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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 ***
+
+ STORIA
+ DELLA
+ CITTÀ DI ROMA
+ NEL MEDIO EVO
+
+ DAL SECOLO V AL XVI
+
+
+ DI
+ FERDINANDO GREGOROVIUS
+
+
+ PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA
+ DELL’AVV. RENATO MANZATO.
+
+ VOLUME V.
+
+
+
+ VENEZIA,
+ GIUSEPPE ANTONELLI
+ 1874.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+
+
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL MEDIO EVO.
+
+
+
+
+LIBRO NONO.
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO, DAL REGGIMENTO DI
+INNOCENZO III ALL’ANNO 1260.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Il secolo decimoterzo. — L’Impero, la Chiesa, la cittadinanza, la
+città di Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La famiglia dei Conti. —
+Largizioni di denaro che il Pontefice, appena eletto, fa ai Romani. — È
+consecrato e coronato. — Si descrive la processione solenne, quando il
+Papa muove al Laterano per torne possesso.
+
+Agli entusiasmi cavallereschi e religiosi del secolo duodecimo
+subentrano nel decimoterzo le fervide lotte onde la gente umana, fatta
+più matura, combatte per conquistarsi la sua costituzione civica, omai
+che gode di una vita resa nobile dal lavoro, dalla scienza, dalle arti.
+Il secolo decimoterzo è il culmine del medio evo; in esso la Chiesa
+torreggia vittoriosa, levandosi a splendidissima potenza mondiale;
+in esso l’antico Impero germanico toglie cogli Hohenstaufen commiato
+dalla storia, per lasciare sgombro il terreno a Stati nazionali forniti
+di autonomia loro propria. Con un ultimo sforzo da gigante, l’Impero
+sotto di Federico II pugna ancora contro due impulsi di questa età
+per affermare la sua esistenza legittima, ma alla fine soccombe alla
+potenza di quelli, che stringono assieme alleanza. L’Impero combatte
+la signoria universale del Papato; però questo (similmente di quanto
+ebbe fatto nella seconda metà del secolo duodecimo) si associa colle
+democrazie italiche, le quali per via del principio di cittadinanza
+latina abbattono il sistema feudale germanico, odiato istituto
+straniero. Il secolo decimoterzo è periodo di tempo in cui la libertà
+rompe una grande guerra contro la legittimità che va invecchiando:
+è età di rivoluzione dei cittadini contro la nobiltà feudale, della
+democrazia contro la monarchia imperiale, della Chiesa contro lo Stato,
+dell’eresia contro il Pontificato: è un’epoca cui, più di qualunque
+altro fatto, la libertà republicana d’Italia veste di chiarissima luce.
+Questa madre della civiltà di Europa s’eleva per la prima volta (e
+tuttavia imperfettamente) alla coscienza della sua propria nazionalità;
+e lo fa raccogliendosi entro a città fortemente munite e governate
+tutte con ordini eguali, entro le quali si ammassa un tesoro stupendo
+di forza dell’animo, di ricchezza e di fervore laborioso. È la età
+medioevale delle città; parimenti che nel tempo antico, l’uomo torna, a
+preferenza d’ogni altra cosa, ad essere cittadino; la città colle sue
+famiglie, colle sue parentele, colle sue ordinate maestranze, torna,
+per la seconda fiata nella storia, ad essere concetto vero dello Stato.
+Il ritorno che fa Italia (patria vera delle città) all’organamento
+politico comunale, non sì tosto che può sguizzar fuori dall’infranto
+vincolo dell’Impero, potrebbe parere un regresso, se non si ponesse
+mente a ciò che quell’idea municipale esprimeva: significava essa che
+vinto era il feudalismo barbarico, che la scienza e il lavoro avevano
+tolto possedimento dei beni della vita, che creato s’aveva una coltura
+propriamente nazionale, opera della società civica. Le forze del
+laicato, educatesi con lungo e industre lavorio, abbisognavano di un
+albergo proteggitore entro cui si potessero ricoverare: e lo trovarono
+nella potente individualità delle città libere, fiore bellissimo
+del medio evo, officina in cui con attività indefessa si foggiò la
+civiltà nuova. Ancora una volta Italia visse di vita autonoma nelle sue
+democrazie, per indi, ancora una volta, ripiombare nella più profonda
+miseria, non appena che il fiore di quelle magnifiche città libere si
+fu avvizzito.
+
+Lo Stato si restringeva nella cerchia della città, la nazione si
+racchiudeva nella cittadinanza comunale; e queste erano condizioni
+politiche assai povere per certo, in cui nulla può ravvisarsi, che
+corrisponda a’ concetti più elevati dell’umanità. Come nel tempo
+antico, così anche adesso si vennero formando leghe di città, ma non
+fu mai possibile che si ampliassero in una federazione italiana. Vi ci
+opposero impedimento l’Impero ancor sempre eminente, e il Papato che
+possedeva uno Stato suo: la Chiesa, la quale comprendeva non potersi
+ridurre a compimento l’idea guelfa che si proponeva far d’Italia una
+teocrazia pontificia, ben presto mandò a vuoto ogni specie di unità,
+poichè fondò una monarchia francese nel mezzodì. Incapaci di costituire
+la nazione politica, le città caddero in condizioni d’isolamento
+angustissimo. L’energico impulso di partiti, che teneva desta la loro
+vita politica, e significava il bisogno che occorreva di un simbolo
+dell’ordine politico universale, assunse forma di contrasto fra la
+Chiesa e l’Impero, e creò le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini,
+chiare nella storia del mondo. Le fonti della vita politica non si
+diffusero come nell’Italia antica e nella Grecia in organamenti
+di colonie, e l’impedita unità nazionale fe’ sì che quelle fonti
+stagnassero in istretti canali: sopita la grande guerra mondiale fra
+la Chiesa e l’Impero, tanto feconda di libertà, le città ribollenti di
+forze combatterono fra sè in guerre furibonde di classi e di cittadini,
+laonde per necessità ne derivarono primamente dominazioni di plebi,
+indi tirannidi cittadine, finalmente piccoli principati.
+
+Anche nella città di Roma l’indirizzo municipale si esplicò in guisa
+simigliante. Per necessaria conseguenza pose anch’essa da banda
+le ultime attenenze pratiche coll’Impero, una volta che le città
+alleate col Papato (il quale s’era fatto nazionale) ebbero costretto
+quell’Impero feudale a partirsene d’Italia. Furono i Pontefici che
+sciolsero la Città dal vincolo delle relazioni antiche; cancellarono il
+concetto della _Respublica Romana_ sorgente dell’_Imperium_, rapirono
+a Roma l’appoggio dell’Impero, e la ridussero sotto la sola protezione
+della Chiesa. La Città combattè incessantemente e con maggiore veemenza
+contro il Papato che pretendeva ad esercitarvi i diritti imperiali;
+si conquistò essa la sua autonomia civica, e perfino in alcuni momenti
+splendidissimi ottenne completa independenza di republica. Incapace di
+pretendere più al valore di _Urbs Orbis_, incapace di porsi a capo di
+una confederazione universale delle città italiche, essa stette paga
+all’ambizione di dominare dal Campidoglio il territorio dell’antico
+Ducato romano. Nel secolo decimoterzo la si vede, come Milano o
+come Firenze, ridotta entro angusti confini municipali e intesa alle
+bisogne meramente pratiche, donde soltanto nel secolo susseguente si
+risolleverà di bel nuovo fino ad una idealità fantastica. Ella è per
+verità cosa meravigliosa vedere il popolo romano occuparsi seriamente
+della sua republica cittadina, senza por bada in alcun modo ai negozî
+degli altri paesi. In quello che l’Impero riducevasi a una larva, e
+la Chiesa giungeva alla sua grande meta d’essere essa costituzione del
+mondo, i Romani tenevano i loro sguardi fisi sul vetusto Campidoglio,
+serravano le porte in faccia agli Imperatori ed ai Papi, nè pensavano
+ad altro che a dare il migliore degli ordinamenti alla loro republica.
+La storia municipale di Roma nel secolo decimoterzo registra alcune
+pagine gloriose che inducono a reverenza di quel popolo romano,
+perocchè in mezzo a condizioni difficili esso abbia, se non altro a
+periodi di tempo, affermato la sua autonomia: e per verità, nel secolo
+decimoterzo, quantunque fosse giunto all’apogeo della sua signoria
+universale, il Papato a Roma era senza potenza.
+
+All’inizio ed alla fine di questo gran secolo (a cui descrivere
+imprende il nostro quinto volume) si erigono Innocenzo III e Bonifacio
+VIII, come le due colonne che segnano il confine di un periodo, il
+quale è il rilevantissimo di tutta la storia civile del medio evo:
+quei due uomini difatti segnano l’uno l’altissimo culmine, l’altro il
+decadimento del Papato.
+
+Addì 8 Gennaio dell’anno 1198, nel Septizonio sul Palatino, Lotario
+cardinale diacono era eletto papa con voto concorde, ed acclamavasi
+con nome di Innocenzo III. Lotario, uno dei figliuoli del conte
+Trasimondo di Segni, usciva di un’antica famiglia di signori del Lazio,
+posseditrice di beni ad Anagni, a Segni ed a Ferentino. Può darsi che
+la sua casa appartenesse ad una stirpe i cui membri nel secolo decimo
+avevano sostenuto officio di conti nella Campagna, all’istessa guisa
+che i Crescenzî nella Sabina: tuttavolta fu soltanto dopo di Innocenzo
+III che quel titolo di conti diventò nome durevole della famiglia,
+la quale ne fu detta _de Comitibus_ ossia _dei Conti_[1]. Gli avi
+paterni di Lotario erano stati gente tedesca immigrata nel Lazio: lo
+dimostrano i nomi di Lotario, di Riccardo, di Trasimondo e di Adenolfo
+che perdurarono nella famiglia de’ Conti. Nella storia della Città non
+s’erano fatti chiari, ma Claricia, madre di Innocenzo III, fu donna
+romana della casa di _Romanus de Scotta_[2].
+
+Lotario, giovine e ricco uomo, era andato a studio nelle università di
+Parigi e di Bologna, e vi aveva attinto grande sapere di scolastica ed
+estese cognizioni di giurisprudenza; poi, finiti gli studî, aveva in
+officio di cherico servito i successori di Alessandro III, e ne era
+stato tenuto in gran pregio, fino a tanto che Clemente III lo aveva
+creato cardinale della Diaconia dei santi Sergio e Bacco presso al
+Campidoglio. A trentasette anni egli saliva alla santa Sede.
+
+Appena che Innocenzo III fu eletto, gli si accalcò intorno il popolo
+romano, con alte grida chiedendo denaro. Gli avari Romani, anzichè
+darne, esigevano dai loro Papi omaggio di donativi. Del continuo
+il loro giuramento di fedeltà era sempre comperato a prezzo d’oro,
+ed, oltre a questo, il Comune civico di Roma pretendeva da ogni
+Pontefice nuovamente eletto un tributo di cinquemila libbre. Al trono
+di Innocenzo minacciava pericolo di crollare prima ancora che egli
+veramente ponesse il piede a salirlo; cedette egli perciò alle furiose
+esigenze dei Romani, ma pensò che dall’abuso gli conveniva trarre
+uno stabile profitto. Non lesinò meschinamente come Lucio III per sua
+disgrazia aveva fatto; dispensò denaro con magnificenza da gran signore
+e si guadagnò così la moltitudine del popolo, ma una largizione tanto
+considerevole di moneta fu gravemente obrobriosa, e potè chiamarsi
+veramente prezzo d’acquisto della signoria[3].
+
+Ai 22 Febbraio 1198 Lotario fu consecrato nel san Pietro; indi fece la
+sua entrata solenne nel Laterano, accompagnato dal Prefetto della Città
+e dal Senatore, dalla nobiltà, dai Baroni della provincia, dai Consoli
+e dai Rettori delle città, che vennero a fargli reverenza.
+
+La ceremonia della sua incoronazione ci offre acconcia opportunità
+di descrivere con brevi tocchi questi mirabili spettacoli del medio
+evo. Non erano cotali processioni dei Papi meno splendide di quello
+che fossero le cavalcate degli Imperatori allorchè movevano a torsi
+la corona; e sebbene mancassero delle pompe soldatesche straniere e
+delle battaglie nella città Leonina, nondimeno spiegavano tutte le
+magnificenze del Papato in un apparato nazionale romano. Fin dal secolo
+undecimo i Pontefici consecrati nel san Pietro erano stati soliti di
+tornarsene alla loro residenza del Laterano con solenne corteo; e da
+Nicolò I in poi, quelle processioni diventarono una specie di trionfo
+che il Papa coronato teneva in mezzo di Roma, cavalcando lungo un
+cammino che diventò tradizionale con nome di _Via Sacra_ od anche di
+_Via Papae_[4]. Meta di lui erano il palazzo Lateranense e la basilica
+di Costantino, di cui il Pontefice toglieva possedimento con istrane
+ceremonie: e mercè di esse massimamente significavasi il suo ingresso
+al governo, anche quale signore temporale di Roma e dello Stato
+ecclesiastico.
+
+Come il Papa aveva ottenuto la consecrazione per mano dei Vescovi di
+Ostia, di Albano e di Porto, usciva sulla piattaforma della scalea del
+san Pietro, e si adagiava sopra un trono. L’Arcidiacono gli toglieva
+di capo la mitra vescovile, e in mezzo alle acclamazioni del popolo
+la copriva del _Regnum_ principesco. Era questo la _Tiara_ rotonda,
+appuntita in cima, quella favolosa corona che dicevasi Costantino aver
+donato a Silvestro papa: in origine formata di penne bianche di pavone
+e senza ornamenti, fu più tardi decorata di gemme lucenti; dapprima
+cinta di un serto d’oro, più tardi fullo financo di tre diademi, e
+adorna alla sommità di un carbonchio[5]. In quello che coronava il
+Papa, l’Arcidiacono pronunciava queste superbe parole: «Ricevi la
+tiara, e sappi che tu sei il padre de’ Principi e dei Re, il reggitore
+del mondo, il vicario in terra del nostro redentore Gesù Cristo, cui
+è onore e gloria nei secoli eterni»[6]. Cristo e i suoi Apostoli,
+che erano stati avvezzi a camminare con pie’ scalzi, ben avrebbero
+mirato con profonda meraviglia la persona del loro successore, il
+quale, avvolto in vestimenta magnifiche e scintillanti d’oro e di
+pietre preziose, si levava allora dal trono tenendo il _Regnum_ in
+capo, e da papa-re montava sopra un palafreno coperto di gualdrappe
+colore scarlatto. Imperatori o Re, le quante volte di loro erano
+presenti, gli tenevano la staffa e procedevano un tratto conducendogli
+il cavallo per le briglie; se Principi non v’erano, a quell’officio
+attendevano i maggiori nobiluomini e i Senatori di Roma[7]. Tutti i
+laici e gli ecclesiastici che prendevano parte al corteo, salivano
+sui loro palafreni, poichè la processione andava a cavallo. Moveva
+essa in quest’ordine: precedeva a tutti un cavallo riccamente bardato
+del Papa, vuoti gli arcioni; indi venivano i crociferi a cavallo;
+dodici vessilliferi anch’essi a cavallo con in mano bandiere di
+color rosso; due altri cavalieri che tenevano sulle lance imagini di
+cherubini scolpite in oro; i due Prefetti marittimi; gli _Scriniarii_,
+gli avvocati, i giudici colle lunghe e nere vesti talari del loro
+officio; la Scuola dei cantori, i Diaconi e i Suddiaconi, gli Abati
+stranieri, i Vescovi, gli Arcivescovi, gli Abati delle venti Abazie
+di Roma, i Patriarchi e i Cardinali vescovi, i Cardinali preti, i
+Cardinali diaconi[8], tutti a cavallo, sul quale non è difficile che
+alcuni vecchi tremuli si tenessero aggrappati con gran fatica. Seguiva
+allora il Papa sopra un bianco palafreno cui, a destra e a manca
+Senatori ossiano nobili addestravano per le redini. Tosto dopo movevano
+cavalcando alcuni Suddiaconi e il Prefetto della Città accompagnato
+dai collegi de’ giudici. Poi subentravano le corporazioni cittadine,
+le milizie, i cavalieri e i maggiorenti di Roma vestiti di corruscanti
+corazze colle divise e coi colori delle loro famiglie. La comitiva di
+quei signori ecclesiastici e laici (a passare occupava qualche ora), i
+canti solenni, lo scampanio delle chiese, le acclamazioni del popolo,
+quegli ordini, quelle dignità, quegli officî, la varietà delle fogge,
+la mescolanza di cose di chiesa e di cose profane, tutto produceva uno
+spettacolo ammirabile che rifletteva in un sol quadro la grandezza del
+Papato. Ma quella comitiva di vecchi, di preti, di monaci salmeggianti
+si moveva a guisa di ombre in mezzo a rovine, e rappresentava la caduta
+e la mutazione delle sorti di Roma con imagine piuttosto mesta che
+splendida.
+
+La città era addobbata a festa; lungo il cammino che il Pontefice
+batteva erano rizzati alcuni archi di onore che laici romani
+costruivano; e, giunto sotto di essi, il Papa distribuiva denaro
+in compenso dell’opera[9]. Passando pei vetusti archi trionfali
+degl’imperatori Graziano, Teodosio e Valentiniano, la processione
+moveva al quartiere Parione, dove, presso alla torre di _Stephanus
+Petri_, il Papa sostava per ricevervi le acclamazioni della _Schola_
+degli Ebrei[10]. Infatti una deputazione dei figli d’Israello,
+eroici cultori di un monoteismo puro e incorrotto, stavasi colà
+piena di temenza oppure di timida speranza, con alla testa il
+Rabbino della sinagoga, che recava in ispalla il rotolo del santo
+Pentateuco misteriosamente velato. In ogni Papa novello gli Ebrei
+romani erano costretti a salutare il loro signore territoriale che
+misericordiosamente concedeva ad essi un asilo in Roma, ed era pari
+agli Imperatori antichi, davanti ai quali avevano costumato anche i
+loro avi presentarsi per far omaggio al nuovo Principe che saliva al
+trono. In quello che il Rabbino porgeva al Vicario di Cristo il codice
+di Mosè acciocchè lo confermasse, negli sguardi biechi o benevoli del
+novello Pontefice gli Israeliti leggevano scritta la loro sentenza,
+la tolleranza ovvero l’oppressione in cui sarebbero tenuti. Il Papa
+dava un rapido sguardo al Pentateuco, restituiva al Rabbino il rotolo
+della scrittura porgendoglielo dal rovescio, e con degnevole serietà
+sclamava: «La legge onoriamo, ma condanniamo la mente degli Ebrei;
+imperocchè alla legge abbia dato compimento Cristo, che il cieco popolo
+di Giuda attende ancora come Messia»[11]. I figli d’Israello se la
+svignavano fra gli improperî della plebaglia romana; e la processione
+proseguiva il suo cammino per il campo di Marte, mentre, ad ogni tratto
+di via, il clero romano, abbruciando incensi e cantando inni, stava
+postato a salutare il Pontefice. Frattanto il popolo, lasciandosi
+andare a giovialità carnevalesche, faceva intronar l’aria di liete
+canzoni[12]; e affine di diradare la calca soverchia della plebaglia,
+forse anche a ricordanza di antichissime tradizioni consolari, i
+famigli del Papa in cinque luoghi prestabiliti gettavano manciate di
+monete[13].
+
+Il corteo percorreva i _Fora_, passava dagli archi trionfali di
+Settimio Severo e di Tito, e, radendo il Colosseo e il san Clemente,
+giungeva alla piazza del Laterano, dove il Papa era accolto con
+festosi cantici dal clero di quella basilica[14]: allora lo si
+conduceva al _Porticus_, e là sedeva sopra un antico sedile di marmo
+detto _Sella stercoraria_. Gli era pure il massimo avvilimento cui si
+assoggettava il capo supremo della Cristianità allorchè si adagiava
+sul seggio di quel nome; e la simbolica ceremonia che ivi avveniva
+è forse il più bizzarro costume che abbia foggiato il medio evo, nè
+di essa oggi possiamo udir parlare senza esserne tratti a riso. Però
+accorrevano alcuni Cardinali a rialzare il Padre santo da quella
+disdicevole scranna, dicendogli le confortevoli parole tratte dalle
+sacre Scritture: «Ei suscita dalla polvere il mendico, e solleva il
+povero dallo sterco»[15]. Il Papa si fermava ivi ritto, traeva dal
+grembo di un famiglio tre manciate piene di oro, di argento e di rame,
+e le gettava al popolo sclamando: «Oro e argento non son per me; quel
+che ho, a te dono»[16]. Entrato in Laterano, vi faceva orazione;
+poi, sedendo sopra un trono alzato dietro all’altare, vi riceveva
+l’omaggio del Capitolo della basilica; passava indi nel palazzo e,
+toltone possesso camminandovi o sedendovi, si sdrajava in atto di uomo
+che giace, sopra un antico sedile di porfido che era innanzi alla
+cappella di san Silvestro, e in quella positura riceveva dalle mani
+del Priore del Laterano il pastorale e le chiavi della chiesa e del
+palazzo, simbolo quello della sua autorità di governo, simboli queste
+della podestà che lega e scioglie. Adagiatosi sopra un altro sedile di
+porfido, il Papa restituiva al Priore quei simboli, e veniva allacciato
+i fianchi con una cintura di seta rossa donde pendeva una tasca color
+di porpora, contenente muschio e dodici suggelli di pietre preziose,
+imagini della podestà apostolica e delle virtù cristiane[17]. Allora
+erano ammessi al bacio del piede tutti gli officiali del palazzo; ed
+il Pontefice a tre riprese gettava monete di argento fra il popolo,
+pronunciando le parole: «Lo sparse e lo diede ai poverelli; in eterno
+dura la sua giustizia». Dopo di aver pregato innanzi alle reliquie
+nella cappella palatina, detta _Sancta Sanctorum_, nuovamente si
+assideva sopra un trono nella cappella di san Silvestro; ivi gli si
+presentavano, secondo l’ordine della loro dignità, i Cardinali e i
+Prelati, che gli si inginocchiavano dinanzi protendendo la mitra, nella
+quale egli lasciava cadere il solito donativo di denaro, appellato
+_Presbyterium_[18].
+
+Susseguiva il giuramento di omaggio che il Senato romano prestava in
+Laterano, e finalmente tenevasi mensa nella sala dei banchetti. Il Papa
+sedeva tutto solo ad un desco su cui erano disposti preziosissimi vasi,
+mentre a tavole separate prendevano posto i Prelati e i maggiorenti, i
+Senatori ed il Prefetto coi giudici. Il Pontefice era servito dai più
+nobili signori; se alla festività erano presenti dei Re, questi gli
+portavano i primi piatti, e poi andavano umilmente a sedersi alla mensa
+dei Cardinali.
+
+Questi non sono che i tratti maggiori delle grandi processioni che
+si celebravano nelle coronazioni pontificie. Cotali forme medioevali
+si conservarono fino a Leone X: indi cessarono le antiche costumanze
+simboliche; e la ceremonia, con pompa più conforme all’indole dei
+tempi, si tramutò nel _Possessus_ ossia nella magnifica funzione con
+cui il Pontefice prende il dominio del Laterano.
+
+
+§ 2.
+
+Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad essere un officiale
+pontificio. — Condizioni della Prefettura urbana. — I Prefetti della
+casa di Vico. — Condizioni del Senato. — Scotto Paparone, senatore.
+— Innocenzo III consegue il diritto di eleggere il Senato. — Formula
+giuratoria del Senatore. — Il Comune di Roma conserva la sua autonomia.
+— Primi Podestà romani nelle città fuor di Roma.
+
+Dall’altezza del suo trono Innocenzo III volse uno sguardo allo
+Stato su cui imperava, e non vide che ruine; guardò a ciò che dovesse
+intraprendere, e vide il mondo ridotto a condizioni tali che offrivano
+ogni agio di porgli briglia, all’uomo il quale volesse dominarlo con
+ambizioni cesaree. Sotto al suo debole antecessore la podestà temporale
+di san Pietro era andata affatto distrutta; le più remote province
+dell’antico Stato ecclesiastico erano possedute da Conti tedeschi,
+generali di Enrico VI, cui questi le aveva date in premio dei loro
+servigî; quanto alle terre situate in vicinanza di Roma, trovavansi
+in balìa della nobiltà ossia del Senato[19]. Pertanto, primo compito
+di Innocenzo fu questo, di restaurare nelle più prossime attenenze la
+signoria della Chiesa. Se un tale intento potè raggiungere, se cose
+eziandio maggiori gli riuscì di operare con tanta prestezza da superare
+qualsiasi aspettativa, egli ne andò debitore alla costernazione in cui
+cadde il partito imperiale alla morte di Enrico VI ed alla repentina
+vacanza dell’Impero. Tutt’a un tratto, presso al feretro del suo
+oppressore, il Papato si sollevò dalla sua profonda fiacchezza per
+diventare potenza nazionale d’Italia.
+
+Poichè sul Campidoglio la Republica aveva perduto il suo saldo
+sostegno, Innocenzo potè rialzare il reggimento pontificio nella
+Città con un primo e audace moto. Ivi alla signoria della santa Sede
+facevano ancora intoppo due magistrati, il Prefetto che rappresentava i
+diritti dell’Impero romano, e il Senatore che rappresentava i diritti
+del popolo romano. Enrico VI aveva nuovamente ridotto la Prefettura
+urbana ad essere una prevostura imperiale, e di Pietro prefetto aveva
+fatto un suo uomo feudale. Adesso quest’ultimo vedevasi privo di
+protezione; laonde, a prezzo che lo riconfermasse nel suo officio, ei
+fe’ soggezione al Papa. Nel dì 22 Febbraio 1198, in publico Concistoro,
+Pietro prestò giuramento di vassallaggio ad Innocenzo III, e dalle
+mani del Papa ricevette il purpureo mantello prefettizio in segno di
+infeudazione[20]. La formula giuratoria che ci fu conservata, tiene
+discorso indeterminato degli officî competenti alla Prefettura. Il
+Prefetto vi fa omaggio alla Chiesa, come uomo ligio ai servigî del
+Papa, investito di «procura» temporanea di un territorio; e vi giura
+di far rispettare i diritti della Chiesa, di provvedere alla sicurezza
+delle strade, di amministrare la giustizia, di custodire fedelmente per
+conto del Pontefice le rocche forti, di non edificarne arbitrariamente
+di nuove, di non rendere vassallo suo qualsiasi vassallo che appartenga
+al _Patrimonium_ della Chiesa, di dimettersi dall’officio ogni qual
+volta il Papa lo imponga. Ma non si denota quali terre fossero al
+Prefetto soggette[21]. In Roma antica la sua giurisdizione s’era estesa
+fino alla centesima colonna miliare; da ciò, ancora nel medio evo,
+i Romani avevano fatto derivare il loro diritto di reggere tutto il
+distretto cittadino col ministero de’ giudici del Comune; e fin nel
+secolo decimoquinto un secretario della Città consegnava a Martino
+V una scrittura, in cui quegli stabiliva cotali massime: «Dacchè
+l’_Imperium_ fu trasmesso ad un Principe, la città di Roma si ebbe
+tramutato in una Prefettura: sempre essa tenne un’autorità prefettizia
+sua propria; e poichè questa si estende fino alla centesima pietra
+miliare, anche il distretto cittadino capisce altrettanto territorio:
+quanto in quella periferia è compreso, tanto trovasi soggetto alla
+giurisdizione di Roma; ivi la Città possiede diritti di republica: il
+_merum_ e il _mixtum imperium_, le regalie, i fiumi, le vie, i porti,
+le dogane, il diritto di zecca ed altrettali»[22]. Il Comune romano
+pretendeva al governo di tutto il distretto urbano da Radicofani
+a Ceperano, dai monti della Sabina al mare; ma per nulla traspare
+che ivi il Prefetto esercitasse la sua giurisdizione. La democrazia
+del Campidoglio aveva demolito la potenza di quel giudice criminale
+ch’era stato tanto formidabile un tempo; il Senatore aveva rovesciato
+dalla sua altezza il Prefetto; il capo del Comune cittadino aveva
+soppiantato il Prevosto imperiale[23]. Affatto oscuro rimane di che
+specie fosse ancora quell’officio sull’incominciamento del secolo
+decimoterzo, dopochè tutti i diritti fiscali dell’Impero avevano
+cessato di esistere. Teneva sì il Prefetto un tribunale di polizia
+nella Città e fuori, ma la sua influenza non posava più nel suo
+officio, sibbene nella sua ricchezza di possedimenti territoriali. Ed
+invero il Prefetto era diventato signore di estesi beni nella Tuscia,
+dove s’era impossessato di parecchi Capitanati che avevano fatto parte
+del patrimonio di Matilde. Omai dalla fine del secolo duodecimo in poi
+il teatro dei suoi ambiziosi maneggi appare essere stato un tratto di
+territorio prossimo a Viterbo; e nel secolo decimoterzo la Prefettura
+si mostra divenuta di ragione ereditaria della famiglia baronale di
+Vico, città, ora decaduta, di quella provincia. Convien dire che da
+lungo tempo la Prefettura avesse avuto per appannaggio le entrate
+di alcuni beni di Tuscia, che erano tenuti in conto di veri e proprî
+feudi prefettizî: e presto venne che la casa signorile di Vico tramutò
+il feudo officiale (congiuntamente alla Prefettura) in un patrimonio
+ereditario, accresciuto a dismisura per via di compre e di ruberie; nè
+Innocenzo III giunse a impedirne la trasmissione ereditaria, sebbene
+solamente a tempo accordasse la «procura» a Pietro prefetto che era di
+quella famiglia[24].
+
+Nell’anno 1198 si spense in Roma l’ultimo avanzo (e non era che
+una larva) della podestà degli Imperatori, onde avevano tenuto le
+veci sotto ai Carolingi il _Missus_, più tardi il Prefetto. Massime
+quest’officio era così intieramente decaduto, che in verità nemmeno
+il Papa sapeva che cosa dovesse farne della vecchia e tarlata figura
+del Prefetto[25]. Innocenzo III nell’anno 1199 lo tenne da _Missus_
+pontificio, e gli concesse autorità di giudice di pace nelle città di
+Tuscia e di Umbria ed a Spoleto[26], le quali terre continuarono ad
+essere stanza dove più tardi i Prefetti di Vico tennero ragguardevole
+luogo. Infatti la cosa di maggior rilievo si fu che quindi innanzi il
+Prefetto di Roma conseguì una spiccatissima posizione dinastica come
+_Capitaneus_ in Tuscia. Del resto in Roma e nel distretto della Città
+egli durò nelle sue funzioni di giudice, laonde in lui si può ravvisare
+il governatore della Città. Del continuo era egli che eleggeva giudici
+e notai[27], che esercitava un’autorità di polizia, che curava la
+sicurezza delle strade e sopravvegliava ai prezzi dei grani ed al
+mercato. Il Papa, che onorava in lui il più antico magistrato di Roma,
+cercò per mezzo suo di metter nell’ombra il Senatore. Gli concesse
+perciò una dignità rappresentativa fornita di grande pompa e di
+splendore; avvegnaddio in tutte le processioni che si tenevano per le
+coronazioni il _Praefectus Urbis_ si stesse in vicinanza immediata del
+Pontefice: e, alla quarta domenica di quaresima, regolarmente riceveva
+in dono la rosa d’oro che egli poi con festosa solennità, montato a
+cavallo, soleva portare in giro per la Città[28].
+
+Con fortuna parimenti propizia Innocenzo III, in quegli stessi giorni
+conseguì eziandio la signoria suprema sul Comune civico di Roma. Alla
+Republica del Campidoglio, ridivenuta aristocratica, difettavano
+pur sempre le basi di un ordinamento che riposasse sulle forze del
+popolo. La sua autorità esecutiva fluttuava fra l’oligarchia e la
+monarchia; ora era in potere di un numero soverchio di governanti ed
+ora di un solo «Podestà». Così avveniva che, mentre nell’anno 1197 si
+erano eletti cinquantasei Senatori, allorchè fu consecrato Innocenzo
+III non v’aveva invece che un Senatore unico[29]. Il capo municipale
+di Roma combatteva incessantemente le pretensioni di san Pietro;
+Benedetto _Carushomo_ e i suoi succeditori s’erano fatti independenti
+dalla santa Sede; nelle città della provincia romana avevano posto
+dei loro _Rectores_ e mandato dei giudici del Comune financo nella
+Sabina e nella Maritima, imperocchè i Romani affermassero che queste
+province erano, per ragione di diritto, veri beni demaniali della
+loro Città[30]. Il Comune capitolino reclamava la giurisdizione del
+distretto, e intendeva che tal fosse il territorio dell’antico Ducato
+romano. Similmente come altre città italiche s’erano impadronite degli
+antichi Comitati (contado), così anche Roma voleva essere la padrona
+del suo Ducato. Al momento in cui Innocenzo III salì al trono senatore
+era Scotto Paparone, nobile romano di un’antica famiglia, la quale era
+forse imparentata col Papa per parte della madre di lui[31]. Innocenzo
+seppe indurre quell’uomo a dimettersi dell’officio; ed il popolo,
+guadagnato con donativi di denaro, rinunciò perfino all’importante
+diritto della libera elezione del suo Senato, la quale Innocenzo
+protestava spettare per privilegio al Pontefice. Egli nominò allora
+uno che fosse arbitro dell’elezione (_Medianus_), e questi a sua volta
+elesse il nuovo Senatore: indi avvenne che agli _Justitiarii_ (fino a
+quel momento messi in carica dal Campidoglio) furono, dappertutto nel
+territorio cittadino, sostituiti dei giudici papali[32]. Per tal guisa
+nell’anno 1198 il Senato cadde sotto l’autorità del Pontefice.
+
+Conserviamo ancora la formula del giuramento che allora prestò il
+Senatore: «Io», diceva, «senatore della Città, sarò d’ora in poi fedele
+a te, signor mio, papa Innocenzo. Nè coll’opera, nè col consiglio
+contribuirò a che tu perda la vita o il corpo, o che ti sia tolta
+con frode la libertà. Quello che di bocca tua, o con lettere, o con
+messaggi mi confiderai, non isvelerò a chicchessia in danno tuo. Le
+quante volte io ne abbia contezza, impedirò che a te si nuoca; se non
+potrò farlo, te ne avviserò di bocca mia, o con lettere, o con sicuri
+messaggi. Con ogni mia possa e con tutta la mia scienza ti ajuterò a
+conservare il Pontificato romano e le regalie del san Pietro che tu
+possiedi, a rivendicare quelle che non possiedi; le cose recuperate
+contro tutto il mondo a tuo pro difenderò: il san Pietro, la città di
+Roma, la Leonina, il Transtevere, l’isola, il castello di Crescenzio,
+santa Maria Rotonda, il Senato, la zecca, gli onori e gli officî della
+Città, il porto di Ostia, i dominî di Tusculo, e, sopra ogni altra
+cosa, tutte le giurisdizioni che ti competono dentro della Città e
+fuori. Ai Cardinali, alla loro corte ed alla tua, guarentirò completa
+sicurtà ogni qual volta vadano alla chiesa, e vi dimorino e ne tornino.
+Giuro che quanto ho detto manterrò in buona fede: così mi ajutino Dio e
+questi santi Evangelî»[33].
+
+Sarebbe errore se si credesse che il Papa d’allora in poi esercitasse
+su Roma un’autorità diretta e regia. Il reggimento monarchico, secondo
+l’indole dei tempi nostri, era così ignoto al medio evo, che neppure
+una sol volta venne in mente a Innocenzo III di porre in dubbio
+l’autonomia del Comune romano. Tutti i Pontefici di quell’età tennero
+la città di Roma non soltanto in conto di potenza civica, ma eziandio
+di potenza politica e sovrana. Cercarono di usare sopra di essa il
+loro ascendente, se ne assicurarono la signoria in via di principio
+fondamentale, nominarono o per lo meno confermarono i Senatori, ma non
+decretarono mai cosa alcuna che fosse contro il volere e la podestà
+del popolo. La loro signoria era semplicemente un titolo di autorità;
+niente di più. Infatti i Romani continuavano a congregare le loro
+assemblee sul Campidoglio in libero parlamento, ad avere finanze loro
+proprie, lor proprio esercito, a decidere della guerra e della pace
+senza pur interpellarne il Papa; financo movevano guerra a città dello
+Stato ecclesiastico, o con quelle conchiudevano trattati di diritto
+publico. Ed invero anche queste città erano per la più parte Comuni
+liberi, laddove altre terre nel distretto romano pagavano, per patti
+convenuti, dei canoni feudali alla Camera del Campidoglio, e ricevevano
+dal Senatore i loro Podestà[34]. A dimostrare l’indole energica della
+nobiltà romana di quel tempo e l’onorevole pregio in che era tenuto
+il Comune civico basta il fatto che in sulla prima metà del secolo
+decimoterzo trovansi molti Romani da podestà in città forestiere.
+Queste (la più parte avevano stretto alleanza difensiva con Roma)
+chiedevano spesso con solenni ambascerie al popolo romano che loro
+desse per reggitore un nobile romano. Alla serie di cotai Podestà
+romani (che in tutti i documenti si denotano superbamente col nome di
+_Consules Romanorum_) danno ormai inizio Stefano Carzullo nell’anno
+1191 e Giovanni Capocci nel 1199, entrambi a Perugia: Pietro Parenzo
+nell’anno 1199 andava da podestà in Orvieto, dove era ucciso dagli
+eretici di parte ghibellina; e nel bel duomo di colà esiste oggidì
+ancora un altare eretto a onor suo[35].
+
+
+§ 3.
+
+Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — Rinnovazione della
+feudalità germanica in Italia per opera di Enrico VI, e decadimento
+dei suoi principati feudali dopo la morte di lui. — Filippo di Svevia,
+duca di Toscana. — Markwaldo, duca di Ravenna. — Corrado, duca di
+Spoleto. — Lega di città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della
+Chiesa. — La parte popolare si solleva in Roma. — Giovanni Capocci e
+Giovanni Pierleone _Rainerii_. — Roma combatte contro Viterbo a cagione
+di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, senatore. — Viterbo fa
+soggezione al Campidoglio.
+
+Roma e i feudatarî della Campagna, della Maritima e della Tuscia
+avevano (nel mese di Febbraio) riconosciuto Innocenzo III come
+loro signore territoriale. Per conseguenza il Papa era ridiventato
+principe dentro delle frontiere del Ducato romano; ma or trattavasi
+di conquistare eziandio tutte quelle altre province italiche che in
+antico, sotto a’ Carolingi, avevano composto lo Stato della Chiesa.
+Causa la eredità di Sicilia, che Enrico VI aveva raccolta, Italia
+era retrocessa nel suo cammino. I trattati di Venezia e di Costanza
+continuavano ad essere una spina confitta nel cuore dei Principi
+della casa di Hohenstaufen, i quali nè volevano prestar omaggio alla
+libertà conseguita dalle città, nè riverire il _Dominium Temporale_
+lasciato ai Pontefici. Enrico VI aveva rialzato a vessillo suo
+l’antica idea dell’Impero, e fatto di Sicilia il fondamento dei
+suoi conati monarchici. Aveva egli aperto una breccia nella nazione
+italica, che era cresciuta in fiore nei Comuni cittadini sotto la
+protezione del papato di Alessandro III; ed invero aveva ripristinato
+in Italia gli ordini feudali germanici, e fondato dall’uno all’altro
+mare dei principati feudali tedeschi, componendoli in parte di beni
+della contessa Matilde ed in parte di patrimonî di quello Stato
+ecclesiastico, che egli avrebbe voluto distruggere come ostinatissimo
+impedimento della signoria imperiale. Aveva creato il suo giovine
+fratello Filippo a duca di Toscana, e infeudato dell’Esarcato il suo
+generale Markwaldo: frattanto, ancor da tempo più antico, Corrado di
+Uerslingen sedeva da duca di Spoleto. In tal guisa Italia, frastagliata
+di feudi imperiali svevi, era tenuta a freno e minacciata di esizio
+delle sue democrazie cittadine. Però l’edificio architettato da
+Enrico VI con disegni laboriosi dell’avvenire, crollò alla morte di
+lui; e a dimostrare la insolidità delle dominazioni straniere d’ogni
+specie, appena v’ha un altro esempio che sia più spiccato della rapida
+caduta di quelle fondazioni imperiali. Non tanto ruinarono esse per
+urto d’armi, quanto più assai per la forza dell’impulso nazionale
+che la prima guerra dell’independenza lombarda era venuta educando.
+L’interregno e le lotte per la successione al trono tedesco abbatterono
+il partito che gli Hohenstaufen avevano in Italia, e resero agevol cosa
+alle città di conseguire la loro independenza dall’Impero. Innocenzo,
+da quell’accorto che era, s’eresse tosto come uomo che voleva liberare
+Italia dal reggimento tedesco: e allorquando, nell’anno 1198, pronunciò
+che questo paese, sede delle due podestà, era per volontà divina capo
+del mondo, la sua parola trovò un eco anche là dove non la si poteva
+interpretare nel significato di una signoria universale pontificia, di
+cui Italia fosse il fondamento[36].
+
+La tomba di Enrico VI fu la breccia traverso cui Innocenzo, più
+avventurato di Gregorio VII, irruppe dentro dell’Impero: e se ne
+creò arbitro e giudice, in quello che conduceva una parte del popolo
+italiano a dare l’assalto alle castella di despotismo erette da
+Enrico. La signoria feudale degli stranieri s’era fondata colla
+violenza; conseguenze n’erano di qua oppressione ferrea, di là
+odio ardentissimo. E sel provò, come un ammonimento dell’avvenire,
+Filippo di Svevia allorchè venne in Italia per pigliar seco Federico,
+figliuolo di Enrico, erede di Sicilia e già eletto re dei Romani,
+e per condurlo a incoronarsi in Germania. A Monte Fiascone ricevè
+Filippo l’annunzio che morto era l’Imperatore; costernato rifece la
+via, e a grande stento sguizzò di mano agli Italiani sollevatisi
+con gran furore. In Tuscia, nella Romagna, nelle Marche Innocenzo
+III inalberava la bandiera dell’independenza: e chi altri se non era
+il Papa poteva a quel tempo rappresentare la nazione italiana? Per
+sottrarsi agli odiati stranieri molte città si gettarono nelle braccia
+della Chiesa; altre, loro malgrado, vennero trascinate dalla grande
+corrente, perocchè dappertutto si volesse discacciare i feudatarî
+tedeschi divenuti oggetto di odio. Fra quei generali di Enrico il più
+potente era Markwaldo, siniscalco dell’Impero e duca di Ravenna, spada
+valorosa, guerriero rozzo, pien di coraggio, astuto. Appena eletto
+papa, Innocenzo chiesegli che facesse soggezione alla Chiesa: dapprima
+il Siniscalco negoziò con furberia, poi si difese virilmente contro le
+città ribellatesi e contro le soldatesche del Papa; alla fine dovette
+cedere il suo bel feudo di Ravenna.
+
+Per verità Innocenzo III non potè far suoi Ravenna ed altri territorî
+dell’Esarcato appartenenti all’Impero, avvegnaddio l’Arcivescovo di
+quella città opponesse resistenza alle sue pretese. Per lo contrario
+egli conquistò senza fatica la marca di Spoleto. Corrado, che n’era
+duca e conte di Assisi, gli offerse per fermo di pagar tributo,
+di servirlo nell’esercito, di consegnargli tutte le fortezze; ma
+indarno, chè il Papa volle farsi vedere buon cittadino d’Italia, nè si
+acconciò a quelle proposte[37]. Il Duca fu costretto a sottomettersi
+senza patteggiare, a Narni; dovette sciogliere i suoi vassalli dal
+giuramento di fedeltà; financo partire d’Italia: e per tal guisa
+Corrado, ridottosi in Isvevia, diè colà fine alla lunga serie dei Duchi
+germanici di Spoleto, cui aveva posto incominciamento nell’anno 569
+il longobardo Faroaldo[38]. Nell’estate dell’anno 1198 Innocenzo potè
+con orgoglioso diletto percorrere quelle bellissime terre liberate
+dalla signoria straniera, e in nome della Chiesa ricevette l’omaggio
+di Spoleto, di Assisi, di Rieti, di Foligno, di Norcia, di Gubbio, di
+Todi, di Città di Castello e di altri luoghi, dov’ei pose da rettore
+il Cardinale di santa Maria in Aquiro. Fino Perugia, che era ormai
+la potente città capitale dell’Umbria, prestò reverenza per la prima
+volta al Papa; e questi per patto stipulato concesse al Comune la
+giurisdizione cittadina e la libera elezione dei suoi Consoli[39]:
+infatti Innocenzo cercava massimamente di guadagnarsi le città colle
+attraenti promesse delle franchigie comunali, e accortamente le
+accordava, senza però allargarle di troppo[40].
+
+Per tal modo Innocenzo III, senza lotte, prosperato dalla fortuna
+oltre ogni esempio, parve capo e condottiero della independenza
+d’Italia. Se l’idea guelfa di una confederazione italica sotto la
+suprema capitananza del Papa avesse potuto mai condursi a compimento
+nessun altro Pontefice più di lui giunse così presso a recarla in
+essere. Gli splendidissimi trionfi de’ suoi anni primi dimostrano quale
+irresistibile forza ricavò la Chiesa, le quante volte essa volle per
+intenti politici allearsi colle tendenze del popolo[41].
+
+Anche Toscana, feudo di Filippo di Svevia, tentò sciorsi dall’Impero,
+laonde il Papa ne attinse speranza di assoggettare alla Chiesa quella
+nobile contrada. Firenze, Siena, Lucca, Volterra, Arezzo, Prato
+ed alcune altre città avevano fino dall’11 Novembre 1197 conchiuso
+una federazione tusca, sull’esemplare della lega lombarda e colla
+cooperazione dei legati di papa Celestino III. Nei loro patti quelle
+città avevano assunto obligo di difendere la Chiesa romana ed i suoi
+possedimenti, e di non accogliere nei loro territorî Imperatore, Duca
+o Vicario alcuno, senza il beneplacito del Papa. Innocenzo III cercò
+di esercitare il suo dominio sulla confederazione, cui Pisa, per
+la gratitudine ond’era legata agli Hohenstaufen, aveva rifiutato di
+accedere. Dopo negoziati lunghi, il Pontefice rinnovò nell’Ottobre del
+1198 il trattato tusco sulle basi che aveva avuto nell’anno 1197; ma
+non gli venne fatto in alcun modo di mettersi in possesso di quei beni
+della contessa Matilde, onde le città s’erano impadronite. I Comuni non
+accordarono alla Chiesa diritti politici sull’antico Ducato di Toscana,
+e la loro resistenza alle voglie d’Innocenzo III salvò le Republiche
+di Firenze, di Lucca e di Siena dalla perdita della loro autonomia[42].
+Invece fecero omaggio alla Chiesa tutte quelle terre «matildine» che ad
+essa avevano appartenuto nel patrimonio di Tuscia, ma le erano state
+rapite da Enrico VI o da Filippo: e Innocenzo provvide alla riforma
+di quel patrimonio e delle altre province ecclesiastiche; vi pose
+suoi legati ossiano rettori, nominò nuovi prevosti di castella e rese
+ben munite le fortezze. Una catena di rocche minacciose, che dovevano
+tenersi in conto di beni patrimoniali della Chiesa, fu costruita a
+nuovo o restaurata dalle Marche fino al Lazio, per tenerne in freno
+tutto il paese[43].
+
+Così fino dal suo primo esordire, Innocenzo si rivelò uomo di potenza
+straordinaria, che pareva nato ad esser monarca. Ed invero erano
+trascorsi appena due anni dacchè sedeva sulla cattedra santa, ed egli
+aveva di già restaurato lo Stato ecclesiastico secondo l’ampiezza della
+donazione di Pipino: in pari tempo era divenuto arbitro dell’Impero
+per il cui trono vacante combattevano fra loro lo svevo Filippo e il
+guelfo Ottone; era riverito come signore feudale delle Puglie e di
+Sicilia, e insieme era patrono di potenti confederazioni di città,
+protettor vero d’Italia. Tuttavia neppur questo Papa giunse a goder in
+pace della sua podestà temporale. Per lo contrario il suo splendido
+reggimento mostra una lotta laboriosa, grave di sforzi e vittoriosa
+soltanto nell’apparenza; una lotta che con forza potente di volontà
+egli combattè contro l’indole del tempo di cui non giunse a dominare la
+vastità, e contro gli impulsi fra sè ostili del mondo medio-evale che
+non riuscì a conciliare: fu anzi l’opera sua che gli aguzzò ad acerbi
+contrasti, i quali breve tempo dopo scoppiarono in guerre tremende.
+
+Bentosto la città di Roma mostrava che nel suo popolo tumultuoso si
+accoglieva una forza di cui i Papi non potevano rendersi padroni,
+sebbene talfiata giungessero ad essere signori della Città: essa era
+che perfino costringeva il grande Innocenzo ad andarsene fuggitivo
+in esilio. I democratici, gli uomini della costituzione del 1188,
+i compagni di Benedetto _Carushomo_, non sapevano mettere il cuore
+in pace che il Papa si fosse impadronito del Senato e che avesse
+sottratto il distretto urbano alla giurisdizione del Campidoglio.
+Due demagoghi usciti delle prime famiglie di Roma stavano a capo di
+questo partito degli uomini amatori dell’independenza: si chiamavano
+Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone _Rainerii_, i quali, poco tempo
+prima dell’elezione di Innocenzo, erano succeduti al valoroso Benedetto
+nell’officio di Senatore. Il Capocci, abitatore della Suburra,
+dove sorgeva il suo turrito palazzo, era uomo ardito e di parola
+faconda, che a quel tempo esercitava in Roma grandissimo ascendente.
+Se fosse vissuto nell’età antica, avrebbe conseguito splendore come
+tribuno e capitano di fazioni; Perugia gli aveva fatto l’onore di
+eleggerlo due volte a suo podestà, ed egli era imparentato colle
+più illustri case della Città, e capo di una famiglia che durante il
+secolo decimoterzo godette di gran credito nella Chiesa del paro che
+nella Republica[44]. I due ex-Senatori aizzarono le ire del Comune,
+facendogli comprendere che il Papa aveva rapito alla Città tutta la
+sua signoria, ed aveva fatto di essa «come l’astore che spiuma delle
+sue penne la gallina»[45]. Il malcontento dei Romani non ricercava che
+un’opportunità di scoppiare, e Viterbo (come tempo innanzi Tivoli o
+Tusculo) gliela offerse: però il Papa colla sua prudenza seppe scansare
+il pericolo, poichè legò la causa dei Romani alla sua.
+
+Viterbo, agiata città commerciale e Comune libero sotto la signoria
+suprema del Pontefice, trovavasi da lungo tempo in lotta con Roma,
+alla cui giurisdizione non aveva voluto assoggettarsi[46]. Nell’anno
+1199 essa moveva assalimento a _Vitorclanum_; questo piccolo castello
+si ricoverava sotto il patrocinio romano, ma Viterbo, ammonita di
+ritirarsi, ricusava farlo, perlochè il parlamento romano la sfidava
+a guerra[47]. I Viterbesi da previdenti avevano tanto fatto finchè
+erano stati accolti nella lega tusca; ed or dai Rettori di questa
+chiedevano ajuto contro Roma, e lo ottenevano. Perciò, intanto
+che due città pontificie si dichiaravano l’una contro all’altra la
+guerra, la federazione tusca, senza riguardo al patto giurato colla
+Chiesa, vi prendeva parte, e financo minacciava Roma, residenza del
+Papa: condizioni di cose le quali mettono in rilievo di che fatta
+fosse l’indole della dominazione pontificia nel medio evo, e provano
+che il Papa e la città di Roma erano due podestà, l’una dall’altra
+compiutamente separate. Poichè se ne immischiava la lega delle città,
+i capi del popolo romano erano costretti ad andar cercando l’ajuto
+di quel Papa stesso, cui avevano sperato di inviluppare in difficili
+contrasti; ed egli tosto il suo ajuto accordava. Dopo di avere invano
+ammonito Viterbo acciocchè si sottomettesse al suo arbitrato, egli le
+scagliò l’anatema, tanto più che quella città aveva poc’anzi prestato
+soccorso a Narni ribellatasi: ma frattanto le sue esortazioni indussero
+la confederazione tusca a richiamare le sue soldatesche, ed allora i
+Romani liberarono Vitorchiano.
+
+La guerra divampò nuovamente sulla fine dello stesso anno 1199, quando
+era senatore un uomo di vigoroso animo, Pandolfo della Suburra[48].
+Se Innocenzo avesse rifiutato di continuar più oltre a soccorrere il
+Comune civico, ne sarebbe avvenuta una sollevazione di popolo, e questa
+doveva egli cercar di impedire. A denari si andava scarsi; debole era
+l’esercito, e il Senatore titubante stava aspettando, chiuso nelle
+tende che eransi alzate nei prati di Nerone. Allora Riccardo fratello
+del Papa venne prestando la moneta occorrente a levare milizie; i
+Romani uscirono in moltitudine, e intanto che erano al campo, l’accorto
+Innocenzo faceva publiche orazioni in san Pietro per il trionfo dei
+suoi fratelli romani: tanto s’era lontani dal credere che fosse guerra
+civile la lotta che si combatteva fra due vicine città pontificie!
+tanto erano lontani i Comuni di una stessa provincia dall’idea che un
+vincolo politico gli unisse! I Viterbesi, abbandonati dalla federazione
+tusca, avevano conchiuso un trattato col conte Ildebrandino di Santa
+Fiora, lo avevano eletto a loro podestà e capitano, e s’erano composte
+altre alleanze. Però, ai 6 di Gennajo del 1200, eglino soccombettero
+in una battaglia che ne franse le forze[49]. L’esercito romano trasse
+trionfalmente alle sue case un ricco bottino di guerra e prigionieri,
+e il parlamento riconoscente confidò al Papa la mediazione della pace.
+Innocenzo tolse alcuni nobili prigionieri dalle dure carceri della
+Canaparia e li custodì come ostaggi in Vaticano; e più tardi, allorchè
+Viterbo minacciò di rompere i negoziati, salvò dal furor popolare il
+più ragguardevole di quegli uomini, Napoleone viceconte di Campilia,
+ricoverandolo nella rocca di _Larianum_: però l’ingrato fuggì, ed
+i Romani ne fecero grande schiamazzo, dicendo che il Papa gli aveva
+venduti ai Viterbesi[50].
+
+Coll’interposizione del Pontefice, la pace fu conchiusa sulla fine
+del 1200, ovvero nel corso dell’anno successivo[51]. Conformemente
+agli articoli che egli fece leggere in Laterano ai Romani e da loro
+confermare, Viterbo si sottomise al Senato ed al popolo romano, promise
+obligo di vassallaggio, pagò tributo, rinunciò a _Vitorclanum_, atterrò
+una parte di mura della sua città, e senza dubbio ricevette da Roma
+la confermazione del suo podestà[52]. La vinta città dovette allora
+restituire le porte di bronzo del san Pietro ed altri ornamenti che
+essa, nell’anno 1167, aveva portato via da Roma come spoglie di guerra:
+e nel tempo medesimo i Romani appesero in Campidoglio la campana del
+Comune di Viterbo, e come trofei attaccarono all’arco di Gallieno, in
+vicinanza di san Vito, una catena e le chiavi di una porta[53]. Fu il
+Papa che dettò questa pace per la quale una città ragguardevole dello
+Stato ecclesiastico faceva soggezione non a lui, ma al Comune di Roma;
+ed anche un tale avvenimento serve a provare che egli riveriva nel
+popolo romano una podestà sovrana da lui distinta: perciò massimamente
+la guerra fra Roma e Viterbo fu meritevole della nostra attenzione.
+
+
+§ 4.
+
+Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — Loro litigi per causa
+di eredità coi parenti di Innocenzo III. — Riccardo Conti e la casa
+di Poli. — Il patrimonio di Poli viene in mano di Riccardo. — Guerra
+nella Città. — Innocenzo III fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle
+fazioni per ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — Gregorio
+Pierleone _Rainerii_, senatore. — Dispute acerbe per la costituzione.
+— Indole di cotai guerre civili. — Innocenzo giunge ancora una volta
+a ottenere che l’elezione del Senato sia tenuta per cosa di diritto
+pontificio (1205).
+
+Sperava adesso Innocenzo di aver composto Roma a pace[54], ed invece
+repugnanza della signoria pontificia, lotte di costituzione, litigî
+di nobili tennero in commovimento continuo la Città. Col secolo
+decimoterzo, dalle famiglie del patriziato sorsero a potenza nuova
+alcune case, in quello che scesero in basso le famiglie dei Pierleoni
+e dei Frangipani, un tempo dominatrici. Anche i Papi diventarono
+fondatori di case nepotesche che intendevano ad acquistarsi la
+tirannide cittadina; ma a quelle non appartenne la stirpe omai antica
+dei Colonna, e neppur quella degli Anibaldi, laddove i Conti, i
+Savelli, gli Orsini andarono debitori ai Papi delle loro dovizie e
+della loro grandezza.
+
+Celestino III aveva dotato di beni ecclesiastici i suoi nipoti del
+casato di Bobone, e fondato così veramente la splendida fortuna di
+quella famiglia, congiunta di parentela agli Orsini[55]. La casa di
+Orso, fatta a questo tempo già celebre, splende nel medio evo romano
+per Pontefici parecchi, per una serie lunga di Cardinali, di uomini di
+Stato e di capitani di guerra. Fra tutte le famiglie di Roma soltanto
+gli Orsini poterono tener testa ai Colonna ghibellini, di origine
+contemporanea. Oscura ne è la provenienza. Le storie famigliari che
+trovansi conservate negli archivî di Roma (e sono compilazioni prive
+di critica) fanno che gli Orsini derivino da Spoleto, e soltanto
+raccontano ciance e favole. Alcune notizie ne vanno cercando la culla
+sul Reno, ma il nome _Ursus_ e quello _Ursinus_ sono romani antichi;
+per lo meno, non può dimostrarsi che Sassoni immigrati sotto agli
+Ottoni abbiano fondato quella potente famiglia romana[56]. Un uomo
+avventurato, guerriero certamente famoso, per costumi rozzi e per
+muscoli gagliardi appellato l’orso (_Ursus_), fu lo stipite di una
+famiglia che, per numero di discendenti e per durata di tempo, sovrasta
+a più d’una stirpe di re. L’età e la persona di quell’antico signore
+sono avvolte nel buio: questo solo è sicuro che del nome _Ursus_ si
+trova indicazione nell’epoca degli Ottoni[57].
+
+Sull’incominciamento del secolo decimoterzo «i figli di _Ursus_» erano
+omai numerosi e potenti, ed abitavano nella regione Parione, in loro
+turriti palagi di foggia romana, edificati sopra monumenti antichi.
+Per ragione di eredità erano venuti a litigio colla famiglia di
+_Romanus de Scotta_ e di _Johannes Ocdolinae_, parenti dei Conti[58];
+e, intanto che Innocenzo nell’anno 1202 erane andato a Velletri, gli
+Orsini avevano cacciato i loro avversarî dalle loro case[59]. Tornato
+il Pontefice, comandò che facessero la pace, e Pandolfo senatore bandì
+i partiti ostili, confinando l’uno a san Pietro, l’altro a san Paolo.
+Però l’ira sitiva sangue, e un assassinio destava tosto la Città a
+furibonda sollevazione. Teobaldo, un di casa Orsini, era stilettato
+lungo la via che mena al san Paolo; allora tutta la famiglia di Orso
+irrompeva nella Città traendo per le strade il cadavere dell’ucciso, e,
+levando strida di vendetta, metteva a distruzione le case de’ nemici,
+e gettava lo spavento per tutta Roma. Il fiero odio contro i congiunti
+del Papa si ritorse contro di questo, cui si dava taccia di nepotismo;
+nè l’accusa era ingiusta avvegnaddio Innocenzo III si maneggiasse
+a creare nel Lazio un retaggio principesco all’ambizioso fratel suo
+Riccardo: e la cosa infatti gli riusciva mirabilmente.
+
+Riccardo dimorava in Roma, dove con denari del Papa edificava la
+gigantesca torre dei Conti. Egli aveva tratto il conte Odone di casa
+Poli dalle angustie dei debiti ond’era crivellato, ma per contratto
+se n’era fatto cedere i beni, antichi feudi ecclesiastici. Il conte
+Odone aveva acconsentito di sposare il figliuol suo con una figlia
+di Riccardo; però tutt’ad un tratto ei ritirava la data parola, per
+cupidigia di poter ricuperare i suoi possedimenti, e, siccome non ne
+aveva alcun valido titolo giuridico, egli aizzava il popolo contra ai
+Conti. Più d’una volta i parenti dei Poli, nobiluomini decaduti per mal
+governo del loro patrimonio e per lunghi litigî, mossero in aspetto di
+supplicanti attraverso la Città, mezzo nudi e in man recando croci:
+nel giorno di Pasqua si ficcarono con ischiamazzi fin dentro del san
+Pietro, turbarono con tumulti la processione pontificia, e da ultimo
+offersero sul Campidoglio al popolo romano i beni che avevano dato in
+ipoteca a Riccardo. I bei possedimenti di casa Poli comprendevano nove
+castella poste lungo la frontiera della Sabina e del Lazio; perciò
+i Romani, senza metter tempo in mezzo, vi stesero sopra le mani, ma
+il Papa fu presto a far valere innanzi al Senato i diritti che gli
+spettavano su quei feudi della Chiesa, e in nome di questa li concesse
+al fratel suo in pegno, di guisa che poco dopo il feudo dei Poli si
+trasfuse per sempre nei Conti[60].
+
+Pandolfo senatore era uomo ligio al Pontefice, e, come voleva ragion
+di diritto, aveva avversato la proposta dei Poli; bastò questo perchè
+l’odio del popolo si rovesciasse anche sopra di lui. Il Campidoglio
+fu preso d’assalto, si appiccò il fuoco alla torre di Pandolfo posta
+sul Quirinale, e, se l’assediatovi Senatore potè scamparne, fecelo a
+gran fatica, mercè l’aiuto di Riccardo fratello del Papa. Anche alla
+torre del Conte il popolo infierito die’ la scalata, proclamandola
+proprietà cittadina[61], e Innocenzo stesso, sul finire dell’Aprile
+1203, fuggì nella Campagna. In quei dì medesimi nei quali i Crociati
+latini conquistavano Bisanzio, il grande Pontefice era messo alle
+strette dalle meschine contese di baroni romani, esposto alle furie
+del popolo, costretto a fuggire. Profondamente lo addolorò il contrasto
+in cui trovavasi avvolto, fra la coscienza ch’egli aveva dell’autorità
+pontificia e le angustie pratiche onde la sua vita era travagliata: ad
+autunno, quando aveva anche ricevuto la lieta novella della caduta di
+Costantinopoli, infermò in Anagni, e tanto gravemente, che si die’ per
+certa la sua morte[62].
+
+In quella s’appressava il Novembre, e dovevasi eleggere il nuovo
+Senato. Il popolo malcontento chiese i cinquantasei Senatori, ed
+il Papa (col quale si negoziò per via di messaggieri) ordinò ai
+Cardinali che tenevano le sue veci di nominare dodici _Mediani_,
+secondo il diritto che a lui ne spettava. Il popolo serrò quegli
+elettori, come in un conclave, nella torre di uno de’ suoi caporioni,
+Giovanni _de Stacio_, che aveva costruito le sue case sui ruderi del
+circo Flaminio[63]; e si strappò a quei rinchiusi il giuramento che
+eleggerebbero della fazione ostile al Papa per lo meno due Senatori. Ma
+frattanto Pandolfo, uscendo del suo officio, consegnò il Campidoglio
+agli aderenti del Pontefice, e il neo-eletto Senato per ragione
+della lite con Riccardo si divise in due parti fra sè avverse. Quella
+popolare dichiarò che i beni dei Poli erano proprietà civica, l’altra
+die’ la sua repulsa a cotale deliberazione. Una guerra feroce mise Roma
+a soqquadro, e finalmente il popolo tribolato dai nobili indirisse
+un fervido invito al Papa, acciocchè tornasse. Dapprima egli ricusò,
+indi venne nel mese di Marzo del 1204 colla risoluzione animosa di
+porre fine alle turbolenze e di ordinare a suo senno il Senato, di
+cui, decorsi essendo sei mesi, ricorreva l’elezione nuova. Innocenzo,
+accolto in Roma con ogni maniera di onori, vi riprese dimora, e
+pacificò tosto la fiera sollevazione con provvedimenti accorti; nominò
+ad elettore un uomo cui tutti i partiti tributavano estimazione,
+Giovanni Pierleone, avversario suo un tempo, adesso forse suo amico:
+e questi scelse a senatore _Gregorius Petri Leonis Rainerii_, stretto
+congiunto suo, nobiluomo per onestà chiarissimo, ma non per forza
+d’animo[64]. Sennonchè l’avversa fazione democratica di pace non ne
+voleva sapere, nè, massime, volea consentire che il diritto di elezione
+spettasse al Pontefice; laonde, raccoltasi nel circo Flaminio, protestò
+essere annullato il trattato del 1198, ed elesse un anti-Senato col
+titolo di «buoni uomini del Comune»[65].
+
+Per tal guisa Roma era scissa nella fazione pontificia e nella
+fazione democratica. Della prima stavano a capo Pandolfo della
+Suburra, Riccardo Conti, Pietro Anibaldi, la famiglia Alessia,
+Gilido _Carbonis_; alla testa del partito contrario tenevansi
+Giovanni Capocci, Baroncello, Jacopo Frajapane, Gregorio e Giovanni
+_Rainerii_, il quale ultimo aveva nuovamente sposato la causa del
+popolo[66]. L’acerba guerra cittadina si risolveva in una lotta che
+aveva per iscopo gli ordini della costituzione e per fondamento un
+intento d’importanza altissima. I partigiani dell’antico ordinamento
+comunale rifiutavano di cedere al Papa la elezione del Senato, poichè
+capivano che insieme con questo loro diritto, poco a poco, avrebbero
+perduti tutti gli altri. Oltracciò la lite dei Poli era entrata nella
+controversia a renderla più avviluppata di difficoltà, avvegnachè la
+crescente potenza della casa nepotesca dei Conti desse giusta ragione
+a sospettare. Alla testa del popolo si poneva di bel nuovo il più
+accanito nemico del Papa, Giovanni Capocci, in quello che i Pontificî
+si schieravano sotto la disciplina di Pandolfo ex-Senatore, e Riccardo
+forniva la moneta bisognevole. Una vera guerra fu combattuta per
+lungo e per largo nella regione che dal Colosseo si estendeva fino al
+Laterano ed al Quirinale, sulle cui pendici i tre capitani, Riccardo,
+Pandolfo e il Capocci, possedevano le loro torri.
+
+Le forme di cotai guerre cittadine scolpiscono in modo evidente
+l’indole di quell’età gagliarda di forza e rozza di costume.
+Allorquando le fazioni venivano alle mani nella Città, si costruivano
+in gran furia torri di mattoni o di legno: e torri avverso alle
+prime si edificavano, e dalle une contro le altre scagliavasi una
+tempesta di sassi colla rabbia selvaggia di feroci Lapiti. Quelle
+fortezze improvvisate sorgevano come per portento; si fabbricavano e
+si munivano di ripari di legno in mezzo a combattimenti e a tumulto ed
+a grida, avvegnadio la parte opposta cercasse di impedirne gli operai
+dal lavoro; e quelle torri cadevano oggi abbattute per esser domani
+rialzate di bel nuovo. Le si piantavano sopra avanzi di templi, di
+terme, di acquedotti, e si munivano di balestre potenti, in quello
+che le strette vie si sbarravano con pesanti catene di ferro, e si
+abbertescavano le chiese prossime[67]. Pandolfo aveva il suo palazzo
+nei bagni di Emilio Paolo, dove oggi è la via Magnanapoli: assalitovi
+aspramente dal Capocci, egli costruì in fretta una torre di legno sopra
+un vecchio monumento, e di là strinse con egual fierezza la vicina
+rocca del nemico suo. Gli Alessii fabbricarono a precipizio una torre
+colossale sul Quirinale; Gilido _Carbonis_ trionfalmente ne eresse fin
+tre, e Pietro Anibaldi ne alzò una nelle vicinanze del Colosseo. Questo
+anfiteatro apparteneva da lungo tempo alla famiglia dei Frangipani,
+i quali si fregiavano pur sempre della dignità di conti palatini del
+Laterano, ma non possedevano più nella Città la grande potenza d’altra
+volta, quantunque nella Campagna imperassero su feudi molti. Ai cinque
+figliuoli di Odone Frangipane (erano Jacopo, Odone, Emanuele, Cencio
+e Deodato) Innocenzo III aveva bensì prestato un buon servigio, in
+sul principio dell’anno 1204, costringendo il comune di Terracina a
+ceder loro il castello controverso di Traversa; però il Papa aveva
+raccolto Terracina stessa sotto la sua protezione contro gli arbitrî di
+quei Baroni. Se l’eran costoro legata al dito[68]; laonde, com’ebbero
+veduto che l’Anibaldi parente del Papa voleva penetrare nel circondario
+della loro fortezza, lo assalirono con grande acerbità, e dai vetusti
+pinnacoli del Colosseo tentarono di impedirgli la costruzione della
+torre, scagliandovi contro nembi di saette e di sassi[69].
+
+Le parti ostili traevano dietro a sè i loro famigliari, i vassalli,
+i fittavoli: dì e notte si pugnò accanitamente con gettar di sassi,
+con frecce e con archi, col ferro, col fuoco; Roma rimbombava di
+fragore d’armi e di sonito di pietre, e frattanto il Papa tenevasi
+chiuso in Laterano, nel cui quartiere dimoravano gli amici suoi,
+gli Anibaldi. Dalle più riposte stanze ei poteva udire le urla delle
+fazioni combattenti; e ben avrà potuto parergli di esser tornato al
+tempo non già di Silla e di Mario, ma dei mitici Ciclopi. Addì 10
+di Agosto il feroce Capocci prese d’assalto la fortezza di Pandolfo,
+e di lì penetrò vittorioso fino al Laterano, dove fece in pezzi gli
+avanzi muniti dell’acquedotto di Nerone. Sennonchè il denaro del Papa
+combatteva con maggior nerbo contro ai democratici, e il popolo stanco
+chiedeva pace. Innocenzo guarentì un trattato così composto: quattro
+arbitri deciderebbero entro a sei mesi il piato che si contendeva fra
+l’anti-Senato e Riccardo Conti; giudicherebbero eziandio dell’elezione
+del Senato; alla loro sentenza si sottoporrebbe per quell’anno il Papa.
+Spiacque una cotal formula di pace al partito popolare che ne prevedeva
+la propria disfatta. La campana del Campidoglio sonò alla distesa
+per convocare l’assemblea, nella quale dovevasi porre a partito quel
+trattato; e Giovanni Capocci alzatosi parlò agli adunati così: «Non
+suole la città di Roma nelle sue controversie darla vinta alla Chiesa;
+nè con sentenze forensi è usa a vincere, ma sì colla possanza sua.
+Però oggi m’avvedo che la Città sta per soccombere; contro la decisione
+del popolo e contro il giuramento dei Senatori essa cede i suoi dominî
+alla Chiesa, ed in balia del Papa abbandona il Senato. Se ad onta del
+numero e della potenza nostra noi chiniamo il capo, chi oserà più tardi
+resistere al Papa? Non mai udii parlare di una pace tanto obbrobriosa
+come questa per la Città, ed io in tutte le maniere vi disdirò il mio
+assentimento»[70]. La contrarietà di quel demagogo indusse altresì
+Giovanni Pierleoni _Rainerii_ a darvi il suo diniego[71]; il parlamento
+si sciolse in gran tumulto, e novellamente si corse alle armi. Tuttavia
+poco andò che si dovette accettare l’offerta formula di pace; il Papa
+vinse; i quattro arbitri giudicarono che gli competeva il diritto di
+eleggere il Senato, e con questa sentenza il Comune romano perdette una
+parte essenzialissima della sua podestà politica[72].
+
+Innocenzo III aveva, a forza di sottili accorgimenti, raggiunto lo
+scopo suo; con pari prudenza egli fece moderato uso della sua vittoria.
+Poichè non trovavasi un uomo solo che tornasse gradito alle due parti
+in officio di senatore, consentì che se ne eleggessero i cinquantasei,
+ma previde le funeste conseguenze che ne sarebbero derivate. Omai di
+lì a sei mesi quella malpratica poligarchia fu messa da banda per
+sempre; ed allora il nuovo Senatore (che probabilmente fu Pandolfo
+della Suburra, uomo di grande energia) ridonò la quiete alla Città[73].
+Qui il Biografo d’Innocenzo celebra la fermezza con cui egli affrancò
+la Chiesa dalla schiavitù del Senato e la liberò dalla rapacia dei
+suoi persecutori, i quali fino a quel tempo l’avevano sempre posta a
+vergognoso ricatto: ed in vero la costanza del Papa conseguì il massimo
+successo. Dopo cinque anni di sforzi penosi, Innocenzo III rese suddito
+a sè il Campidoglio; così, uno dopo dell’altro, il popolo romano
+ebbe perduto i suoi grandi diritti, l’elezione del Papa, l’elezione
+dell’Imperatore, l’elezione del Senato.
+
+Nell’anno 1205 fu conchiusa la pace definitiva fra la città di Roma ed
+il Pontefice. Se ne mutò la forma del reggimento civico, avvegnaddio
+adesso la podestà esecutiva si riunisse in mano di un solo Senatore
+o Podestà, che il Papa medesimo nominava per elezione diretta oppure
+indiretta. E con questo ordinamento incomincia in Roma per i Pontefici
+un’età più tranquilla, sebbene spesso interrotta da contese e da
+lotte[74].
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+
+§ 1.
+
+Condizioni di Sicilia. — Innocenzo III diventa il tutore di Federico.
+— Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I Baroni germanici nel Lazio. —
+I Comuni del Lazio. — Riccardo Conti diventa conte di Sora. — Il Papa
+torna dal Lazio a Roma.
+
+Nel tempo stesso in cui Innocenzo III lottava contro il Comune romano
+ei si trovava gravemente avvolto nelle faccende del mondo politico;
+e le condizioni delle cose erano tali che lo creavano arbitro di
+Europa. Dire di quelle cose e di quelle condizioni è compito delle
+Storie universali; alla Storia della città di Roma null’altro invece
+si associa fuor della contesa che si dibattè per la successione alla
+corona germanica, e fuor delle attenenze col reame di Sicilia, il quale
+tosto diventò di altissima rilevanza per l’Impero, per il Papato e per
+Italia.
+
+La vedova di Enrico VI si trovò sola e senza appoggio, sbalestrata
+dalle tempeste che scoppiarono sopra Sicilia alla morte
+dell’Imperatore. Ella aveva fatto coronare a Palermo il figliuol suo,
+fanciulletto di quattro anni; però all’erede di un conquistatore
+aborrito sorrideva poca speranza di potere un dì o l’altro tenere
+vero dominio del bel reame. Un giusto odio nazionale covava in cuore
+dei Siciliani, ond’eglino insorsero contro quei Tedeschi che ad essi
+parevano essere soltanto barbari oppressori della loro patria, la
+quale sotto alle leggi normanne era venuta in tanto fiore di dovizia,
+di industrie e di nobili arti. Alle sobrie genti del mezzogiorno
+mettevano schifo e ira le crapule brutali dei Lanzichenecchi e la
+sfrenata cupidigia di gentiluomini e di cavalieri rozzi, che tenevano
+la ricca isola in conto di un paradiso aperto alle loro avventurose
+fortune. Così un Normanno educato agli studî classici (era uno Storico
+che univa intelletto severo a imaginazione poetica) ne aveva commosso
+l’animo di collera fiera, e alla caduta della dinastia normanna
+prorompeva in apostrofi appassionate, nelle quali alto parlava il
+sentimento nazionale di Sicilia[75]. I patriotti alzavano il grido:
+via lo straniero!; un vespro siciliano minacciava, e Costanza
+cedeva alle esigenze della nazione e bandiva tutti i Tedeschi. Senza
+consiglio in mezzo a partiti che si combattevano per impadronirsi
+del potere, addolorata del destino del figlio, la pia donna di Enrico
+cercò soccorso invocando il Papa del cui nome tutta Italia risonava.
+Giammai il suo sposo avrebbe prestato reverenza ai diritti feudali
+della santa Sede; fecelo ella perchè necessità ve la costringeva, e
+Innocenzo di buon grado le offerse la conferma della corona pel suo
+figliuolo, purchè si rinunciasse alle antiche immunità ecclesiastiche
+dei Re normanni. Dopo titubanze lunghe v’accondiscese Costanza, ed
+allora un Cardinale andò in Sicilia colle lettere d’investitura, ma
+l’Imperatrice moriva a Palermo nel giorno 27 Novembre del 1198, prima
+che quegli vi arrivasse, e dopo che essa aveva eletto il Papa a tutore
+di Federico[76]. Costanza die’ così fine alla serie dei Re normanni
+di Sicilia; fu l’avola degli Hohenstaufen siciliani, ma benanco fu la
+Pandora fatale dell’Impero tedesco.
+
+Anche in Sicilia crollò l’opera di Enrico VI, giacchè Innocenzo con
+fortuna senza pari non soltanto vi ristabilì la signoria feudale della
+Chiesa, ma diventò il tutore dell’erede del trono e tenne la padronanza
+del reggimento. La protezione pontificia conservò al giovine Federico
+la corona di Rogero; però non vi fu mai alcun principe che pagasse a
+più caro prezzo un simigliante rapporto di patronato.
+
+Innocenzo assunse le redini del regno colla sincera volontà di
+rafforzarne sul trono il figliuolo di Enrico, di liberar questo dai
+suoi oppressori tedeschi e siciliani, di farsene per sempre un vassallo
+devoto alla Chiesa[77]. Ebbe egli a durare grandi sforzi per ottenere
+che all’alta signoria della Chiesa si prestasse omaggio, e per ridurre
+a soggezione i Conti tedeschi di Enrico, avvegnaddio cacciare questi
+feudatarî dai loro principati delle Puglie non fosse agevole cosa, come
+nell’Italia di mezzo. Alcuni di loro dominavano nella contrada bagnata
+dal Liri; colà Diepoldo di Vohburg conte di Acerra era capitano della
+rocca di Arce, e Corrado di Marley teneva in mano sua Sora col castello
+di Sorella piantato sulle rocciose alture che sovrastanno a quella
+città[78]. Come prima avevano fatto gli immigrati Baroni normanni,
+coloro tenevano curvo sotto un giogo di ferro il popolo che repugnante
+si dibatteva; incutevano spavento alla Campania ed alle Puglie, e si
+spingevano nel Lazio pontificio mettendolo a guasto[79]. Ed eglino
+si collegarono a causa comune con Markwaldo, non appena, cacciato
+d’Ancona, il Siniscalco fu venuto nella sua contea di Molise, e, morta
+Costanza, s’arrogò far da protettore a Federico. In poter di quell’uomo
+cadde San Germano; furbamente ei negoziò coi Cardinali, e nell’estate
+dell’anno 1199, a Veroli, li rimandò beffati in grosso modo[80]: e
+mentre i suoi alleati Diepoldo e Corrado tenevano le Puglie, Markwaldo
+passò in Sicilia per impadronirsi della tutela e forse del trono.
+Innocenzo levò soldati dallo Stato della Chiesa ed eziandio n’ebbe
+dalla confederazione Tusca; soltanto i Romani, che giusto allora
+facevano le guerra contro Viterbo, non l’aiutarono in negozî che ai
+loro intenti erano estranei: infatti non aveva il Papa diritto di
+servirsi delle milizie di Roma, se non quando la Città gli concedeva
+di farlo ed egli le stipendiava al suo soldo. Ebbe la capitananza
+del nuovo esercito pontificio un cugino di Innocenzo, il valoroso
+maresciallo Jacopo; ed egli lo guidò in Sicilia per costringere
+Markwaldo a sbrattare il campo[81]. Nè molto andò che ai servigî del
+Papa venne un avventuriero francese assai esperto nelle cose della
+guerra, Gualtiero di Brienne, il quale poco tempo innanzi aveva sposato
+una figlia dell’ultimo re normanno Tancredi. In nome della sua donna
+pretendeva quegli a Taranto ed a Lecce, perocchè Enrico VI, nell’anno
+1194, avesse confermato che quelle terre appartenevano in feudo a
+Guglielmo sventurato figlio di Tancredi, ma poi contro coscienza e fede
+non le avesse mai consegnate. In fondo, Gualtiero era un pretendente
+novello di Sicilia, e potevasi supporre che egli si atteggiasse
+a vendicatore della casa normanna. Tornavano i tempi di Roberto
+Guiscardo, giacchè nel mondo movevano a torme guerrieri in cerca di
+avventure: cavalieri erranti di Germania e di Francia combattevano in
+Sicilia per impadronirsi di qualche signoria, e Crociati valorosi (fra’
+quali erano alcuni potenti cugini di Gualtiero) venuti di Francia,
+delle Fiandre, di Venezia, conquistavano con ardimento senza esempio la
+grande Bisanzio, e vi fondavano un impero latino e principati molti.
+Gualtiero di Brienne giunse a Roma nell’anno 1200, accompagnatovi da
+Albina sua moglie, dalla madre di lei (vedova infelice di Tancredi)
+e da una magnifica comitiva[82]. Al Papa, signore feudale e padrone
+di Sicilia, domandò Taranto e Lecce. Ciò pose Innocenzo in gravi
+difficoltà, ma dopo lungo consigliare egli riconobbe la validità delle
+pretese di Albina, ed al suo sposo aggiudicò quei feudi: peraltro
+il giuramento prestato da Gualtiero, che egli non molesterebbe mai
+Federico nel suo reame di Sicilia, non salvò il Pontefice dalle
+malevole accuse dei consiglieri siciliani del giovine Re; ed anzi
+dall’infeudazione di Gualtiero, più tardi Federico trasse argomento
+di rimproverare alla Chiesa che, nel tempo della sua età minore, gli
+avesse levato contro un pretendente[83]. Tuttavolta Innocenzo fu assai
+lieto di poter adoperare uno dei migliori generali di quell’età in
+servigio suo, e, com’egli credeva, anche in servigio di Federico: così
+omai fu questo Papa che ai Francesi sgombrò per primo la via del reame.
+
+Tosto che Gualtiero nell’anno 1201 entrò nelle Puglie con una schiera
+di cavalieri francesi cupidi di guerra ogni cosa volse ivi alla peggio
+pei Tedeschi. Non ci fermeremo a dire degli avvenimenti di questa
+guerra complicata che si combattè, nelle due Sicilie, e nella quale
+sovra gli altri primeggiarono Gualtiero, Diepoldo e Markwaldo, uomini
+tutti e tre che schiettamente ebbero la tempra degli avventurieri
+di quel loro secolo, coraggiosi, astuti, robusti; cui non altro
+mancò che la prospera fortuna dei Normanni o quella che Simone di
+Montfort conseguì nelle terre degli Albigesi. Markwaldo morì di
+morte repentina in Sicilia nel Settembre dell’anno 1202. La sua morte
+liberò Federico da un protettore che lo tiranneggiava, e sbarazzò il
+Papa dal più gagliardo dei nemici allevato alla scuola di Enrico VI.
+Gualtiero, che aveva vinto Diepoldo sopra l’antico campo di Canne,
+ferito cadde nell’anno 1205 in potere del suo astuto avversario, e
+morì da cavaliere: quindi fu che Diepoldo, omai divenuto potente, si
+rappacificò per qualche tempo colla Chiesa.
+
+Poco a poco tornò la pace all’Italia meridionale che era stata così
+tanto tribolata dalla fame e dal flagello della guerra. I Conti feudali
+di Enrico soccombettero; sul Liri Corrado di Marley, l’ultimo di quei
+tirannelli, fu vinto nel principio dell’anno 1208; Sora fe’ dedizione
+nel giorno 5 di Gennaio all’abate Roffredo di Monte Cassino ed a
+Riccardo fratello del Papa; le rocche di Sorella e di Arce intorno
+all’istesso tempo capitolarono, e per tal guisa tutta quella terra
+finitima fu liberata da una dominazione straniera che aveva durato
+diciassette anni[84].
+
+Come s’ebbero compiuto questi eventi fortunati, Innocenzo partì di
+Roma addì 15 Maggio del 1208 per muovere a San Germano ed a Sora,
+e per ordinare in un parlamento dei Baroni le cose del continente
+napoletano. Infatti, quantunque Federico fosse giunto alla maggior
+età, tuttavia il Pontefice pur sempre teneva sè stesso in conto di
+reggitore di quel reame. Poco tempo innanzi, nell’autunno dell’anno
+1207, egli aveva congregato in Viterbo i Vescovi, i Conti, i Baroni, i
+Podestà, i Consoli dei patrimonî di Tuscia, di Spoleto e della marca di
+Ancona; s’era ancora una volta fatto prestare giuramento di fedeltà, e
+aveva promulgato uno statuto che, raffermando i diritti della Chiesa,
+indiceva la pace del territorio, e attribuiva al tribunale dei Rettori
+pontificî la giurisdizione di corte suprema di appello. Quel parlamento
+compose le basi dell’autorità che aver doveva il governo del Pontefice
+nelle province novellamente acquistate dallo Stato della Chiesa[85].
+Anche nel Lazio i Baroni accolsero Innocenzo durante il suo viaggio
+da vassalli obbedienti, e con gran pompa gli fecero accompagnatura
+di terra in terra. I Colonna, i Frangipani, i Conti, gli Anibaldi,
+gli Orsini, i Savelli, i Conti di Ceccano ed altri signori di minor
+rilievo si dividevano il possedimento della Campania e della Maritima.
+I fieri Baroni di quella classica terra di Virgilio sedevano appiattati
+in tetre castella, e vi duravano da discendenti dei conquistatori
+immigrati di Germania, che in antico avevano tolto il paese ai Latini
+e lasciatolo in eredità ai loro nepoti. Parecchie case di quei signori
+derivavano ancora dal tempo in cui i Longobardi avevano riempiuto il
+Lazio di famiglie feudali; altre erano di Sassoni e di Franchi discesi
+cogli Imperatori, dai quali e dai Papi avevano ottenuto investiture
+di feudi. Nei monti Volsci primeggiava, dinastia antichissima della
+contrada, la casa dei Conti di Ceccano, e per ricchezze e per dignità
+era anche nella Chiesa tenuta in gran conto. Quei signori s’erano fatti
+potenti ancor prima che sorgessero in fiore i Colonna, avvegnaddio
+fin dal tempo di Enrico IV si tenga nota che Gregorio, uno dei loro
+antenati, aveva ivi officio di conte[86]. Della loro derivazione
+germanica fanno prova i nomi di Guido, di Landolfo, di Goffredo,
+di Beraldo e di Rainaldo che si mantennero nella loro famiglia.
+Possedevano città e castella molte nel territorio di cui modernamente
+fu composta la Delegazione di Frosinone; le tenevano in feudo dalla
+Chiesa, e quell’istesso Giovanni di Ceccano che in Anagni moveva
+incontro a Innocenzo III con una comitiva di cinquanta cavalieri,
+vassalli suoi, era nell’anno 1201 confermato dal Papa nel possedimento
+del feudo[87].
+
+Mentre questi Conti dominavano sul basso Lazio, altri vassalli della
+Chiesa andavano costituendo delle famiglie cavalleresche che ebbero
+più o meno lunga durata: così, nei monti Volsci, avveniva dei signori
+di Sculgola, che derivavano dalla schiatta tedesca di Galvano e di
+Corrado[88]; così dei baroni di Supino, dei Guido di Norma, dei signori
+di Colledimezzo dai nomi di Lando e di Beraldo, e di altri feudatarî di
+origine longobardica[89]. Oltracciò i Colonna venivano da Palestrina
+addentrandosi sempre più nel cuore della Campagna, dove ormai erano
+in possesso di Genazano e di Olevano, ed eziandio di alcune parti di
+Paliano e di Serrone[90], in quello che i Frangipani avevano acquistato
+la massima parte del territorio che si estende da Astura fino a
+Terracina nella Maritima.
+
+Il Lazio massimamente, paese agricolo e ricco di pascoli, senza
+commercio, senza industrie (egualmente che al dì d’oggi), era la
+residenza di baroni grandi e piccoli, signori suoi territoriali,
+perciocchè ivi città considerevoli non fossero. La maggior parte dei
+luoghi erano terre chiuse di mura (_castra_), con un tetro castello
+(_rocca_ od _arx_) addossato a monti rocciosi, per lo più di origine
+antichissima dei tempi di Saturno, fabbricato di pietre ciclopiche
+composte a largo cerchio: ed ivi entro sedeva il Barone, selvaggio
+e degno successore dei mitici Ciclopi, od il suo vicario, od un
+castellano del Papa, intanto che i vassalli, i coloni e i _glebae
+adscripti_ dimoravano a’ piedi della rocca, stipati in una miserabile
+borgata[91]. Oggidì ancora nei monti Latini durano di cotali terre
+antiche col nome aggiuntovi di «rocca», monumenti vivi del medio evo
+non peranco vinto. Il Barone che vi imperava era nel suo territorio un
+piccolo re, unico posseditore della terra, signore dei suoi sciagurati
+abitanti dei quali disponeva a vita e a morte. Ogni podestà giudiziaria
+e di polizia derivava da lui, avvegnaddio egli possedesse il _merum
+et mixtum imperium_, l’alta giustizia criminale e civile. Troppo
+deboli erano i Papi perchè potessero torre alla nobiltà di provincia
+così ragguardevoli privilegî; nè riuscirono a operare quel che fece
+più tardi Federico II nel suo reame, allorchè per dar fortezza alla
+monarchia e per promuovere il bene del paese, fiaccò la superbia di
+oltracotanti signori feudali. Nelle terre pontificie i Baroni del
+continuo tenevano l’alta giurisdizione, e soventi volte i Pontefici
+concedevano loro quel diritto financo con patenti d’investitura:
+lo dimostrano molte carte del secolo decimoterzo. Per di più la
+giurisdizione baronale si esercitava da conventi e da chiese, che
+a forza di donazioni e di compre s’erano impadroniti di una parte
+smisuratamente grande dei beni della Campagna. V’erano dei _Castra_
+che ancora formavano una comunità di uomini liberi (_communitas_
+o _populus_) con reggimento consolare; tuttavolta la vita dei loro
+municipî era assai angustiata dalle aggressioni che contro di essi
+moveva la giurisdizione del Barone laico od ecclesiastico. Teneva il
+predominio una nobiltà di provincia, rozza e violenta, non frenata da
+una monarchia territoriale, nè da sentimento civico; una nobiltà che
+si teneva appiattata nelle sue solitudini selvagge e fino a cui non
+giungevano i progressi del tempo a incivilirla: così se ne spiega il
+fatto che fino ai dì nostri il Lazio fu di tutte le province della
+Chiesa quella che si rimase addietro alle altre. In quel sublime
+deserto, sulle cui colline e nelle cui valli, invece del biondeggiante
+frumento, crescono il mesto fiore dell’asfodillo e la menta, ne
+rimangono testimonî oggidì molte castella rugginose, che, tetre larve,
+durano colà sormontate da un annerito maniero baronale, sola figura
+imponente di architettura che in tutto il paese si noti. I Comuni, che
+nella restante Italia fransero la barbarie feudale e educarono una
+novella civiltà nazionale, non svilupparono le loro forze in quella
+terra mal governata e scarsamente popolata di pastori e di agricoltori,
+dove, in vastissimi territorî deserti, Baroni e monaci continuavano ad
+esser padroni.
+
+Soltanto alcuni pochi luoghi maggiori, che fin dal tempo antico erano
+stati sedi di Vescovi, si mantenevano colà da _Civitates_ ossia da
+Comuni civici sotto la protezione dei loro Vescovi e dei Papi, con
+Podestà e con Consoli alla testa, e dentro di sè divisi nelle classi
+fra loro ostili dei cittadini liberi (_populus_) e dei cavalieri
+(_milites_). Anagni, Veroli, Velletri, Alatri, Frosinone e Ferentino
+non vennero mai sotto il potere esclusivo di un signore baronale; chè
+anzi possedevano statuti di loro ordinamento comunale, con diritto di
+eleggere i proprî Rettori, e di conchiuder trattati di ogni specie[92].
+Ma poichè ad onta di ciò v’erano in tutti i luoghi, grandi e piccoli,
+dei Baroni che vi si attaccavano a guisa di mignatte, con parecchie
+sorta di diritti, non la era facile bisogna per il Rettore pontificio
+di porre ad accordo le tante fila intrecciate di giurisdizioni che
+venivano a cozzo fra loro, o di comporre a pace le eterne discordie che
+s’agitavano fra Comuni e signori e uomini del ceto cavalleresco. Tutto
+il territorio della Campania e della Maritima, dai monti Volsci al
+mare (dove Terracina era la sola città considerevole che avesse una sua
+propria costituzione comunale), era governato precisamente da un Legato
+pontificio nominato a tempo, che aveva il titolo di _Rector Campaniae
+et Maritimae_. Quell’antico officio di conte della Campagna (_Comitatus
+Campaniae_) tenevano or illustri Romani laici con podestà puramente
+temporale, ed or Prelati e Cardinali con duplice autorità[93].
+
+Il viaggio di Innocenzo III attraverso il Lazio ci offerse opportunità
+di rivolgere uno sguardo alle condizioni di questa celebre contrada.
+Sebbene quel viaggio avesse per iscopo di raffermare vassalli e città
+nella fede della Chiesa, vi si aggiungeva un altro intendimento.
+Infatti Innocenzo era allora tutto affaccendato per comporre a
+Riccardo, fratello suo, un magnifico principato sul Liri, e il giovine
+re Federico gliene cedeva il territorio, ripagando così gli oblighi
+che aveva verso il Papa. Intanto che questi stavasene nel convento di
+Fossa Nuova vicino Ceccano un Protonotario siciliano proclamava a suon
+di tromba che Riccardo Conti era creato conte di Sora. Oltre a questa
+antica città il feudo di lui comprendeva una considerevole estensione
+di terre, Arpino (la patria di Cicerone e di Mario), Arce, Isola ed
+altri luoghi. Ancora nell’anno 1215 Federico confermò Riccardo in
+quel possedimento, e perfino staccò le dette città dal vincolo del suo
+reame, e dichiarò formalmente che erano feudi della Chiesa[94]. Così
+Innocenzo III ebbe formato di là del Liri uno Stato nepotesco pronto a’
+suoi ordini, che gli teneva officio di salda trincea; così a spese di
+Federico ebbe ampliato lo Stato della Chiesa. Or la potenza di Riccardo
+potevasi dir principesca. Possedeva egli di già i feudi di casa Poli;
+nell’istesso anno 1208 acquistava eziandio Valmontone nella Campagna, e
+diventava più tardi lo stipite della famiglia dei Conti che si divise
+in due rami, l’uno di Valmontone (in tempo posteriore detto anche di
+Segni) e l’altro di Poli: infatti, dei suoi tre figli, Paolo fondò la
+prima linea e Giovanni la seconda[95]. Addì 6 Ottobre 1208 in Ferentino
+Riccardo prestò al Papa giuramento di vassallaggio per tutte le terre
+acquistate. Potevasi dar biasimo ai Romani, se accusavano Innocenzo
+di nepotismo? Egli provvide liberalmente ai suoi parenti, e die’ loro
+terre e altissime dignità; infatti gli faceva duopo ricompensarne i
+molti servigi, e pare che tutti que’ suoi congiunti fossero uomini
+forniti di cospicui pregî di mente[96].
+
+Reduce del suo viaggio e salutato dai Romani con grandissimi onori,
+il Papa rientrò in Laterano nel giorno primo del Novembre 1208. Nel
+frattempo la Città era del tutto tornata in quiete. Sebbene tratto
+tratto il Comune facesse tentativo di ristabilire un Senatore di sua
+libera elezione, nondimeno la costituzione dell’anno 1205 si mantenne
+in vigore fino a tanto che visse Innocenzo III[97].
+
+
+§ 2.
+
+Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta della successione al
+trono di Alemagna. — Ottone della casa dei Guelfi e Filippo di Svevia.
+— Trattato di Neuss. — Lo Stato della Chiesa è riconosciuto nel diritto
+publico dell’Impero: estensione dello Stato. — Il partito di Filippo
+protesta contro le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro
+di Aragona s’incorona a Roma.
+
+Ben maggiori difficoltà, che non nelle cose dello Stato ecclesiastico
+e del reame di Sicilia trovò Innocenzo in quelle dell’Impero tedesco.
+Dopo la morte di Enrico VI la elezione di due Re diversi e l’appello
+dei partiti fecero del Pontefice il protettore dell’Impero. Alla
+maggior moltitudine dei Principi elettori alemanni s’opponeva la
+fazione dei Guelfi, la nemica della monarchia ereditaria degli
+Hohenstaufen, l’alleata d’Inghilterra, ov’era re quel Riccardo che
+Enrico VI aveva così acerbamente umiliato. Ottone, figliuolo di Enrico
+il Leone, protetto e vassallo di suo zio Riccardo che lo aveva creato
+duca di Aquitania e conte del Poitou, col soccorso di sussidî inglesi
+e dei compri Vescovi del basso Reno, rialzò la sua casa dalla ruina
+in cui la avevano precipitata gli Hohenstaufen. Addì 12 Luglio del
+1198 Adolfo di Colonia lo coronò in Aquisgrana; ma la più gran parte
+dei Principi (ed erano anche i maggiori) avevano eletto, nel Marzo,
+Filippo di Svevia; ed agli 8 di Settembre questo fratello di Enrico
+VI cingeva a Magonza il diadema. Se nell’intento di conservare la
+corona alla casa di Hohenstaufen Filippo da tutore di Federico si
+tramutava in usurpatore dei suoi diritti; se i Principi mettevano
+in non cale il giuramento di omaggio che fin dall’anno 1196 avevano
+prestato al giovinetto figlio di Enrico, ei potevasi dire che le
+condizioni delle cose li giustificavano di agir così: ma se d’altra
+parte Innocenzo III non tutelava i diritti del suo pupillo, egli
+poteva a buona ragione protestare che aveva solamente assunto l’obligo
+di proteggere Federico nel suo retaggio di Sicilia, laddove Filippo
+erane in Germania il tutore eletto da Enrico VI. Nè più nè meno di
+Gregorio VII, anche Innocenzo III fece suo pro della lotta che si
+combatteva per ragione della corona, affine di accrescere la potenza
+del Papato a spese dell’Impero: quello era per unità forte, questo per
+divisione indebolito[98]. I documenti della gran contesa dell’Impero
+dimostrano con quanto intelletto politico Innocenzo sapesse da quello
+sciagurato litigio trarre il massimo profitto per la Chiesa. A fronte
+dei bisogni di qualsivoglia podestà terrena sarebbe per verità insana
+cosa l’esigere che un Pontefice avesse sacrificato il vantaggio della
+sua Chiesa alla ragione di una giustizia puramente ideale. Innocenzo
+per necessità doveva fin dalle prime pendere a favore del figliuolo
+di Enrico il Leone, la cui famiglia per lungo tempo aveva servito
+di puntello alla Chiesa[99]. Saravvi alcuno che lo biasimi perchè
+ebbe desiderato di detronare per sempre i temuti Hohenstaufen e di
+porre i Guelfi in vece di loro? Favorire, diss’egli con molto senno,
+favorir Filippo non posso, lui «che non ha molto usurpò il patrimonio
+della Chiesa, si appellò duca di Tuscia e della Campania, e affermò
+che la podestà sua si estendeva fino alle porte di Roma, fino anzi
+al Transtevere»[100]. Forse che egli doveva promuovere l’esaltamento
+di Federico all’Impero? Il figlio di Enrico VI avrebbe nuovamente
+congiunto a quello Sicilia[101], laddove i Papi osteggiavano i disegni
+degli Hohenstaufen, i quali coll’assoggettamento d’Italia e colla
+distruzione dello Stato ecclesiastico miravano a restaurare la podestà
+imperiale ed a fondare una monarchia ereditaria: questo era pure stato
+il piano favorito di Enrico VI. I Papi non potevano acconsentire che
+un Impero ereditario sorgesse: nè lo facevano perchè fossero vaghi dei
+concetti ideali giusta cui l’Impero (sottratto ad una dinastia che lo
+possedesse per diritto di nascita, e fatto simile all’Impero pontificio
+elettivo) doveva avere per imperatore «il più pio ed il più savio»
+dei Principi; piuttosto facevanlo per timore che un’Alemagna potente
+opprimesse tutti gli altri paesi e la Chiesa eziandio. I Papi erano
+i nemici naturali dell’unità monarchica di Germania come di quella
+d’Italia; laonde non è difficile cosa indovinare la mente cui s’inspirò
+Innocenzo III allorquando significò ai Principi elettori, che Germania
+non avrebbe potuto mai diventare un Impero ereditario[102].
+
+Nel famoso istromento che egli mandò in Germania colle sue riflessioni
+sulla lite che s’agitava nell’Impero Innocenzo svolse con verità
+eminente e con maestrevole arte tutte le ragioni sue che stavano a pro
+dell’uno e contro dell’altro pretendente. Del resto il linguaggio di
+lui dappertutto suona pari a quello di Gregorio VII e di Alessandro
+III, ma ne supera le audaci idee del potere pontificio. Nel tempo
+dei Carolingi, quando avevano appena dimesso il modesto vestimento
+di Vescovi, i Pontefici avevano concepito l’Impero come ordinamento
+teocratico del mondo che riposava sulle fondamenta del Cristianesimo,
+ed entro cui la Chiesa visibile assumeva forma e figura nelle
+leggi civili: invece, dopo di Gregorio VII i Pontefici avvilirono
+quell’Impero formandone il concetto che fosse una podestà puramente
+materiale: nell’Imperatore null’altro vollero vedere che il primo
+vassallo della Chiesa, da essa investito, il quale a difesa di lei
+doveva sguainare la sua spada materiale, e come giudice temporale
+aveva obligo di abbattere l’eresia[103]. Laddove la Chiesa di Dio,
+ossia il Papato, era il sole che illuminava l’universo, l’Impero
+(secondo l’opinione dei preti) scorreva entro la sua orbita soltanto
+come fosca luna nelle sfere vaporose della notte: e nella mente degli
+uomini questo abile giuoco di fantasia monastica prese consistenza
+di una verità astronomica[104]. La Chiesa si sollevò ben alto come
+sublime podestà spirituale, idealità vera del mondo; l’Impero decadde
+nel concetto e nella realtà. La sottile filosofia dei Pontefici
+esaminò e cribrò l’origine della podestà de’ Principi, e ne venne alle
+conchiusioni stesse del Rousseau, ossia a quelle teorie che oggidì si
+appellano democratiche. Però ogni Imperatore, compreso della dignità di
+sè medesimo e ispirato all’idea della sua antica legittimità, doveva
+per forza ribellarsi contro pretese che ribadivano i famosi principî
+di Ildebrando e si comprendevano in questi aforismi: — la podestà
+regia sta profondamente sotto di quella sacerdotale: — il Papa come
+vicario di Cristo, «per cui virtù dominano i Re e regnano i Principi»,
+è signore dell’orbe: — l’officio dei Principi deriva dalla tirannide
+di Nemrod che fu castigo imposto agli Ebrei; solamente il sacerdozio
+deriva da Dio: — il Papa è giudice e fattore dell’Impero, poichè questo
+fu da Bisanzio trasferito nella terra dei Franchi per opera della
+Chiesa, e poichè l’Imperatore non da altri che dal Papa riceve la
+corona: — conformemente a ragione di principio e di scopo l’_Imperium_
+appartiene alla santa Sede: — in una parola il Papa possiede le due
+spade, la temporale e la spirituale. — E quest’è la dottrina contro
+cui più tardi Dante proruppe con tanta energia, chiedendo che le due
+podestà andassero separate[105].
+
+Mentre gli elettori di Ottone, senza por bada alle conseguenze,
+assoggettavano l’Impero al tribunale pontificio, i Principi
+parteggianti per Filippo si ribellavano, pieni di sospetto e di
+collera, contro l’ingerenza che il Papa si prendeva nella elezione
+imperatoria. Lo ammonirono di tenersi nei limiti convenevoli, e financo
+minacciarono che colle armi avrebbero condotto a Roma il loro Re,
+perchè vi ricevesse la corona. Rispondeva il Papa alle loro ripetute
+proteste, dichiarando che egli non contestava il diritto elettivo
+dei Principi, ma che essi pur dovevano ammettere che il diritto
+di esaminare le qualità dell’eletto e di insignirlo della podestà
+imperiale si spettava al Pontefice, il quale lo ungeva del crisma, lo
+consecrava, lo coronava. Così col correr dei tempi il rapporto storico
+da Imperatore a Papa s’era voltato assolutamente al rovescio di quello
+che un dì era stato[106].
+
+Per tre anni Innocenzo si tenne chiuso in petto il suo giudizio,
+e frattanto sopra Alemagna si scatenarono tutte le furie della
+guerra civile: indi, addì 1 Marzo 1201, egli chiarì il suo favore al
+figliuolo di Enrico il Leone. I Romani si risovvenero delle lor vecchie
+pretensioni all’elezione imperiale, ma se ne ricordarono soltanto per
+confermare la deliberazione del Pontefice: infatti il Guelfo fu in
+Campidoglio acclamato re dei Romani[107].
+
+A prezzo del suo riconoscimento Ottone rinunciò all’antica autorità che
+l’Imperatore aveva esercitato sulla parte maggiore d’Italia, e confermò
+la sovranità del nuovo Stato ecclesiastico: a Neuss, nel giorno 8 di
+Giugno, egli fece sottomessione ad un trattato che gli fu imposto. In
+esso per la prima volta si fissarono i limiti dello Stato della Chiesa,
+e furono pressochè quelli che durarono fino all’ultima rivoluzione.
+Lo Stato comprendeva il territorio che si estende da Radicofani a
+Ceperano, l’Esarcato, la Pentapoli, la marca d’Ancona, il ducato di
+Spoleto, i beni della contessa Matilde e la contea di Brittenoro, «con
+altri paesi circostanti, sì come l’ebbero stabilito molti privilegî
+promulgati dagli Imperatori, da Lodovico in poi»[108]. Giurò Ottone che
+conserverebbe Sicilia alla Chiesa, nè qui fece pur lontana menzione dei
+diritti di Federico: quanto alle due federazioni di città italiche ed a
+Roma, promise che si conformerebbe alla volontà del Pontefice; e questa
+fu cosa di massima importanza, avvegnaddio il Papa pensasse di levare
+così all’Imperatore qualsiasi specie di influenza sulla lega lombarda.
+Il Guelfo accondiscendente tacque dei diritti dell’Impero; e per tal
+guisa con quell’istromento si rovesciarono i principati tedeschi della
+Romagna e delle Marche, si cancellarono i diritti dell’Impero (prima
+nemmanco posti in dubbio) sui territorî di Spoleto e di Ancona, si
+diede di frego a tutti gli istituti che Enrico VI aveva fondato nel suo
+intento di restaurare la podestà imperatoria in Italia e a Roma: così,
+in una parola, si diede confermazione giuridica a tutte le rivoluzioni
+operate da Innocenzo III. Il celebre patto di Neuss fu il primo
+fondamento autentico della signoria pratica del Papa nello Stato della
+Chiesa: tutti gli Imperatori che vennero dopo l’ebbero riconosciuto
+per valido; e in siffatto modo le primitive donazioni da Pipino in poi,
+delle quali non si poteva dar prova, si tramutarono in un documento di
+valore genuino ed incontestabile[109]. Di contro a questa pergamena
+di così alta rilevanza puossi ancor dubitare che fra tutti i motivi
+che indussero Innocenzo III ad appigliarsi ad Ottone non fosse il
+più potente la persuasione che Filippo non avrebbe mai aderito a così
+grandi concessioni, quali il Guelfo più fiacco doveva essere già pronto
+a sancire?
+
+La sentenza del Papa irritò in Germania gli uomini amatori della
+patria. Gli aderenti di Filippo ne protestarono contro il legato Guido
+di Preneste, come quegli che aveva offeso il loro diritto elettivo.
+«Dov’è», dissero, «che voi, papi e cardinali, abbiate udito essersi i
+predecessori vostri o i loro ambasciatori immischiati nella elezione
+dei Re romani?» E rodendosi del dispetto rammentavano il diritto antico
+che gl’Imperatori avevano esercitato nell’elezione dei Papi; giacchè
+dapprima erano stati gl’Imperatori a mettere i Pontefici in trono,
+e adesso i Papi vi mettevano gl’Imperatori. L’Impero romano non era
+più che un fantasima[110]. L’orgoglio e il sentimento patrio furono
+punti che l’Impero cadesse avvilito sotto gli arbitrii d’impertinenti
+nunzî pontificî, i quali mettevano Alemagna a scompiglio, seminavano
+la divisione nei Vescovati e nelle terre, scagliavano la scomunica
+contro Filippo, e ammonivano tutto il mondo che dovesse disertarlo. La
+guerra civile divampò. L’unico modo per cui Filippo potesse convincere
+il Papa che per sè stava il buon diritto era quello di vincerlo: ed
+egli non ne disperava, ma le grandi promesse che fece fare a Innocenzo
+nell’anno 1203 trovarono a mala pena ascolto. Egli annodò dunque
+alleanza coll’antica fazione che Enrico VI aveva avuto in Italia,
+e nell’anno 1204 mandò nelle Marche Lupoldo (investito da lui del
+vescovato di Magonza, ma rejetto dal Papa) per mettervi in arme i
+partigiani di Markwaldo. Al Vescovo riuscì di trar dalla sua parecchie
+città e di tener testa alle soldatesche pontificie fino all’anno
+1205[111]: oltracciò Filippo se la intese coi nemici del Pontefice
+nell’Italia meridionale, ed eziandio Roma gli prestò opportunità di
+molestare Innocenzo coll’opposizione che a questo moveva il partito
+popolare[112].
+
+Mentre nell’Impero si protestava contro l’arbitrato che il Papa si
+arrogava, Innocenzo con maestà tranquilla mostrava al mondo, esservi
+realmente dei Re, i quali spontaneamente riverivano il Vicario di
+Cristo come datore dell’autorità regia. Il giovine Pietro di Aragona,
+campione cavalleresco della fede nella guerra contro ai Mori,
+persecutore inesorabile degli eretici, capitò nel 1204 a Roma per
+farvisi incoronare dal Papa: e questi ve lo aveva invitato, perciocchè
+volesse in pari tempo condurre a conchiusione il matrimonio di Federico
+con Costanza sorella di Pietro. Fino ad ora i re di Aragona non avevano
+mai ambito la ceremonia dell’incoronazione; invece il loro nipote
+(tanto era vano!) ne veniva a cerca, e ne pagava l’orpello a immenso
+prezzo. Allorchè, nel giorno 8 di Novembre, egli toccò terra scendendo
+all’isola che è presso Ostia, il Pontefice gli mandò incontro una
+onorevole comitiva, nella quale trovossi eziandio il Senatore, andato a
+rappresentarvi la Città[113]. L’ospite regale fu albergato nel palazzo
+di san Pietro, ma la coronazione (avvenne addì 11 Novembre 1204) non
+si celebrò in quella basilica, sibbene nell’altra di san Pancrazio
+fuori le porte. Il Cardinale vescovo di Porto unse il Re del crisma, il
+Papa lo coronò e lo vestì di tutte le insegne del regno, e l’Aragonese
+giurò di rimanere fedele alla Chiesa romana e di esterminare la eresia:
+indi, tornato in san Pietro, depose umilmente la sua corona sulla
+tomba dell’Apostolo; formalmente offerse il suo regno in dono votivo al
+principe degli Apostoli che portava il suo stesso nome, e s’impegnò di
+pagare alla santa Sede un annuo tributo[114]. Il fanatismo di questo
+Principe, che senza necessità alcuna si faceva vassallo del Papa, è
+significativo di ciò che fosse l’indole spagnuola fino da quell’età;
+gli Stati di Aragona lo accusarono, al suo ritorno, di avere tradito la
+libertà della patria, e l’opera fantastica di lui, ottant’anni ancora
+più tardi, fornì ad un Pontefice il diritto di togliere Aragona (come
+feudo della Chiesa) alla famiglia di Pietro e di darla ad un Principe
+francese[115]. Ma che importanza ebbe mai il giuramento di vassallaggio
+dell’Aragona a petto dello splendore immenso onde pochi anni dopo si
+ornò Innocenzo III! financo un Re d’Inghilterra riceveva, nè più nè
+meno di un vassallo tributario, la sua corona dalle mani di un legato
+pontificio; ed era nientemeno che un succeditore di quel Guglielmo
+il Conquistatore, il quale con tanto amara ironia aveva ributtato
+le pretese di Gregorio VII, allorchè questi gli aveva chiesto che
+riverisse la signoria suprema della santa Sede!
+
+
+§ 3.
+
+La Germania si volta alla parte di Filippo. — Negoziati di lui col
+Papa. — Re Filippo è assassinato. — Ottone è riconosciuto per re
+in Germania. — Ottone IV viene a Roma: coronazione imperiale. —
+Combattimento nella Leonina.
+
+Nel frattempo la sorte delle armi e l’opinione publica volgevansi in
+Alemagna a pro di Filippo. Il diritto, il buon senso, il vantaggio vero
+la vincevano sopra una politica ingenerosa e contraria al sentimento
+nazionale. Parecchi Principi dell’Impero che finora erano stati i più
+ostinati avversarî dell’Hohenstaufen, fecero a lui soggezione, ossia
+disertarono la parte guelfo-inglese.
+
+Nel Gennaio dell’anno 1205 Filippo, novellamente eletto e riverito
+eziandio dai Principi del Basso Reno, fu coronato in Aquisgrana da
+Adolfo arcivescovo di Colonia nel luogo istesso dove prima questo
+prelato aveva imposto il diadema sul capo di Ottone. Sebbene le
+esortazioni del Papa ai Principi fossero tornate infruttuose,
+la contrarietà di lui era l’unico impedimento a ciò che il trono
+dell’Hohenstaufen trovasse universalmente omaggio. Ma ora Innocenzo
+non isdegnò più di negoziare con Filippo per comporre a pace
+l’Impero, e il Re rispose con una diffusa scrittura all’ambasciata
+che il Papa gli spedì. Quella lettera notevole, in cui Filippo viene
+giustificando tutte le opere sue e massimamente i modi ond’era salito
+al trono, porta l’impronta di un vero spirito di conciliazione e
+di non infinta veracità. Filippo protestava di volersi sottoporre
+alla sentenza dei Cardinali e dei Principi affinchè giudicassero di
+tutto quanto la Chiesa gli apponeva a peccato, e dichiarava voler
+metter in silenzio, come il rispetto religioso comandava, tutto
+ciò che l’Impero apponeva a colpa del Papa: cotali proteste fecero
+favorevolissima impressione[116], tanto più che i sentimenti cattolici
+dell’Hohenstaufen avevano in Roma per mallevadori il Patriarca di
+Aquileia e altri messaggieri, i quali erano venuti recando al Papa
+novelle proposte. Vedeva Innocenzo raggiante lo scopo cui nella
+contesa della successione all’Impero mirava, quello cioè di mutare la
+sua ingerenza in un diritto pontificio riverito ed accolto da tutti i
+partiti; ed invero anche Filippo innanzi a lui or s’inchinava sì come
+Ottone aveva fatto. La rivoluzione delle cose avvenuta in Germania
+costringeva Innocenzo III a cambiar metro, laonde egli acconciava da
+buon statista il suo indirizzo politico alle circostanze, quantunque le
+sue trattative con Filippo fino da allora lo esponessero alla censura
+di doppiezza, parimenti di quello che anticamente era stato detto
+di Gregorio VII in simili condizioni di cose. Sull’incominciamento
+dell’anno 1206 egli biasimava Giovanni d’Inghilterra e gli ottimati
+di Bretagna perciocchè non assistessero abbastanza Ottone; esortava
+quest’ultimo pur sempre a perdurare animosamente e ammoniva i Principi
+alemanni di prestargli soccorso. Però, trascorso che fu mezzo il 1206,
+e caduta Colonia nel mese di Agosto, i negoziati con Filippo si fecero
+più efficaci. L’Hohenstaufen vittorioso si protestò pronto (ed era
+ciò che Innocenzo sopra tutto bramava) a concedere una tregua d’armi
+al suo avversario; e nell’estate del 1207 andarono per conseguenza in
+Germania Ugolino e Leone cardinali legati per farsi mediatori di pace
+fra i due pretendenti. La cosa non riuscì, ma mentre Filippo, il quale
+era uomo fornito di maggior bontà d’animo che non di energia regia,
+si sottoponeva a patti che gli venivano dettati in cose di chiesa,
+quei legati, a gran costernazione di Ottone, lo proscioglievano con
+grandissima solennità dall’anatema. Per le condizioni d’Italia era
+notevole che alcuni Principi di questo paese ricevessero patenti
+feudali da Filippo ancor prima della sua assoluzione[117]: e omai
+nella primavera dell’anno 1208 ei la faceva completamente da re
+romano; mandava da suo legato in città toscane Wolfgero di Aquileia,
+ne reclamava i diritti imperiali che quelle avevano usurpato durante
+l’interregno, e ne otteneva completamente l’ossequio[118].
+
+La sua vittoria su Ottone recò conseguenze decisive anche presso il
+Papa; solamente il più difficile tema pei legati d’ambe le parti era
+nel porsi d’accordo sui diritti imperiali e sulla confermazione dei
+beni che la Chiesa aveva acquistato nell’Italia di mezzo. Filippo,
+che un tempo aveva posseduto con titolo ducale le terre di Matilde in
+Toscana, sentiva repugnanza di rinunciare ai diritti dell’Impero così
+obbrobriosamente come Ottone aveva fatto. Ed è dubbioso se anche allora
+egli ripetesse la proposta di dare la sua regal figlia in isposa al
+nipote del Papa, al figliuol di Riccardo uomo nuovo, e di concederle
+in dote le terre controverse di Toscana, di Spoleto e di Ancona[119].
+Ciò s’era promesso nell’anno 1205, ma certo è che più stava a cuore
+dell’ambizioso Papa (il quale primo fra tutti i Pontefici fondò un
+principato a’ suoi nepoti) di sollevare pretese di tale specie, anzichè
+al Re di assecondarle. Il vero tenore delle offerte da lui fatte in
+quel tempo rimane ascoso nel buio; ma difficilmente saranno state di
+poco rilievo, avvegnaddio le esigenze del Papa non potessero essere
+da meno di ciò che egli aveva ottenuto nel trattato di Neuss. La
+Germania profondamente lacerata e divisa si rassegnò che le cose sue
+più intime venissero tratte innanzi al tribunale di Roma e di Cardinali
+stranieri; però il sentimento nazionale ne fu offeso, e la sua voce
+irritata risuona ancora alle nostre orecchie nei versi di poeti amanti
+della patria[120]. Di già prevedevasi che Innocenzo stesso avrebbe
+consentito affinchè si pronunciasse giuridicamente, essere Ottone
+destituito dall’Impero le quante volte non avesse aderito in buona pace
+ad un accomodamento; ma tutt’a un tratto un brutale colpo di spada
+demoliva l’opera d’immensi sforzi, ruinava le speranze d’Alemagna.
+Re Filippo moriva a Bamberga nel dì 21 Giugno 1208, sotto il ferro
+assassino di Ottone di Wittelsbach. La caduta del giovine Principe dopo
+una vita tanto laboriosa, alla vigilia del suo trionfo, è uno dei più
+tragici avvenimenti che registri la storia tedesca. Con lui si spense
+in Alemagna la casa di Hohenstaufen. Della splendida famiglia del
+Barbarossa non restava che un solo rampollo; e questi era Federico, il
+protetto d’Innocenzo III, omai fin da fanciullo divenuto straniero alla
+nazione, e rimasto in Sicilia in mezzo a torbidi sventurati. Un breve
+minuto di tempo trasformò le sorti del mondo, incatenò di bel nuovo i
+destini d’Italia e di Alemagna, e trascinò le due nazioni, l’Impero e
+il Papato, in un labirinto di guerre, cui non bastò un intiero secolo
+a sedare: i loro effetti ben si ravvisano nell’indirizzo che hanno dato
+alla civiltà umana.
+
+Come Innocenzo III, nella Campania ove trovavasi, ebbe udito della
+morte di Filippo, il suo spirito fu profondamente turbato da un
+avvenimento che di repente mutava i suoi disegni: però egli non
+comprese allora la gravità di destini che quell’istante disserrava.
+Politico, parvegli che fosse un caso il quale tosto lo rifaceva padrone
+delle cose e lo liberava da contrasti manifesti; prete, gli sembrò
+esser quello un giudizio che Dio pronunciava nella grande contesa
+dell’Impero.
+
+Non v’era di che scegliere: conveniva tosto riaccogliere il guelfo
+Ottone dianzi abbandonato. Innocenzo subito gli scrisse, lo rassicurò
+adesso nuovamente del suo amore, gli fe’ balenare alla vista il suo
+prossimo e indubitato esaltamento al trono imperiale, ma gli fece
+eziandio traveder da lontano che, se avesse voluto fare il caparbio,
+gli si teneva sempre in pronto un avversario, il nipote del trucidato
+Filippo[121]. Nel Re di Sicilia, omai divenuto maggiorenne, legittimo
+erede dei diritti degli Hohenstaufen, viveva un formidabile emulo per
+Ottone; la Chiesa poteva contro di lui armarlo tosto che lo reputasse
+vantaggioso; ed è pur uno spettacolo di possente attrattiva veder la
+persona giovanile di Federico sollevarsi fatale e minacciosa nel fondo
+di quella scena, su cui fra poco il Papa stesso sarà per evocarlo, a
+ruina della Chiesa e insieme dell’Impero.
+
+Innocenzo voleva sul serio che la lunga contesa del trono si definisse,
+e (questione congiunta all’altra) che si desse il riconoscimento
+giuridico al suo Stato ecclesiastico; nè aveva pur dubbio di ottenerlo
+da Ottone, cui già teneva vincolato nelle strettoie del trattato di
+Neuss. Alemagna, assetata di pace, prestò omaggio al Guelfo. Dolore,
+amor patrio, necessità recarono in essere una conciliazione che si
+celebrò in forma solenne; e parve che l’antica lite delle due famiglie
+si sopisse, allorchè Ottone nel parlamento di Francoforte, addì 11
+Novembre 1208, fu acclamato re da tutti gli Stati dell’Impero, e tosto
+dopo si fidanzò coll’orfana figliuola del suo avversario Filippo[122].
+
+Fu annunciato che il Re andrebbe a Roma. Ma prima, come richiese il
+Papa, Ottone rinnovò a Spira, nel giorno 22 Marzo del 1209, le promesse
+fatte nella convenzione di Neuss. Fu riconosciuto lo Stato della Chiesa
+in tutta la sua estensione, e si aggiunsero grandissime concessioni in
+cui si dichiarò essere la Chiesa libera dall’autorità dello Stato: per
+tal modo il Concordato di Calisto II perdette tutto il suo vigore[123].
+Diritti imperiali nelle terre or cedute alla Chiesa Ottone non
+conservò, tranne quello meschino del _Foderum_ nei viaggi a Roma, che
+nel trattato come per beffa fu registrato. Fu questa la prima volta
+da che l’Impero esisteva che il Re dei Romani si appellò eletto «per
+grazia di Dio e del Pontefice»; Ottone dovette confessare che soltanto
+al Papa andava debitore del suo esaltamento al trono, ma re giurò quel
+che imperatore non avrebbe potuto mantenere.
+
+In Augusta si presentarono ambasciatori italiani a prestare omaggio
+ad Ottone, seco recando le chiavi delle loro città, fra le quali
+fuvvi anche la grande Milano, che si congratulò con sincera gioia
+dell’avvenimento di un Guelfo all’Impero. Nel Gennaio del 1209 Ottone
+nominò il patriarca Wolfgero a suo legato in Italia, affinchè vegliasse
+a guardia dei diritti che l’Impero possedeva tuttavia in Lombardia, in
+Toscana ed a Spoleto, nella Romagna e nelle Marche[124]. Infatti, anche
+dopo della pace di Costanza e dei trattati col Papa, gli Imperatori
+avevano continuato a tenere un’apparenza di suprema autorità nelle
+città d’Italia, ed eziandio a possedere parecchi diritti fiscali
+perfino nella Romagna e nelle Marche. Nè i Papi vi contraddicevano; chè
+anzi Innocenzo medesimo ammoniva le città di Lombardia e di Toscana
+di mostrarsi docili al legato regio; però a questo rammentava che
+conformemente ai patti occupasse i beni di Matilde solo per conto della
+Chiesa.
+
+Allorchè Ottone, nell’Agosto 1206, passando dal Tirolo discese con
+un grande esercito nella pianura del Po non uno s’alzò ad impedire il
+cammino di un Guelfo che s’avviava a Roma[125]. Sventura d’Italia fu
+che le sue città non potessero formare una confederazione durevole:
+se ciò fosse avvenuto nessun Re tedesco dopo la morte di Enrico VI
+avrebbe potuto più valicare il baluardo che avrebbe opposto la popolosa
+Lombardia. La gloriosa lotta che i Lombardi ebbero combattuto per la
+independenza, nè cancellò la tradizione dell’Impero romano che ancora
+in tempo più tardo commosse a tanto grande entusiasmo gli Italiani,
+nè recò all’intiero della nazione un costante profitto. Infatti dopo
+della vittoria di Legnano le Republiche italiche poterono sì poco
+fondare la nazione politica, quanto poco le Republiche greche erano
+riuscite a farlo dopo le giornate di Maratona e di Platea. Mentre le
+città dell’alta Italia ardevano di guerre civili e di lotte intese a
+raffermare la loro costituzione, omai si ergevano le persone di quei
+tiranni di città che hanno stampato un carattere così spiccato nella
+storia d’Italia dopo il secolo decimoterzo. Ezzelino da Onara e Azzo
+margravio di Este, nemici fra sè a vita e a morte, accusatori uno
+dell’altro innanzi a Ottone, erano allora i caporioni dei due partiti,
+che per un paio di secoli ebbero lacerato questa contrada: e accanto ad
+essi stava il ghibellino Salinguerra, grande al paro di loro per sete
+d’imperio e per prodezza feroce[126].
+
+Or che per la prima volta un Imperatore di casa Guelfa attraversava la
+Lombardia, tutti i nemici degli Hohenstaufen s’aspettavano di ottenerne
+essi soli tutto il favore. Ma s’ingannarono, perocchè gli amici della
+podestà imperiale non fossero più i nemici di un Guelfo che diventato
+era imperatore. Azzo vide i suoi avversarî accolti con grandi onoranze
+nel campo di Ottone; Firenze la guelfa fu minacciata di un’ammenda di
+mille marchi, e Pisa la ghibellina fu regalata di privilegî e conseguì
+i vantaggi di un trattato.
+
+Innocenzo III ricevette Ottone a Viterbo; e fin da quel primo
+abboccamento il Re romano dovette dire a sè medesimo che, senza
+l’avvenimento di un assassinio, quell’istesso Papa avrebbe posto
+immancabilmente in capo del nemico suo la corona dei Romani. Non si
+può provare simpatie per uomini i cui beneficî derivano da calcoli
+d’egoismo e sono comperati a carissimo prezzo: perciò l’arte politica
+del Papa doveva aver lasciato un desiderio amaro di vendetta in fondo
+all’animo di Ottone; e forse di già a Viterbo lo sguardo d’Innocenzo
+penetrava oltre alla maschera di devozione cui il Re atteggiava il
+volto, e vi scorgeva la stizza che sotto di quella ei celava. Il Papa
+lo precedette a Roma, e nel dì 2 Ottobre Ottone pose il campo presso a
+Monte Mario, dove, secondo la consuetudine antica, fu giurata sicurtà
+alla Curia ed al popolo romano[127].
+
+La coronazione si celebrò addì 4 Ottobre 1209 nel san Pietro; frattanto
+l’esercito restò nelle sue tende, ma una parte delle milizie (erano
+Milanesi) tenne occupato il ponte del Tevere per impedire un assalto
+dei Romani. Chi legge questa Istoria non potrà fare a meno di sorridere
+con ironia, notando la costanza regolare onde ripetevansi le ostilità
+dei Romani ogni qual volta un Imperatore si coronava. Eglino sbarravano
+le porte della città lorchè vi si avvicinavano i Tedeschi; ed il loro
+Imperatore e la sua comitiva non potevano che gettare dal Vaticano
+sguardi desiosi sulla gran Roma, il cui mondo di meraviglie era loro
+chiuso in faccia. È infatti strano che solamente i pochissimi degli
+Imperatori abbiano messo il piede dentro di Roma, e così fu che
+neppure Ottone vide la Città[128]. I Romani, che nell’anno 1201 lui
+avevano acclamato imperatore, lo avrebbero anche adesso di buona voglia
+riconosciuto per tale, se egli avesse accondisceso a comperarne i voti
+con donativi di denaro. Quando diciotto anni prima Enrico VI era venuto
+a torsi la corona, egli aveva dovuto guadagnarsi con un trattato i voti
+elettivi della Città, in allora libera e possente, ma adesso Ottone IV
+non ne aveva mestieri. La cosa irritò il popolo: il Senatore e perfino
+alcuni dei Cardinali furono avversi alla coronazione; i cittadini si
+tennero raccolti in arme sul Campidoglio[129].
+
+Compiuta la ceremonia, la processione mosse lenta e a fatica in mezzo
+alle file dei guerrieri che le facevano ala, ma non passò pur il ponte
+di Sant’Angelo; ivi il Papa s’accomiatò dall’Imperatore per tornarsene
+in Laterano, e (con offesa manifesta alla maestà imperiale) lo ammonì
+che al di seguente abbandonasse le terre romane[130]. Frattanto non si
+sa quale caso era scintilla che faceva scoppiare in fiamme l’odio dei
+Romani. Nella città Leonina si combattè con furore la solita battaglia
+che veniva dietro alla coronazione, e, dopo gravi perdite da una parte
+e dall’altra, Ottone IV rientrò nei suoi quartieri di Monte Mario.
+Qui rimase egli trincerato per qualche giorno, intanto che dal Papa e
+dai Romani chiedeva ristoro de’ sofferti danni, ovverossia riparazione
+dell’offesa ricevuta[131].
+
+
+§ 4.
+
+Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno di Innocenzo. — L’Imperatore
+di guelfo si tramuta in ghibellino. — Ottone muove nelle Puglie. — Il
+Papa lo scomunica. — I Tedeschi chiamano al trono Federico di Sicilia.
+— Ottone IV se ne ritorna in Alemagna.
+
+Appena Ottone IV fu padrone della corona imperiale conobbe d’essersi
+impigliato in un’acerba tenzone coi doveri che egli aveva giurato
+all’Impero; pertanto ei ruppe tosto la fede promessa al Papa. Mentre
+ancora accampava vicino a Monte Mario i beni della contessa Matilde
+diventarono il tema di discussioni irritanti. L’Imperatore richiese
+di venirne a conferenza col Papa, magari anche a Roma, dove sarebbene
+andato egli stesso, fosse pure a pericolo della sua vita: però
+Innocenzo con fredda garbatezza rispose rifiutando, e bramò che si
+trattasse per mezzo di ambasciatori[132]. Ma frattanto grave penuria di
+vettovaglia costrinse Ottone ad abbandonare il territorio della Città,
+ond’egli per la via Cassia entrò nel Fiorentino[133]. Nel suo cammino
+occupò tutti i paesi che in Tuscia avevano appartenuto al retaggio
+di Matilde; prese d’assalto Montefiascone, s’impadronì di Radicofani,
+di Aquapendente, di Viterbo, del territorio di Perugia e di Orvieto;
+in una parola s’insignorì di quei tali luoghi che solennemente aveva
+dichiarato spettare al Papa, e sui quali adesso ei moveva pretese come
+beni della Contessa. Alcune città gli si arresero spontaneamente; di
+altre ei s’impossessò colla forza[134].
+
+Nel suo campo gli facevano accompagnatura vescovi e maggiorenti
+italiani, avidi di ottener dei feudi: fra essi erano Salinguerra,
+Azzo, Ezzelino e Ildebrandino di Tuscia, conte Palatino; presto fu
+coll’Imperatore anche Diepoldo di Acerra, e financo gli prestò omaggio
+Pietro prefetto, quel desso che era divenuto vassallo del Papa. Sotto
+la corona imperiale Ottone IV con meravigliosa prestezza si trasformò
+in ghibellino; ripigliò l’opera del suo predecessore a quel punto cui
+l’aveva troncata la morte di lui; senza reticenze manifestò la pretesa
+di rivendicare all’Impero tutti i possedimenti che Innocenzo dopo la
+morte di Enrico con tanta abilità aveva riunito alla Chiesa; rinnovò
+i privilegî di Enrico, ne trasse dalla sua i partigiani, dispensò
+a feudatarî terre italiane secondo l’intento che avuto avevano gli
+Hohenstaufen, tentò restaurare i principati feudali tedeschi distrutti
+dal Papa. Sull’incominciamento dell’anno 1210 diede ad Azzo d’Este la
+marca di Ancona, concedendogli espressamente tutti i diritti che ivi
+aveva posseduto Markwaldo; in pari tempo infeudò a Diepoldo il ducato
+di Spoleto, sì come un tempo l’aveva tenuto Corrado; il Salinguerra
+investì di Medicina e di Argelate, terre di Matilde; Leonardo di
+Tricarico nominò conte della Romagna[135].
+
+Per difendersi dalle aperte ostilità che Ottone gli sollevava
+nell’Italia di mezzo, Innocenzo cercò nuovamente appoggio nelle città
+di Tuscia e dell’Umbria; e Perugia, addì 28 Febbraio 1210, gli promise
+di proteggere il patrimonio di san Pietro[136].
+
+Il disinganno fu umiliante e terribile. I lunghi sforzi del Papa,
+rivolti a porre un Guelfo sul trono degl’Imperatori, precipitarono
+obbrobriosamente per opera della sua stessa creatura. Innocenzo si
+dolse d’esser maltrattato dall’uomo che egli aveva esaltato quasi
+contro la volontà universale; lamentò di dovere ingollare adesso i
+rimbrotti di coloro che trovavano giusta la sua sorte, perciocchè lo
+ferisse quella istessa spada che egli di sua mano aveva affilata[137].
+Nelle condizioni disperate di Innocenzo non si smentì la giustizia
+divina, chè infatti nella contesa dell’Impero era pure egli che s’era
+fatto caporione di un partito. La storia di Ottone IV rivela una verità
+irrepugnabile, che in pari tempo è splendidissima giustificazione
+degli Hohenstaufen e di tutti quegli Imperatori che la Chiesa con sì
+acerbo livore marchiò della fama di nemici suoi. Se il primo ed unico
+Imperatore che i Papi poterono levare al trono, eleggendolo dalla
+amica casa dei Guelfi, nelle loro stesse mani si mutò in un breve
+istante, di creatura devota in massimo nemico, conviene pur dire che
+così fatta trasformazione fosse cagionata da insuperabili condizioni
+di cose. Come dopo di lui fece Federico II, così Ottone IV combattè
+gli eretici colla spada e con editti, nè mai s’intruse nel dominio
+dogmatico della Chiesa; però, tosto che fu divenuto imperatore, egli
+insorse contro il fondatore del novello Stato ecclesiastico, contro
+il Papa che pretendeva alla signoria d’Italia, e che senza rigiri di
+frasi protestava di essere il signore supremo eziandio dell’Impero.
+Se agli apologisti delle pretensioni pontificie potrà riuscir mai
+fatto di dimostrare che era obligo degli Imperatori e dei Principi
+di sottomettersi al giogo del Pontefice (appunto come avevano fatto
+Aragona ed Inghilterra), e di rispettare in santa pace le dottrine
+bandite da Gregorio VII e da’ suoi succeditori, giusta le quali al
+Vescovo romano sarebbero stati sudditi tutti i monarchi, anzi gli
+uomini tutti della terra; se ciò potranno dimostrare, eglino faranno
+ammutolire ogni contraddittore. Ma chi giudica con intelletto calmo
+di passioni, affermerà ognora che, dopo di Gregorio VII, l’idea
+esagerata del Papato cancellò i limiti che la ragione innalzava fra la
+Chiesa e l’Impero; affermerà che la contesa sempre rinnovellata non
+fu che una lotta necessaria a restaurare l’equilibrio fra la podestà
+temporale e quella spirituale. In sulle prime i Papi intesero alla
+dominazione d’Europa prendendo le mosse da un principio morale; ma
+poichè l’ordine morale profondamente s’addentra in tutte le pratiche
+attenenze della società umana, ne venne massimo pericolo che il
+giure civile fosse assorbito dal diritto canonico, che il tribunale
+ecclesiastico diventasse eziandio una curia di giudicî politici. Ei
+fu nel nome della independenza dell’Impero e delle sue leggi, che gli
+Imperatori si levarono contro la gerarchia romana. Tornarono sempre
+all’idea di secolarizzare la Chiesa, perciocchè la conservazione
+dell’Impero paresse esigerlo, e sempre di bel nuovo mossero guerra alla
+preponderanza ecclesiastica ferendola nel possedimento temporale, nello
+Stato ecclesiastico che era il suo tallone di Achille. Gli Imperatori
+ebbero intenti conservativi, poichè combatterono per l’esistenza
+dell’Impero, e parve loro che i Papi fossero novatori e rivoluzionarî.
+Potrassi deplorare come una loro cecità che non sapessero indursi
+a rinunciare all’Italia ed allo Stato pontificio, ma questo fatale
+errore discendeva dall’idea dell’_Imperium_, che fu tanto ostinata da
+sopravvivere perfino all’Impero stesso, e trovò alimento costante negli
+attacchi onde i Papi diedero di cozzo contro alla podestà imperiale e
+ai diritti della corona.
+
+Chiunque giudichi rettamente condannerà Ottone IV perchè fu spergiuro,
+ma altresì troverà le ragioni della sua colpa nel tragico conflitto
+cui lo trassero le promesse fatte da lui all’Impero e il Concordato
+conchiuso colla Chiesa[138]. «Giurai», così disse più tardi quel
+Principe sventurato, «giurai di serbare la maestà dell’Impero e di
+rivendicare tutti i diritti ch’esso perdette: la scomunica non meritai;
+non tocco alla podestà ecclesiastica, ben anzi voglio proteggerla,
+ma poichè sono imperatore voglio esser giudice io di tutte le cose
+temporali nell’universo Impero»[139]. Così parlò un Imperatore che per
+fermo non era un Enrico III, nè un Barbarossa, nè un Enrico VI; un tale
+che aveva accettato gli arbitrati pontificî nelle cose dell’Impero,
+tanto per ottenere il voto del Laterano; un Imperatore che con
+iscritture aveva ceduto al Papa diritti, che or contro diritto voleva
+riprendersi. Questo fu la sua debolezza, la sua sentenza di condanna,
+la sua necessaria caduta: Innocenzo III con arte romana aveva ravvolto
+il Principe guelfo in una rete di trattati, e ciò per lo meno lo poneva
+dalla parte della ragione di contro ad Ottone IV.
+
+Forse questi sarebbe proceduto meno lestamente nel suo cammino, se
+non lo avessero acciecato le splendidezze di omaggi che ricevette
+dalle città lombarde, e se non ve lo avessero incitato le grida dei
+grandi vassalli. Durante l’interregno, di qua signori e città s’erano
+impadroniti di antichi diritti dell’Impero, di là avevano usurpato
+beni della Chiesa, altrove terre di Matilde; infinita la confusione;
+spesso perciò impossibili le distinzioni. I Ghibellini spronavano
+Ottone alle audacie, perocchè bramassero la distruzione del nuovo Stato
+ecclesiastico e la caduta della signoria pontificia in Sicilia; anzi
+Diepoldo e Pietro di Celano richiedevano l’Imperatore guelfo che vi
+restaurasse i diritti imperiali, e gli prestavano le loro armi contro
+al figlio di Enrico VI. Se pur voleva render securo l’avvenire alla
+sua famiglia, Ottone doveva porre l’erede legittimo della casa di
+Hohenstaufen in condizioni tali che non potesse nuocergli più. Risolse
+pertanto di muovere nelle Puglie; nel Novembre partì di Rieti, entrò
+nel paese de’ Marsi passando per Sora (la contea di Riccardo), indi
+continuò la sua via per la Campania. A Capua, che gli aperse le porte,
+pose i quartieri d’inverno[140].
+
+Poichè Ottone IV teneva Sicilia (il maggior feudo della Chiesa) in
+manifesto conto di terra dell’Impero, e macchinava di ricongiungerla
+a questo nuovamente, il Papa lo scomunicò ai 18 Novembre dell’anno
+1210: ed era trascorso soltanto un anno dalla coronazione imperiale!
+Furibondo di collera, Innocenzo schiacciò la sua propria creatura,
+come un idolo riuscito male e odioso[141], e la corona che aveva posto
+in capo al Guelfo volle ad ogni costo strappargli: avvenimenti così
+ripieni di contrasti politici e umani, così avviluppati, così composti
+di sottili artificî, che diventano dei più memorandi e attrattivi della
+storia.
+
+Ottone IV non istette più in forse di assoggettare l’Italia
+meridionale, e sperò di poter con rapidi colpi condurre l’impresa a
+compimento. Nella estate successiva gli si arresero quasi tutte le
+città, Napoli eziandio; ed egli andò fin a Taranto. In Sicilia lo
+aspettavano i Saraceni; navi pisane stavano pronte per trasportare
+nell’isola le sue soldatesche, ed egli faceva bloccare la città di Roma
+così strettamente che non pellegrini nè messaggi v’entravano[142].
+Egli poi vi teneva relazioni; il Prefetto urbano era passato dalla
+parte di lui, e la fazione dei Romani malcontenti si gettava di nuovo
+bramosamente nelle braccia dell’Imperatore. Si accusava Innocenzo
+d’essere stato l’autore delle scissure che dividevano l’Impero; lo
+si vituperava come uomo di mala fede e incostante, perocchè dapprima
+avesse favorito Ottone ed ora lo perseguitasse. E un giorno che teneva
+ai Romani una predica edificante, l’antico caporione del popolo,
+Giovanni Capocci, alzatosi, prorompeva in queste rozze, ma giuste
+parole: «La tua bocca è bocca di Dio, ma le tue opere, opere sono del
+diavolo»[143].
+
+Frattanto la signoria di Ottone di là delle Alpi tentennava. Torme di
+frati fanatici, emissarî della vendetta di Innocenzo, percorrevano
+l’Alemagna, ed i legati pontificî scalzavano in breve le basi del
+trono all’Imperatore. Appena colà si seppe che era stato scomunicato,
+un forte partito gli si levò contro. Innocenzo III indirizzò lettere
+crucciose a quegli stessi Principi tedeschi cui pochi anni prima aveva
+con tanto fervore ammoniti perchè eleggessero Ottone; e ne scrisse
+eziandio al malizioso Re di Francia, confessando l’errore suo e
+ripudiando la sua creatura: profonda e meritata umiliazione di un uomo
+cupido di dominio. E adesso egli stesso appellava il giovine Federico
+a quel trono donde finora, con politica freddamente meditata, a bel
+disegno lo aveva escluso; ma almeno ne attalentava il suo desiderio
+di vendetta, poichè aveva sotto mano un pretendente con cui spingere
+Ottone al precipizio. Una parte dei Principi tedeschi raccolti a
+Nürnberg, proclamò deposto l’Imperatore ed elesse al trono Federico
+di Sicilia. Questo avvenimento costrinse Ottone a rinunciare a’
+suoi piani, ad abbandonare le Puglie nel Novembre 1211 ed a muovere
+nell’Italia settentrionale, dove parecchie città non gli prestarono
+più reverenza, e dove il Margravio di Este s’era omai posto a capo di
+una lega raccolta contro l’Imperatore. Nella primavera dell’anno 1212
+Ottone tornò in Alemagna.
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+
+§ 1.
+
+Federico risolve di andare in Alemagna. — Viene a Roma. — È coronato
+ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto di intraprendere una Crociata.
+— Concilio Lateranense. — Innocenzo III muore. — Indole di lui. —
+Grandezza mondiale del Papato.
+
+Evocato dal Pontefice, di repente contro Ottone si alzò il giovine
+nemico della sua casa, colui che egli credeva di avere annientato:
+Davide scendeva in campo contro Saulle. Uno strano destino fece sì
+che Federico, primo dei tre eletti al trono, e fra tutti fornito di
+diritti maggiori, entrasse ultimo nella gran lite della corona: ed
+egli restaurò la casa di Hohenstaufen e la ornò di un novello fiore
+sbocciato sotto il sole di Sicilia. In mano di Innocenzo quei tre
+eletti erano stati come le pedine di una scacchiera, che egli aveva
+giocato una contro l’altra e una dopo dell’altra. Tutti e tre avevano
+sentito vergogna di dover servire all’altrui volontà; ed il giovane
+figlio di Enrico VI s’imbevve d’un sì profondo odio contro quella
+politica egoista, che tutta la sua vita andò dominata da quello. Non
+dimenticò mai di aver dovuto comperare la protezione della Chiesa
+coll’omaggio feudale e colla perdita di preziosi diritti della corona;
+nè mai obliò che era stato escluso dal trono dell’Impero allorchè il
+Papa vi aveva chiamato Ottone IV.
+
+Federico, come a’ suoi tempi Enrico IV, era cresciuto in mezzo alle
+brutte cabale dei partiti di corte; e, pari a quel Re, se ne erudì in
+perfetto modo nell’arte di ingannare gli uomini. Le astuzie onde si
+servì più tardi contro alla Chiesa ebbe egli appreso nelle difficili
+relazioni in cui, fin dalla sua fanciullezza, s’era trovato colla Curia
+romana e colle intraprese di questa nell’Impero ed in Sicilia. L’arte
+politica di Roma fu la sua scuola.
+
+Gli avversarî di Ottone lo invitarono ad andare in Alemagna. Anselmo
+di Justingen, uno dei loro ambasciatori, venne a Roma, e vi trovò il
+Papa ed i Romani disposti a riconoscere le pretese di Federico alla
+corona romana, giacchè pareva quasi che Innocenzo III soltanto adesso
+d’un tratto avesse scoverto che quegli ne possedeva i diritti[144].
+L’arte politica, quella nemica di ogni grandezza ideale e delle virtù
+religiose e filosofiche, trascinò un uomo, come Innocenzo era, nelle
+vie trite e comuni; lo costrinse a mutar di concetti ed a mentire alle
+sue opinioni. Ed infatti, se il Papa si fosse tenuto fermo nel suo
+indirizzo, l’ultimo degli Hohenstaufen avrebbe dovuto restarsene per
+sempre esiliato in Sicilia, vassallo feudale della Chiesa, estraneo
+alle cose dell’Impero. Forse che il Papa reputava possibile di impedire
+la unione tanto temuta di Sicilia con Alemagna? pare proprio che ei si
+lasciasse andare a questo ingannevol pensiero. L’istante in cui egli
+esortò il Re di Sicilia a conquistarsi la corona romana fu uno dei
+più fatali che s’abbian dato nella storia del Papato: nè era lontano
+quell’avvenire in cui ne sarebbe scoppiata una lotta desolatrice della
+Chiesa e dell’Impero, e ne sarebbero derivati la signoria della casa
+d’Angiò, i vespri siciliani e l’esilio avignonese. Innocenzo temprò
+di sua mano quella seconda spada, e ben più gagliarda ed acuta, che
+ferir doveva il seno della Chiesa. I ripetuti errori di questo Papa
+onnipossente, ai cui piedi alcuni Re avevano deposto le loro corone
+in atto sommesso di vassalli, è prova umiliante della cieca ignoranza
+delle leggi e dell’andamento del mondo, che fa velo anche agli occhi
+dei maggiori ingegni.
+
+Allorchè i messaggieri svevi furon giunti a Palermo, la Regina e il
+Parlamento si opposero a che Federico intraprendesse il pericoloso
+viaggio di Alemagna. Il Re diciottenne ondeggiò fra la speranza e il
+dubbio, ma finalmente risolse di gettarsi audacemente nei flutti di
+un immenso avvenire. Una sorte fatale lo chiamava dal molle paradiso
+di Sicilia a geste immortali e ad onori degni di un eroe; in premio
+gli offeriva la maggior corona del mondo, e il giovine si staccava
+dalle solitarie spiagge della sua isola per guadagnarsi quella corona
+nella terra dei suoi padri. Fe’ coronar re di Sicilia Enrico suo
+figliuolo di fresco nato, affidò il governo alla sua sposa, si imbarcò,
+e celeremente per Benevento e Gaeta venne a Roma, dove, nell’Aprile
+1212, il Papa ed il popolo lo salutarono come re eletto dei Romani.
+Innocenzo III vide per la prima volta il suo protetto, nè più dopo lo
+rivide. Innanzi a lui stava, come imperatore designato, il giovine e
+intelligente nipote di quell’eroe Barbarossa che era omai diventato
+personaggio di mito: ed egli era creatura sua in un senso più nobile
+di quello che fosse stato Ottone IV; la creatura del dover suo, il suo
+figliuolo adottivo, in cui profitto aveva sinceramente speso sforzi e
+fatiche di molti anni. Se pure i novellieri gli avranno dipinto quel
+giovine Re come un cervel balzano, che nelle sue crapule si attorniava
+di uno sciame di trovatori cortigiani, il suo acuto sguardo avrà
+saputo tosto discerner nel figliuolo di Enrico VI la potenza innata
+del genio e l’intelletto di buon’ora addestrato alla severità del
+pensiero. Si stabilirono i patti che la Chiesa poneva all’esaltamento
+di Federico, e soprattutto fu determinato che Sicilia sarebbe rimasta
+separata dall’Impero. Così fu eletto il nuovo candidato al trono
+imperiale in mezzo a condizioni di cose che somigliavano a quelle che
+avevano preceduto la elezione di Ottone IV: e sventura fu dell’Impero,
+perciocchè gli stessi legami che quegli aveva infranti soltanto a
+prezzo di uno spergiuro, furono torti anche attorno di Federico[145].
+Però non val dubitare dei sentimenti leali che questi accoglieva a quel
+tempo in mezzo alle entusiastiche speranze di un grande avvenire.
+
+Il Papa congedò Federico pienamente contento e financo gli fornì
+denaro. Guidato da prospera fortuna il giovine Siciliano giunse in
+Germania, dove parve simile a una stella del mezzodì, che sorgeva
+sull’orizzonte rapida e fulgente di luce. La gloria de’ suoi avi
+gli schiudeva l’entrata in patria; la liberalità onde dispensò beni
+ereditarî della sua famiglia e feudi imperiali gli guadagnò l’animo
+dei maggiorenti avidissimi; la triste persona del Guelfo ancor più
+oscurata dall’anatema della Chiesa, giovò a dar miglior rilievo ad un
+giovine cui le attrattive straniere acquistate in un’isola lontana e
+leggendaria, ornavano di bellissimi vezzi.
+
+Addì 12 Luglio 1212, riverito da quasi tutta Germania, Federico prestò
+il giuramento in Egra, e vi dovette, con espressa adesione dei Principi
+dell’Impero, ripetere le concessioni già fatte da Ottone IV al Papa.
+Fu riconosciuta la libertà della Chiesa nelle cose spirituali; fu
+confermato in tutta la sua estensione lo Stato che Innocenzo aveva
+fondato alla Chiesa; all’Impero non si conservò in quelle terre altro
+diritto che il _Foderum_ in occasione della coronazione; fu ancora una
+volta pronunciato solennemente che il Papa era signore delle Puglie e
+di Sicilia[146].
+
+Dopo imprese vittoriose contro lo sventurato nemico, la cui gloria
+tramontò ai 27 Luglio 1214 sul campo di Bouvines, Federico II fu
+coronato ad Aquisgrana (nel giorno 25 Luglio 1215) da Sigfredo
+arcivescovo di Magonza e legato del Pontefice. Dopo la coronazione il
+«Re del Papa» (come Ottone IV con disprezzo iracondo chiamava il suo
+favorito rivale) prese la croce per una spedizione in Terra santa:
+forse lo faceva per sommessione alla Chiesa che lo aveva levato al
+trono, forse anche perchè ve lo trascinava un sentimento cavalleresco;
+però era un voto malaccorto che gli doveva tornare sorgente di
+grandissimi mali. Il suo giuramento di liberare l’Oriente era, a quel
+tempo, sincero, ma può darsi che più non fosse sincera la sua promessa
+di tener Sicilia (come feudo ecclesiastico) disgiunta dalla sua corona,
+e, tosto che fosse consecrato imperatore, di concederla al figliuol suo
+Enrico[147].
+
+La contesa della successione al trono tedesco fu decisa definitivamente
+nel Concilio che Innocenzo raccolse in Laterano agli 11 Novembre
+1215. Gli avvocati di Ottone e gli ambasciatori di Federico ne
+ricevettero sentenza, essere quegli decaduto dall’Impero, questi
+essergli succeduto[148]. Più di millecinquecento Arcivescovi e Prelati
+di tutti i paesi della Cristianità, oltre a Principi e legati di Re e
+di Republiche, s’inginocchiarono ai piedi del potentissimo de’ Papi,
+il quale, nella sua maestà d’ogni dove riverita, sedeva sul trono
+del mondo, ed era padrone d’Europa. Quel magnifico Concilio, ultimo
+atto solenne di Innocenzo III (ed egli stesso lo ebbe presagito), fu
+l’espressione della novella forza che egli aveva infusa alla Chiesa
+e della unità in cui la aveva conservata. Il termine della vita di
+quest’uomo straordinario ne fu anche l’apogeo. Stava per recarsi
+in Toscana affine di pacificarvi Pisa con Genova e d’indurre quelle
+città marittime a prender parte alla Crociata (che era stata il più
+importante argomento trattato nel Concilio), ma moriva a Perugia nel dì
+16 Giugno 1216: per sua gloria non ebbe vita soverchiamente lunga.
+
+Innocenzo III può chiamarsi veramente l’Augusto del Papato: non fu
+genio creatore come Gregorio I e come Gregorio VII, ma pur fu uno dei
+più ragguardevoli uomini del medio evo; spirito severo, sodo, mesto;
+completo principe; statista d’intelletto acuto; sommo sacerdote di
+fede sincera e ardente, ma in pari tempo di ambizione immensa, celata
+sotto velo religioso; uomo di energia ferrea e temuta: fu il giudice
+del mondo alla sua età, e lo tenne compresso sotto la mano; fu un
+idealista audacissimo sul trono pontificio, locchè non tolse che fosse
+eziandio monarca pratico, giureconsulto di fredda mente[149]. Sublime e
+meraviglioso è lo spettacolo di un uomo che con maestà tranquilla, sia
+pure per un solo istante, guida veramente il mondo a voler suo. Ed egli
+fece con rara prudenza suo pro dei rapporti storici; usò con impavida
+ed abilissima maestria delle leggi e delle imposture canoniche;
+indirizzò a’ suoi fini il sentimento delle moltitudini risvegliato
+a sensi religiosi; e con tutti questi mezzi associati insieme diede
+al Papato una forza nuova e sì gagliarda che nel torrente della sua
+autorità trasse seco gli Stati, le Chiese, la società civile, senza
+che si attentassero di oppor resistenza. Le sue conquiste compiute
+soltanto colla potenza sacerdotale furono, come quelle di Ildebrando,
+cosa meravigliosa se si paragonino alla brevità del suo reggimento:
+suoi furono Roma, lo Stato ecclesiastico, Sicilia; Italia divenne
+suddita a lui o a lui mirò come a protettor suo; l’Impero ricacciato
+di là dalle Alpi curvò il capo sotto l’arbitrato pontificio. Germania,
+Francia, Inghilterra, Norvegia, Aragona, il reame di Leone, Ungheria,
+la remota Armenia, gli Stati tutti di Oriente e di Occidente riverirono
+il tribunale del Papa. La lite che si agitò a causa della ripudiata
+donna danese Ingeborg porse ad Innocenzo l’opportunità di costringere
+il potente re Filippo Augusto a piegare il collo sotto il giogo della
+legge ecclesiastica; una contesa d’investitura lo rese signore feudale
+d’Inghilterra. La maestrevole arte con cui vinse il Re inglese facendo
+violenza ai diritti della sua corona; la protesta tracotante di voler
+dare la libera Inghilterra in signoria di un principe straniero,
+a Filippo Augusto; la partita che egli osò impunemente di giocare
+con quest’ultimo Monarca; la prosperità dei suoi successi, le sue
+vittorie, sono cose che in verità confinano col prodigioso. Il meschino
+re Giovanni con paura servile depose publicamente la sua corona,
+e, vassallo tributario della santa Sede, la riprese dalle mani di
+Pandolfo, che non era dappiù di un legato, ma aveva superbia e coraggio
+degni di un romano antico[150]. Ed invero la celebre scenata di Douvres
+fa rammentare i tempi vetusti di Roma, quando Re di terre lontane al
+cenno di Proconsoli deponevano o pigliavano il diadema: ed essa splende
+nella storia del Papato parimenti che l’altra di Canossa, cui tiene
+veramente riscontro. Fu il colmo dell’avvilimento per l’Inghilterra;
+ma nessun popolo si rialzò così prestamente e con tanta gloria dalla
+sua umiliazione, più di quella azione virile, che al suo vile tiranno
+strappò la _Magna Carta_, fondamento di tutte le libertà politiche e
+civili di Europa.
+
+Le buone fortune di Innocenzo non ebbero limite. Al tempo in cui sorse
+questo Papa tutte le forze del mondo si vibravano in moto operoso, ed
+egli se ne impadronì e col dominio di esse diventò potente. Perfino
+ei vide compiersi i sogni audaci di Ildebrando rivolti a sottomettere
+la Chiesa greca alle leggi di Roma; e infatti, dopo che gli eroi
+latini ebbero conquistato Bisanzio, il rito romano fu introdotto nella
+Chiesa bizantina. Non mai alcun Papa più di Innocenzo III, fattore e
+disfacitore a suo senno d’Imperatori e di Re, ebbe coscienza sì alta e
+pur sì pratica della sua podestà che abbracciava tutto il mondo. Nessun
+Papa più di lui giunse sì presso alla meta temeraria cui s’era proposto
+Gregorio VII: far d’Europa un feudo romano, del Papato una gerarchia
+onnipossente, della Chiesa l’ordinamento universale. A capo della
+lunga schiera dei suoi vassalli andarono dei Re; ad essi tennero dietro
+Principi, Conti, Vescovi, città e signori, che da questo solo Pontefice
+ricevettero patenti feudali[151]. Egli circondò la Chiesa di terrore;
+lo spavento che ne’ tempi di Nerone e di Trajano incuteva al genere
+umano il comando despotico di Roma, non fu maggiore della servile
+venerazione con cui il mondo accolse i miti ammonimenti o le minacce
+tonanti del romano Innocenzo III, del maestoso prete che ai pavidi
+Re poteva dire nel linguaggio dell’antico Testamento: «Come nell’arca
+dell’alleanza del Signore, vicino alle tavole della legge si custodì
+la verga, così nel petto del Papa si contiene la potenza formidabile
+della distruzione e la dolcezza mansueta della grazia»[152]. Per lui
+la santa Sede diventò il trono della podestà dogmatica e canonica,
+il tribunale politico dei popoli d’Europa. All’età sua Oriente e
+Occidente riconobbero che il centro di gravità di ogni ordinamento
+morale e politico risiedeva nella Chiesa, universo morale, e nel suo
+Papa. Innocenzo III fu la più fausta costellazione in cui la Chiesa
+sia mai entrata nel corso della storia: con lui il Papato si elevò ad
+un’altezza vertiginosa, sovra la quale non gli fu possibile di tenersi
+ritto.
+
+
+§ 2.
+
+Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà cristiana. —
+Fondazione degli ordini mendicanti. — San Francesco e san Domenico.
+— I primi conventi dei loro ordini in Roma. — Indole e influenza del
+monachismo mendicante. — La setta degli Spirituali.
+
+Non c’è volontà individuale che a lungo andare sia capace di frenare
+il moto del mondo; il progresso dell’umanità si beffa di qualunque
+potenza passeggiera, per quanto essa consegua trionfi temporanei.
+Ne lo insegnano eziandio le attenenze che Innocenzo III s’ebbe col
+grande commovimento morale del secolo decimoterzo; anche a lui mancò
+la potenza d’incatenarlo colle sue leggi. Il secolo decimoterzo fu
+una grande e continua rivoluzione; lo spirito civico conseguì la sua
+vittoria affrancandosi dal feudalismo, dall’Impero, dalla Chiesa; e,
+accanto di esso, sorse lo spirito evangelico a conquistarsi libertà
+di pensiero e di fede. Cotale rivoluzione nella brevità di questo
+tempo non trionfò come l’altra: la sua fiamma, che si sprigionò
+tutt’a un tratto, fu soffocata dalla Chiesa, ma la scintilla non ne
+potè essere spenta. Un’attività fervida ed entusiastica di pensieri
+ereticali cozzò in sul principio di questo secolo contro la forma
+dell’autorità dogmatica entro cui Innocenzo III credeva aver forza
+di relegare la gente umana. Davanti allo sguardo di questo Papa,
+giorni ed anni sfilarono come un corteo trionfale che lo salutava
+e gli rendeva omaggio, ma educarono eziandio degli spiriti riottosi
+che lo atterrirono. Il primo e grande assalimento che la rivoluzione
+degli eretici ed altresì quella evangelica mossero contro il dogma
+ecclesiastico e politico di Roma, coincide precisamente col momento in
+cui avvenne la seconda fondazione dello Stato ecclesiastico e della
+monarchia mondiale pontificia. In quello che la Chiesa otteneva il
+più solido accentramento del suo organismo, l’unità del suo sistema
+dottrinale era minacciata di pericolo sì grave, che in tempi anteriori
+non s’era mai dato l’eguale. Innocenzo con fermezza veramente romana
+intraprese la guerra contro la eresia, cui ordinò sterminarsi col
+ferro e col fuoco; e la sua severità formidabile diede al fanatismo
+ecclesiastico e alla intolleranza un esempio e un indirizzo che
+durarono secoli. Opera degli anatemi e degli imperiosi comandi di
+Innocenzo III si fu la distruzione degli Albigesi consumata nella
+prima guerra che propriamente si combattesse contro gli eretici; guerra
+sozza, di crudeltà sì feroci che mettono ribrezzo e indignazione. Tale
+infatti fu da lasciare un’orma profonda nella memoria degli uomini.
+Dolore delle ruine di un vago paese ornato di reminiscenze della
+coltura antica; simpatie cavalleresche e romantiche; ammirazione forse
+esagerata della poesia provenzale; sentimento d’amore dell’umanità
+e della libertà, hanno circondato la fine degli Albigesi di gloria
+imperitura, e punito Innocenzo III con una sentenza che mai non si
+cancellerà. Sebbene nella vita dei popoli parecchie vittime sieno
+condannate a soccombere, olocausto della necessità storica, certo non
+merita invidia la sorte di quelli che sono consecrati a stromento
+di quella necessità. A dir vero non sarebbe difficile rispondere a
+chi chiedesse quale forma avrebbe assunto la nostra coltura, se nel
+secolo decimoterzo la eresia e tutte le degeneri sue conseguenze
+manichee avessero conseguito intiera vittoria. La massima della
+libertà di coscienza, tesoro preziosissimo della società umana
+aggentilita, non era destinata a quei secoli immaturi; eppure essa
+s’alzò vittoriosa dai roghi di coloro che caddero strozzati sotto gli
+artigli dell’Inquisizione, di quella formidabile guardiana dell’unità
+della Chiesa, di quella potenza terribile che si fondò quando l’impero
+pontificio di Innocenzo III era giunto al suo culmine.
+
+Una dottrina fanatica, nemica mortale di ogni società pratica e di
+ogni civiltà, cui gli uomini hanno in orrore come la peste, fe’ allora
+sua comparsa per la seconda volta nel mondo; prese forma di idealità
+religiosa, ed accese d’entusiasmo gli animi più pii. Il principio
+della povertà assoluta, considerata virtù dei veri successori di
+Cristo, era tolto a fondamento dogmatico dalle sette di eretici di
+quell’età, fra’ quali massimamente pericolosi alla Chiesa erano i
+Poveri di Lione, ossiano i Valdesi. Quella dottrina che non era fatta
+per uomini di questa terra, parve tuttavia al mondo verità apostolica,
+e prestò un’arma poderosa ai nemici della monarchia pontificia. Allo
+spettacolo delle pompe, delle ricchezze e della potenza non apostolica
+della Chiesa si ridestò il desiderio dell’idea cristiana, e gli eretici
+evangelici ne contrapposero il purissimo esemplare a rincontro di
+ciò che era divenuto sconcia realtà. Il Papato romano, venuto a lotta
+contro il sentimento che s’era diffuso della riforma onde abbisognava
+la Chiesa, sarebbe caduto nell’estremo esizio se questa non avesse
+potuto rinvenire di bel nuovo in sè stessa l’impulso della abnegazione
+cristiana, e se non l’avesse fatto rifiorire come pensiero cattolico
+e proprio suo. All’ora propizia, dal grembo di lei sorsero due uomini
+mirabili, profeti della povertà apostolica, e di repente infusero
+forza novella nelle vene della Chiesa: ai fianchi di Innocenzo III
+si posarono Francesco e Domenico, persone celebri di quest’età. La
+leggenda rappresentò le relazioni che ebbero colla Chiesa in una
+visione che sarebbe apparsa in sogno al Papa; nel sonno per due volte
+egli scorgeva due uomini di meschina apparenza far puntello delle loro
+mani al Laterano crollante; e destandosi riconosceva tosto in quelli i
+due Santi. La loro repentina comparsa, la loro indole leggendaria, la
+loro operosità in mezzo alle battaglie della vita pratica del mondo,
+la loro influenza meravigliosa, sono fenomeni veri nella storia della
+religione.
+
+Francesco, il più simpatico di tutti i Santi, fu figlio di un mercante
+di Assisi, dove nacque intorno all’anno 1182. Mentre da giovine
+conduceva fra’ piaceri vita voluttuosa, lo incoglieva una divozione
+fanatica, onde, gettati da sè gli abiti fastosi, spogliatosi dell’oro
+e degli averi, si coperse di cencioso saio, disprezzando ogni riguardo
+del mondo. Lo si beffeggiò, fu chiamato pazzo, ma di lì a qualche tempo
+torme di uomini pii diedero ascolto alla sua eloquenza portentosa; e
+discepoli ammaliati da lui, vestiti di abiti a brandelli, seguirono
+il suo esempio, in quello che egli fondava una prima comunità nella
+cappella detta _Portiuncula_ vicino Assisi. Le parole di Cristo
+ripetute dalla bocca di un apostolo mendico: «getta via quel che
+possiedi e seguimi»; queste parole tornavano a risonare per le vie
+e per le piazze, in mezzo agli entusiasti della povertà, i quali ne
+interpretavano alla lettera la dottrina[153]. L’ardore inesplicabile
+per cui gli uomini s’invaghirono di quella fratellanza mistica, la
+cui massima dottrina era non posseder cosa alcuna, i cui modi di trar
+la vita derivavano dalle elemosine volontarie, il cui ornamento stava
+nell’abito di accattone, è pur uno degli stranissimi avvenimenti del
+medio evo, e tale che deve indurre ogni intelletto severo a meditare
+i quesiti che toccano più gravemente ai destini della società umana.
+Non la era una ribellione contro la impari ripartizione dei beni
+terreni ciò che spingeva quegli idealisti dell’Umbria ad uscire
+dalle condizioni pratiche della vita ed a gettarsi in braccio della
+nuda inopia. Diventavano cinici e comunisti, non per convincimenti
+filosofici, ma per un impulso religioso che agitava la mente umana
+inferma. Se il visionario serafico, sul breve confine che divide
+la luce dalla tenebra, fosse stato uomo di animo triviale, ei si
+sarebbe dileguato dal mondo ricoverandosi in qualche romitaggio;
+ma Francesco aveva indole ardente d’affetti, ispirata, seducente,
+perlochè egli attrasse a sè gli uomini colla prepotenza dell’esempio.
+In quel profeta fervido, tutto cuore, si rifletteva un raggio del
+genio divino, che in altre età avrebbe fatto di lui il fondatore di
+una religione: a’ suoi dì invece egli non potè essere altro che uno
+dei Santi della Chiesa già saldamente disciplinata, un’imitazione
+vivente e leggendaria di Cristo, di cui i suoi discepoli pretendevano
+aver visto in lui impresse le stimmate. Ma que’ seguaci suoi non
+penetrarono nel fondo di un animo poetico, come quello di Francesco,
+le cui estasi sovraumane non riuscivano a comprendere: ad un regno di
+mesti rapimenti che si libravano di là del mondo materiale i discepoli
+diedero una forma rozza ed esteriore; chiesero che l’essenza della
+libertà entusiastica dell’anima si rinchiudesse in uno stato monacale
+sottoposto ad una regola, dove la povertà, mistica reina, sedesse
+sopra un trono d’oro, in mezzo a frati mendicanti che cantassero salmi
+ed inni. Tuttavia quei discepoli operosi di un Santo non riuscirono
+a riformare la società umana: i bisogni dell’uomo sono fecondi di
+trovati e rivoluzionarî, e senza di essi la povertà non è principio
+riformatore; laonde non poterono eglino fare altro che costituire un
+ordine di frati errabondi senza pur supporre la influenza che il nuovo
+istituto avrebbe esercitato sulla società; e costrinsero il loro Santo,
+che non era un filosofo nè un teorico, ma un semplicetto figliuolo
+di Dio, a diventar legislatore. La Chiesa vietava la fondazione di
+nuove regole, perciocchè ormai a soverchio numero fossero saliti gli
+ordini monastici, e tutti ridotti mondani e decaduti tutti; perciò a
+san Francesco ossia ai suoi seguaci non fu agevol cosa di poter fra
+quelli ottenere accoglienza. Sennonchè il Santo trovò in Roma degli
+amici potenti, la nobile _Jacoba de Septemsoliis_ della casa dei
+Frangipani, il ricco cardinale Giovanni Colonna, il cardinale Ugolino
+(uom pronto ad appassionarsi e zelantissimo dei suoi protettori, che
+più tardi diventò papa Gregorio IX), ed inoltre l’illustre _Matheus
+Rubeus_ di casa Orsini, padre del futuro papa Nicolò III. Innocenzo,
+l’uomo dal grande intelletto pratico, non comprese l’importanza del
+sorgente ordine dei mendicanti: prevedeva egli forse il pericolo di
+una dottrina che era decisamente ostile alla podestà temporale della
+Chiesa? Non v’ha maggiore contrapposto di quello che si scorge fra
+Innocenzo III e Francesco, fra il sommo sacerdote sedente in trono con
+maestà di signore universale e la persona dell’umile accattone. Diogene
+vero del medio evo, stava questi innanzi al Papa come innanzi al suo
+Alessandro; povero e malato sognatore, ma nel suo nulla più grande di
+Innocenzo; profeta che lo ammoniva; specchio in cui pareva che Dio
+mostrasse al Pontefice la inanità di tutte le cose mondane: facce
+opposte dell’effigie del loro tempo, Innocenzo III e san Francesco
+sono per verità due profili meravigliosi. Del resto il grande Papa
+non oppose al Santo alcun impedimento, ma fu soltanto Onorio III suo
+succeditore che nell’anno 1223 confermò l’ordine dei _Fratres minores_,
+e, sottoponendolo alla regola dei Benedettini, gli concesse le facoltà
+della predicazione e della confessione[154].
+
+Il luogo dove i Francescani, nell’anno 1229, posero la loro prima
+residenza a Roma, fu l’ospitale di san Biagio, oggidì san Francesco in
+Transtevere; in seguito, nell’anno 1250, Innocenzo IV concesse loro il
+convento antico di santa Maria _in Aracoeli_, donde vennero rimossi
+i Benedettini[155]; e questa Abazia fu fino ai dì nostri la maggior
+sede del loro ordine. Sul vetusto Campidoglio movevano in processione
+trionfale frati mendicanti, vestiti di bruna tonaca, cinti i fianchi
+del bianco cordone: dalla cima della rupe Tarpea, dal favoloso palazzo
+di Ottaviano imperava uno scalzo «generale» dei mendicanti; e ai suoi
+comandi rispondeva la devota obbedienza di «province» pronte a’ suoi
+cenni, le quali, come a’ tempi dei Romani antichi, si stendevano dalla
+remota Bretagna fino ai mari dell’Asia[156].
+
+Mentre il Santo di Assisi andava coi suoi entusiasti mendichi
+percorrendo la vaga vallata del Tevere nell’Umbria, simile a Gesù
+quando moveva per la valle di Genezareth seguito da poveri pescatori,
+egli non presagiva che sulle rive della Garonna un altro apostolo
+venisse guadagnando un pari ascendente. Domenico di Calaroga
+castigliano, discepolo erudito del vescovo Diego da Azevedo, viaggiando
+nell’anno 1205 per la Francia meridionale, concepiva il pensiero di
+dedicar la sua vita alla conversione di quegli eretici audaci che
+combattevano la Chiesa cattolica colle idee del Vangelo. Francesco e
+Domenico furono dioscuri entrambi, però nell’intima essenza l’indole
+del primo differì a fondo da quella del secondo. L’entusiasta
+dell’Umbria, tutto amore, predicava fra’ mendichi, dialogava con
+alberi e cogli uccellini, dedicava inni al sole, laddove lo spagnuolo
+Domenico, ardente di passione come l’altro, ma tutto inteso alla
+realtà pratica della vita, tutto forza operosa, pensava ai modi pur
+pratici di esterminare la eresia, e ne teneva consiglio coi fanatici
+eroi della guerra degli Albigesi, col vescovo Folco di Tolosa, con
+Arnaldo abate di Citeaux, con Pietro di Castelnau legato pontificio
+e col terribile Simone di Montfort. Ei fu spettatore dell’eccidio di
+un popolo generoso, vide le ruine fumanti di Beziers, dove al cenno
+dell’abate Arnaldo furono scannati ventimila uomini, ed orò in estatica
+contemplazione nella chiesa di Maurel allorchè Simone di Montfort
+coi suoi feroci crociati ebbe rotto l’esercito di Pietro d’Aragona
+e del Conte di Tolosa. In mezzo a questi orrori, che avrebbero fatto
+rabbrividire il mite Francesco, Domenico, spagnuolo e fanatico, non
+ne cavò altra sensazione che amore sempre più ardente per la Chiesa,
+null’altro che fervente umiltà; nè in lui viveva altra passione che
+non fosse l’intento impetuoso di convertire uomini a idee diverse da
+quelle che ei reputava delitti. Gli inizî del suo ordine ebbero culla
+nel piccolo convento di monache a _Nôtre Dame de Pruglia_, a’ piedi dei
+Pirenei, e nelle comunità di Monpellieri e di Tolosa.
+
+Nell’anno 1215 andò a Roma, e vi assistette al grande Concilio, nel
+quale i Conti di Tolosa furono costretti a cedere le loro bellissime
+terre al conquistatore Simone. Innocenzo III comprese l’intendimento
+pratico dell’infuocato predicatore, più chiaramente che non intendesse
+il senso arcano dei sogni mistici di Francesco. Dopo qualche
+riflessione era già inchinevole a confermare il novello ordine sotto la
+regola degli Agostiniani, e soltanto la morte gli impediva di condurre
+a compimento la sua idea. Ma poco tempo dopo fecelo Onorio III nel
+22 Dicembre 1216, quando Domenico era tornato a Roma[157]; e questo
+Papa impartì ai frati predicatori (_Fratres praedicatores_) la facoltà
+della cura delle anime e della predicazione in tutti i paesi. Anche
+in quest’ordine per comando del fondatore fu posta a legge cardinale
+la povertà; per compito si tolsero la predicazione e l’insegnamento;
+nè molto andò che l’ordine si rese formidabile, avvegnachè togliesse
+in mano sua l’officio dell’inquisizione, primamente in società coi
+Francescani, indi da solo. Le prime case ch’ebbero in Roma i Domenicani
+furono (dopo l’anno 1217) il convento di santo Sisto nella via Appia, e
+(dopo il 1222) l’antica e bella chiesa di santa Sabina sull’Aventino,
+dove anche ai dì nostri i frati mostravano il luogo in cui vorrebbesi
+che, ancor prima, avesse dimorato il loro fondatore. Domenico morì a
+Bologna nel giorno 4 Agosto del 1221, ed ivi fu sepolto nella chiesa
+del suo nome in una magnifica urna, che la rinascente scultura d’Italia
+ornò coi primi fiori del suo genio[158].
+
+I due patriarchi del monachismo mendicante, fratelli gemelli e parto
+di una istessa età, le due lampade di luce che splendono sul monte
+(così li chiama la Chiesa), furono ai fianchi di Innocenzo III gli
+apostoli della novella signoria universale ecclesiastica: furono ciò
+che era stato il monaco romano Benedetto accanto a papa Gregorio[159].
+Mentre fondatori più antichi di ordini avevano piantato dei romitaggi
+o delle abazie nei quali i monaci vivevano vita contemplativa; mentre
+gli Abati, ammassando ricchezze, imperavano sopra vassalli da principi
+dell’Impero e da feudatarî, Francesco e Domenico, per lo contrario,
+sdegnarono un sistema che aveva traviato l’istituto monastico da’ suoi
+principî, riducendolo a cosa secolaresca. La loro riforma consistette
+a far rivivere l’idea dell’abnegazione e della povertà, e in pari
+tempo a sbandire il sistema di una vita puramente eremitica. Il nuovo
+monacato piantò le sue tende nel mezzo delle città, si mescolò fra
+tutte le classi del popolo, accolse in sè perfino dei laici sotto forma
+di terziarî. Queste attenenze pratiche multiformi, che gli ordini
+mendicanti ebbero con ogni cerchia della vita umana, diedero loro
+una forza immensa. Gli ordini antichi erano diventati aristocratici
+e feudali; Francesco e Domenico ridussero il monachismo ad essere
+istituto democratico; e in ciò stette riposta la potenza misteriosa di
+quei due uomini, tale che da principio fu cosa veramente portentosa.
+Le dottrine degli eretici, lo spirito democratico delle città, il
+sorgere delle classi lavoratrici e di tutti gli elementi volgari,
+fin della lingua, avevano apparecchiato il terreno all’opera di quei
+due Santi. I loro insegnamenti furono accolti come manifestazioni
+dell’indole popolare, ed il popolo li tenne in conto di riforme della
+Chiesa, onde potevasi impor silenzio alle giuste accuse degli eretici.
+Il popolo oppresso vide infatti sublimata sugli altari la disprezzata
+povertà, la vide sollevata alla gloria del cielo; perciò grandissima fu
+la moltitudine di quelli che s’arrolarono nei novelli ordini. Di già
+nell’anno 1219, in un’adunanza generale tenuta ad Assisi, Francesco
+poteva numerare cinquemila fratelli che con entusiasmo seguivano il
+suo vessillo: e ben presto la erezione di conventi dei frati mendicanti
+diventò nelle città faccenda così importante, come oggi forse sarebbe
+l’applicazione di qualche nuovo trovato che recasse una rivoluzione
+nelle bisogne della vita. Uomini illustri e gente minuta entrarono in
+quei conventi, e moribondi di ogni ceto si fecero vestire della tonaca
+di san Francesco per averne sicuro passaggio in paradiso.
+
+In breve tempo i frati mendicanti esercitarono un grande ascendente in
+tutti gli ordini sociali. Nei confessionali e sui pulpiti soppiantarono
+il clero secolare; tennero cattedre nelle università, e monaci
+mendicanti furono i maggiori maestri di scolastica: tali s’ebbero
+in Tomaso di Aquino, nel Bonaventura, in Alberto Magno, nel Bacone.
+Sedettero nel collegio dei Cardinali, e, papi, salirono alla santa
+Sede. Nel più riposto segreto delle pareti domestiche la loro voce
+parlava alla coscienza del cittadino; nelle splendide corti s’insinuava
+alle orecchie dei Re, di cui erano confessori e consiglieri; e risonava
+nelle sale del Laterano, e tonava nei tumultuosi parlamenti delle
+Republiche. Vedevano tutto; tutto udivano. Come i primi discepoli di
+Gesù andavano girando per le terre «senza bastone, senza bisaccia,
+senza pane, senza denaro», a piedi scalzi[160]: ma quelle turbe di
+mendicanti erano in pari tempo ordinate per province in centinaia di
+conventi, capitanate da un «generale», al cui cenno ogni fratello era
+pronto a farsi, qual più occorreva, missionario o martire, predicatore
+di crociata o banditore di anatema, arbitro di paci o ingaggiatore di
+soldati per conto del Papa, giudice di eretici e inquisitore, o fidato
+messaggiero e spione, o zelante gabelotto, ossia percettore della
+moneta con cui si pagavano a contanti le indulgenze, ed esattore delle
+decime ecclesiastiche che rimpinguavano gli scrigni del Laterano.
+
+La Chiesa romana s’impadronì accortamente dell’indirizzo democratico
+di questi ordini, che in tutti i paesi si fecero mediatori delle
+sue relazioni col popolo, in quello che i frati erano, per concessa
+immunità, sottratti alla sopravveglianza del clero secolare e dei
+Vescovi. I Papi se ne fecero un esercito sempre parato a combattere, il
+cui mantenimento non costava loro il becco di un quattrino. I principî
+della podestà divina del Papato romano furono da quei frati mendicanti
+instillati in mille modi nella mente degli uomini, di cui colle minacce
+paurose, cogli scrupoli delle coscienze, con insegnamenti mistici, e
+da altra parte colla benevolenza, coll’abnegazione, col sacrificio di
+sè, piegavano l’animo a tollerante obbedienza sotto ai comandi del Papa
+infallibile. Peraltro la natura democratica dei Francescani era aspra
+a governarsi; il loro misticismo ascetico minacciava di corrompersi
+in eresia; ed infatti la dottrina apostolica della povertà minacciò
+più d’una volta effettivo pericolo alla Chiesa. Dopo la morte del
+fondatore, l’ordine sofferse uno scisma, poichè un partito più mite
+condotto da fra Elia, il più illustre discepolo del Santo, chiese
+che sotto certe condizioni fosse concesso ai frati di fare acquisto
+di beni. Il voto di inopia mendica eccedeva le leggi della natura
+umana, la quale soltanto nei rapporti della proprietà può esplicare
+praticamente la forza della persona e della libera volontà. La mano
+classica di Giotto, in un vaghissimo quadro, che è posto sulla tomba
+del Santo in Assisi, raffigurò gli sponsali di Francesco colla povertà
+personificata; però già a quell’ora la salma del grande fondatore
+dell’ordine mendicante riposava in un duomo tutto scintillante d’oro
+e di marmi. E i suoi figli mendichi si giocondarono in poco di tempo,
+poichè ebbero acquistato conventi e beni in tutto il mondo: la povertà
+rimase, ma fuor della porta del convento.
+
+Tuttavolta un partito più severo si levò dalle ceneri del pio Santo con
+fervore fanatico, affermando il principio della privazione assoluta di
+possedimenti, e venendo così in lotta contro i suoi fratelli più agiati
+e contro la Chiesa pompeggiante di lusso mondano. Il vangelo di quella
+setta dello Spirito Santo, ossia degli Spirituali, furono le profezie
+del celebre abate calabrese Gioacchino de Flore, il quale insegnava
+che la Chiesa terrena era soltanto preparazione al regno dello
+Spirito Santo: e quei meditabondi frati tenevano l’audace opinione che
+Francesco fosse entrato nel luogo degli apostoli, e che il loro impero
+monastico fosse succeduto a quello pontificio per dar principio alla
+vaticinata età dello Spirito Santo, non ristretta a forme esteriori, nè
+vincolata da qualsiasi reggimento o da distinzioni di mio e di tuo.
+
+La storia della Chiesa e della civiltà deve tener nota dell’influenza
+che i Francescani e i Domenicani esercitarono sulla società umana; ma
+noi non possiamo descrivere la loro operosità dapprincipio gloriosa,
+nè il decadimento profondo della loro idea originaria, nè i ceppi
+d’imbecille servitù onde più tardi eglino tennero avvinghiati la
+libertà di pensiero e il fecondo svolgimento della scienza: nè possiamo
+finalmente dire delle conseguenze che la dottrina della povertà
+religiosa solennemente riconosciuta ebbe recato sul patrimonio e sulle
+industrie della società civile.
+
+
+§ 3.
+
+Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro di Courtenay riceve a
+Roma (1217) la corona dell’Impero di Bisanzio. — Federico trae in lungo
+la Crociata. — Ottone IV muore nel 1218; Enrico di Sicilia è eletto
+a successore di Federico in Germania. — Torbidi in Roma al tempo di
+Parenzo senatore. — Federico II viene a Roma e vi si incorona (1220). —
+Costituzioni imperiali.
+
+Succeditore di Innocenzo III fu il vecchio Cardinale dei santi Giovanni
+e Paolo, Cencio Savelli. Della sua famiglia paterna, con cui ricompare
+il nome di un’antichissima stirpe latina, non s’era trovata fino a
+questo tempo alcuna traccia nella storia della Città; massime la sua
+origine è ignota. Poichè tuttavia fin dal secolo nono si tiene parola
+di una terra chiamata _Sabellum_ in vicinanza di Albano, può darsi che
+i Savelli abbiano da quella ricevuto il nome, appunto come i Colonnesi
+trassero il loro dalla rocca appellata Colonna[161]. La casa nepotesca
+degli antichi Savelli (che certo vennero di Germania, come dimostrano
+i loro nomi Haimerico e Pandolfo) s’ebbe il primo fondamento nella
+storia per opera di Onorio papa, e solamente dopo di lui si levò a
+potenza[162].
+
+Sotto di Innocenzo III Cencio era stato vice-cancelliere e camerario
+della Chiesa; e lui quel Papa aveva adoperato in negozî difficili,
+segnatamente in Sicilia, dove per anni il Savelli aveva prestato cure
+paterne al giovine Federico. Da cardinale, aveva compilato il celebre
+Libro delle entrate della Chiesa[163]; ed ora, con nome di Onorio III,
+saliva alla santa Sede in Perugia, addì 24 Luglio 1216: però soltanto
+ai 4 di Settembre prendeva il possesso del Laterano.
+
+I Romani videro di buon occhio diventar papa il loro concittadino:
+la sua bontà e la vita immacolata gli avevano da lunghissimo tempo
+procacciato l’amore di tutti. Per di più egli ereditava dal suo
+predecessore un tranquillo reggimento nella Città, alle cui leggi
+ed alle cui franchigie non attentò menomamente. Dopo la costituzione
+dell’anno 1205, la Republica romana era amministrata da un Senatore
+unico che durava sei mesi in officio, e prestava adesso al Papa, senza
+contrarietà di sorta, il giuramento di omaggio[164].
+
+L’animo mite di Onorio non si alzò alle idee audaci del suo
+predecessore, chè anzi la grandezza di questo ne pose in ombra il
+minore ingegno. Una sola passione lo infervorava tutto; ed era di poter
+condurre a compimento la Crociata bandita da Innocenzo III, alla cui
+testa egli sperava di veder porsi Federico.
+
+Prima che Onorio invitasse quest’ultimo a venire a Roma per torvi il
+serto imperiale, egli vi coronò, ai 9 Aprile 1217, Pietro di Courtenay
+da imperatore di Bisanzio: novello e magnifico trionfo della Chiesa,
+che ne sperò poter dispensare d’ora in poi le due corone dell’Occidente
+e dell’Oriente. Il Conte francese pretendeva al trono greco, poichè
+aveva sposato Jolanda sorella di Enrico, che era stato il secondo
+imperatore franco di Bisanzio, e con cui, nell’anno 1216, s’era
+spenta la linea mascolina della casa di Fiandra. Pietro venne a Roma
+colla sposa e con quattro figliuoli, e per la prima ed ultima volta
+un Imperatore greco ricevette nella Città, dalle mani del Papa, la
+corona d’Oriente; sennonchè la potenza dei Comneni aveva oramai ridotto
+quest’Impero romano orientale, ed or latino, ad essere un meschino
+fantasima. Il debole successore di Costantino non fu pur coronato nella
+basilica romana di quell’antico Imperatore: gli convenne rimpicciolirsi
+al livello del Re di Aragona, perocchè egli ricevesse la corona dalle
+mani del Pontefice in san Lorenzo fuori le porte[165]. Onorio congedò
+il novello Monarca facendo che lo accompagnasse Giovanni Colonna,
+cardinale di santa Prassede; ma l’Imperatore non potè toccare la grande
+città dell’Oriente, e il suo viaggio finì nelle carceri del despota
+Teodoro Lascari in Epiro, dove Pietro di Courtenay morì miseramente
+nell’anno 1218.
+
+Nel frattempo Federico differiva a sciogliere quel suo voto che
+gli faceva un dovere della Crociata. Ammonivalo Onorio con lettere
+pressanti, financo lo minacciava della scomunica se nel tempo
+prescrittogli non fosse mosso ad assistere i Crociati che erano
+di già partiti (v’erano andati anche Tedeschi), ed assediavano con
+grande alacrità la forte Damiata[166]. Il figlio di Enrico VI non
+aveva il fervore pio di Goffredo di Buglione; d’altronde la passione
+cavalleresca e guerriera delle Crociate era divenuta a quest’ora
+un’ubbìa senza scopo pratico. Il mondo, che s’era scandalezzato vedendo
+una grande Crociata di principi franchi scagliarsi sopra la cristiana
+Bisanzio, poco tempo dopo era stato costretto a riderne di un’altra
+stranissima di molte migliaia di fanciulli, la quale aveva dimostrato,
+non tanto che durassero accora le religiose attrattive dell’Oriente, ma
+quanto che fossero piuttosto degenerate[167]. Nei principi le tendenze
+religiose s’erano mutate in iscopi politici, avvegnachè le loro
+intraprese non più avessero per mira il possesso del santo Sepolcro,
+bensì quello dell’Egitto, vera chiave di tutto il Levante e delle sue
+vie commerciali che mettono alle Indie. Può esservi alcuno che sul
+serio biasimi Federico, perchè differì l’adempimento di un voto, che lo
+avrebbe distolto dai suoi doveri pratici di governo e lo avrebbe tratto
+in Siria, dove l’avo suo era morto senza frutto, dove gli sforzi di
+cent’anni indiritti ad uno scopo imaginario, avevano trovato una sicura
+disfatta? Il suo intento più prossimo era di ordinare in buon assetto
+la sua terra di Sicilia, di ottenere la corona imperiale, e di rendere
+ben certa la successione ereditaria nell’Impero.
+
+A questa meta la morte di Ottone IV gli sgombrò la via. Lo sventurato
+Imperatore guelfo passò da questa vita in Harzburg, addì 19 Maggio
+1218, in mesta solitudine, da peccatore penitente. Allora Federico
+fu riverito in tutta Alemagna come re dei Romani. Il suo affaticarsi
+affinchè i principi dell’Impero gli eleggessero a successore in
+Germania il figlio suo Enrico già coronato re di Sicilia, per di più
+alcuni avvenimenti che parvero aggressioni contro la autonomia della
+Chiesa; tutto questo fece sì che il Papa fino dalla primavera del
+1219 venisse con lui sul tirato. Il Re lo acchetò promulgando decreti
+che comandavano a città ribelli, come erano Spoleto e Narni, di far
+soggezione alla Chiesa[168]; rinnovò il trattato di Egra; e tanto
+per potersi beccar la corona imperiale promise tutto ciò che il Papa
+chiedeva[169]. Illudendosi della speranza di vedere Federico imbarcarsi
+per l’Oriente, il mite vecchio tollerò perfino l’inganno che gli venne
+teso per Sicilia. Federico, nell’anno 1220, rinnovò anche ad Onorio,
+che gliene fece richiesta, la promessa solenne di non congiungere
+questa terra alla corona tedesca; per guisa tale il giovine Enrico
+avrebbe dovuto regnare in Sicilia, come vassallo del Papa, appena
+che fosse venuto alla maggior età. Ma Federico con patenti di grandi
+franchigie guadagnò ai suoi progetti i principi ecclesiastici di
+Alemagna, chiedendo che si eleggesse tosto Enrico a re romano, locchè
+fuor d’ogni dubbio doveva assicurare la quiete all’Impero, torla alla
+Chiesa. Senza che si prendessero riguardo alcuno del Papa, l’elezione
+avvenne infatti nell’Aprile dell’anno 1220, a Francoforte; e così
+Federico ruppe l’obbligo che s’era assunto. Se ne irritava Onorio,
+però l’altro cercava pacificarlo con lettere diplomatiche: prometteva
+che Sicilia non unirebbe mai con Germania, ma domandava che gli si
+guarentisse il possedimento dell’isola finchè avesse vissuto: e il
+Papa, stretto dalla necessità, acconsentiva che, sua vita durante, ne
+tenesse il governo per il caso che Enrico morisse senza prole. Pertanto
+la unione personale di Sicilia colla casa degli Hohenstaufen non potè
+essere impedita: Onorio, troppo fiacco per far valere con energia i
+suoi diritti, capì con gran dolore che lo si aveva preso in trappola,
+previde la futura unione delle due corone e il pericolo inevitabile che
+ne doveva sorgere per la Chiesa. Ed invero presto avvenne che Federico
+considerò Sicilia, gemma della sua signoria, come il fondamento
+materiale di que’ piani di monarchia italica che aveva ereditati dal
+padre suo; e la tenne come pietra angolare di un nuovo impero degli
+Hohenstaufen che egli poteva sperar di fondare, sedendo nel paese in
+cui solamente era monarca vero.
+
+Roma si andava facendo inquieta, ed Onorio fino dal Giugno 1219 ne
+partiva, e si recava a Rieti e a Viterbo: ritornava sì per breve tempo
+nella Città, ma poi nuovamente cercava protezione a Viterbo[170].
+Il partito democratico si agitava: come il Comune non si sentì più
+frenato dalla mano vigorosa di Innocenzo III, tentò recuperare i
+diritti perduti. In quei frangenti Federico potè prestare al Papa un
+servigio degno di gratitudine; egli mandò l’Abate di Fulda, legato suo,
+ai Romani, con lettere che publicamente furono lette in Campidoglio:
+significava loro che presto sarebbe andato a Roma e gli ammoniva che
+stessero obbedienti al Pontefice[171]. Il Senatore che era allora in
+officio (Parenzo, romano di famiglia senatoria) espresse nella sua
+risposta al Re la riconoscenza del popolo romano, lo invitò che venisse
+a incoronarsi imperatore, e protestò che la Città era disposta a
+mantenersi in pace colla Chiesa[172]. Onorio si riconciliò coi Romani,
+e nel mese di Ottobre potè tornarsene nella Città[173].
+
+Federico andò nel Settembre dell’anno 1220 in Lombardia; ivi le città
+erano fra sè ostili, ma non una di esse gli si fece incontro con
+dimostrazioni di amicizia o di avversione. Dopo lunghi negoziati coi
+legati pontificî, intesi a stabilire il concordato della coronazione e
+la futura condizione di Sicilia, ei mosse a Roma per torsi la corona.
+Vi venne colla sua sposa Costanza, con molti Principi dell’Impero e
+con non grande esercito. Onorio lo coronò addì 22 Novembre 1220 nel
+san Pietro in mezzo a quiete perfetta, tale che nei tempi andati
+non s’aveva visto mai l’eguale, e fra il giubilo «immenso» (stile
+officiale) della Città[174]. Dopo lunga età fu questa la prima
+volta che i Romani con festa prendessero parte ad una coronazione
+imperiale; ed apersero ospitalmente le porte, senza che Tedeschi e
+Latini ammorzassero il loro odio nazionale in fiumi di sangue[175]. La
+presenza di molti principi e di ambasciatori delle città italiche diede
+splendore e rilevanza alla solennità, e vennero eziandio i baroni di
+Sicilia a prestare i loro omaggi, senza che il Papa lo impedisse. Volle
+destino che la festività della coronazione di Federico II chiudesse la
+lunga serie di cotali ceremonie a sistema antico; ed invero col nipote
+del Barbarossa finirono l’antico Impero tedesco, la sua grandezza, la
+sua importanza storica universale; e Roma d’allora in poi per quasi
+cent’anni non vide più coronare alcun Imperatore, fino a tanto che
+Enrico VII si prese il diadema tra battaglie e tumulti, ma non nel san
+Pietro.
+
+Onorio aveva dato la corona imperiale al figliuolo di Enrico VI,
+esigendone preziose concessioni in ricambio; e le Costituzioni che
+ne furono promulgate a favore dell’immunità della Chiesa e contro
+l’eresia vennero (così s’era stabilito nel patto) publicate nel duomo
+quali leggi che dovevano ottenere osservanza in tutta l’ampiezza del
+sacro romano Impero. Per esse fu accordata pienezza di libertà alla
+Chiesa; si dichiararono ereticali e si abolirono tutti gli Statuti
+che da principi o da città erano stati emanati contro il clero ed il
+patrimonio della Chiesa: coloro che la Chiesa aveva scomunicati per
+aggressioni contro il suo privilegio di foro dovevano nel termine di
+un anno essere posti al bando dell’Impero: si confermò la esenzione
+dei preti dai tributi; gli eretici furono posti fuor della legge; fu
+ordinato a tutti i magistrati che li denunciassero e sterminassero.
+Si guarentì sicurezza ai pellegrini; conservazione degli averi
+ai naufraghi; libertà di lavoro ai poveri contadini. Queste leggi
+umanissime dettate in forma di articoli senza apparato pomposo, furono
+aggiunte a quelle Costituzioni, sulla cui tetra oscurità sparsero un
+lieve raggio di luce, speranza di più sereno avvenire[176]. All’età
+dei Carolingi gli Imperatori avevano dato delle costituzioni civili
+in Roma, che regolavano i rapporti giuridici dei Romani, ordinavano
+la forma dell’elezione pontificia, fornivano guarentie all’autorità
+dell’Imperatore; all’età di Innocenzo III invece non fecero che sancire
+la libertà assoluta del clero dalla podestà civile, e promulgarono
+editti sugli eretici che il braccio dell’Inquisizione doveva
+distruggere. L’Impero s’era ridotto senza forza e senza diritti nella
+Città: quel romantico fanciullo che era stato Ottone III aveva avuto in
+Roma maggior potenza del Barbarossa e di Federico II.
+
+L’ultimo erede della casa di Hohenstaufen, che solamente con repugnanza
+la Chiesa aveva levato al trono imperiale, le ebbe così accordato
+conferma di ciò che soltanto il guelfo Ottone avrebbe potuto concedere.
+La vittoria della Chiesa fu completa: la lunga lotta delle investiture
+finì colla confermazione della sua independenza dallo Stato.
+
+Onorio III fu pacificato appieno allorchè Federico II nel dì
+dell’incoronazione ricevette novellamente la croce dalle mani del
+cardinale Ugolino, e promise che nell’Agosto del susseguente anno si
+sarebbe imbarcato per la Siria. L’importantissimo argomento di Sicilia
+il Papa non trasse in campo, e continuò a dare all’Imperatore il titolo
+di «re di Sicilia», poichè quegli lo aveva calmato assicurandolo che
+l’unione personale di quel paese coll’Impero non si sarebbe mai mutata
+in unione reale[177].
+
+
+§ 4.
+
+Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede in pace lo Stato
+della Chiesa. — Un Conte imperiale governa la Romagna. — Torbidi a
+Spoleto. — Roma e Viterbo. — Moti democratici a Perugia. — Roma e
+Perugia. — Il Papa fugge di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati
+a cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo de
+Benincasa, senatore. — Atteggiamento ostile dei Lombardi contro
+l’Imperatore. — Broncio fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico la
+rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III muore (1227).
+
+Ancora tre dì rimase l’Imperatore nel suo campo presso Monte Mario;
+indi, ai 25 di Novembre, per Sutri e per Narni mosse a Tivoli, dove fu
+ai 5 di Dicembre[178]. Il Papa aveva ordinato alle terre della Tuscia
+romana che prestassero il _Foderum_ all’esercito imperiale, ma negò che
+vi fossero soggette la Maritima e la Campagna, dacchè il corteo della
+coronazione non soleva passare da quei paesi. Se in tempi andati (ei
+disse con amarezza) alcuni Imperatori esigettero ivi illegittimamente
+il mantenimento del loro esercito, ciò accadde solamente quando
+passarono di là per andare ad invadere il reame di Sicilia. Tuttavolta,
+ad onta del diniego, significò al Rettore della Campagna che
+somministrasse il _Foderum_, ultimo e miserevole avanzo dei diritti
+imperiali[179].
+
+Proseguì Federico il suo cammino attraverso il Lazio per entrare da
+imperatore nel suo regno avito di Sicilia; e un tal viaggio turbò la
+gioia della Chiesa, la quale avrebbe desiderato invece di veder lui
+occupato nelle cose di Germania od in Oriente. A Capua l’Imperatore
+congregò i baroni delle Puglie, e subito diede principio alla
+grande impresa di ordinare con leggi nuove il reame che era tutto a
+soqquadro. Ancora una volta confermò il Papa nel possesso dello Stato
+ecclesiastico e delle terre matildine; nè imitò l’esempio di Ottone
+IV, ma adempì coscienziosamente a’ suoi impegni. E sul principio
+del Febbraio 1221 Onorio potè lietamente confessare che, coll’aiuto
+dell’Imperatore, ei dominava in pace sopra Spoleto, su una gran parte
+della contea di Matilde e sovra tutto il _Patrimonium_, dal ponte
+del Liri fino a Radicofani: frattanto la ribelle marca di Ancona era
+concessa in feudo ad Azzo di Este, e questo feudatario, in nome della
+Chiesa, veramente la riduceva a soggezione[180].
+
+Alieno dai disegni ambiziosi dei suoi predecessori, Onorio III ad
+altro non mirava che a mantener la pace fra la Chiesa e l’Impero, ed
+a compiere il suo voto pio di liberar Gerusalemme: a lui pertanto più
+che agli altri Pontefici avrebbesi potuto vaticinare un tranquillo
+possedimento dello Stato ecclesiastico. Però a nessuna dinastia
+la dominazione di grandi imperi ebbe costato lotte più penose di
+quelle che ne cagionò ai Vescovi di Roma il piccolo territorio sul
+quale volevano esser re. Il genio di cento Papi, la potenza e le
+ricchezze della Chiesa cattolica, guerre innumerevoli, scomuniche,
+giuramenti, concordati, tutto questo fu adoperato per fondare lo Stato
+ecclesiastico; e quasi ciascuno dei Pontefici, quanti furono, dovette
+rifarsi sempre da capo al lavoro, e con grande fatica rammendare gli
+squarci che la spada materiale dei Principi apriva sempre novellamente
+nella veste terrena della Chiesa. Per quanto fu lungo il medio evo i
+Papi furono costretti a rotolare il sasso di Sisifo[181].
+
+Come Federico ebbe confermato mercè di trattati solenni lo Stato della
+Chiesa, quale avevalo costituito Innocenzo, tenne egli sulle prime
+forte volontà di lasciarlo così sussistere: lo dimostrano i documenti
+che promulgò da Capua. Tuttavia la Chiesa accompagnava con diffidenza
+profonda ogni azione del figliuolo di Enrico VI, e questi per parte
+sua nelle intenzioni della Chiesa non iscorgeva altra cosa che non
+fossero egoismo e disegni insidiosi. Siffatti sospetti nocquero più
+che le manifeste ostilità. L’idea legittima della podestà universale
+dell’Impero romano veniva in cozzo continuo coll’idea consecrata
+da Innocenzo, della podestà universale della Chiesa; ed Italia
+continuava naturalmente ad essere l’oggetto dell’eterno dissidio.
+Federico II, anch’egli come Ottone IV, non aveva altro desiderio
+che di assoggettare al suo giogo nuovamente questa contrada, in cui
+posava il fondamento del romano Impero. Le contese dei partiti che
+dilaniavano le città combattenti fra sè con insane guerre fratricide,
+invitavano l’Imperatore a frammettersi in esse e a trarne profitto. Il
+germe continuo di decadimento che allignava nello Stato ecclesiastico,
+ricucito insieme non con altro che con legami meccanici, lo seduceva
+a riprendersi quei diritti dell’Impero cui aveva di già rinunciato; e
+frattanto anche la Chiesa faceva rivivere pretese di diritti antichi,
+che il tempo e le mutazioni di possesso (così massime era delle terre
+di Matilde) avevano reso quasi irreconoscibili.
+
+Le contentezze di Onorio ebbero prestamente fine. Nel Giugno 1221
+Federico creò Goffredo di Blandrate a conte della Romagna, la
+qual provincia, dal tempo degli Ottoni in poi, era stata tenuta
+assolutamente in conto di possedimento imperiale: ed in quella terra
+la giurisdizione dei _Vicecomites_ imperiali durò senza impedimento
+alcuno fino all’anno 1250, ed anche più tardi[182]. A Spoleto (che
+soltanto allora, come Perugia e come Assisi, s’era data in piena balìa
+della Chiesa, ed era governata dal cardinale Rainero Capocci con titolo
+di _Rector_), tentava Bertoldo, figlio dell’antico duca Corrado, di
+ricuperare l’estinto ducato del padre suo. Egli fece dunque alleanza
+col siniscalco Gunzelino; ed entrambi colà e nella Marca vennero ad
+ostilità contro il Cardinale, sedussero alla ribellione alcune città,
+discacciarono gli officiali pontificî, e ve ne posero di loro proprî.
+Così fu che anche qui il diritto imperatorio venne a conflitto col
+moderno diritto pontificio; e quantunque Federico ponesse un argine
+all’opera illegittima di quei signori, tuttavia in Roma si sospettò che
+egli non si comportasse con fede onesta[183].
+
+Nel frattempo i Romani erano tornati in guerra contro Viterbo,
+avvegnachè le contese per il possesso di alcune castella offerissero
+durevole occasione all’odio inestinguibile di erompere. La città
+di Viterbo a questo tempo s’era fatta grande e doviziosa pei suoi
+traffici; nella Maritima tusca non v’era che la sola Corneto la quale
+potesse rivaleggiare con essa; ed era capace di mettere in arme
+diciottomila uomini[184]. Come in tutti i Comuni, anche là nobili
+e cittadini si contendevano il potere, e s’ergevano alcune famiglie
+che di quello s’impadronivano. Le case nemiche dei Gatti e dei Cocco
+trassero nei loro litigi i Romani, che avevano nuovamente perduto i
+diritti acquistati nella pace dell’anno 1201. Quindi fu che nel 1221
+ricominciò la guerra, e continuò lunga pezza; in essa fu involto anche
+Onorio, e la sua ingerenza di mediazione a favore dei Viterbesi, che
+egli tentò proteggere contro il furore pazzo dei Romani, ebbe per
+conseguenza una rivolta[185].
+
+D’altronde i casi di Perugia alimentavano nei Romani il sospetto.
+Quella città ormai poderosa, fatto per la prima volta omaggio ad
+Innocenzo III, ne aveva ottenuto la confermazione del suo Statuto
+municipale. Molto s’era adoperato il Papa, come protettore di Perugia,
+per far cessare l’acerba guerra dei nobili contro il popolo (Raspanti),
+ma vana era tornata la sua opera; il partito popolare aveva cercato
+perfino di sciorsi nuovamente dal vincolo della Chiesa, e soltanto a
+gran fatica era riuscito nel 1220 al Rettore pontificio di conservarle
+Perugia. Mentre in Roma nulla accennava che le maestranze, ossiano
+_artes_, fossero diventate corporazioni potenti, per lo contrario a
+Perugia s’erano formati dei sodalizî armati con rettori e con consoli
+alla loro testa, che tentavano di costituire un reggimento democratico.
+La fazione popolare promulgava Statuti contro la libertà del clero cui
+assoggettava a tributo, e combatteva contro i nobili e i cavalieri,
+irritata della non equa ripartizione delle imposte. Giovanni Colonna,
+cardinale di santa Prassede, mandato dal Papa a Perugia con facoltà
+straordinarie, s’intromise fra i partiti, e finalmente di suo arbitrio
+soppresse le associazioni delle maestranze nella loro forma politica:
+il suo decreto fu nell’anno 1223 confermato da Onorio[186]. Da questo
+esempio tuttavolta non può conchiudersi che i Pontefici tenessero
+oppressi i Comuni. Eran troppo deboli per poterlo fare; chè anzi eglino
+si alleavano cogli elementi democratici per averne appoggio contro di
+Federico. Ed a quest’ultimo i Comuni potevano dire che il giogo della
+signoria pontificia era leggiero e benigno, laddove l’Imperatore (il
+quale, ne’ suoi principî severamente monarchici, voleva che tutte
+le individualità politiche piegassero sotto la sua legge) era nemico
+dichiarato di ogni democrazia autonoma, ed alle città del suo reame di
+Sicilia proibiva la elezione di podestà e di consoli, nientemeno che
+sotto pena di morte[187].
+
+Che oltre alla guerra di Viterbo, anche quei casi di Perugia avessero
+la loro parte per mettere il malumore in Roma non puossi dubitare:
+infatti Perugia riveriva formalmente l’autorità del Senato romano, e
+nel secolo decimoterzo, quasi quanto fu lungo, l’officio di podestà fu
+ivi tenuto da nobiluomini romani[188]. Perugia, antichissima colonia
+di Roma onorava pur sempre la Città (anche divenuta pontificia) con
+pia religione di figlia verso la sua illustre madre e signora; ed il
+corso dei secoli, che tutto trasforma, non aveva potuto cancellare la
+sacra tradizione di quella reverenza. Nei documenti di diritto publico,
+financo nei più vecchi Statuti del Comune di Perugia (sono dell’anno
+1279), evvi apposta la formula di rispettoso omaggio che tributavasi
+ai diritti signorili del popolo romano, oltre che a quelli del Papa:
+e invero, dopo l’invocazione «ad onoranza» dei Santi e del Pontefice,
+viene quella dell’_alma mater Roma_[189]. Massime i documenti mettono
+fuor di dubbio che l’autorità della città di Roma si estendeva, molto
+più in là del suo distretto, nell’Umbria e nel ducato di Spoleto,
+onde anche in quelle terre l’officio di podestà era spessissime volte
+conferito ad uomini romani. E quando ancor più tardi, nell’anno 1286,
+Perugia, Todi, Narni e Spoleto conchiusero una lega di quarant’anni,
+nel trattato inserirono espressamente la formula: «Ad onore della
+illustre Città, madre nostra»[190].
+
+Nei torbidi romani, che adesso stanno per iscoppiare e somigliano a
+quelli dell’età di Innocenzo III, torniamo a trovare quel medesimo
+Riccardo Conti, che ancor prima aveva avuto sì gran parte nelle contese
+cittadine. A questo possente Conte Federico aveva tolto Sora; perciò
+era venuto a Roma, ma non trovatovi appoggio appo il Pontefice, aveva
+cominciato col suo partito a combattere i Savelli ed altri amici di
+Onorio. Nel Maggio dell’anno 1225 il Papa fuggiva a Tivoli; indi più
+in là, a Rieti[191], ed allora Parenzo tornava ad essere senatore.
+Sebbene questo romano contasse fra i congiunti suoi un martire, egli
+era ad ogni modo nemico mortale del clero. Già come podestà di Lucca
+aveva assoggettato i preti a balzelli o gli aveva discacciati, e
+per conseguenza aveva tratto sul suo capo l’anatema del Papa, da cui
+però a quest’ora era stato anche assolto. Può darsi che Onorio avesse
+rifiutato di confermarlo nell’officio di senatore; ed è facile che la
+violenza, onde il popolo ve lo insediava, sia stata una delle maggiori
+cause della sollevazione[192].
+
+Ormai allora il Papa s’era imbronciato gravemente coll’Imperatore,
+perocchè questi ricusasse di mettere da banda le sue riforme in
+Sicilia per intraprendere la Crociata: e a rammentargliene l’obligo
+incessantemente lo si tribolava. La caduta di Damiata (avvenne agli 8
+di Settembre del 1221) aveva incusso spavento all’Occidente e messo
+Onorio a disperazione. Imperatore e Papa s’erano trovati a Veroli
+nell’estate del 1222, vi avevano insieme fatto dimora un paio di
+settimane, e di là bandito un congresso a Verona per discutervi della
+Crociata. L’assemblea peraltro non si riunì; bensì v’ebbe un nuovo
+abboccamento a Ferentino nella primavera del 1223; v’intervennero anche
+Giovanni di Brienne re di Gerusalemme, il Patriarca di quella città e
+i tre gran maestri; ed ivi fu risolto che la spedizione si differisse
+fino all’estate dell’anno 1225. Per avvincervi Federico ancor più
+saldamente, il Papa lo indusse a ricevere la mano di Giolanda figlia
+unica di quel re titolare di Gerusalemme: Costanza, prima moglie
+dell’Imperatore, era infatti morta addì 22 Luglio del 1222[193].
+Ma venne anche il 1225 senza che l’ardente voto del Pontefice si
+adempiesse, perciocchè i Re dell’Occidente rifiutassero di darvi il
+loro appoggio. Gli ambasciatori di Federico (fra i quali fuvvi Giovanni
+di Brienne) andarono per chiedere una novella proroga, e trovarono a
+Rieti il Papa ch’era stato cacciato di Roma. Stretto dalla necessità
+acconsentì egli alle loro proposte, ed allora l’Imperatore (addì 25 di
+Luglio) giurò a san Germano, alla presenza dei legati pontificî, che
+senza fallo moverebbe alla Crociata nell’Agosto dell’anno 1227, sotto
+pena della scomunica[194].
+
+Onorio soggiornò ancora in Rieti tutto l’inverno, mentre a Roma si
+negoziava per il suo ritorno; ed invero adesso anche l’Imperatore, che
+aveva ottenuto quel che bramava, s’interpose paciere. Nell’autunno fu
+conchiusa la pace fra la Chiesa e la Città; Parenzo rinunciò al suo
+officio, e in luogo suo subentrò Angelo de Benincasa[195]. Allora, nel
+Febbraio dell’anno 1226, il Pontefice potè far ritorno a Roma. Quivi
+ei visse peranco un anno in agitazione così penosa, che il suo mal
+animo contro l’Imperatore fu presso a scoppiare in completa rottura.
+In questo frattempo Federico aveva vinto nelle Puglie e in Sicilia
+tutti gli impedimenti a sè ostili, aveva assoggettato i baroni ribelli,
+soggiogato i Saraceni sollevati nell’isola, e confinatili a Nocera
+sul continente: aveva fondato l’università di Napoli, e con miglior
+governo accresciuto le forze di quel magnifico paese. Ma adesso molte
+circostanze si davano la mano per rompere la sua pace colla Chiesa e
+con Italia, e per spingerlo a terribili guerre che gli furono compagne
+quanto lunga fu la sua vita.
+
+Le città lombarde rifiutavano reverenza a quei diritti che la pace di
+Costanza aveva riconosciuto spettare all’Impero; un resto di antica
+signoria imperiale, divenuta indefinita nei suoi limiti, offeriva
+ad esse occasione di dar meno di quello che fosse il loro dovere, e
+porgeva occasione a lui di chieder più di quello che gli competesse:
+ben presto ei ne traeva motivo di dichiarare che voleva restaurare la
+sua podestà imperiale sul Po, e di rivolere tutta Italia come «retaggio
+suo». Ma le città divenute forti, orgogliose del loro sentimento
+nazionale, non vollero saperne più dell’Impero divenuto impotente, e,
+come all’età del Barbarossa, combatterono per la loro libertà e per
+l’independenza[196]. La loro eroica resistenza avrebbe meritato una
+ricompensa migliore, ma la divisione fu causa che non conseguissero
+risultamenti durevoli. Allorchè i Lombardi udirono che Federico
+stava per muovere dalle Puglie coll’esercito, riunironsi a Mosio
+nel Mantovano, e, addì 2 Marzo 1226, conchiusero un trattato, mercè
+cui rinnovarono per venticinque anni l’antica federazione. La loro
+attitudine minacciosa, onde impedirono a re Enrico di valicare le Alpi
+per giungere alla dieta dell’Impero che s’era ordinata a Cremona, ebbe
+per conseguenza che fossero posti al bando dell’Impero. Ambe le parti
+invocarono il Papa facendolo arbitro della pace; ma la sua sentenza
+talentò assai poco a Federico, perciocchè Onorio, com’è ben naturale,
+dimostrasse di parteggiare pei Lombardi[197].
+
+Il mal animo si accrebbe per litigi sorti a cagione di alcune
+investiture vescovili di Sicilia, cui pretendeva la Chiesa e Federico
+contestava: questi infatti non si sentiva pienamente padrone nella
+sua terra avita, se prima non l’aveva resa independente affatto dal
+Papa. Con crescente sospetto la Chiesa mirava alle savie riforme
+dell’Imperatore, che tramutavano quel reame in una monarchia autonoma:
+ivi Federico, per fermo con attività senza posa, gettava le fondamenta
+della sua potenza; di là sembrava intendere alla sua meta, di creare
+un’Italia unita e monarchica, colla distruzione delle federazioni
+italiche, delle libertà cittadine e dello Stato ecclesiastico fondato
+da Innocenzo. Così fin da allora temevasi alla corte pontificia.
+
+E ad essa era venuto a querelarsi anche Giovanni di Brienne. Appena
+sposata Giolanda, vera erede di Gerusalemme per parte di sua madre
+Maria, l’Imperatore s’era preso il titolo di re di Gerusalemme; e il
+suocero di lui, deluso in tutte le sue speranze, correva al trono del
+Papa a sporgervi le sue lagnanze. Onorio tosto si giovò della collera e
+dell’ingegno dell’ex-re, cavaliere valente e fratello di quel Gualtiero
+onde un tempo s’era servito Innocenzo III: a lui infatti affidò il
+governo temporale di una gran parte dello Stato ecclesiastico[198]. Il
+meschino risultato di tutti i fervidi sforzi del Papa per condurre a
+fine una Crociata fu perciò questo, che il successore di Goffredo di
+Buglione si arrolò agli stipendî della Chiesa, per guadagnarsi di che
+vivere prestando l’opera di rettore del _Patrimonium_.
+
+Il generoso Onorio III morì di morte tranquilla in Laterano nel giorno
+18 Marzo 1227.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+
+§ 1.
+
+Ugolino Conti è fatto papa con nome di Gregorio IX. — Esige che
+l’Imperatore parta per la Crociata. — Federico parte, ritorna ed
+è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore e del Papa. —
+La fazione imperiale discaccia Gregorio IX di Roma. — Crociata
+contro l’Imperatore. — Il Papa invade le Puglie nel 1229. — Ritorna
+l’Imperatore; i Pontificî fuggono.
+
+Ad uno dei Papi più pacifici succedette un uomo di forti passioni e
+di ferrea volontà. Ugolino, cardinal vescovo di Ostia, era eletto,
+addì 19 Marzo 1227, in san Gregorio presso il Septizonio, e acclamato
+pontefice con nome di Gregorio IX: usciva della famiglia dei Conti di
+Anagni, ed era parente in terzo grado di Innocenzo[199]. Aveva vissuto
+sotto il governo di parecchi Papi; e in giovinezza il suo animo s’era
+temprato alle impressioni potenti dei grandi casi avvenuti al tempo
+di Alessandro III. Eletto vescovo di Ostia da Innocenzo congiunto
+suo e di lui forse più giovine, aveva nuovamente fortificato di mura
+quella città marittima decaduta; indi per lunghi anni aveva trattato i
+più importanti affari della Chiesa in Italia e in Alemagna, e qui, da
+legato pontificio, condotto i difficili negoziati nella controversia
+della successione all’Impero. Lo abbiamo veduto farsi per primo il
+protettore dell’ordine dei Minoriti; e in vero nel suo animo vigoroso
+alitava una fiamma di quel fuoco che scaldava Francesco e Domenico,
+e ne rendeva salda come acciaio la innata fortezza dell’indole, e
+lo faceva uomo indomabile, provocatore fino alle estreme audacie,
+insofferente di qualsiasi contraddizione. Quel vecchio facondo, di
+costumi puri, di grandissima dottrina nelle leggi civili e canoniche,
+di fede profonda e fervida, pareva per maestà e per aspetto un vero
+patriarca: e la sua potenza tenacissima di memoria non infiacchita
+dagli anni, lo faceva parere men vecchio di quel che era[200].
+
+Ugolino aveva visto di mal animo le debolezze arrendevoli di Onorio; e,
+come ei fu salito alla cattedra santa, tutti n’ebbero certezza che egli
+non avrebbe imitato la pazienza molle del suo predecessore: appunto
+perciò i Cardinali lo avevano eletto[201]. Ai 21 di Marzo fu consecrato
+in san Pietro; il popolo romano plaudente lo accompagnò al Laterano,
+e nella solenne processione furono visti intervenire il Senatore ed il
+Prefetto della Città. Tre giorni dopo la sua consecrazione, Gregorio IX
+significò a Federico (che da un pezzo conosceva e trattava da amico) il
+suo esaltamento al trono; e in pari tempo lo ammonì che imprendesse la
+Crociata, di cui s’avvicinava l’ultimo termine fissato in Agosto[202].
+Era stato dalle mani di Gregorio medesimo che l’Imperatore aveva
+ricevuto la croce nel giorno della sua coronazione: e Federico annunciò
+tosto che era pronto a partire, per guisa che molti Crociati, la
+massima parte Tedeschi, convennero a Brindisi. Colà, nella stagione
+delle febbri, stettero aspettando il segnale d’imbarcarsi, e frattanto
+un’epidemia colse quelle turbe di genti, che ne morirono a migliaia:
+finalmente giunse l’Imperatore da Messina, nè mai Crociato alcuno montò
+a bordo della nave con tanto ritroso dispetto, come fu del nipote di
+quel Barbarossa che era morto in Siria.
+
+Come egli ebbe effettivamente fatto vela da Brindisi sul principio del
+Settembre, si intonò in tutte le chiese il «Te Deum», e le orazioni
+del Papa lo accompagnarono sul mare. Quand’ecco di lì a pochi giorni,
+si sparge una stranissima voce; vien detto che l’Imperatore sia
+tornato indietro, che sia anche sbarcato, e che abbia mandato a monte
+la Crociata. Così la era infatti. Infermato sul mare, Federico aveva
+fatto voltar le prore delle galee, ed era sceso a terra in Otranto,
+dove (erano appena giunti) la febbre portava via il Conte di Turingia.
+Come il Pontefice ricevette le lettere che confermavano l’inaspettato
+caso e cercavano di scusarlo, fu preso di collera impetuosa; non volle
+udir di ragioni nè di promesse; ai 29 di Settembre, vestiti i suoi
+abiti solenni, salì sul pergamo nel duomo di Anagni, e conformemente al
+trattato di san Germano scagliò l’anatema sull’Imperatore, in quello
+che i preti schierati dai due lati dell’altar maggiore gettavano a
+terra con gesti di odio e d’ira le loro torce accese. Dopo la minaccia
+imbelle di Onorio scoppiava adesso il fulmine vero.
+
+La focosa audacia di Gregorio IX pare grandezza agli uni, agli altri
+precipizio di un animo collerico; scusabile per pazienza venuta meno,
+ma imprudente sempre. Il vecchio energico, una di quelle indoli che non
+sanno tollerare i mezzi termini, provocava l’uomo in cui non iscorgeva
+ormai altro che l’insidioso nemico della Chiesa, il quale s’era fatto
+giuoco della debolezza di Onorio. Impavido come Gregorio VII, ei lanciò
+nel mondo la face di un immenso incendio; e ruppe rapporti mal definiti
+e perciò intollerabili, preferendo guerra aperta a pace infingarda.
+Caddero da tutti i volti le maschere. Coi manifesti che promulgarono
+i due capi della Cristianità fecero noto al mondo che la pace fra i
+nemici antichi e tradizionali era cosa impossibile. Forse che agli
+occhi della Chiesa il vero delitto di Federico si era di aver tratto
+in lungo ripetute volte la Crociata? No, senza dubbio; i suoi delitti
+erano la potenza di lui che diventava troppo formidabile, la unione
+di Sicilia coll’Impero, la sua dominazione sulle città ghibelline
+dell’Italia settentrionale e di quella di mezzo, dominazione minacciosa
+di pericolo alla lega lombarda. Nessun Imperatore aveva posto tante e
+così salde fondamenta di pratica signoria in Italia più di Federico II
+re assoluto di Sicilia; laonde restava sempre a compito della politica
+pontificia lo svellere dalle radici la potenza degli Hohenstaufen: e i
+Papi ben seppero con meravigliosa fermezza condurre quel loro proposito
+a compimento.
+
+Nella sua enciclica indiritta a tutti i Vescovi Gregorio dipinse coi
+più neri colori l’ingratitudine di Federico, e senza riserbo lo marchiò
+d’infamia innanzi agli occhi del mondo: attacco violentissimo che
+indignò gravemente l’Imperatore, e lo trasse a rispondere con veemenza
+eguale. Dapprima egli giustificò assai acconciamente il suo abbandono
+della Crociata, indi spedì un manifesto ai Re. In questa celebre
+scrittura fu per la prima volta dettata una protesta dell’autorità
+temporale contro il Papato innocenziano; e l’Imperatore vi manifestò
+la chiara coscienza del dovere che a lui, rappresentante della podestà
+civile, si spettava di difenderla contro il despotismo minaccioso di
+Roma. Ai principi e ai popoli mostrava, cogli esempî dello sventurato
+Conte di Tolosa e del Re d’Inghilterra, qual sorte era loro destinata;
+e senza riguardo alcuno svelava le brutture della Chiesa, fatta
+istituto mondano, e dell’ambizione di regno dei Papi. Il capo supremo
+dello Stato faceva argomento di discussione per tutto il mondo i
+delitti della Chiesa, per modo che l’Imperatore della Cristianità
+pareva confermare quello che gli eretici dicevano della natura del
+papato, accusandolo che rinnegasse le virtù apostoliche[203]. Roffredo
+di Benevento, celebrato giureconsulto, portò a Roma le lettere
+imperiali, che in mezzo a grida di plauso furono lette publicamente
+in Campidoglio. E tosto si formò una fazione imperiale, perocchè la
+contesa fra l’Impero e la Chiesa paresse ai Romani massimamente la
+benvenuta, e fosse propizia alle cose loro proprie. Gregorio IX aveva
+assunto nella Città aria da padrone, e fatto distruggere alcune torri
+della nobiltà che erano prossime al Laterano: poi, sopravvenuta la
+disputa per Viterbo, la protezione data da lui a questa terra aveva
+irritato il Comune. Alle fazioni politiche si associavano gli eretici,
+che dappertutto, in mezzo ai roghi ed anche in Roma, sollevavano il
+capo sempre più audacemente. Basti un esempio per dimostrare a che
+grado di anarchia si trovasse pur sempre la Città. S’era in estate, e
+il Papa soggiornava nel Lazio, quand’ecco nobili e cittadini, e perfino
+frati e preti, levare un impostore alla dignità di vicario pontificio
+in Vaticano, affinchè a prezzo di denaro sciogliesse dal loro voto i
+Crociati che passavano per andarne a Brindisi. E il giuoco temerario
+potè durare publicamente per sei settimane nel Portico del san Pietro,
+nè cessò se non quando il Senatore vi pose un termine[204].
+
+Nobiluomini romani ricevevano oro da Federico; e financo il figliuolo
+di Riccardo Conti, Giovanni di Poli, fu visto bazzicare nel campo
+suo[205]. L’Imperatore, che aveva invitato quegli ottimati a venirne
+a lui nella Campania, seppe adescare i Frangipani affinchè gli
+vendessero i loro beni, ed eziandio le fortezze che possedevano nella
+Città, cose queste che tenevano in feudo dai Papi: eglino dovevano
+indi riavere il tutto in feudo da lui, e dichiarare così di essere
+vassalli imperiali[206]. Ed invero la era per Federico cosa importante
+di crearsi un partito anche in Roma, di aizzare quivi nemici addosso
+al Pontefice, e di tenere in poter suo il Colosseo. Una sollevazione
+fu la conseguenza delle sue macchinazioni. Nel giovedì santo dell’anno
+1228 Gregorio aveva scagliato ancora una volta l’anatema contro
+l’Imperatore; ma più tardi, al lunedì di Pasqua, intanto che celebrava
+la messa nel san Pietro e volgeva al popolo una orazione violenta
+contro di Federico, i Ghibellini gli soffocarono la voce con violente
+grida, gli si strinsero addosso presso l’altare, lo colmarono d’insulti
+e lo cacciarono del santuario. La Città si levò in armi, mentre il Papa
+fuggitivo, accompagnato da schiere di Guelfi fedeli, correva all’amica
+Viterbo. I Romani lo inseguirono con milizie, e lo costrinsero a
+fuggir più in là, a Rieti ed a Perugia; sfogarono un po’ del loro odio
+contro Viterbo, devastando barbaramente le campagne, e conquistarono
+il controverso castello di Rispampano[207]. Dal suo esilio Gregorio
+IX scagliò la scomunica contro i suoi persecutori; indi con grande
+amarezza stette aspettando il tempo di poter fare ritorno.
+
+Frattanto l’Imperatore si armava per condurre veramente a fine la
+sua Crociata. Così operando, non solamente toglieva credito a quanto
+diceva il Papa accusandolo che egli non avesse mai presa sul serio
+l’idea di quella spedizione; faceva anzi assai di più, perchè poneva
+il Papa in serio imbarazzo. La partenza di Federico per la Crociata
+fu in quelle condizioni di cose un capolavoro di arte politica, tanto
+più che il Pontefice, con iscandalo di molti credenti, gli opponeva
+i maggiori inciampi nel suo cammino. Così avvenne che l’Imperatore
+dell’Occidente si accinse ad impresa che, secondo gli scopi della
+Chiesa, era allora reputata santissima, ma fecelo sotto il pondo della
+scomunica di lei. Quando egli sul principio dell’estate dell’anno
+1228 s’imbarcò a Brindisi, gli si gridò dietro con acerbissima ira
+che moveva a Gerusalemme non da crociato ma da «pirata»; invece della
+benedizione della Chiesa, ne lo seguì la sua imprecazione fanatica; e
+questa lo raggiunse perfino presso alla tomba del Redentore. Lo stesso
+Papa, che lo aveva marchiato d’infamia come un malfattore perchè non
+intraprendeva la Crociata, lo chiamava adesso ancor tale perchè la
+imprendeva. Se, invece, Gregorio IX avesse sciolto dell’anatema il
+suo nemico quando effettivamente partì per Gerusalemme, avrebbe vinto
+sè stesso e lui, e al cospetto del mondo s’avrebbe acquistato fama di
+grande. Ora, per lo contrario, il mondo vedeva svelate le ambizioni
+del sacerdozio, dappoichè l’Imperatore gli aveva strappata dal viso
+la maschera. Contrasti così turpi diminuirono la fede nei Papi, perchè
+non si credette più che il loro zelo per la liberazione di Gerusalemme
+fosse buono e verace: se ne pose fine ad una credenza pia di due
+secoli; e se, altro non sia stato, quest’è certo che da allora in
+poi non fu più possibile di trascinare la Germania a cotali specie di
+imprese[208].
+
+Rainaldo, figlio dell’antico duca Corrado, fu eletto vicario in Italia
+perchè vi governasse durante l’assenza dell’Imperatore: e quegli,
+senza por tempo in mezzo, cominciò a provocare il Papa, attaccando
+Spoleto. Nè meno attivo fu Gregorio IX a far suo pro della lontananza
+di Federico per assoggettare le Puglie al dominio della Chiesa.
+Ancor prima che l’Imperatore partisse, aveva levato un esercito;
+adesso faceva appello a Lombardia, a Spagna, a Francia, a Inghilterra
+perchè lo assistessero con decime ecclesiastiche e con milizie: e i
+popoli con grande loro meraviglia udirono predicar la crociata contro
+l’Imperatore, che sotto il vessillo della croce era andato a combattere
+i pagani; e videro eserciti in nome del Papa cogliere di sorpresa le
+terre di Federico assente, le quali pel diritto delle genti e pel
+giure canonico avrebbero dovuto essere intangibili come beni di un
+crociato[209]. L’esercito del Pontefice inalberava un vessillo che
+portava per impresa le chiavi di san Pietro: ne tenevano la capitananza
+Giovanni di Brienne suocero dell’Imperatore, il cardinale Giovanni
+Colonna e Pandolfo di Anagni cappellano del Papa[210]. Mentre una parte
+di queste soldatesche moveva nelle Marche, che Rainaldo aveva invaso
+con Saraceni e con Pugliesi, Pandolfo (addì 18 Gennaio 1229), passato
+il Liri presso a Ceperano, entrava nella Campania; e qui Giovanni di
+Poli difendeva bensì Fundi con prospera fortuna, ma parecchie città
+s’arrendevano ai Pontificî. I Romani in questa guerra poterono levarla
+liscia; al Papa null’altro stava a cuore fuor delle Puglie, laonde
+egli non fece neppure tentativo di ridurre a soggezione la Città col
+suo esercito numeroso di crociati. Egli corse difilato a conquistare
+il reame, e con patenti di franchigia indusse a ribellarsi le città
+fortemente angariate di tributi. Anche Gaeta fe’ a lui dedizione, e
+Gregorio IX sperò di poter tenere per sempre come sua quella città,
+onde la Chiesa da lunghissimo tempo aveva ambito il possedimento[211].
+
+Però di repente tornava dal Levante l’Imperatore, cui richiamava la
+novella di questi eventi. A Gerusalemme s’era di sua man propria posto
+in capo la corona; per virtù di un trattato aveva restituito la città
+santa ai Cristiani, e ad onta di tutti gli impedimenti del fanatismo
+aveva compiuto opere gloriose. La Curia romana fremeva di collera
+contro di lui, come avverso uno che avesse peccato di qualche gran
+delitto contro la religione cristiana: non badava nè ai servigî veri
+che le aveva prestati in Oriente, nè ai motivi pratici che, in causa
+del grande commercio di Sicilia col Levante, gli avevano imposto obligo
+di stringere rapporti amichevoli coi Sultani di Oriente. Eppure la era
+stata cosa naturale, avvegnachè l’Imperatore per la prima volta avesse
+fatto delle Crociate un argomento di politica civile, e, respinto il
+Papa dall’Oriente, avesse stabilito dei vincoli politici ed economici
+fra questa parte del mondo e l’Impero[212].
+
+Come nel Giugno del 1229 fu sbarcato inaspettatamente nelle Puglie,
+Federico bramò generosamente di riconciliarsi col Pontefice, e gli
+mandò messaggi di pace. Ma questi non giunsero a capo di risultato
+alcuno; perlochè l’Imperatore quasi senza combattere buttò fuori
+del suo paese le soldatesche pontificie. Il vessillo della croce
+s’inalberava colà contro il vessillo delle somme chiavi; e fu
+spettacolo meraviglioso vedere i Saraceni di Federico sotto il
+segnacolo di Cristo muovere in campo contro i Pontificî, i quali, senza
+pur aspettarli, in fuga scompigliata si ritirarono di là dal Liri.
+Ancora una volta Gregorio scagliò i suoi fulmini contro l’Imperatore
+ed i partigiani di lui, anche contro quelli che erano in Roma. Di già
+egli aveva sprecato una immensa moneta in una pazza guerra, e tuttavia
+adesso chiedeva, ma invano, al mondo che lo soccorresse di novelli
+aiuti, onde talentare la sua ambizione di dominio. Nel frattempo legati
+del Senato romano erano venuti ad Aquino dove trovavasi l’Imperatore,
+e gli avevano recato le congratulazioni di quello[213]: in Ottobre
+Federico marciò contro le frontiere dello Stato della Chiesa e vi
+devastò con ferro e con fuoco Sora; allora sì finalmente il Papa diede
+ascolto alle sue proposte di pace.
+
+
+§ 2.
+
+Inondazione del Tevere (1230). — I Romani richiamano Gregorio IX. —
+Pace conchiusa a San Germano (1230). — Primo supplizio di una torma
+di eretici in Roma. — Annibale, senatore, promulga un editto contro
+l’eresia. — Persecuzione degli eretici: Inquisizione.
+
+Gregorio IX rimase ancora tutto l’inverno a Perugia; nè vedeva altra
+probabilità di tornarsene a Roma fuor di quella che gli avrebbe
+offerto la riconciliazione coll’Imperatore. Però, prima che la pace si
+conchiudesse, fuor di qualsiasi aspettazione, le forze della natura
+lo ricondussero in Laterano. Si apersero «le cateratte del cielo», e
+rovesciarono torrenti d’acqua sull’empia Città: addì 1 di Febbraio
+del 1230 il Tevere uscì delle sue rive; la Leonina e il Campo di
+Marte ne furono coperti; cadde il ponte dei Senatori (ponte Rotto) e
+l’inondazione portò fame e peste. I Cronisti descrivono questo flagello
+in modo da far credere che fosse uno dei più terribili cui Roma nel
+corso dei tempi soffrisse mai[214]. I Romani, che durante il suo lungo
+esilio s’eran data tanto poca briga del Pontefice, che avevano messo
+a taglia il clero ed accolto ospitevolmente gli eretici, ora in mezzo
+alla furia delle acque si risovvennero con angustia superstiziosa
+che il Padre santo era il loro principe territoriale. Messaggieri
+supplichevoli corsero in gran fretta a Perugia: Pietro Frangipane,
+cancelliere urbano, e il vecchio Pandolfo della Suburra, il prode
+ex-senatore, si gettarono a’ piedi del Pontefice, implorarono pietà
+del popolo traviato, e supplicarono che tornasse alla vedova Città.
+Allorchè Gregorio nel mese di Febbraio fu accolto con voci di giubilo
+dai Romani, e fu condotto in Laterano, può darsi ch’ei guardasse con
+disprezzo un popolo che da più di un secolo era solito a discacciare
+i suoi Papi per riaccoglierli di lì a breve tempo fra cantici e
+laudi[215]. Quando questi Pontefici tornavano dal loro esilio nella
+«città del sangue», se avveniva che si assicurassero una fuggevole
+pausa di quiete, la comperavano soltanto a prezzo d’oro. E il Biografo
+di Gregorio IX enumera coscienziosamente le parecchie migliaia di
+libbre, che questo Papa distribuì ai Romani, le quante volte gli
+concessero di far ritorno[216].
+
+Gregorio trovò Roma immersa in miseria profonda, abbandonata alla
+desolazione, e piena della «zizzania» degli eretici, cui propendeva
+perfino una parte del clero. Ei decise dunque di metter mano a supplizî
+severi, tosto che avesse stretto pace coll’Imperatore. Fu questa
+conchiusa a San Germano, addì 23 Luglio 1230, dopo lunghi negoziati
+con Ermanno gran maestro dell’ordine Teutonico; e le condizioni ne
+furono tanto fauste per il Papa, che ben si conobbe in che gran conto
+Federico tenesse la potenza del suo avversario. Fu restaurato lo Stato
+della Chiesa; financo alcune città della Campania (fra le altre Gaeta)
+rimasero ancora un anno in mano del Papa che le tenne in pegno; di
+più fu stabilito che si rispettassero nel regno di Sicilia la libera
+elezione e le immunità del clero.
+
+Dopo che l’Imperatore, addì 28 di Agosto, fu sciolto a Ceperano
+dell’anatema, i Cardinali lo condussero in Anagni a visitare il
+Pontefice. I due avversarî si salutarono con rispetti e con cortesie,
+tennero velato il loro odio, e nei tre primi giorni di Settembre
+pranzarono e confabularono assieme, dimorando nel palazzo della
+famiglia Conti: però, ad onta di tante proteste di amicizia, si
+separarono colla convinzione che la terra d’Italia era troppo ristretta
+perchè due uomini della loro tempra potessero vivere in pace l’uno
+accanto l’altro.
+
+Reduce a Roma nel mese di Novembre, Gregorio IX continuò a prodigare
+cure paterne alla Città. Fe’ restaurare il ponte dei Senatori e
+spurgare le cloache; fece venir provvisioni di grano, distribuì denaro
+fra il popolo, edificò un ospizio pei poverelli nel Laterano. Tutto
+ciò gli procacciò il favore della moltitudine, e gli agevolò il modo
+di colpire sul vivo la eresia, della quale voleva nettare la Città.
+Le guerre distruggitrici di Innocenzo III contro gli eretici, ed i
+suoi ordini che in tutte le città si sterminassero, parevano non aver
+fatto altro che fomentarne le credenze. Migliaia di uomini cingevano
+i loro fianchi del cordone di san Francesco, ma molti più disertavano
+la fede. Numerosi erano gli eretici nello Stato della Chiesa, a
+Viterbo, a Perugia, ad Orvieto[217]; Lombardia ne era piena, e nella
+guelfa Milano aveva sede la lor chiesa maggiore. Non profittava che
+i roghi ardessero. A Roma stessa se n’erano ragunati durante l’esilio
+del Pontefice: ivi le tendenze politiche di leggieri si associavano a
+quelle religiose; e certo fra gli eretici romani la setta ghibellina
+degli Arnaldisti era più numerosa che quella dei Poveri di Lione.
+Soprattutto l’eresia dogmatica non si disgiungeva da quella politica,
+perocchè la Chiesa tenesse senza più in conto di eresia le aggressioni
+che movevansi contro la libertà del clero ed i suoi patrimonî, non meno
+che gli Editti dei magistrati cittadini, i quali tentavano di imporgli
+tributo e di sottoporlo ai tribunali laicali[218].
+
+Per la prima volta si tenne in Roma un giudizio di eretici in massa;
+per la prima volta vi arsero in publico i roghi. Gli Inquisitori
+posero il loro tribunale fuori le porte della santa Maria Maggiore: i
+Cardinali, il Senatore, i giudici presero posto in tribune apprestate;
+e il popolo a bocca aperta circondò il tremendo teatro, sul quale,
+innanzi allo scanno dei giudici, comparvero sventurati di ogni ceto
+e dei due sessi a udirvi la loro sentenza. Molti preti imputati di
+eresia furono spogliati dei loro vestimenti sacerdotali e condannati
+ad espiare il loro peccato in conventi lontani, seppure facessero
+confessione penitente: altri eretici furono bruciati sopra cataste
+di legno, e forse l’esecuzione si compiè nella piazza stessa della
+chiesa[219]. Questi orrendi spettacoli, riverbero della guerra degli
+Albigesi, che tenevano dietro alla inondazione ed alla peste, devono
+aver destato grande agitazione in Roma. Se sia vero ciò che narra una
+_Cronica_ del secolo decimoquarto, i Romani avrebbero assistito alla
+vista spaventosa e senza esempio di un Senatore convinto di eresia,
+che mandossi al supplizio: però tal racconto non può essere che una
+fola[220]. Convien credere che dopo del suo ritorno Gregorio abbia
+posto in officio un Senatore nuovo; e questi fu Anibaldo Anibaldi,
+romano di famiglia senatoria, la quale soltanto intorno a questo
+tempo venne in fiore, e formò un casato potente, fornito di ricchi
+possedimenti nel Lazio. Il celebre nome di Annibale ricompare in una
+famiglia nobile del medio evo, che per il corso di alcuni secoli diede
+senatori, cardinali, uomini di guerra, ma papi nessuno. Gli Anibaldi
+erano imparentati coi Conti e colla casa di Ceccano: come questi
+erano anch’essi di origine germanica, e sedevano nella Campagna e nei
+monti latini, dove oggidì ancora (più in su di Rocca di Papa) evvi il
+«Campo di Annibale», che tiene viva la memoria di quella stirpe così
+influente un dì[221]. Certamente se il senatore Annibale nell’anno
+1231 promulgò il memorabile Editto contro gli eretici, che ancora ci
+si conserva, la cosa avvenne perchè così imponeva uno fra i patti che
+il Pontefice aveva posti al suo ritorno. Fu con quello statuito che
+ogni Senatore, entrando in officio, dovesse pronunciare il bando contro
+gli eretici della Città ed i loro partigiani, incarcerare tutti coloro
+che l’Inquisizione dichiarava essere intinti di eresia, e mandarli al
+supplizio entro otto giorni dacchè fosse pronunciata la sentenza. I
+beni degli eretici dovevano spartirsi fra i delatori e il Senatore,
+e devolversi alla restaurazione delle mura della Città: le case degli
+eretici smantellarsi. Chi ricettava un eretico era condannato a pene
+pecuniarie o corporali, e perdeva tutti i diritti civili. Ogni Senatore
+doveva giurare questo Editto, nè lo si considerava entrato in carica se
+prima non ne avea prestato sacramento. Se avesse operato contrariamente
+alla fede giurata, avrebbe dovuto condannarsi a un’ammenda di duecento
+marchi e dichiararsi incapace dei publici officî: la pena gli si doveva
+applicare da un collegio di giudici chiamati di santa Martina presso il
+Campidoglio[222].
+
+Il barbaro Editto aguzzò lo zelo dei delatori e delle magistrature
+cittadine coll’esca del guadagno; e si può ben credere se l’avarizia
+e gli odî privati non fossero operosi a spiare le tracce degli
+eretici. Il Papa in questo modo avvinse il Comune romano agli intenti
+dell’Inquisizione, obligò il Senatore per munere suo proprio a
+prestarle il suo braccio temporale, e fece di lui il legale esecutore
+dei giudicî contro gli eretici, come del resto tutti i Podestà lo
+erano anche in altre città. Sebbene a lui fosse conferita l’autorità
+criminale, che in addietro era stata del Prefetto, e quantunque così se
+ne accrescesse la podestà civile, tuttavia ne veniva che il Senatore
+era fatto ministro del tribunale ecclesiastico: il giuramento solenne
+che prestava di punire gli eretici, lui stesso legava per modo che sul
+suo capo pendeva la sentenza formidabile dell’Inquisizione, la quale
+avrebbe potuto accusarlo di lesione dei suoi doveri, e per conseguenza
+di eresia. Il massimo attributo della podestà senatoria doveva essere
+perciò questo, che essa teneva incarico di eseguire le sentenze
+pronunciate contro gli eretici: nè havvi cosa che denoti l’indole
+fanatica di quel tempo più del dovere di perseguitarli che veniva
+iscritto come articolo primo e fondamentale negli Statuti di Roma e di
+altre città dello Stato ecclesiastico[223].
+
+Del resto l’Editto senatorio dell’anno 1231 non fece che applicare
+anche in Roma le Costituzioni imperiali promulgate da Federico al
+momento della sua coronazione: forse in Roma fino adesso si era
+ricusato di accettarle. Per il vero l’Inquisizione fu nelle mani
+del Papa uno spediente nuovo e formidabile di soggiogare il popolo.
+L’applicazione dei tribunali contro gli eretici (seppur non ancora
+s’avesse fondato in Roma un tribunale permanente dell’Inquisizione) o
+deriva già da Innocenzo III, o con maggiore sicurezza può farsi datare
+da quell’Editto dell’anno 1231. Da allora in poi s’insediarono in Roma
+gli Inquisitori, che sulle prime furono scelti d’infra i Francescani.
+Quando l’Inquisitore aveva condannato un eretico, saliva la scalea
+del Campidoglio, e di là leggeva la sentenza in presenza del Senatore,
+de’ suoi giudici e di molti deputati ossiano testimonî del clero della
+Città: indi affidava al Senatore l’esecuzione della pena, minacciandolo
+della scomunica in caso di rifiuto o di negligenza[224].
+
+La mente più matura e l’animo più mite di noi uomini dell’oggidì,
+sentono orrore di un’età onde sono espressione eloquente quegli
+spaventosi Editti di Gregorio IX: leggi che imponevano a dovere
+massimo del cittadino lo spionaggio degli eretici; che punivano di
+scomunica, come se fosse un crimine, ogni parola che un laico avesse
+pronunciato in publico o in privato intorno a cose di fede. In quel
+tempo barbarico di tormenti nuovi e di nuovo fanatismo; in cui le
+passioni religiose si ristoravano della perdita di Gerusalemme e del
+languente fervore delle Crociate, trovando pascolo nella persecuzione
+degli eretici; in quel tempo nel quale, dopo di Innocenzo III, la
+intolleranza religiosa fe’ regredire il Cristianesimo al punto da
+parificarlo alla fanatica legge del Giudaismo, i principi e i capi
+di Republiche gareggiavano di zelo col clero[225]. Re carichi di
+delitti non donavano più beni alla Chiesa; trovavano più comoda cosa
+abbruciare eretici a salute della loro anima, confiscandone indi gli
+averi. Al fanatismo sincero di alcuni Re le fiamme di roghi fumanti
+parevano aureola di pietà religiosa, mentre altri per temenza o per
+calcolo interessato cercavano, con rabbiosa persecuzione di eretici, di
+ostentare una fede che non avevano. Financo Federico II, il quale come
+uomo culto e come libero pensatore superò di tanto il suo secolo, che
+potè più tardi essere appellato precursore di Lutero, promulgò negli
+anni 1220 e 1232 le più nefande leggi sull’estirpazione dell’eresia,
+tali che in nulla si discostano dagli Editti pontificî. «Gli eretici»,
+così egli statuiva, «vogliono lacerare l’inconsutile veste di nostro
+Signore: noi comandiamo che vivi debbano darsi alle fiamme, veggente il
+popolo»[226]. Egli dettò siffatte leggi ogni qual volta ebbe conchiuso
+pace col Papa, o del suo aiuto abbisognò; e cotali motivi politici
+della persecuzione degli eretici furono più vituperevoli di quello
+che sarebbe stato un fanatismo religioso, cieco ma sincero. E le sue
+leggi contro l’eresia formano il più acerbo contrasto colla savia
+legislazione, che, precorrendo il suo tempo, ei diede al reame di
+Sicilia nell’Agosto di quello stesso anno 1231[227].
+
+
+§ 3.
+
+Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, senatore (1232). — 1 Romani
+vogliono torre la Campagna al Pontefice. — L’Imperatore si fa mediatore
+di pace fra Roma e il Papa. «Vitorchiano fedele». — Nuova ribellione
+dei Romani. — Loro manifesto politico. — Si sollevano nell’anno 1234
+col serio tentativo di farsi liberi.
+
+Il grande giudizio pronunciato contro gli eretici fece tanto poca
+impressione sui Romani, che nel mese di Giugno (del 1231) costrinsero
+Gregorio IX a recarsi nuovamente a Rieti: infatti nella Città erano
+scoppiate turbolenze provocate dalla guerra contro Viterbo. Questo
+paese fu per i Romani la Veio del medio evo: odiavano essi quella
+terra con tanta acerbità che la passione giungeva a mania; volevano
+senza remissione conquistarla, e farsene un feudo ossia possedimento
+camerale di Roma. Coll’acconsentimento del Papa, i Viterbesi ripararono
+sotto la protezione dell’Imperatore che mandò loro Rainaldo di Aquaviva
+affinchè li soccorresse; ma allora il popolo romano se ne vendicò
+imponendo tributo alle chiese di Roma, ed eziandio nell’anno 1232
+(mentre era senatore Giovanni di Poli) continuò con pari furia le sue
+imprese guerresche contro di Viterbo. Quantunque congiunto di parentela
+a Gregorio IX, quel figliuolo di Riccardo Conti aveva sposato la parte
+di Federico: difficilmente la sua elezione era avvenuta col beneplacito
+del Pontefice; ed egli già si appellava conte di Alba, perocchè
+Federico gli avesse dato in feudo quella terra de’ Marsi[228].
+
+Più che le imprese contro Viterbo, merita attenzione il tentativo che
+i Romani fecero per rendere il Lazio soggetto al Campidoglio. Un genio
+nuovo ispirava il popolo romano: come ne’ vecchi tempi, all’età di
+Camillo e di Coriolano, esso si gettava sulla Tuscia e sul Lazio con
+serie spedizioni di conquista. Nuovamente si vide inalberato sul campo
+il segnacolo romano; non l’aquila, che era diventata simbolo degli
+Imperatori germanici, ma le antichissime lettere S. P. Q. R., impresse
+sulle bandiere di color rosso e oro: e si rividero eserciti nazionali
+romani, formati della cittadinanza e dei vassalli della Campagna,
+schierarsi sotto la capitananza di Senatori[229]. Nell’estate dell’anno
+1232 i Romani s’avanzarono fino a Montefortino nel paese de’ Volsci;
+e, giunti sotto le mura di Anagni, vi minacciarono in quella sua
+città natìa il Papa, che colà si trovava fin dall’Agosto. Costernato,
+Gregorio mandò tre Cardinali con grandi somme di denaro nel loro campo,
+ma i Romani non cessarono di distruggere con animo ostile tutto quello
+che Gregorio aveva impreso a fare nella Campagna[230]. Infatti Gregorio
+IX era altrettanto operoso che Innocenzo III ad accrescere i patrimonî
+della Chiesa; toglieva Comuni sotto la sua signoria, e dai loro Podestà
+esigeva giuramento di fedeltà[231]; pagava i debiti di Comuni liberi,
+ed in cambio li rendeva vassalli della Chiesa, e ne acquistava il
+diritto di piantar castella entro la cerchia delle loro mura[232];
+soccorreva baroni indebitati, e si metteva così in possedimento
+delle loro terre che eglino di buon grado riprendevano dalla Chiesa
+in forma di _feuda_, pur di non cadere in balìa della città di Roma.
+Così andava la bisogna anche nel Lazio, dove il Papa comperava due
+castella, Serrone e Paliano (in parte erano proprietà dei Colonna) per
+poi munirle come rocche pontificie. Il Comune romano, che pretendeva
+alla giurisdizione nella Campagna, proibì al Pontefice di farlo;
+minacciò financo che avrebbe distrutto Anagni: ma Gregorio in fretta e
+in furia, durante l’inverno, attese a edificare per render forti quelle
+terre, e così tramutò Serrone, Paliano e Fumone in castellanìe della
+Chiesa[233].
+
+I Romani, cui non riuscì di impedire quell’opera del Papa, tornarono
+finalmente nella Città, intanto che Gregorio rimaneva in Anagni.
+Sennonchè egli cercò adesso la intercessione dell’Imperatore per
+metter pace fra Roma e Viterbo, e per riconciliare sè stesso coi
+Romani. Federico si assunse cotali officî, ma non potè prestargli
+ajuto efficace, perciocchè la sollevazione di Messina lo richiamasse
+in Sicilia. Tuttavia i Romani cedettero alle sue esortazioni; e, nel
+Marzo del 1233, il senatore Giovanni Poli andò con altri nobiluomini
+in Anagni per invitare il Papa a far ritorno. Alcuni pavidi Cardinali
+intendevano dissuaderlo dall’entrare «nella città delle belve
+ruggenti», però Gregorio venne, e fu ricevuto onorevolmente[234].
+Il popolo cupido gli offerse riconciliazione a prezzo d’oro; ed egli
+fece la sua pace colla Città senza nemmanco avvisarne l’Imperatore,
+che pur era intervenuto nelle faccende di Viterbo e di Roma: perciò
+più tardi quegli se ne lagnò, come se il Papa avesse mancato di fede
+verso un alleato[235]. Anche con Viterbo nell’Aprile si stipulò un
+trattato: la città di Roma si mantenne in possesso di Vitorchiano, che
+i Viterbesi dapprima avevano smantellato, e i Romani indi nuovamente
+edificato. E di allora in avvenire quel castello continuò ad essere
+sempre un vero possedimento demaniale della città di Roma; ebbe titolo
+onorifico di «fedele», e privilegio di far esercitare da’ suoi il basso
+officio di mazzieri capitolini, cui di quel tempo in poi si diè nome di
+«Fedeli»[236].
+
+Dalla città di Roma (così dice il Biografo di Gregorio IX) s’avea
+felicemente discacciato un demonio, ma sette altri diavoli vi si
+cacciavano dentro. Di già nell’anno 1234 il popolo romano si sollevava,
+ed era questo uno dei più serî tentativi che esso mai facesse; era
+anzi una vera guerra disperata che appiccava contro l’autorità del
+Pontefice. Insopportabil cosa sarebbe aver sempre davanti gli occhi
+questo fiero spettacolo delle ribellioni di Roma, se l’idea di quel che
+i Romani bramavano non ne mitigasse la crudezza o non ne spiegasse la
+ragione: e rare volte definirono eglino il loro intento politico con
+tale e tanta chiarezza come fecero adesso, che unanimi insorsero per
+abbattere la signoria della santa Sede nuovamente fondata da Innocenzo
+III. Forse meno tribolati sarebbero stati se avessero rinunciato alle
+loro pretese; però in quell’età nella quale monarchie assolute non
+v’erano, ed ogni città costituiva uno Stato, le relazioni di Roma
+col Papa non potevano concepirsi secondo la forma che se ne foggiò
+in secoli posteriori. I Romani combattevano pur sempre per abbattere
+il giogo della podestà vescovile, e per conseguire quella libertà
+che altre città italiche s’avevano da lunghissimo tempo conquistato.
+I Romani vedevano quelle città, raccolte in due federazioni grandi
+e fiorenti, splendere per possanza d’armi, per onori civili, per
+ricchezza e per decoro di arti; imperare sui comitati antichi, dove
+ognuna di esse riceveva omaggio da altre città molte e da conti
+parecchi. Se Viterbo, povero e oscuro nome, pompeggiava per ciò che
+un numero grande di castella pagava tributo al suo palazzo comunale e
+ne riceveva leggi, ei si può di leggieri capire che Roma non potesse
+tollerare la sua impotenza civile[237]. La eterna guerra con Viterbo
+non fu altro che simbolo dello affannarsi dei Romani per assoggettare
+l’Etruria, su cui desideravano di dominare parimente che sul Lazio.
+Le loro attenenze coll’Impero erano allora mutate completamente. Dopo
+che in Roma i Papi s’erano impadroniti dei diritti imperiali, e dopo
+che in loro mano avevano tenuto l’autorità di concedere la corona
+romana, era sorta questione se l’elezione degli Imperatori dovesse
+o no ancora spettare alla romana Republica. Questo privilegio, che i
+Romani, all’età del Barbarossa, avevano sostenuto coll’arme in pugno,
+era stato travolto dalla corrente della nuova potenza pontificia.
+Ma adesso eglino combattevano il papato solamente perchè era podestà
+sovrana del loro territorio: e da ora in poi il loro massimo intento
+si fu di fondare uno Stato libero e forte dentro delle frontiere
+dell’antico Ducato, sì come avevano fatto Milano, Firenze o Pisa, il
+cui esempio gli infervorava e in pari tempo gli umiliava. Nei trattati
+degl’Imperatori, che confermarono lo Stato ecclesiastico innocenziano,
+quel Ducato compare per la prima volta raccolto ad unità e significato
+colla formula: «universa terra da Radicofani a Ceperano»; e con esso
+si dà principio al registro per nomi delle province della Chiesa,
+dappoichè il Ducato era il fondamento antico dello Stato ecclesiastico
+nuovo. La Chiesa non poteva far derivare il possesso di quella terra
+(dove fin da tempi vetusti aveva avuto i suoi patrimonî) da Diplomi
+de’ Franchi, bensì da condizioni di fatto che si perdevano pel buio
+della storia. Ivi il reggimento della Chiesa comprendeva tre province,
+il _Patrimonium_ di san Pietro (Tuscia romana), la Sabina, la Campania
+e la Maritima, senza però ch’ella fosse veramente signora di tutte
+le città ivi esistenti. Solamente alcune di esse riconoscevano
+di dipenderne per rapporto demaniale diretto, e ricevevano i loro
+magistrati dal Papa ogni qual volta a lui avevano fatto dedizione del
+_plenum dominium_; altre città invece non riverivano nel Pontefice che
+una semplice autorità di protezione[238].
+
+Or la città di Roma protestava che tutte quelle province ecclesiastiche
+erano distretto urbano[239]; e ogni qual volta a capo del suo Comune
+stavano degli uomini di spiriti gagliardi, ed ogni volta che i Papi
+erano gente debole, faceva valere le sue pretensioni colla forza.
+Allora mandava suoi giudici nelle città di provincia, imponeva ad esse
+tributi fondiarî, si impadroniva del monopolio del sale, le obligava
+a prestar servigio nell’esercito e ad assistere, rappresentate da loro
+deputati, ai publici giuochi[240]. Però non erano i soli Pontefici che
+combattessero le pretensioni del Campidoglio; vi contrastavano eziandio
+le città libere, come Viterbo e Corneto nel _Patrimonium_, come Tivoli,
+Velletri, Terracina ed Anagni nella Campagna: le avversavano inoltre
+i nobili che risiedevano colà in loro feudi ereditarî, ed al paro del
+Papa, andavano destramente comperando il pieno dominio di città[241]: i
+baroni o ne facevano l’acquisto direttamente dai Comuni, o diventavano
+_milites_ dei Pontefici ovvero delle corporazioni ecclesiastiche,
+pagandone un censo annuale, che il più delle volte era assai tenue.
+Pertanto in questa età tutto il territorio da Radicofani a Ceperano
+era frastagliato in molti piccoli dominî spesso ostili fra loro:
+e chi percorreva quella contrada, ad ogni piè sospinto passava per
+terre sulle quali imperava or la «Camera» pontificia, or la città di
+Roma, ora una Republica, ora un barone ed ora un convento romano; e
+in luoghi parecchi davasi finalmente che tutti costoro ad una volta vi
+esercitassero diritti signorili.
+
+Nell’anno 1234 la città di Roma fece uno sforzo disperato per torsi di
+dosso la dominazione pontificia e per costituire uno Stato libero nella
+cerchia del suo distretto. Se avesse potuto giungerne a capo, essa
+avrebbe acquistato una estensione tale da superare i confini di Milano
+e di Firenze, e da eguagliare per avventura l’ampiezza che Roma aveva
+avuto poco tempo prima delle guerre puniche. È notevole cosa che i
+Romani in quella loro sollevazione condotta con fermi e serî propositi
+si risovvenissero di consuetudini antiche, poichè infatti nelle terre
+elevarono colonne di confine (termini) segnate colla iscrizione S. P.
+Q. R., affine di denotare i limiti della giurisdizione urbana[242].
+Volevano che il Papa lasciasse loro libertà di elezione del Senato,
+e pretendevano per sè il diritto di batter moneta e di impor gabelle
+di diversa maniera: chiesero il solito tributo di cinquemila libbre;
+tentarono di parificare il clero ai laici, abolendone la giurisdizione
+e le immunità, sì come allora facevano molte Republiche anche non
+grandi; domandarono che il Papa non pronunciasse mai la scomunica
+contro cittadini romani, perocchè dicessero che la illustre Città
+possedeva il privilegio di esenzione dalle pene ecclesiastiche. A quei
+Romani non faceva freddo nè caldo che i loro Imperatori venissero
+scomunicati, ma il loro orgoglio civico reputava che contro di loro
+censure pontificie non potessero applicarsi, siccome i loro antichi
+avevano statuito che nessun cittadino romano potesse soffrire la pena
+delle vergate[243].
+
+
+§ 4.
+
+Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano che il
+_Patrimonium_ di san Pietro è proprietà della Città. — Il Papa invoca
+l’aiuto della Cristianità contro di loro. — L’Imperatore gli viene in
+aiuto. — I Romani sono sconfitti vicino Viterbo. — Angelo Malabranca,
+senatore (1235). — Roma con un trattato si sottomette al reggimento
+pontificio.
+
+Nell’anno 1234 era fatto senatore Luca Savelli, potentissimo uomo,
+nipote di Onorio III e stipite di una celebre famiglia: non appena
+fu egli in officio, che promulgò un Editto con cui dichiarava la
+Tuscia e la Campagna proprietà del popolo romano[244]. E tosto mandò
+giudici del Senato in entrambi quei territorî affinchè colle buone o
+colle cattive ottenessero giuramento di omaggio dalle città. Milizie
+romane occuparono Montalto nella Maritima, e, a simbolo della signoria
+di Roma, vi rizzarono una cittadella gigantesca. Sulla fine del
+Maggio, il Papa con tutti i Cardinali se ne fuggì ancora una volta
+a Rieti[245]. Quale sarebbe stata la sorte del Papato se alla Città
+fosse riuscito di diventare potente come Milano o come Pisa? Impedire
+che ciò avvenisse fu il compito della Chiesa; incatenar le braccia
+al Campidoglio non fu la menoma cura dei Papi. La fuga di Gregorio,
+i provvedimenti severi ch’ei prese, l’anatema che lanciò contro il
+Senatore e contro il consiglio del Comune, misero tale collera indosso
+a’ Romani, che saccheggiarono il palazzo Lateranense e le case dei
+Cardinali[246], e, levato un esercito, ardenti di rabbia mossero in
+campo contro Viterbo. Tuttavolta il Pontefice non fu senza alleati;
+molti baroni e città molte del Lazio, come Anagni, Segni e specialmente
+Velletri, si schierarono dalla sua parte, e gelosi delle loro libertà
+opposero resistenza ai Romani. In Tuscia Gregorio munì Radicofani e
+Montefiascone; e Viterbo (per cui si trattava di vita o di morte) fu
+colà il più saldo fondamento della sua difesa[247].
+
+I Papi, le quante volte dovettero cimentarsi a lotta diseguale coi
+loro sudditi, invocarono sempre l’aiuto degli stranieri per castigare
+la loro terra ribelle; nè mai la Cristianità negò loro pecunia o
+soldati. Gregorio IX scongiurò pertanto il mondo cattolico affinchè
+gli prestasse armi contro la minacciosa Roma; e ne scrisse ai Re
+vassalli di Portogallo e di Aragona, al Conte del Rossiglione, al Duca
+d’Austria, ai Vescovi di Germania, di Spagna e dì Francia[248]. Anche
+l’Imperatore fu presto a venirgli in soccorso. La ribellione di suo
+figlio Enrico in Alemagna e la sua lega fellonesca coi Lombardi gli
+sarebbero state esiziali se Gregorio favorite le avesse; perciò, senza
+pur esserne chiamato, corse col suo secondo figliuolo Corrado a Rieti
+per offrire al Papa le sue soldatesche contro Roma e contro i diritti
+del popolo romano[249]. Il più debole fu sacrificato al più forte; e,
+poichè Gregorio e Federico avevano bisogno l’uno dell’altro, necessità
+li rese alleati, quantunque si odiassero, ed espose la città di Roma a
+dover guerreggiare in pari tempo contro l’Imperatore e contro il Papa.
+
+Capitano dei soldati pontificî fu il cardinale Rainero Capocci,
+viterbese, uomo di attività infaticabile e di grande abilità militare,
+con cui si dà inizio alla non piccola schiera di Cardinali che
+s’acquistarono gloria in guerra, da generali della Chiesa. Dopo che
+s’ebbe congiunto colle milizie di Federico, Rainero marciò su Viterbo
+per rafforzare questa città e per discacciare i Romani dal castello di
+Rispampano. Ne avesse o no buone ragioni, la Chiesa diffidava sempre
+dell’Imperatore: quella rocca munita e ben approvigionata fu difesa
+strenuamente dai Romani ad onta di un assedio che durò due mesi; e i
+preti mal pazienti accusarono l’Imperatore, perocchè, invece di dare
+alla sua aquila libero volo in guerra vigorosa contro i Romani, si
+spassasse alla caccia battendo co’ suoi falchi le campagne di Tuscia. E
+quando nel mese di Settembre ei se ne tornò al suo reame, gridarono al
+tradimento[250], sebbene in Viterbo avesse lasciato al Cardinale buona
+mano di soldati sotto il comando di un suo generale. Molti cavalieri
+tedeschi rimasero però di buon animo al servigio del Papa; accorsero
+dei Crociati a prestare contro di Roma il loro ingegno e la loro spada
+alla Chiesa; sotto il vessillo del Cardinale capitarono financo Inglesi
+e Francesi, sia perchè gli spronasse fervore religioso ovvero smania
+di avventure. Lo sventurato Raimondo di Tolosa, combattendo contro
+i ribelli Romani, sperò di potersi liberare dal voto di una Crociata
+che gli era stato imposto; e il vescovo Pietro di Winton, ricco uomo
+e perito nelle cose di guerra, esiliato dalla corte inglese, venne
+anch’egli ad offerire la sua opera, che fu la bene accetta[251].
+
+Come l’Imperatore si fu ritirato, i Romani s’avanzarono vigorosamente
+a dar l’assalto a Viterbo. Si sentivano scorrere nelle vene sangue
+libero di republicani; rade volte gli aveva animati tanto coraggio
+guerriero, o s’erano in così gran numero raccolti in arme. Però il loro
+modo disordinato di combattere fu vinto dalla esperienza militare di
+illustri avversarî d’oltralpe: una sortita dei Tedeschi e dei cittadini
+di Viterbo si mutò in battaglia sanguinosa, che i Romani sostennero
+bravamente, ma perdettero. Molti cavalieri di nobili famiglie e
+Tedeschi non pochi restarono sul campo[252]. Dal giorno sventurato
+di Monte Porzio i Romani non avevano mai sofferto perdite così gravi
+in campo aperto; anche adesso come allora si salvarono fuggendo alle
+loro mura; i vincitori tennero lor dietro fino presso della città, e
+il risultato della battaglia di Viterbo fu che il Papa recuperasse
+la Sabina e la Tuscia[253]. I preti sconoscenti dovettero almeno
+adesso confessare che una vittoria così decisiva era stata conseguita
+solamente perchè avevano avuto in loro soccorso i soldati di Federico.
+
+Per verità i Romani continuarono la guerra; pronunciarono il bando
+contro il cardinale Rainero; con un Editto proclamarono che il Papa
+resterebbe per sempre esiliato da Roma se non li ristorasse de’
+sofferti danni, e perfino ottennero qualche prospero successo in campo:
+ma le loro forze erano esauste, e le loro finanze ridotte al verde, ad
+onta dei balzelli imposti alle chiese. Allorchè dunque, nella primavera
+del 1235, Luca Savelli fu uscito d’officio, e da senatore gli subentrò
+Angelo Malabranca, riuscì fatto a tre Cardinali legati di indurre
+Roma a conchiudere la pace. Pertanto la Città ebbe operato un inutile
+sforzo; non conseguì la meta della sua vigorosa guerra, ed anzi, a
+mezzo il Maggio del 1235 dovette assoggettarsi nuovamente alla signoria
+suprema del Papa.
+
+Il documento contenente il trattato di pace è tale da destare vivissima
+curiosità, e denota la forma e la natura della libera Republica romana.
+Eccone nella sua parte essenziale il tenore:
+
+«Noi Angelo Malabranca, per la grazia di Dio, senatore illustre
+dell’alma Città, giusta facoltà concessaci dal magnifico Senato,
+giusta mandato e acclamazione dell’inclito popolo romano, che a suon
+di campane e di trombe s’è congregato in Campidoglio, ed eziandio
+per la proposta fattane dai venerabili cardinali, Romano vescovo di
+Porto e di santa Ruffina, Giovanni Colonna di santa Prassede, Stefano
+di santa Maria in Transtevere, promettiamo in nome del Senato e del
+popolo quello che segue in rapporto alla disputa sorta fra la santa
+romana Chiesa, il Padre santo, e il Senato e il popolo di Roma. —
+Di mandato del Pontefice protestiamo di dare soddisfazione di quanto
+avvenne per la torre e per gli ostaggi di Montalto, per il giuramento
+di omaggio richiesto al tempo del senatore Luca Savelli, e per le
+colonne terminali rizzate nelle terre della Chiesa. Lo stesso eziandio
+facciamo per i giudici che ricevettero quell’omaggio nella Sabina e
+nella Tuscia ed occuparono i beni della Chiesa; per il bando inflitto
+a Rainero cardinale di santa Maria in Cosmedin ed a Bartolomeo notaio;
+per il saccheggio del sacro palazzo Lateranense e delle case di alcuni
+Cardinali; per il ristoro dei danni recati ai vescovati di Ostia, di
+Tusculo, di Preneste e di altri beni ecclesiastici; per lo Statuto onde
+promulgammo che il Papa non potrebbe tornare nella Città e che noi non
+conchiuderemmo pace con lui, se prima non avesse restituito ai Romani
+le cinquemila libbre prestategli e guarentite colla ipoteca di Rocca
+di Papa, e se non gli avesse risarciti di ogni danno. Questi bandi e
+decreti, per facoltà commessaci dal Senato e dal popolo, ritrattiamo e
+dichiaramo nulli.
+
+»E perchè sia tolta ogni ragione di contesa fra noi, la Chiesa e il
+Pontefice (che da figliuoli pii veneriamo per rispetto di Cristo di cui
+è vicario in terra, e del Principe degli Apostoli ond’è successore),
+massime poichè tal cosa giova alla fama di quest’alma ed illustre
+Città, comandiamo quel che segue: Le persone ecclesiastiche che
+trovansi a Roma e fuori, e le famiglie del Pontefice e dei Cardinali
+non saranno tratte innanzi al tribunale laicale, nè danneggiate con
+distruzione di case, od altrimenti molestate. Tuttavia ciò che vien
+detto delle famiglie del Papa e dei Cardinali non s’intende esteso
+ai cittadini romani laici che tengono casa e loro genti nella Città,
+per quanto di quelli siano o si appellino famigliari. Nessun prete,
+nè monaco o laico alcuno, quando vada ai palazzi apostolici od al san
+Pietro, finchè vi rimanga, e quando ne ritorni, potrà esser tratto
+innanzi al giudice civile; chè anzi dal Senatore e dal Senato avrà
+protezione. Nella Città e fuori non potrà imporsi balzello alcuno su
+chiese, su preti e su monaci. Diamo fede di pace eterna all’Imperatore
+ed alle genti sue; al popolo di Anagni ed a quelli di Segni, di
+Velletri, di Viterbo, della Campania, della Maritima e della Sabina,
+al conte Guglielmo (di Tuscia), a tutti gli altri del _Patrimonium_,
+e a tutti gli amici della Chiesa. Comandiamo, e con questo decreto
+confermiamo, che d’ora in poi nessun Senatore, sia uno solo o sieno
+parecchi, operi contrariamente a questa nostra patente di franchigia.
+Chi mai vi contraddica, proverà le conseguenze della gravissima
+collera e dell’odio del Senato, ed inoltre sarà obligato a pagare cento
+libbre d’oro per la restaurazione delle mura della Città: anche dopo
+il pagamento dell’ammenda questo privilegio continuerà nulladimeno a
+serbare il suo vigore»[254].
+
+In tal guisa la pace dell’anno 1235 pose fine ad una delle più ardue
+guerre che la Republica di Roma abbia sostenuto contro la signoria
+pontificia. Non per questo perdette essa la sua autonomia, ma fu
+nuovamente ridotta entro a que’ limiti che imposto le aveva Innocenzo
+III. Cadde a vuoto il tentativo di assoggettare il clero alla legge
+civile e di sottomettere il distretto urbano alla giurisdizione del
+Campidoglio. La signoria temporale del Papa durò per l’aiuto che a lui
+diede l’Imperatore, e la città di Roma continuò come prima ad essere
+vittima della grandezza del Pontificato[255].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+
+§ 1.
+
+Federico II in Germania e in Italia. — Ei risolve di romper guerra
+contro la federazione lombarda. — I Comuni ed il Papa. — Lega delle
+città umbre e toscane. — Quale idea si formasse il Papa del suo diritto
+di signoria sull’Italia e sul mondo. — Titolo di proconsole de’ Romani.
+— Pietro Frangipane. — _Johannes Poli_ e _Johannes Cinthii_, senatori.
+— Torna il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il carroccio
+milanese a Roma. — _Johannes de Judice_, senatore.
+
+Era omai trascorso un anno dacchè Gregorio IX trovavasi esiliato in
+Tuscia; e due altri ancora ei dovette rimanerne in bando ad onta di
+quella pace, imperocchè nella turbolenta Roma non avrebbe trovato un
+sol momento di tranquillità. Soggetto di odio e di discordia ve n’era
+abbastanza; e Federico soffiava in quel fuoco per opporre al Pontefice
+impedimenti nelle sue relazioni colla lega dei Lombardi. La ribellione
+di re Enrico aveva costretto l’Imperatore nell’estate dell’anno 1235
+ad andarne in Alemagna, dove il figlio suo, povero acciecato, gli si
+arrese prigioniero: ed egli poi nel Luglio si sposò per la terza volta,
+menando in moglie Isabella d’Inghilterra, e così s’alleò con quella
+potenza che era stata appoggio dei Guelfi. Nel soggiorno che fece per
+più di un anno in Germania, Federico vi ordinò felicemente le cose;
+indi tornò in Italia per castigare i Lombardi. Era allora all’apogeo
+della sua potenza. Italia (così scriveva al Papa) è retaggio mio, e
+tutto il mondo lo sa[256]. Questa orgogliosa parola dell’Imperatore
+conteneva un vero manifesto onde si proclamava la rottura dei principî
+stabiliti a Costanza e ad Egra: Federico II voleva fare di tutta la
+penisola una sua monarchia.
+
+La pazienza di lui era giunta agli estremi. Negoziati lunghi, in cui il
+Papato aveva sempre parteggiato per i Lombardi, non avevano fatto che
+accrescere la baldanza delle città. Quei borghesi audaci tagliavano le
+comunicazioni fra Italia e Alemagna, impedivano che si raccogliessero
+le Diete nelle città dell’Italia superiore, e non permettevano che
+milizie tedesche valicassero più i passi delle Alpi. Era troppo per
+l’orgoglio del grande Imperatore. Quand’ei montò a cavallo per marciare
+su Mantova e incominciar la guerra contro i federati, impugnata la
+bandiera imperiale, sclamò: «Il pellegrino può correr liberamente
+per tutto il mondo, ed io non potrò muovermi entro a’ confini del mio
+Impero?» Convinto in buona fede del suo diritto imperiale, Federico II
+intraprese pertanto la lotta contro quella medesima lega lombarda, cui
+era soccombuto l’avo suo. Un’idea di legittimità, un errore di tragica
+grandezza demolì la sua casa gloriosa. Forse che la savia moderazione
+del Barbarossa non è messa in miglior rilievo dal fallo del nipote suo,
+il quale, quantunque fosse uomo di genio, volle resistere alla corrente
+del secolo e ne fu travolto? Nei Comuni si racchiudeva il germe della
+vita futura del mondo; in essi, non più nell’Impero, si accoglieva
+il principio della civiltà; la loro vittoria si conveniva all’indole
+del tempo, e soltanto per ragione di loro trionfava anche il Papato,
+perciocchè la Chiesa (parimenti che nel secolo duodecimo) si facesse
+protettrice della cittadinanza e delle sue libertà, così che da quelle
+fonti di potenza conforme all’età nuova attingeva ella eziandio forze
+di novella gioventù. Nella gran lotta di principî che ora stava per
+riardere, l’oggetto più prossimo e veramente pratico si era il rapporto
+d’investitura delle città coll’Impero, ma l’intento più elevato era
+l’autonomia della nazione italiana, che non voleva più chinare il capo
+alle pretese degl’Imperatori tedeschi affermanti che la penisola era
+loro retaggio. Accanto ai Comuni si collocava il Papato fattosi potenza
+nazionale, combattente pel fondamento temporale della sua podestà, per
+quello Stato italico della Chiesa che esso espressamente teneva come
+simbolo della sua signoria universale[257]; combattente per affrancarsi
+dall’autorità dello Stato; bramoso di far piegare l’Impero sotto il
+tribunale della santa Sede e di ridurre in essere le sue temerarie
+pretese di quella universale dominazione. Le Republiche cittadine
+somministrarono ai Pontefici pretesti e modi di pugnare per la causa
+loro propria, che in fondo nulla aveva di comune colla cittadinanza
+italiana, ma che vi si era associata strettamente per il principio di
+nazione.
+
+Tutta Italia prese parte alla nuova lotta dell’Impero colla Chiesa: ed
+invero le due potenze miravano entrambe alla signoria d’Italia; quello
+coll’idea ghibellina di unità monarcale, questa coll’idea gerarchica
+che trovava suo sostegno nell’intento guelfo della independenza
+nazionale. Ognor sempre il centro di gravità della storia posava
+in Italia, patria di quei contrasti che continuamente commossero la
+gente umana. Le guerre che disertarono la bella contrada, formarono
+la grandezza politica della sua vita medioevale: i tempi gloriosi, le
+bellissime geste dell’amor patrio italiano appartengono all’età della
+casa Sveva; e il genio civile degli Italiani, sentimento gagliardo che
+si svolse nelle loro federazioni, fenomeno di civiltà splendidissimo
+ma troppo rattamente passeggero, non sopravvisse all’epoca degli
+Hohenstaufen. Tosto dopo le grandi idee dei Guelfi e dei Ghibellini
+si convertirono in partiti astiosi, meschini e locali, di nobili e di
+cittadini; e le magnifiche Republiche in ultima diventarono preda di
+tiranni ereditarî, che non conobbero nemmen per nome che cosa fossero
+onor di nazione e amore di patria.
+
+Se Federico II avesse potuto ridurre a soggezione i Lombardi, egli
+avrebbe riunito Italia sotto al suo scettro. Perciò i Papi furono gli
+alleati naturali di quella federazione, che, dopo la perdita degli
+ajuti normanni di Sicilia, fu tenuta in conto di baluardo unico della
+Chiesa. Appoggio trovarono i Pontefici anche nella lega delle città
+tusche e umbre, dove la guelfa Firenze, eterna nemica dell’unità
+italica, dove Orvieto, Viterbo, Assisi e Perugia (continuo asilo dei
+Papi a questa età) prestarono loro inapprezzabili servigî[258]. Con
+grande cautela e senza apertamente ledere il diritto, Gregorio si pose
+all’opera: con pari prudenza si condusse l’Imperatore. Ancora l’uno
+temeva la potenza dell’altro; ma nulla poteva impedire che tornasse
+a scoppiare aperta guerra fra avversarî, di cui l’uno intendeva
+restaurare l’autorità imperatoria antica, e l’altro continuava
+ad affermare che, di diritto ecclesiastico e di ragion civile,
+l’_Imperium_ apparteneva alla santa Sede.
+
+«Re e Principi», così scriveva Gregorio IX a Federico II, «Re e
+Principi s’inginocchiano a’ piedi dei preti, e gli Imperatori cristiani
+devono subordinare le loro azioni non soltanto al Pontefice romano,
+ma eziandio agli altri ecclesiastici. Iddio riservò a sè solo di
+giudicare la santa Sede, alla cui sentenza sottopose l’orbe nelle cose
+tutte celate e manifeste. E tutto il mondo sa che Costantino monarca
+universale, col beneplacito del Senato e del popolo della Città e di
+tutto l’Impero romano, dichiarò essere di ragione giuridica che il
+Vicario del Principe degli Apostoli, come signore del sacerdozio e
+delle universe anime nell’impero del mondo, debba tenere la signoria
+di tutte le cose terrene e dei corpi degli uomini. Reputò dunque
+Costantino, che quegli cui il Signore affidò l’autorità del cielo in
+terra dovesse altresì governare da giudice nelle cose temporali; e
+perciò ei diede in perpetuo al Papa romano le insegne e lo scettro
+imperatorio, e la Città col suo Ducato intero, che tu col tuo oro
+tenti sedurre a danno nostro, e l’Impero. Reputò essere empia cosa
+che il giudice mondano esercitasse autorità là dove l’Imperatore dei
+cieli ha collocato il capo della religione cristiana universale; e
+pertanto affidò Italia al reggimento del Pontefice, per sè cercando una
+residenza in Grecia. Di là la santa Sede trasferì l’Impero ai Tedeschi
+nella persona di Carlo (che umilmente tolse sulle sue spalle una soma
+troppo grave per la Chiesa romana); ma se il Papa colla coronazione e
+colla consecrazione affidò ai tuoi predecessori ed a te il tribunale
+dell’Imperio e l’autorità della spada, nulla però rimise del suo
+diritto di signoria suprema: e tu offendi questo diritto del Papa, e
+non meno offendi il tuo onore e la tua fede, poichè non veneri chi è
+creator tuo»[259].
+
+In presenza di dottrine così esagerate, è lecito, senza far onta alla
+giustizia, di dar colpa ai soli Imperatori di quella grande scissura?
+Se Gregorio IX apertamente dichiarava che al Papa competeva la
+monarchia universale, che il possedimento dello Stato ecclesiastico non
+ne era altro che segno simbolico, puossi far meraviglia che Federico II
+imprendesse a distruggere questo simbolo pericoloso?
+
+Nell’estate l’Imperatore bandì un’adunanza a Piacenza di legati di
+tutte le città: non vennero però i Romani, che a buon diritto erano
+ancora seco lui irritati, onde Federico li rimproverò chiamandoli gente
+degenere, e gettando loro in faccia che Milano, la tracotante nemica
+dell’Impero, fosse adesso maggiore di Roma[260]. Ogni qualvolta gli
+Imperatori ebbero bisogno di lei, adularono la Città colle ricordanze
+della sua grandezza vetusta, come se la maestà dell’Impero fosse pur
+sempre in essa raccolta. E Federico fece perfino appello alla vecchia
+_Lex Regia_ per derivarne un’autorità giudiziaria universale onde il
+popolo romano lo avesse investito: a quel titolo ei ricorreva, mentre
+il Papa faceva discendere i suoi diritti signorili su Roma, su Italia e
+sull’Occidente dalla favoleggiata umiltà di Costantino, e mentre dalla
+podestà assoluta di Cristo voleva ricavare la sua suprema autorità
+di giudice degl’Imperatori e dei Re[261]. Giusto poi in questo tempo
+la nobiltà romana a’ suoi predicati ne aggiungeva ancora un altro
+di antico. Nobiluomini si appellavano «proconsoli dei Romani»; nè
+credevano con questo di dar nel ridicolo, ma con seria gravità se ne
+fregiavano allorchè nella Città o nella provincia avevano sostenuto
+qualche alto officio di magistrato, o s’eran seduti da podestà nel
+palazzo comunale di qualche Republica, o avevano governato da rettori
+qualche terra pontificia. Ed invero, dopo di Innocenzo III, il teatro,
+dianzi troppo ristretto per l’ambizione della nobiltà, aveva raggiunto
+maggiore estensione, poichè talvolta i Papi mandavano gentiluomini
+romani da legati in una provincia a tenerne governo nelle cose civili,
+e poichè, ancor più sovente, nobiluomini erano chiamati ad officio
+di podestà nelle città della media Italia. Durava per verità ancora
+in uso il vecchio titolo di _Consul Romanorum_, onde i nobili s’erano
+ornati quando avevano formato fra loro una corporazione politica ostile
+al Comune; ma, dopo che furono scomparsi i Consoli governatori del
+Comune e giacchè consoli pur si appellarono i presidi delle maestranze,
+quel titolo perdette del suo valore ragguardevole che adesso si
+trasfuse nell’altro di proconsole, proprio esclusivamente dell’alta
+nobiltà. Nè è cosa inverosimile che oltracciò i più illustri ottimati
+cominciassero ad assumere cotal predicato come significazione di una
+dignità effettiva nel Senato, dove può darsi che venissero formando
+una specie di «Camera di Pari»[262]. Dopo i primi trent’anni del secolo
+decimoterzo, il loro titolo nuovo fu accettato officialmente dai Papi e
+dall’Imperatore[263].
+
+Capo della fazione imperiale era allora Pietro Frangipane, figlio di
+Emanuele e nipote di Odone. Si rimproverò a Federico di aver corrotto
+quel Proconsole ed altri nobiluomini per destare turbolenze che
+nuovamente presero forma di guerra civile. Però la parte pontificia
+aveva un valido appoggio nel Senatore, onde prese d’assalto e atterrò
+la _Turris Cartularia_, rocca dei Frangipane prossima all’arco di
+Tito, per guisa che Pietro non trovò altra salute che nella fuga[264].
+La calma si era appena ristabilita nel Marzo dell’anno 1237, quando
+la rielezione di Giovanni de Poli a senatore (avvenne nel Maggio)
+die’ causa a tumulti nuovi, perciocchè a quello la fazione popolare
+contrapponesse _Johannes Cinthii_, aderente dell’Imperatore. Le
+fazioni si azzuffarono nella Città, finchè il Poli, assediato nella
+torre de’ Conti, capitolò e aderì che il suo emulo tenesse la carica
+di senatore[265]. _Johannes Cinthii_ represse colle armi la parte
+avversa, tenne vigilate le porte della Città, e cercò di impedire
+il ritorno del Pontefice che una parte dei Romani, stanchi di quella
+vita, chiedeva ad alta voce. Un assalto che si mosse al Campidoglio
+lo costrinse finalmente a cedere, ed allora _Jacobus Capocci_, figlio
+del celebre Giovanni e fratello di Pietro cardinale, fu mandato a
+Viterbo perchè invitasse Gregorio IX a tornarsene. Capitò infatti il
+Papa nell’Ottobre dell’anno 1237, fu accolto dal popolo colle solite
+acclamazioni di giubilo, e lo stesso Senatore uscì solennemente ad
+incontrarlo[266]. Alcune navi vennero recando vino e grano alla Città
+che sofferiva di fame, e preti distribuirono quelle provvigioni un
+tanto per ogni regione: il suo ritorno e la conciliazione con Roma
+costarono così al Papa più di diecimila libbre di denaro contante. La
+miseria cresceva nella Città; già Innocenzo III era stato costretto
+a introdurre novellamente le largizioni di denaro e di grani, per
+marchi come in antico; e il suo Biografo, parlando di una carestia,
+dice che omai si contassero ottomila accattoni publici[267]. V’era poi
+in Roma una numerosa plebe di nobili, carichi di debiti e impoveriti,
+che formavano l’elemento essenziale delle rivoluzioni civiche; e in
+generale il popolo era ridotto a tale stremo da non poter tollerare
+in lungo la assenza della Curia pontificia che ne allontanava dalla
+Città le ricchezze; e forse è vero quel che si narra, che i Romani,
+felicitati del ritorno di Gregorio IX, promulgassero un Editto, ove si
+decretava che nessun Pontefice potesse per lo avvenire abbandonar più
+la Città[268].
+
+Nel frattempo Federico II aveva combattuto e vinto in Lombardia.
+Nel Novembre dell’anno 1236, presa d’assedio Vicenza, ne aveva fatto
+signore l’audacissimo capo dei Ghibellini, Ezzelino, figlio di Ezzelino
+il monaco. In quell’istesso inverno le cose di Austria lo avevano
+richiamato in Alemagna, dove Corrado suo secondo figliuolo era stato
+eletto a re dei Romani, in vece del repudiato Enrico. Ma tornato
+l’Imperatore in Italia nell’autunno dell’anno 1237, dopochè Ezzelino
+omai nel Febbrajo era entrato nella poderosa Padova, Mantova in Ottobre
+si arrendeva; la celebre vittoria di Cortenuova, ai 27 di Novembre,
+vendicava la sventura di Legnano, ed ivi gli Imperiali schiacciavano
+le prodi milizie di Milano gridando: _Miles Roma! Miles Imperator!_
+Ancora una volta l’Impero trionfò; e sul campo sanguinoso di Cortenuova
+tutto parve perduto per le cittadinanze italiane, il frutto della
+pace di Costanza e quanto avevano guadagnato in un secolo intiero.
+A Cremona l’Imperatore fece la sua entrata col conquistato carroccio
+dei Milanesi, ch’era tratto da un bianco elefante, in quello che il
+Podestà prigioniero, Pietro Tiepolo figlio del Doge di Venezia, stava
+esposto agli sguardi del popolo, incatenato all’antenna del carroccio.
+Ambasciatori romani furono testimonî del trionfo dell’Imperatore; eran
+venuti ad annunciargli il ritorno del Pontefice, ed egli affidò loro
+l’incarico di agire a Roma secondo i suoi intenti.
+
+Come un Cesare antico, nell’orgoglio della sua vittoria, Federico mandò
+al popolo romano gli avanzi del carroccio milanese con molte insegne
+conquistate, affinchè li custodisse come trofei in Campidoglio. Durante
+il medio evo il carroccio si tenne in conto di palladio delle città.
+Un carro riccamente ornato e trascinato da buoi, su cui si erigeva
+l’antenna della bandiera coll’imagine dorata di una croce e con suvvi
+appesa una campana, veniva condotto nel mezzo delle battaglie come
+simbolo sacro della Republica, ed era vigilato da una schiera eletta
+di guerrieri, devoti a difenderlo fino alla morte: la sua perdita
+pareva sventura orrenda e massima delle vergogne che toccar potessero
+all’onore di una città[269]. Federico accompagnò lo strano donativo con
+una lettera ai Romani, scritta nello stile di un trionfatore de’ vecchi
+tempi, e con alcuni versi pomposi, cui avrà composto qualche poeta di
+corte del suo campo[270].
+
+Con profondo dolore il Pontefice vide l’ingresso di quei trofei
+della vittoria riportata dall’Impero sulla lega lombarda; ma non potè
+impedire al partito imperiale che ne facesse solenne accoglimento in
+Roma, od altrimenti temette di provocar Federico con cui non peranco
+era venuto allora a rottura: e lo stesso Imperatore gli significò il
+suo trionfo in una lettera, il cui tenore e il cui linguaggio devono
+averlo acerbamente punto[271]. Le spoglie di Milano furono collocate in
+Campidoglio sopra colonne antiche che in gran fretta si rizzarono[272];
+ed a memoria del dono imperiale si scrisse un’epigrafe in marmo che
+oggidì ancora leggesi nel palazzo dei Conservatori dov’è custodita,
+infissa nella parete sopra la scala[273]. Di tal guisa i Romani del
+medio evo decoravano con segni di vittoria il loro Campidoglio dai
+muscosi marmi: peraltro quei trofei, la campana del Comune, la catena
+ossia sbarra di una porta di Tusculo, e di altre di Tivoli e di
+Viterbo, e finalmente le ruote di un carroccio, avrebbero fatto ridere
+(se gli avessero veduti) gli antichi conquistatori del mondo.
+
+La parte imperiale riacquistò in Roma un istante di sopravvento,
+lorquando il Pontefice nel Luglio del 1238 fu ritornato ad Anagni[274].
+E poichè talvolta, dopo d’allora, trovansi in Roma due Senatori, ei
+conviene credere che la fazione ghibellina vi elevasse uno dei suoi;
+ciò che diventò più tardi regola consueta[275]. Tuttavia i Guelfi
+tennero così salda resistenza, che Gregorio IX potè nell’Ottobre
+far ritorno, e costringere all’obbedienza i suoi avversarî. Uscirono
+d’officio Giovanni di Poli e _Oddo Petri Gregorii_, che fin allora
+erano stati senatori, e _Johannes de Judice_ fu dalla fazione
+pontificia eletto senatore unico[276]. Esordì egli nel suo governo
+usando di grande energia contro i Ghibellini, e ne distrusse le torri:
+così più d’un bel monumento dell’antichità, e, pare, anche una parte
+del palazzo dei Cesari, andarono distrutti[277].
+
+
+§ 2.
+
+Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il Papa lo scomunica
+e gli dichiara la guerra (1239). — Federico in gran collera scrive a’
+Romani. — Suo manifesto ai Re. — Manifesto avverso del Pontefice. —
+Condizioni difficili di Federico II che combatte contro l’indirizzo
+del suo tempo. — Contraddizioni nella sua indole. — Impressione che
+le sue lettere fanno sul mondo. — La Curia romana è odiata per le sue
+estorsioni di denaro. — Come si ordinassero i partiti combattenti. —
+Federico muove guerra contro lo Stato ecclesiastico.
+
+La vittoria di Cortenuova non produsse le conseguenze che se ne
+sarebbero aspettate. Per vero dire gli atterriti Milanesi ed altre
+città avevano offerto reverenza assoluta alla podestà imperiale e
+vassallaggio, avevan promesso di rinunciare agli articoli della pace di
+Costanza e di sciogliere la lor federazione, ma l’Imperatore acciecato
+chiedeva che gli si dessero a mercè, ed allora i generosi cittadini
+prendevano la risoluzione magnanima di difendere la loro dignità fino
+all’ultimo uomo. La resistenza delle città salvò ancora una volta
+il Papato, e in breve l’Imperatore (che agli Italiani parve essere
+un despota efferato) vide la fortuna volgergli le spalle. Perfino la
+spedizione di Corrado re, nel Luglio 1238, non seppe costringer Brescia
+ad arrendersi; quegli eroici cittadini sostennero lungamente un assedio
+crudelissimo, a tale che l’Imperatore fu costretto a ritirarsi con
+nocumento della maestà sua. E adesso per istanza del Papa anche le
+grandi città marittime di Genova e di Venezia conchiudevano alleanza,
+in quello che a Roma tornava a dominare il partito guelfo.
+
+Tutto questo, in presenza di sì grave pericolo, indusse Gregorio per
+la seconda volta a entrare in lotta contro il suo potente avversario, e
+a prendere apertamente le parti dei Lombardi. In un momento che pareva
+faustissimo, egli ruppe la più acerba delle guerre fra la Chiesa e lo
+Impero, e lasciò ai suoi successori l’impresa di continuarla. Per la
+seconda volta con temeraria risolutezza ei giocò una partita di cui lo
+Stato ecclesiastico era la posta. Ai 24 di Marzo del 1239 (e sì che non
+ne aveva effettiva ragione) scomunicò nuovamente l’Imperatore, senza
+che adesso i Romani gli dessero briga; e con un suo manifesto annunciò
+alla Cristianità l’anatema di Federico, e ne sciolse dal giuramento
+i sudditi. Raccolto con laboriosa cura un catalogo lungo dei delitti
+onde incolpava l’Imperatore, vi pose in primo capo la accusa che
+questi avesse eccitato la città di Roma a rivoltarsi contro la Chiesa.
+L’asserzione non era senza fondamento; solamente il Papa dimenticava
+che nell’anno 1234 chi aveva salvato la signoria della santa Sede su
+Roma era pure stato Federico[278].
+
+Lorquando l’Imperatore ebbe a Padova ricevuto la inattesa novella
+che il Papa gli dichiarava guerra, congregò intorno al suo trono un
+parlamento, e fece che Pietro suo cancelliere in una splendida orazione
+spiegasse il diritto suo e il torto di Gregorio; indi diffuse suoi
+manifesti pel mondo, ed ai Romani con istizza rimproverò di non avere
+impedito il Pontefice nella sua opera sconsigliata. «Ci addolora»,
+così scrisse loro, «che proprio nella Città il Prete romano si sia
+tolta licenza di calunniare temerariamente l’Imperatore di Roma,
+il protettore della Città, il benefattore del popolo, senza che i
+cittadini vi abbiano opposto contrarietà: ci addolora che in tutta
+la progenie di Romolo, in mezzo a tutti i nobili ed ai Quiriti, fra
+tante migliaia di gente, nemmanco un sol uomo abbia alzato una voce di
+riprovazione dell’ingiuria fattaci: e sì che di fresco Noi avevamo pure
+aggiunto alle spoglie degli antichi trionfi della Città i trofei nuovi
+delle nostre vittorie.» Ed esortava il popolo romano, sotto minaccia
+del suo sdegno, a levarsi unanime per vendicare un’onta comune e per
+difendere l’Imperatore[279].
+
+In quel dì medesimo Federico mandò ai Principi tutti della Cristianità
+lettere di maggiore importanza, nelle quali colla penna di Pier delle
+Vigne si difendeva dalle accuse del Papa; diceva delle offese che avea
+ricevuto dalla morte di suo padre in poi; dichiarava Gregorio IX essere
+un prete ambizioso e avaro, profeta falso, del Papato indegno; eccitava
+i Principi ad insorgere tutti quanti uniti contro le sue oltracotanze;
+faceva appello a un Concilio che avrebbesi dovuto convocare[280].
+
+«Venne su dal mare una bestia carca dei nomi dell’abbominazione; ha
+artigli di orso, gola di leone, corpo come di pantera. Spalanca le
+fauci per vomitare bestemmie contro il nome del Signore, nè posa di
+scagliare strali nefandi contro il suo tabernacolo ed i Santi del
+cielo.» Con tali similitudini tratte dall’Apocalisse Gregorio IX faceva
+proemio al manifesto con cui, addì 21 di Giugno, rispose all’altro
+dell’Imperatore. Quella celebre enciclica, in cui l’odio violento si
+ammanta della pompa orientale di linguaggio dell’antico Testamento,
+è uno dei più memorandi monumenti della gran lite combattuta fra il
+Papato e l’Impero, della superbia romana e delle passioni dei preti
+ebri d’ira, dei loro oracoli tonanti, della loro veemente energia. In
+quella scrittura Gregorio IX tentava di confutare tutte le querele
+di Federico, ma qui eziandio per la prima volta lo tacciava di
+avere attentato anche contro la podestà spirituale, e lo marchiava
+publicamente di ateismo[281].
+
+Dall’una parte la nuova posizione che il Papato aveva ottenuto colla
+fondazione dello Stato ecclesiastico creato da Innocenzo, dall’altra la
+posizione nuova che la casa di Hohenstaufen aveva acquistato in Italia
+col possedimento ereditario di Sicilia, erano diventate, oltre alla
+questione di Lombardia, le ragioni pratiche della formidabile guerra:
+lo Stato della Chiesa non era solamente espressione dell’indirizzo
+guelfo e nazionale del Pontificato, ma altresì, e massimamente, della
+sua podestà civile; Sicilia poi era fondamento dell’idea imperiale
+e ghibellina. I Papi volevano essere signori veri di questo reame;
+l’Imperatore invece lo svincolava dal suo legame di feudalità verso la
+Chiesa: i Papi attraversavano i suoi progetti, e, alleati col partito
+guelfo e nazionale, miravano a distruggere i piani dell’Hohenstaufen,
+rivolti a unire Italia in un accentramento. Per tali ragioni, più acre
+di prima si riaccendeva la lotta fra la novella monarchia pontificia
+fondata da Innocenzo III e la nuova monarchia imperiale; e la disputa
+antichissima fra la tiara e la corona crebbe con grandezza spaventosa,
+specialmente assumendo forma di contrasto fra il mondo politico
+e quello ecclesiastico. Quel dissidio, spinto all’apice massimo,
+conveniva risolverlo combattendo fino agli estremi. Per Federico II
+trattavasi di separare la podestà civile da quella ecclesiastica, di
+torre al Pontefice qualsiasi influenza politica, di strappare alla
+Chiesa il suo possedimento temporale. La separazione di quelle due
+podestà era la grande dottrina bandita dai Ghibellini; su di essa
+riposavano tutte le libertà civili e politiche, la libertà di coscienza
+dell’uomo individuo, lo sviluppo tutto quanto della civiltà umana.
+Federico II fu che proclamò questo grande principio; e in esso stette
+riposta la riforma sua, per giungere alla cui meta egli fece appello
+all’Europa: se non potè vincere, la cagione massimamente ne fu perchè
+la cittadinanza e il sentimento popolare stavano col Papato, e l’idea
+monarchica non era ancora pervenuta in Europa a maturità.
+
+Se il grande rappresentante dei diritti civili, che chiamava i Re
+in suo aiuto, avesse avuto l’appoggio della cittadinanza, fin da
+allora il Papato sarebbe stato schiacciato: se le idee degli eretici
+evangelici avessero potuto penetrare nell’indole di quell’età, gli
+elementi sparsi dell’eresia si sarebbero fin d’allora raccolti in un
+solo intento di riforma, e avrebbero agito di conserva colla foga di un
+torrente impetuoso. Ma Federico, imperatore legittimo, era il nemico
+della democrazia; anch’egli bruciava sui roghi gli eretici, nè in lui
+allignava il genio di una riforma quale fu concepita nei secoli che
+vennero dopo: l’umanità non poteva esserne compresa in un tempo ch’era
+tutto quanto dominato dal dogma del Pontificato, dall’Inquisizione
+e dagli entusiasmi di Francesco e di Domenico: in un tempo in cui un
+vanitoso frate dei Predicatori, pari a Pietro di Amiens e a Folco di
+Neuilly, riportava trionfi di eloquenza, e colla forza della parola
+in breve ora riconciliava parecchie migliaia di cittadini fieramente
+guerreggianti fra sè, e faceva piangere nient’altri che un Ezzelino,
+ed era tenuto da città poderose per loro oracolo e legislatore[282]:
+in un tempo nel quale Federico stesso promulgava nefandissimi editti
+contro gli eretici, e con ingenuità senza critica, mentre ferveva la
+sua guerra contro il Papa, teneva in conto di verità la similitudine
+dei due astri del cielo, un maggiore e l’altro minore, simboleggianti
+il Sacerdozio e l’Impero. L’indole del suo tempo, più che quella sua
+propria, spiega gli strani contrapposti che s’accolsero nell’animo
+di questo grande Imperatore: scomunicato imprendeva una Crociata;
+banchettava all’istessa mensa Saraceni e Vescovi; faceva ardere
+Minoriti e Domenicani perchè erano amici del Papa, ed eretici perchè
+ne erano nemici; si faceva ricevere solennemente nella congregazione
+dei Cisterciensi di Casamari, e di sua mano propria coronava a Marburgo
+il cadavere della santa Elisabetta; come Arnaldo da Brescia proclamava
+essere cosa anticristiana la ricchezza della Chiesa, eppure i suoi
+Regesti sono pieni di diplomi benefici largiti a chiese e a monasteri,
+e di lettere di immunità concesse alla giurisdizione vescovile.
+
+Un Cronista inglese ha descritto con vivi colori l’impressione che
+i manifesti di Federico produssero in Alemagna, in Inghilterra ed
+in Francia. La nazione britanna era punta sul vivo del non naturale
+rapporto di feudalità in cui si trovava posta colla santa Sede,
+della condanna che il Papa aveva scagliata contro la _Magna Charta_,
+finalmente dello svergognato saccheggio che facevasi del suo patrimonio
+con prebende romane, con decime ecclesiastiche e con tributi imposti
+per le Crociate. Federico (dicevano gli Inglesi), combattendo Ottone
+IV, ha prestato al Pontefice maggiori servigî di quelli che costui
+gli apponga a debito. Eretico non si mostra, ed al Papa scrive con
+cattolica umiltà; bensì i Romani son la sanguisuga perpetua della
+Chiesa inglese, laddove l’Imperatore non ci ha mandato mai barattieri,
+nè predoni delle nostre entrate[283]. E tuttavia lo stesso Storico
+confessa che l’efficacia dell’enciclica papale fu assai grande, e
+sminuì di tanto l’impressione del manifesto dell’Imperatore, che la
+Cristianità si sarebbe sollevata contro di lui, come contro a nemico
+della Chiesa, se l’avarizia della Curia romana non le avesse scemato
+la reverenza dei popoli. Il giudizio del mondo era scisso, ma i Re
+vedevano di buon grado l’indebolimento dell’Impero, e, ad onta delle
+contrarietà dei Vescovati dissanguati e messi a disperazione, il
+denaro della Cristianità fluiva sempre novellamente negli scrigni del
+Laterano. Nè molto andò che, senza alcun risultamento, Federico II
+si dolse con Enrico III cognato suo, perciocchè permettesse che in
+Inghilterra si facessero le collette onde il Papa ricavava la moneta da
+far guerra contro di lui[284].
+
+La Bolla della scomunica fu per vero dire publicata in Francia ed
+altresì in Inghilterra senza che vi trovasse contrarietà, ma Gregorio
+IX non vide alcun Principe pronto a servirgli da antirè contro un
+grande Imperatore da cui emanava pel mondo un vivissimo splendore di
+maestà riverita. D’altro canto non venne nemmanco in mente a Federico
+II di levare un antipapa. L’unità e la fortezza che Innocenzo III aveva
+infuse alla Chiesa rendevano impossibile uno scisma. La decisione
+della lotta dipendeva allora essenzialmente dalla lega lombarda;
+nell’Italia settentrionale Milano e Bologna facevano da trincee
+ancor salde del Papato; Genova e Venezia avevano conchiuso fra loro
+alleanza; Azzo di Este, il Conte di San Bonifacio, Paolo Traversari a
+Ravenna e Alberico da Romano (fratello di Ezzelino, aveva disertato
+la causa dell’Imperatore) erano i capitani dei Guelfi; delle città
+umbre e tusche la massima parte teneva le parti del Papa. Con Federico
+pugnavano Ezzelino, Padova, Vicenza e Verona; gli erano alleate altre
+città, come Ferrara, Mantova, Modena, Reggio e Parma; e con lui stavano
+il vecchio Salinguerra, che presto abbandonava la scena del mondo, e i
+margravî Palavicini e Lancia: Enzo, suo giovine figlio bastardo, re di
+Torre e di Gallura in Sardegna, creato vicario dell’Impero in Italia,
+cominciava adesso la sua breve ma splendida vita politica.
+
+Fallite che furono le mediazioni di pace avviate dai Vescovi tedeschi,
+e morto a Roma (nel Luglio del 1240) Corrado gran maestro dei cavalieri
+Teutonici, i due avversarî entrarono in lizza. Federico volle tenere
+la Chiesa in solo conto di potenza politica a lui ostile, e intese a
+sradicarne l’organamento che essa s’avea dato dentro dello Stato. Con
+persecuzione senza pietà castigò nel reame di Sicilia le resistenze dei
+Vescovi e del clero inferiore; con morte, con carcere, con esilio punì
+i frati mendicanti cui pose al bando; dappertutto i beni della Chiesa
+incamerò o sottopose a tributo. Cotal sorte colpì segnatamente la ricca
+Abazia di Monte Cassino che fu secolarizzata completamente. E mentre
+l’Imperatore incaricava il figliuolo Enzo di impadronirsi della marca
+di Ancona, deliberava di portare egli stesso la guerra nello Stato
+della Chiesa, e di schiacciare il suo nemico dentro di Roma, sì come
+fatto avevano Enrico IV ed Enrico V. Pertanto avvenne che la Città ne
+acquistò importanza locale. L’Imperatore (così dicevasi alla corte di
+Gregorio IX), l’Imperatore ha giurato di far del Papa un accattone, di
+mettere il santuario al ludibrio dei cani, di tramutare il venerando
+duomo di san Pietro in una stalla da cavalli: minacce profetiche
+che Federico II (se è vero che le abbia pronunciate) non addusse a
+compimento, ma che in tempi assai più tardi, sotto all’imperatore Carlo
+V, si verificarono alla lettera[285].
+
+
+§ 3.
+
+Le città dello Stato ecclesiastico si mettono dalla parte di Federico.
+— Questi pone il suo quartiere generale a Viterbo. — Condizioni
+disperate del Papa in Roma. — Per che ragione la Città si conservasse
+guelfa. — La grande processione di Gregorio IX commuove ad entusiasmo
+i Romani, i quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. —
+Armistizio. — Il Papa lo rompe. — Deserzione del cardinale Giovanni
+Colonna. — Gregorio IX bandisce un Concilio. — I preti prigionieri a
+Monte Cristo (1241) — I Tartari. — Negoziati di pace infruttuosi. — Un
+Anibaldi e Odone Colonna, senatori. — _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore
+unico. — Federico blocca Roma. — Gregorio IX muore nel 1241.
+
+Nella primavera dell’anno 1240 Federico entrò nello Stato della
+Chiesa, dacchè aveva già apertamente dichiarato di volerlo unire
+novellamente all’Impero[286]. Molte città dell’Umbria, della Sabina
+e di Tuscia gli apersero le porte; e benanco Viterbo (fino adesso
+alleata fidissima del Papa che ne aveva restaurato le mura) disertò
+la causa della Chiesa, non tanto per affetto all’Imperatore, quanto
+per odio contro Roma, che teneva le parti del Pontefice[287]. Eziandio
+Corneto prestò all’Imperatore omaggio, e nella Campagna la fazione
+ghibellina di Tivoli teneva relazioni con lui. A tutti i suoi fedeli
+Federico scriveva di essere stato lietamente accolto a Viterbo sua
+«camera» imperiale, e di aver ricevuto l’ossequio di tutte le città del
+territorio romano e della Maritima, nel tempo stesso che il figliuol
+suo Enzo teneva in suo potere la marca di Ancona. «Null’altro dunque
+mi resta a fare», così diceva, «se non se entrare trionfalmente nella
+Città, di dove tutto il popolo romano volge a me gli occhi; ed ivi
+restaurare la vetusta autorità imperatoria, e coronare di allori le
+mie aquile vittoriose»[288]. Ai Romani indirizzava lettere pompose a
+somiglianza di tanti altri Imperatori, antecessori suoi; prometteva la
+rinnovazione del loro splendore antico, e gli esortava a mandare senza
+tardanza alla sua corte i loro proconsoli Napoleone, Giovanni de Poli,
+Ottone Frangipane e Angelo Malabranca, affinchè egli potesse insignirli
+di dignità imperiali e di officî di governo[289]. L’Imperatore stava
+innanzi alla sospirata sua meta. Da Roma non lo separavano che due
+sole giornate di cammino; ed ivi la sorte di Gregorio IX, come in
+antico quella di Gregorio VII, dipendeva assolutamente dall’attitudine
+che avrebbero assunto i Romani. I Frangipani (già nell’anno 1239
+l’Imperatore aveva fatto restaurare la loro torre posta presso
+l’arco di Tito, e aveva donato a Odone e ad Emanuele alcuni beni nel
+Napoletano), i Frangipani stavano alla testa dei Ghibellini[290];
+tuttavia la fazione pontificia teneva il sopravvento, perocchè i Conti,
+gli Orsini ed i Colonna durassero concordi dalla parte di Gregorio,
+per guisa tale che il Papa aveva potuto in santa pace tornarsene nel
+Novembre 1239 alla Città, e scagliare ancora una volta l’anatema su
+Federico.
+
+Non giova far meraviglie del coraggio di quel vecchio, avvegnaddio
+ei fosse uomo che dalla vita aveva nulla a sperare, che non lasciava
+eredi, che personificava in sè il principio della sua Chiesa: per
+lo contrario strano parrebbe il contegno dei Romani, se non si
+riflettesse che avevano buoni motivi per istarsene col Pontefice anzi
+che coll’Imperatore. Se Federico II si fosse impadronito di Roma, egli
+avrebbe immediatamente abolito gli Statuti del Campidoglio e tramutato
+il Senatore in servo e balivo suo. A Roma la signoria del Papa era
+mite e debole; così non sarebbe stata quella dell’Imperatore, nemico
+mortale di ogni specie di autonomia cittadina, che a Viterbo aveva
+combattuto la Republica romana, che ad ogni istante poteva gettarla
+nuovamente in braccio del Pontefice. Tutto questo spiega perchè i
+Romani non profittassero di quelle opportunità per ribellarsi contro
+la dominazione della santa Sede, cui nell’anno 1235 erano stati di mal
+animo costretti a sottomettersi. I patriotti s’erano uniti con Gregorio
+IX, per modo che le condizioni delle cose tornavano a fare del Papa il
+rappresentante vero dell’autonomia nazionale di Roma.
+
+Per fermo i Ghibellini si fecero più audaci allorquando le soldatesche
+dell’Imperatore si avanzarono fin sotto le porte di Roma; molte voci
+gridarono: «L’Imperatore! l’Imperatore! A lui vogliam dare la Città!»;
+e può darsi che Gregorio IX s’aspettasse finalmente la defezione di
+un popolo incostante, che già parecchie volte lo aveva discacciato. In
+quelle angustie, ai 22 di Febbrajo, ei tenne una processione solenne,
+nella quale furono recate in giro le reliquie della Croce e le teste
+degli Apostoli, e trasportate dal Laterano al san Pietro. Fattele
+deporre sull’altar maggiore, Gregorio si tolse di capo la tiara, e
+posatala sovra quei teschi sclamò: «O voi, Santi, difendete Roma, che
+i Romani vogliono tradire!» Bastò questo a operare l’effetto bramato
+sulla moltitudine, cui è tanto facile commuovere con misteri e con
+scenate da teatro; molti Romani presero dalle mani stesse del Papa
+la croce contro l’Imperatore, come se questi fosse stato un pagano,
+un saraceno[291]. Federico dalla vicina Viterbo si beffò del numero
+e della tempra di quei Crociati, che avrebbero dovuto sentire di
+quanto pesasse la sua ira allorchè fossero caduti in suo potere; ma
+Gregorio invece reputò fermamente che della repentina mutazione del
+popolo romano si dovesse il merito ad un miracolo del cielo[292]. E
+l’Imperatore, il cui esercito era troppo sottile per poter assalire
+Roma con buon successo, si vide deluso nelle sue speranze, si ritirò
+nelle Puglie, e soltanto con lettere sfogò la stizza che provava contro
+i Romani.
+
+Venuta l’estate entrò nelle Marche, però senza recar danneggiamenti
+alla Campagna romana; e al Papa concesse financo un armistizio,
+tuttavia rifiutando di comprendervi i Lombardi: d’altro canto i
+Cardinali che instavano per la pace (i moderati formavano fra loro
+un forte partito di opposizione) chiedevano che si congregasse un
+Concilio generale il quale decidesse della contesa. Ma frattanto il
+Papa riceveva una considerevole somma di moneta, e questa d’un tratto
+gli forniva agio di sostenere ancora per un anno le spese della guerra;
+perlochè disdisse l’armistizio, cui pur poco prima aveva egli stesso
+ricercato. Questo modo di agire destò grave malcontento in Roma. Il
+cardinale Giovanni Colonna, che era stato il mediatore di quella
+tregua, si tenne offeso nell’onore, e apertamente si pose adesso
+dalla parte dell’Imperatore, onde con lui ebbe principio l’indirizzo
+decisamente ghibellino della sua celebre casa. Giovanni, del titolo
+di santa Prassede, era il secondo cardinale che fosse uscito della
+famiglia Colonna: favorito di Onorio III, aveva tenuto parecchie volte
+l’officio di legato sotto Gregorio IX, ed ancor nell’anno 1239 era
+stato mandato nella marca di Ancona per combattervi Enzo. Nel collegio
+dei Cardinali quel superbo e ricco principe romano era l’uomo sovra
+tutti ragguardevole. La sua deserzione non potè derivare da avarizia
+o da malignità; essa fu una protesta contro la politica incauta e
+ambiziosa di Gregorio, le cui passioni trascinavano la Chiesa in
+un pendio fatale[293]. «Cotai segni», esclama lo Storico inglese,
+«rivelano chiaramente che la Chiesa romana ha tratto sopra di sè l’ira
+di Dio. E invero i suoi reggitori non si danno cura del bene spirituale
+del popolo, ma pensano soltanto ad impinguare la borsa: non cercano
+di guadagnare anime a Dio, ma di farsi ricche entrate, di opprimere i
+preti, e di torsi audacemente i beni altrui, a tale intento adoperando
+censure ecclesiastiche, usure, simonia e cento altri artificî»[294].
+
+Dopo la ribellione di un Cardinale, ebbe il Pontefice a sofferire
+un colpo ancor più fiero. Ai 9 di Agosto del 1240, dall’Abazia di
+Grotta Ferrata, egli aveva bandito un Concilio con ordine che si
+raccogliesse nella prossima Pasqua, a Roma: il pensiero ne era partito
+in addietro dall’Imperatore, ma adesso Federico non poteva più aderire
+di assoggettarsi alla sentenza di un tribunale che prevedeva a sè
+ostile; adesso che le sue armi vittoriose lo avevano reso signore
+della massima parte dell’Italia superiore e media; adesso che il suo
+avversario era involto nelle estreme difficoltà, che a lui sorrideva
+la speranza di dettare da Roma le condizioni della pace. Pertanto
+l’Imperatore per iscritto proibì al clero di andare al Concilio; lo
+ammonì con grandissime istanze di non farlo, e ricusò di dare qualsiasi
+salvacondotto. Una lettera notevole scritta da un prete d’animo franco,
+contiene una descrizione non certo lusinghiera per Roma, e dichiara i
+pericoli che il clero avrebbe incontrato nella Città. «Come potrete»,
+diceva, «aver sicurezza in Roma, dove cittadini e preti ogni giorno
+si azzuffano a pro dell’uno, e contro dell’altro avversario? Il caldo
+v’è insopportabile, l’acqua putrida, il cibo cattivo e grossolano,
+l’aria grave che la si può serrare in mano, tutta piena di sciami di
+zanzare; il suolo brulica di scorpioni, gli abitanti vi sono sporchi
+e abbominevoli, malvagi e feroci. Il terreno di Roma, quant’è vasta, è
+cavo, e dalle catacombe popolate di serpenti esalano vapori velenosi e
+mortiferi»[295].
+
+Ma molti prelati di Spagna, di Francia e dell’Italia superiore non
+si smossero dall’idea di andare a Roma, non trattenendoli temenza di
+pericoli, nè gli ammonimenti ripetuti dell’Imperatore che aveva mare
+e terra in poter suo. Gregorio legato di Romania, Jacopo Pecorario
+cardinale di Preneste, e Ottone cardinale di san Nicolò li raccolsero
+tutti insieme a Genova, e il viaggio fu intrapreso sopra navi genovesi.
+Quei preti nutrivano una confidenza cieca, però tutto ad un tratto,
+all’altezza del promontorio di Meloria, videro venir loro incontro
+il naviglio della Republica di Pisa e la flotta siciliana parati
+a combatterli. La celebre battaglia dei 3 Maggio 1241, combattuta
+presso alle isole di Monte Cristo e di Giglio fu uno degli spettacoli
+più strani che si sieno mai visti sul mare. Più di cento prelati,
+cardinali, vescovi e abati furono testimonî tremanti di quel fiero
+combattimento, e insieme oggetto della pugna e bottino del vincitore.
+Le galee di Genova soffersero una rotta terribile; quali andarono
+sommerse colla loro gente d’arme e coi preti, quali (e furono la
+maggior parte) caddero prigioniere; e l’ammiraglio imperiale lietamente
+veleggiò colla fatta preda pel porto di Napoli. Gli sventurati prelati
+navigarono per tre durissime settimane, stretti in catene, sofferendo
+fame, sete e scherni dai rozzi marinai, finchè furono giunti alle
+carceri di Napoli e di Sicilia; ed ivi (così pianse il Papa con loro)
+appesero le loro arpe ai salici piangenti dell’Eufrate, ed aspettarono
+il giudizio di Faraone[296].
+
+Questa caccia di preti fe’ gran chiasso pel mondo; nè la Chiesa perdonò
+mai all’Imperatore quello che essa chiamò «empio attentato». A Faenza,
+testè conquistata, Federico ebbe l’annuncio del colpo maestro che
+lo sbarazzava del Concilio. La fortuna sorrideva alle sue bandiere;
+umiliata era Genova; Milano vinta dai fedeli Pavesi; presa Benevento;
+caduta l’eroica Faenza. Perciò Federico, invece che assediare Bologna,
+deliberò di muovere nuovamente contro Roma; laonde di novella fiamma
+arse la guerra fra Imperatore e Papa, e quanto fosse dannosa per Europa
+lo si vide proprio allora che barbari feroci venienti d’Oriente con
+grande vergogna sua la aggredivano. Le terribili orde dei Tartari di
+Octai devastavano la Russia, la Polonia e le terre bagnate dal Danubio,
+rinnovando nell’Occidente latino lo spavento che in antico avevano
+incusso gli Unni. La Cristianità implorava salvamento dall’Imperatore
+e dal Papa, ma, con grande vitupero di entrambi, udiva a tutta risposta
+il Pontefice predicare la crociata contro l’Imperatore, e l’Imperatore
+protestare che penserebbe ai Tartari soltanto dopo che avesse costretto
+a pace il sommo sacerdote della Cristianità. Come Federico nel Giugno
+del 1241 fu entrato nelle terre spoletine, scrisse al Senato che aveva
+avuto annunzio della invasione dei Tartari nelle frontiere dell’Impero;
+disse che moveva a gran passi contro Roma per trattare col Papa; ve lo
+aiutasse la Città sollevandosi, affinchè, posto fine alle turbolenze
+italiane, potesse egli difendere l’Impero dalla gravissima delle
+sciagure[297].
+
+Mandò Federico ambasciatori al Pontefice, e lo stesso suo cognato,
+Riccardo di Cornovaglia (che in Luglio era tornato dall’Oriente per
+la via d’Italia) andò legato di lui a Roma, ma non trovò accesso appo
+Gregorio, sordo a tutte le istanze. Quel vecchio indomabile aveva, come
+Gregorio VII, fissata l’idea di morire piuttosto che cedere; e, ad onta
+che lo avesse diserto il cardinale Colonna colla sua famiglia, non era
+in Roma senza amici. Per verità già sul principio del 1241 avevano
+tenuto officio senatorio Annibale degli Anibaldi e Odone Colonna
+nipote del Cardinale, onde convien dire che la fazione imperiale si
+fosse allora assestata nel governo insieme colla parte pontificia;
+tuttavia, poichè quei Senatori nel Marzo confermavano un’altra volta il
+trattato di pace conchiuso nell’anno 1235, ei si pare che Gregorio IX
+continuasse pur sempre ad esser signore della Città[298]. E nel Maggio
+dell’anno 1241, quando si venne alla nuova elezione del Senato, a lui
+benanco riuscì di darne l’officio agli Orsini, nemici implacabili degli
+Anibaldi e dei Colonna, e caporioni dei Guelfi.
+
+Infatti senatore unico diventò _Matheus Rubeus_, uomo celebre, fautore
+antico di san Francesco; era figlio di _Johannes Gaetani Orsini_ e di
+_Stephania Rubea_, e nipote di _Ursus_, avo della illustre famiglia. E
+anch’egli diventò stipite di una casa potente che si partì in parecchi
+rami; i suoi figli e nipoti empierono gli annali di Roma de’ loro nomi
+e delle loro geste, sul trono pontificio, nel collegio dei Cardinali,
+sulla cattedra senatoria in Campidoglio[299].
+
+Se Roma restò fedele al Papa, egli ne andò debitore al fervore
+indefesso di quel capitano dei Guelfi. Grande era il pericolo; i
+Ghibellini, alla notizia delle vittorie di Federico, insorgevano; il
+cardinale Colonna, che lo aveva invitato a venire, e Odone ex-senatore
+abbertescavano i loro palagi, posti nelle terme di Costantino, e il
+mausoleo di Augusto. Così è appunto che dopo lunga oscurità questo
+monumento torna adesso a venir a galla col nome popolare di _Lagusta_;
+e già da tempo antico esso era il maggior centro delle fortezze
+Colonnesi nel Campo di Marte, alle quali apparteneva eziandio il
+prossimo Monte Citorio (_Mons Acceptorii_)[300]. _Matheus Rubeus_
+guidò le sue milizie ad assaltare il mausoleo. Ivi dentro trovavasi
+forse Odone, laddove il Cardinale invece s’era recato a Palestrina,
+e di lì aveva occupato, per conto dell’Imperatore, Monticelli,
+Tivoli, e il ponte dell’Anio «di sotto». Stupiva Federico di trovar
+indole così bellicosa e ajuto tanto potente in un Cardinale[301];
+seguendo l’appello di questo ei venne, ed entrò a Tivoli che gli
+aperse spontaneamente le porte. Le sue soldatesche devastarono tutto
+il territorio che si stende da Monte Albano e da Farfa fino ai monti
+Latini; l’Imperatore fece distruggere Montefortino, cui avevano munito
+i Conti, nipoti di Gregorio IX; e, come gli dettava il suo odio contro
+il Papa, comandò che i prigionieri si appiccassero per la gola: di
+Montefortino non si salvò che una torre già a pezzi rotta, e vi durò
+monumento della vendetta imperiale. Dipoi, accompagnato dal Cardinale,
+Federico mosse al castello Colonna, e sulla fine dell’Agosto fu a
+Grotta Ferrata. Da questo monte, dove anticamente avevano posto campo
+Enrico IV, Enrico V e il Barbarossa, ei voleva costringere la Città a
+cedere, sia per penuria di vettovaglia, sia per assalto. Ed essa era là
+presso a lui, stesa a’ suoi piedi, tutta avvolta nei vapori dell’estate
+feraci di febbri; ed in quello il nemico di Federico, il Papa, andava
+morendo nell’arsura e nei silenzi del mese di Agosto.
+
+E infatti ecco venir in gran fretta messaggi al campo imperiale: il
+Papa era morto! Se sia vero che Gregorio IX campò quasi cent’anni,
+conviene dire ch’ei fosse maturo alla morte ad ogni ora e in tutte le
+stagioni; tuttavolta l’aver vissuto chiuso nell’assediata Roma fra i
+calori dell’Agosto, potè forse a ragione essere considerato non ultima
+cagione della sua fine. La Chiesa lo appellò vittima dell’Imperatore.
+Quel vecchio indomito e d’animo focoso prese congedo dal mondo come
+un generale che, incalzato d’ogni parte, cade sulla breccia guardando
+in faccia l’inimico. Dal suo letto di morte vid’egli questo avversario
+avanzarsi vittorioso, accompagnato da un Cardinale ribelle, fin sotto
+le porte di Roma: e nell’ora dell’agonia il suo occhio scorse davvicino
+le ruine dello Stato ecclesiastico, e in lontananza quelle di terre
+cristiane che i Tartari avevano mutato in deserti fumanti dei loro
+incendî. Gregorio IX passò da questa vita in Laterano ai 21 di Agosto
+dell’anno 1241[302].
+
+
+§ 4.
+
+Federico II torna nel reame. — Elezione e presta morte di Celestino
+IV. — I Cardinali si sparpagliano. — La Chiesa rimane priva di capo.
+— Lega di Roma con Perugia e con Narni (1242). — I Romani muovono
+contro di Tivoli; Federico nuovamente contro di Roma. — Edificazione
+di _Flagellae_. — Federico torna sui monti latini. — I Saraceni
+distruggono Albano. — Condizioni dei monti latini. — Albano. — Aricia.
