sono pagine splendide della storia di lui. Il MURATORI esclama: «Non so +spiegarmi il contegno del Papa!» + +[213] _Nobiles quidem Romani ad Imp. apud Aquinum veniunt ex parte S. +P. Q. R., cum quo moram per triduum facientes ad Urbem reversi sunt_: +RICC. DA SAN GERM., p. 1016. + +[214] ALBERICUS, ad a. 1230: _Romae autem de inundatione Tyberis ultra +7 millia hominum dicuntur submersa fuisse_; ma certamente non è che +un’esagerazione. La _Vita Gregorii_, p. 578, ne discorre diffusamente. +Vedansi inoltre RICC. DA SAN GERM., p. 1017, e BONINCONTRIUS, _Histor. +Sicula_, p. 307. Solevasi tener nota sopra tavole di marmo dell’altezza +cui giungevano le acque nelle inondazioni. L’antichissima che ancora +dura in Roma trovai infitta sul muro di un arco nella via dei Banchi di +Santo Spirito. Dice: HVC TIBER ACCESSIT SET TVRBIDVS HINC CITO CESSIT +A. D. MCCLXXV. IND. VI. M. NOVENB. DIE V. ECCLA VACANTE. + +[215] _Vita Gregorii_, p. 577: _Qui Cancellarium, et Pandulphum de +Suburra Proconsules_ (notisi il novello titolo che qui per la prima +volta compare), _et Legatos ad Perusium ad pedes S. Pontificis pro +impetranda venia — destinarunt. — — In urbem cum gloria et inaestimanda +laetitia populi exultantis intravit_. Errata è la cronologia della +_Vita. — Ingenti cum gaudio est receptus_: RICC. DA SAN GERM. + +[216] Al tempo del senatore Giovanni Poli egli distribuì al popolo +ventimila libbre; e la _Vita_ aggiunge: _Sanctius judicans vasa +viventia, quam metalla servare_. + +[217] Alcuni anni ancora più tardi crearono a Viterbo un loro Papa: +_Vita_, p. 581. Gregorio fece atterrare le loro case. + +[218] Nell’Ottobre del 1220 scriveva Onorio a Federico, che in +Lombardia gli eretici prendevano il sopravvento, _quod apparet ex +iniquis statutis, que plereque illius provincie civitates contra +dei ecclesiam ediderunt, contra hereticos statuas — aliquid dignum +regia majestate, ipsaque statuta — contra libertatem ecclesiasticam +attemptata, generaliter casses_ (THEINER, I, n. 91). Vi fecero seguito +gli Editti imperiali del tempo della coronazione. + +[219] _Vita Gregorii: Multos presbyteros, clericos et utriusque sexus +laicos — damnavit_. — RICC. DA SAN GERM., p. 1026: _Eodem mense (Febr.) +nonnulli Patarenorum in Urbe inventi sunt: quorum alii sunt igne +cremati_. + +[220] BONINCONTRIUS, _Hist. Sicula_, p. 307: _Omnibus praeter Anibaldum +et clerum pepercit — Romani Anibaldi supplicio indignati a Pontifice +rebellarunt_. Ma ciò, come vedremo, non s’accorda cogli Editti del +medesimo Senatore. Le notizie di quel Cronista devono usarsi con gran +cautela: e parimenti arida e incolta è la _Vita_ di Gregorio, la quale +del resto nota che il Senatore assistette come giudice a quel processo +degli eretici, ma non lo appella per nome. + +[221] Nel 1227 trovasi un Annibale da siniscalco del Papa. +Gregorio scrive al Comune di Siena (la quale aveva incendiato +Grosseto) di ridonarle la sua grazia per intercessione del Senatore +(malauguratamente non lo chiama per nome): _Quia nob. vir Senator +nobiles viros Cancellarium urbis et Anibaldum Senescalcum nostrum +propter hoc — ad nostram presentiam destinavit_ (Arch. di Siena, n. +210). Non è che un ghiribizzo il voler far derivare il nome Anibaldo +da quello celebre di Annibale: la famiglia veniva di Germania. Nel +Vol. III di questa Storia, a pag. 588, in nota, si trova menzione di +un conte Anualdo (Anwald), e il nome di lui è la radice degli Anibaldi +o Annibali romani. Alcuni documenti scrivono eziandio _Anialdus_. A +Roma furonvi parecchie famiglie i cui nomi ebbero la terminazione +in _bald_: così i Tebaldi, i Sinibaldi, gli Astaldi o Astalli (da +Austuald, Ostwald). Evvi a Roma nel 916 un _dux_ Austoald (Vol. III di +questa Istoria, a p. 332, in nota). La storia degli Anibaldi incomincia +con _Petrus_, nipote di Innocenzo III per parte di sorella. Però +nel _Chron. Sublacense_, all’anno 1090, si discorre di un Anibaldo +Anibaldi, che possedeva Rocca Priora, Monte Porzio e Molaria (NERINI, +p. 527). + +[222] L’Editto (spesse volte stampato) fu publicato per la prima volta +dal RAYNALD, ad ann. 1281, n. XVI, ma imperfettamente. VITALE, p. 90. + +[223] Il mscr. degli Statuti (Arch. Capitolino), dell’anno 1469, dice +dopo la professione di fede, nell’esordio: _Statuta quoque D. Anibaldi +dudum Senatoris urbis approbantes statuimus quod heretici credentes +et fautores eorum sint perpetuo diffidati et eorum bona publicata_. Lo +stesso è anche negli Statuti di Roma dell’anno 1580 (stampati): subito +dopo la professione di fede viene la «_diffidatio_» degli eretici, e +forma il capitolo secondo; indi succede (capitolo terzo): _De Senatore +eligendo_. + +[224] Il documento più antico che io mi conosca dell’Inquisizione +romana, è dei 22 Gennaio 1266 (_Giorn. Arcadico_, T. 137, 261). +Benvenuto da Orvieto, _Ordinis fratrum Minorum_, _Inquisitor +heretice pravitatis_, condanna il romano _Petrus Petri Riccardi de +Blancis_ per aver dato ricovero ad eretici. È scomunicato; e la sua +famiglia, fino al terzo grado, proclamata infame. Le ossa della sua +sposa Carema e di suo padre devono disseppellirsi e ardersi. Egli +stesso è condannato a portare sulle spalle e in petto, come segno +di vituperio, una croce rossa, lunga un piede e mezzo, e larga due +palmi. Il vicario del Senatore (il quale era allora Carlo di Angiò) è +incaricato di dar esecuzione alla sentenza _sub pena excommunicationis. +Lecta et publicata fuit hec sententia per dictum fratrem Benevenutum +Inquisitorem in Urbe, in scalis Capitolii_. Nell’anno 1301 Simone +de Tarquinio _ord. minor._ era _Inquisitor heretice et scismatice +pravitatis in Roma et Romana provincia_ (Arch. della casa Gaetani, +XXXVII, n. 31). Perciò l’Inquisizione non era ancora venuta +esclusivamente in mano dei Domenicani. + +[225] Nel palazzo della Ragione a Milano un’iscrizione assai +caratteristica del 1233 dice del podestà Oldrado: _Qui solium struxit, +catharos, ut debuit, uxit_ (GIULINI, IV, 348). Del resto i Papi per +motivi politici chiusero gli occhi sulla Lombardia che formicolava di +eretici. + +[226] _Inconsutilem tunicam Dei nostri dissuere conantur haeretici... +Constitutiones Regni Siciliae apud Melfiam editae_, T. I, 63. Quando +nel 1233 Federico castigò Messina della sua sollevazione, mandò al +supplizio molti cittadini sotto pretesto di eresia: il Papa se ne lagnò +(_Hist. Dipl._, IV, 444). + +[227] Lettera di Federico a Gregorio, da Taranto, ai 28 Febbraio 1231. +Accettò perfino che la Inquisizione s’introducesse in Germania. È noto +che Corrado di Marburgo, confessore di santa Elisabetta, si adoperò con +gran fervore per piantare in Alemagna il tribunale degli eretici, ma +il sano intelletto dei Tedeschi vi si ribellò, e il fanatico fu ucciso +da alcuni uomini incolleriti. Il Pontefice non venne a capo di fondare +l’Inquisizione in Germania (ALBERICUS TRIUM PONTIUM; LEIBNITZ, _Access. +Histor._, II, 544). + +[228] Un istromento dei 3 Luglio 1233, in cui alcuni Romani rilasciano +quietanza del danno loro recato dai Viterbesi, dice: _vocamus quietos +D. Gregorium S. Pont, et Eccl. Rom. et D. Joannem Comitem Albae et Alme +Urbis Senatorem: Cod. Vat. 6222_, fol. 92. + +[229] Oggidì ancora i colori nazionali della città di Roma, onde si +fregiano i magistrati, sono rosso e oro; foggia antichissima. In tutto +il medio evo furono anche i colori della Chiesa, e le bolle di piombo +pontificie sono sempre appese a fili di seta, color rosso e oro. +Solamente al principio del secolo decimonono i Papi assunsero il bianco +e oro come colori officiali dello stemma della Chiesa. + +[230] RICC. DA SAN GERM., p. 1029: Montefortino (l’antica Artena) +apparteneva fin d’allora ai Conti (NIBBY, _Analisi_). — Gregorio aveva +passato la primavera e l’estate a Terni e a Rieti. Addì 12 Maggio 1232, +mentr’era a Terni, raccolse questa città sotto la sua protezione. +La Bolla originale si conserva in quell’Archivio comunale, che è +ricchissimo, ma sventuratamente abbandonato in gran disordine. + +[231] La formula giuratoria del Podestà di parecchie città trovasi in +CENCIO, fol. 160. Io cito sempre dal _Codex Riccardianus_ di Firenze. + +[232] Del suo pagò milletrecento libbre onde Otricoli andava debitore +a Narni; per conseguenza tutti i beni di Otricoli furono dichiarati +proprietà della Chiesa, con facoltà al Papa _palatium turrem ac +munitionem facere ad opus Rom. Eccl._ (istrom. dei 13 Luglio 1234, +in CENCIO, fol. 184). Il modo solito onde la Chiesa s’impadroniva +di terre, era con pagarne i debiti. Così, addì 9 Dicembre 1224, +Civitavecchia per l’istessa ragione cedette alla Chiesa il _plenum +dominium intus et extra_: ibid., fol. 139. + +[233] _Vita_ di Gregorio IX, p. 579. _Instrumentum refutationis de +castro Fumone_, a. 1223, in CENCIO, fol. 155. Il contratto di acquisto +di Paliano e di Serrone, dei 21 Dicembre 1232, è registrato ivi, fol. +160, segg.: _Ego Oddo de Columpna domin. Olibani_ (Olevano) — _vendo — +tibi — ad opus et nomen Domini Gregorii — et Rom. Eccl. in perpetuum +totam et integram partem meam Rocce et Castri Paliani et Rocce ac +Castri Serronis cum omni jure et jurisdictione et actione, dominio +et honore et tam in terris quam in vineis, vassallis etc._, per il +prezzo di quattrocento libbre di denari del Senato. La famiglia riebbe +le terre vendute, ma in forma di _feudum_ della Chiesa, _et exinde +ipsius dni Pape et Rom. Eccl. vassalli simus perpetuo et fideles, et ei +prestemus homagium personale_. Vengono dopo altri contratti di acquisto +di beni situati a Paliano ed a Serrone. Indi Gregorio con un suo +Statuto definisce tutte le prestazioni che Serrone doveva contribuire +alla prevostura (curia) pontificia: CENCIO, fol. 182. + +[234] RICC. DA SAN GERM., p. 1031. Addì 29 Aprile 1233 il Papa era +ritornato in Laterano. + +[235] Celebre lettera di Federico a Riccardo di Cornovaglia, data da +Treviso, ai 20 Aprile 1239: è raccolta da MATH. PARIS, ad a. 1239, e da +PETRUS DE VINEIS, I, 21. + +[236] BUSSI, ad a. 1233, p. 122. Nell’atrio del palazzo dei +Conservatori vedonsi due tavole di marmo; sull’una è rappresentata +l’imagine di un castello colla scritta: «Vitorclana Fidele Del Popolo +Romano»; sull’altra evvi l’imagine di un vestimento coll’iscrizione: +_Vetustum Caputium In Vestibus Fidelium Capitolii Ne Mutanto. VII +Idus Martii MDCXIII_. Gli Statuti di Vitorchiano (_Statuta et Leges +Municipales Terrae Viturclani, auctor. Inclyti Senatus, P. Q. R. +aedita et reformata, Romae 1614_) si conservano, nel loro originale, in +Campidoglio: nel 1608 per l’ultima volta furono ricorretti, e nel 1614 +stampati insieme cogli Statuti di Barbarano. — Vitorchiano, Barbarano, +Cori fino a’ tempi modernissimi furono beni camerali della città +di Roma: il loro Podestà fu sempre eletto _ex nobilibus et civibus +Alme Urbis_. — Addì 3 Luglio 1233, il Papa ed il Senatore ristorano +alcuni Romani del danno sofferto nella guerra di Viterbo, e perciò +pagano duemilacinquecento libbre di Provisini. Testimonî sono: _Dom. +Anibaldus, Petrus Johannis Ilperini, Petrus Manecti, Transmundus, +Matheus Scriniarius, Petrus Bulgaminus, Bobo Joannis Bobonis_... (_Cod. +Vat. 6223_, fol. 92; e MURAT., _Antiq. Ital._, I, 685; III, 231). + +[237] La _Cronica_ (mscr.) _di Viterbo_, di NICOLA DELLA TUCCIA (ad a. +1268), novera cencinquanta castella: senza dubbio è un’esagerazione. + +[238] Così era stato di Civitavecchia nell’anno 1224. Questa città, +dal 1291 in poi, pagò un censo annuo di _50 librae Paparinorum_ +(FRANGIPANE, _Stor. di Civitav._, p. 109). Se una libbra di quella +specie avrà corrisposto a 12 paoli e mezzo, la somma non giungeva +ancora ai cento talleri. Sembra che nella Sabina, a’ tempi di Innocenzo +III, la rendita media di un castello fosse di sei libbre di Provisini +(THEINER, I, 30). + +[239] In un documento del 3 Maggio 1291, dato dal Campidoglio, dicesi: +_Praesentibus ambasciatoribus civitatum Peruscii, Urbis Veteris, +Spoleti, Nargne, Reate, et Anagnie, aliarumque civitatum atque +comitatum districtus urbis_ (_Giorn. Arcad._, T. 137, 201). + +[240] Dopo il secolo decimoterzo fu questo un segno di sudditanza. + +[241] La formula (che spesso trovasi usata nel secolo decimoterzo) +della cessione di terre fatta a un qualche barone, dice così: _N... +tradidit in perpetuum magnifico viro... totum Castrum — cum toto suo +territorio, pertinentiis et districtu, et cum Roccha, fortellitia, +domibus, terris cultis et incultis, Vassallis et juribus vassallorum, +Dominio, Jurisdictione, Causarum cognitione, punitione maleficiorum, +sanguinis et forfacture, mero et mixto imperio... et cum omnibus aliis +quibuscunque rebus, bonis et juribus_... + +[242] _Praeterea comitatum tuum (quod inauditum est — ) metis +novis et amplis — voluerunt sibi appropriare, et — intitulare novis +suprascriptionibus._ MATH. PARIS, ad a. 1234, p. 279, chiama _metae_ +quello che i Romani appellavano _termini. — Nec terminos in patrimonio +b. Petri — poni faciatis_, scrive il Papa nell’istromento di pace +dell’anno 1235. _Novi comitatus abusum_, dice eziandio la _Vita_ di +Gregorio IX, p. 579. + +[243] _Usurpant sibi cives memorati, ex antiquo jure, quod Rom. Pont. +non potest aliquem ex civibus excommunicare, vel urbem pro quolibet +excessu supponere interdicto. Ad hoc dicit summ. Pont., quod minor est +Deo, sed quolibet homine major, ergo major quolibet cive, vel etiam +rege, vel Imperatore_: MATH. PARIS, p. 279. + +[244] I Senatori promulgavano editti come i pretori antichi. _Per ea +tempora Pop. Rom. antiquo more usus est. Nam cum Senatus legem rogaret, +Populus sciverat. Ex quo factum est, ut civitates finitimae Romanis +parerent_: così BONINCONTRIUS, p. 308. + +[245] Addì 20 Maggio egli era ancora in Laterano (SAVIOLI, _Annales +Bolog._, III, II, n. 600): al 26 di Giugno trovavasi a Rieti (RAYNALD, +n. 49). + +[246] _Reg._ di Gregorio IX (VIII, n. 167). MATH. PARIS, p. 280. +_Excommunicamus — Lucam dictum Senatorem, Parentium et Joannem de +Cinthio vestararios et omnes illos consiliarios Urbis et justitiarios, +quorum consilio, auxilio vel ministerio a Montalto obsides recepti sunt +— et turris edificata — et juramenta de novo exacta — in prejudicium +Eccl. Rom. tam in Campania et Maritima quam in Thuscia_ (HÖFLER nel +PAPENCORDT, p. 296). Inoltre egli scomunicò _Paulum Petri Judicis, +Petrum de Stephano Sanguineum, et Pandulphum Joannis Crassi_. La +famiglia dei Sanguigni compare qui per la prima volta; una delle loro +torri esiste oggidì ancora nel campo di Marte: vedasene PASQUALE +ADINOLFI, _La torre dei Sanguigni_ (Roma 1868); ma il compilatore +non conobbe il passo citato di sopra, laonde parla dei _Sanguinei_ a +cominciare soltanto dal secolo decimoquarto. + +[247] Gregorio, da Perugia ai 5 Marzo 1235, sciolse Viterbo dal +giuramento di vassallaggio che la città aveva prestato a’ Romani +(BUSSI, _Append._, p. 404). Il Papa trovò ricovero a Perugia, ma questa +città non gli somministrò milizie a danno dell’_Alma mater Roma. — +Faliscorum mons_: da «monte dei Falischi» derivò in lingua volgare il +nome di «monte dei Fiaschi (Montefiascone). — Gregorio donò privilegî a +Velletri: BORGIA, p. 268. + +[248] _Annales Erphordenses_ (_Mon. Germ._, XVI): _A. D. 1235 dom. +papa in Alemannia nunciis ab omnibus episcopis — milites ad subsidium +ad Romanos impugnandos postulavit_. Sulle istanze che il Papa fece per +aver soccorsi, vedasi il RAYNALD, a. 1234, n. 7. + +[249] GODEFRID. MONACH., ad a. 1234. — RICC. DA SAN GERM., p. 1034. — +CONRAD. URSPERG., p. 357. — La _Vita: Reate concitus, nec invitatus, +advenit_. Addì 3 Luglio, da Rieti, il Papa ammonisce i Lombardi +acciocchè dieno passaggio alle milizie tedesche venienti in soccorso +della Chiesa; e si giustifica _ita quod sedes Ap. sine confusione +sua non poterat quin uteretur imperialis brachii ministerio evitare, +dictus Imp. ad presentiam nostram accedens, ad Eccl. Rom. defensionem +et patrimonii sue sponte se obtulit: Hist. Dipl._, IV, 472. In tanta +dimestichezza dunque il Pontefice era venuto co’ Lombardi. + +[250] _Hostium vindicta postposita in capturam avium solicitabat +Aquilas triumphales: Vita_, p. 580. — Nel mese di Settembre, in +vicinanza di Montefiascone, promulgò un documento per Raimondo di +Tolosa; ed in esso fece da testimonio anche il Prefetto di Roma: +BÖHMER, p. 159. + +[251] MATH. PARIS, p. 280. Dopo di Innocenzo III i Papi nei loro negozî +più importanti si servirono di gente forestiera. Milone, vescovo di +Beauvais, nel 1231 era stato nominato (da Gregorio IX) a rettore di +Spoleto e della Marca. + +[252] Se si stia a MATH. PARIS, i Romani sortirono della città nel dì +8 Ottobre. Egli ne esagera il numero a centomila; i caduti d’ambe le +parti sarebbero ascesi a trentamila. + +[253] RICC. DA SAN GERM., p. 1034. + +[254] _Nos Angelus Malabranca dei gr. Almae Urbis ill. Senator, decreto +et auctoritate Sacri Senatus, mandato quoque, et instanti acclamatione +incliti Populi Romani ad sonum Campanae, et buccinarum publice, et +plenissime in Campitolio congregati... actum per man. Romani scribe +Senatus praecepto et mandatis Angeli Malabrancae Senatoris et Populi +Romani publice in Capitolio Ann. 1235 Ind. VIII medio Aprilis die XII_: +RAYNALD, ad a. 1235, n. 4, e gli Autori che scrissero del Senato. +Più completamente ne riferiscono i detti Compendî dell’HÖFLER nel +PAPENCORDT, e la _Storia_ (mscr.) _della famiglia Savelli_, scritta +dal PANVINIO. Eziandio gli officiali del Senato giurarono la pace. I +negoziati durarono parecchi dì; e furono tenuti anche nel santo Stefano +sul Celio, dove fecero da testimonî _Matheus Rubens_ degli Orsini, +_Petrus Saracenus de Andreoctis_, Ottaviano nipote suo, _Johannes +Cinthii de Molaria_ ed altri. + +[255] Addì 15 Settembre 1235 il senatore Malabranca promulgò un +Editto a protezione dei _Peregrini_ e dei _Romipetae_, dichiarando che +sarebbero stati sempre soggetti al tribunale dei Canonici di san Pietro +(VITALE, p. 98). — Gregorio or difese vigorosamente Viterbo contro a’ +Romani che pretendevano da questa città il _vassallagium_; egli non ne +accordò che la _fidelitas_: Bolla ai Viterbesi del 22 Luglio 1236, da +Assisi (nel _Giornale Arcadico_, T. 137, 203). + +[256] _Italia hereditas mea est, et hoc notum est toti orbi: Hist. +Dipl._ IV, 881 (Giugno 1236). + +[257] Ciò a seconda della sentenza pronunciata propriamente dal Papa: +_Patrimonium b. Petri quod inter cetera imperii jura quae seculari +principi tamquam defensori sacrosancta commisit Ecclesia, ditioni suae +in signum universalis dominii reservavit: Hist. Dipl._, V, 777 (lettera +di Gregorio nel Febb. 1240: _Attendite ad petram_). + +[258] Ai 5 Dic. 1236 il _Syndicus_ di Perugia giura innanzi ad Alatrino +suddiacono di difendere per conto della Chiesa il _patrimonium b. Petri +in Tuscia et ducatum Spoletanum. Acta in palatio communis Tudertini_ +(Archiv. di Perugia, _Lib. Sommiss._ Vol. B, fol. 53). — Addì 19 +Ott. 1237 Spoleto, Perugia, Todi, Gubbio e Foligno conchiudono una +federazione guelfa (Arch. di Perugia, Contratti, T. I, AA. 1237). — Ai +3 Sett. 1287, da Viterbo, Gregorio IX concede alla città di Assisi il +privilegio di libera elezione del Podestà e di altri officiali (Bolla +nell’Arch. comun. di Assisi, Fascio. I, n. 3). + +[259] Lettera lunga e importante, data da Rieti, ai 23 Ottobre 1236 +(_Hist. Dipl._, IV, 914), in risposta a quella di giustificazione +scritta da Federico, ai 20 Settembre, da Mantova. + +[260] Al Senatore, al Senato ed al popolo di Roma: _Hist. Dipl._, IV, +901. + +[261] In occasione di alcune elezioni vescovili controverse, scriveva +al Papa: _Cum a nobis tantummodo publica debeant officia postulari, +in quem lege regia prodita Rom. Pop. auctoritatis et justitie publice +contulit potestatem_ (dei 20 Sett. 1236; _Hist. Dipl._, IV, 912). +Notevole in quest’ordine d’idee è altresì la sua lettera ai Siciliani, +della fine dello stesso anno (ibid., p. 930). + +[262] Intorno al 1261 re Manfredi scriveva ai Romani una lettera in cui +diceva che il diritto all’elezione degli Imperatori competeva a’ Romani +_auctoritate sui Senatus, Proconsulum et Communis_ (FRANCIS. PIPIN.; +MURAT., IX, 681). Vi si distingue: il Senatore e la sua curia, i +Proconsoli e il Comune del popolo. Nulla però impedisce di credere che +per proconsoli s’intendesse di denotare addirittura gli ottimati. Io +non trovai in alcun luogo significati i Proconsoli come corporazione. + +[263] Crede il VALESIO (Memoria mscr., Arch. del Campidoglio, +Credenza XIV, T. 42) che Innocenzo III avesse attribuito a sè stesso +il consolato in Roma, e che a vicario suo avesse nominato, primo +proconsole, Paolo Conti. È cosa di cui non si può dare dimostrazione; +nè in alcun documento rilevai denotato un Proconsole di cotale specie +come magistrato civico. Per la prima volta in un istromento del 1220 +trovai cenno della novella dignità: _Roffredus Jannis Cencii dei gra. +Romanor. proconsul ac Urbevetanor. potestas_ (Arch. di san Fortunato di +Todi, _Registr. Vetus_, fol. 120). La _Vita_ di Gregorio IX attribuisce +questo titolo per la prima volta a Pandolfo della Suburra ed a Pietro +Frangipane, nel 1229. Ancora al 15 Marzo 1221 e nel 1224, quest’ultimo +si appella soltanto console, e nel 1235 evvi Oddo Frangipane _dei gr. +Romanor. Proconsul_ (_Cod. Vat. 8049_, p. 165). Nel 1230: _Andreas +Roffredi Romanor. proconsul potestas Tuscanie_ (TURIOZZI, _Memor. di +Tuscania_, p. 117). Nel 1238: _Paulus de Comite Romanor. proconsul_ +(CONTELORIO, _Hist. famil. Comit._, n. 6). Nel 1239: _Nos Dom. +Parentius Parentii dei gra. Rom. Pronconsul et Senarum potestas_ (Arch. +di Siena, n. 373). Nel 1240 Federico scrive ai Romani: mandate a me +_proconsules vestros_, acciocchè io dispensi loro eccelse dignità, +_praesidiatus regionum, regnorum ac provinciarum_: PETR. DE VINEIS, +III, 72. + +[264] _Cancellariam Turrim, illam Babel nullo priori fatigatam impulsu +comminuit et potenter evertit_ (_Vita_, p. 581). + +[265] RICC. DA SAN GERM., p. 1038: _Romani plebei populi communitates +— Johannem de Poli Senatorem urbis — Senatoriae dignitati cedere +compulerunt, et Joannem de Centio substituerunt_... Trovasi questo nome +nella famiglia del Frangipani; però leggo in alcuni documenti anche di +_Johannes Cinthii Malabrance_ e di _Johes Cinta de Paparescis_. Sembra +che il novello Senatore abbia allora posseduto la Molaria, il qual +castello poco appresso compare in proprietà degli Anibaldi. Forse il +Senatore avrà appartenuto a questa famiglia. + +[266] _Cum eodem Senatore incredibili malitia exeunte_, dice la _Vita_, +p. 582. Se _malitia_ sia un errore di scrittura a vece di _militia_, +è forza pur dire che mai non v’ebbe sproposito più a proposito di +questo. — Gli _Annal. Stadenses_ (_Mon. Germ._ XVI, a. 1237): _Papa +Romam rediit, et pacem inter Romanos fecit_. — RICC. DA SAN GERM., +p. 1040: _M. octobris S. Papa — rediit ad urbem, ubi novi confutati +sunt Senatores D. D. Joannes de Poli, et_...: qui sventuratamente +s’interrompe il testo, ma la lacuna deve colmarsi col nome _Johes de +Cinthio_. + +[267] _Dabat illis sigilla, ut qui ipsa referrent singulis hebdomadibus +pecuniam acciperent ad victum; et saepissime talibus 15 libras per +hebdomadam impendebat_ (specialmente ai nobili): _Vita Innocentii III_, +p. 567. + +[268] _Romani vero eum — cum gaudio susceperunt, ne ex tunc, ut +prius egredetur, sancientes. Senserunt enim se per absentiam suam jam +decennalem_ (è un errore) _magnam pecuniam jacturam incurrisse_ (MATH. +PARIS, ad ann. 1237). + +[269] Il disegno del _Carrocium_ di Cremona, vedilo nel PLATINA, _St. +di Mantova_; MURATORI, XX, 660. Non pare che a Roma s’avesse uso del +carroccio; per lo meno io non ne scoversi mai traccia. + +[270] + + _Urbs decus orbis ave victus tibi destinor ave_ + _Currus ab Augusto Friderico Caesare justo._ + _Fle Mediolanum, jam sentis spernere vanum_ + _Imperii vires proprias tibi tollere vires._ + _Ergo Triumphorum potes urbs memor esse priorum,_ + _Quos tibi mittebant Reges, qui bella gerebant._ + +(RICOBALDO, _Hist. Imp._; MUR., IX, 259; FRANCIS. PIPIN., ibid., +p. 658). La lettera di Federico, del Genn. 1238, è registrata nella +_Hist. Dipl._, V, 161. — Nel Dicembre 1237, PIER DELLE VIGNE scrive ai +Principi tedeschi che Federico manda al popolo romano il carroccio. +Stando agli _Ann. Placentini_ (_Mon. Germ._, XVIII, 478) gli avanzi +del carroccio furono, nel Gennaio 1238, caricati sopra somieri e +trasportati a Roma per la via di Pontremoli. Anche in Germania quelle +spoglie destarono gran reverenza; e la _Cronica_ di EICKE DI REPGOW +dice: «E presono il loro stendardo, carroccio detto, e mandarono il +carroccio a Roma, e i Romani lo collocarono sul loro _Capitolium_» +(_Bibl. della Soc. letter. di Stuttgart_, XLII, 487). + +[271] _Quod carocium cum apud Romam duxissent, dom. Papa usque ad +mortem doluit: Ann. Placentini Gibelini_, come di sopra. Il Cronista +dice eziandio _quod positum fuit in Capitolio per Cardinales_. + +[272] GALVAN. FLAMMA, _Manip. flor._, p. 673: _Rotas et asseres in +unum conjunxit, et Romam misit, quod super columnas ad perpetuam rei +memoriam erigi mandavit_. Il SALIMBENE, _Chronic._, p. 49, dice che +i Romani abbruciassero il carroccio per far vitupero a Federico: ciò +sicuramente avvenne, ma non allora. + +[273] + + _Cesaris Augusti Friderici Roma Secundi_ + _Dona tene currum princeps in Urbe decus._ + _Mediolani captus de strage triumphos_ + _Cesaris ut referat inclita preda venit._ + _Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem_ + _Mictitur hunc urbis mittere jussit amor._ + +Questa iscrizione antica, un de’ pochi monumenti dell’Impero tedesco +che trovinsi in Roma, fu scoverta in Campidoglio nell’anno 1727 (MUR., +_Antiq. Ital._, II, 492). Fu infitta nel muro sopra la scala, al tempo +di Benedetto XIV. + +[274] Fra essi la _Vita_ nomina _Bobacianus_ ed _Aegidius Boetii_: e, +in una carta dei 2 Giugno, _Jacobus Girardi_ alla presenza di _Petrus +Fragipane_ giura fede di vassallo all’Imperatore (_Hist. Dipl._, V, +209). + +[275] Un passo di MATH. PARIS (di cui tenne nota il CURTIUS, p. 318) +suffragherebbe quest’opinione; ed io ve ne aggiungo un secondo, in cui +il Cronista (ad a. 1240) dice: _Creatus enim erat unus Senator Romae +auctoritate Imperiali, anno tertio precedenti_ (che era precisamente +il 1238). Tuttavolta io non credo che allora fosse stabilito il +numero di due; fu cosa passeggiera, e soltanto più tardi ne fu +introdotta consuetudine, causa la divisione delle fazioni. I Registri +Capitolini, all’anno 1238, notano _Johannes de Comitibus Proconsul +Romanus et Johannes de Judice_. Per lo meno, dei 21 Agosto 1238, posso +notare: _Dom. Oddo Petri Gregorii dei gr. Alme urbis Ill. Senator ac +Perusinorum potestas_ (Arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. A, fol. +133). + +[276] La _Vita_ lo denota come _tunc Senator_, ma prima che il Papa +tornasse; e quest’è certamente inesatto: la sua elezione dev’essere +avvenuta nel mese di Novembre. La famiglia _de Judice_ apparteneva ai +Papareschi, e compare in documenti molti. Giovanni _de Judice_ era +stato podestà di Orvieto negli anni 1209, 1216, 1226; nel 1234 fu +podestà di Firenze; nel 1240 diventollo di Perugia. + +[277] Il Biografo di Gregorio rivela tutt’a un tratto amore delle +antichità: _Quorum_ (degli Imperiali) _solvit colligationes iniquas +— et per devotum Johannis de Judice tunc Senatoris obsequium, turres +hostium, et operosi marmoris tabulata Palatia, nobile vestigium +prioris aetatis, in opprobrium ruine redegit_ (p. 582). Pare che qui +effettivamente s’intenda parlare del Palatino de’ Frangipani. + +[278] La Bolla di scomunica è riferita da MATH. PARIS, ad a. 1239, p. +329. Una delle cause ne fu anche Sardegna; perocchè Federico vi avesse +maritato suo figlio Enzo con Adelasia erede di Gallura, e ne lo avesse +creato re. Vedansi il RAUMER, lo CHERRIER e lo SCHIRRMACHER, _Federico +II imperatore_, Gottinga 1864, in tre vol. + +[279] _Fridericus... Senatori urbis et suis Conromanis salutem_... da +Treviso, ai 20 Aprile (MATH. PARIS, p. 332). Mette disgusto la lingua +già antiquata che s’usa in questa lettera; sono frasi che si ripetono +di secolo in secolo. + +[280] _Levate in circulo oculos vestros... Hist. Dipl._, V, 295. + +[281] _Ascendit de mare bestia blasphemie plena nominibus_... dal +Laterano, ai 20 Giugno 1239 (_Hist. Dipl._, V, 327). S’incolpa +l’Imperatore della sua opinione _de tribus impostoribus_. — La risposta +dell’Imperatore ai Cardinali è in PIER DELLE VIGNE, I, 31 e nell’_Hist. +Dipl._, V, 348: ei vi espone la sua professione di fede cattolica. + +[282] La storia di Giovanni da Vicenza e del parlamento di pace +raccolto a Verona (ai 29 Agosto 1233) presenta il più memorando quadro +dell’indole di questo tempo. Vedansi la _Cronica_ di Antonius Godus, +la _Vita Riccardi Comitis_, PARISIUS DE CERETA, GERARDUS MAURISIUS, +il SALIMBENE, e la _Storia degli Eccelini_ scritta dal VERCI. Il +SALIMBENE, che fu minorita, ha svelate con maliziosa compiacenza le +vanità ciarlanatesche di Giovanni. Se si stia a PARISIUS (MURAT., +VIII, 627) il grande paciero avrebbe fatto bruciare a Verona sessanta +illustri cittadini. + +[283] MATH. PARIS, p. 512. Il Papa mandò per tutto il mondo frati +mendicanti da percettori di tributi: per somme di denaro costoro +sciolsero del loro voto i Crociati (p. 518). — _Absurdum videbatur +etiam simplicibus, quam diversis muscipulis simplicem Dei populum +substantia sua moliebatur Romana Curia privare, nihil petens nisi aurum +et argentum_ (p. 524). — Molte satire furono scritte contro l’avarizia +romana. Nel _Cod. Vat._ 4957, fol. 43, haccene una intitolata _de +Pecunia_: _Pecunia Romanorum Imperatrix et totius mundi semper Augusta +dilectis suis filiis et procuratoribus universis salutem et rore celi +et terrae pinguedine habundare. Ego in altissimis habito... o vos omnes +qui transitis per viam attendite si est honor sicut honor meus... michi +Romana curia famulatur._ — Ancor più antica è la celebre poesia dei +_Carmina Burana: Propter Sion non tacebo, sed ruinam Rome flebo_. I +canti dei trovatori e dei poeti svevi sono zeppi di epigrammi contro +l’ingordigia della Curia. + +[284] _Ha Deus! sustineret hec hodie si viveret Henricus senior rex +Anglie? Et recolende memorie rex Riccardus et alii —?_ (_Hist. Dipl._, +V, p. 468). Enrico III si giustificò _praesertim cum tributarius +vel feudatarius Papae esse de jure comprobetur: et sic se excusando +turpiter accusavit_, dice egregiamente MATH. PARIS, p. 524. Vedasi +com’ei discorra (p. 517 e 518) sull’opinione publica di Francia, che +sulle prime era assai favorevole all’Imperatore. E di Germania dice: _A +nullis, vel a paucis meruit Papalis auctoritas exaudiri_. + +[285] _Comminatur aperte sanctum dare canibus, et venerandam Principis +Apostolorum Basilicam in praesepe deducere jumentorum! — Qui etiam +Ecclesiae Principem in illam immergere gloriatur egestatis injuriam, ut +cinerem pro corona suscipiat, spicas pro pane vendicet et pro equorum +candidata gloria cogatur quaerere subjugale... Vita_, p. 585. + +[286] In Agosto del 1239 sciolse la marca di Ancona e Spoleto dal loro +giuramento alla Chiesa, e gli annesse all’Impero: _Hist. Dipl._, V, +376. + +[287] Nel Settembre Federico, in premio della sua fedeltà, elevò +Viterbo ad _Aula Imperialis_: Docum. nel BUSSI, Append., p. 405. + +[288] _Hist. Dipl._, V, 762. Da Viterbo, nel Febbraio. + +[289] PETR. DE VIN., III, 72. _Ardens semper fuit cor nostrum_... (nel +Febbraio, certamente da Viterbo). _Napoleo Johannis Gaetani_ era un +Orsini. Infatti Giovanni, primogenito di Orso e fratello di Rainaldo, +assunse nome di Gaetano dalla madre sua Gaetana Crescenzi. Sposò egli +_Stephania Rubea_, e suoi figli furono Jacopo, Matteo e Napoleone +(GAMMURRINI, _Famil. nobili Toscane_, II, 16). — Anche suggelli di +Federico portano l’epigramma: _Roma caput mundi_: vedi l’imagine +simbolica di Roma sopra una bolla d’oro del Diploma promulgato nel +Settembre 1234 (frontispizio della _Hist. Dipl._, Tom. IV). + +[290] Durante la processione, addì 15 Agosto 1239, cadde la +_Cartellaria_; e l’Imperatore comandò a Giovanni _magister_ di San +Germano, che andasse a Roma per restaurarvi la torre: il Papa era ad +Anagni (_Vita_, p. 586; _Hist. Dipl._, V, 451: ibid., a p. 455, trovasi +l’assegnamento che Federico fece a Odone ed a Emanuele di rendite del +reame: la carta è data ai 19 Ottobre, dal campo sotto di Milano). A +Roma il Prefetto non ha parte più in alcuna cosa. Però ne fa menzione +un istromento dei 22 Aprile 1237: _Joannes Urbis Alme Prefectus_ (_Cod. +Vat. 6223_, fol. 93). Ed era lo stesso uomo che trovasi nell’anno 1230, +ai 21 di Aprile (MURAT., _Antiq. It._, I, 686): era figlio di Pietro. + +[291] _Annales Placentini Gibellini_, _Mon. Germ._, XVIII, 483. + +[292] Federico parla di g_arsones quosdam et vetulas_ (lettera +all’Inghilterra, del 16 Marzo, da Viterbo; MATH. PARIS, p. 521); per lo +contrario il Papa discorre di moltitudine innumerevole (HAHN, _Collect. +Mon. vet. et rec._, I, 346). Federico comandò che quei Crociati, per +castigo, si marchiassero in fronte. + +[293] All’anno 1237, MATH. PARIS (p. 307) registra una lettera di +Giovanni ai legati d’Inghilterra; ed è scritta con arte diplomatica: +_voluimus reformare statum et saepe tentavimus, et ecce deformis +destitutio subintravit. Incassum traduntur consilia, ubi voluntas +non sistitur fraeno prudentiae_ — e più addietro: _nimis avide, vel +potius inconsulte, se mater (ecclesia) immersit fluctibus_... MATH. +PARIS narra (a p. 366) i motivi della rottura che sono riferiti di +sopra. _Nec ego de caetero te habeo pro Cardinale_, disse il Papa; e +il Cardinale: _Nec ego te pro Papa; et sic recessit — adversarius_. — +Il primo Cardinale di casa Colonna, Giovanni vescovo della Sabina, morì +nel 1216. + +[294] MATH. PARIS, p. 307. + +[295] _Gens immunda, gens abhominabilis, gens pessima, gens furoris_ +— ritratto esagerato, come speriamo, dei Romani di quel tempo! Lo +scrittore conchiudeva dicendo, che il Papa, il quale non sitiva che +oro, aveva fatto appello al clero _ut sitis organa sonantia juxta +deductionem et libitum organiste: Hist. Dipl._, V, 1077, dal BALUZIUS, +_Miscell._, I, 458-468. + +[296] MATH. PARIS (p. 563) ha descritto con qualche malevolenza le loro +sofferenze. _Turba praelatorum_, li chiama Federico sprezzantemente +(PETR. DE VIN., I, c. 8.) Vedi la bella lettera del Papa a conforto dei +cardinali prigionieri, nel RAYNALD, ad a. 1241, n. 71. + +[297] _Hist. Dipl._, V, 1139. _In castris ante Spoletum_, ai 20 di +Giugno. È dato dall’istesso luogo, _Mense Junii_, un _Privilegium_ a +favore di Spoleto: l’originale si conserva in quell’archiv. comunale, +e fu stampato da ACHILLE SANSI, _Saggio di documenti storici tratti +dall’archivio del comune di Spoleto_, Fuligno 1861, p. 5. + +[298] _In nom. D. Amen. Anno D. incarn. 1241, Ind. XIV medio (mense?) +Martii die 4. Nos (Anibaldus) et O. de Columna... Senatores_... (HÖFLER +nel PAPENCORDT, p. 297). Odone Colonna fu il primo senatore della sua +casa; così lo registra all’anno 1241 anche un catalogo dei Senatori di +questa famiglia, esistente nell’archiv. Colonna. + +[299] _Math. Russus per Gregorium P. Senator efficitur._ RICC. DI +SAN GERM. ne dà la notizia nel Luglio, ma io ho buon motivo di tenere +fermo il mese di Maggio. Intorno a questo Senatore, vedansi il GARAMPI +(_Memor. della B. Chiara da Rimini_, p. 244), e l’albero genealogico +nel LITTA. + + =Ursus= della casa di Bobone, nipote di Celestino III, + sposato con Gaetana di Crescenzo. + | + | =Johannes Gaetani=, signore di Vicovaro, sposo a + _Stephania Rubea_; testa nel 1232. + | + | =Matheus Rubeus=, senatore, signore di Marino, + Monterotondo, Galera, castel Sant’Angelo + vicin Tivoli ecc.: sposo a Perna Gaetani, + ed ammogliato indi altre due volte; testa nel 1211. + | + | =Johannes Gaetani=, papa Nicolò III (1277) + | + | =Rainaldus=, stipite del ramo dei Monterotondo + | | + | | =Napoleo=, card. di S. Adriano († 1342) + | | + | | =Matheus=, senatore (1293 e 1310) + | + | =Mabilia=, sposa ad Angelo Malabranca + | | + | | =Latinus=, cardinal vescovo di Ostia († 1294) + | + | =Gentilis=. + | | + | | =Ursus=. + | | + | | =Matheus Rubeus=, card. di S. M. _in Porticu_, + | | corona nel 1266 in Roma Carlo di Angiò + | | († dopo il 1305). + | | + | | =Bertholdus=, primo conte di Romagna + | | († intorno al 1319). + | + | =Card. Jordanus= († 1287) + | + | =Matheus=, senatore (1279), stipite del ramo + | del Monte. + | + | =Napoleo=, senatore (1259). + +[300] _Apud Lagustam quam Joh. de Columna firmaverat_ —: RICC. DA SAN +GERM., p. 1047. Il PETRINI, _Mem. di Palestrina_, p. 411, registra +un documento dei 7 Febb. 1252, nel quale sono menzionate, come +possedimenti dei Colonna nella Città, le _munitiones Augustae et Montis +Acceptorii_. + +[301] Lettera a lui indiritta; certamente da Rieti, nel Luglio: _Hist. +Dipl._, V, 1155. + +[302] MATH. PARIS, p. 574: _Fere centenarius... fuit calculosus, et +valde senex, et caruit balneis, quibus solebat Viterbii confoveri_. +Federico da Grotta Ferrata annunciò ai paesi esteri la morte del Papa, +dicendo con frase del gusto di quella età: _Ut — vix ultoris Augusti +metas excederet, qui Augustum excedere nitebatur_ (PETR. DE VIN., I, c. +11). La lettera è calma e dignitosa. + +[303] Della sua prigionia parlano gli _Annales Placentini Gibellini_, +p. 485, e MATH. PARIS, p. 390. + +[304] Docum. nell’arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. C, fol. 31. +Fu edito per la prima volta dal GARAMPI (_B. Chiara_, p. 244); indi +dal NARDUCCI (_La Lega romana con Perugia e con Narni_, p. 48) che +lo trasse dall’arch. comunale di Narni: più correttamente lo publicò +GIOVANNI D’EBOLI nelle sue _Miscellanee Narnesi_. In quella carta si +sottoscrivono (secondo la prima edizione) ottantasei _Consiliarii_ +romani; giusta la seconda, ottantaquattro. Ne cito alcuni: _Homodeus +de Trivio, Benedictus Tyneosus, D. Johannes Frajapanis, D. Anibaldus, +Romanus Johis Judei, Romanus Johis Romani, Petrus Johis Guidonis, +Petrus nepos Domini Petri Stephani, Petrus Johis Ylperini, Porcarius +Jacobi Johis Grassi, Johannes Pauli Capudzunca_ (Capizucchi), _D. +Oddo Petri Gregorii, Gregorius Surdus, Mathias D. Anibaldi, D. Angelus +Malebrance, D. Comes Johes Poli, D. Transmundus Petri Anibaldi, Petrus +Astalli, D. Bobo Johis Bobonis, Petrus Vulgaminus, Johes Capocie, +Petrus Crescendi, Bartholomeus Cinthii de Crescentio, Petrus Papa, +Petrus Magalotti, Petrus Malaspina_. Dei Colonna nessuno. Parecchi +erano antichi senatori. Neppur uno si sottoscrive _Proconsul_; parecchi +_Dominus_ (Don): perchè non saprei. + +[305] Vedasi la violenta lettera scrittane da Federico ai Romani (PETR. +DE VIN., II, c. 8): _Vestra dissolvetur Babylon, Damascus deficiet, +sufflatorium consumetur in igne_. Espressamente ei parla dei loro +attacchi contro Tivoli. A torto l’HUILLARD registra questa lettera nel +Dicembre 1243. + +[306] Il BÖHMER, _Regest._, p. 192, dimostra che Rodolfo conte di +Asburgo trovavasi nel Maggio 1242 a Capua presso l’Imperatore: perciò +ragionevolmente io ne conchiudo che anche un mese dopo ei fosse con lui +ad Avezzano. + +[307] _Hist. Dipl._, VI, 95, lettera alla Francia, del Giugno 1243, +dove sono narrati questi casi avvenuti nell’estate dell’anno prima: +_Romanorum — sane populus hic dure cervicis..._ + +[308] _Civitatem nostram Flagelle ad flagellum hostium — fundari +providimus_ (_Hist. Dipl._, VI, 51, degli ultimi di Maggio 1242, ai +fedeli della _Terra Laboris_). — RICC. DA SAN GERM., p. 1048. — Il +nome è modificazione volgare dell’antico di _Fregellae_. La nuova terra +sparve assai prestamente. + +[309] Presso a poco nel Maggio del 1242. _Hist. Dipl._, VI, 44 (_Si +super duce_); ed una seconda lettera circa del Luglio (_Ex fervore +charitatis_), ibid., p. 59. Afferma l’Huillard che l’invettiva contro i +Cardinali attribuita a Federico (_ad vos est hoc verbum, filii Efrem_), +non sia sua; però tanto meno può essere genuina la lettera _Cum +papalis_ che si attribuisce a Luigi di Francia. + +[310] MATH. PARIS, p. 599: egli esagera dichiarando che le chiese di +Albano ammontassero a cencinquanta. + +[311] Voglion dire che Alba Longa sorgesse là dove or trovasi il +convento di Palazzuolo. Questo compare per la prima volta al tempo di +Gregorio IX con nome di _S. M. de Palatiolis_ (CASIMIRI, _Mem. stor. +delle Chiese e dei Conventi Minori_, p. 299). + +[312] La Bolla data da Ferentino ai 24 Luglio 1217, dice: _Civitatem +Albanensem cum burgo, thermis, monte qui dicitur Sol et Luna, +Palatio..._ Nicolò III confermò la donazione ai 18 Dic. 1278 (RICCI, +_Memor. di Albano_, p. 217). Dopo di Onorio IV Albano venne in mano dei +Savelli. + +[313] La cessione dei Malebranca trovasi in una Bolla dei 20 Maggio +1223. Vedila nel LUCIDI, _Mem. Stor. di Aricia_, Roma 1796, p. 408. + +[314] Giusta l’_Itinerar. Antonini: Aricia, Tres Tabernae, Forum Appii, +Terracina... Capua_. L’_Itiner. Hierosol._ enumera dall’altro verso +_Capua... Mutatio ad Mediae, Mutatio Appi Foro, Mut. Sponsas, Civ. +Aricia et Albana, Mutatio ad Nono, in Urbe Roma_. + +[315] Se ne fa menzione nell’anno 1249 (Bolla registrata dal CASIMIRO, +p. 230 e dal NIBBY, _Analisi_, I, 73): _S. Maria de Palatiolis — super +locum Albanensem seu in pede Montis Cavae_. — L’ultimo degli Stuardi, +Enrico di York, cardinal vescovo di Frascati, distrusse gli avanzi +del tempio di Giove nel 1783, allorquando restaurò il convento dei +Passionisti che sorge colà nel luogo ove era posto il tempio della +federazione latina. + +[316] _Massa Nemus_, menzionata per la prima volta da ANASTASIUS, _Vita +Silvestri_, n. 46. Nel 1153 Anastasio IV diede Nemi al convento di _S. +Anastasius ad Aquas Salvias_; Lucio III nel 1183 confermò la donazione: +_In loco qui dicitur Nemo_ (LUCIDI, p. 313; RATTI, _St. di Genzano_, p. +94). + +[317] Nel tempo di Onorio III appartenne al convento di san Lorenzo +fuori di Roma: contemporaneamente Ardea era proprietà del san Paolo +(RATTI, p. 47). Stando al NIBBY, _Anal._, II, 173, il più antico +documento che contenga il nome di _Civitas Labiniae_ data solamente +dall’anno 1358 (NERINI, _Stor. di s. Alessio_, a. 526). + +[318] Addì 4 Genn. 1218, _Petrus et Nicolaus Candulphi filii quond. +Angeli de Candulpho, et Rusticus fil. quond. Cencii de Candulpho_ +rinunciano al ristoro de’ danni cui pretendevano per la guerra +che s’era combattuta fra il popolo romano e la Chiesa al tempo di +Alessandro III. Vi è altresì detto: _et de turri nostra de Gentiano +nobis diruta_ (RATTI, p. 99). M’è noto un altro istromento dei 6 +Ottobre 1244, in cui _Simon de Candulfis_ e Paolo fratel suo cedono +_Toffellum_, vicino al _lacus Albani_, dandolo all’abate Benedetto +di _S. M. de Palatiolis... Actum est hoc in castro Candulforum in +palatio curie dicti Domini Simonis_ (pergam. Lateran. nell’arch. di +Firenze, segnata _Roccettini de Fiesole_). I Gandolfi trovansi anche +a Genova, famiglia signorile. — Se si stia all’UGHELLI, I, 266, i +Savelli possedevano Castel Gandolfo fin dal 1282. A Roma abitavano dei +Gandolfi: vedi l’epitaffio della _Domina Paula Filia Johis Gandulpi de +Gandulphinis_, in Araceli, a. 1360 (è nel GALLETTI, _Inscript._, III, +407). + +[319] Mi passo dall’indagare se Rocca di Papa sia derivata da Fabia. +Marino era un _castrum_ ormai nel 1249 (CASIMIRO, _Mem. delle Chiese_ +ecc., p. 230). Fino al 1266 appartenne a Giovanni Frangipane _de +Septemsoliis_, figlio di Graziano, che lo ebbe in feudo dal convento +di san Saba in Roma, ed eziandio dall’Abazia di Grotta Ferrata. Quel +Frangipane legò i suoi diritti a santo Saba, perlochè il cardinale +Giovanni Gaetani (Nicolò III), come procuratore del convento, vendette +Marino a suo nipote, cardinale _Matheus Rubeus Orsini_, per tredicimila +libre: _Castrum Marini et Turris ipsius cum tenimento suo._ Ne si +conserva la bella pergamena nell’arch. Gaetani, caps. 36, n. 39: il +contratto si stipulò a Viterbo. — Ai 16 Dic. 1266 il cardinale Matteo +vendette la metà di Marino a’ suoi zii Giordano, Rainaldo e Matteo, +figli del celebre Senatore (origin., ibid., 48, n. 6): così gli +Orsini vennero in possesso di Marino. Con questi documenti completo io +l’articolo relativo che leggesi nell’_Analisi_ del NIBBY. + +[320] Bolla di Gregorio IX, data ai 2 Luglio 1233, dal Laterano +(LUCIDI, _Aricia_, p. 423), dove si discorre del _Lacus Turni_. Questo +esiste ancora oggidì vicino a Castel Romano, sulla via di Ardea +(NERINI, p. 230). Di già ANASTASIO, _Vita Silvestri_, n. 30, dice +che Costantino lo donò alla Chiesa di Albano. — _Duos sandalos, ad +piscandum in Lacu Folianensi, medietatem totius Stagni Hostiensis cum +piscatione ed aucupatione avium. — Piscariam ad capiendos sturiones in +Flumine Tyberis secus Ripam Romeam_. + +[321] Nell’estate del 1242, come narra RICC. DA SAN GERM., p. 1048: +_statuam hominis aeream, et vaccam aeream similiter_. Federico II fondò +le prime collezioni di antichità. + +[322] _Perdidi bonum amicum, quia nullus Papa potest esse Gibellinus_: +GALVANEUS FLAMMA, c. 276. Anche Innocenzo III, all’elezione di Ottone +IV, avrebbe potuto esclamare: _nullus Imperator potest esse Guelfus_. + +[323] NICOL. DE CURBIO, _Vita Innocenc. IV_, c. 7: _XVII Kal. Nov. +exiens de Anagnia, Romam ivit — cum tripudii gaudio est receptus XVII +Kal. Dec._ È un errore di assumere il 15 Novembre come data del ritorno +(così fa anche lo CHERRIER), il quale sarebbe pertanto avvenuto un +mese dopo la partenza da Anagni. Di già ai 22 di Ottobre egli segna una +lettera indiritta ai Viterbesi: _Lateran. XI Kal. Nov. Pont. n. a. I_ +(_Cod. Palat._ 953, fol. 33 b). + +[324] Scena domestica descritta con molta vivacità da NICOLÒ DE CURBIO: +_Romanorum quamplurimi mercatores — procaciter mutuum repetebant, +aulam palatii et cameras — infestis clamoribus — onerosa multitudine +replentes — ipsum oportebat in camera latitare_ (c. 7). Il Papa se la +cavò a forza di _patientia, que optimum est genus vincendi_: così dice +il suo Biografo da vero italiano. + +[325] Longhezza, lungo la via Tiburtina presso l’Anio, sui ruderi +di _Collatia_, compare per la prima volta da _castellum quod vocatur +Longezzae anno 1074_, in una Bolla di Gregorio VII: NIBBY, _Analisi_. + +[326] Mscr. di NICOLA DELLA TUCCIA, ad a. 1242-1243. Il Cronista si +riferisce a Croniche più antiche di GOTIFREDO e di LANCILOTTO. Vedi la +già mentovata edizione fattane da IGNAZIO CIAMPI. + +[327] Nel Settembre _Tineosus_ cavaliere viterbese annuncia a Federico +il tradimento della città (_Hist. Dipl._, VI, 125, dove son registrate +altre lettere degli assediati). PETR. DE VIN., II, 55. MATH. PARIS, p. +607. RICC. DA SAN GERM., ad a. 1243. NICOLÒ DE CURBIO, c. 8. Manifesto +di Federico dell’anno 1244. Finalmente la particolareggiata relazione +di un famigliare del cardinal Rainero, nel _Cod. Palat. 953_, fol. 56. + +[328] Lettera del Papa, da Anagni, ai 7 Ottobre, in RAYNALD, n. 26, +a. 1243: ed ai Viterbesi, dal Laterano, ai 22 Ottobre, del _Cod. +Palat. 953_, fol. 33, dove dice di avere scaldato il cuore dei Romani +in soccorso di loro — _et ut hoc cum celeritate proveniat campana +capitolii sine remissione pulsatur_. Diceva che dalla Campagna +verrebbero aiuti. + +[329] La sua lettera di querimonia al Re, del Dicembre (PETR. DE VIN., +II, c. 2) descrive il tradimento de’ Viterbesi e dei Romani; e nel +manifesto del 1244 egli accusa anche il Papa di essersela intesa con +loro. La _Cronica_ di NICOLA DELLA TUCCIA è piena di particolarità +curiose. + +[330] Intorno ai lunghi negoziati posteriori all’Agosto del 1242 +vedansi i _Mon. Germ._, IV, 341-354. — NICOLÒ DE CURBIO, c. 10. + +[331] Nella sua lettera dei 30 Aprile il Papa dice: _non post +multos dies elegit resilire potius quam parere, adimplere quod sibi +mandavimus, renuendo_. — MATH. PARIS, p. 427: _a forma jurata — +resilivit_. Non fu mai rimproverato al Re di essere stato spergiuro. +Del suo buon diritto giudicano con chiara moderazione il RAUMER e +l’HUILLARD. Vedi anche lo SCHIRRMACHER, IV, 68. + +[332] Lettera monitoria scritta da un Cardinale a Federico (_Hist. +Dipl._, VI, p. 184: e a pag. 186 v’è la lettera di Federico al Papa in +cui respinge quell’accusa). Il cardinale Giovanni Colonna, potentissimo +amico dell’Imperatore, morì a Roma nel 1244. _Obit vas superbiae et +omnis contumeliae. — Qui inter omnes Cardinales in possessionibus +saecularibus claruit potentissimus; unde efficacissimus discordiae +inter Imp. et Papam geminator extitit_: MATH. PARIS, p. 614. + +[333] Egli annullò ai 16 di Aprile la concessione imperiale. Così suona +il Breve ad Enrico Frangipane e ad Jacopo figliuol suo: _cum igitur +— nuper apud Aquampendentem in presentia Principis constituti, eidem +— timore perterriti, medietatem Collisei cum palatio esteriori sibi +adiacenti... quae ab Eccl. Rom. tenetis in feudum, de facto cum de jure +nequiveritis, duxeritis concedenda — — concessionem hujusmodi nullam +esse penitus renunciantes... Hist. Dipl._, VI, 187. RAYNALD, ad a. +1244, n. 19. THEINER, _Cod. Dipl._, I, 207. + +[334] Nel Marzo del 1244 ad Aquapendente _Petrus alme urbis prefectus, +comes Anguillariae_, come uomo di corte dell’Imperatore, sottoscrive +un Diploma (_Hist. Dipl._, VI, 166). Pertanto morto era Giovanni suo +predecessore, e ben anche fratello suo. Nel suo manifesto Federico si +lagna così del Papa: _procuravit — qualiter terra quam tenemus — ante +pacis adventum averteretur a nobis — recipiens prefectum et quosdam +sequaces suos cum terris eorum, qui omni tempore imperii fuit, et +dignitatem ab eo recepit, et de quo numquam questio fuit per Ecclesiam +nobis relata_. + +[335] Di là, ai 21 Giugno, promulgò un _Privilegium_ pel convento di +_S. Pancratio in comitatu Rosellano dioc. Grosseti_. Questa Bolla, +sottoscritta da dodici Cardinali, tiensi custodita nell’archivio di +Stato di Napoli (_Bullarium_, Vol. II). + +[336] NICOLÒ DE CURBIO, c. 13. Il Papa si lasciò addietro tutti: _per +devia et abrupta montium, ac nemora tota nocte laborans. — Veterem +induit Senebaldum, et leviter armatus equum ascendit velocissimum, manu +non vacua_. Così MATH. PARIS, p. 431. + +[337] Il viaggio e le accoglienze sono con molta vaghezza descritti da +NICOLÒ e dal _Continuatore degli Annali di Genova_. + +[338] PETR. DE VIN., I, c. 3. + +[339] _Ego Thadeus de Suessa... ad futurum Romanum Pontificem et +ad universale concilium regum, principum et prelatorum, cum presens +concilium universale non sit, pro parte domini imperatoris appello: +Hist. Dipl._, VI, 318. — MATH. PARIS, p. 451: _sententiam — in pleno +Concilio, non sine omnium audientium — stupore et horrore terribiliter +fulguravit_. E questo Cronista, nella sua narrazione successiva alla +morte di Gregorio IX, si palesa ostile contro di Federico. Documenti +notevoli sono i pareri secreti dettati per il Collegio dei Cardinali, +che sono raccolti nel libro di ALBERTO DI BEHAM, n. 4 e 5 (edito +dall’HÖFLER); ivi trovansi registrate le lettere di doglianza di +Federico e la difesa di Innocenzo IV. + +[340] _Sane redditus copiosi, quibus ex plurium depauperatione regnorum +ditantur — ipsos faciunt insanire. — — Semper fuit nostre voluntatis +intentio, clericos — ad illum statum reducere — quales fuerunt in +ecclesia primitiva, apostolicam vitam ducentes... Hist. Dipl._, VI, +391, Febb. 1246. Vedasi anche la lettera di Federico (_Etsi caussae +nostrae_) data da Torino, ai 31 Luglio 1245 (PETR. DE VIN., I, c. 3, e +MATH. PARIS, p. 722). + +[341] _J. Christus — in Ap. Sede non solum pontificalem sed et regalem +constituit monarchiam, b. Petro ejusque successoribus terreni simul +ac celestis imperii commissis habenis._ I Papi credevano perfino di +potersi fare giudici degli Angeli, secondo la sentenza di san Paolo: +_An nescitis, quod angelos judicabimus_ (nella lettera medesima). — +(_Romanorum princeps_) _Romano pontifici, a quo imperii honorem et +diadema consequitur, fidelitatis et subjectionis vinculo se astringit_. +Vedi l’HÖFLER, _Alberto di Beham_, n. 8. La lettera _Agni sponsa +nobilis_ (HÖFLER, _Federico II_, p. 413), in cui Innocenzo cerca +difendere la Chiesa dalla accusa delle sue ricchezze, è così ridondante +di frasi che io non la reputo autentica. + +[342] Sono quelle stesse dottrine dell’ambizione fanatica del clero, +che ancora oggidì i Gesuiti vanno predicando come dogmi canonici. + +[343] Dice il Papa: _Quum ad cetera regna suae subjicienda virtuti +oculum ambitionis extendens, eam (sc. Ecclesiam) reperit obicem cujus +interest materno affectu christianorum regum, tamquam spiritualium +filiorum, jura protegere ipsorumque defendere libertates_. Nella +sopraddetta lettera. + +[344] GUALTIERO DI VOGELWEIDE gli staffila in parecchi de’ suoi versi; +ed una delle sue canzoni prelude alla celebre invettiva di DANTE: «Ahi +Costantin, di quanto mal fu matre...» Ei dice dei preti: «Rammentate +come una volta andavate lemosinando per Dio; sol per questo Costantino +vi regalò di beni. Se ne avesse previsto le conseguenze per noi fatali, +ei ci avrebbe pensato ben sopra, e ce le avrebbe risparmiate. Ma allora +eravate ancor casti, non vanitosi, superbi.» (Canz. 10, ediz. del +Simrock). + +[345] Eglino presentarono un loro gravame al Concilio di Lione (MANSI, +XXIII, 639). E leggasi MATH. PARIS, che pone in bocca al Papa queste +invereconde parole: _Vere hortus delitiarum est Anglia. Vere puteus +inexhaustus est, et ubi multa abundant, — de multis multa possunt +extorqueri_ (p. 473, edit. WATS). Dopo le Crociate, dice il LINGARD, +_History of Engl._, II, 414, i Pontefici esigettero la decima dal +clero; e in breve si foggiò la teoria che ogni guerra dei Papi era +guerra religiosa. I frati mendicanti facevano da percettori dei +tributi, tribolando chiese collegiate e conventi, e armati di quella +formidabile formula _non obstante_, innanzi cui nessun diritto teneva. +Vedi il MEINER, _Storia comparata_, II, 615. + +[346] _Ut sic jurisdictio nostra resuscitata respiret, et ipsi hactenus +ex nostra depauperatione ditati — reducantur ad statum Ecclesiae +primitivae_: MATH. PARIS, p. 719; e il Cronista nota l’accordanza di +quelle dottrine colla lettera di Federico. Vedansi nella _Hist. Dipl._ +(VI, 467) gli atti di cotal lega del Nov. 1246, che il Papa ben presto +represse. Anche Enrico III si giovò dell’esempio, e limitò ad alcuni +casi canonici il tribunale ecclesiastico pei laici (MATH. PARIS, p. +727, ad a. 1247). + +[347] Eccone la professione di fede: _Etsi nos nostrae catholicae fidei +debito suggerente manifestissime fateamur collatam a Domino Sanctae +Rom. Sedis Antistiti plenariam in omnibus potestatem, ut quod in +terra ligaverit, sit ligatum in coelis, et quod solverit sit solutum: +nusquam verumtamen legitur divina sibi vel humana lege concessum, quod +transferre pro libito possit imperia_. (Nella lettera detta di sopra +_Etsi caussae nre_, dei 31 Luglio 1245). + +[348] Di questi tentativi di riforma narra ALBERTUS STADENSIS, +_Chron._, a. 1248. I predicatori degli eretici colla Scrittura alla +mano dichiaravano che la podestà del Pontefice era usurpata, non +fondata da Cristo. + +[349] _Absit ut in populo Christiano sceptrum regiminis ulterius maneat +apud illum vel in vipeream ejus propaginem transferatur_ (HÖFLER, +_Federico II_, p. 383). E in pari senso aveva detto ancor prima, nella +lettera a quei di Strasburgo, del 28 Genn. 1247. + +[350] In sette anni Innocenzo IV spese duecentomila marchi in Italia e +in Germania: così il suo Biografo, c. 29. + +[351] _In solita devotione Rom. Ecclesiae — persistatis, Fridericum +Cesarem inimicum crucifixi more solito impugnantes_ (nel Maggio 1246, +_Hist. Dipl._, VI, 431). Notisi l’ingenuità onde parlano gli Annali +di un convento tedesco, che è quello di san Giorgio nella Selva Nera: +_A. 1240. Tam juvenes quam senes crucesignati sunt contra Tartaros. A. +1246. Adulti signati sunt cruce contra Fridericum Imperatorem_ (_Mon. +Germ._, XVIII). I denari raccolti per la liberazione di Gerusalemme +furono devoluti officialmente dal Papa per la Crociata contro di +Federico: Bolle nello CHERRIER, III, 520. + +[352] Sulla professione di fede vedasi l’_Hist. Dipl._, VI, 426. + +[353] Lettera _Ignominiosa vulgaris vestri nominis fama_, nel GOLDAST, +_Const._, III, 394, e PETR. DE VIN., III, c. 18. Ancora al 4 Maggio +1244 Pandolfo da Fascianello era capitano generale in Toscana (archiv. +di Siena, n. 393). Egli ed altri fuggirono, e il Papa li rimeritò di +beni e di onori: CHERRIER, III, p. 179 e 514. + +[354] _Illustravit super vos faciem suam Deus, vestras a Pharaonis +dominio subducendo personas — vos — de militibus tyranni improbi, +facta pugiles domini Jesu Christi._ Lettera a Teobaldo Francesco ed +ai congiurati (RAYNALD, ad a. 1246, n. 14); e l’altra ai Siciliani +(dei 26 Aprile 1246, ibid., n. 11). Si accusò Federico di macchinar +l’assassinio del Papa, ma egli con dignità respinse quella taccia. + +[355] Quanto ai Regesti di Federico, noto una lettera che non è +registrata nell’HUILLARD: è indiritta ai Sanesi, _dat. Alifie XXVI +Madii IV Ind. 1246_; e vi è detto che facciano venire al suo esercito, +per combattere contro Perugia, le soldatesche requisite da Federico di +Antiochia, figliuolo e vicario suo in Tuscia e nella Maritima (_Caleffo +Vecchio_, fol. 250). + +[356] Il registro Capitolino nota: _A. 1246 Petrus de Frangipanibus; +A. 1247 Bobo filius Johis Bobonis; A. 1247 Petrus Caffarus Prosenator; +1248 Petrus Anibaldi et Angelus Malabranca_: a qual titolo m’è ignoto. + +[357] _Sanct. patri... Senator... ceterum in vestra remotione +clandestina, urbe repudiata, primo elegistis Januam, post Lugdunum — — +ut sic Romana novo confusa obprobrio funditus desolata sedeat civitas +expers papae — quasi vidua domina urbium._ La lettera appartiene +all’anno 1246, come si pare dall’osservazione che la assenza del +Pontefice durava omai quasi da un _biennium_. Nell’HÖFLER, dal Libro di +ALBERTO DI BEHAM, n. 47. + +[358] L’investitura pontificia è data da Lione, ai 29 Maggio (1249). +_Cum tibi — clar. mem. C. Rom. Imperatrix et Regina Sicilie una cum +F. quondam Imperatore O. Frajapani avunculo cujus te successorem +asseris suisque successoribus principatum Tarenti cum tota terra +Itronti duxerit concedendum, prout in privilegio inde confecto plenius +dicitur contineri, et idem F. predictis principatu et terra te ut +dicitur spoliarit. Nos — restituimus_... HÖFLER, _Federico II_, p. 394. +CHERRIER, II, 380. Ma il _Privilegium_ di Costanza non venne mai alla +luce, nemmeno quando Innocenzo III aggiudicò Taranto stesso al Conte di +Brienne. Dei 4 di Giugno 1249 è l’investitura di Arborea, che doveva +parimenti trascinare i Frangipani in lotta cogli eredi della casa di +Hohenstaufen: ibid., V, 391; ibid., p. 380. + +[359] Nella lettera di Gualtiero di Ocra al Re d’Inghilterra vien +detto (Sett. 1246): _Imp. omnibus ordinatis et cum Romanis et Venetis +jam bona pace firmata: Hist. Dipl._, VI, 437. Dopo che l’Imperatore +fu deposto, i prelati mandarono a Roma una lunga lettera per ammonire +la Città a non lasciarsi sedurre a ribellione. _Inclite almeque urbi +Romane Cetus amicorum ejus et Christi fidelium congregatio... Corona +sapientie timere deum... Cod. Vat. 7957_, fol. 24 a. + +[360] Il SALIMBENE ha descritto con vivissimi colori la presa di +Vittoria (p. 80). + +[361] La lettera dei Bolognesi è nell’HUILLARD, _Hist. Dipl._, VI, +738. Loro podestà era Filippo Ugoni. Nell’archivio del Palazzo Nuovo +di Bologna, dove vuolsi che Enzo abbia vissuto, esistono ancora degli +ingialliti registri sui quali sono scritti i nomi dei prigionieri. Così +sul rovescio di un foglio di pergamena: _de Palatio novo communis Bon: +dns Hentius Rex sive henricus filius domini Friderici olim Imperatoris. +— Relaxatus est: Dnus Marinus de Hebulo. dnus Comes Conradus. dnus +Attolinus d’Landido. dnus baxius d’Doaria (sunt quinque)_ (Miscellan., +n. 5, n. 36). + +[362] Nel Gennaio 1249 Pietro era ancora protonotario a Pavia, e nel +Giugno 1249 Federico lo chiama traditore. Se si stia agli _Annal. +Placentini_, lo fe’ imprigionare a Cremona e tradurre dapprima a Borgo +di San Donnino; indi, nel Marzo 1249, a San Miniato, dove, acciecato, +avrebbe finito di vivere (_suam vitam finivit_). Però sembra certo +che egli si uccidesse a Pisa. Gli studî del DE BLASIIS (_Della Vita e +delle opere di Pietro della Vigna_, Napoli 1861) e quelli dell’HUILLARD +(_Vie et correspondance de Pierre de la Vigne_, Paris 1865) non seppero +chiarir meglio l’argomento. Lo SCHIRRMACHER crede che Pietro fosse +colpevole: IV, 294 e segg. + +[363] _Usque ad ultimum fati sui diem gloriosus, et per totum Orbem +Terrarum admirabiliter vixit, et qui omnib. fuerat insuperabilis, +solius mortis legi succubuit_: così NICOLÒ DE JAMSILLA ghibellino, +_Hist. de reb. gest. Frider. II_ (MURAT., VIII, 496). + +[364] _Obiit — principum mundi maximus Fridericus stupor quoque +mundi et immutator mirabilis, absolutus a sententia qua innodabatur, +assumpto, ut dicitur, habitu Cisterciensium, et mirifice compunctus +et humiliatus_: MATH. PARIS, p. 804. — Manfredi scrisse a Corrado +che l’Imperatore (_in corde contrito velut fidei orthodoxae zelator_) +avesse ordinato di ristorare la Chiesa di tutti i danni: _cecidit sol +mundi, qui lucebat in gentibus_ (BALUZIUS, I, 476). Il suo testamento +disponeva che alla Chiesa (_matri nostrae_) dovessero restituirsi +tutti i suoi diritti, ma _salvo in omnibus et per omnia jure et honore +Imperii... et ipsa restituat jura Imperii: Chron._ FRAN. PIPINI, lib. +II, c. 41. Il testamento è registrato nei _Mon. Germ._, IV, 357. + +[365] Federico II di Prussia, filosofo, poeta, libero pensatore, +statista espertissimo, monarca in tutta la estensione della parola, ha +fattezze tanto somiglianti col suo grande omonimo che se ne direbbe il +moderno ritratto. + +[366] Parecchie volte in Alemagna e in Italia fu confutata l’asserzione +dell’HUILLARD, che attribuisce a Federico un cotale disegno e il +progetto di creare Pier delle Vigne a pontefice, ossia a suo vicario +nelle cose di Chiesa. Il benemerito erudito francese ribadisce la +sua opinione ancor nuovamente nella monografia intitolata: _Vie et +correspondance de Pierre de la Vigne_, Paris 1865. Sennonchè, neppure +in questa scrittura ei riesce a convincere. + +[367] Federico non rinnegò il Papato, e tenne anzi eguale idea di +Filippo di Francia, che estimò avventurato Saladino, poichè non +aveva seccaggini di Papi. Così anch’egli scrisse nell’anno 1247 a suo +genero Vatazes: _o felix Asia, o felices orientalium potestates quae — +adinventiones pontificum non verentur: Hist. Dipl._, VI, 686. + +[368] _Ad honorem divinum in melius reformemus._ HÖFLER, _Federico II_, +p. 424. Il concetto _reformare_ e _reformatio_ (mutar rapporti per via +di leggi) era allora assai usitato, massime in tutte le Republiche. + +[369] Verso la fine del 1246 scrisse a re Luigi: _Nos etenim — +firma concepimus voluntate temporalia jura et dignitates nostras +inviolabiliter conservare, et nihilominus S. Rom. Eccl. ad honorem +dei et catholice fidei in spiritualibus revereri. — Quod si ad id +votis equalibus — intendamus, communem causam nostram et omnium +principum adeo favorabilem faciemus, quod in nullo jura nostra +diminui poterunt sed augeri: Hist. Dipl._, VI, 473. Passo notevole, +che espone apertamente il tentativo di riforma del grande Imperatore, +conformemente al suo ragionevole principio. + +[370] _Laetantur coeli et exultet terra_... Ai Siciliani, da Lione, +ai 25 Genn. 1251 (RAYNALD, n. 111). Si compari col nobile linguaggio +adoperato da Federico quando annunciò ai Re la morte di Gregorio IX: +_de cujus morte multa compassione conducimur, et licet digno contra eum +odio moveremur_ (_Hist. Dipl._, V, 1166). + +[371] Il figlio maggiore, Enrico il ribelle, morì in carcere a +_Martoranum_, nel 1242: il terzo, Giordano nato di Isabella, era morto +bambino a Ravenna nel 1236. Vedi l’albero genealogico nel RAUMER. + +[372] Addì 17 Aprile 1251 da Lione re Guglielmo diede un privilegio per +Perugia, cui confermò Castiglione Chiusino. Nel dì stesso ratificò i +diritti di Perugia su Città della Plebe (arch. di Perugia, B. B. Carte, +Saec. XIV, Append. n. 2). + +[373] Se anche non sia vera la sconcezza che MATTEO PARIS pone in bocca +di Ugo cardinale, come addio che questi rivolge a Lione, tuttavia il +passo che la riferisce è indizio dei costumi di allora. _Amici, magnam +fecimus postquam in hanc urbem venimus, utilitatem et eleemosynam. +Quando enim primo huc venimus, tria vel quatuor postribula invenimus. +Sed nunc recedentes unum solum relinquimus; verum ipsum durat +continuatum ab orientali porta civitatis usque ad occidentalem_ (p. +809). + +[374] _Quod si Romam pervenerit, Romani exigerent pecuniam +inaestimabilem ab ipso violenter_... MATH. PARIS, pagin. 809. — NICOLÒ +DE CURBIO (c. 30) descrive esattamente tutto il viaggio del Pontefice. + +[375] Si noti fra quali condizioni di cose s’infeudassero i Frangipani. +Solamente allora che Manfredi non aderì a quello che gli si chiedeva +Innocenzo (addì 21 Genn. 1252, da Perugia) investì di Taranto +nuovamente Enrico Frangipane. + +[376] Il CURTIUS riferisce due lettere, che afferma essere state +scritte da Corrado ai Romani; però la seconda _Ardens semper_ +appartiene a Federico II (PETR. DE VIN., III, 72); e così è certo +anche della prima _Romanus honor_. Corrado del resto scrisse ai Romani; +vedi la lettera _Plane scimus_ al Proconsole _almae Urbis_ (BALUZIUS, +_Miscell._, I, 193). Io mi credo che fosse indiritta a Brancaleone +senatore. Il concetto di _Proconsul_, di cui il Re non conosceva la +portata, tiene qui vece di _Senator_. + +[377] Proposta del Pontefice a Carlo, dei 12 Giugno 1253, da Assisi: +_Dum adversitates_ (RAYNALD, n. 2, 3, 4). — La offerta a Riccardo +sembra essergli stata rivolta fino da quando il Papa trovavasi a Lione +(LAPPENBERG e PAULI, _St. d’Inghilterra_, III, 694). Formalmente poi +gli fu fatta ai 3 di Agosto 1252, da Perugia (RYMER, _Foedera_, fol. +284); indi ai 28 Genn. 1253 (fol. 288). La concessione ad Edmondo è dei +6 Marzo 1254 (fol. 297). La corona di Sicilia fu messa all’incanto di +qua e di là, siccome ai dì nostri quella di Grecia. + +[378] Come Corrado III, anch’egli punì la Città facendone smantellare +le mura, ma graziò i cittadini. Fece porre le briglie all’antico +cavallo di bronzo ch’era collocato innanzi alla cattedrale, e sulla sua +base incidere questi versi: + + _Hactenus effrenis domini nunc paret habenis._ + _Rem domat hunc aequus Parthenopeus equum._ + +La testa del cavallo oggidì si vede negli «Studî.» + +[379] Era rimasto l’estate in Assisi, ed aveva consecrato la chiesa di +san Francesco: NICOLÒ DE CURBIO, c. 33. + +[380] _Et cum venire distulisset, iterum vocabant eum Romani, ut +prius sed solennius, et sub hac forma, ut scilicet tunc veniret, vel +nunquam_: MATH. PARIS, p. 862. + +[381] _Papa igitur nolens volens, paratis clitellis Romam adiit, +tremebundus. Ubi, ut decuit, susceptus est cum honore, sic jubente et +volente Senatore_: MATH. PARIS, p. 862, 879. — NICOLÒ DE CURBIO, c. 34. + +[382] MATH. PARIS, p. 879. + +[383] _Papa — odio nondum extincto, quod olim in Federicum exercuit, +in prolem et sanguinis sui reliquias saevire disposuit_: così giudica +FERRETO VICENTINO (MUR., IX, 945). + +[384] Il documento di Alberto è dato da Windsor, ai 6 Marzo 1254 +(RYMER, fol. 297). Addì 15 Maggio 1254 da Assisi Innocenzo scrisse al +Re inglese ringraziandolo di avere accettato l’investitura, e lo pregò +di mandare prontamente milizie in Sicilia (ibid., fol. 302). E vi si +trova questa frase: _sed nepote tuo impie, ut asseritur, sublato de +medio_. + +[385] Sul contegno d’Inghilterra e sulle arti di Innocenzo IV vedasi +MATH. PARIS, p. 892. Una briga politica della Chiesa fu audacemente +tramutata in cosa santissima di religione. E poi si stupivano che anime +generose si dessero all’eresia! + +[386] _In triumforum suorum primordiis, acerbo mortis fato succubuit_: +NIC. DE JAMSILLA; MURAT., VIII, 506. — _Homo pacificus et judex severus +— de cujus obitu Teutonici, Apuli et Lombardi, preter illos qui erant +de parte Ecclesie, dolore nimio sunt turbati_: HERM. ALTAHENSIS, nel +BÖHMER, _Fontes_, II, 510. + +[387] PETRI CANTINELLI _Chron._, a. 1252 (MITTARELLI, _Accessiones_). +MATH. PARIS, p. 860: _mense Aug. Romani elegerunt sibi novum Senatorem, +civem Bonon., nomine Brancaleonem, virum justum et rigidum, jurisque +peritum_. Vedansi il SAVIOLI, ad a. 1252 e la Dissertazione del +LAZZARI, _La prigionia di Brancal. de Andalò_ (Bologna 1783). + +[388] _Romani — Brancaleonem — pro triennio in Senatum urbis elegerant, +quia in Lombardia fuerat pro parte Friderici depositi, et junctus +amicitia Ezelino tyranno haeretico — et etiam — Pelavicino_; NICOL. DE +CURBIO, c. 34. + +[389] MATH. PARIS, p. 860. Il VESI, _Storia di Romagna_, III, 84, dice +che gli ostaggi fossero trenta; il SAVIOLI li numera a cinque. Vedasi +in quest’ultimo (_Annal. di Bol_., III, 2, 682) la lettera di Galeana +moglie di Brancaleone, tratta da un mscr. esistente a Bologna: ivi però +nol rinvenni più, sebbene per cercarmelo invano si sia adoperato anche +l’erudito signor conte Giovanni Gozzadini. + +[390] Vedi la descrizione che dà il VILLANI (VI, c. 70) della vita di +Firenze a quel tempo; e l’altra appena credibile che si contiene in +RICOBALDO della stessa età di Federico II (MURAT., IX, 128). + +[391] Statuti mscr. di Roma nell’arch. Capitol., dell’anno 1469, lib. +III, c. 1: _Senator Forensis habere debet — pro 6 mensibus 1500 Flor. +auri de Camera_. Nel 1362 Roma si dolse che il Senatore forestiero +costasse 2500 fiorini ad ogni sei mesi, laddove, tempo prima, i due +Senatori nobili avevano recato solamente la spesa di 1500 fiorini: +perciò il Papa ridusse lo stipendio a 1800 fiorini (THEINER, _Cod. +Dipl._, I, n. 363). Intorno al 1350 il Rettore di Romagna costava +quattro fiorini d’oro al giorno; il Podestà di Forlì, quello di Faenza, +e l’altro di Cesena sessanta fiorini al mese; il Podestà di Bologna +nel 1250 aveva lo stipendio o _feudum_ di duemila lire bolognesi +all’anno (_Stat. Comun. Bonon._, p. 23. A. 1250, ed. Frati., Bol. +1863). Quantunque riesca difficile il ragguaglio del valore monetario +nel medio evo, si può tuttavia stabilire che il buon fiorino d’oro +(battuto a Firenze fin dal 1252), del peso di 24 caratti e 72 grani, +corrispondesse a paoli 21, 1 bajocco e 4 quattrini, ossia a un ducato +(zecchino). — Fiorini d’oro 96 facevano una libbra d’oro; 64 un marco. +— Fiorino 1 = 1 lira, ossia 244 denari di provisini, ossiano 120 grani +napolitani. — In media 1 fiorino = 26 _Solidi provenienses_. — _Libra +proven._ 1 = 2 scudi e 50 bajocchi. Vedi il VETTORI, il _Fiorino d’oro +antico illustrato_, e il GARAMPI, _Saggi di osservazioni sul valore +delle antiche monete pontificie_. Le sue osservazioni corrispondono +colla _Valuta_ che trovasi posta in appendice al Codice fiorentino di +CENCIO. + +[392] Il _Collateralis_ di Brancaleone fu Federigo di Pascipoveri (Nota +H, agli _Ann._ del SAVIOLI, a. 1252). + +[393] Gli Statuti del 1471 danno al Senatore: _6 judices forenses, +4 notarios maleficiorum et 1 notarium marescallorum, 4 socios, +8 familiares domicellos... 20 equos armigeros, et beroerios 20_ +(_beroeri_, dal francese antico _berruier_, arciero: così il DIEZ, +_Vocab. etim. della lingua romana_. Che ne sia venuta la voce birri o +sbirri?). Secondo lo Statuto di Bologna (1250), il Podestà doveva avere +con sè tre buoni giudici e due buoni notai. + +[394] Tutti questi impiegati sono denotati come _officiales Capitolii_. +Giurarono anch’essi la pace del 1235; così fecero i _vestararii, +judices Palatii, Justitiarii, Scriniarii et Assectatores, et +generaliter officiales omnes quocumque nomine censebantur_. In alcuni +atti son nominati or uno, or due _Vestararii urbis_: nella pace del +1241 si trovano _4 Scriniarii_ e _6 Assectatores_. Solita formula +notarile apposta nello Statuto dei mercanti romani, è questa: _De +mandato D. Senatoris et ejus assectamenti_. + +[395] _De juramento Senatoris_... Statuti del 1471, III, n. 9. +Antica è la formula di giuramento indiretto che ivi contiensi; manca +il giuramento diretto al Comune. Ci si conserva la lunga formula +giuratoria del Podestà di Bologna, giusto del tempo di Brancaleone +(FRATI, _Statuti di Bologna_). Simile a quella era la romana. + +[396] Giusta vecchi patti, la zecca era posseduta dal Papa, perlochè +Innocenzo III dice: _monetam nostram, quae vulgo dicitur de Senatu_ +(_Reg._, Ann. XI, ep. 135). Addì 26 Dic. 1282 Martino IV biasima il +Prosenatore perchè batte moneta: _quae in civitate praefata cudi non +POSSUNT, nec debent absque licentia Sedis Apost. speciali_ (Theiner, I, +n. 414). Non esiste alcuna moneta pontificia dell’intervallo che corse +fra Pasquale II e Benedetto XI: quella lacuna riempiono le monete del +Senato. + +[397] La foggia del Senatore nel secolo decimoterzo è rappresentata +sopra monete, ov’egli compare inginocchiato, mentre san Pietro gli +porge la bandiera feudale (VITALE, Tab. I. n. 5 e n. 22). L’idea ne era +tratta da quel musaico Lateranense, in cui Carlo magno in pari guisa +riceve il vessillo. Con simile positura alcune monete veneziane dei +secoli decimoterzo e decimoquarto rappresentano il Doge genuflesso, cui +san Marco consegna la bandiera (MUR., _Antiq._, II, 652). Un musaico +di Araceli, oggi nel palazzo Colonna, rappresenta il senatore Giovanni +Colonna (intorno al 1280); ha manto violetto, berretto anch’esso +violetto contornato di ermellino, stivali di eguale colore (Nel LITTA, +art. Colonna, sulla fine). Nel NERINI (p. 261) evvi la copia di un +disegno del cenotafio che il senatore Pandolfo Savelli eresse ad Onorio +IV in santa Sabina. + +[398] Lo stesso era per tutte le città. _Ego vel mei de mea familia +non intrabo domum alicuius in civitate, nisi pro prosequendo fures vel +falsarios vel malefactores — vel causa emendi aliqua necessaria._ — +Così a Bologna (Statuto del 1250). Vedansi anche gli Statuti di Modena, +_Diss._ 46 del MURATORI, sull’officio dei Podestà. + +[399] _Quod Senator stet ad scindicatum_: Statuto del 1471, III, n. 34. + +[400] Nell’archivio di Firenze conservansi attestati di lode di +ex-Senatori del secolo decimoquarto: nell’archivio di Bologna +conservansi le patenti di cittadinanza date dai Conservatori, ai 15 +Aprile 1493, all’ex-senatore _Ambrosius Mirabilia_ di Milano. + +[401] Nel secolo decimoterzo trovasi spesso adoperata la formula: _In +nom. Domini — more Romano Generale et speciale consilium communis Romae +factum fuit in Ecclesia S. Marie de Capitolio per vocem praeconum +et sonum Campanae de hominib. ipsorum consiliorum more solito +congregatum_. Oppure quest’altra: _congregato magnifico populo Romano +in scalis et platea ante palatium Campitolii de mandato magnificorum +virorum dominorum... dei gratia Alme Urbis Senatorum ad sonum campane +et vocem praeconum, ad parlamentum ut moris est_. Simile formula si +usava per ogni altra città, e per ogni Comune popolare, per quanto +piccoli fossero. — I decreti (_Reformationes_) erano inseriti nei +_Libri Reformationum_. Sventuratamente cotai libri romani andarono +perduti senza lasciar traccia di sè. + +[402] In tutte le democrazie furonvi un _consilium generale_ ed uno +_speciale_, cui più tardi si aggiunsero i Priori delle corporazioni. +Così in un documento del tempo di Brancaleone, a. 1258, vien detto: +_per reformationem consilii specialis et generalis Alme Urbis_ (archiv. +comun. di Terni, n. 160). E così propriamente in documenti della città +di Todi: _congregato — consilio speciali et generali_. Il Consiglio +generale non era il parlamento universale del popolo, ma una giunta +di parecchie centinaia di uomini tolti per ogni quartiere della +Città, ovvero in altre terre per ognuna delle _portae_. Il _Consilium +speciale_ somiglia al Consiglio secreto della «Credenza», nelle città +settentrionali d’Italia. + +[403] Causa la mancanza di atti la costituzione civica di Roma anche in +questo periodo rimane buia; conosco meglio la costituzione di Todi e di +Terni (non occorre dire di quelle di Bologna, di Firenze, di Siena e di +Perugia) che quella di Roma. Ma in fondo vigeva uno stesso sistema in +tutte le città. + +[404] Più tardi, lo Statuto romano del 1580 (lib. III, c. 59) tiene +nota di queste stesse famiglie, come di quei baroni che, conformemente +ai vecchi Statuti, dovevano giurare innanzi al Senatore di non +ricettare alcun fuoruscito nè alcun uomo infame. + +[405] Nel CONTATORE, _St. di Terracina_, p. 59, ed è conservata in +quell’archivio. Lettera del Papa a Brancaleone, dei 7 Maggio 1253, +da Assisi. Altre lettere sono indiritte ad Anagni, Terracina, Alatri, +Veroli, Velletri, Segni, Piperno, Cora, Sezza, Ninfa, a tutti i baroni +del Lazio, specialmente a Landolfo e a Beraldo di Ceccano, a Bartolomeo +di Supino, a Berardo di Piglio, a Corrado di Sculcula, ai _Domini_ di +Sermoneta, di Pofi e di Ceperano: ibid. + +[406] _Negotium Ecclesiae recommendavit Romanis humiliter ac devote_: +NICOL. DE CURBIO, c. 38. Vale a dire che il Papa faceva istanza per +avere ajuto di denaro e di soldatesca. + +[407] MATH. PARIS, p. 862, registra troppo presto l’avvenimento di +quella soggezione, all’anno 1253. Ancora ai 10 Maggio 1254 Brancaleone +scrive una lettera dal campo innanzi Tivoli: _Brancaleonus de Andalo +dei gr. Almae Urbis Senator Illustris et Romani Populi Capitaneus... +Acta — in castris Romanorum super Tybur in papilione Domini Senatoris +predicti sub nat. Dom. 1254 Ind. XII die X intrante Majo_ (VITALE, +pagina 122). Parimenti NICOL. DE CURBIO (c. 37) narra della spedizione +dei Romani contro _Tibur infra octavam resurrectionis Dominicae_ +(1254), e della mediazione del Papa che succedette a quella. La pace +definitiva fu conchiusa soltanto nel 1259. + +[408] _Vita Innoc._, c. 40. + +[409] RAYNALD, n. 48; dato da Anagni, ai 2 Sett. + +[410] Bolla _Clemens semper_, da Anagni, ai 27 Sett.; nel RAYNALD, n. +57; nel TUTINI, _De’ Contestabili_, p. 58 e 60. Eppure questo istesso +Papa aveva già investito di Taranto i Frangipani! Che iniquo giuoco ei +si faceva de’ trattati! + +[411] Domenica 11 Ottobre. Vedi l’_Itinerarium_ del Papa nel DE LUYNES, +_Commentaire sur les Diurnali di Messer Matteo di Giovenazzo_, nota +al § 55. Però posteriormente fu dimostrato che questi Diurnali furono +un’invenzione bell’e buona. + +[412] GREGORIO, _Considerazioni_, III, c. V, p. 105. + +[413] Tutti questi avvenimenti sono narrati esattamente e con forma +attrattiva da NICOLÒ DE JAMBILLA (MURAT., VIII). + +[414] _Sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli_, ricerche di +BARTOLOMEO CAPASSO, in appendice alla _Storia di Pier della Vigna_ del +DE BLASIIS. + +[415] NIC. DE CURBIO, c. 43. La tomba di Innocenzo IV, dell’anno 1318, +vedesi nella cattedrale di Napoli, con un’iscrizione che contiene +questo verso degno del fanatico che lo dettò: _stravit inimicum Christi +colubrum Fridericum_. + +[416] _Quid plangitis, miseri? nonne vos omnes divites relinquo? quid +amplius exigitis?_ (MATH. PARIS, p. 897). Stando al MONACH. PATAV. (p. +689), sclamò morendo: _Domine, propter iniquitatem meam corripuisti +hominem_. + +[417] MATH. PARIS, p. 897. E l’HURTER (_Innocenzo III_, Vol. III, +139) dice: «Innocenzo IV fu il primo che avvilì l’eccellenza del suo +officio, riducendolo bottega di bassi traffici di moneta.» + +[418] _Non enim qui annales historias revolventes legimus, nunquam +invenimus aliquor. tam intensum odium, vel tam inexorabile, sicuti +inter Domin. Papam et Fredericum_: MATH. PARIS, p. 747. + +[419] SALIMBENE, p. 232, e MATH. PARIS, p. 897, che vi aggiunge il +non adulatorio predicato di _simplex_. — JOH. IPERIUS, _Chron. S. +Bertini_ (MARTENE, _Thesaur. nov._, II, 732) lo appella _vir placidus, +sanguineus, carnosus, humilis, jocundus, risibilis_ etc. + +[420] SABA MALASPINA, c. 5: _oriundus de quodam castro quod Genna +dicitur_. Jenna o Genna era un feudo dei Conti. Ai 21 Nov. 1257 +Alessandro IV investì Rainaldo de Genna, nipote suo, del prossimo +_castrum de Trebis_ (Trevi): vedasi il THEINER (_Cod. Dipl._, I, n. +258) dove convien leggersi Genna a vece di Genua. Il PAPEBROCH pone il +giorno dell’elezione ai 24 Dicembre, ma il MANSI a ragione si attiene +alla data di NICOL. DE CURBIO. Nota al RAYNALD, I, ad a. 1254. + +[421] La Bolla d’investitura è nel DUMONT, I, 394, e nel RYMER, fol. +316. Le altre lettere a fol. 320. + +[422] Un documento dei 9 Maggio 1255 (nel LAZZARI, _Dissertazione +intorno la prigionia_... Doc. n. 4, e nel VITALE, n. 120) prova che +il popolo gli aveva dato facoltà di muover contro Odone de’ Colonna +(_rebellem urbis_). Il parlamento era stato inquietato a sassate: +PETRINI, _Memor. Prenestine_, monum. XIX. + +[423] Così tolse al Cardinal vescovo di Ostia tutto il territorio +che si stende dal mare fino alla Marmorata. Più tardi Clemente IV +eccitò il senatore Carlo di Angiò a portarnelo via ai Romani. _Quondam +Brancaleone — tunc Senator urbis ripam Ostiensem maris et fluminis +a foce maris usque ripam Romanam — Ostiensi Ecclesiae — concessas — +per violenciam spoliavit_... (senza data: dai _Dictamina_ BERARDI DE +NAPOLI, _Cod. Vat. 3977_). + +[424] Doc. nel THEINER, I, n. 127, dove Onorio III conferma i decreti +del legato Giovanni Colonna contro le _societates, communitates +seu fraternitates cedonum, pellipariorum, lanificum, et aliorum +artificum_. Più oltre è detto: _Bailivi, Consules, Rectores vel Priores +fraternitatum, societatum, familiarum seu quarumlibet artium_... + +[425] SAVIGNY, III, p. 118, 120 segg.; HEGEL, II, c. VI. A Bologna +continuava a durare il Comune popolare cogli Anziani delle maestranze +(_Anciani populi Bononiensis_), a lato de’ quali furono sempre gente +d’importanza i _consules mercandarie et cambii_. Docum. dell’anno 1271, +nel THEINER, I, n. 318, dove trovansi sedici Anziani e sei Consoli dei +mercanti. + +[426] L’_Ordo_ di CENCIO enumera le «_Scholae_ della Città», che +ricevevano donativi di denaro in giorni di festa: fra quelle, haccene +alcune che non erano di operai del palazzo pontificio, ma solamente +di genti che lavoravano per conto della Chiesa. _Hoc est presbyterium +scholarum urbis... Adextratores_ (palafrenieri); _Ostiarii_ +(portinai); _Mappularii_ e _Cubicularii_ (camerieri); _Majorentes_ +ossiano _Stimulati_ (uomini che con bastoni tenevano sgombra la via); +_Vastararii_ (si spiega così: _faciunt candelas de vinetis vivis, +papyrum pro candelis aptantes_); _Fiolarii_ (lavoratori di lampade); +_Ferrarii, Calderarii... Bandonarii Colosaei et Cacabarii_ (significa +in questo luogo una maestranza di lavoratori di nastri e di bandiere, +che dimoravano presso al Colosseo e nella via _Cacaberis_): MABILLON, +_Mus. Ital._, II, 195. + +[427] Ai 18 Nov. 1267 si riunirono in Campidoglio il _generale et +speciale consilium... et convenientibus ad dictum consilium consulibus +mercatorum et capitibus artium Urbis Rome_... (archiv. di Siena, +n. 869): di ciò diremo più sotto. In qualche _Cronica_ fiorentina i +_capita artium_ sono appellati «le capitudini». Diggià nell’anno 1263, +trovasi a Toscanella vicin Viterbo un _capitaneus populi et rectorum +artium et societatum civitatis Tuscanae_: TURIOZZI, Doc. n. X. + +[428] Lo ricavo dagli Statuti inediti dei mercanti romani, di cui la +parte più antica data dall’anno 1317: _Item cum reformatum, stabilitum +et declaratum fuit per consules Bobactariorum et mercatorum urbis +et XXVI bonos viros electos per Rom. Pop. ad reformationem urbis +et artium urbis, quod XIII artes erunt in urbe. Inter quas esset +una ars mercatores, lanajoli, Bammacarii, mercerii, accimatores et +cannapaciaroli prout in libro camere Urbis plenius continetur et +apparet_. Gli Statuti dei _Bobacterii_ furono sottoposti a revisione +nel 1407 e per la prima volta stampati nel 1526 (_Statuta nobilis +artis Bobacteriorum Urbis_, Romae 1526). Va da sè che erano molto +più antichi. Anche questa ragguardevole corporazione, che piena +d’orgoglio si rammentava di Cincinnato, aveva quattro Consoli, quattro +_Defensores_, un _Camerarius_ e tredici _Consiliarii_. + +[429] Nel loro Statuto (§ _De ratione facienda per consules_), è detto: +_consules teneantur — facere rationem de omnibus — per instrumentum +— — — et non aliter de aliis questionibus praeteritis ante tempus, +quo mercatantia se choadunavit, scil. A. D. MCCLV_. — Se già nel 1229 +Civita Castellana possedeva i suoi _consules mercatorum_ (THEINER, I, +n. 252), per certo gli aveva anche Roma. + +[430] Negli Statuti detti di sopra: _Item ordinamus, quod — fiant +quatuor Consules, qui sint mercatores — scil. duo de tagliarolis_ +(venditori di merci a minuto), _et duo alii boni mercatores qui faciant +mercatantiam pannorum, et XII consiliarii viri de tagliarolis et IV de +franciatolis_ (frangiai). Il Console riceveva ad ogni anno 5 lire di +_provisini_, 2 libbre di pepe, 2 once di zafferano (_zaffaraminis_). +Indi v’avevano notai, _scriniarii_ (officiali d’archivio), _camerarii, +sensales_ (nel senso degli Statuti non significavano mezzani d’affari +ma cassieri, onde è giusta la spiegazione che ne dà il DIEZ da +_censualis_: il sostantivo è _sensaria_), _judices mercatantie_. Tutti +gli officiali erano soggetti a sindacato. I falliti appellavansi +_falluti_ (vedi l’art. _de fallutis et conmictentibus fraudem +creditoribus_). La misura dei panni era fin d’allora la «canna» romana +(art. _de canna manca et moneta falsa_). + +[431] _Congregati et convocati_ (vien detto spesse volte negli Statuti) +_in eccl. B. Salvatoris in Pensilis_: chiesa che cadde. Nel 1377 il +senatore Gomez de Albornoz confermò gli Statuti con quest’aggiunta: +_mandantes, quod dicte artis Consules praesentes et futuri debeant +a turre pedis mercati supra versus palatium Capitolii et non alibi +diebus juridicis horisque earum dum jus redditur in curia capitolii, +ad reddendum jura inter homines dicte artis et de rebus spectantibus ad +dictam artem — personaliter residere_. + +[432] La conferma che veniva scritta volta per volta dallo _Scriba +Senatus_, dicevasi _confirmatio_. Nel Libro delle corporazioni la prima +_confirmatio_ è data del 1296: indi si succedono in sì gran numero che +mercè di esse potrebbonsi comporre abbastanza per bene i fasti del +Senato. Quel venerando Codice di cento quaranta pagine di pergamena +racchiude perciò una serie di formule contemporanee, importanti per +la cronologia. Fra le altre evvi anche la _confirmatio_ scritta con +assai bella mano da Cola di Rienzo, in qualità di _scriba_ del Senato. +Sarebbe desiderabile che il Codice venisse publicato per le stampe. +Gli officiali dell’archivio della mercatura mi concessero con pregevole +liberalità di profittarne. + +[433] Ricompongo così il proemio del Codice: _In nom. D. Amen. Ad +honorem, laudem et reverentiam Dni nri Salvatoris J. Ch. et B. Marie +matris ejus semper Virg. ac B. Apolor. P. et P. et omnium sanctor. et +sanctar. ejus et ad honor. et reverent. adque bonum statum magnifici +nob. et pot. viri Dni Raynaldi da lecto dei gra. Alme Urbis Regius in +urbe Vicarius nec non ad augmentum honorem et bon. ac pacif. statum +totius universitatis mercatante urbis. Nos Angelus Blasii et Andreas +Rubens, Rogerius Romanuccii et Jacobus Catellini Consules mercatancie +Urbis et Litollus Jacobi Litolli, Franciscus Musciani, Nicolaus S. +Angeli, Petrus Infantis et Angelus Rogerii, Statutarii mercatantie +urbis, et Petrus Cinthii de Thomaiis et Nicolaus Singiorilis +Consiliarii merc. urb., congregati et convocati in eccl. B. Salvatoris +in Pensilis de Urbe ad vocem mandatoriorum ut moris est hoc statutum +et subscripta capitula in eo scripta et contenta facimus et compilamus +sub anno Dom. Millo CCC decimo septimo Ind. XIV mense Julii die XVI +Pontificatus D. Johis PP. XXII tempore Vicariatus praedicti magnifici +nob. et pot. viri D. Raynaldi da lecto dei gr. alm. Urb. Regius in Urbe +Vicarius_. Vengono dopo le formule giuratorie degli officiali; indi i +singoli _Capitula_ concernenti l’_ars_. + +[434] § _de moneta facienda:... consules teneantur — requirere dom. +senatores — quod fieri faciant in urbe bonam et legalem monetam de +argento grossam et provisinum seu denarium minutum, super quo dicti +dom. senatores — habeant consilium cum camerario mercatantiae._ + +[435] Quando RICC. DA SAN GERM., ad a. 1237, dice che le _Romani +plebei communitates_ costrinsero il senatore Giovanni de Poli a uscire +d’officio, di che altro intende parlare se non delle corporazioni +d’operai? + +[436] VILLANI, VI, c. 39: «come in Firenze si fece il primo popolo.» +Il BONAINI dimostra che già ai 7 Maggio 1250 eravi a Perugia un +_Capitaneus Populi_ con degli Anziani (_Archiv. Stor._, XVI, I, p. +XLIII). A Genova nel 1256 si elevò un _Capitaneus Populi_. Nel 1258 +trovo a Terni il primo _Cap. Pop._, di nome _Lupicinus_; nel 1254 +Bonifacio Castellano di Bologna è primo _Cap. Pop._ a Todi. — Il +MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 666, paragona egregiamente quest’officio al +_Tribunus Populi_ degli antichi. + +[437] _B. de Andato dei gr. Almae Urbis Senator Ill. et Romani +Populi Capitaneus_ (nel già notato documento dei 10 Maggio 1254). La +precisione di linguaggio che durante il medio evo si metteva nell’uso +di tali concetti officiali, esclude che qui _Capitaneus_ significhi in +genere condottiero di eserciti. + +[438] G. DI NANGIS, _Gesta Ludovici IX_ (DUCHESNE, V, 361), ad a. +1255: _Branchaleon — de consilio quorundam Cardinalium et — Nobilium — +obsessus fuit in Capitolio. Et dum se dedisset, populus posuit eum in +custodia apud Septemsolis — tandem traditus nobilibus in quodam castro +S. Pauli quod dicitur Passavant, fuit incarceratus et male tractatus. +Passavant_ non può altro essere che Passarani. + +[439] MATH. DE GRIFFONIBUS (MUR., XVIII, 114). Il LAZZARI ed il SAVIOLI +(ad a. 1255) hanno corretto MATH. PARIS, là dove erroneamente narra +della caduta di Brancaleone all’anno 1256. Nell’archivio di Bologna +(Miscell., n. IV) vid’io una notizia dell’anno 1255, scorrettamente +letta dal SAVIOLI (III, I, 289, nota D), in cui è detto: _die sabati +XIII mens. Nov.. scriptum per potestatem massario communis Bononie D. +Uguitioni de Arientis et D. Auliverio de Axinellis et D. Nerio Rainerio +et D. Henrigipto de la Fratta et D. Vinasar. notar. et D. Gerardo de la +Stalla Ambaxatoribus Cois Bonon. ituris pro facto Senatoris Rom., libr. +CCXVI bon._ Ciò dimostra che Brancaleone fu balzato d’officio sui primi +di Novembre 1255. + +[440] GALVAN. FLAMMA, c. 290, a. 1256: _Interim. Martinus de la Turre +Senator Rom. efficitur — tamen — renuntiavit. Tunc Emanuel Potestas +— Senator Rom. efficitur in malum suum, quia per Pop. Rom. mactatus +fuit_. Già nel 1243 Emanuele _de Madiis_ era podestà di Genova, _vir +nobilis et probus civis Brixiae_ (_Continuazione_ del CAFFARO, ad a. +1243). Entrò in officio al più tardi nella primavera del 1256 (OTTAVIO +ROSSI, _Teatro di elogi historici di Bresciani illustri_, p. 87). + +[441] Il SAVIOLI (III, II, n. 699, 700) registra la lettera di +doglianza che gli ostaggi romani indirissero a Roma, e la risposta dei +Romani. Tuttavia queste scritture mi paiono di fede assai dubbia. + +[442] Doc. dei 25 Settembre 1256, da Firenze, nel LAZZARI, n. 1: ... +_Actum in civitate florentie in S. Johanne praesentibus Dom. Alamanno +de Turre potestate florentie etc._ + +[443] Riferisco a questi fatti una lettera che alcuni mercanti sanesi, +da Roma, indirizzano a Rufino de Mandello, podestà di Siena, e dove +parlano di un combattimento avvenuto ai 20 di Aprile (del 1256 come +pongo io). _Prelium fuit in Urbe — crudelissimum inter nobiles — et +Popul. Rom. — inceptum per Anibaldenses in Capitolio ad pedem turris +Johis Bovis_: il popolo assalta il Campidoglio _in quo erant Senator et +Capitaneus_; sono prese le torri di Giovanni Poli (Torre dei Conti), +dell’Anibaldi e di Angelo Malabranca; cade ucciso _Annibaldus de +Anibaldeschis_. GAETANO MILANESI (nel _Giorn. Storico degli Archivî +Toscani_, a. 1858, II, 188) cerca, ma a torto, di scoprire in quella +lettera la notizia che Brancaleone venisse carcerato tre volte. Una +sola volta fu fatto prigioniero. Che la lettera poi sia dell’anno 1256 +si rileva da atti esistenti nell’archivio di Siena, giusta i quali +_Rufinus Rubacontis de Mandello_ appare essere stato podestà di Siena +durante quell’anno 1256. + +[444] MATH. PARIS, ad a. 1258 (cronologia errata): _Confederatis igitur +popularibus de consilio cujusdam Anglici, concivis eorum magistri +pistorum in urbe, Mathei dicti de Bealvere, facto impetu veementi... +— Papa — se subito contulit Viterbium_. I _Regesti_ di Alessandro IV +dimostrano che ai 12 Marzo 1257 egli era in Laterano; ai 29 di Maggio a +Viterbo. + +[445] PIER CANTINELLI p. 236, ad a. 1257: _Eo vero anno reelectus fuit +Dom. Brancal_... — G. DE NANGIS, a. 1257. — _Gesta Ludovici IX_ dello +stesso Autore (DUCHESNE. V, 370). — Il PARIS falla nel tempo, ed erra +nel credere che il popolo sotto la capitananza di quel fornaio abbia +liberato Brancaleone. Ei sa che fu imprigionato una sol volta, ma +per isbaglio ne parla ripetutamente in due anni diversi: da ciò venne +che il LAZZARI, il VITALE ed altri formaronsi il criterio che fosse +carcerato due ed anzi tre volte. Brancaleone stette a Bologna fino a +tanto che la rivoluzione lo ebbe richiamato a Roma. Per vero dire il +doc. n. 2 registrato dal LAZZARI non prova che ai 9 di Maggio ei fosse +a Roma; però si deve accogliere per vero che prima dei 30 Maggio 1257 +ei fosse colà ritornato. + +[446] MATH. PARIS, p. 959: _Et misertus Senator adquievit precibus +humiliati (sc. Papae): vix autem compescuit furorem_. + +[447] Il numero di trecento torri per i palazzi famigliari di Roma è +forse piuttosto esiguo che grande, giacchè anche Viterbo ne contava +centonovantasette: BUSSI, p. 131. + +[448] _Dirui fecit — nobilium turres circiter centum et quadraginta_: +MATH. PARIS, p. 975 (a. 1258). Meglio ne racconta GUGLIELMO DE NANGIS, +ad a. 1257: _Turres urbis dejiciens, praeter turrim Napoleonis Comitis_ +(un Orsini). Nel 1248 i Ghibellini a Firenze abbatterono trentasei +palazzi e torri dei Guelfi, fra le quali eranvene di alte centotrenta +braccia. Si scavava intorno alle fondamenta dell’edifizio, lo si +puntellava con legname, indi si appiccava a questo il fuoco, e così la +torre cadeva (VILLANI, VI, c. 33). — Ancora nel secolo decimoquarto +a Roma era opinione generale che Brancaleone avesse distrutto +l’antico tempio di Quirino. Vedi la _Polistoria_ JOHANNIS CABALLINI +DE CERRONIBUS _de urbe ap. sedis scriptoris de virtutibus et dotibus +Romanorum_, nel _Codex Urbis Romae Topographicus_ di C. L. URLICHS, +Wirceburgi 1871, p. 144. + +[449] Ecco la formula usata nel secolo decimoterzo: _Domum quoque +ipsius (heretici) — judicamus funditus diruendam, ut sit de +cetero receptaculum sordium, quod multis temporibus fuit latibulum +perfidorum_. Primi furono i Visconti di Milano ad ordinare che si +risparmiassero le case dei banditi (GALVANO FLAMMA, p. 1041; e MURAT., +_Diss._ 51). + +[450] MATH. PARIS (p. 975) dice _bederveros_: sono i _beroveri_ o +_berverii_, propriamente armati alla leggiera, combattenti agli +avamposti, e simili ai _ribaldi_, il cui nome s’usa anche per +significare masnadieri. + +[451] _In obsidione Corneti infirmitate correptus, Romam se fecit +deferri, et ibi vitam finivit_: G. DE NANGIS, ancora all’anno 1257. +(_Gesta S. Ludov. IX_, p. 370). Ai 6 di Luglio Alessandro IV era ancora +a Viterbo; ad Anagni andò solo dopo che fu morto Brancaleone. Da un +documento che trovai nell’archivio comunale di Terni io posso se non +altro dimostrare che Brancaleone viveva ancora nell’Aprile dell’anno +1258. Narni e Terni elessero ad arbitri lui e il popolo romano; i +suoi legati pronunciarono il loro laudum addì 18 Aprile 1258, in _S. +Trinitatis de castro Mirande_. Appellansi _Petrus Riccardi de Blancis +et Jacobus D. Petri Johis de Ilperino Ambasciatores nobilis viri D. +Brancoleonis Ill. Senatoris Urbis et commun. incliti Almi et Amplissimi +Pop. Romani.. Datum A. Dni MCCLVIII tpre D. Alex. IV PP. Ind. I m. +Aprelis die XVIII_ (pergam. n. 100, oltre ad altri atti concernenti +questo stesso compromesso). + +[452] MATH. PARIS, p. 980. Non v’ha dubbio che più tardi il Papa fece +distruggere cotali reliquie, mal sofferendo che accosto alle mitiche +teste degli Apostoli il popolo venerasse la testa vera di un senatore. + +[453] BRANCALEO S. P. Q. R. — ROMA CAPUT MUNDI. Vedansi il VITALE e +il FIORAVANTI. Similmente è delle posteriori monete senatorie che i +senatori erano soliti fregiare dei loro stemmi. + +[454] MATH. PARIS, p. 980. + +[455] _In quodam castro Romae — se strenue defendit, ne a nobilitate +sui nepotis — deviaret_: MATH. PARIS, p. 986. + +[456] Di entrambi i Senatori tiene discorso una lettera del Papa +indiritta a Terracina, dei 18 Maggio 1259 (CONTATORI, p. 193): +_nobiles viri Neapolionus Mathei Rubei, et Ricardus Petri de Anibaldo +senatores urbis_... Per conseguenza la rivoluzione avvenne al più tardi +nell’Aprile. + +[457] Docum. di lungo contesto (nell’arch. di Tivoli) dei 7 Agosto +1259, registrato nel VITALE, App., n. IV. — MICHELE GIUSTINIANI, _De’ +Vescovi e de’ Governatori di Tivoli_ (Roma 1665) incomincia la serie +dei _Comites romani_ di Tivoli solamente col 1375. — Vedi anche il +VIOLA, _Tivoli_, p. 183. — Gli Statuti di Tivoli, compilati nell’a. +1305 e stampati nel 1522, dimostrano che si mantennero del continuo gli +officî stabiliti in quel documento, quelli cioè di _Comes Tiburis_, di +_Caput Militiae_ e di _Sedialis de Tibure_. Il _Caput Militiae_ non era +un capitano di soldatesche, ma un _Syndicus_, tribuno del popolo, che +sopravvegliava alla giustizia ed all’ordine di governo. Il suo officio +durò a Tivoli fin sul principio del secolo decimonono, accanto a +quello del _Viceregens_ (il _Comes_ antico): così mi narrava un vecchio +patrizio. + +[458] In quell’occasione l’interdetto toccò anche all’università di +Bologna. Il celebre Odofredo che vi insegnava allora diritto, scrive: +_debemus regratiari Deo — quod hunc librum complevimus, et si tarde +incepimus, tarde finivimus, propter interdictum hujus Civitatis, quae +erat interdicta occasione obsidum, quos habebat Dom. Castellanus de +Andalò_ (TIRABOSCHI, _St. della Letter._, IV, 50). + +[459] Il VERCI nella sua opera accurata, tesse ad Ezzelino un’apologia. +— ROLANDINO parla di lui come si confà ad un vero republicano e spesso +affascina il lettore. Dice: _quod esse debet exemplum cunctis, ut sit +modis omnibus defendenda libertas usque ad mortem_ (lib. VII, c. 13). +— La _Hist. Cortusior._ pone in bocca ad Alberico queste parole degne +di un Tiberio o di un Attila: _mundo dati sumus, ut scelera ulciscamur_ +(MURAT., XII, 769). + +[460] _Quod occasione Sedis Apostolicae ac Imperialis, sanguis Italicus +funditur velut aqua_: MONACO DI PADOVA, ad a. 1258. + +[461] Vedansi il SALIMBENE, il MONACO DI PADOVA, JACOPO DE VORAGINE, +ERMANNUS ALTAHENSIS, IL CAFFARO, RICCOBALDO, FRANCESCO PIPINO e +GALVANO FIAMMA, il quale ultimo dice: _propter mortem Yzelini de +Romano scuriati infiniti apparuerunt per totam Lombardiam_ (c. 296). +Il Palavicini e Manfredi si opposero a quel pernicioso fenomeno morale, +minacciando pene di morte. I Torre a Milano alzarono seicento patiboli, +per modo che i flagellatori si ritirarono (MURAT., Antiq. It., VI, +Diss. 75). Il Papa, temendo che ne sorgessero sette ereticali, vietò le +processioni: cessarono nel Gennaio del 1261. + +[462] _Cronica di Bologna_ (MUR., XVIII, 271), a. 1260: «I Perugini +andarono nudi per Perugia battendosi: poscia i Romani andarono +similmente — allora liberarono i Romani tutti i prigioni — per l’amor +di Dio, e lasciarono la famiglia di Messer Castellano di prigione; +e Messer Castellano fuggì dalla città di Roma, temendo che non +l’ammazzassero». + +[463] + + Libertà van cercando ch’è si cara, + Come sa chi per lei vita rifiuta. + DANTE, _Purgatorio_, c. I, v. 71-82. + +[464] Riccardo, eletto a Francoforte addì 13 Gennaio 1257, coronato +ad Aquisgrana ai 17 Maggio, andò qualche volta in Germania: Alfonso +il Saggio, eletto a Francoforte addì 1 Aprile 1257, non vi andò neppur +una. Fu inconcludente la lite che discussero innanzi ai Papi. Gli atti +sono registrati nel RAYNALD, ad a. 1263: vedansi segnatamente i n. 46 e +53, languida ricordanza della decisione data da Innocenzo III. + +[465] TUTINI, _De Contestab._, p. 63. + +[466] MATH. PARIS, p. 897. I Saraceni e i Tedeschi chiamavansi fra loro +compari: _compatres, quo nomine Saraceni et Theutonici de principali +exercitu se ad invicem vocare assueverant_ (NICOL. DE JAMSILLA; MUR., +VIII, 562). + +[467] Ma questo non impedì loro ed agli Angioini di servirsene. «Sotto +il vessillo della croce e i comandi di legati pontificî i Saraceni di +Luceria, l’anno 1289, combatterono ancora nella guerra dei Vespri»: +AMARI, II, c. 13. + +[468] Nei _Libri Deliberationum_ (arch. di Siena, vol. IX) si nota +che Giordano fosse entrato in Siena addì 1 Dicembre. Ai 19 Genn. +1260 si sottoscrive: _Jordanus de Anglano dei et regia gra. Comes S. +Severini, Regius in Tuscia Vicarius Generalis et Potestas Senarum... +dat. Pistojae XVIII Jan. Ind. IV_ (ibid., _Kaleffo vecchio_, n. 623). +— Recanati, Jesi e Cingoli si ribellarono contro Anibaldo Trasmundi +rettore della Marca, e conchiusero una lega ai 20 Dicemb. 1258 (istrom. +n. 44 nel BALDASSINI, _Mem. di Jesi_). Già fino dal 1258 vicario +generale era colà Percivallo, e risiedeva a Jesi, di dove ai 7 Marzo +1259 promulgò un Privilegio per Gubbio, cui guarentì distretto e +comitato, giurisdizione ed elezione del Podestà: _Parcival de Auria +Marchie Ancon. ducatus Spoleti et Romaniol. regius vicarius generalis +pop. et communi Agubii dni Regis fidelib.... Dat. Esii A. D. mill. +ducentes. quinquages. nono. septimo martii II Ind. Regnante seren. +D. N. Rege Manfredo dei gra. inclito rege Sicilie. Regni ejus A. I +Feliciter Amen_ (docum. che io copiai nell’arch. comunale di Gubbio, +_ex libro Privileg._, fol. 19). Anche Fermo fe’ omaggio a Manfredi. +Perugia rimase guelfa. Agli 11 Genn. 1259 da Anagni Alessandro IV +scrive a Perugia chiedendo soccorso contro Manfredi che invade Spoleto +e le Marche (arch. di Perugia, _Bolle, Brevi_, Vol. II, n. 22). Ai 28 +Dic. 1258 da Viterbo Alessandro aveva ceduto a Perugia la contea di +Gubbio (arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. C. fol. 68). + +[469] Documenti nell’archivio di Siena: ai 15 Giugno 1256 lega fra +Siena e Roma; l’istromento è registrato sotto il n. 646, ma non se +ne trova l’orignale: — ai 4 Dic. 1256 Pietro de Neri, _syndicus_ +di Roma, e Aldobrandino di Ugo, _syndicus_ di Siena, aboliscono le +rappresaglie (_actum Rome apud Eccl. S. Mariae Monasterii de Rosa_, n. +661): — nel Maggio 1259 Manfredi prende Siena sotto il suo patrocinio +(_dat. Luceriae per man. Gualterii de Ocra regnor. Jerim. et Sicil. +Cancellarii A. D. Incarn 1259 M. Madii Ind. II; Kaleffo novo, Assunt._, +f. 611): — ai 17 Maggio 1259 si dichiara a Siena che, pur giurando +essa fedeltà a Manfredi, le si riserverebbero integre la libertà +della Chiesa e la validità dei contratti (_actum in regno Apulie apud +Noceram. In palatio memorati Illust. Regis ann. D. 1259 Ind. II die XVI +Kal. Junii Coram Dno Comite Monfredo Malecta de Mineo Camerario Ill. +Regis praefati, Dno Comite Bartholomeo Seneschalcho, Dno Goffredo de +Chusença, Magro Johe de Procida, Dno Francescho Semplice et Magistro +Petro de la prete_...) + +[470] Lettera dei Guelfi e risposta di Corradino: _Cod. Vatic. 4957_, +fol. 83, 85. _Conradus II dei gr. Jerlm. et Sicilie Rex, dux Suevie +devotis suis dilect. viris nobilib. Maynardo comiti de Panicho dei gr. +potestati partis Guelvorum de Florentia et aliis Tusciae terris, et +comiti Guidoni Guerrae ead gr. Tuscie palatino et universitati dicte +partis gratiam suam cum affectu sincero... act. ap. Illuminestri an. D. +1261 VIII Id. Maji_. + +[471] Lega fra Firenze, Pisa, Siena, Pistoia, Volterra, San Miniato, +Poggibonsi, Prato, Colle, San Gemignano contro Lucca e i Fiorentini +guelfi, conchiusa a Siena addì 28 Marzo 1261: bella pergamena +nell’archiv. di Siena, n. 739. La Bolla di scomunica data da Alessandro +IV dal san Pietro, ai 18 Nov. 1260, è registrata nel _Cod. Vatic. +4957_, fol. 86. + +[472] Ai 4 Luglio 1261 i Cardinali, da Viterbo, scrivono a Perugia +chiedendo ajuto contro Manfredi (arch. di Perugia, _Bolle_, Vol. II, n. +38: fu già stampata nell’_Arch. Stor._, XVI, p. II, p. 486). + +[473] Allorchè In Alemagna volevasi eleggere Corradino a re, lo vietò +sotto pena di scomunica. Vedi la sua lettera ai Boemi, data da Viterbo, +ai 3 Giugno 1262: _Nos considerantes, quoi in hoc pravo genere, patrum +in filios cum sanguine derivata malitia, sicut carnis propagatione, sic +imitatione operum nati genitoribus successerunt_ (RAYNALD, n. V). + +[474] Una lettera di Alessandro, da Anagni, ai 3 Aprile, A. VI (1261; +nel CONTATORE, _Terracina_, p. 99), è indiritta _dil. filiis nobilib. +viris Joanni de Sabello et Anibaldo Nepoti nostro, et consilio urbis_. +Poichè il Papa gli appella entrambi _Senatores_, è indubitato che +sedessero in quell’officio. + +[475] Manfredi protestò ai Romani _quod Rom. Ecclesia non habet se +intromittere ad dandum cuique Imperii diadema, sed tamen urbs Roma +maxima mundi caput hoc tantum habet conferre auctoritate sui Senatus, +Proconsulum et Communis_: FRANCIS. PIPIN.; MUR., IX, 681. — Il RYMER, +fol. 410, a. 1261, riferisce la lettera del cardinale Giovanni +di Toledo al Re d’Inghilterra, dove scrive che aveva speso il suo +patrimonio a guadagnare i voti per l’elezione senatoria di Riccardo. + +[476] Lettera di Urbano al reame di Aragona, da Viterbo, ai 26 Aprile +1262 (RAYNALD, n. 9). — Ai 13 Giugno 1262 Pietro confermò a Montpellier +il suo contratto di matrimonio con Costanza (BÖHMER, n. 281). + +[477] _Vita Metrica Urbani IV_; MURAT. III, 2, p. 408. Di Manfredi +dice il _Chron. Astense_ (MUR., XI, 157): _Senator creatus fuit, quo in +officio per annum stetit_. E FERRETUS VICENTINUS, _Hist._, p. 947, dice +perfino: _Senatorias curules biennio gubernavit_. + +[478] Urbano IV, da Orvieto, agli 11 Agosto 1263, scrive al notaio +Alberto: _Intelleximus, quod illi boni homines, qui urbem ad praesens +regere, ipsius statum reformare dicuntur, dilectum fil. nob. vir. +Carolum — in Senatorem ipsius urbis vel Dominum elegerunt_ (MARTENE, +_Thesaur. nov._, II, _Urbani Ep._, n. 12). + +[479] Raimondo Berengario IV morì ai 19 Agosto 1245, e Carlo sposò +l’erede sua ai 19 Genn. 1246 (PAPON, _Histoire générale de Provence_, +II, 524). + +[480] Il primo progetto della convenzione da farsi con Carlo fu steso +in iscritto ad Orvieto, addì 17 Giugno 1263 (MARTENE, _Nov. Thes._, II, +Ep. 7). Solamente nel Giugno 1265 Enrico III rinunciò completamente +(RYMER, 457). La elezione di Carlo a senatore avvenne prima degli 11 +Agosto 1263. Il SAINT PRIESt (II, App., p. 330) riporta dal _Livre du +Trésor de Brunetto Latini_ una lettera dei Romani scritta in francese, +nella quale si offre a Carlo l’officio senatorio per un anno, a +cominciare dal 1 Novembre, con diecimila lire di stipendio. Per forma e +per contenuto l’autenticità di quest’atto è sospetta. + +[481] Agli 11 di Agosto ei non sapeva se Carlo fosse stato eletto a +vita, oppure per un solo anno. Vedasi la lettera detta di sopra, dove +il Papa dice che Riccardo ancor prima era stato eletto dai Romani +_vita sua_: così pertanto fu anche di Carlo, come si pare dalla _Ep. XV +Urbani_, nel MARTENE. + +[482] _Nos, qui nullum principem preter Rom. Pontificem, si vel +prosperitas arrideret, vel saltem levior urgeret calamitas, dominari +vellemus in urbe: Ep. XXI_, da Orvieto, nell’Aprile 1264. — _Ne dum +Scillam vitare cupimus, in Charybdis voraginem incidamus: Ep._ XV. + +[483] _Ep._ VII, da Orvieto, ai 17 Giugno 1263. + +[484] Lettera ad Alberto, degli 11 Agosto: _Ipse tibi — secrete +corporale exhibeat juramentum... Nos enim tibi absolvendi eum nostra +auctoritate a juramento, si quod Comuni — Urbis — de retinendo +— regimine vita sua idem jam praestitit, vel eum forsan prestare +contigerit, plenam — concedimus — facultatem_. Il Papa palliò con +questi giuramenti il giuoco, tanto per usare un riguardo a Riccardo, +la cui anteriore elezione a senatore vitalizio egli aveva parimenti +impedito. + +[485] _Tertio promittet, quod in dimissione Senatus ad ordinationem +Rom. Pont. Eccl. revertatur, cives scil. Romanos ad hoc, sicut melius, +et honestius poterit, inducendo._ Queste formule contenute nelle _Ep._ +XV e XXI (e spesso stampate), sono intitolate _diffinitio inter fratres +de Senatu et Regno Sicilie_. + +[486] _Ep._ XV e XXI. Le istruzioni impongono al Cardinale _nec se +nimis exhibeat facilem ad assensum, sed cum deliberatione morosa stet +pro utilitate ecclesiae_. Vedi altresì le lettere di Urbano al Re di +Francia ed a Carlo, dei 3 Maggio 1263 (THEINER, I, 300, 301). + +[487] Istruzioni dette di sopra, dei 25 Aprile 1264 (_Ep._ XXI). + +[488] _Populus urbis, quem ex hoc in illud exilis quandoque versat +occasio, quique frequenter consuevit, illius modicae libertatis +reliquias, quas in eum proscripta veterum transfudit auctoritas, +prodigaliter ac impudice distrahere. — Provinciae comitem elegerunt in +Dominum, et Senatorem urbis perpetuum vocarunt_: sono parole notevoli +di SABA MALASPINA (MUR., VIII, 808). + +[489] Siccome è facile scambiare il cognome _Gautelin_ con quello +_Gantelim_, potrebbe parere che si trattasse di una sola e medesima +persona, se SABA non dicesse che il primo morì in breve, per guisa +che fu mandato il Cantelmi. La _Descriptio Victor._ non sa di altri +che del vicario Gaucelin. Addì 30 Settembre 1265 Carlo raccomanda al +siniscalco di Provenza il suo famigliare _Gautelinus de Montegario_: +di qui io traggo la prova dell’esistenza di quel nome (arch. di Stato +di Napoli, _Reg._ 1280, C, n. 40, fol. 2, riferito dal DEL GIUDICE +nel _Cod. Diplom. di Carlo I_, n. 18). Ai 30 Maggio 1264 Urbano dà al +vicario nome di _Jacobus Gantelimus_ (THEINER, I, n. 304); parimenti +ai 17 Luglio 1264 (_Ep._ LVI, nel MARTENE). Insieme con Carlo vennero +di Provenza a Napoli i fratelli Jacopo e Bertrando Cantelmi. Jacopo nel +1269 fu investito di Sora (SUMMONTE, _St. di Napoli_, II, 249), indi di +Popoli e di Bovino. Il figlio di lui ebbe nome Rustain. I discendenti +di quella famiglia fiorirono lungo tempo, prima come conti di Bovino, +indi, dopo il 1457, come duchi di Sora (PIETRO VINCENTI, _Hist. della +fam. Cantelmi_, Nap. 1604). + +[490] Intorno a _Petrus de Vico_ vedasi la _Vita Metrica Urbani_; MUR., +VIII. 405. Non è appellato prefetto, quantunque possa esserlo stato. +Manfredi aveva eletto uno dei figli di Pietro a vescovo di Cosenza. + +[491] Da Anguillara trasse nome una famiglia, che nel secolo +decimoquarto fece parte della casa degli Orsini. Prima menzione di quei +Conti tiensi nel secolo undecimo: _Guido ill. comes fil. Belizonis +qui appellatur de Anguillaria_, nell’ottavo anno di Benedetto VIII +e settimo di Enrico III, affitta il diritto di pesca nel _lacus +Sabatinus_ (arch. di santa Maria in Transtevere, _Mscr. Vatic. 8044_). +L’archivio Capitolino conserva un quaderno in pergamena riguardante +la famiglia Anguillara-Orsini. Il primo documento che vi è raccolto è +un Privilegio di Enrico VI, dato a favore di _Leo de Anguillara_ cui +investe di Sutri: _dat. Esine V Kal. Decbris 1186_; ma è apocrifo. Nel +1244, in un documento dato da Federico II, trovasi sottoscritto _Petrus +alme urbis praefectus, comes de Anguillaria_ (_Hist. Dipl._, VI, I, +166). Probabilmente Pietro aveva usurpato il possesso della terra. In +Transtevere dura ancora una torre di quella famiglia (CAMILLO MASSIMI, +_Sulla torre Anguillara in Trastevere_, Roma 1847). + +[492] Lettera del Pontefice a Simone cardinale, _Ep._ LV, data da +Orvieto, ai 19 Luglio 1264; e la _Ep._ LVI, dei 17 Luglio: _Romano +Popolo de ipsius castri obsidione consueta inconstantia recedente_. +Vedansi anche SABA MALASPINA e la _Vita Metrica_, p. 414. Il +prosenatore stava a campo innanzi a Vico addì 30 Maggio, perocchè ivi +Urbano indirizzi a lui una lettera di lode: _dilecto fil. nob. viro +Jacobo Gantelimi Vicario in urbe dil. filii Caroli... dat. Orvieto, 3 +Kal. Junii a. III_ (THEINER, I, n. 304). + +[493] Lettera del Papa a Luigi di Francia, da Orvieto, ai 3 Maggio 1264 +(RAYNALD, n. 13). + +[494] Così ordinò il Pontefice (THEINER, I, n. 289 e 293). Ai 2 Marzo +1264 Urbano proibì ai Terracinesi di porsi allo stipendio di Manfredi +sotto pena che le loro case sarebbero smantellate e confiscati i beni: +lo stesso per tutti gli abitanti del Lazio (CONTATORE, _Terracina_, p. +73). + +[495] _Ep._ LVII, da Orvieto, ai 4 Sett. 1264: Manfredi avrebbe mandato +per ucciderlo un apostata dell’ordine di san Giacomo e due assassini, +_cum quinquaginta generibus venenorum_. Una farmacia completa! L’odio +contro gli Hohenstaufen non cessò mai di attribuir loro i più assurdi +disegni di assassinio. + +[496] _Quod cum tota domus Cardinalis ejusdem nomen Gebellinitatis ab +antiquo sortita Regi (Manfredo) studeret placere_... SABA MALASPINA, p. +808. + +[497] SABA MALASPINA. p. 811. _Descriptio Victoriae_, nel DUCHESNE, +V, 830. Durava pur sempre in uso il nome di _insula Lycaonia_, dato +anticamente all’isola Tiberina. + +[498] Negli esordî del suo pontificato avvenne la caduta dell’Impero +latino di Bisanzio, che Michele Paleologo di Nicea conquistò addì 25 +Luglio 1261. + +[499] Le date nel PAPEBROCH. Ai 22 Febb. promulga la sua prima +enciclica (RAYNALD, n. 3). Una lettera a Carlo, dei 5 Genn. 1265, in +cui si sottoscrive ancora come cardinale, dimostra che fin da allora +era designato papa (MARTENE, _Thesaur. Epist. Clement. IV_, I; e MANSI, +in nota al RAYNALD, a. 1265, n. I). + +[500] Non permise a’ suoi parenti di venire a Roma: maritò la nipote +con un cavaliere di poca fortuna, dotandola soltanto di trecento monete +d’argento. Vedasi la bellissima lettera a’ suoi nipoti, nel RAYNALD, ad +a. 1265, n. X. + +[501] Arch. di Siena: ai 14 Ag. 1264 Lucca elegge suoi _procuratores_ +perchè giurino fedeltà a Manfredi ed al conte Guido (n. 794): — ai 22 +Giugno 1265 Clemente IV esorta il vescovo di Arezzo affinchè promuova +una lega guelfa contro Manfredi (_dat. Perusii X Kl. Julii A. I_; n. +814): — ai 2 Luglio 1265 i fuorusciti guelfi di Siena ed il vescovo di +Arezzo, lor capitano, conchiudono la lega (_actum Perusii... A. 1265, +Ind. VIII, die VI Non. Julii_; n. 814). + +[502] Nella lettera detta di sopra, scritta ancor prima che Clemente +diventasse papa (MARTENE, II. _Ep._ I _Clem. IV_). + +[503] _Ep. XIII_, nel MARTENE. + +[504] _Illam eamdem liberationem — per eum consequeretur Ecclesia, +quam per cl. mem. magnum Carolum Pipini filium, ejusdem progenitorem +comitis_: così disse Urbano ai vescovi francesi scongiurandoli a pagar +la decima. La _Descriptio victoriae obtentae per brachium Caroli_, +scrittura triviale e pretesca (compilata da un Andrea cappellano +ungherese, che la dedicò al Conte di Alençon fratello di Carlo), fa +dell’Angioino un eroe della fede, e cinge la sua impresa di un’aureola +di santità ecclesiastica. + +[505] Ai 20 di Maggio, un giorno prima che Carlo sbarcasse, scriveva +il Pontefice da Perugia al legato della Marca di Ancona: _in crostino +Ascensionis Domini cum 70 legnis — in portu Veneris visus fuerit — Nam +sicut militia Petri de Vico et alia quae cum Anibaldensibus Sabiniam +jam invaserat ad odorem adventus comitis recesserant, sic potes +confidere, quod in Marchia nulla morabitur, cum Manfredus intra regnum +suos colligat quantum potest: Ep. LXII_. + +[506] _Descriptio Victoriae_, come sopra; TUTINI, _De Contestabili_, p. +75. + +[507] _Ep._ LXVI, da Perugia, al 1 Giugno. _Descript. Vict._, p. 831. +GUGL. DE NANGIS, _Gesta S. Ludov. IX_; nel DUCHESNE, V, 374. SABA +MALASPINA, p. 815. + +[508] Vedasene il ritratto nel VILLANI, VII, c. 1. Tuttavia, indulgendo +al costume, Carlo compose versi da trovatore. Ne sono raccolte due +_Chansons_ nel S. PRIEST, Tom. I, App. + +[509] SABA MALASPINA, p. 815. Fu una danza di cavalieri armati, avanzo +forse de’ balli pirrici. Ancora nel 1852 vid’io danzar così a Genova. + +[510] _Carolum — ad urbem venisse noveris pecunia carentem et equis_: +così il Papa scrive a Simon cardinale, da Perugia, ai 3 Giugno; _Ep._ +LXVIII. + +[511] — _in urbe, quae tot abundat domibus spatiosis, ad locum +alium conferre te satage. Nec te dicas, de nostris domibus inhoneste +dejectum, sed potius honestati tuae consultum_: da Perugia, ai 18 +Giugno; _Ep._ LXXII. + +[512] Così credo non soltanto perchè più tardi vi tenne residenza +Arrigo senatore, ma anche perchè Carlo, ai 14 Ottobre 1265, promulgò +di là una sua scrittura (vi nomina a suo famigliare il notajo _Bonadies +civis Romanus_): _Datum Rome apud sanctos quattuor_ (arch. di Stato di +Napoli, Reg. 1280, C, n. 40, fol. 2; nel DEL GIUDICE, _Cod. Dipl. di +Carlo I_, n. XXIII). + +[513] Il LELLI, _St. di Monreale_, II, 11, dimostra con documenti che +Gaufredo arcivescovo di Beaumont fu testimone del possesso che Carlo +prese del senato: «nel chiostro di dentro della chiesa di S. Maria di +Campidoglio — Domenica a’ 21 die Giugno del 1265». + +[514] Da una parte evvi in mezzo un leone con sopra lo stemma dei +tre gigli; all’intorno è scritto KAROLVS. S. P. Q. R. Dal rovescio +è rappresentata Roma seduta, colla palla e colla palma; all’intorno +la scritta: ROMA CAPVT MVNDI. La moneta fu battuta prima che Carlo +diventasse re. Altre monete senatorie colla scrittura CAROLVS. REX. S. +P. Q. R., oppure coll’altra CAROLVS REX SENATOR VRBIS, appartengono +invece al tempo del suo secondo senato (VITALE, App., p. 511; +FLORAVANTE e PAPON, _St. della Provenza_, II, 575). + +[515] Nel Genn. 1266 si fa menzione di Carlo _vicarius urbis_ (_Ep._ +215). Uno dei giudici che Carlo pose nella Città fu Bertrando milanese +(_Ep._ 205). + +[516] A Corneto e ad altre città tusche vietò che eleggessero capitani +dalla famiglia di quel Bertrando (_Ep._ 205, da Perugia, ai 29 Dic.). +Al Vicario di Carlo proibì di porre da rettore di Castel Aspra un +famigliare del Conte (_Ep._ 215, dei 7 Genn. 1266, ove trovasi il passo +relativo ai rapporti fra’ Papi e i Senatori). + +[517] Senza dubbio è errata la data attribuitavi nel RAYNALD (_IV Kal. +Junii_). Invece, a’ quei documenti s’acconcia l’altra del MARTENE (_IV +Kal. Julii_, vigilia dei santi Pietro e Paolo). Lo stesso RAYNALD, al +n. 21, registra la lettera del Pontefice (dei 5 Luglio) in cui felicita +Carlo del suo titolo di re. Se l’atto fosse avvenuto ai 29 Maggio, la +lettera sarebbe data del Giugno. + +[518] L’erronea opinione (la accoglie anche il RAUMER, IV, 514) che +i Regesti di Carlo di proposito incomincino solamente coll’anno 1268, +provenne dal disordine in cui trovansi i libri che li comprendono. I +numeri degli anni che sono notati sul dosso dei volumi (erroneamente +cominciano col 1268) non corrispondono ai documenti raccoltivi entro, +i quali per la più parte sono sparsi qua e là senza progressione +cronologica per tutti i quarantanove tomi. — GIUSEPPE DEL GIUDICE nel +vol. I del suo _Codice Diplom. del regno di Carlo I e II_ (Napoli 1863) +ha già stampate parecchie lettere di Carlo dell’anno 1265, date da +Roma (tutte compilate per opera di Roberto De Baro _magne Regie Curie +protonotarius_). Agli 8 Luglio 1265 è dato il primo Diploma che si +conservi di Carlo re: è un Privilegio per Benevento (arch. di Benev., +nel DEL GIUDICE, p. 27). Ai 15 Luglio 1265 Carlo nomina Odone e Andrea +Brancaleone de Romania a capitani negli Abruzzi (_Reg. Carol. 1269_. A. +n. 4. fol. 9: antichissimo dei Diplomi nella collezione dei Regesti). + +[519] _Ep._ 90. Clemente ne scrive al Rettore del _Patrimonium_, +da Perugia, agli 11 di Luglio: in ricompensa Pietro è confermato a +prefetto. + +[520] _Ep._ 96, da Perugia, ai 13 Luglio. _Ep._ 137, ibid., dei 25 +di Agosto: _venit ad matricem — in regnum rediit festinanter, dimissa +militia Vicovari_. Ai 10 Dic. 1265, da Roma, Carlo comanda che sia data +una pensione a _Jacobus Rusticus de Audemario_, il quale, combattendo +_in partibus Tiburtinis_, aveva perduto una mano (DEL GIUDICE, I, n. +28). + +[521] _Castrametatus in confinio territorii urbis apud Tallacocium. +Mansit ibi cum toto exercitu suo circa duos menses_; indi andò ad +Arsoli: ma è narrazione troppo inesatta (_Descriptio Victoriae_, p. +833). + +[522] Oggi si scoperse che il _Diarium_ di MATTEO DI GIOVENAZZO fu +un’invenzione bell’e buona. Vedasi _Matteo di Giovenazzo, invenzione +del sec. XVI_, scrittura di G. BERNHARDI, Berlino 1858. — Nei Regesti +di Carlo non trovo alcuno scritto suo dai 15 di Luglio ai 30 Sett. +1265; pertanto non si può dimostrare che in quel periodo di tempo +l’Angioino si trovasse a Roma. Solamente ai 30 di Settembre ei torna a +scrivere da Roma (_Reg._ 1280 C., n. 40, fol. 2). + +[523] Bolla d’indulgenza: _De venenoso genere velut de radice colubri +virulenta progenies Manfredus quondam princeps Tarantinus egressus — +visus est quantum potuit paternam saevitiam superare... oportuit nos +pro Ecclesiae defensione Athletam assumere: Ep._ 145, senza data. Al +cardinale Simone vien data piena facoltà di assolvere _manum injectores +in clericos — incendiarios — sacrilegos, sortilegos — clericos +concubinarios — nec non presbyteros et religiosos quoslibet qui contra +costitutionem Eccl. leges vel physicam audierint — dum tamen pro +hujusmodi negotio recipiant signum crucis_. + +[524] _Ep._ 105: _licet numquam in negotio aliquo major perplexitas +nobis occurrerit. — Ep._ 135, lettera di lamento al Re di Francia: +_moveant igitur te viscera pietatis ad fratrem, moveant et ad +matrem_... Le molte lettere di cosiffatto tenore mostrano in che +deplorevoli condizioni si trovassero Carlo e il Pontefice. + +[525] _Et si non fiat, regem oportet vel fame deficere, vel aufugere: +Ep._ 118 e 120. Il prestito avrebbe dovuto ammontare a centomila libbre +di provisini, ma giusta l’_Ep._ 181 indiritta a Luigi, da Perugia, ai +17 Nov., si poterono procurare trentamila libbre soltanto. Ai 4 Ott. +1265, Carlo confessa che il debito coi mercanti, sull’ipoteca de’ beni +ecclesiastici, era stato contratto per assisterlo nella conquista +di Sicilia: _Reg._, 1280 C., n. 40, fol. 3; nel DEL GIUDICE, n. XX. +Esistevano in Roma ricche case; e il Pontefice scrive a Carlo (_Ep._ +89): _in Urbe — sunt plures abundantes in saeculo multas divitias +obtinentes_. + +[526] _Ep._ 165, da Perugia, ai 18 Ott. + +[527] _Ep._ 173, da Perugia, ai 30 Ott. + +[528] GUGL. DE NANGIS, p. 374. _Descriptio Victoriae_, p. 834. VILLANI, +VII, c. 4. PAPON, III, 17. + +[529] Ai 9 Agosto 1265 si conchiude lega fra Carlo, Obizzo di Este, +Luigi conte di Verona, e le città di Mantova e di Ferrara, contro +Manfredi, il Palavicini e Boso: _Actum Rome in Palatio Capitolii_..., +testimonî _Robertus de Lavena, Robertus de Baro, Riccardus Petri +Anibaldi, Anibaldus Domini Trasimundi_ (VERCI, II, 88). + +[530] Dante vide lo spirito di Boso immerso nella ghiaccia del più +profondo Inferno, piangervi il suo tradimento (_Inferno_, c. XXXII, v. +115-117): + + E piange qui l’argento de’ Franceschi: + Io vidi, potrai dir, quel de Duera, + Là dove i peccatori stanno freschi. + +I Cremonesi cacciarono della città la sua famiglia, e Boso morì in +miseria. + +[531] _Ep._ 195, da Perugia, ai 20 Dic.: _Scias, fili, quod civitates +et castra nobis possunt auferri, sed eripi nunquam poterit nostrae +defensio libertatis, cum etiam si vinculis teneremur, non esset verbum +Dei alligatum_. Dice il DE CESARE (p. 201) che Carlo, poco dopo che +fu arrivato, visitò a Perugia il Pontefice, e che questi venne con +lui a Roma. Errore. _In Papatu numquam Romam intravit_, dice HERM. +ALTAHENSIS, _Annal._, p. 406. Anche VITO DURANUS (_Chron._, LEIBNITZ, +_Accession._, I, 23) cade in fallo quando racconta che il Papa s’aggirò +processionalmente per Roma accompagnato dall’imperatore Baldovino e da +re Carlo. + +[532] SABA MALASPINA, p. 819. La data della coronazione trovasi in +BERNARDUS GUIDONIS, p. 595. Gli atti e il giuramento di Carlo sono +registrati nel RAYNALD, n. II. + +[533] _Jam in publicum prodiit fortis armatus, ad radicem posita est +securis: Ep._ 266. Queste lettere, documenti preziosissimi, descrivono +scena per scena quella commovente tragedia. + +[534] Egli scongiurò il Pontefice che lo aiutasse; e questi rispose: +«Montagne e fiumi d’oro non ho. Le mie forze sono esauste; i mercanti +ristucchi. Perchè mi tormenti senza posar mai? miracoli non ne posso +fare; non posso cambiar creta e pietre in oro»: _Ep._ 225. + +[535] Carlo lasciò in Campidoglio, con officio di prosenatore, +_Bonifacius Vicarius illustris Regis Sicilie in Urbe_: Così lo si +appella in un processo di eretici, tenuto ai 22 Genn. 1266 (_Giorn. +Arcadico_, T. 137, p. 264). + +[536] Riccardo Anibaldi possedeva Rocca di Papa, Campagnano, San +Lorenzo, Montefrenello, Castel Gerusalemme, Monte Compatri, Fusinano +(MARINI, _Archiatri Pontificî_, I, 33). + +[537] Oggidì la strada ferrata da Roma a Napoli corre precisamente +lungo la via Latina ed il fiume Sacco. + +[538] Narra il VILLANI che Manfredi offrisse pace a Carlo, e che +questi rispondesse: _Dites pour moi au Sultan de Nocère, aujourd’hui +je mettrai lui en enfer, ou il mettra moi en paradis_. Ma non è che una +leggenda, come tante altre che a quel tempo se ne foggiarono. + +[539] I Pugliesi abbandonarono tosto il ponte. «A Ceperan, dove fu +bugiardo Ciascun Pugliese», dice DANTE (_Inferno_, c. XXVIII, v. +16-17), che è sempre bene informato. Il noto racconto del tradimento +di Riccardo di Caserta pare essere una favola: come mai avrebbe potuto +il conte Giordano dar nella rete tanto goffamente? Così D. FORGES +DAVANZATI ne disse egregiamente nella sua _Dissert. sulla seconda +moglie del re Manfredi_, Napoli 1791, p. 15. + +[540] _Ecce de quodam monte descendentes vidimus in quadam planicie +pulcherrima Manfredum quondam principem eum toto exercitu suo et posse, +aciebus paratis ad praelium mirabiliter ordinatis._ Così la relazione +della battaglia, scritta dal cavaliere Ugo del Balzo (_Descriptio +Vict._, p. 843). Ei dice che le genti di Manfredi erano forti di +cinquemila cavalli e di diecimila arcieri saraceni. + +[541] I Cronisti, ciascuno alla sua maniera, pongono in bocca a +Carlo ed a Manfredi i discorsi che i due avrebbero rivolto ai loro +eserciti: quelli della _Descriptio_ sono roba pretesca; meglio degli +altri SABA. Manfredi aveva dei Francesi la stessa opinione che anche +oggi si professa in Germania; che formidabili fossero solamente al +primo urto: _Gallici enim in primo instanti videntur audaces, sed nec +sunt stabiles, nec habent durabilem animum neque fortem; immo sunt +omnino plus quam credi valeat pavidi, quando inveniunt oppositionis +resistentiam aliqualis_. + +[542] Nel testo del MARTENE (_Ep._ 236): _Jordanus et Bartholomaeus +dictus simplex_; e così anche nella _Ep._ 240. Ma qui si scambiano +due persone diverse. Ai 20 Giugno 1262 trovasi Bartolomeo di Asti +(certamente un Lancia) da vicario generale di Manfredi nella Maremma +(arch. di Siena, n. 758): per lo contrario, dopo l’Agosto 1262 e ancor +nel Febb. 1264, vicario generale in Toscana fu _Franciscus Simplex_ +(ibid., n. 760 sgg.), cui succedette il conte Guido Novello. + +[543] Questo dispaccio, uno dei più antichi bullettini di battaglia, +che siano mai stati composti, è registrato completamente nella +_Descript. Vict._, p. 845 e nel MARTENE, _Ep._ 236. Nella _Descript._ +la lettera è data dei 26 Febbraio, e certamente in quella istessa notte +Carlo spacciò il corriere. Dice il Papa (_Ep._ 238) di aver ricevuto +la lettera ai _III Kalend. Martii_; ma questo è impossibile se si +consideri la distanza da Perugia: invece di _III_ convien leggere _II_. + +[544] Ibid., p. 847. + +[545] Quest’è la toccante narrazione che ne dà il VILLANI; e con essa +intieramente concorda SABA MALASPINA: «Tutti timorosamente dissono di +sì! Quando venne il conte Giordano sì si diede delle mani nel volto +piagnendo e gridando: omè, signor mio!» + +[546] «E fu sepolto lungo il fiume del Verde, a’ confini del regno e +di Campania» (VILLANI, VII, 9). — E DANTE (_Purgatorio_, c. III, v. +131-132): + + Di fuor del regno, quasi lungo il Verde, + Ove le trasmutò a lume spento. + +Quantunque il BOCCACCIO (GIANNONE, lib. XIX, c. 3) reputi il Verde +essere un confluente del Tronto, il DE CESARI dichiara quel fiume +essere il Liri; e il RICCI (_Studî intorno a Manfredi_, p. 24) crede +che sia il Tolero, vicino Ceperano. Papa Pio II nei suoi _Commentarî_ +(lib. XII, p. 312) dice: _Fluvium quod ambit insulam (sc. di Sora) +Viridem vocant, aut Lyris hic est, aut in Lyrim cadit_. Chiunque vede +il Liri presso a Ceperano ed a Sora s’incanta del bel color verde delle +sue acque. + +[547] + + Per lor maledizion sì non si perde, + Che non possa tornar l’eterno amore, + Mentre che la speranza ha fior del verde. + +(_Purgatorio_, c. III, v. 133-135). Che anche DANTE credesse ai delitti +di Manfredi sembra provarlo la esclamazione ch’egli pone in bocca della +sua ombra: «orribil furon li peccati miei!» + +[548] RICOBALDO lo paragona a Tito; e il guelfo SABA lo chiama +_generosus, benignus, virtuosus, magnanimus, gratiarum in se dotibus +circumfultus_. — Il trovatore ADAM D’ARRAS ne ha sbozzato il ritratto +in alcuni versi: + + _Biaus chevalier et preus,_ + _Et sage fu Mainfrois._ + _De toutes bonnes teches,_ + _Entechiès et courtois,_ + _En lui ne falloit riens,_ + _Forsque seulement fois;_ + _Mais cette faute est laide,_ + _En contes et en Rois._ + +(Nel PAPON, _St. di Provenza_, III, 27). — La _Cronica_ tedesca di +OTTOCARO (in rima) dice: «Gli battè in petto finchè visse cuor benigno; +per dignità, per meriti illustri, per liberalità nessun savio o re gli +fu pari» (PETZ, _Script. Rer. Austr._, III, 22). — Durevole monumento +di Manfredi è la città di Manfredonia, che egli fondò vicino l’antico +_Sipontum_. + +[549] «Bugiardo ciascun Pugliese» (DANTE). — _A suis sic proditus!... +Regnicolarum imbecillis pusillanimitas_ (SABA MALASPINA). — I Pugliesi +dicevansi regnicoli, come ancora oggidì. + +[550] SABA MALASPINA, p. 824. + +[551] _Et haec est retributio quam recepimus in principio: Ep._ 254. E +nell’_Ep._ 262 a Carlo medesimo dei 12 Aprile. + +[552] I documenti sono raccolti in FORGES DAVANZATI (_Sulla seconda +moglie_ ecc., p. 23, 30 e in appendice); in CAMILLO MINIERI RICCIO +(_Alcuni studî storici intorno a Manfredi_, Napoli 1850, p. 118); +nell’AMARI (_Vespro Sicil._, II, Doc. 29, 30); nel DEL GIUDICE (_Cod. +Diplom._, vol. I, 124). Elena fu fatta penare di fame, e morì prima dei +18 Luglio 1271. I figli di Manfredi pel loro mantenimento non costavano +più di cinquantaquattro grana al giorno! La inedia fisica, nella quale +Carlo fe’ languire le sue vittime, condanna questo tiranno a infamia +eterna. + +[553] Il nesso misterioso di questi avvenimenti ha una grandezza degna +della storia degli Atridi. — Fra gli altri prigionieri di Carlo il +conte Giordano di Anglano finì i suoi giorni in un carcere di Provenza. + +[554] Il primo Editto promulgato da Carlo dopo la morte di Manfredi +(il primo almeno che ci sia conservato) è dato da Dordona, ai 14 Marzo +1266: ei comanda che si vigilino le coste, _ut Theotonici, Lombardi ac +Thusci Gibellini, quum venerint in auxilium Manfredi jam interfecti, +comprehendantur_ (_Syllab. Membranar. ad Regiae Siclae Archivium +pertinentium_, vol. I). + +[555] _Ep._ 285, da Viterbo, ai 15 Maggio, A. II. Il Papa (ed è cosa +abbastanza notevole) confessa _quod cum Rom. Pop. in possessione jam +sit, et dudum fuerit ordinandi Senatum, a possessione hujusmodi quantum +libet sit injusta, causa non cognita — dejicere non debebamus eumdem_. +A seconda delle circostanze, ora si faceva di berretto ai diritti +popolari, ed ora si disconoscevano. — Il Vicario di Carlo trovavasi in +Roma ancora ai 12 di Maggio, e con buon esito tenne testa al Rettore +della Campania, il quale aveva strappato giuramento di fedeltà ad +alcune terre pertinenti alla Città: _Ep._ 282. + +[556] _Ecce Roma suae reddita libertati in sua conversa jam viscera +nescit legem. Duo facti sunt senatores, praedones et fures intus et +extra libere debacchantur. Angimur enim ab eisdem, praecipue propter +debita: Ep._ 310, da Viterbo, ai 15 Giugno 1266, indiritta al cardinale +Simone, cui scongiura: _de ore leonum nos libera rugentium_. — E +nell’_Ep._ 339, allo stesso, dei 22 Luglio: _nos vero te et Rom. Eccl. +liberare satagas a Romanis_. + +[557] _Hic jacet Dns Lucas de Sabello Pat. Dni Ppe Honorii Dni Johis +et Dni Pandulfi qui obiit dum esset Senator urbis A. Dni MCCLXVI. Cujus +Anima requiescat in Pace. Amen._ + +[558] La reazione nelle Calabrie e la lega con Pisa incominciarono +ormai nell’estate e nell’autunno dell’anno 1266. Lo dimostra una +lettera di Carlo, fino ad ora ignota, data da Napoli, ai 26 Ott. 1276, +in cui il Re irritato rimprovera ai Pisani di avere permesso che Nicolò +Malecta armasse a Pisa ed a Piombino alcune galere con genti tedesche, +per andarsi a congiungere con Federico Lancia e con altri ribelli nelle +Calabrie: e li rimbrotta di aver lasciato che si maltrattassero alcuni +cavalieri provenzali a bordo di una nave. Ei minaccia di bandire dal +suo regno tutti i Pisani (_Dat. Neap. XXVI Oct. X Ind. Regni nostri +anno II: Reg._ 1278, A. numero 29, fol. 4). + +[559] _Sed dum quidam nob. civis Roman. Angelus Capucia — seditionem +in Rom. Pop. suscitasset, per quam contra Urbis magnates Capitaneus +populi, quibusdam bonis viris de qualibet regione binis electis secum +adjunctis_:... SABA MALASPINA, p. 834. — _Ep._ 479 di Clemente IV al +Capocci (_capitaneo urbis Romae_), da Viterbo, ai 9 di Luglio 1267. + +[560] RYMER, _Foedera_, I, I, 359, 388. + +[561] RAYNALD, ad a. 1267, n. 17. Il Pontefice affidò all’Infante il +governo dell’Etruria: _Arces, quae in Etruria Ecclesiae Romanae erant, +tutandas subscepit_. BONINCONTR., _Hist. Sicula_, p. 5. Dapprima +cercò anch’egli di disfarsene: _Ep._ 467, dei 15 Maggio 1267. E Carlo +voleva fino dal 1266 accomodarsi con lui per via di un matrimonio, +onde nell’Ottobre di quell’anno negoziò con esso e coll’ex-imperatore +Baldovino (arch. di Stato di Napoli, _Reg._, 1278 A, n. 29, fol. 4). +Nel Maggio 1267 il Papa si proponeva di dare in moglie ad Arrigo una +principessa aragonese. + +[562] Ai 9 di Luglio Angelo Capocci governava ancora da _capitaneus_ +(_Ep._ 479): ai 15 di Maggio Arrigo trovavasi tuttavia alla corte di +Viterbo (Ep. 467), e già ai 26 di Luglio Clemente IV scrive ad Arrigo +come a senatore (_Ep._ 508). Stando alla _Descriptio Victoriae_, p. +849, sarebbe stato Carlo stesso che avrebbe procurato all’Infante +l’officio di senatore: ma è un errore. + +[563] _Ep._ 514, da Viterbo, ai 30 di Luglio 1267: Il Pontefice scrive +a tutte le terre nel Patrimonio e nella Sabina, che non prestino +soggezione al senatore. Nell’_Ep._ 517, da Viterbo, al 13 Agosto 1257, +egli si lagna del senatore appo Carlo. Nell’_Ep._ 523, da Viterbo, al +20 Agosto, scrive al Comune di Corneto che non obbedisca al senatore. + +[564] _Formae geminae mulierum super Tusciam — comparuerunt — pendentes +ut nebula super terram — sed non vane hominum conjiciunt intellectus +alteram — vocari posse Gebelliam, alteram vero Guelfam. Eae, ut +ajunt, junctis brachiis invicem colluctantes_... E pure in quest’idea +ampollosa di SABA MALASPINA si nasconde una imagine grandiosa, degna +di Michelangelo o di Dante. I Cronisti danno le più strane spiegazioni +di questi nomi di parti. JACOPO MALVECCI (_Chron._; MUR., XIV, 903) +pone i Ghibellini in relazione nientemeno che coll’Etna (Mon Gibello), +perocchè là eglino avrebbero avuto il loro oracolo. Anche PETRUS +AGARIUS (MUR., XVI, 299) fa derivare le fazioni dai diavoli Gibel e +Guelef. + +[565] _Ep._ 380, 471 e 504: _Onerosus ecclesiis et regnicolis +universis, nec suis nec exteris gratiosus — nec visibilis — nec +adibilis — nec affabilis — nec amabilis_. — I Pugliesi sclamarono: _O +rex Manfrede, te virum non cognovimus, quem nunc mortuum deploramus; +te lupum credebamus rapacem — sed praesentis respectu dominii — agnum +mansuetum te fuisse cognovimus_; SABA, p. 832. + +[566] _In Alamaniam ad suscitandum catulum dormientem, et pullum +aquilae, qui nondum aetate coeperat adulta pennescere, propere se +convertunt. — Qui sibi tamquam Regi venturo aurum, thus offerebant et +myrram_: ibid., p. 832, 833. + +[567] _Ep._ 392, da Viterbo, addì 16 Ott., al legato nella Marca. + +[568] _De radice colubri venenosus egressus regulus, suis jam inficit +flatibus partes Tusciae... Ep._ 450, da Viterbo, ai 10 Aprile 1267. Tal +forma parve ad un Pontefice che avesse il generoso nipote di Federico +II! + +[569] E vi trattarono anche delle cose di Bisanzio. Al 27 Maggio 1267 +Carlo conchiuse a Viterbo un trattato coll’ex-imperatore Baldovino, che +gli cedette l’Acaja e la Morea. Filippo, figlio di Baldovino, avrebbe +dovuto sposare Beatrice, figlia di Carlo; e questi promise soccorso di +milizie per la conquista dell’Impero greco (Doc. nel DAVANZATI, nella +citata _Dissert._, Mon. XIV). + +[570] _Paciarium generalem_... fin dai 10 di Aprile, nella _Ep._ 450 ai +Fiorentini. _Pacis restaurator in Tuscia_ (_Ep._ 512, da Viterbo, ai +28 Luglio 1267). Pisa e Alfonso X protestarono. Agli 11 di Maggio il +Pontefice scrive che Carlo per la via di Viterbo era andato a Firenze +ed aveva assunto il rettorato delle città guelfe (_Ep._ 464). + +[571] Arrigo una volta sclamò; «Per lo cor Dio, o el mi matrà, o io +il matrò» (VILLANI, VII, c. 10). Il suo odio ardente espresse in una +canzone, di cui diremo più sotto: + + Mora per Dio chi ma trattato mortte, + E chi tiene lo mio aquisto in sua Ballia + Come giudeo... + +[572] _Quamvis — tui nuncii dixerint, quod parandum esset in Urbe +dissidium, scias tamen nos adhuc nullum aditum invenisse. Pars enim non +confidit de parte, et ambae timent Senatorem ut fulgur, nec juxta se +potentiam magnam conspiciunt, per quam possent expedite juvari; quam +etiamsi viderent, non essent ea contenti; nisi eisdem pecuniae puteus +inexhauribilis pararetur: Ep._ 532, a Carlo, da Viterbo, addì 17 Sett. +1267. + +[573] In un documento dal Campidoglio, ai 18 Nov. 1267, è chiamato +_Egregius vir Dom. Guido Comes de Monteferetro et Gazolo, Vicarius in +urbe pro superillustri viro Domino Enrico... Senatore_ (arch. di Siena, +n. 869). Io non credo che Guido entrasse in Roma per la prima volta ai +18 Ottobre insieme con Galvano Lancia: in nessun luogo si fa menzione +di loro due uniti. + +[574] _Ep._ 518 a Carlo, da Viterbo, ai 13 Agosto 1267. — _Ep._ 523, ai +Cornetani, dei 20 Agosto 1267. — _Ep._ 532, a Carlo, dei 17 Settembre, +per causa di Sutri. — _Ep._ 534, a Pietro di Vico, del 21 Settembre. +Anch’egli, come SABA MALASPINA, lo appella _Petrus Romani Proconsul_. + +[575] _Cod. Vatican. 6223_, fol. 149: _Rectoribus Romanensis +Fraternitatis: De Vultu gloriosi Apost. Principis rubor injurie +non sine ipsius gravi querela consurgit_... — Il RAYNALD, ad a. +1167, n. 18, riporta un passo di questa lettera, e incorre nel +fallo di credere che la frase _de vultu gloriosi etc._ sia il +titolo della _Fraternitas_. La _Romana Fraternitas_ era un assai +ragguardevole collegio di parroci delle chiese di Roma. Più tardi +ebbe la sopravveglianza della romana università, e, come molte altre +corporazioni, tenne le sue tornate nel _S. Salvator in Pensilis_ presso +il _Circus Flaminius_. Vedasi PETRO MORETTO, _Ritus dandi Presbyterium_ +(Roma 1741, Append. n. 1). — La lettera di cui diciamo di sopra è +data da Viterbo, ai _XII Kal. Nov. a. III_. Il Papa ne fu ancor più +irritato, poichè tempo prima avea tolto a proteggere Galvano fuggito +di Calabria, e per mezzo del vescovo di Terracina lo aveva assolto, +sotto condizione che andasse a guerreggiare in Oriente. Gli atti se ne +trovano nel sopraddetto _Cod Vatic._, fol. 148. Il decreto del vescovo +di Terracina è dato nell’anno 1267, _Ind. X tempore D. Clementis IV PP. +Pont, ejus a. II m. Febr. die V_. + +[576] Ancor nell’anno successivo lagnossi il Pontefice: _praefatum +Galvanum ad eorum ludos, ut ipsis illuderet, venientem non solum pari, +sed majori fastu — receperunt et munificentius honorarunt_: RAYNALD, ad +ann. 1268, n. 21. + +[577] SABA, p. 834, 835: _ad instar piscium — uno tractu retium +capiuntur_. — Questo avvenne prima dei 16 Nov. 1267, allorchè il Papa +ne protestò: e non già innanzi ai 13 Nov., quando ancora scriveva +amichevolmente al senatore (_Ep._ 554). _Ep._ 558, dei 20 Nov., a +Carlo. — _Ep._ 559, dei 23 Nov., al cardinale di sant’Adriano. — _Ep._ +561, dei 26 Nov. — _Ep._ 563, dei 26 Nov. + +[578] _Ep._ 556, da Viterbo, ai 16 Nov. 1267, dove ormai di Arrigo +dice: _Publicum Ecclesiae et — Caroli — hostem, ac manifestum ejusdem +Corradini se fautorem exhibuit_. + +[579] La cosa accadde dopo dei 16 Nov., e non (come afferma lo +CHERRIER. IV, 168, giusta i _Reg. Clem. IV_, lib. IV, n. 3, fol. 248) +sul principio del Novembre. + +[580] + + Alto valore chagio visto impartte, + Siati arimproccio lo male chai sofertto. + Pemsati in core che te rimasso impartte, + E come te chiuso ciò che tera apertto. + Raquista in tutto lo podere ercolano. + Nom prendere partte se puoi avere tutto. + E membriti come facie malo frutto + Chi male contiva terra chae a sua mano. + + Alto giardino di loco Ciciliano + Tal giardinetto ta preso in condotto, + Che tidra gioia di cio cavei gran lutto. + A gran corona chiede da romano. + +La canzone è composta di cinque stanze e di una strofa finale. È +compresa nel _Cod. Vat. 3793_, fol. 53 b; collezione celebre di romanze +volgari dei secoli decimoterzo e decimoquarto. E in epigrafe tiene +scritto: «Donnarigo». La si trova stampata in appendice nello CHERRIER. + +[581] Su di ciò hannovi due notevoli documenti nell’archiv. di Siena, +n. 869: _In nom. dom. Am. Ann. a nativ. ejusd. 1267 die Veneris XVIII +Novemb. Ind. XI more Romano generale et speciale consilium communis +Rome factum fuit in Ecc. S. Marie de Capitolio per vocem preconum et +sonum campane de hominibus ipsorum consiliorum more solito concregatum +convocatis etiam convenientibus ad dictum consilium consulibus +mercatorum et capitibus artium urbis Rome. In quo quidem consilio +seu quibus Egregius vir Dom. Guido comes de Monteferetro et Gazolo +vicarius in urbe pro superillustri viro D. Henr. filio qnd. D. Fernandi +seren. Castelle regis Senatore ipsius urbis_... Il parlamento approva +la lega con Siena, con Pisa e cogli altri Ghibellini di Toscana, e +commette pienezza di facoltà ad un _Syndicus_ romano. _Actum Rome in +Eccl. S. M. de Capitolio. Ibi vero D. Azo Guidonis Bovis prothojudex +et consiliarius dcti D. Senatoris. D. Angelus Capucius. D. Rofredus +de Purione. D. Crescentius leonis. Johes Judicis et alii plerique +interfuerunt rogali testes. Et Ego Palmerius de monticello civis +parmensis Imp. Auct. notarius... scripsi._ — Il n. 870, sotto l’istessa +data, è un documento in cui _Jacobus cancellarius urbis_ è eletto +_nuncius, procurator, actor et sindicus_ del popolo romano. + +[582] Arch. di Siena, n. 871; pergamena di grande formato e di +bellissima scrittura. I _Syndici_ di Pisa, di Siena e della _pars +Ghibellina de Tuscia_ (Pistoia, Prato, Poggibonsi, San Miniato +ecc.) nominano _in Tuscia Capitaneum generalem Excelsum Magnif. et +Illust. Vir. D Henrigum — nunc Alme Urbis Senatorem — per spatium +quinque annorum_. Stabiliscono la garanzia dei loro proprî diritti, +ma _salvis in omnib. predictis honoribus illustrix Regis Corradi_. +Vien servata la lega fra Pisa e Venezia. _Actum Urbi in palatio SS. +quactuor Coronatorum, ubi idem D. Capitaneus morabatur, presentibus +D. Accone Judice Guidoni Bov. de Parma. D. Uguiccione Judice. D. +Janni Mainerio. Magistro Vitagli de Averssa. Mariscopto notario. D. +Marito de Florentia. D. Ormano de Pistorio. D. Ugolino Belmonti et +de Uberto Judice de Senis sub A. D. Millesimo CCLXVII Ind. XI prima +die Kal. Decembris secundum curssum Alme Urbis. Ego Usimbardus olim +Boninsegne_... — In un secondo atto le città si obligano di difendere i +proprî diritti, Arrigo e i suoi partigiani, _et ad domanium Imperii in +Tuscia acquirendum et occupandum_... Arrigo si impegna di non tollerare +che Carlo eserciti dominio alcuno in quelle città. _Actum ut supra._ — +Un terzo istromento contiene il trattato fra esse e Roma per sicurtà di +traffico, per protezione scambievole dei loro diritti e per abolizione +delle rappresaglie. _Actum ut supra._ + +[583] BONINCONTRIUS, _Hist. Sic._, p. 5, dice che Arrigo veramente +intraprese la spedizione, occupò Aversa, e negli Abruzzi giunse fino ad +Aquila: ma poichè il Papa ne tace, la cosa non può essere vera. + +[584] _Ep._ 568, del 17 Dic., a Carlo: _Scias fili, quod si potes +senatum Urbis acquirere ad tempus competens, tolerabimus. — Ep._ +569, dei 19 Dic., di minaccia ad Arrigo. Più energicamente gli scrive +nell’_Ep._ 572, dei 28 Dic., e nell’_Ep._ 573, dei 30 Dic.; però ancor +sempre colla soprascritta _dil. filio nob. viro... Senatori Urbis_. + +[585] Parecchie volte Clemente si duole che Carlo non torni nel regno: +massime lo fa ai 25 Marzo (RAYNALD, n. III). Avrebbe bastato questa +data a convincere lo CHERRIER (IV, 183) che Carlo ai 25 Marzo non +era peranco venuto a Viterbo. Nell’_Ep._ 620, dei 12 Aprile, il Papa +scrive: _Quarta feria ante festum pascalis hebdomadae regem laeti +suscepimus_. La Pasqua del 1258 cadde agli 8 Aprile. + +[586] RAYNALD, ad ann. 1268, n. 4. _Cod. Vat. 4957_, fol. 98: _Actum +in Palatio nostro Viterbiensi in die Cene Domini, Pontif. nri ann. +quarto_. La Bolla di scomunica contro il senatore ed i Romani trovasi +nel RAYNALD, n. 21. — Bolla da Viterbo, dei 3 Aprile (CHERRIER, IV, +531), _ut pacificum urbis statum habeat, et nobis ac nostris fratribus +accessus pateat ad eamdem, quam nondum visitare potuimus_. + +[587] _Senator — cum Jacobo de Napoliono et Petro de Vico et Anibalibus +et Pop. Romano prelium incipientes cum ipsis qui intraverant, ceperunt +et interfecerunt ex ipsis circa M. milites_ (_Annales Placentini +Gibellini_, p. 526). + +[588] _Ep._ 625, dei 17 Aprile. A questa nomina nel 1324 fe’ ricorso +Giovanni XXII nella sua contesa con Luigi il Bavaro (MARTENE, _Thesaur. +Anect._, II, 650). Le altre date nelle _Ep._ 620, 630. + +[589] Addì 14 Maggio ei fa quitanza a Siena di quattromiladuecento once +d’oro (arch. di Siena, n. 674). Noti sono i suoi Diplomi dei 14 Giugno +per Pisa (bel documento nell’arch. di Firenze) e dei 7 Luglio per Siena +(in quell’arch., col suggello in cera conservato a mezzo: v’è scritto +sopra CHVNRADVS DEI GR...: la figura è coronata e col globo). + +[590] Ai 27 Maggio 1268 il senatore fa quietanza a Siena di +duemilacinquecento libbre di provisini: _Actum Rome in palatio D. Pape +prope S. Petrum praesentibus D. Galvagno Lancea Fundorum ac Principatus +comite. D. Jacobo Napoleonis. D. Pandulfo Tedalli. D. Aczone Guidonis +Bovis. D. Marito Domini Sclacte uberti. Usimbardo notario. Et ego Johes +Jacobi Interapne_ (arch. di Siena, n. 875). + +[591] Ai 15 Luglio scrive ad Assisi: _cum eveniat juxta not transitus +Conradini infra diem Lunae vel diem Martis proximum, prout creditur +consummandus... Ep._ 675. + +[592] _Priusquam tamen Urbem Conradinus introeat, ejusdem Urbis +Populus, qui naturaliter Imperialis existit, adventus Conradini diem +constituit celebrem et solemnem_: p. 842. + +[593] Vivacemente ne lo descrive SABA, p. 842: _vias medias desuper +— caris vestibus, et pellis variis velaverunt, suspensis ad chordas +strophaeis, flectis, dextrocheriis, periscelidibus, arbitris, +grammatis, armillis, frisiis — bursis sericis, cultris tectis de +piancavo samito, busso, et purpura_... Che l’entrata di Corradino +avvenisse ai 24 Luglio lo dicono gli _Annales Placentini Ghibellini_, +p. 528, che sono bene informati. + +[594] Però SABA paragona la Città ad una cortigiana: _Quae frequenter +libertatis antiquae pudicitiam violanda, actu meretricali verisimiliter +prostans adulterandam cuilibet venienti domino impudenter se exhibet_: +p. 843. + +[595] Gli _Annal. Placentini_ rendono certa questa data: infatti +Corradino rimase a Roma ventisei giorni, e tanti ne corsero dai 24 di +Luglio ai 18 di Agosto. Anche il _Chron. Jordani_ (_Cod. Vat. 1960_, +fol. 239) dice: _generali collecto exercitu XVIII die Aug. de urbe +egredientes_. Fuor di dubbio Corradino dimorò in Laterano. + +[596] Sulla fine del 1267 Corradino lo aveva altresì eletto _princeps +Abrutii_. Diploma in appendice al Tom. IV dello CHERRIER: _caro de +carne nostra, sanguis de sanguine nostro et os de ossibus nostris_. +Così Corrado vi appella il nipote illegittimo dell’avo suo. + +[597] Corradino si attendò vicino alla villa _Pontium_, a cento +passi da Scurgola; Carlo vicino Alba. _Campus Palentinus_ od anche +_Valentinus_, era detto da una chiesa dedicata a san Valentino. +TOLOMEO DI LUCCA e BARTOLOMEO DE NEOCASTRO appellano la battaglia +con nome di Tagliacozzo; gli _Ann. Placentini_ con quello di Alba. La +relazione di Carlo è data _in campo Palentino_, e nel _Reg._ 1272 B., +n. 14, fol. 214, egli scrive all’Abate di Casenove: _cum providerimus +in loco ubi pugna Corradini facta extitit, videlicet prope Castrum +Pontis monasterium de novo construi_. Il _Majus Chron. Lemovicense_ +(_Recueil_, XXI, 772) ha questo verso: _plana Palentina servant ter +milia quina_. DANTE (_Inferno_, c. XXVIII, v. 17-18) dà al campo della +battaglia il nome che conservo io pure: + + e là da Tagliacozzo, + Dove senz’arme vinse il vecchio Alardo. + +Peraltro l’ispezione della località mi convinse che la battaglia deve +essere appellata da Scurgola. Per ciò che riguarda ai luoghi vedasi +CAMILLO MINIERI RICCI, _Studî intorno a Manfredi_ ecc. + +[598] Migliore di tutte è la descrizione che ne dà GUGLIELMO NANGIS; +meno buona quella di SABA MALASPINA; robustissima l’altra del VILLANI. +Vedansi oltracciò la _Descriptio Vict._, il MONACHUS PATAVINUS, il +SALIMBENE, BARTHOL. DE NEOCASTRO, RICOBALDO, il D’ESCLOT. + +[599] BERNARDO D’ESCLOT, _Cronaca Catalana_, c. 62. Così dice eziandio +la _Cronica rimata_ di OTTOCARO (PETZ, III, 40): «Li Tedeschi si +sparpagliarono; d’ogni intorno si allietarono di ruba e di guadagno.» + +[600] _Sed frustra intentatur aliquid invito numine superno_: bella +sentenza degli antichi che il guelfo MALASPINA ripete (p. 845). + +[601] _Supplico, ut surgens pater et comedens de venatione filii sui, +exsolvat gratias debitas altissimo._ Così scriveva un Re al sommo +sacerdote della Cristianità: e queste frasi empiamente pie saran parute +a Viterbo bibliche e belle (MARTENE, II, _Ep._ 690)! Il Papa ricevette +il corriere ai 26 di Agosto (_Ep._ 693), e tosto scrisse al Comune +di Rieti che ogni fuggitivo si arrestasse, per temenza che Corradino +potesse scampare. Ai 24 di Agosto Carlo scrisse a Padova: _dat. in +Campo Palentino prope Albam XXIV Aug. XI Ind._ (MUR., _Antiq._, IV, +1144). + +[602] SABA, p. 849. Della sua morte tiene nota nel Dic. 1288 il +_Memoriale_ dei Podestà di Reggio. Vi è appellato _praefectus urbis_; +e così lo chiama eziandio l’epitaffio dell’arca famigliare che è +in santa Maria de Gradi a Viterbo (BUSSI, p. 159 e App. XXI e XXII; +documenti concernenti l’assoluzione e il testamento di Pietro). Morendo +comandò che il suo corpo si facesse in sette brani _in detestationem +septem criminalium vitiorum... Actum Vici in Rocca in camera dicti +Testatoris (A. 1268. Ind. XII, die VI mensis Decem.)_. Secondo i +_Regesti_ di Carlo (1271 B, n. 10, fol. 159), lasciò due figli Pietro +e Manfredi e la vedova sua Costanza. Manfredi (nel 1308 fu prefetto +urbano) aveva per fermo ricevuto il suo nome di battesimo da re +Manfredi. La casa dei Vico risale fino al secolo duodecimo, e (omai +sul principio del decimoterzo) dall’officio della prefettura tenne il +nome _de Praefectis_ od anche di _Praefectani_. Innocenzo IV nel 1248 +scrive: _Praefecto urbis, Petro Bonifatii, Amatori quondam Gabrielis de +Praefectis, dominis de Vico et aliis Praefectanis..._ (THEINEE, _Cod. +Dipl_., I, n. 233). + +[603] Gli _Ann. Placent._ rischiarano di nuova luce la storia di +Corradino: _Qui rex Conradus cum militibus qui secum erant ad castrum +Vegium se reduxit — et tunc venit Vicoarium cum quingintis militibus +— intravit Romam die Martis XXVIII mensis Augusti_ (p. 528). Anche +il D’ESCLOT, c. 62, dice: «Corali con ben cinquecento cavalieri si +salvò verso Roma». — _Vegium_ è forma volgare. Il CORSIGNANI, _Regia +Marsicana_, I, 307, 315, dimostra che un Castelvecchio esisteva vicino +Tagliacozzo. + +[604] _Latenter ingreditur, mente captus_: SABA MALASPINA, p. 850. + +[605] _Pars ecclesiae habebat tantum (montem) qui appellatur Guastum_ +(che sia un corrotto invece di _Lausta, mons Augusti_?), _et pars +contraria tenebat Colliseum, et Ysolam S. Petri, et castellum Jacobi +Napoleoni, et castellum S. Angeli, et domum papalem, et domum Stephani +Alberti_ (_Ann. Placentini_, p. 528). Queste preziose notizie sono +confermate e illustrate da Saba, p. 864, là dove dice che Jacopo +Napoleone, al tempo di Arrigo senatore, _quamdam fortericiam in +Campodifiore construxerat, quae Arpagata — vocabatur — turres, quas +Petrus Romani in capite pontium Judaeorum et trans Tyberim fecerat_. + +[606] Gli _Ann. Placentini_, che sono degni di fede ed esatti, dicono: +_Et die Veneris — rex timens de forestatis Rome qui intraverant +Romam, cum duce Austriae et comite Galvagno, et cum militibus qui +secum aderant de Roma exiens, equitavit ad Castrum Saracenum quod +uxor Conradi de Antiocia tenebat; et volendo ire in regnum cum duce +Austriae, comite Galvagno et Alioto_ (Galeazzo) _ejus filio, Napoliono +filio Jacobi de Napoliono, Rizardo de Anibalibus et parva Theutonicorum +comitiva, in portu de Sture capti fuerunt per Joannem Frangipanem_. +Corradino per certo s’era spogliato delle sue insegne. _Corradin se +disguisa — et s’en vint à un chattel qui siet seur mer_... (_Croniche +di san Dionigi, Recueil_, XXI, 122). + +[607] La terra e il fiume, che STRABONE chiama Στορας ποταμος, trassero +il nome (così pensa il NIBBY nell’_Analisi_) dall’uccello astore che è +il falcone selvaggio delle Maremme. Però Astura è un nome greco antico +di città, e forse anche qui accenna ad un’immigrazione di Greci. Gli +_Ann. Placent._, p. 529, sanno di una profezia sibillina, che diceva: +_veniet filius aquilae, astur capiet illum_. — Anche nell’antichità +Astura è notata come _portus e insula_. — Un Diploma di Onorio III, +fra i possedimenti del convento di sant’Alessio, annovera: _totum +quod vestro monasterio pertinet in Asturia et in insula Asturie cum +piscationibus, venationibus, naufragiis_ (NERINI, p. 233). + +[608] Saba narra il modo onde furono presi; e parimenti, con qualche +divario, il D’ESCLOT, c. 63. Nella maggior parte delle notizie +(_Chron. Placent._, SABA, _Chron. Siciliae_ nel MARTENE, FRANC. +PIPINUS) il traditore si appella Giovanni; ma BARTOLOM. DE NEOCASTRO +lo chiama Jacopo, e dice che nell’anno 1286 il figlio di lui fu +ucciso nell’assedio di Astura. Per verità di Astura stessa io trovo un +istromento, dove ai 5 di Ottobre 1287 compare esserne stato signore +un Jacopo (_auctoritate nobil. viror. dominor. dicti Castri scilicet +Manuelis, Petri et Jacobi Frajapanis_... nell’arch. Gaetani di Roma, +XXXIV, 51); tuttavia, secondo i _Regesti_ di Carlo, il traditore +dev’essersi appellato Giovanni. Infatti nel 1289 viene nomato così +un Frangipane, i cui servigi un tempo Carlo I aveva compensato con +donativi di beni: però suo figlio vi è chiamato _Michael Frajapanis +fil. quond. Johannis_ (_Regesti_ 1272 E, fol. 173) (a). + +(a) Nel mese di Gennaio 1874 il Demanio stava per vendere la torre di +Astura, quando in favore di quel monumento memorabile per tanti casi +si frappose l’illustre Autore di questa Storia, mettendolo con istanze +premurose sotto la protezione del principe Umberto e del Minghetti +presidente dei Ministri: ed essi per ora ne fecero inibire la vendita. +(N. del T.) + +[609] SABA, p. 851: _ad quoddam castrum de prope forte transvexit_. +Di vicino non v’è che il castel Nettuno, sul mare, ma senza porto; +e San Pietro in Formis è situato fra terra, e perciò era più adatto +a quella bisogna. SABA dice: _angitur ergo in castris et angustiatur +obsidione nautarum_. Nessun Cronista del resto fa menzione di cotali +particolarità. + +[610] Il _Chron. Imp._ (Laurenziana, Plut. XXI, 5) vuole aonestare il +tradimento: _mandatum implevit, quamvis dolens hoc faceret, eo quod +avus Conradini eum militem fecerat_. Basti sapere che egli, quantunque +fosse vassallo del Papa, non consegnò Corradino al Cardinale, e +più tardi ricevette ricompensa da Carlo. E il MONACO DI PADOVA dice +chiaramente: _incidit in manus quorundam civium Romanorum, qui pro +immensa pecuniae quantitate ipsum Regi — tradiderunt_ (p. 730). + +[611] SABA, p. 851. _Memoriale Pot. Reg._, p. 1127:... _deductus fuit +ad Pellaestrinum in carceribus_. Gli _Ann. Placentini: ducti sunt +in Prinistinum in fortia Johis de Collumpna_. Il SALIMBENE (p. 218): +_ductus ad Palestrinam_. + +[612] Ai 14 di Settembre il Papa scrive di avere udito dal cardinale +Giordano _quod — rex — Corradinum et ducem Austrie, Galvanum et +Galiotum ejus filium cum Henrico quond. Senatore urbis et Conrado de +Antiochia tenet carceri mancipatos; et jam rex ipse Penestram venerat_ +(_Ep._ 695). Cronisti italiani e francesi narrano che Arrigo fosse +preso a Monte Cassino oppure a San Salvatore vicino Rieti: però stando +ai _Reg. Caroli I 1307 B_, p. 240 (or perduti) la cosa avvenne come si +racconta nel testo; e così dichiara il DAVANZATI (_Dissert._, p. 18), +che è degno di fede. + +[613] Lo CHERRIER, seguendo il SALIMBENE e il _Memor. Potest. Reg._, +crede che Galvano fosse giustiziato a Roma; ma è un errore: gli +_Annal. Placentini_ dicono che ciò avvenisse a Palestrina; il _Chron. +Cavense_ (_Mon. Germ._, V, 194) a _Genazanum_ vicino Palestrina. Ai +12 di Settembre Carlo scrive al Re di Francia che prigionieri erano +Galvano, i suoi due figli ecc., e pone la sua lettera (nel RYMER, p. +477) in data da Genazzano (_Guazani_). Poco dopo, da Roma, scrive alla +città di Lucca: _Conradinum — Henricum — ac ducem Austrie, Galvanum +Lancie, ejusque filium jam in capitali sententia condempnatos_. Questo +_condempnatos_ io non posso riferire ad altri che a Galvano ed a suo +figlio, nè credo significare che fosse stata già proferita sentenza +anche contro Corradino, come reputa il MINIERI RICCI, secondo le +notizie di RICOBALDO e del D’ESCLOT affermando (pag. 57 in nota) che +Galvano fosse giustiziato più tardi a Napoli. Coll’esecuzione della +sentenza di Galvano, Carlo fece intendere ai giudici quel che voleva +che pronunciassero per riguardo anche a Corradino. + +[614] _In Senatorem urbis sumus assumpti_: così scrive ormai ai 12 di +Settembre, al Re di Francia. — _Nos in Senatorem urbis sumus perpetuo +ad vitam assumpti, manentes in urbe_, scrive a Lucca (Cod. della bibl. +Angelica di Roma, D. 8, 17); lettera senza data, spacciata appena che +fu giunto a Roma: e questo avvenne dopo il supplizio di Galvano... _quo +facto idem Dom. Rex contulit se ad Urbem_ (_Chron. Cavense_). In una +lettera del 1278 egli conta l’êra del suo officio senatorio decenne a +incominciare dai 16 di Settembre; ma di ciò diremo più tardi. + +[615] Se si stia al VILLANI (VII, 29), il Frangipane n’ebbe in dono +Pilosa, terra posta fra Napoli e Benevento; stando ai _Reg. Caroli +I_, n. 1722, lit. E, fol. 173, n’ebbe _medietatem baronie Feniculi — +propter grata servitia et accepta_. Su ciò vedasi BIAGIO ALDIMARI, +_Historia della fam. Carafa_, Napoli 1691, II, 262. — Del Registro +delle donazioni di Carlo I l’archivio di Napoli possiede soltanto il +_Liber Donationum_ 1269, n. 7, il quale completa un compendio che si +conserva in Vaticano (_Cod. Regin. 378_, fol. 302 segg.). Ne cito nomi +de’ soli Romani: _Pandulfus Petri Pandulfi de Grassis de Urbe habet +in donum Castrum Petrelle — Riccardus fil. quond. Petri Anibaldi de +Roma... medietatem terrae Anglonae, quae fuit Burelli de Anglone_ +(barone trucidato dai soldati di Manfredi) — _Adenulfus fil. Joannis +Comitis Romanor. Proconsulis... castrum Limosani — Jacobus Cancellarius +urbis, Cincius de Cancellario et Joannes de Cancellario... baronia quae +dicitur Francisca_ (vicino Aversa) — _Gregorius fil. quond. Francisci +de Piperno, qui Franciscus mortuus est in Campo Palentino contra +Conradinum... Castrum Brocci — Petrus de Columna habet restitutionem +castri Sambuci — Anibaldus de Transmundo de Roma... Montem Sanum_. + +[616] Lettera a Lucca: _compositis per dies aliquot urbis negotiis +in regnum nostrum protinus prodituri ad cunctorum proditorum +exterminium et ruinam_. Narra il SAINT PRIEST che Corradino fosse +fatto vedere incatenato per Roma; ma è una favola come tanti altri +errori di quell’Autore: io noto e passo. Ai 28 Sett. Carlo era ancora +in Campidoglio, poichè ei vi nominava Notto Salimbeni di Siena a +vicario di San Quirico e di Orgia: _actum Rome in Arce Capitolii +a. D. 1268 men. Sept. XXVIII die ejusdem m. Ind. XII Regni vero nri +a. IV Feliciter. Amen. Rat. per manum Roberti de Baro Regni Sicilie +prothonotarii_ (archiv. di Siena, n. 877). Roberto fu il giudice o +piuttosto l’assassino di Corradino. + +[617] Una figlia di Corrado era sposata con Ottaviano da Brunforte, +che nel 1297 fu vicario di Bonifacio VIII a Todi: così rilevo dagli +_Annali di Todi_ (mscr.) del PETTI. Un decreto di Roberto di Napoli, +senatore di Roma, dato da Napoli ai 5 Marzo 1327, denota _Philippus +de Antiochia_ come _S. R. Eccl. rebellis notorius_ e invasore della +_Rocca de Canterano_ vicino Subiaco (arch. Gaetani, Cap. I, 74). Nel +1363 compare un _Manfredus de Antiochia_ nel testamento di _Jacob. fil. +Francisci de Ursinis de Campofloris et de Vicovario_ (nell’ADINOLFI, +_La Portica_, p. 262). Oltracciò un contratto dei 17 Ott. 1377 parla +del _magnific. et potens vir Corradus de Antiochia comes dominus Castri +Pilii Anagnin. dioces._ (arch. Colonna, XIV, 250). Ancora nell’anno +1407 un _Corradinus de Antiochia_ fu giustiziato a Roma come ribelle +insieme con altri baroni. Vedasi con quanta religione questa famiglia +conservasse gli antichi nomi della casa Hohenstaufen. Il registro delle +Abbadesse del convento di san Silvestro in Capite a Roma (si conserva +in quell’arch.) ricorda all’a. 1417 come abbadessa una Giovanna di +Antiochia. Ed ancora nel 1484 trovo un _Conradinus de Antiochia civis +Romanus da Notarius Reformator. studii Almae Urbis_ (nel RENAZZI, +_Storia dell’Università di Roma_, I, 287). La famiglia possedeva +un palazzo nella regione di santo Eustachio. Stando al CORSIGNANI, +_Regia Marsicana_, I, 208, le arche della famiglia _ex stirpe regia +Antiochena_ esistevano in Sambuci. Gli Antiochesi erano padroni di +Anticoli, dove vuolsi che il loro casato declinato in povertà duri +ancora sotto nome di Corradi. + +[618] + + _Que per valor et per noble coratge_ + _Mantenia ’N Enricx l’onrat linhatge_ + _De Colradi ab honrat vattalatge;_ + _E ’l reys ’N Anfos, ab son noble barutage_ + _Que a cor ric_ + _Deu demandar tost son frair EN Enric._ + +(PAULET DE MARSEILLE, nel RAINOUARD, _Choix det Poésies originales +des Trobadours_, vol. IV, p. 65, 72). Le _Croniche di san Dionigi_ +(_Recueil_, t. XXI) narrano che Carlo facesse vedere per il paese +Arrigo chiuso in una gabbia; ma son fole. Nel _Reg. Caroli_ 1269 B, +fol. 120, è raccolta una lettera di Carlo a Jacopo di Aragona, dove +il primo respinge la instanza con cui Jacopo gli aveva chiesto che +liberasse Arrigo: _dat. in obsidione Luceriae XIII Julii XII Ind._ +(1269): fu già stampata dal DAVANZATI e dal RICCI. Nel 1286, a sua +preghiera, Onorio IV lo sciolse della scomunica (RAYNALD, n. 20). Si +fa menzione di Arrigo prigioniero per l’ultima volta nel 1290: poi +silenzio sepolcrale. + +[619] Ci si concederà di supporlo, se fuvvi chi credette al VILLANI +là dove dice che Clemente IV ebbe una visione della vittoria di +Tagliacozzo. L’AMARI, _Vespro Sicil._, I, c. 3, pensa che il Pontefice +abbia voluto la morte di Corradino. Sulla sua morte, sul suo testamento +ecc. si consultino le note opere, massime il JAGER, _St. di Corrado +II_, Norimberga 1787. Pare che a Luceria sorgesse un falso Corradino: +vedi la _Notice sur un Manuscript de l’abbaye des Dunes par M._ KERVYN +DE LETTENHOVE nei _Mémoires de l’Académie de Bruxelles_, XXV, p. 16. +Gli _Annali Placent._ dicono che fosse un figlio naturale di Corrado +(p. 536). + +[620] _De cujus morte tota dolet Germania_: ELLENHARDI _Chron., M. +Germ._, XVII, 122. _Conradinus iste pulcherrimus, ut Absalon, consilio +papae ob invidiam Theutonici nominis — crudeliter decollatur: Ann. +breves Wormatienses_, ibid., p. 76. + +[621] Sopravvissero agli Hohenstaufen molte cose: la cultura cui eglino +ebbero dato potente impulso; la grande dottrina della separazione della +podestà civile da quella ecclesiastica che eglino scrissero a impresa +sulla loro bandiera (fu ed è ancora il vero principio ghibellino, +intorno cui fino a questi nostri giorni si svolse la vita intiera +d’Europa): l’idea finalmente della monarchia politica che strettamente +si associa con quell’altra dottrina. + +[622] SABA, IV, c. 17. Ecco la serie dei prosenatori, secondo il +VITALE: Jacopo Cantelmi, fino al 1269; _Petrus de Summaroso_, 1270; +Bernardo _de Bautio_, 1271; Rogero di san Severino, conte de’ Marsi, +1272; Bernardo _de Baiano_, 1272-1274; Pandolfo _de Fasanella_, 1275; +Guglielmo _de Barris_, 1276; Giovanni _de Fossames_, siniscalco +di Vermandois, dal 1277 fino al Sett. 1278. — Per l’anno 1274, +io aggiungo: _Nicolasus de Riso regius in urbe vicarius_ (istrom. +nell’arch. di san Silvestro in Capite, _dat. A. 1274 Ind. II m. Aprilis +die XIX_). — E per l’anno 1277: _Henricus de Caprosia_, nominato ai 12 +Ottobre; dopo di lui, ai 18 Dic. 1277, fu eletto Giov. _de Fossames_ +(_Reg. Caroli I_, 1278, D. n. 32, fol. 288, 291). — Pandolfo Fasanella +è il noto ribelle contro di Federico II; prima di lui Carlo aveva +mandato a Roma, da maresciallo Tommaso di Fasanella. Un epitaffio in +Araceli dice: _Hic Jacet D. Thomasus D. Fasanella Olim Marescalcus +Urbis Dni Regis Karoli Tempore Dni Comitis Rogerii D. Sco Severino +Vicarii_ (CASIMIRO, p. 247, e FORCELLA, _Iscrizioni delle Chiese di +Roma_, I, 117). + +[623] CAROLVS REX SENATOR VRBIS. Figura del leone con sopra un giglio. +Dall’altro lato, Roma coronata colla scritta: ROMA. CAPVT. MVNDI. S. P. +Q. R. + +[624] Sopra monete senatorie della fine del secolo decimoterzo havvi +anche Roma seduta sopra un trono a bracciuoli, con ornati di teste di +leone. + +[625] Cedendo alle instanze del cardinale Riccardo Anibaldi accordò +amnistia a Riccardello suo nipote che s’era impadronito di Ariano di +sotto all’Algido: SABA MALASPINA, p. 864. — Nel _Reg._ 1271, B. n. 10, +fol. 159 segg., sono registrati alcuni decreti per ristoro de’ danni, e +sono promulgati da Roma, dagli 11 ai 17 di Aprile. Agli 8 di Marzo 1271 +Carlo spaccia alcune scritture da Roma; ai 17 Marzo da Viterbo. Sui +primi di Aprile era tornato a Roma, dove si fermò fin verso ai 20 di +quel mese. Ai 21 scrisse da Sculcola, e riprese la via per il campo di +battaglia di Tagliacozzo, dove edificò un convento. + +[626] Lettera raccolta nel BUSSI, p. 411; e i Cardinali vi pongono +questa data: _Viterbii in Palatio discooperto Episcopatus Viterbientis +VII Id. Junii A. 1270 Ap. Sed. Vac._ + +[627] Guido fu vicario in Toscana dopo il 1270. — Ai 23 di Marzo 1270, +da Capua, Carlo scrive al prosenatore Pietro de Sammaroso, che mandi +Guido in Tuscia con quell’officio, e che nel suo passaggio per le +terre romane lo ponga al securo dalle insidie di Angelo Capocci: _Reg. +Caroli_, 1269, D. fol. 248. + +[628] L’assassinio avvenne poco tempo prima dei 13 Marzo 1271, poichè +in quel giorno 13, da Viterbo, Carlo notifica a tutti gli officiali +posti da Guido in Toscana, di avervi nominato a vicario generale Enrico +conte di Vaudemont e di Ariano, _amoto exinde Guidone de Monteforti +suis culpis exigentibus: Reg. Caroli I_, 1271, B. n. 10. + +[629] _Liber Donationum_, 1269, n. 7, fol. 93: arch. di Stato di +Napoli. Carlo si accontentò di incamerare i feudi dell’uccisore. + +[630] _Dil. filio nob. viro Guidoni de Monteforti Capitaneo exercitus +Rom. Ecclesiae_: così scrive Martino IV. Il Continuatore di MATH. +PARIS dice pianamente: _occiditur in ultionem viriliter paternae +mortis_ (p. 678, ed. Parigi 1644). BENVENUTO DA IMOLA, _Commentar._, +p. 1050, lo chiama _vir alti cordis — magnae probitatis_. Solamente +nel 1273, allorchè il principe Edoardo tornando dalla Crociata passò +per Italia, il Papa scomunicò Guido e lo confinò in una fortezza. Il +RAYNALD (a. 1273, n. 43) non si vergognò di lodare Guido e di portarlo +a magnifico esempio, come quegli che chinò il capo alle censure +ecclesiastiche: _Sprevitque generose corporis servitutem, ut animam e +vinculis anathematis vindicaret. Qua in re praeclarum habet demissionis +Christianae ac formidandarum ecclesiasticarum censurarum posteritas +exemplum, a quo plures tutatis nostrae principes descrivere_. Vedi in +che si faccia consistere la morale! Chi legge ed ha sentimento generoso +ne sentirà nausea e sprezzo. E DANTE, che fu uomo giusto, vide l’anima +di Guido allo Inferno: + + colui fesse in grembo a Dio + Lo cor che ’n sul Tamigi ancor si cola. + (_Inferno_, c. XII, v. 119, 120.) + +[631] La sua prima enciclica è data ai 29 di Marzo, da Roma. + +[632] Non aveva che quarantasette anni. Lo si seppellì con onori degni +di re. Il suo epitaffio che leggesi a Bologna è di tempo moderno. + +[633] Lettera indiritta a lui, dei 16 Sett. 1272: nel RAYNALD, n. 33. + +[634] _Formidavimus conscendere tante speculam dignitatis, quodam +nimirum attoniti tremore et stupore_: così scrive Rodolfo al Pontefice, +nell’Ott. 1273 (_Mon. Germ._, IV, 383). + +[635] _In vobis anchora spei nostre totaliter collocata, sanctitatis +vestre pedibus provolvimur, supplicando rogantes... Placeat vestre, +quaesumus, sanctitati, nos imperialis fastigii diademate gratiosius +insignire_; nella lettera detta di sopra. Vedi anche le altre +umilmente scritte negli anni 1274 e 1275 (CENNI, _Monum._, II, 320 e +342). Rodolfo adoperò pel primo la formula _pedum oscula beatorum_, +come facevano il Re vassallo di Sicilia, e il mendico Baldovino +ex-imperatore. La formula di devozione usata anteriormente era soltanto +quella di _filialem dilectionem et debitam in Christo reverentiam_. + +[636] Lettera di Engelberto, dei 24 Ott. 1273: _Mon. Germ._, IV, 393. + +[637] Da Orvieto, agli 11 Luglio 1272, promulga un Breve con cui affida +il reggimento di Todi a suo nipote, _Vicecomes de Vicecomitibus_, +rettore del _Patrimonium_ (archiv. di san Fortunato di Todi, _Reg. +Vet._, fol. 68). Da Orvieto, ai 23 Luglio 1272, comandò a Rainero suo +vicario in Roma di proteggere Terracina, Piperno, Sezza e Aquaputrida +dalle intrusioni del prosenatore che ne aveva chiesto pagamento di +imposte e missione di legati che assistessero ai giuochi (_certum +comitivam ad Urbem transmitterent causa Ludi de Testacio vulgariter +nuncupati, qui in dicta Urbe annis singulis exercetur_): pergam. con +bolla di piombo, nell’archiv. Gaetani, XLV, n. 6. + +[638] La Costituzione di Gregorio X fu stampata nel _Ceremoniale +continens ritus Electionis Rom. Pont. Gregorii P. XV jussu editum_ +(Roma 1724, p. 6). Essa tiene dietro alle note Costituzioni di Nicolò +II (a. 1059) e di Alessandro III (a. 1180): _Unum conclave, nullo +intermedio pariete seu alio velamine, omnes habitent in communi; quod — +claudatur undique_... + +[639] Gli atti del Concilio lionese dei 6 Giugno 1274 sono registrati +nei _Mon. Germ._, IV, 394, e (con intercalati Diplomi di Federico II) +nel THEINER, I, n. 330. — Lettere del Papa a Rodolfo ed a’ principi +dell’Impero, ibid., n. 332. Ai 26 di Settembre, Gregorio X. riconobbe +publicamente Rodolfo. Il Papa caldamente lo favoriva. + +[640] _Sacerdotium et Imperium non multo differre merito sapientia +civilis asseruit, siquidem illa, tamquam maxima dona Dei a celesti +collata clementia, principii conjungit idemptitas — alterum videlicet +spiritualibus ministret, reliquum vero presit humanis — — — qui +ecclesiastica tabernacula gerunt, summa esse cura solliciti, omni +debent ope satagere, ut Reges ceterique catholici principes debite +polleant integritate potentie, status sui plenitudine integrentur_... +dato da Lione, ai 15 Febb. 1275 (THEINER, I, n. 336). Nella stessa +lettera invita Rodolfo che venga a coronarsi nel dì 1 di Novembre. In +quel medesimo giorno lo esorta affinchè nel Maggio mandi un esercito in +Lombardia: ibid., n. 338, 339. + +[641] Eglino stessi chiamano il Papa _luminare majus_, e l’Imperatore +_luminare minus — hic est qui materialem gladium ad ipsius nutum +excutit et convertit_ (Conferma del Dipl. di Rodolfo nel Settembre del +1279: _Mon. Germ._, IV, 421). + +[642] Gli atti promulgati da Losanna _Ego Rodulphus_, e _Ab eo solo per +quem reges regnant_, sono raccolti nei _Mon. Germ._ IV, 403. Rodolfo +vi usa con molta deferenza della parola _Beneficia_, che al tempo del +Barbarossa aveva sollevato tante tempeste. + +[643] Innocenzo V a Carlo, lettera data dal Laterano, ai 2 Marzo 1276. +E l’altra lettera a Rodolfo, dei 17 di Marzo (THEINER, I, n. 349). + +[644] SABA MALASPINA, p. 871. + +[645] BERNH. GUIDONIS, p. 606; e quasi vi concorda il _Memoriale +Potest. Reg._ p. 1141. Attingono entrambi da MARTINUS POLONUS, +sempliciotto che dice: _Joannes Papa, magus, in omnibus disciplinis +instructus, religiosis infestus, contemnens decreta concilii +generalis_. Nel KÖHLER, _Notizia completa su papa Giovanni XXI_ +(Gottinga 1760), trovasi detto delle opere che a questo Papa vennero +attribuite. Avrebbe dovuto appellarsi Giovanni XX, ma allora credevasi +ancora alla esistenza della papessa Giovanna, e perciò chiamossi +Giovanni XXI (CIACCONIUS). + +[646] BERNHARDUS GUIDONIS, p. 606: _De cujus morte modicum Ecclesiae +damnum fuit, quia licet scientia physicali et naturali multum esset +repletus, tamen discretione et sensu naturali multum erat vacuus_. +Vuolsi che Giovanni avesse la previsione del futuro, e che scorgesse la +sua propria persona ridente in quella camera da lui edificata: certo +che un’indole strana dovette essere la sua. Anch’egli ammonì Rodolfo +di non venire in Italia, se prima non avesse consegnato la Romagna: +THEINER, I, n. 353. E anch’egli confermò il decreto di Adriano V che +abolì la legge del Conclave: RAYNALD ad a. 1276, n. 27. + +[647] Ai 27 Luglio 1277 scrissero a Rodolfo, pregandolo di non venire +in Italia se prima non avesse dato adempimento ai trattati: RAYNALD, n. +48, e THEINER, I, n. 355. + +[648] _Argus et argutus in ecclesia Dei_: così, ancora da cardinale, lo +chiama SABA MALASPINA, p. 872. Sua madre fu Perna Gaetani da cui trasse +il suo nome. + +[649] Infondata è l’opinione di JOH. VICTORIENSIS, il quale dice che +a Losanna Rodolfo ricusasse di venirsi a coronare, com’era stato +invitato, _quia Romam vix aliquis priscorum venerit sine humani +effusione sanguinis, nec coronam adeptus fuerit propter obsistentiam +Romanorum_ (BÖHMER, _Fontes_, I, 307). — Leggasi la lettera di +querimonia che i Pisani scrissero a Rodolfo nel 1274 (CENNI, _Mon._, +II, 330): _Ecce provincia Thusciae — jacet in universitate schismatum +lacerata bellis et plusquam civilibus laceratur — Guelfus persequitur +Ghibellinum, filii fiunt exules_... + +[650] La ratifica data da Vienna, ai 14 Febb. 1279, e gli atti dei +19 Genn. e dei 4 Maggio 1278, sono registrati nel THEINER, I, n. 387. +L’Archivista pontificio trasse dagli originali tutti i documenti che vi +sono relativi, ed essi formano la parte più preziosa del primo volume +del suo Codice diplomatico, dal n. 358 in giù. Rodolfo s’impegnava +di promulgare un Diploma con bolla d’oro quando fosse coronato; e +questo andò a monte. Invece i Principi dell’Impero, nel Sett. 1279, +confermarono i suoi atti: _Mon. Germ._, IV, 421; THEINER, I, n. 393. + +[651] THEINER, I, n. 368, 388. + +[652] _Ipsa quidem civitas inter alias Ytalicas speciali prerogativa +fecunda viros eminentis scientiae, viros alti consilii, viros +prepollentes dignitatibus et virtutibus precellentes solet ab antiquo +propagatione quasi naturali producere, ipsa veluti fons irriguus +scientiarum dulcedinem scaturit_: questo elogio Nicolò III fece di +Bologna (THEINER, I, n. 389). + +[653] Lettere del Papa alle città romagnuole e alcuni atti di dedizione +di quelle trovansi registrati nel THEINER, I, n. 365 sgg. Al n. 374 +havvi la nomina di _Bertoldus de Filiis Ursi a Rector totius prov. +Romaniole, civitatis Bononiensis etc._, ed è data da Viterbo, ai 24 +Sett. 1278. — Al n. 374 si dánno istruzioni ai legati ed al rettore +sul modo con cui devano comportarsi. — Però Bologna con suoi _Syndici_ +conservò solennemente tutti i diritti, i privilegî e le libertà +spettanti alla città. Il documento dei 29 Luglio 1278, compilato a +Viterbo, si custodisce nell’arch. di Bologna, _Reg. Nov._, f. 383, con +altre ripetute proteste della città. Questi atti mancano nel _Codex +Diplomaticus_ del THEINER. + +[654] Nel Sett 1278: THEINER, I, n. 375. + +[655] Carlo si spogliò dell’officio ai 24 Sett. 1278. Il suo ultimo +vicario in Toscana fu Raimondo de _Poncellis_ (THEINER, I, 372). Ai 5 +Genn. 1281 Rodolfo nominò due vicarî imperiali per la Toscana (BÖHMER, +104). + +[656] I Regesti di Carlo, che si conservano nell’arch. di Stato di +Napoli (Vol. 31, 1278, D), contengono molte scritture indiritte agli +officiali del Campidoglio, le quali sfuggirono all’attenzione del +VITALE. La prima è data ai 2 Aprile 1278, _apud Turrim S. Herasmi prope +Capuam_; indi Carlo scrive da Roma, dagli 8 di Maggio ai 15 di Giugno. +Addì 18 Giugno tornando a casa sua, ei venne sul campo di battaglia di +Scurgola (ovvero di Tagliacozzo). — Ed al Papa scrisse: _Et cum XVI die +m. Septembris proximo futuri dictum decennium finiatur... regimen... +dimittam. Dat. Rome apud S. Petrum A. 1278 die XXIV m. Maii VI Ind._ +(_Cod. Vat. 3980, Ep._ 32, fol. 132 a: questo pregevolissimo Codice +contiene i Regesti di Nicolò III). + +[657] Il mandato, dato da Viterbo, ai 27 Luglio 1278, è nel THEINER, +I, n. 370: _Alme Urbis gesta magnifica resonant et acta testantur, +quod ipsa Urbs dignitatum immensitate precellens est et dicitur caput +orbis: ibique Deus omnipotens Ecclesiam suam fundari voluit et Romano +titulo nominari_... Gli ultimi officiali di Carlo in Roma furono +Giovanni _de Fossames_ siniscalco di Vermandois e prosenatore, Ugo di +Besançon cameriere, e Rogero de Ars maresciallo (Dai Regesti conservati +nell’arch. di Stato di Napoli). + +[658] Le istruzioni, che nel THEINER mancano, trovansi nel _Cod. Vat. +3980_, registrate come _Ep._ XV, da Viterbo, ai 3 Agosto 1278: _Non +enim intendimus quod iidem nostri processus tales existant, quod ex +eis posset convici vel adverti, quod de ipsa electione nos intromittere +quoquomodo velimus, vel super hoc aliquod jus seu possessionem accipere +vel — vendicare. Nam ob id possit tunc nos magnum scandalum populi +formidari_. + +[659] _Quin magis ipsa Petri sedes in Romano jam proprio solio +collocata libertate plena in suis agendis per omnia potiretur, nec ulli +subesset homini, que ore divino cunctis dinoscitur esse prelata._ + +[660] _Fratres ipsos nullus saecularis potestatis metus exterreat, +nullus temporalis furor absorbeat, nullus eis terror immineat — Romani +Pontificis Vicarii Dei... electi et eorundem Cardinalium promotio +in omni libertate procedant._ Le quante volte dal 1859 in giù non si +ripeterono questi istessi argomenti, per sostenere la necessità che il +dominio pontificio continuasse su di Roma! + +[661] Costit. _Fundamenta militantis ecclesiae_, da Viterbo ai _XV Kal. +Aug. Pont. nri a. I_: per completo è stampata nel THEINER, I, n. 371. + +[662] In questo senso dicono le _Vitae_ del Papa: _A pop. Rom. in +senatorem eligitur ad vitam_. Ed egli scrive ai Romani, da Viterbo, ai +24 Sett. 1279: _Nobis dispositionem vestri regiminis quoad vixerimus +commisistis, volentes spiritualiter et temporaliter illius ducatu +dirigi, quem ipse Deus Urbis patrem instituit sub imposito vobis jugo +Apostol. servitutis_. Già il MURATORI ed il GARAMPI dimostrarono essere +un errore la notizia del BONINCONTRIUS, VI, p. 30: _Qui solus officium +senatoris Romae administravit_. + +[663] _Scriptum est Johi. de Fossames Senescallo, Viromandie Vicario, +et Magistro Hugoni de Bisuntio camerario in urbe... Postulacioni vestre +tam super castris et fortelitiis quam super captivis — in Capitolio +respondentes fidelitati vestre precipimus quatenus recipientes roccam +seu castrum Rispampani a Stephano de Tolona castellano dicti castri — +tam — castrum praedictum quam cuncta alia castra et fortelicias urbis +in urbe vel extra urbem posita quae sunt hactenus ratione Senatorie +urbis pro parte nostre celsitudinis custodita, adveniente termino +resignationis regiminis urbis quem vos scitis — — illi vel illis cui +Populo Romano placuerit liberare debeatis et etiam assignare... Dat. +apud Lacum pensilem penultimus Aug._ (_Reg. Caroli I_, 1278, D. n. 31). +Non vi fece osservazione il VITALE, che a questo punto corre troppo +celeremente. + +[664] _Papa posuit pro se senatorem in Urbe ad suam voluntatem unum +suum parentem_ (_Annales Placentini Gibellini_, p. 571). Nelle +Decretali della città di Todi notasi, omai al 1 Settembre 1278, +_Matheus Rubeus_ come senatore. _A. 1278 Ind. VI m. Sept. die I... Hic +est liber reformationum communis Tuderti factus — potestarie tempore +Ill. et magnif. viri D. Matthei Rubei de filiis Ursi — Nic. P. III +fratris alme Urbis Rome Senatoris et Tudertinorum Potestatis._ Ma +giusta la lettera di Carlo (dei 30 Agosto) il Re, al 1 Settembre, non +poteva avere di già deposto il suo officio; tuttavia Matteo sarà stato +fin da allora designato senatore. Ancora ai 5 Sett. 1279 trovasi in +carica _D. Matheus Rubeus de fil. Ursi Alme Urbis Senator Ill. et Dei +gr. potestas Tudertinus_ (arch. di Todi, _Reg. vetus_, fol. 68). + +[665] Dal mscr. del PANVINIO, _de Gente Sabella_, il VITALE (p. 179) +trae le lettere del Pontefice onde sono nominati a senatori Giov. +Colonna e Pandolfo Savelli, per un anno, a cominciare dal 1 Ott. 1279: +sono date da Viterbo, ai 24 Sett., a. II. Ed egli ne cava anche la nota +formula del giuramento: _Ego N. Senator._ — La lettera del Papa alla +città di Roma incomincia: _Infra Urbis moenia degit populus ingens +et sublimis_. Qui per la prima volta i Pontefici parlano a Roma con +fraseologia da imperatori. + +[666] _Mon. Germ._, IV, 423. + +[667] _Aedificavit enim Sion in sanguinibus_: SALIMBENE, _Chron._, +p. 55. — _Nimis fuit amator suorum_: PTOL. LUCENSIS, XXIII, c. 31. — +DANTE, (_Inferno_, c. XIX, v. 70-72) trova papa Orsini fra i Simoniaci, +e gli fa dire: + + E veramente fui figliuol dell’orsa, + Cupido sì per avanzar gli orsatti, + Che su l’avere, e qui me misi in borsa. + +[668] PTOL. LUCENSIS, ibid, c. 31. + +[669] Con Viterbo aveva conchiuso un patto per il soggiorno della +Curia. Promise il Comune (per ogni volta che quella vi avesse tenuto +residenza) di lasciar libera azione ai giudici degli eretici, di +allestire in modo conveniente il palazzo, di dar libera dimora +ai Cardinali ed alla gente di corte, di porre in officio soltanto +magistrati devoti alla Chiesa, di mantenere a buoni patti i curiali, di +cacciare mezzani e meretrici: THEINER, I, n. 359, dei 20 Maggio 1278. +— Per quel che riguarda Soriano, vedansi PTOL. LUCENSIS, c. 31 e FRANC. +PIPINUS, p. 724. + +[670] _Vita Nicol. III_ (MURAT., III, I, p. 608). La istessa notizia +con migliori lezioni trovasi registrata nella _Descriptio Victor._, +p. 850 e nel Chron. GUILL. NANGIS, ad a. 1280. I due Senatori, _P. de +Comite e G. Domini Bertoldi de Filiis Ursi_ compaiono in un documento +dei 21 Nov. 1280, dalla S. M. in via Lata: è raccolto nel BRUGIOTTI, +_Epitome Juris Viarum_, Roma 1664, p. 33, n. 48. + +[671] Intorno a questo avvenimento vedansi la lettera di Onorio IV, +nel RAYNALD, 1281, n. 2, e il _Chron._ JORDANI nel MUR., _Antiq._, IV, +1012. + +[672] Vedansi le sue lettere ai Romani ed a Carlo nel MARTENE, _Vet. +Mor._, II, 1280, 1284. + +[673] _Domino Martino pp. IV non ratione papatus vel pontificalis +dignitatis, sed ratione sue persone, que de nobili prosapia traxit +originem — plenarie commiserunt regimen Senatus Urbis ejusque +territorii et districtus toto tempore vite sue, et — potestatem +regendi — Urbem, ejusque — districtum per se, vel per alium seu alios, +instituendi seu ponendi Senatorem, vel Senatores._ — Atto compilato in +Campidoglio _die lune X Martii IX Ind._, inserito nella Bolla dei 29 +Aprile: VITALE, _App._, p. 592 e THEINER, I, n. 395. + +[674] _Nosque nostris adjiciens laboribus, ut eorum discrimina +vitarentur, electioni, translationi, commissionis et potestatis dationi +predictis consensum praestitimus cum multa instantia postulatum_: Bolla +dei 29 Aprile. + +[675] Nella sopraddetta Bolla di Martino a Carlo, _dat. apud Urbem +veterem III Kal. Maji Pont. nri a. I_. + +[676] Come tali son noti Filippo de Lavena, Guglielmo L’Estendard, +Goffredo de Dragona. Ai 13 Luglio 1282 il Lavena trovavasi a campo +innanzi a Corneto, e a lui vennero ambasciatori di Perugia: docum. nel +COPPI, _Dissert. della Pontif. Acad. Rom._, XV, 261. + +[677] Vedine il documento nel VITALE, in una lettera di Carlo al +L’Estendard, p. 188. A carte 192 trovansi nominati i castellani urbani +_castrorum Pespansan et Civitatis vetule_, ed il primo nome non è +che un corrotto di Rispampano. I vigili delle torri appellavansi +_Turrerii_. — In città parecchie, per esempio a Firenze, mantenevansi +allora dei leoni a spese del municipio: _custodem Leonis unum_ +(FERRANTE DELLA MARRA, _Discorsi delle famiglie ecc._, Napoli 1641, p. +147). + +[678] Il nome ora è scritto Epa, ora più rettamente Appia, com’è sempre +nei _Regesti_ di Carlo. Nell’arch. di Bologna (Reg. Nov., fol. 377 e +segg.) trovansi gli Editti che egli promulgò ai 13 Febbraio 1283, da +Imola, per la Romagna: sono sei pagine di pergamena in folio grande. +Contengono leggi severe sulle immunità delle chiese, sugli eretici, +sui rei di tradimento. _Premisse constitutiones fuerunt promulgate in +pleno et generali parlamento praelatorum, comitum, baronum, potestatum, +ambaxatorum civitatum et locorum et nobilium provintie romagnole +et pleno arengo congregato. In civitate Ymole in pallatio communis +per magnif. et nob. virum Johem de Appia tocius provintie Romagnole +civitatis bonon., comitatus bretenorii et pertinentiarum eorundem per +S. R. E. comttem et generalem rectorem. Et praesentibus venerabil. +patre D. fratre bonefatio archiep. Ravennat. D. Guillo Duranti Dni ppe +vicario. Dno Guidone Epo Arimin. D. Synibaldo Epo Imolen. D. Malatesta +de Verucio pot. Arimin... sub anno D. 1283 die 13 Febr. Ind. XI pont. +Dni Martini PP. IV._ Così nel detto Libro di documenti. + +[679] Ed or Manfredi e Corradino furono vendicati. _In vero Nerone +neronior, et crudelior Saracenis, innocentem agnum in tuo reclusum +carcere mortis judicio subjecisti_... bella lettera di Pietro a Carlo, +nel MARTENE, _Thesaur._, III, p. 32. _Auro ebrius alter Crassus_: così +i Palermitani chiamano Carlo nella loro lettera a Martino IV (ibid., p. +36). + +[680] Quei cittadini ebbero perfino l’ardire di rappresentare lui +ed i Cardinali con dei fantocci di paglia vestiti di porpora, e +di abbruciarli in publico: primo esempio che nelle storie io trovi +registrato di questa bizzarra foggia di giustizia popolare. + +[681] Martino IV predilesse Montefiascone, e da lui ebbe origine quella +rocca e quella residenza pontificia: VILLANI, VI, c. 58. + +[682] Addì 15 Ott. 1284, da Perugia, il Pontefice scrive al Rettore +della Campania: _Conrado de Antiochia — cum quibusdam perditionis +filiis partes ipsius regni invadere per castrum Celle temere +attentante, tu una cum dilecto filio viro Stephano de Genazano... +eos... debellasti_: RAYNALD, n. 15. Ed ivi, a. 1285, n. 9, havvi una +lettera del Papa ai cittadini di Andria. — Nella Campagna si ribellò +Adinolfo. + +[683] Dell’assalto del Campidoglio parlano gli _Annales Placentini +Gibellini_, p. 577; e la _Vita Martini_ (MUR., III, 609): _Johem +Cinthi fratrem D. Latini, tunc Hostiens. Ep. in Capitaneum urbis et +Reipublicae defensorem invocaverunt_. Il registro Capitolino scrive +erroneamente _Johes Turcus Malabranca_. Trovo _Johannes Cinthii_ e +la sua famiglia in un atto di compravendita (deriva dalla S. Maria +in via Lata), dei 12 Marzo 1286, dove compare la _Domina Angela de +Paparescis_ da _uxor nob. viri Dni. Johis Cinthii Malabrance_ (_Mscr. +Vat. 8044_). Erra il VILLANI, VII, c. 54, allorchè alla famiglia del +cardinale Latino dà nome di Brancaleoni anzi che di Malabranca. Per +parte di sorella il Cardinale era nipote di Nicolò III, e suo padre era +un Malabranca. Intorno a lui vedansi i QUETIF ed ECHARD, _Scriptores +Ordinis Praedicator._, T. I, 436. + +[684] _Concedimus vobis vicarium, vel vicarios et camerarium — Joannes +Cinthii sicut capitaneus super grassiae facto dumtaxat_ (così si +ripristinò l’officio dei _praefectus annonae_). — _Tolerabimus — +volentes — experimento probare, an expediat vobis in posterum, quod +remaneant artium capita_: Martino ai Romani, da Orvieto, ai 30 Aprile +1284, nel RAYNALD, n. 17. + +[685] La narrazione di questi fatti trovasi in PTOL. LUCENSIS, _Hist. +Eccl._, XXIV, c. I. + +[686] _Romani ad mandatum D. Papae reversi susceperunt vice D. Pape +duos vicarios Senatoriae, vid. Hanibaldum Petri Hanibaldi, et Pandulfum +de Sabello, sub quorum regimine quieti fuerunt_: _Vita Martini_, p. +610. + +[687] Vuolsi che morisse per l’ingordigia delle grasse anguille del +lago di Bolsena. _Nutriri quidem faciebat eas in lacte et submergi in +vino. Unde quidam huic rei alludere volens ait_: + + _Gaudeant anguillae, quod mortuus est homo ille,_ + _Qui quasi morte reas excoriebat eas._ + +FRANC. PIPIN., p. 726. — BENVENUTO DA IMOLA nel suo _Commentario su +Dante_, p. 1224 (riferendosi al passo: «e purga per digiuno le anguille +di Bolsena»), dice: _Nec minus bene bibebat cum illis, quia anguilla +vult notare in vino in ventre_. + +[688] Sulla nomina del Montfort vedasi la lettera del Papa, da Orvieto, +ai _V Id. Maji a. III_, nel DUCHESNE, V, 886, ed altresì i _Gesta +Philippi III per_ GUIL. DE NANGIS nel _Recueil._ XX, 524. Poco dopo +il Montfort fu preso dall’ammiraglio siciliano, e morì in carcere. +Sua figlia Anastasia aveva sposato Romanello Gentile Orsini; e per +lei venne Nola in potere degli Orsini. La sua famosa madre Margherita +ereditò Pitigliano e Soana dagli Aldobrandi; e questi possedimenti +caddero anch’essi in mano degli Orsini. Ella aveva sposato la sua +maggiore figliuola Tommasia, nata da Guido, con Pietro de Vico (figlio +del noto nobiluomo di pari nome), prefetto della Città nel 1295; ed il +matrimonio era avvenuto contro il volere di Guido. Tommasia, che non +aveva peranco dieciott’anni, reclamò come primogenita il suo retaggio +paterno contro Romanello Orsini (arch. di Stato di Napoli, _Reg. Caroli +II_, 1294, C. 65, fol. 145 segg). + +[689] + + =Haymericus de Sabello.= + | + | =Honorius III.= + | + | Suo fratello forse chiamato =Lucas=. + | + | =Lucas=, senatore, † 1266, sposato a + | Giovanna Aldobrandesca, sepolto in Araceli. + | | + | | =Honorius IV.= + | | + | | =Johannes=, podestà di Orvieto, + | | † prima del 1279. + | | | + | | | =Lucas.= + | | + | | =Pandulphus=, senatore, † 1306, + | | sepolto in Araceli. + | | | + | | | =Jacobus=, senatore. + | | | + | | | =Andrea=, femmina. + | | + | | =Mabilia=, sposa ad Agapito Colonna, + | | sepolta in Araceli. + | + | =Thomas= card. di s. Sabina. + +(Dalla _Storia_ (mscr.) _dei Savelli_ compilata dal PANVINIO; dal +RATTI, _Storia della famiglia Sforza_, t. II, e dalle iscrizioni delle +tombe famigliari). + +[690] Ai 13 Febbraio 1285 si parla di _Pandulfus de Sabello et +Anibaldus D. Transmundi Alme Urbis illustres Senatores_: documento +esistente nell’importante archiv. comunale di Aspra nella Sabina. + +[691] Nel palazzo comunale di Todi, dove fu podestà nel 1267, esiste +ancora una lunga iscrizione a onor suo: le fanno contorno gli stemmi +dei Savelli: + + _Anxia civilis varia in discrimina belli,_ + _Urbs ego clara Tuder ad te, Pandulphe Savelli,_ + _Moribus et genere mihi dux, paterque, potestas,_ + _Ex attavis ducibus romano sanguine natus_ + _Genti nostrali pacem das_......... + +Fu stampata con qualche scorrezione nella _Storia di Todi_ del LEONI +(p. 320), che sventuratamente rimase incompiuta. + +[692] BARTHOL. DE NEOCASTRO, c. 102, 103. Astura continuò ad esistere, +ma il Comune si vendette a’ Frangipani. Ai 5 Ottobre 1287 fu stipulato +il contratto di vendita del _Populus Castri Asturae congregatus per +commune in platea dicti castri... auct. dnorum dci castri scil. +Manuelis, Petri et Jacobi Frajapan. et Jannonis vicecomitis dci +castri... actum in dco Castro Asture in logia seu statio Dominor. +ante Eccliam S. Nicoli_ (arch. Gaetani, XXXIV, 51). — I Frangipani +vendettero una metà di Astura a Pietro Gaetani per trentamila fiorini; +e quest’ultimo, ai 7 Febb. 1304, la rivendette a _Petrus Landulfi +Frajapane_. Eccone i confini: _ab uno lat. est mons Circegi_ (Capo di +Circe). _Ab alio Lacus Soresci et Crapolace et lacus Foliani. Ab alio +tenimentum Castri Concarum. Ab alio tenim. Castri S. Petri in Formis. +Ab alio est ten. Castri Noctuni_ (ibid. n. XXXIV, 54). — Indi, ai 12 +Febbraio 1304 la gente di Astura giura a Pietro Frangipane il _ligium +homagium_, ed in prova di tradizione del possesso i procuratori gli +mettono in mano della sabbia del mare (_de arena maris_). Il lungo +registro dei giuranti dimostra che la terra era ancora assai popolosa, +laddove oggidì è scomparsa senza lasciare traccia di sè. + +[693] Testamento dei 24 Febb. 1279, nel RATTI, _Fam. Sforza_, II, 302. +Giusta quel documento, i Savelli possedevano Albano, _Castrum Savelli_, +_Castrum Leonis_, Gandolfo, _castr. Fajole_, Rignano, Cersano, Turrita, +_Palumbaria, castr. Scrofani, Mons Viridis_. Il testamento è ratificato +addì 5 Luglio 1285 _in castro Palumbariae in Palacio Arcis ejusd. +castri_. Di case e di torri nella Città si fa cenno nominatamente per +quelle _in monte de Sasso, et in alio monte posito supra marmoratam_ +(Aventino). Il MARTINELLI (_Roma ex ethnica sacra_, p. 83) reputa che +il _Mons de Sasso_ sia monte Giordano: però io ne dubito assai. + +[694] Così fece Terracina con Nicolò IV (CONTATORE, p. 206); ed egli +vi nominò a podestà Ottaviano de Brunforte, rettore della Campagna. +Parimenti anche Ascoli conferì a quel Papa il rettorato a vita +(THEINER, I, n. 47). + +[695] Esempî se ne hanno, al tempo di Nicolò IV, nel THEINER, I, +n. 480 e segg., specialmente per le città della Marca. Certo che la +giurisdizione del Podestà trovava delle limitazioni per ragione del +foro ecclesiastico e dell’appello ai legati. In riconoscimento del +diritto di eleggersi il Podestà, le città di media grandezza pagavano +annualmente alla Chiesa dalle trenta alle centocinquanta lire ravennati +(n. 482). Le imposte che si pagavano alla Chiesa erano tenui. La +entrata di un anno (dal 1290 al 1291) che essa ricavò pel ducato di +Spoleto ammontò a 7760 fiorini d’oro, 41 solidi e 4 denari: THEINER, I, +p. 321. + +[696] _Annal. Colmar. major._ (_Mon. Germ._, XVII): _A. 1289: Papa +Nicol. expellitur de Roma — Rome pars pape a Romanis ejicitur, et ex +utraque parte plus quam quingenti numero perierunt._ + +[697] Il docum. ne è nel RAYNALD, ad a. 1289, n. 2. + +[698] Elesse a cardinale anche un Orsini (Napoleone), ma solo perchè +era imparentato coi Colonna, e, dice il VILLANI (VII, c. 119), «per +partire gli Orsini». + +[699] Stefano Colonna entrò ai 12 Dic. 1289 in Rimini, dove allora +avvenne la tragedia di Francesca (HIERON. RUBEUS, _Vita Nicolai IV_, +p. 90); nel Nov. 1290 fu fatto prigioniero, e soltanto ai 24 Genn. +1291 posto in libertà: TONNINI, _Rimini_, III, 155. — FRANC. PIPINI +_Chron._, p. 733. — PETRI CANTINELLI, _Chron._, p. 282. — Gli _Ann. +Caesenat._, MUR. XIV, p. 1107, pongono ai 13 Nov. il giorno della sua +carcerazione. + +[700] La Bolla di nomina del Vescovo è promulgata da Orvieto, ai +22 Dic. 1290. Vi è detto: _Cum autem — nuper nob. vir Stephanus de +Colompna cui regimen provintie Romaniole — duximus comitendum, hiis +diebus ad civitatem Ravenne accedens, pro ipsius — statu ad pacem +— reducendo ab Eustachio et Lamberto de Polenta — proditionaliter +— captus fuerit et adhuc detineatur carceri mancipatus_ (arch. di +Bologna, _Reg. Nov._, fol. 393). + +[701] Bertoldo era senatore nel Dic. 1288, ed ancora durava in officio +nel Maggio 1289: lo si desume da pergamene esistenti nell’archiv. di +Bologna (vol. in foglio grande, che contiene convenzioni conchiuse da +Bologna con altre città, dall’anno 1226 venendo in giù). Nel docum. n. +32 (è un istromento stipulato a Roma nel palazzo dei Quattro Coronati) +Bertoldo fa quietanza a Bologna per ristoro di danni; e vi si dice: +_In nom. Dom. Am. Anno ej. 1289 Ind. II Pont. D. Nicolai PP. IV a. I +die XII m. Febr. In presentia reverend. patris D. Benedicti S. Nicolai +in Carcere Tulliano Diacon. Cardis, auditoris a D. PP. specialiter +deputati, et arbitri in omnib. causis... quae olim vertebantur inter +magnif. et nob. vir. D. Bertoldum de filiis Ursi Romanor. Procons. nunc +alme Urbis senatorem_. Il _laudum_ del cardinale Benedetto (n. 52), +che è dato ai 17 Dic. 1288, chiama fin da allora Bertoldo _nunc alme +Urbis Sen._ Da ciò io stabilisco questa data senatoria. Ed ormai ai +14 Ott. 1288, in un doc. da Corneto (nel COPPI, _Diss. della Pontif. +Acad. Rom._, XV, p. 267) si dice: _Domini Brectuldi et Dom. Riccardi de +Militiis Senatoris Urbis._ — Ai 26 Sett. 1288 senatori erano _Ursus de +filiis Ursi et Nicolaus de Comite_ (ibid.). + +[702] Nel Sett. 1290 ei lo era di certo, giusta la lettera del Papa +data da Orvieto, ai 27 Sett. 1290: _dilecto fil. nob. vir. Joanni de +Columna Senatori Urbis_ (nel CONTATORE, p. 207). Il proemio che dice +_dudum tibi scripsimus_, dimostra che Giovanni era senatore da lungo +tempo prima. Però al 1 Genn. 1290 facevano da senatori _Nicolaus de +Comite_ e _Lucas de Sabello_ (nel COPPI, come sopra). + +[703] Notizia ne dà il solo _Chron. Parm._ (MUR., IX, 819): _Eo anno_ +(1290) _Romani fecerunt D. Jacobum de Columna eor. Dominum et per Romam +duxerunt eum super currum more Imperatorum, et vocabant eum Caesarem._ +La _Cronica_ scambia Jacopo con Giovanni Colonna. Giovanni fu tenuto in +grande onore da Carlo II, che ai 26 Marzo 1294 investì i suoi figli, +Agapito, Stefano e Giovanni di feudi nel reame. Diè loro _Manopellum, +Toccum, Casale Comitis etc._, e fecelo per l’amicizia in cui teneva il +loro padre e il cardinale Jacopo loro zio. Vedine l’istromento dato da +Perugia (archiv. Colonna, Armar. I, Fascic. I, n. 5). + +[704] Docum. tratto dall’arch. di Viterbo, e stampato dall’ORIOLI nel +_Giorn. Arcad._, vol. 137, p. 201. I Viterbesi giurano _vassallagium et +fidelitatem Senatori Populoque Romano_. + +[705] Il libello aveva per titolo _Initium malorum_: vedi FRANC. +PIPIN., _Chron._, p. 727. + +[706] Il VITALE nota che, ai 29 Maggio 1291, Giovanni Colonna e +Pandolfo compaiono in un istromento da san Lorenzo in Panisperna, +ma non ne riporta il documento. Erra quello scrittore allorchè per +riguardo a Pandolfo si riferisce agli Statuti dei mercanti: io ve ne +trovai registrato il nome per la prima volta solamente ai 12 Giugno +1297. — All’anno 1292 la _Cronica Parmense_ (MUR., IX, 823) dice: +_Duo Senatores facti fuerunt Romae, unus quorum fuit D. Stephanus de +Columna, et alius quidam nepos D. Mathei Cardinalis_. — Ai 10 Maggio +1292, _Stephanus de Columnensibus, et Matheus D. Raynaldi de filiis +Ursi_ sottoscrivono un istromento di pace per Corneto: _Codex Margarita +Cornetana_, copia Vat. 7931, p. 174. + +[707] I sei romani furono: Latino Malabranca Orsini di Ostia, _Matheus +Rubeus_ Orsini di S. M. _in Porticu_, Napoleone Orsini di S. Adriano, +Jacopo Colonna di S. M. _in Via Lata_, Pietro Colonna di S. Eustachio, +Giovanni Boccamazi di Tuscolo. I quattro italiani: Benedetto da +Anagni, cardinale di san Martino; Gerardo Bianchi parmense, vescovo +della Sabina; Matteo di Aquasparta da Todi, vescovo di Porto; Pietro +Peregrossi milanese, cardinale di S. Marco. I due francesi: Ugo di +S. Sabina, Giovanni Cholet di S. Cecilia. Di tedeschi nel Collegio +cardinalizio non ve n’era pur uno; esso era divenuto privilegio dei +romaneschi. + +[708] Il VITALE, per questa età, manca di ragione critica: unica +fonte, e spesso pare un geroglifico, è la _Vita Coelestini V_ scritta +in versi da JACOPO STEFANESCHI, figlio di Pietro senatore (MUR., III, +621). Una glossa dell’Autore dichiara che senatore fosse Agapito (p. +621, n. 33). Nel VITALE (che segue il GARAMPI, _Saggi di osserv. sul +valore delle antiche monete pontificie_, App. n. 32) per l’anno 1293 +figurano come senatori _Matheus Rainaldi_ Orsini e _Riccardus Tebaldi_. +Dall’Ott. 1293 in poi furonlo quelli che nel testo nominammo. _Petrus +Stefani_ era stato nel 1280 podestà di Firenze, quando il cardinale +Latino vi pose pace fra Guelfi e Ghibellini (istromento dei 18 Genn. +1280, nel _Cod. Riccardian._, n. 1878, p. 349). Il suo nome completo +è _Petrus Stephani Rainerii_: così egli appella sè stesso da senatore +(quando ne tenne l’officio insieme con Odone _de S. Eustachio_) ai 12 +Maggio 1294, in un docum., di cui trassi copia nell’arch. di Aspra. +È la _reaffidatio_ che abitatori di quel Comune conchiudono coi due +senatori. + +[709] Come la andasse a Roma in quel tempo cel fanno noto gli _Ann. +di Colmar: circa pasca_ (1294) _quidam de progenie Ursina in Eccl. B. +Petri peregrinos undecim occiderunt_ (_Mon. Germ._, XVII, 221). + +[710] Con un Diploma dei 31 Luglio 1294, dato da Aquila, Carlo II tolse +sotto la sua protezione il _monasterium S. Spiritus de Murrono situm +prope Sulmonam_ (_Reg. Caroli II_, 1293, 1294 A. n. 63, fol. 213). + +[711] _Et vir dei exutam cucullam ad solis radium in aere suspendit, +non aliter quam suo imperio_: bella la fantasia del Biografo di quel +Santo! (_Max. Bibl. Veterum Patrum_, volume XXV, 760). + +[712] + + _nudare caput, genibusque profusi_ + _In facies cecidere suas: quibus hic viceversa_ + _Procubuit terra._ + (_Opus Metricum_, p. 629.) + +[713] Il PETRARCA narra che tentasse di fuggire (_Vita Solitaria_, II, +c. 18); però JACOPO STEFANESCHI dice: + + _Post morulam Senior: Missis sermonibus, inquit_— — + _Papatus accepto gradum._ + +I legati gli baciarono i calzari, _chiffonibus oscula figunt — +villosis_: probabilmente saranno stati della foggia usata dai ciocciari +odierni; sandali di pelle d’asino. + +[714] + + _Intumidus vilem Murro conscendit asellum,_ + _Regum fraena manu dextra laevaque regente_ — + (_Opus Metricum._) + +[715] Carlo partì di Perugia sulla fine del Marzo, e per Aquila andò a +Napoli; ai 22 Luglio fu a Sulmona, e dai 28 di quel mese fino ai 6 Ott. +dimorò ad Aquila (arch. regio di Napoli, _Reg. Caroli II_, 1294, B. n. +65). + +[716] Il celebre cardinale morì ai 10 Agosto 1294. La data ne è notata +nella _Cronica_ (mscr.) di un Domenicano, che si custodisce nella +bibl. Podiana a Perugia. Egli si aveva edificato un bel palagio a Roma, +vicino san Michele (_Frisonum_) nel _Porticus_ del Vaticano, ridosso +al _Palatiolus_ e ad una vecchia muraglia _qui fuisse dicitur de +Palatio Neroniano_. Vedi la Bolla di Onorio IV, a. 1287, nel _Bullar. +Vatican._, I, 209, e il frammento del testamento del Cardinale, p. 223. + +[717] _Fueruntque in sua coronatione plusquam CC millia hominum et +ego interfui_: PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, XXIV, c. 29. — CIRILLO, +_Annali della città dell’Aquila_, Roma 1570, p. 14. + +[718] _Multa (fecit) ne dixerim inepta_... JACOPO STEFANESCHI, p. 616; +e vedine il giudizio ch’ei ne dà nell’_Opus Metricum_, e l’altro di +PTOL. LUC. (c. 33) che fu testimonio di veduta: _Cardinales mordaciter +infestant, quod in periculum animae suae Papatum detinebat propter +inconvenientiam et mala, quae sequebantur ex suo regimine_. + +[719] Ai 3 Sett., da Aquila, Carlo annuncia ai Napoletani che per +il prossimo mese il Papa sarebbe giunto nella loro città; e vi +manda Rostaino Cantelmi e Guido de Alamania acciocchè allestiscano +l’occorrente: _Reg. Caroli II_, 1294; B. n. 65, fol. 9. Secondo gli +stessi _Regesti_, Carlo partì di Aquila in compagnia del Papa ai 6 +Ott., e andò a Sulmona: a Sulmona si fermò fino ai 12; ai 14 fu a +Isernia; ai 18, a San Germano; ai 27 trovossi a Capua, ed agli 8 Nov. +entrò in Napoli. + +[720] + + _Silvester ut ales_ + _Cum caput abscondit gallus, lacrimabile visu,_ + _Corpore se toto venantibus abdere credens,_ + _Decipitur, capiturque manu._ + (_Opus Metr._, c. XI.) + +[721] Ormai agli 11 Nov. 1294 lo appella amico suo fedelissimo: nella +lettera da Capua in cui comanda al giudice Jacopo de Avellino di dare +ascolto al ricorso sporto dal vicario del cardinale per turbamento +di diritti su un bosco di sua proprietà: _venerabilis patris Domini +Benedicti dei gr. tituli s. Martini in montibus Pbri Cardinalis, amici +nostri carissimi: Reg. Caroli II_, 1294, B n. 65. + +[722] + + _Defectus, senium, mores, inculta loquela,_ + _Non prudens animus, non mens experta, nec altum_ + _Ingenium, trepidare monent in sede periclum._ + +(_Opus Metr._, c. XV). Eguali ragioni espone Celestino medesimo nella +formula dell’abdicazione (RAYNALD, n. XX). + +[723] «Che fece per viltade il gran rifiuto»: nè è sostenibile +l’opinione che DANTE vi intenda parlare di Esaù. Ed il PETRARCA, +certamente alludendo a DANTE, dice: _Quod factum solitarii sauctique +patris vilitati animi quisquis volet attribuat — ego in primis et +sibi utile arbitror et mundo — Papatum vero, quo nihil est altius +— quis ulla aetate — tam mirabili et excelso animo contempsit, quam +Coelestinus iste?_ (_De vita solitaria_, II, sec. III, c. 18). + +[724] Una pergamena di Monte Cassino, in data dei 4 Agosto 1012, +parla di _Roffredo Consul et Dux Campanie — habitator de civitate +Berulana_ (Veroli). È possibile che egli sia stato un antenato della +famiglia. Io devo alla liberalità del duca don Michele Gaetani di +Sermoneta di avere potuto largamente profittare del ricco archivio +della sua famiglia: e ne rilevai che Bonifacio VIII fu il vero +fondatore della potenza di casa Gaetani. Il signor Carinci ha ordinato +egregiamente quell’archivio: da esso e da altri archivî privati di +Roma si trarrebbero le fonti della storia medioevale del Lazio, che +assolutamente manca. + +[725] Gli Statuti di Benevento del 1230 sono sottoscritti dal rettore +pontificio _Roffridus Uberti Anagninus_, che forse fu il padre di +Bonifacio VIII (BORGIA, _St. di Benev._, II, 409). Nell’anno 1255 in +un _Privilegium_ dato da _Johes Compater Ducatus Spoletani rector_ per +Gubbio, si sottoscrivono come testimonî _Dno Trasmundo Zanchari, Dno +Jacobo Gaitani militib. de anania_ (arch. Gubbio, _Liber Privilegior._, +fol.7). Da atti dell’arch. di Todi, si rileva che ivi nel 1283 era +podestà il _nobil. et potens miles Loffredus Gayetanus_ (fratello del +Papa). Bonifacio era stato educato a Todi e n’era canonico, in quello +che Pietro suo zio, figlio di Mattia Gaetano, dopo il 1252 n’era +vescovo (_Annal. mscr. di Todi_, vol. V, compilati da LUCALBERTO PETTI, +che sul principio del secolo decimosettimo fu benemerito conservatore +dell’arch. secreto di quella città: sono custoditi colà, nell’archiv. +di san Fortunato). Quegli stessi Annali dichiarano che un Mattia +Gaetani di Anagni fu capitano di Manfredi. L’arch. possiede molti Brevi +e Bolle di Bonifacio VIII che serbò grato animo alla città. + +[726] _Propter hanc causam factus est fastuosus et arrogans, ac omnium +contemtivus_: così il contemporaneo PTOL. LUCENSIS, XXIV, c. 36. — +JACOPO STEFANESCHI lo chiama _pastor conscius aevi_, e dice: + + _qui saecula, mores,_ + _Pontifices, clerum, reges, proceresque, ducesque_ + _Et Gallos, Anglosque procul, fraudesque, minasque,_ + _Terrarumque plagas orbemque reviderat omnem._ + +[727] Dai _Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, si deduce che il Re partì di +Napoli ai 4 di Gennaio: ai 16 fu a San Germano; dai 22 di Gennaio ai 24 +di Maggio segnò suoi atti da Roma. + +[728] Lettera notevole e finora ignota, scritta da Carlo a Rostaino +Cantelmi, capitano di Napoli, _dat. 7 Jan. 1295 apud Turrim S. +Herasmi prope Capuam... Nostre nuper auditui majestatis innotuit +quod pridie in civitate nostra Neapolis stolidi cujusdam rumoris +vulgaris — stultiloquium insurrexit, quod — Dn. Bonifacius div. prov. +S. Pont. diem repente finiverat fatalitatis extremum, et quod ex hoc +generalis in populo letitia creverat et exultatio insolenter jocunda +psallebat..._ E comanda che i colpevoli siano puniti, poichè altrimenti +gliene avrebbe potuto derivare danno e vergogna (arch. regio di Napoli, +_Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, fol. 159). + +[729] JACOPO STEFANESCHI, p. 644. Il _Chron. Parmense_ (ed. Barbieri, +Parma 1858, p. 93) tiene nota ad a. 1295 del senato di _Hugolinus +Rubeus_. Prima di lui senatore era stato _Thomas de S. Severino Comes +Marsici, a. 1294_ (PAPENCORDT, p. 327, dalla _Margarita Cornetana_). +— _Populus — dispositionem regiminis — Urbis ad vitam nostram nobis +hactenus unanimi voluntate commisit_: così dice Bonifacio medesimo in +un Breve dell’anno 1297 (THEINER, I, n. 516). + +[730] _Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen_, sclama JACOPO +STEFANESCHI, che ha descritto in un poema la coronazione di Bonifacio +VIII. Allora era prefetto Pietro di Vico; del senatore non si fa nota, +perchè l’officio ancora vacava. + +[731] + + _Tunc lora tenebant_ — + _Rex Siculus, Carolusque puer_— — — + _Jure tamen: nam sceptra tenet vassallus ab ipso_ + . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + _Reticere juvat velamina muri_ + _Et vestes, mensaeque situs, fulgentia Bacchi_ + _Pocula, gemmatos calices, et fercula; quonam_ + _Ordine servitum est; quemnam diademata Reges_ + _Cum ferrent gessere modum._ — + +Se avessero visto queste pompe san Bernardo e san Francesco avrebbero +sclamato: _in his successisti non S. Petro, sed Constantino_! + +[732] Ai 16 Maggio 1295, da Roma, scrive Carlo II al L’Estendard +di aver mandato Radolfo patriarca di Gerusalemme, frate Guglielmo +di Villaret e il cavaliere Luigi _de Moheriis pro conducendo fratre +Petro de Murono a Vestis usque Capuam_: e gli comanda di recarvisi in +persona, per condurre il fuggitivo a Capua (_Reg. Caroli II_, 1294, C. +65, Fol. 264). JACOPO STEFANESCHI parla di un _Regis sonorum edictum_, +che parrebbe essere stato una specie di requisitoria. + +[733] Stando a PIETRO DE ALIACO (nel RAYNALD, ad a. 1295, n. XI ecc.) +ei fu chiuso in un carcere angustissimo, _ut vir sanctus ubi habebat +pedes, dum missam celebravit, ibi caput reclinaret dum dormiendo +quiesceret_. Celestino V, morto ai 19 Maggio 1296, fu canonizzato +nell’anno 1313 (DI PIETRO, _Memorie di Sulmona_, p. 198). + +[734] Presenti furono Giovanni da Procida e il Loria che avevano +accompagnato Costanza a Roma; e a Roma Giovanni sparve. Di passaggio +tengo qui nota del suo albero genealogico ricavato da un documento dei +23 Giugno 1314, compilato a Salerno, che riguarda una permuta di beni +fra la Santa Maria in Ilice e Tomaso da Procida figlio di Giovanni. +Vi è fatta menzione dei suoi antenati di antico sangue longobardo, e +vi è detto: _Nob. vir D. Thomas de procida miles dom. Insule Procide, +qui fuit filius Petri, filii Johis, filii Adenulfi, filii Petri, filii +Aczonis Comitis_ (arch. Ludovisi Boncompagni di Roma, pergam. della +rubrica _S. Maria in Elce_). + +[735] Solamente nell’anno 1298 Carlo II trovò che era cosa vituperevole +far languire di fame i figli di Manfredi (_si ob alimentorum defectum +— fame peribunt_: DEL GIUDICE, _Cod. Dipl._, I, p. 127). Allora, nel +1299, comandò che fossero loro levate le catene, che si vestissero e +conducessero a Napoli (AMARI, _Vespro_, Doc. XXIX, XXX). Però furono +destinati a nuova prigionia nel castel dell’Uovo: Federico ed Enzo +morirono per primi; Enrico passò di vita che aveva quarantasette anni, +nel 1309. Per lo contrario il Loria, dopo la sua vittoria navale di +Napoli, aveva liberato Beatrice figlia di Manfredi: ed ella sposò +Manfredi marchese di Saluzzo. + +[736] Il SURITA dimostra errare coloro i quali affermano che Costanza +morisse in Roma (_Anales de Aragon_, V, c. 28). — Si ricordi il bel +passo di DANTE, là dove l’ombra di Manfredi gli dice: + + Vadi a mia bella figlia, genitrice + Dell’onor di Cicilia e di Aragona, + (_Purgatorio_, c. III, v. 115, 116). + +[737] RAYNALD, ad a. 1297, n. 2 sgg. In un _Privilegium_ per Corneto, +dei 24 Luglio 1298, _datum in Portu Corneti_, Jacopo stesso si appellò +_S. R. E. Vexillarius, Amiratus et Capitaneus Generalis_. L’originale +se ne trova nell’arch. secreto di Corneto, Casset. A, n. 5; una copia +nella bibl. del conte Falzacappa di Corneto. + +[738] Addì 21 Gennaio 1295 Terracina nominò Bonifacio per suo podestà a +vita (CONTATORE, p. 209). Orvieto, ai 7 Ottobre 1287, fece lo stesso, +eleggendolo per sei mesi (THEINER, I, n. 509); Toscania, ai 6 Luglio +1297, a vita (n. 517); Todi, addì 31 Genn. 1297, per sei mesi (PETTI, +_Annali_, V, p. 110); Velletri, ai 3 Ott. 1299, per sei mesi (n. 535); +Corneto, addì 27 Febb. 1302, a vita (n. 544). Ed a Corneto trovasi un +reggimento popolare, composto del _Rector Societatis Laboratorum_, del +_consul mercatorum, del Rector societ. Calzorarorum_... in generale dei +_rectores artium et societatum_. + +[739] Fu posto in officio a Roma, addì 13 Marzo 1297: THEINER, I, n. +516. Ai 12 Giugno 1297 confermò gli Statuti dei mercanti. Questo fu +il suo ultimo senato; morì nel 1306, ed è sepolto in Araceli. Prima di +lui, nel 1296, erano stati senatori Pietro di Stefano e Andrea Romano +di Trastevere (Vitale, p. 204). Vedi di loro la iscrizione esistente in +Campidoglio (nel FORCELLA, I, 25). + +[740] Pergamena nell’arch. Colonna (Privilegi, VI, A. n. 7) _Actum Rome +presentib. viris nob. Petro Ruffo de Calabria Catanzarii, Ermingario de +Sabrano Ariani, et Riccardo Fundorum Comitibus, Guillielmo Estandardo +Regni Sicilie marescalco... A. D. 1295 die XX m. Febr. Ind. VIII +Regnor. nror. a. XI feliciter Amen. Considerantes igitur grandia, +grata, diuturna et accepta servitia, quae sanctiss. in Xpo patre et +clem. Dom. nr. D. Bonifacius... ab olim dum in minori statu consisteret +clare mem. Domino patri nostro et nobis... exhibuit, ac paterna +beneficia, que post apicem apostolatus assumptum-exibet... Roffridum +Gaetanum militem fratrem ipsius in omrificentiam decoremque perpetuum +domus et generis domini nostri prefati dignitate Comitatus Caserte... +providemus illustrandum._ — Caduto Corradino, ed insieme cogli +Hohenstaufen caduta la famiglia antica di Riccardo di Caserta e di +Corrado suo figlio, fu ad essa confiscata per fellonia la bella contea. +Documento che andò perduto, ed era raccolto nel _Liber Donat. Caroli +I_, A. 1269: trovasi registrato dal MINIERI RICCI nelle sue _Brevi +notizie intorno all’arch. Angioino di Napoli_ (1862), p. 105. + +[741] + + =Loffredus Gaetani=, cavaliere di Anagni. + | + | =Benedictus=, papa Bonifacio VIII. + | + | =Loffredus=, primo conte di Caserta (1295). + | + | =Franciscus=, cardinale di S. M. in Cosmedin. + | + | =Petrus=, conte di Caserta, signore di Sermoneta, + Norma, Ninfa, signore della torre «delle Milizie» + nella Città ecc. + | + | =Franciscus=, cherico. + | + | =Loffredus=, primo conte di Fundi (1299), + | sposato con Margherita Aldobrandini; + | indi in seconde nozze con Giovanna figlia + | di Riccardo di Aquila, + | erede di Fundi e di Traetto. + | + | =Benedictus=, conte palatino. + +(Dall’arch. della famiglia Gaetani). + +[742] + + =Oddo Colonna= † intorno al 1257. + | + | =Jacobus=, card. (1278); testa ad Avignone (1318). + | + | =Johannes=, senatore † 1292. + | | + | | =Petrus=, card. (1288). + | | + | | =Agapitus=, † prima del 1318. + | | + | | =Stephanus=, conte di Romagna, senatore, (1292). + | | + | | =Jacobus=, chiamato Sciarra. + | | + | | =Johannes= de S. Vito. + | | + | | =Oddo=. + | + | =Oddo=. + | | + | | =Jordanus=. + | + | =Matheus=, _praepositus ecclesiae de S. Audomaro_. + | + | =Landulphus=. + | + | =Beata Margarita=, monaca (1277) † 1284. + +Il padre del cardinale Jacopo viene chiamato espressamente con nome +di Odone nella Bolla dei 10 Maggio 1297; e questo riesce sorprendente +poichè nel contratto dei 28 Aprile 1292 (PETRINI, p. 418) è appellato +Giordano. Nell’archiv. Colonna (scaff. XVII, n. 8) vid’io quel +contratto, ed anche là il nome è Giordano. Però io m’attengo alla Bolla +autentica del Pontefice. + +[743] Il Tosti, _Storia di Bonif. VIII_, I, 200, crede che Jacopo fosse +dalla parte del torto in questa lite: deciderne è impossibile perchè +non conosciamo gli atti del processo. + +[744] Bolla nel RAYNALD, n. 27: _Praeteritorum temporum nefandis +Columnensium actibus... Columnensium domus exasperans, amara +domesticis, molesta vicinis, Romanorum reipublicae impugnatrix, S. R. +E. rebellis, Urbis et patriae perturbatrix..._ documento di dettatura +chiara e bella. — Mi passo di dire su quello che scrivono il VILLANI ed +altri intorno alla causa della contesa. Non credo che Stefano derubasse +il tesoro pontificio, perciocchè il Papa ne taccia. Il PETRINI (_Mem. +Prenestine_) ha composto queste storie traendole da documenti, ma +sventuratamente gli archiv. Gaetani e Colonna non possiedono alcun +documento che abbia speciale importanza intorno a quella età. Quanto a +me non potrò mai sdebitarmi abbastanza della gratitudine che professo +al venerando don Vincenzo Colonna, che da anni mi tiene aperto il +celebre archivio della sua famiglia, per lunghissimo tempo a tutti +celato. + +[745] Il Tosti registra alcune di queste satire. + +[746] _L’Histoire du Different d’entre le Pape Bonif. VIII et Philippe +le Bel, Preuves_, p. 34 sq.: _Respondemus — quod vos non credimus +legitimum Papam esse — — — quod in renuntiatione ipsius (Coelestini) +multae fraudes et doli, conditiones et intendimenta et machinamenta +intromisse multipliciter... Propter quod petimus instanter et humiliter +generale concilium congregari._ — I cardinali mandarono il loro goffo +manifesto anche a Parigi, dove si aveva di già discusso acremente +sull’abdicazione di Celestino. + +[747] Bolla _Lapis abscissus de monte sine manibus_: nel RAYNALD, n. 35. + +[748] BZOVIUS, _Annal._, ad a. 1297, n. IX. — Tosti, I, 215. — La +Costituzione _Felicis recordationis_ è nella VI _Decretal._, libro +V, tit. 9, c. 5. — Innocenzo IV, da Lione, aveva dato al cardinali il +cappello rosso. + +[749] Lettera del Papa a Landolfo, da Orvieto, ai 4 Sett. 1297 +(PETRINI, p. 419). + +[750] Lettera del Papa a Pandolfo, da Orvieto, ai 29 Settembre 1297: +ibid. + +[751] La Bolla di scomunica, data da Roma, ai 18 Nov. 1297, è +registrata nel RAYNALD, n. 41. La Bolla della crociata è raccolta nel +PETRINI, p. 421. + +[752] L’Inquisitore n’ebbe gran faccenda per le mani. Nell’arch. +Gaetani, XXXVII, n. 31, si conserva un istromento nel quale Alamannus +de Balneoregio dell’ordine dei Minori, giudice degli eretici di +Roma, agli 8 Sett. 1297, condannò alcuni cittadini come _adjutores +et fautores scysmaticorum et rebellium Columpnensium_; e furono +proscritti: _Exbandimus et exponimus Christi fidelibus capiendos_. +L’inquisitore Simone _de Tarquinio_ vendette per mille fiorini d’oro a +Pietro Gaetani le case di uno di quei condannati poste presso la torre +«delle Milizie» (ai 13 Aprile 1301, ibid., n. 31). + +[753] Nell’antica famiglia dei Ceccano s’erano riuniti gli Anibaldi +loro congiunti. Trovo nell’archivio Colonna che ultimo di quei vecchi +conti fu Giovanni, figlio di Landolfo, ai 26 Marzo 1286. Indi nel 1291 +subentrò _Anibaldus de Ceccano_, padre di Giovanni e stipite della +seconda famiglia dei conti di Ceccano, che fu potente anche a Terracina +e nella Maritima. + +[754] Nell’editto che pronunciò il tribunale degli eretici agli 8 Sett +1297, fra i condannati si trova un Mario _magister lignaminis_ che in +servizio dei Colonna aveva fabbricato macchine a Nepi _ad exercitum +Ecclesie per edificia impugnandum et ad machinas_... + +[755] Arch. Gaetani (XIII, n. 79), quaderno in pergamena, _Registr. +Allibrati civitates Nepesine, A. 1293 temp. potestarie magn. vir. D. +Pandulphi de Sabello Romanor. Procon._ Il parlamento di Nepi delibera +_quod Dominium dicte civitatis alicui potenti vendatur — qui bona +stabilia per eum empta singulis venditorib. in feudum concedat_. Ai 3 +Ott. 1293 il cardinale Pietro Colonna compera Nepi per 25000 fiorini +(80000 talleri). Il _Syndicus_ fa tradizione della città a Stefano +Colonna, _procurator_ del cardinale _per vexillum et sigillum communis, +per claves portarum et ipsas portas_; indi giura _vassallagium, +homagium et fidelitatem_. In questo modo comuni liberi diventavano +vassalli di baroni. — Un altro istromento compilato a Roma, ai 6 Agosto +1293, contiene un’alleanza fra i Colonna, Pietro e Manfredi di Vico e +gli Anguillara, assistendovi il cardinal Benedetto (Bonifacio VIII). — +In un terzo contratto dato da Roma nel palazzo di _Florentius Capocci_, +del 13 Agosto 1293, Pietro cardinale vende metà di Nepi ai fratelli +della casa Vico, ma si pattuisce che il cardinale debba conservarne +il possesso finchè gli si abbia pagato il prezzo. — Noto che a Nepi +v’erano un _consilium speciale et generale e Castaldiones_, capi della +republica, che convocavano il parlamento. + +[756] PTOL. LUCENS., _Hist. Eccl._, p. 1219. — Stando a un documento +raccolto nella _Histoire de Different._, p. 278, Sciarra nel 1297 +cedette Nepi alla città di Roma; e questa, morto Benedetto XI, +nell’anno 1305 ne chiese la consegna a _Ponzellus Orsini_ a’ termini +del contratto. + +[757] Addì 9 Febb. 1298 il Papa richiese Rieti di aiuto _ad +expugnationem castri Columpne_: Breve nell’arch. Gaetani, XXVI, n. 56, +— _Oppidum Columna diu obsessum — subversum_: RICOBALDO, _Hist. Imp._, +p. 144. + +[758] «Lunga promessa con l’attender corto», parole notissime di DANTE +(_Inferno_, c. XXVII, v. 110), che furono forse la maggior origine +del racconto. Vedi anche FR. PIPIN., _Chron._, p. 741. Il Tosti nega +recisamente la cosa. + +[759] I Gaetani profittarono tosto a Rieti di queste circostanze di +cose. Giusta una pergamena esistente nell’arch. Colonna (scaff. XVII, +n. 12), addì 19 Sett. 1298, Agapito figlio di Giovanni Colonna cedette +a _Petrus Gaytanus_ conte di Caserta, _titulo donationis_, tutti i suoi +diritti su Ninfa. _Actum Reate praesentib. D. Rogerio Bussa, D. Johe +de Sermineto, D. Giffredo Bussa_ (il quale più tardi tradì il Papa) +_civib. Anagninis_. + +[760] Vedi il frammento del reclamo che, morto il Papa, i Colonna +indirissero al Senato (Petrini, p. 429): _Palatium autem Caesaris +edificatum ad modum unius C propter primam litteram nominis sui, et +Templum palacio inherens opere sumptuosissimo et nobilissimo edificatum +ad modum S. M. Rotunde de Urbe. — Muri antiquissimi opere Saracenico_ +(vecchio edificio ciclopico a contrapposto delle costruzioni romane di +mattoni). + +[761] _Ipsamque aratro subjici ad veteris instar Carthaginis Africanae, +ac salem in ea etiam fecimus — seminari, ut nec rem, nec nomen, +aut titulum habeat civitatis_: Bolla, da Anagni, ai 13 Giugno 1299; +RAYNALD, n. VI; PETRINI, pagine 426, 428. + +[762] PETRINI. Fino a questo tempo, vescovo di Palestrina era stato il +cardinale Beaulieu: lui morto nell’Agosto 1297, Bonifacio non gli aveva +eletto alcun successore; e questo dimostra che fin da allora aveva +stabilito il suo piano di vendetta. + +[763] Ai Podestà dei Comuni nel _Patrimonium Petri_ è concesso il +_merum et mixtum imperium_, e si guarentisce protezione di parecchie +maniere contro gli officiali pontificî: Bolla _Licet merum_, dei 20 +Genn. 1299, arch. secr. di Corneto, Cassett. A, n. 6. — A difesa della +marca di Ancona furono promulgati, ai 7 Sett. 1303, degli Statuti +(THEINER, I, n. 571), e questi furono uno degli ultimi atti del +Papa. Più tardi, ai 15 Genn. 1304, il bellissimo Editto fu abrogato +da Benedetto XI (ibid., n. 577). — Bonifacio, a richiesta di Todi, +sottrasse questa città al tribunale del Rettore del _Patrimonium_. Egli +soppresse soltanto le confederazioni delle città: così la lega antica +fra Perugia, Todi, Spoleto e Narni (Bolla dei 13 Dic. 1300, nell’arch. +di san Fortunato di Todi). + +[764] BENVENUTO DA IMOLA, SANT’ANTONINO (III, 248), il VILLANI, +BONINCONTRIUS, la _Cronica di Este_ (MUR., XV, 344) accusano addiritura +il Papa di spergiuro. Il TOSTI imprese a spurgarnelo di questa taccia, +ma non riuscì a darne dimostrazione. + +[765] Bolla _ad succidendos_, L, VI, _Decretal._, V, tit. III. + +[766] Vedi le satire XVII e XIX nella ediz. veneziana delle sue poesie. +Jacopone coi Colonna ottenne l’assoluzione soltanto da Benedetto XI. +Indi visse presso a Todi, dove in san Fortunato il suo epitaffio dice: +_Ossa Beati Jacoponis de Benedictis, Tudertini, Fr. ordinis Minorum, +qui stultus propter Christum, nova mundum arte delusit et coelum +rapuit_. Però l’iscrizione data soltanto dall’anno 1596. + +[767] PETRARCHA, _De reb. famil._, II, Ep. 3, p. 592. Vedi anche il DE +SADE, _Mémoires pour la vie de Petrarche_, I, 100. + +[768] Bolla _Antiquorum habet fida relatio_ (RAYNALD, A. 1300, n. IV). +Clemente VI ordinò che il Giubileo si celebrasse ad ogni cinquant’anni; +Gregorio XI accorciò il termine a trentatre; Paolo II a venticinque. +Bolla _Nuper per alias_, da Roma, al 1 Marzo 1300 (Tosti, II, 283). + +[769] Il maggior numero di pellegrini vennero di Francia: Inghilterra, +causa le guerre, ne diede pochi. Vedasi JACOPO STEFANESCHI, _De +centesimo seu jubilaeo anno Liber_ (_Bibl. Max. Vet. Patr._, XXV, 936, +944). + +[770] _Annales Veteres Mutinensium_, p. 75. + +[771] VILLANI, VIII, c. 36. _Annales Colon. Majores_, p. 225. _Chron. +Parmense_ (Parma 1858), p. 109: _Et singulis diebus videbatur quod iret +unus exercitus generalis omnibus horis per stratam Claudiam intus et +extra_. Il _Cronista d’Asti_ numera due milioni di pellegrini per tutto +quell’anno. + +[772] _Chron. Astense_ del VENTURA (MUR., XI, 191). Se egli trovava che +fosse troppo caro lo spendere per alloggio e per scuderia _tornesium +unum grossum_ (che corrisponde a un terzo di franco) ei si può +vedere quanto poco allora il vivere costasse. Dalla mancanza di fieno +conchiude il Tosti, ma a torto, che la Campagna a quel tempo rendesse +più grano che oggidì. Ancora adesso ha molti pascoli per greggi, ma +fieno ne produce poco. + +[773] La barbarica scrittura di JACOPO STEFANESCHI dice: _Appositura +facta in moenibus alta, qua peregrinantibus compendiosior pateret +via inter monumentum Romuli ac vetustum portum._ Io leggo _vetustum +pontem_, e per esso intendo gli avanzi del ponte di Nerone. Si forò +presso il fiume il muro di fianco del castello, che aveva soltanto una +porta. + +[774] Vi si riferisce DANTE là dove dice (_Inferno_, c. XVIII, v. +28-33): + + Come i Roman, per l’esercito molto, + L’anno del Giubbileo su per lo ponte + Hanno a passar la gente modo tolto: + Che dall’un lato tutti hanno la fronte + Verso ’l castello e vanno a santo Pietro, + Dall’altra sponda vanno verso ’l Monte. + +Il «Monte» non può essere altro che Monte Giordano, ed io dirò più +sotto che esso formava un quartiere circondato di mura a mo’ di +castello. + +[775] _Die ac nocte duo Clerici stabant ad altare S. Pauli tenentes in +eorum manibus rastellos rastellantes pecuniam infinitam._ + +[776] _Et quia multi contradicentes dictae indulgentiae dicentes +ipsam factam fuisse acaptatoriam denariorum, ideo contradicentes +excommunicavit: Chron._ abbreviata JOHIS DE CORNAZANO, nell’antedetta +edizione delle _Croniche Parmensi_, p. 361. La stessa accusa ripete +CHARLES CHAIS, _Lettres historiques et dogmatiques sur les Jubilées_ +(La Haye 1751), scrittura leggiera di tempo di Voltaire. + +[777] PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, p. 1220, dice: _singulis diebus +ascendebat oblatio ad 1000 libras Perusinorum_. + +[778] + + _Mille trecentenis Domini currentibus annis_ + _Papa Bonifacius octavus in orbe vigebat_ + _Tunc Aniballensis Riccardus de Coliseo_ + _Nec non Gentilis Ursina prole creatus_ + _Ambo Senatores Romam cum pace regebant — _ + — — — — — — _tu Toscanella fuisti_ + _Ob dirum dampnata nefas, tibi demta potestas_ + _Sumendi regimen est, at data juribus Urbis._ + +La città fu obligata a pagare un tributo di duemila rubbie di grano che +corrispondono a mille libbre: e dovette mandare a Roma la sua campana +e le imposte delle sue porte. _Octo ludentes Romanis mictere ludis._ +La iscrizione trovasi oggidì nel palazzo dei Conservatori infissa nel +muro, a capo della scala interna. + +[779] VILLANI, VIII, c. 36. + +[780] La Bolla è nel RAYNALD, n. IX. + +[781] I due Diplomi, da Anagni, ai 3 Settembre, a. VII, nel THEINER, I, +n. 553, 554. + +[782] _Nonne possum Imperii jura tutari? Ego sum Imperator!_ FRANC. +PIPIN., _Chron._, p. 739. + +[783] Mi riferisco al VILLANI ed alle Biografie di Dante, delle quali è +eccellente quella di CESARE BALBO adatta ad ogni specie di lettori. + +[784] «In guisa che nel poema dantesco l’Ettore trascinato più +volte intorno alle trojane mura pare sia appunto Bonifacio»: imagine +calzante che io traggo dall’argutissimo don LUIGI TOSTI (II, 103). E lo +faccio per rendere omaggio al suo ingegno, sebbene le sue opinioni su +Bonifacio VIII sieno differenti dalle mie. + +[785] La enciclica ed il sillabo publicati agli 8 Dicembre 1864 ci +hanno fatto risovvenire de’ tempi di Bonifacio VIII. + +[786] La Bolla _Ausculta, fili_ è nel DUPUY, _Hist. du Differ._, n. 48: +quella al clero vi è registrata al n. 53. Nei _Regesti_ di Bonifacio +VIII i documenti sono mutilati, poichè più tardi Filippo costrinse +Clemente V a cancellare tutti i passi che erano avversi a lui: prova +eloquentissima della schiavitù cui egli ebbe ridotto il Papato. + +[787] Il FLATHE, _St. dei precursori della Riforma_, Lipsia 1835, II, +27, tratteggia assai bene le attenenze di Bonifacio VIII con Francia. + +[788] _Subesse Rom. Pontifici omnem humanam creaturam declaramus, +dicimus, et diffinimus omnino esse de necessitate salutis_: ultimo +periodo della Bolla dei 18 Nov. 1302 (RAYNALD, n. 13). Eccone alcuni +altri passi: _Oportet autem gladium esse sub gladio, et temporalem +auctoritatem spirituali subjici potestati. — Spiritualis potestas +terrenam potestatem instituere habet et judicare, si bona non fuerit_. +— Queste dottrine, che non erano nuove, pronunciò Bonifacio fino dal +1300 nella sua lettera al Duca di Sassonia: _Apostolica sedes divinitus +constituta super Reges et Regna — cui omnis anima quasi sublimiori +preminencie debet esse subjecta, per quam principes imperant_. — +(THEINER, I, p. 547). + +[789] Queste accuse si ripeterono anche nell’inquisizione dell’anno +1311. Oltre ad eresia, a tirannide ed a scostumatezza, il Papa fu +tacciato eziandio di commercio col diavolo. I cardinali Colonna +credevano che ei tenesse chiuso uno spiritello in un anello che aveva +appartenuto a re Manfredi. Vedansene le requisitorie nelle _Preuves +de l’histoire du Different_ etc., e il documento nell’HÖFLER, _Guardo +retrospettivo su Bonifacio VIII_, p. 32. + +[790] _Misericordiam humiliter implorasti_: THEINER, I, n. 567. + +[791] Crede l’OLENSCHLAGER che questi documenti non abbiano potuto +essere scritti da Tedeschi, poichè contengono dottrine troppo enormi +(_Storia polit. commentata dell’Impero rom._, Francof. 