+— La via Appia. — Nemi. — Civita Lavinia. — Genzano. — La casa dei
+Gandolfi. — Terre poste sul versante tusculano dei monti. — Grotta
+Ferrata. — Statue di bronzo ivi esistenti.
+
+Per mostrare al mondo che avea mosso guerra contro Gregorio IX e non
+contro la Chiesa l’Imperatore cessò tosto dalle sue ostilità verso
+di Roma. Fece anzi di più; ai due Cardinali che teneva nelle carceri
+di Capua concesse che andassero alla Città per prendere parte alla
+nomina del Papa, col patto però che ad elezione compiuta tornassero a
+darglisi in mano a Tivoli: e questo i due conscienziosamente fecero.
+Del resto la morte dell’indomabile Gregorio era tornata assai gradita
+agli uomini temperati, poichè adesso speravano di salvare la Chiesa
+dalla ruina che la minacciava. Dieci Cardinali trovavansi nella Città
+senza consiglio e mal securi; e il Senatore, come capo della Republica,
+li serrò nel Septizonio per constringerli a venir prestamente
+all’elezione. Dopo lungo disputare fra i Gregoriani severi e i moderati
+che gli avversavano e suggerivano arrendevolezza all’Imperatore, dopo
+le gravi sofferenze di una clausura che seppe di prigionia e causa la
+quale morì un Cardinale, fu eletto pontefice (addì 1 Novembre 1241) il
+milanese Goffredo vescovo della Sabina, e prese nome di Celestino IV.
+Ma questo novello Papa, vecchio infermiccio, passò di vita di lì a soli
+diciassette giorni; lui probabilmente avevano scelto i Cardinali nella
+loro indecisione, tanto per averne un Papa così detto «di transizione».
+
+Morti tanto vicini l’uno all’altro due Pontefici, la sede di san
+Pietro rimase vacante come alla morte di Gregorio VII; i Romani
+tumultuarono, il Senatore minacciò i tormenti di una novella clausura.
+Fosse sbigottimento o disegno di aizzare l’opinione popolare contro
+di Federico, facendolo parere l’autore di una confusione infinita,
+i Cardinali fra sè divisi abbandonarono la Chiesa in quella massima
+difficoltà, fuggirono nella Campagna, e si chiusero in Anagni ovvero
+nelle loro castella. Conseguenza ne fu una vacanza tanto lunga che
+prima non s’aveva mai visto l’eguale, e che tenne la Chiesa per quasi
+due anni vedova del suo capo. Federico II si avvicinò come Annibale,
+cui egli stesso si paragonò, alle porte di Roma, ma queste gli si
+tennero chiuse in faccia. Il senatore _Matheus Rubeus_, da prode e
+religioso uomo, salì sulla breccia che i Cardinali vilmente avevano
+disertata, e con prudenza e con coraggio difese la Città e servì la
+causa della Chiesa. Intorno al suo vessillo si schierarono i Guelfi
+e tutti gli amici del Papato, e con buona fortuna combatterono i
+Ghibellini; nell’Agosto ne presero d’assalto la rocca maggiore, il
+mausoleo ch’era nel Campo di Marte, e lo distrussero da capo a fondo.
+E il popolo frattanto aveva demolito le case dei Colonna, e cacciato
+in carcere il Cardinale di quella famiglia: infatti questo potentissimo
+partigiano dell’Imperatore era venuto a Roma per l’elezione del Papa e
+vi si era soffermato ancor dopo che era stato eletto Celestino IV[303].
+
+_Matheus Rubeus_ si guadagnò alleati anche fuori di Roma; conchiuse
+una lega con Perugia, con Narni e con altre città guelfe, per modo
+che queste confederate si obbligarono di starsene unite a difesa e
+ad offesa comune contro l’Imperatore, e di non conchiudere con lui
+paci separate finchè durasse la guerra ch’egli faceva alla Chiesa:
+l’istromento di quest’alleanza fu stipulato ai 12 Marzo 1242 nella
+chiesa di santa Maria sul Campidoglio[304]. Federico II nel frattempo
+non usava di quegli sforzi vigorosi che avrebbero convenuto per
+impadronirsi di Roma. Un mezzo secolo prima qualunque Imperatore nei
+suoi panni avrebbe preso d’assalto la Città; colla sua podestà di
+patrizio avrebbe levato un Papa e dettato la pace: tutto questo invece
+Federico non poteva fare. Pare un errore che allora ei non si decidesse
+di mettere in libertà i prelati presi in mare, fra’ quali si trovavano
+ancora i detti due Cardinali: per fermo, se avesse usato una tale
+magnanimità, gliene sarebbe venuto più giovamento assai di quello che
+profittar gli potesse di trarre in lungo l’elezione del Papa: e questa
+alla fin fine doveva egli bramare che si compiesse per conchiudere col
+nuovo Pontefice la pace di cui aveva tanto urgente bisogno.
+
+Nel Febbrajo dell’anno 1242 l’Imperatore mandò un’ambasciata ai
+Cardinali raccolti ad Anagni per esortarli che venissero all’elezione;
+nè così presto sarebbe egli ritornato, come fece, nelle terre romane,
+se non fossero stati i Romani ad attirarvelo. Infatti nel Maggio
+del 1242 movevano essi con forza di soldatesche contro Tivoli, dove
+l’Imperatore aveva lasciato un presidio sotto la capitananza di Tommaso
+de Montenigro[305]; ed allora, in Giugno, Federico entrava nel paese
+dei Marsi e poneva campo presso il lago di Celano, in quelle pianure
+dove ventisei anni più tardi la sua casa gloriosa era destinata ad
+estinguersi nella persona del nipote suo. Quant’era egli lontano dal
+prevederlo! quanto poco il giovine Rodolfo conte di Asburgo (che lo
+accompagnava ad Avezzano) presagir poteva che, caduti gli Hohenstaufen,
+a lui sarebbe toccata in sorte la corona imperiale[306]! Nel Luglio
+Federico mosse contro di Roma, piantò nuovamente le sue tende sui
+monti Albani, e mettendo a guasto la Campagna punì i Romani così delle
+loro ostilità contro Tivoli, come delle violenze che fatto avevano
+al cardinale Colonna e ad altri cherici di parte imperiale[307].
+Tuttavolta anche adesso le sue imprese mancarono di energia; e tanto
+è vero che di già nell’Agosto ripassò il Liri, sulle cui sponde,
+di fronte a Ceperano, aveva un anno prima fondato la città nuova di
+_Flagellae_[308].
+
+La Cristianità mirava la sua Chiesa senza Papa: pareva che la grande
+monarchia ecclesiastica si fosse mutata in oligarchia, poichè la
+podestà spirituale era esercitata dalla Curia dei pochi Cardinali
+residenti in Anagni. Molte voci di malcontento facevansi udire,
+e accusavano i Cardinali di tradir la santa causa per loro mire
+ambiziose e avare, mentre da altra parte i Cardinali scaricavano
+sull’Imperatore la colpa dell’elezione procrastinata. A lui ed alla
+Curia si presentavano frattanto ambasciate, quali supplichevoli,
+quali minacciose; Federico stesso alla fine ammonì severamente i
+Cardinali acciocchè dessero una buona volta un capo alla Chiesa[309];
+indi nuovamente tornò con grosso esercito: per la via di Ceperano nel
+Maggio 1243 venne sui monti latini, e senza pietà fece devastare i
+possedimenti dei Cardinali; i suoi Saraceni in mezzo a orrori di ogni
+fatta rasero Albano al suolo[310].
+
+La deplorevole ruina di questa città vescovile ci offre opportunità
+di dare un’occhiata alle condizioni in cui vi versava il vaghissimo
+paese montano, dove anticamente, sulle sponde del suo lago di origine
+vulcanica, stette Alba Longa, la favoleggiata madre di Roma[311]. Al
+tempo in cui Federico II accampava su quelle alture, esistevano ormai
+quasi tutte le castella che oggidì si trovano colà. Sullo scorcio dei
+tempi imperiali Albano era sorta dai ruderi della celebre villa di
+Pompeo, detta più tardi villa degl’Imperatori (_Albanum Caesaris_):
+e di buon’ora abbiamo veduto risiedervi un Vescovo lateranense; indi,
+dopo le guerre dei Goti, ne abbiamo fatto parola parecchie volte. Non
+baroni romani la conquistarono, nè alla Republica romana riuscì di
+sottoporla al suo dominio, quantunque Albano nel secolo decimosecondo
+parecchie volte fosse assediata dai Romani, e perfino una volta ne
+andasse bruciata. All’età di Pasquale II la città era stata proprietà
+dei Pontefici; Onorio III nell’anno 1217 la aveva regalata al suo
+Cardinal vescovo[312]; ma frattanto la famiglia dei Savelli, onde quel
+Papa fu protettore, vi possedeva, oltre al castel _Sabellum_, anche
+molti altri beni, e sulla fine del secolo decimoterzo acquistava di
+Albano la signoria baronale.
+
+La piccola Aricia fin dalla più remota antichità è notata come vetusta
+città della lega sicula od almeno della federazione latina; e fu culla
+di Augusto ovvero di Attia madre sua, e celebre per il santuario
+di Diana Aricina. I Barbari distrussero la vecchia terra, ma essa
+nell’anno 990 risorse in forma di castello, di cui fu duca Guido
+della casa di Tusculo. Sul principio del secolo duodecimo Pasquale II
+diede Aricia alla famiglia di quei Conti; e da loro la città passò
+poi in mano dei Malabranca, fino a tanto che Onorio III la restituì
+alla Chiesa per concederla indi in feudo ai congiunti della sua
+casa[313]. La positura di Albano e di Aricia lungo la via Appia dava
+ad esse scarsa importanza: poichè quella famosa strada era diventata
+impraticabile ad eserciti, l’attività politica e belligera del medio
+evo (quando voleva riuscire da Napoli a Roma) già da gran tempo moveva
+per la via Latina, da Capua passando per San Germano e Ceperano,
+oppure (traversando la terra dei Marsi per la via Valeria) da Alba
+transitava per Carsoli e Tivoli. La via Appia ruinosa, affondata in
+padule e abbandonata da molta frequenza di passeggieri, non era più
+la strada militare, che come tale aveva servito ancora all’età dei
+Goti; non fu nemmanco la via che battessero i Crociati. Allorquando i
+pellegrini venienti dall’Oriente sbarcavano a Brindisi, giunti a Capua
+s’indirizzavano per altre strade. Lungo la via Appia vedevansi ancora i
+sepolcri muscosi degli antichi, ma erano tramutati adesso in dimore di
+pastori della Campagna; e da lunghissimo tempo erano andate distrutte
+le numerose stazioni postali onde diligentemente hanno tenuto nota il
+vecchio _Itinerarium_ di Antonino e l’altro Gerosolimitano, compilato
+per guida dei viatori che da Capua andavano a Roma. Fra quelle stazioni
+eranvi nominate Aricia e Albano come luoghi di fermata nei monti
+latini; e vi succedeva rimpetto a Roma l’altra stazione posta vicino
+alla nona colonna miliaria (_Mutatio ad Nonum_), di cui oggidì non
+puossi più stabilire il sito ove sorgesse[314].
+
+Sulle sponde incantevoli del lago di Alba Federico II scorgeva
+avanzi di sepolcri antichi, di templi, di ville, in numero maggiore
+di quello che ai dì nostri sia. Allora sulla cima del monte Albano
+durava tuttavia con grandiose ruine il celebre tempio dell’alleanza di
+_Jupiter Latiaris_, ma l’antico _Mons Albanus_ aveva a quel tempo anche
+assunto il nome di «Monte Cavo»[315]. E ancora si mostravano gli avanzi
+del tempio di Diana Aricina ossia del celebre _Nemus_, boschetto sacro
+alla Dea, piantato sopra il cratere del lago leggiadro tutto coronato
+di viole, sul cui margine oggidì esiste Nemi: infatti quel santuario di
+Diana, dopo la caduta dell’Impero romano era diventato un patrimonio
+ecclesiastico (_Massa Nemus_), dove più tardi i Conti di Tusculo
+edificarono una rocca[316].
+
+In vicinanza di Albano si trovava peranco _Lanuvium_, patria di
+Antonino Pio, sia che ne sussistessero ancora le oscure ruine, sia che
+fosse anche sorta l’odierna Civita Lavinia sopra i ruderi della vecchia
+città[317]. Nella stessa età poi veniva formandosi Genzano, e poneva
+la sua base sovra un antico _fundus Gentiani_, dove la famiglia dei
+Gandolfi aveva rizzato una torre. Questi signori dal nome longobardo di
+Gandolfo furono, dopo i Tusculani, i soli baroni che allora in quella
+regione de’ monti latini fondassero una signoria. Dalla parte di Albano
+vennero collocando loro stanza sui ruderi della villa imperiale, ed
+ivi edificarono un castello che oggidì ancora porta il loro nome: e
+sull’incominciamento del secolo decimoterzo composero una famiglia
+baronale numerosa, ma sparvero ormai sulla fine del secolo medesimo
+quando i Savelli si misero nel possesso di Castel Gandolfo. Solamente
+dopo di Urbano VIII l’antica _Turris Gandulphorum_ si tramutò nella
+nota villa pontificia, unica che oggi il Pontefice posseda nei monti
+romani[318].
+
+I Savelli pertanto, dopo il tempo di Onorio III, acquistarono beni
+parecchi all’intorno dei laghi di Albano e di Nemi, laddove i Colonna,
+eredi dei Tusculani, tenevano fondi e castella dall’altro versante
+degli stessi monti, ed oltre alla rocca Colonna, culla di loro
+famiglia, possedevano anche Monte Porzio. Duravano tuttavia alcuni
+celebri e antichi manieri costruiti sopra una parte di quella vallata
+dei monti Latini, ed erano stati altra volta signoria dei conti
+Tusculani: così Algido posta sulla bellissima altura, e adesso ridotta
+cumulo di ruine; così Molaria, la _Roboraria_ antica, che nel secolo
+decimoterzo venne in mano degli Anibaldi. Al tempo di Federico II erano
+scorsi già cinquant’anni dacchè Tusculo era caduta in rovina; e i suoi
+antichi abitatori avevano dato origine a nuove terre, o popolato altre
+di più antiche, come Rocca di Papa (già menzionata al tempo di Lucio
+III), o come Rocca Priora (_Arx Perjurae_) e Monte Compatri, o come
+Frascati e Marino[319].
+
+Mentre i Colonna, gli Anibaldi e gli Orsini andavano impadronendosi
+del versante tusculano di quei monti, ivi fioriva tuttora Grotta
+Ferrata, il vecchio convento greco di san Nilo, ed era una delle più
+ragguardevoli abazie del territorio romano. Il dominio ricchissimo
+dei monaci basiliani si stendeva sopra una gran parte dei monti e
+sulla palude Pontina fino a Nettuno. Le loro mense si allietavano di
+selvaggine prese alle loro cacce, e di lucci, di storioni, di lamprede
+che pescavano nel lago di Fogliano, in quello dell’ardeatino Turno,
+nello stagno di Ostia e nel Tevere fino alla Marmorata[320]. Fu sulle
+ridenti pendici di quei monti che Federico II pose ripetute volte il
+suo campo. Il suo sguardo curioso notò presso alla chiesa del chiostro
+due statue di bronzo che rappresentavano un uomo ed una giovenca, ed
+erano poste ad ornamento del pozzo del monastero: ei fe’ portar via per
+bottino di guerra quelle due anticaglie, avanzi di vecchie ville, e ne
+ornò, come di spoglie romane, Luceria sua colonia di Saraceni[321].
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+
+§ 1.
+
+Sinibaldo Fieschi è eletto papa con nome di Innocenzo IV (1243). —
+Trattative di pace. — Il Pontefice viene a Roma. — Viterbo si stacca
+dall’Imperatore, che è ricacciato da questa città. — Un Anibaldi
+e Napoleone Orsini, senatori. — Preliminari di pace in Roma. —
+L’Imperatore non vi acconsente. — Il Papa fugge a Genova (1244).
+
+L’Imperatore strinse Roma d’assedio per alcune settimane, finchè i
+Cardinali lo supplicarono di sostare dalle devastazioni che vi si
+accompagnavano, promettendo che si sarebbero tosto raccolti ad eleggere
+il Papa. Di già nell’Agosto dell’anno antecedente Federico aveva
+messo in libertà il cardinale Ottone; adesso nel Maggio scioglieva
+di prigionia anche Jacopo di Preneste, e sulla metà del Giugno si
+ritirava nel regno per aspettarvi il risultato della elezione. I
+Cardinali congregatisi ad Anagni acclamarono finalmente a pontefice,
+addì 24 Giugno 1243, il Cardinale di san Lorenzo in Lucina. Sinibaldo
+Fieschi nasceva della famiglia genovese dei Conti di Lavagna, i quali,
+investiti di titoli feudali dall’Imperatore, erano tenuti in conto
+di maggiorenti dell’Impero: aveva fama di essere uno fra i più chiari
+giureconsulti della sua età, ma nelle faccende politiche della Chiesa
+non aveva avuto occasione di segnalarsi in modo eminente. L’umiliante
+ricordanza della sciagurata battaglia navale dei 3 Maggio fu la ragione
+del papato di Innocenzo IV di casa Fieschi. Colla sua elezione si volle
+compensar Genova del sofferto danno, e nel tempo medesimo si avvisò
+che il novello Pontefice avrebbe tratto un potente sostegno dalla
+potenza marittima della sua patria. Da cardinale egli s’era trovato
+in rapporti di buona amicizia con Federico, che aveva onorato in lui
+un prelato inchinevole alla conciliazione, e che appunto perciò non
+poteva nemmanco supporre che sarebbe stato egli l’eletto. Sotto ogni
+riguardo quell’elezione fu un tratto maestro e fece onor grande alla
+prudenza dei Cardinali. Se vero sia che alla notizia della nomina di
+Sinibaldo l’Imperatore dicesse: «Ho perduto fra i Cardinali un buon
+amico, poichè nessun Papa può essere ghibellino», tale parola dimostra
+che egli giudicava rettamente quale avvenire si preparasse: se poi vero
+non sia che parlasse così, quel motto ha sempre il merito di dipingere
+egregiamente una condizione essenziale della storia[322].
+
+Spossato di spedizioni guerresche sì lunghe e che gli avevano tanto
+costato, consapevole della forza del Papato, bramava Federico II di
+venire a conciliazione colla Chiesa, massime dacchè i suoi disegni si
+spuntavano contro la fermezza di Roma. S’affrettò pertanto a porgere
+gratulazioni al nuovo Papa, e nella sua lettera espresse la speranza
+di comporre la pace con Innocenzo IV, suo amico vero ed ora padre suo:
+e ad Anagni mandò l’ammiraglio Ansaldo da Mare e i suoi gran giudici
+Pietro e Taddeo, nel tempo stesso che a Melfi ricevette i messaggi di
+pace del Pontefice.
+
+Dopo di essere stato consecrato ai 29 di Giugno, Innocenzo IV rimase
+ancora in Anagni per istarsi vicino all’Imperatore, con cui intraprese
+a negoziare vivamente. Soltanto dopo che fu trascorsa la stagione
+estiva, ai 16 Ottobre del 1243, il Papa andò a Roma, dove era pur
+sempre senatore _Matheus Rubeus_[323]. I Romani mirarono il novello
+Pontefice con curiosità e con avida aspettazione. Di loro egli non si
+fidava, avvegnaddio dovesse averli abituati a independenza la lunga
+vacanza, durante cui Matteo aveva governato la Republica sovranamente;
+e il Papa aveva posto appena stanza in Laterano, che la sua
+tranquillità veniva turbata dalla pressura di creditori, che con grande
+impeto chiedevano restituzione di una somma di quarantamila marchi
+prestata al suo antecessore. Quant’era lungo il giorno, si affollavano
+nell’aula pontificia turbe di mercanti romani, e la empievano di
+clamori: ed è pure uno spettacolo strano vedere un Pontefice, appena
+entrato in Roma, non saper come salvarsi da’ creditori, non trovar pace
+nemmanco a mensa, dover chiudersi nella sua camera fino a tanto che non
+abbia rimandato, pagandoli, quegli schiamazzatori[324].
+
+A Roma Innocenzo IV era stato specialmente chiamato da un avvenimento
+che minacciava di mandare a monte le trattative di pace. Dall’anno 1240
+in poi l’Imperatore era signore di Viterbo; e gli abitatori di questa
+città, che gli si erano dati in balia per l’odio che nutrivano contro i
+Romani, avevano servito volonterosi nel suo esercito nei due assedî di
+Roma, parimenti come per quell’istesso odio erano accorsi in addietro
+sotto le bandiere del Barbarossa. Nel Luglio del 1242, i Viterbesi
+s’erano spinti nelle più prossime vicinanze della Città, e avevano
+distrutto il castello di Longhezza; e nel Giugno del 1243 avevano
+sfogato ancora una volta sulla Campagna la loro sete di vendetta[325].
+Però l’elezione del Pontefice raccoglieva adesso i Guelfi sfiniti dalla
+lotta intorno ad un nuovo capo, ne rianimava le forze, ed anche in
+Viterbo ridava coraggio ai partigiani della Chiesa. Colà Federico aveva
+fatto edificare un palazzo imperiale ben munito; e ciò minacciava i
+cittadini di un giogo perpetuo[326]. Il capitano imperiale di Viterbo
+(era Simeone conte di Chieti) represse duramente il partito che gli
+resisteva con veemenza, e riempì la cittadella di prigionieri. Se ne
+dolsero i Viterbesi presso Federico, e domandarono che richiamasse il
+capitano; ma nel tempo medesimo il caporione dei Guelfi, Rainero dei
+Gatti, congregava intorno a sè in silenzio congiurati, e trattava col
+cardinale Rainero Capocci, viterbese di nascita, il quale, accorto
+e zelante uomo, era legato in Tuscia, dove Federico aveva incamerato
+tutti i possedimenti pontificî facendoli governare dal conte Riccardo
+di Caserta. Viterbo, stanca della dominazione dell’Imperatore, levò
+alla fine il grido guelfo: «Chiesa! Chiesa!»; la ribellione scoppiò
+nell’Agosto del 1243; i cospiratori, come s’era convenuto, chiamarono
+di Sutri il cardinale Rainero e il conte palatino Guglielmo di Tuscia;
+e addì 9 di Settembre aprirono loro le porte, per guisa che il conte
+Simone restò chiuso con trecento uomini di soldatesche imperiali nel
+palazzo di san Lorenzo, e vi fu assediato fieramente. Rainero, quello
+stesso Cardinale che, pochi anni prima, unito all’Imperatore aveva
+difeso Viterbo contro i Romani, ricevette adesso il giuramento di
+vassallaggio che Viterbo prestò alla Chiesa, e conchiuse alleanza colla
+Republica di Roma[327].
+
+Allorchè gli assediati del castello ebbero chiamato in aiuto, con
+urgentissima istanza, Riccardo di Caserta e Federico stesso, venne in
+gran fretta l’Imperatore, e agli 8 di Ottobre pose l’assedio alla forte
+città, nella quale il conte Simeone era ormai ridotto alle estreme
+angustie. Innocenzo IV, dopo qualche titubanza officiale, aveva fatto
+buon viso alla rivoluzione di Viterbo; spediva infatti denaro al suo
+intraprendente Cardinale, scongiurava i Romani di muovere in soccorso
+dei Viterbesi, esortava questi a perdurare, e raccoglieva milizie nella
+Campagna e nella Maritima[328]. Così dunque, mentre pur si negoziava
+della pace, il Papa s’era tirato nuovamente sulle braccia la guerra
+contro l’Imperatore; ed in vero si trattava di riacquistare una città
+che stava entro la periferia di quello Stato ecclesiastico di cui un
+trattato aveva confermato i limiti; una città che aveva incontestabile
+diritto di congiungersi novellamente alla Chiesa. I Romani, già nemici
+acerbi, ora alleati guelfi di Viterbo, si accinsero di buon grado alla
+spedizione, bramosi di cavarne bottino, in quello che l’Imperatore
+(reso forte di seimila uomini che di Toscana gli aveva condotti il
+conte Pandolfo di Fasanella) assaltava con impeto la ribellata città.
+L’assedio di Viterbo forma un memorando episodio nella storia del
+medio evo romano. Un piccolo Comune di Tuscia, difeso da un Cardinale
+armato in tutto punto, vi si ornò di allori guerrieri, nè più nè
+meno che Brescia. Gli assalti ripetuti furono bravamente respinti,
+e, ai 10 di Novembre, un’abile sortita, nella quale si bruciarono le
+salmerie degli assedianti, mise Federico stesso in grave pericolo, e
+lo costrinse ad abbandonare l’impresa di Viterbo. Il grande Imperatore
+rodendosi del dispetto si chiuse nella sua tenda, e accondiscese alle
+proposte che gli recò al campo il cardinale Ottone, un dì prigioniero
+suo e di cui in carcere aveva fatto conoscenza personale, prendendolo
+a stimare. Così levò egli l’assedio. Giusta i patti fu concesso al
+conte Simone libertà che partisse ai 13 di Novembre, ma mentre ei si
+ritirava coi suoi, furono tutti contro la data fede massacrati: non si
+rispettò l’amnistia promessa ai Ghibellini di Viterbo; ed eziandio per
+parte loro i Romani, che tenevansi a Sutri in atteggiamento ambiguo,
+si scagliarono (partiti che furono gli Imperiali) sopra Ronciglione,
+s’impadronirono di castel Vico, presero Pandolfo conte, e lo mandarono
+prigioniero a Roma. Federico si dolse della rottura del trattato,
+ma non se ne potè vendicare[329]: innanzi alle mura di Viterbo la
+fortuna gli volse le spalle; e la sua ritirata ingloriosa, onde sulla
+fine dell’anno mosse nell’agro Pisano, diminuì la reverenza per lui e
+invogliò anche altre città a inalberare la bandiera guelfa.
+
+La caduta di Viterbo fu trionfo del Papa, avvilimento di Federico che
+di sua bocca confessò, quell’avvenimento «avergli tocco dolorosamente
+i nervi del cuore»: la cosa tuttavia non impedì che si perseverasse
+nei negoziati, giacchè anzi l’Imperatore s’era ritirato da Viterbo
+nella mira di far la pace. Il Pontefice lo trattò adesso da uomo
+che aveva pigliato le busse: le condizioni che gli impose a prezzo
+dell’assoluzione furono umilianti, poichè lo condannavano ad una
+penitenza disdicevole; e furono dure, giacchè dovevano costringerlo a
+deporre come un vinto le armi dinanzi ai Lombardi, prima ancora che gli
+fosse data sufficiente malleveria dei suoi diritti e dell’assoluzione
+dall’anatema. Credeva l’Imperatore che lo Stato ecclesiastico, da
+lui occupato e governato per mezzo di vicarî la più parte italiani,
+fosse divenuto proprietà sua per diritto di conquista, causa la guerra
+provocata da Gregorio IX. L’Impero, ei diceva, s’è ripigliato le terre
+donate un tempo alla Chiesa, perciocchè i Pontefici ripagassero con
+moneta d’ingratitudine quella liberalità; però aggiungeva di voler ciò
+nondimeno farnele restituzione, purchè indi la Chiesa lui ne infeudasse
+verso pagamento di un censo. Sennonchè Innocenzo IV non accondiscese a
+cotale proposta; non volle dare in feudo all’Imperatore anche lo Stato
+della Chiesa, ed allora Federico rinunciò bensì alla sua prima domanda,
+ma pretese riservarsi alcuni diritti regî. Finalmente, nel Marzo del
+1244, si giunse a intendersi in Roma, dove trovavasi l’imperatore
+Baldovino di Bisanzio, che, venuto a implorare soccorsi, si dava gran
+faccenda per mettere pace fra i due contendenti. Gli ambasciadori
+imperiali si assoggettarono a durissimi patti; giurarono di restituire
+alla Chiesa il suo Stato in tutta l’ampiezza; di concedere che il
+Papa esercitasse la podestà spirituale sopra tutti i Principi; di
+graziare tutti i partigiani di lui. Ma neanche per questo si fissava
+il termine dell’assoluzione, chè, quantunque Federico avessela chiesta
+prima e sopra di ogni altra cosa, il Papa s’era ostinato a dichiarare
+che darebbela dopo che l’Imperatore avesse adempiuto agli oblighi
+contratti. Ai 31 Marzo 1244 i plenipotenziarî Raimondo conte di Tolosa,
+Pier delle Vigne e Taddeo di Suessa giurarono in Laterano nel nome
+del signor loro i preliminari di pace, essendo presenti l’imperatore
+Baldovino, i senatori Annibale degli Anibaldi e Napoleone Orsini, e il
+popolo romano. La cosa riuscì tanto inaspettata che il Papa fece tosto
+trascrivere gli articoli del trattato su foglietti volanti di carta, e
+vendere in Laterano quelle scritture al prezzo di sei denari l’una: fu
+cosa che fece montare in bizza l’Imperatore[330].
+
+La sentenza della Chiesa ed eziandio la voce dell’inglese Matteo
+Paris (storico non certo amico dell’indirizzo cui aveva preso allora
+il Papato) fanno conoscere che l’Imperatore in brevissima ora ruppe
+i patti[331]. Fu grave errore di Federico sottoporsi a condizioni
+che adempiere non avrebbe potuto senza venir meno alla dignità
+imperatoria. Come vide adesso che il Papa astutamente cercava di
+scansare che si traducessero in patto concreto gli articoli dei
+preliminari (i quali nella loro generalità indeterminata non potevano
+che servire di fondamento ad una formula da stabilirsi esattamente
+nelle particolarità) Federico trasse in lungo l’adempimento del
+trattato, e si tenne lo Stato ecclesiastico in pegno. Il Papa
+non bramava sul serio la pace; aveva un solo pensiero; quello di
+schiacciare il suo avversario sotto il peso di un Concilio, cui
+però non era possibile congregare in Italia. L’ostacolo maggiore che
+impediva una riconciliazione erano pur sempre le attenenze dell’Impero
+colla Lombardia, della quale negli articoli non s’era fatta menzione
+speciale: solamente in forma indefinita era stata inchiusa fra quelli
+cui dovevasi accordare amnistia. Nè Federico s’acconciava a confessare
+che i preliminari stipulati avessero valore di pace definitiva, per
+guisa che egli dovesse rimettersi a mercè del Pontefice e di Lombardia;
+nè voleva mettere in libertà i prigionieri lombardi, se prima le
+città non gli avessero prestato giuramento di fedeltà, e rinunciato
+ai patti di Costanza. Per di più chiedeva che il Papa lo assolvesse
+dalla scomunica; e questo il Pontefice rifiutava di fare, se avanti
+non fossegli restituito lo Stato della Chiesa fino all’ultimo palmo di
+terra, e se la lega lombarda non venisse compresa nella pace.
+
+Anche Roma dava al Pontefice cagione di sospettare. Quantunque
+l’Imperatore avesse protestato di rimettere all’arbitrato del
+Papa il sopimento della sua controversia co’ Romani, si sapeva che
+egli coltivava relazioni con quei Ghibellini, e lo si accusava di
+eccitarli secretamente a tumultuare[332]. Ancor nell’Aprile dell’anno
+1244 ad Aquapendente Federico rendeva vassalli suoi Enrico e Jacopo
+Frangipani, dando loro in feudo una metà del Colosseo. Ma il Papa
+dichiarava tosto che l’atto era nullo; anzi costringeva quei baroni a
+riceverne l’infeudazione dalla Chiesa[333], e in pari tempo obligava
+il Prefetto a confessare che la investitura del suo officio spettava
+al Pontefice. Così egli distruggeva quanto avea fatto l’Imperatore,
+allorchè, occupate le terre di Tuscia, aveva indotto quel magistrato
+a farsi dare da lui l’investitura, e cercato così di tramutare
+novellamente la Prefettura in un feudo imperiale: ed invero il diritto
+di porre in carica il Prefetto, che Innocenzo III aveva conquistato
+alla Chiesa, Federico negava di riconoscere[334]. Da altra parte
+chiedeva il Pontefice che l’Imperatore rinunciasse assolutamente
+ai diritti imperiali, e che si facesse ritorno alle basi poste nei
+trattati di Neuss e di Egra. Se pertanto Innocenzo IV diffidava del
+suo scaltro avversario, l’Imperatore nutriva pari sospetto di lui:
+infatti correva fama che il Papa avesse detto agli ambasciatori di
+Francia, di volere, anche dopo concessa l’assoluzione, prestare il suo
+aiuto ai Lombardi, se questi non venissero compresi nella pace. Per
+questo l’Imperatore teneva in mano sua il patrimonio della Chiesa come
+guarentia; tuttavia nuove proposte ei fece a Innocenzo, e lo invitò
+a venirgli presso, affinchè, abboccandosi personalmente, potessero
+intendersi in modo definitivo. Il Papa gli diè ascolto, tanto per
+parere; ma, perseverando in un astuto disegno che da lunghissimo tempo
+coltivava in mente, nominò ai 28 Maggio dieci nuovi Cardinali per dar
+maggior nerbo al sacro Collegio; indi ai 7 di Giugno andossene a Civita
+Castellana che era terra fortemente munita. L’Imperatore gli chiese
+che venisse a Narni, poichè egli stesso trovavasi accampato a Terni;
+però il Pontefice se ne schermì, pur mostrandosi pronto a trattative;
+e frattanto mandò in gran secretezza un frate francescano con lettere
+pressantissime a Filippo Vicedomini podestà di Genova. Egli poi rimase
+diciannove giorni a Civita Castellana[335]; e mentre qui si scambiavano
+ambasciate fra lui e l’Imperatore, un naviglio genovese, accompagnato
+da tre Fieschi cugini del Pontefice, faceva vela per il mare Tusco,
+e ai 27 di Giugno gittava l’ancora innanzi a Civitavecchia. A Sutri,
+dov’ei s’era recato quell’istesso giorno, Innocenzo ebbe in pari
+tempo novella dell’entrata delle navi, e dell’avvicinarsi di trecento
+cavalieri che venivano per impadronirsi di lui: così almeno s’era
+sparso il grido. Lo sbigottimento suo fu grande, e nella notte dei 28
+Giugno decise di fuggire. Innocenzo IV si rifece conte Sinibaldo, vestì
+l’armatura, montò a cavallo, e seguito da famigli, da amici (fra quali
+fu Nicolò de Curbio suo biografo) e da nipoti parecchi (fra cui il
+cardinale Guglielmo Fieschi), galoppò in mezzo alle ombre della notte
+e fuori dei sentieri battuti per le campagne di Tuscia; e tanto corse
+che sul mattino toccò Civitavecchia e giunse alla flotta genovese. Il
+giorno dopo capitarono a quel porto altri cinque Cardinali, che non
+avevano potuto con eguale celerità tener dietro al loro più spigliato
+signore[336]. Sette altri travestiti fuggirono a Genova per la via di
+terra; e tre Innocenzo ne lasciò: il cardinale Stefano di santa Maria,
+che nominò a suo vicario in Roma; Rainero che era legato in Tuscia, a
+Spoleto e nelle Marche; Riccardo di sant’Angelo, che avea officio di
+rettore della Campagna e della Maritima.
+
+Nel giorno in cui ricorreva la festa del principe degli Apostoli, ai 29
+di Giugno, le navi si staccarono dal molo di Civitavecchia e presero
+il largo. Erano in trepidanza perchè minacciava burrasca, e perchè si
+sapeva che l’ammiraglio imperiale, Ansaldo da Mare, incrociava in quei
+mari: l’avvenimento dei 3 Maggio si sarebbe ripetuto in più grandiose
+dimensioni, se il caso avesse spinto la flotta genovese incontro
+all’altra. Costretti a cercar riparo dall’uragano nella selvaggia
+isola di Capraia che è vicino Corsica, i Pontificî sbarcarono addì 4
+di Luglio a Porto Venere, per necessità di dar un po’ di riposo ad
+Innocenzo affranto di fatica: indi le galere della Republica tutte
+pavesate di bandiere e ornate magnificamente di tappeti porporini,
+giunsero felicemente ai 7 di Luglio nel loro porto. Il popolo di
+Genova accolse a suon di campane e di trombe e fra cori solenni il
+suo concittadino Fieschi, papa fuggito dai lacci del grande nemico: e
+i Cardinali ebbri di gioia, sbarcando a terra cantarono il versetto
+del Salmista: «Fuggì l’anima nostra come un uccello dalle reti
+dell’uccellatore; rotta è la rete e noi siam liberi»[337].
+
+
+§ 2.
+
+Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — L’Imperatore è deposto.
+— Conseguenze di questa sentenza. — Federico esorta i Principi d’Europa
+ad unirsi con lui. — Manifesto del Papa. — Opinione publica in Europa.
+— Che cosa volesse l’Imperatore. — Innocenzo IV giura guerra a morte
+contro la stirpe degli Hohenstaufen.
+
+La fuga del Pontefice fu un colpo maestro, onde nel grande dramma
+che si agitava tutto volse a favore di lui. Mercè di quella Federico
+parve essere un persecutore, Innocenzo un martire; e nel tempo stesso
+l’audacia fortunata del Papa gli die’ sembianza di uomo energico.
+Quella fuga fece profonda impressione pel mondo, e recò alla dignità di
+Federico un colpo grave, più che non sarebbe stato se avesse perduto
+qualche grande battaglia. Sgomentato, l’Imperatore mandò a Genova
+il Conte di Tolosa per invitare il fuggitivo a tornare e a far la
+pace; fe’ noti al mondo in un lungo manifesto gli avvenimenti, svelò
+i negoziati che aveva tenuto col Pontefice fino al momento della sua
+partenza[338], e ancora una volta si vide tratto a nuova guerra colla
+Chiesa, e in istato peggio che prima. Nel luogo di Gregorio IX era
+subentrato Innocenzo IV; invece di un nemico accalorato, ma di animo
+aperto ed onesto, Federico aveva contro di sè adesso un avversario
+disonesto ed astuto.
+
+Innocenzo IV dimorò tre lunghi mesi nel convento di sant’Andrea vicino
+Genova per rifare le sue forze stremate; indi pel Moncenisio andò in
+Francia a cercarvi, come i suoi predecessori, un asilo: e dopo lunghe
+traversie giunse a Lione soltanto nel giorno 2 di Dicembre. Quella
+città ricca e possente stava per fermo sotto l’autorità dell’Impero,
+ma era libera e indipendente, e gli offriva sufficiente sicurezza. La
+fortuna di dar albergo alla Curia romana, era certamente cosa di gran
+costo e di pericolo; laonde Innocenzo, che avrebbe bramato di ottenere
+accoglimento negli Stati di qualche Re potente, fu avvisato politamente
+da Inghilterra, da Aragona e benanco da Francia che li dispensasse
+da quell’onore; pertanto egli restò a Lione. Ai 3 di Gennaio del 1245
+convocò un Concilio, e innanzi ad esso citò l’Imperatore, ma preterendo
+le forme legali.
+
+Nel Giugno si radunarono a Lione centoquaranta prelati, e non più:
+francesi la maggior parte; molti di Spagna di già oscurata dal
+fanatismo, come confessarono gli stessi accusatori di Federico; di
+Germania quasi nessuno. Mal potè questo Sinodo romanesco appellarsi
+ecumenico. Aperto ai 28 di Giugno, Taddeo di Suessa, celebrato
+giureconsulto e deputato di Federico, con molta dignità e con eloquenza
+efficace, difese il signor suo, e chiese una proroga, che gli venne
+accordata, ma troppo breve. L’Imperatore, il quale allora trovavasi a
+Torino, sdegnò di comparire in persona, e mandò nuovi messaggi di cui
+i preti non attendevano la venuta. Addì 17 di Luglio fu pronunciata
+ancora una volta la scomunica contro di Federico, e formalmente
+si dichiarò che il grande Imperatore era deposto. Questa sentenza
+fu a precipizio letta dal Papa all’assemblea colta di sorpresa;
+ed all’inquisizione mancò massimamente (checchè possa dirsene in
+contrario) forma legale di citazione, prova accertata di testimonî e
+sufficiente difesa. L’avvocato dell’Imperatore, che già s’era appellato
+al Pontefice futuro e ad un futuro Concilio ecumenico dei re, dei
+principi e dei prelati, si picchiò il petto disperatamente quando udì
+quel malaugurato giudizio; depose la sua protesta e se ne andò[339].
+
+Il decreto del Concilio di Lione è uno dei più fatali avvenimenti
+che la storia universale registri: la sua influenza mortifera demolì
+l’antico Impero germanico; ma in pari tempo la Chiesa n’ebbe bruciata
+la mano del suo proprio folgore. La deposizione dell’Imperatore traeva
+adesso con sè la conseguenza che gli si levasse contro un Antirè, senza
+che Federico II potesse pur pensare di combattere il Papato con le
+eguali armi di uno scisma, sì come un tempo avevano fatto Enrico IV e i
+suoi successori. Non era più il caso di cacciare un Papa ecclesiastico
+per via di uno imperiale; meglio valeva piuttosto reprimere nel
+Pontefice quella potenza spirituale che, cresciuta a dismisura,
+aveva distrutto l’equilibrio delle podestà; meglio valeva affrancare
+l’autorità temporale dal despotismo del sacerdozio.
+
+Federico II invocò tutti i Principi di Europa in suo aiuto, e nel suo
+manifesto di memorabile ricordanza parlò ad essi così: «Gli antichi
+chiamarono fortunati coloro, cui il male altrui serve di ammonimento
+salutare. Chi viene prima per tempo apparecchia le sorti di chi verrà
+più tardi; e come il sigillo imprime la sua cifra sulla cera, così
+l’esempio stampa la sua orma nella vita morale degli uomini. Avessero
+altri Principi, offesi nel loro diritto, lasciato a me un esempio
+tanto prezioso quale è quello che io offro a voi, o Re cristiani!
+Coloro che oggidì appellansi preti opprimono i figli di quei padri
+che li cibarono colle loro elemosine: figli dei sudditi nostri,
+dimenticano che cosa fossero i loro padri, e non onorano Imperatore nè
+Re tosto che son giunti all’apostolica dignità. La boria di Innocenzo
+vel provi. Dopo di aver congregato un concilio ecumenico (com’ei lo
+chiama), senza citarmi, senza provar colpe a carico mio, si arrogò di
+dichiararmi deposto; e con questo oltraggiò gravemente i Re tutti. Or
+che non potete aspettarvi voi, Re, uno per uno, dalla audacia di questo
+Principe sacerdote, se egli, che nessuna potestà di giudice possede
+su di me nelle cose temporali, pur osa depormi; me, che per solenne
+elezione de’ Principi, e per adesione di tutta la Chiesa (ed allora era
+ancor giusta e buona), fui coronato del diadema imperiale? Ma non son
+io il primo, nè sarò l’ultimo che l’abuso della podestà sacerdotale
+cerchi balzar dal trono. E voi siete partecipi della colpa, poichè
+obbedite a quel finto santo la cui sete di signoria è tale che non
+basterebbe tutta l’acqua del Giordano a smorzarla. Se la vostra credula
+ingenuità non fosse accalappiata dalla ipocrisia di quegli scribi e di
+quei farisei, conoscereste e abborrireste i vizî della Curia, osceni
+sì che il pudore vieta parlarne. Sapete bene come coloro spremano
+grandi entrate da molti reami; quest’è, quest’è l’origine della loro
+insana tracotanza. Da voi, Cristiani, vengono questuando perchè poi in
+mezzo ad essi facciano crapula gli eretici; e voi atterrate le case
+dei vostri amici per edificare città ai nemici. Però non crediate
+che la sentenza del Papa possa piegare l’animo mio. Ho la coscienza
+monda; Dio è con me. Lui invoco a testimonio: fu sempre disegno mio
+di ricondurre i preti di ogni ceto, massime i maggiori, alla vita
+apostolica, all’umiltà del Signore, all’ordinamento della pura Chiesa
+primitiva. Imperocchè allora solessero i sacerdoti sollevare lo sguardo
+agli angeli, splendere per virtù di miracoli, resuscitare i morti,
+e superare Principi e Re colla santità della vita, non con violenza
+d’arme. Invece, questi preti servitori del mondo, briachi di vizî
+mondani, disprezzano Dio, giacchè la loro religione ha fatto naufragio
+nel mare della ricchezza. A cotal gente torre questi beni nocevoli,
+questa soma di lor dannazione, è senza dubbio opera di carità; ed a
+farlo Noi e tutti i Principi dobbiamo fervidamente por mano, affinchè
+il clero si spogli di tutto il superfluo, e, contento di beni modesti,
+torni a dedicare la vita al servizio del Signore»[340].
+
+Alle gravi accuse dell’Imperatore rispose il Papa traendo fuori le
+più esagerate teorie, per dimostrare che aveva autorità di giudicare
+Imperatori e Re. Nerbo infatti del disegno del Pontefice si era
+di elevare per sempre a diritto incontestabile la dottrina della
+Chiesa, già provata praticamente per avvenimenti anteriori, che il
+Papa avesse ricevuto da Cristo podestà di giudicare i Re. Pertanto
+Innocenzo IV affermava che il Papa era legato generale di Cristo;
+che questi gli aveva dato facoltà piena di giudice sulle terre;
+che Costantino umilmente aveva abdicato a favore della Chiesa la
+illegittima tirannia dell’Impero; che dalla Chiesa quell’antico l’aveva
+riavuta in feudo, ricavandone allora soltanto titolo di legittima
+autorità: dichiarava alla Chiesa spettare le due spade; ella essere
+che consegnava all’Imperatore, quando lo coronava, la spada temporale
+affinchè l’adoperasse in servizio suo; e diceva che, giusta la
+tradizione antica, si era l’Imperatore il quale prestava giuramento
+di vassallaggio al Papa, come a signor suo feudale e supremo, dal
+quale riceveva titolo e corona. L’Imperatore, soggiungeva Innocenzo,
+sprezza la Chiesa perchè della virtù dei miracoli non isplende più
+tanto spesso come ne’ suoi tempi primitivi; perchè, conformemente
+alla profezia di Davide, il suo seme diventò potente in terra, ed i
+preti sono sfolgoranti di onori e di dovizia. Anche noi, proseguiva,
+preferiamo la povertà in ispirito, che nella sovrabbondanza della
+richezza difficilmente si custodisce; però protestiamo non l’uso, ma
+l’abuso delle dovizie esser cosa peccaminosa[341]. Questa lettera è
+il documento più importante del concetto che nel medio evo s’avevano
+foggiato i preti intorno all’officio pontificio. In siffatto modo
+Innocenzo IV spezzava svelatamente la bilancia dell’autorità spirituale
+e di quella temporale, e con aperta usurpazione riuniva sotto la
+signoria della santa Sede le due podestà: nè contro queste dottrine
+smodate e micidiali di tutte le libertà i Re d’Europa avrebbero dovuto
+più tardi pugnare per secoli, se allora avessero fatto causa comune con
+Federico[342].
+
+In Occidente, a quel tempo, la vita morale si divideva fra monachismo
+e cavalleria, fra arbitrio feudale da un lato e servitù di vassalli
+dall’altro, fra cieco fanatismo da una parte ed eresia e libero
+pensiero dall’altra, fra laboriosa attività di cittadini e meditazioni
+silenziose di scienziati: la vita si scindeva in varietà innumerevoli
+di diritti e di franchigie che formavano tanti Stati dentro dello
+Stato, oppure si angustiava entro a ceppi e sbarre di caste: la
+monarchia unificatrice e creatrice degli Stati nazionali trovavasi
+ancora nei suoi inizî primi. In mezzo alla confusione infinita di
+intenti partigiani combattenti gli uni contro gli altri, di impulsi
+nazionali, di individualità cittadine e di signorie feudali, non
+v’era che la Chiesa la quale formasse un solido sistema, fornito
+di membra molte, ma infinitamente semplice, colla sua gerarchia
+uniforme e comprensiva di tutti i popoli cristiani, col suo dogma
+e col suo giure canonico, con Roma a centro, e col Pontefice capo
+suo universalmente riverito. La Chiesa, signora delle anime, aveva
+preso il luogo dell’Impero. Re e paesi erano diventati tributarî del
+Papa; il suo tribunale di giudice e la sua collettoria di imposte
+s’erigevano in tutte le province; tutti i Vescovi rendevano omaggio
+al suo primato. A quegli stessi Principi, cui Federico II s’appellava
+contro le aggressioni che il sacerdozio moveva avverso la podestà
+civile, faceva invocazione il Papa; e gli esortava a porsi sotto
+la bandiera della Chiesa, la quale (così ei diceva) difendeva Re e
+nazioni dagli intendimenti tirannici dell’Hohenstaufen: e il mondo si
+acquetava dell’abuso dell’autorità pontificia, poichè rifletteva che
+in essa v’era almeno un tribunale delle responsabilità, che giudicava
+anche degli Imperatori e dei Re[343]. Il mondo consentiva che il Papa
+avesse questa podestà di giudice; soltanto si univa alle querimonie di
+Federico contro l’avarizia del clero, che minava la sua agiatezza. Nè
+questi lamenti erano nuovi. Tutti i contemporanei, vescovi, principi,
+storici, poeti, ne son pieni[344]. La Curia aveva necessità di denaro
+per provvedere a’ suoi bisogni cresciuti; il Papa ne abbisognava
+per sostenere le sue guerre, e pertanto i paesi cristiani erano alla
+lettera crivellati di decime ecclesiastiche. Gli Inglesi si sarebbero
+ribellati contro il Papa, se avessero avuto un appoggio nel loro debole
+Re[345]; e ancor più favorevole eco il grido di Federico trovava
+in Francia, dove molti baroni conchiudevano un’alleanza formale per
+difendersi dalle aggressioni del clero contro i diritti temporali. I
+maggiori ottimati, fra’ quali furono il Duca di Borgogna e il Conte di
+Bretagna, protestarono negli articoli della loro lega che il reame di
+Francia «non s’era composto per diritto scritto, nè per usurpazione
+del clero, ma per virtù belligera; che essi, nobili del paese,
+riprendevano la giurisdizione ch’era stata loro strappata di mano, onde
+il sacerdozio, arricchitosi con avarizia, avrebbe dovuto ritornare alla
+povertà della Chiesa primitiva»[346].
+
+Per conseguenza la voce di Federico trovava ascolto in Europa; la
+società laicale, si scaldava all’amore dell’independenza e si sollevava
+contro le prepotenze del clero deviato dalla vita evangelica. Ma
+furono moti che rimasero isolati e senza unità. Conveniva rovesciare
+il Pontefice dal supremo officio di giudice ch’ei s’era arrogato
+sopra il potere dei Principi; conveniva ricondurre la Chiesa alle
+sue origini e torle ogni ingerenza politica, secolarizzandone i
+beni: quest’era la riforma che il grande Imperatore chiedeva, ma che
+non potè far trionfare perchè non fu considerata da meglio che una
+opinione individuale. Nè egli trascendette oltre quelle dottrine che,
+ormai all’età di Arnaldo da Brescia o durante la controversia delle
+investiture, erano state più dibattute e più acutamente dimostrate,
+di quello che al suo tempo sia avvenuto. Federico II, fino a che
+visse, combattè il Papato quale Innocenzo III protettor suo lo aveva
+nuovamente fondato; però in tutti i suoi attacchi battè sempre in
+breccia la smoderata podestà politica, neppure una volta prese di mira
+l’autorità ecclesiastica del Pontificato[347]. Nessun Imperatore de’
+Carolingi o dei Sassoni o de’ Franchi avrebbe accordato tanta larghezza
+al Papa, quanta Federico II era stato costretto di concedere, dappoichè
+il mondo aveva fatto buona accoglienza ai principî di Gregorio VII, ed
+egli stesso aveva lasciato cadere il Concordato di Calisto II sulle
+investiture, e, plaudendo alla deposizione di Ottone IV, se n’era
+servito per farsene predella al trono. I fatti parlavano contro di
+lui e toglievano forze alla sua dottrina, mercè cui i Pontefici non
+dovevano possedere autorità di giudici sopra i Re. Nella sua lotta
+contro il Papato restò pertanto solo e debole, perchè la sostenne in
+nome di un concetto astratto e perciò mal pratico, in nome dell’Impero
+ossia dell’autorità temporale, non di uno Stato propriamente tale, e
+di una nazione che fosse stata offesa nei suoi diritti. Non v’erano
+vantaggi che associassero la causa dei Re con quella dell’Imperatore;
+i Re badavano ai loro interessi speciali, e, come i Vescovi, avevano
+ancor paura di essere scomunicati e deposti. Non ancora avevano aperto
+gli occhi sulle funeste conseguenze delle dottrine pontificie; e
+invano l’Imperatore, che aveva vista acuta, gridava ad essi che la
+causa sua contro il Papa era anche la loro. O non lo capivano o non
+l’ascoltavano. Il Papa aveva l’inestimabile vantaggio che allora sul
+trono di Francia sedesse un Re religiosissimo, quantunque d’animo
+risoluto anche di fronte alla Chiesa, e che su quello d’Inghilterra
+sedesse un Principe d’animo imbelle. Enrico III, fedifrago alla _Magna
+Charta_, aveva bisogno del Papa contro a’ suoi baroni, nè ajutava il
+cognato suo contro quella medesima gerarchia romana che del suo regno
+aveva fatto un feudo ecclesiastico: quanto poi a Luigi di Francia,
+cui Federico in ispecialità aveva conferito autorità di arbitro,
+ei si lasciò bensì indurre a qualche futile officio di mediazione,
+ma non volle avviluppare la sua Francia fiorente a monarchia nelle
+faccende dell’Impero ridotto fantasima. Alemagna, stanca delle guerre
+d’Italia, che non voleva riguardar più come guerre dell’Impero, sulle
+prime tenne coraggiosamente testa contro gli artificî romani, indi si
+divise in partiti; levò degli Antirè, e cominciò a lasciar solo il
+grande Imperatore, intanto che egli senza più speranza di salvezza
+s’impigliava nei labirinti delle cose d’Italia, e consumava le
+qualità egregie del suo animo in un paese che era troppo angusto per
+il suo genio. A favore di lui si alzava soltanto la voce di eretici
+evangelici, ma a quel tempo ell’era ancor priva di valore[348].
+
+Come la Chiesa, dopo la sentenza pronunciata a Lione, passò dallo stato
+di oppressa a quello di veementissima assalitrice, ogni conciliazione
+fu resa impossibile. Il Pontefice medesimo aveva deciso la guerra a
+vita e a morte; e protestava fermamente che mai non avrebbe conchiuso
+pace con Federico, nè tollerato che sul trono durassero egli e i
+figli suoi, «famiglia di vipere»[349]. Innocenzo IV deliberò di
+compiere ad ogni costo quello che già Innocenzo III prima di lui
+avrebbe voluto: detronare per sempre gli Hohenstaufen, e sollevare un
+Imperatore, creatura pontificia, che rinunciasse per sempre allo Stato
+ecclesiastico e all’Italia.
+
+Innocenzo IV combattè la sua guerra con tutti quei modi più riprovevoli
+che suole adoperare l’egoismo dei Principi temporali: seduzione alle
+diserzioni, subornazione per denaro ai tradimenti più vigliacchi,
+arti e raggiri di legati e di agenti che cercando un Antirè trascinano
+Principi e Vescovi a ribellione, e tentano di traviare perfino Corrado
+figliuolo dell’Imperatore[350]. Sciami di frati mendicanti accendevano
+gli animi di fanatismo; e i popoli miravano in pace il loro ben di
+Dio affluire agli scrigni di Roma, le indulgenze della santa Crociata
+dispensarsi a coloro che fellonescamente alzassero le armi contro
+il loro signore, il voto della Crociata convertirsi nell’obligo di
+combattere contro l’Imperatore. Già Gregorio IX lo aveva infamato
+publicamente accusandolo di eresia; e la taccia che ei fosse nemico
+della fede cristiana era un’arma potente nelle mani dei preti. Il
+suo codazzo di Saraceni, le sue relazioni amichevoli coi Sultani
+dell’Asia, il suo grande ingegno davano all’odio opportunità di accuse
+velenosissime. In tutti i paesi si andò predicando la croce contro
+l’Imperatore, come contro un pagano; e un principe tedesco, Enrico
+Raspe conte di Turingia, che nella primavera dell’anno 1246 si levò
+da antirè, non arrossì di esortare i Milanesi a muover guerra contro
+Federico, «nemico del Crocifisso»[351]. Ben capì l’Imperatore che
+nella sua lotta contro le violenze del Papato non gli sarebbe toccata
+sorte diversa da quella dei suoi predecessori nell’Impero: perciò
+volle riconciliarsi colla Chiesa anche a condizioni umiliantissime
+che offerse per ottenere l’assoluzione. Ma indarno ei depose la sua
+professione di fede cattolica nelle mani di alcuni Vescovi; invano
+questi la portarono stesa in iscritto al Papa; il Papa la rigettò.
+Innocenzo IV voleva la ruina di Federico e della sua famiglia; laonde
+fu lui che costrinse l’Imperatore a proseguire la guerra[352].
+
+
+§ 3.
+
+Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro l’Imperatore: la
+cospirazione è repressa. — Fortuna guerresca di Federico. — Ei
+s’impadronisce di Viterbo e di Firenze. — Condizioni di Roma. —
+Il Senatore scrive al Papa ammonendolo di ritornare. — Il Papa dà
+Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore vuol muovere contro
+Lione. — Deserzione di Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo è fatto
+prigioniero dai Bolognesi. — Fine di Pier delle Vigne. — Federico II
+muore (1250). — La persona di lui nella storia.
+
+Il teatro di questa guerra di distruzione continuò ad essere
+essenzialmente Italia, dove l’Imperatore fu costretto a sostenere la
+lotta soltanto con forze italiane. Alla testa dei Ghibellini stavano
+il terribile Ezzelino, tiranno efferatissimo, il conte Manfredo Lancia
+e Oberto Palavicini, nel tempo stesso che vicarî in Tuscia e nella
+Maritima erano Enzo re, luogotenente dell’Imperatore, e l’altro suo
+figlio bastardo Federico di Antiochia. Frattanto il Papa scriveva
+in ogni parte lettere esortando i paesi a ribellarsi; e ne trovava
+la via in Sicilia, e perfino alla corte imperiale. Sperava infatti
+Innocenzo IV di indurre alcuni di quei baroni venali a congiurare, di
+torre così all’Imperatore il fondamento della sua potenza in Italia,
+e di impadronirsi del retaggio degli Hohenstaufen. In Sicilia v’era
+buon numero di malcontenti. Il clero posto da Federico a tributo,
+frenato dalle leggi dello Stato, duramente perseguitato; la nobiltà
+feudale tenuta sotto un morso di ferro, privata dei privilegî dell’alta
+giurisdizione; la cittadinanza dissanguata dal fisco, erano altrettanti
+elementi fecondi di rivoluzione; e i vagabondi frati mendicanti e
+gli agenti del Papa gareggiavano di zelo per accendervene la fiamma.
+Però la podestà monarcale fondata da Federico nel suo reame, si
+mostrava alla prova forte abbastanza: al popolo ed alle città erano
+state bensì tolte le franchigie comunali, ma della perdita erano
+stati compensati mercè di parecchie leggi sapienti, che, massime, li
+proteggevano dai baroni; laonde non si rivoltarono contro il loro
+signore, e la cospirazione rimase ristretta alla nobiltà. Teobaldo
+Francesco, fin allora podestà di Parma, Pandolfo Fasanella, fino a quel
+momento capitano dell’Imperatore in Tuscia, i signori di Sanseverino,
+di Morra e di Cicala, d’intesa coi legati pontificî, ordirono un
+astutissimo piano di congiura, nel quale neppur si risparmiava la vita
+dell’Imperatore. Ma questi scoperse il complotto, quando, nel Marzo
+dell’anno 1246, trovavasi accampato a Grosseto. Pandolfo ed altri
+congiurati fuggirono e trovarono passeggiera accoglienza in Roma,
+perlochè Federico ne scrisse una lettera veementissima ai Senatori
+ed al popolo[353]. Il Pontefice stesso approvava e incoraggiava
+fervidamente la cospirazione, e, adescandoli colla speranza di
+ricuperare i privilegî perduti, esortava con linguaggio da demagogo i
+Siciliani a sollevarsi contro il «nuovo Nerone», a spezzare le loro
+catene di schiavi, a riconquistarsi i beni perduti della libertà e
+della pace. E oggidì ancora possiam leggere le lettere invereconde che
+egli scriveva a quei traditori, chiamandoli «illustri figliuoli della
+Chiesa, che Dio irradiava collo splendore della sua faccia»[354].
+
+L’Imperatore inseguì davvicino i ribelli fuggiti nelle Puglie; con
+terribile ira gli schiacciò nelle loro castella di Scala e di Capaccio;
+indi tornossene al settentrione per muovere, com’era intenzione sua, a
+Lione, e snidare di là il nemico. Pareva che la fortuna gli arridesse
+propizia. In Toscana e nell’Umbria i suoi capitani avevano trionfato;
+Marino di Eboli aveva vinto il cardinale Rainero Capocci e la lega
+guelfa dei Perugini e di quei di Assisi; Camerino tornava sotto il
+dominio imperiale; Pisa e Siena combattevano per Federico contro le
+città guelfe[355]. Già nell’anno 1245, nelle terre romane, Corneto
+era stata domata colla prigionia e col supplizio di molti cittadini,
+e adesso anche Viterbo era per fame costretta ad abbandonare il Papa,
+e ad arrendersi (nel 1247) a Federico di Antiochia: e questo istesso
+figliuolo dell’Imperatore entrava benanco a Firenze donde cacciavansi i
+Guelfi, e dove a lui era data la signoria della città. Così Federico II
+diventò padrone di tutta Toscana.
+
+La città di Roma era abbandonata a sè medesima. Durante l’assenza del
+Papa i Cronisti tacciono delle condizioni sue, ed incerti sono financo
+i nomi dei Senatori allora governanti[356]. Che ivi il partito guelfo
+fosse pur sempre il dominatore lo dimostra la lettera di un Senatore,
+il quale invitava il Papa assente a tornarsene di Lione, e facevalo
+con tanta insistenza quanta cent’anni più tardi ne misero in eguale
+intento i Romani allorchè i loro Pontefici dimoravano in Avignone.
+In quella scrittura Roma, signora del mondo, è dipinta come se fosse
+un corpo privo di capo, poichè mancava del suo pastore; è paragonata
+a donna vedova e mesta; e si rammenta al Pontefice la leggenda di
+Pietro fuggente di Roma, allorchè, incontrato per via il Redentore, e
+chiestogli: _Domine, quo vadis?_, ne aveva avuto in risposta: «Vado a
+Roma per esservi nuovamente crocifisso»; onde l’Apostolo vergognatosi
+se ne era anch’egli tornato[357]. La lunga assenza di Innocenzo IV
+cominciava a crucciare i Romani del sospetto che il loro Pontefice
+volesse per sempre piantare in Francia il suo trono, e che poi Roma,
+«pupilla del mondo, tribunale della giustizia, sede di santità, trono
+di gloria», potesse essere orbata dell’onoranza sua, ovvero, a dir
+più esatto, dell’unica sua fonte di agiatezza. Pare quasi che la
+lettera dell’ignoto Senatore abbia un presagio di ciò che sarebbe stato
+Avignone; ma Innocenzo IV non poteva assecondare l’invito de’ Romani (e
+sì che a lui tornava gradito), perciocchè il suo ritorno avrebbe reso
+vani il disegno e l’opera della sua fuga. Ei cercò invece di rafforzare
+in Roma il suo partito, traendo dalla sua seguaci dell’Imperatore.
+E presto alla sua fede guadagnò i Frangipani, che fino allora erano
+stati capi dei Ghibellini, avvegnaddio confermasse i loro diritti sul
+principato di Taranto, che un tempo Costanza imperatrice aveva concesso
+ad Ottone Fragipane, ma che Federico II aveva poi dato a Manfredi suo
+proprio figlio. Innocenzo, in nome della Chiesa, ne infeudò Enrico
+Frangipane conte palatino lateranense, e in pari tempo lo investì delle
+entrate del giudicato di Arborea in Sardegna. Così quella famiglia
+romana disertò la causa degli Hohenstaufen, e diventò l’aperta nemica
+degli eredi di Federico II[358]. Del rimanente, l’Imperatore non
+molestò più Roma, poichè là dentro non v’era più l’oggetto dell’odio
+suo. Ei volle mostrare a’ Romani che faceva guerra al Papa e non alla
+loro Republica, laonde contro di Roma non mosse più ostilità[359].
+
+Ridivenuto potente in Italia, Federico volle fare un’impresa contro
+Lione, passando per Savoia, onde in faccia del suo nemico persuadere
+il mondo che il buon diritto per sè stava. Se alla testa di milizie
+vittoriose ei fosse fin là penetrato veramente, se avesse di nuovo
+raccolto Germania sotto la sua bandiera (Enrico Raspe antirè vinto da
+Corrado v’era morto di sue ferite ai 17 Febbraio del 1247), allora
+sì che la lotta avrebbe acquistato forme nuove e maggiori. Ma, per
+disgrazia dell’Imperatore, una città fin adesso fedele gli si ribellò
+alle spalle, lo costrinse a far ritorno, e lo allontanò di Germania,
+che avrebbe dovuto essere il piedistallo naturale di sua potenza.
+Resistenza indomita opponevano le città; ognuna di esse era una
+fortezza cinta di mura; ognuna era uno Stato autonomo composto di
+vigorosi cittadini. L’indole formidabile, che è propria delle guerre
+di città, franse le forze di Federico; se alcune cedevano, altre
+città insorgevano, e financo era malsecura la fedeltà di Comuni amici,
+poichè talvolta avveniva che, repente come un uragano, si sollevasse la
+fazione ostile e piantasse la sua bandiera sulle porte della città fino
+a quel momento cheta e tranquilla. Pertanto la guerra dell’Imperatore
+contro cotali cittadinanze incostanti, audaci ed eroiche, era opera
+affannosa come quella di Sisifo, cui sempre conveniva rifarsi da capo:
+triste monotonia di marce e contromarce eterne, di eterni assedî, di
+devastazioni di campagne e di crudeltà d’ogni maniera. Noi, uomini
+di questi nostri tempi, possiamo a mala pena comprendere come mai
+Principi di gran genio avessero tanta pazienza, e popoli industri
+avessero tanto patrimonio da sopportare quel perpetuo stato di cose.
+Ai 16 di Giugno del 1247, con un colpo maestro, Parma cadde in mano
+di quelli che n’erano stati esiliati, segnatamente dei Rossi, cugini
+di papa Innocenzo. L’Imperatore, che era giunto a Torino, tornò tosto
+addietro, e mosse contro quella città, di cui incominciò l’assedio
+ai 2 di Agosto. La guerra si addensò intorno a Parma, perciocchè ivi
+dentro, con molto popolo di città guelfe e di Principi, si fosse
+gettato Gregorio di Montelongo, parente di Innocenzo III, legato
+del Pontefice, e prete valente in guerra come in arti diplomatiche.
+Pare che il destino annebbiasse la mente dell’Imperatore, poichè lo
+tenne inchiodato a lungo assedio di quella sola città, intorno a cui
+perdette tempo, forza ed efficacia di maggiori imprese. Gli è certo
+del rimanente che la conquista di Parma, dove si raccoglieva il nerbo
+maggiore dei suoi nemici sotto ai più illustri capi, sarebbe stata per
+lui una vittoria decisiva in Italia.
+
+Federico passò l’autunno e l’inverno nelle trincee innanzi a Parma,
+dimorando nella città che, speranzoso di trionfare, aveva costruita
+nel suo campo ed appellata per lo appunto Vittoria. Le loro tremende
+sofferenze misero finalmente gli assediati al colmo della disperazione,
+laonde, mentre Federico era assente sollazzandosi alla caccia, fecero
+una sortita: addì 18 Febbraio 1248, Vittoria fu incendiata; migliaia
+di cadaveri copersero il campo; e vi perì anche Taddeo di Suessa
+pro’ guerriero e grande uomo di Stato, già avvocato eloquente del
+suo signore a Lione, ed ora morto gloriosamente da buon soldato, in
+questo più avventurato di Pier delle Vigne. A migliaia furono quelli
+che caddero prigionieri dei Parmensi; immenso il bottino raccolto
+nel campo; in mano del nemico venne fin la corona imperiale, ed un
+uomo della plebe, una specie di folletto, la portò in città fra le
+grida di giubilo del popolo. Tale è la sorte di tutte le grandezze
+umane! chè, alla lunga, anche il pazzo può vestirsi della loro
+porpora! Per le città guelfe la giornata di Parma fu una seconda
+Legnano: la magnificarono con versi e con canti: la stella di Federico
+tramontò[360].
+
+Fuggitivo capitò egli a Cremona, vi raccozzò le reliquie del suo
+esercito disperso, e sitibondo di vendetta tornò nel Parmense, ma le
+città guelfe gli tennero testa. Sventura si accumulava sopra sventura:
+il bello Enzo, fior di cavaliere, fra tutti i suoi figliuoli il più
+diletto a Federico, cadeva nel dì 26 Maggio 1249, vicino Fossalta, in
+mano dei Bolognesi. I vincitori lietamente trassero quella preziosa
+preda nelle mura della loro città fortunata, e alle istanze e alle
+minacce dell’Imperatore risposero con eroica audacia, il cui linguaggio
+orgoglioso è esempio vivissimo del forte animo dei Republicani di
+quell’età. Ed Enzo seppellì la sua giovinezza e il suo regno in un
+carcere che durò vent’anni, e nel quale morì[361].
+
+Il migliore dei figliuoli di Federico era prigioniero, il più fido dei
+suoi consiglieri ucciso; alla fine l’Imperatore perdeva anche il suo
+ministro, uomo di gran genio, sia che veramente fosse colpevole, sia
+che cadesse vittima del sospetto che morde sempre il cuor degli uomini,
+quando la fortuna gli abbandona e sta per crollarne la signoria. La
+fine di Pier delle Vigne, del celebre cittadino di Capua, che col
+valore del suo intelletto si era sollevato dal nulla fino a diventare
+il primo statista del suo tempo, gitta un’ombra oscura sulla vita
+del grande Imperatore, parimenti come la morte di Boezio fu il punto
+nero nella vita del gran Teodorico. Entrambi quei due Re germanici
+si rassomigliarono, sulle ultime ore della loro vita, nel destino e
+nella disgrazia, all’istesso modo che pienamente si somigliò la rapida
+e tragica fine delle loro famiglie. La storia non ha spiegato di
+che colpa Pietro sia stato accusato, nè di che morte o in qual tempo
+preciso sia caduto: certo è che Dante, un mezzo secolo dopo, a lui
+dedicò un monumento espiatorio ne’ suoi versi immortali[362].
+
+Nel Maggio del 1249 l’Imperatore tornò nelle Puglie, nè più abbandonò
+l’Italia meridionale. Condizioni di cose, di cui non potè rompere
+il circolo fatale che lo recingeva, lo tennero incatenato per sua
+sciagura al paese entro cui non era più possibile che la grande lotta
+si decidesse. Seppur si possa affermare che Federico II non era stato
+vinto, che fino alla estrema ora tenne alta la sua possanza non solo
+nel reame, ma eziandio nella massima parte d’Italia, conviene peraltro
+confessare che egli aveva perduto il suo ascendente sulle grandi
+attenenze del mondo, e che in Italia era rimasto solo e abbandonato.
+Avrebbe potuto vincere la Chiesa romana, soltanto allora ch’ei fosse
+ricomparso in Alemagna, che avesse trascinato dietro a sè in guerra
+la nazione tedesca, che avesse potuto conchiudere in Inghilterra ed in
+Francia un’alleanza con tutti gli elementi ostili al Papato. E, invece,
+giunto al termine di sua vita operosa e splendida del suo genio,
+Federico II morì dopo breve infermità, nel giorno 17 Dicembre dell’anno
+1250, a Ferentino, vicino Luceria[363].
+
+Se sia vero quello che narrano alcuni Cronisti antichi, il magnifico
+Imperatore, il grande nemico dei Pontefici sarebbe morto con
+rassegnazione filosofica, compreso del nulla di tutte le pompe mondane,
+sperando cristianamente nella vita eterna: coperto della tonaca dei
+Cisterciensi, avrebbe ricevuto l’assoluzione delle sue peccata da
+Berardo arcivescovo di Palermo, amico suo fedele. E noi vi crediamo,
+poichè tutto questo è conforme all’indole dell’uomo. Ottone IV morì
+circondato di monaci, che a sua istanza e supplicazione lo avevano
+flagellato a sangue con colpi di disciplina; presso al capezzale
+di Napoleone morente si sedette un meschino prete che gli aveva
+amministrato il viatico[364]. L’eroe del suo secolo, il cui genio empiè
+il mondo di ammirazione, dopo di avere lottato a lungo per liberarlo
+dal giogo despotico del sacerdozio, morì come la maggior parte dei
+grandi uomini del suo tempo, incompreso, abbandonato, in tragica
+solitudine. L’erede delle sue corone erane lontano, in Germania,
+combattente contro l’usurpatore Guglielmo d’Olanda; intorno al letto
+dell’Imperatore non assistettero che il suo bastardo Manfredi di cui
+spirò in braccio, e il fido arcivescovo Berardo. Al castello tenevano
+guardia i suoi Saraceni; e la bara fu trasportata a Taranto, donde il
+morto Imperatore fu recato a Messina, indi, sempre per mare, a Palermo.
+E in quel duomo egli riposa nel suo sarcofago di porfido.
+
+Ancora a’ dì nostri, nei giudizî del mondo si trova traccia delle
+passioni che sollevò la violenta battaglia combattuta da Federico
+II contro il Papato. Di lui si giudica da una parte con idee guelfe,
+dall’altra con mente ghibellina, avvegnaddio quei due partiti sotto
+altre forme durino tuttora, e dureranno fin tanto che continuerà
+la ragione del loro contrasto. La dipintura più turpe che siasi
+fatta dell’indole di Federico II è quella che ne diede la fazione
+ecclesiastica vissuta alla sua età. È facile a comprendersi che un
+Innocenzo IV non potesse vedere nel suo grande avversario altr’uomo
+che un anticristo, un efferato tiranno, un Faraone, un Nerone,
+nemico pessimo della Chiesa: ed invero di questa allora s’era già
+da lunghissimo tempo falsato il concetto evangelico, e le quante
+volte di Chiesa parlano scolastici e preti, sotto il suo nome per
+la più parte deve intendersi la gerarchia o il Papato. Ma quello
+onde a ragione dobbiamo meravigliarci si è che la sentenza dettata
+dall’odio sacerdotale in giorni tanto remoti, abbia trovato un eco
+anche fra gli Storici d’oggidì. Sia però come si voglia: la mente del
+pensatore si rasserena allorchè volge chetamente il pensiero all’ordine
+mondiale, i cui contrapposti ostili (qualunque nome partigiano
+ricevano nel tempo) si vengono alla fine conciliando nell’ambiente
+delle idee: le quali sono eterne, e non temono fortuna di eventi,
+e assumono forma tale da diventare forze e strumento della ragione
+sovrana che plasma il mondo. E per fermo un esempio stupendo ce ne
+offre la serie lunga di Pontefici, in parte grandi, che dalla fede
+degli uomini furono investiti di autorità religiosa, e combatterono
+animosamente per liberare la Chiesa dalla legge politica: e un
+pari esempio ce ne presenta l’altra serie di Imperatori gloriosi
+e benemeriti dell’umanità, che da egual fede degli uomini furono
+investiti di podestà civile, e difesero contro la Chiesa la libertà
+del mondo. Innocenzo IV raccolse in sè la successione di quei Papi e i
+risultamenti dei loro sforzi; Federico II in sè raccolse la successione
+di quegli Imperatori e i risultamenti dell’opera loro. Come concetto
+ideale, il mondo del medio evo fu un sistema cosmico perfetto, di cui
+l’accordo, l’unità, e financo il pensiero filosofico ci costringono ad
+ammirazione, perciocchè a cotal sistema che cessò la gente umana non
+abbia peranco saputo sostituire una costituzione egualmente armonica.
+Quel mondo del medio evo somigliava ad una sfera perfetta, ed aveva
+due poli opposti, Imperatore e Papa. I principî guidatori dell’umanità
+di quel tempo avevano preso forma corporea in queste due persone
+mondiali, creazioni storiche eternamente memorande, che non avranno
+più ripetizione d’esempio. Erano come due demiurgi, due spiriti della
+luce e della potenza, posti nel mondo ciascuno nella sua cerchia,
+a spingerla innanzi e a governarla: creazioni entrambe del pensiero
+civile del Cristianesimo, non ispento mai per quante perturbazioni
+gli abbiano recato le necessità terrene. L’uno rappresentava l’ordine
+civile; l’altro l’ordine religioso: e poichè l’uno era rappresentante
+sovrano della terra, l’altro del cielo, se ne accese quella lotta
+titanica del medio evo, educatrice dell’umanità, che empiè di sè i
+secoli, e, spettacolo grandiosissimo di tutti i tempi, ne costituì il
+vincolo che fra loro gli strinse. Federico II ne fu l’ultimo eroe vero.
+Con tutti i suoi errori e colle sue virtù fu il più geniale e compiuto
+uomo del suo secolo, e l’indice vivo della sua cultura[365].
+
+Tuttavolta si volle sollevare Federico II troppo più in alto della
+sua età, e attribuirgli il disegno che avesse inteso a distruggere
+la costituzione esistente della Chiesa ed a riunire in sè la podestà
+regia e quella sacerdotale, come papa-imperatore[366]. Ma una Chiesa
+senza pontefice usciva affatto dei concetti politici di quel tempo.
+L’idea dei due lumi del mondo continuava ad essere accettata per
+simbolo, nè fuvvi Imperatore alcuno che abbia avuto il pensiero
+di distruggere il Papato, nè alcun Pontefice che abbia meditato di
+annientare l’Impero. L’uno dell’altro riveriva la autorità suprema;
+quella ecclesiastica e quell’altra temporale: se combattevano fra sè,
+gli era soltanto perchè ciascuno dei due voleva allargare la cerchia
+della sua podestà[367]. Federico, il formidabile nemico dei traviamenti
+politici del Pontificato, nutriva fede religiosa profondamente
+cattolica, pari a quella che professò Dante ghibellino. Nè combattè
+la podestà apostolica del Pontefice, ma ai Principi disse: «Aiutateci
+da coraggiosi nella guerra contro i preti malvagi, affinchè possiamo
+fiaccare le corna della loro superbia, e dare migliori duci alla santa
+Chiesa madre nostra: avvegnaddio il farlo si spetti al nostro officio
+imperiale, e nostro leale desiderio sia di riformarla ad onore di
+Dio»[368]. La parola «riforma» suona qui in bocca di Federico; ma,
+pronunciandola, egli intendeva solamente dire che voleva affrancare la
+monarchia dalle ingerenze del giure ecclesiastico, separare la podestà
+temporale da quella religiosa, tenere il clero ristretto all’officio
+apostolico, secolarizzare la Chiesa secondo le idee di Arnaldo da
+Brescia abbracciate dai Ghibellini, restaurare finalmente il diritto
+regio d’investitura, sì come aveva fatto in Sicilia[369]. Un’immensa
+distanza per fermo separava ancora la gente umana dalle confessioni di
+Augusta e di Worms; e perchè Alemagna ci arrivasse occorreva un lungo
+lavorio degli spiriti, e faceva mestieri maturarlo coll’intermezzo
+della discussione scolastica e degli studî classici. La separazione di
+Germania dalla Chiesa romana avvenne per via della Riforma, ma questa
+non iscaturì bella e compiuta in un tempo determinato di limiti: chè
+anzi il suo processo, come una catena di cause continue, risale fino al
+Vangelo; e la serie lunga di Imperatori che combatterono le lotte delle
+investiture e dell’Impero contro la signoria universale di Roma fu
+soltanto una premessa storica conducente per diritta via alla Riforma
+tedesca. Sotto questo aspetto pertanto è cosa innegabile che nelle
+guerre combattute da Federico II contro le intemperanze del Papato si
+sieno sparsi in Europa molti germi nuovi di riformazione.
+
+Federico II, che sopra tutti gli altri rappresentanti dell’antico
+principio imperiale ebbe idee conservatrici e fu insieme novatore, da
+una parte percorse la sua età, da un’altra ne disconobbe l’indole.
+Dovremo forse meravigliarci che egli credesse ancora nell’idea
+dell’Impero romano, se, tuttavia un secolo dopo di lui, a nobilissimi
+intelletti italiani quell’idea stessa parve essere continuazione
+legittima dell’Impero antico, ordinamento universale non mai
+interrotto, concetto d’ogni coltura umana? Ed invero questo fu l’errore
+(errore di genio) di Dante e del Petrarca. Fu una tradizione sublime
+che si mantenne viva attraverso il corso dei secoli; fu una concezione
+teocratica dell’organamento del mondo e dell’unità della gente umana,
+onde i Germani, sfasciato che fu l’Impero romano, avevano espresso
+il bisogno di una forma giuridica in cui si raccogliesse la vita
+civile accanto all’unità religiosa: fu una grande idea archetipa di
+civiltà; fu un concetto cosmopolitico che non diventò mai pienamente
+realtà, ma che dominò tutto il medio evo colla saldezza di un dogma:
+e durò eziandio dopo che le nazioni latine e germaniche (le quali
+s’erano comunicate le une alle altre e i due rappresentanti del
+mondo, Imperatore e Papa) ebbero mercè un lungo lavorio di progresso
+acquistato forme politiche, e leggi, e nazionalità, e lingue loro
+proprie. All’età di Federico II la razza latina aveva assorbito
+interamente nel suo organismo gli elementi germanici, e di qua dalle
+Alpi sedeva oramai nazione nuova, di specie tutto sua: era diventata
+la nazione italiana, affrancata adesso dalla preponderanza antica del
+feudalismo germanico, poichè nella costituzione comunale e nel giure
+romano aveva ritemprato sè stessa. La democrazia nazionale, di cui si
+fece alleata la Chiesa, protestò pertanto e contro la restaurazione
+del principio feudale germanico operata da Enrico VI, e contro il
+nuovo principio monarchico bandito da Federico II: l’intendimento dei
+Ghibellini, che furono i legittimisti politici di quell’età, si rivolse
+a dare all’Italia la dubbia fortuna dell’unità politica per via di un
+Imperatore straniero, anche a spese della sua independenza nazionale
+e della libertà cittadina; ma questo intendimento non fu da meglio
+del fiero impulso di libertà dei Guelfi, i quali non per altro che per
+loro bisogno e per loro utilità cercarono appoggio nel Papa, avversario
+naturale del principio monarchico in Italia.
+
+Con Federico II si chiuse l’epoca dell’antico Impero germanico, che di
+qua dalle Alpi era già venuto in termine di vita; vincitori e padroni
+dell’avvenire rimasero la Chiesa e il partito Guelfo. Però Federico
+pose fine a quell’Impero in forma nuova, poichè fu egli il primo
+che sia stato veramente monarca; fondatore di un principio politico
+di governo unitario, fu il primo Principe che desse al suo popolo
+un codice legislativo bene ordinato, che iniziasse la lotta della
+monarchia contro il feudalismo, che chiamasse il terzo stato a sedere
+nei parlamenti: e fu nel suo retaggio di Sicilia che egli ebbe fatto
+esperimento delle sue dottrine, secondo le quali avrebbero poi dovuto
+appianarsi nella monarchia le disuguaglianze feudali e democratiche. Il
+tempo s’impadronì di cosiffatte tendenze monarcali, e alla lunga venne
+educando lo Stato moderno. Seguendo queste vie nuove sgombrate alla
+lotta antica contro la gerarchia pontificia, avvenne che, cinquant’anni
+dopo di Federico II, la monarchia francese colla forza del suo diritto
+publico, col principio della independenza nazionale e colla volontà
+degli Stati riuniti a parlamento del paese, potè ottenere vittoria del
+Papato innocenziano e dell’autorità pontificia medioevale.
+
+
+§ 4.
+
+I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa torna in Italia. —
+Condizioni di questo paese. — Manfredi vicario di Corrado. — Corrado
+viene in Italia e prende possesso del reame. — Innocenzo IV ne concede
+l’investitura prima a Carlo d’Angiò, indi ad un Principe inglese. — Il
+senatore Brancaleone lo costringe a porre nuovamente la sua residenza
+in Roma (1253). — Il principe Edmondo riceve Sicilia in feudo dal Papa.
+— Morte fatale di Corrado IV (1254).
+
+La morte di Federico II fu un grave avvenimento per tutto il mondo.
+Allorchè il grande Imperatore, che per quarant’anni aveva riempiuto
+Europa di sè, si fu adagiato nel suo feretro, parve che la lunga e
+formidabile lotta dell’Impero contro la Chiesa fosse decisa a pro
+di questa; parve che spuntasse pei Pontefici una stagione nuova di
+signoria universale senza limiti.
+
+È perciò facile a credersi se Innocenzo IV ne andasse lieto; ma la sua
+gioia fu così contraria a carità sacerdotale, uscì tanto dall’onesto,
+che si espandette in declamazioni invereconde[370]. Sembrava adesso che
+il destino offerisse a lui ed alla santa Sede la signoria di Italia;
+e adesso, più che qualunque altra volta mai, dovevasi vedere per
+prova se il problema antico potesse risolversi in favore dei Papi. Dei
+figliuoli che a Federico erano nati dai suoi matrimonî con Costanza di
+Aragona, con Giolanda di Gerusalemme e con Isabella di Inghilterra, ne
+vivevano ancora due; Corrado re, figlio di Giolanda, che aveva ventidue
+anni, ed Enrico, figlio di Isabella, che ne avea dodici. Dei tre
+bastardi, Enzo languiva in carcere a Bologna; Federico di Antiochia,
+cacciato di Firenze, trovavasi nella Italia di mezzo; Manfredi era
+nelle Puglie[371]. Conformemente al testamento, Corrado IV, eletto re
+di Germania fin dal 1237, ereditava le corone del padre; e Manfredi,
+principe di Taranto, doveva governare le terre italiane in officio di
+suo _balivus_ o vicario.
+
+Innocenzo IV non perdè tempo a voler torre di mano agli eredi di
+Federico II le Puglie e la Sicilia, che egli teneva in conto di
+feudi riversibili alla Chiesa. Ammonì pertanto i Siciliani affinchè
+tornassero sotto alla signoria della Chiesa, ed offerse loro privilegî
+e franchigie; esortò i Tedeschi a serbarsi nella fede di re Guglielmo,
+cui promise la corona imperiale; ed intanto fece dappertutto predicar
+la croce contro Corrado, che era pure scevro di qualsiasi colpa. Le
+città guelfe invitarono il Papa a venire in Italia, e infatti ai 19
+Aprile dell’anno 1251 egli partì di Lione, dove l’antirè Guglielmo
+aveva con lui celebrato le feste di Pasqua[372]. Quella città, ridotto
+di piaceri ed insieme emporio di traffici, vide partire la Curia
+pontificia dopo sei anni di soggiorno; nè si sarebbe indovinato che
+cinquant’anni più tardi un Papa vi avrebbe fatto ritorno per torsi
+la corona, e per indi apparecchiare al Pontificato una residenza di
+settant’anni su quelle stesse sponde del Rodano[373].
+
+Per Marsiglia e per la riviera Innocenzo venne a Genova. Il fuggiasco
+dell’anno 1244 ricomparve nella sua città natia, circondato di fastosa
+magnificenza, come quegli che vinto aveva l’Impero. Durante il suo
+viaggio, onde lentamente passò per Lombardia, si affollarono sul suo
+cammino gli abitatori di città guelfe, e fuor di Milano un quindicimila
+fra preti e frati lo accolsero in giubilo, mentre popolo innumerevole
+era uscito della città e s’era disposto a spalliera lungo il cammino
+per un tratto di dieci miglia, formando così una via trionfale al
+corteo pontificio. Le Republiche guelfe prestarono a Innocenzo IV
+omaggi quali a pontefice si conveniva, ma chiesero grandi somme di
+denaro per ristoro dei danni di guerra, rifiutarono di restituire
+gli antichi beni della Chiesa, e dichiararono di non voler cambiare
+il giogo imperiale colla signoria della Chiesa. I Comuni avevano
+profittato della lotta sostenuta da quest’ultima contro l’Impero
+per ottenere, coll’aiuto della loro grande alleata, independenza
+dall’Imperatore; ed ora la Chiesa trovava ch’essi eransi fatti
+independenti anche dal Pontefice. Da altra parte la mutazione delle
+cose aveva fatto piegare la fronte alle città ed ai signori ghibellini,
+però soltanto in via passeggiera; e, se anche l’Imperatore era morto,
+l’idea imperiale continuava a vivere ancora. Il genio di libertà che
+gli Imperatori di casa Hohenstaufen avevano svegliato colla lor guerra
+si rizzava ora gagliardo di sua propria virtù. Il Papa rivedeva Italia,
+ma diversa da quella che la aveva lasciata, e dappertutto conobbe che
+era cosa pure impossibile di giungere al grande intento d’Ildebrando e
+di Innocenzo III, di ricomporre la penisola sotto il pastorale di san
+Pietro.
+
+Passando da Brescia, da Mantova e da Ferrara, Innocenzo venne
+nell’estate a Bologna, ed ivi lo sventurato Enzo dal fondo del
+suo carcere avrà udito i lieti clamori che salutavano l’ingresso
+dell’odiato nemico del suo gran padre. Sull’incominciamento del
+Novembre il Pontefice proseguì il suo cammino, e andò a Perugia, ma
+di entrare in Roma non si fidò. Sebbene in passato un Senatore ve lo
+avesse chiamato con tante istanze, ei temeva tuttavia le fiere audacie
+dei Romani, che, morto essendo l’Imperatore, avevano poco motivo di
+parteggiare coi Guelfi: ed invero si die’ a capire al Papa che lo
+avrebbero circuito con immense esigenze, appena che fosse entrato in
+Laterano; perciò egli deliberò di porre sua residenza a Perugia[374].
+
+Frattanto il giovine Principe di Taranto sentiva pesarsi sugli omeri
+una soma cui era troppo debole a sostenere. Manfredi Lancia era figlio
+di Federico, nato nell’anno 1232 di Bianca Lancia, bella e nobile
+donna di famiglia piemontese. I contemporanei lo appellano bastardo,
+come infatti era, ma d’altra parte non manca qualche argomento da far
+reputare probabile che Federico lo avesse legittimato sposandone la
+madre. Nell’anno 1247 gli aveva dato in moglie Beatrice di Saluzzo,
+figlia del conte Amedeo di Savoia; ed il suo testamento, ove non
+faceva pur cenno degli altri suoi figli bastardi, Enzo e Federico
+di Antiochia, dimostra che egli riconosceva nel figlio di Bianca
+il diritto a succedergli nel retaggio dopo i suoi figli legittimi.
+Da natura Manfredi avea sortito ingegno e bellezza: un’educazione
+accuratissima lo aveva ornato di eletto costume e di scienza erudita;
+e tutti i contemporanei dicono che fosse uomo magnifico, magnanimo,
+liberale di mano, gioviale, dotto di musica e buon trovatore, re
+nato. Se il Papa avrà sperato che, appena morto Federico, le città
+delle Puglie e di Sicilia inalzassero lo stendardo di san Pietro, egli
+s’ingannò a partito. E per fermo non si spense ivi subito con Federico
+il prestigio del nome e della potenza del grande Imperatore; solamente
+alcuni baroni ed alcune città (fra le quali, a vero dire, furono Capua
+e Napoli regalate di grandi privilegî dal Papa) si posero dalla parte
+della Chiesa. Nella prima pressura Manfredi mandò proposte di pace ad
+Innocenzo, ma il vicario di Corrado IV dovette rifiutare quanto gli
+si chiedeva in ricambio, che incondizionatamente si sottomettesse a
+ricevere Taranto in feudo dalla Chiesa[375]: ed allora con marce abili
+e rapide Manfredi domò i ribelli Pugliesi, raccolse intorno a sè i
+mercenarî tedeschi, con geste cavalleresche levò alto il suo nome, e
+comparve minaccioso innanzi a Napoli.
+
+Dopo morto l’Imperatore, Manfredi aveva invitato il fratel suo Corrado
+a valicar le Alpi, ed a venirsi a prender possesso di Sicilia. Il
+giovine Re dei Romani seguì le tradizioni politiche dei suoi antenati,
+e aderì alla chiamata di Manfredi. Raccolse un esercito, tenne un
+parlamento ad Augusta, nominò a suo vicario il duca Ottone di Baviera,
+di cui aveva sposato la figlia Elisabetta, e nell’Ottobre 1251 fu in
+Lombardia, dove Ezzelino ed altri Ghibellini lo accolsero orrevolmente
+in Verona. Colà e a Goito passò in rassegna le soldatesche ghibelline,
+che ancora erano di numero abbastanza ragguardevoli; indi deliberò
+di muovere nelle Puglie per assicurarsi in prima del suo retaggio,
+e di là poi ritornare nell’Italia settentrionale. Però la lega di
+città romagnuole, umbre e tusche gli sbarrò la via di terra, nè
+Roma pareva inchinevole a riverire il figliuolo di Federico II od a
+soccorrerlo[376].
+
+Corrado pertanto s’imbarcò a Pola, dove lo stava attendendo il
+margravio Bertoldo di Hohenburg con galere siciliane. Addì 8 Gennaio
+dell’anno 1252 sbarcò a Siponto, e il suo primo comparire esercitò
+una subita influenza sui baroni e sulle città. Corrado era geloso del
+fratello suo, ma disarmavalo la savia condotta di Manfredi che, dopo
+avergli aperta la via di Napoli, deponeva in sue mani il governo del
+reame, e perfino i suoi feudi. Breve e gloriosa fu l’impresa di Corrado
+IV nelle Puglie. Dopo che infruttuosamente ebbe offerto al Papa le più
+favorevoli condizioni di pace, a prezzo del suo riconoscimento ossia
+dell’infeudazione di Sicilia, il giovine Re sostenne prodemente i suoi
+diritti colla spada. Traversò le Puglie e la Campania, e i baroni gli
+fecero omaggio; Capua gli aperse le porte sulla fine di autunno del
+1252, e nella primavera dell’anno successivo gli fecero ossequio tutte
+le città, tranne Napoli, che egli assediò con grande energia.
+
+Le prospere fortune dei figliuoli di Federico costrinsero adesso
+Innocenzo IV a rifarsi in un disegno che aveva già concepito in mente
+fino da quando era a Lione. Poichè comprendeva che la Chiesa era
+incapace colle sole sue forze di torre Sicilia agli Hohenstaufen,
+decise di dare il bel reame in feudo a un Principe straniero:
+umiliazione del Papato! fatalità d’Italia! Il Papa gettò il suo sguardo
+su quei paesi dove sperava trovare a buon mercato un pretendente
+volonteroso e denaro in copia: offerse perciò la corona di Sicilia
+a Carlo d’Angiò fratello del re di Francia; ma gli ottimati e Bianca
+regina madre, governatrice in vece di Luigi che trovavasi in Siria,
+respinsero la proposta. Allora Innocenzo s’indirizzò all’Inghilterra;
+e, poichè Riccardo di Cornovaglia, uomo immensamente ricco, ricusò la
+sua proposta, tanto seppe circuire il fratello suo il re Enrico, che
+egli accettò per conto del suo secondo figliuolo Edmondo di Lancastro,
+fanciullo di ott’anni. Enrico III ebbe sì qualche scrupolo in sulle
+prime, pensando che Sicilia ne sarebbe stata tolta al nipote suo, il
+giovine Enrico ch’era figliuolo di Federico II e di Isabella e vicario
+dell’isola; ma furono dubbiezze passeggiere, avvegnachè la morte
+di quel nipote facesse presto sgombrare la coscienza del Re da ogni
+incertezza[377].
+
+Innocenzo IV doveva darsi le mani attorno per combattere Corrado
+mercè di un potente avversario; chè infatti nell’Ottobre 1253 il Re
+entrava in Napoli conquistata[378]. La nuova che la città era caduta
+giunse al Pontefice a Roma quando da Assisi v’era venuto sul principio
+di Ottobre[379]. Già parecchie volte i Romani mormorando lo avevano
+ammonito di ritornare: e dapprima avevano ordinato al Comune di Perugia
+loro protetto di non dar più a lungo ricovero al Papa; indi avevano
+minacciato quelli di Assisi, dichiarando che sarebbero andati con un
+esercito a strapparlo fuori delle loro mura. O venga adesso, gridavano
+stizzosamente, o non venga più[380]. «Ei ci fa meraviglia», dicevano
+i loro legati al Papa, «che tu, pari ad un vagabondo, meni vita
+randagia, or qua, or là: tu abbandoni Roma, residenza degli Apostoli, e
+lasci in balia dei lupi il tuo gregge, di cui un giorno dovrai render
+conto a Dio, e ad altro non pensi che a far quattrini. Il Papa non
+è di Anagni o di Lione, non di Perugia o di Assisi, ma di Roma». E
+questo linguaggio dettava ai Romani un uomo di assai grande energia,
+Brancaleone di Andalò, che a quel tempo era loro senatore. Innocenzo
+IV venne pauroso ed esitante; i Romani lo accolsero freddamente; nè le
+dimostrazioni di onore altro furono che formalità officiali comandate
+dal Senatore[381]. Brancaleone andò ad incontrarlo fuori delle porte
+e lo condusse in Laterano; tuttavia il Biografo di Innocenzo non dice
+che il ricevimento fosse trionfale, come era stato quello di Milano e
+di altre città. Così avvenne che la Curia nell’Ottobre del 1253 tornò
+a Roma, dopo un’assenza di più che nove anni, e dopo che ne erano
+scorsi dieci del pontificato di Innocenzo IV; in tutto questo tempo
+i Romani non lo avevano veduto soggiornare un anno solo nella loro
+città. Appena seppero adesso che il Papa trovavasi nelle loro mura,
+lo assediarono con domande di sovvenzioni e di risarcimenti d’ogni
+maniera: e fecerlo con tanta veemenza da obligare Innocenzo ad invocare
+la protezione del potente Senatore[382]. Brancaleone sedò la tempesta
+tanto per non guastare i suoi rapporti col Pontefice, appo cui egli
+lealmente si adoperava a pro di Corrado: col Re infatti ei si trovava
+stretto di buona amicizia, e publicamente ne riceveva gli ambasciatori
+in Campidoglio. E Corrado in pari tempo profittava della presenza del
+Pontefice a Roma per ritentare di far pace; ma i suoi avvocati, i conti
+di Monfort e di Savoia, non giunsero a capo di cosa alcuna; Innocenzo
+aveva giurato di sterminare la famiglia di Federico II, e procedeva
+al suo intento con inesorabile ostinatezza[383]. Notizie capitategli
+d’Inghilterra ne rianimavano frattanto le speranze, poichè gli veniva
+annunciato che Enrico III era disposto ad accettare la corona di
+Sicilia per conto del suo figliuolo: quindi fu che nel giovedì santo
+dell’anno 1254 scagliò la scomunica contro Corrado ed Ezzelino, e tosto
+dopo partì di Roma in cui trovavasi mal securo, e andò nell’Umbria.
+
+Da Assisi egli confermò la patente d’investitura della Sicilia, che
+Alberto suo legato provvisoriamente aveva data al giovine Edmondo[384].
+Dissipate s’erano le dubbiezze del Re d’Inghilterra, poichè suo nipote,
+il giovanissimo Enrico, vicerè di Sicilia, era morto repentinamente
+sulla fine dell’anno 1253 a Melfi, dove lo aveva chiamato Corrado. Poco
+tempo prima erano passati di vita due fanciulli del maggior figliuolo
+di Federico, lo sventurato Enrico; e poichè una maligna calunnia
+attribuì a Corrado la loro morte, l’artificio e la furberia se ne
+profittarono per indurre Inghilterra ad accettare l’investitura. Enrico
+III ch’era uomo corto, con gioia puerile die’ nella pania; mandò al
+Papa tant’oro quanto ne poteva desiderare, ossia gli die’ carta bianca
+di trar quante cambiali volesse sopra banchieri italiani. Era tutto
+ciò che Innocenzo bramava; Inghilterra sacrificava il suo patrimonio
+per un regno che essa possedeva dipinto in carta; ed alla conquista di
+Sicilia per comando pontificio si dava il carattere di crociata[385].
+Ora sperava il Papa che Corrado avrebbe dovuto in breve soccombere
+alle forze unite della Chiesa e d’Inghilterra; ma ancor più presto il
+giovane Re inaspettatamente soccombette alla febbre che lo spense, e
+ciò fece che il Papa si pentisse di quanto avea operato, e dimenticasse
+di aver mai trattato col Principe inglese.
+
+Corrado IV, nella letizia del suo primo trionfo, dominò Sicilia e
+Napoli come retaggio nuovamente conquistato colla virtù della sua
+prodezza guerriera; e già s’armava per ripigliare contro il Papato la
+lotta del padre suo. «Presto», così annunciava ai Ghibellini, «presto
+sarò con ventimila soldati nel settentrione per castigare i ribelli e
+per restaurare l’autorità imperiale». In tal guisa scriveva nell’Aprile
+del 1254, e ai 20 di Maggio era anche morto. Il figlio di Federico II
+non perì di veleno come malignamente s’ebbe a inventare, ma soggiacque
+alle fatiche sopportate nel caldo clima dell’Italia meridionale; morì
+a Lavello nella pienezza della sua forza giovanile, a ventisei anni di
+età, lamentando il suo destino, e piangendo la sventura dell’Impero
+di cui previde la caduta[386]. La terra fatale d’Italia divorò lui,
+come ebbe divorato il padre e l’avo suo, come ebbe divorato tutta la
+famiglia degli Hohenstaufen siciliani.
+
+Un destino crudele spense quella illustre casa; e la sua rapida fine,
+che somiglia alle sorti degli Atridi, è uno di quei tragici avvenimenti
+a cui spiegare la superstizione bigotta ha sempre in pronto la chiave.
+La storia dei fatti non riesce però a darne spiegazione; bensì la
+ragione giunge a scoprirne la necessità, poichè ne sa discerner le
+leggi: la gloriosa famiglia degli Imperatori svevi aveva compiuto la
+sua missione, ed in breve tempo era invecchiata tanto da non aver più
+forza vitale. Come un dì, morto Enrico VI, della casa del Barbarossa
+non era rimasto che un solo erede ancor bambino, Federico II, così
+anche adesso della numerosa discendenza di questo Imperatore non
+rimaneva che in Baviera un solo rampollo legittimo, Corradino figlio di
+Corrado, fanciulletto di due anni.
+
+Presso il feretro di Corrado vegliava solingo Manfredi, egualmente come
+poco tempo prima s’era seduto presso il feretro di Federico II: l’opera
+di quattro anni di fatiche e di sforzi giaceva nuovamente infranta ai
+suoi piedi; nuovamente l’avvenire era buio ed incerto. Ogni uomo capiva
+che Italia, insieme colla salma di Corrado IV, seppelliva un grande
+periodo della sua storia.
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Brancaleone, senatore di Roma (1252). — Qualche particolarità
+sull’officio senatorio e sull’ordinamento della Republica romana a
+questa età. — Opposizione dei baroni romani, ed opera energica del
+novello Senatore.
+
+Intorno al tempo in cui Innocenzo IV fece ritorno, un cittadino
+di Bologna (già lo notammo) col suo grande intelletto e col suo
+vigoroso governo aveva sollevato d’un tratto a eccelso onore l’officio
+senatorio, e dava eziandio alla Città un breve periodo di splendore. Il
+suo reggimento e gli ordini che ricevette la Republica romana, massime
+al tempo di lui, meritano diligente considerazione.
+
+Dal secolo decimoterzo in poi le libere città italiche tennero l’uso
+di scegliere i loro Podestà dal grembo della nobiltà di altri Comuni
+amici. Uno straniero, cui si affidava per sei mesi di tempo il governo,
+offriva maggiori guarentie di reggere la cosa publica con animo
+imparziale, e aveva meno probabilità di assodare una tirannide, di
+quello che avrebbe potuto fondarla un potente paesano. Questo scambio
+d’ingegni e di forze che avveniva fra le parecchie democrazie, le
+quali si andavano prestando vicendevolmente con rispetto e con onore
+i più illustri cittadini che lor facessero da rettori, era bella
+prova di fratellanza republicana e di comun legame nazionale. È cosa
+infatti che reca assai grande onore agli Italiani. E poichè di regola
+non si chiamavano a podestà se non se uomini ragguardevoli, il solo
+invitarneli a quell’officio era la più schietta testimonianza di
+estimazione che si dava al loro talento eminente. Chi voglia imparare
+a conoscere qual fosse il vero fiore dell’aristocrazia nel glorioso
+secolo delle Republiche d’Italia, quali ne fossero i più nobili
+cavalieri, i maggiori capitani, i legislatori ed i giudici pratici,
+ei conviene che interroghi i registri dei Podestà nelle singole
+democrazie; e da quegli elenchi in pari tempo si ha contezza delle
+illustri famiglie che nel secolo decimoterzo e in quello decimoquarto
+stettero alla testa della vita storica dei Comuni. In un tempo in
+cui il restante di Europa non contava cittadini grandi e famosi,
+quei Comuni fanno stupire di sè colla moltitudine di loro statisti e
+di loro uomini di guerra, che furono tanti quanti n’ebbero Grecia e
+Roma nei più bei giorni delle loro Republiche. In questa età le città
+dimostrano di aver completamente affrancato il loro spirito politico
+dal giogo della Chiesa, e producono un quadro magnifico della borghesia
+nazionale; sventuratamente che i demoni dei partiti e l’effrenato
+reggimento plebeo, dopo breve floridezza, dovevano ruinare tanto
+splendore.
+
+I Romani erano anch’essi assuefatti a veder nel loro Campidoglio un
+andirivieni di solenni ambasciate di città parecchie, fin di Pisa e di
+Firenze, che venivano a chiedere nobili romani per loro podestà: però i
+Romani non erano ancor mai andati a pigliare il loro Senatore in città
+straniere. Quando lo fecero per la prima volta nell’anno 1252, mentre
+Innocenzo IV dimorava a Perugia, convien dire che ve li costringessero
+le condizioni infelici del loro Comune: e certamente non fu la nobiltà
+invidiosa ma il popolo maltrattato da quella, che dopo una rivoluzione
+deliberò di affidare l’autorità senatoria, fin allora divisa, ad
+un uomo solo, giusto e savio, che fosse nel tempo stesso senatore e
+capitano; e fu deciso d’andarlo a cercare fuor di Roma.
+
+A Bologna s’indirizzarono i Romani. Quella città, capo della Romagna,
+traeva allora gran lustro dalla sua scuola di diritto, chiara
+per rinomanza europea: aveva ricchezza molta; da Fossalta in poi
+formidabile potenza di armi; un Re viveva prigioniero entro alle sue
+mura. Il Consiglio bolognese propose ai Romani per senatore Brancaleone
+degli Andalò, conte di Casalecchio, uomo di stirpe antica, dovizioso
+e illustre, cittadino di severi spiriti republicani, giureconsulto
+profondo[387]. Compagno, per indole, di quegli uomini violenti che
+crebbero al tempo degli Hohenstaufen, era della tempra dei Salinguerra,
+dei Palavicini, di Bosone da Doara, di Jacopo da Carrara, di Azzo
+d’Este, di Ezzelino, di Alberico. Aveva la forte vigoria di quegli
+uomini di ferro, ma non la loro astuzia raggiratrice, nè il loro atroce
+egoismo: e con quei capi di partito trovavasi in corrispondenza,
+perciocchè un tempo avesse combattuto nella guerra Lombarda con
+Federico II, anche dopo che questi era stato scomunicato.
+
+Se i Bolognesi proposero un ghibellino a senatore di Roma, e se i
+Romani lo accettarono, convien credere che al colore politico entrambe
+le città più non badassero, oppure che il popolo romano tornasse a
+piegare dalla parte dei Ghibellini. Che così avvenisse dopo morto
+Federico II si capisce agevolmente; i Romani non avevano più paura
+dell’Imperatore, ma sì continuavano a temere il Papa. L’elezione di
+Brancaleone, dell’amico del Palavicini e di Ezzelino, fu veramente una
+protesta che Roma scagliò contro il governo temporale del Pontefice
+reduce di Lione. È difficile che Innocenzo IV allora confermasse
+questa elezione; piuttosto la tollerò solamente perchè necessità ve lo
+astrinse, e per quel momento dovette rinunciare al diritto di elezione
+del Senatore che i suoi predecessori si avevano conquistato[388].
+
+Brancaleone protestò d’esser pronto ad assumere il governo di Roma; ma
+siccome conosceva abbastanza bene le passioni dei Republicani e massime
+la ferocia irrefrenata de’ nobili romani, cercò di guarentirsi contro
+a pericoli inevitabili. Chiese che il governo fosse dato a lui per tre
+anni intieri con podestà assoluta, e domandò che a malleveria della sua
+sicurezza personale gli si consegnassero in ostaggio i figli di alcuni
+nobiluomini romani[389]. Fa mestieri credere che il popolo romano fosse
+gravemente premuto dalla tirannide delle fazioni civiche de’ nobili, se
+aderì a domande tanto inaudite e se offese la legge de’ suoi Statuti
+comunali ponendo in mano di uno straniero una dittatura di tre anni.
+Invero gli ordini del Comune fin adesso avevano stabilito che l’officio
+di senatore durasse soltanto sei mesi: il Senatore finora era stato
+eletto solamente dalla nobiltà cittadina, e il principio introdotto in
+Roma per la prima volta con Brancaleone, di nominare a senatore uno
+straniero (_forensis_), non si affermò per forza degli Statuti che
+cent’anni più tardi.
+
+Una legge minuziosa fino allo scrupolo definì tutte le obligazioni e
+tutti i diritti che sarebbero spettati al Senatore straniero. In misura
+media il suo stipendio giungeva a millecinquecento fiorini d’oro o
+ducati per semestre, che erano pagati dalla «Camera» cittadina. Una
+terza parte di quell’onorario riceveva il Senatore quando entrava in
+officio; un altro terzo al principio del terzo mese; l’ultimo terzo
+si depositava nella «Camera»; nè poteva essere a lui consegnato
+se prima non avesse reso conto del suo officio, e ne fosse uscito
+netto. Quell’età era ancora semplice e austera e remota dal lusso
+effeminato de’ secoli che vennero dopo. Allora reputavasi che l’onore
+valesse qualche cosa, e lo si cercava per quel che valeva[390]. Una
+moneta mensile di settecento cinquanta talleri bastava a provvedere
+ai bisogni del Senatore dei Romani, massime dacchè il valore del
+denaro a quel tempo era sette volte maggiore di quello che oggi
+sia[391]. E il Senatore collo stipendio che riceveva doveva eziandio
+provvedere alle spese della sua corte. Ogni Podestà di una città
+libera conduceva infatti con sè dal di fuori la sua Curia; i Comuni
+tenevano a loro orgoglio che il Podestà spiegasse una pompa magnifica,
+ma gli prescrivevano con rigore diffidente il numero onde comporsi
+doveva la comitiva dei suoi amici, dei servitori, delle guardie e
+degli impiegati. Gli officiali del Senatore romano erano cinque notai
+e sei giudici, dei quali uno almeno doveva avere studiato leggi ed
+essere giureconsulto illustre, perchè potesse stargli a fianchi da
+_collateralis_ o assessore: ed essi componevano la sua segreteria,
+in quello che il collegio generale dei giudici capitolini, detto
+_Assectamentum_, in tutti i casi importanti era congregato da lui
+e consultato[392]. Il Senatore teneva ai suoi servigî una guardia
+di venti uomini a piedi e di venti a cavallo; alcuni cavalieri gli
+facevano accompagnatura, come una specie di corte, e gli stavano presso
+due marescialli che avevano incarico di esecutori nelle faccende
+di polizia[393]. Occorre assolutamente distinguere gli officiali
+della Città (ossiano magistrati nominati dal popolo) dagli altri che
+chiamavansi «famiglia» del Senatore. Assai grande era il numero di
+quei primi; ed esercitavano il loro officio con ceremonie fastose,
+poichè la Città aveva ambizione di poter gareggiare colla corte del
+Papa mercè di un grande numero di collegî officiali e di magistrati. Il
+cancelliere della Città, notai, _scriniarii_, tesorieri della «Camera»,
+il segretario (_scriba Senatus_), il siniscalco, i _consiliarii_, gli
+_assectatores_, li _justitiarii_, fino i _vestararii_, ossiano mastri
+del tesoro e delle guardarobe, raccolti in parecchie corporazioni e
+con varî gradi, componevano una ragguardevole schiera di impiegati
+civici[394].
+
+Allorchè il Senatore straniero veniva nella Città che se lo aveva
+chiamato, ne era accolto con onori che si sarebbero convenuti ad un
+principe: per le vie addobbate a festa e fra le acclamazioni del popolo
+era condotto solennemente in Campidoglio, dove sulla gradinata del
+palazzo senatorio stavano aspettandolo i capitani delle Regioni coi
+loro vessilli ed altri magistrati. La forma maestosa con cui si recava
+a prender possesso delle case Capitoline, animava Roma di massima
+pompa; e, grandioso spettacolo officiale, veniva in terzo dopo le
+cavalcate dell’Imperatore e del Papa, moventi alla coronazione. Prima
+di entrare in carica il Senatore giurava nelle mani di una giunta
+del parlamento di osservare gli Statuti della Città, di esercitare
+coscienziosamente il suo officio, di far rispettare gli Editti contro
+gli eretici, di tenere un reggimento pacifico e legale nella città
+di Roma, sui suoi cittadini, sul suo comitato e sul distretto; di
+proteggere gli ospitali, i luoghi pii, le vedove e gli orfani, di
+conservare tutti i diritti civili e le consuetudini dei Romani[395].
+Allora si affidava al braccio suo la podestà esecutiva in tutte le
+attenenze dell’autonomia cittadina. Era egli il capo politico del
+Comune in pace e in guerra, giudice supremo e supremo capitano. Aveva
+autorità di vita e di morte. Riceveva i giuramenti di omaggio dei
+vassalli della Città; collocava i Podestà nelle terre soggette alla
+giurisdizione del Campidoglio; mandava ambasciatori (_ambasciatores_)
+a Stati stranieri, conchiudeva trattati con Principi e con Republiche.
+Promulgava leggi nuove in materia di finanze e di giustizia, facendole
+bandire da araldi, ossiano _praecones_. Finalmente, pari a un principe
+sovrano, incideva sulle monete d’oro e d’argento di Roma il suo
+nome, il suo stemma e la sua imagine, che lo rappresentava genuflesso
+innanzi a san Pietro intanto che questi gli porgeva il vessillo della
+investitura. Di qui si pare che i Papi nel secolo decimoterzo avevano
+perduto il diritto di battere moneta e lo avevano ceduto al popolo
+romano[396].
+
+Vestito magnificamente di un robone color scarlatto soppannato di
+pelli d’ermellino, coperto il capo di un berretto simile a quello che
+adoperava il Doge di Venezia, circondato dalla sua corte, nella pompa
+di festivi cortei, o nei giuochi popolari, o quando i Papi salivano
+al trono, o nei negozî politici, il Senatore rappresentava la maestà
+del popolo romano[397]. Però gli Statuti correggevano la sua grande
+autorità che aveva del potere dittatorio; i collegî di consiglieri
+e le giunte popolari la moderavano o la sopravvegliavano; finalmente
+la restringeva il diritto costituzionale che competeva all’assemblea
+popolare, in quanto all’elezione ed al voto. Nelle Republiche la
+paura della tirannide è guardiana che veglia sempre con occhi aperti
+sui governanti; massima legge poi è la responsabilità che i reggitori
+hanno innanzi al popolo. Pertanto l’officio del Senatore, che pur aveva
+breve durata, era minacciato di pericoli parecchi di lotte partigiane
+e di insurrezioni popolari, e spesso non era che una splendida
+tribolazione. Si spiava, si contava ogni passo che il Senatore faceva.
+Era confinato in Campidoglio; nè oltre a una certa misura di spazio e
+di tempo gli era consentito di uscire della Città. Gli era interdetto
+ogni consorzio amichevole coi cittadini; perfino aveva divieto di
+desinare nelle case di qualche ottimate. Fino a tanto che governava
+la Città, era condannato a vedovanza, perciocchè la sua donna non
+potesse accompagnarvelo; non fratello, nè qualsiasi altro prossimo
+parente poteva stargli vicino[398]. Prima che uscisse della sua carica
+(e quest’era regola generale anche degli altri Podestà tutti), si
+costituiva un officio di censori, il quale doveva esaminare il modo
+che il Senatore ed i suoi impiegati avevano tenuto nelle loro funzioni.
+Due giorni prima che finisse il tempo del suo magistrato, il banditore
+annunciava publicamente dai gradini del Campidoglio che si sarebbe
+pronunciata sentenza dell’illustrissimo Senatore dei Romani, e per
+dieci giorni il _Syndicus_ dava ascolto ad ogni specie di accusatori.
+Se il Senatore era convinto di mala amministrazione, per lo manco lo
+si condannava a perdere una terza parte del suo stipendio; e, in caso
+che questa somma non bastasse, lo si teneva in carcere fino a tanto che
+avesse pagato[399]. Se invece se l’era cavata con lode e con onore,
+la Città lo restituiva alla Republica dond’era venuto, ed oltracciò
+poteva regalarlo del diritto di cittadinanza, e concedergli facoltà di
+aggiungere le lettere S. P. Q. R., stemma di Roma, al suo proprio[400].
+
+Oltre a tutte queste limitazioni, gli atti di governo del Senatore
+erano vincolati alla conferma dell’assemblea del popolo. In tutti i
+casi importanti, gli araldi di lui chiamavano il popolo a parlamento,
+cui annunciava coi suoi rintocchi la campana del Campidoglio. Allorchè
+trattavasi di parlamento «pieno» (_plenum et publicum_), esso teneva le
+sue tornate innanzi al palazzo senatorio: e in fitta calca i cittadini
+si raccoglievano sulla piazza Capitolina, e venivano giù degradando per
+la sua discesa fino al luogo ov’è oggidì la piazza di Araceli. A quella
+assemblea popolare il Senatore proponeva progetti intorno a cose di
+ordine interiore ed esterno, e «l’illustre popolo dei Romani» decideva
+col voto, o con levar di mani, o con acclamazioni, se dovevasi muover
+guerra contro Viterbo, o con chiuder leghe con altre Republiche, o far
+omaggio all’Imperatore, o invitare il Papa discacciato a far ritorno.
+Colà il popolo udiva leggere le lettere di Principi e di Città, e
+talvolta anche ascoltava i discorsi degli ambasciatori, che comparivano
+innanzi al parlamento per presentargli le loro domande. Se invece si
+chiamavano ad assemblea solamente le giunte del popolo, costituite
+secondo le tredici Regioni della Città e componenti il maggiore ed
+il minor Consiglio (_consilium generale et speciale_), l’adunanza si
+raccoglieva nella basilica di Araceli, che ne era stanza capace[401].
+Questa veneranda chiesa faceva adesso le veci del tempio della
+Concordia, che spesso aveva servito da aula parlamentare ai Romani
+antichi. I _Patres Conscripti_ della Republica medioevale, i Colonna,
+i Pierleoni, i Capocci, i Frangipani, i Savelli, gli Orsini, fossero
+aristocratici o demagoghi, guelfi o ghibellini, facevano risonare
+la oscura navata di quella chiesa di Francescani della loro facondia
+fiera e disadorna, delle loro invettive scagliate contro l’Imperatore
+od il Papa. E la chiesa continuò fino al secolo decimosesto ad essere
+l’arena dei dibattimenti parlamentari di Roma, i quali avvenivano
+soltanto nelle tornate del maggiore e del minor Consiglio: soltanto
+là si levavano oratori a combattere od a sostenere opinioni, che poi,
+in forma di proposte, erano presentate per la conferma al parlamento
+popolare; dopo di questa conferma il Senatore publicamente le bandiva
+in forma di leggi[402].
+
+Nell’età medioevale della Republica il Campidoglio rivisse di nuova
+vita. Se si potesse avere un’idea esatta di quei tumultuosi parlamenti,
+di quei tribunali e di quelle curie di giudici che ivi si raccoglievano
+in publico; se si potesse penetrare in quelle varie faccende della
+democrazia, vedere quale essa fosse colle sue corporazioni, coi suoi
+collegî, colle sue fazioni, coi suoi magistrati e col suo sistema
+elettivo mirabilmente composto, certo ne avremmo ragione di meraviglia
+e spesso eziandio di ammirazione. Ma cadde anche la Republica
+medioevale del Campidoglio; nell’archivio dei Senatori non v’è più
+pergamena che ne mantenga ricordanza: e dalle torri laterali delle
+rimutate case senatorie e dalle gallerie dei cortili sparvero le
+iscrizioni e gli stemmi di tutti quei Republicani, che di là al tempo
+dei Guelfi e dei Ghibellini governarono l’_alma Roma_[403].
+
+Eletto in Agosto dell’anno 1252, venne Brancaleone, probabilmente in
+sul principio del Novembre, ad assumere il suo officio triennale.
+E venne con una magnifica accompagnatura di giudici, di notai e di
+cavalieri, tutta gente presa al suo servigio a Bologna, a Imola ed in
+altre città. Per conseguenza questa fu la prima volta che la suprema
+magistratura della Città fosse tutta composta di forestieri, e che
+signori romagnuoli governassero la Republica romana: anche Galeana
+moglie del Senatore potè accompagnarvelo, ad onta dell’ordine consueto
+degli Statuti. A Roma Brancaleone trovava condizioni tali di cose che
+ad ordinarle non ci voleva dammeno che un uomo di vigor d’animo regio.
+La cancrena della Città non istava nello spirito turbolento della
+democrazia, ma nella fierezza dei signori feudali ribelli alla legge,
+che erano per la più parte di origine germanica. Alla loro superbia
+sconfinata andava pari la ignoranza; però la loro potenza era troppo
+grande perchè il popolo avesse potuto vincerla. Le loro castella e
+i loro _feuda_ si stendevano per tutto il territorio romano; fin la
+Città avevano ripartito sotto di sè, perocchè sedessero sparsi per
+quartieri, dentro a monumenti abbertescati; ed ogni giorno combattevano
+l’uno contro l’altro come li sospingevano le ire o le ambizioni, e
+si beffavano del Campidoglio, delle cui dignità si fregiavano senza
+rispettarne le leggi. In molte altre Republiche la nobiltà s’era
+assoggettata ai Comuni, ed era stata costretta a trasferir la sua
+residenza dalle campagne nella città: solamente a Roma la nobiltà
+continuava sempre ad esercitare il suo predominio. Non troviamo
+documento di sorta donde paia che baroni romani della campagna si sieno
+sottomessi al Comune cittadino, come tanto spesso fece la nobiltà
+delle terre di Modena, di Bologna, di Padova e di Firenze: quello
+che unicamente troviamo or qua or là sono documenti di vassallaggio
+prestato al Pontefice. Ricca di beni nella campagna, dove erano situate
+le sue castella famigliari, la nobiltà romana possedeva in pari tempo
+dei luoghi forti nella Città, cui (se necessità lo esigeva) abbandonava
+per andare a cercar sicurezza nelle sue rocche campestri più munite
+ancora, in mezzo ad armati vassalli. Era stato il Papato che aveva
+dato origine alla potenza di quei patrizî. Dalla nobiltà romana erano
+usciti Pontefici che avevano favorito antiche famiglie nepotesche, o
+di nuove ne avevano fondato, e di esse si erano serviti a combattere
+il Comune: d’altra parte nobiluomini romani in gran numero sedevano
+nel collegio cardinalizio e nella prelatura, laonde le ricchezze della
+Chiesa refluivano in grembo delle case nobili, e i maggiori officî
+continuavano ad essere possedimento di certe stirpi privilegiate. I
+Colonna, gli Orsini, i Savelli, i Conti, gli Anibaldi, i Frangipani,
+i Capocci furono le più cospicue famiglie di nobili che nel secolo
+decimoterzo or le une or le altre dominarono e divisero Roma, in quello
+che esse stesse si divisero in guelfe e in ghibelline[404]. Brancaleone
+ebbe gran fatica a combattere quest’idra dalle molte teste; però fin
+dapprincipio gli riuscì di farlo con prospero risultato. Roma e la
+Campagna provarono il vigore della sua mano; si fecero secure le vie, e
+videsi qualche nobile oltracotante penzolare col laccio alla gola dalle
+alte finestre della sua torre.
+
+Il novello Senatore pretese tosto anche alla signoria suprema del
+Lazio. Chiese che Terracina si sottomettesse al Campidoglio; e a
+dimostrazione di sudditanza le impose che mandasse suoi deputati
+ai giuochi publici dei Romani. E poichè minacciava con un esercito
+di costringerla all’obbedienza, Terracina si volse ad Innocenzo IV,
+che a quel tempo trovavasi a soggiornare ancora in Assisi. Il Papa
+scrisse al Senatore una lettera monitoria; scongiurò tutte le città
+e i vassalli della Campagna di opporre resistenza ai Romani se questi
+fossero mossi alla spedizione; e comandò a Giordano suddiacono, rettore
+della Campania e della Maritima, di raccogliere soldatesche[405].
+Il Senatore lasciò stare Terracina; ma, per lo contrario, ormai dopo
+dell’anno 1252, sorprese Tivoli di guerra, e poco appresso veramente
+la assoggettò al Campidoglio: il Papa per ragioni politiche nol potè
+impedire.
+
+
+§ 2.
+
+Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette al Campidoglio. —
+Il Papa si arma per prendere possesso del reame di Sicilia. — Manfredi
+gli presta vassallaggio. — Innocenzo IV entra a Napoli. — Manfredi
+fugge. — Vince a Foggia. — Innocenzo IV muore (1254). — Alessandro IV
+viene a Roma.
+
+Vedemmo Innocenzo IV tornare a Roma costrettovi da Brancaleone, e
+presto poi di nuovo riprendere la sua residenza nell’Umbria. Ma ora
+la notizia che morto era Corrado, amico del Senatore, lo indusse tosto
+ad avvicinarsi al reame di Sicilia che la prospera fortuna ancora una
+volta offeriva alla sua signoria. A Roma pose appena il piede; nel
+giorno delle Pentecoste tenne in san Pietro un’orazione al popolo,
+gli disse un mondo di belle parole, e pregò i Romani acciocchè lo
+ajutassero nei suoi piani politici di Sicilia[406]: indi si recò al
+castello di Molaria, proprietà del cardinale Riccardo Anibaldi, e
+proseguì precipitosamente il suo viaggio fino ad Anagni.
+
+Le milizie romane accampavano allora innanzi a Tivoli. I cittadini di
+questa terra munita si difesero accanitamente contro gli assalti di
+Brancaleone; ma finalmente, ridotti alle angustie estreme, accettarono
+la mediazione pacifica del Papa, mandarono umilmente ambasciatori al
+Campidoglio, e promisero fedeltà di vassalli[407].
+
+Tivoli a grande onor suo era stata sempre republica libera: non aveva
+mai sopportato dominio di baroni e di dinastie; talvolta era stata
+asilo di Pontefici perseguitati, indi sotto di Federico II aveva
+sposato la causa ghibellina: la Chiesa la aveva sempre difesa contro
+le pretensioni dei Romani. Chi legge queste Istorie ricorderà che
+una guerra di Roma contro Tivoli era stata cagione della cacciata
+di Ottone III, e che un’altra guerra, cencinquanta anni dopo, aveva
+dato occasione che si ristabilisse il Senato. Per tre secoli i Romani
+andarono aggredendo con imprese guerresche questa piccola terra sacra
+alle Muse e alle Sibille, vago e amato ritrovo di loro antenati: alla
+fine infatti cadde in loro potere, e Tivoli diventò un _feudum_ della
+città di Roma. Poichè Innocenzo IV abbandonò in balìa del Senato
+romano una città così importante, questo fatto dimostra quanto egli
+abbisognasse del favore del Senatore. Il suo Biografo afferma che egli
+si fece mediatore di quella pace per le preghiere dei Romani posti a
+mal partito, quantunque buona ragione avesse di essere irritato contro
+Brancaleone: ed invero questo Senatore amico di Manfredi non aveva
+badato alla sua domanda di ajuto, ed anzi aveva promulgato divieto
+che si facessero prestiti al Papa, che gli si recassero vettovaglie ad
+Anagni o che si levassero milizie. In una parola, egli aveva sollevato
+inciampi alla spedizione che il Papa apparecchiava contro Sicilia[408].
+Tornava a pregiudizio dei Romani che la santa Sede assoggettasse al suo
+dominio quel reame, ma Innocenzo IV abbandonando Tivoli alla sua sorte
+(la cosa avvenne sulla fine dell’estate dell’anno 1254), si comperò
+dal Senatore la promessa che non lo avrebbe molestato alle spalle con
+ostilità, or che si accingeva a tor possesso delle Puglie.
+
+Anagni (dove trovavasi il Papa), patria della casa Conti nemica degli
+Hohenstaufen, era stata a quest’età spesse volte teatro di elezioni
+pontificie, ed or diventava nuovamente il punto di mezzo di tutti gli
+affari ecclesiastici. Di là volevasi dare assetto alle cose del regno,
+dove Corrado IV, morendo, aveva affidato la tutela del suo giovine
+figliuolo non a Manfredi, bensì al margravio Bertoldo di Hohenburg,
+prossimo parente della sua sposa Elisabetta. Bertoldo, generale delle
+milizie tedesche nelle Puglie, era stato assai potente uomo e tenuto
+in gran rispetto finchè Corrado visse, ma era odiato come straniero, e
+certo non adatto alla nuova missione. I suoi ambasciatori, fra cui fu
+anche Manfredi, vennero ad Anagni domandando che si riconoscessero per
+validi i diritti di Corradino, che il padre nel suo testamento aveva
+raccomandato alla protezione della Chiesa. Per lo contrario Innocenzo
+pretendeva che senza condizioni gli si desse in potere Sicilia;
+e, come fu scorso un termine da lui stabilito, agli 8 di Ottobre
+scomunicò Manfredi, Federico di Antiochia, Bertoldo di Hohenburg e il
+fratello di lui, con altri Ghibellini. Aveva il Papa nominato a legato
+per Sicilia il cardinale Guglielmo Fieschi, nipote suo, e gli aveva
+affidato incarico che riunisse soldatesche presso a Ceperano. Gli
+diede amplissime facoltà di raccogliere moneta da banchieri romani, e
+di dare in ipoteca tutti i beni che la Chiesa possedeva nella Città e
+nella Campagna, di cavar per amore o per forza denaro da tutte le sedi
+vacanti e non vacanti, di far finalmente quattrini imponendo un tributo
+universale sopra le terre di Sicilia, e incamerando i beni di tutti i
+Ghibellini che non si sottomettessero alla Chiesa[409].
+
+Scoraggiato dalla scomunica e da condizioni di cose in cui sostenersi
+non poteva, Bertoldo cedette la reggenza a Manfredi, il quale, dopo
+qualche repugnanza, spinto dalle instanze de’ maggiorenti siciliani, la
+accettò. Peraltro la sua posizione era assai malagevole; molti signori
+e città molte si erano messi apertamente dalla parte del Pontefice.
+Privo di mezzi di far la guerra, il giovine Principe per quel momento
+non vide altra via di salute eccetto che con far soggezione alla
+Chiesa; e mandò ad Anagni il conte Galvano Lancia, zio suo, perchè
+ne recasse la proposta ad Innocenzo IV. Accettò il Papa lietamente,
+e ai 27 di Settembre stipulò un trattato, per via del quale Manfredi
+entrò a’ servigî della santa Sede come vicario di una gran parte
+della terraferma napoletana; ed, oltre a Taranto e ad altri beni
+donatigli da Federico II, s’ebbe anche la contea di Andria in feudo
+dalla Chiesa, per sè e pei suoi eredi[410]. Con questa doppiezza agiva
+il Papa, il quale mercè di solenni trattati aveva assunto impegni
+formali con Inghilterra, e poco prima aveva scritto a re Enrico III
+che, sebbene fosse morto Corrado IV, voleva mantenere in vigore il
+patto conchiuso con Edmondo, e che anelava al momento di vedere le armi
+inglesi rivolgersi alla conquista di Sicilia. Ora invece Innocenzo non
+faceva pur motto di questi negoziati cogli Inglesi; e in una enciclica
+dichiarava di voler conservare a Corradino la corona di Gerusalemme
+e il ducato di Svevia, aggiungendo che nella formula del giuramento
+feudale da prestarsi alla Chiesa i Siciliani dovessero inserire le
+parole: senza pregiudizio del diritto spettante al fanciullo Corrado.
+
+Manfredi però capiva che intento di Innocenzo si era di torgli
+primamente la potenza, di nuocergli; indi, quando ne fosse venuta la
+occasione propizia, di sbarazzarsi di lui. Tuttavia, come vassallo
+della Chiesa, fu costretto di venire alle frontiere del Lazio lorchè
+Innocenzo IV, circondato da uno sciame di profughi Siciliani assetati
+di vendetta, si fu partito di Anagni per andare a prender possesso
+del regno. Il figlio di Federico, reggendo le briglie al corridore
+del Papa quando fu al passaggio del Liri, dovette egli stesso guidare
+quel nemico mortale di sua famiglia a valicarne il ponte, e metterlo
+così dentro alla terra ereditaria dei suoi avi[411]. Per vero dire i
+Pugliesi accolsero il Papa con diffidenza, ma erano pure stanchi del
+reggimento di Tedeschi e di Saraceni. Speravano le città di ottenerne
+franchigie comunali, di cui Corrado IV, nè più nè meno che Federico II,
+non aveva voluto sapere; e soprattutto speravano di liberarsi dalla
+dura oppressione delle nuove imposte di Federico e delle _collectae_
+insopportabili: perciò fecero soggezione alla Chiesa, sotto la cui
+protezione molti Comuni, segnatamente in Sicilia, avevano fondato
+un governo republicano[412]. I baroni da canto loro speravano di
+recuperare l’alta giurisdizione ed altri privilegî, e prestarono
+omaggio al Pontefice in Capua. Lo stesso fecero anche i fratelli
+Hohenburg, i quali abbandonarono al suo destino Manfredi ond’erano
+stati fin adesso compagni, tanto per ottener così dignità e contee da
+vassalli della Chiesa.
+
+Ai 27 di Ottobre Innocenzo IV tenne il suo ingresso in Napoli.
+Quell’ostinata nemica degli Hohenstaufen (può invero chiamarsi la
+Milano dell’Italia meridionale) accolse il Pontefice con sincere
+onoranze, e di buona voglia ne riverì la signoria. Così Innocenzo
+vide il reame dei Normanni tornare senza lotte sotto il reggimento
+della Chiesa, e sperò di conservarlo per sempre. Ma l’animo ardente
+di Manfredi tutt’a un tratto spezzò vincoli contro natura, che lo
+avvilivano: circondato di diffidenze e di tradimenti, si offese del
+dispregio in cui lo tenevano i baroni rientrati adesso con Innocenzo
+e i favoriti nuovi; e il contegno tracotante del Cardinale legato
+che a lui come a suddito chiese il giuramento di fedeltà, mentre
+pur dei diritti di Corradino non si fiatava più, gli pose in chiaro
+quale avvenire gli si preparava. Avvenne per caso che le sue genti
+uccidessero un ottimate a lui nemico; capì allora di dover pensare
+a suo pronto salvamento, e scappò. La fuga di Manfredi da Acerra,
+il suo viaggio notturno per le montagne di Puglia, la sua improvvisa
+comparsa a Luceria fra i Musulmani suoi salvatori, il modo valoroso
+onde ruppe guerra, le sue prime vittorie, il ritorno che fecero a lui
+alcune città pugliesi, la inettitudine dei generali pontificî; tutti
+questi fatti compongono un quadro attraente di audacie, di prosperità
+e di nuovi ordini di cose. Ai 2 Dicembre Manfredi battè i suoi nemici
+a Foggia; il legato fuggì di Troja; il suo esercito si disperse,
+ed egli stesso corse a Napoli per recare al Pontefice l’annuncio di
+quest’infortunio[413].
+
+Colà Innocenzo giaceva infermo in un palagio che altra volta aveva
+appartenuto al celebre Pier delle Vigne[414]: e in quello il Papa morì
+ai 7 Dicembre dell’anno 1254[415]. Raccontasi che, agonizzante, il
+suo animo si smarrisse fra i pentimenti e le ire; ma se non sia vera
+quella parola con cui narrasi che prendesse congedo dalla vita, essa
+per lo meno dimostra qual giudizio di lui abbiano pronunciato i suoi
+contemporanei. Alcuni suoi nepoti con brutali querimonie circondavano
+piangendo il suo letto di morte, ed ei prorompeva: «A che piangete,
+miserabili? non hovvi arricchiti abbastanza?»[416]. E il Cronista
+inglese parla di una visione che tenne dietro alla morte del Pontefice:
+un Cardinale, maligno uomo, vide Cristo starsi fra Maria ed una nobile
+figura di donna che teneva in mano l’imagine della Chiesa, in quello
+che Innocenzo IV genuflesso supplicava perdonanza delle sue peccata.
+La veneranda matrona lo accusò di tre peccati mortali; che aveva fatto
+della Chiesa una schiava, trasformato il tempio di Dio in una bottega
+da banchiere, scrollato fede, giustizia e verità, colonne fondamentali
+della Chiesa. E il Redentore disse al peccatore: «Va a ricevere la
+mercede delle opere tue», e discacciollo[417].
+
+Quello che rese celebre Innocenzo IV (ultimo dei maggiori Papi del
+medio evo che siano sorti dalla scuola di Innocenzo III) si fu la
+vittoria riportata sull’Impero degli Hohenstaufen. Uomo fornito
+di molte doti di mente, ebbe animo ingeneroso, nè conobbe virtù di
+sacerdote: soprattutto fu d’indole despotica che dominò tutto l’essere
+suo, e che su qualunque trono avrebbe fatto di lui un monarca vigoroso,
+perseverante e destro agli affari. Prete senza coscienza e avaro,
+caporione aperto dei Guelfi, secondò l’indirizzo di quell’età, si fece
+giuoco dei trattati con ogni sorte di astuzie, non s’arretrò da tutto
+ciò che gli potesse recar profitto, empì il mondo di ribellione e di
+guerra civile, trascinò la Chiesa nel basso degl’interessi mondani
+cui diè impronta di santità. Ogni uomo che ragioni con mente scevra
+di pregiudizî, deve provare schifo mirando le condizioni prettamente
+politiche cui Innocenzo IV ridusse la Chiesa, facendone un campo
+perpetuo di battaglia o una secreteria diplomatica od una borsa di
+mercanti: e si dura fatica a mitigar la sentenza che se ne trae, se
+pure si voglia addurre a scusa di quel Papa l’indole della sua età.
+Erede delle passioni di Gregorio IX e dei suoi predecessori, egli
+prese le redini del potere e intraprese la missione di difendere in
+quelle male condizioni di cose la Chiesa degenerata, combattendo
+contro avversari grandi e senza coscienza come lui. Quand’era
+ancora cardinale, Federico II lo aveva tenuto in grande onoranza per
+l’acutezza della mente e per l’erudizione sua; una volta papa, la
+natura delle cose ne lo fece suo nemico inflessibile. «Negli annali
+della gente umana», così dice il massimo Storico di quel tempo, «non
+ho mai visto esempî di un odio così acerbo come quello che arse fra
+Innocenzo IV e Federico»[418]. Cotale passione ereditaria di partito
+punse forte l’animo di un Papa non altrimenti che il cuore di un
+Imperatore o di un guerriero della taglia di Ezzelino. In quel secolo
+agitato di ambizioni e di cupidigie di regno, pieno di amore di libertà
+e di nobile orgoglio di cittadini, travagliato di superbie sacerdotali
+e di libidini di tirannia, la ferocia dei partiti rese acremente
+battaglieri e sottili nelle astuzie gli uomini e le republiche ed i
+governanti, laonde è certo che giudicando di quegli uomini e di quegli
+istituti conviene temperar la sentenza che si meriterebbero i loro
+delitti e le mancate virtù.
+
+La morte del Pontefice, la vittoria di Manfredi a Foggia, la fuga
+dell’esercito battuto, i cui avanzi proprio in questo erano dal
+cardinale Fieschi raddotti a Napoli, tutto ciò mise i Cardinali a
+costernazione: e dicevasi che i Saraceni s’avvicinassero per massacrare
+tutto il sacro Collegio. Tuttavia quel Cardinale e Bertoldo, venuto a
+Napoli insieme con lui impedirono che si dessero a obbrobriosa fuga, e
+li costrinsero a riunirsi e ad eleggere prestamente il nuovo Papa.
+
+La storia dei Pontefici si compiace di contrasti immediati di persone.
+A Innocenzo III era succeduto il mite Onorio III; a Innocenzo IV or
+teneva dietro il quarto Alessandro, papa che di guerre non voleva
+saperne, grasso e tondo signore, buontempone, benigno, pio, giusto,
+timoroso di Dio, ma amante dei quattrini e di animo debole[419].
+Reginaldo, vescovo di Ostia e di Velletri, fu eletto ai 12 di Dicembre
+1254 a Napoli, e addì 27 di quel mese consecrato con nome di Alessandro
+IV. Con lui dunque salì novellamente alla santa Sede un uomo di quella
+casa Conti che aveva già combattuto contro gli Hohenstaufen ai tempi
+di due grandi Papi: era nipote di Gregorio IX e nato nella diocesi di
+Anagni, a Jenna, meschino castello baronale posto sopra la selvaggia
+gola di montagne dove ha origine l’Anio[420].
+
+Uomo di poco ingegno, il novello Papa tentò progredire nella via
+pericolosa che Innocenzo IV e gli eventi gli avevano tracciato. Con
+donativi s’acquistò amici, confermò ai fratelli Bertoldo, Ottone
+e Lodovico di Hohenburg i feudi lor concessi dal suo predecessore,
+e, per separarli del tutto dalla causa di Manfredi, vi aggiunse il
+ducato di Amalfi. Sebbene senza risultamento, negoziò con Manfredi,
+il quale temevasi che presto comparisse innanzi a Napoli, e perfino
+spedì lettere in Alemagna che assicuravano il piccolo Corradino della
+sua benevolenza; ma tosto dopo, ai 9 Aprile 1255, mandò anche in
+Inghilterra una Bolla in cui confermava definitivamente l’infeudazione
+di Edmondo, e a questo Principe concedeva l’investitura di Sicilia,
+retaggio dell’altro. In tal guisa Alessandro IV si smarrì ancor più
+nel folto di quel labirinto politico in cui si era avvolto il suo
+predecessore. E in tutto imitandolo, senza fede o coscienza, convertì
+il voto onde Enrico III s’era impegnato di intraprendere una Crociata,
+nell’obligo di conquistare la Sicilia; e fino al Re di Norvegia chiese
+che invece di peregrinare al santo sepolcro, venisse a Napoli per
+aiutar colle armi sue il Re inglese. Di questo modo, alle guerre della
+loro politica domestica i Papi diedero del continuo forma e apparenza
+di Crociate religiose[421].
+
+Grandi erano le angustie di denaro cui si trovava ridotta la Chiesa
+esausta di forze. Enrico III prometteva mari e monti, ma nulla dava
+più: e il Papa vedeva sfumare la speranza di torre a Manfredi il
+regno di Sicilia, del quale questi era stato confermato reggente per
+parte di Corradino ossia della sua tutela; perciò Alessandro abbandonò
+Napoli che era divenuta mal sicura, e andò nel Luglio ad Anagni, donde
+sulla fine del Novembre 1255 si ricondusse a Roma. Qui frattanto una
+mutazione rilevantissima era avvenuta.
+
+
+§ 3.
+
+Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti delle corporazioni. —
+Loro attenenze in Roma. — Organamento della corporazione dei mercanti.
+— Fondazione del _Populus_. — Brancaleone, primo capitano del popolo
+romano. — Sua caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna colpita
+dell’interdetto. — Emanuele _de Madio_, senatore. — Brancaleone è
+liberato, e torna a Bologna.
+
+Già da tre anni Brancaleone governava Roma con energia grande; e i
+nobili tracotanti, massime gli Anibaldi e i Colonna, erano stati domati
+da lui che agiva con giustizia imparziale, e non usava riguardi a
+chicchessia[422]. Colle armi il Senatore ripristinò la giurisdizione
+del Campidoglio sopra le città del distretto e sulle castella dei
+baroni, sottopose parecchi patrimonî della Chiesa alla «Camera»
+urbana, assoggettò il clero a gabella, e lo costrinse a star sotto
+la competenza del tribunale civile[423]. Roma, affatto independente
+dall’Imperatore e dal Pontefice, era diventata uno Stato libero e
+tenuto in estimazione, sotto il reggimento di un republicano di spiriti
+fieri e generosi, che all’officio di senatore aveva dato una vera
+importanza politica. Il popolo amava Brancaleone come suo amico e
+protettore; e sopra il popolo fondava egli la sua forza.
+
+Se ci fossero conservate notizie precise del suo governo, noi vedremmo
+che per lui la democrazia sorse in Roma a maggior potenza, e che le
+corporazioni romane ne ottennero costituzione più salda. Notammo che a
+Perugia esistevano maestranze armate in leghe difensive e guerreggianti
+contro la nobiltà; le vedemmo, sul punto di stabilire un reggimento
+popolare, essere perciò disciolte dai Pontefici: e infatti colà,
+fin dall’anno 1223, gli artigiani avevano formato delle associazioni
+politiche sotto lor consoli, rettori o priori[424]. A Milano le arti
+avevano fin dal 1198 composto un Comune, detto la Credenza di santo
+Ambrogio; e in quel medesimo torno di tempo anche le maestranze
+di Firenze s’erano ordinate saldamente. A Bologna gli artigiani
+si sollevarono nel 1228, fondarono una lega, e si conquistarono il
+diritto di sedere nel palazzo comunale[425]. Il quarto stato, quello
+dei lavoratori, che fino adesso nei Comuni era stato escluso dalle
+faccende di governo, s’agitava dappertutto per ottenere la sua parte
+nel reggimento e per conseguire importanza civile accanto alla grande
+borghesia e alla nobiltà, che avevano riempiuto di sè i Consigli
+comunali. Il lusso crescente rendeva gli artigiani agiati e numerosi, e
+la brama universale di acquistar potere incoglieva dal sotto in su le
+loro classi finora vissute nell’oscurità. La natura mirabile di quel
+ceto di uomini pacifici ed attivi che cominciò a prendersi in mano il
+governo nelle Republiche, che sul principio del secolo decimoquarto
+rimutò o distrusse l’antica costituzione comunale, che schiacciò o
+umiliò la nobiltà educando una turbolenta signoria di plebei, non ci è
+descritta in alcun luogo più manifestamente che a Firenze, nè in alcuno
+ci è rimasta più al bujo che in Roma.
+
+Nella Città, da tempi antichissimi, esistevano le gilde di artigiani
+in forma di corporazioni o persone morali, quantunque per il periodo
+di cui parliamo non se ne tenga nota in documenti. Il loro concetto
+antico di _Schola_ s’era nel generale mutato in quello latino di
+_ars_ (arte, maestranza); però anche a questo tempo l’antica parola
+si ritrova[426]. All’età di Brancaleone esse avevano loro presidi con
+nome di consoli ovvero di _Capita artium_; e, sebbene nessun documento
+faccia menzione delle attenenze in cui si trovassero col Comune del
+Campidoglio, tuttavia men tardi, nell’anno 1267, vediamo comparire
+in parlamento i presidi delle maestranze, e, accanto ai Consoli dei
+mercanti, prender parte a negozî politici[427]. Quante corporazioni al
+tempo di Brancaleone fossero riconosciute in Roma, non sappiamo; ma nel
+1317, conformemente all’ordine costituzionale, ve ne furono tredici,
+delle quali le maestranze dei mercanti e degli agricoltori (_ars
+bobacteriorum_), sì come era avvenuto in antico, reputavansi le più
+ragguardevoli[428].
+
+Del paro che in tutte le floride città d’Italia, così anche in Roma
+i mercanti componevano la maggiore delle maestranze. Avvertimmo come
+eglino formassero l’aristocrazia del denaro da cui Federico II ed i
+Papi cavavano prestiti; e ciò dimostra che Roma, dove già esistevano
+banchi fiorentini e sanesi sotto consoli loro proprî, per sue relazioni
+con Sicilia, con Bisanzio e coll’Oriente non era l’ultima delle
+piazze commerciali. I mercanti romani trafficando con capitali e con
+imprestiti costituivano una vera potenza, ma non per questo assumevano
+una posizione politica nella Republica. La loro corporazione si assestò
+soltanto nell’anno 1255 in forma nuova; e poichè tal cosa avvenne nel
+terzo anno del governo di Brancaleone, ne concludiamo che propriamente
+da lui le corporazioni romane ricevessero fortitudine[429]. D’allora in
+poi la mercatanzia di Roma fu presieduta da quattro consoli, da dodici
+_consiliarii_, da notai e da altri officiali eletti annualmente[430].
+Raccoglievasi a tornate nella chiesa della sua compagnia, detta di
+san Salvatore _in Pensilis_, presso al circo Flaminio; e là, nella
+strada derivata dal circo stesso ed appellata _ad apothecas obscuras_
+(quartiere medioevale dei mercanti), trovavansi i suoi fondachi
+di merci: ivi i giudici della gilda, ossiano consoli, sulla piazza
+che si stendeva dalla «torre di mercato» fin verso il Campidoglio,
+avevano officio di far ragione in certi giorni determinati alla gente
+della corporazione, decidendone le controversie[431]. I mercanti,
+come ogni altra maestranza, eleggevano deputati (_statutarii_)
+che rivedessero i loro Statuti e coll’adesione dei Consoli e dei
+consiglieri ne promulgassero di nuovi, i quali (insieme al registro
+del sodalizio in cui erano inseriti) venivano presentati a ciascun
+Senatore in Campidoglio, affinchè per iscrittura li confermasse[432].
+Gli antichissimi Statuti della gilda de’ mercanti romani, ancor
+dettati in lingua latina, furono stesi in iscritto nell’anno
+1317, ma contengono consuetudini ancor più antiche[433]. Trattano
+solamente dell’amministrazione della corporazione, e non significano
+alcuna compartecipazione alle faccende di Stato, ad eccezione della
+sopravveglianza sulla zecca che loro era accordata ad impedire che si
+battessero denari di cattiva lega[434].
+
+Ma nè i mercanti, nè altre arti ottennero in Roma vero ascendente
+politico, perocchè in una città senza industria, potenza possedessero
+solamente il clero, i nobili e i proprietarî di beni fondi. Le antiche
+famiglie consolari e le case senatorie del grande ceto cittadinesco del
+primo Comune continuavano a conservare il potere in Campidoglio; e il
+trattato dell’anno 1242 con Perugia e con Narni dimostra che la nobiltà
+teneva il predominio nel Senato romano. Però, durante le discordie
+interne a’ tempi di Innocenzo III e di Gregorio IX, indi durante la
+lunga assenza dei Papi, le classi inferiori del popolo mirarono anche
+in Roma ad innalzarsi, e tentarono di mutare la costituzione comunale.
+Il titolo officiale di «capitano del Popolo romano», che Brancaleone
+per primo aggiunse a quello di Senatore e adoperò in documenti
+dell’anno 1254, significa secondo il suo concetto un Comune popolare
+(_Populus_) formato delle corporazioni e delle classi inferiori di
+cittadini. Convien dire che anche a Roma avvenissero fatti simiglianti
+di quelli che recarono mutazioni democratiche a Bologna, a Milano,
+a Firenze, a Perugia; ed infatti può darsi che ormai la scissura
+del Senato avvenuta al tempo di Innocenzo III, allorchè la parte
+democratica levò al potere uomini di sua confidenza (_boni homines_),
+desse la prima spinta alla formazione posteriore del _Populus_,
+ossia federazione di tutte le maestranze[435]. Che ciò fosse conforme
+all’indole del tempo, cel mostra la rivoluzione importante che avveniva
+a Firenze. Là, nell’Ottobre 1250, la cittadinanza s’era sollevata
+contro la nobiltà ghibellina, aveva formato un nuovo Comune popolare
+(Popolo), e creato Umberto di Lucca a «capitano del Popolo»[436].
+Qualche cosa di simile avvenne fuor di dubbio anche a Roma. Massime
+dall’anno 1250 in poi, l’officio di «capitano del Popolo,» analogo a
+quello di tribuno popolare, fu introdotto nelle città italiche, per
+guisa che il Podestà continuò ad essere rappresentante politico dei
+Comuni, laddove il Capitano essenzialmente fu investito del potere
+militare e di una parte del potere giudiziario. Per verità, a Roma,
+il «Capitano del Popolo» compare soltanto di tratto passeggiero,
+perciocchè ivi di regola fosservi due Senatori; e solamente
+Brancaleone, il quale nell’anno 1252 riunì nella sua persona il potere
+senatorio diviso, si appellò «senatore dell’alma Città, e capitano del
+Popolo romano»[437].
+
+A far cadere il grande Bolognese lavoravano con rabbiosa acerbità
+nobili e clero, e sopra tutti l’offesa famiglia dei Colonna. Sul
+principio di Novembre del 1255 s’erano già compiuti i tre anni del
+suo officio; or come il popolo chiedeva che si rieleggesse, la parte
+avversaria lo gravò di accuse innanzi al _Syndicus_, andò strombazzando
+che si voleva perpetuare la tirannide di uno straniero, e finalmente
+prese d’assalto il Campidoglio. Costretto ad abbassare le armi,
+Brancaleone si arrese al popolo e fu chiuso nel _Septizonium_; ma poco
+dopo, consegnato in mano alla nobiltà, venne tradotto nella torre
+di Passerano[438]. Il generoso uomo la cui morte chiedevano baroni
+e cardinali, sarebbe stato indubbiamente perduto, se non lo avessero
+protetto gli statichi romani che Bologna teneva ancora in custodia. La
+sua valorosa moglie, Galeana, fuggì di Roma, e unita ai parenti del suo
+sposo scongiurò il Consiglio di quella città a non dimettere in libertà
+gli ostaggi, ma a far sì che i Romani sciogliessero dai ceppi il loro
+concittadino. La Republica bolognese mandò allora alcuni ragguardevoli
+uomini a Roma; però il Papa, che, caduto il Senatore, s’era incorato a
+venir nella Città, respinse la richiesta e domandò che senza condizioni
+si restituissero gli statichi. Bologna tenne fermo negando, ed allora
+i nobili e parecchi Cardinali tanto e tanto fecero, che il Pontefice
+scomunicò quella città guelfa, protettrice antica della Chiesa.
+Tuttavia neppur l’interdetto piegò il coraggio indomito dei Bolognesi;
+quei magnanimi cittadini seppero mostrare che gli spauracchi degli
+anatemi erano omai diventati strali spuntati, e tennero gli ostaggi in
+custodia ancor più stretta e severa[439].
+
+Frattanto a Roma il partito vittorioso si faceva ad eleggere un nuovo
+Senatore, e la scelta cadde sul milanese Martino della Torre: però
+questi non accettò, onde a senatore fu nominato Emmanuele _de Madio_,
+con un altro che gli fu posto allato con officio di _Capitaneus_.
+Emanuele, cittadino bresciano, era stato in prima podestà di Piacenza,
+e, fuggito innanzi ad Ezzelino, era venuto a Roma[440]: or l’elezione
+che si faceva di un forestiero anche dopo caduto Brancaleone, dimostra
+che non peranco la nobiltà si fidava di rimandare senza ascolto
+le richieste del popolo. Le lettere supplichevoli che gli ostaggi
+scrivevano da Bologna, e la savia costanza dei Bolognesi i quali,
+avendo colto due parenti di Alessandro IV nella Romagna, con molti
+onori gli avevano rimandati al Pontefice, tutto questo fece sì che
+finalmente Brancaleone fosse messo in libertà; e forse vi ebbe parte
+eziandio l’attitudine minacciosa del popolo[441]. Lo si obbligò a
+comparire innanzi al _Syndicus_ del nuovo Senatore ed a dichiararvi
+che rinunciava ai suoi diritti: fecelo egli, ma protestando di esservi
+stato costretto colla violenza. E quando più tardi, nell’Agosto ovvero
+nel Settembre dell’anno 1256, partì di Roma, la nobiltà romana gli
+mandò dietro il sindaco Andrea Mardone fino a Firenze, e indusse
+il Consiglio fiorentino a non lasciar uscire della città il temuto
+ex-Senatore, se prima in presenza sua non avesse rinnovata la rinuncia
+giurata già a Roma. Brancaleone rinnovolla, ma colla stessa riserva
+dei suoi diritti verso il Comune di Roma e verso persone private, cui
+dichiarò di non aver mai fatto rinunce: senza dubbio vi si involgeva
+in mezzo anche la domanda di una parte del suo stipendio che era stato
+trattenuto in deposito nella «Camera». In questo modo ei fe’ ritorno,
+coperto di gloria, alla sua terra natia, la quale rimandò gli ostaggi e
+fu sciolta dalla scomunica[442].
+
+
+§ 4.
+
+Cade Emmanuele _de Madio_ (1257). — Il demagogo Matteo _de Bealvere_.
+— Brancaleone torna in officio di senatore. — Punizione inflitta ai
+nobili. — Distruggonsi le torri della nobiltà a Roma. — Brancaleone
+muore (1258). — Onorifica memoria di lui. — Sue monete. — Castellano
+degli Andalò, senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone
+Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade la casa dei Romano. — I
+flagellatori.
+
+Il reggimento di Emmanuele _de Madio_ fu tumultuoso e infelice.
+Creatura della nobiltà romana di fazione guelfa, non servì che a
+scopi di parte, e con debolezze e con mali tratti irritò contro di
+sè il popolo che era stato il grande amore di Brancaleone. Del potere
+s’impadronirono gli Anibaldi, i Colonna, i Poli, i Malabranca ed altri
+maggiorenti; si tornò alle confusioni antiche, e l’odiosa reazione
+aristocratica partorì guerra civile. Il popolo che benediva Brancaleone
+e bramava il ritorno del suo robusto governo, si sollevò; e quasi
+senza posa combattè tutto intorno al Campidoglio e per le vie della
+Città[443]. Nella primavera del 1257 la rivoluzione si fece universale.
+Le maestranze presero le armi, si allearono insieme, e a loro demagogo
+e caporione levarono un mastro fornaio di origine inglese, chiamato
+Matteo _de Bealvere_. Emmanuele restò morto nella guerra civica; una
+parte dei nobili fu discacciata, e il Papa medesimo costretto a recarsi
+a Viterbo, dove fu sulla fine del Maggio[444].
+
+Tosto il popolo romano richiamò di Bologna Brancaleone, ed ei venne non
+senza pericolo, perocchè la Chiesa gli tendesse agguati. Si accolse con
+giubilo il prode uomo che per tre anni aveva con tanto vigore governato
+il popolo e lo aveva difeso contro la prepotenza dei nobili: nè v’ha
+dubbio che gli fosse nuovamente conferita la podestà senatoria per
+altri tre anni[445].
+
+Non appena che Brancaleone ebbe ripreso possesso del Campidoglio, ei
+die’ principio al suo secondo reggimento con una severità che forse
+la sete di vendetta ringagliardiva, ma che le condizioni della Città
+rendevano certamente necessaria. Tutti i tribolatori del popolo cacciò,
+o gettò in carcere, o mandò al supplizio. Due Anibaldi, parenti di
+Riccardo cardinale, fe’ appendere alle forche. Con Manfredi (che adesso
+era diventato padrone della terraferma e dell’isola di Sicilia, e già
+pensava a insignorirsi della corona) conchiuse un’alleanza che avea
+per iscopo di annientare la parte guelfa. Se paia contraddizione che
+Brancaleone, republicano per indole e per tendenze, si unisse coi
+nemici nazionali della libertà civica d’Italia, convien pensare che ciò
+derivava dalle attenenze speciali in cui la città di Roma trovavasi col
+Papa. Mentre fuor di Roma questi pareva esser capo naturale dei Guelfi
+e protettore della independenza municipale, in Roma la faceva invece da
+ghibellino, precisamente come quegli che proteggeva i baroni feudali di
+origine germanica, coll’aiuto dei quali solamente teneva in freno la
+democrazia. Alessandro IV scomunicò Brancaleone e i suoi consiglieri,
+ma alla impotenza di lui si rispose colle beffe; e il Senatore,
+dopo aver protestato che il Papa non aveva diritto di scomunicare il
+magistrato romano, con publico editto bandì un’impresa contro Anagni:
+si assoggettasse, diceva, questa patria del Pontefice al Senato, se non
+voleva esser rasa al suolo. I congiunti di Alessandro IV, spacciati a
+Viterbo dall’atterrito Comune di Anagni, si gittarono supplichevoli
+a’ piedi del Papa, e tanto fecero che egli dovette umiliarsi, e
+chieder compassione al formidabile Senatore[446]: probabilmente anche
+lo sciolse dall’anatema. Alla podestà civile del Papa in Roma non si
+badava più.
+
+Brancaleone volle adesso mercè un colpo maestro farla finita cogli
+ottimati arroganti: comandò che si smantellassero le torri dei nobili,
+rocche levate ad oppressione del popolo, carceri dei debitori, caverne
+di turpi violenze. Sotto quella lista di proscrizione, nell’anno 1257,
+convien credere che cadessero più di centoquaranta torri ben munite,
+sulle quali il popolo ardente di vendetta si scagliò con furore di
+distruzione. Il gran numero delle rocche abbattute può dare un’idea
+della moltitudine che di esse v’era in Roma; giacchè, per quanto
+la giusta legge abbia toccato la maggior parte delle torri, pure è
+difficile che Brancaleone tutte le facesse atterrare, e parecchie di
+maggiorenti ghibellini o di genti amiche ne andarono immuni. Se le
+torri dei nobili nella Città si contino a trecento, se trecento se ne
+attribuiscano alle mura cittadine, ed altrettante alle Chiese, per
+certo Roma a quell’età offriva lo spettacolo belligero di una città
+che alzava al cielo un novecento torri[447]. Se poi si pensi che molte
+di esse in pari tempo componevano una parte essenziale delle case de’
+nobili ed erano costruite sopra monumenti dell’antichità, ei si può
+credere quanta ruina di vecchi edifizî quella demolizione sistematica
+abbia recato. Perciò Brancaleone si schiera fra i pessimi nemici
+dei monumenti romani, ed una età novella di rovina della Città data
+da lui[448]. Le case consecrate alla distruzione furono abbandonate
+eziandio al saccheggio, e in quell’occasione ne perirono anche gli
+archivî famigliari co’ loro documenti.
+
+Dovette pure essere squallida la vista che presentò la Città dopo
+di quella devastazione; ma Roma, come tutti gli altri paesi, era
+abituata a cotali rovinii. I cittadini di quei tempi non avevano mai
+la gioia di vedere secura e bene ordinata la patria. Passeggiavano
+in mezzo ai ruderi, e cumuli nuovi ne miravano sorgere quasi ogni
+dì. Lo smantellamento dissennato e barbarico delle case era un fatto
+abituale, come oggidì sarebbe un qualche ordine di polizia. Le città
+del medio evo erano costantemente in demolizione e in fabbrica; e
+vie e mura e case nella loro rapida mutazione riflettevano come in
+uno specchio l’indole dei partiti e le loro furie e le turbolenze
+di un governo che sempre cambiava. Quando il popolo si sollevava a
+rivolta, smantellava le case dei nemici; quando una famiglia osteggiava
+l’altra, si atterravano le case della parte che soccombeva; quando il
+magistrato urbano esiliava delinquenti, le loro case si rovesciavano;
+quando l’Inquisizione scopriva in qualche abitazione degli eretici, per
+comando del governo quelle si radevano al suolo, come se di là fosse
+passato il terremoto[449]. Quando un esercito conquistava una città
+nemica, se ne abbattevano le mura, se pure la città tutta intiera non
+si distruggeva. Dopo la celebre battaglia di Monteaperti non ci volle
+meno che il generoso coraggio di un grande cittadino per impedire che
+gli irritati Ghibellini radessero al suolo Firenze: ed ancora verso la
+fine del secolo decimoterzo la collera di un Pontefice fece smantellare
+una intiera città; Bonifacio VIII fe’ spargere il sale sui ruderi di
+Palestrina, all’istesso modo che un dì il Barbarossa aveva seminato il
+sale sopra Milano.
+
+In quella ruina delle torri romane furono travolte anche le famiglie,
+chè molti ottimati espiarono le loro colpe con esilio, colla confisca
+dei beni, e lasciando sul patibolo le ossa. Ma ora la pace e la
+sicurezza tornarono nella città e nella Campagna, la quale fu nettata
+dalle masnade di ladroni che la infestavano[450].
+
+Brancaleone governò amato e temuto, ma per poco. Mentre stava
+assediando Corneto infermò di febbre, si fece trasportare a Roma, e
+morì in Campidoglio nel vigore di sua vita: correva l’anno 1258[451].
+Con sentenza concorde i contemporanei celebrano in lui l’inesorabile
+vendicatore di tutte le ingiustizie, l’amico severo della legge, il
+protettore del popolo: bellissimo elogio pei governanti di tutte le
+età. In quel forte cittadino di Bologna, allievo pratico della sua
+scuola di giurisprudenza, rivisse uno spirito antico, che incarnò in
+sè egregiamente la vigoria republicana del suo tempo. Perchè egli
+abbia diritto all’onoranza dei posteri basti dire che ei seppe per
+parecchi anni tener l’ordine nella Città divisa dalle fazioni e darle
+il beneficio di una legittima libertà. Se avesse governato più a lungo
+egli avrebbe introdotto delle grandi novità nelle relazioni della Città
+col Papa, e perfino la tirannide (fosse stata anche lunga) di un uomo
+della sua tempra non avrebbe pei Romani potuto essere che salutare.
+
+Il popolo romano onorò in istrana guisa la memoria del suo ottimo
+senatore: la sua testa, come una reliquia, fu collocata entro un vase
+di lavoro prezioso, ed esposta a durevole ricordanza sopra una colonna
+di marmo: fu un’apoteosi bizzarra, ma il suo trofeo ornò il Campidoglio
+meglio che non abbia fatto il carroccio milanese[452]. La ricordanza
+di Brancaleone sparve di Roma, dove non v’ha monumento, non iscrizione
+che parli di lui. Ciò che solo se ne conserva sono le sue monete: da
+una faccia rappresentano l’imagine di un leone in atto che cammina, e
+tengono impresso il nome di Brancaleone; dall’altra recano l’effigie
+di Roma seduta in trono, tenente in mano una palla ed una palma;
+all’ingiro sta scritto: «Roma capo del mondo». Pertanto fu questa
+la prima volta che il nome di un senatore fosse inciso sopra monete
+romane, le quali si fregiarono soltanto di simboli civili; e così fu
+che si abbandonò l’uso fino allora adottato di mettervi sopra l’imagine
+o il nome di san Pietro[453].
+
+Come il Papa in casa sua fu liberato del nemico potentissimo, sperò
+di poter restaurare a Roma la signoria della santa Sede, mandò legati
+nella Città, e divietò che senza suo beneplacito si eleggesse il nuovo
+senatore. Ma i Romani si beffarono del suo comandamento. Morendo,
+Brancaleone aveva consigliato che gli dessero per successore lo zio
+suo; e pertanto avvenne che si nominò a senatore Castellano degli
+Andalò, fino allora pretore di Fermo. Indarno reclamò il Papa il
+suo diritto elettivo, invano disse che, non foss’altro come semplice
+cittadino romano, anche a lui competeva un voto nella elezione del
+senatore. Alessandro IV era a quel momento in Anagni, nè venne più a
+Roma[454]. Quanto a Castellano, anch’egli seguì l’esempio del nipote,
+e si guarentì con ostaggi; però la sua posizione era più difficile e
+la sua caduta inevitabile. I nobili esiliati ed il Papa demolirono
+la sua potenza, e fu soltanto in mezzo a costanti pugne ch’ei potè
+tenersi ritto fino alla primavera del 1259: la plebe comperata a denaro
+si sollevò contro lo zio di Brancaleone, e Castellano cacciato del
+Campidoglio si gettò dentro a una fortezza di Roma, e oppose robusta
+resistenza agli assedianti[455]. Allora, per influenza del Pontefice,
+furono levati al seggio senatorio due uomini romani, Napoleone
+figliuolo del celebre _Matheus Rubeus_ di casa Orsini e Riccardo
+figlio di Pietro Anibaldi[456]; ma quantunque con questa restaurazione
+del sistema antico tornasse al potere il partito guelfo, tuttavia
+anche i novelli senatori continuarono a tenere alta l’autonomia del
+Campidoglio. Ed essi rinnovarono definitivamente la pace conchiusa già
+da Brancaleone e da Emmanuele _de Madio_ con Tivoli, per guisa tale che
+la città dovette per sempre arrendersi al popolo romano e dichiararsene
+vassalla. Da quel momento in poi Tivoli non solamente pagò un tributo
+annuo di mille libbre, ma ricevette eziandio un podestà nominato dal
+consiglio del Comune romano, ed avente titolo di conte. Però conservò
+il diritto di vivere secondo i suoi Statuti, di nominare un _Sedialis_
+ossia giudice urbano, un _Capitaneus Militiae_ ossia tribuno del
+popolo, ed altri officiali di magistratura[457].
+
+Castellano dovette abbassare le armi, fu cacciato in carcere in
+pari modo che in addietro era avvenuto del nipote suo, e si salvò
+dalla morte soltanto per via degli ostaggi romani, che Bologna non
+restituì ad onta di ripetute scomuniche[458]. Finalmente fu liberato
+in occasione di un commovimento memorando che agitò le città d’Italia
+subito dopo la morte di Ezzelino e la estinzione della sua casa.
+Questo formidabile guerriero, il cui nome divenne proverbiale come di
+tiranno medioevale di città, aveva poco a poco conseguito il dominio
+dei più ragguardevoli Comuni di Lombardia. Non erano valse lusinghe di
+Innocenzo IV o di Alessandro IV per indurre quel genero di Federico II
+a romper fede alla causa ghibellina ed a porsi a’ servigi della Chiesa,
+che a quel prezzo gli avrebbe perdonato qualunque delitto. Ma alla
+fine, dopo eroica resistenza, Ezzelino cadde vicino Cassano in potere
+di nemici collegati a’ suoi danni. Gli storici descrivono con emozione
+le ultime lotte di quell’uomo straordinario, in cui l’indole della sua
+età trasformò i germi di egregie virtù in frutti di colpe detestabili,
+per modo che diventò immortale come un Nerone o un Erode del suo
+secolo[459]. Ed essi narrano quanto giubilo se ne levasse, e descrivono
+la gente che a gran frotte accorse per sbramarsi a mirare la faccia
+del tiranno prigioniero; e ne fanno il paragone di un gufo che posa
+muto moto mentre stormi di piccoli uccelli lo circondano cinguettando.
+Ezzelino morì con tre scomuniche indosso, in silenzio, sprezzando il
+mondo, il Papato, la Chiesa, la stessa sua sorte predettagli dagli
+astrologhi: morì ai 27 di Settembre del 1259 nel castello di Soncino,
+dove gli fu data onorevole sepoltura. Crudelissimo destino ebbe
+Alberico suo fratello, che nuovamente aveva disertato dalla Chiesa;
+dopo essersi difeso disperatamente nella torre di San Zeno, dovette
+arrendersi ai nemici coi suoi sette figliuoli, con due figlie e colla
+moglie, che furono tutti scannati sotto a’ suoi occhi, poi egli stesso,
+fatto a brani, trascinato a coda di cavalli.
+
+La orrenda caduta della potente casa dei Romano s’aggiunse ad altri
+flagelli per metter il terrore nello spirito degli uomini e far
+traboccare la piena dei dolori ond’erano abbeverati. Guerre perpetue
+e disgrazie, cui la penna non basta a descrivere, avevano ridotto
+a desolazione le città. «L’anima mia si sbigottisce», così parla
+un cronista di quel tempo, «a dire dei patimenti del mio secolo e
+delle sue ruine, perocchè ormai da forse vent’anni, per ragione della
+discordia fra Chiesa e Impero, il sangue d’Italia scorra come torrenti
+di acque»[460]. Tutt’ad un tratto una corrente elettrica scosse la
+gente umana, e la indusse a pentimento; a cento, a mille, a diecimila
+persone in una volta movevano in processioni, flagellandosi a sangue.
+Città dietro città furono travolte nel vortice di quella disperazione,
+e monti e valli risonarono di grida lamentose: «Pace! pace! Signore,
+facci grazia!» Molti storici di quel tempo discorrono meravigliati
+di quel fenomeno sorprendente; dicono tutti che quell’uragano morale
+primamente si levò da Perugia e poi si appiccò alla città di Roma.
+N’era presa la gente di tutte le età e di tutti i ceti. Fino i
+fanciulli di cinque anni si flagellavano. Monaci e preti prendevano
+la croce e predicavano penitenza; vecchi romiti uscivano dei loro
+nidi selvaggi, e per la prima volta in vita loro inoltrandosi nelle
+vie delle città predicavano penitenza. Gli uomini si spogliavano
+delle vesti fino alla cintola, involgevano la testa in un cappuccio,
+e pigliavano in mano uno staffile. Si univano assieme a truppe, a
+comitive; andavano a due a due, di notte recando torce, camminando
+a pie’ nudi sul ghiaccio; circondavano le chiese con salmodie da
+mettere paura; si prostravano piangendo appiè degli altari, e cantando
+inni alla passione di Cristo si picchiavano con una furia che aveva
+della frenesia. Or si gettavano bocconi a terra, ed ora alzavano le
+scarne braccia al cielo. Chi li vedeva doveva essere di sasso se non
+faceva com’essi. Gare e divisioni cessarono; usurai e ladri salirono
+al governo; peccatori si confessarono; si spalancarono le porte dei
+carceri; assassini corsero in cerca dei loro nemici e porsero loro in
+mano la spada nuda supplicandoli ad ucciderli, ma quegli scagliavano
+rabbrividendo lungi da sè le armi, e si precipitavano piangendo a’
+piedi de’ loro offensori. Allorquando cotali schiere spaventose di
+pellegrini movevano d’una in altra città, vi piombavano sopra come
+un turbine, e così quella insania di flagellatori si propagava,
+infettandole, di terra in terra[461]. Di Perugia sulla fine di autunno
+del 1260 vennero a Roma. Fino i duri Romani ne andarono in estasi; si
+apersero le porte delle loro prigioni, e così Castellano degli Andalò
+potè fuggirsene a Bologna sua città natale[462].
+
+I flagellatori sono uno dei fenomeni più meravigliosi del medio
+evo. Una grave e lunga confusione sociale, conseguenza della guerra
+combattuta fra l’Impero e il Papato, aveva partorito la frenesia
+religiosa delle Crociate onde gli uomini con fervente desiderio s’eran
+volti a cercar redenzione; la stessa brama si rinnovò nei flagellatori
+dell’anno 1260. La gente umana contristata dai suoi tanti dolori
+raccoglieva nel profondo dell’anima le impressioni di avvenimenti
+che la esaltavano; eresie, inquisizione, roghi, fanatismo di frati
+mendicanti, invasioni di Tartari, lotta feroce delle due podestà, furia
+di fazioni, guerra civile devastatrice di tutte le città, tirannide
+di Ezzelino, e fame e peste e lebbra: questi erano i mali che allora
+desolavano il mondo. Le peregrinazioni di quei flagellatori, che
+parevano altrettanti demonî erranti, fu l’espressione popolare di una
+miseria universale, fu protesta disperata e penitenza volontaria della
+società, cui s’apprese un contagio morale così grave come fu quello
+ond’era caduta inferma al tempo delle Crociate. In quella truce forma
+di penitenti gli uomini presero commiato dall’epoca storica in cui
+si combattè la guerra mondiale fra Chiesa e Impero. Ma sulla fine di
+quest’epoca spuntò un genio, figlio di essa. Fu Dante, che di tutto
+quel mondo medioevale compose un sol monumento. Il suo poema immortale
+è un duomo meraviglioso, turrito a stile gotico, dalle cui merlature
+vediamo sorgere le eminenti persone di quell’età, imperatori e papi,
+eretici e santi, tiranni e republicani, i vecchi e i nuovi, i sapienti
+e gli ingegni creatori, gli schiavi e i liberi, tutti aggruppati
+intorno al genio umano penitente che va cercando libertà[463].
+
+
+
+
+LIBRO DECIMO.
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+
+§ 1.
+
+L’Impero tedesco. — Manfredi, re di Sicilia. — Sue relazioni col Papa
+in Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a Montaperti. — Firenze
+ed altre città prestano omaggio a Manfredi. — I Guelfi si volgono a
+Corradino in Germania. — Alessandro IV muore nel 1261. — Urbano IV,
+papa.
+
+Le guerre italiche avevano spossato Germania; scissa internamente, era
+caduta in debolezza profonda da cui l’Impero antico non si risollevò
+mai più. Morto Guglielmo di Olanda nella guerra dei Frisoni (ai
+28 Gennaio 1256), la corona di Alemagna fu disdegnata da’ principi
+discordi e venduta a chi ne dava maggior prezzo: così avvenne che
+l’infiacchito sentimento nazionale tollerò che al grande soglio
+imperiale si esaltassero due signori stranieri, Riccardo di Cornovaglia
+e Alfonso di Castiglia; e tanto stremate s’erano dappertutto le forze,
+che la duplice elezione (onde i Papi tornarono ad essere arbitri
+dell’Impero) non trasse più guerre dietro di sè. Quei re forestieri
+senza repugnanza alcuna riconobbero nel Pontefice la podestà di giudice
+dell’Impero; e, assisi sulle rovine di questo, vere ombre, non fecero
+che rappresentarne al vivo il decadimento profondo[464].
+
+Più avventurato fu Manfredi nelle Puglie ed in Sicilia, di cui nessun
+soldato pontificio calpestava più il suolo. Manfredi aveva mirato alla
+corona e l’ottenne. Profittando abilmente della fama che Corradino
+fosse morto (nè è difficile che egli ad arte ne avesse fatto spargere
+il grido), addì 11 Agosto 1258 si fe’ coronare a Palermo. Sebbene fosse
+una manifesta usurpazione dei diritti di Corradino, tuttavia la voce
+del paese ne la aveva richiesta; le condizioni delle cose la avevano
+imposta e giustificata; e già un esempio se ne aveva avuto in Filippo
+di Svevia, che parimenti di tutore del nipote s’era fatto usurpatore
+della sua corona. Ai legati di Corradino venuti per protestare
+Manfredi con buone ragioni dichiarò essere cosa impossibile che un
+re il quale dimorava nella lontana Germania tenesse la signoria di
+Sicilia; dover questa terra obbedire non ad altri che a un principe
+domestico suo; per nascita e per costume sè essere italiano; voler
+da monarca legittimo dominare sul reame che aveva, mercè la sua buona
+spada, conquistato contro due Papi; aggiunse finalmente che Corradino
+avrebbe potuto succedergli dopo ch’ei fosse morto. La coronazione di
+Manfredi era stata un atto tale che lui doveva rendere nemico eterno
+delle legittime pretese degli Hohenstaufen sopra Sicilia; perciò ei fu
+costretto a combatterle, a tenerle remote dalle frontiere italiche ed a
+farsi sostenitore dell’idea nazionale d’Italia. E così ne fu distrutta
+l’antica associazione politica di questa contrada con Germania, e
+composto uno stato di cose quale era quello cui i Guelfi avevano inteso
+a creare.
+
+Come or Manfredi, di luogotenente di Corradino s’ebbe tramutato in
+suo nemico, e di vicario di Germania si cambiò in principe nazionale
+italiano, può darsi che accortezza suggerisse ad Alessandro IV di
+confermarlo, sotto certe condizioni, a re vassallo della Chiesa,
+similmente di quello che altra volta un Papa aveva fatto levando il
+normanno Ruggero al trono di Sicilia. Ma non volle Manfredi essere
+principe vassallo, sibbene monarca independente, laonde conseguenza
+della sua coronazione si fu che il Pontefice protestasse quella
+esser nulla, che pronunciasse una novella scomunica, e scagliasse
+l’interdetto contro tutti i vescovi e tutte le città che lo
+riverivano[465]. L’odio della Curia pontificia contro la schiatta di
+Federico durava inestinguibile; sospettava essa (e con buona ragione)
+che Manfredi avrebbe sempre osteggiato le pretensioni del Papa, senza
+posar mai finchè non avesse conquistato il reame d’Italia e postosi in
+capo la corona imperiale.
+
+La conciliazione tentata più volte fallì eziandio poichè il Papa
+chiedeva che s’allontanassero d’Italia i Saraceni. La durata di questa
+colonia di Musulmani nelle Puglie fa ricordare la storia di que’ tempi
+in cui gli Arabi dai loro covi del Garigliano avevano incusso spavento
+a tutta l’Italia. Federico II aveva trapiantato a Luceria i loro
+compatriotti di Sicilia, facendosene un campo di arcieri abilissimi,
+sempre parati a combattere. I frati predicatori, che Gregorio IX aveva
+mandato ripetute volte fra loro, non erano giunti a convertire uno solo
+di quegli infedeli; e anche dopo di lui, e sempre, il nome di Allah
+gridato dalle scolte risonò dalle torri di Luceria, e i letterati vi
+andarono spiegando nelle moschee il Corano. Federico aveva composto
+di Saraceni la sua guardia, e, scevro di pregiudizî, aveva eletto ad
+alti officî parecchi uomini ragguardevoli di loro gente: la tolleranza
+degli Hohenstaufen serbò in vita quei Maomettani, che rimasero fedeli
+a loro fino alla morte. Se anche sia esagerata la notizia data dal
+Cronista inglese che i Saraceni contassero sessantamila uomini atti
+alle armi, erano però abbastanza numerosi perchè tenessero il Pontefice
+in angustie[466]. Nelle guerre degli Hohenstaufen contro la Chiesa
+furono essi il solo esercito permanente che quei principi avessero:
+guerrieri fervidissimi e distruttori senza pietà, invulnerati dalle
+scomuniche, trucidavano allegramente preti e frati mendicanti; senza
+rimorsi bruciavano chiese e conventi, e devastavano città conquistate,
+sì come fecero di Albano e di Sora al tempo di Federico II, e di Ariano
+a quello di Manfredi. La loro colonia nell’Italia meridionale fu una
+spina confitta in cuore dei Papi[467]. Alessandro IV chiese che si
+bandissero; ma Manfredi non vedeva altra salute che nella loro fedeltà,
+e doveva i suoi primi successi di prosperità ai loro archi ed alle
+loro frecce; li protesse, e, come il padre suo, chiamò schiere sempre
+novelle di Arabi, che vennero dalle coste di Africa a porsi a’ suoi
+stipendî. I Papi lo chiamarono sultano e alleato dei Pagani, e le loro
+crociate furono sempre indiritte contro Manfredi e insieme contro i
+Saraceni di Luceria.
+
+Coronato che fu, Manfredi entrò in una nuova epoca della sua
+vita politica. Presto ottenne ascendente nell’Italia di mezzo e
+settentrionale; la sua potenza prese dimensioni maggiori, e, quantunque
+il compimento di un tanto disegno trovasse difficoltà insuperabili, lo
+affaticava il pensiero di riunire tutta Italia sotto al suo scettro
+come re nazionale. La sua rottura con Corradino e coi Tedeschi lo
+fece avvicinare ai Guelfi; s’era fatto accogliere nella confederazione
+intesa a debellare Ezzelino, e conchiudeva trattati con Genova e con
+Venezia. Ma presto venne in aperto che la parte guelfa non era più
+la vera nazionale, perlochè Manfredi, come ebbe compreso esser cosa
+impossibile rappattumarsi col Papa, tornò alle tradizioni della sua
+famiglia, e alleatosi ai Ghibellini combattè insieme con essi contro
+lo Stato della Chiesa. Nominò il Palavicini, loro duce nell’Italia
+superiore, a suo capitano in Lombardia; elesse il genovese Percivallo
+Doria a suo vicario a Spoleto e nelle Marche; e Giordano di Anglano
+conte di San Severino, suo consanguineo, fe’ vicario di Toscana[468].
+Questo paese, di cui Siena era il quartiere dei Ghibellini, dopo la
+celebre giornata di Montaperti, prestò omaggio a Manfredi come a
+supremo signore e protettor suo. I Sanesi congiunti ai Ghibellini
+fuorusciti di Firenze, che s’erano raccolti sotto il loro gran
+capitano Farinata degli Uberti, e soccorsi da genti tedesche venute con
+Giordano di Anglano, ruppero ivi sulle rive dell’Arbia, ai 4 Settembre
+1260, i confederati Guelfi: e Firenze la ricca, la potente aperse
+ai Ghibellini le porte, e tributò ossequio al conte Giordano, che lo
+ricevette per Manfredi. Avvenimento gravido di conseguenze! Diminuì
+la forza della Chiesa, accrebbe la considerazione di Manfredi in tutta
+Italia, schiacciò la fazione guelfa, ma anche la rese per sempre nemica
+implacabile di quel Re; e lui incatenò piè e mani ai Ghibellini di
+cui si buttò adesso in braccio, e gli tolse agio di far pace colla
+Chiesa, che nelle sue distrette chiamò a soccorso un despota straniero:
+tuttavolta fornì eziandio di repente a Manfredi una base nuova di
+potenza nell’Italia di mezzo, donde potè agire più gagliardamente
+contro il Papa e tenere in commovimento lo Stato ecclesiastico fin
+sotto le porte di Roma[469].
+
+I Guelfi di Firenze e di altre città si gittarono sconsigliatamente
+dentro di Lucca, loro ultima trincea. Si volsero eglino (così
+stravaganti erano a quel tempo gli indirizzi dei partiti!) financo
+a Germania, e richiesero Corradino che scendesse per togliere la
+corona all’usurpatore e per restaurare i diritti dell’Impero. L’ultimo
+nipote di Federico II, fanciullo di otto anni, rispose loro per bocca
+di suo zio Luigi di Baviera; tolse Firenze e la federazione guelfa
+sotto l’imbelle suo patrocinio, proclamò che Manfredi ed i Ghibellini
+erano suoi nemici, e promise che presto sarebbe venuto egli stesso in
+Italia o che vi avrebbe mandato suoi legati, se i Principi tedeschi
+lo avessero concesso[470]. Alessandro IV frattanto, costernato della
+caduta di Firenze, scomunicò Siena ed i Ghibellini, li citò a comparire
+davanti il suo tribunale, e scongiurò Pisa affinchè abbandonasse la
+lega con Manfredi. Ma, ai 28 Marzo 1261, Firenze or fatta ghibellina,
+Pisa, Siena e molte altre città, sotto l’autorità del Re conchiusero
+una alleanza offensiva e difensiva contro tutti i Guelfi ed i loro
+partigiani; e così l’antica federazione tusca venne in balia di
+Manfredi[471]. Solamente la lega delle città umbre, di cui era capo
+la guelfa Perugia, rimase fedele alla Chiesa e impedì che l’altra lega
+facesse maggiori progressi.
+
+Poco appresso morì il debole Alessandro IV, affranto dai dispiaceri:
+passò di vita il dì 25 Maggio 1261 a Viterbo, dove alcun tempo prima
+s’era recato, dopo di aver fatto un lungo soggiorno ad Anagni, ed uno
+breve nella turbolenta Roma[472].
+
+Gli otto Cardinali (che tanti e non più componevano allora il sacro
+Collegio) si congregarono per la nuova elezione a Viterbo. Per più di
+un mese non se la intesero, finchè, ai 29 di Agosto, essendo presente
+per caso il Patriarca di Gerusalemme, questi fu eletto papa. Jacopo
+Pantaleone, figlio di un calzolaio di Troyes, era un prelato francese,
+il quale col suo ingegno e con prospera fortuna era venuto a grande
+stato nella Chiesa. Il fatto che un Francese era salito alla cattedra
+santa fu tosto nuncio che si sarebbero composte novelle attenenze
+politiche; ed invero il Papato per sua sventura abbandonò l’indirizzo
+nazionale e si gettò fra le braccia della monarchia di Francia. La mira
+dei Pontefici di mandare a precipizio gli ultimi Hohenstaufen che erano
+in Italia fu ragione di quella stretta colleganza con Francia; e cotal
+meta non fu raggiunta che a prezzo immensamente caro.
+
+Pantaleone, eletto a Viterbo nel dì 4 Settembre 1261 con nome di Urbano
+IV, s’infervorò nell’odio ereditato dai suoi predecessori contro il
+«nido delle vipere» di Federico II, e si mise all’opera con passione di
+nemico personale. A Roma non andò; in Laterano non pose mai piede[473].
+
+
+§ 2.
+
+A Roma si lotta per la elezione del senatore. — Giovanni Savelli e
+Anibaldo Anibaldi, senatori (1261). — I Guelfi fanno senatore Riccardo
+di Cornovaglia; i Ghibellini vi eleggono Manfredi. — Carlo di Angiò,
+candidato senatore. — Urbano IV offre a lui la Sicilia. — Trattative
+per ragione del Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori
+di Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano nella Tuscia
+romana. — Pietro di Vico. — Manfredi è deluso nelle sue mire su Roma. —
+Pietro di Vico è ricacciato della Città. — Urbano IV muore nel 1264.
+
+A Roma ferveva allora contesa per la elezione del senatore. In tale
+officio a Napoleone Orsini ed a Riccardo Anibaldi erano succeduti
+Giovanni de Sabello e Anibaldo Anibaldi, nipote quest’ultimo di
+Alessandro IV: e dopo che, intorno alla Pasqua dell’anno 1261, i due
+erano usciti di carica, si era anche accesa una sì veemente disputa per
+l’elezione, che Alessandro IV aveva dovuto scampare a Viterbo[474]. Le
+fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini dividevano a quel tempo la Città
+con tanta recisione che da allora in poi se ne afforzò durevolmente
+l’essere dei loro partiti. Poco prima che morisse Alessandro, e tosto
+che il cardinal Giovanni di san Lorenzo, inglese, ebbe comperato i
+loro voti, i Guelfi elessero senatore a vita Riccardo di Cornovaglia,
+già coronato re dei Romani: per lo contrario acclamarono gli altri re
+Manfredi a senatore. Fu questa la prima volta che i Romani dessero ad
+un signore regio e straniero la podestà senatoria già vigilata così
+gelosamente; e fu prova che gli spiriti democratici fra loro erano in
+decadenza. Il genio della libertà aveva tolto commiato da Roma insieme
+con Brancaleone, avvegnaddio questo generoso uomo fosse l’ultimo
+republicano vero del Campidoglio. L’amore d’independenza e la grandezza
+di tutte le virtù civili che da quello scaturiscono caddero a questa
+età in basso anche negli altri Comuni: la potenza eroica che loro aveva
+infuso la lotta di libertà combattuta contro gli Hohenstaufen sparve
+insieme col pericolo esteriore; il lusso prese il sopravvento; i Comuni
+spossati di forze furon giuoco or di governi plebei ed or di tirannidi,
+e manifestamente vennero accostandosi all’idea monarchica.
+
+Perciò i Romani, diventati troppo deboli per sostenere i diritti della
+Republica contro il Pontefice, elessero dei Principi a loro senatori,
+e posero sotto la protezione di questi il Campidoglio: ed invero
+reputavano che un senatore regio avrebbe difeso la loro libertà contro
+le pretese della santa Sede più efficacemente di quello che avrebbe
+potuto farlo qualsiasi altro Podestà. Manfredi inoltre ne dava loro
+speranza, perchè egli avversava quella podestà giudiziaria sull’Impero
+che i due pretendenti della corona di buon animo consentivano invece al
+Pontefice: e già Manfredi affermava che la santa Sede non poteva avere
+il diritto della elezione imperatoria, appunto perchè questo diritto
+apparteneva al Senato, ai nobili ed al Comune di Roma[475].
+
+Il Re, uomo pien d’ingegno, era al colmo delle buone fortune, e godeva
+(ma doveva essere breve!) il favore di Sicilia e delle Puglie, in mezzo
+allo splendore della sua gaia corte, ornata del sorriso delle muse.
+Col suo ascendente giungeva fino sul Po ed in Piemonte; Re potenti
+aveva per amici. Dopo la morte di sua moglie Beatrice aveva menato in
+donna, nel Giugno dell’anno 1259, Elena figliuola di Michele Angelo
+Ducas despota dell’Epiro; ed ora, nel 1262, la sua giovine e bella
+figlia Costanza (egli, lo scomunicato della Chiesa) sposava con Pietro
+di Aragona, figliuolo di re Jacopo, ad onta che il Papa vi opponesse
+sue proteste, quasi che fosse presago della fatale vendetta che gli
+Hohenstaufen avrebbero un dì raccolto da cotal maritaggio[476]. La
+elezione a senatore doveva essere di massima importanza per Manfredi,
+poichè avrebbe potuto servirgli di fondamento a’ suoi disegni audaci.
+Che cosa poteva infatti bramare di più, che tenere in podestà sua
+Roma oltre alle città di Toscana? Ma a Roma adesso Ghibellini e
+Guelfi ivano accapigliandosi in gran furia pro e contro Manfredi, pro
+e contro Riccardo, in quello che il Papa studiavasi di metter fuori
+della porta entrambi questi pretendenti. E veramente ad Alessandro
+IV, breve tempo prima della sua morte, era riuscito di por fine alla
+lotta dei partiti; e, lui trapassato, era paruto che la quiete si fosse
+ristabilita nella Città[477], dacchè il popolo aveva provvisoriamente
+posto il reggimento nelle mani di uomini di sua confidenza, appellati
+_boni homines_, con facoltà di sottoporre a revisione gli Statuti e di
+eleggere definitivamente il senatore. Quella giunta di conservatori
+della Republica s’era tenuta alla testa delle cose cittadine più
+che un anno[478]; ma, come il popolo aveva chiesto che la si finisse
+collo stato provvisorio, e che all’uno o all’altro dei due, Riccardo
+o Manfredi, si desse l’officio senatorio, i partiti erano venuti
+nuovamente a guerra civile. Una fazione, composta di gente moderata,
+propose che si eleggesse Pietro di Aragona genero di Manfredi; quanto
+ai Guelfi, lasciato in disparte Riccardo ch’era lontano, riunirono i
+loro voti sopra il vicino Carlo di Angiò.
+
+La elezione di questo Principe francese ebbe grandissima rilevanza
+storica. Infatti Urbano IV teneva con lui negoziati per conferirgli
+la corona di Sicilia, il qual reame o piuttosto il suo popolo (cui
+i Papi non facevano che dar parolone di libertà e di independenza)
+erane trattato da anni in qua come una greggia stupida, ed esibito a
+chi avesse meno esigenze. Enrico III d’Inghilterra ne aveva accettato
+l’offerta per suo figlio, ed allora era paruto che i Normanni, dopo
+la caduta di lor dinastia, fossero destinati a tornare nell’antico
+regno per l’ampio giro di un passaggio dall’Inghilterra. Però le
+continue guerre coi baroni di quel paese, cui il Re aveva rotto la
+fede della costituzione, il rifiuto della Chiesa inglese di lasciarsi
+imporre ancora tributi, la lontananza e l’incertezza dell’intrapresa,
+impedirono che Enrico mantenesse le sue promesse. Il giovine Edmondo
+rimase nella remota Britannia, re di un mero titolo scritto in
+pergamena; nè fu egli certo che turbasse i sonni di Manfredi. Urbano IV
+pertanto risolse di trarre in campo un altro pretendente, un Principe
+famoso in guerra, di quella Francia ch’era ricca e fervidamente
+cattolica: e questi fu Carlo, minor fratello di Luigi IX. Conte di
+Angiò e del Maine, era eziandio signore di Provenza e di Forcalquier
+i quali due paesi, dopo la morte di Raimondo Berengario IV, ultimo
+conte di Provenza, gli aveva recato in dote Beatrice figlia di questo
+Principe[479]. Ancora in addietro Innocenzo IV aveva offerto Sicilia
+all’istesso Carlo, ma il negozio era allora fallito, chè Francia
+vi si era opposta. Sennonchè adesso il francese Urbano IV ripigliò
+le trattative, dopo che, per conseguenza della battaglia combattuta
+sull’Arbia, era cresciuta di tanto momento la potenza di Manfredi:
+nell’anno 1262 il Papa mandò il notaio Alberto da negoziatore in
+Francia, e Carlo senza battere ciglio afferrò la corona che gli
+si veniva proponendo. Spingevanlo cupidigia sua propria d’impero e
+ambizione della sua donna; avvegnaddio l’orgoglio di Beatrice non
+potesse tollerare di dovere esser da meno per grado delle sue tre
+sorelle, tutte regine: infatti Margherita era moglie di Luigi IX,
+Eleonora aveva sposato Enrico III, e Sancia aveva per marito Riccardo
+di Cornovaglia. È cosa che torna ad onore di Luigi il Santo, che egli
+non volesse aderire all’usurpazione di Sicilia, onde doveva farsi
+stromento il fratel suo offendendo altrui diritti: però il Pontefice
+seppe acchetare alla fine i suoi scrupoli, dimostrandogli che la
+conquista di Sicilia spianava la via dell’Oriente.
+
+Urbano IV, ai 28 di Luglio 1263, protestò essere sciolto il
+patto conchiuso con Edmondo: per verità Enrico III fu restio ad
+abbandonare le sue pretese sopra Sicilia per cui Inghilterra aveva
+profuso senza alcun pro le sue ricchezze; ma il Re, insieme con
+Riccardo di Cornovaglia, era a quel momento prigioniero di Simone
+conte di Leicester e di Monfort, e dovette finalmente acconciarsi
+a dar la rinuncia. Allora Urbano trattò con Carlo sulle condizioni
+dell’investitura feudale; e, intanto che di quest’argomento si
+discuteva, il Conte, all’insaputa del Pontefice e per via di abili
+agenti, si maneggiò per essere eletto senatore di Roma. Questo avvenne
+sul principio di Agosto dell’anno 1263.[480]. Gli Italiani accusano
+Urbano IV di avere, egli francese di nascita, tratto in Italia una
+dinastia straniera; però questa colpa ricade a più forte ragione sopra
+tutto il partito guelfo del loro paese, che era deviato dalla sua
+idea nazionale. I Guelfi ed i Papi, nel cui gretto animo non alitava
+più lo spirito grande di Alessandro III e di Innocenzo III, apersero
+nuovamente Italia ad un signore straniero; venne questi cupido di
+impero, e vinse, e soffocò il pensiero nazionale, onde insieme con esso
+tramontò la grandezza del Papato antico.
+
+Del resto i Romani rispettavano sì poco i diritti dei loro Pontefici,
+viventi costantemente in esilio, che o non significarono ad Urbano IV
+la elezione del nuovo senatore, o, se lo fecero, gliela annunziarono
+soltanto dopo che da lunghissimo tempo la fama gliene aveva recato la
+novella[481]. Dimorava egli in Orvieto, e con Roma trovavasi in mali
+termini. I banchieri romani erano ancora creditori di ragguardevoli
+somme verso la Chiesa, che non aveva modo di pagarle; e se Urbano
+s’avesse fatto vedere in Laterano, sarebbe stato l’anima dannata
+delle turbe di quei creditori e di furibondi Ghibellini. Di fatto
+egli non possedeva più in Roma alcuna podestà civile, e, fino dal
+tempo di Brancaleone, la santa Sede s’era lasciata scappare di mano la
+investitura del Senato. La inattesa elezione di Carlo a senatore cadde
+dunque come un fulmine secco in mezzo alle trattative che pendevano per
+la infeudazione di Sicilia. Urbano ne fu costernato. La futura unione
+della podestà senatoria colla corona di Sicilia nella persona di un
+Principe ambizioso minacciava di serio pericolo la independenza del
+Papa. Temeva egli di cader di Scilla in Cariddi, dal giogo degli Svevi
+nella tirannide dei Provenzali; in breve giocava sopra una carta la
+signoria suprema di Roma[482].
+
+Fra le condizioni che primamente avevasi imposte al Conte di Angiò
+per riguardo a Sicilia, s’era inserito l’articolo che egli nè a Roma
+nè altrove nello Stato ecclesiastico avrebbe potuto tenere officio di
+senatore o di podestà[483]: tuttavolta adesso Urbano videsi costretto
+a modificare il patto, ed anzi a consigliare con grande insistenza che
+Carlo accettasse la dignità senatoria. Se questi rifiutata la avesse,
+probabilmente essa sarebbe capitata in mano del genero di Manfredi,
+e ciò avrebbe impedito la conquista del reame; invece, il possesso di
+Roma era per Carlo il primo e sicuro passo ad ottenerla. Dopo consulte
+lunghe coi Cardinali, Urbano incaricò il suo legato di rappresentare la
+cosa al Conte, ma di vietargli che assumesse la carica di senatore a
+vita, e di imporgli che in quella faccenda destreggiasse con artificî
+diplomatici: bastano questi suggerimenti per dimostrare che ometto
+fosse quel prete nell’abilità di farsi giuoco dei giuramenti. Se Carlo
+avesse a quest’ora anche promesso ai Romani di essere loro senatore
+per tutta la vita, doveva il legato proscioglierlo del giuramento,
+e secretamente obligarlo ad un altro, che avrebbe tenuto l’officio
+temporaneamente, a piacimento del Papa[484]: a lui infatti pareva
+cosa tanto importante limitar la durata della senatoria di Carlo che
+ne fece dipendere l’infeudazione di Sicilia. Così fu che mandò in
+Francia uno dei più esperti Cardinali, Simone di santa Cecilia, e lo
+provvide di due diverse minute di scritture, comandandogli di indurre
+Carlo ad accettare quello dei due trattati che era il meno pericoloso.
+L’uno portava che il Conte dovesse tener l’officio di senatore per
+cinque anni; se in questo periodo di tempo avesse conquistato Sicilia,
+avrebbe dovuto rinunciare immantinente alla carica di senatore, sotto
+pena della scomunica e della perdita de’ suoi diritti al reame. La
+seconda formula recava invece ch’ei promettesse ai Romani di accettare
+l’officio soltanto per quel tempo che gli avrebbe talentato, e che
+indi al Papa giurasse di durar senatore per cinque anni al più, o
+per quel termine che gli verrebbe stabilito: per il caso poi che i
+Romani avessero insistito onde l’officio durasse a vita, Carlo doveva
+promettere che, fatta la conquista di Sicilia, od altrimenti conosciuto
+essere essa impossibile, avrebbe deposto l’officio di senatore nelle
+mani del Pontefice appena che questi ne l’avesse richiesto: in ogni
+evento avrebbe dovuto provvedere che la dominazione di Roma tornasse
+alla santa Sede[485]. Ed il Papa comandava al legato che se Carlo
+rifiutasse di guarentire solennemente i diritti della Chiesa sul
+Senato, ei dovesse abbandonare ogni trattativa per riguardo a Sicilia e
+tornarsene a casa[486].
+
+Urbano era involto in grandissime difficoltà. Sicilia, fatale
+egualmente per gli Imperatori che per i Pontefici, fino dai tempi
+di Leone IX aveva cagionato alla Chiesa umiliazioni molte, e mille
+pene e cure. Il dominio di questa terra, in cui i Papi avevano visto
+riposare il fondamento di loro independenza civile, era stato origine
+di formidabili guerre coll’Impero; ed eglino stessi erano costretti
+a confessare che ambivano ad una signoria politica senza aver forza
+bastevole di conservarsene padroni nemmanco per un anno solo. Ed era
+un lamento che l’inquietudine gli strappava dal profondo dell’anima,
+quella parola onde Urbano IV sclamò: «Dice Geremia, che ogni male ne
+sarebbe venuto dal settentrione; però io confesso che esso ci viene di
+Sicilia»[487]. Nondimeno egli aveva abilmente saputo associare l’affare
+del Senato coll’investitura del reame; e ciò obligò Carlo a rinunciare
+alla durata vitalizia dell’officio senatorio, e, per rimostranze del Re
+di Francia, a sottoporsi alle condizioni imposte da Urbano.
+
+Dalle lettere del Pontefice si pare che i Romani e Carlo lo lasciarono
+al buio delle trattative che fra sè tennero. I Guelfi romani avevano
+effettivamente nominato il Conte a _dominus_ e _signor_ della Città
+finchè avesse vivuto: e l’aver gettato la loro libertà in grembo ad
+un ignoto, che non si aveva acquistato alcun merito fra essi, destò
+lo sprezzo perfino de’ contemporanei, quantunque fossero guelfi come
+loro; avvegnaddio la cosa provasse che Roma era divenuta indegna di
+libertà[488].
+
+Dopo che il conte di Angiò ebbe accettato le proposte del cardinale
+Simone (il quale adempiè bravamente il suo incarico) ed ebbe promesso
+di essere a Roma per il giorno di san Michele dell’anno 1264, mandò
+alla Città Jacopo Gaucelin da suo vicario nel senato, ed alcuni
+cavalieri provenzali. Il Gaucelin, sul principio di Maggio del 1264,
+prese, in nome di Carlo, possedimento della rocca Capitolina, ma
+tosto dopo morì, e in officio di prosenatore gli succedette Jacopo
+Cantelmi[489]. Così fu che il Principe francese si cacciò primamente in
+Campidoglio da pretendente contro Manfredi, col proposito di balzarlo
+poi anche dal trono di Sicilia.
+
+Indarno Manfredi aveva parecchie volte tentato di appiccare trattative
+con Urbano; con grande suo cruccio vedeva ora un avversario straniero,
+chiamato dal Pontefice, metter radice in Roma. Di qui i Ghibellini
+erano stati discacciati ancor prima che vi facesse comparsa il
+Vicario di Carlo. Si raccolsero essi in Toscana intorno al proconsole
+_Petrus Romani_ di Vico, un signore potente della terra dei Prefetti,
+zelantissimo partigiano di Manfredi e suo luogotenente ossia vicario
+nel Senato[490]: i Guelfi dalla lor parte si ordinarono sotto
+il vessillo di Pandolfo, conte di Anguillara, presso al lago di
+Bracciano[491]. Dì non passava che le due fazioni non si azzuffassero
+per disputarsi le castella di Toscana. Pietro di Vico, cui Giordano
+di Anglano aveva mandato milizie, potè financo conquistare la città di
+Sutri, ma ne lo ricacciò il Cantelmi vicario di Carlo. Sulla fine anzi
+del Maggio questo prosenatore lo assediò nel castello di Vico; però le
+divisioni e la paura di una venuta di Manfredi gli fecero abbandonare
+l’impresa; e le soldatesche romane oramai sui primi di Giugno del 1264
+tornarono nella Città, per modo che Pietro ne fu liberato[492]. Come
+or Manfredi ebbe sicurezza che Carlo di Angiò sarebbe tosto entrato
+in campo, decise di muovere contro Roma, e in pari tempo, unito coi
+Ghibellini, risolse di tentare un bel colpo contro il Pontefice in
+Orvieto[493]. Dalle Marche, da Toscana, dalla Campania (dove il Re
+stesso pose campo sul Liri), dovevasi imprendere una grande spedizione
+nello Stato ecclesiastico. Però malvagità di destino da qualche tempo
+infiacchiva le forze di Manfredi. Speranza di potersi intendere col
+Papa aveva fino dapprincipio tolto lena alla sua attività; e, ad onta
+che Toscana gli porgesse opportunità propizia (anche Lucca aveva aperto
+le porte ai Ghibellini), gli fecero difetto in ogni opera sua unità
+di piano ed energia: così, invece di sgombrarsi audacemente la via di
+Roma, ristette dalla sua marcia, poichè la Campagna romana gli negava
+il passaggio. Il Lazio aveva allora abbracciato la parte guelfa; il
+Pontefice aveva ordinato a tutti i baroni ed a tutti i vescovi di
+serrare ermeticamente le porte della loro terra; nessun castello poteva
+concedersi in investitura a chi non fosse del paese, nè permettevasi
+che si conchiudessero maritaggi fra abitatori della Campagna e sudditi
+del Re[494]. Manfredi per conseguenza nell’estate tornò in Puglia:
+bensì in soccorso di Vico e contro a Roma aveva mandato con milizie il
+suo capitano Percivallo Doria, e questi per gli Abruzzi s’era aperta
+una via nelle terre romane, ma il generale non potè conquistare Tivoli
+che ora obbediva sommessamente alla Città, nè osar di effettuare su di
+Roma un’impresa progettata: il Doria entrò nel territorio di Spoleto,
+e infelicemente annegò nelle acque della Nera, vicino Rieti, e così il
+Papa se la levò liscia del pericolo che lo minacciava.
+
+Tuttavolta ogni dì più le condizioni di Urbano IV facevansi gravi:
+la lega delle città di Narni, di Perugia, di Todi, di Assisi e di
+Spoleto gli negava soccorsi; vuoti erano gli scrigni; e soltanto con
+grande fatica poteva raccogliere qualche po’ di soldati. Dugento ne
+gettò nella rocca del Campidoglio, e, composto un piccolo esercito
+nel distretto di Orvieto sotto gli ordini del maresciallo Bonifacio di
+Canossa, fe’ in tutti i paesi predicare la croce contro Manfredi ed i
+suoi Saraceni, scongiurò Carlo che si affrettasse a venire, e lo pose
+in guardia contro i sicarî che, diceva, quell’altro mandava per torlo
+di vita[495].
+
+Il fatto che Roma restasse allora in potere dei Guelfi decise delle
+sorti di tutto l’avvenire. Fu per Manfredi massima sventura che non
+antivenisse il suo avversario entrando egli nella Città, e che non
+potesse impedire l’ingresso di Carlo in Campidoglio. Roma era divenuta
+il ricettacolo di tutti i suoi nemici, massime anche dei numerosi
+fuorusciti pugliesi che smaniavano di tornare in patria e di far loro
+vendette. Vollesi per verità tentare di togliere la Città dalle mani
+dei Guelfi prima che Carlo giungesse: a quest’uopo si compose un piano,
+e (sebbene Tivoli non acconsentisse ad accogliere i Ghibellini) Ostia,
+donde poteva impedirsi uno sbarco di Carlo, cadde in potere di Riccardo
+degli Anibaldi, la cui famiglia potente seguiva la parte ghibellina,
+ad eccezione del cardinale di pari nome che era stato dei più zelanti
+a far eleggere Carlo a senatore[496]. Una vittoria di Pietro di Vico,
+che, unito con Francesco di Treviso capitano di Manfredi, aveva presso
+Vetralla fatto prigioniero il Conte di Anguillara, incorò gli esuli
+ghibellini, che ora sperarono di penetrare in Roma mercè un attacco
+notturno. Pietro sbucò di Cervetri, l’antica Cere, che era un suo
+castello; e, senza pur attendere gli altri, come avrebbe dovuto fare
+conformemente alle intelligenze prese, in una notte giunse su Roma. I
+suoi amici gli apersero la porta di san Pancrazio, ma egli non vi potè
+porre piè forte, e, mentre voleva impadronirsi dell’isola Tiberina, le
+guardie diedero l’allarme: il Cantelmi coi suoi Provenzali accorse dal
+Campidoglio; i Guelfi romani condotti da Giovanni Savelli sopravvennero
+dalla Città, e Pietro dopo ostinata resistenza fu incalzato nel
+quartiere transteverino detto Piscinula, e completamente battuto. Il
+figlio suo annegò guadando il Tevere; quanto a lui potè con tre soli
+compagni fuggire a Cervetri[497]. La mala riuscita di questo piano ebbe
+conseguenze sventurate, chè Roma rimase in possesso dei Guelfi, e i
+Ghibellini non osarono più alcuna impresa nuova.
+
+Frattanto, ai 2 Ottobre 1264 Urbano IV morì a Perugia, ove era venuto
+fuggendo dalla ribellata Orvieto dopo un soggiorno fattovi per quasi
+due anni. In tutto il suo pontificato non pose mai piede in Roma. Il
+suo pontificato fu spoglio di grandezza; la sua politica mancò di vera
+prosperità: non ebbe infatti raggiunto l’altissimo scopo che ei s’era
+proposto, la caduta di Manfredi e l’esaltamento di Carlo di Angiò al
+trono di Sicilia[498].
+
+
+§ 3.
+
+Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla conquista di Sicilia. —
+Apparati guerreschi di Manfredi. — Condizioni difficili dei Guelfi in
+Roma. — Carlo parte e sbarca felicemente: entra in Roma. — È costretto
+a sgombrare il palazzo Lateranense. — Prende possesso del Senato. — I
+legati del Papa lo investono di Sicilia.
+
+Morto Urbano, i Cardinali stettero un pezzo prima d’intendersi. Fra
+loro v’era una fazione che nutriva sentimenti patriottici, ed essa
+ripudiò l’indirizzo politico fin qui seguito, ed espresse il desiderio
+che si facesse con Manfredi la pace, e s’impedisse l’invasione
+provenzale in Italia. Momenti preziosi erano questi, poichè la
+decisione che allora conveniva prendere celava in grembo destini
+venturi d’incalcolabile importanza per l’Italia e per il Papato. Un
+uomo di genio avrebbe potuto trarre salva la Chiesa da quel labirinto;
+ma questo genio non vi fu. Prevalse il partito guelfo e francese;
+perfino l’elezione del Pontefice cadde sopra un Provenzale, suddito
+di Carlo di Angiò, e così fu confermata e continuata la politica non
+italiana di Urbano IV. Guido Le Gros Fulcodi, nativo di Saint Gilles
+in Linguadoca, laico dapprima, padre di parecchi figliuoli avuti di
+legittime nozze, era stato avvocato di rinomanza e consigliere secreto
+di Luigi di Francia. Preso in uggia il mondo dopo che gli fu morta
+la moglie, s’era fatto monaco certosino; indi era diventato vescovo
+di Puy ed arcivescovo di Narbona, e s’aveva acquistato fama di pio:
+Urbano IV nell’anno 1261 lo aveva creato cardinale di santa Sabina; e
+adesso, in sul principio dell’anno 1265, veniva eletto papa. Trovavasi
+a questo tempo in Francia, e vi si stava allestendo per una missione
+in Inghilterra, allorchè gli giunse novella della sua elezione, che
+per tema dei Ghibellini era ancor tenuta secreta. Ambizione non lo
+allettava, chè esperienza della vita e la filosofia attinta da quella
+gliene avevano sradicato ogni cura: perciò Guido, vecchio, amante di
+pace, di costumi severi, sentì reluttanza di accettare la tiara; ma,
+andato a Perugia, dovette cedere alle impetuose instanze dei cardinali,
+e ai 22 Febbraio del 1265 fu consecrato nel duomo di quella città con
+nome di Clemente IV[499].
+
+Al nuovo Pontefice non rimase altra scelta che di continuare nell’opera
+del suo predecessore e di presto condurla a fine. Confermò pertanto
+la elezione di Carlo; al legato Simone comandò che affrettasse
+la conchiusione del trattato; chiese a re Luigi che soccorresse
+all’impresa del fratel suo, e gli convertì il voto della Crociata
+nell’obligo di combattere contro Manfredi. Il nerbo dell’impresa era il
+denaro, e procacciarselo era sommamente difficile. Sebbene Roma avesse
+ormai succhiato il sangue e le ossa ai vescovati della Cristianità,
+tuttavia la Chiesa di Francia dovette adesso sostenere anche le spese
+di questa spedizione nella forma tradizionale di decima levata per
+le Crociate, sì come Urbano IV la aveva già percepita da tre anni; e
+financo i malcontenti vescovi di Inghilterra e di Scozia furono posti a
+croce perchè soddisfacessero un pari tributo. Clemente IV, come il suo
+antecessore, caricò tutta Europa di imposte per conservare alla santa
+Sede la signoria feudale di Sicilia, ma almeno nol tocca rimbrotto di
+avarizia e di nepotismo, chè ei seppe tenersene mondo[500].
+
+Beatrice, moglie di Carlo, impegnò i suoi gioielli, accattò denaro dai
+baroni di Francia e contrasse imprestiti. Avventurieri si fregiarono di
+croce, e baroni provenzali e francesi bramosi di signorie furono lesti
+a prender parte ad una guerra che loro dava speranza di acquistarsi
+dominio di città e di contee nella bellissima delle terre del mondo.
+Mentre dunque l’impresa si andava apparecchiando con grande fervore
+in Francia, Manfredi in Italia si armava per opporvi impedimento.
+Ad un esercito che fosse venuto dalla via di terra sperava egli, se
+non di chiudere i passi delle Alpi, almeno di preparare in Lombardia
+una disfatta sicura, perciocchè là il Palavicini (che sempre era
+il capitano di quei Ghibellini), Boso da Doara, i margravî Lancia e
+Giordano di Anglano e le città amiche gli offerissero il loro eribanno.
+Se poi Carlo fosse venuto da mare, doveva tagliargli il cammino un
+naviglio composto di galee sicule e pisane, che incrociavano fra
+Marsiglia e la costiera romana: e Toscana era ancora in potere di
+Manfredi, e Guido Novello conte palatino, che era ivi suo vicario,
+governava per lui la lega delle potenti città ghibelline, fra le
+quali nell’estate del 1264 era entrata anche Lucca. Minor frutto
+promettevano invece gli sforzi del Papa che, giovandosi dello zelo di
+Guglielmo vescovo di Arezzo, aveva recato in essere una federazione dei
+fuorusciti Guelfi[501]. Pietro di Vico e gli Anibaldi difendevano la
+Maritima, nell’Etruria romana; presso a quella marina erano disposti
+presidî di vedetta; e la stessa foce del Tevere Manfredi aveva reso
+impraticabile. Ei fece una levata di tutti gli uomini del suo reame,
+prese a stipendio Saraceni d’Africa, assoldò milizie anche in Alemagna,
+fortificò le rocche della Campania, e s’avanzò alle frontiere del Lazio
+per minacciar Roma: ed in vicinanza della Città soldatesche siciliane e
+Ghibellini romani, capitanati da Jacopo Napoleone della casa Orsini di
+Vicovaro, tenevano in loro mani la chiave della via Valeria, in quello
+che altri nelle loro castella aspettavano l’occasione propizia di
+penetrare in Roma e di vendicarsi degli avversarî.
+
+Come i Guelfi della Città videro farsi tanti apparati, rosero il freno
+dall’impazienza. Carlo lor senatore aveva promesso di essere a Roma
+per le feste di Pentecoste, eppure ch’ei venisse si dubitava; ed il
+Cantelmi vicario suo era così ridotto al verde da non raccogliere che
+sprezzo. «Il popolo romano», scriveva Clemente a Carlo, «popolo di
+illustre nome e di animo orgoglioso, te chiamò al governo della Città
+e brama di vedere il tuo volto:» «ei vuole esser trattato con grande
+prudenza questo popolo, perocchè i Romani», soggiungeva il Pontefice
+con ironia, «richieggano dai loro governanti grandioso incesso, frasi
+sonore e geste formidabili: non per nulla affermano che loro compete
+la dominazione del mondo. Io voglio pure tributar lode al tuo vicario
+Cantelmi e ai suoi compagni, ma l’esiguo numero di loro e la meschinità
+onde lesina egli nello spendere sminuiscono la reverenza per lui e per
+te»[502]. Il Cantelmi stringeva il Papa con richieste di denaro; un
+giorno forzò lo scrigno del Laterano e prese tutto quello che entro
+vi si racchiudeva, e Clemente, anch’esso trovandosi involto in estreme
+angustie a Perugia, mandò una protesta dichiarando non essere obligato
+di mantenere a spese sue la Città nel favore di Carlo conte: nondimeno
+fece dei prestiti tratti da’ banchieri di città toscane e dell’Umbria,
+e, ad onta di tutto questo, non passava giorno che non lo tormentassero
+Provenzali e Romani per averne moneta[503]. La città di Roma si faceva
+frattanto sempre più inquieta; fuorusciti ghibellini tornavansene in
+gran secreto e seminavano torbidi; cessava la sicurezza del vivere;
+l’andava a chi più rubava e uccideva; le strade si sbarravano. I
+nobili guelfi scrivevano al Papa lettere pressantissime per affrettare
+la venuta di Carlo, dicendo che ove questa si fosse protratta non
+avrebbero potuto, privi com’erano di mezzi e spossati di guardia diurna
+e notturna, tener più a lungo Roma in loro potere. Il Papa dolente
+gli ammonì a perseverare; protestò non aver nè denaro nè armi; contare
+sui sussidî della Chiesa francese; essergli data certezza del presto
+arrivo del Conte: e scongiurò quest’ultimo ad affrettarsi, poichè Roma
+era in pericolo di cadere nelle ugne degli inimici. Finalmente Carlo
+di Angiò annunciò che fra breve sarebbe venuto; ma prima, essendo
+giunto felicemente a Roma un suo cavaliere, il Ferrerio, con una mano
+di Provenzali, quel capitano guascone si gettava tosto temerariamente
+contro ai Ghibellini presso Vicovaro, ne era battuto, e, preso, mandato
+al campo di Manfredi. Così il primo fatto d’arme riuscì a male dei
+Francesi; il lieto presagio fe’ crescer di coraggio l’esercito siculo,
+e fra le soldatesche corsero epigrammi alle spalle del povero conte
+Carlotto che correva incontro alla aperta sepoltura, se pur avesse mai
+potuto toccare il suolo di Roma.
+
+L’impresa di Carlo di Angiò contro Sicilia va registrata fra quelle
+spedizioni avventurose e avventurate che compierono i Crociati di
+quell’età. Colla sua smania di conquiste, colla sua propensione
+romantica alle guerre, coi suoi arditi cavalieri (ancor prima che
+Spagnuoli, Portoghesi e Inglesi intraprendessero le loro spedizioni
+marittime), Francia fu la patria vera della cavalleria errante e
+dei baroni in cerca di province e di corone regie. Di Normandia
+erano venuti i primi conquistatori di Sicilia; giusto per intento
+di conquista il duca Guglielmo (cui Carlo tolse ad esemplare) s’era
+gettato sull’Inghilterra; e di Francia erano partite le prime e le
+ultime Crociate; e cavalieri francesi s’erano impadroniti di Bisanzio.
+Carlo, già illustratosi fra’ Crociati in Oriente dove un dì era caduto
+prigioniero col suo regal fratello vicin Mansura, cercava una corona
+ed una terra da saziar la sua ambizione e da satollare la sua povertà
+carca di debiti. Nessuno scrupolo trattenne questo Principe da una
+guerra ingiusta contro un Re che non l’avea offeso; agli occhi di
+lui e dei suoi Provenzali desiderosi di battaglie quella spedizione
+era cosa cavalleresca, una vera continuazione delle Crociate. Se pur
+la coscienza gli avrà fatto udir la sua voce, l’Angioino la pose a
+coperto sotto la croce bianca e rossa ovvero sotto la bandiera del
+Papa, il quale adulandolo lo paragonava a Carlo figliuolo di Pipino,
+che anticamente era venuto da quella medesima terra di Francia a
+liberare la Chiesa[504]. E per fermo una remota analogia di cose faceva
+ricordare di que’ tempi in cui i Pontefici avevano chiamato in Italia
+il Re dei Franchi a liberarli dal giogo dei Longobardi; però all’età
+di Carlo magno avrebbe parso bestemmia che ad un’impresa di conquista
+contro un principe cristiano si avesse dato nome di crociata santa.
+La tetra persona di Carlo d’Angiò si erige sulla scena stessa dove si
+combatterono le battaglie antiche fra Romani e Germani, e somiglia a
+quella di Narsete, laddove Manfredi veste l’abito tragico di Totila. E
+la storia compieva adesso la curva di un circolo perfetto, avvegnaddio
+quantunque le relazioni delle podestà e delle cose fossero differenti
+da quelle di un tempo, le condizioni nel fondo continuavano ad essere
+le stesse: il Papa nuovamente chiamava in Italia dei conquistatori
+stranieri, perchè lo liberassero dalla signoria dei Germani. Un destino
+inesorabile fe’ crollare la dinastia degli Svevi in Italia, come in
+antico aveva precipitato quella dei Goti: e la estinzione, divenuta
+necessaria, di entrambe quelle signorie e la morte dei loro eroi
+parimenti simpatici e belli illustrarono uno stesso e classico teatro
+con una duplice tragedia, di cui l’ultima parve non essere altro che
+l’esatta ripetizione della prima.
+
+Il Conte di Angiò non aveva peranco compiuto i suoi armamenti,
+allorquando la sua impazienza e l’appello di Roma e del Papa lo
+spinsero a tentar la sua impresa. Lasciò in Provenza la parte
+maggiore dell’esercito da lui raccolto, con ordine che per terra si
+sgomberasse la via dell’Italia superiore; ed egli per mare andossene a
+Marsiglia co’ vascelli suoi. Era l’Aprile dell’anno 1265. La fortuna
+cieca guidò il suo temerario viaggio. L’uragano che sperdette le
+sue navi, e lui con tre soli bastimenti gettò sulla costa di Porto
+Pisano, ricacciò in alto mare la flotta dell’ammiraglio di Manfredi;
+e quando il conte Guido Novello, che per Manfredi comandava a Pisa,
+ne uscì colla cavalleria tedesca per cogliere Carlo (e la cosa
+sarebbe infallibilmente avvenuta se Guido fosse capitato qualche
+momento prima), l’Angioino s’era rimesso in mare. Alla nuova che era
+stato visto a Porto Pisano, Pietro di Vico e gli Anibaldi tornarono
+frettolosi dalla Sabina dove erano entrati, e tentarono di impedire che
+sbarcasse nella Maritima[505]; ma Carlo frattanto navigava imperterrito
+in mezzo alla burrasca, passò vicinissimo alla flotta nemica (e par
+miracolo) senza danno, e felicemente trascorse lungo capo Argentaro e
+in vista di Corneto.
+
+Alla fine fra il tuonare e il lampeggiare del cielo egli si trovò di
+fronte alla costiera romana, rimpetto ad Ostia. Il mare era grosso, mal
+sicuro l’approdo, il lido ignoto; non sapevano che fare. Tuttavia Carlo
+da uomo risoluto si gettò in un palischermo, timoneggiò prosperamente
+attraverso le onde rinfrante, e toccò terra. Le scolte di Ostia non gli
+opposero impedimento alcuno; nessun nemico si presentò. Alla fama che
+si sparse che il Conte di Angiò fosse sbarcato, le più nobili famiglie
+guelfe di Roma corsero ad Ostia per andarselo a levare: fra loro furono
+visti i Frangipani, i Cenci, gli Anibaldi del ramo di Molara, i figli
+di _Ursus_, i Paparoni, i Capizucchi, i Conti, i Colonna, i Crescenzî,
+i Parenzi, i Malabranca, i De Ponte, i Pierleoni ed altri[506].
+Questi signori giubilanti condussero Carlo al san Paolo, e nel giovedì
+innanzi alla Pentecoste, addì 21 Maggio del 1265, il Conte scavalcò
+a quel convento, per tenere indi la sua entrata in Roma[507]. E nel
+frattempo, unitesi nuovamente le galee, anch’esse giunsero in breve
+all’imboccatura del Tevere; rotti i serragli del fiume, tutta la flotta
+provenzale senza pur combattere vogò su per il fiume fino al san Paolo
+innanzi a Roma.
+
+I Romani si rovesciarono fuori della Città per poter mirare il futuro
+Re di Sicilia, il loro senatore eletto. Era uomo sui quarantasei anni,
+alto della persona, di struttura robusta, con piglio da re. Il suo
+volto di tinta olivastra aveva fattezze severe e dure; l’occhio era
+fiero e metteva paura. Uno spirito irrequieto teneva sempre in moto
+quell’indole di ferro; non posava mai, e soleva lamentare che il sonno
+accorciasse il tempo all’operare degli uomini. Aveva animo sobrio,
+chiuso alla giovialità ed insensibile al sorriso delle grazie. Non
+rideva quasi mai. Era fervido cattolico, ma la sua religione non gli
+impediva di essere un egoista senza legge nè fede. Possedeva tutte le
+qualità che occorrono ad un guerriero, ancorchè non sia un genio per
+farsi conquistatore e tiranno; e le possedeva in sì larga misura che
+diventò acconcissimo strumento agl’intendimenti del Pontefice: infatti
+aveva valore cavalleresco, prudenza, continenza quasi di stoico,
+penetrazione acuta di giudizio, volontà indomabile, crudeltà, cupidigia
+di dominare, avarizia, ambizione immensa[508].
+
+Nel sabato di Pentecoste, ai 23 di Maggio, il Conte tenne il suo
+ingresso in Roma per la porta di san Paolo. Venne con soli mille
+cavalieri senza cavalcatura, e fu accolto dalle processioni del clero
+e de’ cittadini, dai gonfaloni della milizia, della nobiltà e dei
+cavalieri a cavallo. I Romani guelfi spiegarono un’insolita pompa per
+far onore al loro senatore; vollero mostrargli che anche nella città
+dei Papi la cavalleria aveva forme gentili e di corte, e innanzi a
+lui tennero un armeggiamento di foggia romana. Invero può darsi che la
+nobiltà fosse allora usa di esercitarsi in cotali prove fra i ruderi
+della grandezza antica, ed è probabile che la forma di quelle corse
+ascanie e di quei getti di lance togliessero a imitazione di ciò che
+ne scrive Virgilio[509]. Il popolo, in man recando corone di fiori e
+palme, accompagnò il suo senatore; a suon di cetre ballavano a gruppi,
+e cantavano inni di lode della novella signoria di Carlo; le strade
+e le piazze della Città erano tutte da cima a fondo addobbate di
+tappeti: a ricordanza di uomo (lo attestano i contemporanei) i Romani
+non avevano mai adoperato tanto sfarzo per alcuno dei loro signori.
+Circondato da’ suoi Francesi e da’ Provenzali, il novello senatore
+cavalcò per la festosa Città, ma l’avido popolo non ebbe a raspar dal
+suolo neppur un meschino quattrinello, perocchè non vi fossero famigli
+che gettassero denaro.
+
+Il Conte era venuto a Roma a mani vuote[510]. Non era egli che facesse
+dei regali al popolo; erano i Guelfi che dovevano darne a lui. Lo
+si condusse al san Pietro, e conformemente al costume de’ principi,
+primamente smontò a quel palazzo: e sebbene a lui senatore spettasse la
+residenza in Campidoglio, tuttavia senza più ei s’accomodò in Laterano
+che offriva agi maggiori. Clemente si stupì della inurbana sfrontatezza
+di un ospite che, non facendo troppi complimenti, col suo sciame di
+cavalieri provenzali si allogava nelle dimore dei Pontefici come se
+fossero casa sua, senza pur chiederne licenza. Gli scrisse pertanto
+una lettera che è degna di nota. «Tu di tuo capo», vi diceva, «hai
+fatto cosa che nessun re cristiano di fare s’arrogò mai. Contro ogni
+convenienza, per ordine tuo, le tue genti sono entrate nel palazzo
+lateranense. Or saper devi che non mi aggrada niente affatto che
+il senatore della Città, per illustre e onoranda che possa esser la
+sua persona, prenda stanza in uno dei palazzi del Pontefice. Io vo’
+prevenire abusi venturi; la preminenza della Chiesa non dev’essere
+offesa da chicchessia, e meno ancora da te che Noi abbiamo chiamato
+a esaltazione di lei. Non pigliartela a male, ma cerca altrove nella
+Città la tua abitazione; palazzi spaziosi haccene abbastanza. E d’altra
+parte non dire che contro decoro te abbiamo cacciato fuor dei nostri
+palagi; di’ anzi che al decoro tuo abbiamo voluto provvedere»[511].
+L’altiero Conte punto di vergogna uscì del Laterano, e dovette
+ricordarsi di non essere altro che la creatura del favore pontificio.
+Dimora non pose nel palazzo senatorio del Campidoglio, dove continuò a
+risiedere il suo vicario, ma prese ad abitare nel palazzo dei Quattro
+Coronati sul Celio[512].
+
+Ai 21 di Giugno Carlo fu solennemente vestito delle insegne di senatore
+nel convento di Araceli[513], e tosto dopo volle serbare eterna
+ricordanza della presa di possesso della sua podestà municipale,
+facendo coniare una moneta e fregiandola del suo nome[514]. Conforme
+agli Statuti di Roma aveva condotto con sè i suoi giudici e i suoi
+notai; e conservò altresì un suo vicario nel senato avvegnaddio egli
+avesse per il capo faccende troppo rilevanti perchè potesse perdersi
+nelle meschine cure del reggimento civico o delle liti del popolo
+romano[515]. Certo che per lui era di valore inapprezzabile tenere la
+podestà senatoria, nè molto andò ch’ei si diede perfino aria di voler
+esercitare il suo officio da capo sovrano della Republica romana,
+sì come aveva fatto Brancaleone. Il Papa vide chiaro che il Conte
+usciva dei limiti delle sue funzioni, n’ebbe gelosia, e lo ammonì; e
+poichè l’altro gli fe’ notare che intendeva di esercitare i diritti
+dei senatori più antichi, da uom risoluto gli rispose: ricordasse che
+i Papi avevano ad essi fatto sempre opposizione, che non lo si aveva
+chiamato perchè imitasse la tracotanza dei suoi antecessori, nè perchè
+usurpasse i diritti della Chiesa[516].
+
+Ai 28 di Giugno Carlo ricevette la investitura di Sicilia. I quattro
+cardinali che ebbero dal Papa l’incarico di impartirla, Anibaldo dei
+dodici Apostoli, Riccardo di sant’Angelo, Giovanni di san Nicolò,
+e Jacopo di santa Maria, ne publicarono gli atti nella basilica
+lateranense, presente il popolo congregato. Il Conte prestò nelle
+loro mani il giuramento di vassallaggio alla Chiesa, e ne ricevette la
+bandiera di san Pietro come simbolo dell’investitura. Clemente, come
+già Urbano IV, aveva dapprima cercato di serrarne l’autorità regia
+entro angusti confini e sotto condizioni così oppressive, che il Conte,
+da re, non sarebbe stato dappiù di uomo ligio ai suoi servigi, cui
+egli ne avesse concesso l’affittanza temporanea. Però, dopo difficili
+negoziati, Carlo aveva potuto stabilire dei patti più benigni; ed
+ora con grandi limitazioni e coll’obligo di lasciar piena immunità al
+clero, ei ricevette il reame indivisibile delle Puglie e di Sicilia,
+tranne Benevento; e lo ebbe come feudo ecclesiastico, ereditario
+nella sua famiglia, per l’annuo tributo di ottomila once, e salva la
+restituzione degli imprestiti fattigli. E nuovamente giurò di dimettere
+in mano del Papa l’officio senatorio e l’autorità che aveva in Roma,
+tosto che avesse conquistato le Puglie.
+
+Da allora in poi Carlo tenne sè stesso in conto di re di Sicilia,
+sebbene il Papa tergiversando confermasse gli atti di investitura
+solamente ai 4 di Novembre[517]. Già fin dal Luglio l’Angioino aveva
+promulgato dei decreti regî, e addì 14 Ottobre 1265, a beneficio
+dell’illustre Città, e a monumento durevole della sua podestà senatoria
+in Roma, cui (diceva) il volere di Dio lo aveva appellato, ordinò la
+fondazione di un’università[518]. Ma adesso gli conveniva fare il gran
+passo per conquistare effettivamente quel regno che possedeva soltanto
+in pergamena: eppure pareva che per mille ostacoli la cosa si rendesse
+impossibile.
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+
+§ 1.
+
+Manfredi entra nelle terre romane. — Primo scontro dei due nemici.
+— Condizioni deplorevoli di Carlo in Roma. — L’esercito provenzale
+attraversa Italia ed entra in Roma. — Carlo, in san Pietro, è coronato
+re di Sicilia.
+
+L’entrata di Carlo in Roma aveva posto Manfredi in grave costernazione;
+gli conveniva adesso tentar di schiacciare il suo avversario dentro
+della Città ancor prima che ne giungesse l’esercito. Ma una tale
+impresa era difficile, e con milizie di soli Pugliesi e Saraceni a mala
+pena avrebbesi potato compiere. La diserzione di parecchi Ghibellini
+gli faceva capire che neppur di questo partito ei si poteva fidare;
+ed invero Ostia e Civitavecchia erano state consegnate in mano di
+Carlo, e _Petrus de Vico_ (fin allora capo operosissimo dei Ghibellini
+nella Tuscia romana) era passato nel campo del nemico[519]. Manfredi
+deliberò tuttavia di marciare nel territorio romano; nella speranza di
+trar Carlo fuori di Roma, in Luglio si avanzò co’ suoi Saraceni fino
+a _Cellae_; ed i due avversarî, ovverossia le lor soldatesche per la
+prima volta s’azzuffarono in mezzo ai monti Tivolesi, lungo la via
+Valeria. Cadde però a vuoto il tentativo di penetrare in quella città;
+e Manfredi potè soltanto occupare sulla linea del confine le castella
+di Amatrice e di Cassia[520]. Come un tempo Federico II, accampò
+anch’egli nella pianura di Tagliacozzo; e il suo animo esaltato (tanto
+è corta la vista degli uomini!) non presagì che due soli anni più
+tardi, l’ultimo della sua casa, Corradino, cui aveva tolto la corona
+di Sicilia, sarebbe caduto sotto ai colpi di quello stesso Angioino,
+dopochè egli, Manfredi, sarebbe giaciuto sepolto lungo le sponde del
+Verde[521]. E neppur là rimase, poichè gli vennero tali messaggi di
+Puglia che dovette tornarsene in gran fretta, dopo di avere afforzato
+il presidio di Vicovaro. Da altra parte le condizioni delle cose
+imbrigliavano l’impeto di Carlo, che pur era impaziente di misurarsi
+col suo nemico; e nemmanco è certo se nel Settembre egli andasse in
+persona sul Liri per indi far ritorno a Roma[522].
+
+Il tradimento incominciava nel regno siculo a tessere la sua opera
+tenebrosa: molti baroni stringevano trattative secrete con Carlo.
+Narrava magnificando la fama, che sessantamila Provenzali si avessero
+sgombrato il cammino per Lombardia, e che in tutti i paesi si
+predicasse con gran successo la crociata contro Manfredi. I popoli, da
+lungo tempo avvezzi a udir bandita la croce contro la famiglia tedesca,
+contro padre, figliuoli e nipoti, ascoltarono senza riflettervi sopra
+il grido di Clemente IV che loro annunciava aver la Chiesa levato a suo
+campione il conte di Provenza, atleta che schiaccierebbe «la velenosa
+covata di un dragone nato di stirpe rabbiosa»: ed il Papa esortava
+i credenti affinchè sotto la bandiera del Provenzale prendessero la
+croce, ma sopra ogni altra cosa dessero denaro e denaro, onde sarebbe
+loro rimesso ogni peccato per quanto abominevole fosse[523]. Parimenti
+che all’età di Federico II, torme di frati mendicanti si sparsero per
+Italia e per le Puglie a seminar l’odio contro il governo di Manfredi,
+a predicare il tradimento, ad empiere l’animo del popolo di terrori
+superstiziosi.
+
+Il Re, il quale ben sapeva in che estrema penuria di moneta si
+trovassero Carlo a Roma e Clemente a Perugia, non dubitava nemmeno
+che il loro disegno dovesse rompersi in quello scoglio. Rade volte
+una grande impresa fu apprestata con mezzi tanto meschini come allora
+fu; rade volte si avventurò una spedizione con tanto pazza temerità.
+I Re, le Chiese, i popoli messi a contributo, se ne ritrassero come
+da una causa perduta, e la moneta con cui si compiè la conquista di
+Sicilia fu nel vero senso della parola ammassata a furia di elemosine
+o raccolta con prestiti di usurai. L’inopia di Carlo oppresso di
+debiti era tanto grande, ch’ei non sapeva in che modo provvedere alle
+sue spese giornaliere che ammontavano a milledugento lire tornesi.
+L’Angioino tribolava senza posa il Papa chiedendo denaro; il Papa
+tribolava a sua volta il Re di Francia ed i Vescovi sempre colla
+domanda lamentevole di denaro; e le molte lettere che il Pontefice
+ne scrisse durano ancora monumenti tristissimi di un’impresa che
+alla Chiesa tornò di massimo disonore. «Il mio scrigno è al secco; la
+ragione puoi capirla se tu volga uno sguardo alla confusione del mondo.
+Inghilterra è restia; Germania non vuole obbedire; Francia sospira e
+mormora; Spagna ha abbastanza da pensare a sè stessa; Italia non dà, ma
+divora. Or che cosa può fare il Papa senza ricorrere a espedienti empî
+per provveder sè ed altri di denaro e di soldati? Mai in nessun altro
+affare m’ebbi trovato in eguale difficoltà.» Così Clemente scriveva a
+Carlo[524]. La decima ecclesiastica del primo anno era andata consumata
+in armamenti; Francia non voleva più dar denaro; re Luigi e il conte
+di Poitou rifiutavano soccorso; il Pontefice sul serio credeva di
+aver fatto un buco nell’acqua. Carlo tentò allora di contrarre un
+imprestito coi mercanti romani, ma costoro chiesero in ipoteca i beni
+ecclesiastici di Roma; e il Papa, quantunque lo facesse a malincuore,
+concesse quel pegno inaudito: ed invero, ei confessava, senza questo
+prestito, il Conte deve o morir di fame o fuggire. Nulladimeno tutto
+ciò che si potè raccogliere su quell’ipoteca si fu un trentamila
+libbre, ed anche queste a gran fatica, poichè (almeno dicevasi) era
+stato Manfredi, il quale col suo oro aveva impedito che i banchieri
+romani dessero di più[525]. Usurai della Francia meridionale, d’Italia
+e di Roma profittavano «dell’affare di Sicilia» per spillar sangue al
+Pontefice ed al Conte; ma poichè quella gente reputava esser il negozio
+di incerto risultamento, non faceva prestiti che a pro eccessivi.
+«Chiedi», così scriveva il Pontefice a Simone cardinale, «chiedi
+al Conte medesimo quanto sia triste la sua vita; gli conviene sudar
+sangue se vuole accattare per sè e per le sue genti di che vestirsi e
+mantenersi, e sempre gli tocca guardare alle mani dei creditori che gli
+succhiano le vene. Ciò che non vale due quattrini, coloro lo fan pagare
+un _solidus_ e anche questo egli ottiene con grandissima difficoltà, a
+forza di blandizie e di umili istanze»[526]. E Clemente, uomo d’animo
+pio e di costume severo, non visse mai giorni così orrendi come allora,
+che le imprese politiche della Chiesa lo costrinsero ad abbassarsi a
+cure triviali, da cui un prete della Cristianità avrebbe dovuto tenersi
+sempre mondo.
+
+Con impazienza ognor più ansiosa Carlo ed il Pontefice attendevano
+l’arrivo dell’esercito. «Se le tue soldatesche non vengono», scriveva
+l’ultimo al Conte, «io non so come farai ad aspettarle più a lungo,
+come potrai fare a vivere, come tenere in tuo potere la Città, o aiutar
+la marcia dell’esercito se lo si volesse trattenere per via: se poi
+esso, come speriamo, capiterà, meno ancora so io come faremo a nutrir
+tanta gente»[527].
+
+Tutto infatti dipendeva da ciò che l’esercito provenzale giungesse sì o
+no a Roma. Se i Ghibellini dell’Italia settentrionale lo respingevano
+battendolo, Carlo era spacciato e Manfredi trionfava. L’instancabile
+cardinale legato di Francia aveva armato a gran fatica l’esercito
+crociato raccolto in Provenza, e nel Giugno l’aveva messo in cammino.
+V’erano nelle sue file baroni di grandissimo nome, cavalieri prodi in
+cui alitava ancora qualche scintilla del fanatismo che aveva alimentato
+la guerra degli Albigesi: uomini tutti assetati di gloria, d’oro e
+di terre. V’erano Bocardo conte di Vendôme e suo fratello Giovanni,
+Giovanni de Néelle conte di Soissons, il contestabile Gilles le
+Brun, Pietro di Nemours gran cancelliere di Francia, il maresciallo
+di Mirepoix, Guglielmo l’Estendard, il conte Courtenay, Bertrando di
+Narbona e Guido di Beaulieu di Auxerre vescovi soldati, Roberto di
+Bethune, il giovine figliuolo di Guido de Dampierre conte di Fiandra,
+tutta la casa dei Beaumont, molte famiglie nobili di Provenza,
+finalmente Filippo e Guido della celeberrima casa dei Montfort[528].
+Questo esercito di avventurieri rapaci, di cui il Pontefice aveva
+fregiato i petti colla croce del Redentore perchè venissero a
+conquistare una terra straniera e cristiana in mezzo a fiumi di sangue,
+quell’esercito forte di circa trenta mila uomini valicò nel Giugno le
+Alpi savoiarde. Trattati, che Carlo aveva conchiuso coi conti di Savoia
+e con alcune città, apersero all’oste l’adito per il Piemonte; il
+Margravio di Monferrato si congiunse con essa in Asti, in quello che il
+Margravio di Este con altri Guelfi stavasi aspettandola in arme presso
+Mantova[529].
+
+Invano sperarono i Palavicini e Giordano di Anglano di mantenersi
+padroni del fiume Oglio; il tradimento di Boso da Doara ne lasciò
+libero il varco a’ nemici[530]; il margravio Palavicini si gettò in
+Cremona, e i Francesi senza impedimento alcuno e in mezzo a orribili
+guasti, continuarono la loro marcia su Bologna. Quattrocento fuorusciti
+Guelfi di Firenze s’erano già congiunti con loro in Mantova, e avevano
+recato promessa di maggiori aiuti. Un’onta eterna macchia gli Italiani
+di quell’età così guelfi che ghibellini, avvegnachè per ira di parte
+abbiano aperto la loro terra ad un tiranno straniero, e così sgombrato
+la via ai Francesi anche ne’ secoli venturi. Sentimenti di libertà
+e di patria s’erano ormai affievoliti nelle città stanche di lotte;
+nessun vincolo rafforzava più la federazione antica, nè alcun grande
+pensiero nazionale si levava sopra i meschini scopi di fazione e sopra
+le divisioni domestiche. La furia degli odî partigiani aveva lacerato
+Milano, Brescia, Verona, Cremona, Pavia, Bologna, o le aveva date in
+balia di tiranni; e intanto le grandi città marittime, Genova, Venezia
+ed anche Pisa, tenevansi neutrali, solo intendendo al profitto dei loro
+traffici.
+
+I Ghibellini, che tuttavia dominavano in Toscana, non impedirono
+il cammino dei nemici, poichè questi, schivando passare di là,
+s’avanzarono contro Roma per la via delle Marche e del ducato di
+Spoleto, uccidendo, rubando, devastando. Recanati, Foligno, Rimini,
+altre città delle Marche e dell’Umbria alzarono il vessillo guelfo, e
+Manfredi andò acerbamente deluso nelle sue speranze: la sua signoria
+su tante città fino al Po non era stata che una splendida apparenza,
+e presto dovevasi porre in aperto che lo istesso era della sua
+dominazione nelle Puglie. Non ebbe modo di trattenere l’inimico che
+un destino irrefrenabile pareva guidare attraverso l’Italia; indarno
+tentò egli nell’Ottobre di far una diversione nelle Marche: alla fine
+dovette richiamare dalla Lombardia Giordano di Anglano per restringersi
+unicamente alle difese.
+
+Era intorno al Natale dell’anno 1265 quando i Provenzali entrarono in
+Roma. Dopo una marcia faticosissima di sette mesi per mezzo all’Italia,
+giunsero essi nella desiderata Città, esausti di forze, laceri e senza
+stipendio. Ivi speravano trovare ogni ben di Dio, ed invece rinvennero
+il Conte, lor signore, carco di debiti e in disperata perplessità.
+Nè altro ei seppe regalar loro che la prospettiva di dover mettersi
+prestamente in campagna per un’impresa in cui si trattava di guadare
+grossi fiumi, di movere per vie impraticabili, di prendere d’assalto
+fortezze munite, e di sbaragliare eserciti consumati nel mestiere della
+guerra.
+
+Carlo allora si adoperò perchè lo si coronasse re di Sicilia; voleva
+infatti azzimarsi della dignità di un diritto legittimo, senza cui
+non avrebbe potuto intraprendere la sua spedizione. Aveva chiesto al
+Papa che venisse egli stesso a coronarlo solennemente in Roma, poichè,
+diceva, l’orgoglio dei Romani si sarebbe punto se la coronazione
+fosse avvenuta a Perugia o fuori della Città. Ma il Pontefice s’ebbe
+a male della domanda, e rispose che i Romani di questo non si dovevano
+impacciare[531]. Parecchie male intelligenze derivanti dalla posizione
+in cui il Papa si trovava messo, la padronanza che Carlo s’era arrogata
+come senatore, la sua penuria di denaro, le efferatezze che l’esercito
+provenzale aveva commesso nel suo cammino su Roma, tutto ciò aveva
+cagionato della ruggine fra Clemente IV e Carlo, per guisa che quegli
+era ormai pentito di aver tratto sopra di sè un tanto uragano. Laonde
+era stato soltanto di mala voglia che ai 4 di Novembre aveva dato
+conferma all’investitura, e fu di mala voglia che finalmente promulgò
+ai 29 di Dicembre una Bolla in cui stabilì che Carlo fosse coronato:
+però a compierne la ceremonia deputò cinque cardinali, fornendoli di
+piene facoltà come vicarî suoi.
+
+Addì 6 di Gennaio dell’anno 1266 Carlo di Angiò colla sposa Beatrice
+ebbe nel san Pietro il diadema di re di Sicilia: e per la prima
+volta si abbandonò in quell’occasione la costumanza onde fino allora
+nel santo duomo dell’Apostolo, nel luogo ove Carlo magno aveva
+ricevuto il serto dell’Impero, s’erano coronati soltanto Imperatori
+e Papi. Torneamenti e feste popolari giocondarono quell’avvenimento
+fatale[532].
+
+Ancora per un istante Manfredi aveva potuto sperare di guadagnare il
+Pontefice dalla sua; ma adesso quella speranza sparve per sempre. Come
+udì della coronazione di Carlo, mandò ambasciatori al Papa; protestò;
+con linguaggio da re invocò Clemente affinchè impedisse al ladro da lui
+armato di assalire il suo regno, ed ancora a quell’ultima ora offerse
+patti favorevoli di pace. Non può leggersi senza fremere la risposta
+severa, terribile, profetica che gli die’ il Papa. «Sappia Manfredi»,
+così disse Clemente, «che di grazie passò l’ora. Ogni cosa ha il tempo
+che le conviene, non il tempo conviene a tutte cose. Già l’eroe armato
+è uscito in campo; la scure fu messa alla radice»[533].
+
+
+§ 2.
+
+Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente la linea di difesa del
+Liri. — Battaglia di Benevento. — Caduta gloriosa di Manfredi. — Carlo
+spaccia corrieri al Papa. — Indole di Manfredi. — Ragioni della sua
+presta fine. — Sorti di Elena sua sposa e de’ suoi figli. — Carlo di
+Angiò entra in Napoli.
+
+Intollerabile penuria di tutte le cose costrinse Carlo a condurre al
+più presto contro il nemico il suo esercito: non sapeva più come fare
+a pagarlo, e voleva che il ricco paese di quello gliene facesse le
+spese[534]. Di Roma partì dunque co’ suoi ai 20 di Gennaio dell’anno
+1266[535]. Molti Guelfi italiani, molti fuorusciti delle Puglie,
+molti Romani (fra’ quali il ribelle _Petrus de Vico_ mostravasi il più
+zelante di tutti) si unirono all’esercito. I cardinali impartirono ai
+soldati l’assoluzione e accompagnarono Carlo fino agli acquedotti fuor
+di Porta Maggiore; il Cardinal Riccardo Anibaldi lo scortò fino alla
+rocca Molaria presso alle pendici dei monti Latini; indi lo seguitò in
+qualità di legato pontificio[536].
+
+Delle tre strade che da Roma conducono nel reame, la Valeria, la Latina
+e la Appia, Carlo (come quasi tutti i capitani del medio evo) prese
+per la seconda. Essa traversa il magnifico ma arido paese che si stende
+fra gli Apennini e i monti Volsci; passa da Anagni, da Ferentino e da
+Frosinone, e giunge alla frontiera presso il ponte del Liri, vicino
+Ceperano. Poi la via prosegue per pianure deliziose, viene da Rocca
+Secca e da Aquino, tocca san Germano e l’alto monte Cassino, corre fra
+le bellissime catene dei monti di Cervara, e pone termine a Capua[537].
+Il quartier generale di Manfredi era in questa città celebre, che un
+tempo il padre suo aveva nuovamente munito e provvisto di torri presso
+al ponte del Volturno. Di là Manfredi con grande attività correva
+ora a Ceperano, ora a San Germano, ora a Benevento per vigilare e
+per dar ordini; chè manifestamente la marcia di Carlo lo aveva colto
+di sorpresa. Per quanto poderoso e florido paresse il suo reame,
+non la era che apparenza; se si eccettuino i Tedeschi ed i Saraceni,
+l’esercito era messo ormai in piena dissoluzione dal tradimento e da
+paura vigliacca. L’impresa di Carlo di Angiò non dà pertanto altro
+spettacolo che una successione di deserzioni e di sventure le quali
+fanno capo ad una sconfitta subitanea: l’impeto di quei Francesi che si
+scagliano sulla Campagna valicando con vorticosa corsa fiumi e monti
+e rocche turrite, rende famosa per vero dire quella spedizione perchè
+mostra una energia irresistibile di prima foga, ciò che è anche fin
+oggi rimasto pregio della nazione cavalleresca francese, ma soltanto la
+caduta eroica di Manfredi corona quella celebre tragedia di splendore e
+di grandezza imperituri[538].
+
+La primavera precoce di quell’anno aveva rasciutto le strade, e perciò
+agevolò la marcia di Carlo attraverso la Val di Sacco: le sue milizie
+senza contrarietà superarono il Liri per il passo di Ceperano, che non
+tanto per tradimento, quanto per vigliaccheria e per timor panico cadde
+loro in mano, massime dacchè (cosa inconcepibile) non s’era tagliato
+il ponte[539]. Di primo lancio i Francesi scalarono la erta rocca
+ciclopica di Arce, che tenevasi in conto di fortezza inespugnabile,
+e il capitano che la difendeva costernato si arrese. Bastò questo
+per mettere a spavento in lungo e in largo la Campania; Aquino ed
+altre città fecero dedizione. L’urto irresistibile non sostennero
+neppure gli spaldi di San Germano; e questa città, protetta da alte
+montagne e dalle paludi del fiume Rapido, fu presa di assalto ai 10 di
+Febbraio. Alla sua inaspettata caduta tutto il paese tremò; trentadue
+castella si arresero a Carlo. La linea del Liri era così venuta in
+poter suo; ed or si trattava di prendere d’attacco quella seconda
+e più forte del Volturno, dietro al qual fiume, a Capua, trovavasi
+colla sua oste maggiore Manfredi, trepidante ma non caduto d’animo. Il
+destino combatteva contro di lui; il suo genio era tarpato. Il nemico
+infaticabile passò il Volturno dalla parte di settentrione, presso
+Tuliverno, dove non lo si aspettava, e con gravissimi sforzi valicò le
+nevose montagne di Alife, di Piedemonte e di Telesia per girare con
+una marcia di fianco la posizione dell’inimico. Sete di sangue e di
+ruba era sprone a quei guerrieri bollenti; bruciavano di impazienza
+di metter fine ai loro patimenti nel cuore della Campania; e sebbene
+di penuria e di fatica fossero ammazzati essi e le loro cavalcature,
+tuttavia la prospettiva della vittoria addolciva ogni sofferenza.
+Traditori, baroni disertori accorrevano colle loro bandiere lungo i
+luoghi donde Carlo passava; messaggieri gli recavano le chiavi di città
+che si ponevano dalla sua parte; ed egli e i suoi ne prendevano lena
+per guadare nuovi fiumi e per superare nuove ed erte montagne.
+
+Addì 25 di Febbraio, ch’era un giovedì, fecero sosta in un bosco
+distante quindici miglia da Benevento; il venerdì sul mezzogiorno si
+fermarono sulle alture di Capraria. Di là Carlo mostrò alle sue genti
+una città considerevole, dalle mura squarciate, posta a poca distanza,
+in una magnifica pianura in mezzo a due fiumi: era l’antica Benevento,
+città capitale de’ Sanniti dapprima e celebre nelle guerre dei Romani
+contro di Annibale, indi florida residenza dei signori longobardi
+delle Puglie, più tardi città pontificia, da ultimo incorporata
+all’Impero da Federico II. Dalle eminenze ove trovavansi i Provenzali
+miravasi la bella campagna bagnata dai fiumi Calore, e Sabbato, ed
+in essa scorgevansi le lunghe file di fanti, e gli squadroni di
+pesante cavalleria tedesca, e i Saraceni di Luceria schierati in
+ottima ordinanza di battaglia[540]. Mentre il nemico intendeva girare
+la posizione di Manfredi vicino Capua, quest’ultimo era rapidamente
+marciato su Benevento, per tagliare a Carlo la via di Napoli e per
+offrirgli battaglia: d’ambe le parti i due capitani avevano urgenti
+motivi di affrettare il combattimento. Intollerabile mancanza di
+tutto il bisognevole stimolava le soldatesche di Carlo; nel mezzo
+della terra nemica, posti fuori di ogni comunicazione col loro paese
+nativo, senza milizie di riserva, non rimaneva ad esse altra scelta che
+vincere o morire. Manfredi poi vedeva innanzi a sè il nemico fiaccato
+dalle lunghe marce, affamato, mal montato, ma intorno avea anche facce
+di traditori, e di dietro le Puglie già ribellanti. Parecchi conti
+abbandonavano secretamente le sue file; altri rifiutavano il debito
+di vassallaggio sotto pretesto che dovevano tener guardia alle loro
+castella; altri aspettavano il momento della pugna per vendere a prezzo
+il loro Re. Anch’egli dunque doveva affrettar la sua sorte; vincere o
+morire.
+
+Nella notte del giovedì gli si erano uniti ottocento cavalieri
+tedeschi, onde, rianimato, ragunava a consiglio di guerra i suoi
+generali. Intorno a sè aveva i Conti della numerosa famiglia dei
+Lancia, che alla sua corte tenevano i massimi onori; erano fratelli
+o congiunti di sua madre Bianca, ed appellavansi Galvano, Giordano,
+Federico, Bartolomeo e Manfredi Malecta: aveva seco altresì alcuni
+capitani ghibellini di Firenze e il prode romano Teobaldo degli
+Anibaldi. Si consigliò di evitare la battaglia fino a tanto che fossero
+giunti rinforzi; chè Corrado di Antiochia nipote di Manfredi trovavasi
+ancor negli Abruzzi, ed altre genti dovevano capitar dal mezzodì. Se
+si avesse adottato un tale partito, l’esercito di Carlo sarebbe perito
+di fame; ma il tempo incalzava, forse anche era di sprone l’onore
+cavalleresco, e massime non conveniva fidarsi dei traditori un sol
+giorno di più. Manfredi pertanto decise di appiccar battaglia; e questa
+fu opera dettata dalla disperazione tanto per Carlo quanto per lui.
+Il suo astrologo aveva tratto l’oroscopo, e protestato che l’ora era
+fausta; e sì che la stella di Manfredi ormai era giunta all’estremo
+lembo dell’orizzonte.
+
+Spartì egli il suo esercito in tre ordinanze: la prima forte di
+milledugento cavalli tedeschi era condotta dal conte Giordano di
+Anglano; la seconda composta di Toscani, di Lombardi e di Alemanni,
+e grossa di mille cavalieri aveva per capitani il conte Galvano e il
+conte Bartolomeo; la terza divisione era formata di vassalli pugliesi
+e di Saraceni, in numero di circa mille quattrocento uomini a cavallo,
+con molti arcieri e fanti; la comandava Manfredi in persona. In tale
+assetto il suo esercito passò il fiume Calore, e si schierò a nord-est
+dalla città, presso a san Marco, nel campo chiamato Grandella o «delle
+Rose», e vi stette aspettando il nemico che scendeva dalle alture.
+
+Frattanto infatti anche nel campo di Carlo s’erano parimenti
+uditi alcuni a consigliare che la battaglia si differisse, poichè
+le soldatesche erano stanche, i cavalli sfiatati: ma il valoroso
+contestabile Gilles le Brun aveva dato loro sulla voce e costrettili
+a tacere. Eziandio dalla lor parte si disposero in tre ordinanze.
+Provenzali, Francesi, genti di Piccardia, Brabanzesi, soldati italiani
+e romani, i fuorusciti pugliesi sitibondi di vendetta si schierarono
+sotto il comando di Filippo di Montfort, di Guido di Mirepoix, di
+re Carlo, del conte Roberto di Fiandra, del conte di Vendôme, del
+Contestabile e di altri esperti capitani. I Guelfi fiorentini,
+bramosi di vendicare la giornata di Montaperti, formarono una quarta
+divisione sotto gli ordini del conte Guido Guerra; ed allorchè, forti
+di quattrocento cavalieri, cavalcarono innanzi nel campo, corruscanti
+di ricche armature, montati sopra magnifici destrieri e con splendide
+insegne, chiese Manfredi a suoi seguaci donde venisse quella bellissima
+milizia: ed avendogli taluno risposto, essere i Guelfi di Firenze,
+sospirando sclamò: «Ah dove sono i miei Ghibellini pei quali feci
+tanto, ed in cui aveva riposto così grande speranza?» Il Vescovo di
+Auxerre e frati predicatori s’aggiravano nel frattempo in mezzo alle
+soldatesche di Carlo, che ricevevano in ginocchio l’assoluzione, e
+Carlo di qua e di là andava dispensando l’ordine della cavalleria[541].
+
+I Saraceni con grande impeto aprono la mischia; gettando urla di
+guerra, senza aspettar comando di capi si scagliano sulla minuta
+fanteria francese composta dei Ribaldi, e a colpi di frecce la saettano
+terribilmente. Allora s’avanza la cavalleria francese e fa strage dei
+Saraceni, ma accorrono i cavalli tedeschi condotti dal conte Giordano,
+e gridando: «Svevia, Svevia, cavalieri!», col loro urto ferrato rompono
+quegli squadroni. A questo punto s’ode un grido: «Montjoie!»; è la
+maggior legione di Carlo che viene all’attacco, e la lotta che si
+appicca fra le due masse di cavalleria dalle pesanti corazze decide le
+sorti della giornata. La celebre battaglia di Benevento fu combattuta
+con appena venticinquemila uomini dall’una parte e dall’altra. La
+lunga e formidabile guerra fra la Chiesa e l’Impero, fra Romani e
+Germani, fu definita sopra un angusto campo di battaglia, in breve
+volger di tempo e con pochi combattenti: ed invero era giunta a
+maturità l’ora che fosse decisa. I Francesi pugnavano con corte spade;
+i Tedeschi secondo l’antico loro costume con luoghi spadoni. I colpi
+di punta e di taglio di scuola romanesca la vinsero sull’antica arte
+germanica di battagliare, sì come in antico era avvenuto a Civita,
+nell’undecimo secolo. I cavalieri di Carlo portavano in groppa dei
+fantaccini, e quando i cavalieri tedeschi precipitavano dalle loro
+cavalcature trafitte, quei fanti sdrucciolavano giù di sella e gli
+uccidevano a colpi di mazza. Così perì la legione del pro’ Giordano;
+e sebbene Galvano e Bartolomeo tenessero fermo un tratto, anche
+questo fu inutile. I valorosi Tedeschi si batterono e caddero con
+bravura; e, simili agli antichi Goti devoti a morte, furono gli ultimi
+rappresentanti di quell’Impero germanico che era sceso nella tomba con
+Federico II.
+
+Come re Manfredi dalla collina su cui s’era postato vide le sue milizie
+vacillare e cedere, fe’ scendere alla battaglia la schiera formata
+di vassalli pugliesi e siciliani. È cosa inconcepibile come mai a
+vece di loro egli non s’avesse tenuto una riserva di Tedeschi con cui
+decidere della battaglia: fatto sta che gl’Italiani se la diedero a
+gambe; e fino Tomaso di Acerra cognato di Manfredi traditorescamente
+fuggì, onde altri baroni ne imitarono l’esempio gettandosi dentro di
+Benevento o negli Abruzzi. Quando il Re conobbe che la era finita,
+volle morire da eroe. I pochi rimastigli intorno lo consigliarono che
+riparasse entro alla terra, o che fuggisse in Epiro per ivi aspettare
+giorni migliori alla corte del suocero suo: ma egli sdegna di farlo, e
+comanda al suo scudiero che gli rechi l’elmo. E mentre se lo pone in
+capo, cade l’aquila d’argento che lo adorna, ed egli esclama: «_Ecce
+signum Domini!_» e senza insegna regia si scaglia fra’ nemici cercando
+morte, seguito dal suo generoso amico Teobaldo Anibaldi, che vuol farsi
+uccidere con lui.
+
+Allorchè sul campo di Benevento scesero le ombre della notte, il
+vincitore, sempre cupo e chiuso in sè stesso, si ritirò nella sua tenda
+e dettò questa lettera al Papa; «Dopo fiera battaglia dalle due parti,
+noi coll’aiuto divino sbaragliammo le due prime divisioni dell’inimico,
+per guisa che tutti gli altri cercarono salute nella fuga. Fu sì grande
+il macello nel campo che i cadaveri degli uccisi tolgono la vista del
+suolo. Nè tutti i fuggenti scamparono; molti ne raggiunse la spada
+dei nostri che li inseguirono; molti furono fatti prigionieri e tratti
+alle nostre carceri, e fra gli altri Giordano e Bartolomeo, che finora
+presunsero nomarsi conti: preso fu anche Pier Asino (degli Uberti)
+lo scellerato capo dei Ghibellini di Firenze[542]. Chi poi dei nemici
+fra’ primi sia morto non sappiamo dire precisamente, massime dacchè in
+tanta fretta scriviamo questo messaggio: molti però dicono essere stati
+uccisi Galvano ed Errigecco, che si dissero conti. Di Manfredi nulla
+si sa, se sia caduto in battaglia, o preso, o fuggito. Il destriero
+che ei cavalcava è in mani nostre, e ciò potrebbe far credere che ei
+fosse morto. Do annuncio alla Santità Vostra di questa grande vittoria
+affinchè ne porgiate grazie all’Onnipotente che ce la concesse, e
+col braccio mio combatte per la causa della Chiesa. Se giungerò ad
+estirpare di Sicilia le radici del male, siatene certo, io ristabilirò
+in questo reame l’antico obligo di vassallaggio ch’esso deve alla
+Chiesa, lo avvierò di nuovo ad onore e a gloria di Dio, all’esaltazione
+del suo nome, a pace della Chiesa ed al bene del paese. Dato da
+Benevento, ai 26 di Febbraio, nella indizione nona, l’anno primo del
+nostro regno»[543].
+
+E tre giorni dopo scrisse: «Non ha guari annunciai alla Santità Vostra
+il trionfo che il Signore ci largì a Benevento contro il publico
+inimico. Per assicurarmi se vera è la fama, divulgata ognor più, che
+Manfredi sia morto in battaglia, feci cercare fra i cadaveri del campo,
+tanto più che nessuna voce correva che ei si fosse salvato fuggendo in
+qualche luogo. Il giorno di Domenica, 28 Febbraio, si trovò infatti il
+suo corpo ignudo in mezzo ai morti. E per non cadere in errore sopra
+cosa di tanta rilevanza, feci mostrare il cadavere al conte Riccardo di
+Caserta, mio fedele, a Giordano e a Bartolomeo che furon detti conti,
+ai loro fratelli e ad altri che, vivente Manfredi, ne avevano avuto
+personale conoscenza: lo riconobbero tutti e dichiararono che quella
+indubbiamente era la salma di Manfredi. Come mi persuase sentimento
+di natura, feci seppellire il morto con onoranze, ma senza ceremonie
+ecclesiastiche. Dato nel campo presso Benevento, addì 1 di Marzo,
+l’anno primo del nostro regno»[544].
+
+Quando i conti prigionieri furono condotti in catene sul campo di
+battaglia e videro il cadavere ignudo del Re, alla domanda se quegli
+fosse Manfredi, risposero tutti sgomentati: sì! Solo il generoso
+Giordano di Anglano con angoscioso dolore esclamò: «O Re mio!», e
+copertasi colle mani la faccia, amaramente pianse[545]. A fianco
+di Manfredi giaceva morto Teobaldo Anibaldi, suo fratello d’armi,
+guerriero degno del nome romano, che ornò di bella gloria la Città
+medioevale e la sua famiglia ghibellina. Per comandamento del
+vincitore, Manfredi fu sepolto in una fossa aperta nel suolo presso
+il ponte del Calore vicino Benevento; ed i guerrieri francesi per
+onorarne l’eroico valore deposero ciascuno una pietra su quel tumulo,
+innalzandogli così un monumento alla foggia usata nei paesi del Nord.
+Ma poco dopo, consentendo il Pontefice, il Pignatelli vescovo di
+Cosenza, uomo di animo abbietto, fe’ strappare il cadavere alla sua
+fossa, e, come di scomunicato dalla Chiesa, lo fe’ gettare al confine
+del Lazio, lungo l’argine del fiume Verde[546].
+
+Manfredi, quando morì, aveva trentaquattro anni; al paro di Totila
+ebbe vita e morte magnifiche. Come un dì quell’eroe dei Goti s’era
+sollevato dalle ruine del suo popolo, e, giovine, aveva restaurato
+colle sue vittorie l’impero di Teodorico, così anche Manfredi ebbe
+fatto risorgere dai suoi ruderi l’impero di Federico in Italia, e per
+alcuni anni lo tenne in fiore; indi soggiacque anch’egli alla fortuna
+di un conquistatore venuto da altri paesi ed armato dal Pontefice a’
+suoi danni. I Guelfi, come li frugava ira di parte, lo accusarono
+di avere ucciso padre e fratello, e a lui attribuirono delitti
+abbominevoli; i Papi lo maledirono chiamandolo vipera velenosa e pagano
+empio: ma al nobilissimo degli spiriti del medio evo, nato già quand’ei
+morì, la sua ombra apparve non fra i dannati dell’Inferno, come i
+preti farneticarono, ma anima gioconda fra quelle del Purgatorio; e
+lietamente sorridendo gli disse che la maledizione dei preti nulla può
+a dispetto dell’eterno amore di riconciliazione[547]. Quanti v’ebbero
+di migliori tra i contemporanei, fino del partito guelfo, pregiarono in
+lui la fortezza della sua indole virile; ne celebrarono la grandezza
+liberale, la generosa mitezza di costume, la coltura eletta ed una
+bontà d’animo schiettamente benigna, che soltanto di rado si lasciò
+traviare all’ira od all’inganno[548].
+
+Presso al cadavere del suo nobile avversario Carlo d’Angiò rappresenta
+uno di quei contrasti del mondo morale, in cui il male pare predominare
+sul bene. Tuttavolta la caduta di Manfredi fu un avvenimento così
+altamente tragico che vi si ravvisa la potenza del destino storico
+che abbatte gli ordinamenti antichi e schiaccia sotto il suo peso
+chi ne raccoglie l’eredità. E le cause pratiche di una fine tanto
+rapida ce le spiega eziandio la storia dell’Italia meridionale, che
+fu una terra non guerriera, senza sentimento nazionale, senza fede
+nè costanza, dove nessuna dinastia ebbe lunga durata, dove fino ai
+nostri ultimi giorni fu sempre aperta la via a qualunque invasione, a
+qualunque conquista. Le savie leggi di Federico II vi avevano fondato
+un reggimento monarchico; ma non avevano potuto costituirvi uno Stato
+nazionale; il trono, sopra cui si sedette Manfredi, riposò nuovamente
+mal securo sul vassallaggio della nobiltà, la quale (secondo la
+sentenza del guelfo Saba Malaspina) ebbe dapprima diviso con lui le
+spoglie di Sicilia, indi contro fede lo tradì. Mercenarî tedeschi e
+Saraceni, ossiano milizie straniere, erano i soli appoggi sicuri che
+avesse la sua signoria; rotti quelli a San Germano e a Benevento,
+neppur questa poteva più durare[549]. Il clero, potenza massima in quel
+paese superstizioso, era nemico di Manfredi, e le città dissanguate da’
+tributi e dalle collette non gli erano per certo amiche. Anch’esse si
+sentivano tratte dall’impulso universale di cui gli Hohenstaufen non
+fecero il debito conto, e bramavano conseguire un reggimento civico
+autonomo. Perciò, come Carlo fu entrato nel reame (così dice lo Storico
+guelfo), cominciarono gli animi del popolo a vacillare, a voltarsi
+contro Manfredi e ad espandere la loro gioia, avvegnaddio tutti allora
+credessero che sarebbe tornata la pace lungamente desiderata, e che
+insieme colla venuta di re Carlo si sarebbe dappertutto restaurato il
+regime di libertà[550].
+
+In che modo si compiesse cotale speranza, di che maniera di felicità
+abbiano goduto Napoli e Sicilia nelle mani ladre dell’Angioino,
+le storie di quei paesi lo tengono scritto. Noi non daremo che uno
+sguardo fuggevole all’orribile bagno di sangue che n’ebbe Benevento,
+proprietà del Pontefice, cui Carlo fu costretto di abbandonare al
+sacco delle sue soldatesche. Dal campo di battaglia quei «campioni di
+Dio» si scagliarono sulla città che era loro amica, nulla badando ai
+lamenti ed agli scongiuri del clero, che mosse loro processionalmente
+incontro: per otto lunghi giorni andarono massacrando gl’innocenti
+cittadini collo stesso furore fanatico dei loro antenati quando avevano
+combattuto contro gli Albigesi. E così scellerati orrori commisero,
+che Clemente IV ne gettò un grido di disperazione, e con gran collera
+s’accorse in qual forma iniziasse il suo reggimento l’atleta Carlo, il
+Maccabeo della Chiesa[551].
+
+Il vincitore non aveva sentimento umano; era un tiranno freddo e muto.
+Elena, giovine e leggiadra sposa di Manfredi, com’ebbe a Luceria la
+novella della sua fine, fu per morirne dal dolore; indi, presi con
+sè i figli, si diede alla fuga. Abbandonata dai maggiorenti in tanta
+sventura, e accompagnata solamente da alcuni uomini di cuore, venne a
+Trani, in quello stesso luogo dove nel Giugno dell’anno 1259 era stata
+accolta, fidanzata regale, con solennità magnifiche. Di là intendeva
+ella imbarcarsi per l’Epiro, ma il mare burrascoso ne la impedì. Alcuni
+frati mendicanti, che frugavano la terra spiando, corsero al castello
+di Trani a darne avviso, e, spaventato il castellano coi fantasimi
+delle pene eterne dell’Inferno, lo costrinsero a consegnare quella
+vittima in mano ai cavalieri di Carlo: e così egli fece ai 6 di Marzo.
+Elena morì di lì a cinque anni in carcere a Nocera de’ Pagani, che
+non aveva ancora ventinove anni: diciotto ne penò sua figlia Beatrice
+a Napoli nel Castel dell’Uovo: i piccoli figliuoli di Elena e di
+Manfredi, appellati Enrico, Federico, Enzo, crebbero e intisichirono
+fra i tormenti di trentatre anni di prigionia, ancora più sventurati
+che non fosse il loro zio a Bologna. Nè gli Angioini nè gli Aragonesi
+(come furono al possesso dell’isola di Sicilia) si sentirono sicuri
+di liberare dal carcere i legittimi eredi di Manfredi[552]. La fine
+della sua innocente famiglia mette dolore e indignazione ad ogni animo
+generoso; però all’avvenimento di Trani un altro tiene riscontro
+fatale, e nella storia non ve n’ha quasi un solo che lo pareggi.
+Vogliamo dire della tragedia avvenuta alcuni anni prima in Sicilia, nel
+castello di Calatabellota. Colà s’era rifuggita pure una regina, vedova
+e sventurata come Elena, com’essa scampando con quattro figliuoli alla
+ferocia di un conquistatore: era stata Sibilla, moglie dell’ultimo
+re normanno Tancredi. La infelice e i suoi bimbi vennero crudelmente
+caricati di catene; e lo spergiuro nemico, che spense la famiglia
+normanna di Sicilia in mezzo ad orrori cui soltanto emularono le geste
+di Carlo d’Angiò, fu Enrico VI imperatore, avo di Manfredi. Fatalità
+degli eventi! Sibilla fu presa, e i più nobili uomini di Palermo
+furono barbaramente scannati, in quello stesso giorno di Natale in cui
+l’imperatrice Costanza diede alla luce il padre di Manfredi![553].
+
+Carlo d’Angiò tenne la sua entrata in Napoli da conquistatore e da re,
+vestito di un’armatura magnifica, cavalcando il destriero di battaglia
+che avea montato a Benevento, seguito dai corruscanti cavalieri
+di Francia e dai guerrieri vittoriosi del suo esercito, acclamato
+e coperto di fiori dal popolo vigliacco, salutato servilmente dai
+vilissimi baroni delle Puglie e dal clero giubilante: con lui veniva
+la superba regina Beatrice in un cocchio scoperto di velluto azzurro,
+al fastigio dei suoi desiderî ambiziosi. In tal guisa entrò in Napoli
+la tirannide francese; così un popolo spensierato, inetto a libertà,
+piegò il collo alla signoria straniera di un despota impostogli dal
+Pontefice[554].
+
+I Papi avevano raggiunto la meta da tanti anni sospirata: sul trono
+di Sicilia sedeva un principe nuovo, loro vassallo e loro strumento;
+spenta era la dominazione dei Tedeschi in Italia, cancellata
+l’influenza antica di secoli che essi avevano esercitato su questo
+paese e sul Papato; il romanismo aveva trionfato del germanesimo.
+L’Impero alemanno non esisteva più; la stirpe degli Hohenstaufen, eroi
+suoi, era scomparsa; Enrico VI, Federico II, Corrado IV, Manfredi ed
+altri di quella casa giacevano sepolti in tombe dello stesso paese, a
+Palermo, a Messina, a Cosenza, sotto il cumulo di pietre a Benevento;
+Enzo prigioniero a Bologna; i figli di Manfredi prigionieri: solo
+Corradino, ultimo degli Hohenstaufen, viveva ancora in libertà, ma
+povero, disprezzato, colle porte d’Italia chiuse in faccia. Clemente
+IV ricevette con gioia la novella della buona fortuna di Carlo; tutte
+le campane di Perugia sonarono a festa; si alzarono al cielo preci di
+grazie, poichè i cavalieri e le torri di Faraone non erano più. Però
+se una divinazione profetica avesse tolto il velo dagli occhi di quel
+Papa, gli avrebbe messo la morte nel cuore: spaventevoli apparizioni
+gli avrebbero mostrato le conseguenze dell’opera sua; avrebbe veduto
+trentasette anni dopo un Papa, successore suo, essere preso d’assalto
+nel suo palazzo e maltrattato dal ministro di un Re francese; la
+cattedra santa di Pietro trasportata in una piccola città di Provenza,
+e per settant’anni occupata da Francesi, creature e satelliti dei loro
+Re: e intanto Roma abbandonata in ruina!
+
+
+§ 3.
+
+Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado Beltrami Monaldeschi
+e Luca Savelli, senatori (1266). — Governo democratico in Roma sotto
+di Angelo Capocci. — Don Arrigo di Castiglia, senatore (1267). — I
+Ghibellini si raccolgono in Toscana. — Loro legati vanno in Germania
+per invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino si decide ad
+imprendere la spedizione.
+
+La caduta di Manfredi segnò eziandio la sconfitta dei Ghibellini in
+tutta Italia; la massima parte delle città or riverirono Carlo da
+loro patrono. Lo Stato ecclesiastico bentosto si rifece dalla lunga
+pressura, ed il Pontefice, che bramava di tornare ad essere solo
+signore in Roma, chiese adesso a Carlo che, secondo il patto conchiuso,
+dimettesse la podestà di senatore: il Re trasse in lungo la cosa;
+mostrò desiderio di durare in officio qualche tempo ancora; alla fine
+dichiarò ai Romani con dispetto mal celato che egli si spogliava della
+sua dignità per non affliggere la Chiesa che affermava di possedere un
+diritto sopra il senato. E lo fece sulla fine di Maggio dell’anno 1266;
+nè molto andò che il Pontefice se ne pentì[555].
+
+Sperava adesso Clemente IV di restaurare senza più i suoi diritti
+signorili in Roma, perocchè Carlo di Angiò con trattati si fosse
+obligato di aiutarlo in tale bisogna. Tuttavolta la Città non faceva
+alcuna ciera di voler porre il senato in mano del Papa, e neppure
+(che era peggio) di invitarnelo a tornare. Già nell’Aprile Clemente
+era andato da Perugia ad Orvieto; indi, tutto speranzoso di entrare
+in Laterano, era capitato a Viterbo, dove pose dimora. Roma allora
+non trovavasi colla santa Sede in attenenze più strette di quello che
+fossero con essa le Republiche di Firenze o di Lucca; i Romani tenevano
+i diritti dei Pontefice in conto di lettera morta; nè Carlo si prendeva
+briga di farsene patrocinatore. Perchè poi frattanto occorreva di non
+lasciare vacante la scranna senatoria, il popolo romano, tornando al
+vecchio sistema, elesse due senatori: e questi immantinente domandarono
+il pagamento della moneta che i mercanti romani avevano prestato
+sull’ipoteca dei beni ecclesiastici; ed il Papa a chiamarli briganti e
+ladri dentro e fuori di Roma[556].
+
+Il registro Capitolino tien nota di quei Senatori altrove non
+appellati, e li chiama coi nomi di Corrado Beltrami Monaldeschi
+orvietano e di Luca Savelli romano. E veramente uno di quei Senatori
+fu Luca, padre di un Pontefice venturo; avvegnaddio la iscrizione
+posta sul suo sepolcro in Araceli dica che egli morì nell’anno 1266 in
+officio di senatore[557].
+
+Un’amnistia aveva richiamato a Roma parecchi Ghibellini, ove tornarono
+a sedere in parlamento accanto a’ Guelfi. Parecchi partigiani di
+Manfredi, come fu Jacopo Napoleone degli Orsini, avevano fatto
+soggezione al Pontefice, ma d’apparenza soltanto; perlochè, come
+la vinta fazione s’ebbe riavuta dal suo sgomento, riordinò le sue
+file dappertutto, così a Roma che in Toscana, così a Napoli che in
+Lombardia, coll’abilità che fu propria degl’Italiani nelle società
+secrete[558]. E la superbia intollerabile della nobiltà guelfa inasprì
+il popolo romano tanto gravemente, che esso nella prima metà dell’anno
+1267 si ribellò, istituì un governo democratico di ventisei _boni
+homines_, e nominò Angelo Capocci di fazione ghibellina a capitano
+del popolo. Clemente dovette dare il suo consentimento al nuovo ordine
+di cose, e il capitano del popolo fe’ perfino appello a lui allorchè
+la nobiltà, messa su da Viterbo (così dicevasi a Roma), incominciò a
+combattere il novello reggimento: il Papa, protestandosi innocente,
+mandò due vescovi a ristabilire la pace[559].
+
+Il Capocci frattanto, incaricato dal popolo di eleggere il Senatore,
+posò il suo occhio sopra un Infante spagnuolo, don Arrigo, che era
+figlio di Ferdinando III di Castiglia e fratello minore di Alfonso
+il Saggio, re titolare dei Romani: era un eroe avventuriero, uomo
+d’ingegno e di ambizione principesca. Bandito dal suo paese come
+ribelle, Arrigo aveva posto dimora nella Francia meridionale suddita
+all’Inghilterra, e già nell’anno 1257, postosi al servigio di Enrico
+III, avrebbe preso parte alla spedizione contro Manfredi, se l’impresa
+non fosse ita a vuoto. Nell’anno 1259, sopra navi inglesi, era andato
+in Africa, accompagnato da Federico fratel suo e da altri fuorusciti
+spagnuoli; indi aveva combattuto agli stipendî del signore di Tunisi
+contro i Mauri[560]. La rivoluzione d’Italia era esca che lo invitava
+a cercare un nuovo teatro alla sua ambizione; laonde, nella primavera
+del 1267, seguito da un duecento valorose lame castigliane, venne
+alla corte di Carlo cugino suo, che lo accolse onorevolmente sì, ma di
+malavoglia. E per vero Carlo gli era debitore di una somma di denaro
+che gli scottava di dover subito pagare; e quando il molesto creditore
+con buon garbo gli fe’ capire che bramava di essere soddisfatto,
+l’Angioino con molte belle promesse lo mandò a Viterbo, alla corte
+pontificia. Quivi, disputando i diritti di Jacopo di Aragona, l’Infante
+mosse pretese alla corona dell’isola di Sardegna, che la Chiesa
+protestava essere sua proprietà, e di cui contendeva alla Republica di
+Pisa il dominio. Arrigo guadagnò a favor suo i cardinali a forza dei
+suoi inchini castigliani e del suo oro tunisino, ma Clemente IV fu più
+propenso di saldare il conto con un matrimonio che gli propose di una
+principessa aragonese, anzi che d’investirlo di Sardegna. Vi aspirava
+anche Carlo, ed il Re in segreto seppe così ben fare che mandò a monte
+le speranze del suo cugino, e lo battè coll’inganno[561].
+
+Più avventurato invece fu l’Infante nella sua candidatura a Roma, dove
+i suoi dobloni gli schiusero il Campidoglio. Su di lui il Capocci
+capitano del popolo indirisse l’elezione, ed i Romani accolsero di
+grand’animo a senatore un Principe castigliano, illustre per gloria
+guerriera e per ricchezza, da cui si aspettavano valorosa difesa contro
+l’arroganza della nobiltà e contro le pretensioni del Pontefice. La
+nobiltà, la più parte dei Cardinali, il Papa stesso contrariarono
+l’elezione; ma indarno, chè a Roma l’opinion publica era in generale
+ridivenuta ghibellina, non sì tosto che Carlo d’Angiò s’aveva assiso
+sul trono di Sicilia. L’Infante venne di Viterbo nel Luglio dell’anno
+1267 per mettersi nella signoria della Città; e così (stranezza di
+caso!) due fratelli furono in pari tempo, l’uno re eletto, l’altro
+senatore dei Romani[562].
+
+Il reggimento civico di don Arrigo conseguì prestamente un’importanza
+che non fu dammeno di quella che aveva avuto il governo del
+predecessore suo Carlo d’Angiò. Ed invero era appena l’Infante
+entrato nel suo officio, che incominciò a imbronciarsi col Papa: volle
+assoggettare al Campidoglio tutta intera la Campagna, privare il clero
+della sua giurisdizione, umiliare la nobiltà. Protestò il Papa, ma il
+Senatore non desistette dall’opera intrapresa[563]. Il popolo stimava
+il Principe, e questi sulle prime si mostrò imparziale verso Guelfi e
+verso Ghibellini; però il suo odio ardentissimo contro di Carlo che
+lo aveva gravemente offeso, ed avvenimenti inaspettati in breve lo
+indussero a dichiarare aperta guerra contro il partito ecclesiastico.
+
+Gli aderenti di Manfredi e della casa di Svevia si raccolsero in
+Toscana. In questo paese era sbocciata la novella semenza velenosa
+di quelle due vecchie fazioni, la cui lotta irreconciliabile
+impresse nella storia d’Italia i caratteri eroici di una feroce e
+grande passione, per modo che sotto le loro forme e le loro insegne
+gl’Italiani combatterono ancor dopo che fu sopita la grande guerra
+fra Chiesa e Impero. Alla fantasia di quell’età, la furibonda contesa
+delle due parti parve essere opera tenebrosa di due demonî nominati
+l’uno _Guelfa_, l’altro _Gebellia_; e per verità furono questi le
+furie anguicrinite del medio evo. Non fu all’età di Manfredi che
+comparissero per la prima volta; l’origine loro è più antica, ma il
+loro impulso selvaggio assunse quella spaventosa natura di lotta di
+fazioni massimamente dopo che fu caduta la signoria degli Svevi: e
+per tal guisa ne andarono scisse in due parti ostili le province e
+le città d’Italia[564]. Pisa e Siena, Poggibonsi e San Miniato al
+Tedesco, anche dopo la fine di Manfredi, s’erano serbate tutte per
+gli Hohenstaufen ossia di fede ghibellina. Il conte Guido Novello,
+che preso di sgomento aveva abbandonato Firenze, radunò in Prato e in
+altre castella mercenarî tedeschi ed amici suoi intorno allo stendardo
+di Svevia. Dei capitani di Manfredi alcuni avevano potuto scampare dal
+campo di battaglia di Benevento o dalle prigioni pugliesi; così era
+stato dei fratelli Galvano e Federico Lancia, di Corrado di Antiochia
+nipote dell’imperatore Federico e genero di Galvano, di Corrado e
+di Marino Capece nobili napoletani, e di Corrado Trincia. Il regno
+siculo gemeva sotto il giogo del suo nuovo padrone: dissanguato dalle
+imposte; calpestato da francesi percettori dei tributi, da giudici e
+da balivi; ingannato dal despotismo di Carlo in tutte le speranze di
+diritti e di franchigie, esso si trovava in condizioni tali che a petto
+di esse il governo di Manfredi pareva essere stato l’età dell’oro: il
+popolo che tradito lo aveva, si risovvenne adesso piangendo della sua
+mansuetudine, e con vano lamento lo invocò. Fino i Guelfi di quel tempo
+hanno descritto con orrore qual fosse la signoria del primo Angioino;
+e Clemente IV in alcune celebri lettere, sotto forma di ammonimenti
+paterni e di consigli benevoli, ha dipinto di lui maestrevolmente un
+ritratto che è quello di un odioso tiranno[565].
+
+Esuli pugliesi fuggirono in Toscana e narrarono che il reame era pronto
+a ribellarsi. I partigiani di Manfredi ne vedevano i figli languire
+in catene, e incapaci di difendere i loro diritti ereditarî; perciò
+volsero i loro desiderî a Corradino ultimo erede legittimo di Sicilia,
+che un dì i Guelfi avevano invitato a scendere in Italia contro
+l’usurpatore Manfredi.
+
+Il figlio di Corrado IV, nato ai 25 Maggio 1252, aveva quattordici anni
+quando lo zio suo cadeva ed un conquistatore si levava su quel trono,
+che per diritto delle genti e per giure ereditario avrebbe dovuto
+essere proprietà sua incontestabile. Corradino era sotto la tutela
+di suo zio Luigi di Baviera, uomo rozzo, e di sua madre Elisabetta
+sorella di quel Duca, la quale nell’anno 1259 aveva sposato in seconde
+nozze il conte Mainardo di Gorizia. Per un istante la corona imperiale
+si era liberata sul capo di Corradino, ma il Papa, che non aveva
+deciso la controversia fra Alfonso e Riccardo appunto per far sì che
+Germania si estenuasse nelle lotte di parte e che Italia restasse senza
+imperatore, aveva proibito l’elezione dell’ultimo rampollo legittimo
+della «velenosa» progenie degli Svevi. E Corradino, cui non era rimasto
+che l’inane titolo di re di Gerusalemme e l’assottigliato suo ducato
+di Svevia, era venuto crescendo in età sulle romantiche rive del lago
+di Costanza, nutrendo il suo spirito di canti dei poeti del suo paese,
+e di imagini seducenti di eroismi, di opere grandi e della caduta sua
+casa.
+
+La storia politica registra poche sventure così commoventi come fu la
+sorte di quel giovinetto, che la potenza di tragici avvenimenti e un
+destino ereditato dai suoi padri trassero fuori della terra natale e
+di una vita d’idillio per condurlo in Italia e sacrificarlo, ultimo
+della sua schiatta d’eroi, sulle tombe degli avi. Legati ghibellini
+di signori e di città, di Pisa, di Verona, di Pavia, di Siena, di
+Luceria e di Palermo andarono nell’anno 1266 a Costanza, ad Augusta e
+a Landshut; l’anno dopo li seguitarono i fratelli Lancia ed i Capece
+per incoraggiare al volo «l’aquila appena pennuta». Secondo la bella
+similitudine del guelfo Malaspina furono pari a quei messaggieri i
+quali al re venturo aveano recato oro, incenso e mirra[566]: e gli
+promisero l’aiuto d’Italia se avesse voluto spiegare nuovamente sulle
+Alpi la bandiera dell’Impero, e venire a liberare da esosa tirannide la
+terra de’ suoi padri gloriosi.
+
+Come il nipote del gran Federico vide quegli uomini italiani fargli
+omaggio genuflessi a’ suoi piedi, come ne udì i discorsi meravigliosi,
+e ne toccò i ricchi doni pegno di loro promesse, il suo animo si
+deliziò di fantastiche contentezze. Voci di sirene lo adescavano ad
+andare nella bella e fatal terra, paradiso storico, desiderio dei
+Tedeschi, dove i suoi padri illustri sembravano chiamarlo dai loro
+sepolcri invendicati. Sua madre si oppose, ma i suoi zii e i suoi
+amici acconsentirono. E fama si sparse di qua dalle Alpi che il giovane
+figlio di Corrado IV armava un esercito per iscendere in Italia, per
+balzare del trono Carlo tiranno e per restaurare la signoria sveva.
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+
+§ 1.
+
+I Ghibellini apparecchiano la spedizione di Corradino. — Carlo, capo
+della federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione di Sicilia
+e delle Puglie. — Don Arrigo sposa la causa dei Ghibellini. — Guido
+di Montefeltro, prosenatore. — Corradino scende in Italia. — Galvano
+Lancia a Roma. — Il senatore s’impadronisce dei capi de’ Guelfi. — Lega
+di Roma con Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana.
+
+«Non faccio gran caso», così scriveva il Pontefice nell’Ottobre
+dell’anno 1266, «non faccio gran caso dei messaggi che i Ghibellini
+mandano al fanciullo Corradino, loro idolo: so benissimo in che acque
+ei si trovi: lo stato suo è così deplorevole che nulla ei può fare per
+sè e per i suoi partigiani»[567]. Nondimeno nella primavera dell’anno
+1267, ecco farsi più aperti i discorsi, più minacciosa l’attitudine
+dei Ghibellini in Toscana. E ai 10 di Aprile, Clemente IV scrive ai
+Fiorentini: «Della covata del dragone è nato un basilisco velenoso che
+ormai appesta Toscana del suo alito; a città e a nobiluomini esso invia
+una razza di vipere, fabbri di malanno, complici de’ suoi disegni,
+traditori nostri e del vacante Impero e dell’illustre re Carlo: con
+sottili arti bugiarde egli si azzima di orpello, e si sbraccia a sviare
+dal sentiero della verità gli uni con blandizie, gli altri coll’esca
+dell’oro. Questi è il temerario fanciullo Corradino, nipote di Federico
+che fu un tempo imperatore dei Romani, per giusta sentenza di Dio e del
+suo Vicario, scomunicato: suoi strumenti sono gli scellerati uomini
+Guido Novello, Corrado Trincia e Corrado Capece con altri molti, i
+quali vorrebbero alzare questo osceno idolo in Toscana, e in secreto
+e in palese ingaggiano milizie tedesche per conchiudere leghe e per
+macchinare cospirazioni»[568].
+
+Ed invero i Ghibellini spiegavano una grande attività: Corrado Capece,
+reduce di Svevia, veniva a Pisa addirittura facendola da vicario
+di Corradino, e in nome di lui, come di re di Sicilia, promulgava
+scritture. Pisa e Siena si mostravano volonterose di secondare con
+tutte le loro forze l’audace impresa; i congiurati delle Puglie e
+di Sicilia eran lesti; i Romani parevano assolutamente favorevoli.
+Ogni qual volta il pericolo ingrossava sul serio il Papa e Carlo
+si mettevano prestamente d’accordo affine di opporvi un argine. Per
+conseguenza alcune soldatesche pugliesi sotto la capitananza di Guido
+di Montfort entrarono senz’altro in Toscana, ed occuparono Firenze
+dove i Guelfi le avevano invitate ad andare. Sulla fine poi di Aprile
+Carlo capitò in persona a Viterbo, dove ebbe lunghe e importanti
+conferenze col Papa, indi tenne dietro alle sue milizie e venne a
+Firenze[569]. Pistoia, Prato e Lucca gli affidarono tosto per sei anni
+la signoria: e sebbene questo grande aumento della sua potenza fosse
+al Papa incresciosissima cosa, tuttavia ei dovette farvi buon viso; e
+(tanto per lenire con un titolo l’invasione contraria a diritto che
+si faceva di Toscana, terra imperiale) Clemente nominò colà il Re
+a _paciarius_, ossia restauratore della pace, quasi che a lui nella
+vacanza dell’Impero ne avesse spettato il diritto[570].
+
+I Ghibellini si difesero con buona fortuna contro le armi di Carlo
+dentro di Poggibonsi e di altre castella toscane, e frattanto la
+crescente ribellione di Sicilia e delle Puglie rianimò il loro
+coraggio. Corrado Capece sopra una nave pisana era corso a Tunisi,
+e aveva persuaso l’ivi rimasto Federico di Castiglia, fratello del
+senatore Arrigo, a tentare insieme con lui un attacco in Sicilia. Così
+infatti avvenne, e quei due arditi uomini, con qualche centinaio di
+compagni, sbarcarono felicemente ai primi del Settembre 1267 sulla
+costiera sicula, presso a Sciacca. Al loro comparire la maggior
+parte dell’isola insorse, e gridò re Corradino. La rivoluzione passò
+lo stretto e mise in fiamme le Puglie; e i Saraceni di Luceria, che
+fino dai 2 Febbraio 1267 avevano alzato il vessillo svevo, stettero
+attendendo con impazienza il figliuolo di Federico. Per tal guisa il
+piano dei Ghibellini maestrevolmente concepito e prosperamente posto in
+essere impedì a Carlo di recarsi in Lombardia e di tagliarvi la strada
+a Corradino.
+
+Il Re di Sicilia era in gravi cure, poichè Roma (dove poco tempo
+prima era stato egli senatore) trovavasi adesso in potere del cugino
+Arrigo, suo acerrimo nemico, il quale a quest’ora aveva apertamente
+abbracciato la causa dei Ghibellini[571]. Per Corradino che s’avanzava
+il Campidoglio poteva servire di base ad una spedizione contro Sicilia,
+al modo istesso che se n’era giovato Carlo ai danni di Manfredi. Il
+Re consigliò pertanto al Pontefice che con sue arti vi sollevasse
+turbolenze per far precipitare Arrigo di Castiglia; ma Clemente non
+trovò ascolto in Roma a così fatto disegno, e n’ebbe a conoscere che
+tutti i partiti temevano il possente senatore «come la folgore»[572].
+Ed invero don Arrigo vi governava con energia e con abilità grandi,
+coadiuvato dal vicario che, secondo l’esempio di Carlo, ei s’era posto
+a fianco in Campidoglio: e quegli era Guido di Montefeltro, signore
+di Urbino, ghibellino zelantissimo anch’egli come i suoi padri, uomo
+illustre, che fra poco doveva empiere Italia del suo nome e ottener
+fama di massimo capitano dei suoi tempi[573]. Le milizie civiche
+occupavano molte castella delle terre romane; nel mese di Agosto Arrigo
+s’impadroniva dell’importante rocca di Castro posta sulle frontiere del
+reame; a Corneto cercava di guadagnarsi influenza sul mare, e nel mese
+di Settembre prendeva la città di Sutri nella Tuscia romana, di dove
+poteva così porger la mano ai Ghibellini toscani. Invano si adoperò il
+Papa per riconciliare il senatore con Carlo; e parimenti inefficaci
+tornarono le sue esortazioni ai baroni del Patrimonio, cui inculcava
+che rimanessero fedeli alla Chiesa[574].
+
+Ai primi del mese di Ottobre si sparse per Roma la voce che Corradino
+fosse entrato in Italia. Ed era vero. Il giovine Principe aveva venduto
+i suoi possedimenti famigliari; fattone denaro, aveva raccolto a fatica
+un esercito, e per la via del Tirolo intrapreso la sua marcia. La sua
+temeraria spedizione fu il rovescio di quello che aveva fatto il grande
+avo di lui all’incominciamento della sua splendida vita. Chè un tempo
+Federico, giovanissimo, era partito di Sicilia per andare a strappare
+di capo ad un Imperatore guelfo la corona dei suoi avi; e adesso il
+nipote suo partiva di Germania per venire in Sicilia a togliere ad un
+usurpatore la corona italica di Federico. Alle braccia di una moglie
+che lo ammoniva del pericolo s’era tolto Federico; alle braccia di una
+madre profetante sventure or si toglieva Corradino: ma a quello la
+Chiesa aveva prestato il suo appoggio; a questo invece le Bolle del
+Pontefice divietavano l’ingresso in Italia e gli negavano qualsiasi
+diritto all’eredità del suo avo. Corradino partì di Baviera nel mese
+di Settembre dell’anno 1267: lo accompagnavano il duca Luigi suo zio,
+Mainardo di Tirolo suo patrigno, Rodolfo di Asburgo, e Federico figlio
+di Ermanno di Baden, ultimo dei Babenberg che pretendesse alla duchea
+di Austria: giovinetto orfano anche quest’ultimo, la pari sventura e la
+tenera amicizia ne lo facevano il fratello d’armi di Corradino. Ai 20
+di Ottobre, il nipote di Federico II con tremila cavalli e con milizie
+di fanteria entrò nella ghibellina Verona, dove quattordici anni prima
+Ezzelino e Uberto Palavicini avevano accolto suo padre Corrado IV.
+
+Due giorni innanzi, ai 18 di Ottobre, Galvano Lancia zio di Manfredi
+era venuto a Roma colle bandiere degli Svevi, recandovi un’ambasciata
+di Corradino e intendendo conchiudere un’alleanza colla città.
+I Ghibellini ricevettero con giubilo grande quel rappresentante
+dell’Impero degli Hohenstaufen; il senatore lo salutò con publiche
+manifestazioni di onore, lo albergò in Laterano, e in una solenne
+tornata nel Campidoglio ricevette il messaggio di Corradino. Quando il
+Papa seppe di tutto ciò, andò sulle furie. «Udii», così egli scrisse
+ai 21 di Ottobre al clero romano, «udii cosa che mi ha riempiuto di
+meraviglia e di orrore: che Galvano Lancia, uom dannato, un tempo
+persecutore malvagissimo della Chiesa, entrò in Roma il giorno di
+san Luca; che a vitupero del Pontefice osò spiegare le bandiere di
+Corradino della velenosa stirpe di Federico, e con audacissima pompa
+pose stanza in Laterano, la cui soglia appena son degni di varcare gli
+uomini giusti». Per conseguenza, comandava che Galvano fosse citato
+innanzi il tribunale della Chiesa[575]; ma, a dispetto del Papa, il
+legato di Corradino s’ebbe ogni maniera di omaggi: e fastosamente lo si
+invitò ad assistere a’ publici giuochi che si diedero a Monte Testaccio
+con magnificenza insolita[576].
+
+Volle il senatore torsi dai piedi ogni sorta di ostacolo ai suoi
+piani, laonde deliberò di sbarazzarsi d’un sol colpo di tutti coloro
+che a Roma parteggiavano coi Guelfi. Tali erano Napoleone, Matteo e
+Rainaldo Orsini, Giovanni Savelli, _Riccardus Petri Anibaldi_, Angelo
+Malabranca, _Petrus Stephani_, per gran parte fratelli o nipoti
+di cardinali. Era mezzo il Novembre, ed egli invitò quei signori a
+consiglio in Campidoglio; comparsi appena, li fe’ arrestare e por sotto
+chiave. Napoleone e Matteo furono tradotti nel castello Saracinesco;
+Giovanni Savelli, già senatore, uomo onesto e generoso, diede in
+ostaggio suo figlio Luca e ottenne libertà; il solo Rainaldo Orsini,
+non venuto in Campidoglio, potè fuggire della Città. I Guelfi ne
+furono atterriti; molti si ricoverarono nelle loro castella, ma Roma
+stette cheta e obbediente al senatore[577]. Protestò il Papa; raccolse
+i prigionieri, i cardinali, i loro parenti e i loro beni sotto la
+protezione della Chiesa; ed al senatore ed al Comune, ma con prudenza e
+con linguaggio temperato, chiese soddisfazione[578].
+
+Frattanto don Arrigo discacciava anche le famiglie di que’ maggiorenti,
+ne faceva in parte smantellare le case, e abbertescava il Vaticano dove
+poneva un presidio tedesco. In Campidoglio si proclamò publicamente
+l’alleanza della Città con Corradino[579], e il senatore invitollo
+a venire a Roma. Don Arrigo, che non era soltanto prode guerriero,
+ma coltivava eziandio la vaga scienza di trovatore, gli indirizzò
+alcuni versi di stile robusto; e può darsi che in quei giorni, in
+mezzo allo strepito delle armi ghibelline, ei dettasse la canzone
+che ci si conserva ancora. In essa ei dà sfogo al suo odio contro
+Carlo, predone dei suoi beni; inneggia alla speranza che cada tronco
+il giglio francese; incuora Corradino a tor possesso del bel giardino
+di Sicilia, e ad impadronirsi con opera ardita e romana della corona
+imperiale[580].
+
+A Roma eran venuti legati di Pisa, di Siena e della federazione
+ghibellina di Toscana per stipularvi un formale patto di alleanza
+colla Città. Addì 18 Novembre si congregarono nella chiesa di Araceli
+il maggiore ed il minor Consiglio, i Consoli dei mercanti ed i Priori
+delle maestranze: Guido di Montefeltro prosenatore presiedette
+l’assemblea. E Jacopo cancelliere della Città fu eletto a sindaco
+de’ Romani, e gli furono date le piene facoltà perchè conchiudesse il
+trattato coi Procuratori toscani[581]. In questo istesso tempo, il Papa
+scagliava l’anatema contro Corradino, contro Pisa, contro Siena ed i
+Ghibellini toscani, e nel dì 26 di Novembre mandavane la sentenza al
+clero romano affinchè la publicasse. Tuttavolta non osò di infliggere
+a Roma l’interdetto, nè al Senatore la scomunica: «per quanto so e
+posso», così egli scrisse ai 23 di Novembre, «voglio evitare la guerra
+co’ Romani; però temo che a me ed al Re di Sicilia non resterà in
+ultima altro partito che questo».
+
+Addì 1 Dicembre, nel palazzo dei Quattro Coronati, dove allora dimorava
+il senatore, fu conchiusa un’alleanza offensiva e difensiva fra Roma,
+Pisa, Siena e il partito ghibellino di Toscana. Questo trattato, in cui
+fu data guarentigia dei diritti di Corradino, ebbe per iscopo espresso
+l’annientamento di Carlo e della sua podestà in Toscana. Dappoichè
+quelle città guelfe lo avevano eletto «signore» per sei anni, ed il
+Papa lo aveva nominato principe paciere, i Ghibellini gli contrapposero
+don Arrigo di Castiglia che crearono per cinque anni capitano generale
+della loro confederazione. Obligaronsi a stipendiargli una scorta di
+duecento Spagnuoli a cavallo, ed il senatore promise di porre duemila
+uomini al servizio della lega ghibellina[582].
+
+Nel frattempo i capi de’ Guelfi romani erano tenuti in carcere
+oppure andavano esuli; il solo Rainaldo Orsini s’era ricoverato con
+molti amici a Marino sui monti Latini. Ivi il senatore lo assediò
+con milizie, ma poichè non ebbe prospero risultato nell’assedio (la
+rocca era forte e ben difesa), sbuffò di collera, e tutti gli uomini
+sospetti, laici fossero o cherici, provarono gli effetti della sua
+stizza. Gli facevan duopo denari per armarsi a pro di Corradino, ed
+egli violentemente diè di mano ai _Deposita_ dei conventi romani, dove,
+secondo una costumanza antichissima, non soltanto Romani ma anche
+genti di fuori solevano deporre in custodia le loro cose preziose.
+S’impadronì del tesoro di molte chiese; ne rapì le vestimenta e gli
+arredi, e con questi espedienti fece su un buon gruzzolo. Come poi
+si sparse fama che don Arrigo volesse entrare a mano armata nelle
+Puglie, il Papa con fervidissima instanza richiese Carlo che tornasse
+a casa sua, e pensò anch’egli di partire da Viterbo e di andare
+nell’Umbria[583]. Di suo moto proprio espresse il desiderio che Carlo
+potesse tornare ad essere senatore di Roma; ed anzi, in previsione
+di ciò, volle scioglierlo dall’antico giuramento. Indi con grande
+acerbità scrisse a don Arrigo, si lagnò delle accoglienze fatte a
+Galvano, della lega conchiusa coi Ghibellini di Toscana, delle violenze
+esercitate contro i maggiorenti romani, e minacciò le più gravi pene
+ecclesiastiche[584].
+
+
+§ 2.
+
+Male condizioni di Corradino nell’Italia settentrionale. — Si giunge a
+Pavia. — Carlo si reca dal Pontefice a Viterbo. — Bolla di scomunica. —
+Accoglienze che Pisa fa a Corradino. — Fallisce un tentativo di Carlo
+contro Roma. — Prima vittoria di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è
+ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — Corradino
+parte di Roma. — Battaglia di Tagliacozzo. — Vittoria e sconfitta di
+Corradino.
+
+A Verona frattanto Corradino si dava gran faccenda per cercar modo
+di mantenere il suo esercito, di conchiudere alleanze colle città, di
+sgombrarsi la via di Toscana. Era tanto povero che più neanche Carlo
+era stato. Una parte delle sue soldatesche, poichè non le si pagava
+dello stipendio, lo aveva disertato; suo zio Luigi, un egoista, e
+suo patrigno Mainardo, cui era debitore di grossa moneta per la quale
+aveva dovuto dargli in ipoteca i suoi beni ereditarî, abbandonarono
+il giovinetto al suo destino, e se ne tornarono nel Gennaio 1268 ad
+Alemagna. Il valore con cui Corradino superò tante difficoltà dimostra
+che egli era degno de’ suoi antenati: e contro ogni aspettazione potè
+continuar la sua marcia nel bel mezzo del paese nemico, felicemente
+sì, come tempo prima era riuscito all’esercito di Carlo di traversare
+Italia. La sua impresa parve in tutto essere la ripetizione di quella
+dell’Angioino, il quale (vedi ironia della sorte!) fu costretto a
+far la parte di Manfredi. La federazione dei Guelfi di Lombardia non
+oppose impedimento a Corradino, che giunse così a Pavia addì 20 Gennaio
+del 1268: colà, perplesso come innanzi, rimase fino ai 22 del mese di
+Marzo.
+
+Carlo bruciava d’impazienza di muovergli incontro: dopo un lungo
+assedio aveva ridotto Poggibonsi, rocca maggiore dei Ghibellini,
+ad arrendersi, e con aspra pressura aveva costretto eziandio Pisa
+alla pace: se ora ei fosse partito e se avesse obligato Corradino ad
+accettare una battaglia campale prima che toccasse Roma, la guerra si
+sarebbe decisa sul Po. Ma il Papa, cui angustiava la paura di perdere
+Sicilia (tanto più adesso che la rivoluzione imbaldanziva nelle
+Calabrie, nelle Puglie e negli Abruzzi), scongiurò Carlo che tornasse
+nel suo reame: ed invero se questi perduto lo avesse, non poteva egli
+certo sperare che la Chiesa avrebbe rifatto per conto suo quell’immane
+lavoro di Sisifo; chè anzi, profugo, lo avrebbe abbandonato alla
+sua sorte, ond’ei sarebbe stato costretto di ritirarsi in Provenza a
+masticarvi la sua vergogna. L’Angioino vedeva dietro di sè il suo regno
+ardere in fiamme; perciò, dopo di aver lasciato in Toscana con alquante
+soldatesche il maresciallo Guglielmo de Berselve, riprese la via del
+regno, ed ai 4 di Aprile ei fu a Viterbo dal Pontefice[585].
+
+Di là questi il giorno dopo scagliò una seconda volta la scomunica
+contro Corradino e Luigi di Baviera, contro il Conte del Tirolo e
+tutti i capi dei Ghibellini: e comprese nell’anatema le province e
+le città che avevano fatto accoglienza al nemico o che la facessero.
+Contro Pisa, Siena, Verona e Pavia pronunciò l’interdetto; scomunicò
+Arrigo senatore, Guido da Montefeltro, i magistrati del Campidoglio,
+tutti que’ Romani che avevano ricevuto messaggi di Corradino; minacciò
+d’interdetto la Città, sciolse i Romani del giuramento prestato al
+loro senatore, e die’ facoltà a Carlo di riprendersi per dieci anni
+il reggimento urbano, se quell’altro, entro il termine di un mese, non
+fosse venuto ad obbedienza[586].
+
+Intanto che da Viterbo si bandivano questi anatemi, Pisa risonava di
+migliaia di voci giubilanti: in quel porto entrava il giovine nipote
+di Federico II sopra navi della Republica e con cinquecento cavalieri.
+Corradino era partito di Pavia, e passando per le terre del Margravio
+del Carretto sposo di una figliuola naturale di Federico, era capitato
+a Vado, paese sul mare vicino Savona: e lì si era imbarcato ai 29 di
+Marzo. Il comando delle sue soldatesche aveva affidato a Federico
+di Baden, e questi si sgombrò felicemente il sentiero pei monti di
+Pontremoli, ad onta che i Guelfi ne difendessero i passi, e per la
+Lunigiana, sui primi del Maggio, le condusse a Pisa. Dalla Republica
+il giovine pretendente ricevette il primo omaggio solenne, e vi
+trovò una flotta pronta a far vela sia per Roma, sia per le costiere
+dell’Italia meridionale. Carlo, che non poteva andare a cercare a Pisa
+il suo avversario, nè impedirgli di progredire nella sua marcia (da
+altra parte non gli era chiaro qual fosse il disegno di Corradino)
+decise adesso di tornarsene nel regno, per porre a partito quei
+ribelli, segnatamente i Saraceni di Luceria; deliberò cioè di aspettare
+l’attacco del nemico di piè fermo nel suo paese, a somiglianza di ciò
+che Manfredi un tempo avea fatto. Tuttavia da Viterbo volle provare
+se gli riusciva a bene un colpo su di Roma; ed infatti una parte delle
+sue milizie in compagnia di alcuni Guelfi fuorusciti (fra loro furono
+il conte Anguillara e _Matheus Rubeus_ degli Orsini) penetrò nella
+Città; ma il senatore battendoli li discacciò, per modo che Carlo trovò
+prudente di lasciarne star Roma pe’ fatti suoi[587]. Addì 30 di Aprile
+partì di Viterbo dopo che il Papa lo ebbe nominato vicario imperiale in
+Toscana: e il conferimento di questa dignità e la rinnovazione del suo
+officio senatorio furono concessioni di rilevanza grande, che a lui nel
+tempo avvenire erano destinate a profittare con molto frutto[588].
+
+Corradino trovò adesso a Pisa ed a Siena un appoggio vigoroso[589]:
+la vittoria di Ponte a Valle, onde le sue milizie ai 25 di Giugno
+fecero prigioniero il maresciallo di Carlo, rianimò le sue speranze:
+e ambasciatori del Campidoglio venivano a invitarlo che andasse a Roma
+dove Galvano lo aspettava; e gli aiuti del senatore gli promettevano un
+aumento di forze[590]. Lo Stato ecclesiastico bolliva in gran fermento;
+Fermo e le Marche erano in aperta rivoluzione: ancora una vittoria
+decisiva, e la parte maggiore d’Italia si sarebbe dichiarata per
+Corradino. Dopochè una flotta pisana ebbe fatto vela per le Calabrie
+sotto la capitananza di Federico Lancia, anche Corradino partì a mezzo
+il Luglio. Sgombra era la via di Roma. Clemente IV aveva fatto venire a
+Viterbo alcune milizie chiamandole di Perugia e di Assisi, ma soltanto
+per sua difesa, e là aspettò che l’ultimo degli Hohenstaufen passasse
+oltre[591]. Indarno il Pontefice aveva ammonito i Romani più influenti
+che non abbandonassero la Chiesa; le sue lettere, che a questo momento
+si vanno facendo sempre più agitate, svelano per la prima volta
+ch’egli era conturbato da gravi cure. Però neppur l’animo di questo
+prete si lasciò vincere dalla paura. «Passerà come fumo», diss’egli di
+Corradino; e lo paragonò ad un agnello che i Ghibellini conducevano al
+macello. E dalle mura di Viterbo ei potè vedere co’ suoi stessi occhi
+le ordinanze dei soldati che ai 22 di Luglio attraversarono la pianura
+vicino Toscanella, senza pur minacciarlo.
+
+Per la via Cassia Corradino procedette lietamente verso Roma passando
+da Vetralla, da Sutri, da Monterosi e dall’antica Vejo: lo seguitavano
+cinquemila cavalieri in ottimo arnese; con sè aveva Federico di Baden,
+il conte Gerardo Donoratico di Pisa, Corrado di Antiochia, molti dei
+maggiorenti ghibellini d’Italia. Dall’altezza di monte Mario lo sguardo
+inebriato del giovinetto discorse per l’ampia Campagna da Roma: da quel
+luogo infatti essa si spalanca severa e solenne, incorniciata da’ monti
+di un azzurro porporino; la traversa il magnifico Tevere che passa da
+ponte Milvio vicino a colline di tufo coperte di ruderi; e la volta
+azzurrina del cielo pare posarsi festosa sulla turrita Roma. Sopra le
+prime alture della Sabina l’occhio discerne senza fatica le bianche
+linee delle case di Tivoli. Là (dicevano a Corradino), era stato il
+teatro delle imprese di Federico e di Manfredi; e gli additavano le
+alte montagne di Subiaco che fanno corona ai confini del Napoletano
+ed al lago di Fucino, dove il suo destino crudele stava aspettandolo
+nella pianura di Tagliacozzo. In distanza, annebbiata dai vapori,
+gli mostravano l’antica Preneste: cinque settimane ancora, ed egli
+si sarebbe trovato in quella rocca ciclopica, coperto di catene! E
+dove fra’ monti Albani e gli Apennini si apre un’ampia vallata, gli
+segnavano le campagne del Lazio, e gli narravano che di quella gola
+passava la strada donde Carlo d’Angiò era sceso al Liri.
+
+Alla mente esaltata di Corradino sarà paruto che in lunga comitiva lo
+venissero ad incontrare le ombre dei grandi Imperatori e lo salutassero
+Cesare: e lo commovevano ad entusiasmo, come in antico il secondo ed
+il terzo Ottone, il maestoso aspetto della Città e la vista magnifica
+del popolo romano che salutandolo plaudente copriva la pendice di monte
+Mario da ponte Molle fino alla via Trionfale. Il senatore gli avea
+apparecchiato un accoglimento degno di imperatore. Roma (lo confessa il
+guelfo Malaspina) era partigiana dell’Impero per indole[592]: ed invero
+sebbene spesse volte ed ostinatamente i Romani avessero combattuto
+gli Imperatori germanici, tuttavolta l’idea imperiale esercitava
+sempre un fascino potente su di essi; laonde accolsero con veraci
+onoranze il nipote del grande Federico, come legittimo rappresentante
+dell’Impero. Tutti i Romani capaci alle armi lo aspettavano vestiti
+di belle armature, cogli elmi inghirlandati di fiori, e disposti
+a giuochi guerrieri nel campo di Nerone; il popolo agitava palme e
+rami d’ulivo, e cantava inni di letizia. Allorquando Corradino, ai 24
+di Luglio, tenne la sua entrata per il ponte sant’Angelo, ei trovò
+Roma mutata in un teatro di festoso trionfo. Per un breve istante
+il giovinetto romantico si sentì sollevato all’apogeo della umana
+grandezza. Le vie che mettevano al Campidoglio erano gremite di
+gente; corde eran tese dall’una casa all’altra, e da quelle secondo il
+costume medioevale pendevano a drappelloni tappeti, ricche vestimenta,
+arredi d’oro, e d’ogni maniera ornamenti preziosi: e cori di donne
+romane ballavano danze nazionali al suono di cetre e di timballi[593].
+Il guelfo Malaspina confessa che il ricevimento di Carlo era stato
+molto al di sotto delle festività con cui si salutò Corradino: era
+Roma la ghibellina che lo onorava spontanea come portava la sua
+inclinazione[594].
+
+Si condusse l’ultimo Hohenstaufen in Campidoglio e lo si gridò
+imperatore. I capi dei Ghibellini italiani e i fuorusciti delle Puglie
+circondarono il giovine Principe, e tutti gli si strinsero addosso
+per raccomandarglisi, nell’intento di averne più tardi dei feudi.
+Financo nobiluomini romani che da Carlo o dal Papa avevano ottenuto
+amnistia, tornarono a mostrarsi ghibellini zelanti. Pietro di Vico,
+uomo senza fermo carattere, a vicenda partigiano di Manfredi e di
+Carlo, comparve in Campidoglio a prestarvi omaggio. Jacopo Napoleone
+degli Orsini offerse i suoi leali servigî; il giovine Riccardo ed
+alcuni altri Anibaldi, il conte Alcheruccio di santo Eustachio, Stefano
+dei Normanni, Giovanni Arlotti, la famiglia dei Surdi, ghibellini
+fedeli al tempo di Manfredi, contribuirono denaro e armi, in quello
+che il senatore sollecitava fervidamente gli ultimi preparativi della
+spedizione. Altri degli Orsini e degli Anibaldi, e tutta la casa dei
+Savelli duravano invece dalla parte di Carlo, mentre i Frangipani, i
+Colonna, i Conti in attitudine neutrale attendevano chiusi nelle loro
+castella l’esito degli avvenimenti.
+
+Uno strano cambiamento delle cose faceva sì che, due soli anni dopo
+dell’impresa di Carlo, Roma tornasse ad essere base ad una spedizione
+di conquista contro le Puglie; e la mutazione degli eventi riduceva
+adesso in tutto e per tutto quell’usurpatore nelle condizioni in
+cui s’era trovato Manfredi, allorchè dietro al Liri aveva aspettato
+l’invasione nemica. Le linee di difesa da Ceperano a Capua erano
+parimente forti di allora, ed anche meglio guardate; e Carlo, che
+aveva levato l’assedio di Luceria, trovavasi col nerbo delle sue forze
+presso a Sora in una posizione che gli rendeva possibile di muovere
+rapidamente incontro al suo avversario, fosse egli venuto dalla via
+Valeria oppure da quella Latina. Un consiglio di guerra tenuto in Roma
+decise che per la Valeria si dovesse penetrare negli Abruzzi onde
+evitare il passo di Ceperano: volevasi tirar dritto fino a Sulmona,
+di là muovere nelle Puglie, occupare Luceria, e, indi, dar addosso con
+tutte le forze al nemico che si credeva postato ancor là. Il piano era
+eccellente.
+
+Ai 18 di Agosto dell’anno 1268 Corradino partì di Roma, dove Guido da
+Montefeltro rimase come vicario del senatore[595]. Accompagnavanlo don
+Arrigo con qualche centinaio di Spagnuoli, Federico di Baden, Galvano,
+Corrado di Antiochia, ed altri maggiorenti. L’esercito ben armato,
+forte di circa diecimila uomini, era animato da coraggio e di buon
+umore. Il popolo romano seguì quelli che partivano per un buon tratto
+di via fuor della porta di san Lorenzo; e tutta la milizia civica
+avrebbe voluto muovere anch’essa alla guerra, se Corradino dopo due
+giornate di cammino non ne avesse congedata la massima parte: con lui
+rimasero soltanto i capi dei Ghibellini col fiore delle lor genti,
+Alcheruccio di sant’Eustachio, Stefano Alberti, il vecchio Giovanni
+Caffarelli, il giovane Napoleone figlio di Jacopo Orsini, Riccardello
+Anibaldi, Pietro Arlotti e Pietro di Vico. Passato l’Anio, e più sopra
+Tivoli, si venne a Vicovaro, dove gli Orsini di parte ghibellina
+albergarono Corradino, e si toccò Saracinesco dove la figlia di
+Galvano, ch’era moglie di Corrado di Antiochia, salutò il suo regale
+cugino. Infatti quel castello piantato sopra una roccia (nel secolo
+decimo era stato il nido di una ladronaia saracena) apparteneva a
+Corrado, perciocchè a suo padre Federico di Antiochia lo avesse recato
+in dote Margherita nobile donna romana. Ed ivi erano ancora custoditi i
+due prigionieri Orsini, circostanza questa cui Corrado poco tempo dopo
+andò debitore di sua salvezza.
+
+Vicino Riofreddo l’esercito varcò la selvaggia terra del confine,
+penetrò senza ostacoli pei distretti di Carsoli negli Abruzzi, e scese
+nella valle del Salto. Di là si spalanca allo sguardo del viaggiatore
+il grandioso paese dei Marsi, con montagne gigantesche, biancheggianti
+di neve, ai cui piedi si stende pomposamente il lago di Fucino colle
+sue acque tinte di un azzurro cupo. Tutto all’intorno stanno le
+città de’ Marsi, Avezzano, Tagliacozzo, Celano, Antina ed Alba, luogo
+maggiore della contea de’ Marsi, di cui allora Corrado di Antiochia
+portava ancora il titolo, ereditato dal padre[596]. Vie parecchie
+attraversano il paese, e per valichi montani conducono dalla parte di
+ovest a Roma, da sud a Sora, da nord ad Aquila ed a Spoleto, da est a
+Sulmona patria di Ovidio.
+
+Come Corradino si fu avanzato verso Tagliacozzo, con meraviglia
+scoperse che il suo nemico era anche giunto al lago Fucino e si
+appressava ad Alba: questo ei non s’aspettava. Ed invero Carlo a
+gran passi era venuto di Sora per tagliare la strada di Sulmona
+al suo avversario, per cacciarlo indietro oppure costringerlo ad
+accettar battaglia: e allorquando con tremila stanchi cavalli e con
+genti di fanteria ai 22 di Agosto pose campo sui colli di Magliano,
+a due miglia da Alba, ei potè di quel luogo scorgere Corradino. Là
+pertanto conveniva combattere quella battaglia che avrebbe deciso le
+sorti dei due rivali. I campi nemici erano divisi dal Salto: l’uno
+era collocato nella pianura Palentina vicino Alba, l’altro presso
+dell’ora distrutto Castel Ponte in prossimità di Scurgola; e così
+stettero una notte[597]. L’esercito di Corradino al mattino seguente
+si dispose in due ordinanze; la prima sotto il comando del senatore,
+del conte Galvano e di Gerardo Donoratico di Pisa, capo dei Ghibellini
+toscani; la seconda, composta per la maggior parte di cavalleria
+tedesca, sotto la capitananza dei due giovani Corradino e Federico. Le
+battaglie del nemico erano guidate dai suoi migliori generali: tali
+erano Jacopo Cantelmi, il maresciallo Enrico de Cousance, Giovanni
+di Clary, Guglielmo l’Estendart, Guido di Villehardouin principe di
+Acaia, Guido di Montfort e il Re in persona[598]. Erardo di Valery,
+rinomato guerriero tornato di fresco dall’Oriente, gli aveva dato
+consiglio che tenesse un terzo corpo nascosto, in riserva; e sebbene
+un comandante così esperto com’era Carlo di Angiò appena abbisognasse
+del suggerimento del Valery per tenere in serbo milizie che in caso
+di bisogno decidessero dell’esito della pugna, tuttavia ei si servì
+con buon giovamento dell’accortezza di quel capitano valente. Oltre ai
+Guelfi lombardi e toscani, servivano nell’esercito di Carlo eziandio
+alcuni Romani; _Bartholomaeus Rubeus_ degli Orsini, il margravio
+Anibaldo, i due Savelli Giovanni e Pandolfo ed altri nobiluomini: per
+tal modo Romani di un sangue e di una stirpe stavano, da nemici, gli
+uni contro gli altri armati.
+
+Nel mattino dei 23 Agosto Arrigo di Castiglia per il primo passò il
+fiume, girò il fianco dei Provenzali presso al ponte, e aperse con
+impeto la pugna. Quando le schiere di Corradino ebbero varcato il
+Salto, e si furono scagliate con foga bollente sugli odiati nemici,
+parvero essere le furie vendicatrici di Benevento. Non v’ebbe
+tradimento che macchiasse l’onore delle armi dei combattenti. L’urto
+irresistibile dei Ghibellini sbaragliò le ordinanze nemiche; la prima
+linea dei Provenzali fu sconquassata; la seconda, composta della
+cavalleria francese, fu rotta. Allorchè il maresciallo di Cousance
+che vestiva l’armatura di Carlo, cadde di cavallo col vessillo che
+impugnava, e d’un subito fu ucciso, s’alzò un grido tonante che
+plaudiva alla vittoria ed alla morte dell’usurpatore. Le milizie
+francesi si diedero a fuga scompigliata, e dietro loro a inseguirle
+Arrigo di Castiglia che fu l’eroe della giornata. Tedeschi e Toscani si
+gettarono sul campo nemico a saccheggiarlo, e le file si sciolsero sul
+terreno dove il giovinetto Corrado inebriato teneva in mano la palma
+della vittoria. Al mattino la fortuna alto lo levò come imperatore; a
+sera vituperosamente lo precipitò all’imo della sventura, abbandonato e
+senza nome.
+
+Carlo che stavasi appiattato sopra un colle, mirò la fuga del suo
+esercito; e la perdita della battaglia per lui significava la caduta
+inevitabile del suo trono. Il Cronista guelfo descrive il Re che
+si scioglie in lacrime, che invoca la Madonna e i Santi, in quello
+che il Valery si studia di rattenerlo, e finalmente lo ammonisce
+esser tempo di muovere fuor dell’agguato, alla riscossa. E tosto
+ottocento cavalieri scendono e si gittano di repente sul campo dove
+non isventola più alcuna bandiera francese. Quelle fresche milizie
+irrompono colle lance in resta, e bastano i loro squadroni serrati
+a disperdere le soldatesche di Corradino sparpagliate al saccheggio,
+e ne fanno macello, e le cacciano in fuga, mentre i Francesi sviati
+tornano a raccozzarsi. Le battaglie a quel tempo si combattevano senza
+disciplina, in modo ben diverso dalle regole nostre di guerra. E questo
+rese possibile che Carlo prendesse la rivincita. Non isquillo di tromba
+potè più rattenere i fuggenti, nè alcun capitano ristabilir più un
+ordine di battaglia. Fuggiron tutti, e orribile fu la disfatta. La
+mancanza di una riserva fece perdere a Corradino la battaglia dianzi
+splendidamente vinta; forse causa della sconfitta fu anche il soverchio
+bollore degli Spagnuoli di Arrigo che inseguendo il nemico battuto
+s’erano allontanati di troppo[599]. E allorchè l’Infante dal suo
+inseguimento torna sul terreno dove aveva pur dianzi lasciato vincitore
+Corradino, ei vede schierate sulla fronte del campo milizie: verso di
+esse corre giubilante per andarvisi a unire con saluti e con festa,
+quando, oh stupore!, ode udirsi gridar contro: «Montjoie! Montjoie!»,
+e discerne l’impresa dei gigli. Scagliasi egli eroicamente sul nemico;
+due volte cerca di sbaragliarlo, ma inutile: non giova contro il fato
+dar di cozzo[600].
+
+Come fu scesa la notte sul campo di Tagliacozzo, anche stavolta Carlo
+sempre cupo sedette nella sua tenda, e dettò al Papa una relazione
+della vittoria riportata: tranne che la mutazione di alcuni nomi, fu
+un’esatta ripetizione della lettera che in addietro aveva scritto dal
+campo di Benevento. «Il messaggio di pace lungamente desiderato da
+tutti i fedeli del mondo, mando a Voi, Padre Santo, olezzante come
+incenso: e, Padre, pregovi; sorgete e cibatevi della cacciagione
+del figliuol Vostro... Uccidemmo tanta moltitudine di nemici che la
+sconfitta di Benevento in paragone par cosa da nulla. Se Corradino
+e il senatore Arrigo sien morti o fuggiti dir con precisione non
+sappiamo, massime dacchè scriviam questa lettera immediatamente dopo
+della battaglia. Certo è che il cavallo cui il senatore montava, fu
+preso mentre fuggiva senza cavaliere. La Chiesa, madre nostra, giubili
+e lodi l’Onnipossente che le concesse una tanta vittoria col braccio
+del suo campione: avvegnaddio or paia che il Signore abbia posto
+termine a tutte le sue necessità, e l’abbia liberata dal furore de’
+suoi persecutori. Dato dal campo Palentino, addì 23 Agosto, indizione
+undecima, nell’anno quarto».
+
+E questo fu l’orrido linguaggio onde usò il feroce carnefice di quella
+notte di san Bartolomeo, che al Papa con bigotta ipocrisia offerse le
+sue vittime come vivanda saporita di selvaggina presa in caccia[601].
+La duplice vittoria che a sì breve distanza di tempo conseguiva quello
+stesso despota Carlo, la prima volta contro Manfredi, la seconda volta
+contro Corradino, rivolta il senso morale: e in verità fu nuovamente
+il male che trionfò del bene, l’ingiustizia che la vinse sul diritto.
+Sul campo della battaglia di Tagliacozzo, combattuta in quegli ardenti
+calori dell’estate, si gettò una sorte che forse fu la più ingiusta
+di quante mai guerriero abbia tratto dall’urna delle battaglie. Se
+guarentigie della vittoria sieno il diritto e la giustizia, il valore
+e la fedeltà, l’eroismo e la giovinezza generosa, certo che Corradino
+doveva vincere: eppure il destino inesorabile diè il trionfo in
+mano di Carlo. L’odio del vincitore potè satollarsi alla vista delle
+migliaja di uccisi che coprivano il campo, ma la sua crudeltà volle
+di più. A molti Romani prigionieri fece, egli antico senatore della
+loro Città, troncare i piedi; e avendogli taluno significato che la
+vista dei mutilati gli avrebbe procacciato soverchio odio, comandò
+che si serrassero tutti in una casa e vi si desse fuoco. Di nobili
+romani giacquero morti Stefano degli Alberti, il prode Alcheruccio
+di Sant’Eustachio e il vecchio Caffarelli. Pietro di Vico mortalmente
+ferito potè trascinarci a Roma, e di là ricoverarsi nel suo castello,
+dove morì nel Dicembre: uomo senza fede, fu uno degli stipiti della
+famiglia dei Vico, fieri Ghibellini, in cui durò per titolo ereditario
+la prefettura urbana fino all’anno 1435[602].
+
+
+§ 3.
+
+Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi fa breve dimora.
+— Fugge; è fatto prigioniero, e consegnato al nemico in Astura. —
+I prigionieri nel castello di Palestrina. — Galvano Lancia condotto
+al supplizio. — Carlo diventa senatore una seconda volta. — Sorti di
+Corrado di Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — Clemente
+IV muore (1248).
+
+Un colpo come di fulmine a ciel sereno ebbe rotto l’incanto dei
+sogni audaci in cui lo sventurato si cullava; innanzi a’ suoi piedi
+si spalancava un abisso di ruina. Fuggì dal campo di battaglia con
+cinquecento cavalieri: e con lui furono Federico di Baden suo fratello
+d’armi, il conte Gerardo di Pisa, Galvano Lancia, il figlio di questo
+ed altri nobiluomini. Dapprima ei volse i suoi passi a Castelvecchio
+vicino Tagliacozzo, dove (almen pare), sperando di raccogliere soldati
+sbandati, un tratto posò. Indi per la via Valeria procedette innanzi a
+Vicovaro. Fuggitivo rifece la stessa strada che pochi giorni innanzi
+aveva percorsa alla testa di un esercito, fidente nella vittoria; e
+così mosse precipitosamente verso Roma[603]. Ivi non si sapeva che cosa
+fosse avvenuto del senatore Arrigo; ma Guido di Montefeltro imperava
+pur sempre nella Città da vicario suo, e Corradino credeva trovarvi
+riparo, e ricavare dall’alleanza con Pisa nuovi modi di continuar la
+guerra.
+
+A Roma giunse un giorno di martedì, ai 28 di Agosto. Che altre
+accoglienze vi aveva avuto la prima volta! Quale ritorno! Veniva adesso
+di soppiatto, quasi fuor di senno[604]! La nuova della sua disfatta
+era capitata a Roma rapidamente; i Ghibellini n’erano stati atterriti;
+i Guelfi ne avevan fatto allegrezze grandi. Dal campo erano corsi
+giubilanti alcuni fuorusciti romani che avevano combattuto sotto il
+vessillo di Carlo; Giovanni e Pandolfo Savelli, _Bertholdus Rubeus_
+ed altri signori. L’esaltamento degli animi era al colmo. Guido di
+Montefeltro teneva il Campidoglio per conto di Arrigo, ma ricusò di
+dare ricetto al fuggitivo, laonde Corradino dovette cercare ricovero
+presso altri Ghibellini che s’erano chiusi nelle loro torri dentro
+della Città: ed infatti qui possedevano il Colosseo, l’isola Tiberina
+nuovamente fortificata da Pietro di Vico, il Vaticano abbertescato,
+i palazzi di Stefano Alberti, ed una rocca appellata _Arpacata_, che
+tempo innanzi Jacopo Napoleone aveva edificato nel Campo di Fiore sulle
+rovine del teatro di Pompeo[605]. Ma poichè ogni dì più nella Città
+venivano ingrossando i Guelfi, gli amici di Corradino avvisarono che
+ivi ei non poteva più a lungo dimorare, e consigliarono di fuggire.
+Gli sciagurati (non rimase che il solo conte Gerardo Donoratico in gran
+secreto, e presto cadde in mano del nemico), gli sciagurati partirono
+un venerdì, ai 31 di Agosto, accompagnati da una piccola comitiva,
+e andarono al castello Saracinesco, che era tenuto dalla figlia di
+Galvano[606]. Erano incerti di quel che dovessero fare; sulle prime
+volevano gettarsi nelle Puglie, ma poi deliberavano di guadagnare la
+più prossima marina.
+
+Quella schiera assottigliata fuggì per la Campagna, traversò la via
+Appia, si mise per le Maremme più sotto di Velletri, e giunse al mare
+vicino Astura. Astura, dove in antico Cicerone ebbe una villa, posa
+isolata sopra ruderi di palazzi romani che un tempo sorsero sulla
+riva del mare: fin presso alle dune sabbiose del lido non v’ha che
+territorio incolto e selvatico, coperto di fitte boscaglie, intersecato
+di paludi e di laghi donde esalano miasmi febbrili, e da cui lentamente
+scendono al mare alcuni fiumicelli. Tratto tratto, lungo la spiaggia
+in quella solitudine sepolcrale s’elevano oscure torri; e dal mare a
+non grande distanza sorge, incantevole vista! il capo di Circe colla
+rocca Circea. La duna forma un porto di pescatori dove sbocca il fiume
+Stura. Nei primi tempi del medio evo il castello era stato proprietà
+del convento di santo Alessio sull’Aventino, indi era diventato un
+feudo, primamente dei Conti di Tusculo, adesso dei Frangipani. Di
+Astura oggidì non rimane che il castello, prominente con una torre
+sopra il mare, ma a’ tempi di Corradino era un _castrum_ con parecchie
+chiese, e circondato di solide mura[607]. I fuggiaschi si misero in un
+battello sperando di giungere all’amica Pisa. Ma Giovanni Frangipane
+signore del castello, avuto annuncio che alcuni cavalieri di nobile
+aspetto e di foggia straniera, probabilmente fuggenti dal campo di
+Tagliacozzo, s’erano posti in mare, cacciò sulle loro tracce dei rapidi
+vogatori: forse lo fece di suo proprio impulso, forse perchè erano
+state publicate lettere del Papa e di Carlo con ordine di catturare i
+fuggitivi. Arrestatigli sul mare, li ricondusse nel castello di Astura:
+e in suo potere vennero Corradino, Federico di Baden, i due conti
+Galvano, il giovine Napoleone Orsini, Riccardello Anibaldi e parecchi
+altri cavalieri tedeschi e italiani[608].
+
+Quando Corradino si die’ a conoscere al Frangipane n’ebbe
+un’ingannevole speranza, perciocchè confusamente ricordasse che
+la famiglia di quel signore un dì avea parteggiato per l’Impero,
+e dall’avo suo aveva ricevuto di ricchi donativi: ei non sapeva
+il meschino che quei Frangipani s’erano inimicati con Manfredi per
+cagione di Taranto, e che da lungo tempo avevano sposato la causa
+del Pontefice. Paura e avarizia persuasero il signore di Astura a
+impadronirsi di quella preda preziosa in cui ravvisava nientemeno
+che il pretendente della corona di Sicilia. E s’aggiunse il fatto che
+Roberto di Lavena, ammiraglio di Carlo, poco tempo prima battuto dai
+Pisani vicino Messina, si trovasse con navi provenzali in quelle acque;
+perlochè, come ebbe udito dell’avvenimento di Astura, sbarcò, e in nome
+del Re di Sicilia chiese che gli si consegnasse Corradino. Resistette
+il Frangipane per tenere alto il prezzo della fatta preda, e condusse
+i prigionieri in un vicino castello, ancor più munito, che forse fu
+quello di San Pietro in Formis, vicino Nettuno[609]: e di lì a poco
+sopravenuto anche il cardinale Giordano di Terracina, rettore della
+Campania e della Maritima, con milizie, da parte propria in nome del
+Papa chiese che gli si dessero in mano i prigionieri come scomunicati
+dalla Chiesa e malfattori pigliati sul suo territorio. Sventura di
+Corradino fu che non venisse in balia dei Pontificî, chè almeno avrebbe
+avuto salva la vita. Non preghiere, nè promesse, non l’innocenza, nè
+la giovinezza e la leggiadria del prigioniero commossero il cuore del
+Frangipane: ma se paura della collera di Carlo potè ragionevolmente
+trattenerlo di mettere in libertà il nobile fuggitivo, nulla v’ha
+che scusi il suo rifiuto di consegnarlo al cardinale Giordano. Sotto
+pretesto delle strette cui lo mettevano i marinari di Carlo che lo
+assediavano, l’esoso pirata diè i prigionieri in potere delle masnade
+di quel crudele[610]: incatenati, furono trascinati attraverso la
+Maremma, consegnati a Carlo in Genazzano, e chiusi nel castello di San
+Pietro, più in su di Palestrina. Quel castello piantato sopra sterili
+rocce, era proprietà di Giovanni Colonna, ma occupato da armigeri
+napoletani[611]; chè infatti Carlo dal campo di battaglia era venuto
+per le montagne a Subiaco, indi scendendo, aveva preso per la via
+Prenestina: e il suo quartier generale era posto a Genazzano, feudo dei
+Colonna, i quali allora, come i Conti e i Frangipani, per paura e per
+intento politico, si mostravano di spiriti guelfi.
+
+Da Genazzano a Palestrina non v’hanno che due ore scarse di cammino;
+e a Palestrina si raccoglievano i prigionieri, e vi conducevano anche
+il senatore Arrigo, il quale, fuggendo dal campo di battaglia, era
+stato preso da un cavaliere di nome Sinibaldo Aquilone: vi venivano
+tratti eziandio Corrado di Antiochia, e molti nobiluomini romani e
+Ghibellini italiani[612]. Il castello di san Pietro, rocca antichissima
+del Lazio, è oggi caduto; non ne rimangono che delle pietre ciclopiche
+coperte di musco; e l’edera si abbarbica intorno a quelle ruine, donde
+l’occhio dell’osservatore vien giù scorrendo su un panorama bellissimo
+di terra e di mare. Ivi Corradino stette molti giorni incatenato coi
+suoi compagni. Fra tutti i prigionieri quello che Carlo odiava di più
+era il conte Galvano, il quale in entrambi i campi di battaglia aveva
+pugnato contro di lui, e come generale di Manfredi e come promotore
+zelantissimo dell’impresa di Corradino: e narrasi che a Palestrina,
+od altrimenti nel suo quartier generale di Genazzano, lo mandasse
+al supplizio publicamente con altri baroni di Puglia, dopo che gli
+aveva fatto scannare fra le braccia il figliuol suo Galiotto. In
+questo modo morì nella prima metà di Settembre del 1268 lo zio di
+Manfredi, fratello della leggiadra Bianca: fu uomo prudente e di valore
+cavalleresco, la cui vita di varia fortuna stette sempre associata a
+quella degli Hohenstaufen nella grandezza e nella fine[613]. Gli altri
+prigionieri Carlo lasciò a Palestrina, ed ei mosse a gran passi a Roma.
+
+Qui, subito dopo la sua vittoria di Tagliacozzo, era stato eletto
+senatore a vita; ed egli aveva lietamente accettato la podestà urbana,
+e mandato nuovamente a Roma da suo vicario Jacopo Cantelmi, cui
+Guido da Montefeltro tosto consegnò il Campidoglio per una somma di
+quattromila fiorini d’oro. Il Papa già dapprima aveva sciolto Carlo
+della rinuncia da lui data con giuramento dell’autorità senatoria, ed
+or lo confermò nell’officio per dieci anni. L’Angioino pertanto ai 16
+di Settembre prese una seconda volta il possesso della sua dignità
+in Campidoglio, e da allora in poi all’altro suo titolo aggiunse
+officialmente quello di «Senatore dell’illustre Città»[614]. Ai Romani
+che parteggiavano per lui ed a quelli che avevano combattuto nelle sue
+file sul campo Palentino die’ ricompense di beni e di feudi; e così
+anche Giovanni Frangipane fu regalato riccamente[615].
+
+Dopochè Carlo ebbe insediato in Campidoglio i suoi ministri ed
+annunciato ai Guelfi le sue vittorie, tornossene, sull’incominciamento
+dell’Ottobre, a Palestrina per condurre i prigionieri a Napoli ed ivi
+mandarli al supplizio[616]. Di tutti loro il solo Corrado di Antiochia
+ottenne libertà; trasse in salvo la vita per la fortunata combinazione
+che sua moglie teneva ancora in ostaggio a Saracinesco i due Orsini,
+Napoleone e Matteo, fratelli del potente cardinale Giovanni Caetano,
+che più tardi fu papa Nicolò III. Si fece il cambio di Corrado con quei
+prelati, ed egli diventò lo stipite della famiglia latina dei Conti di
+Antiochia, la quale nei secoli decimoterzo e decimoquarto risiedette
+nelle castella di Anticoli e di Piglio sul Serrone, e, come si vede
+dalla storia di Roma, fu sempre (finchè si spense) di parte ghibellina
+e nemica dei Papi[617].
+
+Se l’infante Arrigo scampò a morte, ne andò debitore alla ragione della
+parentela, ed al rispetto che Carlo dovette portare alla casa regale
+di Castiglia. Oscuro è quando abbia finito di vivere, ma fino all’ora
+della sua morte l’antico senatore sofferse il destino di re Enzo, prima
+nel carcere di Canosa, indi a Santa Maria del Monte nelle Puglie, dove
+può darsi che gli risonassero all’orecchio i lamenti dei tre figliuoli
+di Manfredi. Indarno pregarono i Re di Castiglia e di Aragona perchè
+fosse riposto in libertà; indarno poeti reclamarono con fieri carmi:
+il rimpianto di don Arrigo e le lodi della sua prodezza cavalleresca
+vivono ancora nei versi dei trovatori, nelle canzoni di Giraud de
+Calason e di Paulet di Marsiglia[618].
+
+La testa dell’ultimo Hohenstaufen cadde a Napoli ai 29 Ottobre
+dell’anno 1268. Carlo corse a dar morte allo sventurato, dopo che
+l’ebbe sottratto al dominio della Chiesa. Volle ucciderlo, perchè
+se anche lo avesse tenuto in catene nel più profondo di un carcere,
+a turbare i suoi sonni avrebbe bastato il saperlo vivo. La sentenza
+concorde dei contemporanei e dei posteri ha marchiato d’infamia il
+supplizio di Corradino e dei suoi generosi amici, e lo giudicò opera
+iniqua di un pavido tiranno: nè corse molto tempo che la storia ne fece
+vendetta. Non v’ha ragionamento di sofista che possa nettare Carlo
+assassino da quella macchia di sangue. Alcuni accusarono Clemente
+IV di complicità: certo è ch’ei lasciò andar le cose per la loro
+china, e su di lui s’aggrava giusto rimprovero che non si facesse
+consegnare Corradino, come quello che era stato colpito dell’anatema
+della Chiesa, ed arrestato sul suo territorio da vassalli pontificî:
+è poi biasimevole che per lo meno non si affrettasse a trattenere la
+scure del carnefice, quando pur doveva prevedere a che fine di sangue
+sarebbe riuscita quella tragedia, egli che troppo bene conosceva
+l’animo scellerato di Carlo. Il Pontefice approvò la morte dell’ultimo
+nipote di Federico II, poichè essa poneva termine una volta per sempre
+alle pretese della casa sveva. Se dalla bocca di Clemente IV fosse
+uscito un grido di sdegno od almeno una voce umana di compianto della
+sorte troppo crudele di Corradino, il cui diritto era chiaro come luce
+di sole innanzi a Dio ed agli uomini, questo solo avrebbe ornato di
+pregio la memoria di un Pontefice, cui la fortuna concesse di abbattere
+nella radice la grande famiglia degli Hohenstaufen. Ed egli tacque;
+e giusto sia il giudicio che cade su di lui. Ai 29 di Ottobre fu
+troncata la testa di Corradino; ai 29 di Novembre morì Clemente IV a
+Viterbo, come se la potenza del vindice destino non concedesse a questo
+prete di vivere di più. La commovente ombra dell’innocente nipote di
+Federico sarà apparsa al letto di morte del Papa a turbargli i momenti
+dell’agonia: avrà veduto il giovinetto quale parve sul patibolo di
+Napoli sollevare le mani al cielo, e poi prostrarsi orando per ricevere
+il colpo fatale[619]. E Clemente morì eziandio sgomentato in pensando
+al vincitore brutale, or fatto strapotente. Se, come prete, lo avrà
+confortato la coscienza di avere spazzato via dal mondo una famiglia
+ch’era nemica mortale del Papato, lo avrà pur addolorato l’idea che il
+vero profitto di quella vittoria fosse caduto nelle mani di un tiranno,
+il quale era re di Sicilia, senatore di Roma, vicario di Tuscia,
+protettore di tutte le città guelfe, e presto (così potevasi prevedere)
+sarebbe forse diventato dominatore d’Italia e oppressore della Chiesa.
+
+Dopo una vita breve e splendida, da parere piuttosto romanzo che
+storia, Corradino pose termine alla serie degli eroi Hohenstaufen, ed
+eziandio alla lunga e vigorosa guerra che essi sostennero contro il
+Papato per il possedimento d’Italia. Dura e immeritata fu la sorte di
+quel giovinetto generoso; ma la sentenza della storia aveva deciso che
+il destino era maturo: Germania non doveva più dominar su l’Italia;
+l’antico Impero degli Ottoni e dei Franchi non poteva essere più
+restaurato. Se il nipote di Federico II avesse vinto Carlo d’Angiò,
+anch’egli avrebbe rinnovato ordini di cose e guerre che nelle tendenze
+dei popoli non avrebbero più trovato ragione di essere. Della sua
+caduta tutta Alemagna sentì vivissimo dolore; ma nessun principe,
+nessun popolo sorse a vendicarlo[620]. Spenta era la dinastia sveva, e
+Corradino finì vittima estrema del principio di legittimità. Le grandi
+famiglie rappresentano il sistema di certe età: con queste cadono, e
+non v’ha podestà alcuna sacerdotale o politica che possa rinnovare una
+legittimità storicamente decrepita. Nè vi fu mai famiglia più grande
+degli Hohenstaufen che rappresentasse un più grande ordinamento. Nella
+loro dominazione, che durò più di cent’anni, il conflitto di principî
+in cui s’affaticò il medio evo ebbe trovato il suo maggiore svolgimento
+e i suoi campioni più poderosi. La guerra dei due sistemi, della Chiesa
+e dello Stato, che si demolirono a vicenda per sgombrare una via nuova
+di libertà al progresso dello spirito umano, compose il fastigio del
+medio evo; e sopra di esso posa Corradino, irradiato dell’aureola della
+sua tragica morte. La grande dinastia degli Svevi fu vinta, ma non
+per questo la lotta finì: assunse forme nuove, e sempre suscitò nuovi
+combattenti, ognora mirando a liberare la gente umana dalla prepotenza
+del sacerdozio. Però convien dire che senza le geste di quella stirpe
+d’eroi libertà non avrebbesi potuto ottenere[621].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+
+§ 1.
+
+Carlo, coi suoi prosenatori, governa a lungo e con energia in Roma.
+— Monete di lui. — Statua a suo onore. — Torna a Roma nel 1271. — I
+cardinali, radunati a Viterbo, non sanno chi eleggere papa. — Guido di
+Montfort uccide Enrico principe inglese. — Elezione di Gregorio X. —
+Elezione di Rodolfo d’Asburgo. — Fine dell’interregno.
+
+Dopo che Carlo ebbe soffocato nel sangue la ribellione del suo
+reame, non vi fu in Italia principe più potente di lui; ed egli potè
+adesso accarezzare il pensiero (già da lunghissimo tempo ne aveva
+concepito l’idea) di sottoporre tutta la penisola al suo scettro, e di
+conquistare nientemeno che l’Impero greco. Però sul trono di Federico
+II non sedeva altr’uomo che un conquistatore odiato. Carlo d’Angiò non
+ebbe sapienza di governante, non mente di legislatore; in eredità di
+quei paesi lasciò soltanto la maledizione della sua tirannide e di un
+lungo despotismo feudale. I disegni della sua ambizione fallirono come
+quelli degli Hohenstaufen, perchè gli sventarono l’arte politica dei
+Pontefici, gli intenti partigiani d’Italia e il sentimento nazionale
+latino che ora insorse contro la gallica dominazione straniera.
+
+Per dieci anni Carlo governò Roma da senatore, con vicarî, maggiorenti
+della sua corte, che per un tempo indeterminato ei mandava in
+Campidoglio, facendoveli accompagnare da giudici e da altri officiali,
+conforme a quello che imponevano gli Statuti della Città. La mano
+energica di un padrone non fece che bene; si ristabilì il rispetto alla
+legge, e nel termine di un anno furono mandati al supplizio dugento
+ladri[622]. In tutto quel tempo le monete di Roma si fregiarono col
+nome di Carlo[623]: esse ed una statua sono i soli monumenti che durino
+a memoria del suo officio, il più lungo che senatore abbia mai tenuto.
+Nella sala del Palazzo senatorio in Campidoglio vedesi ancora una
+figura di marmo che rappresenta un Re del medio evo, coronato, seduto
+sopra uno scanno ornato di teste di leone, con in mano lo scettro,
+vestito di manto a foggia romana: la testa è grande e robusta; la
+faccia rigida, severa; il naso grosso; le fattezze non brutte, ma
+dure. Quella figura è la statua di Carlo d’Angiò, e ad onor suo la
+innalzarono i Romani, probabilmente subito dopo che egli ebbe vinto
+Corradino[624].
+
+Carlo tornò a Roma nel Marzo dell’anno 1271. Accompagnavalo Filippo
+suo nipote, diventato a quest’ora re di Francia, poichè il celebre
+padre suo, Luigi il Santo, era morto in crociata, innanzi a Tunisi. E
+Carlo entrò in Campidoglio dove Bertrando del Balzo, prode cavaliere,
+amministrava il Senato in vece sua. I Ghibellini romani, che per
+qualche tratto di tempo avevano continuato una guerra alla spicciolata
+sotto gli ordini di Angelo Capocci e avevano combattuto i prosenatori
+del Re, erano adesso senza lena e tenuti in freno. Jacopo Cantelmi
+aveva lasciato in balia dei Guelfi le fortezze dei loro nemici affinchè
+le distruggessero; e in tal maniera furono demolite l’_Arpacata_ nel
+Campo di Fiore, e le torri di Pietro di Vico in Transtevere. Carlo
+reputò acconcio di dare l’amnistia a parecchi dei maggiori partigiani
+di Corradino, e insieme promulgò decreto che i Guelfi romani fossero
+ristorati de’ danni sofferti al tempo di Arrigo senatore[625].
+
+Gravissimi affari lo chiamavano a Viterbo; nè tanto vi andava perchè
+fossero ancora pericolose le reliquie sparte de’ Ghibellini toscani,
+quanto, e più, per ragione della elezione del nuovo Pontefice. Infatti,
+morto Clemente IV, i cardinali congregati in quella città non erano
+giunti a mettersi d’accordo; all’ascendente dei prelati devoti a Carlo
+opponevano contrappeso i cardinali che sentivano dignità patriottica;
+tutti poi comprendevano la grandezza del loro dovere, che era di
+creare un Papa quale all’età nuova si conveniva. Erano diecisette e non
+più. Undici di loro chiedevano un Papa italiano, per via del quale si
+potesse restaurare l’Impero che pur sempre vacava; i rimanenti volevano
+che si eleggesse un francese: e le loro radunanze si tennero in mezzo
+a costante tumulto dei Viterbesi, i quali giunsero a scoperchiare
+il tetto del palazzo arcivescovile, per costringere gli elettori ivi
+raccolti a venire finalmente ad una decisione[626]. Da quasi tre anni
+durava la vedovanza della santa Sede nel tempo medesimo che vacante
+era anche l’Impero; e ciò dimostrava in che profondo esaurimento di
+forze giacesse il Papato, infermato in mezzo a tanto conturbamento
+storico. E adesso Carlo andava a Viterbo per affrettare l’elezione, o
+piuttosto per dirigerla a suo talento. Tuttavia sui cardinali egli fece
+impressione non grave; piuttosto gli scosse un delitto che sotto ai
+loro occhi si compiè, e parve punire la Chiesa perciocchè fosse priva
+di capo. Reduce di Tunisi, era venuto a Viterbo insieme con Carlo il
+giovine Enrico, figliuolo di Riccardo di Cornovaglia. Or nella città
+trovavasi eziandio Guido di Montfort, vicario di Carlo in Toscana[627];
+e la vista del Principe inglese poneva tal vertigine indosso a quel
+feroce soldato che metter mano nel sangue gli parve poco: lo frugava
+smania di vendicarsi della regal casa d’Inghilterra per cui mano un
+dì il suo gran padre, Simone di Leicester e di Montfort, era stato
+ucciso in battaglia, e, dopo morto, vituperevolmente profanato nel
+corpo. Egli dunque colse l’innocente Enrico presso l’altare di una
+chiesa, lo pugnalò, e, trascinato il cadavere per le chiome, lo
+scagliò sulla gradinata del tempio[628]. L’atroce misfatto commesso
+alla presenza dei cardinali, del Re di Sicilia, di quello di Francia,
+andò impunito, e l’omicida si ricoverò a Soana presso il suocero suo,
+ch’era il conte Rosso della casa Aldobrandi. L’inquisizione che più
+tardi si istituì fu mite e benigna, avvegnaddio Guido di Montfort
+fosse uno dei maggiori capitani di Carlo, e lo avesse servito meglio
+di ogni altro a demolire il trono degli Hohenstaufen, per modo che
+il conquistatore avevalo rimeritato con bellissimi feudi nel reame,
+dandogli la investitura ereditaria delle contee di Nola, di Cicala,
+di Forino, di Atropaldo e di Monforte[629]. Del resto vien detto
+che Guido fosse uomo di alto sentire, di ingegno eletto e financo
+di grande onestà; ed è pur vero che cotali doti dell’animo potessero
+accoppiarsi alla indomabile ferocia di passioni che fu propria degli
+uomini del medio evo. Un delitto come il suo a quel tempo non pareva
+così orrendo come oggi sarebbe; uccidere per vendetta non si teneva
+allora per cosa disonorevole; gli uomini di quell’età sapevano odiare
+a morte, e potevano altresì perdonare a chi uccideva. E dodici anni
+dopo quell’omicidio, che oggidì porrebbe il suo autore al bando della
+società civile, fosse anche un Re, un Pontefice tornava a chiamare
+quell’istesso Guido di Monfort con nome di figliuolo dilettissimo, e lo
+creava generale ai servizî della Chiesa[630].
+
+Forse quel delitto giovò a svegliare i cardinali dal loro letargo;
+ed infatti, addì 1 Settembre 1271, vinti dall’eloquenza del grande
+francescano Bonaventura, affidarono a sei elettori tratti dal loro
+grembo il mandato di nominare il Papa. Con gran dispetto di Carlo da
+quel compromesso uscì un Pontefice italiano, e fu Tedaldo della casa
+Visconti di Piacenza, figliuolo di Uberto e nipote di Ottone Visconti
+arcivescovo di Milano: uomo di animo posato e generoso, era esperto
+nelle faccende temporali della Chiesa, ma non erudito. L’elezione
+di un prete che non s’era segnalato per meriti publici, che non
+era cardinale, nemmen vescovo, ma semplice arcidiacono di Liegi, e
+per di più si trovava allora in Oriente, fa credere che i cardinali
+conoscessero l’animo franco e independente di Tedaldo, od altrimenti
+che nella loro perplessità, non sapendo che fare, dessero il loro voto
+ad un uomo di poco rilievo. Messaggeri recanti il decreto di nomina
+partirono tosto in gran premura, e, traghettato il mare, andarono ad
+Accona in Siria, dove l’eletto trovavasi presso l’inglese Edoardo che
+ivi combatteva in crociata: e l’arcidiacono di Liegi credette cader
+dalle nuvole allorchè intese quali splendide sorti gli fossero serbate
+in Occidente.
+
+Addì 1 Gennaio 1272 sbarcò nel porto di Brindisi. A Benevento lo
+ricevette Carlo con grandissimi onori e gli fe’ accompagnatura; al
+ponte del Liri vicino Ceperano trovò una solenne ambasciata dei Romani
+venuta a salutarlo, ma egli non accettò il suo invito di andare a Roma,
+e senza trattenersi corse a Viterbo, donde soltanto più tardi mosse
+alla Città. Ai 13 di Marzo vi fece la sua entrata solenne, condotto
+da Carlo re; e questo fu uno spettacolo nuovo pei Romani, giacchè due
+Pontefici antecessori di Tedaldo erano saliti alla cattedra santa e di
+quella caduti nel sepolcro senza che avessero mai posto piede in Roma,
+nè orato presso alla tomba dell’Apostolo. Adesso invece un Pontefice
+italiano riconduceva il Papato nella sua residenza: ai 27 di Marzo
+Tedaldo Visconti era consecrato in san Pietro, e saliva alla santa Sede
+con nome di Gregorio X[631].
+
+Il novello Papa raccoglieva dai suoi predecessori un’eredità che
+non era più avviluppata; più fortunato di loro trovò uno stato nuovo
+in un mondo nuovo. Dopo Papi che avevano combattuto guerre omicide
+e scagliato anatemi innumerevoli contro i Re ed i popoli, un prete
+poteva adesso salir nuovamente i gradini dell’altar maggiore, e colla
+mano monda e pura benedire il mondo. Gregorio X aveva la coscienza
+di una grande missione da compiere, e infatti le opere di quell’uomo
+generoso, per quanto egli potè fare, furono di conciliatore e di
+principe di pace. Già finita era la lotta coll’Impero; morti ne erano
+i combattenti, e l’ultimo figliuolo di Federico II, il re Enzo tanto
+degno di compianto, trapassava anch’egli proprio adesso, ai 14 Marzo
+1272, nel suo carcere di Bologna, un giorno dopo l’entrata del nuovo
+Pontefice in Roma: obliato l’avevano i suoi partigiani ed il mondo,
+e innanzi al suo spirito desolato di solitudine eterna erano passate
+una dopo dell’altra le ombre di tutti i re Hohenstaufen, cui egli, il
+sepolto vivo, era stato condannato a sopravvivere[632]. E in breve
+tempo morivano eziandio parecchi monarchi che avevano primeggiato
+nell’età poc’anzi trascorsa: Luigi il Santo, Riccardo di Cornovaglia,
+Enrico III di Inghilterra si dileguavano dal teatro della storia. Nuovi
+Re salivano sui loro troni; e un novello ordine di cose si assestava
+nel mondo, fatto meno ideale e più temperato. Allorchè pertanto
+Gregorio X prese le redini del Papato, trovò che conseguita era la
+meta cui avevano inteso i suoi predecessori; restaurato lo Stato della
+Chiesa, Sicilia ridivenuta feudo pontificio sotto una nuova dinastia,
+vinto il principio di cui erano stati antesignani gli Hohenstaufen:
+la dottrina fondamentale del Papato, la dominazione universale e
+giudiziaria della Chiesa, pareva essere il frutto maturo della grande
+vittoria ottenuta.
+
+Ma la cima vertiginosa cui i principî di Innocenzo III e dei suoi
+successori avevano sollevato il Papato eccedeva la natura delle
+cose umane; era opera artificiale e perciò non durevole. Gregorio
+X al principio del suo pontificato si vide solo; il suo occhio non
+s’imbatteva che nella faccia impassibile di Carlo d’Angiò, uomo duro
+ed avaro, di lui che si teneva dietro alla cattedra pontificia non da
+vassallo servizievole, ma da patrizio e da protettore molesto. Delle
+due podestà, su cui aveva posato il mondo cristiano, impero visibile
+di Dio, una giaceva distratta; or dunque conveniva riempiere il vuoto
+profondo che si trovava nell’ordine cosmico; occorreva ricomporre
+l’Impero, perocchè senza di esso la Chiesa si sentisse male in gamba e
+priva di valore pratico. Soltanto un Imperatore, giusta i concetti di
+quell’età, avrebbe potuto dare una forma novella ad Italia, e per via
+di un Concordato solenne prestar garanzia di diritto publico al nuovo
+ordinamento di cose, al nuovo Stato ecclesiastico. Toccava perciò ai
+Papi di riconciliarsi con Alemagna che avevano tanto offesa, di far
+pace col partito dei Ghibellini e col mondo politico tutto quanto,
+restaurando quell’antico e sacro Impero per cui la Chiesa sempre
+nutriva simpatia incancellabile.
+
+Fallì il tentativo di voler dare la corona degli Svevi a qualche
+principe forestiero: vi si opposero i diritti legittimi di Alemagna
+e il sentimento nazionale che in essa tornava a destarsi. Per
+verità Alfonso di Castiglia (morto Riccardo ai 2 Aprile 1272), aveva
+sperato di conseguire la corona dell’Impero e ne avea fatto domanda
+al Pontefice, ma Gregorio X respinse le sue pretensioni come quelle
+che mancavano di titolo[633]. Lo Spagnuolo, che non aveva posto mai
+piede in Germania, non vi aveva nemmanco partigiani; i Principi non
+si curarono di lui punto nè poco; e dopo lunghe titubanze, sotto
+la presidenza di Guarniero vescovo di Magonza, elessero a re dei
+Romani il conte Rodolfo di Asburgo: questo avvenne a Francoforte nel
+dì 29 Settembre del 1273. Concordi furono tutti, eccetto Ottocaro
+re di Boemia che vi protestò contro; e l’elezione procedette monda
+di qualsiasi macchia, e scevra di broglio e di corruzione, giacchè
+Rodolfo non s’era mai adoperato per ottener la corona, nè aveva mai
+fino ad essa spinto il desiderio neppure nei suoi sogni più audaci di
+ambizione[634]. Dopo ventidue tristissimi anni di interregno, l’Impero
+tornò ad avere finalmente un capo da tutti riverito.
+
+Rodolfo di Asburgo tiene grandissimo luogo nella storia, come principe
+che restaurò l’Impero e ristabilì l’ordine in Germania orribilmente
+dilaniata: uomo della pace e del diritto egli splende quale fondatore
+di una dinastia celebre e di lunga durata. Nella sua giovinezza
+decorosa di imprese cavalleresche (era nato nel 1 Maggio del 1218,
+e Federico II lo aveva tenuto al fonte battesimale) aveva combattuto
+sotto le bandiere degli Svevi, e s’era segnalato nelle battaglie del
+grande Imperatore e di Corrado IV, ma, per sua buona fortuna, non aveva
+emerso troppo fra’ primi. Fin adesso per sue convinzioni personali
+aveva abbracciato le dottrine degli Hohenstaufen; nondimeno, or che
+saliva al trono dei Tedeschi e dei Romani, tosto vi rinunciava. Uomo
+nuovo, senza antenati, imperatore sì ma non di diritto ereditario,
+creatura dell’elezione de’ principi e del favore dei vescovi, in
+condizioni di cose affatto nuove, somigliò in tutto al novello Papa.
+La sua missione s’accordava colle sue vere virtù; e di lui, che aveva
+animo sodo, temperato, senza genio, fece un principe buono e fortunato.
+
+Egli significò a Gregorio X la sua elezione in una lettera nella quale
+si riflettono chiaramente le mutate condizioni delle cose. Forse che un
+Re della casa di Svevia avrebbe scritto ad un Pontefice, nel modo onde
+Rodolfo di Asburgo gli scrisse? «In Voi», dicea, «fermamente ripongo
+la mia speranza, e perciò mi prostro ai piedi della Santità Vostra,
+supplicando che vogliate con benevola grazia assistermi nell’officio
+che ho assunto, e benignamente concedermi il diadema imperiale»[635].
+Così si abdicavano a favore del Papa le pretese, le dottrine, i diritti
+dell’antico Impero germanico. Ai 24 di Ottobre Rodolfo di Asburgo fu
+coronato ad Aquisgrana. Se alla fantasia degli uomini di quella età
+la lunga vacanza dell’Impero sarà paruta eguale ad un’orrenda tenebra
+morale, ei dovrà pur esser loro sembrato che questa si dissipasse dal
+mondo adesso che Rodolfo si sedeva sul trono degli Imperatori: e poco
+prima sulla cattedra pontificia si era nuovamente assiso un Papa,
+laonde i due lumi dell’universo, sole e luna, tornavano a muoversi
+splendenti nelle loro orbite. E con tale paragone l’arcivescovo di
+Colonia dettava il proemio della sua lettera al Papa per riferirgli
+della coronazione dell’Asburghese, di cui lodava i sentimenti
+profondamente cattolici e le regali virtù, e per chiedere che a tempo
+acconcio fosse riconosciuto e consecrato imperatore[636]. Nè Rodolfo
+poteva dubitare che ciò non gli si concedesse, poichè infatti Gregorio
+X si adoperava sinceramente alla consolidazione dell’impero di un
+nuovo principe che agli occhi della Chiesa era mondo di ogni sospetto,
+e pareva adatto a restaurare la pace. Nel tempo istesso la sua
+esaltazione doveva porre l’argine bramato alle ambiziose mire di Carlo
+di Napoli: ed invero Gregorio X fu il primo Pontefice che frenasse
+la soverchia potenza di quel Re vassallo; e fecelo con calma, senza
+violenze.
+
+
+§ 2.
+
+Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini a Firenze. — Concilio di
+Lione. — Gregorio X promulga la legge del Conclave. — Rodolfo concede
+un diploma a favore della Chiesa. — Idea di Gregorio X sui rapporti fra
+la Chiesa e l’Impero. — Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. —
+Muore. — Innocenzo V. — Adriano V. — Giovanni XXI.
+
+Un Concilio raccolto a Lione aveva messo il mondo in fiamme e deciso
+della caduta dell’Impero; era destino che un altro Concilio congregato
+a Lione ridonasse al mondo la pace, all’Impero il suo capo, e riunisse
+la Cristianità nell’impresa di una grande Crociata. Gregorio X bandì
+un’assemblea generale della Chiesa. Invasato ancora delle fantasie del
+medio evo, quel Papa eccellente credeva che fosse compito di Europa
+liberar Gerusalemme, laonde dedicò la sua attività all’Oriente, di dove
+era venuto per salire alla santa Sede. Non vedeva di meglio che una
+Crociata, e, come un dì Onorio III, il suo animo ne era pieno. Quel
+disegno pertanto fu lo scopo essenziale del Concilio di Lione.
+
+Da Orvieto (dove ormai nell’estate del 1272, partito di Roma, aveva
+posto residenza) Gregorio mosse nella primavera del 1273 alla volta
+di Lione, accompagnato da Carlo senatore e re[637]. Ai 18 di Giugno
+entrò a Firenze andandovi come paciere, chè sua cura incessante fu (e
+non vi riuscì) di riconciliare in tutta Italia Guelfi con Ghibellini.
+La furia dei partiti fu per due secoli feroce infermità, virile
+espressione di forza, genio creatore di vita; e la loro indole è tanto
+spaventosa e grande, che la civiltà fatta sempre più mite di costume
+non giunge a comprenderla rettamente. Quella fiera passione, divenuta
+cosa ereditaria, vera religione politica, dilaniava e accendeva di
+entusiasmo tutte le città della Liguria, della Lombardia, di Toscana,
+delle Marche. E non appena che Gregorio X aveva celebrato a Firenze un
+publico atto di concordia, l’incendio scoppiava con nuova gagliardia,
+ond’egli partiva con gran collera da quella città di Guelfi e di
+Ghibellini, tenendo la Bolla della sua scomunica in mano. Proseguì
+il suo viaggio per Reggio, Milano e Piemonte, e nel mese di Novembre
+giunse a Lione.
+
+Il grande Concilio si aperse addì 7 Maggio dell’anno 1274, e durò
+fino ai 17 di Luglio. Gregorio ebbe il contento di udirvi la Chiesa
+greca professare la sua unione con Roma; e questa fu conversione
+di cui andò debitore all’eloquenza di san Bonaventura, cardinale
+di Albano, il quale morì ancor prima che il Concilio terminasse. Da
+allora in poi gli Imperatori di Bisanzio ripeterono quel vano giuoco
+ogni qualvolta ebbero bisogno dell’aiuto dell’Occidente; e lo scopo
+cui l’astuto Paleologo intese (e l’ottenne) colla proposta unione,
+si fu che l’Occidente lo riconoscesse per imperatore. Così Carlo di
+Angiò, rodendosi del dispetto, vide il Papa accortamente impedirgli che
+ponesse in essere i suoi progetti ambiziosi rivolti alla conquista di
+Grecia.
+
+Un celebre Decreto promulgato a Lione stabilì per la prima volta la
+forma solenne che avrebbesi dovuto tenere nei Conclavi per l’elezione
+pontificia. Ecco il modo onde si ordinava la cosa. Morto il Pontefice,
+i Cardinali che si trovavano nella città dove quegli era trapassato,
+non potevano aspettare l’arrivo dei loro confratelli assenti, più a
+lungo di dieci giorni: trascorso questo termine dovevano raccogliersi
+nelle case del defunto, accompagnato ciascuno da un solo famiglio,
+ed abitare tutti in comune una stanza di cui si murerebbero le porte
+di entrata e di uscita, eccettuata una finestra per introdurre cibo e
+bevanda. Se il Papa non fosse eletto di lì a tre giorni, comandavasi
+che nei cinque dì successivi i Cardinali non ricevessero più di una
+vivanda a pranzo ed una a cena, e che finalmente si dovessero porre a
+vino, pane ed acqua. Sotto pena di scomunica si proibiva ogni rapporto
+con quei di fuori. Ai reggitori temporali della città in cui avveniva
+l’elezione, si dava l’incarico di chiudere a chiave i Cardinali e di
+sopravvegliare il Conclave; ma con solenne giuramento, da prestarsi
+innanzi al clero ed al parlamento del popolo, quei magistrati dovevansi
+obligare di adempiere coscienziosamente al loro importante officio,
+sotto pena che in caso di mala fede l’interdetto sarebbe pronunciato
+sovra di essi e dell’intiera città. Se, come afferma la Chiesa,
+l’elezione pontificia avviene per ispirazione celeste, la fame e
+la sete paiono affè mezzi assai strani per far che lo Spirito Santo
+discenda in petto di Cardinali discordi e cadenti di digiuno! Gente
+incredula potrebbe stupire che il sommo sacerdote della religione
+dovesse eleggersi da pochi vecchi disputanti, chiusi a muro in una
+stanza senz’aria e senza luce! E intanto i magistrati della città a
+vegliar dì e notte agli usci, e il popolo in fermento a circondare il
+palazzo aspettando il momento che il muro cadesse, ed a prostrarsi poi
+ginocchioni innanzi ad uno sconosciuto, il quale, alzando la mano in
+atto di benedire, uscisse del Conclave con occhi molli di pianto oppure
+raggiante di gioia! La culla del Papa era un carcere, e, di un solo
+passo, da quello saliva al trono del mondo. La forma elettiva del capo
+supremo della religione, tanto disforme da ogni altro modo usato ad
+eleggere i principi, è cosa meravigliosa come tutto l’ordinamento della
+Chiesa medioevale: in che strana guisa (si noti) l’elezione pontificia
+si era mutata nel corso dei tempi!
+
+La celebre Costituzione di Gregorio X fu la conseguenza della disputa
+che aveva preceduto la sua elezione, ed aveva durato tre anni. Ma la
+rigidezza di forma del Conclave parve cosa insopportabile, e spesso
+veramente lo fu; e soltanto con repugnanza i Cardinali si sottomisero
+ad una legge che li poteva dare in balia ai trattamenti brutali di
+tiranni e di magistrati cittadini. Uno dei più prossimi successori di
+Gregorio abrogò il decreto, ma fu di lì a poco rinnovato, ed oggidì
+ancora nell’essenza perdura. Il Conclave ha per iscopo di guarentire la
+libertà dell’elezione, e di affrettarla eziandio con fisica coazione:
+ma la storia delle elezioni pontificie può insegnare se anche le più
+grosse muraglie dei Conclavi sieno state sufficienti a tor l’adito
+all’influenza del mondo esteriore ed a resistere all’astuzia, alla
+corruzione, alla paura, all’odio, ai favori partigiani, all’egoismo ed
+alle altre passioni che sogliono penetrare senza impedimento attraverso
+i muri per quanto sieno fitti, sì come la pioggia d’oro del mito seppe
+farsi strada nella torre di Danae[638].
+
+Innanzi al Concilio comparvero messi del Re di Castiglia, e furono
+rimandati; vennero ambasciatori di Rodolfo di Asburgo, e furono accolti
+con grandi onoranze. Il Cancelliere di questo ultimo, in suo nome
+confermò alla Chiesa i Diplomi degli antichi Imperatori, massime i
+documenti promulgati da Ottone IV e da Federico II; e fu dichiarato che
+il nuovo Imperatore presterebbe ad essi solenne riconoscimento secondo
+il loro integrale tenore. Rodolfo confermò lo Stato ecclesiastico;
+rinunciò agli antichi diritti imperatorî, ad ogni dignità ed a
+qualsiasi potere sulle terre di san Pietro e su Roma; spogliò qualunque
+pretesa su Sicilia; dimise ogni astio contro di Carlo, e protestò
+di essere pronto a riconoscerlo per re e vassallo pontificio in quel
+paese da tenersi sempre separato dall’Impero. A tutti gli amici della
+Chiesa concesse indulto; lo stesso ai nemici di Federico II e de’ suoi
+eredi; dichiarò che era disposto a consecrar tutte queste concessioni
+con giuramento quando e dove Gregorio fosse per chiederlo, e s’impegnò
+di obligare anche i principi di Germania a fare altrettanto. Questo
+infatti desiderava il Pontefice, che tutto l’Impero confermasse la
+incontrastabile validità dei privilegî di Ottone e di Federico; così
+voleva per sempre impedire che l’arbitrio di qualche Imperatore potesse
+spingere lo Stato ecclesiastico al precipizio. Rodolfo abbisognava del
+Papa, il quale poteva armare contro di lui forti nemici, com’erano
+Ottocaro di Boemia e Carlo di Sicilia, onde, senza prendersi alcun
+riguardo dell’Impero, acconsentì alla richiesta del Pontefice: ed
+egli era ben remoto dalle idee e dagli errori dei suoi predecessori,
+che s’erano scavata la fossa perchè avevano voluto rialzare a dogma
+dell’Impero quegli antichi diritti imperiali cui essi per patto avevano
+rinunciato.
+
+Per conseguenza Gregorio X riconobbe l’Asburghese a re dei Romani[639],
+e più viva impazienza mostrava egli di coronarlo a imperatore, di
+quello che Rodolfo fosse propenso a intraprendere un viaggio a Roma.
+Il Pontefice, al colmo della contentezza, rammemorò allora la benefica
+associazione delle due podestà, Chiesa e Stato, fratello e sorella
+che s’avevan potuto combattere, ma che un legame arcano e simpatico
+teneva insieme avvinti: nè egli parlava più colle mistiche comparazioni
+del sole e della luna, bensì da uomo pratico confessava che la Chiesa
+era la massima autorità nelle cose spirituali, sì come l’Impero lo
+era nelle cose temporali. «Il loro officio», diceva, «è d’indole
+differente, ma lo stesso scopo finale le avvince indissolubilmente.
+Che la loro unità sia necessaria lo dimostra il male che deriva se
+l’una manca all’altro. Allorchè vedova è la cattedra santa manca
+all’Impero il ministro del bene; quando vaca il trono dell’Imperatore
+la Chiesa è abbandonata senza protezione in balia de’ suoi persecutori.
+A Imperatori ed a Re corre obligo di difendere le libertà e i diritti
+della Chiesa, e di non torle i suoi beni temporali: quanto poi ai
+reggitori della Chiesa, essi hanno debito di serbare ai principi la
+completa interezza della loro podestà»[640]. Dopo le declamazioni
+pompose di un Gregorio IX e di un Innocenzo IV, i quali nei Papi
+avevano voluto vedere soltanto i dominatori del mondo, nei Re le
+creature della loro investitura, è cosa assai confortevole udire
+adesso la voce calma della ragione in bocca di Gregorio X. Per verità
+il Papato aveva ottenuto l’adempimento di tutte le sue brame. Non
+soltanto il debole Imperatore, ma eziandio tutti i principi elettori
+di Alemagna prestavano adesso reverenza alle dottrine di Innocenzo
+III, poichè senza più starsi in forse protestavano che l’Imperatore
+riceveva l’investitura della sua podestà dal Papa, al cui servigio ei
+doveva porre la sua spada temporale[641]. Gregorio X pertanto conchiuse
+pace con un Impero che impero più non era; ma per buona ventura, anche
+ad onta che il pensiero del Papa trionfasse, la idea sacerdotale che
+egli espresse della associazione pacifica delle due podestà rimase
+soltanto un sogno dogmatico, che la coscienza dei popoli e degli Stati
+diventando ognor più libera e forte fe’ svanire.
+
+Il Pontefice partì di Lione nel Giugno dell’anno 1275 per tornarsene in
+patria, e incontratosi a Beaucaire col Re di Castiglia, là, dopo lungo
+dibattito, Alfonso rinunciò alle sue pretese. Gregorio trovossi indi
+a Losanna con Rodolfo, e il Re dei Romani ai 20 ed ai 21 di Ottobre
+rinnovò le sue promesse di Lione: nel tempo medesimo furono stabilite
+le nozze di sua figlia Clemenza con Carlo Martello, nipote di Carlo di
+Angiò[642]. La pace coll’Impero dovevasi conchiudere con atti solenni,
+a Roma, prima della coronazione; e quanto a questa fu fermato che si
+sarebbe celebrata addì 2 Febbraio del 1276. I Diplomi di Rodolfo non
+fecero che ripetere ossia confermare il tenore di quelli promulgati
+già da Ottone IV e da Federico II: se la loro conferma fosse stata il
+solo frutto delle lotte atroci che avevano durato un buon mezzo secolo,
+non vi sarebbero parole bastevoli a deplorare la debolezza ovverossia
+la stoltezza della gente umana: ma i risultamenti della lotta degli
+Hohenstaufen furono pari a quelli della contesa delle investiture;
+furono bene altri e assai maggiori e di valore più intellettuale di ciò
+che stesse scritto sulle pergamene.
+
+Gregorio X tornò dunque con animo lieto in Italia, dove, restauratore
+vero dell’Impero, sperava di incoronarne fra breve il principe.
+Addì 18 Dicembre giunse presso a Firenze. Questa città era colpita
+dell’interdetto, ed il Papa non avrebbe potuto toccarne il suolo;
+però siccome l’Arno era grosso e non si poteva guadare, egli si vide
+costretto di assolvere la città per tanto tempo quanto vi fece dimora.
+Partendo benedisse al popolo accorrente sul suo passaggio, e splendido
+come il sole traversò la città, ma tosto che fu uscito della sua porta,
+alzò di bel nuovo la mano in atto di maledire, e ripiombò nella tenebra
+i Fiorentini: scenata stravagante, di conio propriamente medioevale!
+Arrivato ad Arezzo, il Papa infermò, e per sciagura della santa Sede
+vi morì ai 10 di Gennaio dell’anno 1276. Il pontificato di Gregorio X,
+uom generoso, fu breve, felice e fecondo; ed ei può chiamarsi il Tito
+della sua età. Sebbene non avesse potuto conchiudere completamente
+un concordato coll’Impero, tuttavia ne ebbe posto le pratiche
+basi; l’attività di un uomo onesto ebbe per ricompensa un onesto
+risultamento.
+
+Ogni uomo lamentò la perdita dell’eccellente Pontefice, egregio fra i
+migliori; non così, e fu solo, il malevolo re Carlo. Egli s’adoperò a
+far eleggere un papa a lui benigno, e in parte giunse al suo scopo,
+sebbene i tre successori di Gregorio X, persone dappoco, morissero
+rapidamente un dopo l’altro. Ai 21 Gennaio 1276 fu eletto in Arezzo
+uno di nascita francese, Pietro di Tarantasia in Savoia, che era stato
+arcivescovo di Lione, e adesso trovavasi da cardinale arcivescovo
+di Ostia, alla qual sede era stato nominato nel 1275: fu il primo
+domenicano che diventasse papa. Ed egli andò frettolosamente a Roma,
+dove ai 23 di Febbraio fu consecrato con nome di Innocenzo V. Servitore
+devoto di Carlo, confermò subito il Re nell’officio senatorio e perfino
+nel vicariato imperiale di Toscana, cosa onde Rodolfo di Asburgo
+si offese. L’opera pacifica, cui Gregorio IX aveva dato mano così
+avventuratamente, minacciava di correr pericolo. Si temè infatti che
+Rodolfo venisse a Roma e rompesse guerra con Carlo, avvegnaddio il Re
+dei Romani desse a conoscere il suo gravissimo malcontento, e ormai
+i suoi plenipotenziarî in nome dell’Impero s’avessero fatto prestare
+giuramento di omaggio dalla Romagna. Il novello Pontefice lo richiese
+con grande instanza che si tenesse lontano dai confini d’Italia fino
+a tanto che non avesse adempiuto agli oblighi assunti, e segnatamente
+finchè non avesse dato in potere della Chiesa la Romagna[643]. Questa
+provincia già conceduta alla santa Sede, ma non ancora consegnatale,
+aveva sempre appartenuto all’Impero dal tempo degli Ottoni in poi: ora
+anche Rodolfo di Asburgo intendeva tuttavia serbare integri i diritti
+imperiali, non tanto nell’idea di tenerli per sè, quanto per averne
+in mano un’arma con cui potesse minacciare il Papa; ed in vero anche
+questi continuava a governare la Toscana per via di Carlo, arrogandosi
+così i diritti imperiali. Ma frattanto Innocenzo V morì in Roma ai 22
+di Giugno.
+
+Poichè allora Carlo trovavasi nella Città, l’officio senatorio gli
+dava il diritto di sopravvegliare il Conclave, ed eziandio il modo di
+esercitare sopra di esso la sua influenza. Non usò riguardi, chiuse
+i Cardinali con durezza in Laterano, e fece murare le finestre della
+loro camera così strettamente, che a mala pena vi avrebbe potuto entrar
+dentro un uccello. Otto giorni stettero i Cardinali francesi disputando
+cogli italiani, indi ai contendenti non fu dato altro cibo che pane,
+vino ed acqua; però i partigiani di Carlo ebbero ogni ben di Dio, e
+financo tennero corrispondenze illegali col Re[644]. Queste asprezze
+e queste inonestà irritarono gli Italiani, massime Giovanni Gaetano
+Orsini loro capo, il quale non perdonò mai a Carlo ciò che del Conclave
+aveva fatto. Dopo lungo piatire, alla fine fu eletto un italiano,
+Ottobono de Fiesco, vecchio cardinale diacono di sant’Adriano, e fu
+acclamato pontefice ai 12 di Luglio con nome di Adriano V.
+
+Tuttavia il nipote di Innocenzo IV, il quale faceva rivivere un passato
+cui non si avrebbe potuto far più ritorno, morì di lì a trentanove
+giorni senza pur avere ricevuto il presbiterato: trapassò a Viterbo,
+addì 17 Agosto 1276. Eletto appena, aveva abolito la legge del Conclave
+promulgata da Gregorio X; forse aveva voluto vendicarsi del tormento
+sofferto durante la clausura; forse aveva capito che era impossibile di
+dare rigido eseguimento alle forme che si avevano stabilite.
+
+Per la seconda volta le speranze di Carlo soffersero una delusione; chè
+anche adesso la novella elezione non cadde su di un Francese. Le parti
+in cui erano divisi i Cardinali combatterono a longo con veemenza,
+in mezzo a tumulto continuo dei cittadini di Viterbo, i quali, non
+badando al decreto del testè morto Pontefice, serrarono gli elettori in
+conclave rigorosissimo. Finalmente, per l’ascendente del potentissimo
+Gaetano Orsini, ai 17 Settembre, fu eletto il Cardinal vescovo di
+Ostia: si appellò Giovanni XXI.
+
+_Petrus Hispanus_ o _Juliani_, arcivescovo di Braga, portoghese di
+nascita, era figlio di un medico: ed egli stesso era cultore della
+scienza paterna, erudito negli studî filosofici, segnatamente in quello
+di Aristotele, e autore di opere di medicina e di scolastica. Gregorio
+X aveva appreso a stimarlo nell’occasione del Concilio di Lione, e,
+nominatolo vescovo di Tuscolo, lo aveva condotto con sè in Italia.
+Alcuni Cronisti ignoranti parlano di Giovanni XXI come di un mago;
+gli danno in pari tempo dell’erudito e dell’ignorante; lo chiamano un
+pazzo sapiente assiso sulla cattedra santa, uomo senza dignità, amante
+delle scienze e odiatore dei frati[645]. Si era nel secolo decimoterzo,
+ma la plebe meravigliava di un Papa dotto nella astrologia e nelle
+scienze naturali, e lo guardava colla istessa temenza superstiziosa
+con cui nel secolo decimo aveva mirato Silvestro II. Dei goffi frati
+stizziti dipinsero di Giovanni XXI un ritratto a colori schifosi:
+sospetta era la sua erudizione non rivolta alle scienze che allora
+reputavansi canoniche, ma a studî tali che erano banditi dai chiostri:
+e il suo bellissimo costume di trattare liberalmente anche colla più
+minuta gente, massime la sua famigliarità senza sussiego coi dotti,
+gli procacciò invidia e dileggio. Nondimeno, qual Papa sarebbe stato
+Giovanni ei non ebbe tempo di far conoscere al mondo; chè, ormai ai 16
+Maggio 1277 morì a Viterbo, dove aveva posto residenza. Anche il modo
+strano di sua morte contribuì ad aumentare l’opinione fanciullesca che
+fosse un negromante; crollò il tetto di una stanza che egli s’era fatto
+fabbricare nel suo palazzo a Viterbo, e Giovanni XXI rimase sepolto
+sotto quelle ruine[646].
+
+
+§ 3.
+
+Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un Orsini papa. — Conferma
+giuridica dello Stato della Chiesa. — La Romagna viene ceduta al
+Pontefice. — Bertoldo Orsini, primo conte pontificio della Romagna. —
+Carlo si dimette dall’officio di vicario della Toscana e da quello di
+senatore. — Costituzione di Nicolò III sull’investitura del Senato.
+— _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore. — Giovanni Colonna e Pandolfo
+Savelli, senatori. — Nepotismo. — Nicolò III muore nel 1280.
+
+Per sei mesi la santa Sede rimase novellamente vacante, e i Cardinali
+residendo in questo periodo a Viterbo, di là amministrarono le cose
+della Chiesa[647]. Carlo, bramoso di elevare al soglio un Papa del suo
+partito, pose impedimenti all’elezione, senza però giungere a capo di
+ciò cui mirava, avvegnaddio i Latini nel Conclave facessero opposizione
+ai Francesi con fortuna sempre migliore. Come gli impazienti cittadini
+di Viterbo ebbero chiuso gli elettori dentro del loro palazzo comunale,
+fu (ai 25 di Novembre) acclamato il potentissimo dei Cardinali,
+Giovanni Gaetano Orsini, che assunse nome di Nicolò III.
+
+Questo orgoglioso figliuolo di _Matheus Rubeus_, il celebre senatore
+del tempo di Federico II, non aveva le tendenze religiose del padre, ma
+ereditava la fiamma della sua grande energia d’animo. Sotto Innocenzo
+IV era stato eletto cardinale di san Nicolò in Carcere, protettore
+dell’ordine dei Minoriti, inquisitore generale; aveva servito otto
+Pontefici, preso parte a sette elezioni di Papi; era stato lui che
+aveva levato alla cattedra santa Giovanni XXI, e che lo aveva anche
+dominato. Dotto nelle scienze, esperto in tutte le faccende del mondo,
+era il capo dichiarato del Collegio cardinalizio, e per intelletto
+politico a tutti sovrastava[648]. Dalla fine del secolo precedente in
+poi la sua illustre famiglia romana aveva tenuto i più alti officî
+nella Chiesa e nella magistratura; e questo valse al Cardinale un
+sentire degno di principe, ma altresì, quando fu papa, lo traviò
+facendone un favoreggiatore sfacciato di nepotismo. Fu un vero ottimate
+romano, d’animo vigoroso e di grandezza regia; senza riguardo di
+checchessia si diede ad ammassare tesori; nutrì sentimenti affatto
+mondani; fu della sua città natale amantissimo, non senza affetto per
+la sua nazione, degli stranieri che la offendevano odiatore. Se invece
+di Clemente IV foss’egli seduto sulla cattedra di san Pietro, la casa
+di Angiò non avrebbe certamente posto piede in Italia.
+
+Giovanni Gaetano Orsini fu, dopo Onorio III, il primo uomo romano che
+si sedesse sulla cattedra santa: e vi ascese con nome di Nicolò III
+ai 26 Dicembre 1277, nel qual giorno fu in Roma consecrato. La fausta
+conchiusione del concordato con Rodolfo di Asburgo e la rivendicazione
+dei diritti della Chiesa sovra il Senato romano resero assai notevole
+il suo pontificato. I suoi predecessori nei loro reggimenti fuggevoli
+non avevano potuto venire ad un trattato definitivo col nuovo capo
+dell’Impero. Rodolfo parecchie volte aveva espresso l’intendimento di
+scendere in Italia, ma i Pontefici lo avevano ripetutamente ammonito
+di non farlo. Infatti non è esatto quel che si dice, che il primo
+Asburghese abbia di sua spontanea volontà rinunciato di venire a
+Roma e di prendersi la corona imperiale; chè anzi soventi volte e con
+grande istanza ei la chiese, appunto perchè la dignità imperiale gli
+pareva essere necessaria a dar buon fondamento alla sua dinastia. Le
+concessioni che ei fece a Nicolò III furono altrettanti patti imposti
+alla sua coronazione imperiale; e soltanto le condizioni interiori
+di Germania e il rapido mutamento dei Pontefici gli impedirono,
+come in antico a Corrado III, di venire a Roma. Nè l’opportunità gli
+sarebbe mancata, chè financo città italiane straziate dalle fazioni
+lo invocarono affinchè discendesse e le salvasse; e Dante il gran
+ghibellino non perdona a lui, nè al suo figlio Alberto che abbiano
+diserto il giardin dello Imperio e la vedova Roma. Gli è appunto di ciò
+che Germania deve essere invece riconoscente alla casa di Asburgo[649].
+
+Nicolò III volle ordinare lo Stato della Chiesa sopra solide fondamenta
+di diritto publico; questo fu il suo massimo intento. Chiese a Rodolfo
+che si rinnovassero i trattati di Losanna e con esattezza scrupolosa
+si stabilisse in un documento tutta l’estensione che aver doveva il
+territorio ecclesiastico, specificandone città per città, parimenti
+come s’era usato registrare in più vecchi Diplomi. Seguendo le più
+ampie dimensioni delle donazioni antiche, questo documento doveva
+compilarsi a garanzia dell’avvenire. Ai 19 di Gennaio 1278, da Vienna,
+Rodolfo die’ mandato a Corrado frate minore di rinnovare i privilegî
+di Losanna; e il legato ne sottoscrisse l’atto relativo, a Roma, addì
+4 di Maggio[650]. Affine di raffermare per iscrittura i diritti cui
+la Chiesa pretendeva sopra la Romagna e la Pentapoli si trassero fuori
+dall’archivio pontificio le vecchie pergamene: per verità non si potè
+esibire la prima e celeberrima di tutte le carte di donazione, ma se ne
+incominciò la serie col cosiddetto _Privilegium_ di Lodovico il Pio, e
+si venne indi ai Diplomi di Ottone I e di Enrico II. Il Pontefice mandò
+in Alemagna la copia dei passi corrispondenti di quelle scritture,
+e Rodolfo tenne per genuini cotai Diplomi imperiali, senza nemmanco
+istituire intorno ad essi un esame critico. Il più antico donativo di
+terre che avessero ricevuto i Pontefici era stato quello dell’Esarcato
+e della Pentapoli, regalo di Pipino; ma i loro diritti su quelle
+province i Papi non avevano mai ridotto in essere, perciocchè dagli
+Ottoni in poi l’Impero le avesse tenute per sè, senza che Pontefice
+qualsiasi ne avesse contrariamente menato reclamo. Anche Rodolfo
+fu restio a rinunciare a terre che egli medesimo appellava «orto
+dell’Impero»; ma dovette chinare il capo avanti la volontà risoluta
+di Nicolò III, che soltanto a questo patto gli offerse la cessione dei
+diritti imperiali sulla Toscana che Carlo da vicario governava. Così fu
+con grande abilità che i Papi si servirono tanto di Rodolfo quanto di
+Carlo, per tenerli l’un l’altro in freno. Ed ai 29 di Maggio Rodolfo
+incaricò il suo ambasciatore Goffredo di annullare gli atti del suo
+cancelliere, che in nome dell’Imperatore aveva chiesto giuramento di
+fedeltà dalla Romagna: ai 30 di Giugno 1278, in Viterbo, il legato
+tedesco consegnò al Papa il documento che conteneva la cessione delle
+dette terre[651].
+
+Colle sue carte in regola, or s’affrettò Nicolò III a prender possesso
+della Romagna, per arricchirne principescamente la sua famiglia. I suoi
+messaggi ammonirono città e signori di fare omaggio alla Chiesa; i più
+obbedirono, alcuni ricusarono. Baroni di famiglie dinastiche, uomini
+d’ingegno e di valore, parecchi dei quali sopra un teatro maggiore
+avrebbero operato geste gloriose, erano (dopo l’età degli Hohenstaufen)
+sorti in Romagna e nelle Marche, quali di parte guelfa, quali di
+fazione ghibellina; s’erano impadroniti del reggimento nelle Republiche
+lacerate dalla discordia, e avevano fondato signorie più o meno
+durevoli, le quali combatterono per tre secoli contro il potere del
+Papa con maggior vigore di quello che le democrazie potessero fare. Per
+distinguerli dai magistrati republicani, a quei signori si die’ nome di
+tiranni (_tyrampni_); e furonlo nel significato proprio che si diede
+ai tiranni di città dell’antico tempo; furono cioè principi contenuti
+entro certi limiti dal Comune, ossiano podestà simili a regoli. Alla
+Chiesa si sottomisero i Malatesta del Verruccio a Rimini, i Polentani
+a Ravenna, e Guido di Montefeltro, il quale dopo di essere stato
+prosenatore di Arrigo di Castiglia a Roma, coll’astuzia e coll’audacia
+di lì a breve era diventato il tiranno di quasi tutta Romagna, ed era
+stato scomunicato dal Papa: fino la potente Bologna, straziata dalle
+fazioni dei Lambertazzi e dei Geremei, riverì per la prima volta la
+sovranità della Chiesa sopra di sè e del suo distretto urbano. Quella
+celebre città, «madre feconda di uomini grandi nella scienza, chiari
+per valore politico, per dignità, per virtù, fonte sempre viva del
+sapere», fu da ora in poi tenuta da’ Pontefici in conto di gemma
+preziosissima della loro corona temporale[652].
+
+Come al tempo de’ Carolingi, il Papa tornò a mandare suoi governatori
+in quelle terre: a legato ecclesiastico vi nominò il nipote suo
+Latino Malabranca, cardinale vescovo di Ostia; e creò il figlio di suo
+fratello, Bertoldo Orsini, a conte di Romagna (e fu il primo) per la
+santa Sede[653]. E per dar loro autorità di nerbo efficace levò a suo
+stipendio milizie napoletane sotto il comando di Guglielmo l’Estendart,
+imperocchè Carlo si fosse obligato da vassallo della Chiesa a
+prestarne[654]. In tal guisa la Romagna venne di ragione giuridica
+in mano dei Pontefici. Custodirono essi quella perla con cura gelosa;
+ma gli indomiti Romagnuoli non si lasciarono porre il bavaglio della
+servitù nemmanco nel corso di secoli; le città serbarono gloriosamente
+le loro franchigie, e la Chiesa non vi potè mantenere altro rapporto
+che di protettorato: la storia della Romagna sotto lo scettro
+pontificio è un eterno stato di sollevazione, un eterno alternarsi di
+tirannidi e di democrazie.
+
+Conseguenza del trattato conchiuso con Rodolfo si fu l’indebolimento
+della potenza di Carlo. Dicesi che il Re nutrisse un odio personale
+contro Nicolò III, e che questi con pari acerbità riodiasse Carlo;
+ed invero il Papa era stato profondamente offeso per il rifiuto che
+l’altro gli aveva dato di sposare una sua nipote con un nipote di lui.
+Comunque si sia, certo è che un uomo d’animo independente come il suo,
+doveva porre un fine alla troppo grande influenza del Re. Gli tolse il
+vicariato imperiale in Toscana, perciocchè Rodolfo così richiedesse
+in ristoro di quanto egli perdeva in Romagna[655]; ed eziandio lo
+costrinse a dimettersi dall’officio di senatore, giacchè Clemente
+IV avevagli concesso l’autorità senatoria nel 1268 per dieci anni,
+e il termine spirava col giorno 16 Dicembre del 1278. Per discutere
+appunto di questi importantissimi argomenti Carlo era venuto a Roma,
+e vi si era soffermato dal principio del Maggio fino ai 15 di Giugno,
+trattando con Nicolò e coi Romani[656]: fu però giuocoforza che ei
+si acconciasse alla volontà del Papa, laonde si dichiarò pronto a
+deporre la sua carica urbana. Quanto a Nicolò, nel Giugno andò a
+Viterbo, e di là mandò a Roma i cardinali Latino e Jacopo Colonna col
+mandato di ordinare i rapporti della santa Sede col Senato; e intanto
+gli impiegati di Carlo rimasero ancora in officio fino al mese di
+Settembre[657].
+
+Il Pontefice dichiarò espressamente per mezzo dei suoi plenipotenziarî
+di non pretendere all’elezione del Senato, nè di volersene arrogare un
+diritto, perciocchè questa ingerenza avrebbe potuto porre a pericolo
+sè e la Chiesa. Per conseguenza confermò il diritto elettivo dei
+Romani[658], il quale d’altronde avrebbe perduto ogni importanza
+se il Senato fosse tornato in quella dipendenza di investitura che
+stabilita aveva Innocenzo III. Nè al potentissimo Orsini fu difficile
+di ripristinare questo stato di cose. Egli amava Roma, laonde con
+sentimento patriottico magnificò questa sua città natale, e per
+ispazzar via la influenza francese, nel mese di Marzo 1278, fece
+cardinali tre Romani della più eletta nobiltà, che furono Latino
+Frangipani Malabranca, Jacopo Colonna e il suo stesso fratello Girolamo
+Orsini. E il suo amor patrio gli valse financo il favore del partito
+ghibellino, laddove Carlo non era accetto nemmanco a’ Guelfi, dei quali
+gli stessi Pontefici cercavano adesso di frenare la potenza. Poichè
+dunque Nicolò ebbe tolto al Re l’autorità senatoria, volle egli mercè
+di una legge impedire che questo importantissimo officio fosse mai più
+per capitare nelle mani di Principi stranieri; e in questo intento,
+ai 18 Luglio del 1278, promulgò una Costituzione che segna un’epoca
+vera. In essa ei fa derivare il diritto dei Pontefici su di Roma da
+Costantino, che loro avrebbe ceduto la signoria della Città affinchè il
+Papato potesse essere independente[659]. I Cardinali, vi dice Nicolò,
+devono liberamente dar consigli al Pontefice; i giudizî poi di questo
+non devono mai essere oscillanti, nè la decisione dei Cardinali deviare
+per timori mondani dai termini di verità; la elezione del Papa e la
+nomina dei Cardinali devono avvenire senza costringimenti[660]. E vi
+rammenta tutti i malanni che agli ultimi tempi degli Hohenstaufen aveva
+cagionato la podestà senatoria caduta in balìa di signori stranieri:
+distruzione delle mura, ruine che avevano rimutato la faccia della
+città, saccheggio dei patrimonî privati e delle chiese, vergognose
+incostanze di propositi; esempio per tutte le accoglienze fatte a
+Corradino. Nicolò pertanto diceva che volea restituire independenza
+completa alla Chiesa, pace e benessere alla città di Roma; e dichiarava
+per conseguenza di promulgare d’accordo col suo Collegio la legge,
+che da allora in poi nessun imperatore, re, principe, margravio,
+duca, conte o barone, nè qualsiasi nobiluomo potente di loro parentela
+potesse diventare senatore, capitano del popolo, patrizio o rettore od
+officiale della Città, nè a tempo, nè a vita; che nessuno per più di
+un anno potesse venirvi nominato senza licenza del Pontefice, sotto
+pena della scomunica dell’eletto e degli elettori. Per lo contrario,
+dichiarava non essere tolta capacità di reggere l’officio senatorio
+per un anno o meno ai cittadini di Roma, quand’anche fossero parenti
+di uomini ineleggibili, e sebbene fuori della Città avessero grado di
+conti e di baroni, ma fossero di potenza mediocre[661].
+
+Questa legge favorevole, che andava a’ versi de’ Romani, era destinata
+a ristorarli della perdita di grandi diritti che il parlamento romano
+aveva di già ceduti al Pontefice. Può darsi che a molti paresse
+ispirata a sensi patriottici, ma essa celava un pericolo durevole,
+avvegnaddio l’Editto di Nicolò III fosse pungolo all’ambizione delle
+grandi case patrizie, che adesso salivano a potenza nuova. Da quest’ora
+in poi gli Orsini, i Colonna, gli Anibaldi, i Savelli intesero alla
+podestà senatoria; e al paro di altre famiglie in altre città, fecero
+ogni lor possa per diventare i tiranni di Roma. Soltanto i rapporti
+durevoli in cui la Città si trovò col Papato, e la divisione dei nobili
+in fazioni, che fra loro si tennero in equilibrio, impedirono che l’una
+oppur l’altra famiglia si impadronisse del dominio ereditario di Roma,
+come era avvenuto ai tempi de’ conti Tusculani. La nobiltà che dominava
+nel parlamento popolare aveva di buon grado aderito alle domande di
+Nicolò III, e aveva a lui attribuito la podestà urbana finchè fosse
+vissuto; nè già come a papa, ma come all’Orsini nobile romano: ed
+invero neppur egli ebbe osato di chieder tanto fin da riunire per
+sempre l’officio senatorio colla dignità pontificia, e non si appellò
+mai senatore, quantunque Roma gli avesse concesso facoltà di ordinare a
+piacer suo il reggimento cittadino e di eleggere i senatori[662]. Anche
+dopo di lui, parecchi Pontefici furono dal popolo creati senatori, non
+come papi ma con officio propriamente personale: e poichè essi solevano
+accettare la elezione pur di regola dichiarando di voler conservare
+immuni i diritti del Pontificato, e poichè diventavano i primi
+officiali della Città, ne derivò una condizione di essere che nella
+loro persona di papi stava di mezzo fra la sovranità ed un officio
+feudale che loro conferiva la Republica.
+
+Carlo con gran dispetto depose la sua dignità di senatore nelle
+mani de’ Romani. In una lettera dei 30 Agosto, indiritta a Giovanni
+_de Fossames_ suo vicario, e ad Ugo _de Bisuntio_ suo cameriere in
+Roma, comandò che nel termine prefisso si consegnassero ai mandatarî
+del popolo romano, e non già a quelli del Pontefice, la rocca di
+Rispampano, tutte le castella e le torri dentro della Città e fuori,
+e i prigionieri custoditi in Campidoglio[663]. La rinuncia formale
+di Carlo fu data indi in sul cominciamento del mese di Settembre; e
+Nicolò III, consentendo i Romani, elesse tosto a senatore per un anno
+il suo proprio fratello _Matheus Rubeus_ Orsini[664]. Nell’Ottobre del
+1279 ebbe questi per successori nel senato Giovanni Colonna e Pandolfo
+Savelli[665].
+
+Della perdita della sua podestà Carlo potè reputarsi compensato per
+ragion della pace che il Papa nell’anno 1280 gli fece conchiudere
+con Rodolfo di Asburgo: infatti il Re dei Romani riconobbe il Re
+di Sicilia; Carlo novellamente protestò che non offenderebbe mai i
+diritti dell’_Imperium_, e ricevette la Provenza e Forcalquier in feudo
+imperiale[666]. All’accortezza di Nicolò III era pertanto riuscito
+di condurre in questo modo a termine un’opera rilevantissima: aveva
+conchiuso pace coll’Imperatore, ottenuto la conferma giuridica dello
+Stato ecclesiastico sovrano, ristretto la potenza di Carlo, soggiogato
+il Campidoglio. Di una serie lunga di Papi ei tornò ad essere il primo
+che giungesse a possedere pacificamente e in tutta la sua ampiezza lo
+Stato temporale della santa Sede. Papa Orsini ebbe tempra di monarca,
+e servì di esemplare a molti successori suoi, i quali sotto il manto
+pontificio furono nè più nè meno di principi secolari imperanti
+sopra bellissime province d’Italia. Ormai con Nicolò III la grandezza
+ideale del Papato si rimpicciolisce in una cerchia angusta di politica
+nazionale.
+
+Dopo Innocenzo III fu egli il primo Papa che imprendesse a fondare
+principati a’ suoi nipoti; e veramente fecelo a spese dello Stato
+ecclesiastico, chè da lui ha origine quella piaga della Chiesa che in
+tempi più tardi fu il nepotismo. Questo e la sua avarizia lo esposero
+ad amare censure, ond’è che Dante gli compose una nicchia nel suo
+Inferno. Nicolò infatti edificò una Sionne ai suoi consanguinei[667].
+Se egli avesse potuto condurre a fine il suo disegno, componendo in
+Italia tre reami, di Sicilia, di Lombardia, di Toscana, oltre allo
+Stato ecclesiastico, certo è che negli ultimi due avrebbe fatto re i
+suoi nipoti[668]. Cotali disegni intemperanti potevano concepire i Papi
+adesso che ruinata era la podestà imperiale! Nicolò, da vero ottimate
+romano, amava la magnificenza ed il lusso; nè egli stette in forse di
+provvederne alle spese col patrimonio della Chiesa e della Cristianità.
+Con grande spreco di moneta riedificò le residenze del Laterano e del
+Vaticano, e presso a Viterbo, dove allora dimoravano i Pontefici,
+a Surianum, si costruì una bella villa, dopo di aver tolto contro
+ogni diritto quel castello ad alcuni nobiluomini romani e di averlo
+dato a suo fratello Orso[669]. Ed egli morì anzi a Soriano, colto di
+apoplessia, ai 22 Agosto dell’anno 1281: il suo memorando reggimento
+ebbe durato tre anni non appieno compiuti.
+
+
+§ 4.
+
+Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — Tumultuosa elezione
+pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi e gli Orsini. — Martino IV.
+— Conferisce a Carlo l’officio senatorio. — Martino è dominato da
+Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I Vespri. — Rivoluzione a Roma. — È
+discacciato il prosenatore francese. — _Johannes Cinthii_ Malabranca,
+capitano del popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo Anibaldi e Pandolfo
+Savelli, senatori. — Muoiono Carlo I e Martino IV.
+
+La morte di Nicolò III die’ il segnale di turbolenze nuove a Roma:
+gli Anibaldi si levarono contro gli Orsini tracotanti, ed il popolo si
+mise dalla parte dei primi. Furono discacciati quelli che fino allora
+avevano tenuto il Senato, e vi furono insediati due altri, Pietro Conti
+della fazione degli Anibaldi e Gentile Orsini figlio di Bertoldo che
+parteggiava per i loro avversarî. Con un reggimento diviso s’intese a
+conciliare le pretese dei due partiti[670].
+
+Frattanto l’elezione pontificia avveniva con maggiori tumulti che mai.
+Nel Conclave raccolto a Viterbo la fazione di Carlo veniva a contesa
+col partito latino del Papa defunto; ed a Viterbo era capitato Carlo
+in persona, per far eleggere uno che lo ristorasse di quanto aveva
+perduto. Già Riccardo Anibaldi, d’accordo col Re, aveva cacciato
+Orso Orsini dall’officio di podestà, e s’era presa la vigilanza del
+Conclave: condotti da lui, i cittadini di Viterbo assaltarono il
+palazzo vescovile dove s’erano adunati gli elettori, s’impadronirono
+di due Cardinali di casa Orsini, _Matheus Rubeus_ e Giordano, e con
+maltrattamenti li chiusero in una stanza separata. Ciò avvenuto,
+gli altri Cardinali acclamarono, addì 22 Febbraio 1281, il Pontefice
+nuovo[671]; e questi fu il francese Simone. Cardinale di santa Cecilia
+sotto di Urbano IV, aveva sostenuto officio di legato in Francia, e per
+lunghi anni aveva negoziato con Carlo per la conquista di Sicilia: uomo
+di animo calmo e tranquillo, operoso, disinteressato, fu però tale che,
+papa, non die’ prova di genio. Ebbe repugnanza ad accettare l’elezione,
+e non ci volle meno che la violenza per costringerlo a vestire gli
+abiti pontificali. Salì alla santa Sede con nome di Martino IV, e si
+die’ anima e corpo in braccio al suo amico Carlo; così, causa la sua
+debolezza, caddero nuovamente infranti i limiti che il suo vigoroso
+antecessore aveva imposto a quel vassallo.
+
+Martino IV volle por fine ai torbidi che continuavano ad agitar Roma,
+e mandò al popolo romano due Cardinali perchè si facessero mediatori
+di pace[672]. Avrebbe bramato di tener dietro a loro per farsi
+coronare in san Pietro, ma non potè farlo perchè i Romani arditamente
+rifiutarono di riceverlo: quindi fu che il nuovo Papa andò ad Orvieto,
+dopo di avere scagliato la scomunica contro di Viterbo in punizione
+delle violenze esercitate al tempo dell’elezione. Del resto i suoi
+legati in breve ora ottennero ciò che il Pontefice bramava, ed egli
+concesse quel che Carlo desiderava da lui, e cioè restaurò la podestà
+senatoria del Re. Vero è che vi si opponeva la Costituzione che
+Nicolò III di recente aveva promulgato; ma che? Martino IV possedeva
+autorità di legare e di sciogliere, ed egli con grande spigliatezza
+abolì l’Editto del suo predecessore; e i Romani discordi sempre e già
+avvezzi a servire a principi possenti, non ebbero forza d’impedirlo.
+Si venne a una transazione: Pietro Conti e Gentile Orsini, fino a quel
+momento senatori, furono dal parlamento del popolo nominati elettori;
+ed eglino, ai 10 di Marzo 1281, conferirono piena podestà senatoria
+a Martino IV non come a papa, ma come alla persona di lui; e ve lo
+elessero a vita con facoltà di creare un suo vicario[673]. Ambasciatori
+del popolo romano andarono ad Orvieto dal Pontefice, e ginocchioni gli
+porsero la pergamena che conteneva la sua nomina a senatore: parve
+che egli ne facesse poco caso; si atteggiò come uomo che non sa se
+debba accettare o no un incomodo donativo; alla fine con gran sussiego
+degnossi dir di sì[674]. Tanto per salvare le forme mandò dapprima in
+Campidoglio un suo vicario, Pietro de Lavena; ma presto dichiarò che il
+vero paciere della Città non poteva essere altri che re Carlo, e a lui
+affidò il Senato, addì 29 Aprile 1281, per tanto tempo quant’egli, il
+Papa, avrebbe vivuto[675].
+
+Il Re, con un risolino sardonico, riprese possesso di quella stessa
+dignità che Nicolò III poco prima gli aveva tolta per sempre; e dopo un
+così breve intervallo di tempo tornarono Francesi, suoi prosenatori,
+a governare in Campidoglio[676]. I Vicarî di Carlo (ei vi elesse i
+migliori suoi cavalieri e consiglieri) vi fecero comparsa con tutta la
+pompa della podestà senatoria, vestiti principescamente di abiti colore
+scarlatto, soppannati di pelliccia: di stipendio ricevevano un’oncia
+d’oro al giorno; con sè avevano un cavaliere che faceva da camerlengo
+o luogotenente, un altro da maresciallo con quaranta uomini a cavallo,
+otto giudici capitolini, dodici notai, araldi, uscieri, trombetti, un
+medico, un cappellano, da trenta a cinquanta vigili delle torri, un
+guardiano del leone che si teneva per simbolo in Campidoglio ov’era
+custodito in una gabbia, ed altri officiali. Mandavano castellani
+nelle terre appartenenti al demanio della Città, come erano Barbarano,
+Vitorclano, Monticello, Rispampano, Civitavecchia, e a Tivoli
+nominavano il conte[677].
+
+Ben presto la potenza di Carlo, e con essa il partito guelfo si
+rifecero più vigorosi che mai in tutta Italia. Carlo tornava ad essere
+il patrizio riverito della Chiesa. Avendo, come vassallo, obligo
+feudale di somministrar milizie al Papa, lo serviva di buon animo colle
+sue armi nello Stato ecclesiastico, anche per poter cavarne diritto di
+protettore; e Martino IV gli si dava tutto quanto in balia, per modo
+che a governatori dei patrimonî poneva il più delle volte consiglieri
+regî. In mano dei Francesi venivano gli officî maggiori; dappertutto,
+da Sicilia al Po, Francesi tenevano il reggimento delle cose; e così
+minacciava ruina alle franchigie delle città che Pontefici accorti
+avevano accarezzate. Giovanni de Appia, capitano di Carlo, fu perfino
+nominato conte della Romagna, perlochè i Ghibellini irritati, condotti
+da Guido di Montefeltro ed uniti ai Lambertazzi cacciati di Bologna,
+rialzarono arditamente il capo[678]: ed in quella provincia era da
+legato nelle faccende ecclesiastiche il provenzale Guglielmo Durante,
+celeberrimo giureconsulto di quel tempo. Nella Marca, a Spoleto,
+fino in Toscana e nella Campania erano poste a presidio soldatesche
+siciliane, e vi comandavano cortigiani regî al servigio del Pontefice,
+cui Carlo in persona vigilava ad Orvieto con occhi d’Argo.
+
+Ma un grande avvenimento distrusse di repente la potenza nuova di
+questo Re e l’opera laboriosa dei Papi francesi. Dopo il breve sogno di
+una sicurezza comprata a forza di penose fatiche, la Curia fu ridestata
+da nuove angustie, di cui origine eterna era pur sempre Sicilia. Lo
+sfacciato mal governo fe’ sì che al 31 Marzo 1282 l’isola si sollevasse
+con eroico valore contro Carlo d’Angiò. I Vespri siciliani di magnifica
+memoria contengono la sentenza efficace che una volta per tutte la
+storia pronunciò contro la signoria e la tirannide degli stranieri;
+e furono eziandio la prima restaurazione che il popolo ottenesse
+de’ suoi diritti a fronte di pretensioni dinastiche e di trattati
+diplomatici. I Siciliani trucidarono quanti Francesi trovavansi
+nell’isola, abbatterono il giogo di Carlo e invocarono la protezione
+della Chiesa. Martino trepidante rigettò le loro domande, e allora
+quella eroica nazione diede eziandio il primo esempio trionfante di
+un paese che spezzasse i vincoli feudali della Chiesa e tenesse in
+non cale le scomuniche del Papa. Sulla fine del mese di Agosto, re
+Pietro di Aragona sbarcò vicin Trapani, e in mezzo alle acclamazioni
+delle moltitudini giubilanti entrò a Palermo, dove dalle mani del
+popolo ricevette la corona di Sicilia. Il genero di Manfredi, lo sposo
+di Costanza, veniva da erede e da rappresentante dei diritti degli
+Hohenstaufen; e così la casa di Svevia per la terza volta ricomparve
+nella storia, mutata in una stirpe regale spagnuola[679]. Il despota
+Carlo, tutto smarrito, era corso da Orvieto nel suo regno, ma non
+per altro che per sofferire delle disfatte vergognose. La rivoluzione
+vittoriosa trovò tosto un’eco nelle Republiche d’Italia; i Ghibellini
+rincorati presero le armi; si sollevarono fino le città dello Stato
+ecclesiastico offese in parecchi modi nei loro diritti, e Perugia
+disertò dal Papa[680]. Dopo il bagno di sangue di Palermo n’ebbe
+uno anche Forlì; addì 1 Maggio 1282 duemila Francesi condotti da
+Giovanni de Appia vi furono per le astuzie del Montefeltro tratti in
+un’imboscata, e tagliati a pezzi.
+
+Anche in Roma il popolo tumultuò. Infatti gli Orsini, acerbi nemici di
+Carlo, s’agitavano per recuperare il potere perduto; e, cacciati da
+Riccardo Anibaldi e dal Prosenatore francese, si gettavano dentro di
+Palestrina e lì tenevano resistenza. Fra i Romani s’andava risvegliando
+l’amore di libertà, or che vedevano vacillante la dominazione di Carlo
+e scosso il partito guelfo in tutta Italia. Non vollero più obbedire
+al Re lor senatore, nè al Papa che pien di paura s’era ricoverato nella
+munita Montefiascone, in quello che essi imprendevano una spedizione di
+guerra contro Corneto[681]. A nulla valsero le preghiere di Martino; e
+perfino una carestia che infierì nell’autunno dell’anno 1283, e ch’ei
+cercò di lenire per mezzo di pronti soccorsi, non fece che accrescere
+il mal animo del popolo. Agenti aragonesi andavano spargendo oro, e
+adescavano vecchi Ghibellini a uscire dei loro nascondigli. Corrado di
+Antiochia, il solo che restasse della orrenda giornata di Tagliacozzo
+e che fosse sfuggito alla mannaia del carnefice ed al carcere,
+ricomparve, raccolse gente a Saracinesco, e, per la via Valeria a lui
+troppo ben nota e per Celle, tentò di penetrare in quel territorio
+degli Abruzzi dove fatalmente era avvenuta la distruzione della sua
+casa. Ei voleva riconquistarsi la contea di Alba; ma il tentativo
+fallì, poichè il Rettore pontificio della Campagna e Stefano Colonna
+da Genazzano ruppero le sue milizie. Nondimeno l’anno dopo il vecchio
+Ghibellino entrò negli Abruzzi e vi occupò parecchie castella, per modo
+che il Papa dovette mandar contro di lui Giovanni de Appia, intanto che
+anche nel Lazio andavano scoppiando sollevazioni[682].
+
+Nel frattempo gli Orsini prendevano in Roma il sopravvento. Ai 22
+Gennaio 1284 fu pigliato d’assalto il Campidoglio, massacrato il
+presidio francese, e messo in carcere il prosenatore Goffredo di
+Dragona: si promulgò che era caduta la podestà senatoria di Carlo e si
+compose un reggimento popolare. Tutto questo in Roma fu la conseguenza
+dei Vespri siciliani. Si nominò allora un nobiluomo, parente degli
+Orsini, a capitano della Città, a _defensor_ ossia tribuno della
+Republica, ed ei fu _Johannes Cinthii_ Malabranca fratello del
+celebre cardinale Latino[683]. Allorchè Martino IV udì in Orvieto di
+questa rivoluzione, si dolse della lesione de’ suoi diritti, volle
+guarentirsene, ma cedette. Confermò _Johannes Cinthii_ a capitano
+della Città, però soltanto in qualità di prefetto «di provvisione» e
+per sei mesi; accettò il consiglio dei Priori eletto dalle gilde degli
+artigiani, e acconsentì che i Romani eleggessero un Prosenatore, il
+quale insieme col Capitano governasse in Campidoglio[684]. L’accorta
+arrendevolezza sedò tutto il commovimento; Riccardo Anibaldi, che
+un tempo nei Conclave di Viterbo aveva maltrattato gli Orsini, fece
+sottomissione, e per comando del Pontefice andò di casa sua fino al
+palazzo del cardinale Matteo, a piè scalzi, con una corda al collo, e
+gli chiese perdonanza[685]. Così avvenne una riconciliazione publica
+dei partiti: fu riconosciuto che cessato era il vicariato di Carlo, e
+il popolo romano accolse di buona voglia due governanti pontificî con
+podestà senatoria, Anibaldo figlio di Pietro Anibaldi e il valoroso
+Pandolfo Savelli. In tal guisa si fece ritorno al sistema nazionale
+stabilito da Nicolò III[686].
+
+L’anno dopo, che fu il 1285, vide morire Carlo e Martino IV. Il Re
+passò da questa vita ai 7 di Gennaio, a Foggia, accasciato di dolore
+per la perdita di Sicilia. La sua punizione fu acerba. Il regno
+che aveva conquistato in mezzo a torrenti di sangue, ei lasciò in
+gravissima tempesta di guerra e di ribellione, tal quale era stato
+allorchè v’era entrato la prima volta. Un soffio di vento rovesciò
+i suoi piani ambiziosi; l’erede e il vendicatore degli Hohenstaufen
+era penetrato da vittorioso nella sua terra e s’avea posto in capo
+la corona di Manfredi: e già l’Angioino temeva che subito dopo la
+sua morte sarebbe ito perduto anche il trono di Napoli, avvegnaddio
+Carlo II, suo figlio ed erede, fosse prigioniero di guerra, in mano
+di Pietro di Aragona. Poco appresso morì anche Martino IV, addì
+28 Marzo 1285, a Perugia, che s’era di bel nuovo assoggettata alla
+Chiesa[687]. Quantunque gli fosse riuscito di ridurre ad obbedienza la
+Romagna e parecchie città (e in ciò lo avevano ajutato re Filippo di
+Francia e Guido di Montfort, che il Papa aveva graziato per farsene
+una lancia spezzata contro il ghibellino Guido di Montefeltro),
+nondimeno lasciava tutta Italia in fiamme[688]. I Ghibellini, da
+lui scomunicati innumerevoli volte, non per questo erano stati
+domi; e Pietro di Aragona irrideva alle sue Bolle di anatema che gli
+proibivano di portare la corona di Sicilia. Il genero di Manfredi la
+tenne dalla volontà del popolo. Dopo che paesi e nazioni per lungo
+tempo erano stati venduti, donati, trafficati da Papi e da Principi,
+si levava finalmente la volontà del popolo come potenza che dà ai
+re l’autorità di comando. Una cotale ribellione contro i principî
+della podestà dinastica doveva per uno stupendo destino incogliere
+quel Papa medesimo, che un dì, legato pontificio, aveva dato origine
+all’usurpazione di Carlo. E le armi delle scomuniche, ormai spuntate
+dal lungo uso, nulla poterono contro il giusto giudicio che la storia
+pronunciò sui due complici di quella stessa iniquità, su Carlo di Angiò
+e su Martino IV.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+
+§ 1.
+
+Onorio IV. — Pandolfo Savelli, senatore. — Relazioni con Sicilia e
+coll’Impero. — La santa Sede rimane vacante per un anno. — Nicolò IV.
+— Carlo II è coronato a Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo
+Colonna. — Giovanni Colonna e i suoi figliuoli, Pietro cardinale
+e Stefano conte. — Ribellione di Romagna. — Gli Orsini avversano i
+Colonna. — Bertoldo Orsini, senatore. — Giovanni Colonna, senatore
+(1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — Pandolfo Savelli, senatore
+(1291). — Stefano Colonna e _Matheus Raynaldi_ Orsini, senatori (1292).
+— Nicolò IV muore (1292).
+
+La liberazione della Chiesa dal lungo protettorato di Carlo ebbe
+per conseguenza il pronto esaltamento di un Romano alla santa Sede:
+l’illustre e vecchio cardinale di santa Maria in Cosmedin, Jacopo
+Savelli, fu eletto pontefice a Perugia, addì 2 Aprile 1285; ed egli
+andò tosto a Roma, e vi fu consecrato ai 15 di Maggio. Si appellò
+Onorio IV, e questo nome assunse ad onore del primo Papa che era uscito
+della sua famiglia ormai fatta potente. Era figliuolo del senatore Luca
+Savelli e di Giovanna Aldobrandesca dei conti di santa Fiora: dei suoi
+fratelli che un dì avevano combattuto a Tagliacozzo sotto le bandiere
+di Carlo, Giovanni era già morto, e Pandolfo trovavasi tuttavia a
+questo tempo da senatore di Roma insieme con Anibaldo[689]. Appena
+che adesso Onorio IV fu eletto papa, i Romani anche a lui conferirono
+la podestà senatoria a vita; dopo di che egli confermò Pandolfo
+nell’officio del Senato[690].
+
+Singolar cosa è veder questi due fratelli governare la città, l’uno da
+papa nel suo palazzo di santa Sabina sull’Aventino, l’altro da senatore
+in Campidoglio, tutti e due travagliati di mal di gotta e incapaci di
+muoversi. Invero Onorio IV era così attratto di mani e di piedi che
+non poteva nè star ritto, nè camminare; e quando celebrava la messa
+al maggior altare, per elevar l’ostia gli conveniva ajutarsi con un
+congegno meccanico: nè Pandolfo era manco di lui tormentato dalla
+podagra, e gli bisognava farsi portare adagiato sopra una scranna.
+Nondimeno quei due eccellenti uomini accoglievano uno spirito gagliardo
+in corpo infermo, e per prudenza e per energia erano di pregio
+degnissimi. Pandolfo, serio, severo come un Catone, appoggiato alle
+sue grucce tenne in Campidoglio un reggimento così valoroso che Roma
+godette di pace perfetta: le strade divennero sicure, chè i malandrini
+furono mandati alle forche, e la nobiltà feroce non osò mai di
+tumultuare. Il senatore Savelli resse la Città da vicario del fratello
+suo, quanto ne fu lungo il pontificato[691].
+
+Breve fu il governo di Onorio IV; e tutto ei lo occupò attendendo
+a rimettere pace nello Stato ecclesiastico e ad ordinare le cose
+di Sicilia. Sciolse Viterbo dall’interdetto con cui Martino IV
+aveva punito le violenze esercitate nella sua elezione; ma la città
+dovette demolire le sue mura, perdette la sua giurisdizione, e il suo
+rettorato venne in mano del Papa. E ad Onorio toccò la buona ventura di
+restituire la tranquillità nella Romagna, dopochè il grande guerriero
+di Montefeltro ebbe abbassato le armi e se ne fu andato in esilio:
+nell’anno 1286 Onorio vi nominò da conte un suo cugino, il proconsole
+Pietro Stefaneschi. Più gravi cure gli cagionò Napoli, il qual reame,
+durante la prigionia di Carlo II, era amministrato da Roberto di
+Artois e da Gerardo legato pontificio. Sicilia pareva perduta; morto re
+Pietro agli 11 Novembre 1285, la signoria ne era passata al suo secondo
+figliuolo don Giacomo, e questi, presente sua madre Costanza, veniva
+coronato a Palermo, senza che si desse bada alle Bolle di scomunica del
+Pontefice. Il grande ammiraglio Rogero de Loria trionfava, dappertutto
+vittorioso, sul mare; perfino una flotta siciliana condotta da Bernardo
+de Sarriano approdava addì 4 Settembre 1286 sulla costa romana, ed ivi,
+a vendetta di Corradino, ne andava incendiata Astura e cadeva ucciso il
+figlio del traditore Frangipane[692].
+
+Con Rodolfo di Asburgo stette Onorio IV in rapporti amichevoli; la
+coronazione imperiale che il Re dei Romani ripetutamente chiedeva,
+fu stabilita ai 2 di Febbraio dell’anno 1287; però era destino che
+mai la corona di Carlo magno non dovesse porsi in capo al primo degli
+Asburghesi. Infatti, ai 3 di Aprile 1287, morì Onorio IV nelle sue
+case dell’Aventino, avvegnachè su quel colle egli avesse edificato un
+palazzo di sua residenza, e solamente nella stagione estiva dimorasse
+a Tivoli, probabilmente per usare dei bagni solforosi delle _Aquae
+Albulae_. Lasciò la sua famiglia ricca e ragguardevole; ed invero,
+dal suo testamento, che da cardinale compilò e da papa confermò,
+si pare che i Savelli fin d’allora erano signori potenti nei monti
+Latini ed eziandio nel territorio di Civita Castellana. Dentro di
+Roma possedevano un palazzo e una rocca sull’Aventino, un palazzo
+e torri nella regione Parione, dove anche oggidì tiene di loro
+ricordanza il «vicolo de’ Savelli»: più tardi nei ruderi del teatro di
+Marcello costruirono quel grande palazzo che adesso si appella degli
+Orsini[693].
+
+I Cardinali tennero il loro Conclave nelle case del Papa defunto, ma
+non poterono intendersi sull’elezione; e la loro discordia fu tanta che
+la santa Sede rimase vacante per quasi un anno. Sopravvenne la calda
+stagione, allor che la malaria suole essere mortifera sull’Aventino:
+sei Cardinali morirono di una febbre pestilenziale che desolava
+tutta Roma; gli altri cercarono salute nella fuga. Il solo Vescovo di
+Preneste rimase, e nelle deserte stanze della santa Sabina, sprezzando
+la morte, sostenne impavidamente la solitudine e i miasmi febbrili.
+N’ebbe in premio la tiara, perocchè i Cardinali tornati a inverno
+sull’Aventino, lo eleggessero papa: ciò peraltro non avvenne prima dei
+22 Febbraio 1288. Girolamo di Ascoli, uomo di povera origine, frate
+dei Minori, indi generale dell’ordine, s’era segnalato al tempo di
+Gregorio X come legato in Oriente; eletto patriarca di Bisanzio da
+Nicolò III, era stato più tardi elevato al vescovado di Preneste. Con
+nome di Nicolò IV salì alla santa Sede, e fu il primo francescano che
+diventasse papa: monaco pio, non seppe che cosa fosse egoismo, e si
+adoperò indefessamente per pacificare il mondo, per imprendere una
+crociata, per esterminare la eresia.
+
+A lui per la durata della sua vita i Romani conferirono l’officio
+senatorio. E la nomina dei Papi a podestà divenne frequente anche in
+altre città[694], chè eglino cercavano di farsi eleggere a quella
+magistratura, e nominavano indi loro vicarî che ne esercitassero
+le funzioni. Il rapporto de’ Pontefici coi Comuni dello Stato
+ecclesiastico non fu altro mai che di supremi signori feudali con
+vassalli i quali avevano con esso loro conchiuso dei trattati. Le città
+riverivano l’autorità pontificia, somministravano milizie, pagavano
+imposte fondiarie, in certi casi si sottomettevano al tribunale
+dei legati provinciali, ma conservavano i loro Statuti, la loro
+giurisdizione, l’amministrazione e l’autonomia loro proprie. Ogni città
+continuò ad essere republica con suoi diritti, con consuetudini e con
+privilegî speciali. Un siffatto spirito municipale pieno d’energia
+impedì che i Pontefici diventassero veri signori del territorio; ed
+eglino dovettero quello spirito rispettare anche per tenere mercè
+di esso infrenata la nobiltà. Però accortamente profittarono della
+inuguaglianza e della gelosia dei Comuni affine di indebolirli colla
+divisione. All’uno toglievano il diritto di eleggersi i Podestà,
+ad un altro lo concedevano per un annuo tributo[695]. Divietavano
+le confederazioni politiche delle città, ma spesso l’una per via
+dell’altra domavano. Ora mostravansi di idee monarchiche, ed ora di
+idee republicane; il loro reggimento era debole e mite, spesse volte
+patriarcale, vacillante sempre: l’incapacità di fondare un diritto
+politico universale, le imprudenti ostilità che alcuni legati movevano
+contro gli ordinamenti comunali senza che però avessero in mano
+forza materiale bastevole per combatterli efficacemente, finalmente
+i rapidi mutamenti che avvenivano sul trono pontificio, di cui non
+si dava successione ereditaria, tutto ciò andò educando quelle strane
+condizioni di unione semplicemente meccanica e di ripetuto decadimento
+che furono sempre proprie dello Stato ecclesiastico.
+
+Roma stette tranquilla durante il primo anno del governo di Nicolò IV,
+finchè una lotta di partiti nella primavera dell’anno 1289 discacciò
+il Pontefice e lo costrinse ad andarne a Rieti, dove già aveva passato
+l’estate precedente[696]. Ivi ei coronò Carlo II a re di Sicilia.
+Il debole figliuolo di Carlo d’Angiò nel Novembre 1288 era stato
+liberato dalla prigionia spagnuola mercè i buoni officî di Edoardo
+d’Inghilterra e del Papa: venne adesso a Rieti, e ai 29 di Maggio
+si celebrò la sua coronazione. In un documento professò anch’egli,
+come suo padre, di essere vassallo della Chiesa per la grazia di lei,
+giurò patto feudale, e promise che non assumerebbe mai a Roma o nello
+Stato ecclesiastico l’officio di senatore o di podestà[697]. Può darsi
+che un partito favoreggiatore degli Aragonesi mirasse di malo animo
+la coronazione di Carlo II; tuttavia le turbolenze di Roma ebbero
+maggior radice nella gelosia che le nobili famiglie nutrivano le une
+contro le altre. Da cinquant’anni a questa parte la casa guelfa dei
+Savelli e gli Orsini, congiunti con quella di parentela, erano stati
+i più potenti dell’aristocrazia romana, e avevano messo in ombra gli
+Anibaldi altra volta dominatori. Anche il nuovo Pontefice era stato
+amico degli Orsini, chè Nicolò III lo aveva eletto cardinale, ed ei per
+riconoscenza ne aveva preso il nome; peraltro non andava molto che si
+gettava in braccio ai Ghibellini e si dava tutto alla famiglia Colonna.
+
+Questa celebre casa aveva espiato la fede ghibellina dimostrata al
+tempo di Federico II (allora che il cardinale Giovanni e Odone suo
+nipote si erano armati contro la Chiesa) con avvilimento sofferto
+durante il periodo di restaurazione della signoria pontificia: fu
+solamente sulla fine del secolo decimoterzo che di nuovo emerse come
+potentissima delle famiglie di Roma, per poi prendere il primo luogo
+nella Città e tenerlo per secoli. Era stato Nicolò III il primo che
+restituisse il favore ai Colonna onde indebolire gli Anibaldi, ed aveva
+insignito Jacopo figlio di Odone del cardinalato: adesso poi Nicolò IV
+dava nuovo splendore e importanza vera al loro casato. Da vescovo di
+Palestrina aveva tenuto con essi corrispondenza amichevolissima; forse
+al loro ascendente andava debitore della tiara, e da papa li colmava
+di onori come la sua gratitudine gli consigliava. A rettore della marca
+di Ancona creò il fratello del cardinale Jacopo, quel Giovanni Colonna
+che già era stato senatore nell’anno 1280; dei figli di Giovanni elesse
+uno, Pietro, a cardinale di santo Eustachio; l’altro, Stefano, a conte
+di Romagna[698]. Da allora in poi questo Proconsole romano fu uno
+dei maggiori uomini della sua famiglia; più tardi diventò protettore
+ed amico del Petrarca, e celebre per la tragica sorte della sua casa
+al tempo di Cola di Rienzo. Stefano era allora nel bel fiore della
+età, d’animo caldo, impetuoso; e da conte di Romagna irritò nobili e
+città di quella provincia, offendendo gli Statuti dei Comuni. Ciò ebbe
+per conseguenza che nel Novembre 1290 i figli di Guido di Polenta lo
+assalissero a Ravenna e vergognosamente lo imprigionassero con tutta la
+sua corte[699]. Rimini, Ravenna, altre città si ribellarono, ed allora
+il Papa mandò da rettore della Romagna Ildebrando de Romena vescovo
+di Arezzo, acciocchè pacificasse la ribellione e liberasse Stefano dal
+carcere[700].
+
+Alla rivoluzione aveva avuto parte anche un Orsini: fu Orsello di
+Campo di Fiore, figlio di Matteo, allora podestà di Rimini. Gli Orsini
+miravano con gelosia la crescente potenza dei Colonna, massime dacchè
+questi signori li tenevano esclusi dal senato romano. Ed invero dopo
+che Pandolfo Savelli aveva deposto il suo officio (locchè probabilmente
+avvenne tosto dopo l’esaltamento del nuovo Papa), Nicolò IV, ancor
+favorevole agli Orsini, aveva nominato senatori primieramente Orso,
+indi Bertoldo, già primo conte di Romagna[701]. Sennonchè nell’anno
+1290 riuscì fatto ai Colonna di togliere ai loro emuli il favore del
+Pontefice; e dopo che furono usciti di carica Nicolò de Comite e Luca
+Savelli, senatore diventò Giovanni, padre di Pietro cardinale, di
+Stefano conte e di quattro altri gagliardi figliuoli[702]. Il potente
+Colonnese, vero principe della Campagna, amicissimo di Carlo II di
+Napoli, venne a Roma spiegando una magnificenza insolita. Nientemeno
+che il popolo lo trasse trionfalmente in cocchio sul Campidoglio, e
+lo acclamò Cesare, per muover poi in campo contro Viterbo e contro
+altre città. Il corteo fu tanto pomposo che non s’aveva mai più
+visto l’eguale: e le reminiscenze dell’antichità revocate in usanza
+dimostrarono quali sentimenti fantastici e quali entusiastiche idee
+omai venissero prendendo voga fra i Romani[703].
+
+Nicolò IV dimorò il più del suo tempo nella Sabina, nell’Umbria oppure
+a Viterbo: in verità egli non possedeva autorità alcuna nella città, e,
+senza potervisi opporre, dovette lasciare che i Romani intraprendessero
+una guerra furibonda e devastatrice contro Viterbo, che più tardi
+condusse ad una pace di cui si fece egli mediatore. Giovanni Colonna,
+che era pur sempre senatore unico e signore di Roma, la conchiuse,
+addì 3 Maggio 1291, nel nome del popolo romano in Campidoglio, dove
+i legati dei Viterbesi alla presenza dei _Syndici_ di Perugia, di
+Narni, di Terni, di Rieti, di Anagni, di Orvieto, di Spoleto, della
+città di Roma, rinnovarono il loro giuramento di vassallaggio e si
+obligarono a dar ristoro di grandissimi danni. Questo solenne atto
+politico dimostra che la Republica del Campidoglio sotto il governo
+del valoroso Giovanni Colonna fu una potenza così pienamente sovrana,
+come era stata al tempo di Brancaleone[704]. Ma intanto la signoria dei
+Colonna provocava una veemente opposizione fra i nobili. Si diceva ogni
+male del Papa, poichè tutto s’era dato in balia di una sola famiglia;
+con satire lo si dileggiava; lo si rappresentava ficcato entro di una
+colonna (che era lo stemma di quella famiglia) in modo che di lui non
+ispuntava fuori che la testa mitrata, mentre due altre colonne (colle
+quali volevasi simboleggiare i due cardinali Colonna) s’alzavano
+da un lato e dall’altro[705]. Alla fine gli Orsini chiesero che del
+senato s’investisse eziandio qualcuno di loro parte: così avvenne; chè
+dapprima, nell’anno 1291, tornò senatore Pandolfo Savelli, e, l’anno
+dopo, Stefano Colonna antico conte di Romagna e _Matheus Raynaldi_
+Orsini si divisero l’autorità senatoria[706].
+
+In questo mezzo, ai 4 Aprile dell’anno 1292, morì Nicolò IV nel palazzo
+prossimo alla santa Maria Maggiore, che egli con grande splendidezza
+s’aveva edificato. E poco innanzi di lui, ai 15 Luglio del 1291,
+era sceso nella tomba Rodolfo di Asburgo senza aver avuto la corona
+imperiale: in pari tempo la perdita di Accon, ultimo possedimento
+cristiano in Siria, ai 18 di Maggio, poneva termine al gran dramma
+mondiale delle Crociate. Queste spedizioni guerresche di Europa che
+ebbero durato un duecento anni e furono simili alle guerre che in
+Oriente combattè l’antica Roma, avevano servito nel gran meccanismo
+del Papato da leva poderosa della sua signoria universale. La fine
+della gran lotta fra Chiesa e Impero e la cessazione delle Crociate
+rimpicciolirono da allora in poi l’orizzonte del Pontificato. Dal suo
+gigantesco edificio ruzzolò pietra dopo pietra; il mondo gli scivolò
+fuor della sua signoria, e lo scettro di Innocenzo III cominciò a
+cadere dalle mani stanche dei Papi.
+
+
+§ 2.
+
+Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano l’elezione
+pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito Colonna e un Orsini, senatori
+(1293). — Pietro Stefaneschi e Odone di Sant’Eustachio, senatori. —
+Conclave raccolto a Perugia. — Pietro del Murrone è eletto papa. — Vita
+e ritratto di quel solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è
+consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re Carlo II ne diventa
+padrone. — Celestino V a Napoli. — Abdica.
+
+I cardinali elettori, dodici di numero, due francesi, quattro italiani,
+sei romani, erano divisi nelle fazioni degli Orsini e dei Colonna:
+dei primi era capo il cardinale _Matheus Rubeus_; i secondi stavano
+sotto la capitananza del cardinale Jacopo[707]. Invano il decano,
+Latino di Ostia, li congregò prima a santa Maria Maggiore, poi
+sull’Aventino, indi in santa Maria sopra Minerva; non si potè venire a
+capo dell’elezione pontificia. E quando incominciò a farsi sentire il
+caldo estivo i cardinali non romani se ne andarono a Rieti, i romani
+rimasero, e il cardinale Benedetto Gaetani che era infermo si recò ad
+Anagni sua patria. Nel Settembre tornarono a Roma tutti, ma la disputa
+per l’elezione si prolungò fino all’anno 1293; ed allora, dopo una
+nuova dispersione, temendo di uno scisma, convennero di congregarsi ai
+18 di Ottobre a Perugia.
+
+Alle contese partigiane dei cardinali teneva bordone la più rotta
+anarchia della Città, dove si lottava per l’elezione del senatore,
+si combatteva per le vie, si demolivano palazzi, si assassinavano
+pellegrini, si saccheggiavano chiese. Il nepotismo di alcuni Papi vi
+aveva chiamato in vita le fazioni dei Colonna e degli Orsini, nelle
+quali incominciavano a trasformarsi i partiti guelfo e ghibellino; e
+le loro lotte per conseguire l’autorità cittadina formano i profili
+caratteristici della storia domestica di Roma. Intorno alla Pasqua del
+1293, a nuovi senatori furono eletti Agapito Colonna ed un Orsini,
+ma la presta morte di quest’ultimo fu causa di novelle discordie.
+Per sei mesi il Campidoglio rimase senza senatore, il Laterano senza
+papa; intollerabili crebbero la confusione e il disordine, fino a che
+nell’Ottobre riuscì fatto ai migliori cittadini di ricomporre la pace.
+A senatori si elessero due uomini neutrali, Pietro della casa dei
+Stefaneschi di Transtevere (vecchio severo e moderato che era stato
+rettore della Romagna ed altra volta senatore) e Odone giovane romano
+della famiglia dei sant’Eustachio[708].
+
+Intorno all’istesso tempo si congregarono i cardinali a Perugia;
+però anche l’inverno passò senza miglior risultamento di prima, nè
+fece alcun effetto nemmanco la visita di Carlo II, che andò ivi ad
+incontrare il suo giovine figliuolo Carlo Martello, re titolare e
+pretendente di Ungheria[709]. Rabbiose gelosie di partito distolsero
+i cardinali di riunire i loro voti sopra un uomo del loro collegio,
+e la conseguenza fu che finalmente venissero ad un’elezione che la
+più sventurata non s’avrebbe potuto dare. Essendosi per caso tenuta
+menzione di visioni d’un pio eremita, il cardinale Latino, che
+conosceva personalmente e venerava quel santo, ne trasse occasione per
+proporlo a pontefice. Avrebbe potuto parere uno scherzo, ma invece si
+aderì a lui con serietà, e i cardinali indecisi, aggrappandosi ad una
+pagliuca, elessero concordi quel solitario: ciò avvenne ai 5 di Luglio.
+Fu compilato il decreto di elezione; e tre vescovi partirono per
+recarlo al santo nella sua solitudine.
+
+La stravagante persona dell’anacoreta Pietro che discende dal monte
+Murrone con in capo la tiara di Innocenzo III, ci riconduce nel buio
+leggendario di secoli antichi, ai tempi di santo Nilo e di Romualdo.
+Per verità negli annali della Chiesa il suo pontificato somiglia ad
+una pagina del calendario de’ santi o ad una poesia, con cui il medio
+evo prende commiato dalla storia. Pietro era il minore degli undici
+figli di un contadino, nato a Molise negli Abruzzi: giovine s’era
+fatto benedettino, e, come lo sospingeva il suo genio mistico, s’era
+ridotto in solitudine nel romitaggio dell’inaccessibile monte Murrone
+vicino Sulmona. Ivi aveva fondato un convento dedicato allo Spirito
+Santo, e aveva istituito un ordine di rigide discipline, che più tardi
+ebbe da lui il nome di frati celestini, e assunse quell’indirizzo
+fanatico e pericoloso alla Chiesa mondana, che i Francescani severi
+ossiano spirituali avevano educato colla loro dottrina della povertà
+evangelica[710]. La rinomanza della sua santità si sparse per tutto il
+mondo. A Lione egli si presentò a Gregorio X e chiese che confermasse
+il suo ordine: e per fermo l’anacoreta doveva essere uomo non comune,
+se alla presenza del Papa, come afferma il suo Biografo, seppe
+sospendere in aria la sua cocolla gittandola ad uncino di un raggio
+di sole[711]. Ei viveva sopra il monte Murrone, occupato in estatici
+esercizî di penitenza, allorchè gli capitò fra capo e collo la elezione
+pontificia: nè pare che i genî del suo deserto gli avessero dato
+annuncio di avvenimento così meraviglioso.
+
+I messaggieri sfiatati dalla lunga salita si arrampicarono pei greppi
+di quel monte calcareo, praticabili soltanto ai caprai, e cercarono
+il taumaturgo che da una oscura caverna eglino dovevano trasportare
+sopra il trono splendidissimo del mondo. Con quelli s’era unito anche
+il cardinale Pietro Colonna, e nel tempo medesimo la fama di un fatto
+così straordinario vi aveva chiamato innumerevoli turbe di uomini del
+vicinato e di terre lontane. Jacopo Stefaneschi, figlio del senatore
+che trovavasi allora in officio, descrisse con versi vivaci e da uomo
+che ne fu testimonio oculare quella strambissima scenata. Allorchè gli
+ambasciatori giunsero al luogo ricercato, videro una rozza capanna di
+solitario con una finestretta chiusa da un graticcio; e scorsero un
+uomo con barba incolta, dalla faccia pallida e scarna, dagli occhi
+lustri e arrossati per piangere, coperto di una tonaca villosa, che
+guardava timidamente i vegnenti. Scopersero eglino reverentemente il
+capo e si prostrarono ginocchioni, e l’anacoreta stupefatto, umilmente
+rispose al saluto facendo altrettanto[712]. Ma come udì il messaggio,
+può darsi che ei si credesse in balia di una delle sue solite
+allucinazioni vedendo quei signori forestieri che venivano dalla remota
+Perugia con in mano una pergamena suggellata per nunciargli che era
+eletto papa. Si narra che il povero solitario abbia tentato di fuggire,
+e che soltanto alle ardenti preghiere che gli vennero fatte, massime
+dai frati del suo ordine, accondiscendesse ad accettare il decreto di
+elezione. È cosa probabile; tuttavolta i versi del suo Biografo fra la
+dichiarazione del messaggio e l’ardito acconsentimento del santo non
+pongono altro intervallo che quello breve di una sua orazione[713]. La
+risoluzione di un eremita invecchiato in solitudini montane, di torsi
+insieme colla corona pontificia il peso del mondo sugli omeri, cui
+appena appena avrebbe potuto reggere qualche uomo di ingegno grande
+e pratico della vita, è per verità cosa meravigliosa. Se anche sia
+stata la vanità che abbia fatto cadere il cilicio del penitente e il
+ruvido saio del santo, può darsi pure che a quel fatale acconsentimento
+l’anacoreta del Murrone sia stato indotto dal sentimento del dovere,
+dall’umiltà ai creduti voleri del cielo, da ingenuità fanciullesca.
+Oltracciò lo sospinsero in quella via i frati della sua regola,
+perciocchè quei discepoli del santo Spirito imaginassero a loro
+gran delizia che colla elezione del loro capo supremo s’avverasse
+quell’impero profetico che il grande abate Gioacchino de Flore aveva
+vaticinato.
+
+Popolo innumerevole, preti, baroni, re Carlo e suo figlio accorsero per
+onorare il nuovo eletto; e il selvaggio monte Murrone fu teatro della
+scena più singolare che la storia abbia mai registrato. Mossero tutti
+alla città di Aquila; e il Papa eremita vestito della sua povera tonaca
+venne a cavalcioni d’un asinello, che due re con sollecita cura e con
+venerazione reggevano per le briglie: precedevanli schiere di splendidi
+cavalieri e cori di preti salmodianti; li seguivano turbe di uomini
+di mille aspetti, e intanto altri si inginocchiavano devotamente lungo
+la via[714]. Alla vista del corteo fastosamente umile di un Pontefice
+che veniva seduto sopra un somarello, ma cui servivano due re, furono
+parecchi a sentenziare che quell’imitazione dell’entrata di Cristo
+in Gerusalemme o era una vanità, o non s’acconciava più alla pratica
+grandezza del pontificato. Tosto re Carlo s’impadronì del neo eletto,
+nè più si lasciò scappare di mano quel fantoccio papa nativo del suo
+paese[715]. I cardinali avevano invitato Pietro acciocchè andasse a
+Perugia; invece, poichè così ordinava Carlo, ei chiamò loro ad Aquila.
+Vennero contra genio; l’orgoglioso Benedetto Gaetani fu l’ultimo, e,
+sdegnato di ciò che vedeva, cercò di assicurarsi l’ascendente sulla
+Curia. In quello il cardinale Latino moriva a Perugia, ma se fu per lui
+buona ventura che non vedesse davvicino la creatura della sua elezione,
+la morte sua fu invece per Pietro una vera disgrazia[716]. I cardinali,
+signori dediti alla vita del bel mondo, eruditi, eleganti, mirarono
+con istupore il novello Papa, che loro venne incontro con un piglio
+da timido boscaiuolo, debole, senza facondia di parola, senza garbo nè
+dignità. Poteva forse questo semplicetto anacoreta essere successore di
+Papi che avevano saputo maestosamente far da padroni di principi e di
+nazioni?
+
+In una chiesa posta fuor delle mura di Aquila Pietro fu consecrato
+addì 24 Agosto 1294, con nome di Celestino V: un testimonio oculare
+racconta che vi si accalcassero un dugentomila persone. Indi il Papa
+tenne la sua entrata in quella città, ma non più a cavallo di un asino,
+bensì sopra un bianco palafreno ornato riccamente e con magnificenza
+grandissima[717]. Servitore devoto di Carlo, creò subito dei nuovi
+cardinali, candidati del Re, e rinnovò eziandio la Costituzione di
+Gregorio X intorno al Conclave. Di lui s’impossessarono dei furbi
+cortigiani, e chiesero che sottoscrivesse e munisse del suo sigillo
+tutto quello che essi volevano: ora il santo non sapeva dir di no a
+chicchessia; tutto ciò che gli domandavano concedeva a larghe mani; e
+le sue azioni, che erano quelle di uomo allo stato di natura, parvero
+opere da folle e biasimevoli[718]. Invece di andare a Roma, sì come
+chiedevano i cardinali, obbedì al Re, e mosse a Napoli[719], seguendolo
+la Curia con gran malcontento e brontolando. E anch’egli si trovava in
+grande afflizione e in difficoltà inenarrabili. Dopo ch’ebbe affidato
+la cura degli affari a tre cardinali, nella stagione dell’avvento si
+ascose nel castello che il Re s’aveva nuovamente edificato a Napoli, e
+dove gli si apprestò una cella: ritiratosi entro di quella vi riandò
+colla mente i silenzî della sua grotta, e sognò degli spiriti che
+popolavano la solitudine di monte Murrone. E là, dice il suo Biografo,
+l’infelice parve somigliare al fagiano selvatico che nasconde la
+testa credendo celarsi tutto quanto alla vista dei cacciatori, laddove
+questi gli strisciano vicino, e non hanno che a stendere la mano per
+pigliarlo[720].
+
+Per uomini di ogni maniera nulla v’ha di più intollerabile quanto
+un posto cui repugna l’indole loro, cui le loro forze non bastano:
+Celestino V ne è l’esempio più spiccato. Fame, sete ed ogni sorte di
+privazioni penose erano cosa gradita e occupazione di ogni giorno
+per un santo che s’era assuefatto a vivere chiuso in una grotta,
+e a dialogare colle stelle scintillanti, cogli alberi dalle fronde
+stormenti, cogli uragani, cogli spiriti della notte ovvero della sua
+fantasia. Ed ora invece di repente ei si trovava collocato sul trono
+eccelso della terra, circondato da principi e da maggiorenti, premuto
+da cento uomini astuti, chiamato a reggere il mondo e a muoversi in
+un labirinto di artificî, egli che non sarebbe pure stato capace di
+attendere ai più meschini negozî da notaio. Degna di compassione fu la
+parte che Celestino V sostenne, ma più che colpevole fu la imprudenza
+dei suoi elettori, tentatori di un santo. In tempi religiosi, quando un
+semplice fraticello poteva adempiere all’officio di supremo sacerdote,
+Celestino V avrebbe potuto essere un buon pastore di anime; per lo
+contrario sul trono di Innocenzo III egli parve un’assurda sconciatura.
+Aveva ormai sentito desiderio di abdicare, e adesso a Napoli risolse
+di farlo. Viene detto che l’ambizioso cardinale Gaetani nel silenzio
+della notte e mercè un portavoce, simulando che le parole venissero
+dal cielo, lo ammonisse di rinunciare al Papato; e si afferma che
+questo giuoco inducesse quell’anima angustiata ad un passo, di cui
+non si teneva memoria eguale negli annali della Chiesa. Può darsi che
+questo racconto (fin da allora si diffuse) sia privo di fondamento;
+i contemporanei non ne parlano, ma dichiarano che parecchi cardinali
+chiedessero che abdicasse. E senza dubbio re Carlo vi aveva dato il
+suo beneplacito e accondisceso che si levasse a pontefice il cardinale
+Gaetani: sembra infatti che durante il viaggio da Aquila a Napoli
+si togliesse la ruggine che v’era stata fra loro, e che egli si
+ravvicinasse a quell’orgoglioso prelato[721].
+
+Quando s’ebbe contezza della risoluzione del Papa, Napoli ne fu tutta
+agitata; gente innumerevole si accalcò, e il popolo messo a fanatismo
+dai frati dell’ordine di Celestino assediò il palazzo con grida e
+con clamori, chiedendo che quegli continuasse nel papato. Rispose
+Celestino in modo ambiguo, ma ai 13 di Dicembre 1294, dopo la lettura
+di una Bolla che dichiarava esser valida la abdicazione di un Papa
+allorchè importanti motivi ve lo persuadano, ei protestò in publico
+Concistoro di volersi dimettere dalla sua dignità cui si sentiva
+incapace di sostenere: confessione onorevole che non lui condannò,
+sibbene l’intelletto dei suoi elettori. E allora, deposta con gioia
+la porpora, Celestino V ricomparve innanzi l’assemblea commossa, in
+aspetto dell’uomo della natura, nelle sue rustiche vesti, da quello che
+era veramente, un penitente ed un santo venerabile[722]. Un destino
+meraviglioso aveva strappato Pietro del Murrone alla sua solitudine;
+per un istante lo collocò sulla cima eccelsa del mondo, indi da questa
+tornò a strapparlo e lo precipitò in basso. Il sogno di cinque mesi
+pieni di splendori e di tormenti a lui saranno parsi la più atroce
+di quelle visioni di tentazioni e di diavoli che sogliono avere gli
+eremiti; e la sua abdicazione fu certo la migliore e massima di tutte
+le abnegazioni che possa imporsi l’uomo penitente. La storia dei Re
+registra memoria di alcuni principi che stanchi del mondo deposero
+la corona per attendere alla cultura dei fiori come Diocleziano,
+o, come Carlo V, per meditare in solitudine tranquilla ai dì corsi
+della loro vita; e alla loro abnegazione si pagò ogni volta tributo
+di ammirazione: la storia dei Pontefici invece non tiene nota che di
+una sola abdicazione volontaria, quella di Celestino V; ed essa ai
+suoi tempi provocò i più contrarî giudizî degli uomini, e suscitò la
+controversia pericolosa se un Papa, come quegli che è messo in trono da
+Dio, possa o no abdicare. Dante con sentenza severa nei suoi notissimi
+versi biasimò il comportamento di Celestino, e dichiarò che per viltà
+tradisse la Chiesa; per lo contrario il Petrarca, che scrisse un libro
+in onore della vita solitaria, gliene tributò lode, dicendo che la sua
+azione fu di umiltà inimitabile. Ma noi reputiamo eroismo non essere
+l’opera di un uomo che abdica ad una dignità, la quale, quantunque
+splendidissima, gli gravi le spalle come soma intollerabile[723].
+
+
+§ 3.
+
+Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga dell’ex-Pontefice. —
+Magnifica coronazione di Bonifacio VIII. — Fine di Celestino V. —
+Sicilia. — Jacopo di Aragona si sottomette alla Chiesa. — Costanza
+a Roma. — Feste nuziali. — I Siciliani continuano la guerra sotto re
+Federico. — Bonifacio VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. —
+_Hugolinus de Rubeis_, senatore. — Pandolfo Savelli, senatore (1297).
+— La casa dei Gaetani. — Loffredo conte di Caserta. — Francesco
+cardinale. — Pietro Gaetani, conte palatino lateranense.
+
+L’ambizioso cardinale Gaetani aveva con grande zelo promossa
+l’abdicazione di Celestino, perciocchè un uomo come lui mal potesse
+sofferire la continuazione di un cosiffatto pontificato. Se legittimi
+sieno stati gli espedienti che egli usò in questo intento, non si deve
+che lodarnelo di aver fatto discendere un uomo inetto dalla cattedra
+santa, per salvare il Papato da una confusione infinita. E a lui toccò
+la tiara, poichè fu eletto ai 24 Dicembre del 1294, col consentimento
+di Carlo, a maggioranza di voti. Nessun contrapposto poteva esser
+maggiore di quello che v’ebbe tra lui ed il suo predecessore. I frati
+dello Spirito Santo avevano fatto il tentativo di sollevare sul trono
+pontificio un apostolo della povertà, un uomo della foggia di san
+Francesco, e avevano sperato di dare inizio con lui sulla terra ad
+un’êra nuova del regno di Dio. Ma in mezzo al mondo pratico cotale
+idea s’era mostrata per quella chimera che veramente era; e dopo
+quell’episodio romantico, o, per chiamarlo meglio, quell’avvilimento in
+cui il taumaturgo ebbe gettata la Chiesa, or saliva al trono pontificio
+Bonifacio VIII, cardinale esperto del mondo, giureconsulto erudito,
+animo regio: ed egli doveva da parte sua dare prova che per la Chiesa
+era cosa parimenti pericolosa avere un capo politico senza virtù di
+santo, quanto avere per papa un santo senza ingegno di governante.
+
+Benedetto, figlio di Goffredo e nipote di Alessandro IV per parte di
+madre discendeva da un’antica famiglia della Campagna, dai Gaetani
+cavalieri residenti in Anagni. Prima di lui della sua famiglia non si
+tiene nota nelle storie di Roma, a meno che non si voglia dire che vi
+abbia appartenuto Gelasio II; però il nome dei Gaetani era conosciuto
+assai prima di quest’età, e lo avevano portato alcuni cardinali, oltre
+ad uomini di casa Orsini. Che i Gaetani derivassero dai vecchi Duchi
+di Gaeta non può provarsi; ma pur può essere che questa casa sia stata
+di origine longobarda, come già lo dimostra il nome in essa frequente
+di Luitfredo o Loffredo od anche di Roffredo[724]. E quel casato
+era ragguardevole, sebbene allora non fosse potente, ancor prima che
+Bonifacio VIII diventasse papa; ed alcuni dei suoi si erano illustrati
+da cavalieri in guerra, o da podestà nel governo di città[725].
+Benedetto aveva incominciato con essere notaio apostolico sotto di
+Nicolò III; ebbe da Martino IV il cappello cardinalizio, e parecchie
+volte sostenne con molto onore officî di legato. Era eloquente nel
+dire, conoscitore profondo delle leggi civili e delle canoniche,
+diplomatico di grande ingegno; ed aveva aspetto dignitoso e imponente,
+congiunto a bellissime forme della persona: però queste doti del suo
+animo gli inspiravano non umiltà, ma alterigia; in vece di tolleranza,
+disprezzo degli uomini[726].
+
+Divenuto papa, volle tosto liberare la santa Sede dalle influenze di
+ogni fatta che negli ultimi tempi ne avevano angustiata la libertà.
+Fallì pertanto la speranza che aveva nutrito Carlo di trattenere a
+Napoli il Papato. Di Bonifacio VIII dapprima non era stato amico;
+ma l’uno aveva mestieri dell’altro: il Re abbisognava del Papa per
+riguardo a Sicilia, il Papa abbisognava del Re per difendersi da’ suoi
+invidiosi. Il debole Celestino V non aveva saputo condurre a termine
+le trattative avviate perchè Jacopo di Aragona rinunciasse a Sicilia;
+invece Bonifacio VIII prometteva a Carlo di ridonare Sicilia alla casa
+di Angiò. Furono d’accordo; e gli avvenimenti che succedettero di lì
+a breve dimostrarono che eglino adempierono coscienziosamente alle
+vicendevoli promesse. E Carlo per prima cosa sacrificò Celestino V alla
+quiete del nuovo Pontificato, acconsentendo che si ponesse sotto buona
+custodia: infatti Bonifacio aveva ragioni di temenza a lasciar che
+andasse libero girovagando un Santo che pur testè era stato papa, la
+cui abdicazione era variamente giudicata, che poteva nelle mani di suoi
+nemici diventar facilmente uno strumento pericoloso. Per conseguenza,
+col beneplacito del Re, Bonifacio mandò sotto vigilanza l’ex-Papa
+a Roma; ed essendo il Santo fuggito, Carlo in gran fretta gli mandò
+dietro genti che lo pigliassero: così frattanto s’imprese il viaggio
+alla volta di Roma.
+
+Il nuovo Pontefice, accompagnato da Carlo, lasciò Napoli sui primi
+di Gennaio dell’anno 1295[727]. Erano appena giunti a Capua, quando
+si sparse per Napoli la fama che Bonifacio VIII fosse repentinamente
+morto. Bastò tal voce per destare una gioia sfrenata; i Napoletani
+misero in feste e in baldoria la loro città, e tale fu l’augurio che
+tenne dietro al successore di Celestino mentre egli continuava il
+suo cammino per Roma[728]. Traversando la Campania andò primamente
+ad Anagni sua patria che lo accolse con compiacimento orgoglioso,
+avvegnachè con lui essa contasse tre celebri Papi che in un solo secolo
+erano usciti dal suo popolo. E là vennero legati romani a salutarvi
+Bonifacio, e lo investirono dell’autorità senatoria, perlochè egli,
+appena arrivato a Roma, vi pose da senatore _Hugolinus de Rubeis_,
+parmense[729].
+
+Con insolita pompa si celebrarono le accoglienze, l’entrata e la
+festa della coronazione, che avvenne ai 23 di Gennaio 1295 nel san
+Pietro. Il Papato, che di recente nell’anacoreta Pietro aveva vestito
+un manto di apostolica povertà, umile tanto da aver quasi l’aspetto
+di eresia valdese, si ornò adesso (e fecelo di proposito deliberato)
+colla splendida maestà e colla magnificenza mondana di trionfatore.
+I nobiluomini romani, gli Orsini, i Colonna, i Savelli, i Conti, gli
+Anibaldi spiegarono uno sfarzo cavalleresco; i baroni e i podestà dello
+Stato ecclesiastico, la comitiva numerosa del Re di Napoli crebbero
+ancor più il lustro alle ceremonie: e nella grande processione festiva
+onde il Pontefice mosse a prender possesso del Laterano, passando sotto
+gli archi di onore e lungo le vie addobbate a festa, presero parte
+i magistrati ed il Prefetto urbano, ridotto adesso ombra vana senza
+potenza[730]. Bonifacio VIII cavalcava una chinea bianca come neve,
+coperta di una gualdrappa di penne cipriotte; teneva in capo la corona
+di Silvestro, e vestiva i solenni abiti pontificali. Ai suoi fianchi in
+vestimenta di colore scarlatto movevano due Re vassalli, Carlo e Carlo
+Martello, reggendo le briglie del cavallo. E non erano scorsi pur sei
+mesi che questi medesimi Re avevano fatto comitiva ad un Pontefice,
+che in abito da eremita era andato cavalcando un asinello: e adesso
+potevano dire a sè stessi che allora quell’uguale officio gli aveva
+meno umiliati. L’ombra del povero spirituale, il quale ripudiava tutte
+le pompe del mondo, spegneva la sete con acqua di fonte e saziava la
+fame colle frutta della foresta, sarà apparsa davanti a Bonifacio VIII
+ed ai due Re, e avrà alzato la mano in atto di ammonimento allorquando
+alla solenne mensa tenuta in Laterano questi ultimi ebbero l’onore di
+imbandirgli la tavola dei primi piatti, per poi andare a prendersi il
+loro umile posto alle tavole dei cardinali, dove in mezzo a squisiti
+camangiari, vini preziosi scintillavano nei «nappi di Bacco»[731].
+
+Intanto che Bonifacio VIII celebrava con tanta festa la sua
+coronazione, Celestino andava errando pei boschi delle Puglie affine di
+scampare a’ suoi persecutori. Una volta fuggito, simile ad un colombo
+selvatico, era corso lietamente alla sua diletta solitudine di Sulmona,
+sperando di potervi continuare la sua prima vita. Ma un Papa che aveva
+abdicato non aveva più diritto alla libertà: colla dichiarazione di
+rinuncia Celestino V aveva sottoscritto eziandio la sua sentenza di
+morte. Allorchè le genti che gli davano la caccia furono venute sul
+Murrone, fugginne l’ex-Papa; con un suo seguace andò e andò, finchè
+dopo alcune settimane di faticoso cammino giunse al mare. Presso alla
+costa pugliese montò in una barca sperando di toccar la Dalmazia ed
+ivi nascondersi in qualche luogo selvaggio; ma il mare risospinse il
+santo alla riva; gli abitatori di Viesta lo riconobbero per chi era,
+e con grande ossequio lo salutarono come facitor di miracoli. Suoi
+aderenti lo circondarono e lo esortarono a tornar papa, ma l’umilissimo
+anacoreta fece che il Podestà della terra senza resistere lo desse
+in mano di chi lo cercava: pertanto nel mese di Maggio Guglielmo
+l’Estendart, contestabile del Re, lo tradusse alle frontiere dello
+Stato ecclesiastico[732]. Lieto di avere in mano il suo pericoloso
+predecessore, Bonifacio lo fe’ dapprima custodire nel suo palazzo di
+Anagni: ed al buon eremita si diè ad intendere che dovere di religione
+gli comandava di rinunciare alla libertà, all’istesso modo che abdicato
+aveva alla tiara. Lo adularono, lo colmarono di carezze, e finalmente
+per maggior sicurezza lo trassero a Castel Fumone. Questa tetra rocca
+(piantata sopra uno scosceso monte foggiato a cono che s’alza vicino ad
+Alatri) aveva servito fino da’ tempi antichi da prigione di Stato, e
+nelle sue torri aveva finito più d’un ribelle e financo un Pontefice.
+Viene detto che Celestino V sia stato tenuto colà sotto vigilanza
+cortese; ma altri narra che il suo carcere fosse più angusto della sua
+angustissima cella di monte Murrone. Di lì a breve morì[733]. Il suo
+destino fece ch’ei paresse un martire, Bonifacio un assassino: i monaci
+celestini irritati diffusero i più tetri racconti; s’inventò e perfino
+si mostrò come reliquia un chiodo che (dicevasi) per comando del Papa
+avrebbesi confitto nel capo del prigioniero innocente.
+
+La morte di Celestino consolidò il trono di Bonifacio VIII. Se anche
+quella morte non fe’ tacere le voci che accusavano quest’ultimo di
+esservi asceso contro diritto, tuttavolta essa tolse ai nemici suoi
+il rappresentante vivo della loro opinione. Ciò che più davvicino
+stava a cuore al Papa si era di riconquistare la Sicilia a favore
+degli Angioini, e per conseguenza della Chiesa: conveniva per l’onore
+della santa Sede che si cancellasse lo smacco doloroso della perdita
+di quel paese. A questo avevano inteso anche i suoi predecessori. Ed
+infatti allorchè, morto (ai 18 Giugno 1291) il giovane Alfonso, era
+salito sul trono di Aragona il suo secondo fratello Jacopo, Nicolò IV
+aveva avviato negoziati di pace fra lui e Carlo II; e Jacopo premuto
+da Francia (poichè Martino IV aveva osato di dare Aragona a Carlo
+di Valois in feudo pontificio), aveva altresì accondisceso a cedere
+Sicilia. Però i Siciliani non vollero più che Papi e Re facessero
+mercato di loro; opposero diniego, e nel giovine Federico, fratello
+di Jacopo e nipote di Manfredi, trovarono il loro capo nazionale. Per
+motivi di politica Jacopo rinnegò il suo passato glorioso; conchiuse
+pace colla Chiesa e con Carlo, e nell’anno 1295 rinunciò alla signoria
+dell’isola. In un abboccamento ch’ebbero insieme a Velletri Bonifacio
+aveva tentato di indurre Federico a consentirvi anch’egli: dapprincipio
+il giovine principe, adescato colla prospettiva di essere fatto
+senatore di Roma e di ottenere poi in isposa Caterina di Courtenay,
+tentennò poco virilmente, ma più tardi tornato a casa sua ritrattò ogni
+promessa, e addì 25 Marzo 1296 prese la corona dell’isola a Palermo,
+re eletto dal popolo. Così naufragò la speranza del Pontefice; Sicilia
+conservò la sua independenza anche dopo la deserzione di Giovanni
+da Procida e del celebre ammiraglio Rogero de Loria, e la mantenne
+eziandio contro le armi di Jacopo, cui i trattati costrinsero ad
+impugnarle contro il fratello.
+
+Jacopo venne a Roma sulla fine del Marzo dell’anno 1297. Sua madre
+Costanza, donna pia che ardentemente bramava la pace colla Chiesa,
+accondiscese ai suoi desiderî e venne con lui di Sicilia, abbandonando
+così l’altro suo figlio Federico. Singolari circostanze di cose
+indussero quella figlia di Manfredi a recarsi a Roma, dove fu accolta
+con molte allegrezze e sciolta dalla scomunica che avvinceva la sua
+famiglia. Ed ella condusse con sè la sua figliuola Violante per unirla
+in matrimonio, conformemente al trattato, con Roberto di Calabria
+figlio di Carlo II. Gli eredi dei tanto odiatisi Hohenstaufen ed
+Angioini, dei Guelfi e dei Ghibellini, di Manfredi e di Carlo I;
+gli uomini dei Vespri siciliani convennero assieme in Roma, ma per
+celebrarvi una festa di pace durevole. Allorchè Bonifacio papa (e
+questo fu il più bel momento di sua vita) pose la mano di Violante
+in quella di Roberto, può darsi che la mente d’ogni uomo corresse al
+pensiero delle orrende giornate di Benevento e di Tagliacozzo, sulle
+cui tombe quei due giovani belli e prosperi, la nipote di Manfredi e
+il nipote di Carlo d’Angiò, parevano piantare la palma di pace[734]. Il
+solo don Federico non prese parte a questa riconciliazione.
+
+Costanza soggiornò ancora un tratto di tempo a Roma con Giovanni da
+Procida; e di là con gran dolore mirò alla guerra fratricida de’ suoi
+due figliuoli, che il Papa, a vitupero della religione di Cristo,
+promoveva e con gran calore attizzava. Ed il suo cuore sanguinava
+eziandio pensando alla sorte dei figli di Manfredi, fratelli suoi.
+Banditi dalla società civile, quegli sventurati continuavano sempre a
+languire nel carcere di Santa Maria del Monte. Se anche Costanza avrà
+chiesto che fossero posti in libertà, ella non ottenne ascolto; i veri
+eredi di Manfredi, i legittimi signori di Sicilia rimasero vittime
+della ragione politica di casa di Angiò e di quella di Aragona[735].
+Del rimanente la fortuna concesse a Costanza quello che negò al
+padre di lei; ella fu sposa di un Re grande, liberatore di Sicilia;
+vide tre figliuoli coronati re; e finalmente, riconciliata colla
+Chiesa, occupata in esercizî di religione come un tempo Agnese madre
+di Enrico IV, la nobile figliuola di Manfredi morì nell’anno 1302 a
+Barcellona[736].
+
+Finite le feste di Roma, i Re ne partirono per apprestarsi alla guerra
+contro Federico, di cui Bonifacio provvide le spese col patrimonio
+della Chiesa e colle decime. Ma i Siciliani non badarono alle sue
+scomuniche. L’uso eccessivo aveva logorato quelle armi spirituali che
+nel più buio periodo del medio evo erano state più micidiali della
+polvere da cannone. Nel secolo decimoterzo non fuvvi uomo per poco
+eminente, non città, non nazione che per motivi politici non ricevesse
+una gragnuola di scomuniche; e gli anatemi erano leggermente scagliati
+e con pari levità revocati, ogni qual volta il farlo profittasse. Però
+ormai Bonifacio VIII dovette capire che quelle folgori non erano più
+efficaci. Della sua sconfitta in Sicilia lo consolò, ma a mala pena,
+un nuovo regno vassallo della Chiesa. Egli aveva nominato Jacopo di
+Aragona a gonfaloniere, ad ammiraglio e a capitano generale della
+Chiesa, e lo aveva armato alla guerra contro il fratello; laonde addì
+4 Aprile 1297, in ricompensa antecipata, gli diè le isole di Sardegna
+e di Corsica dove il Pontefice non possedeva neppure un palmo di
+terra[737]. Pisa, che un tempo era stata signora di quelle isole, s’era
+indebolita dopo la sventura toccata alla Meloria, e incominciava a
+decadere; perciò non vi oppose impedimento, ed anzi quella Republica,
+già tanto potente ed illustre amica degli Imperatori, elesse Bonifacio
+VIII a suo rettore per averne l’aiuto.
+
+Bonifacio VIII seppe usare con esito fortunato di quella politica
+onde notammo che i Papi cercavano farsi investire dalle città delle
+loro magistrature. Infatti poco a poco parecchi Comuni lo elessero
+a podestà. Circostanze repentine li costringevano a riparare sotto
+il patrocinio della Chiesa affidando personalmente al Papa il loro
+reggimento. Vero è che ponevano delle guarentie ai loro Statuti,
+per guisa che il vicario del Pontefice allorchè entrava nella terra,
+prima ancora che smontasse di cavallo, doveva giurare sull’Evangelio
+di rispettarli; tuttavia l’autorità ceduta ai Papi anche di tratto
+passeggiero affievolì la loro autonomia republicana[738]. Anche Roma
+accolse chetamente i senatori che Bonifacio vi pose in carica; e così
+nel Marzo dell’anno 1297 egli fece novellamente senatore per un anno
+il celebre Pandolfo Savelli[739]. Quanto alla sua propria famiglia, dei
+Gaetani, la sollevò ai più alti onori ecclesiastici e municipali. Tosto
+dopo la sua consecrazione il fratel suo Loffredo fu nominato conte di
+Caserta da re Carlo che era presente in Roma[740]. Dei figli poi di
+Loffredo, il Pontefice nominò l’uno, Francesco, a cardinale di santa
+Maria in Cosmedin e l’altro, Pietro, elesse conte palatino lateranense
+e rettore del patrimonio di Toscana. Di lì a poco questo fortunato
+nipote diventò erede di suo padre, conte di Caserta, fondatore di un
+patrimonio principesco che abbracciò le due pendici dei monti Volsci:
+ed egli fu stipite delle due maggiori linee di sua casa, chè infatti
+dai suoi figliuoli, Benedetto conte palatino romano, e Loffredo conte
+di Fundi e di Traetto, la famiglia si venne propagando per modo che
+dura ancora ai dì nostri[741]. Così per virtù della Chiesa una nuova
+dinastia fiorì nella Campagna alla stessa guisa di ciò che avvenne dei
+Conti a’ tempi di Innocenzo III: e la nobiltà di Roma s’accrebbe di un
+casato di prodi, ambiziosi e ricchi ottimati che minacciò di eclissare
+stirpi patrizie più antiche. Fra quelle famiglie nobili nessuna allora
+era più vecchia d’origine e più potente della casa dei Colonna; e con
+loro Bonifacio VIII entrò in breve in una contesa che ebbe grandissima
+influenza sui suoi destini, e che associata con relazioni di cose molto
+maggiori contribuì alla presta caduta di lui.
+
+
+§ 4.
+
+Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo e Pietro cardinali
+s’inimicano Bonifacio VIII. — Opposizione contro il Papa. — I due
+cardinali sono deposti. — Fra Jacopone da Todi. — Manifesto contro
+il Pontefice. — I Colonna sono scomunicati. — Pandolfo Savelli cerca
+di intromettersi paciere. — Crociata contro i Colonna. — Assedio di
+Palestrina. — I Colonna si sottomettono in Rieti. — Il Papa distrugge
+Palestrina. — I Colonna fuggono e sono banditi. — Sciarra e Stefano in
+esilio.
+
+Discordie domestiche sorsero in questo tempo a dividere la numerosa
+casa dei Colonnesi[742]. Ai 28 Aprile 1292, per contratto fra loro
+stipulato, i figli di Odone avevano conferito al cardinale Jacopo loro
+fratello maggiore la amministrazione del patrimonio famigliare, di cui
+Palestrina era centro. Alla linea più giovane, di Genazzano, composta
+dei figliuoli di Giovanni senatore, fratello di Jacopo (e fra loro
+erano Pietro cardinale e Stefano conte), spettava una parte di quei
+possedimenti; ma poichè Jacopo troppo li favoriva, Odone, Matteo e
+Landolfo, fratelli suoi, rimproverarono a lui che tutto profondesse a
+quei nipoti. Nella disputa fu involto il Pontefice: ammonì egli Jacopo
+ripetute volte affinchè ai suoi fratelli desse quello che per diritto
+loro toccava; nondimeno i due cardinali, zio e nipote, ricusarono
+di farlo, anzi nessuno dei due si lasciò veder più in Laterano[743].
+Nella Curia tenevano essi il primo luogo; principi romani di nobiltà
+antichissima erano uomini superbi ed arroganti. Videro con acerba
+contrarietà che il Pontefice assumeva aria di padronanza; ed avevano
+parecchie ragioni di tenergli il broncio, massime dappoichè Bonifacio
+pareva risoluto a voler domare l’alterigia dell’aristocrazia romana.
+Nei Colonna si ridestavano tendenze ghibelline; e, ad onta della loro
+vecchia unione con Carlo II di Napoli, ricevevano messaggi di Federico
+di Sicilia, il quale cercava di dar nuovo risveglio alla fazione romana
+che aveva parteggiato per gli Hohenstaufen.
+
+Ad afforzare il partito politico si aggiungeva eziandio una contesa
+ecclesiastica, perciocchè i due cardinali manifestamente non si
+accordassero coll’indirizzo che il Papato aveva preso a fronte della
+Chiesa e degli Stati, e che presto o tardi lo avrebbe dovuto trarre
+in perniciosissime lotte colle monarchie. Già al tempo di Gregorio
+IX un cardinale Colonna era stato nemico risoluto di quell’indirizzo;
+per di più adesso la morte di Celestino V non aveva fatto cessare la
+credenza che Bonifacio VIII fosse illegittimo papa: e gli appassionati
+sostenitori di quell’opinione erano massimamente i frati dell’ordine di
+Celestino, i quali non sapevano darsi pace della caduta del loro idolo.
+E tanto più se ne infervoravano, poichè Bonifacio abrogava gli atti che
+il suo predecessore aveva promulgato a loro favore: pareva a quegli
+spirituali che egli fosse un simoniaco, un usurpatore, incarnazione
+della Chiesa mondana, che essi condannavano e pretendevano riformare
+colle loro generose utopie del regno dello Spirito Santo.
+
+Il partito dell’opposizione si schierò intorno ai cardinali Colonna ed
+ai loro parenti Stefano e Sciarra. Erano notorie le loro intelligenze
+con Sicilia; e Bonifacio si pose in guardia, giacchè lo ammoniva
+l’esempio di ciò ch’era avvenuto all’età di Federico II, quando dalla
+Chiesa avevano disertato il cardinale Giovanni e suo nipote Odone,
+padre del vivente cardinale Jacopo. Richiese pertanto che presidî
+pontificî si accogliessero a Palestrina e in altre castella dei
+Colonna, ma questi, per motivi facili a comprendersi, rifiutarono. E
+poichè adesso sempre più caldi facevansi i discorsi scismatici onde
+si tacciava di illegittimità il suo pontificato; e poichè si accusava
+Pietro Colonna d’essere il massimo autore di quelle voci, Bonifacio,
+ai 4 Maggio 1297, invitò il cardinale a dichiarare esplicitamente
+se lo reputava pontefice o no. Pietro si scansò dall’obbedire, e con
+suo zio andò a Palestrina. Bonifacio diè in furie; ai 10 di Maggio,
+congregato un Concistoro nel san Pietro, senza più depose i due
+cardinali della loro dignità, e come motivi della sentenza addusse la
+loro antica ribellione quando avevano fatto lega con Jacopo di Aragona,
+la loro ribellione attuale e l’associazione con Federico, il rifiuto
+di accogliere milizie pontificie, la ingiustizia tirannica usata ai
+fratelli di Jacopo. Fu questa opera precipitosa dettata dalla collera;
+e se dimostra la grande energia di Bonifacio e il suo disprezzo di ogni
+riguardo umano, essa dà prova eziandio della veemenza smodata della sua
+indole. Forse che erano delitti tanto gravi da meritare una punizione
+così severa? La deposizione di cardinali era cosa da lungo tempo non
+più avvenuta, ed agli occhi di molti potè parere non giustificata da
+quei motivi, avvegnaddio i due principi della Chiesa non si trovassero
+per guisa alcuna in aperta rivolta contro il loro capo[744].
+
+I Colonna accettarono la disfida con orgoglio di patrizî che avevano
+la consapevolezza della loro potenza principesca. In quello stesso
+giorno dei 10 Maggio tennero consiglio di famiglia a Longhezza,
+castello pertinente all’Abazia di san Paolo e situato sulle sponde
+dell’Anio, là dove in antico era sorta _Collatia_. Con loro convennero
+dei giurisperiti, alcuni prelati francesi e due frati minori che furono
+fra Diodato e fra Jacopone da Todi; entrambi questi ultimi, partigiani
+zelanti di Celestino V, colla sua approvazione avevano fondato sul
+monte colonnese di Palestrina una congregazione di eremiti celestini,
+che Bonifacio aveva indi privata di qualunque privilegio. Fra Jacopone
+era uomo d’indole non comune; esaltato dallo spirito di san Francesco,
+mistico melanconico, apostolo appassionato della imitazione di Cristo,
+era poeta entusiasta che possedeva bastante ingegno per scrivere in
+lingua volgare satire pungentissime contro il Papa e per dettare in
+latino il celebre inno dello _Stabat Mater_[745]. In un manifesto
+compilato a Longhezza, il cui colorito fosco e scolastico pare che
+riveli lo stile di fra Jacopone, i due cardinali protestarono che
+non riconoscevano Bonifacio VIII per papa, poichè Celestino V non
+avrebbe potuto abdicare, e dacchè per di più la sua rinuncia era stata
+conseguenza di artificî insidiosi. Si appellarono ad un Concilio da
+congregarsi; ed un tale appello, di cui per primo aveva fatto uso
+Federico II, fu di grandissima importanza, perocchè adesso fossero dei
+cardinali ad invocarlo. Così minacciavasi infatti di levare al di sopra
+della gerarchia pontificia una nuova autorità che potesse farsi giudice
+di lei; e, se per allora quella voce non si insinuò nel popolo, fu però
+tale che non la si potè più ridurre a silenzio. I Colonnesi fecero
+appiccare il loro manifesto pei canti di Roma, e lo fecero perfino
+deporre sull’altare del san Pietro[746].
+
+Quando Bonifacio aveva costretto Celestino V a finire i suoi giorni
+in un carcere, egli aveva giustamente preveduto la possibilità di uno
+scisma. Se il suo antecessore fosse ancor vissuto, ei sarebbe stato
+adesso un’arma formidabile in mano dei suoi nemici. Ma Celestino era
+morto, e Bonifacio poteva senza fatica metter in evidenza il lato
+debole che i suoi avversarî da sè stessi discoprivano. Quei cardinali
+erano pure stati de’ suoi elettori, avevano assistito in Roma alla
+sua coronazione, lui a Zagarolo avevano solennemente riconosciuto per
+pontefice. Or come andava che soltanto a questo momento professassero
+un’opinione che li poneva in contraddizione palese con sè medesimi? La
+collera di Bonifacio scoppiò in gran fiamme: ai 23 di Maggio promulgò
+una seconda Bolla per ischiacciare quelli che or s’eran chiariti
+apertamente ribelli. Come scismatici scomunicò i due cardinali e tutti
+i figliuoli del senatore Giovanni insieme coi loro discendenti; li
+proclamò infami, decaduti dai loro beni, e minacciò di anatema tutte
+le terre che loro avessero dato ricetto[747]. Tuttavolta Bonifacio
+non riposava sopra un letto di rose; la deposizione dei Cardinali
+aveva offeso tutto il sacro Collegio, laonde gli conveniva, e presto,
+calmarlo: e in questo intento publicò una Costituzione, in cui
+accresceva d’assai la dignità dei cardinali, pronunciava pene severe
+contro chi li maltrattasse, e stabiliva che d’allora in poi, pari a’
+re, si vestissero di porpora[748]. Ciò fatto, andò a Orvieto, in quello
+che i suoi nemici si armavano a difesa nelle loro castella. Risoluto di
+voler soffocare colle armi lo scisma nel suo germe, raccolse milizie
+e ne affidò il supremo comando a Inghiramo di Bisanzo condottiere dei
+Fiorentini, ed a Landolfo Colonna, che, pur essendo fratello di Jacopo,
+era tratto da sete di vendetta a combattere contro i suoi parenti[749].
+
+Il senatore Pandolfo cercò allora di scongiurare i malanni di una
+guerra civile; ed infatti in nome del Comune romano s’intromise
+paciere, e mandò messaggi prima a Palestrina, indi al Pontefice.
+Risposero i Colonna d’essere pronti a far soggezione, ma a tali patti
+che ne andasse salvo l’onor loro e che si restaurasse la potenza
+di lor famiglia; il Papa per lo contrario offerse perdono purchè si
+arrendessero a mercè e consegnassero le fortezze[750]. E poichè caddero
+a vuoto i negoziati, poichè furono a Palestrina ricevuti ambasciatori
+di Sicilia, Bonifacio, ai 18 Novembre, scagliò da Roma nuovamente
+la scomunica, e (addì 14 Dicembre) invocò «la universa Cristianità»
+a prender la croce contro i nemici di lui, e promulgò le solite
+indulgenze[751]. Per verità la potenza del Papa parve esser non grande
+se egli dovette ricorrere a una cosiffatta storpiatura delle crociate,
+e se, per combattere alcuni ottimati romani che possedevano una rete
+di castella nella Campagna, usò mezzi che un tempo erano stati rivolti
+solamente contro grandi Imperatori. La guerra del Pontefice contro due
+cardinali, guerra civile della Chiesa, fe’ noto al mondo il decadimento
+del Papato, fu nuncia di tempi peggiori, diminuì la venerazione di
+Re e di popoli verso il capo sapremo della religione. Tuttavolta non
+v’ebbe mai al mondo bandiera, qualunque sia stata, intorno cui non
+si abbiano raccolto uomini; chè ogni cosa serve a vessillo delle loro
+voglie o delle loro opinioni: e infatti anche questa crociata trovò dei
+campioni, perciocchè promettesse bottino ed espressamente sembrasse
+rivolta contro eretici, una volta che per tali si aveva proclamato
+i Colonna[752]. Fino città di Toscana e dell’Umbria fornirono
+combattenti, e la guerra santa contro le rocche dei Colonnesi potè
+essere condotta con efficacia.
+
+Ed eglino soccombettero perchè furon soli. Federico non mandò soccorsi;
+i Ghibellini nello Stato ecclesiastico non insorsero; nel Lazio si
+sollevò Giovanni di Ceccano della casa Anibaldi, ma senza compagni e
+perciò senza vigore[753]. I Romani, che un dì avevano tratto in trionfo
+sul suo cocchio il fratello del cardinale Jacopo, si tennero neutrali;
+i cittadini non sentirono che gioia dell’indebolimento di una famiglia
+aristocratica, ed i Savelli e gli Orsini profittarono dell’opportunità
+propizia per demolire la potenza dei loro avversarî, dei cui beni si
+fecero indi arricchire dal Papa. L’esercito crociato assediò tutte le
+castella dei Colonna di qua e di là del Tevere. La prima terra cui si
+die’ addosso, ormai nell’estate dell’anno 1297, fu Nepi[754]. Questa
+città, un tempo libera, apparteneva allora ai Colonna; guerre di parti,
+persecuzione di baroni, povertà la avevano ridotta a condizioni sì
+disperate che risolse di vendersi ad un qualche potente patrono: e
+per tal guisa il ricco cardinale Pietro, ai 3 Ottobre 1293, la aveva
+comperata all’incanto[755]. A dir vero Sciarra e Giovanni Colonna di
+san Vito vi opposero valorosa resistenza contro gli assedianti, ma
+loro mancò l’aiuto che i signori di Vico e di Anguillara avrebbero
+dovuto per patti conchiusi prestare; Nepi fu presa di assalto, e dipoi
+il Pontefice la diede in feudo agli Orsini[756]. L’esercito crociato
+in pari tempo invase i possedimenti famigliari dei Colonna nel Lazio:
+Zagarolo, Colonna, ed altre castella furono prese ed incendiate;
+i palazzi che la famiglia aveva in Roma furono ridotti cumulo di
+ruine[757]. La sola Palestrina, forte e fedele, resistette; e in quella
+terra, sede di loro famiglia, Agapito e Sciarra coi due cardinali
+si tennero difesi con prospero risultato. Due anni prima Guido di
+Montefeltro, sazio del mondo, aveva vestito la tonaca di francescano:
+ora si narra che Bonifacio lo traesse fuori del suo convento perchè
+il genio di quell’uomo scoprisse il modo di ridurre a partito la rocca
+ciclopica, inespugnabile; e viene detto che l’antico ghibellino, come
+vide la robustezza della terra, consigliasse al Papa di impadronirsene
+con astuzie e con promesse[758].
+
+Palestrina fa ridotta a soggezione per via di un trattato. Vestiti a
+gramaglia con una corda al collo vennero i due cardinali, con Agapito
+e con Sciarra, a Rieti, e si gettarono a’ piedi del Pontefice: ciò
+avvenne nel Settembre dell’anno 1298. Bonifacio VIII sedente in
+trono, circondato dalla sua corte e coronato il capo, abbassò con
+piglio maestoso il suo sguardo su quegli uomini raumiliati, i quali or
+confessarono lui essere il papa[759]. Li graziò, stabili un termine
+entro il quale si doveva definire la controversia, e ordinò che fino
+a tempo tale stessero sotto sorveglianza, a Tivoli: Palestrina e tutte
+le castella dei Colonnesi furono tosto consegnate ai Pontificî. Immenso
+era l’odio che Bonifacio portava a ribelli che avevano osato di muovere
+attacco alla sua podestà spirituale; ei volle torre il modo di nuocere
+ad una famiglia che a Roma intendeva alla tirannide parimenti che i
+Visconti a Milano; e l’atroce punizione che senza por tempo in mezzo
+egli inflisse a Palestrina rese manifesto quali intenzioni avesse. Uno
+strano destino volle che per due volte, dopo un lungo intervallo di
+tempo, la furia dell’ira rovesciasse la sua coppa su quella celebre
+città sacra alla Fortuna. Silla, cui Preneste si era arresa a mercè,
+avevala fatta radere al suolo; mille quattrocento anni dopo di lui
+quella stessa Preneste si arrese ad un Papa, ed anche questi con
+ferocia di romano antico fe’ demolire la città: così una sorte fatale
+venne associando Bonifacio VIII con Silla allorquando il Pontefice
+die’ ordine al suo vicario in Roma di smantellare Palestrina. Se il
+Barbarossa, che cent’anni prima aveva distrutto Milano (terra per lui
+straniera), o se Attila, che in vetustissimi tempi aveva devastato
+Aquileja, parvero a buona ragione essere barbari, che nome non si dovrà
+dare ad un Papa, il quale nell’anno 1298 a sangue freddo smantellò
+una città posta fuor delle porte di Roma, residenza di uno fra i sette
+antichi vescovati della Chiesa romana?
+
+Palestrina era posta allora (e vi posa anche oggidì) a mezza costa di
+un monte coronato di olivi e di allori. Sulla sua cima, circondata
+di antichissime mura ciclopiche, s’ergeva la turrita rocca di san
+Pietro, dove un tempo Corradino era stato prigioniero, con molti
+palazzi e con molte case. Sotto del castello, disposta a scaglioni,
+veniva degradando la città circondata di solide mura, quale era
+stata edificata colle rovine del tempio che Silla aveva innalzato
+alla Fortuna. Molti vecchi palazzi v’eran là, ed ancora trovavansi
+avanzi ben conservati di quel tempio. Lo stesso palazzo maggiore dei
+Colonna in parte era antico, e se ne attribuiva l’origine a Giulio
+Cesare, ricavandosene la credenza dalla forma di un C che l’edificio
+fin da allora aveva, allo stesso modo che in eguale curva è costruito
+anche l’odierno. Attiguo ad esso trovavasi il bellissimo decoro della
+città, un tempio rotondo allora dedicato alla Vergine, e simile al
+Panteon di Roma: e posava sopra una scalea marmorea di cento gradini,
+tanto larga che comodamente la si poteva salire a cavallo[760]. Altri
+monumenti antichi, statue parecchie, bronzi molti che derivavano dalla
+inesauribile dovizia dell’età fiorente di Preneste, s’erano conservati
+sotto il patrocinio dei Colonna, i quali, amantissimi delle cose d’arte
+ed orgogliosi di possedere Palestrina, avevano raccolto nel loro
+palazzo tutte le magnificenze inventate dal lusso del loro tempo, i
+tesori dell’antichità e i documenti della loro casa. Tutto ciò in pochi
+giorni perì; la sola cattedrale di santo Agapito ne andò risparmiata;
+e fra le ruine fu aperto un solco coll’aratro e vi si sparse il sale, a
+somiglianza (così il Papa disse con calma terribile) di ciò che s’aveva
+fatto in antico dell’africana Cartagine[761]. In tal guisa parve che
+Bonifacio VIII si compiacesse di imitare la tempra dei Romani antichi
+od anzi la persona di Gehova quale lo dipinge nella fierezza della sua
+collera l’antico Testamento: nè il suo fulmine fu roba da teatro; esso
+veramente distrusse una delle antichissime città di Italia, che pari
+a Tusculo, perì nella forma antica che ancora conservava. Più tardi fu
+riedificata, ma miseramente.
+
+All’istesso modo che Silla aveva fondato una colonia militare nella
+pianura della distrutta città, così anche Bonifacio ordinò ai dolenti
+abitatori, di cui confiscò tutto il patrimonio privato, di por dimora
+in un luogo vicino. Ed eglino eressero capanne nella bassura dove
+oggidì è la Madonna dell’Aquila; e il Papa appellò quel luogo col
+nome di _Civitas Papalis_, e vi trasferì il vescovato cardinalizio
+di Palestrina. Nel Giugno dell’anno 1299 nominò Teodoro Ranieri,
+suo vicario a Roma, a vescovo della novella città, ai cui abitatori
+restituì i loro beni in feudo: però ormai nella primavera del 1300 da
+tiranno efferato rase nuovamente al suolo quel luogo pur mo edificato,
+ed allora gli abitanti ridotti in miseria emigrarono e si dispersero
+qua e là[762]. Ad onta di ciò non può dirsi che Bonifacio VIII sia
+stato nemico dei Comuni civici; fra’ suoi atti haccene parecchi che
+dimostrano aver egli coscienziosamente difeso i diritti delle città, e
+dato protezione magnanima a parecchi Comuni contro le aggressioni dei
+legati provinciali e degli officiali pontificî[763].
+
+Alla distruzione barbarica ed alla perdita dei loro beni i Colonna
+alzarono grida di disperazione e di rabbia. Accusarono apertamente il
+Pontefice di spergiuro, protestarono che s’erano assoggettati per via
+di un trattato conchiuso colla mediazione dei Romani e del cardinale
+Boccamazi, e che per quello eglino avrebbero dovute bensì alzare la
+bandiera pontificia nelle loro castella, ma conservarne il possesso.
+Ancor nell’anno 1311, ad Avignone, il cardinale Francesco Gaetani
+contese la verità di queste proteste, affermando che la loro dedizione
+non era avvenuta per capitolazione, ma era stata incondizionata, e
+accettata dopo che avevano consegnato le loro castella. Peraltro fin
+da allora si giudicò in vario senso l’opera del Pontefice; la voce
+del popolo lo accusò di tradimento, e Dante die’ a cotale opinione
+un suggello che ancor dura. Questo per lo meno è certo che i Colonna
+furono tratti in inganno con lusinghe che loro si fecero concepire nel
+nome del Papa[764]: ed ora, poichè in vece di riavere i loro beni, ne
+videro le rovine spaventose, si sollevarono a nuova ribellione. Stavano
+in temenza perfino della vita. Dicevasi che s’aveva dato incarico
+a dei Gioanniti prezzolati di assassinare Stefano, il quale aveva
+parimenti fatto soggezione; pertanto egli e gli altri della sua casa
+si sottrassero al tribunale pontificio fuggendo, e Bonifacio allora
+novellamente gli scomunicò[765]. Li bandì, vietò a tutte le città e a
+tutti i paesi di dar loro ricetto, promulgò che i loro possedimenti
+erano beni reversi alla Chiesa, e di una gran parte ne investì
+nobiluomini romani, massime gli Orsini. In quella ruina fu travolto
+anche Giovanni Anibaldi di Ceccano; e l’infelice poeta fra Jacopone
+languì fino alla morte di Bonifacio VIII in un carcere oscuro di
+Palestrina, da cui invano supplicò con versi accalorati l’inesorabile
+Papa affinchè gli concedesse l’assoluzione[766].
+
+I Colonna fuggirono chi d’una, chi d’altra parte; il fiero Sciarra,
+come anticamente Mario, andò errando per boscaglie e per paludi;
+e si narra che pirati lo prendessero presso la costa di Marsiglia
+e lo incatenassero da galeotto al remo, finchè il Re di Francia lo
+riscattò. I due Cardinali si nascosero in Etruria o in Umbria presso
+amici ghibellini. Stefano cercò un asilo in Sicilia, ma poichè non
+vi si sentiva sicuro, emigrò alle corti di Inghilterra e di Francia:
+uomo generoso, fuggente la collera intemperante del Papa cui il mondo
+non amava, venne accolto con onoranza dovunque andò: e nell’esilio fu
+il modello del vero fuoruscito romano, per modo che, adulandolo, il
+Petrarca lo paragonò a Scipione l’Africano. Nelle storie della Città
+torneremo a trovare questo celebre romano, e, vecchissimo, ai tempi di
+Cola tribuno, lo vedremo sedere presso alla tomba del suo sventurato
+nemico Bonifacio e presso i sepolcri dei suoi figliuoli[767].
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+
+§ 1.
+
+A Roma si celebra il Giubileo secolare. — Riccardo Anibaldi del
+Colosseo e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella sotto il
+dominio del Campidoglio. — Dante e Giovanni Villani vengono a Roma
+pellegrini.
+
+Ancora di un altro trionfo godette Bonifacio VIII prima che fosse
+trascinato in lotte più gravi: egli diè inizio al secolo decimoquarto
+con una festività di pellegrinaggi che durò di famosa memoria.
+Nell’antica Roma i giubilei secolari si erano celebrati con giuochi
+magnifici; ma poi se n’era spenta la ricordanza, nè v’ha memoria che
+Roma cristiana solennizzasse la fine o il principio di un secolo con
+grandi feste ecclesiastiche. Duranti le Crociate gran moltitudine
+di gente non era più venuta in pellegrinaggio al san Pietro: messo
+termine ad esse, s’era ridestata l’antica brama dei popoli e gli aveva
+attirati alle tombe degli Apostoli; e per verità l’accortezza dei preti
+romani non aveva avuto piccola parte a tener sempre vivo quell’impulso
+religioso. Intorno al Natale dell’anno 1299 (e col Natale si chiudeva,
+secondo lo stile della Curia romana, l’annata) si cominciò a muovere
+al san Pietro in gran comitive di uomini della Città e delle campagne.
+Quand’ecco si sparge pel mondo una voce che promette indulgenze a chi
+pellegrinasse a Roma: questo bastò per sommoverlo tutto e per metterlo
+in moto. Bonifacio, che lietamente vedeva farsi sempre più numeroso
+il pellegrinaggio, vi diè forma e sanzione, e ai 22 Febbraio dell’anno
+1300 promulgò la «Bolla di giubileo» che concedeva indulgenza plenaria
+a tutti coloro che durante l’anno avessero visitato le basiliche di san
+Pietro e di san Paolo. Imponevasi ai terrazzani di continuare la visita
+per trenta giorni, agli stranieri per quindici. Ne vennero esclusi
+soltanto i nemici della Chiesa, e per tali il Papa denotò Federico
+di Sicilia, i Colonna e i loro partigiani, e strana cosa! tutti i
+Cristiani che facessero traffico coi Saraceni. Pertanto Bonifacio si
+giovò del Giubileo per marchiare di publica infamia i suoi nemici, e
+per dichiararli esclusi dalle grazie del Cristianesimo[768].
+
+L’accorrenza fu tanta che l’eguale non s’era mai data. Dì e notte
+Roma offriva lo spettacolo di torme di pellegrini entranti e uscenti
+da sembrare un esercito. Chi da un’eminenza della Città avesse mirato
+quella grande scena, guardando da tutti i versi, da nord, da est, da
+sud, da ovest, avrebbe visto tanta caterva di gente da parergli che
+fossero popoli interi migranti e vegnenti per le vie romane antiche:
+e se, disceso, si fosse mescolato in mezzo a quegli uomini avrebbe
+durato fatica a distinguere di che paesi fossero. Capitarono Italiani,
+Provenzali, Francesi, Ungheresi, Slavi, Tedeschi, Spagnuoli, fino
+Inglesi[769]. Italia diè libero passo ai pellegrini, e tenne tregua
+di Dio. Venivano quali vestiti del saio di pellegrini, quali secondo
+le fogge nazionali delle loro terre, quali a piedi, quali a cavallo,
+quali trascinando su carri gli sfiniti e gli infermi, e carichi del
+loro bagaglio: e vidersi vecchi centenarî guidati dai loro nipoti,
+e giovani che, simili ad Enea, portavano sulle spalle la madre od il
+padre[770]. La Campagna e la Città risonavano senza interruzione di
+canti che empievano l’aria di tetra mestizia. Quelle genti parlavano
+le favelle varie delle loro contrade, ma cantavano inni e litanie in
+una sola lingua, quella della Chiesa. Gli ansiosi intenti di tutti
+avevano un’unica meta. E quando in distanza scorgevano la fitta foresta
+delle torri di Roma santa, alzavano con entusiasmo di gioia il grido:
+«Roma! Roma!», come naviganti che dopo lungo viaggio scoprono terra.
+E si inginocchiavano a dire orazioni, indi s’alzavano con fervoroso
+grido: «san Pietro! san Paolo! fateci grazia!» Alle porte erano pronti
+a riceverli uomini dei loro paesi, appartenenti alle _Scholae_ dei
+forestieri, e ufficiali urbani di provvisione che loro additavano
+i luoghi dove avrebbero trovato albergo: ma prima ancora di prender
+riposo i pellegrini andavano al san Pietro, salivano a ginocchia la
+scalea del vestibolo, e poi si prostravano estatici innanzi alla tomba
+dell’Apostolo.
+
+Per un anno intiero Roma fa un campo brulicante di pellegrini, una
+vera babilonia per confusione di lingue. Si narra che ogni giorno
+i pellegrini che entravano e quelli che uscivano ammontassero a
+trentamila, e che ogni dì si trovassero nella Città duecentomila
+stranieri[771]. Così Roma dopo lungo tempo tornò ad essere, se
+non riempiuta, almeno bastevolmente animata di popolo. Un’ottima
+amministrazione provvedeva a mantenere l’ordine ed il buon mercato.
+L’annata era stata prospera di ricolti, e la Campagna e le province
+prossime mandarono vettovaglia in gran copia. Un Cronista che fu tra i
+pellegrini racconta così: «Pane, vino, carni, pesce ed avena trovavansi
+sul mercato in abbondanza e a prezzo mite; ma il fieno era assai caro e
+le osterie carissime, tanto che per un letto per me e per la stalla dei
+miei cavalli dovetti pagare un grosso tornese al giorno, senza contar
+l’avena ed il fieno. Quando partii di Roma la vigilia del santo Natale,
+vidi entrarvi una caterva tanto grande di pellegrini che nessuno
+avrebbe potuto contarli quanti fossero. Pretendono i Romani di avere
+in tutto numerato due milioni di persone fra uomini e donne. E spesso
+io vidi in quella folla taluno cadere ed essere schiacciato sotto i
+piedi della moltitudine, e soltanto a fatica più d’una volta scampai io
+stesso a quel malanno»[772].
+
+Troppo angusta era la via che dalla Città per il ponte sant’Angelo
+menava al san Pietro; e perciò, forate le mura non lungi dall’antica
+_Meta Romuli_, si sgombrò una strada nuova lungo il fiume[773]. Il
+ponte era coperto di botteghe che lo dividevano in due in tutta la
+sua lunghezza, e per evitare disgrazie si provvide che quelli che
+andavano movessero per un fianco del ponte e quelli che tornavano
+seguissero l’altro lato[774]. Senza posar mai, processioni movevano
+al san Paolo fuor delle mura ed al san Pietro dove si faceva vedere
+il sudario della Veronica, reliquia ormai celeberrima. Ogni pellegrino
+deponeva sull’altare dell’Apostolo un’offerta, e il detto Cronista di
+Asti, come testimonio di veduta, afferma che presso all’altare del
+san Paolo dì e notte stavano due chierici che con rastrelli in mano
+raccoglievano pecunia senza fine[775]. La vista favolosa di preti, i
+quali ghignando rastrellavano denaro come se fosse stato fieno, diè
+occasione ad alcuni maliziosi Ghibellini di affermare che il Pontefice
+aveva bandito il Giubileo non per altro che per far denaro[776]. E di
+moneta, e molta, per certo Bonifacio abbisognava affine di continuar
+la sua guerra contro Sicilia, che oltre ogni calcolo riusciva costosa.
+Se i monaci di san Paolo, invece che quattrini di rame, avessero
+raspato fiorini d’oro, egli avrebbero per certo ammassato una richezza
+favolosa, ma i monti di denaro del san Paolo e del san Pietro per lo
+più, erano soltanto accumulati a forza di monetucce che deponevano in
+dono pellegrini di poco conto. E il cardinale Jacopo Stefaneschi lo
+avvisa espressamente, e deplora che i tempi fossero mutati, poichè
+adesso non v’erano che i poveri i quali facessero offerte, laddove
+i Re, dissimili dai tre Magi, non portavano più cosa alcuna in dono
+al Redentore. Tuttavia il ricavato del Giubileo (da cui il Papa potè
+levare alcune somme ed attribuirle alle due basiliche perchè facessero
+compre di terre) fu abbastanza ragguardevole. Se di consueto i doni che
+i pellegrini ad ogni anno recavano al san Pietro solevano ammontare a
+trentamila quattrocento fiorini d’oro, ei si può conchiudere quanto
+maggiore dovesse essere il guadagno toccato nell’anno del grande
+Giubileo[777]. «E dell’offerta fatta pei pellegrini», scrive il
+Cronista di Firenze, «molto tesoro ne crebbe alla Chiesa, e i Romani
+per le loro derrate furono tutti ricchi».
+
+Ed invero l’anno giubiliare fu per essi un anno d’oro. Perciò
+trattarono i pellegrini con cortesia, e nessun atto di violenza
+s’ebbe a deplorare. La caduta di casa Colonna aveva in Roma svegliato
+inimicizie al Pontefice, ed egli le seppe disarmare coll’immenso
+profitto procacciato ai Romani, i quali hanno sempre vivuto del denaro
+dei forestieri. Loro senatori a quel tempo erano Riccardo Anibaldi del
+Colosseo (da questa fortezza gli Anibaldi avevano ormai discacciati i
+Frangipani) e Gentile Orsini, i cui nomi oggidì ancora possono leggersi
+scritti in una lapide nel Campidoglio. Questi signori non mancarono,
+ad onta del pio entusiasmo del pellegrinaggio, di occuparsi a muover
+guerra nel vicinato; lasciarono che i pellegrini facessero il loro
+mestiere orando innanzi agli altari; quanto a loro marciarono colle
+bandiere di Roma contro Toscanella, e valorosamente resero soggetta
+questa città al Campidoglio[778].
+
+Ei si può imaginare quanto commercio di reliquie, di amuleti e di
+imagini di Santi allora s’avrà fatto in Roma, e possiamo figurarci
+la copia di avanzi di cose antiche, di monete, di gemme, di anella,
+di sculture, di frammenti di marmo ed eziandio di manoscritti che
+i pellegrini avranno trasportato ai loro paesi. Quando avevano
+soddisfatto ai loro esercizî di religione quelle genti visitavano i
+monumenti antichi sbarrando tanto d’occhi per meraviglia; e la vecchia
+Roma, attraverso cui s’andavano aggirando col libro dei _Mirabilia_
+alla mano, esercitava su di loro il suo fascino ammaliatore. Oltre
+alle ricordanze del vecchio tempo, a rendere animato quel teatro
+classico del mondo, nell’anno 1300 si univano le memorie di ciò che
+avevano fatto i Papi e gli Imperatori da Carlo magno in poi; e ogni
+animo sensibile al linguaggio della storia doveva esserne compreso più
+efficacemente che mai, giusto allora che schiere di pellegrini di tutti
+i paesi aggirantisi in quel maestoso mondo di ruine erano testimonî
+vivi dell’eterno nodo che avvinceva Roma all’universa gente umana. Ei
+si può appena dubitare che anche Dante non vedesse Roma a quei giorni,
+e che un raggio di quel sole non discendesse a vivificare la sua
+cantica immortale che incomincia colla settimana santa dell’anno 1300.
+E la vista della città capitale del mondo ispirò l’animo di un altro
+Fiorentino. «Trovandom’io», così scrive Giovanni Villani, «in quel
+benedetto pellegrinaggio nella santa città di Roma, veggendo le grandi
+e antiche cose di quella, e leggendo le storie e gran fatti de’ Romani,
+scritte per Virgilio, Salustio, Lucano, Tito Livio, Valerio, Paolo
+Orosio e altri maestri d’Istorie, i quali così le piccole cose come
+le grandi delle geste o fatti de’ Romani scrissono ed eziandio delli
+strani dell’universo mondo per dar memoria ed esemplo a quelli che
+sono a venire, presi lo stile e forma da loro, tutto sì come discepolo
+non fossi degno, a tant’opera fare... E così mediante la grazia di
+Cristo nelli anni suoi 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare
+questo libro, a reverenza di Dio e del beato Giovanni e a commendazione
+della città di Firenze»[779]. E frutto dell’entusiasmo del Villani si
+furono le sue Storie di Firenze, la più grande, la più semplice delle
+Croniche che Italia possieda nella sua lingua fanciulla e incantevole:
+e può darsi che molti altri uomini d’ingegno allora traessero da Roma
+concetti fecondi di creazione.
+
+Per Bonifacio il Giubileo fu una vittoria. L’accorrenza degli uomini
+a Roma gli dimostrò che la fede loro teneva tuttavia la Città in
+conto di arca santa dell’alleanza del mondo. Quella festa grandiosa
+di riconciliazione parve che riversasse sul passato del Pontefice un
+fiume di grazie; pareva che le brutte ricordanze di Celestino V, della
+guerra coi Colonna, e tutte le accuse dei suoi nemici si sopissero in
+obblio. In quei giorni Bonifacio potè gioire nella pienezza di una
+potenza quasi divina, che l’eguale forse nessun Papa aveva toccato
+prima di lui. Sedeva egli sopra il massimo trono dell’Occidente ornato
+delle spoglie dell’Impero; s’intitolava «vicario di Dio» in terra;
+era capo supremo del dogma del mondo; teneva in mano le chiavi della
+benedizione e della distruzione; e migliaia di genti di tutti i paesi
+più remoti vedeva venire innanzi al suo trono e prostrarsi nella polve
+come davanti ad un essere soprannaturale. Soltanto che non vide venire
+alcun Re. Fuor di Carlo Martello nessun monarca capitò a Roma a torvi
+penitente assoluzione de’ suoi peccati: e questo dimostrava che la
+fede, la quale un dì aveva vinto le battaglie di Alessandro III e di
+Innocenzo III, s’era spenta alle corti regie.
+
+Bonifacio VIII chiuse la memoranda festività nella vigilia di Natale
+dell’anno 1300[780]. Essa forma un’epoca nella storia del Papato e di
+Roma, perocchè a questo anno di Giubileo e di entusiasmo succedessero,
+rapido e terribile contrapposto, la fine tragica di quel Pontefice, la
+discesa del Papato dal suo fastigio, la ricaduta della città di Roma in
+ispaventosa solitudine.
+
+
+§ 2.
+
+Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII chiama in Italia Carlo
+di Valois. — L’Impero. — Adolfo e Alberto. — Toscana. — I Bianchi e i
+Neri. — Dante in Vaticano. — Figura meschina di Carlo di Valois. — Pace
+di Calatabellota. — Contesa fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. —
+Bolla _Clericis laicos_. — Una Bolla è arsa publicamente a Parigi. —
+Tutta Francia si volta contro il Papa. — Concilio del Novembre in Roma.
+— Il parlamento di Francia s’appella ad un Concilio generale. — Il Papa
+riconosce Alberto di Austria. — Avvilimento dell’Impero.
+
+Dopo il cominciamento del secolo decimoquarto la fortuna si volse
+contro Bonifacio VIII. Re Federico, nel quale era risorto un novello
+ma più fortunato Manfredi, si teneva padrone di Sicilia per valore
+suo proprio e a forza di sacrificî del popolo, combattendo contro un
+mezzo mondo di avversarî. Ma or volle il Papa fare ancora un grande
+sforzo per tentar di ristabilire nell’isola la signoria della Chiesa.
+Abbandonato da Jacopo di Aragona, malcontento della debolezza di Carlo
+II, cui prescriveva comandi come se foss’egli stato il padrone di
+Napoli, il Papa invocò in aiuto un secondo Angioino, il fratello di
+Filippo di Francia. Ancora una volta un Pontefice chiamava un Principe
+francese a immischiarsi nelle cose d’Italia; e l’ira di Dante, e la
+sentenza che egli pronunciò sopra Bonifacio VIII derivarono pertanto a
+buona ragione dalla venuta di quello straniero nella sua patria. Con
+grandi promesse il Papa allettò Carlo di Valois, conte di Angiò; in
+premio delle sue geste future onde doveva assoggettare la Sicilia ed i
+Ghibellini italiani sarebbe diventato senatore di Roma; e colla mano di
+Caterina di Courtenay, la quale un tempo aveva disdegnato il giovane
+Federico, egli avrebbe ereditato i diritti che la famiglia di lei
+pretendeva su Bisanzio. Venne il Conte con mercenarî e con cavalieri
+di ventura, e si recò dal Papa ad Anagni, dove convenne anche Carlo
+II coi suoi figliuoli. La spedizione si allestì, e Bonifacio (ai 3
+Settembre del 1301) nominò il Valois a capitano generale dello Stato
+ecclesiastico ed a paciere di Toscana: per tal guisa si rinnovavano i
+tempi del primo Angioino[781].
+
+Fu in conseguenza della vacanza dell’Impero giacente in debolezza
+profonda, che Bonifacio potè dare al Valois il vicariato di Toscana,
+terra imperiale che il Papa intendeva adesso di conquistare alla
+Chiesa. Ecco in brevi tratti quali erano le condizioni dell’Impero.
+Morto Rodolfo, s’aveva data la corona di Germania al conte Adolfo
+di Nassau, uomo senza potenza, sebbene di valore cavalleresco; al
+suo rivale Alberto d’Austria figliuolo di Rodolfo erano occorsi
+alcuni anni per indurre i Tedeschi a disertare dal suo avversario,
+ma finalmente questi, deposto dagli Stati dell’Impero, aveva perduto
+trono e vita nella battaglia di Gellnheim, che si era combattuta ai 2
+di Luglio del 1298. Alberto salì al trono addì 24 Agosto dello stesso
+anno, ma Bonifacio (di cui non s’era chiesto il consentimento) ricusò
+di riconoscerlo per imperatore, tanto più che Alberto conchiudeva
+un’alleanza con Filippo di Francia. Lo tenne in conto di fellone e
+di regicida, lo citò perfino davanti al suo tribunale, e proibì ai
+principi dell’Impero di riverirlo per re dei Romani. E narrasi che
+ricevesse gli ambasciatori di Alemagna con pompa da teatro, seduto
+in trono, coronato il capo, tenendo una spada in mano, e che con voce
+tonante di collera gridasse loro: «Io, io sono l’imperatore!»[782] E
+forse può essere che egli desse a Carlo di Valois lusinga anche della
+corona romana, purchè se la meritasse servendo a’ suoi intenti.
+
+Il Valois non aveva alcuna di quelle qualità che al primo Angioino
+avevano valso l’acquisto di un reame. Ei fece in Italia una magra
+figura. Dapprima il Pontefice lo mandò in Toscana, dove era testè
+avvenuta una rivoluzione gravissima di conseguenze. Firenze la guelfa,
+allora fiorente di popolo e di ricchezza, s’era divisa nei partiti
+dei Donati e dei Cerchi, dei Bianchi e dei Neri, i primi dei quali
+erano Guelfi moderati che poi si tramutarono in Ghibellini. Bonifacio
+vi aveva spedito il cardinale Matteo di Aquasparta, ma questo legato,
+beffato dai Bianchi che erano allora al governo, aveva dovuto partire
+della città lanciandole l’interdetto. La mano energica di Dino Compagni
+e di Dante dettò di quelle lotte di Firenze un racconto che non morrà
+mai; e dalle turbolenze di una piccola republica, che altrimenti si
+sarebbero perdute come tratti sbiaditi nel gran mare della storia
+universale, sorse il massimo poema dell’età cristiana, gloria eterna
+del genio umano. È cosa attrattiva d’assai mirar Dante al cospetto di
+Bonifacio VIII, l’ingegno più vasto del medio evo innanzi all’ultimo
+degli orgogliosi Papi medioevali. Dante venne a Roma da legato dei
+Bianchi fiorentini per tener contrappeso ai Neri che erano alla corte
+pontificia; e da quel tempo (che fu l’anno 1301) in poi egli non
+rivide più la sua città natale, ma andò fino alla sua morte errando in
+esilio[783]. Non si nota in alcun luogo in che forma Dante entrasse in
+Vaticano, quali discorsi tenesse, quali sieno stati i suoi disinganni,
+i suoi giudicî sopra Bonifacio; ma il Poeta, giudice del morto regno,
+poco dopo cacciò il Pontefice superbo nel suo Inferno poetico: e quel
+luogo orrendo e fantastico di pene eterne, per la potenza del suo genio
+si tramutò in vero tribunale della storia. Egli incatenò l’anima di
+Bonifacio al carro trionfale della sua ira ghibellina, e nove volte lo
+trascinò attorno i gironi dell’Inferno, all’istesso modo che Achille
+trasse il morto Ettore intorno alle mura di Ilio[784].
+
+Fallì la sollecitudine che i Bianchi si diedero per ridare unità alla
+loro patria e per tener remota l’ingerenza di uno straniero. I Neri
+rappresentarono al Papa che i loro avversarî lavoravano a profitto
+dei nemici suoi; e il Valois, incaricato da lui e chiamato da quei
+Neri, entrò in Firenze addì 1 Novembre 1301. Conseguenza di cotale
+intervenzione si fu che la magnifica città, di fiorente che era, cadde
+in ruina, e che traditorescamente ne furono banditi i Guelfi. Toscana
+si scisse nelle due fazioni; e così ne andò perduto il fermo appoggio
+che il Papato aveva ricavato fin a questo momento dai Guelfi di quel
+paese. Bonifacio per egoismo si fece favoreggiatore di un partito,
+ma presto se ne pentì. Il Valois si palesò a Firenze uomo inetto, la
+lasciò in grandissima confusione, e nella primavera dell’anno 1302
+tornò a Roma. Nè qui gli fu conferita la dignità senatoria; andò a
+Napoli per porsi a capo della grande spedizione contro Sicilia che
+il Papa aveva allestito a spese della Chiesa, ma neanche là fu più
+fortunato. Re Federico in guerra minuta sterminò l’esercito nemico,
+e giunse a capo di conchiudere una pace insperata. Col trattato di
+Calatabellota (dei 31 Agosto 1302) ei fu riconosciuto per re di Sicilia
+sua vita durante; sposò Leonora figlia di Carlo II, e promise di
+lasciar l’isola dopo la sua morte agli eredi di lui: sennonchè questa
+promessa non fu confermata dal parlamento siculo, e neppure ebbe mai
+adempimento. Quanto a Bonifacio, egli mostrò sulle prime reluttanza
+di approvare quella pace in cui non s’aveva avuto riguardo a lui nè
+alla Chiesa; alla fine confermò Federico a re sotto condizione che
+riconoscesse di esser vassallo della Chiesa; peraltro quegli non pagò
+mai tributo alla Chiesa. Già indebolite erano le forze del Papa; una
+lotta maggiore che la dottrina della Chiesa romana lo costringeva ad
+imprendere, venne proprio adesso a scoppiare; e in questa contesa,
+breve sì ma d’importanza mondiale, Bonifacio VIII soccombette.
+
+Il monarca di Francia subentrò nella guerra contro la preponderanza
+ecclesiastica, nella quale gli Hohenstaufen non erano caduti che dopo
+di avere scosso le fondamenta del Papato. Questa nuova fase segnò
+una delle maggiori rivoluzioni nel mondo ecclesiastico e politico. In
+tutto il medio evo Francia era stata l’appoggio più fido del Papato;
+era dessa che aveva spinto gli Hohenstaufen al precipizio, e, invece
+dell’influenza tedesca su Italia e su Roma, v’aveva posto la sua
+propria. Allorquando i Papi ebbero levato la casa regale di Francia
+sopra un trono italiano facendone la protettrice della Chiesa, ne
+andarono puniti della loro debolezza, perciocchè sia legge sempre
+costante che i protettori si tramutino in conquistatori. Ed infatti
+con Carlo d’Angiò Francia andò poco a poco conquistando il Papato, fino
+a tanto che la santa Sede fu trapiantata sulle rive del Rodano, e per
+settant’anni ebbe Pontefici sempre francesi. Il cozzo della gerarchia
+romana contro la orgogliosa nazione di Francia fu reso inevitabile
+allorchè Bonifacio VIII in un tempo di civiltà progredita tentò di
+opporre la dottrina della podestà universale pontificia contro il
+protettorato francese. L’Impero germanico era soggiaciuto ai Papi, per
+la ragione che esso non riposava sopra basi pratiche; invece, la lotta
+del Re di Francia col Pontefice fu contesa pratica del diritto politico
+contro il giure canonico, e si combattè sul terreno di una monarchia
+nazionale difesa dagli Stati paesani. La lunga reazione dello spirito
+politico contro il diritto ecclesiastico europeo penetrò in tutte le
+attenenze civili ed economiche, e fu il massimo motore della storia del
+medio evo. Ed in ogni periodo di tempo essa comparve sotto forme e con
+nomi parecchi; prima s’appalesa lotta delle investiture e guerra degli
+Hohenstaufen, indi continua nella Riforma, prosegue colla rivoluzione
+francese, ed è ancora visibile nei modernissimi Concordati e nei
+contrasti dei giorni nostri[785].
+
+Dominava allora in Francia Filippo il Bello, nipote di quel Luigi
+IX che lo stesso Bonifacio VIII nell’anno 1297 aveva canonizzato
+fra’ santi della Chiesa: fu principe d’ingegno, ma senza coscienza;
+ipocrita immorale e despota insaziabile; ma fu anche uno degli energici
+fondatori della monarchia francese. Un uomo così fatto era quel che
+ci voleva per combattere la superbia provocatrice di un Bonifacio
+VIII. Ingerenze che il Papa si prendeva nella guerra di Francia
+con Inghilterra (e nella quale sperava poterla fare da giudice),
+questioni di investiture e richieste di decime ecclesiastiche trassero
+Filippo in lotta contro la Curia romana. Nell’anno 1296 Bonifacio, a
+protezione massime della immunità delle chiese, aveva promulgato la
+Bolla _Clericis laicos_, con cui si vietava solennemente a tutte le
+persone e corporazioni ecclesiastiche di far doni o di pagare imposte
+a’ laici senza licenza del Papa. Questa Bolla pungeva più che ogni
+altro re Filippo, il quale per le sue guerre di Fiandra e d’Inghilterra
+abbisognava dei tributi del clero, e, nelle sue necessità di denaro,
+non vergognava di falsificare monete. Ei vi rispose proibendo che si
+cavasse denaro di Francia, e questa fu ferita non meno grave per Roma.
+
+Il Pontefice piegò, e questa sua arrendevolezza sedò per quel momento
+la burrasca; ma più forte essa eruppe nell’anno 1301. Ragione ne
+furono alcune controversie insorte per diritti possessorî di cose
+ecclesiastiche e temporali e per l’amministrazione di beneficî vacanti,
+cui il Re francese pretendeva come a regalie. Il legato pontificio fu
+incarcerato, e posto sotto inquisizione; un parlamento approvò l’opera
+violenta di Filippo, e allora Bonifacio (s’era ai 5 di Dicembre)
+indirizzò al clero ed al Re alcune Bolle che misero tutta Francia in
+commovimento. Vi rimproverava a Filippo di attentare contro i diritti
+della Chiesa, protestava che il Papa aveva ricevuta da Dio podestà
+assoluta sopra Re e reami, gli diceva che si togliesse del capo l’idea
+di non avere sopra di sè alcun superiore, lo ammoniva di allontanare da
+sè i suoi consiglieri malvagi, e invitava il clero francese a recarsi
+a Roma per il giorno 1 Novembre 1302, ad un Concilio o parlamento
+in cui si sarebbe giudicato del diritto o del torto del Re[786]. Se
+ne indignò acremente la corte francese; i giureconsulti, fra’ quali
+furono Pietro Flotte e Guglielmo di Nogaret, rinfocolarono le ire del
+Re con discorsi e forse anche con invenzioni di scritture pontificie
+che non avevano mai esistito; si andò vociando che Bonifacio pretendeva
+di tenere la libera Francia in conto di terra vassalla. Strappata la
+Bolla pontificia dalle mani del legato, publicamente la si abbruciò
+agli 11 Febbraio 1302 nella chiesa di Nostra Donna a Parigi, e se ne
+annunciò la distruzione da un araldo a suon di tromba. La prima fiamma
+che ardesse una Bolla pontificia segna un grande avvenimento storico.
+Il legato fu vituperevolmente cacciato; un editto regio, come ai giorni
+di Federico II, vietò ai preti di andare al Concilio; un parlamento
+dei tre Stati congregato dal Re in Nostra Donna, confermò nel giorno
+10 di Aprile i suoi decreti; nobili e borghesi gli prestarono il loro
+appoggio, e i vescovi (la cui autorità s’era tramutata ormai in un
+rapporto di sudditanza verso il Re), volere o non volere, dovettero
+piegare al suo comando. Fu la prima volta che il clero di un paese
+disertasse il Pontefice e si ponesse dalla parte del Principe. Allorchè
+Bonifacio ricevette le lettere in cui la Chiesa gallicana confutava la
+sua pretesa che il Papa stesse sopra al Re anche nelle cose civili,
+e lo pregava di dispensarla dal viaggio a Roma, ei vi potè con grave
+suo sgomento capire che un abisso gli stava aperto dinanzi. Però
+ei non si poteva più ritirare dalla battaglia senza che la podestà
+pontificia moralmente non s’annientasse agli occhi del mondo; gli
+conveniva tentare di distruggere la monarchia francese che si andava
+raccogliendo a unità, all’istesso modo che i suoi antecessori avevano
+demolito l’Impero degli Hohenstaufen, che avevano preteso all’autorità
+assoluta[787].
+
+Nel Concilio di Novembre, che si radunò in Laterano, e cui appena fu
+se vi assistette qualche raro prete francese, Bonifacio promulgò la
+Bolla _Unam sanctam_. In questa scrittura con audacissimo linguaggio
+egli raccoglieva insieme tutte le dottrine fondamentali che i suoi
+predecessori avevano bandito intorno alla podestà divina del Papato,
+e vi faceva tesoro di tutte le conquiste che i Papi avevano ottenuto
+in lungo corso di secoli fino a lui. «Dichiariamo», diceva, «essere
+alla eterna salute necessario che ogni creatura umana rimanga soggetta
+al Pontefice romano»: e con questo dogma ei coronava l’edificio
+torreggiante della gerarchia medioevale[788]. Però questa aperta
+proclamazione dell’autorità giudiziaria del Papa in bocca di Bonifacio
+VIII non fu che una parola impotente, quantunque la stessa idea si
+sia ripetuta nel periodo avignonese e abbia sollevato nelle scienze
+teologiche e giuridiche un lungo dibattito e investigazioni che
+non hanno avuto fine neppure ai nostri dì. Fallito un tentativo di
+accomodamento, ed avendo il Papa minacciato la scomunica, Filippo
+si pose a combattere il suo nemico giovandosi con accortezza degli
+Stati nazionali; ed il primo parlamento di Francia che veramente
+tal fosse balzò del suo fastigio il Papato dominatore del medio evo.
+Quell’assemblea si congregò nel Louvre ai 13 Giugno 1303; e là i più
+ragguardevoli ottimati si alzarono ad accusare il Pontefice. Le tacce
+che si rovesciarono sopra un vecchio più che ottantenne erano nella
+massima parte troppo assurde per essere dappiù che sfoghi di odio:
+però il fatto che un completo parlamento nazionale ponesse un Papa in
+istato di accusa e contro di lui s’appellasse ad un Concilio generale
+fu un avvenimento serio e gravido di conseguenze[789]. Pochi anni prima
+due cardinali avevano citato lo stesso pontefice Bonifacio innanzi un
+Concilio; questo or facevano i rappresentanti di una grande nazione
+eminentemente cattolica; e per tal guisa contro il principio della
+onnipotenza pontificia si evocava quella potenza cui un dì Federico II
+per la prima volta aveva fatto ricorso. Francia intera adesso con tutte
+le sue corporazioni ecclesiastiche e civili ripetè quell’appello.
+
+Bonifacio si vide calare sul capo una procella orrenda, ma non si
+smarrì di coraggio: nel suo accecamento ei si ingannò perchè credette
+la podestà pontificia più forte di quello che infatti fosse. Soltanto
+la sua caduta, soltanto la sconfitta del Papato, di cui i suoi
+immediati successori dovettero confessare la verità, ne chiarirono al
+mondo la fralezza. Il Papato soccombette, poichè non era stato capace,
+dopo caduto l’Impero, di raccogliere intorno a sè Italia e di condurre
+l’idea guelfa a compimento: i Pontefici avevano abbandonato la grande
+politica nazionale di Alessandro e di Innocenzo III; per demolire gli
+Hohenstaufen avevano chiamato in Italia dei principi stranieri, ma non
+avevano saputo metter fine ai contrasti dei Guelfi e dei Ghibellini.
+L’idea politica del Papato fu un’illusione, e nel suolo d’Italia non
+attecchì. A una gran parte degli Italiani il pensiero guelfo parve
+essere innovazione rivoluzionaria: essi d’altronde non avevano tenuto
+mai in estimazione il Papato, ed anche la religione non era stata
+per loro un vincolo nazionale, ma soltanto una credenza individuale.
+Tutti i partiti pertanto abbandonarono il Pontefice alla sua sorte e
+lasciarono che cadesse: tanto poco la sua potenza riposava sopra una
+idea nazionale!
+
+Già Bonifacio aveva cercato nell’Impero tedesco un appoggio contro di
+Francia; Alberto verso grandi promesse gli offerse i suoi servigî, e
+il Papa adesso fece la nuova scoperta che il fellone e il regicida era
+di punto in bianco divenuto degno della corona romana. Pertanto addì
+30 Aprile 1303 lo riconobbe a re, ma lo fece con linguaggio orgoglioso
+trattandolo da supplichevole peccatore, accordandogli non giustizia
+ma pietà, e dandogli come soltanto per grazia la corona romana[790].
+Lo sciolse da tutte le sue alleanze con re stranieri, e ne ottenne
+esplicita promessa di aiuto contro Filippo il Bello. I Diplomi di
+Nürnberg, dati ai 17 Luglio 1303, sono sciaguratissima prova della
+soggezione servile che l’autorità imperiale prestava al Papato. Il
+Re romano senza arrossirne confessava che soltanto il Pontefice era
+il datore della corona imperiale, che i Principi dell’Impero erano
+elettori dell’Imperatore in quanto solo che il Papa ne delegasse loro
+la facoltà, che tutto ciò che Imperatore ed Impero possedevano derivava
+dalla grazia del Pontefice. Alberto promise che non manderebbe nella
+terra imperiale d’Italia alcun vicario suo senza il consentimento della
+santa Sede, e financo si lasciò strappare il giuramento che non farebbe
+eleggere a re romano alcuno dei suoi figliuoli (nati di una sorella
+uterina di Corradino) senza il permesso del Pontefice. A così profondo
+avvilimento era scaduto l’Impero nella persona di Alberto il monocolo,
+dappoco figliuolo di Rodolfo! Il capo dell’Impero, successore degli
+Hohenstaufen, si professava vassallo del Papa proprio nel momento che
+il Re di Francia citava questo Papa medesimo a comparire innanzi un
+Concilio universale perciocchè protestato avesse che la autorità regia
+era suddita alla santa Sede. E la soggezione di Alberto fu un motivo
+di più perchè Bonifacio VIII si ingannasse delle forze che credeva di
+possedere[791].
+
+
+§ 3.
+
+Piano dei Francesi indiritto alla caduta del Papa. — Sciarra e il
+Nogaret vengono in Italia. — Congiura dei baroni latini. — Come si
+fosse fondata nel Lazio la potenza della famiglia Gaetani. — Catastrofe
+di Anagni. — Il Papa torna a Roma. — Sua condizione disperata in
+Vaticano. — Muore nel 1303.
+
+Quando gli Imperatori avevano voluto precipitare i Papi loro nemici
+erano scesi con un esercito e avevano rotto guerra aperta, come ad
+essi ne dava agio la qualità di re romani. Ma il Re di Francia non
+possedeva un cosiffatto titolo per muovere ad un’impresa contro un
+Pontefice; e perciò ricorse ad un inonesto spediente onde chiuder la
+bocca al suo avversario. L’aggressione che a mo’ di ladronaia si compiè
+contro Bonifacio VIII, nel cuore d’Italia, nell’istessa sua terra
+natale di Anagni; gli esecutori di essa, che furono i mercenarî di un
+despota straniero e baroni latini congiurati, tutto ciò die’ vita ad
+un avvenimento che l’uguale non aveva fin qui mai occorso nella storia
+dei Pontefici. Filippo aveva dato ricetto nella sua corte ai proscritti
+della famiglia Colonna; stuzzicarono essi la sua collera, ed egli si
+servì della loro smania di vendetta pei suoi intenti. Guglielmo Nogaret
+di Tolosa, dottore di leggi, altra volta professore a Mompellieri,
+adesso vice-cancelliere di Filippo e ministro devoto delle sue volontà,
+partì con Sciarra, e venne in Toscana, dove entrambi nel castello di
+Staggia vicino Siena architettarono e disposero il loro piano. Erano
+provvisti di cambiali sul banco fiorentino dei Peruzzi, nè lesinarono
+di denaro pur di ingaggiare soldati o di corrompere amici e nemici del
+Papa, in quello che il Nogaret si dava l’aria d’essere stato spedito in
+Italia per negoziare col Pontefice.
+
+L’oro francese fu la chiave che dischiuse le castella della Campagna
+romana[792], per guisa che quasi tutto il Lazio prese parte alla
+cospirazione. Il nepotismo del Papa che aveva creato suoi congiunti
+a conti, a cardinali, a vescovi, ricevette acerbissima punizione: e
+appunto nel Lazio era dove i Gaetani avevano fondata la loro novella
+signoria, non senza pregiudizio di anteriori possessori[793]. Ma
+qui è cosa rilevantissima per capir le ragioni della caduta di
+Bonifacio VIII, ed istruttiva per conoscere le condizioni del baronato
+di quell’età, esaminare un po’ davvicino il rapido e gigantesco
+accrescimento delle famiglie nepotesche, prendendone ad esempio una,
+quella dei Gaetani.
+
+Della disgrazia dei Colonna il Pontefice s’era giovato per fondare una
+grande potenza famigliare: e questo essenzialmente avvenne fra l’anno
+1297 e quello 1303, e a spese del tesoro ecclesiastico. Per verità
+i pontefici Martino IV e Nicolò IV avevano vietato che beni della
+Campagna si vendessero a baroni potenti di Roma, volendo così porre un
+argine a ciò che la nobiltà del Lazio crescesse di forze; ora Bonifacio
+VIII per favorire Pietro suo nipote abolì quelle Costituzioni. Il
+germe della signoria dei Gaetani nel Lazio (la celebre famiglia ne
+possiede ancora le terre) fu Sermoneta posta sulle pendici de’ monti
+Volsci; indi vennero in loro mani Norma e Ninfa, beni che in tempo
+antichissimo un Imperatore bizantino aveva donato alla Chiesa[794].
+Sermoneta, la antica Sulmona, di cui i Gaetani portano oggidì il
+titolo di duchi, aveva appartenuto agli Anibaldi; e questi ai 16
+Giugno 1297 ne avevano venduto il castello con Bassano e con San
+Donato vicino Terracina a Pietro Gaetani per trentaquattromila fiorini
+d’oro[795]. Bonifacio, ai 2 Gennaio 1292, quand’era ancor cardinale,
+aveva comperato Norma da Giovanni Giordani per ventiseimila fiorini
+d’oro[796]. Quanto poi a Ninfa (questa terra un dì meravigliosamente
+bella, posta sul margine delle paludi Pontine, è oggi caduta e colle
+sue ruine ravvolte di edera e di fiori pare un luogo di leggenda),
+il conte Pietro la aveva acquistata all’incanto, addì 8 Settembre
+1298, pagandola dugentomila fiorini d’oro, somma che allora passava
+per prodigiosa: in tal guisa la possessione famigliare dei Gaetani
+si rotondava con Sermoneta, con Norma e con Ninfa. Ninfa era, ed
+è ancora, il bellissimo e maggior possedimento di tutto il Lazio;
+dai monti Volsci per le paludi si stendeva con torri, con cascine,
+con laghi e con boscaglie fin presso alla marina, e il dominio si
+prolungava ancora di cento miglia in mare[797]. La Chiesa romana, i
+Colonna, i Frangipani, gli Anibaldi, molte altre persone, il Comune del
+luogo erano altrettanti comproprietari di Ninfa; però, fino dall’anno
+1279 Loffredo e suo figlio Pietro Gaetani erano venuti poco a poco
+comperando i possedimenti dei privati[798]; e lo stesso Comune, agli
+11 Febbraio 1298, conferiva a Pietro il _dominium_, in maniera ch’esso
+venne nel vassallaggio di un signore. Quando un solo barone era capace
+di spendere in denaro contante un dugentomila fiorini, corrispondenti
+a seicentotrentamila talleri (e questa somma secondo il ragguaglio
+del valore monetario oggi ammonterebbe per lo meno a cinque milioni
+di talleri), ei si può di leggieri giudicare che ricchezze immense,
+inconcepibili anzi, fin da allora si accumulassero nelle mani dei
+nipoti di Papi[799]. Bonifacio anche in nome della Chiesa confermò
+Ninfa nel possesso di suo nipote costituendone un feudo perpetuo della
+famiglia, ma coll’espresso divieto che fosse mai ceduto per nessun
+titolo ai banditi Colonna[800]. Pietro allora vi si edificò un castello
+magnifico con una torre gigantesca, che oggidì ancora, tutta coperta di
+edera e mezzo ruinosa, si specchia nella palude di Ninfa.
+
+Il nipote di Bonifacio era insaziabile di allargare i suoi
+possedimenti, e sul principio dell’anno 1301 comperò da Riccardo
+Anibaldi la torre «delle Milizie» in Roma e il castello di san Felice
+posto sul capo Circeo, avvegnaddio tanto quivi che ad Astura egli
+mirasse ad estendere la sua signoria lungo il mare fino a Terracina,
+e a diventar così principe della Maritima latina. L’antichissimo
+castello, appellato nel medio evo _Rocca Circegii_ e _Castrum sancti
+Felicis_ (come è chiamato anche oggidì), era di proprietà controversa
+ovvero divisa fra la Chiesa, la città di Terracina, i Frangipani ed
+altri signori. Innocenzo III aveva incamerato la rocca e ne aveva
+fatto un bene della Chiesa: più tardi essa era venuta in mano dei
+Templarî che possedevano il monastero del loro ordine a santa Maria
+sull’Aventino, ed eglino l’avevano ceduta mediante una permuta
+al cardinale Giordano Conti: finalmente della rocca Circea erano
+diventati padroni gli Anibaldi. E da loro il conte Pietro la comperò
+ai 23 Novembre 1301 per ventimila fiorini d’oro[801]. Giusto poi in
+questo medesimo tempo egli acquistò dai Frangipani mezza Astura per
+trentamila fiorini d’oro; però poco tempo dopo, nell’anno 1304, dovette
+spogliarsi di questa proprietà. Signore di una sì grande ampiezza di
+territorio nella Maritima, cercò adesso il potente Conte di far compre
+di castella anche dall’altra parte dei monti Volsci, nella Sabina
+e nella Campagna, ov’era Anagni culla di sua famiglia. Dal capitolo
+Lateranense, ai 15 Agosto 1299, ebbe Carpineto per il censo annuo di
+un solo fiorino d’oro; nello stesso anno dagli eredi di Rainaldo e
+di Beraldo fece acquisto della rocca di Trevi per ventimila fiorini
+d’oro; e da Adinolfo di Supino erede dell’antica casa di Galvano e di
+Corrado, ai 15 Dicembre 1299, comperò il castello di Sculcola, incerto
+il prezzo[802].
+
+L’avventurato nipote per conseguenza, spendendo una somma che oggi
+forse giungerebbe ai dieci milioni di talleri, aveva in soli cinque
+anni fondato la sua immensa signoria nel Lazio: e durante la lotta coi
+Colonna e dopo la loro caduta (nella quale era stato travolto anche
+un ramo degli Anibaldi) il Papa aveva fatto che egli acquistasse quel
+dominio nell’intento di impedire, mercè la potenza di sua propria
+casa, i piani di vendetta della famiglia nemica. Con una Bolla dei
+10 Febbraio 1303 confermò il bellissimo patrimonio baronale «a favore
+del diletto figliuolo Pietro Gaetani, nipote suo, conte di Caserta e
+_dominus_ «delle Milizie della Città». Con quella scrittura abrogò i
+già detti divieti di Martino e di Nicolò IV; compiacendosene vi numerò
+le terre che il nipote aveva fatto sue per via di donazioni e di
+permute, dichiarò che sarebbero sempre proprietà dei suoi successori,
+e gli concesse privilegio di acquistare ancora degli altri beni[803].
+La baronia sorta così di repente abbracciava dunque tutto il Lazio
+inferiore, e si stendeva da capo Circeo fino a Ninfa, da Ceperano giù
+dai monti fino a Jenne ed a Subiaco. Non basta. Oltre al Liri e di là
+da Terracina la famiglia possedeva feudi nel territorio napoletano,
+perocchè ivi Pietro (come erede del padre suo) fosse conte di
+Caserta e di altre castella, e suo figlio Loffredo avesse la signoria
+dell’antichissima contea di Fondi. Infatti il Pontefice aveva sposato
+il giovine Loffredo con Margherita contessa palatina di Toscana,
+figlia del conte _Aldobrandinus Rubeus_ e vedova in prime nozze del
+celebre Guido di Montfort, indi in seconde di Orso Orsini. Più tardi
+però, nell’anno 1297, Bonifacio con astuto disegno aveva sciolto il
+matrimonio di Loffredo con quella femmina procace e irrequieta, e nel
+1299 gli aveva dato in moglie Giovanna figlia di Riccardo di Aquila
+ed erede di Fundi: per tal guisa la contea era venuta in mano dei
+Gaetani[804].
+
+Queste erano le condizioni e questa la potenza in cui trovavasi la
+famiglia Gaetani poco prima che avvenisse la catastrofe dell’anno
+1303: ed or si comprenderà che acerbe ire covassero nel Lazio contro
+la casa nepotesca dei Gaetani. I baroni che ancor sedevano nelle
+loro castella, quegli altri che le avevano cedute a Pietro, i signori
+ghibellini di Sculcola, di Supino, di Morolo, di Collemezzo, di Trevi,
+di Ceccano, molti cavalieri di Ferentino, di Alatri, di Segni e di
+Veroli, abbracciarono di gran cuore il piano del Nogaret sperando che
+insieme col Papa andrebbero gambe all’aria anche i nipoti[805]. Fino
+nobiluomini e cittadini di Anagni, la cui città può darsi che temesse
+di cadere sotto il giogo baronale dei Gaetani, tradirono il Pontefice
+da cui avevano pur ricevuto molte beneficenze[806]. I figli di Matteo
+cavaliere, Nicolò e Adenolfo (l’uno era allora podestà, l’altro
+capitano di Anagni) furono i capi della congiura; e a loro si unì
+Giffredo Bussa maresciallo della corte pontificia[807]. Il tradimento
+s’insinuò fra i più prossimi del Papa: l’andava a chi più l’odiava o a
+chi lo temeva più; nessuna gratitudine gli si professava. Ed eziandio
+nel collegio cardinalizio aveva acri nemici, i quali, massime gli
+aderenti dei Colonna, desideravano la sua caduta; e Riccardo di Siena e
+Napoleone Orsini erano iniziati nella cospirazione. L’ultimo in ispecie
+ricoverò Sciarra suo cognato dentro di Marino, dove vuolsi che insieme
+con lui studiasse l’esecuzione del piano[808].
+
+Rainaldo di Supino capitano di Ferentino, altri baroni della Campagna,
+il Nogaret e Sciarra raccolsero parecchie centinaia d’uomini a
+Sculcola. Il Papa trovavasi in Anagni, e il pericolo maggiore lo
+circondava là dov’ei credeva di essere più sicuro. Ai 15 Agosto,
+in publico concistoro, aveva prestato giuramento di purgazione,
+e già intendeva di pronunciare agli 8 di Settembre la scomunica e
+la deposizione di Filippo da quell’istesso duomo di Anagni donde
+Alessandro III un giorno aveva scagliato l’anatema contro del
+Barbarossa, e di dove Gregorio IX aveva scomunicato il secondo
+Federico[809]. Pertanto i congiurati s’affrettarono a turar la bocca a
+Bonifacio prima che ei vi promulgasse la Bolla. Nella notte dai 7 agli
+8 Settembre sbucarono di Sculcola; sull’albeggiare entrarono in Anagni
+per una porta che loro si aperse, e spiegarono le bandiere di Francia
+gridando: «Papa Bonifacio muoia! Viva re Filippo!» E tosto Adenolfo
+colle milizie civiche si unì a loro, e il Nogaret proclamò al popolo
+d’essere venuto a citare il Pontefice perchè comparisse innanzi ad un
+Concilio.
+
+Il vecchio si svegliò di sussulto allo strepito d’armi e alle grida
+confuse che risonavano pel palazzo, le cui porte il prode conte
+Pietro con altri nipoti, con parenti e con vassalli teneva sbarrate.
+I nemici non giunsero al duomo (cui era attigua la residenza del
+Pontefice) se prima non ebbero preso d’assalto le case abbertescate
+di Pietro e di tre cardinali. I nipoti si difesero virilmente nel
+palazzo, e Bonifacio tentò con trattative di guadagnar tempo. Sciarra
+gli concesse un termine di nove ore perchè si adattasse a subire
+condizioni disonorevoli, fra le quali gli si imponeva anche di far
+soggezione al concilio e di provvedere alla immediata ristorazione
+di casa Colonna. Ma il Papa rifiutò, e allora si ripigliò l’assalto.
+Al palazzo s’appresero le fiamme, ardeva il duomo, si pugnava con
+accanimento e col furore della disperazione come intorno alle case di
+Priamo. Presto il vecchio Pontefice si vide abbandonato e solo; i suoi
+famigliari fuggirono o passarono dalla parte del nemico; i cardinali
+lo disertarono tutti ad eccezione di Nicolò Boccasini di Ostia e dello
+spagnuolo Pietro della Sabina. I suoi difensori furono sopraffatti; i
+suoi nipoti abbassarono le armi, e furono condotti prigionieri nella
+casa di Adenolfo. Soltanto al cardinale Francesco Gaetani ed al conte
+di Fundi riuscì di fuggire[810].
+
+Allorquando il Nogaret e Sciarra, l’uno strumento dell’odio del suo
+Re, l’altro vendicatore della sua famiglia oltraggiata, passando sui
+cadaveri degli uccisi, fra i quali fu un vescovo, entrarono ferocemente
+nella stanza del Papa colle spade ignude, videro il vecchio vestito
+de’ suoi abiti pontificali, colla tiara in capo, sedente sol trono,
+e chino sopra una croce d’oro che colle chiavi teneva nelle sue mani
+tremanti. Voleva morire da papa[811]. La sua canizie e il suo silenzio
+maestoso disarmarono quegli uomini per un istante[812]; ma indi con
+voce tremenda chiesero ch’ei si condannasse all’avvilimento; gli
+dichiararono che lo avrebbero condotto in catene a Lione, dove sarebbe
+deposto; ed alla sua resistenza ed ai suoi discorsi risposero con
+vituperî, ch’ei sopportò con calma dignitosa. Il feroce Sciarra lo
+prese pel braccio, lo trascinò giù dall’altare e gli avrebbe conficcato
+la spada nel petto se a forza non ne fosse stato trattenuto[813].
+Non si può descrivere quella scena di ferocia, di concitamento, di
+angoscia, di disperazione; però alla fine la moderazione la vinse
+sulla passione. Tenuto in istretta prigionia e custodito da Rainaldo
+di Supino, Bonifacio fu chiuso nel palazzo, intanto che armigeri e
+cittadini si misero a saccheggiare i suoi tesori creduti immensi, il
+bene della Chiesa e le case dei nipoti.
+
+La prospera riuscita di quell’aggressione (e’ pare un enigma) dimostra
+l’impotenza cui era ridotto il Pontefice nella istessa sua terra:
+la sua propria città lo lasciò in balia di una masnada che fuor
+del Nogaret e di un servo francese era composta tutta di Italiani.
+«Indegnissima Anagni!», sclamò un anno dopo l’imbelle successore di
+Bonifacio, «indegna! che lasciasti compiere un tanto misfatto! Su te
+non cada pioggia nè rugiada; cadano su altri monti, ma te non bagnino,
+poichè sotto gli occhi tuoi, e quantunque tu impedirlo potessi, cadde
+l’eroe e fu vinto il forte»[814].
+
+Tre lunghi dì stette Bonifacio aspettando la sua sorte: e durante
+questo tempo per dolore o per sospetto rifiutò ogni specie di cibo, e
+impavido non curvò sotto le spade dei suoi nemici. Questi parevano non
+sapere che cosa dovessero fare, poichè il loro prigioniero, sprezzando
+eroicamente la morte, si rifiutava di cedere alle loro instanze. Alla
+novella dell’avvenimento gli amici dei Gaetani corsero all’armi nella
+Campagna, ed anche la città di Roma si mosse. Addì 10 di Settembre,
+che fu un lunedì, comparve in Anagni il cardinale Luca Fieschi,
+percorse le strade ed esortò il popolo già pentito a vendicare il
+delitto commesso contro il Papa. Gli risposero gridando: «Muoiano i
+traditori!»; e quell’istessa moltitudine che sì vergognosamente aveva
+abbandonato Bonifacio, die’ furiosamente l’assalto al palazzo dov’egli
+era prigioniero. I carcerati furono in breve ora liberati; Sciarra e il
+Nogaret fuggirono a Ferentino.
+
+Il Papa, cui si aveva dato assistenza troppo tarda, parlò dalla
+scalinata del palazzo al popolo supplicante venia; e in un momento di
+commozione magnanima ei perdonò a tutti coloro che lo avevano così
+audacemente maltrattato. Di lì a otto giorni lasciò la sua patria
+ingrata, scortato da armati, per condursi a Roma; e narrasi che per via
+i Colonna tentassero di aggredirlo, ma che fossero respinti[815]. Roma
+mandò aiuto; però se sia vero che quattrocento soli cavalieri venissero
+incontro a Bonifacio, questo può dimostrare quanto tiepida fosse la
+Città in suo favore: capitanavano quella schiera il cardinale Matteo e
+Jacopo Orsini, e forse meno venivano per assistere il Papa, quanto per
+impadronirsi di lui: ed infatti gli Orsini tenevano adesso in Roma il
+potere ed occupavano anche il Senato[816]. Allorchè Bonifacio dopo un
+viaggio di tre giorni giunse a Roma, il popolo lo accolse con segni di
+reverenza; lo condusse processionalmente al san Pietro, e il vecchio
+accasciato da tante sofferenze si gettò esausto di forze sul suo letto
+in Vaticano.
+
+La sua collera, il suo concitamento avevano qualche cosa da somigliare
+al delirio: vendicarsi era il suo pensiero fisso; voleva bandire un
+grande Concilio ed annientare re Filippo sì come Innocenzo IV un dì
+per via di un Concilio aveva demolito il trono di Federico II. Però,
+dacchè aveva sofferto tanto avvilimento, ei non era dappiù che un’ombra
+cui nessuno più temeva. Con crescente sospetto guardava quelli che lo
+circondavano; e se fu costretto a perdonare al cardinale Napoleone,
+che si additava come uno dei congiurati, basta questo a dimostrare
+che egli aveva perduto tutta la sua libertà. Gli Orsini or fatti
+tracotanti lo vigilavano con occhi d’Argo, cominciarono a dettargli
+la legge, tenevano il castel Sant’Angelo in loro mani, e il borgo
+vaticano riempievano di armigeri. O avranno temuto che l’esaltamento
+del Papa scoppiasse in eccessi, od erano così sconoscenti da far loro
+pro della sua disgrazia. Egli invocò Carlo di Napoli in aiuto, ed essi
+intercettarono le sue lettere. Ei chiese di recarsi in Laterano, nel
+cui quartiere erano potenti gli Anibaldi odiatori degli Orsini e poco
+amanti dei Colonna; ed essi si opposero a che uscisse del Vaticano. In
+breve, ei s’accorse d’essere prigioniero degli Orsini[817].
+
+Oltre ogni misura orrendi furono i giorni che il povero vecchio visse
+in Vaticano. Fiero dolore dei maltrattamenti sofferti, coscienza della
+sua debolezza, diffidenza, paura, rabbia di vendetta, solitudine
+sconfortata di amici straziarono il suo animo appassionato. E in
+quelle ore tristissime non è difficile che al suo spirito conturbato
+comparisse, visione minacciosa! lo spettro di torre Fumone[818]. Cosa
+naturale fu che un uomo superbo, com’egli era, nella terribile reazione
+contro il suo stato, uscisse fuor di sè e desse in ismanie frenetiche.
+Si narra che si chiudesse nella sua camera rifiutando il nutrimento, e
+che dando in furie percotesse col capo nelle pareti: un dì lo trovarono
+steso morto sul suo letto[819]. I nemici di Bonifacio si compiacquero
+di descrivere coi più neri colori la sua fine, nondimeno avversarî più
+moderati ravvisarono nella sua tremenda ma giusta caduta la sentenza
+che Dio pronuncia sull’ambizione d’impero e sulla tracotanza dei
+potenti[820]. Un Istoriografo pontificio, che trovavasi a Roma quando
+Bonifacio morì, dice: «Trentacinque giorni dopo la sua prigionia passò
+da questa vita: era fuor di senno, e credeva che tutti quelli che gli
+venivano innanzi andassero per condurlo in carcere». Queste brevi e
+semplici parole sono più rette e più vere delle descrizioni drammatiche
+di altri narratori[821]. Un velo ricopre le ultime ore di Bonifacio
+VIII: morì a ottantasei anni, nel giorno 11 Ottobre dell’anno 1303, e
+fu sepolto in una cappella sotterranea del Vaticano che egli stesso si
+aveva edificato.
+
+Rare volte un Papa ebbe avuto come Bonifacio VIII tanti nemici e amici
+così pochi; rare volte fuvvene un altro intorno cui contemporanei
+e posteri abbiano disputato con altrettanta veemenza. Quantunque la
+passione partigiana abbia intinto del suo colore il giudizio che se ne
+pronunciò, tuttavolta nel complesso quest’è pur vero che Bonifacio VIII
+fu uomo fornito di grandissime qualità proprie di un despota. Virtù
+sacerdotale non ebbe; ebbe indole accalorata, irosa, violenta, senza
+fede nè coscienza; fu uomo inesorabile, avido di pompe e di ricchezze,
+pieno di ambizione, cupido di dominazione terrena. Contemporanei lo
+appellarono «peccatore magnanimo», nè più perfettamente lo si può
+dipingere[822]. Lo spirito che informava la sua età precipitò lui come
+già aveva precipitato Federico II. Intese ad uno scopo che era ormai
+divenuto utopia, e fu questa l’ultima volta che un Pontefice abbia
+concepito l’idea di una gerarchia dominatrice del mondo audacemente
+sì come ne avevano avuto pensiero Gregorio VII e Innocenzo III. Ma
+di questi Papi Bonifacio VIII non fu che una sgraziata reminiscenza;
+fu uomo che non compiè cosa alcuna di grande; e i suoi intendimenti
+alti e presuntuosi in vece di ammirazione non destano che un
+ironico sorriso. Alla cima del Pontificato ei non potè sostenersi.
+L’avvenimento di Anagni, per quanto angusta e piccola cosa sia stato
+in paragone alle battaglie anteriori della Chiesa contro l’Impero,
+fu tuttavia nella storia dei Papi un tale campo di battaglia quale
+Benevento e Tagliacozzo furono nella storia dell’Impero, dove con mezzi
+esigui ed in minori proporzioni s’ottenne il risultamento di cause
+elaborate con lunghissima preparazione. La tomba di Bonifacio VIII è il
+monumento sepolcrale del Papato medioevale che le potenze di quell’età
+seppellirono con lui. E oggidì ancora puossi vederla nelle grotte del
+Vaticano, dove la figura marmorea di questo Pontefice giace distesa sul
+suo sarcofago, con in capo la tiara cinta di duplice serto, con volto
+severo, di fattezze belle e di forme regie.
+
+
+§ 4.
+
+Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — Abroga i decreti
+del suo predecessore. — Gentile Orsini e Luca Savelli, senatori.
+— I Colonna sono ristorati in signoria. — Benedetto XI istituisce
+un’inquisizione contro i colpevoli di Anagni, e muore nel 1304. — Si
+contende a lungo per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani nella
+Campagna. — Clemente V, papa. — La santa Sede è tenuta in Francia.
+
+Presso alla bara di Bonifacio VIII si raccolsero i cardinali
+sgomentati: per quanto anche in vita lo avessero odiato, nondimeno
+erano gravemente impensieriti della ruina della podestà pontificia di
+cui quel morto era l’indice. La città di Roma era in armi; gli amici
+dei Colonna squadravano nuovamente in faccia gli Orsini con aria di
+provocazione; d’un sol tratto si mutavano le sorti dei partiti. Per la
+porta Maggiore entrarono Napoletani, avvegnaddio Carlo, appellatovi
+dagli ultimi avvenimenti, vi capitasse coi suoi due figli Roberto e
+Filippo e con soldatesche, precisamente il giorno in cui Bonifacio
+morì: fino Federico di Sicilia, udendo delle necessità del Papa, aveva
+mandato navi ad Ostia. Il Re di Napoli voleva sopravvegliare ossia
+dominare la novella elezione[823]. E infatti nel termine voluto dalla
+legge i Cardinali si unirono nel san Pietro, e là senza disputare, addì
+22 Ottobre, elessero a papa un uomo moderato, il cardinale vescovo di
+Ostia. Salì egli alla cattedra santa nel giorno 1 di Novembre con nome
+di Benedetto XI.
+
+Il suo breve reggimento risveglia massima attrattiva, poichè esso
+è l’anello che congiunge l’età trascorsa col periodo avignonese.
+Vicino a Bonifacio VIII questo Pontefice parrebbe l’uomo della pace e
+della conciliazione, a somiglianza di ciò che fu Gregorio X accanto a
+Clemente IV, se il suo spirito dolce e melanconico avesse espresso la
+calma dell’uomo forte e non fosse stato l’effetto di pavida debolezza.
+Nicolò Boccasini, trivigiano di povera origine, da giovine era
+stato precettore nella casa di un nobiluomo veneziano; indi, fattosi
+domenicano, per scienza e per virtù era salito a grande stato nella
+Chiesa. Bonifacio VIII lo aveva nominato cardinale e vescovo di Ostia;
+e, fedele nell’adempimento del suo dovere, lo vedemmo nel palazzo di
+Anagni starsi a fianco del suo benefattore quando altri cardinali
+lo avevano abbandonato[824]. Che cosa doveva fare il Pontefice in
+condizioni così disperate? Doveva raccogliere fuor dalla mano gelata
+del suo predecessore le armi, e nuovamente combattere contro i suoi
+nemici vittoriosi? I popoli (lo avevano dimostrato Sicilia e Francia)
+sprezzavano ormai la spada spirituale; i fulmini del Laterano non
+incenerivano più[825]. L’aggressione di Anagni e la lieve commozione
+che essa aveva destata in Italia, ponevano in aperto una gravissima
+verità, ed era che tutte le fondamenta di guelfismo della podestà
+pontificia s’erano scrollate, e che essa aveva perduto il suo appoggio
+nel popolo italico. Il Papato che aveva potuto distruggere la signoria
+degl’Imperatori, s’aveva adesso inimicato Italia, e la sua base posava
+nell’arena. In verità dev’essere stata orrenda la desolata solitudine
+di Benedetto XI in quei giorni di disinganno!
+
+Di fronte al Re di Francia ei si vedeva privo di alleati ed inerme, chè
+l’Impero tedesco non possedeva più la forza e meno ancora la volontà
+di restaurare colle armi il Papato affralito. Per la prima volta
+un’intiera nazione in tutti i suoi ordini di persone s’era sollevata
+contro le esigenze di un Papa; e questa resistenza era invincibile.
+Benedetto XI, privo di potenza, monaco timido e senza grandi vedute,
+non potè altro fare che battere prontamente in ritirata; ed egli
+fu, e non già Bonifacio VIII, che confessò il Papato esser vinto
+dall’autorità civile: laonde, come una rocca presa d’assalto, capitolò.
+Che tempo fu quello! E come è bello ed attraente studio farvi colla
+mente un’escursione, ed ammirare ogni grandezza vera che in esso si
+contiene! Benedetto XI fu per verità costretto a operar qualche cosa
+onde punire il vitupero che la Chiesa aveva sofferto, ma fecelo senza
+efficacia e a reluttanza. Ai 6 di Novembre istituì un’inquisizione
+contro i ladri che avevano derubato il tesoro della Chiesa ad Anagni,
+e chiese che restituissero la preda: non si sa per altro che effetto
+ne ricavasse[826]. I Colonnesi, che in parte erano anche venuti
+trionfalmente nella Città, domandarono che si riparasse al torto loro
+fatto da Bonifacio VIII; il Papa cedette, e ai 23 Dicembre li sciolse,
+ad eccezione di Sciarra, dalla scomunica, li ristorò nei loro diritti
+e nei loro beni famigliari, concesse che tornassero dall’esilio, e
+ridiede loro Palestrina, ma sotto condizione che non riedificassero la
+città senza licenza del Papa. I cardinali Jacopo e Pietro, reduci dai
+loro nascondigli di Perugia e di Padova, instarono per la restituzione
+della loro dignità cardinalizia, e poichè il Papa rifiutò, invocarono
+di nuovo la protezione del Re di Francia[827].
+
+Filippo per parte sua voleva che si abrogassero i decreti di Bonifacio
+VIII; nè ebbe grande fatica per ottenerlo, chè Benedetto si vide
+obligato a prevenirne il desiderio. Il Re, che pur negava di avere
+preso parte al delitto di Anagni, impose condizioni come vincitore
+al vinto. Invece che il Papa proseguisse il processo contro di lui,
+era egli che minacciava di continuarlo contro il morto Bonifacio; la
+voce della Francia chiedeva che si radunasse un Concilio e che si
+condannassero tutte le azioni di quel Pontefice: e Benedetto piegò
+il collo ad una manifesta disfatta, poichè, senza pure attendere
+la solenne ambasciata di Filippo, ritrattò la scomunica e tutte le
+sentenze che Bonifacio VIII aveva pronunciato contro la famiglia regia
+e contro tutta Francia. Le Bolle dei 13 Maggio 1304, onde cassò gli
+atti del suo predecessore per riconciliare quel paese colla Chiesa,
+furono sentenza di morte del Papato politico; mostrarono che esso si
+ritraeva dal suo posto di dominatore del mondo; segnarono il solstizio
+della sua storia medioevale[828]. Ed or pareva che una strana fatalità
+vendicasse Celestino V di Bonifacio VIII: poichè anche questi come
+l’altro era morto in carcere, e i suoi successori abolivano i suoi
+decreti, com’egli un dì aveva cancellato gli atti di Celestino. E
+Benedetto XI abrogò perfino le costituzioni che il suo predecessore
+aveva promulgato a protezione delle libertà cittadine; e in ciò ei
+si mostrò uomo tanto gretto, quanto Bonifacio era stato magnanimo e
+liberale[829].
+
+I recentissimi avvenimenti avevano messo in gran combustione la
+Città; e Benedetto XI premuto dalle fazioni, stordito dalle grida dei
+Gaetani e dei Colonna, dominato dagli Orsini, non ebbe un momento
+solo di pace o di libertà. Appena che i Colonna furono restituiti
+nei loro diritti civili, pretesero ristoro dei sofferti danni e ne
+fecero richiesta al Campidoglio, dov’erano senatori Gentile Orsini e
+Luca Savelli[830]. Benedetto non temuto da chicchessia, temente di
+tutti, bramava trasportare la santa Sede in qualche luogo d’Italia
+dove potesse godere sicurezza; partì di Roma dopo le feste di Pasqua,
+e andò a Montefiascone, ad Orvieto, a Perugia. Soltanto allora che fu
+in questa città, capitale dell’Umbria guelfa, ei s’incorò a istituire
+un’inquisizione contro tutti coloro che con opera diretta o indiretta
+avevano preso parte all’aggressione di Anagni. Scomunicò il Nogaret,
+Rainaldo di Supino, Sciarra Colonna ed una moltitudine di altri,
+e li citò a comparire innanzi al suo tribunale[831]. Questo bastò
+a sollevare una tempesta fra i colpevoli, i quali credevano che il
+loro delitto fosse stato sepolto con Bonifacio VIII. Anche Filippo il
+Bello, cui la voce del mondo e l’aborrimento di Benedetto sveltamente
+o in silenzio denotavano come autore della caduta di quel Papa, fu
+tacitamente compreso nella Bolla. Ai 7 di Giugno Benedetto publicava
+quel decreto, ma sui primi di Luglio era anche morto. Narrasi che lo
+si avvelenasse in un piatto di fichi, però tale racconto certamente
+non è altro che una invenzione[832]. Combattuto dal dovere di salvare
+coll’arrendevolezza la Chiesa e quello di proteggerne in pari tempo
+l’onore, schiacciato sotto il peso della sua impotenza, Benedetto XI
+morì a Perugia. Fu l’ultimo papa italiano prima che ne succedesse una
+serie di Francesi: dietro al suo sepolcro sorge Avignone.
+
+I Cardinali si radunarono per l’elezione nel palazzo arcivescovile
+di Perugia. Nè mai fuvvene una di più difficile, chè vi si stette
+contendendo un buon anno. In due partiti si divideva il collegio;
+l’uno era quello dei patriotti italiani condotti da Matteo Orsini e da
+Francesco Gaetani nipote di Bonifacio VIII; l’altro francese guidato
+da Napoleone Orsini e da Nicolò di Prato. Napoleone segnatamente era
+allora uno degli uomini potentissimi della Chiesa e immensamente
+ricco: figlio di Rinaldo, nipote del celebre senatore _Matheus
+Rubeus_, cardinale fino dall’anno 1288, da grandissimo tempo aveva dato
+apertamente a conoscere le sue tendenze ghibelline, e si osava perfino
+bisbigliargli dietro le spalle che, d’accordo col francese cardinale Le
+Moine, avesse fatto mescere veleno allo sventurato Benedetto[833]. Nel
+fondo di quel conclave si levava re Filippo, desideroso di porre sulla
+cattedra di san Pietro un Pontefice che al voler suo assoggettasse
+il Papato: e intanto che a Perugia i cardinali questionavano fra sè,
+Roma e il Lazio erano pieni di guerre partigiane. I potenti nipoti di
+Bonifacio VIII con vassalli e con mercenarî catalani scorazzavano per
+la Campagna, movendo guerra contro i baroni che avevano contribuito
+alla caduta del loro zio[834]. In pari tempo i Colonna combattevano
+contro di loro e degli Orsini, perciocchè questa famiglia si fosse
+messa in possesso di parecchi dei loro beni: ripetutamente si
+presentarono querelandosi davanti il Senato; e questo decretò che ai
+Colonna dovessero restituirsi le proprietà, poichè la loro persecuzione
+era stata opera della gelosia, dell’odio e della malvagità di Bonifacio
+VIII: e il Senato annullò tutte le investiture che quel Papa aveva
+fatto di beni dei Colonnesi, e condannò Pietro Gaetani e i suoi figli a
+pagare centomila fiorini d’oro come ristoro di danni[835]. Ma i Gaetani
+si difesero da valorosi. Anche dopo la morte dello zio quella famiglia
+nepotesca durò potente come per lo innanzi: nella Città possedeva
+la torre «delle Milizie», e fuor della porta Appia il forte sepolcro
+di Cecilia Metella; i suoi vassalli vigilavano armati in diciannove
+castella nella Campagna e in molte rocche vicino Viterbo e nel
+_Patrimonium_; in Toscana aveva grandi feudi, e nel reame di Napoli le
+contee di Caserta e di Fundi con trentadue castella. Pertanto la guerra
+fra i Gaetani e i Colonna divampò ancora per lunghi anni, fino a che il
+re Roberto di Napoli compose fra loro la pace[836].
+
+Frattanto a Perugia erano venuti a un compromesso per l’elezione
+pontificia: si stabilì che i Cardinali d’intendimenti italiani
+proponessero a candidati tre uomini d’oltralpe; la fazione francese
+nel termine di quaranta giorni avrebbe scelto uno di quelli per papa.
+Sulla lista elettiva furono scritti i nomi di tre Francesi, aperti
+aderenti di Bonifacio VIII e avversarî di Filippo: e allora il partito
+francese segretamente annunciò al Re che esso avrebbe eletto Bertrando
+de Got guascone, arcivescovo di Bordeaux, lasciando a lui, Filippo,
+di prendere le sue misure. Il Re non perdette tempo, fe’ venire a sè
+Bertrando, gli rese note le sue condizioni; e l’ambizioso prelato
+(Bonifacio VIII lo aveva fatto arcivescovo) v’acconsentì, e così
+preventivamente diventò schiavo di un despota, di cui pur fino a testè
+era stato avversario. Subito che s’ebbero così inteso, i cardinali lo
+gridarono pontefice a Perugia, addì 5 di Giugno[837].
+
+Invece di andare egli subito a Roma, il nuovo eletto eccitò i cardinali
+a venire in Francia. Maravigliarono tutti ciò udendo, e Matteo Orsini,
+che aveva intelletto acuto ed era accortissimo uomo, con doloroso
+presagio vaticinò che la santa Sede or sarebbe rimasta per lungo tempo
+in Francia. Là, a Lione, nella chiesa di san Giusto, Bertrando de Got
+fu coronato papa con nome di Clemente V: e questo avvenne nel giorno
+14 Novembre 1305, essendo presenti il Re di Francia, Carlo di Valois,
+Giovanni duca di Bretagna e molti ottimati francesi. La processione
+andò funestata da un avvenimento malaugurato e strano. Cavalcava il
+Papa per la via allorchè gli ruinò addosso una muraglia; cadde egli
+di sella, la sua corona ruzzolò nella polvere, e si perdette uno
+splendidissimo carbonchio, che ne era il più bell’ornamento. Dodici
+baroni della comitiva restarono uccisi, il Valois fu gravemente ferito
+e il duca di Bretagna morì delle ammaccature ricevute. Il popolo andò
+predicendo sventure e malvagità di tempi.
+
+Così s’erano avverati i più audaci sogni del monarca francese: un Papa,
+cui egli aveva dato la tiara, un francese, servo del suo volere regio,
+or trovavasi in Francia successore dell’oltraggiato Bonifacio VIII: non
+erano passati che due anni dalla morte di questo! Ed il Re se lo tenne
+strettamente avvinto; Clemente V non abbandonò più Francia; pose la sua
+residenza ora a Lione, ora a Bordeaux, e indi andossene ad Avignone,
+dove i Papi fecero lunga dimora, intanto che la città di Roma, priva
+d’imperatore e di pontefice, fra i ruderi della sua duplice grandezza
+piombava in miseria ognora più profonda.
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Stato della scienza nel secolo decimoterzo. — Papi e cardinali eruditi.
+— Roma manca di cultura. — Romani vanno a studio a Parigi ed a Bologna.
+— Roma non ha università. — Scuola del palazzo pontificio. — Innocenzo
+IV ordina che si fondi una scuola di leggi. — Le collezioni delle
+Decretali. — Nel secolo decimoterzo predomina lo studio del diritto.
+— Statuti comunali. — Carlo d’Angiò ordina che in Roma si fondi
+un’università. — Urbano IV. — San Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura.
+— Romani da professori a Parigi. — Bonifacio VIII fondatore vero
+dell’università di Roma.
+
+Nel secolo decimoterzo la scienza trionfò della barbarie, e prese ormai
+forme poderose. Rade volte più che in quel tempo la gente umana ebbe
+sostenuto lotte così ferventi per conseguire beni eletti ed effettivi;
+rade volte l’ingegno umano ebbe come allora ad affaticarsi in un
+lavorio intellettuale parimenti serio ed efficace. Italia prendeva
+un indirizzo nuovo e risorgeva. In mezzo allo strepito delle armi ed
+alle grida delle fazioni, fra mutamenti politici quasi giornalieri, ad
+onta di scomuniche pontificie, giureconsulti, filosofi, poeti, artisti
+raccoglievano numerosi discepoli intorno a sè. E risultato dello
+studio e della cultura di quel secolo furono opere durevoli composte
+già durante esso o sul principio del secolo susseguente. Indici ne
+sono il Codice di Federico II, gli Statuti delle città, le collezioni
+delle Decretali dei Papi, le opere dei grandi giurisperiti Accursio,
+Ottofredo e Guglielmo Durante, la _Summa_ dello scolastico Tommaso
+d’Aquino, la _Cronica_ di Giovanni Villani, le opere di Cimabue e di
+Giotto, e soprattutto il grande poema di Dante che abbraccia tutto lo
+scibile, vero e gigantesco monumento del progresso dello spirito umano
+nel secolo decimoterzo.
+
+Un raggio di sì gran luce si riflette anche su Roma, quantunque questa
+città capitale del mondo, per ragioni che sono note, nulla affatto
+abbia creato. Dei dieciotto Papi che tennero la cattedra pontificia
+dall’anno 1198 al 1303, i più furono uomini eruditi; e non meno di essi
+furonlo i cardinali. I tempi erano progrediti coi bisogni politici;
+volevasi che sul trono pontificio sedessero non già dei santi, ma
+uomini di scienza, massime eruditi di legge, avvegnadio si credesse
+che la cognizione di questa fosse il primo requisito di un governante
+così sulla sedia di san Pietro che nei palazzi comunali. Innocenzo III,
+Onorio III, Gregorio IX, Innocenzo IV, Urbano IV, Giovanni XXI, Nicolò
+IV e Bonifacio VIII colla loro scienza si sarebbero levati assai alto
+in qualunque luogo; perciò è cosa naturale che eglino esercitassero
+qualche influenza sulla cultura intellettuale della loro età. Innocenzo
+III incominciò la sua vita coltivando con indefessa opera le lettere,
+e ancor possediamo la sua piccola e notevole scrittura intitolata
+«Del disprezzo del mondo»; libro di mesti concetti che rivela non una
+mente filosofica ma un animo religioso, il quale vi paga il tributo
+all’indirizzo monastico del suo tempo, senza che per questo sia
+impedito più tardi all’autore di darsi al suo ambizioso talento di
+dominatore[838].
+
+Roma per certo non fu la scaturigine cui Papi e cardinali attingessero
+la loro cultura: adesso come in antico la capitale della Cristianità
+per moto intellettuale stette addietro di minute città, e il popolo fu
+condannato a vivere fra le sue rovine in vergognosa ignoranza. Nemmanco
+nel secolo decimoterzo sorse là alcuna scuola erudita. I gentiluomini
+romani, i Conti, gli Orsini, i Colonna, gli Anibaldi, gli Stefaneschi
+mandavano i loro figliuoli a Parigi, dove studiavano scolastica e
+conseguivano i gradi accademici di _Magister_. Di Parigi solevano
+passare poi a Bologna, giacchè l’università di questa Republica
+(sulle cui torri vedevasi come stemma pomposamente scritta la parola
+_Libertas_) era la prima scuola giuridica di Europa. Da tutti i paesi
+vi accorrevano studenti (spesso giungevano ai diecimila) per udirvi gli
+insegnamenti di un Azzo, di un Accursio, di un Ottofredo, di un Dino.
+Nientemeno che i Papi mandavano a quell’illustre ateneo le collezioni
+delle loro Decretali e Federico II le sue leggi, per darvi diffusione
+nel mondo e per imprimervi l’autorevole suggello della scienza. Dopo
+il 1222 incominciò a splendere anche Padova; Napoli sorse nel 1224.
+Ed eziandio in altre città si istituirono università, quali con vita
+durevole, quali per poco tempo, a seconda che le rivoluzioni politiche,
+la gelosia o l’invidia costringevano i celebri maestri ad emigrare:
+meraviglioso spettacolo di quel moto democratico che la scienza assunse
+in Italia! Roma sola non aveva università. Forse che repugnasse ai
+Papi di fondarla, perchè loro paresse pericoloso l’esaltamento degli
+spiriti che avrebbe recato l’affluenza di una numerosa gioventù nella
+loro Città? Comunque si sia, certo è che con ragioni locali non si
+riesce peranco a spiegare bastevolmente quel fatto: non è che mancasse
+l’impulso di dottrina scientifica, perocchè Romani andassero in gran
+numero a studio nei paesi di fuori: non è che l’impianto di una scuola
+fosse impedito dai miasmi febbrili della Città, avvegnaddio a Roma,
+patria del mondo, solessero soggiornare moltissimi forestieri in tutto
+il tempo dell’anno, anche ad onta della malaria.
+
+Nella prima metà del secolo decimoterzo non si fa parola di scuole
+romane, nè di biblioteche: si tace financo dell’antica Lateranense,
+e non si trova più menzione di alcun bibliotecario, nemmanco di
+nome[839]. Innocenzo III protesse Parigi e Bologna, e largì loro
+privilegî, ma nella sua città natale non istabilì alcuna scuola.
+Solamente che nel Concilio dell’anno 1215 promulgò in termini generali
+la legge che se ne fondassero nelle Chiese cattedrali; e Onorio
+III comandò che i Capitoli mandassero dei giovani alle università.
+Quest’ultimo Pontefice, uomo dotto, depose un vescovo per la sola
+ragione che non aveva letto Donato; però la rinnovazione ch’ei diede
+alla scuola palatina pontificia per l’insegnamento della teologia
+scolastica, non basta a meritargli il titolo di promotore delle scienze
+in Roma[840].
+
+Costava assai ai Romani e di denaro e di tempo l’andare a studio nei
+paesi di fuori, massime quando si trattava di erudirsi in insegnamenti
+elementari. La necessità di una scuola propria delle due leggi era
+tanto più sentita, quanto più la Curia romana ed i tribunali civici
+avevano bisogno di gente dotta in diritto. Alla fine Innocenzo
+IV (probabilmente anch’egli era stato da professore a Bologna) fu
+costretto di istituire una publica scuola giuridica, però la mise
+in accordo con quella del palazzo pontificio. Le accordò privilegî
+come di università e per tal guisa risorse nuovamente in Roma un
+meschino simulacro delle grandi scuole giuridiche di Ulpiano e di
+Papiniano[841]. Al solo studio del diritto si restrinse la cura dei
+Pontefici. Da Innocenzo III in poi la Curia romana aveva in sè riunita
+ogni specie di giurisdizione ecclesiastica ed aveva avocato a Roma la
+cognizione di tutte le cause per poco importanti che fossero: così
+essa diventò il tribunale giuridico universale del mondo cristiano.
+I tribunali pontificî decidevano innumerevoli liti, ne ricavavano
+grandissime entrate, e la corte suprema, la _Rota_, ormai nel secolo
+duodecimo era divenuta di celebrità europea. E adesso, poichè facevasi
+urgente il bisogno di ordinare in una collezione le Costituzioni dei
+Papi, ne derivò il Codice del giure ecclesiastico, opera celebre e di
+mala fama della romana giurisprudenza nel medio evo.
+
+Oltre al «Decreto» di Graziano (che fu la prima grande collezione di
+diritto canonico la quale si componesse nel secolo duodecimo) erano
+già compilate al tempo di Innocenzo III tre così dette raccolte
+di Decretali. Quel Pontefice ve ne aggiunse una quarta; Onorio III
+una quinta, e più tardi Gregorio IX fece riunire i cinque libri in
+un Codice completo, per cura di Raimondo di Pennafort, domenicano
+spagnuolo che egli chiamò a Roma. Gregorio publicò il suo Codice
+nell’anno 1234, e Bonifacio VIII nel 1298 vi aggiunse un sesto libro,
+alla cui redazione si servì del bolognese Dino da Mugello[842].
+Pertanto la formazione del Codice fondamentale della Chiesa appartiene
+al tempo in cui questa era giunta all’apogeo della sua potenza. Mercè
+di esso il Papato pose una base incrollabile di autorità alla sua
+potenza monarchica, similmente di ciò che l’antica Roma imperiale
+aveva fatto mediante il Codice giustinianeo. Ancora una volta il
+mondo obbedì alle leggi romane. Invenzioni e falsità, che soltanto
+la critica moderna ha saputo smascherare, in quelle Decretali si
+mescolarono con leggi savie, e gettarono le fondamenta della signoria
+pontificia dominatrice di tutto e di tutti. Il diritto canonico
+diè tanto da fare al mondo quanto il Codice di Giustiniano. Ebbe
+gran numero di commentatori, e il suo studio diventò l’occupazione
+indefessa del clero, poichè esso dava il modo più sicuro di giungere
+al cardinalato ed alla istessa sedia pontificia. Volevasi che i
+legati ed i governatori della Chiesa fossero illustri giureconsulti:
+e il provenzale Guglielmo Durante, educato in Italia, professore di
+leggi a Bologna ed a Modena, celebre nel mondo come compilatore dello
+_Speculum_, andò debitore a quella scienza che Bonifacio VIII lo
+nominasse a conte di Romagna.
+
+La sola scienza giuridica era la predominante di quel tempo; massime
+corrispondeva al genio sodo degli Italiani. Dall’età romana in giù
+essa era stata il loro possedimento ereditario, e duranti le continue
+rivoluzioni faceva di bisogno giornaliero in tutte le attenenze
+politiche, ecclesiastiche e personali. Mercè il diritto romano
+imperiale, i Re tedeschi nel secolo duodecimo avevano dimostrato la
+legittimità del loro potere cesareo, e una moltitudine di giureconsulti
+ne aveva riempiuto la corte. Mercè il diritto ecclesiastico e le false
+Decretali, i Pontefici avevano dimostrato la universalità della loro
+potenza, e la loro Curia s’era anch’essa riempiuta di giureconsulti.
+Le lotte fra Chiesa e Impero erano state conflitti di legge opposta
+a legge. I migliori campioni di Federico II (il quale per via di un
+Codice liberò Sicilia dalla dominazione pontificia) furono i suoi
+eruditi giudici e cancellieri; e al Papa sembrò di aver riportato
+una grande vittoria allorchè il giurista Roffredo di Benevento ebbe
+abbandonato i servigî dell’Imperatore. La monarchia nazionale combattè
+contro il Papato colle armi dei legisti; i giureconsulti di Filippo
+il Bello gli servirono di strumento alla caduta di Bonifacio VIII,
+e l’autorità teocratica della Chiesa romana fu alla fine spinta
+all’esizio dal diritto civile.
+
+Intanto che Papi e Re raccoglievano e riformavano leggi, anche le
+Republiche davano opera all’istesso intento con grande alacrità. Gli
+scrivani del Comune copiavano in pergamena gli Editti dei Podestà e
+dei Pretori e li riunivano in registri: i protocollisti annotavano
+il tenore di ogni tornata del Consiglio, come fanno oggidì gli
+stenografi, sopra quaderni di carta bambagina che conservavansi con
+grandissima cura; gli _Statutarii_ ossiano riformatori delle leggi
+urbane raccoglievano insieme le deliberazioni del Comune e, composte
+in forma di libro, le depositavano nell’archivio del palazzo comunale.
+Ogni Republica possedeva il suo archivio, e spesso lo teneva con
+più sollecitudine di quella che allora ne mettessero Imperatori e
+Re a tenere ordinati i loro. E oggidì ancora le venerande reliquie
+di archivî italiani riempiono di ammirazione, poichè sono monumento
+del pratico reggimento e del genio politico di quelle magnifiche
+cittadinanze, in un’età nella quale il resto d’Europa non aveva saputo
+inventare cosa alcuna di simile. Gli antichissimi Statuti comunali
+appartengono al secolo duodecimo: così è di quelli di Pistoja, di
+Genova, e di Pisa; ma la formazione completa delle Costituzioni urbane
+comincia nella prima metà del secolo decimoterzo e si prolunga fino
+al secolo decimoquinto. Appena v’era un castello che non possedesse i
+suoi Statuti bellamente scritti in pergamena. Milano, Ferrara, Modena,
+Verona, altre città di Lombardia li compilavano nei primi trent’anni
+del secolo decimoterzo; Venezia li riformava nell’anno 1242; Bologna li
+publicava nel 1250. La paziente erudizione degli studiosi dei nostri
+giorni raccoglie, publica, illustra quei monumenti di cittadinanze
+libere e operose: ma sventuratamente essa non vi può aggiungere gli
+Statuti antichissimi di Roma, poichè questi nelle catastrofi di tempi
+posteriori perirono. Nell’odierno archivio capitolino il più antico
+Statuto originale scritto in pergamena non è che dell’anno 1469[843].
+
+Tuttavolta, intorno all’anno 1265 la Città non possedeva alcuna
+scuola publica e permanente di diritto; meno ancora un’università:
+e il decreto di Innocenzo IV non si prendeva cura che della scuola
+palatina, la quale andava dietro ai Papi ovunque ponessero questi la
+loro residenza. Se così non fosse stato, Carlo d’Angiò non avrebbe
+cercato l’addentellato nell’ordinanza di quel Papa. Infatti il tiranno
+di Sicilia (chi se lo aspetterebbe?) compare vestito di forme umane,
+come fondatore di un’università (_studium generale_) in Roma: in segno
+di grato animo della sua nomina a senatore, dichiarò addì 14 Ottobre
+1265 con un editto di avere stabilito che Roma, signora del mondo,
+si decorasse di uno «studio generale» delle due leggi e delle arti
+liberali, e gli impartì tutti i privilegî di università[844]. Pertanto
+la fondazione dell’Angioino non prese le mosse dal decreto di Innocenzo
+IV, giacchè essa doveva essere uno _Studium Urbis_, ma trovò favore
+di amichevoli cure da Urbano IV, uomo che fu zelatore della scienza,
+e, massime, fu il primo Papa che possedesse intelletto della filosofia
+pagana. Egli aveva nominato a suo cappellano l’allora celebre filosofo
+e matematico Campano di Novara, ne protesse gli studî ed accettò
+l’intitolazione delle sue opere astronomiche. Godeva di circondarsi
+di uomini eruditi, e trovava piacere ad udirne i ragionamenti[845].
+Chiamò Tommaso di Aquino a Roma, e lo esortò a commentare le opere
+di Aristotele, che già dopo del secolo duodecimo si erano venute
+traducendo dal greco e dall’arabo, ed al cui studio il gran Federico II
+aveva impresso un potente impulso. Tommaso, nato dell’antica famiglia
+dei Conti longobardi di Aquino, era domenicano: educato a Parigi, era
+stato discepolo di Alberto Magno a Colonia, e più tardi, abbandonata la
+cattedra che teneva a Parigi, nell’anno 1261 veniva a Roma[846]. Quivi
+nella scuola palatina il grande Scolastico insegnò filosofia e morale
+fino all’anno 1269, ora a Roma, or nelle città in cui i Pontefici
+tennero corte. Dipoi per due anni fu ancora a Parigi, ma nell’anno 1271
+tornato a Roma, non vi stette a lungo, perocchè Carlo I lo chiamasse a
+Napoli. Quell’uomo di genio morì peraltro nell’anno 1274 nel convento
+di Fossanova, mentre viaggiava per recarsi al Concilio di Lione: e
+poco dopo in questa città passava di vita anche il grande mistico
+Bonaventura di Bagnorea, orgoglio dei Minoriti di cui era generale, e
+celebrato commentatore del maestro di sentenze. Anch’egli per lungo
+tempo aveva insegnato a Parigi; e, come Alberto Magno di Colonia e
+come Tommaso, può darsi che di tratto passeggiero anch’egli abbia dato
+lezioni in Roma.
+
+In breve tempo Tommaso s’accorse che la Scolastica non era fatta per i
+Romani. Roma non fu mai la patria della filosofia; alle speculazioni
+astratte erano inadatti uomini come loro, di concetti giuridici e di
+spirito pratico: e la Scolastica non pose radice in Roma, allo stesso
+modo che in Italia occupò le menti soltanto alla sfuggita. I grandi
+uomini di genio speculativo che Italia produsse migrarono a Parigi:
+così nel secolo duodecimo era stato di Pietro Lombardo, così nel
+decimoterzo fu di Tommaso e di Bonaventura. Fino gli ingegni romani
+non trovavano terreno fecondo alla loro attività nella nativa città,
+e preferivano di andare ad insegnare in università straniere. Perlochè
+troviamo parecchi Romani da maestri massime nella università parigina,
+come fu appunto di Anibaldo degli Anibaldi (1257-1260), di Romano
+Orsini (1271), più tardi di Egidio Colonna, e, al tempo di Bonifacio
+VIII, di Jacopo Stefaneschi[847]. Nessun Pontefice trattenne quegli
+uomini a Roma; nessun Senatore li chiamò ad una cattedra nella loro
+Città; perciocchè, ripetiamo, qui una publica università non esistesse.
+
+Lo «Studio» ordinato da Carlo I, se anche veramente sia stato posto
+in essere, non diede mai segno di vita; e a nessun Pontefice dopo di
+Urbano IV (e sì che fra loro vi furono Romani parecchi, e ragguardevoli
+uomini) passò mai per il capo di dare un’università alla città capitale
+del mondo. Così la andò fino a Bonifacio VIII; chè primo di tutti
+questo erudito Papa fu il fondatore della università romana, che oggi
+si appella «della Sapienza». Ordinò egli la fondazione di uno «Studio
+generale» che comprendesse tutte le facoltà; e dal tenore della sua
+Bolla si pare che egli creò questo istituto nuovo di pianta. Ai dottori
+ed agli scolari concesse giurisdizione loro propria sotto rettori da
+loro eletti, gli esentò da imposte, e accordò ad essi tutti i privilegî
+di università. La fondazione di questo ateneo, che ebbe subito vita e
+che il Comune mantenne colle entrate di Tivoli e di Rispampano, adorna
+la memoria di quel Papa con gloria imperitura. Promulgò la Bolla di
+fondazione da Anagni, ai 6 di Giugno 1303, pochi mesi prima della sua
+caduta: e fu la miglior lettera con cui si accommiatasse da Roma[848].
+
+
+§ 2.
+
+Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi Storici che scrivessero
+in volgare. — Roma non ha storiografi, nè annalisti. — L’archivio
+capitolino manca di documenti del medio evo. — Storiografi dei Papi e
+della Chiesa. — Saba Malaspina. — Giovanni Colonna. — Egidio Colonna.
+— Suo trattato «Del reggimento dei Principi». — L’_Oculus Pastoralis_.
+— Poeti. — Poesie dei Francescani. — Fra Jacopone. — La lingua volgare
+romana, e giudizio che Dante ne dà. — Il cardinale Jacopo Stefaneschi
+poeta e protettore di dotti.
+
+Accanto alla scienza giuridica prendeva adesso in Italia rilevantissimo
+svolgimento anche lo studio della storia. Esso levossi in fiore nel
+regno di Sicilia sotto la splendida dinastia degli Svevi; e in pari
+tempo lo si coltivò nell’Italia settentrionale e in quella di mezzo.
+Cronisti vennero scrivendo gli annali delle loro libere città, o di
+proprio intendimento o per incarico officiale. E Firenze diede i due
+primi scrittori di lingua toscana che storici veramente si possano
+chiamare, Dino Compagni e Giovanni Villani.
+
+Fra tanta copia di Storiografi stupisce per fermo il vedere che Roma
+anche durante il secolo decimosecondo non ne producesse pur uno.
+Meravigliando osserviamo che le migliori notizie della storia civica di
+Roma, anche nelle sue epoche più eminenti, ci sia forza attingerle da
+Cronisti inglesi. Delle cose dei Romani erano meglio informati Rogero
+Hoveden e Matteo Paris (e prima di loro Guglielmo di Malmesbury) che
+Cronisti italiani; e più di questi ne sapeva il francese Guglielmo di
+Nangis. Gli Inglesi trovavansi allora in vivissime relazioni con Roma,
+e possedevano uno spirito calmo, osservatore, studioso dei rapporti
+molteplici del mondo, laddove per lo contrario la Storiografia italiana
+portava impressi i caratteri della divisione politica della nazione,
+e perciò si restringeva ai limiti angusti di cronica di città. Al
+senato romano non venne mai in mente di commettere ad uno scrittore la
+compilazione di annali, sì come Genova fece; nè alcun Romano concepì
+il disegno di dettare la storia della sua patria come Giovanni Villani
+imprese a Firenze, e come altri cittadini amanti del loro paese fecero
+fin nei minori Comuni d’Italia.
+
+V’hanno ad ogni modo alcune ragioni che ci spiegano la causa per cui
+difettassero scrittori di annali romani. Questo compito era più astruso
+che la compilazione delle Croniche di ogni altra città, perocchè i
+rapporti storici di Roma col mondo vi dessero dimensioni troppo ampie.
+Da altra parte la Republica del Campidoglio non possedeva la robusta
+individualità, nè la libertà di altre città. Uno scrittore di storia
+civile a Roma non avrebbe potuto dettarla con giudizio independente
+senza venire alle pugna col Papato temporale; e perciò vedremo che gli
+inizî degli annali della città di Roma appartengono soltanto all’età
+in cui i Pontefici dimorarono in Avignone. Nel secolo decimoterzo
+non v’ha alcuna _Cronica_ cittadina di Roma, nè alla sua mancanza
+può più supplirsi bastevolmente con documenti dell’archivio comunale,
+perciocchè difettino anche questi. Mentre città mediocri dell’Umbria
+e del Patrimonio, come sono Viterbo e Todi, Perugia ed Orvieto, fin
+Narni, fin Terni, ebbero conservato de’ grandi avanzi di carte de’
+loro tempi republicani; mentre nei loro archivî (sventuratamente sono
+in parte abbandonati e senza cure) si conservano Regesti scritti in
+pergamena a bei caratteri, e vi si trovano i protocolli delle tornate
+dei Consigli (_libri deliberationum_), l’archivio capitolino invece non
+conserva più documenti di cotale specie, onde un tempo era stato più
+ricco degli archivî di tutte quelle città.
+
+Soltanto in scarsissima parte la storia della città di Roma trova
+illustrazione nelle «Vite dei Pontefici» di quel tempo. Gli scrivani
+pontificî non potevano fare a meno di trattare dei casi urbani, ma
+lo facevano alla leggiera, dal punto di vista ecclesiastico e in
+senso decisamente ostile alle libertà. L’antico Libro dei Papi, di
+compilazione officiale (cui nel secolo decimosecondo continuarono
+Pietro Pisano, Pandolfo e Bosone cardinale), era rimasto parecchie
+volte interrotto, e negli ultimi tempi pieno di lacune. Con Innocenzo
+III incomincia, ma anche questa con interruzioni, un’altra serie vuoi
+di continuazione degli Annali pontificî, vuoi di Biografie staccate
+che stanno da sè, e sono attinte alla cancelleria officiale, i cui atti
+dall’anno 1198 fino ai dì nostri si sono conservati quasi completamente
+con nome di «Regesti dei Papi». A quella serie danno incominciamento
+«le Geste di Innocenzo III» dettate da un prete contemporaneo; l’autore
+innominato tratta con molta ampiezza delle attenenze del mondo, massime
+dell’Oriente e della Sicilia, ma non s’occupa di Germania: senza
+chiarezza e senza connessione parla della storia urbana di Roma, e
+bruscamente pone fine ancor prima della morte del Papa.
+
+Ad un contemporaneo appartiene eziandio la scrittura officiale della
+Vita di Gregorio IX; riboccante di odio fanatico contro Federico II, è
+dettata con istile da curiale, colorato di frasi bibliche. Molto più
+degna di nota è la Biografia di Innocenzo IV, scritta da Nicolò de
+Curbio suo cappellano che più tardi fu vescovo di Assisi. Il libro si
+collega alla Vita di Gregorio IX e merita gran lode, sebbene manchi di
+esattezza e non sia altro che un’apologia: ma il bell’ordine, il buon
+latino e lo stile scorrevole lo rendono una delle più attraenti opere
+di quella specie.
+
+Nessuno dei Papi del secolo decimoterzo, che vennero dopo di
+quell’Innocenzo, ebbe di eguali Biografi. I brevi cenni delle loro
+vite si trovano riuniti nelle Collezioni del secolo decimoquarto,
+cui attesero Bernardo Guidone domenicano e Amalrico Augerio priore
+degli Agostiniani. La storiografia dei Pontefici diventò compito
+esclusivo dei frati mendicanti, chè segnatamente i Domenicani ne
+furono scrittori operosi. Il boemo Martino di Troppavia, appellato
+_Martinus Polonus_, compose la sua _Cronica_ degli Imperatori e dei
+Papi, manuale inzeppato di assurde fole che pur diventò celeberrimo, e
+falsò e dominò la storia del Papato[849]. Ebbe a imitatori (e furono
+migliori di lui) il domenicano Tolomeo di Lucca, il quale compilò
+un’utile Storia Ecclesiastica dalla natività di Cristo fino all’anno
+1312, e Bernardo Guidone che scrisse una notevole Storia dei Pontefici
+e degli Imperatori. Queste opere però appartengono al secolo venturo, e
+soprattutto non fanno parte della cultura cittadina di Roma[850].
+
+Ad ogni modo la Città si onora di uno Storico nativo di essa, che
+fu Saba Malaspina, decano di Malta e scrivano di Martino IV: la sua
+opera ha sì color guelfo ma è pregevole per imparzialità, ed ha sparso
+molta luce storica sulla caduta degli Hohenstaufen e sulla rivoluzione
+angioina. La lingua ne è oscura e pesante, ma lo stile è robusto ed
+il concetto ha spirito di verità. Il Malaspina si prende pensiero
+anche delle cose civiche; talvolta lo fa con amoroso sentimento di
+patria; e quantunque egli fosse investito di una carica officiale,
+tuttavia possedeva abbastanza cuore per esprimere ammirazione del
+genio di Manfredi e cordoglio della sorte di Corradino. Questo solo
+Storico fiorisce come una pianta rara nel deserto letterario di Roma,
+ed ei fa vivamente deplorare che anche altri Romani non ci abbiano
+tramandato la storia politica del loro tempo[851]. Contemporaneo suo
+fu Giovanni Colonna, che siedette arcivescovo di Messina nell’anno
+1255, e morì negli ultimi anni del secolo. Egli scrisse una _Cronica_
+universale col meraviglioso titolo di _Mare historiarum_, compilazione
+che fa conoscere come per certo il suo autore fosse di intelletto
+mediocre[852]. Il suo parente Egidio Colonna, nato nel 1247, splende
+per lo contrario come uomo di indubitabile eccellenza nelle lettere:
+partigiano de’ Papi, discepolo di Tommaso d’Aquino, precettore di
+Filippo il Bello, vescovo di Bourges, celebratissimo maestro di
+scolastica e di teologia a Parigi, fu seguace del despotismo romano,
+professò le dottrine di Tommaso d’Aquino sulla onnipotenza del Papa,
+difese fervidamente Bonifacio VIII contro il Re di Francia[853].
+Egidio fu il primo letterato celebre di quella casa Colonna, che nel
+secolo decimosesto ebbe la gloria di dar nascimento alla poetessa
+Vittoria. Lo si chiamò principe dei teologi, compose un numero grande
+di opere filosofiche e teologiche, e per Filippo di Francia scrisse il
+libro: «Del reggimento dei Principi», una delle più antiche scritture
+del genere «Dello specchio dei Principi», ma dove indarno cerchi
+scintilla di mente politica. Il Re francese s’avrà compiaciuto del
+suo maestro, ma abbiamo i nostri gran dubbî che egli abbia mai letto
+quella pedantesca scrittura[854]. Ed a riscontro di essa si può porre
+l’_Oculus pastoralis_, specchio dei reggitori republicani, il quale
+con semplici forme insegnava ai Podestà delle città italiane il miglior
+modo che dovevano seguire nell’arte di governare[855].
+
+Per conseguenza i monumenti letterarî dei Romani nel secolo decimoterzo
+non son tali da segnare un’epoca. E la loro pigra indole non si
+commosse neppure del fuoco poetico che allora cominciava a scaldare la
+nazione italica, formandone uno dei più bei fenomeni che registri la
+storia della civiltà. Nell’Italia settentrionale poeti verseggiavano
+in provenzale; e Alberto Malaspina, Percivallo Doria e il celebre
+Sordello empievano il mondo romanesco dei loro nomi. In Sicilia la
+lingua volgare diventava la lingua poetica della corte sveva. A Bologna
+e in Toscana sorgevano poeti che cantavano di amore mondano ispirandosi
+a idee metafisiche: e ivi otteneva grandissimo luogo Guido Guinicelli,
+e Dante giovinetto vi poetava la sua canzone: «Amor che nella mente
+mi ragiona». Nell’Umbria, terra di grazie e di sentimento, sorgeva
+Francesco, il santo del popolo, pieno di quella poesia che sgorga da
+un cuore acceso dell’amore celeste. Se anche non sia stato poeta (a
+lui, ma non con assoluta sicurezza, si attribuisce l’inno «Altissimo,
+omnipotente, buon Signore», in cui tutte le creature magnificano il
+fattore del mondo), egli seppe tuttavia svegliare fra’ suoi discepoli
+il fervore della poesia. Ne derivò la lirica dei Francescani, sublime
+e accalorata di sentimento, ingenua e grave di espressione, tale
+che oggidì ancora mette ad entusiasmo gli animi romantici. Conviene
+confessare che quei trovatori monastici recarono in onoranza il
+volgare, e diedero all’arte un indirizzo popolare: però esso nella
+poesia italiana non si mantenne; in breve tempo fu soffocato dai
+latinismi e dalle ricercatezze, cosa che fino ai dì nostri continuò ad
+essere il peccato della poesia italiana. I Francescani poetarono anche
+in latino. Tommaso di Celano scrisse il _Dies Irae_, inno di tremenda
+sublimità, e Jacopone da Todi compose il celebre _Stabat Mater_, quadro
+grandioso del giudizio universale e della passione, che più tardi fu
+tema di celebri pittori[856]. Fra Jacopone poeta e demagogo, ispirato
+alla follia santa della povertà spirituale, si ribellò a Bonifacio VIII
+e lo punse con satire, allo stesso modo che dopo di lui fece Dante.
+Jacopone fu il maggior poeta della scuola francescana, ebbe genio
+veramente poetico, e vena di passione creatrice[857].
+
+A Roma in questo tempo non troviamo alcun poeta che scrivesse versi
+d’amore. L’antico manoscritto che si conserva in Vaticano, e contiene
+poesie volgari dei primi secoli, non registra alcun nome di Romani
+accanto a quello di don Arrigo infante di Castiglia e senatore di Roma.
+La lingua popolare, che in Italia si compose così felicemente come
+«volgare illustre», non ebbe a Roma cultori. Là il latino continuò
+ad essere la lingua della Chiesa, del diritto, dei negozî civili; nè
+alcuna iscrizione in volgare si nota fra i molti epitaffi sepolcrali
+di quel tempo, i quali per lo più conservano ancora di proposito
+deliberato la forma già antiquata di versi leonini. I Romani tenevano
+in poco conto la lingua volgare, e Dante alla sua volta sprezzevolmente
+dava al dialetto della loro città nome di «triste linguaggio dei
+Romani», zotico e deforme come i loro costumi; e lo paragonava
+all’eloquio delle Marche e di Spoleto. Ma senza dubbio esagerava: forse
+che il volgare romano sarà stato veramente più rozzo di quello dei
+Bolognesi, che Dante (e pare strano) tenne in sì alta estimazione?[858]
+
+Però noi possediamo dei carmi latini di un Romano del tempo di
+Bonifacio VIII, del cardinale Jacopo Stefaneschi. Compiacendosi ei
+narra di avere apparato scienze liberali a Parigi e leggi a Bologna,
+e di avere studiato da sè Lucano e Virgilio per torseli a modello.
+Questa confessione può dimostrare che a quel tempo gli studî classici
+non erano coltivati in iscuole fiorenti; per lo manco non udiamo
+parlare che a Roma ne esistessero, laddove in Toscana e a Bologna
+il Buoncompagni e Brunetto Latini se ne acquistavano bella fama
+di maestri. Jacopo Stefaneschi in tre poemi cantò della vita e dei
+miracoli di Celestino V e della coronazione di Bonifacio VIII; di
+più dettò una scrittura sul giubileo dell’anno 1300 ed un trattato
+sul Ceremoniale della Chiesa romana. Le opere di lui sono documenti
+preziosi per la storia della sua età, della quale ei fu testimone
+oculare; però la sua musa manca di scioltezza ed è schiava di una
+pedanteria erudita. La sua lingua, anche negli scritti di prosa, pare
+un ammasso di geroglifici, ed è un tale viluppo di barbarismi che mette
+meraviglia e dev’essere tenuta in conto di bizzarria contro natura.
+Il Cardinale scrisse in Avignone, dove morì nell’anno 1343. Fu amico
+verace delle scienze, e nel medio evo tornò ad essere il primo mecenate
+di Roma, massime degli artisti, fra i quali pregiò e incoraggiò il
+genio di Giotto. Quel benemerito Romano fiorì sulla fine del secolo
+decimoterzo e sul principio di quello decimoquarto, ed ebbe una
+cultura sì svariata, da potersi dire che omai egli tocca il periodo del
+Petrarca in cui sorgono gli studî d’umanità[859].
+
+
+§ 3.
+
+Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il Vaticano. — Il san Paolo.
+— Il Laterano. — La cappella _Sancta Sanctorum_. — Si pone termine
+alla fabbrica del san Lorenzo fuor delle mura. — La santa Sabina. —
+Ospitali. — Santo Spirito. — Il san Tommaso _in Formis_. — L’Ospitale
+attiguo al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile gotico in Roma.
+— Santa Maria sopra Minerva. — Casamari. — Fossanova. — Tabernacoli
+gotici nelle chiese romane. — Famiglia dei Cosmati. — Tombe del secolo
+decimoterzo. — Caratteri di scrittura degli epitaffi romani.
+
+Anche fra i Pontefici di questa età furonvi patroni delle arti: di
+essi annoveriamo Innocenzo III, Onorio III, Onorio IV, primi fra tutti
+il terzo e il quarto Nicolò, ed eziandio Bonifacio VIII. Nessun Papa
+fu più liberale di Innocenzo. Nel lungo catalogo de’ suoi doni votivi
+appena trovi mancare una sola chiesa di Roma: ed egli sopra ogni altra
+cosa pose mano alla restaurazione di tutte le romane basiliche[860].
+Nel san Pietro ornò la tribuna di musaici, chè gli antichi erano periti
+colla vecchia basilica, ed altresì imprese a riparare l’atrio che era
+stato devastato dal Barbarossa: il lavoro ne fu compiuto da Onorio
+III e da Gregorio IX. Presso al palazzo vaticano Innocenzo continuò
+le fabbriche incominciate dai suoi antecessori, rizzò un edificio
+ancor più grande, e lo circondò di mura e di torri a custodia del suo
+ingresso[861]. Le turbolenze di Roma facevano del Laterano il teatro
+perpetuo di feroci battaglie di cittadini, laonde era pur necessario
+che i Papi si costruissero presso il san Pietro un’abitazione ben
+munita: e dall’incominciamento del secolo decimoterzo venendo in giù
+vi edificarono una loro residenza nella quale tennero tratto tratto
+dimora. Tornato di Lione, Innocenzo IV fece nuovi lavori nel palazzo
+vaticano, e dopo il 1278 ve li continuò il magnifico Nicolò III Orsini,
+chiamandone ad architetti fra Sisto e fra Ristori, che fece venire
+di Firenze a Roma. Sgombrò l’accesso al Vaticano, e vi piantò i suoi
+giardini che cinse di muro e di torri. In tal maniera si ridestava
+anche il senso del bello di natura, e per la prima volta dopo parecchi
+secoli Roma vide nuovamente porre le basi di un parco. Nicolò III fu il
+primo fondatore della residenza vaticana nella sua figura storica[862].
+
+La basilica di san Paolo fu ripetutamente restaurata e resa adorna.
+Nella prima metà del secolo decimoterzo se ne fabbricò il magnifico
+chiostro, edificio bellissimo di quanti Roma possieda di quella
+specie. Vi ha delle somiglianze il cortile che è nel Laterano, e
+che fu composto nella stessa età; entrambi furono opera dei Cosmati
+romani[863].
+
+La chiesa madre lateranense fu, subito dopo la traslazione del Papato
+ad Avignone, divorata da un incendio; per conseguenza non contiene
+che pochi monumenti del secolo decimoterzo. Nicolò III la aveva
+restaurata, e in quell’attiguo palazzo aveva costruito la cappella
+_Sancta Sanctorum_, architettura di uno dei Cosmati. Il lettore di
+queste Istorie ben sa che essa era la cappella domestica dei Pontefici,
+e che ivi si celebravano le più solenni funzioni, massime nelle feste
+di Pasqua. Vi si custodivano le più venerate reliquie, il ritratto del
+Salvatore «non fatto da mani d’uomo», e le teste dei principi degli
+Apostoli. Il leggiadro edificio di Nicolò III, rivestito di marmi
+nelle sue pareti interne, ornato di colonne torte, con frontoni di
+stile gotico, con mosaici e con pitture, esiste ancora oggidì, unico
+avanzo dell’antico palazzo lateranense[864]. Ed anche questo, consueta
+residenza dei Pontefici, per vecchiezza e per grande quantità delle
+sue parti era ito in decadimento, e già Gregorio IX lo aveva nuovamente
+edificato da capo a fondo, e fortificato[865]: dopo di lui anche Nicolò
+III continuò a lavorarvi. Tuttavolta i Papi non si accontentavano
+delle case vaticane e lateranensi; Onorio IV si costruì una residenza
+presso alla santa Sabina, e Nicolò IV un’altra vicino alla santa Maria
+Maggiore. Fino nella Campagna, a Monte Fiascone, a Terni, a Viterbo,
+a Soriano i Papi edificarono ville e palazzi, e questo crescente amore
+di pompe valse loro da parecchie parti aspro biasimo, perciocchè vi si
+scorgessero troppe tendenze mondane o soverchio nepotismo[866].
+
+Degna di nota è la fabbrica cui Onorio III attese nel san Lorenzo:
+ne compose il portico, e congiunse assieme le due vecchie basiliche.
+Osservammo come sorgessero conventi di frati mendicanti, ma anche
+questi edificî furono ampliamenti di altri già esistenti, se si
+eccettui forse il monastero di santa Sabina che Domenico eresse, e dove
+parimenti si trova un cortile di stile romano[867].
+
+La più meritevole opera che i Papi imprendessero, furono gli istituti
+di beneficenza. Il maggiore di tutti questi fu l’ospizio degli infermi
+e dei trovatelli di Santo Spirito cui Innocenzo III fondò, sia che una
+visione avuta in sogno (così vien detto) gliene ispirasse l’idea, sia
+che ve lo inducessero gli epigrammi dei Romani, i quali gli facevano
+censura di avere eretto la torre gigantesca dei Conti per le mire
+ambiziose della sua famiglia[868]. Egli costruì l’ospitale in vicinanza
+di santa Maria in Sassia, dove un tempo Ina re degli Anglosassoni aveva
+composto un ricovero di pellegrini (_schola Saxonum_). Quel bello
+istituto, nel 1204, Innocenzo III affidò al governo del provenzale
+Guido, che a Mompellieri aveva raccolto un ordine di Ospitalieri sotto
+il titolo dello Spirito Santo. L’antica casa degli Anglosassoni si
+trasformò nell’ospitale di Santo Spirito, e questo nome passò alla
+chiesa. La fondazione fu ampliata da Pontefici che vennero dopo, fu
+riccamente dotata, e ridotta a tale che la maggiore di quella specie
+non v’ha in tutto il mondo[869].
+
+Alcuni anni prima era sorto l’ospitale di san Tommaso sul Celio, vicino
+l’arco di Dolabella: chiamossi in Formis dall’acquedotto che ivi era,
+e Innocenzo III lo affidò al nizzardo Giovanni de Mata il quale aveva
+composto l’ordine dei Trinitarî all’intento di riscattare gli schiavi
+cristiani. La piccola chiesa ora esiste in forma mutata dall’antica, e
+dell’ospitale non si conserva che l’avanzo della vecchia porta presso
+l’entrata della villa Mattei[870]. Un terzo ospitale nell’anno 1216
+fondò il cardinale Giovanni Colonna presso al Laterano, dove tuttora
+dura. Il cardinale Pietro Capocci nel suo testamento ne eresse un
+quarto, quello di Sant’Antonio Abate in vicinanza della santa Maria
+Maggiore: gli infelici che infermavano del fuoco di Sant’Antonio vi
+trovavano cura dai frati di un ordine che s’era formato nella Francia
+meridionale. Però di quell’ospitale non esiste più che l’antica porta
+di marmo edificata in istile romano ad archi rotondi, ed è indice che
+un tempo dovette essere stato un edificio non piccolo[871].
+
+Nel complesso, anche durante il secolo decimoterzo l’architettura
+ecclesiastica di Roma non ispiegò forme grandiose. Non si palesava il
+bisogno di nuovi edificî; le restaurazioni delle basiliche antiche
+per sè sole davano abbastanza a fare, e Roma non costruì più grandi
+chiese nell’età in cui, creazioni di un’êra nuova, sorgevano i duomi
+magnifici di Firenze, di Siena e di Orvieto. Nella seconda metà del
+secolo decimoterzo anche a Roma per certo s’iniziò lo stile gotico, e
+per la prima volta, come vedemmo, lo si adoperò nella cappella _Sancta
+Sanctorum_. Quello stile cavalleresco e mistico del settentrione fu
+adottato dai frati mendicanti, e adoperato ad Assisi nella chiesa
+ove ebbe sepoltura il loro Santo: la sua forma si modificò secondo il
+genio artistico degli Italiani; peraltro il gotico non trovò terreno
+favorevole a Roma terra di gusto severo e classico. Appena fu che se ne
+facesse uso in santa Maria sopra Minerva, la cui edificazione Nicolò
+III fece incominciare nell’anno 1280 per opera di fra Sisto e di fra
+Ristori, architetti di santa Maria Novella di Firenze[872]: e quella
+chiesa a mezzo gotica fu nel corso di lunghi secoli il solo edificio
+tutto nuovo e di qualche grandezza che sorgesse nella città capitale
+del mondo cristiano! Per lo contrario, già sul principio del secolo
+decimoterzo, nel Lazio si fabbricavano in bello stile gotico le chiese
+dei conventi di Casamari e di Fossanova[873].
+
+Soltanto in alcuni tabernacoli posti sugli altari e in alcuni sepolcri,
+anche a Roma sulla fine di questo secolo predomina la forma gotica
+unita a decorazioni di musaico secondo la foggia romana. Le chiese
+della Città possedono ancora parecchie di quelle opere graziose che
+appartengono ai monumenti più attrattivi del medio evo romano. In parte
+sono lavori di maestri toscani, e tale è appunto il bel tabernacolo del
+san Paolo, che vuolsi composto nell’anno 1285 da Arnolfo di Cambio,
+celebre scolare di Nicola Pisano: in parte sono opera dei Cosmati, e
+tale è il tabernacolo della santa Maria in Cosmedin che il cardinale
+Francesco Gaetani fece comporre da Diodato[874]. Ormai fino dal secolo
+undecimo artefici romani eransi dati con molta attività ai lavori in
+marmo, e gran numero di opere fecero anche nell’Italia meridionale e
+in quella di mezzo. Si nominarono _Marmorarii_ ovvero _arte marmoris
+periti_; e questo appellativo è assai caratteristico per Roma[875].
+Infatti la Città era tutta sparsa di ruderi preziosi di marmo; era una
+vera Carrara cui attingevano città straniere. Pertanto si venne ivi
+propriamente educando un’arte di decorare a musaico con pezzi di marmi,
+e del continuo vi dava impulso anche l’esemplare dei vecchi musaici di
+case e di templi. Da edificî antichi si staccavano lastre di marmo, e
+si segavano colonne magnifiche per trarne materiale di ornati, massime
+per formarne pavimenti di chiese, che si componevano con artistiche
+figure a pezzi di porfido, di serpentino, di giallo, di marmo bianco e
+nero. Si tappezzavano a musaico tabernacoli, amboni, altari, sepolcri,
+cattedre vescovili, candelabri, colonne, archi e cornici di chiostri.
+E cotali lavori (alcuni sono veramente leggiadri), specialmente i
+pavimenti delle chiese, durano accusatori del perpetuo saccheggio che
+davasi all’antica magnificenza di Roma, la cui dovizia di marmo ogni
+giorno soffriva violente trasformazioni senza che si esaurisse mai.
+
+Fra quegli artisti romani crebbe, dopo la fine del secolo duodecimo,
+una illustre famiglia di scalpellini, quella dei Cosmati, che ebbe per
+l’arte una rilevanza nazionale grandissima. La memoranda famiglia, che
+colla sua operosità abbracciò un secolo intiero fino al principio del
+decimoquarto, splende ancor più dappoichè Roma fu povera d’ingegni
+creatori; e quella gente fiorì in figliuoli e in nipoti dai nomi di
+Cosma, di Lorenzo, di Jacopo, di Luca, di Giovanni e di Diodato. Dalla
+Toscana i Cosmati sulla fine del secolo decimoterzo trassero lo stile
+gotico, e questo per via di loro produsse in Roma alcune vaghissime
+opere. Se anche i loro lavori non rivaleggiano colla scuola pisana,
+e sebbene eglino non abbiano conseguito la gloria di un Arnolfo, di
+un Cimabue, di un Giotto, tuttavolta ornarono Roma della sola scuola
+d’arte che possa dirsi originale perchè era intieramente romana. Con
+indefessa operosità riempierono Roma, il Lazio, l’Etruria ed eziandio
+l’Umbria di lavori graziosi in cui l’architettura si sposa alla
+scultura ed alla pittura in musaico, nei tabernacoli, negli amboni,
+in sepolcri, in portici e in chiostri. Ed i Cosmati sparvero di Roma
+in quel tempo medesimo nel quale il Papato (che aveva cominciato a
+proteggere l’arte) lasciò la Città per andarne ad Avignone: quegli
+artisti e l’opera loro si perdettero nel fitto buio dell’abbandono
+completo cui Roma fu condannata durante l’esilio avignonese[876].
+
+Monumenti ragguardevoli d’arte e di storia sono in Roma i sepolcri,
+che per la più parte si composero soltanto gli ecclesiastici del
+maggior clero. Ancor durava la usanza di adoperare sarcofaghi antichi a
+tumulare i morti; però, venuta in fiore la scuola pisana, cominciarono
+a erigersi eziandio monumenti nuovi. Allorquando morì Innocenzo V,
+Carlo d’Angiò ordinò al suo cameriere che trovavasi a Roma di cercare
+un sarcofago di porfido entro cui deporre la salma di quel Papa;
+che se non si trovasse, comandava di far costruire una bell’urna
+sepolcrale[877]. Nessun monumento di uomini celebri della prima metà
+del secolo decimoterzo s’è in Roma conservato, ed è a deplorarsi la
+perdita di tante tombe, massime di quelle che erano in san Giovanni e
+nel san Pietro. Alla serie dei sepolcri che esistono ancora oggidì dà
+principio nel san Lorenzo la sepoltura del cardinale Guglielmo Fieschi
+morto nel 1256, quello per l’appunto che, andato nunzio in Puglia,
+fu rimandato così sconciamente da re Manfredi. Le sue ossa riposano
+in un antico sarcofago di marmo i cui bassi rilievi rappresentano
+una ceremonia nuziale romana. Che sorta di simbolo per la tomba di un
+cardinale! All’arte del medio evo non vi appartiene che il tabernacolo,
+di forme semplici, a linee rette, le cui pitture raffigurano Cristo
+sedente in trono con vicini Innocenzo IV e san Lorenzo, il Cardinale e
+santo Stefano. Epitaffi lunghi e di stile pomposo celebrano le lodi del
+morto.
+
+Vi tiene dietro la tomba del cardinale Riccardo Anibaldi, l’amico di
+Tommaso d’Aquino, il celebre condottiero dei Guelfi, il partigiano di
+Carlo d’Angiò. Il monumento, semplice e severo, s’innalza in Laterano
+nella navata a sinistra: è di età moderna come l’epitaffio, poichè fu
+rinnovato; però la figura di marmo è ancora l’originale. Il sepolcro
+desta una grande attrattiva, come quello che richiama alla mente la
+grande epoca degli Hohenstaufen e dell’interregno; chè infatti Riccardo
+visse da cardinale nell’intiero periodo che trascorse dai giorni di
+Gregorio IX fino a quelli di Gregorio X; morì a Lione nell’anno 1274.
+
+Un altro cardinale di quell’età, ma più giovane di lui, Anchero di
+Troyes, morto nel 1286, è sepolto in santa Prassede in un monumento
+bene conservato, il quale dimostra il notevolissimo progresso che aveva
+fatto la scultura romana; e certo è opera dei Cosmati. La figura del
+morto riposa sopra un letto ed è coperta di una coltrice di marmo a
+vaghi ricami, che scende rovescioni sopra alcune piccole colonne, i cui
+fondi sono a musaico[878].
+
+In Araceli troviamo le arche della casa Savelli. Là questa nobile
+famiglia nella seconda metà del secolo decimoterzo si edificò una
+cappella, ornandola di pitture; ed oggidì ancora essa contiene
+due tombe; l’una della madre di Onorio IV dove sta sepolto anche
+questo Papa, e l’altra mausoleo dei senatori Savelli. La prima è un
+sarcofago, fattura degli artefici di quel tempo, decorato di musaici
+a fondo d’oro, con sopra un tabernacolo a linee rette. Su di esso
+evvi la statua in marmo di Onorio IV giacente, di volto bello e senza
+barba: fu Paolo III che per primo la tolse dal Vaticano e la collocò
+su quel sarcofago dove era già sepolta la madre di Onorio, Vana
+Aldobrandeschi[879]. Il secondo monumento in bizzarra guisa intreccia
+le antiche forme con quelle del medio evo; vi serve di base un’urna
+di marmo con basso rilievi bacchici che appartengono al tempo della
+decadenza dell’arte romana: sopra s’eleva un sarcofago a musaico
+con frontespizio gotico. Sul davanti sono disposti a tre riprese gli
+stemmi della famiglia, e vi sono incise senza ordine inscrizioni di età
+differenti. Infatti in quel monumento riposano parecchi dei Savelli:
+primo il senatore Luca, padre di Onorio IV, di Giovanni, di Pandolfo,
+i quali a lui eressero la tomba: indi il celebre senatore Pandolfo con
+Andrea sua figlia; poi Mabilia Savelli moglie di Agapito Colonna, ed
+altri famigliari ancora di età posteriori[880].
+
+Nella Minerva ha sepoltura il cardinale Latino Malabranca per cui
+proposta fu eletto papa Celestino V; e gli tiene compagnia il cardinale
+Matteo Orsini. Il sarcofago ha la forma di un lettuccio di riposo,
+su cui dorme la figura del morto. Questa tomba ci riconduce all’età
+di Bonifacio VIII, cui appartengono le migliori opere della scuola
+dei Cosmati. Giusto allora infatti Giovanni, figlio di Cosma secondo,
+lavorava (sotto gli occhi di Giotto che trovavasi a Roma) intorno a
+parecchi sepolcri di composizione eccellente, e costruiva sarcofaghi
+coperti, di stile gotico con tabernacoli in musaico: i disegni ne
+rappresentano la Vergine con Santi che fanno dall’alto corona al morto
+il cui sonno due angeli di marmo proteggono: concetto di grazia così
+leggiadra, che l’eguale non si trova più ne’ tempi posteriori[881].
+La più celebrata opera di Giovanni è il monumento di Guglielmo Durante
+nella Minerva, opera di sottile lavoro e di ottimo gusto[882]: e simile
+è la tomba del cardinale Gonsalvo di Albano, dell’anno 1299, in santa
+Maria Maggiore[883]. L’artista iscrisse il suo nome sopra una terza
+opera di quella stessa specie in santa Balbina; ed è il bellissimo
+monumento di Stefano della famiglia ghibellina dei Surdi, che fu
+cappellano di Bonifacio VIII[884]. Incerto è se la tomba di Bonifacio
+VIII, che trovasi nelle grotte del Vaticano, sia opera di Giovanni: là
+per fermo si vede il sarcofago del Pontefice colla sua statua di marmo;
+ma è opera di stile semplice e vigoroso, nè ha la eleganza graziosa
+delle altre di cui dicemmo.
+
+L’arte dei Cosmati s’accomiata colla tomba che fu eretta in Araceli a
+Matteo di Aquasparta, generale dei Francescani, trapassato nell’anno
+1302: è un monumento che non porta più il nome di Giovanni, ed è senza
+iscrizione, ma appartiene alla scuola di quello artista[885]. Nello
+stesso anno moriva il cardinale Gerardo di Parma: il suo monumento
+è collocato in Laterano, nella navata a sinistra; ed è un sarcofago
+semplice con un’iscrizione lunga e di stile barbarico in versi leonini.
+Il coperchio dell’urna, su cui è disegnata soltanto la figura del
+morto, fu più tardi sospeso alla parete perchè si potesse scorgere
+l’imagine.
+
+Conviene dare un’occhiata anche alle lapidi tumulari che trovansi
+in sì gran numero nelle chiese romane; e paiono memorandi registri
+marmorei dei morti. Un tempo coprivano il suolo delle basiliche quasi
+che fossero un altro genere di musaico, ed ora poco a poco vanno
+sparendo. Dal secolo ottavo in poi si aveva costumato seppellire i
+morti nelle chiese; e il luogo ove era deposta la salma del trapassato,
+per lungo tempo andava denotando una lapide nel pavimento, con sopra
+scrittone il nome, la data della morte e il motto: «la sua anima riposi
+in pace». Più tardi si usò incidere sul marmo oltre all’iscrizione
+anche la figura di un cereo; indi, massime dopo il secolo decimoterzo,
+si costumò di raffigurarvi (a rilievo o a semplici contorni) anche
+la persona del defunto, in atto di dormiente sopra un guanciale, le
+braccia conserte al seno, e gli stemmi famigliari a destra e a manca
+presso al capo: nella cornice della lapide si scriveva l’epigrafe
+in latino. Gli antichissimi di questi monumenti andarono per la
+maggior parte distrutti; però se ne trovano ancora parecchi del
+secolo decimoterzo in Araceli, in santa Cecilia, nella santa Maria
+sopra Minerva, in santa Prassede, in santa Sabina, nel san Lorenzo
+in Panisperna ed in altre chiese. Talvolta le lapidi sono decorate di
+musaici; e la bellissima delle opere di questa specie è la lapide che
+nell’anno 1300 fu posta in santa Sabina a Munio de Zamora, generale dei
+Domenicani, ed è lavoro di mastro Jacopo de Turrita[886].
+
+Questi monumenti, che nel secolo decimoquarto si fanno sempre più
+numerosi, sono eziandio notevoli perchè danno un’idea delle fogge
+di vestimento usate al loro tempo. Oltracciò essi dimostrano la
+progressiva trasformazione dei caratteri della scrittura. Diciamone
+poche parole. Nella prima metà del secolo decimoterzo in Roma si erano
+conservati ancora gli antichi caratteri epigrafici, ma sulla fine
+di quel periodo la loro forma si fa incerta, e si nota un arbitrio
+assoluto nel loro disegno, massime in quello delle lettere E, M, N,
+V. La linea retta già usata dai Romani comincia a cambiarsi in curva,
+e gli E e i C principiano a chiudersi con una virgola. Sul finire del
+secolo la scrittura diventa uncinata, e notevole per la forma nuova
+è la figura del T, il quale ha prolungate e assai curve le branche
+dell’asta traversale. Cotale forma pittoresca rende la scrittura varia,
+strana a vedersi e di natura monacale. E i caratteri, che in figura
+cosiffatta predominano in tutto il secolo decimoquarto e spariscono
+soltanto nel decimoquinto coll’età del rinascimento, sono quelli che
+vanno conosciuti sotto nome di gotici. Sebbene coi Goti essi abbiano
+a far tanto poco quanto nulla ha a farvi lo stile d’arte che da loro
+si appellò, tuttavolta si associano al gotico dell’arte, che sul
+finire del secolo decimoterzo prese tanto grande svolgimento anche in
+Italia. Nelle iscrizioni si confanno con esso così egregiamente come
+la scrittura arabica s’accorda coll’architettura moresca. Esprimono
+una trasformazione nel gusto estetico dell’umanità, e si accordano
+colla foggia del vestire che in questo tempo va perdendo di semplicità:
+essi stanno alla forma aristocratica dell’antica scrittura romana,
+come la chiesa gotica sta alla basilica, come la lingua volgare sta al
+latino[887].
+
+
+§ 4.
+
+Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo d’Angiò in Campidoglio.
+— Statue ad onore di Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori
+di Giotto in Roma. — Viene in fiore la pittura di musaico. — Tribune
+decorate da Jacopo de Turrita. — La «Navicella», musaico di Giotto in
+Vaticano.
+
+Nel grembo della Chiesa si raccoglievano le arti belle, come foglie
+nel calice del fiore: dentro della Chiesa soltanto esse vennero a
+maturanza, e furono ministre al suo solo servigio. La pittura, che a
+preferenza d’ogni altra è l’arte appropriata a esprimere i concetti
+di cose sacre, doveva perciò fiorire più largamente della scultura la
+quale viveva di reminiscenze pagane. Nondimeno anche questa, durante
+il secolo decimoterzo, fece in Roma progressi, sebbene fosse tenuta
+dammeno dell’architettura ecclesiastica. Nei monumenti sepolcrali,
+nei tabernacoli, nelle porte, nei portici si ravvisa un più eletto
+gusto di forme, e, financo, lo studio degli antichi. In nessun luogo
+più numerose che in Roma erano le opere dei vecchi tempi, i loro
+sarcofaghi, le colonne, le statue; e si andava ridestando il senso di
+apprezzarle convenientemente. Già Clemente III, sul termine del secolo
+duodecimo, aveva fatto collocare innanzi al Laterano, come ornamento
+publico della piazza, l’antica statua equestre di Marco Aurelio: forse
+che gli artisti romani del secolo decimoterzo non avranno mirato con
+attento e studioso occhio le bellezze delle vecchie statue? Il genio
+del pisano Nicolò aveva qualche cosa del gusto antico, ed a Roma
+vennero artisti della sua scuola: ma qui nessuno dei Cosmati si levò
+a vera arte di scultore; e i capolavori dell’antichità, il Laocoonte,
+l’Apollo di Belvedere, il Gladiatore morente giacquero ancora
+profondati nei loro sepolcri, e vi rimasero fino a tanto che fosse
+sonata l’ora d’uscirne e di mostrarsi ad uomini capaci di pregiarne
+il valore. La composizione di statuette, cui diede sì grande impulso
+lo stile gotico, nelle opere dei Cosmati trovasi ancora in embrione; e
+presto in Roma la si abbandonò, come quella che repugnava al carattere
+delle basiliche. Nella Città nulla fu fatto che pur somigliasse ai bei
+rilievi dei pulpiti di Pisa, di Siena, di Pistoia; nulla si compose che
+potesse gareggiare colle sculture del duomo di Orvieto. Un’unica opera
+rivela che la scultura tornava ad avere coscienza della sua alleanza
+antica colla vita politica. Ed infatti l’erezione di una statua grande
+al naturale, che per ordine del senato si fece in Campidoglio a Carlo
+d’Angiò, segna un avvenimento nella storia dell’arte, perciocchè la
+scultura così per la prima volta si ponesse in Roma al servizio di
+altri che la Chiesa non fosse. Sull’antico Campidoglio un dì i Romani
+avevano rizzato tanti simulacri ad onore dei loro eroi e dei loro
+tiranni; ed ora che le membra infrante di quelle statue vi giacevano
+sparse qua e là in cumuli di ruine, i tardi nipoti una ne alzavano
+di fattura rozza e goffa ad un conquistatore venuto di Gallia, loro
+senatore, ed uomo tale che può dirsi il Nerone del medio evo. Fuor
+di Roma Federico II aveva fatto rivivere il costume antico; chè a
+Capua si vedevano le statue di lui e del suo cancelliere. E intorno
+a quell’istesso tempo in Milano si levava a Oldrado podestà una
+piccola statua equestre, che ancor si mira colà presso al Broletto; e
+Mantova scolpiva un busto al suo Virgilio; e nell’anno 1268 i Modenesi
+dedicavano una publica statua alla illustre e benefica dama Buonissima.
+
+Può darsi che alla statua dell’Angioino abbia servito di modello
+quella simile del gran Federico, oppure che il maestro si togliesse
+ad esemplare il simulacro sedente di Pietro in Vaticano, ovvero che
+egli si studiasse d’imitare la figura marmorea di qualche Imperatore
+antico, che solitaria fosse tuttavia durata fra i ruderi di qualche
+foro. Ad ogni modo re Carlo gli sedette innanzi affinchè ne ritraesse
+le fattezze, perciocchè la statua sia veramente cavata dal naturale.
+Monumento prezioso di Roma medioevale, lunghi secoli di barbarie la
+separano dalle statue di Posilippo e di Menandro, che si conservano nel
+museo vaticano, o da quella di Nerva che siede pari a un dio sul suo
+trono: tuttavolta essa ha forme energiche come l’età dei Ghibellini e
+dei Guelfi, e, ad onta di tutta la sua rozzezza, è piena d’espressione.
+Dalla fisonomia cupa e severa dell’assassino di Corradino lo scalpello
+di un artista egregio avrebbe a mala pena saputo cavare l’effigie di un
+tiranno, meglio di quello che vi riuscisse fatto alla mano mal destra
+di uno scultore del secolo decimoterzo: e questi invece, non ostante
+la mescolanza del vestimento tradizionale antico col ritratto storico,
+seppe riprodurre, senza falsarle, le sembianze caratteristiche di
+Carlo[888].
+
+All’età di Bonifacio VIII si rinnovò il costume di rizzare statue ad
+uomini illustri; ed infatti parecchie città, massime quelle di cui fu
+podestà, ne dedicarono a quel Pontefice: così avvenne ad Orvieto, a
+Firenze, ad Anagni ed a Roma, in Vaticano, in Laterano; fin Bologna
+nell’anno 1301 una statua gli elevò innanzi al palazzo del Comune[889].
+I suoi nemici ne colsero il destro per muover biasimo a Bonifacio VIII;
+ed invero nella scrittura accusatoria del Nogaret e di Plasiano è detto
+espressamente che ei si fece porre dei simulacri d’argento in alcune
+chiese per traviare il popolo e indurlo al culto degli idoli: prova
+eminente del barbaro concetto che allora si aveva in Francia di quel
+principio dell’arte[890]! Del resto le statue che si conservarono del
+celebre Pontefice dimostrano che il ritratto in marmo non aveva peranco
+assunto un fare spigliato e franco. La figura sedente che vedesi nella
+parete esterna del duomo di Anagni è così stranamente rozza e tozza che
+fa l’effetto di simulacro di un idolo.
+
+Più della scultura fiorì a Roma la pittura, poichè nelle vecchie
+basiliche essa serbava le sue tradizioni e serviva ad un principio che
+non venne mai meno. Del continuo la pittura di muro e il musaico si
+mantennero in uso, e quella, in ispecialità, ebbe un nuovo e notevole
+svolgimento sulla fine del secolo decimoterzo. Le antichissime pitture
+a fresco composte in questo secolo sono quelle in san Lorenzo, del
+tempo di Onorio III, il quale ordinò a nuovo la bella basilica dove
+coronò Pietro di Courtenay. Il Papa fe’ coprire l’atrio e l’interno
+della chiesa con affreschi; ma oggidì sono in parte spariti ed in
+parte furono restaurati con ritocchi così moderni che perdettero
+la loro originalità. Nelle composizioni si rivela un carattere
+grossolano; peraltro hanno tutta la vivacità dell’arte bambina, e in
+questo somigliano alle pitture della cappella di Silvestro nei Quattro
+Coronati[891]. Del rimanente quei lavori fanno testimonianza che sul
+principio del secolo decimoterzo si adoperò la pittura a fresco sopra
+pareti di grandi dimensioni; il quale uso con pari estensione d’arte e
+con eguale ampiezza di proporzioni si palesa soltanto nella chiesa del
+santo Speco a Subiaco.
+
+Coll’età di Giotto (che fu il grande creatore degli affreschi ciclici)
+quest’arte venne a magnifico fiore in Italia; lo dimostrano le pitture
+di Assisi, di Padova, di Firenze. Anche a Roma Giotto dipinse fra
+l’anno 1298 e il 1300. Sventuratamente perirono gli affreschi ch’ei
+condusse nel san Pietro e nella loggia del Laterano, donde Bonifacio
+VIII bandì l’anno giubiliare: e parimenti andarono perduti i lavori
+di Pietro Cavallini romano, che fu suo discepolo. Delle pitture «al
+fresco» di Giotto soltanto un frammento può vedersi in Laterano sopra
+un pilastro, dove lo si conserva difeso da una custodia di vetro: con
+fattezze fedeli come di ritratto rappresenta il Papa che da quella
+loggia annuncia il giubileo.
+
+Opere di gran rilevanza la pittura in musaico compose a Roma nel secolo
+decimoterzo; e durano ancora a decoro di alcune chiese. Quest’arte
+nazionale romana aveva prodotto lavori eccellenti fino al secolo sesto;
+indi era decaduta per ridestarsi a vita nuova nel secolo duodecimo.
+Nel decimoterzo vi diè un impulso potente la influenza della pittura
+toscana, senza però che ne ricevesse innovazioni essenziali il suo
+sacro concetto romano. Ed anzi l’arte romana del musaico a questa età
+risorge nel suo antico splendore cristiano sposandone l’idea al gusto
+antico. Anche qui i suoi lavori principiano con Onorio III, rozzi
+dapprima e impacciati, come vedesi nella cornice del portico di san
+Lorenzo, e nelle nicchie di santa Costanza in prossimità della santa
+Agnese (sono del tempo di Alessandro IV); ma poi vengono assumendo un
+fare sempre più spigliato. E già Onorio III incominciò il gran quadro
+della tribuna nel san Paolo, che Nicolò III, quand’era ancora abate
+di quel convento, ridusse a compimento. Perciò l’opera ha un duplice
+carattere di stile, ma ormai essa dà incominciamento alla seconda epoca
+della pittura romana, che, seguendo le orme di Cimabue e precorrendo
+Giotto, stupendamente fiorì sul termine del secolo decimoterzo:
+brevissimo fiore, perocchè indi la nuova barbarie che sopravvenne
+durante l’esilio avignonese, violentemente tagliasse a quell’arte la
+via del suo progresso organico, e la spegnesse.
+
+Sulla fine del secolo decimoterzo splendette in Roma una scuola di
+musaicisti, nella quale (come capo e maestro suo) ottenne rinomanza
+immortale Jacopo della Turrita insieme con Jacopo di Camerino socio o
+scolare di lui. Credesi che fossero entrambi frati minori. L’entusiasmo
+dei Francescani, che aveva fondato il primo tempio dell’alleanza delle
+arti italiane mercè la chiesa di Assisi ove fu sepolto il loro Santo,
+die’ in Italia un impulso vivificatore all’attività creatrice. Il
+Turrita, al tempo di Nicolò IV, compose nella tribuna del Laterano
+una serie di figure di Santi e di simboli cristiani; e sebbene
+ancora vi appaia confusione di stile, tuttavolta vi si spiega tanta
+abbondanza di concetti pittorici che Roma da secoli non aveva più
+visto l’eguale[892]. Tutto il quadro si aggruppa intorno alla croce
+scintillante di gemme che è posta sotto una mezza figura del Salvatore:
+quest’è di origine più antica, e spicca in campo d’oro; le figure
+poi sono disposte da una parte e dall’altra della croce. I due Santi
+moderni, Francesco ed Antonio, vi sono ormai collocati in mezzo agli
+Apostoli, quantunque, come a uomini nuovi si addice, sieno di minori
+dimensioni e in curvo atteggiamento di umiltà.
+
+La sua opera migliore il Turrita eseguì nella santa Maria Maggiore,
+la cui tribuna Nicolò IV e il cardinale Jacopo Colonna fecero ornare
+di musaici. Il soggetto principale, raccolto in un gran quadro di
+fondo azzurro cupo, è Maria coronata dal Redentore. Intorno aleggia
+una gloria di angeli oranti; dai due lati, nel cielo scintillante
+d’oro stanno vicini alla coronata (che leva le mani in atto modesto)
+Pietro e Paolo, i due Giovanni, Francesco e Antonio da Padova. Al campo
+d’oro fanno cornice floridi tralci di vite con suvvi posati augelli
+variopinti, e formano una decorazione grandiosa, ma che soffoca quasi
+il soggetto del quadro. Nicolò IV e il cardinale, che avevano commesso
+il lavoro, sono rappresentati genuflessi in dimensioni più minute;
+simbolo significativo che anche in altri quadri spesso si adoperò. Per
+lo contrario i novelli eroi della Chiesa, Francesco e Antonio, sono
+di proporzioni al naturale e di figura pari a quella degli Apostoli.
+Giova credere che l’artista abbia preso a esemplare antichi musaici,
+forse quelli di Palestrina, e che di là abbia tolto l’idea di dipingere
+in entrambi i suoi quadri barche ed amorini, cigni, animali in atto
+di bere, fiori, divinità fluviali. Il grandioso musaico adorna oggidì
+ancora la basilica della santa Maria Maggiore di tanto splendore di
+oro che sembra cosa non terrena e vi dà una magnificenza solenne. E
+quando il sole penetra attraverso le rosse cortine dei finestroni,
+par di vedere il cielo fiammeggiante in cui Dante ripose i suoi
+santi, Bernardo, Francesco, Domenico e Bonaventura: è uno spettacolo
+incantevole in cui la vivezza della luce ti scuote l’anima come la
+maestosa salmodia di un corale. Il Turrita completò la decorazione di
+quell’antico tempio di Maria; e infatti ai celebri musaici della navata
+maggiore (che appartengono all’epoca di Sisto III, e sono per ciò
+ispirati al gusto dell’arte antica) egli aggiunse come compimento il
+suo quadro della tribuna, opera bellissima di tutta la pittura romana
+di musaico.
+
+Fuor di quella stessa chiesa, nella grande loggia esterna, vedonsi gli
+altri musaici che i cardinali Jacopo e Pietro Colonna fecero eseguire
+da Filippo Rusuti verso la fine del secolo: Cristo siede in trono fra
+i Santi; e il soggetto si riferisce alla leggenda dell’edificazione
+della chiesa. I Colonna nutrivano molto affetto per la santa Maria
+Maggiore, in cui erano sepolti alcuni di loro casa. E in quello che
+la loro illustre famiglia era colpita dagli anatemi di Bonifacio VIII,
+il popolo mirava nella gloria di quel musaico la figura del maledetto
+cardinale Jacopo, inginocchiata a’ piedi dei Santi. Il suo formidabile
+nemico Bonifacio amava il lusso e le arti al pari di lui; e furono
+soltanto i negozî politici che gli impedirono di rendere immortale la
+sua memoria con monumenti di maggiore importanza. In Laterano edificò
+quella loggia donde durante l’anno del giubileo impartì la benedizione,
+e in Vaticano costruì la sua cappella sepolcrale, che poi perì. E
+nel Vaticano lavorò anche Giotto: il cardinale Jacopo Stefaneschi,
+che allogò opere a quel maestro in san Giorgio in Velabro (sua chiesa
+titolare), gli diè la commissione del musaico che va celebre sotto il
+nome di «Navicella», e che, dopo di avere un tempo adornato l’atrio del
+san Pietro, ora è infitto nel muro del vestibolo sopra la porta. Questo
+notevole quadro perdette lo splendore della sua originalità, causa
+restauri di tempi posteriori. Soltanto il disegno di Giotto rimane
+intatto; rappresenta la Chiesa sotto alla forma della barca di Pietro
+che naviga in mezzo alla burrasca, in quello che il principe degli
+Apostoli se ne va a Cristo camminando sulle onde di Galilea: e questo
+simbolo antico era acconcio e profetico della storia di Bonifacio VIII
+e della fine del secolo decimoterzo[893].
+
+
+§ 5.
+
+Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le torri romane e le
+rocche della nobiltà. — La torre dei Conti e la torre «delle Milizie».
+— La rocca «Capo di Bove» lungo la via Appia. — Palazzo comunale in
+Campidoglio.
+
+L’età delle lotte partigiane, dell’esilio di Papi e di cittadini, della
+devastazione della Città non era la prospera a comporre od a conservare
+monumenti di architettura civile. Gli ottimati non costruivano che
+torri, i Papi edificavano ospitali e residenze, i senatori restauravano
+le mura civiche. Nel secolo decimoterzo appena è che troviamo notizia
+di edificazioni publiche della Città. Un silenzio profondo ricopre gli
+acquedotti, e soltanto una volta si nota che Gregorio IX fece spurgare
+le cloache e riparare il ponte di santa Maria. Roma cadeva in rovina.
+Non v’era più magistrato alcuno che sopravvegliasse ai monumenti;
+terremoti, inondazioni, guerre cittadine, costruzioni di torri dei
+nobili, restauri di chiese, bisogno di materiali di cui andavano in
+cerca i lavoratori di marmo, compere che ne facevano gli stranieri,
+tutto questo distrusse i monumenti; e i cumuli che ognor più alto si
+ammontichiavano seppellivano più e più sempre la vecchia Città. Nel suo
+mondo sotterraneo si sprofondavano, come per benefico incanto di magia,
+molti capolavori dell’arte. Sparvero essi dagli occhi degli uomini
+di quel tempo, che sopra i loro sepolcri combattevano lotte feroci e
+devastatrici, e soltanto in tempo più tardo risorsero come testimonî
+del passato. Ed oggidì ancora a Roma dormono sotterra molte statue; e
+noi stessi nell’estate dell’anno 1864 vedemmo di repente venire alla
+luce del dì, quasi illeso, il colosso di bronzo dell’Ercole che risorse
+dalle rovine del teatro di Pompeo dove da tanti secoli era giaciuto
+sepolto.
+
+Se avessimo una pianta in rilievo di ciò che era la città di Roma
+nel secolo decimoterzo, ne vedremmo uno stranissimo quadro. La città
+somigliava ad un grande campo cinto di mura coperte di musco, con
+colline e con valli, con terreni deserti e coltivati, da cui si
+sollevavano tratto tratto oscure torri o castella, basiliche e chiostri
+antichi che volgevano in rovina, monumenti colossali tutti ravvolti
+di edera, terme, acquedotti infranti, colonnami di templi, e colonne
+isolate e solitarie, e turriti archi di trionfo: e nel tempo stesso un
+labirinto di vie strette e lubriche, interrotte ora ad ora da ruderi,
+s’aggirava senza ordine fra le ruine; e il giallo Tevere passando
+sotto ponti a quadroni, mezzo cadenti, mestamente scorreva attraverso
+quel desolato deserto[894]. All’ingiro, intorno alle vecchie mura di
+Aureliano e dentro di esse trovavi tratti di terreno, or selvatici, ora
+coltivati a campo, simili per estensione a poderi: e anche là sorgevano
+da ogni banda monti di ruine. Per tutta la Città vedevi vigneti ed
+orti sparsi come altrettante oasi; e giungevano fin là dove oggidì è
+il maggior centro di Roma, presso il Panteon, vicino la Minerva, fino
+alla porta del Popolo. Il Campidoglio fino giù al Foro (sui cui avanzi
+s’ergevano negre torri) era sparso di vigne al pari del Palatino; le
+terme, il circo erano tutti coperti d’erba, e, tratto tratto, erano
+completamente impaludati. Ovunque guardavi, miravi sorgere tetre
+torri merlate, colossi in atto di sfida, costruite di monumenti degli
+antichi; e vedevi castella con merlature di forma originale, composte
+di marmi rubacchiati qua e là, di mattoni e di pezzi di peperino: ed
+erano le rocche e i palazzi dei patrizî guelfi e ghibellini, i quali
+sedevano smaniosi di battaglia sulle classiche colline e fra ruine,
+quasi che Roma non fosse città, ma un campo aperto a guerra di ogni dì.
+Allora non v’era in Roma nobile alcuno che non possedesse torri. E in
+documenti di quel tempo i possedimenti che Romani tenevano nella Città,
+si trovano talvolta denotati colla specificazione di «torri, palazzi,
+case e rovine»[895]. Le famiglie nobili dimoravano fra ruderi, in
+quartieri inaccessibili, che a capo della via si sbarravano con pesanti
+catene di ferro: lì entro avevano stanza coi loro parenti e coi loro
+famigli, e ne sbucavano ad ora ad ora con feroce strepito d’armi per
+combattere contro i loro nemici ereditarî.
+
+È prezzo dell’opera enumerare le maggiori di queste rocche di nobili:
+sulla loro fronte infatti stavano scritti i caratteri essenziali
+della vita sociale della Città nel secolo decimoterzo e in quello
+decimoquarto, duranti i quali l’aristocrazia s’aveva spartito il
+dominio di Roma.
+
+In Transtevere erano situate le torri dei Papa e dei Romani, dei
+Normanni e degli Stefaneschi; e più tardi vi si aggiunse la fortezza
+degli Anguillara[896]. Nell’isola Tiberina si elevavano le torri dei
+Frangipani, che sulla metà del secolo decimoterzo furono proprietà dei
+Prefetti di Vico: oggidì non ne rimane che una delle torri del ponte.
+
+Il quartiere vaticano, dove tutt’intorno al san Pietro stavano disposte
+piccole case di popolani, era posseduto (fin dalla metà di questo
+secolo) dagli Orsini, che tenevano altresì in loro signoria il castel
+Sant’Angelo; e fu per ciò che Nicolò III concepì il disegno di porre
+sua residenza in Vaticano affine di trovarsi nel quartiere in cui era
+potente la sua propria famiglia. Padroni del castel Sant’Angelo, gli
+Orsini dominavano l’ingresso così del Vaticano che della Città, dove,
+dall’altra parte del ponte, sedevano signori delle regioni Ponte e
+Parione. I loro palagi sorgevano sul Monte Giordano e sopra le ruine
+del teatro di Pompeo nel Campo di Fiore. Monte Giordano era formato di
+ruderi di antichi edificî in vicinanza del ponte Sant’Angelo, e, ancor
+nell’anno 1286, quando già vi dimoravano gli Orsini, s’appellava _Monte
+Johannis de Roncionibus_, per assumere poi di lì a pochissimo tempo il
+suo nome da quello di Giordano Orsini: e nell’anno 1334 lo si trova già
+ridotto a vera fortezza, circondato di mura[897]. L’altra rocca degli
+Orsini nel Campo di Fiore, chiamata _Arpacata_, era stata edificata coi
+ruderi giganteschi del teatro di Pompeo. Sparve quel castello, ma il
+luogo ove stette dev’essere quello dove oggidì è piantato il palazzo
+Pio. Così quella sola famiglia patrizia, oltre a case senza numero,
+possedeva da una parte e dall’altra del fiume tre fortezze delle
+maggiori, il castel Sant’Angelo, il Monte, l’_Arpacata_.