1775, p. 12). +Ecco la professione di fede dell’Imperatore: _recognoscens — quod +Rom Imp. per Sed. Ap. de Grecis translatum est in persona magnif. +Caroli in Germanos, et quod jus eligendi Rom. regem, in Imp. postmodum +promovendum, certis principib. ecclesiasticis et secularib. est ab +eadem sede concessum, a qua reges et imperatores, qui fuerunt et +erunt pro tempore, recipiunt temporalis gladii potestatem ad vindictam +malefactorum, laudem vero bonorum — profiteor..._ Vi tien dietro il +formale giuramento feudale _non ero in consilio etc_. (_Mon. Germ._, +IV, 483; THEINER, I, n. 570. — Al n. 569 si contiene il _Privilegium +Alberti regis R. de tuendis regalib. B. Petri_, che manca nel _Monum. +Germ._). + +[792] Ancora ai 29 Ott. 1312, da Parigi, Rainaldo di Supino fa +quietanza di diecimila fiorini _de auxilio quod fecit pro executione +captionis Bonifacii_ (_Preuves_, p. 608-611). + +[793] FERRETUS VICENTINUS, _Hist._, p. 996, rimprovera il Papa +perciocchè violentemente si facesse vendere Anagni per darlo poi ai +suoi nipoti. Però io lessi gran copia di documenti, i quali provano +che sono stati i Gaetani a comperare le possessioni di Anagni. L’arch. +di quella famiglia mi fe’ capace che la caduta di Bonifacio avvenne +esclusivamente per opera dei baroni della Campagna. + +[794] _Nimphas et Normias_: Vol. II, pag. 296 di questa Istoria. + +[795] Furono _Anibaldus et Johes filii quond. Petri Transmundi de +Anibaldis de Urbe._ Ai 7 Ott. 1299 il Papa confermò, da Anagni, la +vendita (arch. Gaetani, VI, n. 20). Gli altri Anibaldi, _Riccardus de +Militiis_ e suoi parenti vi diedero la ratifica ai 17 Dic. 1297 da Roma +(ibid., XXXI, n. 30). + +[796] Arch. Gaetani, XLIV, n. 40: _Johes fil. quond. Jordani de +Normis... vendidit — D. Benedicto — Cardinali... tres partes Rocce et +totius Castri de Normis_. + +[797] Ancora nell’inquisizione di Avignone, dove gli accusatori +regi rimproverarono al morto Papa di avere discacciato i baroni del +Lazio dai loro possedimenti, fu detto: _Castrum tamen Nymphae, quod +ditissimum castrum est et uberrimum in redditibus, quod ad jus D. Petri +de Columpna pertinet — violenter — usque hodie contra Deum et justitiam +detinetur per nepotes ipsius_ (_Hist. du Diff._, 343). + +[798] Lo provano documenti moltissimi dell’arch. Colonna, dove +passarono pergamene in buon numero della famiglia Gaetani. + +[799] Docum. degli 11 Febb. 1298 (arch. Gaetani, XXV, 35): _actum in +territorio Nimphe in loco ubi dicitur Foliano... usque ad centum millia +intus mare_... La formula di tradizione del possesso fu: _ambulando, +eundo et calcando pedibus_; ed al procuratore del barone furono posti +in mano terra, rami d’albero, foglie, acqua dolce ed acqua di mare. +— Il prezzo fu pagato in moneta contante. In un docum. degli 8 Sett. +1298 (ibid., XXVIII, 36), il _Syndicus_ di Ninfa fa quietanza di +200,000 fiorini pagatigli in denaro contante _sibi integre solutum +et numeratum: actum in Palatio quondam Communis_; e ciò significa che +Ninfa non era più Comune libero. Ho già notato che ai 19 Sett. 1298, da +Rieti, Agapito Colonna cedette i suoi diritti su Ninfa. + +[800] _Non transferatis aliquo alienationis genere — in Jacobum +de Columpna vel Petrum nepotem ejus olim S. R. E. Cardinales nunc +depositos, vel filios quond. Johis de Columpna_: tratto caratteristico +dell’odio di Bonifacio. — Bolla originale, data da Anagni, ai 2 Ott. +1300, sottoscritta da quattordici cardinali (archiv. Gaetani, e dal +Reg. del Papa nel THEINER, I, n. 550). Dipoi i cardinali Matteo Orsini +e Francesco Orsini posero il conte Pietro in possesso di Ninfa, ed egli +in cambio cedette alla Chiesa alcuni palazzi in Orvieto (Laterano, 10 +Ott 1300; arch. Gaetani, XXV, 39). + +[801] _Vita Innoc III_, p. 489: _Roccam Cicergii redemit a Rolando +Guidoni de Leculo, cui Oddo et Robertus Frajapanis in feudum +concesserunt_. — Ai 3 Maggio 1259 _Petrus Fernandi_ mastro dei Templarî +in Italia, per mandato del _Magister generalis Thomas Berardi_, permutò +il _locum Sci Felicis in monte Circego ad dictum ordinem pleno jure +spectantem_, consentendovi il convento dell’ordine di _S. Maria de +Aventino in urbe_: e lo diede a Giordano vicecancelliere della Chiesa, +avendone in cambio il casale Piliocta (detto oggi Cicchignola lungo +la via Ardeatina: NERINI, p. 229). Il docum. è aggiunto alla Bolla +che Alessandro IV ne promulgò a conferma, da Anagni, ai 29 di Ottobre +dell’anno 1259; ed è indiritto a Giordano, quello stesso che in Astura +aveva chiesto che gli si consegnasse Corradino (arch. Gaetani, XXXVIII, +39). — L’atto dei 23 Nov. 1301, compilato in Laterano, ibid., XLVIII, +76. — Ai 28 Genn. 1302, il Papa conferma la comprita (THEINER, I, n. +5591). + +[802] Carpineto: Bolla del Papa, da Trevi, ai 4 Sett. 1299 (arch. +Gaetani, CXVII, 15). — Trevi, cui erano aggiunte altre castella +(ibid., XLIII, 24; XLV, 35). — Sculcola (ibid., XLVII, 16) e l’atto +di vassallaggio del castello (4 Maggio 1300, ibid., XLVII, 14). Il +popolo di Sculcola fa riserva delle sue consuetudini, «come al tempo di +Corrado». — Ai 27 Febb. 1300 Pietro acquistò da parecchie monache del +convento di santa Maria de Viano, eredi di Galvano e di Corrado, i loro +diritti su Sculcola (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n 3). + +[803] Bolla _Circumspecta sedis, dat. Lateran., IV Id. Febr. a. +IX_ (arch. Gaetani, XXXVI, n. 43). _Cum itaque tu post inhibitiones +hujusmodi in eisdem Campaniae ac Maritime partibus Castra Trebarum, +Fellectini et Vallispetre, Gabiniani, Sculcule, Turris, Tribiliani, +Pofarum, Carpini, Falvaterre, Collismedii, Carpineti, Sermineti, +Bassani, S. Donati, Normarum, Nimphe, Sce Felicis et Asture... ac alia +quamplurima bona, possessiones, dominia... in nonnullis civitatibus... +de nostra conscientia acquisivisse noscaris._ — L’istromento di +divisione dei beni famigliari di casa Gaetani (dei 24 Nov. 1317, in +Anagni) fra Loffredo di Fundi, Benedetto e Francesco figli di Pietro, +specifica ancora delle altre castella (ibid., XXXII, 24). + +[804] Il Papa tolse a Margherita tutti i feudi ecclesiastici; ed allora +il convento _ad Aquas Salvias_ investì Benedetto conte palatino terzo +figliuolo di Pietro, di parecchi beni alla donna prima infeudati, che +furono Ansidonia, Porto d’Ercole, Monte Argentaro, Orbitello e Giglio: +il censo annuo si stabilì in sole quindici libbre di provisini (archiv. +Gaetani, XLVII, 39; dei 12 Marzo 1303). Un solo convento prossimo +a Roma possedeva tutte quelle città di Toscana, isole e porti, e +pretendeva di averli avuti in donazione da Carlo magno. — Fundi venne +in mano di Loffredo Gaetani nell’Ott. 1299 (arch. Gaetani, XXXIX, +39). — Ai 3 Ott. 1298, da Rieti, Bonifacio VIII ordinò al vescovo +della Sabina di sciogliere il matrimonio fra Loffredo e Margherita, +la quale viveva in bigamia (ibid. XXVII, 2). Chi ponga mente a questi +documenti ne rileverà quanta finezza di politica famigliare abbia avuto +Bonifacio. + +[805] I capi dei congiurati furono Rainaldo di Supino, Tommaso di +Morolo, Pietro Colonna di Olevano e di Genazzano, Goffredo di Ceccano, +Massimo di Trevi, Giordano e i suoi figli Galvano e Pietro di Sculcola, +un Giovanni Conti: e Clemente V nell’anno 1312 gli assolse tutti, +chiamandoli fedeli di re Filippo e diletti figli suoi. I nomi se ne +leggono negli atti dell’inquisizione, nella Bolla _Flagitiosum_ di +Benedetto XI e in quella di Clemente V dei 20 Aprile 1312, data da +Vienne: ed eziandio nel documento tratto dagli Statuti di Anagni e +registrato da JOH. RUBEUS, _Bonif. VIII_, Roma 1651, p. 338. + +[806] Bonifacio VIII aveva eletto a vescovi e ad arcivescovi venti +Anagnesi, amici e congiunti suoi: SANT’ANTONINO, III, 259. + +[807] Nell’anno 1263 Urbano IV chiama _Mathias de Anagnia_ con +nome di _nepos felicis mem. C(oelestini) pape predecessoris nostri_ +(THEINER, I, 285): dei suoi figli si parla ivi, n. 585. — Innocenzo +IV, mentre trattava con Manfredi, abitava ad Anagni _in palatio Domini +Mathiae_ (NICOL. DE CURBIO). Matteo era imparentato coi Conti, ma +apparteneva alla casa _de Papa_. In un docum. dei 30 Marzo 1300 vien +detto: _Nobiles viros Adinulphum et Nicolaum filios quond. Domini +Mathie de Papa cives Anagninus_ (DE MAGISTRIS, _Storia di Anagni_, p. +148). — Bonifacio VIII, ancora quand’era cardinale, aveva comperato +dalla famiglia Bussa i diritti che questa possedeva sopra _Castrum +Silvamolle_ (arch. Gaetani). + +[808] FERRETUS VICENTINUS (p. 1002) rappresenta questo cardinale come +il vero traditore del Papa. + +[809] Vedi il docum. pontificio _Super Petri solio_, che dovevasi +leggere agli 8 di Settembre: _Histoire du Diff._, p. 181. + +[810] Vedi la relazione officiale del Nogaret, dei 7 Settembre 1304, +nelle _Preuves de l’histoire_ ecc., p. 239, e la prima parte del +racconto del WALSINGHAM (_Hist. du Diff._, p. 194): la seconda parte ne +è inzeppata di favole e di esagerazioni. Lo stesso dicasi del KNIGHTON. + +[811] VILLANI, VIII, c. 64. FR. PIPIN. _Chron._, p. 40. _Istorie +Pistolesi_; MUR., XI, 528. Non è verosimile la narrazione di FERRETUS +VICENTINUS. + +[812] _Sed Papa nulli respondit_: nel WALSINGHAM. + +[813] Per certo è falso che il Nogaret lo schiaffeggiasse. La Bolla di +Benedetto XI tace di maltrattamenti corporali, e il VILLANI, BENVENUTO +DA IMOLA, FRANC. PIPINO espressamente lo negano. _Personam ejus non +tetigi, nec tangi permisi_; così protesta il Nogaret, il quale, per +quanto fosse bugiardo, qui non avrebbe potuto tanto sfrontatamente +mentire. I più favolosi racconti si diffusero nei paesi di fuori; lo si +può vedere da ciò che ne dicono il KNIGHTON e TOMMASO WALSINGHAM. + +[814] Bolla _Flagitiosum_, dei 7 Giugno 1304. Più tardi i cittadini o +meglio i preti di Anagni attribuirono a quel delitto la rovina della +loro città, e ancora nell’anno 1526 ne implorarono solenne indulto dal +Papa. Vedi nel Tosti (II, 242) quello che ne racconta Leandro Alberti. + +[815] Vedi il _Chron. Parmense_ che è contemporaneo (MURAT., IX, +848). Il cardinale STEFANESCHI (_Opus Metric._, pagina 659), che fu +testimonio di veduta, dice: + + — _rediens festinus in almam_ + _Urbem, quippe sacram, miro circumdatus orbe,_ + _Vallatusque armis. O mira potentia, tantis_ + _Enodata malis! Numquam sic gloriosus armis,_ + _Sic festus susceptus ea_....... + +[816] Negli ultimi anni del Pontefice, senatori furono quasi soli gli +Orsini. Ai 2 Giugno 1302: _Jacobus D. Napoleonis et Matheus D. Rainaldi +de filiis Ursi_ (vol. LXI, p. 115, delle _Deliberazioni_, arch. Siena). +Il PAPENCORDT, p. 335, erroneamente si riferisce a quell’archivio per +l’anno 1300, sulla fede del GIGLI e del VITALE: io invece ho copiato il +documento propriamente a Siena. Anche le sue notizie per l’anno 1301 +e le indicazioni dei cosiddetti vicarî del 1302, sono tolte soltanto +dal registro capitolino, che è pieno zeppo di falli. La notizia +dell’OLIVIERI che Stefano Colonna fosse senatore nel 1302 è tutta di +suo capo. — Ai 19 Genn. 1303 _Guido de Pileo_, da senatore, conferma +gli Statuti dei mercanti; ed egli parimenti compare ai 17 Aprile 1303 +da _D. Pape nepos alme urbis Senator_ (_Cod. Vat. 7931_; doc. dalla +santa Maria in via Lata). — Agli 11 Giugno 1303 (VITALE, p. 307, dallo +stesso archivio) senatori erano Tebaldo di Matteo Orsini e Alessio di +Giacomo di Bonaventura. E può darsi che fossero senatori quando avvenne +la catastrofe di Anagni. + +[817] FERRETUS VICENTINUS descrive la fine del Papa con colori +drammatici, ma esagera. + +[818] Nota è la profezia su Bonifacio VIII che si pose in bocca di +Celestino V: _intrabit ut vulpis, regnabit ut leo, morietur ut canis_ +(_Hist. Pistolesi_; MUR., XI, 528). + +[819] Scrittori contemporanei ne parlano nello stesso modo come se ne +diffuse la leggenda: così il VILLANI, FR. PIPINO, FERRETUS (_diabolico +correptus a spiritu caput muro saevus incussit_), _Chron. Estense_ +(MUR., XV, 350), PAOLINO DI PIERO, p. 64, fin SANT’ANTONINO, III, 259. +Questi Autori ed altri hanno fatto di Bonifacio VIII un re Lear. I +Cronisti tedeschi non dicono che impazzisse. Che egli colle sue mani +si dilacerasse le carni, è contraddetto dal fatto che il suo cadavere +si trovò intatto allorchè lo si scoperse nell’anno 1605: vedine la +relazione officiale nel RAYNALD, ad a. 1303, n. 44. Il suo volto +spirava maestà anche in morte: _severitatem magis quam hilaritatem +ostendebat_. + +[820] _Aurumque nimis sitiens aurum perdidit et thesaurum, ut ejus +exemplo discant superiores Praelati non superbe dominari in Clero et +Populo_ (BERNHARDUS GUIDONIS; MURAT., III, I, 672). — FERRETUS, p. +1019. + +[821] PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, XXIV, c. 36, e meglio nel +JORDANUS, _Cod. Vat._ 1960, fol. 261: _Decessit ex tremore cordis, et +ab omni superveniente putabat capi, et ideo in eorum oculos et faciet +manus injicere cupiebat._ Vedi anche il _Chron._ NICOL. TRIVETI, nel +DACHERY, _Spicil._, III, 229. Senza esagerare, dice anche BERNHARDUS +GUIDONIS (MURAT., III, I, p. 672): _In lecto doloris et amaritudinis +positus, inter angustias spiritus, cum esset corde magnanimus obiit +Romae V Idus Octobris._ Se si stia alla narrazione dello STEFANESCHI, +che pur era presente in Vaticano, sarebbe morto dopo di essersi +confessato. E i difensori della sua memoria ad Avignone dichiararono: +_In morte confessus fuit coram octo Cardinalibus_ (_Preuves de l’hist._ +ecc., p. 402). + +[822] _Magnanimus peccator_: BENVENUTO DA IMOLA (MUR., _Antiq._, +I, 1089) toglie da altri quel concetto. E DANTE con odio sì ma con +reverenza lo chiama «il gran Prete». — Vedasi il giudizio del VILLANI, +VIII, c. 64. — Assai giustamente dice il MANSI: _ingentes animi dotes +in pontificatum contulit, quamquam saeculari principatui potius, +quam ecclesiastico potiores_ (Annot. al RAYNALD, a. 1303, p. 356). I +giudizî dello SCHLOSSER, del NEANDER, del DRUMANN non sono scevri da +esagerazione. + +[823] _In die mortis Papae Bonifacii venit Rex Carolus Romam cum +1500 militibus et VIII millibus peditum ad favorem Ecclesie_: +PTOL. LUCENSIS; MUR., XI, 1224. Il numero dei soldati è certo +un’esagerazione. Vedi anche FERRETUS, p. 1010. + +[824] Egli stesso, nella sua prima enciclica, parla della varia fortuna +della sua povera vita. _Timor et tremor nos vehementer invadunt, dum +infra mentis arcana revolvimus quod et quantas immutationes receperit +hactenus status noster, qui ab olim ordinem fratrum Praedicatorum +professi, putabamus abjecti esse in domo Domini — dat. Lateran., 1 Nov. +1303_ (RAYNALD, n. 47). + +[825] Il benedettino Tosti dice: «Temevasi non il martirio, ma il +difetto delle spirituali armi spuntate dal disprezzo de’ popoli»: +_Storia di Bonifacio VIII_, II, 205. + +[826] Bolla dei 6 Nov. 1303, nel THEINER, I, n. 573, ed una seconda del +7 Dic. 1303, nel RAYNALD, n. 57 e nel THEINER, I, n. 574. + +[827] RAYNALD, ad ann. 1304, n. 13. + +[828] La prima assoluzione fu data da Roma in tempo di Pasqua (MANSI +al RAYNALD, a. 1304, p. 376); indi vi tennero dietro le Bolle di +assoluzione promulgate da Perugia, ai 13 Maggio 1304, _Cum sicut +accepimus_, e l’altra _Ad statum tuum_. E vi si trova il passo: +_propter evitandum scandalum, praesertim ubi multitudo delinquit, +severitati est aliquid detrahendum_. Benedetto addolcì anche il tenore +della Bolla _Clericis laicos_. + +[829] Ho già avvertito che s’erano abrogati gli Statuti per la +Marca: addì 1 Febb. 1304 Benedetto XI cassò anche i privilegî dati +da Bonifacio per Spoleto (THEINER, I, n. 578). Con mente grettamente +fratesca ei volle conservare i _jura Ecclesiae_ contro a’ Comuni, ma +cedette alle monarchie con grande scapito della Chiesa. + +[830] PETRINI, p. 153, 429. Intorno ai due senatori dell’anno 1304 +vedansi il VITALE e la lettera di Benedetto, data dal Laterano ai 16 +Marzo 1304 (THEINER, I, n. 580), e indiritta a _Gentilis de Filiis Ursi +Senator Urbis. — Lucas de Sabello_ vi è chiamato suo _Consenator_. + +[831] Bolla _Flagitiosum scelus_, da Perugia ai 7 Giugno 1304: RAYNALD, +n. 13. + +[832] Con aperte parole lo dice FERRETUS, p. 1013. Al Papa ei dà +cinquantasei anni. — VILLANI, VIII, 80. — Però gli _Annali di Perugia_ +scrivono: «a’ dì 7 Luglio 1304 passò di questa vita di morte naturale» +(_Archiv. Stor._, XVI, I, 60). + +[833] Suo padre Rinaldo fu fondatore del ramo Orsini-Monterotondo, che +si spense nel secolo decimosettimo. Dall’arch. Gaetani trassi e copiai +parecchi documenti provanti che questo celebre cardinale Napoleone con +patrimonio regio acquistò città e castella, massime in Tuscia. Morì +ai 23 Marzo 1342. Intorno a lui vedasi la Dissertazione XII nella _B. +Chiara_ del GARAMPI. + +[834] _Conductis 300 stipendiariis Catalanis vindictam sumpserunt de +inimicis Papae traditoribus, in regione Campaniae_: SANT’ANTONINO, III, +259. — «Domarono quasi tutta la campagna e terra di Roma»: VILLANI, +VIII, c. 64; e dice che se Bonifacio avesse visto le prodezze de’ suoi +nipoti, «di certo gli avrebbe fatti re o gran signori». — Un istrom. +da Alatri, ai 26 Agosto 1304, contiene il trattato di una lega fra +Landolfo di Ceccano, Adenolfo figlio di Mattia, Rainaldo di Supino e +la città di Ferentino contro Anagni ed i Gaetani (dall’archiv. comunale +di Alatri; ed è posseduto dal signor Carinci, bibliotecario dell’arch. +Gaetani). + +[835] PETRINI, _Mon._, 32; e il decreto del popolo romano è raccolto +nelle _Preuves_ ecc., p. 278-282. In esso è accordata la _reaffidatio_ +ai Colonna, con severissimo biasimo della malvagità di Bonifacio VIII. +In pari tempo il senato decretava che alla «Camera» pontificia si +consegnasse Nepi, colla cui esca i Colonna se ne avevano guadagnato il +favore. + +[836] Il docum., dato da Napoli ai 24 Marzo 1327, si custodisce +nell’arch. Gaetani. Il Re, eletto arbitro, decide della pretesa onde i +Colonna chiedevano un compenso di centomila fiorini d’oro; e stabilisce +che i Gaetani (e precisamente Loffredo di Fundi, Benedetto conte +Palatino e Francesco prelato) debbano pagare ai Colonna in termine +di tre anni _quilibet pro eorum rata supradicto Stephano ac filiis et +eredib. ejus tam clericis quem laicis... florenorum tria millia_. Anche +i figliuoli di Mattia dovevansi restituire nel possesso di Anagni. + +[837] Quest’è il racconto che il VILLANI dà intorno all’elezione; e +SANT’ANTONINO segue le sue tracce. È noto che si dubitò di cotale +narrazione e di quanto vi è detto delle sei condizioni imposte da +Filippo. Però è difficile che il VILLANI inventasse tutto questo di suo +capo: dubbio non v’ha che v’entrasse la mano del Re. + +[838] _De contemptu mundi, sive de miseria conditionis humanae, libri +tres_, Lugduni 1561. Questo trattato scrisse Innocenzo III mentre +era ancora cardinale. _Ad deprimendam superbiam humanae conditionis +utcunque descripsi._ Le miserie della umana natura vi sono dipinte +al nudo, con una crudezza che fa nausea. Il latino è bello, chiaro lo +stile. + +[839] Cardinali fondarono biblioteche private: così fece Matteo +di Aquasparta la cui libreria passò alla città di Todi, dove in +quell’archivio di san Fortunato ne vid’io ancora una parte, gettata +alla rinfusa e sepolta sotto alla polvere. + +[840] _Schola sacri palatii_: da primo maestro ei vi chiamò Domenico. +E anche più tardi continuò a mantenersi questa cattedra palatina: +vedi GIOVANNI CARAFA, _De Gymnasio Romano et de ejus professoribus_, +Roma 1751, p. 134. Il RENAZZI, _Storia dell’università degli studî di +Roma_ (Roma 1803) dimostra che questo _Studium Curiae_ deve tenersi +assolutamente distinto dallo _Studium Urbis_, che in seguito diventò +l’università romana. + +[841] Bolla del Papa del 1243, nel CARAFA, p. 131. + +[842] SARTI, _De clariss. Archygymnasii Bonon. Prof._, pagina 256 e +segg. + +[843] Per opinione di archivisti romani, l’archivio Capitolino +andò distrutto nel sacco di Roma. Fui assicurato che all’antico +archivio secreto di sant’Angelo vennero dal Campidoglio soltanto +alcuni documenti di argomento economico. Il VITALE e il VENDETTINI, +storiografi del senato, non dicono che nell’arch. vaticano si +custodissero atti del Campidoglio; e sì che, se ve ne fossero stati, il +VENDETTINI avrebbe avuto intiero agio di esaminarli. Il MORONI nel suo +_Dizionario_ (art. Roma, p. 157) afferma che nell’arch. vaticano esista +un codice degli Statuti di Roma, il quale appartiene all’epoca dal 1358 +al 1398; ma egli non parla che sulla fede del GARAMPI, _Append. de’ +docum. alle osservaz. sul valore delle antiche monete pontif._, p. 68. +— La _Editio princeps_ degli Statuti romani fu fatta nel 1471. + +[844] _Generale in ipsa studium tam utriusque juris quam artium duximus +statuendum. Universitatem vestram ad illud tamquam ad fontem et riguum, +unde quilibet juxta votum poterit irrigari, leto animo invitantes ac +concedentes tenore presentium scolaribus et magistris in veniendo, +morando et redeundo securitatem plenariam, aliaque privilegia que a +jure accedentibus ad generale studium conceduntur. Datum Rome per man. +Roberti de Baro Magne Regie Curie nostre protonotarii._ Il documento +(fino a’ tempi recenti restò ignoto) fu tratto dal _Reg._ 1280, C. fol. +3, n. 40, e per primo lo publicò il DEL GIUDICE, _Cod. Dipl._, n. XXIV. +Esso aggiunge una nuova pagina alla storia dell’università romana. + +[845] _De pulvere, Pater, Philosophiam erigitis, que lugere solet in +sue mendicitatis inopia, nostrorum Presulum auxiliis destituta_: così +scrive il Campano al Papa (TIRABOSCHI, IV, 147). + +[846] _Tenuit studium Romae, quasi totam Philosophiam, sive Moralem, +sive Naturalem exposuit_: PTOL. LUC., XXII, c. 24. + +[847] Anibaldo degli Anibaldi, cardinale sotto di Urbano IV, fu nipote +del celebre Riccardo Anibaldi. Vedi i QUETIF ed ECHARD, _Scriptores +Ordin. Praedicator._, I, 261, e PROSPERO MANDOSIO, _Bibl. Romana, seu +Romanor. Scriptor. Centuriae_, Roma 1862, I, 283. Intorno a _Romanus de +Romano Orsini_ vedi l’ECHARD, p. 263, 272. + +[848] _Ideoque ferventi non immerito desiderio ducimur, quod eadem +Urbe quam divina bonitas tot gratiarum dotibus insignivit, Scientiarum +etiam fiat foecunda muneribus — — — auctoritate apostolica duximus +statuendum, quod in urbe predicta futuris temporibus generale vigeret +studium in qualibet facultate_... Bolla _In supremae, Dat. Anagniae +A. Inc. Dom. 1303 VIII Idus Junii, Pont. N. A. Nono_; ed è indiritta +all’Abate di San Lorenzo, priore dei _Santa Sanctor._ ed arciprete di +sant’Eustachio (_App. degli Statuti Gregoriani di Roma_, a. 1580). Il +RENAZZI crede probabile che fin da allora l’università fosse situata +in vicinanza di sant’Eustachio. A quel tempo lo stipendio di un +professore, di regola, ammontava a cento fiorini d’oro. + +[849] La _Cronica_ di MARTINO giunge fino a Giovanni XXI (a. 1277). Di +Nicolò III non dice che due parole. + +[850] _Bernardus Guidonis_, domenicano e inquisitore, morì nel 1331 +da vescovo di Lodève. La sua opera intitolata _Flores cronicorum_ +ossia _Cathalogus pontificum romanorum_ (_Cod. Vat. 2043_) finisce +con Giovanni XXII. Fu edita da ANGELO MAI (_Spicil. Rom._, VI), ma +soltanto nella parte che giunge fino a Gregorio VII; però della parte +da Gregorio VII in giù si giovarono il MURATORI ed il BALUZIO. + +[851] Le sue _Res Siculae_ furono stampate incompletamente dal CARUSIO, +dal MURATORI e dal BALUZIO, nella parte che corre dal 1250 al 1276: la +continuazione, fino al 1285, fu edita dal GREGORIO nel Tom. II della +_Bibl. Aragon._ — SABA, sulla fine della sua Storia, chiama sè stesso +_de urbe_. Anche il FABRICIO (_Bibl. latina mediae et infim. aetatis_) +giustamente dichiara che fu romano. La famiglia dei Malaspina trovasi +menzionata in documenti romani. + +[852] _Mare historiarum, cod. vat. membran. 4963_; e ve ne hanno due +codici a Parigi (OUDIN, _De scriptorib. eccl. antiquis_, III, 185). +— Non è scevro di dubbî, per riguardo a Giovanni Colonna, l’albero +genealogico del LITTA. QUETIF ed ECHARD, I, 418, affermano che fosse +nipote del cardinale Giovanni vissuto al tempo di Federico II. — +Scrisse anche _De viris illustribus_, frammento raccolto nel DE RUBEIS, +_De gestis et scriptis S. Thomae Aquinatis_, Venezia 1750, p. 27 segg. + +[853] _De renunciatione Papae_, nell’ediz. delle opere di Egidio, fatta +a Cordova nel 1706. Vedi l’_Ouvrage inédit de Gilles de Rome, en faveur +de la papauté, extr. du Journal gén. de l’Instr. publique, par_ CHARLES +JOURDAIN (Paris 1858). + +[854] _De regimine Principum_ (ediz. rom. del 1607 e nel t. II della +_Bibl. Pontificia_ del ROCABERTI). Quest’opera di forma scolastica +s’inspira alla Politica e all’Etica di Aristotele. Nel lib. III si +contengono alcuni notevoli capitoli contro il comunismo di Platone. +Egidio era partigiano della monarchia ereditaria, e sua dottrina +fondamentale fu questa: _Optima est autem monarchia unius Regis, +eo quod ibi perfectior unitas reservetur_ (p. 458). Sull’operosità +di Egidio a Parigi vedasi il BULAEUS, _Historia universitatis +parisiensis_, Parigi 1615, p. 671. Ed Egidio morì ad Avignone, nel +1316. + +[855] _Oculus pastoralis sive Libellus erudiens futurum Rectorem +populorum, anonymo auctore conscriptus circa A. 1222_: MUR., _Antiq._, +IV, 93. Questa scrittura, che certo fu opera di un cherico, è notevole +soltanto per il principio cui s’inspira; chè del resto è cosa dappoco. + +[856] Lo _Stabat Mater_ senza ragione viene attribuito a Innocenzo III, +il pontefice dai grandi concetti e dalla mente fredda. Nel convento +di Monte Santo vicino Todi vid’io un mscr. della fine del secolo +decimoterzo, che contiene le poesie di fra Jacopone: e fra quelle è +compreso anche lo _Stabat Mater_, il quale invece manca nella ediz. +veneziana del 1617. + +[857] Vedi l’OZANAM, _Les poëtes franciscains en Italie au XIII siècle_. + +[858] _Dicimus ergo Romanorum non vulgare sed potius tristiloquium +italorum omnium esse turpissimum; nec mirum cum etiam morum, +habituumque deformitate prae cunctis videantur foetere. Dicunt enim: Me +sure, quinte dici_ (che significa: «mia sorella, che cosa dici»). _De +vulgari Eloq._ I, c. XI. + +[859] Nell’arch. del duomo di san Pietro si conserva il mscr. della +_Vita S. Georgii_, che quel Cardinale di san Giorgio in Velabro +compilò, e Giotto ornò di miniature. — I suoi poemi sono raccolti nel +MURAT., III, I, 641; la sua scrittura sul giubileo nella _Bibl. Max. +Patr._ XXV, 930; il suo _Ceremoniale_ nel MABILLON, _Mus. Ital._, II, +243. + +[860] Registro officiale nel _Cod. Vat. 7143_ e nel MAI, _Spicil._, +VI, 300-312. Da cardinale, Innocenzo ebbe restaurato la chiesa dei +santi Sergio e Bacco: vedi la iscrizione nel MARTINELLI, _Roma ex +ethn._, p. 399. — Nel lib. II, _Ep._ 102, dei _Reg._ del Papa trovasi +il _Privilegium_ ch’ei diede per quella chiesa; ed è notevole per la +topografia del Campidoglio. Vi si legge: _Duo casalina juxta columnam +perfectissimam_ (?) — _Hortum S. Sergii, sive post S. Sergium, +et hortum inter columnas usque ad abscidam, et usque ad custodiam +Mamortinam_. + +[861] _Fecit fieri domos istas de novo — palatium claudi muris et super +portas erigi turres — Cod. Vat. 6091._ + +[862] FR. PIPINO, p. 723. Nel _Cod. Cencii_, ch’è a Firenze, trovansi +molti documenti intorno a questa edificazione. Il Papa comperò +dei fondi _extra portam auream in monte Geretulo_ per comporne il +giardino. E quel luogo si denota anche così: _extra portam auream +seu castri S. Angeli prope Ecclesiam S. M. Magdalene ad pedes montis +Malis_. Un’iscrizione che, tolta dalla muraglia del giardino vaticano, +fu nell’anno 1727 trasportata in Campidoglio, dice così: † A. D. +MCCLXXVIII. SC[=IS]SIM. P[=A]T. D[=N]S. NICOLAVS. PP. III. FIERI. +FECIT. PALATIA. ET. AVLAM. MAIORA. ET. CAPELLAM. ET. ALIAS. DOMOS. +ANTIQVAS. AMPLIFICAVIT. PONT. SVI. A. PRIMO. ET. A. SEC. PONT. SVI. +FIERI. FECIT. CIRCUITVM. MVROR. POMERII. HVIVS. FVIT. AVT P. D[=C]S. +S. PONT. NATIONE. ROMANVS. EX. PATRE. D[=N]I. MATHEI. RVBEI. DOMO. +VRSINORVM. + +[863] L’iscrizione in musaico, che è nel cortile del san Paolo, narra +che vi diè principio l’abate Pietro II (1193-1208) e che lo compiè +Giovanni V (1208-1241). Non così bello è il chiostro di Subiaco, +edificato nel 1235 al tempo di Lando abate, come ne dice l’iscrizione +che ivi è collocata: _Cosmas et Filii Lucas et Jacobus alter Romani +cives in Marmoris arte periti hoc opus explerunt Abbatis tempore +Landi_. + +[864] Dell’edificazione parlano PTOL. LUC., c. 30, e il MARANGONI, +_Istoria dell’antich. oratorio di S. Lorenzo_, ROMA 1747. La +iscrizione, che si legge sulla parete presso la porta, dice: _Magister +Cosmatus fecit hoc opus_. + +[865] _In lateranensi palatio domos construxit altissimas et palatium +nobile pauperum usibus deputatum: Vita_, MURAT., III, 577. Anche a +Terni Gregorio IX costruì un palazzo pontificio. + +[866] + + _Nam quisque suas educet in altum_ + _Aedes, et capitis Petri delubra relinquet,_ + _Ac lateranenses aulas regalia dona_ + _Despiciet, gaudens proprios habitare penates._ + +Così JACOPO STEFANESCHI dice di Nicolò IV nell’_Opus metricum_. + +[867] A Roma erano allora venti Abazie privilegiate: _Alexius et +Bonifacius_ (Aventino); _Agatha_ (Suburra); _Basilius juxta palatium +Trajani; Blasius inter Tyberim et pontem S. Petri; Caesarius in +Palatio; Cosmas et Damianus_ (Transtevere); _Gregorius in Clivo Scauri; +Laurentius in Panisperna; S. Maria in Aventino; S. M. in Capitolio; S. +M. in Castro Aureo_ (circo Flaminio); _S. M. in Pallara_ (Palatino); +_S. M. in Monasterio_ (vicino S. Pietro _ad vincula_); _Pancratius in +Via Aurelia; Prisca et Aquila_ (Aventino); _Saba Cellae Novae_ (presso +all’Aventino); _Sylvester inter duos hortos_ (od anche _in Capite_, +vicino il Corso); _Thomas juxta formam Claudiam_ (Celio); _Trinitatis +Scottorum_ (oggi «de’ Pellegrini»); _Valentini juxta pontem_ (_sc. +Milvium_); JOH. DIACON., _Liber de Eccl. Lateranensi_ (MABILL., _Mus. +It._, II, 574). + +[868] _Hospitale — fecisse dicitur, quia reprehensus fuerat de tanto +fastidioso aedificio_: PTOL. LUC., p. 1276; RICOBALDO, p. 126. + +[869] _Gesta Innoc._, c. 143; e la Bolla nel lib. XI, ep. 104. — +Sisto IV nel 1471 rifabbricò l’ospitale sontuosamente. Esso possiede +un’entrata di 85000 scudi e riceve dallo Stato un sussidio di altri +36000. Annualmente v’entrano più di dodicimila infermi e più di duemila +trovatelli. Vedansi il MORICHINI, _Istituz. di publica carità_, Roma +1835 e 1870, e il PIAZZA, _Opere pie di Roma_ (Roma 1698). + +[870] E si conserva con un musaico che rappresenta Cristo fra due +schiavi liberati, coll’iscrizione: _Signum ordinis S. Trinitatis Et. +Captivorum_. Sull’arco della porta è scritto: _Magistri Jacobus Cum +Filio Suo Cosmato Fecit Ohc Opus_. Il chiostro fu abbandonato nel 1348. +Il luogo è descritto in una Bolla di Onorio III del 1217 (_Bullar. +Vatic._, I, 100), la quale concede in dono a quell’ordine una parte del +Celio: _Montem cum formis et aliis aedificiis positum inter clausuram +Clodei_ (Castello dell’_Aqua Claudia_) _et inter duas vias; unam videl. +qua a praedicta Eccl. S. Thomae itur ad Coliseum, et aliam qua itur ad +SS. Johem et Paulum_. + +[871] L’iscrizione della porta dice che i suoi esecutori testamentarî, +Ottone di Tusculo e Giovanni Gaetani (Nicolò III), fabbricarono +l’ospitale. Pietro morì nel 1259. + +[872] Fra Sisto morì in Roma nel Marzo 1289: _Commentarî alla Vita di +Gaddo Gaddi_ del VASARI, I, 300, ediz. di Firenze. + +[873] Che ciò avvenisse ormai al tempo di Innocenzo III lo dimostra il +Registro del suoi doni votivi: _Ecclesiae Fossenovae pro consumatone +edificii ejusd. Ecclesie C. libras — Monasterio Casemarii pro fabrica +ipsius 200 Unc. auri_. La prima pietra di questa magnifica chiesa fu +gettata nel 1203. + +[874] La iscrizione posta sul tabernacolo del san Paolo, dice: + + _Anno Milleno Centum Bis Et Octuageno_ + _Quinto, Summe Deus, Tibi Hic Abbas Bartholomeus_ + _Fecit Opus Fieri, Sibi Tu Dignare Mereri._ + +E più sotto: + + _Hoc Opus Fecit Arnolfus Cum Socio Suo Petro._ + +Il disegno ne è dato nell’AGINCOURT, Tav. XXIII, e completamente nel +MORESCHI, _Descrizione del tabernacolo di S. Paolo_, Roma 1840. Allo +stesso Arnolfo si attribuisce anche il tabernacolo della chiesa di +santa Cecilia. + +[875] Può darsi che alla loro corporazione appartenesse una chiesa +nel campo di Marte che aveva nome _S. Andree de Marmorariis_: e forse +ivi era il luogo delle loro officine. Quella chiesa è registrata nel +catalogo delle chiese romane all’epoca avignonese; nel PAPENCORDT, +_Stor. della città di Roma_, p. 54. + +[876] CARLO VITTE, nel _Giornale di arti_, 1825, n. 41 segg. — _Notizie +epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV secolo_... +di CARLO PROMIS, Torino 1896. — GAYE, nel _Giornale di arti_, 1839. +— Notevole è il portico del duomo di Civita Castellana, edificato +da Lorenzo e da Cosma suo figlio nel 1210. Il nome Cosma, di origine +greca, trovasi usitato a Ravenna sulla metà del secolo nono (MARINI, +_Papiri_, n. 98, p. 153). + +[877] Lettera a Ugo di Besanzone: _Per Urbem inquiras — si aliqua conca +porfidis vel alicujus alterius pulchri lapidis prout illi qui sunt in +S. Johanne Laterani poterit inveniri — et in ea corpus — Pontificis +reponi — facias — Et si — non poterit inveniri, volumus quod — fieri +facias sepulturam consimilem illi Comitisse attrebatensis et etiam si +poterit pulcheriorem_ — VITALE, p. 152. + +[878] Di sopra, nella parete, v’è questa iscrizione: + + _Qui Legis Ancherum Duro Sub Marmore Claudi_ + _Si Nescis Audi Quem Nece Perdis Herum._ + _Greca Parit Puerum, Laudunum Dat Sibi Clerum_ + _Cardine Praxedis Titulatur Et Istius Edis_ + _Defuit In Se Lis: Largus Fuit Atque Fidelis;_ + _Demonis A Telis Serva Deus Hunc Cape Celis:_ + _Anno Milleno Centum Bis Et Octuaceno_ + _Sexto Decessit Hic Prima Luce Novembris._ + +Del 1287 è l’epitaffio del cardinale Glusiano conte di Milano, che a +lui pose in Laterano il cardinale Jacopo Colonna: ADINOLFI, _Laterano e +Via Maggiore_, Roma 1857, p. 26. + +[879] Sul davanti vedesi a due riprese lo stemma dei Savelli; leoni +rossi con frammezzo un uccello sopra una rosa; più sotto fasce rosse +e oro. Lo stemma del centro che porta leoni e aquile di color rosso, è +quello di Vana. Vedi l’annotazione dell’OLDOIN alla _Vita Honorii IV_, +nel CIACCONIO. — Onorio IV nel 1296 aveva eretto un cenotafio gotico a +Pandolfo nella chiesa di sant’Alessio: vedine il disegno nel NERINI, p. +260; ed è certo opera dei Cosmati parimenti che i sepolcri in Araceli. + +[880] _Hic Jacet D[=n]s Pandulfus De Sabello Et D[=n]a Andrea Filia +Ejus Qui Obierunt Anno D[=n]i MCCCVI In Vigil. Beati L(ucae). — Hic +Jacet D[=n]s Lucas De Sabello Pater D[=n]i Papae Honorii D[=n]i Johis +Et D[=n]i Pandulfi Qui Obiit Dum Esset Senator Urbis Anno D[=n]i +MCCLXVI Cujus A[=i]a Requiescat In Pace. Amen_ (è la maggiore delle +iscrizioni). + +[881] Nello stesso stile i Cosmati composero anche il sepolcro dei +Prefetti di Vico in _S. Maria in Gradibus_ a Viterbo, la tomba di +Clemente IV e il sepolcro della famiglia di Bonifacio VIII nel duomo di +Anagni. + +[882] _Joh’s Filius Magistri Cosmatis Fec. Hoc. Opus._ Il musaico +rappresenta la Madonna col putto, san Domenico, il vescovo Privato +e Durante genuflesso. Sullo zoccolo è posta una pomposa iscrizione a +bei caratteri. Il giorno in cui Stefano morì è segnato al 1 Novembre +1296. I CROWE e CAVALCASELLE (_New History of Painting in Italy_, +I, 104) incorsero in errore, perciocchè credessero che l’anno della +morte (_trecentis quatuor amotis annis_) corrisponda al 1304: pertanto +pongono a quest’anno l’epoca del monumento, laddove allora Giovanni +non lavorava più. Così pure deesi notare che il cardinale Matteo di +Aquasparta non morì già nel 1304, ma nel 1302. + +[883] _Hoc O[=p]. Fe[=c]. Johes Magri Cosme Civis Romanus._ + +[884] _Joh. Filius Magistri Cosmati Fecit Hoc Opus._ L’epitaffio non fa +che notare semplicemente il nome del morto: STEPHAN D. SVRD. DNI. PP. +CAPELLAN. Qui manca il tabernacolo. + +[885] Il CARDELLA dice che la tomba manchevole d’iscrizione è di quel +Cardinale. — Matteo, uomo eruditissimo, fu da legato di Bonifacio VIII +in Romagna; del 1300 fu come tale a Firenze. Di lui fa cenno DANTE, +_Parad._, XII, v. 124. + +[886] Ed ivi è la pietra sepolcrale della _Domina Ocilenda Uxor Dni +Angeli De Manganella Et Filia Normanni De Monte Mario_, e l’altra di +Perna Savelli dov’è disegnata una figura di donna incappucciata. Sul +contorno è scritto: _Anno Dni Milo CCCXV Mense Januarii Die XXVIII +Obiit Nobilissima Dna Dna Perna Uxor Quondam Dni Luce de Sabello Cujus +Anima Requiescat in Pace. Amen._ Quest’iscrizione ci serva di esempio +per tutte della stessa specie. In sant’Alessio evvi la pietra funeraria +del canonico Pietro de Savello, morto nel 1287; ed è notevole per il +disegno delle vestimenta sacerdotali. + +[887] Ancor più sorprendente è la forma che assunsero in Lombardia. A +Roma i caratteri delle scritture non si snaturarono così intieramente, +come avvenne nei paesi del settentrione. + +[888] Nell’anno 1481 la statua fu rialzata a nuovo per cura del +senatore Matteo Toscano, con questa iscrizione, che oggidì non si trova +più: + + _Ille ego praeclari tuleram qui sceptra Senatus,_ + _Rex Siculis Carolus jura dedi populis._ + _Obrutus heu jacui saxis fumoque, dederunt_ + _Hunc tua conspicuum tempora Sixte locum._ + _Hac me Matthaeus posuit Tuschanus in aula,_ + _Et patriae et gentis gloria magna suae._ + _Is dedit at populo post me bona jura Senatus_ + _Insignis titulis, dotibus atque animi._ + _Anno Domini MCCCCLXXXI. III Semestri._ + +[889] JOH. RUBEUS, _Vita Bonif._, p. 89. + +[890] _Hist. du Differ._, p. 331. + +[891] Le pitture delle pareti del vestibolo (AGINCOURT, tav. 99) per +la maggior parte rappresentano soggetti tratti dalla vita di Stefano e +da quella di Lorenzo. Vuolsi che alcuni si riferiscano alla coronazione +di Pietro; però io non potei farmene ragione. Una figura di imperatore +genuflesso innanzi al Papa, è cinta dell’aureola; e certo rappresenta +Enrico II, di cui vi è dipinta una storia leggendaria. + +[892] Sopra il musaico della santa Maria Maggiore l’artefice scrive +così il suo nome: _Jacobus Torriti Pictor Hoc Opus Mosaicen fecit_; +e v’appone la data del 1295. Impossibile che ei fosse quel _Jacobus +frater S. Francisci_ che nel 1225 compose i musaici della tribuna in +san Giovanni a Firenze. Vedi il VASARI, I, _Commentarî alla Vita di +Andrea Tafi_. + +[893] Circa questo musaico vedasi TORRIGIO, _Le sacre grotte_, p. 162. +Costò duemiladuecento fiorini d’oro. I musaici di Giotto in san Giorgio +perirono. Un altro Stefaneschi, _Bertoldus fil. Petri_ (forse fu il +fratello del cardinale) fece sulla fine del secolo decimoterzo comporre +il musaico che vedesi sopra la parete della tribuna nella chiesa di +santa Maria in Transtevere. Rappresenta la Vergine (mezza figura) fra +Pietro e Paolo, con genuflessa l’imagine del commettente dell’opera. + +[894] Cumuli di ruine opponevano inciampo al cammino delle processioni +pontificie. _Sed propter parvitatem diei et difficultatem viae, fecit +(Papa) stationem ad S. M. Majorem_: così l’_Ordo Rom._ (nel MABILLON, +II, 126); e di questo passo tenne nota l’HOBHOUSE, _Historical +Illustrations of the fourth Canto of Childe Harold_, p. 132. + +[895] _Magister Matthaeus Alperini — certam partem Turrium, +Palatiorum, Domorum, ruinarum, possessionum et bonorum suorum in Urbe +consistentium. Basilicae Principis Ap. — reliquit_: Bolla del 1278 +(_Bullar. Vatican._, I, 125). + +[896] Una torre degli Anguillara esiste ancora presso la Lungaretta. +Visti da ponte Cestio, il Transtevere e la sponda del fiume presentano +un quadro meraviglioso. Frammezzo a case moderne, lungo il fiume sorge +tratto tratto qualche vecchia torre baronale: e fu mirando Roma da quel +ponte che mi balenò alla mente il pensiero di scrivere questa Storia +della Città. + +[897] Addì 21 Ott. 1286, _Matheus Rubeus Orsini_ vende ai suoi nipoti +il _Castrum Castellucia_ vicino Albano. Il documento è dato: _Rome +in domib. in quib. tunc morabatur rev. pater D. Jordanus mis. div. S. +Heustachii Diacon. Card. germanus frater praefati D. Mathei Rubei... +vid. in Monte qui dicitur Johannis Roncionibus_ (arch. Gaetani, XLVIII, +n. 11). Ed ivi esisteva anche la chiesa _S. Marie de Monte Johannis +Ronzonis_ (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon., nel +PAPENCORDT, p. 55). Ai 20 Maggio 1234 il cardinale Napoleone Orsini da +Avignone manda ordini al suo vicario nelle terre romane; e vi è detto: +_Item habet dictus D. Card. infra muros Montis domos suas principales, +quas consuevit inhabitare quond. Matheus et Ursus nepos ejus, habet +et ibidem alias parvas domos in diversis locis montis praedicti infra +muros ipsius montis_ (ibid., n. 18). Il Monte (Giordano), di cui fa +parola anche DANTE nel passo ove dice del giubileo romano, aveva allora +l’aspetto di una vera fortezza. + +[898] La porta aveva ormai questo nome «del Popolo»: _Vineae_ — _extra +portam Sce Marie de Populo_ (doc. dei 12 Genn. 1293; _Cod. Vat. 8050_, +p. 79). + +[899] Un docum. dei 7 Febb. 1252 (nel PETRINI, _Mem. di Palestrina_) +dice: _Fines ad Montem Acceptorium hii sunt: domus Romanucciorum et +Synebaldorum, ab alio dom. Macellariorum, et dom. Cesarlinorum, ab +alio sunt Zarlonum et Toderinorum_... Il nome (in MONFAUCON, _Diar. +Ital._, p. 243, è detto anche _Mons Acceptabitis_) potrebbe spiegarsi +da ciò che dice Fulvius: _Citatorius a citandis tribubus, acceptorius +ab acceptandis suffragiis, septorium a proximis Septis_. Vedi CARLO +FONTANA, _Discorso sopra l’antico Monte Citatorio_, Roma 1694, p. 1. La +positura delle _Septa_ (vicino l’odierna piazza Colonna) conforterebbe +l’opinione che il nome derivi da _Septorius_. + +[900] _Et tunc de Colliseo concussus lapis ingens eversus est_: RICC. +DA SAN GERM., p. 1026. Nel Sett. 1255 v’ebbe un altro terremoto; per +conseguenza nuove ruine (GUGL. NANGIS; DUCHESNE, V. p. 362). + +[901] Nel 1215 l’Abate di san Gregorio cede a _Paulo de Grisayco... +duos cryptas — positas Rome in vocabulo Circli sub palacio majori +nostri monasterii juris loco, qui dicitur vel dici solet porticus +Materiani_: MITTARELLI, _Annal. Camald._, IV, n. CCIX. Pertanto la +massima parte del Palatino apparteneva ancora a quel convento. + +[902] In un doc. degli 8 Dic. 1289 viene detto espressamente che +questa via era abitata: _Domos de Viculo Capite Africe_ — _Ecclesia S. +Stephani de Capite Africe_ (_mscr. Vatic. 8050_, p. 73). Oggidì non ne +esiste più traccia. + +[903] _Ordo_ di CENCIUS, p. 190. Quantunque ei dica che parecchi +_nomina trasacta sunt et termini sive signa mutata_, tuttavia quel +quartiere era al tempo suo più popoloso che oggi non sia. + +[904] _Ecclesia S. Anastasii de Marmorata. — S. Salvatoris de +Marmorata. — S. Anne de Marmorata. — S. Nicolai de Marmorata_ (catal. +delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon.). + +[905] _Totusque ille mons renovatur in aedificiis_ (PTOL. LUCENS., +XXIV, c. 13). — Vedi anche il PLATINA, _Vita Hon._ IV. + +[906] Presso le terme di Caracalla v’era un padule che copriva alcune +parti del circo Massimo: _Ortum et Pantanum juxta Palatium Antonianum_ +(Bolla di Onor. III del 1217; _Bullar. Vatic._, I, 100). + +[907] FULVIO, DONATO, il VISCONTI ed altri italiani concordano nel dire +che si elevasse nel foro di Nerva. Il BUNSEN (_Descriz. della Città,_ +III, 2, p. 146) afferma che sorgesse sopra il tempio di Venus Genitrix, +ma non ne adduce ragioni convincenti. + +[908] PTOL. LUC. (MUR., XI, 1276). E nella _Hist. Eccl._, XXI, c. +16, dice di Innocenzo III: _Quod in urbe fecerat ad sui tuitionem, +Turris Comitum_. — RICOBALDO (MUR., IX, 126) narra che la costruisse +_sumptibus ecclesiae. — Opus tanto Pontifici inutile, non sine ipsius +infamia constructum:_ BONINCONTR., p. 288. — BARTOLOM. DELLA PUGLIUOLA +(MURATORI, XVIII, 248) dice che la erigesse nel 1203; e il FEA (_Sulle +rovine_ ecc., p. 365) adduce i documenti che suffragano quella data. +L’HURTER afferma, ma senza autorità, che Crescenzio (sul principio del +secolo duodecimo) ricevesse da questa torre l’appellazione _de Turre +Romanorum_; però il documento che ei dice aver tratto dal FATTESCHI non +si ritrova presso di questo. Che Torre fosse un castello dei Crescenzî +nella Sabina lo dimostra il GALLETTI nella sua scrittura intitolata +_Gabio antica_. + +[909] Nel piano della Città medioevale (_Cod. Vat. 1960_) se ne vede +tracciata la forma, ed è chiamata _Turris Comitum_. — BONINCONTRIUS: +_Turrim mirae altitudinis — unde late prospectus ad Latium_. — +RICOBALDO: _Turris mirabilis_. — PTOL. LUC., p. 1276: _Singularis +quidem in orbe — cujus altitudo et latitudo omnem turrem trascendit_. +— Chiamavasi la «torre della Città»; e così il testamento di Giovanni +Conti dei 3 Maggio 1226 dice: _praecipio — reparari — domos Montis +Balnei Neapolis, et domos et turrim Urbis_ (nel CONTATORE, _Geneal. +Comitum_, p. 5, e nel VISCONTI, _Città e famiglie_, p. 753). — _Cecidit +edificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinorum moles. +Turris illa toto orbe unica quae Comitis dicebatur ingentibus ruinis +laxata dissiluit_: PETRARCA, _ad Socratem, Rer. Famil._, XI, ep. 7. + +[910] VASARI, IV, 186. Ei dice, ma non prova (I, 243), che l’architetto +ne fosse Marchione di Arezzo; e da lui attinse DONATO. Il VALESIO +dedicò a quella torre una dissertazione nella _Lettera al barone +Stosch_ (raccolta dal CALOGERA, T. 28). Sulle mura della torre evvi una +iscrizione del tempo di _Petrus de Comite_ (1280). Eccola: + + _Haec domus est Petri valde devota Nicholae_ + _Strenuus ille miles, fidus, fortissimus atque;_ + _Cernite, qui vultis secus hanc transire Quirites:_ + _Quam fortis intus, composita foris_ + _Est unquam nullus vobis qui dicere possit._ + +Il CORVISIERI, nel suo scritto _Sull’Aqua Tocia_, p. 71, crede che +questo Pietro Conte, senatore di Roma, fosse l’edificatore della torre: +però in tal caso egli se n’avrebbe dato il vanto nell’iscrizione, +invece di dire, come dice, che n’era il possessore. + +[911] Il VILLANI, VIII, c. 6, dice di Bonifacio VIII: «Comperò +il castello delle milizie di Roma, che fu il palazzo d’Octaviano +imperadore». In origine eravi un alto avanzo degli edifizî di Aureliano +sul Quirinale, il quale si appellava «torre di Nerone», ed aveva anche +nome di «La Mesa». + +[912] Il quartiere _Biberatice_ trovasi così chiamato fin dal più +antico medio evo: spesso è corrotto nel nome di _Libantica_, e +talvolta si scrive anche _Viperatica_. Questo forse potrebbe essere il +giusto nome, e in tal caso deriverebbe da qualche antico simulacro di +serpente. + +[913] In questa forma compaiono le «Milicie» nel piano topografico +contenuto nel _Cod. Vat. 1960_. Nella nota Bolla di Luigi il Bavaro, +che rappresenta il rilievo di Roma, le due torri non si vedono. + +[914] _Ascendens per montem circa militias Tiberianas_ (_Ordo XI_, +MABILL., p. 143); ma convien meglio leggere _Trajanas_. Il BALUZIO, +_Vita Innoc. III_, crede che la torre fosse edificata da _Petrus +Alexii_; però DONATO la attribuisce a Gregorio IX. — Nel testamento dei +3 Maggio 1226, dove Giovanni Conti comanda che si restaurino le case +poste sul _Mons balnei Neapolis_ e la _turrim urbis_, non si fa parola +della torre «delle Milizie»: eppure così non sarebbe avvenuto se essa +avesse allora appartenuto ai Conti. Forse non la era peranco edificata. +— Nel 1271 ai 30 Sett., facendo il suo testamento, _Crescentius Leonis +Johis_ vi appone per data: _in Urbe apud militiam praedicti testatoris_ +(MITTARELLI, VI, n. 127): noto ciò per mostrare come paia che allora +con nome di _militia_ si significassero le castella. + +[915] Nell’arch. Gaetani non trovai l’atto di acquisto. Pietro è +chiamato «signore delle Milizie» soltanto nel 1301. Ai 13 Aprile, +per il prezzo di mille fiorini, ei compra alcune case che avevano +appartenuto ad un certo _Friderigotius_ condannato per eresia, e che +erano poste in _Regione Biveratice in Contrada militiarum juxta domos +Militiarum praedicti D. Petri_ (arch. Gaetani, 37 n. 31). — Ai 23 Nov. +1301 Riccardo Anibaldi è denotato così: _Quondam dictus de Militia_. E +Pietro: _Dominus Casertanus, Dominus Militiarum, in Lobia juxta salam +majorem_ (THEINER, I, 560). — I Gaetani affermarono d’esser padroni +della torre anche a fronte di Enrico VII; e nel 1312 l’Imperatore +dichiarò: _Domos seu palatia militiarum, que intelleximus spectare de +jure ad D. Franciscum Gaetanum Card._ (THEINER, I, n. 628). — Ai 22 +Agosto 1322 Pietro figlio di Benedetto Gaetani, conte Palatino, dispone +nel suo testamento: _Item legamus... Bonifacio_ (suo figlio) _omnia +jura nostra comitatus Alibrandesi et milicias urbis_ (arch. Colonna, +XIII, scaff. V, n. XI). + +[916] In un docum., dato da Subiaco nel 953, Rosa figlia di Teofilatto +vende _filum saline quod ponitur in Durdunaria in pedica, quae +vocatur Capite bove_ (GALLETTI, _Del Prim._, p. 904): e qui per certo +non si può intendere il Capo di Bove lungo la via Appia. Il Nibby +erroneamente vi riferisce il nome _Ta canetricapita_ che è usato in +un Dipl. dell’anno 850 (ibid., p. 187). Può darsi, come suppone il +Marini, che quest’ultimo monumento fosse così appellato da un rilievo +rappresentante Cerbero. + +[917] FERRET. VICENT. (MUR., IV, 1107) dice: _Capitis Bovis moenia quod +oppidum Bonifacius VIII construi fecerat_. + +[918] Anche le ruine lungo la via Appia (sono appellate «Roma vecchia») +dimostrano che ivi nel medio evo si posero munimenti di fortezza; e +se ne giovarono per certo i Gaetani o i Savelli, i quali ultimi, dopo +morto Bonifacio VIII, si misero in possesso di Capo di Bove. Nell’arch. +Gaetani non mi fu dato di rinvenire alcun documento attinente +all’edificazione della fortezza. Ma poichè al tempo di Enrico VII +appartenne ai Savelli, e poco dopo capitò in mano dei Colonna, non potè +per fermo essere costruito dai Gaetani che all’epoca di Bonifacio VIII. + +[919] Torraccio, Torricola, Torricella, Tor Bella Monaca, Tor de’ +Cenci, Tor de’ Sordi, Tor del Vescovo, Torrimpietra, Tor Marancia. +Torpagnotta, Tor Pignatarra, Torre Rossa, Tor Tre Teste, Tor vergata: +NICOLAI, _Memorie sulle campagne e sull’annona di Roma_ (Roma 1803). + +[920] Fra le carte conservate nell’archiv. dell’Ospitale di Santo +Spirito trovo una sentenza pronunciata dal senatore Guidone _de Pileo_ +ai 17 Aprile 1303... _lata in palatio novo Capitolii_. + +[921] La prima menzione di edificî di questa specie se ne fa a Padova +nel 1218. _Eo tempore incoeptum fuit Palatium magnum communis Paduae_ +(MUR. _Ant._, IV, _Chron. Patavinum_). + +[922] Anche per questo Volume facciamo avvertenza che la versione fu +riveduta dall’illustre Autore, il quale in pari tempo ritoccò il suo +testo originale e vi introdusse notevoli aggiunte. (N. del T.) + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da +una barra. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 *** diff --git a/78619-h/78619-h.htm b/78619-h/78619-h.htm new file mode 100644 index 0000000..b67f196 --- /dev/null +++ b/78619-h/78619-h.htm @@ -0,0 +1,30083 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>Storia della città di Roma nel medio evo, vol. V | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 130%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2,h3,h4 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h3 {font-size: 120%;} +h4 {font-size: 110%; margin-bottom: 1em;} + +span.smaller {display: block; font-size: 85%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} +.lowercase {text-transform: lowercase;} +.over {text-decoration: overline;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 90%;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.ag {width: 90%; font-size: 85%; line-height: 1em; margin: 1em auto;} +.ag td {padding-left: 0.3em;} +.bl {border-left: thin solid black;} +.w5 {width: 5%;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i04 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 0;} +.poem p.i05 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 1em;} +.poem p.i06 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 2em;} +.poem p.i07 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 3em;} +.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} +.poem p.i09 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 5em;} +.poem p.i10 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 6em;} +.poem p.i11 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 7em;} +.dotted {letter-spacing: .2em;} +</style> +</head> + +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 ***</div> + + +<div class="booktitle"> +<h1> +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA<br> +NEL MEDIO EVO +<span class="smaller">VOLUME V.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +STORIA<br> +<span class="x-small">DELLA</span><br> +CITTÀ DI ROMA<br> +<span class="x-small">NEL MEDIO EVO</span> +</p> + +<p class="pad1 small"> +DAL SECOLO V AL XVI +</p> + +<p class="pad2 small">DI</p> + +<p class="large"> +FERDINANDO GREGOROVIUS. +</p> + +<p class="pad2 small"> +PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA</p> + +<p> +DELL’AVV. RENATO MANZATO. +</p> + +<p class="pad2"> +VOLUME V. +</p> + +<p class="pad4"> +VENEZIA,<br> +<span class="small">GIUSEPPE ANTONELLI<br> +1874.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +PROPRIETÀ LETTERARIA. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p class="title"> +STORIA<br> +DELLA CITTÀ DI ROMA<br> +NEL MEDIO EVO. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p> + +<h2 id="libro9">LIBRO NONO. +<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO, +DAL REGGIMENTO DI INNOCENZO III ALL’ANNO 1260.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> + +<h3 id="cap1-9">CAPITOLO PRIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap1-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Il secolo decimoterzo. — L’Impero, la Chiesa, la +cittadinanza, la città di Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La +famiglia dei Conti. — Largizioni di denaro che il Pontefice, +appena eletto, fa ai Romani. — È consecrato e coronato. — Si +descrive la processione solenne, quando il Papa +muove al Laterano per torne possesso.</span></h4> + +<p> +Agli entusiasmi cavallereschi e religiosi del secolo +duodecimo subentrano nel decimoterzo le fervide lotte +onde la gente umana, fatta più matura, combatte per +conquistarsi la sua costituzione civica, omai che gode +di una vita resa nobile dal lavoro, dalla scienza, dalle +arti. Il secolo decimoterzo è il culmine del medio +evo; in esso la Chiesa torreggia vittoriosa, levandosi a +splendidissima potenza mondiale; in esso l’antico Impero +germanico toglie cogli Hohenstaufen commiato +dalla storia, per lasciare sgombro il terreno a Stati nazionali +forniti di autonomia loro propria. Con un ultimo +sforzo da gigante, l’Impero sotto di Federico II +pugna ancora contro due impulsi di questa età per affermare +la sua esistenza legittima, ma alla fine soccombe +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +alla potenza di quelli, che stringono assieme alleanza. +L’Impero combatte la signoria universale del Papato; +però questo (similmente di quanto ebbe fatto nella seconda +metà del secolo duodecimo) si associa colle democrazie +italiche, le quali per via del principio di cittadinanza +latina abbattono il sistema feudale germanico, +odiato istituto straniero. Il secolo decimoterzo è periodo +di tempo in cui la libertà rompe una grande +guerra contro la legittimità che va invecchiando: è età +di rivoluzione dei cittadini contro la nobiltà feudale, +della democrazia contro la monarchia imperiale, della +Chiesa contro lo Stato, dell’eresia contro il Pontificato: +è un’epoca cui, più di qualunque altro fatto, la libertà republicana +d’Italia veste di chiarissima luce. Questa madre +della civiltà di Europa s’eleva per la prima volta (e +tuttavia imperfettamente) alla coscienza della sua propria +nazionalità; e lo fa raccogliendosi entro a città fortemente +munite e governate tutte con ordini eguali, +entro le quali si ammassa un tesoro stupendo di forza +dell’animo, di ricchezza e di fervore laborioso. È la età +medioevale delle città; parimenti che nel tempo antico, +l’uomo torna, a preferenza d’ogni altra cosa, ad essere +cittadino; la città colle sue famiglie, colle sue parentele, +colle sue ordinate maestranze, torna, per la seconda +fiata nella storia, ad essere concetto vero dello Stato. Il +ritorno che fa Italia (patria vera delle città) all’organamento +politico comunale, non sì tosto che può sguizzar +fuori dall’infranto vincolo dell’Impero, potrebbe parere +un regresso, se non si ponesse mente a ciò che +quell’idea municipale esprimeva: significava essa che +vinto era il feudalismo barbarico, che la scienza e il +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +lavoro avevano tolto possedimento dei beni della vita, +che creato s’aveva una coltura propriamente nazionale, +opera della società civica. Le forze del laicato, educatesi +con lungo e industre lavorio, abbisognavano di un albergo +proteggitore entro cui si potessero ricoverare: +e lo trovarono nella potente individualità delle città +libere, fiore bellissimo del medio evo, officina in cui con +attività indefessa si foggiò la civiltà nuova. Ancora una +volta Italia visse di vita autonoma nelle sue democrazie, +per indi, ancora una volta, ripiombare nella più profonda +miseria, non appena che il fiore di quelle magnifiche +città libere si fu avvizzito. +</p> + +<p> +Lo Stato si restringeva nella cerchia della città, la +nazione si racchiudeva nella cittadinanza comunale; e +queste erano condizioni politiche assai povere per certo, +in cui nulla può ravvisarsi, che corrisponda a’ concetti +più elevati dell’umanità. Come nel tempo antico, così +anche adesso si vennero formando leghe di città, ma +non fu mai possibile che si ampliassero in una federazione +italiana. Vi ci opposero impedimento l’Impero +ancor sempre eminente, e il Papato che possedeva uno +Stato suo: la Chiesa, la quale comprendeva non potersi +ridurre a compimento l’idea guelfa che si proponeva far +d’Italia una teocrazia pontificia, ben presto mandò a +vuoto ogni specie di unità, poichè fondò una monarchia +francese nel mezzodì. Incapaci di costituire la nazione +politica, le città caddero in condizioni d’isolamento +angustissimo. L’energico impulso di partiti, che teneva +desta la loro vita politica, e significava il bisogno che +occorreva di un simbolo dell’ordine politico universale, +assunse forma di contrasto fra la Chiesa e l’Impero, e +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +creò le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, chiare nella +storia del mondo. Le fonti della vita politica non si diffusero +come nell’Italia antica e nella Grecia in organamenti +di colonie, e l’impedita unità nazionale fe’ sì che +quelle fonti stagnassero in istretti canali: sopita la +grande guerra mondiale fra la Chiesa e l’Impero, tanto +feconda di libertà, le città ribollenti di forze combatterono +fra sè in guerre furibonde di classi e di cittadini, +laonde per necessità ne derivarono primamente dominazioni +di plebi, indi tirannidi cittadine, finalmente piccoli +principati. +</p> + +<p> +Anche nella città di Roma l’indirizzo municipale +si esplicò in guisa simigliante. Per necessaria conseguenza +pose anch’essa da banda le ultime attenenze pratiche +coll’Impero, una volta che le città alleate col +Papato (il quale s’era fatto nazionale) ebbero costretto +quell’Impero feudale a partirsene d’Italia. Furono i +Pontefici che sciolsero la Città dal vincolo delle relazioni +antiche; cancellarono il concetto della <i>Respublica Romana</i> +sorgente dell’<i>Imperium</i>, rapirono a Roma l’appoggio +dell’Impero, e la ridussero sotto la sola protezione +della Chiesa. La Città combattè incessantemente e con +maggiore veemenza contro il Papato che pretendeva +ad esercitarvi i diritti imperiali; si conquistò essa la +sua autonomia civica, e perfino in alcuni momenti splendidissimi +ottenne completa independenza di republica. +Incapace di pretendere più al valore di <i>Urbs Orbis</i>, +incapace di porsi a capo di una confederazione universale +delle città italiche, essa stette paga all’ambizione +di dominare dal Campidoglio il territorio dell’antico +Ducato romano. Nel secolo decimoterzo la si vede, +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +come Milano o come Firenze, ridotta entro angusti confini +municipali e intesa alle bisogne meramente pratiche, +donde soltanto nel secolo susseguente si risolleverà +di bel nuovo fino ad una idealità fantastica. Ella è per +verità cosa meravigliosa vedere il popolo romano occuparsi +seriamente della sua republica cittadina, senza por +bada in alcun modo ai negozî degli altri paesi. In quello +che l’Impero riducevasi a una larva, e la Chiesa giungeva +alla sua grande meta d’essere essa costituzione +del mondo, i Romani tenevano i loro sguardi fisi sul +vetusto Campidoglio, serravano le porte in faccia agli +Imperatori ed ai Papi, nè pensavano ad altro che a dare +il migliore degli ordinamenti alla loro republica. La +storia municipale di Roma nel secolo decimoterzo registra +alcune pagine gloriose che inducono a reverenza +di quel popolo romano, perocchè in mezzo a condizioni +difficili esso abbia, se non altro a periodi di tempo, affermato +la sua autonomia: e per verità, nel secolo decimoterzo, +quantunque fosse giunto all’apogeo della sua +signoria universale, il Papato a Roma era senza potenza. +</p> + +<p> +All’inizio ed alla fine di questo gran secolo (a cui +descrivere imprende il nostro quinto volume) si erigono +Innocenzo III e Bonifacio VIII, come le due colonne +che segnano il confine di un periodo, il quale è il rilevantissimo +di tutta la storia civile del medio evo: quei due +uomini difatti segnano l’uno l’altissimo culmine, l’altro +il decadimento del Papato. +</p> + +<p> +Addì 8 Gennaio dell’anno 1198, nel Septizonio sul +Palatino, Lotario cardinale diacono era eletto papa con +voto concorde, ed acclamavasi con nome di Innocenzo III. +Lotario, uno dei figliuoli del conte Trasimondo di Segni, +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +usciva di un’antica famiglia di signori del Lazio, posseditrice +di beni ad Anagni, a Segni ed a Ferentino. +Può darsi che la sua casa appartenesse ad una stirpe i cui +membri nel secolo decimo avevano sostenuto officio di +conti nella Campagna, all’istessa guisa che i Crescenzî +nella Sabina: tuttavolta fu soltanto dopo di Innocenzo +III che quel titolo di conti diventò nome durevole +della famiglia, la quale ne fu detta <i>de Comitibus</i> ossia +<i>dei Conti</i>‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Gli avi paterni di Lotario erano stati gente +tedesca immigrata nel Lazio: lo dimostrano i nomi di +Lotario, di Riccardo, di Trasimondo e di Adenolfo che +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +perdurarono nella famiglia de’ Conti. Nella storia della +Città non s’erano fatti chiari, ma Claricia, madre di +Innocenzo III, fu donna romana della casa di <i>Romanus +de Scotta</i>‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. +</p> + +<p> +Lotario, giovine e ricco uomo, era andato a studio +nelle università di Parigi e di Bologna, e vi aveva attinto +grande sapere di scolastica ed estese cognizioni di +giurisprudenza; poi, finiti gli studî, aveva in officio +di cherico servito i successori di Alessandro III, e ne +era stato tenuto in gran pregio, fino a tanto che Clemente +III lo aveva creato cardinale della Diaconia dei +santi Sergio e Bacco presso al Campidoglio. A trentasette +anni egli saliva alla santa Sede. +</p> + +<p> +Appena che Innocenzo III fu eletto, gli si accalcò intorno +il popolo romano, con alte grida chiedendo denaro. +Gli avari Romani, anzichè darne, esigevano dai loro Papi +omaggio di donativi. Del continuo il loro giuramento +di fedeltà era sempre comperato a prezzo d’oro, ed, +oltre a questo, il Comune civico di Roma pretendeva +da ogni Pontefice nuovamente eletto un tributo di cinquemila +libbre. Al trono di Innocenzo minacciava pericolo +di crollare prima ancora che egli veramente ponesse +il piede a salirlo; cedette egli perciò alle furiose esigenze +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +dei Romani, ma pensò che dall’abuso gli conveniva +trarre uno stabile profitto. Non lesinò meschinamente +come Lucio III per sua disgrazia aveva fatto; +dispensò denaro con magnificenza da gran signore e +si guadagnò così la moltitudine del popolo, ma una +largizione tanto considerevole di moneta fu gravemente +obrobriosa, e potè chiamarsi veramente prezzo d’acquisto +della signoria‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. +</p> + +<p> +Ai 22 Febbraio 1198 Lotario fu consecrato nel +san Pietro; indi fece la sua entrata solenne nel Laterano, +accompagnato dal Prefetto della Città e dal Senatore, +dalla nobiltà, dai Baroni della provincia, dai +Consoli e dai Rettori delle città, che vennero a fargli +reverenza. +</p> + +<p> +La ceremonia della sua incoronazione ci offre acconcia +opportunità di descrivere con brevi tocchi questi mirabili +spettacoli del medio evo. Non erano cotali processioni +dei Papi meno splendide di quello che fossero le cavalcate +degli Imperatori allorchè movevano a torsi la corona; e +sebbene mancassero delle pompe soldatesche straniere e +delle battaglie nella città Leonina, nondimeno spiegavano +tutte le magnificenze del Papato in un apparato nazionale +romano. Fin dal secolo undecimo i Pontefici consecrati +nel san Pietro erano stati soliti di tornarsene alla +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +loro residenza del Laterano con solenne corteo; e da Nicolò +I in poi, quelle processioni diventarono una specie di +trionfo che il Papa coronato teneva in mezzo di Roma, +cavalcando lungo un cammino che diventò tradizionale +con nome di <i>Via Sacra</i> od anche di <i>Via Papae</i>‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. Meta +di lui erano il palazzo Lateranense e la basilica di +Costantino, di cui il Pontefice toglieva possedimento +con istrane ceremonie: e mercè di esse massimamente +significavasi il suo ingresso al governo, anche quale +signore temporale di Roma e dello Stato ecclesiastico. +</p> + +<p> +Come il Papa aveva ottenuto la consecrazione per +mano dei Vescovi di Ostia, di Albano e di Porto, usciva +sulla piattaforma della scalea del san Pietro, e si +adagiava sopra un trono. L’Arcidiacono gli toglieva +di capo la mitra vescovile, e in mezzo alle acclamazioni +del popolo la copriva del <i>Regnum</i> principesco. +Era questo la <i>Tiara</i> rotonda, appuntita in cima, quella +favolosa corona che dicevasi Costantino aver donato a +Silvestro papa: in origine formata di penne bianche di +pavone e senza ornamenti, fu più tardi decorata di gemme +lucenti; dapprima cinta di un serto d’oro, più tardi +fullo financo di tre diademi, e adorna alla sommità di +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +un carbonchio‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. In quello che coronava il Papa, l’Arcidiacono +pronunciava queste superbe parole: «Ricevi +la tiara, e sappi che tu sei il padre de’ Principi e dei Re, +il reggitore del mondo, il vicario in terra del nostro +redentore Gesù Cristo, cui è onore e gloria nei secoli +eterni»‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Cristo e i suoi Apostoli, che erano stati +avvezzi a camminare con pie’ scalzi, ben avrebbero mirato +con profonda meraviglia la persona del loro successore, +il quale, avvolto in vestimenta magnifiche e scintillanti +d’oro e di pietre preziose, si levava allora dal trono +tenendo il <i>Regnum</i> in capo, e da papa-re montava sopra +un palafreno coperto di gualdrappe colore scarlatto. +Imperatori o Re, le quante volte di loro erano presenti, +gli tenevano la staffa e procedevano un tratto conducendogli +il cavallo per le briglie; se Principi non v’erano, a +quell’officio attendevano i maggiori nobiluomini e i Senatori +di Roma‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. Tutti i laici e gli ecclesiastici che +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +prendevano parte al corteo, salivano sui loro palafreni, +poichè la processione andava a cavallo. Moveva essa +in quest’ordine: precedeva a tutti un cavallo riccamente +bardato del Papa, vuoti gli arcioni; indi venivano i +crociferi a cavallo; dodici vessilliferi anch’essi a cavallo +con in mano bandiere di color rosso; due altri cavalieri +che tenevano sulle lance imagini di cherubini +scolpite in oro; i due Prefetti marittimi; gli <i>Scriniarii</i>, +gli avvocati, i giudici colle lunghe e nere vesti talari +del loro officio; la Scuola dei cantori, i Diaconi e i +Suddiaconi, gli Abati stranieri, i Vescovi, gli Arcivescovi, +gli Abati delle venti Abazie di Roma, i Patriarchi +e i Cardinali vescovi, i Cardinali preti, i Cardinali +diaconi‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, tutti a cavallo, sul quale non è difficile che +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +alcuni vecchi tremuli si tenessero aggrappati con gran +fatica. Seguiva allora il Papa sopra un bianco palafreno +cui, a destra e a manca Senatori ossiano nobili addestravano +per le redini. Tosto dopo movevano cavalcando +alcuni Suddiaconi e il Prefetto della Città accompagnato +dai collegi de’ giudici. Poi subentravano le corporazioni +cittadine, le milizie, i cavalieri e i maggiorenti di Roma +vestiti di corruscanti corazze colle divise e coi colori +delle loro famiglie. La comitiva di quei signori ecclesiastici +e laici (a passare occupava qualche ora), i canti +solenni, lo scampanio delle chiese, le acclamazioni del +popolo, quegli ordini, quelle dignità, quegli officî, la +varietà delle fogge, la mescolanza di cose di chiesa e +di cose profane, tutto produceva uno spettacolo ammirabile +che rifletteva in un sol quadro la grandezza del +Papato. Ma quella comitiva di vecchi, di preti, di monaci +salmeggianti si moveva a guisa di ombre in mezzo +a rovine, e rappresentava la caduta e la mutazione +delle sorti di Roma con imagine piuttosto mesta che +splendida. +</p> + +<p> +La città era addobbata a festa; lungo il cammino che +il Pontefice batteva erano rizzati alcuni archi di onore +che laici romani costruivano; e, giunto sotto di essi, il +Papa distribuiva denaro in compenso dell’opera‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +Passando pei vetusti archi trionfali degl’imperatori +Graziano, Teodosio e Valentiniano, la processione moveva +al quartiere Parione, dove, presso alla torre di <i>Stephanus +Petri</i>, il Papa sostava per ricevervi le acclamazioni +della <i>Schola</i> degli Ebrei‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Infatti una deputazione dei +figli d’Israello, eroici cultori di un monoteismo puro e +incorrotto, stavasi colà piena di temenza oppure di timida +speranza, con alla testa il Rabbino della sinagoga, +che recava in ispalla il rotolo del santo Pentateuco misteriosamente +velato. In ogni Papa novello gli Ebrei romani +erano costretti a salutare il loro signore territoriale +che misericordiosamente concedeva ad essi un asilo +in Roma, ed era pari agli Imperatori antichi, davanti ai +quali avevano costumato anche i loro avi presentarsi per +far omaggio al nuovo Principe che saliva al trono. In +quello che il Rabbino porgeva al Vicario di Cristo il codice +di Mosè acciocchè lo confermasse, negli sguardi +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +biechi o benevoli del novello Pontefice gli Israeliti leggevano +scritta la loro sentenza, la tolleranza ovvero +l’oppressione in cui sarebbero tenuti. Il Papa dava un +rapido sguardo al Pentateuco, restituiva al Rabbino il +rotolo della scrittura porgendoglielo dal rovescio, e con +degnevole serietà sclamava: «La legge onoriamo, ma +condanniamo la mente degli Ebrei; imperocchè alla +legge abbia dato compimento Cristo, che il cieco popolo +di Giuda attende ancora come Messia»‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. I figli +d’Israello se la svignavano fra gli improperî della plebaglia +romana; e la processione proseguiva il suo cammino +per il campo di Marte, mentre, ad ogni tratto di via, +il clero romano, abbruciando incensi e cantando inni, +stava postato a salutare il Pontefice. Frattanto il popolo, +lasciandosi andare a giovialità carnevalesche, faceva intronar +l’aria di liete canzoni‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>; e affine di diradare la +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +calca soverchia della plebaglia, forse anche a ricordanza +di antichissime tradizioni consolari, i famigli del Papa +in cinque luoghi prestabiliti gettavano manciate di monete‍<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. +</p> + +<p> +Il corteo percorreva i <i>Fora</i>, passava dagli archi +trionfali di Settimio Severo e di Tito, e, radendo il Colosseo +e il san Clemente, giungeva alla piazza del Laterano, +dove il Papa era accolto con festosi cantici dal +clero di quella basilica‍<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>: allora lo si conduceva al +<i>Porticus</i>, e là sedeva sopra un antico sedile di marmo +detto <i>Sella stercoraria</i>. Gli era pure il massimo avvilimento +cui si assoggettava il capo supremo della Cristianità +allorchè si adagiava sul seggio di quel nome; e +la simbolica ceremonia che ivi avveniva è forse il più +bizzarro costume che abbia foggiato il medio evo, nè +di essa oggi possiamo udir parlare senza esserne tratti +a riso. Però accorrevano alcuni Cardinali a rialzare il +Padre santo da quella disdicevole scranna, dicendogli le +confortevoli parole tratte dalle sacre Scritture: «Ei +suscita dalla polvere il mendico, e solleva il povero +dallo sterco»‍<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Il Papa si fermava ivi ritto, traeva +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +dal grembo di un famiglio tre manciate piene di oro, +di argento e di rame, e le gettava al popolo sclamando: +«Oro e argento non son per me; quel che +ho, a te dono»‍<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. Entrato in Laterano, vi faceva +orazione; poi, sedendo sopra un trono alzato dietro all’altare, +vi riceveva l’omaggio del Capitolo della basilica; +passava indi nel palazzo e, toltone possesso camminandovi +o sedendovi, si sdrajava in atto di uomo che +giace, sopra un antico sedile di porfido che era innanzi +alla cappella di san Silvestro, e in quella positura +riceveva dalle mani del Priore del Laterano il pastorale +e le chiavi della chiesa e del palazzo, simbolo +quello della sua autorità di governo, simboli queste +della podestà che lega e scioglie. Adagiatosi sopra un +altro sedile di porfido, il Papa restituiva al Priore quei +simboli, e veniva allacciato i fianchi con una cintura di +seta rossa donde pendeva una tasca color di porpora, +contenente muschio e dodici suggelli di pietre preziose, +imagini della podestà apostolica e delle virtù cristiane‍<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. +Allora erano ammessi al bacio del piede tutti gli +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +officiali del palazzo; ed il Pontefice a tre riprese gettava +monete di argento fra il popolo, pronunciando le parole: +«Lo sparse e lo diede ai poverelli; in eterno dura +la sua giustizia». Dopo di aver pregato innanzi alle +reliquie nella cappella palatina, detta <i>Sancta Sanctorum</i>, +nuovamente si assideva sopra un trono nella cappella +di san Silvestro; ivi gli si presentavano, secondo +l’ordine della loro dignità, i Cardinali e i Prelati, che gli +si inginocchiavano dinanzi protendendo la mitra, nella +quale egli lasciava cadere il solito donativo di denaro, +appellato <i>Presbyterium</i>‍<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. +</p> + +<p> +Susseguiva il giuramento di omaggio che il Senato +romano prestava in Laterano, e finalmente tenevasi +mensa nella sala dei banchetti. Il Papa sedeva tutto +solo ad un desco su cui erano disposti preziosissimi vasi, +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +mentre a tavole separate prendevano posto i Prelati +e i maggiorenti, i Senatori ed il Prefetto coi giudici. Il +Pontefice era servito dai più nobili signori; se alla festività +erano presenti dei Re, questi gli portavano i +primi piatti, e poi andavano umilmente a sedersi alla +mensa dei Cardinali. +</p> + +<p> +Questi non sono che i tratti maggiori delle grandi +processioni che si celebravano nelle coronazioni pontificie. +Cotali forme medioevali si conservarono fino a +Leone X: indi cessarono le antiche costumanze simboliche; +e la ceremonia, con pompa più conforme all’indole +dei tempi, si tramutò nel <i>Possessus</i> ossia nella magnifica +funzione con cui il Pontefice prende il dominio del +Laterano. +</p> + +<h4 id="cap1-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad essere un +officiale pontificio. — Condizioni della Prefettura urbana. — I +Prefetti della casa di Vico. — Condizioni del Senato. — Scotto +Paparone, senatore. — Innocenzo III consegue il diritto +di eleggere il Senato. — Formula giuratoria del Senatore. — Il +Comune di Roma conserva la sua autonomia. — Primi +Podestà romani nelle città fuor di Roma.</span></h4> + +<p> +Dall’altezza del suo trono Innocenzo III volse uno +sguardo allo Stato su cui imperava, e non vide che +ruine; guardò a ciò che dovesse intraprendere, e vide +il mondo ridotto a condizioni tali che offrivano ogni +agio di porgli briglia, all’uomo il quale volesse dominarlo +con ambizioni cesaree. Sotto al suo debole antecessore +la podestà temporale di san Pietro era andata affatto +distrutta; le più remote province dell’antico Stato +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +ecclesiastico erano possedute da Conti tedeschi, generali +di Enrico VI, cui questi le aveva date in premio +dei loro servigî; quanto alle terre situate in vicinanza +di Roma, trovavansi in balìa della nobiltà ossia del +Senato‍<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. Pertanto, primo compito di Innocenzo fu +questo, di restaurare nelle più prossime attenenze la +signoria della Chiesa. Se un tale intento potè raggiungere, +se cose eziandio maggiori gli riuscì di operare con +tanta prestezza da superare qualsiasi aspettativa, egli +ne andò debitore alla costernazione in cui cadde il +partito imperiale alla morte di Enrico VI ed alla repentina +vacanza dell’Impero. Tutt’a un tratto, presso al +feretro del suo oppressore, il Papato si sollevò dalla +sua profonda fiacchezza per diventare potenza nazionale +d’Italia. +</p> + +<p> +Poichè sul Campidoglio la Republica aveva perduto +il suo saldo sostegno, Innocenzo potè rialzare il +reggimento pontificio nella Città con un primo e audace +moto. Ivi alla signoria della santa Sede facevano +ancora intoppo due magistrati, il Prefetto che rappresentava +i diritti dell’Impero romano, e il Senatore +che rappresentava i diritti del popolo romano. Enrico +VI aveva nuovamente ridotto la Prefettura urbana +ad essere una prevostura imperiale, e di Pietro prefetto +aveva fatto un suo uomo feudale. Adesso quest’ultimo +vedevasi privo di protezione; laonde, a prezzo che lo +riconfermasse nel suo officio, ei fe’ soggezione al Papa. +Nel dì 22 Febbraio 1198, in publico Concistoro, Pietro +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +prestò giuramento di vassallaggio ad Innocenzo III, +e dalle mani del Papa ricevette il purpureo mantello +prefettizio in segno di infeudazione‍<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. La formula +giuratoria che ci fu conservata, tiene discorso indeterminato +degli officî competenti alla Prefettura. Il Prefetto +vi fa omaggio alla Chiesa, come uomo ligio ai servigî +del Papa, investito di «procura» temporanea di un +territorio; e vi giura di far rispettare i diritti della +Chiesa, di provvedere alla sicurezza delle strade, di amministrare +la giustizia, di custodire fedelmente per conto +del Pontefice le rocche forti, di non edificarne arbitrariamente +di nuove, di non rendere vassallo suo qualsiasi +vassallo che appartenga al <i>Patrimonium</i> della +Chiesa, di dimettersi dall’officio ogni qual volta il Papa +lo imponga. Ma non si denota quali terre fossero +al Prefetto soggette‍<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. In Roma antica la sua giurisdizione +s’era estesa fino alla centesima colonna +miliare; da ciò, ancora nel medio evo, i Romani avevano +fatto derivare il loro diritto di reggere tutto il +distretto cittadino col ministero de’ giudici del Comune; +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +e fin nel secolo decimoquinto un secretario +della Città consegnava a Martino V una scrittura, +in cui quegli stabiliva cotali massime: «Dacchè l’<i>Imperium</i> +fu trasmesso ad un Principe, la città di Roma +si ebbe tramutato in una Prefettura: sempre essa +tenne un’autorità prefettizia sua propria; e poichè +questa si estende fino alla centesima pietra miliare, +anche il distretto cittadino capisce altrettanto territorio: +quanto in quella periferia è compreso, tanto trovasi +soggetto alla giurisdizione di Roma; ivi la Città +possiede diritti di republica: il <i>merum</i> e il <i>mixtum +imperium</i>, le regalie, i fiumi, le vie, i porti, le dogane, +il diritto di zecca ed altrettali»‍<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Il Comune romano +pretendeva al governo di tutto il distretto urbano da +Radicofani a Ceperano, dai monti della Sabina al mare; +ma per nulla traspare che ivi il Prefetto esercitasse +la sua giurisdizione. La democrazia del Campidoglio +aveva demolito la potenza di quel giudice criminale +ch’era stato tanto formidabile un tempo; il Senatore +aveva rovesciato dalla sua altezza il Prefetto; il capo +del Comune cittadino aveva soppiantato il Prevosto imperiale‍<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. +Affatto oscuro rimane di che specie fosse +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +ancora quell’officio sull’incominciamento del secolo +decimoterzo, dopochè tutti i diritti fiscali dell’Impero +avevano cessato di esistere. Teneva sì il Prefetto un tribunale +di polizia nella Città e fuori, ma la sua influenza +non posava più nel suo officio, sibbene nella sua ricchezza +di possedimenti territoriali. Ed invero il Prefetto +era diventato signore di estesi beni nella Tuscia, dove +s’era impossessato di parecchi Capitanati che avevano +fatto parte del patrimonio di Matilde. Omai dalla fine +del secolo duodecimo in poi il teatro dei suoi ambiziosi +maneggi appare essere stato un tratto di territorio prossimo +a Viterbo; e nel secolo decimoterzo la Prefettura +si mostra divenuta di ragione ereditaria della famiglia +baronale di Vico, città, ora decaduta, di quella provincia. +Convien dire che da lungo tempo la Prefettura avesse +avuto per appannaggio le entrate di alcuni beni di +Tuscia, che erano tenuti in conto di veri e proprî feudi +prefettizî: e presto venne che la casa signorile di Vico +tramutò il feudo officiale (congiuntamente alla Prefettura) +in un patrimonio ereditario, accresciuto a dismisura +per via di compre e di ruberie; nè Innocenzo III +giunse a impedirne la trasmissione ereditaria, sebbene +solamente a tempo accordasse la «procura» a Pietro +prefetto che era di quella famiglia‍<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +</p> + +<p> +Nell’anno 1198 si spense in Roma l’ultimo avanzo +(e non era che una larva) della podestà degli Imperatori, +onde avevano tenuto le veci sotto ai Carolingi il <i>Missus</i>, +più tardi il Prefetto. Massime quest’officio era così +intieramente decaduto, che in verità nemmeno il Papa +sapeva che cosa dovesse farne della vecchia e tarlata +figura del Prefetto‍<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. Innocenzo III nell’anno 1199 +lo tenne da <i>Missus</i> pontificio, e gli concesse autorità di +giudice di pace nelle città di Tuscia e di Umbria ed a +Spoleto‍<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, le quali terre continuarono ad essere stanza +dove più tardi i Prefetti di Vico tennero ragguardevole +luogo. Infatti la cosa di maggior rilievo si fu che quindi +innanzi il Prefetto di Roma conseguì una spiccatissima +posizione dinastica come <i>Capitaneus</i> in Tuscia. Del +resto in Roma e nel distretto della Città egli durò +nelle sue funzioni di giudice, laonde in lui si può +ravvisare il governatore della Città. Del continuo era egli +che eleggeva giudici e notai‍<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>, che esercitava un’autorità +di polizia, che curava la sicurezza delle strade e sopravvegliava +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +ai prezzi dei grani ed al mercato. Il Papa, +che onorava in lui il più antico magistrato di Roma, +cercò per mezzo suo di metter nell’ombra il Senatore. +Gli concesse perciò una dignità rappresentativa fornita +di grande pompa e di splendore; avvegnaddio in tutte le +processioni che si tenevano per le coronazioni il <i>Praefectus +Urbis</i> si stesse in vicinanza immediata del Pontefice: +e, alla quarta domenica di quaresima, regolarmente +riceveva in dono la rosa d’oro che egli poi con +festosa solennità, montato a cavallo, soleva portare in +giro per la Città‍<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. +</p> + +<p> +Con fortuna parimenti propizia Innocenzo III, in +quegli stessi giorni conseguì eziandio la signoria suprema +sul Comune civico di Roma. Alla Republica del Campidoglio, +ridivenuta aristocratica, difettavano pur sempre +le basi di un ordinamento che riposasse sulle forze del +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +popolo. La sua autorità esecutiva fluttuava fra l’oligarchia +e la monarchia; ora era in potere di un numero soverchio +di governanti ed ora di un solo «Podestà». Così +avveniva che, mentre nell’anno 1197 si erano eletti cinquantasei +Senatori, allorchè fu consecrato Innocenzo III +non v’aveva invece che un Senatore unico‍<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. Il capo +municipale di Roma combatteva incessantemente le pretensioni +di san Pietro; Benedetto <i>Carushomo</i> e i suoi +succeditori s’erano fatti independenti dalla santa Sede; +nelle città della provincia romana avevano posto dei loro +<i>Rectores</i> e mandato dei giudici del Comune financo +nella Sabina e nella Maritima, imperocchè i Romani +affermassero che queste province erano, per ragione di +diritto, veri beni demaniali della loro Città‍<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. Il Comune +capitolino reclamava la giurisdizione del distretto, +e intendeva che tal fosse il territorio dell’antico Ducato +romano. Similmente come altre città italiche s’erano +impadronite degli antichi Comitati (contado), così +anche Roma voleva essere la padrona del suo Ducato. +Al momento in cui Innocenzo III salì al trono senatore +era Scotto Paparone, nobile romano di un’antica +famiglia, la quale era forse imparentata col Papa per +parte della madre di lui‍<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Innocenzo seppe indurre +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +quell’uomo a dimettersi dell’officio; ed il popolo, guadagnato +con donativi di denaro, rinunciò perfino all’importante +diritto della libera elezione del suo Senato, +la quale Innocenzo protestava spettare per privilegio +al Pontefice. Egli nominò allora uno che fosse arbitro +dell’elezione (<i>Medianus</i>), e questi a sua volta elesse il +nuovo Senatore: indi avvenne che agli <i>Justitiarii</i> (fino a +quel momento messi in carica dal Campidoglio) furono, +dappertutto nel territorio cittadino, sostituiti dei giudici +papali‍<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Per tal guisa nell’anno 1198 il Senato cadde +sotto l’autorità del Pontefice. +</p> + +<p> +Conserviamo ancora la formula del giuramento che +allora prestò il Senatore: «Io», diceva, «senatore della +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +Città, sarò d’ora in poi fedele a te, signor mio, papa +Innocenzo. Nè coll’opera, nè col consiglio contribuirò a +che tu perda la vita o il corpo, o che ti sia tolta con frode +la libertà. Quello che di bocca tua, o con lettere, o con +messaggi mi confiderai, non isvelerò a chicchessia in +danno tuo. Le quante volte io ne abbia contezza, impedirò +che a te si nuoca; se non potrò farlo, te ne avviserò +di bocca mia, o con lettere, o con sicuri messaggi. +Con ogni mia possa e con tutta la mia scienza ti ajuterò +a conservare il Pontificato romano e le regalie del +san Pietro che tu possiedi, a rivendicare quelle che +non possiedi; le cose recuperate contro tutto il mondo +a tuo pro difenderò: il san Pietro, la città di Roma, la +Leonina, il Transtevere, l’isola, il castello di Crescenzio, +santa Maria Rotonda, il Senato, la zecca, gli onori +e gli officî della Città, il porto di Ostia, i dominî di +Tusculo, e, sopra ogni altra cosa, tutte le giurisdizioni +che ti competono dentro della Città e fuori. Ai Cardinali, +alla loro corte ed alla tua, guarentirò completa +sicurtà ogni qual volta vadano alla chiesa, e vi dimorino +e ne tornino. Giuro che quanto ho detto manterrò +in buona fede: così mi ajutino Dio e questi santi +Evangelî»‍<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. +</p> + +<p> +Sarebbe errore se si credesse che il Papa d’allora in +poi esercitasse su Roma un’autorità diretta e regia. Il +reggimento monarchico, secondo l’indole dei tempi nostri, +era così ignoto al medio evo, che neppure una sol +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +volta venne in mente a Innocenzo III di porre in dubbio +l’autonomia del Comune romano. Tutti i Pontefici +di quell’età tennero la città di Roma non soltanto +in conto di potenza civica, ma eziandio di potenza +politica e sovrana. Cercarono di usare sopra di essa il +loro ascendente, se ne assicurarono la signoria in via +di principio fondamentale, nominarono o per lo meno +confermarono i Senatori, ma non decretarono mai cosa +alcuna che fosse contro il volere e la podestà del popolo. +La loro signoria era semplicemente un titolo di +autorità; niente di più. Infatti i Romani continuavano +a congregare le loro assemblee sul Campidoglio in libero +parlamento, ad avere finanze loro proprie, lor proprio +esercito, a decidere della guerra e della pace senza +pur interpellarne il Papa; financo movevano guerra +a città dello Stato ecclesiastico, o con quelle conchiudevano +trattati di diritto publico. Ed invero anche queste +città erano per la più parte Comuni liberi, laddove +altre terre nel distretto romano pagavano, per +patti convenuti, dei canoni feudali alla Camera del Campidoglio, +e ricevevano dal Senatore i loro Podestà‍<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. A +dimostrare l’indole energica della nobiltà romana di +quel tempo e l’onorevole pregio in che era tenuto il +Comune civico basta il fatto che in sulla prima metà del +secolo decimoterzo trovansi molti Romani da podestà in +città forestiere. Queste (la più parte avevano stretto alleanza +difensiva con Roma) chiedevano spesso con solenni +ambascerie al popolo romano che loro desse per +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +reggitore un nobile romano. Alla serie di cotai Podestà +romani (che in tutti i documenti si denotano superbamente +col nome di <i>Consules Romanorum</i>) danno ormai +inizio Stefano Carzullo nell’anno 1191 e Giovanni +Capocci nel 1199, entrambi a Perugia: Pietro Parenzo +nell’anno 1199 andava da podestà in Orvieto, dove +era ucciso dagli eretici di parte ghibellina; e nel bel +duomo di colà esiste oggidì ancora un altare eretto a +onor suo‍<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. +</p> + +<h4 id="cap1-9-3">§ 3. +<span class="smaller">Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — Rinnovazione +della feudalità germanica in Italia per opera di Enrico +VI, e decadimento dei suoi principati feudali dopo la +morte di lui. — Filippo di Svevia, duca di Toscana. — Markwaldo, +duca di Ravenna. — Corrado, duca di Spoleto. — Lega +di città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della Chiesa. — La +parte popolare si solleva in Roma. — Giovanni Capocci +e Giovanni Pierleone <i>Rainerii</i>. — Roma combatte contro +Viterbo a cagione di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, +senatore. — Viterbo fa soggezione al Campidoglio.</span></h4> + +<p> +Roma e i feudatarî della Campagna, della Maritima e +della Tuscia avevano (nel mese di Febbraio) riconosciuto +Innocenzo III come loro signore territoriale. Per conseguenza +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +il Papa era ridiventato principe dentro delle frontiere +del Ducato romano; ma or trattavasi di conquistare +eziandio tutte quelle altre province italiche che in antico, +sotto a’ Carolingi, avevano composto lo Stato della +Chiesa. Causa la eredità di Sicilia, che Enrico VI aveva +raccolta, Italia era retrocessa nel suo cammino. I trattati +di Venezia e di Costanza continuavano ad essere +una spina confitta nel cuore dei Principi della casa +di Hohenstaufen, i quali nè volevano prestar omaggio +alla libertà conseguita dalle città, nè riverire il <i>Dominium +Temporale</i> lasciato ai Pontefici. Enrico VI aveva +rialzato a vessillo suo l’antica idea dell’Impero, e fatto +di Sicilia il fondamento dei suoi conati monarchici. +Aveva egli aperto una breccia nella nazione italica, che +era cresciuta in fiore nei Comuni cittadini sotto la protezione +del papato di Alessandro III; ed invero aveva +ripristinato in Italia gli ordini feudali germanici, e +fondato dall’uno all’altro mare dei principati feudali +tedeschi, componendoli in parte di beni della contessa +Matilde ed in parte di patrimonî di quello Stato ecclesiastico, +che egli avrebbe voluto distruggere come +ostinatissimo impedimento della signoria imperiale. +Aveva creato il suo giovine fratello Filippo a duca di +Toscana, e infeudato dell’Esarcato il suo generale +Markwaldo: frattanto, ancor da tempo più antico, +Corrado di Uerslingen sedeva da duca di Spoleto. In +tal guisa Italia, frastagliata di feudi imperiali svevi, +era tenuta a freno e minacciata di esizio delle sue democrazie +cittadine. Però l’edificio architettato da Enrico +VI con disegni laboriosi dell’avvenire, crollò alla +morte di lui; e a dimostrare la insolidità delle dominazioni +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +straniere d’ogni specie, appena v’ha un altro +esempio che sia più spiccato della rapida caduta di quelle +fondazioni imperiali. Non tanto ruinarono esse per urto +d’armi, quanto più assai per la forza dell’impulso nazionale +che la prima guerra dell’independenza lombarda era +venuta educando. L’interregno e le lotte per la successione +al trono tedesco abbatterono il partito che gli +Hohenstaufen avevano in Italia, e resero agevol cosa +alle città di conseguire la loro independenza dall’Impero. +Innocenzo, da quell’accorto che era, s’eresse tosto +come uomo che voleva liberare Italia dal reggimento +tedesco: e allorquando, nell’anno 1198, pronunciò che +questo paese, sede delle due podestà, era per volontà +divina capo del mondo, la sua parola trovò un eco anche +là dove non la si poteva interpretare nel significato di +una signoria universale pontificia, di cui Italia fosse il +fondamento‍<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. +</p> + +<p> +La tomba di Enrico VI fu la breccia traverso cui Innocenzo, +più avventurato di Gregorio VII, irruppe dentro +dell’Impero: e se ne creò arbitro e giudice, in quello +che conduceva una parte del popolo italiano a dare l’assalto +alle castella di despotismo erette da Enrico. La +signoria feudale degli stranieri s’era fondata colla violenza; +conseguenze n’erano di qua oppressione ferrea, di +là odio ardentissimo. E sel provò, come un ammonimento +dell’avvenire, Filippo di Svevia allorchè venne in Italia +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +per pigliar seco Federico, figliuolo di Enrico, erede di +Sicilia e già eletto re dei Romani, e per condurlo a incoronarsi +in Germania. A Monte Fiascone ricevè Filippo +l’annunzio che morto era l’Imperatore; costernato rifece +la via, e a grande stento sguizzò di mano agli Italiani +sollevatisi con gran furore. In Tuscia, nella Romagna, +nelle Marche Innocenzo III inalberava la bandiera +dell’independenza: e chi altri se non era il Papa poteva +a quel tempo rappresentare la nazione italiana? Per +sottrarsi agli odiati stranieri molte città si gettarono +nelle braccia della Chiesa; altre, loro malgrado, vennero +trascinate dalla grande corrente, perocchè dappertutto +si volesse discacciare i feudatarî tedeschi divenuti oggetto +di odio. Fra quei generali di Enrico il più potente +era Markwaldo, siniscalco dell’Impero e duca di +Ravenna, spada valorosa, guerriero rozzo, pien di coraggio, +astuto. Appena eletto papa, Innocenzo chiesegli +che facesse soggezione alla Chiesa: dapprima il Siniscalco +negoziò con furberia, poi si difese virilmente +contro le città ribellatesi e contro le soldatesche del +Papa; alla fine dovette cedere il suo bel feudo di Ravenna. +</p> + +<p> +Per verità Innocenzo III non potè far suoi Ravenna +ed altri territorî dell’Esarcato appartenenti all’Impero, +avvegnaddio l’Arcivescovo di quella città opponesse resistenza +alle sue pretese. Per lo contrario egli conquistò +senza fatica la marca di Spoleto. Corrado, che n’era +duca e conte di Assisi, gli offerse per fermo di pagar +tributo, di servirlo nell’esercito, di consegnargli tutte +le fortezze; ma indarno, chè il Papa volle farsi vedere +buon cittadino d’Italia, nè si acconciò a quelle proposte‍<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +Il Duca fu costretto a sottomettersi senza patteggiare, +a Narni; dovette sciogliere i suoi vassalli +dal giuramento di fedeltà; financo partire d’Italia: e +per tal guisa Corrado, ridottosi in Isvevia, diè colà fine +alla lunga serie dei Duchi germanici di Spoleto, cui +aveva posto incominciamento nell’anno 569 il longobardo +Faroaldo‍<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. Nell’estate dell’anno 1198 Innocenzo +potè con orgoglioso diletto percorrere quelle bellissime +terre liberate dalla signoria straniera, e in nome +della Chiesa ricevette l’omaggio di Spoleto, di Assisi, +di Rieti, di Foligno, di Norcia, di Gubbio, di Todi, di +Città di Castello e di altri luoghi, dov’ei pose da rettore +il Cardinale di santa Maria in Aquiro. Fino Perugia, che +era ormai la potente città capitale dell’Umbria, prestò +reverenza per la prima volta al Papa; e questi per patto +stipulato concesse al Comune la giurisdizione cittadina +e la libera elezione dei suoi Consoli‍<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>: infatti Innocenzo +cercava massimamente di guadagnarsi le città +colle attraenti promesse delle franchigie comunali, e +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +accortamente le accordava, senza però allargarle di +troppo‍<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. +</p> + +<p> +Per tal modo Innocenzo III, senza lotte, prosperato +dalla fortuna oltre ogni esempio, parve capo e condottiero +della independenza d’Italia. Se l’idea guelfa di +una confederazione italica sotto la suprema capitananza +del Papa avesse potuto mai condursi a compimento +nessun altro Pontefice più di lui giunse così presso a +recarla in essere. Gli splendidissimi trionfi de’ suoi anni +primi dimostrano quale irresistibile forza ricavò la +Chiesa, le quante volte essa volle per intenti politici +allearsi colle tendenze del popolo‍<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. +</p> + +<p> +Anche Toscana, feudo di Filippo di Svevia, tentò +sciorsi dall’Impero, laonde il Papa ne attinse speranza +di assoggettare alla Chiesa quella nobile contrada. Firenze, +Siena, Lucca, Volterra, Arezzo, Prato ed alcune +altre città avevano fino dall’11 Novembre 1197 conchiuso +una federazione tusca, sull’esemplare della lega +lombarda e colla cooperazione dei legati di papa Celestino +III. Nei loro patti quelle città avevano assunto +obligo di difendere la Chiesa romana ed i suoi possedimenti, +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +e di non accogliere nei loro territorî Imperatore, +Duca o Vicario alcuno, senza il beneplacito del Papa. +Innocenzo III cercò di esercitare il suo dominio sulla +confederazione, cui Pisa, per la gratitudine ond’era +legata agli Hohenstaufen, aveva rifiutato di accedere. +Dopo negoziati lunghi, il Pontefice rinnovò nell’Ottobre +del 1198 il trattato tusco sulle basi che aveva avuto nell’anno +1197; ma non gli venne fatto in alcun modo di +mettersi in possesso di quei beni della contessa Matilde, +onde le città s’erano impadronite. I Comuni non accordarono +alla Chiesa diritti politici sull’antico Ducato di +Toscana, e la loro resistenza alle voglie d’Innocenzo III +salvò le Republiche di Firenze, di Lucca e di Siena +dalla perdita della loro autonomia‍<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. Invece fecero +omaggio alla Chiesa tutte quelle terre «matildine» +che ad essa avevano appartenuto nel patrimonio di Tuscia, +ma le erano state rapite da Enrico VI o da Filippo: +e Innocenzo provvide alla riforma di quel patrimonio +e delle altre province ecclesiastiche; vi pose suoi +legati ossiano rettori, nominò nuovi prevosti di castella e +rese ben munite le fortezze. Una catena di rocche minacciose, +che dovevano tenersi in conto di beni patrimoniali +della Chiesa, fu costruita a nuovo o restaurata +dalle Marche fino al Lazio, per tenerne in freno tutto +il paese‍<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +</p> + +<p> +Così fino dal suo primo esordire, Innocenzo si rivelò +uomo di potenza straordinaria, che pareva nato ad esser +monarca. Ed invero erano trascorsi appena due anni +dacchè sedeva sulla cattedra santa, ed egli aveva di già +restaurato lo Stato ecclesiastico secondo l’ampiezza della +donazione di Pipino: in pari tempo era divenuto arbitro +dell’Impero per il cui trono vacante combattevano fra +loro lo svevo Filippo e il guelfo Ottone; era riverito come +signore feudale delle Puglie e di Sicilia, e insieme era +patrono di potenti confederazioni di città, protettor vero +d’Italia. Tuttavia neppur questo Papa giunse a goder +in pace della sua podestà temporale. Per lo contrario il +suo splendido reggimento mostra una lotta laboriosa, +grave di sforzi e vittoriosa soltanto nell’apparenza; +una lotta che con forza potente di volontà egli combattè +contro l’indole del tempo di cui non giunse a dominare +la vastità, e contro gli impulsi fra sè ostili del mondo +medio-evale che non riuscì a conciliare: fu anzi l’opera +sua che gli aguzzò ad acerbi contrasti, i quali breve +tempo dopo scoppiarono in guerre tremende. +</p> + +<p> +Bentosto la città di Roma mostrava che nel suo popolo +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +tumultuoso si accoglieva una forza di cui i Papi +non potevano rendersi padroni, sebbene talfiata giungessero +ad essere signori della Città: essa era che perfino +costringeva il grande Innocenzo ad andarsene fuggitivo +in esilio. I democratici, gli uomini della costituzione +del 1188, i compagni di Benedetto <i>Carushomo</i>, non sapevano +mettere il cuore in pace che il Papa si fosse impadronito +del Senato e che avesse sottratto il distretto urbano +alla giurisdizione del Campidoglio. Due demagoghi +usciti delle prime famiglie di Roma stavano a capo di +questo partito degli uomini amatori dell’independenza: +si chiamavano Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone +<i>Rainerii</i>, i quali, poco tempo prima dell’elezione di Innocenzo, +erano succeduti al valoroso Benedetto nell’officio +di Senatore. Il Capocci, abitatore della Suburra, +dove sorgeva il suo turrito palazzo, era uomo ardito e di +parola faconda, che a quel tempo esercitava in Roma +grandissimo ascendente. Se fosse vissuto nell’età antica, +avrebbe conseguito splendore come tribuno e capitano +di fazioni; Perugia gli aveva fatto l’onore di eleggerlo +due volte a suo podestà, ed egli era imparentato +colle più illustri case della Città, e capo di una famiglia +che durante il secolo decimoterzo godette di gran +credito nella Chiesa del paro che nella Republica‍<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. +I due ex-Senatori aizzarono le ire del Comune, facendogli +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +comprendere che il Papa aveva rapito alla Città +tutta la sua signoria, ed aveva fatto di essa «come +l’astore che spiuma delle sue penne la gallina»‍<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Il +malcontento dei Romani non ricercava che un’opportunità +di scoppiare, e Viterbo (come tempo innanzi Tivoli +o Tusculo) gliela offerse: però il Papa colla sua +prudenza seppe scansare il pericolo, poichè legò la causa +dei Romani alla sua. +</p> + +<p> +Viterbo, agiata città commerciale e Comune libero +sotto la signoria suprema del Pontefice, trovavasi da +lungo tempo in lotta con Roma, alla cui giurisdizione +non aveva voluto assoggettarsi‍<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. Nell’anno 1199 +essa moveva assalimento a <i>Vitorclanum</i>; questo piccolo +castello si ricoverava sotto il patrocinio romano, +ma Viterbo, ammonita di ritirarsi, ricusava farlo, perlochè +il parlamento romano la sfidava a guerra‍<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. +I Viterbesi da previdenti avevano tanto fatto finchè +erano stati accolti nella lega tusca; ed or dai Rettori +di questa chiedevano ajuto contro Roma, e lo ottenevano. +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +Perciò, intanto che due città pontificie si dichiaravano +l’una contro all’altra la guerra, la federazione +tusca, senza riguardo al patto giurato colla +Chiesa, vi prendeva parte, e financo minacciava Roma, +residenza del Papa: condizioni di cose le quali mettono +in rilievo di che fatta fosse l’indole della dominazione +pontificia nel medio evo, e provano che il Papa e la +città di Roma erano due podestà, l’una dall’altra compiutamente +separate. Poichè se ne immischiava la lega +delle città, i capi del popolo romano erano costretti +ad andar cercando l’ajuto di quel Papa stesso, cui +avevano sperato di inviluppare in difficili contrasti; +ed egli tosto il suo ajuto accordava. Dopo di avere invano +ammonito Viterbo acciocchè si sottomettesse al suo +arbitrato, egli le scagliò l’anatema, tanto più che +quella città aveva poc’anzi prestato soccorso a Narni +ribellatasi: ma frattanto le sue esortazioni indussero la +confederazione tusca a richiamare le sue soldatesche, +ed allora i Romani liberarono Vitorchiano. +</p> + +<p> +La guerra divampò nuovamente sulla fine dello +stesso anno 1199, quando era senatore un uomo di +vigoroso animo, Pandolfo della Suburra‍<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Se Innocenzo +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +avesse rifiutato di continuar più oltre a soccorrere +il Comune civico, ne sarebbe avvenuta una sollevazione +di popolo, e questa doveva egli cercar di +impedire. A denari si andava scarsi; debole era l’esercito, +e il Senatore titubante stava aspettando, chiuso +nelle tende che eransi alzate nei prati di Nerone. Allora +Riccardo fratello del Papa venne prestando la moneta +occorrente a levare milizie; i Romani uscirono in +moltitudine, e intanto che erano al campo, l’accorto +Innocenzo faceva publiche orazioni in san Pietro per +il trionfo dei suoi fratelli romani: tanto s’era lontani +dal credere che fosse guerra civile la lotta che si combatteva +fra due vicine città pontificie! tanto erano lontani +i Comuni di una stessa provincia dall’idea che +un vincolo politico gli unisse! I Viterbesi, abbandonati +dalla federazione tusca, avevano conchiuso un trattato +col conte Ildebrandino di Santa Fiora, lo avevano +eletto a loro podestà e capitano, e s’erano composte +altre alleanze. Però, ai 6 di Gennajo del 1200, eglino +soccombettero in una battaglia che ne franse le forze‍<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>. +L’esercito romano trasse trionfalmente alle sue case +un ricco bottino di guerra e prigionieri, e il parlamento +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +riconoscente confidò al Papa la mediazione della pace. +Innocenzo tolse alcuni nobili prigionieri dalle dure +carceri della Canaparia e li custodì come ostaggi in +Vaticano; e più tardi, allorchè Viterbo minacciò di +rompere i negoziati, salvò dal furor popolare il più ragguardevole +di quegli uomini, Napoleone viceconte di +Campilia, ricoverandolo nella rocca di <i>Larianum</i>: però +l’ingrato fuggì, ed i Romani ne fecero grande schiamazzo, +dicendo che il Papa gli aveva venduti ai Viterbesi‍<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. +</p> + +<p> +Coll’interposizione del Pontefice, la pace fu conchiusa +sulla fine del 1200, ovvero nel corso dell’anno +successivo‍<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. Conformemente agli articoli che egli +fece leggere in Laterano ai Romani e da loro confermare, +Viterbo si sottomise al Senato ed al popolo romano, +promise obligo di vassallaggio, pagò tributo, +rinunciò a <i>Vitorclanum</i>, atterrò una parte di mura +della sua città, e senza dubbio ricevette da Roma la +confermazione del suo podestà‍<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. La vinta città dovette +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +allora restituire le porte di bronzo del san Pietro +ed altri ornamenti che essa, nell’anno 1167, aveva +portato via da Roma come spoglie di guerra: e nel +tempo medesimo i Romani appesero in Campidoglio la +campana del Comune di Viterbo, e come trofei attaccarono +all’arco di Gallieno, in vicinanza di san Vito, una +catena e le chiavi di una porta‍<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Fu il Papa che dettò +questa pace per la quale una città ragguardevole dello +Stato ecclesiastico faceva soggezione non a lui, ma al +Comune di Roma; ed anche un tale avvenimento serve +a provare che egli riveriva nel popolo romano una +podestà sovrana da lui distinta: perciò massimamente +la guerra fra Roma e Viterbo fu meritevole della nostra +attenzione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<h4 id="cap1-9-4">§ 4. +<span class="smaller">Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — Loro +litigi per causa di eredità coi parenti di Innocenzo III. — Riccardo +Conti e la casa di Poli. — Il patrimonio di Poli +viene in mano di Riccardo. — Guerra nella Città. — Innocenzo +III fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle fazioni per +ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — Gregorio +Pierleone <i>Rainerii</i>, senatore. — Dispute acerbe per la costituzione. — Indole +di cotai guerre civili. — Innocenzo giunge +ancora una volta a ottenere che l’elezione del Senato sia +tenuta per cosa di diritto pontificio (1205).</span></h4> + +<p> +Sperava adesso Innocenzo di aver composto Roma +a pace‍<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>, ed invece repugnanza della signoria pontificia, +lotte di costituzione, litigî di nobili tennero +in commovimento continuo la Città. Col secolo decimoterzo, +dalle famiglie del patriziato sorsero a potenza +nuova alcune case, in quello che scesero in basso le famiglie +dei Pierleoni e dei Frangipani, un tempo dominatrici. +Anche i Papi diventarono fondatori di case nepotesche +che intendevano ad acquistarsi la tirannide cittadina; +ma a quelle non appartenne la stirpe omai antica +dei Colonna, e neppur quella degli Anibaldi, laddove +i Conti, i Savelli, gli Orsini andarono debitori ai +Papi delle loro dovizie e della loro grandezza. +</p> + +<p> +Celestino III aveva dotato di beni ecclesiastici i suoi +nipoti del casato di Bobone, e fondato così veramente +la splendida fortuna di quella famiglia, congiunta di +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +parentela agli Orsini‍<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. La casa di Orso, fatta a questo +tempo già celebre, splende nel medio evo romano per +Pontefici parecchi, per una serie lunga di Cardinali, di +uomini di Stato e di capitani di guerra. Fra tutte le famiglie +di Roma soltanto gli Orsini poterono tener testa +ai Colonna ghibellini, di origine contemporanea. Oscura +ne è la provenienza. Le storie famigliari che trovansi conservate +negli archivî di Roma (e sono compilazioni prive +di critica) fanno che gli Orsini derivino da Spoleto, +e soltanto raccontano ciance e favole. Alcune notizie ne +vanno cercando la culla sul Reno, ma il nome <i>Ursus</i> e +quello <i>Ursinus</i> sono romani antichi; per lo meno, non +può dimostrarsi che Sassoni immigrati sotto agli Ottoni +abbiano fondato quella potente famiglia romana‍<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Un +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +uomo avventurato, guerriero certamente famoso, per +costumi rozzi e per muscoli gagliardi appellato l’orso +(<i>Ursus</i>), fu lo stipite di una famiglia che, per numero di +discendenti e per durata di tempo, sovrasta a più d’una +stirpe di re. L’età e la persona di quell’antico signore +sono avvolte nel buio: questo solo è sicuro che del nome +<i>Ursus</i> si trova indicazione nell’epoca degli Ottoni‍<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>. +</p> + +<p> +Sull’incominciamento del secolo decimoterzo «i figli +di <i>Ursus</i>» erano omai numerosi e potenti, ed abitavano +nella regione Parione, in loro turriti palagi di foggia +romana, edificati sopra monumenti antichi. Per ragione +di eredità erano venuti a litigio colla famiglia di +<i>Romanus de Scotta</i> e di <i>Johannes Ocdolinae</i>, parenti dei +Conti‍<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>; e, intanto che Innocenzo nell’anno 1202 erane +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +andato a Velletri, gli Orsini avevano cacciato i loro avversarî +dalle loro case‍<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. Tornato il Pontefice, comandò +che facessero la pace, e Pandolfo senatore bandì i partiti +ostili, confinando l’uno a san Pietro, l’altro a san Paolo. +Però l’ira sitiva sangue, e un assassinio destava tosto +la Città a furibonda sollevazione. Teobaldo, un di casa +Orsini, era stilettato lungo la via che mena al san +Paolo; allora tutta la famiglia di Orso irrompeva nella +Città traendo per le strade il cadavere dell’ucciso, e, +levando strida di vendetta, metteva a distruzione le +case de’ nemici, e gettava lo spavento per tutta Roma. +Il fiero odio contro i congiunti del Papa si ritorse contro +di questo, cui si dava taccia di nepotismo; nè l’accusa +era ingiusta avvegnaddio Innocenzo III si maneggiasse +a creare nel Lazio un retaggio principesco all’ambizioso +fratel suo Riccardo: e la cosa infatti gli riusciva mirabilmente. +</p> + +<p> +Riccardo dimorava in Roma, dove con denari del +Papa edificava la gigantesca torre dei Conti. Egli aveva +tratto il conte Odone di casa Poli dalle angustie dei +debiti ond’era crivellato, ma per contratto se n’era fatto +cedere i beni, antichi feudi ecclesiastici. Il conte Odone +aveva acconsentito di sposare il figliuol suo con una +figlia di Riccardo; però tutt’ad un tratto ei ritirava la +data parola, per cupidigia di poter ricuperare i suoi +possedimenti, e, siccome non ne aveva alcun valido +titolo giuridico, egli aizzava il popolo contra ai Conti. +Più d’una volta i parenti dei Poli, nobiluomini decaduti +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +per mal governo del loro patrimonio e per lunghi litigî, +mossero in aspetto di supplicanti attraverso la Città, +mezzo nudi e in man recando croci: nel giorno di Pasqua +si ficcarono con ischiamazzi fin dentro del san Pietro, +turbarono con tumulti la processione pontificia, e da +ultimo offersero sul Campidoglio al popolo romano i +beni che avevano dato in ipoteca a Riccardo. I bei possedimenti +di casa Poli comprendevano nove castella +poste lungo la frontiera della Sabina e del Lazio; perciò +i Romani, senza metter tempo in mezzo, vi stesero sopra +le mani, ma il Papa fu presto a far valere innanzi al +Senato i diritti che gli spettavano su quei feudi della +Chiesa, e in nome di questa li concesse al fratel suo in +pegno, di guisa che poco dopo il feudo dei Poli si trasfuse +per sempre nei Conti‍<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. +</p> + +<p> +Pandolfo senatore era uomo ligio al Pontefice, e, +come voleva ragion di diritto, aveva avversato la proposta +dei Poli; bastò questo perchè l’odio del popolo +si rovesciasse anche sopra di lui. Il Campidoglio fu +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +preso d’assalto, si appiccò il fuoco alla torre di Pandolfo +posta sul Quirinale, e, se l’assediatovi Senatore +potè scamparne, fecelo a gran fatica, mercè l’aiuto di +Riccardo fratello del Papa. Anche alla torre del Conte il +popolo infierito die’ la scalata, proclamandola proprietà +cittadina‍<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e Innocenzo stesso, sul finire dell’Aprile +1203, fuggì nella Campagna. In quei dì medesimi nei +quali i Crociati latini conquistavano Bisanzio, il grande +Pontefice era messo alle strette dalle meschine contese +di baroni romani, esposto alle furie del popolo, +costretto a fuggire. Profondamente lo addolorò il contrasto +in cui trovavasi avvolto, fra la coscienza ch’egli +aveva dell’autorità pontificia e le angustie pratiche onde +la sua vita era travagliata: ad autunno, quando aveva +anche ricevuto la lieta novella della caduta di Costantinopoli, +infermò in Anagni, e tanto gravemente, che si +die’ per certa la sua morte‍<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. +</p> + +<p> +In quella s’appressava il Novembre, e dovevasi eleggere +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +il nuovo Senato. Il popolo malcontento chiese i +cinquantasei Senatori, ed il Papa (col quale si negoziò +per via di messaggieri) ordinò ai Cardinali che tenevano +le sue veci di nominare dodici <i>Mediani</i>, secondo il diritto +che a lui ne spettava. Il popolo serrò quegli elettori, +come in un conclave, nella torre di uno de’ suoi caporioni, +Giovanni <i>de Stacio</i>, che aveva costruito le sue +case sui ruderi del circo Flaminio‍<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>; e si strappò a +quei rinchiusi il giuramento che eleggerebbero della +fazione ostile al Papa per lo meno due Senatori. Ma +frattanto Pandolfo, uscendo del suo officio, consegnò il +Campidoglio agli aderenti del Pontefice, e il neo-eletto +Senato per ragione della lite con Riccardo si divise in +due parti fra sè avverse. Quella popolare dichiarò che i +beni dei Poli erano proprietà civica, l’altra die’ la sua +repulsa a cotale deliberazione. Una guerra feroce mise +Roma a soqquadro, e finalmente il popolo tribolato dai +nobili indirisse un fervido invito al Papa, acciocchè tornasse. +Dapprima egli ricusò, indi venne nel mese di Marzo +del 1204 colla risoluzione animosa di porre fine alle turbolenze +e di ordinare a suo senno il Senato, di cui, decorsi +essendo sei mesi, ricorreva l’elezione nuova. Innocenzo, +accolto in Roma con ogni maniera di onori, vi +riprese dimora, e pacificò tosto la fiera sollevazione con +provvedimenti accorti; nominò ad elettore un uomo cui +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +tutti i partiti tributavano estimazione, Giovanni Pierleone, +avversario suo un tempo, adesso forse suo amico: +e questi scelse a senatore <i>Gregorius Petri Leonis Rainerii</i>, +stretto congiunto suo, nobiluomo per onestà chiarissimo, +ma non per forza d’animo‍<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. Sennonchè l’avversa +fazione democratica di pace non ne voleva sapere, +nè, massime, volea consentire che il diritto di elezione +spettasse al Pontefice; laonde, raccoltasi nel circo Flaminio, +protestò essere annullato il trattato del 1198, ed +elesse un anti-Senato col titolo di «buoni uomini del +Comune»‍<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. +</p> + +<p> +Per tal guisa Roma era scissa nella fazione pontificia +e nella fazione democratica. Della prima stavano a capo +Pandolfo della Suburra, Riccardo Conti, Pietro Anibaldi, +la famiglia Alessia, Gilido <i>Carbonis</i>; alla testa del partito +contrario tenevansi Giovanni Capocci, Baroncello, +Jacopo Frajapane, Gregorio e Giovanni <i>Rainerii</i>, il quale +ultimo aveva nuovamente sposato la causa del popolo‍<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +L’acerba guerra cittadina si risolveva in una lotta che +aveva per iscopo gli ordini della costituzione e per fondamento +un intento d’importanza altissima. I partigiani +dell’antico ordinamento comunale rifiutavano di +cedere al Papa la elezione del Senato, poichè capivano che +insieme con questo loro diritto, poco a poco, avrebbero +perduti tutti gli altri. Oltracciò la lite dei Poli era +entrata nella controversia a renderla più avviluppata +di difficoltà, avvegnachè la crescente potenza della casa +nepotesca dei Conti desse giusta ragione a sospettare. +Alla testa del popolo si poneva di bel nuovo il più accanito +nemico del Papa, Giovanni Capocci, in quello +che i Pontificî si schieravano sotto la disciplina di Pandolfo +ex-Senatore, e Riccardo forniva la moneta bisognevole. +Una vera guerra fu combattuta per lungo e per +largo nella regione che dal Colosseo si estendeva fino +al Laterano ed al Quirinale, sulle cui pendici i tre capitani, +Riccardo, Pandolfo e il Capocci, possedevano le +loro torri. +</p> + +<p> +Le forme di cotai guerre cittadine scolpiscono in +modo evidente l’indole di quell’età gagliarda di forza +e rozza di costume. Allorquando le fazioni venivano alle +mani nella Città, si costruivano in gran furia torri di +mattoni o di legno: e torri avverso alle prime si edificavano, +e dalle une contro le altre scagliavasi una +tempesta di sassi colla rabbia selvaggia di feroci Lapiti. +Quelle fortezze improvvisate sorgevano come per +portento; si fabbricavano e si munivano di ripari di legno +in mezzo a combattimenti e a tumulto ed a grida, +avvegnadio la parte opposta cercasse di impedirne gli +operai dal lavoro; e quelle torri cadevano oggi abbattute +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +per esser domani rialzate di bel nuovo. Le si piantavano +sopra avanzi di templi, di terme, di acquedotti, e +si munivano di balestre potenti, in quello che le strette +vie si sbarravano con pesanti catene di ferro, e si abbertescavano +le chiese prossime‍<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Pandolfo aveva il +suo palazzo nei bagni di Emilio Paolo, dove oggi è la via +Magnanapoli: assalitovi aspramente dal Capocci, egli +costruì in fretta una torre di legno sopra un vecchio +monumento, e di là strinse con egual fierezza la vicina +rocca del nemico suo. Gli Alessii fabbricarono a precipizio +una torre colossale sul Quirinale; Gilido <i>Carbonis</i> +trionfalmente ne eresse fin tre, e Pietro Anibaldi ne +alzò una nelle vicinanze del Colosseo. Questo anfiteatro +apparteneva da lungo tempo alla famiglia dei Frangipani, +i quali si fregiavano pur sempre della dignità di conti +palatini del Laterano, ma non possedevano più nella +Città la grande potenza d’altra volta, quantunque nella +Campagna imperassero su feudi molti. Ai cinque figliuoli +di Odone Frangipane (erano Jacopo, Odone, Emanuele, +Cencio e Deodato) Innocenzo III aveva bensì prestato un +buon servigio, in sul principio dell’anno 1204, costringendo +il comune di Terracina a ceder loro il castello controverso +di Traversa; però il Papa aveva raccolto Terracina +stessa sotto la sua protezione contro gli arbitrî di +quei Baroni. Se l’eran costoro legata al dito‍<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>; laonde, +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +com’ebbero veduto che l’Anibaldi parente del Papa +voleva penetrare nel circondario della loro fortezza, lo +assalirono con grande acerbità, e dai vetusti pinnacoli +del Colosseo tentarono di impedirgli la costruzione della +torre, scagliandovi contro nembi di saette e di sassi‍<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>. +</p> + +<p> +Le parti ostili traevano dietro a sè i loro famigliari, +i vassalli, i fittavoli: dì e notte si pugnò accanitamente +con gettar di sassi, con frecce e con archi, col ferro, col +fuoco; Roma rimbombava di fragore d’armi e di sonito +di pietre, e frattanto il Papa tenevasi chiuso in Laterano, +nel cui quartiere dimoravano gli amici suoi, gli Anibaldi. +Dalle più riposte stanze ei poteva udire le urla +delle fazioni combattenti; e ben avrà potuto parergli di +esser tornato al tempo non già di Silla e di Mario, ma +dei mitici Ciclopi. Addì 10 di Agosto il feroce Capocci +prese d’assalto la fortezza di Pandolfo, e di lì penetrò +vittorioso fino al Laterano, dove fece in pezzi gli avanzi +muniti dell’acquedotto di Nerone. Sennonchè il denaro +del Papa combatteva con maggior nerbo contro ai democratici, +e il popolo stanco chiedeva pace. Innocenzo guarentì +un trattato così composto: quattro arbitri deciderebbero +entro a sei mesi il piato che si contendeva fra +l’anti-Senato e Riccardo Conti; giudicherebbero eziandio +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +dell’elezione del Senato; alla loro sentenza si sottoporrebbe +per quell’anno il Papa. Spiacque una cotal formula +di pace al partito popolare che ne prevedeva la propria +disfatta. La campana del Campidoglio sonò alla distesa +per convocare l’assemblea, nella quale dovevasi porre +a partito quel trattato; e Giovanni Capocci alzatosi +parlò agli adunati così: «Non suole la città di Roma +nelle sue controversie darla vinta alla Chiesa; nè con +sentenze forensi è usa a vincere, ma sì colla possanza +sua. Però oggi m’avvedo che la Città sta per soccombere; +contro la decisione del popolo e contro il giuramento +dei Senatori essa cede i suoi dominî alla Chiesa, +ed in balia del Papa abbandona il Senato. Se ad onta +del numero e della potenza nostra noi chiniamo il capo, +chi oserà più tardi resistere al Papa? Non mai udii +parlare di una pace tanto obbrobriosa come questa per la +Città, ed io in tutte le maniere vi disdirò il mio assentimento»‍<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. +La contrarietà di quel demagogo indusse +altresì Giovanni Pierleoni <i>Rainerii</i> a darvi il suo diniego‍<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>; +il parlamento si sciolse in gran tumulto, e novellamente +si corse alle armi. Tuttavia poco andò che si dovette +accettare l’offerta formula di pace; il Papa vinse; +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +i quattro arbitri giudicarono che gli competeva il diritto +di eleggere il Senato, e con questa sentenza il Comune +romano perdette una parte essenzialissima della sua podestà +politica‍<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. +</p> + +<p> +Innocenzo III aveva, a forza di sottili accorgimenti, +raggiunto lo scopo suo; con pari prudenza egli fece moderato +uso della sua vittoria. Poichè non trovavasi un +uomo solo che tornasse gradito alle due parti in officio +di senatore, consentì che se ne eleggessero i cinquantasei, +ma previde le funeste conseguenze che ne sarebbero derivate. +Omai di lì a sei mesi quella malpratica poligarchia +fu messa da banda per sempre; ed allora il nuovo +Senatore (che probabilmente fu Pandolfo della Suburra, +uomo di grande energia) ridonò la quiete alla Città‍<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>. +Qui il Biografo d’Innocenzo celebra la fermezza con cui +egli affrancò la Chiesa dalla schiavitù del Senato e la liberò +dalla rapacia dei suoi persecutori, i quali fino a quel +tempo l’avevano sempre posta a vergognoso ricatto: ed +in vero la costanza del Papa conseguì il massimo successo. +Dopo cinque anni di sforzi penosi, Innocenzo III rese suddito +a sè il Campidoglio; così, uno dopo dell’altro, il +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +popolo romano ebbe perduto i suoi grandi diritti, l’elezione +del Papa, l’elezione dell’Imperatore, l’elezione del +Senato. +</p> + +<p> +Nell’anno 1205 fu conchiusa la pace definitiva fra +la città di Roma ed il Pontefice. Se ne mutò la forma +del reggimento civico, avvegnaddio adesso la podestà esecutiva +si riunisse in mano di un solo Senatore o Podestà, +che il Papa medesimo nominava per elezione diretta +oppure indiretta. E con questo ordinamento incomincia +in Roma per i Pontefici un’età più tranquilla, sebbene +spesso interrotta da contese e da lotte‍<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> + +<h3 id="cap2-9">CAPITOLO SECONDO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap2-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Condizioni di Sicilia. — Innocenzo III diventa il +tutore di Federico. — Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I +Baroni germanici nel Lazio. — I Comuni del Lazio. — Riccardo +Conti diventa conte di Sora. — Il Papa torna dal +Lazio a Roma.</span></h4> + +<p> +Nel tempo stesso in cui Innocenzo III lottava contro +il Comune romano ei si trovava gravemente avvolto nelle +faccende del mondo politico; e le condizioni delle cose +erano tali che lo creavano arbitro di Europa. Dire di +quelle cose e di quelle condizioni è compito delle Storie +universali; alla Storia della città di Roma null’altro invece +si associa fuor della contesa che si dibattè per la +successione alla corona germanica, e fuor delle attenenze +col reame di Sicilia, il quale tosto diventò di altissima +rilevanza per l’Impero, per il Papato e per Italia. +</p> + +<p> +La vedova di Enrico VI si trovò sola e senza appoggio, +sbalestrata dalle tempeste che scoppiarono sopra +Sicilia alla morte dell’Imperatore. Ella aveva fatto coronare +a Palermo il figliuol suo, fanciulletto di quattro +anni; però all’erede di un conquistatore aborrito sorrideva +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +poca speranza di potere un dì o l’altro tenere vero +dominio del bel reame. Un giusto odio nazionale covava +in cuore dei Siciliani, ond’eglino insorsero contro quei +Tedeschi che ad essi parevano essere soltanto barbari +oppressori della loro patria, la quale sotto alle leggi normanne +era venuta in tanto fiore di dovizia, di industrie +e di nobili arti. Alle sobrie genti del mezzogiorno mettevano +schifo e ira le crapule brutali dei Lanzichenecchi e +la sfrenata cupidigia di gentiluomini e di cavalieri rozzi, +che tenevano la ricca isola in conto di un paradiso aperto +alle loro avventurose fortune. Così un Normanno educato +agli studî classici (era uno Storico che univa intelletto +severo a imaginazione poetica) ne aveva commosso l’animo +di collera fiera, e alla caduta della dinastia normanna +prorompeva in apostrofi appassionate, nelle quali alto +parlava il sentimento nazionale di Sicilia‍<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. I patriotti +alzavano il grido: via lo straniero!; un vespro siciliano +minacciava, e Costanza cedeva alle esigenze della nazione +e bandiva tutti i Tedeschi. Senza consiglio in mezzo +a partiti che si combattevano per impadronirsi del potere, +addolorata del destino del figlio, la pia donna di +Enrico cercò soccorso invocando il Papa del cui nome +tutta Italia risonava. Giammai il suo sposo avrebbe +prestato reverenza ai diritti feudali della santa Sede; +fecelo ella perchè necessità ve la costringeva, e Innocenzo +di buon grado le offerse la conferma della corona +pel suo figliuolo, purchè si rinunciasse alle antiche immunità +ecclesiastiche dei Re normanni. Dopo titubanze +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +lunghe v’accondiscese Costanza, ed allora un Cardinale +andò in Sicilia colle lettere d’investitura, ma l’Imperatrice +moriva a Palermo nel giorno 27 Novembre +del 1198, prima che quegli vi arrivasse, e dopo che essa +aveva eletto il Papa a tutore di Federico‍<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Costanza +die’ così fine alla serie dei Re normanni di Sicilia; fu +l’avola degli Hohenstaufen siciliani, ma benanco fu la +Pandora fatale dell’Impero tedesco. +</p> + +<p> +Anche in Sicilia crollò l’opera di Enrico VI, giacchè +Innocenzo con fortuna senza pari non soltanto vi +ristabilì la signoria feudale della Chiesa, ma diventò il +tutore dell’erede del trono e tenne la padronanza del +reggimento. La protezione pontificia conservò al giovine +Federico la corona di Rogero; però non vi fu mai alcun +principe che pagasse a più caro prezzo un simigliante +rapporto di patronato. +</p> + +<p> +Innocenzo assunse le redini del regno colla sincera +volontà di rafforzarne sul trono il figliuolo di Enrico, di +liberar questo dai suoi oppressori tedeschi e siciliani, di +farsene per sempre un vassallo devoto alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. +Ebbe egli a durare grandi sforzi per ottenere che all’alta +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +signoria della Chiesa si prestasse omaggio, e per ridurre +a soggezione i Conti tedeschi di Enrico, avvegnaddio +cacciare questi feudatarî dai loro principati delle Puglie +non fosse agevole cosa, come nell’Italia di mezzo. Alcuni +di loro dominavano nella contrada bagnata dal Liri; +colà Diepoldo di Vohburg conte di Acerra era capitano +della rocca di Arce, e Corrado di Marley teneva in mano +sua Sora col castello di Sorella piantato sulle rocciose +alture che sovrastanno a quella città‍<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. Come prima +avevano fatto gli immigrati Baroni normanni, coloro +tenevano curvo sotto un giogo di ferro il popolo che +repugnante si dibatteva; incutevano spavento alla Campania +ed alle Puglie, e si spingevano nel Lazio pontificio +mettendolo a guasto‍<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Ed eglino si collegarono a causa +comune con Markwaldo, non appena, cacciato d’Ancona, +il Siniscalco fu venuto nella sua contea di Molise, e, +morta Costanza, s’arrogò far da protettore a Federico. +In poter di quell’uomo cadde San Germano; furbamente +ei negoziò coi Cardinali, e nell’estate dell’anno 1199, a +Veroli, li rimandò beffati in grosso modo‍<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>: e mentre i +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +suoi alleati Diepoldo e Corrado tenevano le Puglie, Markwaldo +passò in Sicilia per impadronirsi della tutela e +forse del trono. Innocenzo levò soldati dallo Stato della +Chiesa ed eziandio n’ebbe dalla confederazione Tusca; +soltanto i Romani, che giusto allora facevano le guerra +contro Viterbo, non l’aiutarono in negozî che ai loro +intenti erano estranei: infatti non aveva il Papa diritto +di servirsi delle milizie di Roma, se non quando la Città +gli concedeva di farlo ed egli le stipendiava al suo soldo. +Ebbe la capitananza del nuovo esercito pontificio un +cugino di Innocenzo, il valoroso maresciallo Jacopo; ed +egli lo guidò in Sicilia per costringere Markwaldo a +sbrattare il campo‍<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. Nè molto andò che ai servigî +del Papa venne un avventuriero francese assai esperto +nelle cose della guerra, Gualtiero di Brienne, il quale +poco tempo innanzi aveva sposato una figlia dell’ultimo +re normanno Tancredi. In nome della sua donna pretendeva +quegli a Taranto ed a Lecce, perocchè Enrico VI, +nell’anno 1194, avesse confermato che quelle terre appartenevano +in feudo a Guglielmo sventurato figlio di +Tancredi, ma poi contro coscienza e fede non le avesse +mai consegnate. In fondo, Gualtiero era un pretendente +novello di Sicilia, e potevasi supporre che egli si atteggiasse +a vendicatore della casa normanna. Tornavano i +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +tempi di Roberto Guiscardo, giacchè nel mondo movevano +a torme guerrieri in cerca di avventure: cavalieri +erranti di Germania e di Francia combattevano in Sicilia +per impadronirsi di qualche signoria, e Crociati valorosi +(fra’ quali erano alcuni potenti cugini di Gualtiero) +venuti di Francia, delle Fiandre, di Venezia, conquistavano +con ardimento senza esempio la grande Bisanzio, +e vi fondavano un impero latino e principati +molti. Gualtiero di Brienne giunse a Roma nell’anno +1200, accompagnatovi da Albina sua moglie, dalla +madre di lei (vedova infelice di Tancredi) e da una +magnifica comitiva‍<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Al Papa, signore feudale e padrone +di Sicilia, domandò Taranto e Lecce. Ciò pose +Innocenzo in gravi difficoltà, ma dopo lungo consigliare +egli riconobbe la validità delle pretese di Albina, ed al +suo sposo aggiudicò quei feudi: peraltro il giuramento +prestato da Gualtiero, che egli non molesterebbe mai +Federico nel suo reame di Sicilia, non salvò il Pontefice +dalle malevole accuse dei consiglieri siciliani del +giovine Re; ed anzi dall’infeudazione di Gualtiero, più +tardi Federico trasse argomento di rimproverare alla +Chiesa che, nel tempo della sua età minore, gli avesse +levato contro un pretendente‍<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Tuttavolta Innocenzo +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +fu assai lieto di poter adoperare uno dei migliori generali +di quell’età in servigio suo, e, com’egli credeva, anche +in servigio di Federico: così omai fu questo Papa che ai +Francesi sgombrò per primo la via del reame. +</p> + +<p> +Tosto che Gualtiero nell’anno 1201 entrò nelle Puglie +con una schiera di cavalieri francesi cupidi di +guerra ogni cosa volse ivi alla peggio pei Tedeschi. +Non ci fermeremo a dire degli avvenimenti di questa +guerra complicata che si combattè, nelle due Sicilie, e +nella quale sovra gli altri primeggiarono Gualtiero, Diepoldo +e Markwaldo, uomini tutti e tre che schiettamente +ebbero la tempra degli avventurieri di quel loro secolo, +coraggiosi, astuti, robusti; cui non altro mancò che +la prospera fortuna dei Normanni o quella che Simone +di Montfort conseguì nelle terre degli Albigesi. +Markwaldo morì di morte repentina in Sicilia nel Settembre +dell’anno 1202. La sua morte liberò Federico da +un protettore che lo tiranneggiava, e sbarazzò il Papa +dal più gagliardo dei nemici allevato alla scuola di Enrico +VI. Gualtiero, che aveva vinto Diepoldo sopra l’antico +campo di Canne, ferito cadde nell’anno 1205 in +potere del suo astuto avversario, e morì da cavaliere: +quindi fu che Diepoldo, omai divenuto potente, si rappacificò +per qualche tempo colla Chiesa. +</p> + +<p> +Poco a poco tornò la pace all’Italia meridionale che +era stata così tanto tribolata dalla fame e dal flagello +della guerra. I Conti feudali di Enrico soccombettero; sul +Liri Corrado di Marley, l’ultimo di quei tirannelli, fu +vinto nel principio dell’anno 1208; Sora fe’ dedizione +nel giorno 5 di Gennaio all’abate Roffredo di Monte +Cassino ed a Riccardo fratello del Papa; le rocche di Sorella +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +e di Arce intorno all’istesso tempo capitolarono, e +per tal guisa tutta quella terra finitima fu liberata da +una dominazione straniera che aveva durato diciassette +anni‍<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. +</p> + +<p> +Come s’ebbero compiuto questi eventi fortunati, +Innocenzo partì di Roma addì 15 Maggio del 1208 per +muovere a San Germano ed a Sora, e per ordinare in +un parlamento dei Baroni le cose del continente napoletano. +Infatti, quantunque Federico fosse giunto alla +maggior età, tuttavia il Pontefice pur sempre teneva sè +stesso in conto di reggitore di quel reame. Poco tempo +innanzi, nell’autunno dell’anno 1207, egli aveva congregato +in Viterbo i Vescovi, i Conti, i Baroni, i Podestà, +i Consoli dei patrimonî di Tuscia, di Spoleto e della +marca di Ancona; s’era ancora una volta fatto prestare +giuramento di fedeltà, e aveva promulgato uno statuto +che, raffermando i diritti della Chiesa, indiceva la pace +del territorio, e attribuiva al tribunale dei Rettori pontificî +la giurisdizione di corte suprema di appello. Quel +parlamento compose le basi dell’autorità che aver doveva +il governo del Pontefice nelle province novellamente +acquistate dallo Stato della Chiesa‍<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Anche +nel Lazio i Baroni accolsero Innocenzo durante il suo +viaggio da vassalli obbedienti, e con gran pompa gli +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +fecero accompagnatura di terra in terra. I Colonna, i +Frangipani, i Conti, gli Anibaldi, gli Orsini, i Savelli, i +Conti di Ceccano ed altri signori di minor rilievo si +dividevano il possedimento della Campania e della Maritima. +I fieri Baroni di quella classica terra di Virgilio +sedevano appiattati in tetre castella, e vi duravano da +discendenti dei conquistatori immigrati di Germania, +che in antico avevano tolto il paese ai Latini e lasciatolo +in eredità ai loro nepoti. Parecchie case di quei +signori derivavano ancora dal tempo in cui i Longobardi +avevano riempiuto il Lazio di famiglie feudali; +altre erano di Sassoni e di Franchi discesi cogli Imperatori, +dai quali e dai Papi avevano ottenuto investiture +di feudi. Nei monti Volsci primeggiava, dinastia antichissima +della contrada, la casa dei Conti di Ceccano, e +per ricchezze e per dignità era anche nella Chiesa tenuta +in gran conto. Quei signori s’erano fatti potenti ancor +prima che sorgessero in fiore i Colonna, avvegnaddio +fin dal tempo di Enrico IV si tenga nota che Gregorio, +uno dei loro antenati, aveva ivi officio di conte‍<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. +Della loro derivazione germanica fanno prova i nomi di +Guido, di Landolfo, di Goffredo, di Beraldo e di Rainaldo +che si mantennero nella loro famiglia. Possedevano città +e castella molte nel territorio di cui modernamente fu +composta la Delegazione di Frosinone; le tenevano in +feudo dalla Chiesa, e quell’istesso Giovanni di Ceccano +che in Anagni moveva incontro a Innocenzo III con +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +una comitiva di cinquanta cavalieri, vassalli suoi, era +nell’anno 1201 confermato dal Papa nel possedimento +del feudo‍<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>. +</p> + +<p> +Mentre questi Conti dominavano sul basso Lazio, +altri vassalli della Chiesa andavano costituendo delle famiglie +cavalleresche che ebbero più o meno lunga durata: +così, nei monti Volsci, avveniva dei signori di Sculgola, +che derivavano dalla schiatta tedesca di Galvano e di +Corrado‍<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>; così dei baroni di Supino, dei Guido di +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +Norma, dei signori di Colledimezzo dai nomi di Lando +e di Beraldo, e di altri feudatarî di origine longobardica‍<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. +Oltracciò i Colonna venivano da Palestrina addentrandosi +sempre più nel cuore della Campagna, dove +ormai erano in possesso di Genazano e di Olevano, ed +eziandio di alcune parti di Paliano e di Serrone‍<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, in +quello che i Frangipani avevano acquistato la massima +parte del territorio che si estende da Astura fino a Terracina +nella Maritima. +</p> + +<p> +Il Lazio massimamente, paese agricolo e ricco di +pascoli, senza commercio, senza industrie (egualmente +che al dì d’oggi), era la residenza di baroni grandi e +piccoli, signori suoi territoriali, perciocchè ivi città considerevoli +non fossero. La maggior parte dei luoghi +erano terre chiuse di mura (<i>castra</i>), con un tetro castello +(<i>rocca</i> od <i>arx</i>) addossato a monti rocciosi, per lo +più di origine antichissima dei tempi di Saturno, fabbricato +di pietre ciclopiche composte a largo cerchio: ed ivi +entro sedeva il Barone, selvaggio e degno successore +dei mitici Ciclopi, od il suo vicario, od un castellano del +Papa, intanto che i vassalli, i coloni e i <i>glebae adscripti</i> +dimoravano a’ piedi della rocca, stipati in una miserabile +borgata‍<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. Oggidì ancora nei monti Latini durano di +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +cotali terre antiche col nome aggiuntovi di «rocca», +monumenti vivi del medio evo non peranco vinto. Il +Barone che vi imperava era nel suo territorio un piccolo +re, unico posseditore della terra, signore dei suoi sciagurati +abitanti dei quali disponeva a vita e a morte. +Ogni podestà giudiziaria e di polizia derivava da lui, +avvegnaddio egli possedesse il <i>merum et mixtum imperium</i>, +l’alta giustizia criminale e civile. Troppo deboli +erano i Papi perchè potessero torre alla nobiltà di provincia +così ragguardevoli privilegî; nè riuscirono a operare +quel che fece più tardi Federico II nel suo reame, allorchè +per dar fortezza alla monarchia e per promuovere il +bene del paese, fiaccò la superbia di oltracotanti signori +feudali. Nelle terre pontificie i Baroni del continuo tenevano +l’alta giurisdizione, e soventi volte i Pontefici +concedevano loro quel diritto financo con patenti d’investitura: +lo dimostrano molte carte del secolo decimoterzo. +Per di più la giurisdizione baronale si esercitava +da conventi e da chiese, che a forza di donazioni e di +compre s’erano impadroniti di una parte smisuratamente +grande dei beni della Campagna. V’erano dei <i>Castra</i> che +ancora formavano una comunità di uomini liberi (<i>communitas</i> +o <i>populus</i>) con reggimento consolare; tuttavolta +la vita dei loro municipî era assai angustiata dalle aggressioni +che contro di essi moveva la giurisdizione del +Barone laico od ecclesiastico. Teneva il predominio una +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +nobiltà di provincia, rozza e violenta, non frenata da una +monarchia territoriale, nè da sentimento civico; una +nobiltà che si teneva appiattata nelle sue solitudini selvagge +e fino a cui non giungevano i progressi del +tempo a incivilirla: così se ne spiega il fatto che fino +ai dì nostri il Lazio fu di tutte le province della Chiesa +quella che si rimase addietro alle altre. In quel sublime +deserto, sulle cui colline e nelle cui valli, invece del biondeggiante +frumento, crescono il mesto fiore dell’asfodillo +e la menta, ne rimangono testimonî oggidì molte castella +rugginose, che, tetre larve, durano colà sormontate da un +annerito maniero baronale, sola figura imponente di architettura +che in tutto il paese si noti. I Comuni, che nella +restante Italia fransero la barbarie feudale e educarono +una novella civiltà nazionale, non svilupparono le loro +forze in quella terra mal governata e scarsamente popolata +di pastori e di agricoltori, dove, in vastissimi territorî +deserti, Baroni e monaci continuavano ad esser padroni. +</p> + +<p> +Soltanto alcuni pochi luoghi maggiori, che fin dal +tempo antico erano stati sedi di Vescovi, si mantenevano +colà da <i>Civitates</i> ossia da Comuni civici sotto la protezione +dei loro Vescovi e dei Papi, con Podestà e con Consoli +alla testa, e dentro di sè divisi nelle classi fra loro +ostili dei cittadini liberi (<i>populus</i>) e dei cavalieri (<i>milites</i>). +Anagni, Veroli, Velletri, Alatri, Frosinone e Ferentino +non vennero mai sotto il potere esclusivo di un signore +baronale; chè anzi possedevano statuti di loro ordinamento +comunale, con diritto di eleggere i proprî Rettori, +e di conchiuder trattati di ogni specie‍<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Ma poichè ad +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +onta di ciò v’erano in tutti i luoghi, grandi e piccoli, +dei Baroni che vi si attaccavano a guisa di mignatte, con +parecchie sorta di diritti, non la era facile bisogna per +il Rettore pontificio di porre ad accordo le tante fila intrecciate +di giurisdizioni che venivano a cozzo fra loro, +o di comporre a pace le eterne discordie che s’agitavano +fra Comuni e signori e uomini del ceto cavalleresco. +Tutto il territorio della Campania e della Maritima, dai +monti Volsci al mare (dove Terracina era la sola città +considerevole che avesse una sua propria costituzione +comunale), era governato precisamente da un Legato +pontificio nominato a tempo, che aveva il titolo di +<i>Rector Campaniae et Maritimae</i>. Quell’antico officio di +conte della Campagna (<i>Comitatus Campaniae</i>) tenevano +or illustri Romani laici con podestà puramente temporale, +ed or Prelati e Cardinali con duplice autorità‍<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. +</p> + +<p> +Il viaggio di Innocenzo III attraverso il Lazio ci +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +offerse opportunità di rivolgere uno sguardo alle condizioni +di questa celebre contrada. Sebbene quel viaggio +avesse per iscopo di raffermare vassalli e città nella fede +della Chiesa, vi si aggiungeva un altro intendimento. +Infatti Innocenzo era allora tutto affaccendato per comporre +a Riccardo, fratello suo, un magnifico principato +sul Liri, e il giovine re Federico gliene cedeva il territorio, +ripagando così gli oblighi che aveva verso il Papa. +Intanto che questi stavasene nel convento di Fossa Nuova +vicino Ceccano un Protonotario siciliano proclamava a +suon di tromba che Riccardo Conti era creato conte di +Sora. Oltre a questa antica città il feudo di lui comprendeva +una considerevole estensione di terre, Arpino +(la patria di Cicerone e di Mario), Arce, Isola ed altri +luoghi. Ancora nell’anno 1215 Federico confermò Riccardo +in quel possedimento, e perfino staccò le dette città +dal vincolo del suo reame, e dichiarò formalmente che +erano feudi della Chiesa‍<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. Così Innocenzo III ebbe +formato di là del Liri uno Stato nepotesco pronto a’ suoi +ordini, che gli teneva officio di salda trincea; così a +spese di Federico ebbe ampliato lo Stato della Chiesa. +Or la potenza di Riccardo potevasi dir principesca. +Possedeva egli di già i feudi di casa Poli; nell’istesso +anno 1208 acquistava eziandio Valmontone nella Campagna, +e diventava più tardi lo stipite della famiglia dei +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +Conti che si divise in due rami, l’uno di Valmontone +(in tempo posteriore detto anche di Segni) e l’altro +di Poli: infatti, dei suoi tre figli, Paolo fondò la prima +linea e Giovanni la seconda‍<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Addì 6 Ottobre 1208 +in Ferentino Riccardo prestò al Papa giuramento di +vassallaggio per tutte le terre acquistate. Potevasi dar +biasimo ai Romani, se accusavano Innocenzo di nepotismo? +Egli provvide liberalmente ai suoi parenti, e +die’ loro terre e altissime dignità; infatti gli faceva duopo +ricompensarne i molti servigi, e pare che tutti que’ suoi +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +congiunti fossero uomini forniti di cospicui pregî di +mente‍<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. +</p> + +<p> +Reduce del suo viaggio e salutato dai Romani con +grandissimi onori, il Papa rientrò in Laterano nel giorno +primo del Novembre 1208. Nel frattempo la Città +era del tutto tornata in quiete. Sebbene tratto tratto il +Comune facesse tentativo di ristabilire un Senatore di +sua libera elezione, nondimeno la costituzione dell’anno +1205 si mantenne in vigore fino a tanto che visse +Innocenzo III‍<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>. +</p> + +<h4 id="cap2-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta della +successione al trono di Alemagna. — Ottone della casa dei +Guelfi e Filippo di Svevia. — Trattato di Neuss. — Lo Stato +della Chiesa è riconosciuto nel diritto publico dell’Impero: +estensione dello Stato. — Il partito di Filippo protesta contro +le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro di +Aragona s’incorona a Roma.</span></h4> + +<p> +Ben maggiori difficoltà, che non nelle cose dello +Stato ecclesiastico e del reame di Sicilia trovò Innocenzo +in quelle dell’Impero tedesco. Dopo la morte di Enrico +VI la elezione di due Re diversi e l’appello dei partiti +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +fecero del Pontefice il protettore dell’Impero. Alla +maggior moltitudine dei Principi elettori alemanni s’opponeva +la fazione dei Guelfi, la nemica della monarchia +ereditaria degli Hohenstaufen, l’alleata d’Inghilterra, +ov’era re quel Riccardo che Enrico VI aveva +così acerbamente umiliato. Ottone, figliuolo di Enrico +il Leone, protetto e vassallo di suo zio Riccardo che lo +aveva creato duca di Aquitania e conte del Poitou, col +soccorso di sussidî inglesi e dei compri Vescovi del +basso Reno, rialzò la sua casa dalla ruina in cui la +avevano precipitata gli Hohenstaufen. Addì 12 Luglio +del 1198 Adolfo di Colonia lo coronò in Aquisgrana; +ma la più gran parte dei Principi (ed erano anche i +maggiori) avevano eletto, nel Marzo, Filippo di Svevia; +ed agli 8 di Settembre questo fratello di Enrico VI cingeva +a Magonza il diadema. Se nell’intento di conservare +la corona alla casa di Hohenstaufen Filippo da tutore +di Federico si tramutava in usurpatore dei suoi +diritti; se i Principi mettevano in non cale il giuramento +di omaggio che fin dall’anno 1196 avevano prestato +al giovinetto figlio di Enrico, ei potevasi dire che +le condizioni delle cose li giustificavano di agir così: +ma se d’altra parte Innocenzo III non tutelava i diritti +del suo pupillo, egli poteva a buona ragione protestare +che aveva solamente assunto l’obligo di proteggere +Federico nel suo retaggio di Sicilia, laddove Filippo erane +in Germania il tutore eletto da Enrico VI. Nè più nè +meno di Gregorio VII, anche Innocenzo III fece suo pro +della lotta che si combatteva per ragione della corona, +affine di accrescere la potenza del Papato a spese dell’Impero: +quello era per unità forte, questo per divisione +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +indebolito‍<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. I documenti della gran contesa dell’Impero +dimostrano con quanto intelletto politico Innocenzo +sapesse da quello sciagurato litigio trarre il massimo +profitto per la Chiesa. A fronte dei bisogni di +qualsivoglia podestà terrena sarebbe per verità insana +cosa l’esigere che un Pontefice avesse sacrificato il +vantaggio della sua Chiesa alla ragione di una giustizia +puramente ideale. Innocenzo per necessità doveva fin +dalle prime pendere a favore del figliuolo di Enrico il +Leone, la cui famiglia per lungo tempo aveva servito di +puntello alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Saravvi alcuno che lo biasimi +perchè ebbe desiderato di detronare per sempre i temuti +Hohenstaufen e di porre i Guelfi in vece di loro? Favorire, +diss’egli con molto senno, favorir Filippo non posso, +lui «che non ha molto usurpò il patrimonio della Chiesa, +si appellò duca di Tuscia e della Campania, e affermò +che la podestà sua si estendeva fino alle porte di Roma, +fino anzi al Transtevere»‍<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Forse che egli doveva +promuovere l’esaltamento di Federico all’Impero? Il +figlio di Enrico VI avrebbe nuovamente congiunto a +quello Sicilia‍<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, laddove i Papi osteggiavano i disegni +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +degli Hohenstaufen, i quali coll’assoggettamento +d’Italia e colla distruzione dello Stato ecclesiastico miravano +a restaurare la podestà imperiale ed a fondare +una monarchia ereditaria: questo era pure stato il +piano favorito di Enrico VI. I Papi non potevano acconsentire +che un Impero ereditario sorgesse: nè lo facevano +perchè fossero vaghi dei concetti ideali giusta +cui l’Impero (sottratto ad una dinastia che lo possedesse +per diritto di nascita, e fatto simile all’Impero +pontificio elettivo) doveva avere per imperatore «il più +pio ed il più savio» dei Principi; piuttosto facevanlo +per timore che un’Alemagna potente opprimesse tutti +gli altri paesi e la Chiesa eziandio. I Papi erano i nemici +naturali dell’unità monarchica di Germania come +di quella d’Italia; laonde non è difficile cosa indovinare +la mente cui s’inspirò Innocenzo III allorquando +significò ai Principi elettori, che Germania non avrebbe +potuto mai diventare un Impero ereditario‍<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. +</p> + +<p> +Nel famoso istromento che egli mandò in Germania +colle sue riflessioni sulla lite che s’agitava nell’Impero +Innocenzo svolse con verità eminente e con maestrevole +arte tutte le ragioni sue che stavano a pro dell’uno e +contro dell’altro pretendente. Del resto il linguaggio di +lui dappertutto suona pari a quello di Gregorio VII e +di Alessandro III, ma ne supera le audaci idee del potere +pontificio. Nel tempo dei Carolingi, quando avevano +appena dimesso il modesto vestimento di Vescovi, i +Pontefici avevano concepito l’Impero come ordinamento +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +teocratico del mondo che riposava sulle fondamenta +del Cristianesimo, ed entro cui la Chiesa visibile +assumeva forma e figura nelle leggi civili: invece, +dopo di Gregorio VII i Pontefici avvilirono quell’Impero +formandone il concetto che fosse una podestà puramente +materiale: nell’Imperatore null’altro vollero vedere che +il primo vassallo della Chiesa, da essa investito, il quale +a difesa di lei doveva sguainare la sua spada materiale, +e come giudice temporale aveva obligo di abbattere +l’eresia‍<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Laddove la Chiesa di Dio, ossia il Papato, +era il sole che illuminava l’universo, l’Impero (secondo +l’opinione dei preti) scorreva entro la sua orbita soltanto +come fosca luna nelle sfere vaporose della notte: e nella +mente degli uomini questo abile giuoco di fantasia monastica +prese consistenza di una verità astronomica‍<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +La Chiesa si sollevò ben alto come sublime podestà spirituale, +idealità vera del mondo; l’Impero decadde nel +concetto e nella realtà. La sottile filosofia dei Pontefici +esaminò e cribrò l’origine della podestà de’ Principi, e +ne venne alle conchiusioni stesse del Rousseau, ossia a +quelle teorie che oggidì si appellano democratiche. Però +ogni Imperatore, compreso della dignità di sè medesimo +e ispirato all’idea della sua antica legittimità, doveva +per forza ribellarsi contro pretese che ribadivano i famosi +principî di Ildebrando e si comprendevano in questi +aforismi: — la podestà regia sta profondamente sotto +di quella sacerdotale: — il Papa come vicario di Cristo, +«per cui virtù dominano i Re e regnano i Principi», +è signore dell’orbe: — l’officio dei Principi deriva +dalla tirannide di Nemrod che fu castigo imposto agli +Ebrei; solamente il sacerdozio deriva da Dio: — il Papa +è giudice e fattore dell’Impero, poichè questo fu da Bisanzio +trasferito nella terra dei Franchi per opera della +Chiesa, e poichè l’Imperatore non da altri che dal Papa +riceve la corona: — conformemente a ragione di principio +e di scopo l’<i>Imperium</i> appartiene alla santa Sede: — in +una parola il Papa possiede le due spade, la temporale +e la spirituale. — E quest’è la dottrina contro +cui più tardi Dante proruppe con tanta energia, chiedendo +che le due podestà andassero separate‍<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +</p> + +<p> +Mentre gli elettori di Ottone, senza por bada alle +conseguenze, assoggettavano l’Impero al tribunale pontificio, +i Principi parteggianti per Filippo si ribellavano, +pieni di sospetto e di collera, contro l’ingerenza che il +Papa si prendeva nella elezione imperatoria. Lo ammonirono +di tenersi nei limiti convenevoli, e financo minacciarono +che colle armi avrebbero condotto a Roma il +loro Re, perchè vi ricevesse la corona. Rispondeva il +Papa alle loro ripetute proteste, dichiarando che egli +non contestava il diritto elettivo dei Principi, ma che +essi pur dovevano ammettere che il diritto di esaminare +le qualità dell’eletto e di insignirlo della podestà +imperiale si spettava al Pontefice, il quale lo ungeva del +crisma, lo consecrava, lo coronava. Così col correr dei +tempi il rapporto storico da Imperatore a Papa s’era +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +voltato assolutamente al rovescio di quello che un dì +era stato‍<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. +</p> + +<p> +Per tre anni Innocenzo si tenne chiuso in petto il +suo giudizio, e frattanto sopra Alemagna si scatenarono +tutte le furie della guerra civile: indi, addì 1 Marzo +1201, egli chiarì il suo favore al figliuolo di Enrico +il Leone. I Romani si risovvenero delle lor vecchie +pretensioni all’elezione imperiale, ma se ne ricordarono +soltanto per confermare la deliberazione del Pontefice: +infatti il Guelfo fu in Campidoglio acclamato re dei +Romani‍<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. +</p> + +<p> +A prezzo del suo riconoscimento Ottone rinunciò all’antica +autorità che l’Imperatore aveva esercitato sulla +parte maggiore d’Italia, e confermò la sovranità del +nuovo Stato ecclesiastico: a Neuss, nel giorno 8 di +Giugno, egli fece sottomessione ad un trattato che gli +fu imposto. In esso per la prima volta si fissarono i +limiti dello Stato della Chiesa, e furono pressochè quelli +che durarono fino all’ultima rivoluzione. Lo Stato +comprendeva il territorio che si estende da Radicofani +a Ceperano, l’Esarcato, la Pentapoli, la marca d’Ancona, +il ducato di Spoleto, i beni della contessa Matilde e +la contea di Brittenoro, «con altri paesi circostanti, sì +come l’ebbero stabilito molti privilegî promulgati dagli +Imperatori, da Lodovico in poi»‍<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. Giurò Ottone che +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +conserverebbe Sicilia alla Chiesa, nè qui fece pur lontana +menzione dei diritti di Federico: quanto alle due +federazioni di città italiche ed a Roma, promise che si +conformerebbe alla volontà del Pontefice; e questa fu +cosa di massima importanza, avvegnaddio il Papa pensasse +di levare così all’Imperatore qualsiasi specie di +influenza sulla lega lombarda. Il Guelfo accondiscendente +tacque dei diritti dell’Impero; e per tal guisa con +quell’istromento si rovesciarono i principati tedeschi +della Romagna e delle Marche, si cancellarono i diritti +dell’Impero (prima nemmanco posti in dubbio) +sui territorî di Spoleto e di Ancona, si diede di frego +a tutti gli istituti che Enrico VI aveva fondato nel suo +intento di restaurare la podestà imperatoria in Italia e a +Roma: così, in una parola, si diede confermazione giuridica +a tutte le rivoluzioni operate da Innocenzo III. Il +celebre patto di Neuss fu il primo fondamento autentico +della signoria pratica del Papa nello Stato della Chiesa: +tutti gli Imperatori che vennero dopo l’ebbero riconosciuto +per valido; e in siffatto modo le primitive +donazioni da Pipino in poi, delle quali non si poteva dar +prova, si tramutarono in un documento di valore genuino +ed incontestabile‍<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. Di contro a questa pergamena +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +di così alta rilevanza puossi ancor dubitare +che fra tutti i motivi che indussero Innocenzo III ad +appigliarsi ad Ottone non fosse il più potente la persuasione +che Filippo non avrebbe mai aderito a così +grandi concessioni, quali il Guelfo più fiacco doveva +essere già pronto a sancire? +</p> + +<p> +La sentenza del Papa irritò in Germania gli uomini +amatori della patria. Gli aderenti di Filippo ne protestarono +contro il legato Guido di Preneste, come quegli +che aveva offeso il loro diritto elettivo. «Dov’è», dissero, +«che voi, papi e cardinali, abbiate udito essersi i predecessori +vostri o i loro ambasciatori immischiati nella +elezione dei Re romani?» E rodendosi del dispetto +rammentavano il diritto antico che gl’Imperatori avevano +esercitato nell’elezione dei Papi; giacchè dapprima +erano stati gl’Imperatori a mettere i Pontefici in trono, +e adesso i Papi vi mettevano gl’Imperatori. L’Impero +romano non era più che un fantasima‍<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. L’orgoglio +e il sentimento patrio furono punti che l’Impero cadesse +avvilito sotto gli arbitrii d’impertinenti nunzî pontificî, +i quali mettevano Alemagna a scompiglio, seminavano +la divisione nei Vescovati e nelle terre, scagliavano +la scomunica contro Filippo, e ammonivano tutto il +mondo che dovesse disertarlo. La guerra civile divampò. +L’unico modo per cui Filippo potesse convincere il +Papa che per sè stava il buon diritto era quello di +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +vincerlo: ed egli non ne disperava, ma le grandi promesse +che fece fare a Innocenzo nell’anno 1203 trovarono +a mala pena ascolto. Egli annodò dunque alleanza +coll’antica fazione che Enrico VI aveva avuto in Italia, +e nell’anno 1204 mandò nelle Marche Lupoldo (investito +da lui del vescovato di Magonza, ma rejetto dal Papa) +per mettervi in arme i partigiani di Markwaldo. Al +Vescovo riuscì di trar dalla sua parecchie città e di tener +testa alle soldatesche pontificie fino all’anno 1205‍<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>: +oltracciò Filippo se la intese coi nemici del Pontefice +nell’Italia meridionale, ed eziandio Roma gli prestò +opportunità di molestare Innocenzo coll’opposizione che +a questo moveva il partito popolare‍<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>. +</p> + +<p> +Mentre nell’Impero si protestava contro l’arbitrato +che il Papa si arrogava, Innocenzo con maestà tranquilla +mostrava al mondo, esservi realmente dei Re, i +quali spontaneamente riverivano il Vicario di Cristo +come datore dell’autorità regia. Il giovine Pietro di +Aragona, campione cavalleresco della fede nella guerra +contro ai Mori, persecutore inesorabile degli eretici, +capitò nel 1204 a Roma per farvisi incoronare dal Papa: +e questi ve lo aveva invitato, perciocchè volesse in pari +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +tempo condurre a conchiusione il matrimonio di Federico +con Costanza sorella di Pietro. Fino ad ora i re di +Aragona non avevano mai ambito la ceremonia dell’incoronazione; +invece il loro nipote (tanto era vano!) ne +veniva a cerca, e ne pagava l’orpello a immenso prezzo. +Allorchè, nel giorno 8 di Novembre, egli toccò terra +scendendo all’isola che è presso Ostia, il Pontefice gli +mandò incontro una onorevole comitiva, nella quale +trovossi eziandio il Senatore, andato a rappresentarvi la +Città‍<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. L’ospite regale fu albergato nel palazzo di san +Pietro, ma la coronazione (avvenne addì 11 Novembre +1204) non si celebrò in quella basilica, sibbene nell’altra +di san Pancrazio fuori le porte. Il Cardinale vescovo +di Porto unse il Re del crisma, il Papa lo coronò +e lo vestì di tutte le insegne del regno, e l’Aragonese +giurò di rimanere fedele alla Chiesa romana e di esterminare +la eresia: indi, tornato in san Pietro, depose +umilmente la sua corona sulla tomba dell’Apostolo; +formalmente offerse il suo regno in dono votivo al principe +degli Apostoli che portava il suo stesso nome, e +s’impegnò di pagare alla santa Sede un annuo tributo‍<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. +Il fanatismo di questo Principe, che senza +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +necessità alcuna si faceva vassallo del Papa, è significativo +di ciò che fosse l’indole spagnuola fino da quell’età; +gli Stati di Aragona lo accusarono, al suo ritorno, di +avere tradito la libertà della patria, e l’opera fantastica +di lui, ottant’anni ancora più tardi, fornì ad un Pontefice +il diritto di togliere Aragona (come feudo della +Chiesa) alla famiglia di Pietro e di darla ad un Principe +francese‍<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. Ma che importanza ebbe mai il giuramento +di vassallaggio dell’Aragona a petto dello splendore +immenso onde pochi anni dopo si ornò Innocenzo +III! financo un Re d’Inghilterra riceveva, nè più +nè meno di un vassallo tributario, la sua corona dalle +mani di un legato pontificio; ed era nientemeno che +un succeditore di quel Guglielmo il Conquistatore, il +quale con tanto amara ironia aveva ributtato le pretese +di Gregorio VII, allorchè questi gli aveva chiesto che +riverisse la signoria suprema della santa Sede! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<h4 id="cap2-9-3">§ 3. +<span class="smaller">La Germania si volta alla parte di Filippo. — Negoziati +di lui col Papa. — Re Filippo è assassinato. — Ottone +è riconosciuto per re in Germania. — Ottone IV viene a +Roma: coronazione imperiale. — Combattimento nella Leonina.</span></h4> + +<p> +Nel frattempo la sorte delle armi e l’opinione publica +volgevansi in Alemagna a pro di Filippo. Il diritto, +il buon senso, il vantaggio vero la vincevano sopra +una politica ingenerosa e contraria al sentimento nazionale. +Parecchi Principi dell’Impero che finora erano +stati i più ostinati avversarî dell’Hohenstaufen, fecero a +lui soggezione, ossia disertarono la parte guelfo-inglese. +</p> + +<p> +Nel Gennaio dell’anno 1205 Filippo, novellamente +eletto e riverito eziandio dai Principi del Basso Reno, +fu coronato in Aquisgrana da Adolfo arcivescovo di +Colonia nel luogo istesso dove prima questo prelato +aveva imposto il diadema sul capo di Ottone. Sebbene +le esortazioni del Papa ai Principi fossero tornate infruttuose, +la contrarietà di lui era l’unico impedimento +a ciò che il trono dell’Hohenstaufen trovasse universalmente +omaggio. Ma ora Innocenzo non isdegnò più di +negoziare con Filippo per comporre a pace l’Impero, e +il Re rispose con una diffusa scrittura all’ambasciata +che il Papa gli spedì. Quella lettera notevole, in cui +Filippo viene giustificando tutte le opere sue e massimamente +i modi ond’era salito al trono, porta l’impronta +di un vero spirito di conciliazione e di non infinta +veracità. Filippo protestava di volersi sottoporre alla +sentenza dei Cardinali e dei Principi affinchè giudicassero +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +di tutto quanto la Chiesa gli apponeva a peccato, +e dichiarava voler metter in silenzio, come il rispetto +religioso comandava, tutto ciò che l’Impero apponeva +a colpa del Papa: cotali proteste fecero favorevolissima +impressione‍<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>, tanto più che i sentimenti cattolici dell’Hohenstaufen +avevano in Roma per mallevadori il +Patriarca di Aquileia e altri messaggieri, i quali erano +venuti recando al Papa novelle proposte. Vedeva Innocenzo +raggiante lo scopo cui nella contesa della successione +all’Impero mirava, quello cioè di mutare la sua +ingerenza in un diritto pontificio riverito ed accolto da +tutti i partiti; ed invero anche Filippo innanzi a lui +or s’inchinava sì come Ottone aveva fatto. La rivoluzione +delle cose avvenuta in Germania costringeva Innocenzo +III a cambiar metro, laonde egli acconciava da +buon statista il suo indirizzo politico alle circostanze, +quantunque le sue trattative con Filippo fino da allora lo +esponessero alla censura di doppiezza, parimenti di quello +che anticamente era stato detto di Gregorio VII in simili +condizioni di cose. Sull’incominciamento dell’anno 1206 +egli biasimava Giovanni d’Inghilterra e gli ottimati di +Bretagna perciocchè non assistessero abbastanza Ottone; +esortava quest’ultimo pur sempre a perdurare animosamente +e ammoniva i Principi alemanni di prestargli soccorso. +Però, trascorso che fu mezzo il 1206, e caduta Colonia +nel mese di Agosto, i negoziati con Filippo si fecero +più efficaci. L’Hohenstaufen vittorioso si protestò pronto +(ed era ciò che Innocenzo sopra tutto bramava) a concedere +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +una tregua d’armi al suo avversario; e nell’estate +del 1207 andarono per conseguenza in Germania Ugolino +e Leone cardinali legati per farsi mediatori di pace fra i +due pretendenti. La cosa non riuscì, ma mentre Filippo, il +quale era uomo fornito di maggior bontà d’animo che non +di energia regia, si sottoponeva a patti che gli venivano +dettati in cose di chiesa, quei legati, a gran costernazione +di Ottone, lo proscioglievano con grandissima solennità +dall’anatema. Per le condizioni d’Italia era notevole +che alcuni Principi di questo paese ricevessero patenti +feudali da Filippo ancor prima della sua assoluzione‍<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>: +e omai nella primavera dell’anno 1208 ei la faceva +completamente da re romano; mandava da suo legato +in città toscane Wolfgero di Aquileia, ne reclamava +i diritti imperiali che quelle avevano usurpato durante +l’interregno, e ne otteneva completamente l’ossequio‍<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<p> +La sua vittoria su Ottone recò conseguenze decisive +anche presso il Papa; solamente il più difficile tema +pei legati d’ambe le parti era nel porsi d’accordo sui +diritti imperiali e sulla confermazione dei beni che la +Chiesa aveva acquistato nell’Italia di mezzo. Filippo, +che un tempo aveva posseduto con titolo ducale le terre +di Matilde in Toscana, sentiva repugnanza di rinunciare +ai diritti dell’Impero così obbrobriosamente come +Ottone aveva fatto. Ed è dubbioso se anche allora egli ripetesse +la proposta di dare la sua regal figlia in isposa +al nipote del Papa, al figliuol di Riccardo uomo nuovo, +e di concederle in dote le terre controverse di Toscana, +di Spoleto e di Ancona‍<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Ciò s’era promesso nell’anno +1205, ma certo è che più stava a cuore dell’ambizioso +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +Papa (il quale primo fra tutti i Pontefici +fondò un principato a’ suoi nepoti) di sollevare pretese di +tale specie, anzichè al Re di assecondarle. Il vero tenore +delle offerte da lui fatte in quel tempo rimane ascoso nel +buio; ma difficilmente saranno state di poco rilievo, avvegnaddio +le esigenze del Papa non potessero essere da +meno di ciò che egli aveva ottenuto nel trattato di +Neuss. La Germania profondamente lacerata e divisa si +rassegnò che le cose sue più intime venissero tratte +innanzi al tribunale di Roma e di Cardinali stranieri; +però il sentimento nazionale ne fu offeso, e la sua voce +irritata risuona ancora alle nostre orecchie nei versi +di poeti amanti della patria‍<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. Di già prevedevasi che +Innocenzo stesso avrebbe consentito affinchè si pronunciasse +giuridicamente, essere Ottone destituito dall’Impero +le quante volte non avesse aderito in buona pace +ad un accomodamento; ma tutt’a un tratto un brutale +colpo di spada demoliva l’opera d’immensi sforzi, +ruinava le speranze d’Alemagna. Re Filippo moriva +a Bamberga nel dì 21 Giugno 1208, sotto il ferro +assassino di Ottone di Wittelsbach. La caduta del giovine +Principe dopo una vita tanto laboriosa, alla vigilia +del suo trionfo, è uno dei più tragici avvenimenti +che registri la storia tedesca. Con lui si spense in Alemagna +la casa di Hohenstaufen. Della splendida famiglia +del Barbarossa non restava che un solo rampollo; +e questi era Federico, il protetto d’Innocenzo III, omai +fin da fanciullo divenuto straniero alla nazione, e rimasto +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +in Sicilia in mezzo a torbidi sventurati. Un breve minuto +di tempo trasformò le sorti del mondo, incatenò di bel +nuovo i destini d’Italia e di Alemagna, e trascinò le due +nazioni, l’Impero e il Papato, in un labirinto di guerre, +cui non bastò un intiero secolo a sedare: i loro effetti +ben si ravvisano nell’indirizzo che hanno dato alla +civiltà umana. +</p> + +<p> +Come Innocenzo III, nella Campania ove trovavasi, +ebbe udito della morte di Filippo, il suo spirito fu profondamente +turbato da un avvenimento che di repente +mutava i suoi disegni: però egli non comprese allora +la gravità di destini che quell’istante disserrava. Politico, +parvegli che fosse un caso il quale tosto lo rifaceva +padrone delle cose e lo liberava da contrasti manifesti; +prete, gli sembrò esser quello un giudizio che Dio pronunciava +nella grande contesa dell’Impero. +</p> + +<p> +Non v’era di che scegliere: conveniva tosto riaccogliere +il guelfo Ottone dianzi abbandonato. Innocenzo +subito gli scrisse, lo rassicurò adesso nuovamente del +suo amore, gli fe’ balenare alla vista il suo prossimo e +indubitato esaltamento al trono imperiale, ma gli fece +eziandio traveder da lontano che, se avesse voluto fare il +caparbio, gli si teneva sempre in pronto un avversario, +il nipote del trucidato Filippo‍<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Nel Re di Sicilia, +omai divenuto maggiorenne, legittimo erede dei diritti +degli Hohenstaufen, viveva un formidabile emulo +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +per Ottone; la Chiesa poteva contro di lui armarlo tosto +che lo reputasse vantaggioso; ed è pur uno spettacolo +di possente attrattiva veder la persona giovanile +di Federico sollevarsi fatale e minacciosa nel fondo di +quella scena, su cui fra poco il Papa stesso sarà per evocarlo, +a ruina della Chiesa e insieme dell’Impero. +</p> + +<p> +Innocenzo voleva sul serio che la lunga contesa del +trono si definisse, e (questione congiunta all’altra) che +si desse il riconoscimento giuridico al suo Stato ecclesiastico; +nè aveva pur dubbio di ottenerlo da Ottone, cui già +teneva vincolato nelle strettoie del trattato di Neuss. +Alemagna, assetata di pace, prestò omaggio al Guelfo. +Dolore, amor patrio, necessità recarono in essere una +conciliazione che si celebrò in forma solenne; e parve +che l’antica lite delle due famiglie si sopisse, allorchè +Ottone nel parlamento di Francoforte, addì 11 Novembre +1208, fu acclamato re da tutti gli Stati dell’Impero, e +tosto dopo si fidanzò coll’orfana figliuola del suo avversario +Filippo‍<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>. +</p> + +<p> +Fu annunciato che il Re andrebbe a Roma. Ma prima, +come richiese il Papa, Ottone rinnovò a Spira, nel +giorno 22 Marzo del 1209, le promesse fatte nella convenzione +di Neuss. Fu riconosciuto lo Stato della Chiesa +in tutta la sua estensione, e si aggiunsero grandissime +concessioni in cui si dichiarò essere la Chiesa libera +dall’autorità dello Stato: per tal modo il Concordato +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +di Calisto II perdette tutto il suo vigore‍<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Diritti imperiali +nelle terre or cedute alla Chiesa Ottone non +conservò, tranne quello meschino del <i>Foderum</i> nei viaggi +a Roma, che nel trattato come per beffa fu registrato. +Fu questa la prima volta da che l’Impero esisteva che +il Re dei Romani si appellò eletto «per grazia di Dio +e del Pontefice»; Ottone dovette confessare che soltanto +al Papa andava debitore del suo esaltamento al trono, +ma re giurò quel che imperatore non avrebbe potuto +mantenere. +</p> + +<p> +In Augusta si presentarono ambasciatori italiani a +prestare omaggio ad Ottone, seco recando le chiavi delle +loro città, fra le quali fuvvi anche la grande Milano, +che si congratulò con sincera gioia dell’avvenimento +di un Guelfo all’Impero. Nel Gennaio del 1209 Ottone +nominò il patriarca Wolfgero a suo legato in Italia, +affinchè vegliasse a guardia dei diritti che l’Impero +possedeva tuttavia in Lombardia, in Toscana ed a Spoleto, +nella Romagna e nelle Marche‍<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>. Infatti, anche dopo +della pace di Costanza e dei trattati col Papa, gli Imperatori +avevano continuato a tenere un’apparenza di +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +suprema autorità nelle città d’Italia, ed eziandio a possedere +parecchi diritti fiscali perfino nella Romagna e +nelle Marche. Nè i Papi vi contraddicevano; chè anzi +Innocenzo medesimo ammoniva le città di Lombardia e +di Toscana di mostrarsi docili al legato regio; però a +questo rammentava che conformemente ai patti occupasse +i beni di Matilde solo per conto della Chiesa. +</p> + +<p> +Allorchè Ottone, nell’Agosto 1206, passando dal +Tirolo discese con un grande esercito nella pianura del +Po non uno s’alzò ad impedire il cammino di un Guelfo +che s’avviava a Roma‍<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Sventura d’Italia fu che le +sue città non potessero formare una confederazione durevole: +se ciò fosse avvenuto nessun Re tedesco dopo +la morte di Enrico VI avrebbe potuto più valicare il baluardo +che avrebbe opposto la popolosa Lombardia. La +gloriosa lotta che i Lombardi ebbero combattuto per +la independenza, nè cancellò la tradizione dell’Impero +romano che ancora in tempo più tardo commosse a +tanto grande entusiasmo gli Italiani, nè recò all’intiero +della nazione un costante profitto. Infatti dopo della vittoria +di Legnano le Republiche italiche poterono sì poco +fondare la nazione politica, quanto poco le Republiche +greche erano riuscite a farlo dopo le giornate di Maratona +e di Platea. Mentre le città dell’alta Italia ardevano di +guerre civili e di lotte intese a raffermare la loro costituzione, +omai si ergevano le persone di quei tiranni di +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +città che hanno stampato un carattere così spiccato +nella storia d’Italia dopo il secolo decimoterzo. Ezzelino +da Onara e Azzo margravio di Este, nemici fra sè +a vita e a morte, accusatori uno dell’altro innanzi a Ottone, +erano allora i caporioni dei due partiti, che per un +paio di secoli ebbero lacerato questa contrada: e accanto +ad essi stava il ghibellino Salinguerra, grande al paro +di loro per sete d’imperio e per prodezza feroce‍<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>. +</p> + +<p> +Or che per la prima volta un Imperatore di casa +Guelfa attraversava la Lombardia, tutti i nemici degli +Hohenstaufen s’aspettavano di ottenerne essi soli tutto +il favore. Ma s’ingannarono, perocchè gli amici della +podestà imperiale non fossero più i nemici di un Guelfo +che diventato era imperatore. Azzo vide i suoi avversarî +accolti con grandi onoranze nel campo di Ottone; +Firenze la guelfa fu minacciata di un’ammenda di +mille marchi, e Pisa la ghibellina fu regalata di privilegî +e conseguì i vantaggi di un trattato. +</p> + +<p> +Innocenzo III ricevette Ottone a Viterbo; e fin da +quel primo abboccamento il Re romano dovette dire a +sè medesimo che, senza l’avvenimento di un assassinio, +quell’istesso Papa avrebbe posto immancabilmente in +capo del nemico suo la corona dei Romani. Non si può +provare simpatie per uomini i cui beneficî derivano da +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +calcoli d’egoismo e sono comperati a carissimo prezzo: +perciò l’arte politica del Papa doveva aver lasciato un +desiderio amaro di vendetta in fondo all’animo di Ottone; +e forse di già a Viterbo lo sguardo d’Innocenzo +penetrava oltre alla maschera di devozione cui il Re +atteggiava il volto, e vi scorgeva la stizza che sotto di +quella ei celava. Il Papa lo precedette a Roma, e nel +dì 2 Ottobre Ottone pose il campo presso a Monte Mario, +dove, secondo la consuetudine antica, fu giurata sicurtà +alla Curia ed al popolo romano‍<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. +</p> + +<p> +La coronazione si celebrò addì 4 Ottobre 1209 nel +san Pietro; frattanto l’esercito restò nelle sue tende, +ma una parte delle milizie (erano Milanesi) tenne occupato +il ponte del Tevere per impedire un assalto dei +Romani. Chi legge questa Istoria non potrà fare a meno +di sorridere con ironia, notando la costanza regolare onde +ripetevansi le ostilità dei Romani ogni qual volta un Imperatore +si coronava. Eglino sbarravano le porte della +città lorchè vi si avvicinavano i Tedeschi; ed il loro +Imperatore e la sua comitiva non potevano che gettare +dal Vaticano sguardi desiosi sulla gran Roma, il cui +mondo di meraviglie era loro chiuso in faccia. È infatti +strano che solamente i pochissimi degli Imperatori +abbiano messo il piede dentro di Roma, e così fu che +neppure Ottone vide la Città‍<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. I Romani, che nell’anno +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +1201 lui avevano acclamato imperatore, lo avrebbero +anche adesso di buona voglia riconosciuto per tale, se egli +avesse accondisceso a comperarne i voti con donativi di +denaro. Quando diciotto anni prima Enrico VI era venuto +a torsi la corona, egli aveva dovuto guadagnarsi +con un trattato i voti elettivi della Città, in allora libera +e possente, ma adesso Ottone IV non ne aveva +mestieri. La cosa irritò il popolo: il Senatore e perfino +alcuni dei Cardinali furono avversi alla coronazione; i +cittadini si tennero raccolti in arme sul Campidoglio‍<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>. +</p> + +<p> +Compiuta la ceremonia, la processione mosse lenta +e a fatica in mezzo alle file dei guerrieri che le facevano +ala, ma non passò pur il ponte di Sant’Angelo; ivi il +Papa s’accomiatò dall’Imperatore per tornarsene in Laterano, +e (con offesa manifesta alla maestà imperiale) lo +ammonì che al di seguente abbandonasse le terre romane‍<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. +Frattanto non si sa quale caso era scintilla +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +che faceva scoppiare in fiamme l’odio dei Romani. Nella +città Leonina si combattè con furore la solita battaglia +che veniva dietro alla coronazione, e, dopo gravi perdite +da una parte e dall’altra, Ottone IV rientrò nei +suoi quartieri di Monte Mario. Qui rimase egli trincerato +per qualche giorno, intanto che dal Papa e dai +Romani chiedeva ristoro de’ sofferti danni, ovverossia riparazione +dell’offesa ricevuta‍<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. +</p> + +<h4 id="cap2-9-4">§ 4. +<span class="smaller">Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno di Innocenzo. — L’Imperatore +di guelfo si tramuta in ghibellino. — Ottone +muove nelle Puglie. — Il Papa lo scomunica. — I +Tedeschi chiamano al trono Federico di Sicilia. — Ottone IV +se ne ritorna in Alemagna.</span></h4> + +<p> +Appena Ottone IV fu padrone della corona imperiale +conobbe d’essersi impigliato in un’acerba tenzone +coi doveri che egli aveva giurato all’Impero; pertanto +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +ei ruppe tosto la fede promessa al Papa. Mentre +ancora accampava vicino a Monte Mario i beni della +contessa Matilde diventarono il tema di discussioni irritanti. +L’Imperatore richiese di venirne a conferenza col +Papa, magari anche a Roma, dove sarebbene andato +egli stesso, fosse pure a pericolo della sua vita: però Innocenzo +con fredda garbatezza rispose rifiutando, e bramò +che si trattasse per mezzo di ambasciatori‍<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. Ma +frattanto grave penuria di vettovaglia costrinse Ottone +ad abbandonare il territorio della Città, ond’egli per la +via Cassia entrò nel Fiorentino‍<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. Nel suo cammino +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +occupò tutti i paesi che in Tuscia avevano appartenuto +al retaggio di Matilde; prese d’assalto Montefiascone, +s’impadronì di Radicofani, di Aquapendente, di Viterbo, +del territorio di Perugia e di Orvieto; in una parola s’insignorì +di quei tali luoghi che solennemente aveva dichiarato +spettare al Papa, e sui quali adesso ei moveva +pretese come beni della Contessa. Alcune città gli si arresero +spontaneamente; di altre ei s’impossessò colla +forza‍<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. +</p> + +<p> +Nel suo campo gli facevano accompagnatura vescovi +e maggiorenti italiani, avidi di ottener dei feudi: fra essi +erano Salinguerra, Azzo, Ezzelino e Ildebrandino di Tuscia, +conte Palatino; presto fu coll’Imperatore anche +Diepoldo di Acerra, e financo gli prestò omaggio Pietro +prefetto, quel desso che era divenuto vassallo del Papa. +Sotto la corona imperiale Ottone IV con meravigliosa +prestezza si trasformò in ghibellino; ripigliò l’opera del +suo predecessore a quel punto cui l’aveva troncata la +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +morte di lui; senza reticenze manifestò la pretesa di rivendicare +all’Impero tutti i possedimenti che Innocenzo +dopo la morte di Enrico con tanta abilità aveva riunito +alla Chiesa; rinnovò i privilegî di Enrico, ne trasse +dalla sua i partigiani, dispensò a feudatarî terre italiane +secondo l’intento che avuto avevano gli Hohenstaufen, +tentò restaurare i principati feudali tedeschi distrutti +dal Papa. Sull’incominciamento dell’anno 1210 +diede ad Azzo d’Este la marca di Ancona, concedendogli +espressamente tutti i diritti che ivi aveva posseduto +Markwaldo; in pari tempo infeudò a Diepoldo il ducato +di Spoleto, sì come un tempo l’aveva tenuto Corrado; il +Salinguerra investì di Medicina e di Argelate, terre di +Matilde; Leonardo di Tricarico nominò conte della Romagna‍<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. +</p> + +<p> +Per difendersi dalle aperte ostilità che Ottone gli sollevava +nell’Italia di mezzo, Innocenzo cercò nuovamente +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +appoggio nelle città di Tuscia e dell’Umbria; e Perugia, +addì 28 Febbraio 1210, gli promise di proteggere +il patrimonio di san Pietro‍<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>. +</p> + +<p> +Il disinganno fu umiliante e terribile. I lunghi sforzi +del Papa, rivolti a porre un Guelfo sul trono degl’Imperatori, +precipitarono obbrobriosamente per opera della +sua stessa creatura. Innocenzo si dolse d’esser maltrattato +dall’uomo che egli aveva esaltato quasi contro la +volontà universale; lamentò di dovere ingollare adesso +i rimbrotti di coloro che trovavano giusta la sua sorte, +perciocchè lo ferisse quella istessa spada che egli di sua +mano aveva affilata‍<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. Nelle condizioni disperate di +Innocenzo non si smentì la giustizia divina, chè infatti +nella contesa dell’Impero era pure egli che s’era +fatto caporione di un partito. La storia di Ottone IV rivela +una verità irrepugnabile, che in pari tempo è splendidissima +giustificazione degli Hohenstaufen e di tutti +quegli Imperatori che la Chiesa con sì acerbo livore +marchiò della fama di nemici suoi. Se il primo ed +unico Imperatore che i Papi poterono levare al trono, +eleggendolo dalla amica casa dei Guelfi, nelle loro stesse +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +mani si mutò in un breve istante, di creatura devota in +massimo nemico, conviene pur dire che così fatta trasformazione +fosse cagionata da insuperabili condizioni di +cose. Come dopo di lui fece Federico II, così Ottone IV +combattè gli eretici colla spada e con editti, nè mai s’intruse +nel dominio dogmatico della Chiesa; però, tosto +che fu divenuto imperatore, egli insorse contro il fondatore +del novello Stato ecclesiastico, contro il Papa che +pretendeva alla signoria d’Italia, e che senza rigiri di frasi +protestava di essere il signore supremo eziandio dell’Impero. +Se agli apologisti delle pretensioni pontificie potrà +riuscir mai fatto di dimostrare che era obligo degli Imperatori +e dei Principi di sottomettersi al giogo del Pontefice +(appunto come avevano fatto Aragona ed Inghilterra), +e di rispettare in santa pace le dottrine bandite da +Gregorio VII e da’ suoi succeditori, giusta le quali al Vescovo +romano sarebbero stati sudditi tutti i monarchi, +anzi gli uomini tutti della terra; se ciò potranno dimostrare, +eglino faranno ammutolire ogni contraddittore. +Ma chi giudica con intelletto calmo di passioni, affermerà +ognora che, dopo di Gregorio VII, l’idea esagerata del +Papato cancellò i limiti che la ragione innalzava fra la +Chiesa e l’Impero; affermerà che la contesa sempre rinnovellata +non fu che una lotta necessaria a restaurare +l’equilibrio fra la podestà temporale e quella spirituale. +In sulle prime i Papi intesero alla dominazione d’Europa +prendendo le mosse da un principio morale; ma poichè +l’ordine morale profondamente s’addentra in tutte le +pratiche attenenze della società umana, ne venne massimo +pericolo che il giure civile fosse assorbito dal diritto +canonico, che il tribunale ecclesiastico diventasse +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +eziandio una curia di giudicî politici. Ei fu nel nome +della independenza dell’Impero e delle sue leggi, che +gli Imperatori si levarono contro la gerarchia romana. +Tornarono sempre all’idea di secolarizzare la Chiesa, +perciocchè la conservazione dell’Impero paresse esigerlo, +e sempre di bel nuovo mossero guerra alla preponderanza +ecclesiastica ferendola nel possedimento temporale, nello +Stato ecclesiastico che era il suo tallone di Achille. Gli +Imperatori ebbero intenti conservativi, poichè combatterono +per l’esistenza dell’Impero, e parve loro che i Papi +fossero novatori e rivoluzionarî. Potrassi deplorare come +una loro cecità che non sapessero indursi a rinunciare +all’Italia ed allo Stato pontificio, ma questo +fatale errore discendeva dall’idea dell’<i>Imperium</i>, +che fu tanto ostinata da sopravvivere perfino all’Impero +stesso, e trovò alimento costante negli attacchi +onde i Papi diedero di cozzo contro alla podestà imperiale +e ai diritti della corona. +</p> + +<p> +Chiunque giudichi rettamente condannerà Ottone IV +perchè fu spergiuro, ma altresì troverà le ragioni della +sua colpa nel tragico conflitto cui lo trassero le promesse +fatte da lui all’Impero e il Concordato conchiuso +colla Chiesa‍<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. «Giurai», così disse più tardi quel +Principe sventurato, «giurai di serbare la maestà dell’Impero +e di rivendicare tutti i diritti ch’esso perdette: +la scomunica non meritai; non tocco alla podestà ecclesiastica, +ben anzi voglio proteggerla, ma poichè sono +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +imperatore voglio esser giudice io di tutte le cose temporali +nell’universo Impero»‍<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Così parlò un Imperatore +che per fermo non era un Enrico III, nè un Barbarossa, +nè un Enrico VI; un tale che aveva accettato +gli arbitrati pontificî nelle cose dell’Impero, tanto per +ottenere il voto del Laterano; un Imperatore che con +iscritture aveva ceduto al Papa diritti, che or contro +diritto voleva riprendersi. Questo fu la sua debolezza, la +sua sentenza di condanna, la sua necessaria caduta: +Innocenzo III con arte romana aveva ravvolto il Principe +guelfo in una rete di trattati, e ciò per lo meno lo +poneva dalla parte della ragione di contro ad Ottone IV. +</p> + +<p> +Forse questi sarebbe proceduto meno lestamente nel +suo cammino, se non lo avessero acciecato le splendidezze +di omaggi che ricevette dalle città lombarde, e se non ve +lo avessero incitato le grida dei grandi vassalli. Durante +l’interregno, di qua signori e città s’erano impadroniti +di antichi diritti dell’Impero, di là avevano usurpato +beni della Chiesa, altrove terre di Matilde; infinita la +confusione; spesso perciò impossibili le distinzioni. I +Ghibellini spronavano Ottone alle audacie, perocchè +bramassero la distruzione del nuovo Stato ecclesiastico +e la caduta della signoria pontificia in Sicilia; anzi +Diepoldo e Pietro di Celano richiedevano l’Imperatore +guelfo che vi restaurasse i diritti imperiali, e gli prestavano +le loro armi contro al figlio di Enrico VI. Se pur +voleva render securo l’avvenire alla sua famiglia, Ottone +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +doveva porre l’erede legittimo della casa di Hohenstaufen +in condizioni tali che non potesse nuocergli +più. Risolse pertanto di muovere nelle Puglie; nel Novembre +partì di Rieti, entrò nel paese de’ Marsi passando +per Sora (la contea di Riccardo), indi continuò la sua +via per la Campania. A Capua, che gli aperse le porte, +pose i quartieri d’inverno‍<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>. +</p> + +<p> +Poichè Ottone IV teneva Sicilia (il maggior feudo +della Chiesa) in manifesto conto di terra dell’Impero, e +macchinava di ricongiungerla a questo nuovamente, il +Papa lo scomunicò ai 18 Novembre dell’anno 1210: ed +era trascorso soltanto un anno dalla coronazione imperiale! +Furibondo di collera, Innocenzo schiacciò la sua +propria creatura, come un idolo riuscito male e odioso‍<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>, +e la corona che aveva posto in capo al Guelfo volle ad +ogni costo strappargli: avvenimenti così ripieni di contrasti +politici e umani, così avviluppati, così composti +di sottili artificî, che diventano dei più memorandi e +attrattivi della storia. +</p> + +<p> +Ottone IV non istette più in forse di assoggettare +l’Italia meridionale, e sperò di poter con rapidi colpi +condurre l’impresa a compimento. Nella estate successiva +gli si arresero quasi tutte le città, Napoli eziandio; +ed egli andò fin a Taranto. In Sicilia lo aspettavano i +Saraceni; navi pisane stavano pronte per trasportare +nell’isola le sue soldatesche, ed egli faceva bloccare la +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +città di Roma così strettamente che non pellegrini nè +messaggi v’entravano‍<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Egli poi vi teneva relazioni; +il Prefetto urbano era passato dalla parte di lui, e la +fazione dei Romani malcontenti si gettava di nuovo bramosamente +nelle braccia dell’Imperatore. Si accusava +Innocenzo d’essere stato l’autore delle scissure che dividevano +l’Impero; lo si vituperava come uomo di mala +fede e incostante, perocchè dapprima avesse favorito +Ottone ed ora lo perseguitasse. E un giorno che teneva ai +Romani una predica edificante, l’antico caporione del +popolo, Giovanni Capocci, alzatosi, prorompeva in queste +rozze, ma giuste parole: «La tua bocca è bocca di Dio, +ma le tue opere, opere sono del diavolo»‍<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto la signoria di Ottone di là delle Alpi +tentennava. Torme di frati fanatici, emissarî della vendetta +di Innocenzo, percorrevano l’Alemagna, ed i legati +pontificî scalzavano in breve le basi del trono all’Imperatore. +Appena colà si seppe che era stato scomunicato, +un forte partito gli si levò contro. Innocenzo III indirizzò +lettere crucciose a quegli stessi Principi tedeschi +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +cui pochi anni prima aveva con tanto fervore ammoniti +perchè eleggessero Ottone; e ne scrisse eziandio +al malizioso Re di Francia, confessando l’errore suo e +ripudiando la sua creatura: profonda e meritata umiliazione +di un uomo cupido di dominio. E adesso egli stesso +appellava il giovine Federico a quel trono donde finora, +con politica freddamente meditata, a bel disegno lo +aveva escluso; ma almeno ne attalentava il suo desiderio +di vendetta, poichè aveva sotto mano un pretendente +con cui spingere Ottone al precipizio. Una parte +dei Principi tedeschi raccolti a Nürnberg, proclamò deposto +l’Imperatore ed elesse al trono Federico di Sicilia. +Questo avvenimento costrinse Ottone a rinunciare a’ suoi +piani, ad abbandonare le Puglie nel Novembre 1211 +ed a muovere nell’Italia settentrionale, dove parecchie +città non gli prestarono più reverenza, e dove il Margravio +di Este s’era omai posto a capo di una lega +raccolta contro l’Imperatore. Nella primavera dell’anno +1212 Ottone tornò in Alemagna. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p> + +<h3 id="cap3-9">CAPITOLO TERZO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap3-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Federico risolve di andare in Alemagna. — Viene +a Roma. — È coronato ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto +di intraprendere una Crociata. — Concilio Lateranense. — Innocenzo +III muore. — Indole di lui. — Grandezza mondiale +del Papato.</span></h4> + +<p> +Evocato dal Pontefice, di repente contro Ottone si +alzò il giovine nemico della sua casa, colui che egli credeva +di avere annientato: Davide scendeva in campo +contro Saulle. Uno strano destino fece sì che Federico, +primo dei tre eletti al trono, e fra tutti fornito di +diritti maggiori, entrasse ultimo nella gran lite della +corona: ed egli restaurò la casa di Hohenstaufen e la +ornò di un novello fiore sbocciato sotto il sole di Sicilia. +In mano di Innocenzo quei tre eletti erano stati +come le pedine di una scacchiera, che egli aveva +giocato una contro l’altra e una dopo dell’altra. Tutti +e tre avevano sentito vergogna di dover servire all’altrui +volontà; ed il giovane figlio di Enrico VI +s’imbevve d’un sì profondo odio contro quella politica +egoista, che tutta la sua vita andò dominata da quello. +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +Non dimenticò mai di aver dovuto comperare la protezione +della Chiesa coll’omaggio feudale e colla perdita +di preziosi diritti della corona; nè mai obliò che era +stato escluso dal trono dell’Impero allorchè il Papa vi +aveva chiamato Ottone IV. +</p> + +<p> +Federico, come a’ suoi tempi Enrico IV, era cresciuto +in mezzo alle brutte cabale dei partiti di corte; e, pari +a quel Re, se ne erudì in perfetto modo nell’arte di +ingannare gli uomini. Le astuzie onde si servì più +tardi contro alla Chiesa ebbe egli appreso nelle difficili +relazioni in cui, fin dalla sua fanciullezza, s’era trovato +colla Curia romana e colle intraprese di questa nell’Impero +ed in Sicilia. L’arte politica di Roma fu la sua +scuola. +</p> + +<p> +Gli avversarî di Ottone lo invitarono ad andare in +Alemagna. Anselmo di Justingen, uno dei loro ambasciatori, +venne a Roma, e vi trovò il Papa ed i Romani +disposti a riconoscere le pretese di Federico alla +corona romana, giacchè pareva quasi che Innocenzo III +soltanto adesso d’un tratto avesse scoverto che quegli +ne possedeva i diritti‍<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. L’arte politica, quella nemica +di ogni grandezza ideale e delle virtù religiose e +filosofiche, trascinò un uomo, come Innocenzo era, nelle +vie trite e comuni; lo costrinse a mutar di concetti ed +a mentire alle sue opinioni. Ed infatti, se il Papa si +fosse tenuto fermo nel suo indirizzo, l’ultimo degli Hohenstaufen +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +avrebbe dovuto restarsene per sempre esiliato +in Sicilia, vassallo feudale della Chiesa, estraneo +alle cose dell’Impero. Forse che il Papa reputava possibile +di impedire la unione tanto temuta di Sicilia +con Alemagna? pare proprio che ei si lasciasse andare +a questo ingannevol pensiero. L’istante in cui egli +esortò il Re di Sicilia a conquistarsi la corona romana +fu uno dei più fatali che s’abbian dato nella storia +del Papato: nè era lontano quell’avvenire in cui +ne sarebbe scoppiata una lotta desolatrice della Chiesa +e dell’Impero, e ne sarebbero derivati la signoria della +casa d’Angiò, i vespri siciliani e l’esilio avignonese. +Innocenzo temprò di sua mano quella seconda spada, e +ben più gagliarda ed acuta, che ferir doveva il seno +della Chiesa. I ripetuti errori di questo Papa onnipossente, +ai cui piedi alcuni Re avevano deposto le loro corone +in atto sommesso di vassalli, è prova umiliante della +cieca ignoranza delle leggi e dell’andamento del mondo, +che fa velo anche agli occhi dei maggiori ingegni. +</p> + +<p> +Allorchè i messaggieri svevi furon giunti a Palermo, +la Regina e il Parlamento si opposero a che Federico +intraprendesse il pericoloso viaggio di Alemagna. +Il Re diciottenne ondeggiò fra la speranza e il dubbio, +ma finalmente risolse di gettarsi audacemente nei +flutti di un immenso avvenire. Una sorte fatale lo chiamava +dal molle paradiso di Sicilia a geste immortali +e ad onori degni di un eroe; in premio gli offeriva +la maggior corona del mondo, e il giovine si +staccava dalle solitarie spiagge della sua isola per guadagnarsi +quella corona nella terra dei suoi padri. Fe’ +coronar re di Sicilia Enrico suo figliuolo di fresco nato, +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +affidò il governo alla sua sposa, si imbarcò, e celeremente +per Benevento e Gaeta venne a Roma, dove, +nell’Aprile 1212, il Papa ed il popolo lo salutarono +come re eletto dei Romani. Innocenzo III vide per la +prima volta il suo protetto, nè più dopo lo rivide. Innanzi +a lui stava, come imperatore designato, il giovine +e intelligente nipote di quell’eroe Barbarossa che era +omai diventato personaggio di mito: ed egli era creatura +sua in un senso più nobile di quello che fosse stato +Ottone IV; la creatura del dover suo, il suo figliuolo +adottivo, in cui profitto aveva sinceramente speso sforzi +e fatiche di molti anni. Se pure i novellieri gli avranno +dipinto quel giovine Re come un cervel balzano, che nelle +sue crapule si attorniava di uno sciame di trovatori cortigiani, +il suo acuto sguardo avrà saputo tosto discerner +nel figliuolo di Enrico VI la potenza innata del genio +e l’intelletto di buon’ora addestrato alla severità del +pensiero. Si stabilirono i patti che la Chiesa poneva +all’esaltamento di Federico, e soprattutto fu determinato +che Sicilia sarebbe rimasta separata dall’Impero. Così fu +eletto il nuovo candidato al trono imperiale in mezzo a +condizioni di cose che somigliavano a quelle che avevano +preceduto la elezione di Ottone IV: e sventura fu dell’Impero, +perciocchè gli stessi legami che quegli aveva +infranti soltanto a prezzo di uno spergiuro, furono torti +anche attorno di Federico‍<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Però non val dubitare +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +dei sentimenti leali che questi accoglieva a quel tempo +in mezzo alle entusiastiche speranze di un grande +avvenire. +</p> + +<p> +Il Papa congedò Federico pienamente contento e +financo gli fornì denaro. Guidato da prospera fortuna +il giovine Siciliano giunse in Germania, dove parve +simile a una stella del mezzodì, che sorgeva sull’orizzonte +rapida e fulgente di luce. La gloria de’ suoi avi +gli schiudeva l’entrata in patria; la liberalità onde +dispensò beni ereditarî della sua famiglia e feudi imperiali +gli guadagnò l’animo dei maggiorenti avidissimi; +la triste persona del Guelfo ancor più oscurata +dall’anatema della Chiesa, giovò a dar miglior rilievo +ad un giovine cui le attrattive straniere acquistate in +un’isola lontana e leggendaria, ornavano di bellissimi +vezzi. +</p> + +<p> +Addì 12 Luglio 1212, riverito da quasi tutta Germania, +Federico prestò il giuramento in Egra, e vi +dovette, con espressa adesione dei Principi dell’Impero, +ripetere le concessioni già fatte da Ottone IV al Papa. +Fu riconosciuta la libertà della Chiesa nelle cose spirituali; +fu confermato in tutta la sua estensione lo Stato +che Innocenzo aveva fondato alla Chiesa; all’Impero +non si conservò in quelle terre altro diritto che il <i>Foderum</i> +in occasione della coronazione; fu ancora una +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +volta pronunciato solennemente che il Papa era signore +delle Puglie e di Sicilia‍<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>. +</p> + +<p> +Dopo imprese vittoriose contro lo sventurato nemico, +la cui gloria tramontò ai 27 Luglio 1214 sul +campo di Bouvines, Federico II fu coronato ad Aquisgrana +(nel giorno 25 Luglio 1215) da Sigfredo arcivescovo +di Magonza e legato del Pontefice. Dopo la coronazione +il «Re del Papa» (come Ottone IV con disprezzo +iracondo chiamava il suo favorito rivale) prese la croce +per una spedizione in Terra santa: forse lo faceva per +sommessione alla Chiesa che lo aveva levato al trono, +forse anche perchè ve lo trascinava un sentimento cavalleresco; +però era un voto malaccorto che gli doveva +tornare sorgente di grandissimi mali. Il suo giuramento +di liberare l’Oriente era, a quel tempo, sincero, ma può +darsi che più non fosse sincera la sua promessa di +tener Sicilia (come feudo ecclesiastico) disgiunta dalla +sua corona, e, tosto che fosse consecrato imperatore, +di concederla al figliuol suo Enrico‍<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. +</p> + +<p> +La contesa della successione al trono tedesco fu decisa +definitivamente nel Concilio che Innocenzo raccolse +in Laterano agli 11 Novembre 1215. Gli avvocati di +Ottone e gli ambasciatori di Federico ne ricevettero sentenza, +essere quegli decaduto dall’Impero, questi essergli +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +succeduto‍<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Più di millecinquecento Arcivescovi e +Prelati di tutti i paesi della Cristianità, oltre a Principi e +legati di Re e di Republiche, s’inginocchiarono ai piedi +del potentissimo de’ Papi, il quale, nella sua maestà d’ogni +dove riverita, sedeva sul trono del mondo, ed era padrone +d’Europa. Quel magnifico Concilio, ultimo atto solenne +di Innocenzo III (ed egli stesso lo ebbe presagito), +fu l’espressione della novella forza che egli aveva infusa +alla Chiesa e della unità in cui la aveva conservata. +Il termine della vita di quest’uomo straordinario ne +fu anche l’apogeo. Stava per recarsi in Toscana affine +di pacificarvi Pisa con Genova e d’indurre quelle città +marittime a prender parte alla Crociata (che era stata +il più importante argomento trattato nel Concilio), ma +moriva a Perugia nel dì 16 Giugno 1216: per sua +gloria non ebbe vita soverchiamente lunga. +</p> + +<p> +Innocenzo III può chiamarsi veramente l’Augusto +del Papato: non fu genio creatore come Gregorio I e +come Gregorio VII, ma pur fu uno dei più ragguardevoli +uomini del medio evo; spirito severo, sodo, mesto; completo +principe; statista d’intelletto acuto; sommo sacerdote +di fede sincera e ardente, ma in pari tempo di +ambizione immensa, celata sotto velo religioso; uomo +di energia ferrea e temuta: fu il giudice del mondo +alla sua età, e lo tenne compresso sotto la mano; fu +un idealista audacissimo sul trono pontificio, locchè non +tolse che fosse eziandio monarca pratico, giureconsulto +di fredda mente‍<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Sublime e meraviglioso è lo spettacolo +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +di un uomo che con maestà tranquilla, sia pure +per un solo istante, guida veramente il mondo a voler +suo. Ed egli fece con rara prudenza suo pro dei rapporti +storici; usò con impavida ed abilissima maestria delle +leggi e delle imposture canoniche; indirizzò a’ suoi fini +il sentimento delle moltitudini risvegliato a sensi religiosi; +e con tutti questi mezzi associati insieme diede al +Papato una forza nuova e sì gagliarda che nel torrente +della sua autorità trasse seco gli Stati, le Chiese, la +società civile, senza che si attentassero di oppor resistenza. +Le sue conquiste compiute soltanto colla potenza +sacerdotale furono, come quelle di Ildebrando, cosa +meravigliosa se si paragonino alla brevità del suo reggimento: +suoi furono Roma, lo Stato ecclesiastico, Sicilia; +Italia divenne suddita a lui o a lui mirò come +a protettor suo; l’Impero ricacciato di là dalle Alpi +curvò il capo sotto l’arbitrato pontificio. Germania, +Francia, Inghilterra, Norvegia, Aragona, il reame di +Leone, Ungheria, la remota Armenia, gli Stati tutti di +Oriente e di Occidente riverirono il tribunale del Papa. La +lite che si agitò a causa della ripudiata donna danese +Ingeborg porse ad Innocenzo l’opportunità di costringere +il potente re Filippo Augusto a piegare il collo sotto il +giogo della legge ecclesiastica; una contesa d’investitura +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +lo rese signore feudale d’Inghilterra. La maestrevole +arte con cui vinse il Re inglese facendo violenza ai +diritti della sua corona; la protesta tracotante di voler +dare la libera Inghilterra in signoria di un principe straniero, +a Filippo Augusto; la partita che egli osò impunemente +di giocare con quest’ultimo Monarca; la prosperità +dei suoi successi, le sue vittorie, sono cose che +in verità confinano col prodigioso. Il meschino re Giovanni +con paura servile depose publicamente la sua corona, +e, vassallo tributario della santa Sede, la riprese +dalle mani di Pandolfo, che non era dappiù di un legato, +ma aveva superbia e coraggio degni di un romano +antico‍<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. Ed invero la celebre scenata di Douvres fa +rammentare i tempi vetusti di Roma, quando Re di terre +lontane al cenno di Proconsoli deponevano o pigliavano +il diadema: ed essa splende nella storia del Papato +parimenti che l’altra di Canossa, cui tiene veramente +riscontro. Fu il colmo dell’avvilimento per l’Inghilterra; +ma nessun popolo si rialzò così prestamente e +con tanta gloria dalla sua umiliazione, più di quella +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +azione virile, che al suo vile tiranno strappò la <i>Magna +Carta</i>, fondamento di tutte le libertà politiche e civili di +Europa. +</p> + +<p> +Le buone fortune di Innocenzo non ebbero limite. Al +tempo in cui sorse questo Papa tutte le forze del mondo +si vibravano in moto operoso, ed egli se ne impadronì e +col dominio di esse diventò potente. Perfino ei vide +compiersi i sogni audaci di Ildebrando rivolti a sottomettere +la Chiesa greca alle leggi di Roma; e infatti, +dopo che gli eroi latini ebbero conquistato Bisanzio, il +rito romano fu introdotto nella Chiesa bizantina. Non +mai alcun Papa più di Innocenzo III, fattore e disfacitore +a suo senno d’Imperatori e di Re, ebbe coscienza +sì alta e pur sì pratica della sua podestà che abbracciava +tutto il mondo. Nessun Papa più di lui giunse sì presso +alla meta temeraria cui s’era proposto Gregorio VII: +far d’Europa un feudo romano, del Papato una gerarchia +onnipossente, della Chiesa l’ordinamento universale. A +capo della lunga schiera dei suoi vassalli andarono dei +Re; ad essi tennero dietro Principi, Conti, Vescovi, +città e signori, che da questo solo Pontefice ricevettero +patenti feudali‍<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. Egli circondò la Chiesa di terrore; +lo spavento che ne’ tempi di Nerone e di Trajano incuteva +al genere umano il comando despotico di Roma, +non fu maggiore della servile venerazione con cui il +mondo accolse i miti ammonimenti o le minacce tonanti +del romano Innocenzo III, del maestoso prete che ai pavidi +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +Re poteva dire nel linguaggio dell’antico Testamento: +«Come nell’arca dell’alleanza del Signore, +vicino alle tavole della legge si custodì la verga, così nel +petto del Papa si contiene la potenza formidabile della +distruzione e la dolcezza mansueta della grazia»‍<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Per +lui la santa Sede diventò il trono della podestà dogmatica +e canonica, il tribunale politico dei popoli d’Europa. +All’età sua Oriente e Occidente riconobbero che il centro +di gravità di ogni ordinamento morale e politico +risiedeva nella Chiesa, universo morale, e nel suo Papa. +Innocenzo III fu la più fausta costellazione in cui la +Chiesa sia mai entrata nel corso della storia: con lui il +Papato si elevò ad un’altezza vertiginosa, sovra la quale +non gli fu possibile di tenersi ritto. +</p> + +<h4 id="cap3-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà cristiana. — Fondazione +degli ordini mendicanti. — San Francesco +e san Domenico. — I primi conventi dei loro ordini in +Roma. — Indole e influenza del monachismo mendicante. — La +setta degli Spirituali.</span></h4> + +<p> +Non c’è volontà individuale che a lungo andare +sia capace di frenare il moto del mondo; il progresso +dell’umanità si beffa di qualunque potenza passeggiera, +per quanto essa consegua trionfi temporanei. Ne lo insegnano +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +eziandio le attenenze che Innocenzo III s’ebbe +col grande commovimento morale del secolo decimoterzo; +anche a lui mancò la potenza d’incatenarlo colle +sue leggi. Il secolo decimoterzo fu una grande e continua +rivoluzione; lo spirito civico conseguì la sua vittoria +affrancandosi dal feudalismo, dall’Impero, dalla +Chiesa; e, accanto di esso, sorse lo spirito evangelico +a conquistarsi libertà di pensiero e di fede. Cotale rivoluzione +nella brevità di questo tempo non trionfò come +l’altra: la sua fiamma, che si sprigionò tutt’a un tratto, +fu soffocata dalla Chiesa, ma la scintilla non ne potè +essere spenta. Un’attività fervida ed entusiastica di +pensieri ereticali cozzò in sul principio di questo secolo +contro la forma dell’autorità dogmatica entro cui Innocenzo +III credeva aver forza di relegare la gente umana. +Davanti allo sguardo di questo Papa, giorni ed anni +sfilarono come un corteo trionfale che lo salutava e gli +rendeva omaggio, ma educarono eziandio degli spiriti +riottosi che lo atterrirono. Il primo e grande assalimento +che la rivoluzione degli eretici ed altresì quella evangelica +mossero contro il dogma ecclesiastico e politico +di Roma, coincide precisamente col momento in cui +avvenne la seconda fondazione dello Stato ecclesiastico +e della monarchia mondiale pontificia. In quello che +la Chiesa otteneva il più solido accentramento del suo +organismo, l’unità del suo sistema dottrinale era minacciata +di pericolo sì grave, che in tempi anteriori +non s’era mai dato l’eguale. Innocenzo con fermezza +veramente romana intraprese la guerra contro la eresia, +cui ordinò sterminarsi col ferro e col fuoco; e la sua severità +formidabile diede al fanatismo ecclesiastico e +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +alla intolleranza un esempio e un indirizzo che durarono +secoli. Opera degli anatemi e degli imperiosi comandi +di Innocenzo III si fu la distruzione degli Albigesi +consumata nella prima guerra che propriamente si +combattesse contro gli eretici; guerra sozza, di crudeltà +sì feroci che mettono ribrezzo e indignazione. Tale +infatti fu da lasciare un’orma profonda nella memoria +degli uomini. Dolore delle ruine di un vago paese ornato +di reminiscenze della coltura antica; simpatie cavalleresche +e romantiche; ammirazione forse esagerata della +poesia provenzale; sentimento d’amore dell’umanità e +della libertà, hanno circondato la fine degli Albigesi di +gloria imperitura, e punito Innocenzo III con una sentenza +che mai non si cancellerà. Sebbene nella vita dei +popoli parecchie vittime sieno condannate a soccombere, +olocausto della necessità storica, certo non merita +invidia la sorte di quelli che sono consecrati a stromento +di quella necessità. A dir vero non sarebbe difficile +rispondere a chi chiedesse quale forma avrebbe +assunto la nostra coltura, se nel secolo decimoterzo la +eresia e tutte le degeneri sue conseguenze manichee +avessero conseguito intiera vittoria. La massima della +libertà di coscienza, tesoro preziosissimo della società +umana aggentilita, non era destinata a quei secoli immaturi; +eppure essa s’alzò vittoriosa dai roghi di +coloro che caddero strozzati sotto gli artigli dell’Inquisizione, +di quella formidabile guardiana dell’unità della +Chiesa, di quella potenza terribile che si fondò quando +l’impero pontificio di Innocenzo III era giunto al suo +culmine. +</p> + +<p> +Una dottrina fanatica, nemica mortale di ogni società +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +pratica e di ogni civiltà, cui gli uomini hanno in +orrore come la peste, fe’ allora sua comparsa per la +seconda volta nel mondo; prese forma di idealità religiosa, +ed accese d’entusiasmo gli animi più pii. Il +principio della povertà assoluta, considerata virtù dei +veri successori di Cristo, era tolto a fondamento dogmatico +dalle sette di eretici di quell’età, fra’ quali massimamente +pericolosi alla Chiesa erano i Poveri di Lione, +ossiano i Valdesi. Quella dottrina che non era fatta per +uomini di questa terra, parve tuttavia al mondo verità +apostolica, e prestò un’arma poderosa ai nemici della +monarchia pontificia. Allo spettacolo delle pompe, delle +ricchezze e della potenza non apostolica della Chiesa +si ridestò il desiderio dell’idea cristiana, e gli eretici +evangelici ne contrapposero il purissimo esemplare a +rincontro di ciò che era divenuto sconcia realtà. Il Papato +romano, venuto a lotta contro il sentimento che +s’era diffuso della riforma onde abbisognava la Chiesa, +sarebbe caduto nell’estremo esizio se questa non avesse +potuto rinvenire di bel nuovo in sè stessa l’impulso +della abnegazione cristiana, e se non l’avesse fatto +rifiorire come pensiero cattolico e proprio suo. All’ora +propizia, dal grembo di lei sorsero due uomini mirabili, +profeti della povertà apostolica, e di repente infusero +forza novella nelle vene della Chiesa: ai fianchi di +Innocenzo III si posarono Francesco e Domenico, persone +celebri di quest’età. La leggenda rappresentò le +relazioni che ebbero colla Chiesa in una visione che +sarebbe apparsa in sogno al Papa; nel sonno per due +volte egli scorgeva due uomini di meschina apparenza +far puntello delle loro mani al Laterano crollante; e +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +destandosi riconosceva tosto in quelli i due Santi. La +loro repentina comparsa, la loro indole leggendaria, la +loro operosità in mezzo alle battaglie della vita pratica +del mondo, la loro influenza meravigliosa, sono fenomeni +veri nella storia della religione. +</p> + +<p> +Francesco, il più simpatico di tutti i Santi, fu figlio +di un mercante di Assisi, dove nacque intorno all’anno +1182. Mentre da giovine conduceva fra’ piaceri vita +voluttuosa, lo incoglieva una divozione fanatica, onde, +gettati da sè gli abiti fastosi, spogliatosi dell’oro e degli +averi, si coperse di cencioso saio, disprezzando ogni +riguardo del mondo. Lo si beffeggiò, fu chiamato pazzo, +ma di lì a qualche tempo torme di uomini pii diedero +ascolto alla sua eloquenza portentosa; e discepoli ammaliati +da lui, vestiti di abiti a brandelli, seguirono +il suo esempio, in quello che egli fondava una prima +comunità nella cappella detta <i>Portiuncula</i> vicino Assisi. +Le parole di Cristo ripetute dalla bocca di un +apostolo mendico: «getta via quel che possiedi e seguimi»; +queste parole tornavano a risonare per le vie +e per le piazze, in mezzo agli entusiasti della povertà, i +quali ne interpretavano alla lettera la dottrina‍<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. +L’ardore inesplicabile per cui gli uomini s’invaghirono +di quella fratellanza mistica, la cui massima dottrina era +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +non posseder cosa alcuna, i cui modi di trar la vita +derivavano dalle elemosine volontarie, il cui ornamento +stava nell’abito di accattone, è pur uno degli stranissimi +avvenimenti del medio evo, e tale che deve indurre ogni +intelletto severo a meditare i quesiti che toccano più +gravemente ai destini della società umana. Non la era +una ribellione contro la impari ripartizione dei beni +terreni ciò che spingeva quegli idealisti dell’Umbria +ad uscire dalle condizioni pratiche della vita ed a gettarsi +in braccio della nuda inopia. Diventavano cinici e +comunisti, non per convincimenti filosofici, ma per un +impulso religioso che agitava la mente umana inferma. +Se il visionario serafico, sul breve confine che divide la +luce dalla tenebra, fosse stato uomo di animo triviale, ei +si sarebbe dileguato dal mondo ricoverandosi in qualche +romitaggio; ma Francesco aveva indole ardente d’affetti, +ispirata, seducente, perlochè egli attrasse a sè gli +uomini colla prepotenza dell’esempio. In quel profeta +fervido, tutto cuore, si rifletteva un raggio del genio +divino, che in altre età avrebbe fatto di lui il fondatore +di una religione: a’ suoi dì invece egli non potè essere altro +che uno dei Santi della Chiesa già saldamente disciplinata, +un’imitazione vivente e leggendaria di Cristo, di +cui i suoi discepoli pretendevano aver visto in lui impresse +le stimmate. Ma que’ seguaci suoi non penetrarono +nel fondo di un animo poetico, come quello di Francesco, +le cui estasi sovraumane non riuscivano a comprendere: +ad un regno di mesti rapimenti che si libravano di là +del mondo materiale i discepoli diedero una forma rozza +ed esteriore; chiesero che l’essenza della libertà entusiastica +dell’anima si rinchiudesse in uno stato monacale +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +sottoposto ad una regola, dove la povertà, mistica reina, +sedesse sopra un trono d’oro, in mezzo a frati mendicanti +che cantassero salmi ed inni. Tuttavia quei discepoli +operosi di un Santo non riuscirono a riformare la +società umana: i bisogni dell’uomo sono fecondi di +trovati e rivoluzionarî, e senza di essi la povertà non è +principio riformatore; laonde non poterono eglino fare +altro che costituire un ordine di frati errabondi senza pur +supporre la influenza che il nuovo istituto avrebbe esercitato +sulla società; e costrinsero il loro Santo, che non +era un filosofo nè un teorico, ma un semplicetto figliuolo +di Dio, a diventar legislatore. La Chiesa vietava la fondazione +di nuove regole, perciocchè ormai a soverchio numero +fossero saliti gli ordini monastici, e tutti ridotti +mondani e decaduti tutti; perciò a san Francesco ossia ai +suoi seguaci non fu agevol cosa di poter fra quelli ottenere +accoglienza. Sennonchè il Santo trovò in Roma degli +amici potenti, la nobile <i>Jacoba de Septemsoliis</i> della +casa dei Frangipani, il ricco cardinale Giovanni Colonna, +il cardinale Ugolino (uom pronto ad appassionarsi e zelantissimo +dei suoi protettori, che più tardi diventò papa +Gregorio IX), ed inoltre l’illustre <i>Matheus Rubeus</i> di +casa Orsini, padre del futuro papa Nicolò III. Innocenzo, +l’uomo dal grande intelletto pratico, non comprese +l’importanza del sorgente ordine dei mendicanti: prevedeva +egli forse il pericolo di una dottrina che era +decisamente ostile alla podestà temporale della Chiesa? +Non v’ha maggiore contrapposto di quello che si scorge +fra Innocenzo III e Francesco, fra il sommo sacerdote +sedente in trono con maestà di signore universale e la +persona dell’umile accattone. Diogene vero del medio +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +evo, stava questi innanzi al Papa come innanzi al suo +Alessandro; povero e malato sognatore, ma nel suo nulla +più grande di Innocenzo; profeta che lo ammoniva; +specchio in cui pareva che Dio mostrasse al Pontefice +la inanità di tutte le cose mondane: facce opposte dell’effigie +del loro tempo, Innocenzo III e san Francesco +sono per verità due profili meravigliosi. Del resto il +grande Papa non oppose al Santo alcun impedimento, +ma fu soltanto Onorio III suo succeditore che nell’anno +1223 confermò l’ordine dei <i>Fratres minores</i>, e, sottoponendolo +alla regola dei Benedettini, gli concesse le +facoltà della predicazione e della confessione‍<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. +</p> + +<p> +Il luogo dove i Francescani, nell’anno 1229, posero +la loro prima residenza a Roma, fu l’ospitale di san +Biagio, oggidì san Francesco in Transtevere; in seguito, +nell’anno 1250, Innocenzo IV concesse loro il convento +antico di santa Maria <i>in Aracoeli</i>, donde vennero rimossi +i Benedettini‍<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>; e questa Abazia fu fino ai dì nostri +la maggior sede del loro ordine. Sul vetusto Campidoglio +movevano in processione trionfale frati mendicanti, +vestiti di bruna tonaca, cinti i fianchi del bianco cordone: +dalla cima della rupe Tarpea, dal favoloso palazzo +di Ottaviano imperava uno scalzo «generale» dei mendicanti; +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +e ai suoi comandi rispondeva la devota obbedienza +di «province» pronte a’ suoi cenni, le quali, +come a’ tempi dei Romani antichi, si stendevano dalla +remota Bretagna fino ai mari dell’Asia‍<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. +</p> + +<p> +Mentre il Santo di Assisi andava coi suoi entusiasti +mendichi percorrendo la vaga vallata del Tevere +nell’Umbria, simile a Gesù quando moveva per la +valle di Genezareth seguito da poveri pescatori, egli +non presagiva che sulle rive della Garonna un altro +apostolo venisse guadagnando un pari ascendente. Domenico +di Calaroga castigliano, discepolo erudito del +vescovo Diego da Azevedo, viaggiando nell’anno 1205 +per la Francia meridionale, concepiva il pensiero di +dedicar la sua vita alla conversione di quegli eretici +audaci che combattevano la Chiesa cattolica colle idee +del Vangelo. Francesco e Domenico furono dioscuri entrambi, +però nell’intima essenza l’indole del primo differì +a fondo da quella del secondo. L’entusiasta dell’Umbria, +tutto amore, predicava fra’ mendichi, dialogava +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +con alberi e cogli uccellini, dedicava inni al sole, laddove +lo spagnuolo Domenico, ardente di passione come +l’altro, ma tutto inteso alla realtà pratica della vita, +tutto forza operosa, pensava ai modi pur pratici di esterminare +la eresia, e ne teneva consiglio coi fanatici eroi +della guerra degli Albigesi, col vescovo Folco di Tolosa, +con Arnaldo abate di Citeaux, con Pietro di Castelnau +legato pontificio e col terribile Simone di Montfort. +Ei fu spettatore dell’eccidio di un popolo generoso, +vide le ruine fumanti di Beziers, dove al cenno dell’abate +Arnaldo furono scannati ventimila uomini, ed +orò in estatica contemplazione nella chiesa di Maurel +allorchè Simone di Montfort coi suoi feroci crociati +ebbe rotto l’esercito di Pietro d’Aragona e del Conte +di Tolosa. In mezzo a questi orrori, che avrebbero fatto +rabbrividire il mite Francesco, Domenico, spagnuolo +e fanatico, non ne cavò altra sensazione che amore sempre +più ardente per la Chiesa, null’altro che fervente +umiltà; nè in lui viveva altra passione che non fosse +l’intento impetuoso di convertire uomini a idee diverse +da quelle che ei reputava delitti. Gli inizî del suo ordine +ebbero culla nel piccolo convento di monache a +<i>Nôtre Dame de Pruglia</i>, a’ piedi dei Pirenei, e nelle comunità +di Monpellieri e di Tolosa. +</p> + +<p> +Nell’anno 1215 andò a Roma, e vi assistette al +grande Concilio, nel quale i Conti di Tolosa furono +costretti a cedere le loro bellissime terre al conquistatore +Simone. Innocenzo III comprese l’intendimento pratico +dell’infuocato predicatore, più chiaramente che non +intendesse il senso arcano dei sogni mistici di Francesco. +Dopo qualche riflessione era già inchinevole a confermare +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +il novello ordine sotto la regola degli Agostiniani, +e soltanto la morte gli impediva di condurre +a compimento la sua idea. Ma poco tempo dopo fecelo +Onorio III nel 22 Dicembre 1216, quando Domenico era +tornato a Roma‍<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>; e questo Papa impartì ai frati predicatori +(<i>Fratres praedicatores</i>) la facoltà della cura delle +anime e della predicazione in tutti i paesi. Anche in +quest’ordine per comando del fondatore fu posta a legge +cardinale la povertà; per compito si tolsero la predicazione +e l’insegnamento; nè molto andò che l’ordine si +rese formidabile, avvegnachè togliesse in mano sua l’officio +dell’inquisizione, primamente in società coi Francescani, +indi da solo. Le prime case ch’ebbero in Roma +i Domenicani furono (dopo l’anno 1217) il convento di +santo Sisto nella via Appia, e (dopo il 1222) l’antica +e bella chiesa di santa Sabina sull’Aventino, dove anche +ai dì nostri i frati mostravano il luogo in cui vorrebbesi +che, ancor prima, avesse dimorato il loro fondatore. +Domenico morì a Bologna nel giorno 4 Agosto +del 1221, ed ivi fu sepolto nella chiesa del suo nome +in una magnifica urna, che la rinascente scultura +d’Italia ornò coi primi fiori del suo genio‍<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +I due patriarchi del monachismo mendicante, fratelli +gemelli e parto di una istessa età, le due lampade di +luce che splendono sul monte (così li chiama la Chiesa), +furono ai fianchi di Innocenzo III gli apostoli della novella +signoria universale ecclesiastica: furono ciò che +era stato il monaco romano Benedetto accanto a papa +Gregorio‍<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Mentre fondatori più antichi di ordini +avevano piantato dei romitaggi o delle abazie nei quali +i monaci vivevano vita contemplativa; mentre gli Abati, +ammassando ricchezze, imperavano sopra vassalli da +principi dell’Impero e da feudatarî, Francesco e Domenico, +per lo contrario, sdegnarono un sistema che aveva +traviato l’istituto monastico da’ suoi principî, riducendolo +a cosa secolaresca. La loro riforma consistette a far +rivivere l’idea dell’abnegazione e della povertà, e in +pari tempo a sbandire il sistema di una vita puramente +eremitica. Il nuovo monacato piantò le sue tende +nel mezzo delle città, si mescolò fra tutte le classi del +popolo, accolse in sè perfino dei laici sotto forma di terziarî. +Queste attenenze pratiche multiformi, che gli ordini +mendicanti ebbero con ogni cerchia della vita umana, +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +diedero loro una forza immensa. Gli ordini antichi erano +diventati aristocratici e feudali; Francesco e Domenico +ridussero il monachismo ad essere istituto democratico; +e in ciò stette riposta la potenza misteriosa di quei +due uomini, tale che da principio fu cosa veramente +portentosa. Le dottrine degli eretici, lo spirito democratico +delle città, il sorgere delle classi lavoratrici e +di tutti gli elementi volgari, fin della lingua, avevano +apparecchiato il terreno all’opera di quei due Santi. I +loro insegnamenti furono accolti come manifestazioni +dell’indole popolare, ed il popolo li tenne in conto di riforme +della Chiesa, onde potevasi impor silenzio alle +giuste accuse degli eretici. Il popolo oppresso vide infatti +sublimata sugli altari la disprezzata povertà, la vide +sollevata alla gloria del cielo; perciò grandissima fu la +moltitudine di quelli che s’arrolarono nei novelli ordini. +Di già nell’anno 1219, in un’adunanza generale tenuta +ad Assisi, Francesco poteva numerare cinquemila fratelli +che con entusiasmo seguivano il suo vessillo: e ben +presto la erezione di conventi dei frati mendicanti diventò +nelle città faccenda così importante, come oggi +forse sarebbe l’applicazione di qualche nuovo trovato +che recasse una rivoluzione nelle bisogne della vita. +Uomini illustri e gente minuta entrarono in quei conventi, +e moribondi di ogni ceto si fecero vestire della +tonaca di san Francesco per averne sicuro passaggio in +paradiso. +</p> + +<p> +In breve tempo i frati mendicanti esercitarono un +grande ascendente in tutti gli ordini sociali. Nei confessionali +e sui pulpiti soppiantarono il clero secolare; +tennero cattedre nelle università, e monaci mendicanti +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +furono i maggiori maestri di scolastica: tali s’ebbero +in Tomaso di Aquino, nel Bonaventura, in Alberto Magno, +nel Bacone. Sedettero nel collegio dei Cardinali, e, +papi, salirono alla santa Sede. Nel più riposto segreto +delle pareti domestiche la loro voce parlava alla coscienza +del cittadino; nelle splendide corti s’insinuava +alle orecchie dei Re, di cui erano confessori e consiglieri; +e risonava nelle sale del Laterano, e tonava nei tumultuosi +parlamenti delle Republiche. Vedevano tutto; tutto +udivano. Come i primi discepoli di Gesù andavano girando +per le terre «senza bastone, senza bisaccia, senza +pane, senza denaro», a piedi scalzi‍<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>: ma quelle turbe +di mendicanti erano in pari tempo ordinate per province +in centinaia di conventi, capitanate da un «generale», +al cui cenno ogni fratello era pronto a farsi, +qual più occorreva, missionario o martire, predicatore di +crociata o banditore di anatema, arbitro di paci o ingaggiatore +di soldati per conto del Papa, giudice di +eretici e inquisitore, o fidato messaggiero e spione, o +zelante gabelotto, ossia percettore della moneta con cui +si pagavano a contanti le indulgenze, ed esattore delle +decime ecclesiastiche che rimpinguavano gli scrigni del +Laterano. +</p> + +<p> +La Chiesa romana s’impadronì accortamente dell’indirizzo +democratico di questi ordini, che in tutti i +paesi si fecero mediatori delle sue relazioni col popolo, in +quello che i frati erano, per concessa immunità, sottratti +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +alla sopravveglianza del clero secolare e dei Vescovi. I +Papi se ne fecero un esercito sempre parato a combattere, +il cui mantenimento non costava loro il becco di +un quattrino. I principî della podestà divina del Papato +romano furono da quei frati mendicanti instillati in +mille modi nella mente degli uomini, di cui colle minacce +paurose, cogli scrupoli delle coscienze, con insegnamenti +mistici, e da altra parte colla benevolenza, coll’abnegazione, +col sacrificio di sè, piegavano l’animo a +tollerante obbedienza sotto ai comandi del Papa infallibile. +Peraltro la natura democratica dei Francescani +era aspra a governarsi; il loro misticismo ascetico minacciava +di corrompersi in eresia; ed infatti la dottrina apostolica +della povertà minacciò più d’una volta effettivo +pericolo alla Chiesa. Dopo la morte del fondatore, l’ordine +sofferse uno scisma, poichè un partito più mite +condotto da fra Elia, il più illustre discepolo del Santo, +chiese che sotto certe condizioni fosse concesso ai frati +di fare acquisto di beni. Il voto di inopia mendica eccedeva +le leggi della natura umana, la quale soltanto nei +rapporti della proprietà può esplicare praticamente la +forza della persona e della libera volontà. La mano classica +di Giotto, in un vaghissimo quadro, che è posto +sulla tomba del Santo in Assisi, raffigurò gli sponsali +di Francesco colla povertà personificata; però già a +quell’ora la salma del grande fondatore dell’ordine mendicante +riposava in un duomo tutto scintillante d’oro +e di marmi. E i suoi figli mendichi si giocondarono in +poco di tempo, poichè ebbero acquistato conventi e beni +in tutto il mondo: la povertà rimase, ma fuor della porta +del convento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +</p> + +<p> +Tuttavolta un partito più severo si levò dalle ceneri +del pio Santo con fervore fanatico, affermando il principio +della privazione assoluta di possedimenti, e venendo +così in lotta contro i suoi fratelli più agiati e contro la +Chiesa pompeggiante di lusso mondano. Il vangelo di +quella setta dello Spirito Santo, ossia degli Spirituali, +furono le profezie del celebre abate calabrese Gioacchino +de Flore, il quale insegnava che la Chiesa terrena era +soltanto preparazione al regno dello Spirito Santo: e +quei meditabondi frati tenevano l’audace opinione che +Francesco fosse entrato nel luogo degli apostoli, e che il +loro impero monastico fosse succeduto a quello pontificio +per dar principio alla vaticinata età dello Spirito +Santo, non ristretta a forme esteriori, nè vincolata da +qualsiasi reggimento o da distinzioni di mio e di tuo. +</p> + +<p> +La storia della Chiesa e della civiltà deve tener nota +dell’influenza che i Francescani e i Domenicani esercitarono +sulla società umana; ma noi non possiamo descrivere +la loro operosità dapprincipio gloriosa, nè il +decadimento profondo della loro idea originaria, nè i +ceppi d’imbecille servitù onde più tardi eglino tennero +avvinghiati la libertà di pensiero e il fecondo svolgimento +della scienza: nè possiamo finalmente dire delle +conseguenze che la dottrina della povertà religiosa solennemente +riconosciuta ebbe recato sul patrimonio e sulle +industrie della società civile. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<h4 id="cap3-9-3">§ 3. +<span class="smaller">Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro +di Courtenay riceve a Roma (1217) la corona dell’Impero di +Bisanzio. — Federico trae in lungo la Crociata. — Ottone IV +muore nel 1218; Enrico di Sicilia è eletto a successore di +Federico in Germania. — Torbidi in Roma al tempo di Parenzo +senatore. — Federico II viene a Roma e vi si incorona +(1220). — Costituzioni imperiali.</span></h4> + +<p> +Succeditore di Innocenzo III fu il vecchio Cardinale +dei santi Giovanni e Paolo, Cencio Savelli. Della sua +famiglia paterna, con cui ricompare il nome di un’antichissima +stirpe latina, non s’era trovata fino a questo +tempo alcuna traccia nella storia della Città; massime la +sua origine è ignota. Poichè tuttavia fin dal secolo nono +si tiene parola di una terra chiamata <i>Sabellum</i> in vicinanza +di Albano, può darsi che i Savelli abbiano da quella +ricevuto il nome, appunto come i Colonnesi trassero il +loro dalla rocca appellata Colonna‍<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. La casa nepotesca +degli antichi Savelli (che certo vennero di Germania, +come dimostrano i loro nomi Haimerico e Pandolfo) +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +s’ebbe il primo fondamento nella storia per opera di Onorio +papa, e solamente dopo di lui si levò a potenza‍<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>. +</p> + +<p> +Sotto di Innocenzo III Cencio era stato vice-cancelliere +e camerario della Chiesa; e lui quel Papa aveva +adoperato in negozî difficili, segnatamente in Sicilia, +dove per anni il Savelli aveva prestato cure paterne al +giovine Federico. Da cardinale, aveva compilato il celebre +Libro delle entrate della Chiesa‍<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>; ed ora, con +nome di Onorio III, saliva alla santa Sede in Perugia, +addì 24 Luglio 1216: però soltanto ai 4 di Settembre +prendeva il possesso del Laterano. +</p> + +<p> +I Romani videro di buon occhio diventar papa il +loro concittadino: la sua bontà e la vita immacolata gli +avevano da lunghissimo tempo procacciato l’amore di +tutti. Per di più egli ereditava dal suo predecessore un +tranquillo reggimento nella Città, alle cui leggi ed alle +cui franchigie non attentò menomamente. Dopo la costituzione +dell’anno 1205, la Republica romana era +amministrata da un Senatore unico che durava sei mesi +in officio, e prestava adesso al Papa, senza contrarietà di +sorta, il giuramento di omaggio‍<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +L’animo mite di Onorio non si alzò alle idee audaci +del suo predecessore, chè anzi la grandezza di questo +ne pose in ombra il minore ingegno. Una sola passione +lo infervorava tutto; ed era di poter condurre a compimento +la Crociata bandita da Innocenzo III, alla cui +testa egli sperava di veder porsi Federico. +</p> + +<p> +Prima che Onorio invitasse quest’ultimo a venire a +Roma per torvi il serto imperiale, egli vi coronò, ai 9 +Aprile 1217, Pietro di Courtenay da imperatore di Bisanzio: +novello e magnifico trionfo della Chiesa, che +ne sperò poter dispensare d’ora in poi le due corone +dell’Occidente e dell’Oriente. Il Conte francese pretendeva +al trono greco, poichè aveva sposato Jolanda sorella +di Enrico, che era stato il secondo imperatore franco di +Bisanzio, e con cui, nell’anno 1216, s’era spenta la +linea mascolina della casa di Fiandra. Pietro venne a +Roma colla sposa e con quattro figliuoli, e per la prima +ed ultima volta un Imperatore greco ricevette nella +Città, dalle mani del Papa, la corona d’Oriente; sennonchè +la potenza dei Comneni aveva oramai ridotto quest’Impero +romano orientale, ed or latino, ad essere un +meschino fantasima. Il debole successore di Costantino +non fu pur coronato nella basilica romana di quell’antico +Imperatore: gli convenne rimpicciolirsi al livello +del Re di Aragona, perocchè egli ricevesse la corona dalle +mani del Pontefice in san Lorenzo fuori le porte‍<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>. +Onorio congedò il novello Monarca facendo che lo accompagnasse +Giovanni Colonna, cardinale di santa Prassede; +ma l’Imperatore non potè toccare la grande città +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +dell’Oriente, e il suo viaggio finì nelle carceri del despota +Teodoro Lascari in Epiro, dove Pietro di Courtenay +morì miseramente nell’anno 1218. +</p> + +<p> +Nel frattempo Federico differiva a sciogliere quel +suo voto che gli faceva un dovere della Crociata. Ammonivalo +Onorio con lettere pressanti, financo lo minacciava +della scomunica se nel tempo prescrittogli non +fosse mosso ad assistere i Crociati che erano di già +partiti (v’erano andati anche Tedeschi), ed assediavano +con grande alacrità la forte Damiata‍<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. Il figlio di +Enrico VI non aveva il fervore pio di Goffredo di Buglione; +d’altronde la passione cavalleresca e guerriera +delle Crociate era divenuta a quest’ora un’ubbìa senza +scopo pratico. Il mondo, che s’era scandalezzato vedendo +una grande Crociata di principi franchi scagliarsi sopra +la cristiana Bisanzio, poco tempo dopo era stato costretto +a riderne di un’altra stranissima di molte migliaia di fanciulli, +la quale aveva dimostrato, non tanto che durassero +accora le religiose attrattive dell’Oriente, ma quanto che +fossero piuttosto degenerate‍<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. Nei principi le tendenze +religiose s’erano mutate in iscopi politici, avvegnachè +le loro intraprese non più avessero per mira il possesso +del santo Sepolcro, bensì quello dell’Egitto, vera chiave di +tutto il Levante e delle sue vie commerciali che mettono +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +alle Indie. Può esservi alcuno che sul serio biasimi +Federico, perchè differì l’adempimento di un voto, che +lo avrebbe distolto dai suoi doveri pratici di governo e +lo avrebbe tratto in Siria, dove l’avo suo era morto +senza frutto, dove gli sforzi di cent’anni indiritti ad +uno scopo imaginario, avevano trovato una sicura disfatta? +Il suo intento più prossimo era di ordinare in +buon assetto la sua terra di Sicilia, di ottenere la corona +imperiale, e di rendere ben certa la successione ereditaria +nell’Impero. +</p> + +<p> +A questa meta la morte di Ottone IV gli sgombrò +la via. Lo sventurato Imperatore guelfo passò da +questa vita in Harzburg, addì 19 Maggio 1218, in +mesta solitudine, da peccatore penitente. Allora Federico +fu riverito in tutta Alemagna come re dei Romani. +Il suo affaticarsi affinchè i principi dell’Impero gli eleggessero +a successore in Germania il figlio suo Enrico +già coronato re di Sicilia, per di più alcuni avvenimenti +che parvero aggressioni contro la autonomia +della Chiesa; tutto questo fece sì che il Papa fino dalla +primavera del 1219 venisse con lui sul tirato. Il Re lo +acchetò promulgando decreti che comandavano a città +ribelli, come erano Spoleto e Narni, di far soggezione +alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; rinnovò il trattato di Egra; e tanto per +potersi beccar la corona imperiale promise tutto ciò +che il Papa chiedeva‍<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>. Illudendosi della speranza di +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +vedere Federico imbarcarsi per l’Oriente, il mite vecchio +tollerò perfino l’inganno che gli venne teso per +Sicilia. Federico, nell’anno 1220, rinnovò anche ad +Onorio, che gliene fece richiesta, la promessa solenne di +non congiungere questa terra alla corona tedesca; per +guisa tale il giovine Enrico avrebbe dovuto regnare in +Sicilia, come vassallo del Papa, appena che fosse venuto +alla maggior età. Ma Federico con patenti di grandi franchigie +guadagnò ai suoi progetti i principi ecclesiastici +di Alemagna, chiedendo che si eleggesse tosto Enrico a re +romano, locchè fuor d’ogni dubbio doveva assicurare la +quiete all’Impero, torla alla Chiesa. Senza che si prendessero +riguardo alcuno del Papa, l’elezione avvenne infatti +nell’Aprile dell’anno 1220, a Francoforte; e così +Federico ruppe l’obbligo che s’era assunto. Se ne irritava +Onorio, però l’altro cercava pacificarlo con lettere diplomatiche: +prometteva che Sicilia non unirebbe mai con +Germania, ma domandava che gli si guarentisse il possedimento +dell’isola finchè avesse vissuto: e il Papa, +stretto dalla necessità, acconsentiva che, sua vita durante, +ne tenesse il governo per il caso che Enrico +morisse senza prole. Pertanto la unione personale di +Sicilia colla casa degli Hohenstaufen non potè essere impedita: +Onorio, troppo fiacco per far valere con energia +i suoi diritti, capì con gran dolore che lo si aveva preso +in trappola, previde la futura unione delle due corone +e il pericolo inevitabile che ne doveva sorgere per la +Chiesa. Ed invero presto avvenne che Federico considerò +Sicilia, gemma della sua signoria, come il fondamento +materiale di que’ piani di monarchia italica che aveva +ereditati dal padre suo; e la tenne come pietra angolare +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +di un nuovo impero degli Hohenstaufen che egli poteva +sperar di fondare, sedendo nel paese in cui solamente era +monarca vero. +</p> + +<p> +Roma si andava facendo inquieta, ed Onorio fino dal +Giugno 1219 ne partiva, e si recava a Rieti e a Viterbo: +ritornava sì per breve tempo nella Città, ma poi nuovamente +cercava protezione a Viterbo‍<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. Il partito democratico +si agitava: come il Comune non si sentì più +frenato dalla mano vigorosa di Innocenzo III, tentò recuperare +i diritti perduti. In quei frangenti Federico potè +prestare al Papa un servigio degno di gratitudine; egli +mandò l’Abate di Fulda, legato suo, ai Romani, con +lettere che publicamente furono lette in Campidoglio: +significava loro che presto sarebbe andato a Roma e gli +ammoniva che stessero obbedienti al Pontefice‍<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. Il Senatore +che era allora in officio (Parenzo, romano di famiglia +senatoria) espresse nella sua risposta al Re la +riconoscenza del popolo romano, lo invitò che venisse a +incoronarsi imperatore, e protestò che la Città era disposta +a mantenersi in pace colla Chiesa‍<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>. Onorio si +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +riconciliò coi Romani, e nel mese di Ottobre potè tornarsene +nella Città‍<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>. +</p> + +<p> +Federico andò nel Settembre dell’anno 1220 in +Lombardia; ivi le città erano fra sè ostili, ma non una +di esse gli si fece incontro con dimostrazioni di amicizia +o di avversione. Dopo lunghi negoziati coi legati pontificî, +intesi a stabilire il concordato della coronazione +e la futura condizione di Sicilia, ei mosse a Roma per +torsi la corona. Vi venne colla sua sposa Costanza, con +molti Principi dell’Impero e con non grande esercito. +Onorio lo coronò addì 22 Novembre 1220 nel san Pietro +in mezzo a quiete perfetta, tale che nei tempi andati non +s’aveva visto mai l’eguale, e fra il giubilo «immenso» +(stile officiale) della Città‍<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. Dopo lunga età fu questa +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +la prima volta che i Romani con festa prendessero parte +ad una coronazione imperiale; ed apersero ospitalmente +le porte, senza che Tedeschi e Latini ammorzassero il +loro odio nazionale in fiumi di sangue‍<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. La presenza di +molti principi e di ambasciatori delle città italiche diede +splendore e rilevanza alla solennità, e vennero eziandio +i baroni di Sicilia a prestare i loro omaggi, senza che il +Papa lo impedisse. Volle destino che la festività della +coronazione di Federico II chiudesse la lunga serie +di cotali ceremonie a sistema antico; ed invero col nipote +del Barbarossa finirono l’antico Impero tedesco, la sua +grandezza, la sua importanza storica universale; e Roma +d’allora in poi per quasi cent’anni non vide più coronare +alcun Imperatore, fino a tanto che Enrico VII si +prese il diadema tra battaglie e tumulti, ma non nel +san Pietro. +</p> + +<p> +Onorio aveva dato la corona imperiale al figliuolo +di Enrico VI, esigendone preziose concessioni in ricambio; +e le Costituzioni che ne furono promulgate a favore +dell’immunità della Chiesa e contro l’eresia vennero +(così s’era stabilito nel patto) publicate nel duomo quali +leggi che dovevano ottenere osservanza in tutta l’ampiezza +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +del sacro romano Impero. Per esse fu accordata +pienezza di libertà alla Chiesa; si dichiararono ereticali +e si abolirono tutti gli Statuti che da principi o da città +erano stati emanati contro il clero ed il patrimonio della +Chiesa: coloro che la Chiesa aveva scomunicati per aggressioni +contro il suo privilegio di foro dovevano nel +termine di un anno essere posti al bando dell’Impero: si +confermò la esenzione dei preti dai tributi; gli eretici furono +posti fuor della legge; fu ordinato a tutti i magistrati +che li denunciassero e sterminassero. Si guarentì +sicurezza ai pellegrini; conservazione degli averi ai naufraghi; +libertà di lavoro ai poveri contadini. Queste leggi +umanissime dettate in forma di articoli senza apparato +pomposo, furono aggiunte a quelle Costituzioni, sulla cui +tetra oscurità sparsero un lieve raggio di luce, speranza +di più sereno avvenire‍<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. All’età dei Carolingi gli +Imperatori avevano dato delle costituzioni civili in +Roma, che regolavano i rapporti giuridici dei Romani, +ordinavano la forma dell’elezione pontificia, fornivano +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +guarentie all’autorità dell’Imperatore; all’età di Innocenzo +III invece non fecero che sancire la libertà +assoluta del clero dalla podestà civile, e promulgarono +editti sugli eretici che il braccio dell’Inquisizione doveva +distruggere. L’Impero s’era ridotto senza forza e +senza diritti nella Città: quel romantico fanciullo che +era stato Ottone III aveva avuto in Roma maggior +potenza del Barbarossa e di Federico II. +</p> + +<p> +L’ultimo erede della casa di Hohenstaufen, che solamente +con repugnanza la Chiesa aveva levato al trono +imperiale, le ebbe così accordato conferma di ciò che +soltanto il guelfo Ottone avrebbe potuto concedere. La +vittoria della Chiesa fu completa: la lunga lotta delle +investiture finì colla confermazione della sua independenza +dallo Stato. +</p> + +<p> +Onorio III fu pacificato appieno allorchè Federico II +nel dì dell’incoronazione ricevette novellamente la +croce dalle mani del cardinale Ugolino, e promise che +nell’Agosto del susseguente anno si sarebbe imbarcato +per la Siria. L’importantissimo argomento di Sicilia +il Papa non trasse in campo, e continuò a dare +all’Imperatore il titolo di «re di Sicilia», poichè quegli +lo aveva calmato assicurandolo che l’unione personale +di quel paese coll’Impero non si sarebbe mai mutata in +unione reale‍<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +</p> + +<h4 id="cap3-9-4">§ 4. +<span class="smaller">Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede +in pace lo Stato della Chiesa. — Un Conte imperiale governa +la Romagna. — Torbidi a Spoleto. — Roma e Viterbo. — Moti +democratici a Perugia. — Roma e Perugia. — Il +Papa fugge di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati +a cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo +de Benincasa, senatore. — Atteggiamento ostile dei Lombardi +contro l’Imperatore. — Broncio fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico +la rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III +muore (1227).</span></h4> + +<p> +Ancora tre dì rimase l’Imperatore nel suo campo +presso Monte Mario; indi, ai 25 di Novembre, per Sutri +e per Narni mosse a Tivoli, dove fu ai 5 di Dicembre‍<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. +Il Papa aveva ordinato alle terre della Tuscia +romana che prestassero il <i>Foderum</i> all’esercito imperiale, +ma negò che vi fossero soggette la Maritima e +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +la Campagna, dacchè il corteo della coronazione non +soleva passare da quei paesi. Se in tempi andati (ei +disse con amarezza) alcuni Imperatori esigettero ivi +illegittimamente il mantenimento del loro esercito, ciò +accadde solamente quando passarono di là per andare +ad invadere il reame di Sicilia. Tuttavolta, ad onta del +diniego, significò al Rettore della Campagna che somministrasse +il <i>Foderum</i>, ultimo e miserevole avanzo dei +diritti imperiali‍<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. +</p> + +<p> +Proseguì Federico il suo cammino attraverso il Lazio +per entrare da imperatore nel suo regno avito di Sicilia; +e un tal viaggio turbò la gioia della Chiesa, la quale +avrebbe desiderato invece di veder lui occupato nelle cose +di Germania od in Oriente. A Capua l’Imperatore congregò +i baroni delle Puglie, e subito diede principio alla +grande impresa di ordinare con leggi nuove il reame +che era tutto a soqquadro. Ancora una volta confermò +il Papa nel possesso dello Stato ecclesiastico e delle terre +matildine; nè imitò l’esempio di Ottone IV, ma adempì +coscienziosamente a’ suoi impegni. E sul principio del +Febbraio 1221 Onorio potè lietamente confessare che, +coll’aiuto dell’Imperatore, ei dominava in pace sopra +Spoleto, su una gran parte della contea di Matilde e +sovra tutto il <i>Patrimonium</i>, dal ponte del Liri fino a +Radicofani: frattanto la ribelle marca di Ancona era +concessa in feudo ad Azzo di Este, e questo feudatario, +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +in nome della Chiesa, veramente la riduceva a soggezione‍<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>. +</p> + +<p> +Alieno dai disegni ambiziosi dei suoi predecessori, +Onorio III ad altro non mirava che a mantener la pace +fra la Chiesa e l’Impero, ed a compiere il suo voto pio +di liberar Gerusalemme: a lui pertanto più che agli +altri Pontefici avrebbesi potuto vaticinare un tranquillo +possedimento dello Stato ecclesiastico. Però a nessuna +dinastia la dominazione di grandi imperi ebbe costato +lotte più penose di quelle che ne cagionò ai Vescovi +di Roma il piccolo territorio sul quale volevano esser +re. Il genio di cento Papi, la potenza e le ricchezze +della Chiesa cattolica, guerre innumerevoli, scomuniche, +giuramenti, concordati, tutto questo fu adoperato +per fondare lo Stato ecclesiastico; e quasi ciascuno +dei Pontefici, quanti furono, dovette rifarsi sempre da +capo al lavoro, e con grande fatica rammendare gli +squarci che la spada materiale dei Principi apriva sempre +novellamente nella veste terrena della Chiesa. Per +quanto fu lungo il medio evo i Papi furono costretti +a rotolare il sasso di Sisifo‍<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +Come Federico ebbe confermato mercè di trattati +solenni lo Stato della Chiesa, quale avevalo costituito +Innocenzo, tenne egli sulle prime forte volontà di lasciarlo +così sussistere: lo dimostrano i documenti che +promulgò da Capua. Tuttavia la Chiesa accompagnava +con diffidenza profonda ogni azione del figliuolo di Enrico +VI, e questi per parte sua nelle intenzioni della +Chiesa non iscorgeva altra cosa che non fossero egoismo +e disegni insidiosi. Siffatti sospetti nocquero più che +le manifeste ostilità. L’idea legittima della podestà universale +dell’Impero romano veniva in cozzo continuo +coll’idea consecrata da Innocenzo, della podestà universale +della Chiesa; ed Italia continuava naturalmente +ad essere l’oggetto dell’eterno dissidio. Federico II, anch’egli +come Ottone IV, non aveva altro desiderio che di +assoggettare al suo giogo nuovamente questa contrada, +in cui posava il fondamento del romano Impero. Le +contese dei partiti che dilaniavano le città combattenti +fra sè con insane guerre fratricide, invitavano l’Imperatore +a frammettersi in esse e a trarne profitto. Il +germe continuo di decadimento che allignava nello +Stato ecclesiastico, ricucito insieme non con altro che +con legami meccanici, lo seduceva a riprendersi quei +diritti dell’Impero cui aveva di già rinunciato; e frattanto +anche la Chiesa faceva rivivere pretese di diritti +antichi, che il tempo e le mutazioni di possesso (così massime +era delle terre di Matilde) avevano reso quasi irreconoscibili. +</p> + +<p> +Le contentezze di Onorio ebbero prestamente fine. +Nel Giugno 1221 Federico creò Goffredo di Blandrate +a conte della Romagna, la qual provincia, dal +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +tempo degli Ottoni in poi, era stata tenuta assolutamente +in conto di possedimento imperiale: ed in +quella terra la giurisdizione dei <i>Vicecomites</i> imperiali +durò senza impedimento alcuno fino all’anno 1250, ed +anche più tardi‍<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. A Spoleto (che soltanto allora, come +Perugia e come Assisi, s’era data in piena balìa della +Chiesa, ed era governata dal cardinale Rainero Capocci +con titolo di <i>Rector</i>), tentava Bertoldo, figlio +dell’antico duca Corrado, di ricuperare l’estinto ducato +del padre suo. Egli fece dunque alleanza col siniscalco +Gunzelino; ed entrambi colà e nella Marca vennero ad +ostilità contro il Cardinale, sedussero alla ribellione alcune +città, discacciarono gli officiali pontificî, e ve ne +posero di loro proprî. Così fu che anche qui il diritto +imperatorio venne a conflitto col moderno diritto pontificio; +e quantunque Federico ponesse un argine all’opera +illegittima di quei signori, tuttavia in Roma si +sospettò che egli non si comportasse con fede onesta‍<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. +</p> + +<p> +Nel frattempo i Romani erano tornati in guerra +contro Viterbo, avvegnachè le contese per il possesso +di alcune castella offerissero durevole occasione all’odio +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +inestinguibile di erompere. La città di Viterbo a questo +tempo s’era fatta grande e doviziosa pei suoi traffici; +nella Maritima tusca non v’era che la sola Corneto la +quale potesse rivaleggiare con essa; ed era capace di +mettere in arme diciottomila uomini‍<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. Come in tutti i +Comuni, anche là nobili e cittadini si contendevano il +potere, e s’ergevano alcune famiglie che di quello s’impadronivano. +Le case nemiche dei Gatti e dei Cocco trassero +nei loro litigi i Romani, che avevano nuovamente +perduto i diritti acquistati nella pace dell’anno 1201. +Quindi fu che nel 1221 ricominciò la guerra, e continuò +lunga pezza; in essa fu involto anche Onorio, e +la sua ingerenza di mediazione a favore dei Viterbesi, +che egli tentò proteggere contro il furore pazzo dei Romani, +ebbe per conseguenza una rivolta‍<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>. +</p> + +<p> +D’altronde i casi di Perugia alimentavano nei Romani +il sospetto. Quella città ormai poderosa, fatto per +la prima volta omaggio ad Innocenzo III, ne aveva ottenuto +la confermazione del suo Statuto municipale. Molto +s’era adoperato il Papa, come protettore di Perugia, +per far cessare l’acerba guerra dei nobili contro il popolo +(Raspanti), ma vana era tornata la sua opera; il +partito popolare aveva cercato perfino di sciorsi nuovamente +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +dal vincolo della Chiesa, e soltanto a gran fatica +era riuscito nel 1220 al Rettore pontificio di conservarle +Perugia. Mentre in Roma nulla accennava che le maestranze, +ossiano <i>artes</i>, fossero diventate corporazioni +potenti, per lo contrario a Perugia s’erano formati dei +sodalizî armati con rettori e con consoli alla loro +testa, che tentavano di costituire un reggimento democratico. +La fazione popolare promulgava Statuti contro +la libertà del clero cui assoggettava a tributo, e combatteva +contro i nobili e i cavalieri, irritata della non +equa ripartizione delle imposte. Giovanni Colonna, cardinale +di santa Prassede, mandato dal Papa a Perugia +con facoltà straordinarie, s’intromise fra i partiti, e +finalmente di suo arbitrio soppresse le associazioni delle +maestranze nella loro forma politica: il suo decreto fu +nell’anno 1223 confermato da Onorio‍<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>. Da questo +esempio tuttavolta non può conchiudersi che i Pontefici +tenessero oppressi i Comuni. Eran troppo deboli per poterlo +fare; chè anzi eglino si alleavano cogli elementi +democratici per averne appoggio contro di Federico. +Ed a quest’ultimo i Comuni potevano dire che il giogo +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +della signoria pontificia era leggiero e benigno, laddove +l’Imperatore (il quale, ne’ suoi principî severamente monarchici, +voleva che tutte le individualità politiche +piegassero sotto la sua legge) era nemico dichiarato di +ogni democrazia autonoma, ed alle città del suo reame +di Sicilia proibiva la elezione di podestà e di consoli, +nientemeno che sotto pena di morte‍<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. +</p> + +<p> +Che oltre alla guerra di Viterbo, anche quei casi di +Perugia avessero la loro parte per mettere il malumore +in Roma non puossi dubitare: infatti Perugia riveriva +formalmente l’autorità del Senato romano, e nel secolo +decimoterzo, quasi quanto fu lungo, l’officio di podestà +fu ivi tenuto da nobiluomini romani‍<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. Perugia, antichissima +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +colonia di Roma onorava pur sempre la Città +(anche divenuta pontificia) con pia religione di figlia +verso la sua illustre madre e signora; ed il corso dei +secoli, che tutto trasforma, non aveva potuto cancellare +la sacra tradizione di quella reverenza. Nei documenti di +diritto publico, financo nei più vecchi Statuti del Comune +di Perugia (sono dell’anno 1279), evvi apposta la +formula di rispettoso omaggio che tributavasi ai diritti +signorili del popolo romano, oltre che a quelli del Papa: +e invero, dopo l’invocazione «ad onoranza» dei Santi +e del Pontefice, viene quella dell’<i>alma mater Roma</i>‍<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>. +Massime i documenti mettono fuor di dubbio che l’autorità +della città di Roma si estendeva, molto più in là +del suo distretto, nell’Umbria e nel ducato di Spoleto, +onde anche in quelle terre l’officio di podestà era spessissime +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +volte conferito ad uomini romani. E quando ancor +più tardi, nell’anno 1286, Perugia, Todi, Narni e +Spoleto conchiusero una lega di quarant’anni, nel trattato +inserirono espressamente la formula: «Ad onore +della illustre Città, madre nostra»‍<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. +</p> + +<p> +Nei torbidi romani, che adesso stanno per iscoppiare +e somigliano a quelli dell’età di Innocenzo III, +torniamo a trovare quel medesimo Riccardo Conti, che +ancor prima aveva avuto sì gran parte nelle contese +cittadine. A questo possente Conte Federico aveva tolto +Sora; perciò era venuto a Roma, ma non trovatovi appoggio +appo il Pontefice, aveva cominciato col suo partito +a combattere i Savelli ed altri amici di Onorio. Nel +Maggio dell’anno 1225 il Papa fuggiva a Tivoli; indi +più in là, a Rieti‍<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>, ed allora Parenzo tornava ad +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +essere senatore. Sebbene questo romano contasse fra i +congiunti suoi un martire, egli era ad ogni modo nemico +mortale del clero. Già come podestà di Lucca +aveva assoggettato i preti a balzelli o gli aveva discacciati, +e per conseguenza aveva tratto sul suo capo l’anatema +del Papa, da cui però a quest’ora era stato anche +assolto. Può darsi che Onorio avesse rifiutato di confermarlo +nell’officio di senatore; ed è facile che la +violenza, onde il popolo ve lo insediava, sia stata una +delle maggiori cause della sollevazione‍<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. +</p> + +<p> +Ormai allora il Papa s’era imbronciato gravemente +coll’Imperatore, perocchè questi ricusasse di mettere da +banda le sue riforme in Sicilia per intraprendere la +Crociata: e a rammentargliene l’obligo incessantemente +lo si tribolava. La caduta di Damiata (avvenne agli 8 +di Settembre del 1221) aveva incusso spavento all’Occidente +e messo Onorio a disperazione. Imperatore e +Papa s’erano trovati a Veroli nell’estate del 1222, vi +avevano insieme fatto dimora un paio di settimane, e di +là bandito un congresso a Verona per discutervi della +Crociata. L’assemblea peraltro non si riunì; bensì v’ebbe +un nuovo abboccamento a Ferentino nella primavera +del 1223; v’intervennero anche Giovanni di Brienne +re di Gerusalemme, il Patriarca di quella città e i tre +gran maestri; ed ivi fu risolto che la spedizione si differisse +fino all’estate dell’anno 1225. Per avvincervi +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +Federico ancor più saldamente, il Papa lo indusse a ricevere +la mano di Giolanda figlia unica di quel re titolare +di Gerusalemme: Costanza, prima moglie dell’Imperatore, +era infatti morta addì 22 Luglio del 1222‍<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>. +Ma venne anche il 1225 senza che l’ardente voto del +Pontefice si adempiesse, perciocchè i Re dell’Occidente +rifiutassero di darvi il loro appoggio. Gli ambasciatori +di Federico (fra i quali fuvvi Giovanni di Brienne) andarono +per chiedere una novella proroga, e trovarono +a Rieti il Papa ch’era stato cacciato di Roma. Stretto +dalla necessità acconsentì egli alle loro proposte, ed allora +l’Imperatore (addì 25 di Luglio) giurò a san Germano, +alla presenza dei legati pontificî, che senza fallo +moverebbe alla Crociata nell’Agosto dell’anno 1227, +sotto pena della scomunica‍<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. +</p> + +<p> +Onorio soggiornò ancora in Rieti tutto l’inverno, +mentre a Roma si negoziava per il suo ritorno; ed invero +adesso anche l’Imperatore, che aveva ottenuto +quel che bramava, s’interpose paciere. Nell’autunno +fu conchiusa la pace fra la Chiesa e la Città; Parenzo +rinunciò al suo officio, e in luogo suo subentrò Angelo +de Benincasa‍<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. Allora, nel Febbraio dell’anno 1226, +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +il Pontefice potè far ritorno a Roma. Quivi ei visse peranco +un anno in agitazione così penosa, che il suo mal +animo contro l’Imperatore fu presso a scoppiare in completa +rottura. In questo frattempo Federico aveva vinto +nelle Puglie e in Sicilia tutti gli impedimenti a sè ostili, +aveva assoggettato i baroni ribelli, soggiogato i Saraceni +sollevati nell’isola, e confinatili a Nocera sul continente: +aveva fondato l’università di Napoli, e con +miglior governo accresciuto le forze di quel magnifico +paese. Ma adesso molte circostanze si davano la mano +per rompere la sua pace colla Chiesa e con Italia, e per +spingerlo a terribili guerre che gli furono compagne +quanto lunga fu la sua vita. +</p> + +<p> +Le città lombarde rifiutavano reverenza a quei diritti +che la pace di Costanza aveva riconosciuto spettare all’Impero; +un resto di antica signoria imperiale, divenuta +indefinita nei suoi limiti, offeriva ad esse occasione +di dar meno di quello che fosse il loro dovere, e porgeva +occasione a lui di chieder più di quello che gli +competesse: ben presto ei ne traeva motivo di dichiarare +che voleva restaurare la sua podestà imperiale sul +Po, e di rivolere tutta Italia come «retaggio suo». Ma +le città divenute forti, orgogliose del loro sentimento +nazionale, non vollero saperne più dell’Impero divenuto +impotente, e, come all’età del Barbarossa, combatterono +per la loro libertà e per l’independenza‍<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. La loro eroica +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +resistenza avrebbe meritato una ricompensa migliore, +ma la divisione fu causa che non conseguissero risultamenti +durevoli. Allorchè i Lombardi udirono che Federico +stava per muovere dalle Puglie coll’esercito, +riunironsi a Mosio nel Mantovano, e, addì 2 Marzo 1226, +conchiusero un trattato, mercè cui rinnovarono per venticinque +anni l’antica federazione. La loro attitudine +minacciosa, onde impedirono a re Enrico di valicare le +Alpi per giungere alla dieta dell’Impero che s’era ordinata +a Cremona, ebbe per conseguenza che fossero posti +al bando dell’Impero. Ambe le parti invocarono il Papa +facendolo arbitro della pace; ma la sua sentenza talentò +assai poco a Federico, perciocchè Onorio, com’è ben naturale, +dimostrasse di parteggiare pei Lombardi‍<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. +</p> + +<p> +Il mal animo si accrebbe per litigi sorti a cagione +di alcune investiture vescovili di Sicilia, cui pretendeva +la Chiesa e Federico contestava: questi infatti non si +sentiva pienamente padrone nella sua terra avita, se +prima non l’aveva resa independente affatto dal Papa. +Con crescente sospetto la Chiesa mirava alle savie riforme +dell’Imperatore, che tramutavano quel reame in +una monarchia autonoma: ivi Federico, per fermo con +attività senza posa, gettava le fondamenta della sua potenza; +di là sembrava intendere alla sua meta, di creare +un’Italia unita e monarchica, colla distruzione delle +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +federazioni italiche, delle libertà cittadine e dello Stato +ecclesiastico fondato da Innocenzo. Così fin da allora +temevasi alla corte pontificia. +</p> + +<p> +E ad essa era venuto a querelarsi anche Giovanni di +Brienne. Appena sposata Giolanda, vera erede di Gerusalemme +per parte di sua madre Maria, l’Imperatore s’era +preso il titolo di re di Gerusalemme; e il suocero di lui, +deluso in tutte le sue speranze, correva al trono del Papa +a sporgervi le sue lagnanze. Onorio tosto si giovò della +collera e dell’ingegno dell’ex-re, cavaliere valente e fratello +di quel Gualtiero onde un tempo s’era servito Innocenzo +III: a lui infatti affidò il governo temporale di +una gran parte dello Stato ecclesiastico‍<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. Il meschino +risultato di tutti i fervidi sforzi del Papa per condurre +a fine una Crociata fu perciò questo, che il successore di +Goffredo di Buglione si arrolò agli stipendî della Chiesa, +per guadagnarsi di che vivere prestando l’opera di +rettore del <i>Patrimonium</i>. +</p> + +<p> +Il generoso Onorio III morì di morte tranquilla in +Laterano nel giorno 18 Marzo 1227. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span></p> + +<h3 id="cap4-9">CAPITOLO QUARTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap4-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Ugolino Conti è fatto papa con nome di Gregorio IX. — Esige +che l’Imperatore parta per la Crociata. — Federico +parte, ritorna ed è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore +e del Papa. — La fazione imperiale discaccia Gregorio +IX di Roma. — Crociata contro l’Imperatore. — Il +Papa invade le Puglie nel 1229. — Ritorna l’Imperatore; i +Pontificî fuggono.</span></h4> + +<p> +Ad uno dei Papi più pacifici succedette un uomo di +forti passioni e di ferrea volontà. Ugolino, cardinal vescovo +di Ostia, era eletto, addì 19 Marzo 1227, in san +Gregorio presso il Septizonio, e acclamato pontefice con +nome di Gregorio IX: usciva della famiglia dei Conti di +Anagni, ed era parente in terzo grado di Innocenzo‍<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>. +Aveva vissuto sotto il governo di parecchi Papi; e in +giovinezza il suo animo s’era temprato alle impressioni +potenti dei grandi casi avvenuti al tempo di Alessandro +III. Eletto vescovo di Ostia da Innocenzo congiunto +suo e di lui forse più giovine, aveva nuovamente +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +fortificato di mura quella città marittima decaduta; indi +per lunghi anni aveva trattato i più importanti affari +della Chiesa in Italia e in Alemagna, e qui, da legato +pontificio, condotto i difficili negoziati nella controversia +della successione all’Impero. Lo abbiamo veduto +farsi per primo il protettore dell’ordine dei Minoriti; +e in vero nel suo animo vigoroso alitava una fiamma di +quel fuoco che scaldava Francesco e Domenico, e ne +rendeva salda come acciaio la innata fortezza dell’indole, +e lo faceva uomo indomabile, provocatore fino alle estreme +audacie, insofferente di qualsiasi contraddizione. Quel +vecchio facondo, di costumi puri, di grandissima dottrina +nelle leggi civili e canoniche, di fede profonda e fervida, +pareva per maestà e per aspetto un vero patriarca: e la +sua potenza tenacissima di memoria non infiacchita dagli +anni, lo faceva parere men vecchio di quel che era‍<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. +</p> + +<p> +Ugolino aveva visto di mal animo le debolezze arrendevoli +di Onorio; e, come ei fu salito alla cattedra +santa, tutti n’ebbero certezza che egli non avrebbe +imitato la pazienza molle del suo predecessore: appunto +perciò i Cardinali lo avevano eletto‍<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. Ai 21 di +Marzo fu consecrato in san Pietro; il popolo romano +plaudente lo accompagnò al Laterano, e nella solenne +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +processione furono visti intervenire il Senatore ed il +Prefetto della Città. Tre giorni dopo la sua consecrazione, +Gregorio IX significò a Federico (che da un pezzo +conosceva e trattava da amico) il suo esaltamento al +trono; e in pari tempo lo ammonì che imprendesse la +Crociata, di cui s’avvicinava l’ultimo termine fissato +in Agosto‍<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. Era stato dalle mani di Gregorio medesimo +che l’Imperatore aveva ricevuto la croce nel giorno +della sua coronazione: e Federico annunciò tosto che +era pronto a partire, per guisa che molti Crociati, la +massima parte Tedeschi, convennero a Brindisi. Colà, +nella stagione delle febbri, stettero aspettando il segnale +d’imbarcarsi, e frattanto un’epidemia colse quelle turbe +di genti, che ne morirono a migliaia: finalmente giunse +l’Imperatore da Messina, nè mai Crociato alcuno montò +a bordo della nave con tanto ritroso dispetto, come fu +del nipote di quel Barbarossa che era morto in Siria. +</p> + +<p> +Come egli ebbe effettivamente fatto vela da Brindisi +sul principio del Settembre, si intonò in tutte le +chiese il «Te Deum», e le orazioni del Papa lo accompagnarono +sul mare. Quand’ecco di lì a pochi giorni, +si sparge una stranissima voce; vien detto che l’Imperatore +sia tornato indietro, che sia anche sbarcato, e +che abbia mandato a monte la Crociata. Così la era +infatti. Infermato sul mare, Federico aveva fatto voltar +le prore delle galee, ed era sceso a terra in Otranto, dove +(erano appena giunti) la febbre portava via il Conte di +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +Turingia. Come il Pontefice ricevette le lettere che confermavano +l’inaspettato caso e cercavano di scusarlo, +fu preso di collera impetuosa; non volle udir di ragioni +nè di promesse; ai 29 di Settembre, vestiti i suoi abiti +solenni, salì sul pergamo nel duomo di Anagni, e conformemente +al trattato di san Germano scagliò l’anatema +sull’Imperatore, in quello che i preti schierati +dai due lati dell’altar maggiore gettavano a terra con +gesti di odio e d’ira le loro torce accese. Dopo la minaccia +imbelle di Onorio scoppiava adesso il fulmine vero. +</p> + +<p> +La focosa audacia di Gregorio IX pare grandezza +agli uni, agli altri precipizio di un animo collerico; +scusabile per pazienza venuta meno, ma imprudente +sempre. Il vecchio energico, una di quelle indoli che +non sanno tollerare i mezzi termini, provocava l’uomo +in cui non iscorgeva ormai altro che l’insidioso +nemico della Chiesa, il quale s’era fatto giuoco della +debolezza di Onorio. Impavido come Gregorio VII, ei +lanciò nel mondo la face di un immenso incendio; e +ruppe rapporti mal definiti e perciò intollerabili, preferendo +guerra aperta a pace infingarda. Caddero da +tutti i volti le maschere. Coi manifesti che promulgarono +i due capi della Cristianità fecero noto al mondo +che la pace fra i nemici antichi e tradizionali era cosa +impossibile. Forse che agli occhi della Chiesa il vero +delitto di Federico si era di aver tratto in lungo ripetute +volte la Crociata? No, senza dubbio; i suoi delitti erano +la potenza di lui che diventava troppo formidabile, la +unione di Sicilia coll’Impero, la sua dominazione sulle +città ghibelline dell’Italia settentrionale e di quella di +mezzo, dominazione minacciosa di pericolo alla lega lombarda. +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +Nessun Imperatore aveva posto tante e così salde +fondamenta di pratica signoria in Italia più di Federico II +re assoluto di Sicilia; laonde restava sempre a compito +della politica pontificia lo svellere dalle radici la potenza +degli Hohenstaufen: e i Papi ben seppero con meravigliosa +fermezza condurre quel loro proposito a compimento. +</p> + +<p> +Nella sua enciclica indiritta a tutti i Vescovi Gregorio +dipinse coi più neri colori l’ingratitudine di Federico, +e senza riserbo lo marchiò d’infamia innanzi +agli occhi del mondo: attacco violentissimo che indignò +gravemente l’Imperatore, e lo trasse a rispondere +con veemenza eguale. Dapprima egli giustificò assai +acconciamente il suo abbandono della Crociata, indi +spedì un manifesto ai Re. In questa celebre scrittura +fu per la prima volta dettata una protesta dell’autorità +temporale contro il Papato innocenziano; e l’Imperatore +vi manifestò la chiara coscienza del dovere che a lui, +rappresentante della podestà civile, si spettava di difenderla +contro il despotismo minaccioso di Roma. Ai principi +e ai popoli mostrava, cogli esempî dello sventurato +Conte di Tolosa e del Re d’Inghilterra, qual sorte era +loro destinata; e senza riguardo alcuno svelava le brutture +della Chiesa, fatta istituto mondano, e dell’ambizione +di regno dei Papi. Il capo supremo dello Stato +faceva argomento di discussione per tutto il mondo i +delitti della Chiesa, per modo che l’Imperatore della +Cristianità pareva confermare quello che gli eretici dicevano +della natura del papato, accusandolo che rinnegasse +le virtù apostoliche‍<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. Roffredo di Benevento, +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +celebrato giureconsulto, portò a Roma le lettere imperiali, +che in mezzo a grida di plauso furono lette publicamente +in Campidoglio. E tosto si formò una fazione +imperiale, perocchè la contesa fra l’Impero e la Chiesa +paresse ai Romani massimamente la benvenuta, e fosse +propizia alle cose loro proprie. Gregorio IX aveva +assunto nella Città aria da padrone, e fatto distruggere +alcune torri della nobiltà che erano prossime al Laterano: +poi, sopravvenuta la disputa per Viterbo, la protezione +data da lui a questa terra aveva irritato il Comune. +Alle fazioni politiche si associavano gli eretici, +che dappertutto, in mezzo ai roghi ed anche in Roma, +sollevavano il capo sempre più audacemente. Basti un +esempio per dimostrare a che grado di anarchia si trovasse +pur sempre la Città. S’era in estate, e il Papa +soggiornava nel Lazio, quand’ecco nobili e cittadini, e +perfino frati e preti, levare un impostore alla dignità di +vicario pontificio in Vaticano, affinchè a prezzo di denaro +sciogliesse dal loro voto i Crociati che passavano per andarne +a Brindisi. E il giuoco temerario potè durare publicamente +per sei settimane nel Portico del san Pietro, nè +cessò se non quando il Senatore vi pose un termine‍<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +</p> + +<p> +Nobiluomini romani ricevevano oro da Federico; e +financo il figliuolo di Riccardo Conti, Giovanni di Poli, +fu visto bazzicare nel campo suo‍<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>. L’Imperatore, che +aveva invitato quegli ottimati a venirne a lui nella Campania, +seppe adescare i Frangipani affinchè gli vendessero +i loro beni, ed eziandio le fortezze che possedevano +nella Città, cose queste che tenevano in feudo dai Papi: +eglino dovevano indi riavere il tutto in feudo da lui, +e dichiarare così di essere vassalli imperiali‍<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. Ed invero +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +la era per Federico cosa importante di crearsi un +partito anche in Roma, di aizzare quivi nemici addosso +al Pontefice, e di tenere in poter suo il Colosseo. Una +sollevazione fu la conseguenza delle sue macchinazioni. +Nel giovedì santo dell’anno 1228 Gregorio aveva +scagliato ancora una volta l’anatema contro l’Imperatore; +ma più tardi, al lunedì di Pasqua, intanto che +celebrava la messa nel san Pietro e volgeva al popolo +una orazione violenta contro di Federico, i Ghibellini +gli soffocarono la voce con violente grida, gli si strinsero +addosso presso l’altare, lo colmarono d’insulti e lo +cacciarono del santuario. La Città si levò in armi, mentre +il Papa fuggitivo, accompagnato da schiere di Guelfi +fedeli, correva all’amica Viterbo. I Romani lo inseguirono +con milizie, e lo costrinsero a fuggir più in là, a +Rieti ed a Perugia; sfogarono un po’ del loro odio contro +Viterbo, devastando barbaramente le campagne, e conquistarono +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +il controverso castello di Rispampano‍<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>. +Dal suo esilio Gregorio IX scagliò la scomunica contro +i suoi persecutori; indi con grande amarezza stette +aspettando il tempo di poter fare ritorno. +</p> + +<p> +Frattanto l’Imperatore si armava per condurre veramente +a fine la sua Crociata. Così operando, non solamente +toglieva credito a quanto diceva il Papa accusandolo +che egli non avesse mai presa sul serio l’idea di +quella spedizione; faceva anzi assai di più, perchè poneva +il Papa in serio imbarazzo. La partenza di Federico per +la Crociata fu in quelle condizioni di cose un capolavoro +di arte politica, tanto più che il Pontefice, con iscandalo +di molti credenti, gli opponeva i maggiori inciampi nel +suo cammino. Così avvenne che l’Imperatore dell’Occidente +si accinse ad impresa che, secondo gli scopi della +Chiesa, era allora reputata santissima, ma fecelo sotto il +pondo della scomunica di lei. Quando egli sul principio +dell’estate dell’anno 1228 s’imbarcò a Brindisi, gli si +gridò dietro con acerbissima ira che moveva a Gerusalemme +non da crociato ma da «pirata»; invece della +benedizione della Chiesa, ne lo seguì la sua imprecazione +fanatica; e questa lo raggiunse perfino presso alla tomba +del Redentore. Lo stesso Papa, che lo aveva marchiato +d’infamia come un malfattore perchè non intraprendeva +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +la Crociata, lo chiamava adesso ancor tale +perchè la imprendeva. Se, invece, Gregorio IX avesse +sciolto dell’anatema il suo nemico quando effettivamente +partì per Gerusalemme, avrebbe vinto sè stesso +e lui, e al cospetto del mondo s’avrebbe acquistato fama +di grande. Ora, per lo contrario, il mondo vedeva svelate +le ambizioni del sacerdozio, dappoichè l’Imperatore +gli aveva strappata dal viso la maschera. Contrasti +così turpi diminuirono la fede nei Papi, perchè non +si credette più che il loro zelo per la liberazione di +Gerusalemme fosse buono e verace: se ne pose fine +ad una credenza pia di due secoli; e se, altro non sia +stato, quest’è certo che da allora in poi non fu più +possibile di trascinare la Germania a cotali specie di +imprese‍<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. +</p> + +<p> +Rainaldo, figlio dell’antico duca Corrado, fu eletto +vicario in Italia perchè vi governasse durante l’assenza +dell’Imperatore: e quegli, senza por tempo in mezzo, +cominciò a provocare il Papa, attaccando Spoleto. Nè +meno attivo fu Gregorio IX a far suo pro della lontananza +di Federico per assoggettare le Puglie al dominio +della Chiesa. Ancor prima che l’Imperatore partisse, +aveva levato un esercito; adesso faceva appello +a Lombardia, a Spagna, a Francia, a Inghilterra perchè +lo assistessero con decime ecclesiastiche e con +milizie: e i popoli con grande loro meraviglia udirono +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +predicar la crociata contro l’Imperatore, che sotto il vessillo +della croce era andato a combattere i pagani; e +videro eserciti in nome del Papa cogliere di sorpresa +le terre di Federico assente, le quali pel diritto delle +genti e pel giure canonico avrebbero dovuto essere +intangibili come beni di un crociato‍<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. L’esercito del +Pontefice inalberava un vessillo che portava per impresa +le chiavi di san Pietro: ne tenevano la capitananza +Giovanni di Brienne suocero dell’Imperatore, il +cardinale Giovanni Colonna e Pandolfo di Anagni cappellano +del Papa‍<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>. Mentre una parte di queste soldatesche +moveva nelle Marche, che Rainaldo aveva invaso +con Saraceni e con Pugliesi, Pandolfo (addì 18 +Gennaio 1229), passato il Liri presso a Ceperano, entrava +nella Campania; e qui Giovanni di Poli difendeva +bensì Fundi con prospera fortuna, ma parecchie città +s’arrendevano ai Pontificî. I Romani in questa guerra +poterono levarla liscia; al Papa null’altro stava a cuore +fuor delle Puglie, laonde egli non fece neppure tentativo +di ridurre a soggezione la Città col suo esercito +numeroso di crociati. Egli corse difilato a conquistare +il reame, e con patenti di franchigia indusse a ribellarsi +le città fortemente angariate di tributi. Anche Gaeta +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +fe’ a lui dedizione, e Gregorio IX sperò di poter tenere +per sempre come sua quella città, onde la Chiesa da +lunghissimo tempo aveva ambito il possedimento‍<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>. +</p> + +<p> +Però di repente tornava dal Levante l’Imperatore, +cui richiamava la novella di questi eventi. A Gerusalemme +s’era di sua man propria posto in capo la corona; +per virtù di un trattato aveva restituito la città santa +ai Cristiani, e ad onta di tutti gli impedimenti del fanatismo +aveva compiuto opere gloriose. La Curia romana +fremeva di collera contro di lui, come avverso uno che +avesse peccato di qualche gran delitto contro la religione +cristiana: non badava nè ai servigî veri che le aveva +prestati in Oriente, nè ai motivi pratici che, in causa del +grande commercio di Sicilia col Levante, gli avevano +imposto obligo di stringere rapporti amichevoli coi Sultani +di Oriente. Eppure la era stata cosa naturale, avvegnachè +l’Imperatore per la prima volta avesse fatto +delle Crociate un argomento di politica civile, e, respinto +il Papa dall’Oriente, avesse stabilito dei vincoli politici +ed economici fra questa parte del mondo e l’Impero‍<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +</p> + +<p> +Come nel Giugno del 1229 fu sbarcato inaspettatamente +nelle Puglie, Federico bramò generosamente di +riconciliarsi col Pontefice, e gli mandò messaggi di +pace. Ma questi non giunsero a capo di risultato alcuno; +perlochè l’Imperatore quasi senza combattere buttò fuori +del suo paese le soldatesche pontificie. Il vessillo della +croce s’inalberava colà contro il vessillo delle somme +chiavi; e fu spettacolo meraviglioso vedere i Saraceni +di Federico sotto il segnacolo di Cristo muovere in +campo contro i Pontificî, i quali, senza pur aspettarli, +in fuga scompigliata si ritirarono di là dal Liri. Ancora +una volta Gregorio scagliò i suoi fulmini contro l’Imperatore +ed i partigiani di lui, anche contro quelli che +erano in Roma. Di già egli aveva sprecato una immensa +moneta in una pazza guerra, e tuttavia adesso chiedeva, +ma invano, al mondo che lo soccorresse di novelli +aiuti, onde talentare la sua ambizione di dominio. Nel +frattempo legati del Senato romano erano venuti ad +Aquino dove trovavasi l’Imperatore, e gli avevano recato +le congratulazioni di quello‍<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>: in Ottobre Federico +marciò contro le frontiere dello Stato della Chiesa +e vi devastò con ferro e con fuoco Sora; allora sì finalmente +il Papa diede ascolto alle sue proposte di pace. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Inondazione del Tevere (1230). — I Romani richiamano +Gregorio IX. — Pace conchiusa a San Germano (1230). — Primo +supplizio di una torma di eretici in Roma. — Annibale, +senatore, promulga un editto contro l’eresia. — Persecuzione +degli eretici: Inquisizione.</span></h4> + +<p> +Gregorio IX rimase ancora tutto l’inverno a Perugia; +nè vedeva altra probabilità di tornarsene a Roma fuor +di quella che gli avrebbe offerto la riconciliazione coll’Imperatore. +Però, prima che la pace si conchiudesse, +fuor di qualsiasi aspettazione, le forze della natura lo +ricondussero in Laterano. Si apersero «le cateratte del +cielo», e rovesciarono torrenti d’acqua sull’empia Città: +addì 1 di Febbraio del 1230 il Tevere uscì delle sue +rive; la Leonina e il Campo di Marte ne furono coperti; +cadde il ponte dei Senatori (ponte Rotto) e l’inondazione +portò fame e peste. I Cronisti descrivono questo +flagello in modo da far credere che fosse uno dei più +terribili cui Roma nel corso dei tempi soffrisse mai‍<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. +I Romani, che durante il suo lungo esilio s’eran data +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +tanto poca briga del Pontefice, che avevano messo +a taglia il clero ed accolto ospitevolmente gli eretici, +ora in mezzo alla furia delle acque si risovvennero con +angustia superstiziosa che il Padre santo era il loro principe +territoriale. Messaggieri supplichevoli corsero in +gran fretta a Perugia: Pietro Frangipane, cancelliere +urbano, e il vecchio Pandolfo della Suburra, il prode +ex-senatore, si gettarono a’ piedi del Pontefice, implorarono +pietà del popolo traviato, e supplicarono che tornasse +alla vedova Città. Allorchè Gregorio nel mese di Febbraio +fu accolto con voci di giubilo dai Romani, e fu +condotto in Laterano, può darsi ch’ei guardasse con disprezzo +un popolo che da più di un secolo era solito a +discacciare i suoi Papi per riaccoglierli di lì a breve tempo +fra cantici e laudi‍<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. Quando questi Pontefici tornavano +dal loro esilio nella «città del sangue», se avveniva +che si assicurassero una fuggevole pausa di quiete, la +comperavano soltanto a prezzo d’oro. E il Biografo di +Gregorio IX enumera coscienziosamente le parecchie +migliaia di libbre, che questo Papa distribuì ai Romani, +le quante volte gli concessero di far ritorno‍<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>. +</p> + +<p> +Gregorio trovò Roma immersa in miseria profonda, +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +abbandonata alla desolazione, e piena della «zizzania» +degli eretici, cui propendeva perfino una parte del clero. +Ei decise dunque di metter mano a supplizî severi, +tosto che avesse stretto pace coll’Imperatore. Fu questa +conchiusa a San Germano, addì 23 Luglio 1230, dopo +lunghi negoziati con Ermanno gran maestro dell’ordine +Teutonico; e le condizioni ne furono tanto fauste per il +Papa, che ben si conobbe in che gran conto Federico +tenesse la potenza del suo avversario. Fu restaurato lo +Stato della Chiesa; financo alcune città della Campania +(fra le altre Gaeta) rimasero ancora un anno in mano del +Papa che le tenne in pegno; di più fu stabilito che si +rispettassero nel regno di Sicilia la libera elezione e le +immunità del clero. +</p> + +<p> +Dopo che l’Imperatore, addì 28 di Agosto, fu sciolto +a Ceperano dell’anatema, i Cardinali lo condussero in +Anagni a visitare il Pontefice. I due avversarî si salutarono +con rispetti e con cortesie, tennero velato il loro +odio, e nei tre primi giorni di Settembre pranzarono +e confabularono assieme, dimorando nel palazzo della +famiglia Conti: però, ad onta di tante proteste di amicizia, +si separarono colla convinzione che la terra d’Italia +era troppo ristretta perchè due uomini della loro tempra +potessero vivere in pace l’uno accanto l’altro. +</p> + +<p> +Reduce a Roma nel mese di Novembre, Gregorio IX +continuò a prodigare cure paterne alla Città. Fe’ restaurare +il ponte dei Senatori e spurgare le cloache; fece +venir provvisioni di grano, distribuì denaro fra il popolo, +edificò un ospizio pei poverelli nel Laterano. Tutto ciò +gli procacciò il favore della moltitudine, e gli agevolò +il modo di colpire sul vivo la eresia, della quale voleva +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +nettare la Città. Le guerre distruggitrici di Innocenzo III +contro gli eretici, ed i suoi ordini che in tutte le città si +sterminassero, parevano non aver fatto altro che fomentarne +le credenze. Migliaia di uomini cingevano i loro +fianchi del cordone di san Francesco, ma molti più disertavano +la fede. Numerosi erano gli eretici nello Stato +della Chiesa, a Viterbo, a Perugia, ad Orvieto‍<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>; Lombardia +ne era piena, e nella guelfa Milano aveva sede +la lor chiesa maggiore. Non profittava che i roghi ardessero. +A Roma stessa se n’erano ragunati durante l’esilio +del Pontefice: ivi le tendenze politiche di leggieri +si associavano a quelle religiose; e certo fra gli eretici +romani la setta ghibellina degli Arnaldisti era più numerosa +che quella dei Poveri di Lione. Soprattutto l’eresia +dogmatica non si disgiungeva da quella politica, +perocchè la Chiesa tenesse senza più in conto di eresia +le aggressioni che movevansi contro la libertà del clero +ed i suoi patrimonî, non meno che gli Editti dei magistrati +cittadini, i quali tentavano di imporgli tributo e +di sottoporlo ai tribunali laicali‍<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>. +</p> + +<p> +Per la prima volta si tenne in Roma un giudizio +di eretici in massa; per la prima volta vi arsero in +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +publico i roghi. Gli Inquisitori posero il loro tribunale +fuori le porte della santa Maria Maggiore: i Cardinali, +il Senatore, i giudici presero posto in tribune apprestate; +e il popolo a bocca aperta circondò il tremendo +teatro, sul quale, innanzi allo scanno dei giudici, comparvero +sventurati di ogni ceto e dei due sessi a udirvi +la loro sentenza. Molti preti imputati di eresia furono +spogliati dei loro vestimenti sacerdotali e condannati +ad espiare il loro peccato in conventi lontani, seppure +facessero confessione penitente: altri eretici furono bruciati +sopra cataste di legno, e forse l’esecuzione si +compiè nella piazza stessa della chiesa‍<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Questi orrendi +spettacoli, riverbero della guerra degli Albigesi, +che tenevano dietro alla inondazione ed alla peste, +devono aver destato grande agitazione in Roma. Se sia +vero ciò che narra una <i>Cronica</i> del secolo decimoquarto, +i Romani avrebbero assistito alla vista spaventosa +e senza esempio di un Senatore convinto di eresia, che +mandossi al supplizio: però tal racconto non può essere +che una fola‍<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Convien credere che dopo del suo ritorno +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +Gregorio abbia posto in officio un Senatore nuovo; +e questi fu Anibaldo Anibaldi, romano di famiglia senatoria, +la quale soltanto intorno a questo tempo venne in +fiore, e formò un casato potente, fornito di ricchi possedimenti +nel Lazio. Il celebre nome di Annibale ricompare +in una famiglia nobile del medio evo, che per il +corso di alcuni secoli diede senatori, cardinali, uomini +di guerra, ma papi nessuno. Gli Anibaldi erano imparentati +coi Conti e colla casa di Ceccano: come questi +erano anch’essi di origine germanica, e sedevano nella +Campagna e nei monti latini, dove oggidì ancora (più +in su di Rocca di Papa) evvi il «Campo di Annibale», +che tiene viva la memoria di quella stirpe così influente +un dì‍<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>. Certamente se il senatore Annibale nell’anno +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +1231 promulgò il memorabile Editto contro gli eretici, +che ancora ci si conserva, la cosa avvenne perchè +così imponeva uno fra i patti che il Pontefice aveva posti +al suo ritorno. Fu con quello statuito che ogni Senatore, +entrando in officio, dovesse pronunciare il bando contro +gli eretici della Città ed i loro partigiani, incarcerare tutti +coloro che l’Inquisizione dichiarava essere intinti di eresia, +e mandarli al supplizio entro otto giorni dacchè fosse +pronunciata la sentenza. I beni degli eretici dovevano +spartirsi fra i delatori e il Senatore, e devolversi alla restaurazione +delle mura della Città: le case degli eretici +smantellarsi. Chi ricettava un eretico era condannato a +pene pecuniarie o corporali, e perdeva tutti i diritti +civili. Ogni Senatore doveva giurare questo Editto, nè +lo si considerava entrato in carica se prima non ne +avea prestato sacramento. Se avesse operato contrariamente +alla fede giurata, avrebbe dovuto condannarsi a +un’ammenda di duecento marchi e dichiararsi incapace +dei publici officî: la pena gli si doveva applicare +da un collegio di giudici chiamati di santa Martina +presso il Campidoglio‍<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. +</p> + +<p> +Il barbaro Editto aguzzò lo zelo dei delatori e delle +magistrature cittadine coll’esca del guadagno; e si può +ben credere se l’avarizia e gli odî privati non fossero +operosi a spiare le tracce degli eretici. Il Papa in questo +modo avvinse il Comune romano agli intenti dell’Inquisizione, +obligò il Senatore per munere suo proprio a +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +prestarle il suo braccio temporale, e fece di lui il legale +esecutore dei giudicî contro gli eretici, come del +resto tutti i Podestà lo erano anche in altre città. Sebbene +a lui fosse conferita l’autorità criminale, che in +addietro era stata del Prefetto, e quantunque così se +ne accrescesse la podestà civile, tuttavia ne veniva che +il Senatore era fatto ministro del tribunale ecclesiastico: +il giuramento solenne che prestava di punire +gli eretici, lui stesso legava per modo che sul suo +capo pendeva la sentenza formidabile dell’Inquisizione, +la quale avrebbe potuto accusarlo di lesione dei suoi +doveri, e per conseguenza di eresia. Il massimo attributo +della podestà senatoria doveva essere perciò questo, +che essa teneva incarico di eseguire le sentenze +pronunciate contro gli eretici: nè havvi cosa che denoti +l’indole fanatica di quel tempo più del dovere di +perseguitarli che veniva iscritto come articolo primo e +fondamentale negli Statuti di Roma e di altre città dello +Stato ecclesiastico‍<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>. +</p> + +<p> +Del resto l’Editto senatorio dell’anno 1231 non +fece che applicare anche in Roma le Costituzioni imperiali +promulgate da Federico al momento della sua coronazione: +forse in Roma fino adesso si era ricusato di +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +accettarle. Per il vero l’Inquisizione fu nelle mani del +Papa uno spediente nuovo e formidabile di soggiogare il +popolo. L’applicazione dei tribunali contro gli eretici +(seppur non ancora s’avesse fondato in Roma un tribunale +permanente dell’Inquisizione) o deriva già da Innocenzo +III, o con maggiore sicurezza può farsi datare +da quell’Editto dell’anno 1231. Da allora in poi s’insediarono +in Roma gli Inquisitori, che sulle prime furono +scelti d’infra i Francescani. Quando l’Inquisitore +aveva condannato un eretico, saliva la scalea del +Campidoglio, e di là leggeva la sentenza in presenza +del Senatore, de’ suoi giudici e di molti deputati ossiano +testimonî del clero della Città: indi affidava al Senatore +l’esecuzione della pena, minacciandolo della scomunica +in caso di rifiuto o di negligenza‍<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +</p> + +<p> +La mente più matura e l’animo più mite di noi +uomini dell’oggidì, sentono orrore di un’età onde sono +espressione eloquente quegli spaventosi Editti di Gregorio +IX: leggi che imponevano a dovere massimo del +cittadino lo spionaggio degli eretici; che punivano di +scomunica, come se fosse un crimine, ogni parola che +un laico avesse pronunciato in publico o in privato intorno +a cose di fede. In quel tempo barbarico di tormenti +nuovi e di nuovo fanatismo; in cui le passioni religiose +si ristoravano della perdita di Gerusalemme e del languente +fervore delle Crociate, trovando pascolo nella persecuzione +degli eretici; in quel tempo nel quale, dopo di +Innocenzo III, la intolleranza religiosa fe’ regredire il Cristianesimo +al punto da parificarlo alla fanatica legge del +Giudaismo, i principi e i capi di Republiche gareggiavano +di zelo col clero‍<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>. Re carichi di delitti non donavano +più beni alla Chiesa; trovavano più comoda cosa +abbruciare eretici a salute della loro anima, confiscandone +indi gli averi. Al fanatismo sincero di alcuni +Re le fiamme di roghi fumanti parevano aureola di +pietà religiosa, mentre altri per temenza o per calcolo +interessato cercavano, con rabbiosa persecuzione di eretici, +di ostentare una fede che non avevano. Financo +Federico II, il quale come uomo culto e come libero pensatore +superò di tanto il suo secolo, che potè più tardi +essere appellato precursore di Lutero, promulgò negli anni +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +1220 e 1232 le più nefande leggi sull’estirpazione +dell’eresia, tali che in nulla si discostano dagli Editti +pontificî. «Gli eretici», così egli statuiva, «vogliono +lacerare l’inconsutile veste di nostro Signore: noi comandiamo +che vivi debbano darsi alle fiamme, veggente +il popolo»‍<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. Egli dettò siffatte leggi ogni qual volta +ebbe conchiuso pace col Papa, o del suo aiuto abbisognò; +e cotali motivi politici della persecuzione degli eretici +furono più vituperevoli di quello che sarebbe stato un +fanatismo religioso, cieco ma sincero. E le sue leggi contro +l’eresia formano il più acerbo contrasto colla savia +legislazione, che, precorrendo il suo tempo, ei diede al +reame di Sicilia nell’Agosto di quello stesso anno +1231‍<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-9-3">§ 3. +<span class="smaller">Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, senatore +(1232). — 1 Romani vogliono torre la Campagna al Pontefice. — L’Imperatore +si fa mediatore di pace fra Roma e +il Papa. «Vitorchiano fedele». — Nuova ribellione dei Romani. — Loro +manifesto politico. — Si sollevano nell’anno +1234 col serio tentativo di farsi liberi.</span></h4> + +<p> +Il grande giudizio pronunciato contro gli eretici +fece tanto poca impressione sui Romani, che nel mese di +Giugno (del 1231) costrinsero Gregorio IX a recarsi nuovamente +a Rieti: infatti nella Città erano scoppiate turbolenze +provocate dalla guerra contro Viterbo. Questo +paese fu per i Romani la Veio del medio evo: odiavano +essi quella terra con tanta acerbità che la passione giungeva +a mania; volevano senza remissione conquistarla, e +farsene un feudo ossia possedimento camerale di Roma. +Coll’acconsentimento del Papa, i Viterbesi ripararono +sotto la protezione dell’Imperatore che mandò loro Rainaldo +di Aquaviva affinchè li soccorresse; ma allora il popolo +romano se ne vendicò imponendo tributo alle chiese +di Roma, ed eziandio nell’anno 1232 (mentre era senatore +Giovanni di Poli) continuò con pari furia le sue imprese +guerresche contro di Viterbo. Quantunque congiunto +di parentela a Gregorio IX, quel figliuolo di Riccardo +Conti aveva sposato la parte di Federico: difficilmente la +sua elezione era avvenuta col beneplacito del Pontefice; +ed egli già si appellava conte di Alba, perocchè Federico +gli avesse dato in feudo quella terra de’ Marsi‍<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +</p> + +<p> +Più che le imprese contro Viterbo, merita attenzione +il tentativo che i Romani fecero per rendere il Lazio +soggetto al Campidoglio. Un genio nuovo ispirava il +popolo romano: come ne’ vecchi tempi, all’età di Camillo +e di Coriolano, esso si gettava sulla Tuscia e sul +Lazio con serie spedizioni di conquista. Nuovamente si +vide inalberato sul campo il segnacolo romano; non +l’aquila, che era diventata simbolo degli Imperatori +germanici, ma le antichissime lettere S. P. Q. R., impresse +sulle bandiere di color rosso e oro: e si rividero +eserciti nazionali romani, formati della cittadinanza e +dei vassalli della Campagna, schierarsi sotto la capitananza +di Senatori‍<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>. Nell’estate dell’anno 1232 +i Romani s’avanzarono fino a Montefortino nel paese +de’ Volsci; e, giunti sotto le mura di Anagni, vi minacciarono +in quella sua città natìa il Papa, che colà si +trovava fin dall’Agosto. Costernato, Gregorio mandò tre +Cardinali con grandi somme di denaro nel loro campo, +ma i Romani non cessarono di distruggere con animo +ostile tutto quello che Gregorio aveva impreso a fare nella +Campagna‍<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>. Infatti Gregorio IX era altrettanto operoso +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +che Innocenzo III ad accrescere i patrimonî della +Chiesa; toglieva Comuni sotto la sua signoria, e dai loro +Podestà esigeva giuramento di fedeltà‍<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>; pagava i +debiti di Comuni liberi, ed in cambio li rendeva vassalli +della Chiesa, e ne acquistava il diritto di piantar castella +entro la cerchia delle loro mura‍<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>; soccorreva baroni +indebitati, e si metteva così in possedimento delle loro +terre che eglino di buon grado riprendevano dalla Chiesa +in forma di <i>feuda</i>, pur di non cadere in balìa della città +di Roma. Così andava la bisogna anche nel Lazio, dove il +Papa comperava due castella, Serrone e Paliano (in parte +erano proprietà dei Colonna) per poi munirle come rocche +pontificie. Il Comune romano, che pretendeva alla giurisdizione +nella Campagna, proibì al Pontefice di farlo; +minacciò financo che avrebbe distrutto Anagni: ma +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +Gregorio in fretta e in furia, durante l’inverno, attese a +edificare per render forti quelle terre, e così tramutò Serrone, +Paliano e Fumone in castellanìe della Chiesa‍<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>. +</p> + +<p> +I Romani, cui non riuscì di impedire quell’opera del +Papa, tornarono finalmente nella Città, intanto che +Gregorio rimaneva in Anagni. Sennonchè egli cercò +adesso la intercessione dell’Imperatore per metter pace +fra Roma e Viterbo, e per riconciliare sè stesso coi Romani. +Federico si assunse cotali officî, ma non potè prestargli +ajuto efficace, perciocchè la sollevazione di Messina +lo richiamasse in Sicilia. Tuttavia i Romani cedettero +alle sue esortazioni; e, nel Marzo del 1233, il senatore +Giovanni Poli andò con altri nobiluomini in Anagni +per invitare il Papa a far ritorno. Alcuni pavidi Cardinali +intendevano dissuaderlo dall’entrare «nella città +delle belve ruggenti», però Gregorio venne, e fu ricevuto +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +onorevolmente‍<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. Il popolo cupido gli offerse riconciliazione +a prezzo d’oro; ed egli fece la sua pace colla Città +senza nemmanco avvisarne l’Imperatore, che pur era intervenuto +nelle faccende di Viterbo e di Roma: perciò +più tardi quegli se ne lagnò, come se il Papa avesse +mancato di fede verso un alleato‍<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>. Anche con Viterbo +nell’Aprile si stipulò un trattato: la città di Roma +si mantenne in possesso di Vitorchiano, che i Viterbesi +dapprima avevano smantellato, e i Romani indi nuovamente +edificato. E di allora in avvenire quel castello +continuò ad essere sempre un vero possedimento demaniale +della città di Roma; ebbe titolo onorifico di +«fedele», e privilegio di far esercitare da’ suoi il basso +officio di mazzieri capitolini, cui di quel tempo in poi +si diè nome di «Fedeli»‍<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +</p> + +<p> +Dalla città di Roma (così dice il Biografo di Gregorio +IX) s’avea felicemente discacciato un demonio, ma +sette altri diavoli vi si cacciavano dentro. Di già nell’anno +1234 il popolo romano si sollevava, ed era +questo uno dei più serî tentativi che esso mai facesse; +era anzi una vera guerra disperata che appiccava contro +l’autorità del Pontefice. Insopportabil cosa sarebbe +aver sempre davanti gli occhi questo fiero spettacolo +delle ribellioni di Roma, se l’idea di quel che i Romani +bramavano non ne mitigasse la crudezza o non ne spiegasse +la ragione: e rare volte definirono eglino il loro +intento politico con tale e tanta chiarezza come fecero +adesso, che unanimi insorsero per abbattere la signoria +della santa Sede nuovamente fondata da Innocenzo III. +Forse meno tribolati sarebbero stati se avessero rinunciato +alle loro pretese; però in quell’età nella quale +monarchie assolute non v’erano, ed ogni città costituiva +uno Stato, le relazioni di Roma col Papa non +potevano concepirsi secondo la forma che se ne foggiò +in secoli posteriori. I Romani combattevano pur sempre +per abbattere il giogo della podestà vescovile, e per +conseguire quella libertà che altre città italiche s’avevano +da lunghissimo tempo conquistato. I Romani vedevano +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +quelle città, raccolte in due federazioni grandi +e fiorenti, splendere per possanza d’armi, per onori +civili, per ricchezza e per decoro di arti; imperare sui +comitati antichi, dove ognuna di esse riceveva omaggio +da altre città molte e da conti parecchi. Se Viterbo, +povero e oscuro nome, pompeggiava per ciò che un +numero grande di castella pagava tributo al suo palazzo +comunale e ne riceveva leggi, ei si può di leggieri +capire che Roma non potesse tollerare la sua impotenza +civile‍<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>. La eterna guerra con Viterbo non +fu altro che simbolo dello affannarsi dei Romani per +assoggettare l’Etruria, su cui desideravano di dominare +parimente che sul Lazio. Le loro attenenze coll’Impero +erano allora mutate completamente. Dopo che +in Roma i Papi s’erano impadroniti dei diritti imperiali, +e dopo che in loro mano avevano tenuto l’autorità +di concedere la corona romana, era sorta questione se +l’elezione degli Imperatori dovesse o no ancora spettare +alla romana Republica. Questo privilegio, che i Romani, +all’età del Barbarossa, avevano sostenuto coll’arme +in pugno, era stato travolto dalla corrente della +nuova potenza pontificia. Ma adesso eglino combattevano +il papato solamente perchè era podestà sovrana +del loro territorio: e da ora in poi il loro massimo intento +si fu di fondare uno Stato libero e forte dentro delle +frontiere dell’antico Ducato, sì come avevano fatto Milano, +Firenze o Pisa, il cui esempio gli infervorava e +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +in pari tempo gli umiliava. Nei trattati degl’Imperatori, +che confermarono lo Stato ecclesiastico innocenziano, +quel Ducato compare per la prima volta raccolto ad +unità e significato colla formula: «universa terra da +Radicofani a Ceperano»; e con esso si dà principio +al registro per nomi delle province della Chiesa, dappoichè +il Ducato era il fondamento antico dello Stato +ecclesiastico nuovo. La Chiesa non poteva far derivare il +possesso di quella terra (dove fin da tempi vetusti aveva +avuto i suoi patrimonî) da Diplomi de’ Franchi, bensì da +condizioni di fatto che si perdevano pel buio della storia. +Ivi il reggimento della Chiesa comprendeva tre province, +il <i>Patrimonium</i> di san Pietro (Tuscia romana), la +Sabina, la Campania e la Maritima, senza però ch’ella +fosse veramente signora di tutte le città ivi esistenti. +Solamente alcune di esse riconoscevano di dipenderne +per rapporto demaniale diretto, e ricevevano i loro magistrati +dal Papa ogni qual volta a lui avevano fatto +dedizione del <i>plenum dominium</i>; altre città invece non +riverivano nel Pontefice che una semplice autorità di +protezione‍<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>. +</p> + +<p> +Or la città di Roma protestava che tutte quelle +province ecclesiastiche erano distretto urbano‍<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>; e +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +ogni qual volta a capo del suo Comune stavano degli +uomini di spiriti gagliardi, ed ogni volta che i Papi +erano gente debole, faceva valere le sue pretensioni colla +forza. Allora mandava suoi giudici nelle città di provincia, +imponeva ad esse tributi fondiarî, si impadroniva +del monopolio del sale, le obligava a prestar servigio +nell’esercito e ad assistere, rappresentate da loro deputati, +ai publici giuochi‍<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Però non erano i soli Pontefici +che combattessero le pretensioni del Campidoglio; vi +contrastavano eziandio le città libere, come Viterbo e +Corneto nel <i>Patrimonium</i>, come Tivoli, Velletri, Terracina +ed Anagni nella Campagna: le avversavano inoltre +i nobili che risiedevano colà in loro feudi ereditarî, ed +al paro del Papa, andavano destramente comperando il +pieno dominio di città‍<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>: i baroni o ne facevano +l’acquisto direttamente dai Comuni, o diventavano <i>milites</i> +dei Pontefici ovvero delle corporazioni ecclesiastiche, +pagandone un censo annuale, che il più delle volte era +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +assai tenue. Pertanto in questa età tutto il territorio da +Radicofani a Ceperano era frastagliato in molti piccoli +dominî spesso ostili fra loro: e chi percorreva quella +contrada, ad ogni piè sospinto passava per terre sulle +quali imperava or la «Camera» pontificia, or la città +di Roma, ora una Republica, ora un barone ed ora un +convento romano; e in luoghi parecchi davasi finalmente +che tutti costoro ad una volta vi esercitassero +diritti signorili. +</p> + +<p> +Nell’anno 1234 la città di Roma fece uno sforzo +disperato per torsi di dosso la dominazione pontificia +e per costituire uno Stato libero nella cerchia del suo +distretto. Se avesse potuto giungerne a capo, essa +avrebbe acquistato una estensione tale da superare +i confini di Milano e di Firenze, e da eguagliare per +avventura l’ampiezza che Roma aveva avuto poco +tempo prima delle guerre puniche. È notevole cosa +che i Romani in quella loro sollevazione condotta con +fermi e serî propositi si risovvenissero di consuetudini +antiche, poichè infatti nelle terre elevarono colonne di +confine (termini) segnate colla iscrizione S. P. Q. R., +affine di denotare i limiti della giurisdizione urbana‍<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>. +Volevano che il Papa lasciasse loro libertà di elezione del +Senato, e pretendevano per sè il diritto di batter moneta +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +e di impor gabelle di diversa maniera: chiesero +il solito tributo di cinquemila libbre; tentarono di parificare +il clero ai laici, abolendone la giurisdizione e le +immunità, sì come allora facevano molte Republiche +anche non grandi; domandarono che il Papa non pronunciasse +mai la scomunica contro cittadini romani, perocchè +dicessero che la illustre Città possedeva il privilegio +di esenzione dalle pene ecclesiastiche. A quei +Romani non faceva freddo nè caldo che i loro Imperatori +venissero scomunicati, ma il loro orgoglio civico reputava +che contro di loro censure pontificie non potessero +applicarsi, siccome i loro antichi avevano statuito che +nessun cittadino romano potesse soffrire la pena delle +vergate‍<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. +</p> + +<h4 id="cap4-9-4">§ 4. +<span class="smaller">Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano +che il <i>Patrimonium</i> di san Pietro è proprietà della +Città. — Il Papa invoca l’aiuto della Cristianità contro di +loro. — L’Imperatore gli viene in aiuto. — I Romani sono +sconfitti vicino Viterbo. — Angelo Malabranca, senatore (1235). — Roma +con un trattato si sottomette al reggimento pontificio.</span></h4> + +<p> +Nell’anno 1234 era fatto senatore Luca Savelli, +potentissimo uomo, nipote di Onorio III e stipite di +una celebre famiglia: non appena fu egli in officio, che +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +promulgò un Editto con cui dichiarava la Tuscia e la +Campagna proprietà del popolo romano‍<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>. E tosto +mandò giudici del Senato in entrambi quei territorî +affinchè colle buone o colle cattive ottenessero giuramento +di omaggio dalle città. Milizie romane occuparono +Montalto nella Maritima, e, a simbolo della signoria +di Roma, vi rizzarono una cittadella gigantesca. +Sulla fine del Maggio, il Papa con tutti i Cardinali se ne +fuggì ancora una volta a Rieti‍<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>. Quale sarebbe stata +la sorte del Papato se alla Città fosse riuscito di diventare +potente come Milano o come Pisa? Impedire che +ciò avvenisse fu il compito della Chiesa; incatenar le +braccia al Campidoglio non fu la menoma cura dei Papi. +La fuga di Gregorio, i provvedimenti severi ch’ei prese, +l’anatema che lanciò contro il Senatore e contro il consiglio +del Comune, misero tale collera indosso a’ Romani, +che saccheggiarono il palazzo Lateranense e le case dei +Cardinali‍<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>, e, levato un esercito, ardenti di rabbia mossero +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +in campo contro Viterbo. Tuttavolta il Pontefice +non fu senza alleati; molti baroni e città molte del +Lazio, come Anagni, Segni e specialmente Velletri, si +schierarono dalla sua parte, e gelosi delle loro libertà +opposero resistenza ai Romani. In Tuscia Gregorio munì +Radicofani e Montefiascone; e Viterbo (per cui si trattava +di vita o di morte) fu colà il più saldo fondamento +della sua difesa‍<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>. +</p> + +<p> +I Papi, le quante volte dovettero cimentarsi a lotta +diseguale coi loro sudditi, invocarono sempre l’aiuto +degli stranieri per castigare la loro terra ribelle; nè +mai la Cristianità negò loro pecunia o soldati. Gregorio +IX scongiurò pertanto il mondo cattolico affinchè +gli prestasse armi contro la minacciosa Roma; e ne +scrisse ai Re vassalli di Portogallo e di Aragona, al Conte +del Rossiglione, al Duca d’Austria, ai Vescovi di Germania, +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +di Spagna e dì Francia‍<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>. Anche l’Imperatore +fu presto a venirgli in soccorso. La ribellione di suo +figlio Enrico in Alemagna e la sua lega fellonesca coi +Lombardi gli sarebbero state esiziali se Gregorio favorite +le avesse; perciò, senza pur esserne chiamato, corse col +suo secondo figliuolo Corrado a Rieti per offrire al Papa +le sue soldatesche contro Roma e contro i diritti del popolo +romano‍<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. Il più debole fu sacrificato al più +forte; e, poichè Gregorio e Federico avevano bisogno +l’uno dell’altro, necessità li rese alleati, quantunque si +odiassero, ed espose la città di Roma a dover guerreggiare +in pari tempo contro l’Imperatore e contro il Papa. +</p> + +<p> +Capitano dei soldati pontificî fu il cardinale Rainero +Capocci, viterbese, uomo di attività infaticabile e di +grande abilità militare, con cui si dà inizio alla non +piccola schiera di Cardinali che s’acquistarono gloria in +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +guerra, da generali della Chiesa. Dopo che s’ebbe congiunto +colle milizie di Federico, Rainero marciò su Viterbo +per rafforzare questa città e per discacciare i Romani +dal castello di Rispampano. Ne avesse o no buone +ragioni, la Chiesa diffidava sempre dell’Imperatore: quella +rocca munita e ben approvigionata fu difesa strenuamente +dai Romani ad onta di un assedio che durò due +mesi; e i preti mal pazienti accusarono l’Imperatore, +perocchè, invece di dare alla sua aquila libero volo in +guerra vigorosa contro i Romani, si spassasse alla caccia +battendo co’ suoi falchi le campagne di Tuscia. E +quando nel mese di Settembre ei se ne tornò al suo +reame, gridarono al tradimento‍<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>, sebbene in Viterbo +avesse lasciato al Cardinale buona mano di soldati sotto +il comando di un suo generale. Molti cavalieri tedeschi +rimasero però di buon animo al servigio del Papa; +accorsero dei Crociati a prestare contro di Roma il +loro ingegno e la loro spada alla Chiesa; sotto il vessillo +del Cardinale capitarono financo Inglesi e Francesi, +sia perchè gli spronasse fervore religioso ovvero smania +di avventure. Lo sventurato Raimondo di Tolosa, +combattendo contro i ribelli Romani, sperò di potersi +liberare dal voto di una Crociata che gli era stato imposto; +e il vescovo Pietro di Winton, ricco uomo e perito +nelle cose di guerra, esiliato dalla corte inglese, +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +venne anch’egli ad offerire la sua opera, che fu la bene +accetta‍<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>. +</p> + +<p> +Come l’Imperatore si fu ritirato, i Romani s’avanzarono +vigorosamente a dar l’assalto a Viterbo. Si sentivano +scorrere nelle vene sangue libero di republicani; +rade volte gli aveva animati tanto coraggio guerriero, o +s’erano in così gran numero raccolti in arme. Però +il loro modo disordinato di combattere fu vinto dalla +esperienza militare di illustri avversarî d’oltralpe: una +sortita dei Tedeschi e dei cittadini di Viterbo si mutò +in battaglia sanguinosa, che i Romani sostennero bravamente, +ma perdettero. Molti cavalieri di nobili famiglie +e Tedeschi non pochi restarono sul campo‍<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>. Dal giorno +sventurato di Monte Porzio i Romani non avevano mai +sofferto perdite così gravi in campo aperto; anche +adesso come allora si salvarono fuggendo alle loro mura; +i vincitori tennero lor dietro fino presso della città, e il +risultato della battaglia di Viterbo fu che il Papa recuperasse +la Sabina e la Tuscia‍<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. I preti sconoscenti +dovettero almeno adesso confessare che una vittoria così +decisiva era stata conseguita solamente perchè avevano +avuto in loro soccorso i soldati di Federico. +</p> + +<p> +Per verità i Romani continuarono la guerra; pronunciarono +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +il bando contro il cardinale Rainero; con un +Editto proclamarono che il Papa resterebbe per sempre +esiliato da Roma se non li ristorasse de’ sofferti danni, +e perfino ottennero qualche prospero successo in campo: +ma le loro forze erano esauste, e le loro finanze ridotte al +verde, ad onta dei balzelli imposti alle chiese. Allorchè +dunque, nella primavera del 1235, Luca Savelli fu uscito +d’officio, e da senatore gli subentrò Angelo Malabranca, +riuscì fatto a tre Cardinali legati di indurre Roma a conchiudere +la pace. Pertanto la Città ebbe operato un inutile +sforzo; non conseguì la meta della sua vigorosa guerra, +ed anzi, a mezzo il Maggio del 1235 dovette assoggettarsi +nuovamente alla signoria suprema del Papa. +</p> + +<p> +Il documento contenente il trattato di pace è tale +da destare vivissima curiosità, e denota la forma e la +natura della libera Republica romana. Eccone nella sua +parte essenziale il tenore: +</p> + +<p> +«Noi Angelo Malabranca, per la grazia di Dio, senatore +illustre dell’alma Città, giusta facoltà concessaci +dal magnifico Senato, giusta mandato e acclamazione +dell’inclito popolo romano, che a suon di campane e +di trombe s’è congregato in Campidoglio, ed eziandio +per la proposta fattane dai venerabili cardinali, Romano +vescovo di Porto e di santa Ruffina, Giovanni +Colonna di santa Prassede, Stefano di santa Maria in +Transtevere, promettiamo in nome del Senato e del +popolo quello che segue in rapporto alla disputa sorta +fra la santa romana Chiesa, il Padre santo, e il Senato +e il popolo di Roma. — Di mandato del Pontefice protestiamo +di dare soddisfazione di quanto avvenne per +la torre e per gli ostaggi di Montalto, per il giuramento +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +di omaggio richiesto al tempo del senatore +Luca Savelli, e per le colonne terminali rizzate nelle terre +della Chiesa. Lo stesso eziandio facciamo per i giudici +che ricevettero quell’omaggio nella Sabina e nella Tuscia +ed occuparono i beni della Chiesa; per il bando +inflitto a Rainero cardinale di santa Maria in Cosmedin +ed a Bartolomeo notaio; per il saccheggio del sacro +palazzo Lateranense e delle case di alcuni Cardinali; +per il ristoro dei danni recati ai vescovati di Ostia, di +Tusculo, di Preneste e di altri beni ecclesiastici; per +lo Statuto onde promulgammo che il Papa non potrebbe +tornare nella Città e che noi non conchiuderemmo +pace con lui, se prima non avesse restituito ai +Romani le cinquemila libbre prestategli e guarentite +colla ipoteca di Rocca di Papa, e se non gli avesse risarciti +di ogni danno. Questi bandi e decreti, per facoltà +commessaci dal Senato e dal popolo, ritrattiamo e dichiaramo +nulli. +</p> + +<p> +»E perchè sia tolta ogni ragione di contesa fra noi, +la Chiesa e il Pontefice (che da figliuoli pii veneriamo +per rispetto di Cristo di cui è vicario in terra, e del +Principe degli Apostoli ond’è successore), massime +poichè tal cosa giova alla fama di quest’alma ed illustre +Città, comandiamo quel che segue: Le persone +ecclesiastiche che trovansi a Roma e fuori, e le famiglie +del Pontefice e dei Cardinali non saranno tratte innanzi +al tribunale laicale, nè danneggiate con distruzione +di case, od altrimenti molestate. Tuttavia ciò che +vien detto delle famiglie del Papa e dei Cardinali non +s’intende esteso ai cittadini romani laici che tengono +casa e loro genti nella Città, per quanto di quelli siano +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +o si appellino famigliari. Nessun prete, nè monaco o +laico alcuno, quando vada ai palazzi apostolici od al san +Pietro, finchè vi rimanga, e quando ne ritorni, potrà +esser tratto innanzi al giudice civile; chè anzi dal Senatore +e dal Senato avrà protezione. Nella Città e fuori +non potrà imporsi balzello alcuno su chiese, su preti e su +monaci. Diamo fede di pace eterna all’Imperatore ed +alle genti sue; al popolo di Anagni ed a quelli di Segni, +di Velletri, di Viterbo, della Campania, della Maritima +e della Sabina, al conte Guglielmo (di Tuscia), +a tutti gli altri del <i>Patrimonium</i>, e a tutti gli amici della +Chiesa. Comandiamo, e con questo decreto confermiamo, +che d’ora in poi nessun Senatore, sia uno solo o sieno +parecchi, operi contrariamente a questa nostra patente +di franchigia. Chi mai vi contraddica, proverà le conseguenze +della gravissima collera e dell’odio del Senato, +ed inoltre sarà obligato a pagare cento libbre d’oro per +la restaurazione delle mura della Città: anche dopo il +pagamento dell’ammenda questo privilegio continuerà +nulladimeno a serbare il suo vigore»‍<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +</p> + +<p> +In tal guisa la pace dell’anno 1235 pose fine ad +una delle più ardue guerre che la Republica di Roma +abbia sostenuto contro la signoria pontificia. Non per +questo perdette essa la sua autonomia, ma fu nuovamente +ridotta entro a que’ limiti che imposto le aveva +Innocenzo III. Cadde a vuoto il tentativo di assoggettare +il clero alla legge civile e di sottomettere il distretto +urbano alla giurisdizione del Campidoglio. La signoria +temporale del Papa durò per l’aiuto che a lui diede +l’Imperatore, e la città di Roma continuò come prima +ad essere vittima della grandezza del Pontificato‍<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span></p> + +<h3 id="cap5-9">CAPITOLO QUINTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap5-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Federico II in Germania e in Italia. — Ei risolve di +romper guerra contro la federazione lombarda. — I Comuni +ed il Papa. — Lega delle città umbre e toscane. — Quale +idea si formasse il Papa del suo diritto di signoria sull’Italia e +sul mondo. — Titolo di proconsole de’ Romani. — Pietro +Frangipane. — <i>Johannes Poli</i> e <i>Johannes Cinthii</i>, senatori. — Torna +il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il +carroccio milanese a Roma. — <i>Johannes de Judice</i>, senatore.</span></h4> + +<p> +Era omai trascorso un anno dacchè Gregorio IX +trovavasi esiliato in Tuscia; e due altri ancora ei dovette +rimanerne in bando ad onta di quella pace, imperocchè +nella turbolenta Roma non avrebbe trovato un sol momento +di tranquillità. Soggetto di odio e di discordia +ve n’era abbastanza; e Federico soffiava in quel fuoco +per opporre al Pontefice impedimenti nelle sue relazioni +colla lega dei Lombardi. La ribellione di re Enrico aveva +costretto l’Imperatore nell’estate dell’anno 1235 ad +andarne in Alemagna, dove il figlio suo, povero acciecato, +gli si arrese prigioniero: ed egli poi nel Luglio si +sposò per la terza volta, menando in moglie Isabella +d’Inghilterra, e così s’alleò con quella potenza che era +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +stata appoggio dei Guelfi. Nel soggiorno che fece per +più di un anno in Germania, Federico vi ordinò felicemente +le cose; indi tornò in Italia per castigare i Lombardi. +Era allora all’apogeo della sua potenza. Italia (così +scriveva al Papa) è retaggio mio, e tutto il mondo lo +sa‍<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>. Questa orgogliosa parola dell’Imperatore conteneva +un vero manifesto onde si proclamava la rottura +dei principî stabiliti a Costanza e ad Egra: Federico II +voleva fare di tutta la penisola una sua monarchia. +</p> + +<p> +La pazienza di lui era giunta agli estremi. Negoziati +lunghi, in cui il Papato aveva sempre parteggiato +per i Lombardi, non avevano fatto che accrescere la +baldanza delle città. Quei borghesi audaci tagliavano le +comunicazioni fra Italia e Alemagna, impedivano che +si raccogliessero le Diete nelle città dell’Italia superiore, +e non permettevano che milizie tedesche valicassero +più i passi delle Alpi. Era troppo per l’orgoglio +del grande Imperatore. Quand’ei montò a cavallo per +marciare su Mantova e incominciar la guerra contro +i federati, impugnata la bandiera imperiale, sclamò: «Il +pellegrino può correr liberamente per tutto il mondo, +ed io non potrò muovermi entro a’ confini del mio Impero?» +Convinto in buona fede del suo diritto imperiale, +Federico II intraprese pertanto la lotta contro +quella medesima lega lombarda, cui era soccombuto +l’avo suo. Un’idea di legittimità, un errore di tragica +grandezza demolì la sua casa gloriosa. Forse che la +savia moderazione del Barbarossa non è messa in miglior +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +rilievo dal fallo del nipote suo, il quale, quantunque +fosse uomo di genio, volle resistere alla corrente +del secolo e ne fu travolto? Nei Comuni si racchiudeva +il germe della vita futura del mondo; in essi, non più +nell’Impero, si accoglieva il principio della civiltà; +la loro vittoria si conveniva all’indole del tempo, e +soltanto per ragione di loro trionfava anche il Papato, +perciocchè la Chiesa (parimenti che nel secolo +duodecimo) si facesse protettrice della cittadinanza e +delle sue libertà, così che da quelle fonti di potenza +conforme all’età nuova attingeva ella eziandio forze di +novella gioventù. Nella gran lotta di principî che ora +stava per riardere, l’oggetto più prossimo e veramente +pratico si era il rapporto d’investitura delle città coll’Impero, +ma l’intento più elevato era l’autonomia della +nazione italiana, che non voleva più chinare il capo alle +pretese degl’Imperatori tedeschi affermanti che la penisola +era loro retaggio. Accanto ai Comuni si collocava +il Papato fattosi potenza nazionale, combattente pel +fondamento temporale della sua podestà, per quello +Stato italico della Chiesa che esso espressamente teneva +come simbolo della sua signoria universale‍<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>; combattente +per affrancarsi dall’autorità dello Stato; bramoso +di far piegare l’Impero sotto il tribunale della +santa Sede e di ridurre in essere le sue temerarie pretese +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +di quella universale dominazione. Le Republiche +cittadine somministrarono ai Pontefici pretesti e modi +di pugnare per la causa loro propria, che in fondo nulla +aveva di comune colla cittadinanza italiana, ma che vi +si era associata strettamente per il principio di nazione. +</p> + +<p> +Tutta Italia prese parte alla nuova lotta dell’Impero +colla Chiesa: ed invero le due potenze miravano +entrambe alla signoria d’Italia; quello coll’idea ghibellina +di unità monarcale, questa coll’idea gerarchica +che trovava suo sostegno nell’intento guelfo della independenza +nazionale. Ognor sempre il centro di gravità +della storia posava in Italia, patria di quei contrasti che +continuamente commossero la gente umana. Le guerre +che disertarono la bella contrada, formarono la grandezza +politica della sua vita medioevale: i tempi gloriosi, +le bellissime geste dell’amor patrio italiano appartengono +all’età della casa Sveva; e il genio civile degli +Italiani, sentimento gagliardo che si svolse nelle loro +federazioni, fenomeno di civiltà splendidissimo ma troppo +rattamente passeggero, non sopravvisse all’epoca degli +Hohenstaufen. Tosto dopo le grandi idee dei Guelfi e dei +Ghibellini si convertirono in partiti astiosi, meschini e +locali, di nobili e di cittadini; e le magnifiche Republiche +in ultima diventarono preda di tiranni ereditarî, +che non conobbero nemmen per nome che cosa fossero +onor di nazione e amore di patria. +</p> + +<p> +Se Federico II avesse potuto ridurre a soggezione +i Lombardi, egli avrebbe riunito Italia sotto al suo +scettro. Perciò i Papi furono gli alleati naturali di +quella federazione, che, dopo la perdita degli ajuti normanni +di Sicilia, fu tenuta in conto di baluardo unico +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +della Chiesa. Appoggio trovarono i Pontefici anche nella +lega delle città tusche e umbre, dove la guelfa Firenze, +eterna nemica dell’unità italica, dove Orvieto, Viterbo, +Assisi e Perugia (continuo asilo dei Papi a questa età) +prestarono loro inapprezzabili servigî‍<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. Con grande +cautela e senza apertamente ledere il diritto, Gregorio +si pose all’opera: con pari prudenza si condusse l’Imperatore. +Ancora l’uno temeva la potenza dell’altro; ma +nulla poteva impedire che tornasse a scoppiare aperta +guerra fra avversarî, di cui l’uno intendeva restaurare +l’autorità imperatoria antica, e l’altro continuava ad +affermare che, di diritto ecclesiastico e di ragion civile, +l’<i>Imperium</i> apparteneva alla santa Sede. +</p> + +<p> +«Re e Principi», così scriveva Gregorio IX a Federico +II, «Re e Principi s’inginocchiano a’ piedi dei +preti, e gli Imperatori cristiani devono subordinare le +loro azioni non soltanto al Pontefice romano, ma eziandio +agli altri ecclesiastici. Iddio riservò a sè solo di giudicare +la santa Sede, alla cui sentenza sottopose l’orbe +nelle cose tutte celate e manifeste. E tutto il mondo sa +che Costantino monarca universale, col beneplacito del +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +Senato e del popolo della Città e di tutto l’Impero romano, +dichiarò essere di ragione giuridica che il Vicario +del Principe degli Apostoli, come signore del sacerdozio +e delle universe anime nell’impero del mondo, debba +tenere la signoria di tutte le cose terrene e dei corpi degli +uomini. Reputò dunque Costantino, che quegli cui +il Signore affidò l’autorità del cielo in terra dovesse +altresì governare da giudice nelle cose temporali; e +perciò ei diede in perpetuo al Papa romano le insegne e +lo scettro imperatorio, e la Città col suo Ducato intero, +che tu col tuo oro tenti sedurre a danno nostro, e l’Impero. +Reputò essere empia cosa che il giudice mondano +esercitasse autorità là dove l’Imperatore dei cieli ha +collocato il capo della religione cristiana universale; e +pertanto affidò Italia al reggimento del Pontefice, per +sè cercando una residenza in Grecia. Di là la santa Sede +trasferì l’Impero ai Tedeschi nella persona di Carlo (che +umilmente tolse sulle sue spalle una soma troppo grave +per la Chiesa romana); ma se il Papa colla coronazione +e colla consecrazione affidò ai tuoi predecessori ed a te +il tribunale dell’Imperio e l’autorità della spada, nulla +però rimise del suo diritto di signoria suprema: e tu +offendi questo diritto del Papa, e non meno offendi il +tuo onore e la tua fede, poichè non veneri chi è creator +tuo»‍<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>. +</p> + +<p> +In presenza di dottrine così esagerate, è lecito, senza +far onta alla giustizia, di dar colpa ai soli Imperatori di +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +quella grande scissura? Se Gregorio IX apertamente +dichiarava che al Papa competeva la monarchia universale, +che il possedimento dello Stato ecclesiastico non +ne era altro che segno simbolico, puossi far meraviglia +che Federico II imprendesse a distruggere questo simbolo +pericoloso? +</p> + +<p> +Nell’estate l’Imperatore bandì un’adunanza a Piacenza +di legati di tutte le città: non vennero però i +Romani, che a buon diritto erano ancora seco lui irritati, +onde Federico li rimproverò chiamandoli gente degenere, +e gettando loro in faccia che Milano, la tracotante +nemica dell’Impero, fosse adesso maggiore di Roma‍<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>. +Ogni qualvolta gli Imperatori ebbero bisogno di lei, +adularono la Città colle ricordanze della sua grandezza +vetusta, come se la maestà dell’Impero fosse pur sempre +in essa raccolta. E Federico fece perfino appello alla +vecchia <i>Lex Regia</i> per derivarne un’autorità giudiziaria +universale onde il popolo romano lo avesse investito: a +quel titolo ei ricorreva, mentre il Papa faceva discendere +i suoi diritti signorili su Roma, su Italia e sull’Occidente +dalla favoleggiata umiltà di Costantino, e mentre +dalla podestà assoluta di Cristo voleva ricavare la sua +suprema autorità di giudice degl’Imperatori e dei Re‍<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +Giusto poi in questo tempo la nobiltà romana a’ suoi +predicati ne aggiungeva ancora un altro di antico. Nobiluomini +si appellavano «proconsoli dei Romani»; nè +credevano con questo di dar nel ridicolo, ma con seria +gravità se ne fregiavano allorchè nella Città o nella provincia +avevano sostenuto qualche alto officio di magistrato, +o s’eran seduti da podestà nel palazzo comunale +di qualche Republica, o avevano governato da rettori +qualche terra pontificia. Ed invero, dopo di Innocenzo III, +il teatro, dianzi troppo ristretto per l’ambizione della nobiltà, +aveva raggiunto maggiore estensione, poichè talvolta +i Papi mandavano gentiluomini romani da legati +in una provincia a tenerne governo nelle cose civili, e +poichè, ancor più sovente, nobiluomini erano chiamati +ad officio di podestà nelle città della media Italia. Durava +per verità ancora in uso il vecchio titolo di <i>Consul +Romanorum</i>, onde i nobili s’erano ornati quando avevano +formato fra loro una corporazione politica ostile al +Comune; ma, dopo che furono scomparsi i Consoli governatori +del Comune e giacchè consoli pur si appellarono +i presidi delle maestranze, quel titolo perdette +del suo valore ragguardevole che adesso si trasfuse nell’altro +di proconsole, proprio esclusivamente dell’alta +nobiltà. Nè è cosa inverosimile che oltracciò i più illustri +ottimati cominciassero ad assumere cotal predicato +come significazione di una dignità effettiva nel +Senato, dove può darsi che venissero formando una specie +di «Camera di Pari»‍<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>. Dopo i primi trent’anni +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +del secolo decimoterzo, il loro titolo nuovo fu accettato +officialmente dai Papi e dall’Imperatore‍<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. +</p> + +<p> +Capo della fazione imperiale era allora Pietro Frangipane, +figlio di Emanuele e nipote di Odone. Si rimproverò +a Federico di aver corrotto quel Proconsole ed +altri nobiluomini per destare turbolenze che nuovamente +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +presero forma di guerra civile. Però la parte pontificia +aveva un valido appoggio nel Senatore, onde prese +d’assalto e atterrò la <i>Turris Cartularia</i>, rocca dei Frangipane +prossima all’arco di Tito, per guisa che Pietro +non trovò altra salute che nella fuga‍<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>. La calma si era +appena ristabilita nel Marzo dell’anno 1237, quando la +rielezione di Giovanni de Poli a senatore (avvenne nel +Maggio) die’ causa a tumulti nuovi, perciocchè a quello +la fazione popolare contrapponesse <i>Johannes Cinthii</i>, +aderente dell’Imperatore. Le fazioni si azzuffarono nella +Città, finchè il Poli, assediato nella torre de’ Conti, capitolò +e aderì che il suo emulo tenesse la carica di senatore‍<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>. +<i>Johannes Cinthii</i> represse colle armi la parte +avversa, tenne vigilate le porte della Città, e cercò di +impedire il ritorno del Pontefice che una parte dei +Romani, stanchi di quella vita, chiedeva ad alta voce. +Un assalto che si mosse al Campidoglio lo costrinse +finalmente a cedere, ed allora <i>Jacobus Capocci</i>, figlio del +celebre Giovanni e fratello di Pietro cardinale, fu mandato +a Viterbo perchè invitasse Gregorio IX a tornarsene. +Capitò infatti il Papa nell’Ottobre dell’anno 1237, +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +fu accolto dal popolo colle solite acclamazioni di giubilo, +e lo stesso Senatore uscì solennemente ad incontrarlo‍<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>. +Alcune navi vennero recando vino e grano alla Città che +sofferiva di fame, e preti distribuirono quelle provvigioni +un tanto per ogni regione: il suo ritorno e la conciliazione +con Roma costarono così al Papa più di diecimila libbre +di denaro contante. La miseria cresceva nella Città; già +Innocenzo III era stato costretto a introdurre novellamente +le largizioni di denaro e di grani, per marchi come +in antico; e il suo Biografo, parlando di una carestia, +dice che omai si contassero ottomila accattoni publici‍<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>. +V’era poi in Roma una numerosa plebe di nobili, carichi +di debiti e impoveriti, che formavano l’elemento +essenziale delle rivoluzioni civiche; e in generale il +popolo era ridotto a tale stremo da non poter tollerare +in lungo la assenza della Curia pontificia che ne allontanava +dalla Città le ricchezze; e forse è vero quel +che si narra, che i Romani, felicitati del ritorno di Gregorio +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +IX, promulgassero un Editto, ove si decretava che +nessun Pontefice potesse per lo avvenire abbandonar più +la Città‍<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>. +</p> + +<p> +Nel frattempo Federico II aveva combattuto e vinto +in Lombardia. Nel Novembre dell’anno 1236, presa +d’assedio Vicenza, ne aveva fatto signore l’audacissimo +capo dei Ghibellini, Ezzelino, figlio di Ezzelino il monaco. +In quell’istesso inverno le cose di Austria lo avevano +richiamato in Alemagna, dove Corrado suo secondo +figliuolo era stato eletto a re dei Romani, in vece del +repudiato Enrico. Ma tornato l’Imperatore in Italia nell’autunno +dell’anno 1237, dopochè Ezzelino omai nel +Febbrajo era entrato nella poderosa Padova, Mantova in +Ottobre si arrendeva; la celebre vittoria di Cortenuova, +ai 27 di Novembre, vendicava la sventura di Legnano, ed +ivi gli Imperiali schiacciavano le prodi milizie di Milano +gridando: <i>Miles Roma! Miles Imperator!</i> Ancora una +volta l’Impero trionfò; e sul campo sanguinoso di Cortenuova +tutto parve perduto per le cittadinanze italiane, +il frutto della pace di Costanza e quanto avevano guadagnato +in un secolo intiero. A Cremona l’Imperatore fece +la sua entrata col conquistato carroccio dei Milanesi, +ch’era tratto da un bianco elefante, in quello che il +Podestà prigioniero, Pietro Tiepolo figlio del Doge di +Venezia, stava esposto agli sguardi del popolo, incatenato +all’antenna del carroccio. Ambasciatori romani furono +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +testimonî del trionfo dell’Imperatore; eran venuti ad +annunciargli il ritorno del Pontefice, ed egli affidò loro +l’incarico di agire a Roma secondo i suoi intenti. +</p> + +<p> +Come un Cesare antico, nell’orgoglio della sua vittoria, +Federico mandò al popolo romano gli avanzi del carroccio +milanese con molte insegne conquistate, affinchè +li custodisse come trofei in Campidoglio. Durante il medio +evo il carroccio si tenne in conto di palladio delle +città. Un carro riccamente ornato e trascinato da buoi, +su cui si erigeva l’antenna della bandiera coll’imagine +dorata di una croce e con suvvi appesa una campana, +veniva condotto nel mezzo delle battaglie come simbolo +sacro della Republica, ed era vigilato da una schiera +eletta di guerrieri, devoti a difenderlo fino alla morte: +la sua perdita pareva sventura orrenda e massima delle +vergogne che toccar potessero all’onore di una città‍<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>. +Federico accompagnò lo strano donativo con una lettera +ai Romani, scritta nello stile di un trionfatore de’ vecchi +tempi, e con alcuni versi pomposi, cui avrà composto +qualche poeta di corte del suo campo‍<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +</p> + +<p> +Con profondo dolore il Pontefice vide l’ingresso di +quei trofei della vittoria riportata dall’Impero sulla +lega lombarda; ma non potè impedire al partito imperiale +che ne facesse solenne accoglimento in Roma, od +altrimenti temette di provocar Federico con cui non +peranco era venuto allora a rottura: e lo stesso Imperatore +gli significò il suo trionfo in una lettera, il cui +tenore e il cui linguaggio devono averlo acerbamente +punto‍<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>. Le spoglie di Milano furono collocate in Campidoglio +sopra colonne antiche che in gran fretta si +rizzarono‍<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>; ed a memoria del dono imperiale si +scrisse un’epigrafe in marmo che oggidì ancora leggesi +nel palazzo dei Conservatori dov’è custodita, infissa +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +nella parete sopra la scala‍<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>. Di tal guisa i Romani +del medio evo decoravano con segni di vittoria il loro +Campidoglio dai muscosi marmi: peraltro quei trofei, +la campana del Comune, la catena ossia sbarra di una +porta di Tusculo, e di altre di Tivoli e di Viterbo, e +finalmente le ruote di un carroccio, avrebbero fatto +ridere (se gli avessero veduti) gli antichi conquistatori +del mondo. +</p> + +<p> +La parte imperiale riacquistò in Roma un istante di +sopravvento, lorquando il Pontefice nel Luglio del 1238 +fu ritornato ad Anagni‍<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>. E poichè talvolta, dopo +d’allora, trovansi in Roma due Senatori, ei conviene credere +che la fazione ghibellina vi elevasse uno dei suoi; +ciò che diventò più tardi regola consueta‍<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>. Tuttavia +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +i Guelfi tennero così salda resistenza, che Gregorio IX +potè nell’Ottobre far ritorno, e costringere all’obbedienza +i suoi avversarî. Uscirono d’officio Giovanni di +Poli e <i>Oddo Petri Gregorii</i>, che fin allora erano stati +senatori, e <i>Johannes de Judice</i> fu dalla fazione pontificia +eletto senatore unico‍<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. Esordì egli nel suo governo +usando di grande energia contro i Ghibellini, e ne +distrusse le torri: così più d’un bel monumento dell’antichità, +e, pare, anche una parte del palazzo dei +Cesari, andarono distrutti‍<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il +Papa lo scomunica e gli dichiara la guerra (1239). — Federico +in gran collera scrive a’ Romani. — Suo manifesto ai +Re. — Manifesto avverso del Pontefice. — Condizioni difficili di +Federico II che combatte contro l’indirizzo del suo tempo. — Contraddizioni +nella sua indole. — Impressione che le sue lettere +fanno sul mondo. — La Curia romana è odiata per le sue +estorsioni di denaro. — Come si ordinassero i partiti combattenti. — Federico +muove guerra contro lo Stato ecclesiastico.</span></h4> + +<p> +La vittoria di Cortenuova non produsse le conseguenze +che se ne sarebbero aspettate. Per vero dire gli +atterriti Milanesi ed altre città avevano offerto reverenza +assoluta alla podestà imperiale e vassallaggio, +avevan promesso di rinunciare agli articoli della pace +di Costanza e di sciogliere la lor federazione, ma l’Imperatore +acciecato chiedeva che gli si dessero a mercè, +ed allora i generosi cittadini prendevano la risoluzione +magnanima di difendere la loro dignità fino all’ultimo +uomo. La resistenza delle città salvò ancora una volta il +Papato, e in breve l’Imperatore (che agli Italiani parve +essere un despota efferato) vide la fortuna volgergli le +spalle. Perfino la spedizione di Corrado re, nel Luglio +1238, non seppe costringer Brescia ad arrendersi; +quegli eroici cittadini sostennero lungamente un assedio +crudelissimo, a tale che l’Imperatore fu costretto a ritirarsi +con nocumento della maestà sua. E adesso per +istanza del Papa anche le grandi città marittime di +Genova e di Venezia conchiudevano alleanza, in quello +che a Roma tornava a dominare il partito guelfo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +</p> + +<p> +Tutto questo, in presenza di sì grave pericolo, indusse +Gregorio per la seconda volta a entrare in lotta +contro il suo potente avversario, e a prendere apertamente +le parti dei Lombardi. In un momento che +pareva faustissimo, egli ruppe la più acerba delle +guerre fra la Chiesa e lo Impero, e lasciò ai suoi successori +l’impresa di continuarla. Per la seconda volta +con temeraria risolutezza ei giocò una partita di cui +lo Stato ecclesiastico era la posta. Ai 24 di Marzo +del 1239 (e sì che non ne aveva effettiva ragione) scomunicò +nuovamente l’Imperatore, senza che adesso i Romani +gli dessero briga; e con un suo manifesto annunciò +alla Cristianità l’anatema di Federico, e ne sciolse +dal giuramento i sudditi. Raccolto con laboriosa cura +un catalogo lungo dei delitti onde incolpava l’Imperatore, +vi pose in primo capo la accusa che questi avesse +eccitato la città di Roma a rivoltarsi contro la Chiesa. +L’asserzione non era senza fondamento; solamente il +Papa dimenticava che nell’anno 1234 chi aveva salvato +la signoria della santa Sede su Roma era pure stato Federico‍<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>. +</p> + +<p> +Lorquando l’Imperatore ebbe a Padova ricevuto la +inattesa novella che il Papa gli dichiarava guerra, +congregò intorno al suo trono un parlamento, e fece +che Pietro suo cancelliere in una splendida orazione +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +spiegasse il diritto suo e il torto di Gregorio; indi +diffuse suoi manifesti pel mondo, ed ai Romani con +istizza rimproverò di non avere impedito il Pontefice +nella sua opera sconsigliata. «Ci addolora», così scrisse +loro, «che proprio nella Città il Prete romano si sia +tolta licenza di calunniare temerariamente l’Imperatore +di Roma, il protettore della Città, il benefattore del +popolo, senza che i cittadini vi abbiano opposto contrarietà: +ci addolora che in tutta la progenie di Romolo, +in mezzo a tutti i nobili ed ai Quiriti, fra tante migliaia +di gente, nemmanco un sol uomo abbia alzato +una voce di riprovazione dell’ingiuria fattaci: e sì che +di fresco Noi avevamo pure aggiunto alle spoglie degli +antichi trionfi della Città i trofei nuovi delle nostre +vittorie.» Ed esortava il popolo romano, sotto minaccia +del suo sdegno, a levarsi unanime per vendicare +un’onta comune e per difendere l’Imperatore‍<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. +</p> + +<p> +In quel dì medesimo Federico mandò ai Principi +tutti della Cristianità lettere di maggiore importanza, +nelle quali colla penna di Pier delle Vigne si difendeva +dalle accuse del Papa; diceva delle offese che avea +ricevuto dalla morte di suo padre in poi; dichiarava +Gregorio IX essere un prete ambizioso e avaro, profeta +falso, del Papato indegno; eccitava i Principi ad insorgere +tutti quanti uniti contro le sue oltracotanze; faceva +appello a un Concilio che avrebbesi dovuto convocare‍<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +</p> + +<p> +«Venne su dal mare una bestia carca dei nomi +dell’abbominazione; ha artigli di orso, gola di leone, +corpo come di pantera. Spalanca le fauci per vomitare +bestemmie contro il nome del Signore, nè posa di scagliare +strali nefandi contro il suo tabernacolo ed i +Santi del cielo.» Con tali similitudini tratte dall’Apocalisse +Gregorio IX faceva proemio al manifesto con +cui, addì 21 di Giugno, rispose all’altro dell’Imperatore. +Quella celebre enciclica, in cui l’odio violento si ammanta +della pompa orientale di linguaggio dell’antico +Testamento, è uno dei più memorandi monumenti della +gran lite combattuta fra il Papato e l’Impero, della +superbia romana e delle passioni dei preti ebri d’ira, +dei loro oracoli tonanti, della loro veemente energia. +In quella scrittura Gregorio IX tentava di confutare +tutte le querele di Federico, ma qui eziandio per la +prima volta lo tacciava di avere attentato anche contro +la podestà spirituale, e lo marchiava publicamente di +ateismo‍<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>. +</p> + +<p> +Dall’una parte la nuova posizione che il Papato +aveva ottenuto colla fondazione dello Stato ecclesiastico +creato da Innocenzo, dall’altra la posizione nuova che +la casa di Hohenstaufen aveva acquistato in Italia col +possedimento ereditario di Sicilia, erano diventate, oltre +alla questione di Lombardia, le ragioni pratiche della +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +formidabile guerra: lo Stato della Chiesa non era solamente +espressione dell’indirizzo guelfo e nazionale del +Pontificato, ma altresì, e massimamente, della sua podestà +civile; Sicilia poi era fondamento dell’idea imperiale +e ghibellina. I Papi volevano essere signori veri +di questo reame; l’Imperatore invece lo svincolava dal +suo legame di feudalità verso la Chiesa: i Papi attraversavano +i suoi progetti, e, alleati col partito guelfo e nazionale, +miravano a distruggere i piani dell’Hohenstaufen, +rivolti a unire Italia in un accentramento. Per tali +ragioni, più acre di prima si riaccendeva la lotta fra +la novella monarchia pontificia fondata da Innocenzo III +e la nuova monarchia imperiale; e la disputa antichissima +fra la tiara e la corona crebbe con grandezza spaventosa, +specialmente assumendo forma di contrasto fra +il mondo politico e quello ecclesiastico. Quel dissidio, +spinto all’apice massimo, conveniva risolverlo combattendo +fino agli estremi. Per Federico II trattavasi di +separare la podestà civile da quella ecclesiastica, di torre +al Pontefice qualsiasi influenza politica, di strappare alla +Chiesa il suo possedimento temporale. La separazione +di quelle due podestà era la grande dottrina bandita dai +Ghibellini; su di essa riposavano tutte le libertà civili +e politiche, la libertà di coscienza dell’uomo individuo, +lo sviluppo tutto quanto della civiltà umana. Federico +II fu che proclamò questo grande principio; e in esso +stette riposta la riforma sua, per giungere alla cui meta +egli fece appello all’Europa: se non potè vincere, la +cagione massimamente ne fu perchè la cittadinanza e il +sentimento popolare stavano col Papato, e l’idea monarchica +non era ancora pervenuta in Europa a maturità. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +</p> + +<p> +Se il grande rappresentante dei diritti civili, che +chiamava i Re in suo aiuto, avesse avuto l’appoggio +della cittadinanza, fin da allora il Papato sarebbe stato +schiacciato: se le idee degli eretici evangelici avessero +potuto penetrare nell’indole di quell’età, gli elementi +sparsi dell’eresia si sarebbero fin d’allora raccolti in +un solo intento di riforma, e avrebbero agito di conserva +colla foga di un torrente impetuoso. Ma Federico, +imperatore legittimo, era il nemico della democrazia; +anch’egli bruciava sui roghi gli eretici, nè in lui +allignava il genio di una riforma quale fu concepita nei +secoli che vennero dopo: l’umanità non poteva esserne +compresa in un tempo ch’era tutto quanto dominato +dal dogma del Pontificato, dall’Inquisizione e dagli entusiasmi +di Francesco e di Domenico: in un tempo +in cui un vanitoso frate dei Predicatori, pari a Pietro +di Amiens e a Folco di Neuilly, riportava trionfi di eloquenza, +e colla forza della parola in breve ora riconciliava +parecchie migliaia di cittadini fieramente guerreggianti +fra sè, e faceva piangere nient’altri che un +Ezzelino, ed era tenuto da città poderose per loro oracolo +e legislatore‍<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>: in un tempo nel quale Federico +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +stesso promulgava nefandissimi editti contro gli eretici, +e con ingenuità senza critica, mentre ferveva la sua +guerra contro il Papa, teneva in conto di verità la +similitudine dei due astri del cielo, un maggiore e +l’altro minore, simboleggianti il Sacerdozio e l’Impero. +L’indole del suo tempo, più che quella sua propria, +spiega gli strani contrapposti che s’accolsero nell’animo +di questo grande Imperatore: scomunicato imprendeva +una Crociata; banchettava all’istessa mensa Saraceni +e Vescovi; faceva ardere Minoriti e Domenicani +perchè erano amici del Papa, ed eretici perchè ne erano +nemici; si faceva ricevere solennemente nella congregazione +dei Cisterciensi di Casamari, e di sua mano +propria coronava a Marburgo il cadavere della santa +Elisabetta; come Arnaldo da Brescia proclamava essere +cosa anticristiana la ricchezza della Chiesa, eppure i +suoi Regesti sono pieni di diplomi benefici largiti a +chiese e a monasteri, e di lettere di immunità concesse +alla giurisdizione vescovile. +</p> + +<p> +Un Cronista inglese ha descritto con vivi colori +l’impressione che i manifesti di Federico produssero in +Alemagna, in Inghilterra ed in Francia. La nazione britanna +era punta sul vivo del non naturale rapporto di +feudalità in cui si trovava posta colla santa Sede, della +condanna che il Papa aveva scagliata contro la <i>Magna +Charta</i>, finalmente dello svergognato saccheggio che +facevasi del suo patrimonio con prebende romane, con +decime ecclesiastiche e con tributi imposti per le Crociate. +Federico (dicevano gli Inglesi), combattendo Ottone +IV, ha prestato al Pontefice maggiori servigî di +quelli che costui gli apponga a debito. Eretico non +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +si mostra, ed al Papa scrive con cattolica umiltà; bensì i +Romani son la sanguisuga perpetua della Chiesa inglese, +laddove l’Imperatore non ci ha mandato mai barattieri, +nè predoni delle nostre entrate‍<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. E tuttavia lo stesso +Storico confessa che l’efficacia dell’enciclica papale +fu assai grande, e sminuì di tanto l’impressione del +manifesto dell’Imperatore, che la Cristianità si sarebbe +sollevata contro di lui, come contro a nemico della +Chiesa, se l’avarizia della Curia romana non le avesse +scemato la reverenza dei popoli. Il giudizio del mondo +era scisso, ma i Re vedevano di buon grado l’indebolimento +dell’Impero, e, ad onta delle contrarietà dei +Vescovati dissanguati e messi a disperazione, il denaro +della Cristianità fluiva sempre novellamente negli scrigni +del Laterano. Nè molto andò che, senza alcun risultamento, +Federico II si dolse con Enrico III cognato +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +suo, perciocchè permettesse che in Inghilterra si facessero +le collette onde il Papa ricavava la moneta da far +guerra contro di lui‍<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>. +</p> + +<p> +La Bolla della scomunica fu per vero dire publicata +in Francia ed altresì in Inghilterra senza che vi trovasse +contrarietà, ma Gregorio IX non vide alcun Principe +pronto a servirgli da antirè contro un grande Imperatore +da cui emanava pel mondo un vivissimo splendore +di maestà riverita. D’altro canto non venne nemmanco +in mente a Federico II di levare un antipapa. L’unità +e la fortezza che Innocenzo III aveva infuse alla Chiesa +rendevano impossibile uno scisma. La decisione della +lotta dipendeva allora essenzialmente dalla lega lombarda; +nell’Italia settentrionale Milano e Bologna facevano +da trincee ancor salde del Papato; Genova e Venezia +avevano conchiuso fra loro alleanza; Azzo di Este, il +Conte di San Bonifacio, Paolo Traversari a Ravenna e +Alberico da Romano (fratello di Ezzelino, aveva disertato +la causa dell’Imperatore) erano i capitani dei Guelfi; +delle città umbre e tusche la massima parte teneva +le parti del Papa. Con Federico pugnavano Ezzelino, +Padova, Vicenza e Verona; gli erano alleate altre città, +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +come Ferrara, Mantova, Modena, Reggio e Parma; e +con lui stavano il vecchio Salinguerra, che presto abbandonava +la scena del mondo, e i margravî Palavicini +e Lancia: Enzo, suo giovine figlio bastardo, re di Torre +e di Gallura in Sardegna, creato vicario dell’Impero +in Italia, cominciava adesso la sua breve ma splendida +vita politica. +</p> + +<p> +Fallite che furono le mediazioni di pace avviate dai +Vescovi tedeschi, e morto a Roma (nel Luglio del 1240) +Corrado gran maestro dei cavalieri Teutonici, i due +avversarî entrarono in lizza. Federico volle tenere la +Chiesa in solo conto di potenza politica a lui ostile, +e intese a sradicarne l’organamento che essa s’avea +dato dentro dello Stato. Con persecuzione senza pietà +castigò nel reame di Sicilia le resistenze dei Vescovi e +del clero inferiore; con morte, con carcere, con esilio +punì i frati mendicanti cui pose al bando; dappertutto +i beni della Chiesa incamerò o sottopose a tributo. Cotal +sorte colpì segnatamente la ricca Abazia di Monte +Cassino che fu secolarizzata completamente. E mentre +l’Imperatore incaricava il figliuolo Enzo di impadronirsi +della marca di Ancona, deliberava di portare egli +stesso la guerra nello Stato della Chiesa, e di schiacciare +il suo nemico dentro di Roma, sì come fatto avevano +Enrico IV ed Enrico V. Pertanto avvenne che la +Città ne acquistò importanza locale. L’Imperatore (così +dicevasi alla corte di Gregorio IX), l’Imperatore ha +giurato di far del Papa un accattone, di mettere il +santuario al ludibrio dei cani, di tramutare il venerando +duomo di san Pietro in una stalla da cavalli: minacce +profetiche che Federico II (se è vero che le abbia pronunciate) +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +non addusse a compimento, ma che in tempi +assai più tardi, sotto all’imperatore Carlo V, si verificarono +alla lettera‍<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. +</p> + +<h4 id="cap5-9-3">§ 3. +<span class="smaller">Le città dello Stato ecclesiastico si mettono dalla +parte di Federico. — Questi pone il suo quartiere generale a +Viterbo. — Condizioni disperate del Papa in Roma. — Per +che ragione la Città si conservasse guelfa. — La grande processione +di Gregorio IX commuove ad entusiasmo i Romani, i +quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. — Armistizio. — Il +Papa lo rompe. — Deserzione del cardinale Giovanni +Colonna. — Gregorio IX bandisce un Concilio. — I +preti prigionieri a Monte Cristo (1241) — I Tartari. — Negoziati +di pace infruttuosi. — Un Anibaldi e Odone Colonna, +senatori. — <i>Matheus Rubeus</i> Orsini, senatore unico. — Federico +blocca Roma. — Gregorio IX muore nel 1241.</span></h4> + +<p> +Nella primavera dell’anno 1240 Federico entrò nello +Stato della Chiesa, dacchè aveva già apertamente dichiarato +di volerlo unire novellamente all’Impero‍<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>. Molte +città dell’Umbria, della Sabina e di Tuscia gli apersero +le porte; e benanco Viterbo (fino adesso alleata fidissima +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +del Papa che ne aveva restaurato le mura) disertò la +causa della Chiesa, non tanto per affetto all’Imperatore, +quanto per odio contro Roma, che teneva le parti del +Pontefice‍<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>. Eziandio Corneto prestò all’Imperatore +omaggio, e nella Campagna la fazione ghibellina di +Tivoli teneva relazioni con lui. A tutti i suoi fedeli Federico +scriveva di essere stato lietamente accolto a Viterbo +sua «camera» imperiale, e di aver ricevuto +l’ossequio di tutte le città del territorio romano e della +Maritima, nel tempo stesso che il figliuol suo Enzo teneva +in suo potere la marca di Ancona. «Null’altro +dunque mi resta a fare», così diceva, «se non se entrare +trionfalmente nella Città, di dove tutto il popolo +romano volge a me gli occhi; ed ivi restaurare la vetusta +autorità imperatoria, e coronare di allori le mie aquile +vittoriose»‍<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. Ai Romani indirizzava lettere pompose +a somiglianza di tanti altri Imperatori, antecessori +suoi; prometteva la rinnovazione del loro splendore antico, +e gli esortava a mandare senza tardanza alla sua +corte i loro proconsoli Napoleone, Giovanni de Poli, Ottone +Frangipane e Angelo Malabranca, affinchè egli potesse +insignirli di dignità imperiali e di officî di governo‍<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>. +L’Imperatore stava innanzi alla sospirata +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +sua meta. Da Roma non lo separavano che due sole giornate +di cammino; ed ivi la sorte di Gregorio IX, come +in antico quella di Gregorio VII, dipendeva assolutamente +dall’attitudine che avrebbero assunto i Romani. +I Frangipani (già nell’anno 1239 l’Imperatore aveva +fatto restaurare la loro torre posta presso l’arco di Tito, +e aveva donato a Odone e ad Emanuele alcuni beni +nel Napoletano), i Frangipani stavano alla testa dei +Ghibellini‍<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>; tuttavia la fazione pontificia teneva il +sopravvento, perocchè i Conti, gli Orsini ed i Colonna +durassero concordi dalla parte di Gregorio, per guisa +tale che il Papa aveva potuto in santa pace tornarsene +nel Novembre 1239 alla Città, e scagliare ancora una +volta l’anatema su Federico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +</p> + +<p> +Non giova far meraviglie del coraggio di quel vecchio, +avvegnaddio ei fosse uomo che dalla vita aveva +nulla a sperare, che non lasciava eredi, che personificava +in sè il principio della sua Chiesa: per lo contrario +strano parrebbe il contegno dei Romani, se non si riflettesse +che avevano buoni motivi per istarsene col +Pontefice anzi che coll’Imperatore. Se Federico II si +fosse impadronito di Roma, egli avrebbe immediatamente +abolito gli Statuti del Campidoglio e tramutato il Senatore +in servo e balivo suo. A Roma la signoria del Papa +era mite e debole; così non sarebbe stata quella dell’Imperatore, +nemico mortale di ogni specie di autonomia +cittadina, che a Viterbo aveva combattuto la Republica +romana, che ad ogni istante poteva gettarla nuovamente +in braccio del Pontefice. Tutto questo spiega perchè i +Romani non profittassero di quelle opportunità per ribellarsi +contro la dominazione della santa Sede, cui nell’anno +1235 erano stati di mal animo costretti a sottomettersi. +I patriotti s’erano uniti con Gregorio IX, per +modo che le condizioni delle cose tornavano a fare del +Papa il rappresentante vero dell’autonomia nazionale di +Roma. +</p> + +<p> +Per fermo i Ghibellini si fecero più audaci allorquando +le soldatesche dell’Imperatore si avanzarono fin +sotto le porte di Roma; molte voci gridarono: «L’Imperatore! +l’Imperatore! A lui vogliam dare la Città!»; +e può darsi che Gregorio IX s’aspettasse finalmente la +defezione di un popolo incostante, che già parecchie +volte lo aveva discacciato. In quelle angustie, ai 22 di +Febbrajo, ei tenne una processione solenne, nella quale +furono recate in giro le reliquie della Croce e le teste +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +degli Apostoli, e trasportate dal Laterano al san Pietro. +Fattele deporre sull’altar maggiore, Gregorio si tolse +di capo la tiara, e posatala sovra quei teschi sclamò: +«O voi, Santi, difendete Roma, che i Romani vogliono +tradire!» Bastò questo a operare l’effetto bramato sulla +moltitudine, cui è tanto facile commuovere con misteri +e con scenate da teatro; molti Romani presero dalle +mani stesse del Papa la croce contro l’Imperatore, come +se questi fosse stato un pagano, un saraceno‍<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>. Federico +dalla vicina Viterbo si beffò del numero e della tempra +di quei Crociati, che avrebbero dovuto sentire di +quanto pesasse la sua ira allorchè fossero caduti in suo +potere; ma Gregorio invece reputò fermamente che +della repentina mutazione del popolo romano si dovesse +il merito ad un miracolo del cielo‍<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>. E l’Imperatore, +il cui esercito era troppo sottile per poter assalire Roma +con buon successo, si vide deluso nelle sue speranze, si +ritirò nelle Puglie, e soltanto con lettere sfogò la stizza +che provava contro i Romani. +</p> + +<p> +Venuta l’estate entrò nelle Marche, però senza recar +danneggiamenti alla Campagna romana; e al Papa concesse +financo un armistizio, tuttavia rifiutando di comprendervi +i Lombardi: d’altro canto i Cardinali che instavano +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +per la pace (i moderati formavano fra loro un forte +partito di opposizione) chiedevano che si congregasse +un Concilio generale il quale decidesse della contesa. Ma +frattanto il Papa riceveva una considerevole somma di +moneta, e questa d’un tratto gli forniva agio di sostenere +ancora per un anno le spese della guerra; perlochè +disdisse l’armistizio, cui pur poco prima aveva +egli stesso ricercato. Questo modo di agire destò grave +malcontento in Roma. Il cardinale Giovanni Colonna, +che era stato il mediatore di quella tregua, si tenne +offeso nell’onore, e apertamente si pose adesso dalla +parte dell’Imperatore, onde con lui ebbe principio l’indirizzo +decisamente ghibellino della sua celebre casa. +Giovanni, del titolo di santa Prassede, era il secondo +cardinale che fosse uscito della famiglia Colonna: favorito +di Onorio III, aveva tenuto parecchie volte l’officio +di legato sotto Gregorio IX, ed ancor nell’anno 1239 +era stato mandato nella marca di Ancona per combattervi +Enzo. Nel collegio dei Cardinali quel superbo e +ricco principe romano era l’uomo sovra tutti ragguardevole. +La sua deserzione non potè derivare da avarizia +o da malignità; essa fu una protesta contro la politica +incauta e ambiziosa di Gregorio, le cui passioni trascinavano +la Chiesa in un pendio fatale‍<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>. «Cotai segni», +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +esclama lo Storico inglese, «rivelano chiaramente che +la Chiesa romana ha tratto sopra di sè l’ira di Dio. +E invero i suoi reggitori non si danno cura del bene spirituale +del popolo, ma pensano soltanto ad impinguare +la borsa: non cercano di guadagnare anime a Dio, ma +di farsi ricche entrate, di opprimere i preti, e di torsi +audacemente i beni altrui, a tale intento adoperando +censure ecclesiastiche, usure, simonia e cento altri artificî»‍<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>. +</p> + +<p> +Dopo la ribellione di un Cardinale, ebbe il Pontefice +a sofferire un colpo ancor più fiero. Ai 9 di Agosto del +1240, dall’Abazia di Grotta Ferrata, egli aveva bandito +un Concilio con ordine che si raccogliesse nella prossima +Pasqua, a Roma: il pensiero ne era partito in addietro +dall’Imperatore, ma adesso Federico non poteva più +aderire di assoggettarsi alla sentenza di un tribunale che +prevedeva a sè ostile; adesso che le sue armi vittoriose +lo avevano reso signore della massima parte dell’Italia +superiore e media; adesso che il suo avversario era involto +nelle estreme difficoltà, che a lui sorrideva la speranza +di dettare da Roma le condizioni della pace. Pertanto +l’Imperatore per iscritto proibì al clero di andare +al Concilio; lo ammonì con grandissime istanze di non +farlo, e ricusò di dare qualsiasi salvacondotto. Una lettera +notevole scritta da un prete d’animo franco, contiene +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +una descrizione non certo lusinghiera per Roma, e +dichiara i pericoli che il clero avrebbe incontrato nella +Città. «Come potrete», diceva, «aver sicurezza in +Roma, dove cittadini e preti ogni giorno si azzuffano a +pro dell’uno, e contro dell’altro avversario? Il caldo +v’è insopportabile, l’acqua putrida, il cibo cattivo e +grossolano, l’aria grave che la si può serrare in mano, +tutta piena di sciami di zanzare; il suolo brulica di +scorpioni, gli abitanti vi sono sporchi e abbominevoli, +malvagi e feroci. Il terreno di Roma, quant’è vasta, +è cavo, e dalle catacombe popolate di serpenti esalano +vapori velenosi e mortiferi»‍<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>. +</p> + +<p> +Ma molti prelati di Spagna, di Francia e dell’Italia +superiore non si smossero dall’idea di andare a Roma, non +trattenendoli temenza di pericoli, nè gli ammonimenti +ripetuti dell’Imperatore che aveva mare e terra in +poter suo. Gregorio legato di Romania, Jacopo Pecorario +cardinale di Preneste, e Ottone cardinale di san Nicolò +li raccolsero tutti insieme a Genova, e il viaggio fu +intrapreso sopra navi genovesi. Quei preti nutrivano una +confidenza cieca, però tutto ad un tratto, all’altezza del +promontorio di Meloria, videro venir loro incontro il naviglio +della Republica di Pisa e la flotta siciliana parati +a combatterli. La celebre battaglia dei 3 Maggio +1241, combattuta presso alle isole di Monte Cristo e +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +di Giglio fu uno degli spettacoli più strani che si sieno +mai visti sul mare. Più di cento prelati, cardinali, vescovi +e abati furono testimonî tremanti di quel fiero combattimento, +e insieme oggetto della pugna e bottino del +vincitore. Le galee di Genova soffersero una rotta terribile; +quali andarono sommerse colla loro gente d’arme +e coi preti, quali (e furono la maggior parte) caddero +prigioniere; e l’ammiraglio imperiale lietamente veleggiò +colla fatta preda pel porto di Napoli. Gli sventurati +prelati navigarono per tre durissime settimane, +stretti in catene, sofferendo fame, sete e scherni dai rozzi +marinai, finchè furono giunti alle carceri di Napoli e +di Sicilia; ed ivi (così pianse il Papa con loro) appesero +le loro arpe ai salici piangenti dell’Eufrate, ed aspettarono +il giudizio di Faraone‍<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>. +</p> + +<p> +Questa caccia di preti fe’ gran chiasso pel mondo; +nè la Chiesa perdonò mai all’Imperatore quello che +essa chiamò «empio attentato». A Faenza, testè conquistata, +Federico ebbe l’annuncio del colpo maestro che +lo sbarazzava del Concilio. La fortuna sorrideva alle sue +bandiere; umiliata era Genova; Milano vinta dai fedeli +Pavesi; presa Benevento; caduta l’eroica Faenza. Perciò +Federico, invece che assediare Bologna, deliberò di +muovere nuovamente contro Roma; laonde di novella +fiamma arse la guerra fra Imperatore e Papa, e quanto +fosse dannosa per Europa lo si vide proprio allora +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +che barbari feroci venienti d’Oriente con grande vergogna +sua la aggredivano. Le terribili orde dei Tartari +di Octai devastavano la Russia, la Polonia e le terre +bagnate dal Danubio, rinnovando nell’Occidente latino +lo spavento che in antico avevano incusso gli Unni. +La Cristianità implorava salvamento dall’Imperatore e +dal Papa, ma, con grande vitupero di entrambi, udiva a +tutta risposta il Pontefice predicare la crociata contro +l’Imperatore, e l’Imperatore protestare che penserebbe +ai Tartari soltanto dopo che avesse costretto a pace +il sommo sacerdote della Cristianità. Come Federico nel +Giugno del 1241 fu entrato nelle terre spoletine, scrisse +al Senato che aveva avuto annunzio della invasione dei +Tartari nelle frontiere dell’Impero; disse che moveva a +gran passi contro Roma per trattare col Papa; ve lo +aiutasse la Città sollevandosi, affinchè, posto fine alle +turbolenze italiane, potesse egli difendere l’Impero dalla +gravissima delle sciagure‍<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>. +</p> + +<p> +Mandò Federico ambasciatori al Pontefice, e lo stesso +suo cognato, Riccardo di Cornovaglia (che in Luglio +era tornato dall’Oriente per la via d’Italia) andò legato +di lui a Roma, ma non trovò accesso appo Gregorio, +sordo a tutte le istanze. Quel vecchio indomabile aveva, +come Gregorio VII, fissata l’idea di morire piuttosto +che cedere; e, ad onta che lo avesse diserto il cardinale +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +Colonna colla sua famiglia, non era in Roma senza +amici. Per verità già sul principio del 1241 avevano +tenuto officio senatorio Annibale degli Anibaldi e Odone +Colonna nipote del Cardinale, onde convien dire che la +fazione imperiale si fosse allora assestata nel governo +insieme colla parte pontificia; tuttavia, poichè quei Senatori +nel Marzo confermavano un’altra volta il trattato +di pace conchiuso nell’anno 1235, ei si pare che Gregorio +IX continuasse pur sempre ad esser signore della +Città‍<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>. E nel Maggio dell’anno 1241, quando si venne +alla nuova elezione del Senato, a lui benanco riuscì di +darne l’officio agli Orsini, nemici implacabili degli Anibaldi +e dei Colonna, e caporioni dei Guelfi. +</p> + +<p> +Infatti senatore unico diventò <i>Matheus Rubeus</i>, +uomo celebre, fautore antico di san Francesco; era figlio +di <i>Johannes Gaetani Orsini</i> e di <i>Stephania Rubea</i>, e +nipote di <i>Ursus</i>, avo della illustre famiglia. E anch’egli +diventò stipite di una casa potente che si partì in parecchi +rami; i suoi figli e nipoti empierono gli annali +di Roma de’ loro nomi e delle loro geste, sul trono pontificio, +nel collegio dei Cardinali, sulla cattedra senatoria +in Campidoglio‍<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +</p> + +<p> +Se Roma restò fedele al Papa, egli ne andò debitore +al fervore indefesso di quel capitano dei Guelfi. Grande +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +era il pericolo; i Ghibellini, alla notizia delle vittorie di +Federico, insorgevano; il cardinale Colonna, che lo +aveva invitato a venire, e Odone ex-senatore abbertescavano +i loro palagi, posti nelle terme di Costantino, +e il mausoleo di Augusto. Così è appunto che dopo +lunga oscurità questo monumento torna adesso a venir +a galla col nome popolare di <i>Lagusta</i>; e già da tempo +antico esso era il maggior centro delle fortezze Colonnesi +nel Campo di Marte, alle quali apparteneva eziandio +il prossimo Monte Citorio (<i>Mons Acceptorii</i>)‍<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>. <i>Matheus +Rubeus</i> guidò le sue milizie ad assaltare il mausoleo. +Ivi dentro trovavasi forse Odone, laddove il Cardinale +invece s’era recato a Palestrina, e di lì aveva +occupato, per conto dell’Imperatore, Monticelli, Tivoli, e +il ponte dell’Anio «di sotto». Stupiva Federico di trovar +indole così bellicosa e ajuto tanto potente in un Cardinale‍<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>; +seguendo l’appello di questo ei venne, ed entrò a +Tivoli che gli aperse spontaneamente le porte. Le sue soldatesche +devastarono tutto il territorio che si stende da +Monte Albano e da Farfa fino ai monti Latini; l’Imperatore +fece distruggere Montefortino, cui avevano munito +i Conti, nipoti di Gregorio IX; e, come gli dettava +il suo odio contro il Papa, comandò che i prigionieri si +appiccassero per la gola: di Montefortino non si salvò +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +che una torre già a pezzi rotta, e vi durò monumento +della vendetta imperiale. Dipoi, accompagnato dal Cardinale, +Federico mosse al castello Colonna, e sulla fine +dell’Agosto fu a Grotta Ferrata. Da questo monte, +dove anticamente avevano posto campo Enrico IV, Enrico +V e il Barbarossa, ei voleva costringere la Città a +cedere, sia per penuria di vettovaglia, sia per assalto. Ed +essa era là presso a lui, stesa a’ suoi piedi, tutta avvolta +nei vapori dell’estate feraci di febbri; ed in quello il nemico +di Federico, il Papa, andava morendo nell’arsura +e nei silenzi del mese di Agosto. +</p> + +<p> +E infatti ecco venir in gran fretta messaggi al +campo imperiale: il Papa era morto! Se sia vero che +Gregorio IX campò quasi cent’anni, conviene dire ch’ei +fosse maturo alla morte ad ogni ora e in tutte le stagioni; +tuttavolta l’aver vissuto chiuso nell’assediata +Roma fra i calori dell’Agosto, potè forse a ragione essere +considerato non ultima cagione della sua fine. La Chiesa +lo appellò vittima dell’Imperatore. Quel vecchio indomito +e d’animo focoso prese congedo dal mondo come un +generale che, incalzato d’ogni parte, cade sulla breccia +guardando in faccia l’inimico. Dal suo letto di morte +vid’egli questo avversario avanzarsi vittorioso, accompagnato +da un Cardinale ribelle, fin sotto le porte di Roma: +e nell’ora dell’agonia il suo occhio scorse davvicino +le ruine dello Stato ecclesiastico, e in lontananza quelle +di terre cristiane che i Tartari avevano mutato in deserti +fumanti dei loro incendî. Gregorio IX passò da questa +vita in Laterano ai 21 di Agosto dell’anno 1241‍<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-9-4">§ 4. +<span class="smaller">Federico II torna nel reame. — Elezione e presta +morte di Celestino IV. — I Cardinali si sparpagliano. — La +Chiesa rimane priva di capo. — Lega di Roma con Perugia e +con Narni (1242). — I Romani muovono contro di Tivoli; Federico +nuovamente contro di Roma. — Edificazione di <i>Flagellae</i>. — Federico +torna sui monti latini. — I Saraceni distruggono +Albano. — Condizioni dei monti latini. — Albano. — Aricia. — La +via Appia. — Nemi. — Civita Lavinia. — Genzano. — La +casa dei Gandolfi. — Terre poste sul versante +tusculano dei monti. — Grotta Ferrata. — Statue di bronzo +ivi esistenti.</span></h4> + +<p> +Per mostrare al mondo che avea mosso guerra contro +Gregorio IX e non contro la Chiesa l’Imperatore +cessò tosto dalle sue ostilità verso di Roma. Fece anzi +di più; ai due Cardinali che teneva nelle carceri di +Capua concesse che andassero alla Città per prendere +parte alla nomina del Papa, col patto però che ad elezione +compiuta tornassero a darglisi in mano a Tivoli: +e questo i due conscienziosamente fecero. Del resto la +morte dell’indomabile Gregorio era tornata assai gradita +agli uomini temperati, poichè adesso speravano di salvare +la Chiesa dalla ruina che la minacciava. Dieci +Cardinali trovavansi nella Città senza consiglio e mal +securi; e il Senatore, come capo della Republica, li serrò +nel Septizonio per constringerli a venir prestamente +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +all’elezione. Dopo lungo disputare fra i Gregoriani severi +e i moderati che gli avversavano e suggerivano arrendevolezza +all’Imperatore, dopo le gravi sofferenze di una +clausura che seppe di prigionia e causa la quale morì un +Cardinale, fu eletto pontefice (addì 1 Novembre 1241) il +milanese Goffredo vescovo della Sabina, e prese nome di +Celestino IV. Ma questo novello Papa, vecchio infermiccio, +passò di vita di lì a soli diciassette giorni; lui probabilmente +avevano scelto i Cardinali nella loro indecisione, +tanto per averne un Papa così detto «di transizione». +</p> + +<p> +Morti tanto vicini l’uno all’altro due Pontefici, la +sede di san Pietro rimase vacante come alla morte di +Gregorio VII; i Romani tumultuarono, il Senatore minacciò +i tormenti di una novella clausura. Fosse sbigottimento +o disegno di aizzare l’opinione popolare +contro di Federico, facendolo parere l’autore di una confusione +infinita, i Cardinali fra sè divisi abbandonarono +la Chiesa in quella massima difficoltà, fuggirono nella +Campagna, e si chiusero in Anagni ovvero nelle loro +castella. Conseguenza ne fu una vacanza tanto lunga +che prima non s’aveva mai visto l’eguale, e che tenne +la Chiesa per quasi due anni vedova del suo capo. Federico +II si avvicinò come Annibale, cui egli stesso si +paragonò, alle porte di Roma, ma queste gli si tennero +chiuse in faccia. Il senatore <i>Matheus Rubeus</i>, da prode +e religioso uomo, salì sulla breccia che i Cardinali vilmente +avevano disertata, e con prudenza e con coraggio +difese la Città e servì la causa della Chiesa. +Intorno al suo vessillo si schierarono i Guelfi e tutti +gli amici del Papato, e con buona fortuna combatterono +i Ghibellini; nell’Agosto ne presero d’assalto la rocca +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +maggiore, il mausoleo ch’era nel Campo di Marte, e lo +distrussero da capo a fondo. E il popolo frattanto aveva +demolito le case dei Colonna, e cacciato in carcere il +Cardinale di quella famiglia: infatti questo potentissimo +partigiano dell’Imperatore era venuto a Roma per +l’elezione del Papa e vi si era soffermato ancor dopo +che era stato eletto Celestino IV‍<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>. +</p> + +<p> +<i>Matheus Rubeus</i> si guadagnò alleati anche fuori di +Roma; conchiuse una lega con Perugia, con Narni e +con altre città guelfe, per modo che queste confederate +si obbligarono di starsene unite a difesa e ad offesa +comune contro l’Imperatore, e di non conchiudere con +lui paci separate finchè durasse la guerra ch’egli faceva +alla Chiesa: l’istromento di quest’alleanza fu stipulato +ai 12 Marzo 1242 nella chiesa di santa Maria +sul Campidoglio‍<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>. Federico II nel frattempo non usava +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +di quegli sforzi vigorosi che avrebbero convenuto per +impadronirsi di Roma. Un mezzo secolo prima qualunque +Imperatore nei suoi panni avrebbe preso d’assalto +la Città; colla sua podestà di patrizio avrebbe levato +un Papa e dettato la pace: tutto questo invece Federico +non poteva fare. Pare un errore che allora ei non +si decidesse di mettere in libertà i prelati presi in mare, +fra’ quali si trovavano ancora i detti due Cardinali: +per fermo, se avesse usato una tale magnanimità, gliene +sarebbe venuto più giovamento assai di quello che profittar +gli potesse di trarre in lungo l’elezione del Papa: +e questa alla fin fine doveva egli bramare che si compiesse +per conchiudere col nuovo Pontefice la pace di +cui aveva tanto urgente bisogno. +</p> + +<p> +Nel Febbrajo dell’anno 1242 l’Imperatore mandò +un’ambasciata ai Cardinali raccolti ad Anagni per esortarli +che venissero all’elezione; nè così presto sarebbe +egli ritornato, come fece, nelle terre romane, se non fossero +stati i Romani ad attirarvelo. Infatti nel Maggio +del 1242 movevano essi con forza di soldatesche contro +Tivoli, dove l’Imperatore aveva lasciato un presidio +sotto la capitananza di Tommaso de Montenigro‍<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>; +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +ed allora, in Giugno, Federico entrava nel paese dei +Marsi e poneva campo presso il lago di Celano, in +quelle pianure dove ventisei anni più tardi la sua casa +gloriosa era destinata ad estinguersi nella persona del +nipote suo. Quant’era egli lontano dal prevederlo! +quanto poco il giovine Rodolfo conte di Asburgo (che +lo accompagnava ad Avezzano) presagir poteva che, caduti +gli Hohenstaufen, a lui sarebbe toccata in sorte la +corona imperiale‍<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>! Nel Luglio Federico mosse contro +di Roma, piantò nuovamente le sue tende sui monti +Albani, e mettendo a guasto la Campagna punì i Romani +così delle loro ostilità contro Tivoli, come delle +violenze che fatto avevano al cardinale Colonna e ad +altri cherici di parte imperiale‍<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>. Tuttavolta anche +adesso le sue imprese mancarono di energia; e tanto +è vero che di già nell’Agosto ripassò il Liri, sulle cui +sponde, di fronte a Ceperano, aveva un anno prima fondato +la città nuova di <i>Flagellae</i>‍<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>. +</p> + +<p> +La Cristianità mirava la sua Chiesa senza Papa: pareva +che la grande monarchia ecclesiastica si fosse mutata +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +in oligarchia, poichè la podestà spirituale era esercitata +dalla Curia dei pochi Cardinali residenti in Anagni. +Molte voci di malcontento facevansi udire, e accusavano +i Cardinali di tradir la santa causa per loro mire ambiziose +e avare, mentre da altra parte i Cardinali scaricavano +sull’Imperatore la colpa dell’elezione procrastinata. +A lui ed alla Curia si presentavano frattanto ambasciate, +quali supplichevoli, quali minacciose; Federico +stesso alla fine ammonì severamente i Cardinali acciocchè +dessero una buona volta un capo alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>; +indi nuovamente tornò con grosso esercito: per la via +di Ceperano nel Maggio 1243 venne sui monti latini, e +senza pietà fece devastare i possedimenti dei Cardinali; +i suoi Saraceni in mezzo a orrori di ogni fatta rasero +Albano al suolo‍<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>. +</p> + +<p> +La deplorevole ruina di questa città vescovile ci +offre opportunità di dare un’occhiata alle condizioni in +cui vi versava il vaghissimo paese montano, dove anticamente, +sulle sponde del suo lago di origine vulcanica, +stette Alba Longa, la favoleggiata madre di Roma‍<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>. +Al tempo in cui Federico II accampava su +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +quelle alture, esistevano ormai quasi tutte le castella +che oggidì si trovano colà. Sullo scorcio dei tempi imperiali +Albano era sorta dai ruderi della celebre villa di +Pompeo, detta più tardi villa degl’Imperatori (<i>Albanum +Caesaris</i>): e di buon’ora abbiamo veduto risiedervi un +Vescovo lateranense; indi, dopo le guerre dei Goti, ne +abbiamo fatto parola parecchie volte. Non baroni romani +la conquistarono, nè alla Republica romana riuscì di +sottoporla al suo dominio, quantunque Albano nel secolo +decimosecondo parecchie volte fosse assediata dai Romani, +e perfino una volta ne andasse bruciata. All’età +di Pasquale II la città era stata proprietà dei Pontefici; +Onorio III nell’anno 1217 la aveva regalata al +suo Cardinal vescovo‍<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>; ma frattanto la famiglia dei +Savelli, onde quel Papa fu protettore, vi possedeva, oltre +al castel <i>Sabellum</i>, anche molti altri beni, e sulla fine +del secolo decimoterzo acquistava di Albano la signoria +baronale. +</p> + +<p> +La piccola Aricia fin dalla più remota antichità è +notata come vetusta città della lega sicula od almeno +della federazione latina; e fu culla di Augusto ovvero +di Attia madre sua, e celebre per il santuario di Diana +Aricina. I Barbari distrussero la vecchia terra, ma essa +nell’anno 990 risorse in forma di castello, di cui fu duca +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +Guido della casa di Tusculo. Sul principio del secolo +duodecimo Pasquale II diede Aricia alla famiglia di +quei Conti; e da loro la città passò poi in mano dei +Malabranca, fino a tanto che Onorio III la restituì alla +Chiesa per concederla indi in feudo ai congiunti della +sua casa‍<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>. La positura di Albano e di Aricia lungo +la via Appia dava ad esse scarsa importanza: poichè +quella famosa strada era diventata impraticabile ad eserciti, +l’attività politica e belligera del medio evo (quando +voleva riuscire da Napoli a Roma) già da gran tempo +moveva per la via Latina, da Capua passando per San +Germano e Ceperano, oppure (traversando la terra dei +Marsi per la via Valeria) da Alba transitava per Carsoli +e Tivoli. La via Appia ruinosa, affondata in padule e +abbandonata da molta frequenza di passeggieri, non era +più la strada militare, che come tale aveva servito ancora +all’età dei Goti; non fu nemmanco la via che battessero +i Crociati. Allorquando i pellegrini venienti dall’Oriente +sbarcavano a Brindisi, giunti a Capua s’indirizzavano +per altre strade. Lungo la via Appia vedevansi ancora +i sepolcri muscosi degli antichi, ma erano tramutati +adesso in dimore di pastori della Campagna; e da +lunghissimo tempo erano andate distrutte le numerose +stazioni postali onde diligentemente hanno tenuto nota +il vecchio <i>Itinerarium</i> di Antonino e l’altro Gerosolimitano, +compilato per guida dei viatori che da Capua +andavano a Roma. Fra quelle stazioni eranvi nominate +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +Aricia e Albano come luoghi di fermata nei monti latini; +e vi succedeva rimpetto a Roma l’altra stazione +posta vicino alla nona colonna miliaria (<i>Mutatio ad Nonum</i>), +di cui oggidì non puossi più stabilire il sito ove +sorgesse‍<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>. +</p> + +<p> +Sulle sponde incantevoli del lago di Alba Federico II +scorgeva avanzi di sepolcri antichi, di templi, di ville, +in numero maggiore di quello che ai dì nostri sia. Allora +sulla cima del monte Albano durava tuttavia con +grandiose ruine il celebre tempio dell’alleanza di <i>Jupiter +Latiaris</i>, ma l’antico <i>Mons Albanus</i> aveva a quel +tempo anche assunto il nome di «Monte Cavo»‍<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. +E ancora si mostravano gli avanzi del tempio di Diana +Aricina ossia del celebre <i>Nemus</i>, boschetto sacro alla +Dea, piantato sopra il cratere del lago leggiadro tutto +coronato di viole, sul cui margine oggidì esiste Nemi: +infatti quel santuario di Diana, dopo la caduta dell’Impero +romano era diventato un patrimonio ecclesiastico +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +(<i>Massa Nemus</i>), dove più tardi i Conti di Tusculo edificarono +una rocca‍<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>. +</p> + +<p> +In vicinanza di Albano si trovava peranco <i>Lanuvium</i>, +patria di Antonino Pio, sia che ne sussistessero +ancora le oscure ruine, sia che fosse anche sorta l’odierna +Civita Lavinia sopra i ruderi della vecchia città‍<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>. +Nella stessa età poi veniva formandosi Genzano, +e poneva la sua base sovra un antico <i>fundus Gentiani</i>, +dove la famiglia dei Gandolfi aveva rizzato una +torre. Questi signori dal nome longobardo di Gandolfo +furono, dopo i Tusculani, i soli baroni che allora in +quella regione de’ monti latini fondassero una signoria. +Dalla parte di Albano vennero collocando loro stanza +sui ruderi della villa imperiale, ed ivi edificarono un +castello che oggidì ancora porta il loro nome: e sull’incominciamento +del secolo decimoterzo composero una +famiglia baronale numerosa, ma sparvero ormai sulla +fine del secolo medesimo quando i Savelli si misero +nel possesso di Castel Gandolfo. Solamente dopo di Urbano +VIII l’antica <i>Turris Gandulphorum</i> si tramutò +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +nella nota villa pontificia, unica che oggi il Pontefice +posseda nei monti romani‍<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. +</p> + +<p> +I Savelli pertanto, dopo il tempo di Onorio III, +acquistarono beni parecchi all’intorno dei laghi di Albano +e di Nemi, laddove i Colonna, eredi dei Tusculani, +tenevano fondi e castella dall’altro versante degli +stessi monti, ed oltre alla rocca Colonna, culla di loro +famiglia, possedevano anche Monte Porzio. Duravano +tuttavia alcuni celebri e antichi manieri costruiti sopra +una parte di quella vallata dei monti Latini, ed erano +stati altra volta signoria dei conti Tusculani: così Algido +posta sulla bellissima altura, e adesso ridotta cumulo di +ruine; così Molaria, la <i>Roboraria</i> antica, che nel secolo +decimoterzo venne in mano degli Anibaldi. Al tempo +di Federico II erano scorsi già cinquant’anni dacchè +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +Tusculo era caduta in rovina; e i suoi antichi abitatori +avevano dato origine a nuove terre, o popolato +altre di più antiche, come Rocca di Papa (già menzionata +al tempo di Lucio III), o come Rocca Priora (<i>Arx +Perjurae</i>) e Monte Compatri, o come Frascati e Marino‍<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>. +</p> + +<p> +Mentre i Colonna, gli Anibaldi e gli Orsini andavano +impadronendosi del versante tusculano di quei monti, ivi +fioriva tuttora Grotta Ferrata, il vecchio convento greco +di san Nilo, ed era una delle più ragguardevoli abazie +del territorio romano. Il dominio ricchissimo dei monaci +basiliani si stendeva sopra una gran parte dei monti e +sulla palude Pontina fino a Nettuno. Le loro mense si +allietavano di selvaggine prese alle loro cacce, e di lucci, +di storioni, di lamprede che pescavano nel lago di Fogliano, +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +in quello dell’ardeatino Turno, nello stagno di +Ostia e nel Tevere fino alla Marmorata‍<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>. Fu sulle ridenti +pendici di quei monti che Federico II pose ripetute +volte il suo campo. Il suo sguardo curioso notò +presso alla chiesa del chiostro due statue di bronzo che +rappresentavano un uomo ed una giovenca, ed erano +poste ad ornamento del pozzo del monastero: ei fe’ portar +via per bottino di guerra quelle due anticaglie, avanzi +di vecchie ville, e ne ornò, come di spoglie romane, Luceria +sua colonia di Saraceni‍<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span></p> + +<h3 id="cap6-9">CAPITOLO SESTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap6-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Sinibaldo Fieschi è eletto papa con nome di Innocenzo +IV (1243). — Trattative di pace. — Il Pontefice viene +a Roma. — Viterbo si stacca dall’Imperatore, che è ricacciato +da questa città. — Un Anibaldi e Napoleone Orsini, senatori. — Preliminari +di pace in Roma. — L’Imperatore non +vi acconsente. — Il Papa fugge a Genova (1244).</span></h4> + +<p> +L’Imperatore strinse Roma d’assedio per alcune +settimane, finchè i Cardinali lo supplicarono di sostare +dalle devastazioni che vi si accompagnavano, promettendo +che si sarebbero tosto raccolti ad eleggere il +Papa. Di già nell’Agosto dell’anno antecedente Federico +aveva messo in libertà il cardinale Ottone; adesso +nel Maggio scioglieva di prigionia anche Jacopo di Preneste, +e sulla metà del Giugno si ritirava nel regno +per aspettarvi il risultato della elezione. I Cardinali +congregatisi ad Anagni acclamarono finalmente a pontefice, +addì 24 Giugno 1243, il Cardinale di san Lorenzo +in Lucina. Sinibaldo Fieschi nasceva della famiglia +genovese dei Conti di Lavagna, i quali, investiti di titoli +feudali dall’Imperatore, erano tenuti in conto di maggiorenti +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +dell’Impero: aveva fama di essere uno fra +i più chiari giureconsulti della sua età, ma nelle faccende +politiche della Chiesa non aveva avuto occasione +di segnalarsi in modo eminente. L’umiliante ricordanza +della sciagurata battaglia navale dei 3 Maggio fu la +ragione del papato di Innocenzo IV di casa Fieschi. Colla +sua elezione si volle compensar Genova del sofferto danno, +e nel tempo medesimo si avvisò che il novello Pontefice +avrebbe tratto un potente sostegno dalla potenza marittima +della sua patria. Da cardinale egli s’era trovato +in rapporti di buona amicizia con Federico, che aveva +onorato in lui un prelato inchinevole alla conciliazione, +e che appunto perciò non poteva nemmanco supporre +che sarebbe stato egli l’eletto. Sotto ogni riguardo +quell’elezione fu un tratto maestro e fece onor grande +alla prudenza dei Cardinali. Se vero sia che alla notizia +della nomina di Sinibaldo l’Imperatore dicesse: «Ho +perduto fra i Cardinali un buon amico, poichè nessun +Papa può essere ghibellino», tale parola dimostra che +egli giudicava rettamente quale avvenire si preparasse: +se poi vero non sia che parlasse così, quel motto ha +sempre il merito di dipingere egregiamente una condizione +essenziale della storia‍<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>. +</p> + +<p> +Spossato di spedizioni guerresche sì lunghe e che +gli avevano tanto costato, consapevole della forza del +Papato, bramava Federico II di venire a conciliazione +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +colla Chiesa, massime dacchè i suoi disegni si spuntavano +contro la fermezza di Roma. S’affrettò pertanto a +porgere gratulazioni al nuovo Papa, e nella sua lettera +espresse la speranza di comporre la pace con Innocenzo +IV, suo amico vero ed ora padre suo: e ad Anagni +mandò l’ammiraglio Ansaldo da Mare e i suoi gran +giudici Pietro e Taddeo, nel tempo stesso che a Melfi +ricevette i messaggi di pace del Pontefice. +</p> + +<p> +Dopo di essere stato consecrato ai 29 di Giugno, +Innocenzo IV rimase ancora in Anagni per istarsi vicino +all’Imperatore, con cui intraprese a negoziare vivamente. +Soltanto dopo che fu trascorsa la stagione estiva, +ai 16 Ottobre del 1243, il Papa andò a Roma, dove +era pur sempre senatore <i>Matheus Rubeus</i>‍<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>. I Romani +mirarono il novello Pontefice con curiosità e con +avida aspettazione. Di loro egli non si fidava, avvegnaddio +dovesse averli abituati a independenza la lunga +vacanza, durante cui Matteo aveva governato la Republica +sovranamente; e il Papa aveva posto appena stanza +in Laterano, che la sua tranquillità veniva turbata dalla +pressura di creditori, che con grande impeto chiedevano +restituzione di una somma di quarantamila marchi +prestata al suo antecessore. Quant’era lungo il giorno, +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +si affollavano nell’aula pontificia turbe di mercanti romani, +e la empievano di clamori: ed è pure uno spettacolo +strano vedere un Pontefice, appena entrato in +Roma, non saper come salvarsi da’ creditori, non trovar +pace nemmanco a mensa, dover chiudersi nella sua camera +fino a tanto che non abbia rimandato, pagandoli, +quegli schiamazzatori‍<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>. +</p> + +<p> +A Roma Innocenzo IV era stato specialmente chiamato +da un avvenimento che minacciava di mandare a +monte le trattative di pace. Dall’anno 1240 in poi l’Imperatore +era signore di Viterbo; e gli abitatori di questa +città, che gli si erano dati in balia per l’odio che nutrivano +contro i Romani, avevano servito volonterosi nel +suo esercito nei due assedî di Roma, parimenti come per +quell’istesso odio erano accorsi in addietro sotto le bandiere +del Barbarossa. Nel Luglio del 1242, i Viterbesi +s’erano spinti nelle più prossime vicinanze della Città, +e avevano distrutto il castello di Longhezza; e nel Giugno +del 1243 avevano sfogato ancora una volta sulla +Campagna la loro sete di vendetta‍<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>. Però l’elezione +del Pontefice raccoglieva adesso i Guelfi sfiniti dalla +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +lotta intorno ad un nuovo capo, ne rianimava le forze, +ed anche in Viterbo ridava coraggio ai partigiani della +Chiesa. Colà Federico aveva fatto edificare un palazzo +imperiale ben munito; e ciò minacciava i cittadini di un +giogo perpetuo‍<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>. Il capitano imperiale di Viterbo (era +Simeone conte di Chieti) represse duramente il partito +che gli resisteva con veemenza, e riempì la cittadella +di prigionieri. Se ne dolsero i Viterbesi presso Federico, +e domandarono che richiamasse il capitano; ma nel +tempo medesimo il caporione dei Guelfi, Rainero dei +Gatti, congregava intorno a sè in silenzio congiurati, e +trattava col cardinale Rainero Capocci, viterbese di nascita, +il quale, accorto e zelante uomo, era legato in +Tuscia, dove Federico aveva incamerato tutti i possedimenti +pontificî facendoli governare dal conte Riccardo +di Caserta. Viterbo, stanca della dominazione dell’Imperatore, +levò alla fine il grido guelfo: «Chiesa! Chiesa!»; +la ribellione scoppiò nell’Agosto del 1243; i cospiratori, +come s’era convenuto, chiamarono di Sutri il cardinale +Rainero e il conte palatino Guglielmo di Tuscia; e +addì 9 di Settembre aprirono loro le porte, per guisa che +il conte Simone restò chiuso con trecento uomini di +soldatesche imperiali nel palazzo di san Lorenzo, e vi fu +assediato fieramente. Rainero, quello stesso Cardinale +che, pochi anni prima, unito all’Imperatore aveva difeso +Viterbo contro i Romani, ricevette adesso il giuramento +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +di vassallaggio che Viterbo prestò alla Chiesa, +e conchiuse alleanza colla Republica di Roma‍<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>. +</p> + +<p> +Allorchè gli assediati del castello ebbero chiamato +in aiuto, con urgentissima istanza, Riccardo di Caserta +e Federico stesso, venne in gran fretta l’Imperatore, +e agli 8 di Ottobre pose l’assedio alla forte città, +nella quale il conte Simeone era ormai ridotto alle estreme +angustie. Innocenzo IV, dopo qualche titubanza officiale, +aveva fatto buon viso alla rivoluzione di Viterbo; +spediva infatti denaro al suo intraprendente Cardinale, +scongiurava i Romani di muovere in soccorso dei Viterbesi, +esortava questi a perdurare, e raccoglieva milizie +nella Campagna e nella Maritima‍<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>. Così dunque, mentre +pur si negoziava della pace, il Papa s’era tirato nuovamente +sulle braccia la guerra contro l’Imperatore; ed +in vero si trattava di riacquistare una città che stava +entro la periferia di quello Stato ecclesiastico di cui +un trattato aveva confermato i limiti; una città che +aveva incontestabile diritto di congiungersi novellamente +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +alla Chiesa. I Romani, già nemici acerbi, ora alleati +guelfi di Viterbo, si accinsero di buon grado alla +spedizione, bramosi di cavarne bottino, in quello che +l’Imperatore (reso forte di seimila uomini che di Toscana +gli aveva condotti il conte Pandolfo di Fasanella) +assaltava con impeto la ribellata città. L’assedio di Viterbo +forma un memorando episodio nella storia del medio +evo romano. Un piccolo Comune di Tuscia, difeso +da un Cardinale armato in tutto punto, vi si ornò di allori +guerrieri, nè più nè meno che Brescia. Gli assalti +ripetuti furono bravamente respinti, e, ai 10 di Novembre, +un’abile sortita, nella quale si bruciarono le salmerie +degli assedianti, mise Federico stesso in grave pericolo, +e lo costrinse ad abbandonare l’impresa di Viterbo. Il +grande Imperatore rodendosi del dispetto si chiuse nella +sua tenda, e accondiscese alle proposte che gli recò al +campo il cardinale Ottone, un dì prigioniero suo e di +cui in carcere aveva fatto conoscenza personale, prendendolo +a stimare. Così levò egli l’assedio. Giusta i patti +fu concesso al conte Simone libertà che partisse ai 13 di +Novembre, ma mentre ei si ritirava coi suoi, furono tutti +contro la data fede massacrati: non si rispettò l’amnistia +promessa ai Ghibellini di Viterbo; ed eziandio per parte +loro i Romani, che tenevansi a Sutri in atteggiamento +ambiguo, si scagliarono (partiti che furono gli Imperiali) +sopra Ronciglione, s’impadronirono di castel Vico, +presero Pandolfo conte, e lo mandarono prigioniero a +Roma. Federico si dolse della rottura del trattato, ma +non se ne potè vendicare‍<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>: innanzi alle mura di Viterbo +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +la fortuna gli volse le spalle; e la sua ritirata ingloriosa, +onde sulla fine dell’anno mosse nell’agro +Pisano, diminuì la reverenza per lui e invogliò anche +altre città a inalberare la bandiera guelfa. +</p> + +<p> +La caduta di Viterbo fu trionfo del Papa, avvilimento +di Federico che di sua bocca confessò, quell’avvenimento +«avergli tocco dolorosamente i nervi del cuore»: la cosa +tuttavia non impedì che si perseverasse nei negoziati, +giacchè anzi l’Imperatore s’era ritirato da Viterbo nella +mira di far la pace. Il Pontefice lo trattò adesso da uomo +che aveva pigliato le busse: le condizioni che gli impose +a prezzo dell’assoluzione furono umilianti, poichè lo condannavano +ad una penitenza disdicevole; e furono dure, +giacchè dovevano costringerlo a deporre come un vinto +le armi dinanzi ai Lombardi, prima ancora che gli fosse +data sufficiente malleveria dei suoi diritti e dell’assoluzione +dall’anatema. Credeva l’Imperatore che lo +Stato ecclesiastico, da lui occupato e governato per +mezzo di vicarî la più parte italiani, fosse divenuto +proprietà sua per diritto di conquista, causa la guerra +provocata da Gregorio IX. L’Impero, ei diceva, s’è +ripigliato le terre donate un tempo alla Chiesa, perciocchè +i Pontefici ripagassero con moneta d’ingratitudine +quella liberalità; però aggiungeva di voler ciò nondimeno +farnele restituzione, purchè indi la Chiesa lui ne +infeudasse verso pagamento di un censo. Sennonchè +Innocenzo IV non accondiscese a cotale proposta; non +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +volle dare in feudo all’Imperatore anche lo Stato della +Chiesa, ed allora Federico rinunciò bensì alla sua prima +domanda, ma pretese riservarsi alcuni diritti regî. Finalmente, +nel Marzo del 1244, si giunse a intendersi in +Roma, dove trovavasi l’imperatore Baldovino di Bisanzio, +che, venuto a implorare soccorsi, si dava gran faccenda +per mettere pace fra i due contendenti. Gli ambasciadori +imperiali si assoggettarono a durissimi patti; +giurarono di restituire alla Chiesa il suo Stato in tutta +l’ampiezza; di concedere che il Papa esercitasse la +podestà spirituale sopra tutti i Principi; di graziare tutti +i partigiani di lui. Ma neanche per questo si fissava il +termine dell’assoluzione, chè, quantunque Federico avessela +chiesta prima e sopra di ogni altra cosa, il Papa +s’era ostinato a dichiarare che darebbela dopo che l’Imperatore +avesse adempiuto agli oblighi contratti. Ai 31 +Marzo 1244 i plenipotenziarî Raimondo conte di Tolosa, +Pier delle Vigne e Taddeo di Suessa giurarono in Laterano +nel nome del signor loro i preliminari di pace, +essendo presenti l’imperatore Baldovino, i senatori Annibale +degli Anibaldi e Napoleone Orsini, e il popolo +romano. La cosa riuscì tanto inaspettata che il Papa +fece tosto trascrivere gli articoli del trattato su foglietti +volanti di carta, e vendere in Laterano quelle scritture +al prezzo di sei denari l’una: fu cosa che fece montare +in bizza l’Imperatore‍<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>. +</p> + +<p> +La sentenza della Chiesa ed eziandio la voce dell’inglese +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +Matteo Paris (storico non certo amico dell’indirizzo +cui aveva preso allora il Papato) fanno conoscere +che l’Imperatore in brevissima ora ruppe i patti‍<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>. +Fu grave errore di Federico sottoporsi a condizioni che +adempiere non avrebbe potuto senza venir meno alla +dignità imperatoria. Come vide adesso che il Papa astutamente +cercava di scansare che si traducessero in patto +concreto gli articoli dei preliminari (i quali nella loro +generalità indeterminata non potevano che servire di +fondamento ad una formula da stabilirsi esattamente +nelle particolarità) Federico trasse in lungo l’adempimento +del trattato, e si tenne lo Stato ecclesiastico in +pegno. Il Papa non bramava sul serio la pace; aveva un +solo pensiero; quello di schiacciare il suo avversario +sotto il peso di un Concilio, cui però non era possibile +congregare in Italia. L’ostacolo maggiore che impediva +una riconciliazione erano pur sempre le attenenze dell’Impero +colla Lombardia, della quale negli articoli +non s’era fatta menzione speciale: solamente in forma +indefinita era stata inchiusa fra quelli cui dovevasi accordare +amnistia. Nè Federico s’acconciava a confessare +che i preliminari stipulati avessero valore di pace definitiva, +per guisa che egli dovesse rimettersi a mercè del +Pontefice e di Lombardia; nè voleva mettere in libertà +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +i prigionieri lombardi, se prima le città non gli avessero +prestato giuramento di fedeltà, e rinunciato ai +patti di Costanza. Per di più chiedeva che il Papa lo +assolvesse dalla scomunica; e questo il Pontefice rifiutava +di fare, se avanti non fossegli restituito lo Stato +della Chiesa fino all’ultimo palmo di terra, e se la lega +lombarda non venisse compresa nella pace. +</p> + +<p> +Anche Roma dava al Pontefice cagione di sospettare. +Quantunque l’Imperatore avesse protestato di rimettere +all’arbitrato del Papa il sopimento della sua controversia +co’ Romani, si sapeva che egli coltivava relazioni +con quei Ghibellini, e lo si accusava di eccitarli +secretamente a tumultuare‍<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>. Ancor nell’Aprile dell’anno +1244 ad Aquapendente Federico rendeva vassalli +suoi Enrico e Jacopo Frangipani, dando loro in +feudo una metà del Colosseo. Ma il Papa dichiarava +tosto che l’atto era nullo; anzi costringeva quei baroni +a riceverne l’infeudazione dalla Chiesa‍<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>, e in pari +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +tempo obligava il Prefetto a confessare che la investitura +del suo officio spettava al Pontefice. Così egli +distruggeva quanto avea fatto l’Imperatore, allorchè, +occupate le terre di Tuscia, aveva indotto quel magistrato +a farsi dare da lui l’investitura, e cercato così di +tramutare novellamente la Prefettura in un feudo imperiale: +ed invero il diritto di porre in carica il Prefetto, +che Innocenzo III aveva conquistato alla Chiesa, Federico +negava di riconoscere‍<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>. Da altra parte chiedeva il +Pontefice che l’Imperatore rinunciasse assolutamente ai +diritti imperiali, e che si facesse ritorno alle basi poste +nei trattati di Neuss e di Egra. Se pertanto Innocenzo +IV diffidava del suo scaltro avversario, l’Imperatore +nutriva pari sospetto di lui: infatti correva fama che il +Papa avesse detto agli ambasciatori di Francia, di volere, +anche dopo concessa l’assoluzione, prestare il suo +aiuto ai Lombardi, se questi non venissero compresi +nella pace. Per questo l’Imperatore teneva in mano +sua il patrimonio della Chiesa come guarentia; tuttavia +nuove proposte ei fece a Innocenzo, e lo invitò a +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +venirgli presso, affinchè, abboccandosi personalmente, +potessero intendersi in modo definitivo. Il Papa gli +diè ascolto, tanto per parere; ma, perseverando in un +astuto disegno che da lunghissimo tempo coltivava +in mente, nominò ai 28 Maggio dieci nuovi Cardinali +per dar maggior nerbo al sacro Collegio; indi ai 7 +di Giugno andossene a Civita Castellana che era terra +fortemente munita. L’Imperatore gli chiese che venisse +a Narni, poichè egli stesso trovavasi accampato +a Terni; però il Pontefice se ne schermì, pur mostrandosi +pronto a trattative; e frattanto mandò in gran +secretezza un frate francescano con lettere pressantissime +a Filippo Vicedomini podestà di Genova. Egli poi +rimase diciannove giorni a Civita Castellana‍<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>; e mentre +qui si scambiavano ambasciate fra lui e l’Imperatore, +un naviglio genovese, accompagnato da tre Fieschi +cugini del Pontefice, faceva vela per il mare Tusco, e +ai 27 di Giugno gittava l’ancora innanzi a Civitavecchia. +A Sutri, dov’ei s’era recato quell’istesso giorno, +Innocenzo ebbe in pari tempo novella dell’entrata delle +navi, e dell’avvicinarsi di trecento cavalieri che venivano +per impadronirsi di lui: così almeno s’era sparso +il grido. Lo sbigottimento suo fu grande, e nella notte +dei 28 Giugno decise di fuggire. Innocenzo IV si rifece +conte Sinibaldo, vestì l’armatura, montò a cavallo, e +seguito da famigli, da amici (fra quali fu Nicolò de Curbio +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +suo biografo) e da nipoti parecchi (fra cui il cardinale +Guglielmo Fieschi), galoppò in mezzo alle ombre +della notte e fuori dei sentieri battuti per le campagne +di Tuscia; e tanto corse che sul mattino toccò Civitavecchia +e giunse alla flotta genovese. Il giorno dopo +capitarono a quel porto altri cinque Cardinali, che non +avevano potuto con eguale celerità tener dietro al loro +più spigliato signore‍<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>. Sette altri travestiti fuggirono +a Genova per la via di terra; e tre Innocenzo ne +lasciò: il cardinale Stefano di santa Maria, che nominò +a suo vicario in Roma; Rainero che era legato in Tuscia, +a Spoleto e nelle Marche; Riccardo di sant’Angelo, +che avea officio di rettore della Campagna e della +Maritima. +</p> + +<p> +Nel giorno in cui ricorreva la festa del principe +degli Apostoli, ai 29 di Giugno, le navi si staccarono dal +molo di Civitavecchia e presero il largo. Erano in trepidanza +perchè minacciava burrasca, e perchè si sapeva +che l’ammiraglio imperiale, Ansaldo da Mare, incrociava +in quei mari: l’avvenimento dei 3 Maggio si +sarebbe ripetuto in più grandiose dimensioni, se il caso +avesse spinto la flotta genovese incontro all’altra. Costretti +a cercar riparo dall’uragano nella selvaggia +isola di Capraia che è vicino Corsica, i Pontificî sbarcarono +addì 4 di Luglio a Porto Venere, per necessità di +dar un po’ di riposo ad Innocenzo affranto di fatica: indi +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +le galere della Republica tutte pavesate di bandiere e +ornate magnificamente di tappeti porporini, giunsero +felicemente ai 7 di Luglio nel loro porto. Il popolo di +Genova accolse a suon di campane e di trombe e fra +cori solenni il suo concittadino Fieschi, papa fuggito dai +lacci del grande nemico: e i Cardinali ebbri di gioia, +sbarcando a terra cantarono il versetto del Salmista: +«Fuggì l’anima nostra come un uccello dalle reti dell’uccellatore; +rotta è la rete e noi siam liberi»‍<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>. +</p> + +<h4 id="cap6-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — L’Imperatore +è deposto. — Conseguenze di questa sentenza. — Federico +esorta i Principi d’Europa ad unirsi con lui. — Manifesto +del Papa. — Opinione publica in Europa. — Che +cosa volesse l’Imperatore. — Innocenzo IV giura guerra a +morte contro la stirpe degli Hohenstaufen.</span></h4> + +<p> +La fuga del Pontefice fu un colpo maestro, onde nel +grande dramma che si agitava tutto volse a favore di +lui. Mercè di quella Federico parve essere un persecutore, +Innocenzo un martire; e nel tempo stesso l’audacia +fortunata del Papa gli die’ sembianza di uomo energico. +Quella fuga fece profonda impressione pel mondo, e recò +alla dignità di Federico un colpo grave, più che non +sarebbe stato se avesse perduto qualche grande battaglia. +Sgomentato, l’Imperatore mandò a Genova il Conte di +Tolosa per invitare il fuggitivo a tornare e a far la +pace; fe’ noti al mondo in un lungo manifesto gli avvenimenti, +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +svelò i negoziati che aveva tenuto col Pontefice +fino al momento della sua partenza‍<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>, e ancora +una volta si vide tratto a nuova guerra colla Chiesa, +e in istato peggio che prima. Nel luogo di Gregorio IX +era subentrato Innocenzo IV; invece di un nemico accalorato, +ma di animo aperto ed onesto, Federico aveva +contro di sè adesso un avversario disonesto ed astuto. +</p> + +<p> +Innocenzo IV dimorò tre lunghi mesi nel convento +di sant’Andrea vicino Genova per rifare le sue forze +stremate; indi pel Moncenisio andò in Francia a cercarvi, +come i suoi predecessori, un asilo: e dopo lunghe +traversie giunse a Lione soltanto nel giorno 2 di Dicembre. +Quella città ricca e possente stava per fermo +sotto l’autorità dell’Impero, ma era libera e indipendente, +e gli offriva sufficiente sicurezza. La fortuna di dar +albergo alla Curia romana, era certamente cosa di gran +costo e di pericolo; laonde Innocenzo, che avrebbe bramato +di ottenere accoglimento negli Stati di qualche +Re potente, fu avvisato politamente da Inghilterra, da +Aragona e benanco da Francia che li dispensasse da +quell’onore; pertanto egli restò a Lione. Ai 3 di Gennaio +del 1245 convocò un Concilio, e innanzi ad esso +citò l’Imperatore, ma preterendo le forme legali. +</p> + +<p> +Nel Giugno si radunarono a Lione centoquaranta +prelati, e non più: francesi la maggior parte; molti di +Spagna di già oscurata dal fanatismo, come confessarono +gli stessi accusatori di Federico; di Germania +quasi nessuno. Mal potè questo Sinodo romanesco appellarsi +ecumenico. Aperto ai 28 di Giugno, Taddeo di +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +Suessa, celebrato giureconsulto e deputato di Federico, +con molta dignità e con eloquenza efficace, difese il signor +suo, e chiese una proroga, che gli venne accordata, +ma troppo breve. L’Imperatore, il quale allora trovavasi +a Torino, sdegnò di comparire in persona, e mandò +nuovi messaggi di cui i preti non attendevano la venuta. +Addì 17 di Luglio fu pronunciata ancora una volta la +scomunica contro di Federico, e formalmente si dichiarò +che il grande Imperatore era deposto. Questa sentenza +fu a precipizio letta dal Papa all’assemblea colta di +sorpresa; ed all’inquisizione mancò massimamente +(checchè possa dirsene in contrario) forma legale di +citazione, prova accertata di testimonî e sufficiente +difesa. L’avvocato dell’Imperatore, che già s’era appellato +al Pontefice futuro e ad un futuro Concilio ecumenico +dei re, dei principi e dei prelati, si picchiò il +petto disperatamente quando udì quel malaugurato giudizio; +depose la sua protesta e se ne andò‍<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>. +</p> + +<p> +Il decreto del Concilio di Lione è uno dei più fatali +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +avvenimenti che la storia universale registri: la sua influenza +mortifera demolì l’antico Impero germanico; ma +in pari tempo la Chiesa n’ebbe bruciata la mano del suo +proprio folgore. La deposizione dell’Imperatore traeva +adesso con sè la conseguenza che gli si levasse contro +un Antirè, senza che Federico II potesse pur pensare di +combattere il Papato con le eguali armi di uno scisma, +sì come un tempo avevano fatto Enrico IV e i suoi successori. +Non era più il caso di cacciare un Papa ecclesiastico +per via di uno imperiale; meglio valeva piuttosto +reprimere nel Pontefice quella potenza spirituale che, +cresciuta a dismisura, aveva distrutto l’equilibrio delle +podestà; meglio valeva affrancare l’autorità temporale +dal despotismo del sacerdozio. +</p> + +<p> +Federico II invocò tutti i Principi di Europa in suo +aiuto, e nel suo manifesto di memorabile ricordanza +parlò ad essi così: «Gli antichi chiamarono fortunati +coloro, cui il male altrui serve di ammonimento salutare. +Chi viene prima per tempo apparecchia le sorti di chi +verrà più tardi; e come il sigillo imprime la sua cifra +sulla cera, così l’esempio stampa la sua orma nella vita +morale degli uomini. Avessero altri Principi, offesi nel +loro diritto, lasciato a me un esempio tanto prezioso +quale è quello che io offro a voi, o Re cristiani! Coloro +che oggidì appellansi preti opprimono i figli di quei +padri che li cibarono colle loro elemosine: figli dei +sudditi nostri, dimenticano che cosa fossero i loro padri, +e non onorano Imperatore nè Re tosto che son +giunti all’apostolica dignità. La boria di Innocenzo vel +provi. Dopo di aver congregato un concilio ecumenico +(com’ei lo chiama), senza citarmi, senza provar colpe a +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +carico mio, si arrogò di dichiararmi deposto; e con questo +oltraggiò gravemente i Re tutti. Or che non potete +aspettarvi voi, Re, uno per uno, dalla audacia di questo +Principe sacerdote, se egli, che nessuna potestà di +giudice possede su di me nelle cose temporali, pur osa +depormi; me, che per solenne elezione de’ Principi, e +per adesione di tutta la Chiesa (ed allora era ancor +giusta e buona), fui coronato del diadema imperiale? +Ma non son io il primo, nè sarò l’ultimo che l’abuso +della podestà sacerdotale cerchi balzar dal trono. E +voi siete partecipi della colpa, poichè obbedite a quel +finto santo la cui sete di signoria è tale che non basterebbe +tutta l’acqua del Giordano a smorzarla. Se la +vostra credula ingenuità non fosse accalappiata dalla +ipocrisia di quegli scribi e di quei farisei, conoscereste +e abborrireste i vizî della Curia, osceni sì che il pudore +vieta parlarne. Sapete bene come coloro spremano grandi +entrate da molti reami; quest’è, quest’è l’origine +della loro insana tracotanza. Da voi, Cristiani, vengono +questuando perchè poi in mezzo ad essi facciano crapula +gli eretici; e voi atterrate le case dei vostri amici per +edificare città ai nemici. Però non crediate che la sentenza +del Papa possa piegare l’animo mio. Ho la coscienza +monda; Dio è con me. Lui invoco a testimonio: +fu sempre disegno mio di ricondurre i preti di ogni ceto, +massime i maggiori, alla vita apostolica, all’umiltà del +Signore, all’ordinamento della pura Chiesa primitiva. Imperocchè +allora solessero i sacerdoti sollevare lo sguardo +agli angeli, splendere per virtù di miracoli, resuscitare +i morti, e superare Principi e Re colla santità della +vita, non con violenza d’arme. Invece, questi preti servitori +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +del mondo, briachi di vizî mondani, disprezzano +Dio, giacchè la loro religione ha fatto naufragio nel +mare della ricchezza. A cotal gente torre questi beni +nocevoli, questa soma di lor dannazione, è senza dubbio +opera di carità; ed a farlo Noi e tutti i Principi +dobbiamo fervidamente por mano, affinchè il clero si +spogli di tutto il superfluo, e, contento di beni modesti, +torni a dedicare la vita al servizio del Signore»‍<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>. +</p> + +<p> +Alle gravi accuse dell’Imperatore rispose il Papa +traendo fuori le più esagerate teorie, per dimostrare che +aveva autorità di giudicare Imperatori e Re. Nerbo infatti +del disegno del Pontefice si era di elevare per sempre +a diritto incontestabile la dottrina della Chiesa, +già provata praticamente per avvenimenti anteriori, che +il Papa avesse ricevuto da Cristo podestà di giudicare +i Re. Pertanto Innocenzo IV affermava che il Papa era +legato generale di Cristo; che questi gli aveva dato +facoltà piena di giudice sulle terre; che Costantino umilmente +aveva abdicato a favore della Chiesa la illegittima +tirannia dell’Impero; che dalla Chiesa quell’antico +l’aveva riavuta in feudo, ricavandone allora soltanto +titolo di legittima autorità: dichiarava alla Chiesa spettare +le due spade; ella essere che consegnava all’Imperatore, +quando lo coronava, la spada temporale affinchè +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +l’adoperasse in servizio suo; e diceva che, giusta la tradizione +antica, si era l’Imperatore il quale prestava giuramento +di vassallaggio al Papa, come a signor suo feudale +e supremo, dal quale riceveva titolo e corona. L’Imperatore, +soggiungeva Innocenzo, sprezza la Chiesa +perchè della virtù dei miracoli non isplende più tanto +spesso come ne’ suoi tempi primitivi; perchè, conformemente +alla profezia di Davide, il suo seme diventò potente +in terra, ed i preti sono sfolgoranti di onori e di dovizia. +Anche noi, proseguiva, preferiamo la povertà in ispirito, +che nella sovrabbondanza della richezza difficilmente +si custodisce; però protestiamo non l’uso, ma l’abuso +delle dovizie esser cosa peccaminosa‍<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>. Questa lettera +è il documento più importante del concetto che nel +medio evo s’avevano foggiato i preti intorno all’officio +pontificio. In siffatto modo Innocenzo IV spezzava svelatamente +la bilancia dell’autorità spirituale e di quella +temporale, e con aperta usurpazione riuniva sotto la +signoria della santa Sede le due podestà: nè contro queste +dottrine smodate e micidiali di tutte le libertà i Re +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +d’Europa avrebbero dovuto più tardi pugnare per secoli, +se allora avessero fatto causa comune con Federico‍<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>. +</p> + +<p> +In Occidente, a quel tempo, la vita morale si divideva +fra monachismo e cavalleria, fra arbitrio feudale +da un lato e servitù di vassalli dall’altro, fra cieco +fanatismo da una parte ed eresia e libero pensiero dall’altra, +fra laboriosa attività di cittadini e meditazioni +silenziose di scienziati: la vita si scindeva in varietà +innumerevoli di diritti e di franchigie che formavano +tanti Stati dentro dello Stato, oppure si angustiava entro +a ceppi e sbarre di caste: la monarchia unificatrice e +creatrice degli Stati nazionali trovavasi ancora nei suoi +inizî primi. In mezzo alla confusione infinita di intenti +partigiani combattenti gli uni contro gli altri, di impulsi +nazionali, di individualità cittadine e di signorie +feudali, non v’era che la Chiesa la quale formasse un +solido sistema, fornito di membra molte, ma infinitamente +semplice, colla sua gerarchia uniforme e comprensiva +di tutti i popoli cristiani, col suo dogma e +col suo giure canonico, con Roma a centro, e col Pontefice +capo suo universalmente riverito. La Chiesa, +signora delle anime, aveva preso il luogo dell’Impero. +Re e paesi erano diventati tributarî del Papa; il suo +tribunale di giudice e la sua collettoria di imposte s’erigevano +in tutte le province; tutti i Vescovi rendevano +omaggio al suo primato. A quegli stessi Principi, cui +Federico II s’appellava contro le aggressioni che il +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +sacerdozio moveva avverso la podestà civile, faceva invocazione +il Papa; e gli esortava a porsi sotto la bandiera +della Chiesa, la quale (così ei diceva) difendeva +Re e nazioni dagli intendimenti tirannici dell’Hohenstaufen: +e il mondo si acquetava dell’abuso dell’autorità +pontificia, poichè rifletteva che in essa v’era almeno +un tribunale delle responsabilità, che giudicava anche +degli Imperatori e dei Re‍<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>. Il mondo consentiva che +il Papa avesse questa podestà di giudice; soltanto si +univa alle querimonie di Federico contro l’avarizia del +clero, che minava la sua agiatezza. Nè questi lamenti +erano nuovi. Tutti i contemporanei, vescovi, principi, +storici, poeti, ne son pieni‍<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>. La Curia aveva necessità +di denaro per provvedere a’ suoi bisogni cresciuti; il +Papa ne abbisognava per sostenere le sue guerre, e pertanto +i paesi cristiani erano alla lettera crivellati di +decime ecclesiastiche. Gli Inglesi si sarebbero ribellati +contro il Papa, se avessero avuto un appoggio nel +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +loro debole Re‍<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>; e ancor più favorevole eco il grido +di Federico trovava in Francia, dove molti baroni conchiudevano +un’alleanza formale per difendersi dalle aggressioni +del clero contro i diritti temporali. I maggiori +ottimati, fra’ quali furono il Duca di Borgogna e il Conte +di Bretagna, protestarono negli articoli della loro lega +che il reame di Francia «non s’era composto per +diritto scritto, nè per usurpazione del clero, ma per +virtù belligera; che essi, nobili del paese, riprendevano +la giurisdizione ch’era stata loro strappata di mano, +onde il sacerdozio, arricchitosi con avarizia, avrebbe dovuto +ritornare alla povertà della Chiesa primitiva»‍<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>. +</p> + +<p> +Per conseguenza la voce di Federico trovava ascolto +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +in Europa; la società laicale, si scaldava all’amore dell’independenza +e si sollevava contro le prepotenze del +clero deviato dalla vita evangelica. Ma furono moti che +rimasero isolati e senza unità. Conveniva rovesciare +il Pontefice dal supremo officio di giudice ch’ei s’era +arrogato sopra il potere dei Principi; conveniva ricondurre +la Chiesa alle sue origini e torle ogni ingerenza +politica, secolarizzandone i beni: quest’era la riforma +che il grande Imperatore chiedeva, ma che non potè far +trionfare perchè non fu considerata da meglio che una +opinione individuale. Nè egli trascendette oltre quelle +dottrine che, ormai all’età di Arnaldo da Brescia o durante +la controversia delle investiture, erano state più +dibattute e più acutamente dimostrate, di quello che +al suo tempo sia avvenuto. Federico II, fino a che visse, +combattè il Papato quale Innocenzo III protettor suo lo +aveva nuovamente fondato; però in tutti i suoi attacchi +battè sempre in breccia la smoderata podestà politica, +neppure una volta prese di mira l’autorità ecclesiastica +del Pontificato‍<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Nessun Imperatore de’ Carolingi o dei +Sassoni o de’ Franchi avrebbe accordato tanta larghezza +al Papa, quanta Federico II era stato costretto di concedere, +dappoichè il mondo aveva fatto buona accoglienza +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +ai principî di Gregorio VII, ed egli stesso aveva lasciato +cadere il Concordato di Calisto II sulle investiture, +e, plaudendo alla deposizione di Ottone IV, se n’era +servito per farsene predella al trono. I fatti parlavano +contro di lui e toglievano forze alla sua dottrina, +mercè cui i Pontefici non dovevano possedere autorità +di giudici sopra i Re. Nella sua lotta contro il Papato +restò pertanto solo e debole, perchè la sostenne in +nome di un concetto astratto e perciò mal pratico, in +nome dell’Impero ossia dell’autorità temporale, non di +uno Stato propriamente tale, e di una nazione che fosse +stata offesa nei suoi diritti. Non v’erano vantaggi +che associassero la causa dei Re con quella dell’Imperatore; +i Re badavano ai loro interessi speciali, e, +come i Vescovi, avevano ancor paura di essere scomunicati +e deposti. Non ancora avevano aperto gli occhi +sulle funeste conseguenze delle dottrine pontificie; e +invano l’Imperatore, che aveva vista acuta, gridava +ad essi che la causa sua contro il Papa era anche la +loro. O non lo capivano o non l’ascoltavano. Il Papa +aveva l’inestimabile vantaggio che allora sul trono +di Francia sedesse un Re religiosissimo, quantunque +d’animo risoluto anche di fronte alla Chiesa, e che +su quello d’Inghilterra sedesse un Principe d’animo +imbelle. Enrico III, fedifrago alla <i>Magna Charta</i>, aveva +bisogno del Papa contro a’ suoi baroni, nè ajutava +il cognato suo contro quella medesima gerarchia +romana che del suo regno aveva fatto un feudo +ecclesiastico: quanto poi a Luigi di Francia, cui Federico +in ispecialità aveva conferito autorità di arbitro, +ei si lasciò bensì indurre a qualche futile officio di mediazione, +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +ma non volle avviluppare la sua Francia fiorente +a monarchia nelle faccende dell’Impero ridotto +fantasima. Alemagna, stanca delle guerre d’Italia, che +non voleva riguardar più come guerre dell’Impero, sulle +prime tenne coraggiosamente testa contro gli artificî +romani, indi si divise in partiti; levò degli Antirè, e +cominciò a lasciar solo il grande Imperatore, intanto +che egli senza più speranza di salvezza s’impigliava +nei labirinti delle cose d’Italia, e consumava le qualità +egregie del suo animo in un paese che era troppo angusto +per il suo genio. A favore di lui si alzava soltanto +la voce di eretici evangelici, ma a quel tempo ell’era +ancor priva di valore‍<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>. +</p> + +<p> +Come la Chiesa, dopo la sentenza pronunciata a +Lione, passò dallo stato di oppressa a quello di veementissima +assalitrice, ogni conciliazione fu resa impossibile. +Il Pontefice medesimo aveva deciso la guerra a +vita e a morte; e protestava fermamente che mai non +avrebbe conchiuso pace con Federico, nè tollerato che +sul trono durassero egli e i figli suoi, «famiglia di +vipere»‍<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>. Innocenzo IV deliberò di compiere ad ogni +costo quello che già Innocenzo III prima di lui avrebbe +voluto: detronare per sempre gli Hohenstaufen, e sollevare +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +un Imperatore, creatura pontificia, che rinunciasse +per sempre allo Stato ecclesiastico e all’Italia. +</p> + +<p> +Innocenzo IV combattè la sua guerra con tutti quei +modi più riprovevoli che suole adoperare l’egoismo +dei Principi temporali: seduzione alle diserzioni, subornazione +per denaro ai tradimenti più vigliacchi, arti +e raggiri di legati e di agenti che cercando un Antirè +trascinano Principi e Vescovi a ribellione, e tentano +di traviare perfino Corrado figliuolo dell’Imperatore‍<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>. +Sciami di frati mendicanti accendevano gli +animi di fanatismo; e i popoli miravano in pace il loro +ben di Dio affluire agli scrigni di Roma, le indulgenze +della santa Crociata dispensarsi a coloro che fellonescamente +alzassero le armi contro il loro signore, il +voto della Crociata convertirsi nell’obligo di combattere +contro l’Imperatore. Già Gregorio IX lo aveva +infamato publicamente accusandolo di eresia; e la taccia +che ei fosse nemico della fede cristiana era un’arma +potente nelle mani dei preti. Il suo codazzo di Saraceni, +le sue relazioni amichevoli coi Sultani dell’Asia, il suo +grande ingegno davano all’odio opportunità di accuse +velenosissime. In tutti i paesi si andò predicando la +croce contro l’Imperatore, come contro un pagano; e +un principe tedesco, Enrico Raspe conte di Turingia, +che nella primavera dell’anno 1246 si levò da antirè, +non arrossì di esortare i Milanesi a muover guerra +contro Federico, «nemico del Crocifisso»‍<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Ben capì +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +l’Imperatore che nella sua lotta contro le violenze del +Papato non gli sarebbe toccata sorte diversa da quella +dei suoi predecessori nell’Impero: perciò volle riconciliarsi +colla Chiesa anche a condizioni umiliantissime che +offerse per ottenere l’assoluzione. Ma indarno ei depose +la sua professione di fede cattolica nelle mani di alcuni +Vescovi; invano questi la portarono stesa in iscritto al +Papa; il Papa la rigettò. Innocenzo IV voleva la ruina +di Federico e della sua famiglia; laonde fu lui che +costrinse l’Imperatore a proseguire la guerra‍<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>. +</p> + +<h4 id="cap6-9-3">§ 3. +<span class="smaller">Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro l’Imperatore: +la cospirazione è repressa. — Fortuna guerresca di Federico. — Ei +s’impadronisce di Viterbo e di Firenze. — Condizioni +di Roma. — Il Senatore scrive al Papa ammonendolo +di ritornare. — Il Papa dà Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore +vuol muovere contro Lione. — Deserzione di +Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo è fatto prigioniero +dai Bolognesi. — Fine di Pier delle Vigne. — Federico +II muore (1250). — La persona di lui nella storia.</span></h4> + +<p> +Il teatro di questa guerra di distruzione continuò ad +essere essenzialmente Italia, dove l’Imperatore fu costretto +a sostenere la lotta soltanto con forze italiane. +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +Alla testa dei Ghibellini stavano il terribile Ezzelino, +tiranno efferatissimo, il conte Manfredo Lancia e Oberto +Palavicini, nel tempo stesso che vicarî in Tuscia e nella +Maritima erano Enzo re, luogotenente dell’Imperatore, +e l’altro suo figlio bastardo Federico di Antiochia. Frattanto +il Papa scriveva in ogni parte lettere esortando i +paesi a ribellarsi; e ne trovava la via in Sicilia, e perfino +alla corte imperiale. Sperava infatti Innocenzo IV di indurre +alcuni di quei baroni venali a congiurare, di torre +così all’Imperatore il fondamento della sua potenza in +Italia, e di impadronirsi del retaggio degli Hohenstaufen. +In Sicilia v’era buon numero di malcontenti. Il clero posto +da Federico a tributo, frenato dalle leggi dello Stato, +duramente perseguitato; la nobiltà feudale tenuta sotto +un morso di ferro, privata dei privilegî dell’alta giurisdizione; +la cittadinanza dissanguata dal fisco, erano +altrettanti elementi fecondi di rivoluzione; e i vagabondi +frati mendicanti e gli agenti del Papa gareggiavano di +zelo per accendervene la fiamma. Però la podestà monarcale +fondata da Federico nel suo reame, si mostrava alla +prova forte abbastanza: al popolo ed alle città erano state +bensì tolte le franchigie comunali, ma della perdita erano +stati compensati mercè di parecchie leggi sapienti, che, +massime, li proteggevano dai baroni; laonde non si rivoltarono +contro il loro signore, e la cospirazione rimase ristretta +alla nobiltà. Teobaldo Francesco, fin allora podestà +di Parma, Pandolfo Fasanella, fino a quel momento capitano +dell’Imperatore in Tuscia, i signori di Sanseverino, +di Morra e di Cicala, d’intesa coi legati pontificî, ordirono +un astutissimo piano di congiura, nel quale neppur +si risparmiava la vita dell’Imperatore. Ma questi +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +scoperse il complotto, quando, nel Marzo dell’anno 1246, +trovavasi accampato a Grosseto. Pandolfo ed altri congiurati +fuggirono e trovarono passeggiera accoglienza +in Roma, perlochè Federico ne scrisse una lettera +veementissima ai Senatori ed al popolo‍<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>. Il Pontefice +stesso approvava e incoraggiava fervidamente la cospirazione, +e, adescandoli colla speranza di ricuperare +i privilegî perduti, esortava con linguaggio da demagogo +i Siciliani a sollevarsi contro il «nuovo Nerone», +a spezzare le loro catene di schiavi, a riconquistarsi i +beni perduti della libertà e della pace. E oggidì ancora +possiam leggere le lettere invereconde che egli scriveva +a quei traditori, chiamandoli «illustri figliuoli della +Chiesa, che Dio irradiava collo splendore della sua +faccia»‍<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>. +</p> + +<p> +L’Imperatore inseguì davvicino i ribelli fuggiti nelle +Puglie; con terribile ira gli schiacciò nelle loro castella +di Scala e di Capaccio; indi tornossene al settentrione +per muovere, com’era intenzione sua, a Lione, +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +e snidare di là il nemico. Pareva che la fortuna gli arridesse +propizia. In Toscana e nell’Umbria i suoi capitani +avevano trionfato; Marino di Eboli aveva vinto il +cardinale Rainero Capocci e la lega guelfa dei Perugini +e di quei di Assisi; Camerino tornava sotto il dominio +imperiale; Pisa e Siena combattevano per Federico +contro le città guelfe‍<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>. Già nell’anno 1245, nelle +terre romane, Corneto era stata domata colla prigionia +e col supplizio di molti cittadini, e adesso anche Viterbo +era per fame costretta ad abbandonare il Papa, +e ad arrendersi (nel 1247) a Federico di Antiochia: e +questo istesso figliuolo dell’Imperatore entrava benanco +a Firenze donde cacciavansi i Guelfi, e dove a lui era +data la signoria della città. Così Federico II diventò +padrone di tutta Toscana. +</p> + +<p> +La città di Roma era abbandonata a sè medesima. +Durante l’assenza del Papa i Cronisti tacciono delle +condizioni sue, ed incerti sono financo i nomi dei Senatori +allora governanti‍<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>. Che ivi il partito guelfo +fosse pur sempre il dominatore lo dimostra la lettera +di un Senatore, il quale invitava il Papa assente a +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +tornarsene di Lione, e facevalo con tanta insistenza +quanta cent’anni più tardi ne misero in eguale intento +i Romani allorchè i loro Pontefici dimoravano in Avignone. +In quella scrittura Roma, signora del mondo, +è dipinta come se fosse un corpo privo di capo, +poichè mancava del suo pastore; è paragonata a donna +vedova e mesta; e si rammenta al Pontefice la leggenda +di Pietro fuggente di Roma, allorchè, incontrato per via +il Redentore, e chiestogli: <i>Domine, quo vadis?</i>, ne aveva +avuto in risposta: «Vado a Roma per esservi nuovamente +crocifisso»; onde l’Apostolo vergognatosi se ne era +anch’egli tornato‍<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>. La lunga assenza di Innocenzo IV +cominciava a crucciare i Romani del sospetto che il +loro Pontefice volesse per sempre piantare in Francia +il suo trono, e che poi Roma, «pupilla del mondo, +tribunale della giustizia, sede di santità, trono di gloria», +potesse essere orbata dell’onoranza sua, ovvero, a dir +più esatto, dell’unica sua fonte di agiatezza. Pare quasi +che la lettera dell’ignoto Senatore abbia un presagio +di ciò che sarebbe stato Avignone; ma Innocenzo IV +non poteva assecondare l’invito de’ Romani (e sì che +a lui tornava gradito), perciocchè il suo ritorno avrebbe +reso vani il disegno e l’opera della sua fuga. Ei cercò +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +invece di rafforzare in Roma il suo partito, traendo +dalla sua seguaci dell’Imperatore. E presto alla sua +fede guadagnò i Frangipani, che fino allora erano stati +capi dei Ghibellini, avvegnaddio confermasse i loro diritti +sul principato di Taranto, che un tempo Costanza +imperatrice aveva concesso ad Ottone Fragipane, ma che +Federico II aveva poi dato a Manfredi suo proprio figlio. +Innocenzo, in nome della Chiesa, ne infeudò Enrico +Frangipane conte palatino lateranense, e in pari tempo +lo investì delle entrate del giudicato di Arborea in Sardegna. +Così quella famiglia romana disertò la causa degli +Hohenstaufen, e diventò l’aperta nemica degli eredi di +Federico II‍<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. Del rimanente, l’Imperatore non molestò +più Roma, poichè là dentro non v’era più l’oggetto +dell’odio suo. Ei volle mostrare a’ Romani che +faceva guerra al Papa e non alla loro Republica, laonde +contro di Roma non mosse più ostilità‍<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +</p> + +<p> +Ridivenuto potente in Italia, Federico volle fare +un’impresa contro Lione, passando per Savoia, onde in +faccia del suo nemico persuadere il mondo che il buon +diritto per sè stava. Se alla testa di milizie vittoriose +ei fosse fin là penetrato veramente, se avesse di nuovo +raccolto Germania sotto la sua bandiera (Enrico Raspe +antirè vinto da Corrado v’era morto di sue ferite ai 17 +Febbraio del 1247), allora sì che la lotta avrebbe acquistato +forme nuove e maggiori. Ma, per disgrazia dell’Imperatore, +una città fin adesso fedele gli si ribellò alle spalle, +lo costrinse a far ritorno, e lo allontanò di Germania, +che avrebbe dovuto essere il piedistallo naturale di +sua potenza. Resistenza indomita opponevano le città; +ognuna di esse era una fortezza cinta di mura; ognuna +era uno Stato autonomo composto di vigorosi cittadini. +L’indole formidabile, che è propria delle guerre di +città, franse le forze di Federico; se alcune cedevano, +altre città insorgevano, e financo era malsecura la fedeltà +di Comuni amici, poichè talvolta avveniva che, +repente come un uragano, si sollevasse la fazione ostile +e piantasse la sua bandiera sulle porte della città fino +a quel momento cheta e tranquilla. Pertanto la guerra +dell’Imperatore contro cotali cittadinanze incostanti, +audaci ed eroiche, era opera affannosa come quella di +Sisifo, cui sempre conveniva rifarsi da capo: triste monotonia +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +di marce e contromarce eterne, di eterni assedî, +di devastazioni di campagne e di crudeltà d’ogni maniera. +Noi, uomini di questi nostri tempi, possiamo a +mala pena comprendere come mai Principi di gran +genio avessero tanta pazienza, e popoli industri avessero +tanto patrimonio da sopportare quel perpetuo stato di +cose. Ai 16 di Giugno del 1247, con un colpo maestro, +Parma cadde in mano di quelli che n’erano stati esiliati, +segnatamente dei Rossi, cugini di papa Innocenzo. +L’Imperatore, che era giunto a Torino, tornò tosto addietro, +e mosse contro quella città, di cui incominciò +l’assedio ai 2 di Agosto. La guerra si addensò intorno +a Parma, perciocchè ivi dentro, con molto popolo di +città guelfe e di Principi, si fosse gettato Gregorio di +Montelongo, parente di Innocenzo III, legato del Pontefice, +e prete valente in guerra come in arti diplomatiche. +Pare che il destino annebbiasse la mente dell’Imperatore, +poichè lo tenne inchiodato a lungo assedio di quella +sola città, intorno a cui perdette tempo, forza ed efficacia +di maggiori imprese. Gli è certo del rimanente che la +conquista di Parma, dove si raccoglieva il nerbo maggiore +dei suoi nemici sotto ai più illustri capi, sarebbe +stata per lui una vittoria decisiva in Italia. +</p> + +<p> +Federico passò l’autunno e l’inverno nelle trincee +innanzi a Parma, dimorando nella città che, speranzoso +di trionfare, aveva costruita nel suo campo ed +appellata per lo appunto Vittoria. Le loro tremende +sofferenze misero finalmente gli assediati al colmo della +disperazione, laonde, mentre Federico era assente sollazzandosi +alla caccia, fecero una sortita: addì 18 Febbraio +1248, Vittoria fu incendiata; migliaia di cadaveri +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +copersero il campo; e vi perì anche Taddeo di Suessa +pro’ guerriero e grande uomo di Stato, già avvocato +eloquente del suo signore a Lione, ed ora morto gloriosamente +da buon soldato, in questo più avventurato +di Pier delle Vigne. A migliaia furono quelli che caddero +prigionieri dei Parmensi; immenso il bottino raccolto nel +campo; in mano del nemico venne fin la corona imperiale, +ed un uomo della plebe, una specie di folletto, la +portò in città fra le grida di giubilo del popolo. Tale +è la sorte di tutte le grandezze umane! chè, alla lunga, +anche il pazzo può vestirsi della loro porpora! Per le città +guelfe la giornata di Parma fu una seconda Legnano: +la magnificarono con versi e con canti: la stella di Federico +tramontò‍<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>. +</p> + +<p> +Fuggitivo capitò egli a Cremona, vi raccozzò le +reliquie del suo esercito disperso, e sitibondo di vendetta +tornò nel Parmense, ma le città guelfe gli tennero +testa. Sventura si accumulava sopra sventura: il +bello Enzo, fior di cavaliere, fra tutti i suoi figliuoli il +più diletto a Federico, cadeva nel dì 26 Maggio 1249, vicino +Fossalta, in mano dei Bolognesi. I vincitori lietamente +trassero quella preziosa preda nelle mura della +loro città fortunata, e alle istanze e alle minacce dell’Imperatore +risposero con eroica audacia, il cui linguaggio +orgoglioso è esempio vivissimo del forte animo dei +Republicani di quell’età. Ed Enzo seppellì la sua giovinezza +e il suo regno in un carcere che durò vent’anni, +e nel quale morì‍<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +</p> + +<p> +Il migliore dei figliuoli di Federico era prigioniero, +il più fido dei suoi consiglieri ucciso; alla fine l’Imperatore +perdeva anche il suo ministro, uomo di gran +genio, sia che veramente fosse colpevole, sia che cadesse +vittima del sospetto che morde sempre il cuor +degli uomini, quando la fortuna gli abbandona e sta per +crollarne la signoria. La fine di Pier delle Vigne, del +celebre cittadino di Capua, che col valore del suo intelletto +si era sollevato dal nulla fino a diventare il primo +statista del suo tempo, gitta un’ombra oscura sulla vita +del grande Imperatore, parimenti come la morte di Boezio +fu il punto nero nella vita del gran Teodorico. Entrambi +quei due Re germanici si rassomigliarono, sulle +ultime ore della loro vita, nel destino e nella disgrazia, +all’istesso modo che pienamente si somigliò la rapida +e tragica fine delle loro famiglie. La storia non ha spiegato +di che colpa Pietro sia stato accusato, nè di che +morte o in qual tempo preciso sia caduto: certo è che +Dante, un mezzo secolo dopo, a lui dedicò un monumento +espiatorio ne’ suoi versi immortali‍<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +</p> + +<p> +Nel Maggio del 1249 l’Imperatore tornò nelle Puglie, +nè più abbandonò l’Italia meridionale. Condizioni +di cose, di cui non potè rompere il circolo fatale che +lo recingeva, lo tennero incatenato per sua sciagura al +paese entro cui non era più possibile che la grande +lotta si decidesse. Seppur si possa affermare che Federico +II non era stato vinto, che fino alla estrema ora +tenne alta la sua possanza non solo nel reame, ma +eziandio nella massima parte d’Italia, conviene peraltro +confessare che egli aveva perduto il suo ascendente +sulle grandi attenenze del mondo, e che in Italia era +rimasto solo e abbandonato. Avrebbe potuto vincere +la Chiesa romana, soltanto allora ch’ei fosse ricomparso +in Alemagna, che avesse trascinato dietro a sè +in guerra la nazione tedesca, che avesse potuto conchiudere +in Inghilterra ed in Francia un’alleanza con +tutti gli elementi ostili al Papato. E, invece, giunto al +termine di sua vita operosa e splendida del suo genio, +Federico II morì dopo breve infermità, nel giorno 17 Dicembre +dell’anno 1250, a Ferentino, vicino Luceria‍<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +</p> + +<p> +Se sia vero quello che narrano alcuni Cronisti antichi, +il magnifico Imperatore, il grande nemico dei Pontefici +sarebbe morto con rassegnazione filosofica, compreso +del nulla di tutte le pompe mondane, sperando +cristianamente nella vita eterna: coperto della tonaca +dei Cisterciensi, avrebbe ricevuto l’assoluzione delle sue +peccata da Berardo arcivescovo di Palermo, amico suo +fedele. E noi vi crediamo, poichè tutto questo è conforme +all’indole dell’uomo. Ottone IV morì circondato +di monaci, che a sua istanza e supplicazione lo avevano +flagellato a sangue con colpi di disciplina; presso al +capezzale di Napoleone morente si sedette un meschino +prete che gli aveva amministrato il viatico‍<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>. L’eroe +del suo secolo, il cui genio empiè il mondo di ammirazione, +dopo di avere lottato a lungo per liberarlo dal giogo +despotico del sacerdozio, morì come la maggior parte +dei grandi uomini del suo tempo, incompreso, abbandonato, +in tragica solitudine. L’erede delle sue corone erane +lontano, in Germania, combattente contro l’usurpatore +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +Guglielmo d’Olanda; intorno al letto dell’Imperatore +non assistettero che il suo bastardo Manfredi di cui +spirò in braccio, e il fido arcivescovo Berardo. Al castello +tenevano guardia i suoi Saraceni; e la bara fu trasportata +a Taranto, donde il morto Imperatore fu recato +a Messina, indi, sempre per mare, a Palermo. E in quel +duomo egli riposa nel suo sarcofago di porfido. +</p> + +<p> +Ancora a’ dì nostri, nei giudizî del mondo si trova +traccia delle passioni che sollevò la violenta battaglia +combattuta da Federico II contro il Papato. Di lui +si giudica da una parte con idee guelfe, dall’altra con +mente ghibellina, avvegnaddio quei due partiti sotto +altre forme durino tuttora, e dureranno fin tanto che +continuerà la ragione del loro contrasto. La dipintura +più turpe che siasi fatta dell’indole di Federico II è +quella che ne diede la fazione ecclesiastica vissuta alla +sua età. È facile a comprendersi che un Innocenzo IV +non potesse vedere nel suo grande avversario altr’uomo +che un anticristo, un efferato tiranno, un Faraone, un +Nerone, nemico pessimo della Chiesa: ed invero di questa +allora s’era già da lunghissimo tempo falsato il concetto +evangelico, e le quante volte di Chiesa parlano +scolastici e preti, sotto il suo nome per la più parte deve +intendersi la gerarchia o il Papato. Ma quello onde a ragione +dobbiamo meravigliarci si è che la sentenza +dettata dall’odio sacerdotale in giorni tanto remoti, +abbia trovato un eco anche fra gli Storici d’oggidì. +Sia però come si voglia: la mente del pensatore si rasserena +allorchè volge chetamente il pensiero all’ordine +mondiale, i cui contrapposti ostili (qualunque nome +partigiano ricevano nel tempo) si vengono alla fine conciliando +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +nell’ambiente delle idee: le quali sono eterne, e +non temono fortuna di eventi, e assumono forma tale +da diventare forze e strumento della ragione sovrana +che plasma il mondo. E per fermo un esempio stupendo +ce ne offre la serie lunga di Pontefici, in parte grandi, +che dalla fede degli uomini furono investiti di autorità +religiosa, e combatterono animosamente per liberare +la Chiesa dalla legge politica: e un pari esempio +ce ne presenta l’altra serie di Imperatori gloriosi e benemeriti +dell’umanità, che da egual fede degli uomini +furono investiti di podestà civile, e difesero contro la +Chiesa la libertà del mondo. Innocenzo IV raccolse +in sè la successione di quei Papi e i risultamenti dei +loro sforzi; Federico II in sè raccolse la successione di +quegli Imperatori e i risultamenti dell’opera loro. Come +concetto ideale, il mondo del medio evo fu un sistema +cosmico perfetto, di cui l’accordo, l’unità, e financo il +pensiero filosofico ci costringono ad ammirazione, perciocchè +a cotal sistema che cessò la gente umana +non abbia peranco saputo sostituire una costituzione +egualmente armonica. Quel mondo del medio evo somigliava +ad una sfera perfetta, ed aveva due poli +opposti, Imperatore e Papa. I principî guidatori dell’umanità +di quel tempo avevano preso forma corporea +in queste due persone mondiali, creazioni storiche +eternamente memorande, che non avranno più ripetizione +d’esempio. Erano come due demiurgi, due spiriti +della luce e della potenza, posti nel mondo ciascuno +nella sua cerchia, a spingerla innanzi e a governarla: +creazioni entrambe del pensiero civile del Cristianesimo, +non ispento mai per quante perturbazioni gli abbiano +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +recato le necessità terrene. L’uno rappresentava l’ordine +civile; l’altro l’ordine religioso: e poichè l’uno era +rappresentante sovrano della terra, l’altro del cielo, se +ne accese quella lotta titanica del medio evo, educatrice +dell’umanità, che empiè di sè i secoli, e, spettacolo +grandiosissimo di tutti i tempi, ne costituì il vincolo +che fra loro gli strinse. Federico II ne fu l’ultimo +eroe vero. Con tutti i suoi errori e colle sue virtù fu il +più geniale e compiuto uomo del suo secolo, e l’indice +vivo della sua cultura‍<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>. +</p> + +<p> +Tuttavolta si volle sollevare Federico II troppo più +in alto della sua età, e attribuirgli il disegno che avesse +inteso a distruggere la costituzione esistente della Chiesa +ed a riunire in sè la podestà regia e quella sacerdotale, +come papa-imperatore‍<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>. Ma una Chiesa senza pontefice +usciva affatto dei concetti politici di quel tempo. +L’idea dei due lumi del mondo continuava ad essere accettata +per simbolo, nè fuvvi Imperatore alcuno che abbia +avuto il pensiero di distruggere il Papato, nè alcun +Pontefice che abbia meditato di annientare l’Impero. +<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> +L’uno dell’altro riveriva la autorità suprema; quella ecclesiastica +e quell’altra temporale: se combattevano fra +sè, gli era soltanto perchè ciascuno dei due voleva allargare +la cerchia della sua podestà‍<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>. Federico, il formidabile +nemico dei traviamenti politici del Pontificato, +nutriva fede religiosa profondamente cattolica, pari a +quella che professò Dante ghibellino. Nè combattè la +podestà apostolica del Pontefice, ma ai Principi disse: +«Aiutateci da coraggiosi nella guerra contro i preti +malvagi, affinchè possiamo fiaccare le corna della loro +superbia, e dare migliori duci alla santa Chiesa madre +nostra: avvegnaddio il farlo si spetti al nostro officio +imperiale, e nostro leale desiderio sia di riformarla ad +onore di Dio»‍<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>. La parola «riforma» suona qui in +bocca di Federico; ma, pronunciandola, egli intendeva +solamente dire che voleva affrancare la monarchia dalle +ingerenze del giure ecclesiastico, separare la podestà +temporale da quella religiosa, tenere il clero ristretto +all’officio apostolico, secolarizzare la Chiesa secondo le +idee di Arnaldo da Brescia abbracciate dai Ghibellini, +restaurare finalmente il diritto regio d’investitura, sì +<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> +come aveva fatto in Sicilia‍<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>. Un’immensa distanza +per fermo separava ancora la gente umana dalle confessioni +di Augusta e di Worms; e perchè Alemagna ci +arrivasse occorreva un lungo lavorio degli spiriti, e +faceva mestieri maturarlo coll’intermezzo della discussione +scolastica e degli studî classici. La separazione di +Germania dalla Chiesa romana avvenne per via della +Riforma, ma questa non iscaturì bella e compiuta in un +tempo determinato di limiti: chè anzi il suo processo, +come una catena di cause continue, risale fino al Vangelo; +e la serie lunga di Imperatori che combatterono +le lotte delle investiture e dell’Impero contro la signoria +universale di Roma fu soltanto una premessa storica +conducente per diritta via alla Riforma tedesca. Sotto +questo aspetto pertanto è cosa innegabile che nelle guerre +combattute da Federico II contro le intemperanze del +Papato si sieno sparsi in Europa molti germi nuovi di +riformazione. +</p> + +<p> +Federico II, che sopra tutti gli altri rappresentanti +dell’antico principio imperiale ebbe idee conservatrici +e fu insieme novatore, da una parte percorse la sua età, +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +da un’altra ne disconobbe l’indole. Dovremo forse meravigliarci +che egli credesse ancora nell’idea dell’Impero +romano, se, tuttavia un secolo dopo di lui, a nobilissimi +intelletti italiani quell’idea stessa parve essere +continuazione legittima dell’Impero antico, ordinamento +universale non mai interrotto, concetto d’ogni +coltura umana? Ed invero questo fu l’errore (errore +di genio) di Dante e del Petrarca. Fu una tradizione +sublime che si mantenne viva attraverso il corso dei +secoli; fu una concezione teocratica dell’organamento +del mondo e dell’unità della gente umana, onde i +Germani, sfasciato che fu l’Impero romano, avevano +espresso il bisogno di una forma giuridica in cui si raccogliesse +la vita civile accanto all’unità religiosa: +fu una grande idea archetipa di civiltà; fu un concetto +cosmopolitico che non diventò mai pienamente realtà, +ma che dominò tutto il medio evo colla saldezza di un +dogma: e durò eziandio dopo che le nazioni latine e +germaniche (le quali s’erano comunicate le une alle altre +e i due rappresentanti del mondo, Imperatore e Papa) +ebbero mercè un lungo lavorio di progresso acquistato +forme politiche, e leggi, e nazionalità, e lingue loro proprie. +All’età di Federico II la razza latina aveva assorbito +interamente nel suo organismo gli elementi germanici, +e di qua dalle Alpi sedeva oramai nazione nuova, +di specie tutto sua: era diventata la nazione italiana, +affrancata adesso dalla preponderanza antica del feudalismo +germanico, poichè nella costituzione comunale e nel +giure romano aveva ritemprato sè stessa. La democrazia +nazionale, di cui si fece alleata la Chiesa, protestò pertanto +e contro la restaurazione del principio feudale germanico +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +operata da Enrico VI, e contro il nuovo principio +monarchico bandito da Federico II: l’intendimento dei +Ghibellini, che furono i legittimisti politici di quell’età, +si rivolse a dare all’Italia la dubbia fortuna dell’unità +politica per via di un Imperatore straniero, anche a spese +della sua independenza nazionale e della libertà cittadina; +ma questo intendimento non fu da meglio del fiero +impulso di libertà dei Guelfi, i quali non per altro che +per loro bisogno e per loro utilità cercarono appoggio +nel Papa, avversario naturale del principio monarchico +in Italia. +</p> + +<p> +Con Federico II si chiuse l’epoca dell’antico Impero +germanico, che di qua dalle Alpi era già venuto in termine +di vita; vincitori e padroni dell’avvenire rimasero +la Chiesa e il partito Guelfo. Però Federico pose fine a +quell’Impero in forma nuova, poichè fu egli il primo +che sia stato veramente monarca; fondatore di un +principio politico di governo unitario, fu il primo Principe +che desse al suo popolo un codice legislativo bene +ordinato, che iniziasse la lotta della monarchia contro +il feudalismo, che chiamasse il terzo stato a sedere nei +parlamenti: e fu nel suo retaggio di Sicilia che egli ebbe +fatto esperimento delle sue dottrine, secondo le quali +avrebbero poi dovuto appianarsi nella monarchia le +disuguaglianze feudali e democratiche. Il tempo s’impadronì +di cosiffatte tendenze monarcali, e alla lunga venne +educando lo Stato moderno. Seguendo queste vie nuove +sgombrate alla lotta antica contro la gerarchia pontificia, +avvenne che, cinquant’anni dopo di Federico II, la +monarchia francese colla forza del suo diritto publico, +col principio della independenza nazionale e colla volontà +<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> +degli Stati riuniti a parlamento del paese, potè +ottenere vittoria del Papato innocenziano e dell’autorità +pontificia medioevale. +</p> + +<h4 id="cap6-9-4">§ 4. +<span class="smaller">I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa torna +in Italia. — Condizioni di questo paese. — Manfredi vicario +di Corrado. — Corrado viene in Italia e prende possesso del +reame. — Innocenzo IV ne concede l’investitura prima a +Carlo d’Angiò, indi ad un Principe inglese. — Il senatore +Brancaleone lo costringe a porre nuovamente la sua residenza +in Roma (1253). — Il principe Edmondo riceve Sicilia +in feudo dal Papa. — Morte fatale di Corrado IV (1254).