+
+In un’altra parte di quello stesso quartiere sedevano di già i Savelli,
+e precisamente là dove in vicinanza del palazzo della Cancelleria evvi
+oggidì ancora una via che si denomina «vicolo dei Savelli». Ma quella
+famiglia non potè colà venire in potenza, perchè la infrenavano gli
+Orsini.
+
+Lunghesso l’altra sponda del fiume, per i rioni Ponte, Parione,
+Regola, sant’Angelo, e fino al Campidoglio esistevano le torri di molte
+famiglie. I Massimi ormai dimoravano là dove oggidì s’eleva il loro bel
+palazzo; i Margani e gli Stazî s’avevano edificato una residenza nel
+circo Flaminio; i Bonfilî, gli Amateschi, i Capizucchi, i Boccapaduli,
+i Buccamaza abitavano nei quartieri vicini. Presso al teatro di
+Marcello siedevano ancora i Pierleoni; tuttavia la potenza di questa
+famiglia di papa Anacleto II, nel secolo decimoterzo era caduta sì in
+basso, che il suo nome appena si ritrova ancora nella storia della
+Città. La loro maggior rocca posta in quel teatro (nel medio evo fu
+chiamata «casa dei Pierleoni») venne nel secolo posteriore in mano dei
+Savelli.
+
+Il grande Campo di Marte colle sue molte ruine avrebbe offerto per
+vero dire ottima opportunità all’edificazione di castella, ma la sua
+positura non guarentiva sufficiente sicurezza. Quel quartiere era
+esposto alle piene del Tevere; era poco popolato, e per la più parte
+sparso di ortaglie: perciò soltanto di rado fu teatro delle lotte
+civiche accese dai Colonna. Infatti questa famiglia era padrona di
+tutta la deserta pianura che si stendeva dalla porta del Popolo fino al
+Quirinale, ossia di quella parte della Città che ai tempi di Trajano,
+di Adriano, degli Antonini era stata cotanto splendida di edificî
+sontuosi[898]. Le rocche maggiori dei Colonnesi nel Campo di Marte
+erano il Mausoleo di Augusto e il _Mons Acceptorii_, l’odierno Monte
+Citorio[899]. Nelle ruine dello _Stadium_ di Domiziano i Millini ed i
+Sanguigni avevano edificato le loro torri che esistono tuttavia; nel
+quartiere del Panteon trovavansi i muniti palazzi dei Sinibaldi e dei
+Crescenzî.
+
+Ma le più grandi fortezze dei patrizî erano poste in quei luoghi che
+propriamente avevano composto la vecchia Roma, sopra i colli che van
+giù degradando fino al Foro ed al circo Massimo. Ed invero ivi fu il
+vero teatro della storia urbana di Roma nel medio evo, dopo che il
+Comune popolare ebbe posto sua residenza in Campidoglio. Le colline
+deserte si ridestarono a vita nuova, e quantunque difettassero di
+acqua in parte si ripopolarono. Sul Celio e sul Palatino dominavano i
+Frangipani, in quello che gli Anibaldi dal quartiere Lateranense (dove
+avevano la loro sede maggiore) loro contrastavano ormai il possedimento
+del Colosseo. Questo anfiteatro, di cui una parte considerevole
+era caduta nel dì 1 Giugno 1231, abbattuta da un terremoto[900], il
+Septizonio sul Palatino, la _Turris Cartularia_, gli archi trionfali
+di Tito e di Costantino, il _Janus Quadrifrons_ e le torri prossime al
+circo Massimo, formavano la grande fortezza dei Frangipani, che spesse
+volte fu asilo dei Papi e stanza di loro elezioni. Quella cittadella,
+cui i più illustri monumenti di Roma antica facevano funzione di
+fortilizî, colle sue nere mura medioevali, coi suoi merli, colle sue
+torri, potevasi chiamare per certo la più originale rocca del mondo.
+Che strano aspetto dovette essere il suo!
+
+Il Palatino coi suoi palazzi imperiali era tutto in ruina, nè
+vi abitavano che monaci, e preti e gente minuta al servigio dei
+Frangipani[901]. Per lo contrario il Celio era più popolato di quello
+che sia oggidì; ed infatti nell’anno 1289 si fa cenno dell’antichissima
+via _Caput Africae_ che là era; indizio questo che il colle non era
+divenuto deserto, come si credette, per la devastazione datavi da
+Roberto Guiscardo[902]. Anche il quartiere circostante al Colosseo,
+che si stende fino al Laterano, era tuttavia mediocremente abitato.
+E per fermo nel Libro rituale di Cencio (là dove si parla dei doni
+che si distribuivano a quelli che edificavano gli archi di onore) per
+il tratto di via che si stende dalla _Turris Cartularia_ fino al san
+Nicolò prossimo al Colosseo, tiensi nota di ventitrè famiglie; e fra
+esse vengono citate le case dei Mancini, dei Rainucci, dei Bulgarelli,
+dei Crassi. Invece, tornava a spopolarsi il territorio che intercorre
+fra il Colosseo e il Laterano, e, a partire da san Clemente in avanti,
+non si fa pur menzione di una sola casa[903].
+
+L’Aventino, che al tempo di Ottone III era stato ancora abitato e
+indi era divenuto deserto, venne in mano dei Savelli. Già da lungo
+tempo essi possedevano colà un palazzo presso alla santa Sabina; e
+troviamo che Onorio III ne donò una parte ai Domenicani affinchè si
+costruissero un loro convento. Onorio IV ridusse il palazzo a sua
+residenza, e circondollo con mura merlate e con torri: così è che
+si conservano ancora dei grandi avanzi di quella rocca dei Savelli
+costruita alla foggia che si appella «saracinesca». Ed essa continuò ad
+essere la sede maggiore della famiglia, la quale più tardi s’impadronì
+eziandio della _Marmorata_ e del teatro di Marcello. La _Marmorata_
+teneva sempre il suo nome dai massi di marmo dell’antico _Emporium_,
+il quale a quest’ora era già tutto coperto di terra. Chiese parecchie
+ivi esistevano sotto il monte Aventino presso al fiume, e tutte, cosa
+mirabile, ricevevano il nome addiettivo _de Marmorata_[904]. Onorio IV
+aveva voluto ripopolare l’Aventino; invitò molti Romani ad edificarsi
+là delle case, e alla deserta collina infuse una nuova vita col porvi
+sua sede: tuttavolta il difetto di acqua fece sì che la colonia del
+Savelli non fiorisse[905].
+
+Meglio popolate erano le pendici dell’Esquilino, perocchè ivi fossero
+alcune chiese visitate da gran frequenza di popolo, e, fra le altre,
+la santa Maria Maggiore in cui vicinanza Nicolò IV aveva fondato una
+residenza pontificia. Lo stesso era della costa del Quirinale e della
+Suburra ancor densamente abitata; non così invece la andava per il
+Viminale, che era tutto coperto di boschetti, di terreni deserti e
+di vigne. Le rovine delle terme di Diocleziano erano troppo lontane
+perchè invogliassero qualche nobile famiglia a edificarvi sue castella:
+lo stesso dicasi dei bagni giganteschi di Caracalla e del campo
+Pretorio[906].
+
+Per lo contrario, alcune famiglie potenti tenevano in loro dominio le
+pendici del Quirinale, e si trinceravano segnatamente in vicinanza
+degli antichi _Fora_ imperiali. Nel secolo decimoterzo fu proprio
+quello il campo in cui le fazioni vennero alle mani. Infatti là
+sedevano i Pandolfi della Suburra, i Capocci che s’erano annidati
+nelle terme di Trajano, ed i Conti; e in pari tempo, nelle terme
+di Costantino sorgeva la quarta fortezza dei Colonna, l’antica sede
+dei conti Tusculani. Ed oggidì ancora su quelle pendici durano gli
+avanzi giganteschi di due torri di quella grande età: mentre perirono
+tutte le altre rocche di nobili, si conservarono la «torre dei Conti»
+e la «torre delle Milizie» con reliquie considerevoli, solide e
+indestruttibili sì come gli edificî dell’antica Roma, coi quali esse un
+tempo rivaleggiarono.
+
+La «torre dei Conti» è monumento dell’epoca in cui primeggiò per
+potenza la famiglia di Innocenzo III: l’ambizioso Riccardo Conti la
+eresse col denaro del Pontefice fratel suo nel foro antico di Nerva;
+e di quel luogo fu combattuta la libertà republicana di Roma[907].
+Le rovine colossali dei _Fora_ di Augusto, di Nerva e di Cesare si
+prestavano acconciamente alle costruzioni di una fortezza, ed i Conti
+la eressero come una cittadella che al Campidoglio poteva essere
+formidabile del paro che le torri dei Frangipani. L’edificazione
+di quella rocca gigantesca, monumento che male si addiceva ad un
+Pontefice, avvenne sull’incominciamento del governo di Innocenzo III;
+e nulla v’ha che provi avere essa preesistito da secoli anteriori, e
+che i Conti non facessero altrochè ampliarla[908]. Compita che fu, essa
+s’alzò sopra Roma, tetra e grande come un edificio degno dei Faraoni.
+La sua base fu composta di macigni di tufo dei monti Albani, tratti
+da ruine antiche; le sue muraglie furono formate di pietre cotte. Di
+forma quadrangolare, sorgeva sulla base poderosa in tre ripiani che
+andavano assottigliandosi verso la cima, con sopra un guarnimento di
+merlature a tre punte: pareva che il suo vertice toccasse le nubi. La
+si tenne in conto di massima fra tutte le torri della Città, anzi la si
+estimò opera portentosa, quantunque non per bellezza di architettura,
+ma soltanto per grandezza colossale andasse lodata: e il Petrarca,
+che potè vederla prima che un terremoto la rovinasse, deplorò il suo
+guasto, esclamando che al mondo nulla v’era che la pareggiasse[909].
+Per conseguenza non fuvvi edificio alcuno che le si potesse paragonare;
+neppure il celebre Trouillas del palazzo avignonese, che Giovanni XXII,
+simile a Nemrod spaventoso (così il Petrarca motteggiando lo chiama)
+fece colà fabbricare. Ed essa non crollò ad onta di tante burrasche che
+le passarono sopra; e il terremoto dell’anno 1348 non ne rovesciò che i
+piani superiori. Infatti Benozzo Gozzoli ancora nel decimoquinto secolo
+dipinse il frontone della sua porta d’ingresso; e solamente Urbano
+VIII la fece demolire riducendola a quegli avanzi che oggidì ancora si
+vedono[910].
+
+Ebbe a sua gemella la «torre delle Milizie», che parve ancor più
+grandiosa a cagione della positura elevata su cui si costruì. Chi
+visita Roma ne meraviglia allorchè la vede da monte Pincio oppure dal
+convento di Araceli donde essa si mostra nella sua grandezza magnifica:
+bellissima delle ruine del medio evo, domina regalmente la Città, ed è
+testimone eloquente dell’età dei Guelfi e dei Ghibellini. Il popolo,
+o piuttosto la fantasia dei pellegrini, ideò che fosse il palazzo di
+Ottaviano; e più tardi si favoleggiò che l’abbominevole Nerone sonando
+la cetra avesse contemplato dai suoi merli l’incendio di Roma. E in
+Roma si manteneva ricordanza che in quei dintorni avessero esistito i
+giardini di Mecenate e la casa di Virgilio poeta e mago[911]. La torre
+s’innalza sulla pendice del Quirinale, sopra il foro di Trajano, là
+dove trovasi il noto luogo dei _Balnea Neapolis_ (Magna Napoli). Quel
+quartiere nel medio evo si appellava _Biberatice_, e la torre dava ad
+una via il nome di _Contrata Miliciarum_[912]. Quando si edificasse
+è incerto; il suo stile romano e l’opera di muratura simile a quella
+della torre de’ Conti palesano l’epoca di Innocenzo III o l’altra
+di Gregorio IX. Da una base larga e alta sorse quel colosso in forma
+quadrangolare, e fu congiunto ad un castello merlato in modo da formare
+una vera cittadella[913]. E poichè sul Quirinale (là dove la torre sta
+racchiusa entro il monastero di santa Caterina da Siena), ormai nel
+secolo duodecimo un luogo era appellato _Miliciae Tiberianae_, così ei
+pare che la torre sia stata costruita sopra un monumento antico, che
+forse fu una stazione militare de’ tempi imperiali[914]. Nella seconda
+metà del secolo decimoterzo appartenne agli Anibaldi, indi passò in
+mano dei Gaetani. E il possederla tenevasi di tanta importanza che i
+suoi signori ne trassero il titolo come se s’avesse trattato di una
+baronia: dopo che nel 1301 la ebbe comperata da Riccardo Anibaldi,
+Pietro nipote di Bonifacio VIII si appellò _Dominus Miliciarum Urbis_,
+e probabilmente ottenne il diritto di tener soldatesche in quella
+grande fortezza della Città[915].
+
+Quelle due torri sono i monumenti commemorativi del medio evo, allo
+istesso modo che le colonne di Trajano e di Antonino furonlo di
+Roma imperiale: figure caratteristiche della Città, esprimono più
+chiaramente di tutte le storie l’energia indomita di questo secolo.
+Quando, a poca distanza di tempo l’una dall’altra, si eressero, è certo
+che dovettero presentare uno spettacolo imponente. Dominavano tutta
+Roma, e potevansi scorgere a qualche miglio di lontananza dalla Città,
+come oggidì accade della cupola di san Pietro. E quelle torri, di
+grandezza smisurata, danno la più spiccata idea dell’indole romana, la
+quale nel medio evo rimase eguale a ciò che era stata nell’antichità.
+I Romani non ebbero concetto elegante di forme, non seppero dar vita
+alle grandi moli come fecero invece i Toscani; a Roma non trovi che
+robustezza tetra e maestosa. I Romani si tolsero a modello le rovine
+dei loro antenati, e vollero creare dei colossi che rivaleggiassero con
+quelle; così le due torri si levarono su Roma con mura diritte e nude,
+vere opere ciclopiche del medio evo.
+
+La serie delle rocche di nobili onde parlammo raccoglie i nomi
+di tutte le grandi famiglie di Roma a quell’età; non vi manca che
+la più recente casa del secolo decimoterzo. I Gaetani possedevano
+palazzi nell’isola Tiberina e nel quartiere di santa Maria Maggiore,
+ma non avevano una rocca ereditata dai loro avi: sennonchè, intorno
+a quell’istesso tempo in cui diventarono padroni delle «Milizie»,
+piantarono fuor di porta San Sebastiano, lungo la via Appia quella
+notevole fortezza che si appellò «Capo di Bove». Il castello trasse il
+nome dal sepolcro di Cecilia Metella, suo nocciolo e punto di mezzo,
+avvegnaddio il magnifico monumento di quella donna, che fu figliuola
+di Metello Cretense e sposa di Crasso, ancora nel più antico medio
+evo fosse chiamato «Capo di Bove» dai crani di cosiffatti animali che
+erano collocati sulla sua cornice[916]. Come i mausolei di Augusto
+e di Adriano, e come le tombe dei Plauti presso il ponte dell’Anio
+in Lucania, può darsi che anche il sepolcro di Cecilia già da tempo
+lunghissimo si fosse trasformato in torre baronale. L’abbandono in
+cui era caduta la via Appia fece sì che anche il monumento andasse
+dimenticato, finchè la guerra contro i Colonna porse opportunità
+a Bonifacio VIII di darlo al nipote suo. Il conte Pietro Gaetani
+vi edificò un castello per poter di là sopravvegliare i movimenti
+dei Colonnesi, caso mai che fossero venuti dalle loro rocche della
+Campagna per la via Latina oppure da quella Appia[917]. La fortezza
+fu poco tempo dopo ampliata dai Savelli e ricevette consistenza dalle
+prossime ruine del circo Massenzio; e i suoi avanzi, ed eziandio quelli
+dell’antico palazzo baronale e di un borgo murato che sorse ivi nel
+secolo decimoquarto, durano oggidì ancora unitamente ad una chiesa
+di stile gotico: ivi sopra scorgonsi tuttavia gli stemmi della casa
+Gaetani. Gli edificî furono costruiti di tufo di Albano; e il loro
+colore oscuro, e la meschina architettura medioevale oppongono il più
+grande contrapposto alla maestà del sepolcro antico di gialli quadroni
+travertini, sulla cui cornice furono infisse le pietre di tufo che
+servirono a tramutare il mausoleo in torre merlata. L’interno della
+tomba del resto non fu danneggiato; chè il sarcofago di Cecilia Metella
+vi rimase illeso, ad onta che cento volte vi passassero sopra tempeste
+di assedî. Fu soltanto Paolo III che fece di là trasportare l’urna nel
+palazzo Farnese, dove ancora è custodita.
+
+Ei si può di leggieri argomentare quali devastazioni commettessero
+gli edificatori di quella rocca dei Gaetani, danneggiando il circo
+di Massenzio e i monumenti della via Appia, per servirsi dei loro
+materiali. L’antica via sepolcrale, che già da secoli aveva sofferto
+saccheggi molti, nuovamente ebbe allora a soffrire una delle più
+malvage devastazioni[918]. In antiche tombe della Campagna dimoravano
+pastori e coloni, e per tutto l’agro romano (che componeva il distretto
+della Città), si elevavano torri senza numero, parte edificate di
+vecchi monumenti sepolcrali, di templi e di avanzi di ville, parte
+fabbricate a nuovo per protezione degli scarsi agricoltori. Ed ancora
+nella provincia romana trovansi molte tenute ossiano poderi che da
+torri medioevali traggono il nome[919].
+
+Cinto e minacciato dalle rocche della nobiltà, sul Campidoglio sorgeva
+il palazzo comunale, sede della Republica: e là abitavano i senatori,
+quantunque sulla metà del secolo decimoterzo talora si noti come loro
+stanza il palazzo dei Quattro Coronati. Tutta volta anche quando
+Carlo di Angiò e l’Infante di Castiglia quivi tennero residenza,
+i loro prosenatori dimorarono in Campidoglio: e lo stesso fu degli
+altri senatori non principi. Nulla avanza oggidì che ci dia un’idea
+del modo onde nel medio evo fosse munita la rupe Tarpea, e ignota
+ci è la forma che abbia avuto il palazzo senatorio anche nel secolo
+decimoterzo. Ei pare che fosse fabbricato a nuovo circa nell’anno
+1300, quando Gentile Orsini e Riccardo Anibaldi erano senatori[920].
+Quindi abbiamo un’altra notizia di una sua fabbrica e cioè dell’anno
+1390, allorquando Bonifacio IX rinnovò il palazzo senatorio sui ruderi
+del _Tabellarium_. Quantunque città italiane ormai incominciassero
+col principio del secolo decimoterzo a fondare le loro case comunali,
+per lo contrario l’edificazione del celeberrimo fra tutti i palazzi
+civici cadde soltanto tra la fine del secolo decimoterzo e il primo
+tempo del decimoquarto[921]. Nel piano della città di Roma del secolo
+decimoquarto il _Palatium Senatorum_ ha forma quadrangolare ed è
+guarnito di merlature con una torre fiancheggiante che tiene la fattura
+e la posizione medesima dell’odierna torre angolare: e anche questa
+certamente è assai antica. Il fatto poi che solenni atti politici
+all’età di Carlo di Angiò si compierono nel convento di Araceli,
+dimostra che allora il palazzo comunale non era abbastanza spazioso,
+laddove quel chiostro era capace assai, ed aveva positura più solida,
+ed eziandio serviva di abitazione al collegio dei giudici urbani. Il
+convento era l’antico _Palatium Octaviani_: fin dal 1250 aveva servito
+di residenza al generale dei Francescani, ed oggidì ancora si eleva
+sopra le erte pareti di tufo del Campidoglio, ed è uno dei più poderosi
+edificî del medio evo romano. Tuttavia nemmanco nella posteriore sua
+fabbrica (ed è probabile che per averne materiali si saccheggiasse
+barbaramente il Campidoglio) il palazzo senatorio non potè ornarsi
+della magnificenza che al tempo nuovo si sarebbe convenuta; come quello
+che si fondava sopra un monumento antico. Le Republiche dell’Umbria
+e di Toscana, come furono Perugia, Siena e Firenze, costruirono
+grandiose residenze ai loro Podestà ed ai Capitani del popolo: i
+loro palazzi comunali, che durano ancora e nella cui architettura lo
+stile gotico-romano raggiunse la sua maggior bellezza, appartengono
+ai monumenti più pregevoli del medio evo, e fanno testimonianza
+della potenza e della ricchezza delle città libere. Con esse Roma
+non potè gareggiare. Fin parecchie rocche di nobili nella Città erano
+più grandiose del palazzo comunale, stranamente decorato di trofei,
+di catene, di porte, di campane tolte a piccole terre conquistate,
+oppure di avanzi del carroccio milanese. Il palazzo senatorio fu
+cosa meravigliosa unicamente per questo che, a metà antico ed a metà
+medioevale, s’alzava sopra la collina tutta sparsa di ruderi: e il suo
+più superbo ornamento si era che posava sopra monumenti de’ vecchi
+Romani, circondato dalle rovine della magnificenza antica di quel
+Campidoglio che era stato il dominatore del mondo.
+
+ FINE DEL VOLUME QUINTO
+
+
+
+
+INDICE DEL QUINTO VOLUME[922]
+
+
+ LIBRO NONO.
+
+ STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO,
+ DAL REGGIMENTO DI INNOCENZO III ALL’ANNO 1260.
+
+ CAPITOLO PRIMO. — § 1. Il secolo decimoterzo. — L’Impero,
+ la Chiesa, la cittadinanza, la città di
+ Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La famiglia
+ dei Conti. — Largizioni di denaro che il Pontefice,
+ appena eletto, fa ai Romani. — È consecrato e coronato. —
+ Si descrive la processione solenne, quando
+ il Papa muove al Laterano per torne possesso Facc. 3
+
+ § 2. Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad
+ essere un officiale pontificio. — Condizioni della
+ Prefettura urbana. — I Prefetti della casa di Vico. —
+ Condizioni del Senato. — Scotto Paparone, senatore. —
+ Innocenzo III consegue il diritto di eleggere
+ il Senato. — Formula giuratoria del Senatore. — Il
+ Comune di Roma conserva la sua autonomia. — Primi
+ Podestà romani nelle città fuor di Roma » 20
+
+ § 3. Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. —
+ Rinnovazione della feudalità germanica in Italia
+ per opera di Enrico VI, e decadimento dei suoi
+ principati feudali dopo la morte di lui. — Filippo
+ di Svevia. duca di Toscana. — Markwaldo, duca
+ di Ravenna. — Corrado, duca di Spoleto. — Lega di
+ città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della
+ Chiesa. — La parte popolare si solleva in Roma. —
+ Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone _Rainerii_. — Roma
+ combatte contro Viterbo a cagione
+ di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, senatore. —
+ Viterbo fa soggezione al Campidoglio » 31
+
+ § 4. Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. —
+ Loro litigî per causa di eredità coi parenti
+ di Innocenzo III. — Riccardo Conti e la casa di
+ Poli. — Il patrimonio di Poli viene in mano di
+ Riccardo. — Guerra nella Città. — Innocenzo III
+ fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle fazioni per
+ ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). —
+ Gregorio Pierleone Rainerii, senatore. — Dispute
+ acerbe per la costituzione. — Indole di cotai guerre
+ civili. — Innocenzo giunge ancora una volta a
+ ottenere che l’elezione del Senato sia tenuta per
+ cosa di diritto pontificio (1205) » 45
+
+ CAPITOLO SECONDO. — § 1. Condizioni di Sicilia. —
+ Innocenzo III diventa il tutore di Federico. —
+ Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I Baroni
+ germanici nel Lazio. — I Comuni del Lazio. — Riccardo
+ Conti diventa conte di Sora. — Il Papa
+ torna dal Lazio a Roma » 59
+
+ § 2. Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta
+ della successione al trono di Alemagna. — Ottone
+ della casa dei Guelfi e Filippo di Svevia. — Trattato
+ di Neuss. — Lo Stato della Chiesa è riconosciuto
+ nel diritto publico dell’Impero: estensione
+ dello Stato. — Il partito di Filippo protesta contro
+ le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro
+ di Aragona s’incorona a Roma » 75
+
+ § 3. La Germania si volta alla parte di Filippo. —
+ Negoziati di lui col Papa. — Re Filippo è assassinato. —
+ Ottone è riconosciuto per re in Germania. — Ottone
+ IV viene a Roma: coronazione imperiale. — Combattimento
+ nella Leonina » 88
+
+ § 4. Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno
+ di Innocenzo. — L’Imperatore di guelfo si tramuta
+ in ghibellino. — Ottone muove nelle Puglie. — Il
+ Papa lo scomunica. — I Tedeschi chiamano
+ al trono Federico di Sicilia. — Ottone IV
+ se ne ritorna in Alemagna » 100
+
+ CAPITOLO TERZO. — § 1. Federico risolve di andare
+ in Alemagna. — Viene a Roma. — È coronato
+ ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto di intraprendere
+ una Crociata. — Concilio Lateranense. — Innocenzo
+ III muore. — Indole di lui. — Grandezza
+ mondiale del Papato » 111
+
+ § 2. Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà
+ cristiana. — Fondazione degli ordini mendicanti. — San
+ Francesco e san Domenico. — I primi conventi
+ dei loro ordini in Roma. — Indole e influenza
+ del monachismo mendicante. — La setta
+ degli Spirituali » 121
+
+ § 3. Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro
+ di Courtenay riceve a Roma (1217) la corona
+ dell’Impero di Bisanzio. — Federico trae in lungo
+ la Crociata. — Ottone IV muore nel 1218; Enrico
+ di Sicilia è eletto a successore di Federico in
+ Germania. — Torbidi in Roma al tempo di Parenzo
+ senatore. — Federico II viene a Roma e vi
+ si incorona (1220). — Costituzioni imperiali » 137
+
+ § 4. Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede
+ in pace lo Stato della Chiesa. — Un Conte
+ imperiale governa la Romagna. — Torbidi a Spoleto. — Roma
+ e Viterbo. — Moti democratici a
+ Perugia. — Roma e Perugia. — Il Papa fugge
+ di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati a
+ cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo
+ de Benincasa, senatore. — Atteggiamento
+ ostile dei Lombardi contro l’Imperatore. — Broncio
+ fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico
+ la rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III
+ muore (1227) » 148
+
+ CAPITOLO QUARTO. — § 1. Ugolino Conti è fatto papa
+ con nome di Gregorio IX. — Esige che l’Imperatore
+ parta per la Crociata. — Federico parte, ritorna
+ ed è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore
+ e del Papa. — La fazione imperiale discaccia
+ Gregorio IX di Roma. — Crociata contro
+ l’Imperatore. — Il Papa invade le Puglie nel 1229. —
+ Ritorna l’Imperatore; i Pontificî fuggono » 163
+
+ § 2. Inondazione del Tevere (1230). — I Romani
+ chiamano Gregorio IX. — Pace conchiusa a San
+ Germano (1230). — Primo supplizio di una torma
+ di eretici in Roma. — Annibale, senatore, promulga
+ un editto contro l’eresia. — Persecuzione
+ degli eretici: Inquisizione » 176
+
+ § 3. Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli,
+ senatore (1232). — I Romani vogliono torre la
+ Campagna al Pontefice. — L’Imperatore si fa
+ mediatore di pace fra Roma e il Papa. «Vitorchiano
+ fedele». — Nuova ribellione dei Romani. — Loro
+ manifesto politico. — Si sollevano nell’anno
+ 1234 col serio tentativo di farsi liberi » 187
+
+ § 4. Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano
+ che il _Patrimonium_ di san Pietro è proprietà
+ della Città. — Il Papa invoca l’aiuto della
+ Cristianità contro di loro. — L’Imperatore gli
+ viene in aiuto. — I Romani sono sconfitti vicino
+ Viterbo. — Angelo Malabranca, senatore (1235). — Roma
+ con un trattato si sottomette al reggimento
+ pontificio » 197
+
+ CAPITOLO QUINTO. — § 1. Federico II in Germania
+ e in Italia. — Ei risolve di romper guerra contro
+ la federazione lombarda. — I Comuni ed il Papa. — Lega
+ delle città umbre e toscane. — Quale
+ idea si formasse il Papa del suo diritto di signoria
+ sull’Italia e sul mondo. — Titolo di proconsole
+ de’ Romani. — Pietro Frangipane. — _Johannes
+ Poli e Johannes Cinthii_, senatori. — Torna
+ il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il
+ carroccio milanese a Roma. — _Johannes de Judice_,
+ senatore » 207
+
+ § 2. Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il
+ Papa lo scomunica e gli dichiara la guerra
+ (1239). — Federico in gran collera scrive a’ Romani. — Suo
+ manifesto ai Re. — Manifesto avverso
+ del Pontefice. — Condizioni difficili di Federico II
+ che combatte contro l’indirizzo del suo tempo. —
+ Contraddizioni nella sua indole. — Impressione
+ che le sue lettere fanno sul mondo. — La Curia
+ romana è odiata per le sue estorsioni di denaro. — Come
+ si ordinassero i partiti combattenti. — Federico
+ muove guerra contro lo Stato ecclesiastico » 223
+
+ § 3. Le città dello Stato ecclesiastico si mettono
+ dalla parte di Federico. — Questi pone il suo quartiere
+ generale a Viterbo. — Condizioni disperate
+ del Papa in Roma. — Per che ragione la Città
+ si conservasse guelfa. — La grande processione di
+ Gregorio IX commuove ad entusiasmo i Romani, i
+ quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. —
+ Armistizio. — Il Papa lo rompe. — Deserzione
+ del cardinale Giovanni Colonna. — Gregorio IX
+ bandisce un Concilio. — I preti prigionieri a Monte
+ Cristo (1241). — I Tartari. — Negoziati di pace
+ infruttuosi. — Un Anibaldi e Odone Colonna, senatori. —
+ _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore unico. — Federico
+ blocca Roma. — Gregorio IX muore
+ nel 1241 » 233
+
+ § 4. Federico II torna nel reame. — Elezione e
+ presta morte di Celestino IV. — I Cardinali si
+ sparpagliano. — La Chiesa rimane priva di capo. — Lega
+ di Roma con Perugia e con Narni (1242). — I
+ Romani muovono contro di Tivoli; Federico nuovamente
+ contro di Roma. — Edificazione di _Flagellae_. — Federico
+ torna sui monti latini. — I
+ Saraceni distruggono Albano. — Condizioni dei
+ monti Latini. — Albano. — Aricia. — La via Appia. — Nemi. —
+ Civita Lavinia. — Genzano. — La
+ casa dei Gandolfi. — Terre poste sul versante tusculano
+ dei monti. — Grotta Ferrata. — Statue
+ di bronzo ivi esistenti » 247
+
+ CAPITOLO SESTO. — § 1. Sinibaldo Fieschi è eletto
+ papa con nome di Innocenzo IV (1243). — Trattative
+ di pace. — Il Pontefice viene a Roma. — Viterbo
+ si stacca dall’Imperatore, che è ricacciato
+ da questa città. — Un Anibaldi e Napoleone Orsini,
+ senatori. — Preliminari di pace in Roma. — L’Imperatore
+ non vi acconsente. — Il Papa fugge
+ a Genova (1244) » 261
+
+ § 2. Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). —
+ L’Imperatore è deposto. — Conseguenze di questa
+ sentenza. — Federico esorta i Principi d’Europa
+ ad unirsi con lui. — Manifesto del Papa. — Opinione
+ publica in Europa. — Che cosa volesse l’Imperatore. —
+ Innocenzo IV giura guerra a morte
+ contro la stirpe degli Hohenstaufen » 275
+
+ § 3. Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro
+ l’Imperatore: la cospirazione è repressa. — Fortuna
+ guerresca di Federico. — Ei s’impadronisce
+ di Viterbo e di Firenze. — Condizioni di Roma. — Il
+ Senatore scrive al Papa ammonendolo di ritornare. — Il
+ Papa dà Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore
+ vuol muovere contro Lione. — Deserzione
+ di Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo
+ è fatto prigioniero dai Bolognesi. — Fine
+ di Pier delle Vigne. — Federico II muore (1250). — La
+ persona di lui nella storia » 289
+
+ § 4. I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa
+ torna in Italia. — Condizioni di questo paese. — Manfredi
+ vicario di Corrado. — Corrado viene in
+ Italia e prende possesso del reame. — Innocenzo IV
+ ne concede l’investitura prima a Carlo d’Angiò,
+ indi ad un Principe inglese. — Il senatore Brancaleone
+ lo costringe a porre nuovamente la sua
+ residenza in Roma (1253). — Il principe Edmondo
+ riceve Sicilia in feudo dal Papa. — Morte fatale
+ di Corrado IV (1254) » 308
+
+ CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Brancaleone, senatore di
+ Roma (1252). — Qualche particolarità sull’officio
+ senatorio e sull’ordinamento della Republica romana
+ a questa età. — Opposizione dei baroni romani,
+ ed opera energica del novello Senatore » 321
+
+ § 2. Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette
+ al Campidoglio. — Il Papa si arma per
+ prendere possesso del reame di Sicilia. — Manfredi
+ gli presta vassallaggio. — Innocenzo IV entra a
+ Napoli. — Manfredi fugge. — Vince a Foggia. — Innocenzo
+ IV muore (1254). — Alessandro IV viene
+ a Roma » 338
+
+ § 3. Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti
+ delle corporazioni. — Loro attenenze in
+ Roma. — Organamento della corporazione dei
+ mercanti. — Fondazione del _Populus_. — Brancaleone,
+ primo capitano del Popolo romano. — Sua
+ caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna
+ colpita dell’interdetto. — Emanuele de Madio,
+ senatore. — Brancaleone è liberato, e torna
+ a Bologna » 350
+
+ § 4. Cade Emanuele de Madio (1257). — Il demagogo
+ Matteo de Bealvere. — Brancaleone torna in
+ officio di senatore. — Punizione inflitta ai nobili. —
+ Distruggonsi le torri della nobiltà a Roma. — Brancaleone
+ muore (1258). — Onorifica memoria
+ di lui. — Sue monete. — Castellano degli Andalò,
+ senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone
+ Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade
+ la casa dei Romano. — I flagellatori » 363
+
+ LIBRO DECIMO.
+ STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305.
+
+ CAPITOLO PRIMO. — § 1. L’Impero tedesco. — Manfredi,
+ re di Sicilia. — Sue relazioni col Papa in
+ Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a Montaperti. —
+ Firenze ed altre città prestano omaggio
+ a Manfredi. — I Guelfi si volgono a Corradino
+ in Germania. — Alessandro IV muore nel 1261. — Urbano
+ IV, papa » 381
+
+ § 2. A Roma si lotta per la elezione del Senatore. —
+ Giovanni Savelli e Anibaldo Anibaldi, senatori
+ (1261). — I Guelfi fanno senatore Riccardo di
+ Cornovaglia; i Ghibellini vi eleggono Manfredi. — Carlo
+ di Angiò, candidato senatore. — Urbano IV
+ offre a lui la Sicilia. — Trattative per ragione del
+ Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori
+ di Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano
+ nella Tuscia romana. — Pietro di Vico. — Manfredi
+ è deluso nelle sue mire su Roma. — Pietro
+ di Vico è ricacciato della Città. — Urbano IV
+ muore nel 1264 » 390
+
+ § 3. Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla
+ conquista di Sicilia. — Apparati guerreschi di
+ Manfredi. — Condizioni difficili dei Guelfi in Roma. —
+ Carlo parte e sbarca felicemente: entra in
+ Roma. — È costretto a sgombrare il palazzo Lateranense. —
+ Prende possesso del Senato. — I legati
+ del Papa lo investono di Sicilia » 407
+
+ CAPITOLO SECONDO. — § 1. Manfredi entra nelle terre
+ romane. — Primo scontro dei due nemici. — Condizioni
+ deplorevoli di Carlo in Roma. — L’esercito
+ provenzale attraversa Italia ed entra in Roma. — Carlo,
+ in san Pietro, è coronato re di Sicilia » 425
+
+ § 2. Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente
+ la linea di difesa del Liri. — Battaglia di Benevento. —
+ Caduta gloriosa di Manfredi. — Carlo spaccia
+ corrieri al Papa. — Indole di Manfredi. — Ragioni
+ della sua presta fine. — Sorti di Elena sua sposa
+ e de’ suoi figli. — Carlo di Angiò entra in Napoli » 436
+
+ § 3. Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado
+ Beltrami Monaldeschi e Luca Savelli, senatori
+ (1266). — Governo democratico in Roma sotto
+ di Angelo Capocci. — Don Arrigo di Castiglia,
+ senatore (1267). — I Ghibellini si raccolgono in
+ Toscana. — Loro legati vanno in Germania per
+ invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino
+ si decide ad imprendere la spedizione » 455
+
+ CAPITOLO TERZO. — § 1. I Ghibellini apparecchiano
+ la spedizione di Corradino. — Carlo, capo della
+ federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione
+ di Sicilia e delle Puglie. — Don Arrigo sposa la
+ causa dei Ghibellini. — Guido di Montefeltro,
+ prosenatore. — Corradino scende in Italia. — Galvano
+ Lancia a Roma. — Il Senatore s’impadronisce
+ dei capi de’ Guelfi. — Lega di Roma con
+ Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana » 467
+
+ § 2. Male condizioni di Corradino nell’Italia
+ settentrionale. — Ei giunge a Pavia. — Carlo si reca
+ dal Pontefice a Viterbo. — Bolla di scomunica. —
+ Accoglienze che Pisa fa a Corradino. — Fallisce
+ un tentativo di Carlo contro Roma. — Prima vittoria
+ di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è
+ ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. —
+ Corradino parte di Roma. — Battaglia
+ di Tagliacozzo. — Vittoria e sconfitta di Corradino » 480
+
+ § 3. Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi
+ fa breve dimora. — Fugge; è fatto
+ prigioniero, e consegnato al nemico in Astura. — I
+ prigionieri nel castello di Palestrina. — Galvano
+ Lancia condotto al supplizio. — Carlo diventa
+ senatore una seconda volta. — Sorti di Corrado di
+ Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. —
+ Clemente IV muore (1248) » 497
+
+ CAPITOLO QUARTO. — § 1. Carlo, coi suoi prosenatori,
+ governa a lungo e con energia in Roma. — Monete
+ di lui. — Statua a suo onore. — Torna a
+ Roma nel 1271. — I cardinali, radunati a Viterbo,
+ non sanno chi eleggere papa. — Guido di Montfort
+ uccide Enrico principe inglese. — Elezione
+ di Gregorio X. — Elezione di Rodolfo d’Asburgo. — Fine
+ dell’interregno » 515
+
+ § 2. Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini
+ a Firenze. — Concilio di Lione. — Gregorio X
+ promulga la legge del Conclave. — Rodolfo concede
+ un diploma a favore della Chiesa. — Idea di
+ Gregorio X sui rapporti fra la Chiesa e l’Impero. —
+ Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. —
+ Muore. — Innocenzo V. — Adriano V. — Giovanni XXI » 528
+
+ § 3. Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un
+ Orsini papa. — Conferma giuridica dello Stato
+ della Chiesa. — La Romagna viene ceduta al Pontefice. —
+ Bertoldo Orsini, primo conte pontificio
+ della Romagna. — Carlo si dimette dall’officio di
+ vicario della Toscana e da quello di senatore. —
+ Costituzione di Nicolò III sull’investitura del Senato. —
+ _Matheus Rubeus_ Orsini, senatore. — Giovanni
+ Colonna e Pandolfo Savelli, senatori. — Nepotismo. —
+ Nicolò III muore nel 1280 » 541
+
+ § 4. Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. —
+ Tumultuosa elezione pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi
+ e gli Orsini. — Martino IV. — Conferisce a
+ Carlo l’officio senatorio. — Martino è dominato
+ da Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I Vespri. —
+ Rivoluzione a Roma. — È discacciato il Prosenatore
+ francese. — _Johannes Cinthii_ Malabranca,
+ capitano del Popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo
+ Anibaldi e Pandolfo Savelli, senatori. — Muoiono
+ Carlo I e Martino IV » 557
+
+ CAPITOLO QUINTO. — § 1. Onorio IV. — Pandolfo
+ Savelli, senatore. Relazioni con Sicilia e coll’Impero. —
+ La santa Sede rimane vacante per
+ un anno. — Nicolò IV. — Carlo II è coronato a
+ Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo Colonna. —
+ Giovanni Colonna e i suoi figliuoli, Pietro
+ cardinale e Stefano conte. — Ribellione di
+ Romagna. — Gli Orsini avversano i Colonna. — Bertoldo
+ Orsini, senatore. — Giovanni Colonna,
+ senatore (1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. —
+ Pandolfo Savelli, senatore (1291). — Stefano
+ Colonna e _Matheus Raynaldi_ Orsini, senatori
+ (1292). — Nicolò IV muore (1292) » 571
+
+ § 2. Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano
+ l’elezione pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito
+ Colonna e un Orsini, senatori (1293). — Pietro
+ Stefaneschi e Odone di Sant’Eustachio,
+ senatori. — Conclave raccolto a Perugia. — Pietro
+ del Murrone è eletto papa. — Vita e ritratto di quel
+ solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è
+ consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re
+ Carlo II ne diventa padrone. — Celestino V a Napoli. —
+ Abdica » 585
+
+ § 3. Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga
+ dell’ex-Pontefice. — Magnifica coronazione di Bonifacio
+ VIII. — Fine di Celestino V. — Sicilia. — Jacopo
+ di Aragona si sottomette alla Chiesa. — Costanza
+ a Roma. — Feste nuziali. — I Siciliani
+ continuano la guerra sotto re Federico. — Bonifacio
+ VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — _Hugolinus
+ de Rubeis_, senatore. — Pandolfo Savelli,
+ senatore (1297). — La casa dei Gaetani. — Loffredo
+ conte di Caserta. — Francesco cardinale. — Pietro
+ Gaetani, conte palatino lateranense » 598
+
+ § 4. Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo
+ e Pietro cardinali s’inimicano Bonifacio VIII. —
+ Opposizione contro il Papa. — I due cardinali sono
+ deposti. — Fra Jacopone da Todi. — Manifesto
+ contro il Pontefice. — I Colonna sono scomunicati. —
+ Pandolfo Savelli cerca di intromettersi paciere. —
+ Crociata contro i Colonna. — Assedio di Palestrina. — I
+ Colonna si sottomettono in Rieti. — Il
+ Papa distrugge Palestrina. — I Colonna fuggono
+ e sono banditi. — Sciarra e Stefano in esilio » 614
+
+ CAPITOLO SESTO. — § 1. A Roma si celebra il giubileo
+ secolare. — Riccardo Anibaldi del Colosseo
+ e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella
+ sotto il dominio del Campidoglio. — Dante e Giovanni
+ Villani vengono a Roma pellegrini » 633
+
+ § 2. Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII
+ chiama in Italia Carlo di Valois. — L’Impero. — Adolfo
+ e Alberto. — Toscana. — I Bianchi e i
+ Neri. — Dante in Vaticano. — Figura meschina di
+ Carlo di Valois. — Pace di Calatabellota. — Contesa
+ fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — Bolla
+ _Clericis laicos_. — Una Bolla è arsa publicamente a
+ Parigi. — Tutta Francia si volta contro il Papa. —
+ Concilio del Novembre in Roma. — Il parlamento
+ di Francia s’appella ad un Concilio generale. — Il
+ Papa riconosce Alberto di Austria. — Avvilimento
+ dell’Impero » 643
+
+ § 3. Piano dei Francesi indiritto alla caduta del
+ Papa. — Sciarra e il Nogaret vengono in Italia. —
+ Congiura dei Baroni latini. — Come si fosse fondata
+ nel Lazio la potenza della famiglia Gaetani. — Catastrofe
+ di Anagni. — Il Papa torna a Roma. — Sua
+ condizione disperata in Vaticano. — Muore nel 1303 » 656
+
+ § 4. Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. —
+ Abroga i decreti del suo predecessore. — Gentile
+ Orsini e Luca Savelli, senatori. — I Colonna
+ sono ristorati in signoria. — Benedetto XI
+ istituisce un’inquisizione contro i colpevoli di
+ Anagni e muore nel 1304. — Si contende a lungo
+ per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani
+ nella Campagna. — Clemente V, papa. — La santa
+ Sede è tenuta in Francia » 676
+
+ CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Stato della scienza nel
+ secolo decimoterzo. — Papi e Cardinali eruditi. — Roma
+ manca di cultura. — Romani vanno a
+ studio a Parigi e a Bologna. — Roma non ha
+ università. — Scuola del palazzo pontificio. — Innocenzo
+ IV ordina che si fondi una scuola di
+ leggi. — Le collezioni delle Decretali. — Nel secolo
+ decimoterzo predomina lo studio del diritto. — Statuti
+ comunali. — Carlo d’Angiò ordina
+ che in Roma si fondi un’università. — Urbano IV. — San
+ Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. — Romani
+ da professori a Parigi. — Bonifacio
+ VIII fondator vero dell’università di Roma » 689
+
+ § 2. Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi
+ Storici che scrivessero in volgare. — Roma non ha
+ storiografi, nè annalisti. — L’archivio capitolino
+ manca di documenti del medio evo. — Storiografi
+ dei Papi e della Chiesa. — Saba Malaspina. — Giovanni
+ Colonna. — Egidio Colonna. — Suo trattato
+ «Del reggimento dei Principi». — L’_Oculus
+ Pastoralis_. — Poeti. — Poesie dei Francescani. — Fra
+ Jacopone. — La lingua volgare romana, e
+ giudizio che Dante ne dà. — Il cardinale Jacopo
+ Stefaneschi, poeta e protettore di dotti » 702
+
+ § 3. Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il
+ Vaticano. — Il san Paolo. — Il Laterano. — La cappella
+ _Sancta Sanctorum_. — Si pon termine alla
+ fabbrica del san Lorenzo fuor delle mura. — La
+ santa Sabina. — Ospitali. — Santo Spirito. — Il
+ san Tommaso _in Formis_. — L’ospitale attiguo
+ al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile
+ gotico in Roma. — Santa Maria sopra Minerva. — Casamari. —
+ Fossanova. — Tabernacoli gotici nelle chiese romane. —
+ Famiglia dei Cosmati. — Tombe del secolo decimoterzo. —
+ Caratteri di scrittura degli epitaffî romani » 712
+
+ § 4. Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo
+ d’Angiò in Campidoglio. — Statue ad onore di
+ Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori
+ di Giotto in Roma. — Viene in fiore la pittura in
+ musaico. — Tribune decorate da Jacopo de Turrita. — La
+ «Navicella», musaico di Giotto in
+ Vaticano » 730
+
+ § 5. Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le
+ torri romane e le rocche della nobiltà. — La
+ torre dei Conti e la torre «delle Milizie». — La
+ rocca «Capo di Bove» lungo la via Appia. — Palazzo
+ comunale in Campidoglio » 740
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] _Ex patre Trasmundo, de Comitibus Signiae_ (_Gesta Innoc. III_,
+c. I). CONTELORIUS, _Geneal. famil. Comitum_, Roma 1650. Manca di
+critica MARCO DIONIGI, _Geneal. di Casa Conti_, Parma 1663. Il RATTI,
+_Hist. della fam. Sforza_, II, contiene in alcuni capitoli delle buone
+notizie intorno ai Conti. Dal marchese CAMILLO TRASMONDI, _Compendio
+storico-genealogico della patricia fam. Trasmondi_, Roma 1832, derivano
+i cenni che senza critica ne raccolse l’HURTER. Io lessi atti, esaminai
+alberi genealogici e la detta scrittura nell’archivio del Campidoglio,
+ma mi passo di dire delle favolose ipotesi del TRASMONDI, e di quelle
+dell’HURTER, la cui opera erudita su di Innocenzo III contiene parecchi
+errori in fatto di storia della Città. Ei dice: «Non v’ebbe una contea
+della Campania»; eppure essa esisteva di già nel secolo decimo (Vol.
+III, pag. 437 di questa Storia.). L’opinione che prima del secolo
+decimoterzo non vi fossero Conti di Segni, è contraddetta dal fatto
+che AMATUS era _comes Signiae anno 977_ (Vol. III, pag. 557 in nota).
+La contea della Campania era, come la Sabina, governata da Consoli
+pontificî, da _Duces_ o da _Comites_. È eziandio errore di confondere
+la casa Conti coi Crescenzi. Quella fu di origine longobarda, e la
+sua grandezza derivò per primo da papa Innocenzo. Anche il CONTELORIO
+comincia coll’epoca di lui la serie dei Conti.
+
+[2] I _Gesta_ erroneamente scrivono _Scorta_ a vece di _Scotta_. Evvi
+un _Romanus de Scotto_ dell’a. 1109 (Vol. IV, pag. 377, nota 1); ed
+un senatore _Bobo Donnae Scottae_ dell’a. 1188 (ivi, pagina 707, nota
+3). Il GRIMALDI, _Liber Canonicor. S. Vaticanae Basilicae_ (_Mscr.
+Vatican. 6437_, fol. 162) dice che gli Scotti dimorassero nella regione
+_Arenula_, presso a _S. Benedicti Scottorum_, oggidì _S. Trinitatis
+Peregrinorum_. La famiglia era in Roma assai numerosa di persone.
+
+[3] ROGERO HOVEDEN, _Annal._, p. 778. Innocenzo fece a questo tempo
+numerare i cittadini a seconda delle giurisdizioni delle chiese, ma
+sventuratamente quei registri statistici non giunsero fino a noi. Il
+CANCELLIERI, _del Tarantismo_, p. 19, reputa che allora la popolazione
+di Roma salisse a 35,000 anime: ma è cosa di cui non si può aver prova.
+
+[4] CANCELLIERI, _Storia de’ solenni possessi de’ sommi Pontefici_.
+L’antichissima descrizione di quelle consuetudini ch’è data nella
+_Vita Paschalis II_ (1099) contiene omai le forme dei Libri rituali dei
+secoli duodecimo e decimoterzo. Vedi gli _Ordines Romani_ nel MABILLON,
+_Mus. It._, II: il più esatto è l’_Ordo XIV_ del cardinale JACOPO
+STEFANESCHI, che descrisse eziandio in un poema la processione tenuta
+per la coronazione di Bonifacio VIII (_De coronatione Bonif. VIII_,
+MURATORI, III, 644).
+
+[5] _Regnum_ o _Phrygium_: trovasene il disegno nel GARAMPI, _del
+Sigillo della Garfagnana_, dove (p. 91) è data la descrizione della
+tiara di Bonifacio VIII. — Vuolsi che Nicolò I adoperasse una sola
+corona, che Bonifacio VIII ne cingesse due, e Urbano V usasse di un
+triplice serto, ma è cosa di cui non si può conseguire la prova.
+Il GARAMPI tien nota di quel passo di BENZONE, secondo cui Nicolò
+II (1059) avrebbe tenuto in capo due diademi. Oggidì nelle grandi
+festività vedonsi recare in giro quelle splendide tiare, ma nessuna di
+esse deriva dal medio evo.
+
+[6] _Accipe Tiaram, ut scias te esse Patrem Principum et Regum,
+Rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris nostri Jesu Christi, cujus
+est honor et gloria in saecula saeculorum._ Vedi la nota del PAPEBROCH
+al testo di JACOPO cardinale (MURAT., III, 648).
+
+[7] _Senatores Urbis D. Papam debent adextrare_; e in cambio ne
+riscotevano dieci _Solidi_: _Ordo XII_ di CENCIO. Nel _Processus_ di
+Gregorio IX ne guidarono il cavallo il Senatore ed il Prefetto della
+Città. I Papi andavano a cavallo; Paolo IV pel primo si fe’ portare in
+lettiga. Quei magnifici cortei vedonsi in Roma or qua or là dipinti in
+quadri dei secoli decimosesto, decimosettimo e decimottavo.
+
+[8] _XII bandonarii cum XII vexillis rubeis._ Nell’_Ordo_ di BENEDETTO
+(della metà del secolo duodecimo): _milites draconarii, portantes
+XII vexilla quae bandora vocantur_; ed allora erano ancora milizie
+cavalleresche delle dodici regioni. Per lo contrario omai CENCIO spiega
+assolutamente che quei vessilliferi erano la _Schola_ dei _Bandonarii
+colosaei et cacabarii_ (MABILL., _Mus. It._, II, 199). Ma quella
+_Schola_ è menzionata accanto ai fabbri, ai lavoratori di lampade ed ai
+magnani in servizio del Papa, e per conseguenza appare essere stata una
+maestranza di operai che lavoravano di bandiere e di simili arnesi. Nel
+secolo decimosesto i dodici vessilliferi furono chiamati semplicemente
+_cursores_, ed erano corrieri pontificî, ossiano staffette. Così nella
+processione d’Innocenzo VIII, dell’a. 1484: _duodecim cursores Papae
+cum XII vexillis rubeis, bini et bini. — Duo praefecti navales_: lo
+STEFANESCHI li vide nel corteo di Bonifacio VIII; e compaiono eziandio
+nel secolo decimoquinto, in segno che il Papa ha il dominio anche del
+mare.
+
+[9] Archi di onore, per la prima volta menzionati nella _Vita Calixti
+II_, a. 1119, usavansi anche nella processione della seconda festa
+di Pasqua. L’_Ordo XII_ ne denota la positura da torri, da case e da
+chiese vicine, ma omai CENCIO osserva che molti nomi delle Stazioni
+fossero andati in disuso; e di già egli fa parola del palazzo Massimo
+(_domus Maximi_). Il testo che il MABILLON publicò dell’_Ordo_ di
+CENCIO ribocca di errori; così io riscontrai comparandolo coi mscr.
+fiorentini. Ad esempio, invece che _Arcus de Cairande_, io vi lessi
+_Arcus de Miranda_; invece di _salacia fragmina pannorum_, frase
+senza senso, lessi _palatia Frajapanorum_. Anche i nomi di chiese sono
+sfigurati. Desiderabile sarebbe una edizione corretta dell’_Ordo_.
+
+[10] Gli _Ordines_ più antichi danno alla torre il nome di _Turris
+Stephani Serpetri_; i posteriori la chiamano _de Campo_ (Campo di
+Fiore): è la torre _in Parione_, che nell’età di Gregorio VII aveva
+appartenuto a Stefano prefetto urbano, padre del mal famoso Cencio.
+Stette ancor lungamente con un orologio, finchè sparve allorchè si
+edificò il palazzo Pio sulle ruine del teatro di Pompeo.
+
+[11] _Et veniunt illuc Judaei cum Lege, facientes ei laudem, et
+offerunt ei Legem, ut adoret: et tunc Papa commendat Legem, et damnat
+observantiam Judaeorum sive intellectum, quia quem dicunt venturum
+Ecclesia docet et praedicat jam venisse dominum Jesum Christum: Ordo
+XIV._ E a tale proposito sono notevoli i versi del medesimo cardinale
+JACOPO (MURAT., III, 652):
+
+ — _Judaea canens, quae caecula corde est_
+ _Occurrit vaesana Duci, Parione sub ipso_ — — —
+ _Ignotus Judaea Deus, tibi cognitus olim;_
+ _Qui quondam populus, nunc hostis_ —
+
+A quest’occasione gli Ebrei contribuivano alle cucine pontificie una
+libbra di pepe e due di cannella: _Ordo XII_, p. 200.
+
+[12] Nella Vita di Gregorio IX: _et puerilis linguae garrulitas
+procacia fescennia cantabat_. Certo, a modo dei Romani antichi, vi
+avranno avuto in mezzo anche canzoni satiriche.
+
+[13] Innanzi al san Pietro; vicino alla torre _Stephani Petri_; in
+prossimità del _Palatium Centii Muscae in Punga_; presso al san Marco;
+presso a sant’Adriano.
+
+[14] Vedi il Vol. IV, a carte 751. San Clemente stava allora a destra
+del corteo, non, come oggi, a mancina. JACOPO STEFANESCHI dice:
+
+ _Romulei qua Templa jacent, celsusque Colossus,_
+ _Quoque pius colitur Clemens, qui dexter eunti est._ —
+
+[15] _Ducitur a cardinalibus ad sedem lapideam, quae sedes dicitur
+Stercoraria — Ut vere dicere possit: suscitat de pulvere egenum,
+de stercore erigit pauperem: ut sedeat cum principibus et solium
+gloriae teneat: Ordo XII_. È la prima menzione che si faccia della
+_Stercoraria_ col suo nome. Anche Giulio II vi si assidette, e, per
+l’ultima volta, Leone X. Pio VI fece ripulire il sedile di porfido,
+e collocarlo nel museo Vaticano. Colà se ne vede anche un altro della
+stessa foggia.
+
+[16] _Argentum et aurum non est mihi; quod autem habeo, hoc tibi do:
+Ordo XIV_. Il detto era bello, ma assai spesso tornava ad ironia.
+
+[17] Nella _Vita Paschalis II_ dicesi ancora: _baltheo succingitur, cum
+septem ex eo pendentibus clavibus, septemque sigillis_. CANCELLIERI,
+p. 6. Oggi le sette chiavi si tramutarono in una d’oro ed in una
+d’argento, che vengono porte al Papa in una coppa.
+
+[18] Pagavasi ogni servigio, anche allora che nelle processioni
+dell’Avvento e di Pasqua il Papa moveva coronato. Tutte le _Scholae_
+pontificie, officiali, chiese, conventi, giudici, scrivani, il
+Prefetto, i Senatori ricevevano un donativo. Tenui erano le somme, ma
+grande il numero di chi riceveva il presente. Tutti gli archi d’onore
+costavano libbre trentacinque. Gli Ebrei toccavano venti _Solidi_, più
+delle altre _Scholae_; i Senatori, ad Avvento ed a Pasqua, allorchè
+mezzi di loro pranzavano dal Papa, ricevevano un malechino a testa
+(altrettanto forse ogni giudice ed ogni avvocato): ad ogni festività
+in cui il Papa usciva coronato, avevano una botte di vino ed una di
+claretto, e un pranzo di quaranta coperti (_Ordo XII_). Il Prefetto
+della Città aveva un pranzo di quindici coperti, un barile (misura
+usitata ancora oggidì) di vino, ed uno di claretto.
+
+[19] Enrico VI aveva ridotto lo Stato della Chiesa a quegli istessi
+confini di Ducato romano cui fu ristretto negli ultimi tempi, e
+mantenuto dall’occupazione francese fino al 1870.
+
+[20] _Ad ligiam fidelitatem recepit — de praefectura eum publice
+investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis Imperatori
+fuerat obligatus: Gesta_, c. 8, ed _Ep._ I, 23.
+
+[21] _Ego Petrus Urbis praefectus juro, quod terram, quam mihi
+D. Papa procurandam commisit, fideliter procurabo ad honorem et
+profectum Ecclesiae:_ formula giuratoria nella _Ep._ 577, lib. I.
+_Epistolar. Innoc._ — Stando ai _Reg. Innoc. III_, I, _Ep._ 23,
+distinguesi quell’omaggio in due atti: primieramente si compie
+l’investitura dell’officio col simbolo del mantello, indi succedono
+il _ligium homagium_ e l’investitura col simbolo del calice: io
+credo che quest’ultimo atto costituisse l’infeudazione del territorio
+prefettizio.
+
+[22] Scrittura dell’antiquario SIGNORILIS (_Mscr. Vatican. 3536_).
+L’Autore dice di aver trovato il documento di cui diciamo sopra, _in
+principio Censuarii antiqui dicte urbis jam in novitatibus Romanis
+amissi_.
+
+[23] Quanto ampli fossero ancora nel secolo duodecimo i suoi privilegî
+si pare eziandio dalla consuetudine che al Prefetto perveniva il
+patrimonio di ogni uomo che morisse senza figli nella città Leonina.
+La abolì Calisto colla Bolla _dat. Albae VI Id. Julii A._ 1122 (nel
+MORETTO, _Ritus dandi Presbyterium_, Rom. 1741, App. III, 332).
+
+[24] Non altro che in questo modo puossi spiegare la durata della
+Prefettura nella casa di Vico. Del Prefetto a questo tempo si tien
+nota officiale soltanto nel _Patrimonium_ di Tuscia. Che antico
+fosse il patrimonio prefettizio tusco lo abbiamo di già veduto nel
+secolo duodecimo. Ancor nell’anno 1453 Calisto III sottopose alla
+giurisdizione del Prefetto una serie di città, ma solamente di Tuscia
+(CONTELORIO, _Del Prefetto_, n. 45).
+
+[25] _Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen_, scrive la _Vita
+Bonif. VIII_ (MURAT., III, 648), manifestamente rammemorando quel
+passo di BOEZIO (III, _Prosa IV_), ov’è detto: _praefectura magna
+olim potestas, nunc inane nomen est_. Cade in istrano errore il LEO,
+allorquando (_St. d’It._, II, 206) afferma che, dopo di Innocenzo III,
+il Prefetto eletto dal Papa avesse officio e titolo di Senatore.
+
+[26] _Ep._ II, 467. Il Papa lo appella _dilectum filium Petrum
+Praefectum urbis, virum nobilem et potentem_.
+
+[27] Nel secolo decimoterzo si trova del continuo questa formula: _Ego
+N. auctoritate Alme Urbis Praefecti Notarius_, oppure: _Ego N. Dei
+gratia Sacrae Romanae Praefecturae Judex et Scriniarius_.
+
+[28] CONTELORIUS, n. 18. Il disegno del suggello prefettizio è nel
+PIETRA SANCTA, _Tesserae Gentiliciae_, Roma 1638, p. 656, ed anche
+nel VETTORI, _il Fiorino d’oro_, p. 129. Il prefetto Giovanni v’è
+rappresentato assiso sopra un seggio decorato di teste di cane; nella
+mano destra tiene una spada, nella manca la rosa. La iscrizione dice:
+_Attinui Papae Munus Auream Rosam_; e nel contorno: _Joannes Dei Gr.
+Almae Urbis Praefectus Caesare Absente Pontificis Ductor_. Appartiene
+incirca all’anno 1340. Il Prefetto porta a stemma un’aquila bianca in
+campo porporino, e talvolta l’aquila ghermisce la rosa nell’artiglio:
+all’intorno sono disposti sei pani, in segno del tributo giornaliero
+che al Prefetto prestavano i fornai della Città. Egli riceveva altresì
+ogni giorno una misura di vino dai vinai, ed una testa di montone dai
+macellai. Roma non possiede monumenti di alcun Prefetto; bensì Viterbo
+conserva la tomba di _Petrus de Vico_ (m. 1268). Vedine i disegni nel
+BUSSI, p. 158 e 159.
+
+[29] Nella processione della coronazione: _comitantibus Praefecto et
+Senatore: Gesta_, c. 8.
+
+[30] _A tempore Benedicti Carissimi Senatum Urbis perdiderat, et idem
+B. — subtraxerat illi Maritimam et Sabiniam: Gesta_, c. 8.
+
+[31] Notizia di questo Senatore io traggo da un documento dei 27
+Gennaio 1198, della santa Maria in Transtevere; _anno 1 D. Innoc.
+III PP. Ind. I in curia senatoris ante Eccl. b. M. in Campitolio.
+Et hoc factum est tempore Dni Scotti Paparonis Urbis Rome Senatoris_
+(_Mscr. Vat. 8051_, fol. 33). Sul pavimento della chiesa di santa Maria
+Maggiore una tavola di marmo (copia moderna della originale) tiene
+incise le imagini di due cavalieri a cavallo coi nomi: SCOTUS PAPARONE
+JOHS PAPARONE FILI EI. La _Descrizione della Città_ (III, 2, p. 275) e
+il VALENTINI (_Illustrazione della Basil. Liberiana_, p. 3) traspongono
+erroneamente questi due Romani al tempo di Eugenio III. Entrambi
+nell’anno 1201 erano morti; lo significa un’iscrizione in san Pantaleo
+ai Monti: _A. D. MCCI Ind. V Mense Octb. D. XX... Ego Aldruda Infelix
+Christi Famula Uxor Quondam_ SCOTTI PAPARONIS _Roman. Consulis — Ob
+— Depositionem Animarum Praedicti Viri Et Filii Mei Johis Paparonis
+Ecclesiam Istam... Reintegrari Feci_.
+
+[32] _Et exclusis Justitiariis Senatoris, qui ei fidelitatem juraverat,
+suos Justitiarios ordinavit; electoque per Medianum suum alio Senatore
+tam infra urbem, quam extra, patrimonium recuperavit nuper amissum:
+Gesta_, c. 8. Ignoto è il nome del nuovo Senatore.
+
+[33] Nel Codice fiorentino di CENCIO la formula trovasi denotata col
+nome di Innocenzo; nell’_Ordo Roman. XII_ dello stesso CENCIO, col nome
+di Urbano; meglio sarebbe di Clemente III.
+
+[34] Il _Cod. D._ 8, 17 della Bibl. Angelica di Roma contiene la
+formula della nomina di un Podestà in una terra soggetta al Senato, ed
+è del secolo decimoquarto.
+
+[35] Il nome _Parentius_ compare in Roma per la prima volta nell’anno
+1148 fra i Senatori. Intorno a Pietro Parenzo vedansi RAINALDO (ad a.
+1199, n. 22), _gli Acta Sanctor._ (_ad 21 Maji_, p. 86), e la _Istoria
+antica latina del Martirio di S. Pietro di Parensio_, scritta da ANTON
+STEFANO CARTARI e publicata in Orvieto nell’anno 1662. In Orvieto
+predicò Pietro Lombardo _Manichaeorum Doctor_ che era ivi andato da
+Viterbo, città che allora formicolava di eretici (p. 7). Vedasi anche
+il GUALTERIO. _Cronaca inedita degli avvenimenti di Orvieto_, Torino
+1846, I, 212.
+
+[36] _Utraque vero potestas sive primatus sedem in Italia meruit
+obtinere, quae dispositione divina super universas provincias obtinuit
+principatum. Et ideo — specialiter — Italiae paterna nos convenit
+sollicitudine providere_: ai Rettori della confederazione tusca, 30
+Ottobre 1198, I, _Ep._ 401.
+
+[37] _Multi scandalizabantur — tamquam vellet Theotonicos in Italia
+confovere, qui crudeli tyrannide redegerant eos in gravissimam
+servitatem, in favorem libertatis declinans, non acceptavit oblata:
+Gesta_, c. 9, dove viene definita rettamente l’idea nazionale di quel
+tempo.
+
+[38] FATTESCHI, _Duchi di Spoleto_. Certo che anche più tardi, a
+intervalli di tempo, Ottone IV e Federico II elessero dei Duchi di
+Spoleto.
+
+[39] Bolla data da Todi, ai 2 Ottobre 1198. Innocenzo III fu il primo
+Papa che conseguì la signoria di Perugia, almeno di nome: così dice
+ANNIBALE MARIOTTI, _Memoria di Perugia_ (1806), I, 62.
+
+[40] Parimenti egli concesse anche a Radicofani la elezione dei
+consoli, purchè li confermasse il castellano pontificio: _Ep._ VIII, n.
+211. — Nel 1201 confermò consolato, statuti e giurisdizione a Fano, a
+Jesi, a Pesaro: THEINER, _Cod. Dipl._, I, 43. Per lo contrario divietò
+che si ricevessero Podestà stranieri senza licenza sua: così in Sutri,
+_Ep._ IX, n. 201. Consoli allora v’erano anche nelle più piccole terre.
+
+[41] L’idea guelfa di una confederazione d’Italia continuò ad essere
+un sogno; ma se vi han creduto i Papi, non vi credettero i Guelfi. Per
+l’ultima volta nella storia l’idea si rinnovò nell’anno 1846 e alla
+pace di Villafranca nel 1859.
+
+[42] Il documento della confederazione, dato agli 11 Novembre 1197,
+è conservato nell’archivio di Siena, n. 59, e fu stampato parecchie
+volte. Alle città della Tuscia romana e della marca di Spoleto
+Innocenzo concesse di entrare nella confederazione: _Gesta_, c. 11.
+
+[43] _Gesta_, c. 14. Una Bolla di Gregorio IX, dei 22 Gennaio 1235, dà
+ancor più esattamente l’elenco di queste castellanie (_patrimonalia_)
+pontificie. Nella Campania: Fumone, Palliano, Serrone, Lariano.
+Nella Maritima: Aqua Putrida, Ostia, _Aritia, Nympha_, Juliano, Cora,
+Cisterna, Terracina. Nella Tuscia: Monte Fiascone, Orcla, Montalto,
+Radicofani, Priseno, Aquapendente, Bolsena. Nel Ducato di Spoleto: Cesi
+e Gualdo. Nel Vescovato di Spoleto: _Rocca Sacrati, Brusium Corinum,
+Rocca de Saxo_. Nel Vescovato di Narni: Narni, _Castrum Sci Gemini_,
+Stroncone, Miranda, Otricoli. Nella Sabina: _Rocca Antiqua, et totam
+Sabiniam cum omnibus castris et villis: Cod. Vat. Reg. 385_, fol. 104.
+
+[44] _Johannes Capoccius_ ebbe tre figli: _Petrus_ cardinale di san
+Giorgio in Velabro (m. ai 20 Maggio 1259), _Archius_ e _Jacobus_.
+Sua figlia _Johanella_ sposò Pandolfo Sabelli di Ariccia: _Storia
+della famiglia Capocci_ scritta da JOH. VINCENTIUS CAPOCCIUS (_Mscr.
+Vatican._, n. 7934).
+
+[45] _Sicut auceps deplumat avem omnibus pennis, pro eo, quod ipse
+Sabinam et Maritimam ad manum Ecclesiae revocaverat, et recuperaverat
+urbis Senatum: Gesta_, c. 134.
+
+[46] Fin dall’anno 1148 Viterbo era Comune con consoli _de communi
+populo_ e _de militia_, e con suoi decemviri (_capudece_): ORIOLI,
+_Florilegio Viterbese, Giorn. Arcadico_, T. 137, p. 255. Il Codice
+degli antichissimi Statuti di Viterbo data dal 1251; esso fu per la
+prima volta edito da IGNAZIO CIAMPI, _Cronache e Statuti della Città di
+Viterbo pubblicati ed illustrati_, Firenze 1872.
+
+[47] _Diffidati sunt a Romanis. Diffidare_, oggi «sfidare»;
+_reaffidare_ chiamavasi la dichiarazione ond’era tolto lo stato di
+guerra per patti d’accordo conchiusi.
+
+[48] Credesi che alla famiglia Suburra abbia appartenuto Anastasio
+IV: si nota che nipote di lui fosse Gregorio vescovo della Sabina
+(CIACONIUS, _Vita Honorii II et Anastasii IV_). Perdurava il nome
+famigliare desunto dall’antica via. Una iscrizione dell’anno 1270, nel
+vestibolo del Panteon, parla di un _Pandulphus de Sebura Archipresbyter
+Ecclesiae S. Mariae Rotundae_. L’HURTER scrive _Subuxa_ invece di
+_Suburra_; ed è uno svarione cagionato dall’errore di un manoscritto,
+che l’Autore avrebbe pur dovuto correggere.
+
+[49] _Chron._ SIGARDI, ad a. 1200: _Romani vero Bitervienses in forti
+brachio subjugarunt_. Ildebrandino era allora capo della famiglia
+palatina degli Aldobrandeschi, signori del Comitato del loro nome
+e di Santa Flora. Ai 31 di Luglio egli fece omaggio al Papa in
+Montefiascone, per ragione di Montalto (CENCIO, fol. 138), e addì 23
+Maggio 1221, da Messina, Federico II confermò in possesso di lui la
+città di Grosseto (_Archivio delle Riformazioni di Siena_, n. 143).
+L’Archivio di Siena conserva dovizia di documenti riguardanti questa
+famiglia.
+
+[50] _Gesta_, c. 133. La lettera del Papa (V, 138), data dal Laterano
+ai 10 Gennaio 1203, dice: _Ad arcem Lariani, quae est fere prae
+ceteris Roccis Italiae spatiosa_. Erroneamente l’HURTER va cercando
+nella Capitanata la positura di quella terra: era essa una delle
+quattro rocche pontificie nel Lazio romano, presso l’Algido. Nel 1174,
+Raino _de Tusculano_ l’aveva data alla Chiesa permutandola con Norma
+(CENCIUS, fol. 114).
+
+[51] Rainero vescovo di Viterbo ne tiene ricordo in una lettera a
+Giovanni Colonna senatore: _D. Innocentius omnia capitula reformandae
+pacis inter Romanos et Viterbienses, in sua potestate posuit_ (_Giorn.
+Arcadico_, T. 137, p. 210).
+
+[52] Un documento a frammenti, che si custodisce nell’Archivio
+municipale di Viterbo, ne conserva gli articoli (ibid. p. 200): _Ego
+N. civis Viterbiensis ab hac hora in antea fidelis ero Senatui (et
+Populo Romano)... Guerram et pacem faciam ad mandatum eorum... Salva
+fidelitate Romani Pontificis et Ecclesiae Rom._ Un’altra formula di
+pace dell’anno 1281 parla espressamente di _vassallagium et fidelitatem
+senatui populoque Romano_. L’ORIOLI, il BUSSI, e la _Cronica di
+Viterbo_ (_Bibl. Angelica_, B. 7, 23) registrano la pace all’anno 1200.
+Nel 1207 podestà di Viterbo era _Johannes Guidonis de Papa dei gratia
+Consul Romanorum_ (_Giorn. Accad._, T. 136, p. 125).
+
+[53] Così la _Cronica_ (mscr.) sopraddetta: «la campana del comune...
+poserla nel Campidoglio e poserli nome la paterina di Viterbo». Viterbo
+formicolava di eretici. Intorno alle porte di bronzo ecc. vedansi i
+_Gesta_, c. 135.
+
+[54] Da Anagni scriveva a Guido, legato in Alemagna: _De urbe quoque
+scire vos volumus, quod eam per Dei gratiam ad beneplacitum nostrum
+habemus: Reg. Imp., Ep._ 56, sulla fine.
+
+[55] _Gesta_, c. 135. Nel cap. 136 vien detto: _Filii Ursi, quondam
+Coelestini P. nepotes, de bonis Ecclesiae Rom. ditati_. Egli concesse
+loro eziandio Vicovaro, Burdello e Cantalupo nel Sabinate. Fra gli
+Orsini continuò a durare il nome _Bobo_. Mirabile è la frequenza con
+cui appo loro si trova il nome di battesimo Napoleone (come fu dei
+milanesi Torre) e l’altro di Matteo.
+
+[56] Il GAMURRINI (_Famil. nob. Toscane et Umbre_, Firenze 1671,
+Tom. II), ad onta che contenga favole parecchie, ha un bel capitolo
+intorno agli Orsini. Egli tiene per proavo di questa famiglia un _Cajus
+Orsus Flavius_, intorno al 600 dell’êra cristiana. Vedansi presso di
+lui registrate le iscrizioni romane antiche che contengono il nome
+_Ursinus_. L’Antipapa di Damaso aveva nome _Ursicinus_ (a. 366).
+Nel 499 un _Firmilianus Ursinus_ sottoscrive a Ravenna un istromento
+gotico. Taccio delle leggende che fanno degli Orsini romani i fondatori
+della famiglia tedesca degli Orsi di Anhalt, e noterò più tardi
+quel che dice il Petrarca sull’origine tedesca dei grandi romani. Il
+MURATORI (_Ant._, III, 784) esclude l’antica derivazione degli Orsini,
+e modestamente li fa discendere da _Urso quodam nobili viro_.
+
+[57] Tutta la famiglia aveva nome di _filii Ursi_. Un Orso _de Baro_
+compare omai nell’a. 998 (Vol. III, pag. 464, nota 1 di questa Storia);
+e di un _Constantinus Ursi_ dell’a. 1032 vien fatta menzione nel
+GARAMPI, _Mem. della B. Chiara_. Migliore della _Historia di Casa
+Orsina_ del SANSOVINO (1565) è la genealogia raccoltane dal LITTA, il
+quale (seguendo le orme del GAMURRINI e del MURATORI) fa cominciare la
+famiglia storica degli Orsini soltanto dalla fine del secolo duodecimo
+con Orso, bisavolo di Nicolò III (1277). Il suo albero genealogico
+concorda con un compendio che io rinvenni nell’archivio Conti-Ruspoli,
+e che brevemente registra le cinque linee della famiglia composte
+dei Pitiliano, dei Castel sant’Angelo, dei Bracciano, dei Monte
+Rotondo, dei Gravina. Lo stemma degli Orsini porta una rosa rossa,
+con fasce gialle e con tre bende rosse. Soltanto la linea dei Monte
+Rotondo portava sull’elmo anche un orso seduto, con un mazzo di rose
+nell’artiglio.
+
+[58] Nell’anno 1101 compare lo stipite dei _filii Johis Ocdolinae_
+(Ottolina, nome di donna romana): vedi il Vol. IV, pag. 367, nota 1 di
+questa Storia.
+
+[59] Stando ai Regesti, Innocenzo III dimorò in Velletri per lo meno
+dai 14 di Settembre fino ai 6 di Ottobre.
+
+[60] Su di Odone figlio di Gregorio, e sui beni di cui fu investita
+nell’anno 1157 la casa Poli, vedasi il Vol. IV di questa Storia, pag.
+641 in nota. La lettera di Innocenzo a Riccardo (VII, 133) data da
+Roma ai 9 Ottobre 1204 offre schiarimenti intorno alla lite: così vi
+concordano spesso parola per parola i _Gesta_ tratti da documenti. I
+Conti tennero per seicento anni il possesso di Poli, fino a che la loro
+famiglia si spense nell’anno 1808: indi la terra venne in mano degli
+Sforza Cesarini, e nel 1820 passò nei Torlonia. — Il NIBBY, _Analisi_,
+II, 569, erroneamente registra questi avvenimenti all’anno 1208. La
+_Ep._ VII, 133, dimostra che ai 9 Ottobre 1204 non era stata peranco
+data la carta d’investitura feudale a Riccardo.
+
+[61] I _Gesta_ non parlano di Riccardo, bensì ne discorre la lettera
+del Papa (VII, 133): _turrem tuam acriter expugnarent, ita quod eam,
+te vix tandem per fugam liberato, ceperunt; et adhuc quidam sub nomine
+Communitatis detinent occupatam_ (ancor nell’Ottobre 1204). L’HURTER
+prese uno svarione, non notando che nell’_Ep._ VII, 133, e nei _Gesta_
+si parla dello stesso fatto. Non mi soffermo a dire dei suoi scusabili
+errori in ciò che concerne i luoghi della Città: egli trasporta i
+_Balnea Neapolis_ sul Celio.
+
+[62] _Gesta_, c. 135, 136: _Videns igitur D. Papa, quod furor erat in
+cursu, cessit. Chron. Foss. Nov._, ad a. 1203: _Nonas Maji indignatione
+Romanorum D. Papa venit Ferentinum._ Giusta i Regesti (nel BREQUIGNY),
+una Bolla è data ai 3 Maggio, da Palestrina.
+
+[63] Allora il _Circus_ aveva nome di _Castellum Aureum_. Ivi erano due
+conventi, quello _Domine Rose_ (oggidì santa Caterina dei Funari) e un
+altro _S. Laurentii Pallacini et in Clausura_. La Bolla di Celestino
+III dell’anno 1192 (nel _Bullar. Vatican._, I, 74), dice: _Castellum
+aureum cum parietibus altis et antiquis in circuitu positis_...
+
+[64] È certo che il ritorno del Papa avvenne intorno alla Pasqua del
+1204; ad esso pertanto fece seguito l’elezione di _Gregorius Petri
+Leonis Rainerii_. Afferma il VITALE che Gregorio di Giovanni Leone di
+Rainerio era senatore nel 1203, e ne riporta dei decreti che trae dalla
+_Storia di Terracina_ del CONTATORE. Però non s’accordano le indizioni.
+Le _Storie del Senato_ appoggiate sui manoscritti del GIGLI, difettosi
+di critica, sono piene di lacune. Mancano documenti. — La famiglia
+_Rainerii_ compare in Roma di già nel 1164 con _Johes Petri Leonis de
+Rainerio_ (NERINI, p. 193).
+
+[65] _Gesta_, c. 139, c. 141. _Boni homines de Communi_, titolo
+adoperato in tutte le democrazie italiane.
+
+[66] _Petrus Anibaldi_ è da Innocenzo III chiamato _sororius_, cognato
+oppure figlio di sorella. Fu suo siniscalco, e più tardi rettore di
+Cori: _Ep._ XVI, 86.
+
+[67] _Gesta_, c. 139: _Fecerunt utrinque turres ligneas, ubi lapideas
+non habebant, aggeres et fossata, munientes thermas, et incastellantes
+ecclesias. — Erexerunt enim petrarias, et mangonellos, conduxerunt
+balistarios_.
+
+[68] _Ep._ VI, 206, e PANVINIO, _Storia_ (mscr.) _della famiglia
+Frangipani_. Il Papa scomunicò Terracina e la costrinse a prestare
+il giuramento feudale raccolto in quella lettera. Del resto la città
+trovavasi in rapporto di feudalità anche coi Frangipani.
+
+[69] _Gesta_, c. 139: _Prohibentibus Jacobo Fraiapane et relicta
+Naionis Frajapanis. Najone_ è volgare abbreviamento di un nome, od
+altrimenti legger devesi _Rainone_. In alcune carte (del 1207) compare
+_Jacoba uxor quondam Gratiani Frajapani_.
+
+[70] _Non consuevit urbs in aliqua contentione succumbere, quam contra
+Ecclesiam assumpsisset, neque justitia, sed potentia vincere consuevit.
+— Numquam tam turpem pacem audivi factam pro Urbe: Gesta_, c. 141.
+
+[71] Giovanni Pierleoni tornò a imbronciarsi col Papa. S’impadronì di
+beni in quel di Tusculo, e fu scomunicato. Morì nel 1204 o nel 1205, e
+gli fu concessa tomba cristiana soltanto dopo che i suoi eredi ebbero
+prestato al Pontefice il dovuto soddisfacimento.
+
+[72] _Et de communi omnium voluntate quatuor sunt electi, qui secundum
+praescriptam formam jurarunt, statimque dixerunt, quod ad summum
+Pontificem pertinebat, creare Senatum: Gesta_, c. 141.
+
+[73] Se si stia ad una Storia mscr. del Senato, ch’è posseduta da
+Don Vincenzo Colonna di Roma, primo senatore unico, giusta il novello
+sistema, fu Pandolfo: lo ammette anche il VITALE. Se la cosa sia esatta
+non so; improbabile non è. _Pandulphus de Suburra Romanorum Consul_
+trovasi ancora per tre volte da podestà a Perugia, negli anni 1209,
+1210, 1217 (dagli atti conservati in quell’Archivio).
+
+[74] RAINALDO erroneamente registra all’anno 1208 queste lotte della
+costituzione. Ecco la successione degli avvenimenti: fugge il Papa,
+nella primavera del 1203; si fa la nuova elezione del Senato nel
+Novembre 1203; ritorna il Papa innanzi al 1 Aprile 1204; allora subito
+avviene la novella elezione; _Gregorius Pierleone Rainerii_, senatore;
+questi rinuncia all’officio nel Novembre 1204; durante la sua epoca
+infierisce la guerra civile; si tenta di compor la pace nel Novembre
+1204; sono eletti cinquantasei Senatori che durano fino all’Aprile
+1205; subentra il Senatore unico.
+
+[75] Leggasi la lettera di UGO FALCANDO che serve di introduzione alla
+sua bella _Storia di Sicilia_: MURAT., VII, 251.
+
+[76] _Baliam regni D. Papae dimisit ab omnibus juramento firmandam,
+quoniam ad eum spectabat tamquam ad dominum principalem: Gesta_, c.
+23. Il documento dell’investitura feudale, dei 19 Novembre 1198, è
+registrato nell’HUILLARD, _Historia diplomatica Friderici II_ (I, 16).
+
+[77] Gli scriveva sulla fine del Gennaio 1199, nella sua lettera di
+condoglianza: _Exultes in Domino — qui pro temporali spiritualem tibi
+patrem providit, et in matris obitu matrem Ecclesiam — deputavit, ut
+factus vir et in regni solio solidatus eam amplius venereris per quam
+te noveris exaltatum_.
+
+[78] Con Diepoldo erano uniti i suoi due fratelli Ottone e Sigfredo. La
+narrazione di tutti questi rapporti di cose è disposta in bell’ordine
+dall’ABEL, _Ottone IV imperatore e re Federico II_, Berlino, 1856.
+
+[79] La _Cronica di Fossa Nuova_ registra nell’anno 1198 una cotale
+scorreria, onde Diepoldo si spinse depredando fino a Ripi e a Torrice:
+_Et sedit ibi tres hebdomadas et depraedavit et vastavit — ipsa —
+castella_.
+
+[80] _Gesta_, c. 23. La lettera che il Papa indirisse ai Siciliani
+nell’Agosto 1199 è raccolta dall’HUILLARD, I, 32. Markwaldo ingannò
+Ottaviano cardinal vescovo di Ostia, zio di Odone _de Polo_ (UGHELLI,
+I, 67; CARDELLA, I, 171). Con lui erano i cardinali Guido e Ugolino,
+il quale ultimo, uomo di saldo animo, diventò più tardi Gregorio IX: e
+v’era anche il console Leone _De Monumento_.
+
+[81] Jacopo dei Conti, di Anagni, che nel 1202 fu giustiziere e
+capitano nella Campania e nelle Puglie, più tardi in ricompensa ebbe
+Ninfa come possedimento a vita. Il maresciallo s’era arricchito in
+Sicilia, e dava denari a prestito al Papa: _Ep._ XV, 114.
+
+[82] Sibilla e i suoi figli Guglielmo, Albina, Costanza e Mandonia
+erano stati esiliati in Alemagna dallo spergiuro Enrico VI. Filippo li
+ripose in libertà, quando Guglielmo era anche morto. Sibilla andò in
+Francia, dove Gualtiero sposò Albina: RAUMER, II, 613.
+
+[83] _Comitem G. de Brenna, qui velut gener Tancredi regis intrusi
+mortem nostram et sanguinem sitiebat, sub defensionis nostrae specie
+misit in regnum. Febr. 1246_: Federico ai Francesi (nell’HUILLARD,
+_Hist. dipl._, VI, 389).
+
+[84] _Duravit hoc Theutonicorum jugum gravissimum decem et septem
+annis: Chron. Fossae Novae. — Gesta_, c. 39.
+
+[85] _Gesta_, c. 124, 125. Ep. X, 131, 132. Bolla _Universis fidelibus
+per patrimonium B. Petri constitutis... dat. Viterbii IX Kal. Oct.
+Pont. N. a. X._ Nel dì stesso promulgò un severo editto contro gli
+eretici, e comandò che si inserisse negli Statuti comunali.
+
+[86] La morte di lui (a. 1104) è registrata nella _Cronica_ di Fossa
+Nuova: _Obiit Gregorius Comes Ceccani, 12 Kal. Oct. feria III_. È la
+prima volta che si faccia menzione di questa casa di conti.
+
+[87] Documento in CENCIO, fol. 123, di recente raccolto nel THEINER,
+_Cod. dipl._, I, n. 45. Giovanni, figlio di Landolfo e di Egidia,
+sposò nel 1189 Rogasinta figliuola di Pietro _de Celano_, conte
+de’ Marsi. Sua sorella Mabilia nel 1182 aveva tolto per marito il
+conte Jacopo di Tricarico (_Chron. Fossae Nov._). Zio di Giovanni fu
+Giordano cardinale di santa Pudenziana. Nell’archivio di casa Colonna
+esaminai molti documenti relativi alla famiglia di cui parliamo, ed
+eziandio l’importante testamento di Giovanni, dato ai 5 di Aprile
+1224 (pergamena originale, scaffale XIII, n. 2). Giusta esso, Giovanni
+possedeva Ceccano, Arnaria, Patrica, _Cacumen_, Montacuto, _Julianum,
+S. Stephanum, Magentia_, Rocca Asprano, _Prosseum, Postertium,
+Carpinetum_, e diritti nel _Castrum Metellanici_, in Alatri, a
+Frosinone, a _Turrice_, a Ceperano, a Piperno, a _Setia_, a _Nympha_.
+Figli suoi furono Landolfo, Berardo, Tommasia e Adelasia.
+
+[88] CENCIUS, fol. 157: _Qualiter Gualganus de Sculcula recognovit
+castrum ipsum juris b. Petri esse, et habere illud in custodia;_ è
+un documento dei 13 Luglio 1158, il primo, per quel che io mi sappia,
+che parli di questa famiglia. — Nell’archivio Colonna sono parecchie
+carte dei secoli decimoterzo e decimoquarto; la più antica contiene
+il testamento di _Conradus de Sculgula fil. quond. dni Galgani_, del 1
+Gennaio 1270 (Scaff. XIII, n. 3). Galgano figliuol suo ebbe tre figli;
+Corrado, Simone, e Goffredo cardinale di san Giorgio in Velabro: ibid,
+Scaff. XVII, n. 4, pergamena dei 28 Febbraio 1270.
+
+[89] _Collismedii_, rocca ruinata nel paese dei Volsci, dove tuttavia
+dura il nome della terra. È un fatto notevole che questi conquistatori
+germanici abbiano fino a tempi assai tardi durato in molte famiglie
+cavalleresche del Lazio.
+
+[90] Addì 21 Dicembre 1232, _Oddo de Columpna dominus Olibani_ vendette
+alla Chiesa la parte che a lui spettava del _Castrum Paliani_ e
+_Serronis_: CENCIUS, fol. 140.
+
+[91] Così vien detto: _Rocca et Castrum Paliani, Rocca et Castrum
+Serronis_; ed eziandio: _Arx et Castrum Fumonis_, dove sedeva un
+prevosto del Papa. _Castra_ erano _Nympha_, Tiberia, Norma, _Larianum_,
+Falbateria ed anche Frosinone: parlasi invece della _civitas Tusculana
+cum arce ejusdem civitatis_. In documenti del Lazio, a quel tempo,
+trovasi in uso la formula: _Quaecumque civitas, seu castrum vel Baro_.
+
+[92] Anagni e Velletri avevano loro Podestà; Ferentino: _Potestas,
+Consilium et Populus_ (THEINER, I, n. 195, a. 1241). Allorquando
+Gregorio XI, nel 1229, tolse Suessa sotto la protezione della Chiesa,
+dichiarò nella sua Bolla: _Concedimus vobis, ut in preficiendis vobis
+Rectoribus, et in contractibus venditionis... habeatis ad instar
+praedictarum civitatum Campanie libertatem_; e prima aveva detto:
+_sicut Anagniam et alias civitates_ (THEINER, I, n. 153). Nell’anno
+1231, in Anagni, venne a lotta il ceto dei cavalieri contro quello
+dei cittadini, onde Gregorio ne promulgava la Bolla: _Dilectis filiis
+rectoribus, militibus et populo Anagninis_, data agli 11 Agosto 1231:
+ibid., n. 161.
+
+[93] Dopo della restaurazione operata da Innocenzo III le province
+della Chiesa s’aggrupparono così: _Campania et Maritima, Patrimonium B.
+Petri in Tuscia, Ducatus Spoletanus, Romandiola, Marchia Anconitana_.
+Talvolta per _Campania et Maritima_ trovasi ancora usato il concetto
+antico di _Comitatus Campaniae_.
+
+[94] Documento dato da Spira, agli 11 Ottobre 1215 (MURAT., _Antiq.
+Ital._, V, 663). Nel 1221 Federico II ritolse Sora al Conte, e lui
+financo cacciò in prigione. Nell’anno 1228 i Conti reclamarono presso
+Nicolò IV, ma inutilmente, affinchè loro restituisse ii bel feudo
+(RATTI, _Hist. della fam. Sforza_, II, 231).
+
+[95]
+
+ Trasmundus = Claricia de Scotta
+ |
+ | Innocentius III
+ |
+ | Riccardus Dux Sorae
+ |
+ | Johannes de Polo, Comes Albae.
+ |
+ | Paulus, Romanor. Proconsul, 1238.
+ |
+ | Stephanus, Card. S. Adriani.
+
+Il contratto di divisione dei beni famigliari è dato ai 3 Maggio 1226
+(CONTELORI, n. 4). Paolo n’ebbe Valmontone, Sacco, Plumbinaria ossia
+Fluminaria ecc.; Giovanni ne ricevette _Turrim Urbis_, Ponte Mammolo,
+Monte Fortino. — _Johannes comes_ (figlio di Paolo o nipote suo) coi
+beni di Valmontone, di Gabiniano, di Sacco, di Fluminaria formò un
+fidecommesso a favore di Adenolfo suo figlio e di suo nipote Giovanni.
+La carta degli 11 Agosto 1287 contiene la fondazione espressa di un
+maggiorasco, la prima (che io per lo meno mi conosca) di terre romane.
+La rinvenni nell’archivio della casa Conti-Ruspoli (Busta 27, 8).
+Eccone la formula: _Teneatur restituere... ille primogenitus... alteri
+primogenito suo masculo nato ex legitimo matrimonio in infinitum et
+in perpetuum, ita quod successive dicta castra et tota Terra praedicta
+et Baronagium semper applicentur et pervenient ad unum solum masculum
+haeredem primogenitum_ (_Actum in Castro Vallis Montonis in majori
+Palatio Curiae dicti Domini_).
+
+[96] _Ep._ XII, 5: _Nobili viro Riccardo germano nostro Sorano Comiti,
+dat. Lateran. VI Kal. Martii a. XII_; dov’è aggiunto il patto dei 6
+Ottobre 1208. L’investitura del feudo fu data col simbolo del calice
+(_per cuppam deauratam_). Vedi anche CENCIUS, fol. 138, e il THEINER,
+I, 53.
+
+[97] _Chron. Andrense_, D’ACHERY, _Spicileg._, II, 843, donde si pare
+che a quel tempo il Senatore spontaneamente rinunciò all’ufficio:
+_Senatorem urbis, qui quasi ipso invito dominium tenuerat, sponte
+cessurum denuntiat_.
+
+[98] _Nunc autem Ecclesia per Dei gratiam in unitate consistit et
+imperium peccatis exigentibus est divisum_: Innocenzo nella risposta ai
+messaggi di Filippo (BALUZIUS, I, 693).
+
+[99] _Cum per se devotus existat Ecclesiae, ac descendat ex utraque
+parte de genere devotorum_: Innocenzo, _Reg. Imperii, Ep._ 29, 33.
+
+[100] Vedi il celebre documento intitolato: _Deliberatio Domini Papae
+Innoc. super facto imperii de tribus electis: Ep._ 29, in cui egli
+enumera tutte le persecuzioni che gli Hohenstaufen ebbero mosso contro
+la Chiesa.
+
+[101] _Quod non expedit ipsum imperium obtinere patet ex eo, quod per
+hoc regnum Siciliae uniretur imperio, et ex ipsa unione confunderetur
+Ecclesia: Reg. Imp._, 29.
+
+[102] Lettera 33, del 1 Marzo 1201.
+
+[103] Nel _Reg. Imp._ (_Ep._ 32 indiritta ad Ottone), Innocenzo III
+definisce l’Impero solamente come la _materialis gladii potestas_, a
+protezione della fede e ad estirpazione degli eretici.
+
+[104] Nella _Ep._ I, 401, ai _Rectores_ di Tuscia: _Sic regalis
+potestas ab auctoritate pontificali suae sortitur dignitatis
+splendorem_. Vedi eziandio il _Reg. Imp., Ep._ 32, ad Ottone. Nelle
+lettere pontificie e regie tornava a frase del tutto ingenua, il dire:
+_Cum Sacerdotium et Imperium duo sint luminaria (majus et minus) in
+Ecclesia firmamento, quibus mundus in spiritualibus et temporalibus
+veluti die ac nocte clarescat_. — Questa similitudine inventata già da
+Gregorio VII (VIII, _Ep._ 21), fu con fanciullesca fantasia ampliata
+dai frati. Vedi la _Homilia II_ di CESARIO HEISTERBACH (del 1220)
+monaco cistercense di Colonia, nel _Lib. XII Illustrium Miraculorum et
+Historiarum Mirabilium_ (Colonia 1091, p. 177 segg.): la Chiesa è il
+firmamento, sole il Papa, luna l’Imperatore; il giorno personifica il
+clero, la notte rappresenta il laicato; le stelle sono i Vescovi, gli
+Abati ecc.
+
+[105] Per ragione di cotali dottrine è di grande importanza la risposta
+data dal Papa ai messaggeri di Filippo (_Reg. Imp._, 18): _Hinc est,
+quod Dominus sacerdotes vocavit Deos, reges autem principes_. Inoltre
+le _Ep._ 30, 62. Più tardi nella contesa con Lodovico di Baviera la
+pretensione del Papa alla signoria universale fu tenuta in conto di
+canone. Noto qui anticipatamente tre aforismi di ALVARO PELAGIO,
+_De Planctu Ecclesiae: Papa potest privare imperatorem imperio et
+reges regno. — Qui non habet Papam pro capite nec Christum habet. —
+Christus rex temporalis, Papa ejus vicarius, habet in terris utramque
+potestatem_. Espressamente dice Innocenzo: — _Imperium noscatur ad eam
+(sedem Apost.) principaliter et finaliter pertinere_ (_Reg. Imp._, n.
+29). — Nel _Reg. Imp._, 18, egli afferma essere statuito: _Sacerdotium
+per ordinationem divinam, regnum autem per extorsionem humanam_. I
+Pontefici non riconoscevano darsi reame alcuno per la grazia di Dio;
+e questa loro opinione filosofica sull’origine dei re, quantunque
+modificata, fu accolta da Federico nella notevole Introduzione alle
+Costituzioni di Melfi (a. 1231). I Principi, secondo quella, sarebbero
+stati creati dalla necessità umana della distinzione del mio e del tuo,
+che succedette alla comunione naturale dei beni: ma il loro istituto
+avrebbe dipeso benanco da disposizione divina.
+
+[106] _Reg. Imp., Ep._ 14; e indi più tardi, allorchè il Papa ebbe
+condannato Filippo: _Ep._ 61. La protesta di Innocenzo nell’_Ep._ 62.
+
+[107] ROGERO DI WENDOVER, _Cronica_ (ed. Coxe, Londra 1841, T. III,
+142): _In Capitolio autem et per totam urbem declamatum est: Vivat et
+valeat imperator Otho_.
+
+[108] _Juramentum Ottonis, actum Nuxiae in Coloniensi diocesi a.
+1201 VI Id. Junii: Reg. Imp., Ep._ 77; _Monum. Germ._, IV, 205. Si
+prendeva a fondamento il Diploma di Lodovico I, che dopo di Gregorio
+VII tenevasi per autentico. Però non ancora si parlava di Corsica e di
+Sardegna.
+
+[109] Tuttavia la Romagna restò nel dominio dell’Impero fino al 1278.
+Intorno a questi avvenimenti vedasi il FICKER, _Studî per servire alla
+Storia dell’Impero e della Chiesa in Italia_, II, 469 sgg.
+
+[110] _Reg. Imp._, 61, dove si afferma risolutamente il principio della
+separazione delle due podestà. Oltracciò nell’_Ep._ 62 la risposta
+del Papa a Bertoldo di Zähringen. Protestò anche Filippo Augusto di
+Francia, che già addì 29 Luglio 1198 si era collegato con Filippo di
+Svevia: _Ep._ 63.
+
+[111] Innocenzo ammonisce gli Anconetani (VII, 228), invocando il falso
+testamento di Enrico VI. Egli mandò a loro Cencio, cardinale non di
+san Lorenzo in Piscina (come pensa erroneamente l’HURTER), ma di san
+Lorenzo in Lucina.
+
+[112] _Reg. Imp., Ep._ 153: _Quidam enim civium Romanorum adversarii
+tui corrupti pecunia, gravem seditionem adversus nos commoverunt in
+urbe_... così il Papa nel 1208 scrive ad Ottone, accertandolo che egli
+non abbandonò la sua causa allorchè tutti lo disertarono ed eziandio
+insorsero i Romani. La rivolta è quella del 1204 e del 1205.
+
+[113] _Gesta_, c. 120: _Senatorem urbis_. Nè è già stile di curia, come
+opina l’HURTER, per significare la maggioranza dei Senatori; v’aveva
+allora un solo Senatore, Gregorio Pierleone _Rainerii_, ed era poco
+tempo prima che egli rinunciasse. Del Prefetto non si fa menzione.
+
+[114] _Gesta_, c. 121, dove è anche il documento dell’investitura
+feudale. Un re ammetteva ciò che Innocenzo voleva proclamare, il Papa
+essere signore supremo di tutti i Principi: _Cum corde credam et ore
+confitear, quod Rom. Pontifex qui est B. Petri successor, Vicarius sit
+illius per quem reges regnant et principes principantur, qui dominatur
+in regno hominum et cui voluerit dabit, ego Petrus — tibi — summe
+Pontifex — offero regnum meum_...
+
+[115] ZURITA, _Annales de Aragon_, ad a. 1204, p. 91: _deste censo y
+reconocimiento que el Rey hizo al Papa, buelto a su reyno mostraron
+los ricos hombres y cavalleros muy descontentamiento_. Pietro si
+imbarcò novellamente ad Ostia, toccò Corneto, e largì un privilegio
+di commercio a questa città: il documento è dato _Corneti mense Nov.
+A. D. 1204_ (Codice appellato _Margherita Cornetana_, fol. 89 t.,
+nell’archivio di Corneto). Il Re cadde nel 1213 vicino a Castel Maurel,
+combattendo nella guerra degli Albigesi, quand’era mosso in aiuto di
+Raimondo di Tolosa cognato suo.
+
+[116] _Reg. Imp._, 136 (del Giugno 1206; BÖHMER, _Reg._, pag. 21).
+
+[117] Tomaso di Savoia e Azzo d’Este (BÖHMER, pag. 23). Nell’archivio
+comunale di Assisi si conserva un _Privilegium_, con cui Filippo
+concedeva libera elezione di Consoli a quel Comune; ed è dato da Ulma,
+addì 29 Luglio 1205. _Testes sunt: Heinricus marscalcus de Kalindin.
+Heinr. de Smalenecke. Fridericus dapifer de Walpurc. Wernher de
+boulande. Diedo de Rabenspurc. Dat. ap. Ulmam a. dnice Incarn. MCCV.
+Quarto Kl. Aug. Ind. VIII._
+
+[118] Nell’archivio delle _Reformazioni di Siena_, n. 77, esiste un
+trattato conchiuso fra Filippo e Siena ai 23 Maggio 1208; ed è assai
+importante per far conoscere la reverenza che quegli si aveva in Italia
+(_XXIII die men. Maii feria VI A. ab Incarn. Dom. MCCVIII Ind. XI.
+Anno vero regni Serenissimi Rom. Reg. Philippi XI_). Tutti i cittadini
+del vescovado e del comitato, dell’età dai quindici ai settant’anni,
+vi giurano di essere fedeli al Re, e di restituirgli tutti i beni che
+l’Impero aveva posseduto alla morte di Enrico VI: _assignabunt ea in
+manus Dni Patriarche Aquilegensis et legatorum dominis Regis... Haec
+omnia supradicta Ego Wolfgerus dei gr. Aquil. Patriar. tocius Italie
+legatus nomine et vice D. Regis Philippi tibi Johanni Struozi senensium
+Potestati recipienti nomine universitatis Senensium — promitto... et de
+omnib. supradictis faciendis — osculum pacis tibi dedi una cum Henrico
+de Smalnecge et Eberhardo de Luottere. Actum in Sena_. Seguono i
+testimoni. _Ego Albertus Notarius praed. Patriar. his omnibus interfui
+etc._ — Filippo aveva mandato Wolfgero, il Burgravio di Magdeburgo e i
+due nobiluomini sopraddetti da suoi negoziatori a Roma.
+
+[119] Ne correva voce pel mondo; lo udì l’Abate di Ursperg, e
+Federico II nell’anno 1226 lo ripetè: _Hetruriam mihi adolescenti
+sublaturus per nuptias Philippum patruum delusit_ (_Hist. Dipl. Frid.
+II_, T. II, 933). — LA FARINA, _Studi_, I. 835; ABEL, 224, 380. —
+_Promissa Philippi_ (_M. Germ._, IV, 209, all’anno 1205), dove Filippo
+espressamente dichiara di voler dare la sua figliuola ad un nipote del
+Pontefice.
+
+[120] GUALTIERO DI VOGELWEIDE inveisce parecchie volte contro il
+Pontefice romano.
+
+[121] _Reg. Imp._, 153: _Quamvis nepos ipsius jam tibi adversarium se
+opponat_; mirabile divinazione! — Vedi le lettere del Papa ai Tedeschi
+in favore di Ottone (154-158 ecc.), e l’altra di Ottone (n. 160), in
+cui questi chiede di essere prestamente riconosciuto per re.
+
+[122] Soltanto nel dì 7 Agosto 1212 Ottone sposò la giovine Beatrice.
+La sventurata Principessa porse la mano al nemico della sua casa
+quand’egli era colpito di anatema, e morì quattro giorni dopo, agli 11
+di Agosto.
+
+[123] Libertà di elezione capitolare dei preti. Diritto di appello
+a Roma. Rinuncia al _jus spolii_. Distruzione degli eretici. _Mon.
+Germ._, IV, 216. _Reg. Imp._, 189. Intorno a cotali rapporti vedasi il
+FICKER, _Studi per servire alla St. dell’Imp. e della Ch. in Italia_,
+II, n. 365, sgg.
+
+[124] BÖHMER, 41, 42. Tengo eziandio nota di due documenti
+dell’archivio di Siena, n. 83 e 84. Addì 3 Luglio 1209 i Sanesi
+protestano al Patriarca, legato di Ottone, che sarebbero fedeli
+all’Imperatore e che per conto di lui conserverebbero i beni di Enrico
+VI. Addì 4 Luglio 1209, il Patriarca nega la provvisoria conservazione
+dei beni.
+
+[125] _Dux Saxonie — Otto venit in Lombardiam cum magno exercitu, in
+cujus terribili adventu tremuit Italia, et nimio pavore concussa est:
+Monach. Padov. Chron. Estense_, MURATORI, XV, 301. — _Venit magno et
+inusitato exercitu_, dice la _Cronica di Fossa Nuova_.
+
+[126] GERARDO MAURISIO (MURAT., VIII, 20) ha un prezioso episodio, in
+cui descrive la conciliazione di questi tre grandi Capitani, pacificati
+da Ottone. — Salinguerra: _saliens in guerram_. Azzo fu il primo
+tiranno cittadino, poichè nel 1208 Ferrara (donde egli aveva scacciato
+quell’altro) diede a lui la signoria. Documenti nel MURAT., _Ant.
+Est._, I, 389, e il LA FARINA, _Studî_, I, 873.
+
+[127] Ratifica di Ottone, _datum in castris in monte Malo, 4 Non.
+Octbr. Ind. XIII_ (_Mon. Germ._, IV, 218; _Reg. Imp., Ep._ 192). Il
+_Chron. Slavor._ (LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, II, 743) nota il numero
+dell’esercito: seimila corazze, arcieri, e popolo infinito di vassalli.
+
+[128] Errano l’HURTER e il LA FARINA quando descrivono il cammino che
+tenne la comitiva della coronazione. Non è vero che Ottone percorresse
+coronato le vie della Città; e il banchetto fu servito in Laterano.
+Gli _Annales_ REINERI, ad a. 1209 (_Mon. Germ._, XVI, 602), parlano
+dell’occupazione del ponte Tiberino, _ne consecrationem ejus, sicut
+animo conceperant, Romani impedirent_.
+
+[129] _Contradicentibus pro maxima parte Romanis_: RIGORD, _De Gestis
+Philippi Augusti_, p. 51. La _Cronica di Brunswick_ scritta in rima
+(LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, III, 120 segg.) dice: «Per la qual cosa il
+Senato di Roma ed il Consiglio furono tutti d’accordo. E si stizzirono
+perciocchè ad essi non si fosse fatta parola che in quell’ora dovesse
+avvenire la consecrazione imperiale: ed era per questo il loro cuore
+gonfio d’ira». Mancano i documenti per potere stabilire chi fosse
+allora senatore.
+
+[130] _Ad — portam Romae_ (ponte Sant’Angelo), _et D. Papa ibi eum
+benedixit, licentiavit et rogavit eum, ut alio die adveniente recederet
+a territorio Romano: Chron. Fossae Novae._
+
+[131] La più parte dei Cronisti cerca la causa del combattimento in
+questo, che Ottone rifiutò di largire ai Romani i soliti donativi
+(_propter quasdam expensas, quas ab Imperatore Romani ex debito
+petebant_, dice RIGORD: e parimenti FRANCISCUS PIPINUS, che copia dal
+primo; MUR., IX, 637): così l’inedito _Chron. Imp. et summor. Pontif._
+(Cod. 5. Plut. XXI. nella Laurenziana di Firenze). Stando al MAURISIUS
+(_Hist. Eccelini_; MUR., VIII, 21), Ezzelino II superò tutti nella
+pugna. La _Cronica rimata di Brunswick_ dice che il Papa accompagnasse
+l’Imperatore per un paio di miglia; ma è un errore. Dopo la coronazione
+Ottone e Innocenzo non si rividero più.
+
+[132] _Sub periculo personae nostrae ad vos urbem intrare decrevimus.
+Attendat tamen sanctitas vestra quod magnum periculum in introitu in
+urbem toti Ecclesiae posset provenire: Reg. Imp., Ep._ 193. La risposta
+del Papa, data agli 11 Ottobre dal Laterano, è nell’_Ep._ 194: _de
+negotio vero terrae_; e trattasi fuor di ogni dubbio della «terra di
+donna _Mechtilde_», come la _Cronica rimata_ avvisa essere stato il
+primo oggetto della controversia. CESARIO HEISTERBACH (_Homil._, II,
+173) notò, che dopo la concordia perfetta in cui s’era al tempo della
+coronazione, scoppiò la contesa _propter quaedam allodia_.
+
+[133] Ai 17 Ottobre trovossi vicino ad Isola Farnese (BÖHMER, n. 79).
+Ai 25 fu a Poggibonsi, dove emanò il Diploma faustissimo per Pisa, cui
+concesse la Corsica. Ai 29 fu a San Miniato. — Ai _Regesta_ del BÖHMER
+aggiungo io un _Privilegium_ per Siena (da San Miniato, ai 29 Ottobre;
+copia autenticata nell’arch. di Siena, n. 65, e _Kaleffo novo_, fol.
+610), in cui esonera la città dal pagamento delle somme dovute al fisco
+dopo la morte di Enrico VI. — Aggiungo un altro Diploma originale per
+Siena (dato da Foligno ai 14 Decembre 1209), che comincia: _Gratiose
+liberalitatis_... Siena ne riceve libertà di elezione dei suoi
+Consoli sotto riserva dell’investitura imperiale, e verso tributo di
+settanta marchi d’argento che la città deve pagare nei quindici giorni
+successivi a Pasqua, in mano del Prevosto imperiale in San Miniato
+(_Kaleffo novo_, ibid.). — Cito anche un Privilegio dato al Vescovo di
+Chiusi, cui l’Imperatore cede quella città: _Acta sunt haec A... 1209
+Ind. XIII. Dat. apud Fulgineum Id. Decbr._ Fra i testimonî è _Yzilinus
+de Tervisio_ (Arch. comunale di Orvieto, cassa 2). — Ai 24 Dicembre,
+da Terni, Ottone promulgò un Privilegio per la santa Maria ed il santo
+Anastasio in quella città. Il BÖHMER, seguendo l’UGHELLI, lo registra
+sotto la data del 1 Gennaio 1210; ma è un errore. L’istromento che io
+ricopiai nell’archivio comunale di Terni, dice: _Dat. Interamnes A. D.
+MCCVIIII. VIII Kals. Januarii Ind. XIII_.
+
+[134] _Paene totam Romaniam_, dice RIGORD: ma non è la Romagna, chè
+talvolta vien così denominata tutta la Tuscia romana. _Riccardi Comitis
+S. Bonifacii Vita_; MUR., VIII, 123.
+
+[135] La patente d’investitura feudale di Azzo (senza l’Esarcato di
+Ravenna) è data da Chiusi, ai 20 Gennaio 1210 (MURAT., _Ant. Est._, I,
+392; LÜNIG, I, 1565). Già Innocenzo nell’anno 1208 aveva dato la Marca
+in feudo ad Azzo (MURAT., ibid., 391): dopo la morte di lui, avvenuta
+nel Novembre 1212, Innocenzo infeudò Aldebrandino (figlio di Azzo) di
+Ancona, di _Asculum_ ecc., per dugento libre di _provisini_ all’anno
+e coll’obligo di fornire alla Chiesa cento cavalieri, che dovevano
+servire un mese all’anno, _per totum ipsius Ecclesiae patrimonium a
+mare usque ad mare, et a Radicofano usque Ceperanum_. Questo notevole
+documento dei 10 Maggio 1213 è raccolto nel THEINER, I, n. 56. — Morto
+Aldebrandino nel 1215, signore delle Marche diventò il fratel suo Azzo
+VII. — Anche il feudo di Salinguerra fu confermato da Innocenzo, addì 7
+Settembre 1215: ibid., I, n. 59.
+
+[136] Archiv. di Perugia, _Liber Summissionum_, Vol. †, fol. 102. I
+Perugini, col beneplacito di _Pandulphus de Subora_, loro podestà,
+giurano _quam defensionem facere promiserunt a civitate Perusii infra
+usque ad urbem Romanam_. Il Papa promette in cambio: _si venerit ad
+pacem cum Imperatore — civitatem Perusii ponet in pace cum Imp._ Egli
+promette di rispettare le consuetudini di Perugia e la libera elezione
+dei Consoli e dei Podestà.
+
+[137] Sclamò: _Poenitet me fecisse hominem!_ Importantissima lettera
+indiritta all’Arcivescovo di Ravenna, ai 4 Marzo 1210: _Ep._ XIII, n.
+210.
+
+[138] Dice un moderno storico, l’ABEL, che la colpa di Ottone non fu di
+aver rotto il giuramento fatto al Papa, ma di averlo prestato.
+
+[139] HAHN, _Collect._, I, 209, n. X. In Inghilterra si difendeva il
+Guelfo senza riserva alcuna: ROGER DE WENDOWER, III, 232 e _Recueil des
+Hist. des Gaules_, XVIII, 164.
+
+[140] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1210. Pietro di Celano possedeva
+allora Capua, e Diepoldo teneva Salerno (RICCARDO DI SAN GERMANO, ad a.
+1210).
+
+[141] L’anatema fu annunciato con tutta la sua solennità soltanto ai 31
+Marzo 1211.
+
+[142]
+
+ _Nulla facultas_
+ _Visendi Romamve datur, Dominive sepulcrum._
+
+(WILH. BRITON. ARMOR. _Philippidos_, Lib. VIII, p. 199, nel DUCHESNE,
+V).
+
+[143] _Johannes Capotius, qui Ottoni favebat, ejus sermonem interrupit
+dicens: os tuum os dei est, sed opera tua, opera sunt diaboli_ (CAESAR.
+HEIST. _Miraculor._, I, 127). — Nei Regesti di Ottone il prefetto
+Pietro compare per la prima volta fra i cortigiani dell’Imperatore ai
+30 Marzo 1210; per l’ultima volta lo si trova col figlio suo Giovanni,
+a Lodi, nel 22 Gennaio 1212.
+
+[144] _Ibique consilio et interventu D. Papae obtinuit, ut a civibus
+et Pop. Rom. Fridericus imperator collaudaretur, et de ipso factam
+electionem Papa confirmavit: Chron. Ursperg._, p. 239. Ei si vede che
+Ottone non aveva a Roma un gran partito.
+
+[145] Di già nel Febbraio, da Messina, promulgò alcuni documenti, nei
+quali confessò di essere vassallo della Chiesa per Sicilia, e confermò
+la libertà delle elezioni vescovili: BÖHMER, p. 68, 69. _Histor. Dipl.
+Fried._, I, 201, sq.: _Ne unquam beneficiorum vestrorum, quod, advertat
+Dominus, inveniamur ingrati, cum post divini muneris gratiam non
+solum terram, sed vitam per vestrum patrocinium nos fateamur habere_.
+Nell’Aprile, in Roma, concesse al Papa la successione nella contea di
+Fundi, quando fosse morto Riccardo conte: _Mon. Germ._, IV, 223; _Hist.
+Dipl._, I, 208 (senza annotazione del giorno).
+
+[146] Documento dato da Egra (_Mon. Germ._, IV, 224; _Hist. Dipl._,
+I, 269). Ivi il Papa è appellato _protector et benefactor noster_: il
+linguaggio ne è assai umile. L’estensione dello Stato ecclesiastico è
+significata colla formula ottoniana: _Ad hos pertinet tota terra que
+est a Radicofano usque Ceperanum, etc._ Vi venne fatto riferimento alla
+donazione di Lodovico.
+
+[147] _Mon. Germ._, IV, 228; _Hist. Dipl._, I, 469.
+
+[148] _Degradatus est Otto quond. Imp. et excommunicatus est ab omni
+concilio: Annal. Meltenses, Mon. Germ._, V, 159.
+
+[149] Il suo ritratto, che trovasi nell’HURTER, non è che una
+invenzione: di lui non ne esiste alcuno. Il suo Biografo dice: _Statura
+mediocris, et decorus aspectu, medius inter prodigalitatem et avaritiam
+— fortis et stabilis, magnanimus et astutus, fidei defensor, et
+haeresis expugnator, in justitia rigidus, sed in misericordia pius_
+(?); _humilis in prosperis et patiens in adversis, naturae tamen
+aliquantulum indignantis, sed facile ignoscentis_ (_Gesta_, c. 1).
+
+[150] Cessione d’Inghilterra del 1208 e dei 15 Maggio 1213: DUMONT, I,
+n. 258 e n. 275; RYMER, fol. 111. Il Re giura, come avrebbe fatto un
+barone latino, l’_homagium ligium_. Quando i Baroni ebbero ottenuta la
+_Magna Charta_, Innocenzo scomunicò la giovine libertà degl’Inglesi, e
+fino dal nascere condannò la loro gloriosissima opera. Del resto cessò
+in breve il rapporto feudale. Delle tre promesse, _homage, fealty and
+yearly rent_, Giovanni prestò solamente la prima. Fedeltà giurarono
+soltanto egli ed il suo piccolo figlio Enrico. Il tributo di mille
+marchi sterlini fu ricusato da Edoardo III (_absolutely refused_, dice
+LINGARD, _History of England_, II, Appendix, p. 626).
+
+[151] Nel _Cod. Vat. 3535_ sono registrati in compendio gli atti di
+questa natura d’Innocenzo III e di altri Papi: sono tratti dai libri
+feudali della Chiesa.
+
+[152] _Sicut in arca foederis Domini cum tabulis testamenti virga
+continebatur et manna, sic in pectore S. Pontificis cum scientia legis
+divinae rigor destructionis et favor dulcedinis continetur_: lettera a
+re Giovanni, in cui si congratula seco lui della sua umile soggezione.
+Quest’è forse il più grandioso documento della potenza pontificia
+(RYMER, _Foedera_, I, fol. 116).
+
+[153] _Regula et vita istorum fratrum haec est, scil. vivere in
+obedientia et in castitate, et sine proprio, et D. nostri Jesu Christi
+doctrinam et vestigia sequi, qui docet: si vis perfectus esse, vade, et
+vende omnia, et da pauperibus, et habebis thesaurum in coelo; et veni,
+sequere me_ (MATH., 9, 21): Capitolo primo della regola del Minori, nel
+WADDING, _Annales Minorum_, I, 67.
+
+[154] _Bullar. Magn. Rom._, I, 93, Bolla dei 29 Novembre 1223. Le
+costituzioni dei Minori, del secolo decimoterzo, contengonsi nel _Cod.
+Palatin._, n. 571, dal fol. 1 al fol. 25.
+
+[155] Bolla _Lampas insignis_, data da Lione, ai 26 Giugno 1250.
+Ai Francescani fu concesso il convento in tutta la sua estensione,
+conformemente al _Privilegium_ di Anacleto. Il possesso effettivo essi
+ne ottennero nell’anno 1251 (CASIMIRO, _Storia di Araceli_, p. 16).
+
+[156] _Ex ipso Capitolii vertice dominatur pauperum primicerius,
+quam ex Tarpeia rupe Romanorum rexere Monarchas, ad plures utique
+nationes hujus sodalitii Rectoris pertransit auctoritas, quam antea
+Romanorum diffundebatur Imperium._ Così orgogliosamente dice il
+WADDING, annalista dell’ordine (ad a. 1251, n. 36). Francesco morì
+nell’anno 1226, nella _Portiuncula_, e fu canonizzato nell’anno
+1228. Ne scrissero la vita Tomaso da Celano suo discepolo, e i
+tre compagni Leone, Angelo e Rufino; più tardi dettolla il celebre
+mistico Bonaventura (_Acta SS._, Oct, T. II, 545, segg). Una scrittura
+dilettevole a leggersi e insieme grave di pensamenti, ne compilò a’
+nostri giorni CARLO HASE: _Francesco d’Assisi_, Lipsia 1856.
+
+[157] La Bolla è data da santa Sabina (_Bullar. Mag. Rom._, I, n.
+91, e _Bullar. Ordinis Fratr. Praed._ p. 2). Narra la leggenda che
+Domenico e Francesco nell’anno 1215 s’incontrassero insieme a Roma;
+un sogno fece conoscere all’uno le fattezze dell’altro suo compagno.
+I due ordini s’inimicarono per gelosie; però oggidì ancora nelle loro
+festività, con funzioni religiose e con mense comuni celebrano la
+memoria dell’amicizia che unì i loro fondatori (LACORDAIRE, _Vie de S.
+Dominique_, c. VII).
+
+[158] La storia dei Domenicani scritta dal MAMMACHI (_Annal. Ord.
+Praed._, 1756) principia coll’anno 1170. Vedine il Tom. I, 567, sulla
+traslazione dell’ordine a santa Sabina, onde le Domenicane passarono a
+santo Sisto. La santa Maria sopra Minerva fu residenza del generalato
+dell’ordine sino allo scorcio del 1873; giacchè or furono soppressi
+anche i monasteri e i conventi nella santa Roma, cosa che pochi anni
+addietro nessuno avrebbe imaginato.
+
+[159]
+
+ L’un fu tutto serafico in ardore,
+ L’altro per sapienza in terra fue
+ Di cherubica luce uno splendore.
+ DANTE, _Paradiso_, c. XI, v. 37-39.
+
+[160] _Quando fratres vadunt per mundum, nihil portent per viam, nec
+sacculum, nec peram, nec panem, nec pecuniam, nec virgam_: Cap. XIV
+della regola dell’ordine.
+
+[161] Di questa terra fa parola per la prima volta ANASTASIO,
+_Vita Stephani_, V, n. 529: _S. Theodorus in Sabello_; indi, a.
+1023: _Territorio Albanese in fundo et loco qui vocatur Sabello_
+(GALLETTI, _Del prim._, n. 34). La famiglia era detta _de Sabello_
+(cioè _dominus_). Il testamento di Onorio IV, a. 1285, parla dell’or
+distrutto _Castrum_ come di bene suo famigliare, situato in prossimità
+di Albano (RATTI, _Fam. Sforza_, II, 302). Anche il PANVINIO (_De
+gente Sabella_, Mscr. Bibl. Casanatense) incomincia la genealogia
+della famiglia soltanto con _Haimericus_, padre di Onorio. Il suo nome
+(Amalrich) accenna ad origine germanica.
+
+[162] Il cardinale STEFANESCHI, nel suo poema sulla coronazione
+di Bonifacio VIII (MUR., III, 648) celebra i Savelli dando loro il
+predicato di miti; raro pregio per baroni romani: _nec non Sabellis
+mitis_. Cotale lode si meritarono per opera dei due papi Onorio III e
+Onorio IV, e di Pandolfo senatore.
+
+[163] Vol. IV, pag. 735 di questa Storia.
+
+[164] Nessun documento dice quali uomini fossero a quel momento
+senatori. Al tempo del Concilio dell’anno 1215, senatore era
+_Pandulphus filius quondam Johannis Petri de Judice_, locchè finora
+passò inosservato (Istromento del 1217; MURAT., _Antiq. Ital._, II,
+563).
+
+[165] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1217.
+
+[166] Prima lettera di minaccia data agli 11 Febbraio 1219; la seconda
+è del 1 Ottobre 1219: _Hist. Dipl._, I, 691. Il termine fu stabilito al
+giorno di san Benedetto, che cadeva ai 21 Marzo 1220; indi fu prorogato
+fino al 1 di Maggio.
+
+[167] _Motus puerorum mirabilis, tam de Romano quam Teutonico regno_:
+vedansi i _Mon. Germ._, XVI, e gli _Annali_ del RAINER, ad a. 1212. Il
+Cronista spiega che questo fenomeno morboso del medio evo derivasse _ex
+arte magica_.
+
+[168] THEINER, _Cod. Dipl._, I, 70.
+
+[169] Carta data da Hagenau, nel Settembre 1219: _Mon. Germ._, IV, 231.
+_Juramentum futuri Imperatoris_: ibid., p. 232. I principi confermarono
+il _Privilegium_ ai 23 Maggio 1220, da Francoforte: THEINER, I, n. 77.
+
+[170] RICC. DA SAN GERM., ad a. 1218: _Sed cum propter Romanorum
+molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium remeare_. L’anno
+è il 1219, come appare dai _Regesti_. Dopo i primi giorni del Luglio,
+lo si trova in Rieti; sul principio del Febbraio 1220, a Viterbo; ai
+12 di Giugno ed ancora ai 4 di Settembre, ad Orvieto: sulla fine del
+Settembre, a Viterbo; nell’Ottobre 1220, a Roma.
+
+[171] RAINALDO, ad a. 1220 n. 5.
+
+[172] Nell’anno 1215, _Parentius Parentii_ fu podestà di Foligno; nel
+1216, di Perugia (JACOBELLI, _Discorso di Foligno_, p. 59; e la _Hist.
+Fulginatis_, T. I _Rer. Ital. Script. Florent._, p. 849); negli anni
+1203, 1209, 1218 lo si trova podestà di Orvieto (CIPRIANO MANENTE).
+La sua lettera senza data è registrata in RAINALDO, nel CURTIUS, nel
+VITALE, nei _Mon. Germ._, IV, 241: _Gloriosissimo D. F., dei gr. Regi
+in Roman. Imp. electo, semper Aug. et Regi Siciliae, Parentius eadem
+gr. Almae et Venerandae Urbis ill. Senator et Pop. universus Rom.
+salutem etc._
+
+[173] Dal 1220 incomincia la _Series cronologica Almae Urbis
+Senatorum_, compilata nel 1736, e conservata nell’archivio del
+Campidoglio. Io la confrontai col mscr. di GIACINTO GIGLI, caporione
+della regione Campitelli, il quale in sulla metà del secolo
+decimosettimo tentò per il primo di illustrare i fasti del Senato
+medioevale. Il suo lavoro fu continuato da CARLO CARTARI e corretto
+dal MANDOSI (CRESCIMBENI, _Stato di S. M. in Cosmedin nel 1719_, c. 4,
+p. 134). Ne attinse lo ZABARELLA nell’_Aula Heroum_, e se ne giovò un
+Anonimo, la cui Storia mscr. del Senato comprende il periodo dal 908
+al 1399. Quest’opera senza critica, appartenente un dì alla biblioteca
+Frangipani (e come tale sovente citata), è oggi posseduta dalla
+famiglia Colonna.
+
+[174] REINERI, _Annales_, ad a. 1220. SALIMBENE, _Chron._, p. 5. Il
+Papa scrive: _Cum inestimabili alacritate ac pace civium Romanorum
+solemnissima coronasse_ (a Pelagio di Albano, dei 15 Dicembre,
+_Hist. Diplom._, II, 82). Lo SCHMIDT, _Storia di Germania_, V, 240,
+dice egregiamente che i Romani, anche senza di ciò, tenevano in più
+estimazione un Re di Sicilia che un Imperatore tedesco.
+
+[175] Soltanto un litigio sorto fra gli ambasciatori di Pisa e quelli
+di Firenze per il donativo di un cane, degenerò in battaglia fra le
+loro comitive, e indi in guerra delle due città: VILLANI, VI, c. 2.
+
+[176] Di Roma, ai 22 Novembre 1220. _Mon. Germ._, IV, 243.
+Essenzialmente furono una _lex constitutiva de abrogatione omnium
+Statutorum et consuetudinum adversus ecclesias, clericos vel
+ecclesiasticam libertatem, et de abolitione omnium heresum et
+hereticorum diffidatione_: e, secondo i concetti del diritto canonico,
+l’una cosa s’accordava coll’altra. Pertanto l’articolo contro gli
+eretici (_Chataros, Patarenos, Leonistas, Speronistas, Amaldistas,
+Circumcisos_) è il più lungo di tutti, e ripetizione degli Editti di
+Ottone IV. Quello che ordinato aveva Innocenzo IV, che il precetto di
+perseguitare gli eretici s’inserisse in tutti gli Statuti comunali,
+diventò adesso legge imperiale. Ogni magistrato supremo era obligato a
+farne giuramento prima di entrare in officio.
+
+[177] Ancora ai 10 di Novembre egli aveva dato comando a’ suoi legati
+che ammonissero il Re di non unire Sicilia all’Impero (_in sedis
+apostolicae nec non posteritatis suas dispendium_, locchè in verità
+fu profetico ammonimento: _Mon. Germ._, IV, 242). Addì 11 Dicembre
+1220 egli scrive a _Friderico Rom. Imp. semper Aug. et Regi Sicilie_
+(WÜRDTWEIN, _Nova subsidia_, I, 45). Intorno a questi rapporti di cose
+vedasi ED. WINKELMANN, _St. di Federico II e dei suoi Imperi_, Berlino
+1863, p. 146 sgg.
+
+[178] Il celebre suo Diploma per Pisa è dato _in monte Malo prope urbem
+VIII Kal. Dec._ Le dona tutti i diritti imperiali _a civitate Vecla
+usque ad portum Veneris_: FLAMINIO DEL BORGO, p. 42. Le geste storiche
+degli Imperatori tedeschi hanno consecrato la ricordanza di Monte
+Mario: da Carlo magno in poi ogni Imperatore piantò ivi il suo campo.
+Allora sopra il monte esisteva l’_Hospitale Sanctae Agathes de Monte
+Malo_, che Onorio III prese sotto la sua protezione: Bolla data dal
+Laterano, _XIV Kal. Maji anno I_ (_Mscr. Vatican. 8051_, p. 39).
+
+[179] Lettera degli 11 Dicembre 1220. Eppure per i trattati conchiusi
+con Ottone IV la terra da Radicofani a Ceperano apparteneva a coloro
+che dovevano prestare il _Foderum_: così anche pel patto di Hagenau,
+del 1219.
+
+[180] _Universo patrimonio B. Petri a ponte Ceperani usque Radicofanum
+possesso et disposito pacifico et quiete pro beneplacito nostre
+voluntatis_: lettera _Universis_... dei 18 Febbraio 1221, data dal
+Laterano (_Hist. Diplom._, II, 128).
+
+[181] Ma fu anche lo stesso dei Romani e degli Imperatori. A tutte le
+tre parti potrebbesi applicare la grandiosa imagine di DANTE, là dove
+descrive le anime che rotolano sassi:
+
+ Percotevansi incontro, e poscia pur li
+ Si rivolgea ciascun, voltando a retro,
+ Gridando: perchè tieni? e’ perchè burli?
+ _Inferno_, c. VII, v. 27-30.
+
+[182] TONNINI, _Storia di Rimini_ (Rimini 1862), secolo XIII, p.
+31. Non trovasi che il Papa si dolesse della nomina del Conte, e
+ciò dimostra che egli riconosceva per validi i diritti imperiali.
+Sull’elezione di Goffredo (dei 13 Giugno 1221) vedasi la _Hist. Dipl._,
+II, 186 (dal FANTUZZI, IV, 338). Tempo prima v’era stato _Ugolinus de
+Juliano comes Romaniole_.
+
+[183] La lunga corrispondenza di lettere che vi è relativa trovasi
+in RAYNALD, ad ann. 1222. Intorno a Rainaldo ed a Bertoldo, duchi di
+Spoleto e figli di Corrado di Urslingen, vedasi lo STAELIN, _St. del
+Wirtemberg_, II, 586.
+
+[184] _Cronica di Viterbo_, ad a. 1225, _Cod. Biblioth. Angelicae_, B.
+7, 23. Essa numera sessantamila abitanti, ma probabilmente vi comprende
+il distretto urbano.
+
+[185] Se si stia a quelle Croniche, i Romani comparvero innanzi a
+Viterbo nel 1221; indi nuovamente nel 1222. RICC. DA SAN GERM.: _Romani
+super Viterbium vadunt_. Passo in silenzio le particolarità di queste
+cose irrilevanti, che il BUSSI descrive nella sua _Storia di Viterbo_.
+
+[186] Nel THEINER, I, n. 127. Le fazioni (_pars_) sono quelle dei
+_milites_ e dei _populares_. Vennero soppresse le _societates,
+communitates seu fraternitates cedonum, pelliparionum, lanificum et
+aliorum artificum_. Però, ai 27 Novembre 1223, Onorio restituì ai
+mercanti la elezione dei rettori, financo colla facoltà: _pacis ineant
+federa_ (ibid., n. 128). Il Cardinale non abolì le maestranze, ma
+solamente le loro «compagnie» politiche. Anche nel Lazio lottavano
+fra loro _milites_ e _populus_: così in Anagni, dove il Papa, addì
+11 Agosto 1231, si fe’ mediatore di pace (ibid., n. 161). Le contese
+durarono a Perugia anche sotto di Gregorio IX.
+
+[187] Nel 1232 soppresse tutte le corporazioni di artigiani nelle città
+vescovili di Germania: _Mon. Germ._, IV, 286. Nell’Ottobre del 1226
+abolì i magistrati cittadini nella Provenza: ibid., 256. Sebbene ai
+Comuni di Sicilia desse una maggior larghezza rappresentativa, e per la
+prima volta (nell’anno 1240) chiamasse in parlamento i loro _sindici_,
+tuttavolta ei ne restrinse assolutamente l’attività. Alle città non
+lasciò alcuna giurisdizione: ai loro Consigli presiedeva sempre il
+_bajulus_ regio (GREGORIO, _Considerazioni sopra la storia di Sicilia_,
+III, c. 5).
+
+[188] Vedine il catalogo nel MARIOTTI, e meglio nella _Storia
+della città di Perugia_ di FRANCESCO BARTOLI (1843, Vol. I), che
+sventuratamente rimase incompiuta. Non prima del 1174 compare a Perugia
+il podestà. Il primo di romano fu _Stephanus Carzullus_; indi se ne
+trovano di questi nomi: Capocci, Papa, _Bobo, Gregorii, de Judice_,
+Pandolfo, _Parentii, Oddo_, Anibaldi ed altri. Ancor nell’anno 1289 si
+usa la formula: _Nobilis et potens miles Dom. Joannes... Dei et Rom.
+Populi gr. honorabilis Potestas Civitatis et Communis Perusii_, donde
+se ne argomenta un rapporto di dipendenza (PELLINI, _Hist. di Perugia_,
+p. 305). Così ancora nel 1292: _Magnif. et nob. vir Dom. Paulus
+Capoccini de Capoccis de Roma Proconsul per Senatum Populumque Roman.
+Potestas Perusii_ (MARIOTTI, I).
+
+[189] I primi Statuti (inediti) che si conservano nell’archivio di
+Perugia incominciano così: _Ad laudem — Dei — S. R. E., Summi Pont.,
+suorumque fratrum Cardinalium, et Alme urbis et Communis et Populi
+Romani_. — Nell’anno 1214 un istromento dichiara che nel Comune di
+Perugia si potesse imporre validamente tributo soltanto in alcuni
+determinati casi, cioè _pro servitio Ecclesiae Rom., Populi Romani,
+Imperatoris vel nuntii sui_ (THEINER, I, n. 58). Cotale precetto fu
+nell’anno 1234 inciso sulla _Petra Justitiae_; e questa iscrizione
+esiste tuttavia, infitta nel muro, presso al duomo della città
+(BARTOLI, p. 361). — Ai 5 Agosto 1256 Perugia e Orvieto conchiusero
+una lega; e nella formula vien detto: _ad honorem matris nostrae Alme
+Urbis_ (Archivio di Perugia, _Lib. Sommiss._, C, fol. 21). Il BONAINI
+riconobbe giustamente che esisteva il vincolo di dipendenza (_Archiv.
+Storico_, XVI, p. I, p. XXXVIII, segg.): tuttavia era cosa più
+onorifica che pratica.
+
+[190] _Ad honorem matris nostrae Almae Urbis_: atto dei 28 Novembre
+1286 (Arch. comunale di Todi, _Regist. Vetus_, fol. 200). — Addì 11
+Agosto del 1230, Todi e Perugia conchiudono alleanza; dalle loro
+ostilità eccettuano espressamente _Dominum Papam, Imperatorem et
+Civitatem Almae urbis Romae_: ibid., fol. 23. Dopo del 1200 trovansi in
+Todi quasi sempre dei romani da podestà (_Catalogo dei Podestà di Todi_
+di OTTAVIANO CICCOLINI).
+
+[191] _Cronica di Tours_, nel _Recueil_, XIII, 311: _Richardus Comes
+Soranus — aliique Romani contra nepotes Papae H. de die in diem —
+assaltibus dimicarent, H. Papa ab urbe egreditur_. — Con ipoteche e
+con compre Riccardo aveva reso proprietà sua l’isola Tiberina vicino
+ad Ostia, e la terza parte della sponda e dell’argine del fiume fino
+alla Marmorata: in prima quelle terre avevano appartenuto al vescovo di
+Ostia. Onorio le affrancò dalle mani di Riccardo, e le ridonò al detto
+vescovato (Documento inedito nel _Cod. Vatic. 6223, dat. Lateran. Non.
+Aprilis a. X_).
+
+[192] RICC. DA SAN GERM., 1225: _H. urbem exiens propter seditiones
+et bella, quae in ea fiunt sub Parentio Senatore, apud Tiburim se
+contulit_. Non si può da’ documenti stabilire la serie dei Senatori
+fino al 1225. Onorio fu a Tivoli nel dì 15 di Maggio (RAYNALD, ad a.
+1225, n. 21).
+
+[193] Giovanni, fratello di Gualtiero di Brienne, fu uomo prode,
+di forza erculea, _ita ut alter Karolus Pipini filius crederetur_:
+SALIMBENE, _Chron._, p. 16. Lo sponsalizio con Giolanda si effettuò a
+Brindisi nel Novembre dell’anno 1225.
+
+[194] Documento nei _Mon. Germ._, IV, 255.
+
+[195] Avvenne probabilmente nel Novembre del 1225, quando soleva
+effettuarsi la novella elezione (RICC. DA SAN GERM., ad a. 1225).
+Andrea, fratello del Senatore, fuggì a Spoleto dove fiorì un ramo di
+questa famiglia, intanto che un altro ne continuò in Roma (OLIVIERI,
+_Del Senato_, p. 210). Ad ogni modo, dei _Parentii_ si trovano
+parecchie volte, ancora fino al 1286, da podestà a Siena, a Orvieto, a
+Foligno.
+
+[196] _Avitas et paternas prosequimur injurias, et productam jam ad
+alias regiones libertatis insidiose propaginem nitimur supplantare_:
+così disse Federico nel Giugno 1236 (_Hist. Dipl._, IV, 873).
+
+[197] Il bando (pronunciato nell’estate del 1226, da San Donnino) colpì
+Milano, Verona, Piacenza, Vercelli, Lodi, Alessandria, Treviso, Padova,
+Vicenza, Torino, Novara, Mantova, Brescia, Bologna, Faenza (RICC. DA
+SAN GERM., ad a. 1226). Di parte imperiale erano Modena, Reggio, Parma,
+Cremona, Asti, Pavia, Lucca e Pisa.
+
+[198] Bolla ai popoli del corrispondente territorio della Chiesa, data
+ai 27 Gennaio 1227 (RAYNALD, n. 5). _Totum patrimonium quod habet R. E.
+a Radicofano usque Romam, excepta marchia Anconitana, ducatu Spoleti,
+Reate ac Sabinae, curae regimini et custodiae ipsius regis duximus
+committendum_: e segue la specificazione dei luoghi. Nelle lettere di
+Gregorio IX a Giovanni di Brienne gli si dà semplicemente il nome di
+_Rector patrimonii B. Petri in Tuscia_.
+
+[199] È accertato che avesse origine dai Conti, ma non che suo padre
+Tristano fosse fratello di Innocenzo III. Per fermo la sua età non
+può stabilirsi che da un passo di MATTIA PARIS, il quale dice che morì
+quasi centenario.
+
+[200] _Forma decorus, et venustus aspectu, perspicacis ingenii et
+fidelis memorie prerogativa dotatus, liberalium et utriusque juris
+peritia instructus, fluvius eloquentis Tuliane — relator fidei_: così
+la _Vita_ scritta da un suo contemporaneo (MUR., III, 575). Anche
+Federico II celebrò la sua eloquenza.
+
+[201] _Gregorius IX Papa, velut fulgor meridianus egreditur_: ibid.
+
+[202] Lettera data ai 23 Marzo dal Laterano: _Cod. Ottobon._, n. 1625,
+fol. 69. Dell’istessa data è la sua enciclica coll’invito al clero di
+promuovere la Crociata.
+
+[203] Dapprima la maestrevole giustificazione nella lettera data da
+Capua, al 6 Dicembre (_Hist. Dipl._, III, 37). Indi la celebre lettera
+all’Inghilterra (ibid. p. 49): _Ecce mores Romanorum, ecce laquei
+praelatorum, quibus universos ac singulos quaerunt illaqueare, nummos
+emungere, liberos subjugare, pacifico inquietare, in vestibus ovium
+cum sint intrinsecus lupi rapaces_. Sulla fine dice ai Re: _Tunc
+tua res agitur paries cum proximus ardet_. — Lo CHERRIER, _Lutte des
+Papes et des Empereurs_, II, 58, dice di questa lettera: _cette lettre
+remarquable, qui trois siècles avant Luther, fait déjà pressentir ce
+reformateur_...
+
+[204] RICC. DA SAN GERM., p. 1003. Erroneamente ALBERICO registra
+lo stesso fatto all’anno 1228: ma poichè entrambi dicono che il Papa
+trovavasi allora in Anagni, doveva correre l’anno 1227. — ALBERICO:
+_Fugitivi quidam a diversis ordinibus sibi associati Romae, dum Papa
+moraretur in Anagnia civitate sua falsum Papam — sibi praefecerunt,
+habentes quosdam nobiles furtive causa lucri sibi ad hoc adjutores_.
+
+[205] Giovanni, fondatore della casa Conti-Poli, s’ebbe Fundi in
+feudo. Nel 1230 Federico restituì quella terra a Rogero di Aquila, e
+a Giovanni diede Alba (RICC. DA SAN GERM., p. 1024). Altri partigiani
+di Federico, che il Papa scomunicò nell’Agosto 1229, furono _Egidius
+de Palombara, Petrus Gregorii Pagure_ e _Nicolaus de Arcione_ (_Hist.
+Dipl._ III, 157). La famiglia _de Arcionibus_ s’appellava così dagli
+archi di antichi acquedotti. Oggidì ancora la «Via in Arcione» denota
+un quartiere che dall’_Aqua Virgo_ ricevette il nome _in Arcionibus_.
+Nell’_Ager Romanus_ v’erano parecchie castella di quel nome: il
+maggiore esiste ancora presso la via Tiburtina.
+
+[206] _Chron. Ursperg._, p. 247. Il matrimonio di Odone Frangipane
+con Anna Comnena (a. 1170) aveva messo in gran lustro quella casa:
+Costanza imperatrice aveva concesso Taranto e Otranto al detto Odone;
+ma la infeudazione di Taranto che s’ebbe Gualtiero irritò i Frangipani.
+Onorio aveva cercato di riconciliarli, e protetto il giovine Enrico
+Frangipane contro i Terracinesi. Esagerata fu la lode onde il Papa
+disse: _invicta fides, et devotio indefessa, quem magnifici viri
+antiqui Frangipani a progenie in progeniem erga Rom. Eccl. habuerunt_
+(Bolla da Roma, dei 7 Maggio 1218: RAYNALD, n. 31, e CONTATORE, p.
+182). Eccone l’albero genealogico secondo il mscr. del Panvinio e
+giusta documenti contemporanei:
+
+ Otto II di Terracina.
+ |
+ | Oddo III, investito di Taranto e di Otranto.
+ |
+ | Manuel.
+ | |
+ | | Petrus, cancelliere della Città.
+ |
+ | Cencius.
+ |
+ | Adeodatus.
+ |
+ | Jacobus.
+ |
+ | Henricus, erede di Taranto e di Otranto.
+ |
+ | Jacobus.
+
+[207] MATH. PARIS che attinge da ROGERO DE WENDOVER, p. 349: _Illum
+ejecerunt ex urbe_... — RICC. DA SAN GERM., p. 1004. — _Chron. Ursp.:
+fecerunt, ut a populo pelleretur turpiter extra civitatem_. Di già
+nell’Aprile il Papa fu a Rieti; e sul principio di Giugno ad Assisi e a
+Perugia, dove, ai 9 di Luglio, canonizzò Francesco a santo. Colà rimase
+fino alla primavera del 1230.
+
+[208] Quando più tardi Luigi IX intraprese la sua Crociata non vi fu
+più alcuno che pensasse di vendere i suoi beni per seguirlo; e il Re
+dovette stipendiare i crociati: CHERRIER, II, 376.
+
+[209] _Contra legem Christianam decrevit vos in gladio vincere_:
+TOMMASO DI ACERRA a Federico in Siria. — MATH. PARIS, p. 353. — Per
+sostenere la guerra contro l’Imperatore Stefano legato spremette
+ragguardevoli somme di denaro dall’Inghilterra sotto forma di decime
+ecclesiastiche: il Cronista inglese ne parla con grande irritazione.
+
+[210] Giolanda, seconda moglie dell’Imperatore, era di già morta
+nell’Aprile dell’anno 1228, dopo di aver dato alla luce Corrado.
+
+[211] Scrisse al popolo di Gaeta, cui largì grandi privilegî: _Cum
+igitur reducti sitis ad fidelitatem et dominium Rom. Eccl., ad quam non
+erat dubium vos spectare_ (Breve del 21 Giugno 1229, da Perugia: _Hist.
+Dipl._, III, 143).
+
+[212] Federico ottenne in Oriente una tregua di dieci anni e la
+cessione di Gerusalemme e di altre città. Però i Saraceni dovevano
+far la guardia al tempio, con diritto di potervi pregare. I prosperi
+successi dello scomunicato Federico in Oriente, la sua arrendevolezza
+a pacificarsi col Papa, le sue rapide vittorie, la sua moderazione,
+sono pagine splendide della storia di lui. Il MURATORI esclama: «Non so
+spiegarmi il contegno del Papa!»
+
+[213] _Nobiles quidem Romani ad Imp. apud Aquinum veniunt ex parte S.
+P. Q. R., cum quo moram per triduum facientes ad Urbem reversi sunt_:
+RICC. DA SAN GERM., p. 1016.
+
+[214] ALBERICUS, ad a. 1230: _Romae autem de inundatione Tyberis ultra
+7 millia hominum dicuntur submersa fuisse_; ma certamente non è che
+un’esagerazione. La _Vita Gregorii_, p. 578, ne discorre diffusamente.
+Vedansi inoltre RICC. DA SAN GERM., p. 1017, e BONINCONTRIUS, _Histor.
+Sicula_, p. 307. Solevasi tener nota sopra tavole di marmo dell’altezza
+cui giungevano le acque nelle inondazioni. L’antichissima che ancora
+dura in Roma trovai infitta sul muro di un arco nella via dei Banchi di
+Santo Spirito. Dice: HVC TIBER ACCESSIT SET TVRBIDVS HINC CITO CESSIT
+A. D. MCCLXXV. IND. VI. M. NOVENB. DIE V. ECCLA VACANTE.
+
+[215] _Vita Gregorii_, p. 577: _Qui Cancellarium, et Pandulphum de
+Suburra Proconsules_ (notisi il novello titolo che qui per la prima
+volta compare), _et Legatos ad Perusium ad pedes S. Pontificis pro
+impetranda venia — destinarunt. — — In urbem cum gloria et inaestimanda
+laetitia populi exultantis intravit_. Errata è la cronologia della
+_Vita. — Ingenti cum gaudio est receptus_: RICC. DA SAN GERM.
+
+[216] Al tempo del senatore Giovanni Poli egli distribuì al popolo
+ventimila libbre; e la _Vita_ aggiunge: _Sanctius judicans vasa
+viventia, quam metalla servare_.
+
+[217] Alcuni anni ancora più tardi crearono a Viterbo un loro Papa:
+_Vita_, p. 581. Gregorio fece atterrare le loro case.
+
+[218] Nell’Ottobre del 1220 scriveva Onorio a Federico, che in
+Lombardia gli eretici prendevano il sopravvento, _quod apparet ex
+iniquis statutis, que plereque illius provincie civitates contra
+dei ecclesiam ediderunt, contra hereticos statuas — aliquid dignum
+regia majestate, ipsaque statuta — contra libertatem ecclesiasticam
+attemptata, generaliter casses_ (THEINER, I, n. 91). Vi fecero seguito
+gli Editti imperiali del tempo della coronazione.
+
+[219] _Vita Gregorii: Multos presbyteros, clericos et utriusque sexus
+laicos — damnavit_. — RICC. DA SAN GERM., p. 1026: _Eodem mense (Febr.)
+nonnulli Patarenorum in Urbe inventi sunt: quorum alii sunt igne
+cremati_.
+
+[220] BONINCONTRIUS, _Hist. Sicula_, p. 307: _Omnibus praeter Anibaldum
+et clerum pepercit — Romani Anibaldi supplicio indignati a Pontifice
+rebellarunt_. Ma ciò, come vedremo, non s’accorda cogli Editti del
+medesimo Senatore. Le notizie di quel Cronista devono usarsi con gran
+cautela: e parimenti arida e incolta è la _Vita_ di Gregorio, la quale
+del resto nota che il Senatore assistette come giudice a quel processo
+degli eretici, ma non lo appella per nome.
+
+[221] Nel 1227 trovasi un Annibale da siniscalco del Papa.
+Gregorio scrive al Comune di Siena (la quale aveva incendiato
+Grosseto) di ridonarle la sua grazia per intercessione del Senatore
+(malauguratamente non lo chiama per nome): _Quia nob. vir Senator
+nobiles viros Cancellarium urbis et Anibaldum Senescalcum nostrum
+propter hoc — ad nostram presentiam destinavit_ (Arch. di Siena, n.
+210). Non è che un ghiribizzo il voler far derivare il nome Anibaldo
+da quello celebre di Annibale: la famiglia veniva di Germania. Nel
+Vol. III di questa Storia, a pag. 588, in nota, si trova menzione di
+un conte Anualdo (Anwald), e il nome di lui è la radice degli Anibaldi
+o Annibali romani. Alcuni documenti scrivono eziandio _Anialdus_. A
+Roma furonvi parecchie famiglie i cui nomi ebbero la terminazione
+in _bald_: così i Tebaldi, i Sinibaldi, gli Astaldi o Astalli (da
+Austuald, Ostwald). Evvi a Roma nel 916 un _dux_ Austoald (Vol. III di
+questa Istoria, a p. 332, in nota). La storia degli Anibaldi incomincia
+con _Petrus_, nipote di Innocenzo III per parte di sorella. Però
+nel _Chron. Sublacense_, all’anno 1090, si discorre di un Anibaldo
+Anibaldi, che possedeva Rocca Priora, Monte Porzio e Molaria (NERINI,
+p. 527).
+
+[222] L’Editto (spesse volte stampato) fu publicato per la prima volta
+dal RAYNALD, ad ann. 1281, n. XVI, ma imperfettamente. VITALE, p. 90.
+
+[223] Il mscr. degli Statuti (Arch. Capitolino), dell’anno 1469, dice
+dopo la professione di fede, nell’esordio: _Statuta quoque D. Anibaldi
+dudum Senatoris urbis approbantes statuimus quod heretici credentes
+et fautores eorum sint perpetuo diffidati et eorum bona publicata_. Lo
+stesso è anche negli Statuti di Roma dell’anno 1580 (stampati): subito
+dopo la professione di fede viene la «_diffidatio_» degli eretici, e
+forma il capitolo secondo; indi succede (capitolo terzo): _De Senatore
+eligendo_.
+
+[224] Il documento più antico che io mi conosca dell’Inquisizione
+romana, è dei 22 Gennaio 1266 (_Giorn. Arcadico_, T. 137, 261).
+Benvenuto da Orvieto, _Ordinis fratrum Minorum_, _Inquisitor
+heretice pravitatis_, condanna il romano _Petrus Petri Riccardi de
+Blancis_ per aver dato ricovero ad eretici. È scomunicato; e la sua
+famiglia, fino al terzo grado, proclamata infame. Le ossa della sua
+sposa Carema e di suo padre devono disseppellirsi e ardersi. Egli
+stesso è condannato a portare sulle spalle e in petto, come segno
+di vituperio, una croce rossa, lunga un piede e mezzo, e larga due
+palmi. Il vicario del Senatore (il quale era allora Carlo di Angiò) è
+incaricato di dar esecuzione alla sentenza _sub pena excommunicationis.
+Lecta et publicata fuit hec sententia per dictum fratrem Benevenutum
+Inquisitorem in Urbe, in scalis Capitolii_. Nell’anno 1301 Simone
+de Tarquinio _ord. minor._ era _Inquisitor heretice et scismatice
+pravitatis in Roma et Romana provincia_ (Arch. della casa Gaetani,
+XXXVII, n. 31). Perciò l’Inquisizione non era ancora venuta
+esclusivamente in mano dei Domenicani.
+
+[225] Nel palazzo della Ragione a Milano un’iscrizione assai
+caratteristica del 1233 dice del podestà Oldrado: _Qui solium struxit,
+catharos, ut debuit, uxit_ (GIULINI, IV, 348). Del resto i Papi per
+motivi politici chiusero gli occhi sulla Lombardia che formicolava di
+eretici.
+
+[226] _Inconsutilem tunicam Dei nostri dissuere conantur haeretici...
+Constitutiones Regni Siciliae apud Melfiam editae_, T. I, 63. Quando
+nel 1233 Federico castigò Messina della sua sollevazione, mandò al
+supplizio molti cittadini sotto pretesto di eresia: il Papa se ne lagnò
+(_Hist. Dipl._, IV, 444).
+
+[227] Lettera di Federico a Gregorio, da Taranto, ai 28 Febbraio 1231.
+Accettò perfino che la Inquisizione s’introducesse in Germania. È noto
+che Corrado di Marburgo, confessore di santa Elisabetta, si adoperò con
+gran fervore per piantare in Alemagna il tribunale degli eretici, ma
+il sano intelletto dei Tedeschi vi si ribellò, e il fanatico fu ucciso
+da alcuni uomini incolleriti. Il Pontefice non venne a capo di fondare
+l’Inquisizione in Germania (ALBERICUS TRIUM PONTIUM; LEIBNITZ, _Access.
+Histor._, II, 544).
+
+[228] Un istromento dei 3 Luglio 1233, in cui alcuni Romani rilasciano
+quietanza del danno loro recato dai Viterbesi, dice: _vocamus quietos
+D. Gregorium S. Pont, et Eccl. Rom. et D. Joannem Comitem Albae et Alme
+Urbis Senatorem: Cod. Vat. 6222_, fol. 92.
+
+[229] Oggidì ancora i colori nazionali della città di Roma, onde si
+fregiano i magistrati, sono rosso e oro; foggia antichissima. In tutto
+il medio evo furono anche i colori della Chiesa, e le bolle di piombo
+pontificie sono sempre appese a fili di seta, color rosso e oro.
+Solamente al principio del secolo decimonono i Papi assunsero il bianco
+e oro come colori officiali dello stemma della Chiesa.
+
+[230] RICC. DA SAN GERM., p. 1029: Montefortino (l’antica Artena)
+apparteneva fin d’allora ai Conti (NIBBY, _Analisi_). — Gregorio aveva
+passato la primavera e l’estate a Terni e a Rieti. Addì 12 Maggio 1232,
+mentr’era a Terni, raccolse questa città sotto la sua protezione.
+La Bolla originale si conserva in quell’Archivio comunale, che è
+ricchissimo, ma sventuratamente abbandonato in gran disordine.
+
+[231] La formula giuratoria del Podestà di parecchie città trovasi in
+CENCIO, fol. 160. Io cito sempre dal _Codex Riccardianus_ di Firenze.
+
+[232] Del suo pagò milletrecento libbre onde Otricoli andava debitore
+a Narni; per conseguenza tutti i beni di Otricoli furono dichiarati
+proprietà della Chiesa, con facoltà al Papa _palatium turrem ac
+munitionem facere ad opus Rom. Eccl._ (istrom. dei 13 Luglio 1234,
+in CENCIO, fol. 184). Il modo solito onde la Chiesa s’impadroniva
+di terre, era con pagarne i debiti. Così, addì 9 Dicembre 1224,
+Civitavecchia per l’istessa ragione cedette alla Chiesa il _plenum
+dominium intus et extra_: ibid., fol. 139.
+
+[233] _Vita_ di Gregorio IX, p. 579. _Instrumentum refutationis de
+castro Fumone_, a. 1223, in CENCIO, fol. 155. Il contratto di acquisto
+di Paliano e di Serrone, dei 21 Dicembre 1232, è registrato ivi, fol.
+160, segg.: _Ego Oddo de Columpna domin. Olibani_ (Olevano) — _vendo —
+tibi — ad opus et nomen Domini Gregorii — et Rom. Eccl. in perpetuum
+totam et integram partem meam Rocce et Castri Paliani et Rocce ac
+Castri Serronis cum omni jure et jurisdictione et actione, dominio
+et honore et tam in terris quam in vineis, vassallis etc._, per il
+prezzo di quattrocento libbre di denari del Senato. La famiglia riebbe
+le terre vendute, ma in forma di _feudum_ della Chiesa, _et exinde
+ipsius dni Pape et Rom. Eccl. vassalli simus perpetuo et fideles, et ei
+prestemus homagium personale_. Vengono dopo altri contratti di acquisto
+di beni situati a Paliano ed a Serrone. Indi Gregorio con un suo
+Statuto definisce tutte le prestazioni che Serrone doveva contribuire
+alla prevostura (curia) pontificia: CENCIO, fol. 182.
+
+[234] RICC. DA SAN GERM., p. 1031. Addì 29 Aprile 1233 il Papa era
+ritornato in Laterano.
+
+[235] Celebre lettera di Federico a Riccardo di Cornovaglia, data da
+Treviso, ai 20 Aprile 1239: è raccolta da MATH. PARIS, ad a. 1239, e da
+PETRUS DE VINEIS, I, 21.
+
+[236] BUSSI, ad a. 1233, p. 122. Nell’atrio del palazzo dei
+Conservatori vedonsi due tavole di marmo; sull’una è rappresentata
+l’imagine di un castello colla scritta: «Vitorclana Fidele Del Popolo
+Romano»; sull’altra evvi l’imagine di un vestimento coll’iscrizione:
+_Vetustum Caputium In Vestibus Fidelium Capitolii Ne Mutanto. VII
+Idus Martii MDCXIII_. Gli Statuti di Vitorchiano (_Statuta et Leges
+Municipales Terrae Viturclani, auctor. Inclyti Senatus, P. Q. R.
+aedita et reformata, Romae 1614_) si conservano, nel loro originale, in
+Campidoglio: nel 1608 per l’ultima volta furono ricorretti, e nel 1614
+stampati insieme cogli Statuti di Barbarano. — Vitorchiano, Barbarano,
+Cori fino a’ tempi modernissimi furono beni camerali della città
+di Roma: il loro Podestà fu sempre eletto _ex nobilibus et civibus
+Alme Urbis_. — Addì 3 Luglio 1233, il Papa ed il Senatore ristorano
+alcuni Romani del danno sofferto nella guerra di Viterbo, e perciò
+pagano duemilacinquecento libbre di Provisini. Testimonî sono: _Dom.
+Anibaldus, Petrus Johannis Ilperini, Petrus Manecti, Transmundus,
+Matheus Scriniarius, Petrus Bulgaminus, Bobo Joannis Bobonis_... (_Cod.
+Vat. 6223_, fol. 92; e MURAT., _Antiq. Ital._, I, 685; III, 231).
+
+[237] La _Cronica_ (mscr.) _di Viterbo_, di NICOLA DELLA TUCCIA (ad a.
+1268), novera cencinquanta castella: senza dubbio è un’esagerazione.
+
+[238] Così era stato di Civitavecchia nell’anno 1224. Questa città,
+dal 1291 in poi, pagò un censo annuo di _50 librae Paparinorum_
+(FRANGIPANE, _Stor. di Civitav._, p. 109). Se una libbra di quella
+specie avrà corrisposto a 12 paoli e mezzo, la somma non giungeva
+ancora ai cento talleri. Sembra che nella Sabina, a’ tempi di Innocenzo
+III, la rendita media di un castello fosse di sei libbre di Provisini
+(THEINER, I, 30).
+
+[239] In un documento del 3 Maggio 1291, dato dal Campidoglio, dicesi:
+_Praesentibus ambasciatoribus civitatum Peruscii, Urbis Veteris,
+Spoleti, Nargne, Reate, et Anagnie, aliarumque civitatum atque
+comitatum districtus urbis_ (_Giorn. Arcad._, T. 137, 201).
+
+[240] Dopo il secolo decimoterzo fu questo un segno di sudditanza.
+
+[241] La formula (che spesso trovasi usata nel secolo decimoterzo)
+della cessione di terre fatta a un qualche barone, dice così: _N...
+tradidit in perpetuum magnifico viro... totum Castrum — cum toto suo
+territorio, pertinentiis et districtu, et cum Roccha, fortellitia,
+domibus, terris cultis et incultis, Vassallis et juribus vassallorum,
+Dominio, Jurisdictione, Causarum cognitione, punitione maleficiorum,
+sanguinis et forfacture, mero et mixto imperio... et cum omnibus aliis
+quibuscunque rebus, bonis et juribus_...
+
+[242] _Praeterea comitatum tuum (quod inauditum est — ) metis
+novis et amplis — voluerunt sibi appropriare, et — intitulare novis
+suprascriptionibus._ MATH. PARIS, ad a. 1234, p. 279, chiama _metae_
+quello che i Romani appellavano _termini. — Nec terminos in patrimonio
+b. Petri — poni faciatis_, scrive il Papa nell’istromento di pace
+dell’anno 1235. _Novi comitatus abusum_, dice eziandio la _Vita_ di
+Gregorio IX, p. 579.
+
+[243] _Usurpant sibi cives memorati, ex antiquo jure, quod Rom. Pont.
+non potest aliquem ex civibus excommunicare, vel urbem pro quolibet
+excessu supponere interdicto. Ad hoc dicit summ. Pont., quod minor est
+Deo, sed quolibet homine major, ergo major quolibet cive, vel etiam
+rege, vel Imperatore_: MATH. PARIS, p. 279.
+
+[244] I Senatori promulgavano editti come i pretori antichi. _Per ea
+tempora Pop. Rom. antiquo more usus est. Nam cum Senatus legem rogaret,
+Populus sciverat. Ex quo factum est, ut civitates finitimae Romanis
+parerent_: così BONINCONTRIUS, p. 308.
+
+[245] Addì 20 Maggio egli era ancora in Laterano (SAVIOLI, _Annales
+Bolog._, III, II, n. 600): al 26 di Giugno trovavasi a Rieti (RAYNALD,
+n. 49).
+
+[246] _Reg._ di Gregorio IX (VIII, n. 167). MATH. PARIS, p. 280.
+_Excommunicamus — Lucam dictum Senatorem, Parentium et Joannem de
+Cinthio vestararios et omnes illos consiliarios Urbis et justitiarios,
+quorum consilio, auxilio vel ministerio a Montalto obsides recepti sunt
+— et turris edificata — et juramenta de novo exacta — in prejudicium
+Eccl. Rom. tam in Campania et Maritima quam in Thuscia_ (HÖFLER nel
+PAPENCORDT, p. 296). Inoltre egli scomunicò _Paulum Petri Judicis,
+Petrum de Stephano Sanguineum, et Pandulphum Joannis Crassi_. La
+famiglia dei Sanguigni compare qui per la prima volta; una delle loro
+torri esiste oggidì ancora nel campo di Marte: vedasene PASQUALE
+ADINOLFI, _La torre dei Sanguigni_ (Roma 1868); ma il compilatore
+non conobbe il passo citato di sopra, laonde parla dei _Sanguinei_ a
+cominciare soltanto dal secolo decimoquarto.
+
+[247] Gregorio, da Perugia ai 5 Marzo 1235, sciolse Viterbo dal
+giuramento di vassallaggio che la città aveva prestato a’ Romani
+(BUSSI, _Append._, p. 404). Il Papa trovò ricovero a Perugia, ma questa
+città non gli somministrò milizie a danno dell’_Alma mater Roma. —
+Faliscorum mons_: da «monte dei Falischi» derivò in lingua volgare il
+nome di «monte dei Fiaschi (Montefiascone). — Gregorio donò privilegî a
+Velletri: BORGIA, p. 268.
+
+[248] _Annales Erphordenses_ (_Mon. Germ._, XVI): _A. D. 1235 dom.
+papa in Alemannia nunciis ab omnibus episcopis — milites ad subsidium
+ad Romanos impugnandos postulavit_. Sulle istanze che il Papa fece per
+aver soccorsi, vedasi il RAYNALD, a. 1234, n. 7.
+
+[249] GODEFRID. MONACH., ad a. 1234. — RICC. DA SAN GERM., p. 1034. —
+CONRAD. URSPERG., p. 357. — La _Vita: Reate concitus, nec invitatus,
+advenit_. Addì 3 Luglio, da Rieti, il Papa ammonisce i Lombardi
+acciocchè dieno passaggio alle milizie tedesche venienti in soccorso
+della Chiesa; e si giustifica _ita quod sedes Ap. sine confusione
+sua non poterat quin uteretur imperialis brachii ministerio evitare,
+dictus Imp. ad presentiam nostram accedens, ad Eccl. Rom. defensionem
+et patrimonii sue sponte se obtulit: Hist. Dipl._, IV, 472. In tanta
+dimestichezza dunque il Pontefice era venuto co’ Lombardi.
+
+[250] _Hostium vindicta postposita in capturam avium solicitabat
+Aquilas triumphales: Vita_, p. 580. — Nel mese di Settembre, in
+vicinanza di Montefiascone, promulgò un documento per Raimondo di
+Tolosa; ed in esso fece da testimonio anche il Prefetto di Roma:
+BÖHMER, p. 159.
+
+[251] MATH. PARIS, p. 280. Dopo di Innocenzo III i Papi nei loro negozî
+più importanti si servirono di gente forestiera. Milone, vescovo di
+Beauvais, nel 1231 era stato nominato (da Gregorio IX) a rettore di
+Spoleto e della Marca.
+
+[252] Se si stia a MATH. PARIS, i Romani sortirono della città nel dì
+8 Ottobre. Egli ne esagera il numero a centomila; i caduti d’ambe le
+parti sarebbero ascesi a trentamila.
+
+[253] RICC. DA SAN GERM., p. 1034.
+
+[254] _Nos Angelus Malabranca dei gr. Almae Urbis ill. Senator, decreto
+et auctoritate Sacri Senatus, mandato quoque, et instanti acclamatione
+incliti Populi Romani ad sonum Campanae, et buccinarum publice, et
+plenissime in Campitolio congregati... actum per man. Romani scribe
+Senatus praecepto et mandatis Angeli Malabrancae Senatoris et Populi
+Romani publice in Capitolio Ann. 1235 Ind. VIII medio Aprilis die XII_:
+RAYNALD, ad a. 1235, n. 4, e gli Autori che scrissero del Senato.
+Più completamente ne riferiscono i detti Compendî dell’HÖFLER nel
+PAPENCORDT, e la _Storia_ (mscr.) _della famiglia Savelli_, scritta
+dal PANVINIO. Eziandio gli officiali del Senato giurarono la pace. I
+negoziati durarono parecchi dì; e furono tenuti anche nel santo Stefano
+sul Celio, dove fecero da testimonî _Matheus Rubens_ degli Orsini,
+_Petrus Saracenus de Andreoctis_, Ottaviano nipote suo, _Johannes
+Cinthii de Molaria_ ed altri.
+
+[255] Addì 15 Settembre 1235 il senatore Malabranca promulgò un
+Editto a protezione dei _Peregrini_ e dei _Romipetae_, dichiarando che
+sarebbero stati sempre soggetti al tribunale dei Canonici di san Pietro
+(VITALE, p. 98). — Gregorio or difese vigorosamente Viterbo contro a’
+Romani che pretendevano da questa città il _vassallagium_; egli non ne
+accordò che la _fidelitas_: Bolla ai Viterbesi del 22 Luglio 1236, da
+Assisi (nel _Giornale Arcadico_, T. 137, 203).
+
+[256] _Italia hereditas mea est, et hoc notum est toti orbi: Hist.
+Dipl._ IV, 881 (Giugno 1236).
+
+[257] Ciò a seconda della sentenza pronunciata propriamente dal Papa:
+_Patrimonium b. Petri quod inter cetera imperii jura quae seculari
+principi tamquam defensori sacrosancta commisit Ecclesia, ditioni suae
+in signum universalis dominii reservavit: Hist. Dipl._, V, 777 (lettera
+di Gregorio nel Febb. 1240: _Attendite ad petram_).
+
+[258] Ai 5 Dic. 1236 il _Syndicus_ di Perugia giura innanzi ad Alatrino
+suddiacono di difendere per conto della Chiesa il _patrimonium b. Petri
+in Tuscia et ducatum Spoletanum. Acta in palatio communis Tudertini_
+(Archiv. di Perugia, _Lib. Sommiss._ Vol. B, fol. 53). — Addì 19
+Ott. 1237 Spoleto, Perugia, Todi, Gubbio e Foligno conchiudono una
+federazione guelfa (Arch. di Perugia, Contratti, T. I, AA. 1237). — Ai
+3 Sett. 1287, da Viterbo, Gregorio IX concede alla città di Assisi il
+privilegio di libera elezione del Podestà e di altri officiali (Bolla
+nell’Arch. comun. di Assisi, Fascio. I, n. 3).
+
+[259] Lettera lunga e importante, data da Rieti, ai 23 Ottobre 1236
+(_Hist. Dipl._, IV, 914), in risposta a quella di giustificazione
+scritta da Federico, ai 20 Settembre, da Mantova.
+
+[260] Al Senatore, al Senato ed al popolo di Roma: _Hist. Dipl._, IV,
+901.
+
+[261] In occasione di alcune elezioni vescovili controverse, scriveva
+al Papa: _Cum a nobis tantummodo publica debeant officia postulari,
+in quem lege regia prodita Rom. Pop. auctoritatis et justitie publice
+contulit potestatem_ (dei 20 Sett. 1236; _Hist. Dipl._, IV, 912).
+Notevole in quest’ordine d’idee è altresì la sua lettera ai Siciliani,
+della fine dello stesso anno (ibid., p. 930).
+
+[262] Intorno al 1261 re Manfredi scriveva ai Romani una lettera in cui
+diceva che il diritto all’elezione degli Imperatori competeva a’ Romani
+_auctoritate sui Senatus, Proconsulum et Communis_ (FRANCIS. PIPIN.;
+MURAT., IX, 681). Vi si distingue: il Senatore e la sua curia, i
+Proconsoli e il Comune del popolo. Nulla però impedisce di credere che
+per proconsoli s’intendesse di denotare addirittura gli ottimati. Io
+non trovai in alcun luogo significati i Proconsoli come corporazione.
+
+[263] Crede il VALESIO (Memoria mscr., Arch. del Campidoglio,
+Credenza XIV, T. 42) che Innocenzo III avesse attribuito a sè stesso
+il consolato in Roma, e che a vicario suo avesse nominato, primo
+proconsole, Paolo Conti. È cosa di cui non si può dare dimostrazione;
+nè in alcun documento rilevai denotato un Proconsole di cotale specie
+come magistrato civico. Per la prima volta in un istromento del 1220
+trovai cenno della novella dignità: _Roffredus Jannis Cencii dei gra.
+Romanor. proconsul ac Urbevetanor. potestas_ (Arch. di san Fortunato di
+Todi, _Registr. Vetus_, fol. 120). La _Vita_ di Gregorio IX attribuisce
+questo titolo per la prima volta a Pandolfo della Suburra ed a Pietro
+Frangipane, nel 1229. Ancora al 15 Marzo 1221 e nel 1224, quest’ultimo
+si appella soltanto console, e nel 1235 evvi Oddo Frangipane _dei gr.
+Romanor. Proconsul_ (_Cod. Vat. 8049_, p. 165). Nel 1230: _Andreas
+Roffredi Romanor. proconsul potestas Tuscanie_ (TURIOZZI, _Memor. di
+Tuscania_, p. 117). Nel 1238: _Paulus de Comite Romanor. proconsul_
+(CONTELORIO, _Hist. famil. Comit._, n. 6). Nel 1239: _Nos Dom.
+Parentius Parentii dei gra. Rom. Pronconsul et Senarum potestas_ (Arch.
+di Siena, n. 373). Nel 1240 Federico scrive ai Romani: mandate a me
+_proconsules vestros_, acciocchè io dispensi loro eccelse dignità,
+_praesidiatus regionum, regnorum ac provinciarum_: PETR. DE VINEIS,
+III, 72.
+
+[264] _Cancellariam Turrim, illam Babel nullo priori fatigatam impulsu
+comminuit et potenter evertit_ (_Vita_, p. 581).
+
+[265] RICC. DA SAN GERM., p. 1038: _Romani plebei populi communitates
+— Johannem de Poli Senatorem urbis — Senatoriae dignitati cedere
+compulerunt, et Joannem de Centio substituerunt_... Trovasi questo nome
+nella famiglia del Frangipani; però leggo in alcuni documenti anche di
+_Johannes Cinthii Malabrance_ e di _Johes Cinta de Paparescis_. Sembra
+che il novello Senatore abbia allora posseduto la Molaria, il qual
+castello poco appresso compare in proprietà degli Anibaldi. Forse il
+Senatore avrà appartenuto a questa famiglia.
+
+[266] _Cum eodem Senatore incredibili malitia exeunte_, dice la _Vita_,
+p. 582. Se _malitia_ sia un errore di scrittura a vece di _militia_,
+è forza pur dire che mai non v’ebbe sproposito più a proposito di
+questo. — Gli _Annal. Stadenses_ (_Mon. Germ._ XVI, a. 1237): _Papa
+Romam rediit, et pacem inter Romanos fecit_. — RICC. DA SAN GERM.,
+p. 1040: _M. octobris S. Papa — rediit ad urbem, ubi novi confutati
+sunt Senatores D. D. Joannes de Poli, et_...: qui sventuratamente
+s’interrompe il testo, ma la lacuna deve colmarsi col nome _Johes de
+Cinthio_.
+
+[267] _Dabat illis sigilla, ut qui ipsa referrent singulis hebdomadibus
+pecuniam acciperent ad victum; et saepissime talibus 15 libras per
+hebdomadam impendebat_ (specialmente ai nobili): _Vita Innocentii III_,
+p. 567.
+
+[268] _Romani vero eum — cum gaudio susceperunt, ne ex tunc, ut
+prius egredetur, sancientes. Senserunt enim se per absentiam suam jam
+decennalem_ (è un errore) _magnam pecuniam jacturam incurrisse_ (MATH.
+PARIS, ad ann. 1237).
+
+[269] Il disegno del _Carrocium_ di Cremona, vedilo nel PLATINA, _St.
+di Mantova_; MURATORI, XX, 660. Non pare che a Roma s’avesse uso del
+carroccio; per lo meno io non ne scoversi mai traccia.
+
+[270]
+
+ _Urbs decus orbis ave victus tibi destinor ave_
+ _Currus ab Augusto Friderico Caesare justo._
+ _Fle Mediolanum, jam sentis spernere vanum_
+ _Imperii vires proprias tibi tollere vires._
+ _Ergo Triumphorum potes urbs memor esse priorum,_
+ _Quos tibi mittebant Reges, qui bella gerebant._
+
+(RICOBALDO, _Hist. Imp._; MUR., IX, 259; FRANCIS. PIPIN., ibid.,
+p. 658). La lettera di Federico, del Genn. 1238, è registrata nella
+_Hist. Dipl._, V, 161. — Nel Dicembre 1237, PIER DELLE VIGNE scrive ai
+Principi tedeschi che Federico manda al popolo romano il carroccio.
+Stando agli _Ann. Placentini_ (_Mon. Germ._, XVIII, 478) gli avanzi
+del carroccio furono, nel Gennaio 1238, caricati sopra somieri e
+trasportati a Roma per la via di Pontremoli. Anche in Germania quelle
+spoglie destarono gran reverenza; e la _Cronica_ di EICKE DI REPGOW
+dice: «E presono il loro stendardo, carroccio detto, e mandarono il
+carroccio a Roma, e i Romani lo collocarono sul loro _Capitolium_»
+(_Bibl. della Soc. letter. di Stuttgart_, XLII, 487).
+
+[271] _Quod carocium cum apud Romam duxissent, dom. Papa usque ad
+mortem doluit: Ann. Placentini Gibelini_, come di sopra. Il Cronista
+dice eziandio _quod positum fuit in Capitolio per Cardinales_.
+
+[272] GALVAN. FLAMMA, _Manip. flor._, p. 673: _Rotas et asseres in
+unum conjunxit, et Romam misit, quod super columnas ad perpetuam rei
+memoriam erigi mandavit_. Il SALIMBENE, _Chronic._, p. 49, dice che
+i Romani abbruciassero il carroccio per far vitupero a Federico: ciò
+sicuramente avvenne, ma non allora.
+
+[273]
+
+ _Cesaris Augusti Friderici Roma Secundi_
+ _Dona tene currum princeps in Urbe decus._
+ _Mediolani captus de strage triumphos_
+ _Cesaris ut referat inclita preda venit._
+ _Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem_
+ _Mictitur hunc urbis mittere jussit amor._
+
+Questa iscrizione antica, un de’ pochi monumenti dell’Impero tedesco
+che trovinsi in Roma, fu scoverta in Campidoglio nell’anno 1727 (MUR.,
+_Antiq. Ital._, II, 492). Fu infitta nel muro sopra la scala, al tempo
+di Benedetto XIV.
+
+[274] Fra essi la _Vita_ nomina _Bobacianus_ ed _Aegidius Boetii_: e,
+in una carta dei 2 Giugno, _Jacobus Girardi_ alla presenza di _Petrus
+Fragipane_ giura fede di vassallo all’Imperatore (_Hist. Dipl._, V,
+209).
+
+[275] Un passo di MATH. PARIS (di cui tenne nota il CURTIUS, p. 318)
+suffragherebbe quest’opinione; ed io ve ne aggiungo un secondo, in cui
+il Cronista (ad a. 1240) dice: _Creatus enim erat unus Senator Romae
+auctoritate Imperiali, anno tertio precedenti_ (che era precisamente
+il 1238). Tuttavolta io non credo che allora fosse stabilito il
+numero di due; fu cosa passeggiera, e soltanto più tardi ne fu
+introdotta consuetudine, causa la divisione delle fazioni. I Registri
+Capitolini, all’anno 1238, notano _Johannes de Comitibus Proconsul
+Romanus et Johannes de Judice_. Per lo meno, dei 21 Agosto 1238, posso
+notare: _Dom. Oddo Petri Gregorii dei gr. Alme urbis Ill. Senator ac
+Perusinorum potestas_ (Arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. A, fol.
+133).
+
+[276] La _Vita_ lo denota come _tunc Senator_, ma prima che il Papa
+tornasse; e quest’è certamente inesatto: la sua elezione dev’essere
+avvenuta nel mese di Novembre. La famiglia _de Judice_ apparteneva ai
+Papareschi, e compare in documenti molti. Giovanni _de Judice_ era
+stato podestà di Orvieto negli anni 1209, 1216, 1226; nel 1234 fu
+podestà di Firenze; nel 1240 diventollo di Perugia.
+
+[277] Il Biografo di Gregorio rivela tutt’a un tratto amore delle
+antichità: _Quorum_ (degli Imperiali) _solvit colligationes iniquas
+— et per devotum Johannis de Judice tunc Senatoris obsequium, turres
+hostium, et operosi marmoris tabulata Palatia, nobile vestigium
+prioris aetatis, in opprobrium ruine redegit_ (p. 582). Pare che qui
+effettivamente s’intenda parlare del Palatino de’ Frangipani.
+
+[278] La Bolla di scomunica è riferita da MATH. PARIS, ad a. 1239, p.
+329. Una delle cause ne fu anche Sardegna; perocchè Federico vi avesse
+maritato suo figlio Enzo con Adelasia erede di Gallura, e ne lo avesse
+creato re. Vedansi il RAUMER, lo CHERRIER e lo SCHIRRMACHER, _Federico
+II imperatore_, Gottinga 1864, in tre vol.
+
+[279] _Fridericus... Senatori urbis et suis Conromanis salutem_... da
+Treviso, ai 20 Aprile (MATH. PARIS, p. 332). Mette disgusto la lingua
+già antiquata che s’usa in questa lettera; sono frasi che si ripetono
+di secolo in secolo.
+
+[280] _Levate in circulo oculos vestros... Hist. Dipl._, V, 295.
+
+[281] _Ascendit de mare bestia blasphemie plena nominibus_... dal
+Laterano, ai 20 Giugno 1239 (_Hist. Dipl._, V, 327). S’incolpa
+l’Imperatore della sua opinione _de tribus impostoribus_. — La risposta
+dell’Imperatore ai Cardinali è in PIER DELLE VIGNE, I, 31 e nell’_Hist.
+Dipl._, V, 348: ei vi espone la sua professione di fede cattolica.
+
+[282] La storia di Giovanni da Vicenza e del parlamento di pace
+raccolto a Verona (ai 29 Agosto 1233) presenta il più memorando quadro
+dell’indole di questo tempo. Vedansi la _Cronica_ di Antonius Godus,
+la _Vita Riccardi Comitis_, PARISIUS DE CERETA, GERARDUS MAURISIUS,
+il SALIMBENE, e la _Storia degli Eccelini_ scritta dal VERCI. Il
+SALIMBENE, che fu minorita, ha svelate con maliziosa compiacenza le
+vanità ciarlanatesche di Giovanni. Se si stia a PARISIUS (MURAT.,
+VIII, 627) il grande paciero avrebbe fatto bruciare a Verona sessanta
+illustri cittadini.
+
+[283] MATH. PARIS, p. 512. Il Papa mandò per tutto il mondo frati
+mendicanti da percettori di tributi: per somme di denaro costoro
+sciolsero del loro voto i Crociati (p. 518). — _Absurdum videbatur
+etiam simplicibus, quam diversis muscipulis simplicem Dei populum
+substantia sua moliebatur Romana Curia privare, nihil petens nisi aurum
+et argentum_ (p. 524). — Molte satire furono scritte contro l’avarizia
+romana. Nel _Cod. Vat._ 4957, fol. 43, haccene una intitolata _de
+Pecunia_: _Pecunia Romanorum Imperatrix et totius mundi semper Augusta
+dilectis suis filiis et procuratoribus universis salutem et rore celi
+et terrae pinguedine habundare. Ego in altissimis habito... o vos omnes
+qui transitis per viam attendite si est honor sicut honor meus... michi
+Romana curia famulatur._ — Ancor più antica è la celebre poesia dei
+_Carmina Burana: Propter Sion non tacebo, sed ruinam Rome flebo_. I
+canti dei trovatori e dei poeti svevi sono zeppi di epigrammi contro
+l’ingordigia della Curia.
+
+[284] _Ha Deus! sustineret hec hodie si viveret Henricus senior rex
+Anglie? Et recolende memorie rex Riccardus et alii —?_ (_Hist. Dipl._,
+V, p. 468). Enrico III si giustificò _praesertim cum tributarius
+vel feudatarius Papae esse de jure comprobetur: et sic se excusando
+turpiter accusavit_, dice egregiamente MATH. PARIS, p. 524. Vedasi
+com’ei discorra (p. 517 e 518) sull’opinione publica di Francia, che
+sulle prime era assai favorevole all’Imperatore. E di Germania dice: _A
+nullis, vel a paucis meruit Papalis auctoritas exaudiri_.
+
+[285] _Comminatur aperte sanctum dare canibus, et venerandam Principis
+Apostolorum Basilicam in praesepe deducere jumentorum! — Qui etiam
+Ecclesiae Principem in illam immergere gloriatur egestatis injuriam, ut
+cinerem pro corona suscipiat, spicas pro pane vendicet et pro equorum
+candidata gloria cogatur quaerere subjugale... Vita_, p. 585.
+
+[286] In Agosto del 1239 sciolse la marca di Ancona e Spoleto dal loro
+giuramento alla Chiesa, e gli annesse all’Impero: _Hist. Dipl._, V,
+376.
+
+[287] Nel Settembre Federico, in premio della sua fedeltà, elevò
+Viterbo ad _Aula Imperialis_: Docum. nel BUSSI, Append., p. 405.
+
+[288] _Hist. Dipl._, V, 762. Da Viterbo, nel Febbraio.
+
+[289] PETR. DE VIN., III, 72. _Ardens semper fuit cor nostrum_... (nel
+Febbraio, certamente da Viterbo). _Napoleo Johannis Gaetani_ era un
+Orsini. Infatti Giovanni, primogenito di Orso e fratello di Rainaldo,
+assunse nome di Gaetano dalla madre sua Gaetana Crescenzi. Sposò egli
+_Stephania Rubea_, e suoi figli furono Jacopo, Matteo e Napoleone
+(GAMMURRINI, _Famil. nobili Toscane_, II, 16). — Anche suggelli di
+Federico portano l’epigramma: _Roma caput mundi_: vedi l’imagine
+simbolica di Roma sopra una bolla d’oro del Diploma promulgato nel
+Settembre 1234 (frontispizio della _Hist. Dipl._, Tom. IV).
+
+[290] Durante la processione, addì 15 Agosto 1239, cadde la
+_Cartellaria_; e l’Imperatore comandò a Giovanni _magister_ di San
+Germano, che andasse a Roma per restaurarvi la torre: il Papa era ad
+Anagni (_Vita_, p. 586; _Hist. Dipl._, V, 451: ibid., a p. 455, trovasi
+l’assegnamento che Federico fece a Odone ed a Emanuele di rendite del
+reame: la carta è data ai 19 Ottobre, dal campo sotto di Milano). A
+Roma il Prefetto non ha parte più in alcuna cosa. Però ne fa menzione
+un istromento dei 22 Aprile 1237: _Joannes Urbis Alme Prefectus_ (_Cod.
+Vat. 6223_, fol. 93). Ed era lo stesso uomo che trovasi nell’anno 1230,
+ai 21 di Aprile (MURAT., _Antiq. It._, I, 686): era figlio di Pietro.
+
+[291] _Annales Placentini Gibellini_, _Mon. Germ._, XVIII, 483.
+
+[292] Federico parla di g_arsones quosdam et vetulas_ (lettera
+all’Inghilterra, del 16 Marzo, da Viterbo; MATH. PARIS, p. 521); per lo
+contrario il Papa discorre di moltitudine innumerevole (HAHN, _Collect.
+Mon. vet. et rec._, I, 346). Federico comandò che quei Crociati, per
+castigo, si marchiassero in fronte.
+
+[293] All’anno 1237, MATH. PARIS (p. 307) registra una lettera di
+Giovanni ai legati d’Inghilterra; ed è scritta con arte diplomatica:
+_voluimus reformare statum et saepe tentavimus, et ecce deformis
+destitutio subintravit. Incassum traduntur consilia, ubi voluntas
+non sistitur fraeno prudentiae_ — e più addietro: _nimis avide, vel
+potius inconsulte, se mater (ecclesia) immersit fluctibus_... MATH.
+PARIS narra (a p. 366) i motivi della rottura che sono riferiti di
+sopra. _Nec ego de caetero te habeo pro Cardinale_, disse il Papa; e
+il Cardinale: _Nec ego te pro Papa; et sic recessit — adversarius_. —
+Il primo Cardinale di casa Colonna, Giovanni vescovo della Sabina, morì
+nel 1216.
+
+[294] MATH. PARIS, p. 307.
+
+[295] _Gens immunda, gens abhominabilis, gens pessima, gens furoris_
+— ritratto esagerato, come speriamo, dei Romani di quel tempo! Lo
+scrittore conchiudeva dicendo, che il Papa, il quale non sitiva che
+oro, aveva fatto appello al clero _ut sitis organa sonantia juxta
+deductionem et libitum organiste: Hist. Dipl._, V, 1077, dal BALUZIUS,
+_Miscell._, I, 458-468.
+
+[296] MATH. PARIS (p. 563) ha descritto con qualche malevolenza le loro
+sofferenze. _Turba praelatorum_, li chiama Federico sprezzantemente
+(PETR. DE VIN., I, c. 8.) Vedi la bella lettera del Papa a conforto dei
+cardinali prigionieri, nel RAYNALD, ad a. 1241, n. 71.
+
+[297] _Hist. Dipl._, V, 1139. _In castris ante Spoletum_, ai 20 di
+Giugno. È dato dall’istesso luogo, _Mense Junii_, un _Privilegium_ a
+favore di Spoleto: l’originale si conserva in quell’archiv. comunale,
+e fu stampato da ACHILLE SANSI, _Saggio di documenti storici tratti
+dall’archivio del comune di Spoleto_, Fuligno 1861, p. 5.
+
+[298] _In nom. D. Amen. Anno D. incarn. 1241, Ind. XIV medio (mense?)
+Martii die 4. Nos (Anibaldus) et O. de Columna... Senatores_... (HÖFLER
+nel PAPENCORDT, p. 297). Odone Colonna fu il primo senatore della sua
+casa; così lo registra all’anno 1241 anche un catalogo dei Senatori di
+questa famiglia, esistente nell’archiv. Colonna.
+
+[299] _Math. Russus per Gregorium P. Senator efficitur._ RICC. DI
+SAN GERM. ne dà la notizia nel Luglio, ma io ho buon motivo di tenere
+fermo il mese di Maggio. Intorno a questo Senatore, vedansi il GARAMPI
+(_Memor. della B. Chiara da Rimini_, p. 244), e l’albero genealogico
+nel LITTA.
+
+ =Ursus= della casa di Bobone, nipote di Celestino III,
+ sposato con Gaetana di Crescenzo.
+ |
+ | =Johannes Gaetani=, signore di Vicovaro, sposo a
+ _Stephania Rubea_; testa nel 1232.
+ |
+ | =Matheus Rubeus=, senatore, signore di Marino,
+ Monterotondo, Galera, castel Sant’Angelo
+ vicin Tivoli ecc.: sposo a Perna Gaetani,
+ ed ammogliato indi altre due volte; testa nel 1211.
+ |
+ | =Johannes Gaetani=, papa Nicolò III (1277)
+ |
+ | =Rainaldus=, stipite del ramo dei Monterotondo
+ | |
+ | | =Napoleo=, card. di S. Adriano († 1342)
+ | |
+ | | =Matheus=, senatore (1293 e 1310)
+ |
+ | =Mabilia=, sposa ad Angelo Malabranca
+ | |
+ | | =Latinus=, cardinal vescovo di Ostia († 1294)
+ |
+ | =Gentilis=.
+ | |
+ | | =Ursus=.
+ | |
+ | | =Matheus Rubeus=, card. di S. M. _in Porticu_,
+ | | corona nel 1266 in Roma Carlo di Angiò
+ | | († dopo il 1305).
+ | |
+ | | =Bertholdus=, primo conte di Romagna
+ | | († intorno al 1319).
+ |
+ | =Card. Jordanus= († 1287)
+ |
+ | =Matheus=, senatore (1279), stipite del ramo
+ | del Monte.
+ |
+ | =Napoleo=, senatore (1259).
+
+[300] _Apud Lagustam quam Joh. de Columna firmaverat_ —: RICC. DA SAN
+GERM., p. 1047. Il PETRINI, _Mem. di Palestrina_, p. 411, registra
+un documento dei 7 Febb. 1252, nel quale sono menzionate, come
+possedimenti dei Colonna nella Città, le _munitiones Augustae et Montis
+Acceptorii_.
+
+[301] Lettera a lui indiritta; certamente da Rieti, nel Luglio: _Hist.
+Dipl._, V, 1155.
+
+[302] MATH. PARIS, p. 574: _Fere centenarius... fuit calculosus, et
+valde senex, et caruit balneis, quibus solebat Viterbii confoveri_.
+Federico da Grotta Ferrata annunciò ai paesi esteri la morte del Papa,
+dicendo con frase del gusto di quella età: _Ut — vix ultoris Augusti
+metas excederet, qui Augustum excedere nitebatur_ (PETR. DE VIN., I, c.
+11). La lettera è calma e dignitosa.
+
+[303] Della sua prigionia parlano gli _Annales Placentini Gibellini_,
+p. 485, e MATH. PARIS, p. 390.
+
+[304] Docum. nell’arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. C, fol. 31.
+Fu edito per la prima volta dal GARAMPI (_B. Chiara_, p. 244); indi
+dal NARDUCCI (_La Lega romana con Perugia e con Narni_, p. 48) che
+lo trasse dall’arch. comunale di Narni: più correttamente lo publicò
+GIOVANNI D’EBOLI nelle sue _Miscellanee Narnesi_. In quella carta si
+sottoscrivono (secondo la prima edizione) ottantasei _Consiliarii_
+romani; giusta la seconda, ottantaquattro. Ne cito alcuni: _Homodeus
+de Trivio, Benedictus Tyneosus, D. Johannes Frajapanis, D. Anibaldus,
+Romanus Johis Judei, Romanus Johis Romani, Petrus Johis Guidonis,
+Petrus nepos Domini Petri Stephani, Petrus Johis Ylperini, Porcarius
+Jacobi Johis Grassi, Johannes Pauli Capudzunca_ (Capizucchi), _D.
+Oddo Petri Gregorii, Gregorius Surdus, Mathias D. Anibaldi, D. Angelus
+Malebrance, D. Comes Johes Poli, D. Transmundus Petri Anibaldi, Petrus
+Astalli, D. Bobo Johis Bobonis, Petrus Vulgaminus, Johes Capocie,
+Petrus Crescendi, Bartholomeus Cinthii de Crescentio, Petrus Papa,
+Petrus Magalotti, Petrus Malaspina_. Dei Colonna nessuno. Parecchi
+erano antichi senatori. Neppur uno si sottoscrive _Proconsul_; parecchi
+_Dominus_ (Don): perchè non saprei.
+
+[305] Vedasi la violenta lettera scrittane da Federico ai Romani (PETR.
+DE VIN., II, c. 8): _Vestra dissolvetur Babylon, Damascus deficiet,
+sufflatorium consumetur in igne_. Espressamente ei parla dei loro
+attacchi contro Tivoli. A torto l’HUILLARD registra questa lettera nel
+Dicembre 1243.
+
+[306] Il BÖHMER, _Regest._, p. 192, dimostra che Rodolfo conte di
+Asburgo trovavasi nel Maggio 1242 a Capua presso l’Imperatore: perciò
+ragionevolmente io ne conchiudo che anche un mese dopo ei fosse con lui
+ad Avezzano.
+
+[307] _Hist. Dipl._, VI, 95, lettera alla Francia, del Giugno 1243,
+dove sono narrati questi casi avvenuti nell’estate dell’anno prima:
+_Romanorum — sane populus hic dure cervicis..._
+
+[308] _Civitatem nostram Flagelle ad flagellum hostium — fundari
+providimus_ (_Hist. Dipl._, VI, 51, degli ultimi di Maggio 1242, ai
+fedeli della _Terra Laboris_). — RICC. DA SAN GERM., p. 1048. — Il
+nome è modificazione volgare dell’antico di _Fregellae_. La nuova terra
+sparve assai prestamente.
+
+[309] Presso a poco nel Maggio del 1242. _Hist. Dipl._, VI, 44 (_Si
+super duce_); ed una seconda lettera circa del Luglio (_Ex fervore
+charitatis_), ibid., p. 59. Afferma l’Huillard che l’invettiva contro i
+Cardinali attribuita a Federico (_ad vos est hoc verbum, filii Efrem_),
+non sia sua; però tanto meno può essere genuina la lettera _Cum
+papalis_ che si attribuisce a Luigi di Francia.
+
+[310] MATH. PARIS, p. 599: egli esagera dichiarando che le chiese di
+Albano ammontassero a cencinquanta.
+
+[311] Voglion dire che Alba Longa sorgesse là dove or trovasi il
+convento di Palazzuolo. Questo compare per la prima volta al tempo di
+Gregorio IX con nome di _S. M. de Palatiolis_ (CASIMIRI, _Mem. stor.
+delle Chiese e dei Conventi Minori_, p. 299).
+
+[312] La Bolla data da Ferentino ai 24 Luglio 1217, dice: _Civitatem
+Albanensem cum burgo, thermis, monte qui dicitur Sol et Luna,
+Palatio..._ Nicolò III confermò la donazione ai 18 Dic. 1278 (RICCI,
+_Memor. di Albano_, p. 217). Dopo di Onorio IV Albano venne in mano dei
+Savelli.
+
+[313] La cessione dei Malebranca trovasi in una Bolla dei 20 Maggio
+1223. Vedila nel LUCIDI, _Mem. Stor. di Aricia_, Roma 1796, p. 408.
+
+[314] Giusta l’_Itinerar. Antonini: Aricia, Tres Tabernae, Forum Appii,
+Terracina... Capua_. L’_Itiner. Hierosol._ enumera dall’altro verso
+_Capua... Mutatio ad Mediae, Mutatio Appi Foro, Mut. Sponsas, Civ.
+Aricia et Albana, Mutatio ad Nono, in Urbe Roma_.
+
+[315] Se ne fa menzione nell’anno 1249 (Bolla registrata dal CASIMIRO,
+p. 230 e dal NIBBY, _Analisi_, I, 73): _S. Maria de Palatiolis — super
+locum Albanensem seu in pede Montis Cavae_. — L’ultimo degli Stuardi,
+Enrico di York, cardinal vescovo di Frascati, distrusse gli avanzi
+del tempio di Giove nel 1783, allorquando restaurò il convento dei
+Passionisti che sorge colà nel luogo ove era posto il tempio della
+federazione latina.
+
+[316] _Massa Nemus_, menzionata per la prima volta da ANASTASIUS, _Vita
+Silvestri_, n. 46. Nel 1153 Anastasio IV diede Nemi al convento di _S.
+Anastasius ad Aquas Salvias_; Lucio III nel 1183 confermò la donazione:
+_In loco qui dicitur Nemo_ (LUCIDI, p. 313; RATTI, _St. di Genzano_, p.
+94).
+
+[317] Nel tempo di Onorio III appartenne al convento di san Lorenzo
+fuori di Roma: contemporaneamente Ardea era proprietà del san Paolo
+(RATTI, p. 47). Stando al NIBBY, _Anal._, II, 173, il più antico
+documento che contenga il nome di _Civitas Labiniae_ data solamente
+dall’anno 1358 (NERINI, _Stor. di s. Alessio_, a. 526).
+
+[318] Addì 4 Genn. 1218, _Petrus et Nicolaus Candulphi filii quond.
+Angeli de Candulpho, et Rusticus fil. quond. Cencii de Candulpho_
+rinunciano al ristoro de’ danni cui pretendevano per la guerra
+che s’era combattuta fra il popolo romano e la Chiesa al tempo di
+Alessandro III. Vi è altresì detto: _et de turri nostra de Gentiano
+nobis diruta_ (RATTI, p. 99). M’è noto un altro istromento dei 6
+Ottobre 1244, in cui _Simon de Candulfis_ e Paolo fratel suo cedono
+_Toffellum_, vicino al _lacus Albani_, dandolo all’abate Benedetto
+di _S. M. de Palatiolis... Actum est hoc in castro Candulforum in
+palatio curie dicti Domini Simonis_ (pergam. Lateran. nell’arch. di
+Firenze, segnata _Roccettini de Fiesole_). I Gandolfi trovansi anche
+a Genova, famiglia signorile. — Se si stia all’UGHELLI, I, 266, i
+Savelli possedevano Castel Gandolfo fin dal 1282. A Roma abitavano dei
+Gandolfi: vedi l’epitaffio della _Domina Paula Filia Johis Gandulpi de
+Gandulphinis_, in Araceli, a. 1360 (è nel GALLETTI, _Inscript._, III,
+407).
+
+[319] Mi passo dall’indagare se Rocca di Papa sia derivata da Fabia.
+Marino era un _castrum_ ormai nel 1249 (CASIMIRO, _Mem. delle Chiese_
+ecc., p. 230). Fino al 1266 appartenne a Giovanni Frangipane _de
+Septemsoliis_, figlio di Graziano, che lo ebbe in feudo dal convento
+di san Saba in Roma, ed eziandio dall’Abazia di Grotta Ferrata. Quel
+Frangipane legò i suoi diritti a santo Saba, perlochè il cardinale
+Giovanni Gaetani (Nicolò III), come procuratore del convento, vendette
+Marino a suo nipote, cardinale _Matheus Rubeus Orsini_, per tredicimila
+libre: _Castrum Marini et Turris ipsius cum tenimento suo._ Ne si
+conserva la bella pergamena nell’arch. Gaetani, caps. 36, n. 39: il
+contratto si stipulò a Viterbo. — Ai 16 Dic. 1266 il cardinale Matteo
+vendette la metà di Marino a’ suoi zii Giordano, Rainaldo e Matteo,
+figli del celebre Senatore (origin., ibid., 48, n. 6): così gli
+Orsini vennero in possesso di Marino. Con questi documenti completo io
+l’articolo relativo che leggesi nell’_Analisi_ del NIBBY.
+
+[320] Bolla di Gregorio IX, data ai 2 Luglio 1233, dal Laterano
+(LUCIDI, _Aricia_, p. 423), dove si discorre del _Lacus Turni_. Questo
+esiste ancora oggidì vicino a Castel Romano, sulla via di Ardea
+(NERINI, p. 230). Di già ANASTASIO, _Vita Silvestri_, n. 30, dice
+che Costantino lo donò alla Chiesa di Albano. — _Duos sandalos, ad
+piscandum in Lacu Folianensi, medietatem totius Stagni Hostiensis cum
+piscatione ed aucupatione avium. — Piscariam ad capiendos sturiones in
+Flumine Tyberis secus Ripam Romeam_.
+
+[321] Nell’estate del 1242, come narra RICC. DA SAN GERM., p. 1048:
+_statuam hominis aeream, et vaccam aeream similiter_. Federico II fondò
+le prime collezioni di antichità.
+
+[322] _Perdidi bonum amicum, quia nullus Papa potest esse Gibellinus_:
+GALVANEUS FLAMMA, c. 276. Anche Innocenzo III, all’elezione di Ottone
+IV, avrebbe potuto esclamare: _nullus Imperator potest esse Guelfus_.
+
+[323] NICOL. DE CURBIO, _Vita Innocenc. IV_, c. 7: _XVII Kal. Nov.
+exiens de Anagnia, Romam ivit — cum tripudii gaudio est receptus XVII
+Kal. Dec._ È un errore di assumere il 15 Novembre come data del ritorno
+(così fa anche lo CHERRIER), il quale sarebbe pertanto avvenuto un
+mese dopo la partenza da Anagni. Di già ai 22 di Ottobre egli segna una
+lettera indiritta ai Viterbesi: _Lateran. XI Kal. Nov. Pont. n. a. I_
+(_Cod. Palat._ 953, fol. 33 b).
+
+[324] Scena domestica descritta con molta vivacità da NICOLÒ DE CURBIO:
+_Romanorum quamplurimi mercatores — procaciter mutuum repetebant,
+aulam palatii et cameras — infestis clamoribus — onerosa multitudine
+replentes — ipsum oportebat in camera latitare_ (c. 7). Il Papa se la
+cavò a forza di _patientia, que optimum est genus vincendi_: così dice
+il suo Biografo da vero italiano.
+
+[325] Longhezza, lungo la via Tiburtina presso l’Anio, sui ruderi
+di _Collatia_, compare per la prima volta da _castellum quod vocatur
+Longezzae anno 1074_, in una Bolla di Gregorio VII: NIBBY, _Analisi_.
+
+[326] Mscr. di NICOLA DELLA TUCCIA, ad a. 1242-1243. Il Cronista si
+riferisce a Croniche più antiche di GOTIFREDO e di LANCILOTTO. Vedi la
+già mentovata edizione fattane da IGNAZIO CIAMPI.
+
+[327] Nel Settembre _Tineosus_ cavaliere viterbese annuncia a Federico
+il tradimento della città (_Hist. Dipl._, VI, 125, dove son registrate
+altre lettere degli assediati). PETR. DE VIN., II, 55. MATH. PARIS, p.
+607. RICC. DA SAN GERM., ad a. 1243. NICOLÒ DE CURBIO, c. 8. Manifesto
+di Federico dell’anno 1244. Finalmente la particolareggiata relazione
+di un famigliare del cardinal Rainero, nel _Cod. Palat. 953_, fol. 56.
+
+[328] Lettera del Papa, da Anagni, ai 7 Ottobre, in RAYNALD, n. 26,
+a. 1243: ed ai Viterbesi, dal Laterano, ai 22 Ottobre, del _Cod.
+Palat. 953_, fol. 33, dove dice di avere scaldato il cuore dei Romani
+in soccorso di loro — _et ut hoc cum celeritate proveniat campana
+capitolii sine remissione pulsatur_. Diceva che dalla Campagna
+verrebbero aiuti.
+
+[329] La sua lettera di querimonia al Re, del Dicembre (PETR. DE VIN.,
+II, c. 2) descrive il tradimento de’ Viterbesi e dei Romani; e nel
+manifesto del 1244 egli accusa anche il Papa di essersela intesa con
+loro. La _Cronica_ di NICOLA DELLA TUCCIA è piena di particolarità
+curiose.
+
+[330] Intorno ai lunghi negoziati posteriori all’Agosto del 1242
+vedansi i _Mon. Germ._, IV, 341-354. — NICOLÒ DE CURBIO, c. 10.
+
+[331] Nella sua lettera dei 30 Aprile il Papa dice: _non post
+multos dies elegit resilire potius quam parere, adimplere quod sibi
+mandavimus, renuendo_. — MATH. PARIS, p. 427: _a forma jurata —
+resilivit_. Non fu mai rimproverato al Re di essere stato spergiuro.
+Del suo buon diritto giudicano con chiara moderazione il RAUMER e
+l’HUILLARD. Vedi anche lo SCHIRRMACHER, IV, 68.
+
+[332] Lettera monitoria scritta da un Cardinale a Federico (_Hist.
+Dipl._, VI, p. 184: e a pag. 186 v’è la lettera di Federico al Papa in
+cui respinge quell’accusa). Il cardinale Giovanni Colonna, potentissimo
+amico dell’Imperatore, morì a Roma nel 1244. _Obit vas superbiae et
+omnis contumeliae. — Qui inter omnes Cardinales in possessionibus
+saecularibus claruit potentissimus; unde efficacissimus discordiae
+inter Imp. et Papam geminator extitit_: MATH. PARIS, p. 614.
+
+[333] Egli annullò ai 16 di Aprile la concessione imperiale. Così suona
+il Breve ad Enrico Frangipane e ad Jacopo figliuol suo: _cum igitur
+— nuper apud Aquampendentem in presentia Principis constituti, eidem
+— timore perterriti, medietatem Collisei cum palatio esteriori sibi
+adiacenti... quae ab Eccl. Rom. tenetis in feudum, de facto cum de jure
+nequiveritis, duxeritis concedenda — — concessionem hujusmodi nullam
+esse penitus renunciantes... Hist. Dipl._, VI, 187. RAYNALD, ad a.
+1244, n. 19. THEINER, _Cod. Dipl._, I, 207.
+
+[334] Nel Marzo del 1244 ad Aquapendente _Petrus alme urbis prefectus,
+comes Anguillariae_, come uomo di corte dell’Imperatore, sottoscrive
+un Diploma (_Hist. Dipl._, VI, 166). Pertanto morto era Giovanni suo
+predecessore, e ben anche fratello suo. Nel suo manifesto Federico si
+lagna così del Papa: _procuravit — qualiter terra quam tenemus — ante
+pacis adventum averteretur a nobis — recipiens prefectum et quosdam
+sequaces suos cum terris eorum, qui omni tempore imperii fuit, et
+dignitatem ab eo recepit, et de quo numquam questio fuit per Ecclesiam
+nobis relata_.
+
+[335] Di là, ai 21 Giugno, promulgò un _Privilegium_ pel convento di
+_S. Pancratio in comitatu Rosellano dioc. Grosseti_. Questa Bolla,
+sottoscritta da dodici Cardinali, tiensi custodita nell’archivio di
+Stato di Napoli (_Bullarium_, Vol. II).
+
+[336] NICOLÒ DE CURBIO, c. 13. Il Papa si lasciò addietro tutti: _per
+devia et abrupta montium, ac nemora tota nocte laborans. — Veterem
+induit Senebaldum, et leviter armatus equum ascendit velocissimum, manu
+non vacua_. Così MATH. PARIS, p. 431.
+
+[337] Il viaggio e le accoglienze sono con molta vaghezza descritti da
+NICOLÒ e dal _Continuatore degli Annali di Genova_.
+
+[338] PETR. DE VIN., I, c. 3.
+
+[339] _Ego Thadeus de Suessa... ad futurum Romanum Pontificem et
+ad universale concilium regum, principum et prelatorum, cum presens
+concilium universale non sit, pro parte domini imperatoris appello:
+Hist. Dipl._, VI, 318. — MATH. PARIS, p. 451: _sententiam — in pleno
+Concilio, non sine omnium audientium — stupore et horrore terribiliter
+fulguravit_. E questo Cronista, nella sua narrazione successiva alla
+morte di Gregorio IX, si palesa ostile contro di Federico. Documenti
+notevoli sono i pareri secreti dettati per il Collegio dei Cardinali,
+che sono raccolti nel libro di ALBERTO DI BEHAM, n. 4 e 5 (edito
+dall’HÖFLER); ivi trovansi registrate le lettere di doglianza di
+Federico e la difesa di Innocenzo IV.
+
+[340] _Sane redditus copiosi, quibus ex plurium depauperatione regnorum
+ditantur — ipsos faciunt insanire. — — Semper fuit nostre voluntatis
+intentio, clericos — ad illum statum reducere — quales fuerunt in
+ecclesia primitiva, apostolicam vitam ducentes... Hist. Dipl._, VI,
+391, Febb. 1246. Vedasi anche la lettera di Federico (_Etsi caussae
+nostrae_) data da Torino, ai 31 Luglio 1245 (PETR. DE VIN., I, c. 3, e
+MATH. PARIS, p. 722).
+
+[341] _J. Christus — in Ap. Sede non solum pontificalem sed et regalem
+constituit monarchiam, b. Petro ejusque successoribus terreni simul
+ac celestis imperii commissis habenis._ I Papi credevano perfino di
+potersi fare giudici degli Angeli, secondo la sentenza di san Paolo:
+_An nescitis, quod angelos judicabimus_ (nella lettera medesima). —
+(_Romanorum princeps_) _Romano pontifici, a quo imperii honorem et
+diadema consequitur, fidelitatis et subjectionis vinculo se astringit_.
+Vedi l’HÖFLER, _Alberto di Beham_, n. 8. La lettera _Agni sponsa
+nobilis_ (HÖFLER, _Federico II_, p. 413), in cui Innocenzo cerca
+difendere la Chiesa dalla accusa delle sue ricchezze, è così ridondante
+di frasi che io non la reputo autentica.
+
+[342] Sono quelle stesse dottrine dell’ambizione fanatica del clero,
+che ancora oggidì i Gesuiti vanno predicando come dogmi canonici.
+
+[343] Dice il Papa: _Quum ad cetera regna suae subjicienda virtuti
+oculum ambitionis extendens, eam (sc. Ecclesiam) reperit obicem cujus
+interest materno affectu christianorum regum, tamquam spiritualium
+filiorum, jura protegere ipsorumque defendere libertates_. Nella
+sopraddetta lettera.
+
+[344] GUALTIERO DI VOGELWEIDE gli staffila in parecchi de’ suoi versi;
+ed una delle sue canzoni prelude alla celebre invettiva di DANTE: «Ahi
+Costantin, di quanto mal fu matre...» Ei dice dei preti: «Rammentate
+come una volta andavate lemosinando per Dio; sol per questo Costantino
+vi regalò di beni. Se ne avesse previsto le conseguenze per noi fatali,
+ei ci avrebbe pensato ben sopra, e ce le avrebbe risparmiate. Ma allora
+eravate ancor casti, non vanitosi, superbi.» (Canz. 10, ediz. del
+Simrock).
+
+[345] Eglino presentarono un loro gravame al Concilio di Lione (MANSI,
+XXIII, 639). E leggasi MATH. PARIS, che pone in bocca al Papa queste
+invereconde parole: _Vere hortus delitiarum est Anglia. Vere puteus
+inexhaustus est, et ubi multa abundant, — de multis multa possunt
+extorqueri_ (p. 473, edit. WATS). Dopo le Crociate, dice il LINGARD,
+_History of Engl._, II, 414, i Pontefici esigettero la decima dal
+clero; e in breve si foggiò la teoria che ogni guerra dei Papi era
+guerra religiosa. I frati mendicanti facevano da percettori dei
+tributi, tribolando chiese collegiate e conventi, e armati di quella
+formidabile formula _non obstante_, innanzi cui nessun diritto teneva.
+Vedi il MEINER, _Storia comparata_, II, 615.
+
+[346] _Ut sic jurisdictio nostra resuscitata respiret, et ipsi hactenus
+ex nostra depauperatione ditati — reducantur ad statum Ecclesiae
+primitivae_: MATH. PARIS, p. 719; e il Cronista nota l’accordanza di
+quelle dottrine colla lettera di Federico. Vedansi nella _Hist. Dipl._
+(VI, 467) gli atti di cotal lega del Nov. 1246, che il Papa ben presto
+represse. Anche Enrico III si giovò dell’esempio, e limitò ad alcuni
+casi canonici il tribunale ecclesiastico pei laici (MATH. PARIS, p.
+727, ad a. 1247).
+
+[347] Eccone la professione di fede: _Etsi nos nostrae catholicae fidei
+debito suggerente manifestissime fateamur collatam a Domino Sanctae
+Rom. Sedis Antistiti plenariam in omnibus potestatem, ut quod in
+terra ligaverit, sit ligatum in coelis, et quod solverit sit solutum:
+nusquam verumtamen legitur divina sibi vel humana lege concessum, quod
+transferre pro libito possit imperia_. (Nella lettera detta di sopra
+_Etsi caussae nre_, dei 31 Luglio 1245).
+
+[348] Di questi tentativi di riforma narra ALBERTUS STADENSIS,
+_Chron._, a. 1248. I predicatori degli eretici colla Scrittura alla
+mano dichiaravano che la podestà del Pontefice era usurpata, non
+fondata da Cristo.
+
+[349] _Absit ut in populo Christiano sceptrum regiminis ulterius maneat
+apud illum vel in vipeream ejus propaginem transferatur_ (HÖFLER,
+_Federico II_, p. 383). E in pari senso aveva detto ancor prima, nella
+lettera a quei di Strasburgo, del 28 Genn. 1247.
+
+[350] In sette anni Innocenzo IV spese duecentomila marchi in Italia e
+in Germania: così il suo Biografo, c. 29.
+
+[351] _In solita devotione Rom. Ecclesiae — persistatis, Fridericum
+Cesarem inimicum crucifixi more solito impugnantes_ (nel Maggio 1246,
+_Hist. Dipl._, VI, 431). Notisi l’ingenuità onde parlano gli Annali
+di un convento tedesco, che è quello di san Giorgio nella Selva Nera:
+_A. 1240. Tam juvenes quam senes crucesignati sunt contra Tartaros. A.
+1246. Adulti signati sunt cruce contra Fridericum Imperatorem_ (_Mon.
+Germ._, XVIII). I denari raccolti per la liberazione di Gerusalemme
+furono devoluti officialmente dal Papa per la Crociata contro di
+Federico: Bolle nello CHERRIER, III, 520.
+
+[352] Sulla professione di fede vedasi l’_Hist. Dipl._, VI, 426.
+
+[353] Lettera _Ignominiosa vulgaris vestri nominis fama_, nel GOLDAST,
+_Const._, III, 394, e PETR. DE VIN., III, c. 18. Ancora al 4 Maggio
+1244 Pandolfo da Fascianello era capitano generale in Toscana (archiv.
+di Siena, n. 393). Egli ed altri fuggirono, e il Papa li rimeritò di
+beni e di onori: CHERRIER, III, p. 179 e 514.
+
+[354] _Illustravit super vos faciem suam Deus, vestras a Pharaonis
+dominio subducendo personas — vos — de militibus tyranni improbi,
+facta pugiles domini Jesu Christi._ Lettera a Teobaldo Francesco ed
+ai congiurati (RAYNALD, ad a. 1246, n. 14); e l’altra ai Siciliani
+(dei 26 Aprile 1246, ibid., n. 11). Si accusò Federico di macchinar
+l’assassinio del Papa, ma egli con dignità respinse quella taccia.
+
+[355] Quanto ai Regesti di Federico, noto una lettera che non è
+registrata nell’HUILLARD: è indiritta ai Sanesi, _dat. Alifie XXVI
+Madii IV Ind. 1246_; e vi è detto che facciano venire al suo esercito,
+per combattere contro Perugia, le soldatesche requisite da Federico di
+Antiochia, figliuolo e vicario suo in Tuscia e nella Maritima (_Caleffo
+Vecchio_, fol. 250).
+
+[356] Il registro Capitolino nota: _A. 1246 Petrus de Frangipanibus;
+A. 1247 Bobo filius Johis Bobonis; A. 1247 Petrus Caffarus Prosenator;
+1248 Petrus Anibaldi et Angelus Malabranca_: a qual titolo m’è ignoto.
+
+[357] _Sanct. patri... Senator... ceterum in vestra remotione
+clandestina, urbe repudiata, primo elegistis Januam, post Lugdunum — —
+ut sic Romana novo confusa obprobrio funditus desolata sedeat civitas
+expers papae — quasi vidua domina urbium._ La lettera appartiene
+all’anno 1246, come si pare dall’osservazione che la assenza del
+Pontefice durava omai quasi da un _biennium_. Nell’HÖFLER, dal Libro di
+ALBERTO DI BEHAM, n. 47.
+
+[358] L’investitura pontificia è data da Lione, ai 29 Maggio (1249).
+_Cum tibi — clar. mem. C. Rom. Imperatrix et Regina Sicilie una cum
+F. quondam Imperatore O. Frajapani avunculo cujus te successorem
+asseris suisque successoribus principatum Tarenti cum tota terra
+Itronti duxerit concedendum, prout in privilegio inde confecto plenius
+dicitur contineri, et idem F. predictis principatu et terra te ut
+dicitur spoliarit. Nos — restituimus_... HÖFLER, _Federico II_, p. 394.
+CHERRIER, II, 380. Ma il _Privilegium_ di Costanza non venne mai alla
+luce, nemmeno quando Innocenzo III aggiudicò Taranto stesso al Conte di
+Brienne. Dei 4 di Giugno 1249 è l’investitura di Arborea, che doveva
+parimenti trascinare i Frangipani in lotta cogli eredi della casa di
+Hohenstaufen: ibid., V, 391; ibid., p. 380.
+
+[359] Nella lettera di Gualtiero di Ocra al Re d’Inghilterra vien
+detto (Sett. 1246): _Imp. omnibus ordinatis et cum Romanis et Venetis
+jam bona pace firmata: Hist. Dipl._, VI, 437. Dopo che l’Imperatore
+fu deposto, i prelati mandarono a Roma una lunga lettera per ammonire
+la Città a non lasciarsi sedurre a ribellione. _Inclite almeque urbi
+Romane Cetus amicorum ejus et Christi fidelium congregatio... Corona
+sapientie timere deum... Cod. Vat. 7957_, fol. 24 a.
+
+[360] Il SALIMBENE ha descritto con vivissimi colori la presa di
+Vittoria (p. 80).
+
+[361] La lettera dei Bolognesi è nell’HUILLARD, _Hist. Dipl._, VI,
+738. Loro podestà era Filippo Ugoni. Nell’archivio del Palazzo Nuovo
+di Bologna, dove vuolsi che Enzo abbia vissuto, esistono ancora degli
+ingialliti registri sui quali sono scritti i nomi dei prigionieri. Così
+sul rovescio di un foglio di pergamena: _de Palatio novo communis Bon:
+dns Hentius Rex sive henricus filius domini Friderici olim Imperatoris.
+— Relaxatus est: Dnus Marinus de Hebulo. dnus Comes Conradus. dnus
+Attolinus d’Landido. dnus baxius d’Doaria (sunt quinque)_ (Miscellan.,
+n. 5, n. 36).
+
+[362] Nel Gennaio 1249 Pietro era ancora protonotario a Pavia, e nel
+Giugno 1249 Federico lo chiama traditore. Se si stia agli _Annal.
+Placentini_, lo fe’ imprigionare a Cremona e tradurre dapprima a Borgo
+di San Donnino; indi, nel Marzo 1249, a San Miniato, dove, acciecato,
+avrebbe finito di vivere (_suam vitam finivit_). Però sembra certo
+che egli si uccidesse a Pisa. Gli studî del DE BLASIIS (_Della Vita e
+delle opere di Pietro della Vigna_, Napoli 1861) e quelli dell’HUILLARD
+(_Vie et correspondance de Pierre de la Vigne_, Paris 1865) non seppero
+chiarir meglio l’argomento. Lo SCHIRRMACHER crede che Pietro fosse
+colpevole: IV, 294 e segg.
+
+[363] _Usque ad ultimum fati sui diem gloriosus, et per totum Orbem
+Terrarum admirabiliter vixit, et qui omnib. fuerat insuperabilis,
+solius mortis legi succubuit_: così NICOLÒ DE JAMSILLA ghibellino,
+_Hist. de reb. gest. Frider. II_ (MURAT., VIII, 496).
+
+[364] _Obiit — principum mundi maximus Fridericus stupor quoque
+mundi et immutator mirabilis, absolutus a sententia qua innodabatur,
+assumpto, ut dicitur, habitu Cisterciensium, et mirifice compunctus
+et humiliatus_: MATH. PARIS, p. 804. — Manfredi scrisse a Corrado
+che l’Imperatore (_in corde contrito velut fidei orthodoxae zelator_)
+avesse ordinato di ristorare la Chiesa di tutti i danni: _cecidit sol
+mundi, qui lucebat in gentibus_ (BALUZIUS, I, 476). Il suo testamento
+disponeva che alla Chiesa (_matri nostrae_) dovessero restituirsi
+tutti i suoi diritti, ma _salvo in omnibus et per omnia jure et honore
+Imperii... et ipsa restituat jura Imperii: Chron._ FRAN. PIPINI, lib.
+II, c. 41. Il testamento è registrato nei _Mon. Germ._, IV, 357.
+
+[365] Federico II di Prussia, filosofo, poeta, libero pensatore,
+statista espertissimo, monarca in tutta la estensione della parola, ha
+fattezze tanto somiglianti col suo grande omonimo che se ne direbbe il
+moderno ritratto.
+
+[366] Parecchie volte in Alemagna e in Italia fu confutata l’asserzione
+dell’HUILLARD, che attribuisce a Federico un cotale disegno e il
+progetto di creare Pier delle Vigne a pontefice, ossia a suo vicario
+nelle cose di Chiesa. Il benemerito erudito francese ribadisce la
+sua opinione ancor nuovamente nella monografia intitolata: _Vie et
+correspondance de Pierre de la Vigne_, Paris 1865. Sennonchè, neppure
+in questa scrittura ei riesce a convincere.
+
+[367] Federico non rinnegò il Papato, e tenne anzi eguale idea di
+Filippo di Francia, che estimò avventurato Saladino, poichè non
+aveva seccaggini di Papi. Così anch’egli scrisse nell’anno 1247 a suo
+genero Vatazes: _o felix Asia, o felices orientalium potestates quae —
+adinventiones pontificum non verentur: Hist. Dipl._, VI, 686.
+
+[368] _Ad honorem divinum in melius reformemus._ HÖFLER, _Federico II_,
+p. 424. Il concetto _reformare_ e _reformatio_ (mutar rapporti per via
+di leggi) era allora assai usitato, massime in tutte le Republiche.
+
+[369] Verso la fine del 1246 scrisse a re Luigi: _Nos etenim —
+firma concepimus voluntate temporalia jura et dignitates nostras
+inviolabiliter conservare, et nihilominus S. Rom. Eccl. ad honorem
+dei et catholice fidei in spiritualibus revereri. — Quod si ad id
+votis equalibus — intendamus, communem causam nostram et omnium
+principum adeo favorabilem faciemus, quod in nullo jura nostra
+diminui poterunt sed augeri: Hist. Dipl._, VI, 473. Passo notevole,
+che espone apertamente il tentativo di riforma del grande Imperatore,
+conformemente al suo ragionevole principio.
+
+[370] _Laetantur coeli et exultet terra_... Ai Siciliani, da Lione,
+ai 25 Genn. 1251 (RAYNALD, n. 111). Si compari col nobile linguaggio
+adoperato da Federico quando annunciò ai Re la morte di Gregorio IX:
+_de cujus morte multa compassione conducimur, et licet digno contra eum
+odio moveremur_ (_Hist. Dipl._, V, 1166).
+
+[371] Il figlio maggiore, Enrico il ribelle, morì in carcere a
+_Martoranum_, nel 1242: il terzo, Giordano nato di Isabella, era morto
+bambino a Ravenna nel 1236. Vedi l’albero genealogico nel RAUMER.
+
+[372] Addì 17 Aprile 1251 da Lione re Guglielmo diede un privilegio per
+Perugia, cui confermò Castiglione Chiusino. Nel dì stesso ratificò i
+diritti di Perugia su Città della Plebe (arch. di Perugia, B. B. Carte,
+Saec. XIV, Append. n. 2).
+
+[373] Se anche non sia vera la sconcezza che MATTEO PARIS pone in bocca
+di Ugo cardinale, come addio che questi rivolge a Lione, tuttavia il
+passo che la riferisce è indizio dei costumi di allora. _Amici, magnam
+fecimus postquam in hanc urbem venimus, utilitatem et eleemosynam.
+Quando enim primo huc venimus, tria vel quatuor postribula invenimus.
+Sed nunc recedentes unum solum relinquimus; verum ipsum durat
+continuatum ab orientali porta civitatis usque ad occidentalem_ (p.
+809).
+
+[374] _Quod si Romam pervenerit, Romani exigerent pecuniam
+inaestimabilem ab ipso violenter_... MATH. PARIS, pagin. 809. — NICOLÒ
+DE CURBIO (c. 30) descrive esattamente tutto il viaggio del Pontefice.
+
+[375] Si noti fra quali condizioni di cose s’infeudassero i Frangipani.
+Solamente allora che Manfredi non aderì a quello che gli si chiedeva
+Innocenzo (addì 21 Genn. 1252, da Perugia) investì di Taranto
+nuovamente Enrico Frangipane.
+
+[376] Il CURTIUS riferisce due lettere, che afferma essere state
+scritte da Corrado ai Romani; però la seconda _Ardens semper_
+appartiene a Federico II (PETR. DE VIN., III, 72); e così è certo
+anche della prima _Romanus honor_. Corrado del resto scrisse ai Romani;
+vedi la lettera _Plane scimus_ al Proconsole _almae Urbis_ (BALUZIUS,
+_Miscell._, I, 193). Io mi credo che fosse indiritta a Brancaleone
+senatore. Il concetto di _Proconsul_, di cui il Re non conosceva la
+portata, tiene qui vece di _Senator_.
+
+[377] Proposta del Pontefice a Carlo, dei 12 Giugno 1253, da Assisi:
+_Dum adversitates_ (RAYNALD, n. 2, 3, 4). — La offerta a Riccardo
+sembra essergli stata rivolta fino da quando il Papa trovavasi a Lione
+(LAPPENBERG e PAULI, _St. d’Inghilterra_, III, 694). Formalmente poi
+gli fu fatta ai 3 di Agosto 1252, da Perugia (RYMER, _Foedera_, fol.
+284); indi ai 28 Genn. 1253 (fol. 288). La concessione ad Edmondo è dei
+6 Marzo 1254 (fol. 297). La corona di Sicilia fu messa all’incanto di
+qua e di là, siccome ai dì nostri quella di Grecia.
+
+[378] Come Corrado III, anch’egli punì la Città facendone smantellare
+le mura, ma graziò i cittadini. Fece porre le briglie all’antico
+cavallo di bronzo ch’era collocato innanzi alla cattedrale, e sulla sua
+base incidere questi versi:
+
+ _Hactenus effrenis domini nunc paret habenis._
+ _Rem domat hunc aequus Parthenopeus equum._
+
+La testa del cavallo oggidì si vede negli «Studî.»
+
+[379] Era rimasto l’estate in Assisi, ed aveva consecrato la chiesa di
+san Francesco: NICOLÒ DE CURBIO, c. 33.
+
+[380] _Et cum venire distulisset, iterum vocabant eum Romani, ut
+prius sed solennius, et sub hac forma, ut scilicet tunc veniret, vel
+nunquam_: MATH. PARIS, p. 862.
+
+[381] _Papa igitur nolens volens, paratis clitellis Romam adiit,
+tremebundus. Ubi, ut decuit, susceptus est cum honore, sic jubente et
+volente Senatore_: MATH. PARIS, p. 862, 879. — NICOLÒ DE CURBIO, c. 34.
+
+[382] MATH. PARIS, p. 879.
+
+[383] _Papa — odio nondum extincto, quod olim in Federicum exercuit,
+in prolem et sanguinis sui reliquias saevire disposuit_: così giudica
+FERRETO VICENTINO (MUR., IX, 945).
+
+[384] Il documento di Alberto è dato da Windsor, ai 6 Marzo 1254
+(RYMER, fol. 297). Addì 15 Maggio 1254 da Assisi Innocenzo scrisse al
+Re inglese ringraziandolo di avere accettato l’investitura, e lo pregò
+di mandare prontamente milizie in Sicilia (ibid., fol. 302). E vi si
+trova questa frase: _sed nepote tuo impie, ut asseritur, sublato de
+medio_.
+
+[385] Sul contegno d’Inghilterra e sulle arti di Innocenzo IV vedasi
+MATH. PARIS, p. 892. Una briga politica della Chiesa fu audacemente
+tramutata in cosa santissima di religione. E poi si stupivano che anime
+generose si dessero all’eresia!
+
+[386] _In triumforum suorum primordiis, acerbo mortis fato succubuit_:
+NIC. DE JAMSILLA; MURAT., VIII, 506. — _Homo pacificus et judex severus
+— de cujus obitu Teutonici, Apuli et Lombardi, preter illos qui erant
+de parte Ecclesie, dolore nimio sunt turbati_: HERM. ALTAHENSIS, nel
+BÖHMER, _Fontes_, II, 510.
+
+[387] PETRI CANTINELLI _Chron._, a. 1252 (MITTARELLI, _Accessiones_).
+MATH. PARIS, p. 860: _mense Aug. Romani elegerunt sibi novum Senatorem,
+civem Bonon., nomine Brancaleonem, virum justum et rigidum, jurisque
+peritum_. Vedansi il SAVIOLI, ad a. 1252 e la Dissertazione del
+LAZZARI, _La prigionia di Brancal. de Andalò_ (Bologna 1783).
+
+[388] _Romani — Brancaleonem — pro triennio in Senatum urbis elegerant,
+quia in Lombardia fuerat pro parte Friderici depositi, et junctus
+amicitia Ezelino tyranno haeretico — et etiam — Pelavicino_; NICOL. DE
+CURBIO, c. 34.
+
+[389] MATH. PARIS, p. 860. Il VESI, _Storia di Romagna_, III, 84, dice
+che gli ostaggi fossero trenta; il SAVIOLI li numera a cinque. Vedasi
+in quest’ultimo (_Annal. di Bol_., III, 2, 682) la lettera di Galeana
+moglie di Brancaleone, tratta da un mscr. esistente a Bologna: ivi però
+nol rinvenni più, sebbene per cercarmelo invano si sia adoperato anche
+l’erudito signor conte Giovanni Gozzadini.
+
+[390] Vedi la descrizione che dà il VILLANI (VI, c. 70) della vita di
+Firenze a quel tempo; e l’altra appena credibile che si contiene in
+RICOBALDO della stessa età di Federico II (MURAT., IX, 128).
+
+[391] Statuti mscr. di Roma nell’arch. Capitol., dell’anno 1469, lib.
+III, c. 1: _Senator Forensis habere debet — pro 6 mensibus 1500 Flor.
+auri de Camera_. Nel 1362 Roma si dolse che il Senatore forestiero
+costasse 2500 fiorini ad ogni sei mesi, laddove, tempo prima, i due
+Senatori nobili avevano recato solamente la spesa di 1500 fiorini:
+perciò il Papa ridusse lo stipendio a 1800 fiorini (THEINER, _Cod.
+Dipl._, I, n. 363). Intorno al 1350 il Rettore di Romagna costava
+quattro fiorini d’oro al giorno; il Podestà di Forlì, quello di Faenza,
+e l’altro di Cesena sessanta fiorini al mese; il Podestà di Bologna
+nel 1250 aveva lo stipendio o _feudum_ di duemila lire bolognesi
+all’anno (_Stat. Comun. Bonon._, p. 23. A. 1250, ed. Frati., Bol.
+1863). Quantunque riesca difficile il ragguaglio del valore monetario
+nel medio evo, si può tuttavia stabilire che il buon fiorino d’oro
+(battuto a Firenze fin dal 1252), del peso di 24 caratti e 72 grani,
+corrispondesse a paoli 21, 1 bajocco e 4 quattrini, ossia a un ducato
+(zecchino). — Fiorini d’oro 96 facevano una libbra d’oro; 64 un marco.
+— Fiorino 1 = 1 lira, ossia 244 denari di provisini, ossiano 120 grani
+napolitani. — In media 1 fiorino = 26 _Solidi provenienses_. — _Libra
+proven._ 1 = 2 scudi e 50 bajocchi. Vedi il VETTORI, il _Fiorino d’oro
+antico illustrato_, e il GARAMPI, _Saggi di osservazioni sul valore
+delle antiche monete pontificie_. Le sue osservazioni corrispondono
+colla _Valuta_ che trovasi posta in appendice al Codice fiorentino di
+CENCIO.
+
+[392] Il _Collateralis_ di Brancaleone fu Federigo di Pascipoveri (Nota
+H, agli _Ann._ del SAVIOLI, a. 1252).
+
+[393] Gli Statuti del 1471 danno al Senatore: _6 judices forenses,
+4 notarios maleficiorum et 1 notarium marescallorum, 4 socios,
+8 familiares domicellos... 20 equos armigeros, et beroerios 20_
+(_beroeri_, dal francese antico _berruier_, arciero: così il DIEZ,
+_Vocab. etim. della lingua romana_. Che ne sia venuta la voce birri o
+sbirri?). Secondo lo Statuto di Bologna (1250), il Podestà doveva avere
+con sè tre buoni giudici e due buoni notai.
+
+[394] Tutti questi impiegati sono denotati come _officiales Capitolii_.
+Giurarono anch’essi la pace del 1235; così fecero i _vestararii,
+judices Palatii, Justitiarii, Scriniarii et Assectatores, et
+generaliter officiales omnes quocumque nomine censebantur_. In alcuni
+atti son nominati or uno, or due _Vestararii urbis_: nella pace del
+1241 si trovano _4 Scriniarii_ e _6 Assectatores_. Solita formula
+notarile apposta nello Statuto dei mercanti romani, è questa: _De
+mandato D. Senatoris et ejus assectamenti_.
+
+[395] _De juramento Senatoris_... Statuti del 1471, III, n. 9.
+Antica è la formula di giuramento indiretto che ivi contiensi; manca
+il giuramento diretto al Comune. Ci si conserva la lunga formula
+giuratoria del Podestà di Bologna, giusto del tempo di Brancaleone
+(FRATI, _Statuti di Bologna_). Simile a quella era la romana.
+
+[396] Giusta vecchi patti, la zecca era posseduta dal Papa, perlochè
+Innocenzo III dice: _monetam nostram, quae vulgo dicitur de Senatu_
+(_Reg._, Ann. XI, ep. 135). Addì 26 Dic. 1282 Martino IV biasima il
+Prosenatore perchè batte moneta: _quae in civitate praefata cudi non
+POSSUNT, nec debent absque licentia Sedis Apost. speciali_ (Theiner, I,
+n. 414). Non esiste alcuna moneta pontificia dell’intervallo che corse
+fra Pasquale II e Benedetto XI: quella lacuna riempiono le monete del
+Senato.
+
+[397] La foggia del Senatore nel secolo decimoterzo è rappresentata
+sopra monete, ov’egli compare inginocchiato, mentre san Pietro gli
+porge la bandiera feudale (VITALE, Tab. I. n. 5 e n. 22). L’idea ne era
+tratta da quel musaico Lateranense, in cui Carlo magno in pari guisa
+riceve il vessillo. Con simile positura alcune monete veneziane dei
+secoli decimoterzo e decimoquarto rappresentano il Doge genuflesso, cui
+san Marco consegna la bandiera (MUR., _Antiq._, II, 652). Un musaico
+di Araceli, oggi nel palazzo Colonna, rappresenta il senatore Giovanni
+Colonna (intorno al 1280); ha manto violetto, berretto anch’esso
+violetto contornato di ermellino, stivali di eguale colore (Nel LITTA,
+art. Colonna, sulla fine). Nel NERINI (p. 261) evvi la copia di un
+disegno del cenotafio che il senatore Pandolfo Savelli eresse ad Onorio
+IV in santa Sabina.
+
+[398] Lo stesso era per tutte le città. _Ego vel mei de mea familia
+non intrabo domum alicuius in civitate, nisi pro prosequendo fures vel
+falsarios vel malefactores — vel causa emendi aliqua necessaria._ —
+Così a Bologna (Statuto del 1250). Vedansi anche gli Statuti di Modena,
+_Diss._ 46 del MURATORI, sull’officio dei Podestà.
+
+[399] _Quod Senator stet ad scindicatum_: Statuto del 1471, III, n. 34.
+
+[400] Nell’archivio di Firenze conservansi attestati di lode di
+ex-Senatori del secolo decimoquarto: nell’archivio di Bologna
+conservansi le patenti di cittadinanza date dai Conservatori, ai 15
+Aprile 1493, all’ex-senatore _Ambrosius Mirabilia_ di Milano.
+
+[401] Nel secolo decimoterzo trovasi spesso adoperata la formula: _In
+nom. Domini — more Romano Generale et speciale consilium communis Romae
+factum fuit in Ecclesia S. Marie de Capitolio per vocem praeconum
+et sonum Campanae de hominib. ipsorum consiliorum more solito
+congregatum_. Oppure quest’altra: _congregato magnifico populo Romano
+in scalis et platea ante palatium Campitolii de mandato magnificorum
+virorum dominorum... dei gratia Alme Urbis Senatorum ad sonum campane
+et vocem praeconum, ad parlamentum ut moris est_. Simile formula si
+usava per ogni altra città, e per ogni Comune popolare, per quanto
+piccoli fossero. — I decreti (_Reformationes_) erano inseriti nei
+_Libri Reformationum_. Sventuratamente cotai libri romani andarono
+perduti senza lasciar traccia di sè.
+
+[402] In tutte le democrazie furonvi un _consilium generale_ ed uno
+_speciale_, cui più tardi si aggiunsero i Priori delle corporazioni.
+Così in un documento del tempo di Brancaleone, a. 1258, vien detto:
+_per reformationem consilii specialis et generalis Alme Urbis_ (archiv.
+comun. di Terni, n. 160). E così propriamente in documenti della città
+di Todi: _congregato — consilio speciali et generali_. Il Consiglio
+generale non era il parlamento universale del popolo, ma una giunta
+di parecchie centinaia di uomini tolti per ogni quartiere della
+Città, ovvero in altre terre per ognuna delle _portae_. Il _Consilium
+speciale_ somiglia al Consiglio secreto della «Credenza», nelle città
+settentrionali d’Italia.
+
+[403] Causa la mancanza di atti la costituzione civica di Roma anche in
+questo periodo rimane buia; conosco meglio la costituzione di Todi e di
+Terni (non occorre dire di quelle di Bologna, di Firenze, di Siena e di
+Perugia) che quella di Roma. Ma in fondo vigeva uno stesso sistema in
+tutte le città.
+
+[404] Più tardi, lo Statuto romano del 1580 (lib. III, c. 59) tiene
+nota di queste stesse famiglie, come di quei baroni che, conformemente
+ai vecchi Statuti, dovevano giurare innanzi al Senatore di non
+ricettare alcun fuoruscito nè alcun uomo infame.
+
+[405] Nel CONTATORE, _St. di Terracina_, p. 59, ed è conservata in
+quell’archivio. Lettera del Papa a Brancaleone, dei 7 Maggio 1253,
+da Assisi. Altre lettere sono indiritte ad Anagni, Terracina, Alatri,
+Veroli, Velletri, Segni, Piperno, Cora, Sezza, Ninfa, a tutti i baroni
+del Lazio, specialmente a Landolfo e a Beraldo di Ceccano, a Bartolomeo
+di Supino, a Berardo di Piglio, a Corrado di Sculcula, ai _Domini_ di
+Sermoneta, di Pofi e di Ceperano: ibid.
+
+[406] _Negotium Ecclesiae recommendavit Romanis humiliter ac devote_:
+NICOL. DE CURBIO, c. 38. Vale a dire che il Papa faceva istanza per
+avere ajuto di denaro e di soldatesca.
+
+[407] MATH. PARIS, p. 862, registra troppo presto l’avvenimento di
+quella soggezione, all’anno 1253. Ancora ai 10 Maggio 1254 Brancaleone
+scrive una lettera dal campo innanzi Tivoli: _Brancaleonus de Andalo
+dei gr. Almae Urbis Senator Illustris et Romani Populi Capitaneus...
+Acta — in castris Romanorum super Tybur in papilione Domini Senatoris
+predicti sub nat. Dom. 1254 Ind. XII die X intrante Majo_ (VITALE,
+pagina 122). Parimenti NICOL. DE CURBIO (c. 37) narra della spedizione
+dei Romani contro _Tibur infra octavam resurrectionis Dominicae_
+(1254), e della mediazione del Papa che succedette a quella. La pace
+definitiva fu conchiusa soltanto nel 1259.
+
+[408] _Vita Innoc._, c. 40.
+
+[409] RAYNALD, n. 48; dato da Anagni, ai 2 Sett.
+
+[410] Bolla _Clemens semper_, da Anagni, ai 27 Sett.; nel RAYNALD, n.
+57; nel TUTINI, _De’ Contestabili_, p. 58 e 60. Eppure questo istesso
+Papa aveva già investito di Taranto i Frangipani! Che iniquo giuoco ei
+si faceva de’ trattati!
+
+[411] Domenica 11 Ottobre. Vedi l’_Itinerarium_ del Papa nel DE LUYNES,
+_Commentaire sur les Diurnali di Messer Matteo di Giovenazzo_, nota
+al § 55. Però posteriormente fu dimostrato che questi Diurnali furono
+un’invenzione bell’e buona.
+
+[412] GREGORIO, _Considerazioni_, III, c. V, p. 105.
+
+[413] Tutti questi avvenimenti sono narrati esattamente e con forma
+attrattiva da NICOLÒ DE JAMBILLA (MURAT., VIII).
+
+[414] _Sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli_, ricerche di
+BARTOLOMEO CAPASSO, in appendice alla _Storia di Pier della Vigna_ del
+DE BLASIIS.
+
+[415] NIC. DE CURBIO, c. 43. La tomba di Innocenzo IV, dell’anno 1318,
+vedesi nella cattedrale di Napoli, con un’iscrizione che contiene
+questo verso degno del fanatico che lo dettò: _stravit inimicum Christi
+colubrum Fridericum_.
+
+[416] _Quid plangitis, miseri? nonne vos omnes divites relinquo? quid
+amplius exigitis?_ (MATH. PARIS, p. 897). Stando al MONACH. PATAV. (p.
+689), sclamò morendo: _Domine, propter iniquitatem meam corripuisti
+hominem_.
+
+[417] MATH. PARIS, p. 897. E l’HURTER (_Innocenzo III_, Vol. III,
+139) dice: «Innocenzo IV fu il primo che avvilì l’eccellenza del suo
+officio, riducendolo bottega di bassi traffici di moneta.»
+
+[418] _Non enim qui annales historias revolventes legimus, nunquam
+invenimus aliquor. tam intensum odium, vel tam inexorabile, sicuti
+inter Domin. Papam et Fredericum_: MATH. PARIS, p. 747.
+
+[419] SALIMBENE, p. 232, e MATH. PARIS, p. 897, che vi aggiunge il
+non adulatorio predicato di _simplex_. — JOH. IPERIUS, _Chron. S.
+Bertini_ (MARTENE, _Thesaur. nov._, II, 732) lo appella _vir placidus,
+sanguineus, carnosus, humilis, jocundus, risibilis_ etc.
+
+[420] SABA MALASPINA, c. 5: _oriundus de quodam castro quod Genna
+dicitur_. Jenna o Genna era un feudo dei Conti. Ai 21 Nov. 1257
+Alessandro IV investì Rainaldo de Genna, nipote suo, del prossimo
+_castrum de Trebis_ (Trevi): vedasi il THEINER (_Cod. Dipl._, I, n.
+258) dove convien leggersi Genna a vece di Genua. Il PAPEBROCH pone il
+giorno dell’elezione ai 24 Dicembre, ma il MANSI a ragione si attiene
+alla data di NICOL. DE CURBIO. Nota al RAYNALD, I, ad a. 1254.
+
+[421] La Bolla d’investitura è nel DUMONT, I, 394, e nel RYMER, fol.
+316. Le altre lettere a fol. 320.
+
+[422] Un documento dei 9 Maggio 1255 (nel LAZZARI, _Dissertazione
+intorno la prigionia_... Doc. n. 4, e nel VITALE, n. 120) prova che
+il popolo gli aveva dato facoltà di muover contro Odone de’ Colonna
+(_rebellem urbis_). Il parlamento era stato inquietato a sassate:
+PETRINI, _Memor. Prenestine_, monum. XIX.
+
+[423] Così tolse al Cardinal vescovo di Ostia tutto il territorio
+che si stende dal mare fino alla Marmorata. Più tardi Clemente IV
+eccitò il senatore Carlo di Angiò a portarnelo via ai Romani. _Quondam
+Brancaleone — tunc Senator urbis ripam Ostiensem maris et fluminis
+a foce maris usque ripam Romanam — Ostiensi Ecclesiae — concessas —
+per violenciam spoliavit_... (senza data: dai _Dictamina_ BERARDI DE
+NAPOLI, _Cod. Vat. 3977_).
+
+[424] Doc. nel THEINER, I, n. 127, dove Onorio III conferma i decreti
+del legato Giovanni Colonna contro le _societates, communitates
+seu fraternitates cedonum, pellipariorum, lanificum, et aliorum
+artificum_. Più oltre è detto: _Bailivi, Consules, Rectores vel Priores
+fraternitatum, societatum, familiarum seu quarumlibet artium_...
+
+[425] SAVIGNY, III, p. 118, 120 segg.; HEGEL, II, c. VI. A Bologna
+continuava a durare il Comune popolare cogli Anziani delle maestranze
+(_Anciani populi Bononiensis_), a lato de’ quali furono sempre gente
+d’importanza i _consules mercandarie et cambii_. Docum. dell’anno 1271,
+nel THEINER, I, n. 318, dove trovansi sedici Anziani e sei Consoli dei
+mercanti.
+
+[426] L’_Ordo_ di CENCIO enumera le «_Scholae_ della Città», che
+ricevevano donativi di denaro in giorni di festa: fra quelle, haccene
+alcune che non erano di operai del palazzo pontificio, ma solamente
+di genti che lavoravano per conto della Chiesa. _Hoc est presbyterium
+scholarum urbis... Adextratores_ (palafrenieri); _Ostiarii_
+(portinai); _Mappularii_ e _Cubicularii_ (camerieri); _Majorentes_
+ossiano _Stimulati_ (uomini che con bastoni tenevano sgombra la via);
+_Vastararii_ (si spiega così: _faciunt candelas de vinetis vivis,
+papyrum pro candelis aptantes_); _Fiolarii_ (lavoratori di lampade);
+_Ferrarii, Calderarii... Bandonarii Colosaei et Cacabarii_ (significa
+in questo luogo una maestranza di lavoratori di nastri e di bandiere,
+che dimoravano presso al Colosseo e nella via _Cacaberis_): MABILLON,
+_Mus. Ital._, II, 195.
+
+[427] Ai 18 Nov. 1267 si riunirono in Campidoglio il _generale et
+speciale consilium... et convenientibus ad dictum consilium consulibus
+mercatorum et capitibus artium Urbis Rome_... (archiv. di Siena,
+n. 869): di ciò diremo più sotto. In qualche _Cronica_ fiorentina i
+_capita artium_ sono appellati «le capitudini». Diggià nell’anno 1263,
+trovasi a Toscanella vicin Viterbo un _capitaneus populi et rectorum
+artium et societatum civitatis Tuscanae_: TURIOZZI, Doc. n. X.
+
+[428] Lo ricavo dagli Statuti inediti dei mercanti romani, di cui la
+parte più antica data dall’anno 1317: _Item cum reformatum, stabilitum
+et declaratum fuit per consules Bobactariorum et mercatorum urbis
+et XXVI bonos viros electos per Rom. Pop. ad reformationem urbis
+et artium urbis, quod XIII artes erunt in urbe. Inter quas esset
+una ars mercatores, lanajoli, Bammacarii, mercerii, accimatores et
+cannapaciaroli prout in libro camere Urbis plenius continetur et
+apparet_. Gli Statuti dei _Bobacterii_ furono sottoposti a revisione
+nel 1407 e per la prima volta stampati nel 1526 (_Statuta nobilis
+artis Bobacteriorum Urbis_, Romae 1526). Va da sè che erano molto
+più antichi. Anche questa ragguardevole corporazione, che piena
+d’orgoglio si rammentava di Cincinnato, aveva quattro Consoli, quattro
+_Defensores_, un _Camerarius_ e tredici _Consiliarii_.
+
+[429] Nel loro Statuto (§ _De ratione facienda per consules_), è detto:
+_consules teneantur — facere rationem de omnibus — per instrumentum
+— — — et non aliter de aliis questionibus praeteritis ante tempus,
+quo mercatantia se choadunavit, scil. A. D. MCCLV_. — Se già nel 1229
+Civita Castellana possedeva i suoi _consules mercatorum_ (THEINER, I,
+n. 252), per certo gli aveva anche Roma.
+
+[430] Negli Statuti detti di sopra: _Item ordinamus, quod — fiant
+quatuor Consules, qui sint mercatores — scil. duo de tagliarolis_
+(venditori di merci a minuto), _et duo alii boni mercatores qui faciant
+mercatantiam pannorum, et XII consiliarii viri de tagliarolis et IV de
+franciatolis_ (frangiai). Il Console riceveva ad ogni anno 5 lire di
+_provisini_, 2 libbre di pepe, 2 once di zafferano (_zaffaraminis_).
+Indi v’avevano notai, _scriniarii_ (officiali d’archivio), _camerarii,
+sensales_ (nel senso degli Statuti non significavano mezzani d’affari
+ma cassieri, onde è giusta la spiegazione che ne dà il DIEZ da
+_censualis_: il sostantivo è _sensaria_), _judices mercatantie_. Tutti
+gli officiali erano soggetti a sindacato. I falliti appellavansi
+_falluti_ (vedi l’art. _de fallutis et conmictentibus fraudem
+creditoribus_). La misura dei panni era fin d’allora la «canna» romana
+(art. _de canna manca et moneta falsa_).
+
+[431] _Congregati et convocati_ (vien detto spesse volte negli Statuti)
+_in eccl. B. Salvatoris in Pensilis_: chiesa che cadde. Nel 1377 il
+senatore Gomez de Albornoz confermò gli Statuti con quest’aggiunta:
+_mandantes, quod dicte artis Consules praesentes et futuri debeant
+a turre pedis mercati supra versus palatium Capitolii et non alibi
+diebus juridicis horisque earum dum jus redditur in curia capitolii,
+ad reddendum jura inter homines dicte artis et de rebus spectantibus ad
+dictam artem — personaliter residere_.
+
+[432] La conferma che veniva scritta volta per volta dallo _Scriba
+Senatus_, dicevasi _confirmatio_. Nel Libro delle corporazioni la prima
+_confirmatio_ è data del 1296: indi si succedono in sì gran numero che
+mercè di esse potrebbonsi comporre abbastanza per bene i fasti del
+Senato. Quel venerando Codice di cento quaranta pagine di pergamena
+racchiude perciò una serie di formule contemporanee, importanti per
+la cronologia. Fra le altre evvi anche la _confirmatio_ scritta con
+assai bella mano da Cola di Rienzo, in qualità di _scriba_ del Senato.
+Sarebbe desiderabile che il Codice venisse publicato per le stampe.
+Gli officiali dell’archivio della mercatura mi concessero con pregevole
+liberalità di profittarne.
+
+[433] Ricompongo così il proemio del Codice: _In nom. D. Amen. Ad
+honorem, laudem et reverentiam Dni nri Salvatoris J. Ch. et B. Marie
+matris ejus semper Virg. ac B. Apolor. P. et P. et omnium sanctor. et
+sanctar. ejus et ad honor. et reverent. adque bonum statum magnifici
+nob. et pot. viri Dni Raynaldi da lecto dei gra. Alme Urbis Regius in
+urbe Vicarius nec non ad augmentum honorem et bon. ac pacif. statum
+totius universitatis mercatante urbis. Nos Angelus Blasii et Andreas
+Rubens, Rogerius Romanuccii et Jacobus Catellini Consules mercatancie
+Urbis et Litollus Jacobi Litolli, Franciscus Musciani, Nicolaus S.
+Angeli, Petrus Infantis et Angelus Rogerii, Statutarii mercatantie
+urbis, et Petrus Cinthii de Thomaiis et Nicolaus Singiorilis
+Consiliarii merc. urb., congregati et convocati in eccl. B. Salvatoris
+in Pensilis de Urbe ad vocem mandatoriorum ut moris est hoc statutum
+et subscripta capitula in eo scripta et contenta facimus et compilamus
+sub anno Dom. Millo CCC decimo septimo Ind. XIV mense Julii die XVI
+Pontificatus D. Johis PP. XXII tempore Vicariatus praedicti magnifici
+nob. et pot. viri D. Raynaldi da lecto dei gr. alm. Urb. Regius in Urbe
+Vicarius_. Vengono dopo le formule giuratorie degli officiali; indi i
+singoli _Capitula_ concernenti l’_ars_.
+
+[434] § _de moneta facienda:... consules teneantur — requirere dom.
+senatores — quod fieri faciant in urbe bonam et legalem monetam de
+argento grossam et provisinum seu denarium minutum, super quo dicti
+dom. senatores — habeant consilium cum camerario mercatantiae._
+
+[435] Quando RICC. DA SAN GERM., ad a. 1237, dice che le _Romani
+plebei communitates_ costrinsero il senatore Giovanni de Poli a uscire
+d’officio, di che altro intende parlare se non delle corporazioni
+d’operai?
+
+[436] VILLANI, VI, c. 39: «come in Firenze si fece il primo popolo.»
+Il BONAINI dimostra che già ai 7 Maggio 1250 eravi a Perugia un
+_Capitaneus Populi_ con degli Anziani (_Archiv. Stor._, XVI, I, p.
+XLIII). A Genova nel 1256 si elevò un _Capitaneus Populi_. Nel 1258
+trovo a Terni il primo _Cap. Pop._, di nome _Lupicinus_; nel 1254
+Bonifacio Castellano di Bologna è primo _Cap. Pop._ a Todi. — Il
+MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 666, paragona egregiamente quest’officio al
+_Tribunus Populi_ degli antichi.
+
+[437] _B. de Andato dei gr. Almae Urbis Senator Ill. et Romani
+Populi Capitaneus_ (nel già notato documento dei 10 Maggio 1254). La
+precisione di linguaggio che durante il medio evo si metteva nell’uso
+di tali concetti officiali, esclude che qui _Capitaneus_ significhi in
+genere condottiero di eserciti.
+
+[438] G. DI NANGIS, _Gesta Ludovici IX_ (DUCHESNE, V, 361), ad a.
+1255: _Branchaleon — de consilio quorundam Cardinalium et — Nobilium —
+obsessus fuit in Capitolio. Et dum se dedisset, populus posuit eum in
+custodia apud Septemsolis — tandem traditus nobilibus in quodam castro
+S. Pauli quod dicitur Passavant, fuit incarceratus et male tractatus.
+Passavant_ non può altro essere che Passarani.
+
+[439] MATH. DE GRIFFONIBUS (MUR., XVIII, 114). Il LAZZARI ed il SAVIOLI
+(ad a. 1255) hanno corretto MATH. PARIS, là dove erroneamente narra
+della caduta di Brancaleone all’anno 1256. Nell’archivio di Bologna
+(Miscell., n. IV) vid’io una notizia dell’anno 1255, scorrettamente
+letta dal SAVIOLI (III, I, 289, nota D), in cui è detto: _die sabati
+XIII mens. Nov.. scriptum per potestatem massario communis Bononie D.
+Uguitioni de Arientis et D. Auliverio de Axinellis et D. Nerio Rainerio
+et D. Henrigipto de la Fratta et D. Vinasar. notar. et D. Gerardo de la
+Stalla Ambaxatoribus Cois Bonon. ituris pro facto Senatoris Rom., libr.
+CCXVI bon._ Ciò dimostra che Brancaleone fu balzato d’officio sui primi
+di Novembre 1255.
+
+[440] GALVAN. FLAMMA, c. 290, a. 1256: _Interim. Martinus de la Turre
+Senator Rom. efficitur — tamen — renuntiavit. Tunc Emanuel Potestas
+— Senator Rom. efficitur in malum suum, quia per Pop. Rom. mactatus
+fuit_. Già nel 1243 Emanuele _de Madiis_ era podestà di Genova, _vir
+nobilis et probus civis Brixiae_ (_Continuazione_ del CAFFARO, ad a.
+1243). Entrò in officio al più tardi nella primavera del 1256 (OTTAVIO
+ROSSI, _Teatro di elogi historici di Bresciani illustri_, p. 87).
+
+[441] Il SAVIOLI (III, II, n. 699, 700) registra la lettera di
+doglianza che gli ostaggi romani indirissero a Roma, e la risposta dei
+Romani. Tuttavia queste scritture mi paiono di fede assai dubbia.
+
+[442] Doc. dei 25 Settembre 1256, da Firenze, nel LAZZARI, n. 1: ...
+_Actum in civitate florentie in S. Johanne praesentibus Dom. Alamanno
+de Turre potestate florentie etc._
+
+[443] Riferisco a questi fatti una lettera che alcuni mercanti sanesi,
+da Roma, indirizzano a Rufino de Mandello, podestà di Siena, e dove
+parlano di un combattimento avvenuto ai 20 di Aprile (del 1256 come
+pongo io). _Prelium fuit in Urbe — crudelissimum inter nobiles — et
+Popul. Rom. — inceptum per Anibaldenses in Capitolio ad pedem turris
+Johis Bovis_: il popolo assalta il Campidoglio _in quo erant Senator et
+Capitaneus_; sono prese le torri di Giovanni Poli (Torre dei Conti),
+dell’Anibaldi e di Angelo Malabranca; cade ucciso _Annibaldus de
+Anibaldeschis_. GAETANO MILANESI (nel _Giorn. Storico degli Archivî
+Toscani_, a. 1858, II, 188) cerca, ma a torto, di scoprire in quella
+lettera la notizia che Brancaleone venisse carcerato tre volte. Una
+sola volta fu fatto prigioniero. Che la lettera poi sia dell’anno 1256
+si rileva da atti esistenti nell’archivio di Siena, giusta i quali
+_Rufinus Rubacontis de Mandello_ appare essere stato podestà di Siena
+durante quell’anno 1256.
+
+[444] MATH. PARIS, ad a. 1258 (cronologia errata): _Confederatis igitur
+popularibus de consilio cujusdam Anglici, concivis eorum magistri
+pistorum in urbe, Mathei dicti de Bealvere, facto impetu veementi...
+— Papa — se subito contulit Viterbium_. I _Regesti_ di Alessandro IV
+dimostrano che ai 12 Marzo 1257 egli era in Laterano; ai 29 di Maggio a
+Viterbo.
+
+[445] PIER CANTINELLI p. 236, ad a. 1257: _Eo vero anno reelectus fuit
+Dom. Brancal_... — G. DE NANGIS, a. 1257. — _Gesta Ludovici IX_ dello
+stesso Autore (DUCHESNE. V, 370). — Il PARIS falla nel tempo, ed erra
+nel credere che il popolo sotto la capitananza di quel fornaio abbia
+liberato Brancaleone. Ei sa che fu imprigionato una sol volta, ma
+per isbaglio ne parla ripetutamente in due anni diversi: da ciò venne
+che il LAZZARI, il VITALE ed altri formaronsi il criterio che fosse
+carcerato due ed anzi tre volte. Brancaleone stette a Bologna fino a
+tanto che la rivoluzione lo ebbe richiamato a Roma. Per vero dire il
+doc. n. 2 registrato dal LAZZARI non prova che ai 9 di Maggio ei fosse
+a Roma; però si deve accogliere per vero che prima dei 30 Maggio 1257
+ei fosse colà ritornato.
+
+[446] MATH. PARIS, p. 959: _Et misertus Senator adquievit precibus
+humiliati (sc. Papae): vix autem compescuit furorem_.
+
+[447] Il numero di trecento torri per i palazzi famigliari di Roma è
+forse piuttosto esiguo che grande, giacchè anche Viterbo ne contava
+centonovantasette: BUSSI, p. 131.
+
+[448] _Dirui fecit — nobilium turres circiter centum et quadraginta_:
+MATH. PARIS, p. 975 (a. 1258). Meglio ne racconta GUGLIELMO DE NANGIS,
+ad a. 1257: _Turres urbis dejiciens, praeter turrim Napoleonis Comitis_
+(un Orsini). Nel 1248 i Ghibellini a Firenze abbatterono trentasei
+palazzi e torri dei Guelfi, fra le quali eranvene di alte centotrenta
+braccia. Si scavava intorno alle fondamenta dell’edifizio, lo si
+puntellava con legname, indi si appiccava a questo il fuoco, e così la
+torre cadeva (VILLANI, VI, c. 33). — Ancora nel secolo decimoquarto
+a Roma era opinione generale che Brancaleone avesse distrutto
+l’antico tempio di Quirino. Vedi la _Polistoria_ JOHANNIS CABALLINI
+DE CERRONIBUS _de urbe ap. sedis scriptoris de virtutibus et dotibus
+Romanorum_, nel _Codex Urbis Romae Topographicus_ di C. L. URLICHS,
+Wirceburgi 1871, p. 144.
+
+[449] Ecco la formula usata nel secolo decimoterzo: _Domum quoque
+ipsius (heretici) — judicamus funditus diruendam, ut sit de
+cetero receptaculum sordium, quod multis temporibus fuit latibulum
+perfidorum_. Primi furono i Visconti di Milano ad ordinare che si
+risparmiassero le case dei banditi (GALVANO FLAMMA, p. 1041; e MURAT.,
+_Diss._ 51).
+
+[450] MATH. PARIS (p. 975) dice _bederveros_: sono i _beroveri_ o
+_berverii_, propriamente armati alla leggiera, combattenti agli
+avamposti, e simili ai _ribaldi_, il cui nome s’usa anche per
+significare masnadieri.
+
+[451] _In obsidione Corneti infirmitate correptus, Romam se fecit
+deferri, et ibi vitam finivit_: G. DE NANGIS, ancora all’anno 1257.
+(_Gesta S. Ludov. IX_, p. 370). Ai 6 di Luglio Alessandro IV era ancora
+a Viterbo; ad Anagni andò solo dopo che fu morto Brancaleone. Da un
+documento che trovai nell’archivio comunale di Terni io posso se non
+altro dimostrare che Brancaleone viveva ancora nell’Aprile dell’anno
+1258. Narni e Terni elessero ad arbitri lui e il popolo romano; i
+suoi legati pronunciarono il loro laudum addì 18 Aprile 1258, in _S.
+Trinitatis de castro Mirande_. Appellansi _Petrus Riccardi de Blancis
+et Jacobus D. Petri Johis de Ilperino Ambasciatores nobilis viri D.
+Brancoleonis Ill. Senatoris Urbis et commun. incliti Almi et Amplissimi
+Pop. Romani.. Datum A. Dni MCCLVIII tpre D. Alex. IV PP. Ind. I m.
+Aprelis die XVIII_ (pergam. n. 100, oltre ad altri atti concernenti
+questo stesso compromesso).
+
+[452] MATH. PARIS, p. 980. Non v’ha dubbio che più tardi il Papa fece
+distruggere cotali reliquie, mal sofferendo che accosto alle mitiche
+teste degli Apostoli il popolo venerasse la testa vera di un senatore.
+
+[453] BRANCALEO S. P. Q. R. — ROMA CAPUT MUNDI. Vedansi il VITALE e
+il FIORAVANTI. Similmente è delle posteriori monete senatorie che i
+senatori erano soliti fregiare dei loro stemmi.
+
+[454] MATH. PARIS, p. 980.
+
+[455] _In quodam castro Romae — se strenue defendit, ne a nobilitate
+sui nepotis — deviaret_: MATH. PARIS, p. 986.
+
+[456] Di entrambi i Senatori tiene discorso una lettera del Papa
+indiritta a Terracina, dei 18 Maggio 1259 (CONTATORI, p. 193):
+_nobiles viri Neapolionus Mathei Rubei, et Ricardus Petri de Anibaldo
+senatores urbis_... Per conseguenza la rivoluzione avvenne al più tardi
+nell’Aprile.
+
+[457] Docum. di lungo contesto (nell’arch. di Tivoli) dei 7 Agosto
+1259, registrato nel VITALE, App., n. IV. — MICHELE GIUSTINIANI, _De’
+Vescovi e de’ Governatori di Tivoli_ (Roma 1665) incomincia la serie
+dei _Comites romani_ di Tivoli solamente col 1375. — Vedi anche il
+VIOLA, _Tivoli_, p. 183. — Gli Statuti di Tivoli, compilati nell’a.
+1305 e stampati nel 1522, dimostrano che si mantennero del continuo gli
+officî stabiliti in quel documento, quelli cioè di _Comes Tiburis_, di
+_Caput Militiae_ e di _Sedialis de Tibure_. Il _Caput Militiae_ non era
+un capitano di soldatesche, ma un _Syndicus_, tribuno del popolo, che
+sopravvegliava alla giustizia ed all’ordine di governo. Il suo officio
+durò a Tivoli fin sul principio del secolo decimonono, accanto a
+quello del _Viceregens_ (il _Comes_ antico): così mi narrava un vecchio
+patrizio.
+
+[458] In quell’occasione l’interdetto toccò anche all’università di
+Bologna. Il celebre Odofredo che vi insegnava allora diritto, scrive:
+_debemus regratiari Deo — quod hunc librum complevimus, et si tarde
+incepimus, tarde finivimus, propter interdictum hujus Civitatis, quae
+erat interdicta occasione obsidum, quos habebat Dom. Castellanus de
+Andalò_ (TIRABOSCHI, _St. della Letter._, IV, 50).
+
+[459] Il VERCI nella sua opera accurata, tesse ad Ezzelino un’apologia.
+— ROLANDINO parla di lui come si confà ad un vero republicano e spesso
+affascina il lettore. Dice: _quod esse debet exemplum cunctis, ut sit
+modis omnibus defendenda libertas usque ad mortem_ (lib. VII, c. 13).
+— La _Hist. Cortusior._ pone in bocca ad Alberico queste parole degne
+di un Tiberio o di un Attila: _mundo dati sumus, ut scelera ulciscamur_
+(MURAT., XII, 769).
+
+[460] _Quod occasione Sedis Apostolicae ac Imperialis, sanguis Italicus
+funditur velut aqua_: MONACO DI PADOVA, ad a. 1258.
+
+[461] Vedansi il SALIMBENE, il MONACO DI PADOVA, JACOPO DE VORAGINE,
+ERMANNUS ALTAHENSIS, IL CAFFARO, RICCOBALDO, FRANCESCO PIPINO e
+GALVANO FIAMMA, il quale ultimo dice: _propter mortem Yzelini de
+Romano scuriati infiniti apparuerunt per totam Lombardiam_ (c. 296).
+Il Palavicini e Manfredi si opposero a quel pernicioso fenomeno morale,
+minacciando pene di morte. I Torre a Milano alzarono seicento patiboli,
+per modo che i flagellatori si ritirarono (MURAT., Antiq. It., VI,
+Diss. 75). Il Papa, temendo che ne sorgessero sette ereticali, vietò le
+processioni: cessarono nel Gennaio del 1261.
+
+[462] _Cronica di Bologna_ (MUR., XVIII, 271), a. 1260: «I Perugini
+andarono nudi per Perugia battendosi: poscia i Romani andarono
+similmente — allora liberarono i Romani tutti i prigioni — per l’amor
+di Dio, e lasciarono la famiglia di Messer Castellano di prigione;
+e Messer Castellano fuggì dalla città di Roma, temendo che non
+l’ammazzassero».
+
+[463]
+
+ Libertà van cercando ch’è si cara,
+ Come sa chi per lei vita rifiuta.
+ DANTE, _Purgatorio_, c. I, v. 71-82.
+
+[464] Riccardo, eletto a Francoforte addì 13 Gennaio 1257, coronato
+ad Aquisgrana ai 17 Maggio, andò qualche volta in Germania: Alfonso
+il Saggio, eletto a Francoforte addì 1 Aprile 1257, non vi andò neppur
+una. Fu inconcludente la lite che discussero innanzi ai Papi. Gli atti
+sono registrati nel RAYNALD, ad a. 1263: vedansi segnatamente i n. 46 e
+53, languida ricordanza della decisione data da Innocenzo III.
+
+[465] TUTINI, _De Contestab._, p. 63.
+
+[466] MATH. PARIS, p. 897. I Saraceni e i Tedeschi chiamavansi fra loro
+compari: _compatres, quo nomine Saraceni et Theutonici de principali
+exercitu se ad invicem vocare assueverant_ (NICOL. DE JAMSILLA; MUR.,
+VIII, 562).
+
+[467] Ma questo non impedì loro ed agli Angioini di servirsene. «Sotto
+il vessillo della croce e i comandi di legati pontificî i Saraceni di
+Luceria, l’anno 1289, combatterono ancora nella guerra dei Vespri»:
+AMARI, II, c. 13.
+
+[468] Nei _Libri Deliberationum_ (arch. di Siena, vol. IX) si nota
+che Giordano fosse entrato in Siena addì 1 Dicembre. Ai 19 Genn.
+1260 si sottoscrive: _Jordanus de Anglano dei et regia gra. Comes S.
+Severini, Regius in Tuscia Vicarius Generalis et Potestas Senarum...
+dat. Pistojae XVIII Jan. Ind. IV_ (ibid., _Kaleffo vecchio_, n. 623).
+— Recanati, Jesi e Cingoli si ribellarono contro Anibaldo Trasmundi
+rettore della Marca, e conchiusero una lega ai 20 Dicemb. 1258 (istrom.
+n. 44 nel BALDASSINI, _Mem. di Jesi_). Già fino dal 1258 vicario
+generale era colà Percivallo, e risiedeva a Jesi, di dove ai 7 Marzo
+1259 promulgò un Privilegio per Gubbio, cui guarentì distretto e
+comitato, giurisdizione ed elezione del Podestà: _Parcival de Auria
+Marchie Ancon. ducatus Spoleti et Romaniol. regius vicarius generalis
+pop. et communi Agubii dni Regis fidelib.... Dat. Esii A. D. mill.
+ducentes. quinquages. nono. septimo martii II Ind. Regnante seren.
+D. N. Rege Manfredo dei gra. inclito rege Sicilie. Regni ejus A. I
+Feliciter Amen_ (docum. che io copiai nell’arch. comunale di Gubbio,
+_ex libro Privileg._, fol. 19). Anche Fermo fe’ omaggio a Manfredi.
+Perugia rimase guelfa. Agli 11 Genn. 1259 da Anagni Alessandro IV
+scrive a Perugia chiedendo soccorso contro Manfredi che invade Spoleto
+e le Marche (arch. di Perugia, _Bolle, Brevi_, Vol. II, n. 22). Ai 28
+Dic. 1258 da Viterbo Alessandro aveva ceduto a Perugia la contea di
+Gubbio (arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. C. fol. 68).
+
+[469] Documenti nell’archivio di Siena: ai 15 Giugno 1256 lega fra
+Siena e Roma; l’istromento è registrato sotto il n. 646, ma non se
+ne trova l’orignale: — ai 4 Dic. 1256 Pietro de Neri, _syndicus_
+di Roma, e Aldobrandino di Ugo, _syndicus_ di Siena, aboliscono le
+rappresaglie (_actum Rome apud Eccl. S. Mariae Monasterii de Rosa_, n.
+661): — nel Maggio 1259 Manfredi prende Siena sotto il suo patrocinio
+(_dat. Luceriae per man. Gualterii de Ocra regnor. Jerim. et Sicil.
+Cancellarii A. D. Incarn 1259 M. Madii Ind. II; Kaleffo novo, Assunt._,
+f. 611): — ai 17 Maggio 1259 si dichiara a Siena che, pur giurando
+essa fedeltà a Manfredi, le si riserverebbero integre la libertà
+della Chiesa e la validità dei contratti (_actum in regno Apulie apud
+Noceram. In palatio memorati Illust. Regis ann. D. 1259 Ind. II die XVI
+Kal. Junii Coram Dno Comite Monfredo Malecta de Mineo Camerario Ill.
+Regis praefati, Dno Comite Bartholomeo Seneschalcho, Dno Goffredo de
+Chusença, Magro Johe de Procida, Dno Francescho Semplice et Magistro
+Petro de la prete_...)
+
+[470] Lettera dei Guelfi e risposta di Corradino: _Cod. Vatic. 4957_,
+fol. 83, 85. _Conradus II dei gr. Jerlm. et Sicilie Rex, dux Suevie
+devotis suis dilect. viris nobilib. Maynardo comiti de Panicho dei gr.
+potestati partis Guelvorum de Florentia et aliis Tusciae terris, et
+comiti Guidoni Guerrae ead gr. Tuscie palatino et universitati dicte
+partis gratiam suam cum affectu sincero... act. ap. Illuminestri an. D.
+1261 VIII Id. Maji_.
+
+[471] Lega fra Firenze, Pisa, Siena, Pistoia, Volterra, San Miniato,
+Poggibonsi, Prato, Colle, San Gemignano contro Lucca e i Fiorentini
+guelfi, conchiusa a Siena addì 28 Marzo 1261: bella pergamena
+nell’archiv. di Siena, n. 739. La Bolla di scomunica data da Alessandro
+IV dal san Pietro, ai 18 Nov. 1260, è registrata nel _Cod. Vatic.
+4957_, fol. 86.
+
+[472] Ai 4 Luglio 1261 i Cardinali, da Viterbo, scrivono a Perugia
+chiedendo ajuto contro Manfredi (arch. di Perugia, _Bolle_, Vol. II, n.
+38: fu già stampata nell’_Arch. Stor._, XVI, p. II, p. 486).
+
+[473] Allorchè In Alemagna volevasi eleggere Corradino a re, lo vietò
+sotto pena di scomunica. Vedi la sua lettera ai Boemi, data da Viterbo,
+ai 3 Giugno 1262: _Nos considerantes, quoi in hoc pravo genere, patrum
+in filios cum sanguine derivata malitia, sicut carnis propagatione, sic
+imitatione operum nati genitoribus successerunt_ (RAYNALD, n. V).
+
+[474] Una lettera di Alessandro, da Anagni, ai 3 Aprile, A. VI (1261;
+nel CONTATORE, _Terracina_, p. 99), è indiritta _dil. filiis nobilib.
+viris Joanni de Sabello et Anibaldo Nepoti nostro, et consilio urbis_.
+Poichè il Papa gli appella entrambi _Senatores_, è indubitato che
+sedessero in quell’officio.
+
+[475] Manfredi protestò ai Romani _quod Rom. Ecclesia non habet se
+intromittere ad dandum cuique Imperii diadema, sed tamen urbs Roma
+maxima mundi caput hoc tantum habet conferre auctoritate sui Senatus,
+Proconsulum et Communis_: FRANCIS. PIPIN.; MUR., IX, 681. — Il RYMER,
+fol. 410, a. 1261, riferisce la lettera del cardinale Giovanni
+di Toledo al Re d’Inghilterra, dove scrive che aveva speso il suo
+patrimonio a guadagnare i voti per l’elezione senatoria di Riccardo.
+
+[476] Lettera di Urbano al reame di Aragona, da Viterbo, ai 26 Aprile
+1262 (RAYNALD, n. 9). — Ai 13 Giugno 1262 Pietro confermò a Montpellier
+il suo contratto di matrimonio con Costanza (BÖHMER, n. 281).
+
+[477] _Vita Metrica Urbani IV_; MURAT. III, 2, p. 408. Di Manfredi
+dice il _Chron. Astense_ (MUR., XI, 157): _Senator creatus fuit, quo in
+officio per annum stetit_. E FERRETUS VICENTINUS, _Hist._, p. 947, dice
+perfino: _Senatorias curules biennio gubernavit_.
+
+[478] Urbano IV, da Orvieto, agli 11 Agosto 1263, scrive al notaio
+Alberto: _Intelleximus, quod illi boni homines, qui urbem ad praesens
+regere, ipsius statum reformare dicuntur, dilectum fil. nob. vir.
+Carolum — in Senatorem ipsius urbis vel Dominum elegerunt_ (MARTENE,
+_Thesaur. nov._, II, _Urbani Ep._, n. 12).
+
+[479] Raimondo Berengario IV morì ai 19 Agosto 1245, e Carlo sposò
+l’erede sua ai 19 Genn. 1246 (PAPON, _Histoire générale de Provence_,
+II, 524).
+
+[480] Il primo progetto della convenzione da farsi con Carlo fu steso
+in iscritto ad Orvieto, addì 17 Giugno 1263 (MARTENE, _Nov. Thes._, II,
+Ep. 7). Solamente nel Giugno 1265 Enrico III rinunciò completamente
+(RYMER, 457). La elezione di Carlo a senatore avvenne prima degli 11
+Agosto 1263. Il SAINT PRIESt (II, App., p. 330) riporta dal _Livre du
+Trésor de Brunetto Latini_ una lettera dei Romani scritta in francese,
+nella quale si offre a Carlo l’officio senatorio per un anno, a
+cominciare dal 1 Novembre, con diecimila lire di stipendio. Per forma e
+per contenuto l’autenticità di quest’atto è sospetta.
+
+[481] Agli 11 di Agosto ei non sapeva se Carlo fosse stato eletto a
+vita, oppure per un solo anno. Vedasi la lettera detta di sopra, dove
+il Papa dice che Riccardo ancor prima era stato eletto dai Romani
+_vita sua_: così pertanto fu anche di Carlo, come si pare dalla _Ep. XV
+Urbani_, nel MARTENE.
+
+[482] _Nos, qui nullum principem preter Rom. Pontificem, si vel
+prosperitas arrideret, vel saltem levior urgeret calamitas, dominari
+vellemus in urbe: Ep. XXI_, da Orvieto, nell’Aprile 1264. — _Ne dum
+Scillam vitare cupimus, in Charybdis voraginem incidamus: Ep._ XV.
+
+[483] _Ep._ VII, da Orvieto, ai 17 Giugno 1263.
+
+[484] Lettera ad Alberto, degli 11 Agosto: _Ipse tibi — secrete
+corporale exhibeat juramentum... Nos enim tibi absolvendi eum nostra
+auctoritate a juramento, si quod Comuni — Urbis — de retinendo
+— regimine vita sua idem jam praestitit, vel eum forsan prestare
+contigerit, plenam — concedimus — facultatem_. Il Papa palliò con
+questi giuramenti il giuoco, tanto per usare un riguardo a Riccardo,
+la cui anteriore elezione a senatore vitalizio egli aveva parimenti
+impedito.
+
+[485] _Tertio promittet, quod in dimissione Senatus ad ordinationem
+Rom. Pont. Eccl. revertatur, cives scil. Romanos ad hoc, sicut melius,
+et honestius poterit, inducendo._ Queste formule contenute nelle _Ep._
+XV e XXI (e spesso stampate), sono intitolate _diffinitio inter fratres
+de Senatu et Regno Sicilie_.
+
+[486] _Ep._ XV e XXI. Le istruzioni impongono al Cardinale _nec se
+nimis exhibeat facilem ad assensum, sed cum deliberatione morosa stet
+pro utilitate ecclesiae_. Vedi altresì le lettere di Urbano al Re di
+Francia ed a Carlo, dei 3 Maggio 1263 (THEINER, I, 300, 301).
+
+[487] Istruzioni dette di sopra, dei 25 Aprile 1264 (_Ep._ XXI).
+
+[488] _Populus urbis, quem ex hoc in illud exilis quandoque versat
+occasio, quique frequenter consuevit, illius modicae libertatis
+reliquias, quas in eum proscripta veterum transfudit auctoritas,
+prodigaliter ac impudice distrahere. — Provinciae comitem elegerunt in
+Dominum, et Senatorem urbis perpetuum vocarunt_: sono parole notevoli
+di SABA MALASPINA (MUR., VIII, 808).
+
+[489] Siccome è facile scambiare il cognome _Gautelin_ con quello
+_Gantelim_, potrebbe parere che si trattasse di una sola e medesima
+persona, se SABA non dicesse che il primo morì in breve, per guisa
+che fu mandato il Cantelmi. La _Descriptio Victor._ non sa di altri
+che del vicario Gaucelin. Addì 30 Settembre 1265 Carlo raccomanda al
+siniscalco di Provenza il suo famigliare _Gautelinus de Montegario_:
+di qui io traggo la prova dell’esistenza di quel nome (arch. di Stato
+di Napoli, _Reg._ 1280, C, n. 40, fol. 2, riferito dal DEL GIUDICE
+nel _Cod. Diplom. di Carlo I_, n. 18). Ai 30 Maggio 1264 Urbano dà al
+vicario nome di _Jacobus Gantelimus_ (THEINER, I, n. 304); parimenti
+ai 17 Luglio 1264 (_Ep._ LVI, nel MARTENE). Insieme con Carlo vennero
+di Provenza a Napoli i fratelli Jacopo e Bertrando Cantelmi. Jacopo nel
+1269 fu investito di Sora (SUMMONTE, _St. di Napoli_, II, 249), indi di
+Popoli e di Bovino. Il figlio di lui ebbe nome Rustain. I discendenti
+di quella famiglia fiorirono lungo tempo, prima come conti di Bovino,
+indi, dopo il 1457, come duchi di Sora (PIETRO VINCENTI, _Hist. della
+fam. Cantelmi_, Nap. 1604).
+
+[490] Intorno a _Petrus de Vico_ vedasi la _Vita Metrica Urbani_; MUR.,
+VIII. 405. Non è appellato prefetto, quantunque possa esserlo stato.
+Manfredi aveva eletto uno dei figli di Pietro a vescovo di Cosenza.
+
+[491] Da Anguillara trasse nome una famiglia, che nel secolo
+decimoquarto fece parte della casa degli Orsini. Prima menzione di quei
+Conti tiensi nel secolo undecimo: _Guido ill. comes fil. Belizonis
+qui appellatur de Anguillaria_, nell’ottavo anno di Benedetto VIII
+e settimo di Enrico III, affitta il diritto di pesca nel _lacus
+Sabatinus_ (arch. di santa Maria in Transtevere, _Mscr. Vatic. 8044_).
+L’archivio Capitolino conserva un quaderno in pergamena riguardante
+la famiglia Anguillara-Orsini. Il primo documento che vi è raccolto è
+un Privilegio di Enrico VI, dato a favore di _Leo de Anguillara_ cui
+investe di Sutri: _dat. Esine V Kal. Decbris 1186_; ma è apocrifo. Nel
+1244, in un documento dato da Federico II, trovasi sottoscritto _Petrus
+alme urbis praefectus, comes de Anguillaria_ (_Hist. Dipl._, VI, I,
+166). Probabilmente Pietro aveva usurpato il possesso della terra. In
+Transtevere dura ancora una torre di quella famiglia (CAMILLO MASSIMI,
+_Sulla torre Anguillara in Trastevere_, Roma 1847).
+
+[492] Lettera del Pontefice a Simone cardinale, _Ep._ LV, data da
+Orvieto, ai 19 Luglio 1264; e la _Ep._ LVI, dei 17 Luglio: _Romano
+Popolo de ipsius castri obsidione consueta inconstantia recedente_.
+Vedansi anche SABA MALASPINA e la _Vita Metrica_, p. 414. Il
+prosenatore stava a campo innanzi a Vico addì 30 Maggio, perocchè ivi
+Urbano indirizzi a lui una lettera di lode: _dilecto fil. nob. viro
+Jacobo Gantelimi Vicario in urbe dil. filii Caroli... dat. Orvieto, 3
+Kal. Junii a. III_ (THEINER, I, n. 304).
+
+[493] Lettera del Papa a Luigi di Francia, da Orvieto, ai 3 Maggio 1264
+(RAYNALD, n. 13).
+
+[494] Così ordinò il Pontefice (THEINER, I, n. 289 e 293). Ai 2 Marzo
+1264 Urbano proibì ai Terracinesi di porsi allo stipendio di Manfredi
+sotto pena che le loro case sarebbero smantellate e confiscati i beni:
+lo stesso per tutti gli abitanti del Lazio (CONTATORE, _Terracina_, p.
+73).
+
+[495] _Ep._ LVII, da Orvieto, ai 4 Sett. 1264: Manfredi avrebbe mandato
+per ucciderlo un apostata dell’ordine di san Giacomo e due assassini,
+_cum quinquaginta generibus venenorum_. Una farmacia completa! L’odio
+contro gli Hohenstaufen non cessò mai di attribuir loro i più assurdi
+disegni di assassinio.
+
+[496] _Quod cum tota domus Cardinalis ejusdem nomen Gebellinitatis ab
+antiquo sortita Regi (Manfredo) studeret placere_... SABA MALASPINA, p.
+808.
+
+[497] SABA MALASPINA. p. 811. _Descriptio Victoriae_, nel DUCHESNE,
+V, 830. Durava pur sempre in uso il nome di _insula Lycaonia_, dato
+anticamente all’isola Tiberina.
+
+[498] Negli esordî del suo pontificato avvenne la caduta dell’Impero
+latino di Bisanzio, che Michele Paleologo di Nicea conquistò addì 25
+Luglio 1261.
+
+[499] Le date nel PAPEBROCH. Ai 22 Febb. promulga la sua prima
+enciclica (RAYNALD, n. 3). Una lettera a Carlo, dei 5 Genn. 1265, in
+cui si sottoscrive ancora come cardinale, dimostra che fin da allora
+era designato papa (MARTENE, _Thesaur. Epist. Clement. IV_, I; e MANSI,
+in nota al RAYNALD, a. 1265, n. I).
+
+[500] Non permise a’ suoi parenti di venire a Roma: maritò la nipote
+con un cavaliere di poca fortuna, dotandola soltanto di trecento monete
+d’argento. Vedasi la bellissima lettera a’ suoi nipoti, nel RAYNALD, ad
+a. 1265, n. X.
+
+[501] Arch. di Siena: ai 14 Ag. 1264 Lucca elegge suoi _procuratores_
+perchè giurino fedeltà a Manfredi ed al conte Guido (n. 794): — ai 22
+Giugno 1265 Clemente IV esorta il vescovo di Arezzo affinchè promuova
+una lega guelfa contro Manfredi (_dat. Perusii X Kl. Julii A. I_; n.
+814): — ai 2 Luglio 1265 i fuorusciti guelfi di Siena ed il vescovo di
+Arezzo, lor capitano, conchiudono la lega (_actum Perusii... A. 1265,
+Ind. VIII, die VI Non. Julii_; n. 814).
+
+[502] Nella lettera detta di sopra, scritta ancor prima che Clemente
+diventasse papa (MARTENE, II. _Ep._ I _Clem. IV_).
+
+[503] _Ep. XIII_, nel MARTENE.
+
+[504] _Illam eamdem liberationem — per eum consequeretur Ecclesia,
+quam per cl. mem. magnum Carolum Pipini filium, ejusdem progenitorem
+comitis_: così disse Urbano ai vescovi francesi scongiurandoli a pagar
+la decima. La _Descriptio victoriae obtentae per brachium Caroli_,
+scrittura triviale e pretesca (compilata da un Andrea cappellano
+ungherese, che la dedicò al Conte di Alençon fratello di Carlo), fa
+dell’Angioino un eroe della fede, e cinge la sua impresa di un’aureola
+di santità ecclesiastica.
+
+[505] Ai 20 di Maggio, un giorno prima che Carlo sbarcasse, scriveva
+il Pontefice da Perugia al legato della Marca di Ancona: _in crostino
+Ascensionis Domini cum 70 legnis — in portu Veneris visus fuerit — Nam
+sicut militia Petri de Vico et alia quae cum Anibaldensibus Sabiniam
+jam invaserat ad odorem adventus comitis recesserant, sic potes
+confidere, quod in Marchia nulla morabitur, cum Manfredus intra regnum
+suos colligat quantum potest: Ep. LXII_.
+
+[506] _Descriptio Victoriae_, come sopra; TUTINI, _De Contestabili_, p.
+75.
+
+[507] _Ep._ LXVI, da Perugia, al 1 Giugno. _Descript. Vict._, p. 831.
+GUGL. DE NANGIS, _Gesta S. Ludov. IX_; nel DUCHESNE, V, 374. SABA
+MALASPINA, p. 815.
+
+[508] Vedasene il ritratto nel VILLANI, VII, c. 1. Tuttavia, indulgendo
+al costume, Carlo compose versi da trovatore. Ne sono raccolte due
+_Chansons_ nel S. PRIEST, Tom. I, App.
+
+[509] SABA MALASPINA, p. 815. Fu una danza di cavalieri armati, avanzo
+forse de’ balli pirrici. Ancora nel 1852 vid’io danzar così a Genova.
+
+[510] _Carolum — ad urbem venisse noveris pecunia carentem et equis_:
+così il Papa scrive a Simon cardinale, da Perugia, ai 3 Giugno; _Ep._
+LXVIII.
+
+[511] — _in urbe, quae tot abundat domibus spatiosis, ad locum
+alium conferre te satage. Nec te dicas, de nostris domibus inhoneste
+dejectum, sed potius honestati tuae consultum_: da Perugia, ai 18
+Giugno; _Ep._ LXXII.
+
+[512] Così credo non soltanto perchè più tardi vi tenne residenza
+Arrigo senatore, ma anche perchè Carlo, ai 14 Ottobre 1265, promulgò
+di là una sua scrittura (vi nomina a suo famigliare il notajo _Bonadies
+civis Romanus_): _Datum Rome apud sanctos quattuor_ (arch. di Stato di
+Napoli, Reg. 1280, C, n. 40, fol. 2; nel DEL GIUDICE, _Cod. Dipl. di
+Carlo I_, n. XXIII).
+
+[513] Il LELLI, _St. di Monreale_, II, 11, dimostra con documenti che
+Gaufredo arcivescovo di Beaumont fu testimone del possesso che Carlo
+prese del senato: «nel chiostro di dentro della chiesa di S. Maria di
+Campidoglio — Domenica a’ 21 die Giugno del 1265».
+
+[514] Da una parte evvi in mezzo un leone con sopra lo stemma dei
+tre gigli; all’intorno è scritto KAROLVS. S. P. Q. R. Dal rovescio
+è rappresentata Roma seduta, colla palla e colla palma; all’intorno
+la scritta: ROMA CAPVT MVNDI. La moneta fu battuta prima che Carlo
+diventasse re. Altre monete senatorie colla scrittura CAROLVS. REX. S.
+P. Q. R., oppure coll’altra CAROLVS REX SENATOR VRBIS, appartengono
+invece al tempo del suo secondo senato (VITALE, App., p. 511;
+FLORAVANTE e PAPON, _St. della Provenza_, II, 575).
+
+[515] Nel Genn. 1266 si fa menzione di Carlo _vicarius urbis_ (_Ep._
+215). Uno dei giudici che Carlo pose nella Città fu Bertrando milanese
+(_Ep._ 205).
+
+[516] A Corneto e ad altre città tusche vietò che eleggessero capitani
+dalla famiglia di quel Bertrando (_Ep._ 205, da Perugia, ai 29 Dic.).
+Al Vicario di Carlo proibì di porre da rettore di Castel Aspra un
+famigliare del Conte (_Ep._ 215, dei 7 Genn. 1266, ove trovasi il passo
+relativo ai rapporti fra’ Papi e i Senatori).
+
+[517] Senza dubbio è errata la data attribuitavi nel RAYNALD (_IV Kal.
+Junii_). Invece, a’ quei documenti s’acconcia l’altra del MARTENE (_IV
+Kal. Julii_, vigilia dei santi Pietro e Paolo). Lo stesso RAYNALD, al
+n. 21, registra la lettera del Pontefice (dei 5 Luglio) in cui felicita
+Carlo del suo titolo di re. Se l’atto fosse avvenuto ai 29 Maggio, la
+lettera sarebbe data del Giugno.
+
+[518] L’erronea opinione (la accoglie anche il RAUMER, IV, 514) che
+i Regesti di Carlo di proposito incomincino solamente coll’anno 1268,
+provenne dal disordine in cui trovansi i libri che li comprendono. I
+numeri degli anni che sono notati sul dosso dei volumi (erroneamente
+cominciano col 1268) non corrispondono ai documenti raccoltivi entro,
+i quali per la più parte sono sparsi qua e là senza progressione
+cronologica per tutti i quarantanove tomi. — GIUSEPPE DEL GIUDICE nel
+vol. I del suo _Codice Diplom. del regno di Carlo I e II_ (Napoli 1863)
+ha già stampate parecchie lettere di Carlo dell’anno 1265, date da
+Roma (tutte compilate per opera di Roberto De Baro _magne Regie Curie
+protonotarius_). Agli 8 Luglio 1265 è dato il primo Diploma che si
+conservi di Carlo re: è un Privilegio per Benevento (arch. di Benev.,
+nel DEL GIUDICE, p. 27). Ai 15 Luglio 1265 Carlo nomina Odone e Andrea
+Brancaleone de Romania a capitani negli Abruzzi (_Reg. Carol. 1269_. A.
+n. 4. fol. 9: antichissimo dei Diplomi nella collezione dei Regesti).
+
+[519] _Ep._ 90. Clemente ne scrive al Rettore del _Patrimonium_,
+da Perugia, agli 11 di Luglio: in ricompensa Pietro è confermato a
+prefetto.
+
+[520] _Ep._ 96, da Perugia, ai 13 Luglio. _Ep._ 137, ibid., dei 25
+di Agosto: _venit ad matricem — in regnum rediit festinanter, dimissa
+militia Vicovari_. Ai 10 Dic. 1265, da Roma, Carlo comanda che sia data
+una pensione a _Jacobus Rusticus de Audemario_, il quale, combattendo
+_in partibus Tiburtinis_, aveva perduto una mano (DEL GIUDICE, I, n.
+28).
+
+[521] _Castrametatus in confinio territorii urbis apud Tallacocium.
+Mansit ibi cum toto exercitu suo circa duos menses_; indi andò ad
+Arsoli: ma è narrazione troppo inesatta (_Descriptio Victoriae_, p.
+833).
+
+[522] Oggi si scoperse che il _Diarium_ di MATTEO DI GIOVENAZZO fu
+un’invenzione bell’e buona. Vedasi _Matteo di Giovenazzo, invenzione
+del sec. XVI_, scrittura di G. BERNHARDI, Berlino 1858. — Nei Regesti
+di Carlo non trovo alcuno scritto suo dai 15 di Luglio ai 30 Sett.
+1265; pertanto non si può dimostrare che in quel periodo di tempo
+l’Angioino si trovasse a Roma. Solamente ai 30 di Settembre ei torna a
+scrivere da Roma (_Reg._ 1280 C., n. 40, fol. 2).
+
+[523] Bolla d’indulgenza: _De venenoso genere velut de radice colubri
+virulenta progenies Manfredus quondam princeps Tarantinus egressus —
+visus est quantum potuit paternam saevitiam superare... oportuit nos
+pro Ecclesiae defensione Athletam assumere: Ep._ 145, senza data. Al
+cardinale Simone vien data piena facoltà di assolvere _manum injectores
+in clericos — incendiarios — sacrilegos, sortilegos — clericos
+concubinarios — nec non presbyteros et religiosos quoslibet qui contra
+costitutionem Eccl. leges vel physicam audierint — dum tamen pro
+hujusmodi negotio recipiant signum crucis_.
+
+[524] _Ep._ 105: _licet numquam in negotio aliquo major perplexitas
+nobis occurrerit. — Ep._ 135, lettera di lamento al Re di Francia:
+_moveant igitur te viscera pietatis ad fratrem, moveant et ad
+matrem_... Le molte lettere di cosiffatto tenore mostrano in che
+deplorevoli condizioni si trovassero Carlo e il Pontefice.
+
+[525] _Et si non fiat, regem oportet vel fame deficere, vel aufugere:
+Ep._ 118 e 120. Il prestito avrebbe dovuto ammontare a centomila libbre
+di provisini, ma giusta l’_Ep._ 181 indiritta a Luigi, da Perugia, ai
+17 Nov., si poterono procurare trentamila libbre soltanto. Ai 4 Ott.
+1265, Carlo confessa che il debito coi mercanti, sull’ipoteca de’ beni
+ecclesiastici, era stato contratto per assisterlo nella conquista
+di Sicilia: _Reg._, 1280 C., n. 40, fol. 3; nel DEL GIUDICE, n. XX.
+Esistevano in Roma ricche case; e il Pontefice scrive a Carlo (_Ep._
+89): _in Urbe — sunt plures abundantes in saeculo multas divitias
+obtinentes_.
+
+[526] _Ep._ 165, da Perugia, ai 18 Ott.
+
+[527] _Ep._ 173, da Perugia, ai 30 Ott.
+
+[528] GUGL. DE NANGIS, p. 374. _Descriptio Victoriae_, p. 834. VILLANI,
+VII, c. 4. PAPON, III, 17.
+
+[529] Ai 9 Agosto 1265 si conchiude lega fra Carlo, Obizzo di Este,
+Luigi conte di Verona, e le città di Mantova e di Ferrara, contro
+Manfredi, il Palavicini e Boso: _Actum Rome in Palatio Capitolii_...,
+testimonî _Robertus de Lavena, Robertus de Baro, Riccardus Petri
+Anibaldi, Anibaldus Domini Trasimundi_ (VERCI, II, 88).
+
+[530] Dante vide lo spirito di Boso immerso nella ghiaccia del più
+profondo Inferno, piangervi il suo tradimento (_Inferno_, c. XXXII, v.
+115-117):
+
+ E piange qui l’argento de’ Franceschi:
+ Io vidi, potrai dir, quel de Duera,
+ Là dove i peccatori stanno freschi.
+
+I Cremonesi cacciarono della città la sua famiglia, e Boso morì in
+miseria.
+
+[531] _Ep._ 195, da Perugia, ai 20 Dic.: _Scias, fili, quod civitates
+et castra nobis possunt auferri, sed eripi nunquam poterit nostrae
+defensio libertatis, cum etiam si vinculis teneremur, non esset verbum
+Dei alligatum_. Dice il DE CESARE (p. 201) che Carlo, poco dopo che
+fu arrivato, visitò a Perugia il Pontefice, e che questi venne con
+lui a Roma. Errore. _In Papatu numquam Romam intravit_, dice HERM.
+ALTAHENSIS, _Annal._, p. 406. Anche VITO DURANUS (_Chron._, LEIBNITZ,
+_Accession._, I, 23) cade in fallo quando racconta che il Papa s’aggirò
+processionalmente per Roma accompagnato dall’imperatore Baldovino e da
+re Carlo.
+
+[532] SABA MALASPINA, p. 819. La data della coronazione trovasi in
+BERNARDUS GUIDONIS, p. 595. Gli atti e il giuramento di Carlo sono
+registrati nel RAYNALD, n. II.
+
+[533] _Jam in publicum prodiit fortis armatus, ad radicem posita est
+securis: Ep._ 266. Queste lettere, documenti preziosissimi, descrivono
+scena per scena quella commovente tragedia.
+
+[534] Egli scongiurò il Pontefice che lo aiutasse; e questi rispose:
+«Montagne e fiumi d’oro non ho. Le mie forze sono esauste; i mercanti
+ristucchi. Perchè mi tormenti senza posar mai? miracoli non ne posso
+fare; non posso cambiar creta e pietre in oro»: _Ep._ 225.
+
+[535] Carlo lasciò in Campidoglio, con officio di prosenatore,
+_Bonifacius Vicarius illustris Regis Sicilie in Urbe_: Così lo si
+appella in un processo di eretici, tenuto ai 22 Genn. 1266 (_Giorn.
+Arcadico_, T. 137, p. 264).
+
+[536] Riccardo Anibaldi possedeva Rocca di Papa, Campagnano, San
+Lorenzo, Montefrenello, Castel Gerusalemme, Monte Compatri, Fusinano
+(MARINI, _Archiatri Pontificî_, I, 33).
+
+[537] Oggidì la strada ferrata da Roma a Napoli corre precisamente
+lungo la via Latina ed il fiume Sacco.
+
+[538] Narra il VILLANI che Manfredi offrisse pace a Carlo, e che
+questi rispondesse: _Dites pour moi au Sultan de Nocère, aujourd’hui
+je mettrai lui en enfer, ou il mettra moi en paradis_. Ma non è che una
+leggenda, come tante altre che a quel tempo se ne foggiarono.
+
+[539] I Pugliesi abbandonarono tosto il ponte. «A Ceperan, dove fu
+bugiardo Ciascun Pugliese», dice DANTE (_Inferno_, c. XXVIII, v.
+16-17), che è sempre bene informato. Il noto racconto del tradimento
+di Riccardo di Caserta pare essere una favola: come mai avrebbe potuto
+il conte Giordano dar nella rete tanto goffamente? Così D. FORGES
+DAVANZATI ne disse egregiamente nella sua _Dissert. sulla seconda
+moglie del re Manfredi_, Napoli 1791, p. 15.
+
+[540] _Ecce de quodam monte descendentes vidimus in quadam planicie
+pulcherrima Manfredum quondam principem eum toto exercitu suo et posse,
+aciebus paratis ad praelium mirabiliter ordinatis._ Così la relazione
+della battaglia, scritta dal cavaliere Ugo del Balzo (_Descriptio
+Vict._, p. 843). Ei dice che le genti di Manfredi erano forti di
+cinquemila cavalli e di diecimila arcieri saraceni.
+
+[541] I Cronisti, ciascuno alla sua maniera, pongono in bocca a
+Carlo ed a Manfredi i discorsi che i due avrebbero rivolto ai loro
+eserciti: quelli della _Descriptio_ sono roba pretesca; meglio degli
+altri SABA. Manfredi aveva dei Francesi la stessa opinione che anche
+oggi si professa in Germania; che formidabili fossero solamente al
+primo urto: _Gallici enim in primo instanti videntur audaces, sed nec
+sunt stabiles, nec habent durabilem animum neque fortem; immo sunt
+omnino plus quam credi valeat pavidi, quando inveniunt oppositionis
+resistentiam aliqualis_.
+
+[542] Nel testo del MARTENE (_Ep._ 236): _Jordanus et Bartholomaeus
+dictus simplex_; e così anche nella _Ep._ 240. Ma qui si scambiano
+due persone diverse. Ai 20 Giugno 1262 trovasi Bartolomeo di Asti
+(certamente un Lancia) da vicario generale di Manfredi nella Maremma
+(arch. di Siena, n. 758): per lo contrario, dopo l’Agosto 1262 e ancor
+nel Febb. 1264, vicario generale in Toscana fu _Franciscus Simplex_
+(ibid., n. 760 sgg.), cui succedette il conte Guido Novello.
+
+[543] Questo dispaccio, uno dei più antichi bullettini di battaglia,
+che siano mai stati composti, è registrato completamente nella
+_Descript. Vict._, p. 845 e nel MARTENE, _Ep._ 236. Nella _Descript._
+la lettera è data dei 26 Febbraio, e certamente in quella istessa notte
+Carlo spacciò il corriere. Dice il Papa (_Ep._ 238) di aver ricevuto
+la lettera ai _III Kalend. Martii_; ma questo è impossibile se si
+consideri la distanza da Perugia: invece di _III_ convien leggere _II_.
+
+[544] Ibid., p. 847.
+
+[545] Quest’è la toccante narrazione che ne dà il VILLANI; e con essa
+intieramente concorda SABA MALASPINA: «Tutti timorosamente dissono di
+sì! Quando venne il conte Giordano sì si diede delle mani nel volto
+piagnendo e gridando: omè, signor mio!»
+
+[546] «E fu sepolto lungo il fiume del Verde, a’ confini del regno e
+di Campania» (VILLANI, VII, 9). — E DANTE (_Purgatorio_, c. III, v.
+131-132):
+
+ Di fuor del regno, quasi lungo il Verde,
+ Ove le trasmutò a lume spento.
+
+Quantunque il BOCCACCIO (GIANNONE, lib. XIX, c. 3) reputi il Verde
+essere un confluente del Tronto, il DE CESARI dichiara quel fiume
+essere il Liri; e il RICCI (_Studî intorno a Manfredi_, p. 24) crede
+che sia il Tolero, vicino Ceperano. Papa Pio II nei suoi _Commentarî_
+(lib. XII, p. 312) dice: _Fluvium quod ambit insulam (sc. di Sora)
+Viridem vocant, aut Lyris hic est, aut in Lyrim cadit_. Chiunque vede
+il Liri presso a Ceperano ed a Sora s’incanta del bel color verde delle
+sue acque.
+
+[547]
+
+ Per lor maledizion sì non si perde,
+ Che non possa tornar l’eterno amore,
+ Mentre che la speranza ha fior del verde.
+
+(_Purgatorio_, c. III, v. 133-135). Che anche DANTE credesse ai delitti
+di Manfredi sembra provarlo la esclamazione ch’egli pone in bocca della
+sua ombra: «orribil furon li peccati miei!»
+
+[548] RICOBALDO lo paragona a Tito; e il guelfo SABA lo chiama
+_generosus, benignus, virtuosus, magnanimus, gratiarum in se dotibus
+circumfultus_. — Il trovatore ADAM D’ARRAS ne ha sbozzato il ritratto
+in alcuni versi:
+
+ _Biaus chevalier et preus,_
+ _Et sage fu Mainfrois._
+ _De toutes bonnes teches,_
+ _Entechiès et courtois,_
+ _En lui ne falloit riens,_
+ _Forsque seulement fois;_
+ _Mais cette faute est laide,_
+ _En contes et en Rois._
+
+(Nel PAPON, _St. di Provenza_, III, 27). — La _Cronica_ tedesca di
+OTTOCARO (in rima) dice: «Gli battè in petto finchè visse cuor benigno;
+per dignità, per meriti illustri, per liberalità nessun savio o re gli
+fu pari» (PETZ, _Script. Rer. Austr._, III, 22). — Durevole monumento
+di Manfredi è la città di Manfredonia, che egli fondò vicino l’antico
+_Sipontum_.
+
+[549] «Bugiardo ciascun Pugliese» (DANTE). — _A suis sic proditus!...
+Regnicolarum imbecillis pusillanimitas_ (SABA MALASPINA). — I Pugliesi
+dicevansi regnicoli, come ancora oggidì.
+
+[550] SABA MALASPINA, p. 824.
+
+[551] _Et haec est retributio quam recepimus in principio: Ep._ 254. E
+nell’_Ep._ 262 a Carlo medesimo dei 12 Aprile.
+
+[552] I documenti sono raccolti in FORGES DAVANZATI (_Sulla seconda
+moglie_ ecc., p. 23, 30 e in appendice); in CAMILLO MINIERI RICCIO
+(_Alcuni studî storici intorno a Manfredi_, Napoli 1850, p. 118);
+nell’AMARI (_Vespro Sicil._, II, Doc. 29, 30); nel DEL GIUDICE (_Cod.
+Diplom._, vol. I, 124). Elena fu fatta penare di fame, e morì prima dei
+18 Luglio 1271. I figli di Manfredi pel loro mantenimento non costavano
+più di cinquantaquattro grana al giorno! La inedia fisica, nella quale
+Carlo fe’ languire le sue vittime, condanna questo tiranno a infamia
+eterna.
+
+[553] Il nesso misterioso di questi avvenimenti ha una grandezza degna
+della storia degli Atridi. — Fra gli altri prigionieri di Carlo il
+conte Giordano di Anglano finì i suoi giorni in un carcere di Provenza.
+
+[554] Il primo Editto promulgato da Carlo dopo la morte di Manfredi
+(il primo almeno che ci sia conservato) è dato da Dordona, ai 14 Marzo
+1266: ei comanda che si vigilino le coste, _ut Theotonici, Lombardi ac
+Thusci Gibellini, quum venerint in auxilium Manfredi jam interfecti,
+comprehendantur_ (_Syllab. Membranar. ad Regiae Siclae Archivium
+pertinentium_, vol. I).
+
+[555] _Ep._ 285, da Viterbo, ai 15 Maggio, A. II. Il Papa (ed è cosa
+abbastanza notevole) confessa _quod cum Rom. Pop. in possessione jam
+sit, et dudum fuerit ordinandi Senatum, a possessione hujusmodi quantum
+libet sit injusta, causa non cognita — dejicere non debebamus eumdem_.
+A seconda delle circostanze, ora si faceva di berretto ai diritti
+popolari, ed ora si disconoscevano. — Il Vicario di Carlo trovavasi in
+Roma ancora ai 12 di Maggio, e con buon esito tenne testa al Rettore
+della Campania, il quale aveva strappato giuramento di fedeltà ad
+alcune terre pertinenti alla Città: _Ep._ 282.
+
+[556] _Ecce Roma suae reddita libertati in sua conversa jam viscera
+nescit legem. Duo facti sunt senatores, praedones et fures intus et
+extra libere debacchantur. Angimur enim ab eisdem, praecipue propter
+debita: Ep._ 310, da Viterbo, ai 15 Giugno 1266, indiritta al cardinale
+Simone, cui scongiura: _de ore leonum nos libera rugentium_. — E
+nell’_Ep._ 339, allo stesso, dei 22 Luglio: _nos vero te et Rom. Eccl.
+liberare satagas a Romanis_.
+
+[557] _Hic jacet Dns Lucas de Sabello Pat. Dni Ppe Honorii Dni Johis
+et Dni Pandulfi qui obiit dum esset Senator urbis A. Dni MCCLXVI. Cujus
+Anima requiescat in Pace. Amen._
+
+[558] La reazione nelle Calabrie e la lega con Pisa incominciarono
+ormai nell’estate e nell’autunno dell’anno 1266. Lo dimostra una
+lettera di Carlo, fino ad ora ignota, data da Napoli, ai 26 Ott. 1276,
+in cui il Re irritato rimprovera ai Pisani di avere permesso che Nicolò
+Malecta armasse a Pisa ed a Piombino alcune galere con genti tedesche,
+per andarsi a congiungere con Federico Lancia e con altri ribelli nelle
+Calabrie: e li rimbrotta di aver lasciato che si maltrattassero alcuni
+cavalieri provenzali a bordo di una nave. Ei minaccia di bandire dal
+suo regno tutti i Pisani (_Dat. Neap. XXVI Oct. X Ind. Regni nostri
+anno II: Reg._ 1278, A. numero 29, fol. 4).
+
+[559] _Sed dum quidam nob. civis Roman. Angelus Capucia — seditionem
+in Rom. Pop. suscitasset, per quam contra Urbis magnates Capitaneus
+populi, quibusdam bonis viris de qualibet regione binis electis secum
+adjunctis_:... SABA MALASPINA, p. 834. — _Ep._ 479 di Clemente IV al
+Capocci (_capitaneo urbis Romae_), da Viterbo, ai 9 di Luglio 1267.
+
+[560] RYMER, _Foedera_, I, I, 359, 388.
+
+[561] RAYNALD, ad a. 1267, n. 17. Il Pontefice affidò all’Infante il
+governo dell’Etruria: _Arces, quae in Etruria Ecclesiae Romanae erant,
+tutandas subscepit_. BONINCONTR., _Hist. Sicula_, p. 5. Dapprima
+cercò anch’egli di disfarsene: _Ep._ 467, dei 15 Maggio 1267. E Carlo
+voleva fino dal 1266 accomodarsi con lui per via di un matrimonio,
+onde nell’Ottobre di quell’anno negoziò con esso e coll’ex-imperatore
+Baldovino (arch. di Stato di Napoli, _Reg._, 1278 A, n. 29, fol. 4).
+Nel Maggio 1267 il Papa si proponeva di dare in moglie ad Arrigo una
+principessa aragonese.
+
+[562] Ai 9 di Luglio Angelo Capocci governava ancora da _capitaneus_
+(_Ep._ 479): ai 15 di Maggio Arrigo trovavasi tuttavia alla corte di
+Viterbo (Ep. 467), e già ai 26 di Luglio Clemente IV scrive ad Arrigo
+come a senatore (_Ep._ 508). Stando alla _Descriptio Victoriae_, p.
+849, sarebbe stato Carlo stesso che avrebbe procurato all’Infante
+l’officio di senatore: ma è un errore.
+
+[563] _Ep._ 514, da Viterbo, ai 30 di Luglio 1267: Il Pontefice scrive
+a tutte le terre nel Patrimonio e nella Sabina, che non prestino
+soggezione al senatore. Nell’_Ep._ 517, da Viterbo, al 13 Agosto 1257,
+egli si lagna del senatore appo Carlo. Nell’_Ep._ 523, da Viterbo, al
+20 Agosto, scrive al Comune di Corneto che non obbedisca al senatore.
+
+[564] _Formae geminae mulierum super Tusciam — comparuerunt — pendentes
+ut nebula super terram — sed non vane hominum conjiciunt intellectus
+alteram — vocari posse Gebelliam, alteram vero Guelfam. Eae, ut
+ajunt, junctis brachiis invicem colluctantes_... E pure in quest’idea
+ampollosa di SABA MALASPINA si nasconde una imagine grandiosa, degna
+di Michelangelo o di Dante. I Cronisti danno le più strane spiegazioni
+di questi nomi di parti. JACOPO MALVECCI (_Chron._; MUR., XIV, 903)
+pone i Ghibellini in relazione nientemeno che coll’Etna (Mon Gibello),
+perocchè là eglino avrebbero avuto il loro oracolo. Anche PETRUS
+AGARIUS (MUR., XVI, 299) fa derivare le fazioni dai diavoli Gibel e
+Guelef.
+
+[565] _Ep._ 380, 471 e 504: _Onerosus ecclesiis et regnicolis
+universis, nec suis nec exteris gratiosus — nec visibilis — nec
+adibilis — nec affabilis — nec amabilis_. — I Pugliesi sclamarono: _O
+rex Manfrede, te virum non cognovimus, quem nunc mortuum deploramus;
+te lupum credebamus rapacem — sed praesentis respectu dominii — agnum
+mansuetum te fuisse cognovimus_; SABA, p. 832.
+
+[566] _In Alamaniam ad suscitandum catulum dormientem, et pullum
+aquilae, qui nondum aetate coeperat adulta pennescere, propere se
+convertunt. — Qui sibi tamquam Regi venturo aurum, thus offerebant et
+myrram_: ibid., p. 832, 833.
+
+[567] _Ep._ 392, da Viterbo, addì 16 Ott., al legato nella Marca.
+
+[568] _De radice colubri venenosus egressus regulus, suis jam inficit
+flatibus partes Tusciae... Ep._ 450, da Viterbo, ai 10 Aprile 1267. Tal
+forma parve ad un Pontefice che avesse il generoso nipote di Federico
+II!
+
+[569] E vi trattarono anche delle cose di Bisanzio. Al 27 Maggio 1267
+Carlo conchiuse a Viterbo un trattato coll’ex-imperatore Baldovino, che
+gli cedette l’Acaja e la Morea. Filippo, figlio di Baldovino, avrebbe
+dovuto sposare Beatrice, figlia di Carlo; e questi promise soccorso di
+milizie per la conquista dell’Impero greco (Doc. nel DAVANZATI, nella
+citata _Dissert._, Mon. XIV).
+
+[570] _Paciarium generalem_... fin dai 10 di Aprile, nella _Ep._ 450 ai
+Fiorentini. _Pacis restaurator in Tuscia_ (_Ep._ 512, da Viterbo, ai
+28 Luglio 1267). Pisa e Alfonso X protestarono. Agli 11 di Maggio il
+Pontefice scrive che Carlo per la via di Viterbo era andato a Firenze
+ed aveva assunto il rettorato delle città guelfe (_Ep._ 464).
+
+[571] Arrigo una volta sclamò; «Per lo cor Dio, o el mi matrà, o io
+il matrò» (VILLANI, VII, c. 10). Il suo odio ardente espresse in una
+canzone, di cui diremo più sotto:
+
+ Mora per Dio chi ma trattato mortte,
+ E chi tiene lo mio aquisto in sua Ballia
+ Come giudeo...
+
+[572] _Quamvis — tui nuncii dixerint, quod parandum esset in Urbe
+dissidium, scias tamen nos adhuc nullum aditum invenisse. Pars enim non
+confidit de parte, et ambae timent Senatorem ut fulgur, nec juxta se
+potentiam magnam conspiciunt, per quam possent expedite juvari; quam
+etiamsi viderent, non essent ea contenti; nisi eisdem pecuniae puteus
+inexhauribilis pararetur: Ep._ 532, a Carlo, da Viterbo, addì 17 Sett.
+1267.
+
+[573] In un documento dal Campidoglio, ai 18 Nov. 1267, è chiamato
+_Egregius vir Dom. Guido Comes de Monteferetro et Gazolo, Vicarius in
+urbe pro superillustri viro Domino Enrico... Senatore_ (arch. di Siena,
+n. 869). Io non credo che Guido entrasse in Roma per la prima volta ai
+18 Ottobre insieme con Galvano Lancia: in nessun luogo si fa menzione
+di loro due uniti.
+
+[574] _Ep._ 518 a Carlo, da Viterbo, ai 13 Agosto 1267. — _Ep._ 523, ai
+Cornetani, dei 20 Agosto 1267. — _Ep._ 532, a Carlo, dei 17 Settembre,
+per causa di Sutri. — _Ep._ 534, a Pietro di Vico, del 21 Settembre.
+Anch’egli, come SABA MALASPINA, lo appella _Petrus Romani Proconsul_.
+
+[575] _Cod. Vatican. 6223_, fol. 149: _Rectoribus Romanensis
+Fraternitatis: De Vultu gloriosi Apost. Principis rubor injurie
+non sine ipsius gravi querela consurgit_... — Il RAYNALD, ad a.
+1167, n. 18, riporta un passo di questa lettera, e incorre nel
+fallo di credere che la frase _de vultu gloriosi etc._ sia il
+titolo della _Fraternitas_. La _Romana Fraternitas_ era un assai
+ragguardevole collegio di parroci delle chiese di Roma. Più tardi
+ebbe la sopravveglianza della romana università, e, come molte altre
+corporazioni, tenne le sue tornate nel _S. Salvator in Pensilis_ presso
+il _Circus Flaminius_. Vedasi PETRO MORETTO, _Ritus dandi Presbyterium_
+(Roma 1741, Append. n. 1). — La lettera di cui diciamo di sopra è
+data da Viterbo, ai _XII Kal. Nov. a. III_. Il Papa ne fu ancor più
+irritato, poichè tempo prima avea tolto a proteggere Galvano fuggito
+di Calabria, e per mezzo del vescovo di Terracina lo aveva assolto,
+sotto condizione che andasse a guerreggiare in Oriente. Gli atti se ne
+trovano nel sopraddetto _Cod Vatic._, fol. 148. Il decreto del vescovo
+di Terracina è dato nell’anno 1267, _Ind. X tempore D. Clementis IV PP.
+Pont, ejus a. II m. Febr. die V_.
+
+[576] Ancor nell’anno successivo lagnossi il Pontefice: _praefatum
+Galvanum ad eorum ludos, ut ipsis illuderet, venientem non solum pari,
+sed majori fastu — receperunt et munificentius honorarunt_: RAYNALD, ad
+ann. 1268, n. 21.
+
+[577] SABA, p. 834, 835: _ad instar piscium — uno tractu retium
+capiuntur_. — Questo avvenne prima dei 16 Nov. 1267, allorchè il Papa
+ne protestò: e non già innanzi ai 13 Nov., quando ancora scriveva
+amichevolmente al senatore (_Ep._ 554). _Ep._ 558, dei 20 Nov., a
+Carlo. — _Ep._ 559, dei 23 Nov., al cardinale di sant’Adriano. — _Ep._
+561, dei 26 Nov. — _Ep._ 563, dei 26 Nov.
+
+[578] _Ep._ 556, da Viterbo, ai 16 Nov. 1267, dove ormai di Arrigo
+dice: _Publicum Ecclesiae et — Caroli — hostem, ac manifestum ejusdem
+Corradini se fautorem exhibuit_.
+
+[579] La cosa accadde dopo dei 16 Nov., e non (come afferma lo
+CHERRIER. IV, 168, giusta i _Reg. Clem. IV_, lib. IV, n. 3, fol. 248)
+sul principio del Novembre.
+
+[580]
+
+ Alto valore chagio visto impartte,
+ Siati arimproccio lo male chai sofertto.
+ Pemsati in core che te rimasso impartte,
+ E come te chiuso ciò che tera apertto.
+ Raquista in tutto lo podere ercolano.
+ Nom prendere partte se puoi avere tutto.
+ E membriti come facie malo frutto
+ Chi male contiva terra chae a sua mano.
+
+ Alto giardino di loco Ciciliano
+ Tal giardinetto ta preso in condotto,
+ Che tidra gioia di cio cavei gran lutto.
+ A gran corona chiede da romano.
+
+La canzone è composta di cinque stanze e di una strofa finale. È
+compresa nel _Cod. Vat. 3793_, fol. 53 b; collezione celebre di romanze
+volgari dei secoli decimoterzo e decimoquarto. E in epigrafe tiene
+scritto: «Donnarigo». La si trova stampata in appendice nello CHERRIER.
+
+[581] Su di ciò hannovi due notevoli documenti nell’archiv. di Siena,
+n. 869: _In nom. dom. Am. Ann. a nativ. ejusd. 1267 die Veneris XVIII
+Novemb. Ind. XI more Romano generale et speciale consilium communis
+Rome factum fuit in Ecc. S. Marie de Capitolio per vocem preconum et
+sonum campane de hominibus ipsorum consiliorum more solito concregatum
+convocatis etiam convenientibus ad dictum consilium consulibus
+mercatorum et capitibus artium urbis Rome. In quo quidem consilio
+seu quibus Egregius vir Dom. Guido comes de Monteferetro et Gazolo
+vicarius in urbe pro superillustri viro D. Henr. filio qnd. D. Fernandi
+seren. Castelle regis Senatore ipsius urbis_... Il parlamento approva
+la lega con Siena, con Pisa e cogli altri Ghibellini di Toscana, e
+commette pienezza di facoltà ad un _Syndicus_ romano. _Actum Rome in
+Eccl. S. M. de Capitolio. Ibi vero D. Azo Guidonis Bovis prothojudex
+et consiliarius dcti D. Senatoris. D. Angelus Capucius. D. Rofredus
+de Purione. D. Crescentius leonis. Johes Judicis et alii plerique
+interfuerunt rogali testes. Et Ego Palmerius de monticello civis
+parmensis Imp. Auct. notarius... scripsi._ — Il n. 870, sotto l’istessa
+data, è un documento in cui _Jacobus cancellarius urbis_ è eletto
+_nuncius, procurator, actor et sindicus_ del popolo romano.
+
+[582] Arch. di Siena, n. 871; pergamena di grande formato e di
+bellissima scrittura. I _Syndici_ di Pisa, di Siena e della _pars
+Ghibellina de Tuscia_ (Pistoia, Prato, Poggibonsi, San Miniato
+ecc.) nominano _in Tuscia Capitaneum generalem Excelsum Magnif. et
+Illust. Vir. D Henrigum — nunc Alme Urbis Senatorem — per spatium
+quinque annorum_. Stabiliscono la garanzia dei loro proprî diritti,
+ma _salvis in omnib. predictis honoribus illustrix Regis Corradi_.
+Vien servata la lega fra Pisa e Venezia. _Actum Urbi in palatio SS.
+quactuor Coronatorum, ubi idem D. Capitaneus morabatur, presentibus
+D. Accone Judice Guidoni Bov. de Parma. D. Uguiccione Judice. D.
+Janni Mainerio. Magistro Vitagli de Averssa. Mariscopto notario. D.
+Marito de Florentia. D. Ormano de Pistorio. D. Ugolino Belmonti et
+de Uberto Judice de Senis sub A. D. Millesimo CCLXVII Ind. XI prima
+die Kal. Decembris secundum curssum Alme Urbis. Ego Usimbardus olim
+Boninsegne_... — In un secondo atto le città si obligano di difendere i
+proprî diritti, Arrigo e i suoi partigiani, _et ad domanium Imperii in
+Tuscia acquirendum et occupandum_... Arrigo si impegna di non tollerare
+che Carlo eserciti dominio alcuno in quelle città. _Actum ut supra._ —
+Un terzo istromento contiene il trattato fra esse e Roma per sicurtà di
+traffico, per protezione scambievole dei loro diritti e per abolizione
+delle rappresaglie. _Actum ut supra._
+
+[583] BONINCONTRIUS, _Hist. Sic._, p. 5, dice che Arrigo veramente
+intraprese la spedizione, occupò Aversa, e negli Abruzzi giunse fino ad
+Aquila: ma poichè il Papa ne tace, la cosa non può essere vera.
+
+[584] _Ep._ 568, del 17 Dic., a Carlo: _Scias fili, quod si potes
+senatum Urbis acquirere ad tempus competens, tolerabimus. — Ep._
+569, dei 19 Dic., di minaccia ad Arrigo. Più energicamente gli scrive
+nell’_Ep._ 572, dei 28 Dic., e nell’_Ep._ 573, dei 30 Dic.; però ancor
+sempre colla soprascritta _dil. filio nob. viro... Senatori Urbis_.
+
+[585] Parecchie volte Clemente si duole che Carlo non torni nel regno:
+massime lo fa ai 25 Marzo (RAYNALD, n. III). Avrebbe bastato questa
+data a convincere lo CHERRIER (IV, 183) che Carlo ai 25 Marzo non
+era peranco venuto a Viterbo. Nell’_Ep._ 620, dei 12 Aprile, il Papa
+scrive: _Quarta feria ante festum pascalis hebdomadae regem laeti
+suscepimus_. La Pasqua del 1258 cadde agli 8 Aprile.
+
+[586] RAYNALD, ad ann. 1268, n. 4. _Cod. Vat. 4957_, fol. 98: _Actum
+in Palatio nostro Viterbiensi in die Cene Domini, Pontif. nri ann.
+quarto_. La Bolla di scomunica contro il senatore ed i Romani trovasi
+nel RAYNALD, n. 21. — Bolla da Viterbo, dei 3 Aprile (CHERRIER, IV,
+531), _ut pacificum urbis statum habeat, et nobis ac nostris fratribus
+accessus pateat ad eamdem, quam nondum visitare potuimus_.
+
+[587] _Senator — cum Jacobo de Napoliono et Petro de Vico et Anibalibus
+et Pop. Romano prelium incipientes cum ipsis qui intraverant, ceperunt
+et interfecerunt ex ipsis circa M. milites_ (_Annales Placentini
+Gibellini_, p. 526).
+
+[588] _Ep._ 625, dei 17 Aprile. A questa nomina nel 1324 fe’ ricorso
+Giovanni XXII nella sua contesa con Luigi il Bavaro (MARTENE, _Thesaur.
+Anect._, II, 650). Le altre date nelle _Ep._ 620, 630.
+
+[589] Addì 14 Maggio ei fa quitanza a Siena di quattromiladuecento once
+d’oro (arch. di Siena, n. 674). Noti sono i suoi Diplomi dei 14 Giugno
+per Pisa (bel documento nell’arch. di Firenze) e dei 7 Luglio per Siena
+(in quell’arch., col suggello in cera conservato a mezzo: v’è scritto
+sopra CHVNRADVS DEI GR...: la figura è coronata e col globo).
+
+[590] Ai 27 Maggio 1268 il senatore fa quietanza a Siena di
+duemilacinquecento libbre di provisini: _Actum Rome in palatio D. Pape
+prope S. Petrum praesentibus D. Galvagno Lancea Fundorum ac Principatus
+comite. D. Jacobo Napoleonis. D. Pandulfo Tedalli. D. Aczone Guidonis
+Bovis. D. Marito Domini Sclacte uberti. Usimbardo notario. Et ego Johes
+Jacobi Interapne_ (arch. di Siena, n. 875).
+
+[591] Ai 15 Luglio scrive ad Assisi: _cum eveniat juxta not transitus
+Conradini infra diem Lunae vel diem Martis proximum, prout creditur
+consummandus... Ep._ 675.
+
+[592] _Priusquam tamen Urbem Conradinus introeat, ejusdem Urbis
+Populus, qui naturaliter Imperialis existit, adventus Conradini diem
+constituit celebrem et solemnem_: p. 842.
+
+[593] Vivacemente ne lo descrive SABA, p. 842: _vias medias desuper
+— caris vestibus, et pellis variis velaverunt, suspensis ad chordas
+strophaeis, flectis, dextrocheriis, periscelidibus, arbitris,
+grammatis, armillis, frisiis — bursis sericis, cultris tectis de
+piancavo samito, busso, et purpura_... Che l’entrata di Corradino
+avvenisse ai 24 Luglio lo dicono gli _Annales Placentini Ghibellini_,
+p. 528, che sono bene informati.
+
+[594] Però SABA paragona la Città ad una cortigiana: _Quae frequenter
+libertatis antiquae pudicitiam violanda, actu meretricali verisimiliter
+prostans adulterandam cuilibet venienti domino impudenter se exhibet_:
+p. 843.
+
+[595] Gli _Annal. Placentini_ rendono certa questa data: infatti
+Corradino rimase a Roma ventisei giorni, e tanti ne corsero dai 24 di
+Luglio ai 18 di Agosto. Anche il _Chron. Jordani_ (_Cod. Vat. 1960_,
+fol. 239) dice: _generali collecto exercitu XVIII die Aug. de urbe
+egredientes_. Fuor di dubbio Corradino dimorò in Laterano.
+
+[596] Sulla fine del 1267 Corradino lo aveva altresì eletto _princeps
+Abrutii_. Diploma in appendice al Tom. IV dello CHERRIER: _caro de
+carne nostra, sanguis de sanguine nostro et os de ossibus nostris_.
+Così Corrado vi appella il nipote illegittimo dell’avo suo.
+
+[597] Corradino si attendò vicino alla villa _Pontium_, a cento
+passi da Scurgola; Carlo vicino Alba. _Campus Palentinus_ od anche
+_Valentinus_, era detto da una chiesa dedicata a san Valentino.
+TOLOMEO DI LUCCA e BARTOLOMEO DE NEOCASTRO appellano la battaglia
+con nome di Tagliacozzo; gli _Ann. Placentini_ con quello di Alba. La
+relazione di Carlo è data _in campo Palentino_, e nel _Reg._ 1272 B.,
+n. 14, fol. 214, egli scrive all’Abate di Casenove: _cum providerimus
+in loco ubi pugna Corradini facta extitit, videlicet prope Castrum
+Pontis monasterium de novo construi_. Il _Majus Chron. Lemovicense_
+(_Recueil_, XXI, 772) ha questo verso: _plana Palentina servant ter
+milia quina_. DANTE (_Inferno_, c. XXVIII, v. 17-18) dà al campo della
+battaglia il nome che conservo io pure:
+
+ e là da Tagliacozzo,
+ Dove senz’arme vinse il vecchio Alardo.
+
+Peraltro l’ispezione della località mi convinse che la battaglia deve
+essere appellata da Scurgola. Per ciò che riguarda ai luoghi vedasi
+CAMILLO MINIERI RICCI, _Studî intorno a Manfredi_ ecc.
+
+[598] Migliore di tutte è la descrizione che ne dà GUGLIELMO NANGIS;
+meno buona quella di SABA MALASPINA; robustissima l’altra del VILLANI.
+Vedansi oltracciò la _Descriptio Vict._, il MONACHUS PATAVINUS, il
+SALIMBENE, BARTHOL. DE NEOCASTRO, RICOBALDO, il D’ESCLOT.
+
+[599] BERNARDO D’ESCLOT, _Cronaca Catalana_, c. 62. Così dice eziandio
+la _Cronica rimata_ di OTTOCARO (PETZ, III, 40): «Li Tedeschi si
+sparpagliarono; d’ogni intorno si allietarono di ruba e di guadagno.»
+
+[600] _Sed frustra intentatur aliquid invito numine superno_: bella
+sentenza degli antichi che il guelfo MALASPINA ripete (p. 845).
+
+[601] _Supplico, ut surgens pater et comedens de venatione filii sui,
+exsolvat gratias debitas altissimo._ Così scriveva un Re al sommo
+sacerdote della Cristianità: e queste frasi empiamente pie saran parute
+a Viterbo bibliche e belle (MARTENE, II, _Ep._ 690)! Il Papa ricevette
+il corriere ai 26 di Agosto (_Ep._ 693), e tosto scrisse al Comune
+di Rieti che ogni fuggitivo si arrestasse, per temenza che Corradino
+potesse scampare. Ai 24 di Agosto Carlo scrisse a Padova: _dat. in
+Campo Palentino prope Albam XXIV Aug. XI Ind._ (MUR., _Antiq._, IV,
+1144).
+
+[602] SABA, p. 849. Della sua morte tiene nota nel Dic. 1288 il
+_Memoriale_ dei Podestà di Reggio. Vi è appellato _praefectus urbis_;
+e così lo chiama eziandio l’epitaffio dell’arca famigliare che è
+in santa Maria de Gradi a Viterbo (BUSSI, p. 159 e App. XXI e XXII;
+documenti concernenti l’assoluzione e il testamento di Pietro). Morendo
+comandò che il suo corpo si facesse in sette brani _in detestationem
+septem criminalium vitiorum... Actum Vici in Rocca in camera dicti
+Testatoris (A. 1268. Ind. XII, die VI mensis Decem.)_. Secondo i
+_Regesti_ di Carlo (1271 B, n. 10, fol. 159), lasciò due figli Pietro
+e Manfredi e la vedova sua Costanza. Manfredi (nel 1308 fu prefetto
+urbano) aveva per fermo ricevuto il suo nome di battesimo da re
+Manfredi. La casa dei Vico risale fino al secolo duodecimo, e (omai
+sul principio del decimoterzo) dall’officio della prefettura tenne il
+nome _de Praefectis_ od anche di _Praefectani_. Innocenzo IV nel 1248
+scrive: _Praefecto urbis, Petro Bonifatii, Amatori quondam Gabrielis de
+Praefectis, dominis de Vico et aliis Praefectanis..._ (THEINEE, _Cod.
+Dipl_., I, n. 233).
+
+[603] Gli _Ann. Placent._ rischiarano di nuova luce la storia di
+Corradino: _Qui rex Conradus cum militibus qui secum erant ad castrum
+Vegium se reduxit — et tunc venit Vicoarium cum quingintis militibus
+— intravit Romam die Martis XXVIII mensis Augusti_ (p. 528). Anche
+il D’ESCLOT, c. 62, dice: «Corali con ben cinquecento cavalieri si
+salvò verso Roma». — _Vegium_ è forma volgare. Il CORSIGNANI, _Regia
+Marsicana_, I, 307, 315, dimostra che un Castelvecchio esisteva vicino
+Tagliacozzo.
+
+[604] _Latenter ingreditur, mente captus_: SABA MALASPINA, p. 850.
+
+[605] _Pars ecclesiae habebat tantum (montem) qui appellatur Guastum_
+(che sia un corrotto invece di _Lausta, mons Augusti_?), _et pars
+contraria tenebat Colliseum, et Ysolam S. Petri, et castellum Jacobi
+Napoleoni, et castellum S. Angeli, et domum papalem, et domum Stephani
+Alberti_ (_Ann. Placentini_, p. 528). Queste preziose notizie sono
+confermate e illustrate da Saba, p. 864, là dove dice che Jacopo
+Napoleone, al tempo di Arrigo senatore, _quamdam fortericiam in
+Campodifiore construxerat, quae Arpagata — vocabatur — turres, quas
+Petrus Romani in capite pontium Judaeorum et trans Tyberim fecerat_.
+
+[606] Gli _Ann. Placentini_, che sono degni di fede ed esatti, dicono:
+_Et die Veneris — rex timens de forestatis Rome qui intraverant
+Romam, cum duce Austriae et comite Galvagno, et cum militibus qui
+secum aderant de Roma exiens, equitavit ad Castrum Saracenum quod
+uxor Conradi de Antiocia tenebat; et volendo ire in regnum cum duce
+Austriae, comite Galvagno et Alioto_ (Galeazzo) _ejus filio, Napoliono
+filio Jacobi de Napoliono, Rizardo de Anibalibus et parva Theutonicorum
+comitiva, in portu de Sture capti fuerunt per Joannem Frangipanem_.
+Corradino per certo s’era spogliato delle sue insegne. _Corradin se
+disguisa — et s’en vint à un chattel qui siet seur mer_... (_Croniche
+di san Dionigi, Recueil_, XXI, 122).
+
+[607] La terra e il fiume, che STRABONE chiama Στορας ποταμος, trassero
+il nome (così pensa il NIBBY nell’_Analisi_) dall’uccello astore che è
+il falcone selvaggio delle Maremme. Però Astura è un nome greco antico
+di città, e forse anche qui accenna ad un’immigrazione di Greci. Gli
+_Ann. Placent._, p. 529, sanno di una profezia sibillina, che diceva:
+_veniet filius aquilae, astur capiet illum_. — Anche nell’antichità
+Astura è notata come _portus e insula_. — Un Diploma di Onorio III,
+fra i possedimenti del convento di sant’Alessio, annovera: _totum
+quod vestro monasterio pertinet in Asturia et in insula Asturie cum
+piscationibus, venationibus, naufragiis_ (NERINI, p. 233).
+
+[608] Saba narra il modo onde furono presi; e parimenti, con qualche
+divario, il D’ESCLOT, c. 63. Nella maggior parte delle notizie
+(_Chron. Placent._, SABA, _Chron. Siciliae_ nel MARTENE, FRANC.
+PIPINUS) il traditore si appella Giovanni; ma BARTOLOM. DE NEOCASTRO
+lo chiama Jacopo, e dice che nell’anno 1286 il figlio di lui fu
+ucciso nell’assedio di Astura. Per verità di Astura stessa io trovo un
+istromento, dove ai 5 di Ottobre 1287 compare esserne stato signore
+un Jacopo (_auctoritate nobil. viror. dominor. dicti Castri scilicet
+Manuelis, Petri et Jacobi Frajapanis_... nell’arch. Gaetani di Roma,
+XXXIV, 51); tuttavia, secondo i _Regesti_ di Carlo, il traditore
+dev’essersi appellato Giovanni. Infatti nel 1289 viene nomato così
+un Frangipane, i cui servigi un tempo Carlo I aveva compensato con
+donativi di beni: però suo figlio vi è chiamato _Michael Frajapanis
+fil. quond. Johannis_ (_Regesti_ 1272 E, fol. 173) (a).
+
+(a) Nel mese di Gennaio 1874 il Demanio stava per vendere la torre di
+Astura, quando in favore di quel monumento memorabile per tanti casi
+si frappose l’illustre Autore di questa Storia, mettendolo con istanze
+premurose sotto la protezione del principe Umberto e del Minghetti
+presidente dei Ministri: ed essi per ora ne fecero inibire la vendita.
+(N. del T.)
+
+[609] SABA, p. 851: _ad quoddam castrum de prope forte transvexit_.
+Di vicino non v’è che il castel Nettuno, sul mare, ma senza porto;
+e San Pietro in Formis è situato fra terra, e perciò era più adatto
+a quella bisogna. SABA dice: _angitur ergo in castris et angustiatur
+obsidione nautarum_. Nessun Cronista del resto fa menzione di cotali
+particolarità.
+
+[610] Il _Chron. Imp._ (Laurenziana, Plut. XXI, 5) vuole aonestare il
+tradimento: _mandatum implevit, quamvis dolens hoc faceret, eo quod
+avus Conradini eum militem fecerat_. Basti sapere che egli, quantunque
+fosse vassallo del Papa, non consegnò Corradino al Cardinale, e
+più tardi ricevette ricompensa da Carlo. E il MONACO DI PADOVA dice
+chiaramente: _incidit in manus quorundam civium Romanorum, qui pro
+immensa pecuniae quantitate ipsum Regi — tradiderunt_ (p. 730).
+
+[611] SABA, p. 851. _Memoriale Pot. Reg._, p. 1127:... _deductus fuit
+ad Pellaestrinum in carceribus_. Gli _Ann. Placentini: ducti sunt
+in Prinistinum in fortia Johis de Collumpna_. Il SALIMBENE (p. 218):
+_ductus ad Palestrinam_.
+
+[612] Ai 14 di Settembre il Papa scrive di avere udito dal cardinale
+Giordano _quod — rex — Corradinum et ducem Austrie, Galvanum et
+Galiotum ejus filium cum Henrico quond. Senatore urbis et Conrado de
+Antiochia tenet carceri mancipatos; et jam rex ipse Penestram venerat_
+(_Ep._ 695). Cronisti italiani e francesi narrano che Arrigo fosse
+preso a Monte Cassino oppure a San Salvatore vicino Rieti: però stando
+ai _Reg. Caroli I 1307 B_, p. 240 (or perduti) la cosa avvenne come si
+racconta nel testo; e così dichiara il DAVANZATI (_Dissert._, p. 18),
+che è degno di fede.
+
+[613] Lo CHERRIER, seguendo il SALIMBENE e il _Memor. Potest. Reg._,
+crede che Galvano fosse giustiziato a Roma; ma è un errore: gli
+_Annal. Placentini_ dicono che ciò avvenisse a Palestrina; il _Chron.
+Cavense_ (_Mon. Germ._, V, 194) a _Genazanum_ vicino Palestrina. Ai
+12 di Settembre Carlo scrive al Re di Francia che prigionieri erano
+Galvano, i suoi due figli ecc., e pone la sua lettera (nel RYMER, p.
+477) in data da Genazzano (_Guazani_). Poco dopo, da Roma, scrive alla
+città di Lucca: _Conradinum — Henricum — ac ducem Austrie, Galvanum
+Lancie, ejusque filium jam in capitali sententia condempnatos_. Questo
+_condempnatos_ io non posso riferire ad altri che a Galvano ed a suo
+figlio, nè credo significare che fosse stata già proferita sentenza
+anche contro Corradino, come reputa il MINIERI RICCI, secondo le
+notizie di RICOBALDO e del D’ESCLOT affermando (pag. 57 in nota) che
+Galvano fosse giustiziato più tardi a Napoli. Coll’esecuzione della
+sentenza di Galvano, Carlo fece intendere ai giudici quel che voleva
+che pronunciassero per riguardo anche a Corradino.
+
+[614] _In Senatorem urbis sumus assumpti_: così scrive ormai ai 12 di
+Settembre, al Re di Francia. — _Nos in Senatorem urbis sumus perpetuo
+ad vitam assumpti, manentes in urbe_, scrive a Lucca (Cod. della bibl.
+Angelica di Roma, D. 8, 17); lettera senza data, spacciata appena che
+fu giunto a Roma: e questo avvenne dopo il supplizio di Galvano... _quo
+facto idem Dom. Rex contulit se ad Urbem_ (_Chron. Cavense_). In una
+lettera del 1278 egli conta l’êra del suo officio senatorio decenne a
+incominciare dai 16 di Settembre; ma di ciò diremo più tardi.
+
+[615] Se si stia al VILLANI (VII, 29), il Frangipane n’ebbe in dono
+Pilosa, terra posta fra Napoli e Benevento; stando ai _Reg. Caroli
+I_, n. 1722, lit. E, fol. 173, n’ebbe _medietatem baronie Feniculi —
+propter grata servitia et accepta_. Su ciò vedasi BIAGIO ALDIMARI,
+_Historia della fam. Carafa_, Napoli 1691, II, 262. — Del Registro
+delle donazioni di Carlo I l’archivio di Napoli possiede soltanto il
+_Liber Donationum_ 1269, n. 7, il quale completa un compendio che si
+conserva in Vaticano (_Cod. Regin. 378_, fol. 302 segg.). Ne cito nomi
+de’ soli Romani: _Pandulfus Petri Pandulfi de Grassis de Urbe habet
+in donum Castrum Petrelle — Riccardus fil. quond. Petri Anibaldi de
+Roma... medietatem terrae Anglonae, quae fuit Burelli de Anglone_
+(barone trucidato dai soldati di Manfredi) — _Adenulfus fil. Joannis
+Comitis Romanor. Proconsulis... castrum Limosani — Jacobus Cancellarius
+urbis, Cincius de Cancellario et Joannes de Cancellario... baronia quae
+dicitur Francisca_ (vicino Aversa) — _Gregorius fil. quond. Francisci
+de Piperno, qui Franciscus mortuus est in Campo Palentino contra
+Conradinum... Castrum Brocci — Petrus de Columna habet restitutionem
+castri Sambuci — Anibaldus de Transmundo de Roma... Montem Sanum_.
+
+[616] Lettera a Lucca: _compositis per dies aliquot urbis negotiis
+in regnum nostrum protinus prodituri ad cunctorum proditorum
+exterminium et ruinam_. Narra il SAINT PRIEST che Corradino fosse
+fatto vedere incatenato per Roma; ma è una favola come tanti altri
+errori di quell’Autore: io noto e passo. Ai 28 Sett. Carlo era ancora
+in Campidoglio, poichè ei vi nominava Notto Salimbeni di Siena a
+vicario di San Quirico e di Orgia: _actum Rome in Arce Capitolii
+a. D. 1268 men. Sept. XXVIII die ejusdem m. Ind. XII Regni vero nri
+a. IV Feliciter. Amen. Rat. per manum Roberti de Baro Regni Sicilie
+prothonotarii_ (archiv. di Siena, n. 877). Roberto fu il giudice o
+piuttosto l’assassino di Corradino.
+
+[617] Una figlia di Corrado era sposata con Ottaviano da Brunforte,
+che nel 1297 fu vicario di Bonifacio VIII a Todi: così rilevo dagli
+_Annali di Todi_ (mscr.) del PETTI. Un decreto di Roberto di Napoli,
+senatore di Roma, dato da Napoli ai 5 Marzo 1327, denota _Philippus
+de Antiochia_ come _S. R. Eccl. rebellis notorius_ e invasore della
+_Rocca de Canterano_ vicino Subiaco (arch. Gaetani, Cap. I, 74). Nel
+1363 compare un _Manfredus de Antiochia_ nel testamento di _Jacob. fil.
+Francisci de Ursinis de Campofloris et de Vicovario_ (nell’ADINOLFI,
+_La Portica_, p. 262). Oltracciò un contratto dei 17 Ott. 1377 parla
+del _magnific. et potens vir Corradus de Antiochia comes dominus Castri
+Pilii Anagnin. dioces._ (arch. Colonna, XIV, 250). Ancora nell’anno
+1407 un _Corradinus de Antiochia_ fu giustiziato a Roma come ribelle
+insieme con altri baroni. Vedasi con quanta religione questa famiglia
+conservasse gli antichi nomi della casa Hohenstaufen. Il registro delle
+Abbadesse del convento di san Silvestro in Capite a Roma (si conserva
+in quell’arch.) ricorda all’a. 1417 come abbadessa una Giovanna di
+Antiochia. Ed ancora nel 1484 trovo un _Conradinus de Antiochia civis
+Romanus da Notarius Reformator. studii Almae Urbis_ (nel RENAZZI,
+_Storia dell’Università di Roma_, I, 287). La famiglia possedeva
+un palazzo nella regione di santo Eustachio. Stando al CORSIGNANI,
+_Regia Marsicana_, I, 208, le arche della famiglia _ex stirpe regia
+Antiochena_ esistevano in Sambuci. Gli Antiochesi erano padroni di
+Anticoli, dove vuolsi che il loro casato declinato in povertà duri
+ancora sotto nome di Corradi.
+
+[618]
+
+ _Que per valor et per noble coratge_
+ _Mantenia ’N Enricx l’onrat linhatge_
+ _De Colradi ab honrat vattalatge;_
+ _E ’l reys ’N Anfos, ab son noble barutage_
+ _Que a cor ric_
+ _Deu demandar tost son frair EN Enric._
+
+(PAULET DE MARSEILLE, nel RAINOUARD, _Choix det Poésies originales
+des Trobadours_, vol. IV, p. 65, 72). Le _Croniche di san Dionigi_
+(_Recueil_, t. XXI) narrano che Carlo facesse vedere per il paese
+Arrigo chiuso in una gabbia; ma son fole. Nel _Reg. Caroli_ 1269 B,
+fol. 120, è raccolta una lettera di Carlo a Jacopo di Aragona, dove
+il primo respinge la instanza con cui Jacopo gli aveva chiesto che
+liberasse Arrigo: _dat. in obsidione Luceriae XIII Julii XII Ind._
+(1269): fu già stampata dal DAVANZATI e dal RICCI. Nel 1286, a sua
+preghiera, Onorio IV lo sciolse della scomunica (RAYNALD, n. 20). Si
+fa menzione di Arrigo prigioniero per l’ultima volta nel 1290: poi
+silenzio sepolcrale.
+
+[619] Ci si concederà di supporlo, se fuvvi chi credette al VILLANI
+là dove dice che Clemente IV ebbe una visione della vittoria di
+Tagliacozzo. L’AMARI, _Vespro Sicil._, I, c. 3, pensa che il Pontefice
+abbia voluto la morte di Corradino. Sulla sua morte, sul suo testamento
+ecc. si consultino le note opere, massime il JAGER, _St. di Corrado
+II_, Norimberga 1787. Pare che a Luceria sorgesse un falso Corradino:
+vedi la _Notice sur un Manuscript de l’abbaye des Dunes par M._ KERVYN
+DE LETTENHOVE nei _Mémoires de l’Académie de Bruxelles_, XXV, p. 16.
+Gli _Annali Placent._ dicono che fosse un figlio naturale di Corrado
+(p. 536).
+
+[620] _De cujus morte tota dolet Germania_: ELLENHARDI _Chron., M.
+Germ._, XVII, 122. _Conradinus iste pulcherrimus, ut Absalon, consilio
+papae ob invidiam Theutonici nominis — crudeliter decollatur: Ann.
+breves Wormatienses_, ibid., p. 76.
+
+[621] Sopravvissero agli Hohenstaufen molte cose: la cultura cui eglino
+ebbero dato potente impulso; la grande dottrina della separazione della
+podestà civile da quella ecclesiastica che eglino scrissero a impresa
+sulla loro bandiera (fu ed è ancora il vero principio ghibellino,
+intorno cui fino a questi nostri giorni si svolse la vita intiera
+d’Europa): l’idea finalmente della monarchia politica che strettamente
+si associa con quell’altra dottrina.
+
+[622] SABA, IV, c. 17. Ecco la serie dei prosenatori, secondo il
+VITALE: Jacopo Cantelmi, fino al 1269; _Petrus de Summaroso_, 1270;
+Bernardo _de Bautio_, 1271; Rogero di san Severino, conte de’ Marsi,
+1272; Bernardo _de Baiano_, 1272-1274; Pandolfo _de Fasanella_, 1275;
+Guglielmo _de Barris_, 1276; Giovanni _de Fossames_, siniscalco
+di Vermandois, dal 1277 fino al Sett. 1278. — Per l’anno 1274,
+io aggiungo: _Nicolasus de Riso regius in urbe vicarius_ (istrom.
+nell’arch. di san Silvestro in Capite, _dat. A. 1274 Ind. II m. Aprilis
+die XIX_). — E per l’anno 1277: _Henricus de Caprosia_, nominato ai 12
+Ottobre; dopo di lui, ai 18 Dic. 1277, fu eletto Giov. _de Fossames_
+(_Reg. Caroli I_, 1278, D. n. 32, fol. 288, 291). — Pandolfo Fasanella
+è il noto ribelle contro di Federico II; prima di lui Carlo aveva
+mandato a Roma, da maresciallo Tommaso di Fasanella. Un epitaffio in
+Araceli dice: _Hic Jacet D. Thomasus D. Fasanella Olim Marescalcus
+Urbis Dni Regis Karoli Tempore Dni Comitis Rogerii D. Sco Severino
+Vicarii_ (CASIMIRO, p. 247, e FORCELLA, _Iscrizioni delle Chiese di
+Roma_, I, 117).
+
+[623] CAROLVS REX SENATOR VRBIS. Figura del leone con sopra un giglio.
+Dall’altro lato, Roma coronata colla scritta: ROMA. CAPVT. MVNDI. S. P.
+Q. R.
+
+[624] Sopra monete senatorie della fine del secolo decimoterzo havvi
+anche Roma seduta sopra un trono a bracciuoli, con ornati di teste di
+leone.
+
+[625] Cedendo alle instanze del cardinale Riccardo Anibaldi accordò
+amnistia a Riccardello suo nipote che s’era impadronito di Ariano di
+sotto all’Algido: SABA MALASPINA, p. 864. — Nel _Reg._ 1271, B. n. 10,
+fol. 159 segg., sono registrati alcuni decreti per ristoro de’ danni, e
+sono promulgati da Roma, dagli 11 ai 17 di Aprile. Agli 8 di Marzo 1271
+Carlo spaccia alcune scritture da Roma; ai 17 Marzo da Viterbo. Sui
+primi di Aprile era tornato a Roma, dove si fermò fin verso ai 20 di
+quel mese. Ai 21 scrisse da Sculcola, e riprese la via per il campo di
+battaglia di Tagliacozzo, dove edificò un convento.
+
+[626] Lettera raccolta nel BUSSI, p. 411; e i Cardinali vi pongono
+questa data: _Viterbii in Palatio discooperto Episcopatus Viterbientis
+VII Id. Junii A. 1270 Ap. Sed. Vac._
+
+[627] Guido fu vicario in Toscana dopo il 1270. — Ai 23 di Marzo 1270,
+da Capua, Carlo scrive al prosenatore Pietro de Sammaroso, che mandi
+Guido in Tuscia con quell’officio, e che nel suo passaggio per le
+terre romane lo ponga al securo dalle insidie di Angelo Capocci: _Reg.
+Caroli_, 1269, D. fol. 248.
+
+[628] L’assassinio avvenne poco tempo prima dei 13 Marzo 1271, poichè
+in quel giorno 13, da Viterbo, Carlo notifica a tutti gli officiali
+posti da Guido in Toscana, di avervi nominato a vicario generale Enrico
+conte di Vaudemont e di Ariano, _amoto exinde Guidone de Monteforti
+suis culpis exigentibus: Reg. Caroli I_, 1271, B. n. 10.
+
+[629] _Liber Donationum_, 1269, n. 7, fol. 93: arch. di Stato di
+Napoli. Carlo si accontentò di incamerare i feudi dell’uccisore.
+
+[630] _Dil. filio nob. viro Guidoni de Monteforti Capitaneo exercitus
+Rom. Ecclesiae_: così scrive Martino IV. Il Continuatore di MATH.
+PARIS dice pianamente: _occiditur in ultionem viriliter paternae
+mortis_ (p. 678, ed. Parigi 1644). BENVENUTO DA IMOLA, _Commentar._,
+p. 1050, lo chiama _vir alti cordis — magnae probitatis_. Solamente
+nel 1273, allorchè il principe Edoardo tornando dalla Crociata passò
+per Italia, il Papa scomunicò Guido e lo confinò in una fortezza. Il
+RAYNALD (a. 1273, n. 43) non si vergognò di lodare Guido e di portarlo
+a magnifico esempio, come quegli che chinò il capo alle censure
+ecclesiastiche: _Sprevitque generose corporis servitutem, ut animam e
+vinculis anathematis vindicaret. Qua in re praeclarum habet demissionis
+Christianae ac formidandarum ecclesiasticarum censurarum posteritas
+exemplum, a quo plures tutatis nostrae principes descrivere_. Vedi in
+che si faccia consistere la morale! Chi legge ed ha sentimento generoso
+ne sentirà nausea e sprezzo. E DANTE, che fu uomo giusto, vide l’anima
+di Guido allo Inferno:
+
+ colui fesse in grembo a Dio
+ Lo cor che ’n sul Tamigi ancor si cola.
+ (_Inferno_, c. XII, v. 119, 120.)
+
+[631] La sua prima enciclica è data ai 29 di Marzo, da Roma.
+
+[632] Non aveva che quarantasette anni. Lo si seppellì con onori degni
+di re. Il suo epitaffio che leggesi a Bologna è di tempo moderno.
+
+[633] Lettera indiritta a lui, dei 16 Sett. 1272: nel RAYNALD, n. 33.
+
+[634] _Formidavimus conscendere tante speculam dignitatis, quodam
+nimirum attoniti tremore et stupore_: così scrive Rodolfo al Pontefice,
+nell’Ott. 1273 (_Mon. Germ._, IV, 383).
+
+[635] _In vobis anchora spei nostre totaliter collocata, sanctitatis
+vestre pedibus provolvimur, supplicando rogantes... Placeat vestre,
+quaesumus, sanctitati, nos imperialis fastigii diademate gratiosius
+insignire_; nella lettera detta di sopra. Vedi anche le altre
+umilmente scritte negli anni 1274 e 1275 (CENNI, _Monum._, II, 320 e
+342). Rodolfo adoperò pel primo la formula _pedum oscula beatorum_,
+come facevano il Re vassallo di Sicilia, e il mendico Baldovino
+ex-imperatore. La formula di devozione usata anteriormente era soltanto
+quella di _filialem dilectionem et debitam in Christo reverentiam_.
+
+[636] Lettera di Engelberto, dei 24 Ott. 1273: _Mon. Germ._, IV, 393.
+
+[637] Da Orvieto, agli 11 Luglio 1272, promulga un Breve con cui affida
+il reggimento di Todi a suo nipote, _Vicecomes de Vicecomitibus_,
+rettore del _Patrimonium_ (archiv. di san Fortunato di Todi, _Reg.
+Vet._, fol. 68). Da Orvieto, ai 23 Luglio 1272, comandò a Rainero suo
+vicario in Roma di proteggere Terracina, Piperno, Sezza e Aquaputrida
+dalle intrusioni del prosenatore che ne aveva chiesto pagamento di
+imposte e missione di legati che assistessero ai giuochi (_certum
+comitivam ad Urbem transmitterent causa Ludi de Testacio vulgariter
+nuncupati, qui in dicta Urbe annis singulis exercetur_): pergam. con
+bolla di piombo, nell’archiv. Gaetani, XLV, n. 6.
+
+[638] La Costituzione di Gregorio X fu stampata nel _Ceremoniale
+continens ritus Electionis Rom. Pont. Gregorii P. XV jussu editum_
+(Roma 1724, p. 6). Essa tiene dietro alle note Costituzioni di Nicolò
+II (a. 1059) e di Alessandro III (a. 1180): _Unum conclave, nullo
+intermedio pariete seu alio velamine, omnes habitent in communi; quod —
+claudatur undique_...
+
+[639] Gli atti del Concilio lionese dei 6 Giugno 1274 sono registrati
+nei _Mon. Germ._, IV, 394, e (con intercalati Diplomi di Federico II)
+nel THEINER, I, n. 330. — Lettere del Papa a Rodolfo ed a’ principi
+dell’Impero, ibid., n. 332. Ai 26 di Settembre, Gregorio X. riconobbe
+publicamente Rodolfo. Il Papa caldamente lo favoriva.
+
+[640] _Sacerdotium et Imperium non multo differre merito sapientia
+civilis asseruit, siquidem illa, tamquam maxima dona Dei a celesti
+collata clementia, principii conjungit idemptitas — alterum videlicet
+spiritualibus ministret, reliquum vero presit humanis — — — qui
+ecclesiastica tabernacula gerunt, summa esse cura solliciti, omni
+debent ope satagere, ut Reges ceterique catholici principes debite
+polleant integritate potentie, status sui plenitudine integrentur_...
+dato da Lione, ai 15 Febb. 1275 (THEINER, I, n. 336). Nella stessa
+lettera invita Rodolfo che venga a coronarsi nel dì 1 di Novembre. In
+quel medesimo giorno lo esorta affinchè nel Maggio mandi un esercito in
+Lombardia: ibid., n. 338, 339.
+
+[641] Eglino stessi chiamano il Papa _luminare majus_, e l’Imperatore
+_luminare minus — hic est qui materialem gladium ad ipsius nutum
+excutit et convertit_ (Conferma del Dipl. di Rodolfo nel Settembre del
+1279: _Mon. Germ._, IV, 421).
+
+[642] Gli atti promulgati da Losanna _Ego Rodulphus_, e _Ab eo solo per
+quem reges regnant_, sono raccolti nei _Mon. Germ._ IV, 403. Rodolfo
+vi usa con molta deferenza della parola _Beneficia_, che al tempo del
+Barbarossa aveva sollevato tante tempeste.
+
+[643] Innocenzo V a Carlo, lettera data dal Laterano, ai 2 Marzo 1276.
+E l’altra lettera a Rodolfo, dei 17 di Marzo (THEINER, I, n. 349).
+
+[644] SABA MALASPINA, p. 871.
+
+[645] BERNH. GUIDONIS, p. 606; e quasi vi concorda il _Memoriale
+Potest. Reg._ p. 1141. Attingono entrambi da MARTINUS POLONUS,
+sempliciotto che dice: _Joannes Papa, magus, in omnibus disciplinis
+instructus, religiosis infestus, contemnens decreta concilii
+generalis_. Nel KÖHLER, _Notizia completa su papa Giovanni XXI_
+(Gottinga 1760), trovasi detto delle opere che a questo Papa vennero
+attribuite. Avrebbe dovuto appellarsi Giovanni XX, ma allora credevasi
+ancora alla esistenza della papessa Giovanna, e perciò chiamossi
+Giovanni XXI (CIACCONIUS).
+
+[646] BERNHARDUS GUIDONIS, p. 606: _De cujus morte modicum Ecclesiae
+damnum fuit, quia licet scientia physicali et naturali multum esset
+repletus, tamen discretione et sensu naturali multum erat vacuus_.
+Vuolsi che Giovanni avesse la previsione del futuro, e che scorgesse la
+sua propria persona ridente in quella camera da lui edificata: certo
+che un’indole strana dovette essere la sua. Anch’egli ammonì Rodolfo
+di non venire in Italia, se prima non avesse consegnato la Romagna:
+THEINER, I, n. 353. E anch’egli confermò il decreto di Adriano V che
+abolì la legge del Conclave: RAYNALD ad a. 1276, n. 27.
+
+[647] Ai 27 Luglio 1277 scrissero a Rodolfo, pregandolo di non venire
+in Italia se prima non avesse dato adempimento ai trattati: RAYNALD, n.
+48, e THEINER, I, n. 355.
+
+[648] _Argus et argutus in ecclesia Dei_: così, ancora da cardinale, lo
+chiama SABA MALASPINA, p. 872. Sua madre fu Perna Gaetani da cui trasse
+il suo nome.
+
+[649] Infondata è l’opinione di JOH. VICTORIENSIS, il quale dice che
+a Losanna Rodolfo ricusasse di venirsi a coronare, com’era stato
+invitato, _quia Romam vix aliquis priscorum venerit sine humani
+effusione sanguinis, nec coronam adeptus fuerit propter obsistentiam
+Romanorum_ (BÖHMER, _Fontes_, I, 307). — Leggasi la lettera di
+querimonia che i Pisani scrissero a Rodolfo nel 1274 (CENNI, _Mon._,
+II, 330): _Ecce provincia Thusciae — jacet in universitate schismatum
+lacerata bellis et plusquam civilibus laceratur — Guelfus persequitur
+Ghibellinum, filii fiunt exules_...
+
+[650] La ratifica data da Vienna, ai 14 Febb. 1279, e gli atti dei
+19 Genn. e dei 4 Maggio 1278, sono registrati nel THEINER, I, n. 387.
+L’Archivista pontificio trasse dagli originali tutti i documenti che vi
+sono relativi, ed essi formano la parte più preziosa del primo volume
+del suo Codice diplomatico, dal n. 358 in giù. Rodolfo s’impegnava
+di promulgare un Diploma con bolla d’oro quando fosse coronato; e
+questo andò a monte. Invece i Principi dell’Impero, nel Sett. 1279,
+confermarono i suoi atti: _Mon. Germ._, IV, 421; THEINER, I, n. 393.
+
+[651] THEINER, I, n. 368, 388.
+
+[652] _Ipsa quidem civitas inter alias Ytalicas speciali prerogativa
+fecunda viros eminentis scientiae, viros alti consilii, viros
+prepollentes dignitatibus et virtutibus precellentes solet ab antiquo
+propagatione quasi naturali producere, ipsa veluti fons irriguus
+scientiarum dulcedinem scaturit_: questo elogio Nicolò III fece di
+Bologna (THEINER, I, n. 389).
+
+[653] Lettere del Papa alle città romagnuole e alcuni atti di dedizione
+di quelle trovansi registrati nel THEINER, I, n. 365 sgg. Al n. 374
+havvi la nomina di _Bertoldus de Filiis Ursi a Rector totius prov.
+Romaniole, civitatis Bononiensis etc._, ed è data da Viterbo, ai 24
+Sett. 1278. — Al n. 374 si dánno istruzioni ai legati ed al rettore
+sul modo con cui devano comportarsi. — Però Bologna con suoi _Syndici_
+conservò solennemente tutti i diritti, i privilegî e le libertà
+spettanti alla città. Il documento dei 29 Luglio 1278, compilato a
+Viterbo, si custodisce nell’arch. di Bologna, _Reg. Nov._, f. 383, con
+altre ripetute proteste della città. Questi atti mancano nel _Codex
+Diplomaticus_ del THEINER.
+
+[654] Nel Sett 1278: THEINER, I, n. 375.
+
+[655] Carlo si spogliò dell’officio ai 24 Sett. 1278. Il suo ultimo
+vicario in Toscana fu Raimondo de _Poncellis_ (THEINER, I, 372). Ai 5
+Genn. 1281 Rodolfo nominò due vicarî imperiali per la Toscana (BÖHMER,
+104).
+
+[656] I Regesti di Carlo, che si conservano nell’arch. di Stato di
+Napoli (Vol. 31, 1278, D), contengono molte scritture indiritte agli
+officiali del Campidoglio, le quali sfuggirono all’attenzione del
+VITALE. La prima è data ai 2 Aprile 1278, _apud Turrim S. Herasmi prope
+Capuam_; indi Carlo scrive da Roma, dagli 8 di Maggio ai 15 di Giugno.
+Addì 18 Giugno tornando a casa sua, ei venne sul campo di battaglia di
+Scurgola (ovvero di Tagliacozzo). — Ed al Papa scrisse: _Et cum XVI die
+m. Septembris proximo futuri dictum decennium finiatur... regimen...
+dimittam. Dat. Rome apud S. Petrum A. 1278 die XXIV m. Maii VI Ind._
+(_Cod. Vat. 3980, Ep._ 32, fol. 132 a: questo pregevolissimo Codice
+contiene i Regesti di Nicolò III).
+
+[657] Il mandato, dato da Viterbo, ai 27 Luglio 1278, è nel THEINER,
+I, n. 370: _Alme Urbis gesta magnifica resonant et acta testantur,
+quod ipsa Urbs dignitatum immensitate precellens est et dicitur caput
+orbis: ibique Deus omnipotens Ecclesiam suam fundari voluit et Romano
+titulo nominari_... Gli ultimi officiali di Carlo in Roma furono
+Giovanni _de Fossames_ siniscalco di Vermandois e prosenatore, Ugo di
+Besançon cameriere, e Rogero de Ars maresciallo (Dai Regesti conservati
+nell’arch. di Stato di Napoli).
+
+[658] Le istruzioni, che nel THEINER mancano, trovansi nel _Cod. Vat.
+3980_, registrate come _Ep._ XV, da Viterbo, ai 3 Agosto 1278: _Non
+enim intendimus quod iidem nostri processus tales existant, quod ex
+eis posset convici vel adverti, quod de ipsa electione nos intromittere
+quoquomodo velimus, vel super hoc aliquod jus seu possessionem accipere
+vel — vendicare. Nam ob id possit tunc nos magnum scandalum populi
+formidari_.
+
+[659] _Quin magis ipsa Petri sedes in Romano jam proprio solio
+collocata libertate plena in suis agendis per omnia potiretur, nec ulli
+subesset homini, que ore divino cunctis dinoscitur esse prelata._
+
+[660] _Fratres ipsos nullus saecularis potestatis metus exterreat,
+nullus temporalis furor absorbeat, nullus eis terror immineat — Romani
+Pontificis Vicarii Dei... electi et eorundem Cardinalium promotio
+in omni libertate procedant._ Le quante volte dal 1859 in giù non si
+ripeterono questi istessi argomenti, per sostenere la necessità che il
+dominio pontificio continuasse su di Roma!
+
+[661] Costit. _Fundamenta militantis ecclesiae_, da Viterbo ai _XV Kal.
+Aug. Pont. nri a. I_: per completo è stampata nel THEINER, I, n. 371.
+
+[662] In questo senso dicono le _Vitae_ del Papa: _A pop. Rom. in
+senatorem eligitur ad vitam_. Ed egli scrive ai Romani, da Viterbo, ai
+24 Sett. 1279: _Nobis dispositionem vestri regiminis quoad vixerimus
+commisistis, volentes spiritualiter et temporaliter illius ducatu
+dirigi, quem ipse Deus Urbis patrem instituit sub imposito vobis jugo
+Apostol. servitutis_. Già il MURATORI ed il GARAMPI dimostrarono essere
+un errore la notizia del BONINCONTRIUS, VI, p. 30: _Qui solus officium
+senatoris Romae administravit_.
+
+[663] _Scriptum est Johi. de Fossames Senescallo, Viromandie Vicario,
+et Magistro Hugoni de Bisuntio camerario in urbe... Postulacioni vestre
+tam super castris et fortelitiis quam super captivis — in Capitolio
+respondentes fidelitati vestre precipimus quatenus recipientes roccam
+seu castrum Rispampani a Stephano de Tolona castellano dicti castri —
+tam — castrum praedictum quam cuncta alia castra et fortelicias urbis
+in urbe vel extra urbem posita quae sunt hactenus ratione Senatorie
+urbis pro parte nostre celsitudinis custodita, adveniente termino
+resignationis regiminis urbis quem vos scitis — — illi vel illis cui
+Populo Romano placuerit liberare debeatis et etiam assignare... Dat.
+apud Lacum pensilem penultimus Aug._ (_Reg. Caroli I_, 1278, D. n. 31).
+Non vi fece osservazione il VITALE, che a questo punto corre troppo
+celeremente.
+
+[664] _Papa posuit pro se senatorem in Urbe ad suam voluntatem unum
+suum parentem_ (_Annales Placentini Gibellini_, p. 571). Nelle
+Decretali della città di Todi notasi, omai al 1 Settembre 1278,
+_Matheus Rubeus_ come senatore. _A. 1278 Ind. VI m. Sept. die I... Hic
+est liber reformationum communis Tuderti factus — potestarie tempore
+Ill. et magnif. viri D. Matthei Rubei de filiis Ursi — Nic. P. III
+fratris alme Urbis Rome Senatoris et Tudertinorum Potestatis._ Ma
+giusta la lettera di Carlo (dei 30 Agosto) il Re, al 1 Settembre, non
+poteva avere di già deposto il suo officio; tuttavia Matteo sarà stato
+fin da allora designato senatore. Ancora ai 5 Sett. 1279 trovasi in
+carica _D. Matheus Rubeus de fil. Ursi Alme Urbis Senator Ill. et Dei
+gr. potestas Tudertinus_ (arch. di Todi, _Reg. vetus_, fol. 68).
+
+[665] Dal mscr. del PANVINIO, _de Gente Sabella_, il VITALE (p. 179)
+trae le lettere del Pontefice onde sono nominati a senatori Giov.
+Colonna e Pandolfo Savelli, per un anno, a cominciare dal 1 Ott. 1279:
+sono date da Viterbo, ai 24 Sett., a. II. Ed egli ne cava anche la nota
+formula del giuramento: _Ego N. Senator._ — La lettera del Papa alla
+città di Roma incomincia: _Infra Urbis moenia degit populus ingens
+et sublimis_. Qui per la prima volta i Pontefici parlano a Roma con
+fraseologia da imperatori.
+
+[666] _Mon. Germ._, IV, 423.
+
+[667] _Aedificavit enim Sion in sanguinibus_: SALIMBENE, _Chron._,
+p. 55. — _Nimis fuit amator suorum_: PTOL. LUCENSIS, XXIII, c. 31. —
+DANTE, (_Inferno_, c. XIX, v. 70-72) trova papa Orsini fra i Simoniaci,
+e gli fa dire:
+
+ E veramente fui figliuol dell’orsa,
+ Cupido sì per avanzar gli orsatti,
+ Che su l’avere, e qui me misi in borsa.
+
+[668] PTOL. LUCENSIS, ibid, c. 31.
+
+[669] Con Viterbo aveva conchiuso un patto per il soggiorno della
+Curia. Promise il Comune (per ogni volta che quella vi avesse tenuto
+residenza) di lasciar libera azione ai giudici degli eretici, di
+allestire in modo conveniente il palazzo, di dar libera dimora
+ai Cardinali ed alla gente di corte, di porre in officio soltanto
+magistrati devoti alla Chiesa, di mantenere a buoni patti i curiali, di
+cacciare mezzani e meretrici: THEINER, I, n. 359, dei 20 Maggio 1278.
+— Per quel che riguarda Soriano, vedansi PTOL. LUCENSIS, c. 31 e FRANC.
+PIPINUS, p. 724.
+
+[670] _Vita Nicol. III_ (MURAT., III, I, p. 608). La istessa notizia
+con migliori lezioni trovasi registrata nella _Descriptio Victor._,
+p. 850 e nel Chron. GUILL. NANGIS, ad a. 1280. I due Senatori, _P. de
+Comite e G. Domini Bertoldi de Filiis Ursi_ compaiono in un documento
+dei 21 Nov. 1280, dalla S. M. in via Lata: è raccolto nel BRUGIOTTI,
+_Epitome Juris Viarum_, Roma 1664, p. 33, n. 48.
+
+[671] Intorno a questo avvenimento vedansi la lettera di Onorio IV,
+nel RAYNALD, 1281, n. 2, e il _Chron._ JORDANI nel MUR., _Antiq._, IV,
+1012.
+
+[672] Vedansi le sue lettere ai Romani ed a Carlo nel MARTENE, _Vet.
+Mor._, II, 1280, 1284.
+
+[673] _Domino Martino pp. IV non ratione papatus vel pontificalis
+dignitatis, sed ratione sue persone, que de nobili prosapia traxit
+originem — plenarie commiserunt regimen Senatus Urbis ejusque
+territorii et districtus toto tempore vite sue, et — potestatem
+regendi — Urbem, ejusque — districtum per se, vel per alium seu alios,
+instituendi seu ponendi Senatorem, vel Senatores._ — Atto compilato in
+Campidoglio _die lune X Martii IX Ind._, inserito nella Bolla dei 29
+Aprile: VITALE, _App._, p. 592 e THEINER, I, n. 395.
+
+[674] _Nosque nostris adjiciens laboribus, ut eorum discrimina
+vitarentur, electioni, translationi, commissionis et potestatis dationi
+predictis consensum praestitimus cum multa instantia postulatum_: Bolla
+dei 29 Aprile.
+
+[675] Nella sopraddetta Bolla di Martino a Carlo, _dat. apud Urbem
+veterem III Kal. Maji Pont. nri a. I_.
+
+[676] Come tali son noti Filippo de Lavena, Guglielmo L’Estendard,
+Goffredo de Dragona. Ai 13 Luglio 1282 il Lavena trovavasi a campo
+innanzi a Corneto, e a lui vennero ambasciatori di Perugia: docum. nel
+COPPI, _Dissert. della Pontif. Acad. Rom._, XV, 261.
+
+[677] Vedine il documento nel VITALE, in una lettera di Carlo al
+L’Estendard, p. 188. A carte 192 trovansi nominati i castellani urbani
+_castrorum Pespansan et Civitatis vetule_, ed il primo nome non è
+che un corrotto di Rispampano. I vigili delle torri appellavansi
+_Turrerii_. — In città parecchie, per esempio a Firenze, mantenevansi
+allora dei leoni a spese del municipio: _custodem Leonis unum_
+(FERRANTE DELLA MARRA, _Discorsi delle famiglie ecc._, Napoli 1641, p.
+147).
+
+[678] Il nome ora è scritto Epa, ora più rettamente Appia, com’è sempre
+nei _Regesti_ di Carlo. Nell’arch. di Bologna (Reg. Nov., fol. 377 e
+segg.) trovansi gli Editti che egli promulgò ai 13 Febbraio 1283, da
+Imola, per la Romagna: sono sei pagine di pergamena in folio grande.
+Contengono leggi severe sulle immunità delle chiese, sugli eretici,
+sui rei di tradimento. _Premisse constitutiones fuerunt promulgate in
+pleno et generali parlamento praelatorum, comitum, baronum, potestatum,
+ambaxatorum civitatum et locorum et nobilium provintie romagnole
+et pleno arengo congregato. In civitate Ymole in pallatio communis
+per magnif. et nob. virum Johem de Appia tocius provintie Romagnole
+civitatis bonon., comitatus bretenorii et pertinentiarum eorundem per
+S. R. E. comttem et generalem rectorem. Et praesentibus venerabil.
+patre D. fratre bonefatio archiep. Ravennat. D. Guillo Duranti Dni ppe
+vicario. Dno Guidone Epo Arimin. D. Synibaldo Epo Imolen. D. Malatesta
+de Verucio pot. Arimin... sub anno D. 1283 die 13 Febr. Ind. XI pont.
+Dni Martini PP. IV._ Così nel detto Libro di documenti.
+
+[679] Ed or Manfredi e Corradino furono vendicati. _In vero Nerone
+neronior, et crudelior Saracenis, innocentem agnum in tuo reclusum
+carcere mortis judicio subjecisti_... bella lettera di Pietro a Carlo,
+nel MARTENE, _Thesaur._, III, p. 32. _Auro ebrius alter Crassus_: così
+i Palermitani chiamano Carlo nella loro lettera a Martino IV (ibid., p.
+36).
+
+[680] Quei cittadini ebbero perfino l’ardire di rappresentare lui
+ed i Cardinali con dei fantocci di paglia vestiti di porpora, e
+di abbruciarli in publico: primo esempio che nelle storie io trovi
+registrato di questa bizzarra foggia di giustizia popolare.
+
+[681] Martino IV predilesse Montefiascone, e da lui ebbe origine quella
+rocca e quella residenza pontificia: VILLANI, VI, c. 58.
+
+[682] Addì 15 Ott. 1284, da Perugia, il Pontefice scrive al Rettore
+della Campania: _Conrado de Antiochia — cum quibusdam perditionis
+filiis partes ipsius regni invadere per castrum Celle temere
+attentante, tu una cum dilecto filio viro Stephano de Genazano...
+eos... debellasti_: RAYNALD, n. 15. Ed ivi, a. 1285, n. 9, havvi una
+lettera del Papa ai cittadini di Andria. — Nella Campagna si ribellò
+Adinolfo.
+
+[683] Dell’assalto del Campidoglio parlano gli _Annales Placentini
+Gibellini_, p. 577; e la _Vita Martini_ (MUR., III, 609): _Johem
+Cinthi fratrem D. Latini, tunc Hostiens. Ep. in Capitaneum urbis et
+Reipublicae defensorem invocaverunt_. Il registro Capitolino scrive
+erroneamente _Johes Turcus Malabranca_. Trovo _Johannes Cinthii_ e
+la sua famiglia in un atto di compravendita (deriva dalla S. Maria
+in via Lata), dei 12 Marzo 1286, dove compare la _Domina Angela de
+Paparescis_ da _uxor nob. viri Dni. Johis Cinthii Malabrance_ (_Mscr.
+Vat. 8044_). Erra il VILLANI, VII, c. 54, allorchè alla famiglia del
+cardinale Latino dà nome di Brancaleoni anzi che di Malabranca. Per
+parte di sorella il Cardinale era nipote di Nicolò III, e suo padre era
+un Malabranca. Intorno a lui vedansi i QUETIF ed ECHARD, _Scriptores
+Ordinis Praedicator._, T. I, 436.
+
+[684] _Concedimus vobis vicarium, vel vicarios et camerarium — Joannes
+Cinthii sicut capitaneus super grassiae facto dumtaxat_ (così si
+ripristinò l’officio dei _praefectus annonae_). — _Tolerabimus —
+volentes — experimento probare, an expediat vobis in posterum, quod
+remaneant artium capita_: Martino ai Romani, da Orvieto, ai 30 Aprile
+1284, nel RAYNALD, n. 17.
+
+[685] La narrazione di questi fatti trovasi in PTOL. LUCENSIS, _Hist.
+Eccl._, XXIV, c. I.
+
+[686] _Romani ad mandatum D. Papae reversi susceperunt vice D. Pape
+duos vicarios Senatoriae, vid. Hanibaldum Petri Hanibaldi, et Pandulfum
+de Sabello, sub quorum regimine quieti fuerunt_: _Vita Martini_, p.
+610.
+
+[687] Vuolsi che morisse per l’ingordigia delle grasse anguille del
+lago di Bolsena. _Nutriri quidem faciebat eas in lacte et submergi in
+vino. Unde quidam huic rei alludere volens ait_:
+
+ _Gaudeant anguillae, quod mortuus est homo ille,_
+ _Qui quasi morte reas excoriebat eas._
+
+FRANC. PIPIN., p. 726. — BENVENUTO DA IMOLA nel suo _Commentario su
+Dante_, p. 1224 (riferendosi al passo: «e purga per digiuno le anguille
+di Bolsena»), dice: _Nec minus bene bibebat cum illis, quia anguilla
+vult notare in vino in ventre_.
+
+[688] Sulla nomina del Montfort vedasi la lettera del Papa, da Orvieto,
+ai _V Id. Maji a. III_, nel DUCHESNE, V, 886, ed altresì i _Gesta
+Philippi III per_ GUIL. DE NANGIS nel _Recueil._ XX, 524. Poco dopo
+il Montfort fu preso dall’ammiraglio siciliano, e morì in carcere.
+Sua figlia Anastasia aveva sposato Romanello Gentile Orsini; e per
+lei venne Nola in potere degli Orsini. La sua famosa madre Margherita
+ereditò Pitigliano e Soana dagli Aldobrandi; e questi possedimenti
+caddero anch’essi in mano degli Orsini. Ella aveva sposato la sua
+maggiore figliuola Tommasia, nata da Guido, con Pietro de Vico (figlio
+del noto nobiluomo di pari nome), prefetto della Città nel 1295; ed il
+matrimonio era avvenuto contro il volere di Guido. Tommasia, che non
+aveva peranco dieciott’anni, reclamò come primogenita il suo retaggio
+paterno contro Romanello Orsini (arch. di Stato di Napoli, _Reg. Caroli
+II_, 1294, C. 65, fol. 145 segg).
+
+[689]
+
+ =Haymericus de Sabello.=
+ |
+ | =Honorius III.=
+ |
+ | Suo fratello forse chiamato =Lucas=.
+ |
+ | =Lucas=, senatore, † 1266, sposato a
+ | Giovanna Aldobrandesca, sepolto in Araceli.
+ | |
+ | | =Honorius IV.=
+ | |
+ | | =Johannes=, podestà di Orvieto,
+ | | † prima del 1279.
+ | | |
+ | | | =Lucas.=
+ | |
+ | | =Pandulphus=, senatore, † 1306,
+ | | sepolto in Araceli.
+ | | |
+ | | | =Jacobus=, senatore.
+ | | |
+ | | | =Andrea=, femmina.
+ | |
+ | | =Mabilia=, sposa ad Agapito Colonna,
+ | | sepolta in Araceli.
+ |
+ | =Thomas= card. di s. Sabina.
+
+(Dalla _Storia_ (mscr.) _dei Savelli_ compilata dal PANVINIO; dal
+RATTI, _Storia della famiglia Sforza_, t. II, e dalle iscrizioni delle
+tombe famigliari).
+
+[690] Ai 13 Febbraio 1285 si parla di _Pandulfus de Sabello et
+Anibaldus D. Transmundi Alme Urbis illustres Senatores_: documento
+esistente nell’importante archiv. comunale di Aspra nella Sabina.
+
+[691] Nel palazzo comunale di Todi, dove fu podestà nel 1267, esiste
+ancora una lunga iscrizione a onor suo: le fanno contorno gli stemmi
+dei Savelli:
+
+ _Anxia civilis varia in discrimina belli,_
+ _Urbs ego clara Tuder ad te, Pandulphe Savelli,_
+ _Moribus et genere mihi dux, paterque, potestas,_
+ _Ex attavis ducibus romano sanguine natus_
+ _Genti nostrali pacem das_.........
+
+Fu stampata con qualche scorrezione nella _Storia di Todi_ del LEONI
+(p. 320), che sventuratamente rimase incompiuta.
+
+[692] BARTHOL. DE NEOCASTRO, c. 102, 103. Astura continuò ad esistere,
+ma il Comune si vendette a’ Frangipani. Ai 5 Ottobre 1287 fu stipulato
+il contratto di vendita del _Populus Castri Asturae congregatus per
+commune in platea dicti castri... auct. dnorum dci castri scil.
+Manuelis, Petri et Jacobi Frajapan. et Jannonis vicecomitis dci
+castri... actum in dco Castro Asture in logia seu statio Dominor.
+ante Eccliam S. Nicoli_ (arch. Gaetani, XXXIV, 51). — I Frangipani
+vendettero una metà di Astura a Pietro Gaetani per trentamila fiorini;
+e quest’ultimo, ai 7 Febb. 1304, la rivendette a _Petrus Landulfi
+Frajapane_. Eccone i confini: _ab uno lat. est mons Circegi_ (Capo di
+Circe). _Ab alio Lacus Soresci et Crapolace et lacus Foliani. Ab alio
+tenimentum Castri Concarum. Ab alio tenim. Castri S. Petri in Formis.
+Ab alio est ten. Castri Noctuni_ (ibid. n. XXXIV, 54). — Indi, ai 12
+Febbraio 1304 la gente di Astura giura a Pietro Frangipane il _ligium
+homagium_, ed in prova di tradizione del possesso i procuratori gli
+mettono in mano della sabbia del mare (_de arena maris_). Il lungo
+registro dei giuranti dimostra che la terra era ancora assai popolosa,
+laddove oggidì è scomparsa senza lasciare traccia di sè.
+
+[693] Testamento dei 24 Febb. 1279, nel RATTI, _Fam. Sforza_, II, 302.
+Giusta quel documento, i Savelli possedevano Albano, _Castrum Savelli_,
+_Castrum Leonis_, Gandolfo, _castr. Fajole_, Rignano, Cersano, Turrita,
+_Palumbaria, castr. Scrofani, Mons Viridis_. Il testamento è ratificato
+addì 5 Luglio 1285 _in castro Palumbariae in Palacio Arcis ejusd.
+castri_. Di case e di torri nella Città si fa cenno nominatamente per
+quelle _in monte de Sasso, et in alio monte posito supra marmoratam_
+(Aventino). Il MARTINELLI (_Roma ex ethnica sacra_, p. 83) reputa che
+il _Mons de Sasso_ sia monte Giordano: però io ne dubito assai.
+
+[694] Così fece Terracina con Nicolò IV (CONTATORE, p. 206); ed egli
+vi nominò a podestà Ottaviano de Brunforte, rettore della Campagna.
+Parimenti anche Ascoli conferì a quel Papa il rettorato a vita
+(THEINER, I, n. 47).
+
+[695] Esempî se ne hanno, al tempo di Nicolò IV, nel THEINER, I,
+n. 480 e segg., specialmente per le città della Marca. Certo che la
+giurisdizione del Podestà trovava delle limitazioni per ragione del
+foro ecclesiastico e dell’appello ai legati. In riconoscimento del
+diritto di eleggersi il Podestà, le città di media grandezza pagavano
+annualmente alla Chiesa dalle trenta alle centocinquanta lire ravennati
+(n. 482). Le imposte che si pagavano alla Chiesa erano tenui. La
+entrata di un anno (dal 1290 al 1291) che essa ricavò pel ducato di
+Spoleto ammontò a 7760 fiorini d’oro, 41 solidi e 4 denari: THEINER, I,
+p. 321.
+
+[696] _Annal. Colmar. major._ (_Mon. Germ._, XVII): _A. 1289: Papa
+Nicol. expellitur de Roma — Rome pars pape a Romanis ejicitur, et ex
+utraque parte plus quam quingenti numero perierunt._
+
+[697] Il docum. ne è nel RAYNALD, ad a. 1289, n. 2.
+
+[698] Elesse a cardinale anche un Orsini (Napoleone), ma solo perchè
+era imparentato coi Colonna, e, dice il VILLANI (VII, c. 119), «per
+partire gli Orsini».
+
+[699] Stefano Colonna entrò ai 12 Dic. 1289 in Rimini, dove allora
+avvenne la tragedia di Francesca (HIERON. RUBEUS, _Vita Nicolai IV_,
+p. 90); nel Nov. 1290 fu fatto prigioniero, e soltanto ai 24 Genn.
+1291 posto in libertà: TONNINI, _Rimini_, III, 155. — FRANC. PIPINI
+_Chron._, p. 733. — PETRI CANTINELLI, _Chron._, p. 282. — Gli _Ann.
+Caesenat._, MUR. XIV, p. 1107, pongono ai 13 Nov. il giorno della sua
+carcerazione.
+
+[700] La Bolla di nomina del Vescovo è promulgata da Orvieto, ai
+22 Dic. 1290. Vi è detto: _Cum autem — nuper nob. vir Stephanus de
+Colompna cui regimen provintie Romaniole — duximus comitendum, hiis
+diebus ad civitatem Ravenne accedens, pro ipsius — statu ad pacem
+— reducendo ab Eustachio et Lamberto de Polenta — proditionaliter
+— captus fuerit et adhuc detineatur carceri mancipatus_ (arch. di
+Bologna, _Reg. Nov._, fol. 393).
+
+[701] Bertoldo era senatore nel Dic. 1288, ed ancora durava in officio
+nel Maggio 1289: lo si desume da pergamene esistenti nell’archiv. di
+Bologna (vol. in foglio grande, che contiene convenzioni conchiuse da
+Bologna con altre città, dall’anno 1226 venendo in giù). Nel docum. n.
+32 (è un istromento stipulato a Roma nel palazzo dei Quattro Coronati)
+Bertoldo fa quietanza a Bologna per ristoro di danni; e vi si dice:
+_In nom. Dom. Am. Anno ej. 1289 Ind. II Pont. D. Nicolai PP. IV a. I
+die XII m. Febr. In presentia reverend. patris D. Benedicti S. Nicolai
+in Carcere Tulliano Diacon. Cardis, auditoris a D. PP. specialiter
+deputati, et arbitri in omnib. causis... quae olim vertebantur inter
+magnif. et nob. vir. D. Bertoldum de filiis Ursi Romanor. Procons. nunc
+alme Urbis senatorem_. Il _laudum_ del cardinale Benedetto (n. 52),
+che è dato ai 17 Dic. 1288, chiama fin da allora Bertoldo _nunc alme
+Urbis Sen._ Da ciò io stabilisco questa data senatoria. Ed ormai ai
+14 Ott. 1288, in un doc. da Corneto (nel COPPI, _Diss. della Pontif.
+Acad. Rom._, XV, p. 267) si dice: _Domini Brectuldi et Dom. Riccardi de
+Militiis Senatoris Urbis._ — Ai 26 Sett. 1288 senatori erano _Ursus de
+filiis Ursi et Nicolaus de Comite_ (ibid.).
+
+[702] Nel Sett. 1290 ei lo era di certo, giusta la lettera del Papa
+data da Orvieto, ai 27 Sett. 1290: _dilecto fil. nob. vir. Joanni de
+Columna Senatori Urbis_ (nel CONTATORE, p. 207). Il proemio che dice
+_dudum tibi scripsimus_, dimostra che Giovanni era senatore da lungo
+tempo prima. Però al 1 Genn. 1290 facevano da senatori _Nicolaus de
+Comite_ e _Lucas de Sabello_ (nel COPPI, come sopra).
+
+[703] Notizia ne dà il solo _Chron. Parm._ (MUR., IX, 819): _Eo anno_
+(1290) _Romani fecerunt D. Jacobum de Columna eor. Dominum et per Romam
+duxerunt eum super currum more Imperatorum, et vocabant eum Caesarem._
+La _Cronica_ scambia Jacopo con Giovanni Colonna. Giovanni fu tenuto in
+grande onore da Carlo II, che ai 26 Marzo 1294 investì i suoi figli,
+Agapito, Stefano e Giovanni di feudi nel reame. Diè loro _Manopellum,
+Toccum, Casale Comitis etc._, e fecelo per l’amicizia in cui teneva il
+loro padre e il cardinale Jacopo loro zio. Vedine l’istromento dato da
+Perugia (archiv. Colonna, Armar. I, Fascic. I, n. 5).
+
+[704] Docum. tratto dall’arch. di Viterbo, e stampato dall’ORIOLI nel
+_Giorn. Arcad._, vol. 137, p. 201. I Viterbesi giurano _vassallagium et
+fidelitatem Senatori Populoque Romano_.
+
+[705] Il libello aveva per titolo _Initium malorum_: vedi FRANC.
+PIPIN., _Chron._, p. 727.
+
+[706] Il VITALE nota che, ai 29 Maggio 1291, Giovanni Colonna e
+Pandolfo compaiono in un istromento da san Lorenzo in Panisperna,
+ma non ne riporta il documento. Erra quello scrittore allorchè per
+riguardo a Pandolfo si riferisce agli Statuti dei mercanti: io ve ne
+trovai registrato il nome per la prima volta solamente ai 12 Giugno
+1297. — All’anno 1292 la _Cronica Parmense_ (MUR., IX, 823) dice:
+_Duo Senatores facti fuerunt Romae, unus quorum fuit D. Stephanus de
+Columna, et alius quidam nepos D. Mathei Cardinalis_. — Ai 10 Maggio
+1292, _Stephanus de Columnensibus, et Matheus D. Raynaldi de filiis
+Ursi_ sottoscrivono un istromento di pace per Corneto: _Codex Margarita
+Cornetana_, copia Vat. 7931, p. 174.
+
+[707] I sei romani furono: Latino Malabranca Orsini di Ostia, _Matheus
+Rubeus_ Orsini di S. M. _in Porticu_, Napoleone Orsini di S. Adriano,
+Jacopo Colonna di S. M. _in Via Lata_, Pietro Colonna di S. Eustachio,
+Giovanni Boccamazi di Tuscolo. I quattro italiani: Benedetto da
+Anagni, cardinale di san Martino; Gerardo Bianchi parmense, vescovo
+della Sabina; Matteo di Aquasparta da Todi, vescovo di Porto; Pietro
+Peregrossi milanese, cardinale di S. Marco. I due francesi: Ugo di
+S. Sabina, Giovanni Cholet di S. Cecilia. Di tedeschi nel Collegio
+cardinalizio non ve n’era pur uno; esso era divenuto privilegio dei
+romaneschi.
+
+[708] Il VITALE, per questa età, manca di ragione critica: unica
+fonte, e spesso pare un geroglifico, è la _Vita Coelestini V_ scritta
+in versi da JACOPO STEFANESCHI, figlio di Pietro senatore (MUR., III,
+621). Una glossa dell’Autore dichiara che senatore fosse Agapito (p.
+621, n. 33). Nel VITALE (che segue il GARAMPI, _Saggi di osserv. sul
+valore delle antiche monete pontificie_, App. n. 32) per l’anno 1293
+figurano come senatori _Matheus Rainaldi_ Orsini e _Riccardus Tebaldi_.
+Dall’Ott. 1293 in poi furonlo quelli che nel testo nominammo. _Petrus
+Stefani_ era stato nel 1280 podestà di Firenze, quando il cardinale
+Latino vi pose pace fra Guelfi e Ghibellini (istromento dei 18 Genn.
+1280, nel _Cod. Riccardian._, n. 1878, p. 349). Il suo nome completo
+è _Petrus Stephani Rainerii_: così egli appella sè stesso da senatore
+(quando ne tenne l’officio insieme con Odone _de S. Eustachio_) ai 12
+Maggio 1294, in un docum., di cui trassi copia nell’arch. di Aspra.
+È la _reaffidatio_ che abitatori di quel Comune conchiudono coi due
+senatori.
+
+[709] Come la andasse a Roma in quel tempo cel fanno noto gli _Ann.
+di Colmar: circa pasca_ (1294) _quidam de progenie Ursina in Eccl. B.
+Petri peregrinos undecim occiderunt_ (_Mon. Germ._, XVII, 221).
+
+[710] Con un Diploma dei 31 Luglio 1294, dato da Aquila, Carlo II tolse
+sotto la sua protezione il _monasterium S. Spiritus de Murrono situm
+prope Sulmonam_ (_Reg. Caroli II_, 1293, 1294 A. n. 63, fol. 213).
+
+[711] _Et vir dei exutam cucullam ad solis radium in aere suspendit,
+non aliter quam suo imperio_: bella la fantasia del Biografo di quel
+Santo! (_Max. Bibl. Veterum Patrum_, volume XXV, 760).
+
+[712]
+
+ _nudare caput, genibusque profusi_
+ _In facies cecidere suas: quibus hic viceversa_
+ _Procubuit terra._
+ (_Opus Metricum_, p. 629.)
+
+[713] Il PETRARCA narra che tentasse di fuggire (_Vita Solitaria_, II,
+c. 18); però JACOPO STEFANESCHI dice:
+
+ _Post morulam Senior: Missis sermonibus, inquit_— —
+ _Papatus accepto gradum._
+
+I legati gli baciarono i calzari, _chiffonibus oscula figunt —
+villosis_: probabilmente saranno stati della foggia usata dai ciocciari
+odierni; sandali di pelle d’asino.
+
+[714]
+
+ _Intumidus vilem Murro conscendit asellum,_
+ _Regum fraena manu dextra laevaque regente_ —
+ (_Opus Metricum._)
+
+[715] Carlo partì di Perugia sulla fine del Marzo, e per Aquila andò a
+Napoli; ai 22 Luglio fu a Sulmona, e dai 28 di quel mese fino ai 6 Ott.
+dimorò ad Aquila (arch. regio di Napoli, _Reg. Caroli II_, 1294, B. n.
+65).
+
+[716] Il celebre cardinale morì ai 10 Agosto 1294. La data ne è notata
+nella _Cronica_ (mscr.) di un Domenicano, che si custodisce nella
+bibl. Podiana a Perugia. Egli si aveva edificato un bel palagio a Roma,
+vicino san Michele (_Frisonum_) nel _Porticus_ del Vaticano, ridosso
+al _Palatiolus_ e ad una vecchia muraglia _qui fuisse dicitur de
+Palatio Neroniano_. Vedi la Bolla di Onorio IV, a. 1287, nel _Bullar.
+Vatican._, I, 209, e il frammento del testamento del Cardinale, p. 223.
+
+[717] _Fueruntque in sua coronatione plusquam CC millia hominum et
+ego interfui_: PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, XXIV, c. 29. — CIRILLO,
+_Annali della città dell’Aquila_, Roma 1570, p. 14.
+
+[718] _Multa (fecit) ne dixerim inepta_... JACOPO STEFANESCHI, p. 616;
+e vedine il giudizio ch’ei ne dà nell’_Opus Metricum_, e l’altro di
+PTOL. LUC. (c. 33) che fu testimonio di veduta: _Cardinales mordaciter
+infestant, quod in periculum animae suae Papatum detinebat propter
+inconvenientiam et mala, quae sequebantur ex suo regimine_.
+
+[719] Ai 3 Sett., da Aquila, Carlo annuncia ai Napoletani che per
+il prossimo mese il Papa sarebbe giunto nella loro città; e vi
+manda Rostaino Cantelmi e Guido de Alamania acciocchè allestiscano
+l’occorrente: _Reg. Caroli II_, 1294; B. n. 65, fol. 9. Secondo gli
+stessi _Regesti_, Carlo partì di Aquila in compagnia del Papa ai 6
+Ott., e andò a Sulmona: a Sulmona si fermò fino ai 12; ai 14 fu a
+Isernia; ai 18, a San Germano; ai 27 trovossi a Capua, ed agli 8 Nov.
+entrò in Napoli.
+
+[720]
+
+ _Silvester ut ales_
+ _Cum caput abscondit gallus, lacrimabile visu,_
+ _Corpore se toto venantibus abdere credens,_
+ _Decipitur, capiturque manu._
+ (_Opus Metr._, c. XI.)
+
+[721] Ormai agli 11 Nov. 1294 lo appella amico suo fedelissimo: nella
+lettera da Capua in cui comanda al giudice Jacopo de Avellino di dare
+ascolto al ricorso sporto dal vicario del cardinale per turbamento
+di diritti su un bosco di sua proprietà: _venerabilis patris Domini
+Benedicti dei gr. tituli s. Martini in montibus Pbri Cardinalis, amici
+nostri carissimi: Reg. Caroli II_, 1294, B n. 65.
+
+[722]
+
+ _Defectus, senium, mores, inculta loquela,_
+ _Non prudens animus, non mens experta, nec altum_
+ _Ingenium, trepidare monent in sede periclum._
+
+(_Opus Metr._, c. XV). Eguali ragioni espone Celestino medesimo nella
+formula dell’abdicazione (RAYNALD, n. XX).
+
+[723] «Che fece per viltade il gran rifiuto»: nè è sostenibile
+l’opinione che DANTE vi intenda parlare di Esaù. Ed il PETRARCA,
+certamente alludendo a DANTE, dice: _Quod factum solitarii sauctique
+patris vilitati animi quisquis volet attribuat — ego in primis et
+sibi utile arbitror et mundo — Papatum vero, quo nihil est altius
+— quis ulla aetate — tam mirabili et excelso animo contempsit, quam
+Coelestinus iste?_ (_De vita solitaria_, II, sec. III, c. 18).
+
+[724] Una pergamena di Monte Cassino, in data dei 4 Agosto 1012,
+parla di _Roffredo Consul et Dux Campanie — habitator de civitate
+Berulana_ (Veroli). È possibile che egli sia stato un antenato della
+famiglia. Io devo alla liberalità del duca don Michele Gaetani di
+Sermoneta di avere potuto largamente profittare del ricco archivio
+della sua famiglia: e ne rilevai che Bonifacio VIII fu il vero
+fondatore della potenza di casa Gaetani. Il signor Carinci ha ordinato
+egregiamente quell’archivio: da esso e da altri archivî privati di
+Roma si trarrebbero le fonti della storia medioevale del Lazio, che
+assolutamente manca.
+
+[725] Gli Statuti di Benevento del 1230 sono sottoscritti dal rettore
+pontificio _Roffridus Uberti Anagninus_, che forse fu il padre di
+Bonifacio VIII (BORGIA, _St. di Benev._, II, 409). Nell’anno 1255 in
+un _Privilegium_ dato da _Johes Compater Ducatus Spoletani rector_ per
+Gubbio, si sottoscrivono come testimonî _Dno Trasmundo Zanchari, Dno
+Jacobo Gaitani militib. de anania_ (arch. Gubbio, _Liber Privilegior._,
+fol.7). Da atti dell’arch. di Todi, si rileva che ivi nel 1283 era
+podestà il _nobil. et potens miles Loffredus Gayetanus_ (fratello del
+Papa). Bonifacio era stato educato a Todi e n’era canonico, in quello
+che Pietro suo zio, figlio di Mattia Gaetano, dopo il 1252 n’era
+vescovo (_Annal. mscr. di Todi_, vol. V, compilati da LUCALBERTO PETTI,
+che sul principio del secolo decimosettimo fu benemerito conservatore
+dell’arch. secreto di quella città: sono custoditi colà, nell’archiv.
+di san Fortunato). Quegli stessi Annali dichiarano che un Mattia
+Gaetani di Anagni fu capitano di Manfredi. L’arch. possiede molti Brevi
+e Bolle di Bonifacio VIII che serbò grato animo alla città.
+
+[726] _Propter hanc causam factus est fastuosus et arrogans, ac omnium
+contemtivus_: così il contemporaneo PTOL. LUCENSIS, XXIV, c. 36. —
+JACOPO STEFANESCHI lo chiama _pastor conscius aevi_, e dice:
+
+ _qui saecula, mores,_
+ _Pontifices, clerum, reges, proceresque, ducesque_
+ _Et Gallos, Anglosque procul, fraudesque, minasque,_
+ _Terrarumque plagas orbemque reviderat omnem._
+
+[727] Dai _Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, si deduce che il Re partì di
+Napoli ai 4 di Gennaio: ai 16 fu a San Germano; dai 22 di Gennaio ai 24
+di Maggio segnò suoi atti da Roma.
+
+[728] Lettera notevole e finora ignota, scritta da Carlo a Rostaino
+Cantelmi, capitano di Napoli, _dat. 7 Jan. 1295 apud Turrim S.
+Herasmi prope Capuam... Nostre nuper auditui majestatis innotuit
+quod pridie in civitate nostra Neapolis stolidi cujusdam rumoris
+vulgaris — stultiloquium insurrexit, quod — Dn. Bonifacius div. prov.
+S. Pont. diem repente finiverat fatalitatis extremum, et quod ex hoc
+generalis in populo letitia creverat et exultatio insolenter jocunda
+psallebat..._ E comanda che i colpevoli siano puniti, poichè altrimenti
+gliene avrebbe potuto derivare danno e vergogna (arch. regio di Napoli,
+_Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, fol. 159).
+
+[729] JACOPO STEFANESCHI, p. 644. Il _Chron. Parmense_ (ed. Barbieri,
+Parma 1858, p. 93) tiene nota ad a. 1295 del senato di _Hugolinus
+Rubeus_. Prima di lui senatore era stato _Thomas de S. Severino Comes
+Marsici, a. 1294_ (PAPENCORDT, p. 327, dalla _Margarita Cornetana_).
+— _Populus — dispositionem regiminis — Urbis ad vitam nostram nobis
+hactenus unanimi voluntate commisit_: così dice Bonifacio medesimo in
+un Breve dell’anno 1297 (THEINER, I, n. 516).
+
+[730] _Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen_, sclama JACOPO
+STEFANESCHI, che ha descritto in un poema la coronazione di Bonifacio
+VIII. Allora era prefetto Pietro di Vico; del senatore non si fa nota,
+perchè l’officio ancora vacava.
+
+[731]
+
+ _Tunc lora tenebant_ —
+ _Rex Siculus, Carolusque puer_— — —
+ _Jure tamen: nam sceptra tenet vassallus ab ipso_
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+ _Reticere juvat velamina muri_
+ _Et vestes, mensaeque situs, fulgentia Bacchi_
+ _Pocula, gemmatos calices, et fercula; quonam_
+ _Ordine servitum est; quemnam diademata Reges_
+ _Cum ferrent gessere modum._ —
+
+Se avessero visto queste pompe san Bernardo e san Francesco avrebbero
+sclamato: _in his successisti non S. Petro, sed Constantino_!
+
+[732] Ai 16 Maggio 1295, da Roma, scrive Carlo II al L’Estendard
+di aver mandato Radolfo patriarca di Gerusalemme, frate Guglielmo
+di Villaret e il cavaliere Luigi _de Moheriis pro conducendo fratre
+Petro de Murono a Vestis usque Capuam_: e gli comanda di recarvisi in
+persona, per condurre il fuggitivo a Capua (_Reg. Caroli II_, 1294, C.
+65, Fol. 264). JACOPO STEFANESCHI parla di un _Regis sonorum edictum_,
+che parrebbe essere stato una specie di requisitoria.
+
+[733] Stando a PIETRO DE ALIACO (nel RAYNALD, ad a. 1295, n. XI ecc.)
+ei fu chiuso in un carcere angustissimo, _ut vir sanctus ubi habebat
+pedes, dum missam celebravit, ibi caput reclinaret dum dormiendo
+quiesceret_. Celestino V, morto ai 19 Maggio 1296, fu canonizzato
+nell’anno 1313 (DI PIETRO, _Memorie di Sulmona_, p. 198).
+
+[734] Presenti furono Giovanni da Procida e il Loria che avevano
+accompagnato Costanza a Roma; e a Roma Giovanni sparve. Di passaggio
+tengo qui nota del suo albero genealogico ricavato da un documento dei
+23 Giugno 1314, compilato a Salerno, che riguarda una permuta di beni
+fra la Santa Maria in Ilice e Tomaso da Procida figlio di Giovanni.
+Vi è fatta menzione dei suoi antenati di antico sangue longobardo, e
+vi è detto: _Nob. vir D. Thomas de procida miles dom. Insule Procide,
+qui fuit filius Petri, filii Johis, filii Adenulfi, filii Petri, filii
+Aczonis Comitis_ (arch. Ludovisi Boncompagni di Roma, pergam. della
+rubrica _S. Maria in Elce_).
+
+[735] Solamente nell’anno 1298 Carlo II trovò che era cosa vituperevole
+far languire di fame i figli di Manfredi (_si ob alimentorum defectum
+— fame peribunt_: DEL GIUDICE, _Cod. Dipl._, I, p. 127). Allora, nel
+1299, comandò che fossero loro levate le catene, che si vestissero e
+conducessero a Napoli (AMARI, _Vespro_, Doc. XXIX, XXX). Però furono
+destinati a nuova prigionia nel castel dell’Uovo: Federico ed Enzo
+morirono per primi; Enrico passò di vita che aveva quarantasette anni,
+nel 1309. Per lo contrario il Loria, dopo la sua vittoria navale di
+Napoli, aveva liberato Beatrice figlia di Manfredi: ed ella sposò
+Manfredi marchese di Saluzzo.
+
+[736] Il SURITA dimostra errare coloro i quali affermano che Costanza
+morisse in Roma (_Anales de Aragon_, V, c. 28). — Si ricordi il bel
+passo di DANTE, là dove l’ombra di Manfredi gli dice:
+
+ Vadi a mia bella figlia, genitrice
+ Dell’onor di Cicilia e di Aragona,
+ (_Purgatorio_, c. III, v. 115, 116).
+
+[737] RAYNALD, ad a. 1297, n. 2 sgg. In un _Privilegium_ per Corneto,
+dei 24 Luglio 1298, _datum in Portu Corneti_, Jacopo stesso si appellò
+_S. R. E. Vexillarius, Amiratus et Capitaneus Generalis_. L’originale
+se ne trova nell’arch. secreto di Corneto, Casset. A, n. 5; una copia
+nella bibl. del conte Falzacappa di Corneto.
+
+[738] Addì 21 Gennaio 1295 Terracina nominò Bonifacio per suo podestà a
+vita (CONTATORE, p. 209). Orvieto, ai 7 Ottobre 1287, fece lo stesso,
+eleggendolo per sei mesi (THEINER, I, n. 509); Toscania, ai 6 Luglio
+1297, a vita (n. 517); Todi, addì 31 Genn. 1297, per sei mesi (PETTI,
+_Annali_, V, p. 110); Velletri, ai 3 Ott. 1299, per sei mesi (n. 535);
+Corneto, addì 27 Febb. 1302, a vita (n. 544). Ed a Corneto trovasi un
+reggimento popolare, composto del _Rector Societatis Laboratorum_, del
+_consul mercatorum, del Rector societ. Calzorarorum_... in generale dei
+_rectores artium et societatum_.
+
+[739] Fu posto in officio a Roma, addì 13 Marzo 1297: THEINER, I, n.
+516. Ai 12 Giugno 1297 confermò gli Statuti dei mercanti. Questo fu
+il suo ultimo senato; morì nel 1306, ed è sepolto in Araceli. Prima di
+lui, nel 1296, erano stati senatori Pietro di Stefano e Andrea Romano
+di Trastevere (Vitale, p. 204). Vedi di loro la iscrizione esistente in
+Campidoglio (nel FORCELLA, I, 25).
+
+[740] Pergamena nell’arch. Colonna (Privilegi, VI, A. n. 7) _Actum Rome
+presentib. viris nob. Petro Ruffo de Calabria Catanzarii, Ermingario de
+Sabrano Ariani, et Riccardo Fundorum Comitibus, Guillielmo Estandardo
+Regni Sicilie marescalco... A. D. 1295 die XX m. Febr. Ind. VIII
+Regnor. nror. a. XI feliciter Amen. Considerantes igitur grandia,
+grata, diuturna et accepta servitia, quae sanctiss. in Xpo patre et
+clem. Dom. nr. D. Bonifacius... ab olim dum in minori statu consisteret
+clare mem. Domino patri nostro et nobis... exhibuit, ac paterna
+beneficia, que post apicem apostolatus assumptum-exibet... Roffridum
+Gaetanum militem fratrem ipsius in omrificentiam decoremque perpetuum
+domus et generis domini nostri prefati dignitate Comitatus Caserte...
+providemus illustrandum._ — Caduto Corradino, ed insieme cogli
+Hohenstaufen caduta la famiglia antica di Riccardo di Caserta e di
+Corrado suo figlio, fu ad essa confiscata per fellonia la bella contea.
+Documento che andò perduto, ed era raccolto nel _Liber Donat. Caroli
+I_, A. 1269: trovasi registrato dal MINIERI RICCI nelle sue _Brevi
+notizie intorno all’arch. Angioino di Napoli_ (1862), p. 105.
+
+[741]
+
+ =Loffredus Gaetani=, cavaliere di Anagni.
+ |
+ | =Benedictus=, papa Bonifacio VIII.
+ |
+ | =Loffredus=, primo conte di Caserta (1295).
+ |
+ | =Franciscus=, cardinale di S. M. in Cosmedin.
+ |
+ | =Petrus=, conte di Caserta, signore di Sermoneta,
+ Norma, Ninfa, signore della torre «delle Milizie»
+ nella Città ecc.
+ |
+ | =Franciscus=, cherico.
+ |
+ | =Loffredus=, primo conte di Fundi (1299),
+ | sposato con Margherita Aldobrandini;
+ | indi in seconde nozze con Giovanna figlia
+ | di Riccardo di Aquila,
+ | erede di Fundi e di Traetto.
+ |
+ | =Benedictus=, conte palatino.
+
+(Dall’arch. della famiglia Gaetani).
+
+[742]
+
+ =Oddo Colonna= † intorno al 1257.
+ |
+ | =Jacobus=, card. (1278); testa ad Avignone (1318).
+ |
+ | =Johannes=, senatore † 1292.
+ | |
+ | | =Petrus=, card. (1288).
+ | |
+ | | =Agapitus=, † prima del 1318.
+ | |
+ | | =Stephanus=, conte di Romagna, senatore, (1292).
+ | |
+ | | =Jacobus=, chiamato Sciarra.
+ | |
+ | | =Johannes= de S. Vito.
+ | |
+ | | =Oddo=.
+ |
+ | =Oddo=.
+ | |
+ | | =Jordanus=.
+ |
+ | =Matheus=, _praepositus ecclesiae de S. Audomaro_.
+ |
+ | =Landulphus=.
+ |
+ | =Beata Margarita=, monaca (1277) † 1284.
+
+Il padre del cardinale Jacopo viene chiamato espressamente con nome
+di Odone nella Bolla dei 10 Maggio 1297; e questo riesce sorprendente
+poichè nel contratto dei 28 Aprile 1292 (PETRINI, p. 418) è appellato
+Giordano. Nell’archiv. Colonna (scaff. XVII, n. 8) vid’io quel
+contratto, ed anche là il nome è Giordano. Però io m’attengo alla Bolla
+autentica del Pontefice.
+
+[743] Il Tosti, _Storia di Bonif. VIII_, I, 200, crede che Jacopo fosse
+dalla parte del torto in questa lite: deciderne è impossibile perchè
+non conosciamo gli atti del processo.
+
+[744] Bolla nel RAYNALD, n. 27: _Praeteritorum temporum nefandis
+Columnensium actibus... Columnensium domus exasperans, amara
+domesticis, molesta vicinis, Romanorum reipublicae impugnatrix, S. R.
+E. rebellis, Urbis et patriae perturbatrix..._ documento di dettatura
+chiara e bella. — Mi passo di dire su quello che scrivono il VILLANI ed
+altri intorno alla causa della contesa. Non credo che Stefano derubasse
+il tesoro pontificio, perciocchè il Papa ne taccia. Il PETRINI (_Mem.
+Prenestine_) ha composto queste storie traendole da documenti, ma
+sventuratamente gli archiv. Gaetani e Colonna non possiedono alcun
+documento che abbia speciale importanza intorno a quella età. Quanto a
+me non potrò mai sdebitarmi abbastanza della gratitudine che professo
+al venerando don Vincenzo Colonna, che da anni mi tiene aperto il
+celebre archivio della sua famiglia, per lunghissimo tempo a tutti
+celato.
+
+[745] Il Tosti registra alcune di queste satire.
+
+[746] _L’Histoire du Different d’entre le Pape Bonif. VIII et Philippe
+le Bel, Preuves_, p. 34 sq.: _Respondemus — quod vos non credimus
+legitimum Papam esse — — — quod in renuntiatione ipsius (Coelestini)
+multae fraudes et doli, conditiones et intendimenta et machinamenta
+intromisse multipliciter... Propter quod petimus instanter et humiliter
+generale concilium congregari._ — I cardinali mandarono il loro goffo
+manifesto anche a Parigi, dove si aveva di già discusso acremente
+sull’abdicazione di Celestino.
+
+[747] Bolla _Lapis abscissus de monte sine manibus_: nel RAYNALD, n. 35.
+
+[748] BZOVIUS, _Annal._, ad a. 1297, n. IX. — Tosti, I, 215. — La
+Costituzione _Felicis recordationis_ è nella VI _Decretal._, libro
+V, tit. 9, c. 5. — Innocenzo IV, da Lione, aveva dato al cardinali il
+cappello rosso.
+
+[749] Lettera del Papa a Landolfo, da Orvieto, ai 4 Sett. 1297
+(PETRINI, p. 419).
+
+[750] Lettera del Papa a Pandolfo, da Orvieto, ai 29 Settembre 1297:
+ibid.
+
+[751] La Bolla di scomunica, data da Roma, ai 18 Nov. 1297, è
+registrata nel RAYNALD, n. 41. La Bolla della crociata è raccolta nel
+PETRINI, p. 421.
+
+[752] L’Inquisitore n’ebbe gran faccenda per le mani. Nell’arch.
+Gaetani, XXXVII, n. 31, si conserva un istromento nel quale Alamannus
+de Balneoregio dell’ordine dei Minori, giudice degli eretici di
+Roma, agli 8 Sett. 1297, condannò alcuni cittadini come _adjutores
+et fautores scysmaticorum et rebellium Columpnensium_; e furono
+proscritti: _Exbandimus et exponimus Christi fidelibus capiendos_.
+L’inquisitore Simone _de Tarquinio_ vendette per mille fiorini d’oro a
+Pietro Gaetani le case di uno di quei condannati poste presso la torre
+«delle Milizie» (ai 13 Aprile 1301, ibid., n. 31).
+
+[753] Nell’antica famiglia dei Ceccano s’erano riuniti gli Anibaldi
+loro congiunti. Trovo nell’archivio Colonna che ultimo di quei vecchi
+conti fu Giovanni, figlio di Landolfo, ai 26 Marzo 1286. Indi nel 1291
+subentrò _Anibaldus de Ceccano_, padre di Giovanni e stipite della
+seconda famiglia dei conti di Ceccano, che fu potente anche a Terracina
+e nella Maritima.
+
+[754] Nell’editto che pronunciò il tribunale degli eretici agli 8 Sett
+1297, fra i condannati si trova un Mario _magister lignaminis_ che in
+servizio dei Colonna aveva fabbricato macchine a Nepi _ad exercitum
+Ecclesie per edificia impugnandum et ad machinas_...
+
+[755] Arch. Gaetani (XIII, n. 79), quaderno in pergamena, _Registr.
+Allibrati civitates Nepesine, A. 1293 temp. potestarie magn. vir. D.
+Pandulphi de Sabello Romanor. Procon._ Il parlamento di Nepi delibera
+_quod Dominium dicte civitatis alicui potenti vendatur — qui bona
+stabilia per eum empta singulis venditorib. in feudum concedat_. Ai 3
+Ott. 1293 il cardinale Pietro Colonna compera Nepi per 25000 fiorini
+(80000 talleri). Il _Syndicus_ fa tradizione della città a Stefano
+Colonna, _procurator_ del cardinale _per vexillum et sigillum communis,
+per claves portarum et ipsas portas_; indi giura _vassallagium,
+homagium et fidelitatem_. In questo modo comuni liberi diventavano
+vassalli di baroni. — Un altro istromento compilato a Roma, ai 6 Agosto
+1293, contiene un’alleanza fra i Colonna, Pietro e Manfredi di Vico e
+gli Anguillara, assistendovi il cardinal Benedetto (Bonifacio VIII). —
+In un terzo contratto dato da Roma nel palazzo di _Florentius Capocci_,
+del 13 Agosto 1293, Pietro cardinale vende metà di Nepi ai fratelli
+della casa Vico, ma si pattuisce che il cardinale debba conservarne
+il possesso finchè gli si abbia pagato il prezzo. — Noto che a Nepi
+v’erano un _consilium speciale et generale e Castaldiones_, capi della
+republica, che convocavano il parlamento.
+
+[756] PTOL. LUCENS., _Hist. Eccl._, p. 1219. — Stando a un documento
+raccolto nella _Histoire de Different._, p. 278, Sciarra nel 1297
+cedette Nepi alla città di Roma; e questa, morto Benedetto XI,
+nell’anno 1305 ne chiese la consegna a _Ponzellus Orsini_ a’ termini
+del contratto.
+
+[757] Addì 9 Febb. 1298 il Papa richiese Rieti di aiuto _ad
+expugnationem castri Columpne_: Breve nell’arch. Gaetani, XXVI, n. 56,
+— _Oppidum Columna diu obsessum — subversum_: RICOBALDO, _Hist. Imp._,
+p. 144.
+
+[758] «Lunga promessa con l’attender corto», parole notissime di DANTE
+(_Inferno_, c. XXVII, v. 110), che furono forse la maggior origine
+del racconto. Vedi anche FR. PIPIN., _Chron._, p. 741. Il Tosti nega
+recisamente la cosa.
+
+[759] I Gaetani profittarono tosto a Rieti di queste circostanze di
+cose. Giusta una pergamena esistente nell’arch. Colonna (scaff. XVII,
+n. 12), addì 19 Sett. 1298, Agapito figlio di Giovanni Colonna cedette
+a _Petrus Gaytanus_ conte di Caserta, _titulo donationis_, tutti i suoi
+diritti su Ninfa. _Actum Reate praesentib. D. Rogerio Bussa, D. Johe
+de Sermineto, D. Giffredo Bussa_ (il quale più tardi tradì il Papa)
+_civib. Anagninis_.
+
+[760] Vedi il frammento del reclamo che, morto il Papa, i Colonna
+indirissero al Senato (Petrini, p. 429): _Palatium autem Caesaris
+edificatum ad modum unius C propter primam litteram nominis sui, et
+Templum palacio inherens opere sumptuosissimo et nobilissimo edificatum
+ad modum S. M. Rotunde de Urbe. — Muri antiquissimi opere Saracenico_
+(vecchio edificio ciclopico a contrapposto delle costruzioni romane di
+mattoni).
+
+[761] _Ipsamque aratro subjici ad veteris instar Carthaginis Africanae,
+ac salem in ea etiam fecimus — seminari, ut nec rem, nec nomen,
+aut titulum habeat civitatis_: Bolla, da Anagni, ai 13 Giugno 1299;
+RAYNALD, n. VI; PETRINI, pagine 426, 428.
+
+[762] PETRINI. Fino a questo tempo, vescovo di Palestrina era stato il
+cardinale Beaulieu: lui morto nell’Agosto 1297, Bonifacio non gli aveva
+eletto alcun successore; e questo dimostra che fin da allora aveva
+stabilito il suo piano di vendetta.
+
+[763] Ai Podestà dei Comuni nel _Patrimonium Petri_ è concesso il
+_merum et mixtum imperium_, e si guarentisce protezione di parecchie
+maniere contro gli officiali pontificî: Bolla _Licet merum_, dei 20
+Genn. 1299, arch. secr. di Corneto, Cassett. A, n. 6. — A difesa della
+marca di Ancona furono promulgati, ai 7 Sett. 1303, degli Statuti
+(THEINER, I, n. 571), e questi furono uno degli ultimi atti del
+Papa. Più tardi, ai 15 Genn. 1304, il bellissimo Editto fu abrogato
+da Benedetto XI (ibid., n. 577). — Bonifacio, a richiesta di Todi,
+sottrasse questa città al tribunale del Rettore del _Patrimonium_. Egli
+soppresse soltanto le confederazioni delle città: così la lega antica
+fra Perugia, Todi, Spoleto e Narni (Bolla dei 13 Dic. 1300, nell’arch.
+di san Fortunato di Todi).
+
+[764] BENVENUTO DA IMOLA, SANT’ANTONINO (III, 248), il VILLANI,
+BONINCONTRIUS, la _Cronica di Este_ (MUR., XV, 344) accusano addiritura
+il Papa di spergiuro. Il TOSTI imprese a spurgarnelo di questa taccia,
+ma non riuscì a darne dimostrazione.
+
+[765] Bolla _ad succidendos_, L, VI, _Decretal._, V, tit. III.
+
+[766] Vedi le satire XVII e XIX nella ediz. veneziana delle sue poesie.
+Jacopone coi Colonna ottenne l’assoluzione soltanto da Benedetto XI.
+Indi visse presso a Todi, dove in san Fortunato il suo epitaffio dice:
+_Ossa Beati Jacoponis de Benedictis, Tudertini, Fr. ordinis Minorum,
+qui stultus propter Christum, nova mundum arte delusit et coelum
+rapuit_. Però l’iscrizione data soltanto dall’anno 1596.
+
+[767] PETRARCHA, _De reb. famil._, II, Ep. 3, p. 592. Vedi anche il DE
+SADE, _Mémoires pour la vie de Petrarche_, I, 100.
+
+[768] Bolla _Antiquorum habet fida relatio_ (RAYNALD, A. 1300, n. IV).
+Clemente VI ordinò che il Giubileo si celebrasse ad ogni cinquant’anni;
+Gregorio XI accorciò il termine a trentatre; Paolo II a venticinque.
+Bolla _Nuper per alias_, da Roma, al 1 Marzo 1300 (Tosti, II, 283).
+
+[769] Il maggior numero di pellegrini vennero di Francia: Inghilterra,
+causa le guerre, ne diede pochi. Vedasi JACOPO STEFANESCHI, _De
+centesimo seu jubilaeo anno Liber_ (_Bibl. Max. Vet. Patr._, XXV, 936,
+944).
+
+[770] _Annales Veteres Mutinensium_, p. 75.
+
+[771] VILLANI, VIII, c. 36. _Annales Colon. Majores_, p. 225. _Chron.
+Parmense_ (Parma 1858), p. 109: _Et singulis diebus videbatur quod iret
+unus exercitus generalis omnibus horis per stratam Claudiam intus et
+extra_. Il _Cronista d’Asti_ numera due milioni di pellegrini per tutto
+quell’anno.
+
+[772] _Chron. Astense_ del VENTURA (MUR., XI, 191). Se egli trovava che
+fosse troppo caro lo spendere per alloggio e per scuderia _tornesium
+unum grossum_ (che corrisponde a un terzo di franco) ei si può
+vedere quanto poco allora il vivere costasse. Dalla mancanza di fieno
+conchiude il Tosti, ma a torto, che la Campagna a quel tempo rendesse
+più grano che oggidì. Ancora adesso ha molti pascoli per greggi, ma
+fieno ne produce poco.
+
+[773] La barbarica scrittura di JACOPO STEFANESCHI dice: _Appositura
+facta in moenibus alta, qua peregrinantibus compendiosior pateret
+via inter monumentum Romuli ac vetustum portum._ Io leggo _vetustum
+pontem_, e per esso intendo gli avanzi del ponte di Nerone. Si forò
+presso il fiume il muro di fianco del castello, che aveva soltanto una
+porta.
+
+[774] Vi si riferisce DANTE là dove dice (_Inferno_, c. XVIII, v.
+28-33):
+
+ Come i Roman, per l’esercito molto,
+ L’anno del Giubbileo su per lo ponte
+ Hanno a passar la gente modo tolto:
+ Che dall’un lato tutti hanno la fronte
+ Verso ’l castello e vanno a santo Pietro,
+ Dall’altra sponda vanno verso ’l Monte.
+
+Il «Monte» non può essere altro che Monte Giordano, ed io dirò più
+sotto che esso formava un quartiere circondato di mura a mo’ di
+castello.
+
+[775] _Die ac nocte duo Clerici stabant ad altare S. Pauli tenentes in
+eorum manibus rastellos rastellantes pecuniam infinitam._
+
+[776] _Et quia multi contradicentes dictae indulgentiae dicentes
+ipsam factam fuisse acaptatoriam denariorum, ideo contradicentes
+excommunicavit: Chron._ abbreviata JOHIS DE CORNAZANO, nell’antedetta
+edizione delle _Croniche Parmensi_, p. 361. La stessa accusa ripete
+CHARLES CHAIS, _Lettres historiques et dogmatiques sur les Jubilées_
+(La Haye 1751), scrittura leggiera di tempo di Voltaire.
+
+[777] PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, p. 1220, dice: _singulis diebus
+ascendebat oblatio ad 1000 libras Perusinorum_.
+
+[778]
+
+ _Mille trecentenis Domini currentibus annis_
+ _Papa Bonifacius octavus in orbe vigebat_
+ _Tunc Aniballensis Riccardus de Coliseo_
+ _Nec non Gentilis Ursina prole creatus_
+ _Ambo Senatores Romam cum pace regebant — _
+ — — — — — — _tu Toscanella fuisti_
+ _Ob dirum dampnata nefas, tibi demta potestas_
+ _Sumendi regimen est, at data juribus Urbis._
+
+La città fu obligata a pagare un tributo di duemila rubbie di grano che
+corrispondono a mille libbre: e dovette mandare a Roma la sua campana
+e le imposte delle sue porte. _Octo ludentes Romanis mictere ludis._
+La iscrizione trovasi oggidì nel palazzo dei Conservatori infissa nel
+muro, a capo della scala interna.
+
+[779] VILLANI, VIII, c. 36.
+
+[780] La Bolla è nel RAYNALD, n. IX.
+
+[781] I due Diplomi, da Anagni, ai 3 Settembre, a. VII, nel THEINER, I,
+n. 553, 554.
+
+[782] _Nonne possum Imperii jura tutari? Ego sum Imperator!_ FRANC.
+PIPIN., _Chron._, p. 739.
+
+[783] Mi riferisco al VILLANI ed alle Biografie di Dante, delle quali è
+eccellente quella di CESARE BALBO adatta ad ogni specie di lettori.
+
+[784] «In guisa che nel poema dantesco l’Ettore trascinato più
+volte intorno alle trojane mura pare sia appunto Bonifacio»: imagine
+calzante che io traggo dall’argutissimo don LUIGI TOSTI (II, 103). E lo
+faccio per rendere omaggio al suo ingegno, sebbene le sue opinioni su
+Bonifacio VIII sieno differenti dalle mie.
+
+[785] La enciclica ed il sillabo publicati agli 8 Dicembre 1864 ci
+hanno fatto risovvenire de’ tempi di Bonifacio VIII.
+
+[786] La Bolla _Ausculta, fili_ è nel DUPUY, _Hist. du Differ._, n. 48:
+quella al clero vi è registrata al n. 53. Nei _Regesti_ di Bonifacio
+VIII i documenti sono mutilati, poichè più tardi Filippo costrinse
+Clemente V a cancellare tutti i passi che erano avversi a lui: prova
+eloquentissima della schiavitù cui egli ebbe ridotto il Papato.
+
+[787] Il FLATHE, _St. dei precursori della Riforma_, Lipsia 1835, II,
+27, tratteggia assai bene le attenenze di Bonifacio VIII con Francia.
+
+[788] _Subesse Rom. Pontifici omnem humanam creaturam declaramus,
+dicimus, et diffinimus omnino esse de necessitate salutis_: ultimo
+periodo della Bolla dei 18 Nov. 1302 (RAYNALD, n. 13). Eccone alcuni
+altri passi: _Oportet autem gladium esse sub gladio, et temporalem
+auctoritatem spirituali subjici potestati. — Spiritualis potestas
+terrenam potestatem instituere habet et judicare, si bona non fuerit_.
+— Queste dottrine, che non erano nuove, pronunciò Bonifacio fino dal
+1300 nella sua lettera al Duca di Sassonia: _Apostolica sedes divinitus
+constituta super Reges et Regna — cui omnis anima quasi sublimiori
+preminencie debet esse subjecta, per quam principes imperant_. —
+(THEINER, I, p. 547).
+
+[789] Queste accuse si ripeterono anche nell’inquisizione dell’anno
+1311. Oltre ad eresia, a tirannide ed a scostumatezza, il Papa fu
+tacciato eziandio di commercio col diavolo. I cardinali Colonna
+credevano che ei tenesse chiuso uno spiritello in un anello che aveva
+appartenuto a re Manfredi. Vedansene le requisitorie nelle _Preuves
+de l’histoire du Different_ etc., e il documento nell’HÖFLER, _Guardo
+retrospettivo su Bonifacio VIII_, p. 32.
+
+[790] _Misericordiam humiliter implorasti_: THEINER, I, n. 567.
+
+[791] Crede l’OLENSCHLAGER che questi documenti non abbiano potuto
+essere scritti da Tedeschi, poichè contengono dottrine troppo enormi
+(_Storia polit. commentata dell’Impero rom._, Francof. 1775, p. 12).
+Ecco la professione di fede dell’Imperatore: _recognoscens — quod
+Rom Imp. per Sed. Ap. de Grecis translatum est in persona magnif.
+Caroli in Germanos, et quod jus eligendi Rom. regem, in Imp. postmodum
+promovendum, certis principib. ecclesiasticis et secularib. est ab
+eadem sede concessum, a qua reges et imperatores, qui fuerunt et
+erunt pro tempore, recipiunt temporalis gladii potestatem ad vindictam
+malefactorum, laudem vero bonorum — profiteor..._ Vi tien dietro il
+formale giuramento feudale _non ero in consilio etc_. (_Mon. Germ._,
+IV, 483; THEINER, I, n. 570. — Al n. 569 si contiene il _Privilegium
+Alberti regis R. de tuendis regalib. B. Petri_, che manca nel _Monum.
+Germ._).
+
+[792] Ancora ai 29 Ott. 1312, da Parigi, Rainaldo di Supino fa
+quietanza di diecimila fiorini _de auxilio quod fecit pro executione
+captionis Bonifacii_ (_Preuves_, p. 608-611).
+
+[793] FERRETUS VICENTINUS, _Hist._, p. 996, rimprovera il Papa
+perciocchè violentemente si facesse vendere Anagni per darlo poi ai
+suoi nipoti. Però io lessi gran copia di documenti, i quali provano
+che sono stati i Gaetani a comperare le possessioni di Anagni. L’arch.
+di quella famiglia mi fe’ capace che la caduta di Bonifacio avvenne
+esclusivamente per opera dei baroni della Campagna.
+
+[794] _Nimphas et Normias_: Vol. II, pag. 296 di questa Istoria.
+
+[795] Furono _Anibaldus et Johes filii quond. Petri Transmundi de
+Anibaldis de Urbe._ Ai 7 Ott. 1299 il Papa confermò, da Anagni, la
+vendita (arch. Gaetani, VI, n. 20). Gli altri Anibaldi, _Riccardus de
+Militiis_ e suoi parenti vi diedero la ratifica ai 17 Dic. 1297 da Roma
+(ibid., XXXI, n. 30).
+
+[796] Arch. Gaetani, XLIV, n. 40: _Johes fil. quond. Jordani de
+Normis... vendidit — D. Benedicto — Cardinali... tres partes Rocce et
+totius Castri de Normis_.
+
+[797] Ancora nell’inquisizione di Avignone, dove gli accusatori
+regi rimproverarono al morto Papa di avere discacciato i baroni del
+Lazio dai loro possedimenti, fu detto: _Castrum tamen Nymphae, quod
+ditissimum castrum est et uberrimum in redditibus, quod ad jus D. Petri
+de Columpna pertinet — violenter — usque hodie contra Deum et justitiam
+detinetur per nepotes ipsius_ (_Hist. du Diff._, 343).
+
+[798] Lo provano documenti moltissimi dell’arch. Colonna, dove
+passarono pergamene in buon numero della famiglia Gaetani.
+
+[799] Docum. degli 11 Febb. 1298 (arch. Gaetani, XXV, 35): _actum in
+territorio Nimphe in loco ubi dicitur Foliano... usque ad centum millia
+intus mare_... La formula di tradizione del possesso fu: _ambulando,
+eundo et calcando pedibus_; ed al procuratore del barone furono posti
+in mano terra, rami d’albero, foglie, acqua dolce ed acqua di mare.
+— Il prezzo fu pagato in moneta contante. In un docum. degli 8 Sett.
+1298 (ibid., XXVIII, 36), il _Syndicus_ di Ninfa fa quietanza di
+200,000 fiorini pagatigli in denaro contante _sibi integre solutum
+et numeratum: actum in Palatio quondam Communis_; e ciò significa che
+Ninfa non era più Comune libero. Ho già notato che ai 19 Sett. 1298, da
+Rieti, Agapito Colonna cedette i suoi diritti su Ninfa.
+
+[800] _Non transferatis aliquo alienationis genere — in Jacobum
+de Columpna vel Petrum nepotem ejus olim S. R. E. Cardinales nunc
+depositos, vel filios quond. Johis de Columpna_: tratto caratteristico
+dell’odio di Bonifacio. — Bolla originale, data da Anagni, ai 2 Ott.
+1300, sottoscritta da quattordici cardinali (archiv. Gaetani, e dal
+Reg. del Papa nel THEINER, I, n. 550). Dipoi i cardinali Matteo Orsini
+e Francesco Orsini posero il conte Pietro in possesso di Ninfa, ed egli
+in cambio cedette alla Chiesa alcuni palazzi in Orvieto (Laterano, 10
+Ott 1300; arch. Gaetani, XXV, 39).
+
+[801] _Vita Innoc III_, p. 489: _Roccam Cicergii redemit a Rolando
+Guidoni de Leculo, cui Oddo et Robertus Frajapanis in feudum
+concesserunt_. — Ai 3 Maggio 1259 _Petrus Fernandi_ mastro dei Templarî
+in Italia, per mandato del _Magister generalis Thomas Berardi_, permutò
+il _locum Sci Felicis in monte Circego ad dictum ordinem pleno jure
+spectantem_, consentendovi il convento dell’ordine di _S. Maria de
+Aventino in urbe_: e lo diede a Giordano vicecancelliere della Chiesa,
+avendone in cambio il casale Piliocta (detto oggi Cicchignola lungo
+la via Ardeatina: NERINI, p. 229). Il docum. è aggiunto alla Bolla
+che Alessandro IV ne promulgò a conferma, da Anagni, ai 29 di Ottobre
+dell’anno 1259; ed è indiritto a Giordano, quello stesso che in Astura
+aveva chiesto che gli si consegnasse Corradino (arch. Gaetani, XXXVIII,
+39). — L’atto dei 23 Nov. 1301, compilato in Laterano, ibid., XLVIII,
+76. — Ai 28 Genn. 1302, il Papa conferma la comprita (THEINER, I, n.
+5591).
+
+[802] Carpineto: Bolla del Papa, da Trevi, ai 4 Sett. 1299 (arch.
+Gaetani, CXVII, 15). — Trevi, cui erano aggiunte altre castella
+(ibid., XLIII, 24; XLV, 35). — Sculcola (ibid., XLVII, 16) e l’atto
+di vassallaggio del castello (4 Maggio 1300, ibid., XLVII, 14). Il
+popolo di Sculcola fa riserva delle sue consuetudini, «come al tempo di
+Corrado». — Ai 27 Febb. 1300 Pietro acquistò da parecchie monache del
+convento di santa Maria de Viano, eredi di Galvano e di Corrado, i loro
+diritti su Sculcola (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n 3).
+
+[803] Bolla _Circumspecta sedis, dat. Lateran., IV Id. Febr. a.
+IX_ (arch. Gaetani, XXXVI, n. 43). _Cum itaque tu post inhibitiones
+hujusmodi in eisdem Campaniae ac Maritime partibus Castra Trebarum,
+Fellectini et Vallispetre, Gabiniani, Sculcule, Turris, Tribiliani,
+Pofarum, Carpini, Falvaterre, Collismedii, Carpineti, Sermineti,
+Bassani, S. Donati, Normarum, Nimphe, Sce Felicis et Asture... ac alia
+quamplurima bona, possessiones, dominia... in nonnullis civitatibus...
+de nostra conscientia acquisivisse noscaris._ — L’istromento di
+divisione dei beni famigliari di casa Gaetani (dei 24 Nov. 1317, in
+Anagni) fra Loffredo di Fundi, Benedetto e Francesco figli di Pietro,
+specifica ancora delle altre castella (ibid., XXXII, 24).
+
+[804] Il Papa tolse a Margherita tutti i feudi ecclesiastici; ed allora
+il convento _ad Aquas Salvias_ investì Benedetto conte palatino terzo
+figliuolo di Pietro, di parecchi beni alla donna prima infeudati, che
+furono Ansidonia, Porto d’Ercole, Monte Argentaro, Orbitello e Giglio:
+il censo annuo si stabilì in sole quindici libbre di provisini (archiv.
+Gaetani, XLVII, 39; dei 12 Marzo 1303). Un solo convento prossimo
+a Roma possedeva tutte quelle città di Toscana, isole e porti, e
+pretendeva di averli avuti in donazione da Carlo magno. — Fundi venne
+in mano di Loffredo Gaetani nell’Ott. 1299 (arch. Gaetani, XXXIX,
+39). — Ai 3 Ott. 1298, da Rieti, Bonifacio VIII ordinò al vescovo
+della Sabina di sciogliere il matrimonio fra Loffredo e Margherita,
+la quale viveva in bigamia (ibid. XXVII, 2). Chi ponga mente a questi
+documenti ne rileverà quanta finezza di politica famigliare abbia avuto
+Bonifacio.
+
+[805] I capi dei congiurati furono Rainaldo di Supino, Tommaso di
+Morolo, Pietro Colonna di Olevano e di Genazzano, Goffredo di Ceccano,
+Massimo di Trevi, Giordano e i suoi figli Galvano e Pietro di Sculcola,
+un Giovanni Conti: e Clemente V nell’anno 1312 gli assolse tutti,
+chiamandoli fedeli di re Filippo e diletti figli suoi. I nomi se ne
+leggono negli atti dell’inquisizione, nella Bolla _Flagitiosum_ di
+Benedetto XI e in quella di Clemente V dei 20 Aprile 1312, data da
+Vienne: ed eziandio nel documento tratto dagli Statuti di Anagni e
+registrato da JOH. RUBEUS, _Bonif. VIII_, Roma 1651, p. 338.
+
+[806] Bonifacio VIII aveva eletto a vescovi e ad arcivescovi venti
+Anagnesi, amici e congiunti suoi: SANT’ANTONINO, III, 259.
+
+[807] Nell’anno 1263 Urbano IV chiama _Mathias de Anagnia_ con
+nome di _nepos felicis mem. C(oelestini) pape predecessoris nostri_
+(THEINER, I, 285): dei suoi figli si parla ivi, n. 585. — Innocenzo
+IV, mentre trattava con Manfredi, abitava ad Anagni _in palatio Domini
+Mathiae_ (NICOL. DE CURBIO). Matteo era imparentato coi Conti, ma
+apparteneva alla casa _de Papa_. In un docum. dei 30 Marzo 1300 vien
+detto: _Nobiles viros Adinulphum et Nicolaum filios quond. Domini
+Mathie de Papa cives Anagninus_ (DE MAGISTRIS, _Storia di Anagni_, p.
+148). — Bonifacio VIII, ancora quand’era cardinale, aveva comperato
+dalla famiglia Bussa i diritti che questa possedeva sopra _Castrum
+Silvamolle_ (arch. Gaetani).
+
+[808] FERRETUS VICENTINUS (p. 1002) rappresenta questo cardinale come
+il vero traditore del Papa.
+
+[809] Vedi il docum. pontificio _Super Petri solio_, che dovevasi
+leggere agli 8 di Settembre: _Histoire du Diff._, p. 181.
+
+[810] Vedi la relazione officiale del Nogaret, dei 7 Settembre 1304,
+nelle _Preuves de l’histoire_ ecc., p. 239, e la prima parte del
+racconto del WALSINGHAM (_Hist. du Diff._, p. 194): la seconda parte ne
+è inzeppata di favole e di esagerazioni. Lo stesso dicasi del KNIGHTON.
+
+[811] VILLANI, VIII, c. 64. FR. PIPIN. _Chron._, p. 40. _Istorie
+Pistolesi_; MUR., XI, 528. Non è verosimile la narrazione di FERRETUS
+VICENTINUS.
+
+[812] _Sed Papa nulli respondit_: nel WALSINGHAM.
+
+[813] Per certo è falso che il Nogaret lo schiaffeggiasse. La Bolla di
+Benedetto XI tace di maltrattamenti corporali, e il VILLANI, BENVENUTO
+DA IMOLA, FRANC. PIPINO espressamente lo negano. _Personam ejus non
+tetigi, nec tangi permisi_; così protesta il Nogaret, il quale, per
+quanto fosse bugiardo, qui non avrebbe potuto tanto sfrontatamente
+mentire. I più favolosi racconti si diffusero nei paesi di fuori; lo si
+può vedere da ciò che ne dicono il KNIGHTON e TOMMASO WALSINGHAM.
+
+[814] Bolla _Flagitiosum_, dei 7 Giugno 1304. Più tardi i cittadini o
+meglio i preti di Anagni attribuirono a quel delitto la rovina della
+loro città, e ancora nell’anno 1526 ne implorarono solenne indulto dal
+Papa. Vedi nel Tosti (II, 242) quello che ne racconta Leandro Alberti.
+
+[815] Vedi il _Chron. Parmense_ che è contemporaneo (MURAT., IX,
+848). Il cardinale STEFANESCHI (_Opus Metric._, pagina 659), che fu
+testimonio di veduta, dice:
+
+ — _rediens festinus in almam_
+ _Urbem, quippe sacram, miro circumdatus orbe,_
+ _Vallatusque armis. O mira potentia, tantis_
+ _Enodata malis! Numquam sic gloriosus armis,_
+ _Sic festus susceptus ea_.......
+
+[816] Negli ultimi anni del Pontefice, senatori furono quasi soli gli
+Orsini. Ai 2 Giugno 1302: _Jacobus D. Napoleonis et Matheus D. Rainaldi
+de filiis Ursi_ (vol. LXI, p. 115, delle _Deliberazioni_, arch. Siena).
+Il PAPENCORDT, p. 335, erroneamente si riferisce a quell’archivio per
+l’anno 1300, sulla fede del GIGLI e del VITALE: io invece ho copiato il
+documento propriamente a Siena. Anche le sue notizie per l’anno 1301
+e le indicazioni dei cosiddetti vicarî del 1302, sono tolte soltanto
+dal registro capitolino, che è pieno zeppo di falli. La notizia
+dell’OLIVIERI che Stefano Colonna fosse senatore nel 1302 è tutta di
+suo capo. — Ai 19 Genn. 1303 _Guido de Pileo_, da senatore, conferma
+gli Statuti dei mercanti; ed egli parimenti compare ai 17 Aprile 1303
+da _D. Pape nepos alme urbis Senator_ (_Cod. Vat. 7931_; doc. dalla
+santa Maria in via Lata). — Agli 11 Giugno 1303 (VITALE, p. 307, dallo
+stesso archivio) senatori erano Tebaldo di Matteo Orsini e Alessio di
+Giacomo di Bonaventura. E può darsi che fossero senatori quando avvenne
+la catastrofe di Anagni.
+
+[817] FERRETUS VICENTINUS descrive la fine del Papa con colori
+drammatici, ma esagera.
+
+[818] Nota è la profezia su Bonifacio VIII che si pose in bocca di
+Celestino V: _intrabit ut vulpis, regnabit ut leo, morietur ut canis_
+(_Hist. Pistolesi_; MUR., XI, 528).
+
+[819] Scrittori contemporanei ne parlano nello stesso modo come se ne
+diffuse la leggenda: così il VILLANI, FR. PIPINO, FERRETUS (_diabolico
+correptus a spiritu caput muro saevus incussit_), _Chron. Estense_
+(MUR., XV, 350), PAOLINO DI PIERO, p. 64, fin SANT’ANTONINO, III, 259.
+Questi Autori ed altri hanno fatto di Bonifacio VIII un re Lear. I
+Cronisti tedeschi non dicono che impazzisse. Che egli colle sue mani
+si dilacerasse le carni, è contraddetto dal fatto che il suo cadavere
+si trovò intatto allorchè lo si scoperse nell’anno 1605: vedine la
+relazione officiale nel RAYNALD, ad a. 1303, n. 44. Il suo volto
+spirava maestà anche in morte: _severitatem magis quam hilaritatem
+ostendebat_.
+
+[820] _Aurumque nimis sitiens aurum perdidit et thesaurum, ut ejus
+exemplo discant superiores Praelati non superbe dominari in Clero et
+Populo_ (BERNHARDUS GUIDONIS; MURAT., III, I, 672). — FERRETUS, p.
+1019.
+
+[821] PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, XXIV, c. 36, e meglio nel
+JORDANUS, _Cod. Vat._ 1960, fol. 261: _Decessit ex tremore cordis, et
+ab omni superveniente putabat capi, et ideo in eorum oculos et faciet
+manus injicere cupiebat._ Vedi anche il _Chron._ NICOL. TRIVETI, nel
+DACHERY, _Spicil._, III, 229. Senza esagerare, dice anche BERNHARDUS
+GUIDONIS (MURAT., III, I, p. 672): _In lecto doloris et amaritudinis
+positus, inter angustias spiritus, cum esset corde magnanimus obiit
+Romae V Idus Octobris._ Se si stia alla narrazione dello STEFANESCHI,
+che pur era presente in Vaticano, sarebbe morto dopo di essersi
+confessato. E i difensori della sua memoria ad Avignone dichiararono:
+_In morte confessus fuit coram octo Cardinalibus_ (_Preuves de l’hist._
+ecc., p. 402).
+
+[822] _Magnanimus peccator_: BENVENUTO DA IMOLA (MUR., _Antiq._,
+I, 1089) toglie da altri quel concetto. E DANTE con odio sì ma con
+reverenza lo chiama «il gran Prete». — Vedasi il giudizio del VILLANI,
+VIII, c. 64. — Assai giustamente dice il MANSI: _ingentes animi dotes
+in pontificatum contulit, quamquam saeculari principatui potius,
+quam ecclesiastico potiores_ (Annot. al RAYNALD, a. 1303, p. 356). I
+giudizî dello SCHLOSSER, del NEANDER, del DRUMANN non sono scevri da
+esagerazione.
+
+[823] _In die mortis Papae Bonifacii venit Rex Carolus Romam cum
+1500 militibus et VIII millibus peditum ad favorem Ecclesie_:
+PTOL. LUCENSIS; MUR., XI, 1224. Il numero dei soldati è certo
+un’esagerazione. Vedi anche FERRETUS, p. 1010.
+
+[824] Egli stesso, nella sua prima enciclica, parla della varia fortuna
+della sua povera vita. _Timor et tremor nos vehementer invadunt, dum
+infra mentis arcana revolvimus quod et quantas immutationes receperit
+hactenus status noster, qui ab olim ordinem fratrum Praedicatorum
+professi, putabamus abjecti esse in domo Domini — dat. Lateran., 1 Nov.
+1303_ (RAYNALD, n. 47).
+
+[825] Il benedettino Tosti dice: «Temevasi non il martirio, ma il
+difetto delle spirituali armi spuntate dal disprezzo de’ popoli»:
+_Storia di Bonifacio VIII_, II, 205.
+
+[826] Bolla dei 6 Nov. 1303, nel THEINER, I, n. 573, ed una seconda del
+7 Dic. 1303, nel RAYNALD, n. 57 e nel THEINER, I, n. 574.
+
+[827] RAYNALD, ad ann. 1304, n. 13.
+
+[828] La prima assoluzione fu data da Roma in tempo di Pasqua (MANSI
+al RAYNALD, a. 1304, p. 376); indi vi tennero dietro le Bolle di
+assoluzione promulgate da Perugia, ai 13 Maggio 1304, _Cum sicut
+accepimus_, e l’altra _Ad statum tuum_. E vi si trova il passo:
+_propter evitandum scandalum, praesertim ubi multitudo delinquit,
+severitati est aliquid detrahendum_. Benedetto addolcì anche il tenore
+della Bolla _Clericis laicos_.
+
+[829] Ho già avvertito che s’erano abrogati gli Statuti per la
+Marca: addì 1 Febb. 1304 Benedetto XI cassò anche i privilegî dati
+da Bonifacio per Spoleto (THEINER, I, n. 578). Con mente grettamente
+fratesca ei volle conservare i _jura Ecclesiae_ contro a’ Comuni, ma
+cedette alle monarchie con grande scapito della Chiesa.
+
+[830] PETRINI, p. 153, 429. Intorno ai due senatori dell’anno 1304
+vedansi il VITALE e la lettera di Benedetto, data dal Laterano ai 16
+Marzo 1304 (THEINER, I, n. 580), e indiritta a _Gentilis de Filiis Ursi
+Senator Urbis. — Lucas de Sabello_ vi è chiamato suo _Consenator_.
+
+[831] Bolla _Flagitiosum scelus_, da Perugia ai 7 Giugno 1304: RAYNALD,
+n. 13.
+
+[832] Con aperte parole lo dice FERRETUS, p. 1013. Al Papa ei dà
+cinquantasei anni. — VILLANI, VIII, 80. — Però gli _Annali di Perugia_
+scrivono: «a’ dì 7 Luglio 1304 passò di questa vita di morte naturale»
+(_Archiv. Stor._, XVI, I, 60).
+
+[833] Suo padre Rinaldo fu fondatore del ramo Orsini-Monterotondo, che
+si spense nel secolo decimosettimo. Dall’arch. Gaetani trassi e copiai
+parecchi documenti provanti che questo celebre cardinale Napoleone con
+patrimonio regio acquistò città e castella, massime in Tuscia. Morì
+ai 23 Marzo 1342. Intorno a lui vedasi la Dissertazione XII nella _B.
+Chiara_ del GARAMPI.
+
+[834] _Conductis 300 stipendiariis Catalanis vindictam sumpserunt de
+inimicis Papae traditoribus, in regione Campaniae_: SANT’ANTONINO, III,
+259. — «Domarono quasi tutta la campagna e terra di Roma»: VILLANI,
+VIII, c. 64; e dice che se Bonifacio avesse visto le prodezze de’ suoi
+nipoti, «di certo gli avrebbe fatti re o gran signori». — Un istrom.
+da Alatri, ai 26 Agosto 1304, contiene il trattato di una lega fra
+Landolfo di Ceccano, Adenolfo figlio di Mattia, Rainaldo di Supino e
+la città di Ferentino contro Anagni ed i Gaetani (dall’archiv. comunale
+di Alatri; ed è posseduto dal signor Carinci, bibliotecario dell’arch.
+Gaetani).
+
+[835] PETRINI, _Mon._, 32; e il decreto del popolo romano è raccolto
+nelle _Preuves_ ecc., p. 278-282. In esso è accordata la _reaffidatio_
+ai Colonna, con severissimo biasimo della malvagità di Bonifacio VIII.
+In pari tempo il senato decretava che alla «Camera» pontificia si
+consegnasse Nepi, colla cui esca i Colonna se ne avevano guadagnato il
+favore.
+
+[836] Il docum., dato da Napoli ai 24 Marzo 1327, si custodisce
+nell’arch. Gaetani. Il Re, eletto arbitro, decide della pretesa onde i
+Colonna chiedevano un compenso di centomila fiorini d’oro; e stabilisce
+che i Gaetani (e precisamente Loffredo di Fundi, Benedetto conte
+Palatino e Francesco prelato) debbano pagare ai Colonna in termine
+di tre anni _quilibet pro eorum rata supradicto Stephano ac filiis et
+eredib. ejus tam clericis quem laicis... florenorum tria millia_. Anche
+i figliuoli di Mattia dovevansi restituire nel possesso di Anagni.
+
+[837] Quest’è il racconto che il VILLANI dà intorno all’elezione; e
+SANT’ANTONINO segue le sue tracce. È noto che si dubitò di cotale
+narrazione e di quanto vi è detto delle sei condizioni imposte da
+Filippo. Però è difficile che il VILLANI inventasse tutto questo di suo
+capo: dubbio non v’ha che v’entrasse la mano del Re.
+
+[838] _De contemptu mundi, sive de miseria conditionis humanae, libri
+tres_, Lugduni 1561. Questo trattato scrisse Innocenzo III mentre
+era ancora cardinale. _Ad deprimendam superbiam humanae conditionis
+utcunque descripsi._ Le miserie della umana natura vi sono dipinte
+al nudo, con una crudezza che fa nausea. Il latino è bello, chiaro lo
+stile.
+
+[839] Cardinali fondarono biblioteche private: così fece Matteo
+di Aquasparta la cui libreria passò alla città di Todi, dove in
+quell’archivio di san Fortunato ne vid’io ancora una parte, gettata
+alla rinfusa e sepolta sotto alla polvere.
+
+[840] _Schola sacri palatii_: da primo maestro ei vi chiamò Domenico.
+E anche più tardi continuò a mantenersi questa cattedra palatina:
+vedi GIOVANNI CARAFA, _De Gymnasio Romano et de ejus professoribus_,
+Roma 1751, p. 134. Il RENAZZI, _Storia dell’università degli studî di
+Roma_ (Roma 1803) dimostra che questo _Studium Curiae_ deve tenersi
+assolutamente distinto dallo _Studium Urbis_, che in seguito diventò
+l’università romana.
+
+[841] Bolla del Papa del 1243, nel CARAFA, p. 131.
+
+[842] SARTI, _De clariss. Archygymnasii Bonon. Prof._, pagina 256 e
+segg.
+
+[843] Per opinione di archivisti romani, l’archivio Capitolino
+andò distrutto nel sacco di Roma. Fui assicurato che all’antico
+archivio secreto di sant’Angelo vennero dal Campidoglio soltanto
+alcuni documenti di argomento economico. Il VITALE e il VENDETTINI,
+storiografi del senato, non dicono che nell’arch. vaticano si
+custodissero atti del Campidoglio; e sì che, se ve ne fossero stati, il
+VENDETTINI avrebbe avuto intiero agio di esaminarli. Il MORONI nel suo
+_Dizionario_ (art. Roma, p. 157) afferma che nell’arch. vaticano esista
+un codice degli Statuti di Roma, il quale appartiene all’epoca dal 1358
+al 1398; ma egli non parla che sulla fede del GARAMPI, _Append. de’
+docum. alle osservaz. sul valore delle antiche monete pontif._, p. 68.
+— La _Editio princeps_ degli Statuti romani fu fatta nel 1471.
+
+[844] _Generale in ipsa studium tam utriusque juris quam artium duximus
+statuendum. Universitatem vestram ad illud tamquam ad fontem et riguum,
+unde quilibet juxta votum poterit irrigari, leto animo invitantes ac
+concedentes tenore presentium scolaribus et magistris in veniendo,
+morando et redeundo securitatem plenariam, aliaque privilegia que a
+jure accedentibus ad generale studium conceduntur. Datum Rome per man.
+Roberti de Baro Magne Regie Curie nostre protonotarii._ Il documento
+(fino a’ tempi recenti restò ignoto) fu tratto dal _Reg._ 1280, C. fol.
+3, n. 40, e per primo lo publicò il DEL GIUDICE, _Cod. Dipl._, n. XXIV.
+Esso aggiunge una nuova pagina alla storia dell’università romana.
+
+[845] _De pulvere, Pater, Philosophiam erigitis, que lugere solet in
+sue mendicitatis inopia, nostrorum Presulum auxiliis destituta_: così
+scrive il Campano al Papa (TIRABOSCHI, IV, 147).
+
+[846] _Tenuit studium Romae, quasi totam Philosophiam, sive Moralem,
+sive Naturalem exposuit_: PTOL. LUC., XXII, c. 24.
+
+[847] Anibaldo degli Anibaldi, cardinale sotto di Urbano IV, fu nipote
+del celebre Riccardo Anibaldi. Vedi i QUETIF ed ECHARD, _Scriptores
+Ordin. Praedicator._, I, 261, e PROSPERO MANDOSIO, _Bibl. Romana, seu
+Romanor. Scriptor. Centuriae_, Roma 1862, I, 283. Intorno a _Romanus de
+Romano Orsini_ vedi l’ECHARD, p. 263, 272.
+
+[848] _Ideoque ferventi non immerito desiderio ducimur, quod eadem
+Urbe quam divina bonitas tot gratiarum dotibus insignivit, Scientiarum
+etiam fiat foecunda muneribus — — — auctoritate apostolica duximus
+statuendum, quod in urbe predicta futuris temporibus generale vigeret
+studium in qualibet facultate_... Bolla _In supremae, Dat. Anagniae
+A. Inc. Dom. 1303 VIII Idus Junii, Pont. N. A. Nono_; ed è indiritta
+all’Abate di San Lorenzo, priore dei _Santa Sanctor._ ed arciprete di
+sant’Eustachio (_App. degli Statuti Gregoriani di Roma_, a. 1580). Il
+RENAZZI crede probabile che fin da allora l’università fosse situata
+in vicinanza di sant’Eustachio. A quel tempo lo stipendio di un
+professore, di regola, ammontava a cento fiorini d’oro.
+
+[849] La _Cronica_ di MARTINO giunge fino a Giovanni XXI (a. 1277). Di
+Nicolò III non dice che due parole.
+
+[850] _Bernardus Guidonis_, domenicano e inquisitore, morì nel 1331
+da vescovo di Lodève. La sua opera intitolata _Flores cronicorum_
+ossia _Cathalogus pontificum romanorum_ (_Cod. Vat. 2043_) finisce
+con Giovanni XXII. Fu edita da ANGELO MAI (_Spicil. Rom._, VI), ma
+soltanto nella parte che giunge fino a Gregorio VII; però della parte
+da Gregorio VII in giù si giovarono il MURATORI ed il BALUZIO.
+
+[851] Le sue _Res Siculae_ furono stampate incompletamente dal CARUSIO,
+dal MURATORI e dal BALUZIO, nella parte che corre dal 1250 al 1276: la
+continuazione, fino al 1285, fu edita dal GREGORIO nel Tom. II della
+_Bibl. Aragon._ — SABA, sulla fine della sua Storia, chiama sè stesso
+_de urbe_. Anche il FABRICIO (_Bibl. latina mediae et infim. aetatis_)
+giustamente dichiara che fu romano. La famiglia dei Malaspina trovasi
+menzionata in documenti romani.
+
+[852] _Mare historiarum, cod. vat. membran. 4963_; e ve ne hanno due
+codici a Parigi (OUDIN, _De scriptorib. eccl. antiquis_, III, 185).
+— Non è scevro di dubbî, per riguardo a Giovanni Colonna, l’albero
+genealogico del LITTA. QUETIF ed ECHARD, I, 418, affermano che fosse
+nipote del cardinale Giovanni vissuto al tempo di Federico II. —
+Scrisse anche _De viris illustribus_, frammento raccolto nel DE RUBEIS,
+_De gestis et scriptis S. Thomae Aquinatis_, Venezia 1750, p. 27 segg.
+
+[853] _De renunciatione Papae_, nell’ediz. delle opere di Egidio, fatta
+a Cordova nel 1706. Vedi l’_Ouvrage inédit de Gilles de Rome, en faveur
+de la papauté, extr. du Journal gén. de l’Instr. publique, par_ CHARLES
+JOURDAIN (Paris 1858).
+
+[854] _De regimine Principum_ (ediz. rom. del 1607 e nel t. II della
+_Bibl. Pontificia_ del ROCABERTI). Quest’opera di forma scolastica
+s’inspira alla Politica e all’Etica di Aristotele. Nel lib. III si
+contengono alcuni notevoli capitoli contro il comunismo di Platone.
+Egidio era partigiano della monarchia ereditaria, e sua dottrina
+fondamentale fu questa: _Optima est autem monarchia unius Regis,
+eo quod ibi perfectior unitas reservetur_ (p. 458). Sull’operosità
+di Egidio a Parigi vedasi il BULAEUS, _Historia universitatis
+parisiensis_, Parigi 1615, p. 671. Ed Egidio morì ad Avignone, nel
+1316.
+
+[855] _Oculus pastoralis sive Libellus erudiens futurum Rectorem
+populorum, anonymo auctore conscriptus circa A. 1222_: MUR., _Antiq._,
+IV, 93. Questa scrittura, che certo fu opera di un cherico, è notevole
+soltanto per il principio cui s’inspira; chè del resto è cosa dappoco.
+
+[856] Lo _Stabat Mater_ senza ragione viene attribuito a Innocenzo III,
+il pontefice dai grandi concetti e dalla mente fredda. Nel convento
+di Monte Santo vicino Todi vid’io un mscr. della fine del secolo
+decimoterzo, che contiene le poesie di fra Jacopone: e fra quelle è
+compreso anche lo _Stabat Mater_, il quale invece manca nella ediz.
+veneziana del 1617.
+
+[857] Vedi l’OZANAM, _Les poëtes franciscains en Italie au XIII siècle_.
+
+[858] _Dicimus ergo Romanorum non vulgare sed potius tristiloquium
+italorum omnium esse turpissimum; nec mirum cum etiam morum,
+habituumque deformitate prae cunctis videantur foetere. Dicunt enim: Me
+sure, quinte dici_ (che significa: «mia sorella, che cosa dici»). _De
+vulgari Eloq._ I, c. XI.
+
+[859] Nell’arch. del duomo di san Pietro si conserva il mscr. della
+_Vita S. Georgii_, che quel Cardinale di san Giorgio in Velabro
+compilò, e Giotto ornò di miniature. — I suoi poemi sono raccolti nel
+MURAT., III, I, 641; la sua scrittura sul giubileo nella _Bibl. Max.
+Patr._ XXV, 930; il suo _Ceremoniale_ nel MABILLON, _Mus. Ital._, II,
+243.
+
+[860] Registro officiale nel _Cod. Vat. 7143_ e nel MAI, _Spicil._,
+VI, 300-312. Da cardinale, Innocenzo ebbe restaurato la chiesa dei
+santi Sergio e Bacco: vedi la iscrizione nel MARTINELLI, _Roma ex
+ethn._, p. 399. — Nel lib. II, _Ep._ 102, dei _Reg._ del Papa trovasi
+il _Privilegium_ ch’ei diede per quella chiesa; ed è notevole per la
+topografia del Campidoglio. Vi si legge: _Duo casalina juxta columnam
+perfectissimam_ (?) — _Hortum S. Sergii, sive post S. Sergium,
+et hortum inter columnas usque ad abscidam, et usque ad custodiam
+Mamortinam_.
+
+[861] _Fecit fieri domos istas de novo — palatium claudi muris et super
+portas erigi turres — Cod. Vat. 6091._
+
+[862] FR. PIPINO, p. 723. Nel _Cod. Cencii_, ch’è a Firenze, trovansi
+molti documenti intorno a questa edificazione. Il Papa comperò
+dei fondi _extra portam auream in monte Geretulo_ per comporne il
+giardino. E quel luogo si denota anche così: _extra portam auream
+seu castri S. Angeli prope Ecclesiam S. M. Magdalene ad pedes montis
+Malis_. Un’iscrizione che, tolta dalla muraglia del giardino vaticano,
+fu nell’anno 1727 trasportata in Campidoglio, dice così: † A. D.
+MCCLXXVIII. SC[=IS]SIM. P[=A]T. D[=N]S. NICOLAVS. PP. III. FIERI.
+FECIT. PALATIA. ET. AVLAM. MAIORA. ET. CAPELLAM. ET. ALIAS. DOMOS.
+ANTIQVAS. AMPLIFICAVIT. PONT. SVI. A. PRIMO. ET. A. SEC. PONT. SVI.
+FIERI. FECIT. CIRCUITVM. MVROR. POMERII. HVIVS. FVIT. AVT P. D[=C]S.
+S. PONT. NATIONE. ROMANVS. EX. PATRE. D[=N]I. MATHEI. RVBEI. DOMO.
+VRSINORVM.
+
+[863] L’iscrizione in musaico, che è nel cortile del san Paolo, narra
+che vi diè principio l’abate Pietro II (1193-1208) e che lo compiè
+Giovanni V (1208-1241). Non così bello è il chiostro di Subiaco,
+edificato nel 1235 al tempo di Lando abate, come ne dice l’iscrizione
+che ivi è collocata: _Cosmas et Filii Lucas et Jacobus alter Romani
+cives in Marmoris arte periti hoc opus explerunt Abbatis tempore
+Landi_.
+
+[864] Dell’edificazione parlano PTOL. LUC., c. 30, e il MARANGONI,
+_Istoria dell’antich. oratorio di S. Lorenzo_, ROMA 1747. La
+iscrizione, che si legge sulla parete presso la porta, dice: _Magister
+Cosmatus fecit hoc opus_.
+
+[865] _In lateranensi palatio domos construxit altissimas et palatium
+nobile pauperum usibus deputatum: Vita_, MURAT., III, 577. Anche a
+Terni Gregorio IX costruì un palazzo pontificio.
+
+[866]
+
+ _Nam quisque suas educet in altum_
+ _Aedes, et capitis Petri delubra relinquet,_
+ _Ac lateranenses aulas regalia dona_
+ _Despiciet, gaudens proprios habitare penates._
+
+Così JACOPO STEFANESCHI dice di Nicolò IV nell’_Opus metricum_.
+
+[867] A Roma erano allora venti Abazie privilegiate: _Alexius et
+Bonifacius_ (Aventino); _Agatha_ (Suburra); _Basilius juxta palatium
+Trajani; Blasius inter Tyberim et pontem S. Petri; Caesarius in
+Palatio; Cosmas et Damianus_ (Transtevere); _Gregorius in Clivo Scauri;
+Laurentius in Panisperna; S. Maria in Aventino; S. M. in Capitolio; S.
+M. in Castro Aureo_ (circo Flaminio); _S. M. in Pallara_ (Palatino);
+_S. M. in Monasterio_ (vicino S. Pietro _ad vincula_); _Pancratius in
+Via Aurelia; Prisca et Aquila_ (Aventino); _Saba Cellae Novae_ (presso
+all’Aventino); _Sylvester inter duos hortos_ (od anche _in Capite_,
+vicino il Corso); _Thomas juxta formam Claudiam_ (Celio); _Trinitatis
+Scottorum_ (oggi «de’ Pellegrini»); _Valentini juxta pontem_ (_sc.
+Milvium_); JOH. DIACON., _Liber de Eccl. Lateranensi_ (MABILL., _Mus.
+It._, II, 574).
+
+[868] _Hospitale — fecisse dicitur, quia reprehensus fuerat de tanto
+fastidioso aedificio_: PTOL. LUC., p. 1276; RICOBALDO, p. 126.
+
+[869] _Gesta Innoc._, c. 143; e la Bolla nel lib. XI, ep. 104. —
+Sisto IV nel 1471 rifabbricò l’ospitale sontuosamente. Esso possiede
+un’entrata di 85000 scudi e riceve dallo Stato un sussidio di altri
+36000. Annualmente v’entrano più di dodicimila infermi e più di duemila
+trovatelli. Vedansi il MORICHINI, _Istituz. di publica carità_, Roma
+1835 e 1870, e il PIAZZA, _Opere pie di Roma_ (Roma 1698).
+
+[870] E si conserva con un musaico che rappresenta Cristo fra due
+schiavi liberati, coll’iscrizione: _Signum ordinis S. Trinitatis Et.
+Captivorum_. Sull’arco della porta è scritto: _Magistri Jacobus Cum
+Filio Suo Cosmato Fecit Ohc Opus_. Il chiostro fu abbandonato nel 1348.
+Il luogo è descritto in una Bolla di Onorio III del 1217 (_Bullar.
+Vatic._, I, 100), la quale concede in dono a quell’ordine una parte del
+Celio: _Montem cum formis et aliis aedificiis positum inter clausuram
+Clodei_ (Castello dell’_Aqua Claudia_) _et inter duas vias; unam videl.
+qua a praedicta Eccl. S. Thomae itur ad Coliseum, et aliam qua itur ad
+SS. Johem et Paulum_.
+
+[871] L’iscrizione della porta dice che i suoi esecutori testamentarî,
+Ottone di Tusculo e Giovanni Gaetani (Nicolò III), fabbricarono
+l’ospitale. Pietro morì nel 1259.
+
+[872] Fra Sisto morì in Roma nel Marzo 1289: _Commentarî alla Vita di
+Gaddo Gaddi_ del VASARI, I, 300, ediz. di Firenze.
+
+[873] Che ciò avvenisse ormai al tempo di Innocenzo III lo dimostra il
+Registro del suoi doni votivi: _Ecclesiae Fossenovae pro consumatone
+edificii ejusd. Ecclesie C. libras — Monasterio Casemarii pro fabrica
+ipsius 200 Unc. auri_. La prima pietra di questa magnifica chiesa fu
+gettata nel 1203.
+
+[874] La iscrizione posta sul tabernacolo del san Paolo, dice:
+
+ _Anno Milleno Centum Bis Et Octuageno_
+ _Quinto, Summe Deus, Tibi Hic Abbas Bartholomeus_
+ _Fecit Opus Fieri, Sibi Tu Dignare Mereri._
+
+E più sotto:
+
+ _Hoc Opus Fecit Arnolfus Cum Socio Suo Petro._
+
+Il disegno ne è dato nell’AGINCOURT, Tav. XXIII, e completamente nel
+MORESCHI, _Descrizione del tabernacolo di S. Paolo_, Roma 1840. Allo
+stesso Arnolfo si attribuisce anche il tabernacolo della chiesa di
+santa Cecilia.
+
+[875] Può darsi che alla loro corporazione appartenesse una chiesa
+nel campo di Marte che aveva nome _S. Andree de Marmorariis_: e forse
+ivi era il luogo delle loro officine. Quella chiesa è registrata nel
+catalogo delle chiese romane all’epoca avignonese; nel PAPENCORDT,
+_Stor. della città di Roma_, p. 54.
+
+[876] CARLO VITTE, nel _Giornale di arti_, 1825, n. 41 segg. — _Notizie
+epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV secolo_...
+di CARLO PROMIS, Torino 1896. — GAYE, nel _Giornale di arti_, 1839.
+— Notevole è il portico del duomo di Civita Castellana, edificato
+da Lorenzo e da Cosma suo figlio nel 1210. Il nome Cosma, di origine
+greca, trovasi usitato a Ravenna sulla metà del secolo nono (MARINI,
+_Papiri_, n. 98, p. 153).
+
+[877] Lettera a Ugo di Besanzone: _Per Urbem inquiras — si aliqua conca
+porfidis vel alicujus alterius pulchri lapidis prout illi qui sunt in
+S. Johanne Laterani poterit inveniri — et in ea corpus — Pontificis
+reponi — facias — Et si — non poterit inveniri, volumus quod — fieri
+facias sepulturam consimilem illi Comitisse attrebatensis et etiam si
+poterit pulcheriorem_ — VITALE, p. 152.
+
+[878] Di sopra, nella parete, v’è questa iscrizione:
+
+ _Qui Legis Ancherum Duro Sub Marmore Claudi_
+ _Si Nescis Audi Quem Nece Perdis Herum._
+ _Greca Parit Puerum, Laudunum Dat Sibi Clerum_
+ _Cardine Praxedis Titulatur Et Istius Edis_
+ _Defuit In Se Lis: Largus Fuit Atque Fidelis;_
+ _Demonis A Telis Serva Deus Hunc Cape Celis:_
+ _Anno Milleno Centum Bis Et Octuaceno_
+ _Sexto Decessit Hic Prima Luce Novembris._
+
+Del 1287 è l’epitaffio del cardinale Glusiano conte di Milano, che a
+lui pose in Laterano il cardinale Jacopo Colonna: ADINOLFI, _Laterano e
+Via Maggiore_, Roma 1857, p. 26.
+
+[879] Sul davanti vedesi a due riprese lo stemma dei Savelli; leoni
+rossi con frammezzo un uccello sopra una rosa; più sotto fasce rosse
+e oro. Lo stemma del centro che porta leoni e aquile di color rosso, è
+quello di Vana. Vedi l’annotazione dell’OLDOIN alla _Vita Honorii IV_,
+nel CIACCONIO. — Onorio IV nel 1296 aveva eretto un cenotafio gotico a
+Pandolfo nella chiesa di sant’Alessio: vedine il disegno nel NERINI, p.
+260; ed è certo opera dei Cosmati parimenti che i sepolcri in Araceli.
+
+[880] _Hic Jacet D[=n]s Pandulfus De Sabello Et D[=n]a Andrea Filia
+Ejus Qui Obierunt Anno D[=n]i MCCCVI In Vigil. Beati L(ucae). — Hic
+Jacet D[=n]s Lucas De Sabello Pater D[=n]i Papae Honorii D[=n]i Johis
+Et D[=n]i Pandulfi Qui Obiit Dum Esset Senator Urbis Anno D[=n]i
+MCCLXVI Cujus A[=i]a Requiescat In Pace. Amen_ (è la maggiore delle
+iscrizioni).
+
+[881] Nello stesso stile i Cosmati composero anche il sepolcro dei
+Prefetti di Vico in _S. Maria in Gradibus_ a Viterbo, la tomba di
+Clemente IV e il sepolcro della famiglia di Bonifacio VIII nel duomo di
+Anagni.
+
+[882] _Joh’s Filius Magistri Cosmatis Fec. Hoc. Opus._ Il musaico
+rappresenta la Madonna col putto, san Domenico, il vescovo Privato
+e Durante genuflesso. Sullo zoccolo è posta una pomposa iscrizione a
+bei caratteri. Il giorno in cui Stefano morì è segnato al 1 Novembre
+1296. I CROWE e CAVALCASELLE (_New History of Painting in Italy_,
+I, 104) incorsero in errore, perciocchè credessero che l’anno della
+morte (_trecentis quatuor amotis annis_) corrisponda al 1304: pertanto
+pongono a quest’anno l’epoca del monumento, laddove allora Giovanni
+non lavorava più. Così pure deesi notare che il cardinale Matteo di
+Aquasparta non morì già nel 1304, ma nel 1302.
+
+[883] _Hoc O[=p]. Fe[=c]. Johes Magri Cosme Civis Romanus._
+
+[884] _Joh. Filius Magistri Cosmati Fecit Hoc Opus._ L’epitaffio non fa
+che notare semplicemente il nome del morto: STEPHAN D. SVRD. DNI. PP.
+CAPELLAN. Qui manca il tabernacolo.
+
+[885] Il CARDELLA dice che la tomba manchevole d’iscrizione è di quel
+Cardinale. — Matteo, uomo eruditissimo, fu da legato di Bonifacio VIII
+in Romagna; del 1300 fu come tale a Firenze. Di lui fa cenno DANTE,
+_Parad._, XII, v. 124.
+
+[886] Ed ivi è la pietra sepolcrale della _Domina Ocilenda Uxor Dni
+Angeli De Manganella Et Filia Normanni De Monte Mario_, e l’altra di
+Perna Savelli dov’è disegnata una figura di donna incappucciata. Sul
+contorno è scritto: _Anno Dni Milo CCCXV Mense Januarii Die XXVIII
+Obiit Nobilissima Dna Dna Perna Uxor Quondam Dni Luce de Sabello Cujus
+Anima Requiescat in Pace. Amen._ Quest’iscrizione ci serva di esempio
+per tutte della stessa specie. In sant’Alessio evvi la pietra funeraria
+del canonico Pietro de Savello, morto nel 1287; ed è notevole per il
+disegno delle vestimenta sacerdotali.
+
+[887] Ancor più sorprendente è la forma che assunsero in Lombardia. A
+Roma i caratteri delle scritture non si snaturarono così intieramente,
+come avvenne nei paesi del settentrione.
+
+[888] Nell’anno 1481 la statua fu rialzata a nuovo per cura del
+senatore Matteo Toscano, con questa iscrizione, che oggidì non si trova
+più:
+
+ _Ille ego praeclari tuleram qui sceptra Senatus,_
+ _Rex Siculis Carolus jura dedi populis._
+ _Obrutus heu jacui saxis fumoque, dederunt_
+ _Hunc tua conspicuum tempora Sixte locum._
+ _Hac me Matthaeus posuit Tuschanus in aula,_
+ _Et patriae et gentis gloria magna suae._
+ _Is dedit at populo post me bona jura Senatus_
+ _Insignis titulis, dotibus atque animi._
+ _Anno Domini MCCCCLXXXI. III Semestri._
+
+[889] JOH. RUBEUS, _Vita Bonif._, p. 89.
+
+[890] _Hist. du Differ._, p. 331.
+
+[891] Le pitture delle pareti del vestibolo (AGINCOURT, tav. 99) per
+la maggior parte rappresentano soggetti tratti dalla vita di Stefano e
+da quella di Lorenzo. Vuolsi che alcuni si riferiscano alla coronazione
+di Pietro; però io non potei farmene ragione. Una figura di imperatore
+genuflesso innanzi al Papa, è cinta dell’aureola; e certo rappresenta
+Enrico II, di cui vi è dipinta una storia leggendaria.
+
+[892] Sopra il musaico della santa Maria Maggiore l’artefice scrive
+così il suo nome: _Jacobus Torriti Pictor Hoc Opus Mosaicen fecit_;
+e v’appone la data del 1295. Impossibile che ei fosse quel _Jacobus
+frater S. Francisci_ che nel 1225 compose i musaici della tribuna in
+san Giovanni a Firenze. Vedi il VASARI, I, _Commentarî alla Vita di
+Andrea Tafi_.
+
+[893] Circa questo musaico vedasi TORRIGIO, _Le sacre grotte_, p. 162.
+Costò duemiladuecento fiorini d’oro. I musaici di Giotto in san Giorgio
+perirono. Un altro Stefaneschi, _Bertoldus fil. Petri_ (forse fu il
+fratello del cardinale) fece sulla fine del secolo decimoterzo comporre
+il musaico che vedesi sopra la parete della tribuna nella chiesa di
+santa Maria in Transtevere. Rappresenta la Vergine (mezza figura) fra
+Pietro e Paolo, con genuflessa l’imagine del commettente dell’opera.
+
+[894] Cumuli di ruine opponevano inciampo al cammino delle processioni
+pontificie. _Sed propter parvitatem diei et difficultatem viae, fecit
+(Papa) stationem ad S. M. Majorem_: così l’_Ordo Rom._ (nel MABILLON,
+II, 126); e di questo passo tenne nota l’HOBHOUSE, _Historical
+Illustrations of the fourth Canto of Childe Harold_, p. 132.
+
+[895] _Magister Matthaeus Alperini — certam partem Turrium,
+Palatiorum, Domorum, ruinarum, possessionum et bonorum suorum in Urbe
+consistentium. Basilicae Principis Ap. — reliquit_: Bolla del 1278
+(_Bullar. Vatican._, I, 125).
+
+[896] Una torre degli Anguillara esiste ancora presso la Lungaretta.
+Visti da ponte Cestio, il Transtevere e la sponda del fiume presentano
+un quadro meraviglioso. Frammezzo a case moderne, lungo il fiume sorge
+tratto tratto qualche vecchia torre baronale: e fu mirando Roma da quel
+ponte che mi balenò alla mente il pensiero di scrivere questa Storia
+della Città.
+
+[897] Addì 21 Ott. 1286, _Matheus Rubeus Orsini_ vende ai suoi nipoti
+il _Castrum Castellucia_ vicino Albano. Il documento è dato: _Rome
+in domib. in quib. tunc morabatur rev. pater D. Jordanus mis. div. S.
+Heustachii Diacon. Card. germanus frater praefati D. Mathei Rubei...
+vid. in Monte qui dicitur Johannis Roncionibus_ (arch. Gaetani, XLVIII,
+n. 11). Ed ivi esisteva anche la chiesa _S. Marie de Monte Johannis
+Ronzonis_ (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon., nel
+PAPENCORDT, p. 55). Ai 20 Maggio 1234 il cardinale Napoleone Orsini da
+Avignone manda ordini al suo vicario nelle terre romane; e vi è detto:
+_Item habet dictus D. Card. infra muros Montis domos suas principales,
+quas consuevit inhabitare quond. Matheus et Ursus nepos ejus, habet
+et ibidem alias parvas domos in diversis locis montis praedicti infra
+muros ipsius montis_ (ibid., n. 18). Il Monte (Giordano), di cui fa
+parola anche DANTE nel passo ove dice del giubileo romano, aveva allora
+l’aspetto di una vera fortezza.
+
+[898] La porta aveva ormai questo nome «del Popolo»: _Vineae_ — _extra
+portam Sce Marie de Populo_ (doc. dei 12 Genn. 1293; _Cod. Vat. 8050_,
+p. 79).
+
+[899] Un docum. dei 7 Febb. 1252 (nel PETRINI, _Mem. di Palestrina_)
+dice: _Fines ad Montem Acceptorium hii sunt: domus Romanucciorum et
+Synebaldorum, ab alio dom. Macellariorum, et dom. Cesarlinorum, ab
+alio sunt Zarlonum et Toderinorum_... Il nome (in MONFAUCON, _Diar.
+Ital._, p. 243, è detto anche _Mons Acceptabitis_) potrebbe spiegarsi
+da ciò che dice Fulvius: _Citatorius a citandis tribubus, acceptorius
+ab acceptandis suffragiis, septorium a proximis Septis_. Vedi CARLO
+FONTANA, _Discorso sopra l’antico Monte Citatorio_, Roma 1694, p. 1. La
+positura delle _Septa_ (vicino l’odierna piazza Colonna) conforterebbe
+l’opinione che il nome derivi da _Septorius_.
+
+[900] _Et tunc de Colliseo concussus lapis ingens eversus est_: RICC.
+DA SAN GERM., p. 1026. Nel Sett. 1255 v’ebbe un altro terremoto; per
+conseguenza nuove ruine (GUGL. NANGIS; DUCHESNE, V. p. 362).
+
+[901] Nel 1215 l’Abate di san Gregorio cede a _Paulo de Grisayco...
+duos cryptas — positas Rome in vocabulo Circli sub palacio majori
+nostri monasterii juris loco, qui dicitur vel dici solet porticus
+Materiani_: MITTARELLI, _Annal. Camald._, IV, n. CCIX. Pertanto la
+massima parte del Palatino apparteneva ancora a quel convento.
+
+[902] In un doc. degli 8 Dic. 1289 viene detto espressamente che
+questa via era abitata: _Domos de Viculo Capite Africe_ — _Ecclesia S.
+Stephani de Capite Africe_ (_mscr. Vatic. 8050_, p. 73). Oggidì non ne
+esiste più traccia.
+
+[903] _Ordo_ di CENCIUS, p. 190. Quantunque ei dica che parecchi
+_nomina trasacta sunt et termini sive signa mutata_, tuttavia quel
+quartiere era al tempo suo più popoloso che oggi non sia.
+
+[904] _Ecclesia S. Anastasii de Marmorata. — S. Salvatoris de
+Marmorata. — S. Anne de Marmorata. — S. Nicolai de Marmorata_ (catal.
+delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon.).
+
+[905] _Totusque ille mons renovatur in aedificiis_ (PTOL. LUCENS.,
+XXIV, c. 13). — Vedi anche il PLATINA, _Vita Hon._ IV.
+
+[906] Presso le terme di Caracalla v’era un padule che copriva alcune
+parti del circo Massimo: _Ortum et Pantanum juxta Palatium Antonianum_
+(Bolla di Onor. III del 1217; _Bullar. Vatic._, I, 100).
+
+[907] FULVIO, DONATO, il VISCONTI ed altri italiani concordano nel dire
+che si elevasse nel foro di Nerva. Il BUNSEN (_Descriz. della Città,_
+III, 2, p. 146) afferma che sorgesse sopra il tempio di Venus Genitrix,
+ma non ne adduce ragioni convincenti.
+
+[908] PTOL. LUC. (MUR., XI, 1276). E nella _Hist. Eccl._, XXI, c.
+16, dice di Innocenzo III: _Quod in urbe fecerat ad sui tuitionem,
+Turris Comitum_. — RICOBALDO (MUR., IX, 126) narra che la costruisse
+_sumptibus ecclesiae. — Opus tanto Pontifici inutile, non sine ipsius
+infamia constructum:_ BONINCONTR., p. 288. — BARTOLOM. DELLA PUGLIUOLA
+(MURATORI, XVIII, 248) dice che la erigesse nel 1203; e il FEA (_Sulle
+rovine_ ecc., p. 365) adduce i documenti che suffragano quella data.
+L’HURTER afferma, ma senza autorità, che Crescenzio (sul principio del
+secolo duodecimo) ricevesse da questa torre l’appellazione _de Turre
+Romanorum_; però il documento che ei dice aver tratto dal FATTESCHI non
+si ritrova presso di questo. Che Torre fosse un castello dei Crescenzî
+nella Sabina lo dimostra il GALLETTI nella sua scrittura intitolata
+_Gabio antica_.
+
+[909] Nel piano della Città medioevale (_Cod. Vat. 1960_) se ne vede
+tracciata la forma, ed è chiamata _Turris Comitum_. — BONINCONTRIUS:
+_Turrim mirae altitudinis — unde late prospectus ad Latium_. —
+RICOBALDO: _Turris mirabilis_. — PTOL. LUC., p. 1276: _Singularis
+quidem in orbe — cujus altitudo et latitudo omnem turrem trascendit_.
+— Chiamavasi la «torre della Città»; e così il testamento di Giovanni
+Conti dei 3 Maggio 1226 dice: _praecipio — reparari — domos Montis
+Balnei Neapolis, et domos et turrim Urbis_ (nel CONTATORE, _Geneal.
+Comitum_, p. 5, e nel VISCONTI, _Città e famiglie_, p. 753). — _Cecidit
+edificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinorum moles.
+Turris illa toto orbe unica quae Comitis dicebatur ingentibus ruinis
+laxata dissiluit_: PETRARCA, _ad Socratem, Rer. Famil._, XI, ep. 7.
+
+[910] VASARI, IV, 186. Ei dice, ma non prova (I, 243), che l’architetto
+ne fosse Marchione di Arezzo; e da lui attinse DONATO. Il VALESIO
+dedicò a quella torre una dissertazione nella _Lettera al barone
+Stosch_ (raccolta dal CALOGERA, T. 28). Sulle mura della torre evvi una
+iscrizione del tempo di _Petrus de Comite_ (1280). Eccola:
+
+ _Haec domus est Petri valde devota Nicholae_
+ _Strenuus ille miles, fidus, fortissimus atque;_
+ _Cernite, qui vultis secus hanc transire Quirites:_
+ _Quam fortis intus, composita foris_
+ _Est unquam nullus vobis qui dicere possit._
+
+Il CORVISIERI, nel suo scritto _Sull’Aqua Tocia_, p. 71, crede che
+questo Pietro Conte, senatore di Roma, fosse l’edificatore della torre:
+però in tal caso egli se n’avrebbe dato il vanto nell’iscrizione,
+invece di dire, come dice, che n’era il possessore.
+
+[911] Il VILLANI, VIII, c. 6, dice di Bonifacio VIII: «Comperò
+il castello delle milizie di Roma, che fu il palazzo d’Octaviano
+imperadore». In origine eravi un alto avanzo degli edifizî di Aureliano
+sul Quirinale, il quale si appellava «torre di Nerone», ed aveva anche
+nome di «La Mesa».
+
+[912] Il quartiere _Biberatice_ trovasi così chiamato fin dal più
+antico medio evo: spesso è corrotto nel nome di _Libantica_, e
+talvolta si scrive anche _Viperatica_. Questo forse potrebbe essere il
+giusto nome, e in tal caso deriverebbe da qualche antico simulacro di
+serpente.
+
+[913] In questa forma compaiono le «Milicie» nel piano topografico
+contenuto nel _Cod. Vat. 1960_. Nella nota Bolla di Luigi il Bavaro,
+che rappresenta il rilievo di Roma, le due torri non si vedono.
+
+[914] _Ascendens per montem circa militias Tiberianas_ (_Ordo XI_,
+MABILL., p. 143); ma convien meglio leggere _Trajanas_. Il BALUZIO,
+_Vita Innoc. III_, crede che la torre fosse edificata da _Petrus
+Alexii_; però DONATO la attribuisce a Gregorio IX. — Nel testamento dei
+3 Maggio 1226, dove Giovanni Conti comanda che si restaurino le case
+poste sul _Mons balnei Neapolis_ e la _turrim urbis_, non si fa parola
+della torre «delle Milizie»: eppure così non sarebbe avvenuto se essa
+avesse allora appartenuto ai Conti. Forse non la era peranco edificata.
+— Nel 1271 ai 30 Sett., facendo il suo testamento, _Crescentius Leonis
+Johis_ vi appone per data: _in Urbe apud militiam praedicti testatoris_
+(MITTARELLI, VI, n. 127): noto ciò per mostrare come paia che allora
+con nome di _militia_ si significassero le castella.
+
+[915] Nell’arch. Gaetani non trovai l’atto di acquisto. Pietro è
+chiamato «signore delle Milizie» soltanto nel 1301. Ai 13 Aprile,
+per il prezzo di mille fiorini, ei compra alcune case che avevano
+appartenuto ad un certo _Friderigotius_ condannato per eresia, e che
+erano poste in _Regione Biveratice in Contrada militiarum juxta domos
+Militiarum praedicti D. Petri_ (arch. Gaetani, 37 n. 31). — Ai 23 Nov.
+1301 Riccardo Anibaldi è denotato così: _Quondam dictus de Militia_. E
+Pietro: _Dominus Casertanus, Dominus Militiarum, in Lobia juxta salam
+majorem_ (THEINER, I, 560). — I Gaetani affermarono d’esser padroni
+della torre anche a fronte di Enrico VII; e nel 1312 l’Imperatore
+dichiarò: _Domos seu palatia militiarum, que intelleximus spectare de
+jure ad D. Franciscum Gaetanum Card._ (THEINER, I, n. 628). — Ai 22
+Agosto 1322 Pietro figlio di Benedetto Gaetani, conte Palatino, dispone
+nel suo testamento: _Item legamus... Bonifacio_ (suo figlio) _omnia
+jura nostra comitatus Alibrandesi et milicias urbis_ (arch. Colonna,
+XIII, scaff. V, n. XI).
+
+[916] In un docum., dato da Subiaco nel 953, Rosa figlia di Teofilatto
+vende _filum saline quod ponitur in Durdunaria in pedica, quae
+vocatur Capite bove_ (GALLETTI, _Del Prim._, p. 904): e qui per certo
+non si può intendere il Capo di Bove lungo la via Appia. Il Nibby
+erroneamente vi riferisce il nome _Ta canetricapita_ che è usato in
+un Dipl. dell’anno 850 (ibid., p. 187). Può darsi, come suppone il
+Marini, che quest’ultimo monumento fosse così appellato da un rilievo
+rappresentante Cerbero.
+
+[917] FERRET. VICENT. (MUR., IV, 1107) dice: _Capitis Bovis moenia quod
+oppidum Bonifacius VIII construi fecerat_.
+
+[918] Anche le ruine lungo la via Appia (sono appellate «Roma vecchia»)
+dimostrano che ivi nel medio evo si posero munimenti di fortezza; e
+se ne giovarono per certo i Gaetani o i Savelli, i quali ultimi, dopo
+morto Bonifacio VIII, si misero in possesso di Capo di Bove. Nell’arch.
+Gaetani non mi fu dato di rinvenire alcun documento attinente
+all’edificazione della fortezza. Ma poichè al tempo di Enrico VII
+appartenne ai Savelli, e poco dopo capitò in mano dei Colonna, non potè
+per fermo essere costruito dai Gaetani che all’epoca di Bonifacio VIII.
+
+[919] Torraccio, Torricola, Torricella, Tor Bella Monaca, Tor de’
+Cenci, Tor de’ Sordi, Tor del Vescovo, Torrimpietra, Tor Marancia.
+Torpagnotta, Tor Pignatarra, Torre Rossa, Tor Tre Teste, Tor vergata:
+NICOLAI, _Memorie sulle campagne e sull’annona di Roma_ (Roma 1803).
+
+[920] Fra le carte conservate nell’archiv. dell’Ospitale di Santo
+Spirito trovo una sentenza pronunciata dal senatore Guidone _de Pileo_
+ai 17 Aprile 1303... _lata in palatio novo Capitolii_.
+
+[921] La prima menzione di edificî di questa specie se ne fa a Padova
+nel 1218. _Eo tempore incoeptum fuit Palatium magnum communis Paduae_
+(MUR. _Ant._, IV, _Chron. Patavinum_).
+
+[922] Anche per questo Volume facciamo avvertenza che la versione fu
+riveduta dall’illustre Autore, il quale in pari tempo ritoccò il suo
+testo originale e vi introdusse notevoli aggiunte. (N. del T.)
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da
+una barra.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 ***
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+ <title>Storia della città di Roma nel medio evo, vol. V | Project Gutenberg</title>
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+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA<br>
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+<span class="x-small">NEL MEDIO EVO</span>
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+<p class="pad2 small">DI</p>
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+PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA</p>
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+<p>
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+</p>
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+<p class="pad2">
+VOLUME V.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+VENEZIA,<br>
+<span class="small">GIUSEPPE ANTONELLI<br>
+1874.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+PROPRIETÀ LETTERARIA.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p class="title">
+STORIA<br>
+DELLA CITTÀ DI ROMA<br>
+NEL MEDIO EVO.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
+
+<h2 id="libro9">LIBRO NONO.
+<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO,
+DAL REGGIMENTO DI INNOCENZO III ALL’ANNO 1260.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p>
+
+<h3 id="cap1-9">CAPITOLO PRIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap1-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Il secolo decimoterzo. — L’Impero, la Chiesa, la
+cittadinanza, la città di Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La
+famiglia dei Conti. — Largizioni di denaro che il Pontefice,
+appena eletto, fa ai Romani. — È consecrato e coronato. — Si
+descrive la processione solenne, quando il Papa
+muove al Laterano per torne possesso.</span></h4>
+
+<p>
+Agli entusiasmi cavallereschi e religiosi del secolo
+duodecimo subentrano nel decimoterzo le fervide lotte
+onde la gente umana, fatta più matura, combatte per
+conquistarsi la sua costituzione civica, omai che gode
+di una vita resa nobile dal lavoro, dalla scienza, dalle
+arti. Il secolo decimoterzo è il culmine del medio
+evo; in esso la Chiesa torreggia vittoriosa, levandosi a
+splendidissima potenza mondiale; in esso l’antico Impero
+germanico toglie cogli Hohenstaufen commiato
+dalla storia, per lasciare sgombro il terreno a Stati nazionali
+forniti di autonomia loro propria. Con un ultimo
+sforzo da gigante, l’Impero sotto di Federico II
+pugna ancora contro due impulsi di questa età per affermare
+la sua esistenza legittima, ma alla fine soccombe
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+alla potenza di quelli, che stringono assieme alleanza.
+L’Impero combatte la signoria universale del Papato;
+però questo (similmente di quanto ebbe fatto nella seconda
+metà del secolo duodecimo) si associa colle democrazie
+italiche, le quali per via del principio di cittadinanza
+latina abbattono il sistema feudale germanico,
+odiato istituto straniero. Il secolo decimoterzo è periodo
+di tempo in cui la libertà rompe una grande
+guerra contro la legittimità che va invecchiando: è età
+di rivoluzione dei cittadini contro la nobiltà feudale,
+della democrazia contro la monarchia imperiale, della
+Chiesa contro lo Stato, dell’eresia contro il Pontificato:
+è un’epoca cui, più di qualunque altro fatto, la libertà republicana
+d’Italia veste di chiarissima luce. Questa madre
+della civiltà di Europa s’eleva per la prima volta (e
+tuttavia imperfettamente) alla coscienza della sua propria
+nazionalità; e lo fa raccogliendosi entro a città fortemente
+munite e governate tutte con ordini eguali,
+entro le quali si ammassa un tesoro stupendo di forza
+dell’animo, di ricchezza e di fervore laborioso. È la età
+medioevale delle città; parimenti che nel tempo antico,
+l’uomo torna, a preferenza d’ogni altra cosa, ad essere
+cittadino; la città colle sue famiglie, colle sue parentele,
+colle sue ordinate maestranze, torna, per la seconda
+fiata nella storia, ad essere concetto vero dello Stato. Il
+ritorno che fa Italia (patria vera delle città) all’organamento
+politico comunale, non sì tosto che può sguizzar
+fuori dall’infranto vincolo dell’Impero, potrebbe parere
+un regresso, se non si ponesse mente a ciò che
+quell’idea municipale esprimeva: significava essa che
+vinto era il feudalismo barbarico, che la scienza e il
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+lavoro avevano tolto possedimento dei beni della vita,
+che creato s’aveva una coltura propriamente nazionale,
+opera della società civica. Le forze del laicato, educatesi
+con lungo e industre lavorio, abbisognavano di un albergo
+proteggitore entro cui si potessero ricoverare:
+e lo trovarono nella potente individualità delle città
+libere, fiore bellissimo del medio evo, officina in cui con
+attività indefessa si foggiò la civiltà nuova. Ancora una
+volta Italia visse di vita autonoma nelle sue democrazie,
+per indi, ancora una volta, ripiombare nella più profonda
+miseria, non appena che il fiore di quelle magnifiche
+città libere si fu avvizzito.
+</p>
+
+<p>
+Lo Stato si restringeva nella cerchia della città, la
+nazione si racchiudeva nella cittadinanza comunale; e
+queste erano condizioni politiche assai povere per certo,
+in cui nulla può ravvisarsi, che corrisponda a’ concetti
+più elevati dell’umanità. Come nel tempo antico, così
+anche adesso si vennero formando leghe di città, ma
+non fu mai possibile che si ampliassero in una federazione
+italiana. Vi ci opposero impedimento l’Impero
+ancor sempre eminente, e il Papato che possedeva uno
+Stato suo: la Chiesa, la quale comprendeva non potersi
+ridurre a compimento l’idea guelfa che si proponeva far
+d’Italia una teocrazia pontificia, ben presto mandò a
+vuoto ogni specie di unità, poichè fondò una monarchia
+francese nel mezzodì. Incapaci di costituire la nazione
+politica, le città caddero in condizioni d’isolamento
+angustissimo. L’energico impulso di partiti, che teneva
+desta la loro vita politica, e significava il bisogno che
+occorreva di un simbolo dell’ordine politico universale,
+assunse forma di contrasto fra la Chiesa e l’Impero, e
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+creò le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, chiare nella
+storia del mondo. Le fonti della vita politica non si diffusero
+come nell’Italia antica e nella Grecia in organamenti
+di colonie, e l’impedita unità nazionale fe’ sì che
+quelle fonti stagnassero in istretti canali: sopita la
+grande guerra mondiale fra la Chiesa e l’Impero, tanto
+feconda di libertà, le città ribollenti di forze combatterono
+fra sè in guerre furibonde di classi e di cittadini,
+laonde per necessità ne derivarono primamente dominazioni
+di plebi, indi tirannidi cittadine, finalmente piccoli
+principati.
+</p>
+
+<p>
+Anche nella città di Roma l’indirizzo municipale
+si esplicò in guisa simigliante. Per necessaria conseguenza
+pose anch’essa da banda le ultime attenenze pratiche
+coll’Impero, una volta che le città alleate col
+Papato (il quale s’era fatto nazionale) ebbero costretto
+quell’Impero feudale a partirsene d’Italia. Furono i
+Pontefici che sciolsero la Città dal vincolo delle relazioni
+antiche; cancellarono il concetto della <i>Respublica Romana</i>
+sorgente dell’<i>Imperium</i>, rapirono a Roma l’appoggio
+dell’Impero, e la ridussero sotto la sola protezione
+della Chiesa. La Città combattè incessantemente e con
+maggiore veemenza contro il Papato che pretendeva
+ad esercitarvi i diritti imperiali; si conquistò essa la
+sua autonomia civica, e perfino in alcuni momenti splendidissimi
+ottenne completa independenza di republica.
+Incapace di pretendere più al valore di <i>Urbs Orbis</i>,
+incapace di porsi a capo di una confederazione universale
+delle città italiche, essa stette paga all’ambizione
+di dominare dal Campidoglio il territorio dell’antico
+Ducato romano. Nel secolo decimoterzo la si vede,
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+come Milano o come Firenze, ridotta entro angusti confini
+municipali e intesa alle bisogne meramente pratiche,
+donde soltanto nel secolo susseguente si risolleverà
+di bel nuovo fino ad una idealità fantastica. Ella è per
+verità cosa meravigliosa vedere il popolo romano occuparsi
+seriamente della sua republica cittadina, senza por
+bada in alcun modo ai negozî degli altri paesi. In quello
+che l’Impero riducevasi a una larva, e la Chiesa giungeva
+alla sua grande meta d’essere essa costituzione
+del mondo, i Romani tenevano i loro sguardi fisi sul
+vetusto Campidoglio, serravano le porte in faccia agli
+Imperatori ed ai Papi, nè pensavano ad altro che a dare
+il migliore degli ordinamenti alla loro republica. La
+storia municipale di Roma nel secolo decimoterzo registra
+alcune pagine gloriose che inducono a reverenza
+di quel popolo romano, perocchè in mezzo a condizioni
+difficili esso abbia, se non altro a periodi di tempo, affermato
+la sua autonomia: e per verità, nel secolo decimoterzo,
+quantunque fosse giunto all’apogeo della sua
+signoria universale, il Papato a Roma era senza potenza.
+</p>
+
+<p>
+All’inizio ed alla fine di questo gran secolo (a cui
+descrivere imprende il nostro quinto volume) si erigono
+Innocenzo III e Bonifacio VIII, come le due colonne
+che segnano il confine di un periodo, il quale è il rilevantissimo
+di tutta la storia civile del medio evo: quei due
+uomini difatti segnano l’uno l’altissimo culmine, l’altro
+il decadimento del Papato.
+</p>
+
+<p>
+Addì 8 Gennaio dell’anno 1198, nel Septizonio sul
+Palatino, Lotario cardinale diacono era eletto papa con
+voto concorde, ed acclamavasi con nome di Innocenzo III.
+Lotario, uno dei figliuoli del conte Trasimondo di Segni,
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+usciva di un’antica famiglia di signori del Lazio, posseditrice
+di beni ad Anagni, a Segni ed a Ferentino.
+Può darsi che la sua casa appartenesse ad una stirpe i cui
+membri nel secolo decimo avevano sostenuto officio di
+conti nella Campagna, all’istessa guisa che i Crescenzî
+nella Sabina: tuttavolta fu soltanto dopo di Innocenzo
+III che quel titolo di conti diventò nome durevole
+della famiglia, la quale ne fu detta <i>de Comitibus</i> ossia
+<i>dei Conti</i>&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Gli avi paterni di Lotario erano stati gente
+tedesca immigrata nel Lazio: lo dimostrano i nomi di
+Lotario, di Riccardo, di Trasimondo e di Adenolfo che
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+perdurarono nella famiglia de’ Conti. Nella storia della
+Città non s’erano fatti chiari, ma Claricia, madre di
+Innocenzo III, fu donna romana della casa di <i>Romanus
+de Scotta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lotario, giovine e ricco uomo, era andato a studio
+nelle università di Parigi e di Bologna, e vi aveva attinto
+grande sapere di scolastica ed estese cognizioni di
+giurisprudenza; poi, finiti gli studî, aveva in officio
+di cherico servito i successori di Alessandro III, e ne
+era stato tenuto in gran pregio, fino a tanto che Clemente
+III lo aveva creato cardinale della Diaconia dei
+santi Sergio e Bacco presso al Campidoglio. A trentasette
+anni egli saliva alla santa Sede.
+</p>
+
+<p>
+Appena che Innocenzo III fu eletto, gli si accalcò intorno
+il popolo romano, con alte grida chiedendo denaro.
+Gli avari Romani, anzichè darne, esigevano dai loro Papi
+omaggio di donativi. Del continuo il loro giuramento
+di fedeltà era sempre comperato a prezzo d’oro, ed,
+oltre a questo, il Comune civico di Roma pretendeva
+da ogni Pontefice nuovamente eletto un tributo di cinquemila
+libbre. Al trono di Innocenzo minacciava pericolo
+di crollare prima ancora che egli veramente ponesse
+il piede a salirlo; cedette egli perciò alle furiose esigenze
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+dei Romani, ma pensò che dall’abuso gli conveniva
+trarre uno stabile profitto. Non lesinò meschinamente
+come Lucio III per sua disgrazia aveva fatto;
+dispensò denaro con magnificenza da gran signore e
+si guadagnò così la moltitudine del popolo, ma una
+largizione tanto considerevole di moneta fu gravemente
+obrobriosa, e potè chiamarsi veramente prezzo d’acquisto
+della signoria&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ai 22 Febbraio 1198 Lotario fu consecrato nel
+san Pietro; indi fece la sua entrata solenne nel Laterano,
+accompagnato dal Prefetto della Città e dal Senatore,
+dalla nobiltà, dai Baroni della provincia, dai
+Consoli e dai Rettori delle città, che vennero a fargli
+reverenza.
+</p>
+
+<p>
+La ceremonia della sua incoronazione ci offre acconcia
+opportunità di descrivere con brevi tocchi questi mirabili
+spettacoli del medio evo. Non erano cotali processioni
+dei Papi meno splendide di quello che fossero le cavalcate
+degli Imperatori allorchè movevano a torsi la corona; e
+sebbene mancassero delle pompe soldatesche straniere e
+delle battaglie nella città Leonina, nondimeno spiegavano
+tutte le magnificenze del Papato in un apparato nazionale
+romano. Fin dal secolo undecimo i Pontefici consecrati
+nel san Pietro erano stati soliti di tornarsene alla
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+loro residenza del Laterano con solenne corteo; e da Nicolò
+I in poi, quelle processioni diventarono una specie di
+trionfo che il Papa coronato teneva in mezzo di Roma,
+cavalcando lungo un cammino che diventò tradizionale
+con nome di <i>Via Sacra</i> od anche di <i>Via Papae</i>&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. Meta
+di lui erano il palazzo Lateranense e la basilica di
+Costantino, di cui il Pontefice toglieva possedimento
+con istrane ceremonie: e mercè di esse massimamente
+significavasi il suo ingresso al governo, anche quale
+signore temporale di Roma e dello Stato ecclesiastico.
+</p>
+
+<p>
+Come il Papa aveva ottenuto la consecrazione per
+mano dei Vescovi di Ostia, di Albano e di Porto, usciva
+sulla piattaforma della scalea del san Pietro, e si
+adagiava sopra un trono. L’Arcidiacono gli toglieva
+di capo la mitra vescovile, e in mezzo alle acclamazioni
+del popolo la copriva del <i>Regnum</i> principesco.
+Era questo la <i>Tiara</i> rotonda, appuntita in cima, quella
+favolosa corona che dicevasi Costantino aver donato a
+Silvestro papa: in origine formata di penne bianche di
+pavone e senza ornamenti, fu più tardi decorata di gemme
+lucenti; dapprima cinta di un serto d’oro, più tardi
+fullo financo di tre diademi, e adorna alla sommità di
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+un carbonchio&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. In quello che coronava il Papa, l’Arcidiacono
+pronunciava queste superbe parole: «Ricevi
+la tiara, e sappi che tu sei il padre de’ Principi e dei Re,
+il reggitore del mondo, il vicario in terra del nostro
+redentore Gesù Cristo, cui è onore e gloria nei secoli
+eterni»&#8205;<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Cristo e i suoi Apostoli, che erano stati
+avvezzi a camminare con pie’ scalzi, ben avrebbero mirato
+con profonda meraviglia la persona del loro successore,
+il quale, avvolto in vestimenta magnifiche e scintillanti
+d’oro e di pietre preziose, si levava allora dal trono
+tenendo il <i>Regnum</i> in capo, e da papa-re montava sopra
+un palafreno coperto di gualdrappe colore scarlatto.
+Imperatori o Re, le quante volte di loro erano presenti,
+gli tenevano la staffa e procedevano un tratto conducendogli
+il cavallo per le briglie; se Principi non v’erano, a
+quell’officio attendevano i maggiori nobiluomini e i Senatori
+di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. Tutti i laici e gli ecclesiastici che
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+prendevano parte al corteo, salivano sui loro palafreni,
+poichè la processione andava a cavallo. Moveva essa
+in quest’ordine: precedeva a tutti un cavallo riccamente
+bardato del Papa, vuoti gli arcioni; indi venivano i
+crociferi a cavallo; dodici vessilliferi anch’essi a cavallo
+con in mano bandiere di color rosso; due altri cavalieri
+che tenevano sulle lance imagini di cherubini
+scolpite in oro; i due Prefetti marittimi; gli <i>Scriniarii</i>,
+gli avvocati, i giudici colle lunghe e nere vesti talari
+del loro officio; la Scuola dei cantori, i Diaconi e i
+Suddiaconi, gli Abati stranieri, i Vescovi, gli Arcivescovi,
+gli Abati delle venti Abazie di Roma, i Patriarchi
+e i Cardinali vescovi, i Cardinali preti, i Cardinali
+diaconi&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, tutti a cavallo, sul quale non è difficile che
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+alcuni vecchi tremuli si tenessero aggrappati con gran
+fatica. Seguiva allora il Papa sopra un bianco palafreno
+cui, a destra e a manca Senatori ossiano nobili addestravano
+per le redini. Tosto dopo movevano cavalcando
+alcuni Suddiaconi e il Prefetto della Città accompagnato
+dai collegi de’ giudici. Poi subentravano le corporazioni
+cittadine, le milizie, i cavalieri e i maggiorenti di Roma
+vestiti di corruscanti corazze colle divise e coi colori
+delle loro famiglie. La comitiva di quei signori ecclesiastici
+e laici (a passare occupava qualche ora), i canti
+solenni, lo scampanio delle chiese, le acclamazioni del
+popolo, quegli ordini, quelle dignità, quegli officî, la
+varietà delle fogge, la mescolanza di cose di chiesa e
+di cose profane, tutto produceva uno spettacolo ammirabile
+che rifletteva in un sol quadro la grandezza del
+Papato. Ma quella comitiva di vecchi, di preti, di monaci
+salmeggianti si moveva a guisa di ombre in mezzo
+a rovine, e rappresentava la caduta e la mutazione
+delle sorti di Roma con imagine piuttosto mesta che
+splendida.
+</p>
+
+<p>
+La città era addobbata a festa; lungo il cammino che
+il Pontefice batteva erano rizzati alcuni archi di onore
+che laici romani costruivano; e, giunto sotto di essi, il
+Papa distribuiva denaro in compenso dell’opera&#8205;<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+Passando pei vetusti archi trionfali degl’imperatori
+Graziano, Teodosio e Valentiniano, la processione moveva
+al quartiere Parione, dove, presso alla torre di <i>Stephanus
+Petri</i>, il Papa sostava per ricevervi le acclamazioni
+della <i>Schola</i> degli Ebrei&#8205;<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Infatti una deputazione dei
+figli d’Israello, eroici cultori di un monoteismo puro e
+incorrotto, stavasi colà piena di temenza oppure di timida
+speranza, con alla testa il Rabbino della sinagoga,
+che recava in ispalla il rotolo del santo Pentateuco misteriosamente
+velato. In ogni Papa novello gli Ebrei romani
+erano costretti a salutare il loro signore territoriale
+che misericordiosamente concedeva ad essi un asilo
+in Roma, ed era pari agli Imperatori antichi, davanti ai
+quali avevano costumato anche i loro avi presentarsi per
+far omaggio al nuovo Principe che saliva al trono. In
+quello che il Rabbino porgeva al Vicario di Cristo il codice
+di Mosè acciocchè lo confermasse, negli sguardi
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+biechi o benevoli del novello Pontefice gli Israeliti leggevano
+scritta la loro sentenza, la tolleranza ovvero
+l’oppressione in cui sarebbero tenuti. Il Papa dava un
+rapido sguardo al Pentateuco, restituiva al Rabbino il
+rotolo della scrittura porgendoglielo dal rovescio, e con
+degnevole serietà sclamava: «La legge onoriamo, ma
+condanniamo la mente degli Ebrei; imperocchè alla
+legge abbia dato compimento Cristo, che il cieco popolo
+di Giuda attende ancora come Messia»&#8205;<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. I figli
+d’Israello se la svignavano fra gli improperî della plebaglia
+romana; e la processione proseguiva il suo cammino
+per il campo di Marte, mentre, ad ogni tratto di via,
+il clero romano, abbruciando incensi e cantando inni,
+stava postato a salutare il Pontefice. Frattanto il popolo,
+lasciandosi andare a giovialità carnevalesche, faceva intronar
+l’aria di liete canzoni&#8205;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>; e affine di diradare la
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+calca soverchia della plebaglia, forse anche a ricordanza
+di antichissime tradizioni consolari, i famigli del Papa
+in cinque luoghi prestabiliti gettavano manciate di monete&#8205;<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il corteo percorreva i <i>Fora</i>, passava dagli archi
+trionfali di Settimio Severo e di Tito, e, radendo il Colosseo
+e il san Clemente, giungeva alla piazza del Laterano,
+dove il Papa era accolto con festosi cantici dal
+clero di quella basilica&#8205;<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>: allora lo si conduceva al
+<i>Porticus</i>, e là sedeva sopra un antico sedile di marmo
+detto <i>Sella stercoraria</i>. Gli era pure il massimo avvilimento
+cui si assoggettava il capo supremo della Cristianità
+allorchè si adagiava sul seggio di quel nome; e
+la simbolica ceremonia che ivi avveniva è forse il più
+bizzarro costume che abbia foggiato il medio evo, nè
+di essa oggi possiamo udir parlare senza esserne tratti
+a riso. Però accorrevano alcuni Cardinali a rialzare il
+Padre santo da quella disdicevole scranna, dicendogli le
+confortevoli parole tratte dalle sacre Scritture: «Ei
+suscita dalla polvere il mendico, e solleva il povero
+dallo sterco»&#8205;<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Il Papa si fermava ivi ritto, traeva
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+dal grembo di un famiglio tre manciate piene di oro,
+di argento e di rame, e le gettava al popolo sclamando:
+«Oro e argento non son per me; quel che
+ho, a te dono»&#8205;<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. Entrato in Laterano, vi faceva
+orazione; poi, sedendo sopra un trono alzato dietro all’altare,
+vi riceveva l’omaggio del Capitolo della basilica;
+passava indi nel palazzo e, toltone possesso camminandovi
+o sedendovi, si sdrajava in atto di uomo che
+giace, sopra un antico sedile di porfido che era innanzi
+alla cappella di san Silvestro, e in quella positura
+riceveva dalle mani del Priore del Laterano il pastorale
+e le chiavi della chiesa e del palazzo, simbolo
+quello della sua autorità di governo, simboli queste
+della podestà che lega e scioglie. Adagiatosi sopra un
+altro sedile di porfido, il Papa restituiva al Priore quei
+simboli, e veniva allacciato i fianchi con una cintura di
+seta rossa donde pendeva una tasca color di porpora,
+contenente muschio e dodici suggelli di pietre preziose,
+imagini della podestà apostolica e delle virtù cristiane&#8205;<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
+Allora erano ammessi al bacio del piede tutti gli
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+officiali del palazzo; ed il Pontefice a tre riprese gettava
+monete di argento fra il popolo, pronunciando le parole:
+«Lo sparse e lo diede ai poverelli; in eterno dura
+la sua giustizia». Dopo di aver pregato innanzi alle
+reliquie nella cappella palatina, detta <i>Sancta Sanctorum</i>,
+nuovamente si assideva sopra un trono nella cappella
+di san Silvestro; ivi gli si presentavano, secondo
+l’ordine della loro dignità, i Cardinali e i Prelati, che gli
+si inginocchiavano dinanzi protendendo la mitra, nella
+quale egli lasciava cadere il solito donativo di denaro,
+appellato <i>Presbyterium</i>&#8205;<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Susseguiva il giuramento di omaggio che il Senato
+romano prestava in Laterano, e finalmente tenevasi
+mensa nella sala dei banchetti. Il Papa sedeva tutto
+solo ad un desco su cui erano disposti preziosissimi vasi,
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+mentre a tavole separate prendevano posto i Prelati
+e i maggiorenti, i Senatori ed il Prefetto coi giudici. Il
+Pontefice era servito dai più nobili signori; se alla festività
+erano presenti dei Re, questi gli portavano i
+primi piatti, e poi andavano umilmente a sedersi alla
+mensa dei Cardinali.
+</p>
+
+<p>
+Questi non sono che i tratti maggiori delle grandi
+processioni che si celebravano nelle coronazioni pontificie.
+Cotali forme medioevali si conservarono fino a
+Leone X: indi cessarono le antiche costumanze simboliche;
+e la ceremonia, con pompa più conforme all’indole
+dei tempi, si tramutò nel <i>Possessus</i> ossia nella magnifica
+funzione con cui il Pontefice prende il dominio del
+Laterano.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad essere un
+officiale pontificio. — Condizioni della Prefettura urbana. — I
+Prefetti della casa di Vico. — Condizioni del Senato. — Scotto
+Paparone, senatore. — Innocenzo III consegue il diritto
+di eleggere il Senato. — Formula giuratoria del Senatore. — Il
+Comune di Roma conserva la sua autonomia. — Primi
+Podestà romani nelle città fuor di Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Dall’altezza del suo trono Innocenzo III volse uno
+sguardo allo Stato su cui imperava, e non vide che
+ruine; guardò a ciò che dovesse intraprendere, e vide
+il mondo ridotto a condizioni tali che offrivano ogni
+agio di porgli briglia, all’uomo il quale volesse dominarlo
+con ambizioni cesaree. Sotto al suo debole antecessore
+la podestà temporale di san Pietro era andata affatto
+distrutta; le più remote province dell’antico Stato
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+ecclesiastico erano possedute da Conti tedeschi, generali
+di Enrico VI, cui questi le aveva date in premio
+dei loro servigî; quanto alle terre situate in vicinanza
+di Roma, trovavansi in balìa della nobiltà ossia del
+Senato&#8205;<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. Pertanto, primo compito di Innocenzo fu
+questo, di restaurare nelle più prossime attenenze la
+signoria della Chiesa. Se un tale intento potè raggiungere,
+se cose eziandio maggiori gli riuscì di operare con
+tanta prestezza da superare qualsiasi aspettativa, egli
+ne andò debitore alla costernazione in cui cadde il
+partito imperiale alla morte di Enrico VI ed alla repentina
+vacanza dell’Impero. Tutt’a un tratto, presso al
+feretro del suo oppressore, il Papato si sollevò dalla
+sua profonda fiacchezza per diventare potenza nazionale
+d’Italia.
+</p>
+
+<p>
+Poichè sul Campidoglio la Republica aveva perduto
+il suo saldo sostegno, Innocenzo potè rialzare il
+reggimento pontificio nella Città con un primo e audace
+moto. Ivi alla signoria della santa Sede facevano
+ancora intoppo due magistrati, il Prefetto che rappresentava
+i diritti dell’Impero romano, e il Senatore
+che rappresentava i diritti del popolo romano. Enrico
+VI aveva nuovamente ridotto la Prefettura urbana
+ad essere una prevostura imperiale, e di Pietro prefetto
+aveva fatto un suo uomo feudale. Adesso quest’ultimo
+vedevasi privo di protezione; laonde, a prezzo che lo
+riconfermasse nel suo officio, ei fe’ soggezione al Papa.
+Nel dì 22 Febbraio 1198, in publico Concistoro, Pietro
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+prestò giuramento di vassallaggio ad Innocenzo III,
+e dalle mani del Papa ricevette il purpureo mantello
+prefettizio in segno di infeudazione&#8205;<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. La formula
+giuratoria che ci fu conservata, tiene discorso indeterminato
+degli officî competenti alla Prefettura. Il Prefetto
+vi fa omaggio alla Chiesa, come uomo ligio ai servigî
+del Papa, investito di «procura» temporanea di un
+territorio; e vi giura di far rispettare i diritti della
+Chiesa, di provvedere alla sicurezza delle strade, di amministrare
+la giustizia, di custodire fedelmente per conto
+del Pontefice le rocche forti, di non edificarne arbitrariamente
+di nuove, di non rendere vassallo suo qualsiasi
+vassallo che appartenga al <i>Patrimonium</i> della
+Chiesa, di dimettersi dall’officio ogni qual volta il Papa
+lo imponga. Ma non si denota quali terre fossero
+al Prefetto soggette&#8205;<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. In Roma antica la sua giurisdizione
+s’era estesa fino alla centesima colonna
+miliare; da ciò, ancora nel medio evo, i Romani avevano
+fatto derivare il loro diritto di reggere tutto il
+distretto cittadino col ministero de’ giudici del Comune;
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+e fin nel secolo decimoquinto un secretario
+della Città consegnava a Martino V una scrittura,
+in cui quegli stabiliva cotali massime: «Dacchè l’<i>Imperium</i>
+fu trasmesso ad un Principe, la città di Roma
+si ebbe tramutato in una Prefettura: sempre essa
+tenne un’autorità prefettizia sua propria; e poichè
+questa si estende fino alla centesima pietra miliare,
+anche il distretto cittadino capisce altrettanto territorio:
+quanto in quella periferia è compreso, tanto trovasi
+soggetto alla giurisdizione di Roma; ivi la Città
+possiede diritti di republica: il <i>merum</i> e il <i>mixtum
+imperium</i>, le regalie, i fiumi, le vie, i porti, le dogane,
+il diritto di zecca ed altrettali»&#8205;<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Il Comune romano
+pretendeva al governo di tutto il distretto urbano da
+Radicofani a Ceperano, dai monti della Sabina al mare;
+ma per nulla traspare che ivi il Prefetto esercitasse
+la sua giurisdizione. La democrazia del Campidoglio
+aveva demolito la potenza di quel giudice criminale
+ch’era stato tanto formidabile un tempo; il Senatore
+aveva rovesciato dalla sua altezza il Prefetto; il capo
+del Comune cittadino aveva soppiantato il Prevosto imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.
+Affatto oscuro rimane di che specie fosse
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+ancora quell’officio sull’incominciamento del secolo
+decimoterzo, dopochè tutti i diritti fiscali dell’Impero
+avevano cessato di esistere. Teneva sì il Prefetto un tribunale
+di polizia nella Città e fuori, ma la sua influenza
+non posava più nel suo officio, sibbene nella sua ricchezza
+di possedimenti territoriali. Ed invero il Prefetto
+era diventato signore di estesi beni nella Tuscia, dove
+s’era impossessato di parecchi Capitanati che avevano
+fatto parte del patrimonio di Matilde. Omai dalla fine
+del secolo duodecimo in poi il teatro dei suoi ambiziosi
+maneggi appare essere stato un tratto di territorio prossimo
+a Viterbo; e nel secolo decimoterzo la Prefettura
+si mostra divenuta di ragione ereditaria della famiglia
+baronale di Vico, città, ora decaduta, di quella provincia.
+Convien dire che da lungo tempo la Prefettura avesse
+avuto per appannaggio le entrate di alcuni beni di
+Tuscia, che erano tenuti in conto di veri e proprî feudi
+prefettizî: e presto venne che la casa signorile di Vico
+tramutò il feudo officiale (congiuntamente alla Prefettura)
+in un patrimonio ereditario, accresciuto a dismisura
+per via di compre e di ruberie; nè Innocenzo III
+giunse a impedirne la trasmissione ereditaria, sebbene
+solamente a tempo accordasse la «procura» a Pietro
+prefetto che era di quella famiglia&#8205;<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nell’anno 1198 si spense in Roma l’ultimo avanzo
+(e non era che una larva) della podestà degli Imperatori,
+onde avevano tenuto le veci sotto ai Carolingi il <i>Missus</i>,
+più tardi il Prefetto. Massime quest’officio era così
+intieramente decaduto, che in verità nemmeno il Papa
+sapeva che cosa dovesse farne della vecchia e tarlata
+figura del Prefetto&#8205;<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. Innocenzo III nell’anno 1199
+lo tenne da <i>Missus</i> pontificio, e gli concesse autorità di
+giudice di pace nelle città di Tuscia e di Umbria ed a
+Spoleto&#8205;<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, le quali terre continuarono ad essere stanza
+dove più tardi i Prefetti di Vico tennero ragguardevole
+luogo. Infatti la cosa di maggior rilievo si fu che quindi
+innanzi il Prefetto di Roma conseguì una spiccatissima
+posizione dinastica come <i>Capitaneus</i> in Tuscia. Del
+resto in Roma e nel distretto della Città egli durò
+nelle sue funzioni di giudice, laonde in lui si può
+ravvisare il governatore della Città. Del continuo era egli
+che eleggeva giudici e notai&#8205;<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>, che esercitava un’autorità
+di polizia, che curava la sicurezza delle strade e sopravvegliava
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+ai prezzi dei grani ed al mercato. Il Papa,
+che onorava in lui il più antico magistrato di Roma,
+cercò per mezzo suo di metter nell’ombra il Senatore.
+Gli concesse perciò una dignità rappresentativa fornita
+di grande pompa e di splendore; avvegnaddio in tutte le
+processioni che si tenevano per le coronazioni il <i>Praefectus
+Urbis</i> si stesse in vicinanza immediata del Pontefice:
+e, alla quarta domenica di quaresima, regolarmente
+riceveva in dono la rosa d’oro che egli poi con
+festosa solennità, montato a cavallo, soleva portare in
+giro per la Città&#8205;<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Con fortuna parimenti propizia Innocenzo III, in
+quegli stessi giorni conseguì eziandio la signoria suprema
+sul Comune civico di Roma. Alla Republica del Campidoglio,
+ridivenuta aristocratica, difettavano pur sempre
+le basi di un ordinamento che riposasse sulle forze del
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+popolo. La sua autorità esecutiva fluttuava fra l’oligarchia
+e la monarchia; ora era in potere di un numero soverchio
+di governanti ed ora di un solo «Podestà». Così
+avveniva che, mentre nell’anno 1197 si erano eletti cinquantasei
+Senatori, allorchè fu consecrato Innocenzo III
+non v’aveva invece che un Senatore unico&#8205;<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. Il capo
+municipale di Roma combatteva incessantemente le pretensioni
+di san Pietro; Benedetto <i>Carushomo</i> e i suoi
+succeditori s’erano fatti independenti dalla santa Sede;
+nelle città della provincia romana avevano posto dei loro
+<i>Rectores</i> e mandato dei giudici del Comune financo
+nella Sabina e nella Maritima, imperocchè i Romani
+affermassero che queste province erano, per ragione di
+diritto, veri beni demaniali della loro Città&#8205;<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. Il Comune
+capitolino reclamava la giurisdizione del distretto,
+e intendeva che tal fosse il territorio dell’antico Ducato
+romano. Similmente come altre città italiche s’erano
+impadronite degli antichi Comitati (contado), così
+anche Roma voleva essere la padrona del suo Ducato.
+Al momento in cui Innocenzo III salì al trono senatore
+era Scotto Paparone, nobile romano di un’antica
+famiglia, la quale era forse imparentata col Papa per
+parte della madre di lui&#8205;<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Innocenzo seppe indurre
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+quell’uomo a dimettersi dell’officio; ed il popolo, guadagnato
+con donativi di denaro, rinunciò perfino all’importante
+diritto della libera elezione del suo Senato,
+la quale Innocenzo protestava spettare per privilegio
+al Pontefice. Egli nominò allora uno che fosse arbitro
+dell’elezione (<i>Medianus</i>), e questi a sua volta elesse il
+nuovo Senatore: indi avvenne che agli <i>Justitiarii</i> (fino a
+quel momento messi in carica dal Campidoglio) furono,
+dappertutto nel territorio cittadino, sostituiti dei giudici
+papali&#8205;<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Per tal guisa nell’anno 1198 il Senato cadde
+sotto l’autorità del Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Conserviamo ancora la formula del giuramento che
+allora prestò il Senatore: «Io», diceva, «senatore della
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+Città, sarò d’ora in poi fedele a te, signor mio, papa
+Innocenzo. Nè coll’opera, nè col consiglio contribuirò a
+che tu perda la vita o il corpo, o che ti sia tolta con frode
+la libertà. Quello che di bocca tua, o con lettere, o con
+messaggi mi confiderai, non isvelerò a chicchessia in
+danno tuo. Le quante volte io ne abbia contezza, impedirò
+che a te si nuoca; se non potrò farlo, te ne avviserò
+di bocca mia, o con lettere, o con sicuri messaggi.
+Con ogni mia possa e con tutta la mia scienza ti ajuterò
+a conservare il Pontificato romano e le regalie del
+san Pietro che tu possiedi, a rivendicare quelle che
+non possiedi; le cose recuperate contro tutto il mondo
+a tuo pro difenderò: il san Pietro, la città di Roma, la
+Leonina, il Transtevere, l’isola, il castello di Crescenzio,
+santa Maria Rotonda, il Senato, la zecca, gli onori
+e gli officî della Città, il porto di Ostia, i dominî di
+Tusculo, e, sopra ogni altra cosa, tutte le giurisdizioni
+che ti competono dentro della Città e fuori. Ai Cardinali,
+alla loro corte ed alla tua, guarentirò completa
+sicurtà ogni qual volta vadano alla chiesa, e vi dimorino
+e ne tornino. Giuro che quanto ho detto manterrò
+in buona fede: così mi ajutino Dio e questi santi
+Evangelî»&#8205;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sarebbe errore se si credesse che il Papa d’allora in
+poi esercitasse su Roma un’autorità diretta e regia. Il
+reggimento monarchico, secondo l’indole dei tempi nostri,
+era così ignoto al medio evo, che neppure una sol
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+volta venne in mente a Innocenzo III di porre in dubbio
+l’autonomia del Comune romano. Tutti i Pontefici
+di quell’età tennero la città di Roma non soltanto
+in conto di potenza civica, ma eziandio di potenza
+politica e sovrana. Cercarono di usare sopra di essa il
+loro ascendente, se ne assicurarono la signoria in via
+di principio fondamentale, nominarono o per lo meno
+confermarono i Senatori, ma non decretarono mai cosa
+alcuna che fosse contro il volere e la podestà del popolo.
+La loro signoria era semplicemente un titolo di
+autorità; niente di più. Infatti i Romani continuavano
+a congregare le loro assemblee sul Campidoglio in libero
+parlamento, ad avere finanze loro proprie, lor proprio
+esercito, a decidere della guerra e della pace senza
+pur interpellarne il Papa; financo movevano guerra
+a città dello Stato ecclesiastico, o con quelle conchiudevano
+trattati di diritto publico. Ed invero anche queste
+città erano per la più parte Comuni liberi, laddove
+altre terre nel distretto romano pagavano, per
+patti convenuti, dei canoni feudali alla Camera del Campidoglio,
+e ricevevano dal Senatore i loro Podestà&#8205;<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. A
+dimostrare l’indole energica della nobiltà romana di
+quel tempo e l’onorevole pregio in che era tenuto il
+Comune civico basta il fatto che in sulla prima metà del
+secolo decimoterzo trovansi molti Romani da podestà in
+città forestiere. Queste (la più parte avevano stretto alleanza
+difensiva con Roma) chiedevano spesso con solenni
+ambascerie al popolo romano che loro desse per
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+reggitore un nobile romano. Alla serie di cotai Podestà
+romani (che in tutti i documenti si denotano superbamente
+col nome di <i>Consules Romanorum</i>) danno ormai
+inizio Stefano Carzullo nell’anno 1191 e Giovanni
+Capocci nel 1199, entrambi a Perugia: Pietro Parenzo
+nell’anno 1199 andava da podestà in Orvieto, dove
+era ucciso dagli eretici di parte ghibellina; e nel bel
+duomo di colà esiste oggidì ancora un altare eretto a
+onor suo&#8205;<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — Rinnovazione
+della feudalità germanica in Italia per opera di Enrico
+VI, e decadimento dei suoi principati feudali dopo la
+morte di lui. — Filippo di Svevia, duca di Toscana. — Markwaldo,
+duca di Ravenna. — Corrado, duca di Spoleto. — Lega
+di città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della Chiesa. — La
+parte popolare si solleva in Roma. — Giovanni Capocci
+e Giovanni Pierleone <i>Rainerii</i>. — Roma combatte contro
+Viterbo a cagione di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra,
+senatore. — Viterbo fa soggezione al Campidoglio.</span></h4>
+
+<p>
+Roma e i feudatarî della Campagna, della Maritima e
+della Tuscia avevano (nel mese di Febbraio) riconosciuto
+Innocenzo III come loro signore territoriale. Per conseguenza
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+il Papa era ridiventato principe dentro delle frontiere
+del Ducato romano; ma or trattavasi di conquistare
+eziandio tutte quelle altre province italiche che in antico,
+sotto a’ Carolingi, avevano composto lo Stato della
+Chiesa. Causa la eredità di Sicilia, che Enrico VI aveva
+raccolta, Italia era retrocessa nel suo cammino. I trattati
+di Venezia e di Costanza continuavano ad essere
+una spina confitta nel cuore dei Principi della casa
+di Hohenstaufen, i quali nè volevano prestar omaggio
+alla libertà conseguita dalle città, nè riverire il <i>Dominium
+Temporale</i> lasciato ai Pontefici. Enrico VI aveva
+rialzato a vessillo suo l’antica idea dell’Impero, e fatto
+di Sicilia il fondamento dei suoi conati monarchici.
+Aveva egli aperto una breccia nella nazione italica, che
+era cresciuta in fiore nei Comuni cittadini sotto la protezione
+del papato di Alessandro III; ed invero aveva
+ripristinato in Italia gli ordini feudali germanici, e
+fondato dall’uno all’altro mare dei principati feudali
+tedeschi, componendoli in parte di beni della contessa
+Matilde ed in parte di patrimonî di quello Stato ecclesiastico,
+che egli avrebbe voluto distruggere come
+ostinatissimo impedimento della signoria imperiale.
+Aveva creato il suo giovine fratello Filippo a duca di
+Toscana, e infeudato dell’Esarcato il suo generale
+Markwaldo: frattanto, ancor da tempo più antico,
+Corrado di Uerslingen sedeva da duca di Spoleto. In
+tal guisa Italia, frastagliata di feudi imperiali svevi,
+era tenuta a freno e minacciata di esizio delle sue democrazie
+cittadine. Però l’edificio architettato da Enrico
+VI con disegni laboriosi dell’avvenire, crollò alla
+morte di lui; e a dimostrare la insolidità delle dominazioni
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+straniere d’ogni specie, appena v’ha un altro
+esempio che sia più spiccato della rapida caduta di quelle
+fondazioni imperiali. Non tanto ruinarono esse per urto
+d’armi, quanto più assai per la forza dell’impulso nazionale
+che la prima guerra dell’independenza lombarda era
+venuta educando. L’interregno e le lotte per la successione
+al trono tedesco abbatterono il partito che gli
+Hohenstaufen avevano in Italia, e resero agevol cosa
+alle città di conseguire la loro independenza dall’Impero.
+Innocenzo, da quell’accorto che era, s’eresse tosto
+come uomo che voleva liberare Italia dal reggimento
+tedesco: e allorquando, nell’anno 1198, pronunciò che
+questo paese, sede delle due podestà, era per volontà
+divina capo del mondo, la sua parola trovò un eco anche
+là dove non la si poteva interpretare nel significato di
+una signoria universale pontificia, di cui Italia fosse il
+fondamento&#8205;<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La tomba di Enrico VI fu la breccia traverso cui Innocenzo,
+più avventurato di Gregorio VII, irruppe dentro
+dell’Impero: e se ne creò arbitro e giudice, in quello
+che conduceva una parte del popolo italiano a dare l’assalto
+alle castella di despotismo erette da Enrico. La
+signoria feudale degli stranieri s’era fondata colla violenza;
+conseguenze n’erano di qua oppressione ferrea, di
+là odio ardentissimo. E sel provò, come un ammonimento
+dell’avvenire, Filippo di Svevia allorchè venne in Italia
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+per pigliar seco Federico, figliuolo di Enrico, erede di
+Sicilia e già eletto re dei Romani, e per condurlo a incoronarsi
+in Germania. A Monte Fiascone ricevè Filippo
+l’annunzio che morto era l’Imperatore; costernato rifece
+la via, e a grande stento sguizzò di mano agli Italiani
+sollevatisi con gran furore. In Tuscia, nella Romagna,
+nelle Marche Innocenzo III inalberava la bandiera
+dell’independenza: e chi altri se non era il Papa poteva
+a quel tempo rappresentare la nazione italiana? Per
+sottrarsi agli odiati stranieri molte città si gettarono
+nelle braccia della Chiesa; altre, loro malgrado, vennero
+trascinate dalla grande corrente, perocchè dappertutto
+si volesse discacciare i feudatarî tedeschi divenuti oggetto
+di odio. Fra quei generali di Enrico il più potente
+era Markwaldo, siniscalco dell’Impero e duca di
+Ravenna, spada valorosa, guerriero rozzo, pien di coraggio,
+astuto. Appena eletto papa, Innocenzo chiesegli
+che facesse soggezione alla Chiesa: dapprima il Siniscalco
+negoziò con furberia, poi si difese virilmente
+contro le città ribellatesi e contro le soldatesche del
+Papa; alla fine dovette cedere il suo bel feudo di Ravenna.
+</p>
+
+<p>
+Per verità Innocenzo III non potè far suoi Ravenna
+ed altri territorî dell’Esarcato appartenenti all’Impero,
+avvegnaddio l’Arcivescovo di quella città opponesse resistenza
+alle sue pretese. Per lo contrario egli conquistò
+senza fatica la marca di Spoleto. Corrado, che n’era
+duca e conte di Assisi, gli offerse per fermo di pagar
+tributo, di servirlo nell’esercito, di consegnargli tutte
+le fortezze; ma indarno, chè il Papa volle farsi vedere
+buon cittadino d’Italia, nè si acconciò a quelle proposte&#8205;<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+Il Duca fu costretto a sottomettersi senza patteggiare,
+a Narni; dovette sciogliere i suoi vassalli
+dal giuramento di fedeltà; financo partire d’Italia: e
+per tal guisa Corrado, ridottosi in Isvevia, diè colà fine
+alla lunga serie dei Duchi germanici di Spoleto, cui
+aveva posto incominciamento nell’anno 569 il longobardo
+Faroaldo&#8205;<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. Nell’estate dell’anno 1198 Innocenzo
+potè con orgoglioso diletto percorrere quelle bellissime
+terre liberate dalla signoria straniera, e in nome
+della Chiesa ricevette l’omaggio di Spoleto, di Assisi,
+di Rieti, di Foligno, di Norcia, di Gubbio, di Todi, di
+Città di Castello e di altri luoghi, dov’ei pose da rettore
+il Cardinale di santa Maria in Aquiro. Fino Perugia, che
+era ormai la potente città capitale dell’Umbria, prestò
+reverenza per la prima volta al Papa; e questi per patto
+stipulato concesse al Comune la giurisdizione cittadina
+e la libera elezione dei suoi Consoli&#8205;<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>: infatti Innocenzo
+cercava massimamente di guadagnarsi le città
+colle attraenti promesse delle franchigie comunali, e
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+accortamente le accordava, senza però allargarle di
+troppo&#8205;<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per tal modo Innocenzo III, senza lotte, prosperato
+dalla fortuna oltre ogni esempio, parve capo e condottiero
+della independenza d’Italia. Se l’idea guelfa di
+una confederazione italica sotto la suprema capitananza
+del Papa avesse potuto mai condursi a compimento
+nessun altro Pontefice più di lui giunse così presso a
+recarla in essere. Gli splendidissimi trionfi de’ suoi anni
+primi dimostrano quale irresistibile forza ricavò la
+Chiesa, le quante volte essa volle per intenti politici
+allearsi colle tendenze del popolo&#8205;<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Anche Toscana, feudo di Filippo di Svevia, tentò
+sciorsi dall’Impero, laonde il Papa ne attinse speranza
+di assoggettare alla Chiesa quella nobile contrada. Firenze,
+Siena, Lucca, Volterra, Arezzo, Prato ed alcune
+altre città avevano fino dall’11 Novembre 1197 conchiuso
+una federazione tusca, sull’esemplare della lega
+lombarda e colla cooperazione dei legati di papa Celestino
+III. Nei loro patti quelle città avevano assunto
+obligo di difendere la Chiesa romana ed i suoi possedimenti,
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+e di non accogliere nei loro territorî Imperatore,
+Duca o Vicario alcuno, senza il beneplacito del Papa.
+Innocenzo III cercò di esercitare il suo dominio sulla
+confederazione, cui Pisa, per la gratitudine ond’era
+legata agli Hohenstaufen, aveva rifiutato di accedere.
+Dopo negoziati lunghi, il Pontefice rinnovò nell’Ottobre
+del 1198 il trattato tusco sulle basi che aveva avuto nell’anno
+1197; ma non gli venne fatto in alcun modo di
+mettersi in possesso di quei beni della contessa Matilde,
+onde le città s’erano impadronite. I Comuni non accordarono
+alla Chiesa diritti politici sull’antico Ducato di
+Toscana, e la loro resistenza alle voglie d’Innocenzo III
+salvò le Republiche di Firenze, di Lucca e di Siena
+dalla perdita della loro autonomia&#8205;<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. Invece fecero
+omaggio alla Chiesa tutte quelle terre «matildine»
+che ad essa avevano appartenuto nel patrimonio di Tuscia,
+ma le erano state rapite da Enrico VI o da Filippo:
+e Innocenzo provvide alla riforma di quel patrimonio
+e delle altre province ecclesiastiche; vi pose suoi
+legati ossiano rettori, nominò nuovi prevosti di castella e
+rese ben munite le fortezze. Una catena di rocche minacciose,
+che dovevano tenersi in conto di beni patrimoniali
+della Chiesa, fu costruita a nuovo o restaurata
+dalle Marche fino al Lazio, per tenerne in freno tutto
+il paese&#8205;<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+</p>
+
+<p>
+Così fino dal suo primo esordire, Innocenzo si rivelò
+uomo di potenza straordinaria, che pareva nato ad esser
+monarca. Ed invero erano trascorsi appena due anni
+dacchè sedeva sulla cattedra santa, ed egli aveva di già
+restaurato lo Stato ecclesiastico secondo l’ampiezza della
+donazione di Pipino: in pari tempo era divenuto arbitro
+dell’Impero per il cui trono vacante combattevano fra
+loro lo svevo Filippo e il guelfo Ottone; era riverito come
+signore feudale delle Puglie e di Sicilia, e insieme era
+patrono di potenti confederazioni di città, protettor vero
+d’Italia. Tuttavia neppur questo Papa giunse a goder
+in pace della sua podestà temporale. Per lo contrario il
+suo splendido reggimento mostra una lotta laboriosa,
+grave di sforzi e vittoriosa soltanto nell’apparenza;
+una lotta che con forza potente di volontà egli combattè
+contro l’indole del tempo di cui non giunse a dominare
+la vastità, e contro gli impulsi fra sè ostili del mondo
+medio-evale che non riuscì a conciliare: fu anzi l’opera
+sua che gli aguzzò ad acerbi contrasti, i quali breve
+tempo dopo scoppiarono in guerre tremende.
+</p>
+
+<p>
+Bentosto la città di Roma mostrava che nel suo popolo
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+tumultuoso si accoglieva una forza di cui i Papi
+non potevano rendersi padroni, sebbene talfiata giungessero
+ad essere signori della Città: essa era che perfino
+costringeva il grande Innocenzo ad andarsene fuggitivo
+in esilio. I democratici, gli uomini della costituzione
+del 1188, i compagni di Benedetto <i>Carushomo</i>, non sapevano
+mettere il cuore in pace che il Papa si fosse impadronito
+del Senato e che avesse sottratto il distretto urbano
+alla giurisdizione del Campidoglio. Due demagoghi
+usciti delle prime famiglie di Roma stavano a capo di
+questo partito degli uomini amatori dell’independenza:
+si chiamavano Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone
+<i>Rainerii</i>, i quali, poco tempo prima dell’elezione di Innocenzo,
+erano succeduti al valoroso Benedetto nell’officio
+di Senatore. Il Capocci, abitatore della Suburra,
+dove sorgeva il suo turrito palazzo, era uomo ardito e di
+parola faconda, che a quel tempo esercitava in Roma
+grandissimo ascendente. Se fosse vissuto nell’età antica,
+avrebbe conseguito splendore come tribuno e capitano
+di fazioni; Perugia gli aveva fatto l’onore di eleggerlo
+due volte a suo podestà, ed egli era imparentato
+colle più illustri case della Città, e capo di una famiglia
+che durante il secolo decimoterzo godette di gran
+credito nella Chiesa del paro che nella Republica&#8205;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.
+I due ex-Senatori aizzarono le ire del Comune, facendogli
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+comprendere che il Papa aveva rapito alla Città
+tutta la sua signoria, ed aveva fatto di essa «come
+l’astore che spiuma delle sue penne la gallina»&#8205;<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Il
+malcontento dei Romani non ricercava che un’opportunità
+di scoppiare, e Viterbo (come tempo innanzi Tivoli
+o Tusculo) gliela offerse: però il Papa colla sua
+prudenza seppe scansare il pericolo, poichè legò la causa
+dei Romani alla sua.
+</p>
+
+<p>
+Viterbo, agiata città commerciale e Comune libero
+sotto la signoria suprema del Pontefice, trovavasi da
+lungo tempo in lotta con Roma, alla cui giurisdizione
+non aveva voluto assoggettarsi&#8205;<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. Nell’anno 1199
+essa moveva assalimento a <i>Vitorclanum</i>; questo piccolo
+castello si ricoverava sotto il patrocinio romano,
+ma Viterbo, ammonita di ritirarsi, ricusava farlo, perlochè
+il parlamento romano la sfidava a guerra&#8205;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
+I Viterbesi da previdenti avevano tanto fatto finchè
+erano stati accolti nella lega tusca; ed or dai Rettori
+di questa chiedevano ajuto contro Roma, e lo ottenevano.
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+Perciò, intanto che due città pontificie si dichiaravano
+l’una contro all’altra la guerra, la federazione
+tusca, senza riguardo al patto giurato colla
+Chiesa, vi prendeva parte, e financo minacciava Roma,
+residenza del Papa: condizioni di cose le quali mettono
+in rilievo di che fatta fosse l’indole della dominazione
+pontificia nel medio evo, e provano che il Papa e la
+città di Roma erano due podestà, l’una dall’altra compiutamente
+separate. Poichè se ne immischiava la lega
+delle città, i capi del popolo romano erano costretti
+ad andar cercando l’ajuto di quel Papa stesso, cui
+avevano sperato di inviluppare in difficili contrasti;
+ed egli tosto il suo ajuto accordava. Dopo di avere invano
+ammonito Viterbo acciocchè si sottomettesse al suo
+arbitrato, egli le scagliò l’anatema, tanto più che
+quella città aveva poc’anzi prestato soccorso a Narni
+ribellatasi: ma frattanto le sue esortazioni indussero la
+confederazione tusca a richiamare le sue soldatesche,
+ed allora i Romani liberarono Vitorchiano.
+</p>
+
+<p>
+La guerra divampò nuovamente sulla fine dello
+stesso anno 1199, quando era senatore un uomo di
+vigoroso animo, Pandolfo della Suburra&#8205;<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Se Innocenzo
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+avesse rifiutato di continuar più oltre a soccorrere
+il Comune civico, ne sarebbe avvenuta una sollevazione
+di popolo, e questa doveva egli cercar di
+impedire. A denari si andava scarsi; debole era l’esercito,
+e il Senatore titubante stava aspettando, chiuso
+nelle tende che eransi alzate nei prati di Nerone. Allora
+Riccardo fratello del Papa venne prestando la moneta
+occorrente a levare milizie; i Romani uscirono in
+moltitudine, e intanto che erano al campo, l’accorto
+Innocenzo faceva publiche orazioni in san Pietro per
+il trionfo dei suoi fratelli romani: tanto s’era lontani
+dal credere che fosse guerra civile la lotta che si combatteva
+fra due vicine città pontificie! tanto erano lontani
+i Comuni di una stessa provincia dall’idea che
+un vincolo politico gli unisse! I Viterbesi, abbandonati
+dalla federazione tusca, avevano conchiuso un trattato
+col conte Ildebrandino di Santa Fiora, lo avevano
+eletto a loro podestà e capitano, e s’erano composte
+altre alleanze. Però, ai 6 di Gennajo del 1200, eglino
+soccombettero in una battaglia che ne franse le forze&#8205;<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>.
+L’esercito romano trasse trionfalmente alle sue case
+un ricco bottino di guerra e prigionieri, e il parlamento
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+riconoscente confidò al Papa la mediazione della pace.
+Innocenzo tolse alcuni nobili prigionieri dalle dure
+carceri della Canaparia e li custodì come ostaggi in
+Vaticano; e più tardi, allorchè Viterbo minacciò di
+rompere i negoziati, salvò dal furor popolare il più ragguardevole
+di quegli uomini, Napoleone viceconte di
+Campilia, ricoverandolo nella rocca di <i>Larianum</i>: però
+l’ingrato fuggì, ed i Romani ne fecero grande schiamazzo,
+dicendo che il Papa gli aveva venduti ai Viterbesi&#8205;<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Coll’interposizione del Pontefice, la pace fu conchiusa
+sulla fine del 1200, ovvero nel corso dell’anno
+successivo&#8205;<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. Conformemente agli articoli che egli
+fece leggere in Laterano ai Romani e da loro confermare,
+Viterbo si sottomise al Senato ed al popolo romano,
+promise obligo di vassallaggio, pagò tributo,
+rinunciò a <i>Vitorclanum</i>, atterrò una parte di mura
+della sua città, e senza dubbio ricevette da Roma la
+confermazione del suo podestà&#8205;<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. La vinta città dovette
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+allora restituire le porte di bronzo del san Pietro
+ed altri ornamenti che essa, nell’anno 1167, aveva
+portato via da Roma come spoglie di guerra: e nel
+tempo medesimo i Romani appesero in Campidoglio la
+campana del Comune di Viterbo, e come trofei attaccarono
+all’arco di Gallieno, in vicinanza di san Vito, una
+catena e le chiavi di una porta&#8205;<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Fu il Papa che dettò
+questa pace per la quale una città ragguardevole dello
+Stato ecclesiastico faceva soggezione non a lui, ma al
+Comune di Roma; ed anche un tale avvenimento serve
+a provare che egli riveriva nel popolo romano una
+podestà sovrana da lui distinta: perciò massimamente
+la guerra fra Roma e Viterbo fu meritevole della nostra
+attenzione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap1-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — Loro
+litigi per causa di eredità coi parenti di Innocenzo III. — Riccardo
+Conti e la casa di Poli. — Il patrimonio di Poli
+viene in mano di Riccardo. — Guerra nella Città. — Innocenzo
+III fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle fazioni per
+ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — Gregorio
+Pierleone <i>Rainerii</i>, senatore. — Dispute acerbe per la costituzione. — Indole
+di cotai guerre civili. — Innocenzo giunge
+ancora una volta a ottenere che l’elezione del Senato sia
+tenuta per cosa di diritto pontificio (1205).</span></h4>
+
+<p>
+Sperava adesso Innocenzo di aver composto Roma
+a pace&#8205;<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>, ed invece repugnanza della signoria pontificia,
+lotte di costituzione, litigî di nobili tennero
+in commovimento continuo la Città. Col secolo decimoterzo,
+dalle famiglie del patriziato sorsero a potenza
+nuova alcune case, in quello che scesero in basso le famiglie
+dei Pierleoni e dei Frangipani, un tempo dominatrici.
+Anche i Papi diventarono fondatori di case nepotesche
+che intendevano ad acquistarsi la tirannide cittadina;
+ma a quelle non appartenne la stirpe omai antica
+dei Colonna, e neppur quella degli Anibaldi, laddove
+i Conti, i Savelli, gli Orsini andarono debitori ai
+Papi delle loro dovizie e della loro grandezza.
+</p>
+
+<p>
+Celestino III aveva dotato di beni ecclesiastici i suoi
+nipoti del casato di Bobone, e fondato così veramente
+la splendida fortuna di quella famiglia, congiunta di
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+parentela agli Orsini&#8205;<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. La casa di Orso, fatta a questo
+tempo già celebre, splende nel medio evo romano per
+Pontefici parecchi, per una serie lunga di Cardinali, di
+uomini di Stato e di capitani di guerra. Fra tutte le famiglie
+di Roma soltanto gli Orsini poterono tener testa
+ai Colonna ghibellini, di origine contemporanea. Oscura
+ne è la provenienza. Le storie famigliari che trovansi conservate
+negli archivî di Roma (e sono compilazioni prive
+di critica) fanno che gli Orsini derivino da Spoleto,
+e soltanto raccontano ciance e favole. Alcune notizie ne
+vanno cercando la culla sul Reno, ma il nome <i>Ursus</i> e
+quello <i>Ursinus</i> sono romani antichi; per lo meno, non
+può dimostrarsi che Sassoni immigrati sotto agli Ottoni
+abbiano fondato quella potente famiglia romana&#8205;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Un
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+uomo avventurato, guerriero certamente famoso, per
+costumi rozzi e per muscoli gagliardi appellato l’orso
+(<i>Ursus</i>), fu lo stipite di una famiglia che, per numero di
+discendenti e per durata di tempo, sovrasta a più d’una
+stirpe di re. L’età e la persona di quell’antico signore
+sono avvolte nel buio: questo solo è sicuro che del nome
+<i>Ursus</i> si trova indicazione nell’epoca degli Ottoni&#8205;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sull’incominciamento del secolo decimoterzo «i figli
+di <i>Ursus</i>» erano omai numerosi e potenti, ed abitavano
+nella regione Parione, in loro turriti palagi di foggia
+romana, edificati sopra monumenti antichi. Per ragione
+di eredità erano venuti a litigio colla famiglia di
+<i>Romanus de Scotta</i> e di <i>Johannes Ocdolinae</i>, parenti dei
+Conti&#8205;<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>; e, intanto che Innocenzo nell’anno 1202 erane
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+andato a Velletri, gli Orsini avevano cacciato i loro avversarî
+dalle loro case&#8205;<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. Tornato il Pontefice, comandò
+che facessero la pace, e Pandolfo senatore bandì i partiti
+ostili, confinando l’uno a san Pietro, l’altro a san Paolo.
+Però l’ira sitiva sangue, e un assassinio destava tosto
+la Città a furibonda sollevazione. Teobaldo, un di casa
+Orsini, era stilettato lungo la via che mena al san
+Paolo; allora tutta la famiglia di Orso irrompeva nella
+Città traendo per le strade il cadavere dell’ucciso, e,
+levando strida di vendetta, metteva a distruzione le
+case de’ nemici, e gettava lo spavento per tutta Roma.
+Il fiero odio contro i congiunti del Papa si ritorse contro
+di questo, cui si dava taccia di nepotismo; nè l’accusa
+era ingiusta avvegnaddio Innocenzo III si maneggiasse
+a creare nel Lazio un retaggio principesco all’ambizioso
+fratel suo Riccardo: e la cosa infatti gli riusciva mirabilmente.
+</p>
+
+<p>
+Riccardo dimorava in Roma, dove con denari del
+Papa edificava la gigantesca torre dei Conti. Egli aveva
+tratto il conte Odone di casa Poli dalle angustie dei
+debiti ond’era crivellato, ma per contratto se n’era fatto
+cedere i beni, antichi feudi ecclesiastici. Il conte Odone
+aveva acconsentito di sposare il figliuol suo con una
+figlia di Riccardo; però tutt’ad un tratto ei ritirava la
+data parola, per cupidigia di poter ricuperare i suoi
+possedimenti, e, siccome non ne aveva alcun valido
+titolo giuridico, egli aizzava il popolo contra ai Conti.
+Più d’una volta i parenti dei Poli, nobiluomini decaduti
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+per mal governo del loro patrimonio e per lunghi litigî,
+mossero in aspetto di supplicanti attraverso la Città,
+mezzo nudi e in man recando croci: nel giorno di Pasqua
+si ficcarono con ischiamazzi fin dentro del san Pietro,
+turbarono con tumulti la processione pontificia, e da
+ultimo offersero sul Campidoglio al popolo romano i
+beni che avevano dato in ipoteca a Riccardo. I bei possedimenti
+di casa Poli comprendevano nove castella
+poste lungo la frontiera della Sabina e del Lazio; perciò
+i Romani, senza metter tempo in mezzo, vi stesero sopra
+le mani, ma il Papa fu presto a far valere innanzi al
+Senato i diritti che gli spettavano su quei feudi della
+Chiesa, e in nome di questa li concesse al fratel suo in
+pegno, di guisa che poco dopo il feudo dei Poli si trasfuse
+per sempre nei Conti&#8205;<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pandolfo senatore era uomo ligio al Pontefice, e,
+come voleva ragion di diritto, aveva avversato la proposta
+dei Poli; bastò questo perchè l’odio del popolo
+si rovesciasse anche sopra di lui. Il Campidoglio fu
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+preso d’assalto, si appiccò il fuoco alla torre di Pandolfo
+posta sul Quirinale, e, se l’assediatovi Senatore
+potè scamparne, fecelo a gran fatica, mercè l’aiuto di
+Riccardo fratello del Papa. Anche alla torre del Conte il
+popolo infierito die’ la scalata, proclamandola proprietà
+cittadina&#8205;<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e Innocenzo stesso, sul finire dell’Aprile
+1203, fuggì nella Campagna. In quei dì medesimi nei
+quali i Crociati latini conquistavano Bisanzio, il grande
+Pontefice era messo alle strette dalle meschine contese
+di baroni romani, esposto alle furie del popolo,
+costretto a fuggire. Profondamente lo addolorò il contrasto
+in cui trovavasi avvolto, fra la coscienza ch’egli
+aveva dell’autorità pontificia e le angustie pratiche onde
+la sua vita era travagliata: ad autunno, quando aveva
+anche ricevuto la lieta novella della caduta di Costantinopoli,
+infermò in Anagni, e tanto gravemente, che si
+die’ per certa la sua morte&#8205;<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In quella s’appressava il Novembre, e dovevasi eleggere
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+il nuovo Senato. Il popolo malcontento chiese i
+cinquantasei Senatori, ed il Papa (col quale si negoziò
+per via di messaggieri) ordinò ai Cardinali che tenevano
+le sue veci di nominare dodici <i>Mediani</i>, secondo il diritto
+che a lui ne spettava. Il popolo serrò quegli elettori,
+come in un conclave, nella torre di uno de’ suoi caporioni,
+Giovanni <i>de Stacio</i>, che aveva costruito le sue
+case sui ruderi del circo Flaminio&#8205;<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>; e si strappò a
+quei rinchiusi il giuramento che eleggerebbero della
+fazione ostile al Papa per lo meno due Senatori. Ma
+frattanto Pandolfo, uscendo del suo officio, consegnò il
+Campidoglio agli aderenti del Pontefice, e il neo-eletto
+Senato per ragione della lite con Riccardo si divise in
+due parti fra sè avverse. Quella popolare dichiarò che i
+beni dei Poli erano proprietà civica, l’altra die’ la sua
+repulsa a cotale deliberazione. Una guerra feroce mise
+Roma a soqquadro, e finalmente il popolo tribolato dai
+nobili indirisse un fervido invito al Papa, acciocchè tornasse.
+Dapprima egli ricusò, indi venne nel mese di Marzo
+del 1204 colla risoluzione animosa di porre fine alle turbolenze
+e di ordinare a suo senno il Senato, di cui, decorsi
+essendo sei mesi, ricorreva l’elezione nuova. Innocenzo,
+accolto in Roma con ogni maniera di onori, vi
+riprese dimora, e pacificò tosto la fiera sollevazione con
+provvedimenti accorti; nominò ad elettore un uomo cui
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+tutti i partiti tributavano estimazione, Giovanni Pierleone,
+avversario suo un tempo, adesso forse suo amico:
+e questi scelse a senatore <i>Gregorius Petri Leonis Rainerii</i>,
+stretto congiunto suo, nobiluomo per onestà chiarissimo,
+ma non per forza d’animo&#8205;<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. Sennonchè l’avversa
+fazione democratica di pace non ne voleva sapere,
+nè, massime, volea consentire che il diritto di elezione
+spettasse al Pontefice; laonde, raccoltasi nel circo Flaminio,
+protestò essere annullato il trattato del 1198, ed
+elesse un anti-Senato col titolo di «buoni uomini del
+Comune»&#8205;<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per tal guisa Roma era scissa nella fazione pontificia
+e nella fazione democratica. Della prima stavano a capo
+Pandolfo della Suburra, Riccardo Conti, Pietro Anibaldi,
+la famiglia Alessia, Gilido <i>Carbonis</i>; alla testa del partito
+contrario tenevansi Giovanni Capocci, Baroncello,
+Jacopo Frajapane, Gregorio e Giovanni <i>Rainerii</i>, il quale
+ultimo aveva nuovamente sposato la causa del popolo&#8205;<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+L’acerba guerra cittadina si risolveva in una lotta che
+aveva per iscopo gli ordini della costituzione e per fondamento
+un intento d’importanza altissima. I partigiani
+dell’antico ordinamento comunale rifiutavano di
+cedere al Papa la elezione del Senato, poichè capivano che
+insieme con questo loro diritto, poco a poco, avrebbero
+perduti tutti gli altri. Oltracciò la lite dei Poli era
+entrata nella controversia a renderla più avviluppata
+di difficoltà, avvegnachè la crescente potenza della casa
+nepotesca dei Conti desse giusta ragione a sospettare.
+Alla testa del popolo si poneva di bel nuovo il più accanito
+nemico del Papa, Giovanni Capocci, in quello
+che i Pontificî si schieravano sotto la disciplina di Pandolfo
+ex-Senatore, e Riccardo forniva la moneta bisognevole.
+Una vera guerra fu combattuta per lungo e per
+largo nella regione che dal Colosseo si estendeva fino
+al Laterano ed al Quirinale, sulle cui pendici i tre capitani,
+Riccardo, Pandolfo e il Capocci, possedevano le
+loro torri.
+</p>
+
+<p>
+Le forme di cotai guerre cittadine scolpiscono in
+modo evidente l’indole di quell’età gagliarda di forza
+e rozza di costume. Allorquando le fazioni venivano alle
+mani nella Città, si costruivano in gran furia torri di
+mattoni o di legno: e torri avverso alle prime si edificavano,
+e dalle une contro le altre scagliavasi una
+tempesta di sassi colla rabbia selvaggia di feroci Lapiti.
+Quelle fortezze improvvisate sorgevano come per
+portento; si fabbricavano e si munivano di ripari di legno
+in mezzo a combattimenti e a tumulto ed a grida,
+avvegnadio la parte opposta cercasse di impedirne gli
+operai dal lavoro; e quelle torri cadevano oggi abbattute
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+per esser domani rialzate di bel nuovo. Le si piantavano
+sopra avanzi di templi, di terme, di acquedotti, e
+si munivano di balestre potenti, in quello che le strette
+vie si sbarravano con pesanti catene di ferro, e si abbertescavano
+le chiese prossime&#8205;<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Pandolfo aveva il
+suo palazzo nei bagni di Emilio Paolo, dove oggi è la via
+Magnanapoli: assalitovi aspramente dal Capocci, egli
+costruì in fretta una torre di legno sopra un vecchio
+monumento, e di là strinse con egual fierezza la vicina
+rocca del nemico suo. Gli Alessii fabbricarono a precipizio
+una torre colossale sul Quirinale; Gilido <i>Carbonis</i>
+trionfalmente ne eresse fin tre, e Pietro Anibaldi ne
+alzò una nelle vicinanze del Colosseo. Questo anfiteatro
+apparteneva da lungo tempo alla famiglia dei Frangipani,
+i quali si fregiavano pur sempre della dignità di conti
+palatini del Laterano, ma non possedevano più nella
+Città la grande potenza d’altra volta, quantunque nella
+Campagna imperassero su feudi molti. Ai cinque figliuoli
+di Odone Frangipane (erano Jacopo, Odone, Emanuele,
+Cencio e Deodato) Innocenzo III aveva bensì prestato un
+buon servigio, in sul principio dell’anno 1204, costringendo
+il comune di Terracina a ceder loro il castello controverso
+di Traversa; però il Papa aveva raccolto Terracina
+stessa sotto la sua protezione contro gli arbitrî di
+quei Baroni. Se l’eran costoro legata al dito&#8205;<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>; laonde,
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+com’ebbero veduto che l’Anibaldi parente del Papa
+voleva penetrare nel circondario della loro fortezza, lo
+assalirono con grande acerbità, e dai vetusti pinnacoli
+del Colosseo tentarono di impedirgli la costruzione della
+torre, scagliandovi contro nembi di saette e di sassi&#8205;<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le parti ostili traevano dietro a sè i loro famigliari,
+i vassalli, i fittavoli: dì e notte si pugnò accanitamente
+con gettar di sassi, con frecce e con archi, col ferro, col
+fuoco; Roma rimbombava di fragore d’armi e di sonito
+di pietre, e frattanto il Papa tenevasi chiuso in Laterano,
+nel cui quartiere dimoravano gli amici suoi, gli Anibaldi.
+Dalle più riposte stanze ei poteva udire le urla
+delle fazioni combattenti; e ben avrà potuto parergli di
+esser tornato al tempo non già di Silla e di Mario, ma
+dei mitici Ciclopi. Addì 10 di Agosto il feroce Capocci
+prese d’assalto la fortezza di Pandolfo, e di lì penetrò
+vittorioso fino al Laterano, dove fece in pezzi gli avanzi
+muniti dell’acquedotto di Nerone. Sennonchè il denaro
+del Papa combatteva con maggior nerbo contro ai democratici,
+e il popolo stanco chiedeva pace. Innocenzo guarentì
+un trattato così composto: quattro arbitri deciderebbero
+entro a sei mesi il piato che si contendeva fra
+l’anti-Senato e Riccardo Conti; giudicherebbero eziandio
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+dell’elezione del Senato; alla loro sentenza si sottoporrebbe
+per quell’anno il Papa. Spiacque una cotal formula
+di pace al partito popolare che ne prevedeva la propria
+disfatta. La campana del Campidoglio sonò alla distesa
+per convocare l’assemblea, nella quale dovevasi porre
+a partito quel trattato; e Giovanni Capocci alzatosi
+parlò agli adunati così: «Non suole la città di Roma
+nelle sue controversie darla vinta alla Chiesa; nè con
+sentenze forensi è usa a vincere, ma sì colla possanza
+sua. Però oggi m’avvedo che la Città sta per soccombere;
+contro la decisione del popolo e contro il giuramento
+dei Senatori essa cede i suoi dominî alla Chiesa,
+ed in balia del Papa abbandona il Senato. Se ad onta
+del numero e della potenza nostra noi chiniamo il capo,
+chi oserà più tardi resistere al Papa? Non mai udii
+parlare di una pace tanto obbrobriosa come questa per la
+Città, ed io in tutte le maniere vi disdirò il mio assentimento»&#8205;<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
+La contrarietà di quel demagogo indusse
+altresì Giovanni Pierleoni <i>Rainerii</i> a darvi il suo diniego&#8205;<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>;
+il parlamento si sciolse in gran tumulto, e novellamente
+si corse alle armi. Tuttavia poco andò che si dovette
+accettare l’offerta formula di pace; il Papa vinse;
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+i quattro arbitri giudicarono che gli competeva il diritto
+di eleggere il Senato, e con questa sentenza il Comune
+romano perdette una parte essenzialissima della sua podestà
+politica&#8205;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo III aveva, a forza di sottili accorgimenti,
+raggiunto lo scopo suo; con pari prudenza egli fece moderato
+uso della sua vittoria. Poichè non trovavasi un
+uomo solo che tornasse gradito alle due parti in officio
+di senatore, consentì che se ne eleggessero i cinquantasei,
+ma previde le funeste conseguenze che ne sarebbero derivate.
+Omai di lì a sei mesi quella malpratica poligarchia
+fu messa da banda per sempre; ed allora il nuovo
+Senatore (che probabilmente fu Pandolfo della Suburra,
+uomo di grande energia) ridonò la quiete alla Città&#8205;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>.
+Qui il Biografo d’Innocenzo celebra la fermezza con cui
+egli affrancò la Chiesa dalla schiavitù del Senato e la liberò
+dalla rapacia dei suoi persecutori, i quali fino a quel
+tempo l’avevano sempre posta a vergognoso ricatto: ed
+in vero la costanza del Papa conseguì il massimo successo.
+Dopo cinque anni di sforzi penosi, Innocenzo III rese suddito
+a sè il Campidoglio; così, uno dopo dell’altro, il
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+popolo romano ebbe perduto i suoi grandi diritti, l’elezione
+del Papa, l’elezione dell’Imperatore, l’elezione del
+Senato.
+</p>
+
+<p>
+Nell’anno 1205 fu conchiusa la pace definitiva fra
+la città di Roma ed il Pontefice. Se ne mutò la forma
+del reggimento civico, avvegnaddio adesso la podestà esecutiva
+si riunisse in mano di un solo Senatore o Podestà,
+che il Papa medesimo nominava per elezione diretta
+oppure indiretta. E con questo ordinamento incomincia
+in Roma per i Pontefici un’età più tranquilla, sebbene
+spesso interrotta da contese e da lotte&#8205;<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
+
+<h3 id="cap2-9">CAPITOLO SECONDO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap2-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Condizioni di Sicilia. — Innocenzo III diventa il
+tutore di Federico. — Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I
+Baroni germanici nel Lazio. — I Comuni del Lazio. — Riccardo
+Conti diventa conte di Sora. — Il Papa torna dal
+Lazio a Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Nel tempo stesso in cui Innocenzo III lottava contro
+il Comune romano ei si trovava gravemente avvolto nelle
+faccende del mondo politico; e le condizioni delle cose
+erano tali che lo creavano arbitro di Europa. Dire di
+quelle cose e di quelle condizioni è compito delle Storie
+universali; alla Storia della città di Roma null’altro invece
+si associa fuor della contesa che si dibattè per la
+successione alla corona germanica, e fuor delle attenenze
+col reame di Sicilia, il quale tosto diventò di altissima
+rilevanza per l’Impero, per il Papato e per Italia.
+</p>
+
+<p>
+La vedova di Enrico VI si trovò sola e senza appoggio,
+sbalestrata dalle tempeste che scoppiarono sopra
+Sicilia alla morte dell’Imperatore. Ella aveva fatto coronare
+a Palermo il figliuol suo, fanciulletto di quattro
+anni; però all’erede di un conquistatore aborrito sorrideva
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+poca speranza di potere un dì o l’altro tenere vero
+dominio del bel reame. Un giusto odio nazionale covava
+in cuore dei Siciliani, ond’eglino insorsero contro quei
+Tedeschi che ad essi parevano essere soltanto barbari
+oppressori della loro patria, la quale sotto alle leggi normanne
+era venuta in tanto fiore di dovizia, di industrie
+e di nobili arti. Alle sobrie genti del mezzogiorno mettevano
+schifo e ira le crapule brutali dei Lanzichenecchi e
+la sfrenata cupidigia di gentiluomini e di cavalieri rozzi,
+che tenevano la ricca isola in conto di un paradiso aperto
+alle loro avventurose fortune. Così un Normanno educato
+agli studî classici (era uno Storico che univa intelletto
+severo a imaginazione poetica) ne aveva commosso l’animo
+di collera fiera, e alla caduta della dinastia normanna
+prorompeva in apostrofi appassionate, nelle quali alto
+parlava il sentimento nazionale di Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. I patriotti
+alzavano il grido: via lo straniero!; un vespro siciliano
+minacciava, e Costanza cedeva alle esigenze della nazione
+e bandiva tutti i Tedeschi. Senza consiglio in mezzo
+a partiti che si combattevano per impadronirsi del potere,
+addolorata del destino del figlio, la pia donna di
+Enrico cercò soccorso invocando il Papa del cui nome
+tutta Italia risonava. Giammai il suo sposo avrebbe
+prestato reverenza ai diritti feudali della santa Sede;
+fecelo ella perchè necessità ve la costringeva, e Innocenzo
+di buon grado le offerse la conferma della corona
+pel suo figliuolo, purchè si rinunciasse alle antiche immunità
+ecclesiastiche dei Re normanni. Dopo titubanze
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+lunghe v’accondiscese Costanza, ed allora un Cardinale
+andò in Sicilia colle lettere d’investitura, ma l’Imperatrice
+moriva a Palermo nel giorno 27 Novembre
+del 1198, prima che quegli vi arrivasse, e dopo che essa
+aveva eletto il Papa a tutore di Federico&#8205;<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Costanza
+die’ così fine alla serie dei Re normanni di Sicilia; fu
+l’avola degli Hohenstaufen siciliani, ma benanco fu la
+Pandora fatale dell’Impero tedesco.
+</p>
+
+<p>
+Anche in Sicilia crollò l’opera di Enrico VI, giacchè
+Innocenzo con fortuna senza pari non soltanto vi
+ristabilì la signoria feudale della Chiesa, ma diventò il
+tutore dell’erede del trono e tenne la padronanza del
+reggimento. La protezione pontificia conservò al giovine
+Federico la corona di Rogero; però non vi fu mai alcun
+principe che pagasse a più caro prezzo un simigliante
+rapporto di patronato.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo assunse le redini del regno colla sincera
+volontà di rafforzarne sul trono il figliuolo di Enrico, di
+liberar questo dai suoi oppressori tedeschi e siciliani, di
+farsene per sempre un vassallo devoto alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>.
+Ebbe egli a durare grandi sforzi per ottenere che all’alta
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+signoria della Chiesa si prestasse omaggio, e per ridurre
+a soggezione i Conti tedeschi di Enrico, avvegnaddio
+cacciare questi feudatarî dai loro principati delle Puglie
+non fosse agevole cosa, come nell’Italia di mezzo. Alcuni
+di loro dominavano nella contrada bagnata dal Liri;
+colà Diepoldo di Vohburg conte di Acerra era capitano
+della rocca di Arce, e Corrado di Marley teneva in mano
+sua Sora col castello di Sorella piantato sulle rocciose
+alture che sovrastanno a quella città&#8205;<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. Come prima
+avevano fatto gli immigrati Baroni normanni, coloro
+tenevano curvo sotto un giogo di ferro il popolo che
+repugnante si dibatteva; incutevano spavento alla Campania
+ed alle Puglie, e si spingevano nel Lazio pontificio
+mettendolo a guasto&#8205;<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Ed eglino si collegarono a causa
+comune con Markwaldo, non appena, cacciato d’Ancona,
+il Siniscalco fu venuto nella sua contea di Molise, e,
+morta Costanza, s’arrogò far da protettore a Federico.
+In poter di quell’uomo cadde San Germano; furbamente
+ei negoziò coi Cardinali, e nell’estate dell’anno 1199, a
+Veroli, li rimandò beffati in grosso modo&#8205;<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>: e mentre i
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+suoi alleati Diepoldo e Corrado tenevano le Puglie, Markwaldo
+passò in Sicilia per impadronirsi della tutela e
+forse del trono. Innocenzo levò soldati dallo Stato della
+Chiesa ed eziandio n’ebbe dalla confederazione Tusca;
+soltanto i Romani, che giusto allora facevano le guerra
+contro Viterbo, non l’aiutarono in negozî che ai loro
+intenti erano estranei: infatti non aveva il Papa diritto
+di servirsi delle milizie di Roma, se non quando la Città
+gli concedeva di farlo ed egli le stipendiava al suo soldo.
+Ebbe la capitananza del nuovo esercito pontificio un
+cugino di Innocenzo, il valoroso maresciallo Jacopo; ed
+egli lo guidò in Sicilia per costringere Markwaldo a
+sbrattare il campo&#8205;<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. Nè molto andò che ai servigî
+del Papa venne un avventuriero francese assai esperto
+nelle cose della guerra, Gualtiero di Brienne, il quale
+poco tempo innanzi aveva sposato una figlia dell’ultimo
+re normanno Tancredi. In nome della sua donna pretendeva
+quegli a Taranto ed a Lecce, perocchè Enrico VI,
+nell’anno 1194, avesse confermato che quelle terre appartenevano
+in feudo a Guglielmo sventurato figlio di
+Tancredi, ma poi contro coscienza e fede non le avesse
+mai consegnate. In fondo, Gualtiero era un pretendente
+novello di Sicilia, e potevasi supporre che egli si atteggiasse
+a vendicatore della casa normanna. Tornavano i
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+tempi di Roberto Guiscardo, giacchè nel mondo movevano
+a torme guerrieri in cerca di avventure: cavalieri
+erranti di Germania e di Francia combattevano in Sicilia
+per impadronirsi di qualche signoria, e Crociati valorosi
+(fra’ quali erano alcuni potenti cugini di Gualtiero)
+venuti di Francia, delle Fiandre, di Venezia, conquistavano
+con ardimento senza esempio la grande Bisanzio,
+e vi fondavano un impero latino e principati
+molti. Gualtiero di Brienne giunse a Roma nell’anno
+1200, accompagnatovi da Albina sua moglie, dalla
+madre di lei (vedova infelice di Tancredi) e da una
+magnifica comitiva&#8205;<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Al Papa, signore feudale e padrone
+di Sicilia, domandò Taranto e Lecce. Ciò pose
+Innocenzo in gravi difficoltà, ma dopo lungo consigliare
+egli riconobbe la validità delle pretese di Albina, ed al
+suo sposo aggiudicò quei feudi: peraltro il giuramento
+prestato da Gualtiero, che egli non molesterebbe mai
+Federico nel suo reame di Sicilia, non salvò il Pontefice
+dalle malevole accuse dei consiglieri siciliani del
+giovine Re; ed anzi dall’infeudazione di Gualtiero, più
+tardi Federico trasse argomento di rimproverare alla
+Chiesa che, nel tempo della sua età minore, gli avesse
+levato contro un pretendente&#8205;<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Tuttavolta Innocenzo
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+fu assai lieto di poter adoperare uno dei migliori generali
+di quell’età in servigio suo, e, com’egli credeva, anche
+in servigio di Federico: così omai fu questo Papa che ai
+Francesi sgombrò per primo la via del reame.
+</p>
+
+<p>
+Tosto che Gualtiero nell’anno 1201 entrò nelle Puglie
+con una schiera di cavalieri francesi cupidi di
+guerra ogni cosa volse ivi alla peggio pei Tedeschi.
+Non ci fermeremo a dire degli avvenimenti di questa
+guerra complicata che si combattè, nelle due Sicilie, e
+nella quale sovra gli altri primeggiarono Gualtiero, Diepoldo
+e Markwaldo, uomini tutti e tre che schiettamente
+ebbero la tempra degli avventurieri di quel loro secolo,
+coraggiosi, astuti, robusti; cui non altro mancò che
+la prospera fortuna dei Normanni o quella che Simone
+di Montfort conseguì nelle terre degli Albigesi.
+Markwaldo morì di morte repentina in Sicilia nel Settembre
+dell’anno 1202. La sua morte liberò Federico da
+un protettore che lo tiranneggiava, e sbarazzò il Papa
+dal più gagliardo dei nemici allevato alla scuola di Enrico
+VI. Gualtiero, che aveva vinto Diepoldo sopra l’antico
+campo di Canne, ferito cadde nell’anno 1205 in
+potere del suo astuto avversario, e morì da cavaliere:
+quindi fu che Diepoldo, omai divenuto potente, si rappacificò
+per qualche tempo colla Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Poco a poco tornò la pace all’Italia meridionale che
+era stata così tanto tribolata dalla fame e dal flagello
+della guerra. I Conti feudali di Enrico soccombettero; sul
+Liri Corrado di Marley, l’ultimo di quei tirannelli, fu
+vinto nel principio dell’anno 1208; Sora fe’ dedizione
+nel giorno 5 di Gennaio all’abate Roffredo di Monte
+Cassino ed a Riccardo fratello del Papa; le rocche di Sorella
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+e di Arce intorno all’istesso tempo capitolarono, e
+per tal guisa tutta quella terra finitima fu liberata da
+una dominazione straniera che aveva durato diciassette
+anni&#8205;<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come s’ebbero compiuto questi eventi fortunati,
+Innocenzo partì di Roma addì 15 Maggio del 1208 per
+muovere a San Germano ed a Sora, e per ordinare in
+un parlamento dei Baroni le cose del continente napoletano.
+Infatti, quantunque Federico fosse giunto alla
+maggior età, tuttavia il Pontefice pur sempre teneva sè
+stesso in conto di reggitore di quel reame. Poco tempo
+innanzi, nell’autunno dell’anno 1207, egli aveva congregato
+in Viterbo i Vescovi, i Conti, i Baroni, i Podestà,
+i Consoli dei patrimonî di Tuscia, di Spoleto e della
+marca di Ancona; s’era ancora una volta fatto prestare
+giuramento di fedeltà, e aveva promulgato uno statuto
+che, raffermando i diritti della Chiesa, indiceva la pace
+del territorio, e attribuiva al tribunale dei Rettori pontificî
+la giurisdizione di corte suprema di appello. Quel
+parlamento compose le basi dell’autorità che aver doveva
+il governo del Pontefice nelle province novellamente
+acquistate dallo Stato della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Anche
+nel Lazio i Baroni accolsero Innocenzo durante il suo
+viaggio da vassalli obbedienti, e con gran pompa gli
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+fecero accompagnatura di terra in terra. I Colonna, i
+Frangipani, i Conti, gli Anibaldi, gli Orsini, i Savelli, i
+Conti di Ceccano ed altri signori di minor rilievo si
+dividevano il possedimento della Campania e della Maritima.
+I fieri Baroni di quella classica terra di Virgilio
+sedevano appiattati in tetre castella, e vi duravano da
+discendenti dei conquistatori immigrati di Germania,
+che in antico avevano tolto il paese ai Latini e lasciatolo
+in eredità ai loro nepoti. Parecchie case di quei
+signori derivavano ancora dal tempo in cui i Longobardi
+avevano riempiuto il Lazio di famiglie feudali;
+altre erano di Sassoni e di Franchi discesi cogli Imperatori,
+dai quali e dai Papi avevano ottenuto investiture
+di feudi. Nei monti Volsci primeggiava, dinastia antichissima
+della contrada, la casa dei Conti di Ceccano, e
+per ricchezze e per dignità era anche nella Chiesa tenuta
+in gran conto. Quei signori s’erano fatti potenti ancor
+prima che sorgessero in fiore i Colonna, avvegnaddio
+fin dal tempo di Enrico IV si tenga nota che Gregorio,
+uno dei loro antenati, aveva ivi officio di conte&#8205;<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>.
+Della loro derivazione germanica fanno prova i nomi di
+Guido, di Landolfo, di Goffredo, di Beraldo e di Rainaldo
+che si mantennero nella loro famiglia. Possedevano città
+e castella molte nel territorio di cui modernamente fu
+composta la Delegazione di Frosinone; le tenevano in
+feudo dalla Chiesa, e quell’istesso Giovanni di Ceccano
+che in Anagni moveva incontro a Innocenzo III con
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+una comitiva di cinquanta cavalieri, vassalli suoi, era
+nell’anno 1201 confermato dal Papa nel possedimento
+del feudo&#8205;<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre questi Conti dominavano sul basso Lazio,
+altri vassalli della Chiesa andavano costituendo delle famiglie
+cavalleresche che ebbero più o meno lunga durata:
+così, nei monti Volsci, avveniva dei signori di Sculgola,
+che derivavano dalla schiatta tedesca di Galvano e di
+Corrado&#8205;<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>; così dei baroni di Supino, dei Guido di
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+Norma, dei signori di Colledimezzo dai nomi di Lando
+e di Beraldo, e di altri feudatarî di origine longobardica&#8205;<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>.
+Oltracciò i Colonna venivano da Palestrina addentrandosi
+sempre più nel cuore della Campagna, dove
+ormai erano in possesso di Genazano e di Olevano, ed
+eziandio di alcune parti di Paliano e di Serrone&#8205;<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, in
+quello che i Frangipani avevano acquistato la massima
+parte del territorio che si estende da Astura fino a Terracina
+nella Maritima.
+</p>
+
+<p>
+Il Lazio massimamente, paese agricolo e ricco di
+pascoli, senza commercio, senza industrie (egualmente
+che al dì d’oggi), era la residenza di baroni grandi e
+piccoli, signori suoi territoriali, perciocchè ivi città considerevoli
+non fossero. La maggior parte dei luoghi
+erano terre chiuse di mura (<i>castra</i>), con un tetro castello
+(<i>rocca</i> od <i>arx</i>) addossato a monti rocciosi, per lo
+più di origine antichissima dei tempi di Saturno, fabbricato
+di pietre ciclopiche composte a largo cerchio: ed ivi
+entro sedeva il Barone, selvaggio e degno successore
+dei mitici Ciclopi, od il suo vicario, od un castellano del
+Papa, intanto che i vassalli, i coloni e i <i>glebae adscripti</i>
+dimoravano a’ piedi della rocca, stipati in una miserabile
+borgata&#8205;<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. Oggidì ancora nei monti Latini durano di
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+cotali terre antiche col nome aggiuntovi di «rocca»,
+monumenti vivi del medio evo non peranco vinto. Il
+Barone che vi imperava era nel suo territorio un piccolo
+re, unico posseditore della terra, signore dei suoi sciagurati
+abitanti dei quali disponeva a vita e a morte.
+Ogni podestà giudiziaria e di polizia derivava da lui,
+avvegnaddio egli possedesse il <i>merum et mixtum imperium</i>,
+l’alta giustizia criminale e civile. Troppo deboli
+erano i Papi perchè potessero torre alla nobiltà di provincia
+così ragguardevoli privilegî; nè riuscirono a operare
+quel che fece più tardi Federico II nel suo reame, allorchè
+per dar fortezza alla monarchia e per promuovere il
+bene del paese, fiaccò la superbia di oltracotanti signori
+feudali. Nelle terre pontificie i Baroni del continuo tenevano
+l’alta giurisdizione, e soventi volte i Pontefici
+concedevano loro quel diritto financo con patenti d’investitura:
+lo dimostrano molte carte del secolo decimoterzo.
+Per di più la giurisdizione baronale si esercitava
+da conventi e da chiese, che a forza di donazioni e di
+compre s’erano impadroniti di una parte smisuratamente
+grande dei beni della Campagna. V’erano dei <i>Castra</i> che
+ancora formavano una comunità di uomini liberi (<i>communitas</i>
+o <i>populus</i>) con reggimento consolare; tuttavolta
+la vita dei loro municipî era assai angustiata dalle aggressioni
+che contro di essi moveva la giurisdizione del
+Barone laico od ecclesiastico. Teneva il predominio una
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+nobiltà di provincia, rozza e violenta, non frenata da una
+monarchia territoriale, nè da sentimento civico; una
+nobiltà che si teneva appiattata nelle sue solitudini selvagge
+e fino a cui non giungevano i progressi del
+tempo a incivilirla: così se ne spiega il fatto che fino
+ai dì nostri il Lazio fu di tutte le province della Chiesa
+quella che si rimase addietro alle altre. In quel sublime
+deserto, sulle cui colline e nelle cui valli, invece del biondeggiante
+frumento, crescono il mesto fiore dell’asfodillo
+e la menta, ne rimangono testimonî oggidì molte castella
+rugginose, che, tetre larve, durano colà sormontate da un
+annerito maniero baronale, sola figura imponente di architettura
+che in tutto il paese si noti. I Comuni, che nella
+restante Italia fransero la barbarie feudale e educarono
+una novella civiltà nazionale, non svilupparono le loro
+forze in quella terra mal governata e scarsamente popolata
+di pastori e di agricoltori, dove, in vastissimi territorî
+deserti, Baroni e monaci continuavano ad esser padroni.
+</p>
+
+<p>
+Soltanto alcuni pochi luoghi maggiori, che fin dal
+tempo antico erano stati sedi di Vescovi, si mantenevano
+colà da <i>Civitates</i> ossia da Comuni civici sotto la protezione
+dei loro Vescovi e dei Papi, con Podestà e con Consoli
+alla testa, e dentro di sè divisi nelle classi fra loro
+ostili dei cittadini liberi (<i>populus</i>) e dei cavalieri (<i>milites</i>).
+Anagni, Veroli, Velletri, Alatri, Frosinone e Ferentino
+non vennero mai sotto il potere esclusivo di un signore
+baronale; chè anzi possedevano statuti di loro ordinamento
+comunale, con diritto di eleggere i proprî Rettori,
+e di conchiuder trattati di ogni specie&#8205;<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Ma poichè ad
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+onta di ciò v’erano in tutti i luoghi, grandi e piccoli,
+dei Baroni che vi si attaccavano a guisa di mignatte, con
+parecchie sorta di diritti, non la era facile bisogna per
+il Rettore pontificio di porre ad accordo le tante fila intrecciate
+di giurisdizioni che venivano a cozzo fra loro,
+o di comporre a pace le eterne discordie che s’agitavano
+fra Comuni e signori e uomini del ceto cavalleresco.
+Tutto il territorio della Campania e della Maritima, dai
+monti Volsci al mare (dove Terracina era la sola città
+considerevole che avesse una sua propria costituzione
+comunale), era governato precisamente da un Legato
+pontificio nominato a tempo, che aveva il titolo di
+<i>Rector Campaniae et Maritimae</i>. Quell’antico officio di
+conte della Campagna (<i>Comitatus Campaniae</i>) tenevano
+or illustri Romani laici con podestà puramente temporale,
+ed or Prelati e Cardinali con duplice autorità&#8205;<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il viaggio di Innocenzo III attraverso il Lazio ci
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+offerse opportunità di rivolgere uno sguardo alle condizioni
+di questa celebre contrada. Sebbene quel viaggio
+avesse per iscopo di raffermare vassalli e città nella fede
+della Chiesa, vi si aggiungeva un altro intendimento.
+Infatti Innocenzo era allora tutto affaccendato per comporre
+a Riccardo, fratello suo, un magnifico principato
+sul Liri, e il giovine re Federico gliene cedeva il territorio,
+ripagando così gli oblighi che aveva verso il Papa.
+Intanto che questi stavasene nel convento di Fossa Nuova
+vicino Ceccano un Protonotario siciliano proclamava a
+suon di tromba che Riccardo Conti era creato conte di
+Sora. Oltre a questa antica città il feudo di lui comprendeva
+una considerevole estensione di terre, Arpino
+(la patria di Cicerone e di Mario), Arce, Isola ed altri
+luoghi. Ancora nell’anno 1215 Federico confermò Riccardo
+in quel possedimento, e perfino staccò le dette città
+dal vincolo del suo reame, e dichiarò formalmente che
+erano feudi della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. Così Innocenzo III ebbe
+formato di là del Liri uno Stato nepotesco pronto a’ suoi
+ordini, che gli teneva officio di salda trincea; così a
+spese di Federico ebbe ampliato lo Stato della Chiesa.
+Or la potenza di Riccardo potevasi dir principesca.
+Possedeva egli di già i feudi di casa Poli; nell’istesso
+anno 1208 acquistava eziandio Valmontone nella Campagna,
+e diventava più tardi lo stipite della famiglia dei
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+Conti che si divise in due rami, l’uno di Valmontone
+(in tempo posteriore detto anche di Segni) e l’altro
+di Poli: infatti, dei suoi tre figli, Paolo fondò la prima
+linea e Giovanni la seconda&#8205;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Addì 6 Ottobre 1208
+in Ferentino Riccardo prestò al Papa giuramento di
+vassallaggio per tutte le terre acquistate. Potevasi dar
+biasimo ai Romani, se accusavano Innocenzo di nepotismo?
+Egli provvide liberalmente ai suoi parenti, e
+die’ loro terre e altissime dignità; infatti gli faceva duopo
+ricompensarne i molti servigi, e pare che tutti que’ suoi
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+congiunti fossero uomini forniti di cospicui pregî di
+mente&#8205;<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Reduce del suo viaggio e salutato dai Romani con
+grandissimi onori, il Papa rientrò in Laterano nel giorno
+primo del Novembre 1208. Nel frattempo la Città
+era del tutto tornata in quiete. Sebbene tratto tratto il
+Comune facesse tentativo di ristabilire un Senatore di
+sua libera elezione, nondimeno la costituzione dell’anno
+1205 si mantenne in vigore fino a tanto che visse
+Innocenzo III&#8205;<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta della
+successione al trono di Alemagna. — Ottone della casa dei
+Guelfi e Filippo di Svevia. — Trattato di Neuss. — Lo Stato
+della Chiesa è riconosciuto nel diritto publico dell’Impero:
+estensione dello Stato. — Il partito di Filippo protesta contro
+le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro di
+Aragona s’incorona a Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Ben maggiori difficoltà, che non nelle cose dello
+Stato ecclesiastico e del reame di Sicilia trovò Innocenzo
+in quelle dell’Impero tedesco. Dopo la morte di Enrico
+VI la elezione di due Re diversi e l’appello dei partiti
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+fecero del Pontefice il protettore dell’Impero. Alla
+maggior moltitudine dei Principi elettori alemanni s’opponeva
+la fazione dei Guelfi, la nemica della monarchia
+ereditaria degli Hohenstaufen, l’alleata d’Inghilterra,
+ov’era re quel Riccardo che Enrico VI aveva
+così acerbamente umiliato. Ottone, figliuolo di Enrico
+il Leone, protetto e vassallo di suo zio Riccardo che lo
+aveva creato duca di Aquitania e conte del Poitou, col
+soccorso di sussidî inglesi e dei compri Vescovi del
+basso Reno, rialzò la sua casa dalla ruina in cui la
+avevano precipitata gli Hohenstaufen. Addì 12 Luglio
+del 1198 Adolfo di Colonia lo coronò in Aquisgrana;
+ma la più gran parte dei Principi (ed erano anche i
+maggiori) avevano eletto, nel Marzo, Filippo di Svevia;
+ed agli 8 di Settembre questo fratello di Enrico VI cingeva
+a Magonza il diadema. Se nell’intento di conservare
+la corona alla casa di Hohenstaufen Filippo da tutore
+di Federico si tramutava in usurpatore dei suoi
+diritti; se i Principi mettevano in non cale il giuramento
+di omaggio che fin dall’anno 1196 avevano prestato
+al giovinetto figlio di Enrico, ei potevasi dire che
+le condizioni delle cose li giustificavano di agir così:
+ma se d’altra parte Innocenzo III non tutelava i diritti
+del suo pupillo, egli poteva a buona ragione protestare
+che aveva solamente assunto l’obligo di proteggere
+Federico nel suo retaggio di Sicilia, laddove Filippo erane
+in Germania il tutore eletto da Enrico VI. Nè più nè
+meno di Gregorio VII, anche Innocenzo III fece suo pro
+della lotta che si combatteva per ragione della corona,
+affine di accrescere la potenza del Papato a spese dell’Impero:
+quello era per unità forte, questo per divisione
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+indebolito&#8205;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. I documenti della gran contesa dell’Impero
+dimostrano con quanto intelletto politico Innocenzo
+sapesse da quello sciagurato litigio trarre il massimo
+profitto per la Chiesa. A fronte dei bisogni di
+qualsivoglia podestà terrena sarebbe per verità insana
+cosa l’esigere che un Pontefice avesse sacrificato il
+vantaggio della sua Chiesa alla ragione di una giustizia
+puramente ideale. Innocenzo per necessità doveva fin
+dalle prime pendere a favore del figliuolo di Enrico il
+Leone, la cui famiglia per lungo tempo aveva servito di
+puntello alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Saravvi alcuno che lo biasimi
+perchè ebbe desiderato di detronare per sempre i temuti
+Hohenstaufen e di porre i Guelfi in vece di loro? Favorire,
+diss’egli con molto senno, favorir Filippo non posso,
+lui «che non ha molto usurpò il patrimonio della Chiesa,
+si appellò duca di Tuscia e della Campania, e affermò
+che la podestà sua si estendeva fino alle porte di Roma,
+fino anzi al Transtevere»&#8205;<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Forse che egli doveva
+promuovere l’esaltamento di Federico all’Impero? Il
+figlio di Enrico VI avrebbe nuovamente congiunto a
+quello Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, laddove i Papi osteggiavano i disegni
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+degli Hohenstaufen, i quali coll’assoggettamento
+d’Italia e colla distruzione dello Stato ecclesiastico miravano
+a restaurare la podestà imperiale ed a fondare
+una monarchia ereditaria: questo era pure stato il
+piano favorito di Enrico VI. I Papi non potevano acconsentire
+che un Impero ereditario sorgesse: nè lo facevano
+perchè fossero vaghi dei concetti ideali giusta
+cui l’Impero (sottratto ad una dinastia che lo possedesse
+per diritto di nascita, e fatto simile all’Impero
+pontificio elettivo) doveva avere per imperatore «il più
+pio ed il più savio» dei Principi; piuttosto facevanlo
+per timore che un’Alemagna potente opprimesse tutti
+gli altri paesi e la Chiesa eziandio. I Papi erano i nemici
+naturali dell’unità monarchica di Germania come
+di quella d’Italia; laonde non è difficile cosa indovinare
+la mente cui s’inspirò Innocenzo III allorquando
+significò ai Principi elettori, che Germania non avrebbe
+potuto mai diventare un Impero ereditario&#8205;<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel famoso istromento che egli mandò in Germania
+colle sue riflessioni sulla lite che s’agitava nell’Impero
+Innocenzo svolse con verità eminente e con maestrevole
+arte tutte le ragioni sue che stavano a pro dell’uno e
+contro dell’altro pretendente. Del resto il linguaggio di
+lui dappertutto suona pari a quello di Gregorio VII e
+di Alessandro III, ma ne supera le audaci idee del potere
+pontificio. Nel tempo dei Carolingi, quando avevano
+appena dimesso il modesto vestimento di Vescovi, i
+Pontefici avevano concepito l’Impero come ordinamento
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+teocratico del mondo che riposava sulle fondamenta
+del Cristianesimo, ed entro cui la Chiesa visibile
+assumeva forma e figura nelle leggi civili: invece,
+dopo di Gregorio VII i Pontefici avvilirono quell’Impero
+formandone il concetto che fosse una podestà puramente
+materiale: nell’Imperatore null’altro vollero vedere che
+il primo vassallo della Chiesa, da essa investito, il quale
+a difesa di lei doveva sguainare la sua spada materiale,
+e come giudice temporale aveva obligo di abbattere
+l’eresia&#8205;<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Laddove la Chiesa di Dio, ossia il Papato,
+era il sole che illuminava l’universo, l’Impero (secondo
+l’opinione dei preti) scorreva entro la sua orbita soltanto
+come fosca luna nelle sfere vaporose della notte: e nella
+mente degli uomini questo abile giuoco di fantasia monastica
+prese consistenza di una verità astronomica&#8205;<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+La Chiesa si sollevò ben alto come sublime podestà spirituale,
+idealità vera del mondo; l’Impero decadde nel
+concetto e nella realtà. La sottile filosofia dei Pontefici
+esaminò e cribrò l’origine della podestà de’ Principi, e
+ne venne alle conchiusioni stesse del Rousseau, ossia a
+quelle teorie che oggidì si appellano democratiche. Però
+ogni Imperatore, compreso della dignità di sè medesimo
+e ispirato all’idea della sua antica legittimità, doveva
+per forza ribellarsi contro pretese che ribadivano i famosi
+principî di Ildebrando e si comprendevano in questi
+aforismi: — la podestà regia sta profondamente sotto
+di quella sacerdotale: — il Papa come vicario di Cristo,
+«per cui virtù dominano i Re e regnano i Principi»,
+è signore dell’orbe: — l’officio dei Principi deriva
+dalla tirannide di Nemrod che fu castigo imposto agli
+Ebrei; solamente il sacerdozio deriva da Dio: — il Papa
+è giudice e fattore dell’Impero, poichè questo fu da Bisanzio
+trasferito nella terra dei Franchi per opera della
+Chiesa, e poichè l’Imperatore non da altri che dal Papa
+riceve la corona: — conformemente a ragione di principio
+e di scopo l’<i>Imperium</i> appartiene alla santa Sede: — in
+una parola il Papa possiede le due spade, la temporale
+e la spirituale. — E quest’è la dottrina contro
+cui più tardi Dante proruppe con tanta energia, chiedendo
+che le due podestà andassero separate&#8205;<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre gli elettori di Ottone, senza por bada alle
+conseguenze, assoggettavano l’Impero al tribunale pontificio,
+i Principi parteggianti per Filippo si ribellavano,
+pieni di sospetto e di collera, contro l’ingerenza che il
+Papa si prendeva nella elezione imperatoria. Lo ammonirono
+di tenersi nei limiti convenevoli, e financo minacciarono
+che colle armi avrebbero condotto a Roma il
+loro Re, perchè vi ricevesse la corona. Rispondeva il
+Papa alle loro ripetute proteste, dichiarando che egli
+non contestava il diritto elettivo dei Principi, ma che
+essi pur dovevano ammettere che il diritto di esaminare
+le qualità dell’eletto e di insignirlo della podestà
+imperiale si spettava al Pontefice, il quale lo ungeva del
+crisma, lo consecrava, lo coronava. Così col correr dei
+tempi il rapporto storico da Imperatore a Papa s’era
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+voltato assolutamente al rovescio di quello che un dì
+era stato&#8205;<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per tre anni Innocenzo si tenne chiuso in petto il
+suo giudizio, e frattanto sopra Alemagna si scatenarono
+tutte le furie della guerra civile: indi, addì 1 Marzo
+1201, egli chiarì il suo favore al figliuolo di Enrico
+il Leone. I Romani si risovvenero delle lor vecchie
+pretensioni all’elezione imperiale, ma se ne ricordarono
+soltanto per confermare la deliberazione del Pontefice:
+infatti il Guelfo fu in Campidoglio acclamato re dei
+Romani&#8205;<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>.
+</p>
+
+<p>
+A prezzo del suo riconoscimento Ottone rinunciò all’antica
+autorità che l’Imperatore aveva esercitato sulla
+parte maggiore d’Italia, e confermò la sovranità del
+nuovo Stato ecclesiastico: a Neuss, nel giorno 8 di
+Giugno, egli fece sottomessione ad un trattato che gli
+fu imposto. In esso per la prima volta si fissarono i
+limiti dello Stato della Chiesa, e furono pressochè quelli
+che durarono fino all’ultima rivoluzione. Lo Stato
+comprendeva il territorio che si estende da Radicofani
+a Ceperano, l’Esarcato, la Pentapoli, la marca d’Ancona,
+il ducato di Spoleto, i beni della contessa Matilde e
+la contea di Brittenoro, «con altri paesi circostanti, sì
+come l’ebbero stabilito molti privilegî promulgati dagli
+Imperatori, da Lodovico in poi»&#8205;<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. Giurò Ottone che
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+conserverebbe Sicilia alla Chiesa, nè qui fece pur lontana
+menzione dei diritti di Federico: quanto alle due
+federazioni di città italiche ed a Roma, promise che si
+conformerebbe alla volontà del Pontefice; e questa fu
+cosa di massima importanza, avvegnaddio il Papa pensasse
+di levare così all’Imperatore qualsiasi specie di
+influenza sulla lega lombarda. Il Guelfo accondiscendente
+tacque dei diritti dell’Impero; e per tal guisa con
+quell’istromento si rovesciarono i principati tedeschi
+della Romagna e delle Marche, si cancellarono i diritti
+dell’Impero (prima nemmanco posti in dubbio)
+sui territorî di Spoleto e di Ancona, si diede di frego
+a tutti gli istituti che Enrico VI aveva fondato nel suo
+intento di restaurare la podestà imperatoria in Italia e a
+Roma: così, in una parola, si diede confermazione giuridica
+a tutte le rivoluzioni operate da Innocenzo III. Il
+celebre patto di Neuss fu il primo fondamento autentico
+della signoria pratica del Papa nello Stato della Chiesa:
+tutti gli Imperatori che vennero dopo l’ebbero riconosciuto
+per valido; e in siffatto modo le primitive
+donazioni da Pipino in poi, delle quali non si poteva dar
+prova, si tramutarono in un documento di valore genuino
+ed incontestabile&#8205;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. Di contro a questa pergamena
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+di così alta rilevanza puossi ancor dubitare
+che fra tutti i motivi che indussero Innocenzo III ad
+appigliarsi ad Ottone non fosse il più potente la persuasione
+che Filippo non avrebbe mai aderito a così
+grandi concessioni, quali il Guelfo più fiacco doveva
+essere già pronto a sancire?
+</p>
+
+<p>
+La sentenza del Papa irritò in Germania gli uomini
+amatori della patria. Gli aderenti di Filippo ne protestarono
+contro il legato Guido di Preneste, come quegli
+che aveva offeso il loro diritto elettivo. «Dov’è», dissero,
+«che voi, papi e cardinali, abbiate udito essersi i predecessori
+vostri o i loro ambasciatori immischiati nella
+elezione dei Re romani?» E rodendosi del dispetto
+rammentavano il diritto antico che gl’Imperatori avevano
+esercitato nell’elezione dei Papi; giacchè dapprima
+erano stati gl’Imperatori a mettere i Pontefici in trono,
+e adesso i Papi vi mettevano gl’Imperatori. L’Impero
+romano non era più che un fantasima&#8205;<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. L’orgoglio
+e il sentimento patrio furono punti che l’Impero cadesse
+avvilito sotto gli arbitrii d’impertinenti nunzî pontificî,
+i quali mettevano Alemagna a scompiglio, seminavano
+la divisione nei Vescovati e nelle terre, scagliavano
+la scomunica contro Filippo, e ammonivano tutto il
+mondo che dovesse disertarlo. La guerra civile divampò.
+L’unico modo per cui Filippo potesse convincere il
+Papa che per sè stava il buon diritto era quello di
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+vincerlo: ed egli non ne disperava, ma le grandi promesse
+che fece fare a Innocenzo nell’anno 1203 trovarono
+a mala pena ascolto. Egli annodò dunque alleanza
+coll’antica fazione che Enrico VI aveva avuto in Italia,
+e nell’anno 1204 mandò nelle Marche Lupoldo (investito
+da lui del vescovato di Magonza, ma rejetto dal Papa)
+per mettervi in arme i partigiani di Markwaldo. Al
+Vescovo riuscì di trar dalla sua parecchie città e di tener
+testa alle soldatesche pontificie fino all’anno 1205&#8205;<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>:
+oltracciò Filippo se la intese coi nemici del Pontefice
+nell’Italia meridionale, ed eziandio Roma gli prestò
+opportunità di molestare Innocenzo coll’opposizione che
+a questo moveva il partito popolare&#8205;<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre nell’Impero si protestava contro l’arbitrato
+che il Papa si arrogava, Innocenzo con maestà tranquilla
+mostrava al mondo, esservi realmente dei Re, i
+quali spontaneamente riverivano il Vicario di Cristo
+come datore dell’autorità regia. Il giovine Pietro di
+Aragona, campione cavalleresco della fede nella guerra
+contro ai Mori, persecutore inesorabile degli eretici,
+capitò nel 1204 a Roma per farvisi incoronare dal Papa:
+e questi ve lo aveva invitato, perciocchè volesse in pari
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+tempo condurre a conchiusione il matrimonio di Federico
+con Costanza sorella di Pietro. Fino ad ora i re di
+Aragona non avevano mai ambito la ceremonia dell’incoronazione;
+invece il loro nipote (tanto era vano!) ne
+veniva a cerca, e ne pagava l’orpello a immenso prezzo.
+Allorchè, nel giorno 8 di Novembre, egli toccò terra
+scendendo all’isola che è presso Ostia, il Pontefice gli
+mandò incontro una onorevole comitiva, nella quale
+trovossi eziandio il Senatore, andato a rappresentarvi la
+Città&#8205;<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. L’ospite regale fu albergato nel palazzo di san
+Pietro, ma la coronazione (avvenne addì 11 Novembre
+1204) non si celebrò in quella basilica, sibbene nell’altra
+di san Pancrazio fuori le porte. Il Cardinale vescovo
+di Porto unse il Re del crisma, il Papa lo coronò
+e lo vestì di tutte le insegne del regno, e l’Aragonese
+giurò di rimanere fedele alla Chiesa romana e di esterminare
+la eresia: indi, tornato in san Pietro, depose
+umilmente la sua corona sulla tomba dell’Apostolo;
+formalmente offerse il suo regno in dono votivo al principe
+degli Apostoli che portava il suo stesso nome, e
+s’impegnò di pagare alla santa Sede un annuo tributo&#8205;<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.
+Il fanatismo di questo Principe, che senza
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+necessità alcuna si faceva vassallo del Papa, è significativo
+di ciò che fosse l’indole spagnuola fino da quell’età;
+gli Stati di Aragona lo accusarono, al suo ritorno, di
+avere tradito la libertà della patria, e l’opera fantastica
+di lui, ottant’anni ancora più tardi, fornì ad un Pontefice
+il diritto di togliere Aragona (come feudo della
+Chiesa) alla famiglia di Pietro e di darla ad un Principe
+francese&#8205;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. Ma che importanza ebbe mai il giuramento
+di vassallaggio dell’Aragona a petto dello splendore
+immenso onde pochi anni dopo si ornò Innocenzo
+III! financo un Re d’Inghilterra riceveva, nè più
+nè meno di un vassallo tributario, la sua corona dalle
+mani di un legato pontificio; ed era nientemeno che
+un succeditore di quel Guglielmo il Conquistatore, il
+quale con tanto amara ironia aveva ributtato le pretese
+di Gregorio VII, allorchè questi gli aveva chiesto che
+riverisse la signoria suprema della santa Sede!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap2-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">La Germania si volta alla parte di Filippo. — Negoziati
+di lui col Papa. — Re Filippo è assassinato. — Ottone
+è riconosciuto per re in Germania. — Ottone IV viene a
+Roma: coronazione imperiale. — Combattimento nella Leonina.</span></h4>
+
+<p>
+Nel frattempo la sorte delle armi e l’opinione publica
+volgevansi in Alemagna a pro di Filippo. Il diritto,
+il buon senso, il vantaggio vero la vincevano sopra
+una politica ingenerosa e contraria al sentimento nazionale.
+Parecchi Principi dell’Impero che finora erano
+stati i più ostinati avversarî dell’Hohenstaufen, fecero a
+lui soggezione, ossia disertarono la parte guelfo-inglese.
+</p>
+
+<p>
+Nel Gennaio dell’anno 1205 Filippo, novellamente
+eletto e riverito eziandio dai Principi del Basso Reno,
+fu coronato in Aquisgrana da Adolfo arcivescovo di
+Colonia nel luogo istesso dove prima questo prelato
+aveva imposto il diadema sul capo di Ottone. Sebbene
+le esortazioni del Papa ai Principi fossero tornate infruttuose,
+la contrarietà di lui era l’unico impedimento
+a ciò che il trono dell’Hohenstaufen trovasse universalmente
+omaggio. Ma ora Innocenzo non isdegnò più di
+negoziare con Filippo per comporre a pace l’Impero, e
+il Re rispose con una diffusa scrittura all’ambasciata
+che il Papa gli spedì. Quella lettera notevole, in cui
+Filippo viene giustificando tutte le opere sue e massimamente
+i modi ond’era salito al trono, porta l’impronta
+di un vero spirito di conciliazione e di non infinta
+veracità. Filippo protestava di volersi sottoporre alla
+sentenza dei Cardinali e dei Principi affinchè giudicassero
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+di tutto quanto la Chiesa gli apponeva a peccato,
+e dichiarava voler metter in silenzio, come il rispetto
+religioso comandava, tutto ciò che l’Impero apponeva
+a colpa del Papa: cotali proteste fecero favorevolissima
+impressione&#8205;<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>, tanto più che i sentimenti cattolici dell’Hohenstaufen
+avevano in Roma per mallevadori il
+Patriarca di Aquileia e altri messaggieri, i quali erano
+venuti recando al Papa novelle proposte. Vedeva Innocenzo
+raggiante lo scopo cui nella contesa della successione
+all’Impero mirava, quello cioè di mutare la sua
+ingerenza in un diritto pontificio riverito ed accolto da
+tutti i partiti; ed invero anche Filippo innanzi a lui
+or s’inchinava sì come Ottone aveva fatto. La rivoluzione
+delle cose avvenuta in Germania costringeva Innocenzo
+III a cambiar metro, laonde egli acconciava da
+buon statista il suo indirizzo politico alle circostanze,
+quantunque le sue trattative con Filippo fino da allora lo
+esponessero alla censura di doppiezza, parimenti di quello
+che anticamente era stato detto di Gregorio VII in simili
+condizioni di cose. Sull’incominciamento dell’anno 1206
+egli biasimava Giovanni d’Inghilterra e gli ottimati di
+Bretagna perciocchè non assistessero abbastanza Ottone;
+esortava quest’ultimo pur sempre a perdurare animosamente
+e ammoniva i Principi alemanni di prestargli soccorso.
+Però, trascorso che fu mezzo il 1206, e caduta Colonia
+nel mese di Agosto, i negoziati con Filippo si fecero
+più efficaci. L’Hohenstaufen vittorioso si protestò pronto
+(ed era ciò che Innocenzo sopra tutto bramava) a concedere
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+una tregua d’armi al suo avversario; e nell’estate
+del 1207 andarono per conseguenza in Germania Ugolino
+e Leone cardinali legati per farsi mediatori di pace fra i
+due pretendenti. La cosa non riuscì, ma mentre Filippo, il
+quale era uomo fornito di maggior bontà d’animo che non
+di energia regia, si sottoponeva a patti che gli venivano
+dettati in cose di chiesa, quei legati, a gran costernazione
+di Ottone, lo proscioglievano con grandissima solennità
+dall’anatema. Per le condizioni d’Italia era notevole
+che alcuni Principi di questo paese ricevessero patenti
+feudali da Filippo ancor prima della sua assoluzione&#8205;<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>:
+e omai nella primavera dell’anno 1208 ei la faceva
+completamente da re romano; mandava da suo legato
+in città toscane Wolfgero di Aquileia, ne reclamava
+i diritti imperiali che quelle avevano usurpato durante
+l’interregno, e ne otteneva completamente l’ossequio&#8205;<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+</p>
+
+<p>
+La sua vittoria su Ottone recò conseguenze decisive
+anche presso il Papa; solamente il più difficile tema
+pei legati d’ambe le parti era nel porsi d’accordo sui
+diritti imperiali e sulla confermazione dei beni che la
+Chiesa aveva acquistato nell’Italia di mezzo. Filippo,
+che un tempo aveva posseduto con titolo ducale le terre
+di Matilde in Toscana, sentiva repugnanza di rinunciare
+ai diritti dell’Impero così obbrobriosamente come
+Ottone aveva fatto. Ed è dubbioso se anche allora egli ripetesse
+la proposta di dare la sua regal figlia in isposa
+al nipote del Papa, al figliuol di Riccardo uomo nuovo,
+e di concederle in dote le terre controverse di Toscana,
+di Spoleto e di Ancona&#8205;<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Ciò s’era promesso nell’anno
+1205, ma certo è che più stava a cuore dell’ambizioso
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+Papa (il quale primo fra tutti i Pontefici
+fondò un principato a’ suoi nepoti) di sollevare pretese di
+tale specie, anzichè al Re di assecondarle. Il vero tenore
+delle offerte da lui fatte in quel tempo rimane ascoso nel
+buio; ma difficilmente saranno state di poco rilievo, avvegnaddio
+le esigenze del Papa non potessero essere da
+meno di ciò che egli aveva ottenuto nel trattato di
+Neuss. La Germania profondamente lacerata e divisa si
+rassegnò che le cose sue più intime venissero tratte
+innanzi al tribunale di Roma e di Cardinali stranieri;
+però il sentimento nazionale ne fu offeso, e la sua voce
+irritata risuona ancora alle nostre orecchie nei versi
+di poeti amanti della patria&#8205;<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. Di già prevedevasi che
+Innocenzo stesso avrebbe consentito affinchè si pronunciasse
+giuridicamente, essere Ottone destituito dall’Impero
+le quante volte non avesse aderito in buona pace
+ad un accomodamento; ma tutt’a un tratto un brutale
+colpo di spada demoliva l’opera d’immensi sforzi,
+ruinava le speranze d’Alemagna. Re Filippo moriva
+a Bamberga nel dì 21 Giugno 1208, sotto il ferro
+assassino di Ottone di Wittelsbach. La caduta del giovine
+Principe dopo una vita tanto laboriosa, alla vigilia
+del suo trionfo, è uno dei più tragici avvenimenti
+che registri la storia tedesca. Con lui si spense in Alemagna
+la casa di Hohenstaufen. Della splendida famiglia
+del Barbarossa non restava che un solo rampollo;
+e questi era Federico, il protetto d’Innocenzo III, omai
+fin da fanciullo divenuto straniero alla nazione, e rimasto
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+in Sicilia in mezzo a torbidi sventurati. Un breve minuto
+di tempo trasformò le sorti del mondo, incatenò di bel
+nuovo i destini d’Italia e di Alemagna, e trascinò le due
+nazioni, l’Impero e il Papato, in un labirinto di guerre,
+cui non bastò un intiero secolo a sedare: i loro effetti
+ben si ravvisano nell’indirizzo che hanno dato alla
+civiltà umana.
+</p>
+
+<p>
+Come Innocenzo III, nella Campania ove trovavasi,
+ebbe udito della morte di Filippo, il suo spirito fu profondamente
+turbato da un avvenimento che di repente
+mutava i suoi disegni: però egli non comprese allora
+la gravità di destini che quell’istante disserrava. Politico,
+parvegli che fosse un caso il quale tosto lo rifaceva
+padrone delle cose e lo liberava da contrasti manifesti;
+prete, gli sembrò esser quello un giudizio che Dio pronunciava
+nella grande contesa dell’Impero.
+</p>
+
+<p>
+Non v’era di che scegliere: conveniva tosto riaccogliere
+il guelfo Ottone dianzi abbandonato. Innocenzo
+subito gli scrisse, lo rassicurò adesso nuovamente del
+suo amore, gli fe’ balenare alla vista il suo prossimo e
+indubitato esaltamento al trono imperiale, ma gli fece
+eziandio traveder da lontano che, se avesse voluto fare il
+caparbio, gli si teneva sempre in pronto un avversario,
+il nipote del trucidato Filippo&#8205;<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Nel Re di Sicilia,
+omai divenuto maggiorenne, legittimo erede dei diritti
+degli Hohenstaufen, viveva un formidabile emulo
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+per Ottone; la Chiesa poteva contro di lui armarlo tosto
+che lo reputasse vantaggioso; ed è pur uno spettacolo
+di possente attrattiva veder la persona giovanile
+di Federico sollevarsi fatale e minacciosa nel fondo di
+quella scena, su cui fra poco il Papa stesso sarà per evocarlo,
+a ruina della Chiesa e insieme dell’Impero.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo voleva sul serio che la lunga contesa del
+trono si definisse, e (questione congiunta all’altra) che
+si desse il riconoscimento giuridico al suo Stato ecclesiastico;
+nè aveva pur dubbio di ottenerlo da Ottone, cui già
+teneva vincolato nelle strettoie del trattato di Neuss.
+Alemagna, assetata di pace, prestò omaggio al Guelfo.
+Dolore, amor patrio, necessità recarono in essere una
+conciliazione che si celebrò in forma solenne; e parve
+che l’antica lite delle due famiglie si sopisse, allorchè
+Ottone nel parlamento di Francoforte, addì 11 Novembre
+1208, fu acclamato re da tutti gli Stati dell’Impero, e
+tosto dopo si fidanzò coll’orfana figliuola del suo avversario
+Filippo&#8205;<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fu annunciato che il Re andrebbe a Roma. Ma prima,
+come richiese il Papa, Ottone rinnovò a Spira, nel
+giorno 22 Marzo del 1209, le promesse fatte nella convenzione
+di Neuss. Fu riconosciuto lo Stato della Chiesa
+in tutta la sua estensione, e si aggiunsero grandissime
+concessioni in cui si dichiarò essere la Chiesa libera
+dall’autorità dello Stato: per tal modo il Concordato
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+di Calisto II perdette tutto il suo vigore&#8205;<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Diritti imperiali
+nelle terre or cedute alla Chiesa Ottone non
+conservò, tranne quello meschino del <i>Foderum</i> nei viaggi
+a Roma, che nel trattato come per beffa fu registrato.
+Fu questa la prima volta da che l’Impero esisteva che
+il Re dei Romani si appellò eletto «per grazia di Dio
+e del Pontefice»; Ottone dovette confessare che soltanto
+al Papa andava debitore del suo esaltamento al trono,
+ma re giurò quel che imperatore non avrebbe potuto
+mantenere.
+</p>
+
+<p>
+In Augusta si presentarono ambasciatori italiani a
+prestare omaggio ad Ottone, seco recando le chiavi delle
+loro città, fra le quali fuvvi anche la grande Milano,
+che si congratulò con sincera gioia dell’avvenimento
+di un Guelfo all’Impero. Nel Gennaio del 1209 Ottone
+nominò il patriarca Wolfgero a suo legato in Italia,
+affinchè vegliasse a guardia dei diritti che l’Impero
+possedeva tuttavia in Lombardia, in Toscana ed a Spoleto,
+nella Romagna e nelle Marche&#8205;<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>. Infatti, anche dopo
+della pace di Costanza e dei trattati col Papa, gli Imperatori
+avevano continuato a tenere un’apparenza di
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+suprema autorità nelle città d’Italia, ed eziandio a possedere
+parecchi diritti fiscali perfino nella Romagna e
+nelle Marche. Nè i Papi vi contraddicevano; chè anzi
+Innocenzo medesimo ammoniva le città di Lombardia e
+di Toscana di mostrarsi docili al legato regio; però a
+questo rammentava che conformemente ai patti occupasse
+i beni di Matilde solo per conto della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Ottone, nell’Agosto 1206, passando dal
+Tirolo discese con un grande esercito nella pianura del
+Po non uno s’alzò ad impedire il cammino di un Guelfo
+che s’avviava a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Sventura d’Italia fu che le
+sue città non potessero formare una confederazione durevole:
+se ciò fosse avvenuto nessun Re tedesco dopo
+la morte di Enrico VI avrebbe potuto più valicare il baluardo
+che avrebbe opposto la popolosa Lombardia. La
+gloriosa lotta che i Lombardi ebbero combattuto per
+la independenza, nè cancellò la tradizione dell’Impero
+romano che ancora in tempo più tardo commosse a
+tanto grande entusiasmo gli Italiani, nè recò all’intiero
+della nazione un costante profitto. Infatti dopo della vittoria
+di Legnano le Republiche italiche poterono sì poco
+fondare la nazione politica, quanto poco le Republiche
+greche erano riuscite a farlo dopo le giornate di Maratona
+e di Platea. Mentre le città dell’alta Italia ardevano di
+guerre civili e di lotte intese a raffermare la loro costituzione,
+omai si ergevano le persone di quei tiranni di
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+città che hanno stampato un carattere così spiccato
+nella storia d’Italia dopo il secolo decimoterzo. Ezzelino
+da Onara e Azzo margravio di Este, nemici fra sè
+a vita e a morte, accusatori uno dell’altro innanzi a Ottone,
+erano allora i caporioni dei due partiti, che per un
+paio di secoli ebbero lacerato questa contrada: e accanto
+ad essi stava il ghibellino Salinguerra, grande al paro
+di loro per sete d’imperio e per prodezza feroce&#8205;<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Or che per la prima volta un Imperatore di casa
+Guelfa attraversava la Lombardia, tutti i nemici degli
+Hohenstaufen s’aspettavano di ottenerne essi soli tutto
+il favore. Ma s’ingannarono, perocchè gli amici della
+podestà imperiale non fossero più i nemici di un Guelfo
+che diventato era imperatore. Azzo vide i suoi avversarî
+accolti con grandi onoranze nel campo di Ottone;
+Firenze la guelfa fu minacciata di un’ammenda di
+mille marchi, e Pisa la ghibellina fu regalata di privilegî
+e conseguì i vantaggi di un trattato.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo III ricevette Ottone a Viterbo; e fin da
+quel primo abboccamento il Re romano dovette dire a
+sè medesimo che, senza l’avvenimento di un assassinio,
+quell’istesso Papa avrebbe posto immancabilmente in
+capo del nemico suo la corona dei Romani. Non si può
+provare simpatie per uomini i cui beneficî derivano da
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+calcoli d’egoismo e sono comperati a carissimo prezzo:
+perciò l’arte politica del Papa doveva aver lasciato un
+desiderio amaro di vendetta in fondo all’animo di Ottone;
+e forse di già a Viterbo lo sguardo d’Innocenzo
+penetrava oltre alla maschera di devozione cui il Re
+atteggiava il volto, e vi scorgeva la stizza che sotto di
+quella ei celava. Il Papa lo precedette a Roma, e nel
+dì 2 Ottobre Ottone pose il campo presso a Monte Mario,
+dove, secondo la consuetudine antica, fu giurata sicurtà
+alla Curia ed al popolo romano&#8205;<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La coronazione si celebrò addì 4 Ottobre 1209 nel
+san Pietro; frattanto l’esercito restò nelle sue tende,
+ma una parte delle milizie (erano Milanesi) tenne occupato
+il ponte del Tevere per impedire un assalto dei
+Romani. Chi legge questa Istoria non potrà fare a meno
+di sorridere con ironia, notando la costanza regolare onde
+ripetevansi le ostilità dei Romani ogni qual volta un Imperatore
+si coronava. Eglino sbarravano le porte della
+città lorchè vi si avvicinavano i Tedeschi; ed il loro
+Imperatore e la sua comitiva non potevano che gettare
+dal Vaticano sguardi desiosi sulla gran Roma, il cui
+mondo di meraviglie era loro chiuso in faccia. È infatti
+strano che solamente i pochissimi degli Imperatori
+abbiano messo il piede dentro di Roma, e così fu che
+neppure Ottone vide la Città&#8205;<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. I Romani, che nell’anno
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+1201 lui avevano acclamato imperatore, lo avrebbero
+anche adesso di buona voglia riconosciuto per tale, se egli
+avesse accondisceso a comperarne i voti con donativi di
+denaro. Quando diciotto anni prima Enrico VI era venuto
+a torsi la corona, egli aveva dovuto guadagnarsi
+con un trattato i voti elettivi della Città, in allora libera
+e possente, ma adesso Ottone IV non ne aveva
+mestieri. La cosa irritò il popolo: il Senatore e perfino
+alcuni dei Cardinali furono avversi alla coronazione; i
+cittadini si tennero raccolti in arme sul Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Compiuta la ceremonia, la processione mosse lenta
+e a fatica in mezzo alle file dei guerrieri che le facevano
+ala, ma non passò pur il ponte di Sant’Angelo; ivi il
+Papa s’accomiatò dall’Imperatore per tornarsene in Laterano,
+e (con offesa manifesta alla maestà imperiale) lo
+ammonì che al di seguente abbandonasse le terre romane&#8205;<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>.
+Frattanto non si sa quale caso era scintilla
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+che faceva scoppiare in fiamme l’odio dei Romani. Nella
+città Leonina si combattè con furore la solita battaglia
+che veniva dietro alla coronazione, e, dopo gravi perdite
+da una parte e dall’altra, Ottone IV rientrò nei
+suoi quartieri di Monte Mario. Qui rimase egli trincerato
+per qualche giorno, intanto che dal Papa e dai
+Romani chiedeva ristoro de’ sofferti danni, ovverossia riparazione
+dell’offesa ricevuta&#8205;<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno di Innocenzo. — L’Imperatore
+di guelfo si tramuta in ghibellino. — Ottone
+muove nelle Puglie. — Il Papa lo scomunica. — I
+Tedeschi chiamano al trono Federico di Sicilia. — Ottone IV
+se ne ritorna in Alemagna.</span></h4>
+
+<p>
+Appena Ottone IV fu padrone della corona imperiale
+conobbe d’essersi impigliato in un’acerba tenzone
+coi doveri che egli aveva giurato all’Impero; pertanto
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+ei ruppe tosto la fede promessa al Papa. Mentre
+ancora accampava vicino a Monte Mario i beni della
+contessa Matilde diventarono il tema di discussioni irritanti.
+L’Imperatore richiese di venirne a conferenza col
+Papa, magari anche a Roma, dove sarebbene andato
+egli stesso, fosse pure a pericolo della sua vita: però Innocenzo
+con fredda garbatezza rispose rifiutando, e bramò
+che si trattasse per mezzo di ambasciatori&#8205;<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. Ma
+frattanto grave penuria di vettovaglia costrinse Ottone
+ad abbandonare il territorio della Città, ond’egli per la
+via Cassia entrò nel Fiorentino&#8205;<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. Nel suo cammino
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+occupò tutti i paesi che in Tuscia avevano appartenuto
+al retaggio di Matilde; prese d’assalto Montefiascone,
+s’impadronì di Radicofani, di Aquapendente, di Viterbo,
+del territorio di Perugia e di Orvieto; in una parola s’insignorì
+di quei tali luoghi che solennemente aveva dichiarato
+spettare al Papa, e sui quali adesso ei moveva
+pretese come beni della Contessa. Alcune città gli si arresero
+spontaneamente; di altre ei s’impossessò colla
+forza&#8205;<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel suo campo gli facevano accompagnatura vescovi
+e maggiorenti italiani, avidi di ottener dei feudi: fra essi
+erano Salinguerra, Azzo, Ezzelino e Ildebrandino di Tuscia,
+conte Palatino; presto fu coll’Imperatore anche
+Diepoldo di Acerra, e financo gli prestò omaggio Pietro
+prefetto, quel desso che era divenuto vassallo del Papa.
+Sotto la corona imperiale Ottone IV con meravigliosa
+prestezza si trasformò in ghibellino; ripigliò l’opera del
+suo predecessore a quel punto cui l’aveva troncata la
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+morte di lui; senza reticenze manifestò la pretesa di rivendicare
+all’Impero tutti i possedimenti che Innocenzo
+dopo la morte di Enrico con tanta abilità aveva riunito
+alla Chiesa; rinnovò i privilegî di Enrico, ne trasse
+dalla sua i partigiani, dispensò a feudatarî terre italiane
+secondo l’intento che avuto avevano gli Hohenstaufen,
+tentò restaurare i principati feudali tedeschi distrutti
+dal Papa. Sull’incominciamento dell’anno 1210
+diede ad Azzo d’Este la marca di Ancona, concedendogli
+espressamente tutti i diritti che ivi aveva posseduto
+Markwaldo; in pari tempo infeudò a Diepoldo il ducato
+di Spoleto, sì come un tempo l’aveva tenuto Corrado; il
+Salinguerra investì di Medicina e di Argelate, terre di
+Matilde; Leonardo di Tricarico nominò conte della Romagna&#8205;<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per difendersi dalle aperte ostilità che Ottone gli sollevava
+nell’Italia di mezzo, Innocenzo cercò nuovamente
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+appoggio nelle città di Tuscia e dell’Umbria; e Perugia,
+addì 28 Febbraio 1210, gli promise di proteggere
+il patrimonio di san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il disinganno fu umiliante e terribile. I lunghi sforzi
+del Papa, rivolti a porre un Guelfo sul trono degl’Imperatori,
+precipitarono obbrobriosamente per opera della
+sua stessa creatura. Innocenzo si dolse d’esser maltrattato
+dall’uomo che egli aveva esaltato quasi contro la
+volontà universale; lamentò di dovere ingollare adesso
+i rimbrotti di coloro che trovavano giusta la sua sorte,
+perciocchè lo ferisse quella istessa spada che egli di sua
+mano aveva affilata&#8205;<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. Nelle condizioni disperate di
+Innocenzo non si smentì la giustizia divina, chè infatti
+nella contesa dell’Impero era pure egli che s’era
+fatto caporione di un partito. La storia di Ottone IV rivela
+una verità irrepugnabile, che in pari tempo è splendidissima
+giustificazione degli Hohenstaufen e di tutti
+quegli Imperatori che la Chiesa con sì acerbo livore
+marchiò della fama di nemici suoi. Se il primo ed
+unico Imperatore che i Papi poterono levare al trono,
+eleggendolo dalla amica casa dei Guelfi, nelle loro stesse
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+mani si mutò in un breve istante, di creatura devota in
+massimo nemico, conviene pur dire che così fatta trasformazione
+fosse cagionata da insuperabili condizioni di
+cose. Come dopo di lui fece Federico II, così Ottone IV
+combattè gli eretici colla spada e con editti, nè mai s’intruse
+nel dominio dogmatico della Chiesa; però, tosto
+che fu divenuto imperatore, egli insorse contro il fondatore
+del novello Stato ecclesiastico, contro il Papa che
+pretendeva alla signoria d’Italia, e che senza rigiri di frasi
+protestava di essere il signore supremo eziandio dell’Impero.
+Se agli apologisti delle pretensioni pontificie potrà
+riuscir mai fatto di dimostrare che era obligo degli Imperatori
+e dei Principi di sottomettersi al giogo del Pontefice
+(appunto come avevano fatto Aragona ed Inghilterra),
+e di rispettare in santa pace le dottrine bandite da
+Gregorio VII e da’ suoi succeditori, giusta le quali al Vescovo
+romano sarebbero stati sudditi tutti i monarchi,
+anzi gli uomini tutti della terra; se ciò potranno dimostrare,
+eglino faranno ammutolire ogni contraddittore.
+Ma chi giudica con intelletto calmo di passioni, affermerà
+ognora che, dopo di Gregorio VII, l’idea esagerata del
+Papato cancellò i limiti che la ragione innalzava fra la
+Chiesa e l’Impero; affermerà che la contesa sempre rinnovellata
+non fu che una lotta necessaria a restaurare
+l’equilibrio fra la podestà temporale e quella spirituale.
+In sulle prime i Papi intesero alla dominazione d’Europa
+prendendo le mosse da un principio morale; ma poichè
+l’ordine morale profondamente s’addentra in tutte le
+pratiche attenenze della società umana, ne venne massimo
+pericolo che il giure civile fosse assorbito dal diritto
+canonico, che il tribunale ecclesiastico diventasse
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+eziandio una curia di giudicî politici. Ei fu nel nome
+della independenza dell’Impero e delle sue leggi, che
+gli Imperatori si levarono contro la gerarchia romana.
+Tornarono sempre all’idea di secolarizzare la Chiesa,
+perciocchè la conservazione dell’Impero paresse esigerlo,
+e sempre di bel nuovo mossero guerra alla preponderanza
+ecclesiastica ferendola nel possedimento temporale, nello
+Stato ecclesiastico che era il suo tallone di Achille. Gli
+Imperatori ebbero intenti conservativi, poichè combatterono
+per l’esistenza dell’Impero, e parve loro che i Papi
+fossero novatori e rivoluzionarî. Potrassi deplorare come
+una loro cecità che non sapessero indursi a rinunciare
+all’Italia ed allo Stato pontificio, ma questo
+fatale errore discendeva dall’idea dell’<i>Imperium</i>,
+che fu tanto ostinata da sopravvivere perfino all’Impero
+stesso, e trovò alimento costante negli attacchi
+onde i Papi diedero di cozzo contro alla podestà imperiale
+e ai diritti della corona.
+</p>
+
+<p>
+Chiunque giudichi rettamente condannerà Ottone IV
+perchè fu spergiuro, ma altresì troverà le ragioni della
+sua colpa nel tragico conflitto cui lo trassero le promesse
+fatte da lui all’Impero e il Concordato conchiuso
+colla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. «Giurai», così disse più tardi quel
+Principe sventurato, «giurai di serbare la maestà dell’Impero
+e di rivendicare tutti i diritti ch’esso perdette:
+la scomunica non meritai; non tocco alla podestà ecclesiastica,
+ben anzi voglio proteggerla, ma poichè sono
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+imperatore voglio esser giudice io di tutte le cose temporali
+nell’universo Impero»&#8205;<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Così parlò un Imperatore
+che per fermo non era un Enrico III, nè un Barbarossa,
+nè un Enrico VI; un tale che aveva accettato
+gli arbitrati pontificî nelle cose dell’Impero, tanto per
+ottenere il voto del Laterano; un Imperatore che con
+iscritture aveva ceduto al Papa diritti, che or contro
+diritto voleva riprendersi. Questo fu la sua debolezza, la
+sua sentenza di condanna, la sua necessaria caduta:
+Innocenzo III con arte romana aveva ravvolto il Principe
+guelfo in una rete di trattati, e ciò per lo meno lo
+poneva dalla parte della ragione di contro ad Ottone IV.
+</p>
+
+<p>
+Forse questi sarebbe proceduto meno lestamente nel
+suo cammino, se non lo avessero acciecato le splendidezze
+di omaggi che ricevette dalle città lombarde, e se non ve
+lo avessero incitato le grida dei grandi vassalli. Durante
+l’interregno, di qua signori e città s’erano impadroniti
+di antichi diritti dell’Impero, di là avevano usurpato
+beni della Chiesa, altrove terre di Matilde; infinita la
+confusione; spesso perciò impossibili le distinzioni. I
+Ghibellini spronavano Ottone alle audacie, perocchè
+bramassero la distruzione del nuovo Stato ecclesiastico
+e la caduta della signoria pontificia in Sicilia; anzi
+Diepoldo e Pietro di Celano richiedevano l’Imperatore
+guelfo che vi restaurasse i diritti imperiali, e gli prestavano
+le loro armi contro al figlio di Enrico VI. Se pur
+voleva render securo l’avvenire alla sua famiglia, Ottone
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+doveva porre l’erede legittimo della casa di Hohenstaufen
+in condizioni tali che non potesse nuocergli
+più. Risolse pertanto di muovere nelle Puglie; nel Novembre
+partì di Rieti, entrò nel paese de’ Marsi passando
+per Sora (la contea di Riccardo), indi continuò la sua
+via per la Campania. A Capua, che gli aperse le porte,
+pose i quartieri d’inverno&#8205;<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Poichè Ottone IV teneva Sicilia (il maggior feudo
+della Chiesa) in manifesto conto di terra dell’Impero, e
+macchinava di ricongiungerla a questo nuovamente, il
+Papa lo scomunicò ai 18 Novembre dell’anno 1210: ed
+era trascorso soltanto un anno dalla coronazione imperiale!
+Furibondo di collera, Innocenzo schiacciò la sua
+propria creatura, come un idolo riuscito male e odioso&#8205;<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>,
+e la corona che aveva posto in capo al Guelfo volle ad
+ogni costo strappargli: avvenimenti così ripieni di contrasti
+politici e umani, così avviluppati, così composti
+di sottili artificî, che diventano dei più memorandi e
+attrattivi della storia.
+</p>
+
+<p>
+Ottone IV non istette più in forse di assoggettare
+l’Italia meridionale, e sperò di poter con rapidi colpi
+condurre l’impresa a compimento. Nella estate successiva
+gli si arresero quasi tutte le città, Napoli eziandio;
+ed egli andò fin a Taranto. In Sicilia lo aspettavano i
+Saraceni; navi pisane stavano pronte per trasportare
+nell’isola le sue soldatesche, ed egli faceva bloccare la
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+città di Roma così strettamente che non pellegrini nè
+messaggi v’entravano&#8205;<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Egli poi vi teneva relazioni;
+il Prefetto urbano era passato dalla parte di lui, e la
+fazione dei Romani malcontenti si gettava di nuovo bramosamente
+nelle braccia dell’Imperatore. Si accusava
+Innocenzo d’essere stato l’autore delle scissure che dividevano
+l’Impero; lo si vituperava come uomo di mala
+fede e incostante, perocchè dapprima avesse favorito
+Ottone ed ora lo perseguitasse. E un giorno che teneva ai
+Romani una predica edificante, l’antico caporione del
+popolo, Giovanni Capocci, alzatosi, prorompeva in queste
+rozze, ma giuste parole: «La tua bocca è bocca di Dio,
+ma le tue opere, opere sono del diavolo»&#8205;<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto la signoria di Ottone di là delle Alpi
+tentennava. Torme di frati fanatici, emissarî della vendetta
+di Innocenzo, percorrevano l’Alemagna, ed i legati
+pontificî scalzavano in breve le basi del trono all’Imperatore.
+Appena colà si seppe che era stato scomunicato,
+un forte partito gli si levò contro. Innocenzo III indirizzò
+lettere crucciose a quegli stessi Principi tedeschi
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+cui pochi anni prima aveva con tanto fervore ammoniti
+perchè eleggessero Ottone; e ne scrisse eziandio
+al malizioso Re di Francia, confessando l’errore suo e
+ripudiando la sua creatura: profonda e meritata umiliazione
+di un uomo cupido di dominio. E adesso egli stesso
+appellava il giovine Federico a quel trono donde finora,
+con politica freddamente meditata, a bel disegno lo
+aveva escluso; ma almeno ne attalentava il suo desiderio
+di vendetta, poichè aveva sotto mano un pretendente
+con cui spingere Ottone al precipizio. Una parte
+dei Principi tedeschi raccolti a Nürnberg, proclamò deposto
+l’Imperatore ed elesse al trono Federico di Sicilia.
+Questo avvenimento costrinse Ottone a rinunciare a’ suoi
+piani, ad abbandonare le Puglie nel Novembre 1211
+ed a muovere nell’Italia settentrionale, dove parecchie
+città non gli prestarono più reverenza, e dove il Margravio
+di Este s’era omai posto a capo di una lega
+raccolta contro l’Imperatore. Nella primavera dell’anno
+1212 Ottone tornò in Alemagna.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p>
+
+<h3 id="cap3-9">CAPITOLO TERZO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap3-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Federico risolve di andare in Alemagna. — Viene
+a Roma. — È coronato ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto
+di intraprendere una Crociata. — Concilio Lateranense. — Innocenzo
+III muore. — Indole di lui. — Grandezza mondiale
+del Papato.</span></h4>
+
+<p>
+Evocato dal Pontefice, di repente contro Ottone si
+alzò il giovine nemico della sua casa, colui che egli credeva
+di avere annientato: Davide scendeva in campo
+contro Saulle. Uno strano destino fece sì che Federico,
+primo dei tre eletti al trono, e fra tutti fornito di
+diritti maggiori, entrasse ultimo nella gran lite della
+corona: ed egli restaurò la casa di Hohenstaufen e la
+ornò di un novello fiore sbocciato sotto il sole di Sicilia.
+In mano di Innocenzo quei tre eletti erano stati
+come le pedine di una scacchiera, che egli aveva
+giocato una contro l’altra e una dopo dell’altra. Tutti
+e tre avevano sentito vergogna di dover servire all’altrui
+volontà; ed il giovane figlio di Enrico VI
+s’imbevve d’un sì profondo odio contro quella politica
+egoista, che tutta la sua vita andò dominata da quello.
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+Non dimenticò mai di aver dovuto comperare la protezione
+della Chiesa coll’omaggio feudale e colla perdita
+di preziosi diritti della corona; nè mai obliò che era
+stato escluso dal trono dell’Impero allorchè il Papa vi
+aveva chiamato Ottone IV.
+</p>
+
+<p>
+Federico, come a’ suoi tempi Enrico IV, era cresciuto
+in mezzo alle brutte cabale dei partiti di corte; e, pari
+a quel Re, se ne erudì in perfetto modo nell’arte di
+ingannare gli uomini. Le astuzie onde si servì più
+tardi contro alla Chiesa ebbe egli appreso nelle difficili
+relazioni in cui, fin dalla sua fanciullezza, s’era trovato
+colla Curia romana e colle intraprese di questa nell’Impero
+ed in Sicilia. L’arte politica di Roma fu la sua
+scuola.
+</p>
+
+<p>
+Gli avversarî di Ottone lo invitarono ad andare in
+Alemagna. Anselmo di Justingen, uno dei loro ambasciatori,
+venne a Roma, e vi trovò il Papa ed i Romani
+disposti a riconoscere le pretese di Federico alla
+corona romana, giacchè pareva quasi che Innocenzo III
+soltanto adesso d’un tratto avesse scoverto che quegli
+ne possedeva i diritti&#8205;<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. L’arte politica, quella nemica
+di ogni grandezza ideale e delle virtù religiose e
+filosofiche, trascinò un uomo, come Innocenzo era, nelle
+vie trite e comuni; lo costrinse a mutar di concetti ed
+a mentire alle sue opinioni. Ed infatti, se il Papa si
+fosse tenuto fermo nel suo indirizzo, l’ultimo degli Hohenstaufen
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+avrebbe dovuto restarsene per sempre esiliato
+in Sicilia, vassallo feudale della Chiesa, estraneo
+alle cose dell’Impero. Forse che il Papa reputava possibile
+di impedire la unione tanto temuta di Sicilia
+con Alemagna? pare proprio che ei si lasciasse andare
+a questo ingannevol pensiero. L’istante in cui egli
+esortò il Re di Sicilia a conquistarsi la corona romana
+fu uno dei più fatali che s’abbian dato nella storia
+del Papato: nè era lontano quell’avvenire in cui
+ne sarebbe scoppiata una lotta desolatrice della Chiesa
+e dell’Impero, e ne sarebbero derivati la signoria della
+casa d’Angiò, i vespri siciliani e l’esilio avignonese.
+Innocenzo temprò di sua mano quella seconda spada, e
+ben più gagliarda ed acuta, che ferir doveva il seno
+della Chiesa. I ripetuti errori di questo Papa onnipossente,
+ai cui piedi alcuni Re avevano deposto le loro corone
+in atto sommesso di vassalli, è prova umiliante della
+cieca ignoranza delle leggi e dell’andamento del mondo,
+che fa velo anche agli occhi dei maggiori ingegni.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè i messaggieri svevi furon giunti a Palermo,
+la Regina e il Parlamento si opposero a che Federico
+intraprendesse il pericoloso viaggio di Alemagna.
+Il Re diciottenne ondeggiò fra la speranza e il dubbio,
+ma finalmente risolse di gettarsi audacemente nei
+flutti di un immenso avvenire. Una sorte fatale lo chiamava
+dal molle paradiso di Sicilia a geste immortali
+e ad onori degni di un eroe; in premio gli offeriva
+la maggior corona del mondo, e il giovine si
+staccava dalle solitarie spiagge della sua isola per guadagnarsi
+quella corona nella terra dei suoi padri. Fe’
+coronar re di Sicilia Enrico suo figliuolo di fresco nato,
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+affidò il governo alla sua sposa, si imbarcò, e celeremente
+per Benevento e Gaeta venne a Roma, dove,
+nell’Aprile 1212, il Papa ed il popolo lo salutarono
+come re eletto dei Romani. Innocenzo III vide per la
+prima volta il suo protetto, nè più dopo lo rivide. Innanzi
+a lui stava, come imperatore designato, il giovine
+e intelligente nipote di quell’eroe Barbarossa che era
+omai diventato personaggio di mito: ed egli era creatura
+sua in un senso più nobile di quello che fosse stato
+Ottone IV; la creatura del dover suo, il suo figliuolo
+adottivo, in cui profitto aveva sinceramente speso sforzi
+e fatiche di molti anni. Se pure i novellieri gli avranno
+dipinto quel giovine Re come un cervel balzano, che nelle
+sue crapule si attorniava di uno sciame di trovatori cortigiani,
+il suo acuto sguardo avrà saputo tosto discerner
+nel figliuolo di Enrico VI la potenza innata del genio
+e l’intelletto di buon’ora addestrato alla severità del
+pensiero. Si stabilirono i patti che la Chiesa poneva
+all’esaltamento di Federico, e soprattutto fu determinato
+che Sicilia sarebbe rimasta separata dall’Impero. Così fu
+eletto il nuovo candidato al trono imperiale in mezzo a
+condizioni di cose che somigliavano a quelle che avevano
+preceduto la elezione di Ottone IV: e sventura fu dell’Impero,
+perciocchè gli stessi legami che quegli aveva
+infranti soltanto a prezzo di uno spergiuro, furono torti
+anche attorno di Federico&#8205;<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Però non val dubitare
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+dei sentimenti leali che questi accoglieva a quel tempo
+in mezzo alle entusiastiche speranze di un grande
+avvenire.
+</p>
+
+<p>
+Il Papa congedò Federico pienamente contento e
+financo gli fornì denaro. Guidato da prospera fortuna
+il giovine Siciliano giunse in Germania, dove parve
+simile a una stella del mezzodì, che sorgeva sull’orizzonte
+rapida e fulgente di luce. La gloria de’ suoi avi
+gli schiudeva l’entrata in patria; la liberalità onde
+dispensò beni ereditarî della sua famiglia e feudi imperiali
+gli guadagnò l’animo dei maggiorenti avidissimi;
+la triste persona del Guelfo ancor più oscurata
+dall’anatema della Chiesa, giovò a dar miglior rilievo
+ad un giovine cui le attrattive straniere acquistate in
+un’isola lontana e leggendaria, ornavano di bellissimi
+vezzi.
+</p>
+
+<p>
+Addì 12 Luglio 1212, riverito da quasi tutta Germania,
+Federico prestò il giuramento in Egra, e vi
+dovette, con espressa adesione dei Principi dell’Impero,
+ripetere le concessioni già fatte da Ottone IV al Papa.
+Fu riconosciuta la libertà della Chiesa nelle cose spirituali;
+fu confermato in tutta la sua estensione lo Stato
+che Innocenzo aveva fondato alla Chiesa; all’Impero
+non si conservò in quelle terre altro diritto che il <i>Foderum</i>
+in occasione della coronazione; fu ancora una
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+volta pronunciato solennemente che il Papa era signore
+delle Puglie e di Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo imprese vittoriose contro lo sventurato nemico,
+la cui gloria tramontò ai 27 Luglio 1214 sul
+campo di Bouvines, Federico II fu coronato ad Aquisgrana
+(nel giorno 25 Luglio 1215) da Sigfredo arcivescovo
+di Magonza e legato del Pontefice. Dopo la coronazione
+il «Re del Papa» (come Ottone IV con disprezzo
+iracondo chiamava il suo favorito rivale) prese la croce
+per una spedizione in Terra santa: forse lo faceva per
+sommessione alla Chiesa che lo aveva levato al trono,
+forse anche perchè ve lo trascinava un sentimento cavalleresco;
+però era un voto malaccorto che gli doveva
+tornare sorgente di grandissimi mali. Il suo giuramento
+di liberare l’Oriente era, a quel tempo, sincero, ma può
+darsi che più non fosse sincera la sua promessa di
+tener Sicilia (come feudo ecclesiastico) disgiunta dalla
+sua corona, e, tosto che fosse consecrato imperatore,
+di concederla al figliuol suo Enrico&#8205;<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La contesa della successione al trono tedesco fu decisa
+definitivamente nel Concilio che Innocenzo raccolse
+in Laterano agli 11 Novembre 1215. Gli avvocati di
+Ottone e gli ambasciatori di Federico ne ricevettero sentenza,
+essere quegli decaduto dall’Impero, questi essergli
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+succeduto&#8205;<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Più di millecinquecento Arcivescovi e
+Prelati di tutti i paesi della Cristianità, oltre a Principi e
+legati di Re e di Republiche, s’inginocchiarono ai piedi
+del potentissimo de’ Papi, il quale, nella sua maestà d’ogni
+dove riverita, sedeva sul trono del mondo, ed era padrone
+d’Europa. Quel magnifico Concilio, ultimo atto solenne
+di Innocenzo III (ed egli stesso lo ebbe presagito),
+fu l’espressione della novella forza che egli aveva infusa
+alla Chiesa e della unità in cui la aveva conservata.
+Il termine della vita di quest’uomo straordinario ne
+fu anche l’apogeo. Stava per recarsi in Toscana affine
+di pacificarvi Pisa con Genova e d’indurre quelle città
+marittime a prender parte alla Crociata (che era stata
+il più importante argomento trattato nel Concilio), ma
+moriva a Perugia nel dì 16 Giugno 1216: per sua
+gloria non ebbe vita soverchiamente lunga.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo III può chiamarsi veramente l’Augusto
+del Papato: non fu genio creatore come Gregorio I e
+come Gregorio VII, ma pur fu uno dei più ragguardevoli
+uomini del medio evo; spirito severo, sodo, mesto; completo
+principe; statista d’intelletto acuto; sommo sacerdote
+di fede sincera e ardente, ma in pari tempo di
+ambizione immensa, celata sotto velo religioso; uomo
+di energia ferrea e temuta: fu il giudice del mondo
+alla sua età, e lo tenne compresso sotto la mano; fu
+un idealista audacissimo sul trono pontificio, locchè non
+tolse che fosse eziandio monarca pratico, giureconsulto
+di fredda mente&#8205;<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Sublime e meraviglioso è lo spettacolo
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+di un uomo che con maestà tranquilla, sia pure
+per un solo istante, guida veramente il mondo a voler
+suo. Ed egli fece con rara prudenza suo pro dei rapporti
+storici; usò con impavida ed abilissima maestria delle
+leggi e delle imposture canoniche; indirizzò a’ suoi fini
+il sentimento delle moltitudini risvegliato a sensi religiosi;
+e con tutti questi mezzi associati insieme diede al
+Papato una forza nuova e sì gagliarda che nel torrente
+della sua autorità trasse seco gli Stati, le Chiese, la
+società civile, senza che si attentassero di oppor resistenza.