</span></h4> + +<p> +La morte di Federico II fu un grave avvenimento per +tutto il mondo. Allorchè il grande Imperatore, che per +quarant’anni aveva riempiuto Europa di sè, si fu adagiato +nel suo feretro, parve che la lunga e formidabile lotta +dell’Impero contro la Chiesa fosse decisa a pro di questa; +parve che spuntasse pei Pontefici una stagione nuova +di signoria universale senza limiti. +</p> + +<p> +È perciò facile a credersi se Innocenzo IV ne andasse +lieto; ma la sua gioia fu così contraria a carità +sacerdotale, uscì tanto dall’onesto, che si espandette in +declamazioni invereconde‍<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>. Sembrava adesso che il +destino offerisse a lui ed alla santa Sede la signoria di +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +Italia; e adesso, più che qualunque altra volta mai, dovevasi +vedere per prova se il problema antico potesse +risolversi in favore dei Papi. Dei figliuoli che a Federico +erano nati dai suoi matrimonî con Costanza di Aragona, +con Giolanda di Gerusalemme e con Isabella di +Inghilterra, ne vivevano ancora due; Corrado re, figlio +di Giolanda, che aveva ventidue anni, ed Enrico, figlio +di Isabella, che ne avea dodici. Dei tre bastardi, Enzo +languiva in carcere a Bologna; Federico di Antiochia, +cacciato di Firenze, trovavasi nella Italia di mezzo; +Manfredi era nelle Puglie‍<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>. Conformemente al testamento, +Corrado IV, eletto re di Germania fin dal 1237, +ereditava le corone del padre; e Manfredi, principe di +Taranto, doveva governare le terre italiane in officio di +suo <i>balivus</i> o vicario. +</p> + +<p> +Innocenzo IV non perdè tempo a voler torre di mano +agli eredi di Federico II le Puglie e la Sicilia, che egli +teneva in conto di feudi riversibili alla Chiesa. Ammonì +pertanto i Siciliani affinchè tornassero sotto alla signoria +della Chiesa, ed offerse loro privilegî e franchigie; +esortò i Tedeschi a serbarsi nella fede di re Guglielmo, +cui promise la corona imperiale; ed intanto fece dappertutto +predicar la croce contro Corrado, che era pure scevro +di qualsiasi colpa. Le città guelfe invitarono il Papa a +venire in Italia, e infatti ai 19 Aprile dell’anno 1251 egli +partì di Lione, dove l’antirè Guglielmo aveva con lui celebrato +<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> +le feste di Pasqua‍<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. Quella città, ridotto di piaceri +ed insieme emporio di traffici, vide partire la Curia +pontificia dopo sei anni di soggiorno; nè si sarebbe indovinato +che cinquant’anni più tardi un Papa vi avrebbe +fatto ritorno per torsi la corona, e per indi apparecchiare +al Pontificato una residenza di settant’anni su +quelle stesse sponde del Rodano‍<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>. +</p> + +<p> +Per Marsiglia e per la riviera Innocenzo venne a +Genova. Il fuggiasco dell’anno 1244 ricomparve nella +sua città natia, circondato di fastosa magnificenza, come +quegli che vinto aveva l’Impero. Durante il suo viaggio, +onde lentamente passò per Lombardia, si affollarono +sul suo cammino gli abitatori di città guelfe, e +fuor di Milano un quindicimila fra preti e frati lo accolsero +in giubilo, mentre popolo innumerevole era uscito +della città e s’era disposto a spalliera lungo il cammino +per un tratto di dieci miglia, formando così una via +trionfale al corteo pontificio. Le Republiche guelfe prestarono +a Innocenzo IV omaggi quali a pontefice si conveniva, +ma chiesero grandi somme di denaro per ristoro +<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> +dei danni di guerra, rifiutarono di restituire gli antichi +beni della Chiesa, e dichiararono di non voler cambiare +il giogo imperiale colla signoria della Chiesa. I Comuni +avevano profittato della lotta sostenuta da quest’ultima +contro l’Impero per ottenere, coll’aiuto della loro +grande alleata, independenza dall’Imperatore; ed ora la +Chiesa trovava ch’essi eransi fatti independenti anche +dal Pontefice. Da altra parte la mutazione delle cose aveva +fatto piegare la fronte alle città ed ai signori ghibellini, +però soltanto in via passeggiera; e, se anche +l’Imperatore era morto, l’idea imperiale continuava a +vivere ancora. Il genio di libertà che gli Imperatori di +casa Hohenstaufen avevano svegliato colla lor guerra +si rizzava ora gagliardo di sua propria virtù. Il Papa +rivedeva Italia, ma diversa da quella che la aveva lasciata, +e dappertutto conobbe che era cosa pure impossibile +di giungere al grande intento d’Ildebrando e +di Innocenzo III, di ricomporre la penisola sotto il pastorale +di san Pietro. +</p> + +<p> +Passando da Brescia, da Mantova e da Ferrara, +Innocenzo venne nell’estate a Bologna, ed ivi lo sventurato +Enzo dal fondo del suo carcere avrà udito i lieti +clamori che salutavano l’ingresso dell’odiato nemico +del suo gran padre. Sull’incominciamento del Novembre +il Pontefice proseguì il suo cammino, e andò a Perugia, +ma di entrare in Roma non si fidò. Sebbene in passato +un Senatore ve lo avesse chiamato con tante istanze, ei +temeva tuttavia le fiere audacie dei Romani, che, morto +essendo l’Imperatore, avevano poco motivo di parteggiare +coi Guelfi: ed invero si die’ a capire al Papa che +lo avrebbero circuito con immense esigenze, appena che +<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> +fosse entrato in Laterano; perciò egli deliberò di porre +sua residenza a Perugia‍<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto il giovine Principe di Taranto sentiva +pesarsi sugli omeri una soma cui era troppo debole a +sostenere. Manfredi Lancia era figlio di Federico, nato +nell’anno 1232 di Bianca Lancia, bella e nobile donna +di famiglia piemontese. I contemporanei lo appellano +bastardo, come infatti era, ma d’altra parte non manca +qualche argomento da far reputare probabile che Federico +lo avesse legittimato sposandone la madre. Nell’anno +1247 gli aveva dato in moglie Beatrice di Saluzzo, +figlia del conte Amedeo di Savoia; ed il suo testamento, +ove non faceva pur cenno degli altri suoi figli +bastardi, Enzo e Federico di Antiochia, dimostra che +egli riconosceva nel figlio di Bianca il diritto a succedergli +nel retaggio dopo i suoi figli legittimi. Da natura +Manfredi avea sortito ingegno e bellezza: un’educazione +accuratissima lo aveva ornato di eletto costume e di +scienza erudita; e tutti i contemporanei dicono che fosse +uomo magnifico, magnanimo, liberale di mano, gioviale, +dotto di musica e buon trovatore, re nato. Se il Papa +avrà sperato che, appena morto Federico, le città delle +Puglie e di Sicilia inalzassero lo stendardo di san Pietro, +egli s’ingannò a partito. E per fermo non si spense ivi +subito con Federico il prestigio del nome e della potenza +del grande Imperatore; solamente alcuni baroni ed alcune +<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> +città (fra le quali, a vero dire, furono Capua e Napoli +regalate di grandi privilegî dal Papa) si posero +dalla parte della Chiesa. Nella prima pressura Manfredi +mandò proposte di pace ad Innocenzo, ma il vicario di +Corrado IV dovette rifiutare quanto gli si chiedeva in +ricambio, che incondizionatamente si sottomettesse a +ricevere Taranto in feudo dalla Chiesa‍<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>: ed allora con +marce abili e rapide Manfredi domò i ribelli Pugliesi, +raccolse intorno a sè i mercenarî tedeschi, con geste +cavalleresche levò alto il suo nome, e comparve minaccioso +innanzi a Napoli. +</p> + +<p> +Dopo morto l’Imperatore, Manfredi aveva invitato +il fratel suo Corrado a valicar le Alpi, ed a venirsi a +prender possesso di Sicilia. Il giovine Re dei Romani +seguì le tradizioni politiche dei suoi antenati, e aderì +alla chiamata di Manfredi. Raccolse un esercito, tenne +un parlamento ad Augusta, nominò a suo vicario +il duca Ottone di Baviera, di cui aveva sposato la figlia +Elisabetta, e nell’Ottobre 1251 fu in Lombardia, dove +Ezzelino ed altri Ghibellini lo accolsero orrevolmente in +Verona. Colà e a Goito passò in rassegna le soldatesche +ghibelline, che ancora erano di numero abbastanza ragguardevoli; +indi deliberò di muovere nelle Puglie per +assicurarsi in prima del suo retaggio, e di là poi ritornare +nell’Italia settentrionale. Però la lega di città +romagnuole, umbre e tusche gli sbarrò la via di terra, +<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> +nè Roma pareva inchinevole a riverire il figliuolo di +Federico II od a soccorrerlo‍<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>. +</p> + +<p> +Corrado pertanto s’imbarcò a Pola, dove lo stava attendendo +il margravio Bertoldo di Hohenburg con galere +siciliane. Addì 8 Gennaio dell’anno 1252 sbarcò a Siponto, +e il suo primo comparire esercitò una subita influenza +sui baroni e sulle città. Corrado era geloso del fratello suo, +ma disarmavalo la savia condotta di Manfredi che, dopo +avergli aperta la via di Napoli, deponeva in sue mani +il governo del reame, e perfino i suoi feudi. Breve e gloriosa +fu l’impresa di Corrado IV nelle Puglie. Dopo +che infruttuosamente ebbe offerto al Papa le più favorevoli +condizioni di pace, a prezzo del suo riconoscimento +ossia dell’infeudazione di Sicilia, il giovine Re sostenne +prodemente i suoi diritti colla spada. Traversò le Puglie +e la Campania, e i baroni gli fecero omaggio; Capua +gli aperse le porte sulla fine di autunno del 1252, e +nella primavera dell’anno successivo gli fecero ossequio +tutte le città, tranne Napoli, che egli assediò con grande +energia. +</p> + +<p> +Le prospere fortune dei figliuoli di Federico costrinsero +adesso Innocenzo IV a rifarsi in un disegno che +<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> +aveva già concepito in mente fino da quando era a Lione. +Poichè comprendeva che la Chiesa era incapace colle +sole sue forze di torre Sicilia agli Hohenstaufen, decise +di dare il bel reame in feudo a un Principe straniero: +umiliazione del Papato! fatalità d’Italia! Il Papa gettò +il suo sguardo su quei paesi dove sperava trovare a +buon mercato un pretendente volonteroso e denaro in +copia: offerse perciò la corona di Sicilia a Carlo d’Angiò +fratello del re di Francia; ma gli ottimati e Bianca +regina madre, governatrice in vece di Luigi che trovavasi +in Siria, respinsero la proposta. Allora Innocenzo +s’indirizzò all’Inghilterra; e, poichè Riccardo di Cornovaglia, +uomo immensamente ricco, ricusò la sua proposta, +tanto seppe circuire il fratello suo il re Enrico, che egli +accettò per conto del suo secondo figliuolo Edmondo di +Lancastro, fanciullo di ott’anni. Enrico III ebbe sì +qualche scrupolo in sulle prime, pensando che Sicilia +ne sarebbe stata tolta al nipote suo, il giovine Enrico +ch’era figliuolo di Federico II e di Isabella e vicario +dell’isola; ma furono dubbiezze passeggiere, avvegnachè +la morte di quel nipote facesse presto sgombrare +la coscienza del Re da ogni incertezza‍<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> +</p> + +<p> +Innocenzo IV doveva darsi le mani attorno per combattere +Corrado mercè di un potente avversario; chè +infatti nell’Ottobre 1253 il Re entrava in Napoli conquistata‍<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>. +La nuova che la città era caduta giunse +al Pontefice a Roma quando da Assisi v’era venuto sul +principio di Ottobre‍<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>. Già parecchie volte i Romani +mormorando lo avevano ammonito di ritornare: e dapprima +avevano ordinato al Comune di Perugia loro +protetto di non dar più a lungo ricovero al Papa; indi +avevano minacciato quelli di Assisi, dichiarando che +sarebbero andati con un esercito a strapparlo fuori delle +loro mura. O venga adesso, gridavano stizzosamente, o +non venga più‍<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>. «Ei ci fa meraviglia», dicevano i loro +legati al Papa, «che tu, pari ad un vagabondo, meni +vita randagia, or qua, or là: tu abbandoni Roma, residenza +degli Apostoli, e lasci in balia dei lupi il tuo +gregge, di cui un giorno dovrai render conto a Dio, +e ad altro non pensi che a far quattrini. Il Papa non è +di Anagni o di Lione, non di Perugia o di Assisi, ma +<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> +di Roma». E questo linguaggio dettava ai Romani un +uomo di assai grande energia, Brancaleone di Andalò, +che a quel tempo era loro senatore. Innocenzo IV venne +pauroso ed esitante; i Romani lo accolsero freddamente; +nè le dimostrazioni di onore altro furono che formalità +officiali comandate dal Senatore‍<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>. Brancaleone andò +ad incontrarlo fuori delle porte e lo condusse in Laterano; +tuttavia il Biografo di Innocenzo non dice che +il ricevimento fosse trionfale, come era stato quello di +Milano e di altre città. Così avvenne che la Curia nell’Ottobre +del 1253 tornò a Roma, dopo un’assenza di più +che nove anni, e dopo che ne erano scorsi dieci del pontificato +di Innocenzo IV; in tutto questo tempo i Romani +non lo avevano veduto soggiornare un anno solo nella +loro città. Appena seppero adesso che il Papa trovavasi +nelle loro mura, lo assediarono con domande di sovvenzioni +e di risarcimenti d’ogni maniera: e fecerlo con tanta +veemenza da obligare Innocenzo ad invocare la protezione +del potente Senatore‍<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. Brancaleone sedò la tempesta +tanto per non guastare i suoi rapporti col Pontefice, +appo cui egli lealmente si adoperava a pro di Corrado: +col Re infatti ei si trovava stretto di buona amicizia, e +publicamente ne riceveva gli ambasciatori in Campidoglio. +E Corrado in pari tempo profittava della presenza +del Pontefice a Roma per ritentare di far pace; ma i +suoi avvocati, i conti di Monfort e di Savoia, non giunsero +<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> +a capo di cosa alcuna; Innocenzo aveva giurato di +sterminare la famiglia di Federico II, e procedeva al suo +intento con inesorabile ostinatezza‍<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>. Notizie capitategli +d’Inghilterra ne rianimavano frattanto le speranze, +poichè gli veniva annunciato che Enrico III era disposto +ad accettare la corona di Sicilia per conto del suo +figliuolo: quindi fu che nel giovedì santo dell’anno 1254 +scagliò la scomunica contro Corrado ed Ezzelino, e tosto +dopo partì di Roma in cui trovavasi mal securo, e andò +nell’Umbria. +</p> + +<p> +Da Assisi egli confermò la patente d’investitura +della Sicilia, che Alberto suo legato provvisoriamente +aveva data al giovine Edmondo‍<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. Dissipate s’erano +le dubbiezze del Re d’Inghilterra, poichè suo nipote, il +giovanissimo Enrico, vicerè di Sicilia, era morto repentinamente +sulla fine dell’anno 1253 a Melfi, dove lo +aveva chiamato Corrado. Poco tempo prima erano passati +di vita due fanciulli del maggior figliuolo di Federico, +lo sventurato Enrico; e poichè una maligna calunnia +attribuì a Corrado la loro morte, l’artificio e la furberia +se ne profittarono per indurre Inghilterra ad accettare +l’investitura. Enrico III ch’era uomo corto, con gioia +<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> +puerile die’ nella pania; mandò al Papa tant’oro quanto +ne poteva desiderare, ossia gli die’ carta bianca di trar +quante cambiali volesse sopra banchieri italiani. Era tutto +ciò che Innocenzo bramava; Inghilterra sacrificava il +suo patrimonio per un regno che essa possedeva dipinto +in carta; ed alla conquista di Sicilia per comando pontificio +si dava il carattere di crociata‍<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>. Ora sperava il +Papa che Corrado avrebbe dovuto in breve soccombere +alle forze unite della Chiesa e d’Inghilterra; ma ancor +più presto il giovane Re inaspettatamente soccombette +alla febbre che lo spense, e ciò fece che il Papa si pentisse +di quanto avea operato, e dimenticasse di aver mai +trattato col Principe inglese. +</p> + +<p> +Corrado IV, nella letizia del suo primo trionfo, dominò +Sicilia e Napoli come retaggio nuovamente conquistato +colla virtù della sua prodezza guerriera; e già s’armava per +ripigliare contro il Papato la lotta del padre suo. «Presto», +così annunciava ai Ghibellini, «presto sarò con +ventimila soldati nel settentrione per castigare i ribelli e +per restaurare l’autorità imperiale». In tal guisa scriveva +nell’Aprile del 1254, e ai 20 di Maggio era anche morto. +Il figlio di Federico II non perì di veleno come malignamente +s’ebbe a inventare, ma soggiacque alle fatiche +sopportate nel caldo clima dell’Italia meridionale; morì +a Lavello nella pienezza della sua forza giovanile, a ventisei +anni di età, lamentando il suo destino, e piangendo +<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> +la sventura dell’Impero di cui previde la caduta‍<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>. La +terra fatale d’Italia divorò lui, come ebbe divorato il +padre e l’avo suo, come ebbe divorato tutta la famiglia +degli Hohenstaufen siciliani. +</p> + +<p> +Un destino crudele spense quella illustre casa; e la +sua rapida fine, che somiglia alle sorti degli Atridi, è uno +di quei tragici avvenimenti a cui spiegare la superstizione +bigotta ha sempre in pronto la chiave. La storia dei +fatti non riesce però a darne spiegazione; bensì la ragione +giunge a scoprirne la necessità, poichè ne sa discerner le +leggi: la gloriosa famiglia degli Imperatori svevi aveva +compiuto la sua missione, ed in breve tempo era invecchiata +tanto da non aver più forza vitale. Come un dì, +morto Enrico VI, della casa del Barbarossa non era rimasto +che un solo erede ancor bambino, Federico II, così anche +adesso della numerosa discendenza di questo Imperatore +non rimaneva che in Baviera un solo rampollo legittimo, +Corradino figlio di Corrado, fanciulletto di due anni. +</p> + +<p> +Presso il feretro di Corrado vegliava solingo Manfredi, +egualmente come poco tempo prima s’era seduto +presso il feretro di Federico II: l’opera di quattro anni +di fatiche e di sforzi giaceva nuovamente infranta ai +suoi piedi; nuovamente l’avvenire era buio ed incerto. +Ogni uomo capiva che Italia, insieme colla salma di Corrado +IV, seppelliva un grande periodo della sua storia. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span></p> + +<h3 id="cap7-9">CAPITOLO SETTIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap7-9-1">§ 1. +<span class="smaller">Brancaleone, senatore di Roma (1252). — Qualche +particolarità sull’officio senatorio e sull’ordinamento della +Republica romana a questa età. — Opposizione dei baroni romani, +ed opera energica del novello Senatore.</span></h4> + +<p> +Intorno al tempo in cui Innocenzo IV fece ritorno, +un cittadino di Bologna (già lo notammo) col suo +grande intelletto e col suo vigoroso governo aveva sollevato +d’un tratto a eccelso onore l’officio senatorio, e +dava eziandio alla Città un breve periodo di splendore. +Il suo reggimento e gli ordini che ricevette la Republica +romana, massime al tempo di lui, meritano diligente +considerazione. +</p> + +<p> +Dal secolo decimoterzo in poi le libere città italiche +tennero l’uso di scegliere i loro Podestà dal grembo +della nobiltà di altri Comuni amici. Uno straniero, cui si +affidava per sei mesi di tempo il governo, offriva maggiori +guarentie di reggere la cosa publica con animo +imparziale, e aveva meno probabilità di assodare una tirannide, +di quello che avrebbe potuto fondarla un potente +<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> +paesano. Questo scambio d’ingegni e di forze che avveniva +fra le parecchie democrazie, le quali si andavano +prestando vicendevolmente con rispetto e con onore i +più illustri cittadini che lor facessero da rettori, era +bella prova di fratellanza republicana e di comun legame +nazionale. È cosa infatti che reca assai grande +onore agli Italiani. E poichè di regola non si chiamavano +a podestà se non se uomini ragguardevoli, il solo +invitarneli a quell’officio era la più schietta testimonianza +di estimazione che si dava al loro talento eminente. +Chi voglia imparare a conoscere qual fosse il vero +fiore dell’aristocrazia nel glorioso secolo delle Republiche +d’Italia, quali ne fossero i più nobili cavalieri, i +maggiori capitani, i legislatori ed i giudici pratici, ei +conviene che interroghi i registri dei Podestà nelle singole +democrazie; e da quegli elenchi in pari tempo si ha +contezza delle illustri famiglie che nel secolo decimoterzo +e in quello decimoquarto stettero alla testa della vita +storica dei Comuni. In un tempo in cui il restante di +Europa non contava cittadini grandi e famosi, quei Comuni +fanno stupire di sè colla moltitudine di loro statisti +e di loro uomini di guerra, che furono tanti quanti +n’ebbero Grecia e Roma nei più bei giorni delle loro +Republiche. In questa età le città dimostrano di aver +completamente affrancato il loro spirito politico dal +giogo della Chiesa, e producono un quadro magnifico +della borghesia nazionale; sventuratamente che i demoni +dei partiti e l’effrenato reggimento plebeo, dopo +breve floridezza, dovevano ruinare tanto splendore. +</p> + +<p> +I Romani erano anch’essi assuefatti a veder nel loro +Campidoglio un andirivieni di solenni ambasciate di città +<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> +parecchie, fin di Pisa e di Firenze, che venivano a chiedere +nobili romani per loro podestà: però i Romani non +erano ancor mai andati a pigliare il loro Senatore in +città straniere. Quando lo fecero per la prima volta nell’anno +1252, mentre Innocenzo IV dimorava a Perugia, +convien dire che ve li costringessero le condizioni infelici +del loro Comune: e certamente non fu la nobiltà +invidiosa ma il popolo maltrattato da quella, che dopo +una rivoluzione deliberò di affidare l’autorità senatoria, +fin allora divisa, ad un uomo solo, giusto e savio, che +fosse nel tempo stesso senatore e capitano; e fu deciso +d’andarlo a cercare fuor di Roma. +</p> + +<p> +A Bologna s’indirizzarono i Romani. Quella città, +capo della Romagna, traeva allora gran lustro dalla sua +scuola di diritto, chiara per rinomanza europea: aveva +ricchezza molta; da Fossalta in poi formidabile potenza +di armi; un Re viveva prigioniero entro alle sue mura. +Il Consiglio bolognese propose ai Romani per senatore +Brancaleone degli Andalò, conte di Casalecchio, uomo +di stirpe antica, dovizioso e illustre, cittadino di severi +spiriti republicani, giureconsulto profondo‍<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>. Compagno, +per indole, di quegli uomini violenti che crebbero +al tempo degli Hohenstaufen, era della tempra dei Salinguerra, +dei Palavicini, di Bosone da Doara, di Jacopo +da Carrara, di Azzo d’Este, di Ezzelino, di Alberico. +<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> +Aveva la forte vigoria di quegli uomini di ferro, ma +non la loro astuzia raggiratrice, nè il loro atroce egoismo: +e con quei capi di partito trovavasi in corrispondenza, +perciocchè un tempo avesse combattuto nella +guerra Lombarda con Federico II, anche dopo che questi +era stato scomunicato. +</p> + +<p> +Se i Bolognesi proposero un ghibellino a senatore +di Roma, e se i Romani lo accettarono, convien credere +che al colore politico entrambe le città più non badassero, +oppure che il popolo romano tornasse a piegare dalla +parte dei Ghibellini. Che così avvenisse dopo morto Federico +II si capisce agevolmente; i Romani non avevano +più paura dell’Imperatore, ma sì continuavano a +temere il Papa. L’elezione di Brancaleone, dell’amico +del Palavicini e di Ezzelino, fu veramente una protesta +che Roma scagliò contro il governo temporale del Pontefice +reduce di Lione. È difficile che Innocenzo IV allora +confermasse questa elezione; piuttosto la tollerò +solamente perchè necessità ve lo astrinse, e per quel +momento dovette rinunciare al diritto di elezione del +Senatore che i suoi predecessori si avevano conquistato‍<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>. +</p> + +<p> +Brancaleone protestò d’esser pronto ad assumere il +governo di Roma; ma siccome conosceva abbastanza +bene le passioni dei Republicani e massime la ferocia +irrefrenata de’ nobili romani, cercò di guarentirsi contro +<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> +a pericoli inevitabili. Chiese che il governo fosse dato a +lui per tre anni intieri con podestà assoluta, e domandò +che a malleveria della sua sicurezza personale gli si +consegnassero in ostaggio i figli di alcuni nobiluomini +romani‍<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>. Fa mestieri credere che il popolo romano +fosse gravemente premuto dalla tirannide delle fazioni +civiche de’ nobili, se aderì a domande tanto inaudite e +se offese la legge de’ suoi Statuti comunali ponendo in +mano di uno straniero una dittatura di tre anni. Invero +gli ordini del Comune fin adesso avevano stabilito che +l’officio di senatore durasse soltanto sei mesi: il Senatore +finora era stato eletto solamente dalla nobiltà cittadina, +e il principio introdotto in Roma per la prima +volta con Brancaleone, di nominare a senatore uno straniero +(<i>forensis</i>), non si affermò per forza degli Statuti +che cent’anni più tardi. +</p> + +<p> +Una legge minuziosa fino allo scrupolo definì tutte le +obligazioni e tutti i diritti che sarebbero spettati al Senatore +straniero. In misura media il suo stipendio giungeva +a millecinquecento fiorini d’oro o ducati per semestre, +che erano pagati dalla «Camera» cittadina. Una +terza parte di quell’onorario riceveva il Senatore quando +entrava in officio; un altro terzo al principio del terzo +mese; l’ultimo terzo si depositava nella «Camera»; nè +<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> +poteva essere a lui consegnato se prima non avesse reso +conto del suo officio, e ne fosse uscito netto. Quell’età era +ancora semplice e austera e remota dal lusso effeminato +de’ secoli che vennero dopo. Allora reputavasi che l’onore +valesse qualche cosa, e lo si cercava per quel che valeva‍<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>. +Una moneta mensile di settecento cinquanta +talleri bastava a provvedere ai bisogni del Senatore dei +Romani, massime dacchè il valore del denaro a quel +tempo era sette volte maggiore di quello che oggi sia‍<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> +E il Senatore collo stipendio che riceveva doveva eziandio +provvedere alle spese della sua corte. Ogni Podestà di una +città libera conduceva infatti con sè dal di fuori la sua +Curia; i Comuni tenevano a loro orgoglio che il Podestà +spiegasse una pompa magnifica, ma gli prescrivevano con +rigore diffidente il numero onde comporsi doveva la comitiva +dei suoi amici, dei servitori, delle guardie e degli +impiegati. Gli officiali del Senatore romano erano +cinque notai e sei giudici, dei quali uno almeno doveva +avere studiato leggi ed essere giureconsulto illustre, +perchè potesse stargli a fianchi da <i>collateralis</i> o assessore: +ed essi componevano la sua segreteria, in quello che +il collegio generale dei giudici capitolini, detto <i>Assectamentum</i>, +in tutti i casi importanti era congregato da lui +e consultato‍<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>. Il Senatore teneva ai suoi servigî una +guardia di venti uomini a piedi e di venti a cavallo; +alcuni cavalieri gli facevano accompagnatura, come una +specie di corte, e gli stavano presso due marescialli che +avevano incarico di esecutori nelle faccende di polizia‍<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> +Occorre assolutamente distinguere gli officiali della +Città (ossiano magistrati nominati dal popolo) dagli +altri che chiamavansi «famiglia» del Senatore. Assai +grande era il numero di quei primi; ed esercitavano il +loro officio con ceremonie fastose, poichè la Città aveva +ambizione di poter gareggiare colla corte del Papa +mercè di un grande numero di collegî officiali e di magistrati. +Il cancelliere della Città, notai, <i>scriniarii</i>, tesorieri +della «Camera», il segretario (<i>scriba Senatus</i>), +il siniscalco, i <i>consiliarii</i>, gli <i>assectatores</i>, li <i>justitiarii</i>, +fino i <i>vestararii</i>, ossiano mastri del tesoro e delle guardarobe, +raccolti in parecchie corporazioni e con varî +gradi, componevano una ragguardevole schiera di impiegati +civici‍<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>. +</p> + +<p> +Allorchè il Senatore straniero veniva nella Città che +se lo aveva chiamato, ne era accolto con onori che si +sarebbero convenuti ad un principe: per le vie addobbate +a festa e fra le acclamazioni del popolo era condotto +solennemente in Campidoglio, dove sulla gradinata del +palazzo senatorio stavano aspettandolo i capitani delle +Regioni coi loro vessilli ed altri magistrati. La forma maestosa +con cui si recava a prender possesso delle case Capitoline, +<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> +animava Roma di massima pompa; e, grandioso +spettacolo officiale, veniva in terzo dopo le cavalcate dell’Imperatore +e del Papa, moventi alla coronazione. Prima +di entrare in carica il Senatore giurava nelle mani di +una giunta del parlamento di osservare gli Statuti della +Città, di esercitare coscienziosamente il suo officio, di +far rispettare gli Editti contro gli eretici, di tenere un +reggimento pacifico e legale nella città di Roma, sui suoi +cittadini, sul suo comitato e sul distretto; di proteggere +gli ospitali, i luoghi pii, le vedove e gli orfani, di +conservare tutti i diritti civili e le consuetudini dei Romani‍<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>. +Allora si affidava al braccio suo la podestà +esecutiva in tutte le attenenze dell’autonomia cittadina. +Era egli il capo politico del Comune in pace e in guerra, +giudice supremo e supremo capitano. Aveva autorità +di vita e di morte. Riceveva i giuramenti di omaggio +dei vassalli della Città; collocava i Podestà nelle terre +soggette alla giurisdizione del Campidoglio; mandava +ambasciatori (<i>ambasciatores</i>) a Stati stranieri, conchiudeva +trattati con Principi e con Republiche. Promulgava +leggi nuove in materia di finanze e di giustizia, facendole +bandire da araldi, ossiano <i>praecones</i>. Finalmente, +pari a un principe sovrano, incideva sulle monete d’oro +e d’argento di Roma il suo nome, il suo stemma e la +sua imagine, che lo rappresentava genuflesso innanzi a +<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> +san Pietro intanto che questi gli porgeva il vessillo della +investitura. Di qui si pare che i Papi nel secolo decimoterzo +avevano perduto il diritto di battere moneta e +lo avevano ceduto al popolo romano‍<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>. +</p> + +<p> +Vestito magnificamente di un robone color scarlatto +soppannato di pelli d’ermellino, coperto il capo di un berretto +simile a quello che adoperava il Doge di Venezia, +circondato dalla sua corte, nella pompa di festivi cortei, +o nei giuochi popolari, o quando i Papi salivano al trono, +o nei negozî politici, il Senatore rappresentava la maestà +del popolo romano‍<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>. Però gli Statuti correggevano +<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> +la sua grande autorità che aveva del potere dittatorio; +i collegî di consiglieri e le giunte popolari la moderavano +o la sopravvegliavano; finalmente la restringeva +il diritto costituzionale che competeva all’assemblea +popolare, in quanto all’elezione ed al voto. Nelle Republiche +la paura della tirannide è guardiana che veglia +sempre con occhi aperti sui governanti; massima legge +poi è la responsabilità che i reggitori hanno innanzi al +popolo. Pertanto l’officio del Senatore, che pur aveva +breve durata, era minacciato di pericoli parecchi di lotte +partigiane e di insurrezioni popolari, e spesso non era +che una splendida tribolazione. Si spiava, si contava ogni +passo che il Senatore faceva. Era confinato in Campidoglio; +nè oltre a una certa misura di spazio e di tempo +gli era consentito di uscire della Città. Gli era interdetto +ogni consorzio amichevole coi cittadini; perfino aveva +divieto di desinare nelle case di qualche ottimate. Fino +a tanto che governava la Città, era condannato a vedovanza, +perciocchè la sua donna non potesse accompagnarvelo; +non fratello, nè qualsiasi altro prossimo parente +poteva stargli vicino‍<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>. Prima che uscisse della +sua carica (e quest’era regola generale anche degli +altri Podestà tutti), si costituiva un officio di censori, il +quale doveva esaminare il modo che il Senatore ed i +suoi impiegati avevano tenuto nelle loro funzioni. Due +<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> +giorni prima che finisse il tempo del suo magistrato, +il banditore annunciava publicamente dai gradini del +Campidoglio che si sarebbe pronunciata sentenza dell’illustrissimo +Senatore dei Romani, e per dieci giorni +il <i>Syndicus</i> dava ascolto ad ogni specie di accusatori. +Se il Senatore era convinto di mala amministrazione, +per lo manco lo si condannava a perdere una +terza parte del suo stipendio; e, in caso che questa +somma non bastasse, lo si teneva in carcere fino a tanto +che avesse pagato‍<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. Se invece se l’era cavata con +lode e con onore, la Città lo restituiva alla Republica +dond’era venuto, ed oltracciò poteva regalarlo del diritto +di cittadinanza, e concedergli facoltà di aggiungere +le lettere S. P. Q. R., stemma di Roma, al suo proprio‍<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>. +</p> + +<p> +Oltre a tutte queste limitazioni, gli atti di governo +del Senatore erano vincolati alla conferma dell’assemblea +del popolo. In tutti i casi importanti, gli araldi di lui +chiamavano il popolo a parlamento, cui annunciava coi +suoi rintocchi la campana del Campidoglio. Allorchè +trattavasi di parlamento «pieno» (<i>plenum et publicum</i>), +esso teneva le sue tornate innanzi al palazzo senatorio: +e in fitta calca i cittadini si raccoglievano sulla piazza +Capitolina, e venivano giù degradando per la sua discesa +fino al luogo ov’è oggidì la piazza di Araceli. A quella +<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> +assemblea popolare il Senatore proponeva progetti intorno +a cose di ordine interiore ed esterno, e «l’illustre +popolo dei Romani» decideva col voto, o con levar di +mani, o con acclamazioni, se dovevasi muover guerra +contro Viterbo, o con chiuder leghe con altre Republiche, +o far omaggio all’Imperatore, o invitare il Papa +discacciato a far ritorno. Colà il popolo udiva leggere le +lettere di Principi e di Città, e talvolta anche ascoltava +i discorsi degli ambasciatori, che comparivano innanzi +al parlamento per presentargli le loro domande. Se +invece si chiamavano ad assemblea solamente le giunte +del popolo, costituite secondo le tredici Regioni della +Città e componenti il maggiore ed il minor Consiglio +(<i>consilium generale et speciale</i>), l’adunanza si raccoglieva +nella basilica di Araceli, che ne era stanza capace‍<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>. +Questa veneranda chiesa faceva adesso le veci +del tempio della Concordia, che spesso aveva servito da +aula parlamentare ai Romani antichi. I <i>Patres Conscripti</i> +<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> +della Republica medioevale, i Colonna, i Pierleoni, i Capocci, +i Frangipani, i Savelli, gli Orsini, fossero aristocratici +o demagoghi, guelfi o ghibellini, facevano risonare +la oscura navata di quella chiesa di Francescani +della loro facondia fiera e disadorna, delle loro invettive +scagliate contro l’Imperatore od il Papa. E la chiesa +continuò fino al secolo decimosesto ad essere l’arena dei +dibattimenti parlamentari di Roma, i quali avvenivano +soltanto nelle tornate del maggiore e del minor Consiglio: +soltanto là si levavano oratori a combattere od +a sostenere opinioni, che poi, in forma di proposte, erano +presentate per la conferma al parlamento popolare; +dopo di questa conferma il Senatore publicamente le +bandiva in forma di leggi‍<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>. +</p> + +<p> +Nell’età medioevale della Republica il Campidoglio +rivisse di nuova vita. Se si potesse avere un’idea esatta +di quei tumultuosi parlamenti, di quei tribunali e di +quelle curie di giudici che ivi si raccoglievano in publico; +se si potesse penetrare in quelle varie faccende della +democrazia, vedere quale essa fosse colle sue corporazioni, +<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> +coi suoi collegî, colle sue fazioni, coi suoi magistrati e +col suo sistema elettivo mirabilmente composto, certo ne +avremmo ragione di meraviglia e spesso eziandio di ammirazione. +Ma cadde anche la Republica medioevale del +Campidoglio; nell’archivio dei Senatori non v’è più +pergamena che ne mantenga ricordanza: e dalle torri +laterali delle rimutate case senatorie e dalle gallerie dei +cortili sparvero le iscrizioni e gli stemmi di tutti quei +Republicani, che di là al tempo dei Guelfi e dei Ghibellini +governarono l’<i>alma Roma</i>‍<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>. +</p> + +<p> +Eletto in Agosto dell’anno 1252, venne Brancaleone, +probabilmente in sul principio del Novembre, +ad assumere il suo officio triennale. E venne con una +magnifica accompagnatura di giudici, di notai e di cavalieri, +tutta gente presa al suo servigio a Bologna, a +Imola ed in altre città. Per conseguenza questa fu la +prima volta che la suprema magistratura della Città +fosse tutta composta di forestieri, e che signori romagnuoli +governassero la Republica romana: anche Galeana +moglie del Senatore potè accompagnarvelo, ad +onta dell’ordine consueto degli Statuti. A Roma Brancaleone +trovava condizioni tali di cose che ad ordinarle +non ci voleva dammeno che un uomo di vigor d’animo +regio. La cancrena della Città non istava nello spirito +turbolento della democrazia, ma nella fierezza dei signori +<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> +feudali ribelli alla legge, che erano per la più parte di +origine germanica. Alla loro superbia sconfinata andava +pari la ignoranza; però la loro potenza era troppo grande +perchè il popolo avesse potuto vincerla. Le loro castella +e i loro <i>feuda</i> si stendevano per tutto il territorio romano; +fin la Città avevano ripartito sotto di sè, perocchè +sedessero sparsi per quartieri, dentro a monumenti +abbertescati; ed ogni giorno combattevano l’uno contro +l’altro come li sospingevano le ire o le ambizioni, e +si beffavano del Campidoglio, delle cui dignità si fregiavano +senza rispettarne le leggi. In molte altre Republiche +la nobiltà s’era assoggettata ai Comuni, ed +era stata costretta a trasferir la sua residenza dalle +campagne nella città: solamente a Roma la nobiltà continuava +sempre ad esercitare il suo predominio. Non troviamo +documento di sorta donde paia che baroni romani +della campagna si sieno sottomessi al Comune cittadino, +come tanto spesso fece la nobiltà delle terre di +Modena, di Bologna, di Padova e di Firenze: quello +che unicamente troviamo or qua or là sono documenti +di vassallaggio prestato al Pontefice. Ricca di beni +nella campagna, dove erano situate le sue castella famigliari, +la nobiltà romana possedeva in pari tempo +dei luoghi forti nella Città, cui (se necessità lo esigeva) +abbandonava per andare a cercar sicurezza nelle +sue rocche campestri più munite ancora, in mezzo ad +armati vassalli. Era stato il Papato che aveva dato origine +alla potenza di quei patrizî. Dalla nobiltà romana +erano usciti Pontefici che avevano favorito antiche famiglie +nepotesche, o di nuove ne avevano fondato, e +di esse si erano serviti a combattere il Comune: d’altra +<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> +parte nobiluomini romani in gran numero sedevano +nel collegio cardinalizio e nella prelatura, laonde le +ricchezze della Chiesa refluivano in grembo delle case +nobili, e i maggiori officî continuavano ad essere possedimento +di certe stirpi privilegiate. I Colonna, gli +Orsini, i Savelli, i Conti, gli Anibaldi, i Frangipani, i +Capocci furono le più cospicue famiglie di nobili che +nel secolo decimoterzo or le une or le altre dominarono +e divisero Roma, in quello che esse stesse si divisero +in guelfe e in ghibelline‍<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>. Brancaleone ebbe gran +fatica a combattere quest’idra dalle molte teste; però +fin dapprincipio gli riuscì di farlo con prospero risultato. +Roma e la Campagna provarono il vigore della +sua mano; si fecero secure le vie, e videsi qualche nobile +oltracotante penzolare col laccio alla gola dalle alte +finestre della sua torre. +</p> + +<p> +Il novello Senatore pretese tosto anche alla signoria +suprema del Lazio. Chiese che Terracina si sottomettesse +al Campidoglio; e a dimostrazione di sudditanza +le impose che mandasse suoi deputati ai giuochi publici +dei Romani. E poichè minacciava con un esercito +di costringerla all’obbedienza, Terracina si volse ad +Innocenzo IV, che a quel tempo trovavasi a soggiornare +ancora in Assisi. Il Papa scrisse al Senatore una lettera +monitoria; scongiurò tutte le città e i vassalli della +Campagna di opporre resistenza ai Romani se questi +<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> +fossero mossi alla spedizione; e comandò a Giordano +suddiacono, rettore della Campania e della Maritima, di +raccogliere soldatesche‍<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>. Il Senatore lasciò stare Terracina; +ma, per lo contrario, ormai dopo dell’anno 1252, +sorprese Tivoli di guerra, e poco appresso veramente la +assoggettò al Campidoglio: il Papa per ragioni politiche +nol potè impedire. +</p> + +<h4 id="cap7-9-2">§ 2. +<span class="smaller">Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette +al Campidoglio. — Il Papa si arma per prendere possesso +del reame di Sicilia. — Manfredi gli presta vassallaggio. — Innocenzo +IV entra a Napoli. — Manfredi fugge. — Vince +a Foggia. — Innocenzo IV muore (1254). — Alessandro IV +viene a Roma.</span></h4> + +<p> +Vedemmo Innocenzo IV tornare a Roma costrettovi +da Brancaleone, e presto poi di nuovo riprendere la sua +residenza nell’Umbria. Ma ora la notizia che morto era +Corrado, amico del Senatore, lo indusse tosto ad avvicinarsi +al reame di Sicilia che la prospera fortuna ancora +una volta offeriva alla sua signoria. A Roma pose +appena il piede; nel giorno delle Pentecoste tenne in +san Pietro un’orazione al popolo, gli disse un mondo di +belle parole, e pregò i Romani acciocchè lo ajutassero +<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> +nei suoi piani politici di Sicilia‍<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>: indi si recò al castello +di Molaria, proprietà del cardinale Riccardo Anibaldi, +e proseguì precipitosamente il suo viaggio fino ad +Anagni. +</p> + +<p> +Le milizie romane accampavano allora innanzi a +Tivoli. I cittadini di questa terra munita si difesero +accanitamente contro gli assalti di Brancaleone; ma +finalmente, ridotti alle angustie estreme, accettarono la +mediazione pacifica del Papa, mandarono umilmente +ambasciatori al Campidoglio, e promisero fedeltà di vassalli‍<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>. +</p> + +<p> +Tivoli a grande onor suo era stata sempre republica +libera: non aveva mai sopportato dominio di baroni +e di dinastie; talvolta era stata asilo di Pontefici perseguitati, +indi sotto di Federico II aveva sposato la +causa ghibellina: la Chiesa la aveva sempre difesa +contro le pretensioni dei Romani. Chi legge queste Istorie +<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> +ricorderà che una guerra di Roma contro Tivoli era +stata cagione della cacciata di Ottone III, e che un’altra +guerra, cencinquanta anni dopo, aveva dato occasione +che si ristabilisse il Senato. Per tre secoli i Romani andarono +aggredendo con imprese guerresche questa piccola +terra sacra alle Muse e alle Sibille, vago e amato +ritrovo di loro antenati: alla fine infatti cadde in loro +potere, e Tivoli diventò un <i>feudum</i> della città di Roma. +Poichè Innocenzo IV abbandonò in balìa del Senato +romano una città così importante, questo fatto dimostra +quanto egli abbisognasse del favore del Senatore. Il suo +Biografo afferma che egli si fece mediatore di quella +pace per le preghiere dei Romani posti a mal partito, +quantunque buona ragione avesse di essere irritato +contro Brancaleone: ed invero questo Senatore amico di +Manfredi non aveva badato alla sua domanda di ajuto, +ed anzi aveva promulgato divieto che si facessero prestiti +al Papa, che gli si recassero vettovaglie ad Anagni o +che si levassero milizie. In una parola, egli aveva sollevato +inciampi alla spedizione che il Papa apparecchiava +contro Sicilia‍<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>. Tornava a pregiudizio dei +Romani che la santa Sede assoggettasse al suo dominio +quel reame, ma Innocenzo IV abbandonando Tivoli alla +sua sorte (la cosa avvenne sulla fine dell’estate dell’anno +1254), si comperò dal Senatore la promessa che non +lo avrebbe molestato alle spalle con ostilità, or che si +accingeva a tor possesso delle Puglie. +</p> + +<p> +Anagni (dove trovavasi il Papa), patria della casa +Conti nemica degli Hohenstaufen, era stata a quest’età +<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> +spesse volte teatro di elezioni pontificie, ed or diventava +nuovamente il punto di mezzo di tutti gli affari ecclesiastici. +Di là volevasi dare assetto alle cose del regno, dove +Corrado IV, morendo, aveva affidato la tutela del suo +giovine figliuolo non a Manfredi, bensì al margravio +Bertoldo di Hohenburg, prossimo parente della sua sposa +Elisabetta. Bertoldo, generale delle milizie tedesche nelle +Puglie, era stato assai potente uomo e tenuto in gran +rispetto finchè Corrado visse, ma era odiato come straniero, +e certo non adatto alla nuova missione. I suoi ambasciatori, +fra cui fu anche Manfredi, vennero ad Anagni +domandando che si riconoscessero per validi i diritti di +Corradino, che il padre nel suo testamento aveva raccomandato +alla protezione della Chiesa. Per lo contrario +Innocenzo pretendeva che senza condizioni gli si desse +in potere Sicilia; e, come fu scorso un termine da lui +stabilito, agli 8 di Ottobre scomunicò Manfredi, Federico +di Antiochia, Bertoldo di Hohenburg e il fratello +di lui, con altri Ghibellini. Aveva il Papa nominato +a legato per Sicilia il cardinale Guglielmo Fieschi, +nipote suo, e gli aveva affidato incarico che riunisse +soldatesche presso a Ceperano. Gli diede amplissime +facoltà di raccogliere moneta da banchieri romani, e di +dare in ipoteca tutti i beni che la Chiesa possedeva +nella Città e nella Campagna, di cavar per amore o per +forza denaro da tutte le sedi vacanti e non vacanti, di +far finalmente quattrini imponendo un tributo universale +sopra le terre di Sicilia, e incamerando i beni di tutti i +Ghibellini che non si sottomettessero alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> +</p> + +<p> +Scoraggiato dalla scomunica e da condizioni di cose +in cui sostenersi non poteva, Bertoldo cedette la reggenza +a Manfredi, il quale, dopo qualche repugnanza, +spinto dalle instanze de’ maggiorenti siciliani, la accettò. +Peraltro la sua posizione era assai malagevole; molti +signori e città molte si erano messi apertamente dalla +parte del Pontefice. Privo di mezzi di far la guerra, il +giovine Principe per quel momento non vide altra via +di salute eccetto che con far soggezione alla Chiesa; e +mandò ad Anagni il conte Galvano Lancia, zio suo, +perchè ne recasse la proposta ad Innocenzo IV. Accettò +il Papa lietamente, e ai 27 di Settembre stipulò +un trattato, per via del quale Manfredi entrò a’ servigî +della santa Sede come vicario di una gran parte della +terraferma napoletana; ed, oltre a Taranto e ad altri +beni donatigli da Federico II, s’ebbe anche la contea di +Andria in feudo dalla Chiesa, per sè e pei suoi eredi‍<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>. +Con questa doppiezza agiva il Papa, il quale mercè di +solenni trattati aveva assunto impegni formali con Inghilterra, +e poco prima aveva scritto a re Enrico III +che, sebbene fosse morto Corrado IV, voleva mantenere +in vigore il patto conchiuso con Edmondo, e che anelava +al momento di vedere le armi inglesi rivolgersi +alla conquista di Sicilia. Ora invece Innocenzo non faceva +pur motto di questi negoziati cogli Inglesi; e in +una enciclica dichiarava di voler conservare a Corradino +<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> +la corona di Gerusalemme e il ducato di Svevia, +aggiungendo che nella formula del giuramento feudale +da prestarsi alla Chiesa i Siciliani dovessero inserire +le parole: senza pregiudizio del diritto spettante al fanciullo +Corrado. +</p> + +<p> +Manfredi però capiva che intento di Innocenzo si era +di torgli primamente la potenza, di nuocergli; indi, +quando ne fosse venuta la occasione propizia, di sbarazzarsi +di lui. Tuttavia, come vassallo della Chiesa, fu costretto +di venire alle frontiere del Lazio lorchè Innocenzo +IV, circondato da uno sciame di profughi Siciliani +assetati di vendetta, si fu partito di Anagni per andare +a prender possesso del regno. Il figlio di Federico, reggendo +le briglie al corridore del Papa quando fu al +passaggio del Liri, dovette egli stesso guidare quel nemico +mortale di sua famiglia a valicarne il ponte, e metterlo +così dentro alla terra ereditaria dei suoi avi‍<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>. Per +vero dire i Pugliesi accolsero il Papa con diffidenza, ma +erano pure stanchi del reggimento di Tedeschi e di Saraceni. +Speravano le città di ottenerne franchigie comunali, +di cui Corrado IV, nè più nè meno che Federico II, +non aveva voluto sapere; e soprattutto speravano di +liberarsi dalla dura oppressione delle nuove imposte di +Federico e delle <i>collectae</i> insopportabili: perciò fecero +soggezione alla Chiesa, sotto la cui protezione molti +Comuni, segnatamente in Sicilia, avevano fondato un +<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> +governo republicano‍<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>. I baroni da canto loro speravano +di recuperare l’alta giurisdizione ed altri privilegî, +e prestarono omaggio al Pontefice in Capua. Lo +stesso fecero anche i fratelli Hohenburg, i quali abbandonarono +al suo destino Manfredi ond’erano stati fin +adesso compagni, tanto per ottener così dignità e contee +da vassalli della Chiesa. +</p> + +<p> +Ai 27 di Ottobre Innocenzo IV tenne il suo ingresso +in Napoli. Quell’ostinata nemica degli Hohenstaufen +(può invero chiamarsi la Milano dell’Italia meridionale) +accolse il Pontefice con sincere onoranze, e di buona voglia +ne riverì la signoria. Così Innocenzo vide il reame +dei Normanni tornare senza lotte sotto il reggimento +della Chiesa, e sperò di conservarlo per sempre. Ma l’animo +ardente di Manfredi tutt’a un tratto spezzò vincoli +contro natura, che lo avvilivano: circondato di diffidenze +e di tradimenti, si offese del dispregio in cui lo +tenevano i baroni rientrati adesso con Innocenzo e i +favoriti nuovi; e il contegno tracotante del Cardinale +legato che a lui come a suddito chiese il giuramento +di fedeltà, mentre pur dei diritti di Corradino non si +fiatava più, gli pose in chiaro quale avvenire gli si preparava. +Avvenne per caso che le sue genti uccidessero +un ottimate a lui nemico; capì allora di dover pensare +a suo pronto salvamento, e scappò. La fuga di Manfredi +da Acerra, il suo viaggio notturno per le montagne di +Puglia, la sua improvvisa comparsa a Luceria fra i Musulmani +suoi salvatori, il modo valoroso onde ruppe +guerra, le sue prime vittorie, il ritorno che fecero a lui +<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> +alcune città pugliesi, la inettitudine dei generali pontificî; +tutti questi fatti compongono un quadro attraente +di audacie, di prosperità e di nuovi ordini di cose. Ai 2 +Dicembre Manfredi battè i suoi nemici a Foggia; il +legato fuggì di Troja; il suo esercito si disperse, ed egli +stesso corse a Napoli per recare al Pontefice l’annuncio +di quest’infortunio‍<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>. +</p> + +<p> +Colà Innocenzo giaceva infermo in un palagio che +altra volta aveva appartenuto al celebre Pier delle Vigne‍<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>: +e in quello il Papa morì ai 7 Dicembre dell’anno +1254‍<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>. Raccontasi che, agonizzante, il suo animo +si smarrisse fra i pentimenti e le ire; ma se non sia +vera quella parola con cui narrasi che prendesse congedo +dalla vita, essa per lo meno dimostra qual giudizio di lui +abbiano pronunciato i suoi contemporanei. Alcuni suoi +nepoti con brutali querimonie circondavano piangendo il +suo letto di morte, ed ei prorompeva: «A che piangete, +miserabili? non hovvi arricchiti abbastanza?»‍<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>. E il +Cronista inglese parla di una visione che tenne dietro +<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> +alla morte del Pontefice: un Cardinale, maligno uomo, +vide Cristo starsi fra Maria ed una nobile figura di +donna che teneva in mano l’imagine della Chiesa, in +quello che Innocenzo IV genuflesso supplicava perdonanza +delle sue peccata. La veneranda matrona lo accusò +di tre peccati mortali; che aveva fatto della Chiesa una +schiava, trasformato il tempio di Dio in una bottega da +banchiere, scrollato fede, giustizia e verità, colonne fondamentali +della Chiesa. E il Redentore disse al peccatore: +«Va a ricevere la mercede delle opere tue», e +discacciollo‍<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>. +</p> + +<p> +Quello che rese celebre Innocenzo IV (ultimo dei +maggiori Papi del medio evo che siano sorti dalla scuola +di Innocenzo III) si fu la vittoria riportata sull’Impero +degli Hohenstaufen. Uomo fornito di molte doti di mente, +ebbe animo ingeneroso, nè conobbe virtù di sacerdote: +soprattutto fu d’indole despotica che dominò +tutto l’essere suo, e che su qualunque trono avrebbe +fatto di lui un monarca vigoroso, perseverante e destro +agli affari. Prete senza coscienza e avaro, caporione +aperto dei Guelfi, secondò l’indirizzo di quell’età, si fece +giuoco dei trattati con ogni sorte di astuzie, non s’arretrò +da tutto ciò che gli potesse recar profitto, empì +il mondo di ribellione e di guerra civile, trascinò la +Chiesa nel basso degl’interessi mondani cui diè impronta +di santità. Ogni uomo che ragioni con mente +<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> +scevra di pregiudizî, deve provare schifo mirando le +condizioni prettamente politiche cui Innocenzo IV ridusse +la Chiesa, facendone un campo perpetuo di battaglia +o una secreteria diplomatica od una borsa di +mercanti: e si dura fatica a mitigar la sentenza che +se ne trae, se pure si voglia addurre a scusa di quel +Papa l’indole della sua età. Erede delle passioni di Gregorio +IX e dei suoi predecessori, egli prese le redini +del potere e intraprese la missione di difendere in +quelle male condizioni di cose la Chiesa degenerata, +combattendo contro avversari grandi e senza coscienza +come lui. Quand’era ancora cardinale, Federico II lo +aveva tenuto in grande onoranza per l’acutezza della +mente e per l’erudizione sua; una volta papa, la natura +delle cose ne lo fece suo nemico inflessibile. «Negli +annali della gente umana», così dice il massimo Storico +di quel tempo, «non ho mai visto esempî di un +odio così acerbo come quello che arse fra Innocenzo IV +e Federico»‍<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>. Cotale passione ereditaria di partito +punse forte l’animo di un Papa non altrimenti che il +cuore di un Imperatore o di un guerriero della taglia +di Ezzelino. In quel secolo agitato di ambizioni e di +cupidigie di regno, pieno di amore di libertà e di nobile +orgoglio di cittadini, travagliato di superbie sacerdotali +e di libidini di tirannia, la ferocia dei partiti rese acremente +battaglieri e sottili nelle astuzie gli uomini e le +<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> +republiche ed i governanti, laonde è certo che giudicando +di quegli uomini e di quegli istituti conviene temperar +la sentenza che si meriterebbero i loro delitti e le +mancate virtù. +</p> + +<p> +La morte del Pontefice, la vittoria di Manfredi a +Foggia, la fuga dell’esercito battuto, i cui avanzi proprio +in questo erano dal cardinale Fieschi raddotti a +Napoli, tutto ciò mise i Cardinali a costernazione: e +dicevasi che i Saraceni s’avvicinassero per massacrare +tutto il sacro Collegio. Tuttavia quel Cardinale e Bertoldo, +venuto a Napoli insieme con lui impedirono che +si dessero a obbrobriosa fuga, e li costrinsero a riunirsi +e ad eleggere prestamente il nuovo Papa. +</p> + +<p> +La storia dei Pontefici si compiace di contrasti immediati +di persone. A Innocenzo III era succeduto il +mite Onorio III; a Innocenzo IV or teneva dietro il +quarto Alessandro, papa che di guerre non voleva saperne, +grasso e tondo signore, buontempone, benigno, +pio, giusto, timoroso di Dio, ma amante dei quattrini +e di animo debole‍<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. Reginaldo, vescovo di Ostia e di +Velletri, fu eletto ai 12 di Dicembre 1254 a Napoli, e +addì 27 di quel mese consecrato con nome di Alessandro +IV. Con lui dunque salì novellamente alla santa +Sede un uomo di quella casa Conti che aveva già combattuto +contro gli Hohenstaufen ai tempi di due grandi +Papi: era nipote di Gregorio IX e nato nella diocesi +<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> +di Anagni, a Jenna, meschino castello baronale posto +sopra la selvaggia gola di montagne dove ha origine +l’Anio‍<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>. +</p> + +<p> +Uomo di poco ingegno, il novello Papa tentò progredire +nella via pericolosa che Innocenzo IV e gli +eventi gli avevano tracciato. Con donativi s’acquistò +amici, confermò ai fratelli Bertoldo, Ottone e Lodovico +di Hohenburg i feudi lor concessi dal suo predecessore, +e, per separarli del tutto dalla causa di Manfredi, vi +aggiunse il ducato di Amalfi. Sebbene senza risultamento, +negoziò con Manfredi, il quale temevasi che presto +comparisse innanzi a Napoli, e perfino spedì lettere in +Alemagna che assicuravano il piccolo Corradino della +sua benevolenza; ma tosto dopo, ai 9 Aprile 1255, mandò +anche in Inghilterra una Bolla in cui confermava +definitivamente l’infeudazione di Edmondo, e a questo +Principe concedeva l’investitura di Sicilia, retaggio +dell’altro. In tal guisa Alessandro IV si smarrì ancor +più nel folto di quel labirinto politico in cui si era avvolto +il suo predecessore. E in tutto imitandolo, senza +fede o coscienza, convertì il voto onde Enrico III s’era +impegnato di intraprendere una Crociata, nell’obligo di +conquistare la Sicilia; e fino al Re di Norvegia chiese +<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> +che invece di peregrinare al santo sepolcro, venisse a +Napoli per aiutar colle armi sue il Re inglese. Di questo +modo, alle guerre della loro politica domestica i Papi +diedero del continuo forma e apparenza di Crociate religiose‍<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>. +</p> + +<p> +Grandi erano le angustie di denaro cui si trovava ridotta +la Chiesa esausta di forze. Enrico III prometteva +mari e monti, ma nulla dava più: e il Papa vedeva sfumare +la speranza di torre a Manfredi il regno di Sicilia, +del quale questi era stato confermato reggente per parte +di Corradino ossia della sua tutela; perciò Alessandro +abbandonò Napoli che era divenuta mal sicura, e andò +nel Luglio ad Anagni, donde sulla fine del Novembre +1255 si ricondusse a Roma. Qui frattanto una mutazione +rilevantissima era avvenuta. +</p> + +<h4 id="cap7-9-3">§ 3. +<span class="smaller">Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti +delle corporazioni. — Loro attenenze in Roma. — Organamento +della corporazione dei mercanti. — Fondazione del <i>Populus</i>. — Brancaleone, +primo capitano del popolo romano. — Sua +caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna colpita +dell’interdetto. — Emanuele <i>de Madio</i>, senatore. — Brancaleone +è liberato, e torna a Bologna.</span></h4> + +<p> +Già da tre anni Brancaleone governava Roma con +energia grande; e i nobili tracotanti, massime gli Anibaldi +e i Colonna, erano stati domati da lui che agiva con +giustizia imparziale, e non usava riguardi a +<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> +chicchessia‍<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. Colle armi il Senatore ripristinò la giurisdizione +del Campidoglio sopra le città del distretto e sulle castella +dei baroni, sottopose parecchi patrimonî della Chiesa alla +«Camera» urbana, assoggettò il clero a gabella, e lo costrinse +a star sotto la competenza del tribunale civile‍<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>. +Roma, affatto independente dall’Imperatore e dal Pontefice, +era diventata uno Stato libero e tenuto in estimazione, +sotto il reggimento di un republicano di spiriti +fieri e generosi, che all’officio di senatore aveva dato una +vera importanza politica. Il popolo amava Brancaleone +come suo amico e protettore; e sopra il popolo fondava +egli la sua forza. +</p> + +<p> +Se ci fossero conservate notizie precise del suo governo, +noi vedremmo che per lui la democrazia sorse +in Roma a maggior potenza, e che le corporazioni romane +ne ottennero costituzione più salda. Notammo che +a Perugia esistevano maestranze armate in leghe difensive +e guerreggianti contro la nobiltà; le vedemmo, sul +<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> +punto di stabilire un reggimento popolare, essere perciò +disciolte dai Pontefici: e infatti colà, fin dall’anno 1223, +gli artigiani avevano formato delle associazioni politiche +sotto lor consoli, rettori o priori‍<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>. A Milano le arti +avevano fin dal 1198 composto un Comune, detto la +Credenza di santo Ambrogio; e in quel medesimo torno +di tempo anche le maestranze di Firenze s’erano ordinate +saldamente. A Bologna gli artigiani si sollevarono +nel 1228, fondarono una lega, e si conquistarono il +diritto di sedere nel palazzo comunale‍<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>. Il quarto stato, +quello dei lavoratori, che fino adesso nei Comuni era stato +escluso dalle faccende di governo, s’agitava dappertutto +per ottenere la sua parte nel reggimento e per conseguire +importanza civile accanto alla grande borghesia +e alla nobiltà, che avevano riempiuto di sè i Consigli +comunali. Il lusso crescente rendeva gli artigiani agiati +e numerosi, e la brama universale di acquistar potere +incoglieva dal sotto in su le loro classi finora vissute +nell’oscurità. La natura mirabile di quel ceto di uomini +pacifici ed attivi che cominciò a prendersi in mano il +<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> +governo nelle Republiche, che sul principio del secolo +decimoquarto rimutò o distrusse l’antica costituzione +comunale, che schiacciò o umiliò la nobiltà educando +una turbolenta signoria di plebei, non ci è descritta in +alcun luogo più manifestamente che a Firenze, nè in +alcuno ci è rimasta più al bujo che in Roma. +</p> + +<p> +Nella Città, da tempi antichissimi, esistevano le gilde +di artigiani in forma di corporazioni o persone morali, +quantunque per il periodo di cui parliamo non se ne tenga +nota in documenti. Il loro concetto antico di <i>Schola</i> +s’era nel generale mutato in quello latino di <i>ars</i> (arte, +maestranza); però anche a questo tempo l’antica parola +si ritrova‍<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. All’età di Brancaleone esse avevano loro +presidi con nome di consoli ovvero di <i>Capita artium</i>; +e, sebbene nessun documento faccia menzione delle +attenenze in cui si trovassero col Comune del Campidoglio, +tuttavia men tardi, nell’anno 1267, vediamo comparire +in parlamento i presidi delle maestranze, e, accanto +<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> +ai Consoli dei mercanti, prender parte a negozî +politici‍<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>. Quante corporazioni al tempo di Brancaleone +fossero riconosciute in Roma, non sappiamo; ma +nel 1317, conformemente all’ordine costituzionale, ve +ne furono tredici, delle quali le maestranze dei mercanti +e degli agricoltori (<i>ars bobacteriorum</i>), sì come +era avvenuto in antico, reputavansi le più ragguardevoli‍<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>. +</p> + +<p> +Del paro che in tutte le floride città d’Italia, così anche +in Roma i mercanti componevano la maggiore delle +maestranze. Avvertimmo come eglino formassero l’aristocrazia +<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> +del denaro da cui Federico II ed i Papi cavavano +prestiti; e ciò dimostra che Roma, dove già esistevano +banchi fiorentini e sanesi sotto consoli loro proprî, per +sue relazioni con Sicilia, con Bisanzio e coll’Oriente non +era l’ultima delle piazze commerciali. I mercanti romani +trafficando con capitali e con imprestiti costituivano +una vera potenza, ma non per questo assumevano una +posizione politica nella Republica. La loro corporazione +si assestò soltanto nell’anno 1255 in forma nuova; +e poichè tal cosa avvenne nel terzo anno del governo di +Brancaleone, ne concludiamo che propriamente da lui le +corporazioni romane ricevessero fortitudine‍<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>. D’allora +in poi la mercatanzia di Roma fu presieduta da quattro +consoli, da dodici <i>consiliarii</i>, da notai e da altri officiali +eletti annualmente‍<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>. Raccoglievasi a tornate nella +<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> +chiesa della sua compagnia, detta di san Salvatore <i>in +Pensilis</i>, presso al circo Flaminio; e là, nella strada +derivata dal circo stesso ed appellata <i>ad apothecas obscuras</i> +(quartiere medioevale dei mercanti), trovavansi i +suoi fondachi di merci: ivi i giudici della gilda, ossiano +consoli, sulla piazza che si stendeva dalla «torre di +mercato» fin verso il Campidoglio, avevano officio di +far ragione in certi giorni determinati alla gente della +corporazione, decidendone le controversie‍<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. I mercanti, +come ogni altra maestranza, eleggevano deputati (<i>statutarii</i>) +che rivedessero i loro Statuti e coll’adesione dei +Consoli e dei consiglieri ne promulgassero di nuovi, i +quali (insieme al registro del sodalizio in cui erano inseriti) +venivano presentati a ciascun Senatore in Campidoglio, +affinchè per iscrittura li confermasse‍<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>. Gli +<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> +antichissimi Statuti della gilda de’ mercanti romani, +ancor dettati in lingua latina, furono stesi in iscritto +nell’anno 1317, ma contengono consuetudini ancor più +antiche‍<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>. Trattano solamente dell’amministrazione +della corporazione, e non significano alcuna compartecipazione +alle faccende di Stato, ad eccezione della +<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> +sopravveglianza sulla zecca che loro era accordata ad +impedire che si battessero denari di cattiva lega‍<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>. +</p> + +<p> +Ma nè i mercanti, nè altre arti ottennero in Roma +vero ascendente politico, perocchè in una città senza industria, +potenza possedessero solamente il clero, i nobili e +i proprietarî di beni fondi. Le antiche famiglie consolari +e le case senatorie del grande ceto cittadinesco del +primo Comune continuavano a conservare il potere in +Campidoglio; e il trattato dell’anno 1242 con Perugia +e con Narni dimostra che la nobiltà teneva il predominio +nel Senato romano. Però, durante le discordie +interne a’ tempi di Innocenzo III e di Gregorio IX, indi +durante la lunga assenza dei Papi, le classi inferiori del +popolo mirarono anche in Roma ad innalzarsi, e tentarono +di mutare la costituzione comunale. Il titolo officiale +di «capitano del Popolo romano», che Brancaleone +per primo aggiunse a quello di Senatore e adoperò in +documenti dell’anno 1254, significa secondo il suo concetto +un Comune popolare (<i>Populus</i>) formato delle corporazioni +e delle classi inferiori di cittadini. Convien dire +che anche a Roma avvenissero fatti simiglianti di quelli +che recarono mutazioni democratiche a Bologna, a Milano, +a Firenze, a Perugia; ed infatti può darsi che ormai +la scissura del Senato avvenuta al tempo di Innocenzo III, +allorchè la parte democratica levò al potere uomini di +sua confidenza (<i>boni homines</i>), desse la prima spinta alla +<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> +formazione posteriore del <i>Populus</i>, ossia federazione di +tutte le maestranze‍<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>. Che ciò fosse conforme all’indole +del tempo, cel mostra la rivoluzione importante +che avveniva a Firenze. Là, nell’Ottobre 1250, la cittadinanza +s’era sollevata contro la nobiltà ghibellina, +aveva formato un nuovo Comune popolare (Popolo), e +creato Umberto di Lucca a «capitano del Popolo»‍<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>. +Qualche cosa di simile avvenne fuor di dubbio anche a +Roma. Massime dall’anno 1250 in poi, l’officio di «capitano +del Popolo,» analogo a quello di tribuno popolare, fu +introdotto nelle città italiche, per guisa che il Podestà +continuò ad essere rappresentante politico dei Comuni, +laddove il Capitano essenzialmente fu investito del potere +militare e di una parte del potere giudiziario. Per verità, +a Roma, il «Capitano del Popolo» compare soltanto +di tratto passeggiero, perciocchè ivi di regola fosservi +due Senatori; e solamente Brancaleone, il quale nell’anno +1252 riunì nella sua persona il potere senatorio +<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> +diviso, si appellò «senatore dell’alma Città, e capitano +del Popolo romano»‍<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>. +</p> + +<p> +A far cadere il grande Bolognese lavoravano con +rabbiosa acerbità nobili e clero, e sopra tutti l’offesa famiglia +dei Colonna. Sul principio di Novembre del 1255 +s’erano già compiuti i tre anni del suo officio; or come +il popolo chiedeva che si rieleggesse, la parte avversaria +lo gravò di accuse innanzi al <i>Syndicus</i>, andò +strombazzando che si voleva perpetuare la tirannide +di uno straniero, e finalmente prese d’assalto il Campidoglio. +Costretto ad abbassare le armi, Brancaleone +si arrese al popolo e fu chiuso nel <i>Septizonium</i>; ma +poco dopo, consegnato in mano alla nobiltà, venne tradotto +nella torre di Passerano‍<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>. Il generoso uomo la +cui morte chiedevano baroni e cardinali, sarebbe stato +indubbiamente perduto, se non lo avessero protetto gli +statichi romani che Bologna teneva ancora in custodia. +La sua valorosa moglie, Galeana, fuggì di Roma, e unita +ai parenti del suo sposo scongiurò il Consiglio di quella +<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> +città a non dimettere in libertà gli ostaggi, ma a far +sì che i Romani sciogliessero dai ceppi il loro concittadino. +La Republica bolognese mandò allora alcuni +ragguardevoli uomini a Roma; però il Papa, che, caduto +il Senatore, s’era incorato a venir nella Città, respinse +la richiesta e domandò che senza condizioni si restituissero +gli statichi. Bologna tenne fermo negando, +ed allora i nobili e parecchi Cardinali tanto e tanto fecero, +che il Pontefice scomunicò quella città guelfa, protettrice +antica della Chiesa. Tuttavia neppur l’interdetto +piegò il coraggio indomito dei Bolognesi; quei magnanimi +cittadini seppero mostrare che gli spauracchi degli +anatemi erano omai diventati strali spuntati, e tennero +gli ostaggi in custodia ancor più stretta e severa‍<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto a Roma il partito vittorioso si faceva +ad eleggere un nuovo Senatore, e la scelta cadde sul +milanese Martino della Torre: però questi non accettò, +onde a senatore fu nominato Emmanuele <i>de Madio</i>, con +<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> +un altro che gli fu posto allato con officio di <i>Capitaneus</i>. +Emanuele, cittadino bresciano, era stato in prima podestà +di Piacenza, e, fuggito innanzi ad Ezzelino, era venuto +a Roma‍<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>: or l’elezione che si faceva di un forestiero +anche dopo caduto Brancaleone, dimostra che non +peranco la nobiltà si fidava di rimandare senza ascolto +le richieste del popolo. Le lettere supplichevoli che gli +ostaggi scrivevano da Bologna, e la savia costanza dei +Bolognesi i quali, avendo colto due parenti di Alessandro +IV nella Romagna, con molti onori gli avevano +rimandati al Pontefice, tutto questo fece sì che +finalmente Brancaleone fosse messo in libertà; e forse +vi ebbe parte eziandio l’attitudine minacciosa del popolo‍<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>. +Lo si obbligò a comparire innanzi al <i>Syndicus</i> +del nuovo Senatore ed a dichiararvi che rinunciava ai +suoi diritti: fecelo egli, ma protestando di esservi stato +costretto colla violenza. E quando più tardi, nell’Agosto +ovvero nel Settembre dell’anno 1256, partì di Roma, +la nobiltà romana gli mandò dietro il sindaco Andrea +<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> +Mardone fino a Firenze, e indusse il Consiglio fiorentino +a non lasciar uscire della città il temuto ex-Senatore, +se prima in presenza sua non avesse rinnovata la rinuncia +giurata già a Roma. Brancaleone rinnovolla, +ma colla stessa riserva dei suoi diritti verso il Comune +di Roma e verso persone private, cui dichiarò di +non aver mai fatto rinunce: senza dubbio vi si involgeva +in mezzo anche la domanda di una parte del +suo stipendio che era stato trattenuto in deposito nella +«Camera». In questo modo ei fe’ ritorno, coperto di +gloria, alla sua terra natia, la quale rimandò gli ostaggi +e fu sciolta dalla scomunica‍<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>. +</p> + +<h4 id="cap7-9-4">§ 4. +<span class="smaller">Cade Emmanuele <i>de Madio</i> (1257). — Il demagogo +Matteo <i>de Bealvere</i>. — Brancaleone torna in officio di senatore. — Punizione +inflitta ai nobili. — Distruggonsi le torri +della nobiltà a Roma. — Brancaleone muore (1258). — Onorifica +memoria di lui. — Sue monete. — Castellano degli +Andalò, senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone +Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade la casa +dei Romano. — I flagellatori.</span></h4> + +<p> +Il reggimento di Emmanuele <i>de Madio</i> fu tumultuoso +e infelice. Creatura della nobiltà romana di fazione +guelfa, non servì che a scopi di parte, e con debolezze +e con mali tratti irritò contro di sè il popolo che +era stato il grande amore di Brancaleone. Del potere +s’impadronirono gli Anibaldi, i Colonna, i Poli, i Malabranca +<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> +ed altri maggiorenti; si tornò alle confusioni +antiche, e l’odiosa reazione aristocratica partorì guerra +civile. Il popolo che benediva Brancaleone e bramava +il ritorno del suo robusto governo, si sollevò; e quasi +senza posa combattè tutto intorno al Campidoglio e per +le vie della Città‍<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>. Nella primavera del 1257 la rivoluzione +si fece universale. Le maestranze presero le armi, +si allearono insieme, e a loro demagogo e caporione +levarono un mastro fornaio di origine inglese, chiamato +Matteo <i>de Bealvere</i>. Emmanuele restò morto nella guerra +civica; una parte dei nobili fu discacciata, e il Papa +medesimo costretto a recarsi a Viterbo, dove fu sulla +fine del Maggio‍<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> +</p> + +<p> +Tosto il popolo romano richiamò di Bologna Brancaleone, +ed ei venne non senza pericolo, perocchè la +Chiesa gli tendesse agguati. Si accolse con giubilo il +prode uomo che per tre anni aveva con tanto vigore +governato il popolo e lo aveva difeso contro la prepotenza +dei nobili: nè v’ha dubbio che gli fosse nuovamente +conferita la podestà senatoria per altri tre anni‍<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>. +</p> + +<p> +Non appena che Brancaleone ebbe ripreso possesso +del Campidoglio, ei die’ principio al suo secondo reggimento +con una severità che forse la sete di vendetta +ringagliardiva, ma che le condizioni della Città rendevano +certamente necessaria. Tutti i tribolatori del popolo +cacciò, o gettò in carcere, o mandò al supplizio. +Due Anibaldi, parenti di Riccardo cardinale, fe’ appendere +alle forche. Con Manfredi (che adesso era diventato +padrone della terraferma e dell’isola di Sicilia, e già pensava +<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> +a insignorirsi della corona) conchiuse un’alleanza +che avea per iscopo di annientare la parte guelfa. Se +paia contraddizione che Brancaleone, republicano per +indole e per tendenze, si unisse coi nemici nazionali della +libertà civica d’Italia, convien pensare che ciò derivava +dalle attenenze speciali in cui la città di Roma trovavasi +col Papa. Mentre fuor di Roma questi pareva esser capo +naturale dei Guelfi e protettore della independenza municipale, +in Roma la faceva invece da ghibellino, precisamente +come quegli che proteggeva i baroni feudali di +origine germanica, coll’aiuto dei quali solamente teneva +in freno la democrazia. Alessandro IV scomunicò Brancaleone +e i suoi consiglieri, ma alla impotenza di lui +si rispose colle beffe; e il Senatore, dopo aver protestato +che il Papa non aveva diritto di scomunicare +il magistrato romano, con publico editto bandì un’impresa +contro Anagni: si assoggettasse, diceva, questa +patria del Pontefice al Senato, se non voleva esser rasa +al suolo. I congiunti di Alessandro IV, spacciati a Viterbo +dall’atterrito Comune di Anagni, si gittarono supplichevoli +a’ piedi del Papa, e tanto fecero che egli dovette +umiliarsi, e chieder compassione al formidabile Senatore‍<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>: +probabilmente anche lo sciolse dall’anatema. +Alla podestà civile del Papa in Roma non si badava +più. +</p> + +<p> +Brancaleone volle adesso mercè un colpo maestro +farla finita cogli ottimati arroganti: comandò che si +<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> +smantellassero le torri dei nobili, rocche levate ad oppressione +del popolo, carceri dei debitori, caverne di +turpi violenze. Sotto quella lista di proscrizione, nell’anno +1257, convien credere che cadessero più di centoquaranta +torri ben munite, sulle quali il popolo ardente +di vendetta si scagliò con furore di distruzione. +Il gran numero delle rocche abbattute può dare un’idea +della moltitudine che di esse v’era in Roma; giacchè, +per quanto la giusta legge abbia toccato la maggior +parte delle torri, pure è difficile che Brancaleone tutte +le facesse atterrare, e parecchie di maggiorenti ghibellini +o di genti amiche ne andarono immuni. Se le torri +dei nobili nella Città si contino a trecento, se trecento +se ne attribuiscano alle mura cittadine, ed altrettante +alle Chiese, per certo Roma a quell’età offriva lo spettacolo +belligero di una città che alzava al cielo un +novecento torri‍<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>. Se poi si pensi che molte di esse +in pari tempo componevano una parte essenziale delle +case de’ nobili ed erano costruite sopra monumenti dell’antichità, +ei si può credere quanta ruina di vecchi +edifizî quella demolizione sistematica abbia recato. Perciò +Brancaleone si schiera fra i pessimi nemici dei monumenti +romani, ed una età novella di rovina della Città +data da lui‍<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>. Le case consecrate alla distruzione furono +<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> +abbandonate eziandio al saccheggio, e in quell’occasione +ne perirono anche gli archivî famigliari co’ loro +documenti. +</p> + +<p> +Dovette pure essere squallida la vista che presentò la +Città dopo di quella devastazione; ma Roma, come tutti +gli altri paesi, era abituata a cotali rovinii. I cittadini di +quei tempi non avevano mai la gioia di vedere secura +e bene ordinata la patria. Passeggiavano in mezzo ai +ruderi, e cumuli nuovi ne miravano sorgere quasi ogni +dì. Lo smantellamento dissennato e barbarico delle +case era un fatto abituale, come oggidì sarebbe un +qualche ordine di polizia. Le città del medio evo erano +costantemente in demolizione e in fabbrica; e vie e +mura e case nella loro rapida mutazione riflettevano +come in uno specchio l’indole dei partiti e le loro furie +e le turbolenze di un governo che sempre cambiava. +Quando il popolo si sollevava a rivolta, smantellava le +case dei nemici; quando una famiglia osteggiava l’altra, +si atterravano le case della parte che soccombeva; +quando il magistrato urbano esiliava delinquenti, le loro +case si rovesciavano; quando l’Inquisizione scopriva in +<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> +qualche abitazione degli eretici, per comando del governo +quelle si radevano al suolo, come se di là fosse +passato il terremoto‍<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>. Quando un esercito conquistava +una città nemica, se ne abbattevano le mura, se pure la +città tutta intiera non si distruggeva. Dopo la celebre +battaglia di Monteaperti non ci volle meno che il generoso +coraggio di un grande cittadino per impedire che +gli irritati Ghibellini radessero al suolo Firenze: ed ancora +verso la fine del secolo decimoterzo la collera di un +Pontefice fece smantellare una intiera città; Bonifacio +VIII fe’ spargere il sale sui ruderi di Palestrina, +all’istesso modo che un dì il Barbarossa aveva seminato +il sale sopra Milano. +</p> + +<p> +In quella ruina delle torri romane furono travolte +anche le famiglie, chè molti ottimati espiarono le loro +colpe con esilio, colla confisca dei beni, e lasciando sul +patibolo le ossa. Ma ora la pace e la sicurezza tornarono +nella città e nella Campagna, la quale fu nettata +dalle masnade di ladroni che la infestavano‍<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>. +</p> + +<p> +Brancaleone governò amato e temuto, ma per poco. +Mentre stava assediando Corneto infermò di febbre, si +<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> +fece trasportare a Roma, e morì in Campidoglio nel vigore +di sua vita: correva l’anno 1258‍<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>. Con sentenza +concorde i contemporanei celebrano in lui l’inesorabile +vendicatore di tutte le ingiustizie, l’amico severo della +legge, il protettore del popolo: bellissimo elogio pei +governanti di tutte le età. In quel forte cittadino di +Bologna, allievo pratico della sua scuola di giurisprudenza, +rivisse uno spirito antico, che incarnò in sè egregiamente +la vigoria republicana del suo tempo. Perchè +egli abbia diritto all’onoranza dei posteri basti dire +che ei seppe per parecchi anni tener l’ordine nella Città +divisa dalle fazioni e darle il beneficio di una legittima +libertà. Se avesse governato più a lungo egli avrebbe +introdotto delle grandi novità nelle relazioni della Città +col Papa, e perfino la tirannide (fosse stata anche lunga) +di un uomo della sua tempra non avrebbe pei Romani +potuto essere che salutare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> +</p> + +<p> +Il popolo romano onorò in istrana guisa la memoria +del suo ottimo senatore: la sua testa, come una reliquia, +fu collocata entro un vase di lavoro prezioso, ed esposta +a durevole ricordanza sopra una colonna di marmo: +fu un’apoteosi bizzarra, ma il suo trofeo ornò il Campidoglio +meglio che non abbia fatto il carroccio milanese‍<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>. +La ricordanza di Brancaleone sparve di Roma, +dove non v’ha monumento, non iscrizione che parli di +lui. Ciò che solo se ne conserva sono le sue monete: da +una faccia rappresentano l’imagine di un leone in atto +che cammina, e tengono impresso il nome di Brancaleone; +dall’altra recano l’effigie di Roma seduta in +trono, tenente in mano una palla ed una palma; all’ingiro +sta scritto: «Roma capo del mondo». Pertanto +fu questa la prima volta che il nome di un senatore +fosse inciso sopra monete romane, le quali si fregiarono +soltanto di simboli civili; e così fu che si abbandonò +l’uso fino allora adottato di mettervi sopra +l’imagine o il nome di san Pietro‍<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>. +</p> + +<p> +Come il Papa in casa sua fu liberato del nemico potentissimo, +sperò di poter restaurare a Roma la signoria +della santa Sede, mandò legati nella Città, e divietò che +senza suo beneplacito si eleggesse il nuovo senatore. Ma +i Romani si beffarono del suo comandamento. Morendo, +<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> +Brancaleone aveva consigliato che gli dessero per successore +lo zio suo; e pertanto avvenne che si nominò a senatore +Castellano degli Andalò, fino allora pretore di +Fermo. Indarno reclamò il Papa il suo diritto elettivo, +invano disse che, non foss’altro come semplice cittadino +romano, anche a lui competeva un voto nella elezione del +senatore. Alessandro IV era a quel momento in Anagni, +nè venne più a Roma‍<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>. Quanto a Castellano, anch’egli +seguì l’esempio del nipote, e si guarentì con ostaggi; +però la sua posizione era più difficile e la sua caduta +inevitabile. I nobili esiliati ed il Papa demolirono la +sua potenza, e fu soltanto in mezzo a costanti pugne +ch’ei potè tenersi ritto fino alla primavera del 1259: +la plebe comperata a denaro si sollevò contro lo zio di +Brancaleone, e Castellano cacciato del Campidoglio si +gettò dentro a una fortezza di Roma, e oppose robusta +resistenza agli assedianti‍<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>. Allora, per influenza del +Pontefice, furono levati al seggio senatorio due uomini +romani, Napoleone figliuolo del celebre <i>Matheus Rubeus</i> +di casa Orsini e Riccardo figlio di Pietro Anibaldi‍<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>; +ma quantunque con questa restaurazione del sistema +antico tornasse al potere il partito guelfo, tuttavia +anche i novelli senatori continuarono a tenere alta l’autonomia +<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> +del Campidoglio. Ed essi rinnovarono definitivamente +la pace conchiusa già da Brancaleone e da +Emmanuele <i>de Madio</i> con Tivoli, per guisa tale che la +città dovette per sempre arrendersi al popolo romano e +dichiararsene vassalla. Da quel momento in poi Tivoli +non solamente pagò un tributo annuo di mille libbre, ma +ricevette eziandio un podestà nominato dal consiglio +del Comune romano, ed avente titolo di conte. Però +conservò il diritto di vivere secondo i suoi Statuti, di +nominare un <i>Sedialis</i> ossia giudice urbano, un <i>Capitaneus +Militiae</i> ossia tribuno del popolo, ed altri officiali +di magistratura‍<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>. +</p> + +<p> +Castellano dovette abbassare le armi, fu cacciato +in carcere in pari modo che in addietro era avvenuto +del nipote suo, e si salvò dalla morte soltanto per via +degli ostaggi romani, che Bologna non restituì ad onta +di ripetute scomuniche‍<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>. Finalmente fu liberato in +<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> +occasione di un commovimento memorando che agitò +le città d’Italia subito dopo la morte di Ezzelino e la +estinzione della sua casa. Questo formidabile guerriero, +il cui nome divenne proverbiale come di tiranno medioevale +di città, aveva poco a poco conseguito il dominio +dei più ragguardevoli Comuni di Lombardia. Non erano +valse lusinghe di Innocenzo IV o di Alessandro IV per +indurre quel genero di Federico II a romper fede alla +causa ghibellina ed a porsi a’ servigi della Chiesa, che +a quel prezzo gli avrebbe perdonato qualunque delitto. +Ma alla fine, dopo eroica resistenza, Ezzelino cadde vicino +Cassano in potere di nemici collegati a’ suoi danni. Gli +storici descrivono con emozione le ultime lotte di quell’uomo +straordinario, in cui l’indole della sua età trasformò +i germi di egregie virtù in frutti di colpe detestabili, +per modo che diventò immortale come un Nerone +o un Erode del suo secolo‍<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a>. Ed essi narrano +quanto giubilo se ne levasse, e descrivono la gente +che a gran frotte accorse per sbramarsi a mirare la +<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> +faccia del tiranno prigioniero; e ne fanno il paragone +di un gufo che posa muto moto mentre stormi di piccoli +uccelli lo circondano cinguettando. Ezzelino morì +con tre scomuniche indosso, in silenzio, sprezzando il +mondo, il Papato, la Chiesa, la stessa sua sorte predettagli +dagli astrologhi: morì ai 27 di Settembre +del 1259 nel castello di Soncino, dove gli fu data onorevole +sepoltura. Crudelissimo destino ebbe Alberico suo +fratello, che nuovamente aveva disertato dalla Chiesa; +dopo essersi difeso disperatamente nella torre di San +Zeno, dovette arrendersi ai nemici coi suoi sette figliuoli, +con due figlie e colla moglie, che furono tutti scannati +sotto a’ suoi occhi, poi egli stesso, fatto a brani, trascinato +a coda di cavalli. +</p> + +<p> +La orrenda caduta della potente casa dei Romano +s’aggiunse ad altri flagelli per metter il terrore nello +spirito degli uomini e far traboccare la piena dei dolori +ond’erano abbeverati. Guerre perpetue e disgrazie, cui +la penna non basta a descrivere, avevano ridotto a desolazione +le città. «L’anima mia si sbigottisce», così +parla un cronista di quel tempo, «a dire dei patimenti +del mio secolo e delle sue ruine, perocchè ormai da forse +vent’anni, per ragione della discordia fra Chiesa e +Impero, il sangue d’Italia scorra come torrenti di acque»‍<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a>. +Tutt’ad un tratto una corrente elettrica scosse +la gente umana, e la indusse a pentimento; a cento, a +mille, a diecimila persone in una volta movevano in +<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> +processioni, flagellandosi a sangue. Città dietro città +furono travolte nel vortice di quella disperazione, e +monti e valli risonarono di grida lamentose: «Pace! +pace! Signore, facci grazia!» Molti storici di quel +tempo discorrono meravigliati di quel fenomeno sorprendente; +dicono tutti che quell’uragano morale primamente +si levò da Perugia e poi si appiccò alla città di +Roma. N’era presa la gente di tutte le età e di tutti i +ceti. Fino i fanciulli di cinque anni si flagellavano. Monaci +e preti prendevano la croce e predicavano penitenza; +vecchi romiti uscivano dei loro nidi selvaggi, e per la +prima volta in vita loro inoltrandosi nelle vie delle città +predicavano penitenza. Gli uomini si spogliavano delle +vesti fino alla cintola, involgevano la testa in un cappuccio, +e pigliavano in mano uno staffile. Si univano +assieme a truppe, a comitive; andavano a due a due, di +notte recando torce, camminando a pie’ nudi sul ghiaccio; +circondavano le chiese con salmodie da mettere +paura; si prostravano piangendo appiè degli altari, e +cantando inni alla passione di Cristo si picchiavano con +una furia che aveva della frenesia. Or si gettavano +bocconi a terra, ed ora alzavano le scarne braccia al +cielo. Chi li vedeva doveva essere di sasso se non +faceva com’essi. Gare e divisioni cessarono; usurai e +ladri salirono al governo; peccatori si confessarono; si +spalancarono le porte dei carceri; assassini corsero in +cerca dei loro nemici e porsero loro in mano la spada +nuda supplicandoli ad ucciderli, ma quegli scagliavano +rabbrividendo lungi da sè le armi, e si precipitavano +piangendo a’ piedi de’ loro offensori. Allorquando cotali +schiere spaventose di pellegrini movevano d’una in +<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> +altra città, vi piombavano sopra come un turbine, e +così quella insania di flagellatori si propagava, infettandole, +di terra in terra‍<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>. Di Perugia sulla fine di autunno +del 1260 vennero a Roma. Fino i duri Romani +ne andarono in estasi; si apersero le porte delle loro +prigioni, e così Castellano degli Andalò potè fuggirsene +a Bologna sua città natale‍<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>. +</p> + +<p> +I flagellatori sono uno dei fenomeni più meravigliosi +del medio evo. Una grave e lunga confusione sociale, +conseguenza della guerra combattuta fra l’Impero e il +Papato, aveva partorito la frenesia religiosa delle Crociate +onde gli uomini con fervente desiderio s’eran volti a +cercar redenzione; la stessa brama si rinnovò nei flagellatori +dell’anno 1260. La gente umana contristata dai +suoi tanti dolori raccoglieva nel profondo dell’anima le +impressioni di avvenimenti che la esaltavano; eresie, +<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> +inquisizione, roghi, fanatismo di frati mendicanti, invasioni +di Tartari, lotta feroce delle due podestà, furia +di fazioni, guerra civile devastatrice di tutte le città, +tirannide di Ezzelino, e fame e peste e lebbra: questi +erano i mali che allora desolavano il mondo. Le peregrinazioni +di quei flagellatori, che parevano altrettanti +demonî erranti, fu l’espressione popolare di una miseria +universale, fu protesta disperata e penitenza volontaria +della società, cui s’apprese un contagio morale così +grave come fu quello ond’era caduta inferma al tempo +delle Crociate. In quella truce forma di penitenti gli +uomini presero commiato dall’epoca storica in cui si +combattè la guerra mondiale fra Chiesa e Impero. Ma +sulla fine di quest’epoca spuntò un genio, figlio di essa. +Fu Dante, che di tutto quel mondo medioevale compose +un sol monumento. Il suo poema immortale è un +duomo meraviglioso, turrito a stile gotico, dalle cui +merlature vediamo sorgere le eminenti persone di quell’età, +imperatori e papi, eretici e santi, tiranni e republicani, +i vecchi e i nuovi, i sapienti e gli ingegni creatori, +gli schiavi e i liberi, tutti aggruppati intorno al +genio umano penitente che va cercando libertà‍<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span></p> + +<h2 id="libro10">LIBRO DECIMO. +<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span></p> + +<h3 id="cap1-10">CAPITOLO PRIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap1-10-1">§ 1. +<span class="smaller">L’Impero tedesco. — Manfredi, re di Sicilia. — Sue +relazioni col Papa in Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a +Montaperti. — Firenze ed altre città prestano omaggio a Manfredi. — I +Guelfi si volgono a Corradino in Germania. — Alessandro +IV muore nel 1261. — Urbano IV, papa.</span></h4> + +<p> +Le guerre italiche avevano spossato Germania; scissa +internamente, era caduta in debolezza profonda da cui +l’Impero antico non si risollevò mai più. Morto Guglielmo +di Olanda nella guerra dei Frisoni (ai 28 Gennaio +1256), la corona di Alemagna fu disdegnata da’ principi +discordi e venduta a chi ne dava maggior prezzo: così +avvenne che l’infiacchito sentimento nazionale tollerò +che al grande soglio imperiale si esaltassero due signori +stranieri, Riccardo di Cornovaglia e Alfonso di Castiglia; +e tanto stremate s’erano dappertutto le forze, +che la duplice elezione (onde i Papi tornarono ad essere +arbitri dell’Impero) non trasse più guerre dietro di sè. +Quei re forestieri senza repugnanza alcuna riconobbero +nel Pontefice la podestà di giudice dell’Impero; e, +<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> +assisi sulle rovine di questo, vere ombre, non fecero che +rappresentarne al vivo il decadimento profondo‍<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>. +</p> + +<p> +Più avventurato fu Manfredi nelle Puglie ed in Sicilia, +di cui nessun soldato pontificio calpestava più il +suolo. Manfredi aveva mirato alla corona e l’ottenne. +Profittando abilmente della fama che Corradino fosse +morto (nè è difficile che egli ad arte ne avesse fatto +spargere il grido), addì 11 Agosto 1258 si fe’ coronare +a Palermo. Sebbene fosse una manifesta usurpazione +dei diritti di Corradino, tuttavia la voce del paese ne la +aveva richiesta; le condizioni delle cose la avevano imposta +e giustificata; e già un esempio se ne aveva avuto in +Filippo di Svevia, che parimenti di tutore del nipote +s’era fatto usurpatore della sua corona. Ai legati di +Corradino venuti per protestare Manfredi con buone ragioni +dichiarò essere cosa impossibile che un re il quale +dimorava nella lontana Germania tenesse la signoria +di Sicilia; dover questa terra obbedire non ad altri che +a un principe domestico suo; per nascita e per costume +sè essere italiano; voler da monarca legittimo dominare +sul reame che aveva, mercè la sua buona spada, +conquistato contro due Papi; aggiunse finalmente che +Corradino avrebbe potuto succedergli dopo ch’ei fosse +morto. La coronazione di Manfredi era stata un atto tale +<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> +che lui doveva rendere nemico eterno delle legittime +pretese degli Hohenstaufen sopra Sicilia; perciò ei fu +costretto a combatterle, a tenerle remote dalle frontiere +italiche ed a farsi sostenitore dell’idea nazionale d’Italia. +E così ne fu distrutta l’antica associazione politica di +questa contrada con Germania, e composto uno stato di +cose quale era quello cui i Guelfi avevano inteso a creare. +</p> + +<p> +Come or Manfredi, di luogotenente di Corradino +s’ebbe tramutato in suo nemico, e di vicario di Germania +si cambiò in principe nazionale italiano, può +darsi che accortezza suggerisse ad Alessandro IV di +confermarlo, sotto certe condizioni, a re vassallo della +Chiesa, similmente di quello che altra volta un Papa +aveva fatto levando il normanno Ruggero al trono di +Sicilia. Ma non volle Manfredi essere principe vassallo, +sibbene monarca independente, laonde conseguenza della +sua coronazione si fu che il Pontefice protestasse quella +esser nulla, che pronunciasse una novella scomunica, e +scagliasse l’interdetto contro tutti i vescovi e tutte +le città che lo riverivano‍<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a>. L’odio della Curia pontificia +contro la schiatta di Federico durava inestinguibile; sospettava +essa (e con buona ragione) che Manfredi avrebbe +sempre osteggiato le pretensioni del Papa, senza posar +mai finchè non avesse conquistato il reame d’Italia e +postosi in capo la corona imperiale. +</p> + +<p> +La conciliazione tentata più volte fallì eziandio poichè +il Papa chiedeva che s’allontanassero d’Italia i +Saraceni. La durata di questa colonia di Musulmani +nelle Puglie fa ricordare la storia di que’ tempi in cui +<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> +gli Arabi dai loro covi del Garigliano avevano incusso +spavento a tutta l’Italia. Federico II aveva trapiantato +a Luceria i loro compatriotti di Sicilia, facendosene un +campo di arcieri abilissimi, sempre parati a combattere. +I frati predicatori, che Gregorio IX aveva mandato ripetute +volte fra loro, non erano giunti a convertire uno +solo di quegli infedeli; e anche dopo di lui, e sempre, +il nome di Allah gridato dalle scolte risonò dalle +torri di Luceria, e i letterati vi andarono spiegando nelle +moschee il Corano. Federico aveva composto di Saraceni +la sua guardia, e, scevro di pregiudizî, aveva eletto ad +alti officî parecchi uomini ragguardevoli di loro gente: +la tolleranza degli Hohenstaufen serbò in vita quei Maomettani, +che rimasero fedeli a loro fino alla morte. Se +anche sia esagerata la notizia data dal Cronista inglese +che i Saraceni contassero sessantamila uomini atti alle +armi, erano però abbastanza numerosi perchè tenessero il +Pontefice in angustie‍<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>. Nelle guerre degli Hohenstaufen +contro la Chiesa furono essi il solo esercito permanente +che quei principi avessero: guerrieri fervidissimi e distruttori +senza pietà, invulnerati dalle scomuniche, trucidavano +allegramente preti e frati mendicanti; senza rimorsi +bruciavano chiese e conventi, e devastavano città conquistate, +sì come fecero di Albano e di Sora al tempo di +Federico II, e di Ariano a quello di Manfredi. La loro +colonia nell’Italia meridionale fu una spina confitta in +<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> +cuore dei Papi‍<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a>. Alessandro IV chiese che si bandissero; +ma Manfredi non vedeva altra salute che nella loro +fedeltà, e doveva i suoi primi successi di prosperità ai +loro archi ed alle loro frecce; li protesse, e, come il padre +suo, chiamò schiere sempre novelle di Arabi, che +vennero dalle coste di Africa a porsi a’ suoi stipendî. I +Papi lo chiamarono sultano e alleato dei Pagani, e le +loro crociate furono sempre indiritte contro Manfredi e +insieme contro i Saraceni di Luceria. +</p> + +<p> +Coronato che fu, Manfredi entrò in una nuova epoca +della sua vita politica. Presto ottenne ascendente nell’Italia +di mezzo e settentrionale; la sua potenza prese +dimensioni maggiori, e, quantunque il compimento di +un tanto disegno trovasse difficoltà insuperabili, lo affaticava +il pensiero di riunire tutta Italia sotto al suo scettro +come re nazionale. La sua rottura con Corradino e coi +Tedeschi lo fece avvicinare ai Guelfi; s’era fatto accogliere +nella confederazione intesa a debellare Ezzelino, e +conchiudeva trattati con Genova e con Venezia. Ma +presto venne in aperto che la parte guelfa non era più +la vera nazionale, perlochè Manfredi, come ebbe compreso +esser cosa impossibile rappattumarsi col Papa, tornò +alle tradizioni della sua famiglia, e alleatosi ai Ghibellini +combattè insieme con essi contro lo Stato della +Chiesa. Nominò il Palavicini, loro duce nell’Italia superiore, +a suo capitano in Lombardia; elesse il genovese +Percivallo Doria a suo vicario a Spoleto e nelle Marche; +<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> +e Giordano di Anglano conte di San Severino, suo consanguineo, +fe’ vicario di Toscana‍<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>. Questo paese, di +cui Siena era il quartiere dei Ghibellini, dopo la celebre +giornata di Montaperti, prestò omaggio a Manfredi come +a supremo signore e protettor suo. I Sanesi congiunti +ai Ghibellini fuorusciti di Firenze, che s’erano raccolti +sotto il loro gran capitano Farinata degli Uberti, e soccorsi +da genti tedesche venute con Giordano di Anglano, +<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> +ruppero ivi sulle rive dell’Arbia, ai 4 Settembre 1260, i +confederati Guelfi: e Firenze la ricca, la potente aperse ai +Ghibellini le porte, e tributò ossequio al conte Giordano, +che lo ricevette per Manfredi. Avvenimento gravido di +conseguenze! Diminuì la forza della Chiesa, accrebbe +la considerazione di Manfredi in tutta Italia, schiacciò +la fazione guelfa, ma anche la rese per sempre nemica +implacabile di quel Re; e lui incatenò piè e mani ai +Ghibellini di cui si buttò adesso in braccio, e gli tolse +agio di far pace colla Chiesa, che nelle sue distrette +chiamò a soccorso un despota straniero: tuttavolta fornì +eziandio di repente a Manfredi una base nuova di potenza +nell’Italia di mezzo, donde potè agire più gagliardamente +contro il Papa e tenere in commovimento lo +Stato ecclesiastico fin sotto le porte di Roma‍<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> +</p> + +<p> +I Guelfi di Firenze e di altre città si gittarono +sconsigliatamente dentro di Lucca, loro ultima trincea. +Si volsero eglino (così stravaganti erano a quel tempo gli +indirizzi dei partiti!) financo a Germania, e richiesero +Corradino che scendesse per togliere la corona all’usurpatore +e per restaurare i diritti dell’Impero. L’ultimo +nipote di Federico II, fanciullo di otto anni, rispose loro +per bocca di suo zio Luigi di Baviera; tolse Firenze e +la federazione guelfa sotto l’imbelle suo patrocinio, proclamò +che Manfredi ed i Ghibellini erano suoi nemici, e +promise che presto sarebbe venuto egli stesso in Italia o +che vi avrebbe mandato suoi legati, se i Principi tedeschi +lo avessero concesso‍<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>. Alessandro IV frattanto, +costernato della caduta di Firenze, scomunicò Siena ed +i Ghibellini, li citò a comparire davanti il suo tribunale, +e scongiurò Pisa affinchè abbandonasse la lega con +Manfredi. Ma, ai 28 Marzo 1261, Firenze or fatta ghibellina, +Pisa, Siena e molte altre città, sotto l’autorità del +Re conchiusero una alleanza offensiva e difensiva contro +tutti i Guelfi ed i loro partigiani; e così l’antica federazione +tusca venne in balia di Manfredi‍<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>. Solamente +<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> +la lega delle città umbre, di cui era capo la guelfa +Perugia, rimase fedele alla Chiesa e impedì che l’altra +lega facesse maggiori progressi. +</p> + +<p> +Poco appresso morì il debole Alessandro IV, affranto +dai dispiaceri: passò di vita il dì 25 Maggio 1261 a +Viterbo, dove alcun tempo prima s’era recato, dopo di +aver fatto un lungo soggiorno ad Anagni, ed uno breve +nella turbolenta Roma‍<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>. +</p> + +<p> +Gli otto Cardinali (che tanti e non più componevano +allora il sacro Collegio) si congregarono per la nuova +elezione a Viterbo. Per più di un mese non se la intesero, +finchè, ai 29 di Agosto, essendo presente per caso il +Patriarca di Gerusalemme, questi fu eletto papa. Jacopo +Pantaleone, figlio di un calzolaio di Troyes, era un +prelato francese, il quale col suo ingegno e con prospera +fortuna era venuto a grande stato nella Chiesa. Il fatto +che un Francese era salito alla cattedra santa fu tosto +nuncio che si sarebbero composte novelle attenenze politiche; +ed invero il Papato per sua sventura abbandonò +l’indirizzo nazionale e si gettò fra le braccia della monarchia +di Francia. La mira dei Pontefici di mandare +a precipizio gli ultimi Hohenstaufen che erano in Italia +fu ragione di quella stretta colleganza con Francia; e +cotal meta non fu raggiunta che a prezzo immensamente +caro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> +</p> + +<p> +Pantaleone, eletto a Viterbo nel dì 4 Settembre 1261 +con nome di Urbano IV, s’infervorò nell’odio ereditato +dai suoi predecessori contro il «nido delle vipere» di +Federico II, e si mise all’opera con passione di nemico +personale. A Roma non andò; in Laterano non pose +mai piede‍<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a>. +</p> + +<h4 id="cap1-10-2">§ 2. +<span class="smaller">A Roma si lotta per la elezione del senatore. — Giovanni +Savelli e Anibaldo Anibaldi, senatori (1261). — I +Guelfi fanno senatore Riccardo di Cornovaglia; i Ghibellini vi +eleggono Manfredi. — Carlo di Angiò, candidato senatore. — Urbano +IV offre a lui la Sicilia. — Trattative per ragione +del Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori di +Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano nella Tuscia +romana. — Pietro di Vico. — Manfredi è deluso nelle sue +mire su Roma. — Pietro di Vico è ricacciato della Città. — Urbano +IV muore nel 1264.</span></h4> + +<p> +A Roma ferveva allora contesa per la elezione del +senatore. In tale officio a Napoleone Orsini ed a Riccardo +Anibaldi erano succeduti Giovanni de Sabello e Anibaldo +Anibaldi, nipote quest’ultimo di Alessandro IV: +e dopo che, intorno alla Pasqua dell’anno 1261, i +due erano usciti di carica, si era anche accesa una +sì veemente disputa per l’elezione, che Alessandro IV +<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> +aveva dovuto scampare a Viterbo‍<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a>. Le fazioni dei +Guelfi e dei Ghibellini dividevano a quel tempo la Città +con tanta recisione che da allora in poi se ne afforzò +durevolmente l’essere dei loro partiti. Poco prima +che morisse Alessandro, e tosto che il cardinal Giovanni +di san Lorenzo, inglese, ebbe comperato i loro +voti, i Guelfi elessero senatore a vita Riccardo di Cornovaglia, +già coronato re dei Romani: per lo contrario +acclamarono gli altri re Manfredi a senatore. Fu +questa la prima volta che i Romani dessero ad un signore +regio e straniero la podestà senatoria già vigilata +così gelosamente; e fu prova che gli spiriti democratici +fra loro erano in decadenza. Il genio della libertà +aveva tolto commiato da Roma insieme con Brancaleone, +avvegnaddio questo generoso uomo fosse l’ultimo +republicano vero del Campidoglio. L’amore d’independenza +e la grandezza di tutte le virtù civili che da +quello scaturiscono caddero a questa età in basso anche +negli altri Comuni: la potenza eroica che loro aveva +infuso la lotta di libertà combattuta contro gli Hohenstaufen +sparve insieme col pericolo esteriore; il +lusso prese il sopravvento; i Comuni spossati di forze +furon giuoco or di governi plebei ed or di tirannidi, e +manifestamente vennero accostandosi all’idea monarchica. +</p> + +<p> +Perciò i Romani, diventati troppo deboli per sostenere +<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> +i diritti della Republica contro il Pontefice, elessero +dei Principi a loro senatori, e posero sotto la protezione +di questi il Campidoglio: ed invero reputavano +che un senatore regio avrebbe difeso la loro libertà +contro le pretese della santa Sede più efficacemente +di quello che avrebbe potuto farlo qualsiasi altro Podestà. +Manfredi inoltre ne dava loro speranza, perchè +egli avversava quella podestà giudiziaria sull’Impero +che i due pretendenti della corona di buon animo consentivano +invece al Pontefice: e già Manfredi affermava +che la santa Sede non poteva avere il diritto della elezione +imperatoria, appunto perchè questo diritto apparteneva +al Senato, ai nobili ed al Comune di Roma‍<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a>. +</p> + +<p> +Il Re, uomo pien d’ingegno, era al colmo delle buone +fortune, e godeva (ma doveva essere breve!) il favore +di Sicilia e delle Puglie, in mezzo allo splendore della sua +gaia corte, ornata del sorriso delle muse. Col suo ascendente +giungeva fino sul Po ed in Piemonte; Re potenti +aveva per amici. Dopo la morte di sua moglie Beatrice +aveva menato in donna, nel Giugno dell’anno 1259, Elena +figliuola di Michele Angelo Ducas despota dell’Epiro; +ed ora, nel 1262, la sua giovine e bella figlia Costanza +(egli, lo scomunicato della Chiesa) sposava con Pietro di +<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> +Aragona, figliuolo di re Jacopo, ad onta che il Papa vi +opponesse sue proteste, quasi che fosse presago della +fatale vendetta che gli Hohenstaufen avrebbero un dì +raccolto da cotal maritaggio‍<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a>. La elezione a senatore +doveva essere di massima importanza per Manfredi, poichè +avrebbe potuto servirgli di fondamento a’ suoi disegni +audaci. Che cosa poteva infatti bramare di più, +che tenere in podestà sua Roma oltre alle città di Toscana? +Ma a Roma adesso Ghibellini e Guelfi ivano +accapigliandosi in gran furia pro e contro Manfredi, +pro e contro Riccardo, in quello che il Papa studiavasi +di metter fuori della porta entrambi questi pretendenti. +E veramente ad Alessandro IV, breve tempo +prima della sua morte, era riuscito di por fine alla lotta +dei partiti; e, lui trapassato, era paruto che la quiete si +fosse ristabilita nella Città‍<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a>, dacchè il popolo aveva +provvisoriamente posto il reggimento nelle mani di uomini +di sua confidenza, appellati <i>boni homines</i>, con facoltà +di sottoporre a revisione gli Statuti e di eleggere definitivamente +il senatore. Quella giunta di conservatori +della Republica s’era tenuta alla testa delle cose cittadine +più che un anno‍<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a>; ma, come il popolo aveva +<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> +chiesto che la si finisse collo stato provvisorio, e che all’uno +o all’altro dei due, Riccardo o Manfredi, si desse +l’officio senatorio, i partiti erano venuti nuovamente a +guerra civile. Una fazione, composta di gente moderata, +propose che si eleggesse Pietro di Aragona genero di +Manfredi; quanto ai Guelfi, lasciato in disparte Riccardo +ch’era lontano, riunirono i loro voti sopra il vicino Carlo +di Angiò. +</p> + +<p> +La elezione di questo Principe francese ebbe grandissima +rilevanza storica. Infatti Urbano IV teneva con lui +negoziati per conferirgli la corona di Sicilia, il qual reame +o piuttosto il suo popolo (cui i Papi non facevano che +dar parolone di libertà e di independenza) erane trattato +da anni in qua come una greggia stupida, ed esibito +a chi avesse meno esigenze. Enrico III d’Inghilterra +ne aveva accettato l’offerta per suo figlio, ed allora era +paruto che i Normanni, dopo la caduta di lor dinastia, +fossero destinati a tornare nell’antico regno per l’ampio +giro di un passaggio dall’Inghilterra. Però le continue +guerre coi baroni di quel paese, cui il Re aveva rotto la +fede della costituzione, il rifiuto della Chiesa inglese di +lasciarsi imporre ancora tributi, la lontananza e l’incertezza +dell’intrapresa, impedirono che Enrico mantenesse +le sue promesse. Il giovine Edmondo rimase nella +remota Britannia, re di un mero titolo scritto in pergamena; +nè fu egli certo che turbasse i sonni di Manfredi. +<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> +Urbano IV pertanto risolse di trarre in campo un +altro pretendente, un Principe famoso in guerra, di +quella Francia ch’era ricca e fervidamente cattolica: +e questi fu Carlo, minor fratello di Luigi IX. Conte di +Angiò e del Maine, era eziandio signore di Provenza e di +Forcalquier i quali due paesi, dopo la morte di Raimondo +Berengario IV, ultimo conte di Provenza, gli aveva recato +in dote Beatrice figlia di questo Principe‍<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a>. Ancora in +addietro Innocenzo IV aveva offerto Sicilia all’istesso +Carlo, ma il negozio era allora fallito, chè Francia vi si +era opposta. Sennonchè adesso il francese Urbano IV +ripigliò le trattative, dopo che, per conseguenza della +battaglia combattuta sull’Arbia, era cresciuta di tanto +momento la potenza di Manfredi: nell’anno 1262 il +Papa mandò il notaio Alberto da negoziatore in Francia, +e Carlo senza battere ciglio afferrò la corona che gli si +veniva proponendo. Spingevanlo cupidigia sua propria +d’impero e ambizione della sua donna; avvegnaddio +l’orgoglio di Beatrice non potesse tollerare di dovere +esser da meno per grado delle sue tre sorelle, tutte +regine: infatti Margherita era moglie di Luigi IX, +Eleonora aveva sposato Enrico III, e Sancia aveva per +marito Riccardo di Cornovaglia. È cosa che torna ad +onore di Luigi il Santo, che egli non volesse aderire +all’usurpazione di Sicilia, onde doveva farsi stromento +il fratel suo offendendo altrui diritti: però il Pontefice +seppe acchetare alla fine i suoi scrupoli, dimostrandogli +che la conquista di Sicilia spianava la via dell’Oriente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> +</p> + +<p> +Urbano IV, ai 28 di Luglio 1263, protestò essere +sciolto il patto conchiuso con Edmondo: per verità Enrico +III fu restio ad abbandonare le sue pretese sopra +Sicilia per cui Inghilterra aveva profuso senza alcun +pro le sue ricchezze; ma il Re, insieme con Riccardo di +Cornovaglia, era a quel momento prigioniero di Simone +conte di Leicester e di Monfort, e dovette finalmente +acconciarsi a dar la rinuncia. Allora Urbano trattò con +Carlo sulle condizioni dell’investitura feudale; e, intanto +che di quest’argomento si discuteva, il Conte, all’insaputa +del Pontefice e per via di abili agenti, si maneggiò +per essere eletto senatore di Roma. Questo avvenne sul +principio di Agosto dell’anno 1263.‍<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a>. Gli Italiani +accusano Urbano IV di avere, egli francese di nascita, +tratto in Italia una dinastia straniera; però questa colpa +ricade a più forte ragione sopra tutto il partito guelfo +del loro paese, che era deviato dalla sua idea nazionale. +I Guelfi ed i Papi, nel cui gretto animo non alitava più +lo spirito grande di Alessandro III e di Innocenzo III, +apersero nuovamente Italia ad un signore straniero; venne +questi cupido di impero, e vinse, e soffocò il pensiero +<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> +nazionale, onde insieme con esso tramontò la grandezza +del Papato antico. +</p> + +<p> +Del resto i Romani rispettavano sì poco i diritti dei +loro Pontefici, viventi costantemente in esilio, che o +non significarono ad Urbano IV la elezione del nuovo +senatore, o, se lo fecero, gliela annunziarono soltanto +dopo che da lunghissimo tempo la fama gliene aveva +recato la novella‍<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>. Dimorava egli in Orvieto, e con Roma +trovavasi in mali termini. I banchieri romani erano +ancora creditori di ragguardevoli somme verso la Chiesa, +che non aveva modo di pagarle; e se Urbano s’avesse +fatto vedere in Laterano, sarebbe stato l’anima dannata +delle turbe di quei creditori e di furibondi Ghibellini. +Di fatto egli non possedeva più in Roma alcuna +podestà civile, e, fino dal tempo di Brancaleone, la santa +Sede s’era lasciata scappare di mano la investitura del +Senato. La inattesa elezione di Carlo a senatore cadde +dunque come un fulmine secco in mezzo alle trattative +che pendevano per la infeudazione di Sicilia. Urbano ne +fu costernato. La futura unione della podestà senatoria +colla corona di Sicilia nella persona di un Principe ambizioso +minacciava di serio pericolo la independenza del +Papa. Temeva egli di cader di Scilla in Cariddi, dal giogo +degli Svevi nella tirannide dei Provenzali; in breve giocava +sopra una carta la signoria suprema di Roma‍<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span> +</p> + +<p> +Fra le condizioni che primamente avevasi imposte +al Conte di Angiò per riguardo a Sicilia, s’era inserito +l’articolo che egli nè a Roma nè altrove nello Stato +ecclesiastico avrebbe potuto tenere officio di senatore +o di podestà‍<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>: tuttavolta adesso Urbano videsi costretto +a modificare il patto, ed anzi a consigliare con +grande insistenza che Carlo accettasse la dignità senatoria. +Se questi rifiutata la avesse, probabilmente essa +sarebbe capitata in mano del genero di Manfredi, e ciò +avrebbe impedito la conquista del reame; invece, il possesso +di Roma era per Carlo il primo e sicuro passo ad +ottenerla. Dopo consulte lunghe coi Cardinali, Urbano +incaricò il suo legato di rappresentare la cosa al Conte, ma +di vietargli che assumesse la carica di senatore a vita, +e di imporgli che in quella faccenda destreggiasse con +artificî diplomatici: bastano questi suggerimenti per dimostrare +che ometto fosse quel prete nell’abilità di farsi +giuoco dei giuramenti. Se Carlo avesse a quest’ora anche +promesso ai Romani di essere loro senatore per tutta +la vita, doveva il legato proscioglierlo del giuramento, e +secretamente obligarlo ad un altro, che avrebbe tenuto +l’officio temporaneamente, a piacimento del Papa‍<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>: a +<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> +lui infatti pareva cosa tanto importante limitar la durata +della senatoria di Carlo che ne fece dipendere l’infeudazione +di Sicilia. Così fu che mandò in Francia uno dei +più esperti Cardinali, Simone di santa Cecilia, e lo provvide +di due diverse minute di scritture, comandandogli +di indurre Carlo ad accettare quello dei due trattati che +era il meno pericoloso. L’uno portava che il Conte dovesse +tener l’officio di senatore per cinque anni; se in questo +periodo di tempo avesse conquistato Sicilia, avrebbe +dovuto rinunciare immantinente alla carica di senatore, +sotto pena della scomunica e della perdita de’ suoi diritti +al reame. La seconda formula recava invece ch’ei promettesse +ai Romani di accettare l’officio soltanto per quel +tempo che gli avrebbe talentato, e che indi al Papa giurasse +di durar senatore per cinque anni al più, o per quel +termine che gli verrebbe stabilito: per il caso poi che i +Romani avessero insistito onde l’officio durasse a vita, +Carlo doveva promettere che, fatta la conquista di Sicilia, +od altrimenti conosciuto essere essa impossibile, avrebbe +deposto l’officio di senatore nelle mani del Pontefice appena +che questi ne l’avesse richiesto: in ogni evento +avrebbe dovuto provvedere che la dominazione di Roma +tornasse alla santa Sede‍<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a>. Ed il Papa comandava +<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> +al legato che se Carlo rifiutasse di guarentire solennemente +i diritti della Chiesa sul Senato, ei dovesse abbandonare +ogni trattativa per riguardo a Sicilia e tornarsene +a casa‍<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a>. +</p> + +<p> +Urbano era involto in grandissime difficoltà. Sicilia, +fatale egualmente per gli Imperatori che per i +Pontefici, fino dai tempi di Leone IX aveva cagionato +alla Chiesa umiliazioni molte, e mille pene e cure. Il +dominio di questa terra, in cui i Papi avevano visto +riposare il fondamento di loro independenza civile, era +stato origine di formidabili guerre coll’Impero; ed +eglino stessi erano costretti a confessare che ambivano +ad una signoria politica senza aver forza bastevole di +conservarsene padroni nemmanco per un anno solo. +Ed era un lamento che l’inquietudine gli strappava +dal profondo dell’anima, quella parola onde Urbano IV +sclamò: «Dice Geremia, che ogni male ne sarebbe +venuto dal settentrione; però io confesso che esso ci +viene di Sicilia»‍<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>. Nondimeno egli aveva abilmente +saputo associare l’affare del Senato coll’investitura +del reame; e ciò obligò Carlo a rinunciare alla durata +vitalizia dell’officio senatorio, e, per rimostranze del +Re di Francia, a sottoporsi alle condizioni imposte da +Urbano. +</p> + +<p> +Dalle lettere del Pontefice si pare che i Romani e +<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> +Carlo lo lasciarono al buio delle trattative che fra sè tennero. +I Guelfi romani avevano effettivamente nominato +il Conte a <i>dominus</i> e <i>signor</i> della Città finchè avesse vivuto: +e l’aver gettato la loro libertà in grembo ad un +ignoto, che non si aveva acquistato alcun merito fra +essi, destò lo sprezzo perfino de’ contemporanei, quantunque +fossero guelfi come loro; avvegnaddio la cosa +provasse che Roma era divenuta indegna di libertà‍<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a>. +</p> + +<p> +Dopo che il conte di Angiò ebbe accettato le proposte +del cardinale Simone (il quale adempiè bravamente +il suo incarico) ed ebbe promesso di essere a Roma per +il giorno di san Michele dell’anno 1264, mandò alla +Città Jacopo Gaucelin da suo vicario nel senato, ed alcuni +cavalieri provenzali. Il Gaucelin, sul principio di Maggio +del 1264, prese, in nome di Carlo, possedimento della +rocca Capitolina, ma tosto dopo morì, e in officio di +prosenatore gli succedette Jacopo Cantelmi‍<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>. Così fu +<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span> +che il Principe francese si cacciò primamente in Campidoglio +da pretendente contro Manfredi, col proposito +di balzarlo poi anche dal trono di Sicilia. +</p> + +<p> +Indarno Manfredi aveva parecchie volte tentato di +appiccare trattative con Urbano; con grande suo cruccio +vedeva ora un avversario straniero, chiamato dal +Pontefice, metter radice in Roma. Di qui i Ghibellini +erano stati discacciati ancor prima che vi facesse comparsa +il Vicario di Carlo. Si raccolsero essi in Toscana +intorno al proconsole <i>Petrus Romani</i> di Vico, un +signore potente della terra dei Prefetti, zelantissimo +partigiano di Manfredi e suo luogotenente ossia vicario +nel Senato‍<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a>: i Guelfi dalla lor parte si ordinarono +sotto il vessillo di Pandolfo, conte di Anguillara, presso +al lago di Bracciano‍<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a>. Dì non passava che le due fazioni +<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> +non si azzuffassero per disputarsi le castella di +Toscana. Pietro di Vico, cui Giordano di Anglano aveva +mandato milizie, potè financo conquistare la città di +Sutri, ma ne lo ricacciò il Cantelmi vicario di Carlo. +Sulla fine anzi del Maggio questo prosenatore lo assediò +nel castello di Vico; però le divisioni e la paura +di una venuta di Manfredi gli fecero abbandonare l’impresa; +e le soldatesche romane oramai sui primi di Giugno +del 1264 tornarono nella Città, per modo che +Pietro ne fu liberato‍<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a>. Come or Manfredi ebbe sicurezza +che Carlo di Angiò sarebbe tosto entrato in campo, +decise di muovere contro Roma, e in pari tempo, +<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span> +unito coi Ghibellini, risolse di tentare un bel colpo contro +il Pontefice in Orvieto‍<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a>. Dalle Marche, da Toscana, +dalla Campania (dove il Re stesso pose campo sul +Liri), dovevasi imprendere una grande spedizione nello +Stato ecclesiastico. Però malvagità di destino da qualche +tempo infiacchiva le forze di Manfredi. Speranza di +potersi intendere col Papa aveva fino dapprincipio tolto +lena alla sua attività; e, ad onta che Toscana gli porgesse +opportunità propizia (anche Lucca aveva aperto le +porte ai Ghibellini), gli fecero difetto in ogni opera sua +unità di piano ed energia: così, invece di sgombrarsi +audacemente la via di Roma, ristette dalla sua marcia, +poichè la Campagna romana gli negava il passaggio. Il +Lazio aveva allora abbracciato la parte guelfa; il Pontefice +aveva ordinato a tutti i baroni ed a tutti i vescovi di +serrare ermeticamente le porte della loro terra; nessun +castello poteva concedersi in investitura a chi non fosse +del paese, nè permettevasi che si conchiudessero maritaggi +fra abitatori della Campagna e sudditi del Re‍<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>. Manfredi +per conseguenza nell’estate tornò in Puglia: bensì +in soccorso di Vico e contro a Roma aveva mandato con +milizie il suo capitano Percivallo Doria, e questi per gli +Abruzzi s’era aperta una via nelle terre romane, ma il +generale non potè conquistare Tivoli che ora obbediva +<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> +sommessamente alla Città, nè osar di effettuare su di +Roma un’impresa progettata: il Doria entrò nel territorio +di Spoleto, e infelicemente annegò nelle acque +della Nera, vicino Rieti, e così il Papa se la levò liscia del +pericolo che lo minacciava. +</p> + +<p> +Tuttavolta ogni dì più le condizioni di Urbano IV +facevansi gravi: la lega delle città di Narni, di Perugia, +di Todi, di Assisi e di Spoleto gli negava soccorsi; +vuoti erano gli scrigni; e soltanto con grande fatica poteva +raccogliere qualche po’ di soldati. Dugento ne gettò +nella rocca del Campidoglio, e, composto un piccolo esercito +nel distretto di Orvieto sotto gli ordini del maresciallo +Bonifacio di Canossa, fe’ in tutti i paesi predicare +la croce contro Manfredi ed i suoi Saraceni, +scongiurò Carlo che si affrettasse a venire, e lo pose in +guardia contro i sicarî che, diceva, quell’altro mandava +per torlo di vita‍<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>. +</p> + +<p> +Il fatto che Roma restasse allora in potere dei Guelfi +decise delle sorti di tutto l’avvenire. Fu per Manfredi +massima sventura che non antivenisse il suo avversario +entrando egli nella Città, e che non potesse impedire l’ingresso +di Carlo in Campidoglio. Roma era divenuta il +ricettacolo di tutti i suoi nemici, massime anche dei +numerosi fuorusciti pugliesi che smaniavano di tornare +in patria e di far loro vendette. Vollesi per verità tentare +di togliere la Città dalle mani dei Guelfi prima che Carlo +<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span> +giungesse: a quest’uopo si compose un piano, e (sebbene +Tivoli non acconsentisse ad accogliere i Ghibellini) +Ostia, donde poteva impedirsi uno sbarco di Carlo, cadde +in potere di Riccardo degli Anibaldi, la cui famiglia +potente seguiva la parte ghibellina, ad eccezione del +cardinale di pari nome che era stato dei più zelanti a far +eleggere Carlo a senatore‍<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a>. Una vittoria di Pietro di +Vico, che, unito con Francesco di Treviso capitano di +Manfredi, aveva presso Vetralla fatto prigioniero il Conte +di Anguillara, incorò gli esuli ghibellini, che ora sperarono +di penetrare in Roma mercè un attacco notturno. +Pietro sbucò di Cervetri, l’antica Cere, che era un suo castello; +e, senza pur attendere gli altri, come avrebbe dovuto +fare conformemente alle intelligenze prese, in una +notte giunse su Roma. I suoi amici gli apersero la porta +di san Pancrazio, ma egli non vi potè porre piè forte, e, +mentre voleva impadronirsi dell’isola Tiberina, le guardie +diedero l’allarme: il Cantelmi coi suoi Provenzali accorse +dal Campidoglio; i Guelfi romani condotti da Giovanni +Savelli sopravvennero dalla Città, e Pietro dopo +ostinata resistenza fu incalzato nel quartiere transteverino +detto Piscinula, e completamente battuto. Il figlio suo +annegò guadando il Tevere; quanto a lui potè con tre soli +compagni fuggire a Cervetri‍<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a>. La mala riuscita di +questo piano ebbe conseguenze sventurate, chè Roma +<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span> +rimase in possesso dei Guelfi, e i Ghibellini non osarono +più alcuna impresa nuova. +</p> + +<p> +Frattanto, ai 2 Ottobre 1264 Urbano IV morì a +Perugia, ove era venuto fuggendo dalla ribellata Orvieto +dopo un soggiorno fattovi per quasi due anni. In +tutto il suo pontificato non pose mai piede in Roma. Il +suo pontificato fu spoglio di grandezza; la sua politica +mancò di vera prosperità: non ebbe infatti raggiunto +l’altissimo scopo che ei s’era proposto, la caduta di +Manfredi e l’esaltamento di Carlo di Angiò al trono di +Sicilia‍<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>. +</p> + +<h4 id="cap1-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla conquista +di Sicilia. — Apparati guerreschi di Manfredi. — Condizioni +difficili dei Guelfi in Roma. — Carlo parte e sbarca felicemente: +entra in Roma. — È costretto a sgombrare il palazzo +Lateranense. — Prende possesso del Senato. — I legati +del Papa lo investono di Sicilia.</span></h4> + +<p> +Morto Urbano, i Cardinali stettero un pezzo prima +d’intendersi. Fra loro v’era una fazione che nutriva +sentimenti patriottici, ed essa ripudiò l’indirizzo politico +fin qui seguito, ed espresse il desiderio che si facesse con +Manfredi la pace, e s’impedisse l’invasione provenzale in +Italia. Momenti preziosi erano questi, poichè la decisione +che allora conveniva prendere celava in grembo destini +venturi d’incalcolabile importanza per l’Italia e per il +Papato. Un uomo di genio avrebbe potuto trarre salva +<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span> +la Chiesa da quel labirinto; ma questo genio non vi fu. +Prevalse il partito guelfo e francese; perfino l’elezione +del Pontefice cadde sopra un Provenzale, suddito di Carlo +di Angiò, e così fu confermata e continuata la politica +non italiana di Urbano IV. Guido Le Gros Fulcodi, +nativo di Saint Gilles in Linguadoca, laico dapprima, +padre di parecchi figliuoli avuti di legittime nozze, era +stato avvocato di rinomanza e consigliere secreto di +Luigi di Francia. Preso in uggia il mondo dopo che gli +fu morta la moglie, s’era fatto monaco certosino; indi +era diventato vescovo di Puy ed arcivescovo di Narbona, +e s’aveva acquistato fama di pio: Urbano IV +nell’anno 1261 lo aveva creato cardinale di santa Sabina; +e adesso, in sul principio dell’anno 1265, veniva +eletto papa. Trovavasi a questo tempo in Francia, e +vi si stava allestendo per una missione in Inghilterra, +allorchè gli giunse novella della sua elezione, che per +tema dei Ghibellini era ancor tenuta secreta. Ambizione +non lo allettava, chè esperienza della vita e la filosofia +attinta da quella gliene avevano sradicato ogni cura: +perciò Guido, vecchio, amante di pace, di costumi severi, +sentì reluttanza di accettare la tiara; ma, andato a +Perugia, dovette cedere alle impetuose instanze dei cardinali, +e ai 22 Febbraio del 1265 fu consecrato nel +duomo di quella città con nome di Clemente IV‍<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span> +</p> + +<p> +Al nuovo Pontefice non rimase altra scelta che di +continuare nell’opera del suo predecessore e di presto +condurla a fine. Confermò pertanto la elezione di Carlo; +al legato Simone comandò che affrettasse la conchiusione +del trattato; chiese a re Luigi che soccorresse all’impresa +del fratel suo, e gli convertì il voto della Crociata +nell’obligo di combattere contro Manfredi. Il nerbo +dell’impresa era il denaro, e procacciarselo era sommamente +difficile. Sebbene Roma avesse ormai succhiato +il sangue e le ossa ai vescovati della Cristianità, tuttavia +la Chiesa di Francia dovette adesso sostenere +anche le spese di questa spedizione nella forma tradizionale +di decima levata per le Crociate, sì come Urbano +IV la aveva già percepita da tre anni; e financo +i malcontenti vescovi di Inghilterra e di Scozia furono +posti a croce perchè soddisfacessero un pari tributo. +Clemente IV, come il suo antecessore, caricò tutta Europa +di imposte per conservare alla santa Sede la signoria +feudale di Sicilia, ma almeno nol tocca rimbrotto +di avarizia e di nepotismo, chè ei seppe tenersene +mondo‍<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>. +</p> + +<p> +Beatrice, moglie di Carlo, impegnò i suoi gioielli, +accattò denaro dai baroni di Francia e contrasse imprestiti. +Avventurieri si fregiarono di croce, e baroni +provenzali e francesi bramosi di signorie furono lesti a +prender parte ad una guerra che loro dava speranza di +<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span> +acquistarsi dominio di città e di contee nella bellissima +delle terre del mondo. Mentre dunque l’impresa si andava +apparecchiando con grande fervore in Francia, Manfredi +in Italia si armava per opporvi impedimento. Ad un esercito +che fosse venuto dalla via di terra sperava egli, se +non di chiudere i passi delle Alpi, almeno di preparare in +Lombardia una disfatta sicura, perciocchè là il Palavicini +(che sempre era il capitano di quei Ghibellini), Boso +da Doara, i margravî Lancia e Giordano di Anglano e le +città amiche gli offerissero il loro eribanno. Se poi Carlo +fosse venuto da mare, doveva tagliargli il cammino un naviglio +composto di galee sicule e pisane, che incrociavano +fra Marsiglia e la costiera romana: e Toscana era ancora +in potere di Manfredi, e Guido Novello conte palatino, +che era ivi suo vicario, governava per lui la lega delle potenti +città ghibelline, fra le quali nell’estate del 1264 era +entrata anche Lucca. Minor frutto promettevano invece +gli sforzi del Papa che, giovandosi dello zelo di Guglielmo +vescovo di Arezzo, aveva recato in essere una federazione +dei fuorusciti Guelfi‍<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a>. Pietro di Vico e gli Anibaldi +difendevano la Maritima, nell’Etruria romana; +presso a quella marina erano disposti presidî di vedetta; +e la stessa foce del Tevere Manfredi aveva reso impraticabile. +<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span> +Ei fece una levata di tutti gli uomini del suo +reame, prese a stipendio Saraceni d’Africa, assoldò milizie +anche in Alemagna, fortificò le rocche della Campania, +e s’avanzò alle frontiere del Lazio per minacciar +Roma: ed in vicinanza della Città soldatesche siciliane +e Ghibellini romani, capitanati da Jacopo Napoleone +della casa Orsini di Vicovaro, tenevano in loro mani la +chiave della via Valeria, in quello che altri nelle loro +castella aspettavano l’occasione propizia di penetrare +in Roma e di vendicarsi degli avversarî. +</p> + +<p> +Come i Guelfi della Città videro farsi tanti apparati, +rosero il freno dall’impazienza. Carlo lor senatore aveva +promesso di essere a Roma per le feste di Pentecoste, +eppure ch’ei venisse si dubitava; ed il Cantelmi vicario +suo era così ridotto al verde da non raccogliere che +sprezzo. «Il popolo romano», scriveva Clemente a Carlo, +«popolo di illustre nome e di animo orgoglioso, te chiamò +al governo della Città e brama di vedere il tuo volto:» +«ei vuole esser trattato con grande prudenza questo popolo, +perocchè i Romani», soggiungeva il Pontefice con +ironia, «richieggano dai loro governanti grandioso incesso, +frasi sonore e geste formidabili: non per nulla +affermano che loro compete la dominazione del mondo. +Io voglio pure tributar lode al tuo vicario Cantelmi e ai +suoi compagni, ma l’esiguo numero di loro e la meschinità +onde lesina egli nello spendere sminuiscono la reverenza +per lui e per te»‍<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>. Il Cantelmi stringeva il +Papa con richieste di denaro; un giorno forzò lo scrigno +<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span> +del Laterano e prese tutto quello che entro vi si +racchiudeva, e Clemente, anch’esso trovandosi involto +in estreme angustie a Perugia, mandò una protesta +dichiarando non essere obligato di mantenere a spese +sue la Città nel favore di Carlo conte: nondimeno fece +dei prestiti tratti da’ banchieri di città toscane e dell’Umbria, +e, ad onta di tutto questo, non passava giorno +che non lo tormentassero Provenzali e Romani per +averne moneta‍<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>. La città di Roma si faceva frattanto +sempre più inquieta; fuorusciti ghibellini tornavansene +in gran secreto e seminavano torbidi; cessava la +sicurezza del vivere; l’andava a chi più rubava e uccideva; +le strade si sbarravano. I nobili guelfi scrivevano +al Papa lettere pressantissime per affrettare la venuta di +Carlo, dicendo che ove questa si fosse protratta non +avrebbero potuto, privi com’erano di mezzi e spossati +di guardia diurna e notturna, tener più a lungo Roma in +loro potere. Il Papa dolente gli ammonì a perseverare; +protestò non aver nè denaro nè armi; contare sui sussidî +della Chiesa francese; essergli data certezza del presto +arrivo del Conte: e scongiurò quest’ultimo ad affrettarsi, +poichè Roma era in pericolo di cadere nelle ugne +degli inimici. Finalmente Carlo di Angiò annunciò che +fra breve sarebbe venuto; ma prima, essendo giunto felicemente +a Roma un suo cavaliere, il Ferrerio, con una +mano di Provenzali, quel capitano guascone si gettava +tosto temerariamente contro ai Ghibellini presso Vicovaro, +ne era battuto, e, preso, mandato al campo di Manfredi. +Così il primo fatto d’arme riuscì a male dei Francesi; +<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span> +il lieto presagio fe’ crescer di coraggio l’esercito +siculo, e fra le soldatesche corsero epigrammi alle +spalle del povero conte Carlotto che correva incontro +alla aperta sepoltura, se pur avesse mai potuto toccare +il suolo di Roma. +</p> + +<p> +L’impresa di Carlo di Angiò contro Sicilia va registrata +fra quelle spedizioni avventurose e avventurate +che compierono i Crociati di quell’età. Colla sua smania +di conquiste, colla sua propensione romantica alle +guerre, coi suoi arditi cavalieri (ancor prima che Spagnuoli, +Portoghesi e Inglesi intraprendessero le loro spedizioni +marittime), Francia fu la patria vera della cavalleria +errante e dei baroni in cerca di province e di corone +regie. Di Normandia erano venuti i primi conquistatori +di Sicilia; giusto per intento di conquista il duca Guglielmo +(cui Carlo tolse ad esemplare) s’era gettato sull’Inghilterra; +e di Francia erano partite le prime e le +ultime Crociate; e cavalieri francesi s’erano impadroniti +di Bisanzio. Carlo, già illustratosi fra’ Crociati in Oriente +dove un dì era caduto prigioniero col suo regal fratello +vicin Mansura, cercava una corona ed una terra da saziar +la sua ambizione e da satollare la sua povertà carca +di debiti. Nessuno scrupolo trattenne questo Principe da +una guerra ingiusta contro un Re che non l’avea offeso; +agli occhi di lui e dei suoi Provenzali desiderosi di battaglie +quella spedizione era cosa cavalleresca, una vera +continuazione delle Crociate. Se pur la coscienza gli avrà +fatto udir la sua voce, l’Angioino la pose a coperto sotto +la croce bianca e rossa ovvero sotto la bandiera del Papa, +il quale adulandolo lo paragonava a Carlo figliuolo di +Pipino, che anticamente era venuto da quella medesima +<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span> +terra di Francia a liberare la Chiesa‍<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>. E per +fermo una remota analogia di cose faceva ricordare di +que’ tempi in cui i Pontefici avevano chiamato in Italia +il Re dei Franchi a liberarli dal giogo dei Longobardi; +però all’età di Carlo magno avrebbe parso bestemmia +che ad un’impresa di conquista contro un principe +cristiano si avesse dato nome di crociata santa. La +tetra persona di Carlo d’Angiò si erige sulla scena +stessa dove si combatterono le battaglie antiche fra Romani +e Germani, e somiglia a quella di Narsete, laddove +Manfredi veste l’abito tragico di Totila. E la +storia compieva adesso la curva di un circolo perfetto, +avvegnaddio quantunque le relazioni delle podestà e +delle cose fossero differenti da quelle di un tempo, le +condizioni nel fondo continuavano ad essere le stesse: il +Papa nuovamente chiamava in Italia dei conquistatori +stranieri, perchè lo liberassero dalla signoria dei Germani. +Un destino inesorabile fe’ crollare la dinastia degli +Svevi in Italia, come in antico aveva precipitato quella +dei Goti: e la estinzione, divenuta necessaria, di entrambe +quelle signorie e la morte dei loro eroi parimenti +simpatici e belli illustrarono uno stesso e classico teatro +<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span> +con una duplice tragedia, di cui l’ultima parve non +essere altro che l’esatta ripetizione della prima. +</p> + +<p> +Il Conte di Angiò non aveva peranco compiuto i +suoi armamenti, allorquando la sua impazienza e l’appello +di Roma e del Papa lo spinsero a tentar la sua impresa. +Lasciò in Provenza la parte maggiore dell’esercito +da lui raccolto, con ordine che per terra si sgomberasse +la via dell’Italia superiore; ed egli per mare andossene +a Marsiglia co’ vascelli suoi. Era l’Aprile dell’anno 1265. +La fortuna cieca guidò il suo temerario viaggio. L’uragano +che sperdette le sue navi, e lui con tre soli bastimenti +gettò sulla costa di Porto Pisano, ricacciò in alto +mare la flotta dell’ammiraglio di Manfredi; e quando il +conte Guido Novello, che per Manfredi comandava a +Pisa, ne uscì colla cavalleria tedesca per cogliere Carlo +(e la cosa sarebbe infallibilmente avvenuta se Guido fosse +capitato qualche momento prima), l’Angioino s’era rimesso +in mare. Alla nuova che era stato visto a Porto +Pisano, Pietro di Vico e gli Anibaldi tornarono frettolosi +dalla Sabina dove erano entrati, e tentarono di impedire +che sbarcasse nella Maritima‍<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>; ma Carlo frattanto +navigava imperterrito in mezzo alla burrasca, passò +vicinissimo alla flotta nemica (e par miracolo) senza +<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span> +danno, e felicemente trascorse lungo capo Argentaro e in +vista di Corneto. +</p> + +<p> +Alla fine fra il tuonare e il lampeggiare del cielo egli +si trovò di fronte alla costiera romana, rimpetto ad Ostia. +Il mare era grosso, mal sicuro l’approdo, il lido ignoto; +non sapevano che fare. Tuttavia Carlo da uomo risoluto +si gettò in un palischermo, timoneggiò prosperamente +attraverso le onde rinfrante, e toccò terra. Le scolte di +Ostia non gli opposero impedimento alcuno; nessun nemico +si presentò. Alla fama che si sparse che il Conte di +Angiò fosse sbarcato, le più nobili famiglie guelfe di Roma +corsero ad Ostia per andarselo a levare: fra loro furono +visti i Frangipani, i Cenci, gli Anibaldi del ramo di Molara, +i figli di <i>Ursus</i>, i Paparoni, i Capizucchi, i Conti, i +Colonna, i Crescenzî, i Parenzi, i Malabranca, i De Ponte, i +Pierleoni ed altri‍<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>. Questi signori giubilanti condussero +Carlo al san Paolo, e nel giovedì innanzi alla Pentecoste, +addì 21 Maggio del 1265, il Conte scavalcò a quel +convento, per tenere indi la sua entrata in Roma‍<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a>. E +nel frattempo, unitesi nuovamente le galee, anch’esse +giunsero in breve all’imboccatura del Tevere; rotti i +serragli del fiume, tutta la flotta provenzale senza pur +combattere vogò su per il fiume fino al san Paolo innanzi +a Roma. +</p> + +<p> +I Romani si rovesciarono fuori della Città per poter +mirare il futuro Re di Sicilia, il loro senatore eletto. +<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span> +Era uomo sui quarantasei anni, alto della persona, di +struttura robusta, con piglio da re. Il suo volto di +tinta olivastra aveva fattezze severe e dure; l’occhio era +fiero e metteva paura. Uno spirito irrequieto teneva +sempre in moto quell’indole di ferro; non posava mai, +e soleva lamentare che il sonno accorciasse il tempo +all’operare degli uomini. Aveva animo sobrio, chiuso +alla giovialità ed insensibile al sorriso delle grazie. Non +rideva quasi mai. Era fervido cattolico, ma la sua religione +non gli impediva di essere un egoista senza +legge nè fede. Possedeva tutte le qualità che occorrono +ad un guerriero, ancorchè non sia un genio per farsi +conquistatore e tiranno; e le possedeva in sì larga misura +che diventò acconcissimo strumento agl’intendimenti +del Pontefice: infatti aveva valore cavalleresco, +prudenza, continenza quasi di stoico, penetrazione acuta +di giudizio, volontà indomabile, crudeltà, cupidigia di +dominare, avarizia, ambizione immensa‍<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>. +</p> + +<p> +Nel sabato di Pentecoste, ai 23 di Maggio, il Conte +tenne il suo ingresso in Roma per la porta di san Paolo. +Venne con soli mille cavalieri senza cavalcatura, e fu accolto +dalle processioni del clero e de’ cittadini, dai gonfaloni +della milizia, della nobiltà e dei cavalieri a cavallo. +I Romani guelfi spiegarono un’insolita pompa per far +onore al loro senatore; vollero mostrargli che anche +nella città dei Papi la cavalleria aveva forme gentili e +di corte, e innanzi a lui tennero un armeggiamento di +<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span> +foggia romana. Invero può darsi che la nobiltà fosse allora +usa di esercitarsi in cotali prove fra i ruderi della +grandezza antica, ed è probabile che la forma di quelle +corse ascanie e di quei getti di lance togliessero a imitazione +di ciò che ne scrive Virgilio‍<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a>. Il popolo, in man +recando corone di fiori e palme, accompagnò il suo senatore; +a suon di cetre ballavano a gruppi, e cantavano +inni di lode della novella signoria di Carlo; le strade e +le piazze della Città erano tutte da cima a fondo addobbate +di tappeti: a ricordanza di uomo (lo attestano +i contemporanei) i Romani non avevano mai adoperato +tanto sfarzo per alcuno dei loro signori. Circondato +da’ suoi Francesi e da’ Provenzali, il novello senatore cavalcò +per la festosa Città, ma l’avido popolo non ebbe +a raspar dal suolo neppur un meschino quattrinello, +perocchè non vi fossero famigli che gettassero denaro. +</p> + +<p> +Il Conte era venuto a Roma a mani vuote‍<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>. Non +era egli che facesse dei regali al popolo; erano i Guelfi +che dovevano darne a lui. Lo si condusse al san Pietro, +e conformemente al costume de’ principi, primamente +smontò a quel palazzo: e sebbene a lui senatore spettasse +la residenza in Campidoglio, tuttavia senza più +ei s’accomodò in Laterano che offriva agi maggiori. +Clemente si stupì della inurbana sfrontatezza di un +ospite che, non facendo troppi complimenti, col suo +<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span> +sciame di cavalieri provenzali si allogava nelle dimore +dei Pontefici come se fossero casa sua, senza pur chiederne +licenza. Gli scrisse pertanto una lettera che è degna +di nota. «Tu di tuo capo», vi diceva, «hai fatto +cosa che nessun re cristiano di fare s’arrogò mai. +Contro ogni convenienza, per ordine tuo, le tue genti +sono entrate nel palazzo lateranense. Or saper devi che +non mi aggrada niente affatto che il senatore della Città, +per illustre e onoranda che possa esser la sua persona, +prenda stanza in uno dei palazzi del Pontefice. Io vo’ +prevenire abusi venturi; la preminenza della Chiesa +non dev’essere offesa da chicchessia, e meno ancora +da te che Noi abbiamo chiamato a esaltazione di lei. +Non pigliartela a male, ma cerca altrove nella Città la +tua abitazione; palazzi spaziosi haccene abbastanza. E +d’altra parte non dire che contro decoro te abbiamo +cacciato fuor dei nostri palagi; di’ anzi che al decoro +tuo abbiamo voluto provvedere»‍<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>. L’altiero Conte +punto di vergogna uscì del Laterano, e dovette ricordarsi +di non essere altro che la creatura del favore pontificio. +Dimora non pose nel palazzo senatorio del Campidoglio, +dove continuò a risiedere il suo vicario, ma +prese ad abitare nel palazzo dei Quattro Coronati sul +Celio‍<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span> +</p> + +<p> +Ai 21 di Giugno Carlo fu solennemente vestito +delle insegne di senatore nel convento di Araceli‍<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>, e +tosto dopo volle serbare eterna ricordanza della presa +di possesso della sua podestà municipale, facendo +coniare una moneta e fregiandola del suo nome‍<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>. +Conforme agli Statuti di Roma aveva condotto con sè +i suoi giudici e i suoi notai; e conservò altresì un suo +vicario nel senato avvegnaddio egli avesse per il capo +faccende troppo rilevanti perchè potesse perdersi +nelle meschine cure del reggimento civico o delle liti +del popolo romano‍<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a>. Certo che per lui era di valore +inapprezzabile tenere la podestà senatoria, nè +<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span> +molto andò ch’ei si diede perfino aria di voler esercitare +il suo officio da capo sovrano della Republica +romana, sì come aveva fatto Brancaleone. Il Papa vide +chiaro che il Conte usciva dei limiti delle sue funzioni, +n’ebbe gelosia, e lo ammonì; e poichè l’altro gli +fe’ notare che intendeva di esercitare i diritti dei senatori +più antichi, da uom risoluto gli rispose: ricordasse +che i Papi avevano ad essi fatto sempre opposizione, +che non lo si aveva chiamato perchè imitasse la tracotanza +dei suoi antecessori, nè perchè usurpasse i diritti +della Chiesa‍<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>. +</p> + +<p> +Ai 28 di Giugno Carlo ricevette la investitura di +Sicilia. I quattro cardinali che ebbero dal Papa l’incarico +di impartirla, Anibaldo dei dodici Apostoli, Riccardo +di sant’Angelo, Giovanni di san Nicolò, e Jacopo di santa +Maria, ne publicarono gli atti nella basilica lateranense, +presente il popolo congregato. Il Conte prestò +nelle loro mani il giuramento di vassallaggio alla Chiesa, +e ne ricevette la bandiera di san Pietro come simbolo dell’investitura. +Clemente, come già Urbano IV, aveva +dapprima cercato di serrarne l’autorità regia entro angusti +confini e sotto condizioni così oppressive, che il +Conte, da re, non sarebbe stato dappiù di uomo ligio +ai suoi servigi, cui egli ne avesse concesso l’affittanza +temporanea. Però, dopo difficili negoziati, Carlo aveva +<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span> +potuto stabilire dei patti più benigni; ed ora con grandi +limitazioni e coll’obligo di lasciar piena immunità al +clero, ei ricevette il reame indivisibile delle Puglie e di +Sicilia, tranne Benevento; e lo ebbe come feudo ecclesiastico, +ereditario nella sua famiglia, per l’annuo tributo +di ottomila once, e salva la restituzione degli imprestiti +fattigli. E nuovamente giurò di dimettere in +mano del Papa l’officio senatorio e l’autorità che aveva +in Roma, tosto che avesse conquistato le Puglie. +</p> + +<p> +Da allora in poi Carlo tenne sè stesso in conto di re +di Sicilia, sebbene il Papa tergiversando confermasse +gli atti di investitura solamente ai 4 di Novembre‍<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a>. +Già fin dal Luglio l’Angioino aveva promulgato dei decreti +regî, e addì 14 Ottobre 1265, a beneficio dell’illustre +Città, e a monumento durevole della sua podestà senatoria +in Roma, cui (diceva) il volere di Dio lo aveva appellato, +ordinò la fondazione di un’università‍<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a>. Ma adesso +<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span> +gli conveniva fare il gran passo per conquistare effettivamente +quel regno che possedeva soltanto in pergamena: +eppure pareva che per mille ostacoli la cosa si +rendesse impossibile. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span></p> + +<h3 id="cap2-10">CAPITOLO SECONDO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap2-10-1">§ 1. +<span class="smaller">Manfredi entra nelle terre romane. — Primo scontro +dei due nemici. — Condizioni deplorevoli di Carlo in +Roma. — L’esercito provenzale attraversa Italia ed entra +in Roma. — Carlo, in san Pietro, è coronato re di Sicilia.</span></h4> + +<p> +L’entrata di Carlo in Roma aveva posto Manfredi +in grave costernazione; gli conveniva adesso tentar di +schiacciare il suo avversario dentro della Città ancor prima +che ne giungesse l’esercito. Ma una tale impresa era +difficile, e con milizie di soli Pugliesi e Saraceni a mala +pena avrebbesi potato compiere. La diserzione di parecchi +Ghibellini gli faceva capire che neppur di questo +partito ei si poteva fidare; ed invero Ostia e Civitavecchia +erano state consegnate in mano di Carlo, e <i>Petrus +de Vico</i> (fin allora capo operosissimo dei Ghibellini +nella Tuscia romana) era passato nel campo del nemico‍<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a>. +Manfredi deliberò tuttavia di marciare nel +territorio romano; nella speranza di trar Carlo fuori +<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span> +di Roma, in Luglio si avanzò co’ suoi Saraceni fino a +<i>Cellae</i>; ed i due avversarî, ovverossia le lor soldatesche +per la prima volta s’azzuffarono in mezzo ai monti Tivolesi, +lungo la via Valeria. Cadde però a vuoto il tentativo +di penetrare in quella città; e Manfredi potè +soltanto occupare sulla linea del confine le castella di +Amatrice e di Cassia‍<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a>. Come un tempo Federico II, +accampò anch’egli nella pianura di Tagliacozzo; e il +suo animo esaltato (tanto è corta la vista degli uomini!) +non presagì che due soli anni più tardi, l’ultimo della +sua casa, Corradino, cui aveva tolto la corona di Sicilia, +sarebbe caduto sotto ai colpi di quello stesso Angioino, +dopochè egli, Manfredi, sarebbe giaciuto sepolto lungo +le sponde del Verde‍<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>. E neppur là rimase, poichè gli +vennero tali messaggi di Puglia che dovette tornarsene +in gran fretta, dopo di avere afforzato il presidio di Vicovaro. +Da altra parte le condizioni delle cose imbrigliavano +l’impeto di Carlo, che pur era impaziente di misurarsi +col suo nemico; e nemmanco è certo se nel +Settembre egli andasse in persona sul Liri per indi far +ritorno a Roma‍<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span> +</p> + +<p> +Il tradimento incominciava nel regno siculo a tessere +la sua opera tenebrosa: molti baroni stringevano +trattative secrete con Carlo. Narrava magnificando la +fama, che sessantamila Provenzali si avessero sgombrato +il cammino per Lombardia, e che in tutti i paesi +si predicasse con gran successo la crociata contro Manfredi. +I popoli, da lungo tempo avvezzi a udir bandita +la croce contro la famiglia tedesca, contro padre, figliuoli +e nipoti, ascoltarono senza riflettervi sopra il grido di +Clemente IV che loro annunciava aver la Chiesa levato +a suo campione il conte di Provenza, atleta che +schiaccierebbe «la velenosa covata di un dragone +nato di stirpe rabbiosa»: ed il Papa esortava i credenti +affinchè sotto la bandiera del Provenzale prendessero +la croce, ma sopra ogni altra cosa dessero denaro +e denaro, onde sarebbe loro rimesso ogni peccato +per quanto abominevole fosse‍<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a>. Parimenti che +<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span> +all’età di Federico II, torme di frati mendicanti si sparsero +per Italia e per le Puglie a seminar l’odio contro +il governo di Manfredi, a predicare il tradimento, ad +empiere l’animo del popolo di terrori superstiziosi. +</p> + +<p> +Il Re, il quale ben sapeva in che estrema penuria di +moneta si trovassero Carlo a Roma e Clemente a Perugia, +non dubitava nemmeno che il loro disegno dovesse rompersi +in quello scoglio. Rade volte una grande impresa +fu apprestata con mezzi tanto meschini come allora fu; +rade volte si avventurò una spedizione con tanto pazza +temerità. I Re, le Chiese, i popoli messi a contributo, +se ne ritrassero come da una causa perduta, e la moneta +con cui si compiè la conquista di Sicilia fu nel vero +senso della parola ammassata a furia di elemosine o raccolta +con prestiti di usurai. L’inopia di Carlo oppresso +di debiti era tanto grande, ch’ei non sapeva in che +modo provvedere alle sue spese giornaliere che ammontavano +a milledugento lire tornesi. L’Angioino tribolava +senza posa il Papa chiedendo denaro; il Papa +tribolava a sua volta il Re di Francia ed i Vescovi sempre +colla domanda lamentevole di denaro; e le molte +lettere che il Pontefice ne scrisse durano ancora monumenti +tristissimi di un’impresa che alla Chiesa tornò +di massimo disonore. «Il mio scrigno è al secco; la +ragione puoi capirla se tu volga uno sguardo alla confusione +del mondo. Inghilterra è restia; Germania non +vuole obbedire; Francia sospira e mormora; Spagna ha +abbastanza da pensare a sè stessa; Italia non dà, ma +<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span> +divora. Or che cosa può fare il Papa senza ricorrere a +espedienti empî per provveder sè ed altri di denaro e di +soldati? Mai in nessun altro affare m’ebbi trovato in +eguale difficoltà.» Così Clemente scriveva a Carlo‍<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a>. +La decima ecclesiastica del primo anno era andata consumata +in armamenti; Francia non voleva più dar denaro; +re Luigi e il conte di Poitou rifiutavano soccorso; +il Pontefice sul serio credeva di aver fatto un buco nell’acqua. +Carlo tentò allora di contrarre un imprestito coi +mercanti romani, ma costoro chiesero in ipoteca i beni +ecclesiastici di Roma; e il Papa, quantunque lo facesse +a malincuore, concesse quel pegno inaudito: ed invero, +ei confessava, senza questo prestito, il Conte deve o morir +di fame o fuggire. Nulladimeno tutto ciò che si +potè raccogliere su quell’ipoteca si fu un trentamila +libbre, ed anche queste a gran fatica, poichè (almeno +dicevasi) era stato Manfredi, il quale col suo oro aveva +impedito che i banchieri romani dessero di più‍<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span> +Usurai della Francia meridionale, d’Italia e di Roma +profittavano «dell’affare di Sicilia» per spillar sangue +al Pontefice ed al Conte; ma poichè quella gente reputava +esser il negozio di incerto risultamento, non faceva +prestiti che a pro eccessivi. «Chiedi», così scriveva +il Pontefice a Simone cardinale, «chiedi al Conte medesimo +quanto sia triste la sua vita; gli conviene sudar +sangue se vuole accattare per sè e per le sue genti di +che vestirsi e mantenersi, e sempre gli tocca guardare +alle mani dei creditori che gli succhiano le vene. Ciò +che non vale due quattrini, coloro lo fan pagare un +<i>solidus</i> e anche questo egli ottiene con grandissima difficoltà, +a forza di blandizie e di umili istanze»‍<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a>. E +Clemente, uomo d’animo pio e di costume severo, non +visse mai giorni così orrendi come allora, che le imprese +politiche della Chiesa lo costrinsero ad abbassarsi +a cure triviali, da cui un prete della Cristianità avrebbe +dovuto tenersi sempre mondo. +</p> + +<p> +Con impazienza ognor più ansiosa Carlo ed il Pontefice +attendevano l’arrivo dell’esercito. «Se le tue soldatesche +non vengono», scriveva l’ultimo al Conte, +«io non so come farai ad aspettarle più a lungo, come +potrai fare a vivere, come tenere in tuo potere la Città, +o aiutar la marcia dell’esercito se lo si volesse trattenere +per via: se poi esso, come speriamo, capiterà, meno +ancora so io come faremo a nutrir tanta gente»‍<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span> +</p> + +<p> +Tutto infatti dipendeva da ciò che l’esercito provenzale +giungesse sì o no a Roma. Se i Ghibellini dell’Italia +settentrionale lo respingevano battendolo, Carlo +era spacciato e Manfredi trionfava. L’instancabile cardinale +legato di Francia aveva armato a gran fatica +l’esercito crociato raccolto in Provenza, e nel Giugno +l’aveva messo in cammino. V’erano nelle sue file baroni +di grandissimo nome, cavalieri prodi in cui alitava +ancora qualche scintilla del fanatismo che aveva alimentato +la guerra degli Albigesi: uomini tutti assetati di +gloria, d’oro e di terre. V’erano Bocardo conte di Vendôme +e suo fratello Giovanni, Giovanni de Néelle conte +di Soissons, il contestabile Gilles le Brun, Pietro di +Nemours gran cancelliere di Francia, il maresciallo di +Mirepoix, Guglielmo l’Estendard, il conte Courtenay, +Bertrando di Narbona e Guido di Beaulieu di Auxerre +vescovi soldati, Roberto di Bethune, il giovine figliuolo +di Guido de Dampierre conte di Fiandra, tutta la casa +dei Beaumont, molte famiglie nobili di Provenza, finalmente +Filippo e Guido della celeberrima casa dei +Montfort‍<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>. Questo esercito di avventurieri rapaci, di +cui il Pontefice aveva fregiato i petti colla croce del +Redentore perchè venissero a conquistare una terra +straniera e cristiana in mezzo a fiumi di sangue, quell’esercito +forte di circa trenta mila uomini valicò nel +Giugno le Alpi savoiarde. Trattati, che Carlo aveva +conchiuso coi conti di Savoia e con alcune città, apersero +all’oste l’adito per il Piemonte; il Margravio di +<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span> +Monferrato si congiunse con essa in Asti, in quello che +il Margravio di Este con altri Guelfi stavasi aspettandola +in arme presso Mantova‍<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a>. +</p> + +<p> +Invano sperarono i Palavicini e Giordano di Anglano +di mantenersi padroni del fiume Oglio; il tradimento di +Boso da Doara ne lasciò libero il varco a’ nemici‍<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a>; il +margravio Palavicini si gettò in Cremona, e i Francesi +senza impedimento alcuno e in mezzo a orribili guasti, +continuarono la loro marcia su Bologna. Quattrocento +fuorusciti Guelfi di Firenze s’erano già congiunti con +loro in Mantova, e avevano recato promessa di maggiori +aiuti. Un’onta eterna macchia gli Italiani di quell’età +così guelfi che ghibellini, avvegnachè per ira di +parte abbiano aperto la loro terra ad un tiranno straniero, +e così sgombrato la via ai Francesi anche ne’ secoli +venturi. Sentimenti di libertà e di patria s’erano ormai +affievoliti nelle città stanche di lotte; nessun vincolo +rafforzava più la federazione antica, nè alcun grande +<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span> +pensiero nazionale si levava sopra i meschini scopi di +fazione e sopra le divisioni domestiche. La furia degli +odî partigiani aveva lacerato Milano, Brescia, Verona, +Cremona, Pavia, Bologna, o le aveva date in balia di tiranni; +e intanto le grandi città marittime, Genova, +Venezia ed anche Pisa, tenevansi neutrali, solo intendendo +al profitto dei loro traffici. +</p> + +<p> +I Ghibellini, che tuttavia dominavano in Toscana, +non impedirono il cammino dei nemici, poichè questi, +schivando passare di là, s’avanzarono contro Roma per la +via delle Marche e del ducato di Spoleto, uccidendo, +rubando, devastando. Recanati, Foligno, Rimini, altre +città delle Marche e dell’Umbria alzarono il vessillo +guelfo, e Manfredi andò acerbamente deluso nelle sue +speranze: la sua signoria su tante città fino al Po non +era stata che una splendida apparenza, e presto dovevasi +porre in aperto che lo istesso era della sua dominazione +nelle Puglie. Non ebbe modo di trattenere l’inimico che +un destino irrefrenabile pareva guidare attraverso l’Italia; +indarno tentò egli nell’Ottobre di far una diversione +nelle Marche: alla fine dovette richiamare dalla +Lombardia Giordano di Anglano per restringersi unicamente +alle difese. +</p> + +<p> +Era intorno al Natale dell’anno 1265 quando i +Provenzali entrarono in Roma. Dopo una marcia faticosissima +di sette mesi per mezzo all’Italia, giunsero +essi nella desiderata Città, esausti di forze, laceri e senza +stipendio. Ivi speravano trovare ogni ben di Dio, ed +invece rinvennero il Conte, lor signore, carco di debiti +e in disperata perplessità. Nè altro ei seppe regalar loro +che la prospettiva di dover mettersi prestamente in campagna +<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span> +per un’impresa in cui si trattava di guadare +grossi fiumi, di movere per vie impraticabili, di prendere +d’assalto fortezze munite, e di sbaragliare eserciti +consumati nel mestiere della guerra. +</p> + +<p> +Carlo allora si adoperò perchè lo si coronasse re di +Sicilia; voleva infatti azzimarsi della dignità di un +diritto legittimo, senza cui non avrebbe potuto intraprendere +la sua spedizione. Aveva chiesto al Papa che +venisse egli stesso a coronarlo solennemente in Roma, +poichè, diceva, l’orgoglio dei Romani si sarebbe punto +se la coronazione fosse avvenuta a Perugia o fuori della +Città. Ma il Pontefice s’ebbe a male della domanda, e +rispose che i Romani di questo non si dovevano impacciare‍<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a>. +Parecchie male intelligenze derivanti dalla +posizione in cui il Papa si trovava messo, la padronanza +che Carlo s’era arrogata come senatore, la sua penuria +di denaro, le efferatezze che l’esercito provenzale aveva +commesso nel suo cammino su Roma, tutto ciò aveva cagionato +della ruggine fra Clemente IV e Carlo, per guisa +che quegli era ormai pentito di aver tratto sopra di sè +un tanto uragano. Laonde era stato soltanto di mala +<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span> +voglia che ai 4 di Novembre aveva dato conferma all’investitura, +e fu di mala voglia che finalmente promulgò +ai 29 di Dicembre una Bolla in cui stabilì che Carlo fosse +coronato: però a compierne la ceremonia deputò cinque +cardinali, fornendoli di piene facoltà come vicarî suoi. +</p> + +<p> +Addì 6 di Gennaio dell’anno 1266 Carlo di Angiò +colla sposa Beatrice ebbe nel san Pietro il diadema di re +di Sicilia: e per la prima volta si abbandonò in quell’occasione +la costumanza onde fino allora nel santo duomo +dell’Apostolo, nel luogo ove Carlo magno aveva ricevuto +il serto dell’Impero, s’erano coronati soltanto Imperatori +e Papi. Torneamenti e feste popolari giocondarono +quell’avvenimento fatale‍<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a>. +</p> + +<p> +Ancora per un istante Manfredi aveva potuto sperare +di guadagnare il Pontefice dalla sua; ma adesso quella +speranza sparve per sempre. Come udì della coronazione +di Carlo, mandò ambasciatori al Papa; protestò; con linguaggio +da re invocò Clemente affinchè impedisse al ladro +da lui armato di assalire il suo regno, ed ancora a quell’ultima +ora offerse patti favorevoli di pace. Non può leggersi +senza fremere la risposta severa, terribile, profetica che +gli die’ il Papa. «Sappia Manfredi», così disse Clemente, +«che di grazie passò l’ora. Ogni cosa ha il tempo che le +conviene, non il tempo conviene a tutte cose. Già l’eroe +armato è uscito in campo; la scure fu messa alla radice»‍<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span> +</p> + +<h4 id="cap2-10-2">§ 2. +<span class="smaller">Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente la +linea di difesa del Liri. — Battaglia di Benevento. — Caduta +gloriosa di Manfredi. — Carlo spaccia corrieri al Papa. — Indole +di Manfredi. — Ragioni della sua presta fine. — Sorti +di Elena sua sposa e de’ suoi figli. — Carlo di Angiò +entra in Napoli.</span></h4> + +<p> +Intollerabile penuria di tutte le cose costrinse Carlo +a condurre al più presto contro il nemico il suo esercito: +non sapeva più come fare a pagarlo, e voleva che +il ricco paese di quello gliene facesse le spese‍<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>. Di +Roma partì dunque co’ suoi ai 20 di Gennaio dell’anno +1266‍<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>. Molti Guelfi italiani, molti fuorusciti delle +Puglie, molti Romani (fra’ quali il ribelle <i>Petrus de Vico</i> +mostravasi il più zelante di tutti) si unirono all’esercito. +I cardinali impartirono ai soldati l’assoluzione e accompagnarono +Carlo fino agli acquedotti fuor di Porta Maggiore; +il Cardinal Riccardo Anibaldi lo scortò fino alla +rocca Molaria presso alle pendici dei monti Latini; indi +lo seguitò in qualità di legato pontificio‍<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span> +</p> + +<p> +Delle tre strade che da Roma conducono nel reame, +la Valeria, la Latina e la Appia, Carlo (come quasi +tutti i capitani del medio evo) prese per la seconda. +Essa traversa il magnifico ma arido paese che si stende +fra gli Apennini e i monti Volsci; passa da Anagni, da +Ferentino e da Frosinone, e giunge alla frontiera presso +il ponte del Liri, vicino Ceperano. Poi la via prosegue per +pianure deliziose, viene da Rocca Secca e da Aquino, +tocca san Germano e l’alto monte Cassino, corre fra le +bellissime catene dei monti di Cervara, e pone termine a +Capua‍<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>. Il quartier generale di Manfredi era in +questa città celebre, che un tempo il padre suo aveva +nuovamente munito e provvisto di torri presso al ponte +del Volturno. Di là Manfredi con grande attività correva +ora a Ceperano, ora a San Germano, ora a Benevento +per vigilare e per dar ordini; chè manifestamente la +marcia di Carlo lo aveva colto di sorpresa. Per quanto +poderoso e florido paresse il suo reame, non la era che +apparenza; se si eccettuino i Tedeschi ed i Saraceni, +l’esercito era messo ormai in piena dissoluzione dal tradimento +e da paura vigliacca. L’impresa di Carlo di Angiò +non dà pertanto altro spettacolo che una successione +di deserzioni e di sventure le quali fanno capo ad +una sconfitta subitanea: l’impeto di quei Francesi che +si scagliano sulla Campagna valicando con vorticosa +corsa fiumi e monti e rocche turrite, rende famosa per +<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span> +vero dire quella spedizione perchè mostra una energia irresistibile +di prima foga, ciò che è anche fin oggi rimasto +pregio della nazione cavalleresca francese, ma soltanto +la caduta eroica di Manfredi corona quella celebre tragedia +di splendore e di grandezza imperituri‍<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a>. +</p> + +<p> +La primavera precoce di quell’anno aveva rasciutto +le strade, e perciò agevolò la marcia di Carlo attraverso +la Val di Sacco: le sue milizie senza contrarietà superarono +il Liri per il passo di Ceperano, che non tanto +per tradimento, quanto per vigliaccheria e per timor +panico cadde loro in mano, massime dacchè (cosa inconcepibile) +non s’era tagliato il ponte‍<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a>. Di primo lancio +i Francesi scalarono la erta rocca ciclopica di Arce, che +tenevasi in conto di fortezza inespugnabile, e il capitano +che la difendeva costernato si arrese. Bastò questo per +mettere a spavento in lungo e in largo la Campania; +Aquino ed altre città fecero dedizione. L’urto irresistibile +non sostennero neppure gli spaldi di San Germano; e +questa città, protetta da alte montagne e dalle paludi del +<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span> +fiume Rapido, fu presa di assalto ai 10 di Febbraio. Alla +sua inaspettata caduta tutto il paese tremò; trentadue +castella si arresero a Carlo. La linea del Liri era così venuta +in poter suo; ed or si trattava di prendere d’attacco +quella seconda e più forte del Volturno, dietro al +qual fiume, a Capua, trovavasi colla sua oste maggiore +Manfredi, trepidante ma non caduto d’animo. Il destino +combatteva contro di lui; il suo genio era tarpato. Il +nemico infaticabile passò il Volturno dalla parte di settentrione, +presso Tuliverno, dove non lo si aspettava, +e con gravissimi sforzi valicò le nevose montagne di +Alife, di Piedemonte e di Telesia per girare con una +marcia di fianco la posizione dell’inimico. Sete di sangue +e di ruba era sprone a quei guerrieri bollenti; bruciavano +di impazienza di metter fine ai loro patimenti nel +cuore della Campania; e sebbene di penuria e di fatica +fossero ammazzati essi e le loro cavalcature, tuttavia la +prospettiva della vittoria addolciva ogni sofferenza. Traditori, +baroni disertori accorrevano colle loro bandiere +lungo i luoghi donde Carlo passava; messaggieri gli recavano +le chiavi di città che si ponevano dalla sua +parte; ed egli e i suoi ne prendevano lena per guadare +nuovi fiumi e per superare nuove ed erte montagne. +</p> + +<p> +Addì 25 di Febbraio, ch’era un giovedì, fecero sosta +in un bosco distante quindici miglia da Benevento; +il venerdì sul mezzogiorno si fermarono sulle alture di +Capraria. Di là Carlo mostrò alle sue genti una città +considerevole, dalle mura squarciate, posta a poca distanza, +in una magnifica pianura in mezzo a due fiumi: +era l’antica Benevento, città capitale de’ Sanniti dapprima +e celebre nelle guerre dei Romani contro di Annibale, +<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span> +indi florida residenza dei signori longobardi delle +Puglie, più tardi città pontificia, da ultimo incorporata +all’Impero da Federico II. Dalle eminenze ove trovavansi +i Provenzali miravasi la bella campagna bagnata +dai fiumi Calore, e Sabbato, ed in essa scorgevansi le +lunghe file di fanti, e gli squadroni di pesante cavalleria +tedesca, e i Saraceni di Luceria schierati in ottima +ordinanza di battaglia‍<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>. Mentre il nemico intendeva +girare la posizione di Manfredi vicino Capua, quest’ultimo +era rapidamente marciato su Benevento, per tagliare +a Carlo la via di Napoli e per offrirgli battaglia: d’ambe +le parti i due capitani avevano urgenti motivi di affrettare +il combattimento. Intollerabile mancanza di tutto +il bisognevole stimolava le soldatesche di Carlo; nel +mezzo della terra nemica, posti fuori di ogni comunicazione +col loro paese nativo, senza milizie di riserva, non +rimaneva ad esse altra scelta che vincere o morire. +Manfredi poi vedeva innanzi a sè il nemico fiaccato +dalle lunghe marce, affamato, mal montato, ma intorno +avea anche facce di traditori, e di dietro le Puglie già +ribellanti. Parecchi conti abbandonavano secretamente +le sue file; altri rifiutavano il debito di vassallaggio +sotto pretesto che dovevano tener guardia alle loro castella; +<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span> +altri aspettavano il momento della pugna per +vendere a prezzo il loro Re. Anch’egli dunque doveva +affrettar la sua sorte; vincere o morire. +</p> + +<p> +Nella notte del giovedì gli si erano uniti ottocento +cavalieri tedeschi, onde, rianimato, ragunava a consiglio +di guerra i suoi generali. Intorno a sè aveva i Conti +della numerosa famiglia dei Lancia, che alla sua corte +tenevano i massimi onori; erano fratelli o congiunti di +sua madre Bianca, ed appellavansi Galvano, Giordano, +Federico, Bartolomeo e Manfredi Malecta: aveva seco altresì +alcuni capitani ghibellini di Firenze e il prode romano +Teobaldo degli Anibaldi. Si consigliò di evitare la +battaglia fino a tanto che fossero giunti rinforzi; chè +Corrado di Antiochia nipote di Manfredi trovavasi ancor +negli Abruzzi, ed altre genti dovevano capitar dal mezzodì. +Se si avesse adottato un tale partito, l’esercito di +Carlo sarebbe perito di fame; ma il tempo incalzava, +forse anche era di sprone l’onore cavalleresco, e massime +non conveniva fidarsi dei traditori un sol giorno di più. +Manfredi pertanto decise di appiccar battaglia; e questa +fu opera dettata dalla disperazione tanto per Carlo +quanto per lui. Il suo astrologo aveva tratto l’oroscopo, +e protestato che l’ora era fausta; e sì che la stella +di Manfredi ormai era giunta all’estremo lembo dell’orizzonte. +</p> + +<p> +Spartì egli il suo esercito in tre ordinanze: la prima +forte di milledugento cavalli tedeschi era condotta dal +conte Giordano di Anglano; la seconda composta di Toscani, +di Lombardi e di Alemanni, e grossa di mille cavalieri +aveva per capitani il conte Galvano e il conte Bartolomeo; +la terza divisione era formata di vassalli pugliesi +<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span> +e di Saraceni, in numero di circa mille quattrocento uomini +a cavallo, con molti arcieri e fanti; la comandava +Manfredi in persona. In tale assetto il suo esercito passò +il fiume Calore, e si schierò a nord-est dalla città, presso +a san Marco, nel campo chiamato Grandella o «delle +Rose», e vi stette aspettando il nemico che scendeva +dalle alture. +</p> + +<p> +Frattanto infatti anche nel campo di Carlo s’erano +parimenti uditi alcuni a consigliare che la battaglia si +differisse, poichè le soldatesche erano stanche, i cavalli +sfiatati: ma il valoroso contestabile Gilles le Brun +aveva dato loro sulla voce e costrettili a tacere. Eziandio +dalla lor parte si disposero in tre ordinanze. Provenzali, +Francesi, genti di Piccardia, Brabanzesi, soldati +italiani e romani, i fuorusciti pugliesi sitibondi di vendetta +si schierarono sotto il comando di Filippo di Montfort, +di Guido di Mirepoix, di re Carlo, del conte Roberto +di Fiandra, del conte di Vendôme, del Contestabile +e di altri esperti capitani. I Guelfi fiorentini, +bramosi di vendicare la giornata di Montaperti, formarono +una quarta divisione sotto gli ordini del conte Guido +Guerra; ed allorchè, forti di quattrocento cavalieri, cavalcarono +innanzi nel campo, corruscanti di ricche armature, +montati sopra magnifici destrieri e con splendide +insegne, chiese Manfredi a suoi seguaci donde venisse +quella bellissima milizia: ed avendogli taluno risposto, +essere i Guelfi di Firenze, sospirando sclamò: «Ah dove +sono i miei Ghibellini pei quali feci tanto, ed in cui aveva +riposto così grande speranza?» Il Vescovo di Auxerre +e frati predicatori s’aggiravano nel frattempo in mezzo +alle soldatesche di Carlo, che ricevevano in ginocchio +<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span> +l’assoluzione, e Carlo di qua e di là andava dispensando +l’ordine della cavalleria‍<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a>. +</p> + +<p> +I Saraceni con grande impeto aprono la mischia; +gettando urla di guerra, senza aspettar comando di capi +si scagliano sulla minuta fanteria francese composta +dei Ribaldi, e a colpi di frecce la saettano terribilmente. +Allora s’avanza la cavalleria francese e fa strage dei +Saraceni, ma accorrono i cavalli tedeschi condotti dal +conte Giordano, e gridando: «Svevia, Svevia, cavalieri!», +col loro urto ferrato rompono quegli squadroni. +A questo punto s’ode un grido: «Montjoie!»; è la +maggior legione di Carlo che viene all’attacco, e la +lotta che si appicca fra le due masse di cavalleria +dalle pesanti corazze decide le sorti della giornata. La +celebre battaglia di Benevento fu combattuta con appena +venticinquemila uomini dall’una parte e dall’altra. +La lunga e formidabile guerra fra la Chiesa e +l’Impero, fra Romani e Germani, fu definita sopra un +angusto campo di battaglia, in breve volger di tempo +e con pochi combattenti: ed invero era giunta a maturità +l’ora che fosse decisa. I Francesi pugnavano con +corte spade; i Tedeschi secondo l’antico loro costume +<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span> +con luoghi spadoni. I colpi di punta e di taglio di +scuola romanesca la vinsero sull’antica arte germanica +di battagliare, sì come in antico era avvenuto a Civita, +nell’undecimo secolo. I cavalieri di Carlo portavano in +groppa dei fantaccini, e quando i cavalieri tedeschi +precipitavano dalle loro cavalcature trafitte, quei fanti +sdrucciolavano giù di sella e gli uccidevano a colpi di +mazza. Così perì la legione del pro’ Giordano; e sebbene +Galvano e Bartolomeo tenessero fermo un tratto, anche +questo fu inutile. I valorosi Tedeschi si batterono e caddero +con bravura; e, simili agli antichi Goti devoti a +morte, furono gli ultimi rappresentanti di quell’Impero +germanico che era sceso nella tomba con Federico II. +</p> + +<p> +Come re Manfredi dalla collina su cui s’era postato +vide le sue milizie vacillare e cedere, fe’ scendere alla +battaglia la schiera formata di vassalli pugliesi e siciliani. +È cosa inconcepibile come mai a vece di loro +egli non s’avesse tenuto una riserva di Tedeschi con +cui decidere della battaglia: fatto sta che gl’Italiani +se la diedero a gambe; e fino Tomaso di Acerra cognato +di Manfredi traditorescamente fuggì, onde altri +baroni ne imitarono l’esempio gettandosi dentro di +Benevento o negli Abruzzi. Quando il Re conobbe che +la era finita, volle morire da eroe. I pochi rimastigli +intorno lo consigliarono che riparasse entro alla terra, +o che fuggisse in Epiro per ivi aspettare giorni migliori +alla corte del suocero suo: ma egli sdegna di farlo, e +comanda al suo scudiero che gli rechi l’elmo. E mentre +se lo pone in capo, cade l’aquila d’argento che +lo adorna, ed egli esclama: «<i>Ecce signum Domini!</i>» +e senza insegna regia si scaglia fra’ nemici cercando +<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span> +morte, seguito dal suo generoso amico Teobaldo Anibaldi, +che vuol farsi uccidere con lui. +</p> + +<p> +Allorchè sul campo di Benevento scesero le ombre +della notte, il vincitore, sempre cupo e chiuso in sè stesso, +si ritirò nella sua tenda e dettò questa lettera al Papa; +«Dopo fiera battaglia dalle due parti, noi coll’aiuto divino +sbaragliammo le due prime divisioni dell’inimico, +per guisa che tutti gli altri cercarono salute nella fuga. +Fu sì grande il macello nel campo che i cadaveri degli +uccisi tolgono la vista del suolo. Nè tutti i fuggenti +scamparono; molti ne raggiunse la spada dei nostri che +li inseguirono; molti furono fatti prigionieri e tratti +alle nostre carceri, e fra gli altri Giordano e Bartolomeo, +che finora presunsero nomarsi conti: preso fu anche +Pier Asino (degli Uberti) lo scellerato capo dei Ghibellini +di Firenze‍<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a>. Chi poi dei nemici fra’ primi sia morto +non sappiamo dire precisamente, massime dacchè in +tanta fretta scriviamo questo messaggio: molti però +dicono essere stati uccisi Galvano ed Errigecco, che si +dissero conti. Di Manfredi nulla si sa, se sia caduto in +battaglia, o preso, o fuggito. Il destriero che ei cavalcava +è in mani nostre, e ciò potrebbe far credere che ei fosse +morto. Do annuncio alla Santità Vostra di questa grande +<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span> +vittoria affinchè ne porgiate grazie all’Onnipotente che +ce la concesse, e col braccio mio combatte per la causa +della Chiesa. Se giungerò ad estirpare di Sicilia le radici +del male, siatene certo, io ristabilirò in questo reame +l’antico obligo di vassallaggio ch’esso deve alla Chiesa, +lo avvierò di nuovo ad onore e a gloria di Dio, all’esaltazione +del suo nome, a pace della Chiesa ed al bene del +paese. Dato da Benevento, ai 26 di Febbraio, nella indizione +nona, l’anno primo del nostro regno»‍<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a>. +</p> + +<p> +E tre giorni dopo scrisse: «Non ha guari annunciai +alla Santità Vostra il trionfo che il Signore ci +largì a Benevento contro il publico inimico. Per assicurarmi +se vera è la fama, divulgata ognor più, che Manfredi +sia morto in battaglia, feci cercare fra i cadaveri +del campo, tanto più che nessuna voce correva che ei si +fosse salvato fuggendo in qualche luogo. Il giorno di Domenica, +28 Febbraio, si trovò infatti il suo corpo ignudo +in mezzo ai morti. E per non cadere in errore sopra +cosa di tanta rilevanza, feci mostrare il cadavere al +conte Riccardo di Caserta, mio fedele, a Giordano e a +Bartolomeo che furon detti conti, ai loro fratelli e ad +altri che, vivente Manfredi, ne avevano avuto personale +conoscenza: lo riconobbero tutti e dichiararono che +<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span> +quella indubbiamente era la salma di Manfredi. Come mi +persuase sentimento di natura, feci seppellire il morto +con onoranze, ma senza ceremonie ecclesiastiche. Dato +nel campo presso Benevento, addì 1 di Marzo, l’anno +primo del nostro regno»‍<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a>. +</p> + +<p> +Quando i conti prigionieri furono condotti in catene +sul campo di battaglia e videro il cadavere ignudo +del Re, alla domanda se quegli fosse Manfredi, risposero +tutti sgomentati: sì! Solo il generoso Giordano di Anglano +con angoscioso dolore esclamò: «O Re mio!», e +copertasi colle mani la faccia, amaramente pianse‍<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a>. +A fianco di Manfredi giaceva morto Teobaldo Anibaldi, +suo fratello d’armi, guerriero degno del nome romano, +che ornò di bella gloria la Città medioevale e la sua famiglia +ghibellina. Per comandamento del vincitore, +Manfredi fu sepolto in una fossa aperta nel suolo presso +il ponte del Calore vicino Benevento; ed i guerrieri francesi +per onorarne l’eroico valore deposero ciascuno una +pietra su quel tumulo, innalzandogli così un monumento +alla foggia usata nei paesi del Nord. Ma poco dopo, consentendo +il Pontefice, il Pignatelli vescovo di Cosenza, +uomo di animo abbietto, fe’ strappare il cadavere alla sua +fossa, e, come di scomunicato dalla Chiesa, lo fe’ gettare +al confine del Lazio, lungo l’argine del fiume Verde‍<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span> +</p> + +<p> +Manfredi, quando morì, aveva trentaquattro anni; +al paro di Totila ebbe vita e morte magnifiche. Come +un dì quell’eroe dei Goti s’era sollevato dalle ruine del +suo popolo, e, giovine, aveva restaurato colle sue vittorie +l’impero di Teodorico, così anche Manfredi ebbe fatto +risorgere dai suoi ruderi l’impero di Federico in Italia, +e per alcuni anni lo tenne in fiore; indi soggiacque +anch’egli alla fortuna di un conquistatore venuto da altri +paesi ed armato dal Pontefice a’ suoi danni. I Guelfi, +come li frugava ira di parte, lo accusarono di avere ucciso +padre e fratello, e a lui attribuirono delitti abbominevoli; +i Papi lo maledirono chiamandolo vipera velenosa e +pagano empio: ma al nobilissimo degli spiriti del medio +evo, nato già quand’ei morì, la sua ombra apparve non +fra i dannati dell’Inferno, come i preti farneticarono, +ma anima gioconda fra quelle del Purgatorio; e lietamente +sorridendo gli disse che la maledizione dei preti +nulla può a dispetto dell’eterno amore di riconciliazione‍<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span> +Quanti v’ebbero di migliori tra i contemporanei, +fino del partito guelfo, pregiarono in lui la fortezza +della sua indole virile; ne celebrarono la grandezza +liberale, la generosa mitezza di costume, la coltura +eletta ed una bontà d’animo schiettamente benigna, che +soltanto di rado si lasciò traviare all’ira od all’inganno‍<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span> +</p> + +<p> +Presso al cadavere del suo nobile avversario Carlo +d’Angiò rappresenta uno di quei contrasti del mondo +morale, in cui il male pare predominare sul bene. Tuttavolta +la caduta di Manfredi fu un avvenimento così +altamente tragico che vi si ravvisa la potenza del destino +storico che abbatte gli ordinamenti antichi e +schiaccia sotto il suo peso chi ne raccoglie l’eredità. E +le cause pratiche di una fine tanto rapida ce le spiega +eziandio la storia dell’Italia meridionale, che fu una +terra non guerriera, senza sentimento nazionale, senza +fede nè costanza, dove nessuna dinastia ebbe lunga durata, +dove fino ai nostri ultimi giorni fu sempre aperta +la via a qualunque invasione, a qualunque conquista. Le +savie leggi di Federico II vi avevano fondato un reggimento +monarchico; ma non avevano potuto costituirvi +uno Stato nazionale; il trono, sopra cui si sedette Manfredi, +riposò nuovamente mal securo sul vassallaggio +della nobiltà, la quale (secondo la sentenza del guelfo +Saba Malaspina) ebbe dapprima diviso con lui le spoglie +di Sicilia, indi contro fede lo tradì. Mercenarî tedeschi e +Saraceni, ossiano milizie straniere, erano i soli appoggi +sicuri che avesse la sua signoria; rotti quelli a San +Germano e a Benevento, neppur questa poteva più durare‍<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a>. +Il clero, potenza massima in quel paese superstizioso, +era nemico di Manfredi, e le città dissanguate +da’ tributi e dalle collette non gli erano per certo amiche. +<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span> +Anch’esse si sentivano tratte dall’impulso universale +di cui gli Hohenstaufen non fecero il debito conto, e bramavano +conseguire un reggimento civico autonomo. +Perciò, come Carlo fu entrato nel reame (così dice lo +Storico guelfo), cominciarono gli animi del popolo a vacillare, +a voltarsi contro Manfredi e ad espandere la loro +gioia, avvegnaddio tutti allora credessero che sarebbe +tornata la pace lungamente desiderata, e che insieme +colla venuta di re Carlo si sarebbe dappertutto restaurato +il regime di libertà‍<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>. +</p> + +<p> +In che modo si compiesse cotale speranza, di che +maniera di felicità abbiano goduto Napoli e Sicilia nelle +mani ladre dell’Angioino, le storie di quei paesi lo tengono +scritto. Noi non daremo che uno sguardo fuggevole +all’orribile bagno di sangue che n’ebbe Benevento, proprietà +del Pontefice, cui Carlo fu costretto di abbandonare +al sacco delle sue soldatesche. Dal campo di battaglia +quei «campioni di Dio» si scagliarono sulla città che era +loro amica, nulla badando ai lamenti ed agli scongiuri +del clero, che mosse loro processionalmente incontro: +per otto lunghi giorni andarono massacrando gl’innocenti +cittadini collo stesso furore fanatico dei loro antenati +quando avevano combattuto contro gli Albigesi. E +così scellerati orrori commisero, che Clemente IV ne +gettò un grido di disperazione, e con gran collera s’accorse +in qual forma iniziasse il suo reggimento l’atleta +Carlo, il Maccabeo della Chiesa‍<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span> +</p> + +<p> +Il vincitore non aveva sentimento umano; era un +tiranno freddo e muto. Elena, giovine e leggiadra sposa +di Manfredi, com’ebbe a Luceria la novella della sua fine, +fu per morirne dal dolore; indi, presi con sè i figli, si +diede alla fuga. Abbandonata dai maggiorenti in tanta +sventura, e accompagnata solamente da alcuni uomini +di cuore, venne a Trani, in quello stesso luogo +dove nel Giugno dell’anno 1259 era stata accolta, fidanzata +regale, con solennità magnifiche. Di là intendeva +ella imbarcarsi per l’Epiro, ma il mare burrascoso ne +la impedì. Alcuni frati mendicanti, che frugavano la +terra spiando, corsero al castello di Trani a darne avviso, +e, spaventato il castellano coi fantasimi delle pene eterne +dell’Inferno, lo costrinsero a consegnare quella vittima +in mano ai cavalieri di Carlo: e così egli fece ai 6 di +Marzo. Elena morì di lì a cinque anni in carcere a Nocera +de’ Pagani, che non aveva ancora ventinove anni: +diciotto ne penò sua figlia Beatrice a Napoli nel Castel +dell’Uovo: i piccoli figliuoli di Elena e di Manfredi, +appellati Enrico, Federico, Enzo, crebbero e intisichirono +fra i tormenti di trentatre anni di prigionia, ancora +più sventurati che non fosse il loro zio a Bologna. Nè +gli Angioini nè gli Aragonesi (come furono al possesso +dell’isola di Sicilia) si sentirono sicuri di liberare +dal carcere i legittimi eredi di Manfredi‍<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>. La +<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span> +fine della sua innocente famiglia mette dolore e indignazione +ad ogni animo generoso; però all’avvenimento +di Trani un altro tiene riscontro fatale, e nella +storia non ve n’ha quasi un solo che lo pareggi. Vogliamo +dire della tragedia avvenuta alcuni anni prima in Sicilia, +nel castello di Calatabellota. Colà s’era rifuggita +pure una regina, vedova e sventurata come Elena, +com’essa scampando con quattro figliuoli alla ferocia di +un conquistatore: era stata Sibilla, moglie dell’ultimo +re normanno Tancredi. La infelice e i suoi bimbi vennero +crudelmente caricati di catene; e lo spergiuro nemico, +che spense la famiglia normanna di Sicilia in mezzo +ad orrori cui soltanto emularono le geste di Carlo d’Angiò, +fu Enrico VI imperatore, avo di Manfredi. Fatalità +degli eventi! Sibilla fu presa, e i più nobili uomini di +Palermo furono barbaramente scannati, in quello stesso +giorno di Natale in cui l’imperatrice Costanza diede +alla luce il padre di Manfredi!‍<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a>. +</p> + +<p> +Carlo d’Angiò tenne la sua entrata in Napoli da +conquistatore e da re, vestito di un’armatura magnifica, +cavalcando il destriero di battaglia che avea montato a +Benevento, seguito dai corruscanti cavalieri di Francia +e dai guerrieri vittoriosi del suo esercito, acclamato e +<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span> +coperto di fiori dal popolo vigliacco, salutato servilmente +dai vilissimi baroni delle Puglie e dal clero giubilante: +con lui veniva la superba regina Beatrice in un +cocchio scoperto di velluto azzurro, al fastigio dei suoi +desiderî ambiziosi. In tal guisa entrò in Napoli la tirannide +francese; così un popolo spensierato, inetto a libertà, +piegò il collo alla signoria straniera di un despota +impostogli dal Pontefice‍<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a>. +</p> + +<p> +I Papi avevano raggiunto la meta da tanti anni sospirata: +sul trono di Sicilia sedeva un principe nuovo, loro +vassallo e loro strumento; spenta era la dominazione dei +Tedeschi in Italia, cancellata l’influenza antica di secoli +che essi avevano esercitato su questo paese e sul Papato; +il romanismo aveva trionfato del germanesimo. L’Impero +alemanno non esisteva più; la stirpe degli Hohenstaufen, +eroi suoi, era scomparsa; Enrico VI, Federico II, +Corrado IV, Manfredi ed altri di quella casa giacevano +sepolti in tombe dello stesso paese, a Palermo, a Messina, +a Cosenza, sotto il cumulo di pietre a Benevento; Enzo +prigioniero a Bologna; i figli di Manfredi prigionieri: +solo Corradino, ultimo degli Hohenstaufen, viveva ancora +in libertà, ma povero, disprezzato, colle porte d’Italia chiuse +in faccia. Clemente IV ricevette con gioia la novella +della buona fortuna di Carlo; tutte le campane di Perugia +<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span> +sonarono a festa; si alzarono al cielo preci di grazie, +poichè i cavalieri e le torri di Faraone non erano più. +Però se una divinazione profetica avesse tolto il velo dagli +occhi di quel Papa, gli avrebbe messo la morte nel +cuore: spaventevoli apparizioni gli avrebbero mostrato +le conseguenze dell’opera sua; avrebbe veduto trentasette +anni dopo un Papa, successore suo, essere preso +d’assalto nel suo palazzo e maltrattato dal ministro +di un Re francese; la cattedra santa di Pietro trasportata +in una piccola città di Provenza, e per settant’anni +occupata da Francesi, creature e satelliti dei loro Re: +e intanto Roma abbandonata in ruina! +</p> + +<h4 id="cap2-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado Beltrami +Monaldeschi e Luca Savelli, senatori (1266). — Governo +democratico in Roma sotto di Angelo Capocci. — Don +Arrigo di Castiglia, senatore (1267). — I Ghibellini si raccolgono +in Toscana. — Loro legati vanno in Germania per +invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino si decide +ad imprendere la spedizione.</span></h4> + +<p> +La caduta di Manfredi segnò eziandio la sconfitta +dei Ghibellini in tutta Italia; la massima parte delle città +or riverirono Carlo da loro patrono. Lo Stato ecclesiastico +bentosto si rifece dalla lunga pressura, ed il Pontefice, +che bramava di tornare ad essere solo signore in Roma, +chiese adesso a Carlo che, secondo il patto conchiuso, +dimettesse la podestà di senatore: il Re trasse in lungo +la cosa; mostrò desiderio di durare in officio qualche +tempo ancora; alla fine dichiarò ai Romani con dispetto +mal celato che egli si spogliava della sua dignità per non +affliggere la Chiesa che affermava di possedere un diritto +<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span> +sopra il senato. E lo fece sulla fine di Maggio dell’anno +1266; nè molto andò che il Pontefice se ne pentì‍<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a>. +</p> + +<p> +Sperava adesso Clemente IV di restaurare senza più +i suoi diritti signorili in Roma, perocchè Carlo di Angiò +con trattati si fosse obligato di aiutarlo in tale bisogna. +Tuttavolta la Città non faceva alcuna ciera di voler porre +il senato in mano del Papa, e neppure (che era peggio) di +invitarnelo a tornare. Già nell’Aprile Clemente era andato +da Perugia ad Orvieto; indi, tutto speranzoso di entrare in +Laterano, era capitato a Viterbo, dove pose dimora. Roma +allora non trovavasi colla santa Sede in attenenze più +strette di quello che fossero con essa le Republiche di Firenze +o di Lucca; i Romani tenevano i diritti dei Pontefice +in conto di lettera morta; nè Carlo si prendeva briga +di farsene patrocinatore. Perchè poi frattanto occorreva +di non lasciare vacante la scranna senatoria, il popolo +romano, tornando al vecchio sistema, elesse due senatori: +e questi immantinente domandarono il pagamento +della moneta che i mercanti romani avevano prestato +sull’ipoteca dei beni ecclesiastici; ed il Papa a chiamarli +briganti e ladri dentro e fuori di Roma‍<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span> +</p> + +<p> +Il registro Capitolino tien nota di quei Senatori altrove +non appellati, e li chiama coi nomi di Corrado +Beltrami Monaldeschi orvietano e di Luca Savelli romano. +E veramente uno di quei Senatori fu Luca, padre +di un Pontefice venturo; avvegnaddio la iscrizione +posta sul suo sepolcro in Araceli dica che egli morì +nell’anno 1266 in officio di senatore‍<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>. +</p> + +<p> +Un’amnistia aveva richiamato a Roma parecchi +Ghibellini, ove tornarono a sedere in parlamento accanto +a’ Guelfi. Parecchi partigiani di Manfredi, come fu +Jacopo Napoleone degli Orsini, avevano fatto soggezione +al Pontefice, ma d’apparenza soltanto; perlochè, +come la vinta fazione s’ebbe riavuta dal suo sgomento, +riordinò le sue file dappertutto, così a Roma che in +Toscana, così a Napoli che in Lombardia, coll’abilità +che fu propria degl’Italiani nelle società secrete‍<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a>. E la +<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span> +superbia intollerabile della nobiltà guelfa inasprì il popolo +romano tanto gravemente, che esso nella prima metà +dell’anno 1267 si ribellò, istituì un governo democratico +di ventisei <i>boni homines</i>, e nominò Angelo Capocci +di fazione ghibellina a capitano del popolo. Clemente +dovette dare il suo consentimento al nuovo ordine di +cose, e il capitano del popolo fe’ perfino appello a lui +allorchè la nobiltà, messa su da Viterbo (così dicevasi +a Roma), incominciò a combattere il novello reggimento: +il Papa, protestandosi innocente, mandò due vescovi +a ristabilire la pace‍<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a>. +</p> + +<p> +Il Capocci frattanto, incaricato dal popolo di eleggere +il Senatore, posò il suo occhio sopra un Infante +spagnuolo, don Arrigo, che era figlio di Ferdinando III +di Castiglia e fratello minore di Alfonso il Saggio, re +titolare dei Romani: era un eroe avventuriero, uomo +d’ingegno e di ambizione principesca. Bandito dal suo +paese come ribelle, Arrigo aveva posto dimora nella +Francia meridionale suddita all’Inghilterra, e già nell’anno +1257, postosi al servigio di Enrico III, avrebbe +preso parte alla spedizione contro Manfredi, se l’impresa +<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span> +non fosse ita a vuoto. Nell’anno 1259, sopra navi +inglesi, era andato in Africa, accompagnato da Federico +fratel suo e da altri fuorusciti spagnuoli; indi aveva +combattuto agli stipendî del signore di Tunisi contro i +Mauri‍<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a>. La rivoluzione d’Italia era esca che lo invitava +a cercare un nuovo teatro alla sua ambizione; +laonde, nella primavera del 1267, seguito da un duecento +valorose lame castigliane, venne alla corte di +Carlo cugino suo, che lo accolse onorevolmente sì, ma +di malavoglia. E per vero Carlo gli era debitore di una +somma di denaro che gli scottava di dover subito pagare; +e quando il molesto creditore con buon garbo gli +fe’ capire che bramava di essere soddisfatto, l’Angioino +con molte belle promesse lo mandò a Viterbo, alla corte +pontificia. Quivi, disputando i diritti di Jacopo di Aragona, +l’Infante mosse pretese alla corona dell’isola di +Sardegna, che la Chiesa protestava essere sua proprietà, +e di cui contendeva alla Republica di Pisa il dominio. +Arrigo guadagnò a favor suo i cardinali a forza dei +suoi inchini castigliani e del suo oro tunisino, ma Clemente +IV fu più propenso di saldare il conto con un +matrimonio che gli propose di una principessa aragonese, +anzi che d’investirlo di Sardegna. Vi aspirava +anche Carlo, ed il Re in segreto seppe così ben fare che +mandò a monte le speranze del suo cugino, e lo battè +coll’inganno‍<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span> +</p> + +<p> +Più avventurato invece fu l’Infante nella sua candidatura +a Roma, dove i suoi dobloni gli schiusero il +Campidoglio. Su di lui il Capocci capitano del popolo +indirisse l’elezione, ed i Romani accolsero di grand’animo +a senatore un Principe castigliano, illustre per +gloria guerriera e per ricchezza, da cui si aspettavano +valorosa difesa contro l’arroganza della nobiltà e contro +le pretensioni del Pontefice. La nobiltà, la più parte +dei Cardinali, il Papa stesso contrariarono l’elezione; +ma indarno, chè a Roma l’opinion publica era in generale +ridivenuta ghibellina, non sì tosto che Carlo d’Angiò +s’aveva assiso sul trono di Sicilia. L’Infante venne +di Viterbo nel Luglio dell’anno 1267 per mettersi +nella signoria della Città; e così (stranezza di caso!) +due fratelli furono in pari tempo, l’uno re eletto, l’altro +senatore dei Romani‍<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a>. +</p> + +<p> +Il reggimento civico di don Arrigo conseguì prestamente +un’importanza che non fu dammeno di quella che +aveva avuto il governo del predecessore suo Carlo d’Angiò. +<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span> +Ed invero era appena l’Infante entrato nel suo officio, che +incominciò a imbronciarsi col Papa: volle assoggettare +al Campidoglio tutta intera la Campagna, privare il +clero della sua giurisdizione, umiliare la nobiltà. Protestò +il Papa, ma il Senatore non desistette dall’opera +intrapresa‍<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a>. Il popolo stimava il Principe, e questi +sulle prime si mostrò imparziale verso Guelfi e verso +Ghibellini; però il suo odio ardentissimo contro di Carlo +che lo aveva gravemente offeso, ed avvenimenti inaspettati +in breve lo indussero a dichiarare aperta guerra contro +il partito ecclesiastico. +</p> + +<p> +Gli aderenti di Manfredi e della casa di Svevia si +raccolsero in Toscana. In questo paese era sbocciata la +novella semenza velenosa di quelle due vecchie fazioni, +la cui lotta irreconciliabile impresse nella storia d’Italia +i caratteri eroici di una feroce e grande passione, per +modo che sotto le loro forme e le loro insegne gl’Italiani +combatterono ancor dopo che fu sopita la grande guerra +fra Chiesa e Impero. Alla fantasia di quell’età, la furibonda +contesa delle due parti parve essere opera tenebrosa +di due demonî nominati l’uno <i>Guelfa</i>, l’altro <i>Gebellia</i>; e +per verità furono questi le furie anguicrinite del medio +evo. Non fu all’età di Manfredi che comparissero per la prima +volta; l’origine loro è più antica, ma il loro impulso +selvaggio assunse quella spaventosa natura di lotta di +<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span> +fazioni massimamente dopo che fu caduta la signoria +degli Svevi: e per tal guisa ne andarono scisse in due +parti ostili le province e le città d’Italia‍<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a>. Pisa e Siena, +Poggibonsi e San Miniato al Tedesco, anche dopo la fine +di Manfredi, s’erano serbate tutte per gli Hohenstaufen +ossia di fede ghibellina. Il conte Guido Novello, che preso +di sgomento aveva abbandonato Firenze, radunò in Prato +e in altre castella mercenarî tedeschi ed amici suoi +intorno allo stendardo di Svevia. Dei capitani di Manfredi +alcuni avevano potuto scampare dal campo di battaglia +di Benevento o dalle prigioni pugliesi; così era +stato dei fratelli Galvano e Federico Lancia, di Corrado +di Antiochia nipote dell’imperatore Federico e +genero di Galvano, di Corrado e di Marino Capece nobili +napoletani, e di Corrado Trincia. Il regno siculo gemeva +sotto il giogo del suo nuovo padrone: dissanguato dalle +imposte; calpestato da francesi percettori dei tributi, da +giudici e da balivi; ingannato dal despotismo di Carlo +in tutte le speranze di diritti e di franchigie, esso si trovava +<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span> +in condizioni tali che a petto di esse il governo di +Manfredi pareva essere stato l’età dell’oro: il popolo che +tradito lo aveva, si risovvenne adesso piangendo della sua +mansuetudine, e con vano lamento lo invocò. Fino i Guelfi +di quel tempo hanno descritto con orrore qual fosse la +signoria del primo Angioino; e Clemente IV in alcune +celebri lettere, sotto forma di ammonimenti paterni e di +consigli benevoli, ha dipinto di lui maestrevolmente un +ritratto che è quello di un odioso tiranno‍<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a>. +</p> + +<p> +Esuli pugliesi fuggirono in Toscana e narrarono che +il reame era pronto a ribellarsi. I partigiani di Manfredi +ne vedevano i figli languire in catene, e incapaci di difendere +i loro diritti ereditarî; perciò volsero i loro desiderî +a Corradino ultimo erede legittimo di Sicilia, che +un dì i Guelfi avevano invitato a scendere in Italia +contro l’usurpatore Manfredi. +</p> + +<p> +Il figlio di Corrado IV, nato ai 25 Maggio 1252, +aveva quattordici anni quando lo zio suo cadeva ed un +conquistatore si levava su quel trono, che per diritto +delle genti e per giure ereditario avrebbe dovuto essere +proprietà sua incontestabile. Corradino era sotto la tutela +di suo zio Luigi di Baviera, uomo rozzo, e di sua madre +Elisabetta sorella di quel Duca, la quale nell’anno 1259 +aveva sposato in seconde nozze il conte Mainardo di Gorizia. +<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span> +Per un istante la corona imperiale si era liberata +sul capo di Corradino, ma il Papa, che non aveva deciso +la controversia fra Alfonso e Riccardo appunto per far sì +che Germania si estenuasse nelle lotte di parte e che +Italia restasse senza imperatore, aveva proibito l’elezione +dell’ultimo rampollo legittimo della «velenosa» +progenie degli Svevi. E Corradino, cui non era rimasto +che l’inane titolo di re di Gerusalemme e l’assottigliato +suo ducato di Svevia, era venuto crescendo in età +sulle romantiche rive del lago di Costanza, nutrendo il +suo spirito di canti dei poeti del suo paese, e di imagini +seducenti di eroismi, di opere grandi e della caduta +sua casa. +</p> + +<p> +La storia politica registra poche sventure così commoventi +come fu la sorte di quel giovinetto, che la potenza +di tragici avvenimenti e un destino ereditato dai +suoi padri trassero fuori della terra natale e di una vita +d’idillio per condurlo in Italia e sacrificarlo, ultimo della +sua schiatta d’eroi, sulle tombe degli avi. Legati ghibellini +di signori e di città, di Pisa, di Verona, di Pavia, di +Siena, di Luceria e di Palermo andarono nell’anno 1266 +a Costanza, ad Augusta e a Landshut; l’anno dopo li +seguitarono i fratelli Lancia ed i Capece per incoraggiare +al volo «l’aquila appena pennuta». Secondo la bella +similitudine del guelfo Malaspina furono pari a quei messaggieri +i quali al re venturo aveano recato oro, incenso +e mirra‍<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a>: e gli promisero l’aiuto d’Italia se avesse +<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span> +voluto spiegare nuovamente sulle Alpi la bandiera dell’Impero, +e venire a liberare da esosa tirannide la terra +de’ suoi padri gloriosi. +</p> + +<p> +Come il nipote del gran Federico vide quegli uomini +italiani fargli omaggio genuflessi a’ suoi piedi, come ne +udì i discorsi meravigliosi, e ne toccò i ricchi doni pegno +di loro promesse, il suo animo si deliziò di fantastiche +contentezze. Voci di sirene lo adescavano ad andare nella +bella e fatal terra, paradiso storico, desiderio dei Tedeschi, +dove i suoi padri illustri sembravano chiamarlo +dai loro sepolcri invendicati. Sua madre si oppose, ma i +suoi zii e i suoi amici acconsentirono. E fama si sparse di +qua dalle Alpi che il giovane figlio di Corrado IV armava +un esercito per iscendere in Italia, per balzare del +trono Carlo tiranno e per restaurare la signoria sveva. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span></p> + +<h3 id="cap3-10">CAPITOLO TERZO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap3-10-1">§ 1. +<span class="smaller">I Ghibellini apparecchiano la spedizione di Corradino. — Carlo, +capo della federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione +di Sicilia e delle Puglie. — Don Arrigo sposa +la causa dei Ghibellini. — Guido di Montefeltro, prosenatore. — Corradino +scende in Italia. — Galvano Lancia a +Roma. — Il senatore s’impadronisce dei capi de’ Guelfi. — Lega +di Roma con Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana.</span></h4> + +<p> +«Non faccio gran caso», così scriveva il Pontefice +nell’Ottobre dell’anno 1266, «non faccio gran caso +dei messaggi che i Ghibellini mandano al fanciullo +Corradino, loro idolo: so benissimo in che acque ei si +trovi: lo stato suo è così deplorevole che nulla ei può fare +per sè e per i suoi partigiani»‍<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a>. Nondimeno nella +primavera dell’anno 1267, ecco farsi più aperti i discorsi, +più minacciosa l’attitudine dei Ghibellini in +Toscana. E ai 10 di Aprile, Clemente IV scrive ai +Fiorentini: «Della covata del dragone è nato un basilisco +<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span> +velenoso che ormai appesta Toscana del suo +alito; a città e a nobiluomini esso invia una razza di +vipere, fabbri di malanno, complici de’ suoi disegni, +traditori nostri e del vacante Impero e dell’illustre re +Carlo: con sottili arti bugiarde egli si azzima di orpello, +e si sbraccia a sviare dal sentiero della verità +gli uni con blandizie, gli altri coll’esca dell’oro. Questi +è il temerario fanciullo Corradino, nipote di Federico +che fu un tempo imperatore dei Romani, per giusta +sentenza di Dio e del suo Vicario, scomunicato: suoi +strumenti sono gli scellerati uomini Guido Novello, Corrado +Trincia e Corrado Capece con altri molti, i quali +vorrebbero alzare questo osceno idolo in Toscana, e +in secreto e in palese ingaggiano milizie tedesche per +conchiudere leghe e per macchinare cospirazioni»‍<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>. +</p> + +<p> +Ed invero i Ghibellini spiegavano una grande attività: +Corrado Capece, reduce di Svevia, veniva a Pisa +addirittura facendola da vicario di Corradino, e in nome +di lui, come di re di Sicilia, promulgava scritture. Pisa e +Siena si mostravano volonterose di secondare con tutte +le loro forze l’audace impresa; i congiurati delle Puglie +e di Sicilia eran lesti; i Romani parevano assolutamente +favorevoli. Ogni qual volta il pericolo ingrossava +sul serio il Papa e Carlo si mettevano prestamente +d’accordo affine di opporvi un argine. Per conseguenza +alcune soldatesche pugliesi sotto la capitananza di Guido +<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span> +di Montfort entrarono senz’altro in Toscana, ed occuparono +Firenze dove i Guelfi le avevano invitate ad +andare. Sulla fine poi di Aprile Carlo capitò in persona +a Viterbo, dove ebbe lunghe e importanti conferenze col +Papa, indi tenne dietro alle sue milizie e venne a Firenze‍<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a>. +Pistoia, Prato e Lucca gli affidarono tosto per +sei anni la signoria: e sebbene questo grande aumento +della sua potenza fosse al Papa incresciosissima cosa, +tuttavia ei dovette farvi buon viso; e (tanto per lenire +con un titolo l’invasione contraria a diritto che si faceva +di Toscana, terra imperiale) Clemente nominò colà +il Re a <i>paciarius</i>, ossia restauratore della pace, quasi +che a lui nella vacanza dell’Impero ne avesse spettato +il diritto‍<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>. +</p> + +<p> +I Ghibellini si difesero con buona fortuna contro le +armi di Carlo dentro di Poggibonsi e di altre castella +toscane, e frattanto la crescente ribellione di Sicilia e delle +Puglie rianimò il loro coraggio. Corrado Capece sopra una +nave pisana era corso a Tunisi, e aveva persuaso l’ivi +<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span> +rimasto Federico di Castiglia, fratello del senatore Arrigo, +a tentare insieme con lui un attacco in Sicilia. Così infatti +avvenne, e quei due arditi uomini, con qualche centinaio +di compagni, sbarcarono felicemente ai primi del Settembre +1267 sulla costiera sicula, presso a Sciacca. Al +loro comparire la maggior parte dell’isola insorse, e +gridò re Corradino. La rivoluzione passò lo stretto e +mise in fiamme le Puglie; e i Saraceni di Luceria, che +fino dai 2 Febbraio 1267 avevano alzato il vessillo +svevo, stettero attendendo con impazienza il figliuolo di +Federico. Per tal guisa il piano dei Ghibellini maestrevolmente +concepito e prosperamente posto in essere +impedì a Carlo di recarsi in Lombardia e di tagliarvi +la strada a Corradino. +</p> + +<p> +Il Re di Sicilia era in gravi cure, poichè Roma (dove +poco tempo prima era stato egli senatore) trovavasi +adesso in potere del cugino Arrigo, suo acerrimo nemico, +il quale a quest’ora aveva apertamente abbracciato la +causa dei Ghibellini‍<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>. Per Corradino che s’avanzava +il Campidoglio poteva servire di base ad una spedizione +contro Sicilia, al modo istesso che se n’era giovato +Carlo ai danni di Manfredi. Il Re consigliò pertanto al +Pontefice che con sue arti vi sollevasse turbolenze per +far precipitare Arrigo di Castiglia; ma Clemente non +<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span> +trovò ascolto in Roma a così fatto disegno, e n’ebbe a +conoscere che tutti i partiti temevano il possente senatore +«come la folgore»‍<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a>. Ed invero don Arrigo vi +governava con energia e con abilità grandi, coadiuvato +dal vicario che, secondo l’esempio di Carlo, ei s’era posto +a fianco in Campidoglio: e quegli era Guido di Montefeltro, +signore di Urbino, ghibellino zelantissimo anch’egli +come i suoi padri, uomo illustre, che fra poco doveva +empiere Italia del suo nome e ottener fama di massimo +capitano dei suoi tempi‍<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>. Le milizie civiche occupavano +molte castella delle terre romane; nel mese di +Agosto Arrigo s’impadroniva dell’importante rocca di +Castro posta sulle frontiere del reame; a Corneto cercava +di guadagnarsi influenza sul mare, e nel mese di +Settembre prendeva la città di Sutri nella Tuscia romana, +di dove poteva così porger la mano ai Ghibellini +toscani. Invano si adoperò il Papa per riconciliare il +<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span> +senatore con Carlo; e parimenti inefficaci tornarono le +sue esortazioni ai baroni del Patrimonio, cui inculcava +che rimanessero fedeli alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a>. +</p> + +<p> +Ai primi del mese di Ottobre si sparse per Roma la +voce che Corradino fosse entrato in Italia. Ed era vero. +Il giovine Principe aveva venduto i suoi possedimenti +famigliari; fattone denaro, aveva raccolto a fatica un +esercito, e per la via del Tirolo intrapreso la sua marcia. +La sua temeraria spedizione fu il rovescio di quello che +aveva fatto il grande avo di lui all’incominciamento +della sua splendida vita. Chè un tempo Federico, giovanissimo, +era partito di Sicilia per andare a strappare +di capo ad un Imperatore guelfo la corona dei suoi +avi; e adesso il nipote suo partiva di Germania per +venire in Sicilia a togliere ad un usurpatore la corona +italica di Federico. Alle braccia di una moglie che lo +ammoniva del pericolo s’era tolto Federico; alle braccia +di una madre profetante sventure or si toglieva Corradino: +ma a quello la Chiesa aveva prestato il suo +appoggio; a questo invece le Bolle del Pontefice divietavano +l’ingresso in Italia e gli negavano qualsiasi diritto +all’eredità del suo avo. Corradino partì di Baviera nel +mese di Settembre dell’anno 1267: lo accompagnavano +il duca Luigi suo zio, Mainardo di Tirolo suo patrigno, +Rodolfo di Asburgo, e Federico figlio di Ermanno di Baden, +ultimo dei Babenberg che pretendesse alla duchea +<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span> +di Austria: giovinetto orfano anche quest’ultimo, la +pari sventura e la tenera amicizia ne lo facevano il +fratello d’armi di Corradino. Ai 20 di Ottobre, il nipote +di Federico II con tremila cavalli e con milizie di fanteria +entrò nella ghibellina Verona, dove quattordici +anni prima Ezzelino e Uberto Palavicini avevano accolto +suo padre Corrado IV. +</p> + +<p> +Due giorni innanzi, ai 18 di Ottobre, Galvano Lancia +zio di Manfredi era venuto a Roma colle bandiere +degli Svevi, recandovi un’ambasciata di Corradino e +intendendo conchiudere un’alleanza colla città. I Ghibellini +ricevettero con giubilo grande quel rappresentante +dell’Impero degli Hohenstaufen; il senatore lo +salutò con publiche manifestazioni di onore, lo albergò +in Laterano, e in una solenne tornata nel Campidoglio +ricevette il messaggio di Corradino. Quando il Papa +seppe di tutto ciò, andò sulle furie. «Udii», così egli +scrisse ai 21 di Ottobre al clero romano, «udii cosa +che mi ha riempiuto di meraviglia e di orrore: che +Galvano Lancia, uom dannato, un tempo persecutore +malvagissimo della Chiesa, entrò in Roma il giorno di +san Luca; che a vitupero del Pontefice osò spiegare le +bandiere di Corradino della velenosa stirpe di Federico, +e con audacissima pompa pose stanza in Laterano, la cui +soglia appena son degni di varcare gli uomini giusti». +Per conseguenza, comandava che Galvano fosse citato +innanzi il tribunale della Chiesa‍<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a>; ma, a dispetto del +<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span> +Papa, il legato di Corradino s’ebbe ogni maniera di +omaggi: e fastosamente lo si invitò ad assistere a’ publici +giuochi che si diedero a Monte Testaccio con magnificenza +insolita‍<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a>. +</p> + +<p> +Volle il senatore torsi dai piedi ogni sorta di ostacolo +ai suoi piani, laonde deliberò di sbarazzarsi d’un +sol colpo di tutti coloro che a Roma parteggiavano coi +Guelfi. Tali erano Napoleone, Matteo e Rainaldo Orsini, +Giovanni Savelli, <i>Riccardus Petri Anibaldi</i>, Angelo Malabranca, +<i>Petrus Stephani</i>, per gran parte fratelli o nipoti +di cardinali. Era mezzo il Novembre, ed egli invitò +quei signori a consiglio in Campidoglio; comparsi appena, +li fe’ arrestare e por sotto chiave. Napoleone e Matteo +<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span> +furono tradotti nel castello Saracinesco; Giovanni Savelli, +già senatore, uomo onesto e generoso, diede in +ostaggio suo figlio Luca e ottenne libertà; il solo Rainaldo +Orsini, non venuto in Campidoglio, potè fuggire +della Città. I Guelfi ne furono atterriti; molti si ricoverarono +nelle loro castella, ma Roma stette cheta e +obbediente al senatore‍<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a>. Protestò il Papa; raccolse +i prigionieri, i cardinali, i loro parenti e i loro beni +sotto la protezione della Chiesa; ed al senatore ed al +Comune, ma con prudenza e con linguaggio temperato, +chiese soddisfazione‍<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto don Arrigo discacciava anche le famiglie +di que’ maggiorenti, ne faceva in parte smantellare le +case, e abbertescava il Vaticano dove poneva un presidio +tedesco. In Campidoglio si proclamò publicamente +l’alleanza della Città con Corradino‍<a class="tag" id="tag579" href="#note579">[579]</a>, e il senatore +invitollo a venire a Roma. Don Arrigo, che non era soltanto +prode guerriero, ma coltivava eziandio la vaga +scienza di trovatore, gli indirizzò alcuni versi di stile +<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span> +robusto; e può darsi che in quei giorni, in mezzo allo +strepito delle armi ghibelline, ei dettasse la canzone +che ci si conserva ancora. In essa ei dà sfogo al suo +odio contro Carlo, predone dei suoi beni; inneggia alla +speranza che cada tronco il giglio francese; incuora +Corradino a tor possesso del bel giardino di Sicilia, e ad +impadronirsi con opera ardita e romana della corona +imperiale‍<a class="tag" id="tag580" href="#note580">[580]</a>. +</p> + +<p> +A Roma eran venuti legati di Pisa, di Siena e della +federazione ghibellina di Toscana per stipularvi un formale +patto di alleanza colla Città. Addì 18 Novembre +si congregarono nella chiesa di Araceli il maggiore ed +il minor Consiglio, i Consoli dei mercanti ed i Priori +delle maestranze: Guido di Montefeltro prosenatore presiedette +<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span> +l’assemblea. E Jacopo cancelliere della Città fu +eletto a sindaco de’ Romani, e gli furono date le piene +facoltà perchè conchiudesse il trattato coi Procuratori +toscani‍<a class="tag" id="tag581" href="#note581">[581]</a>. In questo istesso tempo, il Papa scagliava +l’anatema contro Corradino, contro Pisa, contro Siena ed +i Ghibellini toscani, e nel dì 26 di Novembre mandavane +la sentenza al clero romano affinchè la publicasse. Tuttavolta +non osò di infliggere a Roma l’interdetto, nè al +Senatore la scomunica: «per quanto so e posso», così +egli scrisse ai 23 di Novembre, «voglio evitare la guerra +co’ Romani; però temo che a me ed al Re di Sicilia non +resterà in ultima altro partito che questo». +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span> +</p> + +<p> +Addì 1 Dicembre, nel palazzo dei Quattro Coronati, +dove allora dimorava il senatore, fu conchiusa un’alleanza +offensiva e difensiva fra Roma, Pisa, Siena e il partito +ghibellino di Toscana. Questo trattato, in cui fu data +guarentigia dei diritti di Corradino, ebbe per iscopo +espresso l’annientamento di Carlo e della sua podestà +in Toscana. Dappoichè quelle città guelfe lo avevano +eletto «signore» per sei anni, ed il Papa lo aveva nominato +principe paciere, i Ghibellini gli contrapposero +don Arrigo di Castiglia che crearono per cinque anni +capitano generale della loro confederazione. Obligaronsi +a stipendiargli una scorta di duecento Spagnuoli a cavallo, +ed il senatore promise di porre duemila uomini +al servizio della lega ghibellina‍<a class="tag" id="tag582" href="#note582">[582]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span> +</p> + +<p> +Nel frattempo i capi de’ Guelfi romani erano tenuti +in carcere oppure andavano esuli; il solo Rainaldo Orsini +s’era ricoverato con molti amici a Marino sui monti +Latini. Ivi il senatore lo assediò con milizie, ma poichè +non ebbe prospero risultato nell’assedio (la rocca era +forte e ben difesa), sbuffò di collera, e tutti gli uomini +sospetti, laici fossero o cherici, provarono gli effetti della +sua stizza. Gli facevan duopo denari per armarsi a pro +di Corradino, ed egli violentemente diè di mano ai <i>Deposita</i> +dei conventi romani, dove, secondo una costumanza +antichissima, non soltanto Romani ma anche +genti di fuori solevano deporre in custodia le loro cose +preziose. S’impadronì del tesoro di molte chiese; ne +rapì le vestimenta e gli arredi, e con questi espedienti +fece su un buon gruzzolo. Come poi si sparse fama che +don Arrigo volesse entrare a mano armata nelle Puglie, +il Papa con fervidissima instanza richiese Carlo che +tornasse a casa sua, e pensò anch’egli di partire da +Viterbo e di andare nell’Umbria‍<a class="tag" id="tag583" href="#note583">[583]</a>. Di suo moto proprio +espresse il desiderio che Carlo potesse tornare ad +essere senatore di Roma; ed anzi, in previsione di ciò, +volle scioglierlo dall’antico giuramento. Indi con grande +acerbità scrisse a don Arrigo, si lagnò delle accoglienze +<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span> +fatte a Galvano, della lega conchiusa coi Ghibellini +di Toscana, delle violenze esercitate contro i +maggiorenti romani, e minacciò le più gravi pene ecclesiastiche‍<a class="tag" id="tag584" href="#note584">[584]</a>. +</p> + +<h4 id="cap3-10-2">§ 2. +<span class="smaller">Male condizioni di Corradino nell’Italia settentrionale. — Si +giunge a Pavia. — Carlo si reca dal Pontefice +a Viterbo. — Bolla di scomunica. — Accoglienze che Pisa +fa a Corradino. — Fallisce un tentativo di Carlo contro +Roma. — Prima vittoria di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è +ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — Corradino +parte di Roma. — Battaglia di Tagliacozzo. — Vittoria +e sconfitta di Corradino.