+Le sue conquiste compiute soltanto colla potenza
+sacerdotale furono, come quelle di Ildebrando, cosa
+meravigliosa se si paragonino alla brevità del suo reggimento:
+suoi furono Roma, lo Stato ecclesiastico, Sicilia;
+Italia divenne suddita a lui o a lui mirò come
+a protettor suo; l’Impero ricacciato di là dalle Alpi
+curvò il capo sotto l’arbitrato pontificio. Germania,
+Francia, Inghilterra, Norvegia, Aragona, il reame di
+Leone, Ungheria, la remota Armenia, gli Stati tutti di
+Oriente e di Occidente riverirono il tribunale del Papa. La
+lite che si agitò a causa della ripudiata donna danese
+Ingeborg porse ad Innocenzo l’opportunità di costringere
+il potente re Filippo Augusto a piegare il collo sotto il
+giogo della legge ecclesiastica; una contesa d’investitura
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+lo rese signore feudale d’Inghilterra. La maestrevole
+arte con cui vinse il Re inglese facendo violenza ai
+diritti della sua corona; la protesta tracotante di voler
+dare la libera Inghilterra in signoria di un principe straniero,
+a Filippo Augusto; la partita che egli osò impunemente
+di giocare con quest’ultimo Monarca; la prosperità
+dei suoi successi, le sue vittorie, sono cose che
+in verità confinano col prodigioso. Il meschino re Giovanni
+con paura servile depose publicamente la sua corona,
+e, vassallo tributario della santa Sede, la riprese
+dalle mani di Pandolfo, che non era dappiù di un legato,
+ma aveva superbia e coraggio degni di un romano
+antico&#8205;<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. Ed invero la celebre scenata di Douvres fa
+rammentare i tempi vetusti di Roma, quando Re di terre
+lontane al cenno di Proconsoli deponevano o pigliavano
+il diadema: ed essa splende nella storia del Papato
+parimenti che l’altra di Canossa, cui tiene veramente
+riscontro. Fu il colmo dell’avvilimento per l’Inghilterra;
+ma nessun popolo si rialzò così prestamente e
+con tanta gloria dalla sua umiliazione, più di quella
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+azione virile, che al suo vile tiranno strappò la <i>Magna
+Carta</i>, fondamento di tutte le libertà politiche e civili di
+Europa.
+</p>
+
+<p>
+Le buone fortune di Innocenzo non ebbero limite. Al
+tempo in cui sorse questo Papa tutte le forze del mondo
+si vibravano in moto operoso, ed egli se ne impadronì e
+col dominio di esse diventò potente. Perfino ei vide
+compiersi i sogni audaci di Ildebrando rivolti a sottomettere
+la Chiesa greca alle leggi di Roma; e infatti,
+dopo che gli eroi latini ebbero conquistato Bisanzio, il
+rito romano fu introdotto nella Chiesa bizantina. Non
+mai alcun Papa più di Innocenzo III, fattore e disfacitore
+a suo senno d’Imperatori e di Re, ebbe coscienza
+sì alta e pur sì pratica della sua podestà che abbracciava
+tutto il mondo. Nessun Papa più di lui giunse sì presso
+alla meta temeraria cui s’era proposto Gregorio VII:
+far d’Europa un feudo romano, del Papato una gerarchia
+onnipossente, della Chiesa l’ordinamento universale. A
+capo della lunga schiera dei suoi vassalli andarono dei
+Re; ad essi tennero dietro Principi, Conti, Vescovi,
+città e signori, che da questo solo Pontefice ricevettero
+patenti feudali&#8205;<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. Egli circondò la Chiesa di terrore;
+lo spavento che ne’ tempi di Nerone e di Trajano incuteva
+al genere umano il comando despotico di Roma,
+non fu maggiore della servile venerazione con cui il
+mondo accolse i miti ammonimenti o le minacce tonanti
+del romano Innocenzo III, del maestoso prete che ai pavidi
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+Re poteva dire nel linguaggio dell’antico Testamento:
+«Come nell’arca dell’alleanza del Signore,
+vicino alle tavole della legge si custodì la verga, così nel
+petto del Papa si contiene la potenza formidabile della
+distruzione e la dolcezza mansueta della grazia»&#8205;<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Per
+lui la santa Sede diventò il trono della podestà dogmatica
+e canonica, il tribunale politico dei popoli d’Europa.
+All’età sua Oriente e Occidente riconobbero che il centro
+di gravità di ogni ordinamento morale e politico
+risiedeva nella Chiesa, universo morale, e nel suo Papa.
+Innocenzo III fu la più fausta costellazione in cui la
+Chiesa sia mai entrata nel corso della storia: con lui il
+Papato si elevò ad un’altezza vertiginosa, sovra la quale
+non gli fu possibile di tenersi ritto.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà cristiana. — Fondazione
+degli ordini mendicanti. — San Francesco
+e san Domenico. — I primi conventi dei loro ordini in
+Roma. — Indole e influenza del monachismo mendicante. — La
+setta degli Spirituali.</span></h4>
+
+<p>
+Non c’è volontà individuale che a lungo andare
+sia capace di frenare il moto del mondo; il progresso
+dell’umanità si beffa di qualunque potenza passeggiera,
+per quanto essa consegua trionfi temporanei. Ne lo insegnano
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+eziandio le attenenze che Innocenzo III s’ebbe
+col grande commovimento morale del secolo decimoterzo;
+anche a lui mancò la potenza d’incatenarlo colle
+sue leggi. Il secolo decimoterzo fu una grande e continua
+rivoluzione; lo spirito civico conseguì la sua vittoria
+affrancandosi dal feudalismo, dall’Impero, dalla
+Chiesa; e, accanto di esso, sorse lo spirito evangelico
+a conquistarsi libertà di pensiero e di fede. Cotale rivoluzione
+nella brevità di questo tempo non trionfò come
+l’altra: la sua fiamma, che si sprigionò tutt’a un tratto,
+fu soffocata dalla Chiesa, ma la scintilla non ne potè
+essere spenta. Un’attività fervida ed entusiastica di
+pensieri ereticali cozzò in sul principio di questo secolo
+contro la forma dell’autorità dogmatica entro cui Innocenzo
+III credeva aver forza di relegare la gente umana.
+Davanti allo sguardo di questo Papa, giorni ed anni
+sfilarono come un corteo trionfale che lo salutava e gli
+rendeva omaggio, ma educarono eziandio degli spiriti
+riottosi che lo atterrirono. Il primo e grande assalimento
+che la rivoluzione degli eretici ed altresì quella evangelica
+mossero contro il dogma ecclesiastico e politico
+di Roma, coincide precisamente col momento in cui
+avvenne la seconda fondazione dello Stato ecclesiastico
+e della monarchia mondiale pontificia. In quello che
+la Chiesa otteneva il più solido accentramento del suo
+organismo, l’unità del suo sistema dottrinale era minacciata
+di pericolo sì grave, che in tempi anteriori
+non s’era mai dato l’eguale. Innocenzo con fermezza
+veramente romana intraprese la guerra contro la eresia,
+cui ordinò sterminarsi col ferro e col fuoco; e la sua severità
+formidabile diede al fanatismo ecclesiastico e
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+alla intolleranza un esempio e un indirizzo che durarono
+secoli. Opera degli anatemi e degli imperiosi comandi
+di Innocenzo III si fu la distruzione degli Albigesi
+consumata nella prima guerra che propriamente si
+combattesse contro gli eretici; guerra sozza, di crudeltà
+sì feroci che mettono ribrezzo e indignazione. Tale
+infatti fu da lasciare un’orma profonda nella memoria
+degli uomini. Dolore delle ruine di un vago paese ornato
+di reminiscenze della coltura antica; simpatie cavalleresche
+e romantiche; ammirazione forse esagerata della
+poesia provenzale; sentimento d’amore dell’umanità e
+della libertà, hanno circondato la fine degli Albigesi di
+gloria imperitura, e punito Innocenzo III con una sentenza
+che mai non si cancellerà. Sebbene nella vita dei
+popoli parecchie vittime sieno condannate a soccombere,
+olocausto della necessità storica, certo non merita
+invidia la sorte di quelli che sono consecrati a stromento
+di quella necessità. A dir vero non sarebbe difficile
+rispondere a chi chiedesse quale forma avrebbe
+assunto la nostra coltura, se nel secolo decimoterzo la
+eresia e tutte le degeneri sue conseguenze manichee
+avessero conseguito intiera vittoria. La massima della
+libertà di coscienza, tesoro preziosissimo della società
+umana aggentilita, non era destinata a quei secoli immaturi;
+eppure essa s’alzò vittoriosa dai roghi di
+coloro che caddero strozzati sotto gli artigli dell’Inquisizione,
+di quella formidabile guardiana dell’unità della
+Chiesa, di quella potenza terribile che si fondò quando
+l’impero pontificio di Innocenzo III era giunto al suo
+culmine.
+</p>
+
+<p>
+Una dottrina fanatica, nemica mortale di ogni società
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+pratica e di ogni civiltà, cui gli uomini hanno in
+orrore come la peste, fe’ allora sua comparsa per la
+seconda volta nel mondo; prese forma di idealità religiosa,
+ed accese d’entusiasmo gli animi più pii. Il
+principio della povertà assoluta, considerata virtù dei
+veri successori di Cristo, era tolto a fondamento dogmatico
+dalle sette di eretici di quell’età, fra’ quali massimamente
+pericolosi alla Chiesa erano i Poveri di Lione,
+ossiano i Valdesi. Quella dottrina che non era fatta per
+uomini di questa terra, parve tuttavia al mondo verità
+apostolica, e prestò un’arma poderosa ai nemici della
+monarchia pontificia. Allo spettacolo delle pompe, delle
+ricchezze e della potenza non apostolica della Chiesa
+si ridestò il desiderio dell’idea cristiana, e gli eretici
+evangelici ne contrapposero il purissimo esemplare a
+rincontro di ciò che era divenuto sconcia realtà. Il Papato
+romano, venuto a lotta contro il sentimento che
+s’era diffuso della riforma onde abbisognava la Chiesa,
+sarebbe caduto nell’estremo esizio se questa non avesse
+potuto rinvenire di bel nuovo in sè stessa l’impulso
+della abnegazione cristiana, e se non l’avesse fatto
+rifiorire come pensiero cattolico e proprio suo. All’ora
+propizia, dal grembo di lei sorsero due uomini mirabili,
+profeti della povertà apostolica, e di repente infusero
+forza novella nelle vene della Chiesa: ai fianchi di
+Innocenzo III si posarono Francesco e Domenico, persone
+celebri di quest’età. La leggenda rappresentò le
+relazioni che ebbero colla Chiesa in una visione che
+sarebbe apparsa in sogno al Papa; nel sonno per due
+volte egli scorgeva due uomini di meschina apparenza
+far puntello delle loro mani al Laterano crollante; e
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+destandosi riconosceva tosto in quelli i due Santi. La
+loro repentina comparsa, la loro indole leggendaria, la
+loro operosità in mezzo alle battaglie della vita pratica
+del mondo, la loro influenza meravigliosa, sono fenomeni
+veri nella storia della religione.
+</p>
+
+<p>
+Francesco, il più simpatico di tutti i Santi, fu figlio
+di un mercante di Assisi, dove nacque intorno all’anno
+1182. Mentre da giovine conduceva fra’ piaceri vita
+voluttuosa, lo incoglieva una divozione fanatica, onde,
+gettati da sè gli abiti fastosi, spogliatosi dell’oro e degli
+averi, si coperse di cencioso saio, disprezzando ogni
+riguardo del mondo. Lo si beffeggiò, fu chiamato pazzo,
+ma di lì a qualche tempo torme di uomini pii diedero
+ascolto alla sua eloquenza portentosa; e discepoli ammaliati
+da lui, vestiti di abiti a brandelli, seguirono
+il suo esempio, in quello che egli fondava una prima
+comunità nella cappella detta <i>Portiuncula</i> vicino Assisi.
+Le parole di Cristo ripetute dalla bocca di un
+apostolo mendico: «getta via quel che possiedi e seguimi»;
+queste parole tornavano a risonare per le vie
+e per le piazze, in mezzo agli entusiasti della povertà, i
+quali ne interpretavano alla lettera la dottrina&#8205;<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>.
+L’ardore inesplicabile per cui gli uomini s’invaghirono
+di quella fratellanza mistica, la cui massima dottrina era
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+non posseder cosa alcuna, i cui modi di trar la vita
+derivavano dalle elemosine volontarie, il cui ornamento
+stava nell’abito di accattone, è pur uno degli stranissimi
+avvenimenti del medio evo, e tale che deve indurre ogni
+intelletto severo a meditare i quesiti che toccano più
+gravemente ai destini della società umana. Non la era
+una ribellione contro la impari ripartizione dei beni
+terreni ciò che spingeva quegli idealisti dell’Umbria
+ad uscire dalle condizioni pratiche della vita ed a gettarsi
+in braccio della nuda inopia. Diventavano cinici e
+comunisti, non per convincimenti filosofici, ma per un
+impulso religioso che agitava la mente umana inferma.
+Se il visionario serafico, sul breve confine che divide la
+luce dalla tenebra, fosse stato uomo di animo triviale, ei
+si sarebbe dileguato dal mondo ricoverandosi in qualche
+romitaggio; ma Francesco aveva indole ardente d’affetti,
+ispirata, seducente, perlochè egli attrasse a sè gli
+uomini colla prepotenza dell’esempio. In quel profeta
+fervido, tutto cuore, si rifletteva un raggio del genio
+divino, che in altre età avrebbe fatto di lui il fondatore
+di una religione: a’ suoi dì invece egli non potè essere altro
+che uno dei Santi della Chiesa già saldamente disciplinata,
+un’imitazione vivente e leggendaria di Cristo, di
+cui i suoi discepoli pretendevano aver visto in lui impresse
+le stimmate. Ma que’ seguaci suoi non penetrarono
+nel fondo di un animo poetico, come quello di Francesco,
+le cui estasi sovraumane non riuscivano a comprendere:
+ad un regno di mesti rapimenti che si libravano di là
+del mondo materiale i discepoli diedero una forma rozza
+ed esteriore; chiesero che l’essenza della libertà entusiastica
+dell’anima si rinchiudesse in uno stato monacale
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+sottoposto ad una regola, dove la povertà, mistica reina,
+sedesse sopra un trono d’oro, in mezzo a frati mendicanti
+che cantassero salmi ed inni. Tuttavia quei discepoli
+operosi di un Santo non riuscirono a riformare la
+società umana: i bisogni dell’uomo sono fecondi di
+trovati e rivoluzionarî, e senza di essi la povertà non è
+principio riformatore; laonde non poterono eglino fare
+altro che costituire un ordine di frati errabondi senza pur
+supporre la influenza che il nuovo istituto avrebbe esercitato
+sulla società; e costrinsero il loro Santo, che non
+era un filosofo nè un teorico, ma un semplicetto figliuolo
+di Dio, a diventar legislatore. La Chiesa vietava la fondazione
+di nuove regole, perciocchè ormai a soverchio numero
+fossero saliti gli ordini monastici, e tutti ridotti
+mondani e decaduti tutti; perciò a san Francesco ossia ai
+suoi seguaci non fu agevol cosa di poter fra quelli ottenere
+accoglienza. Sennonchè il Santo trovò in Roma degli
+amici potenti, la nobile <i>Jacoba de Septemsoliis</i> della
+casa dei Frangipani, il ricco cardinale Giovanni Colonna,
+il cardinale Ugolino (uom pronto ad appassionarsi e zelantissimo
+dei suoi protettori, che più tardi diventò papa
+Gregorio IX), ed inoltre l’illustre <i>Matheus Rubeus</i> di
+casa Orsini, padre del futuro papa Nicolò III. Innocenzo,
+l’uomo dal grande intelletto pratico, non comprese
+l’importanza del sorgente ordine dei mendicanti: prevedeva
+egli forse il pericolo di una dottrina che era
+decisamente ostile alla podestà temporale della Chiesa?
+Non v’ha maggiore contrapposto di quello che si scorge
+fra Innocenzo III e Francesco, fra il sommo sacerdote
+sedente in trono con maestà di signore universale e la
+persona dell’umile accattone. Diogene vero del medio
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+evo, stava questi innanzi al Papa come innanzi al suo
+Alessandro; povero e malato sognatore, ma nel suo nulla
+più grande di Innocenzo; profeta che lo ammoniva;
+specchio in cui pareva che Dio mostrasse al Pontefice
+la inanità di tutte le cose mondane: facce opposte dell’effigie
+del loro tempo, Innocenzo III e san Francesco
+sono per verità due profili meravigliosi. Del resto il
+grande Papa non oppose al Santo alcun impedimento,
+ma fu soltanto Onorio III suo succeditore che nell’anno
+1223 confermò l’ordine dei <i>Fratres minores</i>, e, sottoponendolo
+alla regola dei Benedettini, gli concesse le
+facoltà della predicazione e della confessione&#8205;<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il luogo dove i Francescani, nell’anno 1229, posero
+la loro prima residenza a Roma, fu l’ospitale di san
+Biagio, oggidì san Francesco in Transtevere; in seguito,
+nell’anno 1250, Innocenzo IV concesse loro il convento
+antico di santa Maria <i>in Aracoeli</i>, donde vennero rimossi
+i Benedettini&#8205;<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>; e questa Abazia fu fino ai dì nostri
+la maggior sede del loro ordine. Sul vetusto Campidoglio
+movevano in processione trionfale frati mendicanti,
+vestiti di bruna tonaca, cinti i fianchi del bianco cordone:
+dalla cima della rupe Tarpea, dal favoloso palazzo
+di Ottaviano imperava uno scalzo «generale» dei mendicanti;
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+e ai suoi comandi rispondeva la devota obbedienza
+di «province» pronte a’ suoi cenni, le quali,
+come a’ tempi dei Romani antichi, si stendevano dalla
+remota Bretagna fino ai mari dell’Asia&#8205;<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il Santo di Assisi andava coi suoi entusiasti
+mendichi percorrendo la vaga vallata del Tevere
+nell’Umbria, simile a Gesù quando moveva per la
+valle di Genezareth seguito da poveri pescatori, egli
+non presagiva che sulle rive della Garonna un altro
+apostolo venisse guadagnando un pari ascendente. Domenico
+di Calaroga castigliano, discepolo erudito del
+vescovo Diego da Azevedo, viaggiando nell’anno 1205
+per la Francia meridionale, concepiva il pensiero di
+dedicar la sua vita alla conversione di quegli eretici
+audaci che combattevano la Chiesa cattolica colle idee
+del Vangelo. Francesco e Domenico furono dioscuri entrambi,
+però nell’intima essenza l’indole del primo differì
+a fondo da quella del secondo. L’entusiasta dell’Umbria,
+tutto amore, predicava fra’ mendichi, dialogava
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+con alberi e cogli uccellini, dedicava inni al sole, laddove
+lo spagnuolo Domenico, ardente di passione come
+l’altro, ma tutto inteso alla realtà pratica della vita,
+tutto forza operosa, pensava ai modi pur pratici di esterminare
+la eresia, e ne teneva consiglio coi fanatici eroi
+della guerra degli Albigesi, col vescovo Folco di Tolosa,
+con Arnaldo abate di Citeaux, con Pietro di Castelnau
+legato pontificio e col terribile Simone di Montfort.
+Ei fu spettatore dell’eccidio di un popolo generoso,
+vide le ruine fumanti di Beziers, dove al cenno dell’abate
+Arnaldo furono scannati ventimila uomini, ed
+orò in estatica contemplazione nella chiesa di Maurel
+allorchè Simone di Montfort coi suoi feroci crociati
+ebbe rotto l’esercito di Pietro d’Aragona e del Conte
+di Tolosa. In mezzo a questi orrori, che avrebbero fatto
+rabbrividire il mite Francesco, Domenico, spagnuolo
+e fanatico, non ne cavò altra sensazione che amore sempre
+più ardente per la Chiesa, null’altro che fervente
+umiltà; nè in lui viveva altra passione che non fosse
+l’intento impetuoso di convertire uomini a idee diverse
+da quelle che ei reputava delitti. Gli inizî del suo ordine
+ebbero culla nel piccolo convento di monache a
+<i>Nôtre Dame de Pruglia</i>, a’ piedi dei Pirenei, e nelle comunità
+di Monpellieri e di Tolosa.
+</p>
+
+<p>
+Nell’anno 1215 andò a Roma, e vi assistette al
+grande Concilio, nel quale i Conti di Tolosa furono
+costretti a cedere le loro bellissime terre al conquistatore
+Simone. Innocenzo III comprese l’intendimento pratico
+dell’infuocato predicatore, più chiaramente che non
+intendesse il senso arcano dei sogni mistici di Francesco.
+Dopo qualche riflessione era già inchinevole a confermare
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+il novello ordine sotto la regola degli Agostiniani,
+e soltanto la morte gli impediva di condurre
+a compimento la sua idea. Ma poco tempo dopo fecelo
+Onorio III nel 22 Dicembre 1216, quando Domenico era
+tornato a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>; e questo Papa impartì ai frati predicatori
+(<i>Fratres praedicatores</i>) la facoltà della cura delle
+anime e della predicazione in tutti i paesi. Anche in
+quest’ordine per comando del fondatore fu posta a legge
+cardinale la povertà; per compito si tolsero la predicazione
+e l’insegnamento; nè molto andò che l’ordine si
+rese formidabile, avvegnachè togliesse in mano sua l’officio
+dell’inquisizione, primamente in società coi Francescani,
+indi da solo. Le prime case ch’ebbero in Roma
+i Domenicani furono (dopo l’anno 1217) il convento di
+santo Sisto nella via Appia, e (dopo il 1222) l’antica
+e bella chiesa di santa Sabina sull’Aventino, dove anche
+ai dì nostri i frati mostravano il luogo in cui vorrebbesi
+che, ancor prima, avesse dimorato il loro fondatore.
+Domenico morì a Bologna nel giorno 4 Agosto
+del 1221, ed ivi fu sepolto nella chiesa del suo nome
+in una magnifica urna, che la rinascente scultura
+d’Italia ornò coi primi fiori del suo genio&#8205;<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+</p>
+
+<p>
+I due patriarchi del monachismo mendicante, fratelli
+gemelli e parto di una istessa età, le due lampade di
+luce che splendono sul monte (così li chiama la Chiesa),
+furono ai fianchi di Innocenzo III gli apostoli della novella
+signoria universale ecclesiastica: furono ciò che
+era stato il monaco romano Benedetto accanto a papa
+Gregorio&#8205;<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Mentre fondatori più antichi di ordini
+avevano piantato dei romitaggi o delle abazie nei quali
+i monaci vivevano vita contemplativa; mentre gli Abati,
+ammassando ricchezze, imperavano sopra vassalli da
+principi dell’Impero e da feudatarî, Francesco e Domenico,
+per lo contrario, sdegnarono un sistema che aveva
+traviato l’istituto monastico da’ suoi principî, riducendolo
+a cosa secolaresca. La loro riforma consistette a far
+rivivere l’idea dell’abnegazione e della povertà, e in
+pari tempo a sbandire il sistema di una vita puramente
+eremitica. Il nuovo monacato piantò le sue tende
+nel mezzo delle città, si mescolò fra tutte le classi del
+popolo, accolse in sè perfino dei laici sotto forma di terziarî.
+Queste attenenze pratiche multiformi, che gli ordini
+mendicanti ebbero con ogni cerchia della vita umana,
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+diedero loro una forza immensa. Gli ordini antichi erano
+diventati aristocratici e feudali; Francesco e Domenico
+ridussero il monachismo ad essere istituto democratico;
+e in ciò stette riposta la potenza misteriosa di quei
+due uomini, tale che da principio fu cosa veramente
+portentosa. Le dottrine degli eretici, lo spirito democratico
+delle città, il sorgere delle classi lavoratrici e
+di tutti gli elementi volgari, fin della lingua, avevano
+apparecchiato il terreno all’opera di quei due Santi. I
+loro insegnamenti furono accolti come manifestazioni
+dell’indole popolare, ed il popolo li tenne in conto di riforme
+della Chiesa, onde potevasi impor silenzio alle
+giuste accuse degli eretici. Il popolo oppresso vide infatti
+sublimata sugli altari la disprezzata povertà, la vide
+sollevata alla gloria del cielo; perciò grandissima fu la
+moltitudine di quelli che s’arrolarono nei novelli ordini.
+Di già nell’anno 1219, in un’adunanza generale tenuta
+ad Assisi, Francesco poteva numerare cinquemila fratelli
+che con entusiasmo seguivano il suo vessillo: e ben
+presto la erezione di conventi dei frati mendicanti diventò
+nelle città faccenda così importante, come oggi
+forse sarebbe l’applicazione di qualche nuovo trovato
+che recasse una rivoluzione nelle bisogne della vita.
+Uomini illustri e gente minuta entrarono in quei conventi,
+e moribondi di ogni ceto si fecero vestire della
+tonaca di san Francesco per averne sicuro passaggio in
+paradiso.
+</p>
+
+<p>
+In breve tempo i frati mendicanti esercitarono un
+grande ascendente in tutti gli ordini sociali. Nei confessionali
+e sui pulpiti soppiantarono il clero secolare;
+tennero cattedre nelle università, e monaci mendicanti
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+furono i maggiori maestri di scolastica: tali s’ebbero
+in Tomaso di Aquino, nel Bonaventura, in Alberto Magno,
+nel Bacone. Sedettero nel collegio dei Cardinali, e,
+papi, salirono alla santa Sede. Nel più riposto segreto
+delle pareti domestiche la loro voce parlava alla coscienza
+del cittadino; nelle splendide corti s’insinuava
+alle orecchie dei Re, di cui erano confessori e consiglieri;
+e risonava nelle sale del Laterano, e tonava nei tumultuosi
+parlamenti delle Republiche. Vedevano tutto; tutto
+udivano. Come i primi discepoli di Gesù andavano girando
+per le terre «senza bastone, senza bisaccia, senza
+pane, senza denaro», a piedi scalzi&#8205;<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>: ma quelle turbe
+di mendicanti erano in pari tempo ordinate per province
+in centinaia di conventi, capitanate da un «generale»,
+al cui cenno ogni fratello era pronto a farsi,
+qual più occorreva, missionario o martire, predicatore di
+crociata o banditore di anatema, arbitro di paci o ingaggiatore
+di soldati per conto del Papa, giudice di
+eretici e inquisitore, o fidato messaggiero e spione, o
+zelante gabelotto, ossia percettore della moneta con cui
+si pagavano a contanti le indulgenze, ed esattore delle
+decime ecclesiastiche che rimpinguavano gli scrigni del
+Laterano.
+</p>
+
+<p>
+La Chiesa romana s’impadronì accortamente dell’indirizzo
+democratico di questi ordini, che in tutti i
+paesi si fecero mediatori delle sue relazioni col popolo, in
+quello che i frati erano, per concessa immunità, sottratti
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+alla sopravveglianza del clero secolare e dei Vescovi. I
+Papi se ne fecero un esercito sempre parato a combattere,
+il cui mantenimento non costava loro il becco di
+un quattrino. I principî della podestà divina del Papato
+romano furono da quei frati mendicanti instillati in
+mille modi nella mente degli uomini, di cui colle minacce
+paurose, cogli scrupoli delle coscienze, con insegnamenti
+mistici, e da altra parte colla benevolenza, coll’abnegazione,
+col sacrificio di sè, piegavano l’animo a
+tollerante obbedienza sotto ai comandi del Papa infallibile.
+Peraltro la natura democratica dei Francescani
+era aspra a governarsi; il loro misticismo ascetico minacciava
+di corrompersi in eresia; ed infatti la dottrina apostolica
+della povertà minacciò più d’una volta effettivo
+pericolo alla Chiesa. Dopo la morte del fondatore, l’ordine
+sofferse uno scisma, poichè un partito più mite
+condotto da fra Elia, il più illustre discepolo del Santo,
+chiese che sotto certe condizioni fosse concesso ai frati
+di fare acquisto di beni. Il voto di inopia mendica eccedeva
+le leggi della natura umana, la quale soltanto nei
+rapporti della proprietà può esplicare praticamente la
+forza della persona e della libera volontà. La mano classica
+di Giotto, in un vaghissimo quadro, che è posto
+sulla tomba del Santo in Assisi, raffigurò gli sponsali
+di Francesco colla povertà personificata; però già a
+quell’ora la salma del grande fondatore dell’ordine mendicante
+riposava in un duomo tutto scintillante d’oro
+e di marmi. E i suoi figli mendichi si giocondarono in
+poco di tempo, poichè ebbero acquistato conventi e beni
+in tutto il mondo: la povertà rimase, ma fuor della porta
+del convento.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta un partito più severo si levò dalle ceneri
+del pio Santo con fervore fanatico, affermando il principio
+della privazione assoluta di possedimenti, e venendo
+così in lotta contro i suoi fratelli più agiati e contro la
+Chiesa pompeggiante di lusso mondano. Il vangelo di
+quella setta dello Spirito Santo, ossia degli Spirituali,
+furono le profezie del celebre abate calabrese Gioacchino
+de Flore, il quale insegnava che la Chiesa terrena era
+soltanto preparazione al regno dello Spirito Santo: e
+quei meditabondi frati tenevano l’audace opinione che
+Francesco fosse entrato nel luogo degli apostoli, e che il
+loro impero monastico fosse succeduto a quello pontificio
+per dar principio alla vaticinata età dello Spirito
+Santo, non ristretta a forme esteriori, nè vincolata da
+qualsiasi reggimento o da distinzioni di mio e di tuo.
+</p>
+
+<p>
+La storia della Chiesa e della civiltà deve tener nota
+dell’influenza che i Francescani e i Domenicani esercitarono
+sulla società umana; ma noi non possiamo descrivere
+la loro operosità dapprincipio gloriosa, nè il
+decadimento profondo della loro idea originaria, nè i
+ceppi d’imbecille servitù onde più tardi eglino tennero
+avvinghiati la libertà di pensiero e il fecondo svolgimento
+della scienza: nè possiamo finalmente dire delle
+conseguenze che la dottrina della povertà religiosa solennemente
+riconosciuta ebbe recato sul patrimonio e sulle
+industrie della società civile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap3-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro
+di Courtenay riceve a Roma (1217) la corona dell’Impero di
+Bisanzio. — Federico trae in lungo la Crociata. — Ottone IV
+muore nel 1218; Enrico di Sicilia è eletto a successore di
+Federico in Germania. — Torbidi in Roma al tempo di Parenzo
+senatore. — Federico II viene a Roma e vi si incorona
+(1220). — Costituzioni imperiali.</span></h4>
+
+<p>
+Succeditore di Innocenzo III fu il vecchio Cardinale
+dei santi Giovanni e Paolo, Cencio Savelli. Della sua
+famiglia paterna, con cui ricompare il nome di un’antichissima
+stirpe latina, non s’era trovata fino a questo
+tempo alcuna traccia nella storia della Città; massime la
+sua origine è ignota. Poichè tuttavia fin dal secolo nono
+si tiene parola di una terra chiamata <i>Sabellum</i> in vicinanza
+di Albano, può darsi che i Savelli abbiano da quella
+ricevuto il nome, appunto come i Colonnesi trassero il
+loro dalla rocca appellata Colonna&#8205;<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. La casa nepotesca
+degli antichi Savelli (che certo vennero di Germania,
+come dimostrano i loro nomi Haimerico e Pandolfo)
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+s’ebbe il primo fondamento nella storia per opera di Onorio
+papa, e solamente dopo di lui si levò a potenza&#8205;<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sotto di Innocenzo III Cencio era stato vice-cancelliere
+e camerario della Chiesa; e lui quel Papa aveva
+adoperato in negozî difficili, segnatamente in Sicilia,
+dove per anni il Savelli aveva prestato cure paterne al
+giovine Federico. Da cardinale, aveva compilato il celebre
+Libro delle entrate della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>; ed ora, con
+nome di Onorio III, saliva alla santa Sede in Perugia,
+addì 24 Luglio 1216: però soltanto ai 4 di Settembre
+prendeva il possesso del Laterano.
+</p>
+
+<p>
+I Romani videro di buon occhio diventar papa il
+loro concittadino: la sua bontà e la vita immacolata gli
+avevano da lunghissimo tempo procacciato l’amore di
+tutti. Per di più egli ereditava dal suo predecessore un
+tranquillo reggimento nella Città, alle cui leggi ed alle
+cui franchigie non attentò menomamente. Dopo la costituzione
+dell’anno 1205, la Republica romana era
+amministrata da un Senatore unico che durava sei mesi
+in officio, e prestava adesso al Papa, senza contrarietà di
+sorta, il giuramento di omaggio&#8205;<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’animo mite di Onorio non si alzò alle idee audaci
+del suo predecessore, chè anzi la grandezza di questo
+ne pose in ombra il minore ingegno. Una sola passione
+lo infervorava tutto; ed era di poter condurre a compimento
+la Crociata bandita da Innocenzo III, alla cui
+testa egli sperava di veder porsi Federico.
+</p>
+
+<p>
+Prima che Onorio invitasse quest’ultimo a venire a
+Roma per torvi il serto imperiale, egli vi coronò, ai 9
+Aprile 1217, Pietro di Courtenay da imperatore di Bisanzio:
+novello e magnifico trionfo della Chiesa, che
+ne sperò poter dispensare d’ora in poi le due corone
+dell’Occidente e dell’Oriente. Il Conte francese pretendeva
+al trono greco, poichè aveva sposato Jolanda sorella
+di Enrico, che era stato il secondo imperatore franco di
+Bisanzio, e con cui, nell’anno 1216, s’era spenta la
+linea mascolina della casa di Fiandra. Pietro venne a
+Roma colla sposa e con quattro figliuoli, e per la prima
+ed ultima volta un Imperatore greco ricevette nella
+Città, dalle mani del Papa, la corona d’Oriente; sennonchè
+la potenza dei Comneni aveva oramai ridotto quest’Impero
+romano orientale, ed or latino, ad essere un
+meschino fantasima. Il debole successore di Costantino
+non fu pur coronato nella basilica romana di quell’antico
+Imperatore: gli convenne rimpicciolirsi al livello
+del Re di Aragona, perocchè egli ricevesse la corona dalle
+mani del Pontefice in san Lorenzo fuori le porte&#8205;<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>.
+Onorio congedò il novello Monarca facendo che lo accompagnasse
+Giovanni Colonna, cardinale di santa Prassede;
+ma l’Imperatore non potè toccare la grande città
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+dell’Oriente, e il suo viaggio finì nelle carceri del despota
+Teodoro Lascari in Epiro, dove Pietro di Courtenay
+morì miseramente nell’anno 1218.
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo Federico differiva a sciogliere quel
+suo voto che gli faceva un dovere della Crociata. Ammonivalo
+Onorio con lettere pressanti, financo lo minacciava
+della scomunica se nel tempo prescrittogli non
+fosse mosso ad assistere i Crociati che erano di già
+partiti (v’erano andati anche Tedeschi), ed assediavano
+con grande alacrità la forte Damiata&#8205;<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. Il figlio di
+Enrico VI non aveva il fervore pio di Goffredo di Buglione;
+d’altronde la passione cavalleresca e guerriera
+delle Crociate era divenuta a quest’ora un’ubbìa senza
+scopo pratico. Il mondo, che s’era scandalezzato vedendo
+una grande Crociata di principi franchi scagliarsi sopra
+la cristiana Bisanzio, poco tempo dopo era stato costretto
+a riderne di un’altra stranissima di molte migliaia di fanciulli,
+la quale aveva dimostrato, non tanto che durassero
+accora le religiose attrattive dell’Oriente, ma quanto che
+fossero piuttosto degenerate&#8205;<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. Nei principi le tendenze
+religiose s’erano mutate in iscopi politici, avvegnachè
+le loro intraprese non più avessero per mira il possesso
+del santo Sepolcro, bensì quello dell’Egitto, vera chiave di
+tutto il Levante e delle sue vie commerciali che mettono
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+alle Indie. Può esservi alcuno che sul serio biasimi
+Federico, perchè differì l’adempimento di un voto, che
+lo avrebbe distolto dai suoi doveri pratici di governo e
+lo avrebbe tratto in Siria, dove l’avo suo era morto
+senza frutto, dove gli sforzi di cent’anni indiritti ad
+uno scopo imaginario, avevano trovato una sicura disfatta?
+Il suo intento più prossimo era di ordinare in
+buon assetto la sua terra di Sicilia, di ottenere la corona
+imperiale, e di rendere ben certa la successione ereditaria
+nell’Impero.
+</p>
+
+<p>
+A questa meta la morte di Ottone IV gli sgombrò
+la via. Lo sventurato Imperatore guelfo passò da
+questa vita in Harzburg, addì 19 Maggio 1218, in
+mesta solitudine, da peccatore penitente. Allora Federico
+fu riverito in tutta Alemagna come re dei Romani.
+Il suo affaticarsi affinchè i principi dell’Impero gli eleggessero
+a successore in Germania il figlio suo Enrico
+già coronato re di Sicilia, per di più alcuni avvenimenti
+che parvero aggressioni contro la autonomia
+della Chiesa; tutto questo fece sì che il Papa fino dalla
+primavera del 1219 venisse con lui sul tirato. Il Re lo
+acchetò promulgando decreti che comandavano a città
+ribelli, come erano Spoleto e Narni, di far soggezione
+alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; rinnovò il trattato di Egra; e tanto per
+potersi beccar la corona imperiale promise tutto ciò
+che il Papa chiedeva&#8205;<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>. Illudendosi della speranza di
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+vedere Federico imbarcarsi per l’Oriente, il mite vecchio
+tollerò perfino l’inganno che gli venne teso per
+Sicilia. Federico, nell’anno 1220, rinnovò anche ad
+Onorio, che gliene fece richiesta, la promessa solenne di
+non congiungere questa terra alla corona tedesca; per
+guisa tale il giovine Enrico avrebbe dovuto regnare in
+Sicilia, come vassallo del Papa, appena che fosse venuto
+alla maggior età. Ma Federico con patenti di grandi franchigie
+guadagnò ai suoi progetti i principi ecclesiastici
+di Alemagna, chiedendo che si eleggesse tosto Enrico a re
+romano, locchè fuor d’ogni dubbio doveva assicurare la
+quiete all’Impero, torla alla Chiesa. Senza che si prendessero
+riguardo alcuno del Papa, l’elezione avvenne infatti
+nell’Aprile dell’anno 1220, a Francoforte; e così
+Federico ruppe l’obbligo che s’era assunto. Se ne irritava
+Onorio, però l’altro cercava pacificarlo con lettere diplomatiche:
+prometteva che Sicilia non unirebbe mai con
+Germania, ma domandava che gli si guarentisse il possedimento
+dell’isola finchè avesse vissuto: e il Papa,
+stretto dalla necessità, acconsentiva che, sua vita durante,
+ne tenesse il governo per il caso che Enrico
+morisse senza prole. Pertanto la unione personale di
+Sicilia colla casa degli Hohenstaufen non potè essere impedita:
+Onorio, troppo fiacco per far valere con energia
+i suoi diritti, capì con gran dolore che lo si aveva preso
+in trappola, previde la futura unione delle due corone
+e il pericolo inevitabile che ne doveva sorgere per la
+Chiesa. Ed invero presto avvenne che Federico considerò
+Sicilia, gemma della sua signoria, come il fondamento
+materiale di que’ piani di monarchia italica che aveva
+ereditati dal padre suo; e la tenne come pietra angolare
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+di un nuovo impero degli Hohenstaufen che egli poteva
+sperar di fondare, sedendo nel paese in cui solamente era
+monarca vero.
+</p>
+
+<p>
+Roma si andava facendo inquieta, ed Onorio fino dal
+Giugno 1219 ne partiva, e si recava a Rieti e a Viterbo:
+ritornava sì per breve tempo nella Città, ma poi nuovamente
+cercava protezione a Viterbo&#8205;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. Il partito democratico
+si agitava: come il Comune non si sentì più
+frenato dalla mano vigorosa di Innocenzo III, tentò recuperare
+i diritti perduti. In quei frangenti Federico potè
+prestare al Papa un servigio degno di gratitudine; egli
+mandò l’Abate di Fulda, legato suo, ai Romani, con
+lettere che publicamente furono lette in Campidoglio:
+significava loro che presto sarebbe andato a Roma e gli
+ammoniva che stessero obbedienti al Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. Il Senatore
+che era allora in officio (Parenzo, romano di famiglia
+senatoria) espresse nella sua risposta al Re la
+riconoscenza del popolo romano, lo invitò che venisse a
+incoronarsi imperatore, e protestò che la Città era disposta
+a mantenersi in pace colla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>. Onorio si
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+riconciliò coi Romani, e nel mese di Ottobre potè tornarsene
+nella Città&#8205;<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Federico andò nel Settembre dell’anno 1220 in
+Lombardia; ivi le città erano fra sè ostili, ma non una
+di esse gli si fece incontro con dimostrazioni di amicizia
+o di avversione. Dopo lunghi negoziati coi legati pontificî,
+intesi a stabilire il concordato della coronazione
+e la futura condizione di Sicilia, ei mosse a Roma per
+torsi la corona. Vi venne colla sua sposa Costanza, con
+molti Principi dell’Impero e con non grande esercito.
+Onorio lo coronò addì 22 Novembre 1220 nel san Pietro
+in mezzo a quiete perfetta, tale che nei tempi andati non
+s’aveva visto mai l’eguale, e fra il giubilo «immenso»
+(stile officiale) della Città&#8205;<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. Dopo lunga età fu questa
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+la prima volta che i Romani con festa prendessero parte
+ad una coronazione imperiale; ed apersero ospitalmente
+le porte, senza che Tedeschi e Latini ammorzassero il
+loro odio nazionale in fiumi di sangue&#8205;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. La presenza di
+molti principi e di ambasciatori delle città italiche diede
+splendore e rilevanza alla solennità, e vennero eziandio
+i baroni di Sicilia a prestare i loro omaggi, senza che il
+Papa lo impedisse. Volle destino che la festività della
+coronazione di Federico II chiudesse la lunga serie
+di cotali ceremonie a sistema antico; ed invero col nipote
+del Barbarossa finirono l’antico Impero tedesco, la sua
+grandezza, la sua importanza storica universale; e Roma
+d’allora in poi per quasi cent’anni non vide più coronare
+alcun Imperatore, fino a tanto che Enrico VII si
+prese il diadema tra battaglie e tumulti, ma non nel
+san Pietro.
+</p>
+
+<p>
+Onorio aveva dato la corona imperiale al figliuolo
+di Enrico VI, esigendone preziose concessioni in ricambio;
+e le Costituzioni che ne furono promulgate a favore
+dell’immunità della Chiesa e contro l’eresia vennero
+(così s’era stabilito nel patto) publicate nel duomo quali
+leggi che dovevano ottenere osservanza in tutta l’ampiezza
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+del sacro romano Impero. Per esse fu accordata
+pienezza di libertà alla Chiesa; si dichiararono ereticali
+e si abolirono tutti gli Statuti che da principi o da città
+erano stati emanati contro il clero ed il patrimonio della
+Chiesa: coloro che la Chiesa aveva scomunicati per aggressioni
+contro il suo privilegio di foro dovevano nel
+termine di un anno essere posti al bando dell’Impero: si
+confermò la esenzione dei preti dai tributi; gli eretici furono
+posti fuor della legge; fu ordinato a tutti i magistrati
+che li denunciassero e sterminassero. Si guarentì
+sicurezza ai pellegrini; conservazione degli averi ai naufraghi;
+libertà di lavoro ai poveri contadini. Queste leggi
+umanissime dettate in forma di articoli senza apparato
+pomposo, furono aggiunte a quelle Costituzioni, sulla cui
+tetra oscurità sparsero un lieve raggio di luce, speranza
+di più sereno avvenire&#8205;<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. All’età dei Carolingi gli
+Imperatori avevano dato delle costituzioni civili in
+Roma, che regolavano i rapporti giuridici dei Romani,
+ordinavano la forma dell’elezione pontificia, fornivano
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+guarentie all’autorità dell’Imperatore; all’età di Innocenzo
+III invece non fecero che sancire la libertà
+assoluta del clero dalla podestà civile, e promulgarono
+editti sugli eretici che il braccio dell’Inquisizione doveva
+distruggere. L’Impero s’era ridotto senza forza e
+senza diritti nella Città: quel romantico fanciullo che
+era stato Ottone III aveva avuto in Roma maggior
+potenza del Barbarossa e di Federico II.
+</p>
+
+<p>
+L’ultimo erede della casa di Hohenstaufen, che solamente
+con repugnanza la Chiesa aveva levato al trono
+imperiale, le ebbe così accordato conferma di ciò che
+soltanto il guelfo Ottone avrebbe potuto concedere. La
+vittoria della Chiesa fu completa: la lunga lotta delle
+investiture finì colla confermazione della sua independenza
+dallo Stato.
+</p>
+
+<p>
+Onorio III fu pacificato appieno allorchè Federico II
+nel dì dell’incoronazione ricevette novellamente la
+croce dalle mani del cardinale Ugolino, e promise che
+nell’Agosto del susseguente anno si sarebbe imbarcato
+per la Siria. L’importantissimo argomento di Sicilia
+il Papa non trasse in campo, e continuò a dare
+all’Imperatore il titolo di «re di Sicilia», poichè quegli
+lo aveva calmato assicurandolo che l’unione personale
+di quel paese coll’Impero non si sarebbe mai mutata in
+unione reale&#8205;<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap3-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede
+in pace lo Stato della Chiesa. — Un Conte imperiale governa
+la Romagna. — Torbidi a Spoleto. — Roma e Viterbo. — Moti
+democratici a Perugia. — Roma e Perugia. — Il
+Papa fugge di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati
+a cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo
+de Benincasa, senatore. — Atteggiamento ostile dei Lombardi
+contro l’Imperatore. — Broncio fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico
+la rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III
+muore (1227).</span></h4>
+
+<p>
+Ancora tre dì rimase l’Imperatore nel suo campo
+presso Monte Mario; indi, ai 25 di Novembre, per Sutri
+e per Narni mosse a Tivoli, dove fu ai 5 di Dicembre&#8205;<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>.
+Il Papa aveva ordinato alle terre della Tuscia
+romana che prestassero il <i>Foderum</i> all’esercito imperiale,
+ma negò che vi fossero soggette la Maritima e
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+la Campagna, dacchè il corteo della coronazione non
+soleva passare da quei paesi. Se in tempi andati (ei
+disse con amarezza) alcuni Imperatori esigettero ivi
+illegittimamente il mantenimento del loro esercito, ciò
+accadde solamente quando passarono di là per andare
+ad invadere il reame di Sicilia. Tuttavolta, ad onta del
+diniego, significò al Rettore della Campagna che somministrasse
+il <i>Foderum</i>, ultimo e miserevole avanzo dei
+diritti imperiali&#8205;<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Proseguì Federico il suo cammino attraverso il Lazio
+per entrare da imperatore nel suo regno avito di Sicilia;
+e un tal viaggio turbò la gioia della Chiesa, la quale
+avrebbe desiderato invece di veder lui occupato nelle cose
+di Germania od in Oriente. A Capua l’Imperatore congregò
+i baroni delle Puglie, e subito diede principio alla
+grande impresa di ordinare con leggi nuove il reame
+che era tutto a soqquadro. Ancora una volta confermò
+il Papa nel possesso dello Stato ecclesiastico e delle terre
+matildine; nè imitò l’esempio di Ottone IV, ma adempì
+coscienziosamente a’ suoi impegni. E sul principio del
+Febbraio 1221 Onorio potè lietamente confessare che,
+coll’aiuto dell’Imperatore, ei dominava in pace sopra
+Spoleto, su una gran parte della contea di Matilde e
+sovra tutto il <i>Patrimonium</i>, dal ponte del Liri fino a
+Radicofani: frattanto la ribelle marca di Ancona era
+concessa in feudo ad Azzo di Este, e questo feudatario,
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+in nome della Chiesa, veramente la riduceva a soggezione&#8205;<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alieno dai disegni ambiziosi dei suoi predecessori,
+Onorio III ad altro non mirava che a mantener la pace
+fra la Chiesa e l’Impero, ed a compiere il suo voto pio
+di liberar Gerusalemme: a lui pertanto più che agli
+altri Pontefici avrebbesi potuto vaticinare un tranquillo
+possedimento dello Stato ecclesiastico. Però a nessuna
+dinastia la dominazione di grandi imperi ebbe costato
+lotte più penose di quelle che ne cagionò ai Vescovi
+di Roma il piccolo territorio sul quale volevano esser
+re. Il genio di cento Papi, la potenza e le ricchezze
+della Chiesa cattolica, guerre innumerevoli, scomuniche,
+giuramenti, concordati, tutto questo fu adoperato
+per fondare lo Stato ecclesiastico; e quasi ciascuno
+dei Pontefici, quanti furono, dovette rifarsi sempre da
+capo al lavoro, e con grande fatica rammendare gli
+squarci che la spada materiale dei Principi apriva sempre
+novellamente nella veste terrena della Chiesa. Per
+quanto fu lungo il medio evo i Papi furono costretti
+a rotolare il sasso di Sisifo&#8205;<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come Federico ebbe confermato mercè di trattati
+solenni lo Stato della Chiesa, quale avevalo costituito
+Innocenzo, tenne egli sulle prime forte volontà di lasciarlo
+così sussistere: lo dimostrano i documenti che
+promulgò da Capua. Tuttavia la Chiesa accompagnava
+con diffidenza profonda ogni azione del figliuolo di Enrico
+VI, e questi per parte sua nelle intenzioni della
+Chiesa non iscorgeva altra cosa che non fossero egoismo
+e disegni insidiosi. Siffatti sospetti nocquero più che
+le manifeste ostilità. L’idea legittima della podestà universale
+dell’Impero romano veniva in cozzo continuo
+coll’idea consecrata da Innocenzo, della podestà universale
+della Chiesa; ed Italia continuava naturalmente
+ad essere l’oggetto dell’eterno dissidio. Federico II, anch’egli
+come Ottone IV, non aveva altro desiderio che di
+assoggettare al suo giogo nuovamente questa contrada,
+in cui posava il fondamento del romano Impero. Le
+contese dei partiti che dilaniavano le città combattenti
+fra sè con insane guerre fratricide, invitavano l’Imperatore
+a frammettersi in esse e a trarne profitto. Il
+germe continuo di decadimento che allignava nello
+Stato ecclesiastico, ricucito insieme non con altro che
+con legami meccanici, lo seduceva a riprendersi quei
+diritti dell’Impero cui aveva di già rinunciato; e frattanto
+anche la Chiesa faceva rivivere pretese di diritti
+antichi, che il tempo e le mutazioni di possesso (così massime
+era delle terre di Matilde) avevano reso quasi irreconoscibili.
+</p>
+
+<p>
+Le contentezze di Onorio ebbero prestamente fine.
+Nel Giugno 1221 Federico creò Goffredo di Blandrate
+a conte della Romagna, la qual provincia, dal
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+tempo degli Ottoni in poi, era stata tenuta assolutamente
+in conto di possedimento imperiale: ed in
+quella terra la giurisdizione dei <i>Vicecomites</i> imperiali
+durò senza impedimento alcuno fino all’anno 1250, ed
+anche più tardi&#8205;<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. A Spoleto (che soltanto allora, come
+Perugia e come Assisi, s’era data in piena balìa della
+Chiesa, ed era governata dal cardinale Rainero Capocci
+con titolo di <i>Rector</i>), tentava Bertoldo, figlio
+dell’antico duca Corrado, di ricuperare l’estinto ducato
+del padre suo. Egli fece dunque alleanza col siniscalco
+Gunzelino; ed entrambi colà e nella Marca vennero ad
+ostilità contro il Cardinale, sedussero alla ribellione alcune
+città, discacciarono gli officiali pontificî, e ve ne
+posero di loro proprî. Così fu che anche qui il diritto
+imperatorio venne a conflitto col moderno diritto pontificio;
+e quantunque Federico ponesse un argine all’opera
+illegittima di quei signori, tuttavia in Roma si
+sospettò che egli non si comportasse con fede onesta&#8205;<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo i Romani erano tornati in guerra
+contro Viterbo, avvegnachè le contese per il possesso
+di alcune castella offerissero durevole occasione all’odio
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+inestinguibile di erompere. La città di Viterbo a questo
+tempo s’era fatta grande e doviziosa pei suoi traffici;
+nella Maritima tusca non v’era che la sola Corneto la
+quale potesse rivaleggiare con essa; ed era capace di
+mettere in arme diciottomila uomini&#8205;<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. Come in tutti i
+Comuni, anche là nobili e cittadini si contendevano il
+potere, e s’ergevano alcune famiglie che di quello s’impadronivano.
+Le case nemiche dei Gatti e dei Cocco trassero
+nei loro litigi i Romani, che avevano nuovamente
+perduto i diritti acquistati nella pace dell’anno 1201.
+Quindi fu che nel 1221 ricominciò la guerra, e continuò
+lunga pezza; in essa fu involto anche Onorio, e
+la sua ingerenza di mediazione a favore dei Viterbesi,
+che egli tentò proteggere contro il furore pazzo dei Romani,
+ebbe per conseguenza una rivolta&#8205;<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>.
+</p>
+
+<p>
+D’altronde i casi di Perugia alimentavano nei Romani
+il sospetto. Quella città ormai poderosa, fatto per
+la prima volta omaggio ad Innocenzo III, ne aveva ottenuto
+la confermazione del suo Statuto municipale. Molto
+s’era adoperato il Papa, come protettore di Perugia,
+per far cessare l’acerba guerra dei nobili contro il popolo
+(Raspanti), ma vana era tornata la sua opera; il
+partito popolare aveva cercato perfino di sciorsi nuovamente
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+dal vincolo della Chiesa, e soltanto a gran fatica
+era riuscito nel 1220 al Rettore pontificio di conservarle
+Perugia. Mentre in Roma nulla accennava che le maestranze,
+ossiano <i>artes</i>, fossero diventate corporazioni
+potenti, per lo contrario a Perugia s’erano formati dei
+sodalizî armati con rettori e con consoli alla loro
+testa, che tentavano di costituire un reggimento democratico.
+La fazione popolare promulgava Statuti contro
+la libertà del clero cui assoggettava a tributo, e combatteva
+contro i nobili e i cavalieri, irritata della non
+equa ripartizione delle imposte. Giovanni Colonna, cardinale
+di santa Prassede, mandato dal Papa a Perugia
+con facoltà straordinarie, s’intromise fra i partiti, e
+finalmente di suo arbitrio soppresse le associazioni delle
+maestranze nella loro forma politica: il suo decreto fu
+nell’anno 1223 confermato da Onorio&#8205;<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>. Da questo
+esempio tuttavolta non può conchiudersi che i Pontefici
+tenessero oppressi i Comuni. Eran troppo deboli per poterlo
+fare; chè anzi eglino si alleavano cogli elementi
+democratici per averne appoggio contro di Federico.
+Ed a quest’ultimo i Comuni potevano dire che il giogo
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+della signoria pontificia era leggiero e benigno, laddove
+l’Imperatore (il quale, ne’ suoi principî severamente monarchici,
+voleva che tutte le individualità politiche
+piegassero sotto la sua legge) era nemico dichiarato di
+ogni democrazia autonoma, ed alle città del suo reame
+di Sicilia proibiva la elezione di podestà e di consoli,
+nientemeno che sotto pena di morte&#8205;<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Che oltre alla guerra di Viterbo, anche quei casi di
+Perugia avessero la loro parte per mettere il malumore
+in Roma non puossi dubitare: infatti Perugia riveriva
+formalmente l’autorità del Senato romano, e nel secolo
+decimoterzo, quasi quanto fu lungo, l’officio di podestà
+fu ivi tenuto da nobiluomini romani&#8205;<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. Perugia, antichissima
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+colonia di Roma onorava pur sempre la Città
+(anche divenuta pontificia) con pia religione di figlia
+verso la sua illustre madre e signora; ed il corso dei
+secoli, che tutto trasforma, non aveva potuto cancellare
+la sacra tradizione di quella reverenza. Nei documenti di
+diritto publico, financo nei più vecchi Statuti del Comune
+di Perugia (sono dell’anno 1279), evvi apposta la
+formula di rispettoso omaggio che tributavasi ai diritti
+signorili del popolo romano, oltre che a quelli del Papa:
+e invero, dopo l’invocazione «ad onoranza» dei Santi
+e del Pontefice, viene quella dell’<i>alma mater Roma</i>&#8205;<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>.
+Massime i documenti mettono fuor di dubbio che l’autorità
+della città di Roma si estendeva, molto più in là
+del suo distretto, nell’Umbria e nel ducato di Spoleto,
+onde anche in quelle terre l’officio di podestà era spessissime
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+volte conferito ad uomini romani. E quando ancor
+più tardi, nell’anno 1286, Perugia, Todi, Narni e
+Spoleto conchiusero una lega di quarant’anni, nel trattato
+inserirono espressamente la formula: «Ad onore
+della illustre Città, madre nostra»&#8205;<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nei torbidi romani, che adesso stanno per iscoppiare
+e somigliano a quelli dell’età di Innocenzo III,
+torniamo a trovare quel medesimo Riccardo Conti, che
+ancor prima aveva avuto sì gran parte nelle contese
+cittadine. A questo possente Conte Federico aveva tolto
+Sora; perciò era venuto a Roma, ma non trovatovi appoggio
+appo il Pontefice, aveva cominciato col suo partito
+a combattere i Savelli ed altri amici di Onorio. Nel
+Maggio dell’anno 1225 il Papa fuggiva a Tivoli; indi
+più in là, a Rieti&#8205;<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>, ed allora Parenzo tornava ad
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+essere senatore. Sebbene questo romano contasse fra i
+congiunti suoi un martire, egli era ad ogni modo nemico
+mortale del clero. Già come podestà di Lucca
+aveva assoggettato i preti a balzelli o gli aveva discacciati,
+e per conseguenza aveva tratto sul suo capo l’anatema
+del Papa, da cui però a quest’ora era stato anche
+assolto. Può darsi che Onorio avesse rifiutato di confermarlo
+nell’officio di senatore; ed è facile che la
+violenza, onde il popolo ve lo insediava, sia stata una
+delle maggiori cause della sollevazione&#8205;<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ormai allora il Papa s’era imbronciato gravemente
+coll’Imperatore, perocchè questi ricusasse di mettere da
+banda le sue riforme in Sicilia per intraprendere la
+Crociata: e a rammentargliene l’obligo incessantemente
+lo si tribolava. La caduta di Damiata (avvenne agli 8
+di Settembre del 1221) aveva incusso spavento all’Occidente
+e messo Onorio a disperazione. Imperatore e
+Papa s’erano trovati a Veroli nell’estate del 1222, vi
+avevano insieme fatto dimora un paio di settimane, e di
+là bandito un congresso a Verona per discutervi della
+Crociata. L’assemblea peraltro non si riunì; bensì v’ebbe
+un nuovo abboccamento a Ferentino nella primavera
+del 1223; v’intervennero anche Giovanni di Brienne
+re di Gerusalemme, il Patriarca di quella città e i tre
+gran maestri; ed ivi fu risolto che la spedizione si differisse
+fino all’estate dell’anno 1225. Per avvincervi
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+Federico ancor più saldamente, il Papa lo indusse a ricevere
+la mano di Giolanda figlia unica di quel re titolare
+di Gerusalemme: Costanza, prima moglie dell’Imperatore,
+era infatti morta addì 22 Luglio del 1222&#8205;<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>.
+Ma venne anche il 1225 senza che l’ardente voto del
+Pontefice si adempiesse, perciocchè i Re dell’Occidente
+rifiutassero di darvi il loro appoggio. Gli ambasciatori
+di Federico (fra i quali fuvvi Giovanni di Brienne) andarono
+per chiedere una novella proroga, e trovarono
+a Rieti il Papa ch’era stato cacciato di Roma. Stretto
+dalla necessità acconsentì egli alle loro proposte, ed allora
+l’Imperatore (addì 25 di Luglio) giurò a san Germano,
+alla presenza dei legati pontificî, che senza fallo
+moverebbe alla Crociata nell’Agosto dell’anno 1227,
+sotto pena della scomunica&#8205;<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Onorio soggiornò ancora in Rieti tutto l’inverno,
+mentre a Roma si negoziava per il suo ritorno; ed invero
+adesso anche l’Imperatore, che aveva ottenuto
+quel che bramava, s’interpose paciere. Nell’autunno
+fu conchiusa la pace fra la Chiesa e la Città; Parenzo
+rinunciò al suo officio, e in luogo suo subentrò Angelo
+de Benincasa&#8205;<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. Allora, nel Febbraio dell’anno 1226,
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+il Pontefice potè far ritorno a Roma. Quivi ei visse peranco
+un anno in agitazione così penosa, che il suo mal
+animo contro l’Imperatore fu presso a scoppiare in completa
+rottura. In questo frattempo Federico aveva vinto
+nelle Puglie e in Sicilia tutti gli impedimenti a sè ostili,
+aveva assoggettato i baroni ribelli, soggiogato i Saraceni
+sollevati nell’isola, e confinatili a Nocera sul continente:
+aveva fondato l’università di Napoli, e con
+miglior governo accresciuto le forze di quel magnifico
+paese. Ma adesso molte circostanze si davano la mano
+per rompere la sua pace colla Chiesa e con Italia, e per
+spingerlo a terribili guerre che gli furono compagne
+quanto lunga fu la sua vita.
+</p>
+
+<p>
+Le città lombarde rifiutavano reverenza a quei diritti
+che la pace di Costanza aveva riconosciuto spettare all’Impero;
+un resto di antica signoria imperiale, divenuta
+indefinita nei suoi limiti, offeriva ad esse occasione
+di dar meno di quello che fosse il loro dovere, e porgeva
+occasione a lui di chieder più di quello che gli
+competesse: ben presto ei ne traeva motivo di dichiarare
+che voleva restaurare la sua podestà imperiale sul
+Po, e di rivolere tutta Italia come «retaggio suo». Ma
+le città divenute forti, orgogliose del loro sentimento
+nazionale, non vollero saperne più dell’Impero divenuto
+impotente, e, come all’età del Barbarossa, combatterono
+per la loro libertà e per l’independenza&#8205;<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. La loro eroica
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+resistenza avrebbe meritato una ricompensa migliore,
+ma la divisione fu causa che non conseguissero risultamenti
+durevoli. Allorchè i Lombardi udirono che Federico
+stava per muovere dalle Puglie coll’esercito,
+riunironsi a Mosio nel Mantovano, e, addì 2 Marzo 1226,
+conchiusero un trattato, mercè cui rinnovarono per venticinque
+anni l’antica federazione. La loro attitudine
+minacciosa, onde impedirono a re Enrico di valicare le
+Alpi per giungere alla dieta dell’Impero che s’era ordinata
+a Cremona, ebbe per conseguenza che fossero posti
+al bando dell’Impero. Ambe le parti invocarono il Papa
+facendolo arbitro della pace; ma la sua sentenza talentò
+assai poco a Federico, perciocchè Onorio, com’è ben naturale,
+dimostrasse di parteggiare pei Lombardi&#8205;<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il mal animo si accrebbe per litigi sorti a cagione
+di alcune investiture vescovili di Sicilia, cui pretendeva
+la Chiesa e Federico contestava: questi infatti non si
+sentiva pienamente padrone nella sua terra avita, se
+prima non l’aveva resa independente affatto dal Papa.
+Con crescente sospetto la Chiesa mirava alle savie riforme
+dell’Imperatore, che tramutavano quel reame in
+una monarchia autonoma: ivi Federico, per fermo con
+attività senza posa, gettava le fondamenta della sua potenza;
+di là sembrava intendere alla sua meta, di creare
+un’Italia unita e monarchica, colla distruzione delle
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+federazioni italiche, delle libertà cittadine e dello Stato
+ecclesiastico fondato da Innocenzo. Così fin da allora
+temevasi alla corte pontificia.
+</p>
+
+<p>
+E ad essa era venuto a querelarsi anche Giovanni di
+Brienne. Appena sposata Giolanda, vera erede di Gerusalemme
+per parte di sua madre Maria, l’Imperatore s’era
+preso il titolo di re di Gerusalemme; e il suocero di lui,
+deluso in tutte le sue speranze, correva al trono del Papa
+a sporgervi le sue lagnanze. Onorio tosto si giovò della
+collera e dell’ingegno dell’ex-re, cavaliere valente e fratello
+di quel Gualtiero onde un tempo s’era servito Innocenzo
+III: a lui infatti affidò il governo temporale di
+una gran parte dello Stato ecclesiastico&#8205;<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. Il meschino
+risultato di tutti i fervidi sforzi del Papa per condurre
+a fine una Crociata fu perciò questo, che il successore di
+Goffredo di Buglione si arrolò agli stipendî della Chiesa,
+per guadagnarsi di che vivere prestando l’opera di
+rettore del <i>Patrimonium</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il generoso Onorio III morì di morte tranquilla in
+Laterano nel giorno 18 Marzo 1227.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span></p>
+
+<h3 id="cap4-9">CAPITOLO QUARTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap4-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Ugolino Conti è fatto papa con nome di Gregorio IX. — Esige
+che l’Imperatore parta per la Crociata. — Federico
+parte, ritorna ed è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore
+e del Papa. — La fazione imperiale discaccia Gregorio
+IX di Roma. — Crociata contro l’Imperatore. — Il
+Papa invade le Puglie nel 1229. — Ritorna l’Imperatore; i
+Pontificî fuggono.</span></h4>
+
+<p>
+Ad uno dei Papi più pacifici succedette un uomo di
+forti passioni e di ferrea volontà. Ugolino, cardinal vescovo
+di Ostia, era eletto, addì 19 Marzo 1227, in san
+Gregorio presso il Septizonio, e acclamato pontefice con
+nome di Gregorio IX: usciva della famiglia dei Conti di
+Anagni, ed era parente in terzo grado di Innocenzo&#8205;<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>.
+Aveva vissuto sotto il governo di parecchi Papi; e in
+giovinezza il suo animo s’era temprato alle impressioni
+potenti dei grandi casi avvenuti al tempo di Alessandro
+III. Eletto vescovo di Ostia da Innocenzo congiunto
+suo e di lui forse più giovine, aveva nuovamente
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+fortificato di mura quella città marittima decaduta; indi
+per lunghi anni aveva trattato i più importanti affari
+della Chiesa in Italia e in Alemagna, e qui, da legato
+pontificio, condotto i difficili negoziati nella controversia
+della successione all’Impero. Lo abbiamo veduto
+farsi per primo il protettore dell’ordine dei Minoriti;
+e in vero nel suo animo vigoroso alitava una fiamma di
+quel fuoco che scaldava Francesco e Domenico, e ne
+rendeva salda come acciaio la innata fortezza dell’indole,
+e lo faceva uomo indomabile, provocatore fino alle estreme
+audacie, insofferente di qualsiasi contraddizione. Quel
+vecchio facondo, di costumi puri, di grandissima dottrina
+nelle leggi civili e canoniche, di fede profonda e fervida,
+pareva per maestà e per aspetto un vero patriarca: e la
+sua potenza tenacissima di memoria non infiacchita dagli
+anni, lo faceva parere men vecchio di quel che era&#8205;<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ugolino aveva visto di mal animo le debolezze arrendevoli
+di Onorio; e, come ei fu salito alla cattedra
+santa, tutti n’ebbero certezza che egli non avrebbe
+imitato la pazienza molle del suo predecessore: appunto
+perciò i Cardinali lo avevano eletto&#8205;<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. Ai 21 di
+Marzo fu consecrato in san Pietro; il popolo romano
+plaudente lo accompagnò al Laterano, e nella solenne
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+processione furono visti intervenire il Senatore ed il
+Prefetto della Città. Tre giorni dopo la sua consecrazione,
+Gregorio IX significò a Federico (che da un pezzo
+conosceva e trattava da amico) il suo esaltamento al
+trono; e in pari tempo lo ammonì che imprendesse la
+Crociata, di cui s’avvicinava l’ultimo termine fissato
+in Agosto&#8205;<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. Era stato dalle mani di Gregorio medesimo
+che l’Imperatore aveva ricevuto la croce nel giorno
+della sua coronazione: e Federico annunciò tosto che
+era pronto a partire, per guisa che molti Crociati, la
+massima parte Tedeschi, convennero a Brindisi. Colà,
+nella stagione delle febbri, stettero aspettando il segnale
+d’imbarcarsi, e frattanto un’epidemia colse quelle turbe
+di genti, che ne morirono a migliaia: finalmente giunse
+l’Imperatore da Messina, nè mai Crociato alcuno montò
+a bordo della nave con tanto ritroso dispetto, come fu
+del nipote di quel Barbarossa che era morto in Siria.
+</p>
+
+<p>
+Come egli ebbe effettivamente fatto vela da Brindisi
+sul principio del Settembre, si intonò in tutte le
+chiese il «Te Deum», e le orazioni del Papa lo accompagnarono
+sul mare. Quand’ecco di lì a pochi giorni,
+si sparge una stranissima voce; vien detto che l’Imperatore
+sia tornato indietro, che sia anche sbarcato, e
+che abbia mandato a monte la Crociata. Così la era
+infatti. Infermato sul mare, Federico aveva fatto voltar
+le prore delle galee, ed era sceso a terra in Otranto, dove
+(erano appena giunti) la febbre portava via il Conte di
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+Turingia. Come il Pontefice ricevette le lettere che confermavano
+l’inaspettato caso e cercavano di scusarlo,
+fu preso di collera impetuosa; non volle udir di ragioni
+nè di promesse; ai 29 di Settembre, vestiti i suoi abiti
+solenni, salì sul pergamo nel duomo di Anagni, e conformemente
+al trattato di san Germano scagliò l’anatema
+sull’Imperatore, in quello che i preti schierati
+dai due lati dell’altar maggiore gettavano a terra con
+gesti di odio e d’ira le loro torce accese. Dopo la minaccia
+imbelle di Onorio scoppiava adesso il fulmine vero.
+</p>
+
+<p>
+La focosa audacia di Gregorio IX pare grandezza
+agli uni, agli altri precipizio di un animo collerico;
+scusabile per pazienza venuta meno, ma imprudente
+sempre. Il vecchio energico, una di quelle indoli che
+non sanno tollerare i mezzi termini, provocava l’uomo
+in cui non iscorgeva ormai altro che l’insidioso
+nemico della Chiesa, il quale s’era fatto giuoco della
+debolezza di Onorio. Impavido come Gregorio VII, ei
+lanciò nel mondo la face di un immenso incendio; e
+ruppe rapporti mal definiti e perciò intollerabili, preferendo
+guerra aperta a pace infingarda. Caddero da
+tutti i volti le maschere. Coi manifesti che promulgarono
+i due capi della Cristianità fecero noto al mondo
+che la pace fra i nemici antichi e tradizionali era cosa
+impossibile. Forse che agli occhi della Chiesa il vero
+delitto di Federico si era di aver tratto in lungo ripetute
+volte la Crociata? No, senza dubbio; i suoi delitti erano
+la potenza di lui che diventava troppo formidabile, la
+unione di Sicilia coll’Impero, la sua dominazione sulle
+città ghibelline dell’Italia settentrionale e di quella di
+mezzo, dominazione minacciosa di pericolo alla lega lombarda.
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+Nessun Imperatore aveva posto tante e così salde
+fondamenta di pratica signoria in Italia più di Federico II
+re assoluto di Sicilia; laonde restava sempre a compito
+della politica pontificia lo svellere dalle radici la potenza
+degli Hohenstaufen: e i Papi ben seppero con meravigliosa
+fermezza condurre quel loro proposito a compimento.
+</p>
+
+<p>
+Nella sua enciclica indiritta a tutti i Vescovi Gregorio
+dipinse coi più neri colori l’ingratitudine di Federico,
+e senza riserbo lo marchiò d’infamia innanzi
+agli occhi del mondo: attacco violentissimo che indignò
+gravemente l’Imperatore, e lo trasse a rispondere
+con veemenza eguale. Dapprima egli giustificò assai
+acconciamente il suo abbandono della Crociata, indi
+spedì un manifesto ai Re. In questa celebre scrittura
+fu per la prima volta dettata una protesta dell’autorità
+temporale contro il Papato innocenziano; e l’Imperatore
+vi manifestò la chiara coscienza del dovere che a lui,
+rappresentante della podestà civile, si spettava di difenderla
+contro il despotismo minaccioso di Roma. Ai principi
+e ai popoli mostrava, cogli esempî dello sventurato
+Conte di Tolosa e del Re d’Inghilterra, qual sorte era
+loro destinata; e senza riguardo alcuno svelava le brutture
+della Chiesa, fatta istituto mondano, e dell’ambizione
+di regno dei Papi. Il capo supremo dello Stato
+faceva argomento di discussione per tutto il mondo i
+delitti della Chiesa, per modo che l’Imperatore della
+Cristianità pareva confermare quello che gli eretici dicevano
+della natura del papato, accusandolo che rinnegasse
+le virtù apostoliche&#8205;<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. Roffredo di Benevento,
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+celebrato giureconsulto, portò a Roma le lettere imperiali,
+che in mezzo a grida di plauso furono lette publicamente
+in Campidoglio. E tosto si formò una fazione
+imperiale, perocchè la contesa fra l’Impero e la Chiesa
+paresse ai Romani massimamente la benvenuta, e fosse
+propizia alle cose loro proprie. Gregorio IX aveva
+assunto nella Città aria da padrone, e fatto distruggere
+alcune torri della nobiltà che erano prossime al Laterano:
+poi, sopravvenuta la disputa per Viterbo, la protezione
+data da lui a questa terra aveva irritato il Comune.
+Alle fazioni politiche si associavano gli eretici,
+che dappertutto, in mezzo ai roghi ed anche in Roma,
+sollevavano il capo sempre più audacemente. Basti un
+esempio per dimostrare a che grado di anarchia si trovasse
+pur sempre la Città. S’era in estate, e il Papa
+soggiornava nel Lazio, quand’ecco nobili e cittadini, e
+perfino frati e preti, levare un impostore alla dignità di
+vicario pontificio in Vaticano, affinchè a prezzo di denaro
+sciogliesse dal loro voto i Crociati che passavano per andarne
+a Brindisi. E il giuoco temerario potè durare publicamente
+per sei settimane nel Portico del san Pietro, nè
+cessò se non quando il Senatore vi pose un termine&#8205;<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nobiluomini romani ricevevano oro da Federico; e
+financo il figliuolo di Riccardo Conti, Giovanni di Poli,
+fu visto bazzicare nel campo suo&#8205;<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>. L’Imperatore, che
+aveva invitato quegli ottimati a venirne a lui nella Campania,
+seppe adescare i Frangipani affinchè gli vendessero
+i loro beni, ed eziandio le fortezze che possedevano
+nella Città, cose queste che tenevano in feudo dai Papi:
+eglino dovevano indi riavere il tutto in feudo da lui,
+e dichiarare così di essere vassalli imperiali&#8205;<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. Ed invero
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+la era per Federico cosa importante di crearsi un
+partito anche in Roma, di aizzare quivi nemici addosso
+al Pontefice, e di tenere in poter suo il Colosseo. Una
+sollevazione fu la conseguenza delle sue macchinazioni.
+Nel giovedì santo dell’anno 1228 Gregorio aveva
+scagliato ancora una volta l’anatema contro l’Imperatore;
+ma più tardi, al lunedì di Pasqua, intanto che
+celebrava la messa nel san Pietro e volgeva al popolo
+una orazione violenta contro di Federico, i Ghibellini
+gli soffocarono la voce con violente grida, gli si strinsero
+addosso presso l’altare, lo colmarono d’insulti e lo
+cacciarono del santuario. La Città si levò in armi, mentre
+il Papa fuggitivo, accompagnato da schiere di Guelfi
+fedeli, correva all’amica Viterbo. I Romani lo inseguirono
+con milizie, e lo costrinsero a fuggir più in là, a
+Rieti ed a Perugia; sfogarono un po’ del loro odio contro
+Viterbo, devastando barbaramente le campagne, e conquistarono
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+il controverso castello di Rispampano&#8205;<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>.
+Dal suo esilio Gregorio IX scagliò la scomunica contro
+i suoi persecutori; indi con grande amarezza stette
+aspettando il tempo di poter fare ritorno.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto l’Imperatore si armava per condurre veramente
+a fine la sua Crociata. Così operando, non solamente
+toglieva credito a quanto diceva il Papa accusandolo
+che egli non avesse mai presa sul serio l’idea di
+quella spedizione; faceva anzi assai di più, perchè poneva
+il Papa in serio imbarazzo. La partenza di Federico per
+la Crociata fu in quelle condizioni di cose un capolavoro
+di arte politica, tanto più che il Pontefice, con iscandalo
+di molti credenti, gli opponeva i maggiori inciampi nel
+suo cammino. Così avvenne che l’Imperatore dell’Occidente
+si accinse ad impresa che, secondo gli scopi della
+Chiesa, era allora reputata santissima, ma fecelo sotto il
+pondo della scomunica di lei. Quando egli sul principio
+dell’estate dell’anno 1228 s’imbarcò a Brindisi, gli si
+gridò dietro con acerbissima ira che moveva a Gerusalemme
+non da crociato ma da «pirata»; invece della
+benedizione della Chiesa, ne lo seguì la sua imprecazione
+fanatica; e questa lo raggiunse perfino presso alla tomba
+del Redentore. Lo stesso Papa, che lo aveva marchiato
+d’infamia come un malfattore perchè non intraprendeva
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+la Crociata, lo chiamava adesso ancor tale
+perchè la imprendeva. Se, invece, Gregorio IX avesse
+sciolto dell’anatema il suo nemico quando effettivamente
+partì per Gerusalemme, avrebbe vinto sè stesso
+e lui, e al cospetto del mondo s’avrebbe acquistato fama
+di grande. Ora, per lo contrario, il mondo vedeva svelate
+le ambizioni del sacerdozio, dappoichè l’Imperatore
+gli aveva strappata dal viso la maschera. Contrasti
+così turpi diminuirono la fede nei Papi, perchè non
+si credette più che il loro zelo per la liberazione di
+Gerusalemme fosse buono e verace: se ne pose fine
+ad una credenza pia di due secoli; e se, altro non sia
+stato, quest’è certo che da allora in poi non fu più
+possibile di trascinare la Germania a cotali specie di
+imprese&#8205;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Rainaldo, figlio dell’antico duca Corrado, fu eletto
+vicario in Italia perchè vi governasse durante l’assenza
+dell’Imperatore: e quegli, senza por tempo in mezzo,
+cominciò a provocare il Papa, attaccando Spoleto. Nè
+meno attivo fu Gregorio IX a far suo pro della lontananza
+di Federico per assoggettare le Puglie al dominio
+della Chiesa. Ancor prima che l’Imperatore partisse,
+aveva levato un esercito; adesso faceva appello
+a Lombardia, a Spagna, a Francia, a Inghilterra perchè
+lo assistessero con decime ecclesiastiche e con
+milizie: e i popoli con grande loro meraviglia udirono
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+predicar la crociata contro l’Imperatore, che sotto il vessillo
+della croce era andato a combattere i pagani; e
+videro eserciti in nome del Papa cogliere di sorpresa
+le terre di Federico assente, le quali pel diritto delle
+genti e pel giure canonico avrebbero dovuto essere
+intangibili come beni di un crociato&#8205;<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. L’esercito del
+Pontefice inalberava un vessillo che portava per impresa
+le chiavi di san Pietro: ne tenevano la capitananza
+Giovanni di Brienne suocero dell’Imperatore, il
+cardinale Giovanni Colonna e Pandolfo di Anagni cappellano
+del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>. Mentre una parte di queste soldatesche
+moveva nelle Marche, che Rainaldo aveva invaso
+con Saraceni e con Pugliesi, Pandolfo (addì 18
+Gennaio 1229), passato il Liri presso a Ceperano, entrava
+nella Campania; e qui Giovanni di Poli difendeva
+bensì Fundi con prospera fortuna, ma parecchie città
+s’arrendevano ai Pontificî. I Romani in questa guerra
+poterono levarla liscia; al Papa null’altro stava a cuore
+fuor delle Puglie, laonde egli non fece neppure tentativo
+di ridurre a soggezione la Città col suo esercito
+numeroso di crociati. Egli corse difilato a conquistare
+il reame, e con patenti di franchigia indusse a ribellarsi
+le città fortemente angariate di tributi. Anche Gaeta
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+fe’ a lui dedizione, e Gregorio IX sperò di poter tenere
+per sempre come sua quella città, onde la Chiesa da
+lunghissimo tempo aveva ambito il possedimento&#8205;<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Però di repente tornava dal Levante l’Imperatore,
+cui richiamava la novella di questi eventi. A Gerusalemme
+s’era di sua man propria posto in capo la corona;
+per virtù di un trattato aveva restituito la città santa
+ai Cristiani, e ad onta di tutti gli impedimenti del fanatismo
+aveva compiuto opere gloriose. La Curia romana
+fremeva di collera contro di lui, come avverso uno che
+avesse peccato di qualche gran delitto contro la religione
+cristiana: non badava nè ai servigî veri che le aveva
+prestati in Oriente, nè ai motivi pratici che, in causa del
+grande commercio di Sicilia col Levante, gli avevano
+imposto obligo di stringere rapporti amichevoli coi Sultani
+di Oriente. Eppure la era stata cosa naturale, avvegnachè
+l’Imperatore per la prima volta avesse fatto
+delle Crociate un argomento di politica civile, e, respinto
+il Papa dall’Oriente, avesse stabilito dei vincoli politici
+ed economici fra questa parte del mondo e l’Impero&#8205;<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come nel Giugno del 1229 fu sbarcato inaspettatamente
+nelle Puglie, Federico bramò generosamente di
+riconciliarsi col Pontefice, e gli mandò messaggi di
+pace. Ma questi non giunsero a capo di risultato alcuno;
+perlochè l’Imperatore quasi senza combattere buttò fuori
+del suo paese le soldatesche pontificie. Il vessillo della
+croce s’inalberava colà contro il vessillo delle somme
+chiavi; e fu spettacolo meraviglioso vedere i Saraceni
+di Federico sotto il segnacolo di Cristo muovere in
+campo contro i Pontificî, i quali, senza pur aspettarli,
+in fuga scompigliata si ritirarono di là dal Liri. Ancora
+una volta Gregorio scagliò i suoi fulmini contro l’Imperatore
+ed i partigiani di lui, anche contro quelli che
+erano in Roma. Di già egli aveva sprecato una immensa
+moneta in una pazza guerra, e tuttavia adesso chiedeva,
+ma invano, al mondo che lo soccorresse di novelli
+aiuti, onde talentare la sua ambizione di dominio. Nel
+frattempo legati del Senato romano erano venuti ad
+Aquino dove trovavasi l’Imperatore, e gli avevano recato
+le congratulazioni di quello&#8205;<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>: in Ottobre Federico
+marciò contro le frontiere dello Stato della Chiesa
+e vi devastò con ferro e con fuoco Sora; allora sì finalmente
+il Papa diede ascolto alle sue proposte di pace.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Inondazione del Tevere (1230). — I Romani richiamano
+Gregorio IX. — Pace conchiusa a San Germano (1230). — Primo
+supplizio di una torma di eretici in Roma. — Annibale,
+senatore, promulga un editto contro l’eresia. — Persecuzione
+degli eretici: Inquisizione.</span></h4>
+
+<p>
+Gregorio IX rimase ancora tutto l’inverno a Perugia;
+nè vedeva altra probabilità di tornarsene a Roma fuor
+di quella che gli avrebbe offerto la riconciliazione coll’Imperatore.
+Però, prima che la pace si conchiudesse,
+fuor di qualsiasi aspettazione, le forze della natura lo
+ricondussero in Laterano. Si apersero «le cateratte del
+cielo», e rovesciarono torrenti d’acqua sull’empia Città:
+addì 1 di Febbraio del 1230 il Tevere uscì delle sue
+rive; la Leonina e il Campo di Marte ne furono coperti;
+cadde il ponte dei Senatori (ponte Rotto) e l’inondazione
+portò fame e peste. I Cronisti descrivono questo
+flagello in modo da far credere che fosse uno dei più
+terribili cui Roma nel corso dei tempi soffrisse mai&#8205;<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>.
+I Romani, che durante il suo lungo esilio s’eran data
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+tanto poca briga del Pontefice, che avevano messo
+a taglia il clero ed accolto ospitevolmente gli eretici,
+ora in mezzo alla furia delle acque si risovvennero con
+angustia superstiziosa che il Padre santo era il loro principe
+territoriale. Messaggieri supplichevoli corsero in
+gran fretta a Perugia: Pietro Frangipane, cancelliere
+urbano, e il vecchio Pandolfo della Suburra, il prode
+ex-senatore, si gettarono a’ piedi del Pontefice, implorarono
+pietà del popolo traviato, e supplicarono che tornasse
+alla vedova Città. Allorchè Gregorio nel mese di Febbraio
+fu accolto con voci di giubilo dai Romani, e fu
+condotto in Laterano, può darsi ch’ei guardasse con disprezzo
+un popolo che da più di un secolo era solito a
+discacciare i suoi Papi per riaccoglierli di lì a breve tempo
+fra cantici e laudi&#8205;<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. Quando questi Pontefici tornavano
+dal loro esilio nella «città del sangue», se avveniva
+che si assicurassero una fuggevole pausa di quiete, la
+comperavano soltanto a prezzo d’oro. E il Biografo di
+Gregorio IX enumera coscienziosamente le parecchie
+migliaia di libbre, che questo Papa distribuì ai Romani,
+le quante volte gli concessero di far ritorno&#8205;<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio trovò Roma immersa in miseria profonda,
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+abbandonata alla desolazione, e piena della «zizzania»
+degli eretici, cui propendeva perfino una parte del clero.
+Ei decise dunque di metter mano a supplizî severi,
+tosto che avesse stretto pace coll’Imperatore. Fu questa
+conchiusa a San Germano, addì 23 Luglio 1230, dopo
+lunghi negoziati con Ermanno gran maestro dell’ordine
+Teutonico; e le condizioni ne furono tanto fauste per il
+Papa, che ben si conobbe in che gran conto Federico
+tenesse la potenza del suo avversario. Fu restaurato lo
+Stato della Chiesa; financo alcune città della Campania
+(fra le altre Gaeta) rimasero ancora un anno in mano del
+Papa che le tenne in pegno; di più fu stabilito che si
+rispettassero nel regno di Sicilia la libera elezione e le
+immunità del clero.
+</p>
+
+<p>
+Dopo che l’Imperatore, addì 28 di Agosto, fu sciolto
+a Ceperano dell’anatema, i Cardinali lo condussero in
+Anagni a visitare il Pontefice. I due avversarî si salutarono
+con rispetti e con cortesie, tennero velato il loro
+odio, e nei tre primi giorni di Settembre pranzarono
+e confabularono assieme, dimorando nel palazzo della
+famiglia Conti: però, ad onta di tante proteste di amicizia,
+si separarono colla convinzione che la terra d’Italia
+era troppo ristretta perchè due uomini della loro tempra
+potessero vivere in pace l’uno accanto l’altro.
+</p>
+
+<p>
+Reduce a Roma nel mese di Novembre, Gregorio IX
+continuò a prodigare cure paterne alla Città. Fe’ restaurare
+il ponte dei Senatori e spurgare le cloache; fece
+venir provvisioni di grano, distribuì denaro fra il popolo,
+edificò un ospizio pei poverelli nel Laterano. Tutto ciò
+gli procacciò il favore della moltitudine, e gli agevolò
+il modo di colpire sul vivo la eresia, della quale voleva
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+nettare la Città. Le guerre distruggitrici di Innocenzo III
+contro gli eretici, ed i suoi ordini che in tutte le città si
+sterminassero, parevano non aver fatto altro che fomentarne
+le credenze. Migliaia di uomini cingevano i loro
+fianchi del cordone di san Francesco, ma molti più disertavano
+la fede. Numerosi erano gli eretici nello Stato
+della Chiesa, a Viterbo, a Perugia, ad Orvieto&#8205;<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>; Lombardia
+ne era piena, e nella guelfa Milano aveva sede
+la lor chiesa maggiore. Non profittava che i roghi ardessero.
+A Roma stessa se n’erano ragunati durante l’esilio
+del Pontefice: ivi le tendenze politiche di leggieri
+si associavano a quelle religiose; e certo fra gli eretici
+romani la setta ghibellina degli Arnaldisti era più numerosa
+che quella dei Poveri di Lione. Soprattutto l’eresia
+dogmatica non si disgiungeva da quella politica,
+perocchè la Chiesa tenesse senza più in conto di eresia
+le aggressioni che movevansi contro la libertà del clero
+ed i suoi patrimonî, non meno che gli Editti dei magistrati
+cittadini, i quali tentavano di imporgli tributo e
+di sottoporlo ai tribunali laicali&#8205;<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per la prima volta si tenne in Roma un giudizio
+di eretici in massa; per la prima volta vi arsero in
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+publico i roghi. Gli Inquisitori posero il loro tribunale
+fuori le porte della santa Maria Maggiore: i Cardinali,
+il Senatore, i giudici presero posto in tribune apprestate;
+e il popolo a bocca aperta circondò il tremendo
+teatro, sul quale, innanzi allo scanno dei giudici, comparvero
+sventurati di ogni ceto e dei due sessi a udirvi
+la loro sentenza. Molti preti imputati di eresia furono
+spogliati dei loro vestimenti sacerdotali e condannati
+ad espiare il loro peccato in conventi lontani, seppure
+facessero confessione penitente: altri eretici furono bruciati
+sopra cataste di legno, e forse l’esecuzione si
+compiè nella piazza stessa della chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Questi orrendi
+spettacoli, riverbero della guerra degli Albigesi,
+che tenevano dietro alla inondazione ed alla peste,
+devono aver destato grande agitazione in Roma. Se sia
+vero ciò che narra una <i>Cronica</i> del secolo decimoquarto,
+i Romani avrebbero assistito alla vista spaventosa
+e senza esempio di un Senatore convinto di eresia, che
+mandossi al supplizio: però tal racconto non può essere
+che una fola&#8205;<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Convien credere che dopo del suo ritorno
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+Gregorio abbia posto in officio un Senatore nuovo;
+e questi fu Anibaldo Anibaldi, romano di famiglia senatoria,
+la quale soltanto intorno a questo tempo venne in
+fiore, e formò un casato potente, fornito di ricchi possedimenti
+nel Lazio. Il celebre nome di Annibale ricompare
+in una famiglia nobile del medio evo, che per il
+corso di alcuni secoli diede senatori, cardinali, uomini
+di guerra, ma papi nessuno. Gli Anibaldi erano imparentati
+coi Conti e colla casa di Ceccano: come questi
+erano anch’essi di origine germanica, e sedevano nella
+Campagna e nei monti latini, dove oggidì ancora (più
+in su di Rocca di Papa) evvi il «Campo di Annibale»,
+che tiene viva la memoria di quella stirpe così influente
+un dì&#8205;<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>. Certamente se il senatore Annibale nell’anno
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+1231 promulgò il memorabile Editto contro gli eretici,
+che ancora ci si conserva, la cosa avvenne perchè
+così imponeva uno fra i patti che il Pontefice aveva posti
+al suo ritorno. Fu con quello statuito che ogni Senatore,
+entrando in officio, dovesse pronunciare il bando contro
+gli eretici della Città ed i loro partigiani, incarcerare tutti
+coloro che l’Inquisizione dichiarava essere intinti di eresia,
+e mandarli al supplizio entro otto giorni dacchè fosse
+pronunciata la sentenza. I beni degli eretici dovevano
+spartirsi fra i delatori e il Senatore, e devolversi alla restaurazione
+delle mura della Città: le case degli eretici
+smantellarsi. Chi ricettava un eretico era condannato a
+pene pecuniarie o corporali, e perdeva tutti i diritti
+civili. Ogni Senatore doveva giurare questo Editto, nè
+lo si considerava entrato in carica se prima non ne
+avea prestato sacramento. Se avesse operato contrariamente
+alla fede giurata, avrebbe dovuto condannarsi a
+un’ammenda di duecento marchi e dichiararsi incapace
+dei publici officî: la pena gli si doveva applicare
+da un collegio di giudici chiamati di santa Martina
+presso il Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il barbaro Editto aguzzò lo zelo dei delatori e delle
+magistrature cittadine coll’esca del guadagno; e si può
+ben credere se l’avarizia e gli odî privati non fossero
+operosi a spiare le tracce degli eretici. Il Papa in questo
+modo avvinse il Comune romano agli intenti dell’Inquisizione,
+obligò il Senatore per munere suo proprio a
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+prestarle il suo braccio temporale, e fece di lui il legale
+esecutore dei giudicî contro gli eretici, come del
+resto tutti i Podestà lo erano anche in altre città. Sebbene
+a lui fosse conferita l’autorità criminale, che in
+addietro era stata del Prefetto, e quantunque così se
+ne accrescesse la podestà civile, tuttavia ne veniva che
+il Senatore era fatto ministro del tribunale ecclesiastico:
+il giuramento solenne che prestava di punire
+gli eretici, lui stesso legava per modo che sul suo
+capo pendeva la sentenza formidabile dell’Inquisizione,
+la quale avrebbe potuto accusarlo di lesione dei suoi
+doveri, e per conseguenza di eresia. Il massimo attributo
+della podestà senatoria doveva essere perciò questo,
+che essa teneva incarico di eseguire le sentenze
+pronunciate contro gli eretici: nè havvi cosa che denoti
+l’indole fanatica di quel tempo più del dovere di
+perseguitarli che veniva iscritto come articolo primo e
+fondamentale negli Statuti di Roma e di altre città dello
+Stato ecclesiastico&#8205;<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Del resto l’Editto senatorio dell’anno 1231 non
+fece che applicare anche in Roma le Costituzioni imperiali
+promulgate da Federico al momento della sua coronazione:
+forse in Roma fino adesso si era ricusato di
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+accettarle. Per il vero l’Inquisizione fu nelle mani del
+Papa uno spediente nuovo e formidabile di soggiogare il
+popolo. L’applicazione dei tribunali contro gli eretici
+(seppur non ancora s’avesse fondato in Roma un tribunale
+permanente dell’Inquisizione) o deriva già da Innocenzo
+III, o con maggiore sicurezza può farsi datare
+da quell’Editto dell’anno 1231. Da allora in poi s’insediarono
+in Roma gli Inquisitori, che sulle prime furono
+scelti d’infra i Francescani. Quando l’Inquisitore
+aveva condannato un eretico, saliva la scalea del
+Campidoglio, e di là leggeva la sentenza in presenza
+del Senatore, de’ suoi giudici e di molti deputati ossiano
+testimonî del clero della Città: indi affidava al Senatore
+l’esecuzione della pena, minacciandolo della scomunica
+in caso di rifiuto o di negligenza&#8205;<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+</p>
+
+<p>
+La mente più matura e l’animo più mite di noi
+uomini dell’oggidì, sentono orrore di un’età onde sono
+espressione eloquente quegli spaventosi Editti di Gregorio
+IX: leggi che imponevano a dovere massimo del
+cittadino lo spionaggio degli eretici; che punivano di
+scomunica, come se fosse un crimine, ogni parola che
+un laico avesse pronunciato in publico o in privato intorno
+a cose di fede. In quel tempo barbarico di tormenti
+nuovi e di nuovo fanatismo; in cui le passioni religiose
+si ristoravano della perdita di Gerusalemme e del languente
+fervore delle Crociate, trovando pascolo nella persecuzione
+degli eretici; in quel tempo nel quale, dopo di
+Innocenzo III, la intolleranza religiosa fe’ regredire il Cristianesimo
+al punto da parificarlo alla fanatica legge del
+Giudaismo, i principi e i capi di Republiche gareggiavano
+di zelo col clero&#8205;<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>. Re carichi di delitti non donavano
+più beni alla Chiesa; trovavano più comoda cosa
+abbruciare eretici a salute della loro anima, confiscandone
+indi gli averi. Al fanatismo sincero di alcuni
+Re le fiamme di roghi fumanti parevano aureola di
+pietà religiosa, mentre altri per temenza o per calcolo
+interessato cercavano, con rabbiosa persecuzione di eretici,
+di ostentare una fede che non avevano. Financo
+Federico II, il quale come uomo culto e come libero pensatore
+superò di tanto il suo secolo, che potè più tardi
+essere appellato precursore di Lutero, promulgò negli anni
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+1220 e 1232 le più nefande leggi sull’estirpazione
+dell’eresia, tali che in nulla si discostano dagli Editti
+pontificî. «Gli eretici», così egli statuiva, «vogliono
+lacerare l’inconsutile veste di nostro Signore: noi comandiamo
+che vivi debbano darsi alle fiamme, veggente
+il popolo»&#8205;<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. Egli dettò siffatte leggi ogni qual volta
+ebbe conchiuso pace col Papa, o del suo aiuto abbisognò;
+e cotali motivi politici della persecuzione degli eretici
+furono più vituperevoli di quello che sarebbe stato un
+fanatismo religioso, cieco ma sincero. E le sue leggi contro
+l’eresia formano il più acerbo contrasto colla savia
+legislazione, che, precorrendo il suo tempo, ei diede al
+reame di Sicilia nell’Agosto di quello stesso anno
+1231&#8205;<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, senatore
+(1232). — 1 Romani vogliono torre la Campagna al Pontefice. — L’Imperatore
+si fa mediatore di pace fra Roma e
+il Papa. «Vitorchiano fedele». — Nuova ribellione dei Romani. — Loro
+manifesto politico. — Si sollevano nell’anno
+1234 col serio tentativo di farsi liberi.</span></h4>
+
+<p>
+Il grande giudizio pronunciato contro gli eretici
+fece tanto poca impressione sui Romani, che nel mese di
+Giugno (del 1231) costrinsero Gregorio IX a recarsi nuovamente
+a Rieti: infatti nella Città erano scoppiate turbolenze
+provocate dalla guerra contro Viterbo. Questo
+paese fu per i Romani la Veio del medio evo: odiavano
+essi quella terra con tanta acerbità che la passione giungeva
+a mania; volevano senza remissione conquistarla, e
+farsene un feudo ossia possedimento camerale di Roma.
+Coll’acconsentimento del Papa, i Viterbesi ripararono
+sotto la protezione dell’Imperatore che mandò loro Rainaldo
+di Aquaviva affinchè li soccorresse; ma allora il popolo
+romano se ne vendicò imponendo tributo alle chiese
+di Roma, ed eziandio nell’anno 1232 (mentre era senatore
+Giovanni di Poli) continuò con pari furia le sue imprese
+guerresche contro di Viterbo. Quantunque congiunto
+di parentela a Gregorio IX, quel figliuolo di Riccardo
+Conti aveva sposato la parte di Federico: difficilmente la
+sua elezione era avvenuta col beneplacito del Pontefice;
+ed egli già si appellava conte di Alba, perocchè Federico
+gli avesse dato in feudo quella terra de’ Marsi&#8205;<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+</p>
+
+<p>
+Più che le imprese contro Viterbo, merita attenzione
+il tentativo che i Romani fecero per rendere il Lazio
+soggetto al Campidoglio. Un genio nuovo ispirava il
+popolo romano: come ne’ vecchi tempi, all’età di Camillo
+e di Coriolano, esso si gettava sulla Tuscia e sul
+Lazio con serie spedizioni di conquista. Nuovamente si
+vide inalberato sul campo il segnacolo romano; non
+l’aquila, che era diventata simbolo degli Imperatori
+germanici, ma le antichissime lettere S. P. Q. R., impresse
+sulle bandiere di color rosso e oro: e si rividero
+eserciti nazionali romani, formati della cittadinanza e
+dei vassalli della Campagna, schierarsi sotto la capitananza
+di Senatori&#8205;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>. Nell’estate dell’anno 1232
+i Romani s’avanzarono fino a Montefortino nel paese
+de’ Volsci; e, giunti sotto le mura di Anagni, vi minacciarono
+in quella sua città natìa il Papa, che colà si
+trovava fin dall’Agosto. Costernato, Gregorio mandò tre
+Cardinali con grandi somme di denaro nel loro campo,
+ma i Romani non cessarono di distruggere con animo
+ostile tutto quello che Gregorio aveva impreso a fare nella
+Campagna&#8205;<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>. Infatti Gregorio IX era altrettanto operoso
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+che Innocenzo III ad accrescere i patrimonî della
+Chiesa; toglieva Comuni sotto la sua signoria, e dai loro
+Podestà esigeva giuramento di fedeltà&#8205;<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>; pagava i
+debiti di Comuni liberi, ed in cambio li rendeva vassalli
+della Chiesa, e ne acquistava il diritto di piantar castella
+entro la cerchia delle loro mura&#8205;<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>; soccorreva baroni
+indebitati, e si metteva così in possedimento delle loro
+terre che eglino di buon grado riprendevano dalla Chiesa
+in forma di <i>feuda</i>, pur di non cadere in balìa della città
+di Roma. Così andava la bisogna anche nel Lazio, dove il
+Papa comperava due castella, Serrone e Paliano (in parte
+erano proprietà dei Colonna) per poi munirle come rocche
+pontificie. Il Comune romano, che pretendeva alla giurisdizione
+nella Campagna, proibì al Pontefice di farlo;
+minacciò financo che avrebbe distrutto Anagni: ma
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+Gregorio in fretta e in furia, durante l’inverno, attese a
+edificare per render forti quelle terre, e così tramutò Serrone,
+Paliano e Fumone in castellanìe della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Romani, cui non riuscì di impedire quell’opera del
+Papa, tornarono finalmente nella Città, intanto che
+Gregorio rimaneva in Anagni. Sennonchè egli cercò
+adesso la intercessione dell’Imperatore per metter pace
+fra Roma e Viterbo, e per riconciliare sè stesso coi Romani.
+Federico si assunse cotali officî, ma non potè prestargli
+ajuto efficace, perciocchè la sollevazione di Messina
+lo richiamasse in Sicilia. Tuttavia i Romani cedettero
+alle sue esortazioni; e, nel Marzo del 1233, il senatore
+Giovanni Poli andò con altri nobiluomini in Anagni
+per invitare il Papa a far ritorno. Alcuni pavidi Cardinali
+intendevano dissuaderlo dall’entrare «nella città
+delle belve ruggenti», però Gregorio venne, e fu ricevuto
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+onorevolmente&#8205;<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. Il popolo cupido gli offerse riconciliazione
+a prezzo d’oro; ed egli fece la sua pace colla Città
+senza nemmanco avvisarne l’Imperatore, che pur era intervenuto
+nelle faccende di Viterbo e di Roma: perciò
+più tardi quegli se ne lagnò, come se il Papa avesse
+mancato di fede verso un alleato&#8205;<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>. Anche con Viterbo
+nell’Aprile si stipulò un trattato: la città di Roma
+si mantenne in possesso di Vitorchiano, che i Viterbesi
+dapprima avevano smantellato, e i Romani indi nuovamente
+edificato. E di allora in avvenire quel castello
+continuò ad essere sempre un vero possedimento demaniale
+della città di Roma; ebbe titolo onorifico di
+«fedele», e privilegio di far esercitare da’ suoi il basso
+officio di mazzieri capitolini, cui di quel tempo in poi
+si diè nome di «Fedeli»&#8205;<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dalla città di Roma (così dice il Biografo di Gregorio
+IX) s’avea felicemente discacciato un demonio, ma
+sette altri diavoli vi si cacciavano dentro. Di già nell’anno
+1234 il popolo romano si sollevava, ed era
+questo uno dei più serî tentativi che esso mai facesse;
+era anzi una vera guerra disperata che appiccava contro
+l’autorità del Pontefice. Insopportabil cosa sarebbe
+aver sempre davanti gli occhi questo fiero spettacolo
+delle ribellioni di Roma, se l’idea di quel che i Romani
+bramavano non ne mitigasse la crudezza o non ne spiegasse
+la ragione: e rare volte definirono eglino il loro
+intento politico con tale e tanta chiarezza come fecero
+adesso, che unanimi insorsero per abbattere la signoria
+della santa Sede nuovamente fondata da Innocenzo III.
+Forse meno tribolati sarebbero stati se avessero rinunciato
+alle loro pretese; però in quell’età nella quale
+monarchie assolute non v’erano, ed ogni città costituiva
+uno Stato, le relazioni di Roma col Papa non
+potevano concepirsi secondo la forma che se ne foggiò
+in secoli posteriori. I Romani combattevano pur sempre
+per abbattere il giogo della podestà vescovile, e per
+conseguire quella libertà che altre città italiche s’avevano
+da lunghissimo tempo conquistato. I Romani vedevano
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+quelle città, raccolte in due federazioni grandi
+e fiorenti, splendere per possanza d’armi, per onori
+civili, per ricchezza e per decoro di arti; imperare sui
+comitati antichi, dove ognuna di esse riceveva omaggio
+da altre città molte e da conti parecchi. Se Viterbo,
+povero e oscuro nome, pompeggiava per ciò che un
+numero grande di castella pagava tributo al suo palazzo
+comunale e ne riceveva leggi, ei si può di leggieri
+capire che Roma non potesse tollerare la sua impotenza
+civile&#8205;<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>. La eterna guerra con Viterbo non
+fu altro che simbolo dello affannarsi dei Romani per
+assoggettare l’Etruria, su cui desideravano di dominare
+parimente che sul Lazio. Le loro attenenze coll’Impero
+erano allora mutate completamente. Dopo che
+in Roma i Papi s’erano impadroniti dei diritti imperiali,
+e dopo che in loro mano avevano tenuto l’autorità
+di concedere la corona romana, era sorta questione se
+l’elezione degli Imperatori dovesse o no ancora spettare
+alla romana Republica. Questo privilegio, che i Romani,
+all’età del Barbarossa, avevano sostenuto coll’arme
+in pugno, era stato travolto dalla corrente della
+nuova potenza pontificia. Ma adesso eglino combattevano
+il papato solamente perchè era podestà sovrana
+del loro territorio: e da ora in poi il loro massimo intento
+si fu di fondare uno Stato libero e forte dentro delle
+frontiere dell’antico Ducato, sì come avevano fatto Milano,
+Firenze o Pisa, il cui esempio gli infervorava e
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+in pari tempo gli umiliava. Nei trattati degl’Imperatori,
+che confermarono lo Stato ecclesiastico innocenziano,
+quel Ducato compare per la prima volta raccolto ad
+unità e significato colla formula: «universa terra da
+Radicofani a Ceperano»; e con esso si dà principio
+al registro per nomi delle province della Chiesa, dappoichè
+il Ducato era il fondamento antico dello Stato
+ecclesiastico nuovo. La Chiesa non poteva far derivare il
+possesso di quella terra (dove fin da tempi vetusti aveva
+avuto i suoi patrimonî) da Diplomi de’ Franchi, bensì da
+condizioni di fatto che si perdevano pel buio della storia.
+Ivi il reggimento della Chiesa comprendeva tre province,
+il <i>Patrimonium</i> di san Pietro (Tuscia romana), la
+Sabina, la Campania e la Maritima, senza però ch’ella
+fosse veramente signora di tutte le città ivi esistenti.
+Solamente alcune di esse riconoscevano di dipenderne
+per rapporto demaniale diretto, e ricevevano i loro magistrati
+dal Papa ogni qual volta a lui avevano fatto
+dedizione del <i>plenum dominium</i>; altre città invece non
+riverivano nel Pontefice che una semplice autorità di
+protezione&#8205;<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Or la città di Roma protestava che tutte quelle
+province ecclesiastiche erano distretto urbano&#8205;<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>; e
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+ogni qual volta a capo del suo Comune stavano degli
+uomini di spiriti gagliardi, ed ogni volta che i Papi
+erano gente debole, faceva valere le sue pretensioni colla
+forza. Allora mandava suoi giudici nelle città di provincia,
+imponeva ad esse tributi fondiarî, si impadroniva
+del monopolio del sale, le obligava a prestar servigio
+nell’esercito e ad assistere, rappresentate da loro deputati,
+ai publici giuochi&#8205;<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Però non erano i soli Pontefici
+che combattessero le pretensioni del Campidoglio; vi
+contrastavano eziandio le città libere, come Viterbo e
+Corneto nel <i>Patrimonium</i>, come Tivoli, Velletri, Terracina
+ed Anagni nella Campagna: le avversavano inoltre
+i nobili che risiedevano colà in loro feudi ereditarî, ed
+al paro del Papa, andavano destramente comperando il
+pieno dominio di città&#8205;<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>: i baroni o ne facevano
+l’acquisto direttamente dai Comuni, o diventavano <i>milites</i>
+dei Pontefici ovvero delle corporazioni ecclesiastiche,
+pagandone un censo annuale, che il più delle volte era
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+assai tenue. Pertanto in questa età tutto il territorio da
+Radicofani a Ceperano era frastagliato in molti piccoli
+dominî spesso ostili fra loro: e chi percorreva quella
+contrada, ad ogni piè sospinto passava per terre sulle
+quali imperava or la «Camera» pontificia, or la città
+di Roma, ora una Republica, ora un barone ed ora un
+convento romano; e in luoghi parecchi davasi finalmente
+che tutti costoro ad una volta vi esercitassero
+diritti signorili.
+</p>
+
+<p>
+Nell’anno 1234 la città di Roma fece uno sforzo
+disperato per torsi di dosso la dominazione pontificia
+e per costituire uno Stato libero nella cerchia del suo
+distretto. Se avesse potuto giungerne a capo, essa
+avrebbe acquistato una estensione tale da superare
+i confini di Milano e di Firenze, e da eguagliare per
+avventura l’ampiezza che Roma aveva avuto poco
+tempo prima delle guerre puniche. È notevole cosa
+che i Romani in quella loro sollevazione condotta con
+fermi e serî propositi si risovvenissero di consuetudini
+antiche, poichè infatti nelle terre elevarono colonne di
+confine (termini) segnate colla iscrizione S. P. Q. R.,
+affine di denotare i limiti della giurisdizione urbana&#8205;<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>.
+Volevano che il Papa lasciasse loro libertà di elezione del
+Senato, e pretendevano per sè il diritto di batter moneta
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+e di impor gabelle di diversa maniera: chiesero
+il solito tributo di cinquemila libbre; tentarono di parificare
+il clero ai laici, abolendone la giurisdizione e le
+immunità, sì come allora facevano molte Republiche
+anche non grandi; domandarono che il Papa non pronunciasse
+mai la scomunica contro cittadini romani, perocchè
+dicessero che la illustre Città possedeva il privilegio
+di esenzione dalle pene ecclesiastiche. A quei
+Romani non faceva freddo nè caldo che i loro Imperatori
+venissero scomunicati, ma il loro orgoglio civico reputava
+che contro di loro censure pontificie non potessero
+applicarsi, siccome i loro antichi avevano statuito che
+nessun cittadino romano potesse soffrire la pena delle
+vergate&#8205;<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap4-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano
+che il <i>Patrimonium</i> di san Pietro è proprietà della
+Città. — Il Papa invoca l’aiuto della Cristianità contro di
+loro. — L’Imperatore gli viene in aiuto. — I Romani sono
+sconfitti vicino Viterbo. — Angelo Malabranca, senatore (1235). — Roma
+con un trattato si sottomette al reggimento pontificio.</span></h4>
+
+<p>
+Nell’anno 1234 era fatto senatore Luca Savelli,
+potentissimo uomo, nipote di Onorio III e stipite di
+una celebre famiglia: non appena fu egli in officio, che
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+promulgò un Editto con cui dichiarava la Tuscia e la
+Campagna proprietà del popolo romano&#8205;<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>. E tosto
+mandò giudici del Senato in entrambi quei territorî
+affinchè colle buone o colle cattive ottenessero giuramento
+di omaggio dalle città. Milizie romane occuparono
+Montalto nella Maritima, e, a simbolo della signoria
+di Roma, vi rizzarono una cittadella gigantesca.
+Sulla fine del Maggio, il Papa con tutti i Cardinali se ne
+fuggì ancora una volta a Rieti&#8205;<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>. Quale sarebbe stata
+la sorte del Papato se alla Città fosse riuscito di diventare
+potente come Milano o come Pisa? Impedire che
+ciò avvenisse fu il compito della Chiesa; incatenar le
+braccia al Campidoglio non fu la menoma cura dei Papi.
+La fuga di Gregorio, i provvedimenti severi ch’ei prese,
+l’anatema che lanciò contro il Senatore e contro il consiglio
+del Comune, misero tale collera indosso a’ Romani,
+che saccheggiarono il palazzo Lateranense e le case dei
+Cardinali&#8205;<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>, e, levato un esercito, ardenti di rabbia mossero
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+in campo contro Viterbo. Tuttavolta il Pontefice
+non fu senza alleati; molti baroni e città molte del
+Lazio, come Anagni, Segni e specialmente Velletri, si
+schierarono dalla sua parte, e gelosi delle loro libertà
+opposero resistenza ai Romani. In Tuscia Gregorio munì
+Radicofani e Montefiascone; e Viterbo (per cui si trattava
+di vita o di morte) fu colà il più saldo fondamento
+della sua difesa&#8205;<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Papi, le quante volte dovettero cimentarsi a lotta
+diseguale coi loro sudditi, invocarono sempre l’aiuto
+degli stranieri per castigare la loro terra ribelle; nè
+mai la Cristianità negò loro pecunia o soldati. Gregorio
+IX scongiurò pertanto il mondo cattolico affinchè
+gli prestasse armi contro la minacciosa Roma; e ne
+scrisse ai Re vassalli di Portogallo e di Aragona, al Conte
+del Rossiglione, al Duca d’Austria, ai Vescovi di Germania,
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+di Spagna e dì Francia&#8205;<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>. Anche l’Imperatore
+fu presto a venirgli in soccorso. La ribellione di suo
+figlio Enrico in Alemagna e la sua lega fellonesca coi
+Lombardi gli sarebbero state esiziali se Gregorio favorite
+le avesse; perciò, senza pur esserne chiamato, corse col
+suo secondo figliuolo Corrado a Rieti per offrire al Papa
+le sue soldatesche contro Roma e contro i diritti del popolo
+romano&#8205;<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. Il più debole fu sacrificato al più
+forte; e, poichè Gregorio e Federico avevano bisogno
+l’uno dell’altro, necessità li rese alleati, quantunque si
+odiassero, ed espose la città di Roma a dover guerreggiare
+in pari tempo contro l’Imperatore e contro il Papa.
+</p>
+
+<p>
+Capitano dei soldati pontificî fu il cardinale Rainero
+Capocci, viterbese, uomo di attività infaticabile e di
+grande abilità militare, con cui si dà inizio alla non
+piccola schiera di Cardinali che s’acquistarono gloria in
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+guerra, da generali della Chiesa. Dopo che s’ebbe congiunto
+colle milizie di Federico, Rainero marciò su Viterbo
+per rafforzare questa città e per discacciare i Romani
+dal castello di Rispampano. Ne avesse o no buone
+ragioni, la Chiesa diffidava sempre dell’Imperatore: quella
+rocca munita e ben approvigionata fu difesa strenuamente
+dai Romani ad onta di un assedio che durò due
+mesi; e i preti mal pazienti accusarono l’Imperatore,
+perocchè, invece di dare alla sua aquila libero volo in
+guerra vigorosa contro i Romani, si spassasse alla caccia
+battendo co’ suoi falchi le campagne di Tuscia. E
+quando nel mese di Settembre ei se ne tornò al suo
+reame, gridarono al tradimento&#8205;<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>, sebbene in Viterbo
+avesse lasciato al Cardinale buona mano di soldati sotto
+il comando di un suo generale. Molti cavalieri tedeschi
+rimasero però di buon animo al servigio del Papa;
+accorsero dei Crociati a prestare contro di Roma il
+loro ingegno e la loro spada alla Chiesa; sotto il vessillo
+del Cardinale capitarono financo Inglesi e Francesi,
+sia perchè gli spronasse fervore religioso ovvero smania
+di avventure. Lo sventurato Raimondo di Tolosa,
+combattendo contro i ribelli Romani, sperò di potersi
+liberare dal voto di una Crociata che gli era stato imposto;
+e il vescovo Pietro di Winton, ricco uomo e perito
+nelle cose di guerra, esiliato dalla corte inglese,
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+venne anch’egli ad offerire la sua opera, che fu la bene
+accetta&#8205;<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come l’Imperatore si fu ritirato, i Romani s’avanzarono
+vigorosamente a dar l’assalto a Viterbo. Si sentivano
+scorrere nelle vene sangue libero di republicani;
+rade volte gli aveva animati tanto coraggio guerriero, o
+s’erano in così gran numero raccolti in arme. Però
+il loro modo disordinato di combattere fu vinto dalla
+esperienza militare di illustri avversarî d’oltralpe: una
+sortita dei Tedeschi e dei cittadini di Viterbo si mutò
+in battaglia sanguinosa, che i Romani sostennero bravamente,
+ma perdettero. Molti cavalieri di nobili famiglie
+e Tedeschi non pochi restarono sul campo&#8205;<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>. Dal giorno
+sventurato di Monte Porzio i Romani non avevano mai
+sofferto perdite così gravi in campo aperto; anche
+adesso come allora si salvarono fuggendo alle loro mura;
+i vincitori tennero lor dietro fino presso della città, e il
+risultato della battaglia di Viterbo fu che il Papa recuperasse
+la Sabina e la Tuscia&#8205;<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. I preti sconoscenti
+dovettero almeno adesso confessare che una vittoria così
+decisiva era stata conseguita solamente perchè avevano
+avuto in loro soccorso i soldati di Federico.
+</p>
+
+<p>
+Per verità i Romani continuarono la guerra; pronunciarono
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+il bando contro il cardinale Rainero; con un
+Editto proclamarono che il Papa resterebbe per sempre
+esiliato da Roma se non li ristorasse de’ sofferti danni,
+e perfino ottennero qualche prospero successo in campo:
+ma le loro forze erano esauste, e le loro finanze ridotte al
+verde, ad onta dei balzelli imposti alle chiese. Allorchè
+dunque, nella primavera del 1235, Luca Savelli fu uscito
+d’officio, e da senatore gli subentrò Angelo Malabranca,
+riuscì fatto a tre Cardinali legati di indurre Roma a conchiudere
+la pace. Pertanto la Città ebbe operato un inutile
+sforzo; non conseguì la meta della sua vigorosa guerra,
+ed anzi, a mezzo il Maggio del 1235 dovette assoggettarsi
+nuovamente alla signoria suprema del Papa.
+</p>
+
+<p>
+Il documento contenente il trattato di pace è tale
+da destare vivissima curiosità, e denota la forma e la
+natura della libera Republica romana. Eccone nella sua
+parte essenziale il tenore:
+</p>
+
+<p>
+«Noi Angelo Malabranca, per la grazia di Dio, senatore
+illustre dell’alma Città, giusta facoltà concessaci
+dal magnifico Senato, giusta mandato e acclamazione
+dell’inclito popolo romano, che a suon di campane e
+di trombe s’è congregato in Campidoglio, ed eziandio
+per la proposta fattane dai venerabili cardinali, Romano
+vescovo di Porto e di santa Ruffina, Giovanni
+Colonna di santa Prassede, Stefano di santa Maria in
+Transtevere, promettiamo in nome del Senato e del
+popolo quello che segue in rapporto alla disputa sorta
+fra la santa romana Chiesa, il Padre santo, e il Senato
+e il popolo di Roma. — Di mandato del Pontefice protestiamo
+di dare soddisfazione di quanto avvenne per
+la torre e per gli ostaggi di Montalto, per il giuramento
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+di omaggio richiesto al tempo del senatore
+Luca Savelli, e per le colonne terminali rizzate nelle terre
+della Chiesa. Lo stesso eziandio facciamo per i giudici
+che ricevettero quell’omaggio nella Sabina e nella Tuscia
+ed occuparono i beni della Chiesa; per il bando
+inflitto a Rainero cardinale di santa Maria in Cosmedin
+ed a Bartolomeo notaio; per il saccheggio del sacro
+palazzo Lateranense e delle case di alcuni Cardinali;
+per il ristoro dei danni recati ai vescovati di Ostia, di
+Tusculo, di Preneste e di altri beni ecclesiastici; per
+lo Statuto onde promulgammo che il Papa non potrebbe
+tornare nella Città e che noi non conchiuderemmo
+pace con lui, se prima non avesse restituito ai
+Romani le cinquemila libbre prestategli e guarentite
+colla ipoteca di Rocca di Papa, e se non gli avesse risarciti
+di ogni danno. Questi bandi e decreti, per facoltà
+commessaci dal Senato e dal popolo, ritrattiamo e dichiaramo
+nulli.
+</p>
+
+<p>
+»E perchè sia tolta ogni ragione di contesa fra noi,
+la Chiesa e il Pontefice (che da figliuoli pii veneriamo
+per rispetto di Cristo di cui è vicario in terra, e del
+Principe degli Apostoli ond’è successore), massime
+poichè tal cosa giova alla fama di quest’alma ed illustre
+Città, comandiamo quel che segue: Le persone
+ecclesiastiche che trovansi a Roma e fuori, e le famiglie
+del Pontefice e dei Cardinali non saranno tratte innanzi
+al tribunale laicale, nè danneggiate con distruzione
+di case, od altrimenti molestate. Tuttavia ciò che
+vien detto delle famiglie del Papa e dei Cardinali non
+s’intende esteso ai cittadini romani laici che tengono
+casa e loro genti nella Città, per quanto di quelli siano
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+o si appellino famigliari. Nessun prete, nè monaco o
+laico alcuno, quando vada ai palazzi apostolici od al san
+Pietro, finchè vi rimanga, e quando ne ritorni, potrà
+esser tratto innanzi al giudice civile; chè anzi dal Senatore
+e dal Senato avrà protezione. Nella Città e fuori
+non potrà imporsi balzello alcuno su chiese, su preti e su
+monaci. Diamo fede di pace eterna all’Imperatore ed
+alle genti sue; al popolo di Anagni ed a quelli di Segni,
+di Velletri, di Viterbo, della Campania, della Maritima
+e della Sabina, al conte Guglielmo (di Tuscia),
+a tutti gli altri del <i>Patrimonium</i>, e a tutti gli amici della
+Chiesa. Comandiamo, e con questo decreto confermiamo,
+che d’ora in poi nessun Senatore, sia uno solo o sieno
+parecchi, operi contrariamente a questa nostra patente
+di franchigia. Chi mai vi contraddica, proverà le conseguenze
+della gravissima collera e dell’odio del Senato,
+ed inoltre sarà obligato a pagare cento libbre d’oro per
+la restaurazione delle mura della Città: anche dopo il
+pagamento dell’ammenda questo privilegio continuerà
+nulladimeno a serbare il suo vigore»&#8205;<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+</p>
+
+<p>
+In tal guisa la pace dell’anno 1235 pose fine ad
+una delle più ardue guerre che la Republica di Roma
+abbia sostenuto contro la signoria pontificia. Non per
+questo perdette essa la sua autonomia, ma fu nuovamente
+ridotta entro a que’ limiti che imposto le aveva
+Innocenzo III. Cadde a vuoto il tentativo di assoggettare
+il clero alla legge civile e di sottomettere il distretto
+urbano alla giurisdizione del Campidoglio. La signoria
+temporale del Papa durò per l’aiuto che a lui diede
+l’Imperatore, e la città di Roma continuò come prima
+ad essere vittima della grandezza del Pontificato&#8205;<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span></p>
+
+<h3 id="cap5-9">CAPITOLO QUINTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap5-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Federico II in Germania e in Italia. — Ei risolve di
+romper guerra contro la federazione lombarda. — I Comuni
+ed il Papa. — Lega delle città umbre e toscane. — Quale
+idea si formasse il Papa del suo diritto di signoria sull’Italia e
+sul mondo. — Titolo di proconsole de’ Romani. — Pietro
+Frangipane. — <i>Johannes Poli</i> e <i>Johannes Cinthii</i>, senatori. — Torna
+il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il
+carroccio milanese a Roma. — <i>Johannes de Judice</i>, senatore.</span></h4>
+
+<p>
+Era omai trascorso un anno dacchè Gregorio IX
+trovavasi esiliato in Tuscia; e due altri ancora ei dovette
+rimanerne in bando ad onta di quella pace, imperocchè
+nella turbolenta Roma non avrebbe trovato un sol momento
+di tranquillità. Soggetto di odio e di discordia
+ve n’era abbastanza; e Federico soffiava in quel fuoco
+per opporre al Pontefice impedimenti nelle sue relazioni
+colla lega dei Lombardi. La ribellione di re Enrico aveva
+costretto l’Imperatore nell’estate dell’anno 1235 ad
+andarne in Alemagna, dove il figlio suo, povero acciecato,
+gli si arrese prigioniero: ed egli poi nel Luglio si
+sposò per la terza volta, menando in moglie Isabella
+d’Inghilterra, e così s’alleò con quella potenza che era
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+stata appoggio dei Guelfi. Nel soggiorno che fece per
+più di un anno in Germania, Federico vi ordinò felicemente
+le cose; indi tornò in Italia per castigare i Lombardi.
+Era allora all’apogeo della sua potenza. Italia (così
+scriveva al Papa) è retaggio mio, e tutto il mondo lo
+sa&#8205;<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>. Questa orgogliosa parola dell’Imperatore conteneva
+un vero manifesto onde si proclamava la rottura
+dei principî stabiliti a Costanza e ad Egra: Federico II
+voleva fare di tutta la penisola una sua monarchia.
+</p>
+
+<p>
+La pazienza di lui era giunta agli estremi. Negoziati
+lunghi, in cui il Papato aveva sempre parteggiato
+per i Lombardi, non avevano fatto che accrescere la
+baldanza delle città. Quei borghesi audaci tagliavano le
+comunicazioni fra Italia e Alemagna, impedivano che
+si raccogliessero le Diete nelle città dell’Italia superiore,
+e non permettevano che milizie tedesche valicassero
+più i passi delle Alpi. Era troppo per l’orgoglio
+del grande Imperatore. Quand’ei montò a cavallo per
+marciare su Mantova e incominciar la guerra contro
+i federati, impugnata la bandiera imperiale, sclamò: «Il
+pellegrino può correr liberamente per tutto il mondo,
+ed io non potrò muovermi entro a’ confini del mio Impero?»
+Convinto in buona fede del suo diritto imperiale,
+Federico II intraprese pertanto la lotta contro
+quella medesima lega lombarda, cui era soccombuto
+l’avo suo. Un’idea di legittimità, un errore di tragica
+grandezza demolì la sua casa gloriosa. Forse che la
+savia moderazione del Barbarossa non è messa in miglior
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+rilievo dal fallo del nipote suo, il quale, quantunque
+fosse uomo di genio, volle resistere alla corrente
+del secolo e ne fu travolto? Nei Comuni si racchiudeva
+il germe della vita futura del mondo; in essi, non più
+nell’Impero, si accoglieva il principio della civiltà;
+la loro vittoria si conveniva all’indole del tempo, e
+soltanto per ragione di loro trionfava anche il Papato,
+perciocchè la Chiesa (parimenti che nel secolo
+duodecimo) si facesse protettrice della cittadinanza e
+delle sue libertà, così che da quelle fonti di potenza
+conforme all’età nuova attingeva ella eziandio forze di
+novella gioventù. Nella gran lotta di principî che ora
+stava per riardere, l’oggetto più prossimo e veramente
+pratico si era il rapporto d’investitura delle città coll’Impero,
+ma l’intento più elevato era l’autonomia della
+nazione italiana, che non voleva più chinare il capo alle
+pretese degl’Imperatori tedeschi affermanti che la penisola
+era loro retaggio. Accanto ai Comuni si collocava
+il Papato fattosi potenza nazionale, combattente pel
+fondamento temporale della sua podestà, per quello
+Stato italico della Chiesa che esso espressamente teneva
+come simbolo della sua signoria universale&#8205;<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>; combattente
+per affrancarsi dall’autorità dello Stato; bramoso
+di far piegare l’Impero sotto il tribunale della
+santa Sede e di ridurre in essere le sue temerarie pretese
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+di quella universale dominazione. Le Republiche
+cittadine somministrarono ai Pontefici pretesti e modi
+di pugnare per la causa loro propria, che in fondo nulla
+aveva di comune colla cittadinanza italiana, ma che vi
+si era associata strettamente per il principio di nazione.
+</p>
+
+<p>
+Tutta Italia prese parte alla nuova lotta dell’Impero
+colla Chiesa: ed invero le due potenze miravano
+entrambe alla signoria d’Italia; quello coll’idea ghibellina
+di unità monarcale, questa coll’idea gerarchica
+che trovava suo sostegno nell’intento guelfo della independenza
+nazionale. Ognor sempre il centro di gravità
+della storia posava in Italia, patria di quei contrasti che
+continuamente commossero la gente umana. Le guerre
+che disertarono la bella contrada, formarono la grandezza
+politica della sua vita medioevale: i tempi gloriosi,
+le bellissime geste dell’amor patrio italiano appartengono
+all’età della casa Sveva; e il genio civile degli
+Italiani, sentimento gagliardo che si svolse nelle loro
+federazioni, fenomeno di civiltà splendidissimo ma troppo
+rattamente passeggero, non sopravvisse all’epoca degli
+Hohenstaufen. Tosto dopo le grandi idee dei Guelfi e dei
+Ghibellini si convertirono in partiti astiosi, meschini e
+locali, di nobili e di cittadini; e le magnifiche Republiche
+in ultima diventarono preda di tiranni ereditarî,
+che non conobbero nemmen per nome che cosa fossero
+onor di nazione e amore di patria.
+</p>
+
+<p>
+Se Federico II avesse potuto ridurre a soggezione
+i Lombardi, egli avrebbe riunito Italia sotto al suo
+scettro. Perciò i Papi furono gli alleati naturali di
+quella federazione, che, dopo la perdita degli ajuti normanni
+di Sicilia, fu tenuta in conto di baluardo unico
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+della Chiesa. Appoggio trovarono i Pontefici anche nella
+lega delle città tusche e umbre, dove la guelfa Firenze,
+eterna nemica dell’unità italica, dove Orvieto, Viterbo,
+Assisi e Perugia (continuo asilo dei Papi a questa età)
+prestarono loro inapprezzabili servigî&#8205;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. Con grande
+cautela e senza apertamente ledere il diritto, Gregorio
+si pose all’opera: con pari prudenza si condusse l’Imperatore.
+Ancora l’uno temeva la potenza dell’altro; ma
+nulla poteva impedire che tornasse a scoppiare aperta
+guerra fra avversarî, di cui l’uno intendeva restaurare
+l’autorità imperatoria antica, e l’altro continuava ad
+affermare che, di diritto ecclesiastico e di ragion civile,
+l’<i>Imperium</i> apparteneva alla santa Sede.
+</p>
+
+<p>
+«Re e Principi», così scriveva Gregorio IX a Federico
+II, «Re e Principi s’inginocchiano a’ piedi dei
+preti, e gli Imperatori cristiani devono subordinare le
+loro azioni non soltanto al Pontefice romano, ma eziandio
+agli altri ecclesiastici. Iddio riservò a sè solo di giudicare
+la santa Sede, alla cui sentenza sottopose l’orbe
+nelle cose tutte celate e manifeste. E tutto il mondo sa
+che Costantino monarca universale, col beneplacito del
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+Senato e del popolo della Città e di tutto l’Impero romano,
+dichiarò essere di ragione giuridica che il Vicario
+del Principe degli Apostoli, come signore del sacerdozio
+e delle universe anime nell’impero del mondo, debba
+tenere la signoria di tutte le cose terrene e dei corpi degli
+uomini. Reputò dunque Costantino, che quegli cui
+il Signore affidò l’autorità del cielo in terra dovesse
+altresì governare da giudice nelle cose temporali; e
+perciò ei diede in perpetuo al Papa romano le insegne e
+lo scettro imperatorio, e la Città col suo Ducato intero,
+che tu col tuo oro tenti sedurre a danno nostro, e l’Impero.
+Reputò essere empia cosa che il giudice mondano
+esercitasse autorità là dove l’Imperatore dei cieli ha
+collocato il capo della religione cristiana universale; e
+pertanto affidò Italia al reggimento del Pontefice, per
+sè cercando una residenza in Grecia. Di là la santa Sede
+trasferì l’Impero ai Tedeschi nella persona di Carlo (che
+umilmente tolse sulle sue spalle una soma troppo grave
+per la Chiesa romana); ma se il Papa colla coronazione
+e colla consecrazione affidò ai tuoi predecessori ed a te
+il tribunale dell’Imperio e l’autorità della spada, nulla
+però rimise del suo diritto di signoria suprema: e tu
+offendi questo diritto del Papa, e non meno offendi il
+tuo onore e la tua fede, poichè non veneri chi è creator
+tuo»&#8205;<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In presenza di dottrine così esagerate, è lecito, senza
+far onta alla giustizia, di dar colpa ai soli Imperatori di
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+quella grande scissura? Se Gregorio IX apertamente
+dichiarava che al Papa competeva la monarchia universale,
+che il possedimento dello Stato ecclesiastico non
+ne era altro che segno simbolico, puossi far meraviglia
+che Federico II imprendesse a distruggere questo simbolo
+pericoloso?
+</p>
+
+<p>
+Nell’estate l’Imperatore bandì un’adunanza a Piacenza
+di legati di tutte le città: non vennero però i
+Romani, che a buon diritto erano ancora seco lui irritati,
+onde Federico li rimproverò chiamandoli gente degenere,
+e gettando loro in faccia che Milano, la tracotante
+nemica dell’Impero, fosse adesso maggiore di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>.
+Ogni qualvolta gli Imperatori ebbero bisogno di lei,
+adularono la Città colle ricordanze della sua grandezza
+vetusta, come se la maestà dell’Impero fosse pur sempre
+in essa raccolta. E Federico fece perfino appello alla
+vecchia <i>Lex Regia</i> per derivarne un’autorità giudiziaria
+universale onde il popolo romano lo avesse investito: a
+quel titolo ei ricorreva, mentre il Papa faceva discendere
+i suoi diritti signorili su Roma, su Italia e sull’Occidente
+dalla favoleggiata umiltà di Costantino, e mentre
+dalla podestà assoluta di Cristo voleva ricavare la sua
+suprema autorità di giudice degl’Imperatori e dei Re&#8205;<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+Giusto poi in questo tempo la nobiltà romana a’ suoi
+predicati ne aggiungeva ancora un altro di antico. Nobiluomini
+si appellavano «proconsoli dei Romani»; nè
+credevano con questo di dar nel ridicolo, ma con seria
+gravità se ne fregiavano allorchè nella Città o nella provincia
+avevano sostenuto qualche alto officio di magistrato,
+o s’eran seduti da podestà nel palazzo comunale
+di qualche Republica, o avevano governato da rettori
+qualche terra pontificia. Ed invero, dopo di Innocenzo III,
+il teatro, dianzi troppo ristretto per l’ambizione della nobiltà,
+aveva raggiunto maggiore estensione, poichè talvolta
+i Papi mandavano gentiluomini romani da legati
+in una provincia a tenerne governo nelle cose civili, e
+poichè, ancor più sovente, nobiluomini erano chiamati
+ad officio di podestà nelle città della media Italia. Durava
+per verità ancora in uso il vecchio titolo di <i>Consul
+Romanorum</i>, onde i nobili s’erano ornati quando avevano
+formato fra loro una corporazione politica ostile al
+Comune; ma, dopo che furono scomparsi i Consoli governatori
+del Comune e giacchè consoli pur si appellarono
+i presidi delle maestranze, quel titolo perdette
+del suo valore ragguardevole che adesso si trasfuse nell’altro
+di proconsole, proprio esclusivamente dell’alta
+nobiltà. Nè è cosa inverosimile che oltracciò i più illustri
+ottimati cominciassero ad assumere cotal predicato
+come significazione di una dignità effettiva nel
+Senato, dove può darsi che venissero formando una specie
+di «Camera di Pari»&#8205;<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>. Dopo i primi trent’anni
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+del secolo decimoterzo, il loro titolo nuovo fu accettato
+officialmente dai Papi e dall’Imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Capo della fazione imperiale era allora Pietro Frangipane,
+figlio di Emanuele e nipote di Odone. Si rimproverò
+a Federico di aver corrotto quel Proconsole ed
+altri nobiluomini per destare turbolenze che nuovamente
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+presero forma di guerra civile. Però la parte pontificia
+aveva un valido appoggio nel Senatore, onde prese
+d’assalto e atterrò la <i>Turris Cartularia</i>, rocca dei Frangipane
+prossima all’arco di Tito, per guisa che Pietro
+non trovò altra salute che nella fuga&#8205;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>. La calma si era
+appena ristabilita nel Marzo dell’anno 1237, quando la
+rielezione di Giovanni de Poli a senatore (avvenne nel
+Maggio) die’ causa a tumulti nuovi, perciocchè a quello
+la fazione popolare contrapponesse <i>Johannes Cinthii</i>,
+aderente dell’Imperatore. Le fazioni si azzuffarono nella
+Città, finchè il Poli, assediato nella torre de’ Conti, capitolò
+e aderì che il suo emulo tenesse la carica di senatore&#8205;<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>.
+<i>Johannes Cinthii</i> represse colle armi la parte
+avversa, tenne vigilate le porte della Città, e cercò di
+impedire il ritorno del Pontefice che una parte dei
+Romani, stanchi di quella vita, chiedeva ad alta voce.
+Un assalto che si mosse al Campidoglio lo costrinse
+finalmente a cedere, ed allora <i>Jacobus Capocci</i>, figlio del
+celebre Giovanni e fratello di Pietro cardinale, fu mandato
+a Viterbo perchè invitasse Gregorio IX a tornarsene.
+Capitò infatti il Papa nell’Ottobre dell’anno 1237,
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+fu accolto dal popolo colle solite acclamazioni di giubilo,
+e lo stesso Senatore uscì solennemente ad incontrarlo&#8205;<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>.
+Alcune navi vennero recando vino e grano alla Città che
+sofferiva di fame, e preti distribuirono quelle provvigioni
+un tanto per ogni regione: il suo ritorno e la conciliazione
+con Roma costarono così al Papa più di diecimila libbre
+di denaro contante. La miseria cresceva nella Città; già
+Innocenzo III era stato costretto a introdurre novellamente
+le largizioni di denaro e di grani, per marchi come
+in antico; e il suo Biografo, parlando di una carestia,
+dice che omai si contassero ottomila accattoni publici&#8205;<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>.
+V’era poi in Roma una numerosa plebe di nobili, carichi
+di debiti e impoveriti, che formavano l’elemento
+essenziale delle rivoluzioni civiche; e in generale il
+popolo era ridotto a tale stremo da non poter tollerare
+in lungo la assenza della Curia pontificia che ne allontanava
+dalla Città le ricchezze; e forse è vero quel
+che si narra, che i Romani, felicitati del ritorno di Gregorio
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+IX, promulgassero un Editto, ove si decretava che
+nessun Pontefice potesse per lo avvenire abbandonar più
+la Città&#8205;<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo Federico II aveva combattuto e vinto
+in Lombardia. Nel Novembre dell’anno 1236, presa
+d’assedio Vicenza, ne aveva fatto signore l’audacissimo
+capo dei Ghibellini, Ezzelino, figlio di Ezzelino il monaco.
+In quell’istesso inverno le cose di Austria lo avevano
+richiamato in Alemagna, dove Corrado suo secondo
+figliuolo era stato eletto a re dei Romani, in vece del
+repudiato Enrico. Ma tornato l’Imperatore in Italia nell’autunno
+dell’anno 1237, dopochè Ezzelino omai nel
+Febbrajo era entrato nella poderosa Padova, Mantova in
+Ottobre si arrendeva; la celebre vittoria di Cortenuova,
+ai 27 di Novembre, vendicava la sventura di Legnano, ed
+ivi gli Imperiali schiacciavano le prodi milizie di Milano
+gridando: <i>Miles Roma! Miles Imperator!</i> Ancora una
+volta l’Impero trionfò; e sul campo sanguinoso di Cortenuova
+tutto parve perduto per le cittadinanze italiane,
+il frutto della pace di Costanza e quanto avevano guadagnato
+in un secolo intiero. A Cremona l’Imperatore fece
+la sua entrata col conquistato carroccio dei Milanesi,
+ch’era tratto da un bianco elefante, in quello che il
+Podestà prigioniero, Pietro Tiepolo figlio del Doge di
+Venezia, stava esposto agli sguardi del popolo, incatenato
+all’antenna del carroccio. Ambasciatori romani furono
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+testimonî del trionfo dell’Imperatore; eran venuti ad
+annunciargli il ritorno del Pontefice, ed egli affidò loro
+l’incarico di agire a Roma secondo i suoi intenti.
+</p>
+
+<p>
+Come un Cesare antico, nell’orgoglio della sua vittoria,
+Federico mandò al popolo romano gli avanzi del carroccio
+milanese con molte insegne conquistate, affinchè
+li custodisse come trofei in Campidoglio. Durante il medio
+evo il carroccio si tenne in conto di palladio delle
+città. Un carro riccamente ornato e trascinato da buoi,
+su cui si erigeva l’antenna della bandiera coll’imagine
+dorata di una croce e con suvvi appesa una campana,
+veniva condotto nel mezzo delle battaglie come simbolo
+sacro della Republica, ed era vigilato da una schiera
+eletta di guerrieri, devoti a difenderlo fino alla morte:
+la sua perdita pareva sventura orrenda e massima delle
+vergogne che toccar potessero all’onore di una città&#8205;<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>.
+Federico accompagnò lo strano donativo con una lettera
+ai Romani, scritta nello stile di un trionfatore de’ vecchi
+tempi, e con alcuni versi pomposi, cui avrà composto
+qualche poeta di corte del suo campo&#8205;<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con profondo dolore il Pontefice vide l’ingresso di
+quei trofei della vittoria riportata dall’Impero sulla
+lega lombarda; ma non potè impedire al partito imperiale
+che ne facesse solenne accoglimento in Roma, od
+altrimenti temette di provocar Federico con cui non
+peranco era venuto allora a rottura: e lo stesso Imperatore
+gli significò il suo trionfo in una lettera, il cui
+tenore e il cui linguaggio devono averlo acerbamente
+punto&#8205;<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>. Le spoglie di Milano furono collocate in Campidoglio
+sopra colonne antiche che in gran fretta si
+rizzarono&#8205;<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>; ed a memoria del dono imperiale si
+scrisse un’epigrafe in marmo che oggidì ancora leggesi
+nel palazzo dei Conservatori dov’è custodita, infissa
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+nella parete sopra la scala&#8205;<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>. Di tal guisa i Romani
+del medio evo decoravano con segni di vittoria il loro
+Campidoglio dai muscosi marmi: peraltro quei trofei,
+la campana del Comune, la catena ossia sbarra di una
+porta di Tusculo, e di altre di Tivoli e di Viterbo, e
+finalmente le ruote di un carroccio, avrebbero fatto
+ridere (se gli avessero veduti) gli antichi conquistatori
+del mondo.
+</p>
+
+<p>
+La parte imperiale riacquistò in Roma un istante di
+sopravvento, lorquando il Pontefice nel Luglio del 1238
+fu ritornato ad Anagni&#8205;<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>. E poichè talvolta, dopo
+d’allora, trovansi in Roma due Senatori, ei conviene credere
+che la fazione ghibellina vi elevasse uno dei suoi;
+ciò che diventò più tardi regola consueta&#8205;<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>. Tuttavia
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+i Guelfi tennero così salda resistenza, che Gregorio IX
+potè nell’Ottobre far ritorno, e costringere all’obbedienza
+i suoi avversarî. Uscirono d’officio Giovanni di
+Poli e <i>Oddo Petri Gregorii</i>, che fin allora erano stati
+senatori, e <i>Johannes de Judice</i> fu dalla fazione pontificia
+eletto senatore unico&#8205;<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. Esordì egli nel suo governo
+usando di grande energia contro i Ghibellini, e ne
+distrusse le torri: così più d’un bel monumento dell’antichità,
+e, pare, anche una parte del palazzo dei
+Cesari, andarono distrutti&#8205;<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il
+Papa lo scomunica e gli dichiara la guerra (1239). — Federico
+in gran collera scrive a’ Romani. — Suo manifesto ai
+Re. — Manifesto avverso del Pontefice. — Condizioni difficili di
+Federico II che combatte contro l’indirizzo del suo tempo. — Contraddizioni
+nella sua indole. — Impressione che le sue lettere
+fanno sul mondo. — La Curia romana è odiata per le sue
+estorsioni di denaro. — Come si ordinassero i partiti combattenti. — Federico
+muove guerra contro lo Stato ecclesiastico.</span></h4>
+
+<p>
+La vittoria di Cortenuova non produsse le conseguenze
+che se ne sarebbero aspettate. Per vero dire gli
+atterriti Milanesi ed altre città avevano offerto reverenza
+assoluta alla podestà imperiale e vassallaggio,
+avevan promesso di rinunciare agli articoli della pace
+di Costanza e di sciogliere la lor federazione, ma l’Imperatore
+acciecato chiedeva che gli si dessero a mercè,
+ed allora i generosi cittadini prendevano la risoluzione
+magnanima di difendere la loro dignità fino all’ultimo
+uomo. La resistenza delle città salvò ancora una volta il
+Papato, e in breve l’Imperatore (che agli Italiani parve
+essere un despota efferato) vide la fortuna volgergli le
+spalle. Perfino la spedizione di Corrado re, nel Luglio
+1238, non seppe costringer Brescia ad arrendersi;
+quegli eroici cittadini sostennero lungamente un assedio
+crudelissimo, a tale che l’Imperatore fu costretto a ritirarsi
+con nocumento della maestà sua. E adesso per
+istanza del Papa anche le grandi città marittime di
+Genova e di Venezia conchiudevano alleanza, in quello
+che a Roma tornava a dominare il partito guelfo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto questo, in presenza di sì grave pericolo, indusse
+Gregorio per la seconda volta a entrare in lotta
+contro il suo potente avversario, e a prendere apertamente
+le parti dei Lombardi. In un momento che
+pareva faustissimo, egli ruppe la più acerba delle
+guerre fra la Chiesa e lo Impero, e lasciò ai suoi successori
+l’impresa di continuarla. Per la seconda volta
+con temeraria risolutezza ei giocò una partita di cui
+lo Stato ecclesiastico era la posta. Ai 24 di Marzo
+del 1239 (e sì che non ne aveva effettiva ragione) scomunicò
+nuovamente l’Imperatore, senza che adesso i Romani
+gli dessero briga; e con un suo manifesto annunciò
+alla Cristianità l’anatema di Federico, e ne sciolse
+dal giuramento i sudditi. Raccolto con laboriosa cura
+un catalogo lungo dei delitti onde incolpava l’Imperatore,
+vi pose in primo capo la accusa che questi avesse
+eccitato la città di Roma a rivoltarsi contro la Chiesa.
+L’asserzione non era senza fondamento; solamente il
+Papa dimenticava che nell’anno 1234 chi aveva salvato
+la signoria della santa Sede su Roma era pure stato Federico&#8205;<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lorquando l’Imperatore ebbe a Padova ricevuto la
+inattesa novella che il Papa gli dichiarava guerra,
+congregò intorno al suo trono un parlamento, e fece
+che Pietro suo cancelliere in una splendida orazione
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+spiegasse il diritto suo e il torto di Gregorio; indi
+diffuse suoi manifesti pel mondo, ed ai Romani con
+istizza rimproverò di non avere impedito il Pontefice
+nella sua opera sconsigliata. «Ci addolora», così scrisse
+loro, «che proprio nella Città il Prete romano si sia
+tolta licenza di calunniare temerariamente l’Imperatore
+di Roma, il protettore della Città, il benefattore del
+popolo, senza che i cittadini vi abbiano opposto contrarietà:
+ci addolora che in tutta la progenie di Romolo,
+in mezzo a tutti i nobili ed ai Quiriti, fra tante migliaia
+di gente, nemmanco un sol uomo abbia alzato
+una voce di riprovazione dell’ingiuria fattaci: e sì che
+di fresco Noi avevamo pure aggiunto alle spoglie degli
+antichi trionfi della Città i trofei nuovi delle nostre
+vittorie.» Ed esortava il popolo romano, sotto minaccia
+del suo sdegno, a levarsi unanime per vendicare
+un’onta comune e per difendere l’Imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In quel dì medesimo Federico mandò ai Principi
+tutti della Cristianità lettere di maggiore importanza,
+nelle quali colla penna di Pier delle Vigne si difendeva
+dalle accuse del Papa; diceva delle offese che avea
+ricevuto dalla morte di suo padre in poi; dichiarava
+Gregorio IX essere un prete ambizioso e avaro, profeta
+falso, del Papato indegno; eccitava i Principi ad insorgere
+tutti quanti uniti contro le sue oltracotanze; faceva
+appello a un Concilio che avrebbesi dovuto convocare&#8205;<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Venne su dal mare una bestia carca dei nomi
+dell’abbominazione; ha artigli di orso, gola di leone,
+corpo come di pantera. Spalanca le fauci per vomitare
+bestemmie contro il nome del Signore, nè posa di scagliare
+strali nefandi contro il suo tabernacolo ed i
+Santi del cielo.» Con tali similitudini tratte dall’Apocalisse
+Gregorio IX faceva proemio al manifesto con
+cui, addì 21 di Giugno, rispose all’altro dell’Imperatore.
+Quella celebre enciclica, in cui l’odio violento si ammanta
+della pompa orientale di linguaggio dell’antico
+Testamento, è uno dei più memorandi monumenti della
+gran lite combattuta fra il Papato e l’Impero, della
+superbia romana e delle passioni dei preti ebri d’ira,
+dei loro oracoli tonanti, della loro veemente energia.
+In quella scrittura Gregorio IX tentava di confutare
+tutte le querele di Federico, ma qui eziandio per la
+prima volta lo tacciava di avere attentato anche contro
+la podestà spirituale, e lo marchiava publicamente di
+ateismo&#8205;<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dall’una parte la nuova posizione che il Papato
+aveva ottenuto colla fondazione dello Stato ecclesiastico
+creato da Innocenzo, dall’altra la posizione nuova che
+la casa di Hohenstaufen aveva acquistato in Italia col
+possedimento ereditario di Sicilia, erano diventate, oltre
+alla questione di Lombardia, le ragioni pratiche della
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+formidabile guerra: lo Stato della Chiesa non era solamente
+espressione dell’indirizzo guelfo e nazionale del
+Pontificato, ma altresì, e massimamente, della sua podestà
+civile; Sicilia poi era fondamento dell’idea imperiale
+e ghibellina. I Papi volevano essere signori veri
+di questo reame; l’Imperatore invece lo svincolava dal
+suo legame di feudalità verso la Chiesa: i Papi attraversavano
+i suoi progetti, e, alleati col partito guelfo e nazionale,
+miravano a distruggere i piani dell’Hohenstaufen,
+rivolti a unire Italia in un accentramento. Per tali
+ragioni, più acre di prima si riaccendeva la lotta fra
+la novella monarchia pontificia fondata da Innocenzo III
+e la nuova monarchia imperiale; e la disputa antichissima
+fra la tiara e la corona crebbe con grandezza spaventosa,
+specialmente assumendo forma di contrasto fra
+il mondo politico e quello ecclesiastico. Quel dissidio,
+spinto all’apice massimo, conveniva risolverlo combattendo
+fino agli estremi. Per Federico II trattavasi di
+separare la podestà civile da quella ecclesiastica, di torre
+al Pontefice qualsiasi influenza politica, di strappare alla
+Chiesa il suo possedimento temporale. La separazione
+di quelle due podestà era la grande dottrina bandita dai
+Ghibellini; su di essa riposavano tutte le libertà civili
+e politiche, la libertà di coscienza dell’uomo individuo,
+lo sviluppo tutto quanto della civiltà umana. Federico
+II fu che proclamò questo grande principio; e in esso
+stette riposta la riforma sua, per giungere alla cui meta
+egli fece appello all’Europa: se non potè vincere, la
+cagione massimamente ne fu perchè la cittadinanza e il
+sentimento popolare stavano col Papato, e l’idea monarchica
+non era ancora pervenuta in Europa a maturità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+</p>
+
+<p>
+Se il grande rappresentante dei diritti civili, che
+chiamava i Re in suo aiuto, avesse avuto l’appoggio
+della cittadinanza, fin da allora il Papato sarebbe stato
+schiacciato: se le idee degli eretici evangelici avessero
+potuto penetrare nell’indole di quell’età, gli elementi
+sparsi dell’eresia si sarebbero fin d’allora raccolti in
+un solo intento di riforma, e avrebbero agito di conserva
+colla foga di un torrente impetuoso. Ma Federico,
+imperatore legittimo, era il nemico della democrazia;
+anch’egli bruciava sui roghi gli eretici, nè in lui
+allignava il genio di una riforma quale fu concepita nei
+secoli che vennero dopo: l’umanità non poteva esserne
+compresa in un tempo ch’era tutto quanto dominato
+dal dogma del Pontificato, dall’Inquisizione e dagli entusiasmi
+di Francesco e di Domenico: in un tempo
+in cui un vanitoso frate dei Predicatori, pari a Pietro
+di Amiens e a Folco di Neuilly, riportava trionfi di eloquenza,
+e colla forza della parola in breve ora riconciliava
+parecchie migliaia di cittadini fieramente guerreggianti
+fra sè, e faceva piangere nient’altri che un
+Ezzelino, ed era tenuto da città poderose per loro oracolo
+e legislatore&#8205;<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>: in un tempo nel quale Federico
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+stesso promulgava nefandissimi editti contro gli eretici,
+e con ingenuità senza critica, mentre ferveva la sua
+guerra contro il Papa, teneva in conto di verità la
+similitudine dei due astri del cielo, un maggiore e
+l’altro minore, simboleggianti il Sacerdozio e l’Impero.
+L’indole del suo tempo, più che quella sua propria,
+spiega gli strani contrapposti che s’accolsero nell’animo
+di questo grande Imperatore: scomunicato imprendeva
+una Crociata; banchettava all’istessa mensa Saraceni
+e Vescovi; faceva ardere Minoriti e Domenicani
+perchè erano amici del Papa, ed eretici perchè ne erano
+nemici; si faceva ricevere solennemente nella congregazione
+dei Cisterciensi di Casamari, e di sua mano
+propria coronava a Marburgo il cadavere della santa
+Elisabetta; come Arnaldo da Brescia proclamava essere
+cosa anticristiana la ricchezza della Chiesa, eppure i
+suoi Regesti sono pieni di diplomi benefici largiti a
+chiese e a monasteri, e di lettere di immunità concesse
+alla giurisdizione vescovile.
+</p>
+
+<p>
+Un Cronista inglese ha descritto con vivi colori
+l’impressione che i manifesti di Federico produssero in
+Alemagna, in Inghilterra ed in Francia. La nazione britanna
+era punta sul vivo del non naturale rapporto di
+feudalità in cui si trovava posta colla santa Sede, della
+condanna che il Papa aveva scagliata contro la <i>Magna
+Charta</i>, finalmente dello svergognato saccheggio che
+facevasi del suo patrimonio con prebende romane, con
+decime ecclesiastiche e con tributi imposti per le Crociate.
+Federico (dicevano gli Inglesi), combattendo Ottone
+IV, ha prestato al Pontefice maggiori servigî di
+quelli che costui gli apponga a debito. Eretico non
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+si mostra, ed al Papa scrive con cattolica umiltà; bensì i
+Romani son la sanguisuga perpetua della Chiesa inglese,
+laddove l’Imperatore non ci ha mandato mai barattieri,
+nè predoni delle nostre entrate&#8205;<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. E tuttavia lo stesso
+Storico confessa che l’efficacia dell’enciclica papale
+fu assai grande, e sminuì di tanto l’impressione del
+manifesto dell’Imperatore, che la Cristianità si sarebbe
+sollevata contro di lui, come contro a nemico della
+Chiesa, se l’avarizia della Curia romana non le avesse
+scemato la reverenza dei popoli. Il giudizio del mondo
+era scisso, ma i Re vedevano di buon grado l’indebolimento
+dell’Impero, e, ad onta delle contrarietà dei
+Vescovati dissanguati e messi a disperazione, il denaro
+della Cristianità fluiva sempre novellamente negli scrigni
+del Laterano. Nè molto andò che, senza alcun risultamento,
+Federico II si dolse con Enrico III cognato
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+suo, perciocchè permettesse che in Inghilterra si facessero
+le collette onde il Papa ricavava la moneta da far
+guerra contro di lui&#8205;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La Bolla della scomunica fu per vero dire publicata
+in Francia ed altresì in Inghilterra senza che vi trovasse
+contrarietà, ma Gregorio IX non vide alcun Principe
+pronto a servirgli da antirè contro un grande Imperatore
+da cui emanava pel mondo un vivissimo splendore
+di maestà riverita. D’altro canto non venne nemmanco
+in mente a Federico II di levare un antipapa. L’unità
+e la fortezza che Innocenzo III aveva infuse alla Chiesa
+rendevano impossibile uno scisma. La decisione della
+lotta dipendeva allora essenzialmente dalla lega lombarda;
+nell’Italia settentrionale Milano e Bologna facevano
+da trincee ancor salde del Papato; Genova e Venezia
+avevano conchiuso fra loro alleanza; Azzo di Este, il
+Conte di San Bonifacio, Paolo Traversari a Ravenna e
+Alberico da Romano (fratello di Ezzelino, aveva disertato
+la causa dell’Imperatore) erano i capitani dei Guelfi;
+delle città umbre e tusche la massima parte teneva
+le parti del Papa. Con Federico pugnavano Ezzelino,
+Padova, Vicenza e Verona; gli erano alleate altre città,
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+come Ferrara, Mantova, Modena, Reggio e Parma; e
+con lui stavano il vecchio Salinguerra, che presto abbandonava
+la scena del mondo, e i margravî Palavicini
+e Lancia: Enzo, suo giovine figlio bastardo, re di Torre
+e di Gallura in Sardegna, creato vicario dell’Impero
+in Italia, cominciava adesso la sua breve ma splendida
+vita politica.
+</p>
+
+<p>
+Fallite che furono le mediazioni di pace avviate dai
+Vescovi tedeschi, e morto a Roma (nel Luglio del 1240)
+Corrado gran maestro dei cavalieri Teutonici, i due
+avversarî entrarono in lizza. Federico volle tenere la
+Chiesa in solo conto di potenza politica a lui ostile,
+e intese a sradicarne l’organamento che essa s’avea
+dato dentro dello Stato. Con persecuzione senza pietà
+castigò nel reame di Sicilia le resistenze dei Vescovi e
+del clero inferiore; con morte, con carcere, con esilio
+punì i frati mendicanti cui pose al bando; dappertutto
+i beni della Chiesa incamerò o sottopose a tributo. Cotal
+sorte colpì segnatamente la ricca Abazia di Monte
+Cassino che fu secolarizzata completamente. E mentre
+l’Imperatore incaricava il figliuolo Enzo di impadronirsi
+della marca di Ancona, deliberava di portare egli
+stesso la guerra nello Stato della Chiesa, e di schiacciare
+il suo nemico dentro di Roma, sì come fatto avevano
+Enrico IV ed Enrico V. Pertanto avvenne che la
+Città ne acquistò importanza locale. L’Imperatore (così
+dicevasi alla corte di Gregorio IX), l’Imperatore ha
+giurato di far del Papa un accattone, di mettere il
+santuario al ludibrio dei cani, di tramutare il venerando
+duomo di san Pietro in una stalla da cavalli: minacce
+profetiche che Federico II (se è vero che le abbia pronunciate)
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+non addusse a compimento, ma che in tempi
+assai più tardi, sotto all’imperatore Carlo V, si verificarono
+alla lettera&#8205;<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap5-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">Le città dello Stato ecclesiastico si mettono dalla
+parte di Federico. — Questi pone il suo quartiere generale a
+Viterbo. — Condizioni disperate del Papa in Roma. — Per
+che ragione la Città si conservasse guelfa. — La grande processione
+di Gregorio IX commuove ad entusiasmo i Romani, i
+quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. — Armistizio. — Il
+Papa lo rompe. — Deserzione del cardinale Giovanni
+Colonna. — Gregorio IX bandisce un Concilio. — I
+preti prigionieri a Monte Cristo (1241) — I Tartari. — Negoziati
+di pace infruttuosi. — Un Anibaldi e Odone Colonna,
+senatori. — <i>Matheus Rubeus</i> Orsini, senatore unico. — Federico
+blocca Roma. — Gregorio IX muore nel 1241.</span></h4>
+
+<p>
+Nella primavera dell’anno 1240 Federico entrò nello
+Stato della Chiesa, dacchè aveva già apertamente dichiarato
+di volerlo unire novellamente all’Impero&#8205;<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>. Molte
+città dell’Umbria, della Sabina e di Tuscia gli apersero
+le porte; e benanco Viterbo (fino adesso alleata fidissima
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+del Papa che ne aveva restaurato le mura) disertò la
+causa della Chiesa, non tanto per affetto all’Imperatore,
+quanto per odio contro Roma, che teneva le parti del
+Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>. Eziandio Corneto prestò all’Imperatore
+omaggio, e nella Campagna la fazione ghibellina di
+Tivoli teneva relazioni con lui. A tutti i suoi fedeli Federico
+scriveva di essere stato lietamente accolto a Viterbo
+sua «camera» imperiale, e di aver ricevuto
+l’ossequio di tutte le città del territorio romano e della
+Maritima, nel tempo stesso che il figliuol suo Enzo teneva
+in suo potere la marca di Ancona. «Null’altro
+dunque mi resta a fare», così diceva, «se non se entrare
+trionfalmente nella Città, di dove tutto il popolo
+romano volge a me gli occhi; ed ivi restaurare la vetusta
+autorità imperatoria, e coronare di allori le mie aquile
+vittoriose»&#8205;<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. Ai Romani indirizzava lettere pompose
+a somiglianza di tanti altri Imperatori, antecessori
+suoi; prometteva la rinnovazione del loro splendore antico,
+e gli esortava a mandare senza tardanza alla sua
+corte i loro proconsoli Napoleone, Giovanni de Poli, Ottone
+Frangipane e Angelo Malabranca, affinchè egli potesse
+insignirli di dignità imperiali e di officî di governo&#8205;<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>.
+L’Imperatore stava innanzi alla sospirata
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+sua meta. Da Roma non lo separavano che due sole giornate
+di cammino; ed ivi la sorte di Gregorio IX, come
+in antico quella di Gregorio VII, dipendeva assolutamente
+dall’attitudine che avrebbero assunto i Romani.
+I Frangipani (già nell’anno 1239 l’Imperatore aveva
+fatto restaurare la loro torre posta presso l’arco di Tito,
+e aveva donato a Odone e ad Emanuele alcuni beni
+nel Napoletano), i Frangipani stavano alla testa dei
+Ghibellini&#8205;<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>; tuttavia la fazione pontificia teneva il
+sopravvento, perocchè i Conti, gli Orsini ed i Colonna
+durassero concordi dalla parte di Gregorio, per guisa
+tale che il Papa aveva potuto in santa pace tornarsene
+nel Novembre 1239 alla Città, e scagliare ancora una
+volta l’anatema su Federico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non giova far meraviglie del coraggio di quel vecchio,
+avvegnaddio ei fosse uomo che dalla vita aveva
+nulla a sperare, che non lasciava eredi, che personificava
+in sè il principio della sua Chiesa: per lo contrario
+strano parrebbe il contegno dei Romani, se non si riflettesse
+che avevano buoni motivi per istarsene col
+Pontefice anzi che coll’Imperatore. Se Federico II si
+fosse impadronito di Roma, egli avrebbe immediatamente
+abolito gli Statuti del Campidoglio e tramutato il Senatore
+in servo e balivo suo. A Roma la signoria del Papa
+era mite e debole; così non sarebbe stata quella dell’Imperatore,
+nemico mortale di ogni specie di autonomia
+cittadina, che a Viterbo aveva combattuto la Republica
+romana, che ad ogni istante poteva gettarla nuovamente
+in braccio del Pontefice. Tutto questo spiega perchè i
+Romani non profittassero di quelle opportunità per ribellarsi
+contro la dominazione della santa Sede, cui nell’anno
+1235 erano stati di mal animo costretti a sottomettersi.
+I patriotti s’erano uniti con Gregorio IX, per
+modo che le condizioni delle cose tornavano a fare del
+Papa il rappresentante vero dell’autonomia nazionale di
+Roma.
+</p>
+
+<p>
+Per fermo i Ghibellini si fecero più audaci allorquando
+le soldatesche dell’Imperatore si avanzarono fin
+sotto le porte di Roma; molte voci gridarono: «L’Imperatore!
+l’Imperatore! A lui vogliam dare la Città!»;
+e può darsi che Gregorio IX s’aspettasse finalmente la
+defezione di un popolo incostante, che già parecchie
+volte lo aveva discacciato. In quelle angustie, ai 22 di
+Febbrajo, ei tenne una processione solenne, nella quale
+furono recate in giro le reliquie della Croce e le teste
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+degli Apostoli, e trasportate dal Laterano al san Pietro.
+Fattele deporre sull’altar maggiore, Gregorio si tolse
+di capo la tiara, e posatala sovra quei teschi sclamò:
+«O voi, Santi, difendete Roma, che i Romani vogliono
+tradire!» Bastò questo a operare l’effetto bramato sulla
+moltitudine, cui è tanto facile commuovere con misteri
+e con scenate da teatro; molti Romani presero dalle
+mani stesse del Papa la croce contro l’Imperatore, come
+se questi fosse stato un pagano, un saraceno&#8205;<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>. Federico
+dalla vicina Viterbo si beffò del numero e della tempra
+di quei Crociati, che avrebbero dovuto sentire di
+quanto pesasse la sua ira allorchè fossero caduti in suo
+potere; ma Gregorio invece reputò fermamente che
+della repentina mutazione del popolo romano si dovesse
+il merito ad un miracolo del cielo&#8205;<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>. E l’Imperatore,
+il cui esercito era troppo sottile per poter assalire Roma
+con buon successo, si vide deluso nelle sue speranze, si
+ritirò nelle Puglie, e soltanto con lettere sfogò la stizza
+che provava contro i Romani.
+</p>
+
+<p>
+Venuta l’estate entrò nelle Marche, però senza recar
+danneggiamenti alla Campagna romana; e al Papa concesse
+financo un armistizio, tuttavia rifiutando di comprendervi
+i Lombardi: d’altro canto i Cardinali che instavano
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+per la pace (i moderati formavano fra loro un forte
+partito di opposizione) chiedevano che si congregasse
+un Concilio generale il quale decidesse della contesa. Ma
+frattanto il Papa riceveva una considerevole somma di
+moneta, e questa d’un tratto gli forniva agio di sostenere
+ancora per un anno le spese della guerra; perlochè
+disdisse l’armistizio, cui pur poco prima aveva
+egli stesso ricercato. Questo modo di agire destò grave
+malcontento in Roma. Il cardinale Giovanni Colonna,
+che era stato il mediatore di quella tregua, si tenne
+offeso nell’onore, e apertamente si pose adesso dalla
+parte dell’Imperatore, onde con lui ebbe principio l’indirizzo
+decisamente ghibellino della sua celebre casa.
+Giovanni, del titolo di santa Prassede, era il secondo
+cardinale che fosse uscito della famiglia Colonna: favorito
+di Onorio III, aveva tenuto parecchie volte l’officio
+di legato sotto Gregorio IX, ed ancor nell’anno 1239
+era stato mandato nella marca di Ancona per combattervi
+Enzo. Nel collegio dei Cardinali quel superbo e
+ricco principe romano era l’uomo sovra tutti ragguardevole.
+La sua deserzione non potè derivare da avarizia
+o da malignità; essa fu una protesta contro la politica
+incauta e ambiziosa di Gregorio, le cui passioni trascinavano
+la Chiesa in un pendio fatale&#8205;<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>. «Cotai segni»,
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+esclama lo Storico inglese, «rivelano chiaramente che
+la Chiesa romana ha tratto sopra di sè l’ira di Dio.
+E invero i suoi reggitori non si danno cura del bene spirituale
+del popolo, ma pensano soltanto ad impinguare
+la borsa: non cercano di guadagnare anime a Dio, ma
+di farsi ricche entrate, di opprimere i preti, e di torsi
+audacemente i beni altrui, a tale intento adoperando
+censure ecclesiastiche, usure, simonia e cento altri artificî»&#8205;<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la ribellione di un Cardinale, ebbe il Pontefice
+a sofferire un colpo ancor più fiero. Ai 9 di Agosto del
+1240, dall’Abazia di Grotta Ferrata, egli aveva bandito
+un Concilio con ordine che si raccogliesse nella prossima
+Pasqua, a Roma: il pensiero ne era partito in addietro
+dall’Imperatore, ma adesso Federico non poteva più
+aderire di assoggettarsi alla sentenza di un tribunale che
+prevedeva a sè ostile; adesso che le sue armi vittoriose
+lo avevano reso signore della massima parte dell’Italia
+superiore e media; adesso che il suo avversario era involto
+nelle estreme difficoltà, che a lui sorrideva la speranza
+di dettare da Roma le condizioni della pace. Pertanto
+l’Imperatore per iscritto proibì al clero di andare
+al Concilio; lo ammonì con grandissime istanze di non
+farlo, e ricusò di dare qualsiasi salvacondotto. Una lettera
+notevole scritta da un prete d’animo franco, contiene
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+una descrizione non certo lusinghiera per Roma, e
+dichiara i pericoli che il clero avrebbe incontrato nella
+Città. «Come potrete», diceva, «aver sicurezza in
+Roma, dove cittadini e preti ogni giorno si azzuffano a
+pro dell’uno, e contro dell’altro avversario? Il caldo
+v’è insopportabile, l’acqua putrida, il cibo cattivo e
+grossolano, l’aria grave che la si può serrare in mano,
+tutta piena di sciami di zanzare; il suolo brulica di
+scorpioni, gli abitanti vi sono sporchi e abbominevoli,
+malvagi e feroci. Il terreno di Roma, quant’è vasta,
+è cavo, e dalle catacombe popolate di serpenti esalano
+vapori velenosi e mortiferi»&#8205;<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma molti prelati di Spagna, di Francia e dell’Italia
+superiore non si smossero dall’idea di andare a Roma, non
+trattenendoli temenza di pericoli, nè gli ammonimenti
+ripetuti dell’Imperatore che aveva mare e terra in
+poter suo. Gregorio legato di Romania, Jacopo Pecorario
+cardinale di Preneste, e Ottone cardinale di san Nicolò
+li raccolsero tutti insieme a Genova, e il viaggio fu
+intrapreso sopra navi genovesi. Quei preti nutrivano una
+confidenza cieca, però tutto ad un tratto, all’altezza del
+promontorio di Meloria, videro venir loro incontro il naviglio
+della Republica di Pisa e la flotta siciliana parati
+a combatterli. La celebre battaglia dei 3 Maggio
+1241, combattuta presso alle isole di Monte Cristo e
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+di Giglio fu uno degli spettacoli più strani che si sieno
+mai visti sul mare. Più di cento prelati, cardinali, vescovi
+e abati furono testimonî tremanti di quel fiero combattimento,
+e insieme oggetto della pugna e bottino del
+vincitore. Le galee di Genova soffersero una rotta terribile;
+quali andarono sommerse colla loro gente d’arme
+e coi preti, quali (e furono la maggior parte) caddero
+prigioniere; e l’ammiraglio imperiale lietamente veleggiò
+colla fatta preda pel porto di Napoli. Gli sventurati
+prelati navigarono per tre durissime settimane,
+stretti in catene, sofferendo fame, sete e scherni dai rozzi
+marinai, finchè furono giunti alle carceri di Napoli e
+di Sicilia; ed ivi (così pianse il Papa con loro) appesero
+le loro arpe ai salici piangenti dell’Eufrate, ed aspettarono
+il giudizio di Faraone&#8205;<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa caccia di preti fe’ gran chiasso pel mondo;
+nè la Chiesa perdonò mai all’Imperatore quello che
+essa chiamò «empio attentato». A Faenza, testè conquistata,
+Federico ebbe l’annuncio del colpo maestro che
+lo sbarazzava del Concilio. La fortuna sorrideva alle sue
+bandiere; umiliata era Genova; Milano vinta dai fedeli
+Pavesi; presa Benevento; caduta l’eroica Faenza. Perciò
+Federico, invece che assediare Bologna, deliberò di
+muovere nuovamente contro Roma; laonde di novella
+fiamma arse la guerra fra Imperatore e Papa, e quanto
+fosse dannosa per Europa lo si vide proprio allora
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+che barbari feroci venienti d’Oriente con grande vergogna
+sua la aggredivano. Le terribili orde dei Tartari
+di Octai devastavano la Russia, la Polonia e le terre
+bagnate dal Danubio, rinnovando nell’Occidente latino
+lo spavento che in antico avevano incusso gli Unni.
+La Cristianità implorava salvamento dall’Imperatore e
+dal Papa, ma, con grande vitupero di entrambi, udiva a
+tutta risposta il Pontefice predicare la crociata contro
+l’Imperatore, e l’Imperatore protestare che penserebbe
+ai Tartari soltanto dopo che avesse costretto a pace
+il sommo sacerdote della Cristianità. Come Federico nel
+Giugno del 1241 fu entrato nelle terre spoletine, scrisse
+al Senato che aveva avuto annunzio della invasione dei
+Tartari nelle frontiere dell’Impero; disse che moveva a
+gran passi contro Roma per trattare col Papa; ve lo
+aiutasse la Città sollevandosi, affinchè, posto fine alle
+turbolenze italiane, potesse egli difendere l’Impero dalla
+gravissima delle sciagure&#8205;<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mandò Federico ambasciatori al Pontefice, e lo stesso
+suo cognato, Riccardo di Cornovaglia (che in Luglio
+era tornato dall’Oriente per la via d’Italia) andò legato
+di lui a Roma, ma non trovò accesso appo Gregorio,
+sordo a tutte le istanze. Quel vecchio indomabile aveva,
+come Gregorio VII, fissata l’idea di morire piuttosto
+che cedere; e, ad onta che lo avesse diserto il cardinale
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+Colonna colla sua famiglia, non era in Roma senza
+amici. Per verità già sul principio del 1241 avevano
+tenuto officio senatorio Annibale degli Anibaldi e Odone
+Colonna nipote del Cardinale, onde convien dire che la
+fazione imperiale si fosse allora assestata nel governo
+insieme colla parte pontificia; tuttavia, poichè quei Senatori
+nel Marzo confermavano un’altra volta il trattato
+di pace conchiuso nell’anno 1235, ei si pare che Gregorio
+IX continuasse pur sempre ad esser signore della
+Città&#8205;<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>. E nel Maggio dell’anno 1241, quando si venne
+alla nuova elezione del Senato, a lui benanco riuscì di
+darne l’officio agli Orsini, nemici implacabili degli Anibaldi
+e dei Colonna, e caporioni dei Guelfi.
+</p>
+
+<p>
+Infatti senatore unico diventò <i>Matheus Rubeus</i>,
+uomo celebre, fautore antico di san Francesco; era figlio
+di <i>Johannes Gaetani Orsini</i> e di <i>Stephania Rubea</i>, e
+nipote di <i>Ursus</i>, avo della illustre famiglia. E anch’egli
+diventò stipite di una casa potente che si partì in parecchi
+rami; i suoi figli e nipoti empierono gli annali
+di Roma de’ loro nomi e delle loro geste, sul trono pontificio,
+nel collegio dei Cardinali, sulla cattedra senatoria
+in Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+</p>
+
+<p>
+Se Roma restò fedele al Papa, egli ne andò debitore
+al fervore indefesso di quel capitano dei Guelfi. Grande
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+era il pericolo; i Ghibellini, alla notizia delle vittorie di
+Federico, insorgevano; il cardinale Colonna, che lo
+aveva invitato a venire, e Odone ex-senatore abbertescavano
+i loro palagi, posti nelle terme di Costantino,
+e il mausoleo di Augusto. Così è appunto che dopo
+lunga oscurità questo monumento torna adesso a venir
+a galla col nome popolare di <i>Lagusta</i>; e già da tempo
+antico esso era il maggior centro delle fortezze Colonnesi
+nel Campo di Marte, alle quali apparteneva eziandio
+il prossimo Monte Citorio (<i>Mons Acceptorii</i>)&#8205;<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>. <i>Matheus
+Rubeus</i> guidò le sue milizie ad assaltare il mausoleo.
+Ivi dentro trovavasi forse Odone, laddove il Cardinale
+invece s’era recato a Palestrina, e di lì aveva
+occupato, per conto dell’Imperatore, Monticelli, Tivoli, e
+il ponte dell’Anio «di sotto». Stupiva Federico di trovar
+indole così bellicosa e ajuto tanto potente in un Cardinale&#8205;<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>;
+seguendo l’appello di questo ei venne, ed entrò a
+Tivoli che gli aperse spontaneamente le porte. Le sue soldatesche
+devastarono tutto il territorio che si stende da
+Monte Albano e da Farfa fino ai monti Latini; l’Imperatore
+fece distruggere Montefortino, cui avevano munito
+i Conti, nipoti di Gregorio IX; e, come gli dettava
+il suo odio contro il Papa, comandò che i prigionieri si
+appiccassero per la gola: di Montefortino non si salvò
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+che una torre già a pezzi rotta, e vi durò monumento
+della vendetta imperiale. Dipoi, accompagnato dal Cardinale,
+Federico mosse al castello Colonna, e sulla fine
+dell’Agosto fu a Grotta Ferrata. Da questo monte,
+dove anticamente avevano posto campo Enrico IV, Enrico
+V e il Barbarossa, ei voleva costringere la Città a
+cedere, sia per penuria di vettovaglia, sia per assalto. Ed
+essa era là presso a lui, stesa a’ suoi piedi, tutta avvolta
+nei vapori dell’estate feraci di febbri; ed in quello il nemico
+di Federico, il Papa, andava morendo nell’arsura
+e nei silenzi del mese di Agosto.
+</p>
+
+<p>
+E infatti ecco venir in gran fretta messaggi al
+campo imperiale: il Papa era morto! Se sia vero che
+Gregorio IX campò quasi cent’anni, conviene dire ch’ei
+fosse maturo alla morte ad ogni ora e in tutte le stagioni;
+tuttavolta l’aver vissuto chiuso nell’assediata
+Roma fra i calori dell’Agosto, potè forse a ragione essere
+considerato non ultima cagione della sua fine. La Chiesa
+lo appellò vittima dell’Imperatore. Quel vecchio indomito
+e d’animo focoso prese congedo dal mondo come un
+generale che, incalzato d’ogni parte, cade sulla breccia
+guardando in faccia l’inimico. Dal suo letto di morte
+vid’egli questo avversario avanzarsi vittorioso, accompagnato
+da un Cardinale ribelle, fin sotto le porte di Roma:
+e nell’ora dell’agonia il suo occhio scorse davvicino
+le ruine dello Stato ecclesiastico, e in lontananza quelle
+di terre cristiane che i Tartari avevano mutato in deserti
+fumanti dei loro incendî. Gregorio IX passò da questa
+vita in Laterano ai 21 di Agosto dell’anno 1241&#8205;<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">Federico II torna nel reame. — Elezione e presta
+morte di Celestino IV. — I Cardinali si sparpagliano. — La
+Chiesa rimane priva di capo. — Lega di Roma con Perugia e
+con Narni (1242). — I Romani muovono contro di Tivoli; Federico
+nuovamente contro di Roma. — Edificazione di <i>Flagellae</i>. — Federico
+torna sui monti latini. — I Saraceni distruggono
+Albano. — Condizioni dei monti latini. — Albano. — Aricia. — La
+via Appia. — Nemi. — Civita Lavinia. — Genzano. — La
+casa dei Gandolfi. — Terre poste sul versante
+tusculano dei monti. — Grotta Ferrata. — Statue di bronzo
+ivi esistenti.</span></h4>
+
+<p>
+Per mostrare al mondo che avea mosso guerra contro
+Gregorio IX e non contro la Chiesa l’Imperatore
+cessò tosto dalle sue ostilità verso di Roma. Fece anzi
+di più; ai due Cardinali che teneva nelle carceri di
+Capua concesse che andassero alla Città per prendere
+parte alla nomina del Papa, col patto però che ad elezione
+compiuta tornassero a darglisi in mano a Tivoli:
+e questo i due conscienziosamente fecero. Del resto la
+morte dell’indomabile Gregorio era tornata assai gradita
+agli uomini temperati, poichè adesso speravano di salvare
+la Chiesa dalla ruina che la minacciava. Dieci
+Cardinali trovavansi nella Città senza consiglio e mal
+securi; e il Senatore, come capo della Republica, li serrò
+nel Septizonio per constringerli a venir prestamente
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+all’elezione. Dopo lungo disputare fra i Gregoriani severi
+e i moderati che gli avversavano e suggerivano arrendevolezza
+all’Imperatore, dopo le gravi sofferenze di una
+clausura che seppe di prigionia e causa la quale morì un
+Cardinale, fu eletto pontefice (addì 1 Novembre 1241) il
+milanese Goffredo vescovo della Sabina, e prese nome di
+Celestino IV. Ma questo novello Papa, vecchio infermiccio,
+passò di vita di lì a soli diciassette giorni; lui probabilmente
+avevano scelto i Cardinali nella loro indecisione,
+tanto per averne un Papa così detto «di transizione».
+</p>
+
+<p>
+Morti tanto vicini l’uno all’altro due Pontefici, la
+sede di san Pietro rimase vacante come alla morte di
+Gregorio VII; i Romani tumultuarono, il Senatore minacciò
+i tormenti di una novella clausura. Fosse sbigottimento
+o disegno di aizzare l’opinione popolare
+contro di Federico, facendolo parere l’autore di una confusione
+infinita, i Cardinali fra sè divisi abbandonarono
+la Chiesa in quella massima difficoltà, fuggirono nella
+Campagna, e si chiusero in Anagni ovvero nelle loro
+castella. Conseguenza ne fu una vacanza tanto lunga
+che prima non s’aveva mai visto l’eguale, e che tenne
+la Chiesa per quasi due anni vedova del suo capo. Federico
+II si avvicinò come Annibale, cui egli stesso si
+paragonò, alle porte di Roma, ma queste gli si tennero
+chiuse in faccia. Il senatore <i>Matheus Rubeus</i>, da prode
+e religioso uomo, salì sulla breccia che i Cardinali vilmente
+avevano disertata, e con prudenza e con coraggio
+difese la Città e servì la causa della Chiesa.
+Intorno al suo vessillo si schierarono i Guelfi e tutti
+gli amici del Papato, e con buona fortuna combatterono
+i Ghibellini; nell’Agosto ne presero d’assalto la rocca
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+maggiore, il mausoleo ch’era nel Campo di Marte, e lo
+distrussero da capo a fondo. E il popolo frattanto aveva
+demolito le case dei Colonna, e cacciato in carcere il
+Cardinale di quella famiglia: infatti questo potentissimo
+partigiano dell’Imperatore era venuto a Roma per
+l’elezione del Papa e vi si era soffermato ancor dopo
+che era stato eletto Celestino IV&#8205;<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Matheus Rubeus</i> si guadagnò alleati anche fuori di
+Roma; conchiuse una lega con Perugia, con Narni e
+con altre città guelfe, per modo che queste confederate
+si obbligarono di starsene unite a difesa e ad offesa
+comune contro l’Imperatore, e di non conchiudere con
+lui paci separate finchè durasse la guerra ch’egli faceva
+alla Chiesa: l’istromento di quest’alleanza fu stipulato
+ai 12 Marzo 1242 nella chiesa di santa Maria
+sul Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>. Federico II nel frattempo non usava
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+di quegli sforzi vigorosi che avrebbero convenuto per
+impadronirsi di Roma. Un mezzo secolo prima qualunque
+Imperatore nei suoi panni avrebbe preso d’assalto
+la Città; colla sua podestà di patrizio avrebbe levato
+un Papa e dettato la pace: tutto questo invece Federico
+non poteva fare. Pare un errore che allora ei non
+si decidesse di mettere in libertà i prelati presi in mare,
+fra’ quali si trovavano ancora i detti due Cardinali:
+per fermo, se avesse usato una tale magnanimità, gliene
+sarebbe venuto più giovamento assai di quello che profittar
+gli potesse di trarre in lungo l’elezione del Papa:
+e questa alla fin fine doveva egli bramare che si compiesse
+per conchiudere col nuovo Pontefice la pace di
+cui aveva tanto urgente bisogno.
+</p>
+
+<p>
+Nel Febbrajo dell’anno 1242 l’Imperatore mandò
+un’ambasciata ai Cardinali raccolti ad Anagni per esortarli
+che venissero all’elezione; nè così presto sarebbe
+egli ritornato, come fece, nelle terre romane, se non fossero
+stati i Romani ad attirarvelo. Infatti nel Maggio
+del 1242 movevano essi con forza di soldatesche contro
+Tivoli, dove l’Imperatore aveva lasciato un presidio
+sotto la capitananza di Tommaso de Montenigro&#8205;<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>;
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+ed allora, in Giugno, Federico entrava nel paese dei
+Marsi e poneva campo presso il lago di Celano, in
+quelle pianure dove ventisei anni più tardi la sua casa
+gloriosa era destinata ad estinguersi nella persona del
+nipote suo. Quant’era egli lontano dal prevederlo!
+quanto poco il giovine Rodolfo conte di Asburgo (che
+lo accompagnava ad Avezzano) presagir poteva che, caduti
+gli Hohenstaufen, a lui sarebbe toccata in sorte la
+corona imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>! Nel Luglio Federico mosse contro
+di Roma, piantò nuovamente le sue tende sui monti
+Albani, e mettendo a guasto la Campagna punì i Romani
+così delle loro ostilità contro Tivoli, come delle
+violenze che fatto avevano al cardinale Colonna e ad
+altri cherici di parte imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>. Tuttavolta anche
+adesso le sue imprese mancarono di energia; e tanto
+è vero che di già nell’Agosto ripassò il Liri, sulle cui
+sponde, di fronte a Ceperano, aveva un anno prima fondato
+la città nuova di <i>Flagellae</i>&#8205;<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La Cristianità mirava la sua Chiesa senza Papa: pareva
+che la grande monarchia ecclesiastica si fosse mutata
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+in oligarchia, poichè la podestà spirituale era esercitata
+dalla Curia dei pochi Cardinali residenti in Anagni.
+Molte voci di malcontento facevansi udire, e accusavano
+i Cardinali di tradir la santa causa per loro mire ambiziose
+e avare, mentre da altra parte i Cardinali scaricavano
+sull’Imperatore la colpa dell’elezione procrastinata.
+A lui ed alla Curia si presentavano frattanto ambasciate,
+quali supplichevoli, quali minacciose; Federico
+stesso alla fine ammonì severamente i Cardinali acciocchè
+dessero una buona volta un capo alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>;
+indi nuovamente tornò con grosso esercito: per la via
+di Ceperano nel Maggio 1243 venne sui monti latini, e
+senza pietà fece devastare i possedimenti dei Cardinali;
+i suoi Saraceni in mezzo a orrori di ogni fatta rasero
+Albano al suolo&#8205;<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La deplorevole ruina di questa città vescovile ci
+offre opportunità di dare un’occhiata alle condizioni in
+cui vi versava il vaghissimo paese montano, dove anticamente,
+sulle sponde del suo lago di origine vulcanica,
+stette Alba Longa, la favoleggiata madre di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>.
+Al tempo in cui Federico II accampava su
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+quelle alture, esistevano ormai quasi tutte le castella
+che oggidì si trovano colà. Sullo scorcio dei tempi imperiali
+Albano era sorta dai ruderi della celebre villa di
+Pompeo, detta più tardi villa degl’Imperatori (<i>Albanum
+Caesaris</i>): e di buon’ora abbiamo veduto risiedervi un
+Vescovo lateranense; indi, dopo le guerre dei Goti, ne
+abbiamo fatto parola parecchie volte. Non baroni romani
+la conquistarono, nè alla Republica romana riuscì di
+sottoporla al suo dominio, quantunque Albano nel secolo
+decimosecondo parecchie volte fosse assediata dai Romani,
+e perfino una volta ne andasse bruciata. All’età
+di Pasquale II la città era stata proprietà dei Pontefici;
+Onorio III nell’anno 1217 la aveva regalata al
+suo Cardinal vescovo&#8205;<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>; ma frattanto la famiglia dei
+Savelli, onde quel Papa fu protettore, vi possedeva, oltre
+al castel <i>Sabellum</i>, anche molti altri beni, e sulla fine
+del secolo decimoterzo acquistava di Albano la signoria
+baronale.
+</p>
+
+<p>
+La piccola Aricia fin dalla più remota antichità è
+notata come vetusta città della lega sicula od almeno
+della federazione latina; e fu culla di Augusto ovvero
+di Attia madre sua, e celebre per il santuario di Diana
+Aricina. I Barbari distrussero la vecchia terra, ma essa
+nell’anno 990 risorse in forma di castello, di cui fu duca
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+Guido della casa di Tusculo. Sul principio del secolo
+duodecimo Pasquale II diede Aricia alla famiglia di
+quei Conti; e da loro la città passò poi in mano dei
+Malabranca, fino a tanto che Onorio III la restituì alla
+Chiesa per concederla indi in feudo ai congiunti della
+sua casa&#8205;<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>. La positura di Albano e di Aricia lungo
+la via Appia dava ad esse scarsa importanza: poichè
+quella famosa strada era diventata impraticabile ad eserciti,
+l’attività politica e belligera del medio evo (quando
+voleva riuscire da Napoli a Roma) già da gran tempo
+moveva per la via Latina, da Capua passando per San
+Germano e Ceperano, oppure (traversando la terra dei
+Marsi per la via Valeria) da Alba transitava per Carsoli
+e Tivoli. La via Appia ruinosa, affondata in padule e
+abbandonata da molta frequenza di passeggieri, non era
+più la strada militare, che come tale aveva servito ancora
+all’età dei Goti; non fu nemmanco la via che battessero
+i Crociati. Allorquando i pellegrini venienti dall’Oriente
+sbarcavano a Brindisi, giunti a Capua s’indirizzavano
+per altre strade. Lungo la via Appia vedevansi ancora
+i sepolcri muscosi degli antichi, ma erano tramutati
+adesso in dimore di pastori della Campagna; e da
+lunghissimo tempo erano andate distrutte le numerose
+stazioni postali onde diligentemente hanno tenuto nota
+il vecchio <i>Itinerarium</i> di Antonino e l’altro Gerosolimitano,
+compilato per guida dei viatori che da Capua
+andavano a Roma. Fra quelle stazioni eranvi nominate
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+Aricia e Albano come luoghi di fermata nei monti latini;
+e vi succedeva rimpetto a Roma l’altra stazione
+posta vicino alla nona colonna miliaria (<i>Mutatio ad Nonum</i>),
+di cui oggidì non puossi più stabilire il sito ove
+sorgesse&#8205;<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sulle sponde incantevoli del lago di Alba Federico II
+scorgeva avanzi di sepolcri antichi, di templi, di ville,
+in numero maggiore di quello che ai dì nostri sia. Allora
+sulla cima del monte Albano durava tuttavia con
+grandiose ruine il celebre tempio dell’alleanza di <i>Jupiter
+Latiaris</i>, ma l’antico <i>Mons Albanus</i> aveva a quel
+tempo anche assunto il nome di «Monte Cavo»&#8205;<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>.
+E ancora si mostravano gli avanzi del tempio di Diana
+Aricina ossia del celebre <i>Nemus</i>, boschetto sacro alla
+Dea, piantato sopra il cratere del lago leggiadro tutto
+coronato di viole, sul cui margine oggidì esiste Nemi:
+infatti quel santuario di Diana, dopo la caduta dell’Impero
+romano era diventato un patrimonio ecclesiastico
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+(<i>Massa Nemus</i>), dove più tardi i Conti di Tusculo edificarono
+una rocca&#8205;<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In vicinanza di Albano si trovava peranco <i>Lanuvium</i>,
+patria di Antonino Pio, sia che ne sussistessero
+ancora le oscure ruine, sia che fosse anche sorta l’odierna
+Civita Lavinia sopra i ruderi della vecchia città&#8205;<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>.
+Nella stessa età poi veniva formandosi Genzano,
+e poneva la sua base sovra un antico <i>fundus Gentiani</i>,
+dove la famiglia dei Gandolfi aveva rizzato una
+torre. Questi signori dal nome longobardo di Gandolfo
+furono, dopo i Tusculani, i soli baroni che allora in
+quella regione de’ monti latini fondassero una signoria.
+Dalla parte di Albano vennero collocando loro stanza
+sui ruderi della villa imperiale, ed ivi edificarono un
+castello che oggidì ancora porta il loro nome: e sull’incominciamento
+del secolo decimoterzo composero una
+famiglia baronale numerosa, ma sparvero ormai sulla
+fine del secolo medesimo quando i Savelli si misero
+nel possesso di Castel Gandolfo. Solamente dopo di Urbano
+VIII l’antica <i>Turris Gandulphorum</i> si tramutò
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+nella nota villa pontificia, unica che oggi il Pontefice
+posseda nei monti romani&#8205;<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Savelli pertanto, dopo il tempo di Onorio III,
+acquistarono beni parecchi all’intorno dei laghi di Albano
+e di Nemi, laddove i Colonna, eredi dei Tusculani,
+tenevano fondi e castella dall’altro versante degli
+stessi monti, ed oltre alla rocca Colonna, culla di loro
+famiglia, possedevano anche Monte Porzio. Duravano
+tuttavia alcuni celebri e antichi manieri costruiti sopra
+una parte di quella vallata dei monti Latini, ed erano
+stati altra volta signoria dei conti Tusculani: così Algido
+posta sulla bellissima altura, e adesso ridotta cumulo di
+ruine; così Molaria, la <i>Roboraria</i> antica, che nel secolo
+decimoterzo venne in mano degli Anibaldi. Al tempo
+di Federico II erano scorsi già cinquant’anni dacchè
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+Tusculo era caduta in rovina; e i suoi antichi abitatori
+avevano dato origine a nuove terre, o popolato
+altre di più antiche, come Rocca di Papa (già menzionata
+al tempo di Lucio III), o come Rocca Priora (<i>Arx
+Perjurae</i>) e Monte Compatri, o come Frascati e Marino&#8205;<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre i Colonna, gli Anibaldi e gli Orsini andavano
+impadronendosi del versante tusculano di quei monti, ivi
+fioriva tuttora Grotta Ferrata, il vecchio convento greco
+di san Nilo, ed era una delle più ragguardevoli abazie
+del territorio romano. Il dominio ricchissimo dei monaci
+basiliani si stendeva sopra una gran parte dei monti e
+sulla palude Pontina fino a Nettuno. Le loro mense si
+allietavano di selvaggine prese alle loro cacce, e di lucci,
+di storioni, di lamprede che pescavano nel lago di Fogliano,
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+in quello dell’ardeatino Turno, nello stagno di
+Ostia e nel Tevere fino alla Marmorata&#8205;<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>. Fu sulle ridenti
+pendici di quei monti che Federico II pose ripetute
+volte il suo campo. Il suo sguardo curioso notò
+presso alla chiesa del chiostro due statue di bronzo che
+rappresentavano un uomo ed una giovenca, ed erano
+poste ad ornamento del pozzo del monastero: ei fe’ portar
+via per bottino di guerra quelle due anticaglie, avanzi
+di vecchie ville, e ne ornò, come di spoglie romane, Luceria
+sua colonia di Saraceni&#8205;<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span></p>
+
+<h3 id="cap6-9">CAPITOLO SESTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap6-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Sinibaldo Fieschi è eletto papa con nome di Innocenzo
+IV (1243). — Trattative di pace. — Il Pontefice viene
+a Roma. — Viterbo si stacca dall’Imperatore, che è ricacciato
+da questa città. — Un Anibaldi e Napoleone Orsini, senatori. — Preliminari
+di pace in Roma. — L’Imperatore non
+vi acconsente. — Il Papa fugge a Genova (1244).</span></h4>
+
+<p>
+L’Imperatore strinse Roma d’assedio per alcune
+settimane, finchè i Cardinali lo supplicarono di sostare
+dalle devastazioni che vi si accompagnavano, promettendo
+che si sarebbero tosto raccolti ad eleggere il
+Papa. Di già nell’Agosto dell’anno antecedente Federico
+aveva messo in libertà il cardinale Ottone; adesso
+nel Maggio scioglieva di prigionia anche Jacopo di Preneste,
+e sulla metà del Giugno si ritirava nel regno
+per aspettarvi il risultato della elezione. I Cardinali
+congregatisi ad Anagni acclamarono finalmente a pontefice,
+addì 24 Giugno 1243, il Cardinale di san Lorenzo
+in Lucina. Sinibaldo Fieschi nasceva della famiglia
+genovese dei Conti di Lavagna, i quali, investiti di titoli
+feudali dall’Imperatore, erano tenuti in conto di maggiorenti
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+dell’Impero: aveva fama di essere uno fra
+i più chiari giureconsulti della sua età, ma nelle faccende
+politiche della Chiesa non aveva avuto occasione
+di segnalarsi in modo eminente. L’umiliante ricordanza
+della sciagurata battaglia navale dei 3 Maggio fu la
+ragione del papato di Innocenzo IV di casa Fieschi. Colla
+sua elezione si volle compensar Genova del sofferto danno,
+e nel tempo medesimo si avvisò che il novello Pontefice
+avrebbe tratto un potente sostegno dalla potenza marittima
+della sua patria. Da cardinale egli s’era trovato
+in rapporti di buona amicizia con Federico, che aveva
+onorato in lui un prelato inchinevole alla conciliazione,
+e che appunto perciò non poteva nemmanco supporre
+che sarebbe stato egli l’eletto. Sotto ogni riguardo
+quell’elezione fu un tratto maestro e fece onor grande
+alla prudenza dei Cardinali. Se vero sia che alla notizia
+della nomina di Sinibaldo l’Imperatore dicesse: «Ho
+perduto fra i Cardinali un buon amico, poichè nessun
+Papa può essere ghibellino», tale parola dimostra che
+egli giudicava rettamente quale avvenire si preparasse:
+se poi vero non sia che parlasse così, quel motto ha
+sempre il merito di dipingere egregiamente una condizione
+essenziale della storia&#8205;<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Spossato di spedizioni guerresche sì lunghe e che
+gli avevano tanto costato, consapevole della forza del
+Papato, bramava Federico II di venire a conciliazione
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+colla Chiesa, massime dacchè i suoi disegni si spuntavano
+contro la fermezza di Roma. S’affrettò pertanto a
+porgere gratulazioni al nuovo Papa, e nella sua lettera
+espresse la speranza di comporre la pace con Innocenzo
+IV, suo amico vero ed ora padre suo: e ad Anagni
+mandò l’ammiraglio Ansaldo da Mare e i suoi gran
+giudici Pietro e Taddeo, nel tempo stesso che a Melfi
+ricevette i messaggi di pace del Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Dopo di essere stato consecrato ai 29 di Giugno,
+Innocenzo IV rimase ancora in Anagni per istarsi vicino
+all’Imperatore, con cui intraprese a negoziare vivamente.
+Soltanto dopo che fu trascorsa la stagione estiva,
+ai 16 Ottobre del 1243, il Papa andò a Roma, dove
+era pur sempre senatore <i>Matheus Rubeus</i>&#8205;<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>. I Romani
+mirarono il novello Pontefice con curiosità e con
+avida aspettazione. Di loro egli non si fidava, avvegnaddio
+dovesse averli abituati a independenza la lunga
+vacanza, durante cui Matteo aveva governato la Republica
+sovranamente; e il Papa aveva posto appena stanza
+in Laterano, che la sua tranquillità veniva turbata dalla
+pressura di creditori, che con grande impeto chiedevano
+restituzione di una somma di quarantamila marchi
+prestata al suo antecessore. Quant’era lungo il giorno,
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+si affollavano nell’aula pontificia turbe di mercanti romani,
+e la empievano di clamori: ed è pure uno spettacolo
+strano vedere un Pontefice, appena entrato in
+Roma, non saper come salvarsi da’ creditori, non trovar
+pace nemmanco a mensa, dover chiudersi nella sua camera
+fino a tanto che non abbia rimandato, pagandoli,
+quegli schiamazzatori&#8205;<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>.
+</p>
+
+<p>
+A Roma Innocenzo IV era stato specialmente chiamato
+da un avvenimento che minacciava di mandare a
+monte le trattative di pace. Dall’anno 1240 in poi l’Imperatore
+era signore di Viterbo; e gli abitatori di questa
+città, che gli si erano dati in balia per l’odio che nutrivano
+contro i Romani, avevano servito volonterosi nel
+suo esercito nei due assedî di Roma, parimenti come per
+quell’istesso odio erano accorsi in addietro sotto le bandiere
+del Barbarossa. Nel Luglio del 1242, i Viterbesi
+s’erano spinti nelle più prossime vicinanze della Città,
+e avevano distrutto il castello di Longhezza; e nel Giugno
+del 1243 avevano sfogato ancora una volta sulla
+Campagna la loro sete di vendetta&#8205;<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>. Però l’elezione
+del Pontefice raccoglieva adesso i Guelfi sfiniti dalla
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+lotta intorno ad un nuovo capo, ne rianimava le forze,
+ed anche in Viterbo ridava coraggio ai partigiani della
+Chiesa. Colà Federico aveva fatto edificare un palazzo
+imperiale ben munito; e ciò minacciava i cittadini di un
+giogo perpetuo&#8205;<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>. Il capitano imperiale di Viterbo (era
+Simeone conte di Chieti) represse duramente il partito
+che gli resisteva con veemenza, e riempì la cittadella
+di prigionieri. Se ne dolsero i Viterbesi presso Federico,
+e domandarono che richiamasse il capitano; ma nel
+tempo medesimo il caporione dei Guelfi, Rainero dei
+Gatti, congregava intorno a sè in silenzio congiurati, e
+trattava col cardinale Rainero Capocci, viterbese di nascita,
+il quale, accorto e zelante uomo, era legato in
+Tuscia, dove Federico aveva incamerato tutti i possedimenti
+pontificî facendoli governare dal conte Riccardo
+di Caserta. Viterbo, stanca della dominazione dell’Imperatore,
+levò alla fine il grido guelfo: «Chiesa! Chiesa!»;
+la ribellione scoppiò nell’Agosto del 1243; i cospiratori,
+come s’era convenuto, chiamarono di Sutri il cardinale
+Rainero e il conte palatino Guglielmo di Tuscia; e
+addì 9 di Settembre aprirono loro le porte, per guisa che
+il conte Simone restò chiuso con trecento uomini di
+soldatesche imperiali nel palazzo di san Lorenzo, e vi fu
+assediato fieramente. Rainero, quello stesso Cardinale
+che, pochi anni prima, unito all’Imperatore aveva difeso
+Viterbo contro i Romani, ricevette adesso il giuramento
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+di vassallaggio che Viterbo prestò alla Chiesa,
+e conchiuse alleanza colla Republica di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè gli assediati del castello ebbero chiamato
+in aiuto, con urgentissima istanza, Riccardo di Caserta
+e Federico stesso, venne in gran fretta l’Imperatore,
+e agli 8 di Ottobre pose l’assedio alla forte città,
+nella quale il conte Simeone era ormai ridotto alle estreme
+angustie. Innocenzo IV, dopo qualche titubanza officiale,
+aveva fatto buon viso alla rivoluzione di Viterbo;
+spediva infatti denaro al suo intraprendente Cardinale,
+scongiurava i Romani di muovere in soccorso dei Viterbesi,
+esortava questi a perdurare, e raccoglieva milizie
+nella Campagna e nella Maritima&#8205;<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>. Così dunque, mentre
+pur si negoziava della pace, il Papa s’era tirato nuovamente
+sulle braccia la guerra contro l’Imperatore; ed
+in vero si trattava di riacquistare una città che stava
+entro la periferia di quello Stato ecclesiastico di cui
+un trattato aveva confermato i limiti; una città che
+aveva incontestabile diritto di congiungersi novellamente
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+alla Chiesa. I Romani, già nemici acerbi, ora alleati
+guelfi di Viterbo, si accinsero di buon grado alla
+spedizione, bramosi di cavarne bottino, in quello che
+l’Imperatore (reso forte di seimila uomini che di Toscana
+gli aveva condotti il conte Pandolfo di Fasanella)
+assaltava con impeto la ribellata città. L’assedio di Viterbo
+forma un memorando episodio nella storia del medio
+evo romano. Un piccolo Comune di Tuscia, difeso
+da un Cardinale armato in tutto punto, vi si ornò di allori
+guerrieri, nè più nè meno che Brescia. Gli assalti
+ripetuti furono bravamente respinti, e, ai 10 di Novembre,
+un’abile sortita, nella quale si bruciarono le salmerie
+degli assedianti, mise Federico stesso in grave pericolo,
+e lo costrinse ad abbandonare l’impresa di Viterbo. Il
+grande Imperatore rodendosi del dispetto si chiuse nella
+sua tenda, e accondiscese alle proposte che gli recò al
+campo il cardinale Ottone, un dì prigioniero suo e di
+cui in carcere aveva fatto conoscenza personale, prendendolo
+a stimare. Così levò egli l’assedio. Giusta i patti
+fu concesso al conte Simone libertà che partisse ai 13 di
+Novembre, ma mentre ei si ritirava coi suoi, furono tutti
+contro la data fede massacrati: non si rispettò l’amnistia
+promessa ai Ghibellini di Viterbo; ed eziandio per parte
+loro i Romani, che tenevansi a Sutri in atteggiamento
+ambiguo, si scagliarono (partiti che furono gli Imperiali)
+sopra Ronciglione, s’impadronirono di castel Vico,
+presero Pandolfo conte, e lo mandarono prigioniero a
+Roma. Federico si dolse della rottura del trattato, ma
+non se ne potè vendicare&#8205;<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>: innanzi alle mura di Viterbo
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+la fortuna gli volse le spalle; e la sua ritirata ingloriosa,
+onde sulla fine dell’anno mosse nell’agro
+Pisano, diminuì la reverenza per lui e invogliò anche
+altre città a inalberare la bandiera guelfa.
+</p>
+
+<p>
+La caduta di Viterbo fu trionfo del Papa, avvilimento
+di Federico che di sua bocca confessò, quell’avvenimento
+«avergli tocco dolorosamente i nervi del cuore»: la cosa
+tuttavia non impedì che si perseverasse nei negoziati,
+giacchè anzi l’Imperatore s’era ritirato da Viterbo nella
+mira di far la pace. Il Pontefice lo trattò adesso da uomo
+che aveva pigliato le busse: le condizioni che gli impose
+a prezzo dell’assoluzione furono umilianti, poichè lo condannavano
+ad una penitenza disdicevole; e furono dure,
+giacchè dovevano costringerlo a deporre come un vinto
+le armi dinanzi ai Lombardi, prima ancora che gli fosse
+data sufficiente malleveria dei suoi diritti e dell’assoluzione
+dall’anatema. Credeva l’Imperatore che lo
+Stato ecclesiastico, da lui occupato e governato per
+mezzo di vicarî la più parte italiani, fosse divenuto
+proprietà sua per diritto di conquista, causa la guerra
+provocata da Gregorio IX. L’Impero, ei diceva, s’è
+ripigliato le terre donate un tempo alla Chiesa, perciocchè
+i Pontefici ripagassero con moneta d’ingratitudine
+quella liberalità; però aggiungeva di voler ciò nondimeno
+farnele restituzione, purchè indi la Chiesa lui ne
+infeudasse verso pagamento di un censo. Sennonchè
+Innocenzo IV non accondiscese a cotale proposta; non
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+volle dare in feudo all’Imperatore anche lo Stato della
+Chiesa, ed allora Federico rinunciò bensì alla sua prima
+domanda, ma pretese riservarsi alcuni diritti regî. Finalmente,
+nel Marzo del 1244, si giunse a intendersi in
+Roma, dove trovavasi l’imperatore Baldovino di Bisanzio,
+che, venuto a implorare soccorsi, si dava gran faccenda
+per mettere pace fra i due contendenti. Gli ambasciadori
+imperiali si assoggettarono a durissimi patti;
+giurarono di restituire alla Chiesa il suo Stato in tutta
+l’ampiezza; di concedere che il Papa esercitasse la
+podestà spirituale sopra tutti i Principi; di graziare tutti
+i partigiani di lui. Ma neanche per questo si fissava il
+termine dell’assoluzione, chè, quantunque Federico avessela
+chiesta prima e sopra di ogni altra cosa, il Papa
+s’era ostinato a dichiarare che darebbela dopo che l’Imperatore
+avesse adempiuto agli oblighi contratti. Ai 31
+Marzo 1244 i plenipotenziarî Raimondo conte di Tolosa,
+Pier delle Vigne e Taddeo di Suessa giurarono in Laterano
+nel nome del signor loro i preliminari di pace,
+essendo presenti l’imperatore Baldovino, i senatori Annibale
+degli Anibaldi e Napoleone Orsini, e il popolo
+romano. La cosa riuscì tanto inaspettata che il Papa
+fece tosto trascrivere gli articoli del trattato su foglietti
+volanti di carta, e vendere in Laterano quelle scritture
+al prezzo di sei denari l’una: fu cosa che fece montare
+in bizza l’Imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La sentenza della Chiesa ed eziandio la voce dell’inglese
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+Matteo Paris (storico non certo amico dell’indirizzo
+cui aveva preso allora il Papato) fanno conoscere
+che l’Imperatore in brevissima ora ruppe i patti&#8205;<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>.
+Fu grave errore di Federico sottoporsi a condizioni che
+adempiere non avrebbe potuto senza venir meno alla
+dignità imperatoria. Come vide adesso che il Papa astutamente
+cercava di scansare che si traducessero in patto
+concreto gli articoli dei preliminari (i quali nella loro
+generalità indeterminata non potevano che servire di
+fondamento ad una formula da stabilirsi esattamente
+nelle particolarità) Federico trasse in lungo l’adempimento
+del trattato, e si tenne lo Stato ecclesiastico in
+pegno. Il Papa non bramava sul serio la pace; aveva un
+solo pensiero; quello di schiacciare il suo avversario
+sotto il peso di un Concilio, cui però non era possibile
+congregare in Italia. L’ostacolo maggiore che impediva
+una riconciliazione erano pur sempre le attenenze dell’Impero
+colla Lombardia, della quale negli articoli
+non s’era fatta menzione speciale: solamente in forma
+indefinita era stata inchiusa fra quelli cui dovevasi accordare
+amnistia. Nè Federico s’acconciava a confessare
+che i preliminari stipulati avessero valore di pace definitiva,
+per guisa che egli dovesse rimettersi a mercè del
+Pontefice e di Lombardia; nè voleva mettere in libertà
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+i prigionieri lombardi, se prima le città non gli avessero
+prestato giuramento di fedeltà, e rinunciato ai
+patti di Costanza. Per di più chiedeva che il Papa lo
+assolvesse dalla scomunica; e questo il Pontefice rifiutava
+di fare, se avanti non fossegli restituito lo Stato
+della Chiesa fino all’ultimo palmo di terra, e se la lega
+lombarda non venisse compresa nella pace.
+</p>
+
+<p>
+Anche Roma dava al Pontefice cagione di sospettare.
+Quantunque l’Imperatore avesse protestato di rimettere
+all’arbitrato del Papa il sopimento della sua controversia
+co’ Romani, si sapeva che egli coltivava relazioni
+con quei Ghibellini, e lo si accusava di eccitarli
+secretamente a tumultuare&#8205;<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>. Ancor nell’Aprile dell’anno
+1244 ad Aquapendente Federico rendeva vassalli
+suoi Enrico e Jacopo Frangipani, dando loro in
+feudo una metà del Colosseo. Ma il Papa dichiarava
+tosto che l’atto era nullo; anzi costringeva quei baroni
+a riceverne l’infeudazione dalla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>, e in pari
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+tempo obligava il Prefetto a confessare che la investitura
+del suo officio spettava al Pontefice. Così egli
+distruggeva quanto avea fatto l’Imperatore, allorchè,
+occupate le terre di Tuscia, aveva indotto quel magistrato
+a farsi dare da lui l’investitura, e cercato così di
+tramutare novellamente la Prefettura in un feudo imperiale:
+ed invero il diritto di porre in carica il Prefetto,
+che Innocenzo III aveva conquistato alla Chiesa, Federico
+negava di riconoscere&#8205;<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>. Da altra parte chiedeva il
+Pontefice che l’Imperatore rinunciasse assolutamente ai
+diritti imperiali, e che si facesse ritorno alle basi poste
+nei trattati di Neuss e di Egra. Se pertanto Innocenzo
+IV diffidava del suo scaltro avversario, l’Imperatore
+nutriva pari sospetto di lui: infatti correva fama che il
+Papa avesse detto agli ambasciatori di Francia, di volere,
+anche dopo concessa l’assoluzione, prestare il suo
+aiuto ai Lombardi, se questi non venissero compresi
+nella pace. Per questo l’Imperatore teneva in mano
+sua il patrimonio della Chiesa come guarentia; tuttavia
+nuove proposte ei fece a Innocenzo, e lo invitò a
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+venirgli presso, affinchè, abboccandosi personalmente,
+potessero intendersi in modo definitivo. Il Papa gli
+diè ascolto, tanto per parere; ma, perseverando in un
+astuto disegno che da lunghissimo tempo coltivava
+in mente, nominò ai 28 Maggio dieci nuovi Cardinali
+per dar maggior nerbo al sacro Collegio; indi ai 7
+di Giugno andossene a Civita Castellana che era terra
+fortemente munita. L’Imperatore gli chiese che venisse
+a Narni, poichè egli stesso trovavasi accampato
+a Terni; però il Pontefice se ne schermì, pur mostrandosi
+pronto a trattative; e frattanto mandò in gran
+secretezza un frate francescano con lettere pressantissime
+a Filippo Vicedomini podestà di Genova. Egli poi
+rimase diciannove giorni a Civita Castellana&#8205;<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>; e mentre
+qui si scambiavano ambasciate fra lui e l’Imperatore,
+un naviglio genovese, accompagnato da tre Fieschi
+cugini del Pontefice, faceva vela per il mare Tusco, e
+ai 27 di Giugno gittava l’ancora innanzi a Civitavecchia.
+A Sutri, dov’ei s’era recato quell’istesso giorno,
+Innocenzo ebbe in pari tempo novella dell’entrata delle
+navi, e dell’avvicinarsi di trecento cavalieri che venivano
+per impadronirsi di lui: così almeno s’era sparso
+il grido. Lo sbigottimento suo fu grande, e nella notte
+dei 28 Giugno decise di fuggire. Innocenzo IV si rifece
+conte Sinibaldo, vestì l’armatura, montò a cavallo, e
+seguito da famigli, da amici (fra quali fu Nicolò de Curbio
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+suo biografo) e da nipoti parecchi (fra cui il cardinale
+Guglielmo Fieschi), galoppò in mezzo alle ombre
+della notte e fuori dei sentieri battuti per le campagne
+di Tuscia; e tanto corse che sul mattino toccò Civitavecchia
+e giunse alla flotta genovese. Il giorno dopo
+capitarono a quel porto altri cinque Cardinali, che non
+avevano potuto con eguale celerità tener dietro al loro
+più spigliato signore&#8205;<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>. Sette altri travestiti fuggirono
+a Genova per la via di terra; e tre Innocenzo ne
+lasciò: il cardinale Stefano di santa Maria, che nominò
+a suo vicario in Roma; Rainero che era legato in Tuscia,
+a Spoleto e nelle Marche; Riccardo di sant’Angelo,
+che avea officio di rettore della Campagna e della
+Maritima.
+</p>
+
+<p>
+Nel giorno in cui ricorreva la festa del principe
+degli Apostoli, ai 29 di Giugno, le navi si staccarono dal
+molo di Civitavecchia e presero il largo. Erano in trepidanza
+perchè minacciava burrasca, e perchè si sapeva
+che l’ammiraglio imperiale, Ansaldo da Mare, incrociava
+in quei mari: l’avvenimento dei 3 Maggio si
+sarebbe ripetuto in più grandiose dimensioni, se il caso
+avesse spinto la flotta genovese incontro all’altra. Costretti
+a cercar riparo dall’uragano nella selvaggia
+isola di Capraia che è vicino Corsica, i Pontificî sbarcarono
+addì 4 di Luglio a Porto Venere, per necessità di
+dar un po’ di riposo ad Innocenzo affranto di fatica: indi
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+le galere della Republica tutte pavesate di bandiere e
+ornate magnificamente di tappeti porporini, giunsero
+felicemente ai 7 di Luglio nel loro porto. Il popolo di
+Genova accolse a suon di campane e di trombe e fra
+cori solenni il suo concittadino Fieschi, papa fuggito dai
+lacci del grande nemico: e i Cardinali ebbri di gioia,
+sbarcando a terra cantarono il versetto del Salmista:
+«Fuggì l’anima nostra come un uccello dalle reti dell’uccellatore;
+rotta è la rete e noi siam liberi»&#8205;<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — L’Imperatore
+è deposto. — Conseguenze di questa sentenza. — Federico
+esorta i Principi d’Europa ad unirsi con lui. — Manifesto
+del Papa. — Opinione publica in Europa. — Che
+cosa volesse l’Imperatore. — Innocenzo IV giura guerra a
+morte contro la stirpe degli Hohenstaufen.</span></h4>
+
+<p>
+La fuga del Pontefice fu un colpo maestro, onde nel
+grande dramma che si agitava tutto volse a favore di
+lui. Mercè di quella Federico parve essere un persecutore,
+Innocenzo un martire; e nel tempo stesso l’audacia
+fortunata del Papa gli die’ sembianza di uomo energico.
+Quella fuga fece profonda impressione pel mondo, e recò
+alla dignità di Federico un colpo grave, più che non
+sarebbe stato se avesse perduto qualche grande battaglia.
+Sgomentato, l’Imperatore mandò a Genova il Conte di
+Tolosa per invitare il fuggitivo a tornare e a far la
+pace; fe’ noti al mondo in un lungo manifesto gli avvenimenti,
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+svelò i negoziati che aveva tenuto col Pontefice
+fino al momento della sua partenza&#8205;<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>, e ancora
+una volta si vide tratto a nuova guerra colla Chiesa,
+e in istato peggio che prima. Nel luogo di Gregorio IX
+era subentrato Innocenzo IV; invece di un nemico accalorato,
+ma di animo aperto ed onesto, Federico aveva
+contro di sè adesso un avversario disonesto ed astuto.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo IV dimorò tre lunghi mesi nel convento
+di sant’Andrea vicino Genova per rifare le sue forze
+stremate; indi pel Moncenisio andò in Francia a cercarvi,
+come i suoi predecessori, un asilo: e dopo lunghe
+traversie giunse a Lione soltanto nel giorno 2 di Dicembre.
+Quella città ricca e possente stava per fermo
+sotto l’autorità dell’Impero, ma era libera e indipendente,
+e gli offriva sufficiente sicurezza. La fortuna di dar
+albergo alla Curia romana, era certamente cosa di gran
+costo e di pericolo; laonde Innocenzo, che avrebbe bramato
+di ottenere accoglimento negli Stati di qualche
+Re potente, fu avvisato politamente da Inghilterra, da
+Aragona e benanco da Francia che li dispensasse da
+quell’onore; pertanto egli restò a Lione. Ai 3 di Gennaio
+del 1245 convocò un Concilio, e innanzi ad esso
+citò l’Imperatore, ma preterendo le forme legali.
+</p>
+
+<p>
+Nel Giugno si radunarono a Lione centoquaranta
+prelati, e non più: francesi la maggior parte; molti di
+Spagna di già oscurata dal fanatismo, come confessarono
+gli stessi accusatori di Federico; di Germania
+quasi nessuno. Mal potè questo Sinodo romanesco appellarsi
+ecumenico. Aperto ai 28 di Giugno, Taddeo di
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+Suessa, celebrato giureconsulto e deputato di Federico,
+con molta dignità e con eloquenza efficace, difese il signor
+suo, e chiese una proroga, che gli venne accordata,
+ma troppo breve. L’Imperatore, il quale allora trovavasi
+a Torino, sdegnò di comparire in persona, e mandò
+nuovi messaggi di cui i preti non attendevano la venuta.
+Addì 17 di Luglio fu pronunciata ancora una volta la
+scomunica contro di Federico, e formalmente si dichiarò
+che il grande Imperatore era deposto. Questa sentenza
+fu a precipizio letta dal Papa all’assemblea colta di
+sorpresa; ed all’inquisizione mancò massimamente
+(checchè possa dirsene in contrario) forma legale di
+citazione, prova accertata di testimonî e sufficiente
+difesa. L’avvocato dell’Imperatore, che già s’era appellato
+al Pontefice futuro e ad un futuro Concilio ecumenico
+dei re, dei principi e dei prelati, si picchiò il
+petto disperatamente quando udì quel malaugurato giudizio;
+depose la sua protesta e se ne andò&#8205;<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il decreto del Concilio di Lione è uno dei più fatali
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+avvenimenti che la storia universale registri: la sua influenza
+mortifera demolì l’antico Impero germanico; ma
+in pari tempo la Chiesa n’ebbe bruciata la mano del suo
+proprio folgore. La deposizione dell’Imperatore traeva
+adesso con sè la conseguenza che gli si levasse contro
+un Antirè, senza che Federico II potesse pur pensare di
+combattere il Papato con le eguali armi di uno scisma,
+sì come un tempo avevano fatto Enrico IV e i suoi successori.
+Non era più il caso di cacciare un Papa ecclesiastico
+per via di uno imperiale; meglio valeva piuttosto
+reprimere nel Pontefice quella potenza spirituale che,
+cresciuta a dismisura, aveva distrutto l’equilibrio delle
+podestà; meglio valeva affrancare l’autorità temporale
+dal despotismo del sacerdozio.
+</p>
+
+<p>
+Federico II invocò tutti i Principi di Europa in suo
+aiuto, e nel suo manifesto di memorabile ricordanza
+parlò ad essi così: «Gli antichi chiamarono fortunati
+coloro, cui il male altrui serve di ammonimento salutare.
+Chi viene prima per tempo apparecchia le sorti di chi
+verrà più tardi; e come il sigillo imprime la sua cifra
+sulla cera, così l’esempio stampa la sua orma nella vita
+morale degli uomini. Avessero altri Principi, offesi nel
+loro diritto, lasciato a me un esempio tanto prezioso
+quale è quello che io offro a voi, o Re cristiani! Coloro
+che oggidì appellansi preti opprimono i figli di quei
+padri che li cibarono colle loro elemosine: figli dei
+sudditi nostri, dimenticano che cosa fossero i loro padri,
+e non onorano Imperatore nè Re tosto che son
+giunti all’apostolica dignità. La boria di Innocenzo vel
+provi. Dopo di aver congregato un concilio ecumenico
+(com’ei lo chiama), senza citarmi, senza provar colpe a
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+carico mio, si arrogò di dichiararmi deposto; e con questo
+oltraggiò gravemente i Re tutti. Or che non potete
+aspettarvi voi, Re, uno per uno, dalla audacia di questo
+Principe sacerdote, se egli, che nessuna potestà di
+giudice possede su di me nelle cose temporali, pur osa
+depormi; me, che per solenne elezione de’ Principi, e
+per adesione di tutta la Chiesa (ed allora era ancor
+giusta e buona), fui coronato del diadema imperiale?
+Ma non son io il primo, nè sarò l’ultimo che l’abuso
+della podestà sacerdotale cerchi balzar dal trono. E
+voi siete partecipi della colpa, poichè obbedite a quel
+finto santo la cui sete di signoria è tale che non basterebbe
+tutta l’acqua del Giordano a smorzarla. Se la
+vostra credula ingenuità non fosse accalappiata dalla
+ipocrisia di quegli scribi e di quei farisei, conoscereste
+e abborrireste i vizî della Curia, osceni sì che il pudore
+vieta parlarne. Sapete bene come coloro spremano grandi
+entrate da molti reami; quest’è, quest’è l’origine
+della loro insana tracotanza. Da voi, Cristiani, vengono
+questuando perchè poi in mezzo ad essi facciano crapula
+gli eretici; e voi atterrate le case dei vostri amici per
+edificare città ai nemici. Però non crediate che la sentenza
+del Papa possa piegare l’animo mio. Ho la coscienza
+monda; Dio è con me. Lui invoco a testimonio:
+fu sempre disegno mio di ricondurre i preti di ogni ceto,
+massime i maggiori, alla vita apostolica, all’umiltà del
+Signore, all’ordinamento della pura Chiesa primitiva. Imperocchè
+allora solessero i sacerdoti sollevare lo sguardo
+agli angeli, splendere per virtù di miracoli, resuscitare
+i morti, e superare Principi e Re colla santità della
+vita, non con violenza d’arme. Invece, questi preti servitori
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+del mondo, briachi di vizî mondani, disprezzano
+Dio, giacchè la loro religione ha fatto naufragio nel
+mare della ricchezza. A cotal gente torre questi beni
+nocevoli, questa soma di lor dannazione, è senza dubbio
+opera di carità; ed a farlo Noi e tutti i Principi
+dobbiamo fervidamente por mano, affinchè il clero si
+spogli di tutto il superfluo, e, contento di beni modesti,
+torni a dedicare la vita al servizio del Signore»&#8205;<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alle gravi accuse dell’Imperatore rispose il Papa
+traendo fuori le più esagerate teorie, per dimostrare che
+aveva autorità di giudicare Imperatori e Re. Nerbo infatti
+del disegno del Pontefice si era di elevare per sempre
+a diritto incontestabile la dottrina della Chiesa,
+già provata praticamente per avvenimenti anteriori, che
+il Papa avesse ricevuto da Cristo podestà di giudicare
+i Re. Pertanto Innocenzo IV affermava che il Papa era
+legato generale di Cristo; che questi gli aveva dato
+facoltà piena di giudice sulle terre; che Costantino umilmente
+aveva abdicato a favore della Chiesa la illegittima
+tirannia dell’Impero; che dalla Chiesa quell’antico
+l’aveva riavuta in feudo, ricavandone allora soltanto
+titolo di legittima autorità: dichiarava alla Chiesa spettare
+le due spade; ella essere che consegnava all’Imperatore,
+quando lo coronava, la spada temporale affinchè
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+l’adoperasse in servizio suo; e diceva che, giusta la tradizione
+antica, si era l’Imperatore il quale prestava giuramento
+di vassallaggio al Papa, come a signor suo feudale
+e supremo, dal quale riceveva titolo e corona. L’Imperatore,
+soggiungeva Innocenzo, sprezza la Chiesa
+perchè della virtù dei miracoli non isplende più tanto
+spesso come ne’ suoi tempi primitivi; perchè, conformemente
+alla profezia di Davide, il suo seme diventò potente
+in terra, ed i preti sono sfolgoranti di onori e di dovizia.
+Anche noi, proseguiva, preferiamo la povertà in ispirito,
+che nella sovrabbondanza della richezza difficilmente
+si custodisce; però protestiamo non l’uso, ma l’abuso
+delle dovizie esser cosa peccaminosa&#8205;<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>. Questa lettera
+è il documento più importante del concetto che nel
+medio evo s’avevano foggiato i preti intorno all’officio
+pontificio. In siffatto modo Innocenzo IV spezzava svelatamente
+la bilancia dell’autorità spirituale e di quella
+temporale, e con aperta usurpazione riuniva sotto la
+signoria della santa Sede le due podestà: nè contro queste
+dottrine smodate e micidiali di tutte le libertà i Re
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+d’Europa avrebbero dovuto più tardi pugnare per secoli,
+se allora avessero fatto causa comune con Federico&#8205;<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In Occidente, a quel tempo, la vita morale si divideva
+fra monachismo e cavalleria, fra arbitrio feudale
+da un lato e servitù di vassalli dall’altro, fra cieco
+fanatismo da una parte ed eresia e libero pensiero dall’altra,
+fra laboriosa attività di cittadini e meditazioni
+silenziose di scienziati: la vita si scindeva in varietà
+innumerevoli di diritti e di franchigie che formavano
+tanti Stati dentro dello Stato, oppure si angustiava entro
+a ceppi e sbarre di caste: la monarchia unificatrice e
+creatrice degli Stati nazionali trovavasi ancora nei suoi
+inizî primi. In mezzo alla confusione infinita di intenti
+partigiani combattenti gli uni contro gli altri, di impulsi
+nazionali, di individualità cittadine e di signorie
+feudali, non v’era che la Chiesa la quale formasse un
+solido sistema, fornito di membra molte, ma infinitamente
+semplice, colla sua gerarchia uniforme e comprensiva
+di tutti i popoli cristiani, col suo dogma e
+col suo giure canonico, con Roma a centro, e col Pontefice
+capo suo universalmente riverito. La Chiesa,
+signora delle anime, aveva preso il luogo dell’Impero.
+Re e paesi erano diventati tributarî del Papa; il suo
+tribunale di giudice e la sua collettoria di imposte s’erigevano
+in tutte le province; tutti i Vescovi rendevano
+omaggio al suo primato. A quegli stessi Principi, cui
+Federico II s’appellava contro le aggressioni che il
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+sacerdozio moveva avverso la podestà civile, faceva invocazione
+il Papa; e gli esortava a porsi sotto la bandiera
+della Chiesa, la quale (così ei diceva) difendeva
+Re e nazioni dagli intendimenti tirannici dell’Hohenstaufen:
+e il mondo si acquetava dell’abuso dell’autorità
+pontificia, poichè rifletteva che in essa v’era almeno
+un tribunale delle responsabilità, che giudicava anche
+degli Imperatori e dei Re&#8205;<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>. Il mondo consentiva che
+il Papa avesse questa podestà di giudice; soltanto si
+univa alle querimonie di Federico contro l’avarizia del
+clero, che minava la sua agiatezza. Nè questi lamenti
+erano nuovi. Tutti i contemporanei, vescovi, principi,
+storici, poeti, ne son pieni&#8205;<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>. La Curia aveva necessità
+di denaro per provvedere a’ suoi bisogni cresciuti; il
+Papa ne abbisognava per sostenere le sue guerre, e pertanto
+i paesi cristiani erano alla lettera crivellati di
+decime ecclesiastiche. Gli Inglesi si sarebbero ribellati
+contro il Papa, se avessero avuto un appoggio nel
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+loro debole Re&#8205;<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>; e ancor più favorevole eco il grido
+di Federico trovava in Francia, dove molti baroni conchiudevano
+un’alleanza formale per difendersi dalle aggressioni
+del clero contro i diritti temporali. I maggiori
+ottimati, fra’ quali furono il Duca di Borgogna e il Conte
+di Bretagna, protestarono negli articoli della loro lega
+che il reame di Francia «non s’era composto per
+diritto scritto, nè per usurpazione del clero, ma per
+virtù belligera; che essi, nobili del paese, riprendevano
+la giurisdizione ch’era stata loro strappata di mano,
+onde il sacerdozio, arricchitosi con avarizia, avrebbe dovuto
+ritornare alla povertà della Chiesa primitiva»&#8205;<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per conseguenza la voce di Federico trovava ascolto
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+in Europa; la società laicale, si scaldava all’amore dell’independenza
+e si sollevava contro le prepotenze del
+clero deviato dalla vita evangelica. Ma furono moti che
+rimasero isolati e senza unità. Conveniva rovesciare
+il Pontefice dal supremo officio di giudice ch’ei s’era
+arrogato sopra il potere dei Principi; conveniva ricondurre
+la Chiesa alle sue origini e torle ogni ingerenza
+politica, secolarizzandone i beni: quest’era la riforma
+che il grande Imperatore chiedeva, ma che non potè far
+trionfare perchè non fu considerata da meglio che una
+opinione individuale. Nè egli trascendette oltre quelle
+dottrine che, ormai all’età di Arnaldo da Brescia o durante
+la controversia delle investiture, erano state più
+dibattute e più acutamente dimostrate, di quello che
+al suo tempo sia avvenuto. Federico II, fino a che visse,
+combattè il Papato quale Innocenzo III protettor suo lo
+aveva nuovamente fondato; però in tutti i suoi attacchi
+battè sempre in breccia la smoderata podestà politica,
+neppure una volta prese di mira l’autorità ecclesiastica
+del Pontificato&#8205;<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Nessun Imperatore de’ Carolingi o dei
+Sassoni o de’ Franchi avrebbe accordato tanta larghezza
+al Papa, quanta Federico II era stato costretto di concedere,
+dappoichè il mondo aveva fatto buona accoglienza
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+ai principî di Gregorio VII, ed egli stesso aveva lasciato
+cadere il Concordato di Calisto II sulle investiture,
+e, plaudendo alla deposizione di Ottone IV, se n’era
+servito per farsene predella al trono. I fatti parlavano
+contro di lui e toglievano forze alla sua dottrina,
+mercè cui i Pontefici non dovevano possedere autorità
+di giudici sopra i Re. Nella sua lotta contro il Papato
+restò pertanto solo e debole, perchè la sostenne in
+nome di un concetto astratto e perciò mal pratico, in
+nome dell’Impero ossia dell’autorità temporale, non di
+uno Stato propriamente tale, e di una nazione che fosse
+stata offesa nei suoi diritti. Non v’erano vantaggi
+che associassero la causa dei Re con quella dell’Imperatore;
+i Re badavano ai loro interessi speciali, e,
+come i Vescovi, avevano ancor paura di essere scomunicati
+e deposti. Non ancora avevano aperto gli occhi
+sulle funeste conseguenze delle dottrine pontificie; e
+invano l’Imperatore, che aveva vista acuta, gridava
+ad essi che la causa sua contro il Papa era anche la
+loro. O non lo capivano o non l’ascoltavano. Il Papa
+aveva l’inestimabile vantaggio che allora sul trono
+di Francia sedesse un Re religiosissimo, quantunque
+d’animo risoluto anche di fronte alla Chiesa, e che
+su quello d’Inghilterra sedesse un Principe d’animo
+imbelle. Enrico III, fedifrago alla <i>Magna Charta</i>, aveva
+bisogno del Papa contro a’ suoi baroni, nè ajutava
+il cognato suo contro quella medesima gerarchia
+romana che del suo regno aveva fatto un feudo
+ecclesiastico: quanto poi a Luigi di Francia, cui Federico
+in ispecialità aveva conferito autorità di arbitro,
+ei si lasciò bensì indurre a qualche futile officio di mediazione,
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+ma non volle avviluppare la sua Francia fiorente
+a monarchia nelle faccende dell’Impero ridotto
+fantasima. Alemagna, stanca delle guerre d’Italia, che
+non voleva riguardar più come guerre dell’Impero, sulle
+prime tenne coraggiosamente testa contro gli artificî
+romani, indi si divise in partiti; levò degli Antirè, e
+cominciò a lasciar solo il grande Imperatore, intanto
+che egli senza più speranza di salvezza s’impigliava
+nei labirinti delle cose d’Italia, e consumava le qualità
+egregie del suo animo in un paese che era troppo angusto
+per il suo genio. A favore di lui si alzava soltanto
+la voce di eretici evangelici, ma a quel tempo ell’era
+ancor priva di valore&#8205;<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come la Chiesa, dopo la sentenza pronunciata a
+Lione, passò dallo stato di oppressa a quello di veementissima
+assalitrice, ogni conciliazione fu resa impossibile.
+Il Pontefice medesimo aveva deciso la guerra a
+vita e a morte; e protestava fermamente che mai non
+avrebbe conchiuso pace con Federico, nè tollerato che
+sul trono durassero egli e i figli suoi, «famiglia di
+vipere»&#8205;<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>. Innocenzo IV deliberò di compiere ad ogni
+costo quello che già Innocenzo III prima di lui avrebbe
+voluto: detronare per sempre gli Hohenstaufen, e sollevare
+<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
+un Imperatore, creatura pontificia, che rinunciasse
+per sempre allo Stato ecclesiastico e all’Italia.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo IV combattè la sua guerra con tutti quei
+modi più riprovevoli che suole adoperare l’egoismo
+dei Principi temporali: seduzione alle diserzioni, subornazione
+per denaro ai tradimenti più vigliacchi, arti
+e raggiri di legati e di agenti che cercando un Antirè
+trascinano Principi e Vescovi a ribellione, e tentano
+di traviare perfino Corrado figliuolo dell’Imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>.
+Sciami di frati mendicanti accendevano gli
+animi di fanatismo; e i popoli miravano in pace il loro
+ben di Dio affluire agli scrigni di Roma, le indulgenze
+della santa Crociata dispensarsi a coloro che fellonescamente
+alzassero le armi contro il loro signore, il
+voto della Crociata convertirsi nell’obligo di combattere
+contro l’Imperatore. Già Gregorio IX lo aveva
+infamato publicamente accusandolo di eresia; e la taccia
+che ei fosse nemico della fede cristiana era un’arma
+potente nelle mani dei preti. Il suo codazzo di Saraceni,
+le sue relazioni amichevoli coi Sultani dell’Asia, il suo
+grande ingegno davano all’odio opportunità di accuse
+velenosissime. In tutti i paesi si andò predicando la
+croce contro l’Imperatore, come contro un pagano; e
+un principe tedesco, Enrico Raspe conte di Turingia,
+che nella primavera dell’anno 1246 si levò da antirè,
+non arrossì di esortare i Milanesi a muover guerra
+contro Federico, «nemico del Crocifisso»&#8205;<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Ben capì
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+l’Imperatore che nella sua lotta contro le violenze del
+Papato non gli sarebbe toccata sorte diversa da quella
+dei suoi predecessori nell’Impero: perciò volle riconciliarsi
+colla Chiesa anche a condizioni umiliantissime che
+offerse per ottenere l’assoluzione. Ma indarno ei depose
+la sua professione di fede cattolica nelle mani di alcuni
+Vescovi; invano questi la portarono stesa in iscritto al
+Papa; il Papa la rigettò. Innocenzo IV voleva la ruina
+di Federico e della sua famiglia; laonde fu lui che
+costrinse l’Imperatore a proseguire la guerra&#8205;<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro l’Imperatore:
+la cospirazione è repressa. — Fortuna guerresca di Federico. — Ei
+s’impadronisce di Viterbo e di Firenze. — Condizioni
+di Roma. — Il Senatore scrive al Papa ammonendolo
+di ritornare. — Il Papa dà Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore
+vuol muovere contro Lione. — Deserzione di
+Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo è fatto prigioniero
+dai Bolognesi. — Fine di Pier delle Vigne. — Federico
+II muore (1250). — La persona di lui nella storia.</span></h4>
+
+<p>
+Il teatro di questa guerra di distruzione continuò ad
+essere essenzialmente Italia, dove l’Imperatore fu costretto
+a sostenere la lotta soltanto con forze italiane.
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+Alla testa dei Ghibellini stavano il terribile Ezzelino,
+tiranno efferatissimo, il conte Manfredo Lancia e Oberto
+Palavicini, nel tempo stesso che vicarî in Tuscia e nella
+Maritima erano Enzo re, luogotenente dell’Imperatore,
+e l’altro suo figlio bastardo Federico di Antiochia. Frattanto
+il Papa scriveva in ogni parte lettere esortando i
+paesi a ribellarsi; e ne trovava la via in Sicilia, e perfino
+alla corte imperiale. Sperava infatti Innocenzo IV di indurre
+alcuni di quei baroni venali a congiurare, di torre
+così all’Imperatore il fondamento della sua potenza in
+Italia, e di impadronirsi del retaggio degli Hohenstaufen.
+In Sicilia v’era buon numero di malcontenti. Il clero posto
+da Federico a tributo, frenato dalle leggi dello Stato,
+duramente perseguitato; la nobiltà feudale tenuta sotto
+un morso di ferro, privata dei privilegî dell’alta giurisdizione;
+la cittadinanza dissanguata dal fisco, erano
+altrettanti elementi fecondi di rivoluzione; e i vagabondi
+frati mendicanti e gli agenti del Papa gareggiavano di
+zelo per accendervene la fiamma. Però la podestà monarcale
+fondata da Federico nel suo reame, si mostrava alla
+prova forte abbastanza: al popolo ed alle città erano state
+bensì tolte le franchigie comunali, ma della perdita erano
+stati compensati mercè di parecchie leggi sapienti, che,
+massime, li proteggevano dai baroni; laonde non si rivoltarono
+contro il loro signore, e la cospirazione rimase ristretta
+alla nobiltà. Teobaldo Francesco, fin allora podestà
+di Parma, Pandolfo Fasanella, fino a quel momento capitano
+dell’Imperatore in Tuscia, i signori di Sanseverino,
+di Morra e di Cicala, d’intesa coi legati pontificî, ordirono
+un astutissimo piano di congiura, nel quale neppur
+si risparmiava la vita dell’Imperatore. Ma questi
+<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
+scoperse il complotto, quando, nel Marzo dell’anno 1246,
+trovavasi accampato a Grosseto. Pandolfo ed altri congiurati
+fuggirono e trovarono passeggiera accoglienza
+in Roma, perlochè Federico ne scrisse una lettera
+veementissima ai Senatori ed al popolo&#8205;<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>. Il Pontefice
+stesso approvava e incoraggiava fervidamente la cospirazione,
+e, adescandoli colla speranza di ricuperare
+i privilegî perduti, esortava con linguaggio da demagogo
+i Siciliani a sollevarsi contro il «nuovo Nerone»,
+a spezzare le loro catene di schiavi, a riconquistarsi i
+beni perduti della libertà e della pace. E oggidì ancora
+possiam leggere le lettere invereconde che egli scriveva
+a quei traditori, chiamandoli «illustri figliuoli della
+Chiesa, che Dio irradiava collo splendore della sua
+faccia»&#8205;<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore inseguì davvicino i ribelli fuggiti nelle
+Puglie; con terribile ira gli schiacciò nelle loro castella
+di Scala e di Capaccio; indi tornossene al settentrione
+per muovere, com’era intenzione sua, a Lione,
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+e snidare di là il nemico. Pareva che la fortuna gli arridesse
+propizia. In Toscana e nell’Umbria i suoi capitani
+avevano trionfato; Marino di Eboli aveva vinto il
+cardinale Rainero Capocci e la lega guelfa dei Perugini
+e di quei di Assisi; Camerino tornava sotto il dominio
+imperiale; Pisa e Siena combattevano per Federico
+contro le città guelfe&#8205;<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>. Già nell’anno 1245, nelle
+terre romane, Corneto era stata domata colla prigionia
+e col supplizio di molti cittadini, e adesso anche Viterbo
+era per fame costretta ad abbandonare il Papa,
+e ad arrendersi (nel 1247) a Federico di Antiochia: e
+questo istesso figliuolo dell’Imperatore entrava benanco
+a Firenze donde cacciavansi i Guelfi, e dove a lui era
+data la signoria della città. Così Federico II diventò
+padrone di tutta Toscana.
+</p>
+
+<p>
+La città di Roma era abbandonata a sè medesima.
+Durante l’assenza del Papa i Cronisti tacciono delle
+condizioni sue, ed incerti sono financo i nomi dei Senatori
+allora governanti&#8205;<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>. Che ivi il partito guelfo
+fosse pur sempre il dominatore lo dimostra la lettera
+di un Senatore, il quale invitava il Papa assente a
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+tornarsene di Lione, e facevalo con tanta insistenza
+quanta cent’anni più tardi ne misero in eguale intento
+i Romani allorchè i loro Pontefici dimoravano in Avignone.
+In quella scrittura Roma, signora del mondo,
+è dipinta come se fosse un corpo privo di capo,
+poichè mancava del suo pastore; è paragonata a donna
+vedova e mesta; e si rammenta al Pontefice la leggenda
+di Pietro fuggente di Roma, allorchè, incontrato per via
+il Redentore, e chiestogli: <i>Domine, quo vadis?</i>, ne aveva
+avuto in risposta: «Vado a Roma per esservi nuovamente
+crocifisso»; onde l’Apostolo vergognatosi se ne era
+anch’egli tornato&#8205;<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>. La lunga assenza di Innocenzo IV
+cominciava a crucciare i Romani del sospetto che il
+loro Pontefice volesse per sempre piantare in Francia
+il suo trono, e che poi Roma, «pupilla del mondo,
+tribunale della giustizia, sede di santità, trono di gloria»,
+potesse essere orbata dell’onoranza sua, ovvero, a dir
+più esatto, dell’unica sua fonte di agiatezza. Pare quasi
+che la lettera dell’ignoto Senatore abbia un presagio
+di ciò che sarebbe stato Avignone; ma Innocenzo IV
+non poteva assecondare l’invito de’ Romani (e sì che
+a lui tornava gradito), perciocchè il suo ritorno avrebbe
+reso vani il disegno e l’opera della sua fuga. Ei cercò
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+invece di rafforzare in Roma il suo partito, traendo
+dalla sua seguaci dell’Imperatore. E presto alla sua
+fede guadagnò i Frangipani, che fino allora erano stati
+capi dei Ghibellini, avvegnaddio confermasse i loro diritti
+sul principato di Taranto, che un tempo Costanza
+imperatrice aveva concesso ad Ottone Fragipane, ma che
+Federico II aveva poi dato a Manfredi suo proprio figlio.
+Innocenzo, in nome della Chiesa, ne infeudò Enrico
+Frangipane conte palatino lateranense, e in pari tempo
+lo investì delle entrate del giudicato di Arborea in Sardegna.
+Così quella famiglia romana disertò la causa degli
+Hohenstaufen, e diventò l’aperta nemica degli eredi di
+Federico II&#8205;<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. Del rimanente, l’Imperatore non molestò
+più Roma, poichè là dentro non v’era più l’oggetto
+dell’odio suo. Ei volle mostrare a’ Romani che
+faceva guerra al Papa e non alla loro Republica, laonde
+contro di Roma non mosse più ostilità&#8205;<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ridivenuto potente in Italia, Federico volle fare
+un’impresa contro Lione, passando per Savoia, onde in
+faccia del suo nemico persuadere il mondo che il buon
+diritto per sè stava. Se alla testa di milizie vittoriose
+ei fosse fin là penetrato veramente, se avesse di nuovo
+raccolto Germania sotto la sua bandiera (Enrico Raspe
+antirè vinto da Corrado v’era morto di sue ferite ai 17
+Febbraio del 1247), allora sì che la lotta avrebbe acquistato
+forme nuove e maggiori. Ma, per disgrazia dell’Imperatore,
+una città fin adesso fedele gli si ribellò alle spalle,
+lo costrinse a far ritorno, e lo allontanò di Germania,
+che avrebbe dovuto essere il piedistallo naturale di
+sua potenza. Resistenza indomita opponevano le città;
+ognuna di esse era una fortezza cinta di mura; ognuna
+era uno Stato autonomo composto di vigorosi cittadini.
+L’indole formidabile, che è propria delle guerre di
+città, franse le forze di Federico; se alcune cedevano,
+altre città insorgevano, e financo era malsecura la fedeltà
+di Comuni amici, poichè talvolta avveniva che,
+repente come un uragano, si sollevasse la fazione ostile
+e piantasse la sua bandiera sulle porte della città fino
+a quel momento cheta e tranquilla. Pertanto la guerra
+dell’Imperatore contro cotali cittadinanze incostanti,
+audaci ed eroiche, era opera affannosa come quella di
+Sisifo, cui sempre conveniva rifarsi da capo: triste monotonia
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+di marce e contromarce eterne, di eterni assedî,
+di devastazioni di campagne e di crudeltà d’ogni maniera.
+Noi, uomini di questi nostri tempi, possiamo a
+mala pena comprendere come mai Principi di gran
+genio avessero tanta pazienza, e popoli industri avessero
+tanto patrimonio da sopportare quel perpetuo stato di
+cose. Ai 16 di Giugno del 1247, con un colpo maestro,
+Parma cadde in mano di quelli che n’erano stati esiliati,
+segnatamente dei Rossi, cugini di papa Innocenzo.
+L’Imperatore, che era giunto a Torino, tornò tosto addietro,
+e mosse contro quella città, di cui incominciò
+l’assedio ai 2 di Agosto. La guerra si addensò intorno
+a Parma, perciocchè ivi dentro, con molto popolo di
+città guelfe e di Principi, si fosse gettato Gregorio di
+Montelongo, parente di Innocenzo III, legato del Pontefice,
+e prete valente in guerra come in arti diplomatiche.
+Pare che il destino annebbiasse la mente dell’Imperatore,
+poichè lo tenne inchiodato a lungo assedio di quella
+sola città, intorno a cui perdette tempo, forza ed efficacia
+di maggiori imprese. Gli è certo del rimanente che la
+conquista di Parma, dove si raccoglieva il nerbo maggiore
+dei suoi nemici sotto ai più illustri capi, sarebbe
+stata per lui una vittoria decisiva in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Federico passò l’autunno e l’inverno nelle trincee
+innanzi a Parma, dimorando nella città che, speranzoso
+di trionfare, aveva costruita nel suo campo ed
+appellata per lo appunto Vittoria. Le loro tremende
+sofferenze misero finalmente gli assediati al colmo della
+disperazione, laonde, mentre Federico era assente sollazzandosi
+alla caccia, fecero una sortita: addì 18 Febbraio
+1248, Vittoria fu incendiata; migliaia di cadaveri
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+copersero il campo; e vi perì anche Taddeo di Suessa
+pro’ guerriero e grande uomo di Stato, già avvocato
+eloquente del suo signore a Lione, ed ora morto gloriosamente
+da buon soldato, in questo più avventurato
+di Pier delle Vigne. A migliaia furono quelli che caddero
+prigionieri dei Parmensi; immenso il bottino raccolto nel
+campo; in mano del nemico venne fin la corona imperiale,
+ed un uomo della plebe, una specie di folletto, la
+portò in città fra le grida di giubilo del popolo. Tale
+è la sorte di tutte le grandezze umane! chè, alla lunga,
+anche il pazzo può vestirsi della loro porpora! Per le città
+guelfe la giornata di Parma fu una seconda Legnano:
+la magnificarono con versi e con canti: la stella di Federico
+tramontò&#8205;<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fuggitivo capitò egli a Cremona, vi raccozzò le
+reliquie del suo esercito disperso, e sitibondo di vendetta
+tornò nel Parmense, ma le città guelfe gli tennero
+testa. Sventura si accumulava sopra sventura: il
+bello Enzo, fior di cavaliere, fra tutti i suoi figliuoli il
+più diletto a Federico, cadeva nel dì 26 Maggio 1249, vicino
+Fossalta, in mano dei Bolognesi. I vincitori lietamente
+trassero quella preziosa preda nelle mura della
+loro città fortunata, e alle istanze e alle minacce dell’Imperatore
+risposero con eroica audacia, il cui linguaggio
+orgoglioso è esempio vivissimo del forte animo dei
+Republicani di quell’età. Ed Enzo seppellì la sua giovinezza
+e il suo regno in un carcere che durò vent’anni,
+e nel quale morì&#8205;<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il migliore dei figliuoli di Federico era prigioniero,
+il più fido dei suoi consiglieri ucciso; alla fine l’Imperatore
+perdeva anche il suo ministro, uomo di gran
+genio, sia che veramente fosse colpevole, sia che cadesse
+vittima del sospetto che morde sempre il cuor
+degli uomini, quando la fortuna gli abbandona e sta per
+crollarne la signoria. La fine di Pier delle Vigne, del
+celebre cittadino di Capua, che col valore del suo intelletto
+si era sollevato dal nulla fino a diventare il primo
+statista del suo tempo, gitta un’ombra oscura sulla vita
+del grande Imperatore, parimenti come la morte di Boezio
+fu il punto nero nella vita del gran Teodorico. Entrambi
+quei due Re germanici si rassomigliarono, sulle
+ultime ore della loro vita, nel destino e nella disgrazia,
+all’istesso modo che pienamente si somigliò la rapida
+e tragica fine delle loro famiglie. La storia non ha spiegato
+di che colpa Pietro sia stato accusato, nè di che
+morte o in qual tempo preciso sia caduto: certo è che
+Dante, un mezzo secolo dopo, a lui dedicò un monumento
+espiatorio ne’ suoi versi immortali&#8205;<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel Maggio del 1249 l’Imperatore tornò nelle Puglie,
+nè più abbandonò l’Italia meridionale. Condizioni
+di cose, di cui non potè rompere il circolo fatale che
+lo recingeva, lo tennero incatenato per sua sciagura al
+paese entro cui non era più possibile che la grande
+lotta si decidesse. Seppur si possa affermare che Federico
+II non era stato vinto, che fino alla estrema ora
+tenne alta la sua possanza non solo nel reame, ma
+eziandio nella massima parte d’Italia, conviene peraltro
+confessare che egli aveva perduto il suo ascendente
+sulle grandi attenenze del mondo, e che in Italia era
+rimasto solo e abbandonato. Avrebbe potuto vincere
+la Chiesa romana, soltanto allora ch’ei fosse ricomparso
+in Alemagna, che avesse trascinato dietro a sè
+in guerra la nazione tedesca, che avesse potuto conchiudere
+in Inghilterra ed in Francia un’alleanza con
+tutti gli elementi ostili al Papato. E, invece, giunto al
+termine di sua vita operosa e splendida del suo genio,
+Federico II morì dopo breve infermità, nel giorno 17 Dicembre
+dell’anno 1250, a Ferentino, vicino Luceria&#8205;<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+</p>
+
+<p>
+Se sia vero quello che narrano alcuni Cronisti antichi,
+il magnifico Imperatore, il grande nemico dei Pontefici
+sarebbe morto con rassegnazione filosofica, compreso
+del nulla di tutte le pompe mondane, sperando
+cristianamente nella vita eterna: coperto della tonaca
+dei Cisterciensi, avrebbe ricevuto l’assoluzione delle sue
+peccata da Berardo arcivescovo di Palermo, amico suo
+fedele. E noi vi crediamo, poichè tutto questo è conforme
+all’indole dell’uomo. Ottone IV morì circondato
+di monaci, che a sua istanza e supplicazione lo avevano
+flagellato a sangue con colpi di disciplina; presso al
+capezzale di Napoleone morente si sedette un meschino
+prete che gli aveva amministrato il viatico&#8205;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>. L’eroe
+del suo secolo, il cui genio empiè il mondo di ammirazione,
+dopo di avere lottato a lungo per liberarlo dal giogo
+despotico del sacerdozio, morì come la maggior parte
+dei grandi uomini del suo tempo, incompreso, abbandonato,
+in tragica solitudine. L’erede delle sue corone erane
+lontano, in Germania, combattente contro l’usurpatore
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+Guglielmo d’Olanda; intorno al letto dell’Imperatore
+non assistettero che il suo bastardo Manfredi di cui
+spirò in braccio, e il fido arcivescovo Berardo. Al castello
+tenevano guardia i suoi Saraceni; e la bara fu trasportata
+a Taranto, donde il morto Imperatore fu recato
+a Messina, indi, sempre per mare, a Palermo. E in quel
+duomo egli riposa nel suo sarcofago di porfido.
+</p>
+
+<p>
+Ancora a’ dì nostri, nei giudizî del mondo si trova
+traccia delle passioni che sollevò la violenta battaglia
+combattuta da Federico II contro il Papato. Di lui
+si giudica da una parte con idee guelfe, dall’altra con
+mente ghibellina, avvegnaddio quei due partiti sotto
+altre forme durino tuttora, e dureranno fin tanto che
+continuerà la ragione del loro contrasto. La dipintura
+più turpe che siasi fatta dell’indole di Federico II è
+quella che ne diede la fazione ecclesiastica vissuta alla
+sua età. È facile a comprendersi che un Innocenzo IV
+non potesse vedere nel suo grande avversario altr’uomo
+che un anticristo, un efferato tiranno, un Faraone, un
+Nerone, nemico pessimo della Chiesa: ed invero di questa
+allora s’era già da lunghissimo tempo falsato il concetto
+evangelico, e le quante volte di Chiesa parlano
+scolastici e preti, sotto il suo nome per la più parte deve
+intendersi la gerarchia o il Papato. Ma quello onde a ragione
+dobbiamo meravigliarci si è che la sentenza
+dettata dall’odio sacerdotale in giorni tanto remoti,
+abbia trovato un eco anche fra gli Storici d’oggidì.
+Sia però come si voglia: la mente del pensatore si rasserena
+allorchè volge chetamente il pensiero all’ordine
+mondiale, i cui contrapposti ostili (qualunque nome
+partigiano ricevano nel tempo) si vengono alla fine conciliando
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+nell’ambiente delle idee: le quali sono eterne, e
+non temono fortuna di eventi, e assumono forma tale
+da diventare forze e strumento della ragione sovrana
+che plasma il mondo. E per fermo un esempio stupendo
+ce ne offre la serie lunga di Pontefici, in parte grandi,
+che dalla fede degli uomini furono investiti di autorità
+religiosa, e combatterono animosamente per liberare
+la Chiesa dalla legge politica: e un pari esempio
+ce ne presenta l’altra serie di Imperatori gloriosi e benemeriti
+dell’umanità, che da egual fede degli uomini
+furono investiti di podestà civile, e difesero contro la
+Chiesa la libertà del mondo. Innocenzo IV raccolse
+in sè la successione di quei Papi e i risultamenti dei
+loro sforzi; Federico II in sè raccolse la successione di
+quegli Imperatori e i risultamenti dell’opera loro. Come
+concetto ideale, il mondo del medio evo fu un sistema
+cosmico perfetto, di cui l’accordo, l’unità, e financo il
+pensiero filosofico ci costringono ad ammirazione, perciocchè
+a cotal sistema che cessò la gente umana
+non abbia peranco saputo sostituire una costituzione
+egualmente armonica. Quel mondo del medio evo somigliava
+ad una sfera perfetta, ed aveva due poli
+opposti, Imperatore e Papa. I principî guidatori dell’umanità
+di quel tempo avevano preso forma corporea
+in queste due persone mondiali, creazioni storiche
+eternamente memorande, che non avranno più ripetizione
+d’esempio. Erano come due demiurgi, due spiriti
+della luce e della potenza, posti nel mondo ciascuno
+nella sua cerchia, a spingerla innanzi e a governarla:
+creazioni entrambe del pensiero civile del Cristianesimo,
+non ispento mai per quante perturbazioni gli abbiano
+<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
+recato le necessità terrene. L’uno rappresentava l’ordine
+civile; l’altro l’ordine religioso: e poichè l’uno era
+rappresentante sovrano della terra, l’altro del cielo, se
+ne accese quella lotta titanica del medio evo, educatrice
+dell’umanità, che empiè di sè i secoli, e, spettacolo
+grandiosissimo di tutti i tempi, ne costituì il vincolo
+che fra loro gli strinse. Federico II ne fu l’ultimo
+eroe vero. Con tutti i suoi errori e colle sue virtù fu il
+più geniale e compiuto uomo del suo secolo, e l’indice
+vivo della sua cultura&#8205;<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta si volle sollevare Federico II troppo più
+in alto della sua età, e attribuirgli il disegno che avesse
+inteso a distruggere la costituzione esistente della Chiesa
+ed a riunire in sè la podestà regia e quella sacerdotale,
+come papa-imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>. Ma una Chiesa senza pontefice
+usciva affatto dei concetti politici di quel tempo.
+L’idea dei due lumi del mondo continuava ad essere accettata
+per simbolo, nè fuvvi Imperatore alcuno che abbia
+avuto il pensiero di distruggere il Papato, nè alcun
+Pontefice che abbia meditato di annientare l’Impero.
+<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
+L’uno dell’altro riveriva la autorità suprema; quella ecclesiastica
+e quell’altra temporale: se combattevano fra
+sè, gli era soltanto perchè ciascuno dei due voleva allargare
+la cerchia della sua podestà&#8205;<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>. Federico, il formidabile
+nemico dei traviamenti politici del Pontificato,
+nutriva fede religiosa profondamente cattolica, pari a
+quella che professò Dante ghibellino. Nè combattè la
+podestà apostolica del Pontefice, ma ai Principi disse:
+«Aiutateci da coraggiosi nella guerra contro i preti
+malvagi, affinchè possiamo fiaccare le corna della loro
+superbia, e dare migliori duci alla santa Chiesa madre
+nostra: avvegnaddio il farlo si spetti al nostro officio
+imperiale, e nostro leale desiderio sia di riformarla ad
+onore di Dio»&#8205;<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>. La parola «riforma» suona qui in
+bocca di Federico; ma, pronunciandola, egli intendeva
+solamente dire che voleva affrancare la monarchia dalle
+ingerenze del giure ecclesiastico, separare la podestà
+temporale da quella religiosa, tenere il clero ristretto
+all’officio apostolico, secolarizzare la Chiesa secondo le
+idee di Arnaldo da Brescia abbracciate dai Ghibellini,
+restaurare finalmente il diritto regio d’investitura, sì
+<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
+come aveva fatto in Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>. Un’immensa distanza
+per fermo separava ancora la gente umana dalle confessioni
+di Augusta e di Worms; e perchè Alemagna ci
+arrivasse occorreva un lungo lavorio degli spiriti, e
+faceva mestieri maturarlo coll’intermezzo della discussione
+scolastica e degli studî classici. La separazione di
+Germania dalla Chiesa romana avvenne per via della
+Riforma, ma questa non iscaturì bella e compiuta in un
+tempo determinato di limiti: chè anzi il suo processo,
+come una catena di cause continue, risale fino al Vangelo;
+e la serie lunga di Imperatori che combatterono
+le lotte delle investiture e dell’Impero contro la signoria
+universale di Roma fu soltanto una premessa storica
+conducente per diritta via alla Riforma tedesca. Sotto
+questo aspetto pertanto è cosa innegabile che nelle guerre
+combattute da Federico II contro le intemperanze del
+Papato si sieno sparsi in Europa molti germi nuovi di
+riformazione.
+</p>
+
+<p>
+Federico II, che sopra tutti gli altri rappresentanti
+dell’antico principio imperiale ebbe idee conservatrici
+e fu insieme novatore, da una parte percorse la sua età,
+<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
+da un’altra ne disconobbe l’indole. Dovremo forse meravigliarci
+che egli credesse ancora nell’idea dell’Impero
+romano, se, tuttavia un secolo dopo di lui, a nobilissimi
+intelletti italiani quell’idea stessa parve essere
+continuazione legittima dell’Impero antico, ordinamento
+universale non mai interrotto, concetto d’ogni
+coltura umana? Ed invero questo fu l’errore (errore
+di genio) di Dante e del Petrarca. Fu una tradizione
+sublime che si mantenne viva attraverso il corso dei
+secoli; fu una concezione teocratica dell’organamento
+del mondo e dell’unità della gente umana, onde i
+Germani, sfasciato che fu l’Impero romano, avevano
+espresso il bisogno di una forma giuridica in cui si raccogliesse
+la vita civile accanto all’unità religiosa:
+fu una grande idea archetipa di civiltà; fu un concetto
+cosmopolitico che non diventò mai pienamente realtà,
+ma che dominò tutto il medio evo colla saldezza di un
+dogma: e durò eziandio dopo che le nazioni latine e
+germaniche (le quali s’erano comunicate le une alle altre
+e i due rappresentanti del mondo, Imperatore e Papa)
+ebbero mercè un lungo lavorio di progresso acquistato
+forme politiche, e leggi, e nazionalità, e lingue loro proprie.
+All’età di Federico II la razza latina aveva assorbito
+interamente nel suo organismo gli elementi germanici,
+e di qua dalle Alpi sedeva oramai nazione nuova,
+di specie tutto sua: era diventata la nazione italiana,
+affrancata adesso dalla preponderanza antica del feudalismo
+germanico, poichè nella costituzione comunale e nel
+giure romano aveva ritemprato sè stessa. La democrazia
+nazionale, di cui si fece alleata la Chiesa, protestò pertanto
+e contro la restaurazione del principio feudale germanico
+<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
+operata da Enrico VI, e contro il nuovo principio
+monarchico bandito da Federico II: l’intendimento dei
+Ghibellini, che furono i legittimisti politici di quell’età,
+si rivolse a dare all’Italia la dubbia fortuna dell’unità
+politica per via di un Imperatore straniero, anche a spese
+della sua independenza nazionale e della libertà cittadina;
+ma questo intendimento non fu da meglio del fiero
+impulso di libertà dei Guelfi, i quali non per altro che
+per loro bisogno e per loro utilità cercarono appoggio
+nel Papa, avversario naturale del principio monarchico
+in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Con Federico II si chiuse l’epoca dell’antico Impero
+germanico, che di qua dalle Alpi era già venuto in termine
+di vita; vincitori e padroni dell’avvenire rimasero
+la Chiesa e il partito Guelfo. Però Federico pose fine a
+quell’Impero in forma nuova, poichè fu egli il primo
+che sia stato veramente monarca; fondatore di un
+principio politico di governo unitario, fu il primo Principe
+che desse al suo popolo un codice legislativo bene
+ordinato, che iniziasse la lotta della monarchia contro
+il feudalismo, che chiamasse il terzo stato a sedere nei
+parlamenti: e fu nel suo retaggio di Sicilia che egli ebbe
+fatto esperimento delle sue dottrine, secondo le quali
+avrebbero poi dovuto appianarsi nella monarchia le
+disuguaglianze feudali e democratiche. Il tempo s’impadronì
+di cosiffatte tendenze monarcali, e alla lunga venne
+educando lo Stato moderno. Seguendo queste vie nuove
+sgombrate alla lotta antica contro la gerarchia pontificia,
+avvenne che, cinquant’anni dopo di Federico II, la
+monarchia francese colla forza del suo diritto publico,
+col principio della independenza nazionale e colla volontà
+<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
+degli Stati riuniti a parlamento del paese, potè
+ottenere vittoria del Papato innocenziano e dell’autorità
+pontificia medioevale.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa torna
+in Italia. — Condizioni di questo paese. — Manfredi vicario
+di Corrado. — Corrado viene in Italia e prende possesso del
+reame. — Innocenzo IV ne concede l’investitura prima a
+Carlo d’Angiò, indi ad un Principe inglese. — Il senatore
+Brancaleone lo costringe a porre nuovamente la sua residenza
+in Roma (1253). — Il principe Edmondo riceve Sicilia
+in feudo dal Papa. — Morte fatale di Corrado IV (1254).</span></h4>
+
+<p>
+La morte di Federico II fu un grave avvenimento per
+tutto il mondo. Allorchè il grande Imperatore, che per
+quarant’anni aveva riempiuto Europa di sè, si fu adagiato
+nel suo feretro, parve che la lunga e formidabile lotta
+dell’Impero contro la Chiesa fosse decisa a pro di questa;
+parve che spuntasse pei Pontefici una stagione nuova
+di signoria universale senza limiti.
+</p>
+
+<p>
+È perciò facile a credersi se Innocenzo IV ne andasse
+lieto; ma la sua gioia fu così contraria a carità
+sacerdotale, uscì tanto dall’onesto, che si espandette in
+declamazioni invereconde&#8205;<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>. Sembrava adesso che il
+destino offerisse a lui ed alla santa Sede la signoria di
+<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
+Italia; e adesso, più che qualunque altra volta mai, dovevasi
+vedere per prova se il problema antico potesse
+risolversi in favore dei Papi. Dei figliuoli che a Federico
+erano nati dai suoi matrimonî con Costanza di Aragona,
+con Giolanda di Gerusalemme e con Isabella di
+Inghilterra, ne vivevano ancora due; Corrado re, figlio
+di Giolanda, che aveva ventidue anni, ed Enrico, figlio
+di Isabella, che ne avea dodici. Dei tre bastardi, Enzo
+languiva in carcere a Bologna; Federico di Antiochia,
+cacciato di Firenze, trovavasi nella Italia di mezzo;
+Manfredi era nelle Puglie&#8205;<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>. Conformemente al testamento,
+Corrado IV, eletto re di Germania fin dal 1237,
+ereditava le corone del padre; e Manfredi, principe di
+Taranto, doveva governare le terre italiane in officio di
+suo <i>balivus</i> o vicario.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo IV non perdè tempo a voler torre di mano
+agli eredi di Federico II le Puglie e la Sicilia, che egli
+teneva in conto di feudi riversibili alla Chiesa. Ammonì
+pertanto i Siciliani affinchè tornassero sotto alla signoria
+della Chiesa, ed offerse loro privilegî e franchigie;
+esortò i Tedeschi a serbarsi nella fede di re Guglielmo,
+cui promise la corona imperiale; ed intanto fece dappertutto
+predicar la croce contro Corrado, che era pure scevro
+di qualsiasi colpa. Le città guelfe invitarono il Papa a
+venire in Italia, e infatti ai 19 Aprile dell’anno 1251 egli
+partì di Lione, dove l’antirè Guglielmo aveva con lui celebrato
+<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
+le feste di Pasqua&#8205;<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. Quella città, ridotto di piaceri
+ed insieme emporio di traffici, vide partire la Curia
+pontificia dopo sei anni di soggiorno; nè si sarebbe indovinato
+che cinquant’anni più tardi un Papa vi avrebbe
+fatto ritorno per torsi la corona, e per indi apparecchiare
+al Pontificato una residenza di settant’anni su
+quelle stesse sponde del Rodano&#8205;<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per Marsiglia e per la riviera Innocenzo venne a
+Genova. Il fuggiasco dell’anno 1244 ricomparve nella
+sua città natia, circondato di fastosa magnificenza, come
+quegli che vinto aveva l’Impero. Durante il suo viaggio,
+onde lentamente passò per Lombardia, si affollarono
+sul suo cammino gli abitatori di città guelfe, e
+fuor di Milano un quindicimila fra preti e frati lo accolsero
+in giubilo, mentre popolo innumerevole era uscito
+della città e s’era disposto a spalliera lungo il cammino
+per un tratto di dieci miglia, formando così una via
+trionfale al corteo pontificio. Le Republiche guelfe prestarono
+a Innocenzo IV omaggi quali a pontefice si conveniva,
+ma chiesero grandi somme di denaro per ristoro
+<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
+dei danni di guerra, rifiutarono di restituire gli antichi
+beni della Chiesa, e dichiararono di non voler cambiare
+il giogo imperiale colla signoria della Chiesa. I Comuni
+avevano profittato della lotta sostenuta da quest’ultima
+contro l’Impero per ottenere, coll’aiuto della loro
+grande alleata, independenza dall’Imperatore; ed ora la
+Chiesa trovava ch’essi eransi fatti independenti anche
+dal Pontefice. Da altra parte la mutazione delle cose aveva
+fatto piegare la fronte alle città ed ai signori ghibellini,
+però soltanto in via passeggiera; e, se anche
+l’Imperatore era morto, l’idea imperiale continuava a
+vivere ancora. Il genio di libertà che gli Imperatori di
+casa Hohenstaufen avevano svegliato colla lor guerra
+si rizzava ora gagliardo di sua propria virtù. Il Papa
+rivedeva Italia, ma diversa da quella che la aveva lasciata,
+e dappertutto conobbe che era cosa pure impossibile
+di giungere al grande intento d’Ildebrando e
+di Innocenzo III, di ricomporre la penisola sotto il pastorale
+di san Pietro.
+</p>
+
+<p>
+Passando da Brescia, da Mantova e da Ferrara,
+Innocenzo venne nell’estate a Bologna, ed ivi lo sventurato
+Enzo dal fondo del suo carcere avrà udito i lieti
+clamori che salutavano l’ingresso dell’odiato nemico
+del suo gran padre. Sull’incominciamento del Novembre
+il Pontefice proseguì il suo cammino, e andò a Perugia,
+ma di entrare in Roma non si fidò. Sebbene in passato
+un Senatore ve lo avesse chiamato con tante istanze, ei
+temeva tuttavia le fiere audacie dei Romani, che, morto
+essendo l’Imperatore, avevano poco motivo di parteggiare
+coi Guelfi: ed invero si die’ a capire al Papa che
+lo avrebbero circuito con immense esigenze, appena che
+<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
+fosse entrato in Laterano; perciò egli deliberò di porre
+sua residenza a Perugia&#8205;<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto il giovine Principe di Taranto sentiva
+pesarsi sugli omeri una soma cui era troppo debole a
+sostenere. Manfredi Lancia era figlio di Federico, nato
+nell’anno 1232 di Bianca Lancia, bella e nobile donna
+di famiglia piemontese. I contemporanei lo appellano
+bastardo, come infatti era, ma d’altra parte non manca
+qualche argomento da far reputare probabile che Federico
+lo avesse legittimato sposandone la madre. Nell’anno
+1247 gli aveva dato in moglie Beatrice di Saluzzo,
+figlia del conte Amedeo di Savoia; ed il suo testamento,
+ove non faceva pur cenno degli altri suoi figli
+bastardi, Enzo e Federico di Antiochia, dimostra che
+egli riconosceva nel figlio di Bianca il diritto a succedergli
+nel retaggio dopo i suoi figli legittimi. Da natura
+Manfredi avea sortito ingegno e bellezza: un’educazione
+accuratissima lo aveva ornato di eletto costume e di
+scienza erudita; e tutti i contemporanei dicono che fosse
+uomo magnifico, magnanimo, liberale di mano, gioviale,
+dotto di musica e buon trovatore, re nato. Se il Papa
+avrà sperato che, appena morto Federico, le città delle
+Puglie e di Sicilia inalzassero lo stendardo di san Pietro,
+egli s’ingannò a partito. E per fermo non si spense ivi
+subito con Federico il prestigio del nome e della potenza
+del grande Imperatore; solamente alcuni baroni ed alcune
+<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
+città (fra le quali, a vero dire, furono Capua e Napoli
+regalate di grandi privilegî dal Papa) si posero
+dalla parte della Chiesa. Nella prima pressura Manfredi
+mandò proposte di pace ad Innocenzo, ma il vicario di
+Corrado IV dovette rifiutare quanto gli si chiedeva in
+ricambio, che incondizionatamente si sottomettesse a
+ricevere Taranto in feudo dalla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>: ed allora con
+marce abili e rapide Manfredi domò i ribelli Pugliesi,
+raccolse intorno a sè i mercenarî tedeschi, con geste
+cavalleresche levò alto il suo nome, e comparve minaccioso
+innanzi a Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Dopo morto l’Imperatore, Manfredi aveva invitato
+il fratel suo Corrado a valicar le Alpi, ed a venirsi a
+prender possesso di Sicilia. Il giovine Re dei Romani
+seguì le tradizioni politiche dei suoi antenati, e aderì
+alla chiamata di Manfredi. Raccolse un esercito, tenne
+un parlamento ad Augusta, nominò a suo vicario
+il duca Ottone di Baviera, di cui aveva sposato la figlia
+Elisabetta, e nell’Ottobre 1251 fu in Lombardia, dove
+Ezzelino ed altri Ghibellini lo accolsero orrevolmente in
+Verona. Colà e a Goito passò in rassegna le soldatesche
+ghibelline, che ancora erano di numero abbastanza ragguardevoli;
+indi deliberò di muovere nelle Puglie per
+assicurarsi in prima del suo retaggio, e di là poi ritornare
+nell’Italia settentrionale. Però la lega di città
+romagnuole, umbre e tusche gli sbarrò la via di terra,
+<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
+nè Roma pareva inchinevole a riverire il figliuolo di
+Federico II od a soccorrerlo&#8205;<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Corrado pertanto s’imbarcò a Pola, dove lo stava attendendo
+il margravio Bertoldo di Hohenburg con galere
+siciliane. Addì 8 Gennaio dell’anno 1252 sbarcò a Siponto,
+e il suo primo comparire esercitò una subita influenza
+sui baroni e sulle città. Corrado era geloso del fratello suo,
+ma disarmavalo la savia condotta di Manfredi che, dopo
+avergli aperta la via di Napoli, deponeva in sue mani
+il governo del reame, e perfino i suoi feudi. Breve e gloriosa
+fu l’impresa di Corrado IV nelle Puglie. Dopo
+che infruttuosamente ebbe offerto al Papa le più favorevoli
+condizioni di pace, a prezzo del suo riconoscimento
+ossia dell’infeudazione di Sicilia, il giovine Re sostenne
+prodemente i suoi diritti colla spada. Traversò le Puglie
+e la Campania, e i baroni gli fecero omaggio; Capua
+gli aperse le porte sulla fine di autunno del 1252, e
+nella primavera dell’anno successivo gli fecero ossequio
+tutte le città, tranne Napoli, che egli assediò con grande
+energia.
+</p>
+
+<p>
+Le prospere fortune dei figliuoli di Federico costrinsero
+adesso Innocenzo IV a rifarsi in un disegno che
+<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
+aveva già concepito in mente fino da quando era a Lione.
+Poichè comprendeva che la Chiesa era incapace colle
+sole sue forze di torre Sicilia agli Hohenstaufen, decise
+di dare il bel reame in feudo a un Principe straniero:
+umiliazione del Papato! fatalità d’Italia! Il Papa gettò
+il suo sguardo su quei paesi dove sperava trovare a
+buon mercato un pretendente volonteroso e denaro in
+copia: offerse perciò la corona di Sicilia a Carlo d’Angiò
+fratello del re di Francia; ma gli ottimati e Bianca
+regina madre, governatrice in vece di Luigi che trovavasi
+in Siria, respinsero la proposta. Allora Innocenzo
+s’indirizzò all’Inghilterra; e, poichè Riccardo di Cornovaglia,
+uomo immensamente ricco, ricusò la sua proposta,
+tanto seppe circuire il fratello suo il re Enrico, che egli
+accettò per conto del suo secondo figliuolo Edmondo di
+Lancastro, fanciullo di ott’anni. Enrico III ebbe sì
+qualche scrupolo in sulle prime, pensando che Sicilia
+ne sarebbe stata tolta al nipote suo, il giovine Enrico
+ch’era figliuolo di Federico II e di Isabella e vicario
+dell’isola; ma furono dubbiezze passeggiere, avvegnachè
+la morte di quel nipote facesse presto sgombrare
+la coscienza del Re da ogni incertezza&#8205;<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo IV doveva darsi le mani attorno per combattere
+Corrado mercè di un potente avversario; chè
+infatti nell’Ottobre 1253 il Re entrava in Napoli conquistata&#8205;<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>.
+La nuova che la città era caduta giunse
+al Pontefice a Roma quando da Assisi v’era venuto sul
+principio di Ottobre&#8205;<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>. Già parecchie volte i Romani
+mormorando lo avevano ammonito di ritornare: e dapprima
+avevano ordinato al Comune di Perugia loro
+protetto di non dar più a lungo ricovero al Papa; indi
+avevano minacciato quelli di Assisi, dichiarando che
+sarebbero andati con un esercito a strapparlo fuori delle
+loro mura. O venga adesso, gridavano stizzosamente, o
+non venga più&#8205;<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>. «Ei ci fa meraviglia», dicevano i loro
+legati al Papa, «che tu, pari ad un vagabondo, meni
+vita randagia, or qua, or là: tu abbandoni Roma, residenza
+degli Apostoli, e lasci in balia dei lupi il tuo
+gregge, di cui un giorno dovrai render conto a Dio,
+e ad altro non pensi che a far quattrini. Il Papa non è
+di Anagni o di Lione, non di Perugia o di Assisi, ma
+<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
+di Roma». E questo linguaggio dettava ai Romani un
+uomo di assai grande energia, Brancaleone di Andalò,
+che a quel tempo era loro senatore. Innocenzo IV venne
+pauroso ed esitante; i Romani lo accolsero freddamente;
+nè le dimostrazioni di onore altro furono che formalità
+officiali comandate dal Senatore&#8205;<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>. Brancaleone andò
+ad incontrarlo fuori delle porte e lo condusse in Laterano;
+tuttavia il Biografo di Innocenzo non dice che
+il ricevimento fosse trionfale, come era stato quello di
+Milano e di altre città. Così avvenne che la Curia nell’Ottobre
+del 1253 tornò a Roma, dopo un’assenza di più
+che nove anni, e dopo che ne erano scorsi dieci del pontificato
+di Innocenzo IV; in tutto questo tempo i Romani
+non lo avevano veduto soggiornare un anno solo nella
+loro città. Appena seppero adesso che il Papa trovavasi
+nelle loro mura, lo assediarono con domande di sovvenzioni
+e di risarcimenti d’ogni maniera: e fecerlo con tanta
+veemenza da obligare Innocenzo ad invocare la protezione
+del potente Senatore&#8205;<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. Brancaleone sedò la tempesta
+tanto per non guastare i suoi rapporti col Pontefice,
+appo cui egli lealmente si adoperava a pro di Corrado:
+col Re infatti ei si trovava stretto di buona amicizia, e
+publicamente ne riceveva gli ambasciatori in Campidoglio.
+E Corrado in pari tempo profittava della presenza
+del Pontefice a Roma per ritentare di far pace; ma i
+suoi avvocati, i conti di Monfort e di Savoia, non giunsero
+<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
+a capo di cosa alcuna; Innocenzo aveva giurato di
+sterminare la famiglia di Federico II, e procedeva al suo
+intento con inesorabile ostinatezza&#8205;<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>. Notizie capitategli
+d’Inghilterra ne rianimavano frattanto le speranze,
+poichè gli veniva annunciato che Enrico III era disposto
+ad accettare la corona di Sicilia per conto del suo
+figliuolo: quindi fu che nel giovedì santo dell’anno 1254
+scagliò la scomunica contro Corrado ed Ezzelino, e tosto
+dopo partì di Roma in cui trovavasi mal securo, e andò
+nell’Umbria.
+</p>
+
+<p>
+Da Assisi egli confermò la patente d’investitura
+della Sicilia, che Alberto suo legato provvisoriamente
+aveva data al giovine Edmondo&#8205;<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. Dissipate s’erano
+le dubbiezze del Re d’Inghilterra, poichè suo nipote, il
+giovanissimo Enrico, vicerè di Sicilia, era morto repentinamente
+sulla fine dell’anno 1253 a Melfi, dove lo
+aveva chiamato Corrado. Poco tempo prima erano passati
+di vita due fanciulli del maggior figliuolo di Federico,
+lo sventurato Enrico; e poichè una maligna calunnia
+attribuì a Corrado la loro morte, l’artificio e la furberia
+se ne profittarono per indurre Inghilterra ad accettare
+l’investitura. Enrico III ch’era uomo corto, con gioia
+<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
+puerile die’ nella pania; mandò al Papa tant’oro quanto
+ne poteva desiderare, ossia gli die’ carta bianca di trar
+quante cambiali volesse sopra banchieri italiani. Era tutto
+ciò che Innocenzo bramava; Inghilterra sacrificava il
+suo patrimonio per un regno che essa possedeva dipinto
+in carta; ed alla conquista di Sicilia per comando pontificio
+si dava il carattere di crociata&#8205;<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>. Ora sperava il
+Papa che Corrado avrebbe dovuto in breve soccombere
+alle forze unite della Chiesa e d’Inghilterra; ma ancor
+più presto il giovane Re inaspettatamente soccombette
+alla febbre che lo spense, e ciò fece che il Papa si pentisse
+di quanto avea operato, e dimenticasse di aver mai
+trattato col Principe inglese.
+</p>
+
+<p>
+Corrado IV, nella letizia del suo primo trionfo, dominò
+Sicilia e Napoli come retaggio nuovamente conquistato
+colla virtù della sua prodezza guerriera; e già s’armava per
+ripigliare contro il Papato la lotta del padre suo. «Presto»,
+così annunciava ai Ghibellini, «presto sarò con
+ventimila soldati nel settentrione per castigare i ribelli e
+per restaurare l’autorità imperiale». In tal guisa scriveva
+nell’Aprile del 1254, e ai 20 di Maggio era anche morto.
+Il figlio di Federico II non perì di veleno come malignamente
+s’ebbe a inventare, ma soggiacque alle fatiche
+sopportate nel caldo clima dell’Italia meridionale; morì
+a Lavello nella pienezza della sua forza giovanile, a ventisei
+anni di età, lamentando il suo destino, e piangendo
+<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
+la sventura dell’Impero di cui previde la caduta&#8205;<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>. La
+terra fatale d’Italia divorò lui, come ebbe divorato il
+padre e l’avo suo, come ebbe divorato tutta la famiglia
+degli Hohenstaufen siciliani.
+</p>
+
+<p>
+Un destino crudele spense quella illustre casa; e la
+sua rapida fine, che somiglia alle sorti degli Atridi, è uno
+di quei tragici avvenimenti a cui spiegare la superstizione
+bigotta ha sempre in pronto la chiave. La storia dei
+fatti non riesce però a darne spiegazione; bensì la ragione
+giunge a scoprirne la necessità, poichè ne sa discerner le
+leggi: la gloriosa famiglia degli Imperatori svevi aveva
+compiuto la sua missione, ed in breve tempo era invecchiata
+tanto da non aver più forza vitale. Come un dì,
+morto Enrico VI, della casa del Barbarossa non era rimasto
+che un solo erede ancor bambino, Federico II, così anche
+adesso della numerosa discendenza di questo Imperatore
+non rimaneva che in Baviera un solo rampollo legittimo,
+Corradino figlio di Corrado, fanciulletto di due anni.
+</p>
+
+<p>
+Presso il feretro di Corrado vegliava solingo Manfredi,
+egualmente come poco tempo prima s’era seduto
+presso il feretro di Federico II: l’opera di quattro anni
+di fatiche e di sforzi giaceva nuovamente infranta ai
+suoi piedi; nuovamente l’avvenire era buio ed incerto.
+Ogni uomo capiva che Italia, insieme colla salma di Corrado
+IV, seppelliva un grande periodo della sua storia.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span></p>
+
+<h3 id="cap7-9">CAPITOLO SETTIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap7-9-1">§ 1.
+<span class="smaller">Brancaleone, senatore di Roma (1252). — Qualche
+particolarità sull’officio senatorio e sull’ordinamento della
+Republica romana a questa età. — Opposizione dei baroni romani,
+ed opera energica del novello Senatore.</span></h4>
+
+<p>
+Intorno al tempo in cui Innocenzo IV fece ritorno,
+un cittadino di Bologna (già lo notammo) col suo
+grande intelletto e col suo vigoroso governo aveva sollevato
+d’un tratto a eccelso onore l’officio senatorio, e
+dava eziandio alla Città un breve periodo di splendore.
+Il suo reggimento e gli ordini che ricevette la Republica
+romana, massime al tempo di lui, meritano diligente
+considerazione.
+</p>
+
+<p>
+Dal secolo decimoterzo in poi le libere città italiche
+tennero l’uso di scegliere i loro Podestà dal grembo
+della nobiltà di altri Comuni amici. Uno straniero, cui si
+affidava per sei mesi di tempo il governo, offriva maggiori
+guarentie di reggere la cosa publica con animo
+imparziale, e aveva meno probabilità di assodare una tirannide,
+di quello che avrebbe potuto fondarla un potente
+<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
+paesano. Questo scambio d’ingegni e di forze che avveniva
+fra le parecchie democrazie, le quali si andavano
+prestando vicendevolmente con rispetto e con onore i
+più illustri cittadini che lor facessero da rettori, era
+bella prova di fratellanza republicana e di comun legame
+nazionale. È cosa infatti che reca assai grande
+onore agli Italiani. E poichè di regola non si chiamavano
+a podestà se non se uomini ragguardevoli, il solo
+invitarneli a quell’officio era la più schietta testimonianza
+di estimazione che si dava al loro talento eminente.
+Chi voglia imparare a conoscere qual fosse il vero
+fiore dell’aristocrazia nel glorioso secolo delle Republiche
+d’Italia, quali ne fossero i più nobili cavalieri, i
+maggiori capitani, i legislatori ed i giudici pratici, ei
+conviene che interroghi i registri dei Podestà nelle singole
+democrazie; e da quegli elenchi in pari tempo si ha
+contezza delle illustri famiglie che nel secolo decimoterzo
+e in quello decimoquarto stettero alla testa della vita
+storica dei Comuni. In un tempo in cui il restante di
+Europa non contava cittadini grandi e famosi, quei Comuni
+fanno stupire di sè colla moltitudine di loro statisti
+e di loro uomini di guerra, che furono tanti quanti
+n’ebbero Grecia e Roma nei più bei giorni delle loro
+Republiche. In questa età le città dimostrano di aver
+completamente affrancato il loro spirito politico dal
+giogo della Chiesa, e producono un quadro magnifico
+della borghesia nazionale; sventuratamente che i demoni
+dei partiti e l’effrenato reggimento plebeo, dopo
+breve floridezza, dovevano ruinare tanto splendore.
+</p>
+
+<p>
+I Romani erano anch’essi assuefatti a veder nel loro
+Campidoglio un andirivieni di solenni ambasciate di città
+<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
+parecchie, fin di Pisa e di Firenze, che venivano a chiedere
+nobili romani per loro podestà: però i Romani non
+erano ancor mai andati a pigliare il loro Senatore in
+città straniere. Quando lo fecero per la prima volta nell’anno
+1252, mentre Innocenzo IV dimorava a Perugia,
+convien dire che ve li costringessero le condizioni infelici
+del loro Comune: e certamente non fu la nobiltà
+invidiosa ma il popolo maltrattato da quella, che dopo
+una rivoluzione deliberò di affidare l’autorità senatoria,
+fin allora divisa, ad un uomo solo, giusto e savio, che
+fosse nel tempo stesso senatore e capitano; e fu deciso
+d’andarlo a cercare fuor di Roma.
+</p>
+
+<p>
+A Bologna s’indirizzarono i Romani. Quella città,
+capo della Romagna, traeva allora gran lustro dalla sua
+scuola di diritto, chiara per rinomanza europea: aveva
+ricchezza molta; da Fossalta in poi formidabile potenza
+di armi; un Re viveva prigioniero entro alle sue mura.
+Il Consiglio bolognese propose ai Romani per senatore
+Brancaleone degli Andalò, conte di Casalecchio, uomo
+di stirpe antica, dovizioso e illustre, cittadino di severi
+spiriti republicani, giureconsulto profondo&#8205;<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>. Compagno,
+per indole, di quegli uomini violenti che crebbero
+al tempo degli Hohenstaufen, era della tempra dei Salinguerra,
+dei Palavicini, di Bosone da Doara, di Jacopo
+da Carrara, di Azzo d’Este, di Ezzelino, di Alberico.
+<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
+Aveva la forte vigoria di quegli uomini di ferro, ma
+non la loro astuzia raggiratrice, nè il loro atroce egoismo:
+e con quei capi di partito trovavasi in corrispondenza,
+perciocchè un tempo avesse combattuto nella
+guerra Lombarda con Federico II, anche dopo che questi
+era stato scomunicato.
+</p>
+
+<p>
+Se i Bolognesi proposero un ghibellino a senatore
+di Roma, e se i Romani lo accettarono, convien credere
+che al colore politico entrambe le città più non badassero,
+oppure che il popolo romano tornasse a piegare dalla
+parte dei Ghibellini. Che così avvenisse dopo morto Federico
+II si capisce agevolmente; i Romani non avevano
+più paura dell’Imperatore, ma sì continuavano a
+temere il Papa. L’elezione di Brancaleone, dell’amico
+del Palavicini e di Ezzelino, fu veramente una protesta
+che Roma scagliò contro il governo temporale del Pontefice
+reduce di Lione. È difficile che Innocenzo IV allora
+confermasse questa elezione; piuttosto la tollerò
+solamente perchè necessità ve lo astrinse, e per quel
+momento dovette rinunciare al diritto di elezione del
+Senatore che i suoi predecessori si avevano conquistato&#8205;<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Brancaleone protestò d’esser pronto ad assumere il
+governo di Roma; ma siccome conosceva abbastanza
+bene le passioni dei Republicani e massime la ferocia
+irrefrenata de’ nobili romani, cercò di guarentirsi contro
+<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
+a pericoli inevitabili. Chiese che il governo fosse dato a
+lui per tre anni intieri con podestà assoluta, e domandò
+che a malleveria della sua sicurezza personale gli si
+consegnassero in ostaggio i figli di alcuni nobiluomini
+romani&#8205;<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>. Fa mestieri credere che il popolo romano
+fosse gravemente premuto dalla tirannide delle fazioni
+civiche de’ nobili, se aderì a domande tanto inaudite e
+se offese la legge de’ suoi Statuti comunali ponendo in
+mano di uno straniero una dittatura di tre anni. Invero
+gli ordini del Comune fin adesso avevano stabilito che
+l’officio di senatore durasse soltanto sei mesi: il Senatore
+finora era stato eletto solamente dalla nobiltà cittadina,
+e il principio introdotto in Roma per la prima
+volta con Brancaleone, di nominare a senatore uno straniero
+(<i>forensis</i>), non si affermò per forza degli Statuti
+che cent’anni più tardi.
+</p>
+
+<p>
+Una legge minuziosa fino allo scrupolo definì tutte le
+obligazioni e tutti i diritti che sarebbero spettati al Senatore
+straniero. In misura media il suo stipendio giungeva
+a millecinquecento fiorini d’oro o ducati per semestre,
+che erano pagati dalla «Camera» cittadina. Una
+terza parte di quell’onorario riceveva il Senatore quando
+entrava in officio; un altro terzo al principio del terzo
+mese; l’ultimo terzo si depositava nella «Camera»; nè
+<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
+poteva essere a lui consegnato se prima non avesse reso
+conto del suo officio, e ne fosse uscito netto. Quell’età era
+ancora semplice e austera e remota dal lusso effeminato
+de’ secoli che vennero dopo. Allora reputavasi che l’onore
+valesse qualche cosa, e lo si cercava per quel che valeva&#8205;<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>.
+Una moneta mensile di settecento cinquanta
+talleri bastava a provvedere ai bisogni del Senatore dei
+Romani, massime dacchè il valore del denaro a quel
+tempo era sette volte maggiore di quello che oggi sia&#8205;<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
+E il Senatore collo stipendio che riceveva doveva eziandio
+provvedere alle spese della sua corte. Ogni Podestà di una
+città libera conduceva infatti con sè dal di fuori la sua
+Curia; i Comuni tenevano a loro orgoglio che il Podestà
+spiegasse una pompa magnifica, ma gli prescrivevano con
+rigore diffidente il numero onde comporsi doveva la comitiva
+dei suoi amici, dei servitori, delle guardie e degli
+impiegati. Gli officiali del Senatore romano erano
+cinque notai e sei giudici, dei quali uno almeno doveva
+avere studiato leggi ed essere giureconsulto illustre,
+perchè potesse stargli a fianchi da <i>collateralis</i> o assessore:
+ed essi componevano la sua segreteria, in quello che
+il collegio generale dei giudici capitolini, detto <i>Assectamentum</i>,
+in tutti i casi importanti era congregato da lui
+e consultato&#8205;<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>. Il Senatore teneva ai suoi servigî una
+guardia di venti uomini a piedi e di venti a cavallo;
+alcuni cavalieri gli facevano accompagnatura, come una
+specie di corte, e gli stavano presso due marescialli che
+avevano incarico di esecutori nelle faccende di polizia&#8205;<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
+Occorre assolutamente distinguere gli officiali della
+Città (ossiano magistrati nominati dal popolo) dagli
+altri che chiamavansi «famiglia» del Senatore. Assai
+grande era il numero di quei primi; ed esercitavano il
+loro officio con ceremonie fastose, poichè la Città aveva
+ambizione di poter gareggiare colla corte del Papa
+mercè di un grande numero di collegî officiali e di magistrati.
+Il cancelliere della Città, notai, <i>scriniarii</i>, tesorieri
+della «Camera», il segretario (<i>scriba Senatus</i>),
+il siniscalco, i <i>consiliarii</i>, gli <i>assectatores</i>, li <i>justitiarii</i>,
+fino i <i>vestararii</i>, ossiano mastri del tesoro e delle guardarobe,
+raccolti in parecchie corporazioni e con varî
+gradi, componevano una ragguardevole schiera di impiegati
+civici&#8205;<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il Senatore straniero veniva nella Città che
+se lo aveva chiamato, ne era accolto con onori che si
+sarebbero convenuti ad un principe: per le vie addobbate
+a festa e fra le acclamazioni del popolo era condotto
+solennemente in Campidoglio, dove sulla gradinata del
+palazzo senatorio stavano aspettandolo i capitani delle
+Regioni coi loro vessilli ed altri magistrati. La forma maestosa
+con cui si recava a prender possesso delle case Capitoline,
+<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
+animava Roma di massima pompa; e, grandioso
+spettacolo officiale, veniva in terzo dopo le cavalcate dell’Imperatore
+e del Papa, moventi alla coronazione. Prima
+di entrare in carica il Senatore giurava nelle mani di
+una giunta del parlamento di osservare gli Statuti della
+Città, di esercitare coscienziosamente il suo officio, di
+far rispettare gli Editti contro gli eretici, di tenere un
+reggimento pacifico e legale nella città di Roma, sui suoi
+cittadini, sul suo comitato e sul distretto; di proteggere
+gli ospitali, i luoghi pii, le vedove e gli orfani, di
+conservare tutti i diritti civili e le consuetudini dei Romani&#8205;<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>.
+Allora si affidava al braccio suo la podestà
+esecutiva in tutte le attenenze dell’autonomia cittadina.
+Era egli il capo politico del Comune in pace e in guerra,
+giudice supremo e supremo capitano. Aveva autorità
+di vita e di morte. Riceveva i giuramenti di omaggio
+dei vassalli della Città; collocava i Podestà nelle terre
+soggette alla giurisdizione del Campidoglio; mandava
+ambasciatori (<i>ambasciatores</i>) a Stati stranieri, conchiudeva
+trattati con Principi e con Republiche. Promulgava
+leggi nuove in materia di finanze e di giustizia, facendole
+bandire da araldi, ossiano <i>praecones</i>. Finalmente,
+pari a un principe sovrano, incideva sulle monete d’oro
+e d’argento di Roma il suo nome, il suo stemma e la
+sua imagine, che lo rappresentava genuflesso innanzi a
+<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
+san Pietro intanto che questi gli porgeva il vessillo della
+investitura. Di qui si pare che i Papi nel secolo decimoterzo
+avevano perduto il diritto di battere moneta e
+lo avevano ceduto al popolo romano&#8205;<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Vestito magnificamente di un robone color scarlatto
+soppannato di pelli d’ermellino, coperto il capo di un berretto
+simile a quello che adoperava il Doge di Venezia,
+circondato dalla sua corte, nella pompa di festivi cortei,
+o nei giuochi popolari, o quando i Papi salivano al trono,
+o nei negozî politici, il Senatore rappresentava la maestà
+del popolo romano&#8205;<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>. Però gli Statuti correggevano
+<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
+la sua grande autorità che aveva del potere dittatorio;
+i collegî di consiglieri e le giunte popolari la moderavano
+o la sopravvegliavano; finalmente la restringeva
+il diritto costituzionale che competeva all’assemblea
+popolare, in quanto all’elezione ed al voto. Nelle Republiche
+la paura della tirannide è guardiana che veglia
+sempre con occhi aperti sui governanti; massima legge
+poi è la responsabilità che i reggitori hanno innanzi al
+popolo. Pertanto l’officio del Senatore, che pur aveva
+breve durata, era minacciato di pericoli parecchi di lotte
+partigiane e di insurrezioni popolari, e spesso non era
+che una splendida tribolazione. Si spiava, si contava ogni
+passo che il Senatore faceva. Era confinato in Campidoglio;
+nè oltre a una certa misura di spazio e di tempo
+gli era consentito di uscire della Città. Gli era interdetto
+ogni consorzio amichevole coi cittadini; perfino aveva
+divieto di desinare nelle case di qualche ottimate. Fino
+a tanto che governava la Città, era condannato a vedovanza,
+perciocchè la sua donna non potesse accompagnarvelo;
+non fratello, nè qualsiasi altro prossimo parente
+poteva stargli vicino&#8205;<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>. Prima che uscisse della
+sua carica (e quest’era regola generale anche degli
+altri Podestà tutti), si costituiva un officio di censori, il
+quale doveva esaminare il modo che il Senatore ed i
+suoi impiegati avevano tenuto nelle loro funzioni. Due
+<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
+giorni prima che finisse il tempo del suo magistrato,
+il banditore annunciava publicamente dai gradini del
+Campidoglio che si sarebbe pronunciata sentenza dell’illustrissimo
+Senatore dei Romani, e per dieci giorni
+il <i>Syndicus</i> dava ascolto ad ogni specie di accusatori.
+Se il Senatore era convinto di mala amministrazione,
+per lo manco lo si condannava a perdere una
+terza parte del suo stipendio; e, in caso che questa
+somma non bastasse, lo si teneva in carcere fino a tanto
+che avesse pagato&#8205;<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. Se invece se l’era cavata con
+lode e con onore, la Città lo restituiva alla Republica
+dond’era venuto, ed oltracciò poteva regalarlo del diritto
+di cittadinanza, e concedergli facoltà di aggiungere
+le lettere S. P. Q. R., stemma di Roma, al suo proprio&#8205;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Oltre a tutte queste limitazioni, gli atti di governo
+del Senatore erano vincolati alla conferma dell’assemblea
+del popolo. In tutti i casi importanti, gli araldi di lui
+chiamavano il popolo a parlamento, cui annunciava coi
+suoi rintocchi la campana del Campidoglio. Allorchè
+trattavasi di parlamento «pieno» (<i>plenum et publicum</i>),
+esso teneva le sue tornate innanzi al palazzo senatorio:
+e in fitta calca i cittadini si raccoglievano sulla piazza
+Capitolina, e venivano giù degradando per la sua discesa
+fino al luogo ov’è oggidì la piazza di Araceli. A quella
+<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
+assemblea popolare il Senatore proponeva progetti intorno
+a cose di ordine interiore ed esterno, e «l’illustre
+popolo dei Romani» decideva col voto, o con levar di
+mani, o con acclamazioni, se dovevasi muover guerra
+contro Viterbo, o con chiuder leghe con altre Republiche,
+o far omaggio all’Imperatore, o invitare il Papa
+discacciato a far ritorno. Colà il popolo udiva leggere le
+lettere di Principi e di Città, e talvolta anche ascoltava
+i discorsi degli ambasciatori, che comparivano innanzi
+al parlamento per presentargli le loro domande. Se
+invece si chiamavano ad assemblea solamente le giunte
+del popolo, costituite secondo le tredici Regioni della
+Città e componenti il maggiore ed il minor Consiglio
+(<i>consilium generale et speciale</i>), l’adunanza si raccoglieva
+nella basilica di Araceli, che ne era stanza capace&#8205;<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>.
+Questa veneranda chiesa faceva adesso le veci
+del tempio della Concordia, che spesso aveva servito da
+aula parlamentare ai Romani antichi. I <i>Patres Conscripti</i>
+<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
+della Republica medioevale, i Colonna, i Pierleoni, i Capocci,
+i Frangipani, i Savelli, gli Orsini, fossero aristocratici
+o demagoghi, guelfi o ghibellini, facevano risonare
+la oscura navata di quella chiesa di Francescani
+della loro facondia fiera e disadorna, delle loro invettive
+scagliate contro l’Imperatore od il Papa. E la chiesa
+continuò fino al secolo decimosesto ad essere l’arena dei
+dibattimenti parlamentari di Roma, i quali avvenivano
+soltanto nelle tornate del maggiore e del minor Consiglio:
+soltanto là si levavano oratori a combattere od
+a sostenere opinioni, che poi, in forma di proposte, erano
+presentate per la conferma al parlamento popolare;
+dopo di questa conferma il Senatore publicamente le
+bandiva in forma di leggi&#8205;<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nell’età medioevale della Republica il Campidoglio
+rivisse di nuova vita. Se si potesse avere un’idea esatta
+di quei tumultuosi parlamenti, di quei tribunali e di
+quelle curie di giudici che ivi si raccoglievano in publico;
+se si potesse penetrare in quelle varie faccende della
+democrazia, vedere quale essa fosse colle sue corporazioni,
+<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
+coi suoi collegî, colle sue fazioni, coi suoi magistrati e
+col suo sistema elettivo mirabilmente composto, certo ne
+avremmo ragione di meraviglia e spesso eziandio di ammirazione.
+Ma cadde anche la Republica medioevale del
+Campidoglio; nell’archivio dei Senatori non v’è più
+pergamena che ne mantenga ricordanza: e dalle torri
+laterali delle rimutate case senatorie e dalle gallerie dei
+cortili sparvero le iscrizioni e gli stemmi di tutti quei
+Republicani, che di là al tempo dei Guelfi e dei Ghibellini
+governarono l’<i>alma Roma</i>&#8205;<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Eletto in Agosto dell’anno 1252, venne Brancaleone,
+probabilmente in sul principio del Novembre,
+ad assumere il suo officio triennale. E venne con una
+magnifica accompagnatura di giudici, di notai e di cavalieri,
+tutta gente presa al suo servigio a Bologna, a
+Imola ed in altre città. Per conseguenza questa fu la
+prima volta che la suprema magistratura della Città
+fosse tutta composta di forestieri, e che signori romagnuoli
+governassero la Republica romana: anche Galeana
+moglie del Senatore potè accompagnarvelo, ad
+onta dell’ordine consueto degli Statuti. A Roma Brancaleone
+trovava condizioni tali di cose che ad ordinarle
+non ci voleva dammeno che un uomo di vigor d’animo
+regio. La cancrena della Città non istava nello spirito
+turbolento della democrazia, ma nella fierezza dei signori
+<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
+feudali ribelli alla legge, che erano per la più parte di
+origine germanica. Alla loro superbia sconfinata andava
+pari la ignoranza; però la loro potenza era troppo grande
+perchè il popolo avesse potuto vincerla. Le loro castella
+e i loro <i>feuda</i> si stendevano per tutto il territorio romano;
+fin la Città avevano ripartito sotto di sè, perocchè
+sedessero sparsi per quartieri, dentro a monumenti
+abbertescati; ed ogni giorno combattevano l’uno contro
+l’altro come li sospingevano le ire o le ambizioni, e
+si beffavano del Campidoglio, delle cui dignità si fregiavano
+senza rispettarne le leggi. In molte altre Republiche
+la nobiltà s’era assoggettata ai Comuni, ed
+era stata costretta a trasferir la sua residenza dalle
+campagne nella città: solamente a Roma la nobiltà continuava
+sempre ad esercitare il suo predominio. Non troviamo
+documento di sorta donde paia che baroni romani
+della campagna si sieno sottomessi al Comune cittadino,
+come tanto spesso fece la nobiltà delle terre di
+Modena, di Bologna, di Padova e di Firenze: quello
+che unicamente troviamo or qua or là sono documenti
+di vassallaggio prestato al Pontefice. Ricca di beni
+nella campagna, dove erano situate le sue castella famigliari,
+la nobiltà romana possedeva in pari tempo
+dei luoghi forti nella Città, cui (se necessità lo esigeva)
+abbandonava per andare a cercar sicurezza nelle
+sue rocche campestri più munite ancora, in mezzo ad
+armati vassalli. Era stato il Papato che aveva dato origine
+alla potenza di quei patrizî. Dalla nobiltà romana
+erano usciti Pontefici che avevano favorito antiche famiglie
+nepotesche, o di nuove ne avevano fondato, e
+di esse si erano serviti a combattere il Comune: d’altra
+<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
+parte nobiluomini romani in gran numero sedevano
+nel collegio cardinalizio e nella prelatura, laonde le
+ricchezze della Chiesa refluivano in grembo delle case
+nobili, e i maggiori officî continuavano ad essere possedimento
+di certe stirpi privilegiate. I Colonna, gli
+Orsini, i Savelli, i Conti, gli Anibaldi, i Frangipani, i
+Capocci furono le più cospicue famiglie di nobili che
+nel secolo decimoterzo or le une or le altre dominarono
+e divisero Roma, in quello che esse stesse si divisero
+in guelfe e in ghibelline&#8205;<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>. Brancaleone ebbe gran
+fatica a combattere quest’idra dalle molte teste; però
+fin dapprincipio gli riuscì di farlo con prospero risultato.
+Roma e la Campagna provarono il vigore della
+sua mano; si fecero secure le vie, e videsi qualche nobile
+oltracotante penzolare col laccio alla gola dalle alte
+finestre della sua torre.
+</p>
+
+<p>
+Il novello Senatore pretese tosto anche alla signoria
+suprema del Lazio. Chiese che Terracina si sottomettesse
+al Campidoglio; e a dimostrazione di sudditanza
+le impose che mandasse suoi deputati ai giuochi publici
+dei Romani. E poichè minacciava con un esercito
+di costringerla all’obbedienza, Terracina si volse ad
+Innocenzo IV, che a quel tempo trovavasi a soggiornare
+ancora in Assisi. Il Papa scrisse al Senatore una lettera
+monitoria; scongiurò tutte le città e i vassalli della
+Campagna di opporre resistenza ai Romani se questi
+<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
+fossero mossi alla spedizione; e comandò a Giordano
+suddiacono, rettore della Campania e della Maritima, di
+raccogliere soldatesche&#8205;<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>. Il Senatore lasciò stare Terracina;
+ma, per lo contrario, ormai dopo dell’anno 1252,
+sorprese Tivoli di guerra, e poco appresso veramente la
+assoggettò al Campidoglio: il Papa per ragioni politiche
+nol potè impedire.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-9-2">§ 2.
+<span class="smaller">Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette
+al Campidoglio. — Il Papa si arma per prendere possesso
+del reame di Sicilia. — Manfredi gli presta vassallaggio. — Innocenzo
+IV entra a Napoli. — Manfredi fugge. — Vince
+a Foggia. — Innocenzo IV muore (1254). — Alessandro IV
+viene a Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Vedemmo Innocenzo IV tornare a Roma costrettovi
+da Brancaleone, e presto poi di nuovo riprendere la sua
+residenza nell’Umbria. Ma ora la notizia che morto era
+Corrado, amico del Senatore, lo indusse tosto ad avvicinarsi
+al reame di Sicilia che la prospera fortuna ancora
+una volta offeriva alla sua signoria. A Roma pose
+appena il piede; nel giorno delle Pentecoste tenne in
+san Pietro un’orazione al popolo, gli disse un mondo di
+belle parole, e pregò i Romani acciocchè lo ajutassero
+<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
+nei suoi piani politici di Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>: indi si recò al castello
+di Molaria, proprietà del cardinale Riccardo Anibaldi,
+e proseguì precipitosamente il suo viaggio fino ad
+Anagni.
+</p>
+
+<p>
+Le milizie romane accampavano allora innanzi a
+Tivoli. I cittadini di questa terra munita si difesero
+accanitamente contro gli assalti di Brancaleone; ma
+finalmente, ridotti alle angustie estreme, accettarono la
+mediazione pacifica del Papa, mandarono umilmente
+ambasciatori al Campidoglio, e promisero fedeltà di vassalli&#8205;<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tivoli a grande onor suo era stata sempre republica
+libera: non aveva mai sopportato dominio di baroni
+e di dinastie; talvolta era stata asilo di Pontefici perseguitati,
+indi sotto di Federico II aveva sposato la
+causa ghibellina: la Chiesa la aveva sempre difesa
+contro le pretensioni dei Romani. Chi legge queste Istorie
+<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
+ricorderà che una guerra di Roma contro Tivoli era
+stata cagione della cacciata di Ottone III, e che un’altra
+guerra, cencinquanta anni dopo, aveva dato occasione
+che si ristabilisse il Senato. Per tre secoli i Romani andarono
+aggredendo con imprese guerresche questa piccola
+terra sacra alle Muse e alle Sibille, vago e amato
+ritrovo di loro antenati: alla fine infatti cadde in loro
+potere, e Tivoli diventò un <i>feudum</i> della città di Roma.
+Poichè Innocenzo IV abbandonò in balìa del Senato
+romano una città così importante, questo fatto dimostra
+quanto egli abbisognasse del favore del Senatore. Il suo
+Biografo afferma che egli si fece mediatore di quella
+pace per le preghiere dei Romani posti a mal partito,
+quantunque buona ragione avesse di essere irritato
+contro Brancaleone: ed invero questo Senatore amico di
+Manfredi non aveva badato alla sua domanda di ajuto,
+ed anzi aveva promulgato divieto che si facessero prestiti
+al Papa, che gli si recassero vettovaglie ad Anagni o
+che si levassero milizie. In una parola, egli aveva sollevato
+inciampi alla spedizione che il Papa apparecchiava
+contro Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>. Tornava a pregiudizio dei
+Romani che la santa Sede assoggettasse al suo dominio
+quel reame, ma Innocenzo IV abbandonando Tivoli alla
+sua sorte (la cosa avvenne sulla fine dell’estate dell’anno
+1254), si comperò dal Senatore la promessa che non
+lo avrebbe molestato alle spalle con ostilità, or che si
+accingeva a tor possesso delle Puglie.
+</p>
+
+<p>
+Anagni (dove trovavasi il Papa), patria della casa
+Conti nemica degli Hohenstaufen, era stata a quest’età
+<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
+spesse volte teatro di elezioni pontificie, ed or diventava
+nuovamente il punto di mezzo di tutti gli affari ecclesiastici.
+Di là volevasi dare assetto alle cose del regno, dove
+Corrado IV, morendo, aveva affidato la tutela del suo
+giovine figliuolo non a Manfredi, bensì al margravio
+Bertoldo di Hohenburg, prossimo parente della sua sposa
+Elisabetta. Bertoldo, generale delle milizie tedesche nelle
+Puglie, era stato assai potente uomo e tenuto in gran
+rispetto finchè Corrado visse, ma era odiato come straniero,
+e certo non adatto alla nuova missione. I suoi ambasciatori,
+fra cui fu anche Manfredi, vennero ad Anagni
+domandando che si riconoscessero per validi i diritti di
+Corradino, che il padre nel suo testamento aveva raccomandato
+alla protezione della Chiesa. Per lo contrario
+Innocenzo pretendeva che senza condizioni gli si desse
+in potere Sicilia; e, come fu scorso un termine da lui
+stabilito, agli 8 di Ottobre scomunicò Manfredi, Federico
+di Antiochia, Bertoldo di Hohenburg e il fratello
+di lui, con altri Ghibellini. Aveva il Papa nominato
+a legato per Sicilia il cardinale Guglielmo Fieschi,
+nipote suo, e gli aveva affidato incarico che riunisse
+soldatesche presso a Ceperano. Gli diede amplissime
+facoltà di raccogliere moneta da banchieri romani, e di
+dare in ipoteca tutti i beni che la Chiesa possedeva
+nella Città e nella Campagna, di cavar per amore o per
+forza denaro da tutte le sedi vacanti e non vacanti, di
+far finalmente quattrini imponendo un tributo universale
+sopra le terre di Sicilia, e incamerando i beni di tutti i
+Ghibellini che non si sottomettessero alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
+</p>
+
+<p>
+Scoraggiato dalla scomunica e da condizioni di cose
+in cui sostenersi non poteva, Bertoldo cedette la reggenza
+a Manfredi, il quale, dopo qualche repugnanza,
+spinto dalle instanze de’ maggiorenti siciliani, la accettò.
+Peraltro la sua posizione era assai malagevole; molti
+signori e città molte si erano messi apertamente dalla
+parte del Pontefice. Privo di mezzi di far la guerra, il
+giovine Principe per quel momento non vide altra via
+di salute eccetto che con far soggezione alla Chiesa; e
+mandò ad Anagni il conte Galvano Lancia, zio suo,
+perchè ne recasse la proposta ad Innocenzo IV. Accettò
+il Papa lietamente, e ai 27 di Settembre stipulò
+un trattato, per via del quale Manfredi entrò a’ servigî
+della santa Sede come vicario di una gran parte della
+terraferma napoletana; ed, oltre a Taranto e ad altri
+beni donatigli da Federico II, s’ebbe anche la contea di
+Andria in feudo dalla Chiesa, per sè e pei suoi eredi&#8205;<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>.
+Con questa doppiezza agiva il Papa, il quale mercè di
+solenni trattati aveva assunto impegni formali con Inghilterra,
+e poco prima aveva scritto a re Enrico III
+che, sebbene fosse morto Corrado IV, voleva mantenere
+in vigore il patto conchiuso con Edmondo, e che anelava
+al momento di vedere le armi inglesi rivolgersi
+alla conquista di Sicilia. Ora invece Innocenzo non faceva
+pur motto di questi negoziati cogli Inglesi; e in
+una enciclica dichiarava di voler conservare a Corradino
+<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
+la corona di Gerusalemme e il ducato di Svevia,
+aggiungendo che nella formula del giuramento feudale
+da prestarsi alla Chiesa i Siciliani dovessero inserire
+le parole: senza pregiudizio del diritto spettante al fanciullo
+Corrado.
+</p>
+
+<p>
+Manfredi però capiva che intento di Innocenzo si era
+di torgli primamente la potenza, di nuocergli; indi,
+quando ne fosse venuta la occasione propizia, di sbarazzarsi
+di lui. Tuttavia, come vassallo della Chiesa, fu costretto
+di venire alle frontiere del Lazio lorchè Innocenzo
+IV, circondato da uno sciame di profughi Siciliani
+assetati di vendetta, si fu partito di Anagni per andare
+a prender possesso del regno. Il figlio di Federico, reggendo
+le briglie al corridore del Papa quando fu al
+passaggio del Liri, dovette egli stesso guidare quel nemico
+mortale di sua famiglia a valicarne il ponte, e metterlo
+così dentro alla terra ereditaria dei suoi avi&#8205;<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>. Per
+vero dire i Pugliesi accolsero il Papa con diffidenza, ma
+erano pure stanchi del reggimento di Tedeschi e di Saraceni.
+Speravano le città di ottenerne franchigie comunali,
+di cui Corrado IV, nè più nè meno che Federico II,
+non aveva voluto sapere; e soprattutto speravano di
+liberarsi dalla dura oppressione delle nuove imposte di
+Federico e delle <i>collectae</i> insopportabili: perciò fecero
+soggezione alla Chiesa, sotto la cui protezione molti
+Comuni, segnatamente in Sicilia, avevano fondato un
+<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
+governo republicano&#8205;<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>. I baroni da canto loro speravano
+di recuperare l’alta giurisdizione ed altri privilegî,
+e prestarono omaggio al Pontefice in Capua. Lo
+stesso fecero anche i fratelli Hohenburg, i quali abbandonarono
+al suo destino Manfredi ond’erano stati fin
+adesso compagni, tanto per ottener così dignità e contee
+da vassalli della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Ai 27 di Ottobre Innocenzo IV tenne il suo ingresso
+in Napoli. Quell’ostinata nemica degli Hohenstaufen
+(può invero chiamarsi la Milano dell’Italia meridionale)
+accolse il Pontefice con sincere onoranze, e di buona voglia
+ne riverì la signoria. Così Innocenzo vide il reame
+dei Normanni tornare senza lotte sotto il reggimento
+della Chiesa, e sperò di conservarlo per sempre. Ma l’animo
+ardente di Manfredi tutt’a un tratto spezzò vincoli
+contro natura, che lo avvilivano: circondato di diffidenze
+e di tradimenti, si offese del dispregio in cui lo
+tenevano i baroni rientrati adesso con Innocenzo e i
+favoriti nuovi; e il contegno tracotante del Cardinale
+legato che a lui come a suddito chiese il giuramento
+di fedeltà, mentre pur dei diritti di Corradino non si
+fiatava più, gli pose in chiaro quale avvenire gli si preparava.
+Avvenne per caso che le sue genti uccidessero
+un ottimate a lui nemico; capì allora di dover pensare
+a suo pronto salvamento, e scappò. La fuga di Manfredi
+da Acerra, il suo viaggio notturno per le montagne di
+Puglia, la sua improvvisa comparsa a Luceria fra i Musulmani
+suoi salvatori, il modo valoroso onde ruppe
+guerra, le sue prime vittorie, il ritorno che fecero a lui
+<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
+alcune città pugliesi, la inettitudine dei generali pontificî;
+tutti questi fatti compongono un quadro attraente
+di audacie, di prosperità e di nuovi ordini di cose. Ai 2
+Dicembre Manfredi battè i suoi nemici a Foggia; il
+legato fuggì di Troja; il suo esercito si disperse, ed egli
+stesso corse a Napoli per recare al Pontefice l’annuncio
+di quest’infortunio&#8205;<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Colà Innocenzo giaceva infermo in un palagio che
+altra volta aveva appartenuto al celebre Pier delle Vigne&#8205;<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>:
+e in quello il Papa morì ai 7 Dicembre dell’anno
+1254&#8205;<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>. Raccontasi che, agonizzante, il suo animo
+si smarrisse fra i pentimenti e le ire; ma se non sia
+vera quella parola con cui narrasi che prendesse congedo
+dalla vita, essa per lo meno dimostra qual giudizio di lui
+abbiano pronunciato i suoi contemporanei. Alcuni suoi
+nepoti con brutali querimonie circondavano piangendo il
+suo letto di morte, ed ei prorompeva: «A che piangete,
+miserabili? non hovvi arricchiti abbastanza?»&#8205;<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>. E il
+Cronista inglese parla di una visione che tenne dietro
+<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
+alla morte del Pontefice: un Cardinale, maligno uomo,
+vide Cristo starsi fra Maria ed una nobile figura di
+donna che teneva in mano l’imagine della Chiesa, in
+quello che Innocenzo IV genuflesso supplicava perdonanza
+delle sue peccata. La veneranda matrona lo accusò
+di tre peccati mortali; che aveva fatto della Chiesa una
+schiava, trasformato il tempio di Dio in una bottega da
+banchiere, scrollato fede, giustizia e verità, colonne fondamentali
+della Chiesa. E il Redentore disse al peccatore:
+«Va a ricevere la mercede delle opere tue», e
+discacciollo&#8205;<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quello che rese celebre Innocenzo IV (ultimo dei
+maggiori Papi del medio evo che siano sorti dalla scuola
+di Innocenzo III) si fu la vittoria riportata sull’Impero
+degli Hohenstaufen. Uomo fornito di molte doti di mente,
+ebbe animo ingeneroso, nè conobbe virtù di sacerdote:
+soprattutto fu d’indole despotica che dominò
+tutto l’essere suo, e che su qualunque trono avrebbe
+fatto di lui un monarca vigoroso, perseverante e destro
+agli affari. Prete senza coscienza e avaro, caporione
+aperto dei Guelfi, secondò l’indirizzo di quell’età, si fece
+giuoco dei trattati con ogni sorte di astuzie, non s’arretrò
+da tutto ciò che gli potesse recar profitto, empì
+il mondo di ribellione e di guerra civile, trascinò la
+Chiesa nel basso degl’interessi mondani cui diè impronta
+di santità. Ogni uomo che ragioni con mente
+<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
+scevra di pregiudizî, deve provare schifo mirando le
+condizioni prettamente politiche cui Innocenzo IV ridusse
+la Chiesa, facendone un campo perpetuo di battaglia
+o una secreteria diplomatica od una borsa di
+mercanti: e si dura fatica a mitigar la sentenza che
+se ne trae, se pure si voglia addurre a scusa di quel
+Papa l’indole della sua età. Erede delle passioni di Gregorio
+IX e dei suoi predecessori, egli prese le redini
+del potere e intraprese la missione di difendere in
+quelle male condizioni di cose la Chiesa degenerata,
+combattendo contro avversari grandi e senza coscienza
+come lui. Quand’era ancora cardinale, Federico II lo
+aveva tenuto in grande onoranza per l’acutezza della
+mente e per l’erudizione sua; una volta papa, la natura
+delle cose ne lo fece suo nemico inflessibile. «Negli
+annali della gente umana», così dice il massimo Storico
+di quel tempo, «non ho mai visto esempî di un
+odio così acerbo come quello che arse fra Innocenzo IV
+e Federico»&#8205;<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>. Cotale passione ereditaria di partito
+punse forte l’animo di un Papa non altrimenti che il
+cuore di un Imperatore o di un guerriero della taglia
+di Ezzelino. In quel secolo agitato di ambizioni e di
+cupidigie di regno, pieno di amore di libertà e di nobile
+orgoglio di cittadini, travagliato di superbie sacerdotali
+e di libidini di tirannia, la ferocia dei partiti rese acremente
+battaglieri e sottili nelle astuzie gli uomini e le
+<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
+republiche ed i governanti, laonde è certo che giudicando
+di quegli uomini e di quegli istituti conviene temperar
+la sentenza che si meriterebbero i loro delitti e le
+mancate virtù.
+</p>
+
+<p>
+La morte del Pontefice, la vittoria di Manfredi a
+Foggia, la fuga dell’esercito battuto, i cui avanzi proprio
+in questo erano dal cardinale Fieschi raddotti a
+Napoli, tutto ciò mise i Cardinali a costernazione: e
+dicevasi che i Saraceni s’avvicinassero per massacrare
+tutto il sacro Collegio. Tuttavia quel Cardinale e Bertoldo,
+venuto a Napoli insieme con lui impedirono che
+si dessero a obbrobriosa fuga, e li costrinsero a riunirsi
+e ad eleggere prestamente il nuovo Papa.
+</p>
+
+<p>
+La storia dei Pontefici si compiace di contrasti immediati
+di persone. A Innocenzo III era succeduto il
+mite Onorio III; a Innocenzo IV or teneva dietro il
+quarto Alessandro, papa che di guerre non voleva saperne,
+grasso e tondo signore, buontempone, benigno,
+pio, giusto, timoroso di Dio, ma amante dei quattrini
+e di animo debole&#8205;<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. Reginaldo, vescovo di Ostia e di
+Velletri, fu eletto ai 12 di Dicembre 1254 a Napoli, e
+addì 27 di quel mese consecrato con nome di Alessandro
+IV. Con lui dunque salì novellamente alla santa
+Sede un uomo di quella casa Conti che aveva già combattuto
+contro gli Hohenstaufen ai tempi di due grandi
+Papi: era nipote di Gregorio IX e nato nella diocesi
+<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
+di Anagni, a Jenna, meschino castello baronale posto
+sopra la selvaggia gola di montagne dove ha origine
+l’Anio&#8205;<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Uomo di poco ingegno, il novello Papa tentò progredire
+nella via pericolosa che Innocenzo IV e gli
+eventi gli avevano tracciato. Con donativi s’acquistò
+amici, confermò ai fratelli Bertoldo, Ottone e Lodovico
+di Hohenburg i feudi lor concessi dal suo predecessore,
+e, per separarli del tutto dalla causa di Manfredi, vi
+aggiunse il ducato di Amalfi. Sebbene senza risultamento,
+negoziò con Manfredi, il quale temevasi che presto
+comparisse innanzi a Napoli, e perfino spedì lettere in
+Alemagna che assicuravano il piccolo Corradino della
+sua benevolenza; ma tosto dopo, ai 9 Aprile 1255, mandò
+anche in Inghilterra una Bolla in cui confermava
+definitivamente l’infeudazione di Edmondo, e a questo
+Principe concedeva l’investitura di Sicilia, retaggio
+dell’altro. In tal guisa Alessandro IV si smarrì ancor
+più nel folto di quel labirinto politico in cui si era avvolto
+il suo predecessore. E in tutto imitandolo, senza
+fede o coscienza, convertì il voto onde Enrico III s’era
+impegnato di intraprendere una Crociata, nell’obligo di
+conquistare la Sicilia; e fino al Re di Norvegia chiese
+<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
+che invece di peregrinare al santo sepolcro, venisse a
+Napoli per aiutar colle armi sue il Re inglese. Di questo
+modo, alle guerre della loro politica domestica i Papi
+diedero del continuo forma e apparenza di Crociate religiose&#8205;<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Grandi erano le angustie di denaro cui si trovava ridotta
+la Chiesa esausta di forze. Enrico III prometteva
+mari e monti, ma nulla dava più: e il Papa vedeva sfumare
+la speranza di torre a Manfredi il regno di Sicilia,
+del quale questi era stato confermato reggente per parte
+di Corradino ossia della sua tutela; perciò Alessandro
+abbandonò Napoli che era divenuta mal sicura, e andò
+nel Luglio ad Anagni, donde sulla fine del Novembre
+1255 si ricondusse a Roma. Qui frattanto una mutazione
+rilevantissima era avvenuta.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-9-3">§ 3.
+<span class="smaller">Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti
+delle corporazioni. — Loro attenenze in Roma. — Organamento
+della corporazione dei mercanti. — Fondazione del <i>Populus</i>. — Brancaleone,
+primo capitano del popolo romano. — Sua
+caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna colpita
+dell’interdetto. — Emanuele <i>de Madio</i>, senatore. — Brancaleone
+è liberato, e torna a Bologna.</span></h4>
+
+<p>
+Già da tre anni Brancaleone governava Roma con
+energia grande; e i nobili tracotanti, massime gli Anibaldi
+e i Colonna, erano stati domati da lui che agiva con
+giustizia imparziale, e non usava riguardi a
+<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
+chicchessia&#8205;<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. Colle armi il Senatore ripristinò la giurisdizione
+del Campidoglio sopra le città del distretto e sulle castella
+dei baroni, sottopose parecchi patrimonî della Chiesa alla
+«Camera» urbana, assoggettò il clero a gabella, e lo costrinse
+a star sotto la competenza del tribunale civile&#8205;<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>.
+Roma, affatto independente dall’Imperatore e dal Pontefice,
+era diventata uno Stato libero e tenuto in estimazione,
+sotto il reggimento di un republicano di spiriti
+fieri e generosi, che all’officio di senatore aveva dato una
+vera importanza politica. Il popolo amava Brancaleone
+come suo amico e protettore; e sopra il popolo fondava
+egli la sua forza.
+</p>
+
+<p>
+Se ci fossero conservate notizie precise del suo governo,
+noi vedremmo che per lui la democrazia sorse
+in Roma a maggior potenza, e che le corporazioni romane
+ne ottennero costituzione più salda. Notammo che
+a Perugia esistevano maestranze armate in leghe difensive
+e guerreggianti contro la nobiltà; le vedemmo, sul
+<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
+punto di stabilire un reggimento popolare, essere perciò
+disciolte dai Pontefici: e infatti colà, fin dall’anno 1223,
+gli artigiani avevano formato delle associazioni politiche
+sotto lor consoli, rettori o priori&#8205;<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>. A Milano le arti
+avevano fin dal 1198 composto un Comune, detto la
+Credenza di santo Ambrogio; e in quel medesimo torno
+di tempo anche le maestranze di Firenze s’erano ordinate
+saldamente. A Bologna gli artigiani si sollevarono
+nel 1228, fondarono una lega, e si conquistarono il
+diritto di sedere nel palazzo comunale&#8205;<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>. Il quarto stato,
+quello dei lavoratori, che fino adesso nei Comuni era stato
+escluso dalle faccende di governo, s’agitava dappertutto
+per ottenere la sua parte nel reggimento e per conseguire
+importanza civile accanto alla grande borghesia
+e alla nobiltà, che avevano riempiuto di sè i Consigli
+comunali. Il lusso crescente rendeva gli artigiani agiati
+e numerosi, e la brama universale di acquistar potere
+incoglieva dal sotto in su le loro classi finora vissute
+nell’oscurità. La natura mirabile di quel ceto di uomini
+pacifici ed attivi che cominciò a prendersi in mano il
+<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
+governo nelle Republiche, che sul principio del secolo
+decimoquarto rimutò o distrusse l’antica costituzione
+comunale, che schiacciò o umiliò la nobiltà educando
+una turbolenta signoria di plebei, non ci è descritta in
+alcun luogo più manifestamente che a Firenze, nè in
+alcuno ci è rimasta più al bujo che in Roma.
+</p>
+
+<p>
+Nella Città, da tempi antichissimi, esistevano le gilde
+di artigiani in forma di corporazioni o persone morali,
+quantunque per il periodo di cui parliamo non se ne tenga
+nota in documenti. Il loro concetto antico di <i>Schola</i>
+s’era nel generale mutato in quello latino di <i>ars</i> (arte,
+maestranza); però anche a questo tempo l’antica parola
+si ritrova&#8205;<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. All’età di Brancaleone esse avevano loro
+presidi con nome di consoli ovvero di <i>Capita artium</i>;
+e, sebbene nessun documento faccia menzione delle
+attenenze in cui si trovassero col Comune del Campidoglio,
+tuttavia men tardi, nell’anno 1267, vediamo comparire
+in parlamento i presidi delle maestranze, e, accanto
+<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
+ai Consoli dei mercanti, prender parte a negozî
+politici&#8205;<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>. Quante corporazioni al tempo di Brancaleone
+fossero riconosciute in Roma, non sappiamo; ma
+nel 1317, conformemente all’ordine costituzionale, ve
+ne furono tredici, delle quali le maestranze dei mercanti
+e degli agricoltori (<i>ars bobacteriorum</i>), sì come
+era avvenuto in antico, reputavansi le più ragguardevoli&#8205;<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Del paro che in tutte le floride città d’Italia, così anche
+in Roma i mercanti componevano la maggiore delle
+maestranze. Avvertimmo come eglino formassero l’aristocrazia
+<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
+del denaro da cui Federico II ed i Papi cavavano
+prestiti; e ciò dimostra che Roma, dove già esistevano
+banchi fiorentini e sanesi sotto consoli loro proprî, per
+sue relazioni con Sicilia, con Bisanzio e coll’Oriente non
+era l’ultima delle piazze commerciali. I mercanti romani
+trafficando con capitali e con imprestiti costituivano
+una vera potenza, ma non per questo assumevano una
+posizione politica nella Republica. La loro corporazione
+si assestò soltanto nell’anno 1255 in forma nuova;
+e poichè tal cosa avvenne nel terzo anno del governo di
+Brancaleone, ne concludiamo che propriamente da lui le
+corporazioni romane ricevessero fortitudine&#8205;<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>. D’allora
+in poi la mercatanzia di Roma fu presieduta da quattro
+consoli, da dodici <i>consiliarii</i>, da notai e da altri officiali
+eletti annualmente&#8205;<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>. Raccoglievasi a tornate nella
+<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
+chiesa della sua compagnia, detta di san Salvatore <i>in
+Pensilis</i>, presso al circo Flaminio; e là, nella strada
+derivata dal circo stesso ed appellata <i>ad apothecas obscuras</i>
+(quartiere medioevale dei mercanti), trovavansi i
+suoi fondachi di merci: ivi i giudici della gilda, ossiano
+consoli, sulla piazza che si stendeva dalla «torre di
+mercato» fin verso il Campidoglio, avevano officio di
+far ragione in certi giorni determinati alla gente della
+corporazione, decidendone le controversie&#8205;<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. I mercanti,
+come ogni altra maestranza, eleggevano deputati (<i>statutarii</i>)
+che rivedessero i loro Statuti e coll’adesione dei
+Consoli e dei consiglieri ne promulgassero di nuovi, i
+quali (insieme al registro del sodalizio in cui erano inseriti)
+venivano presentati a ciascun Senatore in Campidoglio,
+affinchè per iscrittura li confermasse&#8205;<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>. Gli
+<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
+antichissimi Statuti della gilda de’ mercanti romani,
+ancor dettati in lingua latina, furono stesi in iscritto
+nell’anno 1317, ma contengono consuetudini ancor più
+antiche&#8205;<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>. Trattano solamente dell’amministrazione
+della corporazione, e non significano alcuna compartecipazione
+alle faccende di Stato, ad eccezione della
+<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
+sopravveglianza sulla zecca che loro era accordata ad
+impedire che si battessero denari di cattiva lega&#8205;<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma nè i mercanti, nè altre arti ottennero in Roma
+vero ascendente politico, perocchè in una città senza industria,
+potenza possedessero solamente il clero, i nobili e
+i proprietarî di beni fondi. Le antiche famiglie consolari
+e le case senatorie del grande ceto cittadinesco del
+primo Comune continuavano a conservare il potere in
+Campidoglio; e il trattato dell’anno 1242 con Perugia
+e con Narni dimostra che la nobiltà teneva il predominio
+nel Senato romano. Però, durante le discordie
+interne a’ tempi di Innocenzo III e di Gregorio IX, indi
+durante la lunga assenza dei Papi, le classi inferiori del
+popolo mirarono anche in Roma ad innalzarsi, e tentarono
+di mutare la costituzione comunale. Il titolo officiale
+di «capitano del Popolo romano», che Brancaleone
+per primo aggiunse a quello di Senatore e adoperò in
+documenti dell’anno 1254, significa secondo il suo concetto
+un Comune popolare (<i>Populus</i>) formato delle corporazioni
+e delle classi inferiori di cittadini. Convien dire
+che anche a Roma avvenissero fatti simiglianti di quelli
+che recarono mutazioni democratiche a Bologna, a Milano,
+a Firenze, a Perugia; ed infatti può darsi che ormai
+la scissura del Senato avvenuta al tempo di Innocenzo III,
+allorchè la parte democratica levò al potere uomini di
+sua confidenza (<i>boni homines</i>), desse la prima spinta alla
+<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
+formazione posteriore del <i>Populus</i>, ossia federazione di
+tutte le maestranze&#8205;<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>. Che ciò fosse conforme all’indole
+del tempo, cel mostra la rivoluzione importante
+che avveniva a Firenze. Là, nell’Ottobre 1250, la cittadinanza
+s’era sollevata contro la nobiltà ghibellina,
+aveva formato un nuovo Comune popolare (Popolo), e
+creato Umberto di Lucca a «capitano del Popolo»&#8205;<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>.
+Qualche cosa di simile avvenne fuor di dubbio anche a
+Roma. Massime dall’anno 1250 in poi, l’officio di «capitano
+del Popolo,» analogo a quello di tribuno popolare, fu
+introdotto nelle città italiche, per guisa che il Podestà
+continuò ad essere rappresentante politico dei Comuni,
+laddove il Capitano essenzialmente fu investito del potere
+militare e di una parte del potere giudiziario. Per verità,
+a Roma, il «Capitano del Popolo» compare soltanto
+di tratto passeggiero, perciocchè ivi di regola fosservi
+due Senatori; e solamente Brancaleone, il quale nell’anno
+1252 riunì nella sua persona il potere senatorio
+<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
+diviso, si appellò «senatore dell’alma Città, e capitano
+del Popolo romano»&#8205;<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>.
+</p>
+
+<p>
+A far cadere il grande Bolognese lavoravano con
+rabbiosa acerbità nobili e clero, e sopra tutti l’offesa famiglia
+dei Colonna. Sul principio di Novembre del 1255
+s’erano già compiuti i tre anni del suo officio; or come
+il popolo chiedeva che si rieleggesse, la parte avversaria
+lo gravò di accuse innanzi al <i>Syndicus</i>, andò
+strombazzando che si voleva perpetuare la tirannide
+di uno straniero, e finalmente prese d’assalto il Campidoglio.
+Costretto ad abbassare le armi, Brancaleone
+si arrese al popolo e fu chiuso nel <i>Septizonium</i>; ma
+poco dopo, consegnato in mano alla nobiltà, venne tradotto
+nella torre di Passerano&#8205;<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>. Il generoso uomo la
+cui morte chiedevano baroni e cardinali, sarebbe stato
+indubbiamente perduto, se non lo avessero protetto gli
+statichi romani che Bologna teneva ancora in custodia.
+La sua valorosa moglie, Galeana, fuggì di Roma, e unita
+ai parenti del suo sposo scongiurò il Consiglio di quella
+<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
+città a non dimettere in libertà gli ostaggi, ma a far
+sì che i Romani sciogliessero dai ceppi il loro concittadino.
+La Republica bolognese mandò allora alcuni
+ragguardevoli uomini a Roma; però il Papa, che, caduto
+il Senatore, s’era incorato a venir nella Città, respinse
+la richiesta e domandò che senza condizioni si restituissero
+gli statichi. Bologna tenne fermo negando,
+ed allora i nobili e parecchi Cardinali tanto e tanto fecero,
+che il Pontefice scomunicò quella città guelfa, protettrice
+antica della Chiesa. Tuttavia neppur l’interdetto
+piegò il coraggio indomito dei Bolognesi; quei magnanimi
+cittadini seppero mostrare che gli spauracchi degli
+anatemi erano omai diventati strali spuntati, e tennero
+gli ostaggi in custodia ancor più stretta e severa&#8205;<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto a Roma il partito vittorioso si faceva
+ad eleggere un nuovo Senatore, e la scelta cadde sul
+milanese Martino della Torre: però questi non accettò,
+onde a senatore fu nominato Emmanuele <i>de Madio</i>, con
+<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
+un altro che gli fu posto allato con officio di <i>Capitaneus</i>.
+Emanuele, cittadino bresciano, era stato in prima podestà
+di Piacenza, e, fuggito innanzi ad Ezzelino, era venuto
+a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>: or l’elezione che si faceva di un forestiero
+anche dopo caduto Brancaleone, dimostra che non
+peranco la nobiltà si fidava di rimandare senza ascolto
+le richieste del popolo. Le lettere supplichevoli che gli
+ostaggi scrivevano da Bologna, e la savia costanza dei
+Bolognesi i quali, avendo colto due parenti di Alessandro
+IV nella Romagna, con molti onori gli avevano
+rimandati al Pontefice, tutto questo fece sì che
+finalmente Brancaleone fosse messo in libertà; e forse
+vi ebbe parte eziandio l’attitudine minacciosa del popolo&#8205;<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>.
+Lo si obbligò a comparire innanzi al <i>Syndicus</i>
+del nuovo Senatore ed a dichiararvi che rinunciava ai
+suoi diritti: fecelo egli, ma protestando di esservi stato
+costretto colla violenza. E quando più tardi, nell’Agosto
+ovvero nel Settembre dell’anno 1256, partì di Roma,
+la nobiltà romana gli mandò dietro il sindaco Andrea
+<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
+Mardone fino a Firenze, e indusse il Consiglio fiorentino
+a non lasciar uscire della città il temuto ex-Senatore,
+se prima in presenza sua non avesse rinnovata la rinuncia
+giurata già a Roma. Brancaleone rinnovolla,
+ma colla stessa riserva dei suoi diritti verso il Comune
+di Roma e verso persone private, cui dichiarò di
+non aver mai fatto rinunce: senza dubbio vi si involgeva
+in mezzo anche la domanda di una parte del
+suo stipendio che era stato trattenuto in deposito nella
+«Camera». In questo modo ei fe’ ritorno, coperto di
+gloria, alla sua terra natia, la quale rimandò gli ostaggi
+e fu sciolta dalla scomunica&#8205;<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-9-4">§ 4.
+<span class="smaller">Cade Emmanuele <i>de Madio</i> (1257). — Il demagogo
+Matteo <i>de Bealvere</i>. — Brancaleone torna in officio di senatore. — Punizione
+inflitta ai nobili. — Distruggonsi le torri
+della nobiltà a Roma. — Brancaleone muore (1258). — Onorifica
+memoria di lui. — Sue monete. — Castellano degli
+Andalò, senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone
+Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade la casa
+dei Romano. — I flagellatori.</span></h4>
+
+<p>
+Il reggimento di Emmanuele <i>de Madio</i> fu tumultuoso
+e infelice. Creatura della nobiltà romana di fazione
+guelfa, non servì che a scopi di parte, e con debolezze
+e con mali tratti irritò contro di sè il popolo che
+era stato il grande amore di Brancaleone. Del potere
+s’impadronirono gli Anibaldi, i Colonna, i Poli, i Malabranca
+<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
+ed altri maggiorenti; si tornò alle confusioni
+antiche, e l’odiosa reazione aristocratica partorì guerra
+civile. Il popolo che benediva Brancaleone e bramava
+il ritorno del suo robusto governo, si sollevò; e quasi
+senza posa combattè tutto intorno al Campidoglio e per
+le vie della Città&#8205;<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>. Nella primavera del 1257 la rivoluzione
+si fece universale. Le maestranze presero le armi,
+si allearono insieme, e a loro demagogo e caporione
+levarono un mastro fornaio di origine inglese, chiamato
+Matteo <i>de Bealvere</i>. Emmanuele restò morto nella guerra
+civica; una parte dei nobili fu discacciata, e il Papa
+medesimo costretto a recarsi a Viterbo, dove fu sulla
+fine del Maggio&#8205;<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tosto il popolo romano richiamò di Bologna Brancaleone,
+ed ei venne non senza pericolo, perocchè la
+Chiesa gli tendesse agguati. Si accolse con giubilo il
+prode uomo che per tre anni aveva con tanto vigore
+governato il popolo e lo aveva difeso contro la prepotenza
+dei nobili: nè v’ha dubbio che gli fosse nuovamente
+conferita la podestà senatoria per altri tre anni&#8205;<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non appena che Brancaleone ebbe ripreso possesso
+del Campidoglio, ei die’ principio al suo secondo reggimento
+con una severità che forse la sete di vendetta
+ringagliardiva, ma che le condizioni della Città rendevano
+certamente necessaria. Tutti i tribolatori del popolo
+cacciò, o gettò in carcere, o mandò al supplizio.
+Due Anibaldi, parenti di Riccardo cardinale, fe’ appendere
+alle forche. Con Manfredi (che adesso era diventato
+padrone della terraferma e dell’isola di Sicilia, e già pensava
+<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
+a insignorirsi della corona) conchiuse un’alleanza
+che avea per iscopo di annientare la parte guelfa. Se
+paia contraddizione che Brancaleone, republicano per
+indole e per tendenze, si unisse coi nemici nazionali della
+libertà civica d’Italia, convien pensare che ciò derivava
+dalle attenenze speciali in cui la città di Roma trovavasi
+col Papa. Mentre fuor di Roma questi pareva esser capo
+naturale dei Guelfi e protettore della independenza municipale,
+in Roma la faceva invece da ghibellino, precisamente
+come quegli che proteggeva i baroni feudali di
+origine germanica, coll’aiuto dei quali solamente teneva
+in freno la democrazia. Alessandro IV scomunicò Brancaleone
+e i suoi consiglieri, ma alla impotenza di lui
+si rispose colle beffe; e il Senatore, dopo aver protestato
+che il Papa non aveva diritto di scomunicare
+il magistrato romano, con publico editto bandì un’impresa
+contro Anagni: si assoggettasse, diceva, questa
+patria del Pontefice al Senato, se non voleva esser rasa
+al suolo. I congiunti di Alessandro IV, spacciati a Viterbo
+dall’atterrito Comune di Anagni, si gittarono supplichevoli
+a’ piedi del Papa, e tanto fecero che egli dovette
+umiliarsi, e chieder compassione al formidabile Senatore&#8205;<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>:
+probabilmente anche lo sciolse dall’anatema.
+Alla podestà civile del Papa in Roma non si badava
+più.
+</p>
+
+<p>
+Brancaleone volle adesso mercè un colpo maestro
+farla finita cogli ottimati arroganti: comandò che si
+<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
+smantellassero le torri dei nobili, rocche levate ad oppressione
+del popolo, carceri dei debitori, caverne di
+turpi violenze. Sotto quella lista di proscrizione, nell’anno
+1257, convien credere che cadessero più di centoquaranta
+torri ben munite, sulle quali il popolo ardente
+di vendetta si scagliò con furore di distruzione.
+Il gran numero delle rocche abbattute può dare un’idea
+della moltitudine che di esse v’era in Roma; giacchè,
+per quanto la giusta legge abbia toccato la maggior
+parte delle torri, pure è difficile che Brancaleone tutte
+le facesse atterrare, e parecchie di maggiorenti ghibellini
+o di genti amiche ne andarono immuni. Se le torri
+dei nobili nella Città si contino a trecento, se trecento
+se ne attribuiscano alle mura cittadine, ed altrettante
+alle Chiese, per certo Roma a quell’età offriva lo spettacolo
+belligero di una città che alzava al cielo un
+novecento torri&#8205;<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>. Se poi si pensi che molte di esse
+in pari tempo componevano una parte essenziale delle
+case de’ nobili ed erano costruite sopra monumenti dell’antichità,
+ei si può credere quanta ruina di vecchi
+edifizî quella demolizione sistematica abbia recato. Perciò
+Brancaleone si schiera fra i pessimi nemici dei monumenti
+romani, ed una età novella di rovina della Città
+data da lui&#8205;<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>. Le case consecrate alla distruzione furono
+<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
+abbandonate eziandio al saccheggio, e in quell’occasione
+ne perirono anche gli archivî famigliari co’ loro
+documenti.
+</p>
+
+<p>
+Dovette pure essere squallida la vista che presentò la
+Città dopo di quella devastazione; ma Roma, come tutti
+gli altri paesi, era abituata a cotali rovinii. I cittadini di
+quei tempi non avevano mai la gioia di vedere secura
+e bene ordinata la patria. Passeggiavano in mezzo ai
+ruderi, e cumuli nuovi ne miravano sorgere quasi ogni
+dì. Lo smantellamento dissennato e barbarico delle
+case era un fatto abituale, come oggidì sarebbe un
+qualche ordine di polizia. Le città del medio evo erano
+costantemente in demolizione e in fabbrica; e vie e
+mura e case nella loro rapida mutazione riflettevano
+come in uno specchio l’indole dei partiti e le loro furie
+e le turbolenze di un governo che sempre cambiava.
+Quando il popolo si sollevava a rivolta, smantellava le
+case dei nemici; quando una famiglia osteggiava l’altra,
+si atterravano le case della parte che soccombeva;
+quando il magistrato urbano esiliava delinquenti, le loro
+case si rovesciavano; quando l’Inquisizione scopriva in
+<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
+qualche abitazione degli eretici, per comando del governo
+quelle si radevano al suolo, come se di là fosse
+passato il terremoto&#8205;<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>. Quando un esercito conquistava
+una città nemica, se ne abbattevano le mura, se pure la
+città tutta intiera non si distruggeva. Dopo la celebre
+battaglia di Monteaperti non ci volle meno che il generoso
+coraggio di un grande cittadino per impedire che
+gli irritati Ghibellini radessero al suolo Firenze: ed ancora
+verso la fine del secolo decimoterzo la collera di un
+Pontefice fece smantellare una intiera città; Bonifacio
+VIII fe’ spargere il sale sui ruderi di Palestrina,
+all’istesso modo che un dì il Barbarossa aveva seminato
+il sale sopra Milano.
+</p>
+
+<p>
+In quella ruina delle torri romane furono travolte
+anche le famiglie, chè molti ottimati espiarono le loro
+colpe con esilio, colla confisca dei beni, e lasciando sul
+patibolo le ossa. Ma ora la pace e la sicurezza tornarono
+nella città e nella Campagna, la quale fu nettata
+dalle masnade di ladroni che la infestavano&#8205;<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Brancaleone governò amato e temuto, ma per poco.
+Mentre stava assediando Corneto infermò di febbre, si
+<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
+fece trasportare a Roma, e morì in Campidoglio nel vigore
+di sua vita: correva l’anno 1258&#8205;<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>. Con sentenza
+concorde i contemporanei celebrano in lui l’inesorabile
+vendicatore di tutte le ingiustizie, l’amico severo della
+legge, il protettore del popolo: bellissimo elogio pei
+governanti di tutte le età. In quel forte cittadino di
+Bologna, allievo pratico della sua scuola di giurisprudenza,
+rivisse uno spirito antico, che incarnò in sè egregiamente
+la vigoria republicana del suo tempo. Perchè
+egli abbia diritto all’onoranza dei posteri basti dire
+che ei seppe per parecchi anni tener l’ordine nella Città
+divisa dalle fazioni e darle il beneficio di una legittima
+libertà. Se avesse governato più a lungo egli avrebbe
+introdotto delle grandi novità nelle relazioni della Città
+col Papa, e perfino la tirannide (fosse stata anche lunga)
+di un uomo della sua tempra non avrebbe pei Romani
+potuto essere che salutare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il popolo romano onorò in istrana guisa la memoria
+del suo ottimo senatore: la sua testa, come una reliquia,
+fu collocata entro un vase di lavoro prezioso, ed esposta
+a durevole ricordanza sopra una colonna di marmo:
+fu un’apoteosi bizzarra, ma il suo trofeo ornò il Campidoglio
+meglio che non abbia fatto il carroccio milanese&#8205;<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>.
+La ricordanza di Brancaleone sparve di Roma,
+dove non v’ha monumento, non iscrizione che parli di
+lui. Ciò che solo se ne conserva sono le sue monete: da
+una faccia rappresentano l’imagine di un leone in atto
+che cammina, e tengono impresso il nome di Brancaleone;
+dall’altra recano l’effigie di Roma seduta in
+trono, tenente in mano una palla ed una palma; all’ingiro
+sta scritto: «Roma capo del mondo». Pertanto
+fu questa la prima volta che il nome di un senatore
+fosse inciso sopra monete romane, le quali si fregiarono
+soltanto di simboli civili; e così fu che si abbandonò
+l’uso fino allora adottato di mettervi sopra
+l’imagine o il nome di san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come il Papa in casa sua fu liberato del nemico potentissimo,
+sperò di poter restaurare a Roma la signoria
+della santa Sede, mandò legati nella Città, e divietò che
+senza suo beneplacito si eleggesse il nuovo senatore. Ma
+i Romani si beffarono del suo comandamento. Morendo,
+<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
+Brancaleone aveva consigliato che gli dessero per successore
+lo zio suo; e pertanto avvenne che si nominò a senatore
+Castellano degli Andalò, fino allora pretore di
+Fermo. Indarno reclamò il Papa il suo diritto elettivo,
+invano disse che, non foss’altro come semplice cittadino
+romano, anche a lui competeva un voto nella elezione del
+senatore. Alessandro IV era a quel momento in Anagni,
+nè venne più a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>. Quanto a Castellano, anch’egli
+seguì l’esempio del nipote, e si guarentì con ostaggi;
+però la sua posizione era più difficile e la sua caduta
+inevitabile. I nobili esiliati ed il Papa demolirono la
+sua potenza, e fu soltanto in mezzo a costanti pugne
+ch’ei potè tenersi ritto fino alla primavera del 1259:
+la plebe comperata a denaro si sollevò contro lo zio di
+Brancaleone, e Castellano cacciato del Campidoglio si
+gettò dentro a una fortezza di Roma, e oppose robusta
+resistenza agli assedianti&#8205;<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>. Allora, per influenza del
+Pontefice, furono levati al seggio senatorio due uomini
+romani, Napoleone figliuolo del celebre <i>Matheus Rubeus</i>
+di casa Orsini e Riccardo figlio di Pietro Anibaldi&#8205;<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>;
+ma quantunque con questa restaurazione del sistema
+antico tornasse al potere il partito guelfo, tuttavia
+anche i novelli senatori continuarono a tenere alta l’autonomia
+<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
+del Campidoglio. Ed essi rinnovarono definitivamente
+la pace conchiusa già da Brancaleone e da
+Emmanuele <i>de Madio</i> con Tivoli, per guisa tale che la
+città dovette per sempre arrendersi al popolo romano e
+dichiararsene vassalla. Da quel momento in poi Tivoli
+non solamente pagò un tributo annuo di mille libbre, ma
+ricevette eziandio un podestà nominato dal consiglio
+del Comune romano, ed avente titolo di conte. Però
+conservò il diritto di vivere secondo i suoi Statuti, di
+nominare un <i>Sedialis</i> ossia giudice urbano, un <i>Capitaneus
+Militiae</i> ossia tribuno del popolo, ed altri officiali
+di magistratura&#8205;<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Castellano dovette abbassare le armi, fu cacciato
+in carcere in pari modo che in addietro era avvenuto
+del nipote suo, e si salvò dalla morte soltanto per via
+degli ostaggi romani, che Bologna non restituì ad onta
+di ripetute scomuniche&#8205;<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>. Finalmente fu liberato in
+<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
+occasione di un commovimento memorando che agitò
+le città d’Italia subito dopo la morte di Ezzelino e la
+estinzione della sua casa. Questo formidabile guerriero,
+il cui nome divenne proverbiale come di tiranno medioevale
+di città, aveva poco a poco conseguito il dominio
+dei più ragguardevoli Comuni di Lombardia. Non erano
+valse lusinghe di Innocenzo IV o di Alessandro IV per
+indurre quel genero di Federico II a romper fede alla
+causa ghibellina ed a porsi a’ servigi della Chiesa, che
+a quel prezzo gli avrebbe perdonato qualunque delitto.
+Ma alla fine, dopo eroica resistenza, Ezzelino cadde vicino
+Cassano in potere di nemici collegati a’ suoi danni. Gli
+storici descrivono con emozione le ultime lotte di quell’uomo
+straordinario, in cui l’indole della sua età trasformò
+i germi di egregie virtù in frutti di colpe detestabili,
+per modo che diventò immortale come un Nerone
+o un Erode del suo secolo&#8205;<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a>. Ed essi narrano
+quanto giubilo se ne levasse, e descrivono la gente
+che a gran frotte accorse per sbramarsi a mirare la
+<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
+faccia del tiranno prigioniero; e ne fanno il paragone
+di un gufo che posa muto moto mentre stormi di piccoli
+uccelli lo circondano cinguettando. Ezzelino morì
+con tre scomuniche indosso, in silenzio, sprezzando il
+mondo, il Papato, la Chiesa, la stessa sua sorte predettagli
+dagli astrologhi: morì ai 27 di Settembre
+del 1259 nel castello di Soncino, dove gli fu data onorevole
+sepoltura. Crudelissimo destino ebbe Alberico suo
+fratello, che nuovamente aveva disertato dalla Chiesa;
+dopo essersi difeso disperatamente nella torre di San
+Zeno, dovette arrendersi ai nemici coi suoi sette figliuoli,
+con due figlie e colla moglie, che furono tutti scannati
+sotto a’ suoi occhi, poi egli stesso, fatto a brani, trascinato
+a coda di cavalli.
+</p>
+
+<p>
+La orrenda caduta della potente casa dei Romano
+s’aggiunse ad altri flagelli per metter il terrore nello
+spirito degli uomini e far traboccare la piena dei dolori
+ond’erano abbeverati. Guerre perpetue e disgrazie, cui
+la penna non basta a descrivere, avevano ridotto a desolazione
+le città. «L’anima mia si sbigottisce», così
+parla un cronista di quel tempo, «a dire dei patimenti
+del mio secolo e delle sue ruine, perocchè ormai da forse
+vent’anni, per ragione della discordia fra Chiesa e
+Impero, il sangue d’Italia scorra come torrenti di acque»&#8205;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a>.
+Tutt’ad un tratto una corrente elettrica scosse
+la gente umana, e la indusse a pentimento; a cento, a
+mille, a diecimila persone in una volta movevano in
+<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
+processioni, flagellandosi a sangue. Città dietro città
+furono travolte nel vortice di quella disperazione, e
+monti e valli risonarono di grida lamentose: «Pace!
+pace! Signore, facci grazia!» Molti storici di quel
+tempo discorrono meravigliati di quel fenomeno sorprendente;
+dicono tutti che quell’uragano morale primamente
+si levò da Perugia e poi si appiccò alla città di
+Roma. N’era presa la gente di tutte le età e di tutti i
+ceti. Fino i fanciulli di cinque anni si flagellavano. Monaci
+e preti prendevano la croce e predicavano penitenza;
+vecchi romiti uscivano dei loro nidi selvaggi, e per la
+prima volta in vita loro inoltrandosi nelle vie delle città
+predicavano penitenza. Gli uomini si spogliavano delle
+vesti fino alla cintola, involgevano la testa in un cappuccio,
+e pigliavano in mano uno staffile. Si univano
+assieme a truppe, a comitive; andavano a due a due, di
+notte recando torce, camminando a pie’ nudi sul ghiaccio;
+circondavano le chiese con salmodie da mettere
+paura; si prostravano piangendo appiè degli altari, e
+cantando inni alla passione di Cristo si picchiavano con
+una furia che aveva della frenesia. Or si gettavano
+bocconi a terra, ed ora alzavano le scarne braccia al
+cielo. Chi li vedeva doveva essere di sasso se non
+faceva com’essi. Gare e divisioni cessarono; usurai e
+ladri salirono al governo; peccatori si confessarono; si
+spalancarono le porte dei carceri; assassini corsero in
+cerca dei loro nemici e porsero loro in mano la spada
+nuda supplicandoli ad ucciderli, ma quegli scagliavano
+rabbrividendo lungi da sè le armi, e si precipitavano
+piangendo a’ piedi de’ loro offensori. Allorquando cotali
+schiere spaventose di pellegrini movevano d’una in
+<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
+altra città, vi piombavano sopra come un turbine, e
+così quella insania di flagellatori si propagava, infettandole,
+di terra in terra&#8205;<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>. Di Perugia sulla fine di autunno
+del 1260 vennero a Roma. Fino i duri Romani
+ne andarono in estasi; si apersero le porte delle loro
+prigioni, e così Castellano degli Andalò potè fuggirsene
+a Bologna sua città natale&#8205;<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I flagellatori sono uno dei fenomeni più meravigliosi
+del medio evo. Una grave e lunga confusione sociale,
+conseguenza della guerra combattuta fra l’Impero e il
+Papato, aveva partorito la frenesia religiosa delle Crociate
+onde gli uomini con fervente desiderio s’eran volti a
+cercar redenzione; la stessa brama si rinnovò nei flagellatori
+dell’anno 1260. La gente umana contristata dai
+suoi tanti dolori raccoglieva nel profondo dell’anima le
+impressioni di avvenimenti che la esaltavano; eresie,
+<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
+inquisizione, roghi, fanatismo di frati mendicanti, invasioni
+di Tartari, lotta feroce delle due podestà, furia
+di fazioni, guerra civile devastatrice di tutte le città,
+tirannide di Ezzelino, e fame e peste e lebbra: questi
+erano i mali che allora desolavano il mondo. Le peregrinazioni
+di quei flagellatori, che parevano altrettanti
+demonî erranti, fu l’espressione popolare di una miseria
+universale, fu protesta disperata e penitenza volontaria
+della società, cui s’apprese un contagio morale così
+grave come fu quello ond’era caduta inferma al tempo
+delle Crociate. In quella truce forma di penitenti gli
+uomini presero commiato dall’epoca storica in cui si
+combattè la guerra mondiale fra Chiesa e Impero. Ma
+sulla fine di quest’epoca spuntò un genio, figlio di essa.
+Fu Dante, che di tutto quel mondo medioevale compose
+un sol monumento. Il suo poema immortale è un
+duomo meraviglioso, turrito a stile gotico, dalle cui
+merlature vediamo sorgere le eminenti persone di quell’età,
+imperatori e papi, eretici e santi, tiranni e republicani,
+i vecchi e i nuovi, i sapienti e gli ingegni creatori,
+gli schiavi e i liberi, tutti aggruppati intorno al
+genio umano penitente che va cercando libertà&#8205;<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span></p>
+
+<h2 id="libro10">LIBRO DECIMO.
+<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span></p>
+
+<h3 id="cap1-10">CAPITOLO PRIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap1-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">L’Impero tedesco. — Manfredi, re di Sicilia. — Sue
+relazioni col Papa in Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a
+Montaperti. — Firenze ed altre città prestano omaggio a Manfredi. — I
+Guelfi si volgono a Corradino in Germania. — Alessandro
+IV muore nel 1261. — Urbano IV, papa.</span></h4>
+
+<p>
+Le guerre italiche avevano spossato Germania; scissa
+internamente, era caduta in debolezza profonda da cui
+l’Impero antico non si risollevò mai più. Morto Guglielmo
+di Olanda nella guerra dei Frisoni (ai 28 Gennaio
+1256), la corona di Alemagna fu disdegnata da’ principi
+discordi e venduta a chi ne dava maggior prezzo: così
+avvenne che l’infiacchito sentimento nazionale tollerò
+che al grande soglio imperiale si esaltassero due signori
+stranieri, Riccardo di Cornovaglia e Alfonso di Castiglia;
+e tanto stremate s’erano dappertutto le forze,
+che la duplice elezione (onde i Papi tornarono ad essere
+arbitri dell’Impero) non trasse più guerre dietro di sè.
+Quei re forestieri senza repugnanza alcuna riconobbero
+nel Pontefice la podestà di giudice dell’Impero; e,
+<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
+assisi sulle rovine di questo, vere ombre, non fecero che
+rappresentarne al vivo il decadimento profondo&#8205;<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Più avventurato fu Manfredi nelle Puglie ed in Sicilia,
+di cui nessun soldato pontificio calpestava più il
+suolo. Manfredi aveva mirato alla corona e l’ottenne.
+Profittando abilmente della fama che Corradino fosse
+morto (nè è difficile che egli ad arte ne avesse fatto
+spargere il grido), addì 11 Agosto 1258 si fe’ coronare
+a Palermo. Sebbene fosse una manifesta usurpazione
+dei diritti di Corradino, tuttavia la voce del paese ne la
+aveva richiesta; le condizioni delle cose la avevano imposta
+e giustificata; e già un esempio se ne aveva avuto in
+Filippo di Svevia, che parimenti di tutore del nipote
+s’era fatto usurpatore della sua corona. Ai legati di
+Corradino venuti per protestare Manfredi con buone ragioni
+dichiarò essere cosa impossibile che un re il quale
+dimorava nella lontana Germania tenesse la signoria
+di Sicilia; dover questa terra obbedire non ad altri che
+a un principe domestico suo; per nascita e per costume
+sè essere italiano; voler da monarca legittimo dominare
+sul reame che aveva, mercè la sua buona spada,
+conquistato contro due Papi; aggiunse finalmente che
+Corradino avrebbe potuto succedergli dopo ch’ei fosse
+morto. La coronazione di Manfredi era stata un atto tale
+<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
+che lui doveva rendere nemico eterno delle legittime
+pretese degli Hohenstaufen sopra Sicilia; perciò ei fu
+costretto a combatterle, a tenerle remote dalle frontiere
+italiche ed a farsi sostenitore dell’idea nazionale d’Italia.
+E così ne fu distrutta l’antica associazione politica di
+questa contrada con Germania, e composto uno stato di
+cose quale era quello cui i Guelfi avevano inteso a creare.
+</p>
+
+<p>
+Come or Manfredi, di luogotenente di Corradino
+s’ebbe tramutato in suo nemico, e di vicario di Germania
+si cambiò in principe nazionale italiano, può
+darsi che accortezza suggerisse ad Alessandro IV di
+confermarlo, sotto certe condizioni, a re vassallo della
+Chiesa, similmente di quello che altra volta un Papa
+aveva fatto levando il normanno Ruggero al trono di
+Sicilia. Ma non volle Manfredi essere principe vassallo,
+sibbene monarca independente, laonde conseguenza della
+sua coronazione si fu che il Pontefice protestasse quella
+esser nulla, che pronunciasse una novella scomunica, e
+scagliasse l’interdetto contro tutti i vescovi e tutte
+le città che lo riverivano&#8205;<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a>. L’odio della Curia pontificia
+contro la schiatta di Federico durava inestinguibile; sospettava
+essa (e con buona ragione) che Manfredi avrebbe
+sempre osteggiato le pretensioni del Papa, senza posar
+mai finchè non avesse conquistato il reame d’Italia e
+postosi in capo la corona imperiale.
+</p>
+
+<p>
+La conciliazione tentata più volte fallì eziandio poichè
+il Papa chiedeva che s’allontanassero d’Italia i
+Saraceni. La durata di questa colonia di Musulmani
+nelle Puglie fa ricordare la storia di que’ tempi in cui
+<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
+gli Arabi dai loro covi del Garigliano avevano incusso
+spavento a tutta l’Italia. Federico II aveva trapiantato
+a Luceria i loro compatriotti di Sicilia, facendosene un
+campo di arcieri abilissimi, sempre parati a combattere.
+I frati predicatori, che Gregorio IX aveva mandato ripetute
+volte fra loro, non erano giunti a convertire uno
+solo di quegli infedeli; e anche dopo di lui, e sempre,
+il nome di Allah gridato dalle scolte risonò dalle
+torri di Luceria, e i letterati vi andarono spiegando nelle
+moschee il Corano. Federico aveva composto di Saraceni
+la sua guardia, e, scevro di pregiudizî, aveva eletto ad
+alti officî parecchi uomini ragguardevoli di loro gente:
+la tolleranza degli Hohenstaufen serbò in vita quei Maomettani,
+che rimasero fedeli a loro fino alla morte. Se
+anche sia esagerata la notizia data dal Cronista inglese
+che i Saraceni contassero sessantamila uomini atti alle
+armi, erano però abbastanza numerosi perchè tenessero il
+Pontefice in angustie&#8205;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>. Nelle guerre degli Hohenstaufen
+contro la Chiesa furono essi il solo esercito permanente
+che quei principi avessero: guerrieri fervidissimi e distruttori
+senza pietà, invulnerati dalle scomuniche, trucidavano
+allegramente preti e frati mendicanti; senza rimorsi
+bruciavano chiese e conventi, e devastavano città conquistate,
+sì come fecero di Albano e di Sora al tempo di
+Federico II, e di Ariano a quello di Manfredi. La loro
+colonia nell’Italia meridionale fu una spina confitta in
+<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
+cuore dei Papi&#8205;<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a>. Alessandro IV chiese che si bandissero;
+ma Manfredi non vedeva altra salute che nella loro
+fedeltà, e doveva i suoi primi successi di prosperità ai
+loro archi ed alle loro frecce; li protesse, e, come il padre
+suo, chiamò schiere sempre novelle di Arabi, che
+vennero dalle coste di Africa a porsi a’ suoi stipendî. I
+Papi lo chiamarono sultano e alleato dei Pagani, e le
+loro crociate furono sempre indiritte contro Manfredi e
+insieme contro i Saraceni di Luceria.
+</p>
+
+<p>
+Coronato che fu, Manfredi entrò in una nuova epoca
+della sua vita politica. Presto ottenne ascendente nell’Italia
+di mezzo e settentrionale; la sua potenza prese
+dimensioni maggiori, e, quantunque il compimento di
+un tanto disegno trovasse difficoltà insuperabili, lo affaticava
+il pensiero di riunire tutta Italia sotto al suo scettro
+come re nazionale. La sua rottura con Corradino e coi
+Tedeschi lo fece avvicinare ai Guelfi; s’era fatto accogliere
+nella confederazione intesa a debellare Ezzelino, e
+conchiudeva trattati con Genova e con Venezia. Ma
+presto venne in aperto che la parte guelfa non era più
+la vera nazionale, perlochè Manfredi, come ebbe compreso
+esser cosa impossibile rappattumarsi col Papa, tornò
+alle tradizioni della sua famiglia, e alleatosi ai Ghibellini
+combattè insieme con essi contro lo Stato della
+Chiesa. Nominò il Palavicini, loro duce nell’Italia superiore,
+a suo capitano in Lombardia; elesse il genovese
+Percivallo Doria a suo vicario a Spoleto e nelle Marche;
+<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
+e Giordano di Anglano conte di San Severino, suo consanguineo,
+fe’ vicario di Toscana&#8205;<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>. Questo paese, di
+cui Siena era il quartiere dei Ghibellini, dopo la celebre
+giornata di Montaperti, prestò omaggio a Manfredi come
+a supremo signore e protettor suo. I Sanesi congiunti
+ai Ghibellini fuorusciti di Firenze, che s’erano raccolti
+sotto il loro gran capitano Farinata degli Uberti, e soccorsi
+da genti tedesche venute con Giordano di Anglano,
+<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
+ruppero ivi sulle rive dell’Arbia, ai 4 Settembre 1260, i
+confederati Guelfi: e Firenze la ricca, la potente aperse ai
+Ghibellini le porte, e tributò ossequio al conte Giordano,
+che lo ricevette per Manfredi. Avvenimento gravido di
+conseguenze! Diminuì la forza della Chiesa, accrebbe
+la considerazione di Manfredi in tutta Italia, schiacciò
+la fazione guelfa, ma anche la rese per sempre nemica
+implacabile di quel Re; e lui incatenò piè e mani ai
+Ghibellini di cui si buttò adesso in braccio, e gli tolse
+agio di far pace colla Chiesa, che nelle sue distrette
+chiamò a soccorso un despota straniero: tuttavolta fornì
+eziandio di repente a Manfredi una base nuova di potenza
+nell’Italia di mezzo, donde potè agire più gagliardamente
+contro il Papa e tenere in commovimento lo
+Stato ecclesiastico fin sotto le porte di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Guelfi di Firenze e di altre città si gittarono
+sconsigliatamente dentro di Lucca, loro ultima trincea.
+Si volsero eglino (così stravaganti erano a quel tempo gli
+indirizzi dei partiti!) financo a Germania, e richiesero
+Corradino che scendesse per togliere la corona all’usurpatore
+e per restaurare i diritti dell’Impero. L’ultimo
+nipote di Federico II, fanciullo di otto anni, rispose loro
+per bocca di suo zio Luigi di Baviera; tolse Firenze e
+la federazione guelfa sotto l’imbelle suo patrocinio, proclamò
+che Manfredi ed i Ghibellini erano suoi nemici, e
+promise che presto sarebbe venuto egli stesso in Italia o
+che vi avrebbe mandato suoi legati, se i Principi tedeschi
+lo avessero concesso&#8205;<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>. Alessandro IV frattanto,
+costernato della caduta di Firenze, scomunicò Siena ed
+i Ghibellini, li citò a comparire davanti il suo tribunale,
+e scongiurò Pisa affinchè abbandonasse la lega con
+Manfredi. Ma, ai 28 Marzo 1261, Firenze or fatta ghibellina,
+Pisa, Siena e molte altre città, sotto l’autorità del
+Re conchiusero una alleanza offensiva e difensiva contro
+tutti i Guelfi ed i loro partigiani; e così l’antica federazione
+tusca venne in balia di Manfredi&#8205;<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>. Solamente
+<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
+la lega delle città umbre, di cui era capo la guelfa
+Perugia, rimase fedele alla Chiesa e impedì che l’altra
+lega facesse maggiori progressi.
+</p>
+
+<p>
+Poco appresso morì il debole Alessandro IV, affranto
+dai dispiaceri: passò di vita il dì 25 Maggio 1261 a
+Viterbo, dove alcun tempo prima s’era recato, dopo di
+aver fatto un lungo soggiorno ad Anagni, ed uno breve
+nella turbolenta Roma&#8205;<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli otto Cardinali (che tanti e non più componevano
+allora il sacro Collegio) si congregarono per la nuova
+elezione a Viterbo. Per più di un mese non se la intesero,
+finchè, ai 29 di Agosto, essendo presente per caso il
+Patriarca di Gerusalemme, questi fu eletto papa. Jacopo
+Pantaleone, figlio di un calzolaio di Troyes, era un
+prelato francese, il quale col suo ingegno e con prospera
+fortuna era venuto a grande stato nella Chiesa. Il fatto
+che un Francese era salito alla cattedra santa fu tosto
+nuncio che si sarebbero composte novelle attenenze politiche;
+ed invero il Papato per sua sventura abbandonò
+l’indirizzo nazionale e si gettò fra le braccia della monarchia
+di Francia. La mira dei Pontefici di mandare
+a precipizio gli ultimi Hohenstaufen che erano in Italia
+fu ragione di quella stretta colleganza con Francia; e
+cotal meta non fu raggiunta che a prezzo immensamente
+caro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pantaleone, eletto a Viterbo nel dì 4 Settembre 1261
+con nome di Urbano IV, s’infervorò nell’odio ereditato
+dai suoi predecessori contro il «nido delle vipere» di
+Federico II, e si mise all’opera con passione di nemico
+personale. A Roma non andò; in Laterano non pose
+mai piede&#8205;<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">A Roma si lotta per la elezione del senatore. — Giovanni
+Savelli e Anibaldo Anibaldi, senatori (1261). — I
+Guelfi fanno senatore Riccardo di Cornovaglia; i Ghibellini vi
+eleggono Manfredi. — Carlo di Angiò, candidato senatore. — Urbano
+IV offre a lui la Sicilia. — Trattative per ragione
+del Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori di
+Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano nella Tuscia
+romana. — Pietro di Vico. — Manfredi è deluso nelle sue
+mire su Roma. — Pietro di Vico è ricacciato della Città. — Urbano
+IV muore nel 1264.</span></h4>
+
+<p>
+A Roma ferveva allora contesa per la elezione del
+senatore. In tale officio a Napoleone Orsini ed a Riccardo
+Anibaldi erano succeduti Giovanni de Sabello e Anibaldo
+Anibaldi, nipote quest’ultimo di Alessandro IV:
+e dopo che, intorno alla Pasqua dell’anno 1261, i
+due erano usciti di carica, si era anche accesa una
+sì veemente disputa per l’elezione, che Alessandro IV
+<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
+aveva dovuto scampare a Viterbo&#8205;<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a>. Le fazioni dei
+Guelfi e dei Ghibellini dividevano a quel tempo la Città
+con tanta recisione che da allora in poi se ne afforzò
+durevolmente l’essere dei loro partiti. Poco prima
+che morisse Alessandro, e tosto che il cardinal Giovanni
+di san Lorenzo, inglese, ebbe comperato i loro
+voti, i Guelfi elessero senatore a vita Riccardo di Cornovaglia,
+già coronato re dei Romani: per lo contrario
+acclamarono gli altri re Manfredi a senatore. Fu
+questa la prima volta che i Romani dessero ad un signore
+regio e straniero la podestà senatoria già vigilata
+così gelosamente; e fu prova che gli spiriti democratici
+fra loro erano in decadenza. Il genio della libertà
+aveva tolto commiato da Roma insieme con Brancaleone,
+avvegnaddio questo generoso uomo fosse l’ultimo
+republicano vero del Campidoglio. L’amore d’independenza
+e la grandezza di tutte le virtù civili che da
+quello scaturiscono caddero a questa età in basso anche
+negli altri Comuni: la potenza eroica che loro aveva
+infuso la lotta di libertà combattuta contro gli Hohenstaufen
+sparve insieme col pericolo esteriore; il
+lusso prese il sopravvento; i Comuni spossati di forze
+furon giuoco or di governi plebei ed or di tirannidi, e
+manifestamente vennero accostandosi all’idea monarchica.
+</p>
+
+<p>
+Perciò i Romani, diventati troppo deboli per sostenere
+<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
+i diritti della Republica contro il Pontefice, elessero
+dei Principi a loro senatori, e posero sotto la protezione
+di questi il Campidoglio: ed invero reputavano
+che un senatore regio avrebbe difeso la loro libertà
+contro le pretese della santa Sede più efficacemente
+di quello che avrebbe potuto farlo qualsiasi altro Podestà.
+Manfredi inoltre ne dava loro speranza, perchè
+egli avversava quella podestà giudiziaria sull’Impero
+che i due pretendenti della corona di buon animo consentivano
+invece al Pontefice: e già Manfredi affermava
+che la santa Sede non poteva avere il diritto della elezione
+imperatoria, appunto perchè questo diritto apparteneva
+al Senato, ai nobili ed al Comune di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Re, uomo pien d’ingegno, era al colmo delle buone
+fortune, e godeva (ma doveva essere breve!) il favore
+di Sicilia e delle Puglie, in mezzo allo splendore della sua
+gaia corte, ornata del sorriso delle muse. Col suo ascendente
+giungeva fino sul Po ed in Piemonte; Re potenti
+aveva per amici. Dopo la morte di sua moglie Beatrice
+aveva menato in donna, nel Giugno dell’anno 1259, Elena
+figliuola di Michele Angelo Ducas despota dell’Epiro;
+ed ora, nel 1262, la sua giovine e bella figlia Costanza
+(egli, lo scomunicato della Chiesa) sposava con Pietro di
+<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
+Aragona, figliuolo di re Jacopo, ad onta che il Papa vi
+opponesse sue proteste, quasi che fosse presago della
+fatale vendetta che gli Hohenstaufen avrebbero un dì
+raccolto da cotal maritaggio&#8205;<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a>. La elezione a senatore
+doveva essere di massima importanza per Manfredi, poichè
+avrebbe potuto servirgli di fondamento a’ suoi disegni
+audaci. Che cosa poteva infatti bramare di più,
+che tenere in podestà sua Roma oltre alle città di Toscana?
+Ma a Roma adesso Ghibellini e Guelfi ivano
+accapigliandosi in gran furia pro e contro Manfredi,
+pro e contro Riccardo, in quello che il Papa studiavasi
+di metter fuori della porta entrambi questi pretendenti.
+E veramente ad Alessandro IV, breve tempo
+prima della sua morte, era riuscito di por fine alla lotta
+dei partiti; e, lui trapassato, era paruto che la quiete si
+fosse ristabilita nella Città&#8205;<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a>, dacchè il popolo aveva
+provvisoriamente posto il reggimento nelle mani di uomini
+di sua confidenza, appellati <i>boni homines</i>, con facoltà
+di sottoporre a revisione gli Statuti e di eleggere definitivamente
+il senatore. Quella giunta di conservatori
+della Republica s’era tenuta alla testa delle cose cittadine
+più che un anno&#8205;<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a>; ma, come il popolo aveva
+<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
+chiesto che la si finisse collo stato provvisorio, e che all’uno
+o all’altro dei due, Riccardo o Manfredi, si desse
+l’officio senatorio, i partiti erano venuti nuovamente a
+guerra civile. Una fazione, composta di gente moderata,
+propose che si eleggesse Pietro di Aragona genero di
+Manfredi; quanto ai Guelfi, lasciato in disparte Riccardo
+ch’era lontano, riunirono i loro voti sopra il vicino Carlo
+di Angiò.
+</p>
+
+<p>
+La elezione di questo Principe francese ebbe grandissima
+rilevanza storica. Infatti Urbano IV teneva con lui
+negoziati per conferirgli la corona di Sicilia, il qual reame
+o piuttosto il suo popolo (cui i Papi non facevano che
+dar parolone di libertà e di independenza) erane trattato
+da anni in qua come una greggia stupida, ed esibito
+a chi avesse meno esigenze. Enrico III d’Inghilterra
+ne aveva accettato l’offerta per suo figlio, ed allora era
+paruto che i Normanni, dopo la caduta di lor dinastia,
+fossero destinati a tornare nell’antico regno per l’ampio
+giro di un passaggio dall’Inghilterra. Però le continue
+guerre coi baroni di quel paese, cui il Re aveva rotto la
+fede della costituzione, il rifiuto della Chiesa inglese di
+lasciarsi imporre ancora tributi, la lontananza e l’incertezza
+dell’intrapresa, impedirono che Enrico mantenesse
+le sue promesse. Il giovine Edmondo rimase nella
+remota Britannia, re di un mero titolo scritto in pergamena;
+nè fu egli certo che turbasse i sonni di Manfredi.
+<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
+Urbano IV pertanto risolse di trarre in campo un
+altro pretendente, un Principe famoso in guerra, di
+quella Francia ch’era ricca e fervidamente cattolica:
+e questi fu Carlo, minor fratello di Luigi IX. Conte di
+Angiò e del Maine, era eziandio signore di Provenza e di
+Forcalquier i quali due paesi, dopo la morte di Raimondo
+Berengario IV, ultimo conte di Provenza, gli aveva recato
+in dote Beatrice figlia di questo Principe&#8205;<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a>. Ancora in
+addietro Innocenzo IV aveva offerto Sicilia all’istesso
+Carlo, ma il negozio era allora fallito, chè Francia vi si
+era opposta. Sennonchè adesso il francese Urbano IV
+ripigliò le trattative, dopo che, per conseguenza della
+battaglia combattuta sull’Arbia, era cresciuta di tanto
+momento la potenza di Manfredi: nell’anno 1262 il
+Papa mandò il notaio Alberto da negoziatore in Francia,
+e Carlo senza battere ciglio afferrò la corona che gli si
+veniva proponendo. Spingevanlo cupidigia sua propria
+d’impero e ambizione della sua donna; avvegnaddio
+l’orgoglio di Beatrice non potesse tollerare di dovere
+esser da meno per grado delle sue tre sorelle, tutte
+regine: infatti Margherita era moglie di Luigi IX,
+Eleonora aveva sposato Enrico III, e Sancia aveva per
+marito Riccardo di Cornovaglia. È cosa che torna ad
+onore di Luigi il Santo, che egli non volesse aderire
+all’usurpazione di Sicilia, onde doveva farsi stromento
+il fratel suo offendendo altrui diritti: però il Pontefice
+seppe acchetare alla fine i suoi scrupoli, dimostrandogli
+che la conquista di Sicilia spianava la via dell’Oriente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
+</p>
+
+<p>
+Urbano IV, ai 28 di Luglio 1263, protestò essere
+sciolto il patto conchiuso con Edmondo: per verità Enrico
+III fu restio ad abbandonare le sue pretese sopra
+Sicilia per cui Inghilterra aveva profuso senza alcun
+pro le sue ricchezze; ma il Re, insieme con Riccardo di
+Cornovaglia, era a quel momento prigioniero di Simone
+conte di Leicester e di Monfort, e dovette finalmente
+acconciarsi a dar la rinuncia. Allora Urbano trattò con
+Carlo sulle condizioni dell’investitura feudale; e, intanto
+che di quest’argomento si discuteva, il Conte, all’insaputa
+del Pontefice e per via di abili agenti, si maneggiò
+per essere eletto senatore di Roma. Questo avvenne sul
+principio di Agosto dell’anno 1263.&#8205;<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a>. Gli Italiani
+accusano Urbano IV di avere, egli francese di nascita,
+tratto in Italia una dinastia straniera; però questa colpa
+ricade a più forte ragione sopra tutto il partito guelfo
+del loro paese, che era deviato dalla sua idea nazionale.
+I Guelfi ed i Papi, nel cui gretto animo non alitava più
+lo spirito grande di Alessandro III e di Innocenzo III,
+apersero nuovamente Italia ad un signore straniero; venne
+questi cupido di impero, e vinse, e soffocò il pensiero
+<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
+nazionale, onde insieme con esso tramontò la grandezza
+del Papato antico.
+</p>
+
+<p>
+Del resto i Romani rispettavano sì poco i diritti dei
+loro Pontefici, viventi costantemente in esilio, che o
+non significarono ad Urbano IV la elezione del nuovo
+senatore, o, se lo fecero, gliela annunziarono soltanto
+dopo che da lunghissimo tempo la fama gliene aveva
+recato la novella&#8205;<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>. Dimorava egli in Orvieto, e con Roma
+trovavasi in mali termini. I banchieri romani erano
+ancora creditori di ragguardevoli somme verso la Chiesa,
+che non aveva modo di pagarle; e se Urbano s’avesse
+fatto vedere in Laterano, sarebbe stato l’anima dannata
+delle turbe di quei creditori e di furibondi Ghibellini.
+Di fatto egli non possedeva più in Roma alcuna
+podestà civile, e, fino dal tempo di Brancaleone, la santa
+Sede s’era lasciata scappare di mano la investitura del
+Senato. La inattesa elezione di Carlo a senatore cadde
+dunque come un fulmine secco in mezzo alle trattative
+che pendevano per la infeudazione di Sicilia. Urbano ne
+fu costernato. La futura unione della podestà senatoria
+colla corona di Sicilia nella persona di un Principe ambizioso
+minacciava di serio pericolo la independenza del
+Papa. Temeva egli di cader di Scilla in Cariddi, dal giogo
+degli Svevi nella tirannide dei Provenzali; in breve giocava
+sopra una carta la signoria suprema di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fra le condizioni che primamente avevasi imposte
+al Conte di Angiò per riguardo a Sicilia, s’era inserito
+l’articolo che egli nè a Roma nè altrove nello Stato
+ecclesiastico avrebbe potuto tenere officio di senatore
+o di podestà&#8205;<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>: tuttavolta adesso Urbano videsi costretto
+a modificare il patto, ed anzi a consigliare con
+grande insistenza che Carlo accettasse la dignità senatoria.
+Se questi rifiutata la avesse, probabilmente essa
+sarebbe capitata in mano del genero di Manfredi, e ciò
+avrebbe impedito la conquista del reame; invece, il possesso
+di Roma era per Carlo il primo e sicuro passo ad
+ottenerla. Dopo consulte lunghe coi Cardinali, Urbano
+incaricò il suo legato di rappresentare la cosa al Conte, ma
+di vietargli che assumesse la carica di senatore a vita,
+e di imporgli che in quella faccenda destreggiasse con
+artificî diplomatici: bastano questi suggerimenti per dimostrare
+che ometto fosse quel prete nell’abilità di farsi
+giuoco dei giuramenti. Se Carlo avesse a quest’ora anche
+promesso ai Romani di essere loro senatore per tutta
+la vita, doveva il legato proscioglierlo del giuramento, e
+secretamente obligarlo ad un altro, che avrebbe tenuto
+l’officio temporaneamente, a piacimento del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>: a
+<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
+lui infatti pareva cosa tanto importante limitar la durata
+della senatoria di Carlo che ne fece dipendere l’infeudazione
+di Sicilia. Così fu che mandò in Francia uno dei
+più esperti Cardinali, Simone di santa Cecilia, e lo provvide
+di due diverse minute di scritture, comandandogli
+di indurre Carlo ad accettare quello dei due trattati che
+era il meno pericoloso. L’uno portava che il Conte dovesse
+tener l’officio di senatore per cinque anni; se in questo
+periodo di tempo avesse conquistato Sicilia, avrebbe
+dovuto rinunciare immantinente alla carica di senatore,
+sotto pena della scomunica e della perdita de’ suoi diritti
+al reame. La seconda formula recava invece ch’ei promettesse
+ai Romani di accettare l’officio soltanto per quel
+tempo che gli avrebbe talentato, e che indi al Papa giurasse
+di durar senatore per cinque anni al più, o per quel
+termine che gli verrebbe stabilito: per il caso poi che i
+Romani avessero insistito onde l’officio durasse a vita,
+Carlo doveva promettere che, fatta la conquista di Sicilia,
+od altrimenti conosciuto essere essa impossibile, avrebbe
+deposto l’officio di senatore nelle mani del Pontefice appena
+che questi ne l’avesse richiesto: in ogni evento
+avrebbe dovuto provvedere che la dominazione di Roma
+tornasse alla santa Sede&#8205;<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a>. Ed il Papa comandava
+<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
+al legato che se Carlo rifiutasse di guarentire solennemente
+i diritti della Chiesa sul Senato, ei dovesse abbandonare
+ogni trattativa per riguardo a Sicilia e tornarsene
+a casa&#8205;<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Urbano era involto in grandissime difficoltà. Sicilia,
+fatale egualmente per gli Imperatori che per i
+Pontefici, fino dai tempi di Leone IX aveva cagionato
+alla Chiesa umiliazioni molte, e mille pene e cure. Il
+dominio di questa terra, in cui i Papi avevano visto
+riposare il fondamento di loro independenza civile, era
+stato origine di formidabili guerre coll’Impero; ed
+eglino stessi erano costretti a confessare che ambivano
+ad una signoria politica senza aver forza bastevole di
+conservarsene padroni nemmanco per un anno solo.
+Ed era un lamento che l’inquietudine gli strappava
+dal profondo dell’anima, quella parola onde Urbano IV
+sclamò: «Dice Geremia, che ogni male ne sarebbe
+venuto dal settentrione; però io confesso che esso ci
+viene di Sicilia»&#8205;<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>. Nondimeno egli aveva abilmente
+saputo associare l’affare del Senato coll’investitura
+del reame; e ciò obligò Carlo a rinunciare alla durata
+vitalizia dell’officio senatorio, e, per rimostranze del
+Re di Francia, a sottoporsi alle condizioni imposte da
+Urbano.
+</p>
+
+<p>
+Dalle lettere del Pontefice si pare che i Romani e
+<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
+Carlo lo lasciarono al buio delle trattative che fra sè tennero.
+I Guelfi romani avevano effettivamente nominato
+il Conte a <i>dominus</i> e <i>signor</i> della Città finchè avesse vivuto:
+e l’aver gettato la loro libertà in grembo ad un
+ignoto, che non si aveva acquistato alcun merito fra
+essi, destò lo sprezzo perfino de’ contemporanei, quantunque
+fossero guelfi come loro; avvegnaddio la cosa
+provasse che Roma era divenuta indegna di libertà&#8205;<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo che il conte di Angiò ebbe accettato le proposte
+del cardinale Simone (il quale adempiè bravamente
+il suo incarico) ed ebbe promesso di essere a Roma per
+il giorno di san Michele dell’anno 1264, mandò alla
+Città Jacopo Gaucelin da suo vicario nel senato, ed alcuni
+cavalieri provenzali. Il Gaucelin, sul principio di Maggio
+del 1264, prese, in nome di Carlo, possedimento della
+rocca Capitolina, ma tosto dopo morì, e in officio di
+prosenatore gli succedette Jacopo Cantelmi&#8205;<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>. Così fu
+<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span>
+che il Principe francese si cacciò primamente in Campidoglio
+da pretendente contro Manfredi, col proposito
+di balzarlo poi anche dal trono di Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+Indarno Manfredi aveva parecchie volte tentato di
+appiccare trattative con Urbano; con grande suo cruccio
+vedeva ora un avversario straniero, chiamato dal
+Pontefice, metter radice in Roma. Di qui i Ghibellini
+erano stati discacciati ancor prima che vi facesse comparsa
+il Vicario di Carlo. Si raccolsero essi in Toscana
+intorno al proconsole <i>Petrus Romani</i> di Vico, un
+signore potente della terra dei Prefetti, zelantissimo
+partigiano di Manfredi e suo luogotenente ossia vicario
+nel Senato&#8205;<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a>: i Guelfi dalla lor parte si ordinarono
+sotto il vessillo di Pandolfo, conte di Anguillara, presso
+al lago di Bracciano&#8205;<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a>. Dì non passava che le due fazioni
+<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
+non si azzuffassero per disputarsi le castella di
+Toscana. Pietro di Vico, cui Giordano di Anglano aveva
+mandato milizie, potè financo conquistare la città di
+Sutri, ma ne lo ricacciò il Cantelmi vicario di Carlo.
+Sulla fine anzi del Maggio questo prosenatore lo assediò
+nel castello di Vico; però le divisioni e la paura
+di una venuta di Manfredi gli fecero abbandonare l’impresa;
+e le soldatesche romane oramai sui primi di Giugno
+del 1264 tornarono nella Città, per modo che
+Pietro ne fu liberato&#8205;<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a>. Come or Manfredi ebbe sicurezza
+che Carlo di Angiò sarebbe tosto entrato in campo,
+decise di muovere contro Roma, e in pari tempo,
+<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span>
+unito coi Ghibellini, risolse di tentare un bel colpo contro
+il Pontefice in Orvieto&#8205;<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a>. Dalle Marche, da Toscana,
+dalla Campania (dove il Re stesso pose campo sul
+Liri), dovevasi imprendere una grande spedizione nello
+Stato ecclesiastico. Però malvagità di destino da qualche
+tempo infiacchiva le forze di Manfredi. Speranza di
+potersi intendere col Papa aveva fino dapprincipio tolto
+lena alla sua attività; e, ad onta che Toscana gli porgesse
+opportunità propizia (anche Lucca aveva aperto le
+porte ai Ghibellini), gli fecero difetto in ogni opera sua
+unità di piano ed energia: così, invece di sgombrarsi
+audacemente la via di Roma, ristette dalla sua marcia,
+poichè la Campagna romana gli negava il passaggio. Il
+Lazio aveva allora abbracciato la parte guelfa; il Pontefice
+aveva ordinato a tutti i baroni ed a tutti i vescovi di
+serrare ermeticamente le porte della loro terra; nessun
+castello poteva concedersi in investitura a chi non fosse
+del paese, nè permettevasi che si conchiudessero maritaggi
+fra abitatori della Campagna e sudditi del Re&#8205;<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>. Manfredi
+per conseguenza nell’estate tornò in Puglia: bensì
+in soccorso di Vico e contro a Roma aveva mandato con
+milizie il suo capitano Percivallo Doria, e questi per gli
+Abruzzi s’era aperta una via nelle terre romane, ma il
+generale non potè conquistare Tivoli che ora obbediva
+<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
+sommessamente alla Città, nè osar di effettuare su di
+Roma un’impresa progettata: il Doria entrò nel territorio
+di Spoleto, e infelicemente annegò nelle acque
+della Nera, vicino Rieti, e così il Papa se la levò liscia del
+pericolo che lo minacciava.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta ogni dì più le condizioni di Urbano IV
+facevansi gravi: la lega delle città di Narni, di Perugia,
+di Todi, di Assisi e di Spoleto gli negava soccorsi;
+vuoti erano gli scrigni; e soltanto con grande fatica poteva
+raccogliere qualche po’ di soldati. Dugento ne gettò
+nella rocca del Campidoglio, e, composto un piccolo esercito
+nel distretto di Orvieto sotto gli ordini del maresciallo
+Bonifacio di Canossa, fe’ in tutti i paesi predicare
+la croce contro Manfredi ed i suoi Saraceni,
+scongiurò Carlo che si affrettasse a venire, e lo pose in
+guardia contro i sicarî che, diceva, quell’altro mandava
+per torlo di vita&#8205;<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il fatto che Roma restasse allora in potere dei Guelfi
+decise delle sorti di tutto l’avvenire. Fu per Manfredi
+massima sventura che non antivenisse il suo avversario
+entrando egli nella Città, e che non potesse impedire l’ingresso
+di Carlo in Campidoglio. Roma era divenuta il
+ricettacolo di tutti i suoi nemici, massime anche dei
+numerosi fuorusciti pugliesi che smaniavano di tornare
+in patria e di far loro vendette. Vollesi per verità tentare
+di togliere la Città dalle mani dei Guelfi prima che Carlo
+<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span>
+giungesse: a quest’uopo si compose un piano, e (sebbene
+Tivoli non acconsentisse ad accogliere i Ghibellini)
+Ostia, donde poteva impedirsi uno sbarco di Carlo, cadde
+in potere di Riccardo degli Anibaldi, la cui famiglia
+potente seguiva la parte ghibellina, ad eccezione del
+cardinale di pari nome che era stato dei più zelanti a far
+eleggere Carlo a senatore&#8205;<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a>. Una vittoria di Pietro di
+Vico, che, unito con Francesco di Treviso capitano di
+Manfredi, aveva presso Vetralla fatto prigioniero il Conte
+di Anguillara, incorò gli esuli ghibellini, che ora sperarono
+di penetrare in Roma mercè un attacco notturno.
+Pietro sbucò di Cervetri, l’antica Cere, che era un suo castello;
+e, senza pur attendere gli altri, come avrebbe dovuto
+fare conformemente alle intelligenze prese, in una
+notte giunse su Roma. I suoi amici gli apersero la porta
+di san Pancrazio, ma egli non vi potè porre piè forte, e,
+mentre voleva impadronirsi dell’isola Tiberina, le guardie
+diedero l’allarme: il Cantelmi coi suoi Provenzali accorse
+dal Campidoglio; i Guelfi romani condotti da Giovanni
+Savelli sopravvennero dalla Città, e Pietro dopo
+ostinata resistenza fu incalzato nel quartiere transteverino
+detto Piscinula, e completamente battuto. Il figlio suo
+annegò guadando il Tevere; quanto a lui potè con tre soli
+compagni fuggire a Cervetri&#8205;<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a>. La mala riuscita di
+questo piano ebbe conseguenze sventurate, chè Roma
+<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span>
+rimase in possesso dei Guelfi, e i Ghibellini non osarono
+più alcuna impresa nuova.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto, ai 2 Ottobre 1264 Urbano IV morì a
+Perugia, ove era venuto fuggendo dalla ribellata Orvieto
+dopo un soggiorno fattovi per quasi due anni. In
+tutto il suo pontificato non pose mai piede in Roma. Il
+suo pontificato fu spoglio di grandezza; la sua politica
+mancò di vera prosperità: non ebbe infatti raggiunto
+l’altissimo scopo che ei s’era proposto, la caduta di
+Manfredi e l’esaltamento di Carlo di Angiò al trono di
+Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla conquista
+di Sicilia. — Apparati guerreschi di Manfredi. — Condizioni
+difficili dei Guelfi in Roma. — Carlo parte e sbarca felicemente:
+entra in Roma. — È costretto a sgombrare il palazzo
+Lateranense. — Prende possesso del Senato. — I legati
+del Papa lo investono di Sicilia.</span></h4>
+
+<p>
+Morto Urbano, i Cardinali stettero un pezzo prima
+d’intendersi. Fra loro v’era una fazione che nutriva
+sentimenti patriottici, ed essa ripudiò l’indirizzo politico
+fin qui seguito, ed espresse il desiderio che si facesse con
+Manfredi la pace, e s’impedisse l’invasione provenzale in
+Italia. Momenti preziosi erano questi, poichè la decisione
+che allora conveniva prendere celava in grembo destini
+venturi d’incalcolabile importanza per l’Italia e per il
+Papato. Un uomo di genio avrebbe potuto trarre salva
+<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span>
+la Chiesa da quel labirinto; ma questo genio non vi fu.
+Prevalse il partito guelfo e francese; perfino l’elezione
+del Pontefice cadde sopra un Provenzale, suddito di Carlo
+di Angiò, e così fu confermata e continuata la politica
+non italiana di Urbano IV. Guido Le Gros Fulcodi,
+nativo di Saint Gilles in Linguadoca, laico dapprima,
+padre di parecchi figliuoli avuti di legittime nozze, era
+stato avvocato di rinomanza e consigliere secreto di
+Luigi di Francia. Preso in uggia il mondo dopo che gli
+fu morta la moglie, s’era fatto monaco certosino; indi
+era diventato vescovo di Puy ed arcivescovo di Narbona,
+e s’aveva acquistato fama di pio: Urbano IV
+nell’anno 1261 lo aveva creato cardinale di santa Sabina;
+e adesso, in sul principio dell’anno 1265, veniva
+eletto papa. Trovavasi a questo tempo in Francia, e
+vi si stava allestendo per una missione in Inghilterra,
+allorchè gli giunse novella della sua elezione, che per
+tema dei Ghibellini era ancor tenuta secreta. Ambizione
+non lo allettava, chè esperienza della vita e la filosofia
+attinta da quella gliene avevano sradicato ogni cura:
+perciò Guido, vecchio, amante di pace, di costumi severi,
+sentì reluttanza di accettare la tiara; ma, andato a
+Perugia, dovette cedere alle impetuose instanze dei cardinali,
+e ai 22 Febbraio del 1265 fu consecrato nel
+duomo di quella città con nome di Clemente IV&#8205;<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span>
+</p>
+
+<p>
+Al nuovo Pontefice non rimase altra scelta che di
+continuare nell’opera del suo predecessore e di presto
+condurla a fine. Confermò pertanto la elezione di Carlo;
+al legato Simone comandò che affrettasse la conchiusione
+del trattato; chiese a re Luigi che soccorresse all’impresa
+del fratel suo, e gli convertì il voto della Crociata
+nell’obligo di combattere contro Manfredi. Il nerbo
+dell’impresa era il denaro, e procacciarselo era sommamente
+difficile. Sebbene Roma avesse ormai succhiato
+il sangue e le ossa ai vescovati della Cristianità, tuttavia
+la Chiesa di Francia dovette adesso sostenere
+anche le spese di questa spedizione nella forma tradizionale
+di decima levata per le Crociate, sì come Urbano
+IV la aveva già percepita da tre anni; e financo
+i malcontenti vescovi di Inghilterra e di Scozia furono
+posti a croce perchè soddisfacessero un pari tributo.
+Clemente IV, come il suo antecessore, caricò tutta Europa
+di imposte per conservare alla santa Sede la signoria
+feudale di Sicilia, ma almeno nol tocca rimbrotto
+di avarizia e di nepotismo, chè ei seppe tenersene
+mondo&#8205;<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Beatrice, moglie di Carlo, impegnò i suoi gioielli,
+accattò denaro dai baroni di Francia e contrasse imprestiti.
+Avventurieri si fregiarono di croce, e baroni
+provenzali e francesi bramosi di signorie furono lesti a
+prender parte ad una guerra che loro dava speranza di
+<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span>
+acquistarsi dominio di città e di contee nella bellissima
+delle terre del mondo. Mentre dunque l’impresa si andava
+apparecchiando con grande fervore in Francia, Manfredi
+in Italia si armava per opporvi impedimento. Ad un esercito
+che fosse venuto dalla via di terra sperava egli, se
+non di chiudere i passi delle Alpi, almeno di preparare in
+Lombardia una disfatta sicura, perciocchè là il Palavicini
+(che sempre era il capitano di quei Ghibellini), Boso
+da Doara, i margravî Lancia e Giordano di Anglano e le
+città amiche gli offerissero il loro eribanno. Se poi Carlo
+fosse venuto da mare, doveva tagliargli il cammino un naviglio
+composto di galee sicule e pisane, che incrociavano
+fra Marsiglia e la costiera romana: e Toscana era ancora
+in potere di Manfredi, e Guido Novello conte palatino,
+che era ivi suo vicario, governava per lui la lega delle potenti
+città ghibelline, fra le quali nell’estate del 1264 era
+entrata anche Lucca. Minor frutto promettevano invece
+gli sforzi del Papa che, giovandosi dello zelo di Guglielmo
+vescovo di Arezzo, aveva recato in essere una federazione
+dei fuorusciti Guelfi&#8205;<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a>. Pietro di Vico e gli Anibaldi
+difendevano la Maritima, nell’Etruria romana;
+presso a quella marina erano disposti presidî di vedetta;
+e la stessa foce del Tevere Manfredi aveva reso impraticabile.
+<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span>
+Ei fece una levata di tutti gli uomini del suo
+reame, prese a stipendio Saraceni d’Africa, assoldò milizie
+anche in Alemagna, fortificò le rocche della Campania,
+e s’avanzò alle frontiere del Lazio per minacciar
+Roma: ed in vicinanza della Città soldatesche siciliane
+e Ghibellini romani, capitanati da Jacopo Napoleone
+della casa Orsini di Vicovaro, tenevano in loro mani la
+chiave della via Valeria, in quello che altri nelle loro
+castella aspettavano l’occasione propizia di penetrare
+in Roma e di vendicarsi degli avversarî.
+</p>
+
+<p>
+Come i Guelfi della Città videro farsi tanti apparati,
+rosero il freno dall’impazienza. Carlo lor senatore aveva
+promesso di essere a Roma per le feste di Pentecoste,
+eppure ch’ei venisse si dubitava; ed il Cantelmi vicario
+suo era così ridotto al verde da non raccogliere che
+sprezzo. «Il popolo romano», scriveva Clemente a Carlo,
+«popolo di illustre nome e di animo orgoglioso, te chiamò
+al governo della Città e brama di vedere il tuo volto:»
+«ei vuole esser trattato con grande prudenza questo popolo,
+perocchè i Romani», soggiungeva il Pontefice con
+ironia, «richieggano dai loro governanti grandioso incesso,
+frasi sonore e geste formidabili: non per nulla
+affermano che loro compete la dominazione del mondo.
+Io voglio pure tributar lode al tuo vicario Cantelmi e ai
+suoi compagni, ma l’esiguo numero di loro e la meschinità
+onde lesina egli nello spendere sminuiscono la reverenza
+per lui e per te»&#8205;<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>. Il Cantelmi stringeva il
+Papa con richieste di denaro; un giorno forzò lo scrigno
+<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span>
+del Laterano e prese tutto quello che entro vi si
+racchiudeva, e Clemente, anch’esso trovandosi involto
+in estreme angustie a Perugia, mandò una protesta
+dichiarando non essere obligato di mantenere a spese
+sue la Città nel favore di Carlo conte: nondimeno fece
+dei prestiti tratti da’ banchieri di città toscane e dell’Umbria,
+e, ad onta di tutto questo, non passava giorno
+che non lo tormentassero Provenzali e Romani per
+averne moneta&#8205;<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>. La città di Roma si faceva frattanto
+sempre più inquieta; fuorusciti ghibellini tornavansene
+in gran secreto e seminavano torbidi; cessava la
+sicurezza del vivere; l’andava a chi più rubava e uccideva;
+le strade si sbarravano. I nobili guelfi scrivevano
+al Papa lettere pressantissime per affrettare la venuta di
+Carlo, dicendo che ove questa si fosse protratta non
+avrebbero potuto, privi com’erano di mezzi e spossati
+di guardia diurna e notturna, tener più a lungo Roma in
+loro potere. Il Papa dolente gli ammonì a perseverare;
+protestò non aver nè denaro nè armi; contare sui sussidî
+della Chiesa francese; essergli data certezza del presto
+arrivo del Conte: e scongiurò quest’ultimo ad affrettarsi,
+poichè Roma era in pericolo di cadere nelle ugne
+degli inimici. Finalmente Carlo di Angiò annunciò che
+fra breve sarebbe venuto; ma prima, essendo giunto felicemente
+a Roma un suo cavaliere, il Ferrerio, con una
+mano di Provenzali, quel capitano guascone si gettava
+tosto temerariamente contro ai Ghibellini presso Vicovaro,
+ne era battuto, e, preso, mandato al campo di Manfredi.
+Così il primo fatto d’arme riuscì a male dei Francesi;
+<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span>
+il lieto presagio fe’ crescer di coraggio l’esercito
+siculo, e fra le soldatesche corsero epigrammi alle
+spalle del povero conte Carlotto che correva incontro
+alla aperta sepoltura, se pur avesse mai potuto toccare
+il suolo di Roma.
+</p>
+
+<p>
+L’impresa di Carlo di Angiò contro Sicilia va registrata
+fra quelle spedizioni avventurose e avventurate
+che compierono i Crociati di quell’età. Colla sua smania
+di conquiste, colla sua propensione romantica alle
+guerre, coi suoi arditi cavalieri (ancor prima che Spagnuoli,
+Portoghesi e Inglesi intraprendessero le loro spedizioni
+marittime), Francia fu la patria vera della cavalleria
+errante e dei baroni in cerca di province e di corone
+regie. Di Normandia erano venuti i primi conquistatori
+di Sicilia; giusto per intento di conquista il duca Guglielmo
+(cui Carlo tolse ad esemplare) s’era gettato sull’Inghilterra;
+e di Francia erano partite le prime e le
+ultime Crociate; e cavalieri francesi s’erano impadroniti
+di Bisanzio. Carlo, già illustratosi fra’ Crociati in Oriente
+dove un dì era caduto prigioniero col suo regal fratello
+vicin Mansura, cercava una corona ed una terra da saziar
+la sua ambizione e da satollare la sua povertà carca
+di debiti. Nessuno scrupolo trattenne questo Principe da
+una guerra ingiusta contro un Re che non l’avea offeso;
+agli occhi di lui e dei suoi Provenzali desiderosi di battaglie
+quella spedizione era cosa cavalleresca, una vera
+continuazione delle Crociate. Se pur la coscienza gli avrà
+fatto udir la sua voce, l’Angioino la pose a coperto sotto
+la croce bianca e rossa ovvero sotto la bandiera del Papa,
+il quale adulandolo lo paragonava a Carlo figliuolo di
+Pipino, che anticamente era venuto da quella medesima
+<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span>
+terra di Francia a liberare la Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>. E per
+fermo una remota analogia di cose faceva ricordare di
+que’ tempi in cui i Pontefici avevano chiamato in Italia
+il Re dei Franchi a liberarli dal giogo dei Longobardi;
+però all’età di Carlo magno avrebbe parso bestemmia
+che ad un’impresa di conquista contro un principe
+cristiano si avesse dato nome di crociata santa. La
+tetra persona di Carlo d’Angiò si erige sulla scena
+stessa dove si combatterono le battaglie antiche fra Romani
+e Germani, e somiglia a quella di Narsete, laddove
+Manfredi veste l’abito tragico di Totila. E la
+storia compieva adesso la curva di un circolo perfetto,
+avvegnaddio quantunque le relazioni delle podestà e
+delle cose fossero differenti da quelle di un tempo, le
+condizioni nel fondo continuavano ad essere le stesse: il
+Papa nuovamente chiamava in Italia dei conquistatori
+stranieri, perchè lo liberassero dalla signoria dei Germani.
+Un destino inesorabile fe’ crollare la dinastia degli
+Svevi in Italia, come in antico aveva precipitato quella
+dei Goti: e la estinzione, divenuta necessaria, di entrambe
+quelle signorie e la morte dei loro eroi parimenti
+simpatici e belli illustrarono uno stesso e classico teatro
+<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span>
+con una duplice tragedia, di cui l’ultima parve non
+essere altro che l’esatta ripetizione della prima.
+</p>
+
+<p>
+Il Conte di Angiò non aveva peranco compiuto i
+suoi armamenti, allorquando la sua impazienza e l’appello
+di Roma e del Papa lo spinsero a tentar la sua impresa.
+Lasciò in Provenza la parte maggiore dell’esercito
+da lui raccolto, con ordine che per terra si sgomberasse
+la via dell’Italia superiore; ed egli per mare andossene
+a Marsiglia co’ vascelli suoi. Era l’Aprile dell’anno 1265.
+La fortuna cieca guidò il suo temerario viaggio. L’uragano
+che sperdette le sue navi, e lui con tre soli bastimenti
+gettò sulla costa di Porto Pisano, ricacciò in alto
+mare la flotta dell’ammiraglio di Manfredi; e quando il
+conte Guido Novello, che per Manfredi comandava a
+Pisa, ne uscì colla cavalleria tedesca per cogliere Carlo
+(e la cosa sarebbe infallibilmente avvenuta se Guido fosse
+capitato qualche momento prima), l’Angioino s’era rimesso
+in mare. Alla nuova che era stato visto a Porto
+Pisano, Pietro di Vico e gli Anibaldi tornarono frettolosi
+dalla Sabina dove erano entrati, e tentarono di impedire
+che sbarcasse nella Maritima&#8205;<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>; ma Carlo frattanto
+navigava imperterrito in mezzo alla burrasca, passò
+vicinissimo alla flotta nemica (e par miracolo) senza
+<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span>
+danno, e felicemente trascorse lungo capo Argentaro e in
+vista di Corneto.
+</p>
+
+<p>
+Alla fine fra il tuonare e il lampeggiare del cielo egli
+si trovò di fronte alla costiera romana, rimpetto ad Ostia.
+Il mare era grosso, mal sicuro l’approdo, il lido ignoto;
+non sapevano che fare. Tuttavia Carlo da uomo risoluto
+si gettò in un palischermo, timoneggiò prosperamente
+attraverso le onde rinfrante, e toccò terra. Le scolte di
+Ostia non gli opposero impedimento alcuno; nessun nemico
+si presentò. Alla fama che si sparse che il Conte di
+Angiò fosse sbarcato, le più nobili famiglie guelfe di Roma
+corsero ad Ostia per andarselo a levare: fra loro furono
+visti i Frangipani, i Cenci, gli Anibaldi del ramo di Molara,
+i figli di <i>Ursus</i>, i Paparoni, i Capizucchi, i Conti, i
+Colonna, i Crescenzî, i Parenzi, i Malabranca, i De Ponte, i
+Pierleoni ed altri&#8205;<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>. Questi signori giubilanti condussero
+Carlo al san Paolo, e nel giovedì innanzi alla Pentecoste,
+addì 21 Maggio del 1265, il Conte scavalcò a quel
+convento, per tenere indi la sua entrata in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a>. E
+nel frattempo, unitesi nuovamente le galee, anch’esse
+giunsero in breve all’imboccatura del Tevere; rotti i
+serragli del fiume, tutta la flotta provenzale senza pur
+combattere vogò su per il fiume fino al san Paolo innanzi
+a Roma.
+</p>
+
+<p>
+I Romani si rovesciarono fuori della Città per poter
+mirare il futuro Re di Sicilia, il loro senatore eletto.
+<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span>
+Era uomo sui quarantasei anni, alto della persona, di
+struttura robusta, con piglio da re. Il suo volto di
+tinta olivastra aveva fattezze severe e dure; l’occhio era
+fiero e metteva paura. Uno spirito irrequieto teneva
+sempre in moto quell’indole di ferro; non posava mai,
+e soleva lamentare che il sonno accorciasse il tempo
+all’operare degli uomini. Aveva animo sobrio, chiuso
+alla giovialità ed insensibile al sorriso delle grazie. Non
+rideva quasi mai. Era fervido cattolico, ma la sua religione
+non gli impediva di essere un egoista senza
+legge nè fede. Possedeva tutte le qualità che occorrono
+ad un guerriero, ancorchè non sia un genio per farsi
+conquistatore e tiranno; e le possedeva in sì larga misura
+che diventò acconcissimo strumento agl’intendimenti
+del Pontefice: infatti aveva valore cavalleresco,
+prudenza, continenza quasi di stoico, penetrazione acuta
+di giudizio, volontà indomabile, crudeltà, cupidigia di
+dominare, avarizia, ambizione immensa&#8205;<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel sabato di Pentecoste, ai 23 di Maggio, il Conte
+tenne il suo ingresso in Roma per la porta di san Paolo.
+Venne con soli mille cavalieri senza cavalcatura, e fu accolto
+dalle processioni del clero e de’ cittadini, dai gonfaloni
+della milizia, della nobiltà e dei cavalieri a cavallo.
+I Romani guelfi spiegarono un’insolita pompa per far
+onore al loro senatore; vollero mostrargli che anche
+nella città dei Papi la cavalleria aveva forme gentili e
+di corte, e innanzi a lui tennero un armeggiamento di
+<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span>
+foggia romana. Invero può darsi che la nobiltà fosse allora
+usa di esercitarsi in cotali prove fra i ruderi della
+grandezza antica, ed è probabile che la forma di quelle
+corse ascanie e di quei getti di lance togliessero a imitazione
+di ciò che ne scrive Virgilio&#8205;<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a>. Il popolo, in man
+recando corone di fiori e palme, accompagnò il suo senatore;
+a suon di cetre ballavano a gruppi, e cantavano
+inni di lode della novella signoria di Carlo; le strade e
+le piazze della Città erano tutte da cima a fondo addobbate
+di tappeti: a ricordanza di uomo (lo attestano
+i contemporanei) i Romani non avevano mai adoperato
+tanto sfarzo per alcuno dei loro signori. Circondato
+da’ suoi Francesi e da’ Provenzali, il novello senatore cavalcò
+per la festosa Città, ma l’avido popolo non ebbe
+a raspar dal suolo neppur un meschino quattrinello,
+perocchè non vi fossero famigli che gettassero denaro.
+</p>
+
+<p>
+Il Conte era venuto a Roma a mani vuote&#8205;<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>. Non
+era egli che facesse dei regali al popolo; erano i Guelfi
+che dovevano darne a lui. Lo si condusse al san Pietro,
+e conformemente al costume de’ principi, primamente
+smontò a quel palazzo: e sebbene a lui senatore spettasse
+la residenza in Campidoglio, tuttavia senza più
+ei s’accomodò in Laterano che offriva agi maggiori.
+Clemente si stupì della inurbana sfrontatezza di un
+ospite che, non facendo troppi complimenti, col suo
+<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span>
+sciame di cavalieri provenzali si allogava nelle dimore
+dei Pontefici come se fossero casa sua, senza pur chiederne
+licenza. Gli scrisse pertanto una lettera che è degna
+di nota. «Tu di tuo capo», vi diceva, «hai fatto
+cosa che nessun re cristiano di fare s’arrogò mai.
+Contro ogni convenienza, per ordine tuo, le tue genti
+sono entrate nel palazzo lateranense. Or saper devi che
+non mi aggrada niente affatto che il senatore della Città,
+per illustre e onoranda che possa esser la sua persona,
+prenda stanza in uno dei palazzi del Pontefice. Io vo’
+prevenire abusi venturi; la preminenza della Chiesa
+non dev’essere offesa da chicchessia, e meno ancora
+da te che Noi abbiamo chiamato a esaltazione di lei.
+Non pigliartela a male, ma cerca altrove nella Città la
+tua abitazione; palazzi spaziosi haccene abbastanza. E
+d’altra parte non dire che contro decoro te abbiamo
+cacciato fuor dei nostri palagi; di’ anzi che al decoro
+tuo abbiamo voluto provvedere»&#8205;<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>. L’altiero Conte
+punto di vergogna uscì del Laterano, e dovette ricordarsi
+di non essere altro che la creatura del favore pontificio.
+Dimora non pose nel palazzo senatorio del Campidoglio,
+dove continuò a risiedere il suo vicario, ma
+prese ad abitare nel palazzo dei Quattro Coronati sul
+Celio&#8205;<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ai 21 di Giugno Carlo fu solennemente vestito
+delle insegne di senatore nel convento di Araceli&#8205;<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>, e
+tosto dopo volle serbare eterna ricordanza della presa
+di possesso della sua podestà municipale, facendo
+coniare una moneta e fregiandola del suo nome&#8205;<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>.
+Conforme agli Statuti di Roma aveva condotto con sè
+i suoi giudici e i suoi notai; e conservò altresì un suo
+vicario nel senato avvegnaddio egli avesse per il capo
+faccende troppo rilevanti perchè potesse perdersi
+nelle meschine cure del reggimento civico o delle liti
+del popolo romano&#8205;<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a>. Certo che per lui era di valore
+inapprezzabile tenere la podestà senatoria, nè
+<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span>
+molto andò ch’ei si diede perfino aria di voler esercitare
+il suo officio da capo sovrano della Republica
+romana, sì come aveva fatto Brancaleone. Il Papa vide
+chiaro che il Conte usciva dei limiti delle sue funzioni,
+n’ebbe gelosia, e lo ammonì; e poichè l’altro gli
+fe’ notare che intendeva di esercitare i diritti dei senatori
+più antichi, da uom risoluto gli rispose: ricordasse
+che i Papi avevano ad essi fatto sempre opposizione,
+che non lo si aveva chiamato perchè imitasse la tracotanza
+dei suoi antecessori, nè perchè usurpasse i diritti
+della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ai 28 di Giugno Carlo ricevette la investitura di
+Sicilia. I quattro cardinali che ebbero dal Papa l’incarico
+di impartirla, Anibaldo dei dodici Apostoli, Riccardo
+di sant’Angelo, Giovanni di san Nicolò, e Jacopo di santa
+Maria, ne publicarono gli atti nella basilica lateranense,
+presente il popolo congregato. Il Conte prestò
+nelle loro mani il giuramento di vassallaggio alla Chiesa,
+e ne ricevette la bandiera di san Pietro come simbolo dell’investitura.
+Clemente, come già Urbano IV, aveva
+dapprima cercato di serrarne l’autorità regia entro angusti
+confini e sotto condizioni così oppressive, che il
+Conte, da re, non sarebbe stato dappiù di uomo ligio
+ai suoi servigi, cui egli ne avesse concesso l’affittanza
+temporanea. Però, dopo difficili negoziati, Carlo aveva
+<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span>
+potuto stabilire dei patti più benigni; ed ora con grandi
+limitazioni e coll’obligo di lasciar piena immunità al
+clero, ei ricevette il reame indivisibile delle Puglie e di
+Sicilia, tranne Benevento; e lo ebbe come feudo ecclesiastico,
+ereditario nella sua famiglia, per l’annuo tributo
+di ottomila once, e salva la restituzione degli imprestiti
+fattigli. E nuovamente giurò di dimettere in
+mano del Papa l’officio senatorio e l’autorità che aveva
+in Roma, tosto che avesse conquistato le Puglie.
+</p>
+
+<p>
+Da allora in poi Carlo tenne sè stesso in conto di re
+di Sicilia, sebbene il Papa tergiversando confermasse
+gli atti di investitura solamente ai 4 di Novembre&#8205;<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a>.
+Già fin dal Luglio l’Angioino aveva promulgato dei decreti
+regî, e addì 14 Ottobre 1265, a beneficio dell’illustre
+Città, e a monumento durevole della sua podestà senatoria
+in Roma, cui (diceva) il volere di Dio lo aveva appellato,
+ordinò la fondazione di un’università&#8205;<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a>. Ma adesso
+<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span>
+gli conveniva fare il gran passo per conquistare effettivamente
+quel regno che possedeva soltanto in pergamena:
+eppure pareva che per mille ostacoli la cosa si
+rendesse impossibile.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span></p>
+
+<h3 id="cap2-10">CAPITOLO SECONDO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap2-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">Manfredi entra nelle terre romane. — Primo scontro
+dei due nemici. — Condizioni deplorevoli di Carlo in
+Roma. — L’esercito provenzale attraversa Italia ed entra
+in Roma. — Carlo, in san Pietro, è coronato re di Sicilia.</span></h4>
+
+<p>
+L’entrata di Carlo in Roma aveva posto Manfredi
+in grave costernazione; gli conveniva adesso tentar di
+schiacciare il suo avversario dentro della Città ancor prima
+che ne giungesse l’esercito. Ma una tale impresa era
+difficile, e con milizie di soli Pugliesi e Saraceni a mala
+pena avrebbesi potato compiere. La diserzione di parecchi
+Ghibellini gli faceva capire che neppur di questo
+partito ei si poteva fidare; ed invero Ostia e Civitavecchia
+erano state consegnate in mano di Carlo, e <i>Petrus
+de Vico</i> (fin allora capo operosissimo dei Ghibellini
+nella Tuscia romana) era passato nel campo del nemico&#8205;<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a>.
+Manfredi deliberò tuttavia di marciare nel
+territorio romano; nella speranza di trar Carlo fuori
+<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span>
+di Roma, in Luglio si avanzò co’ suoi Saraceni fino a
+<i>Cellae</i>; ed i due avversarî, ovverossia le lor soldatesche
+per la prima volta s’azzuffarono in mezzo ai monti Tivolesi,
+lungo la via Valeria. Cadde però a vuoto il tentativo
+di penetrare in quella città; e Manfredi potè
+soltanto occupare sulla linea del confine le castella di
+Amatrice e di Cassia&#8205;<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a>. Come un tempo Federico II,
+accampò anch’egli nella pianura di Tagliacozzo; e il
+suo animo esaltato (tanto è corta la vista degli uomini!)
+non presagì che due soli anni più tardi, l’ultimo della
+sua casa, Corradino, cui aveva tolto la corona di Sicilia,
+sarebbe caduto sotto ai colpi di quello stesso Angioino,
+dopochè egli, Manfredi, sarebbe giaciuto sepolto lungo
+le sponde del Verde&#8205;<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>. E neppur là rimase, poichè gli
+vennero tali messaggi di Puglia che dovette tornarsene
+in gran fretta, dopo di avere afforzato il presidio di Vicovaro.
+Da altra parte le condizioni delle cose imbrigliavano
+l’impeto di Carlo, che pur era impaziente di misurarsi
+col suo nemico; e nemmanco è certo se nel
+Settembre egli andasse in persona sul Liri per indi far
+ritorno a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il tradimento incominciava nel regno siculo a tessere
+la sua opera tenebrosa: molti baroni stringevano
+trattative secrete con Carlo. Narrava magnificando la
+fama, che sessantamila Provenzali si avessero sgombrato
+il cammino per Lombardia, e che in tutti i paesi
+si predicasse con gran successo la crociata contro Manfredi.
+I popoli, da lungo tempo avvezzi a udir bandita
+la croce contro la famiglia tedesca, contro padre, figliuoli
+e nipoti, ascoltarono senza riflettervi sopra il grido di
+Clemente IV che loro annunciava aver la Chiesa levato
+a suo campione il conte di Provenza, atleta che
+schiaccierebbe «la velenosa covata di un dragone
+nato di stirpe rabbiosa»: ed il Papa esortava i credenti
+affinchè sotto la bandiera del Provenzale prendessero
+la croce, ma sopra ogni altra cosa dessero denaro
+e denaro, onde sarebbe loro rimesso ogni peccato
+per quanto abominevole fosse&#8205;<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a>. Parimenti che
+<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span>
+all’età di Federico II, torme di frati mendicanti si sparsero
+per Italia e per le Puglie a seminar l’odio contro
+il governo di Manfredi, a predicare il tradimento, ad
+empiere l’animo del popolo di terrori superstiziosi.
+</p>
+
+<p>
+Il Re, il quale ben sapeva in che estrema penuria di
+moneta si trovassero Carlo a Roma e Clemente a Perugia,
+non dubitava nemmeno che il loro disegno dovesse rompersi
+in quello scoglio. Rade volte una grande impresa
+fu apprestata con mezzi tanto meschini come allora fu;
+rade volte si avventurò una spedizione con tanto pazza
+temerità. I Re, le Chiese, i popoli messi a contributo,
+se ne ritrassero come da una causa perduta, e la moneta
+con cui si compiè la conquista di Sicilia fu nel vero
+senso della parola ammassata a furia di elemosine o raccolta
+con prestiti di usurai. L’inopia di Carlo oppresso
+di debiti era tanto grande, ch’ei non sapeva in che
+modo provvedere alle sue spese giornaliere che ammontavano
+a milledugento lire tornesi. L’Angioino tribolava
+senza posa il Papa chiedendo denaro; il Papa
+tribolava a sua volta il Re di Francia ed i Vescovi sempre
+colla domanda lamentevole di denaro; e le molte
+lettere che il Pontefice ne scrisse durano ancora monumenti
+tristissimi di un’impresa che alla Chiesa tornò
+di massimo disonore. «Il mio scrigno è al secco; la
+ragione puoi capirla se tu volga uno sguardo alla confusione
+del mondo. Inghilterra è restia; Germania non
+vuole obbedire; Francia sospira e mormora; Spagna ha
+abbastanza da pensare a sè stessa; Italia non dà, ma
+<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span>
+divora. Or che cosa può fare il Papa senza ricorrere a
+espedienti empî per provveder sè ed altri di denaro e di
+soldati? Mai in nessun altro affare m’ebbi trovato in
+eguale difficoltà.» Così Clemente scriveva a Carlo&#8205;<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a>.
+La decima ecclesiastica del primo anno era andata consumata
+in armamenti; Francia non voleva più dar denaro;
+re Luigi e il conte di Poitou rifiutavano soccorso;
+il Pontefice sul serio credeva di aver fatto un buco nell’acqua.
+Carlo tentò allora di contrarre un imprestito coi
+mercanti romani, ma costoro chiesero in ipoteca i beni
+ecclesiastici di Roma; e il Papa, quantunque lo facesse
+a malincuore, concesse quel pegno inaudito: ed invero,
+ei confessava, senza questo prestito, il Conte deve o morir
+di fame o fuggire. Nulladimeno tutto ciò che si
+potè raccogliere su quell’ipoteca si fu un trentamila
+libbre, ed anche queste a gran fatica, poichè (almeno
+dicevasi) era stato Manfredi, il quale col suo oro aveva
+impedito che i banchieri romani dessero di più&#8205;<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span>
+Usurai della Francia meridionale, d’Italia e di Roma
+profittavano «dell’affare di Sicilia» per spillar sangue
+al Pontefice ed al Conte; ma poichè quella gente reputava
+esser il negozio di incerto risultamento, non faceva
+prestiti che a pro eccessivi. «Chiedi», così scriveva
+il Pontefice a Simone cardinale, «chiedi al Conte medesimo
+quanto sia triste la sua vita; gli conviene sudar
+sangue se vuole accattare per sè e per le sue genti di
+che vestirsi e mantenersi, e sempre gli tocca guardare
+alle mani dei creditori che gli succhiano le vene. Ciò
+che non vale due quattrini, coloro lo fan pagare un
+<i>solidus</i> e anche questo egli ottiene con grandissima difficoltà,
+a forza di blandizie e di umili istanze»&#8205;<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a>. E
+Clemente, uomo d’animo pio e di costume severo, non
+visse mai giorni così orrendi come allora, che le imprese
+politiche della Chiesa lo costrinsero ad abbassarsi
+a cure triviali, da cui un prete della Cristianità avrebbe
+dovuto tenersi sempre mondo.
+</p>
+
+<p>
+Con impazienza ognor più ansiosa Carlo ed il Pontefice
+attendevano l’arrivo dell’esercito. «Se le tue soldatesche
+non vengono», scriveva l’ultimo al Conte,
+«io non so come farai ad aspettarle più a lungo, come
+potrai fare a vivere, come tenere in tuo potere la Città,
+o aiutar la marcia dell’esercito se lo si volesse trattenere
+per via: se poi esso, come speriamo, capiterà, meno
+ancora so io come faremo a nutrir tanta gente»&#8205;<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto infatti dipendeva da ciò che l’esercito provenzale
+giungesse sì o no a Roma. Se i Ghibellini dell’Italia
+settentrionale lo respingevano battendolo, Carlo
+era spacciato e Manfredi trionfava. L’instancabile cardinale
+legato di Francia aveva armato a gran fatica
+l’esercito crociato raccolto in Provenza, e nel Giugno
+l’aveva messo in cammino. V’erano nelle sue file baroni
+di grandissimo nome, cavalieri prodi in cui alitava
+ancora qualche scintilla del fanatismo che aveva alimentato
+la guerra degli Albigesi: uomini tutti assetati di
+gloria, d’oro e di terre. V’erano Bocardo conte di Vendôme
+e suo fratello Giovanni, Giovanni de Néelle conte
+di Soissons, il contestabile Gilles le Brun, Pietro di
+Nemours gran cancelliere di Francia, il maresciallo di
+Mirepoix, Guglielmo l’Estendard, il conte Courtenay,
+Bertrando di Narbona e Guido di Beaulieu di Auxerre
+vescovi soldati, Roberto di Bethune, il giovine figliuolo
+di Guido de Dampierre conte di Fiandra, tutta la casa
+dei Beaumont, molte famiglie nobili di Provenza, finalmente
+Filippo e Guido della celeberrima casa dei
+Montfort&#8205;<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>. Questo esercito di avventurieri rapaci, di
+cui il Pontefice aveva fregiato i petti colla croce del
+Redentore perchè venissero a conquistare una terra
+straniera e cristiana in mezzo a fiumi di sangue, quell’esercito
+forte di circa trenta mila uomini valicò nel
+Giugno le Alpi savoiarde. Trattati, che Carlo aveva
+conchiuso coi conti di Savoia e con alcune città, apersero
+all’oste l’adito per il Piemonte; il Margravio di
+<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span>
+Monferrato si congiunse con essa in Asti, in quello che
+il Margravio di Este con altri Guelfi stavasi aspettandola
+in arme presso Mantova&#8205;<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Invano sperarono i Palavicini e Giordano di Anglano
+di mantenersi padroni del fiume Oglio; il tradimento di
+Boso da Doara ne lasciò libero il varco a’ nemici&#8205;<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a>; il
+margravio Palavicini si gettò in Cremona, e i Francesi
+senza impedimento alcuno e in mezzo a orribili guasti,
+continuarono la loro marcia su Bologna. Quattrocento
+fuorusciti Guelfi di Firenze s’erano già congiunti con
+loro in Mantova, e avevano recato promessa di maggiori
+aiuti. Un’onta eterna macchia gli Italiani di quell’età
+così guelfi che ghibellini, avvegnachè per ira di
+parte abbiano aperto la loro terra ad un tiranno straniero,
+e così sgombrato la via ai Francesi anche ne’ secoli
+venturi. Sentimenti di libertà e di patria s’erano ormai
+affievoliti nelle città stanche di lotte; nessun vincolo
+rafforzava più la federazione antica, nè alcun grande
+<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span>
+pensiero nazionale si levava sopra i meschini scopi di
+fazione e sopra le divisioni domestiche. La furia degli
+odî partigiani aveva lacerato Milano, Brescia, Verona,
+Cremona, Pavia, Bologna, o le aveva date in balia di tiranni;
+e intanto le grandi città marittime, Genova,
+Venezia ed anche Pisa, tenevansi neutrali, solo intendendo
+al profitto dei loro traffici.
+</p>
+
+<p>
+I Ghibellini, che tuttavia dominavano in Toscana,
+non impedirono il cammino dei nemici, poichè questi,
+schivando passare di là, s’avanzarono contro Roma per la
+via delle Marche e del ducato di Spoleto, uccidendo,
+rubando, devastando. Recanati, Foligno, Rimini, altre
+città delle Marche e dell’Umbria alzarono il vessillo
+guelfo, e Manfredi andò acerbamente deluso nelle sue
+speranze: la sua signoria su tante città fino al Po non
+era stata che una splendida apparenza, e presto dovevasi
+porre in aperto che lo istesso era della sua dominazione
+nelle Puglie. Non ebbe modo di trattenere l’inimico che
+un destino irrefrenabile pareva guidare attraverso l’Italia;
+indarno tentò egli nell’Ottobre di far una diversione
+nelle Marche: alla fine dovette richiamare dalla
+Lombardia Giordano di Anglano per restringersi unicamente
+alle difese.
+</p>
+
+<p>
+Era intorno al Natale dell’anno 1265 quando i
+Provenzali entrarono in Roma. Dopo una marcia faticosissima
+di sette mesi per mezzo all’Italia, giunsero
+essi nella desiderata Città, esausti di forze, laceri e senza
+stipendio. Ivi speravano trovare ogni ben di Dio, ed
+invece rinvennero il Conte, lor signore, carco di debiti
+e in disperata perplessità. Nè altro ei seppe regalar loro
+che la prospettiva di dover mettersi prestamente in campagna
+<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span>
+per un’impresa in cui si trattava di guadare
+grossi fiumi, di movere per vie impraticabili, di prendere
+d’assalto fortezze munite, e di sbaragliare eserciti
+consumati nel mestiere della guerra.
+</p>
+
+<p>
+Carlo allora si adoperò perchè lo si coronasse re di
+Sicilia; voleva infatti azzimarsi della dignità di un
+diritto legittimo, senza cui non avrebbe potuto intraprendere
+la sua spedizione. Aveva chiesto al Papa che
+venisse egli stesso a coronarlo solennemente in Roma,
+poichè, diceva, l’orgoglio dei Romani si sarebbe punto
+se la coronazione fosse avvenuta a Perugia o fuori della
+Città. Ma il Pontefice s’ebbe a male della domanda, e
+rispose che i Romani di questo non si dovevano impacciare&#8205;<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a>.
+Parecchie male intelligenze derivanti dalla
+posizione in cui il Papa si trovava messo, la padronanza
+che Carlo s’era arrogata come senatore, la sua penuria
+di denaro, le efferatezze che l’esercito provenzale aveva
+commesso nel suo cammino su Roma, tutto ciò aveva cagionato
+della ruggine fra Clemente IV e Carlo, per guisa
+che quegli era ormai pentito di aver tratto sopra di sè
+un tanto uragano. Laonde era stato soltanto di mala
+<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span>
+voglia che ai 4 di Novembre aveva dato conferma all’investitura,
+e fu di mala voglia che finalmente promulgò
+ai 29 di Dicembre una Bolla in cui stabilì che Carlo fosse
+coronato: però a compierne la ceremonia deputò cinque
+cardinali, fornendoli di piene facoltà come vicarî suoi.
+</p>
+
+<p>
+Addì 6 di Gennaio dell’anno 1266 Carlo di Angiò
+colla sposa Beatrice ebbe nel san Pietro il diadema di re
+di Sicilia: e per la prima volta si abbandonò in quell’occasione
+la costumanza onde fino allora nel santo duomo
+dell’Apostolo, nel luogo ove Carlo magno aveva ricevuto
+il serto dell’Impero, s’erano coronati soltanto Imperatori
+e Papi. Torneamenti e feste popolari giocondarono
+quell’avvenimento fatale&#8205;<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ancora per un istante Manfredi aveva potuto sperare
+di guadagnare il Pontefice dalla sua; ma adesso quella
+speranza sparve per sempre. Come udì della coronazione
+di Carlo, mandò ambasciatori al Papa; protestò; con linguaggio
+da re invocò Clemente affinchè impedisse al ladro
+da lui armato di assalire il suo regno, ed ancora a quell’ultima
+ora offerse patti favorevoli di pace. Non può leggersi
+senza fremere la risposta severa, terribile, profetica che
+gli die’ il Papa. «Sappia Manfredi», così disse Clemente,
+«che di grazie passò l’ora. Ogni cosa ha il tempo che le
+conviene, non il tempo conviene a tutte cose. Già l’eroe
+armato è uscito in campo; la scure fu messa alla radice»&#8205;<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap2-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente la
+linea di difesa del Liri. — Battaglia di Benevento. — Caduta
+gloriosa di Manfredi. — Carlo spaccia corrieri al Papa. — Indole
+di Manfredi. — Ragioni della sua presta fine. — Sorti
+di Elena sua sposa e de’ suoi figli. — Carlo di Angiò
+entra in Napoli.</span></h4>
+
+<p>
+Intollerabile penuria di tutte le cose costrinse Carlo
+a condurre al più presto contro il nemico il suo esercito:
+non sapeva più come fare a pagarlo, e voleva che
+il ricco paese di quello gliene facesse le spese&#8205;<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>. Di
+Roma partì dunque co’ suoi ai 20 di Gennaio dell’anno
+1266&#8205;<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>. Molti Guelfi italiani, molti fuorusciti delle
+Puglie, molti Romani (fra’ quali il ribelle <i>Petrus de Vico</i>
+mostravasi il più zelante di tutti) si unirono all’esercito.
+I cardinali impartirono ai soldati l’assoluzione e accompagnarono
+Carlo fino agli acquedotti fuor di Porta Maggiore;
+il Cardinal Riccardo Anibaldi lo scortò fino alla
+rocca Molaria presso alle pendici dei monti Latini; indi
+lo seguitò in qualità di legato pontificio&#8205;<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span>
+</p>
+
+<p>
+Delle tre strade che da Roma conducono nel reame,
+la Valeria, la Latina e la Appia, Carlo (come quasi
+tutti i capitani del medio evo) prese per la seconda.
+Essa traversa il magnifico ma arido paese che si stende
+fra gli Apennini e i monti Volsci; passa da Anagni, da
+Ferentino e da Frosinone, e giunge alla frontiera presso
+il ponte del Liri, vicino Ceperano. Poi la via prosegue per
+pianure deliziose, viene da Rocca Secca e da Aquino,
+tocca san Germano e l’alto monte Cassino, corre fra le
+bellissime catene dei monti di Cervara, e pone termine a
+Capua&#8205;<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>. Il quartier generale di Manfredi era in
+questa città celebre, che un tempo il padre suo aveva
+nuovamente munito e provvisto di torri presso al ponte
+del Volturno. Di là Manfredi con grande attività correva
+ora a Ceperano, ora a San Germano, ora a Benevento
+per vigilare e per dar ordini; chè manifestamente la
+marcia di Carlo lo aveva colto di sorpresa. Per quanto
+poderoso e florido paresse il suo reame, non la era che
+apparenza; se si eccettuino i Tedeschi ed i Saraceni,
+l’esercito era messo ormai in piena dissoluzione dal tradimento
+e da paura vigliacca. L’impresa di Carlo di Angiò
+non dà pertanto altro spettacolo che una successione
+di deserzioni e di sventure le quali fanno capo ad
+una sconfitta subitanea: l’impeto di quei Francesi che
+si scagliano sulla Campagna valicando con vorticosa
+corsa fiumi e monti e rocche turrite, rende famosa per
+<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span>
+vero dire quella spedizione perchè mostra una energia irresistibile
+di prima foga, ciò che è anche fin oggi rimasto
+pregio della nazione cavalleresca francese, ma soltanto
+la caduta eroica di Manfredi corona quella celebre tragedia
+di splendore e di grandezza imperituri&#8205;<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La primavera precoce di quell’anno aveva rasciutto
+le strade, e perciò agevolò la marcia di Carlo attraverso
+la Val di Sacco: le sue milizie senza contrarietà superarono
+il Liri per il passo di Ceperano, che non tanto
+per tradimento, quanto per vigliaccheria e per timor
+panico cadde loro in mano, massime dacchè (cosa inconcepibile)
+non s’era tagliato il ponte&#8205;<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a>. Di primo lancio
+i Francesi scalarono la erta rocca ciclopica di Arce, che
+tenevasi in conto di fortezza inespugnabile, e il capitano
+che la difendeva costernato si arrese. Bastò questo per
+mettere a spavento in lungo e in largo la Campania;
+Aquino ed altre città fecero dedizione. L’urto irresistibile
+non sostennero neppure gli spaldi di San Germano; e
+questa città, protetta da alte montagne e dalle paludi del
+<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span>
+fiume Rapido, fu presa di assalto ai 10 di Febbraio. Alla
+sua inaspettata caduta tutto il paese tremò; trentadue
+castella si arresero a Carlo. La linea del Liri era così venuta
+in poter suo; ed or si trattava di prendere d’attacco
+quella seconda e più forte del Volturno, dietro al
+qual fiume, a Capua, trovavasi colla sua oste maggiore
+Manfredi, trepidante ma non caduto d’animo. Il destino
+combatteva contro di lui; il suo genio era tarpato. Il
+nemico infaticabile passò il Volturno dalla parte di settentrione,
+presso Tuliverno, dove non lo si aspettava,
+e con gravissimi sforzi valicò le nevose montagne di
+Alife, di Piedemonte e di Telesia per girare con una
+marcia di fianco la posizione dell’inimico. Sete di sangue
+e di ruba era sprone a quei guerrieri bollenti; bruciavano
+di impazienza di metter fine ai loro patimenti nel
+cuore della Campania; e sebbene di penuria e di fatica
+fossero ammazzati essi e le loro cavalcature, tuttavia la
+prospettiva della vittoria addolciva ogni sofferenza. Traditori,
+baroni disertori accorrevano colle loro bandiere
+lungo i luoghi donde Carlo passava; messaggieri gli recavano
+le chiavi di città che si ponevano dalla sua
+parte; ed egli e i suoi ne prendevano lena per guadare
+nuovi fiumi e per superare nuove ed erte montagne.
+</p>
+
+<p>
+Addì 25 di Febbraio, ch’era un giovedì, fecero sosta
+in un bosco distante quindici miglia da Benevento;
+il venerdì sul mezzogiorno si fermarono sulle alture di
+Capraria. Di là Carlo mostrò alle sue genti una città
+considerevole, dalle mura squarciate, posta a poca distanza,
+in una magnifica pianura in mezzo a due fiumi:
+era l’antica Benevento, città capitale de’ Sanniti dapprima
+e celebre nelle guerre dei Romani contro di Annibale,
+<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span>
+indi florida residenza dei signori longobardi delle
+Puglie, più tardi città pontificia, da ultimo incorporata
+all’Impero da Federico II. Dalle eminenze ove trovavansi
+i Provenzali miravasi la bella campagna bagnata
+dai fiumi Calore, e Sabbato, ed in essa scorgevansi le
+lunghe file di fanti, e gli squadroni di pesante cavalleria
+tedesca, e i Saraceni di Luceria schierati in ottima
+ordinanza di battaglia&#8205;<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>. Mentre il nemico intendeva
+girare la posizione di Manfredi vicino Capua, quest’ultimo
+era rapidamente marciato su Benevento, per tagliare
+a Carlo la via di Napoli e per offrirgli battaglia: d’ambe
+le parti i due capitani avevano urgenti motivi di affrettare
+il combattimento. Intollerabile mancanza di tutto
+il bisognevole stimolava le soldatesche di Carlo; nel
+mezzo della terra nemica, posti fuori di ogni comunicazione
+col loro paese nativo, senza milizie di riserva, non
+rimaneva ad esse altra scelta che vincere o morire.
+Manfredi poi vedeva innanzi a sè il nemico fiaccato
+dalle lunghe marce, affamato, mal montato, ma intorno
+avea anche facce di traditori, e di dietro le Puglie già
+ribellanti. Parecchi conti abbandonavano secretamente
+le sue file; altri rifiutavano il debito di vassallaggio
+sotto pretesto che dovevano tener guardia alle loro castella;
+<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span>
+altri aspettavano il momento della pugna per
+vendere a prezzo il loro Re. Anch’egli dunque doveva
+affrettar la sua sorte; vincere o morire.
+</p>
+
+<p>
+Nella notte del giovedì gli si erano uniti ottocento
+cavalieri tedeschi, onde, rianimato, ragunava a consiglio
+di guerra i suoi generali. Intorno a sè aveva i Conti
+della numerosa famiglia dei Lancia, che alla sua corte
+tenevano i massimi onori; erano fratelli o congiunti di
+sua madre Bianca, ed appellavansi Galvano, Giordano,
+Federico, Bartolomeo e Manfredi Malecta: aveva seco altresì
+alcuni capitani ghibellini di Firenze e il prode romano
+Teobaldo degli Anibaldi. Si consigliò di evitare la
+battaglia fino a tanto che fossero giunti rinforzi; chè
+Corrado di Antiochia nipote di Manfredi trovavasi ancor
+negli Abruzzi, ed altre genti dovevano capitar dal mezzodì.
+Se si avesse adottato un tale partito, l’esercito di
+Carlo sarebbe perito di fame; ma il tempo incalzava,
+forse anche era di sprone l’onore cavalleresco, e massime
+non conveniva fidarsi dei traditori un sol giorno di più.
+Manfredi pertanto decise di appiccar battaglia; e questa
+fu opera dettata dalla disperazione tanto per Carlo
+quanto per lui. Il suo astrologo aveva tratto l’oroscopo,
+e protestato che l’ora era fausta; e sì che la stella
+di Manfredi ormai era giunta all’estremo lembo dell’orizzonte.
+</p>
+
+<p>
+Spartì egli il suo esercito in tre ordinanze: la prima
+forte di milledugento cavalli tedeschi era condotta dal
+conte Giordano di Anglano; la seconda composta di Toscani,
+di Lombardi e di Alemanni, e grossa di mille cavalieri
+aveva per capitani il conte Galvano e il conte Bartolomeo;
+la terza divisione era formata di vassalli pugliesi
+<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span>
+e di Saraceni, in numero di circa mille quattrocento uomini
+a cavallo, con molti arcieri e fanti; la comandava
+Manfredi in persona. In tale assetto il suo esercito passò
+il fiume Calore, e si schierò a nord-est dalla città, presso
+a san Marco, nel campo chiamato Grandella o «delle
+Rose», e vi stette aspettando il nemico che scendeva
+dalle alture.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto infatti anche nel campo di Carlo s’erano
+parimenti uditi alcuni a consigliare che la battaglia si
+differisse, poichè le soldatesche erano stanche, i cavalli
+sfiatati: ma il valoroso contestabile Gilles le Brun
+aveva dato loro sulla voce e costrettili a tacere. Eziandio
+dalla lor parte si disposero in tre ordinanze. Provenzali,
+Francesi, genti di Piccardia, Brabanzesi, soldati
+italiani e romani, i fuorusciti pugliesi sitibondi di vendetta
+si schierarono sotto il comando di Filippo di Montfort,
+di Guido di Mirepoix, di re Carlo, del conte Roberto
+di Fiandra, del conte di Vendôme, del Contestabile
+e di altri esperti capitani. I Guelfi fiorentini,
+bramosi di vendicare la giornata di Montaperti, formarono
+una quarta divisione sotto gli ordini del conte Guido
+Guerra; ed allorchè, forti di quattrocento cavalieri, cavalcarono
+innanzi nel campo, corruscanti di ricche armature,
+montati sopra magnifici destrieri e con splendide
+insegne, chiese Manfredi a suoi seguaci donde venisse
+quella bellissima milizia: ed avendogli taluno risposto,
+essere i Guelfi di Firenze, sospirando sclamò: «Ah dove
+sono i miei Ghibellini pei quali feci tanto, ed in cui aveva
+riposto così grande speranza?» Il Vescovo di Auxerre
+e frati predicatori s’aggiravano nel frattempo in mezzo
+alle soldatesche di Carlo, che ricevevano in ginocchio
+<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span>
+l’assoluzione, e Carlo di qua e di là andava dispensando
+l’ordine della cavalleria&#8205;<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Saraceni con grande impeto aprono la mischia;
+gettando urla di guerra, senza aspettar comando di capi
+si scagliano sulla minuta fanteria francese composta
+dei Ribaldi, e a colpi di frecce la saettano terribilmente.
+Allora s’avanza la cavalleria francese e fa strage dei
+Saraceni, ma accorrono i cavalli tedeschi condotti dal
+conte Giordano, e gridando: «Svevia, Svevia, cavalieri!»,
+col loro urto ferrato rompono quegli squadroni.
+A questo punto s’ode un grido: «Montjoie!»; è la
+maggior legione di Carlo che viene all’attacco, e la
+lotta che si appicca fra le due masse di cavalleria
+dalle pesanti corazze decide le sorti della giornata. La
+celebre battaglia di Benevento fu combattuta con appena
+venticinquemila uomini dall’una parte e dall’altra.
+La lunga e formidabile guerra fra la Chiesa e
+l’Impero, fra Romani e Germani, fu definita sopra un
+angusto campo di battaglia, in breve volger di tempo
+e con pochi combattenti: ed invero era giunta a maturità
+l’ora che fosse decisa. I Francesi pugnavano con
+corte spade; i Tedeschi secondo l’antico loro costume
+<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span>
+con luoghi spadoni. I colpi di punta e di taglio di
+scuola romanesca la vinsero sull’antica arte germanica
+di battagliare, sì come in antico era avvenuto a Civita,
+nell’undecimo secolo. I cavalieri di Carlo portavano in
+groppa dei fantaccini, e quando i cavalieri tedeschi
+precipitavano dalle loro cavalcature trafitte, quei fanti
+sdrucciolavano giù di sella e gli uccidevano a colpi di
+mazza. Così perì la legione del pro’ Giordano; e sebbene
+Galvano e Bartolomeo tenessero fermo un tratto, anche
+questo fu inutile. I valorosi Tedeschi si batterono e caddero
+con bravura; e, simili agli antichi Goti devoti a
+morte, furono gli ultimi rappresentanti di quell’Impero
+germanico che era sceso nella tomba con Federico II.
+</p>
+
+<p>
+Come re Manfredi dalla collina su cui s’era postato
+vide le sue milizie vacillare e cedere, fe’ scendere alla
+battaglia la schiera formata di vassalli pugliesi e siciliani.
+È cosa inconcepibile come mai a vece di loro
+egli non s’avesse tenuto una riserva di Tedeschi con
+cui decidere della battaglia: fatto sta che gl’Italiani
+se la diedero a gambe; e fino Tomaso di Acerra cognato
+di Manfredi traditorescamente fuggì, onde altri
+baroni ne imitarono l’esempio gettandosi dentro di
+Benevento o negli Abruzzi. Quando il Re conobbe che
+la era finita, volle morire da eroe. I pochi rimastigli
+intorno lo consigliarono che riparasse entro alla terra,
+o che fuggisse in Epiro per ivi aspettare giorni migliori
+alla corte del suocero suo: ma egli sdegna di farlo, e
+comanda al suo scudiero che gli rechi l’elmo. E mentre
+se lo pone in capo, cade l’aquila d’argento che
+lo adorna, ed egli esclama: «<i>Ecce signum Domini!</i>»
+e senza insegna regia si scaglia fra’ nemici cercando
+<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span>
+morte, seguito dal suo generoso amico Teobaldo Anibaldi,
+che vuol farsi uccidere con lui.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè sul campo di Benevento scesero le ombre
+della notte, il vincitore, sempre cupo e chiuso in sè stesso,
+si ritirò nella sua tenda e dettò questa lettera al Papa;
+«Dopo fiera battaglia dalle due parti, noi coll’aiuto divino
+sbaragliammo le due prime divisioni dell’inimico,
+per guisa che tutti gli altri cercarono salute nella fuga.
+Fu sì grande il macello nel campo che i cadaveri degli
+uccisi tolgono la vista del suolo. Nè tutti i fuggenti
+scamparono; molti ne raggiunse la spada dei nostri che
+li inseguirono; molti furono fatti prigionieri e tratti
+alle nostre carceri, e fra gli altri Giordano e Bartolomeo,
+che finora presunsero nomarsi conti: preso fu anche
+Pier Asino (degli Uberti) lo scellerato capo dei Ghibellini
+di Firenze&#8205;<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a>. Chi poi dei nemici fra’ primi sia morto
+non sappiamo dire precisamente, massime dacchè in
+tanta fretta scriviamo questo messaggio: molti però
+dicono essere stati uccisi Galvano ed Errigecco, che si
+dissero conti. Di Manfredi nulla si sa, se sia caduto in
+battaglia, o preso, o fuggito. Il destriero che ei cavalcava
+è in mani nostre, e ciò potrebbe far credere che ei fosse
+morto. Do annuncio alla Santità Vostra di questa grande
+<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span>
+vittoria affinchè ne porgiate grazie all’Onnipotente che
+ce la concesse, e col braccio mio combatte per la causa
+della Chiesa. Se giungerò ad estirpare di Sicilia le radici
+del male, siatene certo, io ristabilirò in questo reame
+l’antico obligo di vassallaggio ch’esso deve alla Chiesa,
+lo avvierò di nuovo ad onore e a gloria di Dio, all’esaltazione
+del suo nome, a pace della Chiesa ed al bene del
+paese. Dato da Benevento, ai 26 di Febbraio, nella indizione
+nona, l’anno primo del nostro regno»&#8205;<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E tre giorni dopo scrisse: «Non ha guari annunciai
+alla Santità Vostra il trionfo che il Signore ci
+largì a Benevento contro il publico inimico. Per assicurarmi
+se vera è la fama, divulgata ognor più, che Manfredi
+sia morto in battaglia, feci cercare fra i cadaveri
+del campo, tanto più che nessuna voce correva che ei si
+fosse salvato fuggendo in qualche luogo. Il giorno di Domenica,
+28 Febbraio, si trovò infatti il suo corpo ignudo
+in mezzo ai morti. E per non cadere in errore sopra
+cosa di tanta rilevanza, feci mostrare il cadavere al
+conte Riccardo di Caserta, mio fedele, a Giordano e a
+Bartolomeo che furon detti conti, ai loro fratelli e ad
+altri che, vivente Manfredi, ne avevano avuto personale
+conoscenza: lo riconobbero tutti e dichiararono che
+<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span>
+quella indubbiamente era la salma di Manfredi. Come mi
+persuase sentimento di natura, feci seppellire il morto
+con onoranze, ma senza ceremonie ecclesiastiche. Dato
+nel campo presso Benevento, addì 1 di Marzo, l’anno
+primo del nostro regno»&#8205;<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando i conti prigionieri furono condotti in catene
+sul campo di battaglia e videro il cadavere ignudo
+del Re, alla domanda se quegli fosse Manfredi, risposero
+tutti sgomentati: sì! Solo il generoso Giordano di Anglano
+con angoscioso dolore esclamò: «O Re mio!», e
+copertasi colle mani la faccia, amaramente pianse&#8205;<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a>.
+A fianco di Manfredi giaceva morto Teobaldo Anibaldi,
+suo fratello d’armi, guerriero degno del nome romano,
+che ornò di bella gloria la Città medioevale e la sua famiglia
+ghibellina. Per comandamento del vincitore,
+Manfredi fu sepolto in una fossa aperta nel suolo presso
+il ponte del Calore vicino Benevento; ed i guerrieri francesi
+per onorarne l’eroico valore deposero ciascuno una
+pietra su quel tumulo, innalzandogli così un monumento
+alla foggia usata nei paesi del Nord. Ma poco dopo, consentendo
+il Pontefice, il Pignatelli vescovo di Cosenza,
+uomo di animo abbietto, fe’ strappare il cadavere alla sua
+fossa, e, come di scomunicato dalla Chiesa, lo fe’ gettare
+al confine del Lazio, lungo l’argine del fiume Verde&#8205;<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span>
+</p>
+
+<p>
+Manfredi, quando morì, aveva trentaquattro anni;
+al paro di Totila ebbe vita e morte magnifiche. Come
+un dì quell’eroe dei Goti s’era sollevato dalle ruine del
+suo popolo, e, giovine, aveva restaurato colle sue vittorie
+l’impero di Teodorico, così anche Manfredi ebbe fatto
+risorgere dai suoi ruderi l’impero di Federico in Italia,
+e per alcuni anni lo tenne in fiore; indi soggiacque
+anch’egli alla fortuna di un conquistatore venuto da altri
+paesi ed armato dal Pontefice a’ suoi danni. I Guelfi,
+come li frugava ira di parte, lo accusarono di avere ucciso
+padre e fratello, e a lui attribuirono delitti abbominevoli;
+i Papi lo maledirono chiamandolo vipera velenosa e
+pagano empio: ma al nobilissimo degli spiriti del medio
+evo, nato già quand’ei morì, la sua ombra apparve non
+fra i dannati dell’Inferno, come i preti farneticarono,
+ma anima gioconda fra quelle del Purgatorio; e lietamente
+sorridendo gli disse che la maledizione dei preti
+nulla può a dispetto dell’eterno amore di riconciliazione&#8205;<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span>
+Quanti v’ebbero di migliori tra i contemporanei,
+fino del partito guelfo, pregiarono in lui la fortezza
+della sua indole virile; ne celebrarono la grandezza
+liberale, la generosa mitezza di costume, la coltura
+eletta ed una bontà d’animo schiettamente benigna, che
+soltanto di rado si lasciò traviare all’ira od all’inganno&#8205;<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span>
+</p>
+
+<p>
+Presso al cadavere del suo nobile avversario Carlo
+d’Angiò rappresenta uno di quei contrasti del mondo
+morale, in cui il male pare predominare sul bene. Tuttavolta
+la caduta di Manfredi fu un avvenimento così
+altamente tragico che vi si ravvisa la potenza del destino
+storico che abbatte gli ordinamenti antichi e
+schiaccia sotto il suo peso chi ne raccoglie l’eredità. E
+le cause pratiche di una fine tanto rapida ce le spiega
+eziandio la storia dell’Italia meridionale, che fu una
+terra non guerriera, senza sentimento nazionale, senza
+fede nè costanza, dove nessuna dinastia ebbe lunga durata,
+dove fino ai nostri ultimi giorni fu sempre aperta
+la via a qualunque invasione, a qualunque conquista. Le
+savie leggi di Federico II vi avevano fondato un reggimento
+monarchico; ma non avevano potuto costituirvi
+uno Stato nazionale; il trono, sopra cui si sedette Manfredi,
+riposò nuovamente mal securo sul vassallaggio
+della nobiltà, la quale (secondo la sentenza del guelfo
+Saba Malaspina) ebbe dapprima diviso con lui le spoglie
+di Sicilia, indi contro fede lo tradì. Mercenarî tedeschi e
+Saraceni, ossiano milizie straniere, erano i soli appoggi
+sicuri che avesse la sua signoria; rotti quelli a San
+Germano e a Benevento, neppur questa poteva più durare&#8205;<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a>.
+Il clero, potenza massima in quel paese superstizioso,
+era nemico di Manfredi, e le città dissanguate
+da’ tributi e dalle collette non gli erano per certo amiche.
+<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span>
+Anch’esse si sentivano tratte dall’impulso universale
+di cui gli Hohenstaufen non fecero il debito conto, e bramavano
+conseguire un reggimento civico autonomo.
+Perciò, come Carlo fu entrato nel reame (così dice lo
+Storico guelfo), cominciarono gli animi del popolo a vacillare,
+a voltarsi contro Manfredi e ad espandere la loro
+gioia, avvegnaddio tutti allora credessero che sarebbe
+tornata la pace lungamente desiderata, e che insieme
+colla venuta di re Carlo si sarebbe dappertutto restaurato
+il regime di libertà&#8205;<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In che modo si compiesse cotale speranza, di che
+maniera di felicità abbiano goduto Napoli e Sicilia nelle
+mani ladre dell’Angioino, le storie di quei paesi lo tengono
+scritto. Noi non daremo che uno sguardo fuggevole
+all’orribile bagno di sangue che n’ebbe Benevento, proprietà
+del Pontefice, cui Carlo fu costretto di abbandonare
+al sacco delle sue soldatesche. Dal campo di battaglia
+quei «campioni di Dio» si scagliarono sulla città che era
+loro amica, nulla badando ai lamenti ed agli scongiuri
+del clero, che mosse loro processionalmente incontro:
+per otto lunghi giorni andarono massacrando gl’innocenti
+cittadini collo stesso furore fanatico dei loro antenati
+quando avevano combattuto contro gli Albigesi. E
+così scellerati orrori commisero, che Clemente IV ne
+gettò un grido di disperazione, e con gran collera s’accorse
+in qual forma iniziasse il suo reggimento l’atleta
+Carlo, il Maccabeo della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il vincitore non aveva sentimento umano; era un
+tiranno freddo e muto. Elena, giovine e leggiadra sposa
+di Manfredi, com’ebbe a Luceria la novella della sua fine,
+fu per morirne dal dolore; indi, presi con sè i figli, si
+diede alla fuga. Abbandonata dai maggiorenti in tanta
+sventura, e accompagnata solamente da alcuni uomini
+di cuore, venne a Trani, in quello stesso luogo
+dove nel Giugno dell’anno 1259 era stata accolta, fidanzata
+regale, con solennità magnifiche. Di là intendeva
+ella imbarcarsi per l’Epiro, ma il mare burrascoso ne
+la impedì. Alcuni frati mendicanti, che frugavano la
+terra spiando, corsero al castello di Trani a darne avviso,
+e, spaventato il castellano coi fantasimi delle pene eterne
+dell’Inferno, lo costrinsero a consegnare quella vittima
+in mano ai cavalieri di Carlo: e così egli fece ai 6 di
+Marzo. Elena morì di lì a cinque anni in carcere a Nocera
+de’ Pagani, che non aveva ancora ventinove anni:
+diciotto ne penò sua figlia Beatrice a Napoli nel Castel
+dell’Uovo: i piccoli figliuoli di Elena e di Manfredi,
+appellati Enrico, Federico, Enzo, crebbero e intisichirono
+fra i tormenti di trentatre anni di prigionia, ancora
+più sventurati che non fosse il loro zio a Bologna. Nè
+gli Angioini nè gli Aragonesi (come furono al possesso
+dell’isola di Sicilia) si sentirono sicuri di liberare
+dal carcere i legittimi eredi di Manfredi&#8205;<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>. La
+<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span>
+fine della sua innocente famiglia mette dolore e indignazione
+ad ogni animo generoso; però all’avvenimento
+di Trani un altro tiene riscontro fatale, e nella
+storia non ve n’ha quasi un solo che lo pareggi. Vogliamo
+dire della tragedia avvenuta alcuni anni prima in Sicilia,
+nel castello di Calatabellota. Colà s’era rifuggita
+pure una regina, vedova e sventurata come Elena,
+com’essa scampando con quattro figliuoli alla ferocia di
+un conquistatore: era stata Sibilla, moglie dell’ultimo
+re normanno Tancredi. La infelice e i suoi bimbi vennero
+crudelmente caricati di catene; e lo spergiuro nemico,
+che spense la famiglia normanna di Sicilia in mezzo
+ad orrori cui soltanto emularono le geste di Carlo d’Angiò,
+fu Enrico VI imperatore, avo di Manfredi. Fatalità
+degli eventi! Sibilla fu presa, e i più nobili uomini di
+Palermo furono barbaramente scannati, in quello stesso
+giorno di Natale in cui l’imperatrice Costanza diede
+alla luce il padre di Manfredi!&#8205;<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo d’Angiò tenne la sua entrata in Napoli da
+conquistatore e da re, vestito di un’armatura magnifica,
+cavalcando il destriero di battaglia che avea montato a
+Benevento, seguito dai corruscanti cavalieri di Francia
+e dai guerrieri vittoriosi del suo esercito, acclamato e
+<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span>
+coperto di fiori dal popolo vigliacco, salutato servilmente
+dai vilissimi baroni delle Puglie e dal clero giubilante:
+con lui veniva la superba regina Beatrice in un
+cocchio scoperto di velluto azzurro, al fastigio dei suoi
+desiderî ambiziosi. In tal guisa entrò in Napoli la tirannide
+francese; così un popolo spensierato, inetto a libertà,
+piegò il collo alla signoria straniera di un despota
+impostogli dal Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Papi avevano raggiunto la meta da tanti anni sospirata:
+sul trono di Sicilia sedeva un principe nuovo, loro
+vassallo e loro strumento; spenta era la dominazione dei
+Tedeschi in Italia, cancellata l’influenza antica di secoli
+che essi avevano esercitato su questo paese e sul Papato;
+il romanismo aveva trionfato del germanesimo. L’Impero
+alemanno non esisteva più; la stirpe degli Hohenstaufen,
+eroi suoi, era scomparsa; Enrico VI, Federico II,
+Corrado IV, Manfredi ed altri di quella casa giacevano
+sepolti in tombe dello stesso paese, a Palermo, a Messina,
+a Cosenza, sotto il cumulo di pietre a Benevento; Enzo
+prigioniero a Bologna; i figli di Manfredi prigionieri:
+solo Corradino, ultimo degli Hohenstaufen, viveva ancora
+in libertà, ma povero, disprezzato, colle porte d’Italia chiuse
+in faccia. Clemente IV ricevette con gioia la novella
+della buona fortuna di Carlo; tutte le campane di Perugia
+<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span>
+sonarono a festa; si alzarono al cielo preci di grazie,
+poichè i cavalieri e le torri di Faraone non erano più.
+Però se una divinazione profetica avesse tolto il velo dagli
+occhi di quel Papa, gli avrebbe messo la morte nel
+cuore: spaventevoli apparizioni gli avrebbero mostrato
+le conseguenze dell’opera sua; avrebbe veduto trentasette
+anni dopo un Papa, successore suo, essere preso
+d’assalto nel suo palazzo e maltrattato dal ministro
+di un Re francese; la cattedra santa di Pietro trasportata
+in una piccola città di Provenza, e per settant’anni
+occupata da Francesi, creature e satelliti dei loro Re:
+e intanto Roma abbandonata in ruina!
+</p>
+
+<h4 id="cap2-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado Beltrami
+Monaldeschi e Luca Savelli, senatori (1266). — Governo
+democratico in Roma sotto di Angelo Capocci. — Don
+Arrigo di Castiglia, senatore (1267). — I Ghibellini si raccolgono
+in Toscana. — Loro legati vanno in Germania per
+invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino si decide
+ad imprendere la spedizione.</span></h4>
+
+<p>
+La caduta di Manfredi segnò eziandio la sconfitta
+dei Ghibellini in tutta Italia; la massima parte delle città
+or riverirono Carlo da loro patrono. Lo Stato ecclesiastico
+bentosto si rifece dalla lunga pressura, ed il Pontefice,
+che bramava di tornare ad essere solo signore in Roma,
+chiese adesso a Carlo che, secondo il patto conchiuso,
+dimettesse la podestà di senatore: il Re trasse in lungo
+la cosa; mostrò desiderio di durare in officio qualche
+tempo ancora; alla fine dichiarò ai Romani con dispetto
+mal celato che egli si spogliava della sua dignità per non
+affliggere la Chiesa che affermava di possedere un diritto
+<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span>
+sopra il senato. E lo fece sulla fine di Maggio dell’anno
+1266; nè molto andò che il Pontefice se ne pentì&#8205;<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sperava adesso Clemente IV di restaurare senza più
+i suoi diritti signorili in Roma, perocchè Carlo di Angiò
+con trattati si fosse obligato di aiutarlo in tale bisogna.
+Tuttavolta la Città non faceva alcuna ciera di voler porre
+il senato in mano del Papa, e neppure (che era peggio) di
+invitarnelo a tornare. Già nell’Aprile Clemente era andato
+da Perugia ad Orvieto; indi, tutto speranzoso di entrare in
+Laterano, era capitato a Viterbo, dove pose dimora. Roma
+allora non trovavasi colla santa Sede in attenenze più
+strette di quello che fossero con essa le Republiche di Firenze
+o di Lucca; i Romani tenevano i diritti dei Pontefice
+in conto di lettera morta; nè Carlo si prendeva briga
+di farsene patrocinatore. Perchè poi frattanto occorreva
+di non lasciare vacante la scranna senatoria, il popolo
+romano, tornando al vecchio sistema, elesse due senatori:
+e questi immantinente domandarono il pagamento
+della moneta che i mercanti romani avevano prestato
+sull’ipoteca dei beni ecclesiastici; ed il Papa a chiamarli
+briganti e ladri dentro e fuori di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il registro Capitolino tien nota di quei Senatori altrove
+non appellati, e li chiama coi nomi di Corrado
+Beltrami Monaldeschi orvietano e di Luca Savelli romano.
+E veramente uno di quei Senatori fu Luca, padre
+di un Pontefice venturo; avvegnaddio la iscrizione
+posta sul suo sepolcro in Araceli dica che egli morì
+nell’anno 1266 in officio di senatore&#8205;<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Un’amnistia aveva richiamato a Roma parecchi
+Ghibellini, ove tornarono a sedere in parlamento accanto
+a’ Guelfi. Parecchi partigiani di Manfredi, come fu
+Jacopo Napoleone degli Orsini, avevano fatto soggezione
+al Pontefice, ma d’apparenza soltanto; perlochè,
+come la vinta fazione s’ebbe riavuta dal suo sgomento,
+riordinò le sue file dappertutto, così a Roma che in
+Toscana, così a Napoli che in Lombardia, coll’abilità
+che fu propria degl’Italiani nelle società secrete&#8205;<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a>. E la
+<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span>
+superbia intollerabile della nobiltà guelfa inasprì il popolo
+romano tanto gravemente, che esso nella prima metà
+dell’anno 1267 si ribellò, istituì un governo democratico
+di ventisei <i>boni homines</i>, e nominò Angelo Capocci
+di fazione ghibellina a capitano del popolo. Clemente
+dovette dare il suo consentimento al nuovo ordine di
+cose, e il capitano del popolo fe’ perfino appello a lui
+allorchè la nobiltà, messa su da Viterbo (così dicevasi
+a Roma), incominciò a combattere il novello reggimento:
+il Papa, protestandosi innocente, mandò due vescovi
+a ristabilire la pace&#8205;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Capocci frattanto, incaricato dal popolo di eleggere
+il Senatore, posò il suo occhio sopra un Infante
+spagnuolo, don Arrigo, che era figlio di Ferdinando III
+di Castiglia e fratello minore di Alfonso il Saggio, re
+titolare dei Romani: era un eroe avventuriero, uomo
+d’ingegno e di ambizione principesca. Bandito dal suo
+paese come ribelle, Arrigo aveva posto dimora nella
+Francia meridionale suddita all’Inghilterra, e già nell’anno
+1257, postosi al servigio di Enrico III, avrebbe
+preso parte alla spedizione contro Manfredi, se l’impresa
+<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span>
+non fosse ita a vuoto. Nell’anno 1259, sopra navi
+inglesi, era andato in Africa, accompagnato da Federico
+fratel suo e da altri fuorusciti spagnuoli; indi aveva
+combattuto agli stipendî del signore di Tunisi contro i
+Mauri&#8205;<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a>. La rivoluzione d’Italia era esca che lo invitava
+a cercare un nuovo teatro alla sua ambizione;
+laonde, nella primavera del 1267, seguito da un duecento
+valorose lame castigliane, venne alla corte di
+Carlo cugino suo, che lo accolse onorevolmente sì, ma
+di malavoglia. E per vero Carlo gli era debitore di una
+somma di denaro che gli scottava di dover subito pagare;
+e quando il molesto creditore con buon garbo gli
+fe’ capire che bramava di essere soddisfatto, l’Angioino
+con molte belle promesse lo mandò a Viterbo, alla corte
+pontificia. Quivi, disputando i diritti di Jacopo di Aragona,
+l’Infante mosse pretese alla corona dell’isola di
+Sardegna, che la Chiesa protestava essere sua proprietà,
+e di cui contendeva alla Republica di Pisa il dominio.
+Arrigo guadagnò a favor suo i cardinali a forza dei
+suoi inchini castigliani e del suo oro tunisino, ma Clemente
+IV fu più propenso di saldare il conto con un
+matrimonio che gli propose di una principessa aragonese,
+anzi che d’investirlo di Sardegna. Vi aspirava
+anche Carlo, ed il Re in segreto seppe così ben fare che
+mandò a monte le speranze del suo cugino, e lo battè
+coll’inganno&#8205;<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span>
+</p>
+
+<p>
+Più avventurato invece fu l’Infante nella sua candidatura
+a Roma, dove i suoi dobloni gli schiusero il
+Campidoglio. Su di lui il Capocci capitano del popolo
+indirisse l’elezione, ed i Romani accolsero di grand’animo
+a senatore un Principe castigliano, illustre per
+gloria guerriera e per ricchezza, da cui si aspettavano
+valorosa difesa contro l’arroganza della nobiltà e contro
+le pretensioni del Pontefice. La nobiltà, la più parte
+dei Cardinali, il Papa stesso contrariarono l’elezione;
+ma indarno, chè a Roma l’opinion publica era in generale
+ridivenuta ghibellina, non sì tosto che Carlo d’Angiò
+s’aveva assiso sul trono di Sicilia. L’Infante venne
+di Viterbo nel Luglio dell’anno 1267 per mettersi
+nella signoria della Città; e così (stranezza di caso!)
+due fratelli furono in pari tempo, l’uno re eletto, l’altro
+senatore dei Romani&#8205;<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il reggimento civico di don Arrigo conseguì prestamente
+un’importanza che non fu dammeno di quella che
+aveva avuto il governo del predecessore suo Carlo d’Angiò.
+<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span>
+Ed invero era appena l’Infante entrato nel suo officio, che
+incominciò a imbronciarsi col Papa: volle assoggettare
+al Campidoglio tutta intera la Campagna, privare il
+clero della sua giurisdizione, umiliare la nobiltà. Protestò
+il Papa, ma il Senatore non desistette dall’opera
+intrapresa&#8205;<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a>. Il popolo stimava il Principe, e questi
+sulle prime si mostrò imparziale verso Guelfi e verso
+Ghibellini; però il suo odio ardentissimo contro di Carlo
+che lo aveva gravemente offeso, ed avvenimenti inaspettati
+in breve lo indussero a dichiarare aperta guerra contro
+il partito ecclesiastico.
+</p>
+
+<p>
+Gli aderenti di Manfredi e della casa di Svevia si
+raccolsero in Toscana. In questo paese era sbocciata la
+novella semenza velenosa di quelle due vecchie fazioni,
+la cui lotta irreconciliabile impresse nella storia d’Italia
+i caratteri eroici di una feroce e grande passione, per
+modo che sotto le loro forme e le loro insegne gl’Italiani
+combatterono ancor dopo che fu sopita la grande guerra
+fra Chiesa e Impero. Alla fantasia di quell’età, la furibonda
+contesa delle due parti parve essere opera tenebrosa
+di due demonî nominati l’uno <i>Guelfa</i>, l’altro <i>Gebellia</i>; e
+per verità furono questi le furie anguicrinite del medio
+evo. Non fu all’età di Manfredi che comparissero per la prima
+volta; l’origine loro è più antica, ma il loro impulso
+selvaggio assunse quella spaventosa natura di lotta di
+<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span>
+fazioni massimamente dopo che fu caduta la signoria
+degli Svevi: e per tal guisa ne andarono scisse in due
+parti ostili le province e le città d’Italia&#8205;<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a>. Pisa e Siena,
+Poggibonsi e San Miniato al Tedesco, anche dopo la fine
+di Manfredi, s’erano serbate tutte per gli Hohenstaufen
+ossia di fede ghibellina. Il conte Guido Novello, che preso
+di sgomento aveva abbandonato Firenze, radunò in Prato
+e in altre castella mercenarî tedeschi ed amici suoi
+intorno allo stendardo di Svevia. Dei capitani di Manfredi
+alcuni avevano potuto scampare dal campo di battaglia
+di Benevento o dalle prigioni pugliesi; così era
+stato dei fratelli Galvano e Federico Lancia, di Corrado
+di Antiochia nipote dell’imperatore Federico e
+genero di Galvano, di Corrado e di Marino Capece nobili
+napoletani, e di Corrado Trincia. Il regno siculo gemeva
+sotto il giogo del suo nuovo padrone: dissanguato dalle
+imposte; calpestato da francesi percettori dei tributi, da
+giudici e da balivi; ingannato dal despotismo di Carlo
+in tutte le speranze di diritti e di franchigie, esso si trovava
+<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span>
+in condizioni tali che a petto di esse il governo di
+Manfredi pareva essere stato l’età dell’oro: il popolo che
+tradito lo aveva, si risovvenne adesso piangendo della sua
+mansuetudine, e con vano lamento lo invocò. Fino i Guelfi
+di quel tempo hanno descritto con orrore qual fosse la
+signoria del primo Angioino; e Clemente IV in alcune
+celebri lettere, sotto forma di ammonimenti paterni e di
+consigli benevoli, ha dipinto di lui maestrevolmente un
+ritratto che è quello di un odioso tiranno&#8205;<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Esuli pugliesi fuggirono in Toscana e narrarono che
+il reame era pronto a ribellarsi. I partigiani di Manfredi
+ne vedevano i figli languire in catene, e incapaci di difendere
+i loro diritti ereditarî; perciò volsero i loro desiderî
+a Corradino ultimo erede legittimo di Sicilia, che
+un dì i Guelfi avevano invitato a scendere in Italia
+contro l’usurpatore Manfredi.
+</p>
+
+<p>
+Il figlio di Corrado IV, nato ai 25 Maggio 1252,
+aveva quattordici anni quando lo zio suo cadeva ed un
+conquistatore si levava su quel trono, che per diritto
+delle genti e per giure ereditario avrebbe dovuto essere
+proprietà sua incontestabile. Corradino era sotto la tutela
+di suo zio Luigi di Baviera, uomo rozzo, e di sua madre
+Elisabetta sorella di quel Duca, la quale nell’anno 1259
+aveva sposato in seconde nozze il conte Mainardo di Gorizia.
+<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span>
+Per un istante la corona imperiale si era liberata
+sul capo di Corradino, ma il Papa, che non aveva deciso
+la controversia fra Alfonso e Riccardo appunto per far sì
+che Germania si estenuasse nelle lotte di parte e che
+Italia restasse senza imperatore, aveva proibito l’elezione
+dell’ultimo rampollo legittimo della «velenosa»
+progenie degli Svevi. E Corradino, cui non era rimasto
+che l’inane titolo di re di Gerusalemme e l’assottigliato
+suo ducato di Svevia, era venuto crescendo in età
+sulle romantiche rive del lago di Costanza, nutrendo il
+suo spirito di canti dei poeti del suo paese, e di imagini
+seducenti di eroismi, di opere grandi e della caduta
+sua casa.
+</p>
+
+<p>
+La storia politica registra poche sventure così commoventi
+come fu la sorte di quel giovinetto, che la potenza
+di tragici avvenimenti e un destino ereditato dai
+suoi padri trassero fuori della terra natale e di una vita
+d’idillio per condurlo in Italia e sacrificarlo, ultimo della
+sua schiatta d’eroi, sulle tombe degli avi. Legati ghibellini
+di signori e di città, di Pisa, di Verona, di Pavia, di
+Siena, di Luceria e di Palermo andarono nell’anno 1266
+a Costanza, ad Augusta e a Landshut; l’anno dopo li
+seguitarono i fratelli Lancia ed i Capece per incoraggiare
+al volo «l’aquila appena pennuta». Secondo la bella
+similitudine del guelfo Malaspina furono pari a quei messaggieri
+i quali al re venturo aveano recato oro, incenso
+e mirra&#8205;<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a>: e gli promisero l’aiuto d’Italia se avesse
+<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span>
+voluto spiegare nuovamente sulle Alpi la bandiera dell’Impero,
+e venire a liberare da esosa tirannide la terra
+de’ suoi padri gloriosi.
+</p>
+
+<p>
+Come il nipote del gran Federico vide quegli uomini
+italiani fargli omaggio genuflessi a’ suoi piedi, come ne
+udì i discorsi meravigliosi, e ne toccò i ricchi doni pegno
+di loro promesse, il suo animo si deliziò di fantastiche
+contentezze. Voci di sirene lo adescavano ad andare nella
+bella e fatal terra, paradiso storico, desiderio dei Tedeschi,
+dove i suoi padri illustri sembravano chiamarlo
+dai loro sepolcri invendicati. Sua madre si oppose, ma i
+suoi zii e i suoi amici acconsentirono. E fama si sparse di
+qua dalle Alpi che il giovane figlio di Corrado IV armava
+un esercito per iscendere in Italia, per balzare del
+trono Carlo tiranno e per restaurare la signoria sveva.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span></p>
+
+<h3 id="cap3-10">CAPITOLO TERZO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap3-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">I Ghibellini apparecchiano la spedizione di Corradino. — Carlo,
+capo della federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione
+di Sicilia e delle Puglie. — Don Arrigo sposa
+la causa dei Ghibellini. — Guido di Montefeltro, prosenatore. — Corradino
+scende in Italia. — Galvano Lancia a
+Roma. — Il senatore s’impadronisce dei capi de’ Guelfi. — Lega
+di Roma con Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana.</span></h4>
+
+<p>
+«Non faccio gran caso», così scriveva il Pontefice
+nell’Ottobre dell’anno 1266, «non faccio gran caso
+dei messaggi che i Ghibellini mandano al fanciullo
+Corradino, loro idolo: so benissimo in che acque ei si
+trovi: lo stato suo è così deplorevole che nulla ei può fare
+per sè e per i suoi partigiani»&#8205;<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a>. Nondimeno nella
+primavera dell’anno 1267, ecco farsi più aperti i discorsi,
+più minacciosa l’attitudine dei Ghibellini in
+Toscana. E ai 10 di Aprile, Clemente IV scrive ai
+Fiorentini: «Della covata del dragone è nato un basilisco
+<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span>
+velenoso che ormai appesta Toscana del suo
+alito; a città e a nobiluomini esso invia una razza di
+vipere, fabbri di malanno, complici de’ suoi disegni,
+traditori nostri e del vacante Impero e dell’illustre re
+Carlo: con sottili arti bugiarde egli si azzima di orpello,
+e si sbraccia a sviare dal sentiero della verità
+gli uni con blandizie, gli altri coll’esca dell’oro. Questi
+è il temerario fanciullo Corradino, nipote di Federico
+che fu un tempo imperatore dei Romani, per giusta
+sentenza di Dio e del suo Vicario, scomunicato: suoi
+strumenti sono gli scellerati uomini Guido Novello, Corrado
+Trincia e Corrado Capece con altri molti, i quali
+vorrebbero alzare questo osceno idolo in Toscana, e
+in secreto e in palese ingaggiano milizie tedesche per
+conchiudere leghe e per macchinare cospirazioni»&#8205;<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ed invero i Ghibellini spiegavano una grande attività:
+Corrado Capece, reduce di Svevia, veniva a Pisa
+addirittura facendola da vicario di Corradino, e in nome
+di lui, come di re di Sicilia, promulgava scritture. Pisa e
+Siena si mostravano volonterose di secondare con tutte
+le loro forze l’audace impresa; i congiurati delle Puglie
+e di Sicilia eran lesti; i Romani parevano assolutamente
+favorevoli. Ogni qual volta il pericolo ingrossava
+sul serio il Papa e Carlo si mettevano prestamente
+d’accordo affine di opporvi un argine. Per conseguenza
+alcune soldatesche pugliesi sotto la capitananza di Guido
+<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span>
+di Montfort entrarono senz’altro in Toscana, ed occuparono
+Firenze dove i Guelfi le avevano invitate ad
+andare. Sulla fine poi di Aprile Carlo capitò in persona
+a Viterbo, dove ebbe lunghe e importanti conferenze col
+Papa, indi tenne dietro alle sue milizie e venne a Firenze&#8205;<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a>.
+Pistoia, Prato e Lucca gli affidarono tosto per
+sei anni la signoria: e sebbene questo grande aumento
+della sua potenza fosse al Papa incresciosissima cosa,
+tuttavia ei dovette farvi buon viso; e (tanto per lenire
+con un titolo l’invasione contraria a diritto che si faceva
+di Toscana, terra imperiale) Clemente nominò colà
+il Re a <i>paciarius</i>, ossia restauratore della pace, quasi
+che a lui nella vacanza dell’Impero ne avesse spettato
+il diritto&#8205;<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Ghibellini si difesero con buona fortuna contro le
+armi di Carlo dentro di Poggibonsi e di altre castella
+toscane, e frattanto la crescente ribellione di Sicilia e delle
+Puglie rianimò il loro coraggio. Corrado Capece sopra una
+nave pisana era corso a Tunisi, e aveva persuaso l’ivi
+<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span>
+rimasto Federico di Castiglia, fratello del senatore Arrigo,
+a tentare insieme con lui un attacco in Sicilia. Così infatti
+avvenne, e quei due arditi uomini, con qualche centinaio
+di compagni, sbarcarono felicemente ai primi del Settembre
+1267 sulla costiera sicula, presso a Sciacca. Al
+loro comparire la maggior parte dell’isola insorse, e
+gridò re Corradino. La rivoluzione passò lo stretto e
+mise in fiamme le Puglie; e i Saraceni di Luceria, che
+fino dai 2 Febbraio 1267 avevano alzato il vessillo
+svevo, stettero attendendo con impazienza il figliuolo di
+Federico. Per tal guisa il piano dei Ghibellini maestrevolmente
+concepito e prosperamente posto in essere
+impedì a Carlo di recarsi in Lombardia e di tagliarvi
+la strada a Corradino.
+</p>
+
+<p>
+Il Re di Sicilia era in gravi cure, poichè Roma (dove
+poco tempo prima era stato egli senatore) trovavasi
+adesso in potere del cugino Arrigo, suo acerrimo nemico,
+il quale a quest’ora aveva apertamente abbracciato la
+causa dei Ghibellini&#8205;<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>. Per Corradino che s’avanzava
+il Campidoglio poteva servire di base ad una spedizione
+contro Sicilia, al modo istesso che se n’era giovato
+Carlo ai danni di Manfredi. Il Re consigliò pertanto al
+Pontefice che con sue arti vi sollevasse turbolenze per
+far precipitare Arrigo di Castiglia; ma Clemente non
+<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span>
+trovò ascolto in Roma a così fatto disegno, e n’ebbe a
+conoscere che tutti i partiti temevano il possente senatore
+«come la folgore»&#8205;<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a>. Ed invero don Arrigo vi
+governava con energia e con abilità grandi, coadiuvato
+dal vicario che, secondo l’esempio di Carlo, ei s’era posto
+a fianco in Campidoglio: e quegli era Guido di Montefeltro,
+signore di Urbino, ghibellino zelantissimo anch’egli
+come i suoi padri, uomo illustre, che fra poco doveva
+empiere Italia del suo nome e ottener fama di massimo
+capitano dei suoi tempi&#8205;<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>. Le milizie civiche occupavano
+molte castella delle terre romane; nel mese di
+Agosto Arrigo s’impadroniva dell’importante rocca di
+Castro posta sulle frontiere del reame; a Corneto cercava
+di guadagnarsi influenza sul mare, e nel mese di
+Settembre prendeva la città di Sutri nella Tuscia romana,
+di dove poteva così porger la mano ai Ghibellini
+toscani. Invano si adoperò il Papa per riconciliare il
+<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span>
+senatore con Carlo; e parimenti inefficaci tornarono le
+sue esortazioni ai baroni del Patrimonio, cui inculcava
+che rimanessero fedeli alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ai primi del mese di Ottobre si sparse per Roma la
+voce che Corradino fosse entrato in Italia. Ed era vero.
+Il giovine Principe aveva venduto i suoi possedimenti
+famigliari; fattone denaro, aveva raccolto a fatica un
+esercito, e per la via del Tirolo intrapreso la sua marcia.
+La sua temeraria spedizione fu il rovescio di quello che
+aveva fatto il grande avo di lui all’incominciamento
+della sua splendida vita. Chè un tempo Federico, giovanissimo,
+era partito di Sicilia per andare a strappare
+di capo ad un Imperatore guelfo la corona dei suoi
+avi; e adesso il nipote suo partiva di Germania per
+venire in Sicilia a togliere ad un usurpatore la corona
+italica di Federico. Alle braccia di una moglie che lo
+ammoniva del pericolo s’era tolto Federico; alle braccia
+di una madre profetante sventure or si toglieva Corradino:
+ma a quello la Chiesa aveva prestato il suo
+appoggio; a questo invece le Bolle del Pontefice divietavano
+l’ingresso in Italia e gli negavano qualsiasi diritto
+all’eredità del suo avo. Corradino partì di Baviera nel
+mese di Settembre dell’anno 1267: lo accompagnavano
+il duca Luigi suo zio, Mainardo di Tirolo suo patrigno,
+Rodolfo di Asburgo, e Federico figlio di Ermanno di Baden,
+ultimo dei Babenberg che pretendesse alla duchea
+<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span>
+di Austria: giovinetto orfano anche quest’ultimo, la
+pari sventura e la tenera amicizia ne lo facevano il
+fratello d’armi di Corradino. Ai 20 di Ottobre, il nipote
+di Federico II con tremila cavalli e con milizie di fanteria
+entrò nella ghibellina Verona, dove quattordici
+anni prima Ezzelino e Uberto Palavicini avevano accolto
+suo padre Corrado IV.
+</p>
+
+<p>
+Due giorni innanzi, ai 18 di Ottobre, Galvano Lancia
+zio di Manfredi era venuto a Roma colle bandiere
+degli Svevi, recandovi un’ambasciata di Corradino e
+intendendo conchiudere un’alleanza colla città. I Ghibellini
+ricevettero con giubilo grande quel rappresentante
+dell’Impero degli Hohenstaufen; il senatore lo
+salutò con publiche manifestazioni di onore, lo albergò
+in Laterano, e in una solenne tornata nel Campidoglio
+ricevette il messaggio di Corradino. Quando il Papa
+seppe di tutto ciò, andò sulle furie. «Udii», così egli
+scrisse ai 21 di Ottobre al clero romano, «udii cosa
+che mi ha riempiuto di meraviglia e di orrore: che
+Galvano Lancia, uom dannato, un tempo persecutore
+malvagissimo della Chiesa, entrò in Roma il giorno di
+san Luca; che a vitupero del Pontefice osò spiegare le
+bandiere di Corradino della velenosa stirpe di Federico,
+e con audacissima pompa pose stanza in Laterano, la cui
+soglia appena son degni di varcare gli uomini giusti».
+Per conseguenza, comandava che Galvano fosse citato
+innanzi il tribunale della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a>; ma, a dispetto del
+<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span>
+Papa, il legato di Corradino s’ebbe ogni maniera di
+omaggi: e fastosamente lo si invitò ad assistere a’ publici
+giuochi che si diedero a Monte Testaccio con magnificenza
+insolita&#8205;<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Volle il senatore torsi dai piedi ogni sorta di ostacolo
+ai suoi piani, laonde deliberò di sbarazzarsi d’un
+sol colpo di tutti coloro che a Roma parteggiavano coi
+Guelfi. Tali erano Napoleone, Matteo e Rainaldo Orsini,
+Giovanni Savelli, <i>Riccardus Petri Anibaldi</i>, Angelo Malabranca,
+<i>Petrus Stephani</i>, per gran parte fratelli o nipoti
+di cardinali. Era mezzo il Novembre, ed egli invitò
+quei signori a consiglio in Campidoglio; comparsi appena,
+li fe’ arrestare e por sotto chiave. Napoleone e Matteo
+<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span>
+furono tradotti nel castello Saracinesco; Giovanni Savelli,
+già senatore, uomo onesto e generoso, diede in
+ostaggio suo figlio Luca e ottenne libertà; il solo Rainaldo
+Orsini, non venuto in Campidoglio, potè fuggire
+della Città. I Guelfi ne furono atterriti; molti si ricoverarono
+nelle loro castella, ma Roma stette cheta e
+obbediente al senatore&#8205;<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a>. Protestò il Papa; raccolse
+i prigionieri, i cardinali, i loro parenti e i loro beni
+sotto la protezione della Chiesa; ed al senatore ed al
+Comune, ma con prudenza e con linguaggio temperato,
+chiese soddisfazione&#8205;<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto don Arrigo discacciava anche le famiglie
+di que’ maggiorenti, ne faceva in parte smantellare le
+case, e abbertescava il Vaticano dove poneva un presidio
+tedesco. In Campidoglio si proclamò publicamente
+l’alleanza della Città con Corradino&#8205;<a class="tag" id="tag579" href="#note579">[579]</a>, e il senatore
+invitollo a venire a Roma. Don Arrigo, che non era soltanto
+prode guerriero, ma coltivava eziandio la vaga
+scienza di trovatore, gli indirizzò alcuni versi di stile
+<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span>
+robusto; e può darsi che in quei giorni, in mezzo allo
+strepito delle armi ghibelline, ei dettasse la canzone
+che ci si conserva ancora. In essa ei dà sfogo al suo
+odio contro Carlo, predone dei suoi beni; inneggia alla
+speranza che cada tronco il giglio francese; incuora
+Corradino a tor possesso del bel giardino di Sicilia, e ad
+impadronirsi con opera ardita e romana della corona
+imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag580" href="#note580">[580]</a>.
+</p>
+
+<p>
+A Roma eran venuti legati di Pisa, di Siena e della
+federazione ghibellina di Toscana per stipularvi un formale
+patto di alleanza colla Città. Addì 18 Novembre
+si congregarono nella chiesa di Araceli il maggiore ed
+il minor Consiglio, i Consoli dei mercanti ed i Priori
+delle maestranze: Guido di Montefeltro prosenatore presiedette
+<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span>
+l’assemblea. E Jacopo cancelliere della Città fu
+eletto a sindaco de’ Romani, e gli furono date le piene
+facoltà perchè conchiudesse il trattato coi Procuratori
+toscani&#8205;<a class="tag" id="tag581" href="#note581">[581]</a>. In questo istesso tempo, il Papa scagliava
+l’anatema contro Corradino, contro Pisa, contro Siena ed
+i Ghibellini toscani, e nel dì 26 di Novembre mandavane
+la sentenza al clero romano affinchè la publicasse. Tuttavolta
+non osò di infliggere a Roma l’interdetto, nè al
+Senatore la scomunica: «per quanto so e posso», così
+egli scrisse ai 23 di Novembre, «voglio evitare la guerra
+co’ Romani; però temo che a me ed al Re di Sicilia non
+resterà in ultima altro partito che questo».
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span>
+</p>
+
+<p>
+Addì 1 Dicembre, nel palazzo dei Quattro Coronati,
+dove allora dimorava il senatore, fu conchiusa un’alleanza
+offensiva e difensiva fra Roma, Pisa, Siena e il partito
+ghibellino di Toscana. Questo trattato, in cui fu data
+guarentigia dei diritti di Corradino, ebbe per iscopo
+espresso l’annientamento di Carlo e della sua podestà
+in Toscana. Dappoichè quelle città guelfe lo avevano
+eletto «signore» per sei anni, ed il Papa lo aveva nominato
+principe paciere, i Ghibellini gli contrapposero
+don Arrigo di Castiglia che crearono per cinque anni
+capitano generale della loro confederazione. Obligaronsi
+a stipendiargli una scorta di duecento Spagnuoli a cavallo,
+ed il senatore promise di porre duemila uomini
+al servizio della lega ghibellina&#8205;<a class="tag" id="tag582" href="#note582">[582]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo i capi de’ Guelfi romani erano tenuti
+in carcere oppure andavano esuli; il solo Rainaldo Orsini
+s’era ricoverato con molti amici a Marino sui monti
+Latini. Ivi il senatore lo assediò con milizie, ma poichè
+non ebbe prospero risultato nell’assedio (la rocca era
+forte e ben difesa), sbuffò di collera, e tutti gli uomini
+sospetti, laici fossero o cherici, provarono gli effetti della
+sua stizza. Gli facevan duopo denari per armarsi a pro
+di Corradino, ed egli violentemente diè di mano ai <i>Deposita</i>
+dei conventi romani, dove, secondo una costumanza
+antichissima, non soltanto Romani ma anche
+genti di fuori solevano deporre in custodia le loro cose
+preziose. S’impadronì del tesoro di molte chiese; ne
+rapì le vestimenta e gli arredi, e con questi espedienti
+fece su un buon gruzzolo. Come poi si sparse fama che
+don Arrigo volesse entrare a mano armata nelle Puglie,
+il Papa con fervidissima instanza richiese Carlo che
+tornasse a casa sua, e pensò anch’egli di partire da
+Viterbo e di andare nell’Umbria&#8205;<a class="tag" id="tag583" href="#note583">[583]</a>. Di suo moto proprio
+espresse il desiderio che Carlo potesse tornare ad
+essere senatore di Roma; ed anzi, in previsione di ciò,
+volle scioglierlo dall’antico giuramento. Indi con grande
+acerbità scrisse a don Arrigo, si lagnò delle accoglienze
+<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span>
+fatte a Galvano, della lega conchiusa coi Ghibellini
+di Toscana, delle violenze esercitate contro i
+maggiorenti romani, e minacciò le più gravi pene ecclesiastiche&#8205;<a class="tag" id="tag584" href="#note584">[584]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">Male condizioni di Corradino nell’Italia settentrionale. — Si
+giunge a Pavia. — Carlo si reca dal Pontefice
+a Viterbo. — Bolla di scomunica. — Accoglienze che Pisa
+fa a Corradino. — Fallisce un tentativo di Carlo contro
+Roma. — Prima vittoria di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è
+ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — Corradino
+parte di Roma. — Battaglia di Tagliacozzo. — Vittoria
+e sconfitta di Corradino.</span></h4>
+
+<p>
+A Verona frattanto Corradino si dava gran faccenda
+per cercar modo di mantenere il suo esercito, di conchiudere
+alleanze colle città, di sgombrarsi la via di Toscana.
+Era tanto povero che più neanche Carlo era stato.
+Una parte delle sue soldatesche, poichè non le si pagava
+dello stipendio, lo aveva disertato; suo zio Luigi, un
+egoista, e suo patrigno Mainardo, cui era debitore di
+grossa moneta per la quale aveva dovuto dargli in ipoteca
+i suoi beni ereditarî, abbandonarono il giovinetto al suo
+destino, e se ne tornarono nel Gennaio 1268 ad Alemagna.
+<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span>
+Il valore con cui Corradino superò tante difficoltà dimostra
+che egli era degno de’ suoi antenati: e contro ogni
+aspettazione potè continuar la sua marcia nel bel mezzo
+del paese nemico, felicemente sì, come tempo prima era
+riuscito all’esercito di Carlo di traversare Italia. La sua
+impresa parve in tutto essere la ripetizione di quella
+dell’Angioino, il quale (vedi ironia della sorte!) fu costretto
+a far la parte di Manfredi. La federazione dei
+Guelfi di Lombardia non oppose impedimento a Corradino,
+che giunse così a Pavia addì 20 Gennaio del 1268:
+colà, perplesso come innanzi, rimase fino ai 22 del mese
+di Marzo.
+</p>
+
+<p>
+Carlo bruciava d’impazienza di muovergli incontro:
+dopo un lungo assedio aveva ridotto Poggibonsi,
+rocca maggiore dei Ghibellini, ad arrendersi, e con
+aspra pressura aveva costretto eziandio Pisa alla pace:
+se ora ei fosse partito e se avesse obligato Corradino ad
+accettare una battaglia campale prima che toccasse
+Roma, la guerra si sarebbe decisa sul Po. Ma il Papa,
+cui angustiava la paura di perdere Sicilia (tanto più
+adesso che la rivoluzione imbaldanziva nelle Calabrie,
+nelle Puglie e negli Abruzzi), scongiurò Carlo che tornasse
+nel suo reame: ed invero se questi perduto lo avesse,
+non poteva egli certo sperare che la Chiesa avrebbe
+rifatto per conto suo quell’immane lavoro di Sisifo; chè
+anzi, profugo, lo avrebbe abbandonato alla sua sorte,
+ond’ei sarebbe stato costretto di ritirarsi in Provenza a
+masticarvi la sua vergogna. L’Angioino vedeva dietro
+di sè il suo regno ardere in fiamme; perciò, dopo di
+aver lasciato in Toscana con alquante soldatesche il
+maresciallo Guglielmo de Berselve, riprese la via del
+<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span>
+regno, ed ai 4 di Aprile ei fu a Viterbo dal Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag585" href="#note585">[585]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Di là questi il giorno dopo scagliò una seconda
+volta la scomunica contro Corradino e Luigi di Baviera,
+contro il Conte del Tirolo e tutti i capi dei Ghibellini: e
+comprese nell’anatema le province e le città che avevano
+fatto accoglienza al nemico o che la facessero.
+Contro Pisa, Siena, Verona e Pavia pronunciò l’interdetto;
+scomunicò Arrigo senatore, Guido da Montefeltro,
+i magistrati del Campidoglio, tutti que’ Romani
+che avevano ricevuto messaggi di Corradino; minacciò
+d’interdetto la Città, sciolse i Romani del giuramento
+prestato al loro senatore, e die’ facoltà a Carlo di riprendersi
+per dieci anni il reggimento urbano, se quell’altro,
+entro il termine di un mese, non fosse venuto
+ad obbedienza&#8205;<a class="tag" id="tag586" href="#note586">[586]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto che da Viterbo si bandivano questi anatemi,
+Pisa risonava di migliaia di voci giubilanti: in quel
+porto entrava il giovine nipote di Federico II sopra
+<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span>
+navi della Republica e con cinquecento cavalieri. Corradino
+era partito di Pavia, e passando per le terre del
+Margravio del Carretto sposo di una figliuola naturale di
+Federico, era capitato a Vado, paese sul mare vicino
+Savona: e lì si era imbarcato ai 29 di Marzo. Il comando
+delle sue soldatesche aveva affidato a Federico di Baden,
+e questi si sgombrò felicemente il sentiero pei
+monti di Pontremoli, ad onta che i Guelfi ne difendessero
+i passi, e per la Lunigiana, sui primi del Maggio, le
+condusse a Pisa. Dalla Republica il giovine pretendente
+ricevette il primo omaggio solenne, e vi trovò una
+flotta pronta a far vela sia per Roma, sia per le costiere
+dell’Italia meridionale. Carlo, che non poteva andare a
+cercare a Pisa il suo avversario, nè impedirgli di progredire
+nella sua marcia (da altra parte non gli era chiaro
+qual fosse il disegno di Corradino) decise adesso di
+tornarsene nel regno, per porre a partito quei ribelli,
+segnatamente i Saraceni di Luceria; deliberò cioè di
+aspettare l’attacco del nemico di piè fermo nel suo paese,
+a somiglianza di ciò che Manfredi un tempo avea
+fatto. Tuttavia da Viterbo volle provare se gli riusciva
+a bene un colpo su di Roma; ed infatti una parte delle
+sue milizie in compagnia di alcuni Guelfi fuorusciti (fra
+loro furono il conte Anguillara e <i>Matheus Rubeus</i> degli
+Orsini) penetrò nella Città; ma il senatore battendoli li
+discacciò, per modo che Carlo trovò prudente di lasciarne
+star Roma pe’ fatti suoi&#8205;<a class="tag" id="tag587" href="#note587">[587]</a>. Addì 30 di Aprile partì di
+<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span>
+Viterbo dopo che il Papa lo ebbe nominato vicario imperiale
+in Toscana: e il conferimento di questa dignità e
+la rinnovazione del suo officio senatorio furono concessioni
+di rilevanza grande, che a lui nel tempo avvenire
+erano destinate a profittare con molto frutto&#8205;<a class="tag" id="tag588" href="#note588">[588]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Corradino trovò adesso a Pisa ed a Siena un appoggio
+vigoroso&#8205;<a class="tag" id="tag589" href="#note589">[589]</a>: la vittoria di Ponte a Valle, onde le
+sue milizie ai 25 di Giugno fecero prigioniero il maresciallo
+di Carlo, rianimò le sue speranze: e ambasciatori
+del Campidoglio venivano a invitarlo che andasse a Roma
+dove Galvano lo aspettava; e gli aiuti del senatore
+gli promettevano un aumento di forze&#8205;<a class="tag" id="tag590" href="#note590">[590]</a>. Lo Stato ecclesiastico
+bolliva in gran fermento; Fermo e le Marche
+erano in aperta rivoluzione: ancora una vittoria decisiva,
+e la parte maggiore d’Italia si sarebbe dichiarata per
+Corradino. Dopochè una flotta pisana ebbe fatto vela per
+<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span>
+le Calabrie sotto la capitananza di Federico Lancia, anche
+Corradino partì a mezzo il Luglio. Sgombra era la
+via di Roma. Clemente IV aveva fatto venire a Viterbo
+alcune milizie chiamandole di Perugia e di Assisi, ma
+soltanto per sua difesa, e là aspettò che l’ultimo degli
+Hohenstaufen passasse oltre&#8205;<a class="tag" id="tag591" href="#note591">[591]</a>. Indarno il Pontefice
+aveva ammonito i Romani più influenti che non abbandonassero
+la Chiesa; le sue lettere, che a questo momento
+si vanno facendo sempre più agitate, svelano per
+la prima volta ch’egli era conturbato da gravi cure.
+Però neppur l’animo di questo prete si lasciò vincere
+dalla paura. «Passerà come fumo», diss’egli di Corradino;
+e lo paragonò ad un agnello che i Ghibellini conducevano
+al macello. E dalle mura di Viterbo ei potè vedere
+co’ suoi stessi occhi le ordinanze dei soldati che ai
+22 di Luglio attraversarono la pianura vicino Toscanella,
+senza pur minacciarlo.
+</p>
+
+<p>
+Per la via Cassia Corradino procedette lietamente
+verso Roma passando da Vetralla, da Sutri, da Monterosi
+e dall’antica Vejo: lo seguitavano cinquemila cavalieri
+in ottimo arnese; con sè aveva Federico di Baden,
+il conte Gerardo Donoratico di Pisa, Corrado di
+Antiochia, molti dei maggiorenti ghibellini d’Italia.
+Dall’altezza di monte Mario lo sguardo inebriato del
+giovinetto discorse per l’ampia Campagna da Roma: da
+quel luogo infatti essa si spalanca severa e solenne, incorniciata
+da’ monti di un azzurro porporino; la traversa
+il magnifico Tevere che passa da ponte Milvio vicino a
+<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span>
+colline di tufo coperte di ruderi; e la volta azzurrina
+del cielo pare posarsi festosa sulla turrita Roma. Sopra
+le prime alture della Sabina l’occhio discerne senza
+fatica le bianche linee delle case di Tivoli. Là (dicevano
+a Corradino), era stato il teatro delle imprese di Federico
+e di Manfredi; e gli additavano le alte montagne
+di Subiaco che fanno corona ai confini del Napoletano
+ed al lago di Fucino, dove il suo destino crudele stava
+aspettandolo nella pianura di Tagliacozzo. In distanza,
+annebbiata dai vapori, gli mostravano l’antica Preneste:
+cinque settimane ancora, ed egli si sarebbe trovato
+in quella rocca ciclopica, coperto di catene! E dove
+fra’ monti Albani e gli Apennini si apre un’ampia vallata,
+gli segnavano le campagne del Lazio, e gli narravano
+che di quella gola passava la strada donde Carlo
+d’Angiò era sceso al Liri.
+</p>
+
+<p>
+Alla mente esaltata di Corradino sarà paruto che
+in lunga comitiva lo venissero ad incontrare le ombre dei
+grandi Imperatori e lo salutassero Cesare: e lo commovevano
+ad entusiasmo, come in antico il secondo ed il terzo
+Ottone, il maestoso aspetto della Città e la vista magnifica
+del popolo romano che salutandolo plaudente copriva
+la pendice di monte Mario da ponte Molle fino
+alla via Trionfale. Il senatore gli avea apparecchiato
+un accoglimento degno di imperatore. Roma (lo confessa
+il guelfo Malaspina) era partigiana dell’Impero
+per indole&#8205;<a class="tag" id="tag592" href="#note592">[592]</a>: ed invero sebbene spesse volte ed ostinatamente
+<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span>
+i Romani avessero combattuto gli Imperatori
+germanici, tuttavolta l’idea imperiale esercitava
+sempre un fascino potente su di essi; laonde accolsero
+con veraci onoranze il nipote del grande Federico, come
+legittimo rappresentante dell’Impero. Tutti i Romani
+capaci alle armi lo aspettavano vestiti di belle armature,
+cogli elmi inghirlandati di fiori, e disposti a giuochi
+guerrieri nel campo di Nerone; il popolo agitava palme
+e rami d’ulivo, e cantava inni di letizia. Allorquando
+Corradino, ai 24 di Luglio, tenne la sua entrata
+per il ponte sant’Angelo, ei trovò Roma mutata in un
+teatro di festoso trionfo. Per un breve istante il giovinetto
+romantico si sentì sollevato all’apogeo della umana
+grandezza. Le vie che mettevano al Campidoglio erano
+gremite di gente; corde eran tese dall’una casa all’altra,
+e da quelle secondo il costume medioevale pendevano
+a drappelloni tappeti, ricche vestimenta, arredi
+d’oro, e d’ogni maniera ornamenti preziosi: e cori
+di donne romane ballavano danze nazionali al suono
+di cetre e di timballi&#8205;<a class="tag" id="tag593" href="#note593">[593]</a>. Il guelfo Malaspina confessa
+che il ricevimento di Carlo era stato molto al di sotto
+delle festività con cui si salutò Corradino: era Roma la
+<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span>
+ghibellina che lo onorava spontanea come portava la
+sua inclinazione&#8205;<a class="tag" id="tag594" href="#note594">[594]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Si condusse l’ultimo Hohenstaufen in Campidoglio e
+lo si gridò imperatore. I capi dei Ghibellini italiani e i
+fuorusciti delle Puglie circondarono il giovine Principe,
+e tutti gli si strinsero addosso per raccomandarglisi, nell’intento
+di averne più tardi dei feudi. Financo nobiluomini
+romani che da Carlo o dal Papa avevano ottenuto
+amnistia, tornarono a mostrarsi ghibellini zelanti. Pietro
+di Vico, uomo senza fermo carattere, a vicenda partigiano
+di Manfredi e di Carlo, comparve in Campidoglio a
+prestarvi omaggio. Jacopo Napoleone degli Orsini offerse
+i suoi leali servigî; il giovine Riccardo ed alcuni altri
+Anibaldi, il conte Alcheruccio di santo Eustachio, Stefano
+dei Normanni, Giovanni Arlotti, la famiglia dei
+Surdi, ghibellini fedeli al tempo di Manfredi, contribuirono
+denaro e armi, in quello che il senatore sollecitava
+fervidamente gli ultimi preparativi della spedizione.
+Altri degli Orsini e degli Anibaldi, e tutta la casa dei
+Savelli duravano invece dalla parte di Carlo, mentre i
+Frangipani, i Colonna, i Conti in attitudine neutrale
+attendevano chiusi nelle loro castella l’esito degli avvenimenti.
+</p>
+
+<p>
+Uno strano cambiamento delle cose faceva sì che, due
+soli anni dopo dell’impresa di Carlo, Roma tornasse ad
+essere base ad una spedizione di conquista contro le
+Puglie; e la mutazione degli eventi riduceva adesso in
+<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span>
+tutto e per tutto quell’usurpatore nelle condizioni in cui
+s’era trovato Manfredi, allorchè dietro al Liri aveva
+aspettato l’invasione nemica. Le linee di difesa da Ceperano
+a Capua erano parimente forti di allora, ed anche
+meglio guardate; e Carlo, che aveva levato l’assedio
+di Luceria, trovavasi col nerbo delle sue forze presso
+a Sora in una posizione che gli rendeva possibile di
+muovere rapidamente incontro al suo avversario, fosse
+egli venuto dalla via Valeria oppure da quella Latina.
+Un consiglio di guerra tenuto in Roma decise che per la
+Valeria si dovesse penetrare negli Abruzzi onde evitare
+il passo di Ceperano: volevasi tirar dritto fino a Sulmona,
+di là muovere nelle Puglie, occupare Luceria, e,
+indi, dar addosso con tutte le forze al nemico che si
+credeva postato ancor là. Il piano era eccellente.
+</p>
+
+<p>
+Ai 18 di Agosto dell’anno 1268 Corradino partì di
+Roma, dove Guido da Montefeltro rimase come vicario
+del senatore&#8205;<a class="tag" id="tag595" href="#note595">[595]</a>. Accompagnavanlo don Arrigo con
+qualche centinaio di Spagnuoli, Federico di Baden, Galvano,
+Corrado di Antiochia, ed altri maggiorenti. L’esercito
+ben armato, forte di circa diecimila uomini, era
+animato da coraggio e di buon umore. Il popolo romano
+seguì quelli che partivano per un buon tratto di via
+fuor della porta di san Lorenzo; e tutta la milizia civica
+avrebbe voluto muovere anch’essa alla guerra, se
+<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span>
+Corradino dopo due giornate di cammino non ne avesse
+congedata la massima parte: con lui rimasero soltanto
+i capi dei Ghibellini col fiore delle lor genti, Alcheruccio
+di sant’Eustachio, Stefano Alberti, il vecchio
+Giovanni Caffarelli, il giovane Napoleone figlio di Jacopo
+Orsini, Riccardello Anibaldi, Pietro Arlotti e Pietro
+di Vico. Passato l’Anio, e più sopra Tivoli, si venne a
+Vicovaro, dove gli Orsini di parte ghibellina albergarono
+Corradino, e si toccò Saracinesco dove la figlia di Galvano,
+ch’era moglie di Corrado di Antiochia, salutò il
+suo regale cugino. Infatti quel castello piantato sopra
+una roccia (nel secolo decimo era stato il nido di una
+ladronaia saracena) apparteneva a Corrado, perciocchè a
+suo padre Federico di Antiochia lo avesse recato in dote
+Margherita nobile donna romana. Ed ivi erano ancora
+custoditi i due prigionieri Orsini, circostanza questa cui
+Corrado poco tempo dopo andò debitore di sua salvezza.
+</p>
+
+<p>
+Vicino Riofreddo l’esercito varcò la selvaggia terra
+del confine, penetrò senza ostacoli pei distretti di Carsoli
+negli Abruzzi, e scese nella valle del Salto. Di là si
+spalanca allo sguardo del viaggiatore il grandioso paese
+dei Marsi, con montagne gigantesche, biancheggianti
+di neve, ai cui piedi si stende pomposamente il lago di
+Fucino colle sue acque tinte di un azzurro cupo. Tutto
+all’intorno stanno le città de’ Marsi, Avezzano, Tagliacozzo,
+Celano, Antina ed Alba, luogo maggiore
+della contea de’ Marsi, di cui allora Corrado di Antiochia
+portava ancora il titolo, ereditato dal padre&#8205;<a class="tag" id="tag596" href="#note596">[596]</a>. Vie
+<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span>
+parecchie attraversano il paese, e per valichi montani
+conducono dalla parte di ovest a Roma, da sud a Sora,
+da nord ad Aquila ed a Spoleto, da est a Sulmona patria
+di Ovidio.
+</p>
+
+<p>
+Come Corradino si fu avanzato verso Tagliacozzo,
+con meraviglia scoperse che il suo nemico era anche
+giunto al lago Fucino e si appressava ad Alba: questo ei
+non s’aspettava. Ed invero Carlo a gran passi era venuto
+di Sora per tagliare la strada di Sulmona al suo avversario,
+per cacciarlo indietro oppure costringerlo ad accettar
+battaglia: e allorquando con tremila stanchi cavalli
+e con genti di fanteria ai 22 di Agosto pose campo
+sui colli di Magliano, a due miglia da Alba, ei potè di quel
+luogo scorgere Corradino. Là pertanto conveniva combattere
+quella battaglia che avrebbe deciso le sorti dei
+due rivali. I campi nemici erano divisi dal Salto: l’uno
+era collocato nella pianura Palentina vicino Alba, l’altro
+presso dell’ora distrutto Castel Ponte in prossimità di
+Scurgola; e così stettero una notte&#8205;<a class="tag" id="tag597" href="#note597">[597]</a>. L’esercito di Corradino
+<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span>
+al mattino seguente si dispose in due ordinanze;
+la prima sotto il comando del senatore, del conte Galvano
+e di Gerardo Donoratico di Pisa, capo dei Ghibellini
+toscani; la seconda, composta per la maggior parte di
+cavalleria tedesca, sotto la capitananza dei due giovani
+Corradino e Federico. Le battaglie del nemico erano guidate
+dai suoi migliori generali: tali erano Jacopo Cantelmi,
+il maresciallo Enrico de Cousance, Giovanni di
+Clary, Guglielmo l’Estendart, Guido di Villehardouin
+principe di Acaia, Guido di Montfort e il Re in persona&#8205;<a class="tag" id="tag598" href="#note598">[598]</a>.
+Erardo di Valery, rinomato guerriero tornato di
+fresco dall’Oriente, gli aveva dato consiglio che tenesse
+un terzo corpo nascosto, in riserva; e sebbene un comandante
+così esperto com’era Carlo di Angiò appena
+abbisognasse del suggerimento del Valery per tenere in
+serbo milizie che in caso di bisogno decidessero dell’esito
+della pugna, tuttavia ei si servì con buon giovamento
+dell’accortezza di quel capitano valente. Oltre
+<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span>
+ai Guelfi lombardi e toscani, servivano nell’esercito
+di Carlo eziandio alcuni Romani; <i>Bartholomaeus Rubeus</i>
+degli Orsini, il margravio Anibaldo, i due Savelli Giovanni
+e Pandolfo ed altri nobiluomini: per tal modo
+Romani di un sangue e di una stirpe stavano, da nemici,
+gli uni contro gli altri armati.
+</p>
+
+<p>
+Nel mattino dei 23 Agosto Arrigo di Castiglia per
+il primo passò il fiume, girò il fianco dei Provenzali
+presso al ponte, e aperse con impeto la pugna. Quando
+le schiere di Corradino ebbero varcato il Salto,
+e si furono scagliate con foga bollente sugli odiati nemici,
+parvero essere le furie vendicatrici di Benevento.
+Non v’ebbe tradimento che macchiasse l’onore delle
+armi dei combattenti. L’urto irresistibile dei Ghibellini
+sbaragliò le ordinanze nemiche; la prima linea dei Provenzali
+fu sconquassata; la seconda, composta della cavalleria
+francese, fu rotta. Allorchè il maresciallo di Cousance
+che vestiva l’armatura di Carlo, cadde di cavallo
+col vessillo che impugnava, e d’un subito fu ucciso,
+s’alzò un grido tonante che plaudiva alla vittoria ed alla
+morte dell’usurpatore. Le milizie francesi si diedero a
+fuga scompigliata, e dietro loro a inseguirle Arrigo di
+Castiglia che fu l’eroe della giornata. Tedeschi e Toscani
+si gettarono sul campo nemico a saccheggiarlo, e le file
+si sciolsero sul terreno dove il giovinetto Corrado inebriato
+teneva in mano la palma della vittoria. Al mattino
+la fortuna alto lo levò come imperatore; a sera vituperosamente
+lo precipitò all’imo della sventura, abbandonato
+e senza nome.
+</p>
+
+<p>
+Carlo che stavasi appiattato sopra un colle, mirò
+la fuga del suo esercito; e la perdita della battaglia
+<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span>
+per lui significava la caduta inevitabile del suo trono.
+Il Cronista guelfo descrive il Re che si scioglie in lacrime,
+che invoca la Madonna e i Santi, in quello che
+il Valery si studia di rattenerlo, e finalmente lo ammonisce
+esser tempo di muovere fuor dell’agguato, alla
+riscossa. E tosto ottocento cavalieri scendono e si gittano
+di repente sul campo dove non isventola più alcuna
+bandiera francese. Quelle fresche milizie irrompono colle
+lance in resta, e bastano i loro squadroni serrati a disperdere
+le soldatesche di Corradino sparpagliate al saccheggio,
+e ne fanno macello, e le cacciano in fuga, mentre
+i Francesi sviati tornano a raccozzarsi. Le battaglie
+a quel tempo si combattevano senza disciplina, in modo
+ben diverso dalle regole nostre di guerra. E questo rese
+possibile che Carlo prendesse la rivincita. Non isquillo
+di tromba potè più rattenere i fuggenti, nè alcun capitano
+ristabilir più un ordine di battaglia. Fuggiron tutti,
+e orribile fu la disfatta. La mancanza di una riserva fece
+perdere a Corradino la battaglia dianzi splendidamente
+vinta; forse causa della sconfitta fu anche il soverchio
+bollore degli Spagnuoli di Arrigo che inseguendo il nemico
+battuto s’erano allontanati di troppo&#8205;<a class="tag" id="tag599" href="#note599">[599]</a>. E allorchè
+l’Infante dal suo inseguimento torna sul terreno dove
+aveva pur dianzi lasciato vincitore Corradino, ei vede
+schierate sulla fronte del campo milizie: verso di esse
+corre giubilante per andarvisi a unire con saluti e con
+<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span>
+festa, quando, oh stupore!, ode udirsi gridar contro:
+«Montjoie! Montjoie!», e discerne l’impresa dei gigli.
+Scagliasi egli eroicamente sul nemico; due volte cerca
+di sbaragliarlo, ma inutile: non giova contro il fato
+dar di cozzo&#8205;<a class="tag" id="tag600" href="#note600">[600]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come fu scesa la notte sul campo di Tagliacozzo, anche
+stavolta Carlo sempre cupo sedette nella sua tenda,
+e dettò al Papa una relazione della vittoria riportata:
+tranne che la mutazione di alcuni nomi, fu un’esatta
+ripetizione della lettera che in addietro aveva scritto dal
+campo di Benevento. «Il messaggio di pace lungamente
+desiderato da tutti i fedeli del mondo, mando a
+Voi, Padre Santo, olezzante come incenso: e, Padre,
+pregovi; sorgete e cibatevi della cacciagione del figliuol
+Vostro... Uccidemmo tanta moltitudine di nemici che
+la sconfitta di Benevento in paragone par cosa da nulla.
+Se Corradino e il senatore Arrigo sien morti o fuggiti
+dir con precisione non sappiamo, massime dacchè scriviam
+questa lettera immediatamente dopo della battaglia.
+Certo è che il cavallo cui il senatore montava, fu
+preso mentre fuggiva senza cavaliere. La Chiesa, madre
+nostra, giubili e lodi l’Onnipossente che le concesse una
+tanta vittoria col braccio del suo campione: avvegnaddio
+or paia che il Signore abbia posto termine a tutte
+le sue necessità, e l’abbia liberata dal furore de’ suoi
+persecutori. Dato dal campo Palentino, addì 23 Agosto,
+indizione undecima, nell’anno quarto».
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span>
+</p>
+
+<p>
+E questo fu l’orrido linguaggio onde usò il feroce
+carnefice di quella notte di san Bartolomeo, che al Papa
+con bigotta ipocrisia offerse le sue vittime come vivanda
+saporita di selvaggina presa in caccia&#8205;<a class="tag" id="tag601" href="#note601">[601]</a>. La duplice vittoria
+che a sì breve distanza di tempo conseguiva quello
+stesso despota Carlo, la prima volta contro Manfredi, la
+seconda volta contro Corradino, rivolta il senso morale:
+e in verità fu nuovamente il male che trionfò del bene,
+l’ingiustizia che la vinse sul diritto. Sul campo della
+battaglia di Tagliacozzo, combattuta in quegli ardenti
+calori dell’estate, si gettò una sorte che forse fu la più
+ingiusta di quante mai guerriero abbia tratto dall’urna
+delle battaglie. Se guarentigie della vittoria sieno il
+diritto e la giustizia, il valore e la fedeltà, l’eroismo e la
+giovinezza generosa, certo che Corradino doveva vincere:
+eppure il destino inesorabile diè il trionfo in mano di
+Carlo. L’odio del vincitore potè satollarsi alla vista delle
+migliaja di uccisi che coprivano il campo, ma la sua
+crudeltà volle di più. A molti Romani prigionieri fece,
+egli antico senatore della loro Città, troncare i piedi;
+e avendogli taluno significato che la vista dei mutilati
+<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span>
+gli avrebbe procacciato soverchio odio, comandò che si
+serrassero tutti in una casa e vi si desse fuoco. Di nobili
+romani giacquero morti Stefano degli Alberti, il
+prode Alcheruccio di Sant’Eustachio e il vecchio Caffarelli.
+Pietro di Vico mortalmente ferito potè trascinarci
+a Roma, e di là ricoverarsi nel suo castello, dove morì
+nel Dicembre: uomo senza fede, fu uno degli stipiti
+della famiglia dei Vico, fieri Ghibellini, in cui durò
+per titolo ereditario la prefettura urbana fino all’anno
+1435&#8205;<a class="tag" id="tag602" href="#note602">[602]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi
+fa breve dimora. — Fugge; è fatto prigioniero, e consegnato
+al nemico in Astura. — I prigionieri nel castello
+di Palestrina. — Galvano Lancia condotto al supplizio. — Carlo
+diventa senatore una seconda volta. — Sorti di Corrado
+di Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — Clemente
+IV muore (1248).</span></h4>
+
+<p>
+Un colpo come di fulmine a ciel sereno ebbe rotto
+l’incanto dei sogni audaci in cui lo sventurato si cullava;
+innanzi a’ suoi piedi si spalancava un abisso di
+<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span>
+ruina. Fuggì dal campo di battaglia con cinquecento
+cavalieri: e con lui furono Federico di Baden suo fratello
+d’armi, il conte Gerardo di Pisa, Galvano Lancia,
+il figlio di questo ed altri nobiluomini. Dapprima ei volse
+i suoi passi a Castelvecchio vicino Tagliacozzo, dove
+(almen pare), sperando di raccogliere soldati sbandati, un
+tratto posò. Indi per la via Valeria procedette innanzi a
+Vicovaro. Fuggitivo rifece la stessa strada che pochi
+giorni innanzi aveva percorsa alla testa di un esercito,
+fidente nella vittoria; e così mosse precipitosamente
+verso Roma&#8205;<a class="tag" id="tag603" href="#note603">[603]</a>. Ivi non si sapeva che cosa fosse avvenuto
+del senatore Arrigo; ma Guido di Montefeltro
+imperava pur sempre nella Città da vicario suo, e Corradino
+credeva trovarvi riparo, e ricavare dall’alleanza
+con Pisa nuovi modi di continuar la guerra.
+</p>
+
+<p>
+A Roma giunse un giorno di martedì, ai 28 di Agosto.
+<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span>
+Che altre accoglienze vi aveva avuto la prima volta!
+Quale ritorno! Veniva adesso di soppiatto, quasi fuor di
+senno&#8205;<a class="tag" id="tag604" href="#note604">[604]</a>! La nuova della sua disfatta era capitata a Roma
+rapidamente; i Ghibellini n’erano stati atterriti; i
+Guelfi ne avevan fatto allegrezze grandi. Dal campo erano
+corsi giubilanti alcuni fuorusciti romani che avevano
+combattuto sotto il vessillo di Carlo; Giovanni e Pandolfo
+Savelli, <i>Bertholdus Rubeus</i> ed altri signori. L’esaltamento
+degli animi era al colmo. Guido di Montefeltro
+teneva il Campidoglio per conto di Arrigo, ma ricusò
+di dare ricetto al fuggitivo, laonde Corradino dovette
+cercare ricovero presso altri Ghibellini che s’erano chiusi
+nelle loro torri dentro della Città: ed infatti qui possedevano
+il Colosseo, l’isola Tiberina nuovamente fortificata
+da Pietro di Vico, il Vaticano abbertescato, i palazzi di
+Stefano Alberti, ed una rocca appellata <i>Arpacata</i>, che
+tempo innanzi Jacopo Napoleone aveva edificato nel Campo
+di Fiore sulle rovine del teatro di Pompeo&#8205;<a class="tag" id="tag605" href="#note605">[605]</a>. Ma poichè
+ogni dì più nella Città venivano ingrossando i Guelfi,
+<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span>
+gli amici di Corradino avvisarono che ivi ei non poteva
+più a lungo dimorare, e consigliarono di fuggire. Gli sciagurati
+(non rimase che il solo conte Gerardo Donoratico
+in gran secreto, e presto cadde in mano del nemico),
+gli sciagurati partirono un venerdì, ai 31 di Agosto,
+accompagnati da una piccola comitiva, e andarono
+al castello Saracinesco, che era tenuto dalla figlia di
+Galvano&#8205;<a class="tag" id="tag606" href="#note606">[606]</a>. Erano incerti di quel che dovessero fare;
+sulle prime volevano gettarsi nelle Puglie, ma poi deliberavano
+di guadagnare la più prossima marina.
+</p>
+
+<p>
+Quella schiera assottigliata fuggì per la Campagna,
+traversò la via Appia, si mise per le Maremme più sotto
+di Velletri, e giunse al mare vicino Astura. Astura, dove
+in antico Cicerone ebbe una villa, posa isolata sopra ruderi
+di palazzi romani che un tempo sorsero sulla riva
+del mare: fin presso alle dune sabbiose del lido non
+v’ha che territorio incolto e selvatico, coperto di fitte
+boscaglie, intersecato di paludi e di laghi donde esalano
+miasmi febbrili, e da cui lentamente scendono al mare
+<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span>
+alcuni fiumicelli. Tratto tratto, lungo la spiaggia in quella
+solitudine sepolcrale s’elevano oscure torri; e dal mare
+a non grande distanza sorge, incantevole vista! il capo
+di Circe colla rocca Circea. La duna forma un porto di
+pescatori dove sbocca il fiume Stura. Nei primi tempi del
+medio evo il castello era stato proprietà del convento
+di santo Alessio sull’Aventino, indi era diventato un feudo,
+primamente dei Conti di Tusculo, adesso dei Frangipani.
+Di Astura oggidì non rimane che il castello, prominente
+con una torre sopra il mare, ma a’ tempi di Corradino
+era un <i>castrum</i> con parecchie chiese, e circondato
+di solide mura&#8205;<a class="tag" id="tag607" href="#note607">[607]</a>. I fuggiaschi si misero in un battello
+sperando di giungere all’amica Pisa. Ma Giovanni
+Frangipane signore del castello, avuto annuncio che
+alcuni cavalieri di nobile aspetto e di foggia straniera,
+probabilmente fuggenti dal campo di Tagliacozzo, s’erano
+posti in mare, cacciò sulle loro tracce dei rapidi
+vogatori: forse lo fece di suo proprio impulso, forse perchè
+erano state publicate lettere del Papa e di Carlo con
+ordine di catturare i fuggitivi. Arrestatigli sul mare, li
+<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span>
+ricondusse nel castello di Astura: e in suo potere vennero
+Corradino, Federico di Baden, i due conti Galvano,
+il giovine Napoleone Orsini, Riccardello Anibaldi e parecchi
+altri cavalieri tedeschi e italiani&#8205;<a class="tag" id="tag608" href="#note608">[608]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando Corradino si die’ a conoscere al Frangipane
+n’ebbe un’ingannevole speranza, perciocchè confusamente
+ricordasse che la famiglia di quel signore un dì
+avea parteggiato per l’Impero, e dall’avo suo aveva
+ricevuto di ricchi donativi: ei non sapeva il meschino che
+quei Frangipani s’erano inimicati con Manfredi per cagione
+di Taranto, e che da lungo tempo avevano sposato la
+causa del Pontefice. Paura e avarizia persuasero il signore
+<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span>
+di Astura a impadronirsi di quella preda preziosa in cui
+ravvisava nientemeno che il pretendente della corona di
+Sicilia. E s’aggiunse il fatto che Roberto di Lavena, ammiraglio
+di Carlo, poco tempo prima battuto dai Pisani
+vicino Messina, si trovasse con navi provenzali in quelle
+acque; perlochè, come ebbe udito dell’avvenimento di
+Astura, sbarcò, e in nome del Re di Sicilia chiese che
+gli si consegnasse Corradino. Resistette il Frangipane
+per tenere alto il prezzo della fatta preda, e condusse i
+prigionieri in un vicino castello, ancor più munito, che
+forse fu quello di San Pietro in Formis, vicino Nettuno&#8205;<a class="tag" id="tag609" href="#note609">[609]</a>:
+e di lì a poco sopravenuto anche il cardinale Giordano
+di Terracina, rettore della Campania e della Maritima,
+con milizie, da parte propria in nome del Papa chiese
+che gli si dessero in mano i prigionieri come scomunicati
+dalla Chiesa e malfattori pigliati sul suo territorio.
+Sventura di Corradino fu che non venisse in balia dei
+Pontificî, chè almeno avrebbe avuto salva la vita. Non
+preghiere, nè promesse, non l’innocenza, nè la giovinezza
+e la leggiadria del prigioniero commossero il cuore
+del Frangipane: ma se paura della collera di Carlo
+potè ragionevolmente trattenerlo di mettere in libertà il
+nobile fuggitivo, nulla v’ha che scusi il suo rifiuto di
+consegnarlo al cardinale Giordano. Sotto pretesto delle
+strette cui lo mettevano i marinari di Carlo che lo assediavano,
+<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span>
+l’esoso pirata diè i prigionieri in potere delle
+masnade di quel crudele&#8205;<a class="tag" id="tag610" href="#note610">[610]</a>: incatenati, furono trascinati
+attraverso la Maremma, consegnati a Carlo in Genazzano,
+e chiusi nel castello di San Pietro, più in su di
+Palestrina. Quel castello piantato sopra sterili rocce, era
+proprietà di Giovanni Colonna, ma occupato da armigeri
+napoletani&#8205;<a class="tag" id="tag611" href="#note611">[611]</a>; chè infatti Carlo dal campo di battaglia
+era venuto per le montagne a Subiaco, indi scendendo,
+aveva preso per la via Prenestina: e il suo quartier generale
+era posto a Genazzano, feudo dei Colonna, i quali
+allora, come i Conti e i Frangipani, per paura e per intento
+politico, si mostravano di spiriti guelfi.
+</p>
+
+<p>
+Da Genazzano a Palestrina non v’hanno che due
+ore scarse di cammino; e a Palestrina si raccoglievano i
+prigionieri, e vi conducevano anche il senatore Arrigo,
+il quale, fuggendo dal campo di battaglia, era stato preso
+da un cavaliere di nome Sinibaldo Aquilone: vi venivano
+tratti eziandio Corrado di Antiochia, e molti nobiluomini
+romani e Ghibellini italiani&#8205;<a class="tag" id="tag612" href="#note612">[612]</a>. Il castello di san
+<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span>
+Pietro, rocca antichissima del Lazio, è oggi caduto;
+non ne rimangono che delle pietre ciclopiche coperte di
+musco; e l’edera si abbarbica intorno a quelle ruine,
+donde l’occhio dell’osservatore vien giù scorrendo su un
+panorama bellissimo di terra e di mare. Ivi Corradino
+stette molti giorni incatenato coi suoi compagni. Fra
+tutti i prigionieri quello che Carlo odiava di più era il
+conte Galvano, il quale in entrambi i campi di battaglia
+aveva pugnato contro di lui, e come generale di Manfredi
+e come promotore zelantissimo dell’impresa di
+Corradino: e narrasi che a Palestrina, od altrimenti nel
+suo quartier generale di Genazzano, lo mandasse al supplizio
+publicamente con altri baroni di Puglia, dopo
+che gli aveva fatto scannare fra le braccia il figliuol suo
+Galiotto. In questo modo morì nella prima metà di Settembre
+del 1268 lo zio di Manfredi, fratello della leggiadra
+Bianca: fu uomo prudente e di valore cavalleresco,
+la cui vita di varia fortuna stette sempre associata
+a quella degli Hohenstaufen nella grandezza e nella fine&#8205;<a class="tag" id="tag613" href="#note613">[613]</a>.
+Gli altri prigionieri Carlo lasciò a Palestrina, ed
+ei mosse a gran passi a Roma.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span>
+</p>
+
+<p>
+Qui, subito dopo la sua vittoria di Tagliacozzo,
+era stato eletto senatore a vita; ed egli aveva lietamente
+accettato la podestà urbana, e mandato nuovamente
+a Roma da suo vicario Jacopo Cantelmi, cui Guido da
+Montefeltro tosto consegnò il Campidoglio per una somma
+di quattromila fiorini d’oro. Il Papa già dapprima
+aveva sciolto Carlo della rinuncia da lui data con giuramento
+dell’autorità senatoria, ed or lo confermò nell’officio
+per dieci anni. L’Angioino pertanto ai 16 di Settembre
+prese una seconda volta il possesso della sua
+dignità in Campidoglio, e da allora in poi all’altro suo
+titolo aggiunse officialmente quello di «Senatore dell’illustre
+Città»&#8205;<a class="tag" id="tag614" href="#note614">[614]</a>. Ai Romani che parteggiavano per
+<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span>
+lui ed a quelli che avevano combattuto nelle sue file sul
+campo Palentino die’ ricompense di beni e di feudi; e così
+anche Giovanni Frangipane fu regalato riccamente&#8205;<a class="tag" id="tag615" href="#note615">[615]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopochè Carlo ebbe insediato in Campidoglio i suoi
+ministri ed annunciato ai Guelfi le sue vittorie, tornossene,
+sull’incominciamento dell’Ottobre, a Palestrina per
+condurre i prigionieri a Napoli ed ivi mandarli al
+<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span>
+supplizio&#8205;<a class="tag" id="tag616" href="#note616">[616]</a>. Di tutti loro il solo Corrado di Antiochia ottenne
+libertà; trasse in salvo la vita per la fortunata combinazione
+che sua moglie teneva ancora in ostaggio a Saracinesco
+i due Orsini, Napoleone e Matteo, fratelli del potente
+cardinale Giovanni Caetano, che più tardi fu papa
+Nicolò III. Si fece il cambio di Corrado con quei prelati,
+ed egli diventò lo stipite della famiglia latina dei Conti di
+Antiochia, la quale nei secoli decimoterzo e decimoquarto
+risiedette nelle castella di Anticoli e di Piglio sul
+Serrone, e, come si vede dalla storia di Roma, fu sempre
+(finchè si spense) di parte ghibellina e nemica dei
+Papi&#8205;<a class="tag" id="tag617" href="#note617">[617]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span>
+</p>
+
+<p>
+Se l’infante Arrigo scampò a morte, ne andò debitore
+alla ragione della parentela, ed al rispetto che Carlo
+dovette portare alla casa regale di Castiglia. Oscuro è
+quando abbia finito di vivere, ma fino all’ora della sua
+morte l’antico senatore sofferse il destino di re Enzo,
+prima nel carcere di Canosa, indi a Santa Maria del
+Monte nelle Puglie, dove può darsi che gli risonassero all’orecchio
+i lamenti dei tre figliuoli di Manfredi. Indarno
+pregarono i Re di Castiglia e di Aragona perchè fosse
+riposto in libertà; indarno poeti reclamarono con fieri
+carmi: il rimpianto di don Arrigo e le lodi della sua
+prodezza cavalleresca vivono ancora nei versi dei trovatori,
+nelle canzoni di Giraud de Calason e di Paulet
+di Marsiglia&#8205;<a class="tag" id="tag618" href="#note618">[618]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span>
+</p>
+
+<p>
+La testa dell’ultimo Hohenstaufen cadde a Napoli ai
+29 Ottobre dell’anno 1268. Carlo corse a dar morte allo
+sventurato, dopo che l’ebbe sottratto al dominio della
+Chiesa. Volle ucciderlo, perchè se anche lo avesse tenuto
+in catene nel più profondo di un carcere, a turbare i suoi
+sonni avrebbe bastato il saperlo vivo. La sentenza concorde
+dei contemporanei e dei posteri ha marchiato d’infamia
+il supplizio di Corradino e dei suoi generosi amici,
+e lo giudicò opera iniqua di un pavido tiranno: nè
+corse molto tempo che la storia ne fece vendetta. Non
+v’ha ragionamento di sofista che possa nettare Carlo assassino
+da quella macchia di sangue. Alcuni accusarono
+Clemente IV di complicità: certo è ch’ei lasciò andar
+le cose per la loro china, e su di lui s’aggrava giusto
+rimprovero che non si facesse consegnare Corradino, come
+quello che era stato colpito dell’anatema della Chiesa,
+<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span>
+ed arrestato sul suo territorio da vassalli pontificî: è
+poi biasimevole che per lo meno non si affrettasse a
+trattenere la scure del carnefice, quando pur doveva prevedere
+a che fine di sangue sarebbe riuscita quella tragedia,
+egli che troppo bene conosceva l’animo scellerato
+di Carlo. Il Pontefice approvò la morte dell’ultimo nipote
+di Federico II, poichè essa poneva termine una
+volta per sempre alle pretese della casa sveva. Se dalla
+bocca di Clemente IV fosse uscito un grido di sdegno
+od almeno una voce umana di compianto della sorte
+troppo crudele di Corradino, il cui diritto era chiaro
+come luce di sole innanzi a Dio ed agli uomini, questo
+solo avrebbe ornato di pregio la memoria di un Pontefice,
+cui la fortuna concesse di abbattere nella radice la
+grande famiglia degli Hohenstaufen. Ed egli tacque; e
+giusto sia il giudicio che cade su di lui. Ai 29 di Ottobre
+fu troncata la testa di Corradino; ai 29 di Novembre
+morì Clemente IV a Viterbo, come se la potenza del vindice
+destino non concedesse a questo prete di vivere di
+più. La commovente ombra dell’innocente nipote di Federico
+sarà apparsa al letto di morte del Papa a turbargli
+i momenti dell’agonia: avrà veduto il giovinetto quale
+parve sul patibolo di Napoli sollevare le mani al cielo,
+e poi prostrarsi orando per ricevere il colpo fatale&#8205;<a class="tag" id="tag619" href="#note619">[619]</a>. E
+<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span>
+Clemente morì eziandio sgomentato in pensando al vincitore
+brutale, or fatto strapotente. Se, come prete, lo avrà
+confortato la coscienza di avere spazzato via dal mondo
+una famiglia ch’era nemica mortale del Papato, lo avrà
+pur addolorato l’idea che il vero profitto di quella vittoria
+fosse caduto nelle mani di un tiranno, il quale era
+re di Sicilia, senatore di Roma, vicario di Tuscia, protettore
+di tutte le città guelfe, e presto (così potevasi
+prevedere) sarebbe forse diventato dominatore d’Italia
+e oppressore della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una vita breve e splendida, da parere piuttosto
+romanzo che storia, Corradino pose termine alla serie
+degli eroi Hohenstaufen, ed eziandio alla lunga e vigorosa
+guerra che essi sostennero contro il Papato per il
+possedimento d’Italia. Dura e immeritata fu la sorte di
+quel giovinetto generoso; ma la sentenza della storia
+aveva deciso che il destino era maturo: Germania non
+doveva più dominar su l’Italia; l’antico Impero degli
+Ottoni e dei Franchi non poteva essere più restaurato.
+Se il nipote di Federico II avesse vinto Carlo d’Angiò,
+anch’egli avrebbe rinnovato ordini di cose e guerre
+che nelle tendenze dei popoli non avrebbero più trovato
+ragione di essere. Della sua caduta tutta Alemagna
+sentì vivissimo dolore; ma nessun principe, nessun popolo
+sorse a vendicarlo&#8205;<a class="tag" id="tag620" href="#note620">[620]</a>. Spenta era la dinastia sveva,
+<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span>
+e Corradino finì vittima estrema del principio di legittimità.
+Le grandi famiglie rappresentano il sistema di
+certe età: con queste cadono, e non v’ha podestà alcuna
+sacerdotale o politica che possa rinnovare una legittimità
+storicamente decrepita. Nè vi fu mai famiglia più
+grande degli Hohenstaufen che rappresentasse un più
+grande ordinamento. Nella loro dominazione, che durò
+più di cent’anni, il conflitto di principî in cui s’affaticò
+il medio evo ebbe trovato il suo maggiore svolgimento e
+i suoi campioni più poderosi. La guerra dei due sistemi,
+della Chiesa e dello Stato, che si demolirono a vicenda per
+sgombrare una via nuova di libertà al progresso dello
+spirito umano, compose il fastigio del medio evo; e sopra
+di esso posa Corradino, irradiato dell’aureola della sua
+tragica morte. La grande dinastia degli Svevi fu
+vinta, ma non per questo la lotta finì: assunse forme
+nuove, e sempre suscitò nuovi combattenti, ognora mirando
+a liberare la gente umana dalla prepotenza del
+sacerdozio. Però convien dire che senza le geste di
+quella stirpe d’eroi libertà non avrebbesi potuto ottenere&#8205;<a class="tag" id="tag621" href="#note621">[621]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span></p>
+
+<h3 id="cap4-10">CAPITOLO QUARTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap4-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">Carlo, coi suoi prosenatori, governa a lungo e con
+energia in Roma. — Monete di lui. — Statua a suo onore. — Torna
+a Roma nel 1271. — I cardinali, radunati a Viterbo,
+non sanno chi eleggere papa. — Guido di Montfort uccide
+Enrico principe inglese. — Elezione di Gregorio X. — Elezione
+di Rodolfo d’Asburgo. — Fine dell’interregno.</span></h4>
+
+<p>
+Dopo che Carlo ebbe soffocato nel sangue la ribellione
+del suo reame, non vi fu in Italia principe più potente
+di lui; ed egli potè adesso accarezzare il pensiero
+(già da lunghissimo tempo ne aveva concepito l’idea)
+di sottoporre tutta la penisola al suo scettro, e di conquistare
+nientemeno che l’Impero greco. Però sul trono
+di Federico II non sedeva altr’uomo che un conquistatore
+odiato. Carlo d’Angiò non ebbe sapienza di governante,
+non mente di legislatore; in eredità di quei paesi
+lasciò soltanto la maledizione della sua tirannide e di un
+lungo despotismo feudale. I disegni della sua ambizione
+fallirono come quelli degli Hohenstaufen, perchè gli
+sventarono l’arte politica dei Pontefici, gli intenti partigiani
+d’Italia e il sentimento nazionale latino che ora
+insorse contro la gallica dominazione straniera.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per dieci anni Carlo governò Roma da senatore, con
+vicarî, maggiorenti della sua corte, che per un tempo
+indeterminato ei mandava in Campidoglio, facendoveli
+accompagnare da giudici e da altri officiali, conforme a
+quello che imponevano gli Statuti della Città. La mano
+energica di un padrone non fece che bene; si ristabilì
+il rispetto alla legge, e nel termine di un anno furono
+mandati al supplizio dugento ladri&#8205;<a class="tag" id="tag622" href="#note622">[622]</a>. In tutto quel
+tempo le monete di Roma si fregiarono col nome di
+Carlo&#8205;<a class="tag" id="tag623" href="#note623">[623]</a>: esse ed una statua sono i soli monumenti che
+durino a memoria del suo officio, il più lungo che senatore
+abbia mai tenuto. Nella sala del Palazzo senatorio
+<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span>
+in Campidoglio vedesi ancora una figura di marmo che
+rappresenta un Re del medio evo, coronato, seduto sopra
+uno scanno ornato di teste di leone, con in mano lo
+scettro, vestito di manto a foggia romana: la testa è
+grande e robusta; la faccia rigida, severa; il naso
+grosso; le fattezze non brutte, ma dure. Quella figura
+è la statua di Carlo d’Angiò, e ad onor suo la innalzarono
+i Romani, probabilmente subito dopo che egli ebbe
+vinto Corradino&#8205;<a class="tag" id="tag624" href="#note624">[624]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Carlo tornò a Roma nel Marzo dell’anno 1271. Accompagnavalo
+Filippo suo nipote, diventato a quest’ora
+re di Francia, poichè il celebre padre suo, Luigi il Santo,
+era morto in crociata, innanzi a Tunisi. E Carlo entrò
+in Campidoglio dove Bertrando del Balzo, prode cavaliere,
+amministrava il Senato in vece sua. I Ghibellini romani,
+che per qualche tratto di tempo avevano continuato
+una guerra alla spicciolata sotto gli ordini di
+Angelo Capocci e avevano combattuto i prosenatori del
+Re, erano adesso senza lena e tenuti in freno. Jacopo
+Cantelmi aveva lasciato in balia dei Guelfi le fortezze
+dei loro nemici affinchè le distruggessero; e in tal maniera
+furono demolite l’<i>Arpacata</i> nel Campo di Fiore, e
+le torri di Pietro di Vico in Transtevere. Carlo reputò
+acconcio di dare l’amnistia a parecchi dei maggiori partigiani
+di Corradino, e insieme promulgò decreto che i
+Guelfi romani fossero ristorati de’ danni sofferti al tempo
+di Arrigo senatore&#8205;<a class="tag" id="tag625" href="#note625">[625]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span>
+</p>
+
+<p>
+Gravissimi affari lo chiamavano a Viterbo; nè tanto
+vi andava perchè fossero ancora pericolose le reliquie
+sparte de’ Ghibellini toscani, quanto, e più, per
+ragione della elezione del nuovo Pontefice. Infatti, morto
+Clemente IV, i cardinali congregati in quella città
+non erano giunti a mettersi d’accordo; all’ascendente
+dei prelati devoti a Carlo opponevano contrappeso i
+cardinali che sentivano dignità patriottica; tutti poi
+comprendevano la grandezza del loro dovere, che era
+di creare un Papa quale all’età nuova si conveniva.
+Erano diecisette e non più. Undici di loro chiedevano
+un Papa italiano, per via del quale si potesse restaurare
+l’Impero che pur sempre vacava; i rimanenti volevano
+che si eleggesse un francese: e le loro radunanze si tennero
+in mezzo a costante tumulto dei Viterbesi, i quali
+giunsero a scoperchiare il tetto del palazzo arcivescovile,
+per costringere gli elettori ivi raccolti a venire
+finalmente ad una decisione&#8205;<a class="tag" id="tag626" href="#note626">[626]</a>. Da quasi tre anni durava
+la vedovanza della santa Sede nel tempo medesimo che
+<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span>
+vacante era anche l’Impero; e ciò dimostrava in che
+profondo esaurimento di forze giacesse il Papato, infermato
+in mezzo a tanto conturbamento storico. E adesso
+Carlo andava a Viterbo per affrettare l’elezione, o piuttosto
+per dirigerla a suo talento. Tuttavia sui cardinali
+egli fece impressione non grave; piuttosto gli scosse un
+delitto che sotto ai loro occhi si compiè, e parve punire
+la Chiesa perciocchè fosse priva di capo. Reduce di
+Tunisi, era venuto a Viterbo insieme con Carlo il giovine
+Enrico, figliuolo di Riccardo di Cornovaglia. Or nella
+città trovavasi eziandio Guido di Montfort, vicario di
+Carlo in Toscana&#8205;<a class="tag" id="tag627" href="#note627">[627]</a>; e la vista del Principe inglese poneva
+tal vertigine indosso a quel feroce soldato che
+metter mano nel sangue gli parve poco: lo frugava
+smania di vendicarsi della regal casa d’Inghilterra per
+cui mano un dì il suo gran padre, Simone di Leicester
+e di Montfort, era stato ucciso in battaglia, e, dopo
+morto, vituperevolmente profanato nel corpo. Egli dunque
+colse l’innocente Enrico presso l’altare di una
+chiesa, lo pugnalò, e, trascinato il cadavere per le chiome,
+lo scagliò sulla gradinata del tempio&#8205;<a class="tag" id="tag628" href="#note628">[628]</a>. L’atroce
+<span class="pagenum" id="Page_520">[520]</span>
+misfatto commesso alla presenza dei cardinali,
+del Re di Sicilia, di quello di Francia, andò impunito,
+e l’omicida si ricoverò a Soana presso il suocero
+suo, ch’era il conte Rosso della casa Aldobrandi. L’inquisizione
+che più tardi si istituì fu mite e benigna,
+avvegnaddio Guido di Montfort fosse uno dei maggiori
+capitani di Carlo, e lo avesse servito meglio di ogni altro
+a demolire il trono degli Hohenstaufen, per modo che il
+conquistatore avevalo rimeritato con bellissimi feudi nel
+reame, dandogli la investitura ereditaria delle contee di
+Nola, di Cicala, di Forino, di Atropaldo e di Monforte&#8205;<a class="tag" id="tag629" href="#note629">[629]</a>.
+Del resto vien detto che Guido fosse uomo di alto sentire,
+di ingegno eletto e financo di grande onestà; ed è pur
+vero che cotali doti dell’animo potessero accoppiarsi
+alla indomabile ferocia di passioni che fu propria degli
+uomini del medio evo. Un delitto come il suo a quel
+tempo non pareva così orrendo come oggi sarebbe; uccidere
+per vendetta non si teneva allora per cosa disonorevole;
+gli uomini di quell’età sapevano odiare a morte,
+e potevano altresì perdonare a chi uccideva. E dodici
+anni dopo quell’omicidio, che oggidì porrebbe il suo
+autore al bando della società civile, fosse anche un Re,
+un Pontefice tornava a chiamare quell’istesso Guido
+di Monfort con nome di figliuolo dilettissimo, e lo creava
+generale ai servizî della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag630" href="#note630">[630]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span>
+</p>
+
+<p>
+Forse quel delitto giovò a svegliare i cardinali dal
+loro letargo; ed infatti, addì 1 Settembre 1271, vinti
+dall’eloquenza del grande francescano Bonaventura,
+affidarono a sei elettori tratti dal loro grembo il mandato
+di nominare il Papa. Con gran dispetto di Carlo
+da quel compromesso uscì un Pontefice italiano, e fu
+Tedaldo della casa Visconti di Piacenza, figliuolo di
+Uberto e nipote di Ottone Visconti arcivescovo di Milano:
+uomo di animo posato e generoso, era esperto nelle
+faccende temporali della Chiesa, ma non erudito. L’elezione
+di un prete che non s’era segnalato per meriti
+publici, che non era cardinale, nemmen vescovo, ma semplice
+arcidiacono di Liegi, e per di più si trovava allora
+in Oriente, fa credere che i cardinali conoscessero
+<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span>
+l’animo franco e independente di Tedaldo, od altrimenti
+che nella loro perplessità, non sapendo che fare, dessero il
+loro voto ad un uomo di poco rilievo. Messaggeri recanti
+il decreto di nomina partirono tosto in gran premura,
+e, traghettato il mare, andarono ad Accona in Siria, dove
+l’eletto trovavasi presso l’inglese Edoardo che ivi combatteva
+in crociata: e l’arcidiacono di Liegi credette
+cader dalle nuvole allorchè intese quali splendide sorti
+gli fossero serbate in Occidente.
+</p>
+
+<p>
+Addì 1 Gennaio 1272 sbarcò nel porto di Brindisi.
+A Benevento lo ricevette Carlo con grandissimi onori
+e gli fe’ accompagnatura; al ponte del Liri vicino Ceperano
+trovò una solenne ambasciata dei Romani venuta
+a salutarlo, ma egli non accettò il suo invito di andare a
+Roma, e senza trattenersi corse a Viterbo, donde soltanto
+più tardi mosse alla Città. Ai 13 di Marzo vi fece la sua
+entrata solenne, condotto da Carlo re; e questo fu uno
+spettacolo nuovo pei Romani, giacchè due Pontefici antecessori
+di Tedaldo erano saliti alla cattedra santa e di
+quella caduti nel sepolcro senza che avessero mai posto
+piede in Roma, nè orato presso alla tomba dell’Apostolo.
+Adesso invece un Pontefice italiano riconduceva il Papato
+nella sua residenza: ai 27 di Marzo Tedaldo Visconti
+era consecrato in san Pietro, e saliva alla santa
+Sede con nome di Gregorio X&#8205;<a class="tag" id="tag631" href="#note631">[631]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il novello Papa raccoglieva dai suoi predecessori
+un’eredità che non era più avviluppata; più fortunato di
+loro trovò uno stato nuovo in un mondo nuovo. Dopo
+<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span>
+Papi che avevano combattuto guerre omicide e scagliato
+anatemi innumerevoli contro i Re ed i popoli, un prete
+poteva adesso salir nuovamente i gradini dell’altar
+maggiore, e colla mano monda e pura benedire il mondo.
+Gregorio X aveva la coscienza di una grande missione da
+compiere, e infatti le opere di quell’uomo generoso, per
+quanto egli potè fare, furono di conciliatore e di principe
+di pace. Già finita era la lotta coll’Impero; morti ne erano
+i combattenti, e l’ultimo figliuolo di Federico II, il re Enzo
+tanto degno di compianto, trapassava anch’egli proprio
+adesso, ai 14 Marzo 1272, nel suo carcere di Bologna,
+un giorno dopo l’entrata del nuovo Pontefice in Roma:
+obliato l’avevano i suoi partigiani ed il mondo, e innanzi
+al suo spirito desolato di solitudine eterna erano
+passate una dopo dell’altra le ombre di tutti i re Hohenstaufen,
+cui egli, il sepolto vivo, era stato condannato
+a sopravvivere&#8205;<a class="tag" id="tag632" href="#note632">[632]</a>. E in breve tempo morivano eziandio
+parecchi monarchi che avevano primeggiato nell’età poc’anzi
+trascorsa: Luigi il Santo, Riccardo di Cornovaglia,
+Enrico III di Inghilterra si dileguavano dal teatro
+della storia. Nuovi Re salivano sui loro troni; e un novello
+ordine di cose si assestava nel mondo, fatto meno ideale
+e più temperato. Allorchè pertanto Gregorio X prese
+le redini del Papato, trovò che conseguita era la meta
+cui avevano inteso i suoi predecessori; restaurato lo
+Stato della Chiesa, Sicilia ridivenuta feudo pontificio
+sotto una nuova dinastia, vinto il principio di cui erano
+<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span>
+stati antesignani gli Hohenstaufen: la dottrina fondamentale
+del Papato, la dominazione universale e giudiziaria
+della Chiesa, pareva essere il frutto maturo della
+grande vittoria ottenuta.
+</p>
+
+<p>
+Ma la cima vertiginosa cui i principî di Innocenzo
+III e dei suoi successori avevano sollevato il Papato
+eccedeva la natura delle cose umane; era opera artificiale
+e perciò non durevole. Gregorio X al principio
+del suo pontificato si vide solo; il suo occhio non
+s’imbatteva che nella faccia impassibile di Carlo d’Angiò,
+uomo duro ed avaro, di lui che si teneva dietro
+alla cattedra pontificia non da vassallo servizievole, ma
+da patrizio e da protettore molesto. Delle due podestà, su
+cui aveva posato il mondo cristiano, impero visibile di
+Dio, una giaceva distratta; or dunque conveniva riempiere
+il vuoto profondo che si trovava nell’ordine cosmico;
+occorreva ricomporre l’Impero, perocchè senza di
+esso la Chiesa si sentisse male in gamba e priva di valore
+pratico. Soltanto un Imperatore, giusta i concetti di
+quell’età, avrebbe potuto dare una forma novella ad
+Italia, e per via di un Concordato solenne prestar garanzia
+di diritto publico al nuovo ordinamento di cose,
+al nuovo Stato ecclesiastico. Toccava perciò ai Papi di
+riconciliarsi con Alemagna che avevano tanto offesa,
+di far pace col partito dei Ghibellini e col mondo politico
+tutto quanto, restaurando quell’antico e sacro Impero
+per cui la Chiesa sempre nutriva simpatia incancellabile.
+</p>
+
+<p>
+Fallì il tentativo di voler dare la corona degli Svevi
+a qualche principe forestiero: vi si opposero i diritti
+legittimi di Alemagna e il sentimento nazionale che in
+essa tornava a destarsi. Per verità Alfonso di Castiglia
+<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span>
+(morto Riccardo ai 2 Aprile 1272), aveva sperato di
+conseguire la corona dell’Impero e ne avea fatto domanda
+al Pontefice, ma Gregorio X respinse le sue
+pretensioni come quelle che mancavano di titolo&#8205;<a class="tag" id="tag633" href="#note633">[633]</a>. Lo
+Spagnuolo, che non aveva posto mai piede in Germania,
+non vi aveva nemmanco partigiani; i Principi non si
+curarono di lui punto nè poco; e dopo lunghe titubanze,
+sotto la presidenza di Guarniero vescovo di Magonza,
+elessero a re dei Romani il conte Rodolfo di Asburgo:
+questo avvenne a Francoforte nel dì 29 Settembre
+del 1273. Concordi furono tutti, eccetto Ottocaro re di
+Boemia che vi protestò contro; e l’elezione procedette
+monda di qualsiasi macchia, e scevra di broglio e di
+corruzione, giacchè Rodolfo non s’era mai adoperato
+per ottener la corona, nè aveva mai fino ad essa spinto
+il desiderio neppure nei suoi sogni più audaci di ambizione&#8205;<a class="tag" id="tag634" href="#note634">[634]</a>.
+Dopo ventidue tristissimi anni di interregno,
+l’Impero tornò ad avere finalmente un capo da
+tutti riverito.
+</p>
+
+<p>
+Rodolfo di Asburgo tiene grandissimo luogo nella
+storia, come principe che restaurò l’Impero e ristabilì
+l’ordine in Germania orribilmente dilaniata: uomo della
+pace e del diritto egli splende quale fondatore di una
+dinastia celebre e di lunga durata. Nella sua giovinezza
+decorosa di imprese cavalleresche (era nato nel 1 Maggio
+del 1218, e Federico II lo aveva tenuto al fonte battesimale)
+<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span>
+aveva combattuto sotto le bandiere degli Svevi,
+e s’era segnalato nelle battaglie del grande Imperatore
+e di Corrado IV, ma, per sua buona fortuna, non aveva
+emerso troppo fra’ primi. Fin adesso per sue convinzioni
+personali aveva abbracciato le dottrine degli Hohenstaufen;
+nondimeno, or che saliva al trono dei Tedeschi e
+dei Romani, tosto vi rinunciava. Uomo nuovo, senza antenati,
+imperatore sì ma non di diritto ereditario, creatura
+dell’elezione de’ principi e del favore dei vescovi,
+in condizioni di cose affatto nuove, somigliò in tutto al
+novello Papa. La sua missione s’accordava colle sue vere
+virtù; e di lui, che aveva animo sodo, temperato, senza
+genio, fece un principe buono e fortunato.
+</p>
+
+<p>
+Egli significò a Gregorio X la sua elezione in una
+lettera nella quale si riflettono chiaramente le mutate
+condizioni delle cose. Forse che un Re della casa di Svevia
+avrebbe scritto ad un Pontefice, nel modo onde Rodolfo
+di Asburgo gli scrisse? «In Voi», dicea, «fermamente
+ripongo la mia speranza, e perciò mi prostro ai piedi della
+Santità Vostra, supplicando che vogliate con benevola
+grazia assistermi nell’officio che ho assunto, e benignamente
+concedermi il diadema imperiale»&#8205;<a class="tag" id="tag635" href="#note635">[635]</a>. Così si
+<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span>
+abdicavano a favore del Papa le pretese, le dottrine, i
+diritti dell’antico Impero germanico. Ai 24 di Ottobre
+Rodolfo di Asburgo fu coronato ad Aquisgrana. Se
+alla fantasia degli uomini di quella età la lunga vacanza
+dell’Impero sarà paruta eguale ad un’orrenda tenebra
+morale, ei dovrà pur esser loro sembrato che questa si
+dissipasse dal mondo adesso che Rodolfo si sedeva sul
+trono degli Imperatori: e poco prima sulla cattedra
+pontificia si era nuovamente assiso un Papa, laonde i due
+lumi dell’universo, sole e luna, tornavano a muoversi
+splendenti nelle loro orbite. E con tale paragone l’arcivescovo
+di Colonia dettava il proemio della sua lettera
+al Papa per riferirgli della coronazione dell’Asburghese,
+di cui lodava i sentimenti profondamente cattolici e le
+regali virtù, e per chiedere che a tempo acconcio fosse
+riconosciuto e consecrato imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag636" href="#note636">[636]</a>. Nè Rodolfo
+poteva dubitare che ciò non gli si concedesse, poichè
+infatti Gregorio X si adoperava sinceramente alla consolidazione
+dell’impero di un nuovo principe che agli
+occhi della Chiesa era mondo di ogni sospetto, e pareva
+adatto a restaurare la pace. Nel tempo istesso la sua
+esaltazione doveva porre l’argine bramato alle ambiziose
+mire di Carlo di Napoli: ed invero Gregorio X fu
+il primo Pontefice che frenasse la soverchia potenza di
+quel Re vassallo; e fecelo con calma, senza violenze.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini a
+Firenze. — Concilio di Lione. — Gregorio X promulga la
+legge del Conclave. — Rodolfo concede un diploma a favore
+della Chiesa. — Idea di Gregorio X sui rapporti fra la Chiesa
+e l’Impero. — Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. — Muore. — Innocenzo
+V. — Adriano V. — Giovanni
+XXI.</span></h4>
+
+<p>
+Un Concilio raccolto a Lione aveva messo il mondo
+in fiamme e deciso della caduta dell’Impero; era destino
+che un altro Concilio congregato a Lione ridonasse
+al mondo la pace, all’Impero il suo capo, e riunisse
+la Cristianità nell’impresa di una grande Crociata.
+Gregorio X bandì un’assemblea generale della Chiesa.
+Invasato ancora delle fantasie del medio evo, quel Papa
+eccellente credeva che fosse compito di Europa liberar
+Gerusalemme, laonde dedicò la sua attività all’Oriente,
+di dove era venuto per salire alla santa Sede. Non vedeva
+di meglio che una Crociata, e, come un dì Onorio III, il
+suo animo ne era pieno. Quel disegno pertanto fu lo scopo
+essenziale del Concilio di Lione.
+</p>
+
+<p>
+Da Orvieto (dove ormai nell’estate del 1272, partito
+di Roma, aveva posto residenza) Gregorio mosse
+nella primavera del 1273 alla volta di Lione, accompagnato
+da Carlo senatore e re&#8205;<a class="tag" id="tag637" href="#note637">[637]</a>. Ai 18 di Giugno entrò
+<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span>
+a Firenze andandovi come paciere, chè sua cura incessante
+fu (e non vi riuscì) di riconciliare in tutta Italia
+Guelfi con Ghibellini. La furia dei partiti fu per due secoli
+feroce infermità, virile espressione di forza, genio
+creatore di vita; e la loro indole è tanto spaventosa e
+grande, che la civiltà fatta sempre più mite di costume
+non giunge a comprenderla rettamente. Quella fiera passione,
+divenuta cosa ereditaria, vera religione politica,
+dilaniava e accendeva di entusiasmo tutte le città della
+Liguria, della Lombardia, di Toscana, delle Marche. E
+non appena che Gregorio X aveva celebrato a Firenze
+un publico atto di concordia, l’incendio scoppiava con
+nuova gagliardia, ond’egli partiva con gran collera da
+quella città di Guelfi e di Ghibellini, tenendo la Bolla
+della sua scomunica in mano. Proseguì il suo viaggio
+per Reggio, Milano e Piemonte, e nel mese di Novembre
+giunse a Lione.
+</p>
+
+<p>
+Il grande Concilio si aperse addì 7 Maggio dell’anno
+1274, e durò fino ai 17 di Luglio. Gregorio ebbe il
+contento di udirvi la Chiesa greca professare la sua
+unione con Roma; e questa fu conversione di cui andò
+debitore all’eloquenza di san Bonaventura, cardinale di
+Albano, il quale morì ancor prima che il Concilio terminasse.
+Da allora in poi gli Imperatori di Bisanzio
+<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span>
+ripeterono quel vano giuoco ogni qualvolta ebbero bisogno
+dell’aiuto dell’Occidente; e lo scopo cui l’astuto
+Paleologo intese (e l’ottenne) colla proposta unione, si
+fu che l’Occidente lo riconoscesse per imperatore. Così
+Carlo di Angiò, rodendosi del dispetto, vide il Papa accortamente
+impedirgli che ponesse in essere i suoi progetti
+ambiziosi rivolti alla conquista di Grecia.
+</p>
+
+<p>
+Un celebre Decreto promulgato a Lione stabilì per
+la prima volta la forma solenne che avrebbesi dovuto tenere
+nei Conclavi per l’elezione pontificia. Ecco il modo
+onde si ordinava la cosa. Morto il Pontefice, i Cardinali
+che si trovavano nella città dove quegli era trapassato,
+non potevano aspettare l’arrivo dei loro confratelli assenti,
+più a lungo di dieci giorni: trascorso questo termine
+dovevano raccogliersi nelle case del defunto, accompagnato
+ciascuno da un solo famiglio, ed abitare tutti
+in comune una stanza di cui si murerebbero le porte
+di entrata e di uscita, eccettuata una finestra per introdurre
+cibo e bevanda. Se il Papa non fosse eletto di lì a
+tre giorni, comandavasi che nei cinque dì successivi i
+Cardinali non ricevessero più di una vivanda a pranzo
+ed una a cena, e che finalmente si dovessero porre a
+vino, pane ed acqua. Sotto pena di scomunica si proibiva
+ogni rapporto con quei di fuori. Ai reggitori temporali
+della città in cui avveniva l’elezione, si dava l’incarico
+di chiudere a chiave i Cardinali e di sopravvegliare il
+Conclave; ma con solenne giuramento, da prestarsi innanzi
+al clero ed al parlamento del popolo, quei magistrati
+dovevansi obligare di adempiere coscienziosamente
+al loro importante officio, sotto pena che in caso
+di mala fede l’interdetto sarebbe pronunciato sovra di
+<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span>
+essi e dell’intiera città. Se, come afferma la Chiesa,
+l’elezione pontificia avviene per ispirazione celeste, la
+fame e la sete paiono affè mezzi assai strani per far che
+lo Spirito Santo discenda in petto di Cardinali discordi
+e cadenti di digiuno! Gente incredula potrebbe stupire
+che il sommo sacerdote della religione dovesse eleggersi
+da pochi vecchi disputanti, chiusi a muro in una stanza
+senz’aria e senza luce! E intanto i magistrati della città
+a vegliar dì e notte agli usci, e il popolo in fermento a
+circondare il palazzo aspettando il momento che il muro
+cadesse, ed a prostrarsi poi ginocchioni innanzi ad uno
+sconosciuto, il quale, alzando la mano in atto di benedire,
+uscisse del Conclave con occhi molli di pianto oppure
+raggiante di gioia! La culla del Papa era un carcere, e,
+di un solo passo, da quello saliva al trono del mondo.
+La forma elettiva del capo supremo della religione, tanto
+disforme da ogni altro modo usato ad eleggere i principi,
+è cosa meravigliosa come tutto l’ordinamento della
+Chiesa medioevale: in che strana guisa (si noti) l’elezione
+pontificia si era mutata nel corso dei tempi!
+</p>
+
+<p>
+La celebre Costituzione di Gregorio X fu la conseguenza
+della disputa che aveva preceduto la sua elezione,
+ed aveva durato tre anni. Ma la rigidezza di forma del
+Conclave parve cosa insopportabile, e spesso veramente lo
+fu; e soltanto con repugnanza i Cardinali si sottomisero
+ad una legge che li poteva dare in balia ai trattamenti
+brutali di tiranni e di magistrati cittadini. Uno dei più
+prossimi successori di Gregorio abrogò il decreto, ma
+fu di lì a poco rinnovato, ed oggidì ancora nell’essenza
+perdura. Il Conclave ha per iscopo di guarentire la
+libertà dell’elezione, e di affrettarla eziandio con fisica
+<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span>
+coazione: ma la storia delle elezioni pontificie può insegnare
+se anche le più grosse muraglie dei Conclavi
+sieno state sufficienti a tor l’adito all’influenza del
+mondo esteriore ed a resistere all’astuzia, alla corruzione,
+alla paura, all’odio, ai favori partigiani, all’egoismo
+ed alle altre passioni che sogliono penetrare senza
+impedimento attraverso i muri per quanto sieno fitti,
+sì come la pioggia d’oro del mito seppe farsi strada
+nella torre di Danae&#8205;<a class="tag" id="tag638" href="#note638">[638]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Innanzi al Concilio comparvero messi del Re di Castiglia,
+e furono rimandati; vennero ambasciatori di Rodolfo
+di Asburgo, e furono accolti con grandi onoranze.
+Il Cancelliere di questo ultimo, in suo nome confermò
+alla Chiesa i Diplomi degli antichi Imperatori, massime
+i documenti promulgati da Ottone IV e da Federico II;
+e fu dichiarato che il nuovo Imperatore presterebbe ad
+essi solenne riconoscimento secondo il loro integrale
+tenore. Rodolfo confermò lo Stato ecclesiastico; rinunciò
+agli antichi diritti imperatorî, ad ogni dignità ed a
+qualsiasi potere sulle terre di san Pietro e su Roma;
+spogliò qualunque pretesa su Sicilia; dimise ogni astio
+contro di Carlo, e protestò di essere pronto a riconoscerlo
+per re e vassallo pontificio in quel paese da tenersi sempre
+separato dall’Impero. A tutti gli amici della Chiesa concesse
+indulto; lo stesso ai nemici di Federico II e de’ suoi
+<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span>
+eredi; dichiarò che era disposto a consecrar tutte queste
+concessioni con giuramento quando e dove Gregorio fosse
+per chiederlo, e s’impegnò di obligare anche i principi
+di Germania a fare altrettanto. Questo infatti desiderava
+il Pontefice, che tutto l’Impero confermasse la incontrastabile
+validità dei privilegî di Ottone e di Federico;
+così voleva per sempre impedire che l’arbitrio di qualche
+Imperatore potesse spingere lo Stato ecclesiastico al
+precipizio. Rodolfo abbisognava del Papa, il quale poteva
+armare contro di lui forti nemici, com’erano Ottocaro
+di Boemia e Carlo di Sicilia, onde, senza prendersi alcun
+riguardo dell’Impero, acconsentì alla richiesta del Pontefice:
+ed egli era ben remoto dalle idee e dagli errori
+dei suoi predecessori, che s’erano scavata la fossa perchè
+avevano voluto rialzare a dogma dell’Impero quegli
+antichi diritti imperiali cui essi per patto avevano rinunciato.
+</p>
+
+<p>
+Per conseguenza Gregorio X riconobbe l’Asburghese
+a re dei Romani&#8205;<a class="tag" id="tag639" href="#note639">[639]</a>, e più viva impazienza mostrava
+egli di coronarlo a imperatore, di quello che Rodolfo
+fosse propenso a intraprendere un viaggio a Roma.
+Il Pontefice, al colmo della contentezza, rammemorò
+allora la benefica associazione delle due podestà, Chiesa e
+Stato, fratello e sorella che s’avevan potuto combattere,
+ma che un legame arcano e simpatico teneva insieme
+<span class="pagenum" id="Page_534">[534]</span>
+avvinti: nè egli parlava più colle mistiche comparazioni
+del sole e della luna, bensì da uomo pratico confessava
+che la Chiesa era la massima autorità nelle cose
+spirituali, sì come l’Impero lo era nelle cose temporali.
+«Il loro officio», diceva, «è d’indole differente, ma lo
+stesso scopo finale le avvince indissolubilmente. Che la
+loro unità sia necessaria lo dimostra il male che deriva
+se l’una manca all’altro. Allorchè vedova è la cattedra
+santa manca all’Impero il ministro del bene; quando
+vaca il trono dell’Imperatore la Chiesa è abbandonata
+senza protezione in balia de’ suoi persecutori. A Imperatori
+ed a Re corre obligo di difendere le libertà e i diritti
+della Chiesa, e di non torle i suoi beni temporali:
+quanto poi ai reggitori della Chiesa, essi hanno debito
+di serbare ai principi la completa interezza della loro podestà»&#8205;<a class="tag" id="tag640" href="#note640">[640]</a>.
+Dopo le declamazioni pompose di un Gregorio
+IX e di un Innocenzo IV, i quali nei Papi avevano
+voluto vedere soltanto i dominatori del mondo, nei Re
+le creature della loro investitura, è cosa assai confortevole
+udire adesso la voce calma della ragione in bocca
+<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span>
+di Gregorio X. Per verità il Papato aveva ottenuto
+l’adempimento di tutte le sue brame. Non soltanto il
+debole Imperatore, ma eziandio tutti i principi elettori
+di Alemagna prestavano adesso reverenza alle dottrine
+di Innocenzo III, poichè senza più starsi in forse protestavano
+che l’Imperatore riceveva l’investitura della
+sua podestà dal Papa, al cui servigio ei doveva porre
+la sua spada temporale&#8205;<a class="tag" id="tag641" href="#note641">[641]</a>. Gregorio X pertanto conchiuse
+pace con un Impero che impero più non era; ma
+per buona ventura, anche ad onta che il pensiero del
+Papa trionfasse, la idea sacerdotale che egli espresse
+della associazione pacifica delle due podestà rimase soltanto
+un sogno dogmatico, che la coscienza dei popoli e
+degli Stati diventando ognor più libera e forte fe’ svanire.
+</p>
+
+<p>
+Il Pontefice partì di Lione nel Giugno dell’anno
+1275 per tornarsene in patria, e incontratosi a
+Beaucaire col Re di Castiglia, là, dopo lungo dibattito,
+Alfonso rinunciò alle sue pretese. Gregorio trovossi indi
+a Losanna con Rodolfo, e il Re dei Romani ai 20 ed
+ai 21 di Ottobre rinnovò le sue promesse di Lione: nel
+tempo medesimo furono stabilite le nozze di sua figlia
+Clemenza con Carlo Martello, nipote di Carlo di Angiò&#8205;<a class="tag" id="tag642" href="#note642">[642]</a>.
+La pace coll’Impero dovevasi conchiudere con
+atti solenni, a Roma, prima della coronazione; e quanto
+<span class="pagenum" id="Page_536">[536]</span>
+a questa fu fermato che si sarebbe celebrata addì 2
+Febbraio del 1276. I Diplomi di Rodolfo non fecero che
+ripetere ossia confermare il tenore di quelli promulgati
+già da Ottone IV e da Federico II: se la loro conferma
+fosse stata il solo frutto delle lotte atroci che avevano
+durato un buon mezzo secolo, non vi sarebbero parole
+bastevoli a deplorare la debolezza ovverossia la stoltezza
+della gente umana: ma i risultamenti della lotta degli
+Hohenstaufen furono pari a quelli della contesa delle
+investiture; furono bene altri e assai maggiori e di valore
+più intellettuale di ciò che stesse scritto sulle pergamene.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio X tornò dunque con animo lieto in Italia,
+dove, restauratore vero dell’Impero, sperava di incoronarne
+fra breve il principe. Addì 18 Dicembre giunse
+presso a Firenze. Questa città era colpita dell’interdetto,
+ed il Papa non avrebbe potuto toccarne il suolo;
+però siccome l’Arno era grosso e non si poteva guadare,
+egli si vide costretto di assolvere la città per tanto tempo
+quanto vi fece dimora. Partendo benedisse al popolo
+accorrente sul suo passaggio, e splendido come il sole
+traversò la città, ma tosto che fu uscito della sua porta,
+alzò di bel nuovo la mano in atto di maledire, e
+ripiombò nella tenebra i Fiorentini: scenata stravagante,
+di conio propriamente medioevale! Arrivato ad
+Arezzo, il Papa infermò, e per sciagura della santa Sede
+vi morì ai 10 di Gennaio dell’anno 1276. Il pontificato
+di Gregorio X, uom generoso, fu breve, felice e fecondo;
+<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span>
+ed ei può chiamarsi il Tito della sua età. Sebbene non
+avesse potuto conchiudere completamente un concordato
+coll’Impero, tuttavia ne ebbe posto le pratiche basi;
+l’attività di un uomo onesto ebbe per ricompensa un
+onesto risultamento.
+</p>
+
+<p>
+Ogni uomo lamentò la perdita dell’eccellente Pontefice,
+egregio fra i migliori; non così, e fu solo, il
+malevolo re Carlo. Egli s’adoperò a far eleggere un
+papa a lui benigno, e in parte giunse al suo scopo,
+sebbene i tre successori di Gregorio X, persone dappoco,
+morissero rapidamente un dopo l’altro. Ai 21
+Gennaio 1276 fu eletto in Arezzo uno di nascita francese,
+Pietro di Tarantasia in Savoia, che era stato arcivescovo
+di Lione, e adesso trovavasi da cardinale arcivescovo
+di Ostia, alla qual sede era stato nominato
+nel 1275: fu il primo domenicano che diventasse papa.
+Ed egli andò frettolosamente a Roma, dove ai 23 di
+Febbraio fu consecrato con nome di Innocenzo V. Servitore
+devoto di Carlo, confermò subito il Re nell’officio
+senatorio e perfino nel vicariato imperiale di Toscana,
+cosa onde Rodolfo di Asburgo si offese. L’opera pacifica,
+cui Gregorio IX aveva dato mano così avventuratamente,
+minacciava di correr pericolo. Si temè infatti che
+Rodolfo venisse a Roma e rompesse guerra con Carlo,
+avvegnaddio il Re dei Romani desse a conoscere il suo
+gravissimo malcontento, e ormai i suoi plenipotenziarî in
+nome dell’Impero s’avessero fatto prestare giuramento
+di omaggio dalla Romagna. Il novello Pontefice lo richiese
+con grande instanza che si tenesse lontano dai
+confini d’Italia fino a tanto che non avesse adempiuto
+agli oblighi assunti, e segnatamente finchè non avesse
+<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span>
+dato in potere della Chiesa la Romagna&#8205;<a class="tag" id="tag643" href="#note643">[643]</a>. Questa
+provincia già conceduta alla santa Sede, ma non ancora
+consegnatale, aveva sempre appartenuto all’Impero dal
+tempo degli Ottoni in poi: ora anche Rodolfo di Asburgo
+intendeva tuttavia serbare integri i diritti imperiali, non
+tanto nell’idea di tenerli per sè, quanto per averne in
+mano un’arma con cui potesse minacciare il Papa; ed
+in vero anche questi continuava a governare la Toscana
+per via di Carlo, arrogandosi così i diritti imperiali. Ma
+frattanto Innocenzo V morì in Roma ai 22 di Giugno.
+</p>
+
+<p>
+Poichè allora Carlo trovavasi nella Città, l’officio
+senatorio gli dava il diritto di sopravvegliare il Conclave,
+ed eziandio il modo di esercitare sopra di esso la
+sua influenza. Non usò riguardi, chiuse i Cardinali con
+durezza in Laterano, e fece murare le finestre della loro
+camera così strettamente, che a mala pena vi avrebbe
+potuto entrar dentro un uccello. Otto giorni stettero i
+Cardinali francesi disputando cogli italiani, indi ai contendenti
+non fu dato altro cibo che pane, vino ed acqua;
+però i partigiani di Carlo ebbero ogni ben di Dio, e financo
+tennero corrispondenze illegali col Re&#8205;<a class="tag" id="tag644" href="#note644">[644]</a>. Queste
+asprezze e queste inonestà irritarono gli Italiani, massime
+Giovanni Gaetano Orsini loro capo, il quale non
+perdonò mai a Carlo ciò che del Conclave aveva fatto.
+Dopo lungo piatire, alla fine fu eletto un italiano, Ottobono
+de Fiesco, vecchio cardinale diacono di sant’Adriano,
+<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span>
+e fu acclamato pontefice ai 12 di Luglio con
+nome di Adriano V.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia il nipote di Innocenzo IV, il quale faceva
+rivivere un passato cui non si avrebbe potuto far più
+ritorno, morì di lì a trentanove giorni senza pur avere
+ricevuto il presbiterato: trapassò a Viterbo, addì 17
+Agosto 1276. Eletto appena, aveva abolito la legge del
+Conclave promulgata da Gregorio X; forse aveva voluto
+vendicarsi del tormento sofferto durante la clausura;
+forse aveva capito che era impossibile di dare rigido
+eseguimento alle forme che si avevano stabilite.
+</p>
+
+<p>
+Per la seconda volta le speranze di Carlo soffersero
+una delusione; chè anche adesso la novella elezione non
+cadde su di un Francese. Le parti in cui erano divisi i
+Cardinali combatterono a longo con veemenza, in mezzo
+a tumulto continuo dei cittadini di Viterbo, i quali, non
+badando al decreto del testè morto Pontefice, serrarono
+gli elettori in conclave rigorosissimo. Finalmente, per
+l’ascendente del potentissimo Gaetano Orsini, ai 17 Settembre,
+fu eletto il Cardinal vescovo di Ostia: si appellò
+Giovanni XXI.
+</p>
+
+<p>
+<i>Petrus Hispanus</i> o <i>Juliani</i>, arcivescovo di Braga, portoghese
+di nascita, era figlio di un medico: ed egli stesso
+era cultore della scienza paterna, erudito negli studî
+filosofici, segnatamente in quello di Aristotele, e autore
+di opere di medicina e di scolastica. Gregorio X aveva
+appreso a stimarlo nell’occasione del Concilio di Lione,
+e, nominatolo vescovo di Tuscolo, lo aveva condotto con
+sè in Italia. Alcuni Cronisti ignoranti parlano di Giovanni
+XXI come di un mago; gli danno in pari
+tempo dell’erudito e dell’ignorante; lo chiamano un
+<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span>
+pazzo sapiente assiso sulla cattedra santa, uomo senza
+dignità, amante delle scienze e odiatore dei frati&#8205;<a class="tag" id="tag645" href="#note645">[645]</a>. Si
+era nel secolo decimoterzo, ma la plebe meravigliava di
+un Papa dotto nella astrologia e nelle scienze naturali,
+e lo guardava colla istessa temenza superstiziosa con cui
+nel secolo decimo aveva mirato Silvestro II. Dei goffi
+frati stizziti dipinsero di Giovanni XXI un ritratto a
+colori schifosi: sospetta era la sua erudizione non rivolta
+alle scienze che allora reputavansi canoniche, ma a studî
+tali che erano banditi dai chiostri: e il suo bellissimo
+costume di trattare liberalmente anche colla più minuta
+gente, massime la sua famigliarità senza sussiego coi
+dotti, gli procacciò invidia e dileggio. Nondimeno, qual
+Papa sarebbe stato Giovanni ei non ebbe tempo di far conoscere
+al mondo; chè, ormai ai 16 Maggio 1277 morì
+a Viterbo, dove aveva posto residenza. Anche il modo
+strano di sua morte contribuì ad aumentare l’opinione
+fanciullesca che fosse un negromante; crollò il tetto di
+una stanza che egli s’era fatto fabbricare nel suo palazzo
+a Viterbo, e Giovanni XXI rimase sepolto sotto
+quelle ruine&#8205;<a class="tag" id="tag646" href="#note646">[646]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un Orsini
+papa. — Conferma giuridica dello Stato della Chiesa. — La
+Romagna viene ceduta al Pontefice. — Bertoldo Orsini,
+primo conte pontificio della Romagna. — Carlo si dimette
+dall’officio di vicario della Toscana e da quello di senatore. — Costituzione
+di Nicolò III sull’investitura del Senato. — <i>Matheus
+Rubeus</i> Orsini, senatore. — Giovanni Colonna e
+Pandolfo Savelli, senatori. — Nepotismo. — Nicolò III muore
+nel 1280.</span></h4>
+
+<p>
+Per sei mesi la santa Sede rimase novellamente vacante,
+e i Cardinali residendo in questo periodo a Viterbo,
+di là amministrarono le cose della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag647" href="#note647">[647]</a>. Carlo,
+bramoso di elevare al soglio un Papa del suo partito, pose
+impedimenti all’elezione, senza però giungere a capo di
+ciò cui mirava, avvegnaddio i Latini nel Conclave facessero
+opposizione ai Francesi con fortuna sempre migliore.
+Come gli impazienti cittadini di Viterbo ebbero chiuso
+gli elettori dentro del loro palazzo comunale, fu (ai 25
+<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span>
+di Novembre) acclamato il potentissimo dei Cardinali,
+Giovanni Gaetano Orsini, che assunse nome di Nicolò
+III.
+</p>
+
+<p>
+Questo orgoglioso figliuolo di <i>Matheus Rubeus</i>, il
+celebre senatore del tempo di Federico II, non aveva le
+tendenze religiose del padre, ma ereditava la fiamma
+della sua grande energia d’animo. Sotto Innocenzo IV
+era stato eletto cardinale di san Nicolò in Carcere, protettore
+dell’ordine dei Minoriti, inquisitore generale;
+aveva servito otto Pontefici, preso parte a sette elezioni
+di Papi; era stato lui che aveva levato alla cattedra santa
+Giovanni XXI, e che lo aveva anche dominato. Dotto
+nelle scienze, esperto in tutte le faccende del mondo,
+era il capo dichiarato del Collegio cardinalizio, e per
+intelletto politico a tutti sovrastava&#8205;<a class="tag" id="tag648" href="#note648">[648]</a>. Dalla fine del
+secolo precedente in poi la sua illustre famiglia romana
+aveva tenuto i più alti officî nella Chiesa e nella magistratura;
+e questo valse al Cardinale un sentire degno
+di principe, ma altresì, quando fu papa, lo traviò
+facendone un favoreggiatore sfacciato di nepotismo. Fu
+un vero ottimate romano, d’animo vigoroso e di grandezza
+regia; senza riguardo di checchessia si diede ad
+ammassare tesori; nutrì sentimenti affatto mondani; fu
+della sua città natale amantissimo, non senza affetto
+per la sua nazione, degli stranieri che la offendevano
+odiatore. Se invece di Clemente IV foss’egli seduto sulla
+cattedra di san Pietro, la casa di Angiò non avrebbe
+certamente posto piede in Italia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span>
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Gaetano Orsini fu, dopo Onorio III, il primo
+uomo romano che si sedesse sulla cattedra santa: e
+vi ascese con nome di Nicolò III ai 26 Dicembre 1277,
+nel qual giorno fu in Roma consecrato. La fausta conchiusione
+del concordato con Rodolfo di Asburgo e la
+rivendicazione dei diritti della Chiesa sovra il Senato
+romano resero assai notevole il suo pontificato. I suoi
+predecessori nei loro reggimenti fuggevoli non avevano
+potuto venire ad un trattato definitivo col nuovo capo
+dell’Impero. Rodolfo parecchie volte aveva espresso l’intendimento
+di scendere in Italia, ma i Pontefici lo avevano
+ripetutamente ammonito di non farlo. Infatti non è
+esatto quel che si dice, che il primo Asburghese abbia di
+sua spontanea volontà rinunciato di venire a Roma e di
+prendersi la corona imperiale; chè anzi soventi volte
+e con grande istanza ei la chiese, appunto perchè la dignità
+imperiale gli pareva essere necessaria a dar buon
+fondamento alla sua dinastia. Le concessioni che ei fece
+a Nicolò III furono altrettanti patti imposti alla sua coronazione
+imperiale; e soltanto le condizioni interiori di
+Germania e il rapido mutamento dei Pontefici gli impedirono,
+come in antico a Corrado III, di venire a Roma.
+Nè l’opportunità gli sarebbe mancata, chè financo
+città italiane straziate dalle fazioni lo invocarono affinchè
+discendesse e le salvasse; e Dante il gran ghibellino
+non perdona a lui, nè al suo figlio Alberto che
+abbiano diserto il giardin dello Imperio e la vedova
+Roma. Gli è appunto di ciò che Germania deve essere
+invece riconoscente alla casa di Asburgo&#8205;<a class="tag" id="tag649" href="#note649">[649]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nicolò III volle ordinare lo Stato della Chiesa sopra
+solide fondamenta di diritto publico; questo fu il suo
+massimo intento. Chiese a Rodolfo che si rinnovassero i
+trattati di Losanna e con esattezza scrupolosa si stabilisse
+in un documento tutta l’estensione che aver doveva
+il territorio ecclesiastico, specificandone città per
+città, parimenti come s’era usato registrare in più vecchi
+Diplomi. Seguendo le più ampie dimensioni delle donazioni
+antiche, questo documento doveva compilarsi a
+garanzia dell’avvenire. Ai 19 di Gennaio 1278, da Vienna,
+Rodolfo die’ mandato a Corrado frate minore di rinnovare
+i privilegî di Losanna; e il legato ne sottoscrisse
+l’atto relativo, a Roma, addì 4 di Maggio&#8205;<a class="tag" id="tag650" href="#note650">[650]</a>. Affine di
+raffermare per iscrittura i diritti cui la Chiesa pretendeva
+<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span>
+sopra la Romagna e la Pentapoli si trassero fuori
+dall’archivio pontificio le vecchie pergamene: per verità
+non si potè esibire la prima e celeberrima di tutte le
+carte di donazione, ma se ne incominciò la serie col cosiddetto
+<i>Privilegium</i> di Lodovico il Pio, e si venne indi
+ai Diplomi di Ottone I e di Enrico II. Il Pontefice mandò
+in Alemagna la copia dei passi corrispondenti di quelle
+scritture, e Rodolfo tenne per genuini cotai Diplomi imperiali,
+senza nemmanco istituire intorno ad essi un esame
+critico. Il più antico donativo di terre che avessero
+ricevuto i Pontefici era stato quello dell’Esarcato e della
+Pentapoli, regalo di Pipino; ma i loro diritti su quelle
+province i Papi non avevano mai ridotto in essere, perciocchè
+dagli Ottoni in poi l’Impero le avesse tenute per
+sè, senza che Pontefice qualsiasi ne avesse contrariamente
+menato reclamo. Anche Rodolfo fu restio a rinunciare a
+terre che egli medesimo appellava «orto dell’Impero»;
+ma dovette chinare il capo avanti la volontà risoluta
+di Nicolò III, che soltanto a questo patto gli offerse
+la cessione dei diritti imperiali sulla Toscana che Carlo
+da vicario governava. Così fu con grande abilità
+che i Papi si servirono tanto di Rodolfo quanto di Carlo,
+per tenerli l’un l’altro in freno. Ed ai 29 di Maggio
+Rodolfo incaricò il suo ambasciatore Goffredo di annullare
+gli atti del suo cancelliere, che in nome dell’Imperatore
+aveva chiesto giuramento di fedeltà dalla Romagna:
+ai 30 di Giugno 1278, in Viterbo, il legato
+tedesco consegnò al Papa il documento che conteneva
+la cessione delle dette terre&#8205;<a class="tag" id="tag651" href="#note651">[651]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span>
+</p>
+
+<p>
+Colle sue carte in regola, or s’affrettò Nicolò III a
+prender possesso della Romagna, per arricchirne principescamente
+la sua famiglia. I suoi messaggi ammonirono
+città e signori di fare omaggio alla Chiesa; i più
+obbedirono, alcuni ricusarono. Baroni di famiglie dinastiche,
+uomini d’ingegno e di valore, parecchi dei quali
+sopra un teatro maggiore avrebbero operato geste gloriose,
+erano (dopo l’età degli Hohenstaufen) sorti in
+Romagna e nelle Marche, quali di parte guelfa, quali di
+fazione ghibellina; s’erano impadroniti del reggimento
+nelle Republiche lacerate dalla discordia, e avevano
+fondato signorie più o meno durevoli, le quali combatterono
+per tre secoli contro il potere del Papa con
+maggior vigore di quello che le democrazie potessero
+fare. Per distinguerli dai magistrati republicani, a quei
+signori si die’ nome di tiranni (<i>tyrampni</i>); e furonlo nel
+significato proprio che si diede ai tiranni di città dell’antico
+tempo; furono cioè principi contenuti entro
+certi limiti dal Comune, ossiano podestà simili a regoli.
+Alla Chiesa si sottomisero i Malatesta del Verruccio a
+Rimini, i Polentani a Ravenna, e Guido di Montefeltro,
+il quale dopo di essere stato prosenatore di Arrigo di
+Castiglia a Roma, coll’astuzia e coll’audacia di lì a
+breve era diventato il tiranno di quasi tutta Romagna, ed
+era stato scomunicato dal Papa: fino la potente Bologna,
+straziata dalle fazioni dei Lambertazzi e dei Geremei,
+riverì per la prima volta la sovranità della Chiesa sopra
+di sè e del suo distretto urbano. Quella celebre città,
+«madre feconda di uomini grandi nella scienza, chiari
+per valore politico, per dignità, per virtù, fonte sempre
+viva del sapere», fu da ora in poi tenuta da’ Pontefici
+<span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span>
+in conto di gemma preziosissima della loro corona temporale&#8205;<a class="tag" id="tag652" href="#note652">[652]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come al tempo de’ Carolingi, il Papa tornò a mandare
+suoi governatori in quelle terre: a legato ecclesiastico
+vi nominò il nipote suo Latino Malabranca, cardinale
+vescovo di Ostia; e creò il figlio di suo fratello,
+Bertoldo Orsini, a conte di Romagna (e fu il primo)
+per la santa Sede&#8205;<a class="tag" id="tag653" href="#note653">[653]</a>. E per dar loro autorità di nerbo
+efficace levò a suo stipendio milizie napoletane sotto il
+comando di Guglielmo l’Estendart, imperocchè Carlo si
+fosse obligato da vassallo della Chiesa a prestarne&#8205;<a class="tag" id="tag654" href="#note654">[654]</a>.
+In tal guisa la Romagna venne di ragione giuridica in
+mano dei Pontefici. Custodirono essi quella perla con
+cura gelosa; ma gli indomiti Romagnuoli non si lasciarono
+<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span>
+porre il bavaglio della servitù nemmanco nel corso
+di secoli; le città serbarono gloriosamente le loro franchigie,
+e la Chiesa non vi potè mantenere altro rapporto
+che di protettorato: la storia della Romagna sotto lo
+scettro pontificio è un eterno stato di sollevazione, un
+eterno alternarsi di tirannidi e di democrazie.
+</p>
+
+<p>
+Conseguenza del trattato conchiuso con Rodolfo si fu
+l’indebolimento della potenza di Carlo. Dicesi che il Re
+nutrisse un odio personale contro Nicolò III, e che questi
+con pari acerbità riodiasse Carlo; ed invero il Papa
+era stato profondamente offeso per il rifiuto che l’altro
+gli aveva dato di sposare una sua nipote con un nipote
+di lui. Comunque si sia, certo è che un uomo d’animo
+independente come il suo, doveva porre un fine alla
+troppo grande influenza del Re. Gli tolse il vicariato
+imperiale in Toscana, perciocchè Rodolfo così richiedesse
+in ristoro di quanto egli perdeva in Romagna&#8205;<a class="tag" id="tag655" href="#note655">[655]</a>; ed
+eziandio lo costrinse a dimettersi dall’officio di senatore,
+giacchè Clemente IV avevagli concesso l’autorità senatoria
+nel 1268 per dieci anni, e il termine spirava col
+giorno 16 Dicembre del 1278. Per discutere appunto di
+questi importantissimi argomenti Carlo era venuto a
+Roma, e vi si era soffermato dal principio del Maggio
+fino ai 15 di Giugno, trattando con Nicolò e coi Romani&#8205;<a class="tag" id="tag656" href="#note656">[656]</a>:
+fu però giuocoforza che ei si acconciasse alla
+<span class="pagenum" id="Page_549">[549]</span>
+volontà del Papa, laonde si dichiarò pronto a deporre la
+sua carica urbana. Quanto a Nicolò, nel Giugno andò a
+Viterbo, e di là mandò a Roma i cardinali Latino e Jacopo
+Colonna col mandato di ordinare i rapporti della
+santa Sede col Senato; e intanto gli impiegati di Carlo
+rimasero ancora in officio fino al mese di Settembre&#8205;<a class="tag" id="tag657" href="#note657">[657]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Pontefice dichiarò espressamente per mezzo dei
+suoi plenipotenziarî di non pretendere all’elezione del
+Senato, nè di volersene arrogare un diritto, perciocchè
+questa ingerenza avrebbe potuto porre a pericolo sè e
+la Chiesa. Per conseguenza confermò il diritto elettivo
+dei Romani&#8205;<a class="tag" id="tag658" href="#note658">[658]</a>, il quale d’altronde avrebbe perduto
+<span class="pagenum" id="Page_550">[550]</span>
+ogni importanza se il Senato fosse tornato in quella
+dipendenza di investitura che stabilita aveva Innocenzo
+III. Nè al potentissimo Orsini fu difficile di ripristinare
+questo stato di cose. Egli amava Roma,
+laonde con sentimento patriottico magnificò questa
+sua città natale, e per ispazzar via la influenza francese,
+nel mese di Marzo 1278, fece cardinali tre Romani
+della più eletta nobiltà, che furono Latino Frangipani
+Malabranca, Jacopo Colonna e il suo stesso
+fratello Girolamo Orsini. E il suo amor patrio gli
+valse financo il favore del partito ghibellino, laddove
+Carlo non era accetto nemmanco a’ Guelfi, dei quali
+gli stessi Pontefici cercavano adesso di frenare la potenza.
+Poichè dunque Nicolò ebbe tolto al Re l’autorità
+senatoria, volle egli mercè di una legge impedire che
+questo importantissimo officio fosse mai più per capitare
+nelle mani di Principi stranieri; e in questo intento,
+ai 18 Luglio del 1278, promulgò una Costituzione
+che segna un’epoca vera. In essa ei fa derivare il diritto
+dei Pontefici su di Roma da Costantino, che loro avrebbe
+ceduto la signoria della Città affinchè il Papato potesse
+essere independente&#8205;<a class="tag" id="tag659" href="#note659">[659]</a>. I Cardinali, vi dice Nicolò, devono
+<span class="pagenum" id="Page_551">[551]</span>
+liberamente dar consigli al Pontefice; i giudizî
+poi di questo non devono mai essere oscillanti, nè la
+decisione dei Cardinali deviare per timori mondani dai
+termini di verità; la elezione del Papa e la nomina dei
+Cardinali devono avvenire senza costringimenti&#8205;<a class="tag" id="tag660" href="#note660">[660]</a>. E vi
+rammenta tutti i malanni che agli ultimi tempi degli
+Hohenstaufen aveva cagionato la podestà senatoria caduta
+in balìa di signori stranieri: distruzione delle mura,
+ruine che avevano rimutato la faccia della città, saccheggio
+dei patrimonî privati e delle chiese, vergognose
+incostanze di propositi; esempio per tutte le accoglienze
+fatte a Corradino. Nicolò pertanto diceva che volea restituire
+independenza completa alla Chiesa, pace e benessere
+alla città di Roma; e dichiarava per conseguenza
+di promulgare d’accordo col suo Collegio la legge, che
+da allora in poi nessun imperatore, re, principe, margravio,
+duca, conte o barone, nè qualsiasi nobiluomo
+potente di loro parentela potesse diventare senatore,
+capitano del popolo, patrizio o rettore od officiale della
+Città, nè a tempo, nè a vita; che nessuno per più
+di un anno potesse venirvi nominato senza licenza del
+Pontefice, sotto pena della scomunica dell’eletto e degli
+elettori. Per lo contrario, dichiarava non essere tolta
+capacità di reggere l’officio senatorio per un anno o
+<span class="pagenum" id="Page_552">[552]</span>
+meno ai cittadini di Roma, quand’anche fossero parenti
+di uomini ineleggibili, e sebbene fuori della Città avessero
+grado di conti e di baroni, ma fossero di potenza
+mediocre&#8205;<a class="tag" id="tag661" href="#note661">[661]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa legge favorevole, che andava a’ versi de’ Romani,
+era destinata a ristorarli della perdita di grandi
+diritti che il parlamento romano aveva di già ceduti
+al Pontefice. Può darsi che a molti paresse ispirata a
+sensi patriottici, ma essa celava un pericolo durevole,
+avvegnaddio l’Editto di Nicolò III fosse pungolo all’ambizione
+delle grandi case patrizie, che adesso salivano
+a potenza nuova. Da quest’ora in poi gli Orsini,
+i Colonna, gli Anibaldi, i Savelli intesero alla podestà
+senatoria; e al paro di altre famiglie in altre città,
+fecero ogni lor possa per diventare i tiranni di Roma.
+Soltanto i rapporti durevoli in cui la Città si trovò
+col Papato, e la divisione dei nobili in fazioni, che fra
+loro si tennero in equilibrio, impedirono che l’una oppur
+l’altra famiglia si impadronisse del dominio ereditario
+di Roma, come era avvenuto ai tempi de’ conti
+Tusculani. La nobiltà che dominava nel parlamento
+popolare aveva di buon grado aderito alle domande di
+Nicolò III, e aveva a lui attribuito la podestà urbana
+finchè fosse vissuto; nè già come a papa, ma come all’Orsini
+nobile romano: ed invero neppur egli ebbe osato
+di chieder tanto fin da riunire per sempre l’officio senatorio
+colla dignità pontificia, e non si appellò mai senatore,
+<span class="pagenum" id="Page_553">[553]</span>
+quantunque Roma gli avesse concesso facoltà di
+ordinare a piacer suo il reggimento cittadino e di eleggere
+i senatori&#8205;<a class="tag" id="tag662" href="#note662">[662]</a>. Anche dopo di lui, parecchi Pontefici
+furono dal popolo creati senatori, non come papi ma con
+officio propriamente personale: e poichè essi solevano
+accettare la elezione pur di regola dichiarando di voler
+conservare immuni i diritti del Pontificato, e poichè diventavano
+i primi officiali della Città, ne derivò una condizione
+di essere che nella loro persona di papi stava di
+mezzo fra la sovranità ed un officio feudale che loro
+conferiva la Republica.
+</p>
+
+<p>
+Carlo con gran dispetto depose la sua dignità di senatore
+nelle mani de’ Romani. In una lettera dei 30
+Agosto, indiritta a Giovanni <i>de Fossames</i> suo vicario, e
+ad Ugo <i>de Bisuntio</i> suo cameriere in Roma, comandò
+che nel termine prefisso si consegnassero ai mandatarî
+del popolo romano, e non già a quelli del Pontefice, la
+rocca di Rispampano, tutte le castella e le torri dentro
+della Città e fuori, e i prigionieri custoditi in Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag663" href="#note663">[663]</a>.
+La rinuncia formale di Carlo fu data indi in
+<span class="pagenum" id="Page_554">[554]</span>
+sul cominciamento del mese di Settembre; e Nicolò III,
+consentendo i Romani, elesse tosto a senatore per un
+anno il suo proprio fratello <i>Matheus Rubeus</i> Orsini&#8205;<a class="tag" id="tag664" href="#note664">[664]</a>.
+Nell’Ottobre del 1279 ebbe questi per successori nel senato
+Giovanni Colonna e Pandolfo Savelli&#8205;<a class="tag" id="tag665" href="#note665">[665]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_555">[555]</span>
+</p>
+
+<p>
+Della perdita della sua podestà Carlo potè reputarsi
+compensato per ragion della pace che il Papa nell’anno
+1280 gli fece conchiudere con Rodolfo di Asburgo:
+infatti il Re dei Romani riconobbe il Re di Sicilia; Carlo
+novellamente protestò che non offenderebbe mai i diritti
+dell’<i>Imperium</i>, e ricevette la Provenza e Forcalquier
+in feudo imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag666" href="#note666">[666]</a>. All’accortezza di Nicolò III
+era pertanto riuscito di condurre in questo modo a termine
+un’opera rilevantissima: aveva conchiuso pace
+coll’Imperatore, ottenuto la conferma giuridica dello
+Stato ecclesiastico sovrano, ristretto la potenza di Carlo,
+soggiogato il Campidoglio. Di una serie lunga di Papi
+ei tornò ad essere il primo che giungesse a possedere
+pacificamente e in tutta la sua ampiezza lo Stato temporale
+della santa Sede. Papa Orsini ebbe tempra di
+monarca, e servì di esemplare a molti successori suoi, i
+quali sotto il manto pontificio furono nè più nè meno
+di principi secolari imperanti sopra bellissime province
+d’Italia. Ormai con Nicolò III la grandezza ideale del
+Papato si rimpicciolisce in una cerchia angusta di politica
+nazionale.
+</p>
+
+<p>
+Dopo Innocenzo III fu egli il primo Papa che imprendesse
+a fondare principati a’ suoi nipoti; e veramente
+fecelo a spese dello Stato ecclesiastico, chè da lui
+ha origine quella piaga della Chiesa che in tempi più
+tardi fu il nepotismo. Questo e la sua avarizia lo esposero
+<span class="pagenum" id="Page_556">[556]</span>
+ad amare censure, ond’è che Dante gli compose una
+nicchia nel suo Inferno. Nicolò infatti edificò una Sionne
+ai suoi consanguinei&#8205;<a class="tag" id="tag667" href="#note667">[667]</a>. Se egli avesse potuto condurre
+a fine il suo disegno, componendo in Italia tre reami, di
+Sicilia, di Lombardia, di Toscana, oltre allo Stato ecclesiastico,
+certo è che negli ultimi due avrebbe fatto re i
+suoi nipoti&#8205;<a class="tag" id="tag668" href="#note668">[668]</a>. Cotali disegni intemperanti potevano concepire
+i Papi adesso che ruinata era la podestà imperiale!
+Nicolò, da vero ottimate romano, amava la magnificenza
+ed il lusso; nè egli stette in forse di provvederne
+alle spese col patrimonio della Chiesa e della
+Cristianità. Con grande spreco di moneta riedificò le
+residenze del Laterano e del Vaticano, e presso a Viterbo,
+dove allora dimoravano i Pontefici, a Surianum, si
+costruì una bella villa, dopo di aver tolto contro ogni
+diritto quel castello ad alcuni nobiluomini romani e di
+averlo dato a suo fratello Orso&#8205;<a class="tag" id="tag669" href="#note669">[669]</a>. Ed egli morì anzi a
+<span class="pagenum" id="Page_557">[557]</span>
+Soriano, colto di apoplessia, ai 22 Agosto dell’anno 1281:
+il suo memorando reggimento ebbe durato tre anni non
+appieno compiuti.
+</p>
+
+<h4 id="cap4-10-4">§ 4.
+<span class="smaller">Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — Tumultuosa
+elezione pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi e gli Orsini. — Martino
+IV. — Conferisce a Carlo l’officio senatorio. — Martino
+è dominato da Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I
+Vespri. — Rivoluzione a Roma. — È discacciato
+il prosenatore francese. — <i>Johannes Cinthii</i> Malabranca,
+capitano del popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo Anibaldi
+e Pandolfo Savelli, senatori. — Muoiono Carlo I e Martino IV.</span></h4>
+
+<p>
+La morte di Nicolò III die’ il segnale di turbolenze
+nuove a Roma: gli Anibaldi si levarono contro gli Orsini
+tracotanti, ed il popolo si mise dalla parte dei primi.
+Furono discacciati quelli che fino allora avevano tenuto
+il Senato, e vi furono insediati due altri, Pietro Conti
+della fazione degli Anibaldi e Gentile Orsini figlio di
+Bertoldo che parteggiava per i loro avversarî. Con un
+reggimento diviso s’intese a conciliare le pretese dei
+due partiti&#8205;<a class="tag" id="tag670" href="#note670">[670]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_558">[558]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto l’elezione pontificia avveniva con maggiori
+tumulti che mai. Nel Conclave raccolto a Viterbo
+la fazione di Carlo veniva a contesa col partito latino del
+Papa defunto; ed a Viterbo era capitato Carlo in persona,
+per far eleggere uno che lo ristorasse di quanto
+aveva perduto. Già Riccardo Anibaldi, d’accordo col
+Re, aveva cacciato Orso Orsini dall’officio di podestà, e
+s’era presa la vigilanza del Conclave: condotti da lui,
+i cittadini di Viterbo assaltarono il palazzo vescovile
+dove s’erano adunati gli elettori, s’impadronirono di
+due Cardinali di casa Orsini, <i>Matheus Rubeus</i> e Giordano,
+e con maltrattamenti li chiusero in una stanza
+separata. Ciò avvenuto, gli altri Cardinali acclamarono,
+addì 22 Febbraio 1281, il Pontefice nuovo&#8205;<a class="tag" id="tag671" href="#note671">[671]</a>; e questi
+fu il francese Simone. Cardinale di santa Cecilia sotto di
+Urbano IV, aveva sostenuto officio di legato in Francia,
+e per lunghi anni aveva negoziato con Carlo per la conquista
+di Sicilia: uomo di animo calmo e tranquillo,
+operoso, disinteressato, fu però tale che, papa, non
+die’ prova di genio. Ebbe repugnanza ad accettare l’elezione,
+e non ci volle meno che la violenza per costringerlo
+a vestire gli abiti pontificali. Salì alla santa Sede
+con nome di Martino IV, e si die’ anima e corpo in
+braccio al suo amico Carlo; così, causa la sua debolezza,
+caddero nuovamente infranti i limiti che il suo vigoroso
+antecessore aveva imposto a quel vassallo.
+</p>
+
+<p>
+Martino IV volle por fine ai torbidi che continuavano
+<span class="pagenum" id="Page_559">[559]</span>
+ad agitar Roma, e mandò al popolo romano due Cardinali
+perchè si facessero mediatori di pace&#8205;<a class="tag" id="tag672" href="#note672">[672]</a>. Avrebbe bramato
+di tener dietro a loro per farsi coronare in san Pietro,
+ma non potè farlo perchè i Romani arditamente rifiutarono
+di riceverlo: quindi fu che il nuovo Papa andò
+ad Orvieto, dopo di avere scagliato la scomunica contro
+di Viterbo in punizione delle violenze esercitate al
+tempo dell’elezione. Del resto i suoi legati in breve ora
+ottennero ciò che il Pontefice bramava, ed egli concesse
+quel che Carlo desiderava da lui, e cioè restaurò la
+podestà senatoria del Re. Vero è che vi si opponeva
+la Costituzione che Nicolò III di recente aveva promulgato;
+ma che? Martino IV possedeva autorità di legare
+e di sciogliere, ed egli con grande spigliatezza abolì
+l’Editto del suo predecessore; e i Romani discordi sempre
+e già avvezzi a servire a principi possenti, non ebbero
+forza d’impedirlo. Si venne a una transazione: Pietro
+Conti e Gentile Orsini, fino a quel momento senatori,
+furono dal parlamento del popolo nominati elettori; ed
+eglino, ai 10 di Marzo 1281, conferirono piena podestà
+senatoria a Martino IV non come a papa, ma come alla
+persona di lui; e ve lo elessero a vita con facoltà di creare
+un suo vicario&#8205;<a class="tag" id="tag673" href="#note673">[673]</a>. Ambasciatori del popolo romano andarono
+<span class="pagenum" id="Page_560">[560]</span>
+ad Orvieto dal Pontefice, e ginocchioni gli porsero
+la pergamena che conteneva la sua nomina a senatore:
+parve che egli ne facesse poco caso; si atteggiò come
+uomo che non sa se debba accettare o no un incomodo donativo;
+alla fine con gran sussiego degnossi dir di sì&#8205;<a class="tag" id="tag674" href="#note674">[674]</a>.
+Tanto per salvare le forme mandò dapprima in Campidoglio
+un suo vicario, Pietro de Lavena; ma presto dichiarò
+che il vero paciere della Città non poteva essere
+altri che re Carlo, e a lui affidò il Senato, addì 29 Aprile
+1281, per tanto tempo quant’egli, il Papa, avrebbe
+vivuto&#8205;<a class="tag" id="tag675" href="#note675">[675]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Re, con un risolino sardonico, riprese possesso di
+quella stessa dignità che Nicolò III poco prima gli aveva
+tolta per sempre; e dopo un così breve intervallo di
+tempo tornarono Francesi, suoi prosenatori, a governare
+in Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag676" href="#note676">[676]</a>. I Vicarî di Carlo (ei vi elesse i migliori
+suoi cavalieri e consiglieri) vi fecero comparsa
+con tutta la pompa della podestà senatoria, vestiti principescamente
+<span class="pagenum" id="Page_561">[561]</span>
+di abiti colore scarlatto, soppannati di pelliccia:
+di stipendio ricevevano un’oncia d’oro al giorno;
+con sè avevano un cavaliere che faceva da camerlengo
+o luogotenente, un altro da maresciallo con quaranta
+uomini a cavallo, otto giudici capitolini, dodici
+notai, araldi, uscieri, trombetti, un medico, un cappellano,
+da trenta a cinquanta vigili delle torri, un guardiano
+del leone che si teneva per simbolo in Campidoglio
+ov’era custodito in una gabbia, ed altri officiali.
+Mandavano castellani nelle terre appartenenti al demanio
+della Città, come erano Barbarano, Vitorclano, Monticello,
+Rispampano, Civitavecchia, e a Tivoli nominavano
+il conte&#8205;<a class="tag" id="tag677" href="#note677">[677]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ben presto la potenza di Carlo, e con essa il partito
+guelfo si rifecero più vigorosi che mai in tutta Italia.
+Carlo tornava ad essere il patrizio riverito della Chiesa.
+Avendo, come vassallo, obligo feudale di somministrar
+milizie al Papa, lo serviva di buon animo colle sue armi
+nello Stato ecclesiastico, anche per poter cavarne diritto
+di protettore; e Martino IV gli si dava tutto quanto in
+balia, per modo che a governatori dei patrimonî poneva
+il più delle volte consiglieri regî. In mano dei Francesi
+venivano gli officî maggiori; dappertutto, da Sicilia al
+<span class="pagenum" id="Page_562">[562]</span>
+Po, Francesi tenevano il reggimento delle cose; e così
+minacciava ruina alle franchigie delle città che Pontefici
+accorti avevano accarezzate. Giovanni de Appia, capitano
+di Carlo, fu perfino nominato conte della Romagna,
+perlochè i Ghibellini irritati, condotti da Guido di
+Montefeltro ed uniti ai Lambertazzi cacciati di Bologna,
+rialzarono arditamente il capo&#8205;<a class="tag" id="tag678" href="#note678">[678]</a>: ed in quella provincia
+era da legato nelle faccende ecclesiastiche il provenzale
+Guglielmo Durante, celeberrimo giureconsulto di
+quel tempo. Nella Marca, a Spoleto, fino in Toscana e
+nella Campania erano poste a presidio soldatesche siciliane,
+e vi comandavano cortigiani regî al servigio del
+Pontefice, cui Carlo in persona vigilava ad Orvieto con
+occhi d’Argo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_563">[563]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma un grande avvenimento distrusse di repente la
+potenza nuova di questo Re e l’opera laboriosa dei Papi
+francesi. Dopo il breve sogno di una sicurezza comprata
+a forza di penose fatiche, la Curia fu ridestata da nuove
+angustie, di cui origine eterna era pur sempre Sicilia.
+Lo sfacciato mal governo fe’ sì che al 31 Marzo 1282
+l’isola si sollevasse con eroico valore contro Carlo d’Angiò.
+I Vespri siciliani di magnifica memoria contengono
+la sentenza efficace che una volta per tutte la storia
+pronunciò contro la signoria e la tirannide degli stranieri;
+e furono eziandio la prima restaurazione che il
+popolo ottenesse de’ suoi diritti a fronte di pretensioni
+dinastiche e di trattati diplomatici. I Siciliani trucidarono
+quanti Francesi trovavansi nell’isola, abbatterono il
+giogo di Carlo e invocarono la protezione della Chiesa.
+Martino trepidante rigettò le loro domande, e allora
+quella eroica nazione diede eziandio il primo esempio
+trionfante di un paese che spezzasse i vincoli feudali della
+Chiesa e tenesse in non cale le scomuniche del Papa.
+Sulla fine del mese di Agosto, re Pietro di Aragona
+sbarcò vicin Trapani, e in mezzo alle acclamazioni delle
+moltitudini giubilanti entrò a Palermo, dove dalle mani
+del popolo ricevette la corona di Sicilia. Il genero di
+Manfredi, lo sposo di Costanza, veniva da erede e da
+rappresentante dei diritti degli Hohenstaufen; e così
+la casa di Svevia per la terza volta ricomparve nella
+storia, mutata in una stirpe regale spagnuola&#8205;<a class="tag" id="tag679" href="#note679">[679]</a>. Il
+<span class="pagenum" id="Page_564">[564]</span>
+despota Carlo, tutto smarrito, era corso da Orvieto nel
+suo regno, ma non per altro che per sofferire delle disfatte
+vergognose. La rivoluzione vittoriosa trovò tosto un’eco
+nelle Republiche d’Italia; i Ghibellini rincorati presero
+le armi; si sollevarono fino le città dello Stato ecclesiastico
+offese in parecchi modi nei loro diritti, e Perugia
+disertò dal Papa&#8205;<a class="tag" id="tag680" href="#note680">[680]</a>. Dopo il bagno di sangue di Palermo
+n’ebbe uno anche Forlì; addì 1 Maggio 1282 duemila
+Francesi condotti da Giovanni de Appia vi furono
+per le astuzie del Montefeltro tratti in un’imboscata, e
+tagliati a pezzi.
+</p>
+
+<p>
+Anche in Roma il popolo tumultuò. Infatti gli Orsini,
+acerbi nemici di Carlo, s’agitavano per recuperare il
+potere perduto; e, cacciati da Riccardo Anibaldi e dal
+Prosenatore francese, si gettavano dentro di Palestrina
+e lì tenevano resistenza. Fra i Romani s’andava risvegliando
+l’amore di libertà, or che vedevano vacillante
+la dominazione di Carlo e scosso il partito guelfo in
+tutta Italia. Non vollero più obbedire al Re lor senatore,
+nè al Papa che pien di paura s’era ricoverato nella munita
+Montefiascone, in quello che essi imprendevano una
+spedizione di guerra contro Corneto&#8205;<a class="tag" id="tag681" href="#note681">[681]</a>. A nulla valsero
+<span class="pagenum" id="Page_565">[565]</span>
+le preghiere di Martino; e perfino una carestia che
+infierì nell’autunno dell’anno 1283, e ch’ei cercò di
+lenire per mezzo di pronti soccorsi, non fece che accrescere
+il mal animo del popolo. Agenti aragonesi andavano
+spargendo oro, e adescavano vecchi Ghibellini a
+uscire dei loro nascondigli. Corrado di Antiochia, il solo
+che restasse della orrenda giornata di Tagliacozzo e che
+fosse sfuggito alla mannaia del carnefice ed al carcere,
+ricomparve, raccolse gente a Saracinesco, e, per la via
+Valeria a lui troppo ben nota e per Celle, tentò di penetrare
+in quel territorio degli Abruzzi dove fatalmente
+era avvenuta la distruzione della sua casa. Ei voleva
+riconquistarsi la contea di Alba; ma il tentativo fallì,
+poichè il Rettore pontificio della Campagna e Stefano Colonna
+da Genazzano ruppero le sue milizie. Nondimeno
+l’anno dopo il vecchio Ghibellino entrò negli Abruzzi e vi
+occupò parecchie castella, per modo che il Papa dovette
+mandar contro di lui Giovanni de Appia, intanto che
+anche nel Lazio andavano scoppiando sollevazioni&#8205;<a class="tag" id="tag682" href="#note682">[682]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo gli Orsini prendevano in Roma il sopravvento.
+Ai 22 Gennaio 1284 fu pigliato d’assalto
+il Campidoglio, massacrato il presidio francese, e messo
+in carcere il prosenatore Goffredo di Dragona: si
+promulgò che era caduta la podestà senatoria di Carlo e
+si compose un reggimento popolare. Tutto questo in Roma
+<span class="pagenum" id="Page_566">[566]</span>
+fu la conseguenza dei Vespri siciliani. Si nominò allora
+un nobiluomo, parente degli Orsini, a capitano della
+Città, a <i>defensor</i> ossia tribuno della Republica, ed ei fu
+<i>Johannes Cinthii</i> Malabranca fratello del celebre cardinale
+Latino&#8205;<a class="tag" id="tag683" href="#note683">[683]</a>. Allorchè Martino IV udì in Orvieto
+di questa rivoluzione, si dolse della lesione de’ suoi diritti,
+volle guarentirsene, ma cedette. Confermò <i>Johannes
+Cinthii</i> a capitano della Città, però soltanto in
+qualità di prefetto «di provvisione» e per sei mesi;
+accettò il consiglio dei Priori eletto dalle gilde degli
+artigiani, e acconsentì che i Romani eleggessero un
+Prosenatore, il quale insieme col Capitano governasse in
+Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag684" href="#note684">[684]</a>. L’accorta arrendevolezza sedò tutto il
+<span class="pagenum" id="Page_567">[567]</span>
+commovimento; Riccardo Anibaldi, che un tempo nei
+Conclave di Viterbo aveva maltrattato gli Orsini, fece
+sottomissione, e per comando del Pontefice andò di casa
+sua fino al palazzo del cardinale Matteo, a piè scalzi,
+con una corda al collo, e gli chiese perdonanza&#8205;<a class="tag" id="tag685" href="#note685">[685]</a>.
+Così avvenne una riconciliazione publica dei partiti: fu
+riconosciuto che cessato era il vicariato di Carlo, e il
+popolo romano accolse di buona voglia due governanti
+pontificî con podestà senatoria, Anibaldo figlio di Pietro
+Anibaldi e il valoroso Pandolfo Savelli. In tal
+guisa si fece ritorno al sistema nazionale stabilito da
+Nicolò III&#8205;<a class="tag" id="tag686" href="#note686">[686]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’anno dopo, che fu il 1285, vide morire Carlo e
+Martino IV. Il Re passò da questa vita ai 7 di Gennaio,
+a Foggia, accasciato di dolore per la perdita di Sicilia.
+La sua punizione fu acerba. Il regno che aveva conquistato
+in mezzo a torrenti di sangue, ei lasciò in
+gravissima tempesta di guerra e di ribellione, tal quale
+era stato allorchè v’era entrato la prima volta. Un
+soffio di vento rovesciò i suoi piani ambiziosi; l’erede
+e il vendicatore degli Hohenstaufen era penetrato
+da vittorioso nella sua terra e s’avea posto in capo la
+corona di Manfredi: e già l’Angioino temeva che subito
+dopo la sua morte sarebbe ito perduto anche il
+trono di Napoli, avvegnaddio Carlo II, suo figlio ed
+<span class="pagenum" id="Page_568">[568]</span>
+erede, fosse prigioniero di guerra, in mano di Pietro di
+Aragona. Poco appresso morì anche Martino IV, addì
+28 Marzo 1285, a Perugia, che s’era di bel nuovo
+assoggettata alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag687" href="#note687">[687]</a>. Quantunque gli fosse riuscito
+di ridurre ad obbedienza la Romagna e parecchie
+città (e in ciò lo avevano ajutato re Filippo di Francia e
+Guido di Montfort, che il Papa aveva graziato per farsene
+una lancia spezzata contro il ghibellino Guido di Montefeltro),
+nondimeno lasciava tutta Italia in fiamme&#8205;<a class="tag" id="tag688" href="#note688">[688]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_569">[569]</span>
+I Ghibellini, da lui scomunicati innumerevoli volte, non
+per questo erano stati domi; e Pietro di Aragona irrideva
+alle sue Bolle di anatema che gli proibivano di portare
+la corona di Sicilia. Il genero di Manfredi la tenne
+dalla volontà del popolo. Dopo che paesi e nazioni per
+lungo tempo erano stati venduti, donati, trafficati da
+Papi e da Principi, si levava finalmente la volontà del
+popolo come potenza che dà ai re l’autorità di comando.
+Una cotale ribellione contro i principî della podestà
+dinastica doveva per uno stupendo destino incogliere
+quel Papa medesimo, che un dì, legato pontificio,
+aveva dato origine all’usurpazione di Carlo. E le armi
+delle scomuniche, ormai spuntate dal lungo uso, nulla
+poterono contro il giusto giudicio che la storia pronunciò
+sui due complici di quella stessa iniquità, su Carlo di
+Angiò e su Martino IV.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_571">[571]</span></p>
+
+<h3 id="cap5-10">CAPITOLO QUINTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap5-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">Onorio IV. — Pandolfo Savelli, senatore. — Relazioni
+con Sicilia e coll’Impero. — La santa Sede rimane
+vacante per un anno. — Nicolò IV. — Carlo II è coronato
+a Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo Colonna. — Giovanni
+Colonna e i suoi figliuoli, Pietro cardinale e Stefano
+conte. — Ribellione di Romagna. — Gli Orsini avversano
+i Colonna. — Bertoldo Orsini, senatore. — Giovanni Colonna,
+senatore (1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — Pandolfo
+Savelli, senatore (1291). — Stefano Colonna e <i>Matheus
+Raynaldi</i> Orsini, senatori (1292). — Nicolò IV muore
+(1292).</span></h4>
+
+<p>
+La liberazione della Chiesa dal lungo protettorato di
+Carlo ebbe per conseguenza il pronto esaltamento di un
+Romano alla santa Sede: l’illustre e vecchio cardinale
+di santa Maria in Cosmedin, Jacopo Savelli, fu eletto pontefice
+a Perugia, addì 2 Aprile 1285; ed egli andò tosto a
+Roma, e vi fu consecrato ai 15 di Maggio. Si appellò Onorio
+IV, e questo nome assunse ad onore del primo Papa
+che era uscito della sua famiglia ormai fatta potente.
+Era figliuolo del senatore Luca Savelli e di Giovanna
+Aldobrandesca dei conti di santa Fiora: dei suoi fratelli
+che un dì avevano combattuto a Tagliacozzo sotto
+<span class="pagenum" id="Page_572">[572]</span>
+le bandiere di Carlo, Giovanni era già morto, e Pandolfo
+trovavasi tuttavia a questo tempo da senatore di Roma
+insieme con Anibaldo&#8205;<a class="tag" id="tag689" href="#note689">[689]</a>. Appena che adesso Onorio IV
+fu eletto papa, i Romani anche a lui conferirono la podestà
+senatoria a vita; dopo di che egli confermò Pandolfo
+nell’officio del Senato&#8205;<a class="tag" id="tag690" href="#note690">[690]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Singolar cosa è veder questi due fratelli governare
+la città, l’uno da papa nel suo palazzo di santa Sabina
+sull’Aventino, l’altro da senatore in Campidoglio, tutti
+e due travagliati di mal di gotta e incapaci di muoversi.
+Invero Onorio IV era così attratto di mani e di piedi
+che non poteva nè star ritto, nè camminare; e quando
+celebrava la messa al maggior altare, per elevar l’ostia
+<span class="pagenum" id="Page_573">[573]</span>
+gli conveniva ajutarsi con un congegno meccanico: nè
+Pandolfo era manco di lui tormentato dalla podagra,
+e gli bisognava farsi portare adagiato sopra una scranna.
+Nondimeno quei due eccellenti uomini accoglievano
+uno spirito gagliardo in corpo infermo, e per prudenza
+e per energia erano di pregio degnissimi. Pandolfo,
+serio, severo come un Catone, appoggiato alle sue grucce
+tenne in Campidoglio un reggimento così valoroso
+che Roma godette di pace perfetta: le strade divennero
+sicure, chè i malandrini furono mandati alle forche, e
+la nobiltà feroce non osò mai di tumultuare. Il senatore
+Savelli resse la Città da vicario del fratello suo, quanto
+ne fu lungo il pontificato&#8205;<a class="tag" id="tag691" href="#note691">[691]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Breve fu il governo di Onorio IV; e tutto ei lo
+occupò attendendo a rimettere pace nello Stato ecclesiastico
+e ad ordinare le cose di Sicilia. Sciolse Viterbo
+dall’interdetto con cui Martino IV aveva punito le violenze
+esercitate nella sua elezione; ma la città dovette
+demolire le sue mura, perdette la sua giurisdizione, e il
+suo rettorato venne in mano del Papa. E ad Onorio toccò
+<span class="pagenum" id="Page_574">[574]</span>
+la buona ventura di restituire la tranquillità nella Romagna,
+dopochè il grande guerriero di Montefeltro ebbe abbassato
+le armi e se ne fu andato in esilio: nell’anno 1286
+Onorio vi nominò da conte un suo cugino, il proconsole
+Pietro Stefaneschi. Più gravi cure gli cagionò Napoli,
+il qual reame, durante la prigionia di Carlo II, era
+amministrato da Roberto di Artois e da Gerardo legato
+pontificio. Sicilia pareva perduta; morto re Pietro agli
+11 Novembre 1285, la signoria ne era passata al suo
+secondo figliuolo don Giacomo, e questi, presente sua
+madre Costanza, veniva coronato a Palermo, senza che
+si desse bada alle Bolle di scomunica del Pontefice. Il
+grande ammiraglio Rogero de Loria trionfava, dappertutto
+vittorioso, sul mare; perfino una flotta siciliana
+condotta da Bernardo de Sarriano approdava addì 4 Settembre
+1286 sulla costa romana, ed ivi, a vendetta di
+Corradino, ne andava incendiata Astura e cadeva ucciso
+il figlio del traditore Frangipane&#8205;<a class="tag" id="tag692" href="#note692">[692]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_575">[575]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con Rodolfo di Asburgo stette Onorio IV in rapporti
+amichevoli; la coronazione imperiale che il Re
+dei Romani ripetutamente chiedeva, fu stabilita ai 2
+di Febbraio dell’anno 1287; però era destino che mai
+la corona di Carlo magno non dovesse porsi in capo al
+primo degli Asburghesi. Infatti, ai 3 di Aprile 1287,
+morì Onorio IV nelle sue case dell’Aventino, avvegnachè
+su quel colle egli avesse edificato un palazzo di sua
+residenza, e solamente nella stagione estiva dimorasse
+a Tivoli, probabilmente per usare dei bagni solforosi
+delle <i>Aquae Albulae</i>. Lasciò la sua famiglia ricca e ragguardevole;
+ed invero, dal suo testamento, che da cardinale
+compilò e da papa confermò, si pare che i Savelli
+fin d’allora erano signori potenti nei monti Latini ed
+eziandio nel territorio di Civita Castellana. Dentro di
+Roma possedevano un palazzo e una rocca sull’Aventino,
+un palazzo e torri nella regione Parione, dove
+anche oggidì tiene di loro ricordanza il «vicolo de’ Savelli»:
+più tardi nei ruderi del teatro di Marcello costruirono
+quel grande palazzo che adesso si appella degli
+Orsini&#8205;<a class="tag" id="tag693" href="#note693">[693]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_576">[576]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Cardinali tennero il loro Conclave nelle case del
+Papa defunto, ma non poterono intendersi sull’elezione;
+e la loro discordia fu tanta che la santa Sede rimase
+vacante per quasi un anno. Sopravvenne la calda stagione,
+allor che la malaria suole essere mortifera sull’Aventino:
+sei Cardinali morirono di una febbre pestilenziale
+che desolava tutta Roma; gli altri cercarono
+salute nella fuga. Il solo Vescovo di Preneste rimase, e
+nelle deserte stanze della santa Sabina, sprezzando la
+morte, sostenne impavidamente la solitudine e i miasmi
+febbrili. N’ebbe in premio la tiara, perocchè i Cardinali
+tornati a inverno sull’Aventino, lo eleggessero papa: ciò
+peraltro non avvenne prima dei 22 Febbraio 1288. Girolamo
+di Ascoli, uomo di povera origine, frate dei Minori,
+indi generale dell’ordine, s’era segnalato al tempo
+di Gregorio X come legato in Oriente; eletto patriarca
+di Bisanzio da Nicolò III, era stato più tardi elevato
+al vescovado di Preneste. Con nome di Nicolò IV salì
+alla santa Sede, e fu il primo francescano che diventasse
+papa: monaco pio, non seppe che cosa fosse egoismo, e
+si adoperò indefessamente per pacificare il mondo, per
+imprendere una crociata, per esterminare la eresia.
+</p>
+
+<p>
+A lui per la durata della sua vita i Romani conferirono
+l’officio senatorio. E la nomina dei Papi a podestà
+<span class="pagenum" id="Page_577">[577]</span>
+divenne frequente anche in altre città&#8205;<a class="tag" id="tag694" href="#note694">[694]</a>, chè eglino
+cercavano di farsi eleggere a quella magistratura, e nominavano
+indi loro vicarî che ne esercitassero le funzioni.
+Il rapporto de’ Pontefici coi Comuni dello Stato
+ecclesiastico non fu altro mai che di supremi signori
+feudali con vassalli i quali avevano con esso loro conchiuso
+dei trattati. Le città riverivano l’autorità pontificia,
+somministravano milizie, pagavano imposte fondiarie,
+in certi casi si sottomettevano al tribunale dei
+legati provinciali, ma conservavano i loro Statuti, la loro
+giurisdizione, l’amministrazione e l’autonomia loro
+proprie. Ogni città continuò ad essere republica con
+suoi diritti, con consuetudini e con privilegî speciali. Un
+siffatto spirito municipale pieno d’energia impedì che
+i Pontefici diventassero veri signori del territorio; ed
+eglino dovettero quello spirito rispettare anche per tenere
+mercè di esso infrenata la nobiltà. Però accortamente
+profittarono della inuguaglianza e della gelosia
+dei Comuni affine di indebolirli colla divisione. All’uno
+toglievano il diritto di eleggersi i Podestà, ad
+un altro lo concedevano per un annuo tributo&#8205;<a class="tag" id="tag695" href="#note695">[695]</a>. Divietavano
+<span class="pagenum" id="Page_578">[578]</span>
+le confederazioni politiche delle città, ma
+spesso l’una per via dell’altra domavano. Ora mostravansi
+di idee monarchiche, ed ora di idee republicane;
+il loro reggimento era debole e mite, spesse volte
+patriarcale, vacillante sempre: l’incapacità di fondare
+un diritto politico universale, le imprudenti ostilità che
+alcuni legati movevano contro gli ordinamenti comunali
+senza che però avessero in mano forza materiale bastevole
+per combatterli efficacemente, finalmente i rapidi
+mutamenti che avvenivano sul trono pontificio, di cui
+non si dava successione ereditaria, tutto ciò andò educando
+quelle strane condizioni di unione semplicemente
+meccanica e di ripetuto decadimento che furono sempre
+proprie dello Stato ecclesiastico.
+</p>
+
+<p>
+Roma stette tranquilla durante il primo anno del
+governo di Nicolò IV, finchè una lotta di partiti nella
+primavera dell’anno 1289 discacciò il Pontefice e lo
+costrinse ad andarne a Rieti, dove già aveva passato
+l’estate precedente&#8205;<a class="tag" id="tag696" href="#note696">[696]</a>. Ivi ei coronò Carlo II a re di
+Sicilia. Il debole figliuolo di Carlo d’Angiò nel Novembre
+1288 era stato liberato dalla prigionia spagnuola
+mercè i buoni officî di Edoardo d’Inghilterra e del Papa:
+<span class="pagenum" id="Page_579">[579]</span>
+venne adesso a Rieti, e ai 29 di Maggio si celebrò la sua
+coronazione. In un documento professò anch’egli, come
+suo padre, di essere vassallo della Chiesa per la grazia di
+lei, giurò patto feudale, e promise che non assumerebbe
+mai a Roma o nello Stato ecclesiastico l’officio di senatore
+o di podestà&#8205;<a class="tag" id="tag697" href="#note697">[697]</a>. Può darsi che un partito favoreggiatore
+degli Aragonesi mirasse di malo animo la coronazione
+di Carlo II; tuttavia le turbolenze di Roma
+ebbero maggior radice nella gelosia che le nobili famiglie
+nutrivano le une contro le altre. Da cinquant’anni
+a questa parte la casa guelfa dei Savelli e gli Orsini,
+congiunti con quella di parentela, erano stati i più
+potenti dell’aristocrazia romana, e avevano messo in
+ombra gli Anibaldi altra volta dominatori. Anche il
+nuovo Pontefice era stato amico degli Orsini, chè Nicolò
+III lo aveva eletto cardinale, ed ei per riconoscenza
+ne aveva preso il nome; peraltro non andava molto che
+si gettava in braccio ai Ghibellini e si dava tutto alla
+famiglia Colonna.
+</p>
+
+<p>
+Questa celebre casa aveva espiato la fede ghibellina
+dimostrata al tempo di Federico II (allora che il cardinale
+Giovanni e Odone suo nipote si erano armati contro
+la Chiesa) con avvilimento sofferto durante il periodo
+di restaurazione della signoria pontificia: fu solamente
+sulla fine del secolo decimoterzo che di nuovo emerse
+come potentissima delle famiglie di Roma, per poi prendere
+il primo luogo nella Città e tenerlo per secoli. Era
+stato Nicolò III il primo che restituisse il favore ai Colonna
+onde indebolire gli Anibaldi, ed aveva insignito
+<span class="pagenum" id="Page_580">[580]</span>
+Jacopo figlio di Odone del cardinalato: adesso poi Nicolò
+IV dava nuovo splendore e importanza vera al loro
+casato. Da vescovo di Palestrina aveva tenuto con essi
+corrispondenza amichevolissima; forse al loro ascendente
+andava debitore della tiara, e da papa li colmava di onori
+come la sua gratitudine gli consigliava. A rettore della
+marca di Ancona creò il fratello del cardinale Jacopo,
+quel Giovanni Colonna che già era stato senatore nell’anno
+1280; dei figli di Giovanni elesse uno, Pietro, a
+cardinale di santo Eustachio; l’altro, Stefano, a conte di
+Romagna&#8205;<a class="tag" id="tag698" href="#note698">[698]</a>. Da allora in poi questo Proconsole romano
+fu uno dei maggiori uomini della sua famiglia; più tardi
+diventò protettore ed amico del Petrarca, e celebre per la
+tragica sorte della sua casa al tempo di Cola di Rienzo.
+Stefano era allora nel bel fiore della età, d’animo caldo,
+impetuoso; e da conte di Romagna irritò nobili e città
+di quella provincia, offendendo gli Statuti dei Comuni.
+Ciò ebbe per conseguenza che nel Novembre 1290 i
+figli di Guido di Polenta lo assalissero a Ravenna e
+vergognosamente lo imprigionassero con tutta la sua
+corte&#8205;<a class="tag" id="tag699" href="#note699">[699]</a>. Rimini, Ravenna, altre città si ribellarono, ed
+<span class="pagenum" id="Page_581">[581]</span>
+allora il Papa mandò da rettore della Romagna Ildebrando
+de Romena vescovo di Arezzo, acciocchè pacificasse
+la ribellione e liberasse Stefano dal carcere&#8205;<a class="tag" id="tag700" href="#note700">[700]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alla rivoluzione aveva avuto parte anche un Orsini:
+fu Orsello di Campo di Fiore, figlio di Matteo, allora podestà
+di Rimini. Gli Orsini miravano con gelosia la crescente
+potenza dei Colonna, massime dacchè questi signori
+li tenevano esclusi dal senato romano. Ed invero
+dopo che Pandolfo Savelli aveva deposto il suo officio
+(locchè probabilmente avvenne tosto dopo l’esaltamento
+del nuovo Papa), Nicolò IV, ancor favorevole agli Orsini,
+aveva nominato senatori primieramente Orso, indi
+Bertoldo, già primo conte di Romagna&#8205;<a class="tag" id="tag701" href="#note701">[701]</a>. Sennonchè
+<span class="pagenum" id="Page_582">[582]</span>
+nell’anno 1290 riuscì fatto ai Colonna di togliere ai loro
+emuli il favore del Pontefice; e dopo che furono usciti
+di carica Nicolò de Comite e Luca Savelli, senatore
+diventò Giovanni, padre di Pietro cardinale, di Stefano
+conte e di quattro altri gagliardi figliuoli&#8205;<a class="tag" id="tag702" href="#note702">[702]</a>. Il potente
+Colonnese, vero principe della Campagna, amicissimo
+di Carlo II di Napoli, venne a Roma spiegando una magnificenza
+insolita. Nientemeno che il popolo lo trasse
+trionfalmente in cocchio sul Campidoglio, e lo acclamò
+Cesare, per muover poi in campo contro Viterbo e contro
+altre città. Il corteo fu tanto pomposo che non
+s’aveva mai più visto l’eguale: e le reminiscenze dell’antichità
+revocate in usanza dimostrarono quali sentimenti
+fantastici e quali entusiastiche idee omai venissero
+prendendo voga fra i Romani&#8205;<a class="tag" id="tag703" href="#note703">[703]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_583">[583]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nicolò IV dimorò il più del suo tempo nella Sabina,
+nell’Umbria oppure a Viterbo: in verità egli non possedeva
+autorità alcuna nella città, e, senza potervisi
+opporre, dovette lasciare che i Romani intraprendessero
+una guerra furibonda e devastatrice contro Viterbo, che
+più tardi condusse ad una pace di cui si fece egli mediatore.
+Giovanni Colonna, che era pur sempre senatore
+unico e signore di Roma, la conchiuse, addì 3 Maggio
+1291, nel nome del popolo romano in Campidoglio,
+dove i legati dei Viterbesi alla presenza dei <i>Syndici</i> di
+Perugia, di Narni, di Terni, di Rieti, di Anagni, di Orvieto,
+di Spoleto, della città di Roma, rinnovarono il loro
+giuramento di vassallaggio e si obligarono a dar ristoro
+di grandissimi danni. Questo solenne atto politico dimostra
+che la Republica del Campidoglio sotto il governo
+del valoroso Giovanni Colonna fu una potenza così pienamente
+sovrana, come era stata al tempo di Brancaleone&#8205;<a class="tag" id="tag704" href="#note704">[704]</a>.
+Ma intanto la signoria dei Colonna provocava
+una veemente opposizione fra i nobili. Si diceva ogni
+male del Papa, poichè tutto s’era dato in balia di una
+sola famiglia; con satire lo si dileggiava; lo si rappresentava
+<span class="pagenum" id="Page_584">[584]</span>
+ficcato entro di una colonna (che era lo stemma
+di quella famiglia) in modo che di lui non ispuntava
+fuori che la testa mitrata, mentre due altre colonne
+(colle quali volevasi simboleggiare i due cardinali Colonna)
+s’alzavano da un lato e dall’altro&#8205;<a class="tag" id="tag705" href="#note705">[705]</a>. Alla fine
+gli Orsini chiesero che del senato s’investisse eziandio
+qualcuno di loro parte: così avvenne; chè dapprima,
+nell’anno 1291, tornò senatore Pandolfo Savelli, e,
+l’anno dopo, Stefano Colonna antico conte di Romagna
+e <i>Matheus Raynaldi</i> Orsini si divisero l’autorità senatoria&#8205;<a class="tag" id="tag706" href="#note706">[706]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, ai 4 Aprile dell’anno 1292, morì
+Nicolò IV nel palazzo prossimo alla santa Maria Maggiore,
+che egli con grande splendidezza s’aveva edificato.
+E poco innanzi di lui, ai 15 Luglio del 1291, era sceso
+nella tomba Rodolfo di Asburgo senza aver avuto la
+corona imperiale: in pari tempo la perdita di Accon,
+ultimo possedimento cristiano in Siria, ai 18 di Maggio,
+<span class="pagenum" id="Page_585">[585]</span>
+poneva termine al gran dramma mondiale delle Crociate.
+Queste spedizioni guerresche di Europa che ebbero durato
+un duecento anni e furono simili alle guerre che in
+Oriente combattè l’antica Roma, avevano servito nel
+gran meccanismo del Papato da leva poderosa della sua
+signoria universale. La fine della gran lotta fra Chiesa
+e Impero e la cessazione delle Crociate rimpicciolirono
+da allora in poi l’orizzonte del Pontificato. Dal suo gigantesco
+edificio ruzzolò pietra dopo pietra; il mondo
+gli scivolò fuor della sua signoria, e lo scettro di Innocenzo
+III cominciò a cadere dalle mani stanche dei Papi.
+</p>
+
+<h4 id="cap5-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano
+l’elezione pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito Colonna
+e un Orsini, senatori (1293). — Pietro Stefaneschi e
+Odone di Sant’Eustachio, senatori. — Conclave raccolto a
+Perugia. — Pietro del Murrone è eletto papa. — Vita e ritratto
+di quel solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è
+consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re Carlo II
+ne diventa padrone. — Celestino V a Napoli. — Abdica.</span></h4>
+
+<p>
+I cardinali elettori, dodici di numero, due francesi,
+quattro italiani, sei romani, erano divisi nelle fazioni
+degli Orsini e dei Colonna: dei primi era capo il cardinale
+<i>Matheus Rubeus</i>; i secondi stavano sotto la capitananza
+del cardinale Jacopo&#8205;<a class="tag" id="tag707" href="#note707">[707]</a>. Invano il decano, Latino
+<span class="pagenum" id="Page_586">[586]</span>
+di Ostia, li congregò prima a santa Maria Maggiore,
+poi sull’Aventino, indi in santa Maria sopra Minerva; non
+si potè venire a capo dell’elezione pontificia. E quando
+incominciò a farsi sentire il caldo estivo i cardinali non
+romani se ne andarono a Rieti, i romani rimasero, e il
+cardinale Benedetto Gaetani che era infermo si recò ad
+Anagni sua patria. Nel Settembre tornarono a Roma
+tutti, ma la disputa per l’elezione si prolungò fino all’anno
+1293; ed allora, dopo una nuova dispersione, temendo
+di uno scisma, convennero di congregarsi ai 18
+di Ottobre a Perugia.
+</p>
+
+<p>
+Alle contese partigiane dei cardinali teneva bordone
+la più rotta anarchia della Città, dove si lottava per
+l’elezione del senatore, si combatteva per le vie, si demolivano
+palazzi, si assassinavano pellegrini, si saccheggiavano
+chiese. Il nepotismo di alcuni Papi vi aveva
+chiamato in vita le fazioni dei Colonna e degli Orsini,
+nelle quali incominciavano a trasformarsi i partiti guelfo
+e ghibellino; e le loro lotte per conseguire l’autorità
+cittadina formano i profili caratteristici della storia
+domestica di Roma. Intorno alla Pasqua del 1293, a
+nuovi senatori furono eletti Agapito Colonna ed un Orsini,
+ma la presta morte di quest’ultimo fu causa di novelle
+discordie. Per sei mesi il Campidoglio rimase senza
+senatore, il Laterano senza papa; intollerabili crebbero
+la confusione e il disordine, fino a che nell’Ottobre riuscì
+fatto ai migliori cittadini di ricomporre la pace. A senatori
+<span class="pagenum" id="Page_587">[587]</span>
+si elessero due uomini neutrali, Pietro della casa
+dei Stefaneschi di Transtevere (vecchio severo e moderato
+che era stato rettore della Romagna ed altra volta
+senatore) e Odone giovane romano della famiglia dei
+sant’Eustachio&#8205;<a class="tag" id="tag708" href="#note708">[708]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intorno all’istesso tempo si congregarono i cardinali
+a Perugia; però anche l’inverno passò senza miglior risultamento
+di prima, nè fece alcun effetto nemmanco la
+visita di Carlo II, che andò ivi ad incontrare il suo giovine
+figliuolo Carlo Martello, re titolare e pretendente di Ungheria&#8205;<a class="tag" id="tag709" href="#note709">[709]</a>.
+Rabbiose gelosie di partito distolsero i cardinali
+di riunire i loro voti sopra un uomo del loro collegio,
+<span class="pagenum" id="Page_588">[588]</span>
+e la conseguenza fu che finalmente venissero ad
+un’elezione che la più sventurata non s’avrebbe potuto
+dare. Essendosi per caso tenuta menzione di visioni d’un
+pio eremita, il cardinale Latino, che conosceva personalmente
+e venerava quel santo, ne trasse occasione per
+proporlo a pontefice. Avrebbe potuto parere uno scherzo,
+ma invece si aderì a lui con serietà, e i cardinali indecisi,
+aggrappandosi ad una pagliuca, elessero concordi
+quel solitario: ciò avvenne ai 5 di Luglio. Fu compilato
+il decreto di elezione; e tre vescovi partirono per
+recarlo al santo nella sua solitudine.
+</p>
+
+<p>
+La stravagante persona dell’anacoreta Pietro che
+discende dal monte Murrone con in capo la tiara di
+Innocenzo III, ci riconduce nel buio leggendario di secoli
+antichi, ai tempi di santo Nilo e di Romualdo. Per
+verità negli annali della Chiesa il suo pontificato somiglia
+ad una pagina del calendario de’ santi o ad una
+poesia, con cui il medio evo prende commiato dalla
+storia. Pietro era il minore degli undici figli di un
+contadino, nato a Molise negli Abruzzi: giovine s’era
+fatto benedettino, e, come lo sospingeva il suo genio
+mistico, s’era ridotto in solitudine nel romitaggio dell’inaccessibile
+monte Murrone vicino Sulmona. Ivi aveva
+fondato un convento dedicato allo Spirito Santo, e aveva
+istituito un ordine di rigide discipline, che più tardi ebbe
+da lui il nome di frati celestini, e assunse quell’indirizzo
+fanatico e pericoloso alla Chiesa mondana, che i Francescani
+severi ossiano spirituali avevano educato colla
+loro dottrina della povertà evangelica&#8205;<a class="tag" id="tag710" href="#note710">[710]</a>. La rinomanza
+<span class="pagenum" id="Page_589">[589]</span>
+della sua santità si sparse per tutto il mondo. A Lione
+egli si presentò a Gregorio X e chiese che confermasse
+il suo ordine: e per fermo l’anacoreta doveva
+essere uomo non comune, se alla presenza del Papa,
+come afferma il suo Biografo, seppe sospendere in aria
+la sua cocolla gittandola ad uncino di un raggio di sole&#8205;<a class="tag" id="tag711" href="#note711">[711]</a>.
+Ei viveva sopra il monte Murrone, occupato in
+estatici esercizî di penitenza, allorchè gli capitò fra
+capo e collo la elezione pontificia: nè pare che i genî
+del suo deserto gli avessero dato annuncio di avvenimento
+così meraviglioso.
+</p>
+
+<p>
+I messaggieri sfiatati dalla lunga salita si arrampicarono
+pei greppi di quel monte calcareo, praticabili
+soltanto ai caprai, e cercarono il taumaturgo che da
+una oscura caverna eglino dovevano trasportare sopra il
+trono splendidissimo del mondo. Con quelli s’era unito
+anche il cardinale Pietro Colonna, e nel tempo medesimo
+la fama di un fatto così straordinario vi aveva
+chiamato innumerevoli turbe di uomini del vicinato e
+di terre lontane. Jacopo Stefaneschi, figlio del senatore
+che trovavasi allora in officio, descrisse con versi vivaci
+e da uomo che ne fu testimonio oculare quella strambissima
+scenata. Allorchè gli ambasciatori giunsero
+al luogo ricercato, videro una rozza capanna di solitario
+con una finestretta chiusa da un graticcio; e
+<span class="pagenum" id="Page_590">[590]</span>
+scorsero un uomo con barba incolta, dalla faccia pallida
+e scarna, dagli occhi lustri e arrossati per piangere,
+coperto di una tonaca villosa, che guardava
+timidamente i vegnenti. Scopersero eglino reverentemente
+il capo e si prostrarono ginocchioni, e l’anacoreta
+stupefatto, umilmente rispose al saluto facendo
+altrettanto&#8205;<a class="tag" id="tag712" href="#note712">[712]</a>. Ma come udì il messaggio, può
+darsi che ei si credesse in balia di una delle sue solite
+allucinazioni vedendo quei signori forestieri che venivano
+dalla remota Perugia con in mano una pergamena
+suggellata per nunciargli che era eletto papa. Si narra
+che il povero solitario abbia tentato di fuggire, e che
+soltanto alle ardenti preghiere che gli vennero fatte,
+massime dai frati del suo ordine, accondiscendesse ad
+accettare il decreto di elezione. È cosa probabile; tuttavolta
+i versi del suo Biografo fra la dichiarazione del
+messaggio e l’ardito acconsentimento del santo non
+pongono altro intervallo che quello breve di una sua
+orazione&#8205;<a class="tag" id="tag713" href="#note713">[713]</a>. La risoluzione di un eremita invecchiato in
+<span class="pagenum" id="Page_591">[591]</span>
+solitudini montane, di torsi insieme colla corona pontificia
+il peso del mondo sugli omeri, cui appena appena
+avrebbe potuto reggere qualche uomo di ingegno grande
+e pratico della vita, è per verità cosa meravigliosa.
+Se anche sia stata la vanità che abbia fatto cadere il
+cilicio del penitente e il ruvido saio del santo, può darsi
+pure che a quel fatale acconsentimento l’anacoreta del
+Murrone sia stato indotto dal sentimento del dovere,
+dall’umiltà ai creduti voleri del cielo, da ingenuità fanciullesca.
+Oltracciò lo sospinsero in quella via i frati
+della sua regola, perciocchè quei discepoli del santo
+Spirito imaginassero a loro gran delizia che colla elezione
+del loro capo supremo s’avverasse quell’impero
+profetico che il grande abate Gioacchino de Flore aveva
+vaticinato.