</span></h4> + +<p> +A Verona frattanto Corradino si dava gran faccenda +per cercar modo di mantenere il suo esercito, di conchiudere +alleanze colle città, di sgombrarsi la via di Toscana. +Era tanto povero che più neanche Carlo era stato. +Una parte delle sue soldatesche, poichè non le si pagava +dello stipendio, lo aveva disertato; suo zio Luigi, un +egoista, e suo patrigno Mainardo, cui era debitore di +grossa moneta per la quale aveva dovuto dargli in ipoteca +i suoi beni ereditarî, abbandonarono il giovinetto al suo +destino, e se ne tornarono nel Gennaio 1268 ad Alemagna. +<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span> +Il valore con cui Corradino superò tante difficoltà dimostra +che egli era degno de’ suoi antenati: e contro ogni +aspettazione potè continuar la sua marcia nel bel mezzo +del paese nemico, felicemente sì, come tempo prima era +riuscito all’esercito di Carlo di traversare Italia. La sua +impresa parve in tutto essere la ripetizione di quella +dell’Angioino, il quale (vedi ironia della sorte!) fu costretto +a far la parte di Manfredi. La federazione dei +Guelfi di Lombardia non oppose impedimento a Corradino, +che giunse così a Pavia addì 20 Gennaio del 1268: +colà, perplesso come innanzi, rimase fino ai 22 del mese +di Marzo. +</p> + +<p> +Carlo bruciava d’impazienza di muovergli incontro: +dopo un lungo assedio aveva ridotto Poggibonsi, +rocca maggiore dei Ghibellini, ad arrendersi, e con +aspra pressura aveva costretto eziandio Pisa alla pace: +se ora ei fosse partito e se avesse obligato Corradino ad +accettare una battaglia campale prima che toccasse +Roma, la guerra si sarebbe decisa sul Po. Ma il Papa, +cui angustiava la paura di perdere Sicilia (tanto più +adesso che la rivoluzione imbaldanziva nelle Calabrie, +nelle Puglie e negli Abruzzi), scongiurò Carlo che tornasse +nel suo reame: ed invero se questi perduto lo avesse, +non poteva egli certo sperare che la Chiesa avrebbe +rifatto per conto suo quell’immane lavoro di Sisifo; chè +anzi, profugo, lo avrebbe abbandonato alla sua sorte, +ond’ei sarebbe stato costretto di ritirarsi in Provenza a +masticarvi la sua vergogna. L’Angioino vedeva dietro +di sè il suo regno ardere in fiamme; perciò, dopo di +aver lasciato in Toscana con alquante soldatesche il +maresciallo Guglielmo de Berselve, riprese la via del +<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span> +regno, ed ai 4 di Aprile ei fu a Viterbo dal Pontefice‍<a class="tag" id="tag585" href="#note585">[585]</a>. +</p> + +<p> +Di là questi il giorno dopo scagliò una seconda +volta la scomunica contro Corradino e Luigi di Baviera, +contro il Conte del Tirolo e tutti i capi dei Ghibellini: e +comprese nell’anatema le province e le città che avevano +fatto accoglienza al nemico o che la facessero. +Contro Pisa, Siena, Verona e Pavia pronunciò l’interdetto; +scomunicò Arrigo senatore, Guido da Montefeltro, +i magistrati del Campidoglio, tutti que’ Romani +che avevano ricevuto messaggi di Corradino; minacciò +d’interdetto la Città, sciolse i Romani del giuramento +prestato al loro senatore, e die’ facoltà a Carlo di riprendersi +per dieci anni il reggimento urbano, se quell’altro, +entro il termine di un mese, non fosse venuto +ad obbedienza‍<a class="tag" id="tag586" href="#note586">[586]</a>. +</p> + +<p> +Intanto che da Viterbo si bandivano questi anatemi, +Pisa risonava di migliaia di voci giubilanti: in quel +porto entrava il giovine nipote di Federico II sopra +<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span> +navi della Republica e con cinquecento cavalieri. Corradino +era partito di Pavia, e passando per le terre del +Margravio del Carretto sposo di una figliuola naturale di +Federico, era capitato a Vado, paese sul mare vicino +Savona: e lì si era imbarcato ai 29 di Marzo. Il comando +delle sue soldatesche aveva affidato a Federico di Baden, +e questi si sgombrò felicemente il sentiero pei +monti di Pontremoli, ad onta che i Guelfi ne difendessero +i passi, e per la Lunigiana, sui primi del Maggio, le +condusse a Pisa. Dalla Republica il giovine pretendente +ricevette il primo omaggio solenne, e vi trovò una +flotta pronta a far vela sia per Roma, sia per le costiere +dell’Italia meridionale. Carlo, che non poteva andare a +cercare a Pisa il suo avversario, nè impedirgli di progredire +nella sua marcia (da altra parte non gli era chiaro +qual fosse il disegno di Corradino) decise adesso di +tornarsene nel regno, per porre a partito quei ribelli, +segnatamente i Saraceni di Luceria; deliberò cioè di +aspettare l’attacco del nemico di piè fermo nel suo paese, +a somiglianza di ciò che Manfredi un tempo avea +fatto. Tuttavia da Viterbo volle provare se gli riusciva +a bene un colpo su di Roma; ed infatti una parte delle +sue milizie in compagnia di alcuni Guelfi fuorusciti (fra +loro furono il conte Anguillara e <i>Matheus Rubeus</i> degli +Orsini) penetrò nella Città; ma il senatore battendoli li +discacciò, per modo che Carlo trovò prudente di lasciarne +star Roma pe’ fatti suoi‍<a class="tag" id="tag587" href="#note587">[587]</a>. Addì 30 di Aprile partì di +<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span> +Viterbo dopo che il Papa lo ebbe nominato vicario imperiale +in Toscana: e il conferimento di questa dignità e +la rinnovazione del suo officio senatorio furono concessioni +di rilevanza grande, che a lui nel tempo avvenire +erano destinate a profittare con molto frutto‍<a class="tag" id="tag588" href="#note588">[588]</a>. +</p> + +<p> +Corradino trovò adesso a Pisa ed a Siena un appoggio +vigoroso‍<a class="tag" id="tag589" href="#note589">[589]</a>: la vittoria di Ponte a Valle, onde le +sue milizie ai 25 di Giugno fecero prigioniero il maresciallo +di Carlo, rianimò le sue speranze: e ambasciatori +del Campidoglio venivano a invitarlo che andasse a Roma +dove Galvano lo aspettava; e gli aiuti del senatore +gli promettevano un aumento di forze‍<a class="tag" id="tag590" href="#note590">[590]</a>. Lo Stato ecclesiastico +bolliva in gran fermento; Fermo e le Marche +erano in aperta rivoluzione: ancora una vittoria decisiva, +e la parte maggiore d’Italia si sarebbe dichiarata per +Corradino. Dopochè una flotta pisana ebbe fatto vela per +<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span> +le Calabrie sotto la capitananza di Federico Lancia, anche +Corradino partì a mezzo il Luglio. Sgombra era la +via di Roma. Clemente IV aveva fatto venire a Viterbo +alcune milizie chiamandole di Perugia e di Assisi, ma +soltanto per sua difesa, e là aspettò che l’ultimo degli +Hohenstaufen passasse oltre‍<a class="tag" id="tag591" href="#note591">[591]</a>. Indarno il Pontefice +aveva ammonito i Romani più influenti che non abbandonassero +la Chiesa; le sue lettere, che a questo momento +si vanno facendo sempre più agitate, svelano per +la prima volta ch’egli era conturbato da gravi cure. +Però neppur l’animo di questo prete si lasciò vincere +dalla paura. «Passerà come fumo», diss’egli di Corradino; +e lo paragonò ad un agnello che i Ghibellini conducevano +al macello. E dalle mura di Viterbo ei potè vedere +co’ suoi stessi occhi le ordinanze dei soldati che ai +22 di Luglio attraversarono la pianura vicino Toscanella, +senza pur minacciarlo. +</p> + +<p> +Per la via Cassia Corradino procedette lietamente +verso Roma passando da Vetralla, da Sutri, da Monterosi +e dall’antica Vejo: lo seguitavano cinquemila cavalieri +in ottimo arnese; con sè aveva Federico di Baden, +il conte Gerardo Donoratico di Pisa, Corrado di +Antiochia, molti dei maggiorenti ghibellini d’Italia. +Dall’altezza di monte Mario lo sguardo inebriato del +giovinetto discorse per l’ampia Campagna da Roma: da +quel luogo infatti essa si spalanca severa e solenne, incorniciata +da’ monti di un azzurro porporino; la traversa +il magnifico Tevere che passa da ponte Milvio vicino a +<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span> +colline di tufo coperte di ruderi; e la volta azzurrina +del cielo pare posarsi festosa sulla turrita Roma. Sopra +le prime alture della Sabina l’occhio discerne senza +fatica le bianche linee delle case di Tivoli. Là (dicevano +a Corradino), era stato il teatro delle imprese di Federico +e di Manfredi; e gli additavano le alte montagne +di Subiaco che fanno corona ai confini del Napoletano +ed al lago di Fucino, dove il suo destino crudele stava +aspettandolo nella pianura di Tagliacozzo. In distanza, +annebbiata dai vapori, gli mostravano l’antica Preneste: +cinque settimane ancora, ed egli si sarebbe trovato +in quella rocca ciclopica, coperto di catene! E dove +fra’ monti Albani e gli Apennini si apre un’ampia vallata, +gli segnavano le campagne del Lazio, e gli narravano +che di quella gola passava la strada donde Carlo +d’Angiò era sceso al Liri. +</p> + +<p> +Alla mente esaltata di Corradino sarà paruto che +in lunga comitiva lo venissero ad incontrare le ombre dei +grandi Imperatori e lo salutassero Cesare: e lo commovevano +ad entusiasmo, come in antico il secondo ed il terzo +Ottone, il maestoso aspetto della Città e la vista magnifica +del popolo romano che salutandolo plaudente copriva +la pendice di monte Mario da ponte Molle fino +alla via Trionfale. Il senatore gli avea apparecchiato +un accoglimento degno di imperatore. Roma (lo confessa +il guelfo Malaspina) era partigiana dell’Impero +per indole‍<a class="tag" id="tag592" href="#note592">[592]</a>: ed invero sebbene spesse volte ed ostinatamente +<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span> +i Romani avessero combattuto gli Imperatori +germanici, tuttavolta l’idea imperiale esercitava +sempre un fascino potente su di essi; laonde accolsero +con veraci onoranze il nipote del grande Federico, come +legittimo rappresentante dell’Impero. Tutti i Romani +capaci alle armi lo aspettavano vestiti di belle armature, +cogli elmi inghirlandati di fiori, e disposti a giuochi +guerrieri nel campo di Nerone; il popolo agitava palme +e rami d’ulivo, e cantava inni di letizia. Allorquando +Corradino, ai 24 di Luglio, tenne la sua entrata +per il ponte sant’Angelo, ei trovò Roma mutata in un +teatro di festoso trionfo. Per un breve istante il giovinetto +romantico si sentì sollevato all’apogeo della umana +grandezza. Le vie che mettevano al Campidoglio erano +gremite di gente; corde eran tese dall’una casa all’altra, +e da quelle secondo il costume medioevale pendevano +a drappelloni tappeti, ricche vestimenta, arredi +d’oro, e d’ogni maniera ornamenti preziosi: e cori +di donne romane ballavano danze nazionali al suono +di cetre e di timballi‍<a class="tag" id="tag593" href="#note593">[593]</a>. Il guelfo Malaspina confessa +che il ricevimento di Carlo era stato molto al di sotto +delle festività con cui si salutò Corradino: era Roma la +<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span> +ghibellina che lo onorava spontanea come portava la +sua inclinazione‍<a class="tag" id="tag594" href="#note594">[594]</a>. +</p> + +<p> +Si condusse l’ultimo Hohenstaufen in Campidoglio e +lo si gridò imperatore. I capi dei Ghibellini italiani e i +fuorusciti delle Puglie circondarono il giovine Principe, +e tutti gli si strinsero addosso per raccomandarglisi, nell’intento +di averne più tardi dei feudi. Financo nobiluomini +romani che da Carlo o dal Papa avevano ottenuto +amnistia, tornarono a mostrarsi ghibellini zelanti. Pietro +di Vico, uomo senza fermo carattere, a vicenda partigiano +di Manfredi e di Carlo, comparve in Campidoglio a +prestarvi omaggio. Jacopo Napoleone degli Orsini offerse +i suoi leali servigî; il giovine Riccardo ed alcuni altri +Anibaldi, il conte Alcheruccio di santo Eustachio, Stefano +dei Normanni, Giovanni Arlotti, la famiglia dei +Surdi, ghibellini fedeli al tempo di Manfredi, contribuirono +denaro e armi, in quello che il senatore sollecitava +fervidamente gli ultimi preparativi della spedizione. +Altri degli Orsini e degli Anibaldi, e tutta la casa dei +Savelli duravano invece dalla parte di Carlo, mentre i +Frangipani, i Colonna, i Conti in attitudine neutrale +attendevano chiusi nelle loro castella l’esito degli avvenimenti. +</p> + +<p> +Uno strano cambiamento delle cose faceva sì che, due +soli anni dopo dell’impresa di Carlo, Roma tornasse ad +essere base ad una spedizione di conquista contro le +Puglie; e la mutazione degli eventi riduceva adesso in +<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span> +tutto e per tutto quell’usurpatore nelle condizioni in cui +s’era trovato Manfredi, allorchè dietro al Liri aveva +aspettato l’invasione nemica. Le linee di difesa da Ceperano +a Capua erano parimente forti di allora, ed anche +meglio guardate; e Carlo, che aveva levato l’assedio +di Luceria, trovavasi col nerbo delle sue forze presso +a Sora in una posizione che gli rendeva possibile di +muovere rapidamente incontro al suo avversario, fosse +egli venuto dalla via Valeria oppure da quella Latina. +Un consiglio di guerra tenuto in Roma decise che per la +Valeria si dovesse penetrare negli Abruzzi onde evitare +il passo di Ceperano: volevasi tirar dritto fino a Sulmona, +di là muovere nelle Puglie, occupare Luceria, e, +indi, dar addosso con tutte le forze al nemico che si +credeva postato ancor là. Il piano era eccellente. +</p> + +<p> +Ai 18 di Agosto dell’anno 1268 Corradino partì di +Roma, dove Guido da Montefeltro rimase come vicario +del senatore‍<a class="tag" id="tag595" href="#note595">[595]</a>. Accompagnavanlo don Arrigo con +qualche centinaio di Spagnuoli, Federico di Baden, Galvano, +Corrado di Antiochia, ed altri maggiorenti. L’esercito +ben armato, forte di circa diecimila uomini, era +animato da coraggio e di buon umore. Il popolo romano +seguì quelli che partivano per un buon tratto di via +fuor della porta di san Lorenzo; e tutta la milizia civica +avrebbe voluto muovere anch’essa alla guerra, se +<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span> +Corradino dopo due giornate di cammino non ne avesse +congedata la massima parte: con lui rimasero soltanto +i capi dei Ghibellini col fiore delle lor genti, Alcheruccio +di sant’Eustachio, Stefano Alberti, il vecchio +Giovanni Caffarelli, il giovane Napoleone figlio di Jacopo +Orsini, Riccardello Anibaldi, Pietro Arlotti e Pietro +di Vico. Passato l’Anio, e più sopra Tivoli, si venne a +Vicovaro, dove gli Orsini di parte ghibellina albergarono +Corradino, e si toccò Saracinesco dove la figlia di Galvano, +ch’era moglie di Corrado di Antiochia, salutò il +suo regale cugino. Infatti quel castello piantato sopra +una roccia (nel secolo decimo era stato il nido di una +ladronaia saracena) apparteneva a Corrado, perciocchè a +suo padre Federico di Antiochia lo avesse recato in dote +Margherita nobile donna romana. Ed ivi erano ancora +custoditi i due prigionieri Orsini, circostanza questa cui +Corrado poco tempo dopo andò debitore di sua salvezza. +</p> + +<p> +Vicino Riofreddo l’esercito varcò la selvaggia terra +del confine, penetrò senza ostacoli pei distretti di Carsoli +negli Abruzzi, e scese nella valle del Salto. Di là si +spalanca allo sguardo del viaggiatore il grandioso paese +dei Marsi, con montagne gigantesche, biancheggianti +di neve, ai cui piedi si stende pomposamente il lago di +Fucino colle sue acque tinte di un azzurro cupo. Tutto +all’intorno stanno le città de’ Marsi, Avezzano, Tagliacozzo, +Celano, Antina ed Alba, luogo maggiore +della contea de’ Marsi, di cui allora Corrado di Antiochia +portava ancora il titolo, ereditato dal padre‍<a class="tag" id="tag596" href="#note596">[596]</a>. Vie +<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span> +parecchie attraversano il paese, e per valichi montani +conducono dalla parte di ovest a Roma, da sud a Sora, +da nord ad Aquila ed a Spoleto, da est a Sulmona patria +di Ovidio. +</p> + +<p> +Come Corradino si fu avanzato verso Tagliacozzo, +con meraviglia scoperse che il suo nemico era anche +giunto al lago Fucino e si appressava ad Alba: questo ei +non s’aspettava. Ed invero Carlo a gran passi era venuto +di Sora per tagliare la strada di Sulmona al suo avversario, +per cacciarlo indietro oppure costringerlo ad accettar +battaglia: e allorquando con tremila stanchi cavalli +e con genti di fanteria ai 22 di Agosto pose campo +sui colli di Magliano, a due miglia da Alba, ei potè di quel +luogo scorgere Corradino. Là pertanto conveniva combattere +quella battaglia che avrebbe deciso le sorti dei +due rivali. I campi nemici erano divisi dal Salto: l’uno +era collocato nella pianura Palentina vicino Alba, l’altro +presso dell’ora distrutto Castel Ponte in prossimità di +Scurgola; e così stettero una notte‍<a class="tag" id="tag597" href="#note597">[597]</a>. L’esercito di Corradino +<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span> +al mattino seguente si dispose in due ordinanze; +la prima sotto il comando del senatore, del conte Galvano +e di Gerardo Donoratico di Pisa, capo dei Ghibellini +toscani; la seconda, composta per la maggior parte di +cavalleria tedesca, sotto la capitananza dei due giovani +Corradino e Federico. Le battaglie del nemico erano guidate +dai suoi migliori generali: tali erano Jacopo Cantelmi, +il maresciallo Enrico de Cousance, Giovanni di +Clary, Guglielmo l’Estendart, Guido di Villehardouin +principe di Acaia, Guido di Montfort e il Re in persona‍<a class="tag" id="tag598" href="#note598">[598]</a>. +Erardo di Valery, rinomato guerriero tornato di +fresco dall’Oriente, gli aveva dato consiglio che tenesse +un terzo corpo nascosto, in riserva; e sebbene un comandante +così esperto com’era Carlo di Angiò appena +abbisognasse del suggerimento del Valery per tenere in +serbo milizie che in caso di bisogno decidessero dell’esito +della pugna, tuttavia ei si servì con buon giovamento +dell’accortezza di quel capitano valente. Oltre +<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span> +ai Guelfi lombardi e toscani, servivano nell’esercito +di Carlo eziandio alcuni Romani; <i>Bartholomaeus Rubeus</i> +degli Orsini, il margravio Anibaldo, i due Savelli Giovanni +e Pandolfo ed altri nobiluomini: per tal modo +Romani di un sangue e di una stirpe stavano, da nemici, +gli uni contro gli altri armati. +</p> + +<p> +Nel mattino dei 23 Agosto Arrigo di Castiglia per +il primo passò il fiume, girò il fianco dei Provenzali +presso al ponte, e aperse con impeto la pugna. Quando +le schiere di Corradino ebbero varcato il Salto, +e si furono scagliate con foga bollente sugli odiati nemici, +parvero essere le furie vendicatrici di Benevento. +Non v’ebbe tradimento che macchiasse l’onore delle +armi dei combattenti. L’urto irresistibile dei Ghibellini +sbaragliò le ordinanze nemiche; la prima linea dei Provenzali +fu sconquassata; la seconda, composta della cavalleria +francese, fu rotta. Allorchè il maresciallo di Cousance +che vestiva l’armatura di Carlo, cadde di cavallo +col vessillo che impugnava, e d’un subito fu ucciso, +s’alzò un grido tonante che plaudiva alla vittoria ed alla +morte dell’usurpatore. Le milizie francesi si diedero a +fuga scompigliata, e dietro loro a inseguirle Arrigo di +Castiglia che fu l’eroe della giornata. Tedeschi e Toscani +si gettarono sul campo nemico a saccheggiarlo, e le file +si sciolsero sul terreno dove il giovinetto Corrado inebriato +teneva in mano la palma della vittoria. Al mattino +la fortuna alto lo levò come imperatore; a sera vituperosamente +lo precipitò all’imo della sventura, abbandonato +e senza nome. +</p> + +<p> +Carlo che stavasi appiattato sopra un colle, mirò +la fuga del suo esercito; e la perdita della battaglia +<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span> +per lui significava la caduta inevitabile del suo trono. +Il Cronista guelfo descrive il Re che si scioglie in lacrime, +che invoca la Madonna e i Santi, in quello che +il Valery si studia di rattenerlo, e finalmente lo ammonisce +esser tempo di muovere fuor dell’agguato, alla +riscossa. E tosto ottocento cavalieri scendono e si gittano +di repente sul campo dove non isventola più alcuna +bandiera francese. Quelle fresche milizie irrompono colle +lance in resta, e bastano i loro squadroni serrati a disperdere +le soldatesche di Corradino sparpagliate al saccheggio, +e ne fanno macello, e le cacciano in fuga, mentre +i Francesi sviati tornano a raccozzarsi. Le battaglie +a quel tempo si combattevano senza disciplina, in modo +ben diverso dalle regole nostre di guerra. E questo rese +possibile che Carlo prendesse la rivincita. Non isquillo +di tromba potè più rattenere i fuggenti, nè alcun capitano +ristabilir più un ordine di battaglia. Fuggiron tutti, +e orribile fu la disfatta. La mancanza di una riserva fece +perdere a Corradino la battaglia dianzi splendidamente +vinta; forse causa della sconfitta fu anche il soverchio +bollore degli Spagnuoli di Arrigo che inseguendo il nemico +battuto s’erano allontanati di troppo‍<a class="tag" id="tag599" href="#note599">[599]</a>. E allorchè +l’Infante dal suo inseguimento torna sul terreno dove +aveva pur dianzi lasciato vincitore Corradino, ei vede +schierate sulla fronte del campo milizie: verso di esse +corre giubilante per andarvisi a unire con saluti e con +<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span> +festa, quando, oh stupore!, ode udirsi gridar contro: +«Montjoie! Montjoie!», e discerne l’impresa dei gigli. +Scagliasi egli eroicamente sul nemico; due volte cerca +di sbaragliarlo, ma inutile: non giova contro il fato +dar di cozzo‍<a class="tag" id="tag600" href="#note600">[600]</a>. +</p> + +<p> +Come fu scesa la notte sul campo di Tagliacozzo, anche +stavolta Carlo sempre cupo sedette nella sua tenda, +e dettò al Papa una relazione della vittoria riportata: +tranne che la mutazione di alcuni nomi, fu un’esatta +ripetizione della lettera che in addietro aveva scritto dal +campo di Benevento. «Il messaggio di pace lungamente +desiderato da tutti i fedeli del mondo, mando a +Voi, Padre Santo, olezzante come incenso: e, Padre, +pregovi; sorgete e cibatevi della cacciagione del figliuol +Vostro... Uccidemmo tanta moltitudine di nemici che +la sconfitta di Benevento in paragone par cosa da nulla. +Se Corradino e il senatore Arrigo sien morti o fuggiti +dir con precisione non sappiamo, massime dacchè scriviam +questa lettera immediatamente dopo della battaglia. +Certo è che il cavallo cui il senatore montava, fu +preso mentre fuggiva senza cavaliere. La Chiesa, madre +nostra, giubili e lodi l’Onnipossente che le concesse una +tanta vittoria col braccio del suo campione: avvegnaddio +or paia che il Signore abbia posto termine a tutte +le sue necessità, e l’abbia liberata dal furore de’ suoi +persecutori. Dato dal campo Palentino, addì 23 Agosto, +indizione undecima, nell’anno quarto». +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span> +</p> + +<p> +E questo fu l’orrido linguaggio onde usò il feroce +carnefice di quella notte di san Bartolomeo, che al Papa +con bigotta ipocrisia offerse le sue vittime come vivanda +saporita di selvaggina presa in caccia‍<a class="tag" id="tag601" href="#note601">[601]</a>. La duplice vittoria +che a sì breve distanza di tempo conseguiva quello +stesso despota Carlo, la prima volta contro Manfredi, la +seconda volta contro Corradino, rivolta il senso morale: +e in verità fu nuovamente il male che trionfò del bene, +l’ingiustizia che la vinse sul diritto. Sul campo della +battaglia di Tagliacozzo, combattuta in quegli ardenti +calori dell’estate, si gettò una sorte che forse fu la più +ingiusta di quante mai guerriero abbia tratto dall’urna +delle battaglie. Se guarentigie della vittoria sieno il +diritto e la giustizia, il valore e la fedeltà, l’eroismo e la +giovinezza generosa, certo che Corradino doveva vincere: +eppure il destino inesorabile diè il trionfo in mano di +Carlo. L’odio del vincitore potè satollarsi alla vista delle +migliaja di uccisi che coprivano il campo, ma la sua +crudeltà volle di più. A molti Romani prigionieri fece, +egli antico senatore della loro Città, troncare i piedi; +e avendogli taluno significato che la vista dei mutilati +<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span> +gli avrebbe procacciato soverchio odio, comandò che si +serrassero tutti in una casa e vi si desse fuoco. Di nobili +romani giacquero morti Stefano degli Alberti, il +prode Alcheruccio di Sant’Eustachio e il vecchio Caffarelli. +Pietro di Vico mortalmente ferito potè trascinarci +a Roma, e di là ricoverarsi nel suo castello, dove morì +nel Dicembre: uomo senza fede, fu uno degli stipiti +della famiglia dei Vico, fieri Ghibellini, in cui durò +per titolo ereditario la prefettura urbana fino all’anno +1435‍<a class="tag" id="tag602" href="#note602">[602]</a>. +</p> + +<h4 id="cap3-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi +fa breve dimora. — Fugge; è fatto prigioniero, e consegnato +al nemico in Astura. — I prigionieri nel castello +di Palestrina. — Galvano Lancia condotto al supplizio. — Carlo +diventa senatore una seconda volta. — Sorti di Corrado +di Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — Clemente +IV muore (1248).</span></h4> + +<p> +Un colpo come di fulmine a ciel sereno ebbe rotto +l’incanto dei sogni audaci in cui lo sventurato si cullava; +innanzi a’ suoi piedi si spalancava un abisso di +<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span> +ruina. Fuggì dal campo di battaglia con cinquecento +cavalieri: e con lui furono Federico di Baden suo fratello +d’armi, il conte Gerardo di Pisa, Galvano Lancia, +il figlio di questo ed altri nobiluomini. Dapprima ei volse +i suoi passi a Castelvecchio vicino Tagliacozzo, dove +(almen pare), sperando di raccogliere soldati sbandati, un +tratto posò. Indi per la via Valeria procedette innanzi a +Vicovaro. Fuggitivo rifece la stessa strada che pochi +giorni innanzi aveva percorsa alla testa di un esercito, +fidente nella vittoria; e così mosse precipitosamente +verso Roma‍<a class="tag" id="tag603" href="#note603">[603]</a>. Ivi non si sapeva che cosa fosse avvenuto +del senatore Arrigo; ma Guido di Montefeltro +imperava pur sempre nella Città da vicario suo, e Corradino +credeva trovarvi riparo, e ricavare dall’alleanza +con Pisa nuovi modi di continuar la guerra. +</p> + +<p> +A Roma giunse un giorno di martedì, ai 28 di Agosto. +<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span> +Che altre accoglienze vi aveva avuto la prima volta! +Quale ritorno! Veniva adesso di soppiatto, quasi fuor di +senno‍<a class="tag" id="tag604" href="#note604">[604]</a>! La nuova della sua disfatta era capitata a Roma +rapidamente; i Ghibellini n’erano stati atterriti; i +Guelfi ne avevan fatto allegrezze grandi. Dal campo erano +corsi giubilanti alcuni fuorusciti romani che avevano +combattuto sotto il vessillo di Carlo; Giovanni e Pandolfo +Savelli, <i>Bertholdus Rubeus</i> ed altri signori. L’esaltamento +degli animi era al colmo. Guido di Montefeltro +teneva il Campidoglio per conto di Arrigo, ma ricusò +di dare ricetto al fuggitivo, laonde Corradino dovette +cercare ricovero presso altri Ghibellini che s’erano chiusi +nelle loro torri dentro della Città: ed infatti qui possedevano +il Colosseo, l’isola Tiberina nuovamente fortificata +da Pietro di Vico, il Vaticano abbertescato, i palazzi di +Stefano Alberti, ed una rocca appellata <i>Arpacata</i>, che +tempo innanzi Jacopo Napoleone aveva edificato nel Campo +di Fiore sulle rovine del teatro di Pompeo‍<a class="tag" id="tag605" href="#note605">[605]</a>. Ma poichè +ogni dì più nella Città venivano ingrossando i Guelfi, +<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span> +gli amici di Corradino avvisarono che ivi ei non poteva +più a lungo dimorare, e consigliarono di fuggire. Gli sciagurati +(non rimase che il solo conte Gerardo Donoratico +in gran secreto, e presto cadde in mano del nemico), +gli sciagurati partirono un venerdì, ai 31 di Agosto, +accompagnati da una piccola comitiva, e andarono +al castello Saracinesco, che era tenuto dalla figlia di +Galvano‍<a class="tag" id="tag606" href="#note606">[606]</a>. Erano incerti di quel che dovessero fare; +sulle prime volevano gettarsi nelle Puglie, ma poi deliberavano +di guadagnare la più prossima marina. +</p> + +<p> +Quella schiera assottigliata fuggì per la Campagna, +traversò la via Appia, si mise per le Maremme più sotto +di Velletri, e giunse al mare vicino Astura. Astura, dove +in antico Cicerone ebbe una villa, posa isolata sopra ruderi +di palazzi romani che un tempo sorsero sulla riva +del mare: fin presso alle dune sabbiose del lido non +v’ha che territorio incolto e selvatico, coperto di fitte +boscaglie, intersecato di paludi e di laghi donde esalano +miasmi febbrili, e da cui lentamente scendono al mare +<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span> +alcuni fiumicelli. Tratto tratto, lungo la spiaggia in quella +solitudine sepolcrale s’elevano oscure torri; e dal mare +a non grande distanza sorge, incantevole vista! il capo +di Circe colla rocca Circea. La duna forma un porto di +pescatori dove sbocca il fiume Stura. Nei primi tempi del +medio evo il castello era stato proprietà del convento +di santo Alessio sull’Aventino, indi era diventato un feudo, +primamente dei Conti di Tusculo, adesso dei Frangipani. +Di Astura oggidì non rimane che il castello, prominente +con una torre sopra il mare, ma a’ tempi di Corradino +era un <i>castrum</i> con parecchie chiese, e circondato +di solide mura‍<a class="tag" id="tag607" href="#note607">[607]</a>. I fuggiaschi si misero in un battello +sperando di giungere all’amica Pisa. Ma Giovanni +Frangipane signore del castello, avuto annuncio che +alcuni cavalieri di nobile aspetto e di foggia straniera, +probabilmente fuggenti dal campo di Tagliacozzo, s’erano +posti in mare, cacciò sulle loro tracce dei rapidi +vogatori: forse lo fece di suo proprio impulso, forse perchè +erano state publicate lettere del Papa e di Carlo con +ordine di catturare i fuggitivi. Arrestatigli sul mare, li +<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span> +ricondusse nel castello di Astura: e in suo potere vennero +Corradino, Federico di Baden, i due conti Galvano, +il giovine Napoleone Orsini, Riccardello Anibaldi e parecchi +altri cavalieri tedeschi e italiani‍<a class="tag" id="tag608" href="#note608">[608]</a>. +</p> + +<p> +Quando Corradino si die’ a conoscere al Frangipane +n’ebbe un’ingannevole speranza, perciocchè confusamente +ricordasse che la famiglia di quel signore un dì +avea parteggiato per l’Impero, e dall’avo suo aveva +ricevuto di ricchi donativi: ei non sapeva il meschino che +quei Frangipani s’erano inimicati con Manfredi per cagione +di Taranto, e che da lungo tempo avevano sposato la +causa del Pontefice. Paura e avarizia persuasero il signore +<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span> +di Astura a impadronirsi di quella preda preziosa in cui +ravvisava nientemeno che il pretendente della corona di +Sicilia. E s’aggiunse il fatto che Roberto di Lavena, ammiraglio +di Carlo, poco tempo prima battuto dai Pisani +vicino Messina, si trovasse con navi provenzali in quelle +acque; perlochè, come ebbe udito dell’avvenimento di +Astura, sbarcò, e in nome del Re di Sicilia chiese che +gli si consegnasse Corradino. Resistette il Frangipane +per tenere alto il prezzo della fatta preda, e condusse i +prigionieri in un vicino castello, ancor più munito, che +forse fu quello di San Pietro in Formis, vicino Nettuno‍<a class="tag" id="tag609" href="#note609">[609]</a>: +e di lì a poco sopravenuto anche il cardinale Giordano +di Terracina, rettore della Campania e della Maritima, +con milizie, da parte propria in nome del Papa chiese +che gli si dessero in mano i prigionieri come scomunicati +dalla Chiesa e malfattori pigliati sul suo territorio. +Sventura di Corradino fu che non venisse in balia dei +Pontificî, chè almeno avrebbe avuto salva la vita. Non +preghiere, nè promesse, non l’innocenza, nè la giovinezza +e la leggiadria del prigioniero commossero il cuore +del Frangipane: ma se paura della collera di Carlo +potè ragionevolmente trattenerlo di mettere in libertà il +nobile fuggitivo, nulla v’ha che scusi il suo rifiuto di +consegnarlo al cardinale Giordano. Sotto pretesto delle +strette cui lo mettevano i marinari di Carlo che lo assediavano, +<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span> +l’esoso pirata diè i prigionieri in potere delle +masnade di quel crudele‍<a class="tag" id="tag610" href="#note610">[610]</a>: incatenati, furono trascinati +attraverso la Maremma, consegnati a Carlo in Genazzano, +e chiusi nel castello di San Pietro, più in su di +Palestrina. Quel castello piantato sopra sterili rocce, era +proprietà di Giovanni Colonna, ma occupato da armigeri +napoletani‍<a class="tag" id="tag611" href="#note611">[611]</a>; chè infatti Carlo dal campo di battaglia +era venuto per le montagne a Subiaco, indi scendendo, +aveva preso per la via Prenestina: e il suo quartier generale +era posto a Genazzano, feudo dei Colonna, i quali +allora, come i Conti e i Frangipani, per paura e per intento +politico, si mostravano di spiriti guelfi. +</p> + +<p> +Da Genazzano a Palestrina non v’hanno che due +ore scarse di cammino; e a Palestrina si raccoglievano i +prigionieri, e vi conducevano anche il senatore Arrigo, +il quale, fuggendo dal campo di battaglia, era stato preso +da un cavaliere di nome Sinibaldo Aquilone: vi venivano +tratti eziandio Corrado di Antiochia, e molti nobiluomini +romani e Ghibellini italiani‍<a class="tag" id="tag612" href="#note612">[612]</a>. Il castello di san +<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span> +Pietro, rocca antichissima del Lazio, è oggi caduto; +non ne rimangono che delle pietre ciclopiche coperte di +musco; e l’edera si abbarbica intorno a quelle ruine, +donde l’occhio dell’osservatore vien giù scorrendo su un +panorama bellissimo di terra e di mare. Ivi Corradino +stette molti giorni incatenato coi suoi compagni. Fra +tutti i prigionieri quello che Carlo odiava di più era il +conte Galvano, il quale in entrambi i campi di battaglia +aveva pugnato contro di lui, e come generale di Manfredi +e come promotore zelantissimo dell’impresa di +Corradino: e narrasi che a Palestrina, od altrimenti nel +suo quartier generale di Genazzano, lo mandasse al supplizio +publicamente con altri baroni di Puglia, dopo +che gli aveva fatto scannare fra le braccia il figliuol suo +Galiotto. In questo modo morì nella prima metà di Settembre +del 1268 lo zio di Manfredi, fratello della leggiadra +Bianca: fu uomo prudente e di valore cavalleresco, +la cui vita di varia fortuna stette sempre associata +a quella degli Hohenstaufen nella grandezza e nella fine‍<a class="tag" id="tag613" href="#note613">[613]</a>. +Gli altri prigionieri Carlo lasciò a Palestrina, ed +ei mosse a gran passi a Roma. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span> +</p> + +<p> +Qui, subito dopo la sua vittoria di Tagliacozzo, +era stato eletto senatore a vita; ed egli aveva lietamente +accettato la podestà urbana, e mandato nuovamente +a Roma da suo vicario Jacopo Cantelmi, cui Guido da +Montefeltro tosto consegnò il Campidoglio per una somma +di quattromila fiorini d’oro. Il Papa già dapprima +aveva sciolto Carlo della rinuncia da lui data con giuramento +dell’autorità senatoria, ed or lo confermò nell’officio +per dieci anni. L’Angioino pertanto ai 16 di Settembre +prese una seconda volta il possesso della sua +dignità in Campidoglio, e da allora in poi all’altro suo +titolo aggiunse officialmente quello di «Senatore dell’illustre +Città»‍<a class="tag" id="tag614" href="#note614">[614]</a>. Ai Romani che parteggiavano per +<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span> +lui ed a quelli che avevano combattuto nelle sue file sul +campo Palentino die’ ricompense di beni e di feudi; e così +anche Giovanni Frangipane fu regalato riccamente‍<a class="tag" id="tag615" href="#note615">[615]</a>. +</p> + +<p> +Dopochè Carlo ebbe insediato in Campidoglio i suoi +ministri ed annunciato ai Guelfi le sue vittorie, tornossene, +sull’incominciamento dell’Ottobre, a Palestrina per +condurre i prigionieri a Napoli ed ivi mandarli al +<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span> +supplizio‍<a class="tag" id="tag616" href="#note616">[616]</a>. Di tutti loro il solo Corrado di Antiochia ottenne +libertà; trasse in salvo la vita per la fortunata combinazione +che sua moglie teneva ancora in ostaggio a Saracinesco +i due Orsini, Napoleone e Matteo, fratelli del potente +cardinale Giovanni Caetano, che più tardi fu papa +Nicolò III. Si fece il cambio di Corrado con quei prelati, +ed egli diventò lo stipite della famiglia latina dei Conti di +Antiochia, la quale nei secoli decimoterzo e decimoquarto +risiedette nelle castella di Anticoli e di Piglio sul +Serrone, e, come si vede dalla storia di Roma, fu sempre +(finchè si spense) di parte ghibellina e nemica dei +Papi‍<a class="tag" id="tag617" href="#note617">[617]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span> +</p> + +<p> +Se l’infante Arrigo scampò a morte, ne andò debitore +alla ragione della parentela, ed al rispetto che Carlo +dovette portare alla casa regale di Castiglia. Oscuro è +quando abbia finito di vivere, ma fino all’ora della sua +morte l’antico senatore sofferse il destino di re Enzo, +prima nel carcere di Canosa, indi a Santa Maria del +Monte nelle Puglie, dove può darsi che gli risonassero all’orecchio +i lamenti dei tre figliuoli di Manfredi. Indarno +pregarono i Re di Castiglia e di Aragona perchè fosse +riposto in libertà; indarno poeti reclamarono con fieri +carmi: il rimpianto di don Arrigo e le lodi della sua +prodezza cavalleresca vivono ancora nei versi dei trovatori, +nelle canzoni di Giraud de Calason e di Paulet +di Marsiglia‍<a class="tag" id="tag618" href="#note618">[618]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span> +</p> + +<p> +La testa dell’ultimo Hohenstaufen cadde a Napoli ai +29 Ottobre dell’anno 1268. Carlo corse a dar morte allo +sventurato, dopo che l’ebbe sottratto al dominio della +Chiesa. Volle ucciderlo, perchè se anche lo avesse tenuto +in catene nel più profondo di un carcere, a turbare i suoi +sonni avrebbe bastato il saperlo vivo. La sentenza concorde +dei contemporanei e dei posteri ha marchiato d’infamia +il supplizio di Corradino e dei suoi generosi amici, +e lo giudicò opera iniqua di un pavido tiranno: nè +corse molto tempo che la storia ne fece vendetta. Non +v’ha ragionamento di sofista che possa nettare Carlo assassino +da quella macchia di sangue. Alcuni accusarono +Clemente IV di complicità: certo è ch’ei lasciò andar +le cose per la loro china, e su di lui s’aggrava giusto +rimprovero che non si facesse consegnare Corradino, come +quello che era stato colpito dell’anatema della Chiesa, +<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span> +ed arrestato sul suo territorio da vassalli pontificî: è +poi biasimevole che per lo meno non si affrettasse a +trattenere la scure del carnefice, quando pur doveva prevedere +a che fine di sangue sarebbe riuscita quella tragedia, +egli che troppo bene conosceva l’animo scellerato +di Carlo. Il Pontefice approvò la morte dell’ultimo nipote +di Federico II, poichè essa poneva termine una +volta per sempre alle pretese della casa sveva. Se dalla +bocca di Clemente IV fosse uscito un grido di sdegno +od almeno una voce umana di compianto della sorte +troppo crudele di Corradino, il cui diritto era chiaro +come luce di sole innanzi a Dio ed agli uomini, questo +solo avrebbe ornato di pregio la memoria di un Pontefice, +cui la fortuna concesse di abbattere nella radice la +grande famiglia degli Hohenstaufen. Ed egli tacque; e +giusto sia il giudicio che cade su di lui. Ai 29 di Ottobre +fu troncata la testa di Corradino; ai 29 di Novembre +morì Clemente IV a Viterbo, come se la potenza del vindice +destino non concedesse a questo prete di vivere di +più. La commovente ombra dell’innocente nipote di Federico +sarà apparsa al letto di morte del Papa a turbargli +i momenti dell’agonia: avrà veduto il giovinetto quale +parve sul patibolo di Napoli sollevare le mani al cielo, +e poi prostrarsi orando per ricevere il colpo fatale‍<a class="tag" id="tag619" href="#note619">[619]</a>. E +<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span> +Clemente morì eziandio sgomentato in pensando al vincitore +brutale, or fatto strapotente. Se, come prete, lo avrà +confortato la coscienza di avere spazzato via dal mondo +una famiglia ch’era nemica mortale del Papato, lo avrà +pur addolorato l’idea che il vero profitto di quella vittoria +fosse caduto nelle mani di un tiranno, il quale era +re di Sicilia, senatore di Roma, vicario di Tuscia, protettore +di tutte le città guelfe, e presto (così potevasi +prevedere) sarebbe forse diventato dominatore d’Italia +e oppressore della Chiesa. +</p> + +<p> +Dopo una vita breve e splendida, da parere piuttosto +romanzo che storia, Corradino pose termine alla serie +degli eroi Hohenstaufen, ed eziandio alla lunga e vigorosa +guerra che essi sostennero contro il Papato per il +possedimento d’Italia. Dura e immeritata fu la sorte di +quel giovinetto generoso; ma la sentenza della storia +aveva deciso che il destino era maturo: Germania non +doveva più dominar su l’Italia; l’antico Impero degli +Ottoni e dei Franchi non poteva essere più restaurato. +Se il nipote di Federico II avesse vinto Carlo d’Angiò, +anch’egli avrebbe rinnovato ordini di cose e guerre +che nelle tendenze dei popoli non avrebbero più trovato +ragione di essere. Della sua caduta tutta Alemagna +sentì vivissimo dolore; ma nessun principe, nessun popolo +sorse a vendicarlo‍<a class="tag" id="tag620" href="#note620">[620]</a>. Spenta era la dinastia sveva, +<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span> +e Corradino finì vittima estrema del principio di legittimità. +Le grandi famiglie rappresentano il sistema di +certe età: con queste cadono, e non v’ha podestà alcuna +sacerdotale o politica che possa rinnovare una legittimità +storicamente decrepita. Nè vi fu mai famiglia più +grande degli Hohenstaufen che rappresentasse un più +grande ordinamento. Nella loro dominazione, che durò +più di cent’anni, il conflitto di principî in cui s’affaticò +il medio evo ebbe trovato il suo maggiore svolgimento e +i suoi campioni più poderosi. La guerra dei due sistemi, +della Chiesa e dello Stato, che si demolirono a vicenda per +sgombrare una via nuova di libertà al progresso dello +spirito umano, compose il fastigio del medio evo; e sopra +di esso posa Corradino, irradiato dell’aureola della sua +tragica morte. La grande dinastia degli Svevi fu +vinta, ma non per questo la lotta finì: assunse forme +nuove, e sempre suscitò nuovi combattenti, ognora mirando +a liberare la gente umana dalla prepotenza del +sacerdozio. Però convien dire che senza le geste di +quella stirpe d’eroi libertà non avrebbesi potuto ottenere‍<a class="tag" id="tag621" href="#note621">[621]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span></p> + +<h3 id="cap4-10">CAPITOLO QUARTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap4-10-1">§ 1. +<span class="smaller">Carlo, coi suoi prosenatori, governa a lungo e con +energia in Roma. — Monete di lui. — Statua a suo onore. — Torna +a Roma nel 1271. — I cardinali, radunati a Viterbo, +non sanno chi eleggere papa. — Guido di Montfort uccide +Enrico principe inglese. — Elezione di Gregorio X. — Elezione +di Rodolfo d’Asburgo. — Fine dell’interregno.</span></h4> + +<p> +Dopo che Carlo ebbe soffocato nel sangue la ribellione +del suo reame, non vi fu in Italia principe più potente +di lui; ed egli potè adesso accarezzare il pensiero +(già da lunghissimo tempo ne aveva concepito l’idea) +di sottoporre tutta la penisola al suo scettro, e di conquistare +nientemeno che l’Impero greco. Però sul trono +di Federico II non sedeva altr’uomo che un conquistatore +odiato. Carlo d’Angiò non ebbe sapienza di governante, +non mente di legislatore; in eredità di quei paesi +lasciò soltanto la maledizione della sua tirannide e di un +lungo despotismo feudale. I disegni della sua ambizione +fallirono come quelli degli Hohenstaufen, perchè gli +sventarono l’arte politica dei Pontefici, gli intenti partigiani +d’Italia e il sentimento nazionale latino che ora +insorse contro la gallica dominazione straniera. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span> +</p> + +<p> +Per dieci anni Carlo governò Roma da senatore, con +vicarî, maggiorenti della sua corte, che per un tempo +indeterminato ei mandava in Campidoglio, facendoveli +accompagnare da giudici e da altri officiali, conforme a +quello che imponevano gli Statuti della Città. La mano +energica di un padrone non fece che bene; si ristabilì +il rispetto alla legge, e nel termine di un anno furono +mandati al supplizio dugento ladri‍<a class="tag" id="tag622" href="#note622">[622]</a>. In tutto quel +tempo le monete di Roma si fregiarono col nome di +Carlo‍<a class="tag" id="tag623" href="#note623">[623]</a>: esse ed una statua sono i soli monumenti che +durino a memoria del suo officio, il più lungo che senatore +abbia mai tenuto. Nella sala del Palazzo senatorio +<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span> +in Campidoglio vedesi ancora una figura di marmo che +rappresenta un Re del medio evo, coronato, seduto sopra +uno scanno ornato di teste di leone, con in mano lo +scettro, vestito di manto a foggia romana: la testa è +grande e robusta; la faccia rigida, severa; il naso +grosso; le fattezze non brutte, ma dure. Quella figura +è la statua di Carlo d’Angiò, e ad onor suo la innalzarono +i Romani, probabilmente subito dopo che egli ebbe +vinto Corradino‍<a class="tag" id="tag624" href="#note624">[624]</a>. +</p> + +<p> +Carlo tornò a Roma nel Marzo dell’anno 1271. Accompagnavalo +Filippo suo nipote, diventato a quest’ora +re di Francia, poichè il celebre padre suo, Luigi il Santo, +era morto in crociata, innanzi a Tunisi. E Carlo entrò +in Campidoglio dove Bertrando del Balzo, prode cavaliere, +amministrava il Senato in vece sua. I Ghibellini romani, +che per qualche tratto di tempo avevano continuato +una guerra alla spicciolata sotto gli ordini di +Angelo Capocci e avevano combattuto i prosenatori del +Re, erano adesso senza lena e tenuti in freno. Jacopo +Cantelmi aveva lasciato in balia dei Guelfi le fortezze +dei loro nemici affinchè le distruggessero; e in tal maniera +furono demolite l’<i>Arpacata</i> nel Campo di Fiore, e +le torri di Pietro di Vico in Transtevere. Carlo reputò +acconcio di dare l’amnistia a parecchi dei maggiori partigiani +di Corradino, e insieme promulgò decreto che i +Guelfi romani fossero ristorati de’ danni sofferti al tempo +di Arrigo senatore‍<a class="tag" id="tag625" href="#note625">[625]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span> +</p> + +<p> +Gravissimi affari lo chiamavano a Viterbo; nè tanto +vi andava perchè fossero ancora pericolose le reliquie +sparte de’ Ghibellini toscani, quanto, e più, per +ragione della elezione del nuovo Pontefice. Infatti, morto +Clemente IV, i cardinali congregati in quella città +non erano giunti a mettersi d’accordo; all’ascendente +dei prelati devoti a Carlo opponevano contrappeso i +cardinali che sentivano dignità patriottica; tutti poi +comprendevano la grandezza del loro dovere, che era +di creare un Papa quale all’età nuova si conveniva. +Erano diecisette e non più. Undici di loro chiedevano +un Papa italiano, per via del quale si potesse restaurare +l’Impero che pur sempre vacava; i rimanenti volevano +che si eleggesse un francese: e le loro radunanze si tennero +in mezzo a costante tumulto dei Viterbesi, i quali +giunsero a scoperchiare il tetto del palazzo arcivescovile, +per costringere gli elettori ivi raccolti a venire +finalmente ad una decisione‍<a class="tag" id="tag626" href="#note626">[626]</a>. Da quasi tre anni durava +la vedovanza della santa Sede nel tempo medesimo che +<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span> +vacante era anche l’Impero; e ciò dimostrava in che +profondo esaurimento di forze giacesse il Papato, infermato +in mezzo a tanto conturbamento storico. E adesso +Carlo andava a Viterbo per affrettare l’elezione, o piuttosto +per dirigerla a suo talento. Tuttavia sui cardinali +egli fece impressione non grave; piuttosto gli scosse un +delitto che sotto ai loro occhi si compiè, e parve punire +la Chiesa perciocchè fosse priva di capo. Reduce di +Tunisi, era venuto a Viterbo insieme con Carlo il giovine +Enrico, figliuolo di Riccardo di Cornovaglia. Or nella +città trovavasi eziandio Guido di Montfort, vicario di +Carlo in Toscana‍<a class="tag" id="tag627" href="#note627">[627]</a>; e la vista del Principe inglese poneva +tal vertigine indosso a quel feroce soldato che +metter mano nel sangue gli parve poco: lo frugava +smania di vendicarsi della regal casa d’Inghilterra per +cui mano un dì il suo gran padre, Simone di Leicester +e di Montfort, era stato ucciso in battaglia, e, dopo +morto, vituperevolmente profanato nel corpo. Egli dunque +colse l’innocente Enrico presso l’altare di una +chiesa, lo pugnalò, e, trascinato il cadavere per le chiome, +lo scagliò sulla gradinata del tempio‍<a class="tag" id="tag628" href="#note628">[628]</a>. L’atroce +<span class="pagenum" id="Page_520">[520]</span> +misfatto commesso alla presenza dei cardinali, +del Re di Sicilia, di quello di Francia, andò impunito, +e l’omicida si ricoverò a Soana presso il suocero +suo, ch’era il conte Rosso della casa Aldobrandi. L’inquisizione +che più tardi si istituì fu mite e benigna, +avvegnaddio Guido di Montfort fosse uno dei maggiori +capitani di Carlo, e lo avesse servito meglio di ogni altro +a demolire il trono degli Hohenstaufen, per modo che il +conquistatore avevalo rimeritato con bellissimi feudi nel +reame, dandogli la investitura ereditaria delle contee di +Nola, di Cicala, di Forino, di Atropaldo e di Monforte‍<a class="tag" id="tag629" href="#note629">[629]</a>. +Del resto vien detto che Guido fosse uomo di alto sentire, +di ingegno eletto e financo di grande onestà; ed è pur +vero che cotali doti dell’animo potessero accoppiarsi +alla indomabile ferocia di passioni che fu propria degli +uomini del medio evo. Un delitto come il suo a quel +tempo non pareva così orrendo come oggi sarebbe; uccidere +per vendetta non si teneva allora per cosa disonorevole; +gli uomini di quell’età sapevano odiare a morte, +e potevano altresì perdonare a chi uccideva. E dodici +anni dopo quell’omicidio, che oggidì porrebbe il suo +autore al bando della società civile, fosse anche un Re, +un Pontefice tornava a chiamare quell’istesso Guido +di Monfort con nome di figliuolo dilettissimo, e lo creava +generale ai servizî della Chiesa‍<a class="tag" id="tag630" href="#note630">[630]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span> +</p> + +<p> +Forse quel delitto giovò a svegliare i cardinali dal +loro letargo; ed infatti, addì 1 Settembre 1271, vinti +dall’eloquenza del grande francescano Bonaventura, +affidarono a sei elettori tratti dal loro grembo il mandato +di nominare il Papa. Con gran dispetto di Carlo +da quel compromesso uscì un Pontefice italiano, e fu +Tedaldo della casa Visconti di Piacenza, figliuolo di +Uberto e nipote di Ottone Visconti arcivescovo di Milano: +uomo di animo posato e generoso, era esperto nelle +faccende temporali della Chiesa, ma non erudito. L’elezione +di un prete che non s’era segnalato per meriti +publici, che non era cardinale, nemmen vescovo, ma semplice +arcidiacono di Liegi, e per di più si trovava allora +in Oriente, fa credere che i cardinali conoscessero +<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span> +l’animo franco e independente di Tedaldo, od altrimenti +che nella loro perplessità, non sapendo che fare, dessero il +loro voto ad un uomo di poco rilievo. Messaggeri recanti +il decreto di nomina partirono tosto in gran premura, +e, traghettato il mare, andarono ad Accona in Siria, dove +l’eletto trovavasi presso l’inglese Edoardo che ivi combatteva +in crociata: e l’arcidiacono di Liegi credette +cader dalle nuvole allorchè intese quali splendide sorti +gli fossero serbate in Occidente. +</p> + +<p> +Addì 1 Gennaio 1272 sbarcò nel porto di Brindisi. +A Benevento lo ricevette Carlo con grandissimi onori +e gli fe’ accompagnatura; al ponte del Liri vicino Ceperano +trovò una solenne ambasciata dei Romani venuta +a salutarlo, ma egli non accettò il suo invito di andare a +Roma, e senza trattenersi corse a Viterbo, donde soltanto +più tardi mosse alla Città. Ai 13 di Marzo vi fece la sua +entrata solenne, condotto da Carlo re; e questo fu uno +spettacolo nuovo pei Romani, giacchè due Pontefici antecessori +di Tedaldo erano saliti alla cattedra santa e di +quella caduti nel sepolcro senza che avessero mai posto +piede in Roma, nè orato presso alla tomba dell’Apostolo. +Adesso invece un Pontefice italiano riconduceva il Papato +nella sua residenza: ai 27 di Marzo Tedaldo Visconti +era consecrato in san Pietro, e saliva alla santa +Sede con nome di Gregorio X‍<a class="tag" id="tag631" href="#note631">[631]</a>. +</p> + +<p> +Il novello Papa raccoglieva dai suoi predecessori +un’eredità che non era più avviluppata; più fortunato di +loro trovò uno stato nuovo in un mondo nuovo. Dopo +<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span> +Papi che avevano combattuto guerre omicide e scagliato +anatemi innumerevoli contro i Re ed i popoli, un prete +poteva adesso salir nuovamente i gradini dell’altar +maggiore, e colla mano monda e pura benedire il mondo. +Gregorio X aveva la coscienza di una grande missione da +compiere, e infatti le opere di quell’uomo generoso, per +quanto egli potè fare, furono di conciliatore e di principe +di pace. Già finita era la lotta coll’Impero; morti ne erano +i combattenti, e l’ultimo figliuolo di Federico II, il re Enzo +tanto degno di compianto, trapassava anch’egli proprio +adesso, ai 14 Marzo 1272, nel suo carcere di Bologna, +un giorno dopo l’entrata del nuovo Pontefice in Roma: +obliato l’avevano i suoi partigiani ed il mondo, e innanzi +al suo spirito desolato di solitudine eterna erano +passate una dopo dell’altra le ombre di tutti i re Hohenstaufen, +cui egli, il sepolto vivo, era stato condannato +a sopravvivere‍<a class="tag" id="tag632" href="#note632">[632]</a>. E in breve tempo morivano eziandio +parecchi monarchi che avevano primeggiato nell’età poc’anzi +trascorsa: Luigi il Santo, Riccardo di Cornovaglia, +Enrico III di Inghilterra si dileguavano dal teatro +della storia. Nuovi Re salivano sui loro troni; e un novello +ordine di cose si assestava nel mondo, fatto meno ideale +e più temperato. Allorchè pertanto Gregorio X prese +le redini del Papato, trovò che conseguita era la meta +cui avevano inteso i suoi predecessori; restaurato lo +Stato della Chiesa, Sicilia ridivenuta feudo pontificio +sotto una nuova dinastia, vinto il principio di cui erano +<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span> +stati antesignani gli Hohenstaufen: la dottrina fondamentale +del Papato, la dominazione universale e giudiziaria +della Chiesa, pareva essere il frutto maturo della +grande vittoria ottenuta. +</p> + +<p> +Ma la cima vertiginosa cui i principî di Innocenzo +III e dei suoi successori avevano sollevato il Papato +eccedeva la natura delle cose umane; era opera artificiale +e perciò non durevole. Gregorio X al principio +del suo pontificato si vide solo; il suo occhio non +s’imbatteva che nella faccia impassibile di Carlo d’Angiò, +uomo duro ed avaro, di lui che si teneva dietro +alla cattedra pontificia non da vassallo servizievole, ma +da patrizio e da protettore molesto. Delle due podestà, su +cui aveva posato il mondo cristiano, impero visibile di +Dio, una giaceva distratta; or dunque conveniva riempiere +il vuoto profondo che si trovava nell’ordine cosmico; +occorreva ricomporre l’Impero, perocchè senza di +esso la Chiesa si sentisse male in gamba e priva di valore +pratico. Soltanto un Imperatore, giusta i concetti di +quell’età, avrebbe potuto dare una forma novella ad +Italia, e per via di un Concordato solenne prestar garanzia +di diritto publico al nuovo ordinamento di cose, +al nuovo Stato ecclesiastico. Toccava perciò ai Papi di +riconciliarsi con Alemagna che avevano tanto offesa, +di far pace col partito dei Ghibellini e col mondo politico +tutto quanto, restaurando quell’antico e sacro Impero +per cui la Chiesa sempre nutriva simpatia incancellabile. +</p> + +<p> +Fallì il tentativo di voler dare la corona degli Svevi +a qualche principe forestiero: vi si opposero i diritti +legittimi di Alemagna e il sentimento nazionale che in +essa tornava a destarsi. Per verità Alfonso di Castiglia +<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span> +(morto Riccardo ai 2 Aprile 1272), aveva sperato di +conseguire la corona dell’Impero e ne avea fatto domanda +al Pontefice, ma Gregorio X respinse le sue +pretensioni come quelle che mancavano di titolo‍<a class="tag" id="tag633" href="#note633">[633]</a>. Lo +Spagnuolo, che non aveva posto mai piede in Germania, +non vi aveva nemmanco partigiani; i Principi non si +curarono di lui punto nè poco; e dopo lunghe titubanze, +sotto la presidenza di Guarniero vescovo di Magonza, +elessero a re dei Romani il conte Rodolfo di Asburgo: +questo avvenne a Francoforte nel dì 29 Settembre +del 1273. Concordi furono tutti, eccetto Ottocaro re di +Boemia che vi protestò contro; e l’elezione procedette +monda di qualsiasi macchia, e scevra di broglio e di +corruzione, giacchè Rodolfo non s’era mai adoperato +per ottener la corona, nè aveva mai fino ad essa spinto +il desiderio neppure nei suoi sogni più audaci di ambizione‍<a class="tag" id="tag634" href="#note634">[634]</a>. +Dopo ventidue tristissimi anni di interregno, +l’Impero tornò ad avere finalmente un capo da +tutti riverito. +</p> + +<p> +Rodolfo di Asburgo tiene grandissimo luogo nella +storia, come principe che restaurò l’Impero e ristabilì +l’ordine in Germania orribilmente dilaniata: uomo della +pace e del diritto egli splende quale fondatore di una +dinastia celebre e di lunga durata. Nella sua giovinezza +decorosa di imprese cavalleresche (era nato nel 1 Maggio +del 1218, e Federico II lo aveva tenuto al fonte battesimale) +<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span> +aveva combattuto sotto le bandiere degli Svevi, +e s’era segnalato nelle battaglie del grande Imperatore +e di Corrado IV, ma, per sua buona fortuna, non aveva +emerso troppo fra’ primi. Fin adesso per sue convinzioni +personali aveva abbracciato le dottrine degli Hohenstaufen; +nondimeno, or che saliva al trono dei Tedeschi e +dei Romani, tosto vi rinunciava. Uomo nuovo, senza antenati, +imperatore sì ma non di diritto ereditario, creatura +dell’elezione de’ principi e del favore dei vescovi, +in condizioni di cose affatto nuove, somigliò in tutto al +novello Papa. La sua missione s’accordava colle sue vere +virtù; e di lui, che aveva animo sodo, temperato, senza +genio, fece un principe buono e fortunato. +</p> + +<p> +Egli significò a Gregorio X la sua elezione in una +lettera nella quale si riflettono chiaramente le mutate +condizioni delle cose. Forse che un Re della casa di Svevia +avrebbe scritto ad un Pontefice, nel modo onde Rodolfo +di Asburgo gli scrisse? «In Voi», dicea, «fermamente +ripongo la mia speranza, e perciò mi prostro ai piedi della +Santità Vostra, supplicando che vogliate con benevola +grazia assistermi nell’officio che ho assunto, e benignamente +concedermi il diadema imperiale»‍<a class="tag" id="tag635" href="#note635">[635]</a>. Così si +<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span> +abdicavano a favore del Papa le pretese, le dottrine, i +diritti dell’antico Impero germanico. Ai 24 di Ottobre +Rodolfo di Asburgo fu coronato ad Aquisgrana. Se +alla fantasia degli uomini di quella età la lunga vacanza +dell’Impero sarà paruta eguale ad un’orrenda tenebra +morale, ei dovrà pur esser loro sembrato che questa si +dissipasse dal mondo adesso che Rodolfo si sedeva sul +trono degli Imperatori: e poco prima sulla cattedra +pontificia si era nuovamente assiso un Papa, laonde i due +lumi dell’universo, sole e luna, tornavano a muoversi +splendenti nelle loro orbite. E con tale paragone l’arcivescovo +di Colonia dettava il proemio della sua lettera +al Papa per riferirgli della coronazione dell’Asburghese, +di cui lodava i sentimenti profondamente cattolici e le +regali virtù, e per chiedere che a tempo acconcio fosse +riconosciuto e consecrato imperatore‍<a class="tag" id="tag636" href="#note636">[636]</a>. Nè Rodolfo +poteva dubitare che ciò non gli si concedesse, poichè +infatti Gregorio X si adoperava sinceramente alla consolidazione +dell’impero di un nuovo principe che agli +occhi della Chiesa era mondo di ogni sospetto, e pareva +adatto a restaurare la pace. Nel tempo istesso la sua +esaltazione doveva porre l’argine bramato alle ambiziose +mire di Carlo di Napoli: ed invero Gregorio X fu +il primo Pontefice che frenasse la soverchia potenza di +quel Re vassallo; e fecelo con calma, senza violenze. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-10-2">§ 2. +<span class="smaller">Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini a +Firenze. — Concilio di Lione. — Gregorio X promulga la +legge del Conclave. — Rodolfo concede un diploma a favore +della Chiesa. — Idea di Gregorio X sui rapporti fra la Chiesa +e l’Impero. — Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. — Muore. — Innocenzo +V. — Adriano V. — Giovanni +XXI.</span></h4> + +<p> +Un Concilio raccolto a Lione aveva messo il mondo +in fiamme e deciso della caduta dell’Impero; era destino +che un altro Concilio congregato a Lione ridonasse +al mondo la pace, all’Impero il suo capo, e riunisse +la Cristianità nell’impresa di una grande Crociata. +Gregorio X bandì un’assemblea generale della Chiesa. +Invasato ancora delle fantasie del medio evo, quel Papa +eccellente credeva che fosse compito di Europa liberar +Gerusalemme, laonde dedicò la sua attività all’Oriente, +di dove era venuto per salire alla santa Sede. Non vedeva +di meglio che una Crociata, e, come un dì Onorio III, il +suo animo ne era pieno. Quel disegno pertanto fu lo scopo +essenziale del Concilio di Lione. +</p> + +<p> +Da Orvieto (dove ormai nell’estate del 1272, partito +di Roma, aveva posto residenza) Gregorio mosse +nella primavera del 1273 alla volta di Lione, accompagnato +da Carlo senatore e re‍<a class="tag" id="tag637" href="#note637">[637]</a>. Ai 18 di Giugno entrò +<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span> +a Firenze andandovi come paciere, chè sua cura incessante +fu (e non vi riuscì) di riconciliare in tutta Italia +Guelfi con Ghibellini. La furia dei partiti fu per due secoli +feroce infermità, virile espressione di forza, genio +creatore di vita; e la loro indole è tanto spaventosa e +grande, che la civiltà fatta sempre più mite di costume +non giunge a comprenderla rettamente. Quella fiera passione, +divenuta cosa ereditaria, vera religione politica, +dilaniava e accendeva di entusiasmo tutte le città della +Liguria, della Lombardia, di Toscana, delle Marche. E +non appena che Gregorio X aveva celebrato a Firenze +un publico atto di concordia, l’incendio scoppiava con +nuova gagliardia, ond’egli partiva con gran collera da +quella città di Guelfi e di Ghibellini, tenendo la Bolla +della sua scomunica in mano. Proseguì il suo viaggio +per Reggio, Milano e Piemonte, e nel mese di Novembre +giunse a Lione. +</p> + +<p> +Il grande Concilio si aperse addì 7 Maggio dell’anno +1274, e durò fino ai 17 di Luglio. Gregorio ebbe il +contento di udirvi la Chiesa greca professare la sua +unione con Roma; e questa fu conversione di cui andò +debitore all’eloquenza di san Bonaventura, cardinale di +Albano, il quale morì ancor prima che il Concilio terminasse. +Da allora in poi gli Imperatori di Bisanzio +<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span> +ripeterono quel vano giuoco ogni qualvolta ebbero bisogno +dell’aiuto dell’Occidente; e lo scopo cui l’astuto +Paleologo intese (e l’ottenne) colla proposta unione, si +fu che l’Occidente lo riconoscesse per imperatore. Così +Carlo di Angiò, rodendosi del dispetto, vide il Papa accortamente +impedirgli che ponesse in essere i suoi progetti +ambiziosi rivolti alla conquista di Grecia. +</p> + +<p> +Un celebre Decreto promulgato a Lione stabilì per +la prima volta la forma solenne che avrebbesi dovuto tenere +nei Conclavi per l’elezione pontificia. Ecco il modo +onde si ordinava la cosa. Morto il Pontefice, i Cardinali +che si trovavano nella città dove quegli era trapassato, +non potevano aspettare l’arrivo dei loro confratelli assenti, +più a lungo di dieci giorni: trascorso questo termine +dovevano raccogliersi nelle case del defunto, accompagnato +ciascuno da un solo famiglio, ed abitare tutti +in comune una stanza di cui si murerebbero le porte +di entrata e di uscita, eccettuata una finestra per introdurre +cibo e bevanda. Se il Papa non fosse eletto di lì a +tre giorni, comandavasi che nei cinque dì successivi i +Cardinali non ricevessero più di una vivanda a pranzo +ed una a cena, e che finalmente si dovessero porre a +vino, pane ed acqua. Sotto pena di scomunica si proibiva +ogni rapporto con quei di fuori. Ai reggitori temporali +della città in cui avveniva l’elezione, si dava l’incarico +di chiudere a chiave i Cardinali e di sopravvegliare il +Conclave; ma con solenne giuramento, da prestarsi innanzi +al clero ed al parlamento del popolo, quei magistrati +dovevansi obligare di adempiere coscienziosamente +al loro importante officio, sotto pena che in caso +di mala fede l’interdetto sarebbe pronunciato sovra di +<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span> +essi e dell’intiera città. Se, come afferma la Chiesa, +l’elezione pontificia avviene per ispirazione celeste, la +fame e la sete paiono affè mezzi assai strani per far che +lo Spirito Santo discenda in petto di Cardinali discordi +e cadenti di digiuno! Gente incredula potrebbe stupire +che il sommo sacerdote della religione dovesse eleggersi +da pochi vecchi disputanti, chiusi a muro in una stanza +senz’aria e senza luce! E intanto i magistrati della città +a vegliar dì e notte agli usci, e il popolo in fermento a +circondare il palazzo aspettando il momento che il muro +cadesse, ed a prostrarsi poi ginocchioni innanzi ad uno +sconosciuto, il quale, alzando la mano in atto di benedire, +uscisse del Conclave con occhi molli di pianto oppure +raggiante di gioia! La culla del Papa era un carcere, e, +di un solo passo, da quello saliva al trono del mondo. +La forma elettiva del capo supremo della religione, tanto +disforme da ogni altro modo usato ad eleggere i principi, +è cosa meravigliosa come tutto l’ordinamento della +Chiesa medioevale: in che strana guisa (si noti) l’elezione +pontificia si era mutata nel corso dei tempi! +</p> + +<p> +La celebre Costituzione di Gregorio X fu la conseguenza +della disputa che aveva preceduto la sua elezione, +ed aveva durato tre anni. Ma la rigidezza di forma del +Conclave parve cosa insopportabile, e spesso veramente lo +fu; e soltanto con repugnanza i Cardinali si sottomisero +ad una legge che li poteva dare in balia ai trattamenti +brutali di tiranni e di magistrati cittadini. Uno dei più +prossimi successori di Gregorio abrogò il decreto, ma +fu di lì a poco rinnovato, ed oggidì ancora nell’essenza +perdura. Il Conclave ha per iscopo di guarentire la +libertà dell’elezione, e di affrettarla eziandio con fisica +<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span> +coazione: ma la storia delle elezioni pontificie può insegnare +se anche le più grosse muraglie dei Conclavi +sieno state sufficienti a tor l’adito all’influenza del +mondo esteriore ed a resistere all’astuzia, alla corruzione, +alla paura, all’odio, ai favori partigiani, all’egoismo +ed alle altre passioni che sogliono penetrare senza +impedimento attraverso i muri per quanto sieno fitti, +sì come la pioggia d’oro del mito seppe farsi strada +nella torre di Danae‍<a class="tag" id="tag638" href="#note638">[638]</a>. +</p> + +<p> +Innanzi al Concilio comparvero messi del Re di Castiglia, +e furono rimandati; vennero ambasciatori di Rodolfo +di Asburgo, e furono accolti con grandi onoranze. +Il Cancelliere di questo ultimo, in suo nome confermò +alla Chiesa i Diplomi degli antichi Imperatori, massime +i documenti promulgati da Ottone IV e da Federico II; +e fu dichiarato che il nuovo Imperatore presterebbe ad +essi solenne riconoscimento secondo il loro integrale +tenore. Rodolfo confermò lo Stato ecclesiastico; rinunciò +agli antichi diritti imperatorî, ad ogni dignità ed a +qualsiasi potere sulle terre di san Pietro e su Roma; +spogliò qualunque pretesa su Sicilia; dimise ogni astio +contro di Carlo, e protestò di essere pronto a riconoscerlo +per re e vassallo pontificio in quel paese da tenersi sempre +separato dall’Impero. A tutti gli amici della Chiesa concesse +indulto; lo stesso ai nemici di Federico II e de’ suoi +<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span> +eredi; dichiarò che era disposto a consecrar tutte queste +concessioni con giuramento quando e dove Gregorio fosse +per chiederlo, e s’impegnò di obligare anche i principi +di Germania a fare altrettanto. Questo infatti desiderava +il Pontefice, che tutto l’Impero confermasse la incontrastabile +validità dei privilegî di Ottone e di Federico; +così voleva per sempre impedire che l’arbitrio di qualche +Imperatore potesse spingere lo Stato ecclesiastico al +precipizio. Rodolfo abbisognava del Papa, il quale poteva +armare contro di lui forti nemici, com’erano Ottocaro +di Boemia e Carlo di Sicilia, onde, senza prendersi alcun +riguardo dell’Impero, acconsentì alla richiesta del Pontefice: +ed egli era ben remoto dalle idee e dagli errori +dei suoi predecessori, che s’erano scavata la fossa perchè +avevano voluto rialzare a dogma dell’Impero quegli +antichi diritti imperiali cui essi per patto avevano rinunciato. +</p> + +<p> +Per conseguenza Gregorio X riconobbe l’Asburghese +a re dei Romani‍<a class="tag" id="tag639" href="#note639">[639]</a>, e più viva impazienza mostrava +egli di coronarlo a imperatore, di quello che Rodolfo +fosse propenso a intraprendere un viaggio a Roma. +Il Pontefice, al colmo della contentezza, rammemorò +allora la benefica associazione delle due podestà, Chiesa e +Stato, fratello e sorella che s’avevan potuto combattere, +ma che un legame arcano e simpatico teneva insieme +<span class="pagenum" id="Page_534">[534]</span> +avvinti: nè egli parlava più colle mistiche comparazioni +del sole e della luna, bensì da uomo pratico confessava +che la Chiesa era la massima autorità nelle cose +spirituali, sì come l’Impero lo era nelle cose temporali. +«Il loro officio», diceva, «è d’indole differente, ma lo +stesso scopo finale le avvince indissolubilmente. Che la +loro unità sia necessaria lo dimostra il male che deriva +se l’una manca all’altro. Allorchè vedova è la cattedra +santa manca all’Impero il ministro del bene; quando +vaca il trono dell’Imperatore la Chiesa è abbandonata +senza protezione in balia de’ suoi persecutori. A Imperatori +ed a Re corre obligo di difendere le libertà e i diritti +della Chiesa, e di non torle i suoi beni temporali: +quanto poi ai reggitori della Chiesa, essi hanno debito +di serbare ai principi la completa interezza della loro podestà»‍<a class="tag" id="tag640" href="#note640">[640]</a>. +Dopo le declamazioni pompose di un Gregorio +IX e di un Innocenzo IV, i quali nei Papi avevano +voluto vedere soltanto i dominatori del mondo, nei Re +le creature della loro investitura, è cosa assai confortevole +udire adesso la voce calma della ragione in bocca +<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span> +di Gregorio X. Per verità il Papato aveva ottenuto +l’adempimento di tutte le sue brame. Non soltanto il +debole Imperatore, ma eziandio tutti i principi elettori +di Alemagna prestavano adesso reverenza alle dottrine +di Innocenzo III, poichè senza più starsi in forse protestavano +che l’Imperatore riceveva l’investitura della +sua podestà dal Papa, al cui servigio ei doveva porre +la sua spada temporale‍<a class="tag" id="tag641" href="#note641">[641]</a>. Gregorio X pertanto conchiuse +pace con un Impero che impero più non era; ma +per buona ventura, anche ad onta che il pensiero del +Papa trionfasse, la idea sacerdotale che egli espresse +della associazione pacifica delle due podestà rimase soltanto +un sogno dogmatico, che la coscienza dei popoli e +degli Stati diventando ognor più libera e forte fe’ svanire. +</p> + +<p> +Il Pontefice partì di Lione nel Giugno dell’anno +1275 per tornarsene in patria, e incontratosi a +Beaucaire col Re di Castiglia, là, dopo lungo dibattito, +Alfonso rinunciò alle sue pretese. Gregorio trovossi indi +a Losanna con Rodolfo, e il Re dei Romani ai 20 ed +ai 21 di Ottobre rinnovò le sue promesse di Lione: nel +tempo medesimo furono stabilite le nozze di sua figlia +Clemenza con Carlo Martello, nipote di Carlo di Angiò‍<a class="tag" id="tag642" href="#note642">[642]</a>. +La pace coll’Impero dovevasi conchiudere con +atti solenni, a Roma, prima della coronazione; e quanto +<span class="pagenum" id="Page_536">[536]</span> +a questa fu fermato che si sarebbe celebrata addì 2 +Febbraio del 1276. I Diplomi di Rodolfo non fecero che +ripetere ossia confermare il tenore di quelli promulgati +già da Ottone IV e da Federico II: se la loro conferma +fosse stata il solo frutto delle lotte atroci che avevano +durato un buon mezzo secolo, non vi sarebbero parole +bastevoli a deplorare la debolezza ovverossia la stoltezza +della gente umana: ma i risultamenti della lotta degli +Hohenstaufen furono pari a quelli della contesa delle +investiture; furono bene altri e assai maggiori e di valore +più intellettuale di ciò che stesse scritto sulle pergamene. +</p> + +<p> +Gregorio X tornò dunque con animo lieto in Italia, +dove, restauratore vero dell’Impero, sperava di incoronarne +fra breve il principe. Addì 18 Dicembre giunse +presso a Firenze. Questa città era colpita dell’interdetto, +ed il Papa non avrebbe potuto toccarne il suolo; +però siccome l’Arno era grosso e non si poteva guadare, +egli si vide costretto di assolvere la città per tanto tempo +quanto vi fece dimora. Partendo benedisse al popolo +accorrente sul suo passaggio, e splendido come il sole +traversò la città, ma tosto che fu uscito della sua porta, +alzò di bel nuovo la mano in atto di maledire, e +ripiombò nella tenebra i Fiorentini: scenata stravagante, +di conio propriamente medioevale! Arrivato ad +Arezzo, il Papa infermò, e per sciagura della santa Sede +vi morì ai 10 di Gennaio dell’anno 1276. Il pontificato +di Gregorio X, uom generoso, fu breve, felice e fecondo; +<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span> +ed ei può chiamarsi il Tito della sua età. Sebbene non +avesse potuto conchiudere completamente un concordato +coll’Impero, tuttavia ne ebbe posto le pratiche basi; +l’attività di un uomo onesto ebbe per ricompensa un +onesto risultamento. +</p> + +<p> +Ogni uomo lamentò la perdita dell’eccellente Pontefice, +egregio fra i migliori; non così, e fu solo, il +malevolo re Carlo. Egli s’adoperò a far eleggere un +papa a lui benigno, e in parte giunse al suo scopo, +sebbene i tre successori di Gregorio X, persone dappoco, +morissero rapidamente un dopo l’altro. Ai 21 +Gennaio 1276 fu eletto in Arezzo uno di nascita francese, +Pietro di Tarantasia in Savoia, che era stato arcivescovo +di Lione, e adesso trovavasi da cardinale arcivescovo +di Ostia, alla qual sede era stato nominato +nel 1275: fu il primo domenicano che diventasse papa. +Ed egli andò frettolosamente a Roma, dove ai 23 di +Febbraio fu consecrato con nome di Innocenzo V. Servitore +devoto di Carlo, confermò subito il Re nell’officio +senatorio e perfino nel vicariato imperiale di Toscana, +cosa onde Rodolfo di Asburgo si offese. L’opera pacifica, +cui Gregorio IX aveva dato mano così avventuratamente, +minacciava di correr pericolo. Si temè infatti che +Rodolfo venisse a Roma e rompesse guerra con Carlo, +avvegnaddio il Re dei Romani desse a conoscere il suo +gravissimo malcontento, e ormai i suoi plenipotenziarî in +nome dell’Impero s’avessero fatto prestare giuramento +di omaggio dalla Romagna. Il novello Pontefice lo richiese +con grande instanza che si tenesse lontano dai +confini d’Italia fino a tanto che non avesse adempiuto +agli oblighi assunti, e segnatamente finchè non avesse +<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span> +dato in potere della Chiesa la Romagna‍<a class="tag" id="tag643" href="#note643">[643]</a>. Questa +provincia già conceduta alla santa Sede, ma non ancora +consegnatale, aveva sempre appartenuto all’Impero dal +tempo degli Ottoni in poi: ora anche Rodolfo di Asburgo +intendeva tuttavia serbare integri i diritti imperiali, non +tanto nell’idea di tenerli per sè, quanto per averne in +mano un’arma con cui potesse minacciare il Papa; ed +in vero anche questi continuava a governare la Toscana +per via di Carlo, arrogandosi così i diritti imperiali. Ma +frattanto Innocenzo V morì in Roma ai 22 di Giugno. +</p> + +<p> +Poichè allora Carlo trovavasi nella Città, l’officio +senatorio gli dava il diritto di sopravvegliare il Conclave, +ed eziandio il modo di esercitare sopra di esso la +sua influenza. Non usò riguardi, chiuse i Cardinali con +durezza in Laterano, e fece murare le finestre della loro +camera così strettamente, che a mala pena vi avrebbe +potuto entrar dentro un uccello. Otto giorni stettero i +Cardinali francesi disputando cogli italiani, indi ai contendenti +non fu dato altro cibo che pane, vino ed acqua; +però i partigiani di Carlo ebbero ogni ben di Dio, e financo +tennero corrispondenze illegali col Re‍<a class="tag" id="tag644" href="#note644">[644]</a>. Queste +asprezze e queste inonestà irritarono gli Italiani, massime +Giovanni Gaetano Orsini loro capo, il quale non +perdonò mai a Carlo ciò che del Conclave aveva fatto. +Dopo lungo piatire, alla fine fu eletto un italiano, Ottobono +de Fiesco, vecchio cardinale diacono di sant’Adriano, +<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span> +e fu acclamato pontefice ai 12 di Luglio con +nome di Adriano V. +</p> + +<p> +Tuttavia il nipote di Innocenzo IV, il quale faceva +rivivere un passato cui non si avrebbe potuto far più +ritorno, morì di lì a trentanove giorni senza pur avere +ricevuto il presbiterato: trapassò a Viterbo, addì 17 +Agosto 1276. Eletto appena, aveva abolito la legge del +Conclave promulgata da Gregorio X; forse aveva voluto +vendicarsi del tormento sofferto durante la clausura; +forse aveva capito che era impossibile di dare rigido +eseguimento alle forme che si avevano stabilite. +</p> + +<p> +Per la seconda volta le speranze di Carlo soffersero +una delusione; chè anche adesso la novella elezione non +cadde su di un Francese. Le parti in cui erano divisi i +Cardinali combatterono a longo con veemenza, in mezzo +a tumulto continuo dei cittadini di Viterbo, i quali, non +badando al decreto del testè morto Pontefice, serrarono +gli elettori in conclave rigorosissimo. Finalmente, per +l’ascendente del potentissimo Gaetano Orsini, ai 17 Settembre, +fu eletto il Cardinal vescovo di Ostia: si appellò +Giovanni XXI. +</p> + +<p> +<i>Petrus Hispanus</i> o <i>Juliani</i>, arcivescovo di Braga, portoghese +di nascita, era figlio di un medico: ed egli stesso +era cultore della scienza paterna, erudito negli studî +filosofici, segnatamente in quello di Aristotele, e autore +di opere di medicina e di scolastica. Gregorio X aveva +appreso a stimarlo nell’occasione del Concilio di Lione, +e, nominatolo vescovo di Tuscolo, lo aveva condotto con +sè in Italia. Alcuni Cronisti ignoranti parlano di Giovanni +XXI come di un mago; gli danno in pari +tempo dell’erudito e dell’ignorante; lo chiamano un +<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span> +pazzo sapiente assiso sulla cattedra santa, uomo senza +dignità, amante delle scienze e odiatore dei frati‍<a class="tag" id="tag645" href="#note645">[645]</a>. Si +era nel secolo decimoterzo, ma la plebe meravigliava di +un Papa dotto nella astrologia e nelle scienze naturali, +e lo guardava colla istessa temenza superstiziosa con cui +nel secolo decimo aveva mirato Silvestro II. Dei goffi +frati stizziti dipinsero di Giovanni XXI un ritratto a +colori schifosi: sospetta era la sua erudizione non rivolta +alle scienze che allora reputavansi canoniche, ma a studî +tali che erano banditi dai chiostri: e il suo bellissimo +costume di trattare liberalmente anche colla più minuta +gente, massime la sua famigliarità senza sussiego coi +dotti, gli procacciò invidia e dileggio. Nondimeno, qual +Papa sarebbe stato Giovanni ei non ebbe tempo di far conoscere +al mondo; chè, ormai ai 16 Maggio 1277 morì +a Viterbo, dove aveva posto residenza. Anche il modo +strano di sua morte contribuì ad aumentare l’opinione +fanciullesca che fosse un negromante; crollò il tetto di +una stanza che egli s’era fatto fabbricare nel suo palazzo +a Viterbo, e Giovanni XXI rimase sepolto sotto +quelle ruine‍<a class="tag" id="tag646" href="#note646">[646]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un Orsini +papa. — Conferma giuridica dello Stato della Chiesa. — La +Romagna viene ceduta al Pontefice. — Bertoldo Orsini, +primo conte pontificio della Romagna. — Carlo si dimette +dall’officio di vicario della Toscana e da quello di senatore. — Costituzione +di Nicolò III sull’investitura del Senato. — <i>Matheus +Rubeus</i> Orsini, senatore. — Giovanni Colonna e +Pandolfo Savelli, senatori. — Nepotismo. — Nicolò III muore +nel 1280.</span></h4> + +<p> +Per sei mesi la santa Sede rimase novellamente vacante, +e i Cardinali residendo in questo periodo a Viterbo, +di là amministrarono le cose della Chiesa‍<a class="tag" id="tag647" href="#note647">[647]</a>. Carlo, +bramoso di elevare al soglio un Papa del suo partito, pose +impedimenti all’elezione, senza però giungere a capo di +ciò cui mirava, avvegnaddio i Latini nel Conclave facessero +opposizione ai Francesi con fortuna sempre migliore. +Come gli impazienti cittadini di Viterbo ebbero chiuso +gli elettori dentro del loro palazzo comunale, fu (ai 25 +<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span> +di Novembre) acclamato il potentissimo dei Cardinali, +Giovanni Gaetano Orsini, che assunse nome di Nicolò +III. +</p> + +<p> +Questo orgoglioso figliuolo di <i>Matheus Rubeus</i>, il +celebre senatore del tempo di Federico II, non aveva le +tendenze religiose del padre, ma ereditava la fiamma +della sua grande energia d’animo. Sotto Innocenzo IV +era stato eletto cardinale di san Nicolò in Carcere, protettore +dell’ordine dei Minoriti, inquisitore generale; +aveva servito otto Pontefici, preso parte a sette elezioni +di Papi; era stato lui che aveva levato alla cattedra santa +Giovanni XXI, e che lo aveva anche dominato. Dotto +nelle scienze, esperto in tutte le faccende del mondo, +era il capo dichiarato del Collegio cardinalizio, e per +intelletto politico a tutti sovrastava‍<a class="tag" id="tag648" href="#note648">[648]</a>. Dalla fine del +secolo precedente in poi la sua illustre famiglia romana +aveva tenuto i più alti officî nella Chiesa e nella magistratura; +e questo valse al Cardinale un sentire degno +di principe, ma altresì, quando fu papa, lo traviò +facendone un favoreggiatore sfacciato di nepotismo. Fu +un vero ottimate romano, d’animo vigoroso e di grandezza +regia; senza riguardo di checchessia si diede ad +ammassare tesori; nutrì sentimenti affatto mondani; fu +della sua città natale amantissimo, non senza affetto +per la sua nazione, degli stranieri che la offendevano +odiatore. Se invece di Clemente IV foss’egli seduto sulla +cattedra di san Pietro, la casa di Angiò non avrebbe +certamente posto piede in Italia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span> +</p> + +<p> +Giovanni Gaetano Orsini fu, dopo Onorio III, il primo +uomo romano che si sedesse sulla cattedra santa: e +vi ascese con nome di Nicolò III ai 26 Dicembre 1277, +nel qual giorno fu in Roma consecrato. La fausta conchiusione +del concordato con Rodolfo di Asburgo e la +rivendicazione dei diritti della Chiesa sovra il Senato +romano resero assai notevole il suo pontificato. I suoi +predecessori nei loro reggimenti fuggevoli non avevano +potuto venire ad un trattato definitivo col nuovo capo +dell’Impero. Rodolfo parecchie volte aveva espresso l’intendimento +di scendere in Italia, ma i Pontefici lo avevano +ripetutamente ammonito di non farlo. Infatti non è +esatto quel che si dice, che il primo Asburghese abbia di +sua spontanea volontà rinunciato di venire a Roma e di +prendersi la corona imperiale; chè anzi soventi volte +e con grande istanza ei la chiese, appunto perchè la dignità +imperiale gli pareva essere necessaria a dar buon +fondamento alla sua dinastia. Le concessioni che ei fece +a Nicolò III furono altrettanti patti imposti alla sua coronazione +imperiale; e soltanto le condizioni interiori di +Germania e il rapido mutamento dei Pontefici gli impedirono, +come in antico a Corrado III, di venire a Roma. +Nè l’opportunità gli sarebbe mancata, chè financo +città italiane straziate dalle fazioni lo invocarono affinchè +discendesse e le salvasse; e Dante il gran ghibellino +non perdona a lui, nè al suo figlio Alberto che +abbiano diserto il giardin dello Imperio e la vedova +Roma. Gli è appunto di ciò che Germania deve essere +invece riconoscente alla casa di Asburgo‍<a class="tag" id="tag649" href="#note649">[649]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span> +</p> + +<p> +Nicolò III volle ordinare lo Stato della Chiesa sopra +solide fondamenta di diritto publico; questo fu il suo +massimo intento. Chiese a Rodolfo che si rinnovassero i +trattati di Losanna e con esattezza scrupolosa si stabilisse +in un documento tutta l’estensione che aver doveva +il territorio ecclesiastico, specificandone città per +città, parimenti come s’era usato registrare in più vecchi +Diplomi. Seguendo le più ampie dimensioni delle donazioni +antiche, questo documento doveva compilarsi a +garanzia dell’avvenire. Ai 19 di Gennaio 1278, da Vienna, +Rodolfo die’ mandato a Corrado frate minore di rinnovare +i privilegî di Losanna; e il legato ne sottoscrisse +l’atto relativo, a Roma, addì 4 di Maggio‍<a class="tag" id="tag650" href="#note650">[650]</a>. Affine di +raffermare per iscrittura i diritti cui la Chiesa pretendeva +<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span> +sopra la Romagna e la Pentapoli si trassero fuori +dall’archivio pontificio le vecchie pergamene: per verità +non si potè esibire la prima e celeberrima di tutte le +carte di donazione, ma se ne incominciò la serie col cosiddetto +<i>Privilegium</i> di Lodovico il Pio, e si venne indi +ai Diplomi di Ottone I e di Enrico II. Il Pontefice mandò +in Alemagna la copia dei passi corrispondenti di quelle +scritture, e Rodolfo tenne per genuini cotai Diplomi imperiali, +senza nemmanco istituire intorno ad essi un esame +critico. Il più antico donativo di terre che avessero +ricevuto i Pontefici era stato quello dell’Esarcato e della +Pentapoli, regalo di Pipino; ma i loro diritti su quelle +province i Papi non avevano mai ridotto in essere, perciocchè +dagli Ottoni in poi l’Impero le avesse tenute per +sè, senza che Pontefice qualsiasi ne avesse contrariamente +menato reclamo. Anche Rodolfo fu restio a rinunciare a +terre che egli medesimo appellava «orto dell’Impero»; +ma dovette chinare il capo avanti la volontà risoluta +di Nicolò III, che soltanto a questo patto gli offerse +la cessione dei diritti imperiali sulla Toscana che Carlo +da vicario governava. Così fu con grande abilità +che i Papi si servirono tanto di Rodolfo quanto di Carlo, +per tenerli l’un l’altro in freno. Ed ai 29 di Maggio +Rodolfo incaricò il suo ambasciatore Goffredo di annullare +gli atti del suo cancelliere, che in nome dell’Imperatore +aveva chiesto giuramento di fedeltà dalla Romagna: +ai 30 di Giugno 1278, in Viterbo, il legato +tedesco consegnò al Papa il documento che conteneva +la cessione delle dette terre‍<a class="tag" id="tag651" href="#note651">[651]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span> +</p> + +<p> +Colle sue carte in regola, or s’affrettò Nicolò III a +prender possesso della Romagna, per arricchirne principescamente +la sua famiglia. I suoi messaggi ammonirono +città e signori di fare omaggio alla Chiesa; i più +obbedirono, alcuni ricusarono. Baroni di famiglie dinastiche, +uomini d’ingegno e di valore, parecchi dei quali +sopra un teatro maggiore avrebbero operato geste gloriose, +erano (dopo l’età degli Hohenstaufen) sorti in +Romagna e nelle Marche, quali di parte guelfa, quali di +fazione ghibellina; s’erano impadroniti del reggimento +nelle Republiche lacerate dalla discordia, e avevano +fondato signorie più o meno durevoli, le quali combatterono +per tre secoli contro il potere del Papa con +maggior vigore di quello che le democrazie potessero +fare. Per distinguerli dai magistrati republicani, a quei +signori si die’ nome di tiranni (<i>tyrampni</i>); e furonlo nel +significato proprio che si diede ai tiranni di città dell’antico +tempo; furono cioè principi contenuti entro +certi limiti dal Comune, ossiano podestà simili a regoli. +Alla Chiesa si sottomisero i Malatesta del Verruccio a +Rimini, i Polentani a Ravenna, e Guido di Montefeltro, +il quale dopo di essere stato prosenatore di Arrigo di +Castiglia a Roma, coll’astuzia e coll’audacia di lì a +breve era diventato il tiranno di quasi tutta Romagna, ed +era stato scomunicato dal Papa: fino la potente Bologna, +straziata dalle fazioni dei Lambertazzi e dei Geremei, +riverì per la prima volta la sovranità della Chiesa sopra +di sè e del suo distretto urbano. Quella celebre città, +«madre feconda di uomini grandi nella scienza, chiari +per valore politico, per dignità, per virtù, fonte sempre +viva del sapere», fu da ora in poi tenuta da’ Pontefici +<span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span> +in conto di gemma preziosissima della loro corona temporale‍<a class="tag" id="tag652" href="#note652">[652]</a>. +</p> + +<p> +Come al tempo de’ Carolingi, il Papa tornò a mandare +suoi governatori in quelle terre: a legato ecclesiastico +vi nominò il nipote suo Latino Malabranca, cardinale +vescovo di Ostia; e creò il figlio di suo fratello, +Bertoldo Orsini, a conte di Romagna (e fu il primo) +per la santa Sede‍<a class="tag" id="tag653" href="#note653">[653]</a>. E per dar loro autorità di nerbo +efficace levò a suo stipendio milizie napoletane sotto il +comando di Guglielmo l’Estendart, imperocchè Carlo si +fosse obligato da vassallo della Chiesa a prestarne‍<a class="tag" id="tag654" href="#note654">[654]</a>. +In tal guisa la Romagna venne di ragione giuridica in +mano dei Pontefici. Custodirono essi quella perla con +cura gelosa; ma gli indomiti Romagnuoli non si lasciarono +<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span> +porre il bavaglio della servitù nemmanco nel corso +di secoli; le città serbarono gloriosamente le loro franchigie, +e la Chiesa non vi potè mantenere altro rapporto +che di protettorato: la storia della Romagna sotto lo +scettro pontificio è un eterno stato di sollevazione, un +eterno alternarsi di tirannidi e di democrazie. +</p> + +<p> +Conseguenza del trattato conchiuso con Rodolfo si fu +l’indebolimento della potenza di Carlo. Dicesi che il Re +nutrisse un odio personale contro Nicolò III, e che questi +con pari acerbità riodiasse Carlo; ed invero il Papa +era stato profondamente offeso per il rifiuto che l’altro +gli aveva dato di sposare una sua nipote con un nipote +di lui. Comunque si sia, certo è che un uomo d’animo +independente come il suo, doveva porre un fine alla +troppo grande influenza del Re. Gli tolse il vicariato +imperiale in Toscana, perciocchè Rodolfo così richiedesse +in ristoro di quanto egli perdeva in Romagna‍<a class="tag" id="tag655" href="#note655">[655]</a>; ed +eziandio lo costrinse a dimettersi dall’officio di senatore, +giacchè Clemente IV avevagli concesso l’autorità senatoria +nel 1268 per dieci anni, e il termine spirava col +giorno 16 Dicembre del 1278. Per discutere appunto di +questi importantissimi argomenti Carlo era venuto a +Roma, e vi si era soffermato dal principio del Maggio +fino ai 15 di Giugno, trattando con Nicolò e coi Romani‍<a class="tag" id="tag656" href="#note656">[656]</a>: +fu però giuocoforza che ei si acconciasse alla +<span class="pagenum" id="Page_549">[549]</span> +volontà del Papa, laonde si dichiarò pronto a deporre la +sua carica urbana. Quanto a Nicolò, nel Giugno andò a +Viterbo, e di là mandò a Roma i cardinali Latino e Jacopo +Colonna col mandato di ordinare i rapporti della +santa Sede col Senato; e intanto gli impiegati di Carlo +rimasero ancora in officio fino al mese di Settembre‍<a class="tag" id="tag657" href="#note657">[657]</a>. +</p> + +<p> +Il Pontefice dichiarò espressamente per mezzo dei +suoi plenipotenziarî di non pretendere all’elezione del +Senato, nè di volersene arrogare un diritto, perciocchè +questa ingerenza avrebbe potuto porre a pericolo sè e +la Chiesa. Per conseguenza confermò il diritto elettivo +dei Romani‍<a class="tag" id="tag658" href="#note658">[658]</a>, il quale d’altronde avrebbe perduto +<span class="pagenum" id="Page_550">[550]</span> +ogni importanza se il Senato fosse tornato in quella +dipendenza di investitura che stabilita aveva Innocenzo +III. Nè al potentissimo Orsini fu difficile di ripristinare +questo stato di cose. Egli amava Roma, +laonde con sentimento patriottico magnificò questa +sua città natale, e per ispazzar via la influenza francese, +nel mese di Marzo 1278, fece cardinali tre Romani +della più eletta nobiltà, che furono Latino Frangipani +Malabranca, Jacopo Colonna e il suo stesso +fratello Girolamo Orsini. E il suo amor patrio gli +valse financo il favore del partito ghibellino, laddove +Carlo non era accetto nemmanco a’ Guelfi, dei quali +gli stessi Pontefici cercavano adesso di frenare la potenza. +Poichè dunque Nicolò ebbe tolto al Re l’autorità +senatoria, volle egli mercè di una legge impedire che +questo importantissimo officio fosse mai più per capitare +nelle mani di Principi stranieri; e in questo intento, +ai 18 Luglio del 1278, promulgò una Costituzione +che segna un’epoca vera. In essa ei fa derivare il diritto +dei Pontefici su di Roma da Costantino, che loro avrebbe +ceduto la signoria della Città affinchè il Papato potesse +essere independente‍<a class="tag" id="tag659" href="#note659">[659]</a>. I Cardinali, vi dice Nicolò, devono +<span class="pagenum" id="Page_551">[551]</span> +liberamente dar consigli al Pontefice; i giudizî +poi di questo non devono mai essere oscillanti, nè la +decisione dei Cardinali deviare per timori mondani dai +termini di verità; la elezione del Papa e la nomina dei +Cardinali devono avvenire senza costringimenti‍<a class="tag" id="tag660" href="#note660">[660]</a>. E vi +rammenta tutti i malanni che agli ultimi tempi degli +Hohenstaufen aveva cagionato la podestà senatoria caduta +in balìa di signori stranieri: distruzione delle mura, +ruine che avevano rimutato la faccia della città, saccheggio +dei patrimonî privati e delle chiese, vergognose +incostanze di propositi; esempio per tutte le accoglienze +fatte a Corradino. Nicolò pertanto diceva che volea restituire +independenza completa alla Chiesa, pace e benessere +alla città di Roma; e dichiarava per conseguenza +di promulgare d’accordo col suo Collegio la legge, che +da allora in poi nessun imperatore, re, principe, margravio, +duca, conte o barone, nè qualsiasi nobiluomo +potente di loro parentela potesse diventare senatore, +capitano del popolo, patrizio o rettore od officiale della +Città, nè a tempo, nè a vita; che nessuno per più +di un anno potesse venirvi nominato senza licenza del +Pontefice, sotto pena della scomunica dell’eletto e degli +elettori. Per lo contrario, dichiarava non essere tolta +capacità di reggere l’officio senatorio per un anno o +<span class="pagenum" id="Page_552">[552]</span> +meno ai cittadini di Roma, quand’anche fossero parenti +di uomini ineleggibili, e sebbene fuori della Città avessero +grado di conti e di baroni, ma fossero di potenza +mediocre‍<a class="tag" id="tag661" href="#note661">[661]</a>. +</p> + +<p> +Questa legge favorevole, che andava a’ versi de’ Romani, +era destinata a ristorarli della perdita di grandi +diritti che il parlamento romano aveva di già ceduti +al Pontefice. Può darsi che a molti paresse ispirata a +sensi patriottici, ma essa celava un pericolo durevole, +avvegnaddio l’Editto di Nicolò III fosse pungolo all’ambizione +delle grandi case patrizie, che adesso salivano +a potenza nuova. Da quest’ora in poi gli Orsini, +i Colonna, gli Anibaldi, i Savelli intesero alla podestà +senatoria; e al paro di altre famiglie in altre città, +fecero ogni lor possa per diventare i tiranni di Roma. +Soltanto i rapporti durevoli in cui la Città si trovò +col Papato, e la divisione dei nobili in fazioni, che fra +loro si tennero in equilibrio, impedirono che l’una oppur +l’altra famiglia si impadronisse del dominio ereditario +di Roma, come era avvenuto ai tempi de’ conti +Tusculani. La nobiltà che dominava nel parlamento +popolare aveva di buon grado aderito alle domande di +Nicolò III, e aveva a lui attribuito la podestà urbana +finchè fosse vissuto; nè già come a papa, ma come all’Orsini +nobile romano: ed invero neppur egli ebbe osato +di chieder tanto fin da riunire per sempre l’officio senatorio +colla dignità pontificia, e non si appellò mai senatore, +<span class="pagenum" id="Page_553">[553]</span> +quantunque Roma gli avesse concesso facoltà di +ordinare a piacer suo il reggimento cittadino e di eleggere +i senatori‍<a class="tag" id="tag662" href="#note662">[662]</a>. Anche dopo di lui, parecchi Pontefici +furono dal popolo creati senatori, non come papi ma con +officio propriamente personale: e poichè essi solevano +accettare la elezione pur di regola dichiarando di voler +conservare immuni i diritti del Pontificato, e poichè diventavano +i primi officiali della Città, ne derivò una condizione +di essere che nella loro persona di papi stava di +mezzo fra la sovranità ed un officio feudale che loro +conferiva la Republica. +</p> + +<p> +Carlo con gran dispetto depose la sua dignità di senatore +nelle mani de’ Romani. In una lettera dei 30 +Agosto, indiritta a Giovanni <i>de Fossames</i> suo vicario, e +ad Ugo <i>de Bisuntio</i> suo cameriere in Roma, comandò +che nel termine prefisso si consegnassero ai mandatarî +del popolo romano, e non già a quelli del Pontefice, la +rocca di Rispampano, tutte le castella e le torri dentro +della Città e fuori, e i prigionieri custoditi in Campidoglio‍<a class="tag" id="tag663" href="#note663">[663]</a>. +La rinuncia formale di Carlo fu data indi in +<span class="pagenum" id="Page_554">[554]</span> +sul cominciamento del mese di Settembre; e Nicolò III, +consentendo i Romani, elesse tosto a senatore per un +anno il suo proprio fratello <i>Matheus Rubeus</i> Orsini‍<a class="tag" id="tag664" href="#note664">[664]</a>. +Nell’Ottobre del 1279 ebbe questi per successori nel senato +Giovanni Colonna e Pandolfo Savelli‍<a class="tag" id="tag665" href="#note665">[665]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_555">[555]</span> +</p> + +<p> +Della perdita della sua podestà Carlo potè reputarsi +compensato per ragion della pace che il Papa nell’anno +1280 gli fece conchiudere con Rodolfo di Asburgo: +infatti il Re dei Romani riconobbe il Re di Sicilia; Carlo +novellamente protestò che non offenderebbe mai i diritti +dell’<i>Imperium</i>, e ricevette la Provenza e Forcalquier +in feudo imperiale‍<a class="tag" id="tag666" href="#note666">[666]</a>. All’accortezza di Nicolò III +era pertanto riuscito di condurre in questo modo a termine +un’opera rilevantissima: aveva conchiuso pace +coll’Imperatore, ottenuto la conferma giuridica dello +Stato ecclesiastico sovrano, ristretto la potenza di Carlo, +soggiogato il Campidoglio. Di una serie lunga di Papi +ei tornò ad essere il primo che giungesse a possedere +pacificamente e in tutta la sua ampiezza lo Stato temporale +della santa Sede. Papa Orsini ebbe tempra di +monarca, e servì di esemplare a molti successori suoi, i +quali sotto il manto pontificio furono nè più nè meno +di principi secolari imperanti sopra bellissime province +d’Italia. Ormai con Nicolò III la grandezza ideale del +Papato si rimpicciolisce in una cerchia angusta di politica +nazionale. +</p> + +<p> +Dopo Innocenzo III fu egli il primo Papa che imprendesse +a fondare principati a’ suoi nipoti; e veramente +fecelo a spese dello Stato ecclesiastico, chè da lui +ha origine quella piaga della Chiesa che in tempi più +tardi fu il nepotismo. Questo e la sua avarizia lo esposero +<span class="pagenum" id="Page_556">[556]</span> +ad amare censure, ond’è che Dante gli compose una +nicchia nel suo Inferno. Nicolò infatti edificò una Sionne +ai suoi consanguinei‍<a class="tag" id="tag667" href="#note667">[667]</a>. Se egli avesse potuto condurre +a fine il suo disegno, componendo in Italia tre reami, di +Sicilia, di Lombardia, di Toscana, oltre allo Stato ecclesiastico, +certo è che negli ultimi due avrebbe fatto re i +suoi nipoti‍<a class="tag" id="tag668" href="#note668">[668]</a>. Cotali disegni intemperanti potevano concepire +i Papi adesso che ruinata era la podestà imperiale! +Nicolò, da vero ottimate romano, amava la magnificenza +ed il lusso; nè egli stette in forse di provvederne +alle spese col patrimonio della Chiesa e della +Cristianità. Con grande spreco di moneta riedificò le +residenze del Laterano e del Vaticano, e presso a Viterbo, +dove allora dimoravano i Pontefici, a Surianum, si +costruì una bella villa, dopo di aver tolto contro ogni +diritto quel castello ad alcuni nobiluomini romani e di +averlo dato a suo fratello Orso‍<a class="tag" id="tag669" href="#note669">[669]</a>. Ed egli morì anzi a +<span class="pagenum" id="Page_557">[557]</span> +Soriano, colto di apoplessia, ai 22 Agosto dell’anno 1281: +il suo memorando reggimento ebbe durato tre anni non +appieno compiuti. +</p> + +<h4 id="cap4-10-4">§ 4. +<span class="smaller">Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — Tumultuosa +elezione pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi e gli Orsini. — Martino +IV. — Conferisce a Carlo l’officio senatorio. — Martino +è dominato da Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I +Vespri. — Rivoluzione a Roma. — È discacciato +il prosenatore francese. — <i>Johannes Cinthii</i> Malabranca, +capitano del popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo Anibaldi +e Pandolfo Savelli, senatori. — Muoiono Carlo I e Martino IV.</span></h4> + +<p> +La morte di Nicolò III die’ il segnale di turbolenze +nuove a Roma: gli Anibaldi si levarono contro gli Orsini +tracotanti, ed il popolo si mise dalla parte dei primi. +Furono discacciati quelli che fino allora avevano tenuto +il Senato, e vi furono insediati due altri, Pietro Conti +della fazione degli Anibaldi e Gentile Orsini figlio di +Bertoldo che parteggiava per i loro avversarî. Con un +reggimento diviso s’intese a conciliare le pretese dei +due partiti‍<a class="tag" id="tag670" href="#note670">[670]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_558">[558]</span> +</p> + +<p> +Frattanto l’elezione pontificia avveniva con maggiori +tumulti che mai. Nel Conclave raccolto a Viterbo +la fazione di Carlo veniva a contesa col partito latino del +Papa defunto; ed a Viterbo era capitato Carlo in persona, +per far eleggere uno che lo ristorasse di quanto +aveva perduto. Già Riccardo Anibaldi, d’accordo col +Re, aveva cacciato Orso Orsini dall’officio di podestà, e +s’era presa la vigilanza del Conclave: condotti da lui, +i cittadini di Viterbo assaltarono il palazzo vescovile +dove s’erano adunati gli elettori, s’impadronirono di +due Cardinali di casa Orsini, <i>Matheus Rubeus</i> e Giordano, +e con maltrattamenti li chiusero in una stanza +separata. Ciò avvenuto, gli altri Cardinali acclamarono, +addì 22 Febbraio 1281, il Pontefice nuovo‍<a class="tag" id="tag671" href="#note671">[671]</a>; e questi +fu il francese Simone. Cardinale di santa Cecilia sotto di +Urbano IV, aveva sostenuto officio di legato in Francia, +e per lunghi anni aveva negoziato con Carlo per la conquista +di Sicilia: uomo di animo calmo e tranquillo, +operoso, disinteressato, fu però tale che, papa, non +die’ prova di genio. Ebbe repugnanza ad accettare l’elezione, +e non ci volle meno che la violenza per costringerlo +a vestire gli abiti pontificali. Salì alla santa Sede +con nome di Martino IV, e si die’ anima e corpo in +braccio al suo amico Carlo; così, causa la sua debolezza, +caddero nuovamente infranti i limiti che il suo vigoroso +antecessore aveva imposto a quel vassallo. +</p> + +<p> +Martino IV volle por fine ai torbidi che continuavano +<span class="pagenum" id="Page_559">[559]</span> +ad agitar Roma, e mandò al popolo romano due Cardinali +perchè si facessero mediatori di pace‍<a class="tag" id="tag672" href="#note672">[672]</a>. Avrebbe bramato +di tener dietro a loro per farsi coronare in san Pietro, +ma non potè farlo perchè i Romani arditamente rifiutarono +di riceverlo: quindi fu che il nuovo Papa andò +ad Orvieto, dopo di avere scagliato la scomunica contro +di Viterbo in punizione delle violenze esercitate al +tempo dell’elezione. Del resto i suoi legati in breve ora +ottennero ciò che il Pontefice bramava, ed egli concesse +quel che Carlo desiderava da lui, e cioè restaurò la +podestà senatoria del Re. Vero è che vi si opponeva +la Costituzione che Nicolò III di recente aveva promulgato; +ma che? Martino IV possedeva autorità di legare +e di sciogliere, ed egli con grande spigliatezza abolì +l’Editto del suo predecessore; e i Romani discordi sempre +e già avvezzi a servire a principi possenti, non ebbero +forza d’impedirlo. Si venne a una transazione: Pietro +Conti e Gentile Orsini, fino a quel momento senatori, +furono dal parlamento del popolo nominati elettori; ed +eglino, ai 10 di Marzo 1281, conferirono piena podestà +senatoria a Martino IV non come a papa, ma come alla +persona di lui; e ve lo elessero a vita con facoltà di creare +un suo vicario‍<a class="tag" id="tag673" href="#note673">[673]</a>. Ambasciatori del popolo romano andarono +<span class="pagenum" id="Page_560">[560]</span> +ad Orvieto dal Pontefice, e ginocchioni gli porsero +la pergamena che conteneva la sua nomina a senatore: +parve che egli ne facesse poco caso; si atteggiò come +uomo che non sa se debba accettare o no un incomodo donativo; +alla fine con gran sussiego degnossi dir di sì‍<a class="tag" id="tag674" href="#note674">[674]</a>. +Tanto per salvare le forme mandò dapprima in Campidoglio +un suo vicario, Pietro de Lavena; ma presto dichiarò +che il vero paciere della Città non poteva essere +altri che re Carlo, e a lui affidò il Senato, addì 29 Aprile +1281, per tanto tempo quant’egli, il Papa, avrebbe +vivuto‍<a class="tag" id="tag675" href="#note675">[675]</a>. +</p> + +<p> +Il Re, con un risolino sardonico, riprese possesso di +quella stessa dignità che Nicolò III poco prima gli aveva +tolta per sempre; e dopo un così breve intervallo di +tempo tornarono Francesi, suoi prosenatori, a governare +in Campidoglio‍<a class="tag" id="tag676" href="#note676">[676]</a>. I Vicarî di Carlo (ei vi elesse i migliori +suoi cavalieri e consiglieri) vi fecero comparsa +con tutta la pompa della podestà senatoria, vestiti principescamente +<span class="pagenum" id="Page_561">[561]</span> +di abiti colore scarlatto, soppannati di pelliccia: +di stipendio ricevevano un’oncia d’oro al giorno; +con sè avevano un cavaliere che faceva da camerlengo +o luogotenente, un altro da maresciallo con quaranta +uomini a cavallo, otto giudici capitolini, dodici +notai, araldi, uscieri, trombetti, un medico, un cappellano, +da trenta a cinquanta vigili delle torri, un guardiano +del leone che si teneva per simbolo in Campidoglio +ov’era custodito in una gabbia, ed altri officiali. +Mandavano castellani nelle terre appartenenti al demanio +della Città, come erano Barbarano, Vitorclano, Monticello, +Rispampano, Civitavecchia, e a Tivoli nominavano +il conte‍<a class="tag" id="tag677" href="#note677">[677]</a>. +</p> + +<p> +Ben presto la potenza di Carlo, e con essa il partito +guelfo si rifecero più vigorosi che mai in tutta Italia. +Carlo tornava ad essere il patrizio riverito della Chiesa. +Avendo, come vassallo, obligo feudale di somministrar +milizie al Papa, lo serviva di buon animo colle sue armi +nello Stato ecclesiastico, anche per poter cavarne diritto +di protettore; e Martino IV gli si dava tutto quanto in +balia, per modo che a governatori dei patrimonî poneva +il più delle volte consiglieri regî. In mano dei Francesi +venivano gli officî maggiori; dappertutto, da Sicilia al +<span class="pagenum" id="Page_562">[562]</span> +Po, Francesi tenevano il reggimento delle cose; e così +minacciava ruina alle franchigie delle città che Pontefici +accorti avevano accarezzate. Giovanni de Appia, capitano +di Carlo, fu perfino nominato conte della Romagna, +perlochè i Ghibellini irritati, condotti da Guido di +Montefeltro ed uniti ai Lambertazzi cacciati di Bologna, +rialzarono arditamente il capo‍<a class="tag" id="tag678" href="#note678">[678]</a>: ed in quella provincia +era da legato nelle faccende ecclesiastiche il provenzale +Guglielmo Durante, celeberrimo giureconsulto di +quel tempo. Nella Marca, a Spoleto, fino in Toscana e +nella Campania erano poste a presidio soldatesche siciliane, +e vi comandavano cortigiani regî al servigio del +Pontefice, cui Carlo in persona vigilava ad Orvieto con +occhi d’Argo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_563">[563]</span> +</p> + +<p> +Ma un grande avvenimento distrusse di repente la +potenza nuova di questo Re e l’opera laboriosa dei Papi +francesi. Dopo il breve sogno di una sicurezza comprata +a forza di penose fatiche, la Curia fu ridestata da nuove +angustie, di cui origine eterna era pur sempre Sicilia. +Lo sfacciato mal governo fe’ sì che al 31 Marzo 1282 +l’isola si sollevasse con eroico valore contro Carlo d’Angiò. +I Vespri siciliani di magnifica memoria contengono +la sentenza efficace che una volta per tutte la storia +pronunciò contro la signoria e la tirannide degli stranieri; +e furono eziandio la prima restaurazione che il +popolo ottenesse de’ suoi diritti a fronte di pretensioni +dinastiche e di trattati diplomatici. I Siciliani trucidarono +quanti Francesi trovavansi nell’isola, abbatterono il +giogo di Carlo e invocarono la protezione della Chiesa. +Martino trepidante rigettò le loro domande, e allora +quella eroica nazione diede eziandio il primo esempio +trionfante di un paese che spezzasse i vincoli feudali della +Chiesa e tenesse in non cale le scomuniche del Papa. +Sulla fine del mese di Agosto, re Pietro di Aragona +sbarcò vicin Trapani, e in mezzo alle acclamazioni delle +moltitudini giubilanti entrò a Palermo, dove dalle mani +del popolo ricevette la corona di Sicilia. Il genero di +Manfredi, lo sposo di Costanza, veniva da erede e da +rappresentante dei diritti degli Hohenstaufen; e così +la casa di Svevia per la terza volta ricomparve nella +storia, mutata in una stirpe regale spagnuola‍<a class="tag" id="tag679" href="#note679">[679]</a>. Il +<span class="pagenum" id="Page_564">[564]</span> +despota Carlo, tutto smarrito, era corso da Orvieto nel +suo regno, ma non per altro che per sofferire delle disfatte +vergognose. La rivoluzione vittoriosa trovò tosto un’eco +nelle Republiche d’Italia; i Ghibellini rincorati presero +le armi; si sollevarono fino le città dello Stato ecclesiastico +offese in parecchi modi nei loro diritti, e Perugia +disertò dal Papa‍<a class="tag" id="tag680" href="#note680">[680]</a>. Dopo il bagno di sangue di Palermo +n’ebbe uno anche Forlì; addì 1 Maggio 1282 duemila +Francesi condotti da Giovanni de Appia vi furono +per le astuzie del Montefeltro tratti in un’imboscata, e +tagliati a pezzi. +</p> + +<p> +Anche in Roma il popolo tumultuò. Infatti gli Orsini, +acerbi nemici di Carlo, s’agitavano per recuperare il +potere perduto; e, cacciati da Riccardo Anibaldi e dal +Prosenatore francese, si gettavano dentro di Palestrina +e lì tenevano resistenza. Fra i Romani s’andava risvegliando +l’amore di libertà, or che vedevano vacillante +la dominazione di Carlo e scosso il partito guelfo in +tutta Italia. Non vollero più obbedire al Re lor senatore, +nè al Papa che pien di paura s’era ricoverato nella munita +Montefiascone, in quello che essi imprendevano una +spedizione di guerra contro Corneto‍<a class="tag" id="tag681" href="#note681">[681]</a>. A nulla valsero +<span class="pagenum" id="Page_565">[565]</span> +le preghiere di Martino; e perfino una carestia che +infierì nell’autunno dell’anno 1283, e ch’ei cercò di +lenire per mezzo di pronti soccorsi, non fece che accrescere +il mal animo del popolo. Agenti aragonesi andavano +spargendo oro, e adescavano vecchi Ghibellini a +uscire dei loro nascondigli. Corrado di Antiochia, il solo +che restasse della orrenda giornata di Tagliacozzo e che +fosse sfuggito alla mannaia del carnefice ed al carcere, +ricomparve, raccolse gente a Saracinesco, e, per la via +Valeria a lui troppo ben nota e per Celle, tentò di penetrare +in quel territorio degli Abruzzi dove fatalmente +era avvenuta la distruzione della sua casa. Ei voleva +riconquistarsi la contea di Alba; ma il tentativo fallì, +poichè il Rettore pontificio della Campagna e Stefano Colonna +da Genazzano ruppero le sue milizie. Nondimeno +l’anno dopo il vecchio Ghibellino entrò negli Abruzzi e vi +occupò parecchie castella, per modo che il Papa dovette +mandar contro di lui Giovanni de Appia, intanto che +anche nel Lazio andavano scoppiando sollevazioni‍<a class="tag" id="tag682" href="#note682">[682]</a>. +</p> + +<p> +Nel frattempo gli Orsini prendevano in Roma il sopravvento. +Ai 22 Gennaio 1284 fu pigliato d’assalto +il Campidoglio, massacrato il presidio francese, e messo +in carcere il prosenatore Goffredo di Dragona: si +promulgò che era caduta la podestà senatoria di Carlo e +si compose un reggimento popolare. Tutto questo in Roma +<span class="pagenum" id="Page_566">[566]</span> +fu la conseguenza dei Vespri siciliani. Si nominò allora +un nobiluomo, parente degli Orsini, a capitano della +Città, a <i>defensor</i> ossia tribuno della Republica, ed ei fu +<i>Johannes Cinthii</i> Malabranca fratello del celebre cardinale +Latino‍<a class="tag" id="tag683" href="#note683">[683]</a>. Allorchè Martino IV udì in Orvieto +di questa rivoluzione, si dolse della lesione de’ suoi diritti, +volle guarentirsene, ma cedette. Confermò <i>Johannes +Cinthii</i> a capitano della Città, però soltanto in +qualità di prefetto «di provvisione» e per sei mesi; +accettò il consiglio dei Priori eletto dalle gilde degli +artigiani, e acconsentì che i Romani eleggessero un +Prosenatore, il quale insieme col Capitano governasse in +Campidoglio‍<a class="tag" id="tag684" href="#note684">[684]</a>. L’accorta arrendevolezza sedò tutto il +<span class="pagenum" id="Page_567">[567]</span> +commovimento; Riccardo Anibaldi, che un tempo nei +Conclave di Viterbo aveva maltrattato gli Orsini, fece +sottomissione, e per comando del Pontefice andò di casa +sua fino al palazzo del cardinale Matteo, a piè scalzi, +con una corda al collo, e gli chiese perdonanza‍<a class="tag" id="tag685" href="#note685">[685]</a>. +Così avvenne una riconciliazione publica dei partiti: fu +riconosciuto che cessato era il vicariato di Carlo, e il +popolo romano accolse di buona voglia due governanti +pontificî con podestà senatoria, Anibaldo figlio di Pietro +Anibaldi e il valoroso Pandolfo Savelli. In tal +guisa si fece ritorno al sistema nazionale stabilito da +Nicolò III‍<a class="tag" id="tag686" href="#note686">[686]</a>. +</p> + +<p> +L’anno dopo, che fu il 1285, vide morire Carlo e +Martino IV. Il Re passò da questa vita ai 7 di Gennaio, +a Foggia, accasciato di dolore per la perdita di Sicilia. +La sua punizione fu acerba. Il regno che aveva conquistato +in mezzo a torrenti di sangue, ei lasciò in +gravissima tempesta di guerra e di ribellione, tal quale +era stato allorchè v’era entrato la prima volta. Un +soffio di vento rovesciò i suoi piani ambiziosi; l’erede +e il vendicatore degli Hohenstaufen era penetrato +da vittorioso nella sua terra e s’avea posto in capo la +corona di Manfredi: e già l’Angioino temeva che subito +dopo la sua morte sarebbe ito perduto anche il +trono di Napoli, avvegnaddio Carlo II, suo figlio ed +<span class="pagenum" id="Page_568">[568]</span> +erede, fosse prigioniero di guerra, in mano di Pietro di +Aragona. Poco appresso morì anche Martino IV, addì +28 Marzo 1285, a Perugia, che s’era di bel nuovo +assoggettata alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag687" href="#note687">[687]</a>. Quantunque gli fosse riuscito +di ridurre ad obbedienza la Romagna e parecchie +città (e in ciò lo avevano ajutato re Filippo di Francia e +Guido di Montfort, che il Papa aveva graziato per farsene +una lancia spezzata contro il ghibellino Guido di Montefeltro), +nondimeno lasciava tutta Italia in fiamme‍<a class="tag" id="tag688" href="#note688">[688]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_569">[569]</span> +I Ghibellini, da lui scomunicati innumerevoli volte, non +per questo erano stati domi; e Pietro di Aragona irrideva +alle sue Bolle di anatema che gli proibivano di portare +la corona di Sicilia. Il genero di Manfredi la tenne +dalla volontà del popolo. Dopo che paesi e nazioni per +lungo tempo erano stati venduti, donati, trafficati da +Papi e da Principi, si levava finalmente la volontà del +popolo come potenza che dà ai re l’autorità di comando. +Una cotale ribellione contro i principî della podestà +dinastica doveva per uno stupendo destino incogliere +quel Papa medesimo, che un dì, legato pontificio, +aveva dato origine all’usurpazione di Carlo. E le armi +delle scomuniche, ormai spuntate dal lungo uso, nulla +poterono contro il giusto giudicio che la storia pronunciò +sui due complici di quella stessa iniquità, su Carlo di +Angiò e su Martino IV. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_571">[571]</span></p> + +<h3 id="cap5-10">CAPITOLO QUINTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap5-10-1">§ 1. +<span class="smaller">Onorio IV. — Pandolfo Savelli, senatore. — Relazioni +con Sicilia e coll’Impero. — La santa Sede rimane +vacante per un anno. — Nicolò IV. — Carlo II è coronato +a Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo Colonna. — Giovanni +Colonna e i suoi figliuoli, Pietro cardinale e Stefano +conte. — Ribellione di Romagna. — Gli Orsini avversano +i Colonna. — Bertoldo Orsini, senatore. — Giovanni Colonna, +senatore (1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — Pandolfo +Savelli, senatore (1291). — Stefano Colonna e <i>Matheus +Raynaldi</i> Orsini, senatori (1292). — Nicolò IV muore +(1292).</span></h4> + +<p> +La liberazione della Chiesa dal lungo protettorato di +Carlo ebbe per conseguenza il pronto esaltamento di un +Romano alla santa Sede: l’illustre e vecchio cardinale +di santa Maria in Cosmedin, Jacopo Savelli, fu eletto pontefice +a Perugia, addì 2 Aprile 1285; ed egli andò tosto a +Roma, e vi fu consecrato ai 15 di Maggio. Si appellò Onorio +IV, e questo nome assunse ad onore del primo Papa +che era uscito della sua famiglia ormai fatta potente. +Era figliuolo del senatore Luca Savelli e di Giovanna +Aldobrandesca dei conti di santa Fiora: dei suoi fratelli +che un dì avevano combattuto a Tagliacozzo sotto +<span class="pagenum" id="Page_572">[572]</span> +le bandiere di Carlo, Giovanni era già morto, e Pandolfo +trovavasi tuttavia a questo tempo da senatore di Roma +insieme con Anibaldo‍<a class="tag" id="tag689" href="#note689">[689]</a>. Appena che adesso Onorio IV +fu eletto papa, i Romani anche a lui conferirono la podestà +senatoria a vita; dopo di che egli confermò Pandolfo +nell’officio del Senato‍<a class="tag" id="tag690" href="#note690">[690]</a>. +</p> + +<p> +Singolar cosa è veder questi due fratelli governare +la città, l’uno da papa nel suo palazzo di santa Sabina +sull’Aventino, l’altro da senatore in Campidoglio, tutti +e due travagliati di mal di gotta e incapaci di muoversi. +Invero Onorio IV era così attratto di mani e di piedi +che non poteva nè star ritto, nè camminare; e quando +celebrava la messa al maggior altare, per elevar l’ostia +<span class="pagenum" id="Page_573">[573]</span> +gli conveniva ajutarsi con un congegno meccanico: nè +Pandolfo era manco di lui tormentato dalla podagra, +e gli bisognava farsi portare adagiato sopra una scranna. +Nondimeno quei due eccellenti uomini accoglievano +uno spirito gagliardo in corpo infermo, e per prudenza +e per energia erano di pregio degnissimi. Pandolfo, +serio, severo come un Catone, appoggiato alle sue grucce +tenne in Campidoglio un reggimento così valoroso +che Roma godette di pace perfetta: le strade divennero +sicure, chè i malandrini furono mandati alle forche, e +la nobiltà feroce non osò mai di tumultuare. Il senatore +Savelli resse la Città da vicario del fratello suo, quanto +ne fu lungo il pontificato‍<a class="tag" id="tag691" href="#note691">[691]</a>. +</p> + +<p> +Breve fu il governo di Onorio IV; e tutto ei lo +occupò attendendo a rimettere pace nello Stato ecclesiastico +e ad ordinare le cose di Sicilia. Sciolse Viterbo +dall’interdetto con cui Martino IV aveva punito le violenze +esercitate nella sua elezione; ma la città dovette +demolire le sue mura, perdette la sua giurisdizione, e il +suo rettorato venne in mano del Papa. E ad Onorio toccò +<span class="pagenum" id="Page_574">[574]</span> +la buona ventura di restituire la tranquillità nella Romagna, +dopochè il grande guerriero di Montefeltro ebbe abbassato +le armi e se ne fu andato in esilio: nell’anno 1286 +Onorio vi nominò da conte un suo cugino, il proconsole +Pietro Stefaneschi. Più gravi cure gli cagionò Napoli, +il qual reame, durante la prigionia di Carlo II, era +amministrato da Roberto di Artois e da Gerardo legato +pontificio. Sicilia pareva perduta; morto re Pietro agli +11 Novembre 1285, la signoria ne era passata al suo +secondo figliuolo don Giacomo, e questi, presente sua +madre Costanza, veniva coronato a Palermo, senza che +si desse bada alle Bolle di scomunica del Pontefice. Il +grande ammiraglio Rogero de Loria trionfava, dappertutto +vittorioso, sul mare; perfino una flotta siciliana +condotta da Bernardo de Sarriano approdava addì 4 Settembre +1286 sulla costa romana, ed ivi, a vendetta di +Corradino, ne andava incendiata Astura e cadeva ucciso +il figlio del traditore Frangipane‍<a class="tag" id="tag692" href="#note692">[692]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_575">[575]</span> +</p> + +<p> +Con Rodolfo di Asburgo stette Onorio IV in rapporti +amichevoli; la coronazione imperiale che il Re +dei Romani ripetutamente chiedeva, fu stabilita ai 2 +di Febbraio dell’anno 1287; però era destino che mai +la corona di Carlo magno non dovesse porsi in capo al +primo degli Asburghesi. Infatti, ai 3 di Aprile 1287, +morì Onorio IV nelle sue case dell’Aventino, avvegnachè +su quel colle egli avesse edificato un palazzo di sua +residenza, e solamente nella stagione estiva dimorasse +a Tivoli, probabilmente per usare dei bagni solforosi +delle <i>Aquae Albulae</i>. Lasciò la sua famiglia ricca e ragguardevole; +ed invero, dal suo testamento, che da cardinale +compilò e da papa confermò, si pare che i Savelli +fin d’allora erano signori potenti nei monti Latini ed +eziandio nel territorio di Civita Castellana. Dentro di +Roma possedevano un palazzo e una rocca sull’Aventino, +un palazzo e torri nella regione Parione, dove +anche oggidì tiene di loro ricordanza il «vicolo de’ Savelli»: +più tardi nei ruderi del teatro di Marcello costruirono +quel grande palazzo che adesso si appella degli +Orsini‍<a class="tag" id="tag693" href="#note693">[693]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_576">[576]</span> +</p> + +<p> +I Cardinali tennero il loro Conclave nelle case del +Papa defunto, ma non poterono intendersi sull’elezione; +e la loro discordia fu tanta che la santa Sede rimase +vacante per quasi un anno. Sopravvenne la calda stagione, +allor che la malaria suole essere mortifera sull’Aventino: +sei Cardinali morirono di una febbre pestilenziale +che desolava tutta Roma; gli altri cercarono +salute nella fuga. Il solo Vescovo di Preneste rimase, e +nelle deserte stanze della santa Sabina, sprezzando la +morte, sostenne impavidamente la solitudine e i miasmi +febbrili. N’ebbe in premio la tiara, perocchè i Cardinali +tornati a inverno sull’Aventino, lo eleggessero papa: ciò +peraltro non avvenne prima dei 22 Febbraio 1288. Girolamo +di Ascoli, uomo di povera origine, frate dei Minori, +indi generale dell’ordine, s’era segnalato al tempo +di Gregorio X come legato in Oriente; eletto patriarca +di Bisanzio da Nicolò III, era stato più tardi elevato +al vescovado di Preneste. Con nome di Nicolò IV salì +alla santa Sede, e fu il primo francescano che diventasse +papa: monaco pio, non seppe che cosa fosse egoismo, e +si adoperò indefessamente per pacificare il mondo, per +imprendere una crociata, per esterminare la eresia. +</p> + +<p> +A lui per la durata della sua vita i Romani conferirono +l’officio senatorio. E la nomina dei Papi a podestà +<span class="pagenum" id="Page_577">[577]</span> +divenne frequente anche in altre città‍<a class="tag" id="tag694" href="#note694">[694]</a>, chè eglino +cercavano di farsi eleggere a quella magistratura, e nominavano +indi loro vicarî che ne esercitassero le funzioni. +Il rapporto de’ Pontefici coi Comuni dello Stato +ecclesiastico non fu altro mai che di supremi signori +feudali con vassalli i quali avevano con esso loro conchiuso +dei trattati. Le città riverivano l’autorità pontificia, +somministravano milizie, pagavano imposte fondiarie, +in certi casi si sottomettevano al tribunale dei +legati provinciali, ma conservavano i loro Statuti, la loro +giurisdizione, l’amministrazione e l’autonomia loro +proprie. Ogni città continuò ad essere republica con +suoi diritti, con consuetudini e con privilegî speciali. Un +siffatto spirito municipale pieno d’energia impedì che +i Pontefici diventassero veri signori del territorio; ed +eglino dovettero quello spirito rispettare anche per tenere +mercè di esso infrenata la nobiltà. Però accortamente +profittarono della inuguaglianza e della gelosia +dei Comuni affine di indebolirli colla divisione. All’uno +toglievano il diritto di eleggersi i Podestà, ad +un altro lo concedevano per un annuo tributo‍<a class="tag" id="tag695" href="#note695">[695]</a>. Divietavano +<span class="pagenum" id="Page_578">[578]</span> +le confederazioni politiche delle città, ma +spesso l’una per via dell’altra domavano. Ora mostravansi +di idee monarchiche, ed ora di idee republicane; +il loro reggimento era debole e mite, spesse volte +patriarcale, vacillante sempre: l’incapacità di fondare +un diritto politico universale, le imprudenti ostilità che +alcuni legati movevano contro gli ordinamenti comunali +senza che però avessero in mano forza materiale bastevole +per combatterli efficacemente, finalmente i rapidi +mutamenti che avvenivano sul trono pontificio, di cui +non si dava successione ereditaria, tutto ciò andò educando +quelle strane condizioni di unione semplicemente +meccanica e di ripetuto decadimento che furono sempre +proprie dello Stato ecclesiastico. +</p> + +<p> +Roma stette tranquilla durante il primo anno del +governo di Nicolò IV, finchè una lotta di partiti nella +primavera dell’anno 1289 discacciò il Pontefice e lo +costrinse ad andarne a Rieti, dove già aveva passato +l’estate precedente‍<a class="tag" id="tag696" href="#note696">[696]</a>. Ivi ei coronò Carlo II a re di +Sicilia. Il debole figliuolo di Carlo d’Angiò nel Novembre +1288 era stato liberato dalla prigionia spagnuola +mercè i buoni officî di Edoardo d’Inghilterra e del Papa: +<span class="pagenum" id="Page_579">[579]</span> +venne adesso a Rieti, e ai 29 di Maggio si celebrò la sua +coronazione. In un documento professò anch’egli, come +suo padre, di essere vassallo della Chiesa per la grazia di +lei, giurò patto feudale, e promise che non assumerebbe +mai a Roma o nello Stato ecclesiastico l’officio di senatore +o di podestà‍<a class="tag" id="tag697" href="#note697">[697]</a>. Può darsi che un partito favoreggiatore +degli Aragonesi mirasse di malo animo la coronazione +di Carlo II; tuttavia le turbolenze di Roma +ebbero maggior radice nella gelosia che le nobili famiglie +nutrivano le une contro le altre. Da cinquant’anni +a questa parte la casa guelfa dei Savelli e gli Orsini, +congiunti con quella di parentela, erano stati i più +potenti dell’aristocrazia romana, e avevano messo in +ombra gli Anibaldi altra volta dominatori. Anche il +nuovo Pontefice era stato amico degli Orsini, chè Nicolò +III lo aveva eletto cardinale, ed ei per riconoscenza +ne aveva preso il nome; peraltro non andava molto che +si gettava in braccio ai Ghibellini e si dava tutto alla +famiglia Colonna. +</p> + +<p> +Questa celebre casa aveva espiato la fede ghibellina +dimostrata al tempo di Federico II (allora che il cardinale +Giovanni e Odone suo nipote si erano armati contro +la Chiesa) con avvilimento sofferto durante il periodo +di restaurazione della signoria pontificia: fu solamente +sulla fine del secolo decimoterzo che di nuovo emerse +come potentissima delle famiglie di Roma, per poi prendere +il primo luogo nella Città e tenerlo per secoli. Era +stato Nicolò III il primo che restituisse il favore ai Colonna +onde indebolire gli Anibaldi, ed aveva insignito +<span class="pagenum" id="Page_580">[580]</span> +Jacopo figlio di Odone del cardinalato: adesso poi Nicolò +IV dava nuovo splendore e importanza vera al loro +casato. Da vescovo di Palestrina aveva tenuto con essi +corrispondenza amichevolissima; forse al loro ascendente +andava debitore della tiara, e da papa li colmava di onori +come la sua gratitudine gli consigliava. A rettore della +marca di Ancona creò il fratello del cardinale Jacopo, +quel Giovanni Colonna che già era stato senatore nell’anno +1280; dei figli di Giovanni elesse uno, Pietro, a +cardinale di santo Eustachio; l’altro, Stefano, a conte di +Romagna‍<a class="tag" id="tag698" href="#note698">[698]</a>. Da allora in poi questo Proconsole romano +fu uno dei maggiori uomini della sua famiglia; più tardi +diventò protettore ed amico del Petrarca, e celebre per la +tragica sorte della sua casa al tempo di Cola di Rienzo. +Stefano era allora nel bel fiore della età, d’animo caldo, +impetuoso; e da conte di Romagna irritò nobili e città +di quella provincia, offendendo gli Statuti dei Comuni. +Ciò ebbe per conseguenza che nel Novembre 1290 i +figli di Guido di Polenta lo assalissero a Ravenna e +vergognosamente lo imprigionassero con tutta la sua +corte‍<a class="tag" id="tag699" href="#note699">[699]</a>. Rimini, Ravenna, altre città si ribellarono, ed +<span class="pagenum" id="Page_581">[581]</span> +allora il Papa mandò da rettore della Romagna Ildebrando +de Romena vescovo di Arezzo, acciocchè pacificasse +la ribellione e liberasse Stefano dal carcere‍<a class="tag" id="tag700" href="#note700">[700]</a>. +</p> + +<p> +Alla rivoluzione aveva avuto parte anche un Orsini: +fu Orsello di Campo di Fiore, figlio di Matteo, allora podestà +di Rimini. Gli Orsini miravano con gelosia la crescente +potenza dei Colonna, massime dacchè questi signori +li tenevano esclusi dal senato romano. Ed invero +dopo che Pandolfo Savelli aveva deposto il suo officio +(locchè probabilmente avvenne tosto dopo l’esaltamento +del nuovo Papa), Nicolò IV, ancor favorevole agli Orsini, +aveva nominato senatori primieramente Orso, indi +Bertoldo, già primo conte di Romagna‍<a class="tag" id="tag701" href="#note701">[701]</a>. Sennonchè +<span class="pagenum" id="Page_582">[582]</span> +nell’anno 1290 riuscì fatto ai Colonna di togliere ai loro +emuli il favore del Pontefice; e dopo che furono usciti +di carica Nicolò de Comite e Luca Savelli, senatore +diventò Giovanni, padre di Pietro cardinale, di Stefano +conte e di quattro altri gagliardi figliuoli‍<a class="tag" id="tag702" href="#note702">[702]</a>. Il potente +Colonnese, vero principe della Campagna, amicissimo +di Carlo II di Napoli, venne a Roma spiegando una magnificenza +insolita. Nientemeno che il popolo lo trasse +trionfalmente in cocchio sul Campidoglio, e lo acclamò +Cesare, per muover poi in campo contro Viterbo e contro +altre città. Il corteo fu tanto pomposo che non +s’aveva mai più visto l’eguale: e le reminiscenze dell’antichità +revocate in usanza dimostrarono quali sentimenti +fantastici e quali entusiastiche idee omai venissero +prendendo voga fra i Romani‍<a class="tag" id="tag703" href="#note703">[703]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_583">[583]</span> +</p> + +<p> +Nicolò IV dimorò il più del suo tempo nella Sabina, +nell’Umbria oppure a Viterbo: in verità egli non possedeva +autorità alcuna nella città, e, senza potervisi +opporre, dovette lasciare che i Romani intraprendessero +una guerra furibonda e devastatrice contro Viterbo, che +più tardi condusse ad una pace di cui si fece egli mediatore. +Giovanni Colonna, che era pur sempre senatore +unico e signore di Roma, la conchiuse, addì 3 Maggio +1291, nel nome del popolo romano in Campidoglio, +dove i legati dei Viterbesi alla presenza dei <i>Syndici</i> di +Perugia, di Narni, di Terni, di Rieti, di Anagni, di Orvieto, +di Spoleto, della città di Roma, rinnovarono il loro +giuramento di vassallaggio e si obligarono a dar ristoro +di grandissimi danni. Questo solenne atto politico dimostra +che la Republica del Campidoglio sotto il governo +del valoroso Giovanni Colonna fu una potenza così pienamente +sovrana, come era stata al tempo di Brancaleone‍<a class="tag" id="tag704" href="#note704">[704]</a>. +Ma intanto la signoria dei Colonna provocava +una veemente opposizione fra i nobili. Si diceva ogni +male del Papa, poichè tutto s’era dato in balia di una +sola famiglia; con satire lo si dileggiava; lo si rappresentava +<span class="pagenum" id="Page_584">[584]</span> +ficcato entro di una colonna (che era lo stemma +di quella famiglia) in modo che di lui non ispuntava +fuori che la testa mitrata, mentre due altre colonne +(colle quali volevasi simboleggiare i due cardinali Colonna) +s’alzavano da un lato e dall’altro‍<a class="tag" id="tag705" href="#note705">[705]</a>. Alla fine +gli Orsini chiesero che del senato s’investisse eziandio +qualcuno di loro parte: così avvenne; chè dapprima, +nell’anno 1291, tornò senatore Pandolfo Savelli, e, +l’anno dopo, Stefano Colonna antico conte di Romagna +e <i>Matheus Raynaldi</i> Orsini si divisero l’autorità senatoria‍<a class="tag" id="tag706" href="#note706">[706]</a>. +</p> + +<p> +In questo mezzo, ai 4 Aprile dell’anno 1292, morì +Nicolò IV nel palazzo prossimo alla santa Maria Maggiore, +che egli con grande splendidezza s’aveva edificato. +E poco innanzi di lui, ai 15 Luglio del 1291, era sceso +nella tomba Rodolfo di Asburgo senza aver avuto la +corona imperiale: in pari tempo la perdita di Accon, +ultimo possedimento cristiano in Siria, ai 18 di Maggio, +<span class="pagenum" id="Page_585">[585]</span> +poneva termine al gran dramma mondiale delle Crociate. +Queste spedizioni guerresche di Europa che ebbero durato +un duecento anni e furono simili alle guerre che in +Oriente combattè l’antica Roma, avevano servito nel +gran meccanismo del Papato da leva poderosa della sua +signoria universale. La fine della gran lotta fra Chiesa +e Impero e la cessazione delle Crociate rimpicciolirono +da allora in poi l’orizzonte del Pontificato. Dal suo gigantesco +edificio ruzzolò pietra dopo pietra; il mondo +gli scivolò fuor della sua signoria, e lo scettro di Innocenzo +III cominciò a cadere dalle mani stanche dei Papi. +</p> + +<h4 id="cap5-10-2">§ 2. +<span class="smaller">Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano +l’elezione pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito Colonna +e un Orsini, senatori (1293). — Pietro Stefaneschi e +Odone di Sant’Eustachio, senatori. — Conclave raccolto a +Perugia. — Pietro del Murrone è eletto papa. — Vita e ritratto +di quel solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è +consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re Carlo II +ne diventa padrone. — Celestino V a Napoli. — Abdica.</span></h4> + +<p> +I cardinali elettori, dodici di numero, due francesi, +quattro italiani, sei romani, erano divisi nelle fazioni +degli Orsini e dei Colonna: dei primi era capo il cardinale +<i>Matheus Rubeus</i>; i secondi stavano sotto la capitananza +del cardinale Jacopo‍<a class="tag" id="tag707" href="#note707">[707]</a>. Invano il decano, Latino +<span class="pagenum" id="Page_586">[586]</span> +di Ostia, li congregò prima a santa Maria Maggiore, +poi sull’Aventino, indi in santa Maria sopra Minerva; non +si potè venire a capo dell’elezione pontificia. E quando +incominciò a farsi sentire il caldo estivo i cardinali non +romani se ne andarono a Rieti, i romani rimasero, e il +cardinale Benedetto Gaetani che era infermo si recò ad +Anagni sua patria. Nel Settembre tornarono a Roma +tutti, ma la disputa per l’elezione si prolungò fino all’anno +1293; ed allora, dopo una nuova dispersione, temendo +di uno scisma, convennero di congregarsi ai 18 +di Ottobre a Perugia. +</p> + +<p> +Alle contese partigiane dei cardinali teneva bordone +la più rotta anarchia della Città, dove si lottava per +l’elezione del senatore, si combatteva per le vie, si demolivano +palazzi, si assassinavano pellegrini, si saccheggiavano +chiese. Il nepotismo di alcuni Papi vi aveva +chiamato in vita le fazioni dei Colonna e degli Orsini, +nelle quali incominciavano a trasformarsi i partiti guelfo +e ghibellino; e le loro lotte per conseguire l’autorità +cittadina formano i profili caratteristici della storia +domestica di Roma. Intorno alla Pasqua del 1293, a +nuovi senatori furono eletti Agapito Colonna ed un Orsini, +ma la presta morte di quest’ultimo fu causa di novelle +discordie. Per sei mesi il Campidoglio rimase senza +senatore, il Laterano senza papa; intollerabili crebbero +la confusione e il disordine, fino a che nell’Ottobre riuscì +fatto ai migliori cittadini di ricomporre la pace. A senatori +<span class="pagenum" id="Page_587">[587]</span> +si elessero due uomini neutrali, Pietro della casa +dei Stefaneschi di Transtevere (vecchio severo e moderato +che era stato rettore della Romagna ed altra volta +senatore) e Odone giovane romano della famiglia dei +sant’Eustachio‍<a class="tag" id="tag708" href="#note708">[708]</a>. +</p> + +<p> +Intorno all’istesso tempo si congregarono i cardinali +a Perugia; però anche l’inverno passò senza miglior risultamento +di prima, nè fece alcun effetto nemmanco la +visita di Carlo II, che andò ivi ad incontrare il suo giovine +figliuolo Carlo Martello, re titolare e pretendente di Ungheria‍<a class="tag" id="tag709" href="#note709">[709]</a>. +Rabbiose gelosie di partito distolsero i cardinali +di riunire i loro voti sopra un uomo del loro collegio, +<span class="pagenum" id="Page_588">[588]</span> +e la conseguenza fu che finalmente venissero ad +un’elezione che la più sventurata non s’avrebbe potuto +dare. Essendosi per caso tenuta menzione di visioni d’un +pio eremita, il cardinale Latino, che conosceva personalmente +e venerava quel santo, ne trasse occasione per +proporlo a pontefice. Avrebbe potuto parere uno scherzo, +ma invece si aderì a lui con serietà, e i cardinali indecisi, +aggrappandosi ad una pagliuca, elessero concordi +quel solitario: ciò avvenne ai 5 di Luglio. Fu compilato +il decreto di elezione; e tre vescovi partirono per +recarlo al santo nella sua solitudine. +</p> + +<p> +La stravagante persona dell’anacoreta Pietro che +discende dal monte Murrone con in capo la tiara di +Innocenzo III, ci riconduce nel buio leggendario di secoli +antichi, ai tempi di santo Nilo e di Romualdo. Per +verità negli annali della Chiesa il suo pontificato somiglia +ad una pagina del calendario de’ santi o ad una +poesia, con cui il medio evo prende commiato dalla +storia. Pietro era il minore degli undici figli di un +contadino, nato a Molise negli Abruzzi: giovine s’era +fatto benedettino, e, come lo sospingeva il suo genio +mistico, s’era ridotto in solitudine nel romitaggio dell’inaccessibile +monte Murrone vicino Sulmona. Ivi aveva +fondato un convento dedicato allo Spirito Santo, e aveva +istituito un ordine di rigide discipline, che più tardi ebbe +da lui il nome di frati celestini, e assunse quell’indirizzo +fanatico e pericoloso alla Chiesa mondana, che i Francescani +severi ossiano spirituali avevano educato colla +loro dottrina della povertà evangelica‍<a class="tag" id="tag710" href="#note710">[710]</a>. La rinomanza +<span class="pagenum" id="Page_589">[589]</span> +della sua santità si sparse per tutto il mondo. A Lione +egli si presentò a Gregorio X e chiese che confermasse +il suo ordine: e per fermo l’anacoreta doveva +essere uomo non comune, se alla presenza del Papa, +come afferma il suo Biografo, seppe sospendere in aria +la sua cocolla gittandola ad uncino di un raggio di sole‍<a class="tag" id="tag711" href="#note711">[711]</a>. +Ei viveva sopra il monte Murrone, occupato in +estatici esercizî di penitenza, allorchè gli capitò fra +capo e collo la elezione pontificia: nè pare che i genî +del suo deserto gli avessero dato annuncio di avvenimento +così meraviglioso. +</p> + +<p> +I messaggieri sfiatati dalla lunga salita si arrampicarono +pei greppi di quel monte calcareo, praticabili +soltanto ai caprai, e cercarono il taumaturgo che da +una oscura caverna eglino dovevano trasportare sopra il +trono splendidissimo del mondo. Con quelli s’era unito +anche il cardinale Pietro Colonna, e nel tempo medesimo +la fama di un fatto così straordinario vi aveva +chiamato innumerevoli turbe di uomini del vicinato e +di terre lontane. Jacopo Stefaneschi, figlio del senatore +che trovavasi allora in officio, descrisse con versi vivaci +e da uomo che ne fu testimonio oculare quella strambissima +scenata. Allorchè gli ambasciatori giunsero +al luogo ricercato, videro una rozza capanna di solitario +con una finestretta chiusa da un graticcio; e +<span class="pagenum" id="Page_590">[590]</span> +scorsero un uomo con barba incolta, dalla faccia pallida +e scarna, dagli occhi lustri e arrossati per piangere, +coperto di una tonaca villosa, che guardava +timidamente i vegnenti. Scopersero eglino reverentemente +il capo e si prostrarono ginocchioni, e l’anacoreta +stupefatto, umilmente rispose al saluto facendo +altrettanto‍<a class="tag" id="tag712" href="#note712">[712]</a>. Ma come udì il messaggio, può +darsi che ei si credesse in balia di una delle sue solite +allucinazioni vedendo quei signori forestieri che venivano +dalla remota Perugia con in mano una pergamena +suggellata per nunciargli che era eletto papa. Si narra +che il povero solitario abbia tentato di fuggire, e che +soltanto alle ardenti preghiere che gli vennero fatte, +massime dai frati del suo ordine, accondiscendesse ad +accettare il decreto di elezione. È cosa probabile; tuttavolta +i versi del suo Biografo fra la dichiarazione del +messaggio e l’ardito acconsentimento del santo non +pongono altro intervallo che quello breve di una sua +orazione‍<a class="tag" id="tag713" href="#note713">[713]</a>. La risoluzione di un eremita invecchiato in +<span class="pagenum" id="Page_591">[591]</span> +solitudini montane, di torsi insieme colla corona pontificia +il peso del mondo sugli omeri, cui appena appena +avrebbe potuto reggere qualche uomo di ingegno grande +e pratico della vita, è per verità cosa meravigliosa. +Se anche sia stata la vanità che abbia fatto cadere il +cilicio del penitente e il ruvido saio del santo, può darsi +pure che a quel fatale acconsentimento l’anacoreta del +Murrone sia stato indotto dal sentimento del dovere, +dall’umiltà ai creduti voleri del cielo, da ingenuità fanciullesca. +Oltracciò lo sospinsero in quella via i frati +della sua regola, perciocchè quei discepoli del santo +Spirito imaginassero a loro gran delizia che colla elezione +del loro capo supremo s’avverasse quell’impero +profetico che il grande abate Gioacchino de Flore aveva +vaticinato. +</p> + +<p> +Popolo innumerevole, preti, baroni, re Carlo e suo +figlio accorsero per onorare il nuovo eletto; e il selvaggio +monte Murrone fu teatro della scena più singolare +che la storia abbia mai registrato. Mossero tutti alla città +di Aquila; e il Papa eremita vestito della sua povera +tonaca venne a cavalcioni d’un asinello, che due re +con sollecita cura e con venerazione reggevano per le +briglie: precedevanli schiere di splendidi cavalieri e cori +di preti salmodianti; li seguivano turbe di uomini di +mille aspetti, e intanto altri si inginocchiavano devotamente +lungo la via‍<a class="tag" id="tag714" href="#note714">[714]</a>. Alla vista del corteo fastosamente +umile di un Pontefice che veniva seduto sopra un +<span class="pagenum" id="Page_592">[592]</span> +somarello, ma cui servivano due re, furono parecchi a +sentenziare che quell’imitazione dell’entrata di Cristo in +Gerusalemme o era una vanità, o non s’acconciava più +alla pratica grandezza del pontificato. Tosto re Carlo +s’impadronì del neo eletto, nè più si lasciò scappare di +mano quel fantoccio papa nativo del suo paese‍<a class="tag" id="tag715" href="#note715">[715]</a>. I +cardinali avevano invitato Pietro acciocchè andasse a +Perugia; invece, poichè così ordinava Carlo, ei chiamò +loro ad Aquila. Vennero contra genio; l’orgoglioso Benedetto +Gaetani fu l’ultimo, e, sdegnato di ciò che +vedeva, cercò di assicurarsi l’ascendente sulla Curia. +In quello il cardinale Latino moriva a Perugia, ma se fu +per lui buona ventura che non vedesse davvicino la creatura +della sua elezione, la morte sua fu invece per Pietro +una vera disgrazia‍<a class="tag" id="tag716" href="#note716">[716]</a>. I cardinali, signori dediti +alla vita del bel mondo, eruditi, eleganti, mirarono con +istupore il novello Papa, che loro venne incontro con un +piglio da timido boscaiuolo, debole, senza facondia di +parola, senza garbo nè dignità. Poteva forse questo +semplicetto anacoreta essere successore di Papi che avevano +<span class="pagenum" id="Page_593">[593]</span> +saputo maestosamente far da padroni di principi +e di nazioni? +</p> + +<p> +In una chiesa posta fuor delle mura di Aquila Pietro +fu consecrato addì 24 Agosto 1294, con nome di Celestino +V: un testimonio oculare racconta che vi si accalcassero +un dugentomila persone. Indi il Papa tenne +la sua entrata in quella città, ma non più a cavallo di +un asino, bensì sopra un bianco palafreno ornato riccamente +e con magnificenza grandissima‍<a class="tag" id="tag717" href="#note717">[717]</a>. Servitore +devoto di Carlo, creò subito dei nuovi cardinali, candidati +del Re, e rinnovò eziandio la Costituzione di Gregorio +X intorno al Conclave. Di lui s’impossessarono +dei furbi cortigiani, e chiesero che sottoscrivesse e munisse +del suo sigillo tutto quello che essi volevano: ora +il santo non sapeva dir di no a chicchessia; tutto ciò +che gli domandavano concedeva a larghe mani; e le sue +azioni, che erano quelle di uomo allo stato di natura, +parvero opere da folle e biasimevoli‍<a class="tag" id="tag718" href="#note718">[718]</a>. Invece di andare +a Roma, sì come chiedevano i cardinali, obbedì al Re, e +mosse a Napoli‍<a class="tag" id="tag719" href="#note719">[719]</a>, seguendolo la Curia con gran malcontento +<span class="pagenum" id="Page_594">[594]</span> +e brontolando. E anch’egli si trovava in grande +afflizione e in difficoltà inenarrabili. Dopo ch’ebbe +affidato la cura degli affari a tre cardinali, nella stagione +dell’avvento si ascose nel castello che il Re s’aveva +nuovamente edificato a Napoli, e dove gli si apprestò +una cella: ritiratosi entro di quella vi riandò +colla mente i silenzî della sua grotta, e sognò degli +spiriti che popolavano la solitudine di monte Murrone. +E là, dice il suo Biografo, l’infelice parve somigliare +al fagiano selvatico che nasconde la testa credendo +celarsi tutto quanto alla vista dei cacciatori, laddove +questi gli strisciano vicino, e non hanno che a stendere +la mano per pigliarlo‍<a class="tag" id="tag720" href="#note720">[720]</a>. +</p> + +<p> +Per uomini di ogni maniera nulla v’ha di più intollerabile +quanto un posto cui repugna l’indole loro, cui +le loro forze non bastano: Celestino V ne è l’esempio +più spiccato. Fame, sete ed ogni sorte di privazioni +penose erano cosa gradita e occupazione di ogni giorno +per un santo che s’era assuefatto a vivere chiuso in +una grotta, e a dialogare colle stelle scintillanti, cogli +alberi dalle fronde stormenti, cogli uragani, cogli +<span class="pagenum" id="Page_595">[595]</span> +spiriti della notte ovvero della sua fantasia. Ed ora invece +di repente ei si trovava collocato sul trono eccelso +della terra, circondato da principi e da maggiorenti, +premuto da cento uomini astuti, chiamato a reggere il +mondo e a muoversi in un labirinto di artificî, egli che +non sarebbe pure stato capace di attendere ai più meschini +negozî da notaio. Degna di compassione fu la +parte che Celestino V sostenne, ma più che colpevole +fu la imprudenza dei suoi elettori, tentatori di un santo. +In tempi religiosi, quando un semplice fraticello +poteva adempiere all’officio di supremo sacerdote, Celestino +V avrebbe potuto essere un buon pastore di anime; +per lo contrario sul trono di Innocenzo III egli parve +un’assurda sconciatura. Aveva ormai sentito desiderio +di abdicare, e adesso a Napoli risolse di farlo. Viene detto +che l’ambizioso cardinale Gaetani nel silenzio della notte +e mercè un portavoce, simulando che le parole venissero +dal cielo, lo ammonisse di rinunciare al Papato; e si afferma +che questo giuoco inducesse quell’anima angustiata +ad un passo, di cui non si teneva memoria eguale +negli annali della Chiesa. Può darsi che questo racconto +(fin da allora si diffuse) sia privo di fondamento; i +contemporanei non ne parlano, ma dichiarano che parecchi +cardinali chiedessero che abdicasse. E senza dubbio +re Carlo vi aveva dato il suo beneplacito e accondisceso +che si levasse a pontefice il cardinale Gaetani: +sembra infatti che durante il viaggio da Aquila a +Napoli si togliesse la ruggine che v’era stata fra loro, e +che egli si ravvicinasse a quell’orgoglioso prelato‍<a class="tag" id="tag721" href="#note721">[721]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_596">[596]</span> +</p> + +<p> +Quando s’ebbe contezza della risoluzione del Papa, +Napoli ne fu tutta agitata; gente innumerevole si accalcò, +e il popolo messo a fanatismo dai frati dell’ordine +di Celestino assediò il palazzo con grida e con clamori, +chiedendo che quegli continuasse nel papato. Rispose +Celestino in modo ambiguo, ma ai 13 di Dicembre 1294, +dopo la lettura di una Bolla che dichiarava esser valida +la abdicazione di un Papa allorchè importanti +motivi ve lo persuadano, ei protestò in publico Concistoro +di volersi dimettere dalla sua dignità cui si +sentiva incapace di sostenere: confessione onorevole +che non lui condannò, sibbene l’intelletto dei suoi +elettori. E allora, deposta con gioia la porpora, Celestino +V ricomparve innanzi l’assemblea commossa, +in aspetto dell’uomo della natura, nelle sue rustiche +vesti, da quello che era veramente, un penitente ed +un santo venerabile‍<a class="tag" id="tag722" href="#note722">[722]</a>. Un destino meraviglioso aveva +strappato Pietro del Murrone alla sua solitudine; per +un istante lo collocò sulla cima eccelsa del mondo, indi +da questa tornò a strapparlo e lo precipitò in basso. Il +<span class="pagenum" id="Page_597">[597]</span> +sogno di cinque mesi pieni di splendori e di tormenti +a lui saranno parsi la più atroce di quelle visioni di +tentazioni e di diavoli che sogliono avere gli eremiti; +e la sua abdicazione fu certo la migliore e massima +di tutte le abnegazioni che possa imporsi l’uomo penitente. +La storia dei Re registra memoria di alcuni +principi che stanchi del mondo deposero la corona per +attendere alla cultura dei fiori come Diocleziano, o, +come Carlo V, per meditare in solitudine tranquilla ai +dì corsi della loro vita; e alla loro abnegazione si pagò +ogni volta tributo di ammirazione: la storia dei Pontefici +invece non tiene nota che di una sola abdicazione +volontaria, quella di Celestino V; ed essa ai suoi tempi +provocò i più contrarî giudizî degli uomini, e suscitò +la controversia pericolosa se un Papa, come quegli che +è messo in trono da Dio, possa o no abdicare. Dante +con sentenza severa nei suoi notissimi versi biasimò il +comportamento di Celestino, e dichiarò che per viltà +tradisse la Chiesa; per lo contrario il Petrarca, che +scrisse un libro in onore della vita solitaria, gliene tributò +lode, dicendo che la sua azione fu di umiltà inimitabile. +Ma noi reputiamo eroismo non essere l’opera +di un uomo che abdica ad una dignità, la quale, quantunque +splendidissima, gli gravi le spalle come soma +intollerabile‍<a class="tag" id="tag723" href="#note723">[723]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_598">[598]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga dell’ex-Pontefice. — Magnifica +coronazione di Bonifacio VIII. — Fine +di Celestino V. — Sicilia. — Jacopo di Aragona si +sottomette alla Chiesa. — Costanza a Roma. — Feste nuziali. — I +Siciliani continuano la guerra sotto re Federico. — Bonifacio +VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — <i>Hugolinus +de Rubeis</i>, senatore. — Pandolfo Savelli, senatore +(1297). — La casa dei Gaetani. — Loffredo conte di +Caserta. — Francesco cardinale. — Pietro Gaetani, conte +palatino lateranense.</span></h4> + +<p> +L’ambizioso cardinale Gaetani aveva con grande +zelo promossa l’abdicazione di Celestino, perciocchè un +uomo come lui mal potesse sofferire la continuazione di +un cosiffatto pontificato. Se legittimi sieno stati gli +espedienti che egli usò in questo intento, non si deve +che lodarnelo di aver fatto discendere un uomo inetto +dalla cattedra santa, per salvare il Papato da una +confusione infinita. E a lui toccò la tiara, poichè fu +eletto ai 24 Dicembre del 1294, col consentimento di +Carlo, a maggioranza di voti. Nessun contrapposto poteva +esser maggiore di quello che v’ebbe tra lui ed il suo +predecessore. I frati dello Spirito Santo avevano fatto il +tentativo di sollevare sul trono pontificio un apostolo +della povertà, un uomo della foggia di san Francesco, e +avevano sperato di dare inizio con lui sulla terra ad un’êra +nuova del regno di Dio. Ma in mezzo al mondo pratico +cotale idea s’era mostrata per quella chimera che veramente +<span class="pagenum" id="Page_599">[599]</span> +era; e dopo quell’episodio romantico, o, per +chiamarlo meglio, quell’avvilimento in cui il taumaturgo +ebbe gettata la Chiesa, or saliva al trono pontificio +Bonifacio VIII, cardinale esperto del mondo, giureconsulto +erudito, animo regio: ed egli doveva da parte sua +dare prova che per la Chiesa era cosa parimenti pericolosa +avere un capo politico senza virtù di santo, quanto +avere per papa un santo senza ingegno di governante. +</p> + +<p> +Benedetto, figlio di Goffredo e nipote di Alessandro IV +per parte di madre discendeva da un’antica famiglia +della Campagna, dai Gaetani cavalieri residenti in Anagni. +Prima di lui della sua famiglia non si tiene nota +nelle storie di Roma, a meno che non si voglia dire che vi +abbia appartenuto Gelasio II; però il nome dei Gaetani +era conosciuto assai prima di quest’età, e lo avevano +portato alcuni cardinali, oltre ad uomini di casa Orsini. +Che i Gaetani derivassero dai vecchi Duchi di Gaeta non +può provarsi; ma pur può essere che questa casa sia stata +di origine longobarda, come già lo dimostra il nome in +essa frequente di Luitfredo o Loffredo od anche di Roffredo‍<a class="tag" id="tag724" href="#note724">[724]</a>. +E quel casato era ragguardevole, sebbene +<span class="pagenum" id="Page_600">[600]</span> +allora non fosse potente, ancor prima che Bonifacio VIII +diventasse papa; ed alcuni dei suoi si erano illustrati da +cavalieri in guerra, o da podestà nel governo di città‍<a class="tag" id="tag725" href="#note725">[725]</a>. +Benedetto aveva incominciato con essere notaio +apostolico sotto di Nicolò III; ebbe da Martino IV il cappello +cardinalizio, e parecchie volte sostenne con molto +onore officî di legato. Era eloquente nel dire, conoscitore +profondo delle leggi civili e delle canoniche, diplomatico +di grande ingegno; ed aveva aspetto dignitoso +e imponente, congiunto a bellissime forme della +persona: però queste doti del suo animo gli inspiravano +non umiltà, ma alterigia; in vece di tolleranza, disprezzo +degli uomini‍<a class="tag" id="tag726" href="#note726">[726]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_601">[601]</span> +</p> + +<p> +Divenuto papa, volle tosto liberare la santa Sede +dalle influenze di ogni fatta che negli ultimi tempi ne +avevano angustiata la libertà. Fallì pertanto la speranza +che aveva nutrito Carlo di trattenere a Napoli il Papato. +Di Bonifacio VIII dapprima non era stato amico; ma +l’uno aveva mestieri dell’altro: il Re abbisognava del +Papa per riguardo a Sicilia, il Papa abbisognava del +Re per difendersi da’ suoi invidiosi. Il debole Celestino +V non aveva saputo condurre a termine le trattative +avviate perchè Jacopo di Aragona rinunciasse a Sicilia; +invece Bonifacio VIII prometteva a Carlo di ridonare +Sicilia alla casa di Angiò. Furono d’accordo; e gli avvenimenti +che succedettero di lì a breve dimostrarono che +eglino adempierono coscienziosamente alle vicendevoli +promesse. E Carlo per prima cosa sacrificò Celestino V +alla quiete del nuovo Pontificato, acconsentendo che si +ponesse sotto buona custodia: infatti Bonifacio aveva +ragioni di temenza a lasciar che andasse libero girovagando +un Santo che pur testè era stato papa, la cui abdicazione +era variamente giudicata, che poteva nelle +mani di suoi nemici diventar facilmente uno strumento +pericoloso. Per conseguenza, col beneplacito del Re, +Bonifacio mandò sotto vigilanza l’ex-Papa a Roma; ed +essendo il Santo fuggito, Carlo in gran fretta gli mandò +<span class="pagenum" id="Page_602">[602]</span> +dietro genti che lo pigliassero: così frattanto s’imprese +il viaggio alla volta di Roma. +</p> + +<p> +Il nuovo Pontefice, accompagnato da Carlo, lasciò +Napoli sui primi di Gennaio dell’anno 1295‍<a class="tag" id="tag727" href="#note727">[727]</a>. Erano +appena giunti a Capua, quando si sparse per Napoli la +fama che Bonifacio VIII fosse repentinamente morto. +Bastò tal voce per destare una gioia sfrenata; i Napoletani +misero in feste e in baldoria la loro città, e tale +fu l’augurio che tenne dietro al successore di Celestino +mentre egli continuava il suo cammino per Roma‍<a class="tag" id="tag728" href="#note728">[728]</a>. +Traversando la Campania andò primamente ad Anagni +sua patria che lo accolse con compiacimento orgoglioso, +avvegnachè con lui essa contasse tre celebri Papi +che in un solo secolo erano usciti dal suo popolo. E là +vennero legati romani a salutarvi Bonifacio, e lo investirono +dell’autorità senatoria, perlochè egli, appena +arrivato a Roma, vi pose da senatore <i>Hugolinus de Rubeis</i>, +parmense‍<a class="tag" id="tag729" href="#note729">[729]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_603">[603]</span> +</p> + +<p> +Con insolita pompa si celebrarono le accoglienze, +l’entrata e la festa della coronazione, che avvenne ai 23 +di Gennaio 1295 nel san Pietro. Il Papato, che di recente +nell’anacoreta Pietro aveva vestito un manto di +apostolica povertà, umile tanto da aver quasi l’aspetto +di eresia valdese, si ornò adesso (e fecelo di proposito +deliberato) colla splendida maestà e colla magnificenza +mondana di trionfatore. I nobiluomini romani, gli Orsini, +i Colonna, i Savelli, i Conti, gli Anibaldi spiegarono uno +sfarzo cavalleresco; i baroni e i podestà dello Stato ecclesiastico, +la comitiva numerosa del Re di Napoli crebbero +ancor più il lustro alle ceremonie: e nella grande processione +festiva onde il Pontefice mosse a prender possesso +del Laterano, passando sotto gli archi di onore e lungo +le vie addobbate a festa, presero parte i magistrati ed +il Prefetto urbano, ridotto adesso ombra vana senza +potenza‍<a class="tag" id="tag730" href="#note730">[730]</a>. Bonifacio VIII cavalcava una chinea bianca +come neve, coperta di una gualdrappa di penne cipriotte; +teneva in capo la corona di Silvestro, e vestiva i +solenni abiti pontificali. Ai suoi fianchi in vestimenta di +<span class="pagenum" id="Page_604">[604]</span> +colore scarlatto movevano due Re vassalli, Carlo e Carlo +Martello, reggendo le briglie del cavallo. E non erano +scorsi pur sei mesi che questi medesimi Re avevano fatto +comitiva ad un Pontefice, che in abito da eremita era +andato cavalcando un asinello: e adesso potevano dire a +sè stessi che allora quell’uguale officio gli aveva meno +umiliati. L’ombra del povero spirituale, il quale ripudiava +tutte le pompe del mondo, spegneva la sete con +acqua di fonte e saziava la fame colle frutta della foresta, +sarà apparsa davanti a Bonifacio VIII ed ai due Re, +e avrà alzato la mano in atto di ammonimento allorquando +alla solenne mensa tenuta in Laterano questi ultimi +ebbero l’onore di imbandirgli la tavola dei primi piatti, +per poi andare a prendersi il loro umile posto alle tavole +dei cardinali, dove in mezzo a squisiti camangiari, vini +preziosi scintillavano nei «nappi di Bacco»‍<a class="tag" id="tag731" href="#note731">[731]</a>. +</p> + +<p> +Intanto che Bonifacio VIII celebrava con tanta festa +la sua coronazione, Celestino andava errando pei boschi +delle Puglie affine di scampare a’ suoi persecutori. +<span class="pagenum" id="Page_605">[605]</span> +Una volta fuggito, simile ad un colombo selvatico, era +corso lietamente alla sua diletta solitudine di Sulmona, +sperando di potervi continuare la sua prima vita. Ma un +Papa che aveva abdicato non aveva più diritto alla +libertà: colla dichiarazione di rinuncia Celestino V aveva +sottoscritto eziandio la sua sentenza di morte. Allorchè +le genti che gli davano la caccia furono venute sul Murrone, +fugginne l’ex-Papa; con un suo seguace andò e +andò, finchè dopo alcune settimane di faticoso cammino +giunse al mare. Presso alla costa pugliese montò in una +barca sperando di toccar la Dalmazia ed ivi nascondersi +in qualche luogo selvaggio; ma il mare risospinse +il santo alla riva; gli abitatori di Viesta lo riconobbero +per chi era, e con grande ossequio lo salutarono come +facitor di miracoli. Suoi aderenti lo circondarono e lo +esortarono a tornar papa, ma l’umilissimo anacoreta +fece che il Podestà della terra senza resistere lo desse +in mano di chi lo cercava: pertanto nel mese di Maggio +Guglielmo l’Estendart, contestabile del Re, lo tradusse +alle frontiere dello Stato ecclesiastico‍<a class="tag" id="tag732" href="#note732">[732]</a>. Lieto di avere +in mano il suo pericoloso predecessore, Bonifacio lo fe’ +dapprima custodire nel suo palazzo di Anagni: ed al +buon eremita si diè ad intendere che dovere di religione +<span class="pagenum" id="Page_606">[606]</span> +gli comandava di rinunciare alla libertà, all’istesso +modo che abdicato aveva alla tiara. Lo adularono, lo colmarono +di carezze, e finalmente per maggior sicurezza +lo trassero a Castel Fumone. Questa tetra rocca (piantata +sopra uno scosceso monte foggiato a cono che s’alza +vicino ad Alatri) aveva servito fino da’ tempi antichi da +prigione di Stato, e nelle sue torri aveva finito più d’un +ribelle e financo un Pontefice. Viene detto che Celestino +V sia stato tenuto colà sotto vigilanza cortese; ma +altri narra che il suo carcere fosse più angusto della +sua angustissima cella di monte Murrone. Di lì a breve +morì‍<a class="tag" id="tag733" href="#note733">[733]</a>. Il suo destino fece ch’ei paresse un martire, +Bonifacio un assassino: i monaci celestini irritati diffusero +i più tetri racconti; s’inventò e perfino si mostrò +come reliquia un chiodo che (dicevasi) per comando +del Papa avrebbesi confitto nel capo del prigioniero innocente. +</p> + +<p> +La morte di Celestino consolidò il trono di Bonifacio +VIII. Se anche quella morte non fe’ tacere le voci +che accusavano quest’ultimo di esservi asceso contro +diritto, tuttavolta essa tolse ai nemici suoi il rappresentante +vivo della loro opinione. Ciò che più davvicino +stava a cuore al Papa si era di riconquistare la Sicilia +a favore degli Angioini, e per conseguenza della Chiesa: +conveniva per l’onore della santa Sede che si cancellasse +<span class="pagenum" id="Page_607">[607]</span> +lo smacco doloroso della perdita di quel paese. +A questo avevano inteso anche i suoi predecessori. Ed +infatti allorchè, morto (ai 18 Giugno 1291) il giovane +Alfonso, era salito sul trono di Aragona il suo secondo +fratello Jacopo, Nicolò IV aveva avviato negoziati di +pace fra lui e Carlo II; e Jacopo premuto da Francia +(poichè Martino IV aveva osato di dare Aragona a +Carlo di Valois in feudo pontificio), aveva altresì accondisceso +a cedere Sicilia. Però i Siciliani non vollero più +che Papi e Re facessero mercato di loro; opposero diniego, +e nel giovine Federico, fratello di Jacopo e nipote +di Manfredi, trovarono il loro capo nazionale. Per motivi +di politica Jacopo rinnegò il suo passato glorioso; +conchiuse pace colla Chiesa e con Carlo, e nell’anno +1295 rinunciò alla signoria dell’isola. In un abboccamento +ch’ebbero insieme a Velletri Bonifacio aveva +tentato di indurre Federico a consentirvi anch’egli: +dapprincipio il giovine principe, adescato colla prospettiva +di essere fatto senatore di Roma e di ottenere poi in +isposa Caterina di Courtenay, tentennò poco virilmente, +ma più tardi tornato a casa sua ritrattò ogni promessa, +e addì 25 Marzo 1296 prese la corona dell’isola a +Palermo, re eletto dal popolo. Così naufragò la speranza +del Pontefice; Sicilia conservò la sua independenza +anche dopo la deserzione di Giovanni da Procida e del +celebre ammiraglio Rogero de Loria, e la mantenne +eziandio contro le armi di Jacopo, cui i trattati costrinsero +ad impugnarle contro il fratello. +</p> + +<p> +Jacopo venne a Roma sulla fine del Marzo dell’anno +1297. Sua madre Costanza, donna pia che ardentemente +bramava la pace colla Chiesa, accondiscese ai +<span class="pagenum" id="Page_608">[608]</span> +suoi desiderî e venne con lui di Sicilia, abbandonando +così l’altro suo figlio Federico. Singolari circostanze di +cose indussero quella figlia di Manfredi a recarsi a Roma, +dove fu accolta con molte allegrezze e sciolta dalla scomunica +che avvinceva la sua famiglia. Ed ella condusse +con sè la sua figliuola Violante per unirla in matrimonio, +conformemente al trattato, con Roberto di Calabria figlio +di Carlo II. Gli eredi dei tanto odiatisi Hohenstaufen ed +Angioini, dei Guelfi e dei Ghibellini, di Manfredi e di +Carlo I; gli uomini dei Vespri siciliani convennero assieme +in Roma, ma per celebrarvi una festa di pace +durevole. Allorchè Bonifacio papa (e questo fu il più bel +momento di sua vita) pose la mano di Violante in +quella di Roberto, può darsi che la mente d’ogni uomo +corresse al pensiero delle orrende giornate di Benevento +e di Tagliacozzo, sulle cui tombe quei due giovani +belli e prosperi, la nipote di Manfredi e il nipote +di Carlo d’Angiò, parevano piantare la palma di pace‍<a class="tag" id="tag734" href="#note734">[734]</a>. +Il solo don Federico non prese parte a questa riconciliazione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_609">[609]</span> +</p> + +<p> +Costanza soggiornò ancora un tratto di tempo a +Roma con Giovanni da Procida; e di là con gran dolore +mirò alla guerra fratricida de’ suoi due figliuoli, che il +Papa, a vitupero della religione di Cristo, promoveva e +con gran calore attizzava. Ed il suo cuore sanguinava +eziandio pensando alla sorte dei figli di Manfredi, fratelli +suoi. Banditi dalla società civile, quegli sventurati +continuavano sempre a languire nel carcere di Santa +Maria del Monte. Se anche Costanza avrà chiesto che +fossero posti in libertà, ella non ottenne ascolto; i veri +eredi di Manfredi, i legittimi signori di Sicilia rimasero +vittime della ragione politica di casa di Angiò e di +quella di Aragona‍<a class="tag" id="tag735" href="#note735">[735]</a>. Del rimanente la fortuna concesse +a Costanza quello che negò al padre di lei; ella +fu sposa di un Re grande, liberatore di Sicilia; vide +tre figliuoli coronati re; e finalmente, riconciliata +colla Chiesa, occupata in esercizî di religione come un +tempo Agnese madre di Enrico IV, la nobile figliuola di +Manfredi morì nell’anno 1302 a Barcellona‍<a class="tag" id="tag736" href="#note736">[736]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_610">[610]</span> +</p> + +<p> +Finite le feste di Roma, i Re ne partirono per apprestarsi +alla guerra contro Federico, di cui Bonifacio +provvide le spese col patrimonio della Chiesa e colle +decime. Ma i Siciliani non badarono alle sue scomuniche. +L’uso eccessivo aveva logorato quelle armi spirituali +che nel più buio periodo del medio evo erano state +più micidiali della polvere da cannone. Nel secolo decimoterzo +non fuvvi uomo per poco eminente, non città, +non nazione che per motivi politici non ricevesse una +gragnuola di scomuniche; e gli anatemi erano leggermente +scagliati e con pari levità revocati, ogni qual +volta il farlo profittasse. Però ormai Bonifacio VIII dovette +capire che quelle folgori non erano più efficaci. +Della sua sconfitta in Sicilia lo consolò, ma a mala +pena, un nuovo regno vassallo della Chiesa. Egli aveva +nominato Jacopo di Aragona a gonfaloniere, ad ammiraglio +e a capitano generale della Chiesa, e lo aveva armato +alla guerra contro il fratello; laonde addì 4 Aprile +1297, in ricompensa antecipata, gli diè le isole di +Sardegna e di Corsica dove il Pontefice non possedeva +neppure un palmo di terra‍<a class="tag" id="tag737" href="#note737">[737]</a>. Pisa, che un tempo era +<span class="pagenum" id="Page_611">[611]</span> +stata signora di quelle isole, s’era indebolita dopo la +sventura toccata alla Meloria, e incominciava a decadere; +perciò non vi oppose impedimento, ed anzi quella Republica, +già tanto potente ed illustre amica degli Imperatori, +elesse Bonifacio VIII a suo rettore per averne +l’aiuto. +</p> + +<p> +Bonifacio VIII seppe usare con esito fortunato di +quella politica onde notammo che i Papi cercavano farsi +investire dalle città delle loro magistrature. Infatti poco +a poco parecchi Comuni lo elessero a podestà. Circostanze +repentine li costringevano a riparare sotto il +patrocinio della Chiesa affidando personalmente al Papa +il loro reggimento. Vero è che ponevano delle guarentie +ai loro Statuti, per guisa che il vicario del Pontefice +allorchè entrava nella terra, prima ancora che smontasse +di cavallo, doveva giurare sull’Evangelio di rispettarli; +tuttavia l’autorità ceduta ai Papi anche di tratto passeggiero +affievolì la loro autonomia republicana‍<a class="tag" id="tag738" href="#note738">[738]</a>. Anche +Roma accolse chetamente i senatori che Bonifacio vi +pose in carica; e così nel Marzo dell’anno 1297 egli +fece novellamente senatore per un anno il celebre Pandolfo +<span class="pagenum" id="Page_612">[612]</span> +Savelli‍<a class="tag" id="tag739" href="#note739">[739]</a>. Quanto alla sua propria famiglia, dei +Gaetani, la sollevò ai più alti onori ecclesiastici e municipali. +Tosto dopo la sua consecrazione il fratel suo +Loffredo fu nominato conte di Caserta da re Carlo che +era presente in Roma‍<a class="tag" id="tag740" href="#note740">[740]</a>. Dei figli poi di Loffredo, il +Pontefice nominò l’uno, Francesco, a cardinale di santa +Maria in Cosmedin e l’altro, Pietro, elesse conte palatino +lateranense e rettore del patrimonio di Toscana. +<span class="pagenum" id="Page_613">[613]</span> +Di lì a poco questo fortunato nipote diventò erede di suo +padre, conte di Caserta, fondatore di un patrimonio +principesco che abbracciò le due pendici dei monti +Volsci: ed egli fu stipite delle due maggiori linee di sua +casa, chè infatti dai suoi figliuoli, Benedetto conte palatino +romano, e Loffredo conte di Fundi e di Traetto, +la famiglia si venne propagando per modo che dura ancora +ai dì nostri‍<a class="tag" id="tag741" href="#note741">[741]</a>. Così per virtù della Chiesa una +nuova dinastia fiorì nella Campagna alla stessa guisa +di ciò che avvenne dei Conti a’ tempi di Innocenzo III: +e la nobiltà di Roma s’accrebbe di un casato di prodi, +ambiziosi e ricchi ottimati che minacciò di eclissare +stirpi patrizie più antiche. Fra quelle famiglie nobili +nessuna allora era più vecchia d’origine e più potente +della casa dei Colonna; e con loro Bonifacio VIII entrò in +breve in una contesa che ebbe grandissima influenza +sui suoi destini, e che associata con relazioni di cose +molto maggiori contribuì alla presta caduta di lui. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_614">[614]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-10-4">§ 4. +<span class="smaller">Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo +e Pietro cardinali s’inimicano Bonifacio VIII. — Opposizione +contro il Papa. — I due cardinali sono deposti. — Fra +Jacopone da Todi. — Manifesto contro il Pontefice. — I Colonna +sono scomunicati. — Pandolfo Savelli cerca di intromettersi +paciere. — Crociata contro i Colonna. — Assedio di +Palestrina. — I Colonna si sottomettono in Rieti. — Il Papa +distrugge Palestrina. — I Colonna fuggono e sono banditi. — Sciarra +e Stefano in esilio.</span></h4> + +<p> +Discordie domestiche sorsero in questo tempo a dividere +la numerosa casa dei Colonnesi‍<a class="tag" id="tag742" href="#note742">[742]</a>. Ai 28 Aprile 1292, +per contratto fra loro stipulato, i figli di Odone avevano +conferito al cardinale Jacopo loro fratello maggiore la +<span class="pagenum" id="Page_615">[615]</span> +amministrazione del patrimonio famigliare, di cui Palestrina +era centro. Alla linea più giovane, di Genazzano, +composta dei figliuoli di Giovanni senatore, fratello di +Jacopo (e fra loro erano Pietro cardinale e Stefano conte), +spettava una parte di quei possedimenti; ma poichè Jacopo +troppo li favoriva, Odone, Matteo e Landolfo, fratelli +suoi, rimproverarono a lui che tutto profondesse a quei +nipoti. Nella disputa fu involto il Pontefice: ammonì egli +Jacopo ripetute volte affinchè ai suoi fratelli desse quello +che per diritto loro toccava; nondimeno i due cardinali, +zio e nipote, ricusarono di farlo, anzi nessuno dei due si +lasciò veder più in Laterano‍<a class="tag" id="tag743" href="#note743">[743]</a>. Nella Curia tenevano essi +il primo luogo; principi romani di nobiltà antichissima +erano uomini superbi ed arroganti. Videro con acerba +contrarietà che il Pontefice assumeva aria di padronanza; +ed avevano parecchie ragioni di tenergli il broncio, +massime dappoichè Bonifacio pareva risoluto a voler +domare l’alterigia dell’aristocrazia romana. Nei Colonna +si ridestavano tendenze ghibelline; e, ad onta della +loro vecchia unione con Carlo II di Napoli, ricevevano +messaggi di Federico di Sicilia, il quale cercava di dar +nuovo risveglio alla fazione romana che aveva parteggiato +per gli Hohenstaufen. +</p> + +<p> +Ad afforzare il partito politico si aggiungeva eziandio +una contesa ecclesiastica, perciocchè i due cardinali +manifestamente non si accordassero coll’indirizzo +che il Papato aveva preso a fronte della Chiesa e +<span class="pagenum" id="Page_616">[616]</span> +degli Stati, e che presto o tardi lo avrebbe dovuto trarre +in perniciosissime lotte colle monarchie. Già al tempo +di Gregorio IX un cardinale Colonna era stato nemico +risoluto di quell’indirizzo; per di più adesso la morte +di Celestino V non aveva fatto cessare la credenza che +Bonifacio VIII fosse illegittimo papa: e gli appassionati +sostenitori di quell’opinione erano massimamente +i frati dell’ordine di Celestino, i quali non sapevano +darsi pace della caduta del loro idolo. E tanto più +se ne infervoravano, poichè Bonifacio abrogava gli +atti che il suo predecessore aveva promulgato a loro +favore: pareva a quegli spirituali che egli fosse un simoniaco, +un usurpatore, incarnazione della Chiesa mondana, +che essi condannavano e pretendevano riformare +colle loro generose utopie del regno dello Spirito Santo. +</p> + +<p> +Il partito dell’opposizione si schierò intorno ai cardinali +Colonna ed ai loro parenti Stefano e Sciarra. Erano +notorie le loro intelligenze con Sicilia; e Bonifacio si +pose in guardia, giacchè lo ammoniva l’esempio di ciò +ch’era avvenuto all’età di Federico II, quando dalla +Chiesa avevano disertato il cardinale Giovanni e suo +nipote Odone, padre del vivente cardinale Jacopo. Richiese +pertanto che presidî pontificî si accogliessero a +Palestrina e in altre castella dei Colonna, ma questi, per +motivi facili a comprendersi, rifiutarono. E poichè adesso +sempre più caldi facevansi i discorsi scismatici onde si +tacciava di illegittimità il suo pontificato; e poichè si +accusava Pietro Colonna d’essere il massimo autore di +quelle voci, Bonifacio, ai 4 Maggio 1297, invitò il cardinale +a dichiarare esplicitamente se lo reputava pontefice +o no. Pietro si scansò dall’obbedire, e con suo zio andò +<span class="pagenum" id="Page_617">[617]</span> +a Palestrina. Bonifacio diè in furie; ai 10 di Maggio, +congregato un Concistoro nel san Pietro, senza più depose +i due cardinali della loro dignità, e come motivi +della sentenza addusse la loro antica ribellione quando +avevano fatto lega con Jacopo di Aragona, la loro ribellione +attuale e l’associazione con Federico, il rifiuto +di accogliere milizie pontificie, la ingiustizia tirannica +usata ai fratelli di Jacopo. Fu questa opera precipitosa +dettata dalla collera; e se dimostra la grande energia +di Bonifacio e il suo disprezzo di ogni riguardo umano, +essa dà prova eziandio della veemenza smodata della +sua indole. Forse che erano delitti tanto gravi da meritare +una punizione così severa? La deposizione di cardinali +era cosa da lungo tempo non più avvenuta, ed agli +occhi di molti potè parere non giustificata da quei motivi, +avvegnaddio i due principi della Chiesa non si trovassero +per guisa alcuna in aperta rivolta contro il loro capo‍<a class="tag" id="tag744" href="#note744">[744]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_618">[618]</span> +</p> + +<p> +I Colonna accettarono la disfida con orgoglio di patrizî +che avevano la consapevolezza della loro potenza principesca. +In quello stesso giorno dei 10 Maggio tennero +consiglio di famiglia a Longhezza, castello pertinente +all’Abazia di san Paolo e situato sulle sponde dell’Anio, +là dove in antico era sorta <i>Collatia</i>. Con loro convennero +dei giurisperiti, alcuni prelati francesi e due +frati minori che furono fra Diodato e fra Jacopone da Todi; +entrambi questi ultimi, partigiani zelanti di Celestino +V, colla sua approvazione avevano fondato sul monte +colonnese di Palestrina una congregazione di eremiti +celestini, che Bonifacio aveva indi privata di qualunque +privilegio. Fra Jacopone era uomo d’indole non comune; +esaltato dallo spirito di san Francesco, mistico melanconico, +apostolo appassionato della imitazione di Cristo, +era poeta entusiasta che possedeva bastante ingegno per +scrivere in lingua volgare satire pungentissime contro +il Papa e per dettare in latino il celebre inno dello +<i>Stabat Mater</i>‍<a class="tag" id="tag745" href="#note745">[745]</a>. In un manifesto compilato a Longhezza, +il cui colorito fosco e scolastico pare che riveli +lo stile di fra Jacopone, i due cardinali protestarono +che non riconoscevano Bonifacio VIII per papa, poichè +Celestino V non avrebbe potuto abdicare, e dacchè +per di più la sua rinuncia era stata conseguenza di +artificî insidiosi. Si appellarono ad un Concilio da congregarsi; +ed un tale appello, di cui per primo aveva +fatto uso Federico II, fu di grandissima importanza, perocchè +adesso fossero dei cardinali ad invocarlo. Così +minacciavasi infatti di levare al di sopra della gerarchia +<span class="pagenum" id="Page_619">[619]</span> +pontificia una nuova autorità che potesse farsi giudice +di lei; e, se per allora quella voce non si insinuò nel +popolo, fu però tale che non la si potè più ridurre a silenzio. +I Colonnesi fecero appiccare il loro manifesto pei +canti di Roma, e lo fecero perfino deporre sull’altare +del san Pietro‍<a class="tag" id="tag746" href="#note746">[746]</a>. +</p> + +<p> +Quando Bonifacio aveva costretto Celestino V a finire +i suoi giorni in un carcere, egli aveva giustamente +preveduto la possibilità di uno scisma. Se il suo antecessore +fosse ancor vissuto, ei sarebbe stato adesso un’arma +formidabile in mano dei suoi nemici. Ma Celestino era +morto, e Bonifacio poteva senza fatica metter in evidenza +il lato debole che i suoi avversarî da sè stessi discoprivano. +Quei cardinali erano pure stati de’ suoi elettori, avevano +assistito in Roma alla sua coronazione, lui a Zagarolo +avevano solennemente riconosciuto per pontefice. Or come +andava che soltanto a questo momento professassero +un’opinione che li poneva in contraddizione palese con sè +medesimi? La collera di Bonifacio scoppiò in gran fiamme: +ai 23 di Maggio promulgò una seconda Bolla per +ischiacciare quelli che or s’eran chiariti apertamente +ribelli. Come scismatici scomunicò i due cardinali e tutti +<span class="pagenum" id="Page_620">[620]</span> +i figliuoli del senatore Giovanni insieme coi loro discendenti; +li proclamò infami, decaduti dai loro beni, e minacciò +di anatema tutte le terre che loro avessero dato +ricetto‍<a class="tag" id="tag747" href="#note747">[747]</a>. Tuttavolta Bonifacio non riposava sopra un +letto di rose; la deposizione dei Cardinali aveva offeso +tutto il sacro Collegio, laonde gli conveniva, e presto, +calmarlo: e in questo intento publicò una Costituzione, +in cui accresceva d’assai la dignità dei cardinali, pronunciava +pene severe contro chi li maltrattasse, e stabiliva +che d’allora in poi, pari a’ re, si vestissero di porpora‍<a class="tag" id="tag748" href="#note748">[748]</a>. +Ciò fatto, andò a Orvieto, in quello che i suoi +nemici si armavano a difesa nelle loro castella. Risoluto +di voler soffocare colle armi lo scisma nel suo germe, +raccolse milizie e ne affidò il supremo comando a +Inghiramo di Bisanzo condottiere dei Fiorentini, ed a +Landolfo Colonna, che, pur essendo fratello di Jacopo, +era tratto da sete di vendetta a combattere contro i +suoi parenti‍<a class="tag" id="tag749" href="#note749">[749]</a>. +</p> + +<p> +Il senatore Pandolfo cercò allora di scongiurare i +malanni di una guerra civile; ed infatti in nome del +Comune romano s’intromise paciere, e mandò messaggi +prima a Palestrina, indi al Pontefice. Risposero i +Colonna d’essere pronti a far soggezione, ma a tali patti +<span class="pagenum" id="Page_621">[621]</span> +che ne andasse salvo l’onor loro e che si restaurasse la +potenza di lor famiglia; il Papa per lo contrario offerse +perdono purchè si arrendessero a mercè e consegnassero +le fortezze‍<a class="tag" id="tag750" href="#note750">[750]</a>. E poichè caddero a vuoto i negoziati, +poichè furono a Palestrina ricevuti ambasciatori +di Sicilia, Bonifacio, ai 18 Novembre, scagliò da Roma +nuovamente la scomunica, e (addì 14 Dicembre) invocò +«la universa Cristianità» a prender la croce contro +i nemici di lui, e promulgò le solite indulgenze‍<a class="tag" id="tag751" href="#note751">[751]</a>. Per +verità la potenza del Papa parve esser non grande se +egli dovette ricorrere a una cosiffatta storpiatura delle +crociate, e se, per combattere alcuni ottimati romani che +possedevano una rete di castella nella Campagna, usò +mezzi che un tempo erano stati rivolti solamente contro +grandi Imperatori. La guerra del Pontefice contro due +cardinali, guerra civile della Chiesa, fe’ noto al mondo +il decadimento del Papato, fu nuncia di tempi peggiori, +diminuì la venerazione di Re e di popoli verso il capo +sapremo della religione. Tuttavolta non v’ebbe mai +al mondo bandiera, qualunque sia stata, intorno cui non +si abbiano raccolto uomini; chè ogni cosa serve a vessillo +delle loro voglie o delle loro opinioni: e infatti anche +questa crociata trovò dei campioni, perciocchè promettesse +bottino ed espressamente sembrasse rivolta contro +eretici, una volta che per tali si aveva proclamato i +<span class="pagenum" id="Page_622">[622]</span> +Colonna‍<a class="tag" id="tag752" href="#note752">[752]</a>. Fino città di Toscana e dell’Umbria fornirono +combattenti, e la guerra santa contro le rocche +dei Colonnesi potè essere condotta con efficacia. +</p> + +<p> +Ed eglino soccombettero perchè furon soli. Federico +non mandò soccorsi; i Ghibellini nello Stato ecclesiastico +non insorsero; nel Lazio si sollevò Giovanni di +Ceccano della casa Anibaldi, ma senza compagni e perciò +senza vigore‍<a class="tag" id="tag753" href="#note753">[753]</a>. I Romani, che un dì avevano tratto +in trionfo sul suo cocchio il fratello del cardinale Jacopo, +si tennero neutrali; i cittadini non sentirono che gioia +dell’indebolimento di una famiglia aristocratica, ed i Savelli +e gli Orsini profittarono dell’opportunità propizia +per demolire la potenza dei loro avversarî, dei cui beni +si fecero indi arricchire dal Papa. L’esercito crociato +assediò tutte le castella dei Colonna di qua e di là del +Tevere. La prima terra cui si die’ addosso, ormai nell’estate +<span class="pagenum" id="Page_623">[623]</span> +dell’anno 1297, fu Nepi‍<a class="tag" id="tag754" href="#note754">[754]</a>. Questa città, un +tempo libera, apparteneva allora ai Colonna; guerre di +parti, persecuzione di baroni, povertà la avevano ridotta +a condizioni sì disperate che risolse di vendersi ad un +qualche potente patrono: e per tal guisa il ricco cardinale +Pietro, ai 3 Ottobre 1293, la aveva comperata +all’incanto‍<a class="tag" id="tag755" href="#note755">[755]</a>. A dir vero Sciarra e Giovanni Colonna +di san Vito vi opposero valorosa resistenza contro gli +<span class="pagenum" id="Page_624">[624]</span> +assedianti, ma loro mancò l’aiuto che i signori di Vico +e di Anguillara avrebbero dovuto per patti conchiusi +prestare; Nepi fu presa di assalto, e dipoi il Pontefice +la diede in feudo agli Orsini‍<a class="tag" id="tag756" href="#note756">[756]</a>. L’esercito crociato +in pari tempo invase i possedimenti famigliari +dei Colonna nel Lazio: Zagarolo, Colonna, ed altre castella +furono prese ed incendiate; i palazzi che la famiglia +aveva in Roma furono ridotti cumulo di ruine‍<a class="tag" id="tag757" href="#note757">[757]</a>. +La sola Palestrina, forte e fedele, resistette; e in quella +terra, sede di loro famiglia, Agapito e Sciarra coi due +cardinali si tennero difesi con prospero risultato. Due +anni prima Guido di Montefeltro, sazio del mondo, aveva +vestito la tonaca di francescano: ora si narra che Bonifacio +lo traesse fuori del suo convento perchè il genio +di quell’uomo scoprisse il modo di ridurre a partito +la rocca ciclopica, inespugnabile; e viene detto che +l’antico ghibellino, come vide la robustezza della terra, +consigliasse al Papa di impadronirsene con astuzie e +con promesse‍<a class="tag" id="tag758" href="#note758">[758]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_625">[625]</span> +</p> + +<p> +Palestrina fa ridotta a soggezione per via di un trattato. +Vestiti a gramaglia con una corda al collo vennero +i due cardinali, con Agapito e con Sciarra, a Rieti, +e si gettarono a’ piedi del Pontefice: ciò avvenne nel +Settembre dell’anno 1298. Bonifacio VIII sedente in +trono, circondato dalla sua corte e coronato il capo, abbassò +con piglio maestoso il suo sguardo su quegli uomini +raumiliati, i quali or confessarono lui essere il papa‍<a class="tag" id="tag759" href="#note759">[759]</a>. +Li graziò, stabili un termine entro il quale si +doveva definire la controversia, e ordinò che fino a +tempo tale stessero sotto sorveglianza, a Tivoli: Palestrina +e tutte le castella dei Colonnesi furono tosto consegnate +ai Pontificî. Immenso era l’odio che Bonifacio +portava a ribelli che avevano osato di muovere attacco +alla sua podestà spirituale; ei volle torre il modo di +nuocere ad una famiglia che a Roma intendeva alla +tirannide parimenti che i Visconti a Milano; e l’atroce +punizione che senza por tempo in mezzo egli inflisse a +Palestrina rese manifesto quali intenzioni avesse. Uno +strano destino volle che per due volte, dopo un lungo +intervallo di tempo, la furia dell’ira rovesciasse la sua +coppa su quella celebre città sacra alla Fortuna. Silla, +cui Preneste si era arresa a mercè, avevala fatta radere +<span class="pagenum" id="Page_626">[626]</span> +al suolo; mille quattrocento anni dopo di lui quella stessa +Preneste si arrese ad un Papa, ed anche questi con ferocia +di romano antico fe’ demolire la città: così una sorte +fatale venne associando Bonifacio VIII con Silla allorquando +il Pontefice die’ ordine al suo vicario in Roma di +smantellare Palestrina. Se il Barbarossa, che cent’anni +prima aveva distrutto Milano (terra per lui straniera), o +se Attila, che in vetustissimi tempi aveva devastato +Aquileja, parvero a buona ragione essere barbari, che +nome non si dovrà dare ad un Papa, il quale nell’anno +1298 a sangue freddo smantellò una città posta fuor +delle porte di Roma, residenza di uno fra i sette antichi +vescovati della Chiesa romana? +</p> + +<p> +Palestrina era posta allora (e vi posa anche oggidì) +a mezza costa di un monte coronato di olivi e di allori. +Sulla sua cima, circondata di antichissime mura ciclopiche, +s’ergeva la turrita rocca di san Pietro, dove un +tempo Corradino era stato prigioniero, con molti palazzi +e con molte case. Sotto del castello, disposta a scaglioni, +veniva degradando la città circondata di solide mura, +quale era stata edificata colle rovine del tempio che +Silla aveva innalzato alla Fortuna. Molti vecchi palazzi +v’eran là, ed ancora trovavansi avanzi ben conservati +di quel tempio. Lo stesso palazzo maggiore dei +Colonna in parte era antico, e se ne attribuiva l’origine +a Giulio Cesare, ricavandosene la credenza dalla forma +di un C che l’edificio fin da allora aveva, allo stesso +modo che in eguale curva è costruito anche l’odierno. +Attiguo ad esso trovavasi il bellissimo decoro della città, +un tempio rotondo allora dedicato alla Vergine, e simile +al Panteon di Roma: e posava sopra una scalea marmorea +<span class="pagenum" id="Page_627">[627]</span> +di cento gradini, tanto larga che comodamente +la si poteva salire a cavallo‍<a class="tag" id="tag760" href="#note760">[760]</a>. Altri monumenti antichi, +statue parecchie, bronzi molti che derivavano dalla +inesauribile dovizia dell’età fiorente di Preneste, s’erano +conservati sotto il patrocinio dei Colonna, i quali, +amantissimi delle cose d’arte ed orgogliosi di possedere +Palestrina, avevano raccolto nel loro palazzo tutte +le magnificenze inventate dal lusso del loro tempo, i +tesori dell’antichità e i documenti della loro casa. Tutto +ciò in pochi giorni perì; la sola cattedrale di santo +Agapito ne andò risparmiata; e fra le ruine fu aperto +un solco coll’aratro e vi si sparse il sale, a somiglianza +(così il Papa disse con calma terribile) di ciò che s’aveva +fatto in antico dell’africana Cartagine‍<a class="tag" id="tag761" href="#note761">[761]</a>. In tal guisa +parve che Bonifacio VIII si compiacesse di imitare la +tempra dei Romani antichi od anzi la persona di Gehova +quale lo dipinge nella fierezza della sua collera +l’antico Testamento: nè il suo fulmine fu roba da teatro; +esso veramente distrusse una delle antichissime +<span class="pagenum" id="Page_628">[628]</span> +città di Italia, che pari a Tusculo, perì nella forma +antica che ancora conservava. Più tardi fu riedificata, +ma miseramente. +</p> + +<p> +All’istesso modo che Silla aveva fondato una colonia +militare nella pianura della distrutta città, così anche +Bonifacio ordinò ai dolenti abitatori, di cui confiscò +tutto il patrimonio privato, di por dimora in un luogo +vicino. Ed eglino eressero capanne nella bassura dove +oggidì è la Madonna dell’Aquila; e il Papa appellò quel +luogo col nome di <i>Civitas Papalis</i>, e vi trasferì il vescovato +cardinalizio di Palestrina. Nel Giugno dell’anno +1299 nominò Teodoro Ranieri, suo vicario a Roma, +a vescovo della novella città, ai cui abitatori restituì i +loro beni in feudo: però ormai nella primavera del 1300 +da tiranno efferato rase nuovamente al suolo quel luogo +pur mo edificato, ed allora gli abitanti ridotti in miseria +emigrarono e si dispersero qua e là‍<a class="tag" id="tag762" href="#note762">[762]</a>. Ad onta di ciò +non può dirsi che Bonifacio VIII sia stato nemico dei +Comuni civici; fra’ suoi atti haccene parecchi che dimostrano +aver egli coscienziosamente difeso i diritti delle +città, e dato protezione magnanima a parecchi Comuni +contro le aggressioni dei legati provinciali e degli officiali +pontificî‍<a class="tag" id="tag763" href="#note763">[763]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_629">[629]</span> +</p> + +<p> +Alla distruzione barbarica ed alla perdita dei loro +beni i Colonna alzarono grida di disperazione e di rabbia. +Accusarono apertamente il Pontefice di spergiuro, +protestarono che s’erano assoggettati per via di un +trattato conchiuso colla mediazione dei Romani e del +cardinale Boccamazi, e che per quello eglino avrebbero +dovute bensì alzare la bandiera pontificia nelle loro castella, +ma conservarne il possesso. Ancor nell’anno 1311, ad +Avignone, il cardinale Francesco Gaetani contese la verità +di queste proteste, affermando che la loro dedizione non era +avvenuta per capitolazione, ma era stata incondizionata, e +accettata dopo che avevano consegnato le loro castella. +Peraltro fin da allora si giudicò in vario senso l’opera del +Pontefice; la voce del popolo lo accusò di tradimento, e +Dante die’ a cotale opinione un suggello che ancor dura. +Questo per lo meno è certo che i Colonna furono tratti in +inganno con lusinghe che loro si fecero concepire nel nome +del Papa‍<a class="tag" id="tag764" href="#note764">[764]</a>: ed ora, poichè in vece di riavere i loro +<span class="pagenum" id="Page_630">[630]</span> +beni, ne videro le rovine spaventose, si sollevarono a +nuova ribellione. Stavano in temenza perfino della vita. +Dicevasi che s’aveva dato incarico a dei Gioanniti prezzolati +di assassinare Stefano, il quale aveva parimenti +fatto soggezione; pertanto egli e gli altri della sua casa si +sottrassero al tribunale pontificio fuggendo, e Bonifacio +allora novellamente gli scomunicò‍<a class="tag" id="tag765" href="#note765">[765]</a>. Li bandì, vietò a +tutte le città e a tutti i paesi di dar loro ricetto, promulgò +che i loro possedimenti erano beni reversi alla +Chiesa, e di una gran parte ne investì nobiluomini romani, +massime gli Orsini. In quella ruina fu travolto +anche Giovanni Anibaldi di Ceccano; e l’infelice poeta +fra Jacopone languì fino alla morte di Bonifacio VIII in +un carcere oscuro di Palestrina, da cui invano supplicò +con versi accalorati l’inesorabile Papa affinchè gli concedesse +l’assoluzione‍<a class="tag" id="tag766" href="#note766">[766]</a>. +</p> + +<p> +I Colonna fuggirono chi d’una, chi d’altra parte; +il fiero Sciarra, come anticamente Mario, andò errando +per boscaglie e per paludi; e si narra che pirati lo +prendessero presso la costa di Marsiglia e lo incatenassero +da galeotto al remo, finchè il Re di Francia +lo riscattò. I due Cardinali si nascosero in Etruria +o in Umbria presso amici ghibellini. Stefano cercò un +<span class="pagenum" id="Page_631">[631]</span> +asilo in Sicilia, ma poichè non vi si sentiva sicuro, emigrò +alle corti di Inghilterra e di Francia: uomo generoso, +fuggente la collera intemperante del Papa cui +il mondo non amava, venne accolto con onoranza dovunque +andò: e nell’esilio fu il modello del vero fuoruscito +romano, per modo che, adulandolo, il Petrarca +lo paragonò a Scipione l’Africano. Nelle storie della +Città torneremo a trovare questo celebre romano, e, +vecchissimo, ai tempi di Cola tribuno, lo vedremo +sedere presso alla tomba del suo sventurato nemico +Bonifacio e presso i sepolcri dei suoi figliuoli‍<a class="tag" id="tag767" href="#note767">[767]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_633">[633]</span></p> + +<h3 id="cap6-10">CAPITOLO SESTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap6-10-1">§ 1. +<span class="smaller">A Roma si celebra il Giubileo secolare. — Riccardo +Anibaldi del Colosseo e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella +sotto il dominio del Campidoglio. — Dante e +Giovanni Villani vengono a Roma pellegrini.</span></h4> + +<p> +Ancora di un altro trionfo godette Bonifacio VIII +prima che fosse trascinato in lotte più gravi: egli diè +inizio al secolo decimoquarto con una festività di pellegrinaggi +che durò di famosa memoria. Nell’antica Roma +i giubilei secolari si erano celebrati con giuochi magnifici; +ma poi se n’era spenta la ricordanza, nè v’ha +memoria che Roma cristiana solennizzasse la fine o il +principio di un secolo con grandi feste ecclesiastiche. +Duranti le Crociate gran moltitudine di gente non +era più venuta in pellegrinaggio al san Pietro: messo +termine ad esse, s’era ridestata l’antica brama dei +popoli e gli aveva attirati alle tombe degli Apostoli; e +per verità l’accortezza dei preti romani non aveva avuto +piccola parte a tener sempre vivo quell’impulso religioso. +Intorno al Natale dell’anno 1299 (e col Natale si chiudeva, +secondo lo stile della Curia romana, l’annata) si +cominciò a muovere al san Pietro in gran comitive di +<span class="pagenum" id="Page_634">[634]</span> +uomini della Città e delle campagne. Quand’ecco si +sparge pel mondo una voce che promette indulgenze +a chi pellegrinasse a Roma: questo bastò per sommoverlo +tutto e per metterlo in moto. Bonifacio, che lietamente +vedeva farsi sempre più numeroso il pellegrinaggio, +vi diè forma e sanzione, e ai 22 Febbraio dell’anno +1300 promulgò la «Bolla di giubileo» che concedeva +indulgenza plenaria a tutti coloro che durante l’anno +avessero visitato le basiliche di san Pietro e di san +Paolo. Imponevasi ai terrazzani di continuare la visita +per trenta giorni, agli stranieri per quindici. Ne vennero +esclusi soltanto i nemici della Chiesa, e per tali il +Papa denotò Federico di Sicilia, i Colonna e i loro partigiani, +e strana cosa! tutti i Cristiani che facessero +traffico coi Saraceni. Pertanto Bonifacio si giovò del +Giubileo per marchiare di publica infamia i suoi nemici, +e per dichiararli esclusi dalle grazie del Cristianesimo‍<a class="tag" id="tag768" href="#note768">[768]</a>. +</p> + +<p> +L’accorrenza fu tanta che l’eguale non s’era mai +data. Dì e notte Roma offriva lo spettacolo di torme di +pellegrini entranti e uscenti da sembrare un esercito. Chi +da un’eminenza della Città avesse mirato quella grande +scena, guardando da tutti i versi, da nord, da est, +da sud, da ovest, avrebbe visto tanta caterva di gente +da parergli che fossero popoli interi migranti e vegnenti +per le vie romane antiche: e se, disceso, si fosse mescolato +<span class="pagenum" id="Page_635">[635]</span> +in mezzo a quegli uomini avrebbe durato fatica a distinguere +di che paesi fossero. Capitarono Italiani, Provenzali, +Francesi, Ungheresi, Slavi, Tedeschi, Spagnuoli, +fino Inglesi‍<a class="tag" id="tag769" href="#note769">[769]</a>. Italia diè libero passo ai pellegrini, e +tenne tregua di Dio. Venivano quali vestiti del saio di +pellegrini, quali secondo le fogge nazionali delle loro terre, +quali a piedi, quali a cavallo, quali trascinando su +carri gli sfiniti e gli infermi, e carichi del loro bagaglio: +e vidersi vecchi centenarî guidati dai loro nipoti, e +giovani che, simili ad Enea, portavano sulle spalle la madre +od il padre‍<a class="tag" id="tag770" href="#note770">[770]</a>. La Campagna e la Città risonavano +senza interruzione di canti che empievano l’aria di tetra +mestizia. Quelle genti parlavano le favelle varie delle +loro contrade, ma cantavano inni e litanie in una sola +lingua, quella della Chiesa. Gli ansiosi intenti di tutti +avevano un’unica meta. E quando in distanza scorgevano +la fitta foresta delle torri di Roma santa, alzavano +con entusiasmo di gioia il grido: «Roma! Roma!», come +naviganti che dopo lungo viaggio scoprono terra. E si +inginocchiavano a dire orazioni, indi s’alzavano con +fervoroso grido: «san Pietro! san Paolo! fateci grazia!» +Alle porte erano pronti a riceverli uomini dei +loro paesi, appartenenti alle <i>Scholae</i> dei forestieri, e ufficiali +urbani di provvisione che loro additavano i luoghi +dove avrebbero trovato albergo: ma prima ancora di +prender riposo i pellegrini andavano al san Pietro, salivano +<span class="pagenum" id="Page_636">[636]</span> +a ginocchia la scalea del vestibolo, e poi si prostravano +estatici innanzi alla tomba dell’Apostolo. +</p> + +<p> +Per un anno intiero Roma fa un campo brulicante +di pellegrini, una vera babilonia per confusione di lingue. +Si narra che ogni giorno i pellegrini che entravano +e quelli che uscivano ammontassero a trentamila, +e che ogni dì si trovassero nella Città duecentomila stranieri‍<a class="tag" id="tag771" href="#note771">[771]</a>. +Così Roma dopo lungo tempo tornò ad essere, se +non riempiuta, almeno bastevolmente animata di popolo. +Un’ottima amministrazione provvedeva a mantenere +l’ordine ed il buon mercato. L’annata era stata prospera +di ricolti, e la Campagna e le province prossime +mandarono vettovaglia in gran copia. Un Cronista che +fu tra i pellegrini racconta così: «Pane, vino, carni, +pesce ed avena trovavansi sul mercato in abbondanza e a +prezzo mite; ma il fieno era assai caro e le osterie carissime, +tanto che per un letto per me e per la stalla dei miei +cavalli dovetti pagare un grosso tornese al giorno, senza +contar l’avena ed il fieno. Quando partii di Roma la +vigilia del santo Natale, vidi entrarvi una caterva tanto +grande di pellegrini che nessuno avrebbe potuto contarli +quanti fossero. Pretendono i Romani di avere in tutto +numerato due milioni di persone fra uomini e donne. +E spesso io vidi in quella folla taluno cadere ed essere +schiacciato sotto i piedi della moltitudine, e soltanto a +<span class="pagenum" id="Page_637">[637]</span> +fatica più d’una volta scampai io stesso a quel malanno»‍<a class="tag" id="tag772" href="#note772">[772]</a>. +</p> + +<p> +Troppo angusta era la via che dalla Città per il +ponte sant’Angelo menava al san Pietro; e perciò, +forate le mura non lungi dall’antica <i>Meta Romuli</i>, +si sgombrò una strada nuova lungo il fiume‍<a class="tag" id="tag773" href="#note773">[773]</a>. Il +ponte era coperto di botteghe che lo dividevano in +due in tutta la sua lunghezza, e per evitare disgrazie +si provvide che quelli che andavano movessero per un +fianco del ponte e quelli che tornavano seguissero +l’altro lato‍<a class="tag" id="tag774" href="#note774">[774]</a>. Senza posar mai, processioni movevano +<span class="pagenum" id="Page_638">[638]</span> +al san Paolo fuor delle mura ed al san Pietro dove +si faceva vedere il sudario della Veronica, reliquia ormai +celeberrima. Ogni pellegrino deponeva sull’altare +dell’Apostolo un’offerta, e il detto Cronista di Asti, +come testimonio di veduta, afferma che presso all’altare +del san Paolo dì e notte stavano due chierici +che con rastrelli in mano raccoglievano pecunia senza +fine‍<a class="tag" id="tag775" href="#note775">[775]</a>. La vista favolosa di preti, i quali ghignando +rastrellavano denaro come se fosse stato fieno, diè occasione +ad alcuni maliziosi Ghibellini di affermare che il +Pontefice aveva bandito il Giubileo non per altro che +per far denaro‍<a class="tag" id="tag776" href="#note776">[776]</a>. E di moneta, e molta, per certo Bonifacio +abbisognava affine di continuar la sua guerra +contro Sicilia, che oltre ogni calcolo riusciva costosa. Se i +monaci di san Paolo, invece che quattrini di rame, avessero +raspato fiorini d’oro, egli avrebbero per certo ammassato +una richezza favolosa, ma i monti di denaro del +san Paolo e del san Pietro per lo più, erano soltanto accumulati +a forza di monetucce che deponevano in dono +pellegrini di poco conto. E il cardinale Jacopo Stefaneschi +<span class="pagenum" id="Page_639">[639]</span> +lo avvisa espressamente, e deplora che i tempi +fossero mutati, poichè adesso non v’erano che i poveri +i quali facessero offerte, laddove i Re, dissimili +dai tre Magi, non portavano più cosa alcuna in dono +al Redentore. Tuttavia il ricavato del Giubileo (da +cui il Papa potè levare alcune somme ed attribuirle +alle due basiliche perchè facessero compre di terre) fu +abbastanza ragguardevole. Se di consueto i doni che i +pellegrini ad ogni anno recavano al san Pietro solevano +ammontare a trentamila quattrocento fiorini d’oro, ei si +può conchiudere quanto maggiore dovesse essere il guadagno +toccato nell’anno del grande Giubileo‍<a class="tag" id="tag777" href="#note777">[777]</a>. «E +dell’offerta fatta pei pellegrini», scrive il Cronista di +Firenze, «molto tesoro ne crebbe alla Chiesa, e i Romani +per le loro derrate furono tutti ricchi». +</p> + +<p> +Ed invero l’anno giubiliare fu per essi un anno +d’oro. Perciò trattarono i pellegrini con cortesia, e nessun +atto di violenza s’ebbe a deplorare. La caduta di +casa Colonna aveva in Roma svegliato inimicizie al Pontefice, +ed egli le seppe disarmare coll’immenso profitto +procacciato ai Romani, i quali hanno sempre vivuto del +denaro dei forestieri. Loro senatori a quel tempo erano +Riccardo Anibaldi del Colosseo (da questa fortezza gli +Anibaldi avevano ormai discacciati i Frangipani) e +Gentile Orsini, i cui nomi oggidì ancora possono leggersi +scritti in una lapide nel Campidoglio. Questi signori +non mancarono, ad onta del pio entusiasmo del +pellegrinaggio, di occuparsi a muover guerra nel vicinato; +<span class="pagenum" id="Page_640">[640]</span> +lasciarono che i pellegrini facessero il loro mestiere +orando innanzi agli altari; quanto a loro marciarono +colle bandiere di Roma contro Toscanella, e valorosamente +resero soggetta questa città al Campidoglio‍<a class="tag" id="tag778" href="#note778">[778]</a>. +</p> + +<p> +Ei si può imaginare quanto commercio di reliquie, +di amuleti e di imagini di Santi allora s’avrà +fatto in Roma, e possiamo figurarci la copia di avanzi +di cose antiche, di monete, di gemme, di anella, di +sculture, di frammenti di marmo ed eziandio di manoscritti +che i pellegrini avranno trasportato ai loro +paesi. Quando avevano soddisfatto ai loro esercizî di +religione quelle genti visitavano i monumenti antichi +sbarrando tanto d’occhi per meraviglia; e la vecchia +Roma, attraverso cui s’andavano aggirando col libro +dei <i>Mirabilia</i> alla mano, esercitava su di loro il suo +fascino ammaliatore. Oltre alle ricordanze del vecchio +tempo, a rendere animato quel teatro classico del mondo, +<span class="pagenum" id="Page_641">[641]</span> +nell’anno 1300 si univano le memorie di ciò che +avevano fatto i Papi e gli Imperatori da Carlo magno +in poi; e ogni animo sensibile al linguaggio della storia +doveva esserne compreso più efficacemente che mai, +giusto allora che schiere di pellegrini di tutti i paesi +aggirantisi in quel maestoso mondo di ruine erano +testimonî vivi dell’eterno nodo che avvinceva Roma +all’universa gente umana. Ei si può appena dubitare +che anche Dante non vedesse Roma a quei giorni, e che +un raggio di quel sole non discendesse a vivificare la sua +cantica immortale che incomincia colla settimana santa +dell’anno 1300. E la vista della città capitale del mondo +ispirò l’animo di un altro Fiorentino. «Trovandom’io», +così scrive Giovanni Villani, «in quel benedetto pellegrinaggio +nella santa città di Roma, veggendo le grandi +e antiche cose di quella, e leggendo le storie e gran +fatti de’ Romani, scritte per Virgilio, Salustio, Lucano, +Tito Livio, Valerio, Paolo Orosio e altri maestri d’Istorie, +i quali così le piccole cose come le grandi delle geste +o fatti de’ Romani scrissono ed eziandio delli strani +dell’universo mondo per dar memoria ed esemplo a +quelli che sono a venire, presi lo stile e forma da loro, +tutto sì come discepolo non fossi degno, a tant’opera +fare... E così mediante la grazia di Cristo nelli anni +suoi 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare questo +libro, a reverenza di Dio e del beato Giovanni e a +commendazione della città di Firenze»‍<a class="tag" id="tag779" href="#note779">[779]</a>. E frutto dell’entusiasmo +del Villani si furono le sue Storie di Firenze, +la più grande, la più semplice delle Croniche che +<span class="pagenum" id="Page_642">[642]</span> +Italia possieda nella sua lingua fanciulla e incantevole: +e può darsi che molti altri uomini d’ingegno allora +traessero da Roma concetti fecondi di creazione. +</p> + +<p> +Per Bonifacio il Giubileo fu una vittoria. L’accorrenza +degli uomini a Roma gli dimostrò che la fede +loro teneva tuttavia la Città in conto di arca santa dell’alleanza +del mondo. Quella festa grandiosa di riconciliazione +parve che riversasse sul passato del Pontefice +un fiume di grazie; pareva che le brutte ricordanze di +Celestino V, della guerra coi Colonna, e tutte le accuse +dei suoi nemici si sopissero in obblio. In quei giorni +Bonifacio potè gioire nella pienezza di una potenza +quasi divina, che l’eguale forse nessun Papa aveva toccato +prima di lui. Sedeva egli sopra il massimo trono +dell’Occidente ornato delle spoglie dell’Impero; s’intitolava +«vicario di Dio» in terra; era capo supremo del +dogma del mondo; teneva in mano le chiavi della benedizione +e della distruzione; e migliaia di genti di tutti i +paesi più remoti vedeva venire innanzi al suo trono e +prostrarsi nella polve come davanti ad un essere soprannaturale. +Soltanto che non vide venire alcun Re. Fuor di +Carlo Martello nessun monarca capitò a Roma a torvi +penitente assoluzione de’ suoi peccati: e questo dimostrava +che la fede, la quale un dì aveva vinto le battaglie +di Alessandro III e di Innocenzo III, s’era spenta alle +corti regie. +</p> + +<p> +Bonifacio VIII chiuse la memoranda festività nella +vigilia di Natale dell’anno 1300‍<a class="tag" id="tag780" href="#note780">[780]</a>. Essa forma un’epoca +nella storia del Papato e di Roma, perocchè a questo +<span class="pagenum" id="Page_643">[643]</span> +anno di Giubileo e di entusiasmo succedessero, rapido e +terribile contrapposto, la fine tragica di quel Pontefice, +la discesa del Papato dal suo fastigio, la ricaduta della +città di Roma in ispaventosa solitudine. +</p> + +<h4 id="cap6-10-2">§ 2. +<span class="smaller">Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII chiama +in Italia Carlo di Valois. — L’Impero. — Adolfo e Alberto. — Toscana. — I +Bianchi e i Neri. — Dante in Vaticano. — Figura +meschina di Carlo di Valois. — Pace di +Calatabellota. — Contesa fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — Bolla +<i>Clericis laicos</i>. — Una Bolla è arsa publicamente a +Parigi. — Tutta Francia si volta contro il Papa. — Concilio +del Novembre in Roma. — Il parlamento di Francia s’appella +ad un Concilio generale. — Il Papa riconosce Alberto +di Austria. — Avvilimento dell’Impero.</span></h4> + +<p> +Dopo il cominciamento del secolo decimoquarto la +fortuna si volse contro Bonifacio VIII. Re Federico, nel +quale era risorto un novello ma più fortunato Manfredi, +si teneva padrone di Sicilia per valore suo proprio e a +forza di sacrificî del popolo, combattendo contro un mezzo +mondo di avversarî. Ma or volle il Papa fare ancora +un grande sforzo per tentar di ristabilire nell’isola la +signoria della Chiesa. Abbandonato da Jacopo di Aragona, +malcontento della debolezza di Carlo II, cui prescriveva +comandi come se foss’egli stato il padrone di +Napoli, il Papa invocò in aiuto un secondo Angioino, +il fratello di Filippo di Francia. Ancora una volta un +Pontefice chiamava un Principe francese a immischiarsi +nelle cose d’Italia; e l’ira di Dante, e la sentenza che egli +pronunciò sopra Bonifacio VIII derivarono pertanto a +buona ragione dalla venuta di quello straniero nella sua +<span class="pagenum" id="Page_644">[644]</span> +patria. Con grandi promesse il Papa allettò Carlo di Valois, +conte di Angiò; in premio delle sue geste future +onde doveva assoggettare la Sicilia ed i Ghibellini italiani +sarebbe diventato senatore di Roma; e colla mano +di Caterina di Courtenay, la quale un tempo aveva disdegnato +il giovane Federico, egli avrebbe ereditato i diritti +che la famiglia di lei pretendeva su Bisanzio. Venne il +Conte con mercenarî e con cavalieri di ventura, e si recò +dal Papa ad Anagni, dove convenne anche Carlo II +coi suoi figliuoli. La spedizione si allestì, e Bonifacio +(ai 3 Settembre del 1301) nominò il Valois a capitano +generale dello Stato ecclesiastico ed a paciere di Toscana: +per tal guisa si rinnovavano i tempi del primo +Angioino‍<a class="tag" id="tag781" href="#note781">[781]</a>. +</p> + +<p> +Fu in conseguenza della vacanza dell’Impero giacente +in debolezza profonda, che Bonifacio potè dare al +Valois il vicariato di Toscana, terra imperiale che il +Papa intendeva adesso di conquistare alla Chiesa. Ecco +in brevi tratti quali erano le condizioni dell’Impero. +Morto Rodolfo, s’aveva data la corona di Germania al +conte Adolfo di Nassau, uomo senza potenza, sebbene di +valore cavalleresco; al suo rivale Alberto d’Austria figliuolo +di Rodolfo erano occorsi alcuni anni per indurre +i Tedeschi a disertare dal suo avversario, ma finalmente +questi, deposto dagli Stati dell’Impero, aveva perduto +trono e vita nella battaglia di Gellnheim, che si era +combattuta ai 2 di Luglio del 1298. Alberto salì al trono +addì 24 Agosto dello stesso anno, ma Bonifacio (di cui +<span class="pagenum" id="Page_645">[645]</span> +non s’era chiesto il consentimento) ricusò di riconoscerlo +per imperatore, tanto più che Alberto conchiudeva +un’alleanza con Filippo di Francia. Lo tenne in +conto di fellone e di regicida, lo citò perfino davanti al +suo tribunale, e proibì ai principi dell’Impero di riverirlo +per re dei Romani. E narrasi che ricevesse gli ambasciatori +di Alemagna con pompa da teatro, seduto +in trono, coronato il capo, tenendo una spada in mano, +e che con voce tonante di collera gridasse loro: «Io, io +sono l’imperatore!»‍<a class="tag" id="tag782" href="#note782">[782]</a> E forse può essere che egli desse +a Carlo di Valois lusinga anche della corona romana, +purchè se la meritasse servendo a’ suoi intenti. +</p> + +<p> +Il Valois non aveva alcuna di quelle qualità che al +primo Angioino avevano valso l’acquisto di un reame. +Ei fece in Italia una magra figura. Dapprima il Pontefice +lo mandò in Toscana, dove era testè avvenuta una +rivoluzione gravissima di conseguenze. Firenze la guelfa, +allora fiorente di popolo e di ricchezza, s’era divisa +nei partiti dei Donati e dei Cerchi, dei Bianchi e dei +Neri, i primi dei quali erano Guelfi moderati che poi si +tramutarono in Ghibellini. Bonifacio vi aveva spedito il +cardinale Matteo di Aquasparta, ma questo legato, beffato +dai Bianchi che erano allora al governo, aveva dovuto +partire della città lanciandole l’interdetto. La mano +energica di Dino Compagni e di Dante dettò di quelle +lotte di Firenze un racconto che non morrà mai; e dalle +turbolenze di una piccola republica, che altrimenti si +sarebbero perdute come tratti sbiaditi nel gran mare +<span class="pagenum" id="Page_646">[646]</span> +della storia universale, sorse il massimo poema dell’età +cristiana, gloria eterna del genio umano. È cosa attrattiva +d’assai mirar Dante al cospetto di Bonifacio VIII, +l’ingegno più vasto del medio evo innanzi all’ultimo degli +orgogliosi Papi medioevali. Dante venne a Roma da +legato dei Bianchi fiorentini per tener contrappeso ai +Neri che erano alla corte pontificia; e da quel tempo +(che fu l’anno 1301) in poi egli non rivide più la sua +città natale, ma andò fino alla sua morte errando in +esilio‍<a class="tag" id="tag783" href="#note783">[783]</a>. Non si nota in alcun luogo in che forma +Dante entrasse in Vaticano, quali discorsi tenesse, +quali sieno stati i suoi disinganni, i suoi giudicî sopra +Bonifacio; ma il Poeta, giudice del morto regno, poco +dopo cacciò il Pontefice superbo nel suo Inferno poetico: +e quel luogo orrendo e fantastico di pene eterne, per +la potenza del suo genio si tramutò in vero tribunale +della storia. Egli incatenò l’anima di Bonifacio al carro +trionfale della sua ira ghibellina, e nove volte lo +trascinò attorno i gironi dell’Inferno, all’istesso modo +che Achille trasse il morto Ettore intorno alle mura +di Ilio‍<a class="tag" id="tag784" href="#note784">[784]</a>. +</p> + +<p> +Fallì la sollecitudine che i Bianchi si diedero per +<span class="pagenum" id="Page_647">[647]</span> +ridare unità alla loro patria e per tener remota l’ingerenza +di uno straniero. I Neri rappresentarono al Papa +che i loro avversarî lavoravano a profitto dei nemici suoi; +e il Valois, incaricato da lui e chiamato da quei Neri, +entrò in Firenze addì 1 Novembre 1301. Conseguenza +di cotale intervenzione si fu che la magnifica città, di +fiorente che era, cadde in ruina, e che traditorescamente +ne furono banditi i Guelfi. Toscana si scisse nelle due +fazioni; e così ne andò perduto il fermo appoggio che il +Papato aveva ricavato fin a questo momento dai Guelfi +di quel paese. Bonifacio per egoismo si fece favoreggiatore +di un partito, ma presto se ne pentì. Il Valois si +palesò a Firenze uomo inetto, la lasciò in grandissima +confusione, e nella primavera dell’anno 1302 tornò +a Roma. Nè qui gli fu conferita la dignità senatoria; +andò a Napoli per porsi a capo della grande spedizione +contro Sicilia che il Papa aveva allestito a spese +della Chiesa, ma neanche là fu più fortunato. Re +Federico in guerra minuta sterminò l’esercito nemico, +e giunse a capo di conchiudere una pace insperata. Col +trattato di Calatabellota (dei 31 Agosto 1302) ei fu +riconosciuto per re di Sicilia sua vita durante; sposò +Leonora figlia di Carlo II, e promise di lasciar l’isola +dopo la sua morte agli eredi di lui: sennonchè questa +promessa non fu confermata dal parlamento siculo, +e neppure ebbe mai adempimento. Quanto a Bonifacio, +egli mostrò sulle prime reluttanza di approvare quella +pace in cui non s’aveva avuto riguardo a lui nè alla +Chiesa; alla fine confermò Federico a re sotto condizione +che riconoscesse di esser vassallo della Chiesa; +peraltro quegli non pagò mai tributo alla Chiesa. Già +<span class="pagenum" id="Page_648">[648]</span> +indebolite erano le forze del Papa; una lotta maggiore +che la dottrina della Chiesa romana lo costringeva ad +imprendere, venne proprio adesso a scoppiare; e in +questa contesa, breve sì ma d’importanza mondiale, Bonifacio +VIII soccombette. +</p> + +<p> +Il monarca di Francia subentrò nella guerra contro +la preponderanza ecclesiastica, nella quale gli Hohenstaufen +non erano caduti che dopo di avere scosso le fondamenta +del Papato. Questa nuova fase segnò una delle +maggiori rivoluzioni nel mondo ecclesiastico e politico. +In tutto il medio evo Francia era stata l’appoggio più +fido del Papato; era dessa che aveva spinto gli Hohenstaufen +al precipizio, e, invece dell’influenza tedesca su +Italia e su Roma, v’aveva posto la sua propria. Allorquando +i Papi ebbero levato la casa regale di Francia +sopra un trono italiano facendone la protettrice della +Chiesa, ne andarono puniti della loro debolezza, perciocchè +sia legge sempre costante che i protettori si +tramutino in conquistatori. Ed infatti con Carlo d’Angiò +Francia andò poco a poco conquistando il Papato, +fino a tanto che la santa Sede fu trapiantata sulle rive +del Rodano, e per settant’anni ebbe Pontefici sempre +francesi. Il cozzo della gerarchia romana contro la orgogliosa +nazione di Francia fu reso inevitabile allorchè Bonifacio +VIII in un tempo di civiltà progredita tentò di +opporre la dottrina della podestà universale pontificia +contro il protettorato francese. L’Impero germanico era +soggiaciuto ai Papi, per la ragione che esso non riposava +sopra basi pratiche; invece, la lotta del Re di Francia +col Pontefice fu contesa pratica del diritto politico +contro il giure canonico, e si combattè sul terreno di una +<span class="pagenum" id="Page_649">[649]</span> +monarchia nazionale difesa dagli Stati paesani. La lunga +reazione dello spirito politico contro il diritto ecclesiastico +europeo penetrò in tutte le attenenze civili ed +economiche, e fu il massimo motore della storia del +medio evo. Ed in ogni periodo di tempo essa comparve +sotto forme e con nomi parecchi; prima s’appalesa +lotta delle investiture e guerra degli Hohenstaufen, indi +continua nella Riforma, prosegue colla rivoluzione +francese, ed è ancora visibile nei modernissimi Concordati +e nei contrasti dei giorni nostri‍<a class="tag" id="tag785" href="#note785">[785]</a>. +</p> + +<p> +Dominava allora in Francia Filippo il Bello, nipote +di quel Luigi IX che lo stesso Bonifacio VIII nell’anno +1297 aveva canonizzato fra’ santi della Chiesa: fu +principe d’ingegno, ma senza coscienza; ipocrita immorale +e despota insaziabile; ma fu anche uno degli +energici fondatori della monarchia francese. Un uomo +così fatto era quel che ci voleva per combattere la superbia +provocatrice di un Bonifacio VIII. Ingerenze +che il Papa si prendeva nella guerra di Francia con +Inghilterra (e nella quale sperava poterla fare da giudice), +questioni di investiture e richieste di decime ecclesiastiche +trassero Filippo in lotta contro la Curia romana. +Nell’anno 1296 Bonifacio, a protezione massime +della immunità delle chiese, aveva promulgato la Bolla +<i>Clericis laicos</i>, con cui si vietava solennemente a tutte +le persone e corporazioni ecclesiastiche di far doni o di +pagare imposte a’ laici senza licenza del Papa. Questa +Bolla pungeva più che ogni altro re Filippo, il quale per +<span class="pagenum" id="Page_650">[650]</span> +le sue guerre di Fiandra e d’Inghilterra abbisognava +dei tributi del clero, e, nelle sue necessità di denaro, non +vergognava di falsificare monete. Ei vi rispose proibendo +che si cavasse denaro di Francia, e questa fu ferita +non meno grave per Roma. +</p> + +<p> +Il Pontefice piegò, e questa sua arrendevolezza sedò +per quel momento la burrasca; ma più forte essa eruppe +nell’anno 1301. Ragione ne furono alcune controversie +insorte per diritti possessorî di cose ecclesiastiche e temporali +e per l’amministrazione di beneficî vacanti, cui +il Re francese pretendeva come a regalie. Il legato pontificio +fu incarcerato, e posto sotto inquisizione; un parlamento +approvò l’opera violenta di Filippo, e allora +Bonifacio (s’era ai 5 di Dicembre) indirizzò al clero ed +al Re alcune Bolle che misero tutta Francia in commovimento. +Vi rimproverava a Filippo di attentare contro i +diritti della Chiesa, protestava che il Papa aveva ricevuta +da Dio podestà assoluta sopra Re e reami, gli diceva che +si togliesse del capo l’idea di non avere sopra di sè alcun +superiore, lo ammoniva di allontanare da sè i suoi consiglieri +malvagi, e invitava il clero francese a recarsi a +Roma per il giorno 1 Novembre 1302, ad un Concilio o +parlamento in cui si sarebbe giudicato del diritto o del +torto del Re‍<a class="tag" id="tag786" href="#note786">[786]</a>. Se ne indignò acremente la corte francese; +<span class="pagenum" id="Page_651">[651]</span> +i giureconsulti, fra’ quali furono Pietro Flotte e +Guglielmo di Nogaret, rinfocolarono le ire del Re con +discorsi e forse anche con invenzioni di scritture pontificie +che non avevano mai esistito; si andò vociando +che Bonifacio pretendeva di tenere la libera Francia in +conto di terra vassalla. Strappata la Bolla pontificia +dalle mani del legato, publicamente la si abbruciò +agli 11 Febbraio 1302 nella chiesa di Nostra Donna +a Parigi, e se ne annunciò la distruzione da un araldo +a suon di tromba. La prima fiamma che ardesse +una Bolla pontificia segna un grande avvenimento +storico. Il legato fu vituperevolmente cacciato; un +editto regio, come ai giorni di Federico II, vietò ai +preti di andare al Concilio; un parlamento dei tre Stati +congregato dal Re in Nostra Donna, confermò nel +giorno 10 di Aprile i suoi decreti; nobili e borghesi +gli prestarono il loro appoggio, e i vescovi (la cui +autorità s’era tramutata ormai in un rapporto di sudditanza +verso il Re), volere o non volere, dovettero piegare +al suo comando. Fu la prima volta che il clero di +un paese disertasse il Pontefice e si ponesse dalla parte +del Principe. Allorchè Bonifacio ricevette le lettere in cui +la Chiesa gallicana confutava la sua pretesa che il +Papa stesse sopra al Re anche nelle cose civili, e lo pregava +di dispensarla dal viaggio a Roma, ei vi potè con +grave suo sgomento capire che un abisso gli stava +aperto dinanzi. Però ei non si poteva più ritirare dalla +battaglia senza che la podestà pontificia moralmente +non s’annientasse agli occhi del mondo; gli conveniva +tentare di distruggere la monarchia francese che si andava +raccogliendo a unità, all’istesso modo che i suoi +<span class="pagenum" id="Page_652">[652]</span> +antecessori avevano demolito l’Impero degli Hohenstaufen, +che avevano preteso all’autorità assoluta‍<a class="tag" id="tag787" href="#note787">[787]</a>. +</p> + +<p> +Nel Concilio di Novembre, che si radunò in Laterano, +e cui appena fu se vi assistette qualche raro prete francese, +Bonifacio promulgò la Bolla <i>Unam sanctam</i>. In questa +scrittura con audacissimo linguaggio egli raccoglieva +insieme tutte le dottrine fondamentali che i suoi predecessori +avevano bandito intorno alla podestà divina del +Papato, e vi faceva tesoro di tutte le conquiste che i Papi +avevano ottenuto in lungo corso di secoli fino a lui. +«Dichiariamo», diceva, «essere alla eterna salute necessario +che ogni creatura umana rimanga soggetta al Pontefice +romano»: e con questo dogma ei coronava l’edificio +torreggiante della gerarchia medioevale‍<a class="tag" id="tag788" href="#note788">[788]</a>. Però questa +aperta proclamazione dell’autorità giudiziaria del Papa +in bocca di Bonifacio VIII non fu che una parola impotente, +quantunque la stessa idea si sia ripetuta nel periodo +<span class="pagenum" id="Page_653">[653]</span> +avignonese e abbia sollevato nelle scienze teologiche +e giuridiche un lungo dibattito e investigazioni +che non hanno avuto fine neppure ai nostri dì. Fallito +un tentativo di accomodamento, ed avendo il Papa minacciato +la scomunica, Filippo si pose a combattere il +suo nemico giovandosi con accortezza degli Stati nazionali; +ed il primo parlamento di Francia che veramente +tal fosse balzò del suo fastigio il Papato dominatore +del medio evo. Quell’assemblea si congregò nel Louvre +ai 13 Giugno 1303; e là i più ragguardevoli ottimati +si alzarono ad accusare il Pontefice. Le tacce +che si rovesciarono sopra un vecchio più che ottantenne +erano nella massima parte troppo assurde per +essere dappiù che sfoghi di odio: però il fatto che +un completo parlamento nazionale ponesse un Papa in +istato di accusa e contro di lui s’appellasse ad un Concilio +generale fu un avvenimento serio e gravido di conseguenze‍<a class="tag" id="tag789" href="#note789">[789]</a>. +Pochi anni prima due cardinali avevano +citato lo stesso pontefice Bonifacio innanzi un Concilio; +questo or facevano i rappresentanti di una grande nazione +eminentemente cattolica; e per tal guisa contro +il principio della onnipotenza pontificia si evocava quella +potenza cui un dì Federico II per la prima volta aveva +<span class="pagenum" id="Page_654">[654]</span> +fatto ricorso. Francia intera adesso con tutte le sue corporazioni +ecclesiastiche e civili ripetè quell’appello. +</p> + +<p> +Bonifacio si vide calare sul capo una procella orrenda, +ma non si smarrì di coraggio: nel suo accecamento +ei si ingannò perchè credette la podestà pontificia +più forte di quello che infatti fosse. Soltanto la sua +caduta, soltanto la sconfitta del Papato, di cui i suoi +immediati successori dovettero confessare la verità, ne +chiarirono al mondo la fralezza. Il Papato soccombette, +poichè non era stato capace, dopo caduto l’Impero, di +raccogliere intorno a sè Italia e di condurre l’idea guelfa +a compimento: i Pontefici avevano abbandonato la +grande politica nazionale di Alessandro e di Innocenzo +III; per demolire gli Hohenstaufen avevano chiamato +in Italia dei principi stranieri, ma non avevano saputo +metter fine ai contrasti dei Guelfi e dei Ghibellini. +L’idea politica del Papato fu un’illusione, e nel suolo +d’Italia non attecchì. A una gran parte degli Italiani +il pensiero guelfo parve essere innovazione rivoluzionaria: +essi d’altronde non avevano tenuto mai in estimazione +il Papato, ed anche la religione non era stata +per loro un vincolo nazionale, ma soltanto una credenza +individuale. Tutti i partiti pertanto abbandonarono il +Pontefice alla sua sorte e lasciarono che cadesse: tanto +poco la sua potenza riposava sopra una idea nazionale! +</p> + +<p> +Già Bonifacio aveva cercato nell’Impero tedesco un +appoggio contro di Francia; Alberto verso grandi promesse +gli offerse i suoi servigî, e il Papa adesso fece la +nuova scoperta che il fellone e il regicida era di punto +in bianco divenuto degno della corona romana. Pertanto +addì 30 Aprile 1303 lo riconobbe a re, ma lo fece +<span class="pagenum" id="Page_655">[655]</span> +con linguaggio orgoglioso trattandolo da supplichevole +peccatore, accordandogli non giustizia ma pietà, e dandogli +come soltanto per grazia la corona romana‍<a class="tag" id="tag790" href="#note790">[790]</a>. +Lo sciolse da tutte le sue alleanze con re stranieri, e +ne ottenne esplicita promessa di aiuto contro Filippo +il Bello. I Diplomi di Nürnberg, dati ai 17 Luglio 1303, +sono sciaguratissima prova della soggezione servile che +l’autorità imperiale prestava al Papato. Il Re romano +senza arrossirne confessava che soltanto il Pontefice era il +datore della corona imperiale, che i Principi dell’Impero +erano elettori dell’Imperatore in quanto solo che il Papa +ne delegasse loro la facoltà, che tutto ciò che Imperatore +ed Impero possedevano derivava dalla grazia del Pontefice. +Alberto promise che non manderebbe nella terra +imperiale d’Italia alcun vicario suo senza il consentimento +della santa Sede, e financo si lasciò strappare il +giuramento che non farebbe eleggere a re romano alcuno +dei suoi figliuoli (nati di una sorella uterina di Corradino) +senza il permesso del Pontefice. A così profondo avvilimento +era scaduto l’Impero nella persona di Alberto il +monocolo, dappoco figliuolo di Rodolfo! Il capo dell’Impero, +successore degli Hohenstaufen, si professava vassallo +del Papa proprio nel momento che il Re di Francia +citava questo Papa medesimo a comparire innanzi un +Concilio universale perciocchè protestato avesse che la +autorità regia era suddita alla santa Sede. E la soggezione +di Alberto fu un motivo di più perchè Bonifacio +<span class="pagenum" id="Page_656">[656]</span> +VIII si ingannasse delle forze che credeva di possedere‍<a class="tag" id="tag791" href="#note791">[791]</a>. +</p> + +<h4 id="cap6-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Piano dei Francesi indiritto alla caduta del Papa. — Sciarra +e il Nogaret vengono in Italia. — Congiura dei baroni +latini. — Come si fosse fondata nel Lazio la potenza della +famiglia Gaetani. — Catastrofe di Anagni. — Il Papa torna +a Roma. — Sua condizione disperata in Vaticano. — Muore +nel 1303.</span></h4> + +<p> +Quando gli Imperatori avevano voluto precipitare i +Papi loro nemici erano scesi con un esercito e avevano +rotto guerra aperta, come ad essi ne dava agio la qualità +di re romani. Ma il Re di Francia non possedeva un cosiffatto +titolo per muovere ad un’impresa contro un Pontefice; +e perciò ricorse ad un inonesto spediente onde +chiuder la bocca al suo avversario. L’aggressione che a +<span class="pagenum" id="Page_657">[657]</span> +mo’ di ladronaia si compiè contro Bonifacio VIII, nel cuore +d’Italia, nell’istessa sua terra natale di Anagni; gli +esecutori di essa, che furono i mercenarî di un despota +straniero e baroni latini congiurati, tutto ciò die’ vita +ad un avvenimento che l’uguale non aveva fin qui +mai occorso nella storia dei Pontefici. Filippo aveva +dato ricetto nella sua corte ai proscritti della famiglia +Colonna; stuzzicarono essi la sua collera, ed egli +si servì della loro smania di vendetta pei suoi intenti. +Guglielmo Nogaret di Tolosa, dottore di leggi, altra +volta professore a Mompellieri, adesso vice-cancelliere +di Filippo e ministro devoto delle sue volontà, partì con +Sciarra, e venne in Toscana, dove entrambi nel castello +di Staggia vicino Siena architettarono e disposero il +loro piano. Erano provvisti di cambiali sul banco fiorentino +dei Peruzzi, nè lesinarono di denaro pur di ingaggiare +soldati o di corrompere amici e nemici del +Papa, in quello che il Nogaret si dava l’aria d’essere +stato spedito in Italia per negoziare col Pontefice. +</p> + +<p> +L’oro francese fu la chiave che dischiuse le castella +della Campagna romana‍<a class="tag" id="tag792" href="#note792">[792]</a>, per guisa che quasi tutto +il Lazio prese parte alla cospirazione. Il nepotismo del +Papa che aveva creato suoi congiunti a conti, a cardinali, +a vescovi, ricevette acerbissima punizione: e appunto +nel Lazio era dove i Gaetani avevano fondata la +loro novella signoria, non senza pregiudizio di anteriori +possessori‍<a class="tag" id="tag793" href="#note793">[793]</a>. Ma qui è cosa rilevantissima per +<span class="pagenum" id="Page_658">[658]</span> +capir le ragioni della caduta di Bonifacio VIII, ed +istruttiva per conoscere le condizioni del baronato di +quell’età, esaminare un po’ davvicino il rapido e gigantesco +accrescimento delle famiglie nepotesche, prendendone +ad esempio una, quella dei Gaetani. +</p> + +<p> +Della disgrazia dei Colonna il Pontefice s’era giovato +per fondare una grande potenza famigliare: e +questo essenzialmente avvenne fra l’anno 1297 e quello +1303, e a spese del tesoro ecclesiastico. Per verità i +pontefici Martino IV e Nicolò IV avevano vietato che +beni della Campagna si vendessero a baroni potenti di +Roma, volendo così porre un argine a ciò che la nobiltà +del Lazio crescesse di forze; ora Bonifacio VIII +per favorire Pietro suo nipote abolì quelle Costituzioni. +Il germe della signoria dei Gaetani nel Lazio (la celebre +famiglia ne possiede ancora le terre) fu Sermoneta posta +sulle pendici de’ monti Volsci; indi vennero in loro mani +Norma e Ninfa, beni che in tempo antichissimo un +Imperatore bizantino aveva donato alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag794" href="#note794">[794]</a>. Sermoneta, +la antica Sulmona, di cui i Gaetani portano oggidì +il titolo di duchi, aveva appartenuto agli Anibaldi; +e questi ai 16 Giugno 1297 ne avevano venduto il castello +con Bassano e con San Donato vicino Terracina a +<span class="pagenum" id="Page_659">[659]</span> +Pietro Gaetani per trentaquattromila fiorini d’oro‍<a class="tag" id="tag795" href="#note795">[795]</a>. +Bonifacio, ai 2 Gennaio 1292, quand’era ancor cardinale, +aveva comperato Norma da Giovanni Giordani per +ventiseimila fiorini d’oro‍<a class="tag" id="tag796" href="#note796">[796]</a>. Quanto poi a Ninfa (questa +terra un dì meravigliosamente bella, posta sul margine +delle paludi Pontine, è oggi caduta e colle sue +ruine ravvolte di edera e di fiori pare un luogo di leggenda), +il conte Pietro la aveva acquistata all’incanto, +addì 8 Settembre 1298, pagandola dugentomila fiorini +d’oro, somma che allora passava per prodigiosa: in tal +guisa la possessione famigliare dei Gaetani si rotondava +con Sermoneta, con Norma e con Ninfa. Ninfa era, ed +è ancora, il bellissimo e maggior possedimento di tutto +il Lazio; dai monti Volsci per le paludi si stendeva con +torri, con cascine, con laghi e con boscaglie fin presso +alla marina, e il dominio si prolungava ancora di cento +miglia in mare‍<a class="tag" id="tag797" href="#note797">[797]</a>. La Chiesa romana, i Colonna, i +<span class="pagenum" id="Page_660">[660]</span> +Frangipani, gli Anibaldi, molte altre persone, il Comune +del luogo erano altrettanti comproprietari di Ninfa; però, +fino dall’anno 1279 Loffredo e suo figlio Pietro Gaetani +erano venuti poco a poco comperando i possedimenti +dei privati‍<a class="tag" id="tag798" href="#note798">[798]</a>; e lo stesso Comune, agli 11 Febbraio +1298, conferiva a Pietro il <i>dominium</i>, in maniera +ch’esso venne nel vassallaggio di un signore. Quando +un solo barone era capace di spendere in denaro contante +un dugentomila fiorini, corrispondenti a seicentotrentamila +talleri (e questa somma secondo il ragguaglio +del valore monetario oggi ammonterebbe per lo +meno a cinque milioni di talleri), ei si può di leggieri +giudicare che ricchezze immense, inconcepibili anzi, +fin da allora si accumulassero nelle mani dei nipoti di +Papi‍<a class="tag" id="tag799" href="#note799">[799]</a>. Bonifacio anche in nome della Chiesa confermò +Ninfa nel possesso di suo nipote costituendone un +feudo perpetuo della famiglia, ma coll’espresso divieto +<span class="pagenum" id="Page_661">[661]</span> +che fosse mai ceduto per nessun titolo ai banditi Colonna‍<a class="tag" id="tag800" href="#note800">[800]</a>. +Pietro allora vi si edificò un castello magnifico +con una torre gigantesca, che oggidì ancora, tutta coperta +di edera e mezzo ruinosa, si specchia nella palude +di Ninfa. +</p> + +<p> +Il nipote di Bonifacio era insaziabile di allargare i +suoi possedimenti, e sul principio dell’anno 1301 comperò +da Riccardo Anibaldi la torre «delle Milizie» in +Roma e il castello di san Felice posto sul capo Circeo, +avvegnaddio tanto quivi che ad Astura egli mirasse ad +estendere la sua signoria lungo il mare fino a Terracina, +e a diventar così principe della Maritima latina. L’antichissimo +castello, appellato nel medio evo <i>Rocca Circegii</i> +e <i>Castrum sancti Felicis</i> (come è chiamato anche +oggidì), era di proprietà controversa ovvero divisa fra la +Chiesa, la città di Terracina, i Frangipani ed altri signori. +Innocenzo III aveva incamerato la rocca e ne +aveva fatto un bene della Chiesa: più tardi essa era +venuta in mano dei Templarî che possedevano il monastero +del loro ordine a santa Maria sull’Aventino, ed +eglino l’avevano ceduta mediante una permuta al cardinale +<span class="pagenum" id="Page_662">[662]</span> +Giordano Conti: finalmente della rocca Circea +erano diventati padroni gli Anibaldi. E da loro il conte +Pietro la comperò ai 23 Novembre 1301 per ventimila +fiorini d’oro‍<a class="tag" id="tag801" href="#note801">[801]</a>. Giusto poi in questo medesimo tempo +egli acquistò dai Frangipani mezza Astura per trentamila +fiorini d’oro; però poco tempo dopo, nell’anno 1304, +dovette spogliarsi di questa proprietà. Signore di una sì +grande ampiezza di territorio nella Maritima, cercò adesso +il potente Conte di far compre di castella anche dall’altra +parte dei monti Volsci, nella Sabina e nella +Campagna, ov’era Anagni culla di sua famiglia. Dal +capitolo Lateranense, ai 15 Agosto 1299, ebbe Carpineto +per il censo annuo di un solo fiorino d’oro; nello +stesso anno dagli eredi di Rainaldo e di Beraldo fece +acquisto della rocca di Trevi per ventimila fiorini d’oro; +e da Adinolfo di Supino erede dell’antica casa di Galvano +<span class="pagenum" id="Page_663">[663]</span> +e di Corrado, ai 15 Dicembre 1299, comperò il +castello di Sculcola, incerto il prezzo‍<a class="tag" id="tag802" href="#note802">[802]</a>. +</p> + +<p> +L’avventurato nipote per conseguenza, spendendo +una somma che oggi forse giungerebbe ai dieci milioni +di talleri, aveva in soli cinque anni fondato la sua +immensa signoria nel Lazio: e durante la lotta coi Colonna +e dopo la loro caduta (nella quale era stato +travolto anche un ramo degli Anibaldi) il Papa aveva +fatto che egli acquistasse quel dominio nell’intento di +impedire, mercè la potenza di sua propria casa, i piani di +vendetta della famiglia nemica. Con una Bolla dei 10 +Febbraio 1303 confermò il bellissimo patrimonio baronale +«a favore del diletto figliuolo Pietro Gaetani, +nipote suo, conte di Caserta e <i>dominus</i> «delle Milizie +della Città». Con quella scrittura abrogò i già detti +divieti di Martino e di Nicolò IV; compiacendosene vi +numerò le terre che il nipote aveva fatto sue per via di +donazioni e di permute, dichiarò che sarebbero sempre +proprietà dei suoi successori, e gli concesse privilegio +di acquistare ancora degli altri beni‍<a class="tag" id="tag803" href="#note803">[803]</a>. La baronia +<span class="pagenum" id="Page_664">[664]</span> +sorta così di repente abbracciava dunque tutto +il Lazio inferiore, e si stendeva da capo Circeo fino a +Ninfa, da Ceperano giù dai monti fino a Jenne ed a Subiaco. +Non basta. Oltre al Liri e di là da Terracina la +famiglia possedeva feudi nel territorio napoletano, perocchè +ivi Pietro (come erede del padre suo) fosse conte +di Caserta e di altre castella, e suo figlio Loffredo avesse +la signoria dell’antichissima contea di Fondi. Infatti il +Pontefice aveva sposato il giovine Loffredo con Margherita +contessa palatina di Toscana, figlia del conte <i>Aldobrandinus +Rubeus</i> e vedova in prime nozze del celebre +Guido di Montfort, indi in seconde di Orso Orsini. Più +tardi però, nell’anno 1297, Bonifacio con astuto disegno +aveva sciolto il matrimonio di Loffredo con quella femmina +procace e irrequieta, e nel 1299 gli aveva dato +in moglie Giovanna figlia di Riccardo di Aquila ed erede +di Fundi: per tal guisa la contea era venuta in mano +dei Gaetani‍<a class="tag" id="tag804" href="#note804">[804]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_665">[665]</span> +</p> + +<p> +Queste erano le condizioni e questa la potenza in +cui trovavasi la famiglia Gaetani poco prima che avvenisse +la catastrofe dell’anno 1303: ed or si comprenderà +che acerbe ire covassero nel Lazio contro la casa +nepotesca dei Gaetani. I baroni che ancor sedevano nelle +loro castella, quegli altri che le avevano cedute a Pietro, +i signori ghibellini di Sculcola, di Supino, di Morolo, di +Collemezzo, di Trevi, di Ceccano, molti cavalieri di Ferentino, +di Alatri, di Segni e di Veroli, abbracciarono +di gran cuore il piano del Nogaret sperando che insieme +col Papa andrebbero gambe all’aria anche i nipoti‍<a class="tag" id="tag805" href="#note805">[805]</a>. +Fino nobiluomini e cittadini di Anagni, la cui +<span class="pagenum" id="Page_666">[666]</span> +città può darsi che temesse di cadere sotto il giogo +baronale dei Gaetani, tradirono il Pontefice da cui avevano +pur ricevuto molte beneficenze‍<a class="tag" id="tag806" href="#note806">[806]</a>. I figli di Matteo +cavaliere, Nicolò e Adenolfo (l’uno era allora podestà, +l’altro capitano di Anagni) furono i capi della +congiura; e a loro si unì Giffredo Bussa maresciallo della +corte pontificia‍<a class="tag" id="tag807" href="#note807">[807]</a>. Il tradimento s’insinuò fra i più +prossimi del Papa: l’andava a chi più l’odiava o a chi +lo temeva più; nessuna gratitudine gli si professava. +Ed eziandio nel collegio cardinalizio aveva acri nemici, +i quali, massime gli aderenti dei Colonna, desideravano +la sua caduta; e Riccardo di Siena e Napoleone Orsini +erano iniziati nella cospirazione. L’ultimo in ispecie +ricoverò Sciarra suo cognato dentro di Marino, dove +vuolsi che insieme con lui studiasse l’esecuzione del +piano‍<a class="tag" id="tag808" href="#note808">[808]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_667">[667]</span> +</p> + +<p> +Rainaldo di Supino capitano di Ferentino, altri baroni +della Campagna, il Nogaret e Sciarra raccolsero +parecchie centinaia d’uomini a Sculcola. Il Papa trovavasi +in Anagni, e il pericolo maggiore lo circondava +là dov’ei credeva di essere più sicuro. Ai 15 Agosto, in +publico concistoro, aveva prestato giuramento di purgazione, +e già intendeva di pronunciare agli 8 di Settembre +la scomunica e la deposizione di Filippo da +quell’istesso duomo di Anagni donde Alessandro III +un giorno aveva scagliato l’anatema contro del Barbarossa, +e di dove Gregorio IX aveva scomunicato il secondo +Federico‍<a class="tag" id="tag809" href="#note809">[809]</a>. Pertanto i congiurati s’affrettarono +a turar la bocca a Bonifacio prima che ei vi promulgasse +la Bolla. Nella notte dai 7 agli 8 Settembre sbucarono +di Sculcola; sull’albeggiare entrarono in Anagni +per una porta che loro si aperse, e spiegarono le bandiere +di Francia gridando: «Papa Bonifacio muoia! +Viva re Filippo!» E tosto Adenolfo colle milizie civiche +si unì a loro, e il Nogaret proclamò al popolo +d’essere venuto a citare il Pontefice perchè comparisse +innanzi ad un Concilio. +</p> + +<p> +Il vecchio si svegliò di sussulto allo strepito d’armi +e alle grida confuse che risonavano pel palazzo, le cui +porte il prode conte Pietro con altri nipoti, con parenti +e con vassalli teneva sbarrate. I nemici non giunsero al +duomo (cui era attigua la residenza del Pontefice) se +prima non ebbero preso d’assalto le case abbertescate di +Pietro e di tre cardinali. I nipoti si difesero virilmente +<span class="pagenum" id="Page_668">[668]</span> +nel palazzo, e Bonifacio tentò con trattative di guadagnar +tempo. Sciarra gli concesse un termine di nove ore +perchè si adattasse a subire condizioni disonorevoli, fra +le quali gli si imponeva anche di far soggezione al concilio +e di provvedere alla immediata ristorazione di casa +Colonna. Ma il Papa rifiutò, e allora si ripigliò l’assalto. +Al palazzo s’appresero le fiamme, ardeva il duomo, si +pugnava con accanimento e col furore della disperazione +come intorno alle case di Priamo. Presto il vecchio +Pontefice si vide abbandonato e solo; i suoi famigliari +fuggirono o passarono dalla parte del nemico; i cardinali +lo disertarono tutti ad eccezione di Nicolò Boccasini +di Ostia e dello spagnuolo Pietro della Sabina. I suoi +difensori furono sopraffatti; i suoi nipoti abbassarono le +armi, e furono condotti prigionieri nella casa di Adenolfo. +Soltanto al cardinale Francesco Gaetani ed al +conte di Fundi riuscì di fuggire‍<a class="tag" id="tag810" href="#note810">[810]</a>. +</p> + +<p> +Allorquando il Nogaret e Sciarra, l’uno strumento +dell’odio del suo Re, l’altro vendicatore della sua famiglia +oltraggiata, passando sui cadaveri degli uccisi, fra +i quali fu un vescovo, entrarono ferocemente nella +stanza del Papa colle spade ignude, videro il vecchio +vestito de’ suoi abiti pontificali, colla tiara in capo, sedente +sol trono, e chino sopra una croce d’oro che +colle chiavi teneva nelle sue mani tremanti. Voleva +<span class="pagenum" id="Page_669">[669]</span> +morire da papa‍<a class="tag" id="tag811" href="#note811">[811]</a>. La sua canizie e il suo silenzio +maestoso disarmarono quegli uomini per un istante‍<a class="tag" id="tag812" href="#note812">[812]</a>; +ma indi con voce tremenda chiesero ch’ei si condannasse +all’avvilimento; gli dichiararono che lo avrebbero +condotto in catene a Lione, dove sarebbe deposto; ed alla +sua resistenza ed ai suoi discorsi risposero con vituperî, +ch’ei sopportò con calma dignitosa. Il feroce Sciarra +lo prese pel braccio, lo trascinò giù dall’altare e gli +avrebbe conficcato la spada nel petto se a forza non +ne fosse stato trattenuto‍<a class="tag" id="tag813" href="#note813">[813]</a>. Non si può descrivere +quella scena di ferocia, di concitamento, di angoscia, di +disperazione; però alla fine la moderazione la vinse sulla +passione. Tenuto in istretta prigionia e custodito da +Rainaldo di Supino, Bonifacio fu chiuso nel palazzo, +intanto che armigeri e cittadini si misero a saccheggiare +i suoi tesori creduti immensi, il bene della Chiesa +e le case dei nipoti. +</p> + +<p> +La prospera riuscita di quell’aggressione (e’ pare un +enigma) dimostra l’impotenza cui era ridotto il Pontefice +<span class="pagenum" id="Page_670">[670]</span> +nella istessa sua terra: la sua propria città lo lasciò +in balia di una masnada che fuor del Nogaret e di un +servo francese era composta tutta di Italiani. «Indegnissima +Anagni!», sclamò un anno dopo l’imbelle +successore di Bonifacio, «indegna! che lasciasti compiere +un tanto misfatto! Su te non cada pioggia nè rugiada; +cadano su altri monti, ma te non bagnino, poichè +sotto gli occhi tuoi, e quantunque tu impedirlo potessi, +cadde l’eroe e fu vinto il forte»‍<a class="tag" id="tag814" href="#note814">[814]</a>. +</p> + +<p> +Tre lunghi dì stette Bonifacio aspettando la sua +sorte: e durante questo tempo per dolore o per sospetto +rifiutò ogni specie di cibo, e impavido non curvò sotto le +spade dei suoi nemici. Questi parevano non sapere che +cosa dovessero fare, poichè il loro prigioniero, sprezzando +eroicamente la morte, si rifiutava di cedere alle loro instanze. +Alla novella dell’avvenimento gli amici dei +Gaetani corsero all’armi nella Campagna, ed anche la +città di Roma si mosse. Addì 10 di Settembre, che fu +un lunedì, comparve in Anagni il cardinale Luca Fieschi, +percorse le strade ed esortò il popolo già pentito a +vendicare il delitto commesso contro il Papa. Gli risposero +gridando: «Muoiano i traditori!»; e quell’istessa +moltitudine che sì vergognosamente aveva abbandonato +Bonifacio, die’ furiosamente l’assalto al palazzo dov’egli +era prigioniero. I carcerati furono in breve ora liberati; +Sciarra e il Nogaret fuggirono a Ferentino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_671">[671]</span> +</p> + +<p> +Il Papa, cui si aveva dato assistenza troppo tarda, +parlò dalla scalinata del palazzo al popolo supplicante +venia; e in un momento di commozione magnanima ei +perdonò a tutti coloro che lo avevano così audacemente +maltrattato. Di lì a otto giorni lasciò la sua patria ingrata, +scortato da armati, per condursi a Roma; e narrasi +che per via i Colonna tentassero di aggredirlo, ma +che fossero respinti‍<a class="tag" id="tag815" href="#note815">[815]</a>. Roma mandò aiuto; però se sia +vero che quattrocento soli cavalieri venissero incontro +a Bonifacio, questo può dimostrare quanto tiepida fosse +la Città in suo favore: capitanavano quella schiera il +cardinale Matteo e Jacopo Orsini, e forse meno venivano +per assistere il Papa, quanto per impadronirsi di lui: +ed infatti gli Orsini tenevano adesso in Roma il potere +ed occupavano anche il Senato‍<a class="tag" id="tag816" href="#note816">[816]</a>. Allorchè Bonifacio +<span class="pagenum" id="Page_672">[672]</span> +dopo un viaggio di tre giorni giunse a Roma, il popolo +lo accolse con segni di reverenza; lo condusse processionalmente +al san Pietro, e il vecchio accasciato da +tante sofferenze si gettò esausto di forze sul suo letto in +Vaticano. +</p> + +<p> +La sua collera, il suo concitamento avevano qualche +cosa da somigliare al delirio: vendicarsi era il suo +pensiero fisso; voleva bandire un grande Concilio ed +annientare re Filippo sì come Innocenzo IV un dì per +via di un Concilio aveva demolito il trono di Federico +II. Però, dacchè aveva sofferto tanto avvilimento, ei +non era dappiù che un’ombra cui nessuno più temeva. +Con crescente sospetto guardava quelli che lo circondavano; +e se fu costretto a perdonare al cardinale Napoleone, +che si additava come uno dei congiurati, basta +questo a dimostrare che egli aveva perduto tutta la sua +libertà. Gli Orsini or fatti tracotanti lo vigilavano con +occhi d’Argo, cominciarono a dettargli la legge, tenevano +il castel Sant’Angelo in loro mani, e il borgo vaticano +riempievano di armigeri. O avranno temuto che l’esaltamento +del Papa scoppiasse in eccessi, od erano così sconoscenti +da far loro pro della sua disgrazia. Egli invocò +<span class="pagenum" id="Page_673">[673]</span> +Carlo di Napoli in aiuto, ed essi intercettarono le sue +lettere. Ei chiese di recarsi in Laterano, nel cui quartiere +erano potenti gli Anibaldi odiatori degli Orsini e poco +amanti dei Colonna; ed essi si opposero a che uscisse del +Vaticano. In breve, ei s’accorse d’essere prigioniero degli +Orsini‍<a class="tag" id="tag817" href="#note817">[817]</a>. +</p> + +<p> +Oltre ogni misura orrendi furono i giorni che il povero +vecchio visse in Vaticano. Fiero dolore dei maltrattamenti +sofferti, coscienza della sua debolezza, diffidenza, +paura, rabbia di vendetta, solitudine sconfortata +di amici straziarono il suo animo appassionato. E in +quelle ore tristissime non è difficile che al suo spirito +conturbato comparisse, visione minacciosa! lo spettro +di torre Fumone‍<a class="tag" id="tag818" href="#note818">[818]</a>. Cosa naturale fu che un uomo superbo, +com’egli era, nella terribile reazione contro il +suo stato, uscisse fuor di sè e desse in ismanie frenetiche. +Si narra che si chiudesse nella sua camera rifiutando +il nutrimento, e che dando in furie percotesse +col capo nelle pareti: un dì lo trovarono steso morto +sul suo letto‍<a class="tag" id="tag819" href="#note819">[819]</a>. I nemici di Bonifacio si compiacquero +<span class="pagenum" id="Page_674">[674]</span> +di descrivere coi più neri colori la sua fine, nondimeno +avversarî più moderati ravvisarono nella sua tremenda +ma giusta caduta la sentenza che Dio pronuncia +sull’ambizione d’impero e sulla tracotanza dei potenti‍<a class="tag" id="tag820" href="#note820">[820]</a>. +Un Istoriografo pontificio, che trovavasi a Roma +quando Bonifacio morì, dice: «Trentacinque giorni +dopo la sua prigionia passò da questa vita: era fuor di +senno, e credeva che tutti quelli che gli venivano innanzi +andassero per condurlo in carcere». Queste brevi +e semplici parole sono più rette e più vere delle descrizioni +drammatiche di altri narratori‍<a class="tag" id="tag821" href="#note821">[821]</a>. Un velo ricopre +le ultime ore di Bonifacio VIII: morì a ottantasei +<span class="pagenum" id="Page_675">[675]</span> +anni, nel giorno 11 Ottobre dell’anno 1303, e fu sepolto +in una cappella sotterranea del Vaticano che egli +stesso si aveva edificato. +</p> + +<p> +Rare volte un Papa ebbe avuto come Bonifacio VIII +tanti nemici e amici così pochi; rare volte fuvvene un +altro intorno cui contemporanei e posteri abbiano disputato +con altrettanta veemenza. Quantunque la passione +partigiana abbia intinto del suo colore il giudizio +che se ne pronunciò, tuttavolta nel complesso quest’è +pur vero che Bonifacio VIII fu uomo fornito di +grandissime qualità proprie di un despota. Virtù sacerdotale +non ebbe; ebbe indole accalorata, irosa, violenta, +senza fede nè coscienza; fu uomo inesorabile, avido +di pompe e di ricchezze, pieno di ambizione, cupido di dominazione +terrena. Contemporanei lo appellarono «peccatore +magnanimo», nè più perfettamente lo si può +dipingere‍<a class="tag" id="tag822" href="#note822">[822]</a>. Lo spirito che informava la sua età precipitò +lui come già aveva precipitato Federico II. Intese +ad uno scopo che era ormai divenuto utopia, e fu questa +l’ultima volta che un Pontefice abbia concepito +l’idea di una gerarchia dominatrice del mondo audacemente +sì come ne avevano avuto pensiero Gregorio +<span class="pagenum" id="Page_676">[676]</span> +VII e Innocenzo III. Ma di questi Papi Bonifacio +VIII non fu che una sgraziata reminiscenza; fu +uomo che non compiè cosa alcuna di grande; e i suoi +intendimenti alti e presuntuosi in vece di ammirazione +non destano che un ironico sorriso. Alla cima del Pontificato +ei non potè sostenersi. L’avvenimento di Anagni, +per quanto angusta e piccola cosa sia stato in paragone +alle battaglie anteriori della Chiesa contro l’Impero, fu +tuttavia nella storia dei Papi un tale campo di battaglia +quale Benevento e Tagliacozzo furono nella storia dell’Impero, +dove con mezzi esigui ed in minori proporzioni +s’ottenne il risultamento di cause elaborate con +lunghissima preparazione. La tomba di Bonifacio VIII +è il monumento sepolcrale del Papato medioevale che le +potenze di quell’età seppellirono con lui. E oggidì ancora +puossi vederla nelle grotte del Vaticano, dove la +figura marmorea di questo Pontefice giace distesa sul +suo sarcofago, con in capo la tiara cinta di duplice serto, +con volto severo, di fattezze belle e di forme regie. +</p> + +<h4 id="cap6-10-4">§ 4. +<span class="smaller">Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — Abroga +i decreti del suo predecessore. — Gentile Orsini e +Luca Savelli, senatori. — I Colonna sono ristorati in signoria. — Benedetto +XI istituisce un’inquisizione contro i colpevoli +di Anagni, e muore nel 1304. — Si contende a lungo +per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani nella Campagna. — Clemente +V, papa. — La santa Sede è tenuta in +Francia.</span></h4> + +<p> +Presso alla bara di Bonifacio VIII si raccolsero i +cardinali sgomentati: per quanto anche in vita lo avessero +odiato, nondimeno erano gravemente impensieriti +<span class="pagenum" id="Page_677">[677]</span> +della ruina della podestà pontificia di cui quel morto +era l’indice. La città di Roma era in armi; gli amici +dei Colonna squadravano nuovamente in faccia gli Orsini +con aria di provocazione; d’un sol tratto si mutavano +le sorti dei partiti. Per la porta Maggiore entrarono +Napoletani, avvegnaddio Carlo, appellatovi dagli ultimi +avvenimenti, vi capitasse coi suoi due figli Roberto e +Filippo e con soldatesche, precisamente il giorno in cui +Bonifacio morì: fino Federico di Sicilia, udendo delle +necessità del Papa, aveva mandato navi ad Ostia. Il Re +di Napoli voleva sopravvegliare ossia dominare la novella +elezione‍<a class="tag" id="tag823" href="#note823">[823]</a>. E infatti nel termine voluto dalla legge +i Cardinali si unirono nel san Pietro, e là senza disputare, +addì 22 Ottobre, elessero a papa un uomo moderato, +il cardinale vescovo di Ostia. Salì egli alla cattedra +santa nel giorno 1 di Novembre con nome di +Benedetto XI. +</p> + +<p> +Il suo breve reggimento risveglia massima attrattiva, +poichè esso è l’anello che congiunge l’età trascorsa +col periodo avignonese. Vicino a Bonifacio VIII +questo Pontefice parrebbe l’uomo della pace e della +conciliazione, a somiglianza di ciò che fu Gregorio X +accanto a Clemente IV, se il suo spirito dolce e melanconico +avesse espresso la calma dell’uomo forte e non fosse +stato l’effetto di pavida debolezza. Nicolò Boccasini, trivigiano +di povera origine, da giovine era stato precettore +<span class="pagenum" id="Page_678">[678]</span> +nella casa di un nobiluomo veneziano; indi, fattosi domenicano, +per scienza e per virtù era salito a grande +stato nella Chiesa. Bonifacio VIII lo aveva nominato cardinale +e vescovo di Ostia; e, fedele nell’adempimento +del suo dovere, lo vedemmo nel palazzo di Anagni +starsi a fianco del suo benefattore quando altri cardinali +lo avevano abbandonato‍<a class="tag" id="tag824" href="#note824">[824]</a>. Che cosa doveva fare il +Pontefice in condizioni così disperate? Doveva raccogliere +fuor dalla mano gelata del suo predecessore le +armi, e nuovamente combattere contro i suoi nemici vittoriosi? +I popoli (lo avevano dimostrato Sicilia e Francia) +sprezzavano ormai la spada spirituale; i fulmini +del Laterano non incenerivano più‍<a class="tag" id="tag825" href="#note825">[825]</a>. L’aggressione +di Anagni e la lieve commozione che essa aveva destata +in Italia, ponevano in aperto una gravissima verità, ed +era che tutte le fondamenta di guelfismo della podestà +pontificia s’erano scrollate, e che essa aveva perduto +il suo appoggio nel popolo italico. Il Papato che aveva +potuto distruggere la signoria degl’Imperatori, s’aveva +adesso inimicato Italia, e la sua base posava nell’arena. +In verità dev’essere stata orrenda la desolata +solitudine di Benedetto XI in quei giorni di disinganno! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_679">[679]</span> +</p> + +<p> +Di fronte al Re di Francia ei si vedeva privo di +alleati ed inerme, chè l’Impero tedesco non possedeva +più la forza e meno ancora la volontà di restaurare colle +armi il Papato affralito. Per la prima volta un’intiera +nazione in tutti i suoi ordini di persone s’era sollevata +contro le esigenze di un Papa; e questa resistenza era +invincibile. Benedetto XI, privo di potenza, monaco +timido e senza grandi vedute, non potè altro fare che +battere prontamente in ritirata; ed egli fu, e non già +Bonifacio VIII, che confessò il Papato esser vinto dall’autorità +civile: laonde, come una rocca presa d’assalto, +capitolò. Che tempo fu quello! E come è bello ed attraente +studio farvi colla mente un’escursione, ed ammirare +ogni grandezza vera che in esso si contiene! Benedetto +XI fu per verità costretto a operar qualche cosa onde +punire il vitupero che la Chiesa aveva sofferto, ma fecelo +senza efficacia e a reluttanza. Ai 6 di Novembre istituì +un’inquisizione contro i ladri che avevano derubato il +tesoro della Chiesa ad Anagni, e chiese che restituissero +la preda: non si sa per altro che effetto ne ricavasse‍<a class="tag" id="tag826" href="#note826">[826]</a>. +I Colonnesi, che in parte erano anche venuti trionfalmente +nella Città, domandarono che si riparasse al torto loro +fatto da Bonifacio VIII; il Papa cedette, e ai 23 Dicembre +li sciolse, ad eccezione di Sciarra, dalla scomunica, +li ristorò nei loro diritti e nei loro beni famigliari, concesse +che tornassero dall’esilio, e ridiede loro Palestrina, +ma sotto condizione che non riedificassero la +città senza licenza del Papa. I cardinali Jacopo e Pietro, +<span class="pagenum" id="Page_680">[680]</span> +reduci dai loro nascondigli di Perugia e di Padova, instarono +per la restituzione della loro dignità cardinalizia, +e poichè il Papa rifiutò, invocarono di nuovo la protezione +del Re di Francia‍<a class="tag" id="tag827" href="#note827">[827]</a>. +</p> + +<p> +Filippo per parte sua voleva che si abrogassero i decreti +di Bonifacio VIII; nè ebbe grande fatica per ottenerlo, +chè Benedetto si vide obligato a prevenirne il +desiderio. Il Re, che pur negava di avere preso parte al +delitto di Anagni, impose condizioni come vincitore al +vinto. Invece che il Papa proseguisse il processo contro +di lui, era egli che minacciava di continuarlo contro il +morto Bonifacio; la voce della Francia chiedeva che si +radunasse un Concilio e che si condannassero tutte le +azioni di quel Pontefice: e Benedetto piegò il collo ad una +manifesta disfatta, poichè, senza pure attendere la solenne +ambasciata di Filippo, ritrattò la scomunica e tutte le +sentenze che Bonifacio VIII aveva pronunciato contro +la famiglia regia e contro tutta Francia. Le Bolle dei 13 +Maggio 1304, onde cassò gli atti del suo predecessore +per riconciliare quel paese colla Chiesa, furono sentenza +di morte del Papato politico; mostrarono che esso si +ritraeva dal suo posto di dominatore del mondo; segnarono +il solstizio della sua storia medioevale‍<a class="tag" id="tag828" href="#note828">[828]</a>. Ed +<span class="pagenum" id="Page_681">[681]</span> +or pareva che una strana fatalità vendicasse Celestino +V di Bonifacio VIII: poichè anche questi come +l’altro era morto in carcere, e i suoi successori abolivano +i suoi decreti, com’egli un dì aveva cancellato gli atti +di Celestino. E Benedetto XI abrogò perfino le costituzioni +che il suo predecessore aveva promulgato a protezione +delle libertà cittadine; e in ciò ei si mostrò uomo +tanto gretto, quanto Bonifacio era stato magnanimo e +liberale‍<a class="tag" id="tag829" href="#note829">[829]</a>. +</p> + +<p> +I recentissimi avvenimenti avevano messo in gran +combustione la Città; e Benedetto XI premuto dalle +fazioni, stordito dalle grida dei Gaetani e dei Colonna, +dominato dagli Orsini, non ebbe un momento solo di +pace o di libertà. Appena che i Colonna furono restituiti +nei loro diritti civili, pretesero ristoro dei sofferti danni +e ne fecero richiesta al Campidoglio, dov’erano senatori +Gentile Orsini e Luca Savelli‍<a class="tag" id="tag830" href="#note830">[830]</a>. Benedetto non +temuto da chicchessia, temente di tutti, bramava trasportare +la santa Sede in qualche luogo d’Italia dove +potesse godere sicurezza; partì di Roma dopo le feste +di Pasqua, e andò a Montefiascone, ad Orvieto, a Perugia. +<span class="pagenum" id="Page_682">[682]</span> +Soltanto allora che fu in questa città, capitale +dell’Umbria guelfa, ei s’incorò a istituire un’inquisizione +contro tutti coloro che con opera diretta o indiretta +avevano preso parte all’aggressione di Anagni. Scomunicò +il Nogaret, Rainaldo di Supino, Sciarra Colonna ed +una moltitudine di altri, e li citò a comparire innanzi +al suo tribunale‍<a class="tag" id="tag831" href="#note831">[831]</a>. Questo bastò a sollevare una tempesta +fra i colpevoli, i quali credevano che il loro delitto +fosse stato sepolto con Bonifacio VIII. Anche Filippo +il Bello, cui la voce del mondo e l’aborrimento di +Benedetto sveltamente o in silenzio denotavano come +autore della caduta di quel Papa, fu tacitamente compreso +nella Bolla. Ai 7 di Giugno Benedetto publicava +quel decreto, ma sui primi di Luglio era anche morto. +Narrasi che lo si avvelenasse in un piatto di fichi, +però tale racconto certamente non è altro che una invenzione‍<a class="tag" id="tag832" href="#note832">[832]</a>. +Combattuto dal dovere di salvare coll’arrendevolezza +la Chiesa e quello di proteggerne in pari +tempo l’onore, schiacciato sotto il peso della sua impotenza, +Benedetto XI morì a Perugia. Fu l’ultimo +papa italiano prima che ne succedesse una serie di +Francesi: dietro al suo sepolcro sorge Avignone. +</p> + +<p> +I Cardinali si radunarono per l’elezione nel palazzo +arcivescovile di Perugia. Nè mai fuvvene una di più +difficile, chè vi si stette contendendo un buon anno. In +<span class="pagenum" id="Page_683">[683]</span> +due partiti si divideva il collegio; l’uno era quello dei +patriotti italiani condotti da Matteo Orsini e da Francesco +Gaetani nipote di Bonifacio VIII; l’altro francese +guidato da Napoleone Orsini e da Nicolò di Prato. Napoleone +segnatamente era allora uno degli uomini potentissimi +della Chiesa e immensamente ricco: figlio di +Rinaldo, nipote del celebre senatore <i>Matheus Rubeus</i>, +cardinale fino dall’anno 1288, da grandissimo tempo +aveva dato apertamente a conoscere le sue tendenze +ghibelline, e si osava perfino bisbigliargli dietro le spalle +che, d’accordo col francese cardinale Le Moine, avesse +fatto mescere veleno allo sventurato Benedetto‍<a class="tag" id="tag833" href="#note833">[833]</a>. Nel +fondo di quel conclave si levava re Filippo, desideroso di +porre sulla cattedra di san Pietro un Pontefice che al voler +suo assoggettasse il Papato: e intanto che a Perugia +i cardinali questionavano fra sè, Roma e il Lazio erano +pieni di guerre partigiane. I potenti nipoti di Bonifacio +VIII con vassalli e con mercenarî catalani scorazzavano +per la Campagna, movendo guerra contro +i baroni che avevano contribuito alla caduta del loro +zio‍<a class="tag" id="tag834" href="#note834">[834]</a>. In pari tempo i Colonna combattevano contro +<span class="pagenum" id="Page_684">[684]</span> +di loro e degli Orsini, perciocchè questa famiglia si +fosse messa in possesso di parecchi dei loro beni: ripetutamente +si presentarono querelandosi davanti il Senato; +e questo decretò che ai Colonna dovessero restituirsi +le proprietà, poichè la loro persecuzione era stata +opera della gelosia, dell’odio e della malvagità di Bonifacio +VIII: e il Senato annullò tutte le investiture +che quel Papa aveva fatto di beni dei Colonnesi, e condannò +Pietro Gaetani e i suoi figli a pagare centomila +fiorini d’oro come ristoro di danni‍<a class="tag" id="tag835" href="#note835">[835]</a>. Ma i Gaetani +si difesero da valorosi. Anche dopo la morte dello +zio quella famiglia nepotesca durò potente come per lo +innanzi: nella Città possedeva la torre «delle Milizie», +e fuor della porta Appia il forte sepolcro di Cecilia +Metella; i suoi vassalli vigilavano armati in diciannove +castella nella Campagna e in molte rocche vicino Viterbo +e nel <i>Patrimonium</i>; in Toscana aveva grandi +feudi, e nel reame di Napoli le contee di Caserta e +di Fundi con trentadue castella. Pertanto la guerra +<span class="pagenum" id="Page_685">[685]</span> +fra i Gaetani e i Colonna divampò ancora per lunghi +anni, fino a che il re Roberto di Napoli compose fra +loro la pace‍<a class="tag" id="tag836" href="#note836">[836]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto a Perugia erano venuti a un compromesso +per l’elezione pontificia: si stabilì che i Cardinali d’intendimenti +italiani proponessero a candidati tre uomini +d’oltralpe; la fazione francese nel termine di quaranta +giorni avrebbe scelto uno di quelli per papa. Sulla lista +elettiva furono scritti i nomi di tre Francesi, aperti aderenti +di Bonifacio VIII e avversarî di Filippo: e allora +il partito francese segretamente annunciò al Re che esso +avrebbe eletto Bertrando de Got guascone, arcivescovo +di Bordeaux, lasciando a lui, Filippo, di prendere le sue +misure. Il Re non perdette tempo, fe’ venire a sè Bertrando, +gli rese note le sue condizioni; e l’ambizioso +prelato (Bonifacio VIII lo aveva fatto arcivescovo) v’acconsentì, +e così preventivamente diventò schiavo di un +despota, di cui pur fino a testè era stato avversario. Subito +che s’ebbero così inteso, i cardinali lo gridarono +pontefice a Perugia, addì 5 di Giugno‍<a class="tag" id="tag837" href="#note837">[837]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_686">[686]</span> +</p> + +<p> +Invece di andare egli subito a Roma, il nuovo eletto +eccitò i cardinali a venire in Francia. Maravigliarono +tutti ciò udendo, e Matteo Orsini, che aveva intelletto +acuto ed era accortissimo uomo, con doloroso presagio +vaticinò che la santa Sede or sarebbe rimasta per lungo +tempo in Francia. Là, a Lione, nella chiesa di san Giusto, +Bertrando de Got fu coronato papa con nome di Clemente +V: e questo avvenne nel giorno 14 Novembre 1305, +essendo presenti il Re di Francia, Carlo di Valois, Giovanni +duca di Bretagna e molti ottimati francesi. La +processione andò funestata da un avvenimento malaugurato +e strano. Cavalcava il Papa per la via allorchè gli +ruinò addosso una muraglia; cadde egli di sella, la sua +corona ruzzolò nella polvere, e si perdette uno splendidissimo +carbonchio, che ne era il più bell’ornamento. +Dodici baroni della comitiva restarono uccisi, il Valois +fu gravemente ferito e il duca di Bretagna morì delle +ammaccature ricevute. Il popolo andò predicendo sventure +e malvagità di tempi. +</p> + +<p> +Così s’erano avverati i più audaci sogni del monarca +francese: un Papa, cui egli aveva dato la tiara, un francese, +servo del suo volere regio, or trovavasi in Francia +successore dell’oltraggiato Bonifacio VIII: non erano +passati che due anni dalla morte di questo! Ed il Re se +lo tenne strettamente avvinto; Clemente V non abbandonò +più Francia; pose la sua residenza ora a Lione, +<span class="pagenum" id="Page_687">[687]</span> +ora a Bordeaux, e indi andossene ad Avignone, dove i +Papi fecero lunga dimora, intanto che la città di Roma, +priva d’imperatore e di pontefice, fra i ruderi della sua +duplice grandezza piombava in miseria ognora più profonda. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_689">[689]</span></p> + +<h3 id="cap7-10">CAPITOLO SETTIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap7-10-1">§ 1. +<span class="smaller">Stato della scienza nel secolo decimoterzo. — Papi +e cardinali eruditi. — Roma manca di cultura. — Romani +vanno a studio a Parigi ed a Bologna. — Roma non ha università. — Scuola +del palazzo pontificio. — Innocenzo IV +ordina che si fondi una scuola di leggi. — Le collezioni +delle Decretali. — Nel secolo decimoterzo predomina lo studio +del diritto. — Statuti comunali. — Carlo d’Angiò ordina +che in Roma si fondi un’università. — Urbano IV. — San +Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. — Romani da +professori a Parigi. — Bonifacio VIII fondatore vero dell’università +di Roma.</span></h4> + +<p> +Nel secolo decimoterzo la scienza trionfò della barbarie, +e prese ormai forme poderose. Rade volte più +che in quel tempo la gente umana ebbe sostenuto lotte +così ferventi per conseguire beni eletti ed effettivi; rade +volte l’ingegno umano ebbe come allora ad affaticarsi in +un lavorio intellettuale parimenti serio ed efficace. Italia +prendeva un indirizzo nuovo e risorgeva. In mezzo allo +strepito delle armi ed alle grida delle fazioni, fra mutamenti +politici quasi giornalieri, ad onta di scomuniche +pontificie, giureconsulti, filosofi, poeti, artisti raccoglievano +numerosi discepoli intorno a sè. E risultato dello +<span class="pagenum" id="Page_690">[690]</span> +studio e della cultura di quel secolo furono opere durevoli +composte già durante esso o sul principio del +secolo susseguente. Indici ne sono il Codice di Federico +II, gli Statuti delle città, le collezioni delle Decretali +dei Papi, le opere dei grandi giurisperiti Accursio, +Ottofredo e Guglielmo Durante, la <i>Summa</i> dello +scolastico Tommaso d’Aquino, la <i>Cronica</i> di Giovanni +Villani, le opere di Cimabue e di Giotto, e soprattutto +il grande poema di Dante che abbraccia tutto lo scibile, +vero e gigantesco monumento del progresso dello spirito +umano nel secolo decimoterzo. +</p> + +<p> +Un raggio di sì gran luce si riflette anche su Roma, +quantunque questa città capitale del mondo, per ragioni +che sono note, nulla affatto abbia creato. Dei +dieciotto Papi che tennero la cattedra pontificia dall’anno +1198 al 1303, i più furono uomini eruditi; e +non meno di essi furonlo i cardinali. I tempi erano progrediti +coi bisogni politici; volevasi che sul trono pontificio +sedessero non già dei santi, ma uomini di scienza, +massime eruditi di legge, avvegnadio si credesse che +la cognizione di questa fosse il primo requisito di un +governante così sulla sedia di san Pietro che nei palazzi +comunali. Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX, +Innocenzo IV, Urbano IV, Giovanni XXI, Nicolò IV +e Bonifacio VIII colla loro scienza si sarebbero levati +assai alto in qualunque luogo; perciò è cosa naturale +che eglino esercitassero qualche influenza sulla cultura +intellettuale della loro età. Innocenzo III incominciò la +sua vita coltivando con indefessa opera le lettere, e ancor +possediamo la sua piccola e notevole scrittura intitolata +«Del disprezzo del mondo»; libro di mesti concetti +<span class="pagenum" id="Page_691">[691]</span> +che rivela non una mente filosofica ma un animo religioso, +il quale vi paga il tributo all’indirizzo monastico +del suo tempo, senza che per questo sia impedito +più tardi all’autore di darsi al suo ambizioso talento +di dominatore‍<a class="tag" id="tag838" href="#note838">[838]</a>. +</p> + +<p> +Roma per certo non fu la scaturigine cui Papi e +cardinali attingessero la loro cultura: adesso come in +antico la capitale della Cristianità per moto intellettuale +stette addietro di minute città, e il popolo fu condannato +a vivere fra le sue rovine in vergognosa ignoranza. +Nemmanco nel secolo decimoterzo sorse là alcuna scuola +erudita. I gentiluomini romani, i Conti, gli Orsini, i +Colonna, gli Anibaldi, gli Stefaneschi mandavano i loro +figliuoli a Parigi, dove studiavano scolastica e conseguivano +i gradi accademici di <i>Magister</i>. Di Parigi solevano +passare poi a Bologna, giacchè l’università di +questa Republica (sulle cui torri vedevasi come stemma +pomposamente scritta la parola <i>Libertas</i>) era la prima +scuola giuridica di Europa. Da tutti i paesi vi accorrevano +studenti (spesso giungevano ai diecimila) per udirvi gli +insegnamenti di un Azzo, di un Accursio, di un Ottofredo, +di un Dino. Nientemeno che i Papi mandavano +a quell’illustre ateneo le collezioni delle loro Decretali e +Federico II le sue leggi, per darvi diffusione nel mondo +e per imprimervi l’autorevole suggello della scienza. +<span class="pagenum" id="Page_692">[692]</span> +Dopo il 1222 incominciò a splendere anche Padova; +Napoli sorse nel 1224. Ed eziandio in altre città si istituirono +università, quali con vita durevole, quali per +poco tempo, a seconda che le rivoluzioni politiche, la +gelosia o l’invidia costringevano i celebri maestri ad +emigrare: meraviglioso spettacolo di quel moto democratico +che la scienza assunse in Italia! Roma sola non +aveva università. Forse che repugnasse ai Papi di fondarla, +perchè loro paresse pericoloso l’esaltamento degli +spiriti che avrebbe recato l’affluenza di una numerosa +gioventù nella loro Città? Comunque si sia, certo è che +con ragioni locali non si riesce peranco a spiegare bastevolmente +quel fatto: non è che mancasse l’impulso +di dottrina scientifica, perocchè Romani andassero in +gran numero a studio nei paesi di fuori: non è che +l’impianto di una scuola fosse impedito dai miasmi febbrili +della Città, avvegnaddio a Roma, patria del mondo, +solessero soggiornare moltissimi forestieri in tutto il +tempo dell’anno, anche ad onta della malaria. +</p> + +<p> +Nella prima metà del secolo decimoterzo non si fa +parola di scuole romane, nè di biblioteche: si tace +financo dell’antica Lateranense, e non si trova più +menzione di alcun bibliotecario, nemmanco di nome‍<a class="tag" id="tag839" href="#note839">[839]</a>. +Innocenzo III protesse Parigi e Bologna, e largì loro +privilegî, ma nella sua città natale non istabilì alcuna +scuola. Solamente che nel Concilio dell’anno 1215 promulgò +in termini generali la legge che se ne fondassero +<span class="pagenum" id="Page_693">[693]</span> +nelle Chiese cattedrali; e Onorio III comandò che i +Capitoli mandassero dei giovani alle università. Quest’ultimo +Pontefice, uomo dotto, depose un vescovo per +la sola ragione che non aveva letto Donato; però la rinnovazione +ch’ei diede alla scuola palatina pontificia per +l’insegnamento della teologia scolastica, non basta a meritargli +il titolo di promotore delle scienze in Roma‍<a class="tag" id="tag840" href="#note840">[840]</a>. +</p> + +<p> +Costava assai ai Romani e di denaro e di tempo l’andare +a studio nei paesi di fuori, massime quando si trattava +di erudirsi in insegnamenti elementari. La necessità +di una scuola propria delle due leggi era tanto più sentita, +quanto più la Curia romana ed i tribunali civici avevano +bisogno di gente dotta in diritto. Alla fine Innocenzo +IV (probabilmente anch’egli era stato da professore +a Bologna) fu costretto di istituire una publica scuola +giuridica, però la mise in accordo con quella del palazzo +pontificio. Le accordò privilegî come di università e +per tal guisa risorse nuovamente in Roma un meschino +simulacro delle grandi scuole giuridiche di Ulpiano +e di Papiniano‍<a class="tag" id="tag841" href="#note841">[841]</a>. Al solo studio del diritto si restrinse +la cura dei Pontefici. Da Innocenzo III in poi la Curia +romana aveva in sè riunita ogni specie di giurisdizione +<span class="pagenum" id="Page_694">[694]</span> +ecclesiastica ed aveva avocato a Roma la cognizione di +tutte le cause per poco importanti che fossero: così +essa diventò il tribunale giuridico universale del mondo +cristiano. I tribunali pontificî decidevano innumerevoli +liti, ne ricavavano grandissime entrate, e la corte suprema, +la <i>Rota</i>, ormai nel secolo duodecimo era divenuta +di celebrità europea. E adesso, poichè facevasi urgente +il bisogno di ordinare in una collezione le Costituzioni +dei Papi, ne derivò il Codice del giure ecclesiastico, +opera celebre e di mala fama della romana giurisprudenza +nel medio evo. +</p> + +<p> +Oltre al «Decreto» di Graziano (che fu la prima +grande collezione di diritto canonico la quale si componesse +nel secolo duodecimo) erano già compilate al +tempo di Innocenzo III tre così dette raccolte di Decretali. +Quel Pontefice ve ne aggiunse una quarta; +Onorio III una quinta, e più tardi Gregorio IX fece +riunire i cinque libri in un Codice completo, per cura +di Raimondo di Pennafort, domenicano spagnuolo che +egli chiamò a Roma. Gregorio publicò il suo Codice +nell’anno 1234, e Bonifacio VIII nel 1298 vi aggiunse +un sesto libro, alla cui redazione si servì del bolognese +Dino da Mugello‍<a class="tag" id="tag842" href="#note842">[842]</a>. Pertanto la formazione del Codice +fondamentale della Chiesa appartiene al tempo in cui +questa era giunta all’apogeo della sua potenza. Mercè di +esso il Papato pose una base incrollabile di autorità alla +sua potenza monarchica, similmente di ciò che l’antica +Roma imperiale aveva fatto mediante il Codice giustinianeo. +<span class="pagenum" id="Page_695">[695]</span> +Ancora una volta il mondo obbedì alle leggi +romane. Invenzioni e falsità, che soltanto la critica moderna +ha saputo smascherare, in quelle Decretali si mescolarono +con leggi savie, e gettarono le fondamenta +della signoria pontificia dominatrice di tutto e di tutti. +Il diritto canonico diè tanto da fare al mondo quanto il +Codice di Giustiniano. Ebbe gran numero di commentatori, +e il suo studio diventò l’occupazione indefessa +del clero, poichè esso dava il modo più sicuro di giungere al +cardinalato ed alla istessa sedia pontificia. Volevasi +che i legati ed i governatori della Chiesa fossero +illustri giureconsulti: e il provenzale Guglielmo Durante, +educato in Italia, professore di leggi a Bologna +ed a Modena, celebre nel mondo come compilatore dello +<i>Speculum</i>, andò debitore a quella scienza che Bonifacio +VIII lo nominasse a conte di Romagna. +</p> + +<p> +La sola scienza giuridica era la predominante di +quel tempo; massime corrispondeva al genio sodo degli +Italiani. Dall’età romana in giù essa era stata il loro +possedimento ereditario, e duranti le continue rivoluzioni +faceva di bisogno giornaliero in tutte le attenenze +politiche, ecclesiastiche e personali. Mercè il diritto romano +imperiale, i Re tedeschi nel secolo duodecimo +avevano dimostrato la legittimità del loro potere cesareo, +e una moltitudine di giureconsulti ne aveva riempiuto +la corte. Mercè il diritto ecclesiastico e le false +Decretali, i Pontefici avevano dimostrato la universalità +della loro potenza, e la loro Curia s’era anch’essa +riempiuta di giureconsulti. Le lotte fra Chiesa e Impero +erano state conflitti di legge opposta a legge. +I migliori campioni di Federico II (il quale per via di +<span class="pagenum" id="Page_696">[696]</span> +un Codice liberò Sicilia dalla dominazione pontificia) +furono i suoi eruditi giudici e cancellieri; e al Papa +sembrò di aver riportato una grande vittoria allorchè il +giurista Roffredo di Benevento ebbe abbandonato i servigî +dell’Imperatore. La monarchia nazionale combattè +contro il Papato colle armi dei legisti; i giureconsulti +di Filippo il Bello gli servirono di strumento alla caduta +di Bonifacio VIII, e l’autorità teocratica della +Chiesa romana fu alla fine spinta all’esizio dal diritto +civile. +</p> + +<p> +Intanto che Papi e Re raccoglievano e riformavano +leggi, anche le Republiche davano opera all’istesso +intento con grande alacrità. Gli scrivani del Comune +copiavano in pergamena gli Editti dei Podestà e dei +Pretori e li riunivano in registri: i protocollisti annotavano +il tenore di ogni tornata del Consiglio, come +fanno oggidì gli stenografi, sopra quaderni di carta +bambagina che conservavansi con grandissima cura; +gli <i>Statutarii</i> ossiano riformatori delle leggi urbane +raccoglievano insieme le deliberazioni del Comune e, +composte in forma di libro, le depositavano nell’archivio +del palazzo comunale. Ogni Republica possedeva il suo +archivio, e spesso lo teneva con più sollecitudine di +quella che allora ne mettessero Imperatori e Re a tenere +ordinati i loro. E oggidì ancora le venerande reliquie di +archivî italiani riempiono di ammirazione, poichè sono +monumento del pratico reggimento e del genio politico +di quelle magnifiche cittadinanze, in un’età nella quale +il resto d’Europa non aveva saputo inventare cosa alcuna +di simile. Gli antichissimi Statuti comunali appartengono +al secolo duodecimo: così è di quelli di +<span class="pagenum" id="Page_697">[697]</span> +Pistoja, di Genova, e di Pisa; ma la formazione completa +delle Costituzioni urbane comincia nella prima +metà del secolo decimoterzo e si prolunga fino al secolo +decimoquinto. Appena v’era un castello che non possedesse +i suoi Statuti bellamente scritti in pergamena. +Milano, Ferrara, Modena, Verona, altre città di Lombardia +li compilavano nei primi trent’anni del secolo +decimoterzo; Venezia li riformava nell’anno 1242; +Bologna li publicava nel 1250. La paziente erudizione +degli studiosi dei nostri giorni raccoglie, publica, illustra +quei monumenti di cittadinanze libere e operose: +ma sventuratamente essa non vi può aggiungere gli +Statuti antichissimi di Roma, poichè questi nelle catastrofi +di tempi posteriori perirono. Nell’odierno archivio +capitolino il più antico Statuto originale scritto +in pergamena non è che dell’anno 1469‍<a class="tag" id="tag843" href="#note843">[843]</a>. +</p> + +<p> +Tuttavolta, intorno all’anno 1265 la Città non +possedeva alcuna scuola publica e permanente di diritto; +<span class="pagenum" id="Page_698">[698]</span> +meno ancora un’università: e il decreto di Innocenzo +IV non si prendeva cura che della scuola palatina, +la quale andava dietro ai Papi ovunque ponessero questi +la loro residenza. Se così non fosse stato, Carlo d’Angiò +non avrebbe cercato l’addentellato nell’ordinanza di +quel Papa. Infatti il tiranno di Sicilia (chi se lo aspetterebbe?) +compare vestito di forme umane, come fondatore +di un’università (<i>studium generale</i>) in Roma: in +segno di grato animo della sua nomina a senatore, +dichiarò addì 14 Ottobre 1265 con un editto di avere +stabilito che Roma, signora del mondo, si decorasse +di uno «studio generale» delle due leggi e delle +arti liberali, e gli impartì tutti i privilegî di università‍<a class="tag" id="tag844" href="#note844">[844]</a>. +Pertanto la fondazione dell’Angioino non prese +le mosse dal decreto di Innocenzo IV, giacchè essa +doveva essere uno <i>Studium Urbis</i>, ma trovò favore di +amichevoli cure da Urbano IV, uomo che fu zelatore +della scienza, e, massime, fu il primo Papa che possedesse +intelletto della filosofia pagana. Egli aveva nominato +a suo cappellano l’allora celebre filosofo e +<span class="pagenum" id="Page_699">[699]</span> +matematico Campano di Novara, ne protesse gli studî +ed accettò l’intitolazione delle sue opere astronomiche. +Godeva di circondarsi di uomini eruditi, e trovava +piacere ad udirne i ragionamenti‍<a class="tag" id="tag845" href="#note845">[845]</a>. Chiamò Tommaso +di Aquino a Roma, e lo esortò a commentare le opere di +Aristotele, che già dopo del secolo duodecimo si erano +venute traducendo dal greco e dall’arabo, ed al cui +studio il gran Federico II aveva impresso un potente +impulso. Tommaso, nato dell’antica famiglia dei Conti +longobardi di Aquino, era domenicano: educato a Parigi, +era stato discepolo di Alberto Magno a Colonia, +e più tardi, abbandonata la cattedra che teneva a +Parigi, nell’anno 1261 veniva a Roma‍<a class="tag" id="tag846" href="#note846">[846]</a>. Quivi nella +scuola palatina il grande Scolastico insegnò filosofia e +morale fino all’anno 1269, ora a Roma, or nelle città +in cui i Pontefici tennero corte. Dipoi per due anni fu +ancora a Parigi, ma nell’anno 1271 tornato a Roma, +non vi stette a lungo, perocchè Carlo I lo chiamasse a +Napoli. Quell’uomo di genio morì peraltro nell’anno 1274 +nel convento di Fossanova, mentre viaggiava per recarsi +al Concilio di Lione: e poco dopo in questa città +passava di vita anche il grande mistico Bonaventura +di Bagnorea, orgoglio dei Minoriti di cui era generale, e +celebrato commentatore del maestro di sentenze. Anch’egli +<span class="pagenum" id="Page_700">[700]</span> +per lungo tempo aveva insegnato a Parigi; e, +come Alberto Magno di Colonia e come Tommaso, può +darsi che di tratto passeggiero anch’egli abbia dato +lezioni in Roma. +</p> + +<p> +In breve tempo Tommaso s’accorse che la Scolastica +non era fatta per i Romani. Roma non fu mai la patria +della filosofia; alle speculazioni astratte erano inadatti +uomini come loro, di concetti giuridici e di spirito pratico: +e la Scolastica non pose radice in Roma, allo stesso +modo che in Italia occupò le menti soltanto alla sfuggita. +I grandi uomini di genio speculativo che Italia produsse +migrarono a Parigi: così nel secolo duodecimo era stato +di Pietro Lombardo, così nel decimoterzo fu di Tommaso +e di Bonaventura. Fino gli ingegni romani non trovavano +terreno fecondo alla loro attività nella nativa città, +e preferivano di andare ad insegnare in università straniere. +Perlochè troviamo parecchi Romani da maestri +massime nella università parigina, come fu appunto di +Anibaldo degli Anibaldi (1257-1260), di Romano Orsini +(1271), più tardi di Egidio Colonna, e, al tempo di +Bonifacio VIII, di Jacopo Stefaneschi‍<a class="tag" id="tag847" href="#note847">[847]</a>. Nessun Pontefice +trattenne quegli uomini a Roma; nessun Senatore +li chiamò ad una cattedra nella loro Città; perciocchè, +ripetiamo, qui una publica università non esistesse. +</p> + +<p> +Lo «Studio» ordinato da Carlo I, se anche veramente +<span class="pagenum" id="Page_701">[701]</span> +sia stato posto in essere, non diede mai segno di +vita; e a nessun Pontefice dopo di Urbano IV (e sì che +fra loro vi furono Romani parecchi, e ragguardevoli uomini) +passò mai per il capo di dare un’università alla +città capitale del mondo. Così la andò fino a Bonifacio +VIII; chè primo di tutti questo erudito Papa fu il +fondatore della università romana, che oggi si appella +«della Sapienza». Ordinò egli la fondazione di uno +«Studio generale» che comprendesse tutte le facoltà; e +dal tenore della sua Bolla si pare che egli creò questo +istituto nuovo di pianta. Ai dottori ed agli scolari concesse +giurisdizione loro propria sotto rettori da loro +eletti, gli esentò da imposte, e accordò ad essi tutti i privilegî +di università. La fondazione di questo ateneo, che +ebbe subito vita e che il Comune mantenne colle entrate +di Tivoli e di Rispampano, adorna la memoria di +quel Papa con gloria imperitura. Promulgò la Bolla di +fondazione da Anagni, ai 6 di Giugno 1303, pochi mesi +prima della sua caduta: e fu la miglior lettera con cui +si accommiatasse da Roma‍<a class="tag" id="tag848" href="#note848">[848]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_702">[702]</span> +</p> + +<h4 id="cap7-10-2">§ 2. +<span class="smaller">Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi Storici +che scrivessero in volgare. — Roma non ha storiografi, +nè annalisti. — L’archivio capitolino manca di documenti +del medio evo. — Storiografi dei Papi e della Chiesa. — Saba +Malaspina. — Giovanni Colonna. — Egidio Colonna. — Suo +trattato «Del reggimento dei Principi». — L’<i>Oculus Pastoralis</i>. — Poeti. — Poesie +dei Francescani. — Fra Jacopone. — La +lingua volgare romana, e giudizio che Dante ne dà. — Il +cardinale Jacopo Stefaneschi poeta e protettore di dotti.</span></h4> + +<p> +Accanto alla scienza giuridica prendeva adesso in +Italia rilevantissimo svolgimento anche lo studio della +storia. Esso levossi in fiore nel regno di Sicilia sotto la +splendida dinastia degli Svevi; e in pari tempo lo si +coltivò nell’Italia settentrionale e in quella di mezzo. +Cronisti vennero scrivendo gli annali delle loro libere +città, o di proprio intendimento o per incarico officiale. +E Firenze diede i due primi scrittori di lingua toscana +che storici veramente si possano chiamare, Dino Compagni +e Giovanni Villani. +</p> + +<p> +Fra tanta copia di Storiografi stupisce per fermo il +vedere che Roma anche durante il secolo decimosecondo +non ne producesse pur uno. Meravigliando osserviamo +che le migliori notizie della storia civica di Roma, anche +nelle sue epoche più eminenti, ci sia forza attingerle +da Cronisti inglesi. Delle cose dei Romani erano meglio +informati Rogero Hoveden e Matteo Paris (e prima +di loro Guglielmo di Malmesbury) che Cronisti +italiani; e più di questi ne sapeva il francese Guglielmo +di Nangis. Gli Inglesi trovavansi allora in vivissime +<span class="pagenum" id="Page_703">[703]</span> +relazioni con Roma, e possedevano uno spirito calmo, +osservatore, studioso dei rapporti molteplici del +mondo, laddove per lo contrario la Storiografia italiana +portava impressi i caratteri della divisione politica della +nazione, e perciò si restringeva ai limiti angusti di cronica +di città. Al senato romano non venne mai in mente +di commettere ad uno scrittore la compilazione di annali, +sì come Genova fece; nè alcun Romano concepì il disegno +di dettare la storia della sua patria come Giovanni +Villani imprese a Firenze, e come altri cittadini amanti +del loro paese fecero fin nei minori Comuni d’Italia. +</p> + +<p> +V’hanno ad ogni modo alcune ragioni che ci spiegano +la causa per cui difettassero scrittori di annali romani. +Questo compito era più astruso che la compilazione delle +Croniche di ogni altra città, perocchè i rapporti storici +di Roma col mondo vi dessero dimensioni troppo ampie. +Da altra parte la Republica del Campidoglio non possedeva +la robusta individualità, nè la libertà di altre città. +Uno scrittore di storia civile a Roma non avrebbe potuto +dettarla con giudizio independente senza venire +alle pugna col Papato temporale; e perciò vedremo che +gli inizî degli annali della città di Roma appartengono +soltanto all’età in cui i Pontefici dimorarono in Avignone. +Nel secolo decimoterzo non v’ha alcuna <i>Cronica</i> +cittadina di Roma, nè alla sua mancanza può più supplirsi +bastevolmente con documenti dell’archivio comunale, +perciocchè difettino anche questi. Mentre città +mediocri dell’Umbria e del Patrimonio, come sono Viterbo +e Todi, Perugia ed Orvieto, fin Narni, fin Terni, +ebbero conservato de’ grandi avanzi di carte de’ loro +tempi republicani; mentre nei loro archivî (sventuratamente +<span class="pagenum" id="Page_704">[704]</span> +sono in parte abbandonati e senza cure) si conservano +Regesti scritti in pergamena a bei caratteri, e +vi si trovano i protocolli delle tornate dei Consigli (<i>libri +deliberationum</i>), l’archivio capitolino invece non conserva +più documenti di cotale specie, onde un tempo +era stato più ricco degli archivî di tutte quelle città. +</p> + +<p> +Soltanto in scarsissima parte la storia della città di +Roma trova illustrazione nelle «Vite dei Pontefici» di +quel tempo. Gli scrivani pontificî non potevano fare +a meno di trattare dei casi urbani, ma lo facevano alla +leggiera, dal punto di vista ecclesiastico e in senso decisamente +ostile alle libertà. L’antico Libro dei Papi, di +compilazione officiale (cui nel secolo decimosecondo continuarono +Pietro Pisano, Pandolfo e Bosone cardinale), +era rimasto parecchie volte interrotto, e negli ultimi +tempi pieno di lacune. Con Innocenzo III incomincia, ma +anche questa con interruzioni, un’altra serie vuoi di +continuazione degli Annali pontificî, vuoi di Biografie +staccate che stanno da sè, e sono attinte alla cancelleria +officiale, i cui atti dall’anno 1198 fino ai dì nostri +si sono conservati quasi completamente con nome di +«Regesti dei Papi». A quella serie danno incominciamento +«le Geste di Innocenzo III» dettate da un prete +contemporaneo; l’autore innominato tratta con molta +ampiezza delle attenenze del mondo, massime dell’Oriente +e della Sicilia, ma non s’occupa di Germania: +senza chiarezza e senza connessione parla della storia +urbana di Roma, e bruscamente pone fine ancor prima +della morte del Papa. +</p> + +<p> +Ad un contemporaneo appartiene eziandio la scrittura +officiale della Vita di Gregorio IX; riboccante di +<span class="pagenum" id="Page_705">[705]</span> +odio fanatico contro Federico II, è dettata con istile +da curiale, colorato di frasi bibliche. Molto più degna di +nota è la Biografia di Innocenzo IV, scritta da Nicolò de +Curbio suo cappellano che più tardi fu vescovo di Assisi. +Il libro si collega alla Vita di Gregorio IX e merita gran +lode, sebbene manchi di esattezza e non sia altro che +un’apologia: ma il bell’ordine, il buon latino e lo stile +scorrevole lo rendono una delle più attraenti opere di +quella specie. +</p> + +<p> +Nessuno dei Papi del secolo decimoterzo, che vennero +dopo di quell’Innocenzo, ebbe di eguali Biografi. +I brevi cenni delle loro vite si trovano riuniti nelle Collezioni +del secolo decimoquarto, cui attesero Bernardo +Guidone domenicano e Amalrico Augerio priore degli +Agostiniani. La storiografia dei Pontefici diventò compito +esclusivo dei frati mendicanti, chè segnatamente +i Domenicani ne furono scrittori operosi. Il boemo Martino +di Troppavia, appellato <i>Martinus Polonus</i>, compose +la sua <i>Cronica</i> degli Imperatori e dei Papi, manuale +inzeppato di assurde fole che pur diventò celeberrimo, e +falsò e dominò la storia del Papato‍<a class="tag" id="tag849" href="#note849">[849]</a>. Ebbe a imitatori +(e furono migliori di lui) il domenicano Tolomeo di +Lucca, il quale compilò un’utile Storia Ecclesiastica dalla +natività di Cristo fino all’anno 1312, e Bernardo Guidone +che scrisse una notevole Storia dei Pontefici e degli +Imperatori. Queste opere però appartengono al secolo +venturo, e soprattutto non fanno parte della cultura +cittadina di Roma‍<a class="tag" id="tag850" href="#note850">[850]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_706">[706]</span> +</p> + +<p> +Ad ogni modo la Città si onora di uno Storico nativo +di essa, che fu Saba Malaspina, decano di Malta +e scrivano di Martino IV: la sua opera ha sì color +guelfo ma è pregevole per imparzialità, ed ha sparso +molta luce storica sulla caduta degli Hohenstaufen e +sulla rivoluzione angioina. La lingua ne è oscura e pesante, +ma lo stile è robusto ed il concetto ha spirito di +verità. Il Malaspina si prende pensiero anche delle cose +civiche; talvolta lo fa con amoroso sentimento di patria; +e quantunque egli fosse investito di una carica officiale, +tuttavia possedeva abbastanza cuore per esprimere +ammirazione del genio di Manfredi e cordoglio della sorte +di Corradino. Questo solo Storico fiorisce come una +pianta rara nel deserto letterario di Roma, ed ei fa vivamente +deplorare che anche altri Romani non ci abbiano +tramandato la storia politica del loro tempo‍<a class="tag" id="tag851" href="#note851">[851]</a>. +Contemporaneo suo fu Giovanni Colonna, che siedette +arcivescovo di Messina nell’anno 1255, e morì negli +<span class="pagenum" id="Page_707">[707]</span> +ultimi anni del secolo. Egli scrisse una <i>Cronica</i> universale +col meraviglioso titolo di <i>Mare historiarum</i>, compilazione +che fa conoscere come per certo il suo autore +fosse di intelletto mediocre‍<a class="tag" id="tag852" href="#note852">[852]</a>. Il suo parente Egidio +Colonna, nato nel 1247, splende per lo contrario come +uomo di indubitabile eccellenza nelle lettere: partigiano +de’ Papi, discepolo di Tommaso d’Aquino, precettore di +Filippo il Bello, vescovo di Bourges, celebratissimo maestro +di scolastica e di teologia a Parigi, fu seguace del +despotismo romano, professò le dottrine di Tommaso +d’Aquino sulla onnipotenza del Papa, difese fervidamente +Bonifacio VIII contro il Re di Francia‍<a class="tag" id="tag853" href="#note853">[853]</a>. Egidio fu il +primo letterato celebre di quella casa Colonna, che nel +secolo decimosesto ebbe la gloria di dar nascimento alla +poetessa Vittoria. Lo si chiamò principe dei teologi, +compose un numero grande di opere filosofiche e teologiche, +e per Filippo di Francia scrisse il libro: «Del +reggimento dei Principi», una delle più antiche scritture +del genere «Dello specchio dei Principi», ma +dove indarno cerchi scintilla di mente politica. Il Re +<span class="pagenum" id="Page_708">[708]</span> +francese s’avrà compiaciuto del suo maestro, ma abbiamo +i nostri gran dubbî che egli abbia mai letto quella +pedantesca scrittura‍<a class="tag" id="tag854" href="#note854">[854]</a>. Ed a riscontro di essa si può +porre l’<i>Oculus pastoralis</i>, specchio dei reggitori republicani, +il quale con semplici forme insegnava ai Podestà +delle città italiane il miglior modo che dovevano +seguire nell’arte di governare‍<a class="tag" id="tag855" href="#note855">[855]</a>. +</p> + +<p> +Per conseguenza i monumenti letterarî dei Romani +nel secolo decimoterzo non son tali da segnare un’epoca. +E la loro pigra indole non si commosse neppure del +fuoco poetico che allora cominciava a scaldare la nazione +italica, formandone uno dei più bei fenomeni che +registri la storia della civiltà. Nell’Italia settentrionale +poeti verseggiavano in provenzale; e Alberto Malaspina, +Percivallo Doria e il celebre Sordello empievano il +mondo romanesco dei loro nomi. In Sicilia la lingua +volgare diventava la lingua poetica della corte sveva. +A Bologna e in Toscana sorgevano poeti che cantavano +<span class="pagenum" id="Page_709">[709]</span> +di amore mondano ispirandosi a idee metafisiche: e ivi +otteneva grandissimo luogo Guido Guinicelli, e Dante +giovinetto vi poetava la sua canzone: «Amor che nella +mente mi ragiona». Nell’Umbria, terra di grazie e di +sentimento, sorgeva Francesco, il santo del popolo, +pieno di quella poesia che sgorga da un cuore acceso +dell’amore celeste. Se anche non sia stato poeta (a lui, +ma non con assoluta sicurezza, si attribuisce l’inno +«Altissimo, omnipotente, buon Signore», in cui tutte le +creature magnificano il fattore del mondo), egli seppe +tuttavia svegliare fra’ suoi discepoli il fervore della +poesia. Ne derivò la lirica dei Francescani, sublime e +accalorata di sentimento, ingenua e grave di espressione, +tale che oggidì ancora mette ad entusiasmo gli +animi romantici. Conviene confessare che quei trovatori +monastici recarono in onoranza il volgare, e diedero +all’arte un indirizzo popolare: però esso nella poesia +italiana non si mantenne; in breve tempo fu soffocato +dai latinismi e dalle ricercatezze, cosa che fino ai dì +nostri continuò ad essere il peccato della poesia italiana. +I Francescani poetarono anche in latino. Tommaso +di Celano scrisse il <i>Dies Irae</i>, inno di tremenda +sublimità, e Jacopone da Todi compose il celebre <i>Stabat +Mater</i>, quadro grandioso del giudizio universale e della +passione, che più tardi fu tema di celebri pittori‍<a class="tag" id="tag856" href="#note856">[856]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_710">[710]</span> +Fra Jacopone poeta e demagogo, ispirato alla follia santa +della povertà spirituale, si ribellò a Bonifacio VIII e lo +punse con satire, allo stesso modo che dopo di lui fece +Dante. Jacopone fu il maggior poeta della scuola francescana, +ebbe genio veramente poetico, e vena di passione +creatrice‍<a class="tag" id="tag857" href="#note857">[857]</a>. +</p> + +<p> +A Roma in questo tempo non troviamo alcun poeta +che scrivesse versi d’amore. L’antico manoscritto che +si conserva in Vaticano, e contiene poesie volgari dei +primi secoli, non registra alcun nome di Romani accanto +a quello di don Arrigo infante di Castiglia e senatore di +Roma. La lingua popolare, che in Italia si compose +così felicemente come «volgare illustre», non ebbe a +Roma cultori. Là il latino continuò ad essere la lingua +della Chiesa, del diritto, dei negozî civili; nè alcuna +iscrizione in volgare si nota fra i molti epitaffi sepolcrali +di quel tempo, i quali per lo più conservano ancora +di proposito deliberato la forma già antiquata di +versi leonini. I Romani tenevano in poco conto la lingua +volgare, e Dante alla sua volta sprezzevolmente +dava al dialetto della loro città nome di «triste linguaggio +dei Romani», zotico e deforme come i loro +costumi; e lo paragonava all’eloquio delle Marche e di +Spoleto. Ma senza dubbio esagerava: forse che il volgare +romano sarà stato veramente più rozzo di quello dei +Bolognesi, che Dante (e pare strano) tenne in sì alta +estimazione?‍<a class="tag" id="tag858" href="#note858">[858]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_711">[711]</span> +</p> + +<p> +Però noi possediamo dei carmi latini di un Romano +del tempo di Bonifacio VIII, del cardinale Jacopo Stefaneschi. +Compiacendosi ei narra di avere apparato +scienze liberali a Parigi e leggi a Bologna, e di avere +studiato da sè Lucano e Virgilio per torseli a modello. +Questa confessione può dimostrare che a quel tempo gli +studî classici non erano coltivati in iscuole fiorenti; per +lo manco non udiamo parlare che a Roma ne esistessero, +laddove in Toscana e a Bologna il Buoncompagni e +Brunetto Latini se ne acquistavano bella fama di maestri. +Jacopo Stefaneschi in tre poemi cantò della vita +e dei miracoli di Celestino V e della coronazione di Bonifacio +VIII; di più dettò una scrittura sul giubileo +dell’anno 1300 ed un trattato sul Ceremoniale della +Chiesa romana. Le opere di lui sono documenti preziosi +per la storia della sua età, della quale ei fu testimone +oculare; però la sua musa manca di scioltezza ed è +schiava di una pedanteria erudita. La sua lingua, anche +negli scritti di prosa, pare un ammasso di geroglifici, +ed è un tale viluppo di barbarismi che mette meraviglia +e dev’essere tenuta in conto di bizzarria contro natura. +Il Cardinale scrisse in Avignone, dove morì nell’anno +1343. Fu amico verace delle scienze, e nel medio evo +tornò ad essere il primo mecenate di Roma, massime +degli artisti, fra i quali pregiò e incoraggiò il genio di +Giotto. Quel benemerito Romano fiorì sulla fine del +<span class="pagenum" id="Page_712">[712]</span> +secolo decimoterzo e sul principio di quello decimoquarto, +ed ebbe una cultura sì svariata, da potersi dire che omai +egli tocca il periodo del Petrarca in cui sorgono gli studî +d’umanità‍<a class="tag" id="tag859" href="#note859">[859]</a>. +</p> + +<h4 id="cap7-10-3">§ 3. +<span class="smaller">Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il Vaticano. — Il +san Paolo. — Il Laterano. — La cappella <i>Sancta +Sanctorum</i>. — Si pone termine alla fabbrica del san Lorenzo +fuor delle mura. — La santa Sabina. — Ospitali. — Santo +Spirito. — Il san Tommaso <i>in Formis</i>. — L’Ospitale attiguo +al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile gotico in Roma. — Santa +Maria sopra Minerva. — Casamari. — Fossanova. — Tabernacoli +gotici nelle chiese romane. — Famiglia +dei Cosmati. — Tombe del secolo decimoterzo. — Caratteri +di scrittura degli epitaffi romani.</span></h4> + +<p> +Anche fra i Pontefici di questa età furonvi patroni +delle arti: di essi annoveriamo Innocenzo III, Onorio III, +Onorio IV, primi fra tutti il terzo e il quarto Nicolò, ed +eziandio Bonifacio VIII. Nessun Papa fu più liberale di +Innocenzo. Nel lungo catalogo de’ suoi doni votivi appena +trovi mancare una sola chiesa di Roma: ed egli sopra +ogni altra cosa pose mano alla restaurazione di tutte +le romane basiliche‍<a class="tag" id="tag860" href="#note860">[860]</a>. Nel san Pietro ornò la tribuna +<span class="pagenum" id="Page_713">[713]</span> +di musaici, chè gli antichi erano periti colla vecchia +basilica, ed altresì imprese a riparare l’atrio che era stato +devastato dal Barbarossa: il lavoro ne fu compiuto da +Onorio III e da Gregorio IX. Presso al palazzo vaticano +Innocenzo continuò le fabbriche incominciate dai +suoi antecessori, rizzò un edificio ancor più grande, e lo +circondò di mura e di torri a custodia del suo ingresso‍<a class="tag" id="tag861" href="#note861">[861]</a>. +Le turbolenze di Roma facevano del Laterano +il teatro perpetuo di feroci battaglie di cittadini, +laonde era pur necessario che i Papi si costruissero +presso il san Pietro un’abitazione ben munita: e dall’incominciamento +del secolo decimoterzo venendo in +giù vi edificarono una loro residenza nella quale tennero +tratto tratto dimora. Tornato di Lione, Innocenzo IV +fece nuovi lavori nel palazzo vaticano, e dopo il 1278 +ve li continuò il magnifico Nicolò III Orsini, chiamandone +ad architetti fra Sisto e fra Ristori, che fece venire +di Firenze a Roma. Sgombrò l’accesso al Vaticano, e vi +piantò i suoi giardini che cinse di muro e di torri. In +tal maniera si ridestava anche il senso del bello di +natura, e per la prima volta dopo parecchi secoli Roma +vide nuovamente porre le basi di un parco. Nicolò III +<span class="pagenum" id="Page_714">[714]</span> +fu il primo fondatore della residenza vaticana nella +sua figura storica‍<a class="tag" id="tag862" href="#note862">[862]</a>. +</p> + +<p> +La basilica di san Paolo fu ripetutamente restaurata +e resa adorna. Nella prima metà del secolo decimoterzo +se ne fabbricò il magnifico chiostro, edificio bellissimo +di quanti Roma possieda di quella specie. Vi +ha delle somiglianze il cortile che è nel Laterano, e che +fu composto nella stessa età; entrambi furono opera +dei Cosmati romani‍<a class="tag" id="tag863" href="#note863">[863]</a>. +</p> + +<p> +La chiesa madre lateranense fu, subito dopo la +traslazione del Papato ad Avignone, divorata da un incendio; +per conseguenza non contiene che pochi monumenti +del secolo decimoterzo. Nicolò III la aveva restaurata, +<span class="pagenum" id="Page_715">[715]</span> +e in quell’attiguo palazzo aveva costruito la cappella +<i>Sancta Sanctorum</i>, architettura di uno dei Cosmati. +Il lettore di queste Istorie ben sa che essa era la cappella +domestica dei Pontefici, e che ivi si celebravano le +più solenni funzioni, massime nelle feste di Pasqua. Vi +si custodivano le più venerate reliquie, il ritratto del +Salvatore «non fatto da mani d’uomo», e le teste dei +principi degli Apostoli. Il leggiadro edificio di Nicolò +III, rivestito di marmi nelle sue pareti interne, ornato +di colonne torte, con frontoni di stile gotico, con +mosaici e con pitture, esiste ancora oggidì, unico avanzo +dell’antico palazzo lateranense‍<a class="tag" id="tag864" href="#note864">[864]</a>. Ed anche questo, +consueta residenza dei Pontefici, per vecchiezza e per +grande quantità delle sue parti era ito in decadimento, +e già Gregorio IX lo aveva nuovamente edificato da +capo a fondo, e fortificato‍<a class="tag" id="tag865" href="#note865">[865]</a>: dopo di lui anche Nicolò +III continuò a lavorarvi. Tuttavolta i Papi non +si accontentavano delle case vaticane e lateranensi; +Onorio IV si costruì una residenza presso alla santa +Sabina, e Nicolò IV un’altra vicino alla santa Maria +Maggiore. Fino nella Campagna, a Monte Fiascone, a +Terni, a Viterbo, a Soriano i Papi edificarono ville e +palazzi, e questo crescente amore di pompe valse loro +<span class="pagenum" id="Page_716">[716]</span> +da parecchie parti aspro biasimo, perciocchè vi si scorgessero +troppe tendenze mondane o soverchio nepotismo‍<a class="tag" id="tag866" href="#note866">[866]</a>. +</p> + +<p> +Degna di nota è la fabbrica cui Onorio III attese +nel san Lorenzo: ne compose il portico, e congiunse +assieme le due vecchie basiliche. Osservammo come +sorgessero conventi di frati mendicanti, ma anche questi +edificî furono ampliamenti di altri già esistenti, se +si eccettui forse il monastero di santa Sabina che Domenico +eresse, e dove parimenti si trova un cortile di +stile romano‍<a class="tag" id="tag867" href="#note867">[867]</a>. +</p> + +<p> +La più meritevole opera che i Papi imprendessero, +furono gli istituti di beneficenza. Il maggiore di tutti +<span class="pagenum" id="Page_717">[717]</span> +questi fu l’ospizio degli infermi e dei trovatelli di Santo +Spirito cui Innocenzo III fondò, sia che una visione +avuta in sogno (così vien detto) gliene ispirasse l’idea, +sia che ve lo inducessero gli epigrammi dei Romani, +i quali gli facevano censura di avere eretto la torre gigantesca +dei Conti per le mire ambiziose della sua famiglia‍<a class="tag" id="tag868" href="#note868">[868]</a>. +Egli costruì l’ospitale in vicinanza di santa +Maria in Sassia, dove un tempo Ina re degli Anglosassoni +aveva composto un ricovero di pellegrini (<i>schola +Saxonum</i>). Quel bello istituto, nel 1204, Innocenzo III +affidò al governo del provenzale Guido, che a Mompellieri +aveva raccolto un ordine di Ospitalieri sotto il +titolo dello Spirito Santo. L’antica casa degli Anglosassoni +si trasformò nell’ospitale di Santo Spirito, e +questo nome passò alla chiesa. La fondazione fu ampliata +da Pontefici che vennero dopo, fu riccamente +dotata, e ridotta a tale che la maggiore di quella +specie non v’ha in tutto il mondo‍<a class="tag" id="tag869" href="#note869">[869]</a>. +</p> + +<p> +Alcuni anni prima era sorto l’ospitale di san Tommaso +sul Celio, vicino l’arco di Dolabella: chiamossi +in Formis dall’acquedotto che ivi era, e Innocenzo III +lo affidò al nizzardo Giovanni de Mata il quale aveva +<span class="pagenum" id="Page_718">[718]</span> +composto l’ordine dei Trinitarî all’intento di riscattare +gli schiavi cristiani. La piccola chiesa ora esiste in forma +mutata dall’antica, e dell’ospitale non si conserva +che l’avanzo della vecchia porta presso l’entrata della +villa Mattei‍<a class="tag" id="tag870" href="#note870">[870]</a>. Un terzo ospitale nell’anno 1216 fondò +il cardinale Giovanni Colonna presso al Laterano, dove +tuttora dura. Il cardinale Pietro Capocci nel suo testamento +ne eresse un quarto, quello di Sant’Antonio +Abate in vicinanza della santa Maria Maggiore: gli infelici +che infermavano del fuoco di Sant’Antonio vi trovavano +cura dai frati di un ordine che s’era formato +nella Francia meridionale. Però di quell’ospitale non +esiste più che l’antica porta di marmo edificata in +istile romano ad archi rotondi, ed è indice che un +tempo dovette essere stato un edificio non piccolo‍<a class="tag" id="tag871" href="#note871">[871]</a>. +</p> + +<p> +Nel complesso, anche durante il secolo decimoterzo +l’architettura ecclesiastica di Roma non ispiegò forme +grandiose. Non si palesava il bisogno di nuovi edificî; le +<span class="pagenum" id="Page_719">[719]</span> +restaurazioni delle basiliche antiche per sè sole davano +abbastanza a fare, e Roma non costruì più grandi chiese +nell’età in cui, creazioni di un’êra nuova, sorgevano i +duomi magnifici di Firenze, di Siena e di Orvieto. Nella +seconda metà del secolo decimoterzo anche a Roma per +certo s’iniziò lo stile gotico, e per la prima volta, come +vedemmo, lo si adoperò nella cappella <i>Sancta Sanctorum</i>. +Quello stile cavalleresco e mistico del settentrione fu +adottato dai frati mendicanti, e adoperato ad Assisi nella +chiesa ove ebbe sepoltura il loro Santo: la sua forma si +modificò secondo il genio artistico degli Italiani; peraltro +il gotico non trovò terreno favorevole a Roma terra di +gusto severo e classico. Appena fu che se ne facesse uso in +santa Maria sopra Minerva, la cui edificazione Nicolò III +fece incominciare nell’anno 1280 per opera di fra Sisto +e di fra Ristori, architetti di santa Maria Novella di +Firenze‍<a class="tag" id="tag872" href="#note872">[872]</a>: e quella chiesa a mezzo gotica fu nel corso +di lunghi secoli il solo edificio tutto nuovo e di qualche +grandezza che sorgesse nella città capitale del mondo +cristiano! Per lo contrario, già sul principio del secolo +decimoterzo, nel Lazio si fabbricavano in bello stile +gotico le chiese dei conventi di Casamari e di Fossanova‍<a class="tag" id="tag873" href="#note873">[873]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_720">[720]</span> +</p> + +<p> +Soltanto in alcuni tabernacoli posti sugli altari e in +alcuni sepolcri, anche a Roma sulla fine di questo secolo +predomina la forma gotica unita a decorazioni di musaico +secondo la foggia romana. Le chiese della Città +possedono ancora parecchie di quelle opere graziose che +appartengono ai monumenti più attrattivi del medio +evo romano. In parte sono lavori di maestri toscani, e +tale è appunto il bel tabernacolo del san Paolo, che +vuolsi composto nell’anno 1285 da Arnolfo di Cambio, +celebre scolare di Nicola Pisano: in parte sono opera +dei Cosmati, e tale è il tabernacolo della santa Maria in +Cosmedin che il cardinale Francesco Gaetani fece comporre +da Diodato‍<a class="tag" id="tag874" href="#note874">[874]</a>. Ormai fino dal secolo undecimo +artefici romani eransi dati con molta attività ai lavori in +marmo, e gran numero di opere fecero anche nell’Italia +meridionale e in quella di mezzo. Si nominarono +<i>Marmorarii</i> ovvero <i>arte marmoris periti</i>; e questo appellativo +è assai caratteristico per Roma‍<a class="tag" id="tag875" href="#note875">[875]</a>. Infatti +<span class="pagenum" id="Page_721">[721]</span> +la Città era tutta sparsa di ruderi preziosi di marmo; +era una vera Carrara cui attingevano città straniere. +Pertanto si venne ivi propriamente educando +un’arte di decorare a musaico con pezzi di marmi, e +del continuo vi dava impulso anche l’esemplare dei +vecchi musaici di case e di templi. Da edificî antichi si +staccavano lastre di marmo, e si segavano colonne magnifiche +per trarne materiale di ornati, massime per +formarne pavimenti di chiese, che si componevano con +artistiche figure a pezzi di porfido, di serpentino, di +giallo, di marmo bianco e nero. Si tappezzavano a musaico +tabernacoli, amboni, altari, sepolcri, cattedre vescovili, +candelabri, colonne, archi e cornici di chiostri. E +cotali lavori (alcuni sono veramente leggiadri), specialmente +i pavimenti delle chiese, durano accusatori del +perpetuo saccheggio che davasi all’antica magnificenza +di Roma, la cui dovizia di marmo ogni giorno soffriva +violente trasformazioni senza che si esaurisse mai. +</p> + +<p> +Fra quegli artisti romani crebbe, dopo la fine del +secolo duodecimo, una illustre famiglia di scalpellini, +quella dei Cosmati, che ebbe per l’arte una rilevanza +nazionale grandissima. La memoranda famiglia, che +colla sua operosità abbracciò un secolo intiero fino al +principio del decimoquarto, splende ancor più dappoichè +Roma fu povera d’ingegni creatori; e quella gente +fiorì in figliuoli e in nipoti dai nomi di Cosma, di Lorenzo, +di Jacopo, di Luca, di Giovanni e di Diodato. Dalla +<span class="pagenum" id="Page_722">[722]</span> +Toscana i Cosmati sulla fine del secolo decimoterzo trassero +lo stile gotico, e questo per via di loro produsse in +Roma alcune vaghissime opere. Se anche i loro lavori +non rivaleggiano colla scuola pisana, e sebbene eglino +non abbiano conseguito la gloria di un Arnolfo, di un +Cimabue, di un Giotto, tuttavolta ornarono Roma della +sola scuola d’arte che possa dirsi originale perchè era +intieramente romana. Con indefessa operosità riempierono +Roma, il Lazio, l’Etruria ed eziandio l’Umbria di +lavori graziosi in cui l’architettura si sposa alla scultura +ed alla pittura in musaico, nei tabernacoli, negli amboni, +in sepolcri, in portici e in chiostri. Ed i Cosmati +sparvero di Roma in quel tempo medesimo nel quale il +Papato (che aveva cominciato a proteggere l’arte) lasciò +la Città per andarne ad Avignone: quegli artisti e +l’opera loro si perdettero nel fitto buio dell’abbandono +completo cui Roma fu condannata durante l’esilio avignonese‍<a class="tag" id="tag876" href="#note876">[876]</a>. +</p> + +<p> +Monumenti ragguardevoli d’arte e di storia sono in +Roma i sepolcri, che per la più parte si composero soltanto +gli ecclesiastici del maggior clero. Ancor durava +la usanza di adoperare sarcofaghi antichi a tumulare i +morti; però, venuta in fiore la scuola pisana, cominciarono +<span class="pagenum" id="Page_723">[723]</span> +a erigersi eziandio monumenti nuovi. Allorquando +morì Innocenzo V, Carlo d’Angiò ordinò al suo cameriere +che trovavasi a Roma di cercare un sarcofago di +porfido entro cui deporre la salma di quel Papa; che +se non si trovasse, comandava di far costruire una bell’urna +sepolcrale‍<a class="tag" id="tag877" href="#note877">[877]</a>. Nessun monumento di uomini +celebri della prima metà del secolo decimoterzo s’è in +Roma conservato, ed è a deplorarsi la perdita di tante +tombe, massime di quelle che erano in san Giovanni e +nel san Pietro. Alla serie dei sepolcri che esistono +ancora oggidì dà principio nel san Lorenzo la sepoltura +del cardinale Guglielmo Fieschi morto nel 1256, +quello per l’appunto che, andato nunzio in Puglia, fu rimandato +così sconciamente da re Manfredi. Le sue ossa +riposano in un antico sarcofago di marmo i cui bassi +rilievi rappresentano una ceremonia nuziale romana. Che +sorta di simbolo per la tomba di un cardinale! All’arte +del medio evo non vi appartiene che il tabernacolo, di +forme semplici, a linee rette, le cui pitture raffigurano +Cristo sedente in trono con vicini Innocenzo IV e san +Lorenzo, il Cardinale e santo Stefano. Epitaffi lunghi e +di stile pomposo celebrano le lodi del morto. +</p> + +<p> +Vi tiene dietro la tomba del cardinale Riccardo Anibaldi, +l’amico di Tommaso d’Aquino, il celebre condottiero +<span class="pagenum" id="Page_724">[724]</span> +dei Guelfi, il partigiano di Carlo d’Angiò. Il +monumento, semplice e severo, s’innalza in Laterano +nella navata a sinistra: è di età moderna come l’epitaffio, +poichè fu rinnovato; però la figura di marmo è ancora +l’originale. Il sepolcro desta una grande attrattiva, +come quello che richiama alla mente la grande epoca +degli Hohenstaufen e dell’interregno; chè infatti Riccardo +visse da cardinale nell’intiero periodo che trascorse +dai giorni di Gregorio IX fino a quelli di Gregorio X; +morì a Lione nell’anno 1274. +</p> + +<p> +Un altro cardinale di quell’età, ma più giovane +di lui, Anchero di Troyes, morto nel 1286, è sepolto +in santa Prassede in un monumento bene conservato, +il quale dimostra il notevolissimo progresso che aveva +fatto la scultura romana; e certo è opera dei Cosmati. +La figura del morto riposa sopra un letto ed è coperta +di una coltrice di marmo a vaghi ricami, che scende +rovescioni sopra alcune piccole colonne, i cui fondi +sono a musaico‍<a class="tag" id="tag878" href="#note878">[878]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_725">[725]</span> +</p> + +<p> +In Araceli troviamo le arche della casa Savelli. Là +questa nobile famiglia nella seconda metà del secolo +decimoterzo si edificò una cappella, ornandola di pitture; +ed oggidì ancora essa contiene due tombe; l’una +della madre di Onorio IV dove sta sepolto anche questo +Papa, e l’altra mausoleo dei senatori Savelli. La +prima è un sarcofago, fattura degli artefici di quel +tempo, decorato di musaici a fondo d’oro, con sopra un +tabernacolo a linee rette. Su di esso evvi la statua in +marmo di Onorio IV giacente, di volto bello e senza +barba: fu Paolo III che per primo la tolse dal Vaticano +e la collocò su quel sarcofago dove era già sepolta la +madre di Onorio, Vana Aldobrandeschi‍<a class="tag" id="tag879" href="#note879">[879]</a>. Il secondo +monumento in bizzarra guisa intreccia le antiche forme +con quelle del medio evo; vi serve di base un’urna di +marmo con basso rilievi bacchici che appartengono al +tempo della decadenza dell’arte romana: sopra s’eleva +un sarcofago a musaico con frontespizio gotico. Sul +davanti sono disposti a tre riprese gli stemmi della famiglia, +e vi sono incise senza ordine inscrizioni di età +differenti. Infatti in quel monumento riposano parecchi +dei Savelli: primo il senatore Luca, padre di Onorio +IV, di Giovanni, di Pandolfo, i quali a lui eressero +<span class="pagenum" id="Page_726">[726]</span> +la tomba: indi il celebre senatore Pandolfo con Andrea +sua figlia; poi Mabilia Savelli moglie di Agapito Colonna, +ed altri famigliari ancora di età posteriori‍<a class="tag" id="tag880" href="#note880">[880]</a>. +</p> + +<p> +Nella Minerva ha sepoltura il cardinale Latino Malabranca +per cui proposta fu eletto papa Celestino V; +e gli tiene compagnia il cardinale Matteo Orsini. Il +sarcofago ha la forma di un lettuccio di riposo, su +cui dorme la figura del morto. Questa tomba ci riconduce +all’età di Bonifacio VIII, cui appartengono le +migliori opere della scuola dei Cosmati. Giusto allora +infatti Giovanni, figlio di Cosma secondo, lavorava +(sotto gli occhi di Giotto che trovavasi a Roma) +intorno a parecchi sepolcri di composizione eccellente, +e costruiva sarcofaghi coperti, di stile gotico con tabernacoli +in musaico: i disegni ne rappresentano la +Vergine con Santi che fanno dall’alto corona al morto +il cui sonno due angeli di marmo proteggono: concetto +di grazia così leggiadra, che l’eguale non si trova +più ne’ tempi posteriori‍<a class="tag" id="tag881" href="#note881">[881]</a>. La più celebrata opera +di Giovanni è il monumento di Guglielmo Durante +nella Minerva, opera di sottile lavoro e di ottimo +<span class="pagenum" id="Page_727">[727]</span> +gusto‍<a class="tag" id="tag882" href="#note882">[882]</a>: e simile è la tomba del cardinale Gonsalvo +di Albano, dell’anno 1299, in santa Maria Maggiore‍<a class="tag" id="tag883" href="#note883">[883]</a>. +L’artista iscrisse il suo nome sopra una terza +opera di quella stessa specie in santa Balbina; ed è +il bellissimo monumento di Stefano della famiglia ghibellina +dei Surdi, che fu cappellano di Bonifacio VIII‍<a class="tag" id="tag884" href="#note884">[884]</a>. +Incerto è se la tomba di Bonifacio VIII, che trovasi +nelle grotte del Vaticano, sia opera di Giovanni: là per +fermo si vede il sarcofago del Pontefice colla sua statua +di marmo; ma è opera di stile semplice e vigoroso, nè +ha la eleganza graziosa delle altre di cui dicemmo. +</p> + +<p> +L’arte dei Cosmati s’accomiata colla tomba che +fu eretta in Araceli a Matteo di Aquasparta, generale +dei Francescani, trapassato nell’anno 1302: è un monumento +che non porta più il nome di Giovanni, ed è +senza iscrizione, ma appartiene alla scuola di quello +<span class="pagenum" id="Page_728">[728]</span> +artista‍<a class="tag" id="tag885" href="#note885">[885]</a>. Nello stesso anno moriva il cardinale Gerardo +di Parma: il suo monumento è collocato in +Laterano, nella navata a sinistra; ed è un sarcofago +semplice con un’iscrizione lunga e di stile barbarico +in versi leonini. Il coperchio dell’urna, su cui è disegnata +soltanto la figura del morto, fu più tardi sospeso +alla parete perchè si potesse scorgere l’imagine. +</p> + +<p> +Conviene dare un’occhiata anche alle lapidi tumulari +che trovansi in sì gran numero nelle chiese romane; +e paiono memorandi registri marmorei dei morti. Un +tempo coprivano il suolo delle basiliche quasi che fossero +un altro genere di musaico, ed ora poco a poco vanno +sparendo. Dal secolo ottavo in poi si aveva costumato +seppellire i morti nelle chiese; e il luogo ove era deposta +la salma del trapassato, per lungo tempo andava +denotando una lapide nel pavimento, con sopra scrittone +il nome, la data della morte e il motto: «la sua +anima riposi in pace». Più tardi si usò incidere sul +marmo oltre all’iscrizione anche la figura di un cereo; +indi, massime dopo il secolo decimoterzo, si costumò di +raffigurarvi (a rilievo o a semplici contorni) anche la +persona del defunto, in atto di dormiente sopra un guanciale, +le braccia conserte al seno, e gli stemmi famigliari +a destra e a manca presso al capo: nella cornice +della lapide si scriveva l’epigrafe in latino. Gli antichissimi +di questi monumenti andarono per la maggior +parte distrutti; però se ne trovano ancora parecchi del +<span class="pagenum" id="Page_729">[729]</span> +secolo decimoterzo in Araceli, in santa Cecilia, nella santa +Maria sopra Minerva, in santa Prassede, in santa Sabina, +nel san Lorenzo in Panisperna ed in altre chiese. +Talvolta le lapidi sono decorate di musaici; e la bellissima +delle opere di questa specie è la lapide che nell’anno +1300 fu posta in santa Sabina a Munio de Zamora, +generale dei Domenicani, ed è lavoro di mastro +Jacopo de Turrita‍<a class="tag" id="tag886" href="#note886">[886]</a>. +</p> + +<p> +Questi monumenti, che nel secolo decimoquarto si +fanno sempre più numerosi, sono eziandio notevoli perchè +danno un’idea delle fogge di vestimento usate al +loro tempo. Oltracciò essi dimostrano la progressiva +trasformazione dei caratteri della scrittura. Diciamone +poche parole. Nella prima metà del secolo decimoterzo +in Roma si erano conservati ancora gli antichi caratteri +epigrafici, ma sulla fine di quel periodo la loro forma +si fa incerta, e si nota un arbitrio assoluto nel loro disegno, +massime in quello delle lettere E, M, N, V. La +linea retta già usata dai Romani comincia a cambiarsi +in curva, e gli E e i C principiano a chiudersi con una +virgola. Sul finire del secolo la scrittura diventa uncinata, +e notevole per la forma nuova è la figura del T, +<span class="pagenum" id="Page_730">[730]</span> +il quale ha prolungate e assai curve le branche dell’asta +traversale. Cotale forma pittoresca rende la scrittura +varia, strana a vedersi e di natura monacale. E i +caratteri, che in figura cosiffatta predominano in tutto +il secolo decimoquarto e spariscono soltanto nel decimoquinto +coll’età del rinascimento, sono quelli che vanno +conosciuti sotto nome di gotici. Sebbene coi Goti essi +abbiano a far tanto poco quanto nulla ha a farvi lo stile +d’arte che da loro si appellò, tuttavolta si associano +al gotico dell’arte, che sul finire del secolo decimoterzo +prese tanto grande svolgimento anche in Italia. Nelle +iscrizioni si confanno con esso così egregiamente come +la scrittura arabica s’accorda coll’architettura moresca. +Esprimono una trasformazione nel gusto estetico +dell’umanità, e si accordano colla foggia del vestire che +in questo tempo va perdendo di semplicità: essi stanno +alla forma aristocratica dell’antica scrittura romana, +come la chiesa gotica sta alla basilica, come la lingua +volgare sta al latino‍<a class="tag" id="tag887" href="#note887">[887]</a>. +</p> + +<h4 id="cap7-10-4">§ 4. +<span class="smaller">Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo d’Angiò +in Campidoglio. — Statue ad onore di Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori +di Giotto in Roma. — Viene +in fiore la pittura di musaico. — Tribune decorate da Jacopo +de Turrita. — La «Navicella», musaico di Giotto in Vaticano.</span></h4> + +<p> +Nel grembo della Chiesa si raccoglievano le arti +belle, come foglie nel calice del fiore: dentro della +Chiesa soltanto esse vennero a maturanza, e furono ministre +<span class="pagenum" id="Page_731">[731]</span> +al suo solo servigio. La pittura, che a preferenza +d’ogni altra è l’arte appropriata a esprimere i concetti +di cose sacre, doveva perciò fiorire più largamente della +scultura la quale viveva di reminiscenze pagane. Nondimeno +anche questa, durante il secolo decimoterzo, fece +in Roma progressi, sebbene fosse tenuta dammeno dell’architettura +ecclesiastica. Nei monumenti sepolcrali, +nei tabernacoli, nelle porte, nei portici si ravvisa un più +eletto gusto di forme, e, financo, lo studio degli antichi. +In nessun luogo più numerose che in Roma erano le +opere dei vecchi tempi, i loro sarcofaghi, le colonne, le +statue; e si andava ridestando il senso di apprezzarle +convenientemente. Già Clemente III, sul termine del +secolo duodecimo, aveva fatto collocare innanzi al Laterano, +come ornamento publico della piazza, l’antica +statua equestre di Marco Aurelio: forse che gli artisti +romani del secolo decimoterzo non avranno mirato +con attento e studioso occhio le bellezze delle vecchie +statue? Il genio del pisano Nicolò aveva qualche cosa +del gusto antico, ed a Roma vennero artisti della sua +scuola: ma qui nessuno dei Cosmati si levò a vera arte +di scultore; e i capolavori dell’antichità, il Laocoonte, +l’Apollo di Belvedere, il Gladiatore morente giacquero +ancora profondati nei loro sepolcri, e vi rimasero fino +a tanto che fosse sonata l’ora d’uscirne e di mostrarsi +ad uomini capaci di pregiarne il valore. La composizione +di statuette, cui diede sì grande impulso lo stile +gotico, nelle opere dei Cosmati trovasi ancora in embrione; +e presto in Roma la si abbandonò, come quella che +repugnava al carattere delle basiliche. Nella Città nulla +fu fatto che pur somigliasse ai bei rilievi dei pulpiti di +<span class="pagenum" id="Page_732">[732]</span> +Pisa, di Siena, di Pistoia; nulla si compose che potesse +gareggiare colle sculture del duomo di Orvieto. Un’unica +opera rivela che la scultura tornava ad avere coscienza +della sua alleanza antica colla vita politica. Ed infatti +l’erezione di una statua grande al naturale, che per +ordine del senato si fece in Campidoglio a Carlo d’Angiò, +segna un avvenimento nella storia dell’arte, perciocchè +la scultura così per la prima volta si ponesse +in Roma al servizio di altri che la Chiesa non fosse. +Sull’antico Campidoglio un dì i Romani avevano rizzato +tanti simulacri ad onore dei loro eroi e dei loro +tiranni; ed ora che le membra infrante di quelle statue +vi giacevano sparse qua e là in cumuli di ruine, i +tardi nipoti una ne alzavano di fattura rozza e goffa ad +un conquistatore venuto di Gallia, loro senatore, ed +uomo tale che può dirsi il Nerone del medio evo. Fuor +di Roma Federico II aveva fatto rivivere il costume antico; +chè a Capua si vedevano le statue di lui e del +suo cancelliere. E intorno a quell’istesso tempo in +Milano si levava a Oldrado podestà una piccola statua +equestre, che ancor si mira colà presso al Broletto; e +Mantova scolpiva un busto al suo Virgilio; e nell’anno +1268 i Modenesi dedicavano una publica statua alla +illustre e benefica dama Buonissima. +</p> + +<p> +Può darsi che alla statua dell’Angioino abbia servito +di modello quella simile del gran Federico, oppure +che il maestro si togliesse ad esemplare il simulacro +sedente di Pietro in Vaticano, ovvero che egli si studiasse +d’imitare la figura marmorea di qualche Imperatore +antico, che solitaria fosse tuttavia durata fra i +ruderi di qualche foro. Ad ogni modo re Carlo gli sedette +<span class="pagenum" id="Page_733">[733]</span> +innanzi affinchè ne ritraesse le fattezze, perciocchè la +statua sia veramente cavata dal naturale. Monumento +prezioso di Roma medioevale, lunghi secoli di barbarie +la separano dalle statue di Posilippo e di Menandro, +che si conservano nel museo vaticano, o da quella di +Nerva che siede pari a un dio sul suo trono: tuttavolta +essa ha forme energiche come l’età dei Ghibellini +e dei Guelfi, e, ad onta di tutta la sua rozzezza, +è piena d’espressione. Dalla fisonomia cupa e +severa dell’assassino di Corradino lo scalpello di un artista +egregio avrebbe a mala pena saputo cavare l’effigie +di un tiranno, meglio di quello che vi riuscisse fatto +alla mano mal destra di uno scultore del secolo decimoterzo: +e questi invece, non ostante la mescolanza +del vestimento tradizionale antico col ritratto storico, +seppe riprodurre, senza falsarle, le sembianze caratteristiche +di Carlo‍<a class="tag" id="tag888" href="#note888">[888]</a>. +</p> + +<p> +All’età di Bonifacio VIII si rinnovò il costume di +rizzare statue ad uomini illustri; ed infatti parecchie +<span class="pagenum" id="Page_734">[734]</span> +città, massime quelle di cui fu podestà, ne dedicarono +a quel Pontefice: così avvenne ad Orvieto, a Firenze, +ad Anagni ed a Roma, in Vaticano, in Laterano; fin +Bologna nell’anno 1301 una statua gli elevò innanzi +al palazzo del Comune‍<a class="tag" id="tag889" href="#note889">[889]</a>. I suoi nemici ne colsero il +destro per muover biasimo a Bonifacio VIII; ed invero +nella scrittura accusatoria del Nogaret e di Plasiano +è detto espressamente che ei si fece porre dei simulacri +d’argento in alcune chiese per traviare il popolo e indurlo +al culto degli idoli: prova eminente del barbaro +concetto che allora si aveva in Francia di quel principio +dell’arte‍<a class="tag" id="tag890" href="#note890">[890]</a>! Del resto le statue che si conservarono +del celebre Pontefice dimostrano che il ritratto +in marmo non aveva peranco assunto un fare spigliato +e franco. La figura sedente che vedesi nella parete +esterna del duomo di Anagni è così stranamente rozza +e tozza che fa l’effetto di simulacro di un idolo. +</p> + +<p> +Più della scultura fiorì a Roma la pittura, poichè +nelle vecchie basiliche essa serbava le sue tradizioni e +serviva ad un principio che non venne mai meno. Del +continuo la pittura di muro e il musaico si mantennero +in uso, e quella, in ispecialità, ebbe un nuovo e notevole +svolgimento sulla fine del secolo decimoterzo. Le antichissime +pitture a fresco composte in questo secolo +sono quelle in san Lorenzo, del tempo di Onorio III, il +quale ordinò a nuovo la bella basilica dove coronò +Pietro di Courtenay. Il Papa fe’ coprire l’atrio e l’interno +della chiesa con affreschi; ma oggidì sono in parte +<span class="pagenum" id="Page_735">[735]</span> +spariti ed in parte furono restaurati con ritocchi così +moderni che perdettero la loro originalità. Nelle composizioni +si rivela un carattere grossolano; peraltro hanno +tutta la vivacità dell’arte bambina, e in questo somigliano +alle pitture della cappella di Silvestro nei Quattro +Coronati‍<a class="tag" id="tag891" href="#note891">[891]</a>. Del rimanente quei lavori fanno testimonianza +che sul principio del secolo decimoterzo si +adoperò la pittura a fresco sopra pareti di grandi dimensioni; +il quale uso con pari estensione d’arte e con +eguale ampiezza di proporzioni si palesa soltanto nella +chiesa del santo Speco a Subiaco. +</p> + +<p> +Coll’età di Giotto (che fu il grande creatore degli +affreschi ciclici) quest’arte venne a magnifico fiore in +Italia; lo dimostrano le pitture di Assisi, di Padova, +di Firenze. Anche a Roma Giotto dipinse fra l’anno 1298 +e il 1300. Sventuratamente perirono gli affreschi ch’ei +condusse nel san Pietro e nella loggia del Laterano, donde +Bonifacio VIII bandì l’anno giubiliare: e parimenti +andarono perduti i lavori di Pietro Cavallini romano, che +fu suo discepolo. Delle pitture «al fresco» di Giotto +soltanto un frammento può vedersi in Laterano sopra +un pilastro, dove lo si conserva difeso da una custodia di +vetro: con fattezze fedeli come di ritratto rappresenta +il Papa che da quella loggia annuncia il giubileo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_736">[736]</span> +</p> + +<p> +Opere di gran rilevanza la pittura in musaico compose +a Roma nel secolo decimoterzo; e durano ancora +a decoro di alcune chiese. Quest’arte nazionale romana +aveva prodotto lavori eccellenti fino al secolo sesto; +indi era decaduta per ridestarsi a vita nuova nel secolo +duodecimo. Nel decimoterzo vi diè un impulso potente +la influenza della pittura toscana, senza però che ne +ricevesse innovazioni essenziali il suo sacro concetto romano. +Ed anzi l’arte romana del musaico a questa età +risorge nel suo antico splendore cristiano sposandone +l’idea al gusto antico. Anche qui i suoi lavori principiano +con Onorio III, rozzi dapprima e impacciati, +come vedesi nella cornice del portico di san Lorenzo, e +nelle nicchie di santa Costanza in prossimità della santa +Agnese (sono del tempo di Alessandro IV); ma poi vengono +assumendo un fare sempre più spigliato. E già +Onorio III incominciò il gran quadro della tribuna nel +san Paolo, che Nicolò III, quand’era ancora abate di +quel convento, ridusse a compimento. Perciò l’opera ha +un duplice carattere di stile, ma ormai essa dà incominciamento +alla seconda epoca della pittura romana, +che, seguendo le orme di Cimabue e precorrendo Giotto, +stupendamente fiorì sul termine del secolo decimoterzo: +brevissimo fiore, perocchè indi la nuova barbarie che +sopravvenne durante l’esilio avignonese, violentemente +tagliasse a quell’arte la via del suo progresso organico, +e la spegnesse. +</p> + +<p> +Sulla fine del secolo decimoterzo splendette in Roma +una scuola di musaicisti, nella quale (come capo e +maestro suo) ottenne rinomanza immortale Jacopo della +Turrita insieme con Jacopo di Camerino socio o scolare +<span class="pagenum" id="Page_737">[737]</span> +di lui. Credesi che fossero entrambi frati minori. L’entusiasmo +dei Francescani, che aveva fondato il primo tempio +dell’alleanza delle arti italiane mercè la chiesa di Assisi +ove fu sepolto il loro Santo, die’ in Italia un impulso +vivificatore all’attività creatrice. Il Turrita, al tempo +di Nicolò IV, compose nella tribuna del Laterano una +serie di figure di Santi e di simboli cristiani; e sebbene +ancora vi appaia confusione di stile, tuttavolta vi si +spiega tanta abbondanza di concetti pittorici che Roma +da secoli non aveva più visto l’eguale‍<a class="tag" id="tag892" href="#note892">[892]</a>. Tutto il +quadro si aggruppa intorno alla croce scintillante di +gemme che è posta sotto una mezza figura del Salvatore: +quest’è di origine più antica, e spicca in campo +d’oro; le figure poi sono disposte da una parte e dall’altra +della croce. I due Santi moderni, Francesco ed +Antonio, vi sono ormai collocati in mezzo agli Apostoli, +quantunque, come a uomini nuovi si addice, sieno di +minori dimensioni e in curvo atteggiamento di umiltà. +</p> + +<p> +La sua opera migliore il Turrita eseguì nella santa +Maria Maggiore, la cui tribuna Nicolò IV e il cardinale +Jacopo Colonna fecero ornare di musaici. Il soggetto +principale, raccolto in un gran quadro di fondo +azzurro cupo, è Maria coronata dal Redentore. Intorno +aleggia una gloria di angeli oranti; dai due lati, nel +<span class="pagenum" id="Page_738">[738]</span> +cielo scintillante d’oro stanno vicini alla coronata (che +leva le mani in atto modesto) Pietro e Paolo, i due +Giovanni, Francesco e Antonio da Padova. Al campo +d’oro fanno cornice floridi tralci di vite con suvvi posati +augelli variopinti, e formano una decorazione grandiosa, +ma che soffoca quasi il soggetto del quadro. Nicolò IV +e il cardinale, che avevano commesso il lavoro, sono +rappresentati genuflessi in dimensioni più minute; +simbolo significativo che anche in altri quadri spesso +si adoperò. Per lo contrario i novelli eroi della Chiesa, +Francesco e Antonio, sono di proporzioni al naturale e +di figura pari a quella degli Apostoli. Giova credere che +l’artista abbia preso a esemplare antichi musaici, forse +quelli di Palestrina, e che di là abbia tolto l’idea di dipingere +in entrambi i suoi quadri barche ed amorini, +cigni, animali in atto di bere, fiori, divinità fluviali. +Il grandioso musaico adorna oggidì ancora la basilica +della santa Maria Maggiore di tanto splendore di +oro che sembra cosa non terrena e vi dà una magnificenza +solenne. E quando il sole penetra attraverso +le rosse cortine dei finestroni, par di vedere il cielo +fiammeggiante in cui Dante ripose i suoi santi, Bernardo, +Francesco, Domenico e Bonaventura: è uno +spettacolo incantevole in cui la vivezza della luce ti +scuote l’anima come la maestosa salmodia di un corale. +Il Turrita completò la decorazione di quell’antico tempio +di Maria; e infatti ai celebri musaici della navata +maggiore (che appartengono all’epoca di Sisto III, e +sono per ciò ispirati al gusto dell’arte antica) egli aggiunse +come compimento il suo quadro della tribuna, +opera bellissima di tutta la pittura romana di musaico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_739">[739]</span> +</p> + +<p> +Fuor di quella stessa chiesa, nella grande loggia +esterna, vedonsi gli altri musaici che i cardinali Jacopo +e Pietro Colonna fecero eseguire da Filippo Rusuti +verso la fine del secolo: Cristo siede in trono fra i +Santi; e il soggetto si riferisce alla leggenda dell’edificazione +della chiesa. I Colonna nutrivano molto affetto +per la santa Maria Maggiore, in cui erano sepolti alcuni +di loro casa. E in quello che la loro illustre +famiglia era colpita dagli anatemi di Bonifacio VIII, +il popolo mirava nella gloria di quel musaico la figura +del maledetto cardinale Jacopo, inginocchiata a’ piedi +dei Santi. Il suo formidabile nemico Bonifacio amava +il lusso e le arti al pari di lui; e furono soltanto i negozî +politici che gli impedirono di rendere immortale la +sua memoria con monumenti di maggiore importanza. +In Laterano edificò quella loggia donde durante l’anno +del giubileo impartì la benedizione, e in Vaticano costruì +la sua cappella sepolcrale, che poi perì. E nel +Vaticano lavorò anche Giotto: il cardinale Jacopo Stefaneschi, +che allogò opere a quel maestro in san Giorgio +in Velabro (sua chiesa titolare), gli diè la commissione +del musaico che va celebre sotto il nome di «Navicella», +e che, dopo di avere un tempo adornato l’atrio del san +Pietro, ora è infitto nel muro del vestibolo sopra la +porta. Questo notevole quadro perdette lo splendore +della sua originalità, causa restauri di tempi posteriori. +Soltanto il disegno di Giotto rimane intatto; rappresenta +la Chiesa sotto alla forma della barca di Pietro +che naviga in mezzo alla burrasca, in quello che il +principe degli Apostoli se ne va a Cristo camminando +sulle onde di Galilea: e questo simbolo antico era acconcio +<span class="pagenum" id="Page_740">[740]</span> +e profetico della storia di Bonifacio VIII e della +fine del secolo decimoterzo‍<a class="tag" id="tag893" href="#note893">[893]</a>. +</p> + +<h4 id="cap7-10-5">§ 5. +<span class="smaller">Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le +torri romane e le rocche della nobiltà. — La torre dei +Conti e la torre «delle Milizie». — La rocca «Capo di Bove» +lungo la via Appia. — Palazzo comunale in Campidoglio.</span></h4> + +<p> +L’età delle lotte partigiane, dell’esilio di Papi e +di cittadini, della devastazione della Città non era la +prospera a comporre od a conservare monumenti di +architettura civile. Gli ottimati non costruivano che +torri, i Papi edificavano ospitali e residenze, i senatori +restauravano le mura civiche. Nel secolo decimoterzo +appena è che troviamo notizia di edificazioni publiche +della Città. Un silenzio profondo ricopre gli acquedotti, +e soltanto una volta si nota che Gregorio IX fece spurgare +le cloache e riparare il ponte di santa Maria. Roma +cadeva in rovina. Non v’era più magistrato alcuno +che sopravvegliasse ai monumenti; terremoti, inondazioni, +guerre cittadine, costruzioni di torri dei nobili, +restauri di chiese, bisogno di materiali di cui +andavano in cerca i lavoratori di marmo, compere che +<span class="pagenum" id="Page_741">[741]</span> +ne facevano gli stranieri, tutto questo distrusse i monumenti; +e i cumuli che ognor più alto si ammontichiavano +seppellivano più e più sempre la vecchia Città. Nel +suo mondo sotterraneo si sprofondavano, come per benefico +incanto di magia, molti capolavori dell’arte. Sparvero +essi dagli occhi degli uomini di quel tempo, che +sopra i loro sepolcri combattevano lotte feroci e devastatrici, +e soltanto in tempo più tardo risorsero come testimonî +del passato. Ed oggidì ancora a Roma dormono +sotterra molte statue; e noi stessi nell’estate dell’anno +1864 vedemmo di repente venire alla luce del dì, +quasi illeso, il colosso di bronzo dell’Ercole che risorse +dalle rovine del teatro di Pompeo dove da tanti secoli +era giaciuto sepolto. +</p> + +<p> +Se avessimo una pianta in rilievo di ciò che era la +città di Roma nel secolo decimoterzo, ne vedremmo uno +stranissimo quadro. La città somigliava ad un grande +campo cinto di mura coperte di musco, con colline e con +valli, con terreni deserti e coltivati, da cui si sollevavano +tratto tratto oscure torri o castella, basiliche e chiostri antichi +che volgevano in rovina, monumenti colossali tutti +ravvolti di edera, terme, acquedotti infranti, colonnami +di templi, e colonne isolate e solitarie, e turriti archi +di trionfo: e nel tempo stesso un labirinto di vie strette +e lubriche, interrotte ora ad ora da ruderi, s’aggirava +senza ordine fra le ruine; e il giallo Tevere passando sotto +ponti a quadroni, mezzo cadenti, mestamente scorreva attraverso +quel desolato deserto‍<a class="tag" id="tag894" href="#note894">[894]</a>. All’ingiro, intorno alle +<span class="pagenum" id="Page_742">[742]</span> +vecchie mura di Aureliano e dentro di esse trovavi tratti +di terreno, or selvatici, ora coltivati a campo, simili +per estensione a poderi: e anche là sorgevano da ogni +banda monti di ruine. Per tutta la Città vedevi vigneti +ed orti sparsi come altrettante oasi; e giungevano fin là +dove oggidì è il maggior centro di Roma, presso il +Panteon, vicino la Minerva, fino alla porta del Popolo. +Il Campidoglio fino giù al Foro (sui cui avanzi s’ergevano +negre torri) era sparso di vigne al pari del Palatino; +le terme, il circo erano tutti coperti d’erba, e, +tratto tratto, erano completamente impaludati. Ovunque +guardavi, miravi sorgere tetre torri merlate, colossi +in atto di sfida, costruite di monumenti degli antichi; e +vedevi castella con merlature di forma originale, composte +di marmi rubacchiati qua e là, di mattoni e di +pezzi di peperino: ed erano le rocche e i palazzi dei +patrizî guelfi e ghibellini, i quali sedevano smaniosi di +battaglia sulle classiche colline e fra ruine, quasi che +Roma non fosse città, ma un campo aperto a guerra di +ogni dì. Allora non v’era in Roma nobile alcuno che +non possedesse torri. E in documenti di quel tempo i +possedimenti che Romani tenevano nella Città, si trovano +talvolta denotati colla specificazione di «torri, +palazzi, case e rovine»‍<a class="tag" id="tag895" href="#note895">[895]</a>. Le famiglie nobili dimoravano +<span class="pagenum" id="Page_743">[743]</span> +fra ruderi, in quartieri inaccessibili, che a capo +della via si sbarravano con pesanti catene di ferro: lì +entro avevano stanza coi loro parenti e coi loro famigli, +e ne sbucavano ad ora ad ora con feroce strepito +d’armi per combattere contro i loro nemici ereditarî. +</p> + +<p> +È prezzo dell’opera enumerare le maggiori di queste +rocche di nobili: sulla loro fronte infatti stavano +scritti i caratteri essenziali della vita sociale della Città +nel secolo decimoterzo e in quello decimoquarto, duranti +i quali l’aristocrazia s’aveva spartito il dominio di Roma. +</p> + +<p> +In Transtevere erano situate le torri dei Papa e dei +Romani, dei Normanni e degli Stefaneschi; e più tardi +vi si aggiunse la fortezza degli Anguillara‍<a class="tag" id="tag896" href="#note896">[896]</a>. Nell’isola +Tiberina si elevavano le torri dei Frangipani, +che sulla metà del secolo decimoterzo furono proprietà +dei Prefetti di Vico: oggidì non ne rimane che una +delle torri del ponte. +</p> + +<p> +Il quartiere vaticano, dove tutt’intorno al san Pietro +stavano disposte piccole case di popolani, era posseduto +(fin dalla metà di questo secolo) dagli Orsini, che tenevano +altresì in loro signoria il castel Sant’Angelo; e fu +per ciò che Nicolò III concepì il disegno di porre sua +residenza in Vaticano affine di trovarsi nel quartiere in +cui era potente la sua propria famiglia. Padroni del castel +<span class="pagenum" id="Page_744">[744]</span> +Sant’Angelo, gli Orsini dominavano l’ingresso così del +Vaticano che della Città, dove, dall’altra parte del ponte, +sedevano signori delle regioni Ponte e Parione. I loro +palagi sorgevano sul Monte Giordano e sopra le ruine +del teatro di Pompeo nel Campo di Fiore. Monte Giordano +era formato di ruderi di antichi edificî in vicinanza +del ponte Sant’Angelo, e, ancor nell’anno 1286, quando +già vi dimoravano gli Orsini, s’appellava <i>Monte Johannis +de Roncionibus</i>, per assumere poi di lì a pochissimo +tempo il suo nome da quello di Giordano Orsini: e nell’anno +1334 lo si trova già ridotto a vera fortezza, +circondato di mura‍<a class="tag" id="tag897" href="#note897">[897]</a>. L’altra rocca degli Orsini nel +Campo di Fiore, chiamata <i>Arpacata</i>, era stata edificata +coi ruderi giganteschi del teatro di Pompeo. Sparve +quel castello, ma il luogo ove stette dev’essere quello +<span class="pagenum" id="Page_745">[745]</span> +dove oggidì è piantato il palazzo Pio. Così quella sola +famiglia patrizia, oltre a case senza numero, possedeva +da una parte e dall’altra del fiume tre fortezze delle +maggiori, il castel Sant’Angelo, il Monte, l’<i>Arpacata</i>. +</p> + +<p> +In un’altra parte di quello stesso quartiere sedevano +di già i Savelli, e precisamente là dove in vicinanza del +palazzo della Cancelleria evvi oggidì ancora una via che +si denomina «vicolo dei Savelli». Ma quella famiglia +non potè colà venire in potenza, perchè la infrenavano +gli Orsini. +</p> + +<p> +Lunghesso l’altra sponda del fiume, per i rioni +Ponte, Parione, Regola, sant’Angelo, e fino al Campidoglio +esistevano le torri di molte famiglie. I Massimi +ormai dimoravano là dove oggidì s’eleva il loro bel palazzo; +i Margani e gli Stazî s’avevano edificato una +residenza nel circo Flaminio; i Bonfilî, gli Amateschi, +i Capizucchi, i Boccapaduli, i Buccamaza abitavano nei +quartieri vicini. Presso al teatro di Marcello siedevano +ancora i Pierleoni; tuttavia la potenza di questa famiglia +di papa Anacleto II, nel secolo decimoterzo era +caduta sì in basso, che il suo nome appena si ritrova +ancora nella storia della Città. La loro maggior rocca +posta in quel teatro (nel medio evo fu chiamata «casa +dei Pierleoni») venne nel secolo posteriore in mano dei +Savelli. +</p> + +<p> +Il grande Campo di Marte colle sue molte ruine +avrebbe offerto per vero dire ottima opportunità all’edificazione +di castella, ma la sua positura non guarentiva +sufficiente sicurezza. Quel quartiere era esposto alle piene +del Tevere; era poco popolato, e per la più parte sparso +di ortaglie: perciò soltanto di rado fu teatro delle lotte +<span class="pagenum" id="Page_746">[746]</span> +civiche accese dai Colonna. Infatti questa famiglia era +padrona di tutta la deserta pianura che si stendeva dalla +porta del Popolo fino al Quirinale, ossia di quella parte +della Città che ai tempi di Trajano, di Adriano, degli +Antonini era stata cotanto splendida di edificî sontuosi‍<a class="tag" id="tag898" href="#note898">[898]</a>. +Le rocche maggiori dei Colonnesi nel Campo +di Marte erano il Mausoleo di Augusto e il <i>Mons Acceptorii</i>, +l’odierno Monte Citorio‍<a class="tag" id="tag899" href="#note899">[899]</a>. Nelle ruine dello +<i>Stadium</i> di Domiziano i Millini ed i Sanguigni avevano +edificato le loro torri che esistono tuttavia; nel quartiere +del Panteon trovavansi i muniti palazzi dei Sinibaldi e +dei Crescenzî. +</p> + +<p> +Ma le più grandi fortezze dei patrizî erano poste +in quei luoghi che propriamente avevano composto la +vecchia Roma, sopra i colli che van giù degradando +fino al Foro ed al circo Massimo. Ed invero ivi fu il +vero teatro della storia urbana di Roma nel medio +<span class="pagenum" id="Page_747">[747]</span> +evo, dopo che il Comune popolare ebbe posto sua residenza +in Campidoglio. Le colline deserte si ridestarono +a vita nuova, e quantunque difettassero di acqua in +parte si ripopolarono. Sul Celio e sul Palatino dominavano +i Frangipani, in quello che gli Anibaldi dal quartiere +Lateranense (dove avevano la loro sede maggiore) +loro contrastavano ormai il possedimento del Colosseo. +Questo anfiteatro, di cui una parte considerevole era +caduta nel dì 1 Giugno 1231, abbattuta da un terremoto‍<a class="tag" id="tag900" href="#note900">[900]</a>, +il Septizonio sul Palatino, la <i>Turris Cartularia</i>, +gli archi trionfali di Tito e di Costantino, il <i>Janus +Quadrifrons</i> e le torri prossime al circo Massimo, formavano +la grande fortezza dei Frangipani, che spesse +volte fu asilo dei Papi e stanza di loro elezioni. Quella +cittadella, cui i più illustri monumenti di Roma antica +facevano funzione di fortilizî, colle sue nere mura medioevali, +coi suoi merli, colle sue torri, potevasi chiamare +per certo la più originale rocca del mondo. Che +strano aspetto dovette essere il suo! +</p> + +<p> +Il Palatino coi suoi palazzi imperiali era tutto in +ruina, nè vi abitavano che monaci, e preti e gente minuta +al servigio dei Frangipani‍<a class="tag" id="tag901" href="#note901">[901]</a>. Per lo contrario il +<span class="pagenum" id="Page_748">[748]</span> +Celio era più popolato di quello che sia oggidì; ed infatti +nell’anno 1289 si fa cenno dell’antichissima via +<i>Caput Africae</i> che là era; indizio questo che il colle +non era divenuto deserto, come si credette, per la devastazione +datavi da Roberto Guiscardo‍<a class="tag" id="tag902" href="#note902">[902]</a>. Anche il quartiere +circostante al Colosseo, che si stende fino al Laterano, +era tuttavia mediocremente abitato. E per fermo +nel Libro rituale di Cencio (là dove si parla dei doni che +si distribuivano a quelli che edificavano gli archi di +onore) per il tratto di via che si stende dalla <i>Turris +Cartularia</i> fino al san Nicolò prossimo al Colosseo, tiensi +nota di ventitrè famiglie; e fra esse vengono citate le +case dei Mancini, dei Rainucci, dei Bulgarelli, dei Crassi. +Invece, tornava a spopolarsi il territorio che intercorre +fra il Colosseo e il Laterano, e, a partire da san +Clemente in avanti, non si fa pur menzione di una sola +casa‍<a class="tag" id="tag903" href="#note903">[903]</a>. +</p> + +<p> +L’Aventino, che al tempo di Ottone III era stato +ancora abitato e indi era divenuto deserto, venne in mano +dei Savelli. Già da lungo tempo essi possedevano colà +un palazzo presso alla santa Sabina; e troviamo che +Onorio III ne donò una parte ai Domenicani affinchè si +costruissero un loro convento. Onorio IV ridusse il palazzo +<span class="pagenum" id="Page_749">[749]</span> +a sua residenza, e circondollo con mura merlate +e con torri: così è che si conservano ancora dei grandi +avanzi di quella rocca dei Savelli costruita alla foggia +che si appella «saracinesca». Ed essa continuò ad essere +la sede maggiore della famiglia, la quale più tardi +s’impadronì eziandio della <i>Marmorata</i> e del teatro di +Marcello. La <i>Marmorata</i> teneva sempre il suo nome dai +massi di marmo dell’antico <i>Emporium</i>, il quale a +quest’ora era già tutto coperto di terra. Chiese parecchie +ivi esistevano sotto il monte Aventino presso al +fiume, e tutte, cosa mirabile, ricevevano il nome addiettivo +<i>de Marmorata</i>‍<a class="tag" id="tag904" href="#note904">[904]</a>. Onorio IV aveva voluto ripopolare +l’Aventino; invitò molti Romani ad edificarsi +là delle case, e alla deserta collina infuse una nuova +vita col porvi sua sede: tuttavolta il difetto di acqua +fece sì che la colonia del Savelli non fiorisse‍<a class="tag" id="tag905" href="#note905">[905]</a>. +</p> + +<p> +Meglio popolate erano le pendici dell’Esquilino, perocchè +ivi fossero alcune chiese visitate da gran frequenza +di popolo, e, fra le altre, la santa Maria Maggiore +in cui vicinanza Nicolò IV aveva fondato una residenza +pontificia. Lo stesso era della costa del Quirinale +e della Suburra ancor densamente abitata; non +così invece la andava per il Viminale, che era tutto coperto +di boschetti, di terreni deserti e di vigne. Le rovine +delle terme di Diocleziano erano troppo lontane perchè +<span class="pagenum" id="Page_750">[750]</span> +invogliassero qualche nobile famiglia a edificarvi sue +castella: lo stesso dicasi dei bagni giganteschi di Caracalla +e del campo Pretorio‍<a class="tag" id="tag906" href="#note906">[906]</a>. +</p> + +<p> +Per lo contrario, alcune famiglie potenti tenevano +in loro dominio le pendici del Quirinale, e si trinceravano +segnatamente in vicinanza degli antichi <i>Fora</i> imperiali. +Nel secolo decimoterzo fu proprio quello il campo +in cui le fazioni vennero alle mani. Infatti là sedevano +i Pandolfi della Suburra, i Capocci che s’erano annidati +nelle terme di Trajano, ed i Conti; e in pari tempo, +nelle terme di Costantino sorgeva la quarta fortezza dei +Colonna, l’antica sede dei conti Tusculani. Ed oggidì +ancora su quelle pendici durano gli avanzi giganteschi +di due torri di quella grande età: mentre perirono +tutte le altre rocche di nobili, si conservarono +la «torre dei Conti» e la «torre delle Milizie» con +reliquie considerevoli, solide e indestruttibili sì come +gli edificî dell’antica Roma, coi quali esse un tempo +rivaleggiarono. +</p> + +<p> +La «torre dei Conti» è monumento dell’epoca in +cui primeggiò per potenza la famiglia di Innocenzo III: +l’ambizioso Riccardo Conti la eresse col denaro del +Pontefice fratel suo nel foro antico di Nerva; e di quel +luogo fu combattuta la libertà republicana di Roma‍<a class="tag" id="tag907" href="#note907">[907]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_751">[751]</span> +Le rovine colossali dei <i>Fora</i> di Augusto, di Nerva +e di Cesare si prestavano acconciamente alle costruzioni +di una fortezza, ed i Conti la eressero come una cittadella +che al Campidoglio poteva essere formidabile del +paro che le torri dei Frangipani. L’edificazione di quella +rocca gigantesca, monumento che male si addiceva ad un +Pontefice, avvenne sull’incominciamento del governo +di Innocenzo III; e nulla v’ha che provi avere essa +preesistito da secoli anteriori, e che i Conti non facessero +altrochè ampliarla‍<a class="tag" id="tag908" href="#note908">[908]</a>. Compita che fu, essa s’alzò +sopra Roma, tetra e grande come un edificio degno dei +Faraoni. La sua base fu composta di macigni di tufo dei +monti Albani, tratti da ruine antiche; le sue muraglie +furono formate di pietre cotte. Di forma quadrangolare, +sorgeva sulla base poderosa in tre ripiani che andavano +assottigliandosi verso la cima, con sopra un guarnimento +<span class="pagenum" id="Page_752">[752]</span> +di merlature a tre punte: pareva che il suo vertice toccasse +le nubi. La si tenne in conto di massima fra tutte +le torri della Città, anzi la si estimò opera portentosa, +quantunque non per bellezza di architettura, ma soltanto +per grandezza colossale andasse lodata: e il Petrarca, +che potè vederla prima che un terremoto la rovinasse, +deplorò il suo guasto, esclamando che al mondo +nulla v’era che la pareggiasse‍<a class="tag" id="tag909" href="#note909">[909]</a>. Per conseguenza +non fuvvi edificio alcuno che le si potesse paragonare; +neppure il celebre Trouillas del palazzo avignonese, che +Giovanni XXII, simile a Nemrod spaventoso (così il Petrarca +motteggiando lo chiama) fece colà fabbricare. Ed +essa non crollò ad onta di tante burrasche che le passarono +sopra; e il terremoto dell’anno 1348 non ne rovesciò +che i piani superiori. Infatti Benozzo Gozzoli ancora +nel decimoquinto secolo dipinse il frontone della +sua porta d’ingresso; e solamente Urbano VIII la fece +<span class="pagenum" id="Page_753">[753]</span> +demolire riducendola a quegli avanzi che oggidì ancora +si vedono‍<a class="tag" id="tag910" href="#note910">[910]</a>. +</p> + +<p> +Ebbe a sua gemella la «torre delle Milizie», che +parve ancor più grandiosa a cagione della positura elevata +su cui si costruì. Chi visita Roma ne meraviglia +allorchè la vede da monte Pincio oppure dal convento +di Araceli donde essa si mostra nella sua grandezza +magnifica: bellissima delle ruine del medio evo, domina +regalmente la Città, ed è testimone eloquente dell’età +dei Guelfi e dei Ghibellini. Il popolo, o piuttosto la fantasia +dei pellegrini, ideò che fosse il palazzo di Ottaviano; +e più tardi si favoleggiò che l’abbominevole +Nerone sonando la cetra avesse contemplato dai suoi +merli l’incendio di Roma. E in Roma si manteneva +ricordanza che in quei dintorni avessero esistito i giardini +di Mecenate e la casa di Virgilio poeta e +<span class="pagenum" id="Page_754">[754]</span> +mago‍<a class="tag" id="tag911" href="#note911">[911]</a>. La torre s’innalza sulla pendice del Quirinale, +sopra il foro di Trajano, là dove trovasi il noto luogo +dei <i>Balnea Neapolis</i> (Magna Napoli). Quel quartiere +nel medio evo si appellava <i>Biberatice</i>, e la torre dava ad +una via il nome di <i>Contrata Miliciarum</i>‍<a class="tag" id="tag912" href="#note912">[912]</a>. Quando +si edificasse è incerto; il suo stile romano e l’opera di +muratura simile a quella della torre de’ Conti palesano +l’epoca di Innocenzo III o l’altra di Gregorio IX. Da una +base larga e alta sorse quel colosso in forma quadrangolare, +e fu congiunto ad un castello merlato in modo da +formare una vera cittadella‍<a class="tag" id="tag913" href="#note913">[913]</a>. E poichè sul Quirinale +(là dove la torre sta racchiusa entro il monastero di +santa Caterina da Siena), ormai nel secolo duodecimo un +luogo era appellato <i>Miliciae Tiberianae</i>, così ei pare che +la torre sia stata costruita sopra un monumento antico, +che forse fu una stazione militare de’ tempi imperiali‍<a class="tag" id="tag914" href="#note914">[914]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_755">[755]</span> +Nella seconda metà del secolo decimoterzo appartenne +agli Anibaldi, indi passò in mano dei Gaetani. E il possederla +tenevasi di tanta importanza che i suoi signori +ne trassero il titolo come se s’avesse trattato di una +baronia: dopo che nel 1301 la ebbe comperata da Riccardo +Anibaldi, Pietro nipote di Bonifacio VIII si appellò +<i>Dominus Miliciarum Urbis</i>, e probabilmente ottenne il +diritto di tener soldatesche in quella grande fortezza +della Città‍<a class="tag" id="tag915" href="#note915">[915]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_756">[756]</span> +</p> + +<p> +Quelle due torri sono i monumenti commemorativi +del medio evo, allo istesso modo che le colonne di Trajano +e di Antonino furonlo di Roma imperiale: figure +caratteristiche della Città, esprimono più chiaramente +di tutte le storie l’energia indomita di questo secolo. +Quando, a poca distanza di tempo l’una dall’altra, si +eressero, è certo che dovettero presentare uno spettacolo +imponente. Dominavano tutta Roma, e potevansi scorgere +a qualche miglio di lontananza dalla Città, come +oggidì accade della cupola di san Pietro. E quelle torri, +di grandezza smisurata, danno la più spiccata idea dell’indole +romana, la quale nel medio evo rimase eguale +a ciò che era stata nell’antichità. I Romani non ebbero +concetto elegante di forme, non seppero dar vita alle +grandi moli come fecero invece i Toscani; a Roma non +trovi che robustezza tetra e maestosa. I Romani si +tolsero a modello le rovine dei loro antenati, e vollero +creare dei colossi che rivaleggiassero con quelle; così le +due torri si levarono su Roma con mura diritte e nude, +vere opere ciclopiche del medio evo. +</p> + +<p> +La serie delle rocche di nobili onde parlammo raccoglie +i nomi di tutte le grandi famiglie di Roma a quell’età; +non vi manca che la più recente casa del secolo +decimoterzo. I Gaetani possedevano palazzi nell’isola Tiberina +e nel quartiere di santa Maria Maggiore, ma non +avevano una rocca ereditata dai loro avi: sennonchè, intorno +a quell’istesso tempo in cui diventarono padroni +<span class="pagenum" id="Page_757">[757]</span> +delle «Milizie», piantarono fuor di porta San Sebastiano, +lungo la via Appia quella notevole fortezza che si appellò +«Capo di Bove». Il castello trasse il nome dal +sepolcro di Cecilia Metella, suo nocciolo e punto di +mezzo, avvegnaddio il magnifico monumento di quella +donna, che fu figliuola di Metello Cretense e sposa di +Crasso, ancora nel più antico medio evo fosse chiamato +«Capo di Bove» dai crani di cosiffatti animali che erano +collocati sulla sua cornice‍<a class="tag" id="tag916" href="#note916">[916]</a>. Come i mausolei di +Augusto e di Adriano, e come le tombe dei Plauti +presso il ponte dell’Anio in Lucania, può darsi che anche +il sepolcro di Cecilia già da tempo lunghissimo si +fosse trasformato in torre baronale. L’abbandono in cui +era caduta la via Appia fece sì che anche il monumento +andasse dimenticato, finchè la guerra contro i +Colonna porse opportunità a Bonifacio VIII di darlo al +nipote suo. Il conte Pietro Gaetani vi edificò un castello +per poter di là sopravvegliare i movimenti dei Colonnesi, +caso mai che fossero venuti dalle loro rocche della +Campagna per la via Latina oppure da quella Appia‍<a class="tag" id="tag917" href="#note917">[917]</a>. +La fortezza fu poco tempo dopo ampliata dai Savelli e +<span class="pagenum" id="Page_758">[758]</span> +ricevette consistenza dalle prossime ruine del circo Massenzio; +e i suoi avanzi, ed eziandio quelli dell’antico +palazzo baronale e di un borgo murato che sorse ivi nel +secolo decimoquarto, durano oggidì ancora unitamente +ad una chiesa di stile gotico: ivi sopra scorgonsi tuttavia +gli stemmi della casa Gaetani. Gli edificî furono +costruiti di tufo di Albano; e il loro colore oscuro, e la +meschina architettura medioevale oppongono il più +grande contrapposto alla maestà del sepolcro antico di +gialli quadroni travertini, sulla cui cornice furono infisse +le pietre di tufo che servirono a tramutare il mausoleo +in torre merlata. L’interno della tomba del resto non +fu danneggiato; chè il sarcofago di Cecilia Metella vi +rimase illeso, ad onta che cento volte vi passassero sopra +tempeste di assedî. Fu soltanto Paolo III che fece +di là trasportare l’urna nel palazzo Farnese, dove ancora +è custodita. +</p> + +<p> +Ei si può di leggieri argomentare quali devastazioni +commettessero gli edificatori di quella rocca dei Gaetani, +danneggiando il circo di Massenzio e i monumenti della +via Appia, per servirsi dei loro materiali. L’antica via +sepolcrale, che già da secoli aveva sofferto saccheggi molti, +nuovamente ebbe allora a soffrire una delle più malvage +devastazioni‍<a class="tag" id="tag918" href="#note918">[918]</a>. In antiche tombe della Campagna +<span class="pagenum" id="Page_759">[759]</span> +dimoravano pastori e coloni, e per tutto l’agro romano +(che componeva il distretto della Città), si elevavano torri +senza numero, parte edificate di vecchi monumenti +sepolcrali, di templi e di avanzi di ville, parte fabbricate +a nuovo per protezione degli scarsi agricoltori. Ed +ancora nella provincia romana trovansi molte tenute +ossiano poderi che da torri medioevali traggono il +nome‍<a class="tag" id="tag919" href="#note919">[919]</a>. +</p> + +<p> +Cinto e minacciato dalle rocche della nobiltà, sul +Campidoglio sorgeva il palazzo comunale, sede della Republica: +e là abitavano i senatori, quantunque sulla +metà del secolo decimoterzo talora si noti come loro +stanza il palazzo dei Quattro Coronati. Tutta volta anche +quando Carlo di Angiò e l’Infante di Castiglia quivi +tennero residenza, i loro prosenatori dimorarono in +Campidoglio: e lo stesso fu degli altri senatori non principi. +Nulla avanza oggidì che ci dia un’idea del modo +onde nel medio evo fosse munita la rupe Tarpea, e ignota +ci è la forma che abbia avuto il palazzo senatorio anche +nel secolo decimoterzo. Ei pare che fosse fabbricato +a nuovo circa nell’anno 1300, quando Gentile Orsini +e Riccardo Anibaldi erano senatori‍<a class="tag" id="tag920" href="#note920">[920]</a>. Quindi abbiamo +<span class="pagenum" id="Page_760">[760]</span> +un’altra notizia di una sua fabbrica e cioè dell’anno +1390, allorquando Bonifacio IX rinnovò il palazzo +senatorio sui ruderi del <i>Tabellarium</i>. Quantunque città +italiane ormai incominciassero col principio del secolo +decimoterzo a fondare le loro case comunali, per lo +contrario l’edificazione del celeberrimo fra tutti i palazzi +civici cadde soltanto tra la fine del secolo decimoterzo +e il primo tempo del decimoquarto‍<a class="tag" id="tag921" href="#note921">[921]</a>. Nel +piano della città di Roma del secolo decimoquarto il +<i>Palatium Senatorum</i> ha forma quadrangolare ed è guarnito +di merlature con una torre fiancheggiante che +tiene la fattura e la posizione medesima dell’odierna +torre angolare: e anche questa certamente è assai +antica. Il fatto poi che solenni atti politici all’età di +Carlo di Angiò si compierono nel convento di Araceli, +dimostra che allora il palazzo comunale non era abbastanza +spazioso, laddove quel chiostro era capace assai, +ed aveva positura più solida, ed eziandio serviva +di abitazione al collegio dei giudici urbani. Il convento +era l’antico <i>Palatium Octaviani</i>: fin dal 1250 +aveva servito di residenza al generale dei Francescani, +ed oggidì ancora si eleva sopra le erte pareti di tufo +del Campidoglio, ed è uno dei più poderosi edificî del +medio evo romano. Tuttavia nemmanco nella posteriore +sua fabbrica (ed è probabile che per averne materiali si +<span class="pagenum" id="Page_761">[761]</span> +saccheggiasse barbaramente il Campidoglio) il palazzo +senatorio non potè ornarsi della magnificenza che al +tempo nuovo si sarebbe convenuta; come quello che si +fondava sopra un monumento antico. Le Republiche dell’Umbria +e di Toscana, come furono Perugia, Siena e +Firenze, costruirono grandiose residenze ai loro Podestà +ed ai Capitani del popolo: i loro palazzi comunali, che +durano ancora e nella cui architettura lo stile gotico-romano +raggiunse la sua maggior bellezza, appartengono +ai monumenti più pregevoli del medio evo, e +fanno testimonianza della potenza e della ricchezza delle +città libere. Con esse Roma non potè gareggiare. Fin +parecchie rocche di nobili nella Città erano più grandiose +del palazzo comunale, stranamente decorato di +trofei, di catene, di porte, di campane tolte a piccole +terre conquistate, oppure di avanzi del carroccio milanese. +Il palazzo senatorio fu cosa meravigliosa unicamente +per questo che, a metà antico ed a metà medioevale, +s’alzava sopra la collina tutta sparsa di ruderi: e il +suo più superbo ornamento si era che posava sopra monumenti +de’ vecchi Romani, circondato dalle rovine della +magnificenza antica di quel Campidoglio che era stato +il dominatore del mondo. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL VOLUME QUINTO +</p> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_763">[763]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a> +<span class="smaller">DEL QUINTO VOLUME‍<a class="tag" id="tag922" href="#note922">[922]</a></span></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="2" class="center">LIBRO NONO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO, DAL REGGIMENTO DI INNOCENZO III ALL’ANNO 1260.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo primo.</span> — § 1. Il secolo decimoterzo. — L’Impero, la Chiesa, la cittadinanza, la città di Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La famiglia dei Conti. — Largizioni di denaro che il Pontefice, appena eletto, fa ai Romani. — È consecrato e coronato. — Si descrive la processione solenne, quando il Papa muove al Laterano per torne possesso.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9">Facc. 3</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad essere un officiale pontificio. — Condizioni della Prefettura urbana. — I Prefetti della casa di Vico. — Condizioni del Senato. — Scotto Paparone, senatore. — Innocenzo III consegue il diritto di eleggere il Senato. — Formula giuratoria del Senatore. — Il Comune di Roma conserva la sua autonomia. — Primi Podestà romani nelle città fuor di Roma.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9-2">20</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — Rinnovazione della feudalità germanica in Italia <span class="pagenum" id="Page_764">[764]</span> per opera di Enrico VI, e decadimento dei suoi principati feudali dopo la morte di lui. — Filippo di Svevia. duca di Toscana. — Markwaldo, duca di Ravenna. — Corrado, duca di Spoleto. — Lega di città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della Chiesa. — La parte popolare si solleva in Roma. — Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone <i>Rainerii</i>. — Roma combatte contro Viterbo a cagione di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, senatore. — Viterbo fa soggezione al Campidoglio.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9-3">31</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — Loro litigî per causa di eredità coi parenti di Innocenzo III. — Riccardo Conti e la casa di Poli. — Il patrimonio di Poli viene in mano di Riccardo. — Guerra nella Città. — Innocenzo III fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle fazioni per ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — Gregorio Pierleone Rainerii, senatore. — Dispute acerbe per la costituzione. — Indole di cotai guerre civili. — Innocenzo giunge ancora una volta a ottenere che l’elezione del Senato sia tenuta per cosa di diritto pontificio (1205)</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9-4">45</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo secondo</span>. — § 1. Condizioni di Sicilia. — Innocenzo III diventa il tutore di Federico. — Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I Baroni germanici nel Lazio. — I Comuni del Lazio. — Riccardo Conti diventa conte di Sora. — Il Papa torna dal Lazio a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9">59</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta della successione al trono di Alemagna. — Ottone della casa dei Guelfi e Filippo di Svevia. — Trattato di Neuss. — Lo Stato della Chiesa è riconosciuto nel diritto publico dell’Impero: estensione dello Stato. — Il partito di Filippo protesta contro le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro di Aragona s’incorona a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9-2">75</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. La Germania si volta alla parte di Filippo. — Negoziati di lui col Papa. — Re Filippo è assassinato. — Ottone <span class="pagenum" id="Page_765">[765]</span> è riconosciuto per re in Germania. — Ottone IV viene a Roma: coronazione imperiale. — Combattimento nella Leonina</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9-3">88</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno di Innocenzo. — L’Imperatore di guelfo si tramuta in ghibellino. — Ottone muove nelle Puglie. — Il Papa lo scomunica. — I Tedeschi chiamano al trono Federico di Sicilia. — Ottone IV se ne ritorna in Alemagna</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9-4">100</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo terzo</span>. — § 1. Federico risolve di andare in Alemagna. — Viene a Roma. — È coronato ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto di intraprendere una Crociata. — Concilio Lateranense. — Innocenzo III muore. — Indole di lui. — Grandezza mondiale del Papato</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9">111</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà cristiana. — Fondazione degli ordini mendicanti. — San Francesco e san Domenico. — I primi conventi dei loro ordini in Roma. — Indole e influenza del monachismo mendicante. — La setta degli Spirituali</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9-2">121</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro di Courtenay riceve a Roma (1217) la corona dell’Impero di Bisanzio. — Federico trae in lungo la Crociata. — Ottone IV muore nel 1218; Enrico di Sicilia è eletto a successore di Federico in Germania. — Torbidi in Roma al tempo di Parenzo senatore. — Federico II viene a Roma e vi si incorona (1220). — Costituzioni imperiali</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9-3">137</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede in pace lo Stato della Chiesa. — Un Conte imperiale governa la Romagna. — Torbidi a Spoleto. — Roma e Viterbo. — Moti democratici a Perugia. — Roma e Perugia. — Il Papa fugge di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati a cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo de Benincasa, senatore. — Atteggiamento ostile dei Lombardi contro l’Imperatore. — Broncio <span class="pagenum" id="Page_766">[766]</span> fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico la rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III muore (1227)</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9-4">148</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quarto</span>. — § 1. Ugolino Conti è fatto papa con nome di Gregorio IX. — Esige che l’Imperatore parta per la Crociata. — Federico parte, ritorna ed è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore e del Papa. — La fazione imperiale discaccia Gregorio IX di Roma. — Crociata contro l’Imperatore. — Il Papa invade le Puglie nel 1229. — Ritorna l’Imperatore; i Pontificî fuggono</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9">163</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Inondazione del Tevere (1230). — I Romani chiamano Gregorio IX. — Pace conchiusa a San Germano (1230). — Primo supplizio di una torma di eretici in Roma. — Annibale, senatore, promulga un editto contro l’eresia. — Persecuzione degli eretici: Inquisizione</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9-2">176</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, senatore (1232). — I Romani vogliono torre la Campagna al Pontefice. — L’Imperatore si fa mediatore di pace fra Roma e il Papa. «Vitorchiano fedele. — Nuova ribellione dei Romani. — Loro manifesto politico. — Si sollevano nell’anno 1234 col serio tentativo di farsi liberi</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9-3">187</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano che il <i>Patrimonium</i> di san Pietro è proprietà della Città. — Il Papa invoca l’aiuto della Cristianità contro di loro. — L’Imperatore gli viene in aiuto. — I Romani sono sconfitti vicino Viterbo. — Angelo Malabranca, senatore (1235). — Roma con un trattato si sottomette al reggimento pontificio</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9-4">197</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quinto</span>. — § 1. Federico II in Germania e in Italia. — Ei risolve di romper guerra contro la federazione lombarda. — I Comuni ed il Papa. — Lega delle città umbre e toscane. — Quale idea si formasse il Papa del suo diritto di signoria sull’Italia e sul mondo. — Titolo di proconsole <span class="pagenum" id="Page_767">[767]</span> de’ Romani. — Pietro Frangipane. — <i>Johannes Poli e Johannes Cinthii</i>, senatori. — Torna il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il carroccio milanese a Roma. — <i>Johannes de Judice</i>, senatore</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9">207</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il Papa lo scomunica e gli dichiara la guerra (1239). — Federico in gran collera scrive a’ Romani. — Suo manifesto ai Re. — Manifesto avverso del Pontefice. — Condizioni difficili di Federico II che combatte contro l’indirizzo del suo tempo. — Contraddizioni nella sua indole. — Impressione che le sue lettere fanno sul mondo. — La Curia romana è odiata per le sue estorsioni di denaro. — Come si ordinassero i partiti combattenti. — Federico muove guerra contro lo Stato ecclesiastico.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9-2">223</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Le città dello Stato ecclesiastico si mettono dalla parte di Federico. — Questi pone il suo quartiere generale a Viterbo. — Condizioni disperate del Papa in Roma. — Per che ragione la Città si conservasse guelfa. — La grande processione di Gregorio IX commuove ad entusiasmo i Romani, i quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. — Armistizio. — Il Papa lo rompe. — Deserzione del cardinale Giovanni Colonna. — Gregorio IX bandisce un Concilio. — I preti prigionieri a Monte Cristo (1241). — I Tartari. — Negoziati di pace infruttuosi. — Un Anibaldi e Odone Colonna, senatori. — <i>Matheus Rubeus</i> Orsini, senatore unico. — Federico blocca Roma. — Gregorio IX muore nel 1241</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9-3">233</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Federico II torna nel reame. — Elezione e presta morte di Celestino IV. — I Cardinali si sparpagliano. — La Chiesa rimane priva di capo. — Lega di Roma con Perugia e con Narni (1242). — I Romani muovono contro di Tivoli; Federico nuovamente contro di Roma. — Edificazione di <i>Flagellae</i>. — Federico torna sui monti latini. — I <span class="pagenum" id="Page_768">[768]</span> Saraceni distruggono Albano. — Condizioni dei monti Latini. — Albano. — Aricia. — La via Appia. — Nemi. — Civita Lavinia. — Genzano. — La casa dei Gandolfi. — Terre poste sul versante tusculano dei monti. — Grotta Ferrata. — Statue di bronzo ivi esistenti</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9-4">247</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo sesto</span>. — § 1. Sinibaldo Fieschi è eletto papa con nome di Innocenzo IV (1243). — Trattative di pace. — Il Pontefice viene a Roma. — Viterbo si stacca dall’Imperatore, che è ricacciato da questa città. — Un Anibaldi e Napoleone Orsini, senatori. — Preliminari di pace in Roma. — L’Imperatore non vi acconsente. — Il Papa fugge a Genova (1244)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9">261</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — L’Imperatore è deposto. — Conseguenze di questa sentenza. — Federico esorta i Principi d’Europa ad unirsi con lui. — Manifesto del Papa. — Opinione publica in Europa. — Che cosa volesse l’Imperatore. — Innocenzo IV giura guerra a morte contro la stirpe degli Hohenstaufen</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9-2">275</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro l’Imperatore: la cospirazione è repressa. — Fortuna guerresca di Federico. — Ei s’impadronisce di Viterbo e di Firenze. — Condizioni di Roma. — Il Senatore scrive al Papa ammonendolo di ritornare. — Il Papa dà Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore vuol muovere contro Lione. — Deserzione di Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo è fatto prigioniero dai Bolognesi. — Fine di Pier delle Vigne. — Federico II muore (1250). — La persona di lui nella storia</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9-3">289</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa torna in Italia. — Condizioni di questo paese. — Manfredi vicario di Corrado. — Corrado viene in Italia e prende possesso del reame. — Innocenzo IV ne concede l’investitura prima a Carlo d’Angiò, indi ad un Principe inglese. — Il senatore Brancaleone <span class="pagenum" id="Page_769">[769]</span> lo costringe a porre nuovamente la sua residenza in Roma (1253). — Il principe Edmondo riceve Sicilia in feudo dal Papa. — Morte fatale di Corrado IV (1254)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9-4">308</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo settimo</span>. — § 1. Brancaleone, senatore di Roma (1252). — Qualche particolarità sull’officio senatorio e sull’ordinamento della Republica romana a questa età. — Opposizione dei baroni romani, ed opera energica del novello Senatore.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9">321</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette al Campidoglio. — Il Papa si arma per prendere possesso del reame di Sicilia. — Manfredi gli presta vassallaggio. — Innocenzo IV entra a Napoli. — Manfredi fugge. — Vince a Foggia. — Innocenzo IV muore (1254). — Alessandro IV viene a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9-2">338</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti delle corporazioni. — Loro attenenze in Roma. — Organamento della corporazione dei mercanti. — Fondazione del <i>Populus</i>. — Brancaleone, primo capitano del Popolo romano. — Sua caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna colpita dell’interdetto. — Emanuele de Madio, senatore. — Brancaleone è liberato, e torna a Bologna</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9-3">350</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Cade Emanuele de Madio (1257). — Il demagogo Matteo de Bealvere. — Brancaleone torna in officio di senatore. — Punizione inflitta ai nobili. — Distruggonsi le torri della nobiltà a Roma. — Brancaleone muore (1258). — Onorifica memoria di lui. — Sue monete. — Castellano degli Andalò, senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade la casa dei Romano. — I flagellatori.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9-4">363</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="pagenum" id="Page_770">[770]</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">LIBRO DECIMO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> +<tr> + <td colspan="2" class="center"> STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305.</td> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo primo</span>. — § 1. L’Impero tedesco. — Manfredi, re di Sicilia. — Sue relazioni col Papa in Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a Montaperti. — Firenze ed altre città prestano omaggio a Manfredi. — I Guelfi si volgono a Corradino in Germania. — Alessandro IV muore nel 1261. — Urbano IV, papa</td> <td class="pag"><a href="#cap1-10">381</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. A Roma si lotta per la elezione del Senatore. — Giovanni Savelli e Anibaldo Anibaldi, senatori (1261). — I Guelfi fanno senatore Riccardo di Cornovaglia; i Ghibellini vi eleggono Manfredi. — Carlo di Angiò, candidato senatore. — Urbano IV offre a lui la Sicilia. — Trattative per ragione del Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori di Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano nella Tuscia romana. — Pietro di Vico. — Manfredi è deluso nelle sue mire su Roma. — Pietro di Vico è ricacciato della Città. — Urbano IV muore nel 1264</td> <td class="pag"><a href="#cap1-10-2">390</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla conquista di Sicilia. — Apparati guerreschi di Manfredi. — Condizioni difficili dei Guelfi in Roma. — Carlo parte e sbarca felicemente: entra in Roma. — È costretto a sgombrare il palazzo Lateranense. — Prende possesso del Senato. — I legati del Papa lo investono di Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#cap1-10-3">407</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo secondo</span>. — § 1. Manfredi entra nelle terre romane. — Primo scontro dei due nemici. — Condizioni deplorevoli di Carlo in Roma. — L’esercito provenzale attraversa Italia ed entra in Roma. — Carlo, in san Pietro, è coronato re di Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#cap2-10">425</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_771">[771]</span> § 2. Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente la linea di difesa del Liri. — Battaglia di Benevento. — Caduta gloriosa di Manfredi. — Carlo spaccia corrieri al Papa. — Indole di Manfredi. — Ragioni della sua presta fine. — Sorti di Elena sua sposa e de’ suoi figli. — Carlo di Angiò entra in Napoli.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-10-2">436</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado Beltrami Monaldeschi e Luca Savelli, senatori (1266). — Governo democratico in Roma sotto di Angelo Capocci. — Don Arrigo di Castiglia, senatore (1267). — I Ghibellini si raccolgono in Toscana. — Loro legati vanno in Germania per invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino si decide ad imprendere la spedizione.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-10-3">455</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo terzo</span>. — § 1. I Ghibellini apparecchiano la spedizione di Corradino. — Carlo, capo della federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione di Sicilia e delle Puglie. — Don Arrigo sposa la causa dei Ghibellini. — Guido di Montefeltro, prosenatore. — Corradino scende in Italia. — Galvano Lancia a Roma. — Il Senatore s’impadronisce dei capi de’ Guelfi. — Lega di Roma con Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-10">467</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Male condizioni di Corradino nell’Italia settentrionale. — Ei giunge a Pavia. — Carlo si reca dal Pontefice a Viterbo. — Bolla di scomunica. — Accoglienze che Pisa fa a Corradino. — Fallisce un tentativo di Carlo contro Roma. — Prima vittoria di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — Corradino parte di Roma. — Battaglia di Tagliacozzo. — Vittoria e sconfitta di Corradino.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-10-2">480</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi fa breve dimora. — Fugge; è fatto prigioniero, e consegnato al nemico in Astura. — I prigionieri nel castello di Palestrina. — Galvano Lancia condotto al supplizio. — Carlo diventa senatore una seconda volta. — Sorti di Corrado di <span class="pagenum" id="Page_772">[772]</span> Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — Clemente IV muore (1248)</td> <td class="pag"><a href="#cap3-10-3">497</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quarto</span>. — § 1. Carlo, coi suoi prosenatori, governa a lungo e con energia in Roma. — Monete di lui. — Statua a suo onore. — Torna a Roma nel 1271. — I cardinali, radunati a Viterbo, non sanno chi eleggere papa. — Guido di Montfort uccide Enrico principe inglese. — Elezione di Gregorio X. — Elezione di Rodolfo d’Asburgo. — Fine dell’interregno</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10">515</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini a Firenze. — Concilio di Lione. — Gregorio X promulga la legge del Conclave. — Rodolfo concede un diploma a favore della Chiesa. — Idea di Gregorio X sui rapporti fra la Chiesa e l’Impero. — Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. — Muore. — Innocenzo V. — Adriano V. — Giovanni XXI</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10-2">528</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un Orsini papa. — Conferma giuridica dello Stato della Chiesa. — La Romagna viene ceduta al Pontefice. — Bertoldo Orsini, primo conte pontificio della Romagna. — Carlo si dimette dall’officio di vicario della Toscana e da quello di senatore. — Costituzione di Nicolò III sull’investitura del Senato. — <i>Matheus Rubeus</i> Orsini, senatore. — Giovanni Colonna e Pandolfo Savelli, senatori. — Nepotismo. — Nicolò III muore nel 1280</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10-3">541</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — Tumultuosa elezione pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi e gli Orsini. — Martino IV. — Conferisce a Carlo l’officio senatorio. — Martino è dominato da Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I Vespri. — Rivoluzione a Roma. — È discacciato il Prosenatore francese. — <i>Johannes Cinthii</i> Malabranca, capitano del Popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo Anibaldi e Pandolfo Savelli, senatori. — Muoiono Carlo I e Martino IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10-4">557</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_773">[773]</span> <span class="smcap">Capitolo quinto</span>. — § 1. Onorio IV. — Pandolfo Savelli, senatore. Relazioni con Sicilia e coll’Impero. — La santa Sede rimane vacante per un anno. — Nicolò IV. — Carlo II è coronato a Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo Colonna. — Giovanni Colonna e i suoi figliuoli, Pietro cardinale e Stefano conte. — Ribellione di Romagna. — Gli Orsini avversano i Colonna. — Bertoldo Orsini, senatore. — Giovanni Colonna, senatore (1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — Pandolfo Savelli, senatore (1291). — Stefano Colonna e <i>Matheus Raynaldi</i> Orsini, senatori (1292). — Nicolò IV muore (1292)</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10">571</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano l’elezione pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito Colonna e un Orsini, senatori (1293). — Pietro Stefaneschi e Odone di Sant’Eustachio, senatori. — Conclave raccolto a Perugia. — Pietro del Murrone è eletto papa. — Vita e ritratto di quel solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re Carlo II ne diventa padrone. — Celestino V a Napoli. — Abdica</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10-2">585</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga dell’ex-Pontefice. — Magnifica coronazione di Bonifacio VIII. — Fine di Celestino V. — Sicilia. — Jacopo di Aragona si sottomette alla Chiesa. — Costanza a Roma. — Feste nuziali. — I Siciliani continuano la guerra sotto re Federico. — Bonifacio VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — <i>Hugolinus de Rubeis</i>, senatore. — Pandolfo Savelli, senatore (1297). — La casa dei Gaetani. — Loffredo conte di Caserta. — Francesco cardinale. — Pietro Gaetani, conte palatino lateranense</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10-3">598</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo e Pietro cardinali s’inimicano Bonifacio VIII. — Opposizione contro il Papa. — I due cardinali sono deposti. — Fra Jacopone da Todi. — Manifesto <span class="pagenum" id="Page_774">[774]</span> contro il Pontefice. — I Colonna sono scomunicati. — Pandolfo Savelli cerca di intromettersi paciere. — Crociata contro i Colonna. — Assedio di Palestrina. — I Colonna si sottomettono in Rieti. — Il Papa distrugge Palestrina. — I Colonna fuggono e sono banditi. — Sciarra e Stefano in esilio.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10-4">614</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo sesto</span>. — § 1. A Roma si celebra il giubileo secolare. — Riccardo Anibaldi del Colosseo e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella sotto il dominio del Campidoglio. — Dante e Giovanni Villani vengono a Roma pellegrini</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10">633</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII chiama in Italia Carlo di Valois. — L’Impero. — Adolfo e Alberto. — Toscana. — I Bianchi e i Neri. — Dante in Vaticano. — Figura meschina di Carlo di Valois. — Pace di Calatabellota. — Contesa fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — Bolla <i>Clericis laicos</i>. — Una Bolla è arsa publicamente a Parigi. — Tutta Francia si volta contro il Papa. — Concilio del Novembre in Roma. — Il parlamento di Francia s’appella ad un Concilio generale. — Il Papa riconosce Alberto di Austria. — Avvilimento dell’Impero</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10-2">643</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Piano dei Francesi indiritto alla caduta del Papa. — Sciarra e il Nogaret vengono in Italia. — Congiura dei Baroni latini. — Come si fosse fondata nel Lazio la potenza della famiglia Gaetani. — Catastrofe di Anagni. — Il Papa torna a Roma. — Sua condizione disperata in Vaticano. — Muore nel 1303.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10-3">656</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — Abroga i decreti del suo predecessore. — Gentile Orsini e Luca Savelli, senatori. — I Colonna sono ristorati in signoria. — Benedetto XI istituisce un’inquisizione contro i colpevoli di Anagni e muore nel 1304. — Si contende a lungo per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani nella Campagna. — Clemente V, papa. — La santa Sede è tenuta in Francia</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10-4">676</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_775">[775]</span> <span class="smcap">Capitolo settimo</span>. — § 1. Stato della scienza nel secolo decimoterzo. — Papi e Cardinali eruditi. — Roma manca di cultura. — Romani vanno a studio a Parigi e a Bologna. — Roma non ha università. — Scuola del palazzo pontificio. — Innocenzo IV ordina che si fondi una scuola di leggi. — Le collezioni delle Decretali. — Nel secolo decimoterzo predomina lo studio del diritto. — Statuti comunali. — Carlo d’Angiò ordina che in Roma si fondi un’università. — Urbano IV. — San Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. — Romani da professori a Parigi. — Bonifacio VIII fondator vero dell’università di Roma.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10">689</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi Storici che scrivessero in volgare. — Roma non ha storiografi, nè annalisti. — L’archivio capitolino manca di documenti del medio evo. — Storiografi dei Papi e della Chiesa. — Saba Malaspina. — Giovanni Colonna. — Egidio Colonna. — Suo trattato «Del reggimento dei Principi. — L’<i>Oculus Pastoralis</i>. — Poeti. — Poesie dei Francescani. — Fra Jacopone. — La lingua volgare romana, e giudizio che Dante ne dà. — Il cardinale Jacopo Stefaneschi, poeta e protettore di dotti</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-2">702</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il Vaticano. — Il san Paolo. — Il Laterano. — La cappella <i>Sancta Sanctorum</i>. — Si pon termine alla fabbrica del san Lorenzo fuor delle mura. — La santa Sabina. — Ospitali. — Santo Spirito. — Il san Tommaso <i>in Formis</i>. — L’ospitale attiguo al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile gotico in Roma. — Santa Maria sopra Minerva. — Casamari. — Fossanova. — Tabernacoli gotici nelle chiese romane. — Famiglia dei Cosmati. — Tombe del secolo decimoterzo. — Caratteri di scrittura degli epitaffî romani</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-3">712</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo d’Angiò in Campidoglio. — Statue ad onore di <span class="pagenum" id="Page_776">[776]</span> Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori di Giotto in Roma. — Viene in fiore la pittura in musaico. — Tribune decorate da Jacopo de Turrita. — La «Navicella, musaico di Giotto in Vaticano</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-4">730</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le torri romane e le rocche della nobiltà. — La torre dei Conti e la torre «delle Milizie. — La rocca «Capo di Bove lungo la via Appia. — Palazzo comunale in Campidoglio</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-5">740</a></td> + </tr> +</table> +<hr> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span><i>Ex patre Trasmundo, de Comitibus Signiae</i> (<i>Gesta +Innoc. III</i>, c. I). <span class="smcap">Contelorius</span>, <i>Geneal. famil. Comitum</i>, Roma +1650. Manca di critica <span class="smcap">Marco Dionigi</span>, <i>Geneal. di Casa +Conti</i>, Parma 1663. Il <span class="smcap">Ratti</span>, <i>Hist. della fam. Sforza</i>, II, contiene +in alcuni capitoli delle buone notizie intorno ai Conti. +Dal marchese <span class="smcap">Camillo Trasmondi</span>, <i>Compendio storico-genealogico +della patricia fam. Trasmondi</i>, Roma 1832, derivano +i cenni che senza critica ne raccolse l’<span class="smcap">Hurter</span>. Io lessi atti, +esaminai alberi genealogici e la detta scrittura nell’archivio +del Campidoglio, ma mi passo di dire delle favolose ipotesi +del <span class="smcap">Trasmondi</span>, e di quelle dell’<span class="smcap">Hurter</span>, la cui opera erudita +su di Innocenzo III contiene parecchi errori in fatto di storia +della Città. Ei dice: «Non v’ebbe una contea della Campania»; +eppure essa esisteva di già nel secolo decimo (Vol. III, pag. 437 +di questa Storia.). L’opinione che prima del secolo decimoterzo +non vi fossero Conti di Segni, è contraddetta dal fatto che <span class="smcap">Amatus</span> +era <i>comes Signiae anno 977</i> (Vol. III, pag. 557 in nota). +La contea della Campania era, come la Sabina, governata +da Consoli pontificî, da <i>Duces</i> o da <i>Comites</i>. È eziandio errore +di confondere la casa Conti coi Crescenzi. Quella fu di origine +longobarda, e la sua grandezza derivò per primo da +papa Innocenzo. Anche il <span class="smcap">Contelorio</span> comincia coll’epoca +di lui la serie dei Conti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>I <i>Gesta</i> erroneamente scrivono <i>Scorta</i> a vece di <i>Scotta</i>. +Evvi un <i>Romanus de Scotto</i> dell’a. 1109 (Vol. IV, pag. 377, +nota 1); ed un senatore <i>Bobo Donnae Scottae</i> dell’a. 1188 +(ivi, pagina 707, nota 3). Il <span class="smcap">Grimaldi</span>, <i>Liber Canonicor. S. Vaticanae +Basilicae</i> (<i>Mscr. Vatican. 6437</i>, fol. 162) dice che gli +Scotti dimorassero nella regione <i>Arenula</i>, presso a <i>S. Benedicti +Scottorum</i>, oggidì <i>S. Trinitatis Peregrinorum</i>. La famiglia +era in Roma assai numerosa di persone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, <i>Annal.</i>, p. 778. Innocenzo fece a +questo tempo numerare i cittadini a seconda delle giurisdizioni +delle chiese, ma sventuratamente quei registri statistici +non giunsero fino a noi. Il <span class="smcap">Cancellieri</span>, <i>del Tarantismo</i>, +p. 19, reputa che allora la popolazione di Roma salisse +a 35,000 anime: ma è cosa di cui non si può aver +prova.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span><span class="smcap">Cancellieri</span>, <i>Storia de’ solenni possessi de’ sommi Pontefici</i>. +L’antichissima descrizione di quelle consuetudini ch’è +data nella <i>Vita Paschalis II</i> (1099) contiene omai le forme dei +Libri rituali dei secoli duodecimo e decimoterzo. Vedi gli <i>Ordines +Romani</i> nel <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. It.</i>, II: il più esatto è +l’<i>Ordo XIV</i> del cardinale <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, che descrisse +eziandio in un poema la processione tenuta per la coronazione +di Bonifacio VIII (<i>De coronatione Bonif. VIII</i>, <span class="smcap">Muratori</span>, +III, 644).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span><i>Regnum</i> o <i>Phrygium</i>: trovasene il disegno nel <span class="smcap">Garampi</span>, +<i>del Sigillo della Garfagnana</i>, dove (p. 91) è data la +descrizione della tiara di Bonifacio VIII. — Vuolsi che Nicolò I +adoperasse una sola corona, che Bonifacio VIII ne cingesse +due, e Urbano V usasse di un triplice serto, ma è cosa di cui +non si può conseguire la prova. Il <span class="smcap">Garampi</span> tien nota di quel +passo di <span class="smcap">Benzone</span>, secondo cui Nicolò II (1059) avrebbe tenuto +in capo due diademi. Oggidì nelle grandi festività vedonsi recare +in giro quelle splendide tiare, ma nessuna di esse deriva +dal medio evo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span><i>Accipe Tiaram, ut scias te esse Patrem Principum et +Regum, Rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris nostri +Jesu Christi, cujus est honor et gloria in saecula saeculorum.</i> +Vedi la nota del <span class="smcap">Papebroch</span> al testo di <span class="smcap">Jacopo</span> cardinale +(<span class="smcap">Murat.</span>, III, 648).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span><i>Senatores Urbis D. Papam debent adextrare</i>; e in +cambio ne riscotevano dieci <i>Solidi</i>: <i>Ordo XII</i> di <span class="smcap">Cencio</span>. Nel +<i>Processus</i> di Gregorio IX ne guidarono il cavallo il Senatore +ed il Prefetto della Città. I Papi andavano a cavallo; +Paolo IV pel primo si fe’ portare in lettiga. Quei magnifici +cortei vedonsi in Roma or qua or là dipinti in quadri dei +secoli decimosesto, decimosettimo e decimottavo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span><i>XII bandonarii cum XII vexillis rubeis.</i> Nell’<i>Ordo</i> +di <span class="smcap">Benedetto</span> (della metà del secolo duodecimo): <i>milites draconarii, +portantes XII vexilla quae bandora vocantur</i>; ed allora +erano ancora milizie cavalleresche delle dodici regioni. Per +lo contrario omai <span class="smcap">Cencio</span> spiega assolutamente che quei vessilliferi +erano la <i>Schola</i> dei <i>Bandonarii colosaei et cacabarii</i> (<span class="smcap">Mabill.</span>, +<i>Mus. It.</i>, II, 199). Ma quella <i>Schola</i> è menzionata accanto +ai fabbri, ai lavoratori di lampade ed ai magnani in +servizio del Papa, e per conseguenza appare essere stata una +maestranza di operai che lavoravano di bandiere e di simili +arnesi. Nel secolo decimosesto i dodici vessilliferi furono chiamati +semplicemente <i>cursores</i>, ed erano corrieri pontificî, ossiano +staffette. Così nella processione d’Innocenzo VIII, dell’a. +1484: <i>duodecim cursores Papae cum XII vexillis rubeis, +bini et bini. — Duo praefecti navales</i>: lo <span class="smcap">Stefaneschi</span> li vide +nel corteo di Bonifacio VIII; e compaiono eziandio nel secolo +decimoquinto, in segno che il Papa ha il dominio anche +del mare.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Archi di onore, per la prima volta menzionati nella <i>Vita +Calixti II</i>, a. 1119, usavansi anche nella processione della seconda +festa di Pasqua. L’<i>Ordo XII</i> ne denota la positura da torri, +da case e da chiese vicine, ma omai <span class="smcap">Cencio</span> osserva che molti +nomi delle Stazioni fossero andati in disuso; e di già egli fa +parola del palazzo Massimo (<i>domus Maximi</i>). Il testo che il +<span class="smcap">Mabillon</span> publicò dell’<i>Ordo</i> di <span class="smcap">Cencio</span> ribocca di errori; così +io riscontrai comparandolo coi mscr. fiorentini. Ad esempio, +invece che <i>Arcus de Cairande</i>, io vi lessi <i>Arcus de Miranda</i>; +invece di <i>salacia fragmina pannorum</i>, frase senza senso, lessi +<i>palatia Frajapanorum</i>. Anche i nomi di chiese sono sfigurati. +Desiderabile sarebbe una edizione corretta dell’<i>Ordo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Gli <i>Ordines</i> più antichi danno alla torre il nome di +<i>Turris Stephani Serpetri</i>; i posteriori la chiamano <i>de Campo</i> +(Campo di Fiore): è la torre <i>in Parione</i>, che nell’età di Gregorio +VII aveva appartenuto a Stefano prefetto urbano, padre +del mal famoso Cencio. Stette ancor lungamente con un +orologio, finchè sparve allorchè si edificò il palazzo Pio sulle +ruine del teatro di Pompeo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span><i>Et veniunt illuc Judaei cum Lege, facientes ei laudem, +et offerunt ei Legem, ut adoret: et tunc Papa commendat Legem, +et damnat observantiam Judaeorum sive intellectum, quia +quem dicunt venturum Ecclesia docet et praedicat jam venisse +dominum Jesum Christum: Ordo XIV.</i> E a tale proposito +sono notevoli i versi del medesimo cardinale <span class="smcap">Jacopo</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, +III, 652): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> — <i>Judaea canens, quae caecula corde est</i></p> +<p class="i01"><i>Occurrit vaesana Duci, Parione sub ipso</i> — — —</p> +<p class="i01"><i>Ignotus Judaea Deus, tibi cognitus olim;</i></p> +<p class="i01"><i>Qui quondam populus, nunc hostis</i> —</p> +</div></div> + +<p> +A quest’occasione gli Ebrei contribuivano alle cucine pontificie +una libbra di pepe e due di cannella: <i>Ordo XII</i>, p. 200.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Nella Vita di Gregorio IX: <i>et puerilis linguae garrulitas +procacia fescennia cantabat</i>. Certo, a modo dei Romani +antichi, vi avranno avuto in mezzo anche canzoni satiriche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>Innanzi al san Pietro; vicino alla torre <i>Stephani Petri</i>; +in prossimità del <i>Palatium Centii Muscae in Punga</i>; +presso al san Marco; presso a sant’Adriano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>Vedi il Vol. IV, a carte 751. San Clemente stava allora +a destra del corteo, non, come oggi, a mancina. <span class="smcap">Jacopo +Stefaneschi</span> dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Romulei qua Templa jacent, celsusque Colossus,</i></p> +<p class="i01"><i>Quoque pius colitur Clemens, qui dexter eunti est.</i> —</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span><i>Ducitur a cardinalibus ad sedem lapideam, quae sedes +dicitur Stercoraria — Ut vere dicere possit: suscitat de +pulvere egenum, de stercore erigit pauperem: ut sedeat cum +principibus et solium gloriae teneat: Ordo XII</i>. È la prima +menzione che si faccia della <i>Stercoraria</i> col suo nome. Anche +Giulio II vi si assidette, e, per l’ultima volta, Leone X. +Pio VI fece ripulire il sedile di porfido, e collocarlo nel museo +Vaticano. Colà se ne vede anche un altro della stessa +foggia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span><i>Argentum et aurum non est mihi; quod autem habeo, +hoc tibi do: Ordo XIV</i>. Il detto era bello, ma assai spesso +tornava ad ironia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span>Nella <i>Vita Paschalis II</i> dicesi ancora: <i>baltheo succingitur, +cum septem ex eo pendentibus clavibus, septemque +sigillis</i>. <span class="smcap">Cancellieri</span>, p. 6. Oggi le sette chiavi si tramutarono +in una d’oro ed in una d’argento, che vengono porte +al Papa in una coppa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>Pagavasi ogni servigio, anche allora che nelle processioni +dell’Avvento e di Pasqua il Papa moveva coronato. +Tutte le <i>Scholae</i> pontificie, officiali, chiese, conventi, giudici, +scrivani, il Prefetto, i Senatori ricevevano un donativo. Tenui +erano le somme, ma grande il numero di chi riceveva +il presente. Tutti gli archi d’onore costavano libbre trentacinque. +Gli Ebrei toccavano venti <i>Solidi</i>, più delle altre +<i>Scholae</i>; i Senatori, ad Avvento ed a Pasqua, allorchè mezzi +di loro pranzavano dal Papa, ricevevano un malechino a testa +(altrettanto forse ogni giudice ed ogni avvocato): ad ogni +festività in cui il Papa usciva coronato, avevano una botte +di vino ed una di claretto, e un pranzo di quaranta coperti +(<i>Ordo XII</i>). Il Prefetto della Città aveva un pranzo di quindici +coperti, un barile (misura usitata ancora oggidì) di vino, ed +uno di claretto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>Enrico VI aveva ridotto lo Stato della Chiesa a quegli +istessi confini di Ducato romano cui fu ristretto negli ultimi +tempi, e mantenuto dall’occupazione francese fino al 1870.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span><i>Ad ligiam fidelitatem recepit — de praefectura eum +publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis +Imperatori fuerat obligatus: Gesta</i>, c. 8, ed <i>Ep.</i> I, 23.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span><i>Ego Petrus Urbis praefectus juro, quod terram, quam +mihi D. Papa procurandam commisit, fideliter procurabo ad +honorem et profectum Ecclesiae:</i> formula giuratoria nella +<i>Ep.</i> 577, lib. I. <i>Epistolar. Innoc.</i> — Stando ai <i>Reg. Innoc. III</i>, +I, <i>Ep.</i> 23, distinguesi quell’omaggio in due atti: primieramente +si compie l’investitura dell’officio col simbolo del +mantello, indi succedono il <i>ligium homagium</i> e l’investitura +col simbolo del calice: io credo che quest’ultimo atto costituisse +l’infeudazione del territorio prefettizio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span>Scrittura dell’antiquario <span class="smcap">Signorilis</span> (<i>Mscr. Vatican. +3536</i>). L’Autore dice di aver trovato il documento di cui +diciamo sopra, <i>in principio Censuarii antiqui dicte urbis +jam in novitatibus Romanis amissi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>Quanto ampli fossero ancora nel secolo duodecimo +i suoi privilegî si pare eziandio dalla consuetudine che al +Prefetto perveniva il patrimonio di ogni uomo che morisse +senza figli nella città Leonina. La abolì Calisto colla Bolla +<i>dat. Albae VI Id. Julii A.</i> 1122 (nel <span class="smcap">Moretto</span>, <i>Ritus dandi +Presbyterium</i>, Rom. 1741, App. III, 332).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span>Non altro che in questo modo puossi spiegare la durata +della Prefettura nella casa di Vico. Del Prefetto a questo +tempo si tien nota officiale soltanto nel <i>Patrimonium</i> di Tuscia. +Che antico fosse il patrimonio prefettizio tusco lo abbiamo +di già veduto nel secolo duodecimo. Ancor nell’anno +1453 Calisto III sottopose alla giurisdizione del Prefetto +una serie di città, ma solamente di Tuscia (<span class="smcap">Contelorio</span>, <i>Del +Prefetto</i>, n. 45).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span><i>Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen</i>, +scrive la <i>Vita Bonif. VIII</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, III, 648), manifestamente +rammemorando quel passo di <span class="smcap">Boezio</span> (III, <i>Prosa IV</i>), ov’è +detto: <i>praefectura magna olim potestas, nunc inane nomen est</i>. +Cade in istrano errore il <span class="smcap">Leo</span>, allorquando (<i>St. d’It.</i>, II, 206) +afferma che, dopo di Innocenzo III, il Prefetto eletto dal Papa +avesse officio e titolo di Senatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span><i>Ep.</i> II, 467. Il Papa lo appella <i>dilectum filium Petrum +Praefectum urbis, virum nobilem et potentem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span>Nel secolo decimoterzo si trova del continuo questa +formula: <i>Ego N. auctoritate Alme Urbis Praefecti Notarius</i>, +oppure: <i>Ego N. Dei gratia Sacrae Romanae Praefecturae +Judex et Scriniarius</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span><span class="smcap">Contelorius</span>, n. 18. Il disegno del suggello prefettizio +è nel <span class="smcap">Pietra Sancta</span>, <i>Tesserae Gentiliciae</i>, Roma 1638, +p. 656, ed anche nel <span class="smcap">Vettori</span>, <i>il Fiorino d’oro</i>, p. 129. Il +prefetto Giovanni v’è rappresentato assiso sopra un seggio +decorato di teste di cane; nella mano destra tiene una spada, +nella manca la rosa. La iscrizione dice: <i>Attinui Papae Munus +Auream Rosam</i>; e nel contorno: <i>Joannes Dei Gr. Almae +Urbis Praefectus Caesare Absente Pontificis Ductor</i>. Appartiene +incirca all’anno 1340. Il Prefetto porta a stemma un’aquila +bianca in campo porporino, e talvolta l’aquila ghermisce +la rosa nell’artiglio: all’intorno sono disposti sei pani, in +segno del tributo giornaliero che al Prefetto prestavano i +fornai della Città. Egli riceveva altresì ogni giorno una misura +di vino dai vinai, ed una testa di montone dai macellai. +Roma non possiede monumenti di alcun Prefetto; bensì Viterbo +conserva la tomba di <i>Petrus de Vico</i> (m. 1268). Vedine +i disegni nel <span class="smcap">Bussi</span>, p. 158 e 159.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span>Nella processione della coronazione: <i>comitantibus +Praefecto et Senatore: Gesta</i>, c. 8.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span><i>A tempore Benedicti Carissimi Senatum Urbis perdiderat, +et idem B. — subtraxerat illi Maritimam et Sabiniam: +Gesta</i>, c. 8.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span>Notizia di questo Senatore io traggo da un documento +dei 27 Gennaio 1198, della santa Maria in Transtevere; <i>anno 1 +D. Innoc. III PP. Ind. I in curia senatoris ante Eccl. b. M. +in Campitolio. Et hoc factum est tempore Dni Scotti Paparonis +Urbis Rome Senatoris</i> (<i>Mscr. Vat. 8051</i>, fol. 33). Sul +pavimento della chiesa di santa Maria Maggiore una tavola +di marmo (copia moderna della originale) tiene incise le +imagini di due cavalieri a cavallo coi nomi: <span class="smcap">Scotus paparone +johs paparone fili ei</span>. La <i>Descrizione della Città</i> +(III, 2, p. 275) e il <span class="smcap">Valentini</span> (<i>Illustrazione della Basil. Liberiana</i>, +p. 3) traspongono erroneamente questi due Romani +al tempo di Eugenio III. Entrambi nell’anno 1201 erano +morti; lo significa un’iscrizione in san Pantaleo ai Monti: +<i>A. D. MCCI Ind. V Mense Octb. D. XX... Ego Aldruda +Infelix Christi Famula Uxor Quondam</i> <span class="smcap">Scotti Paparonis</span> +<i>Roman. Consulis — Ob — Depositionem Animarum Praedicti +Viri Et Filii Mei Johis Paparonis Ecclesiam Istam... Reintegrari +Feci</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span><i>Et exclusis Justitiariis Senatoris, qui ei fidelitatem +juraverat, suos Justitiarios ordinavit; electoque per Medianum +suum alio Senatore tam infra urbem, quam extra, patrimonium +recuperavit nuper amissum: Gesta</i>, c. 8. Ignoto +è il nome del nuovo Senatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span>Nel Codice fiorentino di <span class="smcap">Cencio</span> la formula trovasi +denotata col nome di Innocenzo; nell’<i>Ordo Roman. XII</i> +dello stesso <span class="smcap">Cencio</span>, col nome di Urbano; meglio sarebbe di +Clemente III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span>Il <i>Cod. D.</i> 8, 17 della Bibl. Angelica di Roma contiene +la formula della nomina di un Podestà in una terra soggetta +al Senato, ed è del secolo decimoquarto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>Il nome <i>Parentius</i> compare in Roma per la prima volta +nell’anno 1148 fra i Senatori. Intorno a Pietro Parenzo vedansi +<span class="smcap">Rainaldo</span> (ad a. 1199, n. 22), <i>gli Acta Sanctor.</i> (<i>ad 21 Maji</i>, +p. 86), e la <i>Istoria antica latina del Martirio di S. Pietro di +Parensio</i>, scritta da <span class="smcap">Anton Stefano Cartari</span> e publicata in +Orvieto nell’anno 1662. In Orvieto predicò Pietro Lombardo +<i>Manichaeorum Doctor</i> che era ivi andato da Viterbo, città +che allora formicolava di eretici (p. 7). Vedasi anche il <span class="smcap">Gualterio</span>. +<i>Cronaca inedita degli avvenimenti di Orvieto</i>, Torino +1846, I, 212.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span><i>Utraque vero potestas sive primatus sedem in Italia +meruit obtinere, quae dispositione divina super universas +provincias obtinuit principatum. Et ideo — specialiter — Italiae +paterna nos convenit sollicitudine providere</i>: ai Rettori +della confederazione tusca, 30 Ottobre 1198, I, <i>Ep.</i> 401.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span><i>Multi scandalizabantur — tamquam vellet Theotonicos +in Italia confovere, qui crudeli tyrannide redegerant eos in +gravissimam servitatem, in favorem libertatis declinans, non +acceptavit oblata: Gesta</i>, c. 9, dove viene definita rettamente +l’idea nazionale di quel tempo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span><span class="smcap">Fatteschi</span>, <i>Duchi di Spoleto</i>. Certo che anche più +tardi, a intervalli di tempo, Ottone IV e Federico II elessero +dei Duchi di Spoleto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>Bolla data da Todi, ai 2 Ottobre 1198. Innocenzo III +fu il primo Papa che conseguì la signoria di Perugia, almeno +di nome: così dice <span class="smcap">Annibale Mariotti</span>, <i>Memoria di Perugia</i> +(1806), I, 62.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span>Parimenti egli concesse anche a Radicofani la elezione +dei consoli, purchè li confermasse il castellano pontificio: +<i>Ep.</i> VIII, n. 211. — Nel 1201 confermò consolato, statuti e +giurisdizione a Fano, a Jesi, a Pesaro: <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, +43. Per lo contrario divietò che si ricevessero Podestà stranieri +senza licenza sua: così in Sutri, <i>Ep.</i> IX, n. 201. Consoli +allora v’erano anche nelle più piccole terre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span>L’idea guelfa di una confederazione d’Italia continuò +ad essere un sogno; ma se vi han creduto i Papi, non +vi credettero i Guelfi. Per l’ultima volta nella storia l’idea +si rinnovò nell’anno 1846 e alla pace di Villafranca nel 1859.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span>Il documento della confederazione, dato agli 11 Novembre +1197, è conservato nell’archivio di Siena, n. 59, e +fu stampato parecchie volte. Alle città della Tuscia romana +e della marca di Spoleto Innocenzo concesse di entrare nella +confederazione: <i>Gesta</i>, c. 11.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 14. Una Bolla di Gregorio IX, dei 22 Gennaio +1235, dà ancor più esattamente l’elenco di queste castellanie +(<i>patrimonalia</i>) pontificie. Nella Campania: Fumone, +Palliano, Serrone, Lariano. Nella Maritima: Aqua Putrida, +Ostia, <i>Aritia, Nympha</i>, Juliano, Cora, Cisterna, Terracina. +Nella Tuscia: Monte Fiascone, Orcla, Montalto, Radicofani, +Priseno, Aquapendente, Bolsena. Nel Ducato di Spoleto: Cesi +e Gualdo. Nel Vescovato di Spoleto: <i>Rocca Sacrati, Brusium +Corinum, Rocca de Saxo</i>. Nel Vescovato di Narni: Narni, +<i>Castrum Sci Gemini</i>, Stroncone, Miranda, Otricoli. Nella Sabina: +<i>Rocca Antiqua, et totam Sabiniam cum omnibus castris +et villis: Cod. Vat. Reg. 385</i>, fol. 104.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span><i>Johannes Capoccius</i> ebbe tre figli: <i>Petrus</i> cardinale di +san Giorgio in Velabro (m. ai 20 Maggio 1259), <i>Archius</i> e +<i>Jacobus</i>. Sua figlia <i>Johanella</i> sposò Pandolfo Sabelli di Ariccia: +<i>Storia della famiglia Capocci</i> scritta da <span class="smcap">Joh. Vincentius +Capoccius</span> (<i>Mscr. Vatican.</i>, n. 7934).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span><i>Sicut auceps deplumat avem omnibus pennis, pro eo, +quod ipse Sabinam et Maritimam ad manum Ecclesiae revocaverat, +et recuperaverat urbis Senatum: Gesta</i>, c. 134.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Fin dall’anno 1148 Viterbo era Comune con consoli +<i>de communi populo</i> e <i>de militia</i>, e con suoi decemviri +(<i>capudece</i>): <span class="smcap">Orioli</span>, <i>Florilegio Viterbese, Giorn. Arcadico</i>, +T. 137, p. 255. Il Codice degli antichissimi Statuti di +Viterbo data dal 1251; esso fu per la prima volta edito da +<span class="smcap">Ignazio Ciampi</span>, <i>Cronache e Statuti della Città di Viterbo +pubblicati ed illustrati</i>, Firenze 1872.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span><i>Diffidati sunt a Romanis. Diffidare</i>, oggi «sfidare»; +<i>reaffidare</i> chiamavasi la dichiarazione ond’era tolto lo stato +di guerra per patti d’accordo conchiusi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span>Credesi che alla famiglia Suburra abbia appartenuto +Anastasio IV: si nota che nipote di lui fosse Gregorio vescovo +della Sabina (<span class="smcap">Ciaconius</span>, <i>Vita Honorii II et Anastasii IV</i>). Perdurava +il nome famigliare desunto dall’antica via. Una iscrizione +dell’anno 1270, nel vestibolo del Panteon, parla di un +<i>Pandulphus de Sebura Archipresbyter Ecclesiae S. Mariae +Rotundae</i>. L’<span class="smcap">Hurter</span> scrive <i>Subuxa</i> invece di <i>Suburra</i>; ed +è uno svarione cagionato dall’errore di un manoscritto, che +l’Autore avrebbe pur dovuto correggere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span><i>Chron.</i> <span class="smcap">Sigardi</span>, ad a. 1200: <i>Romani vero Bitervienses +in forti brachio subjugarunt</i>. Ildebrandino era allora capo +della famiglia palatina degli Aldobrandeschi, signori del +Comitato del loro nome e di Santa Flora. Ai 31 di Luglio +egli fece omaggio al Papa in Montefiascone, per ragione +di Montalto (<span class="smcap">Cencio</span>, fol. 138), e addì 23 Maggio 1221, +da Messina, Federico II confermò in possesso di lui la città +di Grosseto (<i>Archivio delle Riformazioni di Siena</i>, n. 143). +L’Archivio di Siena conserva dovizia di documenti riguardanti +questa famiglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 133. La lettera del Papa (V, 138), data dal +Laterano ai 10 Gennaio 1203, dice: <i>Ad arcem Lariani, quae +est fere prae ceteris Roccis Italiae spatiosa</i>. Erroneamente +l’<span class="smcap">Hurter</span> va cercando nella Capitanata la positura di quella +terra: era essa una delle quattro rocche pontificie nel Lazio +romano, presso l’Algido. Nel 1174, Raino <i>de Tusculano</i> l’aveva +data alla Chiesa permutandola con Norma (<span class="smcap">Cencius</span>, fol. 114).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Rainero vescovo di Viterbo ne tiene ricordo in una +lettera a Giovanni Colonna senatore: <i>D. Innocentius omnia +capitula reformandae pacis inter Romanos et Viterbienses, +in sua potestate posuit</i> (<i>Giorn. Arcadico</i>, T. 137, p. 210).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>Un documento a frammenti, che si custodisce nell’Archivio +municipale di Viterbo, ne conserva gli articoli (ibid. +p. 200): <i>Ego N. civis Viterbiensis ab hac hora in antea +fidelis ero Senatui (et Populo Romano)... Guerram et pacem +faciam ad mandatum eorum... Salva fidelitate Romani Pontificis +et Ecclesiae Rom.</i> Un’altra formula di pace dell’anno +1281 parla espressamente di <i>vassallagium et fidelitatem +senatui populoque Romano</i>. L’<span class="smcap">Orioli</span>, il <span class="smcap">Bussi</span>, e la <i>Cronica +di Viterbo</i> (<i>Bibl. Angelica</i>, B. 7, 23) registrano la pace all’anno +1200. Nel 1207 podestà di Viterbo era <i>Johannes +Guidonis de Papa dei gratia Consul Romanorum</i> (<i>Giorn. +Accad.</i>, T. 136, p. 125).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span>Così la <i>Cronica</i> (mscr.) sopraddetta: «la campana del +comune... poserla nel Campidoglio e poserli nome la paterina +di Viterbo». Viterbo formicolava di eretici. Intorno alle +porte di bronzo ecc. vedansi i <i>Gesta</i>, c. 135.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span>Da Anagni scriveva a Guido, legato in Alemagna: <i>De +urbe quoque scire vos volumus, quod eam per Dei gratiam ad +beneplacitum nostrum habemus: Reg. Imp., Ep.</i> 56, sulla fine.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 135. Nel cap. 136 vien detto: <i>Filii Ursi, +quondam Coelestini P. nepotes, de bonis Ecclesiae Rom. ditati</i>. +Egli concesse loro eziandio Vicovaro, Burdello e Cantalupo nel +Sabinate. Fra gli Orsini continuò a durare il nome <i>Bobo</i>. Mirabile +è la frequenza con cui appo loro si trova il nome di battesimo +Napoleone (come fu dei milanesi Torre) e l’altro di Matteo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span>Il <span class="smcap">Gamurrini</span> (<i>Famil. nob. Toscane et Umbre</i>, Firenze +1671, Tom. II), ad onta che contenga favole parecchie, ha un +bel capitolo intorno agli Orsini. Egli tiene per proavo di +questa famiglia un <i>Cajus Orsus Flavius</i>, intorno al 600 +dell’êra cristiana. Vedansi presso di lui registrate le iscrizioni +romane antiche che contengono il nome <i>Ursinus</i>. L’Antipapa +di Damaso aveva nome <i>Ursicinus</i> (a. 366). Nel 499 un +<i>Firmilianus Ursinus</i> sottoscrive a Ravenna un istromento +gotico. Taccio delle leggende che fanno degli Orsini romani +i fondatori della famiglia tedesca degli Orsi di Anhalt, e noterò +più tardi quel che dice il Petrarca sull’origine tedesca +dei grandi romani. Il <span class="smcap">Muratori</span> (<i>Ant.</i>, III, 784) esclude l’antica +derivazione degli Orsini, e modestamente li fa discendere +da <i>Urso quodam nobili viro</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span>Tutta la famiglia aveva nome di <i>filii Ursi</i>. Un Orso +<i>de Baro</i> compare omai nell’a. 998 (Vol. III, pag. 464, nota 1 +di questa Storia); e di un <i>Constantinus Ursi</i> dell’a. 1032 vien +fatta menzione nel <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Mem. della B. Chiara</i>. Migliore +della <i>Historia di Casa Orsina</i> del <span class="smcap">Sansovino</span> (1565) è la +genealogia raccoltane dal <span class="smcap">Litta</span>, il quale (seguendo le orme +del <span class="smcap">Gamurrini</span> e del <span class="smcap">Muratori</span>) fa cominciare la famiglia storica +degli Orsini soltanto dalla fine del secolo duodecimo con +Orso, bisavolo di Nicolò III (1277). Il suo albero genealogico +concorda con un compendio che io rinvenni nell’archivio +Conti-Ruspoli, e che brevemente registra le cinque linee +della famiglia composte dei Pitiliano, dei Castel sant’Angelo, +dei Bracciano, dei Monte Rotondo, dei Gravina. Lo stemma +degli Orsini porta una rosa rossa, con fasce gialle e con tre +bende rosse. Soltanto la linea dei Monte Rotondo portava +sull’elmo anche un orso seduto, con un mazzo di rose nell’artiglio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span>Nell’anno 1101 compare lo stipite dei <i>filii Johis +Ocdolinae</i> (Ottolina, nome di donna romana): vedi il Vol. IV, +pag. 367, nota 1 di questa Storia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span>Stando ai Regesti, Innocenzo III dimorò in Velletri +per lo meno dai 14 di Settembre fino ai 6 di Ottobre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note60"> +<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.  </span>Su di Odone figlio di Gregorio, e sui beni di cui fu +investita nell’anno 1157 la casa Poli, vedasi il Vol. IV di +questa Storia, pag. 641 in nota. La lettera di Innocenzo a Riccardo +(VII, 133) data da Roma ai 9 Ottobre 1204 offre schiarimenti +intorno alla lite: così vi concordano spesso parola +per parola i <i>Gesta</i> tratti da documenti. I Conti tennero per +seicento anni il possesso di Poli, fino a che la loro famiglia si +spense nell’anno 1808: indi la terra venne in mano degli +Sforza Cesarini, e nel 1820 passò nei Torlonia. — Il <span class="smcap">Nibby</span>, +<i>Analisi</i>, II, 569, erroneamente registra questi avvenimenti all’anno +1208. La <i>Ep.</i> VII, 133, dimostra che ai 9 Ottobre 1204 +non era stata peranco data la carta d’investitura feudale a +Riccardo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note61"> +<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.  </span>I <i>Gesta</i> non parlano di Riccardo, bensì ne discorre +la lettera del Papa (VII, 133): <i>turrem tuam acriter expugnarent, +ita quod eam, te vix tandem per fugam liberato, +ceperunt; et adhuc quidam sub nomine Communitatis detinent +occupatam</i> (ancor nell’Ottobre 1204). L’<span class="smcap">Hurter</span> prese +uno svarione, non notando che nell’<i>Ep.</i> VII, 133, e nei <i>Gesta</i> +si parla dello stesso fatto. Non mi soffermo a dire dei suoi +scusabili errori in ciò che concerne i luoghi della Città: +egli trasporta i <i>Balnea Neapolis</i> sul Celio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note62"> +<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 135, 136: <i>Videns igitur D. Papa, quod furor +erat in cursu, cessit. Chron. Foss. Nov.</i>, ad a. 1203: +<i>Nonas Maji indignatione Romanorum D. Papa venit Ferentinum.</i> +Giusta i Regesti (nel <span class="smcap">Brequigny</span>), una Bolla è data ai +3 Maggio, da Palestrina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note63"> +<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.  </span>Allora il <i>Circus</i> aveva nome di <i>Castellum Aureum</i>. Ivi +erano due conventi, quello <i>Domine Rose</i> (oggidì santa Caterina +dei Funari) e un altro <i>S. Laurentii Pallacini et in Clausura</i>. +La Bolla di Celestino III dell’anno 1192 (nel <i>Bullar. +Vatican.</i>, I, 74), dice: <i>Castellum aureum cum parietibus altis +et antiquis in circuitu positis</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note64"> +<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.  </span>È certo che il ritorno del Papa avvenne intorno alla +Pasqua del 1204; ad esso pertanto fece seguito l’elezione di +<i>Gregorius Petri Leonis Rainerii</i>. Afferma il <span class="smcap">Vitale</span> che Gregorio +di Giovanni Leone di Rainerio era senatore nel 1203, +e ne riporta dei decreti che trae dalla <i>Storia di Terracina</i> del +<span class="smcap">Contatore</span>. Però non s’accordano le indizioni. Le <i>Storie del +Senato</i> appoggiate sui manoscritti del <span class="smcap">Gigli</span>, difettosi di critica, +sono piene di lacune. Mancano documenti. — La famiglia +<i>Rainerii</i> compare in Roma di già nel 1164 con <i>Johes Petri +Leonis de Rainerio</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 193).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note65"> +<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 139, c. 141. <i>Boni homines de Communi</i>, titolo +adoperato in tutte le democrazie italiane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note66"> +<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.  </span><i>Petrus Anibaldi</i> è da Innocenzo III chiamato <i>sororius</i>, +cognato oppure figlio di sorella. Fu suo siniscalco, e più tardi +rettore di Cori: <i>Ep.</i> XVI, 86.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note67"> +<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 139: <i>Fecerunt utrinque turres ligneas, ubi +lapideas non habebant, aggeres et fossata, munientes thermas, +et incastellantes ecclesias. — Erexerunt enim petrarias, et +mangonellos, conduxerunt balistarios</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note68"> +<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.  </span><i>Ep.</i> VI, 206, e <span class="smcap">Panvinio</span>, <i>Storia</i> (mscr.) <i>della famiglia +Frangipani</i>. Il Papa scomunicò Terracina e la costrinse a +prestare il giuramento feudale raccolto in quella lettera. Del +resto la città trovavasi in rapporto di feudalità anche coi +Frangipani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note69"> +<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 139: <i>Prohibentibus Jacobo Fraiapane et relicta +Naionis Frajapanis. Najone</i> è volgare abbreviamento +di un nome, od altrimenti legger devesi <i>Rainone</i>. In alcune +carte (del 1207) compare <i>Jacoba uxor quondam Gratiani Frajapani</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note70"> +<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.  </span><i>Non consuevit urbs in aliqua contentione succumbere, +quam contra Ecclesiam assumpsisset, neque justitia, +sed potentia vincere consuevit. — Numquam tam turpem pacem +audivi factam pro Urbe: Gesta</i>, c. 141.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note71"> +<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.  </span>Giovanni Pierleoni tornò a imbronciarsi col Papa. S’impadronì +di beni in quel di Tusculo, e fu scomunicato. Morì +nel 1204 o nel 1205, e gli fu concessa tomba cristiana soltanto +dopo che i suoi eredi ebbero prestato al Pontefice il +dovuto soddisfacimento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note72"> +<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.  </span><i>Et de communi omnium voluntate quatuor sunt electi, +qui secundum praescriptam formam jurarunt, statimque dixerunt, +quod ad summum Pontificem pertinebat, creare Senatum: +Gesta</i>, c. 141.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note73"> +<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.  </span>Se si stia ad una Storia mscr. del Senato, ch’è posseduta +da Don Vincenzo Colonna di Roma, primo senatore unico, +giusta il novello sistema, fu Pandolfo: lo ammette anche il +<span class="smcap">Vitale</span>. Se la cosa sia esatta non so; improbabile non è. +<i>Pandulphus de Suburra Romanorum Consul</i> trovasi ancora +per tre volte da podestà a Perugia, negli anni 1209, 1210, +1217 (dagli atti conservati in quell’Archivio).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note74"> +<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.  </span><span class="smcap">Rainaldo</span> erroneamente registra all’anno 1208 queste +lotte della costituzione. Ecco la successione degli avvenimenti: +fugge il Papa, nella primavera del 1203; si fa +la nuova elezione del Senato nel Novembre 1203; ritorna +il Papa innanzi al 1 Aprile 1204; allora subito avviene +la novella elezione; <i>Gregorius Pierleone Rainerii</i>, senatore; +questi rinuncia all’officio nel Novembre 1204; durante la sua +epoca infierisce la guerra civile; si tenta di compor la pace +nel Novembre 1204; sono eletti cinquantasei Senatori che +durano fino all’Aprile 1205; subentra il Senatore unico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note75"> +<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.  </span>Leggasi la lettera di <span class="smcap">Ugo Falcando</span> che serve di introduzione +alla sua bella <i>Storia di Sicilia</i>: <span class="smcap">Murat.</span>, VII, 251.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note76"> +<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.  </span><i>Baliam regni D. Papae dimisit ab omnibus juramento +firmandam, quoniam ad eum spectabat tamquam ad dominum +principalem: Gesta</i>, c. 23. Il documento dell’investitura feudale, +dei 19 Novembre 1198, è registrato nell’<span class="smcap">Huillard</span>, +<i>Historia diplomatica Friderici II</i> (I, 16).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note77"> +<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.  </span>Gli scriveva sulla fine del Gennaio 1199, nella sua +lettera di condoglianza: <i>Exultes in Domino — qui pro temporali +spiritualem tibi patrem providit, et in matris obitu +matrem Ecclesiam — deputavit, ut factus vir et in regni +solio solidatus eam amplius venereris per quam te noveris +exaltatum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note78"> +<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.  </span>Con Diepoldo erano uniti i suoi due fratelli Ottone e +Sigfredo. La narrazione di tutti questi rapporti di cose è +disposta in bell’ordine dall’<span class="smcap">Abel</span>, <i>Ottone IV imperatore e +re Federico II</i>, Berlino, 1856.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note79"> +<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.  </span>La <i>Cronica di Fossa Nuova</i> registra nell’anno 1198 +una cotale scorreria, onde Diepoldo si spinse depredando fino +a Ripi e a Torrice: <i>Et sedit ibi tres hebdomadas et depraedavit +et vastavit — ipsa — castella</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note80"> +<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 23. La lettera che il Papa indirisse ai Siciliani +nell’Agosto 1199 è raccolta dall’<span class="smcap">Huillard</span>, I, 32. +Markwaldo ingannò Ottaviano cardinal vescovo di Ostia, zio +di Odone <i>de Polo</i> (<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 67; <span class="smcap">Cardella</span>, I, 171). Con lui +erano i cardinali Guido e Ugolino, il quale ultimo, uomo di +saldo animo, diventò più tardi Gregorio IX: e v’era anche +il console Leone <i>De Monumento</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note81"> +<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.  </span>Jacopo dei Conti, di Anagni, che nel 1202 fu giustiziere +e capitano nella Campania e nelle Puglie, più tardi in ricompensa +ebbe Ninfa come possedimento a vita. Il maresciallo +s’era arricchito in Sicilia, e dava denari a prestito al Papa: +<i>Ep.</i> XV, 114.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note82"> +<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.  </span>Sibilla e i suoi figli Guglielmo, Albina, Costanza e +Mandonia erano stati esiliati in Alemagna dallo spergiuro +Enrico VI. Filippo li ripose in libertà, quando Guglielmo +era anche morto. Sibilla andò in Francia, dove Gualtiero +sposò Albina: <span class="smcap">Raumer</span>, II, 613.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note83"> +<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.  </span><i>Comitem G. de Brenna, qui velut gener Tancredi regis +intrusi mortem nostram et sanguinem sitiebat, sub defensionis +nostrae specie misit in regnum. Febr. 1246</i>: Federico +ai Francesi (nell’<span class="smcap">Huillard</span>, <i>Hist. dipl.</i>, VI, 389).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note84"> +<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.  </span><i>Duravit hoc Theutonicorum jugum gravissimum decem +et septem annis: Chron. Fossae Novae. — Gesta</i>, c. 39.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note85"> +<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 124, 125. Ep. X, 131, 132. Bolla <i>Universis +fidelibus per patrimonium B. Petri constitutis... dat. +Viterbii IX Kal. Oct. Pont. N. a. X.</i> Nel dì stesso promulgò +un severo editto contro gli eretici, e comandò che si inserisse +negli Statuti comunali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note86"> +<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.  </span>La morte di lui (a. 1104) è registrata nella <i>Cronica</i> +di Fossa Nuova: <i>Obiit Gregorius Comes Ceccani, 12 Kal. Oct. +feria III</i>. È la prima volta che si faccia menzione di questa +casa di conti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note87"> +<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.  </span>Documento in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 123, di recente raccolto +nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. dipl.</i>, I, n. 45. Giovanni, figlio di Landolfo +e di Egidia, sposò nel 1189 Rogasinta figliuola di Pietro +<i>de Celano</i>, conte de’ Marsi. Sua sorella Mabilia nel 1182 +aveva tolto per marito il conte Jacopo di Tricarico (<i>Chron. +Fossae Nov.</i>). Zio di Giovanni fu Giordano cardinale di santa +Pudenziana. Nell’archivio di casa Colonna esaminai molti +documenti relativi alla famiglia di cui parliamo, ed eziandio +l’importante testamento di Giovanni, dato ai 5 di Aprile 1224 +(pergamena originale, scaffale XIII, n. 2). Giusta esso, Giovanni +possedeva Ceccano, Arnaria, Patrica, <i>Cacumen</i>, Montacuto, +<i>Julianum, S. Stephanum, Magentia</i>, Rocca Asprano, +<i>Prosseum, Postertium, Carpinetum</i>, e diritti nel <i>Castrum Metellanici</i>, +in Alatri, a Frosinone, a <i>Turrice</i>, a Ceperano, a +Piperno, a <i>Setia</i>, a <i>Nympha</i>. Figli suoi furono Landolfo, Berardo, +Tommasia e Adelasia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note88"> +<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.  </span><span class="smcap">Cencius</span>, fol. 157: <i>Qualiter Gualganus de Sculcula +recognovit castrum ipsum juris b. Petri esse, et habere illud +in custodia;</i> è un documento dei 13 Luglio 1158, il primo, +per quel che io mi sappia, che parli di questa famiglia. — Nell’archivio +Colonna sono parecchie carte dei secoli decimoterzo +e decimoquarto; la più antica contiene il testamento di +<i>Conradus de Sculgula fil. quond. dni Galgani</i>, del 1 Gennaio +1270 (Scaff. XIII, n. 3). Galgano figliuol suo ebbe tre figli; +Corrado, Simone, e Goffredo cardinale di san Giorgio in Velabro: +ibid, Scaff. XVII, n. 4, pergamena dei 28 Febbraio 1270.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note89"> +<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.  </span><i>Collismedii</i>, rocca ruinata nel paese dei Volsci, dove +tuttavia dura il nome della terra. È un fatto notevole che +questi conquistatori germanici abbiano fino a tempi assai tardi +durato in molte famiglie cavalleresche del Lazio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note90"> +<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.  </span>Addì 21 Dicembre 1232, <i>Oddo de Columpna dominus +Olibani</i> vendette alla Chiesa la parte che a lui spettava del +<i>Castrum Paliani</i> e <i>Serronis</i>: <span class="smcap">Cencius</span>, fol. 140.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note91"> +<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.  </span>Così vien detto: <i>Rocca et Castrum Paliani, Rocca et +Castrum Serronis</i>; ed eziandio: <i>Arx et Castrum Fumonis</i>, +dove sedeva un prevosto del Papa. <i>Castra</i> erano <i>Nympha</i>, +Tiberia, Norma, <i>Larianum</i>, Falbateria ed anche Frosinone: +parlasi invece della <i>civitas Tusculana cum arce ejusdem civitatis</i>. +In documenti del Lazio, a quel tempo, trovasi in uso la +formula: <i>Quaecumque civitas, seu castrum vel Baro</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note92"> +<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.  </span>Anagni e Velletri avevano loro Podestà; Ferentino: +<i>Potestas, Consilium et Populus</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 195, a. 1241). +Allorquando Gregorio XI, nel 1229, tolse Suessa sotto la protezione +della Chiesa, dichiarò nella sua Bolla: <i>Concedimus vobis, +ut in preficiendis vobis Rectoribus, et in contractibus venditionis... +habeatis ad instar praedictarum civitatum Campanie +libertatem</i>; e prima aveva detto: <i>sicut Anagniam et +alias civitates</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 153). Nell’anno 1231, in Anagni, +venne a lotta il ceto dei cavalieri contro quello dei cittadini, +onde Gregorio ne promulgava la Bolla: <i>Dilectis filiis +rectoribus, militibus et populo Anagninis</i>, data agli 11 Agosto +1231: ibid., n. 161.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note93"> +<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.  </span>Dopo della restaurazione operata da Innocenzo III le +province della Chiesa s’aggrupparono così: <i>Campania et Maritima, +Patrimonium B. Petri in Tuscia, Ducatus Spoletanus, +Romandiola, Marchia Anconitana</i>. Talvolta per <i>Campania +et Maritima</i> trovasi ancora usato il concetto antico di +<i>Comitatus Campaniae</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note94"> +<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.  </span>Documento dato da Spira, agli 11 Ottobre 1215 (<span class="smcap">Murat.</span>, +<i>Antiq. Ital.</i>, V, 663). Nel 1221 Federico II ritolse Sora +al Conte, e lui financo cacciò in prigione. Nell’anno 1228 i +Conti reclamarono presso Nicolò IV, ma inutilmente, affinchè +loro restituisse ii bel feudo (<span class="smcap">Ratti</span>, <i>Hist. della fam. Sforza</i>, +II, 231).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note95"> +<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.  </span></p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="3">Trasmundus = Claricia de Scotta</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> Innocentius III</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl">Riccardus Dux Sorae</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="w5"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl">Johannes de Polo, Comes Albae.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl">Paulus, Romanor. Proconsul, 1238.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl">Stephanus, Card. S. Adriani.</td> + </tr> +</table> + +<p> +Il contratto di divisione dei beni famigliari è dato ai 3 Maggio +1226 (<span class="smcap">Contelori</span>, n. 4). Paolo n’ebbe Valmontone, Sacco, +Plumbinaria ossia Fluminaria ecc.; Giovanni ne ricevette +<i>Turrim Urbis</i>, Ponte Mammolo, Monte Fortino. — <i>Johannes +comes</i> (figlio di Paolo o nipote suo) coi beni di Valmontone, +di Gabiniano, di Sacco, di Fluminaria formò un fidecommesso +a favore di Adenolfo suo figlio e di suo nipote +Giovanni. La carta degli 11 Agosto 1287 contiene la fondazione +espressa di un maggiorasco, la prima (che io per lo +meno mi conosca) di terre romane. La rinvenni nell’archivio +della casa Conti-Ruspoli (Busta 27, 8). Eccone la formula: +<i>Teneatur restituere... ille primogenitus... alteri primogenito +suo masculo nato ex legitimo matrimonio in infinitum +et in perpetuum, ita quod successive dicta castra et tota +Terra praedicta et Baronagium semper applicentur et pervenient +ad unum solum masculum haeredem primogenitum</i> +(<i>Actum in Castro Vallis Montonis in majori Palatio Curiae +dicti Domini</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note96"> +<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.  </span><i>Ep.</i> XII, 5: <i>Nobili viro Riccardo germano nostro Sorano +Comiti, dat. Lateran. VI Kal. Martii a. XII</i>; dov’è +aggiunto il patto dei 6 Ottobre 1208. L’investitura del feudo +fu data col simbolo del calice (<i>per cuppam deauratam</i>). Vedi +anche <span class="smcap">Cencius</span>, fol. 138, e il <span class="smcap">Theiner</span>, I, 53.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note97"> +<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.  </span><i>Chron. Andrense</i>, <span class="smcap">D’Achery</span>, <i>Spicileg.</i>, II, 843, donde +si pare che a quel tempo il Senatore spontaneamente rinunciò +all’ufficio: <i>Senatorem urbis, qui quasi ipso invito dominium +tenuerat, sponte cessurum denuntiat</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note98"> +<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.  </span><i>Nunc autem Ecclesia per Dei gratiam in unitate consistit +et imperium peccatis exigentibus est divisum</i>: Innocenzo +nella risposta ai messaggi di Filippo (<span class="smcap">Baluzius</span>, I, 693).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note99"> +<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.  </span><i>Cum per se devotus existat Ecclesiae, ac descendat ex +utraque parte de genere devotorum</i>: Innocenzo, <i>Reg. Imperii, +Ep.</i> 29, 33.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note100"> +<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.  </span>Vedi il celebre documento intitolato: <i>Deliberatio Domini +Papae Innoc. super facto imperii de tribus electis: +Ep.</i> 29, in cui egli enumera tutte le persecuzioni che gli +Hohenstaufen ebbero mosso contro la Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note101"> +<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.  </span><i>Quod non expedit ipsum imperium obtinere patet ex +eo, quod per hoc regnum Siciliae uniretur imperio, et ex +ipsa unione confunderetur Ecclesia: Reg. Imp.</i>, 29.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note102"> +<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.  </span>Lettera 33, del 1 Marzo 1201.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note103"> +<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.  </span>Nel <i>Reg. Imp.</i> (<i>Ep.</i> 32 indiritta ad Ottone), Innocenzo +III definisce l’Impero solamente come la <i>materialis gladii +potestas</i>, a protezione della fede e ad estirpazione degli eretici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note104"> +<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.  </span>Nella <i>Ep.</i> I, 401, ai <i>Rectores</i> di Tuscia: <i>Sic regalis +potestas ab auctoritate pontificali suae sortitur dignitatis +splendorem</i>. Vedi eziandio il <i>Reg. Imp., Ep.</i> 32, ad Ottone. +Nelle lettere pontificie e regie tornava a frase del tutto +ingenua, il dire: <i>Cum Sacerdotium et Imperium duo sint +luminaria (majus et minus) in Ecclesia firmamento, quibus +mundus in spiritualibus et temporalibus veluti die ac nocte +clarescat</i>. — Questa similitudine inventata già da Gregorio +VII (VIII, <i>Ep.</i> 21), fu con fanciullesca fantasia ampliata dai +frati. Vedi la <i>Homilia II</i> di <span class="smcap">Cesario Heisterbach</span> (del 1220) +monaco cistercense di Colonia, nel <i>Lib. XII Illustrium Miraculorum +et Historiarum Mirabilium</i> (Colonia 1091, p. 177 +segg.): la Chiesa è il firmamento, sole il Papa, luna l’Imperatore; +il giorno personifica il clero, la notte rappresenta +il laicato; le stelle sono i Vescovi, gli Abati ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note105"> +<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.  </span>Per ragione di cotali dottrine è di grande importanza +la risposta data dal Papa ai messaggeri di Filippo (<i>Reg. +Imp.</i>, 18): <i>Hinc est, quod Dominus sacerdotes vocavit Deos, +reges autem principes</i>. Inoltre le <i>Ep.</i> 30, 62. Più tardi nella +contesa con Lodovico di Baviera la pretensione del Papa alla +signoria universale fu tenuta in conto di canone. Noto qui +anticipatamente tre aforismi di <span class="smcap">Alvaro Pelagio</span>, <i>De Planctu +Ecclesiae: Papa potest privare imperatorem imperio et reges +regno. — Qui non habet Papam pro capite nec Christum habet. — Christus +rex temporalis, Papa ejus vicarius, habet in +terris utramque potestatem</i>. Espressamente dice Innocenzo: — <i>Imperium +noscatur ad eam (sedem Apost.) principaliter et +finaliter pertinere</i> (<i>Reg. Imp.</i>, n. 29). — Nel <i>Reg. Imp.</i>, 18, +egli afferma essere statuito: <i>Sacerdotium per ordinationem +divinam, regnum autem per extorsionem humanam</i>. I Pontefici +non riconoscevano darsi reame alcuno per la grazia di Dio; +e questa loro opinione filosofica sull’origine dei re, quantunque +modificata, fu accolta da Federico nella notevole Introduzione +alle Costituzioni di Melfi (a. 1231). I Principi, secondo +quella, sarebbero stati creati dalla necessità umana +della distinzione del mio e del tuo, che succedette alla comunione +naturale dei beni: ma il loro istituto avrebbe dipeso +benanco da disposizione divina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note106"> +<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.  </span><i>Reg. Imp., Ep.</i> 14; e indi più tardi, allorchè il +Papa ebbe condannato Filippo: <i>Ep.</i> 61. La protesta di Innocenzo +nell’<i>Ep.</i> 62.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note107"> +<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.  </span><span class="smcap">Rogero di Wendover</span>, <i>Cronica</i> (ed. Coxe, Londra +1841, T. III, 142): <i>In Capitolio autem et per totam urbem declamatum +est: Vivat et valeat imperator Otho</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note108"> +<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.  </span><i>Juramentum Ottonis, actum Nuxiae in Coloniensi diocesi +a. 1201 VI Id. Junii: Reg. Imp., Ep.</i> 77; <i>Monum. Germ.</i>, +IV, 205. Si prendeva a fondamento il Diploma di Lodovico I, +che dopo di Gregorio VII tenevasi per autentico. Però non +ancora si parlava di Corsica e di Sardegna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note109"> +<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.  </span>Tuttavia la Romagna restò nel dominio dell’Impero +fino al 1278. Intorno a questi avvenimenti vedasi il <span class="smcap">Ficker</span>, +<i>Studî per servire alla Storia dell’Impero e della Chiesa in +Italia</i>, II, 469 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note110"> +<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.  </span><i>Reg. Imp.</i>, 61, dove si afferma risolutamente il principio +della separazione delle due podestà. Oltracciò nell’<i>Ep.</i> 62 +la risposta del Papa a Bertoldo di Zähringen. Protestò anche +Filippo Augusto di Francia, che già addì 29 Luglio 1198 si +era collegato con Filippo di Svevia: <i>Ep.</i> 63.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note111"> +<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.  </span>Innocenzo ammonisce gli Anconetani (VII, 228), invocando +il falso testamento di Enrico VI. Egli mandò a loro Cencio, +cardinale non di san Lorenzo in Piscina (come pensa erroneamente +l’<span class="smcap">Hurter</span>), ma di san Lorenzo in Lucina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note112"> +<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.  </span><i>Reg. Imp., Ep.</i> 153: <i>Quidam enim civium Romanorum +adversarii tui corrupti pecunia, gravem seditionem adversus +nos commoverunt in urbe</i>... così il Papa nel 1208 scrive ad +Ottone, accertandolo che egli non abbandonò la sua causa +allorchè tutti lo disertarono ed eziandio insorsero i Romani. +La rivolta è quella del 1204 e del 1205.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note113"> +<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 120: <i>Senatorem urbis</i>. Nè è già stile di curia, +come opina l’<span class="smcap">Hurter</span>, per significare la maggioranza +dei Senatori; v’aveva allora un solo Senatore, Gregorio Pierleone +<i>Rainerii</i>, ed era poco tempo prima che egli rinunciasse. +Del Prefetto non si fa menzione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note114"> +<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.  </span><i>Gesta</i>, c. 121, dove è anche il documento dell’investitura +feudale. Un re ammetteva ciò che Innocenzo voleva +proclamare, il Papa essere signore supremo di tutti i Principi: +<i>Cum corde credam et ore confitear, quod Rom. Pontifex +qui est B. Petri successor, Vicarius sit illius per quem +reges regnant et principes principantur, qui dominatur in +regno hominum et cui voluerit dabit, ego Petrus — tibi — summe +Pontifex — offero regnum meum</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note115"> +<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.  </span><span class="smcap">Zurita</span>, <i>Annales de Aragon</i>, ad a. 1204, p. 91: <i>deste +censo y reconocimiento que el Rey hizo al Papa, buelto a su +reyno mostraron los ricos hombres y cavalleros muy descontentamiento</i>. +Pietro si imbarcò novellamente ad Ostia, toccò +Corneto, e largì un privilegio di commercio a questa città: +il documento è dato <i>Corneti mense Nov. A. D. 1204</i> (Codice +appellato <i>Margherita Cornetana</i>, fol. 89 t., nell’archivio di +Corneto). Il Re cadde nel 1213 vicino a Castel Maurel, combattendo +nella guerra degli Albigesi, quand’era mosso in +aiuto di Raimondo di Tolosa cognato suo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note116"> +<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.  </span><i>Reg. Imp.</i>, 136 (del Giugno 1206; <span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Reg.</i>, +pag. 21).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note117"> +<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.  </span>Tomaso di Savoia e Azzo d’Este (<span class="smcap">Böhmer</span>, pag. 23). +Nell’archivio comunale di Assisi si conserva un <i>Privilegium</i>, +con cui Filippo concedeva libera elezione di Consoli a quel +Comune; ed è dato da Ulma, addì 29 Luglio 1205. <i>Testes +sunt: Heinricus marscalcus de Kalindin. Heinr. de Smalenecke. +Fridericus dapifer de Walpurc. Wernher de boulande. +Diedo de Rabenspurc. Dat. ap. Ulmam a. dnice Incarn. MCCV. +Quarto Kl. Aug. Ind. VIII.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note118"> +<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.  </span>Nell’archivio delle <i>Reformazioni di Siena</i>, n. 77, +esiste un trattato conchiuso fra Filippo e Siena ai 23 Maggio +1208; ed è assai importante per far conoscere la reverenza +che quegli si aveva in Italia (<i>XXIII die men. Maii +feria VI A. ab Incarn. Dom. MCCVIII Ind. XI. Anno vero +regni Serenissimi Rom. Reg. Philippi XI</i>). Tutti i cittadini +del vescovado e del comitato, dell’età dai quindici ai settant’anni, +vi giurano di essere fedeli al Re, e di restituirgli +tutti i beni che l’Impero aveva posseduto alla morte di Enrico +VI: <i>assignabunt ea in manus Dni Patriarche Aquilegensis +et legatorum dominis Regis... Haec omnia supradicta +Ego Wolfgerus dei gr. Aquil. Patriar. tocius Italie +legatus nomine et vice D. Regis Philippi tibi Johanni Struozi +senensium Potestati recipienti nomine universitatis Senensium — promitto... +et de omnib. supradictis faciendis — osculum +pacis tibi dedi una cum Henrico de Smalnecge et +Eberhardo de Luottere. Actum in Sena</i>. Seguono i testimoni. +<i>Ego Albertus Notarius praed. Patriar. his omnibus interfui +etc.</i> — Filippo aveva mandato Wolfgero, il Burgravio di +Magdeburgo e i due nobiluomini sopraddetti da suoi negoziatori +a Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note119"> +<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.  </span>Ne correva voce pel mondo; lo udì l’Abate di Ursperg, +e Federico II nell’anno 1226 lo ripetè: <i>Hetruriam mihi adolescenti +sublaturus per nuptias Philippum patruum delusit</i> +(<i>Hist. Dipl. Frid. II</i>, T. II, 933). — <span class="smcap">La Farina</span>, <i>Studi</i>, I. 835; +<span class="smcap">Abel</span>, 224, 380. — <i>Promissa Philippi</i> (<i>M. Germ.</i>, IV, 209, all’anno +1205), dove Filippo espressamente dichiara di voler +dare la sua figliuola ad un nipote del Pontefice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note120"> +<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.  </span><span class="smcap">Gualtiero di Vogelweide</span> inveisce parecchie volte +contro il Pontefice romano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note121"> +<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.  </span><i>Reg. Imp.</i>, 153: <i>Quamvis nepos ipsius jam tibi adversarium +se opponat</i>; mirabile divinazione! — Vedi le lettere +del Papa ai Tedeschi in favore di Ottone (154-158 ecc.), e +l’altra di Ottone (n. 160), in cui questi chiede di essere prestamente +riconosciuto per re.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note122"> +<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.  </span>Soltanto nel dì 7 Agosto 1212 Ottone sposò la giovine +Beatrice. La sventurata Principessa porse la mano al +nemico della sua casa quand’egli era colpito di anatema, e +morì quattro giorni dopo, agli 11 di Agosto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note123"> +<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.  </span>Libertà di elezione capitolare dei preti. Diritto di appello +a Roma. Rinuncia al <i>jus spolii</i>. Distruzione degli +eretici. <i>Mon. Germ.</i>, IV, 216. <i>Reg. Imp.</i>, 189. Intorno a cotali +rapporti vedasi il <span class="smcap">Ficker</span>, <i>Studi per servire alla St. dell’Imp. +e della Ch. in Italia</i>, II, n. 365, sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note124"> +<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.  </span><span class="smcap">Böhmer</span>, 41, 42. Tengo eziandio nota di due documenti +dell’archivio di Siena, n. 83 e 84. Addì 3 Luglio 1209 i +Sanesi protestano al Patriarca, legato di Ottone, che sarebbero +fedeli all’Imperatore e che per conto di lui conserverebbero +i beni di Enrico VI. Addì 4 Luglio 1209, il Patriarca +nega la provvisoria conservazione dei beni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note125"> +<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.  </span><i>Dux Saxonie — Otto venit in Lombardiam cum magno +exercitu, in cujus terribili adventu tremuit Italia, et nimio +pavore concussa est: Monach. Padov. Chron. Estense</i>, <span class="smcap">Muratori</span>, +XV, 301. — <i>Venit magno et inusitato exercitu</i>, dice la +<i>Cronica di Fossa Nuova</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note126"> +<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.  </span><span class="smcap">Gerardo Maurisio</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, VIII, 20) ha un prezioso +episodio, in cui descrive la conciliazione di questi tre grandi +Capitani, pacificati da Ottone. — Salinguerra: <i>saliens in guerram</i>. +Azzo fu il primo tiranno cittadino, poichè nel 1208 Ferrara +(donde egli aveva scacciato quell’altro) diede a lui la signoria. +Documenti nel <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. Est.</i>, I, 389, e il <span class="smcap">La +Farina</span>, <i>Studî</i>, I, 873.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note127"> +<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.  </span>Ratifica di Ottone, <i>datum in castris in monte Malo, +4 Non. Octbr. Ind. XIII</i> (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 218; <i>Reg. Imp., +Ep.</i> 192). Il <i>Chron. Slavor.</i> (<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsw.</i>, II, 743) +nota il numero dell’esercito: seimila corazze, arcieri, e popolo +infinito di vassalli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note128"> +<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.  </span>Errano l’<span class="smcap">Hurter</span> e il <span class="smcap">La Farina</span> quando descrivono il +cammino che tenne la comitiva della coronazione. Non è +vero che Ottone percorresse coronato le vie della Città; e il +banchetto fu servito in Laterano. Gli <i>Annales</i> <span class="smcap">Reineri</span>, ad +a. 1209 (<i>Mon. Germ.</i>, XVI, 602), parlano dell’occupazione +del ponte Tiberino, <i>ne consecrationem ejus, sicut animo conceperant, +Romani impedirent</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note129"> +<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.  </span><i>Contradicentibus pro maxima parte Romanis</i>: <span class="smcap">Rigord</span>, +<i>De Gestis Philippi Augusti</i>, p. 51. La <i>Cronica di +Brunswick</i> scritta in rima (<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsw.</i>, III, 120 +segg.) dice: «Per la qual cosa il Senato di Roma ed il Consiglio +furono tutti d’accordo. E si stizzirono perciocchè ad essi +non si fosse fatta parola che in quell’ora dovesse avvenire la +consecrazione imperiale: ed era per questo il loro cuore +gonfio d’ira». Mancano i documenti per potere stabilire chi +fosse allora senatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note130"> +<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.  </span><i>Ad — portam Romae</i> (ponte Sant’Angelo), <i>et D. Papa +ibi eum benedixit, licentiavit et rogavit eum, ut alio die +adveniente recederet a territorio Romano: Chron. Fossae +Novae.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note131"> +<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.  </span>La più parte dei Cronisti cerca la causa del combattimento +in questo, che Ottone rifiutò di largire ai Romani i +soliti donativi (<i>propter quasdam expensas, quas ab Imperatore +Romani ex debito petebant</i>, dice <span class="smcap">Rigord</span>: e parimenti +<span class="smcap">Franciscus Pipinus</span>, che copia dal primo; <span class="smcap">Mur.</span>, IX, 637): +così l’inedito <i>Chron. Imp. et summor. Pontif.</i> (Cod. 5. Plut. +XXI. nella Laurenziana di Firenze). Stando al <span class="smcap">Maurisius</span> +(<i>Hist. Eccelini</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, VIII, 21), Ezzelino II superò tutti +nella pugna. La <i>Cronica rimata di Brunswick</i> dice che il +Papa accompagnasse l’Imperatore per un paio di miglia; +ma è un errore. Dopo la coronazione Ottone e Innocenzo +non si rividero più.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note132"> +<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.  </span><i>Sub periculo personae nostrae ad vos urbem intrare +decrevimus. Attendat tamen sanctitas vestra quod magnum +periculum in introitu in urbem toti Ecclesiae posset provenire: +Reg. Imp., Ep.</i> 193. La risposta del Papa, data agli +11 Ottobre dal Laterano, è nell’<i>Ep.</i> 194: <i>de negotio vero terrae</i>; +e trattasi fuor di ogni dubbio della «terra di donna <i>Mechtilde</i>», +come la <i>Cronica rimata</i> avvisa essere stato il primo +oggetto della controversia. <span class="smcap">Cesario Heisterbach</span> (<i>Homil.</i>, +II, 173) notò, che dopo la concordia perfetta in cui s’era al +tempo della coronazione, scoppiò la contesa <i>propter quaedam +allodia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note133"> +<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.  </span>Ai 17 Ottobre trovossi vicino ad Isola Farnese (<span class="smcap">Böhmer</span>, +n. 79). Ai 25 fu a Poggibonsi, dove emanò il Diploma +faustissimo per Pisa, cui concesse la Corsica. Ai 29 fu a San +Miniato. — Ai <i>Regesta</i> del <span class="smcap">Böhmer</span> aggiungo io un <i>Privilegium</i> +per Siena (da San Miniato, ai 29 Ottobre; copia autenticata +nell’arch. di Siena, n. 65, e <i>Kaleffo novo</i>, fol. 610), in cui esonera +la città dal pagamento delle somme dovute al fisco +dopo la morte di Enrico VI. — Aggiungo un altro Diploma +originale per Siena (dato da Foligno ai 14 Decembre 1209), che +comincia: <i>Gratiose liberalitatis</i>... Siena ne riceve libertà di +elezione dei suoi Consoli sotto riserva dell’investitura imperiale, +e verso tributo di settanta marchi d’argento che la città +deve pagare nei quindici giorni successivi a Pasqua, in mano +del Prevosto imperiale in San Miniato (<i>Kaleffo novo</i>, ibid.). — Cito +anche un Privilegio dato al Vescovo di Chiusi, cui l’Imperatore +cede quella città: <i>Acta sunt haec A... 1209 +Ind. XIII. Dat. apud Fulgineum Id. Decbr.</i> Fra i testimonî +è <i>Yzilinus de Tervisio</i> (Arch. comunale di Orvieto, cassa 2). — Ai +24 Dicembre, da Terni, Ottone promulgò un Privilegio +per la santa Maria ed il santo Anastasio in quella città. Il +<span class="smcap">Böhmer</span>, seguendo l’<span class="smcap">Ughelli</span>, lo registra sotto la data del +1 Gennaio 1210; ma è un errore. L’istromento che io ricopiai +nell’archivio comunale di Terni, dice: <i>Dat. Interamnes +A. D. MCCVIIII. VIII Kals. Januarii Ind. XIII</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note134"> +<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.  </span><i>Paene totam Romaniam</i>, dice <span class="smcap">Rigord</span>: ma non è la +Romagna, chè talvolta vien così denominata tutta la Tuscia +romana. <i>Riccardi Comitis S. Bonifacii Vita</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, VIII, 123.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note135"> +<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.  </span>La patente d’investitura feudale di Azzo (senza l’Esarcato +di Ravenna) è data da Chiusi, ai 20 Gennaio 1210 +(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. Est.</i>, I, 392; <span class="smcap">Lünig</span>, I, 1565). Già Innocenzo +nell’anno 1208 aveva dato la Marca in feudo ad Azzo (<span class="smcap">Murat.</span>, +ibid., 391): dopo la morte di lui, avvenuta nel Novembre +1212, Innocenzo infeudò Aldebrandino (figlio di Azzo) +di Ancona, di <i>Asculum</i> ecc., per dugento libre di <i>provisini</i> +all’anno e coll’obligo di fornire alla Chiesa cento cavalieri, +che dovevano servire un mese all’anno, <i>per totum +ipsius Ecclesiae patrimonium a mare usque ad mare, et a +Radicofano usque Ceperanum</i>. Questo notevole documento +dei 10 Maggio 1213 è raccolto nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 56. — Morto +Aldebrandino nel 1215, signore delle Marche diventò +il fratel suo Azzo VII. — Anche il feudo di Salinguerra fu +confermato da Innocenzo, addì 7 Settembre 1215: ibid., I, n. 59.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note136"> +<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.  </span>Archiv. di Perugia, <i>Liber Summissionum</i>, Vol. †, +fol. 102. I Perugini, col beneplacito di <i>Pandulphus de Subora</i>, +loro podestà, giurano <i>quam defensionem facere promiserunt +a civitate Perusii infra usque ad urbem Romanam</i>. Il +Papa promette in cambio: <i>si venerit ad pacem cum Imperatore — civitatem +Perusii ponet in pace cum Imp.</i> Egli promette +di rispettare le consuetudini di Perugia e la libera +elezione dei Consoli e dei Podestà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note137"> +<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.  </span>Sclamò: <i>Poenitet me fecisse hominem!</i> Importantissima +lettera indiritta all’Arcivescovo di Ravenna, ai 4 Marzo +1210: <i>Ep.</i> XIII, n. 210.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note138"> +<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.  </span>Dice un moderno storico, l’<span class="smcap">Abel</span>, che la colpa di +Ottone non fu di aver rotto il giuramento fatto al Papa, ma +di averlo prestato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note139"> +<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.  </span><span class="smcap">Hahn</span>, <i>Collect.</i>, I, 209, n. X. In Inghilterra si difendeva +il Guelfo senza riserva alcuna: <span class="smcap">Roger de Wendower</span>, +III, 232 e <i>Recueil des Hist. des Gaules</i>, XVIII, 164.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note140"> +<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.  </span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad a. 1210. Pietro di Celano possedeva +allora Capua, e Diepoldo teneva Salerno (<span class="smcap">Riccardo +di san Germano</span>, ad a. 1210).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note141"> +<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.  </span>L’anatema fu annunciato con tutta la sua solennità +soltanto ai 31 Marzo 1211.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note142"> +<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i08"> <i>Nulla facultas</i></p> +<p class="i01"><i>Visendi Romamve datur, Dominive sepulcrum.</i></p> +</div></div> + +<p> +(<span class="smcap">Wilh. Briton. Armor.</span> <i>Philippidos</i>, Lib. VIII, p. 199, nel +<span class="smcap">Duchesne, V</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note143"> +<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.  </span><i>Johannes Capotius, qui Ottoni favebat, ejus sermonem +interrupit dicens: os tuum os dei est, sed opera tua, opera +sunt diaboli</i> (<span class="smcap">Caesar. Heist.</span> <i>Miraculor.</i>, I, 127). — Nei Regesti +di Ottone il prefetto Pietro compare per la prima volta +fra i cortigiani dell’Imperatore ai 30 Marzo 1210; per l’ultima +volta lo si trova col figlio suo Giovanni, a Lodi, nel 22 +Gennaio 1212.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note144"> +<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.  </span><i>Ibique consilio et interventu D. Papae obtinuit, ut a +civibus et Pop. Rom. Fridericus imperator collaudaretur, et +de ipso factam electionem Papa confirmavit: Chron. Ursperg.</i>, +p. 239. Ei si vede che Ottone non aveva a Roma un gran +partito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note145"> +<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.  </span>Di già nel Febbraio, da Messina, promulgò alcuni documenti, +nei quali confessò di essere vassallo della Chiesa per +Sicilia, e confermò la libertà delle elezioni vescovili: <span class="smcap">Böhmer</span>, +p. 68, 69. <i>Histor. Dipl. Fried.</i>, I, 201, sq.: <i>Ne unquam beneficiorum +vestrorum, quod, advertat Dominus, inveniamur ingrati, +cum post divini muneris gratiam non solum terram, +sed vitam per vestrum patrocinium nos fateamur habere</i>. +Nell’Aprile, in Roma, concesse al Papa la successione nella +contea di Fundi, quando fosse morto Riccardo conte: <i>Mon. +Germ.</i>, IV, 223; <i>Hist. Dipl.</i>, I, 208 (senza annotazione del +giorno).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note146"> +<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.  </span>Documento dato da Egra (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 224; <i>Hist. +Dipl.</i>, I, 269). Ivi il Papa è appellato <i>protector et benefactor +noster</i>: il linguaggio ne è assai umile. L’estensione dello +Stato ecclesiastico è significata colla formula ottoniana: <i>Ad +hos pertinet tota terra que est a Radicofano usque Ceperanum, +etc.</i> Vi venne fatto riferimento alla donazione di Lodovico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note147"> +<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.  </span><i>Mon. Germ.</i>, IV, 228; <i>Hist. Dipl.</i>, I, 469.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note148"> +<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.  </span><i>Degradatus est Otto quond. Imp. et excommunicatus +est ab omni concilio: Annal. Meltenses, Mon. Germ.</i>, V, 159.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note149"> +<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.  </span>Il suo ritratto, che trovasi nell’<span class="smcap">Hurter</span>, non è che una +invenzione: di lui non ne esiste alcuno. Il suo Biografo dice: +<i>Statura mediocris, et decorus aspectu, medius inter prodigalitatem +et avaritiam — fortis et stabilis, magnanimus et astutus, +fidei defensor, et haeresis expugnator, in justitia rigidus, +sed in misericordia pius</i> (?); <i>humilis in prosperis et patiens +in adversis, naturae tamen aliquantulum indignantis, sed +facile ignoscentis</i> (<i>Gesta</i>, c. 1).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note150"> +<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.  </span>Cessione d’Inghilterra del 1208 e dei 15 Maggio 1213: +<span class="smcap">Dumont</span>, I, n. 258 e n. 275; <span class="smcap">Rymer</span>, fol. 111. Il Re giura, +come avrebbe fatto un barone latino, l’<i>homagium ligium</i>. +Quando i Baroni ebbero ottenuta la <i>Magna Charta</i>, Innocenzo +scomunicò la giovine libertà degl’Inglesi, e fino dal +nascere condannò la loro gloriosissima opera. Del resto cessò +in breve il rapporto feudale. Delle tre promesse, <i>homage, +fealty and yearly rent</i>, Giovanni prestò solamente la prima. +Fedeltà giurarono soltanto egli ed il suo piccolo figlio Enrico. +Il tributo di mille marchi sterlini fu ricusato da Edoardo III +(<i>absolutely refused</i>, dice <span class="smcap">Lingard</span>, <i>History of England</i>, II, +Appendix, p. 626).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note151"> +<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.  </span>Nel <i>Cod. Vat. 3535</i> sono registrati in compendio gli +atti di questa natura d’Innocenzo III e di altri Papi: sono +tratti dai libri feudali della Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note152"> +<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.  </span><i>Sicut in arca foederis Domini cum tabulis testamenti +virga continebatur et manna, sic in pectore S. Pontificis +cum scientia legis divinae rigor destructionis et favor dulcedinis +continetur</i>: lettera a re Giovanni, in cui si congratula +seco lui della sua umile soggezione. Quest’è forse il più +grandioso documento della potenza pontificia (<span class="smcap">Rymer</span>, <i>Foedera</i>, +I, fol. 116).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note153"> +<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.  </span><i>Regula et vita istorum fratrum haec est, scil. vivere +in obedientia et in castitate, et sine proprio, et D. nostri +Jesu Christi doctrinam et vestigia sequi, qui docet: si vis +perfectus esse, vade, et vende omnia, et da pauperibus, et +habebis thesaurum in coelo; et veni, sequere me</i> (<span class="smcap">Math.</span>, 9, +21): Capitolo primo della regola del Minori, nel <span class="smcap">Wadding</span>, +<i>Annales Minorum</i>, I, 67.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note154"> +<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.  </span><i>Bullar. Magn. Rom.</i>, I, 93, Bolla dei 29 Novembre 1223. +Le costituzioni dei Minori, del secolo decimoterzo, contengonsi +nel <i>Cod. Palatin.</i>, n. 571, dal fol. 1 al fol. 25.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note155"> +<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.  </span>Bolla <i>Lampas insignis</i>, data da Lione, ai 26 Giugno +1250. Ai Francescani fu concesso il convento in tutta la +sua estensione, conformemente al <i>Privilegium</i> di Anacleto. Il +possesso effettivo essi ne ottennero nell’anno 1251 (<span class="smcap">Casimiro</span>, +<i>Storia di Araceli</i>, p. 16).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note156"> +<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.  </span><i>Ex ipso Capitolii vertice dominatur pauperum primicerius, +quam ex Tarpeia rupe Romanorum rexere Monarchas, +ad plures utique nationes hujus sodalitii Rectoris pertransit +auctoritas, quam antea Romanorum diffundebatur Imperium.</i> +Così orgogliosamente dice il <span class="smcap">Wadding</span>, annalista dell’ordine +(ad a. 1251, n. 36). Francesco morì nell’anno 1226, nella +<i>Portiuncula</i>, e fu canonizzato nell’anno 1228. Ne scrissero la +vita Tomaso da Celano suo discepolo, e i tre compagni Leone, +Angelo e Rufino; più tardi dettolla il celebre mistico Bonaventura +(<i>Acta SS.</i>, Oct, T. II, 545, segg). Una scrittura +dilettevole a leggersi e insieme grave di pensamenti, ne +compilò a’ nostri giorni <span class="smcap">Carlo Hase</span>: <i>Francesco d’Assisi</i>, +Lipsia 1856.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note157"> +<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.  </span>La Bolla è data da santa Sabina (<i>Bullar. Mag. Rom.</i>, I, +n. 91, e <i>Bullar. Ordinis Fratr. Praed.</i> p. 2). Narra la leggenda +che Domenico e Francesco nell’anno 1215 s’incontrassero +insieme a Roma; un sogno fece conoscere all’uno +le fattezze dell’altro suo compagno. I due ordini s’inimicarono +per gelosie; però oggidì ancora nelle loro festività, +con funzioni religiose e con mense comuni celebrano la memoria +dell’amicizia che unì i loro fondatori (<span class="smcap">Lacordaire</span>, +<i>Vie de S. Dominique</i>, c. VII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note158"> +<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.  </span>La storia dei Domenicani scritta dal <span class="smcap">Mammachi</span> (<i>Annal. +Ord. Praed.</i>, 1756) principia coll’anno 1170. Vedine il +Tom. I, 567, sulla traslazione dell’ordine a santa Sabina, +onde le Domenicane passarono a santo Sisto. La santa Maria +sopra Minerva fu residenza del generalato dell’ordine sino +allo scorcio del 1873; giacchè or furono soppressi anche i +monasteri e i conventi nella santa Roma, cosa che pochi +anni addietro nessuno avrebbe imaginato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note159"> +<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">L’un fu tutto serafico in ardore,</p> +<p class="i02"> L’altro per sapienza in terra fue</p> +<p class="i02"> Di cherubica luce uno splendore.</p> +<p class="i07"> <span class="smcap">Dante</span>, <i>Paradiso</i>, c. XI, v. 37-39.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note160"> +<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.  </span><i>Quando fratres vadunt per mundum, nihil portent +per viam, nec sacculum, nec peram, nec panem, nec pecuniam, +nec virgam</i>: Cap. XIV della regola dell’ordine.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note161"> +<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.  </span>Di questa terra fa parola per la prima volta <span class="smcap">Anastasio</span>, +<i>Vita Stephani</i>, V, n. 529: <i>S. Theodorus in Sabello</i>; indi, +a. 1023: <i>Territorio Albanese in fundo et loco qui vocatur +Sabello</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del prim.</i>, n. 34). La famiglia era detta +<i>de Sabello</i> (cioè <i>dominus</i>). Il testamento di Onorio IV, a. 1285, +parla dell’or distrutto <i>Castrum</i> come di bene suo famigliare, +situato in prossimità di Albano (<span class="smcap">Ratti</span>, <i>Fam. Sforza</i>, II, 302). +Anche il <span class="smcap">Panvinio</span> (<i>De gente Sabella</i>, Mscr. Bibl. Casanatense) +incomincia la genealogia della famiglia soltanto con <i>Haimericus</i>, +padre di Onorio. Il suo nome (Amalrich) accenna ad +origine germanica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note162"> +<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.  </span>Il cardinale <span class="smcap">Stefaneschi</span>, nel suo poema sulla coronazione +di Bonifacio VIII (<span class="smcap">Mur.</span>, III, 648) celebra i Savelli +dando loro il predicato di miti; raro pregio per baroni romani: +<i>nec non Sabellis mitis</i>. Cotale lode si meritarono per opera +dei due papi Onorio III e Onorio IV, e di Pandolfo senatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note163"> +<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.  </span>Vol. IV, pag. 735 di questa Storia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note164"> +<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.  </span>Nessun documento dice quali uomini fossero a quel +momento senatori. Al tempo del Concilio dell’anno 1215, senatore +era <i>Pandulphus filius quondam Johannis Petri de +Judice</i>, locchè finora passò inosservato (Istromento del 1217; +<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, II, 563).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note165"> +<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.  </span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad a. 1217.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note166"> +<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.  </span>Prima lettera di minaccia data agli 11 Febbraio 1219; +la seconda è del 1 Ottobre 1219: <i>Hist. Dipl.</i>, I, 691. Il termine +fu stabilito al giorno di san Benedetto, che cadeva ai +21 Marzo 1220; indi fu prorogato fino al 1 di Maggio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note167"> +<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.  </span><i>Motus puerorum mirabilis, tam de Romano quam +Teutonico regno</i>: vedansi i <i>Mon. Germ.</i>, XVI, e gli <i>Annali</i> +del <span class="smcap">Rainer</span>, ad a. 1212. Il Cronista spiega che questo fenomeno +morboso del medio evo derivasse <i>ex arte magica</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note168"> +<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.  </span><span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, 70.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note169"> +<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.  </span>Carta data da Hagenau, nel Settembre 1219: <i>Mon. +Germ.</i>, IV, 231. <i>Juramentum futuri Imperatoris</i>: ibid., p. 232. +I principi confermarono il <i>Privilegium</i> ai 23 Maggio 1220, +da Francoforte: <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 77.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note170"> +<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad a. 1218: <i>Sed cum propter +Romanorum molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium +remeare</i>. L’anno è il 1219, come appare dai <i>Regesti</i>. +Dopo i primi giorni del Luglio, lo si trova in Rieti; sul principio +del Febbraio 1220, a Viterbo; ai 12 di Giugno ed +ancora ai 4 di Settembre, ad Orvieto: sulla fine del Settembre, +a Viterbo; nell’Ottobre 1220, a Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note171"> +<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.  </span><span class="smcap">Rainaldo</span>, ad a. 1220 n. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note172"> +<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.  </span>Nell’anno 1215, <i>Parentius Parentii</i> fu podestà di +Foligno; nel 1216, di Perugia (<span class="smcap">Jacobelli</span>, <i>Discorso di Foligno</i>, +p. 59; e la <i>Hist. Fulginatis</i>, T. I <i>Rer. Ital. Script. +Florent.</i>, p. 849); negli anni 1203, 1209, 1218 lo si trova podestà +di Orvieto (<span class="smcap">Cipriano Manente</span>). La sua lettera senza +data è registrata in <span class="smcap">Rainaldo</span>, nel <span class="smcap">Curtius</span>, nel <span class="smcap">Vitale</span>, +nei <i>Mon. Germ.</i>, IV, 241: <i>Gloriosissimo D. F., dei gr. Regi +in Roman. Imp. electo, semper Aug. et Regi Siciliae, Parentius +eadem gr. Almae et Venerandae Urbis ill. Senator et +Pop. universus Rom. salutem etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note173"> +<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.  </span>Dal 1220 incomincia la <i>Series cronologica Almae Urbis +Senatorum</i>, compilata nel 1736, e conservata nell’archivio +del Campidoglio. Io la confrontai col mscr. di <span class="smcap">Giacinto Gigli</span>, +caporione della regione Campitelli, il quale in sulla metà del +secolo decimosettimo tentò per il primo di illustrare i fasti +del Senato medioevale. Il suo lavoro fu continuato da <span class="smcap">Carlo +Cartari</span> e corretto dal <span class="smcap">Mandosi</span> (<span class="smcap">Crescimbeni</span>, <i>Stato di S. M. +in Cosmedin nel 1719</i>, c. 4, p. 134). Ne attinse lo <span class="smcap">Zabarella</span> +nell’<i>Aula Heroum</i>, e se ne giovò un Anonimo, la cui Storia +mscr. del Senato comprende il periodo dal 908 al 1399. Quest’opera +senza critica, appartenente un dì alla biblioteca +Frangipani (e come tale sovente citata), è oggi posseduta +dalla famiglia Colonna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note174"> +<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.  </span><span class="smcap">Reineri</span>, <i>Annales</i>, ad a. 1220. <span class="smcap">Salimbene</span>, <i>Chron.</i>, +p. 5. Il Papa scrive: <i>Cum inestimabili alacritate ac pace +civium Romanorum solemnissima coronasse</i> (a Pelagio di Albano, +dei 15 Dicembre, <i>Hist. Diplom.</i>, II, 82). Lo <span class="smcap">Schmidt</span>, +<i>Storia di Germania</i>, V, 240, dice egregiamente che i Romani, +anche senza di ciò, tenevano in più estimazione un Re di +Sicilia che un Imperatore tedesco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note175"> +<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.  </span>Soltanto un litigio sorto fra gli ambasciatori di Pisa +e quelli di Firenze per il donativo di un cane, degenerò in +battaglia fra le loro comitive, e indi in guerra delle due città: +<span class="smcap">Villani</span>, VI, c. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note176"> +<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.  </span>Di Roma, ai 22 Novembre 1220. <i>Mon. Germ.</i>, IV, 243. +Essenzialmente furono una <i>lex constitutiva de abrogatione +omnium Statutorum et consuetudinum adversus ecclesias, clericos +vel ecclesiasticam libertatem, et de abolitione omnium +heresum et hereticorum diffidatione</i>: e, secondo i concetti +del diritto canonico, l’una cosa s’accordava coll’altra. Pertanto +l’articolo contro gli eretici (<i>Chataros, Patarenos, Leonistas, +Speronistas, Amaldistas, Circumcisos</i>) è il più lungo +di tutti, e ripetizione degli Editti di Ottone IV. Quello che +ordinato aveva Innocenzo IV, che il precetto di perseguitare +gli eretici s’inserisse in tutti gli Statuti comunali, diventò +adesso legge imperiale. Ogni magistrato supremo era obligato +a farne giuramento prima di entrare in officio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note177"> +<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.  </span>Ancora ai 10 di Novembre egli aveva dato comando +a’ suoi legati che ammonissero il Re di non unire Sicilia +all’Impero (<i>in sedis apostolicae nec non posteritatis suas +dispendium</i>, locchè in verità fu profetico ammonimento: +<i>Mon. Germ.</i>, IV, 242). Addì 11 Dicembre 1220 egli scrive a +<i>Friderico Rom. Imp. semper Aug. et Regi Sicilie</i> (<span class="smcap">Würdtwein</span>, +<i>Nova subsidia</i>, I, 45). Intorno a questi rapporti di +cose vedasi <span class="smcap">Ed. Winkelmann</span>, <i>St. di Federico II e dei suoi +Imperi</i>, Berlino 1863, p. 146 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note178"> +<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.  </span>Il celebre suo Diploma per Pisa è dato <i>in monte +Malo prope urbem VIII Kal. Dec.</i> Le dona tutti i diritti imperiali +<i>a civitate Vecla usque ad portum Veneris</i>: <span class="smcap">Flaminio +Del Borgo</span>, p. 42. Le geste storiche degli Imperatori tedeschi +hanno consecrato la ricordanza di Monte Mario: da +Carlo magno in poi ogni Imperatore piantò ivi il suo campo. +Allora sopra il monte esisteva l’<i>Hospitale Sanctae Agathes de +Monte Malo</i>, che Onorio III prese sotto la sua protezione: +Bolla data dal Laterano, <i>XIV Kal. Maji anno I</i> (<i>Mscr. Vatican. +8051</i>, p. 39).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note179"> +<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.  </span>Lettera degli 11 Dicembre 1220. Eppure per i trattati +conchiusi con Ottone IV la terra da Radicofani a Ceperano +apparteneva a coloro che dovevano prestare il <i>Foderum</i>: così +anche pel patto di Hagenau, del 1219.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note180"> +<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.  </span><i>Universo patrimonio B. Petri a ponte Ceperani usque +Radicofanum possesso et disposito pacifico et quiete pro beneplacito +nostre voluntatis</i>: lettera <i>Universis</i>... dei 18 Febbraio +1221, data dal Laterano (<i>Hist. Diplom.</i>, II, 128).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note181"> +<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.  </span>Ma fu anche lo stesso dei Romani e degli Imperatori. +A tutte le tre parti potrebbesi applicare la grandiosa imagine +di <span class="smcap">Dante</span>, là dove descrive le anime che rotolano sassi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Percotevansi incontro, e poscia pur li</p> +<p class="i02"> Si rivolgea ciascun, voltando a retro,</p> +<p class="i02"> Gridando: perchè tieni? e’ perchè burli?</p> +<p class="i09"> <i>Inferno</i>, c. VII, v. 27-30.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note182"> +<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.  </span><span class="smcap">Tonnini</span>, <i>Storia di Rimini</i> (Rimini 1862), secolo XIII, +p. 31. Non trovasi che il Papa si dolesse della nomina del +Conte, e ciò dimostra che egli riconosceva per validi i diritti +imperiali. Sull’elezione di Goffredo (dei 13 Giugno 1221) vedasi +la <i>Hist. Dipl.</i>, II, 186 (dal <span class="smcap">Fantuzzi</span>, IV, 338). Tempo +prima v’era stato <i>Ugolinus de Juliano comes Romaniole</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note183"> +<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.  </span>La lunga corrispondenza di lettere che vi è relativa +trovasi in <span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1222. Intorno a Rainaldo ed a +Bertoldo, duchi di Spoleto e figli di Corrado di Urslingen, +vedasi lo <span class="smcap">Staelin</span>, <i>St. del Wirtemberg</i>, II, 586.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note184"> +<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.  </span><i>Cronica di Viterbo</i>, ad a. 1225, <i>Cod. Biblioth. Angelicae</i>, +B. 7, 23. Essa numera sessantamila abitanti, ma probabilmente +vi comprende il distretto urbano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note185"> +<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.  </span>Se si stia a quelle Croniche, i Romani comparvero +innanzi a Viterbo nel 1221; indi nuovamente nel 1222. <span class="smcap">Ricc. +da san Germ.</span>: <i>Romani super Viterbium vadunt</i>. Passo in +silenzio le particolarità di queste cose irrilevanti, che il <span class="smcap">Bussi</span> +descrive nella sua <i>Storia di Viterbo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note186"> +<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.  </span>Nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 127. Le fazioni (<i>pars</i>) sono quelle +dei <i>milites</i> e dei <i>populares</i>. Vennero soppresse le <i>societates, +communitates seu fraternitates cedonum, pelliparionum, lanificum +et aliorum artificum</i>. Però, ai 27 Novembre 1223, Onorio +restituì ai mercanti la elezione dei rettori, financo colla +facoltà: <i>pacis ineant federa</i> (ibid., n. 128). Il Cardinale non +abolì le maestranze, ma solamente le loro «compagnie» politiche. +Anche nel Lazio lottavano fra loro <i>milites</i> e <i>populus</i>: +così in Anagni, dove il Papa, addì 11 Agosto 1231, si fe’ mediatore +di pace (ibid., n. 161). Le contese durarono a Perugia +anche sotto di Gregorio IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note187"> +<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.  </span>Nel 1232 soppresse tutte le corporazioni di artigiani +nelle città vescovili di Germania: <i>Mon. Germ.</i>, IV, 286. Nell’Ottobre +del 1226 abolì i magistrati cittadini nella Provenza: +ibid., 256. Sebbene ai Comuni di Sicilia desse una maggior +larghezza rappresentativa, e per la prima volta (nell’anno 1240) +chiamasse in parlamento i loro <i>sindici</i>, tuttavolta ei ne restrinse +assolutamente l’attività. Alle città non lasciò alcuna +giurisdizione: ai loro Consigli presiedeva sempre il <i>bajulus</i> +regio (<span class="smcap">Gregorio</span>, <i>Considerazioni sopra la storia di Sicilia</i>, +III, c. 5).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note188"> +<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.  </span>Vedine il catalogo nel <span class="smcap">Mariotti</span>, e meglio nella <i>Storia +della città di Perugia</i> di <span class="smcap">Francesco Bartoli</span> (1843, Vol. I), +che sventuratamente rimase incompiuta. Non prima del 1174 +compare a Perugia il podestà. Il primo di romano fu <i>Stephanus +Carzullus</i>; indi se ne trovano di questi nomi: Capocci, +Papa, <i>Bobo, Gregorii, de Judice</i>, Pandolfo, <i>Parentii, Oddo</i>, +Anibaldi ed altri. Ancor nell’anno 1289 si usa la formula: +<i>Nobilis et potens miles Dom. Joannes... Dei et Rom. Populi +gr. honorabilis Potestas Civitatis et Communis Perusii</i>, donde +se ne argomenta un rapporto di dipendenza (<span class="smcap">Pellini</span>, <i>Hist. di +Perugia</i>, p. 305). Così ancora nel 1292: <i>Magnif. et nob. vir +Dom. Paulus Capoccini de Capoccis de Roma Proconsul per +Senatum Populumque Roman. Potestas Perusii</i> (<span class="smcap">Mariotti</span>, I).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note189"> +<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.  </span>I primi Statuti (inediti) che si conservano nell’archivio +di Perugia incominciano così: <i>Ad laudem — Dei — S. +R. E., Summi Pont., suorumque fratrum Cardinalium, et Alme +urbis et Communis et Populi Romani</i>. — Nell’anno 1214 un +istromento dichiara che nel Comune di Perugia si potesse imporre +validamente tributo soltanto in alcuni determinati casi, +cioè <i>pro servitio Ecclesiae Rom., Populi Romani, Imperatoris +vel nuntii sui</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 58). Cotale precetto fu nell’anno +1234 inciso sulla <i>Petra Justitiae</i>; e questa iscrizione +esiste tuttavia, infitta nel muro, presso al duomo della città +(<span class="smcap">Bartoli</span>, p. 361). — Ai 5 Agosto 1256 Perugia e Orvieto +conchiusero una lega; e nella formula vien detto: <i>ad honorem +matris nostrae Alme Urbis</i> (Archivio di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, +C, fol. 21). Il <span class="smcap">Bonaini</span> riconobbe giustamente che esisteva +il vincolo di dipendenza (<i>Archiv. Storico</i>, XVI, p. I, +p. XXXVIII, segg.): tuttavia era cosa più onorifica che pratica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note190"> +<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.  </span><i>Ad honorem matris nostrae Almae Urbis</i>: atto dei 28 Novembre +1286 (Arch. comunale di Todi, <i>Regist. Vetus</i>, fol. 200). — Addì +11 Agosto del 1230, Todi e Perugia conchiudono alleanza; +dalle loro ostilità eccettuano espressamente <i>Dominum +Papam, Imperatorem et Civitatem Almae urbis Romae</i>: ibid., +fol. 23. Dopo del 1200 trovansi in Todi quasi sempre dei romani +da podestà (<i>Catalogo dei Podestà di Todi</i> di <span class="smcap">Ottaviano +Ciccolini</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note191"> +<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.  </span><i>Cronica di Tours</i>, nel <i>Recueil</i>, XIII, 311: <i>Richardus +Comes Soranus — aliique Romani contra nepotes Papae H. +de die in diem — assaltibus dimicarent, H. Papa ab urbe +egreditur</i>. — Con ipoteche e con compre Riccardo aveva reso +proprietà sua l’isola Tiberina vicino ad Ostia, e la terza parte +della sponda e dell’argine del fiume fino alla Marmorata: in +prima quelle terre avevano appartenuto al vescovo di Ostia. +Onorio le affrancò dalle mani di Riccardo, e le ridonò al detto +vescovato (Documento inedito nel <i>Cod. Vatic. 6223, dat. Lateran. +Non. Aprilis a. X</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note192"> +<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, 1225: <i>H. urbem exiens propter +seditiones et bella, quae in ea fiunt sub Parentio Senatore, +apud Tiburim se contulit</i>. Non si può da’ documenti stabilire +la serie dei Senatori fino al 1225. Onorio fu a Tivoli nel dì +15 di Maggio (<span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1225, n. 21).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note193"> +<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.  </span>Giovanni, fratello di Gualtiero di Brienne, fu uomo +prode, di forza erculea, <i>ita ut alter Karolus Pipini filius +crederetur</i>: <span class="smcap">Salimbene</span>, <i>Chron.</i>, p. 16. Lo sponsalizio con Giolanda +si effettuò a Brindisi nel Novembre dell’anno 1225.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note194"> +<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.  </span>Documento nei <i>Mon. Germ.</i>, IV, 255.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note195"> +<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.  </span>Avvenne probabilmente nel Novembre del 1225, quando +soleva effettuarsi la novella elezione (<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad +a. 1225). Andrea, fratello del Senatore, fuggì a Spoleto dove +fiorì un ramo di questa famiglia, intanto che un altro ne +continuò in Roma (<span class="smcap">Olivieri</span>, <i>Del Senato</i>, p. 210). Ad ogni +modo, dei <i>Parentii</i> si trovano parecchie volte, ancora fino al +1286, da podestà a Siena, a Orvieto, a Foligno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note196"> +<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.  </span><i>Avitas et paternas prosequimur injurias, et productam +jam ad alias regiones libertatis insidiose propaginem +nitimur supplantare</i>: così disse Federico nel Giugno 1236 +(<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 873).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note197"> +<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.  </span>Il bando (pronunciato nell’estate del 1226, da San Donnino) +colpì Milano, Verona, Piacenza, Vercelli, Lodi, Alessandria, +Treviso, Padova, Vicenza, Torino, Novara, Mantova, Brescia, +Bologna, Faenza (<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad a. 1226). Di +parte imperiale erano Modena, Reggio, Parma, Cremona, Asti, +Pavia, Lucca e Pisa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note198"> +<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.  </span>Bolla ai popoli del corrispondente territorio della Chiesa, +data ai 27 Gennaio 1227 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 5). <i>Totum patrimonium +quod habet R. E. a Radicofano usque Romam, excepta +marchia Anconitana, ducatu Spoleti, Reate ac Sabinae, curae +regimini et custodiae ipsius regis duximus committendum</i>: +e segue la specificazione dei luoghi. Nelle lettere di Gregorio +IX a Giovanni di Brienne gli si dà semplicemente il nome +di <i>Rector patrimonii B. Petri in Tuscia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note199"> +<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.  </span>È accertato che avesse origine dai Conti, ma non +che suo padre Tristano fosse fratello di Innocenzo III. Per +fermo la sua età non può stabilirsi che da un passo di <span class="smcap">Mattia +Paris</span>, il quale dice che morì quasi centenario.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note200"> +<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.  </span><i>Forma decorus, et venustus aspectu, perspicacis ingenii +et fidelis memorie prerogativa dotatus, liberalium et +utriusque juris peritia instructus, fluvius eloquentis Tuliane — relator +fidei</i>: così la <i>Vita</i> scritta da un suo contemporaneo +(<span class="smcap">Mur.</span>, III, 575). Anche Federico II celebrò la sua +eloquenza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note201"> +<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.  </span><i>Gregorius IX Papa, velut fulgor meridianus egreditur</i>: +ibid.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note202"> +<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.  </span>Lettera data ai 23 Marzo dal Laterano: <i>Cod. Ottobon.</i>, +n. 1625, fol. 69. Dell’istessa data è la sua enciclica coll’invito +al clero di promuovere la Crociata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note203"> +<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.  </span>Dapprima la maestrevole giustificazione nella lettera +data da Capua, al 6 Dicembre (<i>Hist. Dipl.</i>, III, 37). Indi la +celebre lettera all’Inghilterra (ibid. p. 49): <i>Ecce mores Romanorum, +ecce laquei praelatorum, quibus universos ac singulos +quaerunt illaqueare, nummos emungere, liberos subjugare, +pacifico inquietare, in vestibus ovium cum sint intrinsecus +lupi rapaces</i>. Sulla fine dice ai Re: <i>Tunc tua res agitur +paries cum proximus ardet</i>. — Lo <span class="smcap">Cherrier</span>, <i>Lutte des Papes +et des Empereurs</i>, II, 58, dice di questa lettera: <i>cette lettre +remarquable, qui trois siècles avant Luther, fait déjà pressentir +ce reformateur</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note204"> +<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1003. Erroneamente <span class="smcap">Alberico</span> +registra lo stesso fatto all’anno 1228: ma poichè entrambi +dicono che il Papa trovavasi allora in Anagni, doveva correre +l’anno 1227. — <span class="smcap">Alberico</span>: <i>Fugitivi quidam a diversis +ordinibus sibi associati Romae, dum Papa moraretur in Anagnia +civitate sua falsum Papam — sibi praefecerunt, habentes +quosdam nobiles furtive causa lucri sibi ad hoc adjutores</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note205"> +<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.  </span>Giovanni, fondatore della casa Conti-Poli, s’ebbe +Fundi in feudo. Nel 1230 Federico restituì quella terra a +Rogero di Aquila, e a Giovanni diede Alba (<span class="smcap">Ricc. da san +Germ.</span>, p. 1024). Altri partigiani di Federico, che il Papa +scomunicò nell’Agosto 1229, furono <i>Egidius de Palombara, +Petrus Gregorii Pagure</i> e <i>Nicolaus de Arcione</i> (<i>Hist. Dipl.</i> +III, 157). La famiglia <i>de Arcionibus</i> s’appellava così dagli +archi di antichi acquedotti. Oggidì ancora la «Via in Arcione» +denota un quartiere che dall’<i>Aqua Virgo</i> ricevette +il nome <i>in Arcionibus</i>. Nell’<i>Ager Romanus</i> v’erano parecchie +castella di quel nome: il maggiore esiste ancora presso +la via Tiburtina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note206"> +<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.  </span><i>Chron. Ursperg.</i>, p. 247. Il matrimonio di Odone Frangipane +con Anna Comnena (a. 1170) aveva messo in gran +lustro quella casa: Costanza imperatrice aveva concesso Taranto +e Otranto al detto Odone; ma la infeudazione di Taranto +che s’ebbe Gualtiero irritò i Frangipani. Onorio aveva +cercato di riconciliarli, e protetto il giovine Enrico Frangipane +contro i Terracinesi. Esagerata fu la lode onde il Papa +disse: <i>invicta fides, et devotio indefessa, quem magnifici viri +antiqui Frangipani a progenie in progeniem erga Rom. Eccl. +habuerunt</i> (Bolla da Roma, dei 7 Maggio 1218: <span class="smcap">Raynald</span>, +n. 31, e <span class="smcap">Contatore</span>, p. 182). Eccone l’albero genealogico +secondo il mscr. del Panvinio e giusta documenti contemporanei: +</p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="4">Otto II di Terracina.</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl">Oddo III, investito di Taranto e di Otranto.</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl">Manuel.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl">Petrus, cancelliere della Città.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl">Cencius.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl">Adeodatus.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl">Jacobus.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl">Henricus, erede di Taranto e di Otranto.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="w5"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl">Jacobus.</td> + </tr> +</table> + +</div> + +<div class="footnote" id="note207"> +<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span> che attinge da <span class="smcap">Rogero de Wendover</span>, +p. 349: <i>Illum ejecerunt ex urbe</i>... — <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, +p. 1004. — <i>Chron. Ursp.: fecerunt, ut a populo pelleretur +turpiter extra civitatem</i>. Di già nell’Aprile il Papa fu a Rieti; +e sul principio di Giugno ad Assisi e a Perugia, dove, ai 9 +di Luglio, canonizzò Francesco a santo. Colà rimase fino alla +primavera del 1230.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note208"> +<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.  </span>Quando più tardi Luigi IX intraprese la sua Crociata +non vi fu più alcuno che pensasse di vendere i suoi beni per +seguirlo; e il Re dovette stipendiare i crociati: <span class="smcap">Cherrier</span>, +II, 376.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note209"> +<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.  </span><i>Contra legem Christianam decrevit vos in gladio vincere</i>: +<span class="smcap">Tommaso di Acerra</span> a Federico in Siria. — <span class="smcap">Math. +Paris</span>, p. 353. — Per sostenere la guerra contro l’Imperatore +Stefano legato spremette ragguardevoli somme di denaro dall’Inghilterra +sotto forma di decime ecclesiastiche: il Cronista +inglese ne parla con grande irritazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note210"> +<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.  </span>Giolanda, seconda moglie dell’Imperatore, era di già +morta nell’Aprile dell’anno 1228, dopo di aver dato alla +luce Corrado.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note211"> +<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.  </span>Scrisse al popolo di Gaeta, cui largì grandi privilegî: +<i>Cum igitur reducti sitis ad fidelitatem et dominium Rom. +Eccl., ad quam non erat dubium vos spectare</i> (Breve del 21 +Giugno 1229, da Perugia: <i>Hist. Dipl.</i>, III, 143).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note212"> +<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.  </span>Federico ottenne in Oriente una tregua di dieci anni +e la cessione di Gerusalemme e di altre città. Però i Saraceni +dovevano far la guardia al tempio, con diritto di potervi +pregare. I prosperi successi dello scomunicato Federico in +Oriente, la sua arrendevolezza a pacificarsi col Papa, le sue +rapide vittorie, la sua moderazione, sono pagine splendide +della storia di lui. Il <span class="smcap">Muratori</span> esclama: «Non so spiegarmi +il contegno del Papa!»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note213"> +<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.  </span><i>Nobiles quidem Romani ad Imp. apud Aquinum veniunt +ex parte S. P. Q. R., cum quo moram per triduum +facientes ad Urbem reversi sunt</i>: <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1016.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note214"> +<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.  </span><span class="smcap">Albericus</span>, ad a. 1230: <i>Romae autem de inundatione +Tyberis ultra 7 millia hominum dicuntur submersa fuisse</i>; +ma certamente non è che un’esagerazione. La <i>Vita Gregorii</i>, +p. 578, ne discorre diffusamente. Vedansi inoltre <span class="smcap">Ricc. da +san Germ.</span>, p. 1017, e <span class="smcap">Bonincontrius</span>, <i>Histor. Sicula</i>, p. 307. +Solevasi tener nota sopra tavole di marmo dell’altezza cui +giungevano le acque nelle inondazioni. L’antichissima che +ancora dura in Roma trovai infitta sul muro di un arco nella +via dei Banchi di Santo Spirito. Dice: <span class="smcap lowercase">HVC TIBER ACCESSIT +SET TVRBIDVS HINC CITO CESSIT A. D. MCCLXXV. IND. VI. M. +NOVENB. DIE V. ECCLA VACANTE</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note215"> +<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.  </span><i>Vita Gregorii</i>, p. 577: <i>Qui Cancellarium, et Pandulphum +de Suburra Proconsules</i> (notisi il novello titolo che qui +per la prima volta compare), <i>et Legatos ad Perusium ad pedes +S. Pontificis pro impetranda venia — destinarunt. — — In +urbem cum gloria et inaestimanda laetitia populi exultantis +intravit</i>. Errata è la cronologia della <i>Vita. — Ingenti cum +gaudio est receptus</i>: <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note216"> +<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.  </span>Al tempo del senatore Giovanni Poli egli distribuì al +popolo ventimila libbre; e la <i>Vita</i> aggiunge: <i>Sanctius judicans +vasa viventia, quam metalla servare</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note217"> +<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.  </span>Alcuni anni ancora più tardi crearono a Viterbo un +loro Papa: <i>Vita</i>, p. 581. Gregorio fece atterrare le loro case.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note218"> +<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.  </span>Nell’Ottobre del 1220 scriveva Onorio a Federico, che +in Lombardia gli eretici prendevano il sopravvento, <i>quod apparet +ex iniquis statutis, que plereque illius provincie civitates +contra dei ecclesiam ediderunt, contra hereticos statuas — aliquid +dignum regia majestate, ipsaque statuta — contra +libertatem ecclesiasticam attemptata, generaliter casses</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, +I, n. 91). Vi fecero seguito gli Editti imperiali del tempo +della coronazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note219"> +<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.  </span><i>Vita Gregorii: Multos presbyteros, clericos et utriusque +sexus laicos — damnavit</i>. — <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1026: +<i>Eodem mense (Febr.) nonnulli Patarenorum in Urbe inventi +sunt: quorum alii sunt igne cremati</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note220"> +<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.  </span><span class="smcap">Bonincontrius</span>, <i>Hist. Sicula</i>, p. 307: <i>Omnibus praeter +Anibaldum et clerum pepercit — Romani Anibaldi supplicio +indignati a Pontifice rebellarunt</i>. Ma ciò, come vedremo, non +s’accorda cogli Editti del medesimo Senatore. Le notizie di +quel Cronista devono usarsi con gran cautela: e parimenti +arida e incolta è la <i>Vita</i> di Gregorio, la quale del resto +nota che il Senatore assistette come giudice a quel processo +degli eretici, ma non lo appella per nome.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note221"> +<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.  </span>Nel 1227 trovasi un Annibale da siniscalco del Papa. +Gregorio scrive al Comune di Siena (la quale aveva incendiato +Grosseto) di ridonarle la sua grazia per intercessione +del Senatore (malauguratamente non lo chiama per nome): +<i>Quia nob. vir Senator nobiles viros Cancellarium urbis et +Anibaldum Senescalcum nostrum propter hoc — ad nostram +presentiam destinavit</i> (Arch. di Siena, n. 210). Non è che +un ghiribizzo il voler far derivare il nome Anibaldo da quello +celebre di Annibale: la famiglia veniva di Germania. Nel +Vol. III di questa Storia, a pag. 588, in nota, si trova menzione +di un conte Anualdo (Anwald), e il nome di lui è la radice +degli Anibaldi o Annibali romani. Alcuni documenti scrivono +eziandio <i>Anialdus</i>. A Roma furonvi parecchie famiglie i cui +nomi ebbero la terminazione in <i>bald</i>: così i Tebaldi, i Sinibaldi, +gli Astaldi o Astalli (da Austuald, Ostwald). Evvi a Roma +nel 916 un <i>dux</i> Austoald (Vol. III di questa Istoria, a p. 332, in +nota). La storia degli Anibaldi incomincia con <i>Petrus</i>, nipote +di Innocenzo III per parte di sorella. Però nel <i>Chron. Sublacense</i>, +all’anno 1090, si discorre di un Anibaldo Anibaldi, che +possedeva Rocca Priora, Monte Porzio e Molaria (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 527).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note222"> +<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.  </span>L’Editto (spesse volte stampato) fu publicato per la +prima volta dal <span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1281, n. XVI, ma imperfettamente. +<span class="smcap">Vitale</span>, p. 90.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note223"> +<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.  </span>Il mscr. degli Statuti (Arch. Capitolino), dell’anno +1469, dice dopo la professione di fede, nell’esordio: <i>Statuta +quoque D. Anibaldi dudum Senatoris urbis approbantes +statuimus quod heretici credentes et fautores eorum sint perpetuo +diffidati et eorum bona publicata</i>. Lo stesso è anche +negli Statuti di Roma dell’anno 1580 (stampati): subito dopo +la professione di fede viene la «<i>diffidatio</i>» degli eretici, e +forma il capitolo secondo; indi succede (capitolo terzo): <i>De +Senatore eligendo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note224"> +<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.  </span>Il documento più antico che io mi conosca dell’Inquisizione +romana, è dei 22 Gennaio 1266 (<i>Giorn. Arcadico</i>, T. 137, +261). Benvenuto da Orvieto, <i>Ordinis fratrum Minorum</i>, <i>Inquisitor +heretice pravitatis</i>, condanna il romano <i>Petrus Petri +Riccardi de Blancis</i> per aver dato ricovero ad eretici. È scomunicato; +e la sua famiglia, fino al terzo grado, proclamata +infame. Le ossa della sua sposa Carema e di suo padre devono +disseppellirsi e ardersi. Egli stesso è condannato a portare sulle +spalle e in petto, come segno di vituperio, una croce rossa, +lunga un piede e mezzo, e larga due palmi. Il vicario del +Senatore (il quale era allora Carlo di Angiò) è incaricato di +dar esecuzione alla sentenza <i>sub pena excommunicationis. +Lecta et publicata fuit hec sententia per dictum fratrem Benevenutum +Inquisitorem in Urbe, in scalis Capitolii</i>. Nell’anno +1301 Simone de Tarquinio <i>ord. minor.</i> era <i>Inquisitor +heretice et scismatice pravitatis in Roma et Romana provincia</i> +(Arch. della casa Gaetani, XXXVII, n. 31). Perciò l’Inquisizione +non era ancora venuta esclusivamente in mano dei +Domenicani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note225"> +<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.  </span>Nel palazzo della Ragione a Milano un’iscrizione +assai caratteristica del 1233 dice del podestà Oldrado: <i>Qui +solium struxit, catharos, ut debuit, uxit</i> (<span class="smcap">Giulini</span>, IV, 348). +Del resto i Papi per motivi politici chiusero gli occhi sulla +Lombardia che formicolava di eretici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note226"> +<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.  </span><i>Inconsutilem tunicam Dei nostri dissuere conantur +haeretici... Constitutiones Regni Siciliae apud Melfiam editae</i>, +T. I, 63. Quando nel 1233 Federico castigò Messina della +sua sollevazione, mandò al supplizio molti cittadini sotto pretesto +di eresia: il Papa se ne lagnò (<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 444).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note227"> +<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.  </span>Lettera di Federico a Gregorio, da Taranto, ai 28 Febbraio +1231. Accettò perfino che la Inquisizione s’introducesse +in Germania. È noto che Corrado di Marburgo, confessore +di santa Elisabetta, si adoperò con gran fervore per piantare +in Alemagna il tribunale degli eretici, ma il sano intelletto +dei Tedeschi vi si ribellò, e il fanatico fu ucciso da +alcuni uomini incolleriti. Il Pontefice non venne a capo di +fondare l’Inquisizione in Germania (<span class="smcap">Albericus Trium pontium</span>; +<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Access. Histor.</i>, II, 544).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note228"> +<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.  </span>Un istromento dei 3 Luglio 1233, in cui alcuni Romani +rilasciano quietanza del danno loro recato dai Viterbesi, +dice: <i>vocamus quietos D. Gregorium S. Pont, et Eccl. +Rom. et D. Joannem Comitem Albae et Alme Urbis Senatorem: +Cod. Vat. 6222</i>, fol. 92.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note229"> +<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.  </span>Oggidì ancora i colori nazionali della città di Roma, +onde si fregiano i magistrati, sono rosso e oro; foggia antichissima. +In tutto il medio evo furono anche i colori della +Chiesa, e le bolle di piombo pontificie sono sempre appese a +fili di seta, color rosso e oro. Solamente al principio del secolo +decimonono i Papi assunsero il bianco e oro come colori +officiali dello stemma della Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note230"> +<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1029: Montefortino (l’antica +Artena) apparteneva fin d’allora ai Conti (<span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>). — Gregorio +aveva passato la primavera e l’estate a Terni e +a Rieti. Addì 12 Maggio 1232, mentr’era a Terni, raccolse +questa città sotto la sua protezione. La Bolla originale si +conserva in quell’Archivio comunale, che è ricchissimo, ma +sventuratamente abbandonato in gran disordine.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note231"> +<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.  </span>La formula giuratoria del Podestà di parecchie città +trovasi in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 160. Io cito sempre dal <i>Codex Riccardianus</i> +di Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note232"> +<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.  </span>Del suo pagò milletrecento libbre onde Otricoli andava +debitore a Narni; per conseguenza tutti i beni di Otricoli +furono dichiarati proprietà della Chiesa, con facoltà al +Papa <i>palatium turrem ac munitionem facere ad opus Rom. +Eccl.</i> (istrom. dei 13 Luglio 1234, in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 184). Il modo +solito onde la Chiesa s’impadroniva di terre, era con pagarne +i debiti. Così, addì 9 Dicembre 1224, Civitavecchia +per l’istessa ragione cedette alla Chiesa il <i>plenum dominium +intus et extra</i>: ibid., fol. 139.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note233"> +<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.  </span><i>Vita</i> di Gregorio IX, p. 579. <i>Instrumentum refutationis +de castro Fumone</i>, a. 1223, in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 155. Il contratto +di acquisto di Paliano e di Serrone, dei 21 Dicembre +1232, è registrato ivi, fol. 160, segg.: <i>Ego Oddo de Columpna +domin. Olibani</i> (Olevano) — <i>vendo — tibi — ad opus +et nomen Domini Gregorii — et Rom. Eccl. in perpetuum +totam et integram partem meam Rocce et Castri Paliani et +Rocce ac Castri Serronis cum omni jure et jurisdictione et +actione, dominio et honore et tam in terris quam in vineis, +vassallis etc.</i>, per il prezzo di quattrocento libbre di denari +del Senato. La famiglia riebbe le terre vendute, ma in forma +di <i>feudum</i> della Chiesa, <i>et exinde ipsius dni Pape et Rom. +Eccl. vassalli simus perpetuo et fideles, et ei prestemus homagium +personale</i>. Vengono dopo altri contratti di acquisto +di beni situati a Paliano ed a Serrone. Indi Gregorio con un +suo Statuto definisce tutte le prestazioni che Serrone doveva +contribuire alla prevostura (curia) pontificia: <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 182.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note234"> +<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1031. Addì 29 Aprile 1233 il +Papa era ritornato in Laterano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note235"> +<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.  </span> Celebre lettera di Federico a Riccardo di Cornovaglia, +data da Treviso, ai 20 Aprile 1239: è raccolta da <span class="smcap">Math. +Paris</span>, ad a. 1239, e da <span class="smcap">Petrus de Vineis</span>, I, 21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note236"> +<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.  </span><span class="smcap">Bussi</span>, ad a. 1233, p. 122. Nell’atrio del palazzo dei +Conservatori vedonsi due tavole di marmo; sull’una è rappresentata +l’imagine di un castello colla scritta: «Vitorclana +Fidele Del Popolo Romano»; sull’altra evvi l’imagine di +un vestimento coll’iscrizione: <i>Vetustum Caputium In Vestibus +Fidelium Capitolii Ne Mutanto. VII Idus Martii MDCXIII</i>. +Gli Statuti di Vitorchiano (<i>Statuta et Leges Municipales Terrae +Viturclani, auctor. Inclyti Senatus, P. Q. R. aedita et reformata, +Romae 1614</i>) si conservano, nel loro originale, in +Campidoglio: nel 1608 per l’ultima volta furono ricorretti, e +nel 1614 stampati insieme cogli Statuti di Barbarano. — Vitorchiano, +Barbarano, Cori fino a’ tempi modernissimi furono beni +camerali della città di Roma: il loro Podestà fu sempre eletto +<i>ex nobilibus et civibus Alme Urbis</i>. — Addì 3 Luglio 1233, il +Papa ed il Senatore ristorano alcuni Romani del danno +sofferto nella guerra di Viterbo, e perciò pagano duemilacinquecento +libbre di Provisini. Testimonî sono: <i>Dom. Anibaldus, +Petrus Johannis Ilperini, Petrus Manecti, Transmundus, +Matheus Scriniarius, Petrus Bulgaminus, Bobo Joannis +Bobonis</i>... (<i>Cod. Vat. 6223</i>, fol. 92; e <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, I, +685; III, 231).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note237"> +<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.  </span>La <i>Cronica</i> (mscr.) <i>di Viterbo</i>, di <span class="smcap">Nicola della Tuccia</span> +(ad a. 1268), novera cencinquanta castella: senza dubbio +è un’esagerazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note238"> +<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.  </span>Così era stato di Civitavecchia nell’anno 1224. Questa +città, dal 1291 in poi, pagò un censo annuo di <i>50 librae +Paparinorum</i> (<span class="smcap">Frangipane</span>, <i>Stor. di Civitav.</i>, p. 109). Se una +libbra di quella specie avrà corrisposto a 12 paoli e mezzo, la +somma non giungeva ancora ai cento talleri. Sembra che +nella Sabina, a’ tempi di Innocenzo III, la rendita media di un +castello fosse di sei libbre di Provisini (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 30).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note239"> +<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.  </span>In un documento del 3 Maggio 1291, dato dal +Campidoglio, dicesi: <i>Praesentibus ambasciatoribus civitatum +Peruscii, Urbis Veteris, Spoleti, Nargne, Reate, et Anagnie, +aliarumque civitatum atque comitatum districtus urbis</i> (<i>Giorn. +Arcad.</i>, T. 137, 201).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note240"> +<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.  </span>Dopo il secolo decimoterzo fu questo un segno di sudditanza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note241"> +<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.  </span>La formula (che spesso trovasi usata nel secolo decimoterzo) +della cessione di terre fatta a un qualche barone, +dice così: <i>N... tradidit in perpetuum magnifico viro... +totum Castrum — cum toto suo territorio, pertinentiis et districtu, +et cum Roccha, fortellitia, domibus, terris cultis et incultis, +Vassallis et juribus vassallorum, Dominio, Jurisdictione, +Causarum cognitione, punitione maleficiorum, sanguinis +et forfacture, mero et mixto imperio... et cum omnibus aliis +quibuscunque rebus, bonis et juribus</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note242"> +<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.  </span><i>Praeterea comitatum tuum (quod inauditum est — ) +metis novis et amplis — voluerunt sibi appropriare, et — intitulare +novis suprascriptionibus.</i> <span class="smcap">Math. Paris</span>, ad a. 1234, +p. 279, chiama <i>metae</i> quello che i Romani appellavano <i>termini. — Nec +terminos in patrimonio b. Petri — poni faciatis</i>, +scrive il Papa nell’istromento di pace dell’anno 1235. <i>Novi +comitatus abusum</i>, dice eziandio la <i>Vita</i> di Gregorio IX, p. 579.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note243"> +<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.  </span><i>Usurpant sibi cives memorati, ex antiquo jure, quod +Rom. Pont. non potest aliquem ex civibus excommunicare, +vel urbem pro quolibet excessu supponere interdicto. Ad hoc +dicit summ. Pont., quod minor est Deo, sed quolibet homine +major, ergo major quolibet cive, vel etiam rege, vel Imperatore</i>: +<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 279.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note244"> +<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.  </span>I Senatori promulgavano editti come i pretori antichi. +<i>Per ea tempora Pop. Rom. antiquo more usus est. Nam +cum Senatus legem rogaret, Populus sciverat. Ex quo factum +est, ut civitates finitimae Romanis parerent</i>: così <span class="smcap">Bonincontrius</span>, +p. 308.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note245"> +<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.  </span>Addì 20 Maggio egli era ancora in Laterano (<span class="smcap">Savioli</span>, +<i>Annales Bolog.</i>, III, II, n. 600): al 26 di Giugno trovavasi a +Rieti (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 49).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note246"> +<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.  </span><i>Reg.</i> di Gregorio IX (VIII, n. 167). <span class="smcap">Math. Paris</span>, +p. 280. <i>Excommunicamus — Lucam dictum Senatorem, Parentium +et Joannem de Cinthio vestararios et omnes illos +consiliarios Urbis et justitiarios, quorum consilio, auxilio +vel ministerio a Montalto obsides recepti sunt — et turris +edificata — et juramenta de novo exacta — in prejudicium +Eccl. Rom. tam in Campania et Maritima quam in Thuscia</i> +(<span class="smcap">Höfler</span> nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 296). Inoltre egli scomunicò +<i>Paulum Petri Judicis, Petrum de Stephano Sanguineum, et +Pandulphum Joannis Crassi</i>. La famiglia dei Sanguigni compare +qui per la prima volta; una delle loro torri esiste oggidì +ancora nel campo di Marte: vedasene <span class="smcap">Pasquale Adinolfi</span>, +<i>La torre dei Sanguigni</i> (Roma 1868); ma il compilatore non +conobbe il passo citato di sopra, laonde parla dei <i>Sanguinei</i> +a cominciare soltanto dal secolo decimoquarto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note247"> +<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.  </span>Gregorio, da Perugia ai 5 Marzo 1235, sciolse Viterbo +dal giuramento di vassallaggio che la città aveva prestato +a’ Romani (<span class="smcap">Bussi</span>, <i>Append.</i>, p. 404). Il Papa trovò ricovero a +Perugia, ma questa città non gli somministrò milizie a danno +dell’<i>Alma mater Roma. — Faliscorum mons</i>: da «monte dei +Falischi» derivò in lingua volgare il nome di «monte dei +Fiaschi (Montefiascone). — Gregorio donò privilegî a Velletri: +<span class="smcap">Borgia</span>, p. 268.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note248"> +<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.  </span><i>Annales Erphordenses</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI): <i>A. D. 1235 +dom. papa in Alemannia nunciis ab omnibus episcopis — milites +ad subsidium ad Romanos impugnandos postulavit</i>. +Sulle istanze che il Papa fece per aver soccorsi, vedasi il <span class="smcap">Raynald</span>, +a. 1234, n. 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note249"> +<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.  </span><span class="smcap">Godefrid. Monach.</span>, ad a. 1234. — <span class="smcap">Ricc. da san +Germ.</span>, p. 1034. — <span class="smcap">Conrad. Ursperg.</span>, p. 357. — La <i>Vita: +Reate concitus, nec invitatus, advenit</i>. Addì 3 Luglio, da Rieti, +il Papa ammonisce i Lombardi acciocchè dieno passaggio alle +milizie tedesche venienti in soccorso della Chiesa; e si giustifica +<i>ita quod sedes Ap. sine confusione sua non poterat +quin uteretur imperialis brachii ministerio evitare, dictus +Imp. ad presentiam nostram accedens, ad Eccl. Rom. defensionem +et patrimonii sue sponte se obtulit: Hist. Dipl.</i>, IV, +472. In tanta dimestichezza dunque il Pontefice era venuto +co’ Lombardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note250"> +<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.  </span><i>Hostium vindicta postposita in capturam avium solicitabat +Aquilas triumphales: Vita</i>, p. 580. — Nel mese di Settembre, +in vicinanza di Montefiascone, promulgò un documento +per Raimondo di Tolosa; ed in esso fece da testimonio +anche il Prefetto di Roma: <span class="smcap">Böhmer</span>, p. 159.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note251"> +<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 280. Dopo di Innocenzo III i Papi +nei loro negozî più importanti si servirono di gente forestiera. +Milone, vescovo di Beauvais, nel 1231 era stato nominato (da +Gregorio IX) a rettore di Spoleto e della Marca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note252"> +<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.  </span>Se si stia a <span class="smcap">Math. Paris</span>, i Romani sortirono della +città nel dì 8 Ottobre. Egli ne esagera il numero a centomila; +i caduti d’ambe le parti sarebbero ascesi a trentamila.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note253"> +<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1034.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note254"> +<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.  </span><i>Nos Angelus Malabranca dei gr. Almae Urbis ill. Senator, +decreto et auctoritate Sacri Senatus, mandato quoque, +et instanti acclamatione incliti Populi Romani ad sonum +Campanae, et buccinarum publice, et plenissime in Campitolio +congregati... actum per man. Romani scribe Senatus +praecepto et mandatis Angeli Malabrancae Senatoris et Populi +Romani publice in Capitolio Ann. 1235 Ind. VIII medio +Aprilis die XII</i>: <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1235, n. 4, e gli Autori che +scrissero del Senato. Più completamente ne riferiscono i detti +Compendî dell’<span class="smcap">Höfler</span> nel <span class="smcap">Papencordt</span>, e la <i>Storia</i> (mscr.) +<i>della famiglia Savelli</i>, scritta dal <span class="smcap">Panvinio</span>. Eziandio gli officiali +del Senato giurarono la pace. I negoziati durarono parecchi +dì; e furono tenuti anche nel santo Stefano sul Celio, +dove fecero da testimonî <i>Matheus Rubens</i> degli Orsini, <i>Petrus +Saracenus de Andreoctis</i>, Ottaviano nipote suo, <i>Johannes +Cinthii de Molaria</i> ed altri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note255"> +<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.  </span>Addì 15 Settembre 1235 il senatore Malabranca promulgò +un Editto a protezione dei <i>Peregrini</i> e dei <i>Romipetae</i>, +dichiarando che sarebbero stati sempre soggetti al tribunale +dei Canonici di san Pietro (<span class="smcap">Vitale</span>, p. 98). — Gregorio or +difese vigorosamente Viterbo contro a’ Romani che pretendevano +da questa città il <i>vassallagium</i>; egli non ne accordò che +la <i>fidelitas</i>: Bolla ai Viterbesi del 22 Luglio 1236, da Assisi +(nel <i>Giornale Arcadico</i>, T. 137, 203).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note256"> +<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.  </span><i>Italia hereditas mea est, et hoc notum est toti orbi: +Hist. Dipl.</i> IV, 881 (Giugno 1236).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note257"> +<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.  </span>Ciò a seconda della sentenza pronunciata propriamente +dal Papa: <i>Patrimonium b. Petri quod inter cetera imperii +jura quae seculari principi tamquam defensori sacrosancta +commisit Ecclesia, ditioni suae in signum universalis +dominii reservavit: Hist. Dipl.</i>, V, 777 (lettera di Gregorio +nel Febb. 1240: <i>Attendite ad petram</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note258"> +<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.  </span>Ai 5 Dic. 1236 il <i>Syndicus</i> di Perugia giura innanzi +ad Alatrino suddiacono di difendere per conto della Chiesa +il <i>patrimonium b. Petri in Tuscia et ducatum Spoletanum. +Acta in palatio communis Tudertini</i> (Archiv. di Perugia, <i>Lib. +Sommiss.</i> Vol. B, fol. 53). — Addì 19 Ott. 1237 Spoleto, Perugia, +Todi, Gubbio e Foligno conchiudono una federazione +guelfa (Arch. di Perugia, Contratti, T. I, AA. 1237). — Ai 3 +Sett. 1287, da Viterbo, Gregorio IX concede alla città di +Assisi il privilegio di libera elezione del Podestà e di altri +officiali (Bolla nell’Arch. comun. di Assisi, Fascio. I, n. 3).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note259"> +<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.  </span>Lettera lunga e importante, data da Rieti, ai 23 Ottobre +1236 (<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 914), in risposta a quella di giustificazione +scritta da Federico, ai 20 Settembre, da Mantova.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note260"> +<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.  </span>Al Senatore, al Senato ed al popolo di Roma: <i>Hist. +Dipl.</i>, IV, 901.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note261"> +<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.  </span>In occasione di alcune elezioni vescovili controverse, +scriveva al Papa: <i>Cum a nobis tantummodo publica debeant +officia postulari, in quem lege regia prodita Rom. Pop. auctoritatis +et justitie publice contulit potestatem</i> (dei 20 Sett. 1236; +<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 912). Notevole in quest’ordine d’idee è altresì +la sua lettera ai Siciliani, della fine dello stesso anno (ibid., +p. 930).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note262"> +<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.  </span>Intorno al 1261 re Manfredi scriveva ai Romani una +lettera in cui diceva che il diritto all’elezione degli Imperatori +competeva a’ Romani <i>auctoritate sui Senatus, Proconsulum +et Communis</i> (<span class="smcap">Francis. Pipin.; Murat.</span>, IX, 681). Vi si +distingue: il Senatore e la sua curia, i Proconsoli e il Comune +del popolo. Nulla però impedisce di credere che per proconsoli +s’intendesse di denotare addirittura gli ottimati. Io non +trovai in alcun luogo significati i Proconsoli come corporazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note263"> +<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.  </span>Crede il <span class="smcap">Valesio</span> (Memoria mscr., Arch. del Campidoglio, +Credenza XIV, T. 42) che Innocenzo III avesse attribuito +a sè stesso il consolato in Roma, e che a vicario suo avesse +nominato, primo proconsole, Paolo Conti. È cosa di cui non +si può dare dimostrazione; nè in alcun documento rilevai +denotato un Proconsole di cotale specie come magistrato civico. +Per la prima volta in un istromento del 1220 trovai cenno +della novella dignità: <i>Roffredus Jannis Cencii dei gra. Romanor. +proconsul ac Urbevetanor. potestas</i> (Arch. di san Fortunato +di Todi, <i>Registr. Vetus</i>, fol. 120). La <i>Vita</i> di Gregorio +IX attribuisce questo titolo per la prima volta a Pandolfo +della Suburra ed a Pietro Frangipane, nel 1229. Ancora al 15 +Marzo 1221 e nel 1224, quest’ultimo si appella soltanto console, +e nel 1235 evvi Oddo Frangipane <i>dei gr. Romanor. Proconsul</i> +(<i>Cod. Vat. 8049</i>, p. 165). Nel 1230: <i>Andreas Roffredi +Romanor. proconsul potestas Tuscanie</i> (<span class="smcap">Turiozzi</span>, <i>Memor. di +Tuscania</i>, p. 117). Nel 1238: <i>Paulus de Comite Romanor. proconsul</i> +(<span class="smcap">Contelorio</span>, <i>Hist. famil. Comit.</i>, n. 6). Nel 1239: +<i>Nos Dom. Parentius Parentii dei gra. Rom. Pronconsul et +Senarum potestas</i> (Arch. di Siena, n. 373). Nel 1240 Federico +scrive ai Romani: mandate a me <i>proconsules vestros</i>, acciocchè +io dispensi loro eccelse dignità, <i>praesidiatus regionum, +regnorum ac provinciarum</i>: <span class="smcap">Petr. de Vineis</span>, III, 72.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note264"> +<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.  </span><i>Cancellariam Turrim, illam Babel nullo priori fatigatam +impulsu comminuit et potenter evertit</i> (<i>Vita</i>, p. 581).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note265"> +<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.  </span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1038: <i>Romani plebei populi +communitates — Johannem de Poli Senatorem urbis — Senatoriae +dignitati cedere compulerunt, et Joannem de Centio +substituerunt</i>... Trovasi questo nome nella famiglia del +Frangipani; però leggo in alcuni documenti anche di <i>Johannes +Cinthii Malabrance</i> e di <i>Johes Cinta de Paparescis</i>. +Sembra che il novello Senatore abbia allora posseduto la Molaria, +il qual castello poco appresso compare in proprietà degli +Anibaldi. Forse il Senatore avrà appartenuto a questa famiglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note266"> +<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.  </span><i>Cum eodem Senatore incredibili malitia exeunte</i>, dice +la <i>Vita</i>, p. 582. Se <i>malitia</i> sia un errore di scrittura a vece +di <i>militia</i>, è forza pur dire che mai non v’ebbe sproposito +più a proposito di questo. — Gli <i>Annal. Stadenses</i> (<i>Mon. +Germ.</i> XVI, a. 1237): <i>Papa Romam rediit, et pacem inter +Romanos fecit</i>. — <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1040: <i>M. octobris +S. Papa — rediit ad urbem, ubi novi confutati sunt Senatores +D. D. Joannes de Poli, et</i>...: qui sventuratamente +s’interrompe il testo, ma la lacuna deve colmarsi col nome +<i>Johes de Cinthio</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note267"> +<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.  </span><i>Dabat illis sigilla, ut qui ipsa referrent singulis +hebdomadibus pecuniam acciperent ad victum; et saepissime +talibus 15 libras per hebdomadam impendebat</i> (specialmente +ai nobili): <i>Vita Innocentii III</i>, p. 567.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note268"> +<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.  </span><i>Romani vero eum — cum gaudio susceperunt, ne ex +tunc, ut prius egredetur, sancientes. Senserunt enim se per +absentiam suam jam decennalem</i> (è un errore) <i>magnam pecuniam +jacturam incurrisse</i> (<span class="smcap">Math. Paris</span>, ad ann. 1237).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note269"> +<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.  </span>Il disegno del <i>Carrocium</i> di Cremona, vedilo nel <span class="smcap">Platina</span>, +<i>St. di Mantova</i>; <span class="smcap">Muratori</span>, XX, 660. Non pare che a +Roma s’avesse uso del carroccio; per lo meno io non ne scoversi +mai traccia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note270"> +<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Urbs decus orbis ave victus tibi destinor ave</i></p> +<p class="i01"><i>Currus ab Augusto Friderico Caesare justo.</i></p> +<p class="i01"><i>Fle Mediolanum, jam sentis spernere vanum</i></p> +<p class="i01"><i>Imperii vires proprias tibi tollere vires.</i></p> +<p class="i01"><i>Ergo Triumphorum potes urbs memor esse priorum,</i></p> +<p class="i01"><i>Quos tibi mittebant Reges, qui bella gerebant.</i></p> +</div></div> + +<p> +(<span class="smcap">Ricobaldo</span>, <i>Hist. Imp.</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, IX, 259; <span class="smcap">Francis. Pipin.</span>, +ibid., p. 658). La lettera di Federico, del Genn. 1238, è registrata +nella <i>Hist. Dipl.</i>, V, 161. — Nel Dicembre 1237, +<span class="smcap">Pier delle Vigne</span> scrive ai Principi tedeschi che Federico +manda al popolo romano il carroccio. Stando agli <i>Ann. Placentini</i> +(<i>Mon. Germ.</i>, XVIII, 478) gli avanzi del carroccio furono, +nel Gennaio 1238, caricati sopra somieri e trasportati a Roma +per la via di Pontremoli. Anche in Germania quelle spoglie +destarono gran reverenza; e la <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Eicke di Repgow</span> +dice: «E presono il loro stendardo, carroccio detto, e mandarono +il carroccio a Roma, e i Romani lo collocarono sul loro +<i>Capitolium</i>» (<i>Bibl. della Soc. letter. di Stuttgart</i>, XLII, 487).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note271"> +<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.  </span><i>Quod carocium cum apud Romam duxissent, dom. Papa +usque ad mortem doluit: Ann. Placentini Gibelini</i>, come di +sopra. Il Cronista dice eziandio <i>quod positum fuit in Capitolio +per Cardinales</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note272"> +<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.  </span><span class="smcap">Galvan. Flamma</span>, <i>Manip. flor.</i>, p. 673: <i>Rotas et +asseres in unum conjunxit, et Romam misit, quod super +columnas ad perpetuam rei memoriam erigi mandavit</i>. Il <span class="smcap">Salimbene</span>, +<i>Chronic.</i>, p. 49, dice che i Romani abbruciassero +il carroccio per far vitupero a Federico: ciò sicuramente +avvenne, ma non allora.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note273"> +<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Cesaris Augusti Friderici Roma Secundi</i></p> +<p class="i01"><i>Dona tene currum princeps in Urbe decus.</i></p> +<p class="i01"><i>Mediolani captus de strage triumphos</i></p> +<p class="i01"><i>Cesaris ut referat inclita preda venit.</i></p> +<p class="i01"><i>Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem</i></p> +<p class="i01"><i>Mictitur hunc urbis mittere jussit amor.</i></p> +</div></div> + +<p> +Questa iscrizione antica, un de’ pochi monumenti dell’Impero +tedesco che trovinsi in Roma, fu scoverta in Campidoglio +nell’anno 1727 (<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, II, 492). Fu infitta nel +muro sopra la scala, al tempo di Benedetto XIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note274"> +<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.  </span>Fra essi la <i>Vita</i> nomina <i>Bobacianus</i> ed <i>Aegidius +Boetii</i>: e, in una carta dei 2 Giugno, <i>Jacobus Girardi</i> alla +presenza di <i>Petrus Fragipane</i> giura fede di vassallo all’Imperatore +(<i>Hist. Dipl.</i>, V, 209).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note275"> +<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.  </span>Un passo di <span class="smcap">Math. Paris</span> (di cui tenne nota il <span class="smcap">Curtius</span>, +p. 318) suffragherebbe quest’opinione; ed io ve ne aggiungo +un secondo, in cui il Cronista (ad a. 1240) dice: +<i>Creatus enim erat unus Senator Romae auctoritate Imperiali, +anno tertio precedenti</i> (che era precisamente il 1238). Tuttavolta +io non credo che allora fosse stabilito il numero di due; +fu cosa passeggiera, e soltanto più tardi ne fu introdotta +consuetudine, causa la divisione delle fazioni. I Registri Capitolini, +all’anno 1238, notano <i>Johannes de Comitibus Proconsul +Romanus et Johannes de Judice</i>. Per lo meno, dei 21 +Agosto 1238, posso notare: <i>Dom. Oddo Petri Gregorii dei +gr. Alme urbis Ill. Senator ac Perusinorum potestas</i> (Arch. +di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, Vol. A, fol. 133).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note276"> +<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.  </span>La <i>Vita</i> lo denota come <i>tunc Senator</i>, ma prima che +il Papa tornasse; e quest’è certamente inesatto: la sua +elezione dev’essere avvenuta nel mese di Novembre. La famiglia +<i>de Judice</i> apparteneva ai Papareschi, e compare in +documenti molti. Giovanni <i>de Judice</i> era stato podestà di +Orvieto negli anni 1209, 1216, 1226; nel 1234 fu podestà di +Firenze; nel 1240 diventollo di Perugia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note277"> +<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.  </span>Il Biografo di Gregorio rivela tutt’a un tratto amore +delle antichità: <i>Quorum</i> (degli Imperiali) <i>solvit colligationes +iniquas — et per devotum Johannis de Judice tunc Senatoris +obsequium, turres hostium, et operosi marmoris tabulata +Palatia, nobile vestigium prioris aetatis, in opprobrium ruine +redegit</i> (p. 582). Pare che qui effettivamente s’intenda parlare +del Palatino de’ Frangipani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note278"> +<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.  </span>La Bolla di scomunica è riferita da <span class="smcap">Math. Paris</span>, ad +a. 1239, p. 329. Una delle cause ne fu anche Sardegna; +perocchè Federico vi avesse maritato suo figlio Enzo con +Adelasia erede di Gallura, e ne lo avesse creato re. Vedansi +il <span class="smcap">Raumer</span>, lo <span class="smcap">Cherrier</span> e lo <span class="smcap">Schirrmacher</span>, <i>Federico II +imperatore</i>, Gottinga 1864, in tre vol.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note279"> +<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.  </span><i>Fridericus... Senatori urbis et suis Conromanis salutem</i>... +da Treviso, ai 20 Aprile (<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 332). +Mette disgusto la lingua già antiquata che s’usa in questa +lettera; sono frasi che si ripetono di secolo in secolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note280"> +<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.  </span><i>Levate in circulo oculos vestros... Hist. Dipl.</i>, V, 295.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note281"> +<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.  </span><i>Ascendit de mare bestia blasphemie plena nominibus</i>... +dal Laterano, ai 20 Giugno 1239 (<i>Hist. Dipl.</i>, V, +327). S’incolpa l’Imperatore della sua opinione <i>de tribus +impostoribus</i>. — La risposta dell’Imperatore ai Cardinali è +in <span class="smcap">Pier delle Vigne</span>, I, 31 e nell’<i>Hist. Dipl.</i>, V, 348: ei +vi espone la sua professione di fede cattolica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note282"> +<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.  </span>La storia di Giovanni da Vicenza e del parlamento +di pace raccolto a Verona (ai 29 Agosto 1233) presenta il +più memorando quadro dell’indole di questo tempo. Vedansi +la <i>Cronica</i> di Antonius Godus, la <i>Vita Riccardi Comitis</i>, +<span class="smcap">Parisius de Cereta</span>, <span class="smcap">Gerardus Maurisius</span>, il <span class="smcap">Salimbene</span>, e +la <i>Storia degli Eccelini</i> scritta dal <span class="smcap">Verci</span>. Il <span class="smcap">Salimbene</span>, che +fu minorita, ha svelate con maliziosa compiacenza le vanità +ciarlanatesche di Giovanni. Se si stia a <span class="smcap">Parisius</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, +VIII, 627) il grande paciero avrebbe fatto bruciare a Verona +sessanta illustri cittadini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note283"> +<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 512. Il Papa mandò per tutto il mondo +frati mendicanti da percettori di tributi: per somme di denaro +costoro sciolsero del loro voto i Crociati (p. 518). — <i>Absurdum +videbatur etiam simplicibus, quam diversis muscipulis +simplicem Dei populum substantia sua moliebatur Romana +Curia privare, nihil petens nisi aurum et argentum</i> (p. 524). — Molte +satire furono scritte contro l’avarizia romana. Nel +<i>Cod. Vat.</i> 4957, fol. 43, haccene una intitolata <i>de Pecunia</i>: +<i>Pecunia Romanorum Imperatrix et totius mundi semper Augusta +dilectis suis filiis et procuratoribus universis salutem +et rore celi et terrae pinguedine habundare. Ego in altissimis +habito... o vos omnes qui transitis per viam attendite +si est honor sicut honor meus... michi Romana curia famulatur.</i> — Ancor +più antica è la celebre poesia dei <i>Carmina +Burana: Propter Sion non tacebo, sed ruinam Rome flebo</i>. +I canti dei trovatori e dei poeti svevi sono zeppi di epigrammi +contro l’ingordigia della Curia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note284"> +<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.  </span><i>Ha Deus! sustineret hec hodie si viveret Henricus +senior rex Anglie? Et recolende memorie rex Riccardus et +alii —?</i> (<i>Hist. Dipl.</i>, V, p. 468). Enrico III si giustificò <i>praesertim +cum tributarius vel feudatarius Papae esse de jure +comprobetur: et sic se excusando turpiter accusavit</i>, dice +egregiamente <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 524. Vedasi com’ei discorra +(p. 517 e 518) sull’opinione publica di Francia, che sulle prime +era assai favorevole all’Imperatore. E di Germania dice: +<i>A nullis, vel a paucis meruit Papalis auctoritas exaudiri</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note285"> +<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.  </span><i>Comminatur aperte sanctum dare canibus, et venerandam +Principis Apostolorum Basilicam in praesepe deducere +jumentorum! — Qui etiam Ecclesiae Principem in illam +immergere gloriatur egestatis injuriam, ut cinerem pro corona +suscipiat, spicas pro pane vendicet et pro equorum candidata +gloria cogatur quaerere subjugale... Vita</i>, p. 585.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note286"> +<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.  </span>In Agosto del 1239 sciolse la marca di Ancona e +Spoleto dal loro giuramento alla Chiesa, e gli annesse all’Impero: +<i>Hist. Dipl.</i>, V, 376.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note287"> +<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.  </span>Nel Settembre Federico, in premio della sua fedeltà, +elevò Viterbo ad <i>Aula Imperialis</i>: Docum. nel <span class="smcap">Bussi</span>, Append., +p. 405.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note288"> +<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.  </span><i>Hist. Dipl.</i>, V, 762. Da Viterbo, nel Febbraio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note289"> +<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.  </span><span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, III, 72. <i>Ardens semper fuit cor nostrum</i>... +(nel Febbraio, certamente da Viterbo). <i>Napoleo Johannis +Gaetani</i> era un Orsini. Infatti Giovanni, primogenito di +Orso e fratello di Rainaldo, assunse nome di Gaetano dalla +madre sua Gaetana Crescenzi. Sposò egli <i>Stephania Rubea</i>, e +suoi figli furono Jacopo, Matteo e Napoleone (<span class="smcap">Gammurrini</span>, +<i>Famil. nobili Toscane</i>, II, 16). — Anche suggelli di Federico +portano l’epigramma: <i>Roma caput mundi</i>: vedi l’imagine +simbolica di Roma sopra una bolla d’oro del Diploma +promulgato nel Settembre 1234 (frontispizio della <i>Hist. Dipl.</i>, +Tom. IV).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note290"> +<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.  </span>Durante la processione, addì 15 Agosto 1239, cadde +la <i>Cartellaria</i>; e l’Imperatore comandò a Giovanni <i>magister</i> +di San Germano, che andasse a Roma per restaurarvi la +torre: il Papa era ad Anagni (<i>Vita</i>, p. 586; <i>Hist. Dipl.</i>, +V, 451: ibid., a p. 455, trovasi l’assegnamento che Federico +fece a Odone ed a Emanuele di rendite del reame: la carta +è data ai 19 Ottobre, dal campo sotto di Milano). A Roma +il Prefetto non ha parte più in alcuna cosa. Però ne fa +menzione un istromento dei 22 Aprile 1237: <i>Joannes Urbis +Alme Prefectus</i> (<i>Cod. Vat. 6223</i>, fol. 93). Ed era lo stesso +uomo che trovasi nell’anno 1230, ai 21 di Aprile (<span class="smcap">Murat.</span>, +<i>Antiq. It.</i>, I, 686): era figlio di Pietro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note291"> +<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.  </span><i>Annales Placentini Gibellini</i>, <i>Mon. Germ.</i>, XVIII, +483.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note292"> +<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.  </span>Federico parla di g<i>arsones quosdam et vetulas</i> (lettera +all’Inghilterra, del 16 Marzo, da Viterbo; <span class="smcap">Math. Paris</span>, +p. 521); per lo contrario il Papa discorre di moltitudine innumerevole +(<span class="smcap">Hahn</span>, <i>Collect. Mon. vet. et rec.</i>, I, 346). Federico +comandò che quei Crociati, per castigo, si marchiassero in +fronte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note293"> +<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.  </span>All’anno 1237, <span class="smcap">Math. Paris</span> (p. 307) registra una +lettera di Giovanni ai legati d’Inghilterra; ed è scritta con +arte diplomatica: <i>voluimus reformare statum et saepe tentavimus, +et ecce deformis destitutio subintravit. Incassum traduntur +consilia, ubi voluntas non sistitur fraeno prudentiae</i> — e +più addietro: <i>nimis avide, vel potius inconsulte, se +mater (ecclesia) immersit fluctibus</i>... <span class="smcap">Math. Paris</span> narra (a +p. 366) i motivi della rottura che sono riferiti di sopra. +<i>Nec ego de caetero te habeo pro Cardinale</i>, disse il Papa; e +il Cardinale: <i>Nec ego te pro Papa; et sic recessit — adversarius</i>. — Il +primo Cardinale di casa Colonna, Giovanni vescovo +della Sabina, morì nel 1216.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note294"> +<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 307.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note295"> +<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.  </span><i>Gens immunda, gens abhominabilis, gens pessima, +gens furoris</i> — ritratto esagerato, come speriamo, dei Romani +di quel tempo! Lo scrittore conchiudeva dicendo, che il +Papa, il quale non sitiva che oro, aveva fatto appello al clero +<i>ut sitis organa sonantia juxta deductionem et libitum organiste: +Hist. Dipl.</i>, V, 1077, dal <span class="smcap">Baluzius</span>, <i>Miscell.</i>, I, 458-468.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note296"> +<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span> (p. 563) ha descritto con qualche malevolenza +le loro sofferenze. <i>Turba praelatorum</i>, li chiama +Federico sprezzantemente (<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, I, c. 8.) Vedi la +bella lettera del Papa a conforto dei cardinali prigionieri, +nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1241, n. 71.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note297"> +<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.  </span><i>Hist. Dipl.</i>, V, 1139. <i>In castris ante Spoletum</i>, ai +20 di Giugno. È dato dall’istesso luogo, <i>Mense Junii</i>, un +<i>Privilegium</i> a favore di Spoleto: l’originale si conserva in +quell’archiv. comunale, e fu stampato da <span class="smcap">Achille Sansi</span>, +<i>Saggio di documenti storici tratti dall’archivio del comune +di Spoleto</i>, Fuligno 1861, p. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note298"> +<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.  </span><i>In nom. D. Amen. Anno D. incarn. 1241, Ind. XIV +medio (mense?) Martii die 4. Nos (Anibaldus) et O. de +Columna... Senatores</i>... (<span class="smcap">Höfler</span> nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 297). +Odone Colonna fu il primo senatore della sua casa; così lo +registra all’anno 1241 anche un catalogo dei Senatori di +questa famiglia, esistente nell’archiv. Colonna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note299"> +<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.  </span><i>Math. Russus per Gregorium P. Senator efficitur.</i> <span class="smcap">Ricc. +di san Germ.</span> ne dà la notizia nel Luglio, ma io ho buon +motivo di tenere fermo il mese di Maggio. Intorno a questo +Senatore, vedansi il <span class="smcap">Garampi</span> (<i>Memor. della B. Chiara da Rimini</i>, +p. 244), e l’albero genealogico nel <span class="smcap">Litta</span>. +</p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="5"><b>Ursus</b> della casa di Bobone, nipote di Celestino III, sposato con Gaetana di Crescenzo.</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="4" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl"><b>Johannes Gaetani</b>, signore di Vicovaro, sposo a <i>Stephania Rubea</i>; testa nel 1232.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="w5"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="3" class="bl"><b>Matheus Rubeus</b>, senatore, signore di Marino, Monterotondo, Galera, castel Sant’Angelo vicin Tivoli ecc.: sposo a Perna Gaetani, ed ammogliato indi altre due volte; testa nel 1211.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="w5"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Johannes Gaetani</b>, papa Nicolò III (1277)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Rainaldus</b>, stipite del ramo dei Monterotondo</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl w5"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Napoleo</b>, card. di S. Adriano († 1342)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Matheus</b>, senatore (1293 e 1310)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Mabilia</b>, sposa ad Angelo Malabranca</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Latinus</b>, cardinal vescovo di Ostia († 1294)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Gentilis</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Ursus</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Matheus Rubeus</b>, card. di S. M. <i>in Porticu</i>, corona nel 1266 in Roma Carlo di Angiò († dopo il 1305).</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Bertholdus</b>, primo conte di Romagna († intorno al 1319).</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Card. Jordanus</b> († 1287)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Matheus</b>, senatore (1279), stipite del ramo del Monte.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Napoleo</b>, senatore (1259).</td> + </tr> +</table> + +</div> + +<div class="footnote" id="note300"> +<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.  </span><i>Apud Lagustam quam Joh. de Columna firmaverat</i> —: +<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1047. Il <span class="smcap">Petrini</span>, <i>Mem. di Palestrina</i>, +p. 411, registra un documento dei 7 Febb. 1252, nel quale +sono menzionate, come possedimenti dei Colonna nella Città, +le <i>munitiones Augustae et Montis Acceptorii</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note301"> +<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.  </span>Lettera a lui indiritta; certamente da Rieti, nel Luglio: +<i>Hist. Dipl.</i>, V, 1155.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note302"> +<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 574: <i>Fere centenarius... fuit calculosus, +et valde senex, et caruit balneis, quibus solebat Viterbii +confoveri</i>. Federico da Grotta Ferrata annunciò ai +paesi esteri la morte del Papa, dicendo con frase del gusto +di quella età: <i>Ut — vix ultoris Augusti metas excederet, +qui Augustum excedere nitebatur</i> (<span class="smcap">Petr. de Vin</span>., I, c. 11). +La lettera è calma e dignitosa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note303"> +<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.  </span>Della sua prigionia parlano gli <i>Annales Placentini +Gibellini</i>, p. 485, e <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 390.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note304"> +<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.  </span>Docum. nell’arch. di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, Vol. C, +fol. 31. Fu edito per la prima volta dal <span class="smcap">Garampi</span> (<i>B. Chiara</i>, +p. 244); indi dal <span class="smcap">Narducci</span> (<i>La Lega romana con Perugia +e con Narni</i>, p. 48) che lo trasse dall’arch. comunale di +Narni: più correttamente lo publicò <span class="smcap">Giovanni d’Eboli</span> +nelle sue <i>Miscellanee Narnesi</i>. In quella carta si sottoscrivono +(secondo la prima edizione) ottantasei <i>Consiliarii</i> romani; +giusta la seconda, ottantaquattro. Ne cito alcuni: +<i>Homodeus de Trivio, Benedictus Tyneosus, D. Johannes Frajapanis, +D. Anibaldus, Romanus Johis Judei, Romanus Johis +Romani, Petrus Johis Guidonis, Petrus nepos Domini Petri +Stephani, Petrus Johis Ylperini, Porcarius Jacobi Johis Grassi, +Johannes Pauli Capudzunca</i> (Capizucchi), <i>D. Oddo Petri Gregorii, +Gregorius Surdus, Mathias D. Anibaldi, D. Angelus +Malebrance, D. Comes Johes Poli, D. Transmundus Petri Anibaldi, +Petrus Astalli, D. Bobo Johis Bobonis, Petrus Vulgaminus, +Johes Capocie, Petrus Crescendi, Bartholomeus Cinthii de +Crescentio, Petrus Papa, Petrus Magalotti, Petrus Malaspina</i>. +Dei Colonna nessuno. Parecchi erano antichi senatori. Neppur +uno si sottoscrive <i>Proconsul</i>; parecchi <i>Dominus</i> (Don): +perchè non saprei.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note305"> +<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.  </span>Vedasi la violenta lettera scrittane da Federico ai Romani +(<span class="smcap">Petr. de Vin</span>., II, c. 8): <i>Vestra dissolvetur Babylon, +Damascus deficiet, sufflatorium consumetur in igne</i>. Espressamente +ei parla dei loro attacchi contro Tivoli. A torto +l’<span class="smcap">Huillard</span> registra questa lettera nel Dicembre 1243.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note306"> +<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.  </span>Il <span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Regest.</i>, p. 192, dimostra che Rodolfo conte +di Asburgo trovavasi nel Maggio 1242 a Capua presso l’Imperatore: +perciò ragionevolmente io ne conchiudo che anche +un mese dopo ei fosse con lui ad Avezzano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note307"> +<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.  </span><i>Hist. Dipl.</i>, VI, 95, lettera alla Francia, del Giugno 1243, +dove sono narrati questi casi avvenuti nell’estate dell’anno +prima: <i>Romanorum — sane populus hic dure cervicis...</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note308"> +<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.  </span><i>Civitatem nostram Flagelle ad flagellum hostium — fundari +providimus</i> (<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 51, degli ultimi di Maggio +1242, ai fedeli della <i>Terra Laboris</i>). — <span class="smcap">Ricc. da san +Germ.</span>, p. 1048. — Il nome è modificazione volgare dell’antico +di <i>Fregellae</i>. La nuova terra sparve assai prestamente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note309"> +<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.  </span>Presso a poco nel Maggio del 1242. <i>Hist. Dipl.</i>, VI, +44 (<i>Si super duce</i>); ed una seconda lettera circa del Luglio +(<i>Ex fervore charitatis</i>), ibid., p. 59. Afferma l’Huillard che +l’invettiva contro i Cardinali attribuita a Federico (<i>ad vos +est hoc verbum, filii Efrem</i>), non sia sua; però tanto meno +può essere genuina la lettera <i>Cum papalis</i> che si attribuisce +a Luigi di Francia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note310"> +<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 599: egli esagera dichiarando che +le chiese di Albano ammontassero a cencinquanta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note311"> +<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.  </span>Voglion dire che Alba Longa sorgesse là dove or trovasi +il convento di Palazzuolo. Questo compare per la prima volta +al tempo di Gregorio IX con nome di <i>S. M. de Palatiolis</i> (<span class="smcap">Casimiri</span>, +<i>Mem. stor. delle Chiese e dei Conventi Minori</i>, p. 299).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note312"> +<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.  </span>La Bolla data da Ferentino ai 24 Luglio 1217, dice: +<i>Civitatem Albanensem cum burgo, thermis, monte qui dicitur +Sol et Luna, Palatio...</i> Nicolò III confermò la donazione ai +18 Dic. 1278 (<span class="smcap">Ricci</span>, <i>Memor. di Albano</i>, p. 217). Dopo di Onorio +IV Albano venne in mano dei Savelli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note313"> +<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.  </span>La cessione dei Malebranca trovasi in una Bolla dei +20 Maggio 1223. Vedila nel <span class="smcap">Lucidi</span>, <i>Mem. Stor. di Aricia</i>, +Roma 1796, p. 408.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note314"> +<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.  </span>Giusta l’<i>Itinerar. Antonini: Aricia, Tres Tabernae, +Forum Appii, Terracina... Capua</i>. L’<i>Itiner. Hierosol.</i> enumera +dall’altro verso <i>Capua... Mutatio ad Mediae, Mutatio +Appi Foro, Mut. Sponsas, Civ. Aricia et Albana, Mutatio ad +Nono, in Urbe Roma</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note315"> +<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.  </span>Se ne fa menzione nell’anno 1249 (Bolla registrata +dal <span class="smcap">Casimiro</span>, p. 230 e dal <span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>, I, 73): <i>S. Maria +de Palatiolis — super locum Albanensem seu in pede Montis +Cavae</i>. — L’ultimo degli Stuardi, Enrico di York, cardinal +vescovo di Frascati, distrusse gli avanzi del tempio di Giove +nel 1783, allorquando restaurò il convento dei Passionisti +che sorge colà nel luogo ove era posto il tempio della federazione +latina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note316"> +<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.  </span><i>Massa Nemus</i>, menzionata per la prima volta da <span class="smcap">Anastasius</span>, +<i>Vita Silvestri</i>, n. 46. Nel 1153 Anastasio IV diede +Nemi al convento di <i>S. Anastasius ad Aquas Salvias</i>; Lucio +III nel 1183 confermò la donazione: <i>In loco qui dicitur +Nemo</i> (<span class="smcap">Lucidi</span>, p. 313; <span class="smcap">Ratti</span>, <i>St. di Genzano</i>, p. 94).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note317"> +<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.  </span>Nel tempo di Onorio III appartenne al convento di +san Lorenzo fuori di Roma: contemporaneamente Ardea era +proprietà del san Paolo (<span class="smcap">Ratti</span>, p. 47). Stando al <span class="smcap">Nibby</span>, +<i>Anal.</i>, II, 173, il più antico documento che contenga il nome +di <i>Civitas Labiniae</i> data solamente dall’anno 1358 (<span class="smcap">Nerini</span>, +<i>Stor. di s. Alessio</i>, a. 526).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note318"> +<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.  </span>Addì 4 Genn. 1218, <i>Petrus et Nicolaus Candulphi filii +quond. Angeli de Candulpho, et Rusticus fil. quond. Cencii +de Candulpho</i> rinunciano al ristoro de’ danni cui pretendevano +per la guerra che s’era combattuta fra il popolo romano +e la Chiesa al tempo di Alessandro III. Vi è altresì +detto: <i>et de turri nostra de Gentiano nobis diruta</i> (<span class="smcap">Ratti</span>, +p. 99). M’è noto un altro istromento dei 6 Ottobre 1244, +in cui <i>Simon de Candulfis</i> e Paolo fratel suo cedono <i>Toffellum</i>, +vicino al <i>lacus Albani</i>, dandolo all’abate Benedetto di +<i>S. M. de Palatiolis... Actum est hoc in castro Candulforum +in palatio curie dicti Domini Simonis</i> (pergam. Lateran. +nell’arch. di Firenze, segnata <i>Roccettini de Fiesole</i>). I Gandolfi +trovansi anche a Genova, famiglia signorile. — Se si +stia all’<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 266, i Savelli possedevano Castel Gandolfo +fin dal 1282. A Roma abitavano dei Gandolfi: vedi +l’epitaffio della <i>Domina Paula Filia Johis Gandulpi de Gandulphinis</i>, +in Araceli, a. 1360 (è nel <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript.</i>, III, +407).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note319"> +<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.  </span>Mi passo dall’indagare se Rocca di Papa sia derivata +da Fabia. Marino era un <i>castrum</i> ormai nel 1249 (<span class="smcap">Casimiro</span>, +<i>Mem. delle Chiese</i> ecc., p. 230). Fino al 1266 appartenne +a Giovanni Frangipane <i>de Septemsoliis</i>, figlio di Graziano, +che lo ebbe in feudo dal convento di san Saba in Roma, +ed eziandio dall’Abazia di Grotta Ferrata. Quel Frangipane +legò i suoi diritti a santo Saba, perlochè il cardinale +Giovanni Gaetani (Nicolò III), come procuratore del +convento, vendette Marino a suo nipote, cardinale <i>Matheus +Rubeus Orsini</i>, per tredicimila libre: <i>Castrum Marini et Turris +ipsius cum tenimento suo.</i> Ne si conserva la bella pergamena +nell’arch. Gaetani, caps. 36, n. 39: il contratto si +stipulò a Viterbo. — Ai 16 Dic. 1266 il cardinale Matteo vendette +la metà di Marino a’ suoi zii Giordano, Rainaldo e Matteo, +figli del celebre Senatore (origin., ibid., 48, n. 6): così +gli Orsini vennero in possesso di Marino. Con questi documenti +completo io l’articolo relativo che leggesi nell’<i>Analisi</i> +del <span class="smcap">Nibby</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note320"> +<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.  </span>Bolla di Gregorio IX, data ai 2 Luglio 1233, dal Laterano +(<span class="smcap">Lucidi</span>, <i>Aricia</i>, p. 423), dove si discorre del <i>Lacus +Turni</i>. Questo esiste ancora oggidì vicino a Castel Romano, +sulla via di Ardea (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 230). Di già <span class="smcap">Anastasio</span>, <i>Vita +Silvestri</i>, n. 30, dice che Costantino lo donò alla Chiesa di +Albano. — <i>Duos sandalos, ad piscandum in Lacu Folianensi, +medietatem totius Stagni Hostiensis cum piscatione ed aucupatione +avium. — Piscariam ad capiendos sturiones in Flumine +Tyberis secus Ripam Romeam</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note321"> +<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.  </span>Nell’estate del 1242, come narra <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, +p. 1048: <i>statuam hominis aeream, et vaccam aeream similiter</i>. +Federico II fondò le prime collezioni di antichità.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note322"> +<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.  </span><i>Perdidi bonum amicum, quia nullus Papa potest esse +Gibellinus</i>: <span class="smcap">Galvaneus Flamma</span>, c. 276. Anche Innocenzo III, +all’elezione di Ottone IV, avrebbe potuto esclamare: <i>nullus +Imperator potest esse Guelfus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note323"> +<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.  </span><span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>, <i>Vita Innocenc. IV</i>, c. 7: <i>XVII +Kal. Nov. exiens de Anagnia, Romam ivit — cum tripudii +gaudio est receptus XVII Kal. Dec.</i> È un errore di assumere +il 15 Novembre come data del ritorno (così fa anche lo +<span class="smcap">Cherrier</span>), il quale sarebbe pertanto avvenuto un mese dopo +la partenza da Anagni. Di già ai 22 di Ottobre egli segna +una lettera indiritta ai Viterbesi: <i>Lateran. XI Kal. Nov. +Pont. n. a. I</i> (<i>Cod. Palat.</i> 953, fol. 33 b).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note324"> +<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.  </span>Scena domestica descritta con molta vivacità da <span class="smcap">Nicolò +de Curbio</span>: <i>Romanorum quamplurimi mercatores — procaciter +mutuum repetebant, aulam palatii et cameras — infestis +clamoribus — onerosa multitudine replentes — ipsum +oportebat in camera latitare</i> (c. 7). Il Papa se la cavò a forza +di <i>patientia, que optimum est genus vincendi</i>: così dice il suo +Biografo da vero italiano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note325"> +<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.  </span>Longhezza, lungo la via Tiburtina presso l’Anio, +sui ruderi di <i>Collatia</i>, compare per la prima volta da <i>castellum +quod vocatur Longezzae anno 1074</i>, in una Bolla di +Gregorio VII: <span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note326"> +<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.  </span>Mscr. di <span class="smcap">Nicola della Tuccia</span>, ad a. 1242-1243. Il +Cronista si riferisce a Croniche più antiche di <span class="smcap">Gotifredo</span> +e di <span class="smcap">Lancilotto</span>. Vedi la già mentovata edizione fattane da +<span class="smcap">Ignazio Ciampi</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note327"> +<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.  </span>Nel Settembre <i>Tineosus</i> cavaliere viterbese annuncia +a Federico il tradimento della città (<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 125, +dove son registrate altre lettere degli assediati). <span class="smcap">Petr. de +Vin.</span>, II, 55. <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 607. <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, +ad a. 1243. <span class="smcap">Nicolò de Curbio</span>, c. 8. Manifesto di Federico +dell’anno 1244. Finalmente la particolareggiata relazione di +un famigliare del cardinal Rainero, nel <i>Cod. Palat. 953</i>, fol. 56.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note328"> +<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.  </span>Lettera del Papa, da Anagni, ai 7 Ottobre, in <span class="smcap">Raynald</span>, +n. 26, a. 1243: ed ai Viterbesi, dal Laterano, ai 22 +Ottobre, del <i>Cod. Palat. 953</i>, fol. 33, dove dice di avere scaldato +il cuore dei Romani in soccorso di loro — <i>et ut hoc +cum celeritate proveniat campana capitolii sine remissione +pulsatur</i>. Diceva che dalla Campagna verrebbero aiuti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note329"> +<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.  </span>La sua lettera di querimonia al Re, del Dicembre +(<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, II, c. 2) descrive il tradimento de’ Viterbesi e +dei Romani; e nel manifesto del 1244 egli accusa anche il +Papa di essersela intesa con loro. La <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Nicola +della Tuccia</span> è piena di particolarità curiose.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note330"> +<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.  </span>Intorno ai lunghi negoziati posteriori all’Agosto +del 1242 vedansi i <i>Mon. Germ.</i>, IV, 341-354. — <span class="smcap">Nicolò de +Curbio</span>, c. 10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note331"> +<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.  </span>Nella sua lettera dei 30 Aprile il Papa dice: <i>non +post multos dies elegit resilire potius quam parere, adimplere +quod sibi mandavimus, renuendo</i>. — <span class="smcap">Math. Paris</span>, +p. 427: <i>a forma jurata — resilivit</i>. Non fu mai rimproverato +al Re di essere stato spergiuro. Del suo buon diritto +giudicano con chiara moderazione il <span class="smcap">Raumer</span> e l’<span class="smcap">Huillard</span>. +Vedi anche lo <span class="smcap">Schirrmacher</span>, IV, 68.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note332"> +<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.  </span>Lettera monitoria scritta da un Cardinale a Federico +(<i>Hist. Dipl.</i>, VI, p. 184: e a pag. 186 v’è la lettera di Federico +al Papa in cui respinge quell’accusa). Il cardinale +Giovanni Colonna, potentissimo amico dell’Imperatore, morì +a Roma nel 1244. <i>Obit vas superbiae et omnis contumeliae. — Qui +inter omnes Cardinales in possessionibus saecularibus +claruit potentissimus; unde efficacissimus discordiae inter +Imp. et Papam geminator extitit</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 614.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note333"> +<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.  </span>Egli annullò ai 16 di Aprile la concessione imperiale. +Così suona il Breve ad Enrico Frangipane e ad Jacopo figliuol +suo: <i>cum igitur — nuper apud Aquampendentem in presentia +Principis constituti, eidem — timore perterriti, medietatem +Collisei cum palatio esteriori sibi adiacenti... quae ab Eccl. +Rom. tenetis in feudum, de facto cum de jure nequiveritis, +duxeritis concedenda — — concessionem hujusmodi nullam +esse penitus renunciantes... Hist. Dipl.</i>, VI, 187. <span class="smcap">Raynald</span>, +ad a. 1244, n. 19. <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, 207.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note334"> +<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.  </span>Nel Marzo del 1244 ad Aquapendente <i>Petrus alme +urbis prefectus, comes Anguillariae</i>, come uomo di corte dell’Imperatore, +sottoscrive un Diploma (<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 166). +Pertanto morto era Giovanni suo predecessore, e ben anche +fratello suo. Nel suo manifesto Federico si lagna così del +Papa: <i>procuravit — qualiter terra quam tenemus — ante pacis +adventum averteretur a nobis — recipiens prefectum et quosdam +sequaces suos cum terris eorum, qui omni tempore imperii +fuit, et dignitatem ab eo recepit, et de quo numquam questio +fuit per Ecclesiam nobis relata</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note335"> +<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.  </span>Di là, ai 21 Giugno, promulgò un <i>Privilegium</i> pel +convento di <i>S. Pancratio in comitatu Rosellano dioc. Grosseti</i>. +Questa Bolla, sottoscritta da dodici Cardinali, tiensi custodita +nell’archivio di Stato di Napoli (<i>Bullarium</i>, Vol. II).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note336"> +<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.  </span><span class="smcap">Nicolò de Curbio</span>, c. 13. Il Papa si lasciò addietro +tutti: <i>per devia et abrupta montium, ac nemora tota nocte +laborans. — Veterem induit Senebaldum, et leviter armatus +equum ascendit velocissimum, manu non vacua</i>. Così <span class="smcap">Math. +Paris</span>, p. 431.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note337"> +<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.  </span>Il viaggio e le accoglienze sono con molta vaghezza +descritti da <span class="smcap">Nicolò</span> e dal <i>Continuatore degli Annali di +Genova</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note338"> +<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.  </span><span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, I, c. 3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note339"> +<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.  </span><i>Ego Thadeus de Suessa... ad futurum Romanum +Pontificem et ad universale concilium regum, principum et +prelatorum, cum presens concilium universale non sit, pro +parte domini imperatoris appello: Hist. Dipl.</i>, VI, 318. — <span class="smcap">Math. +Paris</span>, p. 451: <i>sententiam — in pleno Concilio, non +sine omnium audientium — stupore et horrore terribiliter +fulguravit</i>. E questo Cronista, nella sua narrazione successiva +alla morte di Gregorio IX, si palesa ostile contro di Federico. +Documenti notevoli sono i pareri secreti dettati per +il Collegio dei Cardinali, che sono raccolti nel libro di <span class="smcap">Alberto +di Beham</span>, n. 4 e 5 (edito dall’<span class="smcap">Höfler</span>); ivi trovansi +registrate le lettere di doglianza di Federico e la difesa di +Innocenzo IV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note340"> +<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.  </span><i>Sane redditus copiosi, quibus ex plurium depauperatione +regnorum ditantur — ipsos faciunt insanire. — — Semper +fuit nostre voluntatis intentio, clericos — ad illum +statum reducere — quales fuerunt in ecclesia primitiva, apostolicam +vitam ducentes... Hist. Dipl.</i>, VI, 391, Febb. 1246. +Vedasi anche la lettera di Federico (<i>Etsi caussae nostrae</i>) +data da Torino, ai 31 Luglio 1245 (<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, I, c. 3, +e <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 722).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note341"> +<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.  </span><i>J. Christus — in Ap. Sede non solum pontificalem +sed et regalem constituit monarchiam, b. Petro ejusque successoribus +terreni simul ac celestis imperii commissis habenis.</i> +I Papi credevano perfino di potersi fare giudici degli Angeli, +secondo la sentenza di san Paolo: <i>An nescitis, quod angelos +judicabimus</i> (nella lettera medesima). — (<i>Romanorum princeps</i>) +<i>Romano pontifici, a quo imperii honorem et diadema +consequitur, fidelitatis et subjectionis vinculo se astringit</i>. +Vedi l’<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Alberto di Beham</i>, n. 8. La lettera <i>Agni +sponsa nobilis</i> (<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Federico II</i>, p. 413), in cui Innocenzo +cerca difendere la Chiesa dalla accusa delle sue ricchezze, +è così ridondante di frasi che io non la reputo autentica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note342"> +<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.  </span>Sono quelle stesse dottrine dell’ambizione fanatica del +clero, che ancora oggidì i Gesuiti vanno predicando come +dogmi canonici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note343"> +<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.  </span>Dice il Papa: <i>Quum ad cetera regna suae subjicienda +virtuti oculum ambitionis extendens, eam (sc. Ecclesiam) reperit +obicem cujus interest materno affectu christianorum +regum, tamquam spiritualium filiorum, jura protegere ipsorumque +defendere libertates</i>. Nella sopraddetta lettera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note344"> +<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.  </span><span class="smcap">Gualtiero di Vogelweide</span> gli staffila in parecchi +de’ suoi versi; ed una delle sue canzoni prelude alla celebre +invettiva di <span class="smcap">Dante</span>: «Ahi Costantin, di quanto mal fu matre...» +Ei dice dei preti: «Rammentate come una volta +andavate lemosinando per Dio; sol per questo Costantino vi +regalò di beni. Se ne avesse previsto le conseguenze per +noi fatali, ei ci avrebbe pensato ben sopra, e ce le avrebbe +risparmiate. Ma allora eravate ancor casti, non vanitosi, superbi.» +(Canz. 10, ediz. del Simrock).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note345"> +<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.  </span>Eglino presentarono un loro gravame al Concilio di +Lione (<span class="smcap">Mansi</span>, XXIII, 639). E leggasi <span class="smcap">Math. Paris</span>, che pone +in bocca al Papa queste invereconde parole: <i>Vere hortus +delitiarum est Anglia. Vere puteus inexhaustus est, et ubi +multa abundant, — de multis multa possunt extorqueri</i> (p. 473, +edit. <span class="smcap">Wats</span>). Dopo le Crociate, dice il <span class="smcap">Lingard</span>, <i>History +of Engl.</i>, II, 414, i Pontefici esigettero la decima dal clero; +e in breve si foggiò la teoria che ogni guerra dei Papi era +guerra religiosa. I frati mendicanti facevano da percettori dei +tributi, tribolando chiese collegiate e conventi, e armati di +quella formidabile formula <i>non obstante</i>, innanzi cui nessun +diritto teneva. Vedi il <span class="smcap">Meiner</span>, <i>Storia comparata</i>, II, 615.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note346"> +<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.  </span><i>Ut sic jurisdictio nostra resuscitata respiret, et ipsi +hactenus ex nostra depauperatione ditati — reducantur ad +statum Ecclesiae primitivae</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 719; e il Cronista +nota l’accordanza di quelle dottrine colla lettera di +Federico. Vedansi nella <i>Hist. Dipl.</i> (VI, 467) gli atti di cotal +lega del Nov. 1246, che il Papa ben presto represse. Anche +Enrico III si giovò dell’esempio, e limitò ad alcuni casi canonici +il tribunale ecclesiastico pei laici (<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 727, +ad a. 1247).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note347"> +<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.  </span>Eccone la professione di fede: <i>Etsi nos nostrae catholicae +fidei debito suggerente manifestissime fateamur +collatam a Domino Sanctae Rom. Sedis Antistiti plenariam +in omnibus potestatem, ut quod in terra ligaverit, sit ligatum +in coelis, et quod solverit sit solutum: nusquam verumtamen +legitur divina sibi vel humana lege concessum, quod +transferre pro libito possit imperia</i>. (Nella lettera detta di sopra +<i>Etsi caussae nre</i>, dei 31 Luglio 1245).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note348"> +<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.  </span>Di questi tentativi di riforma narra <span class="smcap">Albertus Stadensis</span>, +<i>Chron.</i>, a. 1248. I predicatori degli eretici colla Scrittura +alla mano dichiaravano che la podestà del Pontefice era +usurpata, non fondata da Cristo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note349"> +<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.  </span><i>Absit ut in populo Christiano sceptrum regiminis ulterius +maneat apud illum vel in vipeream ejus propaginem +transferatur</i> (<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Federico II</i>, p. 383). E in pari senso +aveva detto ancor prima, nella lettera a quei di Strasburgo, +del 28 Genn. 1247.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note350"> +<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.  </span>In sette anni Innocenzo IV spese duecentomila marchi +in Italia e in Germania: così il suo Biografo, c. 29.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note351"> +<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.  </span><i>In solita devotione Rom. Ecclesiae — persistatis, Fridericum +Cesarem inimicum crucifixi more solito impugnantes</i> +(nel Maggio 1246, <i>Hist. Dipl.</i>, VI, 431). Notisi l’ingenuità +onde parlano gli Annali di un convento tedesco, che è +quello di san Giorgio nella Selva Nera: <i>A. 1240. Tam juvenes +quam senes crucesignati sunt contra Tartaros. A. 1246. +Adulti signati sunt cruce contra Fridericum Imperatorem</i> +(<i>Mon. Germ.</i>, XVIII). I denari raccolti per la liberazione di +Gerusalemme furono devoluti officialmente dal Papa per la +Crociata contro di Federico: Bolle nello <span class="smcap">Cherrier</span>, III, 520.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note352"> +<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.  </span>Sulla professione di fede vedasi l’<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 426.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note353"> +<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.  </span>Lettera <i>Ignominiosa vulgaris vestri nominis fama</i>, nel +<span class="smcap">Goldast</span>, <i>Const.</i>, III, 394, e <span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, III, c. 18. Ancora +al 4 Maggio 1244 Pandolfo da Fascianello era capitano generale +in Toscana (archiv. di Siena, n. 393). Egli ed altri +fuggirono, e il Papa li rimeritò di beni e di onori: <span class="smcap">Cherrier</span>, +III, p. 179 e 514.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note354"> +<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.  </span><i>Illustravit super vos faciem suam Deus, vestras a +Pharaonis dominio subducendo personas — vos — de militibus +tyranni improbi, facta pugiles domini Jesu Christi.</i> Lettera +a Teobaldo Francesco ed ai congiurati (<span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1246, +n. 14); e l’altra ai Siciliani (dei 26 Aprile 1246, ibid., n. 11). +Si accusò Federico di macchinar l’assassinio del Papa, ma +egli con dignità respinse quella taccia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note355"> +<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.  </span>Quanto ai Regesti di Federico, noto una lettera che +non è registrata nell’<span class="smcap">Huillard</span>: è indiritta ai Sanesi, <i>dat. +Alifie XXVI Madii IV Ind. 1246</i>; e vi è detto che facciano +venire al suo esercito, per combattere contro Perugia, le soldatesche +requisite da Federico di Antiochia, figliuolo e vicario +suo in Tuscia e nella Maritima (<i>Caleffo Vecchio</i>, fol. 250).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note356"> +<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.  </span>Il registro Capitolino nota: <i>A. 1246 Petrus de Frangipanibus; +A. 1247 Bobo filius Johis Bobonis; A. 1247 Petrus +Caffarus Prosenator; 1248 Petrus Anibaldi et Angelus +Malabranca</i>: a qual titolo m’è ignoto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note357"> +<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.  </span><i>Sanct. patri... Senator... ceterum in vestra remotione +clandestina, urbe repudiata, primo elegistis Januam, +post Lugdunum — — ut sic Romana novo confusa obprobrio +funditus desolata sedeat civitas expers papae — quasi vidua +domina urbium.</i> La lettera appartiene all’anno 1246, come +si pare dall’osservazione che la assenza del Pontefice durava +omai quasi da un <i>biennium</i>. Nell’<span class="smcap">Höfler</span>, dal Libro di +<span class="smcap">Alberto di Beham</span>, n. 47.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note358"> +<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.  </span>L’investitura pontificia è data da Lione, ai 29 Maggio +(1249). <i>Cum tibi — clar. mem. C. Rom. Imperatrix et +Regina Sicilie una cum F. quondam Imperatore O. Frajapani +avunculo cujus te successorem asseris suisque successoribus +principatum Tarenti cum tota terra Itronti duxerit concedendum, +prout in privilegio inde confecto plenius dicitur +contineri, et idem F. predictis principatu et terra te ut dicitur +spoliarit. Nos — restituimus</i>... <span class="smcap">Höfler</span>, <i>Federico II</i>, +p. 394. <span class="smcap">Cherrier</span>, II, 380. Ma il <i>Privilegium</i> di Costanza non +venne mai alla luce, nemmeno quando Innocenzo III aggiudicò +Taranto stesso al Conte di Brienne. Dei 4 di Giugno 1249 +è l’investitura di Arborea, che doveva parimenti trascinare +i Frangipani in lotta cogli eredi della casa di Hohenstaufen: +ibid., V, 391; ibid., p. 380.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note359"> +<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.  </span>Nella lettera di Gualtiero di Ocra al Re d’Inghilterra +vien detto (Sett. 1246): <i>Imp. omnibus ordinatis et cum Romanis +et Venetis jam bona pace firmata: Hist. Dipl.</i>, VI, +437. Dopo che l’Imperatore fu deposto, i prelati mandarono +a Roma una lunga lettera per ammonire la Città a non lasciarsi +sedurre a ribellione. <i>Inclite almeque urbi Romane +Cetus amicorum ejus et Christi fidelium congregatio... Corona +sapientie timere deum... Cod. Vat. 7957</i>, fol. 24 a.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note360"> +<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.  </span>Il <span class="smcap">Salimbene</span> ha descritto con vivissimi colori la presa +di Vittoria (p. 80).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note361"> +<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.  </span>La lettera dei Bolognesi è nell’<span class="smcap">Huillard</span>, <i>Hist. +Dipl.</i>, VI, 738. Loro podestà era Filippo Ugoni. Nell’archivio +del Palazzo Nuovo di Bologna, dove vuolsi che Enzo abbia +vissuto, esistono ancora degli ingialliti registri sui quali sono +scritti i nomi dei prigionieri. Così sul rovescio di un foglio di +pergamena: <i>de Palatio novo communis Bon: dns Hentius +Rex sive henricus filius domini Friderici olim Imperatoris. — Relaxatus +est: Dnus Marinus de Hebulo. dnus Comes Conradus. +dnus Attolinus d’Landido. dnus baxius d’Doaria +(sunt quinque)</i> (Miscellan., n. 5, n. 36).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note362"> +<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.  </span>Nel Gennaio 1249 Pietro era ancora protonotario a +Pavia, e nel Giugno 1249 Federico lo chiama traditore. Se +si stia agli <i>Annal. Placentini</i>, lo fe’ imprigionare a Cremona +e tradurre dapprima a Borgo di San Donnino; indi, +nel Marzo 1249, a San Miniato, dove, acciecato, avrebbe finito +di vivere (<i>suam vitam finivit</i>). Però sembra certo che egli si +uccidesse a Pisa. Gli studî del <span class="smcap">De Blasiis</span> (<i>Della Vita e delle +opere di Pietro della Vigna</i>, Napoli 1861) e quelli dell’<span class="smcap">Huillard</span> +(<i>Vie et correspondance de Pierre de la Vigne</i>, Paris 1865) +non seppero chiarir meglio l’argomento. Lo <span class="smcap">Schirrmacher</span> +crede che Pietro fosse colpevole: IV, 294 e segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note363"> +<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.  </span><i>Usque ad ultimum fati sui diem gloriosus, et per totum +Orbem Terrarum admirabiliter vixit, et qui omnib. fuerat +insuperabilis, solius mortis legi succubuit</i>: così <span class="smcap">Nicolò de +Jamsilla</span> ghibellino, <i>Hist. de reb. gest. Frider. II</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, +VIII, 496).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note364"> +<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.  </span><i>Obiit — principum mundi maximus Fridericus stupor +quoque mundi et immutator mirabilis, absolutus a sententia +qua innodabatur, assumpto, ut dicitur, habitu Cisterciensium, +et mirifice compunctus et humiliatus</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 804. — Manfredi +scrisse a Corrado che l’Imperatore (<i>in corde contrito +velut fidei orthodoxae zelator</i>) avesse ordinato di ristorare +la Chiesa di tutti i danni: <i>cecidit sol mundi, qui lucebat +in gentibus</i> (<span class="smcap">Baluzius</span>, I, 476). Il suo testamento disponeva +che alla Chiesa (<i>matri nostrae</i>) dovessero restituirsi tutti i +suoi diritti, ma <i>salvo in omnibus et per omnia jure et honore +Imperii... et ipsa restituat jura Imperii: Chron.</i> <span class="smcap">Fran. Pipini</span>, +lib. II, c. 41. Il testamento è registrato nei <i>Mon. Germ.</i>, +IV, 357.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note365"> +<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.  </span>Federico II di Prussia, filosofo, poeta, libero pensatore, +statista espertissimo, monarca in tutta la estensione della +parola, ha fattezze tanto somiglianti col suo grande omonimo +che se ne direbbe il moderno ritratto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note366"> +<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.  </span>Parecchie volte in Alemagna e in Italia fu confutata +l’asserzione dell’<span class="smcap">Huillard</span>, che attribuisce a Federico un +cotale disegno e il progetto di creare Pier delle Vigne a +pontefice, ossia a suo vicario nelle cose di Chiesa. Il benemerito +erudito francese ribadisce la sua opinione ancor nuovamente +nella monografia intitolata: <i>Vie et correspondance de +Pierre de la Vigne</i>, Paris 1865. Sennonchè, neppure in questa +scrittura ei riesce a convincere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note367"> +<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.  </span>Federico non rinnegò il Papato, e tenne anzi eguale +idea di Filippo di Francia, che estimò avventurato Saladino, +poichè non aveva seccaggini di Papi. Così anch’egli scrisse +nell’anno 1247 a suo genero Vatazes: <i>o felix Asia, o felices +orientalium potestates quae — adinventiones pontificum non +verentur: Hist. Dipl.</i>, VI, 686.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note368"> +<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.  </span><i>Ad honorem divinum in melius reformemus.</i> <span class="smcap">Höfler</span>, +<i>Federico II</i>, p. 424. Il concetto <i>reformare</i> e <i>reformatio</i> (mutar +rapporti per via di leggi) era allora assai usitato, massime +in tutte le Republiche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note369"> +<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.  </span>Verso la fine del 1246 scrisse a re Luigi: <i>Nos etenim — firma +concepimus voluntate temporalia jura et dignitates +nostras inviolabiliter conservare, et nihilominus S. Rom. Eccl. +ad honorem dei et catholice fidei in spiritualibus revereri. — Quod +si ad id votis equalibus — intendamus, communem +causam nostram et omnium principum adeo favorabilem faciemus, +quod in nullo jura nostra diminui poterunt sed augeri: +Hist. Dipl.</i>, VI, 473. Passo notevole, che espone apertamente +il tentativo di riforma del grande Imperatore, conformemente +al suo ragionevole principio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note370"> +<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.  </span><i>Laetantur coeli et exultet terra</i>... Ai Siciliani, da +Lione, ai 25 Genn. 1251 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 111). Si compari col +nobile linguaggio adoperato da Federico quando annunciò ai +Re la morte di Gregorio IX: <i>de cujus morte multa compassione +conducimur, et licet digno contra eum odio moveremur</i> +(<i>Hist. Dipl.</i>, V, 1166).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note371"> +<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.  </span>Il figlio maggiore, Enrico il ribelle, morì in carcere +a <i>Martoranum</i>, nel 1242: il terzo, Giordano nato di Isabella, +era morto bambino a Ravenna nel 1236. Vedi l’albero +genealogico nel <span class="smcap">Raumer</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note372"> +<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.  </span>Addì 17 Aprile 1251 da Lione re Guglielmo diede un +privilegio per Perugia, cui confermò Castiglione Chiusino. +Nel dì stesso ratificò i diritti di Perugia su Città della Plebe +(arch. di Perugia, B. B. Carte, Saec. XIV, Append. n. 2).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note373"> +<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.  </span>Se anche non sia vera la sconcezza che <span class="smcap">Matteo Paris</span> +pone in bocca di Ugo cardinale, come addio che questi rivolge +a Lione, tuttavia il passo che la riferisce è indizio dei +costumi di allora. <i>Amici, magnam fecimus postquam in hanc +urbem venimus, utilitatem et eleemosynam. Quando enim primo +huc venimus, tria vel quatuor postribula invenimus. Sed nunc +recedentes unum solum relinquimus; verum ipsum durat continuatum +ab orientali porta civitatis usque ad occidentalem</i> +(p. 809).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note374"> +<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.  </span><i>Quod si Romam pervenerit, Romani exigerent pecuniam +inaestimabilem ab ipso violenter</i>... <span class="smcap">Math. Paris</span>, pagin. 809. — <span class="smcap">Nicolò +de Curbio</span> (c. 30) descrive esattamente +tutto il viaggio del Pontefice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note375"> +<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.  </span>Si noti fra quali condizioni di cose s’infeudassero i +Frangipani. Solamente allora che Manfredi non aderì a quello +che gli si chiedeva Innocenzo (addì 21 Genn. 1252, da Perugia) +investì di Taranto nuovamente Enrico Frangipane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note376"> +<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.  </span>Il <span class="smcap">Curtius</span> riferisce due lettere, che afferma essere state +scritte da Corrado ai Romani; però la seconda <i>Ardens semper</i> +appartiene a Federico II (<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, III, 72); e così è +certo anche della prima <i>Romanus honor</i>. Corrado del resto +scrisse ai Romani; vedi la lettera <i>Plane scimus</i> al Proconsole +<i>almae Urbis</i> (<span class="smcap">Baluzius</span>, <i>Miscell.</i>, I, 193). Io mi credo +che fosse indiritta a Brancaleone senatore. Il concetto di +<i>Proconsul</i>, di cui il Re non conosceva la portata, tiene qui +vece di <i>Senator</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note377"> +<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.  </span>Proposta del Pontefice a Carlo, dei 12 Giugno 1253, +da Assisi: <i>Dum adversitates</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 2, 3, 4). — La +offerta a Riccardo sembra essergli stata rivolta fino da quando +il Papa trovavasi a Lione (<span class="smcap">Lappenberg</span> e <span class="smcap">Pauli</span>, <i>St. d’Inghilterra</i>, +III, 694). Formalmente poi gli fu fatta ai 3 di +Agosto 1252, da Perugia (<span class="smcap">Rymer</span>, <i>Foedera</i>, fol. 284); indi ai +28 Genn. 1253 (fol. 288). La concessione ad Edmondo è dei +6 Marzo 1254 (fol. 297). La corona di Sicilia fu messa all’incanto +di qua e di là, siccome ai dì nostri quella di Grecia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note378"> +<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.  </span>Come Corrado III, anch’egli punì la Città facendone +smantellare le mura, ma graziò i cittadini. Fece porre le +briglie all’antico cavallo di bronzo ch’era collocato innanzi +alla cattedrale, e sulla sua base incidere questi versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Hactenus effrenis domini nunc paret habenis.</i></p> +<p class="i01"><i>Rem domat hunc aequus Parthenopeus equum.</i></p> +</div></div> + +<p> +La testa del cavallo oggidì si vede negli «Studî.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note379"> +<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.  </span>Era rimasto l’estate in Assisi, ed aveva consecrato la +chiesa di san Francesco: <span class="smcap">Nicolò de Curbio</span>, c. 33.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note380"> +<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.  </span><i>Et cum venire distulisset, iterum vocabant eum Romani, +ut prius sed solennius, et sub hac forma, ut scilicet +tunc veniret, vel nunquam</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 862.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note381"> +<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.  </span><i>Papa igitur nolens volens, paratis clitellis Romam +adiit, tremebundus. Ubi, ut decuit, susceptus est cum honore, +sic jubente et volente Senatore</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 862, 879. — <span class="smcap">Nicolò +de Curbio</span>, c. 34.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note382"> +<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 879.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note383"> +<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.  </span><i>Papa — odio nondum extincto, quod olim in Federicum +exercuit, in prolem et sanguinis sui reliquias saevire +disposuit</i>: così giudica <span class="smcap">Ferreto Vicentino</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 945).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note384"> +<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.  </span>Il documento di Alberto è dato da Windsor, ai 6 +Marzo 1254 (<span class="smcap">Rymer</span>, fol. 297). Addì 15 Maggio 1254 da Assisi +Innocenzo scrisse al Re inglese ringraziandolo di avere +accettato l’investitura, e lo pregò di mandare prontamente +milizie in Sicilia (ibid., fol. 302). E vi si trova questa frase: +<i>sed nepote tuo impie, ut asseritur, sublato de medio</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note385"> +<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.  </span>Sul contegno d’Inghilterra e sulle arti di Innocenzo +IV vedasi <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 892. Una briga politica della +Chiesa fu audacemente tramutata in cosa santissima di religione. +E poi si stupivano che anime generose si dessero all’eresia!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note386"> +<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.  </span><i>In triumforum suorum primordiis, acerbo mortis fato +succubuit</i>: <span class="smcap">Nic. de Jamsilla; Murat.</span>, VIII, 506. — <i>Homo +pacificus et judex severus — de cujus obitu Teutonici, Apuli +et Lombardi, preter illos qui erant de parte Ecclesie, dolore +nimio sunt turbati</i>: <span class="smcap">Herm. Altahensis</span>, nel <span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Fontes</i>, +II, 510.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note387"> +<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.  </span><span class="smcap">Petri Cantinelli</span> <i>Chron.</i>, a. 1252 (<span class="smcap">Mittarelli</span>, <i>Accessiones</i>). +<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 860: <i>mense Aug. Romani elegerunt +sibi novum Senatorem, civem Bonon., nomine Brancaleonem, +virum justum et rigidum, jurisque peritum</i>. Vedansi +il <span class="smcap">Savioli</span>, ad a. 1252 e la Dissertazione del <span class="smcap">Lazzari</span>, <i>La prigionia +di Brancal. de Andalò</i> (Bologna 1783).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note388"> +<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.  </span><i>Romani — Brancaleonem — pro triennio in Senatum +urbis elegerant, quia in Lombardia fuerat pro parte Friderici +depositi, et junctus amicitia Ezelino tyranno haeretico — et +etiam — Pelavicino</i>; <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>, c. 34.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note389"> +<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 860. Il <span class="smcap">Vesi</span>, <i>Storia di Romagna</i>, III, +84, dice che gli ostaggi fossero trenta; il <span class="smcap">Savioli</span> li numera +a cinque. Vedasi in quest’ultimo (<i>Annal. di Bol</i>., III, 2, 682) +la lettera di Galeana moglie di Brancaleone, tratta da un +mscr. esistente a Bologna: ivi però nol rinvenni più, sebbene +per cercarmelo invano si sia adoperato anche l’erudito signor +conte Giovanni Gozzadini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note390"> +<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.  </span>Vedi la descrizione che dà il <span class="smcap">Villani</span> (VI, c. 70) della +vita di Firenze a quel tempo; e l’altra appena credibile che +si contiene in <span class="smcap">Ricobaldo</span> della stessa età di Federico II (<span class="smcap">Murat.</span>, +IX, 128).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note391"> +<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.  </span>Statuti mscr. di Roma nell’arch. Capitol., dell’anno +1469, lib. III, c. 1: <i>Senator Forensis habere debet — pro +6 mensibus 1500 Flor. auri de Camera</i>. Nel 1362 Roma si +dolse che il Senatore forestiero costasse 2500 fiorini ad ogni +sei mesi, laddove, tempo prima, i due Senatori nobili avevano +recato solamente la spesa di 1500 fiorini: perciò il Papa ridusse +lo stipendio a 1800 fiorini (<span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, n. 363). +Intorno al 1350 il Rettore di Romagna costava quattro fiorini +d’oro al giorno; il Podestà di Forlì, quello di Faenza, e l’altro +di Cesena sessanta fiorini al mese; il Podestà di Bologna +nel 1250 aveva lo stipendio o <i>feudum</i> di duemila lire bolognesi +all’anno (<i>Stat. Comun. Bonon.</i>, p. 23. A. 1250, ed. Frati., +Bol. 1863). Quantunque riesca difficile il ragguaglio del valore +monetario nel medio evo, si può tuttavia stabilire che il buon +fiorino d’oro (battuto a Firenze fin dal 1252), del peso di 24 +caratti e 72 grani, corrispondesse a paoli 21, 1 bajocco e 4 +quattrini, ossia a un ducato (zecchino). — Fiorini d’oro 96 +facevano una libbra d’oro; 64 un marco. — Fiorino 1 = 1 lira, +ossia 244 denari di provisini, ossiano 120 grani napolitani. — In +media 1 fiorino = 26 <i>Solidi provenienses</i>. — <i>Libra proven.</i> +1 = 2 scudi e 50 bajocchi. Vedi il <span class="smcap">Vettori</span>, il <i>Fiorino +d’oro antico illustrato</i>, e il <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Saggi di osservazioni +sul valore delle antiche monete pontificie</i>. Le sue osservazioni +corrispondono colla <i>Valuta</i> che trovasi posta in appendice al +Codice fiorentino di <span class="smcap">Cencio</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note392"> +<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.  </span>Il <i>Collateralis</i> di Brancaleone fu Federigo di Pascipoveri +(Nota H, agli <i>Ann.</i> del <span class="smcap">Savioli</span>, a. 1252).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note393"> +<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.  </span>Gli Statuti del 1471 danno al Senatore: <i>6 judices +forenses, 4 notarios maleficiorum et 1 notarium marescallorum, +4 socios, 8 familiares domicellos... 20 equos +armigeros, et beroerios 20</i> (<i>beroeri</i>, dal francese antico <i>berruier</i>, +arciero: così il <span class="smcap">Diez</span>, <i>Vocab. etim. della lingua romana</i>. +Che ne sia venuta la voce birri o sbirri?). Secondo lo Statuto +di Bologna (1250), il Podestà doveva avere con sè tre buoni +giudici e due buoni notai.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note394"> +<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.  </span>Tutti questi impiegati sono denotati come <i>officiales +Capitolii</i>. Giurarono anch’essi la pace del 1235; così fecero +i <i>vestararii, judices Palatii, Justitiarii, Scriniarii et Assectatores, +et generaliter officiales omnes quocumque nomine censebantur</i>. +In alcuni atti son nominati or uno, or due <i>Vestararii +urbis</i>: nella pace del 1241 si trovano <i>4 Scriniarii</i> e <i>6 +Assectatores</i>. Solita formula notarile apposta nello Statuto dei +mercanti romani, è questa: <i>De mandato D. Senatoris et ejus +assectamenti</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note395"> +<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.  </span><i>De juramento Senatoris</i>... Statuti del 1471, III, n. 9. +Antica è la formula di giuramento indiretto che ivi contiensi; +manca il giuramento diretto al Comune. Ci si conserva +la lunga formula giuratoria del Podestà di Bologna, +giusto del tempo di Brancaleone (<span class="smcap">Frati</span>, <i>Statuti di Bologna</i>). +Simile a quella era la romana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note396"> +<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.  </span>Giusta vecchi patti, la zecca era posseduta dal Papa, +perlochè Innocenzo III dice: <i>monetam nostram, quae vulgo +dicitur de Senatu</i> (<i>Reg.</i>, Ann. XI, ep. 135). Addì 26 Dic. 1282 +Martino IV biasima il Prosenatore perchè batte moneta: <i>quae +in civitate praefata cudi non <span class="smcap lowercase">POSSUNT</span>, nec debent absque licentia +Sedis Apost. speciali</i> (Theiner, I, n. 414). Non esiste +alcuna moneta pontificia dell’intervallo che corse fra Pasquale +II e Benedetto XI: quella lacuna riempiono le monete +del Senato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note397"> +<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.  </span>La foggia del Senatore nel secolo decimoterzo è rappresentata +sopra monete, ov’egli compare inginocchiato, +mentre san Pietro gli porge la bandiera feudale (<span class="smcap">Vitale</span>, +Tab. I. n. 5 e n. 22). L’idea ne era tratta da quel musaico +Lateranense, in cui Carlo magno in pari guisa riceve il vessillo. +Con simile positura alcune monete veneziane dei secoli +decimoterzo e decimoquarto rappresentano il Doge genuflesso, +cui san Marco consegna la bandiera (<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq.</i>, II, 652). +Un musaico di Araceli, oggi nel palazzo Colonna, rappresenta +il senatore Giovanni Colonna (intorno al 1280); ha +manto violetto, berretto anch’esso violetto contornato di ermellino, +stivali di eguale colore (Nel <span class="smcap">Litta</span>, art. Colonna, +sulla fine). Nel <span class="smcap">Nerini</span> (p. 261) evvi la copia di un disegno +del cenotafio che il senatore Pandolfo Savelli eresse ad Onorio +IV in santa Sabina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note398"> +<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.  </span>Lo stesso era per tutte le città. <i>Ego vel mei de mea +familia non intrabo domum alicuius in civitate, nisi pro prosequendo +fures vel falsarios vel malefactores — vel causa +emendi aliqua necessaria.</i> — Così a Bologna (Statuto del +1250). Vedansi anche gli Statuti di Modena, <i>Diss.</i> 46 del +<span class="smcap">Muratori</span>, sull’officio dei Podestà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note399"> +<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.  </span><i>Quod Senator stet ad scindicatum</i>: Statuto del 1471, +III, n. 34.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note400"> +<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.  </span>Nell’archivio di Firenze conservansi attestati di lode +di ex-Senatori del secolo decimoquarto: nell’archivio di Bologna +conservansi le patenti di cittadinanza date dai Conservatori, +ai 15 Aprile 1493, all’ex-senatore <i>Ambrosius Mirabilia</i> +di Milano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note401"> +<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.  </span>Nel secolo decimoterzo trovasi spesso adoperata la formula: +<i>In nom. Domini — more Romano Generale et speciale +consilium communis Romae factum fuit in Ecclesia S. Marie +de Capitolio per vocem praeconum et sonum Campanae de +hominib. ipsorum consiliorum more solito congregatum</i>. Oppure +quest’altra: <i>congregato magnifico populo Romano in +scalis et platea ante palatium Campitolii de mandato magnificorum +virorum dominorum... dei gratia Alme Urbis Senatorum +ad sonum campane et vocem praeconum, ad parlamentum +ut moris est</i>. Simile formula si usava per ogni altra città, +e per ogni Comune popolare, per quanto piccoli fossero. — I +decreti (<i>Reformationes</i>) erano inseriti nei <i>Libri Reformationum</i>. +Sventuratamente cotai libri romani andarono perduti +senza lasciar traccia di sè.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note402"> +<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.  </span>In tutte le democrazie furonvi un <i>consilium generale</i> +ed uno <i>speciale</i>, cui più tardi si aggiunsero i Priori delle +corporazioni. Così in un documento del tempo di Brancaleone, +a. 1258, vien detto: <i>per reformationem consilii specialis et +generalis Alme Urbis</i> (archiv. comun. di Terni, n. 160). E +così propriamente in documenti della città di Todi: <i>congregato — consilio +speciali et generali</i>. Il Consiglio generale +non era il parlamento universale del popolo, ma una giunta +di parecchie centinaia di uomini tolti per ogni quartiere della +Città, ovvero in altre terre per ognuna delle <i>portae</i>. Il <i>Consilium +speciale</i> somiglia al Consiglio secreto della «Credenza», +nelle città settentrionali d’Italia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note403"> +<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.  </span>Causa la mancanza di atti la costituzione civica di +Roma anche in questo periodo rimane buia; conosco meglio +la costituzione di Todi e di Terni (non occorre dire di quelle +di Bologna, di Firenze, di Siena e di Perugia) che quella di +Roma. Ma in fondo vigeva uno stesso sistema in tutte le +città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note404"> +<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.  </span>Più tardi, lo Statuto romano del 1580 (lib. III, c. 59) +tiene nota di queste stesse famiglie, come di quei baroni che, +conformemente ai vecchi Statuti, dovevano giurare innanzi +al Senatore di non ricettare alcun fuoruscito nè alcun uomo +infame.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note405"> +<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.  </span>Nel <span class="smcap">Contatore</span>, <i>St. di Terracina</i>, p. 59, ed è conservata +in quell’archivio. Lettera del Papa a Brancaleone, +dei 7 Maggio 1253, da Assisi. Altre lettere sono indiritte ad +Anagni, Terracina, Alatri, Veroli, Velletri, Segni, Piperno, +Cora, Sezza, Ninfa, a tutti i baroni del Lazio, specialmente +a Landolfo e a Beraldo di Ceccano, a Bartolomeo di Supino, +a Berardo di Piglio, a Corrado di Sculcula, ai <i>Domini</i> di +Sermoneta, di Pofi e di Ceperano: ibid.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note406"> +<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.  </span><i>Negotium Ecclesiae recommendavit Romanis humiliter +ac devote</i>: <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>, c. 38. Vale a dire che il Papa +faceva istanza per avere ajuto di denaro e di soldatesca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note407"> +<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 862, registra troppo presto l’avvenimento +di quella soggezione, all’anno 1253. Ancora ai 10 +Maggio 1254 Brancaleone scrive una lettera dal campo innanzi +Tivoli: <i>Brancaleonus de Andalo dei gr. Almae Urbis +Senator Illustris et Romani Populi Capitaneus... Acta — in +castris Romanorum super Tybur in papilione Domini Senatoris +predicti sub nat. Dom. 1254 Ind. XII die X intrante +Majo</i> (<span class="smcap">Vitale</span>, pagina 122). Parimenti <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span> +(c. 37) narra della spedizione dei Romani contro <i>Tibur infra +octavam resurrectionis Dominicae</i> (1254), e della mediazione +del Papa che succedette a quella. La pace definitiva fu conchiusa +soltanto nel 1259.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note408"> +<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.  </span><i>Vita Innoc.</i>, c. 40.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note409"> +<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.  </span><span class="smcap">Raynald</span>, n. 48; dato da Anagni, ai 2 Sett.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note410"> +<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.  </span>Bolla <i>Clemens semper</i>, da Anagni, ai 27 Sett.; nel +<span class="smcap">Raynald</span>, n. 57; nel <span class="smcap">Tutini</span>, <i>De’ Contestabili</i>, p. 58 e 60. +Eppure questo istesso Papa aveva già investito di Taranto i +Frangipani! Che iniquo giuoco ei si faceva de’ trattati!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note411"> +<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.  </span>Domenica 11 Ottobre. Vedi l’<i>Itinerarium</i> del Papa +nel <span class="smcap">De Luynes</span>, <i>Commentaire sur les Diurnali di Messer Matteo +di Giovenazzo</i>, nota al § 55. Però posteriormente fu dimostrato +che questi Diurnali furono un’invenzione bell’e +buona.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note412"> +<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.  </span><span class="smcap">Gregorio</span>, <i>Considerazioni</i>, III, c. V, p. 105.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note413"> +<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.  </span>Tutti questi avvenimenti sono narrati esattamente e +con forma attrattiva da <span class="smcap">Nicolò de Jambilla</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, VIII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note414"> +<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.  </span><i>Sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli</i>, ricerche +di <span class="smcap">Bartolomeo Capasso</span>, in appendice alla <i>Storia di Pier +della Vigna</i> del <span class="smcap">De Blasiis</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note415"> +<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.  </span><span class="smcap">Nic. de Curbio</span>, c. 43. La tomba di Innocenzo IV, +dell’anno 1318, vedesi nella cattedrale di Napoli, con un’iscrizione +che contiene questo verso degno del fanatico che +lo dettò: <i>stravit inimicum Christi colubrum Fridericum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note416"> +<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.  </span><i>Quid plangitis, miseri? nonne vos omnes divites relinquo? +quid amplius exigitis?</i> (<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897). Stando +al <span class="smcap">Monach. Patav.</span> (p. 689), sclamò morendo: <i>Domine, propter +iniquitatem meam corripuisti hominem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note417"> +<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897. E l’<span class="smcap">Hurter</span> (<i>Innocenzo III</i>, +Vol. III, 139) dice: «Innocenzo IV fu il primo che avvilì +l’eccellenza del suo officio, riducendolo bottega di bassi traffici +di moneta.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note418"> +<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.  </span><i>Non enim qui annales historias revolventes legimus, +nunquam invenimus aliquor. tam intensum odium, vel tam +inexorabile, sicuti inter Domin. Papam et Fredericum</i>: <span class="smcap">Math. +Paris</span>, p. 747.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note419"> +<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.  </span><span class="smcap">Salimbene</span>, p. 232, e <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897, che vi +aggiunge il non adulatorio predicato di <i>simplex</i>. — <span class="smcap">Joh. +Iperius</span>, <i>Chron. S. Bertini</i> (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. nov.</i>, II, 732) +lo appella <i>vir placidus, sanguineus, carnosus, humilis, jocundus, +risibilis</i> etc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note420"> +<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.  </span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, c. 5: <i>oriundus de quodam castro +quod Genna dicitur</i>. Jenna o Genna era un feudo dei Conti. +Ai 21 Nov. 1257 Alessandro IV investì Rainaldo de Genna, +nipote suo, del prossimo <i>castrum de Trebis</i> (Trevi): vedasi il +<span class="smcap">Theiner</span> (<i>Cod. Dipl.</i>, I, n. 258) dove convien leggersi Genna +a vece di Genua. Il <span class="smcap">Papebroch</span> pone il giorno dell’elezione +ai 24 Dicembre, ma il <span class="smcap">Mansi</span> a ragione si attiene alla data +di <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>. Nota al <span class="smcap">Raynald</span>, I, ad a. 1254.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note421"> +<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.  </span>La Bolla d’investitura è nel <span class="smcap">Dumont</span>, I, 394, e nel +<span class="smcap">Rymer</span>, fol. 316. Le altre lettere a fol. 320.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note422"> +<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.  </span>Un documento dei 9 Maggio 1255 (nel <span class="smcap">Lazzari</span>, <i>Dissertazione +intorno la prigionia</i>... Doc. n. 4, e nel <span class="smcap">Vitale</span>, +n. 120) prova che il popolo gli aveva dato facoltà di muover +contro Odone de’ Colonna (<i>rebellem urbis</i>). Il parlamento era +stato inquietato a sassate: <span class="smcap">Petrini</span>, <i>Memor. Prenestine</i>, monum. +XIX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note423"> +<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.  </span>Così tolse al Cardinal vescovo di Ostia tutto il territorio +che si stende dal mare fino alla Marmorata. Più tardi +Clemente IV eccitò il senatore Carlo di Angiò a portarnelo via +ai Romani. <i>Quondam Brancaleone — tunc Senator urbis ripam +Ostiensem maris et fluminis a foce maris usque ripam +Romanam — Ostiensi Ecclesiae — concessas — per violenciam +spoliavit</i>... (senza data: dai <i>Dictamina</i> <span class="smcap">Berardi de Napoli</span>, +<i>Cod. Vat. 3977</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note424"> +<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.  </span>Doc. nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 127, dove Onorio III conferma +i decreti del legato Giovanni Colonna contro le <i>societates, +communitates seu fraternitates cedonum, pellipariorum, lanificum, +et aliorum artificum</i>. Più oltre è detto: <i>Bailivi, Consules, +Rectores vel Priores fraternitatum, societatum, familiarum +seu quarumlibet artium</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note425"> +<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.  </span><span class="smcap">Savigny</span>, III, p. 118, 120 segg.; <span class="smcap">Hegel</span>, II, c. VI. A +Bologna continuava a durare il Comune popolare cogli Anziani +delle maestranze (<i>Anciani populi Bononiensis</i>), a lato +de’ quali furono sempre gente d’importanza i <i>consules mercandarie +et cambii</i>. Docum. dell’anno 1271, nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, +n. 318, dove trovansi sedici Anziani e sei Consoli dei mercanti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note426"> +<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.  </span>L’<i>Ordo</i> di <span class="smcap">Cencio</span> enumera le «<i>Scholae</i> della Città», che +ricevevano donativi di denaro in giorni di festa: fra quelle, +haccene alcune che non erano di operai del palazzo pontificio, +ma solamente di genti che lavoravano per conto della +Chiesa. <i>Hoc est presbyterium scholarum urbis... Adextratores</i> +(palafrenieri); <i>Ostiarii</i> (portinai); <i>Mappularii</i> e <i>Cubicularii</i> +(camerieri); <i>Majorentes</i> ossiano <i>Stimulati</i> (uomini che con +bastoni tenevano sgombra la via); <i>Vastararii</i> (si spiega così: +<i>faciunt candelas de vinetis vivis, papyrum pro candelis +aptantes</i>); <i>Fiolarii</i> (lavoratori di lampade); <i>Ferrarii, Calderarii... +Bandonarii Colosaei et Cacabarii</i> (significa in questo +luogo una maestranza di lavoratori di nastri e di bandiere, +che dimoravano presso al Colosseo e nella via <i>Cacaberis</i>): +<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. Ital.</i>, II, 195.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note427"> +<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.  </span>Ai 18 Nov. 1267 si riunirono in Campidoglio il <i>generale +et speciale consilium... et convenientibus ad dictum +consilium consulibus mercatorum et capitibus artium Urbis +Rome</i>... (archiv. di Siena, n. 869): di ciò diremo più sotto. +In qualche <i>Cronica</i> fiorentina i <i>capita artium</i> sono appellati +«le capitudini». Diggià nell’anno 1263, trovasi a Toscanella +vicin Viterbo un <i>capitaneus populi et rectorum artium et societatum +civitatis Tuscanae</i>: <span class="smcap">Turiozzi</span>, Doc. n. X.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note428"> +<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.  </span>Lo ricavo dagli Statuti inediti dei mercanti romani, di +cui la parte più antica data dall’anno 1317: <i>Item cum reformatum, +stabilitum et declaratum fuit per consules Bobactariorum +et mercatorum urbis et XXVI bonos viros electos +per Rom. Pop. ad reformationem urbis et artium urbis, quod +XIII artes erunt in urbe. Inter quas esset una ars mercatores, +lanajoli, Bammacarii, mercerii, accimatores et cannapaciaroli +prout in libro camere Urbis plenius continetur et apparet</i>. +Gli Statuti dei <i>Bobacterii</i> furono sottoposti a revisione +nel 1407 e per la prima volta stampati nel 1526 (<i>Statuta nobilis +artis Bobacteriorum Urbis</i>, Romae 1526). Va da sè che +erano molto più antichi. Anche questa ragguardevole corporazione, +che piena d’orgoglio si rammentava di Cincinnato, +aveva quattro Consoli, quattro <i>Defensores</i>, un <i>Camerarius</i> e +tredici <i>Consiliarii</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note429"> +<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.  </span>Nel loro Statuto (§ <i>De ratione facienda per consules</i>), +è detto: <i>consules teneantur — facere rationem de omnibus — per +instrumentum — — — et non aliter de aliis questionibus +praeteritis ante tempus, quo mercatantia se choadunavit, scil. +A. D. MCCLV</i>. — Se già nel 1229 Civita Castellana possedeva +i suoi <i>consules mercatorum</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 252), per certo +gli aveva anche Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note430"> +<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.  </span>Negli Statuti detti di sopra: <i>Item ordinamus, quod — fiant +quatuor Consules, qui sint mercatores — scil. duo de +tagliarolis</i> (venditori di merci a minuto), <i>et duo alii boni +mercatores qui faciant mercatantiam pannorum, et XII consiliarii +viri de tagliarolis et IV de franciatolis</i> (frangiai). +Il Console riceveva ad ogni anno 5 lire di <i>provisini</i>, 2 libbre +di pepe, 2 once di zafferano (<i>zaffaraminis</i>). Indi v’avevano +notai, <i>scriniarii</i> (officiali d’archivio), <i>camerarii, sensales</i> (nel +senso degli Statuti non significavano mezzani d’affari ma +cassieri, onde è giusta la spiegazione che ne dà il <span class="smcap">Diez</span> da +<i>censualis</i>: il sostantivo è <i>sensaria</i>), <i>judices mercatantie</i>. Tutti +gli officiali erano soggetti a sindacato. I falliti appellavansi +<i>falluti</i> (vedi l’art. <i>de fallutis et conmictentibus fraudem creditoribus</i>). +La misura dei panni era fin d’allora la «canna» +romana (art. <i>de canna manca et moneta falsa</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note431"> +<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.  </span><i>Congregati et convocati</i> (vien detto spesse volte negli +Statuti) <i>in eccl. B. Salvatoris in Pensilis</i>: chiesa che cadde. +Nel 1377 il senatore Gomez de Albornoz confermò gli Statuti +con quest’aggiunta: <i>mandantes, quod dicte artis Consules +praesentes et futuri debeant a turre pedis mercati supra versus +palatium Capitolii et non alibi diebus juridicis horisque +earum dum jus redditur in curia capitolii, ad reddendum +jura inter homines dicte artis et de rebus spectantibus ad +dictam artem — personaliter residere</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note432"> +<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.  </span>La conferma che veniva scritta volta per volta dallo +<i>Scriba Senatus</i>, dicevasi <i>confirmatio</i>. Nel Libro delle corporazioni +la prima <i>confirmatio</i> è data del 1296: indi si succedono +in sì gran numero che mercè di esse potrebbonsi comporre +abbastanza per bene i fasti del Senato. Quel venerando Codice +di cento quaranta pagine di pergamena racchiude perciò una +serie di formule contemporanee, importanti per la cronologia. +Fra le altre evvi anche la <i>confirmatio</i> scritta con assai +bella mano da Cola di Rienzo, in qualità di <i>scriba</i> del Senato. +Sarebbe desiderabile che il Codice venisse publicato per +le stampe. Gli officiali dell’archivio della mercatura mi concessero +con pregevole liberalità di profittarne.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note433"> +<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.  </span>Ricompongo così il proemio del Codice: <i>In nom. D. +Amen. Ad honorem, laudem et reverentiam Dni nri Salvatoris +J. Ch. et B. Marie matris ejus semper Virg. ac B. Apolor. +P. et P. et omnium sanctor. et sanctar. ejus et ad honor. et +reverent. adque bonum statum magnifici nob. et pot. viri Dni +Raynaldi da lecto dei gra. Alme Urbis Regius in urbe Vicarius +nec non ad augmentum honorem et bon. ac pacif. statum +totius universitatis mercatante urbis. Nos Angelus Blasii +et Andreas Rubens, Rogerius Romanuccii et Jacobus Catellini +Consules mercatancie Urbis et Litollus Jacobi Litolli, +Franciscus Musciani, Nicolaus S. Angeli, Petrus Infantis +et Angelus Rogerii, Statutarii mercatantie urbis, et Petrus +Cinthii de Thomaiis et Nicolaus Singiorilis Consiliarii merc. +urb., congregati et convocati in eccl. B. Salvatoris in Pensilis +de Urbe ad vocem mandatoriorum ut moris est hoc statutum +et subscripta capitula in eo scripta et contenta facimus +et compilamus sub anno Dom. Millo CCC decimo septimo +Ind. XIV mense Julii die XVI Pontificatus D. Johis PP. +XXII tempore Vicariatus praedicti magnifici nob. et pot. +viri D. Raynaldi da lecto dei gr. alm. Urb. Regius in Urbe +Vicarius</i>. Vengono dopo le formule giuratorie degli officiali; +indi i singoli <i>Capitula</i> concernenti l’<i>ars</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note434"> +<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.  </span>§ <i>de moneta facienda:... consules teneantur — requirere +dom. senatores — quod fieri faciant in urbe bonam +et legalem monetam de argento grossam et provisinum seu +denarium minutum, super quo dicti dom. senatores — habeant +consilium cum camerario mercatantiae.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note435"> +<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.  </span>Quando <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad a. 1237, dice che le +<i>Romani plebei communitates</i> costrinsero il senatore Giovanni +de Poli a uscire d’officio, di che altro intende parlare se non +delle corporazioni d’operai?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note436"> +<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.  </span><span class="smcap">Villani</span>, VI, c. 39: «come in Firenze si fece il primo +popolo.» Il <span class="smcap">Bonaini</span> dimostra che già ai 7 Maggio 1250 eravi a +Perugia un <i>Capitaneus Populi</i> con degli Anziani (<i>Archiv. Stor.</i>, +XVI, I, p. XLIII). A Genova nel 1256 si elevò un <i>Capitaneus +Populi</i>. Nel 1258 trovo a Terni il primo <i>Cap. Pop.</i>, di nome +<i>Lupicinus</i>; nel 1254 Bonifacio Castellano di Bologna è primo +<i>Cap. Pop.</i> a Todi. — Il <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, IV, 666, paragona +egregiamente quest’officio al <i>Tribunus Populi</i> degli +antichi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note437"> +<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.  </span><i>B. de Andato dei gr. Almae Urbis Senator Ill. et Romani +Populi Capitaneus</i> (nel già notato documento dei 10 +Maggio 1254). La precisione di linguaggio che durante il +medio evo si metteva nell’uso di tali concetti officiali, esclude +che qui <i>Capitaneus</i> significhi in genere condottiero di +eserciti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note438"> +<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.  </span><span class="smcap">G. di Nangis</span>, <i>Gesta Ludovici IX</i> (<span class="smcap">Duchesne</span>, V, 361), +ad a. 1255: <i>Branchaleon — de consilio quorundam Cardinalium +et — Nobilium — obsessus fuit in Capitolio. Et dum +se dedisset, populus posuit eum in custodia apud Septemsolis — tandem +traditus nobilibus in quodam castro S. Pauli +quod dicitur Passavant, fuit incarceratus et male tractatus. +Passavant</i> non può altro essere che Passarani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note439"> +<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.  </span><span class="smcap">Math. de Griffonibus</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, XVIII, 114). Il <span class="smcap">Lazzari</span> +ed il <span class="smcap">Savioli</span> (ad a. 1255) hanno corretto <span class="smcap">Math. Paris</span>, +là dove erroneamente narra della caduta di Brancaleone all’anno +1256. Nell’archivio di Bologna (Miscell., n. IV) vid’io +una notizia dell’anno 1255, scorrettamente letta dal <span class="smcap">Savioli</span> +(III, I, 289, nota D), in cui è detto: <i>die sabati XIII mens. +Nov.. scriptum per potestatem massario communis Bononie D. +Uguitioni de Arientis et D. Auliverio de Axinellis et D. Nerio +Rainerio et D. Henrigipto de la Fratta et D. Vinasar. notar. +et D. Gerardo de la Stalla Ambaxatoribus Cois Bonon. +ituris pro facto Senatoris Rom., libr. CCXVI bon.</i> Ciò dimostra +che Brancaleone fu balzato d’officio sui primi di Novembre +1255.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note440"> +<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.  </span><span class="smcap">Galvan. Flamma</span>, c. 290, a. 1256: <i>Interim. Martinus +de la Turre Senator Rom. efficitur — tamen — renuntiavit. +Tunc Emanuel Potestas — Senator Rom. efficitur in malum +suum, quia per Pop. Rom. mactatus fuit</i>. Già nel 1243 Emanuele +<i>de Madiis</i> era podestà di Genova, <i>vir nobilis et probus +civis Brixiae</i> (<i>Continuazione</i> del <span class="smcap">Caffaro</span>, ad a. 1243). +Entrò in officio al più tardi nella primavera del 1256 (<span class="smcap">Ottavio +Rossi</span>, <i>Teatro di elogi historici di Bresciani illustri</i>, +p. 87).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note441"> +<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.  </span>Il <span class="smcap">Savioli</span> (III, II, n. 699, 700) registra la lettera di +doglianza che gli ostaggi romani indirissero a Roma, e la risposta +dei Romani. Tuttavia queste scritture mi paiono di +fede assai dubbia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note442"> +<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.  </span>Doc. dei 25 Settembre 1256, da Firenze, nel <span class="smcap">Lazzari</span>, +n. 1: ... <i>Actum in civitate florentie in S. Johanne praesentibus +Dom. Alamanno de Turre potestate florentie etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note443"> +<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.  </span>Riferisco a questi fatti una lettera che alcuni mercanti +sanesi, da Roma, indirizzano a Rufino de Mandello, podestà di +Siena, e dove parlano di un combattimento avvenuto ai 20 di +Aprile (del 1256 come pongo io). <i>Prelium fuit in Urbe — crudelissimum +inter nobiles — et Popul. Rom. — inceptum per +Anibaldenses in Capitolio ad pedem turris Johis Bovis</i>: il popolo +assalta il Campidoglio <i>in quo erant Senator et Capitaneus</i>; +sono prese le torri di Giovanni Poli (Torre dei Conti), +dell’Anibaldi e di Angelo Malabranca; cade ucciso <i>Annibaldus +de Anibaldeschis</i>. <span class="smcap">Gaetano Milanesi</span> (nel <i>Giorn. +Storico degli Archivî Toscani</i>, a. 1858, II, 188) cerca, ma a +torto, di scoprire in quella lettera la notizia che Brancaleone +venisse carcerato tre volte. Una sola volta fu fatto prigioniero. +Che la lettera poi sia dell’anno 1256 si rileva da +atti esistenti nell’archivio di Siena, giusta i quali <i>Rufinus +Rubacontis de Mandello</i> appare essere stato podestà di Siena +durante quell’anno 1256.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note444"> +<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, ad a. 1258 (cronologia errata): <i>Confederatis +igitur popularibus de consilio cujusdam Anglici, +concivis eorum magistri pistorum in urbe, Mathei dicti de +Bealvere, facto impetu veementi... — Papa — se subito contulit +Viterbium</i>. I <i>Regesti</i> di Alessandro IV dimostrano che +ai 12 Marzo 1257 egli era in Laterano; ai 29 di Maggio a +Viterbo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note445"> +<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.  </span><span class="smcap">Pier Cantinelli</span> p. 236, ad a. 1257: <i>Eo vero anno +reelectus fuit Dom. Brancal</i>... — <span class="smcap">G. de Nangis</span>, a. 1257. — <i>Gesta +Ludovici IX</i> dello stesso Autore (<span class="smcap">Duchesne</span>. V, 370). — Il +<span class="smcap">Paris</span> falla nel tempo, ed erra nel credere che il popolo +sotto la capitananza di quel fornaio abbia liberato Brancaleone. +Ei sa che fu imprigionato una sol volta, ma per isbaglio +ne parla ripetutamente in due anni diversi: da ciò venne +che il <span class="smcap">Lazzari</span>, il <span class="smcap">Vitale</span> ed altri formaronsi il criterio che +fosse carcerato due ed anzi tre volte. Brancaleone stette a +Bologna fino a tanto che la rivoluzione lo ebbe richiamato a +Roma. Per vero dire il doc. n. 2 registrato dal <span class="smcap">Lazzari</span> non +prova che ai 9 di Maggio ei fosse a Roma; però si deve accogliere +per vero che prima dei 30 Maggio 1257 ei fosse colà +ritornato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note446"> +<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 959: <i>Et misertus Senator adquievit +precibus humiliati (sc. Papae): vix autem compescuit furorem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note447"> +<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.  </span>Il numero di trecento torri per i palazzi famigliari di +Roma è forse piuttosto esiguo che grande, giacchè anche +Viterbo ne contava centonovantasette: <span class="smcap">Bussi</span>, p. 131.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note448"> +<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.  </span><i>Dirui fecit — nobilium turres circiter centum et quadraginta</i>: +<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 975 (a. 1258). Meglio ne racconta +<span class="smcap">Guglielmo de Nangis</span>, ad a. 1257: <i>Turres urbis dejiciens, +praeter turrim Napoleonis Comitis</i> (un Orsini). Nel 1248 i +Ghibellini a Firenze abbatterono trentasei palazzi e torri dei +Guelfi, fra le quali eranvene di alte centotrenta braccia. Si +scavava intorno alle fondamenta dell’edifizio, lo si puntellava +con legname, indi si appiccava a questo il fuoco, e così la +torre cadeva (<span class="smcap">Villani</span>, VI, c. 33). — Ancora nel secolo decimoquarto +a Roma era opinione generale che Brancaleone +avesse distrutto l’antico tempio di Quirino. Vedi la <i>Polistoria</i> +<span class="smcap">Johannis Caballini de Cerronibus</span> <i>de urbe ap. sedis scriptoris +de virtutibus et dotibus Romanorum</i>, nel <i>Codex Urbis +Romae Topographicus</i> di <span class="smcap">C. L. Urlichs</span>, Wirceburgi 1871, +p. 144.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note449"> +<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.  </span>Ecco la formula usata nel secolo decimoterzo: <i>Domum +quoque ipsius (heretici) — judicamus funditus diruendam, +ut sit de cetero receptaculum sordium, quod multis +temporibus fuit latibulum perfidorum</i>. Primi furono i Visconti +di Milano ad ordinare che si risparmiassero le case +dei banditi (<span class="smcap">Galvano Flamma</span>, p. 1041; e <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Diss.</i> 51).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note450"> +<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span> (p. 975) dice <i>bederveros</i>: sono i <i>beroveri</i> +o <i>berverii</i>, propriamente armati alla leggiera, combattenti +agli avamposti, e simili ai <i>ribaldi</i>, il cui nome s’usa anche +per significare masnadieri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note451"> +<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.  </span><i>In obsidione Corneti infirmitate correptus, Romam +se fecit deferri, et ibi vitam finivit</i>: <span class="smcap">G. de Nangis</span>, ancora +all’anno 1257. (<i>Gesta S. Ludov. IX</i>, p. 370). Ai 6 di Luglio +Alessandro IV era ancora a Viterbo; ad Anagni andò solo +dopo che fu morto Brancaleone. Da un documento che trovai +nell’archivio comunale di Terni io posso se non altro dimostrare +che Brancaleone viveva ancora nell’Aprile dell’anno 1258. +Narni e Terni elessero ad arbitri lui e il popolo romano; i +suoi legati pronunciarono il loro laudum addì 18 Aprile 1258, +in <i>S. Trinitatis de castro Mirande</i>. Appellansi <i>Petrus Riccardi +de Blancis et Jacobus D. Petri Johis de Ilperino Ambasciatores +nobilis viri D. Brancoleonis Ill. Senatoris Urbis +et commun. incliti Almi et Amplissimi Pop. Romani.. Datum +A. Dni MCCLVIII tpre D. Alex. IV PP. Ind. I m. Aprelis +die XVIII</i> (pergam. n. 100, oltre ad altri atti concernenti +questo stesso compromesso).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note452"> +<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 980. Non v’ha dubbio che più tardi +il Papa fece distruggere cotali reliquie, mal sofferendo che +accosto alle mitiche teste degli Apostoli il popolo venerasse +la testa vera di un senatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note453"> +<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.  </span><span class="smcap lowercase">BRANCALEO S. P. Q. R. — ROMA CAPUT MUNDI</span>. Vedansi il +<span class="smcap">Vitale</span> e il <span class="smcap">Fioravanti</span>. Similmente è delle posteriori monete +senatorie che i senatori erano soliti fregiare dei loro stemmi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note454"> +<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 980.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note455"> +<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.  </span><i>In quodam castro Romae — se strenue defendit, ne a +nobilitate sui nepotis — deviaret</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 986.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note456"> +<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.  </span>Di entrambi i Senatori tiene discorso una lettera del +Papa indiritta a Terracina, dei 18 Maggio 1259 (<span class="smcap">Contatori</span>, +p. 193): <i>nobiles viri Neapolionus Mathei Rubei, et Ricardus +Petri de Anibaldo senatores urbis</i>... Per conseguenza la +rivoluzione avvenne al più tardi nell’Aprile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note457"> +<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.  </span>Docum. di lungo contesto (nell’arch. di Tivoli) dei 7 +Agosto 1259, registrato nel <span class="smcap">Vitale</span>, App., n. IV. — <span class="smcap">Michele +Giustiniani</span>, <i>De’ Vescovi e de’ Governatori di Tivoli</i> (Roma +1665) incomincia la serie dei <i>Comites romani</i> di Tivoli solamente +col 1375. — Vedi anche il <span class="smcap">Viola</span>, <i>Tivoli</i>, p. 183. — Gli +Statuti di Tivoli, compilati nell’a. 1305 e stampati nel +1522, dimostrano che si mantennero del continuo gli officî +stabiliti in quel documento, quelli cioè di <i>Comes Tiburis</i>, di +<i>Caput Militiae</i> e di <i>Sedialis de Tibure</i>. Il <i>Caput Militiae</i> non +era un capitano di soldatesche, ma un <i>Syndicus</i>, tribuno del +popolo, che sopravvegliava alla giustizia ed all’ordine di governo. +Il suo officio durò a Tivoli fin sul principio del secolo +decimonono, accanto a quello del <i>Viceregens</i> (il <i>Comes</i> antico): +così mi narrava un vecchio patrizio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note458"> +<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.  </span>In quell’occasione l’interdetto toccò anche all’università +di Bologna. Il celebre Odofredo che vi insegnava +allora diritto, scrive: <i>debemus regratiari Deo — quod hunc +librum complevimus, et si tarde incepimus, tarde finivimus, +propter interdictum hujus Civitatis, quae erat interdicta occasione +obsidum, quos habebat Dom. Castellanus de Andalò</i> +(<span class="smcap">Tiraboschi</span>, <i>St. della Letter.</i>, IV, 50).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note459"> +<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.  </span>Il <span class="smcap">Verci</span> nella sua opera accurata, tesse ad Ezzelino +un’apologia. — <span class="smcap">Rolandino</span> parla di lui come si confà ad +un vero republicano e spesso affascina il lettore. Dice: <i>quod +esse debet exemplum cunctis, ut sit modis omnibus defendenda +libertas usque ad mortem</i> (lib. VII, c. 13). — La <i>Hist. Cortusior.</i> +pone in bocca ad Alberico queste parole degne di un +Tiberio o di un Attila: <i>mundo dati sumus, ut scelera ulciscamur</i> +(<span class="smcap">Murat.</span>, XII, 769).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note460"> +<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.  </span><i>Quod occasione Sedis Apostolicae ac Imperialis, sanguis +Italicus funditur velut aqua</i>: <span class="smcap">Monaco di Padova</span>, ad +a. 1258.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note461"> +<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.  </span>Vedansi il <span class="smcap">Salimbene</span>, il <span class="smcap">Monaco di Padova, Jacopo +de Voragine, Ermannus Altahensis, il Caffaro, Riccobaldo, +Francesco Pipino</span> e <span class="smcap">Galvano Fiamma</span>, il quale +ultimo dice: <i>propter mortem Yzelini de Romano scuriati infiniti +apparuerunt per totam Lombardiam</i> (c. 296). Il Palavicini +e Manfredi si opposero a quel pernicioso fenomeno morale, +minacciando pene di morte. I Torre a Milano alzarono +seicento patiboli, per modo che i flagellatori si ritirarono +(<span class="smcap">Murat.</span>, Antiq. It., VI, Diss. 75). Il Papa, temendo che ne +sorgessero sette ereticali, vietò le processioni: cessarono nel +Gennaio del 1261.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note462"> +<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.  </span><i>Cronica di Bologna</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, XVIII, 271), a. 1260: «I +Perugini andarono nudi per Perugia battendosi: poscia i +Romani andarono similmente — allora liberarono i Romani +tutti i prigioni — per l’amor di Dio, e lasciarono la famiglia +di Messer Castellano di prigione; e Messer Castellano fuggì +dalla città di Roma, temendo che non l’ammazzassero».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note463"> +<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Libertà van cercando ch’è si cara,</p> +<p class="i01">Come sa chi per lei vita rifiuta.</p> +<p class="i05"> <span class="smcap">Dante</span>, <i>Purgatorio</i>, c. I, v. 71-82.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note464"> +<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.  </span>Riccardo, eletto a Francoforte addì 13 Gennaio 1257, +coronato ad Aquisgrana ai 17 Maggio, andò qualche volta +in Germania: Alfonso il Saggio, eletto a Francoforte addì 1 +Aprile 1257, non vi andò neppur una. Fu inconcludente la +lite che discussero innanzi ai Papi. Gli atti sono registrati +nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1263: vedansi segnatamente i n. 46 e 53, +languida ricordanza della decisione data da Innocenzo III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note465"> +<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.  </span><span class="smcap">Tutini</span>, <i>De Contestab.</i>, p. 63.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note466"> +<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.  </span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897. I Saraceni e i Tedeschi chiamavansi +fra loro compari: <i>compatres, quo nomine Saraceni et +Theutonici de principali exercitu se ad invicem vocare assueverant</i> +(<span class="smcap">Nicol. de Jamsilla; Mur.</span>, VIII, 562).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note467"> +<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.  </span>Ma questo non impedì loro ed agli Angioini di servirsene. +«Sotto il vessillo della croce e i comandi di legati +pontificî i Saraceni di Luceria, l’anno 1289, combatterono +ancora nella guerra dei Vespri»: <span class="smcap">Amari</span>, II, c. 13.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note468"> +<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.  </span>Nei <i>Libri Deliberationum</i> (arch. di Siena, vol. IX) +si nota che Giordano fosse entrato in Siena addì 1 Dicembre. +Ai 19 Genn. 1260 si sottoscrive: <i>Jordanus de Anglano dei et +regia gra. Comes S. Severini, Regius in Tuscia Vicarius Generalis +et Potestas Senarum... dat. Pistojae XVIII Jan. +Ind. IV</i> (ibid., <i>Kaleffo vecchio</i>, n. 623). — Recanati, Jesi e +Cingoli si ribellarono contro Anibaldo Trasmundi rettore della +Marca, e conchiusero una lega ai 20 Dicemb. 1258 (istrom. +n. 44 nel <span class="smcap">Baldassini</span>, <i>Mem. di Jesi</i>). Già fino dal 1258 vicario +generale era colà Percivallo, e risiedeva a Jesi, di dove +ai 7 Marzo 1259 promulgò un Privilegio per Gubbio, cui guarentì +distretto e comitato, giurisdizione ed elezione del Podestà: +<i>Parcival de Auria Marchie Ancon. ducatus Spoleti +et Romaniol. regius vicarius generalis pop. et communi Agubii +dni Regis fidelib.... Dat. Esii A. D. mill. ducentes. +quinquages. nono. septimo martii II Ind. Regnante seren. D. +N. Rege Manfredo dei gra. inclito rege Sicilie. Regni ejus +A. I Feliciter Amen</i> (docum. che io copiai nell’arch. comunale +di Gubbio, <i>ex libro Privileg.</i>, fol. 19). Anche Fermo +fe’ omaggio a Manfredi. Perugia rimase guelfa. Agli 11 +Genn. 1259 da Anagni Alessandro IV scrive a Perugia chiedendo +soccorso contro Manfredi che invade Spoleto e le Marche +(arch. di Perugia, <i>Bolle, Brevi</i>, Vol. II, n. 22). Ai 28 +Dic. 1258 da Viterbo Alessandro aveva ceduto a Perugia la +contea di Gubbio (arch. di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, Vol. C. +fol. 68).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note469"> +<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.  </span>Documenti nell’archivio di Siena: ai 15 Giugno 1256 +lega fra Siena e Roma; l’istromento è registrato sotto il +n. 646, ma non se ne trova l’orignale: — ai 4 Dic. 1256 +Pietro de Neri, <i>syndicus</i> di Roma, e Aldobrandino di Ugo, +<i>syndicus</i> di Siena, aboliscono le rappresaglie (<i>actum Rome +apud Eccl. S. Mariae Monasterii de Rosa</i>, n. 661): — nel +Maggio 1259 Manfredi prende Siena sotto il suo patrocinio +(<i>dat. Luceriae per man. Gualterii de Ocra regnor. Jerim. et +Sicil. Cancellarii A. D. Incarn 1259 M. Madii Ind. II; Kaleffo +novo, Assunt.</i>, f. 611): — ai 17 Maggio 1259 si dichiara +a Siena che, pur giurando essa fedeltà a Manfredi, le si riserverebbero +integre la libertà della Chiesa e la validità dei contratti +(<i>actum in regno Apulie apud Noceram. In palatio +memorati Illust. Regis ann. D. 1259 Ind. II die XVI Kal. +Junii Coram Dno Comite Monfredo Malecta de Mineo Camerario +Ill. Regis praefati, Dno Comite Bartholomeo Seneschalcho, +Dno Goffredo de Chusença, Magro Johe de Procida, +Dno Francescho Semplice et Magistro Petro de la prete</i>...)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note470"> +<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.  </span>Lettera dei Guelfi e risposta di Corradino: <i>Cod. Vatic. +4957</i>, fol. 83, 85. <i>Conradus II dei gr. Jerlm. et Sicilie Rex, +dux Suevie devotis suis dilect. viris nobilib. Maynardo comiti +de Panicho dei gr. potestati partis Guelvorum de Florentia et +aliis Tusciae terris, et comiti Guidoni Guerrae ead gr. Tuscie +palatino et universitati dicte partis gratiam suam cum affectu +sincero... act. ap. Illuminestri an. D. 1261 VIII Id. Maji</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note471"> +<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.  </span>Lega fra Firenze, Pisa, Siena, Pistoia, Volterra, San +Miniato, Poggibonsi, Prato, Colle, San Gemignano contro +Lucca e i Fiorentini guelfi, conchiusa a Siena addì 28 Marzo +1261: bella pergamena nell’archiv. di Siena, n. 739. La +Bolla di scomunica data da Alessandro IV dal san Pietro, +ai 18 Nov. 1260, è registrata nel <i>Cod. Vatic. 4957</i>, fol. 86.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note472"> +<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.  </span>Ai 4 Luglio 1261 i Cardinali, da Viterbo, scrivono a +Perugia chiedendo ajuto contro Manfredi (arch. di Perugia, +<i>Bolle</i>, Vol. II, n. 38: fu già stampata nell’<i>Arch. Stor.</i>, XVI, +p. II, p. 486).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note473"> +<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.  </span>Allorchè In Alemagna volevasi eleggere Corradino a +re, lo vietò sotto pena di scomunica. Vedi la sua lettera ai +Boemi, data da Viterbo, ai 3 Giugno 1262: <i>Nos considerantes, +quoi in hoc pravo genere, patrum in filios cum sanguine +derivata malitia, sicut carnis propagatione, sic imitatione +operum nati genitoribus successerunt</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, n. V).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note474"> +<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.  </span>Una lettera di Alessandro, da Anagni, ai 3 Aprile, +A. VI (1261; nel <span class="smcap">Contatore</span>, <i>Terracina</i>, p. 99), è indiritta +<i>dil. filiis nobilib. viris Joanni de Sabello et Anibaldo Nepoti +nostro, et consilio urbis</i>. Poichè il Papa gli appella entrambi +<i>Senatores</i>, è indubitato che sedessero in quell’officio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note475"> +<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.  </span>Manfredi protestò ai Romani <i>quod Rom. Ecclesia non +habet se intromittere ad dandum cuique Imperii diadema, +sed tamen urbs Roma maxima mundi caput hoc tantum habet +conferre auctoritate sui Senatus, Proconsulum et Communis</i>: +<span class="smcap">Francis. Pipin.; Mur.</span>, IX, 681. — Il <span class="smcap">Rymer</span>, fol. 410, a. 1261, +riferisce la lettera del cardinale Giovanni di Toledo al Re +d’Inghilterra, dove scrive che aveva speso il suo patrimonio +a guadagnare i voti per l’elezione senatoria di Riccardo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note476"> +<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.  </span>Lettera di Urbano al reame di Aragona, da Viterbo, +ai 26 Aprile 1262 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 9). — Ai 13 Giugno 1262 +Pietro confermò a Montpellier il suo contratto di matrimonio +con Costanza (<span class="smcap">Böhmer</span>, n. 281).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note477"> +<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.  </span><i>Vita Metrica Urbani IV</i>; <span class="smcap">Murat.</span> III, 2, p. 408. Di +Manfredi dice il <i>Chron. Astense</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, XI, 157): <i>Senator +creatus fuit, quo in officio per annum stetit</i>. E <span class="smcap">Ferretus +Vicentinus</span>, <i>Hist.</i>, p. 947, dice perfino: <i>Senatorias curules +biennio gubernavit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note478"> +<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.  </span>Urbano IV, da Orvieto, agli 11 Agosto 1263, scrive +al notaio Alberto: <i>Intelleximus, quod illi boni homines, qui +urbem ad praesens regere, ipsius statum reformare dicuntur, +dilectum fil. nob. vir. Carolum — in Senatorem ipsius urbis +vel Dominum elegerunt</i> (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. nov.</i>, II, <i>Urbani +Ep.</i>, n. 12).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note479"> +<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.  </span>Raimondo Berengario IV morì ai 19 Agosto 1245, e +Carlo sposò l’erede sua ai 19 Genn. 1246 (<span class="smcap">Papon</span>, <i>Histoire +générale de Provence</i>, II, 524).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note480"> +<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.  </span>Il primo progetto della convenzione da farsi con Carlo +fu steso in iscritto ad Orvieto, addì 17 Giugno 1263 (<span class="smcap">Martene</span>, +<i>Nov. Thes.</i>, II, Ep. 7). Solamente nel Giugno 1265 Enrico +III rinunciò completamente (<span class="smcap">Rymer</span>, 457). La elezione di +Carlo a senatore avvenne prima degli 11 Agosto 1263. Il +<span class="smcap">Saint Pries</span>t (II, App., p. 330) riporta dal <i>Livre du Trésor +de Brunetto Latini</i> una lettera dei Romani scritta in francese, +nella quale si offre a Carlo l’officio senatorio per un anno, +a cominciare dal 1 Novembre, con diecimila lire di stipendio. +Per forma e per contenuto l’autenticità di quest’atto è +sospetta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note481"> +<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.  </span>Agli 11 di Agosto ei non sapeva se Carlo fosse stato +eletto a vita, oppure per un solo anno. Vedasi la lettera detta +di sopra, dove il Papa dice che Riccardo ancor prima era stato +eletto dai Romani <i>vita sua</i>: così pertanto fu anche di Carlo, +come si pare dalla <i>Ep. XV Urbani</i>, nel <span class="smcap">Martene</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note482"> +<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.  </span><i>Nos, qui nullum principem preter Rom. Pontificem, +si vel prosperitas arrideret, vel saltem levior urgeret calamitas, +dominari vellemus in urbe: Ep. XXI</i>, da Orvieto, nell’Aprile +1264. — <i>Ne dum Scillam vitare cupimus, in Charybdis +voraginem incidamus: Ep.</i> XV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note483"> +<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.  </span><i>Ep.</i> VII, da Orvieto, ai 17 Giugno 1263.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note484"> +<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.  </span>Lettera ad Alberto, degli 11 Agosto: <i>Ipse tibi — secrete +corporale exhibeat juramentum... Nos enim tibi absolvendi +eum nostra auctoritate a juramento, si quod Comuni — Urbis — de +retinendo — regimine vita sua idem jam praestitit, +vel eum forsan prestare contigerit, plenam — concedimus — facultatem</i>. +Il Papa palliò con questi giuramenti il +giuoco, tanto per usare un riguardo a Riccardo, la cui anteriore +elezione a senatore vitalizio egli aveva parimenti impedito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note485"> +<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.  </span><i>Tertio promittet, quod in dimissione Senatus ad ordinationem +Rom. Pont. Eccl. revertatur, cives scil. Romanos +ad hoc, sicut melius, et honestius poterit, inducendo.</i> Queste +formule contenute nelle <i>Ep.</i> XV e XXI (e spesso stampate), +sono intitolate <i>diffinitio inter fratres de Senatu et Regno +Sicilie</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note486"> +<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.  </span><i>Ep.</i> XV e XXI. Le istruzioni impongono al Cardinale +<i>nec se nimis exhibeat facilem ad assensum, sed cum +deliberatione morosa stet pro utilitate ecclesiae</i>. Vedi altresì le +lettere di Urbano al Re di Francia ed a Carlo, dei 3 Maggio +1263 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 300, 301).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note487"> +<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.  </span>Istruzioni dette di sopra, dei 25 Aprile 1264 (<i>Ep.</i> XXI).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note488"> +<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.  </span><i>Populus urbis, quem ex hoc in illud exilis quandoque +versat occasio, quique frequenter consuevit, illius modicae +libertatis reliquias, quas in eum proscripta veterum transfudit +auctoritas, prodigaliter ac impudice distrahere. — Provinciae +comitem elegerunt in Dominum, et Senatorem urbis +perpetuum vocarunt</i>: sono parole notevoli di <span class="smcap">Saba Malaspina</span> +(<span class="smcap">Mur.</span>, VIII, 808).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note489"> +<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.  </span>Siccome è facile scambiare il cognome <i>Gautelin</i> con +quello <i>Gantelim</i>, potrebbe parere che si trattasse di una sola +e medesima persona, se <span class="smcap">Saba</span> non dicesse che il primo morì +in breve, per guisa che fu mandato il Cantelmi. La <i>Descriptio +Victor.</i> non sa di altri che del vicario Gaucelin. Addì 30 +Settembre 1265 Carlo raccomanda al siniscalco di Provenza il +suo famigliare <i>Gautelinus de Montegario</i>: di qui io traggo la +prova dell’esistenza di quel nome (arch. di Stato di Napoli, +<i>Reg.</i> 1280, C, n. 40, fol. 2, riferito dal <span class="smcap">Del Giudice</span> nel <i>Cod. +Diplom. di Carlo I</i>, n. 18). Ai 30 Maggio 1264 Urbano dà +al vicario nome di <i>Jacobus Gantelimus</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 304); +parimenti ai 17 Luglio 1264 (<i>Ep.</i> LVI, nel <span class="smcap">Martene</span>). Insieme +con Carlo vennero di Provenza a Napoli i fratelli Jacopo +e Bertrando Cantelmi. Jacopo nel 1269 fu investito di Sora +(<span class="smcap">Summonte</span>, <i>St. di Napoli</i>, II, 249), indi di Popoli e di Bovino. +Il figlio di lui ebbe nome Rustain. I discendenti di +quella famiglia fiorirono lungo tempo, prima come conti di +Bovino, indi, dopo il 1457, come duchi di Sora (<span class="smcap">Pietro Vincenti</span>, +<i>Hist. della fam. Cantelmi</i>, Nap. 1604).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note490"> +<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.  </span>Intorno a <i>Petrus de Vico</i> vedasi la <i>Vita Metrica Urbani</i>; +<span class="smcap">Mur.</span>, VIII. 405. Non è appellato prefetto, quantunque +possa esserlo stato. Manfredi aveva eletto uno dei figli di +Pietro a vescovo di Cosenza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note491"> +<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.  </span>Da Anguillara trasse nome una famiglia, che nel secolo +decimoquarto fece parte della casa degli Orsini. Prima +menzione di quei Conti tiensi nel secolo undecimo: <i>Guido +ill. comes fil. Belizonis qui appellatur de Anguillaria</i>, nell’ottavo +anno di Benedetto VIII e settimo di Enrico III, affitta +il diritto di pesca nel <i>lacus Sabatinus</i> (arch. di santa Maria +in Transtevere, <i>Mscr. Vatic. 8044</i>). L’archivio Capitolino +conserva un quaderno in pergamena riguardante la famiglia +Anguillara-Orsini. Il primo documento che vi è raccolto è +un Privilegio di Enrico VI, dato a favore di <i>Leo de Anguillara</i> +cui investe di Sutri: <i>dat. Esine V Kal. Decbris 1186</i>; +ma è apocrifo. Nel 1244, in un documento dato da Federico II, +trovasi sottoscritto <i>Petrus alme urbis praefectus, comes de Anguillaria</i> +(<i>Hist. Dipl.</i>, VI, I, 166). Probabilmente Pietro aveva +usurpato il possesso della terra. In Transtevere dura ancora +una torre di quella famiglia (<span class="smcap">Camillo Massimi</span>, <i>Sulla torre +Anguillara in Trastevere</i>, Roma 1847).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note492"> +<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.  </span>Lettera del Pontefice a Simone cardinale, <i>Ep.</i> LV, +data da Orvieto, ai 19 Luglio 1264; e la <i>Ep.</i> LVI, dei 17 Luglio: +<i>Romano Popolo de ipsius castri obsidione consueta inconstantia +recedente</i>. Vedansi anche <span class="smcap">Saba Malaspina</span> e la +<i>Vita Metrica</i>, p. 414. Il prosenatore stava a campo innanzi +a Vico addì 30 Maggio, perocchè ivi Urbano indirizzi a lui +una lettera di lode: <i>dilecto fil. nob. viro Jacobo Gantelimi +Vicario in urbe dil. filii Caroli... dat. Orvieto, 3 Kal. Junii +a. III</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 304).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note493"> +<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.  </span>Lettera del Papa a Luigi di Francia, da Orvieto, ai 3 +Maggio 1264 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 13).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note494"> +<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.  </span>Così ordinò il Pontefice (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 289 e 293). +Ai 2 Marzo 1264 Urbano proibì ai Terracinesi di porsi allo +stipendio di Manfredi sotto pena che le loro case sarebbero +smantellate e confiscati i beni: lo stesso per tutti gli abitanti +del Lazio (<span class="smcap">Contatore</span>, <i>Terracina</i>, p. 73).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note495"> +<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.  </span><i>Ep.</i> LVII, da Orvieto, ai 4 Sett. 1264: Manfredi avrebbe +mandato per ucciderlo un apostata dell’ordine di san Giacomo +e due assassini, <i>cum quinquaginta generibus venenorum</i>. +Una farmacia completa! L’odio contro gli Hohenstaufen non +cessò mai di attribuir loro i più assurdi disegni di assassinio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note496"> +<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.  </span><i>Quod cum tota domus Cardinalis ejusdem nomen Gebellinitatis +ab antiquo sortita Regi (Manfredo) studeret placere</i>... +<span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 808.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note497"> +<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.  </span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>. p. 811. <i>Descriptio Victoriae</i>, nel +<span class="smcap">Duchesne</span>, V, 830. Durava pur sempre in uso il nome di +<i>insula Lycaonia</i>, dato anticamente all’isola Tiberina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note498"> +<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.  </span>Negli esordî del suo pontificato avvenne la caduta +dell’Impero latino di Bisanzio, che Michele Paleologo di Nicea +conquistò addì 25 Luglio 1261.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note499"> +<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.  </span>Le date nel <span class="smcap">Papebroch</span>. Ai 22 Febb. promulga la sua +prima enciclica (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 3). Una lettera a Carlo, dei 5 +Genn. 1265, in cui si sottoscrive ancora come cardinale, dimostra +che fin da allora era designato papa (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. +Epist. Clement. IV</i>, I; e <span class="smcap">Mansi</span>, in nota al <span class="smcap">Raynald</span>, +a. 1265, n. I).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note500"> +<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.  </span>Non permise a’ suoi parenti di venire a Roma: maritò +la nipote con un cavaliere di poca fortuna, dotandola soltanto +di trecento monete d’argento. Vedasi la bellissima lettera +a’ suoi nipoti, nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1265, n. X.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note501"> +<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.  </span>Arch. di Siena: ai 14 Ag. 1264 Lucca elegge suoi +<i>procuratores</i> perchè giurino fedeltà a Manfredi ed al conte +Guido (n. 794): — ai 22 Giugno 1265 Clemente IV esorta +il vescovo di Arezzo affinchè promuova una lega guelfa contro +Manfredi (<i>dat. Perusii X Kl. Julii A. I</i>; n. 814): — ai 2 +Luglio 1265 i fuorusciti guelfi di Siena ed il vescovo di +Arezzo, lor capitano, conchiudono la lega (<i>actum Perusii... +A. 1265, Ind. VIII, die VI Non. Julii</i>; n. 814).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note502"> +<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.  </span>Nella lettera detta di sopra, scritta ancor prima che +Clemente diventasse papa (<span class="smcap">Martene</span>, II. <i>Ep.</i> I <i>Clem. IV</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note503"> +<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.  </span><i>Ep. XIII</i>, nel <span class="smcap">Martene</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note504"> +<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.  </span><i>Illam eamdem liberationem — per eum consequeretur +Ecclesia, quam per cl. mem. magnum Carolum Pipini filium, +ejusdem progenitorem comitis</i>: così disse Urbano ai vescovi +francesi scongiurandoli a pagar la decima. La <i>Descriptio victoriae +obtentae per brachium Caroli</i>, scrittura triviale e pretesca +(compilata da un Andrea cappellano ungherese, che la +dedicò al Conte di Alençon fratello di Carlo), fa dell’Angioino +un eroe della fede, e cinge la sua impresa di un’aureola di +santità ecclesiastica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note505"> +<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.  </span>Ai 20 di Maggio, un giorno prima che Carlo sbarcasse, +scriveva il Pontefice da Perugia al legato della Marca di +Ancona: <i>in crostino Ascensionis Domini cum 70 legnis — in +portu Veneris visus fuerit — Nam sicut militia Petri de +Vico et alia quae cum Anibaldensibus Sabiniam jam invaserat +ad odorem adventus comitis recesserant, sic potes confidere, +quod in Marchia nulla morabitur, cum Manfredus +intra regnum suos colligat quantum potest: Ep. LXII</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note506"> +<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.  </span><i>Descriptio Victoriae</i>, come sopra; <span class="smcap">Tutini</span>, <i>De Contestabili</i>, +p. 75.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note507"> +<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.  </span><i>Ep.</i> LXVI, da Perugia, al 1 Giugno. <i>Descript. Vict.</i>, +p. 831. <span class="smcap">Gugl. de Nangis</span>, <i>Gesta S. Ludov. IX</i>; nel <span class="smcap">Duchesne</span>, +V, 374. <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 815.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note508"> +<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.  </span>Vedasene il ritratto nel <span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 1. Tuttavia, +indulgendo al costume, Carlo compose versi da trovatore. Ne +sono raccolte due <i>Chansons</i> nel <span class="smcap">S. Priest</span>, Tom. I, App.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note509"> +<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.  </span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 815. Fu una danza di cavalieri +armati, avanzo forse de’ balli pirrici. Ancora nel 1852 vid’io +danzar così a Genova.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note510"> +<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.  </span><i>Carolum — ad urbem venisse noveris pecunia carentem +et equis</i>: così il Papa scrive a Simon cardinale, da Perugia, +ai 3 Giugno; <i>Ep.</i> LXVIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note511"> +<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.  </span>— <i>in urbe, quae tot abundat domibus spatiosis, ad +locum alium conferre te satage. Nec te dicas, de nostris domibus +inhoneste dejectum, sed potius honestati tuae consultum</i>: +da Perugia, ai 18 Giugno; <i>Ep.</i> LXXII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note512"> +<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.  </span>Così credo non soltanto perchè più tardi vi tenne residenza +Arrigo senatore, ma anche perchè Carlo, ai 14 Ottobre +1265, promulgò di là una sua scrittura (vi nomina a suo +famigliare il notajo <i>Bonadies civis Romanus</i>): <i>Datum Rome +apud sanctos quattuor</i> (arch. di Stato di Napoli, Reg. 1280, +C, n. 40, fol. 2; nel <span class="smcap">Del Giudice</span>, <i>Cod. Dipl. di Carlo I</i>, +n. XXIII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note513"> +<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.  </span>Il <span class="smcap">Lelli</span>, <i>St. di Monreale</i>, II, 11, dimostra con documenti +che Gaufredo arcivescovo di Beaumont fu testimone +del possesso che Carlo prese del senato: «nel chiostro di +dentro della chiesa di S. Maria di Campidoglio — Domenica +a’ 21 die Giugno del 1265».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note514"> +<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.  </span>Da una parte evvi in mezzo un leone con sopra lo +stemma dei tre gigli; all’intorno è scritto <span class="smcap lowercase">KAROLVS. S. P. Q. R.</span> +Dal rovescio è rappresentata Roma seduta, colla palla e colla +palma; all’intorno la scritta: <span class="smcap lowercase">ROMA CAPVT MVNDI</span>. La moneta +fu battuta prima che Carlo diventasse re. Altre monete +senatorie colla scrittura <span class="smcap lowercase">CAROLVS. REX. S. P. Q. R.</span>, oppure +coll’altra <span class="smcap lowercase">CAROLVS REX SENATOR VRBIS</span>, appartengono invece +al tempo del suo secondo senato (<span class="smcap">Vitale</span>, App., p. 511; <span class="smcap">Floravante</span> +e <span class="smcap">Papon</span>, <i>St. della Provenza</i>, II, 575).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note515"> +<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.  </span>Nel Genn. 1266 si fa menzione di Carlo <i>vicarius urbis</i> +(<i>Ep.</i> 215). Uno dei giudici che Carlo pose nella Città fu Bertrando +milanese (<i>Ep.</i> 205).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note516"> +<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.  </span>A Corneto e ad altre città tusche vietò che eleggessero +capitani dalla famiglia di quel Bertrando (<i>Ep.</i> 205, +da Perugia, ai 29 Dic.). Al Vicario di Carlo proibì di porre +da rettore di Castel Aspra un famigliare del Conte (<i>Ep.</i> 215, +dei 7 Genn. 1266, ove trovasi il passo relativo ai rapporti +fra’ Papi e i Senatori).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note517"> +<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.  </span>Senza dubbio è errata la data attribuitavi nel <span class="smcap">Raynald</span> +(<i>IV Kal. Junii</i>). Invece, a’ quei documenti s’acconcia +l’altra del <span class="smcap">Martene</span> (<i>IV Kal. Julii</i>, vigilia dei santi Pietro +e Paolo). Lo stesso <span class="smcap">Raynald</span>, al n. 21, registra la lettera del +Pontefice (dei 5 Luglio) in cui felicita Carlo del suo titolo +di re. Se l’atto fosse avvenuto ai 29 Maggio, la lettera sarebbe +data del Giugno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note518"> +<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.  </span>L’erronea opinione (la accoglie anche il <span class="smcap">Raumer</span>, +IV, 514) che i Regesti di Carlo di proposito incomincino solamente +coll’anno 1268, provenne dal disordine in cui trovansi i +libri che li comprendono. I numeri degli anni che sono notati +sul dosso dei volumi (erroneamente cominciano col 1268) non +corrispondono ai documenti raccoltivi entro, i quali per la più +parte sono sparsi qua e là senza progressione cronologica per +tutti i quarantanove tomi. — <span class="smcap">Giuseppe Del Giudice</span> nel vol. I +del suo <i>Codice Diplom. del regno di Carlo I e II</i> (Napoli 1863) +ha già stampate parecchie lettere di Carlo dell’anno 1265, +date da Roma (tutte compilate per opera di Roberto De Baro +<i>magne Regie Curie protonotarius</i>). Agli 8 Luglio 1265 è dato +il primo Diploma che si conservi di Carlo re: è un Privilegio +per Benevento (arch. di Benev., nel <span class="smcap">Del Giudice</span>, p. 27). +Ai 15 Luglio 1265 Carlo nomina Odone e Andrea Brancaleone +de Romania a capitani negli Abruzzi (<i>Reg. Carol. 1269</i>. +A. n. 4. fol. 9: antichissimo dei Diplomi nella collezione dei +Regesti).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note519"> +<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.  </span><i>Ep.</i> 90. Clemente ne scrive al Rettore del <i>Patrimonium</i>, +da Perugia, agli 11 di Luglio: in ricompensa Pietro +è confermato a prefetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note520"> +<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.  </span><i>Ep.</i> 96, da Perugia, ai 13 Luglio. <i>Ep.</i> 137, ibid., dei +25 di Agosto: <i>venit ad matricem — in regnum rediit festinanter, +dimissa militia Vicovari</i>. Ai 10 Dic. 1265, da Roma, +Carlo comanda che sia data una pensione a <i>Jacobus Rusticus +de Audemario</i>, il quale, combattendo <i>in partibus Tiburtinis</i>, +aveva perduto una mano (<span class="smcap">Del Giudice</span>, I, n. 28).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note521"> +<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.  </span><i>Castrametatus in confinio territorii urbis apud Tallacocium. +Mansit ibi cum toto exercitu suo circa duos menses</i>; +indi andò ad Arsoli: ma è narrazione troppo inesatta +(<i>Descriptio Victoriae</i>, p. 833).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note522"> +<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.  </span>Oggi si scoperse che il <i>Diarium</i> di <span class="smcap">Matteo di Giovenazzo</span> +fu un’invenzione bell’e buona. Vedasi <i>Matteo di +Giovenazzo, invenzione del sec. XVI</i>, scrittura di <span class="smcap">G. Bernhardi</span>, +Berlino 1858. — Nei Regesti di Carlo non trovo alcuno +scritto suo dai 15 di Luglio ai 30 Sett. 1265; pertanto non +si può dimostrare che in quel periodo di tempo l’Angioino +si trovasse a Roma. Solamente ai 30 di Settembre ei torna +a scrivere da Roma (<i>Reg.</i> 1280 C., n. 40, fol. 2).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note523"> +<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.  </span>Bolla d’indulgenza: <i>De venenoso genere velut de radice +colubri virulenta progenies Manfredus quondam princeps +Tarantinus egressus — visus est quantum potuit paternam +saevitiam superare... oportuit nos pro Ecclesiae +defensione Athletam assumere: Ep.</i> 145, senza data. Al cardinale +Simone vien data piena facoltà di assolvere <i>manum +injectores in clericos — incendiarios — sacrilegos, sortilegos — clericos +concubinarios — nec non presbyteros et religiosos +quoslibet qui contra costitutionem Eccl. leges vel physicam +audierint — dum tamen pro hujusmodi negotio recipiant +signum crucis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note524"> +<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.  </span><i>Ep.</i> 105: <i>licet numquam in negotio aliquo major perplexitas +nobis occurrerit. — Ep.</i> 135, lettera di lamento al +Re di Francia: <i>moveant igitur te viscera pietatis ad fratrem, +moveant et ad matrem</i>... Le molte lettere di cosiffatto +tenore mostrano in che deplorevoli condizioni si trovassero +Carlo e il Pontefice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note525"> +<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.  </span><i>Et si non fiat, regem oportet vel fame deficere, vel +aufugere: Ep.</i> 118 e 120. Il prestito avrebbe dovuto ammontare +a centomila libbre di provisini, ma giusta l’<i>Ep.</i> 181 indiritta +a Luigi, da Perugia, ai 17 Nov., si poterono procurare +trentamila libbre soltanto. Ai 4 Ott. 1265, Carlo confessa +che il debito coi mercanti, sull’ipoteca de’ beni ecclesiastici, +era stato contratto per assisterlo nella conquista +di Sicilia: <i>Reg.</i>, 1280 C., n. 40, fol. 3; nel <span class="smcap">Del Giudice</span>, +n. XX. Esistevano in Roma ricche case; e il Pontefice +scrive a Carlo (<i>Ep.</i> 89): <i>in Urbe — sunt plures abundantes +in saeculo multas divitias obtinentes</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note526"> +<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.  </span><i>Ep.</i> 165, da Perugia, ai 18 Ott.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note527"> +<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.  </span><i>Ep.</i> 173, da Perugia, ai 30 Ott.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note528"> +<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.  </span><span class="smcap">Gugl. de Nangis</span>, p. 374. <i>Descriptio Victoriae</i>, p. 834. +<span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 4. <span class="smcap">Papon</span>, III, 17.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note529"> +<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.  </span>Ai 9 Agosto 1265 si conchiude lega fra Carlo, Obizzo +di Este, Luigi conte di Verona, e le città di Mantova e di +Ferrara, contro Manfredi, il Palavicini e Boso: <i>Actum Rome +in Palatio Capitolii</i>..., testimonî <i>Robertus de Lavena, Robertus +de Baro, Riccardus Petri Anibaldi, Anibaldus Domini +Trasimundi</i> (<span class="smcap">Verci</span>, II, 88).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note530"> +<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.  </span>Dante vide lo spirito di Boso immerso nella ghiaccia +del più profondo Inferno, piangervi il suo tradimento (<i>Inferno</i>, +c. XXXII, v. 115-117): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">E piange qui l’argento de’ Franceschi:</p> +<p class="i02"> Io vidi, potrai dir, quel de Duera,</p> +<p class="i02"> Là dove i peccatori stanno freschi.</p> +</div></div> + +<p> +I Cremonesi cacciarono della città la sua famiglia, e Boso +morì in miseria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note531"> +<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.  </span><i>Ep.</i> 195, da Perugia, ai 20 Dic.: <i>Scias, fili, quod +civitates et castra nobis possunt auferri, sed eripi nunquam +poterit nostrae defensio libertatis, cum etiam si vinculis teneremur, +non esset verbum Dei alligatum</i>. Dice il <span class="smcap">De Cesare</span> +(p. 201) che Carlo, poco dopo che fu arrivato, visitò a Perugia +il Pontefice, e che questi venne con lui a Roma. Errore. +<i>In Papatu numquam Romam intravit</i>, dice <span class="smcap">Herm. Altahensis</span>, +<i>Annal.</i>, p. 406. Anche <span class="smcap">Vito Duranus</span> (<i>Chron.</i>, +<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Accession.</i>, I, 23) cade in fallo quando racconta +che il Papa s’aggirò processionalmente per Roma accompagnato +dall’imperatore Baldovino e da re Carlo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note532"> +<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.  </span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 819. La data della coronazione +trovasi in <span class="smcap">Bernardus Guidonis</span>, p. 595. Gli atti e il giuramento +di Carlo sono registrati nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note533"> +<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.  </span><i>Jam in publicum prodiit fortis armatus, ad radicem +posita est securis: Ep.</i> 266. Queste lettere, documenti preziosissimi, +descrivono scena per scena quella commovente tragedia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note534"> +<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.  </span>Egli scongiurò il Pontefice che lo aiutasse; e questi +rispose: «Montagne e fiumi d’oro non ho. Le mie forze sono +esauste; i mercanti ristucchi. Perchè mi tormenti senza posar +mai? miracoli non ne posso fare; non posso cambiar creta +e pietre in oro»: <i>Ep.</i> 225.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note535"> +<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.  </span>Carlo lasciò in Campidoglio, con officio di prosenatore, +<i>Bonifacius Vicarius illustris Regis Sicilie in Urbe</i>: +Così lo si appella in un processo di eretici, tenuto ai 22 +Genn. 1266 (<i>Giorn. Arcadico</i>, T. 137, p. 264).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note536"> +<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.  </span>Riccardo Anibaldi possedeva Rocca di Papa, Campagnano, +San Lorenzo, Montefrenello, Castel Gerusalemme, +Monte Compatri, Fusinano (<span class="smcap">Marini</span>, <i>Archiatri Pontificî</i>, +I, 33).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note537"> +<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.  </span>Oggidì la strada ferrata da Roma a Napoli corre precisamente +lungo la via Latina ed il fiume Sacco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note538"> +<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.  </span>Narra il <span class="smcap">Villani</span> che Manfredi offrisse pace a Carlo, +e che questi rispondesse: <i>Dites pour moi au Sultan de Nocère, +aujourd’hui je mettrai lui en enfer, ou il mettra moi +en paradis</i>. Ma non è che una leggenda, come tante altre +che a quel tempo se ne foggiarono.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note539"> +<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.  </span>I Pugliesi abbandonarono tosto il ponte. «A Ceperan, +dove fu bugiardo Ciascun Pugliese», dice <span class="smcap">Dante</span> (<i>Inferno</i>, +c. XXVIII, v. 16-17), che è sempre bene informato. +Il noto racconto del tradimento di Riccardo di Caserta pare +essere una favola: come mai avrebbe potuto il conte Giordano +dar nella rete tanto goffamente? Così <span class="smcap">D. Forges +Davanzati</span> ne disse egregiamente nella sua <i>Dissert. sulla +seconda moglie del re Manfredi</i>, Napoli 1791, p. 15.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note540"> +<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.  </span><i>Ecce de quodam monte descendentes vidimus in quadam +planicie pulcherrima Manfredum quondam principem +eum toto exercitu suo et posse, aciebus paratis ad praelium +mirabiliter ordinatis.</i> Così la relazione della battaglia, scritta +dal cavaliere Ugo del Balzo (<i>Descriptio Vict.</i>, p. 843). Ei +dice che le genti di Manfredi erano forti di cinquemila cavalli +e di diecimila arcieri saraceni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note541"> +<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.  </span>I Cronisti, ciascuno alla sua maniera, pongono in +bocca a Carlo ed a Manfredi i discorsi che i due avrebbero +rivolto ai loro eserciti: quelli della <i>Descriptio</i> sono roba pretesca; +meglio degli altri <span class="smcap">Saba</span>. Manfredi aveva dei Francesi +la stessa opinione che anche oggi si professa in Germania; +che formidabili fossero solamente al primo urto: <i>Gallici enim +in primo instanti videntur audaces, sed nec sunt stabiles, +nec habent durabilem animum neque fortem; immo sunt +omnino plus quam credi valeat pavidi, quando inveniunt +oppositionis resistentiam aliqualis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note542"> +<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.  </span>Nel testo del <span class="smcap">Martene</span> (<i>Ep.</i> 236): <i>Jordanus et Bartholomaeus +dictus simplex</i>; e così anche nella <i>Ep.</i> 240. Ma +qui si scambiano due persone diverse. Ai 20 Giugno 1262 +trovasi Bartolomeo di Asti (certamente un Lancia) da vicario +generale di Manfredi nella Maremma (arch. di Siena, n. 758): +per lo contrario, dopo l’Agosto 1262 e ancor nel Febb. 1264, +vicario generale in Toscana fu <i>Franciscus Simplex</i> (ibid., +n. 760 sgg.), cui succedette il conte Guido Novello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note543"> +<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.  </span>Questo dispaccio, uno dei più antichi bullettini di battaglia, +che siano mai stati composti, è registrato completamente +nella <i>Descript. Vict.</i>, p. 845 e nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Ep.</i> 236. +Nella <i>Descript.</i> la lettera è data dei 26 Febbraio, e certamente +in quella istessa notte Carlo spacciò il corriere. Dice +il Papa (<i>Ep.</i> 238) di aver ricevuto la lettera ai <i>III Kalend. +Martii</i>; ma questo è impossibile se si consideri la distanza +da Perugia: invece di <i>III</i> convien leggere <i>II</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note544"> +<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.  </span>Ibid., p. 847.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note545"> +<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.  </span>Quest’è la toccante narrazione che ne dà il <span class="smcap">Villani</span>; +e con essa intieramente concorda <span class="smcap">Saba Malaspina</span>: «Tutti +timorosamente dissono di sì! Quando venne il conte Giordano +sì si diede delle mani nel volto piagnendo e gridando: omè, +signor mio!»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note546"> +<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.  </span>«E fu sepolto lungo il fiume del Verde, a’ confini del +regno e di Campania» (<span class="smcap">Villani</span>, VII, 9). — E <span class="smcap">Dante</span> (<i>Purgatorio</i>, +c. III, v. 131-132): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Di fuor del regno, quasi lungo il Verde,</p> +<p class="i02"> Ove le trasmutò a lume spento.</p> +</div></div> + +<p> +Quantunque il <span class="smcap">Boccaccio</span> (<span class="smcap">Giannone</span>, lib. XIX, c. 3) reputi +il Verde essere un confluente del Tronto, il <span class="smcap">De Cesari</span> dichiara +quel fiume essere il Liri; e il <span class="smcap">Ricci</span> (<i>Studî intorno a +Manfredi</i>, p. 24) crede che sia il Tolero, vicino Ceperano. +Papa Pio II nei suoi <i>Commentarî</i> (lib. XII, p. 312) dice: <i>Fluvium +quod ambit insulam (sc. di Sora) Viridem vocant, aut +Lyris hic est, aut in Lyrim cadit</i>. Chiunque vede il Liri presso +a Ceperano ed a Sora s’incanta del bel color verde delle sue +acque.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note547"> +<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Per lor maledizion sì non si perde,</p> +<p class="i02"> Che non possa tornar l’eterno amore,</p> +<p class="i02"> Mentre che la speranza ha fior del verde.</p> +</div></div> + +<p> +(<i>Purgatorio</i>, c. III, v. 133-135). Che anche <span class="smcap">Dante</span> credesse +ai delitti di Manfredi sembra provarlo la esclamazione ch’egli +pone in bocca della sua ombra: «orribil furon li peccati +miei!»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note548"> +<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.  </span><span class="smcap">Ricobaldo</span> lo paragona a Tito; e il guelfo <span class="smcap">Saba</span> lo +chiama <i>generosus, benignus, virtuosus, magnanimus, gratiarum +in se dotibus circumfultus</i>. — Il trovatore <span class="smcap">Adam d’Arras</span> +ne ha sbozzato il ritratto in alcuni versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Biaus chevalier et preus,</i></p> +<p class="i01"><i>Et sage fu Mainfrois.</i></p> +<p class="i01"><i>De toutes bonnes teches,</i></p> +<p class="i01"><i>Entechiès et courtois,</i></p> +<p class="i01"><i>En lui ne falloit riens,</i></p> +<p class="i01"><i>Forsque seulement fois;</i></p> +<p class="i01"><i>Mais cette faute est laide,</i></p> +<p class="i01"><i>En contes et en Rois.</i></p> +</div></div> + +<p> +(Nel <span class="smcap">Papon</span>, <i>St. di Provenza</i>, III, 27). — La <i>Cronica</i> tedesca +di <span class="smcap">Ottocaro</span> (in rima) dice: «Gli battè in petto finchè visse +cuor benigno; per dignità, per meriti illustri, per liberalità +nessun savio o re gli fu pari» (<span class="smcap">Petz</span>, <i>Script. Rer. Austr.</i>, III, +22). — Durevole monumento di Manfredi è la città di Manfredonia, +che egli fondò vicino l’antico <i>Sipontum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note549"> +<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.  </span>«Bugiardo ciascun Pugliese» (<span class="smcap">Dante</span>). — <i>A suis sic +proditus!... Regnicolarum imbecillis pusillanimitas</i> (<span class="smcap">Saba +Malaspina</span>). — I Pugliesi dicevansi regnicoli, come ancora +oggidì.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note550"> +<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.  </span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 824.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note551"> +<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.  </span><i>Et haec est retributio quam recepimus in principio: +Ep.</i> 254. E nell’<i>Ep.</i> 262 a Carlo medesimo dei 12 Aprile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note552"> +<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.  </span>I documenti sono raccolti in <span class="smcap">Forges Davanzati</span> (<i>Sulla +seconda moglie</i> ecc., p. 23, 30 e in appendice); in <span class="smcap">Camillo +Minieri Riccio</span> (<i>Alcuni studî storici intorno a Manfredi</i>, Napoli +1850, p. 118); nell’<span class="smcap">Amari</span> (<i>Vespro Sicil.</i>, II, Doc. 29, 30); +nel <span class="smcap">Del Giudice</span> (<i>Cod. Diplom.</i>, vol. I, 124). Elena fu fatta +penare di fame, e morì prima dei 18 Luglio 1271. I figli di +Manfredi pel loro mantenimento non costavano più di cinquantaquattro +grana al giorno! La inedia fisica, nella quale +Carlo fe’ languire le sue vittime, condanna questo tiranno a +infamia eterna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note553"> +<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.  </span>Il nesso misterioso di questi avvenimenti ha una grandezza +degna della storia degli Atridi. — Fra gli altri prigionieri +di Carlo il conte Giordano di Anglano finì i suoi giorni +in un carcere di Provenza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note554"> +<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.  </span>Il primo Editto promulgato da Carlo dopo la morte di +Manfredi (il primo almeno che ci sia conservato) è dato da +Dordona, ai 14 Marzo 1266: ei comanda che si vigilino le coste, +<i>ut Theotonici, Lombardi ac Thusci Gibellini, quum venerint +in auxilium Manfredi jam interfecti, comprehendantur</i> (<i>Syllab. +Membranar. ad Regiae Siclae Archivium pertinentium</i>, +vol. I).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note555"> +<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.  </span><i>Ep.</i> 285, da Viterbo, ai 15 Maggio, A. II. Il Papa (ed +è cosa abbastanza notevole) confessa <i>quod cum Rom. Pop. in +possessione jam sit, et dudum fuerit ordinandi Senatum, a +possessione hujusmodi quantum libet sit injusta, causa non +cognita — dejicere non debebamus eumdem</i>. A seconda delle +circostanze, ora si faceva di berretto ai diritti popolari, ed ora +si disconoscevano. — Il Vicario di Carlo trovavasi in Roma +ancora ai 12 di Maggio, e con buon esito tenne testa al Rettore +della Campania, il quale aveva strappato giuramento di fedeltà +ad alcune terre pertinenti alla Città: <i>Ep.</i> 282.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note556"> +<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.  </span><i>Ecce Roma suae reddita libertati in sua conversa jam +viscera nescit legem. Duo facti sunt senatores, praedones et +fures intus et extra libere debacchantur. Angimur enim ab +eisdem, praecipue propter debita: Ep.</i> 310, da Viterbo, ai 15 +Giugno 1266, indiritta al cardinale Simone, cui scongiura: +<i>de ore leonum nos libera rugentium</i>. — E nell’<i>Ep.</i> 339, allo +stesso, dei 22 Luglio: <i>nos vero te et Rom. Eccl. liberare satagas +a Romanis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note557"> +<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.  </span><i>Hic jacet Dns Lucas de Sabello Pat. Dni Ppe Honorii +Dni Johis et Dni Pandulfi qui obiit dum esset Senator urbis +A. Dni MCCLXVI. Cujus Anima requiescat in Pace. Amen.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note558"> +<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.  </span>La reazione nelle Calabrie e la lega con Pisa incominciarono +ormai nell’estate e nell’autunno dell’anno 1266. +Lo dimostra una lettera di Carlo, fino ad ora ignota, data +da Napoli, ai 26 Ott. 1276, in cui il Re irritato rimprovera +ai Pisani di avere permesso che Nicolò Malecta armasse a Pisa +ed a Piombino alcune galere con genti tedesche, per andarsi +a congiungere con Federico Lancia e con altri ribelli nelle +Calabrie: e li rimbrotta di aver lasciato che si maltrattassero +alcuni cavalieri provenzali a bordo di una nave. Ei minaccia +di bandire dal suo regno tutti i Pisani (<i>Dat. Neap. +XXVI Oct. X Ind. Regni nostri anno II: Reg.</i> 1278, A. numero +29, fol. 4).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note559"> +<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.  </span><i>Sed dum quidam nob. civis Roman. Angelus Capucia — seditionem +in Rom. Pop. suscitasset, per quam contra Urbis +magnates Capitaneus populi, quibusdam bonis viris de +qualibet regione binis electis secum adjunctis</i>:... <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, +p. 834. — <i>Ep.</i> 479 di Clemente IV al Capocci (<i>capitaneo +urbis Romae</i>), da Viterbo, ai 9 di Luglio 1267.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note560"> +<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.  </span><span class="smcap">Rymer</span>, <i>Foedera</i>, I, I, 359, 388.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note561"> +<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.  </span><span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1267, n. 17. Il Pontefice affidò all’Infante +il governo dell’Etruria: <i>Arces, quae in Etruria +Ecclesiae Romanae erant, tutandas subscepit</i>. <span class="smcap">Bonincontr.</span>, +<i>Hist. Sicula</i>, p. 5. Dapprima cercò anch’egli di disfarsene: +<i>Ep.</i> 467, dei 15 Maggio 1267. E Carlo voleva fino dal 1266 +accomodarsi con lui per via di un matrimonio, onde nell’Ottobre +di quell’anno negoziò con esso e coll’ex-imperatore +Baldovino (arch. di Stato di Napoli, <i>Reg.</i>, 1278 A, n. 29, +fol. 4). Nel Maggio 1267 il Papa si proponeva di dare in moglie +ad Arrigo una principessa aragonese.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note562"> +<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.  </span>Ai 9 di Luglio Angelo Capocci governava ancora da +<i>capitaneus</i> (<i>Ep.</i> 479): ai 15 di Maggio Arrigo trovavasi tuttavia +alla corte di Viterbo (Ep. 467), e già ai 26 di Luglio +Clemente IV scrive ad Arrigo come a senatore (<i>Ep.</i> 508). +Stando alla <i>Descriptio Victoriae</i>, p. 849, sarebbe stato Carlo +stesso che avrebbe procurato all’Infante l’officio di senatore: +ma è un errore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note563"> +<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.  </span><i>Ep.</i> 514, da Viterbo, ai 30 di Luglio 1267: Il Pontefice +scrive a tutte le terre nel Patrimonio e nella Sabina, +che non prestino soggezione al senatore. Nell’<i>Ep.</i> 517, da +Viterbo, al 13 Agosto 1257, egli si lagna del senatore appo +Carlo. Nell’<i>Ep.</i> 523, da Viterbo, al 20 Agosto, scrive al Comune +di Corneto che non obbedisca al senatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note564"> +<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.  </span><i>Formae geminae mulierum super Tusciam — comparuerunt — pendentes +ut nebula super terram — sed non vane +hominum conjiciunt intellectus alteram — vocari posse Gebelliam, +alteram vero Guelfam. Eae, ut ajunt, junctis brachiis +invicem colluctantes</i>... E pure in quest’idea ampollosa +di <span class="smcap">Saba Malaspina</span> si nasconde una imagine grandiosa, +degna di Michelangelo o di Dante. I Cronisti danno le più +strane spiegazioni di questi nomi di parti. <span class="smcap">Jacopo Malvecci</span> +(<i>Chron.</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, XIV, 903) pone i Ghibellini in relazione +nientemeno che coll’Etna (Mon Gibello), perocchè là eglino +avrebbero avuto il loro oracolo. Anche <span class="smcap">Petrus Agarius</span> +(<span class="smcap">Mur.</span>, XVI, 299) fa derivare le fazioni dai diavoli Gibel e +Guelef.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note565"> +<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.  </span><i>Ep.</i> 380, 471 e 504: <i>Onerosus ecclesiis et regnicolis +universis, nec suis nec exteris gratiosus — nec visibilis — nec +adibilis — nec affabilis — nec amabilis</i>. — I Pugliesi +sclamarono: <i>O rex Manfrede, te virum non cognovimus, +quem nunc mortuum deploramus; te lupum credebamus rapacem — sed +praesentis respectu dominii — agnum mansuetum +te fuisse cognovimus</i>; <span class="smcap">Saba</span>, p. 832.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note566"> +<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.  </span><i>In Alamaniam ad suscitandum catulum dormientem, +et pullum aquilae, qui nondum aetate coeperat adulta pennescere, +propere se convertunt. — Qui sibi tamquam Regi +venturo aurum, thus offerebant et myrram</i>: ibid., p. 832, 833.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note567"> +<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.  </span><i>Ep.</i> 392, da Viterbo, addì 16 Ott., al legato nella +Marca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note568"> +<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.  </span><i>De radice colubri venenosus egressus regulus, suis jam +inficit flatibus partes Tusciae... Ep.</i> 450, da Viterbo, ai +10 Aprile 1267. Tal forma parve ad un Pontefice che avesse +il generoso nipote di Federico II!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note569"> +<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.  </span>E vi trattarono anche delle cose di Bisanzio. Al 27 +Maggio 1267 Carlo conchiuse a Viterbo un trattato coll’ex-imperatore +Baldovino, che gli cedette l’Acaja e la +Morea. Filippo, figlio di Baldovino, avrebbe dovuto sposare +Beatrice, figlia di Carlo; e questi promise soccorso di +milizie per la conquista dell’Impero greco (Doc. nel <span class="smcap">Davanzati</span>, +nella citata <i>Dissert.</i>, Mon. XIV).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note570"> +<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.  </span><i>Paciarium generalem</i>... fin dai 10 di Aprile, nella +<i>Ep.</i> 450 ai Fiorentini. <i>Pacis restaurator in Tuscia</i> (<i>Ep.</i> 512, +da Viterbo, ai 28 Luglio 1267). Pisa e Alfonso X protestarono. +Agli 11 di Maggio il Pontefice scrive che Carlo per +la via di Viterbo era andato a Firenze ed aveva assunto il rettorato +delle città guelfe (<i>Ep.</i> 464).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note571"> +<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.  </span>Arrigo una volta sclamò; «Per lo cor Dio, o el mi +matrà, o io il matrò» (<span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 10). Il suo odio ardente +espresse in una canzone, di cui diremo più sotto: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Mora per Dio chi ma trattato mortte,</p> +<p class="i01">E chi tiene lo mio aquisto in sua Ballia</p> +<p class="i01">Come giudeo...</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note572"> +<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.  </span><i>Quamvis — tui nuncii dixerint, quod parandum esset +in Urbe dissidium, scias tamen nos adhuc nullum aditum +invenisse. Pars enim non confidit de parte, et ambae timent +Senatorem ut fulgur, nec juxta se potentiam magnam conspiciunt, +per quam possent expedite juvari; quam etiamsi viderent, +non essent ea contenti; nisi eisdem pecuniae puteus +inexhauribilis pararetur: Ep.</i> 532, a Carlo, da Viterbo, +addì 17 Sett. 1267.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note573"> +<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.  </span>In un documento dal Campidoglio, ai 18 Nov. 1267, +è chiamato <i>Egregius vir Dom. Guido Comes de Monteferetro +et Gazolo, Vicarius in urbe pro superillustri viro Domino +Enrico... Senatore</i> (arch. di Siena, n. 869). Io non +credo che Guido entrasse in Roma per la prima volta ai 18 +Ottobre insieme con Galvano Lancia: in nessun luogo si +fa menzione di loro due uniti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note574"> +<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.  </span><i>Ep.</i> 518 a Carlo, da Viterbo, ai 13 Agosto 1267. — <i>Ep.</i> +523, ai Cornetani, dei 20 Agosto 1267. — <i>Ep.</i> 532, a Carlo, +dei 17 Settembre, per causa di Sutri. — <i>Ep.</i> 534, a Pietro di +Vico, del 21 Settembre. Anch’egli, come <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, +lo appella <i>Petrus Romani Proconsul</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note575"> +<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.  </span><i>Cod. Vatican. 6223</i>, fol. 149: <i>Rectoribus Romanensis +Fraternitatis: De Vultu gloriosi Apost. Principis rubor injurie +non sine ipsius gravi querela consurgit</i>... — Il <span class="smcap">Raynald</span>, +ad a. 1167, n. 18, riporta un passo di questa lettera, e +incorre nel fallo di credere che la frase <i>de vultu gloriosi etc.</i> +sia il titolo della <i>Fraternitas</i>. La <i>Romana Fraternitas</i> era +un assai ragguardevole collegio di parroci delle chiese di +Roma. Più tardi ebbe la sopravveglianza della romana università, +e, come molte altre corporazioni, tenne le sue tornate +nel <i>S. Salvator in Pensilis</i> presso il <i>Circus Flaminius</i>. +Vedasi <span class="smcap">Petro Moretto</span>, <i>Ritus dandi Presbyterium</i> (Roma +1741, Append. n. 1). — La lettera di cui diciamo di sopra +è data da Viterbo, ai <i>XII Kal. Nov. a. III</i>. Il Papa ne fu +ancor più irritato, poichè tempo prima avea tolto a proteggere +Galvano fuggito di Calabria, e per mezzo del vescovo +di Terracina lo aveva assolto, sotto condizione che andasse +a guerreggiare in Oriente. Gli atti se ne trovano nel sopraddetto +<i>Cod Vatic.</i>, fol. 148. Il decreto del vescovo di Terracina +è dato nell’anno 1267, <i>Ind. X tempore D. Clementis IV +PP. Pont, ejus a. II m. Febr. die V</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note576"> +<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>.  </span>Ancor nell’anno successivo lagnossi il Pontefice: <i>praefatum +Galvanum ad eorum ludos, ut ipsis illuderet, venientem +non solum pari, sed majori fastu — receperunt et munificentius +honorarunt</i>: <span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1268, n. 21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note577"> +<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>.  </span><span class="smcap">Saba</span>, p. 834, 835: <i>ad instar piscium — uno tractu +retium capiuntur</i>. — Questo avvenne prima dei 16 Nov. 1267, +allorchè il Papa ne protestò: e non già innanzi ai 13 Nov., +quando ancora scriveva amichevolmente al senatore (<i>Ep.</i> 554). +<i>Ep.</i> 558, dei 20 Nov., a Carlo. — <i>Ep.</i> 559, dei 23 Nov., al +cardinale di sant’Adriano. — <i>Ep.</i> 561, dei 26 Nov. — <i>Ep.</i> 563, +dei 26 Nov.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note578"> +<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>.  </span><i>Ep.</i> 556, da Viterbo, ai 16 Nov. 1267, dove ormai di +Arrigo dice: <i>Publicum Ecclesiae et — Caroli — hostem, ac +manifestum ejusdem Corradini se fautorem exhibuit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note579"> +<p><span class="label"><a href="#tag579">579</a>.  </span>La cosa accadde dopo dei 16 Nov., e non (come afferma +lo <span class="smcap">Cherrier</span>. IV, 168, giusta i <i>Reg. Clem. IV</i>, lib. IV, +n. 3, fol. 248) sul principio del Novembre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note580"> +<p><span class="label"><a href="#tag580">580</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Alto valore chagio visto impartte,</p> +<p class="i01">Siati arimproccio lo male chai sofertto.</p> +<p class="i01">Pemsati in core che te rimasso impartte,</p> +<p class="i01">E come te chiuso ciò che tera apertto.</p> +<p class="i01">Raquista in tutto lo podere ercolano.</p> +<p class="i01">Nom prendere partte se puoi avere tutto.</p> +<p class="i01">E membriti come facie malo frutto</p> +<p class="i01">Chi male contiva terra chae a sua mano.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Alto giardino di loco Ciciliano</p> +<p class="i01">Tal giardinetto ta preso in condotto,</p> +<p class="i01">Che tidra gioia di cio cavei gran lutto.</p> +<p class="i01">A gran corona chiede da romano.</p> +</div></div> + +<p> +La canzone è composta di cinque stanze e di una strofa finale. +È compresa nel <i>Cod. Vat. 3793</i>, fol. 53 b; collezione celebre +di romanze volgari dei secoli decimoterzo e decimoquarto. E +in epigrafe tiene scritto: «Donnarigo». La si trova stampata +in appendice nello <span class="smcap">Cherrier</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note581"> +<p><span class="label"><a href="#tag581">581</a>.  </span>Su di ciò hannovi due notevoli documenti nell’archiv. +di Siena, n. 869: <i>In nom. dom. Am. Ann. a nativ. ejusd. 1267 +die Veneris XVIII Novemb. Ind. XI more Romano generale +et speciale consilium communis Rome factum fuit in Ecc. +S. Marie de Capitolio per vocem preconum et sonum campane +de hominibus ipsorum consiliorum more solito concregatum +convocatis etiam convenientibus ad dictum consilium consulibus +mercatorum et capitibus artium urbis Rome. In quo +quidem consilio seu quibus Egregius vir Dom. Guido comes +de Monteferetro et Gazolo vicarius in urbe pro superillustri +viro D. Henr. filio qnd. D. Fernandi seren. Castelle regis +Senatore ipsius urbis</i>... Il parlamento approva la lega con +Siena, con Pisa e cogli altri Ghibellini di Toscana, e commette +pienezza di facoltà ad un <i>Syndicus</i> romano. <i>Actum Rome in +Eccl. S. M. de Capitolio. Ibi vero D. Azo Guidonis Bovis prothojudex +et consiliarius dcti D. Senatoris. D. Angelus Capucius. +D. Rofredus de Purione. D. Crescentius leonis. Johes +Judicis et alii plerique interfuerunt rogali testes. Et Ego +Palmerius de monticello civis parmensis Imp. Auct. notarius... +scripsi.</i> — Il n. 870, sotto l’istessa data, è un documento +in cui <i>Jacobus cancellarius urbis</i> è eletto <i>nuncius, +procurator, actor et sindicus</i> del popolo romano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note582"> +<p><span class="label"><a href="#tag582">582</a>.  </span>Arch. di Siena, n. 871; pergamena di grande formato +e di bellissima scrittura. I <i>Syndici</i> di Pisa, di Siena e della +<i>pars Ghibellina de Tuscia</i> (Pistoia, Prato, Poggibonsi, San +Miniato ecc.) nominano <i>in Tuscia Capitaneum generalem Excelsum +Magnif. et Illust. Vir. D Henrigum — nunc Alme +Urbis Senatorem — per spatium quinque annorum</i>. Stabiliscono +la garanzia dei loro proprî diritti, ma <i>salvis in omnib. +predictis honoribus illustrix Regis Corradi</i>. Vien servata +la lega fra Pisa e Venezia. <i>Actum Urbi in palatio SS. quactuor +Coronatorum, ubi idem D. Capitaneus morabatur, presentibus +D. Accone Judice Guidoni Bov. de Parma. D. +Uguiccione Judice. D. Janni Mainerio. Magistro Vitagli de +Averssa. Mariscopto notario. D. Marito de Florentia. D. +Ormano de Pistorio. D. Ugolino Belmonti et de Uberto Judice +de Senis sub A. D. Millesimo CCLXVII Ind. XI prima die +Kal. Decembris secundum curssum Alme Urbis. Ego Usimbardus +olim Boninsegne</i>... — In un secondo atto le città si +obligano di difendere i proprî diritti, Arrigo e i suoi partigiani, +<i>et ad domanium Imperii in Tuscia acquirendum et +occupandum</i>... Arrigo si impegna di non tollerare che +Carlo eserciti dominio alcuno in quelle città. <i>Actum ut supra.</i> — Un +terzo istromento contiene il trattato fra esse e Roma +per sicurtà di traffico, per protezione scambievole dei loro +diritti e per abolizione delle rappresaglie. <i>Actum ut supra.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note583"> +<p><span class="label"><a href="#tag583">583</a>.  </span><span class="smcap">Bonincontrius</span>, <i>Hist. Sic.</i>, p. 5, dice che Arrigo veramente +intraprese la spedizione, occupò Aversa, e negli Abruzzi +giunse fino ad Aquila: ma poichè il Papa ne tace, la cosa +non può essere vera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note584"> +<p><span class="label"><a href="#tag584">584</a>.  </span><i>Ep.</i> 568, del 17 Dic., a Carlo: <i>Scias fili, quod si potes +senatum Urbis acquirere ad tempus competens, tolerabimus. — Ep.</i> +569, dei 19 Dic., di minaccia ad Arrigo. Più energicamente +gli scrive nell’<i>Ep.</i> 572, dei 28 Dic., e nell’<i>Ep.</i> 573, +dei 30 Dic.; però ancor sempre colla soprascritta <i>dil. filio +nob. viro... Senatori Urbis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note585"> +<p><span class="label"><a href="#tag585">585</a>.  </span>Parecchie volte Clemente si duole che Carlo non +torni nel regno: massime lo fa ai 25 Marzo (<span class="smcap">Raynald</span>, n. III). +Avrebbe bastato questa data a convincere lo <span class="smcap">Cherrier</span> +(IV, 183) che Carlo ai 25 Marzo non era peranco venuto a +Viterbo. Nell’<i>Ep.</i> 620, dei 12 Aprile, il Papa scrive: <i>Quarta +feria ante festum pascalis hebdomadae regem laeti suscepimus</i>. +La Pasqua del 1258 cadde agli 8 Aprile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note586"> +<p><span class="label"><a href="#tag586">586</a>.  </span><span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1268, n. 4. <i>Cod. Vat. 4957</i>, fol. 98: +<i>Actum in Palatio nostro Viterbiensi in die Cene Domini, +Pontif. nri ann. quarto</i>. La Bolla di scomunica contro il senatore +ed i Romani trovasi nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 21. — Bolla +da Viterbo, dei 3 Aprile (<span class="smcap">Cherrier</span>, IV, 531), <i>ut pacificum +urbis statum habeat, et nobis ac nostris fratribus accessus +pateat ad eamdem, quam nondum visitare potuimus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note587"> +<p><span class="label"><a href="#tag587">587</a>.  </span><i>Senator — cum Jacobo de Napoliono et Petro de Vico +et Anibalibus et Pop. Romano prelium incipientes cum ipsis +qui intraverant, ceperunt et interfecerunt ex ipsis circa M. +milites</i> (<i>Annales Placentini Gibellini</i>, p. 526).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note588"> +<p><span class="label"><a href="#tag588">588</a>.  </span><i>Ep.</i> 625, dei 17 Aprile. A questa nomina nel 1324 +fe’ ricorso Giovanni XXII nella sua contesa con Luigi il +Bavaro (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. Anect.</i>, II, 650). Le altre date +nelle <i>Ep.</i> 620, 630.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note589"> +<p><span class="label"><a href="#tag589">589</a>.  </span>Addì 14 Maggio ei fa quitanza a Siena di quattromiladuecento +once d’oro (arch. di Siena, n. 674). Noti sono +i suoi Diplomi dei 14 Giugno per Pisa (bel documento nell’arch. +di Firenze) e dei 7 Luglio per Siena (in quell’arch., +col suggello in cera conservato a mezzo: v’è scritto sopra +<span class="smcap lowercase">CHVNRADVS DEI GR</span>...: la figura è coronata e col globo).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note590"> +<p><span class="label"><a href="#tag590">590</a>.  </span>Ai 27 Maggio 1268 il senatore fa quietanza a Siena +di duemilacinquecento libbre di provisini: <i>Actum Rome in +palatio D. Pape prope S. Petrum praesentibus D. Galvagno +Lancea Fundorum ac Principatus comite. D. Jacobo Napoleonis. +D. Pandulfo Tedalli. D. Aczone Guidonis Bovis. D. +Marito Domini Sclacte uberti. Usimbardo notario. Et ego +Johes Jacobi Interapne</i> (arch. di Siena, n. 875).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note591"> +<p><span class="label"><a href="#tag591">591</a>.  </span>Ai 15 Luglio scrive ad Assisi: <i>cum eveniat juxta not +transitus Conradini infra diem Lunae vel diem Martis +proximum, prout creditur consummandus... Ep.</i> 675.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note592"> +<p><span class="label"><a href="#tag592">592</a>.  </span><i>Priusquam tamen Urbem Conradinus introeat, ejusdem +Urbis Populus, qui naturaliter Imperialis existit, adventus +Conradini diem constituit celebrem et solemnem</i>: +p. 842.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note593"> +<p><span class="label"><a href="#tag593">593</a>.  </span>Vivacemente ne lo descrive <span class="smcap">Saba</span>, p. 842: <i>vias medias +desuper — caris vestibus, et pellis variis velaverunt, +suspensis ad chordas strophaeis, flectis, dextrocheriis, periscelidibus, +arbitris, grammatis, armillis, frisiis — bursis +sericis, cultris tectis de piancavo samito, busso, et purpura</i>... +Che l’entrata di Corradino avvenisse ai 24 Luglio lo dicono +gli <i>Annales Placentini Ghibellini</i>, p. 528, che sono bene informati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note594"> +<p><span class="label"><a href="#tag594">594</a>.  </span>Però <span class="smcap">Saba</span> paragona la Città ad una cortigiana: <i>Quae +frequenter libertatis antiquae pudicitiam violanda, actu meretricali +verisimiliter prostans adulterandam cuilibet venienti +domino impudenter se exhibet</i>: p. 843.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note595"> +<p><span class="label"><a href="#tag595">595</a>.  </span>Gli <i>Annal. Placentini</i> rendono certa questa data: +infatti Corradino rimase a Roma ventisei giorni, e tanti ne +corsero dai 24 di Luglio ai 18 di Agosto. Anche il <i>Chron. +Jordani</i> (<i>Cod. Vat. 1960</i>, fol. 239) dice: <i>generali collecto +exercitu XVIII die Aug. de urbe egredientes</i>. Fuor di dubbio +Corradino dimorò in Laterano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note596"> +<p><span class="label"><a href="#tag596">596</a>.  </span>Sulla fine del 1267 Corradino lo aveva altresì eletto +<i>princeps Abrutii</i>. Diploma in appendice al Tom. IV dello +<span class="smcap">Cherrier</span>: <i>caro de carne nostra, sanguis de sanguine nostro +et os de ossibus nostris</i>. Così Corrado vi appella il nipote +illegittimo dell’avo suo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note597"> +<p><span class="label"><a href="#tag597">597</a>.  </span>Corradino si attendò vicino alla villa <i>Pontium</i>, a cento +passi da Scurgola; Carlo vicino Alba. <i>Campus Palentinus</i> od +anche <i>Valentinus</i>, era detto da una chiesa dedicata a san Valentino. +<span class="smcap">Tolomeo di Lucca</span> e <span class="smcap">Bartolomeo de Neocastro</span> +appellano la battaglia con nome di Tagliacozzo; gli <i>Ann. +Placentini</i> con quello di Alba. La relazione di Carlo è data +<i>in campo Palentino</i>, e nel <i>Reg.</i> 1272 B., n. 14, fol. 214, egli +scrive all’Abate di Casenove: <i>cum providerimus in loco ubi +pugna Corradini facta extitit, videlicet prope Castrum Pontis +monasterium de novo construi</i>. Il <i>Majus Chron. Lemovicense</i> +(<i>Recueil</i>, XXI, 772) ha questo verso: <i>plana Palentina servant +ter milia quina</i>. <span class="smcap">Dante</span> (<i>Inferno</i>, c. XXVIII, v. 17-18) dà al +campo della battaglia il nome che conservo io pure: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i08"> e là da Tagliacozzo,</p> +<p class="i01">Dove senz’arme vinse il vecchio Alardo.</p> +</div></div> + +<p> +Peraltro l’ispezione della località mi convinse che la battaglia +deve essere appellata da Scurgola. Per ciò che riguarda +ai luoghi vedasi <span class="smcap">Camillo Minieri Ricci</span>, <i>Studî intorno a +Manfredi</i> ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note598"> +<p><span class="label"><a href="#tag598">598</a>.  </span>Migliore di tutte è la descrizione che ne dà <span class="smcap">Guglielmo +Nangis</span>; meno buona quella di <span class="smcap">Saba Malaspina</span>; robustissima +l’altra del <span class="smcap">Villani</span>. Vedansi oltracciò la <i>Descriptio +Vict.</i>, il <span class="smcap">Monachus Patavinus</span>, il <span class="smcap">Salimbene, Barthol. de +Neocastro, Ricobaldo</span>, il <span class="smcap">D’Esclot</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note599"> +<p><span class="label"><a href="#tag599">599</a>.  </span><span class="smcap">Bernardo D’Esclot</span>, <i>Cronaca Catalana</i>, c. 62. Così +dice eziandio la <i>Cronica rimata</i> di <span class="smcap">Ottocaro</span> (<span class="smcap">Petz</span>, III, 40): +«Li Tedeschi si sparpagliarono; d’ogni intorno si allietarono +di ruba e di guadagno.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note600"> +<p><span class="label"><a href="#tag600">600</a>.  </span><i>Sed frustra intentatur aliquid invito numine superno</i>: +bella sentenza degli antichi che il guelfo <span class="smcap">Malaspina</span> ripete +(p. 845).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note601"> +<p><span class="label"><a href="#tag601">601</a>.  </span><i>Supplico, ut surgens pater et comedens de venatione +filii sui, exsolvat gratias debitas altissimo.</i> Così scriveva +un Re al sommo sacerdote della Cristianità: e queste frasi +empiamente pie saran parute a Viterbo bibliche e belle +(<span class="smcap">Martene</span>, II, <i>Ep.</i> 690)! Il Papa ricevette il corriere ai 26 +di Agosto (<i>Ep.</i> 693), e tosto scrisse al Comune di Rieti che +ogni fuggitivo si arrestasse, per temenza che Corradino potesse +scampare. Ai 24 di Agosto Carlo scrisse a Padova: <i>dat. +in Campo Palentino prope Albam XXIV Aug. XI Ind.</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, +<i>Antiq.</i>, IV, 1144).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note602"> +<p><span class="label"><a href="#tag602">602</a>.  </span><span class="smcap">Saba</span>, p. 849. Della sua morte tiene nota nel Dic. 1288 +il <i>Memoriale</i> dei Podestà di Reggio. Vi è appellato <i>praefectus +urbis</i>; e così lo chiama eziandio l’epitaffio dell’arca famigliare +che è in santa Maria de Gradi a Viterbo (<span class="smcap">Bussi</span>, p. 159 +e App. XXI e XXII; documenti concernenti l’assoluzione e +il testamento di Pietro). Morendo comandò che il suo corpo +si facesse in sette brani <i>in detestationem septem criminalium +vitiorum... Actum Vici in Rocca in camera dicti Testatoris +(A. 1268. Ind. XII, die VI mensis Decem.)</i>. Secondo +i <i>Regesti</i> di Carlo (1271 B, n. 10, fol. 159), lasciò due figli +Pietro e Manfredi e la vedova sua Costanza. Manfredi (nel 1308 +fu prefetto urbano) aveva per fermo ricevuto il suo nome di +battesimo da re Manfredi. La casa dei Vico risale fino al +secolo duodecimo, e (omai sul principio del decimoterzo) dall’officio +della prefettura tenne il nome <i>de Praefectis</i> od anche +di <i>Praefectani</i>. Innocenzo IV nel 1248 scrive: <i>Praefecto urbis, +Petro Bonifatii, Amatori quondam Gabrielis de Praefectis, +dominis de Vico et aliis Praefectanis...</i> (<span class="smcap">Theinee</span>, <i>Cod. +Dipl</i>., I, n. 233).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note603"> +<p><span class="label"><a href="#tag603">603</a>.  </span>Gli <i>Ann. Placent.</i> rischiarano di nuova luce la storia +di Corradino: <i>Qui rex Conradus cum militibus qui secum +erant ad castrum Vegium se reduxit — et tunc venit Vicoarium +cum quingintis militibus — intravit Romam die Martis +XXVIII mensis Augusti</i> (p. 528). Anche il <span class="smcap">D’Esclot</span>, +c. 62, dice: «Corali con ben cinquecento cavalieri si salvò +verso Roma». — <i>Vegium</i> è forma volgare. Il <span class="smcap">Corsignani</span>, +<i>Regia Marsicana</i>, I, 307, 315, dimostra che un Castelvecchio +esisteva vicino Tagliacozzo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note604"> +<p><span class="label"><a href="#tag604">604</a>.  </span><i>Latenter ingreditur, mente captus</i>: <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, +p. 850.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note605"> +<p><span class="label"><a href="#tag605">605</a>.  </span><i>Pars ecclesiae habebat tantum (montem) qui appellatur +Guastum</i> (che sia un corrotto invece di <i>Lausta, mons Augusti</i>?), +<i>et pars contraria tenebat Colliseum, et Ysolam S. Petri, +et castellum Jacobi Napoleoni, et castellum S. Angeli, et +domum papalem, et domum Stephani Alberti</i> (<i>Ann. Placentini</i>, +p. 528). Queste preziose notizie sono confermate e illustrate +da Saba, p. 864, là dove dice che Jacopo Napoleone, +al tempo di Arrigo senatore, <i>quamdam fortericiam in Campodifiore +construxerat, quae Arpagata — vocabatur — turres, +quas Petrus Romani in capite pontium Judaeorum et trans +Tyberim fecerat</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note606"> +<p><span class="label"><a href="#tag606">606</a>.  </span>Gli <i>Ann. Placentini</i>, che sono degni di fede ed esatti, +dicono: <i>Et die Veneris — rex timens de forestatis Rome qui +intraverant Romam, cum duce Austriae et comite Galvagno, +et cum militibus qui secum aderant de Roma exiens, equitavit +ad Castrum Saracenum quod uxor Conradi de Antiocia +tenebat; et volendo ire in regnum cum duce Austriae, comite +Galvagno et Alioto</i> (Galeazzo) <i>ejus filio, Napoliono filio Jacobi +de Napoliono, Rizardo de Anibalibus et parva Theutonicorum +comitiva, in portu de Sture capti fuerunt per Joannem +Frangipanem</i>. Corradino per certo s’era spogliato delle +sue insegne. <i>Corradin se disguisa — et s’en vint à un chattel +qui siet seur mer</i>... (<i>Croniche di san Dionigi, Recueil</i>, +XXI, 122).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note607"> +<p><span class="label"><a href="#tag607">607</a>.  </span>La terra e il fiume, che <span class="smcap">Strabone</span> chiama Στορας +ποταμος, trassero il nome (così pensa il <span class="smcap">Nibby</span> nell’<i>Analisi</i>) +dall’uccello astore che è il falcone selvaggio delle Maremme. +Però Astura è un nome greco antico di città, e forse anche +qui accenna ad un’immigrazione di Greci. Gli <i>Ann. Placent.</i>, +p. 529, sanno di una profezia sibillina, che diceva: <i>veniet +filius aquilae, astur capiet illum</i>. — Anche nell’antichità +Astura è notata come <i>portus e insula</i>. — Un Diploma di +Onorio III, fra i possedimenti del convento di sant’Alessio, +annovera: <i>totum quod vestro monasterio pertinet in Asturia +et in insula Asturie cum piscationibus, venationibus, naufragiis</i> +(<span class="smcap">Nerini</span>, p. 233).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note608"> +<p><span class="label"><a href="#tag608">608</a>.  </span>Saba narra il modo onde furono presi; e parimenti, +con qualche divario, il <span class="smcap">D’Esclot</span>, c. 63. Nella maggior parte +delle notizie (<i>Chron. Placent.</i>, <span class="smcap">Saba</span>, <i>Chron. Siciliae</i> nel <span class="smcap">Martene, +Franc. Pipinus</span>) il traditore si appella Giovanni; ma +<span class="smcap">Bartolom. de Neocastro</span> lo chiama Jacopo, e dice che nell’anno +1286 il figlio di lui fu ucciso nell’assedio di Astura. +Per verità di Astura stessa io trovo un istromento, dove ai 5 +di Ottobre 1287 compare esserne stato signore un Jacopo (<i>auctoritate +nobil. viror. dominor. dicti Castri scilicet Manuelis, +Petri et Jacobi Frajapanis</i>... nell’arch. Gaetani di Roma, +XXXIV, 51); tuttavia, secondo i <i>Regesti</i> di Carlo, il traditore +dev’essersi appellato Giovanni. Infatti nel 1289 viene +nomato così un Frangipane, i cui servigi un tempo Carlo I +aveva compensato con donativi di beni: però suo figlio vi è +chiamato <i>Michael Frajapanis fil. quond. Johannis</i> (<i>Regesti</i> +1272 E, fol. 173) (a). +</p> + +<p> +(a) Nel mese di Gennaio 1874 il Demanio stava per vendere la +torre di Astura, quando in favore di quel monumento memorabile +per tanti casi si frappose l’illustre Autore di questa Storia, mettendolo +con istanze premurose sotto la protezione del principe Umberto +e del Minghetti presidente dei Ministri: ed essi per ora ne +fecero inibire la vendita. (N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note609"> +<p><span class="label"><a href="#tag609">609</a>.  </span><span class="smcap">Saba</span>, p. 851: <i>ad quoddam castrum de prope forte +transvexit</i>. Di vicino non v’è che il castel Nettuno, sul mare, +ma senza porto; e San Pietro in Formis è situato fra terra, e +perciò era più adatto a quella bisogna. <span class="smcap">Saba</span> dice: <i>angitur +ergo in castris et angustiatur obsidione nautarum</i>. Nessun +Cronista del resto fa menzione di cotali particolarità.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note610"> +<p><span class="label"><a href="#tag610">610</a>.  </span>Il <i>Chron. Imp.</i> (Laurenziana, Plut. XXI, 5) vuole aonestare +il tradimento: <i>mandatum implevit, quamvis dolens hoc +faceret, eo quod avus Conradini eum militem fecerat</i>. Basti +sapere che egli, quantunque fosse vassallo del Papa, non consegnò +Corradino al Cardinale, e più tardi ricevette ricompensa +da Carlo. E il <span class="smcap">Monaco di Padova</span> dice chiaramente: +<i>incidit in manus quorundam civium Romanorum, qui pro +immensa pecuniae quantitate ipsum Regi — tradiderunt</i> +(p. 730).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note611"> +<p><span class="label"><a href="#tag611">611</a>.  </span><span class="smcap">Saba</span>, p. 851. <i>Memoriale Pot. Reg.</i>, p. 1127:... <i>deductus +fuit ad Pellaestrinum in carceribus</i>. Gli <i>Ann. Placentini: +ducti sunt in Prinistinum in fortia Johis de Collumpna</i>. +Il <span class="smcap">Salimbene</span> (p. 218): <i>ductus ad Palestrinam</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note612"> +<p><span class="label"><a href="#tag612">612</a>.  </span>Ai 14 di Settembre il Papa scrive di avere udito dal +cardinale Giordano <i>quod — rex — Corradinum et ducem Austrie, +Galvanum et Galiotum ejus filium cum Henrico quond. +Senatore urbis et Conrado de Antiochia tenet carceri mancipatos; +et jam rex ipse Penestram venerat</i> (<i>Ep.</i> 695). Cronisti +italiani e francesi narrano che Arrigo fosse preso a +Monte Cassino oppure a San Salvatore vicino Rieti: però +stando ai <i>Reg. Caroli I 1307 B</i>, p. 240 (or perduti) la cosa +avvenne come si racconta nel testo; e così dichiara il <span class="smcap">Davanzati</span> +(<i>Dissert.</i>, p. 18), che è degno di fede.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note613"> +<p><span class="label"><a href="#tag613">613</a>.  </span>Lo <span class="smcap">Cherrier</span>, seguendo il <span class="smcap">Salimbene</span> e il <i>Memor. +Potest. Reg.</i>, crede che Galvano fosse giustiziato a Roma; +ma è un errore: gli <i>Annal. Placentini</i> dicono che ciò avvenisse +a Palestrina; il <i>Chron. Cavense</i> (<i>Mon. Germ.</i>, V, 194) +a <i>Genazanum</i> vicino Palestrina. Ai 12 di Settembre Carlo +scrive al Re di Francia che prigionieri erano Galvano, i suoi +due figli ecc., e pone la sua lettera (nel <span class="smcap">Rymer</span>, p. 477) +in data da Genazzano (<i>Guazani</i>). Poco dopo, da Roma, scrive +alla città di Lucca: <i>Conradinum — Henricum — ac ducem +Austrie, Galvanum Lancie, ejusque filium jam in capitali +sententia condempnatos</i>. Questo <i>condempnatos</i> io non posso +riferire ad altri che a Galvano ed a suo figlio, nè credo significare +che fosse stata già proferita sentenza anche contro Corradino, +come reputa il <span class="smcap">Minieri Ricci</span>, secondo le notizie di +<span class="smcap">Ricobaldo</span> e del <span class="smcap">D’Esclot</span> affermando (pag. 57 in nota) che +Galvano fosse giustiziato più tardi a Napoli. Coll’esecuzione +della sentenza di Galvano, Carlo fece intendere ai giudici +quel che voleva che pronunciassero per riguardo anche a +Corradino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note614"> +<p><span class="label"><a href="#tag614">614</a>.  </span><i>In Senatorem urbis sumus assumpti</i>: così scrive ormai +ai 12 di Settembre, al Re di Francia. — <i>Nos in Senatorem +urbis sumus perpetuo ad vitam assumpti, manentes in urbe</i>, +scrive a Lucca (Cod. della bibl. Angelica di Roma, D. 8, 17); +lettera senza data, spacciata appena che fu giunto a Roma: +e questo avvenne dopo il supplizio di Galvano... <i>quo facto +idem Dom. Rex contulit se ad Urbem</i> (<i>Chron. Cavense</i>). +In una lettera del 1278 egli conta l’êra del suo officio senatorio +decenne a incominciare dai 16 di Settembre; ma di ciò diremo +più tardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note615"> +<p><span class="label"><a href="#tag615">615</a>.  </span>Se si stia al <span class="smcap">Villani</span> (VII, 29), il Frangipane n’ebbe +in dono Pilosa, terra posta fra Napoli e Benevento; stando ai +<i>Reg. Caroli I</i>, n. 1722, lit. E, fol. 173, n’ebbe <i>medietatem +baronie Feniculi — propter grata servitia et accepta</i>. Su +ciò vedasi <span class="smcap">Biagio Aldimari</span>, <i>Historia della fam. Carafa</i>, +Napoli 1691, II, 262. — Del Registro delle donazioni di Carlo +I l’archivio di Napoli possiede soltanto il <i>Liber Donationum</i> +1269, n. 7, il quale completa un compendio che si +conserva in Vaticano (<i>Cod. Regin. 378</i>, fol. 302 segg.). Ne +cito nomi de’ soli Romani: <i>Pandulfus Petri Pandulfi de +Grassis de Urbe habet in donum Castrum Petrelle — Riccardus +fil. quond. Petri Anibaldi de Roma... medietatem terrae +Anglonae, quae fuit Burelli de Anglone</i> (barone trucidato +dai soldati di Manfredi) — <i>Adenulfus fil. Joannis Comitis +Romanor. Proconsulis... castrum Limosani — Jacobus Cancellarius +urbis, Cincius de Cancellario et Joannes de Cancellario... +baronia quae dicitur Francisca</i> (vicino Aversa) — <i>Gregorius +fil. quond. Francisci de Piperno, qui Franciscus +mortuus est in Campo Palentino contra Conradinum... +Castrum Brocci — Petrus de Columna habet restitutionem +castri Sambuci — Anibaldus de Transmundo de Roma... +Montem Sanum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note616"> +<p><span class="label"><a href="#tag616">616</a>.  </span>Lettera a Lucca: <i>compositis per dies aliquot urbis +negotiis in regnum nostrum protinus prodituri ad cunctorum +proditorum exterminium et ruinam</i>. Narra il <span class="smcap">Saint Priest</span> che +Corradino fosse fatto vedere incatenato per Roma; ma è una +favola come tanti altri errori di quell’Autore: io noto e passo. +Ai 28 Sett. Carlo era ancora in Campidoglio, poichè ei vi +nominava Notto Salimbeni di Siena a vicario di San Quirico +e di Orgia: <i>actum Rome in Arce Capitolii a. D. 1268 men. +Sept. XXVIII die ejusdem m. Ind. XII Regni vero nri a. IV +Feliciter. Amen. Rat. per manum Roberti de Baro Regni Sicilie +prothonotarii</i> (archiv. di Siena, n. 877). Roberto fu il +giudice o piuttosto l’assassino di Corradino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note617"> +<p><span class="label"><a href="#tag617">617</a>.  </span>Una figlia di Corrado era sposata con Ottaviano da +Brunforte, che nel 1297 fu vicario di Bonifacio VIII a Todi: +così rilevo dagli <i>Annali di Todi</i> (mscr.) del <span class="smcap">Petti</span>. Un decreto +di Roberto di Napoli, senatore di Roma, dato da Napoli +ai 5 Marzo 1327, denota <i>Philippus de Antiochia</i> come <i>S. R. +Eccl. rebellis notorius</i> e invasore della <i>Rocca de Canterano</i> +vicino Subiaco (arch. Gaetani, Cap. I, 74). Nel 1363 compare +un <i>Manfredus de Antiochia</i> nel testamento di <i>Jacob. fil. +Francisci de Ursinis de Campofloris et de Vicovario</i> (nell’<span class="smcap">Adinolfi</span>, +<i>La Portica</i>, p. 262). Oltracciò un contratto dei 17 +Ott. 1377 parla del <i>magnific. et potens vir Corradus de Antiochia +comes dominus Castri Pilii Anagnin. dioces.</i> (arch. +Colonna, XIV, 250). Ancora nell’anno 1407 un <i>Corradinus de +Antiochia</i> fu giustiziato a Roma come ribelle insieme con +altri baroni. Vedasi con quanta religione questa famiglia +conservasse gli antichi nomi della casa Hohenstaufen. Il registro +delle Abbadesse del convento di san Silvestro in Capite +a Roma (si conserva in quell’arch.) ricorda all’a. 1417 +come abbadessa una Giovanna di Antiochia. Ed ancora +nel 1484 trovo un <i>Conradinus de Antiochia civis Romanus +da Notarius Reformator. studii Almae Urbis</i> (nel <span class="smcap">Renazzi</span>, +<i>Storia dell’Università di Roma</i>, I, 287). La famiglia possedeva +un palazzo nella regione di santo Eustachio. Stando al +<span class="smcap">Corsignani</span>, <i>Regia Marsicana</i>, I, 208, le arche della famiglia +<i>ex stirpe regia Antiochena</i> esistevano in Sambuci. Gli Antiochesi +erano padroni di Anticoli, dove vuolsi che il loro casato +declinato in povertà duri ancora sotto nome di Corradi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note618"> +<p><span class="label"><a href="#tag618">618</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Que per valor et per noble coratge</i></p> +<p class="i01"><i>Mantenia ’N Enricx l’onrat linhatge</i></p> +<p class="i01"><i>De Colradi ab honrat vattalatge;</i></p> +<p class="i01"><i>E ’l reys ’N Anfos, ab son noble barutage</i></p> +<p class="i09"> <i>Que a cor ric</i></p> +<p class="i01"><i>Deu demandar tost son frair EN Enric.</i></p> +</div></div> + +<p> +(<span class="smcap">Paulet de Marseille</span>, nel <span class="smcap">Rainouard</span>, <i>Choix det Poésies +originales des Trobadours</i>, vol. IV, p. 65, 72). Le <i>Croniche +di san Dionigi</i> (<i>Recueil</i>, t. XXI) narrano che Carlo facesse +vedere per il paese Arrigo chiuso in una gabbia; ma son +fole. Nel <i>Reg. Caroli</i> 1269 B, fol. 120, è raccolta una lettera +di Carlo a Jacopo di Aragona, dove il primo respinge la instanza +con cui Jacopo gli aveva chiesto che liberasse Arrigo: +<i>dat. in obsidione Luceriae XIII Julii XII Ind.</i> (1269): fu +già stampata dal <span class="smcap">Davanzati</span> e dal <span class="smcap">Ricci</span>. Nel 1286, a sua +preghiera, Onorio IV lo sciolse della scomunica (<span class="smcap">Raynald</span>, +n. 20). Si fa menzione di Arrigo prigioniero per l’ultima +volta nel 1290: poi silenzio sepolcrale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note619"> +<p><span class="label"><a href="#tag619">619</a>.  </span>Ci si concederà di supporlo, se fuvvi chi credette al +<span class="smcap">Villani</span> là dove dice che Clemente IV ebbe una visione della +vittoria di Tagliacozzo. L’<span class="smcap">Amari</span>, <i>Vespro Sicil.</i>, I, c. 3, pensa +che il Pontefice abbia voluto la morte di Corradino. Sulla sua +morte, sul suo testamento ecc. si consultino le note opere, +massime il <span class="smcap">Jager</span>, <i>St. di Corrado II</i>, Norimberga 1787. Pare +che a Luceria sorgesse un falso Corradino: vedi la <i>Notice +sur un Manuscript de l’abbaye des Dunes par M.</i> <span class="smcap">Kervyn de +Lettenhove</span> nei <i>Mémoires de l’Académie de Bruxelles</i>, XXV, +p. 16. Gli <i>Annali Placent.</i> dicono che fosse un figlio naturale +di Corrado (p. 536).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note620"> +<p><span class="label"><a href="#tag620">620</a>.  </span><i>De cujus morte tota dolet Germania</i>: <span class="smcap">Ellenhardi</span> +<i>Chron., M. Germ.</i>, XVII, 122. <i>Conradinus iste pulcherrimus, +ut Absalon, consilio papae ob invidiam Theutonici nominis — crudeliter +decollatur: Ann. breves Wormatienses</i>, ibid., p. 76.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note621"> +<p><span class="label"><a href="#tag621">621</a>.  </span>Sopravvissero agli Hohenstaufen molte cose: la cultura +cui eglino ebbero dato potente impulso; la grande dottrina +della separazione della podestà civile da quella ecclesiastica +che eglino scrissero a impresa sulla loro bandiera (fu ed è +ancora il vero principio ghibellino, intorno cui fino a questi +nostri giorni si svolse la vita intiera d’Europa): l’idea finalmente +della monarchia politica che strettamente si associa +con quell’altra dottrina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note622"> +<p><span class="label"><a href="#tag622">622</a>.  </span><span class="smcap">Saba</span>, IV, c. 17. Ecco la serie dei prosenatori, secondo +il <span class="smcap">Vitale</span>: Jacopo Cantelmi, fino al 1269; <i>Petrus de Summaroso</i>, +1270; Bernardo <i>de Bautio</i>, 1271; Rogero di san Severino, +conte de’ Marsi, 1272; Bernardo <i>de Baiano</i>, 1272-1274; +Pandolfo <i>de Fasanella</i>, 1275; Guglielmo <i>de Barris</i>, 1276; Giovanni +<i>de Fossames</i>, siniscalco di Vermandois, dal 1277 fino al +Sett. 1278. — Per l’anno 1274, io aggiungo: <i>Nicolasus de Riso +regius in urbe vicarius</i> (istrom. nell’arch. di san Silvestro +in Capite, <i>dat. A. 1274 Ind. II m. Aprilis die XIX</i>). — E per +l’anno 1277: <i>Henricus de Caprosia</i>, nominato ai 12 Ottobre; +dopo di lui, ai 18 Dic. 1277, fu eletto Giov. <i>de Fossames</i> +(<i>Reg. Caroli I</i>, 1278, D. n. 32, fol. 288, 291). — Pandolfo Fasanella +è il noto ribelle contro di Federico II; prima di lui +Carlo aveva mandato a Roma, da maresciallo Tommaso di +Fasanella. Un epitaffio in Araceli dice: <i>Hic Jacet D. Thomasus +D. Fasanella Olim Marescalcus Urbis Dni Regis Karoli +Tempore Dni Comitis Rogerii D. Sco Severino Vicarii</i> +(<span class="smcap">Casimiro</span>, p. 247, e <span class="smcap">Forcella</span>, <i>Iscrizioni delle Chiese di +Roma</i>, I, 117).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note623"> +<p><span class="label"><a href="#tag623">623</a>.  </span><span class="smcap lowercase">CAROLVS REX SENATOR VRBIS</span>. Figura del leone con +sopra un giglio. Dall’altro lato, Roma coronata colla scritta: +<span class="smcap lowercase">ROMA. CAPVT. MVNDI. S. P. Q. R.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note624"> +<p><span class="label"><a href="#tag624">624</a>.  </span>Sopra monete senatorie della fine del secolo decimoterzo +havvi anche Roma seduta sopra un trono a bracciuoli, +con ornati di teste di leone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note625"> +<p><span class="label"><a href="#tag625">625</a>.  </span>Cedendo alle instanze del cardinale Riccardo Anibaldi +accordò amnistia a Riccardello suo nipote che s’era +impadronito di Ariano di sotto all’Algido: <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, +p. 864. — Nel <i>Reg.</i> 1271, B. n. 10, fol. 159 segg., sono registrati +alcuni decreti per ristoro de’ danni, e sono promulgati +da Roma, dagli 11 ai 17 di Aprile. Agli 8 di Marzo 1271 Carlo +spaccia alcune scritture da Roma; ai 17 Marzo da Viterbo. +Sui primi di Aprile era tornato a Roma, dove si fermò fin +verso ai 20 di quel mese. Ai 21 scrisse da Sculcola, e riprese +la via per il campo di battaglia di Tagliacozzo, dove edificò +un convento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note626"> +<p><span class="label"><a href="#tag626">626</a>.  </span>Lettera raccolta nel <span class="smcap">Bussi</span>, p. 411; e i Cardinali vi +pongono questa data: <i>Viterbii in Palatio discooperto Episcopatus +Viterbientis VII Id. Junii A. 1270 Ap. Sed. Vac.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note627"> +<p><span class="label"><a href="#tag627">627</a>.  </span>Guido fu vicario in Toscana dopo il 1270. — Ai 23 di +Marzo 1270, da Capua, Carlo scrive al prosenatore Pietro de +Sammaroso, che mandi Guido in Tuscia con quell’officio, e +che nel suo passaggio per le terre romane lo ponga al securo +dalle insidie di Angelo Capocci: <i>Reg. Caroli</i>, 1269, D. fol. 248.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note628"> +<p><span class="label"><a href="#tag628">628</a>.  </span>L’assassinio avvenne poco tempo prima dei 13 Marzo +1271, poichè in quel giorno 13, da Viterbo, Carlo notifica +a tutti gli officiali posti da Guido in Toscana, di avervi nominato +a vicario generale Enrico conte di Vaudemont e di +Ariano, <i>amoto exinde Guidone de Monteforti suis culpis exigentibus: +Reg. Caroli I</i>, 1271, B. n. 10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note629"> +<p><span class="label"><a href="#tag629">629</a>.  </span><i>Liber Donationum</i>, 1269, n. 7, fol. 93: arch. di Stato +di Napoli. Carlo si accontentò di incamerare i feudi dell’uccisore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note630"> +<p><span class="label"><a href="#tag630">630</a>.  </span><i>Dil. filio nob. viro Guidoni de Monteforti Capitaneo +exercitus Rom. Ecclesiae</i>: così scrive Martino IV. Il Continuatore +di <span class="smcap">Math. Paris</span> dice pianamente: <i>occiditur in ultionem +viriliter paternae mortis</i> (p. 678, ed. Parigi 1644). +<span class="smcap">Benvenuto da Imola</span>, <i>Commentar.</i>, p. 1050, lo chiama <i>vir +alti cordis — magnae probitatis</i>. Solamente nel 1273, allorchè +il principe Edoardo tornando dalla Crociata passò per Italia, +il Papa scomunicò Guido e lo confinò in una fortezza. Il <span class="smcap">Raynald</span> +(a. 1273, n. 43) non si vergognò di lodare Guido e di +portarlo a magnifico esempio, come quegli che chinò il capo +alle censure ecclesiastiche: <i>Sprevitque generose corporis servitutem, +ut animam e vinculis anathematis vindicaret. Qua in re +praeclarum habet demissionis Christianae ac formidandarum +ecclesiasticarum censurarum posteritas exemplum, a quo plures +tutatis nostrae principes descrivere</i>. Vedi in che si faccia +consistere la morale! Chi legge ed ha sentimento generoso +ne sentirà nausea e sprezzo. E <span class="smcap">Dante</span>, che fu uomo giusto, +vide l’anima di Guido allo Inferno: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> colui fesse in grembo a Dio</p> +<p class="i01">Lo cor che ’n sul Tamigi ancor si cola.</p> +<p class="i06"> (<i>Inferno</i>, c. XII, v. 119, 120.)</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note631"> +<p><span class="label"><a href="#tag631">631</a>.  </span>La sua prima enciclica è data ai 29 di Marzo, da +Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note632"> +<p><span class="label"><a href="#tag632">632</a>.  </span>Non aveva che quarantasette anni. Lo si seppellì con +onori degni di re. Il suo epitaffio che leggesi a Bologna è +di tempo moderno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note633"> +<p><span class="label"><a href="#tag633">633</a>.  </span>Lettera indiritta a lui, dei 16 Sett. 1272: nel <span class="smcap">Raynald</span>, +n. 33.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note634"> +<p><span class="label"><a href="#tag634">634</a>.  </span><i>Formidavimus conscendere tante speculam dignitatis, +quodam nimirum attoniti tremore et stupore</i>: così scrive Rodolfo +al Pontefice, nell’Ott. 1273 (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 383).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note635"> +<p><span class="label"><a href="#tag635">635</a>.  </span><i>In vobis anchora spei nostre totaliter collocata, sanctitatis +vestre pedibus provolvimur, supplicando rogantes... +Placeat vestre, quaesumus, sanctitati, nos imperialis fastigii +diademate gratiosius insignire</i>; nella lettera detta di sopra. +Vedi anche le altre umilmente scritte negli anni 1274 e 1275 +(<span class="smcap">Cenni</span>, <i>Monum.</i>, II, 320 e 342). Rodolfo adoperò pel primo +la formula <i>pedum oscula beatorum</i>, come facevano il Re vassallo +di Sicilia, e il mendico Baldovino ex-imperatore. La +formula di devozione usata anteriormente era soltanto quella +di <i>filialem dilectionem et debitam in Christo reverentiam</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note636"> +<p><span class="label"><a href="#tag636">636</a>.  </span>Lettera di Engelberto, dei 24 Ott. 1273: <i>Mon. Germ.</i>, +IV, 393.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note637"> +<p><span class="label"><a href="#tag637">637</a>.  </span>Da Orvieto, agli 11 Luglio 1272, promulga un Breve +con cui affida il reggimento di Todi a suo nipote, <i>Vicecomes +de Vicecomitibus</i>, rettore del <i>Patrimonium</i> (archiv. +di san Fortunato di Todi, <i>Reg. Vet.</i>, fol. 68). Da Orvieto, +ai 23 Luglio 1272, comandò a Rainero suo vicario in Roma +di proteggere Terracina, Piperno, Sezza e Aquaputrida dalle +intrusioni del prosenatore che ne aveva chiesto pagamento +di imposte e missione di legati che assistessero ai giuochi +(<i>certum comitivam ad Urbem transmitterent causa Ludi de +Testacio vulgariter nuncupati, qui in dicta Urbe annis singulis +exercetur</i>): pergam. con bolla di piombo, nell’archiv. +Gaetani, XLV, n. 6.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note638"> +<p><span class="label"><a href="#tag638">638</a>.  </span>La Costituzione di Gregorio X fu stampata nel <i>Ceremoniale +continens ritus Electionis Rom. Pont. Gregorii P. XV +jussu editum</i> (Roma 1724, p. 6). Essa tiene dietro alle note +Costituzioni di Nicolò II (a. 1059) e di Alessandro III (a. 1180): +<i>Unum conclave, nullo intermedio pariete seu alio velamine, +omnes habitent in communi; quod — claudatur undique</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note639"> +<p><span class="label"><a href="#tag639">639</a>.  </span>Gli atti del Concilio lionese dei 6 Giugno 1274 sono +registrati nei <i>Mon. Germ.</i>, IV, 394, e (con intercalati Diplomi +di Federico II) nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 330. — Lettere del Papa +a Rodolfo ed a’ principi dell’Impero, ibid., n. 332. Ai 26 di +Settembre, Gregorio X. riconobbe publicamente Rodolfo. Il +Papa caldamente lo favoriva.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note640"> +<p><span class="label"><a href="#tag640">640</a>.  </span><i>Sacerdotium et Imperium non multo differre merito +sapientia civilis asseruit, siquidem illa, tamquam maxima +dona Dei a celesti collata clementia, principii conjungit +idemptitas — alterum videlicet spiritualibus ministret, reliquum +vero presit humanis — — — qui ecclesiastica tabernacula +gerunt, summa esse cura solliciti, omni debent ope satagere, +ut Reges ceterique catholici principes debite polleant +integritate potentie, status sui plenitudine integrentur</i>... +dato da Lione, ai 15 Febb. 1275 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 336). Nella +stessa lettera invita Rodolfo che venga a coronarsi nel dì 1 +di Novembre. In quel medesimo giorno lo esorta affinchè nel +Maggio mandi un esercito in Lombardia: ibid., n. 338, 339.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note641"> +<p><span class="label"><a href="#tag641">641</a>.  </span>Eglino stessi chiamano il Papa <i>luminare majus</i>, e +l’Imperatore <i>luminare minus — hic est qui materialem gladium +ad ipsius nutum excutit et convertit</i> (Conferma del Dipl. +di Rodolfo nel Settembre del 1279: <i>Mon. Germ.</i>, IV, 421).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note642"> +<p><span class="label"><a href="#tag642">642</a>.  </span>Gli atti promulgati da Losanna <i>Ego Rodulphus</i>, e <i>Ab +eo solo per quem reges regnant</i>, sono raccolti nei <i>Mon. Germ.</i> +IV, 403. Rodolfo vi usa con molta deferenza della parola <i>Beneficia</i>, +che al tempo del Barbarossa aveva sollevato tante +tempeste.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note643"> +<p><span class="label"><a href="#tag643">643</a>.  </span>Innocenzo V a Carlo, lettera data dal Laterano, ai 2 +Marzo 1276. E l’altra lettera a Rodolfo, dei 17 di Marzo +(<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 349).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note644"> +<p><span class="label"><a href="#tag644">644</a>.  </span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 871.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note645"> +<p><span class="label"><a href="#tag645">645</a>.  </span><span class="smcap">Bernh. Guidonis</span>, p. 606; e quasi vi concorda il <i>Memoriale +Potest. Reg.</i> p. 1141. Attingono entrambi da <span class="smcap">Martinus +Polonus</span>, sempliciotto che dice: <i>Joannes Papa, magus, in +omnibus disciplinis instructus, religiosis infestus, contemnens +decreta concilii generalis</i>. Nel <span class="smcap">Köhler</span>, <i>Notizia completa su +papa Giovanni XXI</i> (Gottinga 1760), trovasi detto delle opere +che a questo Papa vennero attribuite. Avrebbe dovuto appellarsi +Giovanni XX, ma allora credevasi ancora alla esistenza +della papessa Giovanna, e perciò chiamossi Giovanni +XXI (<span class="smcap">Ciacconius</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note646"> +<p><span class="label"><a href="#tag646">646</a>.  </span><span class="smcap">Bernhardus Guidonis</span>, p. 606: <i>De cujus morte modicum +Ecclesiae damnum fuit, quia licet scientia physicali +et naturali multum esset repletus, tamen discretione et sensu +naturali multum erat vacuus</i>. Vuolsi che Giovanni avesse la +previsione del futuro, e che scorgesse la sua propria persona +ridente in quella camera da lui edificata: certo che un’indole +strana dovette essere la sua. Anch’egli ammonì Rodolfo di +non venire in Italia, se prima non avesse consegnato la Romagna: +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 353. E anch’egli confermò il decreto +di Adriano V che abolì la legge del Conclave: <span class="smcap">Raynald</span> ad +a. 1276, n. 27.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note647"> +<p><span class="label"><a href="#tag647">647</a>.  </span>Ai 27 Luglio 1277 scrissero a Rodolfo, pregandolo di +non venire in Italia se prima non avesse dato adempimento +ai trattati: <span class="smcap">Raynald</span>, n. 48, e <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 355.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note648"> +<p><span class="label"><a href="#tag648">648</a>.  </span><i>Argus et argutus in ecclesia Dei</i>: così, ancora da +cardinale, lo chiama <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 872. Sua madre +fu Perna Gaetani da cui trasse il suo nome.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note649"> +<p><span class="label"><a href="#tag649">649</a>.  </span>Infondata è l’opinione di <span class="smcap">Joh. Victoriensis</span>, il quale +dice che a Losanna Rodolfo ricusasse di venirsi a coronare, +com’era stato invitato, <i>quia Romam vix aliquis priscorum +venerit sine humani effusione sanguinis, nec coronam adeptus +fuerit propter obsistentiam Romanorum</i> (<span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Fontes</i>, +I, 307). — Leggasi la lettera di querimonia che i Pisani scrissero +a Rodolfo nel 1274 (<span class="smcap">Cenni</span>, <i>Mon.</i>, II, 330): <i>Ecce provincia +Thusciae — jacet in universitate schismatum lacerata +bellis et plusquam civilibus laceratur — Guelfus persequitur +Ghibellinum, filii fiunt exules</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note650"> +<p><span class="label"><a href="#tag650">650</a>.  </span>La ratifica data da Vienna, ai 14 Febb. 1279, e gli +atti dei 19 Genn. e dei 4 Maggio 1278, sono registrati nel +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 387. L’Archivista pontificio trasse dagli originali +tutti i documenti che vi sono relativi, ed essi formano +la parte più preziosa del primo volume del suo Codice diplomatico, +dal n. 358 in giù. Rodolfo s’impegnava di promulgare +un Diploma con bolla d’oro quando fosse coronato; +e questo andò a monte. Invece i Principi dell’Impero, nel +Sett. 1279, confermarono i suoi atti: <i>Mon. Germ.</i>, IV, 421; +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 393.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note651"> +<p><span class="label"><a href="#tag651">651</a>.  </span><span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 368, 388.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note652"> +<p><span class="label"><a href="#tag652">652</a>.  </span><i>Ipsa quidem civitas inter alias Ytalicas speciali prerogativa +fecunda viros eminentis scientiae, viros alti consilii, +viros prepollentes dignitatibus et virtutibus precellentes +solet ab antiquo propagatione quasi naturali producere, ipsa +veluti fons irriguus scientiarum dulcedinem scaturit</i>: questo +elogio Nicolò III fece di Bologna (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 389).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note653"> +<p><span class="label"><a href="#tag653">653</a>.  </span>Lettere del Papa alle città romagnuole e alcuni atti +di dedizione di quelle trovansi registrati nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, +n. 365 sgg. Al n. 374 havvi la nomina di <i>Bertoldus de Filiis +Ursi a Rector totius prov. Romaniole, civitatis Bononiensis +etc.</i>, ed è data da Viterbo, ai 24 Sett. 1278. — Al +n. 374 si dánno istruzioni ai legati ed al rettore sul modo con +cui devano comportarsi. — Però Bologna con suoi <i>Syndici</i> +conservò solennemente tutti i diritti, i privilegî e le libertà +spettanti alla città. Il documento dei 29 Luglio 1278, compilato +a Viterbo, si custodisce nell’arch. di Bologna, <i>Reg. +Nov.</i>, f. 383, con altre ripetute proteste della città. Questi atti +mancano nel <i>Codex Diplomaticus</i> del <span class="smcap">Theiner</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note654"> +<p><span class="label"><a href="#tag654">654</a>.  </span>Nel Sett 1278: <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 375.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note655"> +<p><span class="label"><a href="#tag655">655</a>.  </span>Carlo si spogliò dell’officio ai 24 Sett. 1278. Il suo +ultimo vicario in Toscana fu Raimondo de <i>Poncellis</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, +I, 372). Ai 5 Genn. 1281 Rodolfo nominò due vicarî +imperiali per la Toscana (<span class="smcap">Böhmer</span>, 104).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note656"> +<p><span class="label"><a href="#tag656">656</a>.  </span>I Regesti di Carlo, che si conservano nell’arch. di +Stato di Napoli (Vol. 31, 1278, D), contengono molte scritture +indiritte agli officiali del Campidoglio, le quali sfuggirono +all’attenzione del <span class="smcap">Vitale</span>. La prima è data ai 2 Aprile +1278, <i>apud Turrim S. Herasmi prope Capuam</i>; indi Carlo +scrive da Roma, dagli 8 di Maggio ai 15 di Giugno. Addì 18 +Giugno tornando a casa sua, ei venne sul campo di battaglia +di Scurgola (ovvero di Tagliacozzo). — Ed al Papa scrisse: +<i>Et cum XVI die m. Septembris proximo futuri dictum decennium +finiatur... regimen... dimittam. Dat. Rome apud S. +Petrum A. 1278 die XXIV m. Maii VI Ind.</i> (<i>Cod. Vat. 3980, +Ep.</i> 32, fol. 132 a: questo pregevolissimo Codice contiene i +Regesti di Nicolò III).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note657"> +<p><span class="label"><a href="#tag657">657</a>.  </span>Il mandato, dato da Viterbo, ai 27 Luglio 1278, è nel +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 370: <i>Alme Urbis gesta magnifica resonant et +acta testantur, quod ipsa Urbs dignitatum immensitate precellens +est et dicitur caput orbis: ibique Deus omnipotens +Ecclesiam suam fundari voluit et Romano titulo nominari</i>... +Gli ultimi officiali di Carlo in Roma furono Giovanni <i>de +Fossames</i> siniscalco di Vermandois e prosenatore, Ugo di +Besançon cameriere, e Rogero de Ars maresciallo (Dai Regesti +conservati nell’arch. di Stato di Napoli).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note658"> +<p><span class="label"><a href="#tag658">658</a>.  </span>Le istruzioni, che nel <span class="smcap">Theiner</span> mancano, trovansi nel +<i>Cod. Vat. 3980</i>, registrate come <i>Ep.</i> XV, da Viterbo, ai 3 +Agosto 1278: <i>Non enim intendimus quod iidem nostri processus +tales existant, quod ex eis posset convici vel adverti, +quod de ipsa electione nos intromittere quoquomodo velimus, +vel super hoc aliquod jus seu possessionem accipere vel — vendicare. +Nam ob id possit tunc nos magnum scandalum +populi formidari</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note659"> +<p><span class="label"><a href="#tag659">659</a>.  </span><i>Quin magis ipsa Petri sedes in Romano jam proprio +solio collocata libertate plena in suis agendis per omnia potiretur, +nec ulli subesset homini, que ore divino cunctis dinoscitur +esse prelata.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note660"> +<p><span class="label"><a href="#tag660">660</a>.  </span><i>Fratres ipsos nullus saecularis potestatis metus exterreat, +nullus temporalis furor absorbeat, nullus eis terror +immineat — Romani Pontificis Vicarii Dei... electi et +eorundem Cardinalium promotio in omni libertate procedant.</i> +Le quante volte dal 1859 in giù non si ripeterono questi +istessi argomenti, per sostenere la necessità che il dominio +pontificio continuasse su di Roma!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note661"> +<p><span class="label"><a href="#tag661">661</a>.  </span>Costit. <i>Fundamenta militantis ecclesiae</i>, da Viterbo +ai <i>XV Kal. Aug. Pont. nri a. I</i>: per completo è stampata +nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 371.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note662"> +<p><span class="label"><a href="#tag662">662</a>.  </span>In questo senso dicono le <i>Vitae</i> del Papa: <i>A pop. +Rom. in senatorem eligitur ad vitam</i>. Ed egli scrive ai Romani, +da Viterbo, ai 24 Sett. 1279: <i>Nobis dispositionem vestri +regiminis quoad vixerimus commisistis, volentes spiritualiter +et temporaliter illius ducatu dirigi, quem ipse Deus Urbis +patrem instituit sub imposito vobis jugo Apostol. servitutis</i>. +Già il <span class="smcap">Muratori</span> ed il <span class="smcap">Garampi</span> dimostrarono essere un errore +la notizia del <span class="smcap">Bonincontrius</span>, VI, p. 30: <i>Qui solus officium +senatoris Romae administravit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note663"> +<p><span class="label"><a href="#tag663">663</a>.  </span><i>Scriptum est Johi. de Fossames Senescallo, Viromandie +Vicario, et Magistro Hugoni de Bisuntio camerario in +urbe... Postulacioni vestre tam super castris et fortelitiis +quam super captivis — in Capitolio respondentes fidelitati +vestre precipimus quatenus recipientes roccam seu castrum +Rispampani a Stephano de Tolona castellano dicti castri — tam — castrum +praedictum quam cuncta alia castra et fortelicias +urbis in urbe vel extra urbem posita quae sunt +hactenus ratione Senatorie urbis pro parte nostre celsitudinis +custodita, adveniente termino resignationis regiminis urbis +quem vos scitis — — illi vel illis cui Populo Romano placuerit +liberare debeatis et etiam assignare... Dat. apud +Lacum pensilem penultimus Aug.</i> (<i>Reg. Caroli I</i>, 1278, D. +n. 31). Non vi fece osservazione il <span class="smcap">Vitale</span>, che a questo punto +corre troppo celeremente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note664"> +<p><span class="label"><a href="#tag664">664</a>.  </span><i>Papa posuit pro se senatorem in Urbe ad suam voluntatem +unum suum parentem</i> (<i>Annales Placentini Gibellini</i>, +p. 571). Nelle Decretali della città di Todi notasi, omai al 1 +Settembre 1278, <i>Matheus Rubeus</i> come senatore. <i>A. 1278 +Ind. VI m. Sept. die I... Hic est liber reformationum communis +Tuderti factus — potestarie tempore Ill. et magnif. +viri D. Matthei Rubei de filiis Ursi — Nic. P. III fratris +alme Urbis Rome Senatoris et Tudertinorum Potestatis.</i> Ma +giusta la lettera di Carlo (dei 30 Agosto) il Re, al 1 Settembre, +non poteva avere di già deposto il suo officio; tuttavia +Matteo sarà stato fin da allora designato senatore. Ancora +ai 5 Sett. 1279 trovasi in carica <i>D. Matheus Rubeus de fil. +Ursi Alme Urbis Senator Ill. et Dei gr. potestas Tudertinus</i> +(arch. di Todi, <i>Reg. vetus</i>, fol. 68).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note665"> +<p><span class="label"><a href="#tag665">665</a>.  </span>Dal mscr. del <span class="smcap">Panvinio</span>, <i>de Gente Sabella</i>, il <span class="smcap">Vitale</span> +(p. 179) trae le lettere del Pontefice onde sono nominati a +senatori Giov. Colonna e Pandolfo Savelli, per un anno, a +cominciare dal 1 Ott. 1279: sono date da Viterbo, ai 24 Sett., +a. II. Ed egli ne cava anche la nota formula del giuramento: +<i>Ego N. Senator.</i> — La lettera del Papa alla città di Roma incomincia: +<i>Infra Urbis moenia degit populus ingens et sublimis</i>. +Qui per la prima volta i Pontefici parlano a Roma con +fraseologia da imperatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note666"> +<p><span class="label"><a href="#tag666">666</a>.  </span><i>Mon. Germ.</i>, IV, 423.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note667"> +<p><span class="label"><a href="#tag667">667</a>.  </span><i>Aedificavit enim Sion in sanguinibus</i>: <span class="smcap">Salimbene</span>, +<i>Chron.</i>, p. 55. — <i>Nimis fuit amator suorum</i>: <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, +XXIII, c. 31. — <span class="smcap">Dante</span>, (<i>Inferno</i>, c. XIX, v. 70-72) +trova papa Orsini fra i Simoniaci, e gli fa dire: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">E veramente fui figliuol dell’orsa,</p> +<p class="i02"> Cupido sì per avanzar gli orsatti,</p> +<p class="i02"> Che su l’avere, e qui me misi in borsa.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note668"> +<p><span class="label"><a href="#tag668">668</a>.  </span><span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, ibid, c. 31.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note669"> +<p><span class="label"><a href="#tag669">669</a>.  </span>Con Viterbo aveva conchiuso un patto per il soggiorno +della Curia. Promise il Comune (per ogni volta che +quella vi avesse tenuto residenza) di lasciar libera azione ai +giudici degli eretici, di allestire in modo conveniente il palazzo, +di dar libera dimora ai Cardinali ed alla gente di corte, +di porre in officio soltanto magistrati devoti alla Chiesa, di +mantenere a buoni patti i curiali, di cacciare mezzani e meretrici: +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 359, dei 20 Maggio 1278. — Per quel +che riguarda Soriano, vedansi <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, c. 31 e <span class="smcap">Franc. +Pipinus</span>, p. 724.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note670"> +<p><span class="label"><a href="#tag670">670</a>.  </span><i>Vita Nicol. III</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, III, I, p. 608). La istessa +notizia con migliori lezioni trovasi registrata nella <i>Descriptio +Victor.</i>, p. 850 e nel Chron. <span class="smcap">Guill. Nangis</span>, ad a. 1280. I due +Senatori, <i>P. de Comite e G. Domini Bertoldi de Filiis Ursi</i> +compaiono in un documento dei 21 Nov. 1280, dalla S. M. in +via Lata: è raccolto nel <span class="smcap">Brugiotti</span>, <i>Epitome Juris Viarum</i>, +Roma 1664, p. 33, n. 48.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note671"> +<p><span class="label"><a href="#tag671">671</a>.  </span>Intorno a questo avvenimento vedansi la lettera di +Onorio IV, nel <span class="smcap">Raynald</span>, 1281, n. 2, e il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Jordani</span> +nel <span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, 1012.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note672"> +<p><span class="label"><a href="#tag672">672</a>.  </span>Vedansi le sue lettere ai Romani ed a Carlo nel <span class="smcap">Martene</span>, +<i>Vet. Mor.</i>, II, 1280, 1284.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note673"> +<p><span class="label"><a href="#tag673">673</a>.  </span><i>Domino Martino pp. IV non ratione papatus vel pontificalis +dignitatis, sed ratione sue persone, que de nobili +prosapia traxit originem — plenarie commiserunt regimen +Senatus Urbis ejusque territorii et districtus toto tempore vite +sue, et — potestatem regendi — Urbem, ejusque — districtum +per se, vel per alium seu alios, instituendi seu ponendi Senatorem, +vel Senatores.</i> — Atto compilato in Campidoglio <i>die +lune X Martii IX Ind.</i>, inserito nella Bolla dei 29 Aprile: +<span class="smcap">Vitale</span>, <i>App.</i>, p. 592 e <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 395.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note674"> +<p><span class="label"><a href="#tag674">674</a>.  </span><i>Nosque nostris adjiciens laboribus, ut eorum discrimina +vitarentur, electioni, translationi, commissionis et potestatis +dationi predictis consensum praestitimus cum multa +instantia postulatum</i>: Bolla dei 29 Aprile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note675"> +<p><span class="label"><a href="#tag675">675</a>.  </span>Nella sopraddetta Bolla di Martino a Carlo, <i>dat. apud +Urbem veterem III Kal. Maji Pont. nri a. I</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note676"> +<p><span class="label"><a href="#tag676">676</a>.  </span>Come tali son noti Filippo de Lavena, Guglielmo +L’Estendard, Goffredo de Dragona. Ai 13 Luglio 1282 il +Lavena trovavasi a campo innanzi a Corneto, e a lui vennero +ambasciatori di Perugia: docum. nel <span class="smcap">Coppi</span>, <i>Dissert. +della Pontif. Acad. Rom.</i>, XV, 261.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note677"> +<p><span class="label"><a href="#tag677">677</a>.  </span>Vedine il documento nel <span class="smcap">Vitale</span>, in una lettera di +Carlo al L’Estendard, p. 188. A carte 192 trovansi nominati +i castellani urbani <i>castrorum Pespansan et Civitatis vetule</i>, +ed il primo nome non è che un corrotto di Rispampano. I +vigili delle torri appellavansi <i>Turrerii</i>. — In città parecchie, +per esempio a Firenze, mantenevansi allora dei leoni a spese +del municipio: <i>custodem Leonis unum</i> (<span class="smcap">Ferrante della +Marra</span>, <i>Discorsi delle famiglie ecc.</i>, Napoli 1641, p. 147).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note678"> +<p><span class="label"><a href="#tag678">678</a>.  </span>Il nome ora è scritto Epa, ora più rettamente Appia, +com’è sempre nei <i>Regesti</i> di Carlo. Nell’arch. di Bologna +(Reg. Nov., fol. 377 e segg.) trovansi gli Editti che egli promulgò +ai 13 Febbraio 1283, da Imola, per la Romagna: sono +sei pagine di pergamena in folio grande. Contengono leggi +severe sulle immunità delle chiese, sugli eretici, sui rei di +tradimento. <i>Premisse constitutiones fuerunt promulgate in +pleno et generali parlamento praelatorum, comitum, baronum, +potestatum, ambaxatorum civitatum et locorum et nobilium +provintie romagnole et pleno arengo congregato. In civitate +Ymole in pallatio communis per magnif. et nob. virum Johem +de Appia tocius provintie Romagnole civitatis bonon., +comitatus bretenorii et pertinentiarum eorundem per S. R. E. +comttem et generalem rectorem. Et praesentibus venerabil. +patre D. fratre bonefatio archiep. Ravennat. D. Guillo Duranti +Dni ppe vicario. Dno Guidone Epo Arimin. D. Synibaldo +Epo Imolen. D. Malatesta de Verucio pot. Arimin... +sub anno D. 1283 die 13 Febr. Ind. XI pont. Dni Martini +PP. IV.</i> Così nel detto Libro di documenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note679"> +<p><span class="label"><a href="#tag679">679</a>.  </span>Ed or Manfredi e Corradino furono vendicati. <i>In vero +Nerone neronior, et crudelior Saracenis, innocentem agnum +in tuo reclusum carcere mortis judicio subjecisti</i>... bella +lettera di Pietro a Carlo, nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur.</i>, III, p. 32. +<i>Auro ebrius alter Crassus</i>: così i Palermitani chiamano Carlo +nella loro lettera a Martino IV (ibid., p. 36).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note680"> +<p><span class="label"><a href="#tag680">680</a>.  </span>Quei cittadini ebbero perfino l’ardire di rappresentare +lui ed i Cardinali con dei fantocci di paglia vestiti di porpora, +e di abbruciarli in publico: primo esempio che nelle +storie io trovi registrato di questa bizzarra foggia di giustizia +popolare.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note681"> +<p><span class="label"><a href="#tag681">681</a>.  </span>Martino IV predilesse Montefiascone, e da lui ebbe +origine quella rocca e quella residenza pontificia: <span class="smcap">Villani</span>, +VI, c. 58.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note682"> +<p><span class="label"><a href="#tag682">682</a>.  </span>Addì 15 Ott. 1284, da Perugia, il Pontefice scrive al +Rettore della Campania: <i>Conrado de Antiochia — cum quibusdam +perditionis filiis partes ipsius regni invadere per +castrum Celle temere attentante, tu una cum dilecto filio viro +Stephano de Genazano... eos... debellasti</i>: <span class="smcap">Raynald</span>, n. 15. +Ed ivi, a. 1285, n. 9, havvi una lettera del Papa ai cittadini +di Andria. — Nella Campagna si ribellò Adinolfo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note683"> +<p><span class="label"><a href="#tag683">683</a>.  </span>Dell’assalto del Campidoglio parlano gli <i>Annales Placentini +Gibellini</i>, p. 577; e la <i>Vita Martini</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, III, 609): +<i>Johem Cinthi fratrem D. Latini, tunc Hostiens. Ep. in Capitaneum +urbis et Reipublicae defensorem invocaverunt</i>. Il +registro Capitolino scrive erroneamente <i>Johes Turcus Malabranca</i>. +Trovo <i>Johannes Cinthii</i> e la sua famiglia in un atto +di compravendita (deriva dalla S. Maria in via Lata), dei 12 +Marzo 1286, dove compare la <i>Domina Angela de Paparescis</i> +da <i>uxor nob. viri Dni. Johis Cinthii Malabrance</i> (<i>Mscr. +Vat. 8044</i>). Erra il <span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 54, allorchè alla famiglia +del cardinale Latino dà nome di Brancaleoni anzi che di Malabranca. +Per parte di sorella il Cardinale era nipote di Nicolò +III, e suo padre era un Malabranca. Intorno a lui vedansi +i <span class="smcap">Quetif</span> ed <span class="smcap">Echard</span>, <i>Scriptores Ordinis Praedicator.</i>, +T. I, 436.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note684"> +<p><span class="label"><a href="#tag684">684</a>.  </span><i>Concedimus vobis vicarium, vel vicarios et camerarium — Joannes +Cinthii sicut capitaneus super grassiae facto dumtaxat</i> +(così si ripristinò l’officio dei <i>praefectus annonae</i>). — <i>Tolerabimus — volentes — experimento +probare, an expediat +vobis in posterum, quod remaneant artium capita</i>: Martino +ai Romani, da Orvieto, ai 30 Aprile 1284, nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 17.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note685"> +<p><span class="label"><a href="#tag685">685</a>.  </span>La narrazione di questi fatti trovasi in <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, +<i>Hist. Eccl.</i>, XXIV, c. I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note686"> +<p><span class="label"><a href="#tag686">686</a>.  </span><i>Romani ad mandatum D. Papae reversi susceperunt +vice D. Pape duos vicarios Senatoriae, vid. Hanibaldum Petri +Hanibaldi, et Pandulfum de Sabello, sub quorum regimine +quieti fuerunt</i>: <i>Vita Martini</i>, p. 610.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note687"> +<p><span class="label"><a href="#tag687">687</a>.  </span> Vuolsi che morisse per l’ingordigia delle grasse anguille +del lago di Bolsena. <i>Nutriri quidem faciebat eas in lacte +et submergi in vino. Unde quidam huic rei alludere volens ait</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Gaudeant anguillae, quod mortuus est homo ille,</i></p> +<p class="i02"> <i>Qui quasi morte reas excoriebat eas.</i></p> +</div></div> + +<p> +<span class="smcap">Franc. Pipin.</span>, p. 726. — <span class="smcap">Benvenuto da Imola</span> nel suo <i>Commentario +su Dante</i>, p. 1224 (riferendosi al passo: «e purga +per digiuno le anguille di Bolsena»), dice: <i>Nec minus bene +bibebat cum illis, quia anguilla vult notare in vino in ventre</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note688"> +<p><span class="label"><a href="#tag688">688</a>.  </span>Sulla nomina del Montfort vedasi la lettera del Papa, +da Orvieto, ai <i>V Id. Maji a. III</i>, nel <span class="smcap">Duchesne</span>, V, 886, ed +altresì i <i>Gesta Philippi III per</i> <span class="smcap">Guil. de Nangis</span> nel <i>Recueil.</i> +XX, 524. Poco dopo il Montfort fu preso dall’ammiraglio +siciliano, e morì in carcere. Sua figlia Anastasia aveva sposato +Romanello Gentile Orsini; e per lei venne Nola in potere +degli Orsini. La sua famosa madre Margherita ereditò Pitigliano +e Soana dagli Aldobrandi; e questi possedimenti +caddero anch’essi in mano degli Orsini. Ella aveva sposato +la sua maggiore figliuola Tommasia, nata da Guido, con +Pietro de Vico (figlio del noto nobiluomo di pari nome), prefetto +della Città nel 1295; ed il matrimonio era avvenuto +contro il volere di Guido. Tommasia, che non aveva peranco +dieciott’anni, reclamò come primogenita il suo retaggio paterno +contro Romanello Orsini (arch. di Stato di Napoli, <i>Reg. +Caroli II</i>, 1294, C. 65, fol. 145 segg).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note689"> +<p><span class="label"><a href="#tag689">689</a>.  </span></p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="5"><b>Haymericus de Sabello.</b></td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="4" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl"><b>Honorius III.</b></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl">Suo fratello forse chiamato <b>Lucas</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="w5"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="3" class="bl"><b>Lucas</b>, senatore, † 1266, sposato a Giovanna Aldobrandesca, sepolto in Araceli.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="w5 bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Honorius IV.</b></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Johannes</b>, podestà di Orvieto, † prima del 1279.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="w5 bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Lucas.</b></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Pandulphus</b>, senatore, † 1306, sepolto in Araceli.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Jacobus</b>, senatore.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Andrea</b>, femmina.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Mabilia</b>, sposa ad Agapito Colonna, sepolta in Araceli.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="3" class="bl"><b>Thomas</b> card. di s. Sabina.</td> + </tr> +</table> + +<p> +(Dalla <i>Storia</i> (mscr.) <i>dei Savelli</i> compilata dal <span class="smcap">Panvinio</span>; dal +<span class="smcap">Ratti</span>, <i>Storia della famiglia Sforza</i>, t. II, e dalle iscrizioni +delle tombe famigliari).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note690"> +<p><span class="label"><a href="#tag690">690</a>.  </span>Ai 13 Febbraio 1285 si parla di <i>Pandulfus de Sabello +et Anibaldus D. Transmundi Alme Urbis illustres Senatores</i>: +documento esistente nell’importante archiv. comunale di Aspra +nella Sabina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note691"> +<p><span class="label"><a href="#tag691">691</a>.  </span>Nel palazzo comunale di Todi, dove fu podestà nel 1267, +esiste ancora una lunga iscrizione a onor suo: le fanno contorno +gli stemmi dei Savelli: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Anxia civilis varia in discrimina belli,</i></p> +<p class="i01"><i>Urbs ego clara Tuder ad te, Pandulphe Savelli,</i></p> +<p class="i01"><i>Moribus et genere mihi dux, paterque, potestas,</i></p> +<p class="i01"><i>Ex attavis ducibus romano sanguine natus</i></p> +<p class="i01"><i>Genti nostrali pacem das</i>.........</p> +</div></div> + +<p> +Fu stampata con qualche scorrezione nella <i>Storia di Todi</i> +del <span class="smcap">Leoni</span> (p. 320), che sventuratamente rimase incompiuta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note692"> +<p><span class="label"><a href="#tag692">692</a>.  </span><span class="smcap">Barthol. de Neocastro</span>, c. 102, 103. Astura continuò +ad esistere, ma il Comune si vendette a’ Frangipani. +Ai 5 Ottobre 1287 fu stipulato il contratto di vendita del +<i>Populus Castri Asturae congregatus per commune in platea +dicti castri... auct. dnorum dci castri scil. Manuelis, Petri +et Jacobi Frajapan. et Jannonis vicecomitis dci castri... +actum in dco Castro Asture in logia seu statio Dominor. ante +Eccliam S. Nicoli</i> (arch. Gaetani, XXXIV, 51). — I Frangipani +vendettero una metà di Astura a Pietro Gaetani per +trentamila fiorini; e quest’ultimo, ai 7 Febb. 1304, la rivendette +a <i>Petrus Landulfi Frajapane</i>. Eccone i confini: <i>ab uno +lat. est mons Circegi</i> (Capo di Circe). <i>Ab alio Lacus Soresci et +Crapolace et lacus Foliani. Ab alio tenimentum Castri Concarum. +Ab alio tenim. Castri S. Petri in Formis. Ab alio est +ten. Castri Noctuni</i> (ibid. n. XXXIV, 54). — Indi, ai 12 Febbraio +1304 la gente di Astura giura a Pietro Frangipane il +<i>ligium homagium</i>, ed in prova di tradizione del possesso i +procuratori gli mettono in mano della sabbia del mare (<i>de +arena maris</i>). Il lungo registro dei giuranti dimostra che la +terra era ancora assai popolosa, laddove oggidì è scomparsa +senza lasciare traccia di sè.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note693"> +<p><span class="label"><a href="#tag693">693</a>.  </span>Testamento dei 24 Febb. 1279, nel <span class="smcap">Ratti</span>, <i>Fam. Sforza</i>, +II, 302. Giusta quel documento, i Savelli possedevano Albano, +<i>Castrum Savelli</i>, <i>Castrum Leonis</i>, Gandolfo, <i>castr. +Fajole</i>, Rignano, Cersano, Turrita, <i>Palumbaria, castr. Scrofani, +Mons Viridis</i>. Il testamento è ratificato addì 5 Luglio +1285 <i>in castro Palumbariae in Palacio Arcis ejusd. castri</i>. +Di case e di torri nella Città si fa cenno nominatamente per +quelle <i>in monte de Sasso, et in alio monte posito supra marmoratam</i> +(Aventino). Il <span class="smcap">Martinelli</span> (<i>Roma ex ethnica sacra</i>, +p. 83) reputa che il <i>Mons de Sasso</i> sia monte Giordano: però +io ne dubito assai.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note694"> +<p><span class="label"><a href="#tag694">694</a>.  </span>Così fece Terracina con Nicolò IV (<span class="smcap">Contatore</span>, p. 206); +ed egli vi nominò a podestà Ottaviano de Brunforte, rettore +della Campagna. Parimenti anche Ascoli conferì a quel Papa +il rettorato a vita (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 47).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note695"> +<p><span class="label"><a href="#tag695">695</a>.  </span>Esempî se ne hanno, al tempo di Nicolò IV, nel <span class="smcap">Theiner</span>, +I, n. 480 e segg., specialmente per le città della Marca. +Certo che la giurisdizione del Podestà trovava delle limitazioni +per ragione del foro ecclesiastico e dell’appello ai legati. +In riconoscimento del diritto di eleggersi il Podestà, le +città di media grandezza pagavano annualmente alla Chiesa +dalle trenta alle centocinquanta lire ravennati (n. 482). Le +imposte che si pagavano alla Chiesa erano tenui. La entrata +di un anno (dal 1290 al 1291) che essa ricavò pel ducato di +Spoleto ammontò a 7760 fiorini d’oro, 41 solidi e 4 denari: +<span class="smcap">Theiner</span>, I, p. 321.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note696"> +<p><span class="label"><a href="#tag696">696</a>.  </span><i>Annal. Colmar. major.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVII): <i>A. 1289: +Papa Nicol. expellitur de Roma — Rome pars pape a Romanis +ejicitur, et ex utraque parte plus quam quingenti +numero perierunt.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note697"> +<p><span class="label"><a href="#tag697">697</a>.  </span>Il docum. ne è nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1289, n. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note698"> +<p><span class="label"><a href="#tag698">698</a>.  </span>Elesse a cardinale anche un Orsini (Napoleone), ma +solo perchè era imparentato coi Colonna, e, dice il <span class="smcap">Villani</span> +(VII, c. 119), «per partire gli Orsini».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note699"> +<p><span class="label"><a href="#tag699">699</a>.  </span>Stefano Colonna entrò ai 12 Dic. 1289 in Rimini, dove +allora avvenne la tragedia di Francesca (<span class="smcap">Hieron. Rubeus</span>, +<i>Vita Nicolai IV</i>, p. 90); nel Nov. 1290 fu fatto prigioniero, +e soltanto ai 24 Genn. 1291 posto in libertà: <span class="smcap">Tonnini</span>, <i>Rimini</i>, +III, 155. — <span class="smcap">Franc. Pipini</span> <i>Chron.</i>, p. 733. — <span class="smcap">Petri +Cantinelli</span>, <i>Chron.</i>, p. 282. — Gli <i>Ann. Caesenat.</i>, <span class="smcap">Mur.</span> XIV, +p. 1107, pongono ai 13 Nov. il giorno della sua carcerazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note700"> +<p><span class="label"><a href="#tag700">700</a>.  </span>La Bolla di nomina del Vescovo è promulgata da +Orvieto, ai 22 Dic. 1290. Vi è detto: <i>Cum autem — nuper +nob. vir Stephanus de Colompna cui regimen provintie Romaniole — duximus +comitendum, hiis diebus ad civitatem +Ravenne accedens, pro ipsius — statu ad pacem — reducendo +ab Eustachio et Lamberto de Polenta — proditionaliter — captus +fuerit et adhuc detineatur carceri mancipatus</i> (arch. di +Bologna, <i>Reg. Nov.</i>, fol. 393).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note701"> +<p><span class="label"><a href="#tag701">701</a>.  </span>Bertoldo era senatore nel Dic. 1288, ed ancora durava +in officio nel Maggio 1289: lo si desume da pergamene +esistenti nell’archiv. di Bologna (vol. in foglio grande, che +contiene convenzioni conchiuse da Bologna con altre città, +dall’anno 1226 venendo in giù). Nel docum. n. 32 (è un istromento +stipulato a Roma nel palazzo dei Quattro Coronati) Bertoldo +fa quietanza a Bologna per ristoro di danni; e vi si +dice: <i>In nom. Dom. Am. Anno ej. 1289 Ind. II Pont. D. Nicolai +PP. IV a. I die XII m. Febr. In presentia reverend. patris +D. Benedicti S. Nicolai in Carcere Tulliano Diacon. Cardis, +auditoris a D. PP. specialiter deputati, et arbitri in omnib. +causis... quae olim vertebantur inter magnif. et nob. vir. +D. Bertoldum de filiis Ursi Romanor. Procons. nunc alme +Urbis senatorem</i>. Il <i>laudum</i> del cardinale Benedetto (n. 52), +che è dato ai 17 Dic. 1288, chiama fin da allora Bertoldo +<i>nunc alme Urbis Sen.</i> Da ciò io stabilisco questa data senatoria. +Ed ormai ai 14 Ott. 1288, in un doc. da Corneto (nel +<span class="smcap">Coppi</span>, <i>Diss. della Pontif. Acad. Rom.</i>, XV, p. 267) si dice: +<i>Domini Brectuldi et Dom. Riccardi de Militiis Senatoris +Urbis.</i> — Ai 26 Sett. 1288 senatori erano <i>Ursus de filiis Ursi +et Nicolaus de Comite</i> (ibid.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note702"> +<p><span class="label"><a href="#tag702">702</a>.  </span>Nel Sett. 1290 ei lo era di certo, giusta la lettera +del Papa data da Orvieto, ai 27 Sett. 1290: <i>dilecto fil. nob. +vir. Joanni de Columna Senatori Urbis</i> (nel <span class="smcap">Contatore</span>, +p. 207). Il proemio che dice <i>dudum tibi scripsimus</i>, dimostra +che Giovanni era senatore da lungo tempo prima. Però al 1 +Genn. 1290 facevano da senatori <i>Nicolaus de Comite</i> e <i>Lucas +de Sabello</i> (nel <span class="smcap">Coppi</span>, come sopra).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note703"> +<p><span class="label"><a href="#tag703">703</a>.  </span>Notizia ne dà il solo <i>Chron. Parm.</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 819): +<i>Eo anno</i> (1290) <i>Romani fecerunt D. Jacobum de Columna eor. +Dominum et per Romam duxerunt eum super currum more +Imperatorum, et vocabant eum Caesarem.</i> La <i>Cronica</i> scambia +Jacopo con Giovanni Colonna. Giovanni fu tenuto in grande +onore da Carlo II, che ai 26 Marzo 1294 investì i suoi figli, +Agapito, Stefano e Giovanni di feudi nel reame. Diè loro +<i>Manopellum, Toccum, Casale Comitis etc.</i>, e fecelo per l’amicizia +in cui teneva il loro padre e il cardinale Jacopo loro +zio. Vedine l’istromento dato da Perugia (archiv. Colonna, +Armar. I, Fascic. I, n. 5).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note704"> +<p><span class="label"><a href="#tag704">704</a>.  </span>Docum. tratto dall’arch. di Viterbo, e stampato dall’<span class="smcap">Orioli</span> +nel <i>Giorn. Arcad.</i>, vol. 137, p. 201. I Viterbesi giurano +<i>vassallagium et fidelitatem Senatori Populoque Romano</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note705"> +<p><span class="label"><a href="#tag705">705</a>.  </span>Il libello aveva per titolo <i>Initium malorum</i>: vedi +<span class="smcap">Franc. Pipin.</span>, <i>Chron.</i>, p. 727.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note706"> +<p><span class="label"><a href="#tag706">706</a>.  </span>Il <span class="smcap">Vitale</span> nota che, ai 29 Maggio 1291, Giovanni Colonna +e Pandolfo compaiono in un istromento da san Lorenzo +in Panisperna, ma non ne riporta il documento. Erra quello +scrittore allorchè per riguardo a Pandolfo si riferisce agli Statuti +dei mercanti: io ve ne trovai registrato il nome per la +prima volta solamente ai 12 Giugno 1297. — All’anno 1292 +la <i>Cronica Parmense</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 823) dice: <i>Duo Senatores facti +fuerunt Romae, unus quorum fuit D. Stephanus de Columna, +et alius quidam nepos D. Mathei Cardinalis</i>. — Ai 10 Maggio +1292, <i>Stephanus de Columnensibus, et Matheus D. Raynaldi +de filiis Ursi</i> sottoscrivono un istromento di pace per +Corneto: <i>Codex Margarita Cornetana</i>, copia Vat. 7931, p. 174.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note707"> +<p><span class="label"><a href="#tag707">707</a>.  </span>I sei romani furono: Latino Malabranca Orsini di +Ostia, <i>Matheus Rubeus</i> Orsini di S. M. <i>in Porticu</i>, Napoleone +Orsini di S. Adriano, Jacopo Colonna di S. M. <i>in Via Lata</i>, +Pietro Colonna di S. Eustachio, Giovanni Boccamazi di Tuscolo. +I quattro italiani: Benedetto da Anagni, cardinale di +san Martino; Gerardo Bianchi parmense, vescovo della Sabina; +Matteo di Aquasparta da Todi, vescovo di Porto; +Pietro Peregrossi milanese, cardinale di S. Marco. I due francesi: +Ugo di S. Sabina, Giovanni Cholet di S. Cecilia. Di +tedeschi nel Collegio cardinalizio non ve n’era pur uno; +esso era divenuto privilegio dei romaneschi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note708"> +<p><span class="label"><a href="#tag708">708</a>.  </span>Il <span class="smcap">Vitale</span>, per questa età, manca di ragione critica: +unica fonte, e spesso pare un geroglifico, è la <i>Vita Coelestini +V</i> scritta in versi da <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, figlio di +Pietro senatore (<span class="smcap">Mur.</span>, III, 621). Una glossa dell’Autore dichiara +che senatore fosse Agapito (p. 621, n. 33). Nel <span class="smcap">Vitale</span> +(che segue il <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Saggi di osserv. sul valore delle antiche +monete pontificie</i>, App. n. 32) per l’anno 1293 figurano +come senatori <i>Matheus Rainaldi</i> Orsini e <i>Riccardus Tebaldi</i>. +Dall’Ott. 1293 in poi furonlo quelli che nel testo nominammo. +<i>Petrus Stefani</i> era stato nel 1280 podestà di Firenze, +quando il cardinale Latino vi pose pace fra Guelfi e Ghibellini +(istromento dei 18 Genn. 1280, nel <i>Cod. Riccardian.</i>, +n. 1878, p. 349). Il suo nome completo è <i>Petrus Stephani +Rainerii</i>: così egli appella sè stesso da senatore (quando ne +tenne l’officio insieme con Odone <i>de S. Eustachio</i>) ai 12 Maggio +1294, in un docum., di cui trassi copia nell’arch. di Aspra. +È la <i>reaffidatio</i> che abitatori di quel Comune conchiudono +coi due senatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note709"> +<p><span class="label"><a href="#tag709">709</a>.  </span>Come la andasse a Roma in quel tempo cel fanno +noto gli <i>Ann. di Colmar: circa pasca</i> (1294) <i>quidam de progenie +Ursina in Eccl. B. Petri peregrinos undecim occiderunt</i> +(<i>Mon. Germ.</i>, XVII, 221).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note710"> +<p><span class="label"><a href="#tag710">710</a>.  </span>Con un Diploma dei 31 Luglio 1294, dato da Aquila, +Carlo II tolse sotto la sua protezione il <i>monasterium S. Spiritus +de Murrono situm prope Sulmonam</i> (<i>Reg. Caroli II</i>, +1293, 1294 A. n. 63, fol. 213).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note711"> +<p><span class="label"><a href="#tag711">711</a>.  </span><i>Et vir dei exutam cucullam ad solis radium in aere +suspendit, non aliter quam suo imperio</i>: bella la fantasia del +Biografo di quel Santo! (<i>Max. Bibl. Veterum Patrum</i>, volume +XXV, 760).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note712"> +<p><span class="label"><a href="#tag712">712</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i04"> <i>nudare caput, genibusque profusi</i></p> +<p class="i01"><i>In facies cecidere suas: quibus hic viceversa</i></p> +<p class="i01"><i>Procubuit terra.</i></p> +<p class="i08"> (<i>Opus Metricum</i>, p. 629.)</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note713"> +<p><span class="label"><a href="#tag713">713</a>.  </span>Il <span class="smcap">Petrarca</span> narra che tentasse di fuggire (<i>Vita Solitaria</i>, +II, c. 18); però <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Post morulam Senior: Missis sermonibus, inquit</i>— —</p> +<p class="i01"><i>Papatus accepto gradum.</i></p> +</div></div> + +<p> +I legati gli baciarono i calzari, <i>chiffonibus oscula figunt — villosis</i>: +probabilmente saranno stati della foggia usata dai +ciocciari odierni; sandali di pelle d’asino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note714"> +<p><span class="label"><a href="#tag714">714</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Intumidus vilem Murro conscendit asellum,</i></p> +<p class="i01"><i>Regum fraena manu dextra laevaque regente</i> —</p> +<p class="i10"> (<i>Opus Metricum.</i>)</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note715"> +<p><span class="label"><a href="#tag715">715</a>.  </span>Carlo partì di Perugia sulla fine del Marzo, e per +Aquila andò a Napoli; ai 22 Luglio fu a Sulmona, e dai 28 +di quel mese fino ai 6 Ott. dimorò ad Aquila (arch. regio +di Napoli, <i>Reg. Caroli II</i>, 1294, B. n. 65).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note716"> +<p><span class="label"><a href="#tag716">716</a>.  </span>Il celebre cardinale morì ai 10 Agosto 1294. La data +ne è notata nella <i>Cronica</i> (mscr.) di un Domenicano, che si +custodisce nella bibl. Podiana a Perugia. Egli si aveva edificato +un bel palagio a Roma, vicino san Michele (<i>Frisonum</i>) +nel <i>Porticus</i> del Vaticano, ridosso al <i>Palatiolus</i> e ad una +vecchia muraglia <i>qui fuisse dicitur de Palatio Neroniano</i>. +Vedi la Bolla di Onorio IV, a. 1287, nel <i>Bullar. Vatican.</i>, +I, 209, e il frammento del testamento del Cardinale, p. 223.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note717"> +<p><span class="label"><a href="#tag717">717</a>.  </span><i>Fueruntque in sua coronatione plusquam CC millia +hominum et ego interfui</i>: <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, XXIV, +c. 29. — <span class="smcap">Cirillo</span>, <i>Annali della città dell’Aquila</i>, Roma 1570, +p. 14.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note718"> +<p><span class="label"><a href="#tag718">718</a>.  </span><i>Multa (fecit) ne dixerim inepta</i>... <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, +p. 616; e vedine il giudizio ch’ei ne dà nell’<i>Opus +Metricum</i>, e l’altro di <span class="smcap">Ptol. Luc.</span> (c. 33) che fu testimonio di +veduta: <i>Cardinales mordaciter infestant, quod in periculum +animae suae Papatum detinebat propter inconvenientiam et +mala, quae sequebantur ex suo regimine</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note719"> +<p><span class="label"><a href="#tag719">719</a>.  </span>Ai 3 Sett., da Aquila, Carlo annuncia ai Napoletani +che per il prossimo mese il Papa sarebbe giunto nella loro +città; e vi manda Rostaino Cantelmi e Guido de Alamania +acciocchè allestiscano l’occorrente: <i>Reg. Caroli II</i>, 1294; B. +n. 65, fol. 9. Secondo gli stessi <i>Regesti</i>, Carlo partì di +Aquila in compagnia del Papa ai 6 Ott., e andò a Sulmona: +a Sulmona si fermò fino ai 12; ai 14 fu a Isernia; ai 18, a +San Germano; ai 27 trovossi a Capua, ed agli 8 Nov. entrò +in Napoli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note720"> +<p><span class="label"><a href="#tag720">720</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i08"> <i>Silvester ut ales</i></p> +<p class="i01"><i>Cum caput abscondit gallus, lacrimabile visu,</i></p> +<p class="i01"><i>Corpore se toto venantibus abdere credens,</i></p> +<p class="i01"><i>Decipitur, capiturque manu.</i></p> +<p class="i09"> (<i>Opus Metr.</i>, c. XI.)</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note721"> +<p><span class="label"><a href="#tag721">721</a>.  </span>Ormai agli 11 Nov. 1294 lo appella amico suo fedelissimo: +nella lettera da Capua in cui comanda al giudice +Jacopo de Avellino di dare ascolto al ricorso sporto dal vicario +del cardinale per turbamento di diritti su un bosco di +sua proprietà: <i>venerabilis patris Domini Benedicti dei gr. tituli +s. Martini in montibus Pbri Cardinalis, amici nostri +carissimi: Reg. Caroli II</i>, 1294, B n. 65.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note722"> +<p><span class="label"><a href="#tag722">722</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Defectus, senium, mores, inculta loquela,</i></p> +<p class="i01"><i>Non prudens animus, non mens experta, nec altum</i></p> +<p class="i01"><i>Ingenium, trepidare monent in sede periclum.</i></p> +</div></div> + +<p> +(<i>Opus Metr.</i>, c. XV). Eguali ragioni espone Celestino medesimo +nella formula dell’abdicazione (<span class="smcap">Raynald</span>, n. XX).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note723"> +<p><span class="label"><a href="#tag723">723</a>.  </span>«Che fece per viltade il gran rifiuto»: nè è sostenibile +l’opinione che <span class="smcap">Dante</span> vi intenda parlare di Esaù. Ed +il <span class="smcap">Petrarca</span>, certamente alludendo a <span class="smcap">Dante</span>, dice: <i>Quod factum +solitarii sauctique patris vilitati animi quisquis volet +attribuat — ego in primis et sibi utile arbitror et mundo — Papatum +vero, quo nihil est altius — quis ulla aetate — tam +mirabili et excelso animo contempsit, quam Coelestinus +iste?</i> (<i>De vita solitaria</i>, II, sec. III, c. 18).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note724"> +<p><span class="label"><a href="#tag724">724</a>.  </span>Una pergamena di Monte Cassino, in data dei 4 Agosto +1012, parla di <i>Roffredo Consul et Dux Campanie — habitator +de civitate Berulana</i> (Veroli). È possibile che egli sia stato +un antenato della famiglia. Io devo alla liberalità del duca +don Michele Gaetani di Sermoneta di avere potuto largamente +profittare del ricco archivio della sua famiglia: e ne rilevai +che Bonifacio VIII fu il vero fondatore della potenza di +casa Gaetani. Il signor Carinci ha ordinato egregiamente +quell’archivio: da esso e da altri archivî privati di Roma +si trarrebbero le fonti della storia medioevale del Lazio, +che assolutamente manca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note725"> +<p><span class="label"><a href="#tag725">725</a>.  </span>Gli Statuti di Benevento del 1230 sono sottoscritti +dal rettore pontificio <i>Roffridus Uberti Anagninus</i>, che forse +fu il padre di Bonifacio VIII (<span class="smcap">Borgia</span>, <i>St. di Benev.</i>, II, 409). +Nell’anno 1255 in un <i>Privilegium</i> dato da <i>Johes Compater +Ducatus Spoletani rector</i> per Gubbio, si sottoscrivono come +testimonî <i>Dno Trasmundo Zanchari, Dno Jacobo Gaitani +militib. de anania</i> (arch. Gubbio, <i>Liber Privilegior.</i>, fol.7). Da +atti dell’arch. di Todi, si rileva che ivi nel 1283 era podestà il +<i>nobil. et potens miles Loffredus Gayetanus</i> (fratello del Papa). +Bonifacio era stato educato a Todi e n’era canonico, in quello +che Pietro suo zio, figlio di Mattia Gaetano, dopo il 1252 +n’era vescovo (<i>Annal. mscr. di Todi</i>, vol. V, compilati da +<span class="smcap">Lucalberto Petti</span>, che sul principio del secolo decimosettimo +fu benemerito conservatore dell’arch. secreto di quella città: +sono custoditi colà, nell’archiv. di san Fortunato). Quegli +stessi Annali dichiarano che un Mattia Gaetani di Anagni +fu capitano di Manfredi. L’arch. possiede molti Brevi e Bolle +di Bonifacio VIII che serbò grato animo alla città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note726"> +<p><span class="label"><a href="#tag726">726</a>.  </span><i>Propter hanc causam factus est fastuosus et arrogans, +ac omnium contemtivus</i>: così il contemporaneo <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, +XXIV, c. 36. — <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> lo chiama <i>pastor +conscius aevi</i>, e dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i11"> <i>qui saecula, mores,</i></p> +<p class="i01"><i>Pontifices, clerum, reges, proceresque, ducesque</i></p> +<p class="i01"><i>Et Gallos, Anglosque procul, fraudesque, minasque,</i></p> +<p class="i01"><i>Terrarumque plagas orbemque reviderat omnem.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note727"> +<p><span class="label"><a href="#tag727">727</a>.  </span>Dai <i>Reg. Caroli II</i>, 1294, C. 65, si deduce che il Re +partì di Napoli ai 4 di Gennaio: ai 16 fu a San Germano; +dai 22 di Gennaio ai 24 di Maggio segnò suoi atti da Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note728"> +<p><span class="label"><a href="#tag728">728</a>.  </span>Lettera notevole e finora ignota, scritta da Carlo a +Rostaino Cantelmi, capitano di Napoli, <i>dat. 7 Jan. 1295 apud +Turrim S. Herasmi prope Capuam... Nostre nuper auditui +majestatis innotuit quod pridie in civitate nostra Neapolis +stolidi cujusdam rumoris vulgaris — stultiloquium insurrexit, +quod — Dn. Bonifacius div. prov. S. Pont. diem repente +finiverat fatalitatis extremum, et quod ex hoc generalis +in populo letitia creverat et exultatio insolenter jocunda +psallebat...</i> E comanda che i colpevoli siano puniti, poichè +altrimenti gliene avrebbe potuto derivare danno e vergogna +(arch. regio di Napoli, <i>Reg. Caroli II</i>, 1294, C. 65, fol. 159).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note729"> +<p><span class="label"><a href="#tag729">729</a>.  </span><span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, p. 644. Il <i>Chron. Parmense</i> (ed. +Barbieri, Parma 1858, p. 93) tiene nota ad a. 1295 del senato +di <i>Hugolinus Rubeus</i>. Prima di lui senatore era stato <i>Thomas +de S. Severino Comes Marsici, a. 1294</i> (<span class="smcap">Papencordt</span>, p. 327, +dalla <i>Margarita Cornetana</i>). — <i>Populus — dispositionem regiminis — Urbis +ad vitam nostram nobis hactenus unanimi +voluntate commisit</i>: così dice Bonifacio medesimo in un Breve +dell’anno 1297 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 516).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note730"> +<p><span class="label"><a href="#tag730">730</a>.  </span><i>Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen</i>, +sclama <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, che ha descritto in un poema +la coronazione di Bonifacio VIII. Allora era prefetto Pietro +di Vico; del senatore non si fa nota, perchè l’officio ancora +vacava.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note731"> +<p><span class="label"><a href="#tag731">731</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i06"> <i>Tunc lora tenebant</i> —</p> +<p class="i01"><i>Rex Siculus, Carolusque puer</i>— — —</p> +<p class="i01"><i>Jure tamen: nam sceptra tenet vassallus ab ipso</i></p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i06"> <i>Reticere juvat velamina muri</i></p> +<p class="i01"><i>Et vestes, mensaeque situs, fulgentia Bacchi</i></p> +<p class="i01"><i>Pocula, gemmatos calices, et fercula; quonam</i></p> +<p class="i01"><i>Ordine servitum est; quemnam diademata Reges</i></p> +<p class="i01"><i>Cum ferrent gessere modum.</i> —</p> +</div></div> + +<p> +Se avessero visto queste pompe san Bernardo e san Francesco +avrebbero sclamato: <i>in his successisti non S. Petro, sed Constantino</i>!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note732"> +<p><span class="label"><a href="#tag732">732</a>.  </span>Ai 16 Maggio 1295, da Roma, scrive Carlo II al +L’Estendard di aver mandato Radolfo patriarca di Gerusalemme, +frate Guglielmo di Villaret e il cavaliere Luigi +<i>de Moheriis pro conducendo fratre Petro de Murono a Vestis +usque Capuam</i>: e gli comanda di recarvisi in persona, per +condurre il fuggitivo a Capua (<i>Reg. Caroli II</i>, 1294, C. 65, +Fol. 264). <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> parla di un <i>Regis sonorum +edictum</i>, che parrebbe essere stato una specie di requisitoria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note733"> +<p><span class="label"><a href="#tag733">733</a>.  </span>Stando a <span class="smcap">Pietro de Aliaco</span> (nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1295, +n. XI ecc.) ei fu chiuso in un carcere angustissimo, <i>ut vir +sanctus ubi habebat pedes, dum missam celebravit, ibi caput +reclinaret dum dormiendo quiesceret</i>. Celestino V, morto ai 19 +Maggio 1296, fu canonizzato nell’anno 1313 (<span class="smcap">Di Pietro</span>, +<i>Memorie di Sulmona</i>, p. 198).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note734"> +<p><span class="label"><a href="#tag734">734</a>.  </span>Presenti furono Giovanni da Procida e il Loria che +avevano accompagnato Costanza a Roma; e a Roma Giovanni +sparve. Di passaggio tengo qui nota del suo albero +genealogico ricavato da un documento dei 23 Giugno 1314, +compilato a Salerno, che riguarda una permuta di beni fra +la Santa Maria in Ilice e Tomaso da Procida figlio di Giovanni. +Vi è fatta menzione dei suoi antenati di antico sangue +longobardo, e vi è detto: <i>Nob. vir D. Thomas de procida +miles dom. Insule Procide, qui fuit filius Petri, filii +Johis, filii Adenulfi, filii Petri, filii Aczonis Comitis</i> (arch. +Ludovisi Boncompagni di Roma, pergam. della rubrica <i>S. +Maria in Elce</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note735"> +<p><span class="label"><a href="#tag735">735</a>.  </span>Solamente nell’anno 1298 Carlo II trovò che era cosa +vituperevole far languire di fame i figli di Manfredi (<i>si ob alimentorum +defectum — fame peribunt</i>: <span class="smcap">Del Giudice</span>, <i>Cod. +Dipl.</i>, I, p. 127). Allora, nel 1299, comandò che fossero loro +levate le catene, che si vestissero e conducessero a Napoli +(<span class="smcap">Amari</span>, <i>Vespro</i>, Doc. XXIX, XXX). Però furono destinati a +nuova prigionia nel castel dell’Uovo: Federico ed Enzo morirono +per primi; Enrico passò di vita che aveva quarantasette +anni, nel 1309. Per lo contrario il Loria, dopo la sua vittoria +navale di Napoli, aveva liberato Beatrice figlia di Manfredi: +ed ella sposò Manfredi marchese di Saluzzo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note736"> +<p><span class="label"><a href="#tag736">736</a>.  </span>Il <span class="smcap">Surita</span> dimostra errare coloro i quali affermano +che Costanza morisse in Roma (<i>Anales de Aragon</i>, V, c. 28). — Si +ricordi il bel passo di <span class="smcap">Dante</span>, là dove l’ombra di Manfredi +gli dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Vadi a mia bella figlia, genitrice</p> +<p class="i02"> Dell’onor di Cicilia e di Aragona,</p> +<p class="i06"> (<i>Purgatorio</i>, c. III, v. 115, 116).</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note737"> +<p><span class="label"><a href="#tag737">737</a>.  </span><span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1297, n. 2 sgg. In un <i>Privilegium</i> +per Corneto, dei 24 Luglio 1298, <i>datum in Portu Corneti</i>, +Jacopo stesso si appellò <i>S. R. E. Vexillarius, Amiratus et +Capitaneus Generalis</i>. L’originale se ne trova nell’arch. +secreto di Corneto, Casset. A, n. 5; una copia nella bibl. +del conte Falzacappa di Corneto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note738"> +<p><span class="label"><a href="#tag738">738</a>.  </span>Addì 21 Gennaio 1295 Terracina nominò Bonifacio per +suo podestà a vita (<span class="smcap">Contatore</span>, p. 209). Orvieto, ai 7 Ottobre +1287, fece lo stesso, eleggendolo per sei mesi (<span class="smcap">Theiner</span>, +I, n. 509); Toscania, ai 6 Luglio 1297, a vita (n. 517); +Todi, addì 31 Genn. 1297, per sei mesi (<span class="smcap">Petti</span>, <i>Annali</i>, V, +p. 110); Velletri, ai 3 Ott. 1299, per sei mesi (n. 535); +Corneto, addì 27 Febb. 1302, a vita (n. 544). Ed a Corneto +trovasi un reggimento popolare, composto del <i>Rector Societatis +Laboratorum</i>, del <i>consul mercatorum, del Rector societ. +Calzorarorum</i>... in generale dei <i>rectores artium et societatum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note739"> +<p><span class="label"><a href="#tag739">739</a>.  </span>Fu posto in officio a Roma, addì 13 Marzo 1297: +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 516. Ai 12 Giugno 1297 confermò gli Statuti +dei mercanti. Questo fu il suo ultimo senato; morì nel 1306, +ed è sepolto in Araceli. Prima di lui, nel 1296, erano stati +senatori Pietro di Stefano e Andrea Romano di Trastevere +(Vitale, p. 204). Vedi di loro la iscrizione esistente in Campidoglio +(nel <span class="smcap">Forcella</span>, I, 25).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note740"> +<p><span class="label"><a href="#tag740">740</a>.  </span>Pergamena nell’arch. Colonna (Privilegi, VI, A. n. 7) +<i>Actum Rome presentib. viris nob. Petro Ruffo de Calabria +Catanzarii, Ermingario de Sabrano Ariani, et Riccardo Fundorum +Comitibus, Guillielmo Estandardo Regni Sicilie marescalco... +A. D. 1295 die XX m. Febr. Ind. VIII Regnor. +nror. a. XI feliciter Amen. Considerantes igitur grandia, +grata, diuturna et accepta servitia, quae sanctiss. in Xpo +patre et clem. Dom. nr. D. Bonifacius... ab olim dum in +minori statu consisteret clare mem. Domino patri nostro et +nobis... exhibuit, ac paterna beneficia, que post apicem +apostolatus assumptum-exibet... Roffridum Gaetanum militem +fratrem ipsius in omrificentiam decoremque perpetuum +domus et generis domini nostri prefati dignitate Comitatus +Caserte... providemus illustrandum.</i> — Caduto Corradino, +ed insieme cogli Hohenstaufen caduta la famiglia antica di +Riccardo di Caserta e di Corrado suo figlio, fu ad essa confiscata +per fellonia la bella contea. Documento che andò perduto, +ed era raccolto nel <i>Liber Donat. Caroli I</i>, A. 1269: trovasi +registrato dal <span class="smcap">Minieri Ricci</span> nelle sue <i>Brevi notizie intorno +all’arch. Angioino di Napoli</i> (1862), p. 105.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note741"> +<p><span class="label"><a href="#tag741">741</a>.  </span></p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="4"><b>Loffredus Gaetani</b>, cavaliere di Anagni.</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl"><b>Benedictus</b>, papa Bonifacio VIII.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="3" class="bl"><b>Loffredus</b>, primo conte di Caserta (1295).</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="w5"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Franciscus</b>, cardinale di S. M. in Cosmedin.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Petrus</b>, conte di Caserta, signore di Sermoneta, Norma, Ninfa, signore della torre «delle Milizie» nella Città ecc.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td class="w5"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"><b>Franciscus</b>, cherico.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"><b>Loffredus</b>, primo conte di Fundi (1299), sposato con Margherita Aldobrandini; indi in seconde nozze con Giovanna figlia di Riccardo di Aquila, erede di Fundi e di Traetto.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"><b>Benedictus</b>, conte palatino.</td> + </tr> +</table> + +<p> +(Dall’arch. della famiglia Gaetani).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note742"> +<p><span class="label"><a href="#tag742">742</a>.  </span></p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="3"><b>Oddo Colonna</b> † intorno al 1257.</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Jacobus</b>, card. (1278); testa ad Avignone (1318).</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Johannes</b>, senatore † 1292.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="w5 bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Petrus</b>, card. (1288).</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Agapitus</b>, † prima del 1318.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Stephanus</b>, conte di Romagna, senatore, (1292).</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Jacobus</b>, chiamato Sciarra.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Johannes</b> de S. Vito.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Oddo</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Oddo</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"><b>Jordanus</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Matheus</b>, <i>praepositus ecclesiae de S. Audomaro</i>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Landulphus</b>.</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="2" class="bl"><b>Beata Margarita</b>, monaca (1277) † 1284.</td> + </tr> +</table> + +<p> +Il padre del cardinale Jacopo viene chiamato espressamente +con nome di Odone nella Bolla dei 10 Maggio 1297; e questo +riesce sorprendente poichè nel contratto dei 28 Aprile +1292 (<span class="smcap">Petrini</span>, p. 418) è appellato Giordano. Nell’archiv. +Colonna (scaff. XVII, n. 8) vid’io quel contratto, ed anche +là il nome è Giordano. Però io m’attengo alla Bolla autentica +del Pontefice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note743"> +<p><span class="label"><a href="#tag743">743</a>.  </span>Il Tosti, <i>Storia di Bonif. VIII</i>, I, 200, crede che +Jacopo fosse dalla parte del torto in questa lite: deciderne +è impossibile perchè non conosciamo gli atti del processo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note744"> +<p><span class="label"><a href="#tag744">744</a>.  </span>Bolla nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 27: <i>Praeteritorum temporum +nefandis Columnensium actibus... Columnensium domus +exasperans, amara domesticis, molesta vicinis, Romanorum +reipublicae impugnatrix, S. R. E. rebellis, Urbis et patriae +perturbatrix...</i> documento di dettatura chiara e bella. — Mi +passo di dire su quello che scrivono il <span class="smcap">Villani</span> ed altri intorno +alla causa della contesa. Non credo che Stefano derubasse +il tesoro pontificio, perciocchè il Papa ne taccia. Il +<span class="smcap">Petrini</span> (<i>Mem. Prenestine</i>) ha composto queste storie traendole +da documenti, ma sventuratamente gli archiv. Gaetani +e Colonna non possiedono alcun documento che abbia speciale +importanza intorno a quella età. Quanto a me non potrò +mai sdebitarmi abbastanza della gratitudine che professo +al venerando don Vincenzo Colonna, che da anni mi tiene +aperto il celebre archivio della sua famiglia, per lunghissimo +tempo a tutti celato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note745"> +<p><span class="label"><a href="#tag745">745</a>.  </span>Il Tosti registra alcune di queste satire.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note746"> +<p><span class="label"><a href="#tag746">746</a>.  </span><i>L’Histoire du Different d’entre le Pape Bonif. VIII +et Philippe le Bel, Preuves</i>, p. 34 sq.: <i>Respondemus — quod +vos non credimus legitimum Papam esse — — — quod in +renuntiatione ipsius (Coelestini) multae fraudes et doli, conditiones +et intendimenta et machinamenta intromisse multipliciter... +Propter quod petimus instanter et humiliter generale +concilium congregari.</i> — I cardinali mandarono il loro +goffo manifesto anche a Parigi, dove si aveva di già discusso +acremente sull’abdicazione di Celestino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note747"> +<p><span class="label"><a href="#tag747">747</a>.  </span>Bolla <i>Lapis abscissus de monte sine manibus</i>: nel +<span class="smcap">Raynald</span>, n. 35.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note748"> +<p><span class="label"><a href="#tag748">748</a>.  </span><span class="smcap">Bzovius</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1297, n. IX. — Tosti, I,215. — La +Costituzione <i>Felicis recordationis</i> è nella VI <i>Decretal.</i>, libro +V, tit. 9, c. 5. — Innocenzo IV, da Lione, aveva dato al +cardinali il cappello rosso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note749"> +<p><span class="label"><a href="#tag749">749</a>.  </span>Lettera del Papa a Landolfo, da Orvieto, ai 4 +Sett. 1297 (<span class="smcap">Petrini</span>, p. 419).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note750"> +<p><span class="label"><a href="#tag750">750</a>.  </span>Lettera del Papa a Pandolfo, da Orvieto, ai 29 Settembre +1297: ibid.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note751"> +<p><span class="label"><a href="#tag751">751</a>.  </span>La Bolla di scomunica, data da Roma, ai 18 Nov. 1297, +è registrata nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 41. La Bolla della crociata è +raccolta nel <span class="smcap">Petrini</span>, p. 421.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note752"> +<p><span class="label"><a href="#tag752">752</a>.  </span>L’Inquisitore n’ebbe gran faccenda per le mani. +Nell’arch. Gaetani, XXXVII, n. 31, si conserva un istromento +nel quale Alamannus de Balneoregio dell’ordine dei Minori, +giudice degli eretici di Roma, agli 8 Sett. 1297, condannò +alcuni cittadini come <i>adjutores et fautores scysmaticorum et +rebellium Columpnensium</i>; e furono proscritti: <i>Exbandimus +et exponimus Christi fidelibus capiendos</i>. L’inquisitore Simone +<i>de Tarquinio</i> vendette per mille fiorini d’oro a Pietro +Gaetani le case di uno di quei condannati poste presso la +torre «delle Milizie» (ai 13 Aprile 1301, ibid., n. 31).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note753"> +<p><span class="label"><a href="#tag753">753</a>.  </span>Nell’antica famiglia dei Ceccano s’erano riuniti gli +Anibaldi loro congiunti. Trovo nell’archivio Colonna che +ultimo di quei vecchi conti fu Giovanni, figlio di Landolfo, +ai 26 Marzo 1286. Indi nel 1291 subentrò <i>Anibaldus de Ceccano</i>, +padre di Giovanni e stipite della seconda famiglia dei +conti di Ceccano, che fu potente anche a Terracina e nella +Maritima.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note754"> +<p><span class="label"><a href="#tag754">754</a>.  </span>Nell’editto che pronunciò il tribunale degli eretici +agli 8 Sett 1297, fra i condannati si trova un Mario <i>magister +lignaminis</i> che in servizio dei Colonna aveva fabbricato +macchine a Nepi <i>ad exercitum Ecclesie per edificia impugnandum +et ad machinas</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note755"> +<p><span class="label"><a href="#tag755">755</a>.  </span>Arch. Gaetani (XIII, n. 79), quaderno in pergamena, +<i>Registr. Allibrati civitates Nepesine, A. 1293 temp. potestarie +magn. vir. D. Pandulphi de Sabello Romanor. Procon.</i> Il parlamento +di Nepi delibera <i>quod Dominium dicte civitatis alicui +potenti vendatur — qui bona stabilia per eum empta singulis +venditorib. in feudum concedat</i>. Ai 3 Ott. 1293 il +cardinale Pietro Colonna compera Nepi per 25000 fiorini +(80000 talleri). Il <i>Syndicus</i> fa tradizione della città a Stefano +Colonna, <i>procurator</i> del cardinale <i>per vexillum et sigillum +communis, per claves portarum et ipsas portas</i>; indi +giura <i>vassallagium, homagium et fidelitatem</i>. In questo modo +comuni liberi diventavano vassalli di baroni. — Un altro +istromento compilato a Roma, ai 6 Agosto 1293, contiene +un’alleanza fra i Colonna, Pietro e Manfredi di Vico e +gli Anguillara, assistendovi il cardinal Benedetto (Bonifacio +VIII). — In un terzo contratto dato da Roma nel palazzo +di <i>Florentius Capocci</i>, del 13 Agosto 1293, Pietro cardinale +vende metà di Nepi ai fratelli della casa Vico, ma si pattuisce +che il cardinale debba conservarne il possesso finchè gli si +abbia pagato il prezzo. — Noto che a Nepi v’erano un <i>consilium +speciale et generale e Castaldiones</i>, capi della republica, +che convocavano il parlamento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note756"> +<p><span class="label"><a href="#tag756">756</a>.  </span><span class="smcap">Ptol. Lucens.</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, p. 1219. — Stando a un +documento raccolto nella <i>Histoire de Different.</i>, p. 278, +Sciarra nel 1297 cedette Nepi alla città di Roma; e questa, +morto Benedetto XI, nell’anno 1305 ne chiese la consegna +a <i>Ponzellus Orsini</i> a’ termini del contratto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note757"> +<p><span class="label"><a href="#tag757">757</a>.  </span>Addì 9 Febb. 1298 il Papa richiese Rieti di aiuto +<i>ad expugnationem castri Columpne</i>: Breve nell’arch. Gaetani, +XXVI, n. 56, — <i>Oppidum Columna diu obsessum — subversum</i>: +<span class="smcap">Ricobaldo</span>, <i>Hist. Imp.</i>, p. 144.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note758"> +<p><span class="label"><a href="#tag758">758</a>.  </span>«Lunga promessa con l’attender corto», parole notissime +di <span class="smcap">Dante</span> (<i>Inferno</i>, c. XXVII, v. 110), che furono +forse la maggior origine del racconto. Vedi anche <span class="smcap">Fr. Pipin.</span>, +<i>Chron.</i>, p. 741. Il Tosti nega recisamente la cosa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note759"> +<p><span class="label"><a href="#tag759">759</a>.  </span>I Gaetani profittarono tosto a Rieti di queste circostanze +di cose. Giusta una pergamena esistente nell’arch. +Colonna (scaff. XVII, n. 12), addì 19 Sett. 1298, Agapito +figlio di Giovanni Colonna cedette a <i>Petrus Gaytanus</i> conte +di Caserta, <i>titulo donationis</i>, tutti i suoi diritti su Ninfa. +<i>Actum Reate praesentib. D. Rogerio Bussa, D. Johe de Sermineto, +D. Giffredo Bussa</i> (il quale più tardi tradì il Papa) +<i>civib. Anagninis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note760"> +<p><span class="label"><a href="#tag760">760</a>.  </span>Vedi il frammento del reclamo che, morto il Papa, i +Colonna indirissero al Senato (Petrini, p. 429): <i>Palatium +autem Caesaris edificatum ad modum unius C propter primam +litteram nominis sui, et Templum palacio inherens opere +sumptuosissimo et nobilissimo edificatum ad modum S. M. +Rotunde de Urbe. — Muri antiquissimi opere Saracenico</i> (vecchio +edificio ciclopico a contrapposto delle costruzioni romane +di mattoni).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note761"> +<p><span class="label"><a href="#tag761">761</a>.  </span><i>Ipsamque aratro subjici ad veteris instar Carthaginis +Africanae, ac salem in ea etiam fecimus — seminari, ut nec +rem, nec nomen, aut titulum habeat civitatis</i>: Bolla, da Anagni, +ai 13 Giugno 1299; <span class="smcap">Raynald</span>, n. VI; <span class="smcap">Petrini</span>, pagine +426, 428.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note762"> +<p><span class="label"><a href="#tag762">762</a>.  </span><span class="smcap">Petrini.</span> Fino a questo tempo, vescovo di Palestrina +era stato il cardinale Beaulieu: lui morto nell’Agosto 1297, +Bonifacio non gli aveva eletto alcun successore; e questo dimostra +che fin da allora aveva stabilito il suo piano di vendetta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note763"> +<p><span class="label"><a href="#tag763">763</a>.  </span>Ai Podestà dei Comuni nel <i>Patrimonium Petri</i> è concesso +il <i>merum et mixtum imperium</i>, e si guarentisce protezione +di parecchie maniere contro gli officiali pontificî: Bolla +<i>Licet merum</i>, dei 20 Genn. 1299, arch. secr. di Corneto, +Cassett. A, n. 6. — A difesa della marca di Ancona furono +promulgati, ai 7 Sett. 1303, degli Statuti (<span class="smcap">Theiner</span>, I, +n. 571), e questi furono uno degli ultimi atti del Papa. Più +tardi, ai 15 Genn. 1304, il bellissimo Editto fu abrogato da +Benedetto XI (ibid., n. 577). — Bonifacio, a richiesta di Todi, +sottrasse questa città al tribunale del Rettore del <i>Patrimonium</i>. +Egli soppresse soltanto le confederazioni delle città: +così la lega antica fra Perugia, Todi, Spoleto e Narni (Bolla +dei 13 Dic. 1300, nell’arch. di san Fortunato di Todi).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note764"> +<p><span class="label"><a href="#tag764">764</a>.  </span><span class="smcap">Benvenuto da Imola</span>, <span class="smcap">Sant’Antonino</span> (III, 248), +il <span class="smcap">Villani</span>, <span class="smcap">Bonincontrius</span>, la <i>Cronica di Este</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, +XV, 344) accusano addiritura il Papa di spergiuro. Il <span class="smcap">Tosti</span> +imprese a spurgarnelo di questa taccia, ma non riuscì a +darne dimostrazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note765"> +<p><span class="label"><a href="#tag765">765</a>.  </span>Bolla <i>ad succidendos</i>, L, VI, <i>Decretal.</i>, V, tit. III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note766"> +<p><span class="label"><a href="#tag766">766</a>.  </span>Vedi le satire XVII e XIX nella ediz. veneziana delle +sue poesie. Jacopone coi Colonna ottenne l’assoluzione soltanto +da Benedetto XI. Indi visse presso a Todi, dove in san +Fortunato il suo epitaffio dice: <i>Ossa Beati Jacoponis de Benedictis, +Tudertini, Fr. ordinis Minorum, qui stultus propter +Christum, nova mundum arte delusit et coelum rapuit</i>. Però +l’iscrizione data soltanto dall’anno 1596.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note767"> +<p><span class="label"><a href="#tag767">767</a>.  </span><span class="smcap">Petrarcha</span>, <i>De reb. famil.</i>, II, Ep. 3, p. 592. Vedi +anche il <span class="smcap">De Sade</span>, <i>Mémoires pour la vie de Petrarche</i>, I, 100.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note768"> +<p><span class="label"><a href="#tag768">768</a>.  </span>Bolla <i>Antiquorum habet fida relatio</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, A. 1300, +n. IV). Clemente VI ordinò che il Giubileo si celebrasse ad +ogni cinquant’anni; Gregorio XI accorciò il termine a trentatre; +Paolo II a venticinque. Bolla <i>Nuper per alias</i>, da +Roma, al 1 Marzo 1300 (Tosti, II, 283).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note769"> +<p><span class="label"><a href="#tag769">769</a>.  </span>Il maggior numero di pellegrini vennero di Francia: +Inghilterra, causa le guerre, ne diede pochi. Vedasi <span class="smcap">Jacopo +Stefaneschi</span>, <i>De centesimo seu jubilaeo anno Liber</i> (<i>Bibl. +Max. Vet. Patr.</i>, XXV, 936, 944).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note770"> +<p><span class="label"><a href="#tag770">770</a>.  </span><i>Annales Veteres Mutinensium</i>, p. 75.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note771"> +<p><span class="label"><a href="#tag771">771</a>.  </span><span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 36. <i>Annales Colon. Majores</i>, p. 225. +<i>Chron. Parmense</i> (Parma 1858), p. 109: <i>Et singulis diebus +videbatur quod iret unus exercitus generalis omnibus horis +per stratam Claudiam intus et extra</i>. Il <i>Cronista d’Asti</i> numera +due milioni di pellegrini per tutto quell’anno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note772"> +<p><span class="label"><a href="#tag772">772</a>.  </span><i>Chron. Astense</i> del <span class="smcap">Ventura</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, XI, 191). Se egli +trovava che fosse troppo caro lo spendere per alloggio e per +scuderia <i>tornesium unum grossum</i> (che corrisponde a un +terzo di franco) ei si può vedere quanto poco allora il vivere +costasse. Dalla mancanza di fieno conchiude il Tosti, ma a +torto, che la Campagna a quel tempo rendesse più grano che +oggidì. Ancora adesso ha molti pascoli per greggi, ma fieno +ne produce poco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note773"> +<p><span class="label"><a href="#tag773">773</a>.  </span>La barbarica scrittura di <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> dice: +<i>Appositura facta in moenibus alta, qua peregrinantibus compendiosior +pateret via inter monumentum Romuli ac vetustum +portum.</i> Io leggo <i>vetustum pontem</i>, e per esso intendo gli +avanzi del ponte di Nerone. Si forò presso il fiume il muro +di fianco del castello, che aveva soltanto una porta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note774"> +<p><span class="label"><a href="#tag774">774</a>.  </span>Vi si riferisce <span class="smcap">Dante</span> là dove dice (<i>Inferno</i>, c. XVIII, +v. 28-33): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Come i Roman, per l’esercito molto,</p> +<p class="i02"> L’anno del Giubbileo su per lo ponte</p> +<p class="i02"> Hanno a passar la gente modo tolto:</p> +<p class="i01">Che dall’un lato tutti hanno la fronte</p> +<p class="i02"> Verso ’l castello e vanno a santo Pietro,</p> +<p class="i02"> Dall’altra sponda vanno verso ’l Monte.</p> +</div></div> + +<p> +Il «Monte» non può essere altro che Monte Giordano, ed io +dirò più sotto che esso formava un quartiere circondato di +mura a mo’ di castello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note775"> +<p><span class="label"><a href="#tag775">775</a>.  </span><i>Die ac nocte duo Clerici stabant ad altare S. Pauli +tenentes in eorum manibus rastellos rastellantes pecuniam +infinitam.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note776"> +<p><span class="label"><a href="#tag776">776</a>.  </span><i>Et quia multi contradicentes dictae indulgentiae dicentes +ipsam factam fuisse acaptatoriam denariorum, ideo +contradicentes excommunicavit: Chron.</i> abbreviata <span class="smcap">Johis de +Cornazano</span>, nell’antedetta edizione delle <i>Croniche Parmensi</i>, +p. 361. La stessa accusa ripete <span class="smcap">Charles Chais</span>, <i>Lettres historiques +et dogmatiques sur les Jubilées</i> (La Haye 1751), scrittura +leggiera di tempo di Voltaire.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note777"> +<p><span class="label"><a href="#tag777">777</a>.  </span><span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, p. 1220, dice: <i>singulis +diebus ascendebat oblatio ad 1000 libras Perusinorum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note778"> +<p><span class="label"><a href="#tag778">778</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Mille trecentenis Domini currentibus annis</i></p> +<p class="i01"><i>Papa Bonifacius octavus in orbe vigebat</i></p> +<p class="i01"><i>Tunc Aniballensis Riccardus de Coliseo</i></p> +<p class="i01"><i>Nec non Gentilis Ursina prole creatus</i></p> +<p class="i01"><i>Ambo Senatores Romam cum pace regebant — </i></p> +<p class="i01">— — — — — — <i>tu Toscanella fuisti</i></p> +<p class="i01"><i>Ob dirum dampnata nefas, tibi demta potestas</i></p> +<p class="i01"><i>Sumendi regimen est, at data juribus Urbis.</i></p> +</div></div> + +<p> +La città fu obligata a pagare un tributo di duemila rubbie +di grano che corrispondono a mille libbre: e dovette mandare +a Roma la sua campana e le imposte delle sue porte. <i>Octo +ludentes Romanis mictere ludis.</i> La iscrizione trovasi oggidì +nel palazzo dei Conservatori infissa nel muro, a capo della +scala interna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note779"> +<p><span class="label"><a href="#tag779">779</a>.  </span><span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 36.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note780"> +<p><span class="label"><a href="#tag780">780</a>.  </span>La Bolla è nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note781"> +<p><span class="label"><a href="#tag781">781</a>.  </span>I due Diplomi, da Anagni, ai 3 Settembre, a. VII, nel +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 553, 554.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note782"> +<p><span class="label"><a href="#tag782">782</a>.  </span><i>Nonne possum Imperii jura tutari? Ego sum Imperator!</i> +<span class="smcap">Franc. Pipin.</span>, <i>Chron.</i>, p. 739.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note783"> +<p><span class="label"><a href="#tag783">783</a>.  </span>Mi riferisco al <span class="smcap">Villani</span> ed alle Biografie di Dante, +delle quali è eccellente quella di <span class="smcap">Cesare Balbo</span> adatta ad +ogni specie di lettori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note784"> +<p><span class="label"><a href="#tag784">784</a>.  </span>«In guisa che nel poema dantesco l’Ettore trascinato +più volte intorno alle trojane mura pare sia appunto +Bonifacio»: imagine calzante che io traggo dall’argutissimo +don <span class="smcap">Luigi Tosti</span> (II, 103). E lo faccio per rendere omaggio +al suo ingegno, sebbene le sue opinioni su Bonifacio VIII +sieno differenti dalle mie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note785"> +<p><span class="label"><a href="#tag785">785</a>.  </span>La enciclica ed il sillabo publicati agli 8 Dicembre +1864 ci hanno fatto risovvenire de’ tempi di Bonifacio VIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note786"> +<p><span class="label"><a href="#tag786">786</a>.  </span>La Bolla <i>Ausculta, fili</i> è nel <span class="smcap">Dupuy</span>, <i>Hist. du Differ.</i>, +n. 48: quella al clero vi è registrata al n. 53. Nei <i>Regesti</i> +di Bonifacio VIII i documenti sono mutilati, poichè più tardi +Filippo costrinse Clemente V a cancellare tutti i passi che +erano avversi a lui: prova eloquentissima della schiavitù +cui egli ebbe ridotto il Papato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note787"> +<p><span class="label"><a href="#tag787">787</a>.  </span>Il <span class="smcap">Flathe</span>, <i>St. dei precursori della Riforma</i>, Lipsia +1835, II, 27, tratteggia assai bene le attenenze di Bonifacio +VIII con Francia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note788"> +<p><span class="label"><a href="#tag788">788</a>.  </span><i>Subesse Rom. Pontifici omnem humanam creaturam +declaramus, dicimus, et diffinimus omnino esse de necessitate +salutis</i>: ultimo periodo della Bolla dei 18 Nov. 1302 (<span class="smcap">Raynald</span>, +n. 13). Eccone alcuni altri passi: <i>Oportet autem gladium esse +sub gladio, et temporalem auctoritatem spirituali subjici potestati. — Spiritualis +potestas terrenam potestatem instituere +habet et judicare, si bona non fuerit</i>. — Queste dottrine, +che non erano nuove, pronunciò Bonifacio fino dal 1300 +nella sua lettera al Duca di Sassonia: <i>Apostolica sedes divinitus +constituta super Reges et Regna — cui omnis anima +quasi sublimiori preminencie debet esse subjecta, per quam +principes imperant</i>. — (<span class="smcap">Theiner</span>, I, p. 547).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note789"> +<p><span class="label"><a href="#tag789">789</a>.  </span>Queste accuse si ripeterono anche nell’inquisizione +dell’anno 1311. Oltre ad eresia, a tirannide ed a scostumatezza, +il Papa fu tacciato eziandio di commercio col diavolo. +I cardinali Colonna credevano che ei tenesse chiuso uno spiritello +in un anello che aveva appartenuto a re Manfredi. +Vedansene le requisitorie nelle <i>Preuves de l’histoire du Different</i> +etc., e il documento nell’<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Guardo retrospettivo +su Bonifacio VIII</i>, p. 32.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note790"> +<p><span class="label"><a href="#tag790">790</a>.  </span><i>Misericordiam humiliter implorasti</i>: <span class="smcap">Theiner</span>, I, +n. 567.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note791"> +<p><span class="label"><a href="#tag791">791</a>.  </span>Crede l’<span class="smcap">Olenschlager</span> che questi documenti non abbiano +potuto essere scritti da Tedeschi, poichè contengono +dottrine troppo enormi (<i>Storia polit. commentata dell’Impero +rom.</i>, Francof. 1775, p. 12). Ecco la professione di fede dell’Imperatore: +<i>recognoscens — quod Rom Imp. per Sed. Ap. de +Grecis translatum est in persona magnif. Caroli in Germanos, +et quod jus eligendi Rom. regem, in Imp. postmodum +promovendum, certis principib. ecclesiasticis et secularib. +est ab eadem sede concessum, a qua reges et imperatores, +qui fuerunt et erunt pro tempore, recipiunt temporalis gladii +potestatem ad vindictam malefactorum, laudem vero bonorum — profiteor...</i> +Vi tien dietro il formale giuramento feudale +<i>non ero in consilio etc</i>. (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 483; <span class="smcap">Theiner</span>, I, +n. 570. — Al n. 569 si contiene il <i>Privilegium Alberti regis +R. de tuendis regalib. B. Petri</i>, che manca nel <i>Monum. +Germ.</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note792"> +<p><span class="label"><a href="#tag792">792</a>.  </span>Ancora ai 29 Ott. 1312, da Parigi, Rainaldo di Supino +fa quietanza di diecimila fiorini <i>de auxilio quod fecit +pro executione captionis Bonifacii</i> (<i>Preuves</i>, p. 608-611).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note793"> +<p><span class="label"><a href="#tag793">793</a>.  </span><span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span>, <i>Hist.</i>, p. 996, rimprovera il +Papa perciocchè violentemente si facesse vendere Anagni per +darlo poi ai suoi nipoti. Però io lessi gran copia di documenti, +i quali provano che sono stati i Gaetani a comperare le possessioni +di Anagni. L’arch. di quella famiglia mi fe’ capace +che la caduta di Bonifacio avvenne esclusivamente per opera +dei baroni della Campagna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note794"> +<p><span class="label"><a href="#tag794">794</a>.  </span><i>Nimphas et Normias</i>: Vol. II, pag. 296 di questa +Istoria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note795"> +<p><span class="label"><a href="#tag795">795</a>.  </span>Furono <i>Anibaldus et Johes filii quond. Petri Transmundi +de Anibaldis de Urbe.</i> Ai 7 Ott. 1299 il Papa confermò, +da Anagni, la vendita (arch. Gaetani, VI, n. 20). +Gli altri Anibaldi, <i>Riccardus de Militiis</i> e suoi parenti vi +diedero la ratifica ai 17 Dic. 1297 da Roma (ibid., XXXI, +n. 30).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note796"> +<p><span class="label"><a href="#tag796">796</a>.  </span>Arch. Gaetani, XLIV, n. 40: <i>Johes fil. quond. Jordani +de Normis... vendidit — D. Benedicto — Cardinali... +tres partes Rocce et totius Castri de Normis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note797"> +<p><span class="label"><a href="#tag797">797</a>.  </span>Ancora nell’inquisizione di Avignone, dove gli accusatori +regi rimproverarono al morto Papa di avere discacciato +i baroni del Lazio dai loro possedimenti, fu detto: +<i>Castrum tamen Nymphae, quod ditissimum castrum est et +uberrimum in redditibus, quod ad jus D. Petri de Columpna +pertinet — violenter — usque hodie contra Deum et justitiam +detinetur per nepotes ipsius</i> (<i>Hist. du Diff.</i>, 343).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note798"> +<p><span class="label"><a href="#tag798">798</a>.  </span>Lo provano documenti moltissimi dell’arch. Colonna, +dove passarono pergamene in buon numero della famiglia +Gaetani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note799"> +<p><span class="label"><a href="#tag799">799</a>.  </span>Docum. degli 11 Febb. 1298 (arch. Gaetani, XXV, 35): +<i>actum in territorio Nimphe in loco ubi dicitur Foliano... +usque ad centum millia intus mare</i>... La formula di tradizione +del possesso fu: <i>ambulando, eundo et calcando pedibus</i>; +ed al procuratore del barone furono posti in mano +terra, rami d’albero, foglie, acqua dolce ed acqua di mare. — Il +prezzo fu pagato in moneta contante. In un docum. +degli 8 Sett. 1298 (ibid., XXVIII, 36), il <i>Syndicus</i> di Ninfa +fa quietanza di 200,000 fiorini pagatigli in denaro contante +<i>sibi integre solutum et numeratum: actum in Palatio +quondam Communis</i>; e ciò significa che Ninfa non era più +Comune libero. Ho già notato che ai 19 Sett. 1298, da Rieti, +Agapito Colonna cedette i suoi diritti su Ninfa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note800"> +<p><span class="label"><a href="#tag800">800</a>.  </span><i>Non transferatis aliquo alienationis genere — in Jacobum +de Columpna vel Petrum nepotem ejus olim S. R. E. +Cardinales nunc depositos, vel filios quond. Johis de Columpna</i>: +tratto caratteristico dell’odio di Bonifacio. — Bolla +originale, data da Anagni, ai 2 Ott. 1300, sottoscritta da +quattordici cardinali (archiv. Gaetani, e dal Reg. del Papa +nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 550). Dipoi i cardinali Matteo Orsini e +Francesco Orsini posero il conte Pietro in possesso di Ninfa, +ed egli in cambio cedette alla Chiesa alcuni palazzi in Orvieto +(Laterano, 10 Ott 1300; arch. Gaetani, XXV, 39).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note801"> +<p><span class="label"><a href="#tag801">801</a>.  </span><i>Vita Innoc III</i>, p. 489: <i>Roccam Cicergii redemit a +Rolando Guidoni de Leculo, cui Oddo et Robertus Frajapanis +in feudum concesserunt</i>. — Ai 3 Maggio 1259 <i>Petrus Fernandi</i> +mastro dei Templarî in Italia, per mandato del <i>Magister +generalis Thomas Berardi</i>, permutò il <i>locum Sci Felicis +in monte Circego ad dictum ordinem pleno jure spectantem</i>, +consentendovi il convento dell’ordine di <i>S. Maria de Aventino +in urbe</i>: e lo diede a Giordano vicecancelliere della +Chiesa, avendone in cambio il casale Piliocta (detto oggi Cicchignola +lungo la via Ardeatina: <span class="smcap">Nerini</span>, p. 229). Il docum. +è aggiunto alla Bolla che Alessandro IV ne promulgò a conferma, +da Anagni, ai 29 di Ottobre dell’anno 1259; ed è +indiritto a Giordano, quello stesso che in Astura aveva chiesto +che gli si consegnasse Corradino (arch. Gaetani, XXXVIII, +39). — L’atto dei 23 Nov. 1301, compilato in Laterano, ibid., +XLVIII, 76. — Ai 28 Genn. 1302, il Papa conferma la comprita +(<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 5591).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note802"> +<p><span class="label"><a href="#tag802">802</a>.  </span>Carpineto: Bolla del Papa, da Trevi, ai 4 Sett. 1299 +(arch. Gaetani, CXVII, 15). — Trevi, cui erano aggiunte +altre castella (ibid., XLIII, 24; XLV, 35). — Sculcola (ibid., +XLVII, 16) e l’atto di vassallaggio del castello (4 Maggio +1300, ibid., XLVII, 14). Il popolo di Sculcola fa riserva +delle sue consuetudini, «come al tempo di Corrado». — Ai 27 +Febb. 1300 Pietro acquistò da parecchie monache del convento +di santa Maria de Viano, eredi di Galvano e di Corrado, +i loro diritti su Sculcola (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n 3).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note803"> +<p><span class="label"><a href="#tag803">803</a>.  </span>Bolla <i>Circumspecta sedis, dat. Lateran., IV Id. Febr. +a. IX</i> (arch. Gaetani, XXXVI, n. 43). <i>Cum itaque tu post +inhibitiones hujusmodi in eisdem Campaniae ac Maritime +partibus Castra Trebarum, Fellectini et Vallispetre, Gabiniani, +Sculcule, Turris, Tribiliani, Pofarum, Carpini, Falvaterre, +Collismedii, Carpineti, Sermineti, Bassani, S. Donati, +Normarum, Nimphe, Sce Felicis et Asture... ac alia +quamplurima bona, possessiones, dominia... in nonnullis +civitatibus... de nostra conscientia acquisivisse noscaris.</i> — L’istromento +di divisione dei beni famigliari di casa Gaetani +(dei 24 Nov. 1317, in Anagni) fra Loffredo di Fundi, Benedetto +e Francesco figli di Pietro, specifica ancora delle altre +castella (ibid., XXXII, 24).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note804"> +<p><span class="label"><a href="#tag804">804</a>.  </span>Il Papa tolse a Margherita tutti i feudi ecclesiastici; +ed allora il convento <i>ad Aquas Salvias</i> investì Benedetto +conte palatino terzo figliuolo di Pietro, di parecchi beni +alla donna prima infeudati, che furono Ansidonia, Porto d’Ercole, +Monte Argentaro, Orbitello e Giglio: il censo annuo si +stabilì in sole quindici libbre di provisini (archiv. Gaetani, +XLVII, 39; dei 12 Marzo 1303). Un solo convento prossimo +a Roma possedeva tutte quelle città di Toscana, isole e porti, +e pretendeva di averli avuti in donazione da Carlo magno. — Fundi +venne in mano di Loffredo Gaetani nell’Ott. 1299 +(arch. Gaetani, XXXIX, 39). — Ai 3 Ott. 1298, da Rieti, +Bonifacio VIII ordinò al vescovo della Sabina di sciogliere +il matrimonio fra Loffredo e Margherita, la quale viveva in +bigamia (ibid. XXVII, 2). Chi ponga mente a questi documenti +ne rileverà quanta finezza di politica famigliare abbia +avuto Bonifacio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note805"> +<p><span class="label"><a href="#tag805">805</a>.  </span>I capi dei congiurati furono Rainaldo di Supino, Tommaso +di Morolo, Pietro Colonna di Olevano e di Genazzano, +Goffredo di Ceccano, Massimo di Trevi, Giordano e i suoi +figli Galvano e Pietro di Sculcola, un Giovanni Conti: e +Clemente V nell’anno 1312 gli assolse tutti, chiamandoli +fedeli di re Filippo e diletti figli suoi. I nomi se ne leggono +negli atti dell’inquisizione, nella Bolla <i>Flagitiosum</i> di Benedetto +XI e in quella di Clemente V dei 20 Aprile 1312, data +da Vienne: ed eziandio nel documento tratto dagli Statuti +di Anagni e registrato da <span class="smcap">Joh. Rubeus</span>, <i>Bonif. VIII</i>, Roma +1651, p. 338.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note806"> +<p><span class="label"><a href="#tag806">806</a>.  </span>Bonifacio VIII aveva eletto a vescovi e ad arcivescovi +venti Anagnesi, amici e congiunti suoi: <span class="smcap">Sant’Antonino</span>, +III, 259.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note807"> +<p><span class="label"><a href="#tag807">807</a>.  </span>Nell’anno 1263 Urbano IV chiama <i>Mathias de Anagnia</i> +con nome di <i>nepos felicis mem. C(oelestini) pape predecessoris +nostri</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 285): dei suoi figli si parla ivi, +n. 585. — Innocenzo IV, mentre trattava con Manfredi, abitava +ad Anagni <i>in palatio Domini Mathiae</i> (<span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>). +Matteo era imparentato coi Conti, ma apparteneva alla +casa <i>de Papa</i>. In un docum. dei 30 Marzo 1300 vien detto: +<i>Nobiles viros Adinulphum et Nicolaum filios quond. Domini +Mathie de Papa cives Anagninus</i> (<span class="smcap">De Magistris</span>, <i>Storia di +Anagni</i>, p. 148). — Bonifacio VIII, ancora quand’era cardinale, +aveva comperato dalla famiglia Bussa i diritti che +questa possedeva sopra <i>Castrum Silvamolle</i> (arch. Gaetani).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note808"> +<p><span class="label"><a href="#tag808">808</a>.  </span><span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span> (p. 1002) rappresenta questo +cardinale come il vero traditore del Papa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note809"> +<p><span class="label"><a href="#tag809">809</a>.  </span>Vedi il docum. pontificio <i>Super Petri solio</i>, che dovevasi +leggere agli 8 di Settembre: <i>Histoire du Diff.</i>, p. 181.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note810"> +<p><span class="label"><a href="#tag810">810</a>.  </span>Vedi la relazione officiale del Nogaret, dei 7 Settembre +1304, nelle <i>Preuves de l’histoire</i> ecc., p. 239, e la prima +parte del racconto del <span class="smcap">Walsingham</span> (<i>Hist. du Diff.</i>, p. 194): +la seconda parte ne è inzeppata di favole e di esagerazioni. +Lo stesso dicasi del <span class="smcap">Knighton</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note811"> +<p><span class="label"><a href="#tag811">811</a>.  </span><span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 64. <span class="smcap">Fr. Pipin.</span> <i>Chron.</i>, p. 40. <i>Istorie +Pistolesi</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, XI, 528. Non è verosimile la narrazione di +<span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note812"> +<p><span class="label"><a href="#tag812">812</a>.  </span><i>Sed Papa nulli respondit</i>: nel <span class="smcap">Walsingham</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note813"> +<p><span class="label"><a href="#tag813">813</a>.  </span>Per certo è falso che il Nogaret lo schiaffeggiasse. +La Bolla di Benedetto XI tace di maltrattamenti corporali, +e il <span class="smcap">Villani, Benvenuto da Imola, Franc. Pipino</span> espressamente +lo negano. <i>Personam ejus non tetigi, nec tangi permisi</i>; +così protesta il Nogaret, il quale, per quanto fosse +bugiardo, qui non avrebbe potuto tanto sfrontatamente mentire. +I più favolosi racconti si diffusero nei paesi di fuori; +lo si può vedere da ciò che ne dicono il <span class="smcap">Knighton</span> e <span class="smcap">Tommaso +Walsingham</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note814"> +<p><span class="label"><a href="#tag814">814</a>.  </span>Bolla <i>Flagitiosum</i>, dei 7 Giugno 1304. Più tardi i cittadini +o meglio i preti di Anagni attribuirono a quel delitto +la rovina della loro città, e ancora nell’anno 1526 ne implorarono +solenne indulto dal Papa. Vedi nel Tosti (II, 242) quello +che ne racconta Leandro Alberti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note815"> +<p><span class="label"><a href="#tag815">815</a>.  </span>Vedi il <i>Chron. Parmense</i> che è contemporaneo (<span class="smcap">Murat.</span>, +IX, 848). Il cardinale <span class="smcap">Stefaneschi</span> (<i>Opus Metric.</i>, pagina +659), che fu testimonio di veduta, dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i06"> — <i>rediens festinus in almam</i></p> +<p class="i01"><i>Urbem, quippe sacram, miro circumdatus orbe,</i></p> +<p class="i01"><i>Vallatusque armis. O mira potentia, tantis</i></p> +<p class="i01"><i>Enodata malis! Numquam sic gloriosus armis,</i></p> +<p class="i01"><i>Sic festus susceptus ea</i>.......</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note816"> +<p><span class="label"><a href="#tag816">816</a>.  </span>Negli ultimi anni del Pontefice, senatori furono quasi +soli gli Orsini. Ai 2 Giugno 1302: <i>Jacobus D. Napoleonis et +Matheus D. Rainaldi de filiis Ursi</i> (vol. LXI, p. 115, delle <i>Deliberazioni</i>, +arch. Siena). Il <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 335, erroneamente +si riferisce a quell’archivio per l’anno 1300, sulla fede del +<span class="smcap">Gigli</span> e del <span class="smcap">Vitale</span>: io invece ho copiato il documento propriamente +a Siena. Anche le sue notizie per l’anno 1301 e le +indicazioni dei cosiddetti vicarî del 1302, sono tolte soltanto +dal registro capitolino, che è pieno zeppo di falli. La notizia +dell’<span class="smcap">Olivieri</span> che Stefano Colonna fosse senatore nel 1302 è +tutta di suo capo. — Ai 19 Genn. 1303 <i>Guido de Pileo</i>, da +senatore, conferma gli Statuti dei mercanti; ed egli parimenti +compare ai 17 Aprile 1303 da <i>D. Pape nepos alme +urbis Senator</i> (<i>Cod. Vat. 7931</i>; doc. dalla santa Maria in via +Lata). — Agli 11 Giugno 1303 (<span class="smcap">Vitale</span>, p. 307, dallo stesso +archivio) senatori erano Tebaldo di Matteo Orsini e Alessio +di Giacomo di Bonaventura. E può darsi che fossero senatori +quando avvenne la catastrofe di Anagni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note817"> +<p><span class="label"><a href="#tag817">817</a>.  </span><span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span> descrive la fine del Papa con +colori drammatici, ma esagera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note818"> +<p><span class="label"><a href="#tag818">818</a>.  </span>Nota è la profezia su Bonifacio VIII che si pose in +bocca di Celestino V: <i>intrabit ut vulpis, regnabit ut leo, morietur +ut canis</i> (<i>Hist. Pistolesi</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, XI, 528).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note819"> +<p><span class="label"><a href="#tag819">819</a>.  </span>Scrittori contemporanei ne parlano nello stesso modo +come se ne diffuse la leggenda: così il <span class="smcap">Villani, Fr. Pipino, +Ferretus</span> (<i>diabolico correptus a spiritu caput muro saevus +incussit</i>), <i>Chron. Estense</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, XV, 350), <span class="smcap">Paolino di Piero</span>, +p. 64, fin <span class="smcap">sant’Antonino</span>, III, 259. Questi Autori ed altri +hanno fatto di Bonifacio VIII un re Lear. I Cronisti tedeschi +non dicono che impazzisse. Che egli colle sue mani si dilacerasse +le carni, è contraddetto dal fatto che il suo cadavere si +trovò intatto allorchè lo si scoperse nell’anno 1605: vedine +la relazione officiale nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1303, n. 44. Il suo +volto spirava maestà anche in morte: <i>severitatem magis quam +hilaritatem ostendebat</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note820"> +<p><span class="label"><a href="#tag820">820</a>.  </span><i>Aurumque nimis sitiens aurum perdidit et thesaurum, +ut ejus exemplo discant superiores Praelati non superbe dominari +in Clero et Populo</i> (<span class="smcap">Bernhardus Guidonis</span>; <span class="smcap">Murat.</span>, +III, I, 672). — <span class="smcap">Ferretus</span>, p. 1019.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note821"> +<p><span class="label"><a href="#tag821">821</a>.  </span><span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, XXIV, c. 36, e meglio +nel <span class="smcap">Jordanus</span>, <i>Cod. Vat.</i> 1960, fol. 261: <i>Decessit ex tremore +cordis, et ab omni superveniente putabat capi, et ideo in +eorum oculos et faciet manus injicere cupiebat.</i> Vedi anche +il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Nicol. Triveti</span>, nel <span class="smcap">Dachery</span>, <i>Spicil.</i>, III, 229. +Senza esagerare, dice anche <span class="smcap">Bernhardus Guidonis</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, +III, I, p. 672): <i>In lecto doloris et amaritudinis positus, +inter angustias spiritus, cum esset corde magnanimus obiit +Romae V Idus Octobris.</i> Se si stia alla narrazione dello <span class="smcap">Stefaneschi</span>, +che pur era presente in Vaticano, sarebbe morto +dopo di essersi confessato. E i difensori della sua memoria +ad Avignone dichiararono: <i>In morte confessus fuit coram +octo Cardinalibus</i> (<i>Preuves de l’hist.</i> ecc., p. 402).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note822"> +<p><span class="label"><a href="#tag822">822</a>.  </span><i>Magnanimus peccator</i>: <span class="smcap">Benvenuto da Imola</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, +<i>Antiq.</i>, I, 1089) toglie da altri quel concetto. E <span class="smcap">Dante</span> con +odio sì ma con reverenza lo chiama «il gran Prete». — Vedasi +il giudizio del <span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 64. — Assai giustamente +dice il <span class="smcap">Mansi</span>: <i>ingentes animi dotes in pontificatum +contulit, quamquam saeculari principatui potius, quam ecclesiastico +potiores</i> (Annot. al <span class="smcap">Raynald</span>, a. 1303, p. 356). I +giudizî dello <span class="smcap">Schlosser</span>, del <span class="smcap">Neander</span>, del <span class="smcap">Drumann</span> non +sono scevri da esagerazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note823"> +<p><span class="label"><a href="#tag823">823</a>.  </span><i>In die mortis Papae Bonifacii venit Rex Carolus +Romam cum 1500 militibus et VIII millibus peditum ad favorem +Ecclesie</i>: <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>; <span class="smcap">Mur.</span>, XI, 1224. Il numero +dei soldati è certo un’esagerazione. Vedi anche <span class="smcap">Ferretus</span>, +p. 1010.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note824"> +<p><span class="label"><a href="#tag824">824</a>.  </span>Egli stesso, nella sua prima enciclica, parla della varia +fortuna della sua povera vita. <i>Timor et tremor nos vehementer +invadunt, dum infra mentis arcana revolvimus +quod et quantas immutationes receperit hactenus status noster, +qui ab olim ordinem fratrum Praedicatorum professi, +putabamus abjecti esse in domo Domini — dat. Lateran., +1 Nov. 1303</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 47).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note825"> +<p><span class="label"><a href="#tag825">825</a>.  </span>Il benedettino Tosti dice: «Temevasi non il martirio, +ma il difetto delle spirituali armi spuntate dal disprezzo +de’ popoli»: <i>Storia di Bonifacio VIII</i>, II, 205.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note826"> +<p><span class="label"><a href="#tag826">826</a>.  </span>Bolla dei 6 Nov. 1303, nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 573, ed +una seconda del 7 Dic. 1303, nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 57 e nel +<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 574.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note827"> +<p><span class="label"><a href="#tag827">827</a>.  </span><span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1304, n. 13.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note828"> +<p><span class="label"><a href="#tag828">828</a>.  </span>La prima assoluzione fu data da Roma in tempo di +Pasqua (<span class="smcap">Mansi</span> al <span class="smcap">Raynald</span>, a. 1304, p. 376); indi vi tennero +dietro le Bolle di assoluzione promulgate da Perugia, +ai 13 Maggio 1304, <i>Cum sicut accepimus</i>, e l’altra <i>Ad statum +tuum</i>. E vi si trova il passo: <i>propter evitandum scandalum, +praesertim ubi multitudo delinquit, severitati est aliquid +detrahendum</i>. Benedetto addolcì anche il tenore della +Bolla <i>Clericis laicos</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note829"> +<p><span class="label"><a href="#tag829">829</a>.  </span>Ho già avvertito che s’erano abrogati gli Statuti per +la Marca: addì 1 Febb. 1304 Benedetto XI cassò anche i +privilegî dati da Bonifacio per Spoleto (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 578). +Con mente grettamente fratesca ei volle conservare i <i>jura +Ecclesiae</i> contro a’ Comuni, ma cedette alle monarchie con +grande scapito della Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note830"> +<p><span class="label"><a href="#tag830">830</a>.  </span><span class="smcap">Petrini</span>, p. 153, 429. Intorno ai due senatori dell’anno +1304 vedansi il <span class="smcap">Vitale</span> e la lettera di Benedetto, data dal +Laterano ai 16 Marzo 1304 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 580), e indiritta +a <i>Gentilis de Filiis Ursi Senator Urbis. — Lucas de Sabello</i> vi +è chiamato suo <i>Consenator</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note831"> +<p><span class="label"><a href="#tag831">831</a>.  </span>Bolla <i>Flagitiosum scelus</i>, da Perugia ai 7 Giugno 1304: +<span class="smcap">Raynald</span>, n. 13.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note832"> +<p><span class="label"><a href="#tag832">832</a>.  </span>Con aperte parole lo dice <span class="smcap">Ferretus</span>, p. 1013. Al Papa +ei dà cinquantasei anni. — <span class="smcap">Villani</span>, VIII, 80. — Però gli +<i>Annali di Perugia</i> scrivono: «a’ dì 7 Luglio 1304 passò di +questa vita di morte naturale» (<i>Archiv. Stor.</i>, XVI, I, 60).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note833"> +<p><span class="label"><a href="#tag833">833</a>.  </span>Suo padre Rinaldo fu fondatore del ramo Orsini-Monterotondo, +che si spense nel secolo decimosettimo. Dall’arch. +Gaetani trassi e copiai parecchi documenti provanti che questo +celebre cardinale Napoleone con patrimonio regio acquistò +città e castella, massime in Tuscia. Morì ai 23 Marzo 1342. +Intorno a lui vedasi la Dissertazione XII nella <i>B. Chiara</i> del +<span class="smcap">Garampi</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note834"> +<p><span class="label"><a href="#tag834">834</a>.  </span><i>Conductis 300 stipendiariis Catalanis vindictam sumpserunt +de inimicis Papae traditoribus, in regione Campaniae</i>: +<span class="smcap">Sant’Antonino</span>, III, 259. — «Domarono quasi tutta +la campagna e terra di Roma»: <span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 64; e dice +che se Bonifacio avesse visto le prodezze de’ suoi nipoti, «di +certo gli avrebbe fatti re o gran signori». — Un istrom. +da Alatri, ai 26 Agosto 1304, contiene il trattato di una lega +fra Landolfo di Ceccano, Adenolfo figlio di Mattia, Rainaldo +di Supino e la città di Ferentino contro Anagni ed i Gaetani +(dall’archiv. comunale di Alatri; ed è posseduto dal signor +Carinci, bibliotecario dell’arch. Gaetani).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note835"> +<p><span class="label"><a href="#tag835">835</a>.  </span><span class="smcap">Petrini</span>, <i>Mon.</i>, 32; e il decreto del popolo romano è +raccolto nelle <i>Preuves</i> ecc., p. 278-282. In esso è accordata +la <i>reaffidatio</i> ai Colonna, con severissimo biasimo della malvagità +di Bonifacio VIII. In pari tempo il senato decretava +che alla «Camera» pontificia si consegnasse Nepi, colla cui +esca i Colonna se ne avevano guadagnato il favore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note836"> +<p><span class="label"><a href="#tag836">836</a>.  </span>Il docum., dato da Napoli ai 24 Marzo 1327, si custodisce +nell’arch. Gaetani. Il Re, eletto arbitro, decide della +pretesa onde i Colonna chiedevano un compenso di centomila +fiorini d’oro; e stabilisce che i Gaetani (e precisamente Loffredo +di Fundi, Benedetto conte Palatino e Francesco prelato) +debbano pagare ai Colonna in termine di tre anni <i>quilibet +pro eorum rata supradicto Stephano ac filiis et eredib. ejus +tam clericis quem laicis... florenorum tria millia</i>. Anche +i figliuoli di Mattia dovevansi restituire nel possesso di +Anagni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note837"> +<p><span class="label"><a href="#tag837">837</a>.  </span>Quest’è il racconto che il <span class="smcap">Villani</span> dà intorno all’elezione; +e <span class="smcap">Sant’Antonino</span> segue le sue tracce. È noto che si +dubitò di cotale narrazione e di quanto vi è detto delle sei +condizioni imposte da Filippo. Però è difficile che il <span class="smcap">Villani</span> +inventasse tutto questo di suo capo: dubbio non v’ha che +v’entrasse la mano del Re.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note838"> +<p><span class="label"><a href="#tag838">838</a>.  </span><i>De contemptu mundi, sive de miseria conditionis humanae, +libri tres</i>, Lugduni 1561. Questo trattato scrisse Innocenzo +III mentre era ancora cardinale. <i>Ad deprimendam +superbiam humanae conditionis utcunque descripsi.</i> Le miserie +della umana natura vi sono dipinte al nudo, con una +crudezza che fa nausea. Il latino è bello, chiaro lo stile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note839"> +<p><span class="label"><a href="#tag839">839</a>.  </span>Cardinali fondarono biblioteche private: così fece Matteo +di Aquasparta la cui libreria passò alla città di Todi, +dove in quell’archivio di san Fortunato ne vid’io ancora +una parte, gettata alla rinfusa e sepolta sotto alla polvere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note840"> +<p><span class="label"><a href="#tag840">840</a>.  </span><i>Schola sacri palatii</i>: da primo maestro ei vi chiamò +Domenico. E anche più tardi continuò a mantenersi questa +cattedra palatina: vedi <span class="smcap">Giovanni Carafa</span>, <i>De Gymnasio Romano +et de ejus professoribus</i>, Roma 1751, p. 134. Il <span class="smcap">Renazzi</span>, +<i>Storia dell’università degli studî di Roma</i> (Roma 1803) dimostra +che questo <i>Studium Curiae</i> deve tenersi assolutamente +distinto dallo <i>Studium Urbis</i>, che in seguito diventò +l’università romana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note841"> +<p><span class="label"><a href="#tag841">841</a>.  </span>Bolla del Papa del 1243, nel <span class="smcap">Carafa</span>, p. 131.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note842"> +<p><span class="label"><a href="#tag842">842</a>.  </span><span class="smcap">Sarti</span>, <i>De clariss. Archygymnasii Bonon. Prof.</i>, pagina +256 e segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note843"> +<p><span class="label"><a href="#tag843">843</a>.  </span>Per opinione di archivisti romani, l’archivio Capitolino +andò distrutto nel sacco di Roma. Fui assicurato +che all’antico archivio secreto di sant’Angelo vennero dal +Campidoglio soltanto alcuni documenti di argomento economico. +Il <span class="smcap">Vitale</span> e il <span class="smcap">Vendettini</span>, storiografi del senato, +non dicono che nell’arch. vaticano si custodissero atti del +Campidoglio; e sì che, se ve ne fossero stati, il <span class="smcap">Vendettini</span> +avrebbe avuto intiero agio di esaminarli. Il <span class="smcap">Moroni</span> +nel suo <i>Dizionario</i> (art. Roma, p. 157) afferma che nell’arch. +vaticano esista un codice degli Statuti di Roma, il quale +appartiene all’epoca dal 1358 al 1398; ma egli non parla +che sulla fede del <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Append. de’ docum. alle osservaz. +sul valore delle antiche monete pontif.</i>, p. 68. — La <i>Editio +princeps</i> degli Statuti romani fu fatta nel 1471.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note844"> +<p><span class="label"><a href="#tag844">844</a>.  </span><i>Generale in ipsa studium tam utriusque juris quam +artium duximus statuendum. Universitatem vestram ad illud +tamquam ad fontem et riguum, unde quilibet juxta votum +poterit irrigari, leto animo invitantes ac concedentes +tenore presentium scolaribus et magistris in veniendo, morando +et redeundo securitatem plenariam, aliaque privilegia +que a jure accedentibus ad generale studium conceduntur. +Datum Rome per man. Roberti de Baro Magne Regie Curie +nostre protonotarii.</i> Il documento (fino a’ tempi recenti restò +ignoto) fu tratto dal <i>Reg.</i> 1280, C. fol. 3, n. 40, e per primo +lo publicò il <span class="smcap">Del Giudice</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, n. XXIV. Esso aggiunge +una nuova pagina alla storia dell’università romana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note845"> +<p><span class="label"><a href="#tag845">845</a>.  </span><i>De pulvere, Pater, Philosophiam erigitis, que lugere +solet in sue mendicitatis inopia, nostrorum Presulum auxiliis +destituta</i>: così scrive il Campano al Papa (<span class="smcap">Tiraboschi</span>, +IV, 147).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note846"> +<p><span class="label"><a href="#tag846">846</a>.  </span><i>Tenuit studium Romae, quasi totam Philosophiam, +sive Moralem, sive Naturalem exposuit</i>: <span class="smcap">Ptol. Luc.</span>, XXII, +c. 24.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note847"> +<p><span class="label"><a href="#tag847">847</a>.  </span>Anibaldo degli Anibaldi, cardinale sotto di Urbano IV, +fu nipote del celebre Riccardo Anibaldi. Vedi i <span class="smcap">Quetif</span> ed +<span class="smcap">Echard</span>, <i>Scriptores Ordin. Praedicator.</i>, I, 261, e <span class="smcap">Prospero +Mandosio</span>, <i>Bibl. Romana, seu Romanor. Scriptor. Centuriae</i>, +Roma 1862, I, 283. Intorno a <i>Romanus de Romano Orsini</i> vedi +l’<span class="smcap">Echard</span>, p. 263, 272.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note848"> +<p><span class="label"><a href="#tag848">848</a>.  </span><i>Ideoque ferventi non immerito desiderio ducimur, quod +eadem Urbe quam divina bonitas tot gratiarum dotibus insignivit, +Scientiarum etiam fiat foecunda muneribus — — — auctoritate +apostolica duximus statuendum, quod in urbe +predicta futuris temporibus generale vigeret studium in qualibet +facultate</i>... Bolla <i>In supremae, Dat. Anagniae A. +Inc. Dom. 1303 VIII Idus Junii, Pont. N. A. Nono</i>; ed è +indiritta all’Abate di San Lorenzo, priore dei <i>Santa Sanctor.</i> +ed arciprete di sant’Eustachio (<i>App. degli Statuti Gregoriani +di Roma</i>, a. 1580). Il <span class="smcap">Renazzi</span> crede probabile che fin +da allora l’università fosse situata in vicinanza di sant’Eustachio. +A quel tempo lo stipendio di un professore, di regola, +ammontava a cento fiorini d’oro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note849"> +<p><span class="label"><a href="#tag849">849</a>.  </span>La <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Martino</span> giunge fino a Giovanni XXI +(a. 1277). Di Nicolò III non dice che due parole.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note850"> +<p><span class="label"><a href="#tag850">850</a>.  </span><i>Bernardus Guidonis</i>, domenicano e inquisitore, morì +nel 1331 da vescovo di Lodève. La sua opera intitolata <i>Flores +cronicorum</i> ossia <i>Cathalogus pontificum romanorum</i> (<i>Cod. +Vat. 2043</i>) finisce con Giovanni XXII. Fu edita da <span class="smcap">Angelo +Mai</span> (<i>Spicil. Rom.</i>, VI), ma soltanto nella parte che giunge +fino a Gregorio VII; però della parte da Gregorio VII in +giù si giovarono il <span class="smcap">Muratori</span> ed il <span class="smcap">Baluzio</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note851"> +<p><span class="label"><a href="#tag851">851</a>.  </span>Le sue <i>Res Siculae</i> furono stampate incompletamente +dal <span class="smcap">Carusio</span>, dal <span class="smcap">Muratori</span> e dal <span class="smcap">Baluzio</span>, nella parte che +corre dal 1250 al 1276: la continuazione, fino al 1285, fu +edita dal <span class="smcap">Gregorio</span> nel Tom. II della <i>Bibl. Aragon.</i> — <span class="smcap">Saba</span>, +sulla fine della sua Storia, chiama sè stesso <i>de urbe</i>. Anche +il <span class="smcap">Fabricio</span> (<i>Bibl. latina mediae et infim. aetatis</i>) giustamente +dichiara che fu romano. La famiglia dei Malaspina trovasi +menzionata in documenti romani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note852"> +<p><span class="label"><a href="#tag852">852</a>.  </span><i>Mare historiarum, cod. vat. membran. 4963</i>; e ve +ne hanno due codici a Parigi (<span class="smcap">Oudin</span>, <i>De scriptorib. eccl. +antiquis</i>, III, 185). — Non è scevro di dubbî, per riguardo a +Giovanni Colonna, l’albero genealogico del <span class="smcap">Litta</span>. <span class="smcap">Quetif</span> +ed <span class="smcap">Echard</span>, I, 418, affermano che fosse nipote del cardinale +Giovanni vissuto al tempo di Federico II. — Scrisse anche +<i>De viris illustribus</i>, frammento raccolto nel <span class="smcap">De Rubeis</span>, +<i>De gestis et scriptis S. Thomae Aquinatis</i>, Venezia 1750, +p. 27 segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note853"> +<p><span class="label"><a href="#tag853">853</a>.  </span><i>De renunciatione Papae</i>, nell’ediz. delle opere di +Egidio, fatta a Cordova nel 1706. Vedi l’<i>Ouvrage inédit de +Gilles de Rome, en faveur de la papauté, extr. du Journal +gén. de l’Instr. publique, par</i> <span class="smcap">Charles Jourdain</span> (Paris 1858).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note854"> +<p><span class="label"><a href="#tag854">854</a>.  </span><i>De regimine Principum</i> (ediz. rom. del 1607 e nel +t. II della <i>Bibl. Pontificia</i> del <span class="smcap">Rocaberti</span>). Quest’opera di +forma scolastica s’inspira alla Politica e all’Etica di Aristotele. +Nel lib. III si contengono alcuni notevoli capitoli contro +il comunismo di Platone. Egidio era partigiano della monarchia +ereditaria, e sua dottrina fondamentale fu questa: <i>Optima +est autem monarchia unius Regis, eo quod ibi perfectior +unitas reservetur</i> (p. 458). Sull’operosità di Egidio a +Parigi vedasi il <span class="smcap">Bulaeus</span>, <i>Historia universitatis parisiensis</i>, +Parigi 1615, p. 671. Ed Egidio morì ad Avignone, nel 1316.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note855"> +<p><span class="label"><a href="#tag855">855</a>.  </span><i>Oculus pastoralis sive Libellus erudiens futurum Rectorem +populorum, anonymo auctore conscriptus circa A. 1222</i>: +<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, 93. Questa scrittura, che certo fu opera di +un cherico, è notevole soltanto per il principio cui s’inspira; +chè del resto è cosa dappoco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note856"> +<p><span class="label"><a href="#tag856">856</a>.  </span>Lo <i>Stabat Mater</i> senza ragione viene attribuito a +Innocenzo III, il pontefice dai grandi concetti e dalla mente +fredda. Nel convento di Monte Santo vicino Todi vid’io un +mscr. della fine del secolo decimoterzo, che contiene le poesie +di fra Jacopone: e fra quelle è compreso anche lo <i>Stabat Mater</i>, +il quale invece manca nella ediz. veneziana del 1617.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note857"> +<p><span class="label"><a href="#tag857">857</a>.  </span>Vedi l’<span class="smcap">Ozanam</span>, <i>Les poëtes franciscains en Italie +au XIII siècle</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note858"> +<p><span class="label"><a href="#tag858">858</a>.  </span><i>Dicimus ergo Romanorum non vulgare sed potius tristiloquium +italorum omnium esse turpissimum; nec mirum +cum etiam morum, habituumque deformitate prae cunctis videantur +foetere. Dicunt enim: Me sure, quinte dici</i> (che significa: +«mia sorella, che cosa dici»). <i>De vulgari Eloq.</i> I, +c. XI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note859"> +<p><span class="label"><a href="#tag859">859</a>.  </span>Nell’arch. del duomo di san Pietro si conserva il +mscr. della <i>Vita S. Georgii</i>, che quel Cardinale di san Giorgio +in Velabro compilò, e Giotto ornò di miniature. — I suoi +poemi sono raccolti nel <span class="smcap">Murat.</span>, III, I, 641; la sua scrittura +sul giubileo nella <i>Bibl. Max. Patr.</i> XXV, 930; il suo <i>Ceremoniale</i> +nel <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. Ital.</i>, II, 243.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note860"> +<p><span class="label"><a href="#tag860">860</a>.  </span>Registro officiale nel <i>Cod. Vat. 7143</i> e nel <span class="smcap">Mai</span>, <i>Spicil.</i>, +VI, 300-312. Da cardinale, Innocenzo ebbe restaurato la chiesa +dei santi Sergio e Bacco: vedi la iscrizione nel <span class="smcap">Martinelli</span>, +<i>Roma ex ethn.</i>, p. 399. — Nel lib. II, <i>Ep.</i> 102, dei <i>Reg.</i> del +Papa trovasi il <i>Privilegium</i> ch’ei diede per quella chiesa; +ed è notevole per la topografia del Campidoglio. Vi si legge: +<i>Duo casalina juxta columnam perfectissimam</i> (?) — <i>Hortum +S. Sergii, sive post S. Sergium, et hortum inter columnas +usque ad abscidam, et usque ad custodiam Mamortinam</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note861"> +<p><span class="label"><a href="#tag861">861</a>.  </span><i>Fecit fieri domos istas de novo — palatium claudi +muris et super portas erigi turres — Cod. Vat. 6091.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note862"> +<p><span class="label"><a href="#tag862">862</a>.  </span><span class="smcap">Fr. Pipino</span>, p. 723. Nel <i>Cod. Cencii</i>, ch’è a Firenze, +trovansi molti documenti intorno a questa edificazione. Il +Papa comperò dei fondi <i>extra portam auream in monte Geretulo</i> +per comporne il giardino. E quel luogo si denota anche +così: <i>extra portam auream seu castri S. Angeli prope +Ecclesiam S. M. Magdalene ad pedes montis Malis</i>. Un’iscrizione +che, tolta dalla muraglia del giardino vaticano, fu +nell’anno 1727 trasportata in Campidoglio, dice così: † <span class="smcap">A. +D. MCCLXXVIII. SC<span class="over">IS</span>SIM. P<span class="over">A</span>T. D<span class="over">N</span>S. NICOLAVS. PP. III. FIERI. +FECIT. PALATIA. ET. AVLAM. MAIORA. ET. CAPELLAM. ET. +ALIAS. DOMOS. ANTIQVAS. AMPLIFICAVIT. PONT. SVI. A. PRIMO. +ET. A. SEC. PONT. SVI. FIERI. FECIT. CIRCUITVM. MVROR. POMERII. +HVIVS. FVIT. AVT P. D<span class="over">C</span>S. S. PONT. NATIONE. ROMANVS. +EX. PATRE. D<span class="over">N</span>I. MATHEI. RVBEI. DOMO. VRSINORVM</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note863"> +<p><span class="label"><a href="#tag863">863</a>.  </span>L’iscrizione in musaico, che è nel cortile del san +Paolo, narra che vi diè principio l’abate Pietro II (1193-1208) +e che lo compiè Giovanni V (1208-1241). Non così bello è +il chiostro di Subiaco, edificato nel 1235 al tempo di Lando +abate, come ne dice l’iscrizione che ivi è collocata: <i>Cosmas +et Filii Lucas et Jacobus alter Romani cives in Marmoris +arte periti hoc opus explerunt Abbatis tempore Landi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note864"> +<p><span class="label"><a href="#tag864">864</a>.  </span>Dell’edificazione parlano <span class="smcap">Ptol. Luc.</span>, c. 30, e il <span class="smcap">Marangoni</span>, +<i>Istoria dell’antich. oratorio di S. Lorenzo</i>, <span class="smcap">Roma</span> +1747. La iscrizione, che si legge sulla parete presso la +porta, dice: <i>Magister Cosmatus fecit hoc opus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note865"> +<p><span class="label"><a href="#tag865">865</a>.  </span><i>In lateranensi palatio domos construxit altissimas +et palatium nobile pauperum usibus deputatum: Vita</i>, <span class="smcap">Murat.</span>, +III, 577. Anche a Terni Gregorio IX costruì un palazzo +pontificio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note866"> +<p><span class="label"><a href="#tag866">866</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Nam quisque suas educet in altum</i></p> +<p class="i01"><i>Aedes, et capitis Petri delubra relinquet,</i></p> +<p class="i01"><i>Ac lateranenses aulas regalia dona</i></p> +<p class="i01"><i>Despiciet, gaudens proprios habitare penates.</i></p> +</div></div> + +<p> +Così <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> dice di Nicolò IV nell’<i>Opus metricum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note867"> +<p><span class="label"><a href="#tag867">867</a>.  </span>A Roma erano allora venti Abazie privilegiate: <i>Alexius +et Bonifacius</i> (Aventino); <i>Agatha</i> (Suburra); <i>Basilius +juxta palatium Trajani; Blasius inter Tyberim et pontem +S. Petri; Caesarius in Palatio; Cosmas et Damianus</i> (Transtevere); +<i>Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; +S. Maria in Aventino; S. M. in Capitolio; S. M. +in Castro Aureo</i> (circo Flaminio); <i>S. M. in Pallara</i> (Palatino); +<i>S. M. in Monasterio</i> (vicino S. Pietro <i>ad vincula</i>); <i>Pancratius +in Via Aurelia; Prisca et Aquila</i> (Aventino); <i>Saba Cellae +Novae</i> (presso all’Aventino); <i>Sylvester inter duos hortos</i> (od +anche <i>in Capite</i>, vicino il Corso); <i>Thomas juxta formam Claudiam</i> +(Celio); <i>Trinitatis Scottorum</i> (oggi «de’ Pellegrini»); +<i>Valentini juxta pontem</i> (<i>sc. Milvium</i>); <span class="smcap">Joh. Diacon.</span>, <i>Liber +de Eccl. Lateranensi</i> (<span class="smcap">Mabill.</span>, <i>Mus. It.</i>, II, 574).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note868"> +<p><span class="label"><a href="#tag868">868</a>.  </span><i>Hospitale — fecisse dicitur, quia reprehensus fuerat +de tanto fastidioso aedificio</i>: <span class="smcap">Ptol. Luc.</span>, p. 1276; <span class="smcap">Ricobaldo</span>, +p. 126.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note869"> +<p><span class="label"><a href="#tag869">869</a>.  </span><i>Gesta Innoc.</i>, c. 143; e la Bolla nel lib. XI, ep. 104. — Sisto +IV nel 1471 rifabbricò l’ospitale sontuosamente. Esso +possiede un’entrata di 85000 scudi e riceve dallo Stato un +sussidio di altri 36000. Annualmente v’entrano più di dodicimila +infermi e più di duemila trovatelli. Vedansi il <span class="smcap">Morichini</span>, +<i>Istituz. di publica carità</i>, Roma 1835 e 1870, e il +<span class="smcap">Piazza</span>, <i>Opere pie di Roma</i> (Roma 1698).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note870"> +<p><span class="label"><a href="#tag870">870</a>.  </span>E si conserva con un musaico che rappresenta Cristo +fra due schiavi liberati, coll’iscrizione: <i>Signum ordinis +S. Trinitatis Et. Captivorum</i>. Sull’arco della porta è scritto: +<i>Magistri Jacobus Cum Filio Suo Cosmato Fecit Ohc Opus</i>. Il +chiostro fu abbandonato nel 1348. Il luogo è descritto in +una Bolla di Onorio III del 1217 (<i>Bullar. Vatic.</i>, I, 100), la +quale concede in dono a quell’ordine una parte del Celio: +<i>Montem cum formis et aliis aedificiis positum inter clausuram +Clodei</i> (Castello dell’<i>Aqua Claudia</i>) <i>et inter duas vias; +unam videl. qua a praedicta Eccl. S. Thomae itur ad Coliseum, +et aliam qua itur ad SS. Johem et Paulum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note871"> +<p><span class="label"><a href="#tag871">871</a>.  </span>L’iscrizione della porta dice che i suoi esecutori testamentarî, +Ottone di Tusculo e Giovanni Gaetani (Nicolò III), +fabbricarono l’ospitale. Pietro morì nel 1259.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note872"> +<p><span class="label"><a href="#tag872">872</a>.  </span>Fra Sisto morì in Roma nel Marzo 1289: <i>Commentarî +alla Vita di Gaddo Gaddi</i> del <span class="smcap">Vasari</span>, I, 300, ediz. di +Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note873"> +<p><span class="label"><a href="#tag873">873</a>.  </span>Che ciò avvenisse ormai al tempo di Innocenzo III lo +dimostra il Registro del suoi doni votivi: <i>Ecclesiae Fossenovae +pro consumatone edificii ejusd. Ecclesie C. libras — Monasterio +Casemarii pro fabrica ipsius 200 Unc. auri</i>. La +prima pietra di questa magnifica chiesa fu gettata nel 1203.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note874"> +<p><span class="label"><a href="#tag874">874</a>.  </span>La iscrizione posta sul tabernacolo del san Paolo, dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Anno Milleno Centum Bis Et Octuageno</i></p> +<p class="i01"><i>Quinto, Summe Deus, Tibi Hic Abbas Bartholomeus</i></p> +<p class="i01"><i>Fecit Opus Fieri, Sibi Tu Dignare Mereri.</i></p> +</div></div> + +<p> +E più sotto: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Hoc Opus Fecit Arnolfus Cum Socio Suo Petro.</i></p> +</div></div> + +<p> +Il disegno ne è dato nell’<span class="smcap">Agincourt</span>, Tav. XXIII, e completamente +nel <span class="smcap">Moreschi</span>, <i>Descrizione del tabernacolo di S. Paolo</i>, +Roma 1840. Allo stesso Arnolfo si attribuisce anche il tabernacolo +della chiesa di santa Cecilia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note875"> +<p><span class="label"><a href="#tag875">875</a>.  </span>Può darsi che alla loro corporazione appartenesse una +chiesa nel campo di Marte che aveva nome <i>S. Andree de +Marmorariis</i>: e forse ivi era il luogo delle loro officine. +Quella chiesa è registrata nel catalogo delle chiese romane +all’epoca avignonese; nel <span class="smcap">Papencordt</span>, <i>Stor. della città di +Roma</i>, p. 54.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note876"> +<p><span class="label"><a href="#tag876">876</a>.  </span><span class="smcap">Carlo Vitte</span>, nel <i>Giornale di arti</i>, 1825, n. 41 segg. — <i>Notizie +epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X +al XV secolo</i>... di <span class="smcap">Carlo Promis</span>, Torino 1896. — <span class="smcap">Gaye</span>, +nel <i>Giornale di arti</i>, 1839. — Notevole è il portico del duomo +di Civita Castellana, edificato da Lorenzo e da Cosma suo +figlio nel 1210. Il nome Cosma, di origine greca, trovasi usitato +a Ravenna sulla metà del secolo nono (<span class="smcap">Marini</span>, <i>Papiri</i>, +n. 98, p. 153).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note877"> +<p><span class="label"><a href="#tag877">877</a>.  </span>Lettera a Ugo di Besanzone: <i>Per Urbem inquiras — si +aliqua conca porfidis vel alicujus alterius pulchri lapidis +prout illi qui sunt in S. Johanne Laterani poterit +inveniri — et in ea corpus — Pontificis reponi — facias — Et +si — non poterit inveniri, volumus quod — fieri facias +sepulturam consimilem illi Comitisse attrebatensis et +etiam si poterit pulcheriorem</i> — <span class="smcap">Vitale</span>, p. 152.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note878"> +<p><span class="label"><a href="#tag878">878</a>.  </span>Di sopra, nella parete, v’è questa iscrizione: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Qui Legis Ancherum Duro Sub Marmore Claudi</i></p> +<p class="i01"><i>Si Nescis Audi Quem Nece Perdis Herum.</i></p> +<p class="i01"><i>Greca Parit Puerum, Laudunum Dat Sibi Clerum</i></p> +<p class="i01"><i>Cardine Praxedis Titulatur Et Istius Edis</i></p> +<p class="i01"><i>Defuit In Se Lis: Largus Fuit Atque Fidelis;</i></p> +<p class="i01"><i>Demonis A Telis Serva Deus Hunc Cape Celis:</i></p> +<p class="i01"><i>Anno Milleno Centum Bis Et Octuaceno</i></p> +<p class="i01"><i>Sexto Decessit Hic Prima Luce Novembris.</i></p> +</div></div> + +<p> +Del 1287 è l’epitaffio del cardinale Glusiano conte di Milano, +che a lui pose in Laterano il cardinale Jacopo Colonna: <span class="smcap">Adinolfi</span>, +<i>Laterano e Via Maggiore</i>, Roma 1857, p. 26.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note879"> +<p><span class="label"><a href="#tag879">879</a>.  </span>Sul davanti vedesi a due riprese lo stemma dei +Savelli; leoni rossi con frammezzo un uccello sopra una +rosa; più sotto fasce rosse e oro. Lo stemma del centro che +porta leoni e aquile di color rosso, è quello di Vana. Vedi +l’annotazione dell’<span class="smcap">Oldoin</span> alla <i>Vita Honorii IV</i>, nel <span class="smcap">Ciacconio</span>. — Onorio +IV nel 1296 aveva eretto un cenotafio +gotico a Pandolfo nella chiesa di sant’Alessio: vedine il disegno +nel <span class="smcap">Nerini</span>, p. 260; ed è certo opera dei Cosmati parimenti +che i sepolcri in Araceli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note880"> +<p><span class="label"><a href="#tag880">880</a>.  </span><i>Hic Jacet D<span class="over">n</span>s Pandulfus De Sabello Et D<span class="over">n</span>a Andrea +Filia Ejus Qui Obierunt Anno D<span class="over">n</span>i MCCCVI In Vigil. Beati +L(ucae). — Hic Jacet D<span class="over">n</span>s Lucas De Sabello Pater D<span class="over">n</span>i +Papae Honorii D<span class="over">n</span>i Johis Et D<span class="over">n</span>i Pandulfi Qui Obiit Dum +Esset Senator Urbis Anno D<span class="over">n</span>i MCCLXVI Cujus A<span class="over">i</span>a Requiescat +In Pace. Amen</i> (è la maggiore delle iscrizioni).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note881"> +<p><span class="label"><a href="#tag881">881</a>.  </span>Nello stesso stile i Cosmati composero anche il sepolcro +dei Prefetti di Vico in <i>S. Maria in Gradibus</i> a Viterbo, +la tomba di Clemente IV e il sepolcro della famiglia di Bonifacio +VIII nel duomo di Anagni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note882"> +<p><span class="label"><a href="#tag882">882</a>.  </span><i>Joh’s Filius Magistri Cosmatis Fec. Hoc. Opus.</i> Il +musaico rappresenta la Madonna col putto, san Domenico, +il vescovo Privato e Durante genuflesso. Sullo zoccolo è posta +una pomposa iscrizione a bei caratteri. Il giorno in cui +Stefano morì è segnato al 1 Novembre 1296. I <span class="smcap">Crowe</span> e +<span class="smcap">Cavalcaselle</span> (<i>New History of Painting in Italy</i>, I, 104) +incorsero in errore, perciocchè credessero che l’anno della +morte (<i>trecentis quatuor amotis annis</i>) corrisponda al 1304: +pertanto pongono a quest’anno l’epoca del monumento, +laddove allora Giovanni non lavorava più. Così pure deesi +notare che il cardinale Matteo di Aquasparta non morì già +nel 1304, ma nel 1302.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note883"> +<p><span class="label"><a href="#tag883">883</a>.  </span><i>Hoc O<span class="over">p</span>. Fe<span class="over">c</span>. Johes Magri Cosme Civis Romanus.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note884"> +<p><span class="label"><a href="#tag884">884</a>.  </span><i>Joh. Filius Magistri Cosmati Fecit Hoc Opus.</i> L’epitaffio +non fa che notare semplicemente il nome del morto: +<span class="smcap lowercase">STEPHAN D. SVRD. DNI. PP. CAPELLAN</span>. Qui manca il tabernacolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note885"> +<p><span class="label"><a href="#tag885">885</a>.  </span>Il <span class="smcap">Cardella</span> dice che la tomba manchevole d’iscrizione +è di quel Cardinale. — Matteo, uomo eruditissimo, fu +da legato di Bonifacio VIII in Romagna; del 1300 fu come +tale a Firenze. Di lui fa cenno <span class="smcap">Dante</span>, <i>Parad.</i>, XII, v. 124.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note886"> +<p><span class="label"><a href="#tag886">886</a>.  </span>Ed ivi è la pietra sepolcrale della <i>Domina Ocilenda +Uxor Dni Angeli De Manganella Et Filia Normanni De +Monte Mario</i>, e l’altra di Perna Savelli dov’è disegnata una +figura di donna incappucciata. Sul contorno è scritto: <i>Anno +Dni Milo CCCXV Mense Januarii Die XXVIII Obiit Nobilissima +Dna Dna Perna Uxor Quondam Dni Luce de Sabello Cujus +Anima Requiescat in Pace. Amen.</i> Quest’iscrizione ci serva di +esempio per tutte della stessa specie. In sant’Alessio evvi la +pietra funeraria del canonico Pietro de Savello, morto nel 1287; +ed è notevole per il disegno delle vestimenta sacerdotali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note887"> +<p><span class="label"><a href="#tag887">887</a>.  </span>Ancor più sorprendente è la forma che assunsero in +Lombardia. A Roma i caratteri delle scritture non si snaturarono +così intieramente, come avvenne nei paesi del settentrione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note888"> +<p><span class="label"><a href="#tag888">888</a>.  </span>Nell’anno 1481 la statua fu rialzata a nuovo per cura +del senatore Matteo Toscano, con questa iscrizione, che oggidì +non si trova più: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Ille ego praeclari tuleram qui sceptra Senatus,</i></p> +<p class="i02"> <i>Rex Siculis Carolus jura dedi populis.</i></p> +<p class="i01"><i>Obrutus heu jacui saxis fumoque, dederunt</i></p> +<p class="i02"> <i>Hunc tua conspicuum tempora Sixte locum.</i></p> +<p class="i01"><i>Hac me Matthaeus posuit Tuschanus in aula,</i></p> +<p class="i02"> <i>Et patriae et gentis gloria magna suae.</i></p> +<p class="i01"><i>Is dedit at populo post me bona jura Senatus</i></p> +<p class="i02"> <i>Insignis titulis, dotibus atque animi.</i></p> +<p class="i01"><i>Anno Domini MCCCCLXXXI. III Semestri.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note889"> +<p><span class="label"><a href="#tag889">889</a>.  </span><span class="smcap">Joh. Rubeus</span>, <i>Vita Bonif.</i>, p. 89.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note890"> +<p><span class="label"><a href="#tag890">890</a>.  </span><i>Hist. du Differ.</i>, p. 331.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note891"> +<p><span class="label"><a href="#tag891">891</a>.  </span>Le pitture delle pareti del vestibolo (<span class="smcap">Agincourt</span>, tav. 99) +per la maggior parte rappresentano soggetti tratti dalla vita +di Stefano e da quella di Lorenzo. Vuolsi che alcuni si riferiscano +alla coronazione di Pietro; però io non potei farmene +ragione. Una figura di imperatore genuflesso innanzi al Papa, +è cinta dell’aureola; e certo rappresenta Enrico II, di cui vi +è dipinta una storia leggendaria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note892"> +<p><span class="label"><a href="#tag892">892</a>.  </span>Sopra il musaico della santa Maria Maggiore l’artefice +scrive così il suo nome: <i>Jacobus Torriti Pictor Hoc Opus +Mosaicen fecit</i>; e v’appone la data del 1295. Impossibile che +ei fosse quel <i>Jacobus frater S. Francisci</i> che nel 1225 compose +i musaici della tribuna in san Giovanni a Firenze. Vedi +il <span class="smcap">Vasari</span>, I, <i>Commentarî alla Vita di Andrea Tafi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note893"> +<p><span class="label"><a href="#tag893">893</a>.  </span>Circa questo musaico vedasi <span class="smcap">Torrigio</span>, <i>Le sacre grotte</i>, +p. 162. Costò duemiladuecento fiorini d’oro. I musaici di +Giotto in san Giorgio perirono. Un altro Stefaneschi, <i>Bertoldus +fil. Petri</i> (forse fu il fratello del cardinale) fece sulla +fine del secolo decimoterzo comporre il musaico che vedesi +sopra la parete della tribuna nella chiesa di santa Maria in +Transtevere. Rappresenta la Vergine (mezza figura) fra Pietro +e Paolo, con genuflessa l’imagine del commettente dell’opera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note894"> +<p><span class="label"><a href="#tag894">894</a>.  </span>Cumuli di ruine opponevano inciampo al cammino +delle processioni pontificie. <i>Sed propter parvitatem diei et +difficultatem viae, fecit (Papa) stationem ad S. M. Majorem</i>: +così l’<i>Ordo Rom.</i> (nel <span class="smcap">Mabillon</span>, II, 126); e di questo passo +tenne nota l’<span class="smcap">Hobhouse</span>, <i>Historical Illustrations of the fourth +Canto of Childe Harold</i>, p. 132.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note895"> +<p><span class="label"><a href="#tag895">895</a>.  </span><i>Magister Matthaeus Alperini — certam partem Turrium, +Palatiorum, Domorum, ruinarum, possessionum et bonorum +suorum in Urbe consistentium. Basilicae Principis +Ap. — reliquit</i>: Bolla del 1278 (<i>Bullar. Vatican.</i>, I, 125).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note896"> +<p><span class="label"><a href="#tag896">896</a>.  </span>Una torre degli Anguillara esiste ancora presso la +Lungaretta. Visti da ponte Cestio, il Transtevere e la sponda +del fiume presentano un quadro meraviglioso. Frammezzo a +case moderne, lungo il fiume sorge tratto tratto qualche vecchia +torre baronale: e fu mirando Roma da quel ponte che +mi balenò alla mente il pensiero di scrivere questa Storia +della Città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note897"> +<p><span class="label"><a href="#tag897">897</a>.  </span>Addì 21 Ott. 1286, <i>Matheus Rubeus Orsini</i> vende ai +suoi nipoti il <i>Castrum Castellucia</i> vicino Albano. Il documento +è dato: <i>Rome in domib. in quib. tunc morabatur rev. pater +D. Jordanus mis. div. S. Heustachii Diacon. Card. germanus +frater praefati D. Mathei Rubei... vid. in Monte qui dicitur +Johannis Roncionibus</i> (arch. Gaetani, XLVIII, n. 11). +Ed ivi esisteva anche la chiesa <i>S. Marie de Monte Johannis +Ronzonis</i> (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon., +nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 55). Ai 20 Maggio 1234 il cardinale +Napoleone Orsini da Avignone manda ordini al suo +vicario nelle terre romane; e vi è detto: <i>Item habet dictus +D. Card. infra muros Montis domos suas principales, quas +consuevit inhabitare quond. Matheus et Ursus nepos ejus, +habet et ibidem alias parvas domos in diversis locis montis +praedicti infra muros ipsius montis</i> (ibid., n. 18). Il Monte +(Giordano), di cui fa parola anche <span class="smcap">Dante</span> nel passo ove dice +del giubileo romano, aveva allora l’aspetto di una vera +fortezza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note898"> +<p><span class="label"><a href="#tag898">898</a>.  </span>La porta aveva ormai questo nome «del Popolo»: +<i>Vineae</i> — <i>extra portam Sce Marie de Populo</i> (doc. dei 12 +Genn. 1293; <i>Cod. Vat. 8050</i>, p. 79).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note899"> +<p><span class="label"><a href="#tag899">899</a>.  </span>Un docum. dei 7 Febb. 1252 (nel <span class="smcap">Petrini</span>, <i>Mem. di +Palestrina</i>) dice: <i>Fines ad Montem Acceptorium hii sunt: +domus Romanucciorum et Synebaldorum, ab alio dom. Macellariorum, +et dom. Cesarlinorum, ab alio sunt Zarlonum et +Toderinorum</i>... Il nome (in <span class="smcap">Monfaucon</span>, <i>Diar. Ital.</i>, p. 243, +è detto anche <i>Mons Acceptabitis</i>) potrebbe spiegarsi da ciò +che dice Fulvius: <i>Citatorius a citandis tribubus, acceptorius +ab acceptandis suffragiis, septorium a proximis Septis</i>. +Vedi <span class="smcap">Carlo Fontana</span>, <i>Discorso sopra l’antico Monte Citatorio</i>, +Roma 1694, p. 1. La positura delle <i>Septa</i> (vicino l’odierna +piazza Colonna) conforterebbe l’opinione che il nome +derivi da <i>Septorius</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note900"> +<p><span class="label"><a href="#tag900">900</a>.  </span><i>Et tunc de Colliseo concussus lapis ingens eversus est</i>: +<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1026. Nel Sett. 1255 v’ebbe un altro +terremoto; per conseguenza nuove ruine (<span class="smcap">Gugl. Nangis</span>; +<span class="smcap">Duchesne</span>, V. p. 362).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note901"> +<p><span class="label"><a href="#tag901">901</a>.  </span>Nel 1215 l’Abate di san Gregorio cede a <i>Paulo de +Grisayco... duos cryptas — positas Rome in vocabulo Circli +sub palacio majori nostri monasterii juris loco, qui dicitur +vel dici solet porticus Materiani</i>: <span class="smcap">Mittarelli</span>, <i>Annal. Camald.</i>, +IV, n. CCIX. Pertanto la massima parte del Palatino +apparteneva ancora a quel convento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note902"> +<p><span class="label"><a href="#tag902">902</a>.  </span>In un doc. degli 8 Dic. 1289 viene detto espressamente +che questa via era abitata: <i>Domos de Viculo Capite Africe</i> — <i>Ecclesia +S. Stephani de Capite Africe</i> (<i>mscr. Vatic. 8050</i>, +p. 73). Oggidì non ne esiste più traccia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note903"> +<p><span class="label"><a href="#tag903">903</a>.  </span><i>Ordo</i> di <span class="smcap">Cencius</span>, p. 190. Quantunque ei dica che +parecchi <i>nomina trasacta sunt et termini sive signa mutata</i>, +tuttavia quel quartiere era al tempo suo più popoloso che +oggi non sia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note904"> +<p><span class="label"><a href="#tag904">904</a>.  </span><i>Ecclesia S. Anastasii de Marmorata. — S. Salvatoris +de Marmorata. — S. Anne de Marmorata. — S. Nicolai de +Marmorata</i> (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio +avignon.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note905"> +<p><span class="label"><a href="#tag905">905</a>.  </span><i>Totusque ille mons renovatur in aedificiis</i> (<span class="smcap">Ptol. Lucens.</span>, +XXIV, c. 13). — Vedi anche il <span class="smcap">Platina</span>, <i>Vita Hon.</i> IV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note906"> +<p><span class="label"><a href="#tag906">906</a>.  </span>Presso le terme di Caracalla v’era un padule che +copriva alcune parti del circo Massimo: <i>Ortum et Pantanum +juxta Palatium Antonianum</i> (Bolla di Onor. III del 1217; +<i>Bullar. Vatic.</i>, I, 100).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note907"> +<p><span class="label"><a href="#tag907">907</a>.  </span><span class="smcap">Fulvio, Donato</span>, il <span class="smcap">Visconti</span> ed altri italiani concordano +nel dire che si elevasse nel foro di Nerva. Il <span class="smcap">Bunsen</span> +(<i>Descriz. della Città,</i> III, 2, p. 146) afferma che sorgesse +sopra il tempio di Venus Genitrix, ma non ne adduce ragioni +convincenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note908"> +<p><span class="label"><a href="#tag908">908</a>.  </span><span class="smcap">Ptol. Luc.</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, XI, 1276). E nella <i>Hist. Eccl.</i>, XXI, +c. 16, dice di Innocenzo III: <i>Quod in urbe fecerat ad sui +tuitionem, Turris Comitum</i>. — <span class="smcap">Ricobaldo</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 126) +narra che la costruisse <i>sumptibus ecclesiae. — Opus tanto Pontifici +inutile, non sine ipsius infamia constructum:</i> <span class="smcap">Bonincontr.</span>, +p. 288. — <span class="smcap">Bartolom. della Pugliuola</span> (<span class="smcap">Muratori</span>, +XVIII, 248) dice che la erigesse nel 1203; e il <span class="smcap">Fea</span> +(<i>Sulle rovine</i> ecc., p. 365) adduce i documenti che suffragano +quella data. L’<span class="smcap">Hurter</span> afferma, ma senza autorità, che Crescenzio +(sul principio del secolo duodecimo) ricevesse da questa +torre l’appellazione <i>de Turre Romanorum</i>; però il documento +che ei dice aver tratto dal <span class="smcap">Fatteschi</span> non si ritrova +presso di questo. Che Torre fosse un castello dei Crescenzî +nella Sabina lo dimostra il <span class="smcap">Galletti</span> nella sua scrittura intitolata +<i>Gabio antica</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note909"> +<p><span class="label"><a href="#tag909">909</a>.  </span>Nel piano della Città medioevale (<i>Cod. Vat. 1960</i>) se +ne vede tracciata la forma, ed è chiamata <i>Turris Comitum</i>. — <span class="smcap">Bonincontrius</span>: +<i>Turrim mirae altitudinis — unde +late prospectus ad Latium</i>. — <span class="smcap">Ricobaldo</span>: <i>Turris mirabilis</i>. — <span class="smcap">Ptol. +Luc.</span>, p. 1276: <i>Singularis quidem in orbe — cujus +altitudo et latitudo omnem turrem trascendit</i>. — Chiamavasi +la «torre della Città»; e così il testamento di Giovanni +Conti dei 3 Maggio 1226 dice: <i>praecipio — reparari — domos +Montis Balnei Neapolis, et domos et turrim Urbis</i> (nel +<span class="smcap">Contatore</span>, <i>Geneal. Comitum</i>, p. 5, e nel <span class="smcap">Visconti</span>, <i>Città e +famiglie</i>, p. 753). — <i>Cecidit edificiorum veterum neglecta +civibus, stupenda peregrinorum moles. Turris illa toto orbe +unica quae Comitis dicebatur ingentibus ruinis laxata dissiluit</i>: +<span class="smcap">Petrarca</span>, <i>ad Socratem, Rer. Famil.</i>, XI, ep. 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note910"> +<p><span class="label"><a href="#tag910">910</a>.  </span><span class="smcap">Vasari</span>, IV, 186. Ei dice, ma non prova (I, 243), che +l’architetto ne fosse Marchione di Arezzo; e da lui attinse +<span class="smcap">Donato</span>. Il <span class="smcap">Valesio</span> dedicò a quella torre una dissertazione +nella <i>Lettera al barone Stosch</i> (raccolta dal <span class="smcap">Calogera</span>, T. 28). +Sulle mura della torre evvi una iscrizione del tempo di <i>Petrus +de Comite</i> (1280). Eccola: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Haec domus est Petri valde devota Nicholae</i></p> +<p class="i01"><i>Strenuus ille miles, fidus, fortissimus atque;</i></p> +<p class="i01"><i>Cernite, qui vultis secus hanc transire Quirites:</i></p> +<p class="i01"><i>Quam fortis intus, composita foris</i></p> +<p class="i01"><i>Est unquam nullus vobis qui dicere possit.</i></p> +</div></div> + +<p> +Il <span class="smcap">Corvisieri</span>, nel suo scritto <i>Sull’Aqua Tocia</i>, p. 71, crede +che questo Pietro Conte, senatore di Roma, fosse l’edificatore +della torre: però in tal caso egli se n’avrebbe dato il +vanto nell’iscrizione, invece di dire, come dice, che n’era il +possessore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note911"> +<p><span class="label"><a href="#tag911">911</a>.  </span>Il <span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 6, dice di Bonifacio VIII: «Comperò +il castello delle milizie di Roma, che fu il palazzo d’Octaviano +imperadore». In origine eravi un alto avanzo degli edifizî +di Aureliano sul Quirinale, il quale si appellava «torre +di Nerone», ed aveva anche nome di «La Mesa».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note912"> +<p><span class="label"><a href="#tag912">912</a>.  </span>Il quartiere <i>Biberatice</i> trovasi così chiamato fin dal +più antico medio evo: spesso è corrotto nel nome di <i>Libantica</i>, +e talvolta si scrive anche <i>Viperatica</i>. Questo forse potrebbe +essere il giusto nome, e in tal caso deriverebbe da qualche +antico simulacro di serpente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note913"> +<p><span class="label"><a href="#tag913">913</a>.  </span>In questa forma compaiono le «Milicie» nel piano +topografico contenuto nel <i>Cod. Vat. 1960</i>. Nella nota Bolla +di Luigi il Bavaro, che rappresenta il rilievo di Roma, le +due torri non si vedono.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note914"> +<p><span class="label"><a href="#tag914">914</a>.  </span><i>Ascendens per montem circa militias Tiberianas</i> (<i>Ordo +XI</i>, <span class="smcap">Mabill.</span>, p. 143); ma convien meglio leggere <i>Trajanas</i>. +Il <span class="smcap">Baluzio</span>, <i>Vita Innoc. III</i>, crede che la torre fosse +edificata da <i>Petrus Alexii</i>; però <span class="smcap">Donato</span> la attribuisce a Gregorio +IX. — Nel testamento dei 3 Maggio 1226, dove Giovanni +Conti comanda che si restaurino le case poste sul <i>Mons +balnei Neapolis</i> e la <i>turrim urbis</i>, non si fa parola della torre +«delle Milizie»: eppure così non sarebbe avvenuto se essa +avesse allora appartenuto ai Conti. Forse non la era peranco +edificata. — Nel 1271 ai 30 Sett., facendo il suo testamento, +<i>Crescentius Leonis Johis</i> vi appone per data: <i>in Urbe apud +militiam praedicti testatoris</i> (<span class="smcap">Mittarelli</span>, VI, n. 127): noto +ciò per mostrare come paia che allora con nome di <i>militia</i> +si significassero le castella.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note915"> +<p><span class="label"><a href="#tag915">915</a>.  </span>Nell’arch. Gaetani non trovai l’atto di acquisto. +Pietro è chiamato «signore delle Milizie» soltanto nel 1301. +Ai 13 Aprile, per il prezzo di mille fiorini, ei compra alcune +case che avevano appartenuto ad un certo <i>Friderigotius</i> +condannato per eresia, e che erano poste in <i>Regione Biveratice +in Contrada militiarum juxta domos Militiarum praedicti +D. Petri</i> (arch. Gaetani, 37 n. 31). — Ai 23 Nov. 1301 +Riccardo Anibaldi è denotato così: <i>Quondam dictus de Militia</i>. +E Pietro: <i>Dominus Casertanus, Dominus Militiarum, +in Lobia juxta salam majorem</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 560). — I Gaetani +affermarono d’esser padroni della torre anche a fronte +di Enrico VII; e nel 1312 l’Imperatore dichiarò: <i>Domos seu +palatia militiarum, que intelleximus spectare de jure ad D. +Franciscum Gaetanum Card.</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 628). — Ai 22 +Agosto 1322 Pietro figlio di Benedetto Gaetani, conte Palatino, +dispone nel suo testamento: <i>Item legamus... Bonifacio</i> +(suo figlio) <i>omnia jura nostra comitatus Alibrandesi et +milicias urbis</i> (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n. XI).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note916"> +<p><span class="label"><a href="#tag916">916</a>.  </span>In un docum., dato da Subiaco nel 953, Rosa figlia +di Teofilatto vende <i>filum saline quod ponitur in Durdunaria +in pedica, quae vocatur Capite bove</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del Prim.</i>, +p. 904): e qui per certo non si può intendere il Capo di +Bove lungo la via Appia. Il Nibby erroneamente vi riferisce +il nome <i>Ta canetricapita</i> che è usato in un Dipl. dell’anno +850 (ibid., p. 187). Può darsi, come suppone il Marini, +che quest’ultimo monumento fosse così appellato da +un rilievo rappresentante Cerbero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note917"> +<p><span class="label"><a href="#tag917">917</a>.  </span><span class="smcap">Ferret. Vicent.</span> (<span class="smcap">Mur</span>., IV, 1107) dice: <i>Capitis Bovis +moenia quod oppidum Bonifacius VIII construi fecerat</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note918"> +<p><span class="label"><a href="#tag918">918</a>.  </span>Anche le ruine lungo la via Appia (sono appellate +«Roma vecchia») dimostrano che ivi nel medio evo si posero +munimenti di fortezza; e se ne giovarono per certo i +Gaetani o i Savelli, i quali ultimi, dopo morto Bonifacio VIII, +si misero in possesso di Capo di Bove. Nell’arch. Gaetani non +mi fu dato di rinvenire alcun documento attinente all’edificazione +della fortezza. Ma poichè al tempo di Enrico VII +appartenne ai Savelli, e poco dopo capitò in mano dei Colonna, +non potè per fermo essere costruito dai Gaetani che +all’epoca di Bonifacio VIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note919"> +<p><span class="label"><a href="#tag919">919</a>.  </span>Torraccio, Torricola, Torricella, Tor Bella Monaca, +Tor de’ Cenci, Tor de’ Sordi, Tor del Vescovo, Torrimpietra, +Tor Marancia. Torpagnotta, Tor Pignatarra, Torre Rossa, +Tor Tre Teste, Tor vergata: <span class="smcap">Nicolai</span>, <i>Memorie sulle campagne +e sull’annona di Roma</i> (Roma 1803).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note920"> +<p><span class="label"><a href="#tag920">920</a>.  </span>Fra le carte conservate nell’archiv. dell’Ospitale di +Santo Spirito trovo una sentenza pronunciata dal senatore +Guidone <i>de Pileo</i> ai 17 Aprile 1303... <i>lata in palatio novo +Capitolii</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note921"> +<p><span class="label"><a href="#tag921">921</a>.  </span>La prima menzione di edificî di questa specie se ne fa +a Padova nel 1218. <i>Eo tempore incoeptum fuit Palatium magnum +communis Paduae</i> (<span class="smcap">Mur.</span> <i>Ant.</i>, IV, <i>Chron. Patavinum</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note922"> +<p><span class="label"><a href="#tag922">922</a>.  </span>Anche per questo Volume facciamo avvertenza che la versione +fu riveduta dall’illustre Autore, il quale in pari tempo ritoccò il suo +testo originale e vi introdusse notevoli aggiunte. (N. del T.)</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78619-h/images/cover.jpg b/78619-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..0c7054c --- /dev/null +++ b/78619-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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