+</p>
+
+<p>
+Popolo innumerevole, preti, baroni, re Carlo e suo
+figlio accorsero per onorare il nuovo eletto; e il selvaggio
+monte Murrone fu teatro della scena più singolare
+che la storia abbia mai registrato. Mossero tutti alla città
+di Aquila; e il Papa eremita vestito della sua povera
+tonaca venne a cavalcioni d’un asinello, che due re
+con sollecita cura e con venerazione reggevano per le
+briglie: precedevanli schiere di splendidi cavalieri e cori
+di preti salmodianti; li seguivano turbe di uomini di
+mille aspetti, e intanto altri si inginocchiavano devotamente
+lungo la via&#8205;<a class="tag" id="tag714" href="#note714">[714]</a>. Alla vista del corteo fastosamente
+umile di un Pontefice che veniva seduto sopra un
+<span class="pagenum" id="Page_592">[592]</span>
+somarello, ma cui servivano due re, furono parecchi a
+sentenziare che quell’imitazione dell’entrata di Cristo in
+Gerusalemme o era una vanità, o non s’acconciava più
+alla pratica grandezza del pontificato. Tosto re Carlo
+s’impadronì del neo eletto, nè più si lasciò scappare di
+mano quel fantoccio papa nativo del suo paese&#8205;<a class="tag" id="tag715" href="#note715">[715]</a>. I
+cardinali avevano invitato Pietro acciocchè andasse a
+Perugia; invece, poichè così ordinava Carlo, ei chiamò
+loro ad Aquila. Vennero contra genio; l’orgoglioso Benedetto
+Gaetani fu l’ultimo, e, sdegnato di ciò che
+vedeva, cercò di assicurarsi l’ascendente sulla Curia.
+In quello il cardinale Latino moriva a Perugia, ma se fu
+per lui buona ventura che non vedesse davvicino la creatura
+della sua elezione, la morte sua fu invece per Pietro
+una vera disgrazia&#8205;<a class="tag" id="tag716" href="#note716">[716]</a>. I cardinali, signori dediti
+alla vita del bel mondo, eruditi, eleganti, mirarono con
+istupore il novello Papa, che loro venne incontro con un
+piglio da timido boscaiuolo, debole, senza facondia di
+parola, senza garbo nè dignità. Poteva forse questo
+semplicetto anacoreta essere successore di Papi che avevano
+<span class="pagenum" id="Page_593">[593]</span>
+saputo maestosamente far da padroni di principi
+e di nazioni?
+</p>
+
+<p>
+In una chiesa posta fuor delle mura di Aquila Pietro
+fu consecrato addì 24 Agosto 1294, con nome di Celestino
+V: un testimonio oculare racconta che vi si accalcassero
+un dugentomila persone. Indi il Papa tenne
+la sua entrata in quella città, ma non più a cavallo di
+un asino, bensì sopra un bianco palafreno ornato riccamente
+e con magnificenza grandissima&#8205;<a class="tag" id="tag717" href="#note717">[717]</a>. Servitore
+devoto di Carlo, creò subito dei nuovi cardinali, candidati
+del Re, e rinnovò eziandio la Costituzione di Gregorio
+X intorno al Conclave. Di lui s’impossessarono
+dei furbi cortigiani, e chiesero che sottoscrivesse e munisse
+del suo sigillo tutto quello che essi volevano: ora
+il santo non sapeva dir di no a chicchessia; tutto ciò
+che gli domandavano concedeva a larghe mani; e le sue
+azioni, che erano quelle di uomo allo stato di natura,
+parvero opere da folle e biasimevoli&#8205;<a class="tag" id="tag718" href="#note718">[718]</a>. Invece di andare
+a Roma, sì come chiedevano i cardinali, obbedì al Re, e
+mosse a Napoli&#8205;<a class="tag" id="tag719" href="#note719">[719]</a>, seguendolo la Curia con gran malcontento
+<span class="pagenum" id="Page_594">[594]</span>
+e brontolando. E anch’egli si trovava in grande
+afflizione e in difficoltà inenarrabili. Dopo ch’ebbe
+affidato la cura degli affari a tre cardinali, nella stagione
+dell’avvento si ascose nel castello che il Re s’aveva
+nuovamente edificato a Napoli, e dove gli si apprestò
+una cella: ritiratosi entro di quella vi riandò
+colla mente i silenzî della sua grotta, e sognò degli
+spiriti che popolavano la solitudine di monte Murrone.
+E là, dice il suo Biografo, l’infelice parve somigliare
+al fagiano selvatico che nasconde la testa credendo
+celarsi tutto quanto alla vista dei cacciatori, laddove
+questi gli strisciano vicino, e non hanno che a stendere
+la mano per pigliarlo&#8205;<a class="tag" id="tag720" href="#note720">[720]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per uomini di ogni maniera nulla v’ha di più intollerabile
+quanto un posto cui repugna l’indole loro, cui
+le loro forze non bastano: Celestino V ne è l’esempio
+più spiccato. Fame, sete ed ogni sorte di privazioni
+penose erano cosa gradita e occupazione di ogni giorno
+per un santo che s’era assuefatto a vivere chiuso in
+una grotta, e a dialogare colle stelle scintillanti, cogli
+alberi dalle fronde stormenti, cogli uragani, cogli
+<span class="pagenum" id="Page_595">[595]</span>
+spiriti della notte ovvero della sua fantasia. Ed ora invece
+di repente ei si trovava collocato sul trono eccelso
+della terra, circondato da principi e da maggiorenti,
+premuto da cento uomini astuti, chiamato a reggere il
+mondo e a muoversi in un labirinto di artificî, egli che
+non sarebbe pure stato capace di attendere ai più meschini
+negozî da notaio. Degna di compassione fu la
+parte che Celestino V sostenne, ma più che colpevole
+fu la imprudenza dei suoi elettori, tentatori di un santo.
+In tempi religiosi, quando un semplice fraticello
+poteva adempiere all’officio di supremo sacerdote, Celestino
+V avrebbe potuto essere un buon pastore di anime;
+per lo contrario sul trono di Innocenzo III egli parve
+un’assurda sconciatura. Aveva ormai sentito desiderio
+di abdicare, e adesso a Napoli risolse di farlo. Viene detto
+che l’ambizioso cardinale Gaetani nel silenzio della notte
+e mercè un portavoce, simulando che le parole venissero
+dal cielo, lo ammonisse di rinunciare al Papato; e si afferma
+che questo giuoco inducesse quell’anima angustiata
+ad un passo, di cui non si teneva memoria eguale
+negli annali della Chiesa. Può darsi che questo racconto
+(fin da allora si diffuse) sia privo di fondamento; i
+contemporanei non ne parlano, ma dichiarano che parecchi
+cardinali chiedessero che abdicasse. E senza dubbio
+re Carlo vi aveva dato il suo beneplacito e accondisceso
+che si levasse a pontefice il cardinale Gaetani:
+sembra infatti che durante il viaggio da Aquila a
+Napoli si togliesse la ruggine che v’era stata fra loro, e
+che egli si ravvicinasse a quell’orgoglioso prelato&#8205;<a class="tag" id="tag721" href="#note721">[721]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_596">[596]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando s’ebbe contezza della risoluzione del Papa,
+Napoli ne fu tutta agitata; gente innumerevole si accalcò,
+e il popolo messo a fanatismo dai frati dell’ordine
+di Celestino assediò il palazzo con grida e con clamori,
+chiedendo che quegli continuasse nel papato. Rispose
+Celestino in modo ambiguo, ma ai 13 di Dicembre 1294,
+dopo la lettura di una Bolla che dichiarava esser valida
+la abdicazione di un Papa allorchè importanti
+motivi ve lo persuadano, ei protestò in publico Concistoro
+di volersi dimettere dalla sua dignità cui si
+sentiva incapace di sostenere: confessione onorevole
+che non lui condannò, sibbene l’intelletto dei suoi
+elettori. E allora, deposta con gioia la porpora, Celestino
+V ricomparve innanzi l’assemblea commossa,
+in aspetto dell’uomo della natura, nelle sue rustiche
+vesti, da quello che era veramente, un penitente ed
+un santo venerabile&#8205;<a class="tag" id="tag722" href="#note722">[722]</a>. Un destino meraviglioso aveva
+strappato Pietro del Murrone alla sua solitudine; per
+un istante lo collocò sulla cima eccelsa del mondo, indi
+da questa tornò a strapparlo e lo precipitò in basso. Il
+<span class="pagenum" id="Page_597">[597]</span>
+sogno di cinque mesi pieni di splendori e di tormenti
+a lui saranno parsi la più atroce di quelle visioni di
+tentazioni e di diavoli che sogliono avere gli eremiti;
+e la sua abdicazione fu certo la migliore e massima
+di tutte le abnegazioni che possa imporsi l’uomo penitente.
+La storia dei Re registra memoria di alcuni
+principi che stanchi del mondo deposero la corona per
+attendere alla cultura dei fiori come Diocleziano, o,
+come Carlo V, per meditare in solitudine tranquilla ai
+dì corsi della loro vita; e alla loro abnegazione si pagò
+ogni volta tributo di ammirazione: la storia dei Pontefici
+invece non tiene nota che di una sola abdicazione
+volontaria, quella di Celestino V; ed essa ai suoi tempi
+provocò i più contrarî giudizî degli uomini, e suscitò
+la controversia pericolosa se un Papa, come quegli che
+è messo in trono da Dio, possa o no abdicare. Dante
+con sentenza severa nei suoi notissimi versi biasimò il
+comportamento di Celestino, e dichiarò che per viltà
+tradisse la Chiesa; per lo contrario il Petrarca, che
+scrisse un libro in onore della vita solitaria, gliene tributò
+lode, dicendo che la sua azione fu di umiltà inimitabile.
+Ma noi reputiamo eroismo non essere l’opera
+di un uomo che abdica ad una dignità, la quale, quantunque
+splendidissima, gli gravi le spalle come soma
+intollerabile&#8205;<a class="tag" id="tag723" href="#note723">[723]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_598">[598]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga dell’ex-Pontefice. — Magnifica
+coronazione di Bonifacio VIII. — Fine
+di Celestino V. — Sicilia. — Jacopo di Aragona si
+sottomette alla Chiesa. — Costanza a Roma. — Feste nuziali. — I
+Siciliani continuano la guerra sotto re Federico. — Bonifacio
+VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — <i>Hugolinus
+de Rubeis</i>, senatore. — Pandolfo Savelli, senatore
+(1297). — La casa dei Gaetani. — Loffredo conte di
+Caserta. — Francesco cardinale. — Pietro Gaetani, conte
+palatino lateranense.</span></h4>
+
+<p>
+L’ambizioso cardinale Gaetani aveva con grande
+zelo promossa l’abdicazione di Celestino, perciocchè un
+uomo come lui mal potesse sofferire la continuazione di
+un cosiffatto pontificato. Se legittimi sieno stati gli
+espedienti che egli usò in questo intento, non si deve
+che lodarnelo di aver fatto discendere un uomo inetto
+dalla cattedra santa, per salvare il Papato da una
+confusione infinita. E a lui toccò la tiara, poichè fu
+eletto ai 24 Dicembre del 1294, col consentimento di
+Carlo, a maggioranza di voti. Nessun contrapposto poteva
+esser maggiore di quello che v’ebbe tra lui ed il suo
+predecessore. I frati dello Spirito Santo avevano fatto il
+tentativo di sollevare sul trono pontificio un apostolo
+della povertà, un uomo della foggia di san Francesco, e
+avevano sperato di dare inizio con lui sulla terra ad un’êra
+nuova del regno di Dio. Ma in mezzo al mondo pratico
+cotale idea s’era mostrata per quella chimera che veramente
+<span class="pagenum" id="Page_599">[599]</span>
+era; e dopo quell’episodio romantico, o, per
+chiamarlo meglio, quell’avvilimento in cui il taumaturgo
+ebbe gettata la Chiesa, or saliva al trono pontificio
+Bonifacio VIII, cardinale esperto del mondo, giureconsulto
+erudito, animo regio: ed egli doveva da parte sua
+dare prova che per la Chiesa era cosa parimenti pericolosa
+avere un capo politico senza virtù di santo, quanto
+avere per papa un santo senza ingegno di governante.
+</p>
+
+<p>
+Benedetto, figlio di Goffredo e nipote di Alessandro IV
+per parte di madre discendeva da un’antica famiglia
+della Campagna, dai Gaetani cavalieri residenti in Anagni.
+Prima di lui della sua famiglia non si tiene nota
+nelle storie di Roma, a meno che non si voglia dire che vi
+abbia appartenuto Gelasio II; però il nome dei Gaetani
+era conosciuto assai prima di quest’età, e lo avevano
+portato alcuni cardinali, oltre ad uomini di casa Orsini.
+Che i Gaetani derivassero dai vecchi Duchi di Gaeta non
+può provarsi; ma pur può essere che questa casa sia stata
+di origine longobarda, come già lo dimostra il nome in
+essa frequente di Luitfredo o Loffredo od anche di Roffredo&#8205;<a class="tag" id="tag724" href="#note724">[724]</a>.
+E quel casato era ragguardevole, sebbene
+<span class="pagenum" id="Page_600">[600]</span>
+allora non fosse potente, ancor prima che Bonifacio VIII
+diventasse papa; ed alcuni dei suoi si erano illustrati da
+cavalieri in guerra, o da podestà nel governo di città&#8205;<a class="tag" id="tag725" href="#note725">[725]</a>.
+Benedetto aveva incominciato con essere notaio
+apostolico sotto di Nicolò III; ebbe da Martino IV il cappello
+cardinalizio, e parecchie volte sostenne con molto
+onore officî di legato. Era eloquente nel dire, conoscitore
+profondo delle leggi civili e delle canoniche, diplomatico
+di grande ingegno; ed aveva aspetto dignitoso
+e imponente, congiunto a bellissime forme della
+persona: però queste doti del suo animo gli inspiravano
+non umiltà, ma alterigia; in vece di tolleranza, disprezzo
+degli uomini&#8205;<a class="tag" id="tag726" href="#note726">[726]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_601">[601]</span>
+</p>
+
+<p>
+Divenuto papa, volle tosto liberare la santa Sede
+dalle influenze di ogni fatta che negli ultimi tempi ne
+avevano angustiata la libertà. Fallì pertanto la speranza
+che aveva nutrito Carlo di trattenere a Napoli il Papato.
+Di Bonifacio VIII dapprima non era stato amico; ma
+l’uno aveva mestieri dell’altro: il Re abbisognava del
+Papa per riguardo a Sicilia, il Papa abbisognava del
+Re per difendersi da’ suoi invidiosi. Il debole Celestino
+V non aveva saputo condurre a termine le trattative
+avviate perchè Jacopo di Aragona rinunciasse a Sicilia;
+invece Bonifacio VIII prometteva a Carlo di ridonare
+Sicilia alla casa di Angiò. Furono d’accordo; e gli avvenimenti
+che succedettero di lì a breve dimostrarono che
+eglino adempierono coscienziosamente alle vicendevoli
+promesse. E Carlo per prima cosa sacrificò Celestino V
+alla quiete del nuovo Pontificato, acconsentendo che si
+ponesse sotto buona custodia: infatti Bonifacio aveva
+ragioni di temenza a lasciar che andasse libero girovagando
+un Santo che pur testè era stato papa, la cui abdicazione
+era variamente giudicata, che poteva nelle
+mani di suoi nemici diventar facilmente uno strumento
+pericoloso. Per conseguenza, col beneplacito del Re,
+Bonifacio mandò sotto vigilanza l’ex-Papa a Roma; ed
+essendo il Santo fuggito, Carlo in gran fretta gli mandò
+<span class="pagenum" id="Page_602">[602]</span>
+dietro genti che lo pigliassero: così frattanto s’imprese
+il viaggio alla volta di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo Pontefice, accompagnato da Carlo, lasciò
+Napoli sui primi di Gennaio dell’anno 1295&#8205;<a class="tag" id="tag727" href="#note727">[727]</a>. Erano
+appena giunti a Capua, quando si sparse per Napoli la
+fama che Bonifacio VIII fosse repentinamente morto.
+Bastò tal voce per destare una gioia sfrenata; i Napoletani
+misero in feste e in baldoria la loro città, e tale
+fu l’augurio che tenne dietro al successore di Celestino
+mentre egli continuava il suo cammino per Roma&#8205;<a class="tag" id="tag728" href="#note728">[728]</a>.
+Traversando la Campania andò primamente ad Anagni
+sua patria che lo accolse con compiacimento orgoglioso,
+avvegnachè con lui essa contasse tre celebri Papi
+che in un solo secolo erano usciti dal suo popolo. E là
+vennero legati romani a salutarvi Bonifacio, e lo investirono
+dell’autorità senatoria, perlochè egli, appena
+arrivato a Roma, vi pose da senatore <i>Hugolinus de Rubeis</i>,
+parmense&#8205;<a class="tag" id="tag729" href="#note729">[729]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_603">[603]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con insolita pompa si celebrarono le accoglienze,
+l’entrata e la festa della coronazione, che avvenne ai 23
+di Gennaio 1295 nel san Pietro. Il Papato, che di recente
+nell’anacoreta Pietro aveva vestito un manto di
+apostolica povertà, umile tanto da aver quasi l’aspetto
+di eresia valdese, si ornò adesso (e fecelo di proposito
+deliberato) colla splendida maestà e colla magnificenza
+mondana di trionfatore. I nobiluomini romani, gli Orsini,
+i Colonna, i Savelli, i Conti, gli Anibaldi spiegarono uno
+sfarzo cavalleresco; i baroni e i podestà dello Stato ecclesiastico,
+la comitiva numerosa del Re di Napoli crebbero
+ancor più il lustro alle ceremonie: e nella grande processione
+festiva onde il Pontefice mosse a prender possesso
+del Laterano, passando sotto gli archi di onore e lungo
+le vie addobbate a festa, presero parte i magistrati ed
+il Prefetto urbano, ridotto adesso ombra vana senza
+potenza&#8205;<a class="tag" id="tag730" href="#note730">[730]</a>. Bonifacio VIII cavalcava una chinea bianca
+come neve, coperta di una gualdrappa di penne cipriotte;
+teneva in capo la corona di Silvestro, e vestiva i
+solenni abiti pontificali. Ai suoi fianchi in vestimenta di
+<span class="pagenum" id="Page_604">[604]</span>
+colore scarlatto movevano due Re vassalli, Carlo e Carlo
+Martello, reggendo le briglie del cavallo. E non erano
+scorsi pur sei mesi che questi medesimi Re avevano fatto
+comitiva ad un Pontefice, che in abito da eremita era
+andato cavalcando un asinello: e adesso potevano dire a
+sè stessi che allora quell’uguale officio gli aveva meno
+umiliati. L’ombra del povero spirituale, il quale ripudiava
+tutte le pompe del mondo, spegneva la sete con
+acqua di fonte e saziava la fame colle frutta della foresta,
+sarà apparsa davanti a Bonifacio VIII ed ai due Re,
+e avrà alzato la mano in atto di ammonimento allorquando
+alla solenne mensa tenuta in Laterano questi ultimi
+ebbero l’onore di imbandirgli la tavola dei primi piatti,
+per poi andare a prendersi il loro umile posto alle tavole
+dei cardinali, dove in mezzo a squisiti camangiari, vini
+preziosi scintillavano nei «nappi di Bacco»&#8205;<a class="tag" id="tag731" href="#note731">[731]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto che Bonifacio VIII celebrava con tanta festa
+la sua coronazione, Celestino andava errando pei boschi
+delle Puglie affine di scampare a’ suoi persecutori.
+<span class="pagenum" id="Page_605">[605]</span>
+Una volta fuggito, simile ad un colombo selvatico, era
+corso lietamente alla sua diletta solitudine di Sulmona,
+sperando di potervi continuare la sua prima vita. Ma un
+Papa che aveva abdicato non aveva più diritto alla
+libertà: colla dichiarazione di rinuncia Celestino V aveva
+sottoscritto eziandio la sua sentenza di morte. Allorchè
+le genti che gli davano la caccia furono venute sul Murrone,
+fugginne l’ex-Papa; con un suo seguace andò e
+andò, finchè dopo alcune settimane di faticoso cammino
+giunse al mare. Presso alla costa pugliese montò in una
+barca sperando di toccar la Dalmazia ed ivi nascondersi
+in qualche luogo selvaggio; ma il mare risospinse
+il santo alla riva; gli abitatori di Viesta lo riconobbero
+per chi era, e con grande ossequio lo salutarono come
+facitor di miracoli. Suoi aderenti lo circondarono e lo
+esortarono a tornar papa, ma l’umilissimo anacoreta
+fece che il Podestà della terra senza resistere lo desse
+in mano di chi lo cercava: pertanto nel mese di Maggio
+Guglielmo l’Estendart, contestabile del Re, lo tradusse
+alle frontiere dello Stato ecclesiastico&#8205;<a class="tag" id="tag732" href="#note732">[732]</a>. Lieto di avere
+in mano il suo pericoloso predecessore, Bonifacio lo fe’
+dapprima custodire nel suo palazzo di Anagni: ed al
+buon eremita si diè ad intendere che dovere di religione
+<span class="pagenum" id="Page_606">[606]</span>
+gli comandava di rinunciare alla libertà, all’istesso
+modo che abdicato aveva alla tiara. Lo adularono, lo colmarono
+di carezze, e finalmente per maggior sicurezza
+lo trassero a Castel Fumone. Questa tetra rocca (piantata
+sopra uno scosceso monte foggiato a cono che s’alza
+vicino ad Alatri) aveva servito fino da’ tempi antichi da
+prigione di Stato, e nelle sue torri aveva finito più d’un
+ribelle e financo un Pontefice. Viene detto che Celestino
+V sia stato tenuto colà sotto vigilanza cortese; ma
+altri narra che il suo carcere fosse più angusto della
+sua angustissima cella di monte Murrone. Di lì a breve
+morì&#8205;<a class="tag" id="tag733" href="#note733">[733]</a>. Il suo destino fece ch’ei paresse un martire,
+Bonifacio un assassino: i monaci celestini irritati diffusero
+i più tetri racconti; s’inventò e perfino si mostrò
+come reliquia un chiodo che (dicevasi) per comando
+del Papa avrebbesi confitto nel capo del prigioniero innocente.
+</p>
+
+<p>
+La morte di Celestino consolidò il trono di Bonifacio
+VIII. Se anche quella morte non fe’ tacere le voci
+che accusavano quest’ultimo di esservi asceso contro
+diritto, tuttavolta essa tolse ai nemici suoi il rappresentante
+vivo della loro opinione. Ciò che più davvicino
+stava a cuore al Papa si era di riconquistare la Sicilia
+a favore degli Angioini, e per conseguenza della Chiesa:
+conveniva per l’onore della santa Sede che si cancellasse
+<span class="pagenum" id="Page_607">[607]</span>
+lo smacco doloroso della perdita di quel paese.
+A questo avevano inteso anche i suoi predecessori. Ed
+infatti allorchè, morto (ai 18 Giugno 1291) il giovane
+Alfonso, era salito sul trono di Aragona il suo secondo
+fratello Jacopo, Nicolò IV aveva avviato negoziati di
+pace fra lui e Carlo II; e Jacopo premuto da Francia
+(poichè Martino IV aveva osato di dare Aragona a
+Carlo di Valois in feudo pontificio), aveva altresì accondisceso
+a cedere Sicilia. Però i Siciliani non vollero più
+che Papi e Re facessero mercato di loro; opposero diniego,
+e nel giovine Federico, fratello di Jacopo e nipote
+di Manfredi, trovarono il loro capo nazionale. Per motivi
+di politica Jacopo rinnegò il suo passato glorioso;
+conchiuse pace colla Chiesa e con Carlo, e nell’anno
+1295 rinunciò alla signoria dell’isola. In un abboccamento
+ch’ebbero insieme a Velletri Bonifacio aveva
+tentato di indurre Federico a consentirvi anch’egli:
+dapprincipio il giovine principe, adescato colla prospettiva
+di essere fatto senatore di Roma e di ottenere poi in
+isposa Caterina di Courtenay, tentennò poco virilmente,
+ma più tardi tornato a casa sua ritrattò ogni promessa,
+e addì 25 Marzo 1296 prese la corona dell’isola a
+Palermo, re eletto dal popolo. Così naufragò la speranza
+del Pontefice; Sicilia conservò la sua independenza
+anche dopo la deserzione di Giovanni da Procida e del
+celebre ammiraglio Rogero de Loria, e la mantenne
+eziandio contro le armi di Jacopo, cui i trattati costrinsero
+ad impugnarle contro il fratello.
+</p>
+
+<p>
+Jacopo venne a Roma sulla fine del Marzo dell’anno
+1297. Sua madre Costanza, donna pia che ardentemente
+bramava la pace colla Chiesa, accondiscese ai
+<span class="pagenum" id="Page_608">[608]</span>
+suoi desiderî e venne con lui di Sicilia, abbandonando
+così l’altro suo figlio Federico. Singolari circostanze di
+cose indussero quella figlia di Manfredi a recarsi a Roma,
+dove fu accolta con molte allegrezze e sciolta dalla scomunica
+che avvinceva la sua famiglia. Ed ella condusse
+con sè la sua figliuola Violante per unirla in matrimonio,
+conformemente al trattato, con Roberto di Calabria figlio
+di Carlo II. Gli eredi dei tanto odiatisi Hohenstaufen ed
+Angioini, dei Guelfi e dei Ghibellini, di Manfredi e di
+Carlo I; gli uomini dei Vespri siciliani convennero assieme
+in Roma, ma per celebrarvi una festa di pace
+durevole. Allorchè Bonifacio papa (e questo fu il più bel
+momento di sua vita) pose la mano di Violante in
+quella di Roberto, può darsi che la mente d’ogni uomo
+corresse al pensiero delle orrende giornate di Benevento
+e di Tagliacozzo, sulle cui tombe quei due giovani
+belli e prosperi, la nipote di Manfredi e il nipote
+di Carlo d’Angiò, parevano piantare la palma di pace&#8205;<a class="tag" id="tag734" href="#note734">[734]</a>.
+Il solo don Federico non prese parte a questa riconciliazione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_609">[609]</span>
+</p>
+
+<p>
+Costanza soggiornò ancora un tratto di tempo a
+Roma con Giovanni da Procida; e di là con gran dolore
+mirò alla guerra fratricida de’ suoi due figliuoli, che il
+Papa, a vitupero della religione di Cristo, promoveva e
+con gran calore attizzava. Ed il suo cuore sanguinava
+eziandio pensando alla sorte dei figli di Manfredi, fratelli
+suoi. Banditi dalla società civile, quegli sventurati
+continuavano sempre a languire nel carcere di Santa
+Maria del Monte. Se anche Costanza avrà chiesto che
+fossero posti in libertà, ella non ottenne ascolto; i veri
+eredi di Manfredi, i legittimi signori di Sicilia rimasero
+vittime della ragione politica di casa di Angiò e di
+quella di Aragona&#8205;<a class="tag" id="tag735" href="#note735">[735]</a>. Del rimanente la fortuna concesse
+a Costanza quello che negò al padre di lei; ella
+fu sposa di un Re grande, liberatore di Sicilia; vide
+tre figliuoli coronati re; e finalmente, riconciliata
+colla Chiesa, occupata in esercizî di religione come un
+tempo Agnese madre di Enrico IV, la nobile figliuola di
+Manfredi morì nell’anno 1302 a Barcellona&#8205;<a class="tag" id="tag736" href="#note736">[736]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_610">[610]</span>
+</p>
+
+<p>
+Finite le feste di Roma, i Re ne partirono per apprestarsi
+alla guerra contro Federico, di cui Bonifacio
+provvide le spese col patrimonio della Chiesa e colle
+decime. Ma i Siciliani non badarono alle sue scomuniche.
+L’uso eccessivo aveva logorato quelle armi spirituali
+che nel più buio periodo del medio evo erano state
+più micidiali della polvere da cannone. Nel secolo decimoterzo
+non fuvvi uomo per poco eminente, non città,
+non nazione che per motivi politici non ricevesse una
+gragnuola di scomuniche; e gli anatemi erano leggermente
+scagliati e con pari levità revocati, ogni qual
+volta il farlo profittasse. Però ormai Bonifacio VIII dovette
+capire che quelle folgori non erano più efficaci.
+Della sua sconfitta in Sicilia lo consolò, ma a mala
+pena, un nuovo regno vassallo della Chiesa. Egli aveva
+nominato Jacopo di Aragona a gonfaloniere, ad ammiraglio
+e a capitano generale della Chiesa, e lo aveva armato
+alla guerra contro il fratello; laonde addì 4 Aprile
+1297, in ricompensa antecipata, gli diè le isole di
+Sardegna e di Corsica dove il Pontefice non possedeva
+neppure un palmo di terra&#8205;<a class="tag" id="tag737" href="#note737">[737]</a>. Pisa, che un tempo era
+<span class="pagenum" id="Page_611">[611]</span>
+stata signora di quelle isole, s’era indebolita dopo la
+sventura toccata alla Meloria, e incominciava a decadere;
+perciò non vi oppose impedimento, ed anzi quella Republica,
+già tanto potente ed illustre amica degli Imperatori,
+elesse Bonifacio VIII a suo rettore per averne
+l’aiuto.
+</p>
+
+<p>
+Bonifacio VIII seppe usare con esito fortunato di
+quella politica onde notammo che i Papi cercavano farsi
+investire dalle città delle loro magistrature. Infatti poco
+a poco parecchi Comuni lo elessero a podestà. Circostanze
+repentine li costringevano a riparare sotto il
+patrocinio della Chiesa affidando personalmente al Papa
+il loro reggimento. Vero è che ponevano delle guarentie
+ai loro Statuti, per guisa che il vicario del Pontefice
+allorchè entrava nella terra, prima ancora che smontasse
+di cavallo, doveva giurare sull’Evangelio di rispettarli;
+tuttavia l’autorità ceduta ai Papi anche di tratto passeggiero
+affievolì la loro autonomia republicana&#8205;<a class="tag" id="tag738" href="#note738">[738]</a>. Anche
+Roma accolse chetamente i senatori che Bonifacio vi
+pose in carica; e così nel Marzo dell’anno 1297 egli
+fece novellamente senatore per un anno il celebre Pandolfo
+<span class="pagenum" id="Page_612">[612]</span>
+Savelli&#8205;<a class="tag" id="tag739" href="#note739">[739]</a>. Quanto alla sua propria famiglia, dei
+Gaetani, la sollevò ai più alti onori ecclesiastici e municipali.
+Tosto dopo la sua consecrazione il fratel suo
+Loffredo fu nominato conte di Caserta da re Carlo che
+era presente in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag740" href="#note740">[740]</a>. Dei figli poi di Loffredo, il
+Pontefice nominò l’uno, Francesco, a cardinale di santa
+Maria in Cosmedin e l’altro, Pietro, elesse conte palatino
+lateranense e rettore del patrimonio di Toscana.
+<span class="pagenum" id="Page_613">[613]</span>
+Di lì a poco questo fortunato nipote diventò erede di suo
+padre, conte di Caserta, fondatore di un patrimonio
+principesco che abbracciò le due pendici dei monti
+Volsci: ed egli fu stipite delle due maggiori linee di sua
+casa, chè infatti dai suoi figliuoli, Benedetto conte palatino
+romano, e Loffredo conte di Fundi e di Traetto,
+la famiglia si venne propagando per modo che dura ancora
+ai dì nostri&#8205;<a class="tag" id="tag741" href="#note741">[741]</a>. Così per virtù della Chiesa una
+nuova dinastia fiorì nella Campagna alla stessa guisa
+di ciò che avvenne dei Conti a’ tempi di Innocenzo III:
+e la nobiltà di Roma s’accrebbe di un casato di prodi,
+ambiziosi e ricchi ottimati che minacciò di eclissare
+stirpi patrizie più antiche. Fra quelle famiglie nobili
+nessuna allora era più vecchia d’origine e più potente
+della casa dei Colonna; e con loro Bonifacio VIII entrò in
+breve in una contesa che ebbe grandissima influenza
+sui suoi destini, e che associata con relazioni di cose
+molto maggiori contribuì alla presta caduta di lui.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_614">[614]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-10-4">§ 4.
+<span class="smaller">Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo
+e Pietro cardinali s’inimicano Bonifacio VIII. — Opposizione
+contro il Papa. — I due cardinali sono deposti. — Fra
+Jacopone da Todi. — Manifesto contro il Pontefice. — I Colonna
+sono scomunicati. — Pandolfo Savelli cerca di intromettersi
+paciere. — Crociata contro i Colonna. — Assedio di
+Palestrina. — I Colonna si sottomettono in Rieti. — Il Papa
+distrugge Palestrina. — I Colonna fuggono e sono banditi. — Sciarra
+e Stefano in esilio.</span></h4>
+
+<p>
+Discordie domestiche sorsero in questo tempo a dividere
+la numerosa casa dei Colonnesi&#8205;<a class="tag" id="tag742" href="#note742">[742]</a>. Ai 28 Aprile 1292,
+per contratto fra loro stipulato, i figli di Odone avevano
+conferito al cardinale Jacopo loro fratello maggiore la
+<span class="pagenum" id="Page_615">[615]</span>
+amministrazione del patrimonio famigliare, di cui Palestrina
+era centro. Alla linea più giovane, di Genazzano,
+composta dei figliuoli di Giovanni senatore, fratello di
+Jacopo (e fra loro erano Pietro cardinale e Stefano conte),
+spettava una parte di quei possedimenti; ma poichè Jacopo
+troppo li favoriva, Odone, Matteo e Landolfo, fratelli
+suoi, rimproverarono a lui che tutto profondesse a quei
+nipoti. Nella disputa fu involto il Pontefice: ammonì egli
+Jacopo ripetute volte affinchè ai suoi fratelli desse quello
+che per diritto loro toccava; nondimeno i due cardinali,
+zio e nipote, ricusarono di farlo, anzi nessuno dei due si
+lasciò veder più in Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag743" href="#note743">[743]</a>. Nella Curia tenevano essi
+il primo luogo; principi romani di nobiltà antichissima
+erano uomini superbi ed arroganti. Videro con acerba
+contrarietà che il Pontefice assumeva aria di padronanza;
+ed avevano parecchie ragioni di tenergli il broncio,
+massime dappoichè Bonifacio pareva risoluto a voler
+domare l’alterigia dell’aristocrazia romana. Nei Colonna
+si ridestavano tendenze ghibelline; e, ad onta della
+loro vecchia unione con Carlo II di Napoli, ricevevano
+messaggi di Federico di Sicilia, il quale cercava di dar
+nuovo risveglio alla fazione romana che aveva parteggiato
+per gli Hohenstaufen.
+</p>
+
+<p>
+Ad afforzare il partito politico si aggiungeva eziandio
+una contesa ecclesiastica, perciocchè i due cardinali
+manifestamente non si accordassero coll’indirizzo
+che il Papato aveva preso a fronte della Chiesa e
+<span class="pagenum" id="Page_616">[616]</span>
+degli Stati, e che presto o tardi lo avrebbe dovuto trarre
+in perniciosissime lotte colle monarchie. Già al tempo
+di Gregorio IX un cardinale Colonna era stato nemico
+risoluto di quell’indirizzo; per di più adesso la morte
+di Celestino V non aveva fatto cessare la credenza che
+Bonifacio VIII fosse illegittimo papa: e gli appassionati
+sostenitori di quell’opinione erano massimamente
+i frati dell’ordine di Celestino, i quali non sapevano
+darsi pace della caduta del loro idolo. E tanto più
+se ne infervoravano, poichè Bonifacio abrogava gli
+atti che il suo predecessore aveva promulgato a loro
+favore: pareva a quegli spirituali che egli fosse un simoniaco,
+un usurpatore, incarnazione della Chiesa mondana,
+che essi condannavano e pretendevano riformare
+colle loro generose utopie del regno dello Spirito Santo.
+</p>
+
+<p>
+Il partito dell’opposizione si schierò intorno ai cardinali
+Colonna ed ai loro parenti Stefano e Sciarra. Erano
+notorie le loro intelligenze con Sicilia; e Bonifacio si
+pose in guardia, giacchè lo ammoniva l’esempio di ciò
+ch’era avvenuto all’età di Federico II, quando dalla
+Chiesa avevano disertato il cardinale Giovanni e suo
+nipote Odone, padre del vivente cardinale Jacopo. Richiese
+pertanto che presidî pontificî si accogliessero a
+Palestrina e in altre castella dei Colonna, ma questi, per
+motivi facili a comprendersi, rifiutarono. E poichè adesso
+sempre più caldi facevansi i discorsi scismatici onde si
+tacciava di illegittimità il suo pontificato; e poichè si
+accusava Pietro Colonna d’essere il massimo autore di
+quelle voci, Bonifacio, ai 4 Maggio 1297, invitò il cardinale
+a dichiarare esplicitamente se lo reputava pontefice
+o no. Pietro si scansò dall’obbedire, e con suo zio andò
+<span class="pagenum" id="Page_617">[617]</span>
+a Palestrina. Bonifacio diè in furie; ai 10 di Maggio,
+congregato un Concistoro nel san Pietro, senza più depose
+i due cardinali della loro dignità, e come motivi
+della sentenza addusse la loro antica ribellione quando
+avevano fatto lega con Jacopo di Aragona, la loro ribellione
+attuale e l’associazione con Federico, il rifiuto
+di accogliere milizie pontificie, la ingiustizia tirannica
+usata ai fratelli di Jacopo. Fu questa opera precipitosa
+dettata dalla collera; e se dimostra la grande energia
+di Bonifacio e il suo disprezzo di ogni riguardo umano,
+essa dà prova eziandio della veemenza smodata della
+sua indole. Forse che erano delitti tanto gravi da meritare
+una punizione così severa? La deposizione di cardinali
+era cosa da lungo tempo non più avvenuta, ed agli
+occhi di molti potè parere non giustificata da quei motivi,
+avvegnaddio i due principi della Chiesa non si trovassero
+per guisa alcuna in aperta rivolta contro il loro capo&#8205;<a class="tag" id="tag744" href="#note744">[744]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_618">[618]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Colonna accettarono la disfida con orgoglio di patrizî
+che avevano la consapevolezza della loro potenza principesca.
+In quello stesso giorno dei 10 Maggio tennero
+consiglio di famiglia a Longhezza, castello pertinente
+all’Abazia di san Paolo e situato sulle sponde dell’Anio,
+là dove in antico era sorta <i>Collatia</i>. Con loro convennero
+dei giurisperiti, alcuni prelati francesi e due
+frati minori che furono fra Diodato e fra Jacopone da Todi;
+entrambi questi ultimi, partigiani zelanti di Celestino
+V, colla sua approvazione avevano fondato sul monte
+colonnese di Palestrina una congregazione di eremiti
+celestini, che Bonifacio aveva indi privata di qualunque
+privilegio. Fra Jacopone era uomo d’indole non comune;
+esaltato dallo spirito di san Francesco, mistico melanconico,
+apostolo appassionato della imitazione di Cristo,
+era poeta entusiasta che possedeva bastante ingegno per
+scrivere in lingua volgare satire pungentissime contro
+il Papa e per dettare in latino il celebre inno dello
+<i>Stabat Mater</i>&#8205;<a class="tag" id="tag745" href="#note745">[745]</a>. In un manifesto compilato a Longhezza,
+il cui colorito fosco e scolastico pare che riveli
+lo stile di fra Jacopone, i due cardinali protestarono
+che non riconoscevano Bonifacio VIII per papa, poichè
+Celestino V non avrebbe potuto abdicare, e dacchè
+per di più la sua rinuncia era stata conseguenza di
+artificî insidiosi. Si appellarono ad un Concilio da congregarsi;
+ed un tale appello, di cui per primo aveva
+fatto uso Federico II, fu di grandissima importanza, perocchè
+adesso fossero dei cardinali ad invocarlo. Così
+minacciavasi infatti di levare al di sopra della gerarchia
+<span class="pagenum" id="Page_619">[619]</span>
+pontificia una nuova autorità che potesse farsi giudice
+di lei; e, se per allora quella voce non si insinuò nel
+popolo, fu però tale che non la si potè più ridurre a silenzio.
+I Colonnesi fecero appiccare il loro manifesto pei
+canti di Roma, e lo fecero perfino deporre sull’altare
+del san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag746" href="#note746">[746]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando Bonifacio aveva costretto Celestino V a finire
+i suoi giorni in un carcere, egli aveva giustamente
+preveduto la possibilità di uno scisma. Se il suo antecessore
+fosse ancor vissuto, ei sarebbe stato adesso un’arma
+formidabile in mano dei suoi nemici. Ma Celestino era
+morto, e Bonifacio poteva senza fatica metter in evidenza
+il lato debole che i suoi avversarî da sè stessi discoprivano.
+Quei cardinali erano pure stati de’ suoi elettori, avevano
+assistito in Roma alla sua coronazione, lui a Zagarolo
+avevano solennemente riconosciuto per pontefice. Or come
+andava che soltanto a questo momento professassero
+un’opinione che li poneva in contraddizione palese con sè
+medesimi? La collera di Bonifacio scoppiò in gran fiamme:
+ai 23 di Maggio promulgò una seconda Bolla per
+ischiacciare quelli che or s’eran chiariti apertamente
+ribelli. Come scismatici scomunicò i due cardinali e tutti
+<span class="pagenum" id="Page_620">[620]</span>
+i figliuoli del senatore Giovanni insieme coi loro discendenti;
+li proclamò infami, decaduti dai loro beni, e minacciò
+di anatema tutte le terre che loro avessero dato
+ricetto&#8205;<a class="tag" id="tag747" href="#note747">[747]</a>. Tuttavolta Bonifacio non riposava sopra un
+letto di rose; la deposizione dei Cardinali aveva offeso
+tutto il sacro Collegio, laonde gli conveniva, e presto,
+calmarlo: e in questo intento publicò una Costituzione,
+in cui accresceva d’assai la dignità dei cardinali, pronunciava
+pene severe contro chi li maltrattasse, e stabiliva
+che d’allora in poi, pari a’ re, si vestissero di porpora&#8205;<a class="tag" id="tag748" href="#note748">[748]</a>.
+Ciò fatto, andò a Orvieto, in quello che i suoi
+nemici si armavano a difesa nelle loro castella. Risoluto
+di voler soffocare colle armi lo scisma nel suo germe,
+raccolse milizie e ne affidò il supremo comando a
+Inghiramo di Bisanzo condottiere dei Fiorentini, ed a
+Landolfo Colonna, che, pur essendo fratello di Jacopo,
+era tratto da sete di vendetta a combattere contro i
+suoi parenti&#8205;<a class="tag" id="tag749" href="#note749">[749]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il senatore Pandolfo cercò allora di scongiurare i
+malanni di una guerra civile; ed infatti in nome del
+Comune romano s’intromise paciere, e mandò messaggi
+prima a Palestrina, indi al Pontefice. Risposero i
+Colonna d’essere pronti a far soggezione, ma a tali patti
+<span class="pagenum" id="Page_621">[621]</span>
+che ne andasse salvo l’onor loro e che si restaurasse la
+potenza di lor famiglia; il Papa per lo contrario offerse
+perdono purchè si arrendessero a mercè e consegnassero
+le fortezze&#8205;<a class="tag" id="tag750" href="#note750">[750]</a>. E poichè caddero a vuoto i negoziati,
+poichè furono a Palestrina ricevuti ambasciatori
+di Sicilia, Bonifacio, ai 18 Novembre, scagliò da Roma
+nuovamente la scomunica, e (addì 14 Dicembre) invocò
+«la universa Cristianità» a prender la croce contro
+i nemici di lui, e promulgò le solite indulgenze&#8205;<a class="tag" id="tag751" href="#note751">[751]</a>. Per
+verità la potenza del Papa parve esser non grande se
+egli dovette ricorrere a una cosiffatta storpiatura delle
+crociate, e se, per combattere alcuni ottimati romani che
+possedevano una rete di castella nella Campagna, usò
+mezzi che un tempo erano stati rivolti solamente contro
+grandi Imperatori. La guerra del Pontefice contro due
+cardinali, guerra civile della Chiesa, fe’ noto al mondo
+il decadimento del Papato, fu nuncia di tempi peggiori,
+diminuì la venerazione di Re e di popoli verso il capo
+sapremo della religione. Tuttavolta non v’ebbe mai
+al mondo bandiera, qualunque sia stata, intorno cui non
+si abbiano raccolto uomini; chè ogni cosa serve a vessillo
+delle loro voglie o delle loro opinioni: e infatti anche
+questa crociata trovò dei campioni, perciocchè promettesse
+bottino ed espressamente sembrasse rivolta contro
+eretici, una volta che per tali si aveva proclamato i
+<span class="pagenum" id="Page_622">[622]</span>
+Colonna&#8205;<a class="tag" id="tag752" href="#note752">[752]</a>. Fino città di Toscana e dell’Umbria fornirono
+combattenti, e la guerra santa contro le rocche
+dei Colonnesi potè essere condotta con efficacia.
+</p>
+
+<p>
+Ed eglino soccombettero perchè furon soli. Federico
+non mandò soccorsi; i Ghibellini nello Stato ecclesiastico
+non insorsero; nel Lazio si sollevò Giovanni di
+Ceccano della casa Anibaldi, ma senza compagni e perciò
+senza vigore&#8205;<a class="tag" id="tag753" href="#note753">[753]</a>. I Romani, che un dì avevano tratto
+in trionfo sul suo cocchio il fratello del cardinale Jacopo,
+si tennero neutrali; i cittadini non sentirono che gioia
+dell’indebolimento di una famiglia aristocratica, ed i Savelli
+e gli Orsini profittarono dell’opportunità propizia
+per demolire la potenza dei loro avversarî, dei cui beni
+si fecero indi arricchire dal Papa. L’esercito crociato
+assediò tutte le castella dei Colonna di qua e di là del
+Tevere. La prima terra cui si die’ addosso, ormai nell’estate
+<span class="pagenum" id="Page_623">[623]</span>
+dell’anno 1297, fu Nepi&#8205;<a class="tag" id="tag754" href="#note754">[754]</a>. Questa città, un
+tempo libera, apparteneva allora ai Colonna; guerre di
+parti, persecuzione di baroni, povertà la avevano ridotta
+a condizioni sì disperate che risolse di vendersi ad un
+qualche potente patrono: e per tal guisa il ricco cardinale
+Pietro, ai 3 Ottobre 1293, la aveva comperata
+all’incanto&#8205;<a class="tag" id="tag755" href="#note755">[755]</a>. A dir vero Sciarra e Giovanni Colonna
+di san Vito vi opposero valorosa resistenza contro gli
+<span class="pagenum" id="Page_624">[624]</span>
+assedianti, ma loro mancò l’aiuto che i signori di Vico
+e di Anguillara avrebbero dovuto per patti conchiusi
+prestare; Nepi fu presa di assalto, e dipoi il Pontefice
+la diede in feudo agli Orsini&#8205;<a class="tag" id="tag756" href="#note756">[756]</a>. L’esercito crociato
+in pari tempo invase i possedimenti famigliari
+dei Colonna nel Lazio: Zagarolo, Colonna, ed altre castella
+furono prese ed incendiate; i palazzi che la famiglia
+aveva in Roma furono ridotti cumulo di ruine&#8205;<a class="tag" id="tag757" href="#note757">[757]</a>.
+La sola Palestrina, forte e fedele, resistette; e in quella
+terra, sede di loro famiglia, Agapito e Sciarra coi due
+cardinali si tennero difesi con prospero risultato. Due
+anni prima Guido di Montefeltro, sazio del mondo, aveva
+vestito la tonaca di francescano: ora si narra che Bonifacio
+lo traesse fuori del suo convento perchè il genio
+di quell’uomo scoprisse il modo di ridurre a partito
+la rocca ciclopica, inespugnabile; e viene detto che
+l’antico ghibellino, come vide la robustezza della terra,
+consigliasse al Papa di impadronirsene con astuzie e
+con promesse&#8205;<a class="tag" id="tag758" href="#note758">[758]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_625">[625]</span>
+</p>
+
+<p>
+Palestrina fa ridotta a soggezione per via di un trattato.
+Vestiti a gramaglia con una corda al collo vennero
+i due cardinali, con Agapito e con Sciarra, a Rieti,
+e si gettarono a’ piedi del Pontefice: ciò avvenne nel
+Settembre dell’anno 1298. Bonifacio VIII sedente in
+trono, circondato dalla sua corte e coronato il capo, abbassò
+con piglio maestoso il suo sguardo su quegli uomini
+raumiliati, i quali or confessarono lui essere il papa&#8205;<a class="tag" id="tag759" href="#note759">[759]</a>.
+Li graziò, stabili un termine entro il quale si
+doveva definire la controversia, e ordinò che fino a
+tempo tale stessero sotto sorveglianza, a Tivoli: Palestrina
+e tutte le castella dei Colonnesi furono tosto consegnate
+ai Pontificî. Immenso era l’odio che Bonifacio
+portava a ribelli che avevano osato di muovere attacco
+alla sua podestà spirituale; ei volle torre il modo di
+nuocere ad una famiglia che a Roma intendeva alla
+tirannide parimenti che i Visconti a Milano; e l’atroce
+punizione che senza por tempo in mezzo egli inflisse a
+Palestrina rese manifesto quali intenzioni avesse. Uno
+strano destino volle che per due volte, dopo un lungo
+intervallo di tempo, la furia dell’ira rovesciasse la sua
+coppa su quella celebre città sacra alla Fortuna. Silla,
+cui Preneste si era arresa a mercè, avevala fatta radere
+<span class="pagenum" id="Page_626">[626]</span>
+al suolo; mille quattrocento anni dopo di lui quella stessa
+Preneste si arrese ad un Papa, ed anche questi con ferocia
+di romano antico fe’ demolire la città: così una sorte
+fatale venne associando Bonifacio VIII con Silla allorquando
+il Pontefice die’ ordine al suo vicario in Roma di
+smantellare Palestrina. Se il Barbarossa, che cent’anni
+prima aveva distrutto Milano (terra per lui straniera), o
+se Attila, che in vetustissimi tempi aveva devastato
+Aquileja, parvero a buona ragione essere barbari, che
+nome non si dovrà dare ad un Papa, il quale nell’anno
+1298 a sangue freddo smantellò una città posta fuor
+delle porte di Roma, residenza di uno fra i sette antichi
+vescovati della Chiesa romana?
+</p>
+
+<p>
+Palestrina era posta allora (e vi posa anche oggidì)
+a mezza costa di un monte coronato di olivi e di allori.
+Sulla sua cima, circondata di antichissime mura ciclopiche,
+s’ergeva la turrita rocca di san Pietro, dove un
+tempo Corradino era stato prigioniero, con molti palazzi
+e con molte case. Sotto del castello, disposta a scaglioni,
+veniva degradando la città circondata di solide mura,
+quale era stata edificata colle rovine del tempio che
+Silla aveva innalzato alla Fortuna. Molti vecchi palazzi
+v’eran là, ed ancora trovavansi avanzi ben conservati
+di quel tempio. Lo stesso palazzo maggiore dei
+Colonna in parte era antico, e se ne attribuiva l’origine
+a Giulio Cesare, ricavandosene la credenza dalla forma
+di un C che l’edificio fin da allora aveva, allo stesso
+modo che in eguale curva è costruito anche l’odierno.
+Attiguo ad esso trovavasi il bellissimo decoro della città,
+un tempio rotondo allora dedicato alla Vergine, e simile
+al Panteon di Roma: e posava sopra una scalea marmorea
+<span class="pagenum" id="Page_627">[627]</span>
+di cento gradini, tanto larga che comodamente
+la si poteva salire a cavallo&#8205;<a class="tag" id="tag760" href="#note760">[760]</a>. Altri monumenti antichi,
+statue parecchie, bronzi molti che derivavano dalla
+inesauribile dovizia dell’età fiorente di Preneste, s’erano
+conservati sotto il patrocinio dei Colonna, i quali,
+amantissimi delle cose d’arte ed orgogliosi di possedere
+Palestrina, avevano raccolto nel loro palazzo tutte
+le magnificenze inventate dal lusso del loro tempo, i
+tesori dell’antichità e i documenti della loro casa. Tutto
+ciò in pochi giorni perì; la sola cattedrale di santo
+Agapito ne andò risparmiata; e fra le ruine fu aperto
+un solco coll’aratro e vi si sparse il sale, a somiglianza
+(così il Papa disse con calma terribile) di ciò che s’aveva
+fatto in antico dell’africana Cartagine&#8205;<a class="tag" id="tag761" href="#note761">[761]</a>. In tal guisa
+parve che Bonifacio VIII si compiacesse di imitare la
+tempra dei Romani antichi od anzi la persona di Gehova
+quale lo dipinge nella fierezza della sua collera
+l’antico Testamento: nè il suo fulmine fu roba da teatro;
+esso veramente distrusse una delle antichissime
+<span class="pagenum" id="Page_628">[628]</span>
+città di Italia, che pari a Tusculo, perì nella forma
+antica che ancora conservava. Più tardi fu riedificata,
+ma miseramente.
+</p>
+
+<p>
+All’istesso modo che Silla aveva fondato una colonia
+militare nella pianura della distrutta città, così anche
+Bonifacio ordinò ai dolenti abitatori, di cui confiscò
+tutto il patrimonio privato, di por dimora in un luogo
+vicino. Ed eglino eressero capanne nella bassura dove
+oggidì è la Madonna dell’Aquila; e il Papa appellò quel
+luogo col nome di <i>Civitas Papalis</i>, e vi trasferì il vescovato
+cardinalizio di Palestrina. Nel Giugno dell’anno
+1299 nominò Teodoro Ranieri, suo vicario a Roma,
+a vescovo della novella città, ai cui abitatori restituì i
+loro beni in feudo: però ormai nella primavera del 1300
+da tiranno efferato rase nuovamente al suolo quel luogo
+pur mo edificato, ed allora gli abitanti ridotti in miseria
+emigrarono e si dispersero qua e là&#8205;<a class="tag" id="tag762" href="#note762">[762]</a>. Ad onta di ciò
+non può dirsi che Bonifacio VIII sia stato nemico dei
+Comuni civici; fra’ suoi atti haccene parecchi che dimostrano
+aver egli coscienziosamente difeso i diritti delle
+città, e dato protezione magnanima a parecchi Comuni
+contro le aggressioni dei legati provinciali e degli officiali
+pontificî&#8205;<a class="tag" id="tag763" href="#note763">[763]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_629">[629]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alla distruzione barbarica ed alla perdita dei loro
+beni i Colonna alzarono grida di disperazione e di rabbia.
+Accusarono apertamente il Pontefice di spergiuro,
+protestarono che s’erano assoggettati per via di un
+trattato conchiuso colla mediazione dei Romani e del
+cardinale Boccamazi, e che per quello eglino avrebbero
+dovute bensì alzare la bandiera pontificia nelle loro castella,
+ma conservarne il possesso. Ancor nell’anno 1311, ad
+Avignone, il cardinale Francesco Gaetani contese la verità
+di queste proteste, affermando che la loro dedizione non era
+avvenuta per capitolazione, ma era stata incondizionata, e
+accettata dopo che avevano consegnato le loro castella.
+Peraltro fin da allora si giudicò in vario senso l’opera del
+Pontefice; la voce del popolo lo accusò di tradimento, e
+Dante die’ a cotale opinione un suggello che ancor dura.
+Questo per lo meno è certo che i Colonna furono tratti in
+inganno con lusinghe che loro si fecero concepire nel nome
+del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag764" href="#note764">[764]</a>: ed ora, poichè in vece di riavere i loro
+<span class="pagenum" id="Page_630">[630]</span>
+beni, ne videro le rovine spaventose, si sollevarono a
+nuova ribellione. Stavano in temenza perfino della vita.
+Dicevasi che s’aveva dato incarico a dei Gioanniti prezzolati
+di assassinare Stefano, il quale aveva parimenti
+fatto soggezione; pertanto egli e gli altri della sua casa si
+sottrassero al tribunale pontificio fuggendo, e Bonifacio
+allora novellamente gli scomunicò&#8205;<a class="tag" id="tag765" href="#note765">[765]</a>. Li bandì, vietò a
+tutte le città e a tutti i paesi di dar loro ricetto, promulgò
+che i loro possedimenti erano beni reversi alla
+Chiesa, e di una gran parte ne investì nobiluomini romani,
+massime gli Orsini. In quella ruina fu travolto
+anche Giovanni Anibaldi di Ceccano; e l’infelice poeta
+fra Jacopone languì fino alla morte di Bonifacio VIII in
+un carcere oscuro di Palestrina, da cui invano supplicò
+con versi accalorati l’inesorabile Papa affinchè gli concedesse
+l’assoluzione&#8205;<a class="tag" id="tag766" href="#note766">[766]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Colonna fuggirono chi d’una, chi d’altra parte;
+il fiero Sciarra, come anticamente Mario, andò errando
+per boscaglie e per paludi; e si narra che pirati lo
+prendessero presso la costa di Marsiglia e lo incatenassero
+da galeotto al remo, finchè il Re di Francia
+lo riscattò. I due Cardinali si nascosero in Etruria
+o in Umbria presso amici ghibellini. Stefano cercò un
+<span class="pagenum" id="Page_631">[631]</span>
+asilo in Sicilia, ma poichè non vi si sentiva sicuro, emigrò
+alle corti di Inghilterra e di Francia: uomo generoso,
+fuggente la collera intemperante del Papa cui
+il mondo non amava, venne accolto con onoranza dovunque
+andò: e nell’esilio fu il modello del vero fuoruscito
+romano, per modo che, adulandolo, il Petrarca
+lo paragonò a Scipione l’Africano. Nelle storie della
+Città torneremo a trovare questo celebre romano, e,
+vecchissimo, ai tempi di Cola tribuno, lo vedremo
+sedere presso alla tomba del suo sventurato nemico
+Bonifacio e presso i sepolcri dei suoi figliuoli&#8205;<a class="tag" id="tag767" href="#note767">[767]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_633">[633]</span></p>
+
+<h3 id="cap6-10">CAPITOLO SESTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap6-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">A Roma si celebra il Giubileo secolare. — Riccardo
+Anibaldi del Colosseo e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella
+sotto il dominio del Campidoglio. — Dante e
+Giovanni Villani vengono a Roma pellegrini.</span></h4>
+
+<p>
+Ancora di un altro trionfo godette Bonifacio VIII
+prima che fosse trascinato in lotte più gravi: egli diè
+inizio al secolo decimoquarto con una festività di pellegrinaggi
+che durò di famosa memoria. Nell’antica Roma
+i giubilei secolari si erano celebrati con giuochi magnifici;
+ma poi se n’era spenta la ricordanza, nè v’ha
+memoria che Roma cristiana solennizzasse la fine o il
+principio di un secolo con grandi feste ecclesiastiche.
+Duranti le Crociate gran moltitudine di gente non
+era più venuta in pellegrinaggio al san Pietro: messo
+termine ad esse, s’era ridestata l’antica brama dei
+popoli e gli aveva attirati alle tombe degli Apostoli; e
+per verità l’accortezza dei preti romani non aveva avuto
+piccola parte a tener sempre vivo quell’impulso religioso.
+Intorno al Natale dell’anno 1299 (e col Natale si chiudeva,
+secondo lo stile della Curia romana, l’annata) si
+cominciò a muovere al san Pietro in gran comitive di
+<span class="pagenum" id="Page_634">[634]</span>
+uomini della Città e delle campagne. Quand’ecco si
+sparge pel mondo una voce che promette indulgenze
+a chi pellegrinasse a Roma: questo bastò per sommoverlo
+tutto e per metterlo in moto. Bonifacio, che lietamente
+vedeva farsi sempre più numeroso il pellegrinaggio,
+vi diè forma e sanzione, e ai 22 Febbraio dell’anno
+1300 promulgò la «Bolla di giubileo» che concedeva
+indulgenza plenaria a tutti coloro che durante l’anno
+avessero visitato le basiliche di san Pietro e di san
+Paolo. Imponevasi ai terrazzani di continuare la visita
+per trenta giorni, agli stranieri per quindici. Ne vennero
+esclusi soltanto i nemici della Chiesa, e per tali il
+Papa denotò Federico di Sicilia, i Colonna e i loro partigiani,
+e strana cosa! tutti i Cristiani che facessero
+traffico coi Saraceni. Pertanto Bonifacio si giovò del
+Giubileo per marchiare di publica infamia i suoi nemici,
+e per dichiararli esclusi dalle grazie del Cristianesimo&#8205;<a class="tag" id="tag768" href="#note768">[768]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’accorrenza fu tanta che l’eguale non s’era mai
+data. Dì e notte Roma offriva lo spettacolo di torme di
+pellegrini entranti e uscenti da sembrare un esercito. Chi
+da un’eminenza della Città avesse mirato quella grande
+scena, guardando da tutti i versi, da nord, da est,
+da sud, da ovest, avrebbe visto tanta caterva di gente
+da parergli che fossero popoli interi migranti e vegnenti
+per le vie romane antiche: e se, disceso, si fosse mescolato
+<span class="pagenum" id="Page_635">[635]</span>
+in mezzo a quegli uomini avrebbe durato fatica a distinguere
+di che paesi fossero. Capitarono Italiani, Provenzali,
+Francesi, Ungheresi, Slavi, Tedeschi, Spagnuoli,
+fino Inglesi&#8205;<a class="tag" id="tag769" href="#note769">[769]</a>. Italia diè libero passo ai pellegrini, e
+tenne tregua di Dio. Venivano quali vestiti del saio di
+pellegrini, quali secondo le fogge nazionali delle loro terre,
+quali a piedi, quali a cavallo, quali trascinando su
+carri gli sfiniti e gli infermi, e carichi del loro bagaglio:
+e vidersi vecchi centenarî guidati dai loro nipoti, e
+giovani che, simili ad Enea, portavano sulle spalle la madre
+od il padre&#8205;<a class="tag" id="tag770" href="#note770">[770]</a>. La Campagna e la Città risonavano
+senza interruzione di canti che empievano l’aria di tetra
+mestizia. Quelle genti parlavano le favelle varie delle
+loro contrade, ma cantavano inni e litanie in una sola
+lingua, quella della Chiesa. Gli ansiosi intenti di tutti
+avevano un’unica meta. E quando in distanza scorgevano
+la fitta foresta delle torri di Roma santa, alzavano
+con entusiasmo di gioia il grido: «Roma! Roma!», come
+naviganti che dopo lungo viaggio scoprono terra. E si
+inginocchiavano a dire orazioni, indi s’alzavano con
+fervoroso grido: «san Pietro! san Paolo! fateci grazia!»
+Alle porte erano pronti a riceverli uomini dei
+loro paesi, appartenenti alle <i>Scholae</i> dei forestieri, e ufficiali
+urbani di provvisione che loro additavano i luoghi
+dove avrebbero trovato albergo: ma prima ancora di
+prender riposo i pellegrini andavano al san Pietro, salivano
+<span class="pagenum" id="Page_636">[636]</span>
+a ginocchia la scalea del vestibolo, e poi si prostravano
+estatici innanzi alla tomba dell’Apostolo.
+</p>
+
+<p>
+Per un anno intiero Roma fa un campo brulicante
+di pellegrini, una vera babilonia per confusione di lingue.
+Si narra che ogni giorno i pellegrini che entravano
+e quelli che uscivano ammontassero a trentamila,
+e che ogni dì si trovassero nella Città duecentomila stranieri&#8205;<a class="tag" id="tag771" href="#note771">[771]</a>.
+Così Roma dopo lungo tempo tornò ad essere, se
+non riempiuta, almeno bastevolmente animata di popolo.
+Un’ottima amministrazione provvedeva a mantenere
+l’ordine ed il buon mercato. L’annata era stata prospera
+di ricolti, e la Campagna e le province prossime
+mandarono vettovaglia in gran copia. Un Cronista che
+fu tra i pellegrini racconta così: «Pane, vino, carni,
+pesce ed avena trovavansi sul mercato in abbondanza e a
+prezzo mite; ma il fieno era assai caro e le osterie carissime,
+tanto che per un letto per me e per la stalla dei miei
+cavalli dovetti pagare un grosso tornese al giorno, senza
+contar l’avena ed il fieno. Quando partii di Roma la
+vigilia del santo Natale, vidi entrarvi una caterva tanto
+grande di pellegrini che nessuno avrebbe potuto contarli
+quanti fossero. Pretendono i Romani di avere in tutto
+numerato due milioni di persone fra uomini e donne.
+E spesso io vidi in quella folla taluno cadere ed essere
+schiacciato sotto i piedi della moltitudine, e soltanto a
+<span class="pagenum" id="Page_637">[637]</span>
+fatica più d’una volta scampai io stesso a quel malanno»&#8205;<a class="tag" id="tag772" href="#note772">[772]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Troppo angusta era la via che dalla Città per il
+ponte sant’Angelo menava al san Pietro; e perciò,
+forate le mura non lungi dall’antica <i>Meta Romuli</i>,
+si sgombrò una strada nuova lungo il fiume&#8205;<a class="tag" id="tag773" href="#note773">[773]</a>. Il
+ponte era coperto di botteghe che lo dividevano in
+due in tutta la sua lunghezza, e per evitare disgrazie
+si provvide che quelli che andavano movessero per un
+fianco del ponte e quelli che tornavano seguissero
+l’altro lato&#8205;<a class="tag" id="tag774" href="#note774">[774]</a>. Senza posar mai, processioni movevano
+<span class="pagenum" id="Page_638">[638]</span>
+al san Paolo fuor delle mura ed al san Pietro dove
+si faceva vedere il sudario della Veronica, reliquia ormai
+celeberrima. Ogni pellegrino deponeva sull’altare
+dell’Apostolo un’offerta, e il detto Cronista di Asti,
+come testimonio di veduta, afferma che presso all’altare
+del san Paolo dì e notte stavano due chierici
+che con rastrelli in mano raccoglievano pecunia senza
+fine&#8205;<a class="tag" id="tag775" href="#note775">[775]</a>. La vista favolosa di preti, i quali ghignando
+rastrellavano denaro come se fosse stato fieno, diè occasione
+ad alcuni maliziosi Ghibellini di affermare che il
+Pontefice aveva bandito il Giubileo non per altro che
+per far denaro&#8205;<a class="tag" id="tag776" href="#note776">[776]</a>. E di moneta, e molta, per certo Bonifacio
+abbisognava affine di continuar la sua guerra
+contro Sicilia, che oltre ogni calcolo riusciva costosa. Se i
+monaci di san Paolo, invece che quattrini di rame, avessero
+raspato fiorini d’oro, egli avrebbero per certo ammassato
+una richezza favolosa, ma i monti di denaro del
+san Paolo e del san Pietro per lo più, erano soltanto accumulati
+a forza di monetucce che deponevano in dono
+pellegrini di poco conto. E il cardinale Jacopo Stefaneschi
+<span class="pagenum" id="Page_639">[639]</span>
+lo avvisa espressamente, e deplora che i tempi
+fossero mutati, poichè adesso non v’erano che i poveri
+i quali facessero offerte, laddove i Re, dissimili
+dai tre Magi, non portavano più cosa alcuna in dono
+al Redentore. Tuttavia il ricavato del Giubileo (da
+cui il Papa potè levare alcune somme ed attribuirle
+alle due basiliche perchè facessero compre di terre) fu
+abbastanza ragguardevole. Se di consueto i doni che i
+pellegrini ad ogni anno recavano al san Pietro solevano
+ammontare a trentamila quattrocento fiorini d’oro, ei si
+può conchiudere quanto maggiore dovesse essere il guadagno
+toccato nell’anno del grande Giubileo&#8205;<a class="tag" id="tag777" href="#note777">[777]</a>. «E
+dell’offerta fatta pei pellegrini», scrive il Cronista di
+Firenze, «molto tesoro ne crebbe alla Chiesa, e i Romani
+per le loro derrate furono tutti ricchi».
+</p>
+
+<p>
+Ed invero l’anno giubiliare fu per essi un anno
+d’oro. Perciò trattarono i pellegrini con cortesia, e nessun
+atto di violenza s’ebbe a deplorare. La caduta di
+casa Colonna aveva in Roma svegliato inimicizie al Pontefice,
+ed egli le seppe disarmare coll’immenso profitto
+procacciato ai Romani, i quali hanno sempre vivuto del
+denaro dei forestieri. Loro senatori a quel tempo erano
+Riccardo Anibaldi del Colosseo (da questa fortezza gli
+Anibaldi avevano ormai discacciati i Frangipani) e
+Gentile Orsini, i cui nomi oggidì ancora possono leggersi
+scritti in una lapide nel Campidoglio. Questi signori
+non mancarono, ad onta del pio entusiasmo del
+pellegrinaggio, di occuparsi a muover guerra nel vicinato;
+<span class="pagenum" id="Page_640">[640]</span>
+lasciarono che i pellegrini facessero il loro mestiere
+orando innanzi agli altari; quanto a loro marciarono
+colle bandiere di Roma contro Toscanella, e valorosamente
+resero soggetta questa città al Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag778" href="#note778">[778]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ei si può imaginare quanto commercio di reliquie,
+di amuleti e di imagini di Santi allora s’avrà
+fatto in Roma, e possiamo figurarci la copia di avanzi
+di cose antiche, di monete, di gemme, di anella, di
+sculture, di frammenti di marmo ed eziandio di manoscritti
+che i pellegrini avranno trasportato ai loro
+paesi. Quando avevano soddisfatto ai loro esercizî di
+religione quelle genti visitavano i monumenti antichi
+sbarrando tanto d’occhi per meraviglia; e la vecchia
+Roma, attraverso cui s’andavano aggirando col libro
+dei <i>Mirabilia</i> alla mano, esercitava su di loro il suo
+fascino ammaliatore. Oltre alle ricordanze del vecchio
+tempo, a rendere animato quel teatro classico del mondo,
+<span class="pagenum" id="Page_641">[641]</span>
+nell’anno 1300 si univano le memorie di ciò che
+avevano fatto i Papi e gli Imperatori da Carlo magno
+in poi; e ogni animo sensibile al linguaggio della storia
+doveva esserne compreso più efficacemente che mai,
+giusto allora che schiere di pellegrini di tutti i paesi
+aggirantisi in quel maestoso mondo di ruine erano
+testimonî vivi dell’eterno nodo che avvinceva Roma
+all’universa gente umana. Ei si può appena dubitare
+che anche Dante non vedesse Roma a quei giorni, e che
+un raggio di quel sole non discendesse a vivificare la sua
+cantica immortale che incomincia colla settimana santa
+dell’anno 1300. E la vista della città capitale del mondo
+ispirò l’animo di un altro Fiorentino. «Trovandom’io»,
+così scrive Giovanni Villani, «in quel benedetto pellegrinaggio
+nella santa città di Roma, veggendo le grandi
+e antiche cose di quella, e leggendo le storie e gran
+fatti de’ Romani, scritte per Virgilio, Salustio, Lucano,
+Tito Livio, Valerio, Paolo Orosio e altri maestri d’Istorie,
+i quali così le piccole cose come le grandi delle geste
+o fatti de’ Romani scrissono ed eziandio delli strani
+dell’universo mondo per dar memoria ed esemplo a
+quelli che sono a venire, presi lo stile e forma da loro,
+tutto sì come discepolo non fossi degno, a tant’opera
+fare... E così mediante la grazia di Cristo nelli anni
+suoi 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare questo
+libro, a reverenza di Dio e del beato Giovanni e a
+commendazione della città di Firenze»&#8205;<a class="tag" id="tag779" href="#note779">[779]</a>. E frutto dell’entusiasmo
+del Villani si furono le sue Storie di Firenze,
+la più grande, la più semplice delle Croniche che
+<span class="pagenum" id="Page_642">[642]</span>
+Italia possieda nella sua lingua fanciulla e incantevole:
+e può darsi che molti altri uomini d’ingegno allora
+traessero da Roma concetti fecondi di creazione.
+</p>
+
+<p>
+Per Bonifacio il Giubileo fu una vittoria. L’accorrenza
+degli uomini a Roma gli dimostrò che la fede
+loro teneva tuttavia la Città in conto di arca santa dell’alleanza
+del mondo. Quella festa grandiosa di riconciliazione
+parve che riversasse sul passato del Pontefice
+un fiume di grazie; pareva che le brutte ricordanze di
+Celestino V, della guerra coi Colonna, e tutte le accuse
+dei suoi nemici si sopissero in obblio. In quei giorni
+Bonifacio potè gioire nella pienezza di una potenza
+quasi divina, che l’eguale forse nessun Papa aveva toccato
+prima di lui. Sedeva egli sopra il massimo trono
+dell’Occidente ornato delle spoglie dell’Impero; s’intitolava
+«vicario di Dio» in terra; era capo supremo del
+dogma del mondo; teneva in mano le chiavi della benedizione
+e della distruzione; e migliaia di genti di tutti i
+paesi più remoti vedeva venire innanzi al suo trono e
+prostrarsi nella polve come davanti ad un essere soprannaturale.
+Soltanto che non vide venire alcun Re. Fuor di
+Carlo Martello nessun monarca capitò a Roma a torvi
+penitente assoluzione de’ suoi peccati: e questo dimostrava
+che la fede, la quale un dì aveva vinto le battaglie
+di Alessandro III e di Innocenzo III, s’era spenta alle
+corti regie.
+</p>
+
+<p>
+Bonifacio VIII chiuse la memoranda festività nella
+vigilia di Natale dell’anno 1300&#8205;<a class="tag" id="tag780" href="#note780">[780]</a>. Essa forma un’epoca
+nella storia del Papato e di Roma, perocchè a questo
+<span class="pagenum" id="Page_643">[643]</span>
+anno di Giubileo e di entusiasmo succedessero, rapido e
+terribile contrapposto, la fine tragica di quel Pontefice,
+la discesa del Papato dal suo fastigio, la ricaduta della
+città di Roma in ispaventosa solitudine.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII chiama
+in Italia Carlo di Valois. — L’Impero. — Adolfo e Alberto. — Toscana. — I
+Bianchi e i Neri. — Dante in Vaticano. — Figura
+meschina di Carlo di Valois. — Pace di
+Calatabellota. — Contesa fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — Bolla
+<i>Clericis laicos</i>. — Una Bolla è arsa publicamente a
+Parigi. — Tutta Francia si volta contro il Papa. — Concilio
+del Novembre in Roma. — Il parlamento di Francia s’appella
+ad un Concilio generale. — Il Papa riconosce Alberto
+di Austria. — Avvilimento dell’Impero.</span></h4>
+
+<p>
+Dopo il cominciamento del secolo decimoquarto la
+fortuna si volse contro Bonifacio VIII. Re Federico, nel
+quale era risorto un novello ma più fortunato Manfredi,
+si teneva padrone di Sicilia per valore suo proprio e a
+forza di sacrificî del popolo, combattendo contro un mezzo
+mondo di avversarî. Ma or volle il Papa fare ancora
+un grande sforzo per tentar di ristabilire nell’isola la
+signoria della Chiesa. Abbandonato da Jacopo di Aragona,
+malcontento della debolezza di Carlo II, cui prescriveva
+comandi come se foss’egli stato il padrone di
+Napoli, il Papa invocò in aiuto un secondo Angioino,
+il fratello di Filippo di Francia. Ancora una volta un
+Pontefice chiamava un Principe francese a immischiarsi
+nelle cose d’Italia; e l’ira di Dante, e la sentenza che egli
+pronunciò sopra Bonifacio VIII derivarono pertanto a
+buona ragione dalla venuta di quello straniero nella sua
+<span class="pagenum" id="Page_644">[644]</span>
+patria. Con grandi promesse il Papa allettò Carlo di Valois,
+conte di Angiò; in premio delle sue geste future
+onde doveva assoggettare la Sicilia ed i Ghibellini italiani
+sarebbe diventato senatore di Roma; e colla mano
+di Caterina di Courtenay, la quale un tempo aveva disdegnato
+il giovane Federico, egli avrebbe ereditato i diritti
+che la famiglia di lei pretendeva su Bisanzio. Venne il
+Conte con mercenarî e con cavalieri di ventura, e si recò
+dal Papa ad Anagni, dove convenne anche Carlo II
+coi suoi figliuoli. La spedizione si allestì, e Bonifacio
+(ai 3 Settembre del 1301) nominò il Valois a capitano
+generale dello Stato ecclesiastico ed a paciere di Toscana:
+per tal guisa si rinnovavano i tempi del primo
+Angioino&#8205;<a class="tag" id="tag781" href="#note781">[781]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fu in conseguenza della vacanza dell’Impero giacente
+in debolezza profonda, che Bonifacio potè dare al
+Valois il vicariato di Toscana, terra imperiale che il
+Papa intendeva adesso di conquistare alla Chiesa. Ecco
+in brevi tratti quali erano le condizioni dell’Impero.
+Morto Rodolfo, s’aveva data la corona di Germania al
+conte Adolfo di Nassau, uomo senza potenza, sebbene di
+valore cavalleresco; al suo rivale Alberto d’Austria figliuolo
+di Rodolfo erano occorsi alcuni anni per indurre
+i Tedeschi a disertare dal suo avversario, ma finalmente
+questi, deposto dagli Stati dell’Impero, aveva perduto
+trono e vita nella battaglia di Gellnheim, che si era
+combattuta ai 2 di Luglio del 1298. Alberto salì al trono
+addì 24 Agosto dello stesso anno, ma Bonifacio (di cui
+<span class="pagenum" id="Page_645">[645]</span>
+non s’era chiesto il consentimento) ricusò di riconoscerlo
+per imperatore, tanto più che Alberto conchiudeva
+un’alleanza con Filippo di Francia. Lo tenne in
+conto di fellone e di regicida, lo citò perfino davanti al
+suo tribunale, e proibì ai principi dell’Impero di riverirlo
+per re dei Romani. E narrasi che ricevesse gli ambasciatori
+di Alemagna con pompa da teatro, seduto
+in trono, coronato il capo, tenendo una spada in mano,
+e che con voce tonante di collera gridasse loro: «Io, io
+sono l’imperatore!»&#8205;<a class="tag" id="tag782" href="#note782">[782]</a> E forse può essere che egli desse
+a Carlo di Valois lusinga anche della corona romana,
+purchè se la meritasse servendo a’ suoi intenti.
+</p>
+
+<p>
+Il Valois non aveva alcuna di quelle qualità che al
+primo Angioino avevano valso l’acquisto di un reame.
+Ei fece in Italia una magra figura. Dapprima il Pontefice
+lo mandò in Toscana, dove era testè avvenuta una
+rivoluzione gravissima di conseguenze. Firenze la guelfa,
+allora fiorente di popolo e di ricchezza, s’era divisa
+nei partiti dei Donati e dei Cerchi, dei Bianchi e dei
+Neri, i primi dei quali erano Guelfi moderati che poi si
+tramutarono in Ghibellini. Bonifacio vi aveva spedito il
+cardinale Matteo di Aquasparta, ma questo legato, beffato
+dai Bianchi che erano allora al governo, aveva dovuto
+partire della città lanciandole l’interdetto. La mano
+energica di Dino Compagni e di Dante dettò di quelle
+lotte di Firenze un racconto che non morrà mai; e dalle
+turbolenze di una piccola republica, che altrimenti si
+sarebbero perdute come tratti sbiaditi nel gran mare
+<span class="pagenum" id="Page_646">[646]</span>
+della storia universale, sorse il massimo poema dell’età
+cristiana, gloria eterna del genio umano. È cosa attrattiva
+d’assai mirar Dante al cospetto di Bonifacio VIII,
+l’ingegno più vasto del medio evo innanzi all’ultimo degli
+orgogliosi Papi medioevali. Dante venne a Roma da
+legato dei Bianchi fiorentini per tener contrappeso ai
+Neri che erano alla corte pontificia; e da quel tempo
+(che fu l’anno 1301) in poi egli non rivide più la sua
+città natale, ma andò fino alla sua morte errando in
+esilio&#8205;<a class="tag" id="tag783" href="#note783">[783]</a>. Non si nota in alcun luogo in che forma
+Dante entrasse in Vaticano, quali discorsi tenesse,
+quali sieno stati i suoi disinganni, i suoi giudicî sopra
+Bonifacio; ma il Poeta, giudice del morto regno, poco
+dopo cacciò il Pontefice superbo nel suo Inferno poetico:
+e quel luogo orrendo e fantastico di pene eterne, per
+la potenza del suo genio si tramutò in vero tribunale
+della storia. Egli incatenò l’anima di Bonifacio al carro
+trionfale della sua ira ghibellina, e nove volte lo
+trascinò attorno i gironi dell’Inferno, all’istesso modo
+che Achille trasse il morto Ettore intorno alle mura
+di Ilio&#8205;<a class="tag" id="tag784" href="#note784">[784]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fallì la sollecitudine che i Bianchi si diedero per
+<span class="pagenum" id="Page_647">[647]</span>
+ridare unità alla loro patria e per tener remota l’ingerenza
+di uno straniero. I Neri rappresentarono al Papa
+che i loro avversarî lavoravano a profitto dei nemici suoi;
+e il Valois, incaricato da lui e chiamato da quei Neri,
+entrò in Firenze addì 1 Novembre 1301. Conseguenza
+di cotale intervenzione si fu che la magnifica città, di
+fiorente che era, cadde in ruina, e che traditorescamente
+ne furono banditi i Guelfi. Toscana si scisse nelle due
+fazioni; e così ne andò perduto il fermo appoggio che il
+Papato aveva ricavato fin a questo momento dai Guelfi
+di quel paese. Bonifacio per egoismo si fece favoreggiatore
+di un partito, ma presto se ne pentì. Il Valois si
+palesò a Firenze uomo inetto, la lasciò in grandissima
+confusione, e nella primavera dell’anno 1302 tornò
+a Roma. Nè qui gli fu conferita la dignità senatoria;
+andò a Napoli per porsi a capo della grande spedizione
+contro Sicilia che il Papa aveva allestito a spese
+della Chiesa, ma neanche là fu più fortunato. Re
+Federico in guerra minuta sterminò l’esercito nemico,
+e giunse a capo di conchiudere una pace insperata. Col
+trattato di Calatabellota (dei 31 Agosto 1302) ei fu
+riconosciuto per re di Sicilia sua vita durante; sposò
+Leonora figlia di Carlo II, e promise di lasciar l’isola
+dopo la sua morte agli eredi di lui: sennonchè questa
+promessa non fu confermata dal parlamento siculo,
+e neppure ebbe mai adempimento. Quanto a Bonifacio,
+egli mostrò sulle prime reluttanza di approvare quella
+pace in cui non s’aveva avuto riguardo a lui nè alla
+Chiesa; alla fine confermò Federico a re sotto condizione
+che riconoscesse di esser vassallo della Chiesa;
+peraltro quegli non pagò mai tributo alla Chiesa. Già
+<span class="pagenum" id="Page_648">[648]</span>
+indebolite erano le forze del Papa; una lotta maggiore
+che la dottrina della Chiesa romana lo costringeva ad
+imprendere, venne proprio adesso a scoppiare; e in
+questa contesa, breve sì ma d’importanza mondiale, Bonifacio
+VIII soccombette.
+</p>
+
+<p>
+Il monarca di Francia subentrò nella guerra contro
+la preponderanza ecclesiastica, nella quale gli Hohenstaufen
+non erano caduti che dopo di avere scosso le fondamenta
+del Papato. Questa nuova fase segnò una delle
+maggiori rivoluzioni nel mondo ecclesiastico e politico.
+In tutto il medio evo Francia era stata l’appoggio più
+fido del Papato; era dessa che aveva spinto gli Hohenstaufen
+al precipizio, e, invece dell’influenza tedesca su
+Italia e su Roma, v’aveva posto la sua propria. Allorquando
+i Papi ebbero levato la casa regale di Francia
+sopra un trono italiano facendone la protettrice della
+Chiesa, ne andarono puniti della loro debolezza, perciocchè
+sia legge sempre costante che i protettori si
+tramutino in conquistatori. Ed infatti con Carlo d’Angiò
+Francia andò poco a poco conquistando il Papato,
+fino a tanto che la santa Sede fu trapiantata sulle rive
+del Rodano, e per settant’anni ebbe Pontefici sempre
+francesi. Il cozzo della gerarchia romana contro la orgogliosa
+nazione di Francia fu reso inevitabile allorchè Bonifacio
+VIII in un tempo di civiltà progredita tentò di
+opporre la dottrina della podestà universale pontificia
+contro il protettorato francese. L’Impero germanico era
+soggiaciuto ai Papi, per la ragione che esso non riposava
+sopra basi pratiche; invece, la lotta del Re di Francia
+col Pontefice fu contesa pratica del diritto politico
+contro il giure canonico, e si combattè sul terreno di una
+<span class="pagenum" id="Page_649">[649]</span>
+monarchia nazionale difesa dagli Stati paesani. La lunga
+reazione dello spirito politico contro il diritto ecclesiastico
+europeo penetrò in tutte le attenenze civili ed
+economiche, e fu il massimo motore della storia del
+medio evo. Ed in ogni periodo di tempo essa comparve
+sotto forme e con nomi parecchi; prima s’appalesa
+lotta delle investiture e guerra degli Hohenstaufen, indi
+continua nella Riforma, prosegue colla rivoluzione
+francese, ed è ancora visibile nei modernissimi Concordati
+e nei contrasti dei giorni nostri&#8205;<a class="tag" id="tag785" href="#note785">[785]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dominava allora in Francia Filippo il Bello, nipote
+di quel Luigi IX che lo stesso Bonifacio VIII nell’anno
+1297 aveva canonizzato fra’ santi della Chiesa: fu
+principe d’ingegno, ma senza coscienza; ipocrita immorale
+e despota insaziabile; ma fu anche uno degli
+energici fondatori della monarchia francese. Un uomo
+così fatto era quel che ci voleva per combattere la superbia
+provocatrice di un Bonifacio VIII. Ingerenze
+che il Papa si prendeva nella guerra di Francia con
+Inghilterra (e nella quale sperava poterla fare da giudice),
+questioni di investiture e richieste di decime ecclesiastiche
+trassero Filippo in lotta contro la Curia romana.
+Nell’anno 1296 Bonifacio, a protezione massime
+della immunità delle chiese, aveva promulgato la Bolla
+<i>Clericis laicos</i>, con cui si vietava solennemente a tutte
+le persone e corporazioni ecclesiastiche di far doni o di
+pagare imposte a’ laici senza licenza del Papa. Questa
+Bolla pungeva più che ogni altro re Filippo, il quale per
+<span class="pagenum" id="Page_650">[650]</span>
+le sue guerre di Fiandra e d’Inghilterra abbisognava
+dei tributi del clero, e, nelle sue necessità di denaro, non
+vergognava di falsificare monete. Ei vi rispose proibendo
+che si cavasse denaro di Francia, e questa fu ferita
+non meno grave per Roma.
+</p>
+
+<p>
+Il Pontefice piegò, e questa sua arrendevolezza sedò
+per quel momento la burrasca; ma più forte essa eruppe
+nell’anno 1301. Ragione ne furono alcune controversie
+insorte per diritti possessorî di cose ecclesiastiche e temporali
+e per l’amministrazione di beneficî vacanti, cui
+il Re francese pretendeva come a regalie. Il legato pontificio
+fu incarcerato, e posto sotto inquisizione; un parlamento
+approvò l’opera violenta di Filippo, e allora
+Bonifacio (s’era ai 5 di Dicembre) indirizzò al clero ed
+al Re alcune Bolle che misero tutta Francia in commovimento.
+Vi rimproverava a Filippo di attentare contro i
+diritti della Chiesa, protestava che il Papa aveva ricevuta
+da Dio podestà assoluta sopra Re e reami, gli diceva che
+si togliesse del capo l’idea di non avere sopra di sè alcun
+superiore, lo ammoniva di allontanare da sè i suoi consiglieri
+malvagi, e invitava il clero francese a recarsi a
+Roma per il giorno 1 Novembre 1302, ad un Concilio o
+parlamento in cui si sarebbe giudicato del diritto o del
+torto del Re&#8205;<a class="tag" id="tag786" href="#note786">[786]</a>. Se ne indignò acremente la corte francese;
+<span class="pagenum" id="Page_651">[651]</span>
+i giureconsulti, fra’ quali furono Pietro Flotte e
+Guglielmo di Nogaret, rinfocolarono le ire del Re con
+discorsi e forse anche con invenzioni di scritture pontificie
+che non avevano mai esistito; si andò vociando
+che Bonifacio pretendeva di tenere la libera Francia in
+conto di terra vassalla. Strappata la Bolla pontificia
+dalle mani del legato, publicamente la si abbruciò
+agli 11 Febbraio 1302 nella chiesa di Nostra Donna
+a Parigi, e se ne annunciò la distruzione da un araldo
+a suon di tromba. La prima fiamma che ardesse
+una Bolla pontificia segna un grande avvenimento
+storico. Il legato fu vituperevolmente cacciato; un
+editto regio, come ai giorni di Federico II, vietò ai
+preti di andare al Concilio; un parlamento dei tre Stati
+congregato dal Re in Nostra Donna, confermò nel
+giorno 10 di Aprile i suoi decreti; nobili e borghesi
+gli prestarono il loro appoggio, e i vescovi (la cui
+autorità s’era tramutata ormai in un rapporto di sudditanza
+verso il Re), volere o non volere, dovettero piegare
+al suo comando. Fu la prima volta che il clero di
+un paese disertasse il Pontefice e si ponesse dalla parte
+del Principe. Allorchè Bonifacio ricevette le lettere in cui
+la Chiesa gallicana confutava la sua pretesa che il
+Papa stesse sopra al Re anche nelle cose civili, e lo pregava
+di dispensarla dal viaggio a Roma, ei vi potè con
+grave suo sgomento capire che un abisso gli stava
+aperto dinanzi. Però ei non si poteva più ritirare dalla
+battaglia senza che la podestà pontificia moralmente
+non s’annientasse agli occhi del mondo; gli conveniva
+tentare di distruggere la monarchia francese che si andava
+raccogliendo a unità, all’istesso modo che i suoi
+<span class="pagenum" id="Page_652">[652]</span>
+antecessori avevano demolito l’Impero degli Hohenstaufen,
+che avevano preteso all’autorità assoluta&#8205;<a class="tag" id="tag787" href="#note787">[787]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel Concilio di Novembre, che si radunò in Laterano,
+e cui appena fu se vi assistette qualche raro prete francese,
+Bonifacio promulgò la Bolla <i>Unam sanctam</i>. In questa
+scrittura con audacissimo linguaggio egli raccoglieva
+insieme tutte le dottrine fondamentali che i suoi predecessori
+avevano bandito intorno alla podestà divina del
+Papato, e vi faceva tesoro di tutte le conquiste che i Papi
+avevano ottenuto in lungo corso di secoli fino a lui.
+«Dichiariamo», diceva, «essere alla eterna salute necessario
+che ogni creatura umana rimanga soggetta al Pontefice
+romano»: e con questo dogma ei coronava l’edificio
+torreggiante della gerarchia medioevale&#8205;<a class="tag" id="tag788" href="#note788">[788]</a>. Però questa
+aperta proclamazione dell’autorità giudiziaria del Papa
+in bocca di Bonifacio VIII non fu che una parola impotente,
+quantunque la stessa idea si sia ripetuta nel periodo
+<span class="pagenum" id="Page_653">[653]</span>
+avignonese e abbia sollevato nelle scienze teologiche
+e giuridiche un lungo dibattito e investigazioni
+che non hanno avuto fine neppure ai nostri dì. Fallito
+un tentativo di accomodamento, ed avendo il Papa minacciato
+la scomunica, Filippo si pose a combattere il
+suo nemico giovandosi con accortezza degli Stati nazionali;
+ed il primo parlamento di Francia che veramente
+tal fosse balzò del suo fastigio il Papato dominatore
+del medio evo. Quell’assemblea si congregò nel Louvre
+ai 13 Giugno 1303; e là i più ragguardevoli ottimati
+si alzarono ad accusare il Pontefice. Le tacce
+che si rovesciarono sopra un vecchio più che ottantenne
+erano nella massima parte troppo assurde per
+essere dappiù che sfoghi di odio: però il fatto che
+un completo parlamento nazionale ponesse un Papa in
+istato di accusa e contro di lui s’appellasse ad un Concilio
+generale fu un avvenimento serio e gravido di conseguenze&#8205;<a class="tag" id="tag789" href="#note789">[789]</a>.
+Pochi anni prima due cardinali avevano
+citato lo stesso pontefice Bonifacio innanzi un Concilio;
+questo or facevano i rappresentanti di una grande nazione
+eminentemente cattolica; e per tal guisa contro
+il principio della onnipotenza pontificia si evocava quella
+potenza cui un dì Federico II per la prima volta aveva
+<span class="pagenum" id="Page_654">[654]</span>
+fatto ricorso. Francia intera adesso con tutte le sue corporazioni
+ecclesiastiche e civili ripetè quell’appello.
+</p>
+
+<p>
+Bonifacio si vide calare sul capo una procella orrenda,
+ma non si smarrì di coraggio: nel suo accecamento
+ei si ingannò perchè credette la podestà pontificia
+più forte di quello che infatti fosse. Soltanto la sua
+caduta, soltanto la sconfitta del Papato, di cui i suoi
+immediati successori dovettero confessare la verità, ne
+chiarirono al mondo la fralezza. Il Papato soccombette,
+poichè non era stato capace, dopo caduto l’Impero, di
+raccogliere intorno a sè Italia e di condurre l’idea guelfa
+a compimento: i Pontefici avevano abbandonato la
+grande politica nazionale di Alessandro e di Innocenzo
+III; per demolire gli Hohenstaufen avevano chiamato
+in Italia dei principi stranieri, ma non avevano saputo
+metter fine ai contrasti dei Guelfi e dei Ghibellini.
+L’idea politica del Papato fu un’illusione, e nel suolo
+d’Italia non attecchì. A una gran parte degli Italiani
+il pensiero guelfo parve essere innovazione rivoluzionaria:
+essi d’altronde non avevano tenuto mai in estimazione
+il Papato, ed anche la religione non era stata
+per loro un vincolo nazionale, ma soltanto una credenza
+individuale. Tutti i partiti pertanto abbandonarono il
+Pontefice alla sua sorte e lasciarono che cadesse: tanto
+poco la sua potenza riposava sopra una idea nazionale!
+</p>
+
+<p>
+Già Bonifacio aveva cercato nell’Impero tedesco un
+appoggio contro di Francia; Alberto verso grandi promesse
+gli offerse i suoi servigî, e il Papa adesso fece la
+nuova scoperta che il fellone e il regicida era di punto
+in bianco divenuto degno della corona romana. Pertanto
+addì 30 Aprile 1303 lo riconobbe a re, ma lo fece
+<span class="pagenum" id="Page_655">[655]</span>
+con linguaggio orgoglioso trattandolo da supplichevole
+peccatore, accordandogli non giustizia ma pietà, e dandogli
+come soltanto per grazia la corona romana&#8205;<a class="tag" id="tag790" href="#note790">[790]</a>.
+Lo sciolse da tutte le sue alleanze con re stranieri, e
+ne ottenne esplicita promessa di aiuto contro Filippo
+il Bello. I Diplomi di Nürnberg, dati ai 17 Luglio 1303,
+sono sciaguratissima prova della soggezione servile che
+l’autorità imperiale prestava al Papato. Il Re romano
+senza arrossirne confessava che soltanto il Pontefice era il
+datore della corona imperiale, che i Principi dell’Impero
+erano elettori dell’Imperatore in quanto solo che il Papa
+ne delegasse loro la facoltà, che tutto ciò che Imperatore
+ed Impero possedevano derivava dalla grazia del Pontefice.
+Alberto promise che non manderebbe nella terra
+imperiale d’Italia alcun vicario suo senza il consentimento
+della santa Sede, e financo si lasciò strappare il
+giuramento che non farebbe eleggere a re romano alcuno
+dei suoi figliuoli (nati di una sorella uterina di Corradino)
+senza il permesso del Pontefice. A così profondo avvilimento
+era scaduto l’Impero nella persona di Alberto il
+monocolo, dappoco figliuolo di Rodolfo! Il capo dell’Impero,
+successore degli Hohenstaufen, si professava vassallo
+del Papa proprio nel momento che il Re di Francia
+citava questo Papa medesimo a comparire innanzi un
+Concilio universale perciocchè protestato avesse che la
+autorità regia era suddita alla santa Sede. E la soggezione
+di Alberto fu un motivo di più perchè Bonifacio
+<span class="pagenum" id="Page_656">[656]</span>
+VIII si ingannasse delle forze che credeva di possedere&#8205;<a class="tag" id="tag791" href="#note791">[791]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Piano dei Francesi indiritto alla caduta del Papa. — Sciarra
+e il Nogaret vengono in Italia. — Congiura dei baroni
+latini. — Come si fosse fondata nel Lazio la potenza della
+famiglia Gaetani. — Catastrofe di Anagni. — Il Papa torna
+a Roma. — Sua condizione disperata in Vaticano. — Muore
+nel 1303.</span></h4>
+
+<p>
+Quando gli Imperatori avevano voluto precipitare i
+Papi loro nemici erano scesi con un esercito e avevano
+rotto guerra aperta, come ad essi ne dava agio la qualità
+di re romani. Ma il Re di Francia non possedeva un cosiffatto
+titolo per muovere ad un’impresa contro un Pontefice;
+e perciò ricorse ad un inonesto spediente onde
+chiuder la bocca al suo avversario. L’aggressione che a
+<span class="pagenum" id="Page_657">[657]</span>
+mo’ di ladronaia si compiè contro Bonifacio VIII, nel cuore
+d’Italia, nell’istessa sua terra natale di Anagni; gli
+esecutori di essa, che furono i mercenarî di un despota
+straniero e baroni latini congiurati, tutto ciò die’ vita
+ad un avvenimento che l’uguale non aveva fin qui
+mai occorso nella storia dei Pontefici. Filippo aveva
+dato ricetto nella sua corte ai proscritti della famiglia
+Colonna; stuzzicarono essi la sua collera, ed egli
+si servì della loro smania di vendetta pei suoi intenti.
+Guglielmo Nogaret di Tolosa, dottore di leggi, altra
+volta professore a Mompellieri, adesso vice-cancelliere
+di Filippo e ministro devoto delle sue volontà, partì con
+Sciarra, e venne in Toscana, dove entrambi nel castello
+di Staggia vicino Siena architettarono e disposero il
+loro piano. Erano provvisti di cambiali sul banco fiorentino
+dei Peruzzi, nè lesinarono di denaro pur di ingaggiare
+soldati o di corrompere amici e nemici del
+Papa, in quello che il Nogaret si dava l’aria d’essere
+stato spedito in Italia per negoziare col Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+L’oro francese fu la chiave che dischiuse le castella
+della Campagna romana&#8205;<a class="tag" id="tag792" href="#note792">[792]</a>, per guisa che quasi tutto
+il Lazio prese parte alla cospirazione. Il nepotismo del
+Papa che aveva creato suoi congiunti a conti, a cardinali,
+a vescovi, ricevette acerbissima punizione: e appunto
+nel Lazio era dove i Gaetani avevano fondata la
+loro novella signoria, non senza pregiudizio di anteriori
+possessori&#8205;<a class="tag" id="tag793" href="#note793">[793]</a>. Ma qui è cosa rilevantissima per
+<span class="pagenum" id="Page_658">[658]</span>
+capir le ragioni della caduta di Bonifacio VIII, ed
+istruttiva per conoscere le condizioni del baronato di
+quell’età, esaminare un po’ davvicino il rapido e gigantesco
+accrescimento delle famiglie nepotesche, prendendone
+ad esempio una, quella dei Gaetani.
+</p>
+
+<p>
+Della disgrazia dei Colonna il Pontefice s’era giovato
+per fondare una grande potenza famigliare: e
+questo essenzialmente avvenne fra l’anno 1297 e quello
+1303, e a spese del tesoro ecclesiastico. Per verità i
+pontefici Martino IV e Nicolò IV avevano vietato che
+beni della Campagna si vendessero a baroni potenti di
+Roma, volendo così porre un argine a ciò che la nobiltà
+del Lazio crescesse di forze; ora Bonifacio VIII
+per favorire Pietro suo nipote abolì quelle Costituzioni.
+Il germe della signoria dei Gaetani nel Lazio (la celebre
+famiglia ne possiede ancora le terre) fu Sermoneta posta
+sulle pendici de’ monti Volsci; indi vennero in loro mani
+Norma e Ninfa, beni che in tempo antichissimo un
+Imperatore bizantino aveva donato alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag794" href="#note794">[794]</a>. Sermoneta,
+la antica Sulmona, di cui i Gaetani portano oggidì
+il titolo di duchi, aveva appartenuto agli Anibaldi;
+e questi ai 16 Giugno 1297 ne avevano venduto il castello
+con Bassano e con San Donato vicino Terracina a
+<span class="pagenum" id="Page_659">[659]</span>
+Pietro Gaetani per trentaquattromila fiorini d’oro&#8205;<a class="tag" id="tag795" href="#note795">[795]</a>.
+Bonifacio, ai 2 Gennaio 1292, quand’era ancor cardinale,
+aveva comperato Norma da Giovanni Giordani per
+ventiseimila fiorini d’oro&#8205;<a class="tag" id="tag796" href="#note796">[796]</a>. Quanto poi a Ninfa (questa
+terra un dì meravigliosamente bella, posta sul margine
+delle paludi Pontine, è oggi caduta e colle sue
+ruine ravvolte di edera e di fiori pare un luogo di leggenda),
+il conte Pietro la aveva acquistata all’incanto,
+addì 8 Settembre 1298, pagandola dugentomila fiorini
+d’oro, somma che allora passava per prodigiosa: in tal
+guisa la possessione famigliare dei Gaetani si rotondava
+con Sermoneta, con Norma e con Ninfa. Ninfa era, ed
+è ancora, il bellissimo e maggior possedimento di tutto
+il Lazio; dai monti Volsci per le paludi si stendeva con
+torri, con cascine, con laghi e con boscaglie fin presso
+alla marina, e il dominio si prolungava ancora di cento
+miglia in mare&#8205;<a class="tag" id="tag797" href="#note797">[797]</a>. La Chiesa romana, i Colonna, i
+<span class="pagenum" id="Page_660">[660]</span>
+Frangipani, gli Anibaldi, molte altre persone, il Comune
+del luogo erano altrettanti comproprietari di Ninfa; però,
+fino dall’anno 1279 Loffredo e suo figlio Pietro Gaetani
+erano venuti poco a poco comperando i possedimenti
+dei privati&#8205;<a class="tag" id="tag798" href="#note798">[798]</a>; e lo stesso Comune, agli 11 Febbraio
+1298, conferiva a Pietro il <i>dominium</i>, in maniera
+ch’esso venne nel vassallaggio di un signore. Quando
+un solo barone era capace di spendere in denaro contante
+un dugentomila fiorini, corrispondenti a seicentotrentamila
+talleri (e questa somma secondo il ragguaglio
+del valore monetario oggi ammonterebbe per lo
+meno a cinque milioni di talleri), ei si può di leggieri
+giudicare che ricchezze immense, inconcepibili anzi,
+fin da allora si accumulassero nelle mani dei nipoti di
+Papi&#8205;<a class="tag" id="tag799" href="#note799">[799]</a>. Bonifacio anche in nome della Chiesa confermò
+Ninfa nel possesso di suo nipote costituendone un
+feudo perpetuo della famiglia, ma coll’espresso divieto
+<span class="pagenum" id="Page_661">[661]</span>
+che fosse mai ceduto per nessun titolo ai banditi Colonna&#8205;<a class="tag" id="tag800" href="#note800">[800]</a>.
+Pietro allora vi si edificò un castello magnifico
+con una torre gigantesca, che oggidì ancora, tutta coperta
+di edera e mezzo ruinosa, si specchia nella palude
+di Ninfa.
+</p>
+
+<p>
+Il nipote di Bonifacio era insaziabile di allargare i
+suoi possedimenti, e sul principio dell’anno 1301 comperò
+da Riccardo Anibaldi la torre «delle Milizie» in
+Roma e il castello di san Felice posto sul capo Circeo,
+avvegnaddio tanto quivi che ad Astura egli mirasse ad
+estendere la sua signoria lungo il mare fino a Terracina,
+e a diventar così principe della Maritima latina. L’antichissimo
+castello, appellato nel medio evo <i>Rocca Circegii</i>
+e <i>Castrum sancti Felicis</i> (come è chiamato anche
+oggidì), era di proprietà controversa ovvero divisa fra la
+Chiesa, la città di Terracina, i Frangipani ed altri signori.
+Innocenzo III aveva incamerato la rocca e ne
+aveva fatto un bene della Chiesa: più tardi essa era
+venuta in mano dei Templarî che possedevano il monastero
+del loro ordine a santa Maria sull’Aventino, ed
+eglino l’avevano ceduta mediante una permuta al cardinale
+<span class="pagenum" id="Page_662">[662]</span>
+Giordano Conti: finalmente della rocca Circea
+erano diventati padroni gli Anibaldi. E da loro il conte
+Pietro la comperò ai 23 Novembre 1301 per ventimila
+fiorini d’oro&#8205;<a class="tag" id="tag801" href="#note801">[801]</a>. Giusto poi in questo medesimo tempo
+egli acquistò dai Frangipani mezza Astura per trentamila
+fiorini d’oro; però poco tempo dopo, nell’anno 1304,
+dovette spogliarsi di questa proprietà. Signore di una sì
+grande ampiezza di territorio nella Maritima, cercò adesso
+il potente Conte di far compre di castella anche dall’altra
+parte dei monti Volsci, nella Sabina e nella
+Campagna, ov’era Anagni culla di sua famiglia. Dal
+capitolo Lateranense, ai 15 Agosto 1299, ebbe Carpineto
+per il censo annuo di un solo fiorino d’oro; nello
+stesso anno dagli eredi di Rainaldo e di Beraldo fece
+acquisto della rocca di Trevi per ventimila fiorini d’oro;
+e da Adinolfo di Supino erede dell’antica casa di Galvano
+<span class="pagenum" id="Page_663">[663]</span>
+e di Corrado, ai 15 Dicembre 1299, comperò il
+castello di Sculcola, incerto il prezzo&#8205;<a class="tag" id="tag802" href="#note802">[802]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’avventurato nipote per conseguenza, spendendo
+una somma che oggi forse giungerebbe ai dieci milioni
+di talleri, aveva in soli cinque anni fondato la sua
+immensa signoria nel Lazio: e durante la lotta coi Colonna
+e dopo la loro caduta (nella quale era stato
+travolto anche un ramo degli Anibaldi) il Papa aveva
+fatto che egli acquistasse quel dominio nell’intento di
+impedire, mercè la potenza di sua propria casa, i piani di
+vendetta della famiglia nemica. Con una Bolla dei 10
+Febbraio 1303 confermò il bellissimo patrimonio baronale
+«a favore del diletto figliuolo Pietro Gaetani,
+nipote suo, conte di Caserta e <i>dominus</i> «delle Milizie
+della Città». Con quella scrittura abrogò i già detti
+divieti di Martino e di Nicolò IV; compiacendosene vi
+numerò le terre che il nipote aveva fatto sue per via di
+donazioni e di permute, dichiarò che sarebbero sempre
+proprietà dei suoi successori, e gli concesse privilegio
+di acquistare ancora degli altri beni&#8205;<a class="tag" id="tag803" href="#note803">[803]</a>. La baronia
+<span class="pagenum" id="Page_664">[664]</span>
+sorta così di repente abbracciava dunque tutto
+il Lazio inferiore, e si stendeva da capo Circeo fino a
+Ninfa, da Ceperano giù dai monti fino a Jenne ed a Subiaco.
+Non basta. Oltre al Liri e di là da Terracina la
+famiglia possedeva feudi nel territorio napoletano, perocchè
+ivi Pietro (come erede del padre suo) fosse conte
+di Caserta e di altre castella, e suo figlio Loffredo avesse
+la signoria dell’antichissima contea di Fondi. Infatti il
+Pontefice aveva sposato il giovine Loffredo con Margherita
+contessa palatina di Toscana, figlia del conte <i>Aldobrandinus
+Rubeus</i> e vedova in prime nozze del celebre
+Guido di Montfort, indi in seconde di Orso Orsini. Più
+tardi però, nell’anno 1297, Bonifacio con astuto disegno
+aveva sciolto il matrimonio di Loffredo con quella femmina
+procace e irrequieta, e nel 1299 gli aveva dato
+in moglie Giovanna figlia di Riccardo di Aquila ed erede
+di Fundi: per tal guisa la contea era venuta in mano
+dei Gaetani&#8205;<a class="tag" id="tag804" href="#note804">[804]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_665">[665]</span>
+</p>
+
+<p>
+Queste erano le condizioni e questa la potenza in
+cui trovavasi la famiglia Gaetani poco prima che avvenisse
+la catastrofe dell’anno 1303: ed or si comprenderà
+che acerbe ire covassero nel Lazio contro la casa
+nepotesca dei Gaetani. I baroni che ancor sedevano nelle
+loro castella, quegli altri che le avevano cedute a Pietro,
+i signori ghibellini di Sculcola, di Supino, di Morolo, di
+Collemezzo, di Trevi, di Ceccano, molti cavalieri di Ferentino,
+di Alatri, di Segni e di Veroli, abbracciarono
+di gran cuore il piano del Nogaret sperando che insieme
+col Papa andrebbero gambe all’aria anche i nipoti&#8205;<a class="tag" id="tag805" href="#note805">[805]</a>.
+Fino nobiluomini e cittadini di Anagni, la cui
+<span class="pagenum" id="Page_666">[666]</span>
+città può darsi che temesse di cadere sotto il giogo
+baronale dei Gaetani, tradirono il Pontefice da cui avevano
+pur ricevuto molte beneficenze&#8205;<a class="tag" id="tag806" href="#note806">[806]</a>. I figli di Matteo
+cavaliere, Nicolò e Adenolfo (l’uno era allora podestà,
+l’altro capitano di Anagni) furono i capi della
+congiura; e a loro si unì Giffredo Bussa maresciallo della
+corte pontificia&#8205;<a class="tag" id="tag807" href="#note807">[807]</a>. Il tradimento s’insinuò fra i più
+prossimi del Papa: l’andava a chi più l’odiava o a chi
+lo temeva più; nessuna gratitudine gli si professava.
+Ed eziandio nel collegio cardinalizio aveva acri nemici,
+i quali, massime gli aderenti dei Colonna, desideravano
+la sua caduta; e Riccardo di Siena e Napoleone Orsini
+erano iniziati nella cospirazione. L’ultimo in ispecie
+ricoverò Sciarra suo cognato dentro di Marino, dove
+vuolsi che insieme con lui studiasse l’esecuzione del
+piano&#8205;<a class="tag" id="tag808" href="#note808">[808]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_667">[667]</span>
+</p>
+
+<p>
+Rainaldo di Supino capitano di Ferentino, altri baroni
+della Campagna, il Nogaret e Sciarra raccolsero
+parecchie centinaia d’uomini a Sculcola. Il Papa trovavasi
+in Anagni, e il pericolo maggiore lo circondava
+là dov’ei credeva di essere più sicuro. Ai 15 Agosto, in
+publico concistoro, aveva prestato giuramento di purgazione,
+e già intendeva di pronunciare agli 8 di Settembre
+la scomunica e la deposizione di Filippo da
+quell’istesso duomo di Anagni donde Alessandro III
+un giorno aveva scagliato l’anatema contro del Barbarossa,
+e di dove Gregorio IX aveva scomunicato il secondo
+Federico&#8205;<a class="tag" id="tag809" href="#note809">[809]</a>. Pertanto i congiurati s’affrettarono
+a turar la bocca a Bonifacio prima che ei vi promulgasse
+la Bolla. Nella notte dai 7 agli 8 Settembre sbucarono
+di Sculcola; sull’albeggiare entrarono in Anagni
+per una porta che loro si aperse, e spiegarono le bandiere
+di Francia gridando: «Papa Bonifacio muoia!
+Viva re Filippo!» E tosto Adenolfo colle milizie civiche
+si unì a loro, e il Nogaret proclamò al popolo
+d’essere venuto a citare il Pontefice perchè comparisse
+innanzi ad un Concilio.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio si svegliò di sussulto allo strepito d’armi
+e alle grida confuse che risonavano pel palazzo, le cui
+porte il prode conte Pietro con altri nipoti, con parenti
+e con vassalli teneva sbarrate. I nemici non giunsero al
+duomo (cui era attigua la residenza del Pontefice) se
+prima non ebbero preso d’assalto le case abbertescate di
+Pietro e di tre cardinali. I nipoti si difesero virilmente
+<span class="pagenum" id="Page_668">[668]</span>
+nel palazzo, e Bonifacio tentò con trattative di guadagnar
+tempo. Sciarra gli concesse un termine di nove ore
+perchè si adattasse a subire condizioni disonorevoli, fra
+le quali gli si imponeva anche di far soggezione al concilio
+e di provvedere alla immediata ristorazione di casa
+Colonna. Ma il Papa rifiutò, e allora si ripigliò l’assalto.
+Al palazzo s’appresero le fiamme, ardeva il duomo, si
+pugnava con accanimento e col furore della disperazione
+come intorno alle case di Priamo. Presto il vecchio
+Pontefice si vide abbandonato e solo; i suoi famigliari
+fuggirono o passarono dalla parte del nemico; i cardinali
+lo disertarono tutti ad eccezione di Nicolò Boccasini
+di Ostia e dello spagnuolo Pietro della Sabina. I suoi
+difensori furono sopraffatti; i suoi nipoti abbassarono le
+armi, e furono condotti prigionieri nella casa di Adenolfo.
+Soltanto al cardinale Francesco Gaetani ed al
+conte di Fundi riuscì di fuggire&#8205;<a class="tag" id="tag810" href="#note810">[810]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorquando il Nogaret e Sciarra, l’uno strumento
+dell’odio del suo Re, l’altro vendicatore della sua famiglia
+oltraggiata, passando sui cadaveri degli uccisi, fra
+i quali fu un vescovo, entrarono ferocemente nella
+stanza del Papa colle spade ignude, videro il vecchio
+vestito de’ suoi abiti pontificali, colla tiara in capo, sedente
+sol trono, e chino sopra una croce d’oro che
+colle chiavi teneva nelle sue mani tremanti. Voleva
+<span class="pagenum" id="Page_669">[669]</span>
+morire da papa&#8205;<a class="tag" id="tag811" href="#note811">[811]</a>. La sua canizie e il suo silenzio
+maestoso disarmarono quegli uomini per un istante&#8205;<a class="tag" id="tag812" href="#note812">[812]</a>;
+ma indi con voce tremenda chiesero ch’ei si condannasse
+all’avvilimento; gli dichiararono che lo avrebbero
+condotto in catene a Lione, dove sarebbe deposto; ed alla
+sua resistenza ed ai suoi discorsi risposero con vituperî,
+ch’ei sopportò con calma dignitosa. Il feroce Sciarra
+lo prese pel braccio, lo trascinò giù dall’altare e gli
+avrebbe conficcato la spada nel petto se a forza non
+ne fosse stato trattenuto&#8205;<a class="tag" id="tag813" href="#note813">[813]</a>. Non si può descrivere
+quella scena di ferocia, di concitamento, di angoscia, di
+disperazione; però alla fine la moderazione la vinse sulla
+passione. Tenuto in istretta prigionia e custodito da
+Rainaldo di Supino, Bonifacio fu chiuso nel palazzo,
+intanto che armigeri e cittadini si misero a saccheggiare
+i suoi tesori creduti immensi, il bene della Chiesa
+e le case dei nipoti.
+</p>
+
+<p>
+La prospera riuscita di quell’aggressione (e’ pare un
+enigma) dimostra l’impotenza cui era ridotto il Pontefice
+<span class="pagenum" id="Page_670">[670]</span>
+nella istessa sua terra: la sua propria città lo lasciò
+in balia di una masnada che fuor del Nogaret e di un
+servo francese era composta tutta di Italiani. «Indegnissima
+Anagni!», sclamò un anno dopo l’imbelle
+successore di Bonifacio, «indegna! che lasciasti compiere
+un tanto misfatto! Su te non cada pioggia nè rugiada;
+cadano su altri monti, ma te non bagnino, poichè
+sotto gli occhi tuoi, e quantunque tu impedirlo potessi,
+cadde l’eroe e fu vinto il forte»&#8205;<a class="tag" id="tag814" href="#note814">[814]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tre lunghi dì stette Bonifacio aspettando la sua
+sorte: e durante questo tempo per dolore o per sospetto
+rifiutò ogni specie di cibo, e impavido non curvò sotto le
+spade dei suoi nemici. Questi parevano non sapere che
+cosa dovessero fare, poichè il loro prigioniero, sprezzando
+eroicamente la morte, si rifiutava di cedere alle loro instanze.
+Alla novella dell’avvenimento gli amici dei
+Gaetani corsero all’armi nella Campagna, ed anche la
+città di Roma si mosse. Addì 10 di Settembre, che fu
+un lunedì, comparve in Anagni il cardinale Luca Fieschi,
+percorse le strade ed esortò il popolo già pentito a
+vendicare il delitto commesso contro il Papa. Gli risposero
+gridando: «Muoiano i traditori!»; e quell’istessa
+moltitudine che sì vergognosamente aveva abbandonato
+Bonifacio, die’ furiosamente l’assalto al palazzo dov’egli
+era prigioniero. I carcerati furono in breve ora liberati;
+Sciarra e il Nogaret fuggirono a Ferentino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_671">[671]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Papa, cui si aveva dato assistenza troppo tarda,
+parlò dalla scalinata del palazzo al popolo supplicante
+venia; e in un momento di commozione magnanima ei
+perdonò a tutti coloro che lo avevano così audacemente
+maltrattato. Di lì a otto giorni lasciò la sua patria ingrata,
+scortato da armati, per condursi a Roma; e narrasi
+che per via i Colonna tentassero di aggredirlo, ma
+che fossero respinti&#8205;<a class="tag" id="tag815" href="#note815">[815]</a>. Roma mandò aiuto; però se sia
+vero che quattrocento soli cavalieri venissero incontro
+a Bonifacio, questo può dimostrare quanto tiepida fosse
+la Città in suo favore: capitanavano quella schiera il
+cardinale Matteo e Jacopo Orsini, e forse meno venivano
+per assistere il Papa, quanto per impadronirsi di lui:
+ed infatti gli Orsini tenevano adesso in Roma il potere
+ed occupavano anche il Senato&#8205;<a class="tag" id="tag816" href="#note816">[816]</a>. Allorchè Bonifacio
+<span class="pagenum" id="Page_672">[672]</span>
+dopo un viaggio di tre giorni giunse a Roma, il popolo
+lo accolse con segni di reverenza; lo condusse processionalmente
+al san Pietro, e il vecchio accasciato da
+tante sofferenze si gettò esausto di forze sul suo letto in
+Vaticano.
+</p>
+
+<p>
+La sua collera, il suo concitamento avevano qualche
+cosa da somigliare al delirio: vendicarsi era il suo
+pensiero fisso; voleva bandire un grande Concilio ed
+annientare re Filippo sì come Innocenzo IV un dì per
+via di un Concilio aveva demolito il trono di Federico
+II. Però, dacchè aveva sofferto tanto avvilimento, ei
+non era dappiù che un’ombra cui nessuno più temeva.
+Con crescente sospetto guardava quelli che lo circondavano;
+e se fu costretto a perdonare al cardinale Napoleone,
+che si additava come uno dei congiurati, basta
+questo a dimostrare che egli aveva perduto tutta la sua
+libertà. Gli Orsini or fatti tracotanti lo vigilavano con
+occhi d’Argo, cominciarono a dettargli la legge, tenevano
+il castel Sant’Angelo in loro mani, e il borgo vaticano
+riempievano di armigeri. O avranno temuto che l’esaltamento
+del Papa scoppiasse in eccessi, od erano così sconoscenti
+da far loro pro della sua disgrazia. Egli invocò
+<span class="pagenum" id="Page_673">[673]</span>
+Carlo di Napoli in aiuto, ed essi intercettarono le sue
+lettere. Ei chiese di recarsi in Laterano, nel cui quartiere
+erano potenti gli Anibaldi odiatori degli Orsini e poco
+amanti dei Colonna; ed essi si opposero a che uscisse del
+Vaticano. In breve, ei s’accorse d’essere prigioniero degli
+Orsini&#8205;<a class="tag" id="tag817" href="#note817">[817]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Oltre ogni misura orrendi furono i giorni che il povero
+vecchio visse in Vaticano. Fiero dolore dei maltrattamenti
+sofferti, coscienza della sua debolezza, diffidenza,
+paura, rabbia di vendetta, solitudine sconfortata
+di amici straziarono il suo animo appassionato. E in
+quelle ore tristissime non è difficile che al suo spirito
+conturbato comparisse, visione minacciosa! lo spettro
+di torre Fumone&#8205;<a class="tag" id="tag818" href="#note818">[818]</a>. Cosa naturale fu che un uomo superbo,
+com’egli era, nella terribile reazione contro il
+suo stato, uscisse fuor di sè e desse in ismanie frenetiche.
+Si narra che si chiudesse nella sua camera rifiutando
+il nutrimento, e che dando in furie percotesse
+col capo nelle pareti: un dì lo trovarono steso morto
+sul suo letto&#8205;<a class="tag" id="tag819" href="#note819">[819]</a>. I nemici di Bonifacio si compiacquero
+<span class="pagenum" id="Page_674">[674]</span>
+di descrivere coi più neri colori la sua fine, nondimeno
+avversarî più moderati ravvisarono nella sua tremenda
+ma giusta caduta la sentenza che Dio pronuncia
+sull’ambizione d’impero e sulla tracotanza dei potenti&#8205;<a class="tag" id="tag820" href="#note820">[820]</a>.
+Un Istoriografo pontificio, che trovavasi a Roma
+quando Bonifacio morì, dice: «Trentacinque giorni
+dopo la sua prigionia passò da questa vita: era fuor di
+senno, e credeva che tutti quelli che gli venivano innanzi
+andassero per condurlo in carcere». Queste brevi
+e semplici parole sono più rette e più vere delle descrizioni
+drammatiche di altri narratori&#8205;<a class="tag" id="tag821" href="#note821">[821]</a>. Un velo ricopre
+le ultime ore di Bonifacio VIII: morì a ottantasei
+<span class="pagenum" id="Page_675">[675]</span>
+anni, nel giorno 11 Ottobre dell’anno 1303, e fu sepolto
+in una cappella sotterranea del Vaticano che egli
+stesso si aveva edificato.
+</p>
+
+<p>
+Rare volte un Papa ebbe avuto come Bonifacio VIII
+tanti nemici e amici così pochi; rare volte fuvvene un
+altro intorno cui contemporanei e posteri abbiano disputato
+con altrettanta veemenza. Quantunque la passione
+partigiana abbia intinto del suo colore il giudizio
+che se ne pronunciò, tuttavolta nel complesso quest’è
+pur vero che Bonifacio VIII fu uomo fornito di
+grandissime qualità proprie di un despota. Virtù sacerdotale
+non ebbe; ebbe indole accalorata, irosa, violenta,
+senza fede nè coscienza; fu uomo inesorabile, avido
+di pompe e di ricchezze, pieno di ambizione, cupido di dominazione
+terrena. Contemporanei lo appellarono «peccatore
+magnanimo», nè più perfettamente lo si può
+dipingere&#8205;<a class="tag" id="tag822" href="#note822">[822]</a>. Lo spirito che informava la sua età precipitò
+lui come già aveva precipitato Federico II. Intese
+ad uno scopo che era ormai divenuto utopia, e fu questa
+l’ultima volta che un Pontefice abbia concepito
+l’idea di una gerarchia dominatrice del mondo audacemente
+sì come ne avevano avuto pensiero Gregorio
+<span class="pagenum" id="Page_676">[676]</span>
+VII e Innocenzo III. Ma di questi Papi Bonifacio
+VIII non fu che una sgraziata reminiscenza; fu
+uomo che non compiè cosa alcuna di grande; e i suoi
+intendimenti alti e presuntuosi in vece di ammirazione
+non destano che un ironico sorriso. Alla cima del Pontificato
+ei non potè sostenersi. L’avvenimento di Anagni,
+per quanto angusta e piccola cosa sia stato in paragone
+alle battaglie anteriori della Chiesa contro l’Impero, fu
+tuttavia nella storia dei Papi un tale campo di battaglia
+quale Benevento e Tagliacozzo furono nella storia dell’Impero,
+dove con mezzi esigui ed in minori proporzioni
+s’ottenne il risultamento di cause elaborate con
+lunghissima preparazione. La tomba di Bonifacio VIII
+è il monumento sepolcrale del Papato medioevale che le
+potenze di quell’età seppellirono con lui. E oggidì ancora
+puossi vederla nelle grotte del Vaticano, dove la
+figura marmorea di questo Pontefice giace distesa sul
+suo sarcofago, con in capo la tiara cinta di duplice serto,
+con volto severo, di fattezze belle e di forme regie.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-10-4">§ 4.
+<span class="smaller">Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — Abroga
+i decreti del suo predecessore. — Gentile Orsini e
+Luca Savelli, senatori. — I Colonna sono ristorati in signoria. — Benedetto
+XI istituisce un’inquisizione contro i colpevoli
+di Anagni, e muore nel 1304. — Si contende a lungo
+per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani nella Campagna. — Clemente
+V, papa. — La santa Sede è tenuta in
+Francia.</span></h4>
+
+<p>
+Presso alla bara di Bonifacio VIII si raccolsero i
+cardinali sgomentati: per quanto anche in vita lo avessero
+odiato, nondimeno erano gravemente impensieriti
+<span class="pagenum" id="Page_677">[677]</span>
+della ruina della podestà pontificia di cui quel morto
+era l’indice. La città di Roma era in armi; gli amici
+dei Colonna squadravano nuovamente in faccia gli Orsini
+con aria di provocazione; d’un sol tratto si mutavano
+le sorti dei partiti. Per la porta Maggiore entrarono
+Napoletani, avvegnaddio Carlo, appellatovi dagli ultimi
+avvenimenti, vi capitasse coi suoi due figli Roberto e
+Filippo e con soldatesche, precisamente il giorno in cui
+Bonifacio morì: fino Federico di Sicilia, udendo delle
+necessità del Papa, aveva mandato navi ad Ostia. Il Re
+di Napoli voleva sopravvegliare ossia dominare la novella
+elezione&#8205;<a class="tag" id="tag823" href="#note823">[823]</a>. E infatti nel termine voluto dalla legge
+i Cardinali si unirono nel san Pietro, e là senza disputare,
+addì 22 Ottobre, elessero a papa un uomo moderato,
+il cardinale vescovo di Ostia. Salì egli alla cattedra
+santa nel giorno 1 di Novembre con nome di
+Benedetto XI.
+</p>
+
+<p>
+Il suo breve reggimento risveglia massima attrattiva,
+poichè esso è l’anello che congiunge l’età trascorsa
+col periodo avignonese. Vicino a Bonifacio VIII
+questo Pontefice parrebbe l’uomo della pace e della
+conciliazione, a somiglianza di ciò che fu Gregorio X
+accanto a Clemente IV, se il suo spirito dolce e melanconico
+avesse espresso la calma dell’uomo forte e non fosse
+stato l’effetto di pavida debolezza. Nicolò Boccasini, trivigiano
+di povera origine, da giovine era stato precettore
+<span class="pagenum" id="Page_678">[678]</span>
+nella casa di un nobiluomo veneziano; indi, fattosi domenicano,
+per scienza e per virtù era salito a grande
+stato nella Chiesa. Bonifacio VIII lo aveva nominato cardinale
+e vescovo di Ostia; e, fedele nell’adempimento
+del suo dovere, lo vedemmo nel palazzo di Anagni
+starsi a fianco del suo benefattore quando altri cardinali
+lo avevano abbandonato&#8205;<a class="tag" id="tag824" href="#note824">[824]</a>. Che cosa doveva fare il
+Pontefice in condizioni così disperate? Doveva raccogliere
+fuor dalla mano gelata del suo predecessore le
+armi, e nuovamente combattere contro i suoi nemici vittoriosi?
+I popoli (lo avevano dimostrato Sicilia e Francia)
+sprezzavano ormai la spada spirituale; i fulmini
+del Laterano non incenerivano più&#8205;<a class="tag" id="tag825" href="#note825">[825]</a>. L’aggressione
+di Anagni e la lieve commozione che essa aveva destata
+in Italia, ponevano in aperto una gravissima verità, ed
+era che tutte le fondamenta di guelfismo della podestà
+pontificia s’erano scrollate, e che essa aveva perduto
+il suo appoggio nel popolo italico. Il Papato che aveva
+potuto distruggere la signoria degl’Imperatori, s’aveva
+adesso inimicato Italia, e la sua base posava nell’arena.
+In verità dev’essere stata orrenda la desolata
+solitudine di Benedetto XI in quei giorni di disinganno!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_679">[679]</span>
+</p>
+
+<p>
+Di fronte al Re di Francia ei si vedeva privo di
+alleati ed inerme, chè l’Impero tedesco non possedeva
+più la forza e meno ancora la volontà di restaurare colle
+armi il Papato affralito. Per la prima volta un’intiera
+nazione in tutti i suoi ordini di persone s’era sollevata
+contro le esigenze di un Papa; e questa resistenza era
+invincibile. Benedetto XI, privo di potenza, monaco
+timido e senza grandi vedute, non potè altro fare che
+battere prontamente in ritirata; ed egli fu, e non già
+Bonifacio VIII, che confessò il Papato esser vinto dall’autorità
+civile: laonde, come una rocca presa d’assalto,
+capitolò. Che tempo fu quello! E come è bello ed attraente
+studio farvi colla mente un’escursione, ed ammirare
+ogni grandezza vera che in esso si contiene! Benedetto
+XI fu per verità costretto a operar qualche cosa onde
+punire il vitupero che la Chiesa aveva sofferto, ma fecelo
+senza efficacia e a reluttanza. Ai 6 di Novembre istituì
+un’inquisizione contro i ladri che avevano derubato il
+tesoro della Chiesa ad Anagni, e chiese che restituissero
+la preda: non si sa per altro che effetto ne ricavasse&#8205;<a class="tag" id="tag826" href="#note826">[826]</a>.
+I Colonnesi, che in parte erano anche venuti trionfalmente
+nella Città, domandarono che si riparasse al torto loro
+fatto da Bonifacio VIII; il Papa cedette, e ai 23 Dicembre
+li sciolse, ad eccezione di Sciarra, dalla scomunica,
+li ristorò nei loro diritti e nei loro beni famigliari, concesse
+che tornassero dall’esilio, e ridiede loro Palestrina,
+ma sotto condizione che non riedificassero la
+città senza licenza del Papa. I cardinali Jacopo e Pietro,
+<span class="pagenum" id="Page_680">[680]</span>
+reduci dai loro nascondigli di Perugia e di Padova, instarono
+per la restituzione della loro dignità cardinalizia,
+e poichè il Papa rifiutò, invocarono di nuovo la protezione
+del Re di Francia&#8205;<a class="tag" id="tag827" href="#note827">[827]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Filippo per parte sua voleva che si abrogassero i decreti
+di Bonifacio VIII; nè ebbe grande fatica per ottenerlo,
+chè Benedetto si vide obligato a prevenirne il
+desiderio. Il Re, che pur negava di avere preso parte al
+delitto di Anagni, impose condizioni come vincitore al
+vinto. Invece che il Papa proseguisse il processo contro
+di lui, era egli che minacciava di continuarlo contro il
+morto Bonifacio; la voce della Francia chiedeva che si
+radunasse un Concilio e che si condannassero tutte le
+azioni di quel Pontefice: e Benedetto piegò il collo ad una
+manifesta disfatta, poichè, senza pure attendere la solenne
+ambasciata di Filippo, ritrattò la scomunica e tutte le
+sentenze che Bonifacio VIII aveva pronunciato contro
+la famiglia regia e contro tutta Francia. Le Bolle dei 13
+Maggio 1304, onde cassò gli atti del suo predecessore
+per riconciliare quel paese colla Chiesa, furono sentenza
+di morte del Papato politico; mostrarono che esso si
+ritraeva dal suo posto di dominatore del mondo; segnarono
+il solstizio della sua storia medioevale&#8205;<a class="tag" id="tag828" href="#note828">[828]</a>. Ed
+<span class="pagenum" id="Page_681">[681]</span>
+or pareva che una strana fatalità vendicasse Celestino
+V di Bonifacio VIII: poichè anche questi come
+l’altro era morto in carcere, e i suoi successori abolivano
+i suoi decreti, com’egli un dì aveva cancellato gli atti
+di Celestino. E Benedetto XI abrogò perfino le costituzioni
+che il suo predecessore aveva promulgato a protezione
+delle libertà cittadine; e in ciò ei si mostrò uomo
+tanto gretto, quanto Bonifacio era stato magnanimo e
+liberale&#8205;<a class="tag" id="tag829" href="#note829">[829]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I recentissimi avvenimenti avevano messo in gran
+combustione la Città; e Benedetto XI premuto dalle
+fazioni, stordito dalle grida dei Gaetani e dei Colonna,
+dominato dagli Orsini, non ebbe un momento solo di
+pace o di libertà. Appena che i Colonna furono restituiti
+nei loro diritti civili, pretesero ristoro dei sofferti danni
+e ne fecero richiesta al Campidoglio, dov’erano senatori
+Gentile Orsini e Luca Savelli&#8205;<a class="tag" id="tag830" href="#note830">[830]</a>. Benedetto non
+temuto da chicchessia, temente di tutti, bramava trasportare
+la santa Sede in qualche luogo d’Italia dove
+potesse godere sicurezza; partì di Roma dopo le feste
+di Pasqua, e andò a Montefiascone, ad Orvieto, a Perugia.
+<span class="pagenum" id="Page_682">[682]</span>
+Soltanto allora che fu in questa città, capitale
+dell’Umbria guelfa, ei s’incorò a istituire un’inquisizione
+contro tutti coloro che con opera diretta o indiretta
+avevano preso parte all’aggressione di Anagni. Scomunicò
+il Nogaret, Rainaldo di Supino, Sciarra Colonna ed
+una moltitudine di altri, e li citò a comparire innanzi
+al suo tribunale&#8205;<a class="tag" id="tag831" href="#note831">[831]</a>. Questo bastò a sollevare una tempesta
+fra i colpevoli, i quali credevano che il loro delitto
+fosse stato sepolto con Bonifacio VIII. Anche Filippo
+il Bello, cui la voce del mondo e l’aborrimento di
+Benedetto sveltamente o in silenzio denotavano come
+autore della caduta di quel Papa, fu tacitamente compreso
+nella Bolla. Ai 7 di Giugno Benedetto publicava
+quel decreto, ma sui primi di Luglio era anche morto.
+Narrasi che lo si avvelenasse in un piatto di fichi,
+però tale racconto certamente non è altro che una invenzione&#8205;<a class="tag" id="tag832" href="#note832">[832]</a>.
+Combattuto dal dovere di salvare coll’arrendevolezza
+la Chiesa e quello di proteggerne in pari
+tempo l’onore, schiacciato sotto il peso della sua impotenza,
+Benedetto XI morì a Perugia. Fu l’ultimo
+papa italiano prima che ne succedesse una serie di
+Francesi: dietro al suo sepolcro sorge Avignone.
+</p>
+
+<p>
+I Cardinali si radunarono per l’elezione nel palazzo
+arcivescovile di Perugia. Nè mai fuvvene una di più
+difficile, chè vi si stette contendendo un buon anno. In
+<span class="pagenum" id="Page_683">[683]</span>
+due partiti si divideva il collegio; l’uno era quello dei
+patriotti italiani condotti da Matteo Orsini e da Francesco
+Gaetani nipote di Bonifacio VIII; l’altro francese
+guidato da Napoleone Orsini e da Nicolò di Prato. Napoleone
+segnatamente era allora uno degli uomini potentissimi
+della Chiesa e immensamente ricco: figlio di
+Rinaldo, nipote del celebre senatore <i>Matheus Rubeus</i>,
+cardinale fino dall’anno 1288, da grandissimo tempo
+aveva dato apertamente a conoscere le sue tendenze
+ghibelline, e si osava perfino bisbigliargli dietro le spalle
+che, d’accordo col francese cardinale Le Moine, avesse
+fatto mescere veleno allo sventurato Benedetto&#8205;<a class="tag" id="tag833" href="#note833">[833]</a>. Nel
+fondo di quel conclave si levava re Filippo, desideroso di
+porre sulla cattedra di san Pietro un Pontefice che al voler
+suo assoggettasse il Papato: e intanto che a Perugia
+i cardinali questionavano fra sè, Roma e il Lazio erano
+pieni di guerre partigiane. I potenti nipoti di Bonifacio
+VIII con vassalli e con mercenarî catalani scorazzavano
+per la Campagna, movendo guerra contro
+i baroni che avevano contribuito alla caduta del loro
+zio&#8205;<a class="tag" id="tag834" href="#note834">[834]</a>. In pari tempo i Colonna combattevano contro
+<span class="pagenum" id="Page_684">[684]</span>
+di loro e degli Orsini, perciocchè questa famiglia si
+fosse messa in possesso di parecchi dei loro beni: ripetutamente
+si presentarono querelandosi davanti il Senato;
+e questo decretò che ai Colonna dovessero restituirsi
+le proprietà, poichè la loro persecuzione era stata
+opera della gelosia, dell’odio e della malvagità di Bonifacio
+VIII: e il Senato annullò tutte le investiture
+che quel Papa aveva fatto di beni dei Colonnesi, e condannò
+Pietro Gaetani e i suoi figli a pagare centomila
+fiorini d’oro come ristoro di danni&#8205;<a class="tag" id="tag835" href="#note835">[835]</a>. Ma i Gaetani
+si difesero da valorosi. Anche dopo la morte dello
+zio quella famiglia nepotesca durò potente come per lo
+innanzi: nella Città possedeva la torre «delle Milizie»,
+e fuor della porta Appia il forte sepolcro di Cecilia
+Metella; i suoi vassalli vigilavano armati in diciannove
+castella nella Campagna e in molte rocche vicino Viterbo
+e nel <i>Patrimonium</i>; in Toscana aveva grandi
+feudi, e nel reame di Napoli le contee di Caserta e
+di Fundi con trentadue castella. Pertanto la guerra
+<span class="pagenum" id="Page_685">[685]</span>
+fra i Gaetani e i Colonna divampò ancora per lunghi
+anni, fino a che il re Roberto di Napoli compose fra
+loro la pace&#8205;<a class="tag" id="tag836" href="#note836">[836]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto a Perugia erano venuti a un compromesso
+per l’elezione pontificia: si stabilì che i Cardinali d’intendimenti
+italiani proponessero a candidati tre uomini
+d’oltralpe; la fazione francese nel termine di quaranta
+giorni avrebbe scelto uno di quelli per papa. Sulla lista
+elettiva furono scritti i nomi di tre Francesi, aperti aderenti
+di Bonifacio VIII e avversarî di Filippo: e allora
+il partito francese segretamente annunciò al Re che esso
+avrebbe eletto Bertrando de Got guascone, arcivescovo
+di Bordeaux, lasciando a lui, Filippo, di prendere le sue
+misure. Il Re non perdette tempo, fe’ venire a sè Bertrando,
+gli rese note le sue condizioni; e l’ambizioso
+prelato (Bonifacio VIII lo aveva fatto arcivescovo) v’acconsentì,
+e così preventivamente diventò schiavo di un
+despota, di cui pur fino a testè era stato avversario. Subito
+che s’ebbero così inteso, i cardinali lo gridarono
+pontefice a Perugia, addì 5 di Giugno&#8205;<a class="tag" id="tag837" href="#note837">[837]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_686">[686]</span>
+</p>
+
+<p>
+Invece di andare egli subito a Roma, il nuovo eletto
+eccitò i cardinali a venire in Francia. Maravigliarono
+tutti ciò udendo, e Matteo Orsini, che aveva intelletto
+acuto ed era accortissimo uomo, con doloroso presagio
+vaticinò che la santa Sede or sarebbe rimasta per lungo
+tempo in Francia. Là, a Lione, nella chiesa di san Giusto,
+Bertrando de Got fu coronato papa con nome di Clemente
+V: e questo avvenne nel giorno 14 Novembre 1305,
+essendo presenti il Re di Francia, Carlo di Valois, Giovanni
+duca di Bretagna e molti ottimati francesi. La
+processione andò funestata da un avvenimento malaugurato
+e strano. Cavalcava il Papa per la via allorchè gli
+ruinò addosso una muraglia; cadde egli di sella, la sua
+corona ruzzolò nella polvere, e si perdette uno splendidissimo
+carbonchio, che ne era il più bell’ornamento.
+Dodici baroni della comitiva restarono uccisi, il Valois
+fu gravemente ferito e il duca di Bretagna morì delle
+ammaccature ricevute. Il popolo andò predicendo sventure
+e malvagità di tempi.
+</p>
+
+<p>
+Così s’erano avverati i più audaci sogni del monarca
+francese: un Papa, cui egli aveva dato la tiara, un francese,
+servo del suo volere regio, or trovavasi in Francia
+successore dell’oltraggiato Bonifacio VIII: non erano
+passati che due anni dalla morte di questo! Ed il Re se
+lo tenne strettamente avvinto; Clemente V non abbandonò
+più Francia; pose la sua residenza ora a Lione,
+<span class="pagenum" id="Page_687">[687]</span>
+ora a Bordeaux, e indi andossene ad Avignone, dove i
+Papi fecero lunga dimora, intanto che la città di Roma,
+priva d’imperatore e di pontefice, fra i ruderi della sua
+duplice grandezza piombava in miseria ognora più profonda.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_689">[689]</span></p>
+
+<h3 id="cap7-10">CAPITOLO SETTIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap7-10-1">§ 1.
+<span class="smaller">Stato della scienza nel secolo decimoterzo. — Papi
+e cardinali eruditi. — Roma manca di cultura. — Romani
+vanno a studio a Parigi ed a Bologna. — Roma non ha università. — Scuola
+del palazzo pontificio. — Innocenzo IV
+ordina che si fondi una scuola di leggi. — Le collezioni
+delle Decretali. — Nel secolo decimoterzo predomina lo studio
+del diritto. — Statuti comunali. — Carlo d’Angiò ordina
+che in Roma si fondi un’università. — Urbano IV. — San
+Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. — Romani da
+professori a Parigi. — Bonifacio VIII fondatore vero dell’università
+di Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Nel secolo decimoterzo la scienza trionfò della barbarie,
+e prese ormai forme poderose. Rade volte più
+che in quel tempo la gente umana ebbe sostenuto lotte
+così ferventi per conseguire beni eletti ed effettivi; rade
+volte l’ingegno umano ebbe come allora ad affaticarsi in
+un lavorio intellettuale parimenti serio ed efficace. Italia
+prendeva un indirizzo nuovo e risorgeva. In mezzo allo
+strepito delle armi ed alle grida delle fazioni, fra mutamenti
+politici quasi giornalieri, ad onta di scomuniche
+pontificie, giureconsulti, filosofi, poeti, artisti raccoglievano
+numerosi discepoli intorno a sè. E risultato dello
+<span class="pagenum" id="Page_690">[690]</span>
+studio e della cultura di quel secolo furono opere durevoli
+composte già durante esso o sul principio del
+secolo susseguente. Indici ne sono il Codice di Federico
+II, gli Statuti delle città, le collezioni delle Decretali
+dei Papi, le opere dei grandi giurisperiti Accursio,
+Ottofredo e Guglielmo Durante, la <i>Summa</i> dello
+scolastico Tommaso d’Aquino, la <i>Cronica</i> di Giovanni
+Villani, le opere di Cimabue e di Giotto, e soprattutto
+il grande poema di Dante che abbraccia tutto lo scibile,
+vero e gigantesco monumento del progresso dello spirito
+umano nel secolo decimoterzo.
+</p>
+
+<p>
+Un raggio di sì gran luce si riflette anche su Roma,
+quantunque questa città capitale del mondo, per ragioni
+che sono note, nulla affatto abbia creato. Dei
+dieciotto Papi che tennero la cattedra pontificia dall’anno
+1198 al 1303, i più furono uomini eruditi; e
+non meno di essi furonlo i cardinali. I tempi erano progrediti
+coi bisogni politici; volevasi che sul trono pontificio
+sedessero non già dei santi, ma uomini di scienza,
+massime eruditi di legge, avvegnadio si credesse che
+la cognizione di questa fosse il primo requisito di un
+governante così sulla sedia di san Pietro che nei palazzi
+comunali. Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX,
+Innocenzo IV, Urbano IV, Giovanni XXI, Nicolò IV
+e Bonifacio VIII colla loro scienza si sarebbero levati
+assai alto in qualunque luogo; perciò è cosa naturale
+che eglino esercitassero qualche influenza sulla cultura
+intellettuale della loro età. Innocenzo III incominciò la
+sua vita coltivando con indefessa opera le lettere, e ancor
+possediamo la sua piccola e notevole scrittura intitolata
+«Del disprezzo del mondo»; libro di mesti concetti
+<span class="pagenum" id="Page_691">[691]</span>
+che rivela non una mente filosofica ma un animo religioso,
+il quale vi paga il tributo all’indirizzo monastico
+del suo tempo, senza che per questo sia impedito
+più tardi all’autore di darsi al suo ambizioso talento
+di dominatore&#8205;<a class="tag" id="tag838" href="#note838">[838]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Roma per certo non fu la scaturigine cui Papi e
+cardinali attingessero la loro cultura: adesso come in
+antico la capitale della Cristianità per moto intellettuale
+stette addietro di minute città, e il popolo fu condannato
+a vivere fra le sue rovine in vergognosa ignoranza.
+Nemmanco nel secolo decimoterzo sorse là alcuna scuola
+erudita. I gentiluomini romani, i Conti, gli Orsini, i
+Colonna, gli Anibaldi, gli Stefaneschi mandavano i loro
+figliuoli a Parigi, dove studiavano scolastica e conseguivano
+i gradi accademici di <i>Magister</i>. Di Parigi solevano
+passare poi a Bologna, giacchè l’università di
+questa Republica (sulle cui torri vedevasi come stemma
+pomposamente scritta la parola <i>Libertas</i>) era la prima
+scuola giuridica di Europa. Da tutti i paesi vi accorrevano
+studenti (spesso giungevano ai diecimila) per udirvi gli
+insegnamenti di un Azzo, di un Accursio, di un Ottofredo,
+di un Dino. Nientemeno che i Papi mandavano
+a quell’illustre ateneo le collezioni delle loro Decretali e
+Federico II le sue leggi, per darvi diffusione nel mondo
+e per imprimervi l’autorevole suggello della scienza.
+<span class="pagenum" id="Page_692">[692]</span>
+Dopo il 1222 incominciò a splendere anche Padova;
+Napoli sorse nel 1224. Ed eziandio in altre città si istituirono
+università, quali con vita durevole, quali per
+poco tempo, a seconda che le rivoluzioni politiche, la
+gelosia o l’invidia costringevano i celebri maestri ad
+emigrare: meraviglioso spettacolo di quel moto democratico
+che la scienza assunse in Italia! Roma sola non
+aveva università. Forse che repugnasse ai Papi di fondarla,
+perchè loro paresse pericoloso l’esaltamento degli
+spiriti che avrebbe recato l’affluenza di una numerosa
+gioventù nella loro Città? Comunque si sia, certo è che
+con ragioni locali non si riesce peranco a spiegare bastevolmente
+quel fatto: non è che mancasse l’impulso
+di dottrina scientifica, perocchè Romani andassero in
+gran numero a studio nei paesi di fuori: non è che
+l’impianto di una scuola fosse impedito dai miasmi febbrili
+della Città, avvegnaddio a Roma, patria del mondo,
+solessero soggiornare moltissimi forestieri in tutto il
+tempo dell’anno, anche ad onta della malaria.
+</p>
+
+<p>
+Nella prima metà del secolo decimoterzo non si fa
+parola di scuole romane, nè di biblioteche: si tace
+financo dell’antica Lateranense, e non si trova più
+menzione di alcun bibliotecario, nemmanco di nome&#8205;<a class="tag" id="tag839" href="#note839">[839]</a>.
+Innocenzo III protesse Parigi e Bologna, e largì loro
+privilegî, ma nella sua città natale non istabilì alcuna
+scuola. Solamente che nel Concilio dell’anno 1215 promulgò
+in termini generali la legge che se ne fondassero
+<span class="pagenum" id="Page_693">[693]</span>
+nelle Chiese cattedrali; e Onorio III comandò che i
+Capitoli mandassero dei giovani alle università. Quest’ultimo
+Pontefice, uomo dotto, depose un vescovo per
+la sola ragione che non aveva letto Donato; però la rinnovazione
+ch’ei diede alla scuola palatina pontificia per
+l’insegnamento della teologia scolastica, non basta a meritargli
+il titolo di promotore delle scienze in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag840" href="#note840">[840]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Costava assai ai Romani e di denaro e di tempo l’andare
+a studio nei paesi di fuori, massime quando si trattava
+di erudirsi in insegnamenti elementari. La necessità
+di una scuola propria delle due leggi era tanto più sentita,
+quanto più la Curia romana ed i tribunali civici avevano
+bisogno di gente dotta in diritto. Alla fine Innocenzo
+IV (probabilmente anch’egli era stato da professore
+a Bologna) fu costretto di istituire una publica scuola
+giuridica, però la mise in accordo con quella del palazzo
+pontificio. Le accordò privilegî come di università e
+per tal guisa risorse nuovamente in Roma un meschino
+simulacro delle grandi scuole giuridiche di Ulpiano
+e di Papiniano&#8205;<a class="tag" id="tag841" href="#note841">[841]</a>. Al solo studio del diritto si restrinse
+la cura dei Pontefici. Da Innocenzo III in poi la Curia
+romana aveva in sè riunita ogni specie di giurisdizione
+<span class="pagenum" id="Page_694">[694]</span>
+ecclesiastica ed aveva avocato a Roma la cognizione di
+tutte le cause per poco importanti che fossero: così
+essa diventò il tribunale giuridico universale del mondo
+cristiano. I tribunali pontificî decidevano innumerevoli
+liti, ne ricavavano grandissime entrate, e la corte suprema,
+la <i>Rota</i>, ormai nel secolo duodecimo era divenuta
+di celebrità europea. E adesso, poichè facevasi urgente
+il bisogno di ordinare in una collezione le Costituzioni
+dei Papi, ne derivò il Codice del giure ecclesiastico,
+opera celebre e di mala fama della romana giurisprudenza
+nel medio evo.
+</p>
+
+<p>
+Oltre al «Decreto» di Graziano (che fu la prima
+grande collezione di diritto canonico la quale si componesse
+nel secolo duodecimo) erano già compilate al
+tempo di Innocenzo III tre così dette raccolte di Decretali.
+Quel Pontefice ve ne aggiunse una quarta;
+Onorio III una quinta, e più tardi Gregorio IX fece
+riunire i cinque libri in un Codice completo, per cura
+di Raimondo di Pennafort, domenicano spagnuolo che
+egli chiamò a Roma. Gregorio publicò il suo Codice
+nell’anno 1234, e Bonifacio VIII nel 1298 vi aggiunse
+un sesto libro, alla cui redazione si servì del bolognese
+Dino da Mugello&#8205;<a class="tag" id="tag842" href="#note842">[842]</a>. Pertanto la formazione del Codice
+fondamentale della Chiesa appartiene al tempo in cui
+questa era giunta all’apogeo della sua potenza. Mercè di
+esso il Papato pose una base incrollabile di autorità alla
+sua potenza monarchica, similmente di ciò che l’antica
+Roma imperiale aveva fatto mediante il Codice giustinianeo.
+<span class="pagenum" id="Page_695">[695]</span>
+Ancora una volta il mondo obbedì alle leggi
+romane. Invenzioni e falsità, che soltanto la critica moderna
+ha saputo smascherare, in quelle Decretali si mescolarono
+con leggi savie, e gettarono le fondamenta
+della signoria pontificia dominatrice di tutto e di tutti.
+Il diritto canonico diè tanto da fare al mondo quanto il
+Codice di Giustiniano. Ebbe gran numero di commentatori,
+e il suo studio diventò l’occupazione indefessa
+del clero, poichè esso dava il modo più sicuro di giungere al
+cardinalato ed alla istessa sedia pontificia. Volevasi
+che i legati ed i governatori della Chiesa fossero
+illustri giureconsulti: e il provenzale Guglielmo Durante,
+educato in Italia, professore di leggi a Bologna
+ed a Modena, celebre nel mondo come compilatore dello
+<i>Speculum</i>, andò debitore a quella scienza che Bonifacio
+VIII lo nominasse a conte di Romagna.
+</p>
+
+<p>
+La sola scienza giuridica era la predominante di
+quel tempo; massime corrispondeva al genio sodo degli
+Italiani. Dall’età romana in giù essa era stata il loro
+possedimento ereditario, e duranti le continue rivoluzioni
+faceva di bisogno giornaliero in tutte le attenenze
+politiche, ecclesiastiche e personali. Mercè il diritto romano
+imperiale, i Re tedeschi nel secolo duodecimo
+avevano dimostrato la legittimità del loro potere cesareo,
+e una moltitudine di giureconsulti ne aveva riempiuto
+la corte. Mercè il diritto ecclesiastico e le false
+Decretali, i Pontefici avevano dimostrato la universalità
+della loro potenza, e la loro Curia s’era anch’essa
+riempiuta di giureconsulti. Le lotte fra Chiesa e Impero
+erano state conflitti di legge opposta a legge.
+I migliori campioni di Federico II (il quale per via di
+<span class="pagenum" id="Page_696">[696]</span>
+un Codice liberò Sicilia dalla dominazione pontificia)
+furono i suoi eruditi giudici e cancellieri; e al Papa
+sembrò di aver riportato una grande vittoria allorchè il
+giurista Roffredo di Benevento ebbe abbandonato i servigî
+dell’Imperatore. La monarchia nazionale combattè
+contro il Papato colle armi dei legisti; i giureconsulti
+di Filippo il Bello gli servirono di strumento alla caduta
+di Bonifacio VIII, e l’autorità teocratica della
+Chiesa romana fu alla fine spinta all’esizio dal diritto
+civile.
+</p>
+
+<p>
+Intanto che Papi e Re raccoglievano e riformavano
+leggi, anche le Republiche davano opera all’istesso
+intento con grande alacrità. Gli scrivani del Comune
+copiavano in pergamena gli Editti dei Podestà e dei
+Pretori e li riunivano in registri: i protocollisti annotavano
+il tenore di ogni tornata del Consiglio, come
+fanno oggidì gli stenografi, sopra quaderni di carta
+bambagina che conservavansi con grandissima cura;
+gli <i>Statutarii</i> ossiano riformatori delle leggi urbane
+raccoglievano insieme le deliberazioni del Comune e,
+composte in forma di libro, le depositavano nell’archivio
+del palazzo comunale. Ogni Republica possedeva il suo
+archivio, e spesso lo teneva con più sollecitudine di
+quella che allora ne mettessero Imperatori e Re a tenere
+ordinati i loro. E oggidì ancora le venerande reliquie di
+archivî italiani riempiono di ammirazione, poichè sono
+monumento del pratico reggimento e del genio politico
+di quelle magnifiche cittadinanze, in un’età nella quale
+il resto d’Europa non aveva saputo inventare cosa alcuna
+di simile. Gli antichissimi Statuti comunali appartengono
+al secolo duodecimo: così è di quelli di
+<span class="pagenum" id="Page_697">[697]</span>
+Pistoja, di Genova, e di Pisa; ma la formazione completa
+delle Costituzioni urbane comincia nella prima
+metà del secolo decimoterzo e si prolunga fino al secolo
+decimoquinto. Appena v’era un castello che non possedesse
+i suoi Statuti bellamente scritti in pergamena.
+Milano, Ferrara, Modena, Verona, altre città di Lombardia
+li compilavano nei primi trent’anni del secolo
+decimoterzo; Venezia li riformava nell’anno 1242;
+Bologna li publicava nel 1250. La paziente erudizione
+degli studiosi dei nostri giorni raccoglie, publica, illustra
+quei monumenti di cittadinanze libere e operose:
+ma sventuratamente essa non vi può aggiungere gli
+Statuti antichissimi di Roma, poichè questi nelle catastrofi
+di tempi posteriori perirono. Nell’odierno archivio
+capitolino il più antico Statuto originale scritto
+in pergamena non è che dell’anno 1469&#8205;<a class="tag" id="tag843" href="#note843">[843]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta, intorno all’anno 1265 la Città non
+possedeva alcuna scuola publica e permanente di diritto;
+<span class="pagenum" id="Page_698">[698]</span>
+meno ancora un’università: e il decreto di Innocenzo
+IV non si prendeva cura che della scuola palatina,
+la quale andava dietro ai Papi ovunque ponessero questi
+la loro residenza. Se così non fosse stato, Carlo d’Angiò
+non avrebbe cercato l’addentellato nell’ordinanza di
+quel Papa. Infatti il tiranno di Sicilia (chi se lo aspetterebbe?)
+compare vestito di forme umane, come fondatore
+di un’università (<i>studium generale</i>) in Roma: in
+segno di grato animo della sua nomina a senatore,
+dichiarò addì 14 Ottobre 1265 con un editto di avere
+stabilito che Roma, signora del mondo, si decorasse
+di uno «studio generale» delle due leggi e delle
+arti liberali, e gli impartì tutti i privilegî di università&#8205;<a class="tag" id="tag844" href="#note844">[844]</a>.
+Pertanto la fondazione dell’Angioino non prese
+le mosse dal decreto di Innocenzo IV, giacchè essa
+doveva essere uno <i>Studium Urbis</i>, ma trovò favore di
+amichevoli cure da Urbano IV, uomo che fu zelatore
+della scienza, e, massime, fu il primo Papa che possedesse
+intelletto della filosofia pagana. Egli aveva nominato
+a suo cappellano l’allora celebre filosofo e
+<span class="pagenum" id="Page_699">[699]</span>
+matematico Campano di Novara, ne protesse gli studî
+ed accettò l’intitolazione delle sue opere astronomiche.
+Godeva di circondarsi di uomini eruditi, e trovava
+piacere ad udirne i ragionamenti&#8205;<a class="tag" id="tag845" href="#note845">[845]</a>. Chiamò Tommaso
+di Aquino a Roma, e lo esortò a commentare le opere di
+Aristotele, che già dopo del secolo duodecimo si erano
+venute traducendo dal greco e dall’arabo, ed al cui
+studio il gran Federico II aveva impresso un potente
+impulso. Tommaso, nato dell’antica famiglia dei Conti
+longobardi di Aquino, era domenicano: educato a Parigi,
+era stato discepolo di Alberto Magno a Colonia,
+e più tardi, abbandonata la cattedra che teneva a
+Parigi, nell’anno 1261 veniva a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag846" href="#note846">[846]</a>. Quivi nella
+scuola palatina il grande Scolastico insegnò filosofia e
+morale fino all’anno 1269, ora a Roma, or nelle città
+in cui i Pontefici tennero corte. Dipoi per due anni fu
+ancora a Parigi, ma nell’anno 1271 tornato a Roma,
+non vi stette a lungo, perocchè Carlo I lo chiamasse a
+Napoli. Quell’uomo di genio morì peraltro nell’anno 1274
+nel convento di Fossanova, mentre viaggiava per recarsi
+al Concilio di Lione: e poco dopo in questa città
+passava di vita anche il grande mistico Bonaventura
+di Bagnorea, orgoglio dei Minoriti di cui era generale, e
+celebrato commentatore del maestro di sentenze. Anch’egli
+<span class="pagenum" id="Page_700">[700]</span>
+per lungo tempo aveva insegnato a Parigi; e,
+come Alberto Magno di Colonia e come Tommaso, può
+darsi che di tratto passeggiero anch’egli abbia dato
+lezioni in Roma.
+</p>
+
+<p>
+In breve tempo Tommaso s’accorse che la Scolastica
+non era fatta per i Romani. Roma non fu mai la patria
+della filosofia; alle speculazioni astratte erano inadatti
+uomini come loro, di concetti giuridici e di spirito pratico:
+e la Scolastica non pose radice in Roma, allo stesso
+modo che in Italia occupò le menti soltanto alla sfuggita.
+I grandi uomini di genio speculativo che Italia produsse
+migrarono a Parigi: così nel secolo duodecimo era stato
+di Pietro Lombardo, così nel decimoterzo fu di Tommaso
+e di Bonaventura. Fino gli ingegni romani non trovavano
+terreno fecondo alla loro attività nella nativa città,
+e preferivano di andare ad insegnare in università straniere.
+Perlochè troviamo parecchi Romani da maestri
+massime nella università parigina, come fu appunto di
+Anibaldo degli Anibaldi (1257-1260), di Romano Orsini
+(1271), più tardi di Egidio Colonna, e, al tempo di
+Bonifacio VIII, di Jacopo Stefaneschi&#8205;<a class="tag" id="tag847" href="#note847">[847]</a>. Nessun Pontefice
+trattenne quegli uomini a Roma; nessun Senatore
+li chiamò ad una cattedra nella loro Città; perciocchè,
+ripetiamo, qui una publica università non esistesse.
+</p>
+
+<p>
+Lo «Studio» ordinato da Carlo I, se anche veramente
+<span class="pagenum" id="Page_701">[701]</span>
+sia stato posto in essere, non diede mai segno di
+vita; e a nessun Pontefice dopo di Urbano IV (e sì che
+fra loro vi furono Romani parecchi, e ragguardevoli uomini)
+passò mai per il capo di dare un’università alla
+città capitale del mondo. Così la andò fino a Bonifacio
+VIII; chè primo di tutti questo erudito Papa fu il
+fondatore della università romana, che oggi si appella
+«della Sapienza». Ordinò egli la fondazione di uno
+«Studio generale» che comprendesse tutte le facoltà; e
+dal tenore della sua Bolla si pare che egli creò questo
+istituto nuovo di pianta. Ai dottori ed agli scolari concesse
+giurisdizione loro propria sotto rettori da loro
+eletti, gli esentò da imposte, e accordò ad essi tutti i privilegî
+di università. La fondazione di questo ateneo, che
+ebbe subito vita e che il Comune mantenne colle entrate
+di Tivoli e di Rispampano, adorna la memoria di
+quel Papa con gloria imperitura. Promulgò la Bolla di
+fondazione da Anagni, ai 6 di Giugno 1303, pochi mesi
+prima della sua caduta: e fu la miglior lettera con cui
+si accommiatasse da Roma&#8205;<a class="tag" id="tag848" href="#note848">[848]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_702">[702]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap7-10-2">§ 2.
+<span class="smaller">Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi Storici
+che scrivessero in volgare. — Roma non ha storiografi,
+nè annalisti. — L’archivio capitolino manca di documenti
+del medio evo. — Storiografi dei Papi e della Chiesa. — Saba
+Malaspina. — Giovanni Colonna. — Egidio Colonna. — Suo
+trattato «Del reggimento dei Principi». — L’<i>Oculus Pastoralis</i>. — Poeti. — Poesie
+dei Francescani. — Fra Jacopone. — La
+lingua volgare romana, e giudizio che Dante ne dà. — Il
+cardinale Jacopo Stefaneschi poeta e protettore di dotti.</span></h4>
+
+<p>
+Accanto alla scienza giuridica prendeva adesso in
+Italia rilevantissimo svolgimento anche lo studio della
+storia. Esso levossi in fiore nel regno di Sicilia sotto la
+splendida dinastia degli Svevi; e in pari tempo lo si
+coltivò nell’Italia settentrionale e in quella di mezzo.
+Cronisti vennero scrivendo gli annali delle loro libere
+città, o di proprio intendimento o per incarico officiale.
+E Firenze diede i due primi scrittori di lingua toscana
+che storici veramente si possano chiamare, Dino Compagni
+e Giovanni Villani.
+</p>
+
+<p>
+Fra tanta copia di Storiografi stupisce per fermo il
+vedere che Roma anche durante il secolo decimosecondo
+non ne producesse pur uno. Meravigliando osserviamo
+che le migliori notizie della storia civica di Roma, anche
+nelle sue epoche più eminenti, ci sia forza attingerle
+da Cronisti inglesi. Delle cose dei Romani erano meglio
+informati Rogero Hoveden e Matteo Paris (e prima
+di loro Guglielmo di Malmesbury) che Cronisti
+italiani; e più di questi ne sapeva il francese Guglielmo
+di Nangis. Gli Inglesi trovavansi allora in vivissime
+<span class="pagenum" id="Page_703">[703]</span>
+relazioni con Roma, e possedevano uno spirito calmo,
+osservatore, studioso dei rapporti molteplici del
+mondo, laddove per lo contrario la Storiografia italiana
+portava impressi i caratteri della divisione politica della
+nazione, e perciò si restringeva ai limiti angusti di cronica
+di città. Al senato romano non venne mai in mente
+di commettere ad uno scrittore la compilazione di annali,
+sì come Genova fece; nè alcun Romano concepì il disegno
+di dettare la storia della sua patria come Giovanni
+Villani imprese a Firenze, e come altri cittadini amanti
+del loro paese fecero fin nei minori Comuni d’Italia.
+</p>
+
+<p>
+V’hanno ad ogni modo alcune ragioni che ci spiegano
+la causa per cui difettassero scrittori di annali romani.
+Questo compito era più astruso che la compilazione delle
+Croniche di ogni altra città, perocchè i rapporti storici
+di Roma col mondo vi dessero dimensioni troppo ampie.
+Da altra parte la Republica del Campidoglio non possedeva
+la robusta individualità, nè la libertà di altre città.
+Uno scrittore di storia civile a Roma non avrebbe potuto
+dettarla con giudizio independente senza venire
+alle pugna col Papato temporale; e perciò vedremo che
+gli inizî degli annali della città di Roma appartengono
+soltanto all’età in cui i Pontefici dimorarono in Avignone.
+Nel secolo decimoterzo non v’ha alcuna <i>Cronica</i>
+cittadina di Roma, nè alla sua mancanza può più supplirsi
+bastevolmente con documenti dell’archivio comunale,
+perciocchè difettino anche questi. Mentre città
+mediocri dell’Umbria e del Patrimonio, come sono Viterbo
+e Todi, Perugia ed Orvieto, fin Narni, fin Terni,
+ebbero conservato de’ grandi avanzi di carte de’ loro
+tempi republicani; mentre nei loro archivî (sventuratamente
+<span class="pagenum" id="Page_704">[704]</span>
+sono in parte abbandonati e senza cure) si conservano
+Regesti scritti in pergamena a bei caratteri, e
+vi si trovano i protocolli delle tornate dei Consigli (<i>libri
+deliberationum</i>), l’archivio capitolino invece non conserva
+più documenti di cotale specie, onde un tempo
+era stato più ricco degli archivî di tutte quelle città.
+</p>
+
+<p>
+Soltanto in scarsissima parte la storia della città di
+Roma trova illustrazione nelle «Vite dei Pontefici» di
+quel tempo. Gli scrivani pontificî non potevano fare
+a meno di trattare dei casi urbani, ma lo facevano alla
+leggiera, dal punto di vista ecclesiastico e in senso decisamente
+ostile alle libertà. L’antico Libro dei Papi, di
+compilazione officiale (cui nel secolo decimosecondo continuarono
+Pietro Pisano, Pandolfo e Bosone cardinale),
+era rimasto parecchie volte interrotto, e negli ultimi
+tempi pieno di lacune. Con Innocenzo III incomincia, ma
+anche questa con interruzioni, un’altra serie vuoi di
+continuazione degli Annali pontificî, vuoi di Biografie
+staccate che stanno da sè, e sono attinte alla cancelleria
+officiale, i cui atti dall’anno 1198 fino ai dì nostri
+si sono conservati quasi completamente con nome di
+«Regesti dei Papi». A quella serie danno incominciamento
+«le Geste di Innocenzo III» dettate da un prete
+contemporaneo; l’autore innominato tratta con molta
+ampiezza delle attenenze del mondo, massime dell’Oriente
+e della Sicilia, ma non s’occupa di Germania:
+senza chiarezza e senza connessione parla della storia
+urbana di Roma, e bruscamente pone fine ancor prima
+della morte del Papa.
+</p>
+
+<p>
+Ad un contemporaneo appartiene eziandio la scrittura
+officiale della Vita di Gregorio IX; riboccante di
+<span class="pagenum" id="Page_705">[705]</span>
+odio fanatico contro Federico II, è dettata con istile
+da curiale, colorato di frasi bibliche. Molto più degna di
+nota è la Biografia di Innocenzo IV, scritta da Nicolò de
+Curbio suo cappellano che più tardi fu vescovo di Assisi.
+Il libro si collega alla Vita di Gregorio IX e merita gran
+lode, sebbene manchi di esattezza e non sia altro che
+un’apologia: ma il bell’ordine, il buon latino e lo stile
+scorrevole lo rendono una delle più attraenti opere di
+quella specie.
+</p>
+
+<p>
+Nessuno dei Papi del secolo decimoterzo, che vennero
+dopo di quell’Innocenzo, ebbe di eguali Biografi.
+I brevi cenni delle loro vite si trovano riuniti nelle Collezioni
+del secolo decimoquarto, cui attesero Bernardo
+Guidone domenicano e Amalrico Augerio priore degli
+Agostiniani. La storiografia dei Pontefici diventò compito
+esclusivo dei frati mendicanti, chè segnatamente
+i Domenicani ne furono scrittori operosi. Il boemo Martino
+di Troppavia, appellato <i>Martinus Polonus</i>, compose
+la sua <i>Cronica</i> degli Imperatori e dei Papi, manuale
+inzeppato di assurde fole che pur diventò celeberrimo, e
+falsò e dominò la storia del Papato&#8205;<a class="tag" id="tag849" href="#note849">[849]</a>. Ebbe a imitatori
+(e furono migliori di lui) il domenicano Tolomeo di
+Lucca, il quale compilò un’utile Storia Ecclesiastica dalla
+natività di Cristo fino all’anno 1312, e Bernardo Guidone
+che scrisse una notevole Storia dei Pontefici e degli
+Imperatori. Queste opere però appartengono al secolo
+venturo, e soprattutto non fanno parte della cultura
+cittadina di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag850" href="#note850">[850]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_706">[706]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ad ogni modo la Città si onora di uno Storico nativo
+di essa, che fu Saba Malaspina, decano di Malta
+e scrivano di Martino IV: la sua opera ha sì color
+guelfo ma è pregevole per imparzialità, ed ha sparso
+molta luce storica sulla caduta degli Hohenstaufen e
+sulla rivoluzione angioina. La lingua ne è oscura e pesante,
+ma lo stile è robusto ed il concetto ha spirito di
+verità. Il Malaspina si prende pensiero anche delle cose
+civiche; talvolta lo fa con amoroso sentimento di patria;
+e quantunque egli fosse investito di una carica officiale,
+tuttavia possedeva abbastanza cuore per esprimere
+ammirazione del genio di Manfredi e cordoglio della sorte
+di Corradino. Questo solo Storico fiorisce come una
+pianta rara nel deserto letterario di Roma, ed ei fa vivamente
+deplorare che anche altri Romani non ci abbiano
+tramandato la storia politica del loro tempo&#8205;<a class="tag" id="tag851" href="#note851">[851]</a>.
+Contemporaneo suo fu Giovanni Colonna, che siedette
+arcivescovo di Messina nell’anno 1255, e morì negli
+<span class="pagenum" id="Page_707">[707]</span>
+ultimi anni del secolo. Egli scrisse una <i>Cronica</i> universale
+col meraviglioso titolo di <i>Mare historiarum</i>, compilazione
+che fa conoscere come per certo il suo autore
+fosse di intelletto mediocre&#8205;<a class="tag" id="tag852" href="#note852">[852]</a>. Il suo parente Egidio
+Colonna, nato nel 1247, splende per lo contrario come
+uomo di indubitabile eccellenza nelle lettere: partigiano
+de’ Papi, discepolo di Tommaso d’Aquino, precettore di
+Filippo il Bello, vescovo di Bourges, celebratissimo maestro
+di scolastica e di teologia a Parigi, fu seguace del
+despotismo romano, professò le dottrine di Tommaso
+d’Aquino sulla onnipotenza del Papa, difese fervidamente
+Bonifacio VIII contro il Re di Francia&#8205;<a class="tag" id="tag853" href="#note853">[853]</a>. Egidio fu il
+primo letterato celebre di quella casa Colonna, che nel
+secolo decimosesto ebbe la gloria di dar nascimento alla
+poetessa Vittoria. Lo si chiamò principe dei teologi,
+compose un numero grande di opere filosofiche e teologiche,
+e per Filippo di Francia scrisse il libro: «Del
+reggimento dei Principi», una delle più antiche scritture
+del genere «Dello specchio dei Principi», ma
+dove indarno cerchi scintilla di mente politica. Il Re
+<span class="pagenum" id="Page_708">[708]</span>
+francese s’avrà compiaciuto del suo maestro, ma abbiamo
+i nostri gran dubbî che egli abbia mai letto quella
+pedantesca scrittura&#8205;<a class="tag" id="tag854" href="#note854">[854]</a>. Ed a riscontro di essa si può
+porre l’<i>Oculus pastoralis</i>, specchio dei reggitori republicani,
+il quale con semplici forme insegnava ai Podestà
+delle città italiane il miglior modo che dovevano
+seguire nell’arte di governare&#8205;<a class="tag" id="tag855" href="#note855">[855]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per conseguenza i monumenti letterarî dei Romani
+nel secolo decimoterzo non son tali da segnare un’epoca.
+E la loro pigra indole non si commosse neppure del
+fuoco poetico che allora cominciava a scaldare la nazione
+italica, formandone uno dei più bei fenomeni che
+registri la storia della civiltà. Nell’Italia settentrionale
+poeti verseggiavano in provenzale; e Alberto Malaspina,
+Percivallo Doria e il celebre Sordello empievano il
+mondo romanesco dei loro nomi. In Sicilia la lingua
+volgare diventava la lingua poetica della corte sveva.
+A Bologna e in Toscana sorgevano poeti che cantavano
+<span class="pagenum" id="Page_709">[709]</span>
+di amore mondano ispirandosi a idee metafisiche: e ivi
+otteneva grandissimo luogo Guido Guinicelli, e Dante
+giovinetto vi poetava la sua canzone: «Amor che nella
+mente mi ragiona». Nell’Umbria, terra di grazie e di
+sentimento, sorgeva Francesco, il santo del popolo,
+pieno di quella poesia che sgorga da un cuore acceso
+dell’amore celeste. Se anche non sia stato poeta (a lui,
+ma non con assoluta sicurezza, si attribuisce l’inno
+«Altissimo, omnipotente, buon Signore», in cui tutte le
+creature magnificano il fattore del mondo), egli seppe
+tuttavia svegliare fra’ suoi discepoli il fervore della
+poesia. Ne derivò la lirica dei Francescani, sublime e
+accalorata di sentimento, ingenua e grave di espressione,
+tale che oggidì ancora mette ad entusiasmo gli
+animi romantici. Conviene confessare che quei trovatori
+monastici recarono in onoranza il volgare, e diedero
+all’arte un indirizzo popolare: però esso nella poesia
+italiana non si mantenne; in breve tempo fu soffocato
+dai latinismi e dalle ricercatezze, cosa che fino ai dì
+nostri continuò ad essere il peccato della poesia italiana.
+I Francescani poetarono anche in latino. Tommaso
+di Celano scrisse il <i>Dies Irae</i>, inno di tremenda
+sublimità, e Jacopone da Todi compose il celebre <i>Stabat
+Mater</i>, quadro grandioso del giudizio universale e della
+passione, che più tardi fu tema di celebri pittori&#8205;<a class="tag" id="tag856" href="#note856">[856]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_710">[710]</span>
+Fra Jacopone poeta e demagogo, ispirato alla follia santa
+della povertà spirituale, si ribellò a Bonifacio VIII e lo
+punse con satire, allo stesso modo che dopo di lui fece
+Dante. Jacopone fu il maggior poeta della scuola francescana,
+ebbe genio veramente poetico, e vena di passione
+creatrice&#8205;<a class="tag" id="tag857" href="#note857">[857]</a>.
+</p>
+
+<p>
+A Roma in questo tempo non troviamo alcun poeta
+che scrivesse versi d’amore. L’antico manoscritto che
+si conserva in Vaticano, e contiene poesie volgari dei
+primi secoli, non registra alcun nome di Romani accanto
+a quello di don Arrigo infante di Castiglia e senatore di
+Roma. La lingua popolare, che in Italia si compose
+così felicemente come «volgare illustre», non ebbe a
+Roma cultori. Là il latino continuò ad essere la lingua
+della Chiesa, del diritto, dei negozî civili; nè alcuna
+iscrizione in volgare si nota fra i molti epitaffi sepolcrali
+di quel tempo, i quali per lo più conservano ancora
+di proposito deliberato la forma già antiquata di
+versi leonini. I Romani tenevano in poco conto la lingua
+volgare, e Dante alla sua volta sprezzevolmente
+dava al dialetto della loro città nome di «triste linguaggio
+dei Romani», zotico e deforme come i loro
+costumi; e lo paragonava all’eloquio delle Marche e di
+Spoleto. Ma senza dubbio esagerava: forse che il volgare
+romano sarà stato veramente più rozzo di quello dei
+Bolognesi, che Dante (e pare strano) tenne in sì alta
+estimazione?&#8205;<a class="tag" id="tag858" href="#note858">[858]</a>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_711">[711]</span>
+</p>
+
+<p>
+Però noi possediamo dei carmi latini di un Romano
+del tempo di Bonifacio VIII, del cardinale Jacopo Stefaneschi.
+Compiacendosi ei narra di avere apparato
+scienze liberali a Parigi e leggi a Bologna, e di avere
+studiato da sè Lucano e Virgilio per torseli a modello.
+Questa confessione può dimostrare che a quel tempo gli
+studî classici non erano coltivati in iscuole fiorenti; per
+lo manco non udiamo parlare che a Roma ne esistessero,
+laddove in Toscana e a Bologna il Buoncompagni e
+Brunetto Latini se ne acquistavano bella fama di maestri.
+Jacopo Stefaneschi in tre poemi cantò della vita
+e dei miracoli di Celestino V e della coronazione di Bonifacio
+VIII; di più dettò una scrittura sul giubileo
+dell’anno 1300 ed un trattato sul Ceremoniale della
+Chiesa romana. Le opere di lui sono documenti preziosi
+per la storia della sua età, della quale ei fu testimone
+oculare; però la sua musa manca di scioltezza ed è
+schiava di una pedanteria erudita. La sua lingua, anche
+negli scritti di prosa, pare un ammasso di geroglifici,
+ed è un tale viluppo di barbarismi che mette meraviglia
+e dev’essere tenuta in conto di bizzarria contro natura.
+Il Cardinale scrisse in Avignone, dove morì nell’anno
+1343. Fu amico verace delle scienze, e nel medio evo
+tornò ad essere il primo mecenate di Roma, massime
+degli artisti, fra i quali pregiò e incoraggiò il genio di
+Giotto. Quel benemerito Romano fiorì sulla fine del
+<span class="pagenum" id="Page_712">[712]</span>
+secolo decimoterzo e sul principio di quello decimoquarto,
+ed ebbe una cultura sì svariata, da potersi dire che omai
+egli tocca il periodo del Petrarca in cui sorgono gli studî
+d’umanità&#8205;<a class="tag" id="tag859" href="#note859">[859]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-10-3">§ 3.
+<span class="smaller">Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il Vaticano. — Il
+san Paolo. — Il Laterano. — La cappella <i>Sancta
+Sanctorum</i>. — Si pone termine alla fabbrica del san Lorenzo
+fuor delle mura. — La santa Sabina. — Ospitali. — Santo
+Spirito. — Il san Tommaso <i>in Formis</i>. — L’Ospitale attiguo
+al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile gotico in Roma. — Santa
+Maria sopra Minerva. — Casamari. — Fossanova. — Tabernacoli
+gotici nelle chiese romane. — Famiglia
+dei Cosmati. — Tombe del secolo decimoterzo. — Caratteri
+di scrittura degli epitaffi romani.</span></h4>
+
+<p>
+Anche fra i Pontefici di questa età furonvi patroni
+delle arti: di essi annoveriamo Innocenzo III, Onorio III,
+Onorio IV, primi fra tutti il terzo e il quarto Nicolò, ed
+eziandio Bonifacio VIII. Nessun Papa fu più liberale di
+Innocenzo. Nel lungo catalogo de’ suoi doni votivi appena
+trovi mancare una sola chiesa di Roma: ed egli sopra
+ogni altra cosa pose mano alla restaurazione di tutte
+le romane basiliche&#8205;<a class="tag" id="tag860" href="#note860">[860]</a>. Nel san Pietro ornò la tribuna
+<span class="pagenum" id="Page_713">[713]</span>
+di musaici, chè gli antichi erano periti colla vecchia
+basilica, ed altresì imprese a riparare l’atrio che era stato
+devastato dal Barbarossa: il lavoro ne fu compiuto da
+Onorio III e da Gregorio IX. Presso al palazzo vaticano
+Innocenzo continuò le fabbriche incominciate dai
+suoi antecessori, rizzò un edificio ancor più grande, e lo
+circondò di mura e di torri a custodia del suo ingresso&#8205;<a class="tag" id="tag861" href="#note861">[861]</a>.
+Le turbolenze di Roma facevano del Laterano
+il teatro perpetuo di feroci battaglie di cittadini,
+laonde era pur necessario che i Papi si costruissero
+presso il san Pietro un’abitazione ben munita: e dall’incominciamento
+del secolo decimoterzo venendo in
+giù vi edificarono una loro residenza nella quale tennero
+tratto tratto dimora. Tornato di Lione, Innocenzo IV
+fece nuovi lavori nel palazzo vaticano, e dopo il 1278
+ve li continuò il magnifico Nicolò III Orsini, chiamandone
+ad architetti fra Sisto e fra Ristori, che fece venire
+di Firenze a Roma. Sgombrò l’accesso al Vaticano, e vi
+piantò i suoi giardini che cinse di muro e di torri. In
+tal maniera si ridestava anche il senso del bello di
+natura, e per la prima volta dopo parecchi secoli Roma
+vide nuovamente porre le basi di un parco. Nicolò III
+<span class="pagenum" id="Page_714">[714]</span>
+fu il primo fondatore della residenza vaticana nella
+sua figura storica&#8205;<a class="tag" id="tag862" href="#note862">[862]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La basilica di san Paolo fu ripetutamente restaurata
+e resa adorna. Nella prima metà del secolo decimoterzo
+se ne fabbricò il magnifico chiostro, edificio bellissimo
+di quanti Roma possieda di quella specie. Vi
+ha delle somiglianze il cortile che è nel Laterano, e che
+fu composto nella stessa età; entrambi furono opera
+dei Cosmati romani&#8205;<a class="tag" id="tag863" href="#note863">[863]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La chiesa madre lateranense fu, subito dopo la
+traslazione del Papato ad Avignone, divorata da un incendio;
+per conseguenza non contiene che pochi monumenti
+del secolo decimoterzo. Nicolò III la aveva restaurata,
+<span class="pagenum" id="Page_715">[715]</span>
+e in quell’attiguo palazzo aveva costruito la cappella
+<i>Sancta Sanctorum</i>, architettura di uno dei Cosmati.
+Il lettore di queste Istorie ben sa che essa era la cappella
+domestica dei Pontefici, e che ivi si celebravano le
+più solenni funzioni, massime nelle feste di Pasqua. Vi
+si custodivano le più venerate reliquie, il ritratto del
+Salvatore «non fatto da mani d’uomo», e le teste dei
+principi degli Apostoli. Il leggiadro edificio di Nicolò
+III, rivestito di marmi nelle sue pareti interne, ornato
+di colonne torte, con frontoni di stile gotico, con
+mosaici e con pitture, esiste ancora oggidì, unico avanzo
+dell’antico palazzo lateranense&#8205;<a class="tag" id="tag864" href="#note864">[864]</a>. Ed anche questo,
+consueta residenza dei Pontefici, per vecchiezza e per
+grande quantità delle sue parti era ito in decadimento,
+e già Gregorio IX lo aveva nuovamente edificato da
+capo a fondo, e fortificato&#8205;<a class="tag" id="tag865" href="#note865">[865]</a>: dopo di lui anche Nicolò
+III continuò a lavorarvi. Tuttavolta i Papi non
+si accontentavano delle case vaticane e lateranensi;
+Onorio IV si costruì una residenza presso alla santa
+Sabina, e Nicolò IV un’altra vicino alla santa Maria
+Maggiore. Fino nella Campagna, a Monte Fiascone, a
+Terni, a Viterbo, a Soriano i Papi edificarono ville e
+palazzi, e questo crescente amore di pompe valse loro
+<span class="pagenum" id="Page_716">[716]</span>
+da parecchie parti aspro biasimo, perciocchè vi si scorgessero
+troppe tendenze mondane o soverchio nepotismo&#8205;<a class="tag" id="tag866" href="#note866">[866]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Degna di nota è la fabbrica cui Onorio III attese
+nel san Lorenzo: ne compose il portico, e congiunse
+assieme le due vecchie basiliche. Osservammo come
+sorgessero conventi di frati mendicanti, ma anche questi
+edificî furono ampliamenti di altri già esistenti, se
+si eccettui forse il monastero di santa Sabina che Domenico
+eresse, e dove parimenti si trova un cortile di
+stile romano&#8205;<a class="tag" id="tag867" href="#note867">[867]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La più meritevole opera che i Papi imprendessero,
+furono gli istituti di beneficenza. Il maggiore di tutti
+<span class="pagenum" id="Page_717">[717]</span>
+questi fu l’ospizio degli infermi e dei trovatelli di Santo
+Spirito cui Innocenzo III fondò, sia che una visione
+avuta in sogno (così vien detto) gliene ispirasse l’idea,
+sia che ve lo inducessero gli epigrammi dei Romani,
+i quali gli facevano censura di avere eretto la torre gigantesca
+dei Conti per le mire ambiziose della sua famiglia&#8205;<a class="tag" id="tag868" href="#note868">[868]</a>.
+Egli costruì l’ospitale in vicinanza di santa
+Maria in Sassia, dove un tempo Ina re degli Anglosassoni
+aveva composto un ricovero di pellegrini (<i>schola
+Saxonum</i>). Quel bello istituto, nel 1204, Innocenzo III
+affidò al governo del provenzale Guido, che a Mompellieri
+aveva raccolto un ordine di Ospitalieri sotto il
+titolo dello Spirito Santo. L’antica casa degli Anglosassoni
+si trasformò nell’ospitale di Santo Spirito, e
+questo nome passò alla chiesa. La fondazione fu ampliata
+da Pontefici che vennero dopo, fu riccamente
+dotata, e ridotta a tale che la maggiore di quella
+specie non v’ha in tutto il mondo&#8205;<a class="tag" id="tag869" href="#note869">[869]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni anni prima era sorto l’ospitale di san Tommaso
+sul Celio, vicino l’arco di Dolabella: chiamossi
+in Formis dall’acquedotto che ivi era, e Innocenzo III
+lo affidò al nizzardo Giovanni de Mata il quale aveva
+<span class="pagenum" id="Page_718">[718]</span>
+composto l’ordine dei Trinitarî all’intento di riscattare
+gli schiavi cristiani. La piccola chiesa ora esiste in forma
+mutata dall’antica, e dell’ospitale non si conserva
+che l’avanzo della vecchia porta presso l’entrata della
+villa Mattei&#8205;<a class="tag" id="tag870" href="#note870">[870]</a>. Un terzo ospitale nell’anno 1216 fondò
+il cardinale Giovanni Colonna presso al Laterano, dove
+tuttora dura. Il cardinale Pietro Capocci nel suo testamento
+ne eresse un quarto, quello di Sant’Antonio
+Abate in vicinanza della santa Maria Maggiore: gli infelici
+che infermavano del fuoco di Sant’Antonio vi trovavano
+cura dai frati di un ordine che s’era formato
+nella Francia meridionale. Però di quell’ospitale non
+esiste più che l’antica porta di marmo edificata in
+istile romano ad archi rotondi, ed è indice che un
+tempo dovette essere stato un edificio non piccolo&#8205;<a class="tag" id="tag871" href="#note871">[871]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel complesso, anche durante il secolo decimoterzo
+l’architettura ecclesiastica di Roma non ispiegò forme
+grandiose. Non si palesava il bisogno di nuovi edificî; le
+<span class="pagenum" id="Page_719">[719]</span>
+restaurazioni delle basiliche antiche per sè sole davano
+abbastanza a fare, e Roma non costruì più grandi chiese
+nell’età in cui, creazioni di un’êra nuova, sorgevano i
+duomi magnifici di Firenze, di Siena e di Orvieto. Nella
+seconda metà del secolo decimoterzo anche a Roma per
+certo s’iniziò lo stile gotico, e per la prima volta, come
+vedemmo, lo si adoperò nella cappella <i>Sancta Sanctorum</i>.
+Quello stile cavalleresco e mistico del settentrione fu
+adottato dai frati mendicanti, e adoperato ad Assisi nella
+chiesa ove ebbe sepoltura il loro Santo: la sua forma si
+modificò secondo il genio artistico degli Italiani; peraltro
+il gotico non trovò terreno favorevole a Roma terra di
+gusto severo e classico. Appena fu che se ne facesse uso in
+santa Maria sopra Minerva, la cui edificazione Nicolò III
+fece incominciare nell’anno 1280 per opera di fra Sisto
+e di fra Ristori, architetti di santa Maria Novella di
+Firenze&#8205;<a class="tag" id="tag872" href="#note872">[872]</a>: e quella chiesa a mezzo gotica fu nel corso
+di lunghi secoli il solo edificio tutto nuovo e di qualche
+grandezza che sorgesse nella città capitale del mondo
+cristiano! Per lo contrario, già sul principio del secolo
+decimoterzo, nel Lazio si fabbricavano in bello stile
+gotico le chiese dei conventi di Casamari e di Fossanova&#8205;<a class="tag" id="tag873" href="#note873">[873]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_720">[720]</span>
+</p>
+
+<p>
+Soltanto in alcuni tabernacoli posti sugli altari e in
+alcuni sepolcri, anche a Roma sulla fine di questo secolo
+predomina la forma gotica unita a decorazioni di musaico
+secondo la foggia romana. Le chiese della Città
+possedono ancora parecchie di quelle opere graziose che
+appartengono ai monumenti più attrattivi del medio
+evo romano. In parte sono lavori di maestri toscani, e
+tale è appunto il bel tabernacolo del san Paolo, che
+vuolsi composto nell’anno 1285 da Arnolfo di Cambio,
+celebre scolare di Nicola Pisano: in parte sono opera
+dei Cosmati, e tale è il tabernacolo della santa Maria in
+Cosmedin che il cardinale Francesco Gaetani fece comporre
+da Diodato&#8205;<a class="tag" id="tag874" href="#note874">[874]</a>. Ormai fino dal secolo undecimo
+artefici romani eransi dati con molta attività ai lavori in
+marmo, e gran numero di opere fecero anche nell’Italia
+meridionale e in quella di mezzo. Si nominarono
+<i>Marmorarii</i> ovvero <i>arte marmoris periti</i>; e questo appellativo
+è assai caratteristico per Roma&#8205;<a class="tag" id="tag875" href="#note875">[875]</a>. Infatti
+<span class="pagenum" id="Page_721">[721]</span>
+la Città era tutta sparsa di ruderi preziosi di marmo;
+era una vera Carrara cui attingevano città straniere.
+Pertanto si venne ivi propriamente educando
+un’arte di decorare a musaico con pezzi di marmi, e
+del continuo vi dava impulso anche l’esemplare dei
+vecchi musaici di case e di templi. Da edificî antichi si
+staccavano lastre di marmo, e si segavano colonne magnifiche
+per trarne materiale di ornati, massime per
+formarne pavimenti di chiese, che si componevano con
+artistiche figure a pezzi di porfido, di serpentino, di
+giallo, di marmo bianco e nero. Si tappezzavano a musaico
+tabernacoli, amboni, altari, sepolcri, cattedre vescovili,
+candelabri, colonne, archi e cornici di chiostri. E
+cotali lavori (alcuni sono veramente leggiadri), specialmente
+i pavimenti delle chiese, durano accusatori del
+perpetuo saccheggio che davasi all’antica magnificenza
+di Roma, la cui dovizia di marmo ogni giorno soffriva
+violente trasformazioni senza che si esaurisse mai.
+</p>
+
+<p>
+Fra quegli artisti romani crebbe, dopo la fine del
+secolo duodecimo, una illustre famiglia di scalpellini,
+quella dei Cosmati, che ebbe per l’arte una rilevanza
+nazionale grandissima. La memoranda famiglia, che
+colla sua operosità abbracciò un secolo intiero fino al
+principio del decimoquarto, splende ancor più dappoichè
+Roma fu povera d’ingegni creatori; e quella gente
+fiorì in figliuoli e in nipoti dai nomi di Cosma, di Lorenzo,
+di Jacopo, di Luca, di Giovanni e di Diodato. Dalla
+<span class="pagenum" id="Page_722">[722]</span>
+Toscana i Cosmati sulla fine del secolo decimoterzo trassero
+lo stile gotico, e questo per via di loro produsse in
+Roma alcune vaghissime opere. Se anche i loro lavori
+non rivaleggiano colla scuola pisana, e sebbene eglino
+non abbiano conseguito la gloria di un Arnolfo, di un
+Cimabue, di un Giotto, tuttavolta ornarono Roma della
+sola scuola d’arte che possa dirsi originale perchè era
+intieramente romana. Con indefessa operosità riempierono
+Roma, il Lazio, l’Etruria ed eziandio l’Umbria di
+lavori graziosi in cui l’architettura si sposa alla scultura
+ed alla pittura in musaico, nei tabernacoli, negli amboni,
+in sepolcri, in portici e in chiostri. Ed i Cosmati
+sparvero di Roma in quel tempo medesimo nel quale il
+Papato (che aveva cominciato a proteggere l’arte) lasciò
+la Città per andarne ad Avignone: quegli artisti e
+l’opera loro si perdettero nel fitto buio dell’abbandono
+completo cui Roma fu condannata durante l’esilio avignonese&#8205;<a class="tag" id="tag876" href="#note876">[876]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Monumenti ragguardevoli d’arte e di storia sono in
+Roma i sepolcri, che per la più parte si composero soltanto
+gli ecclesiastici del maggior clero. Ancor durava
+la usanza di adoperare sarcofaghi antichi a tumulare i
+morti; però, venuta in fiore la scuola pisana, cominciarono
+<span class="pagenum" id="Page_723">[723]</span>
+a erigersi eziandio monumenti nuovi. Allorquando
+morì Innocenzo V, Carlo d’Angiò ordinò al suo cameriere
+che trovavasi a Roma di cercare un sarcofago di
+porfido entro cui deporre la salma di quel Papa; che
+se non si trovasse, comandava di far costruire una bell’urna
+sepolcrale&#8205;<a class="tag" id="tag877" href="#note877">[877]</a>. Nessun monumento di uomini
+celebri della prima metà del secolo decimoterzo s’è in
+Roma conservato, ed è a deplorarsi la perdita di tante
+tombe, massime di quelle che erano in san Giovanni e
+nel san Pietro. Alla serie dei sepolcri che esistono
+ancora oggidì dà principio nel san Lorenzo la sepoltura
+del cardinale Guglielmo Fieschi morto nel 1256,
+quello per l’appunto che, andato nunzio in Puglia, fu rimandato
+così sconciamente da re Manfredi. Le sue ossa
+riposano in un antico sarcofago di marmo i cui bassi
+rilievi rappresentano una ceremonia nuziale romana. Che
+sorta di simbolo per la tomba di un cardinale! All’arte
+del medio evo non vi appartiene che il tabernacolo, di
+forme semplici, a linee rette, le cui pitture raffigurano
+Cristo sedente in trono con vicini Innocenzo IV e san
+Lorenzo, il Cardinale e santo Stefano. Epitaffi lunghi e
+di stile pomposo celebrano le lodi del morto.
+</p>
+
+<p>
+Vi tiene dietro la tomba del cardinale Riccardo Anibaldi,
+l’amico di Tommaso d’Aquino, il celebre condottiero
+<span class="pagenum" id="Page_724">[724]</span>
+dei Guelfi, il partigiano di Carlo d’Angiò. Il
+monumento, semplice e severo, s’innalza in Laterano
+nella navata a sinistra: è di età moderna come l’epitaffio,
+poichè fu rinnovato; però la figura di marmo è ancora
+l’originale. Il sepolcro desta una grande attrattiva,
+come quello che richiama alla mente la grande epoca
+degli Hohenstaufen e dell’interregno; chè infatti Riccardo
+visse da cardinale nell’intiero periodo che trascorse
+dai giorni di Gregorio IX fino a quelli di Gregorio X;
+morì a Lione nell’anno 1274.
+</p>
+
+<p>
+Un altro cardinale di quell’età, ma più giovane
+di lui, Anchero di Troyes, morto nel 1286, è sepolto
+in santa Prassede in un monumento bene conservato,
+il quale dimostra il notevolissimo progresso che aveva
+fatto la scultura romana; e certo è opera dei Cosmati.
+La figura del morto riposa sopra un letto ed è coperta
+di una coltrice di marmo a vaghi ricami, che scende
+rovescioni sopra alcune piccole colonne, i cui fondi
+sono a musaico&#8205;<a class="tag" id="tag878" href="#note878">[878]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_725">[725]</span>
+</p>
+
+<p>
+In Araceli troviamo le arche della casa Savelli. Là
+questa nobile famiglia nella seconda metà del secolo
+decimoterzo si edificò una cappella, ornandola di pitture;
+ed oggidì ancora essa contiene due tombe; l’una
+della madre di Onorio IV dove sta sepolto anche questo
+Papa, e l’altra mausoleo dei senatori Savelli. La
+prima è un sarcofago, fattura degli artefici di quel
+tempo, decorato di musaici a fondo d’oro, con sopra un
+tabernacolo a linee rette. Su di esso evvi la statua in
+marmo di Onorio IV giacente, di volto bello e senza
+barba: fu Paolo III che per primo la tolse dal Vaticano
+e la collocò su quel sarcofago dove era già sepolta la
+madre di Onorio, Vana Aldobrandeschi&#8205;<a class="tag" id="tag879" href="#note879">[879]</a>. Il secondo
+monumento in bizzarra guisa intreccia le antiche forme
+con quelle del medio evo; vi serve di base un’urna di
+marmo con basso rilievi bacchici che appartengono al
+tempo della decadenza dell’arte romana: sopra s’eleva
+un sarcofago a musaico con frontespizio gotico. Sul
+davanti sono disposti a tre riprese gli stemmi della famiglia,
+e vi sono incise senza ordine inscrizioni di età
+differenti. Infatti in quel monumento riposano parecchi
+dei Savelli: primo il senatore Luca, padre di Onorio
+IV, di Giovanni, di Pandolfo, i quali a lui eressero
+<span class="pagenum" id="Page_726">[726]</span>
+la tomba: indi il celebre senatore Pandolfo con Andrea
+sua figlia; poi Mabilia Savelli moglie di Agapito Colonna,
+ed altri famigliari ancora di età posteriori&#8205;<a class="tag" id="tag880" href="#note880">[880]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nella Minerva ha sepoltura il cardinale Latino Malabranca
+per cui proposta fu eletto papa Celestino V;
+e gli tiene compagnia il cardinale Matteo Orsini. Il
+sarcofago ha la forma di un lettuccio di riposo, su
+cui dorme la figura del morto. Questa tomba ci riconduce
+all’età di Bonifacio VIII, cui appartengono le
+migliori opere della scuola dei Cosmati. Giusto allora
+infatti Giovanni, figlio di Cosma secondo, lavorava
+(sotto gli occhi di Giotto che trovavasi a Roma)
+intorno a parecchi sepolcri di composizione eccellente,
+e costruiva sarcofaghi coperti, di stile gotico con tabernacoli
+in musaico: i disegni ne rappresentano la
+Vergine con Santi che fanno dall’alto corona al morto
+il cui sonno due angeli di marmo proteggono: concetto
+di grazia così leggiadra, che l’eguale non si trova
+più ne’ tempi posteriori&#8205;<a class="tag" id="tag881" href="#note881">[881]</a>. La più celebrata opera
+di Giovanni è il monumento di Guglielmo Durante
+nella Minerva, opera di sottile lavoro e di ottimo
+<span class="pagenum" id="Page_727">[727]</span>
+gusto&#8205;<a class="tag" id="tag882" href="#note882">[882]</a>: e simile è la tomba del cardinale Gonsalvo
+di Albano, dell’anno 1299, in santa Maria Maggiore&#8205;<a class="tag" id="tag883" href="#note883">[883]</a>.
+L’artista iscrisse il suo nome sopra una terza
+opera di quella stessa specie in santa Balbina; ed è
+il bellissimo monumento di Stefano della famiglia ghibellina
+dei Surdi, che fu cappellano di Bonifacio VIII&#8205;<a class="tag" id="tag884" href="#note884">[884]</a>.
+Incerto è se la tomba di Bonifacio VIII, che trovasi
+nelle grotte del Vaticano, sia opera di Giovanni: là per
+fermo si vede il sarcofago del Pontefice colla sua statua
+di marmo; ma è opera di stile semplice e vigoroso, nè
+ha la eleganza graziosa delle altre di cui dicemmo.
+</p>
+
+<p>
+L’arte dei Cosmati s’accomiata colla tomba che
+fu eretta in Araceli a Matteo di Aquasparta, generale
+dei Francescani, trapassato nell’anno 1302: è un monumento
+che non porta più il nome di Giovanni, ed è
+senza iscrizione, ma appartiene alla scuola di quello
+<span class="pagenum" id="Page_728">[728]</span>
+artista&#8205;<a class="tag" id="tag885" href="#note885">[885]</a>. Nello stesso anno moriva il cardinale Gerardo
+di Parma: il suo monumento è collocato in
+Laterano, nella navata a sinistra; ed è un sarcofago
+semplice con un’iscrizione lunga e di stile barbarico
+in versi leonini. Il coperchio dell’urna, su cui è disegnata
+soltanto la figura del morto, fu più tardi sospeso
+alla parete perchè si potesse scorgere l’imagine.
+</p>
+
+<p>
+Conviene dare un’occhiata anche alle lapidi tumulari
+che trovansi in sì gran numero nelle chiese romane;
+e paiono memorandi registri marmorei dei morti. Un
+tempo coprivano il suolo delle basiliche quasi che fossero
+un altro genere di musaico, ed ora poco a poco vanno
+sparendo. Dal secolo ottavo in poi si aveva costumato
+seppellire i morti nelle chiese; e il luogo ove era deposta
+la salma del trapassato, per lungo tempo andava
+denotando una lapide nel pavimento, con sopra scrittone
+il nome, la data della morte e il motto: «la sua
+anima riposi in pace». Più tardi si usò incidere sul
+marmo oltre all’iscrizione anche la figura di un cereo;
+indi, massime dopo il secolo decimoterzo, si costumò di
+raffigurarvi (a rilievo o a semplici contorni) anche la
+persona del defunto, in atto di dormiente sopra un guanciale,
+le braccia conserte al seno, e gli stemmi famigliari
+a destra e a manca presso al capo: nella cornice
+della lapide si scriveva l’epigrafe in latino. Gli antichissimi
+di questi monumenti andarono per la maggior
+parte distrutti; però se ne trovano ancora parecchi del
+<span class="pagenum" id="Page_729">[729]</span>
+secolo decimoterzo in Araceli, in santa Cecilia, nella santa
+Maria sopra Minerva, in santa Prassede, in santa Sabina,
+nel san Lorenzo in Panisperna ed in altre chiese.
+Talvolta le lapidi sono decorate di musaici; e la bellissima
+delle opere di questa specie è la lapide che nell’anno
+1300 fu posta in santa Sabina a Munio de Zamora,
+generale dei Domenicani, ed è lavoro di mastro
+Jacopo de Turrita&#8205;<a class="tag" id="tag886" href="#note886">[886]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questi monumenti, che nel secolo decimoquarto si
+fanno sempre più numerosi, sono eziandio notevoli perchè
+danno un’idea delle fogge di vestimento usate al
+loro tempo. Oltracciò essi dimostrano la progressiva
+trasformazione dei caratteri della scrittura. Diciamone
+poche parole. Nella prima metà del secolo decimoterzo
+in Roma si erano conservati ancora gli antichi caratteri
+epigrafici, ma sulla fine di quel periodo la loro forma
+si fa incerta, e si nota un arbitrio assoluto nel loro disegno,
+massime in quello delle lettere E, M, N, V. La
+linea retta già usata dai Romani comincia a cambiarsi
+in curva, e gli E e i C principiano a chiudersi con una
+virgola. Sul finire del secolo la scrittura diventa uncinata,
+e notevole per la forma nuova è la figura del T,
+<span class="pagenum" id="Page_730">[730]</span>
+il quale ha prolungate e assai curve le branche dell’asta
+traversale. Cotale forma pittoresca rende la scrittura
+varia, strana a vedersi e di natura monacale. E i
+caratteri, che in figura cosiffatta predominano in tutto
+il secolo decimoquarto e spariscono soltanto nel decimoquinto
+coll’età del rinascimento, sono quelli che vanno
+conosciuti sotto nome di gotici. Sebbene coi Goti essi
+abbiano a far tanto poco quanto nulla ha a farvi lo stile
+d’arte che da loro si appellò, tuttavolta si associano
+al gotico dell’arte, che sul finire del secolo decimoterzo
+prese tanto grande svolgimento anche in Italia. Nelle
+iscrizioni si confanno con esso così egregiamente come
+la scrittura arabica s’accorda coll’architettura moresca.
+Esprimono una trasformazione nel gusto estetico
+dell’umanità, e si accordano colla foggia del vestire che
+in questo tempo va perdendo di semplicità: essi stanno
+alla forma aristocratica dell’antica scrittura romana,
+come la chiesa gotica sta alla basilica, come la lingua
+volgare sta al latino&#8205;<a class="tag" id="tag887" href="#note887">[887]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-10-4">§ 4.
+<span class="smaller">Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo d’Angiò
+in Campidoglio. — Statue ad onore di Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori
+di Giotto in Roma. — Viene
+in fiore la pittura di musaico. — Tribune decorate da Jacopo
+de Turrita. — La «Navicella», musaico di Giotto in Vaticano.</span></h4>
+
+<p>
+Nel grembo della Chiesa si raccoglievano le arti
+belle, come foglie nel calice del fiore: dentro della
+Chiesa soltanto esse vennero a maturanza, e furono ministre
+<span class="pagenum" id="Page_731">[731]</span>
+al suo solo servigio. La pittura, che a preferenza
+d’ogni altra è l’arte appropriata a esprimere i concetti
+di cose sacre, doveva perciò fiorire più largamente della
+scultura la quale viveva di reminiscenze pagane. Nondimeno
+anche questa, durante il secolo decimoterzo, fece
+in Roma progressi, sebbene fosse tenuta dammeno dell’architettura
+ecclesiastica. Nei monumenti sepolcrali,
+nei tabernacoli, nelle porte, nei portici si ravvisa un più
+eletto gusto di forme, e, financo, lo studio degli antichi.
+In nessun luogo più numerose che in Roma erano le
+opere dei vecchi tempi, i loro sarcofaghi, le colonne, le
+statue; e si andava ridestando il senso di apprezzarle
+convenientemente. Già Clemente III, sul termine del
+secolo duodecimo, aveva fatto collocare innanzi al Laterano,
+come ornamento publico della piazza, l’antica
+statua equestre di Marco Aurelio: forse che gli artisti
+romani del secolo decimoterzo non avranno mirato
+con attento e studioso occhio le bellezze delle vecchie
+statue? Il genio del pisano Nicolò aveva qualche cosa
+del gusto antico, ed a Roma vennero artisti della sua
+scuola: ma qui nessuno dei Cosmati si levò a vera arte
+di scultore; e i capolavori dell’antichità, il Laocoonte,
+l’Apollo di Belvedere, il Gladiatore morente giacquero
+ancora profondati nei loro sepolcri, e vi rimasero fino
+a tanto che fosse sonata l’ora d’uscirne e di mostrarsi
+ad uomini capaci di pregiarne il valore. La composizione
+di statuette, cui diede sì grande impulso lo stile
+gotico, nelle opere dei Cosmati trovasi ancora in embrione;
+e presto in Roma la si abbandonò, come quella che
+repugnava al carattere delle basiliche. Nella Città nulla
+fu fatto che pur somigliasse ai bei rilievi dei pulpiti di
+<span class="pagenum" id="Page_732">[732]</span>
+Pisa, di Siena, di Pistoia; nulla si compose che potesse
+gareggiare colle sculture del duomo di Orvieto. Un’unica
+opera rivela che la scultura tornava ad avere coscienza
+della sua alleanza antica colla vita politica. Ed infatti
+l’erezione di una statua grande al naturale, che per
+ordine del senato si fece in Campidoglio a Carlo d’Angiò,
+segna un avvenimento nella storia dell’arte, perciocchè
+la scultura così per la prima volta si ponesse
+in Roma al servizio di altri che la Chiesa non fosse.
+Sull’antico Campidoglio un dì i Romani avevano rizzato
+tanti simulacri ad onore dei loro eroi e dei loro
+tiranni; ed ora che le membra infrante di quelle statue
+vi giacevano sparse qua e là in cumuli di ruine, i
+tardi nipoti una ne alzavano di fattura rozza e goffa ad
+un conquistatore venuto di Gallia, loro senatore, ed
+uomo tale che può dirsi il Nerone del medio evo. Fuor
+di Roma Federico II aveva fatto rivivere il costume antico;
+chè a Capua si vedevano le statue di lui e del
+suo cancelliere. E intorno a quell’istesso tempo in
+Milano si levava a Oldrado podestà una piccola statua
+equestre, che ancor si mira colà presso al Broletto; e
+Mantova scolpiva un busto al suo Virgilio; e nell’anno
+1268 i Modenesi dedicavano una publica statua alla
+illustre e benefica dama Buonissima.
+</p>
+
+<p>
+Può darsi che alla statua dell’Angioino abbia servito
+di modello quella simile del gran Federico, oppure
+che il maestro si togliesse ad esemplare il simulacro
+sedente di Pietro in Vaticano, ovvero che egli si studiasse
+d’imitare la figura marmorea di qualche Imperatore
+antico, che solitaria fosse tuttavia durata fra i
+ruderi di qualche foro. Ad ogni modo re Carlo gli sedette
+<span class="pagenum" id="Page_733">[733]</span>
+innanzi affinchè ne ritraesse le fattezze, perciocchè la
+statua sia veramente cavata dal naturale. Monumento
+prezioso di Roma medioevale, lunghi secoli di barbarie
+la separano dalle statue di Posilippo e di Menandro,
+che si conservano nel museo vaticano, o da quella di
+Nerva che siede pari a un dio sul suo trono: tuttavolta
+essa ha forme energiche come l’età dei Ghibellini
+e dei Guelfi, e, ad onta di tutta la sua rozzezza,
+è piena d’espressione. Dalla fisonomia cupa e
+severa dell’assassino di Corradino lo scalpello di un artista
+egregio avrebbe a mala pena saputo cavare l’effigie
+di un tiranno, meglio di quello che vi riuscisse fatto
+alla mano mal destra di uno scultore del secolo decimoterzo:
+e questi invece, non ostante la mescolanza
+del vestimento tradizionale antico col ritratto storico,
+seppe riprodurre, senza falsarle, le sembianze caratteristiche
+di Carlo&#8205;<a class="tag" id="tag888" href="#note888">[888]</a>.
+</p>
+
+<p>
+All’età di Bonifacio VIII si rinnovò il costume di
+rizzare statue ad uomini illustri; ed infatti parecchie
+<span class="pagenum" id="Page_734">[734]</span>
+città, massime quelle di cui fu podestà, ne dedicarono
+a quel Pontefice: così avvenne ad Orvieto, a Firenze,
+ad Anagni ed a Roma, in Vaticano, in Laterano; fin
+Bologna nell’anno 1301 una statua gli elevò innanzi
+al palazzo del Comune&#8205;<a class="tag" id="tag889" href="#note889">[889]</a>. I suoi nemici ne colsero il
+destro per muover biasimo a Bonifacio VIII; ed invero
+nella scrittura accusatoria del Nogaret e di Plasiano
+è detto espressamente che ei si fece porre dei simulacri
+d’argento in alcune chiese per traviare il popolo e indurlo
+al culto degli idoli: prova eminente del barbaro
+concetto che allora si aveva in Francia di quel principio
+dell’arte&#8205;<a class="tag" id="tag890" href="#note890">[890]</a>! Del resto le statue che si conservarono
+del celebre Pontefice dimostrano che il ritratto
+in marmo non aveva peranco assunto un fare spigliato
+e franco. La figura sedente che vedesi nella parete
+esterna del duomo di Anagni è così stranamente rozza
+e tozza che fa l’effetto di simulacro di un idolo.
+</p>
+
+<p>
+Più della scultura fiorì a Roma la pittura, poichè
+nelle vecchie basiliche essa serbava le sue tradizioni e
+serviva ad un principio che non venne mai meno. Del
+continuo la pittura di muro e il musaico si mantennero
+in uso, e quella, in ispecialità, ebbe un nuovo e notevole
+svolgimento sulla fine del secolo decimoterzo. Le antichissime
+pitture a fresco composte in questo secolo
+sono quelle in san Lorenzo, del tempo di Onorio III, il
+quale ordinò a nuovo la bella basilica dove coronò
+Pietro di Courtenay. Il Papa fe’ coprire l’atrio e l’interno
+della chiesa con affreschi; ma oggidì sono in parte
+<span class="pagenum" id="Page_735">[735]</span>
+spariti ed in parte furono restaurati con ritocchi così
+moderni che perdettero la loro originalità. Nelle composizioni
+si rivela un carattere grossolano; peraltro hanno
+tutta la vivacità dell’arte bambina, e in questo somigliano
+alle pitture della cappella di Silvestro nei Quattro
+Coronati&#8205;<a class="tag" id="tag891" href="#note891">[891]</a>. Del rimanente quei lavori fanno testimonianza
+che sul principio del secolo decimoterzo si
+adoperò la pittura a fresco sopra pareti di grandi dimensioni;
+il quale uso con pari estensione d’arte e con
+eguale ampiezza di proporzioni si palesa soltanto nella
+chiesa del santo Speco a Subiaco.
+</p>
+
+<p>
+Coll’età di Giotto (che fu il grande creatore degli
+affreschi ciclici) quest’arte venne a magnifico fiore in
+Italia; lo dimostrano le pitture di Assisi, di Padova,
+di Firenze. Anche a Roma Giotto dipinse fra l’anno 1298
+e il 1300. Sventuratamente perirono gli affreschi ch’ei
+condusse nel san Pietro e nella loggia del Laterano, donde
+Bonifacio VIII bandì l’anno giubiliare: e parimenti
+andarono perduti i lavori di Pietro Cavallini romano, che
+fu suo discepolo. Delle pitture «al fresco» di Giotto
+soltanto un frammento può vedersi in Laterano sopra
+un pilastro, dove lo si conserva difeso da una custodia di
+vetro: con fattezze fedeli come di ritratto rappresenta
+il Papa che da quella loggia annuncia il giubileo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_736">[736]</span>
+</p>
+
+<p>
+Opere di gran rilevanza la pittura in musaico compose
+a Roma nel secolo decimoterzo; e durano ancora
+a decoro di alcune chiese. Quest’arte nazionale romana
+aveva prodotto lavori eccellenti fino al secolo sesto;
+indi era decaduta per ridestarsi a vita nuova nel secolo
+duodecimo. Nel decimoterzo vi diè un impulso potente
+la influenza della pittura toscana, senza però che ne
+ricevesse innovazioni essenziali il suo sacro concetto romano.
+Ed anzi l’arte romana del musaico a questa età
+risorge nel suo antico splendore cristiano sposandone
+l’idea al gusto antico. Anche qui i suoi lavori principiano
+con Onorio III, rozzi dapprima e impacciati,
+come vedesi nella cornice del portico di san Lorenzo, e
+nelle nicchie di santa Costanza in prossimità della santa
+Agnese (sono del tempo di Alessandro IV); ma poi vengono
+assumendo un fare sempre più spigliato. E già
+Onorio III incominciò il gran quadro della tribuna nel
+san Paolo, che Nicolò III, quand’era ancora abate di
+quel convento, ridusse a compimento. Perciò l’opera ha
+un duplice carattere di stile, ma ormai essa dà incominciamento
+alla seconda epoca della pittura romana,
+che, seguendo le orme di Cimabue e precorrendo Giotto,
+stupendamente fiorì sul termine del secolo decimoterzo:
+brevissimo fiore, perocchè indi la nuova barbarie che
+sopravvenne durante l’esilio avignonese, violentemente
+tagliasse a quell’arte la via del suo progresso organico,
+e la spegnesse.
+</p>
+
+<p>
+Sulla fine del secolo decimoterzo splendette in Roma
+una scuola di musaicisti, nella quale (come capo e
+maestro suo) ottenne rinomanza immortale Jacopo della
+Turrita insieme con Jacopo di Camerino socio o scolare
+<span class="pagenum" id="Page_737">[737]</span>
+di lui. Credesi che fossero entrambi frati minori. L’entusiasmo
+dei Francescani, che aveva fondato il primo tempio
+dell’alleanza delle arti italiane mercè la chiesa di Assisi
+ove fu sepolto il loro Santo, die’ in Italia un impulso
+vivificatore all’attività creatrice. Il Turrita, al tempo
+di Nicolò IV, compose nella tribuna del Laterano una
+serie di figure di Santi e di simboli cristiani; e sebbene
+ancora vi appaia confusione di stile, tuttavolta vi si
+spiega tanta abbondanza di concetti pittorici che Roma
+da secoli non aveva più visto l’eguale&#8205;<a class="tag" id="tag892" href="#note892">[892]</a>. Tutto il
+quadro si aggruppa intorno alla croce scintillante di
+gemme che è posta sotto una mezza figura del Salvatore:
+quest’è di origine più antica, e spicca in campo
+d’oro; le figure poi sono disposte da una parte e dall’altra
+della croce. I due Santi moderni, Francesco ed
+Antonio, vi sono ormai collocati in mezzo agli Apostoli,
+quantunque, come a uomini nuovi si addice, sieno di
+minori dimensioni e in curvo atteggiamento di umiltà.
+</p>
+
+<p>
+La sua opera migliore il Turrita eseguì nella santa
+Maria Maggiore, la cui tribuna Nicolò IV e il cardinale
+Jacopo Colonna fecero ornare di musaici. Il soggetto
+principale, raccolto in un gran quadro di fondo
+azzurro cupo, è Maria coronata dal Redentore. Intorno
+aleggia una gloria di angeli oranti; dai due lati, nel
+<span class="pagenum" id="Page_738">[738]</span>
+cielo scintillante d’oro stanno vicini alla coronata (che
+leva le mani in atto modesto) Pietro e Paolo, i due
+Giovanni, Francesco e Antonio da Padova. Al campo
+d’oro fanno cornice floridi tralci di vite con suvvi posati
+augelli variopinti, e formano una decorazione grandiosa,
+ma che soffoca quasi il soggetto del quadro. Nicolò IV
+e il cardinale, che avevano commesso il lavoro, sono
+rappresentati genuflessi in dimensioni più minute;
+simbolo significativo che anche in altri quadri spesso
+si adoperò. Per lo contrario i novelli eroi della Chiesa,
+Francesco e Antonio, sono di proporzioni al naturale e
+di figura pari a quella degli Apostoli. Giova credere che
+l’artista abbia preso a esemplare antichi musaici, forse
+quelli di Palestrina, e che di là abbia tolto l’idea di dipingere
+in entrambi i suoi quadri barche ed amorini,
+cigni, animali in atto di bere, fiori, divinità fluviali.
+Il grandioso musaico adorna oggidì ancora la basilica
+della santa Maria Maggiore di tanto splendore di
+oro che sembra cosa non terrena e vi dà una magnificenza
+solenne. E quando il sole penetra attraverso
+le rosse cortine dei finestroni, par di vedere il cielo
+fiammeggiante in cui Dante ripose i suoi santi, Bernardo,
+Francesco, Domenico e Bonaventura: è uno
+spettacolo incantevole in cui la vivezza della luce ti
+scuote l’anima come la maestosa salmodia di un corale.
+Il Turrita completò la decorazione di quell’antico tempio
+di Maria; e infatti ai celebri musaici della navata
+maggiore (che appartengono all’epoca di Sisto III, e
+sono per ciò ispirati al gusto dell’arte antica) egli aggiunse
+come compimento il suo quadro della tribuna,
+opera bellissima di tutta la pittura romana di musaico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_739">[739]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fuor di quella stessa chiesa, nella grande loggia
+esterna, vedonsi gli altri musaici che i cardinali Jacopo
+e Pietro Colonna fecero eseguire da Filippo Rusuti
+verso la fine del secolo: Cristo siede in trono fra i
+Santi; e il soggetto si riferisce alla leggenda dell’edificazione
+della chiesa. I Colonna nutrivano molto affetto
+per la santa Maria Maggiore, in cui erano sepolti alcuni
+di loro casa. E in quello che la loro illustre
+famiglia era colpita dagli anatemi di Bonifacio VIII,
+il popolo mirava nella gloria di quel musaico la figura
+del maledetto cardinale Jacopo, inginocchiata a’ piedi
+dei Santi. Il suo formidabile nemico Bonifacio amava
+il lusso e le arti al pari di lui; e furono soltanto i negozî
+politici che gli impedirono di rendere immortale la
+sua memoria con monumenti di maggiore importanza.
+In Laterano edificò quella loggia donde durante l’anno
+del giubileo impartì la benedizione, e in Vaticano costruì
+la sua cappella sepolcrale, che poi perì. E nel
+Vaticano lavorò anche Giotto: il cardinale Jacopo Stefaneschi,
+che allogò opere a quel maestro in san Giorgio
+in Velabro (sua chiesa titolare), gli diè la commissione
+del musaico che va celebre sotto il nome di «Navicella»,
+e che, dopo di avere un tempo adornato l’atrio del san
+Pietro, ora è infitto nel muro del vestibolo sopra la
+porta. Questo notevole quadro perdette lo splendore
+della sua originalità, causa restauri di tempi posteriori.
+Soltanto il disegno di Giotto rimane intatto; rappresenta
+la Chiesa sotto alla forma della barca di Pietro
+che naviga in mezzo alla burrasca, in quello che il
+principe degli Apostoli se ne va a Cristo camminando
+sulle onde di Galilea: e questo simbolo antico era acconcio
+<span class="pagenum" id="Page_740">[740]</span>
+e profetico della storia di Bonifacio VIII e della
+fine del secolo decimoterzo&#8205;<a class="tag" id="tag893" href="#note893">[893]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-10-5">§ 5.
+<span class="smaller">Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le
+torri romane e le rocche della nobiltà. — La torre dei
+Conti e la torre «delle Milizie». — La rocca «Capo di Bove»
+lungo la via Appia. — Palazzo comunale in Campidoglio.</span></h4>
+
+<p>
+L’età delle lotte partigiane, dell’esilio di Papi e
+di cittadini, della devastazione della Città non era la
+prospera a comporre od a conservare monumenti di
+architettura civile. Gli ottimati non costruivano che
+torri, i Papi edificavano ospitali e residenze, i senatori
+restauravano le mura civiche. Nel secolo decimoterzo
+appena è che troviamo notizia di edificazioni publiche
+della Città. Un silenzio profondo ricopre gli acquedotti,
+e soltanto una volta si nota che Gregorio IX fece spurgare
+le cloache e riparare il ponte di santa Maria. Roma
+cadeva in rovina. Non v’era più magistrato alcuno
+che sopravvegliasse ai monumenti; terremoti, inondazioni,
+guerre cittadine, costruzioni di torri dei nobili,
+restauri di chiese, bisogno di materiali di cui
+andavano in cerca i lavoratori di marmo, compere che
+<span class="pagenum" id="Page_741">[741]</span>
+ne facevano gli stranieri, tutto questo distrusse i monumenti;
+e i cumuli che ognor più alto si ammontichiavano
+seppellivano più e più sempre la vecchia Città. Nel
+suo mondo sotterraneo si sprofondavano, come per benefico
+incanto di magia, molti capolavori dell’arte. Sparvero
+essi dagli occhi degli uomini di quel tempo, che
+sopra i loro sepolcri combattevano lotte feroci e devastatrici,
+e soltanto in tempo più tardo risorsero come testimonî
+del passato. Ed oggidì ancora a Roma dormono
+sotterra molte statue; e noi stessi nell’estate dell’anno
+1864 vedemmo di repente venire alla luce del dì,
+quasi illeso, il colosso di bronzo dell’Ercole che risorse
+dalle rovine del teatro di Pompeo dove da tanti secoli
+era giaciuto sepolto.
+</p>
+
+<p>
+Se avessimo una pianta in rilievo di ciò che era la
+città di Roma nel secolo decimoterzo, ne vedremmo uno
+stranissimo quadro. La città somigliava ad un grande
+campo cinto di mura coperte di musco, con colline e con
+valli, con terreni deserti e coltivati, da cui si sollevavano
+tratto tratto oscure torri o castella, basiliche e chiostri antichi
+che volgevano in rovina, monumenti colossali tutti
+ravvolti di edera, terme, acquedotti infranti, colonnami
+di templi, e colonne isolate e solitarie, e turriti archi
+di trionfo: e nel tempo stesso un labirinto di vie strette
+e lubriche, interrotte ora ad ora da ruderi, s’aggirava
+senza ordine fra le ruine; e il giallo Tevere passando sotto
+ponti a quadroni, mezzo cadenti, mestamente scorreva attraverso
+quel desolato deserto&#8205;<a class="tag" id="tag894" href="#note894">[894]</a>. All’ingiro, intorno alle
+<span class="pagenum" id="Page_742">[742]</span>
+vecchie mura di Aureliano e dentro di esse trovavi tratti
+di terreno, or selvatici, ora coltivati a campo, simili
+per estensione a poderi: e anche là sorgevano da ogni
+banda monti di ruine. Per tutta la Città vedevi vigneti
+ed orti sparsi come altrettante oasi; e giungevano fin là
+dove oggidì è il maggior centro di Roma, presso il
+Panteon, vicino la Minerva, fino alla porta del Popolo.
+Il Campidoglio fino giù al Foro (sui cui avanzi s’ergevano
+negre torri) era sparso di vigne al pari del Palatino;
+le terme, il circo erano tutti coperti d’erba, e,
+tratto tratto, erano completamente impaludati. Ovunque
+guardavi, miravi sorgere tetre torri merlate, colossi
+in atto di sfida, costruite di monumenti degli antichi; e
+vedevi castella con merlature di forma originale, composte
+di marmi rubacchiati qua e là, di mattoni e di
+pezzi di peperino: ed erano le rocche e i palazzi dei
+patrizî guelfi e ghibellini, i quali sedevano smaniosi di
+battaglia sulle classiche colline e fra ruine, quasi che
+Roma non fosse città, ma un campo aperto a guerra di
+ogni dì. Allora non v’era in Roma nobile alcuno che
+non possedesse torri. E in documenti di quel tempo i
+possedimenti che Romani tenevano nella Città, si trovano
+talvolta denotati colla specificazione di «torri,
+palazzi, case e rovine»&#8205;<a class="tag" id="tag895" href="#note895">[895]</a>. Le famiglie nobili dimoravano
+<span class="pagenum" id="Page_743">[743]</span>
+fra ruderi, in quartieri inaccessibili, che a capo
+della via si sbarravano con pesanti catene di ferro: lì
+entro avevano stanza coi loro parenti e coi loro famigli,
+e ne sbucavano ad ora ad ora con feroce strepito
+d’armi per combattere contro i loro nemici ereditarî.
+</p>
+
+<p>
+È prezzo dell’opera enumerare le maggiori di queste
+rocche di nobili: sulla loro fronte infatti stavano
+scritti i caratteri essenziali della vita sociale della Città
+nel secolo decimoterzo e in quello decimoquarto, duranti
+i quali l’aristocrazia s’aveva spartito il dominio di Roma.
+</p>
+
+<p>
+In Transtevere erano situate le torri dei Papa e dei
+Romani, dei Normanni e degli Stefaneschi; e più tardi
+vi si aggiunse la fortezza degli Anguillara&#8205;<a class="tag" id="tag896" href="#note896">[896]</a>. Nell’isola
+Tiberina si elevavano le torri dei Frangipani,
+che sulla metà del secolo decimoterzo furono proprietà
+dei Prefetti di Vico: oggidì non ne rimane che una
+delle torri del ponte.
+</p>
+
+<p>
+Il quartiere vaticano, dove tutt’intorno al san Pietro
+stavano disposte piccole case di popolani, era posseduto
+(fin dalla metà di questo secolo) dagli Orsini, che tenevano
+altresì in loro signoria il castel Sant’Angelo; e fu
+per ciò che Nicolò III concepì il disegno di porre sua
+residenza in Vaticano affine di trovarsi nel quartiere in
+cui era potente la sua propria famiglia. Padroni del castel
+<span class="pagenum" id="Page_744">[744]</span>
+Sant’Angelo, gli Orsini dominavano l’ingresso così del
+Vaticano che della Città, dove, dall’altra parte del ponte,
+sedevano signori delle regioni Ponte e Parione. I loro
+palagi sorgevano sul Monte Giordano e sopra le ruine
+del teatro di Pompeo nel Campo di Fiore. Monte Giordano
+era formato di ruderi di antichi edificî in vicinanza
+del ponte Sant’Angelo, e, ancor nell’anno 1286, quando
+già vi dimoravano gli Orsini, s’appellava <i>Monte Johannis
+de Roncionibus</i>, per assumere poi di lì a pochissimo
+tempo il suo nome da quello di Giordano Orsini: e nell’anno
+1334 lo si trova già ridotto a vera fortezza,
+circondato di mura&#8205;<a class="tag" id="tag897" href="#note897">[897]</a>. L’altra rocca degli Orsini nel
+Campo di Fiore, chiamata <i>Arpacata</i>, era stata edificata
+coi ruderi giganteschi del teatro di Pompeo. Sparve
+quel castello, ma il luogo ove stette dev’essere quello
+<span class="pagenum" id="Page_745">[745]</span>
+dove oggidì è piantato il palazzo Pio. Così quella sola
+famiglia patrizia, oltre a case senza numero, possedeva
+da una parte e dall’altra del fiume tre fortezze delle
+maggiori, il castel Sant’Angelo, il Monte, l’<i>Arpacata</i>.
+</p>
+
+<p>
+In un’altra parte di quello stesso quartiere sedevano
+di già i Savelli, e precisamente là dove in vicinanza del
+palazzo della Cancelleria evvi oggidì ancora una via che
+si denomina «vicolo dei Savelli». Ma quella famiglia
+non potè colà venire in potenza, perchè la infrenavano
+gli Orsini.
+</p>
+
+<p>
+Lunghesso l’altra sponda del fiume, per i rioni
+Ponte, Parione, Regola, sant’Angelo, e fino al Campidoglio
+esistevano le torri di molte famiglie. I Massimi
+ormai dimoravano là dove oggidì s’eleva il loro bel palazzo;
+i Margani e gli Stazî s’avevano edificato una
+residenza nel circo Flaminio; i Bonfilî, gli Amateschi,
+i Capizucchi, i Boccapaduli, i Buccamaza abitavano nei
+quartieri vicini. Presso al teatro di Marcello siedevano
+ancora i Pierleoni; tuttavia la potenza di questa famiglia
+di papa Anacleto II, nel secolo decimoterzo era
+caduta sì in basso, che il suo nome appena si ritrova
+ancora nella storia della Città. La loro maggior rocca
+posta in quel teatro (nel medio evo fu chiamata «casa
+dei Pierleoni») venne nel secolo posteriore in mano dei
+Savelli.
+</p>
+
+<p>
+Il grande Campo di Marte colle sue molte ruine
+avrebbe offerto per vero dire ottima opportunità all’edificazione
+di castella, ma la sua positura non guarentiva
+sufficiente sicurezza. Quel quartiere era esposto alle piene
+del Tevere; era poco popolato, e per la più parte sparso
+di ortaglie: perciò soltanto di rado fu teatro delle lotte
+<span class="pagenum" id="Page_746">[746]</span>
+civiche accese dai Colonna. Infatti questa famiglia era
+padrona di tutta la deserta pianura che si stendeva dalla
+porta del Popolo fino al Quirinale, ossia di quella parte
+della Città che ai tempi di Trajano, di Adriano, degli
+Antonini era stata cotanto splendida di edificî sontuosi&#8205;<a class="tag" id="tag898" href="#note898">[898]</a>.
+Le rocche maggiori dei Colonnesi nel Campo
+di Marte erano il Mausoleo di Augusto e il <i>Mons Acceptorii</i>,
+l’odierno Monte Citorio&#8205;<a class="tag" id="tag899" href="#note899">[899]</a>. Nelle ruine dello
+<i>Stadium</i> di Domiziano i Millini ed i Sanguigni avevano
+edificato le loro torri che esistono tuttavia; nel quartiere
+del Panteon trovavansi i muniti palazzi dei Sinibaldi e
+dei Crescenzî.
+</p>
+
+<p>
+Ma le più grandi fortezze dei patrizî erano poste
+in quei luoghi che propriamente avevano composto la
+vecchia Roma, sopra i colli che van giù degradando
+fino al Foro ed al circo Massimo. Ed invero ivi fu il
+vero teatro della storia urbana di Roma nel medio
+<span class="pagenum" id="Page_747">[747]</span>
+evo, dopo che il Comune popolare ebbe posto sua residenza
+in Campidoglio. Le colline deserte si ridestarono
+a vita nuova, e quantunque difettassero di acqua in
+parte si ripopolarono. Sul Celio e sul Palatino dominavano
+i Frangipani, in quello che gli Anibaldi dal quartiere
+Lateranense (dove avevano la loro sede maggiore)
+loro contrastavano ormai il possedimento del Colosseo.
+Questo anfiteatro, di cui una parte considerevole era
+caduta nel dì 1 Giugno 1231, abbattuta da un terremoto&#8205;<a class="tag" id="tag900" href="#note900">[900]</a>,
+il Septizonio sul Palatino, la <i>Turris Cartularia</i>,
+gli archi trionfali di Tito e di Costantino, il <i>Janus
+Quadrifrons</i> e le torri prossime al circo Massimo, formavano
+la grande fortezza dei Frangipani, che spesse
+volte fu asilo dei Papi e stanza di loro elezioni. Quella
+cittadella, cui i più illustri monumenti di Roma antica
+facevano funzione di fortilizî, colle sue nere mura medioevali,
+coi suoi merli, colle sue torri, potevasi chiamare
+per certo la più originale rocca del mondo. Che
+strano aspetto dovette essere il suo!
+</p>
+
+<p>
+Il Palatino coi suoi palazzi imperiali era tutto in
+ruina, nè vi abitavano che monaci, e preti e gente minuta
+al servigio dei Frangipani&#8205;<a class="tag" id="tag901" href="#note901">[901]</a>. Per lo contrario il
+<span class="pagenum" id="Page_748">[748]</span>
+Celio era più popolato di quello che sia oggidì; ed infatti
+nell’anno 1289 si fa cenno dell’antichissima via
+<i>Caput Africae</i> che là era; indizio questo che il colle
+non era divenuto deserto, come si credette, per la devastazione
+datavi da Roberto Guiscardo&#8205;<a class="tag" id="tag902" href="#note902">[902]</a>. Anche il quartiere
+circostante al Colosseo, che si stende fino al Laterano,
+era tuttavia mediocremente abitato. E per fermo
+nel Libro rituale di Cencio (là dove si parla dei doni che
+si distribuivano a quelli che edificavano gli archi di
+onore) per il tratto di via che si stende dalla <i>Turris
+Cartularia</i> fino al san Nicolò prossimo al Colosseo, tiensi
+nota di ventitrè famiglie; e fra esse vengono citate le
+case dei Mancini, dei Rainucci, dei Bulgarelli, dei Crassi.
+Invece, tornava a spopolarsi il territorio che intercorre
+fra il Colosseo e il Laterano, e, a partire da san
+Clemente in avanti, non si fa pur menzione di una sola
+casa&#8205;<a class="tag" id="tag903" href="#note903">[903]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’Aventino, che al tempo di Ottone III era stato
+ancora abitato e indi era divenuto deserto, venne in mano
+dei Savelli. Già da lungo tempo essi possedevano colà
+un palazzo presso alla santa Sabina; e troviamo che
+Onorio III ne donò una parte ai Domenicani affinchè si
+costruissero un loro convento. Onorio IV ridusse il palazzo
+<span class="pagenum" id="Page_749">[749]</span>
+a sua residenza, e circondollo con mura merlate
+e con torri: così è che si conservano ancora dei grandi
+avanzi di quella rocca dei Savelli costruita alla foggia
+che si appella «saracinesca». Ed essa continuò ad essere
+la sede maggiore della famiglia, la quale più tardi
+s’impadronì eziandio della <i>Marmorata</i> e del teatro di
+Marcello. La <i>Marmorata</i> teneva sempre il suo nome dai
+massi di marmo dell’antico <i>Emporium</i>, il quale a
+quest’ora era già tutto coperto di terra. Chiese parecchie
+ivi esistevano sotto il monte Aventino presso al
+fiume, e tutte, cosa mirabile, ricevevano il nome addiettivo
+<i>de Marmorata</i>&#8205;<a class="tag" id="tag904" href="#note904">[904]</a>. Onorio IV aveva voluto ripopolare
+l’Aventino; invitò molti Romani ad edificarsi
+là delle case, e alla deserta collina infuse una nuova
+vita col porvi sua sede: tuttavolta il difetto di acqua
+fece sì che la colonia del Savelli non fiorisse&#8205;<a class="tag" id="tag905" href="#note905">[905]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Meglio popolate erano le pendici dell’Esquilino, perocchè
+ivi fossero alcune chiese visitate da gran frequenza
+di popolo, e, fra le altre, la santa Maria Maggiore
+in cui vicinanza Nicolò IV aveva fondato una residenza
+pontificia. Lo stesso era della costa del Quirinale
+e della Suburra ancor densamente abitata; non
+così invece la andava per il Viminale, che era tutto coperto
+di boschetti, di terreni deserti e di vigne. Le rovine
+delle terme di Diocleziano erano troppo lontane perchè
+<span class="pagenum" id="Page_750">[750]</span>
+invogliassero qualche nobile famiglia a edificarvi sue
+castella: lo stesso dicasi dei bagni giganteschi di Caracalla
+e del campo Pretorio&#8205;<a class="tag" id="tag906" href="#note906">[906]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per lo contrario, alcune famiglie potenti tenevano
+in loro dominio le pendici del Quirinale, e si trinceravano
+segnatamente in vicinanza degli antichi <i>Fora</i> imperiali.
+Nel secolo decimoterzo fu proprio quello il campo
+in cui le fazioni vennero alle mani. Infatti là sedevano
+i Pandolfi della Suburra, i Capocci che s’erano annidati
+nelle terme di Trajano, ed i Conti; e in pari tempo,
+nelle terme di Costantino sorgeva la quarta fortezza dei
+Colonna, l’antica sede dei conti Tusculani. Ed oggidì
+ancora su quelle pendici durano gli avanzi giganteschi
+di due torri di quella grande età: mentre perirono
+tutte le altre rocche di nobili, si conservarono
+la «torre dei Conti» e la «torre delle Milizie» con
+reliquie considerevoli, solide e indestruttibili sì come
+gli edificî dell’antica Roma, coi quali esse un tempo
+rivaleggiarono.
+</p>
+
+<p>
+La «torre dei Conti» è monumento dell’epoca in
+cui primeggiò per potenza la famiglia di Innocenzo III:
+l’ambizioso Riccardo Conti la eresse col denaro del
+Pontefice fratel suo nel foro antico di Nerva; e di quel
+luogo fu combattuta la libertà republicana di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag907" href="#note907">[907]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_751">[751]</span>
+Le rovine colossali dei <i>Fora</i> di Augusto, di Nerva
+e di Cesare si prestavano acconciamente alle costruzioni
+di una fortezza, ed i Conti la eressero come una cittadella
+che al Campidoglio poteva essere formidabile del
+paro che le torri dei Frangipani. L’edificazione di quella
+rocca gigantesca, monumento che male si addiceva ad un
+Pontefice, avvenne sull’incominciamento del governo
+di Innocenzo III; e nulla v’ha che provi avere essa
+preesistito da secoli anteriori, e che i Conti non facessero
+altrochè ampliarla&#8205;<a class="tag" id="tag908" href="#note908">[908]</a>. Compita che fu, essa s’alzò
+sopra Roma, tetra e grande come un edificio degno dei
+Faraoni. La sua base fu composta di macigni di tufo dei
+monti Albani, tratti da ruine antiche; le sue muraglie
+furono formate di pietre cotte. Di forma quadrangolare,
+sorgeva sulla base poderosa in tre ripiani che andavano
+assottigliandosi verso la cima, con sopra un guarnimento
+<span class="pagenum" id="Page_752">[752]</span>
+di merlature a tre punte: pareva che il suo vertice toccasse
+le nubi. La si tenne in conto di massima fra tutte
+le torri della Città, anzi la si estimò opera portentosa,
+quantunque non per bellezza di architettura, ma soltanto
+per grandezza colossale andasse lodata: e il Petrarca,
+che potè vederla prima che un terremoto la rovinasse,
+deplorò il suo guasto, esclamando che al mondo
+nulla v’era che la pareggiasse&#8205;<a class="tag" id="tag909" href="#note909">[909]</a>. Per conseguenza
+non fuvvi edificio alcuno che le si potesse paragonare;
+neppure il celebre Trouillas del palazzo avignonese, che
+Giovanni XXII, simile a Nemrod spaventoso (così il Petrarca
+motteggiando lo chiama) fece colà fabbricare. Ed
+essa non crollò ad onta di tante burrasche che le passarono
+sopra; e il terremoto dell’anno 1348 non ne rovesciò
+che i piani superiori. Infatti Benozzo Gozzoli ancora
+nel decimoquinto secolo dipinse il frontone della
+sua porta d’ingresso; e solamente Urbano VIII la fece
+<span class="pagenum" id="Page_753">[753]</span>
+demolire riducendola a quegli avanzi che oggidì ancora
+si vedono&#8205;<a class="tag" id="tag910" href="#note910">[910]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe a sua gemella la «torre delle Milizie», che
+parve ancor più grandiosa a cagione della positura elevata
+su cui si costruì. Chi visita Roma ne meraviglia
+allorchè la vede da monte Pincio oppure dal convento
+di Araceli donde essa si mostra nella sua grandezza
+magnifica: bellissima delle ruine del medio evo, domina
+regalmente la Città, ed è testimone eloquente dell’età
+dei Guelfi e dei Ghibellini. Il popolo, o piuttosto la fantasia
+dei pellegrini, ideò che fosse il palazzo di Ottaviano;
+e più tardi si favoleggiò che l’abbominevole
+Nerone sonando la cetra avesse contemplato dai suoi
+merli l’incendio di Roma. E in Roma si manteneva
+ricordanza che in quei dintorni avessero esistito i giardini
+di Mecenate e la casa di Virgilio poeta e
+<span class="pagenum" id="Page_754">[754]</span>
+mago&#8205;<a class="tag" id="tag911" href="#note911">[911]</a>. La torre s’innalza sulla pendice del Quirinale,
+sopra il foro di Trajano, là dove trovasi il noto luogo
+dei <i>Balnea Neapolis</i> (Magna Napoli). Quel quartiere
+nel medio evo si appellava <i>Biberatice</i>, e la torre dava ad
+una via il nome di <i>Contrata Miliciarum</i>&#8205;<a class="tag" id="tag912" href="#note912">[912]</a>. Quando
+si edificasse è incerto; il suo stile romano e l’opera di
+muratura simile a quella della torre de’ Conti palesano
+l’epoca di Innocenzo III o l’altra di Gregorio IX. Da una
+base larga e alta sorse quel colosso in forma quadrangolare,
+e fu congiunto ad un castello merlato in modo da
+formare una vera cittadella&#8205;<a class="tag" id="tag913" href="#note913">[913]</a>. E poichè sul Quirinale
+(là dove la torre sta racchiusa entro il monastero di
+santa Caterina da Siena), ormai nel secolo duodecimo un
+luogo era appellato <i>Miliciae Tiberianae</i>, così ei pare che
+la torre sia stata costruita sopra un monumento antico,
+che forse fu una stazione militare de’ tempi imperiali&#8205;<a class="tag" id="tag914" href="#note914">[914]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_755">[755]</span>
+Nella seconda metà del secolo decimoterzo appartenne
+agli Anibaldi, indi passò in mano dei Gaetani. E il possederla
+tenevasi di tanta importanza che i suoi signori
+ne trassero il titolo come se s’avesse trattato di una
+baronia: dopo che nel 1301 la ebbe comperata da Riccardo
+Anibaldi, Pietro nipote di Bonifacio VIII si appellò
+<i>Dominus Miliciarum Urbis</i>, e probabilmente ottenne il
+diritto di tener soldatesche in quella grande fortezza
+della Città&#8205;<a class="tag" id="tag915" href="#note915">[915]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_756">[756]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quelle due torri sono i monumenti commemorativi
+del medio evo, allo istesso modo che le colonne di Trajano
+e di Antonino furonlo di Roma imperiale: figure
+caratteristiche della Città, esprimono più chiaramente
+di tutte le storie l’energia indomita di questo secolo.
+Quando, a poca distanza di tempo l’una dall’altra, si
+eressero, è certo che dovettero presentare uno spettacolo
+imponente. Dominavano tutta Roma, e potevansi scorgere
+a qualche miglio di lontananza dalla Città, come
+oggidì accade della cupola di san Pietro. E quelle torri,
+di grandezza smisurata, danno la più spiccata idea dell’indole
+romana, la quale nel medio evo rimase eguale
+a ciò che era stata nell’antichità. I Romani non ebbero
+concetto elegante di forme, non seppero dar vita alle
+grandi moli come fecero invece i Toscani; a Roma non
+trovi che robustezza tetra e maestosa. I Romani si
+tolsero a modello le rovine dei loro antenati, e vollero
+creare dei colossi che rivaleggiassero con quelle; così le
+due torri si levarono su Roma con mura diritte e nude,
+vere opere ciclopiche del medio evo.
+</p>
+
+<p>
+La serie delle rocche di nobili onde parlammo raccoglie
+i nomi di tutte le grandi famiglie di Roma a quell’età;
+non vi manca che la più recente casa del secolo
+decimoterzo. I Gaetani possedevano palazzi nell’isola Tiberina
+e nel quartiere di santa Maria Maggiore, ma non
+avevano una rocca ereditata dai loro avi: sennonchè, intorno
+a quell’istesso tempo in cui diventarono padroni
+<span class="pagenum" id="Page_757">[757]</span>
+delle «Milizie», piantarono fuor di porta San Sebastiano,
+lungo la via Appia quella notevole fortezza che si appellò
+«Capo di Bove». Il castello trasse il nome dal
+sepolcro di Cecilia Metella, suo nocciolo e punto di
+mezzo, avvegnaddio il magnifico monumento di quella
+donna, che fu figliuola di Metello Cretense e sposa di
+Crasso, ancora nel più antico medio evo fosse chiamato
+«Capo di Bove» dai crani di cosiffatti animali che erano
+collocati sulla sua cornice&#8205;<a class="tag" id="tag916" href="#note916">[916]</a>. Come i mausolei di
+Augusto e di Adriano, e come le tombe dei Plauti
+presso il ponte dell’Anio in Lucania, può darsi che anche
+il sepolcro di Cecilia già da tempo lunghissimo si
+fosse trasformato in torre baronale. L’abbandono in cui
+era caduta la via Appia fece sì che anche il monumento
+andasse dimenticato, finchè la guerra contro i
+Colonna porse opportunità a Bonifacio VIII di darlo al
+nipote suo. Il conte Pietro Gaetani vi edificò un castello
+per poter di là sopravvegliare i movimenti dei Colonnesi,
+caso mai che fossero venuti dalle loro rocche della
+Campagna per la via Latina oppure da quella Appia&#8205;<a class="tag" id="tag917" href="#note917">[917]</a>.
+La fortezza fu poco tempo dopo ampliata dai Savelli e
+<span class="pagenum" id="Page_758">[758]</span>
+ricevette consistenza dalle prossime ruine del circo Massenzio;
+e i suoi avanzi, ed eziandio quelli dell’antico
+palazzo baronale e di un borgo murato che sorse ivi nel
+secolo decimoquarto, durano oggidì ancora unitamente
+ad una chiesa di stile gotico: ivi sopra scorgonsi tuttavia
+gli stemmi della casa Gaetani. Gli edificî furono
+costruiti di tufo di Albano; e il loro colore oscuro, e la
+meschina architettura medioevale oppongono il più
+grande contrapposto alla maestà del sepolcro antico di
+gialli quadroni travertini, sulla cui cornice furono infisse
+le pietre di tufo che servirono a tramutare il mausoleo
+in torre merlata. L’interno della tomba del resto non
+fu danneggiato; chè il sarcofago di Cecilia Metella vi
+rimase illeso, ad onta che cento volte vi passassero sopra
+tempeste di assedî. Fu soltanto Paolo III che fece
+di là trasportare l’urna nel palazzo Farnese, dove ancora
+è custodita.
+</p>
+
+<p>
+Ei si può di leggieri argomentare quali devastazioni
+commettessero gli edificatori di quella rocca dei Gaetani,
+danneggiando il circo di Massenzio e i monumenti della
+via Appia, per servirsi dei loro materiali. L’antica via
+sepolcrale, che già da secoli aveva sofferto saccheggi molti,
+nuovamente ebbe allora a soffrire una delle più malvage
+devastazioni&#8205;<a class="tag" id="tag918" href="#note918">[918]</a>. In antiche tombe della Campagna
+<span class="pagenum" id="Page_759">[759]</span>
+dimoravano pastori e coloni, e per tutto l’agro romano
+(che componeva il distretto della Città), si elevavano torri
+senza numero, parte edificate di vecchi monumenti
+sepolcrali, di templi e di avanzi di ville, parte fabbricate
+a nuovo per protezione degli scarsi agricoltori. Ed
+ancora nella provincia romana trovansi molte tenute
+ossiano poderi che da torri medioevali traggono il
+nome&#8205;<a class="tag" id="tag919" href="#note919">[919]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Cinto e minacciato dalle rocche della nobiltà, sul
+Campidoglio sorgeva il palazzo comunale, sede della Republica:
+e là abitavano i senatori, quantunque sulla
+metà del secolo decimoterzo talora si noti come loro
+stanza il palazzo dei Quattro Coronati. Tutta volta anche
+quando Carlo di Angiò e l’Infante di Castiglia quivi
+tennero residenza, i loro prosenatori dimorarono in
+Campidoglio: e lo stesso fu degli altri senatori non principi.
+Nulla avanza oggidì che ci dia un’idea del modo
+onde nel medio evo fosse munita la rupe Tarpea, e ignota
+ci è la forma che abbia avuto il palazzo senatorio anche
+nel secolo decimoterzo. Ei pare che fosse fabbricato
+a nuovo circa nell’anno 1300, quando Gentile Orsini
+e Riccardo Anibaldi erano senatori&#8205;<a class="tag" id="tag920" href="#note920">[920]</a>. Quindi abbiamo
+<span class="pagenum" id="Page_760">[760]</span>
+un’altra notizia di una sua fabbrica e cioè dell’anno
+1390, allorquando Bonifacio IX rinnovò il palazzo
+senatorio sui ruderi del <i>Tabellarium</i>. Quantunque città
+italiane ormai incominciassero col principio del secolo
+decimoterzo a fondare le loro case comunali, per lo
+contrario l’edificazione del celeberrimo fra tutti i palazzi
+civici cadde soltanto tra la fine del secolo decimoterzo
+e il primo tempo del decimoquarto&#8205;<a class="tag" id="tag921" href="#note921">[921]</a>. Nel
+piano della città di Roma del secolo decimoquarto il
+<i>Palatium Senatorum</i> ha forma quadrangolare ed è guarnito
+di merlature con una torre fiancheggiante che
+tiene la fattura e la posizione medesima dell’odierna
+torre angolare: e anche questa certamente è assai
+antica. Il fatto poi che solenni atti politici all’età di
+Carlo di Angiò si compierono nel convento di Araceli,
+dimostra che allora il palazzo comunale non era abbastanza
+spazioso, laddove quel chiostro era capace assai,
+ed aveva positura più solida, ed eziandio serviva
+di abitazione al collegio dei giudici urbani. Il convento
+era l’antico <i>Palatium Octaviani</i>: fin dal 1250
+aveva servito di residenza al generale dei Francescani,
+ed oggidì ancora si eleva sopra le erte pareti di tufo
+del Campidoglio, ed è uno dei più poderosi edificî del
+medio evo romano. Tuttavia nemmanco nella posteriore
+sua fabbrica (ed è probabile che per averne materiali si
+<span class="pagenum" id="Page_761">[761]</span>
+saccheggiasse barbaramente il Campidoglio) il palazzo
+senatorio non potè ornarsi della magnificenza che al
+tempo nuovo si sarebbe convenuta; come quello che si
+fondava sopra un monumento antico. Le Republiche dell’Umbria
+e di Toscana, come furono Perugia, Siena e
+Firenze, costruirono grandiose residenze ai loro Podestà
+ed ai Capitani del popolo: i loro palazzi comunali, che
+durano ancora e nella cui architettura lo stile gotico-romano
+raggiunse la sua maggior bellezza, appartengono
+ai monumenti più pregevoli del medio evo, e
+fanno testimonianza della potenza e della ricchezza delle
+città libere. Con esse Roma non potè gareggiare. Fin
+parecchie rocche di nobili nella Città erano più grandiose
+del palazzo comunale, stranamente decorato di
+trofei, di catene, di porte, di campane tolte a piccole
+terre conquistate, oppure di avanzi del carroccio milanese.
+Il palazzo senatorio fu cosa meravigliosa unicamente
+per questo che, a metà antico ed a metà medioevale,
+s’alzava sopra la collina tutta sparsa di ruderi: e il
+suo più superbo ornamento si era che posava sopra monumenti
+de’ vecchi Romani, circondato dalle rovine della
+magnificenza antica di quel Campidoglio che era stato
+il dominatore del mondo.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL VOLUME QUINTO
+</p>
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_763">[763]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a>
+<span class="smaller">DEL QUINTO VOLUME&#8205;<a class="tag" id="tag922" href="#note922">[922]</a></span></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">LIBRO NONO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DECIMOTERZO, DAL REGGIMENTO DI INNOCENZO III ALL’ANNO 1260.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo primo.</span> — § 1. Il secolo decimoterzo. — L’Impero, la Chiesa, la cittadinanza, la città di Roma. — Elezione di Innocenzo III. — La famiglia dei Conti. — Largizioni di denaro che il Pontefice, appena eletto, fa ai Romani. — È consecrato e coronato. — Si descrive la processione solenne, quando il Papa muove al Laterano per torne possesso.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9">Facc. 3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Innocenzo III riduce il Prefetto di Roma ad essere un officiale pontificio. — Condizioni della Prefettura urbana. — I Prefetti della casa di Vico. — Condizioni del Senato. — Scotto Paparone, senatore. — Innocenzo III consegue il diritto di eleggere il Senato. — Formula giuratoria del Senatore. — Il Comune di Roma conserva la sua autonomia. — Primi Podestà romani nelle città fuor di Roma.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9-2">20</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Innocenzo III restaura lo Stato della Chiesa. — Rinnovazione della feudalità germanica in Italia <span class="pagenum" id="Page_764">[764]</span> per opera di Enrico VI, e decadimento dei suoi principati feudali dopo la morte di lui. — Filippo di Svevia. duca di Toscana. — Markwaldo, duca di Ravenna. — Corrado, duca di Spoleto. — Lega di città tusche. — Restaurazione dei patrimonî della Chiesa. — La parte popolare si solleva in Roma. — Giovanni Capocci e Giovanni Pierleone <i>Rainerii</i>. — Roma combatte contro Viterbo a cagione di Vitorchiano. — Pandolfo della Suburra, senatore. — Viterbo fa soggezione al Campidoglio.</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9-3">31</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Nuove famiglie di nobili in Roma. — Gli Orsini. — Loro litigî per causa di eredità coi parenti di Innocenzo III. — Riccardo Conti e la casa di Poli. — Il patrimonio di Poli viene in mano di Riccardo. — Guerra nella Città. — Innocenzo III fugge ad Anagni (1203). — Lotta delle fazioni per ragione del Senato. — Innocenzo ritorna (1204). — Gregorio Pierleone Rainerii, senatore. — Dispute acerbe per la costituzione. — Indole di cotai guerre civili. — Innocenzo giunge ancora una volta a ottenere che l’elezione del Senato sia tenuta per cosa di diritto pontificio (1205)</td> <td class="pag"><a href="#cap1-9-4">45</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo secondo</span>. — § 1. Condizioni di Sicilia. — Innocenzo III diventa il tutore di Federico. — Markwaldo. — Gualtiero di Brienne. — I Baroni germanici nel Lazio. — I Comuni del Lazio. — Riccardo Conti diventa conte di Sora. — Il Papa torna dal Lazio a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Innocenzo III nelle sue attenenze colla lotta della successione al trono di Alemagna. — Ottone della casa dei Guelfi e Filippo di Svevia. — Trattato di Neuss. — Lo Stato della Chiesa è riconosciuto nel diritto publico dell’Impero: estensione dello Stato. — Il partito di Filippo protesta contro le ingerenze del Papa nella elezione del Re. — Pietro di Aragona s’incorona a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9-2">75</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. La Germania si volta alla parte di Filippo. — Negoziati di lui col Papa. — Re Filippo è assassinato. — Ottone <span class="pagenum" id="Page_765">[765]</span> è riconosciuto per re in Germania. — Ottone IV viene a Roma: coronazione imperiale. — Combattimento nella Leonina</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9-3">88</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Ottone IV la rompe col Papa. — Disinganno di Innocenzo. — L’Imperatore di guelfo si tramuta in ghibellino. — Ottone muove nelle Puglie. — Il Papa lo scomunica. — I Tedeschi chiamano al trono Federico di Sicilia. — Ottone IV se ne ritorna in Alemagna</td> <td class="pag"><a href="#cap2-9-4">100</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo terzo</span>. — § 1. Federico risolve di andare in Alemagna. — Viene a Roma. — È coronato ad Aquisgrana nel 1215. — Fa voto di intraprendere una Crociata. — Concilio Lateranense. — Innocenzo III muore. — Indole di lui. — Grandezza mondiale del Papato</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9">111</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Operosità degli eretici. — Dottrina della povertà cristiana. — Fondazione degli ordini mendicanti. — San Francesco e san Domenico. — I primi conventi dei loro ordini in Roma. — Indole e influenza del monachismo mendicante. — La setta degli Spirituali</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9-2">121</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Onorio III, papa. — La famiglia Savelli. — Pietro di Courtenay riceve a Roma (1217) la corona dell’Impero di Bisanzio. — Federico trae in lungo la Crociata. — Ottone IV muore nel 1218; Enrico di Sicilia è eletto a successore di Federico in Germania. — Torbidi in Roma al tempo di Parenzo senatore. — Federico II viene a Roma e vi si incorona (1220). — Costituzioni imperiali</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9-3">137</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Federico II torna in Sicilia. — Onorio III possiede in pace lo Stato della Chiesa. — Un Conte imperiale governa la Romagna. — Torbidi a Spoleto. — Roma e Viterbo. — Moti democratici a Perugia. — Roma e Perugia. — Il Papa fugge di Roma. — Parenzo senatore. — Negoziati a cagione della Crociata parecchie volte protratta. — Angelo de Benincasa, senatore. — Atteggiamento ostile dei Lombardi contro l’Imperatore. — Broncio <span class="pagenum" id="Page_766">[766]</span> fra l’Imperatore e il Pontefice. — Federico la rompe con Giovanni di Brienne. — Onorio III muore (1227)</td> <td class="pag"><a href="#cap3-9-4">148</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quarto</span>. — § 1. Ugolino Conti è fatto papa con nome di Gregorio IX. — Esige che l’Imperatore parta per la Crociata. — Federico parte, ritorna ed è scomunicato (1227). — Manifesti dell’Imperatore e del Papa. — La fazione imperiale discaccia Gregorio IX di Roma. — Crociata contro l’Imperatore. — Il Papa invade le Puglie nel 1229. — Ritorna l’Imperatore; i Pontificî fuggono</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9">163</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Inondazione del Tevere (1230). — I Romani chiamano Gregorio IX. — Pace conchiusa a San Germano (1230). — Primo supplizio di una torma di eretici in Roma. — Annibale, senatore, promulga un editto contro l’eresia. — Persecuzione degli eretici: Inquisizione</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9-2">176</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Torbidi nuovi in Roma. — Giovanni di Poli, senatore (1232). — I Romani vogliono torre la Campagna al Pontefice. — L’Imperatore si fa mediatore di pace fra Roma e il Papa. «Vitorchiano fedele. — Nuova ribellione dei Romani. — Loro manifesto politico. — Si sollevano nell’anno 1234 col serio tentativo di farsi liberi</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9-3">187</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Luca Savelli, senatore (1234). — I Romani affermano che il <i>Patrimonium</i> di san Pietro è proprietà della Città. — Il Papa invoca l’aiuto della Cristianità contro di loro. — L’Imperatore gli viene in aiuto. — I Romani sono sconfitti vicino Viterbo. — Angelo Malabranca, senatore (1235). — Roma con un trattato si sottomette al reggimento pontificio</td> <td class="pag"><a href="#cap4-9-4">197</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quinto</span>. — § 1. Federico II in Germania e in Italia. — Ei risolve di romper guerra contro la federazione lombarda. — I Comuni ed il Papa. — Lega delle città umbre e toscane. — Quale idea si formasse il Papa del suo diritto di signoria sull’Italia e sul mondo. — Titolo di proconsole <span class="pagenum" id="Page_767">[767]</span> de’ Romani. — Pietro Frangipane. — <i>Johannes Poli e Johannes Cinthii</i>, senatori. — Torna il Papa nel 1237. — Battaglia di Cortenuova. — Il carroccio milanese a Roma. — <i>Johannes de Judice</i>, senatore</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9">207</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Esorbitanze dell’Imperatore contro i Lombardi. — Il Papa lo scomunica e gli dichiara la guerra (1239). — Federico in gran collera scrive a’ Romani. — Suo manifesto ai Re. — Manifesto avverso del Pontefice. — Condizioni difficili di Federico II che combatte contro l’indirizzo del suo tempo. — Contraddizioni nella sua indole. — Impressione che le sue lettere fanno sul mondo. — La Curia romana è odiata per le sue estorsioni di denaro. — Come si ordinassero i partiti combattenti. — Federico muove guerra contro lo Stato ecclesiastico.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9-2">223</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Le città dello Stato ecclesiastico si mettono dalla parte di Federico. — Questi pone il suo quartiere generale a Viterbo. — Condizioni disperate del Papa in Roma. — Per che ragione la Città si conservasse guelfa. — La grande processione di Gregorio IX commuove ad entusiasmo i Romani, i quali prendono la croce. — Ritirata di Federico II. — Armistizio. — Il Papa lo rompe. — Deserzione del cardinale Giovanni Colonna. — Gregorio IX bandisce un Concilio. — I preti prigionieri a Monte Cristo (1241). — I Tartari. — Negoziati di pace infruttuosi. — Un Anibaldi e Odone Colonna, senatori. — <i>Matheus Rubeus</i> Orsini, senatore unico. — Federico blocca Roma. — Gregorio IX muore nel 1241</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9-3">233</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Federico II torna nel reame. — Elezione e presta morte di Celestino IV. — I Cardinali si sparpagliano. — La Chiesa rimane priva di capo. — Lega di Roma con Perugia e con Narni (1242). — I Romani muovono contro di Tivoli; Federico nuovamente contro di Roma. — Edificazione di <i>Flagellae</i>. — Federico torna sui monti latini. — I <span class="pagenum" id="Page_768">[768]</span> Saraceni distruggono Albano. — Condizioni dei monti Latini. — Albano. — Aricia. — La via Appia. — Nemi. — Civita Lavinia. — Genzano. — La casa dei Gandolfi. — Terre poste sul versante tusculano dei monti. — Grotta Ferrata. — Statue di bronzo ivi esistenti</td> <td class="pag"><a href="#cap5-9-4">247</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo sesto</span>. — § 1. Sinibaldo Fieschi è eletto papa con nome di Innocenzo IV (1243). — Trattative di pace. — Il Pontefice viene a Roma. — Viterbo si stacca dall’Imperatore, che è ricacciato da questa città. — Un Anibaldi e Napoleone Orsini, senatori. — Preliminari di pace in Roma. — L’Imperatore non vi acconsente. — Il Papa fugge a Genova (1244)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9">261</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Innocenzo raduna un Concilio a Lione (1245). — L’Imperatore è deposto. — Conseguenze di questa sentenza. — Federico esorta i Principi d’Europa ad unirsi con lui. — Manifesto del Papa. — Opinione publica in Europa. — Che cosa volesse l’Imperatore. — Innocenzo IV giura guerra a morte contro la stirpe degli Hohenstaufen</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9-2">275</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Alcuni baroni di Sicilia congiurano contro l’Imperatore: la cospirazione è repressa. — Fortuna guerresca di Federico. — Ei s’impadronisce di Viterbo e di Firenze. — Condizioni di Roma. — Il Senatore scrive al Papa ammonendolo di ritornare. — Il Papa dà Taranto in feudo ai Frangipani. — L’Imperatore vuol muovere contro Lione. — Deserzione di Parma; sventura dell’Imperatore. — Enzo è fatto prigioniero dai Bolognesi. — Fine di Pier delle Vigne. — Federico II muore (1250). — La persona di lui nella storia</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9-3">289</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. I figli di Federico II. — Corrado IV. — Il Papa torna in Italia. — Condizioni di questo paese. — Manfredi vicario di Corrado. — Corrado viene in Italia e prende possesso del reame. — Innocenzo IV ne concede l’investitura prima a Carlo d’Angiò, indi ad un Principe inglese. — Il senatore Brancaleone <span class="pagenum" id="Page_769">[769]</span> lo costringe a porre nuovamente la sua residenza in Roma (1253). — Il principe Edmondo riceve Sicilia in feudo dal Papa. — Morte fatale di Corrado IV (1254)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-9-4">308</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo settimo</span>. — § 1. Brancaleone, senatore di Roma (1252). — Qualche particolarità sull’officio senatorio e sull’ordinamento della Republica romana a questa età. — Opposizione dei baroni romani, ed opera energica del novello Senatore.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9">321</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Innocenzo IV viene ad Anagni. — Tivoli si sottomette al Campidoglio. — Il Papa si arma per prendere possesso del reame di Sicilia. — Manfredi gli presta vassallaggio. — Innocenzo IV entra a Napoli. — Manfredi fugge. — Vince a Foggia. — Innocenzo IV muore (1254). — Alessandro IV viene a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9-2">338</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Governo di Brancaleone a Roma. — Intendimenti delle corporazioni. — Loro attenenze in Roma. — Organamento della corporazione dei mercanti. — Fondazione del <i>Populus</i>. — Brancaleone, primo capitano del Popolo romano. — Sua caduta e sua prigionia nell’anno 1255. — Bologna colpita dell’interdetto. — Emanuele de Madio, senatore. — Brancaleone è liberato, e torna a Bologna</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9-3">350</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Cade Emanuele de Madio (1257). — Il demagogo Matteo de Bealvere. — Brancaleone torna in officio di senatore. — Punizione inflitta ai nobili. — Distruggonsi le torri della nobiltà a Roma. — Brancaleone muore (1258). — Onorifica memoria di lui. — Sue monete. — Castellano degli Andalò, senatore. — Cade, ed è fatto prigioniero. — Napoleone Orsini e Riccardo Anibaldi, senatori. — Cade la casa dei Romano. — I flagellatori.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-9-4">363</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="pagenum" id="Page_770">[770]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">LIBRO DECIMO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+<tr>
+ <td colspan="2" class="center"> STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA DALL’ANNO 1260 AL 1305.</td>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo primo</span>. — § 1. L’Impero tedesco. — Manfredi, re di Sicilia. — Sue relazioni col Papa in Italia. — Grande vittoria dei Ghibellini a Montaperti. — Firenze ed altre città prestano omaggio a Manfredi. — I Guelfi si volgono a Corradino in Germania. — Alessandro IV muore nel 1261. — Urbano IV, papa</td> <td class="pag"><a href="#cap1-10">381</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. A Roma si lotta per la elezione del Senatore. — Giovanni Savelli e Anibaldo Anibaldi, senatori (1261). — I Guelfi fanno senatore Riccardo di Cornovaglia; i Ghibellini vi eleggono Manfredi. — Carlo di Angiò, candidato senatore. — Urbano IV offre a lui la Sicilia. — Trattative per ragione del Senato. — Il Gaucelin e il Cantelmi, primi prosenatori di Carlo. — I Guelfi e i Ghibellini si guerreggiano nella Tuscia romana. — Pietro di Vico. — Manfredi è deluso nelle sue mire su Roma. — Pietro di Vico è ricacciato della Città. — Urbano IV muore nel 1264</td> <td class="pag"><a href="#cap1-10-2">390</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Clemente IV papa (1265). — Eccita Carlo alla conquista di Sicilia. — Apparati guerreschi di Manfredi. — Condizioni difficili dei Guelfi in Roma. — Carlo parte e sbarca felicemente: entra in Roma. — È costretto a sgombrare il palazzo Lateranense. — Prende possesso del Senato. — I legati del Papa lo investono di Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#cap1-10-3">407</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo secondo</span>. — § 1. Manfredi entra nelle terre romane. — Primo scontro dei due nemici. — Condizioni deplorevoli di Carlo in Roma. — L’esercito provenzale attraversa Italia ed entra in Roma. — Carlo, in san Pietro, è coronato re di Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#cap2-10">425</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_771">[771]</span> § 2. Carlo muove di Roma. — Supera trionfalmente la linea di difesa del Liri. — Battaglia di Benevento. — Caduta gloriosa di Manfredi. — Carlo spaccia corrieri al Papa. — Indole di Manfredi. — Ragioni della sua presta fine. — Sorti di Elena sua sposa e de’ suoi figli. — Carlo di Angiò entra in Napoli.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-10-2">436</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Carlo dimette l’officio di senatore. — Corrado Beltrami Monaldeschi e Luca Savelli, senatori (1266). — Governo democratico in Roma sotto di Angelo Capocci. — Don Arrigo di Castiglia, senatore (1267). — I Ghibellini si raccolgono in Toscana. — Loro legati vanno in Germania per invitare Corradino che venga a Roma. — Corradino si decide ad imprendere la spedizione.</td> <td class="pag"><a href="#cap2-10-3">455</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo terzo</span>. — § 1. I Ghibellini apparecchiano la spedizione di Corradino. — Carlo, capo della federazione guelfa, va a Firenze. — Sollevazione di Sicilia e delle Puglie. — Don Arrigo sposa la causa dei Ghibellini. — Guido di Montefeltro, prosenatore. — Corradino scende in Italia. — Galvano Lancia a Roma. — Il Senatore s’impadronisce dei capi de’ Guelfi. — Lega di Roma con Pisa, con Siena e coi Ghibellini di Toscana.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-10">467</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Male condizioni di Corradino nell’Italia settentrionale. — Ei giunge a Pavia. — Carlo si reca dal Pontefice a Viterbo. — Bolla di scomunica. — Accoglienze che Pisa fa a Corradino. — Fallisce un tentativo di Carlo contro Roma. — Prima vittoria di Corradino. — Ei muove a Roma. — V’è ricevuto festosamente. — I capi della parte ghibellina. — Corradino parte di Roma. — Battaglia di Tagliacozzo. — Vittoria e sconfitta di Corradino.</td> <td class="pag"><a href="#cap3-10-2">480</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Dal campo di battaglia Corradino fugge a Roma. — Vi fa breve dimora. — Fugge; è fatto prigioniero, e consegnato al nemico in Astura. — I prigionieri nel castello di Palestrina. — Galvano Lancia condotto al supplizio. — Carlo diventa senatore una seconda volta. — Sorti di Corrado di <span class="pagenum" id="Page_772">[772]</span> Antiochia e di don Arrigo. — Fine di Corradino. — Clemente IV muore (1248)</td> <td class="pag"><a href="#cap3-10-3">497</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quarto</span>. — § 1. Carlo, coi suoi prosenatori, governa a lungo e con energia in Roma. — Monete di lui. — Statua a suo onore. — Torna a Roma nel 1271. — I cardinali, radunati a Viterbo, non sanno chi eleggere papa. — Guido di Montfort uccide Enrico principe inglese. — Elezione di Gregorio X. — Elezione di Rodolfo d’Asburgo. — Fine dell’interregno</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10">515</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Gregorio X va a Lione. — Guelfi e Ghibellini a Firenze. — Concilio di Lione. — Gregorio X promulga la legge del Conclave. — Rodolfo concede un diploma a favore della Chiesa. — Idea di Gregorio X sui rapporti fra la Chiesa e l’Impero. — Privilegî di Losanna. — Gregorio X a Firenze. — Muore. — Innocenzo V. — Adriano V. — Giovanni XXI</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10-2">528</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Vacanza della santa Sede. — Nicolò III. — Un Orsini papa. — Conferma giuridica dello Stato della Chiesa. — La Romagna viene ceduta al Pontefice. — Bertoldo Orsini, primo conte pontificio della Romagna. — Carlo si dimette dall’officio di vicario della Toscana e da quello di senatore. — Costituzione di Nicolò III sull’investitura del Senato. — <i>Matheus Rubeus</i> Orsini, senatore. — Giovanni Colonna e Pandolfo Savelli, senatori. — Nepotismo. — Nicolò III muore nel 1280</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10-3">541</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Pietro Conti e Gentile Orsini, senatori. — Tumultuosa elezione pontificia a Viterbo. — Gli Anibaldi e gli Orsini. — Martino IV. — Conferisce a Carlo l’officio senatorio. — Martino è dominato da Carlo. — Rivoluzione di Sicilia. — I Vespri. — Rivoluzione a Roma. — È discacciato il Prosenatore francese. — <i>Johannes Cinthii</i> Malabranca, capitano del Popolo. — Il Papa cede. — Anibaldo Anibaldi e Pandolfo Savelli, senatori. — Muoiono Carlo I e Martino IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-10-4">557</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_773">[773]</span> <span class="smcap">Capitolo quinto</span>. — § 1. Onorio IV. — Pandolfo Savelli, senatore. Relazioni con Sicilia e coll’Impero. — La santa Sede rimane vacante per un anno. — Nicolò IV. — Carlo II è coronato a Rieti. — I Colonna. — Il cardinale Jacopo Colonna. — Giovanni Colonna e i suoi figliuoli, Pietro cardinale e Stefano conte. — Ribellione di Romagna. — Gli Orsini avversano i Colonna. — Bertoldo Orsini, senatore. — Giovanni Colonna, senatore (1289). — Viterbo soggetto al Campidoglio. — Pandolfo Savelli, senatore (1291). — Stefano Colonna e <i>Matheus Raynaldi</i> Orsini, senatori (1292). — Nicolò IV muore (1292)</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10">571</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Le fazioni degli Orsini e dei Colonna si contrastano l’elezione pontificia. — Anarchia in Roma. — Agapito Colonna e un Orsini, senatori (1293). — Pietro Stefaneschi e Odone di Sant’Eustachio, senatori. — Conclave raccolto a Perugia. — Pietro del Murrone è eletto papa. — Vita e ritratto di quel solitario. — Sua strana entrata in Aquila, dov’è consecrato con nome di Celestino V (1294). — Re Carlo II ne diventa padrone. — Celestino V a Napoli. — Abdica</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10-2">585</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Benedetto Gaetani, papa. — Va a Roma. — Fuga dell’ex-Pontefice. — Magnifica coronazione di Bonifacio VIII. — Fine di Celestino V. — Sicilia. — Jacopo di Aragona si sottomette alla Chiesa. — Costanza a Roma. — Feste nuziali. — I Siciliani continuano la guerra sotto re Federico. — Bonifacio VIII investe Jacopo di Sardegna e di Corsica. — <i>Hugolinus de Rubeis</i>, senatore. — Pandolfo Savelli, senatore (1297). — La casa dei Gaetani. — Loffredo conte di Caserta. — Francesco cardinale. — Pietro Gaetani, conte palatino lateranense</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10-3">598</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Dissidio famigliare di casa Colonna. — Jacopo e Pietro cardinali s’inimicano Bonifacio VIII. — Opposizione contro il Papa. — I due cardinali sono deposti. — Fra Jacopone da Todi. — Manifesto <span class="pagenum" id="Page_774">[774]</span> contro il Pontefice. — I Colonna sono scomunicati. — Pandolfo Savelli cerca di intromettersi paciere. — Crociata contro i Colonna. — Assedio di Palestrina. — I Colonna si sottomettono in Rieti. — Il Papa distrugge Palestrina. — I Colonna fuggono e sono banditi. — Sciarra e Stefano in esilio.</td> <td class="pag"><a href="#cap5-10-4">614</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo sesto</span>. — § 1. A Roma si celebra il giubileo secolare. — Riccardo Anibaldi del Colosseo e Gentile Orsini, senatori (1300). — Toscanella sotto il dominio del Campidoglio. — Dante e Giovanni Villani vengono a Roma pellegrini</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10">633</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Federico vittorioso in Sicilia. — Bonifacio VIII chiama in Italia Carlo di Valois. — L’Impero. — Adolfo e Alberto. — Toscana. — I Bianchi e i Neri. — Dante in Vaticano. — Figura meschina di Carlo di Valois. — Pace di Calatabellota. — Contesa fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello. — Bolla <i>Clericis laicos</i>. — Una Bolla è arsa publicamente a Parigi. — Tutta Francia si volta contro il Papa. — Concilio del Novembre in Roma. — Il parlamento di Francia s’appella ad un Concilio generale. — Il Papa riconosce Alberto di Austria. — Avvilimento dell’Impero</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10-2">643</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Piano dei Francesi indiritto alla caduta del Papa. — Sciarra e il Nogaret vengono in Italia. — Congiura dei Baroni latini. — Come si fosse fondata nel Lazio la potenza della famiglia Gaetani. — Catastrofe di Anagni. — Il Papa torna a Roma. — Sua condizione disperata in Vaticano. — Muore nel 1303.</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10-3">656</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Benedetto XI, papa. — Sue tristissime condizioni. — Abroga i decreti del suo predecessore. — Gentile Orsini e Luca Savelli, senatori. — I Colonna sono ristorati in signoria. — Benedetto XI istituisce un’inquisizione contro i colpevoli di Anagni e muore nel 1304. — Si contende a lungo per l’elezione. — Vendetta e guerra dei Gaetani nella Campagna. — Clemente V, papa. — La santa Sede è tenuta in Francia</td> <td class="pag"><a href="#cap6-10-4">676</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_775">[775]</span> <span class="smcap">Capitolo settimo</span>. — § 1. Stato della scienza nel secolo decimoterzo. — Papi e Cardinali eruditi. — Roma manca di cultura. — Romani vanno a studio a Parigi e a Bologna. — Roma non ha università. — Scuola del palazzo pontificio. — Innocenzo IV ordina che si fondi una scuola di leggi. — Le collezioni delle Decretali. — Nel secolo decimoterzo predomina lo studio del diritto. — Statuti comunali. — Carlo d’Angiò ordina che in Roma si fondi un’università. — Urbano IV. — San Tommaso d’Aquino. — San Bonaventura. — Romani da professori a Parigi. — Bonifacio VIII fondator vero dell’università di Roma.</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10">689</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Vengono in fiore gli studî di storia. — Primi Storici che scrivessero in volgare. — Roma non ha storiografi, nè annalisti. — L’archivio capitolino manca di documenti del medio evo. — Storiografi dei Papi e della Chiesa. — Saba Malaspina. — Giovanni Colonna. — Egidio Colonna. — Suo trattato «Del reggimento dei Principi. — L’<i>Oculus Pastoralis</i>. — Poeti. — Poesie dei Francescani. — Fra Jacopone. — La lingua volgare romana, e giudizio che Dante ne dà. — Il cardinale Jacopo Stefaneschi, poeta e protettore di dotti</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-2">702</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Edificazione di chiese. — Il san Pietro e il Vaticano. — Il san Paolo. — Il Laterano. — La cappella <i>Sancta Sanctorum</i>. — Si pon termine alla fabbrica del san Lorenzo fuor delle mura. — La santa Sabina. — Ospitali. — Santo Spirito. — Il san Tommaso <i>in Formis</i>. — L’ospitale attiguo al Laterano. — Il sant’Antonio abate. — Stile gotico in Roma. — Santa Maria sopra Minerva. — Casamari. — Fossanova. — Tabernacoli gotici nelle chiese romane. — Famiglia dei Cosmati. — Tombe del secolo decimoterzo. — Caratteri di scrittura degli epitaffî romani</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-3">712</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Arti belle. — Scultura. — La statua di Carlo d’Angiò in Campidoglio. — Statue ad onore di <span class="pagenum" id="Page_776">[776]</span> Bonifacio VIII. — Pittura. — Affreschi. — Lavori di Giotto in Roma. — Viene in fiore la pittura in musaico. — Tribune decorate da Jacopo de Turrita. — La «Navicella, musaico di Giotto in Vaticano</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-4">730</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Aspetto generale di Roma nel secolo decimoterzo. — Le torri romane e le rocche della nobiltà. — La torre dei Conti e la torre «delle Milizie. — La rocca «Capo di Bove lungo la via Appia. — Palazzo comunale in Campidoglio</td> <td class="pag"><a href="#cap7-10-5">740</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span><i>Ex patre Trasmundo, de Comitibus Signiae</i> (<i>Gesta
+Innoc. III</i>, c. I). <span class="smcap">Contelorius</span>, <i>Geneal. famil. Comitum</i>, Roma
+1650. Manca di critica <span class="smcap">Marco Dionigi</span>, <i>Geneal. di Casa
+Conti</i>, Parma 1663. Il <span class="smcap">Ratti</span>, <i>Hist. della fam. Sforza</i>, II, contiene
+in alcuni capitoli delle buone notizie intorno ai Conti.
+Dal marchese <span class="smcap">Camillo Trasmondi</span>, <i>Compendio storico-genealogico
+della patricia fam. Trasmondi</i>, Roma 1832, derivano
+i cenni che senza critica ne raccolse l’<span class="smcap">Hurter</span>. Io lessi atti,
+esaminai alberi genealogici e la detta scrittura nell’archivio
+del Campidoglio, ma mi passo di dire delle favolose ipotesi
+del <span class="smcap">Trasmondi</span>, e di quelle dell’<span class="smcap">Hurter</span>, la cui opera erudita
+su di Innocenzo III contiene parecchi errori in fatto di storia
+della Città. Ei dice: «Non v’ebbe una contea della Campania»;
+eppure essa esisteva di già nel secolo decimo (Vol. III, pag. 437
+di questa Storia.). L’opinione che prima del secolo decimoterzo
+non vi fossero Conti di Segni, è contraddetta dal fatto che <span class="smcap">Amatus</span>
+era <i>comes Signiae anno 977</i> (Vol. III, pag. 557 in nota).
+La contea della Campania era, come la Sabina, governata
+da Consoli pontificî, da <i>Duces</i> o da <i>Comites</i>. È eziandio errore
+di confondere la casa Conti coi Crescenzi. Quella fu di origine
+longobarda, e la sua grandezza derivò per primo da
+papa Innocenzo. Anche il <span class="smcap">Contelorio</span> comincia coll’epoca
+di lui la serie dei Conti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>I <i>Gesta</i> erroneamente scrivono <i>Scorta</i> a vece di <i>Scotta</i>.
+Evvi un <i>Romanus de Scotto</i> dell’a. 1109 (Vol. IV, pag. 377,
+nota 1); ed un senatore <i>Bobo Donnae Scottae</i> dell’a. 1188
+(ivi, pagina 707, nota 3). Il <span class="smcap">Grimaldi</span>, <i>Liber Canonicor. S. Vaticanae
+Basilicae</i> (<i>Mscr. Vatican. 6437</i>, fol. 162) dice che gli
+Scotti dimorassero nella regione <i>Arenula</i>, presso a <i>S. Benedicti
+Scottorum</i>, oggidì <i>S. Trinitatis Peregrinorum</i>. La famiglia
+era in Roma assai numerosa di persone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, <i>Annal.</i>, p. 778. Innocenzo fece a
+questo tempo numerare i cittadini a seconda delle giurisdizioni
+delle chiese, ma sventuratamente quei registri statistici
+non giunsero fino a noi. Il <span class="smcap">Cancellieri</span>, <i>del Tarantismo</i>,
+p. 19, reputa che allora la popolazione di Roma salisse
+a 35,000 anime: ma è cosa di cui non si può aver
+prova.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Cancellieri</span>, <i>Storia de’ solenni possessi de’ sommi Pontefici</i>.
+L’antichissima descrizione di quelle consuetudini ch’è
+data nella <i>Vita Paschalis II</i> (1099) contiene omai le forme dei
+Libri rituali dei secoli duodecimo e decimoterzo. Vedi gli <i>Ordines
+Romani</i> nel <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. It.</i>, II: il più esatto è
+l’<i>Ordo XIV</i> del cardinale <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, che descrisse
+eziandio in un poema la processione tenuta per la coronazione
+di Bonifacio VIII (<i>De coronatione Bonif. VIII</i>, <span class="smcap">Muratori</span>,
+III, 644).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span><i>Regnum</i> o <i>Phrygium</i>: trovasene il disegno nel <span class="smcap">Garampi</span>,
+<i>del Sigillo della Garfagnana</i>, dove (p. 91) è data la
+descrizione della tiara di Bonifacio VIII. — Vuolsi che Nicolò I
+adoperasse una sola corona, che Bonifacio VIII ne cingesse
+due, e Urbano V usasse di un triplice serto, ma è cosa di cui
+non si può conseguire la prova. Il <span class="smcap">Garampi</span> tien nota di quel
+passo di <span class="smcap">Benzone</span>, secondo cui Nicolò II (1059) avrebbe tenuto
+in capo due diademi. Oggidì nelle grandi festività vedonsi recare
+in giro quelle splendide tiare, ma nessuna di esse deriva
+dal medio evo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span><i>Accipe Tiaram, ut scias te esse Patrem Principum et
+Regum, Rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris nostri
+Jesu Christi, cujus est honor et gloria in saecula saeculorum.</i>
+Vedi la nota del <span class="smcap">Papebroch</span> al testo di <span class="smcap">Jacopo</span> cardinale
+(<span class="smcap">Murat.</span>, III, 648).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span><i>Senatores Urbis D. Papam debent adextrare</i>; e in
+cambio ne riscotevano dieci <i>Solidi</i>: <i>Ordo XII</i> di <span class="smcap">Cencio</span>. Nel
+<i>Processus</i> di Gregorio IX ne guidarono il cavallo il Senatore
+ed il Prefetto della Città. I Papi andavano a cavallo;
+Paolo IV pel primo si fe’ portare in lettiga. Quei magnifici
+cortei vedonsi in Roma or qua or là dipinti in quadri dei
+secoli decimosesto, decimosettimo e decimottavo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span><i>XII bandonarii cum XII vexillis rubeis.</i> Nell’<i>Ordo</i>
+di <span class="smcap">Benedetto</span> (della metà del secolo duodecimo): <i>milites draconarii,
+portantes XII vexilla quae bandora vocantur</i>; ed allora
+erano ancora milizie cavalleresche delle dodici regioni. Per
+lo contrario omai <span class="smcap">Cencio</span> spiega assolutamente che quei vessilliferi
+erano la <i>Schola</i> dei <i>Bandonarii colosaei et cacabarii</i> (<span class="smcap">Mabill.</span>,
+<i>Mus. It.</i>, II, 199). Ma quella <i>Schola</i> è menzionata accanto
+ai fabbri, ai lavoratori di lampade ed ai magnani in
+servizio del Papa, e per conseguenza appare essere stata una
+maestranza di operai che lavoravano di bandiere e di simili
+arnesi. Nel secolo decimosesto i dodici vessilliferi furono chiamati
+semplicemente <i>cursores</i>, ed erano corrieri pontificî, ossiano
+staffette. Così nella processione d’Innocenzo VIII, dell’a.
+1484: <i>duodecim cursores Papae cum XII vexillis rubeis,
+bini et bini. — Duo praefecti navales</i>: lo <span class="smcap">Stefaneschi</span> li vide
+nel corteo di Bonifacio VIII; e compaiono eziandio nel secolo
+decimoquinto, in segno che il Papa ha il dominio anche
+del mare.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Archi di onore, per la prima volta menzionati nella <i>Vita
+Calixti II</i>, a. 1119, usavansi anche nella processione della seconda
+festa di Pasqua. L’<i>Ordo XII</i> ne denota la positura da torri,
+da case e da chiese vicine, ma omai <span class="smcap">Cencio</span> osserva che molti
+nomi delle Stazioni fossero andati in disuso; e di già egli fa
+parola del palazzo Massimo (<i>domus Maximi</i>). Il testo che il
+<span class="smcap">Mabillon</span> publicò dell’<i>Ordo</i> di <span class="smcap">Cencio</span> ribocca di errori; così
+io riscontrai comparandolo coi mscr. fiorentini. Ad esempio,
+invece che <i>Arcus de Cairande</i>, io vi lessi <i>Arcus de Miranda</i>;
+invece di <i>salacia fragmina pannorum</i>, frase senza senso, lessi
+<i>palatia Frajapanorum</i>. Anche i nomi di chiese sono sfigurati.
+Desiderabile sarebbe una edizione corretta dell’<i>Ordo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Gli <i>Ordines</i> più antichi danno alla torre il nome di
+<i>Turris Stephani Serpetri</i>; i posteriori la chiamano <i>de Campo</i>
+(Campo di Fiore): è la torre <i>in Parione</i>, che nell’età di Gregorio
+VII aveva appartenuto a Stefano prefetto urbano, padre
+del mal famoso Cencio. Stette ancor lungamente con un
+orologio, finchè sparve allorchè si edificò il palazzo Pio sulle
+ruine del teatro di Pompeo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span><i>Et veniunt illuc Judaei cum Lege, facientes ei laudem,
+et offerunt ei Legem, ut adoret: et tunc Papa commendat Legem,
+et damnat observantiam Judaeorum sive intellectum, quia
+quem dicunt venturum Ecclesia docet et praedicat jam venisse
+dominum Jesum Christum: Ordo XIV.</i> E a tale proposito
+sono notevoli i versi del medesimo cardinale <span class="smcap">Jacopo</span> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+III, 652):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> —&nbsp;<i>Judaea canens, quae caecula corde est</i></p>
+<p class="i01"><i>Occurrit vaesana Duci, Parione sub ipso</i>&nbsp;—&nbsp;—&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Ignotus Judaea Deus, tibi cognitus olim;</i></p>
+<p class="i01"><i>Qui quondam populus, nunc hostis</i>&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+A quest’occasione gli Ebrei contribuivano alle cucine pontificie
+una libbra di pepe e due di cannella: <i>Ordo XII</i>, p. 200.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span>Nella Vita di Gregorio IX: <i>et puerilis linguae garrulitas
+procacia fescennia cantabat</i>. Certo, a modo dei Romani
+antichi, vi avranno avuto in mezzo anche canzoni satiriche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note13">
+<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&#160;&#160;</span>Innanzi al san Pietro; vicino alla torre <i>Stephani Petri</i>;
+in prossimità del <i>Palatium Centii Muscae in Punga</i>;
+presso al san Marco; presso a sant’Adriano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note14">
+<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il Vol. IV, a carte 751. San Clemente stava allora
+a destra del corteo, non, come oggi, a mancina. <span class="smcap">Jacopo
+Stefaneschi</span> dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Romulei qua Templa jacent, celsusque Colossus,</i></p>
+<p class="i01"><i>Quoque pius colitur Clemens, qui dexter eunti est.</i>&nbsp;—</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note15">
+<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&#160;&#160;</span><i>Ducitur a cardinalibus ad sedem lapideam, quae sedes
+dicitur Stercoraria — Ut vere dicere possit: suscitat de
+pulvere egenum, de stercore erigit pauperem: ut sedeat cum
+principibus et solium gloriae teneat: Ordo XII</i>. È la prima
+menzione che si faccia della <i>Stercoraria</i> col suo nome. Anche
+Giulio II vi si assidette, e, per l’ultima volta, Leone X.
+Pio VI fece ripulire il sedile di porfido, e collocarlo nel museo
+Vaticano. Colà se ne vede anche un altro della stessa
+foggia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note16">
+<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&#160;&#160;</span><i>Argentum et aurum non est mihi; quod autem habeo,
+hoc tibi do: Ordo XIV</i>. Il detto era bello, ma assai spesso
+tornava ad ironia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note17">
+<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&#160;&#160;</span>Nella <i>Vita Paschalis II</i> dicesi ancora: <i>baltheo succingitur,
+cum septem ex eo pendentibus clavibus, septemque
+sigillis</i>. <span class="smcap">Cancellieri</span>, p. 6. Oggi le sette chiavi si tramutarono
+in una d’oro ed in una d’argento, che vengono porte
+al Papa in una coppa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note18">
+<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&#160;&#160;</span>Pagavasi ogni servigio, anche allora che nelle processioni
+dell’Avvento e di Pasqua il Papa moveva coronato.
+Tutte le <i>Scholae</i> pontificie, officiali, chiese, conventi, giudici,
+scrivani, il Prefetto, i Senatori ricevevano un donativo. Tenui
+erano le somme, ma grande il numero di chi riceveva
+il presente. Tutti gli archi d’onore costavano libbre trentacinque.
+Gli Ebrei toccavano venti <i>Solidi</i>, più delle altre
+<i>Scholae</i>; i Senatori, ad Avvento ed a Pasqua, allorchè mezzi
+di loro pranzavano dal Papa, ricevevano un malechino a testa
+(altrettanto forse ogni giudice ed ogni avvocato): ad ogni
+festività in cui il Papa usciva coronato, avevano una botte
+di vino ed una di claretto, e un pranzo di quaranta coperti
+(<i>Ordo XII</i>). Il Prefetto della Città aveva un pranzo di quindici
+coperti, un barile (misura usitata ancora oggidì) di vino, ed
+uno di claretto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note19">
+<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&#160;&#160;</span>Enrico VI aveva ridotto lo Stato della Chiesa a quegli
+istessi confini di Ducato romano cui fu ristretto negli ultimi
+tempi, e mantenuto dall’occupazione francese fino al 1870.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note20">
+<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad ligiam fidelitatem recepit — de praefectura eum
+publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis
+Imperatori fuerat obligatus: Gesta</i>, c. 8, ed <i>Ep.</i> I, 23.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note21">
+<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&#160;&#160;</span><i>Ego Petrus Urbis praefectus juro, quod terram, quam
+mihi D. Papa procurandam commisit, fideliter procurabo ad
+honorem et profectum Ecclesiae:</i> formula giuratoria nella
+<i>Ep.</i> 577, lib. I. <i>Epistolar. Innoc.</i> — Stando ai <i>Reg. Innoc. III</i>,
+I, <i>Ep.</i> 23, distinguesi quell’omaggio in due atti: primieramente
+si compie l’investitura dell’officio col simbolo del
+mantello, indi succedono il <i>ligium homagium</i> e l’investitura
+col simbolo del calice: io credo che quest’ultimo atto costituisse
+l’infeudazione del territorio prefettizio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note22">
+<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&#160;&#160;</span>Scrittura dell’antiquario <span class="smcap">Signorilis</span> (<i>Mscr. Vatican.
+3536</i>). L’Autore dice di aver trovato il documento di cui
+diciamo sopra, <i>in principio Censuarii antiqui dicte urbis
+jam in novitatibus Romanis amissi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note23">
+<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&#160;&#160;</span>Quanto ampli fossero ancora nel secolo duodecimo
+i suoi privilegî si pare eziandio dalla consuetudine che al
+Prefetto perveniva il patrimonio di ogni uomo che morisse
+senza figli nella città Leonina. La abolì Calisto colla Bolla
+<i>dat. Albae VI Id. Julii A.</i> 1122 (nel <span class="smcap">Moretto</span>, <i>Ritus dandi
+Presbyterium</i>, Rom. 1741, App. III, 332).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note24">
+<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&#160;&#160;</span>Non altro che in questo modo puossi spiegare la durata
+della Prefettura nella casa di Vico. Del Prefetto a questo
+tempo si tien nota officiale soltanto nel <i>Patrimonium</i> di Tuscia.
+Che antico fosse il patrimonio prefettizio tusco lo abbiamo
+di già veduto nel secolo duodecimo. Ancor nell’anno
+1453 Calisto III sottopose alla giurisdizione del Prefetto
+una serie di città, ma solamente di Tuscia (<span class="smcap">Contelorio</span>, <i>Del
+Prefetto</i>, n. 45).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note25">
+<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&#160;&#160;</span><i>Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen</i>,
+scrive la <i>Vita Bonif. VIII</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, III, 648), manifestamente
+rammemorando quel passo di <span class="smcap">Boezio</span> (III, <i>Prosa IV</i>), ov’è
+detto: <i>praefectura magna olim potestas, nunc inane nomen est</i>.
+Cade in istrano errore il <span class="smcap">Leo</span>, allorquando (<i>St. d’It.</i>, II, 206)
+afferma che, dopo di Innocenzo III, il Prefetto eletto dal Papa
+avesse officio e titolo di Senatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note26">
+<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> II, 467. Il Papa lo appella <i>dilectum filium Petrum
+Praefectum urbis, virum nobilem et potentem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note27">
+<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&#160;&#160;</span>Nel secolo decimoterzo si trova del continuo questa
+formula: <i>Ego N. auctoritate Alme Urbis Praefecti Notarius</i>,
+oppure: <i>Ego N. Dei gratia Sacrae Romanae Praefecturae
+Judex et Scriniarius</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note28">
+<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Contelorius</span>, n. 18. Il disegno del suggello prefettizio
+è nel <span class="smcap">Pietra Sancta</span>, <i>Tesserae Gentiliciae</i>, Roma 1638,
+p. 656, ed anche nel <span class="smcap">Vettori</span>, <i>il Fiorino d’oro</i>, p. 129. Il
+prefetto Giovanni v’è rappresentato assiso sopra un seggio
+decorato di teste di cane; nella mano destra tiene una spada,
+nella manca la rosa. La iscrizione dice: <i>Attinui Papae Munus
+Auream Rosam</i>; e nel contorno: <i>Joannes Dei Gr. Almae
+Urbis Praefectus Caesare Absente Pontificis Ductor</i>. Appartiene
+incirca all’anno 1340. Il Prefetto porta a stemma un’aquila
+bianca in campo porporino, e talvolta l’aquila ghermisce
+la rosa nell’artiglio: all’intorno sono disposti sei pani, in
+segno del tributo giornaliero che al Prefetto prestavano i
+fornai della Città. Egli riceveva altresì ogni giorno una misura
+di vino dai vinai, ed una testa di montone dai macellai.
+Roma non possiede monumenti di alcun Prefetto; bensì Viterbo
+conserva la tomba di <i>Petrus de Vico</i> (m. 1268). Vedine
+i disegni nel <span class="smcap">Bussi</span>, p. 158 e 159.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note29">
+<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&#160;&#160;</span>Nella processione della coronazione: <i>comitantibus
+Praefecto et Senatore: Gesta</i>, c. 8.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note30">
+<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&#160;&#160;</span><i>A tempore Benedicti Carissimi Senatum Urbis perdiderat,
+et idem B. — subtraxerat illi Maritimam et Sabiniam:
+Gesta</i>, c. 8.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note31">
+<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&#160;&#160;</span>Notizia di questo Senatore io traggo da un documento
+dei 27 Gennaio 1198, della santa Maria in Transtevere; <i>anno 1
+D. Innoc. III PP. Ind. I in curia senatoris ante Eccl. b. M.
+in Campitolio. Et hoc factum est tempore Dni Scotti Paparonis
+Urbis Rome Senatoris</i> (<i>Mscr. Vat. 8051</i>, fol. 33). Sul
+pavimento della chiesa di santa Maria Maggiore una tavola
+di marmo (copia moderna della originale) tiene incise le
+imagini di due cavalieri a cavallo coi nomi: <span class="smcap">Scotus paparone
+johs paparone fili ei</span>. La <i>Descrizione della Città</i>
+(III, 2, p. 275) e il <span class="smcap">Valentini</span> (<i>Illustrazione della Basil. Liberiana</i>,
+p. 3) traspongono erroneamente questi due Romani
+al tempo di Eugenio III. Entrambi nell’anno 1201 erano
+morti; lo significa un’iscrizione in san Pantaleo ai Monti:
+<i>A. D. MCCI Ind. V Mense Octb. D. XX... Ego Aldruda
+Infelix Christi Famula Uxor Quondam</i> <span class="smcap">Scotti Paparonis</span>
+<i>Roman. Consulis — Ob — Depositionem Animarum Praedicti
+Viri Et Filii Mei Johis Paparonis Ecclesiam Istam... Reintegrari
+Feci</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note32">
+<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&#160;&#160;</span><i>Et exclusis Justitiariis Senatoris, qui ei fidelitatem
+juraverat, suos Justitiarios ordinavit; electoque per Medianum
+suum alio Senatore tam infra urbem, quam extra, patrimonium
+recuperavit nuper amissum: Gesta</i>, c. 8. Ignoto
+è il nome del nuovo Senatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note33">
+<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&#160;&#160;</span>Nel Codice fiorentino di <span class="smcap">Cencio</span> la formula trovasi
+denotata col nome di Innocenzo; nell’<i>Ordo Roman. XII</i>
+dello stesso <span class="smcap">Cencio</span>, col nome di Urbano; meglio sarebbe di
+Clemente III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note34">
+<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Cod. D.</i> 8, 17 della Bibl. Angelica di Roma contiene
+la formula della nomina di un Podestà in una terra soggetta
+al Senato, ed è del secolo decimoquarto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note35">
+<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&#160;&#160;</span>Il nome <i>Parentius</i> compare in Roma per la prima volta
+nell’anno 1148 fra i Senatori. Intorno a Pietro Parenzo vedansi
+<span class="smcap">Rainaldo</span> (ad a. 1199, n. 22), <i>gli Acta Sanctor.</i> (<i>ad 21 Maji</i>,
+p. 86), e la <i>Istoria antica latina del Martirio di S. Pietro di
+Parensio</i>, scritta da <span class="smcap">Anton Stefano Cartari</span> e publicata in
+Orvieto nell’anno 1662. In Orvieto predicò Pietro Lombardo
+<i>Manichaeorum Doctor</i> che era ivi andato da Viterbo, città
+che allora formicolava di eretici (p. 7). Vedasi anche il <span class="smcap">Gualterio</span>.
+<i>Cronaca inedita degli avvenimenti di Orvieto</i>, Torino
+1846, I, 212.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note36">
+<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&#160;&#160;</span><i>Utraque vero potestas sive primatus sedem in Italia
+meruit obtinere, quae dispositione divina super universas
+provincias obtinuit principatum. Et ideo — specialiter — Italiae
+paterna nos convenit sollicitudine providere</i>: ai Rettori
+della confederazione tusca, 30 Ottobre 1198, I, <i>Ep.</i> 401.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note37">
+<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&#160;&#160;</span><i>Multi scandalizabantur — tamquam vellet Theotonicos
+in Italia confovere, qui crudeli tyrannide redegerant eos in
+gravissimam servitatem, in favorem libertatis declinans, non
+acceptavit oblata: Gesta</i>, c. 9, dove viene definita rettamente
+l’idea nazionale di quel tempo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note38">
+<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Fatteschi</span>, <i>Duchi di Spoleto</i>. Certo che anche più
+tardi, a intervalli di tempo, Ottone IV e Federico II elessero
+dei Duchi di Spoleto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note39">
+<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&#160;&#160;</span>Bolla data da Todi, ai 2 Ottobre 1198. Innocenzo III
+fu il primo Papa che conseguì la signoria di Perugia, almeno
+di nome: così dice <span class="smcap">Annibale Mariotti</span>, <i>Memoria di Perugia</i>
+(1806), I, 62.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note40">
+<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&#160;&#160;</span>Parimenti egli concesse anche a Radicofani la elezione
+dei consoli, purchè li confermasse il castellano pontificio:
+<i>Ep.</i> VIII, n. 211. — Nel 1201 confermò consolato, statuti e
+giurisdizione a Fano, a Jesi, a Pesaro: <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I,
+43. Per lo contrario divietò che si ricevessero Podestà stranieri
+senza licenza sua: così in Sutri, <i>Ep.</i> IX, n. 201. Consoli
+allora v’erano anche nelle più piccole terre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note41">
+<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&#160;&#160;</span>L’idea guelfa di una confederazione d’Italia continuò
+ad essere un sogno; ma se vi han creduto i Papi, non
+vi credettero i Guelfi. Per l’ultima volta nella storia l’idea
+si rinnovò nell’anno 1846 e alla pace di Villafranca nel 1859.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note42">
+<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&#160;&#160;</span>Il documento della confederazione, dato agli 11 Novembre
+1197, è conservato nell’archivio di Siena, n. 59, e
+fu stampato parecchie volte. Alle città della Tuscia romana
+e della marca di Spoleto Innocenzo concesse di entrare nella
+confederazione: <i>Gesta</i>, c. 11.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note43">
+<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 14. Una Bolla di Gregorio IX, dei 22 Gennaio
+1235, dà ancor più esattamente l’elenco di queste castellanie
+(<i>patrimonalia</i>) pontificie. Nella Campania: Fumone,
+Palliano, Serrone, Lariano. Nella Maritima: Aqua Putrida,
+Ostia, <i>Aritia, Nympha</i>, Juliano, Cora, Cisterna, Terracina.
+Nella Tuscia: Monte Fiascone, Orcla, Montalto, Radicofani,
+Priseno, Aquapendente, Bolsena. Nel Ducato di Spoleto: Cesi
+e Gualdo. Nel Vescovato di Spoleto: <i>Rocca Sacrati, Brusium
+Corinum, Rocca de Saxo</i>. Nel Vescovato di Narni: Narni,
+<i>Castrum Sci Gemini</i>, Stroncone, Miranda, Otricoli. Nella Sabina:
+<i>Rocca Antiqua, et totam Sabiniam cum omnibus castris
+et villis: Cod. Vat. Reg. 385</i>, fol. 104.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note44">
+<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&#160;&#160;</span><i>Johannes Capoccius</i> ebbe tre figli: <i>Petrus</i> cardinale di
+san Giorgio in Velabro (m. ai 20 Maggio 1259), <i>Archius</i> e
+<i>Jacobus</i>. Sua figlia <i>Johanella</i> sposò Pandolfo Sabelli di Ariccia:
+<i>Storia della famiglia Capocci</i> scritta da <span class="smcap">Joh. Vincentius
+Capoccius</span> (<i>Mscr. Vatican.</i>, n. 7934).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note45">
+<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&#160;&#160;</span><i>Sicut auceps deplumat avem omnibus pennis, pro eo,
+quod ipse Sabinam et Maritimam ad manum Ecclesiae revocaverat,
+et recuperaverat urbis Senatum: Gesta</i>, c. 134.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note46">
+<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&#160;&#160;</span>Fin dall’anno 1148 Viterbo era Comune con consoli
+<i>de communi populo</i> e <i>de militia</i>, e con suoi decemviri
+(<i>capudece</i>): <span class="smcap">Orioli</span>, <i>Florilegio Viterbese, Giorn. Arcadico</i>,
+T. 137, p. 255. Il Codice degli antichissimi Statuti di
+Viterbo data dal 1251; esso fu per la prima volta edito da
+<span class="smcap">Ignazio Ciampi</span>, <i>Cronache e Statuti della Città di Viterbo
+pubblicati ed illustrati</i>, Firenze 1872.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note47">
+<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&#160;&#160;</span><i>Diffidati sunt a Romanis. Diffidare</i>, oggi «sfidare»;
+<i>reaffidare</i> chiamavasi la dichiarazione ond’era tolto lo stato
+di guerra per patti d’accordo conchiusi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note48">
+<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&#160;&#160;</span>Credesi che alla famiglia Suburra abbia appartenuto
+Anastasio IV: si nota che nipote di lui fosse Gregorio vescovo
+della Sabina (<span class="smcap">Ciaconius</span>, <i>Vita Honorii II et Anastasii IV</i>). Perdurava
+il nome famigliare desunto dall’antica via. Una iscrizione
+dell’anno 1270, nel vestibolo del Panteon, parla di un
+<i>Pandulphus de Sebura Archipresbyter Ecclesiae S. Mariae
+Rotundae</i>. L’<span class="smcap">Hurter</span> scrive <i>Subuxa</i> invece di <i>Suburra</i>; ed
+è uno svarione cagionato dall’errore di un manoscritto, che
+l’Autore avrebbe pur dovuto correggere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note49">
+<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron.</i> <span class="smcap">Sigardi</span>, ad a. 1200: <i>Romani vero Bitervienses
+in forti brachio subjugarunt</i>. Ildebrandino era allora capo
+della famiglia palatina degli Aldobrandeschi, signori del
+Comitato del loro nome e di Santa Flora. Ai 31 di Luglio
+egli fece omaggio al Papa in Montefiascone, per ragione
+di Montalto (<span class="smcap">Cencio</span>, fol. 138), e addì 23 Maggio 1221,
+da Messina, Federico II confermò in possesso di lui la città
+di Grosseto (<i>Archivio delle Riformazioni di Siena</i>, n. 143).
+L’Archivio di Siena conserva dovizia di documenti riguardanti
+questa famiglia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note50">
+<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 133. La lettera del Papa (V, 138), data dal
+Laterano ai 10 Gennaio 1203, dice: <i>Ad arcem Lariani, quae
+est fere prae ceteris Roccis Italiae spatiosa</i>. Erroneamente
+l’<span class="smcap">Hurter</span> va cercando nella Capitanata la positura di quella
+terra: era essa una delle quattro rocche pontificie nel Lazio
+romano, presso l’Algido. Nel 1174, Raino <i>de Tusculano</i> l’aveva
+data alla Chiesa permutandola con Norma (<span class="smcap">Cencius</span>, fol. 114).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note51">
+<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&#160;&#160;</span>Rainero vescovo di Viterbo ne tiene ricordo in una
+lettera a Giovanni Colonna senatore: <i>D. Innocentius omnia
+capitula reformandae pacis inter Romanos et Viterbienses,
+in sua potestate posuit</i> (<i>Giorn. Arcadico</i>, T. 137, p. 210).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note52">
+<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&#160;&#160;</span>Un documento a frammenti, che si custodisce nell’Archivio
+municipale di Viterbo, ne conserva gli articoli (ibid.
+p. 200): <i>Ego N. civis Viterbiensis ab hac hora in antea
+fidelis ero Senatui (et Populo Romano)... Guerram et pacem
+faciam ad mandatum eorum... Salva fidelitate Romani Pontificis
+et Ecclesiae Rom.</i> Un’altra formula di pace dell’anno
+1281 parla espressamente di <i>vassallagium et fidelitatem
+senatui populoque Romano</i>. L’<span class="smcap">Orioli</span>, il <span class="smcap">Bussi</span>, e la <i>Cronica
+di Viterbo</i> (<i>Bibl. Angelica</i>, B. 7, 23) registrano la pace all’anno
+1200. Nel 1207 podestà di Viterbo era <i>Johannes
+Guidonis de Papa dei gratia Consul Romanorum</i> (<i>Giorn.
+Accad.</i>, T. 136, p. 125).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note53">
+<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&#160;&#160;</span>Così la <i>Cronica</i> (mscr.) sopraddetta: «la campana del
+comune... poserla nel Campidoglio e poserli nome la paterina
+di Viterbo». Viterbo formicolava di eretici. Intorno alle
+porte di bronzo ecc. vedansi i <i>Gesta</i>, c. 135.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note54">
+<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&#160;&#160;</span>Da Anagni scriveva a Guido, legato in Alemagna: <i>De
+urbe quoque scire vos volumus, quod eam per Dei gratiam ad
+beneplacitum nostrum habemus: Reg. Imp., Ep.</i> 56, sulla fine.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note55">
+<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 135. Nel cap. 136 vien detto: <i>Filii Ursi,
+quondam Coelestini P. nepotes, de bonis Ecclesiae Rom. ditati</i>.
+Egli concesse loro eziandio Vicovaro, Burdello e Cantalupo nel
+Sabinate. Fra gli Orsini continuò a durare il nome <i>Bobo</i>. Mirabile
+è la frequenza con cui appo loro si trova il nome di battesimo
+Napoleone (come fu dei milanesi Torre) e l’altro di Matteo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note56">
+<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Gamurrini</span> (<i>Famil. nob. Toscane et Umbre</i>, Firenze
+1671, Tom. II), ad onta che contenga favole parecchie, ha un
+bel capitolo intorno agli Orsini. Egli tiene per proavo di
+questa famiglia un <i>Cajus Orsus Flavius</i>, intorno al 600
+dell’êra cristiana. Vedansi presso di lui registrate le iscrizioni
+romane antiche che contengono il nome <i>Ursinus</i>. L’Antipapa
+di Damaso aveva nome <i>Ursicinus</i> (a. 366). Nel 499 un
+<i>Firmilianus Ursinus</i> sottoscrive a Ravenna un istromento
+gotico. Taccio delle leggende che fanno degli Orsini romani
+i fondatori della famiglia tedesca degli Orsi di Anhalt, e noterò
+più tardi quel che dice il Petrarca sull’origine tedesca
+dei grandi romani. Il <span class="smcap">Muratori</span> (<i>Ant.</i>, III, 784) esclude l’antica
+derivazione degli Orsini, e modestamente li fa discendere
+da <i>Urso quodam nobili viro</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note57">
+<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&#160;&#160;</span>Tutta la famiglia aveva nome di <i>filii Ursi</i>. Un Orso
+<i>de Baro</i> compare omai nell’a. 998 (Vol. III, pag. 464, nota 1
+di questa Storia); e di un <i>Constantinus Ursi</i> dell’a. 1032 vien
+fatta menzione nel <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Mem. della B. Chiara</i>. Migliore
+della <i>Historia di Casa Orsina</i> del <span class="smcap">Sansovino</span> (1565) è la
+genealogia raccoltane dal <span class="smcap">Litta</span>, il quale (seguendo le orme
+del <span class="smcap">Gamurrini</span> e del <span class="smcap">Muratori</span>) fa cominciare la famiglia storica
+degli Orsini soltanto dalla fine del secolo duodecimo con
+Orso, bisavolo di Nicolò III (1277). Il suo albero genealogico
+concorda con un compendio che io rinvenni nell’archivio
+Conti-Ruspoli, e che brevemente registra le cinque linee
+della famiglia composte dei Pitiliano, dei Castel sant’Angelo,
+dei Bracciano, dei Monte Rotondo, dei Gravina. Lo stemma
+degli Orsini porta una rosa rossa, con fasce gialle e con tre
+bende rosse. Soltanto la linea dei Monte Rotondo portava
+sull’elmo anche un orso seduto, con un mazzo di rose nell’artiglio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note58">
+<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&#160;&#160;</span>Nell’anno 1101 compare lo stipite dei <i>filii Johis
+Ocdolinae</i> (Ottolina, nome di donna romana): vedi il Vol. IV,
+pag. 367, nota 1 di questa Storia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note59">
+<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&#160;&#160;</span>Stando ai Regesti, Innocenzo III dimorò in Velletri
+per lo meno dai 14 di Settembre fino ai 6 di Ottobre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note60">
+<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&#160;&#160;</span>Su di Odone figlio di Gregorio, e sui beni di cui fu
+investita nell’anno 1157 la casa Poli, vedasi il Vol. IV di
+questa Storia, pag. 641 in nota. La lettera di Innocenzo a Riccardo
+(VII, 133) data da Roma ai 9 Ottobre 1204 offre schiarimenti
+intorno alla lite: così vi concordano spesso parola
+per parola i <i>Gesta</i> tratti da documenti. I Conti tennero per
+seicento anni il possesso di Poli, fino a che la loro famiglia si
+spense nell’anno 1808: indi la terra venne in mano degli
+Sforza Cesarini, e nel 1820 passò nei Torlonia. — Il <span class="smcap">Nibby</span>,
+<i>Analisi</i>, II, 569, erroneamente registra questi avvenimenti all’anno
+1208. La <i>Ep.</i> VII, 133, dimostra che ai 9 Ottobre 1204
+non era stata peranco data la carta d’investitura feudale a
+Riccardo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note61">
+<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&#160;&#160;</span>I <i>Gesta</i> non parlano di Riccardo, bensì ne discorre
+la lettera del Papa (VII, 133): <i>turrem tuam acriter expugnarent,
+ita quod eam, te vix tandem per fugam liberato,
+ceperunt; et adhuc quidam sub nomine Communitatis detinent
+occupatam</i> (ancor nell’Ottobre 1204). L’<span class="smcap">Hurter</span> prese
+uno svarione, non notando che nell’<i>Ep.</i> VII, 133, e nei <i>Gesta</i>
+si parla dello stesso fatto. Non mi soffermo a dire dei suoi
+scusabili errori in ciò che concerne i luoghi della Città:
+egli trasporta i <i>Balnea Neapolis</i> sul Celio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note62">
+<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 135, 136: <i>Videns igitur D. Papa, quod furor
+erat in cursu, cessit. Chron. Foss. Nov.</i>, ad a. 1203:
+<i>Nonas Maji indignatione Romanorum D. Papa venit Ferentinum.</i>
+Giusta i Regesti (nel <span class="smcap">Brequigny</span>), una Bolla è data ai
+3 Maggio, da Palestrina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note63">
+<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&#160;&#160;</span>Allora il <i>Circus</i> aveva nome di <i>Castellum Aureum</i>. Ivi
+erano due conventi, quello <i>Domine Rose</i> (oggidì santa Caterina
+dei Funari) e un altro <i>S. Laurentii Pallacini et in Clausura</i>.
+La Bolla di Celestino III dell’anno 1192 (nel <i>Bullar.
+Vatican.</i>, I, 74), dice: <i>Castellum aureum cum parietibus altis
+et antiquis in circuitu positis</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note64">
+<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&#160;&#160;</span>È certo che il ritorno del Papa avvenne intorno alla
+Pasqua del 1204; ad esso pertanto fece seguito l’elezione di
+<i>Gregorius Petri Leonis Rainerii</i>. Afferma il <span class="smcap">Vitale</span> che Gregorio
+di Giovanni Leone di Rainerio era senatore nel 1203,
+e ne riporta dei decreti che trae dalla <i>Storia di Terracina</i> del
+<span class="smcap">Contatore</span>. Però non s’accordano le indizioni. Le <i>Storie del
+Senato</i> appoggiate sui manoscritti del <span class="smcap">Gigli</span>, difettosi di critica,
+sono piene di lacune. Mancano documenti. — La famiglia
+<i>Rainerii</i> compare in Roma di già nel 1164 con <i>Johes Petri
+Leonis de Rainerio</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 193).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note65">
+<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 139, c. 141. <i>Boni homines de Communi</i>, titolo
+adoperato in tutte le democrazie italiane.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note66">
+<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&#160;&#160;</span><i>Petrus Anibaldi</i> è da Innocenzo III chiamato <i>sororius</i>,
+cognato oppure figlio di sorella. Fu suo siniscalco, e più tardi
+rettore di Cori: <i>Ep.</i> XVI, 86.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note67">
+<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 139: <i>Fecerunt utrinque turres ligneas, ubi
+lapideas non habebant, aggeres et fossata, munientes thermas,
+et incastellantes ecclesias. — Erexerunt enim petrarias, et
+mangonellos, conduxerunt balistarios</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note68">
+<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> VI, 206, e <span class="smcap">Panvinio</span>, <i>Storia</i> (mscr.) <i>della famiglia
+Frangipani</i>. Il Papa scomunicò Terracina e la costrinse a
+prestare il giuramento feudale raccolto in quella lettera. Del
+resto la città trovavasi in rapporto di feudalità anche coi
+Frangipani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note69">
+<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 139: <i>Prohibentibus Jacobo Fraiapane et relicta
+Naionis Frajapanis. Najone</i> è volgare abbreviamento
+di un nome, od altrimenti legger devesi <i>Rainone</i>. In alcune
+carte (del 1207) compare <i>Jacoba uxor quondam Gratiani Frajapani</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note70">
+<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&#160;&#160;</span><i>Non consuevit urbs in aliqua contentione succumbere,
+quam contra Ecclesiam assumpsisset, neque justitia,
+sed potentia vincere consuevit. — Numquam tam turpem pacem
+audivi factam pro Urbe: Gesta</i>, c. 141.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note71">
+<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&#160;&#160;</span>Giovanni Pierleoni tornò a imbronciarsi col Papa. S’impadronì
+di beni in quel di Tusculo, e fu scomunicato. Morì
+nel 1204 o nel 1205, e gli fu concessa tomba cristiana soltanto
+dopo che i suoi eredi ebbero prestato al Pontefice il
+dovuto soddisfacimento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note72">
+<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&#160;&#160;</span><i>Et de communi omnium voluntate quatuor sunt electi,
+qui secundum praescriptam formam jurarunt, statimque dixerunt,
+quod ad summum Pontificem pertinebat, creare Senatum:
+Gesta</i>, c. 141.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note73">
+<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia ad una Storia mscr. del Senato, ch’è posseduta
+da Don Vincenzo Colonna di Roma, primo senatore unico,
+giusta il novello sistema, fu Pandolfo: lo ammette anche il
+<span class="smcap">Vitale</span>. Se la cosa sia esatta non so; improbabile non è.
+<i>Pandulphus de Suburra Romanorum Consul</i> trovasi ancora
+per tre volte da podestà a Perugia, negli anni 1209, 1210,
+1217 (dagli atti conservati in quell’Archivio).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note74">
+<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rainaldo</span> erroneamente registra all’anno 1208 queste
+lotte della costituzione. Ecco la successione degli avvenimenti:
+fugge il Papa, nella primavera del 1203; si fa
+la nuova elezione del Senato nel Novembre 1203; ritorna
+il Papa innanzi al 1 Aprile 1204; allora subito avviene
+la novella elezione; <i>Gregorius Pierleone Rainerii</i>, senatore;
+questi rinuncia all’officio nel Novembre 1204; durante la sua
+epoca infierisce la guerra civile; si tenta di compor la pace
+nel Novembre 1204; sono eletti cinquantasei Senatori che
+durano fino all’Aprile 1205; subentra il Senatore unico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note75">
+<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&#160;&#160;</span>Leggasi la lettera di <span class="smcap">Ugo Falcando</span> che serve di introduzione
+alla sua bella <i>Storia di Sicilia</i>: <span class="smcap">Murat.</span>, VII, 251.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note76">
+<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&#160;&#160;</span><i>Baliam regni D. Papae dimisit ab omnibus juramento
+firmandam, quoniam ad eum spectabat tamquam ad dominum
+principalem: Gesta</i>, c. 23. Il documento dell’investitura feudale,
+dei 19 Novembre 1198, è registrato nell’<span class="smcap">Huillard</span>,
+<i>Historia diplomatica Friderici II</i> (I, 16).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note77">
+<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&#160;&#160;</span>Gli scriveva sulla fine del Gennaio 1199, nella sua
+lettera di condoglianza: <i>Exultes in Domino — qui pro temporali
+spiritualem tibi patrem providit, et in matris obitu
+matrem Ecclesiam — deputavit, ut factus vir et in regni
+solio solidatus eam amplius venereris per quam te noveris
+exaltatum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note78">
+<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&#160;&#160;</span>Con Diepoldo erano uniti i suoi due fratelli Ottone e
+Sigfredo. La narrazione di tutti questi rapporti di cose è
+disposta in bell’ordine dall’<span class="smcap">Abel</span>, <i>Ottone IV imperatore e
+re Federico II</i>, Berlino, 1856.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note79">
+<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Cronica di Fossa Nuova</i> registra nell’anno 1198
+una cotale scorreria, onde Diepoldo si spinse depredando fino
+a Ripi e a Torrice: <i>Et sedit ibi tres hebdomadas et depraedavit
+et vastavit — ipsa — castella</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note80">
+<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 23. La lettera che il Papa indirisse ai Siciliani
+nell’Agosto 1199 è raccolta dall’<span class="smcap">Huillard</span>, I, 32.
+Markwaldo ingannò Ottaviano cardinal vescovo di Ostia, zio
+di Odone <i>de Polo</i> (<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 67; <span class="smcap">Cardella</span>, I, 171). Con lui
+erano i cardinali Guido e Ugolino, il quale ultimo, uomo di
+saldo animo, diventò più tardi Gregorio IX: e v’era anche
+il console Leone <i>De Monumento</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note81">
+<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&#160;&#160;</span>Jacopo dei Conti, di Anagni, che nel 1202 fu giustiziere
+e capitano nella Campania e nelle Puglie, più tardi in ricompensa
+ebbe Ninfa come possedimento a vita. Il maresciallo
+s’era arricchito in Sicilia, e dava denari a prestito al Papa:
+<i>Ep.</i> XV, 114.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note82">
+<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&#160;&#160;</span>Sibilla e i suoi figli Guglielmo, Albina, Costanza e
+Mandonia erano stati esiliati in Alemagna dallo spergiuro
+Enrico VI. Filippo li ripose in libertà, quando Guglielmo
+era anche morto. Sibilla andò in Francia, dove Gualtiero
+sposò Albina: <span class="smcap">Raumer</span>, II, 613.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note83">
+<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&#160;&#160;</span><i>Comitem G. de Brenna, qui velut gener Tancredi regis
+intrusi mortem nostram et sanguinem sitiebat, sub defensionis
+nostrae specie misit in regnum. Febr. 1246</i>: Federico
+ai Francesi (nell’<span class="smcap">Huillard</span>, <i>Hist. dipl.</i>, VI, 389).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note84">
+<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&#160;&#160;</span><i>Duravit hoc Theutonicorum jugum gravissimum decem
+et septem annis: Chron. Fossae Novae. — Gesta</i>, c. 39.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note85">
+<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 124, 125. Ep. X, 131, 132. Bolla <i>Universis
+fidelibus per patrimonium B. Petri constitutis... dat.
+Viterbii IX Kal. Oct. Pont. N. a. X.</i> Nel dì stesso promulgò
+un severo editto contro gli eretici, e comandò che si inserisse
+negli Statuti comunali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note86">
+<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&#160;&#160;</span>La morte di lui (a. 1104) è registrata nella <i>Cronica</i>
+di Fossa Nuova: <i>Obiit Gregorius Comes Ceccani, 12 Kal. Oct.
+feria III</i>. È la prima volta che si faccia menzione di questa
+casa di conti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note87">
+<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&#160;&#160;</span>Documento in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 123, di recente raccolto
+nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. dipl.</i>, I, n. 45. Giovanni, figlio di Landolfo
+e di Egidia, sposò nel 1189 Rogasinta figliuola di Pietro
+<i>de Celano</i>, conte de’ Marsi. Sua sorella Mabilia nel 1182
+aveva tolto per marito il conte Jacopo di Tricarico (<i>Chron.
+Fossae Nov.</i>). Zio di Giovanni fu Giordano cardinale di santa
+Pudenziana. Nell’archivio di casa Colonna esaminai molti
+documenti relativi alla famiglia di cui parliamo, ed eziandio
+l’importante testamento di Giovanni, dato ai 5 di Aprile 1224
+(pergamena originale, scaffale XIII, n. 2). Giusta esso, Giovanni
+possedeva Ceccano, Arnaria, Patrica, <i>Cacumen</i>, Montacuto,
+<i>Julianum, S. Stephanum, Magentia</i>, Rocca Asprano,
+<i>Prosseum, Postertium, Carpinetum</i>, e diritti nel <i>Castrum Metellanici</i>,
+in Alatri, a Frosinone, a <i>Turrice</i>, a Ceperano, a
+Piperno, a <i>Setia</i>, a <i>Nympha</i>. Figli suoi furono Landolfo, Berardo,
+Tommasia e Adelasia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note88">
+<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Cencius</span>, fol. 157: <i>Qualiter Gualganus de Sculcula
+recognovit castrum ipsum juris b. Petri esse, et habere illud
+in custodia;</i> è un documento dei 13 Luglio 1158, il primo,
+per quel che io mi sappia, che parli di questa famiglia. — Nell’archivio
+Colonna sono parecchie carte dei secoli decimoterzo
+e decimoquarto; la più antica contiene il testamento di
+<i>Conradus de Sculgula fil. quond. dni Galgani</i>, del 1 Gennaio
+1270 (Scaff. XIII, n. 3). Galgano figliuol suo ebbe tre figli;
+Corrado, Simone, e Goffredo cardinale di san Giorgio in Velabro:
+ibid, Scaff. XVII, n. 4, pergamena dei 28 Febbraio 1270.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note89">
+<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&#160;&#160;</span><i>Collismedii</i>, rocca ruinata nel paese dei Volsci, dove
+tuttavia dura il nome della terra. È un fatto notevole che
+questi conquistatori germanici abbiano fino a tempi assai tardi
+durato in molte famiglie cavalleresche del Lazio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note90">
+<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&#160;&#160;</span>Addì 21 Dicembre 1232, <i>Oddo de Columpna dominus
+Olibani</i> vendette alla Chiesa la parte che a lui spettava del
+<i>Castrum Paliani</i> e <i>Serronis</i>: <span class="smcap">Cencius</span>, fol. 140.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note91">
+<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&#160;&#160;</span>Così vien detto: <i>Rocca et Castrum Paliani, Rocca et
+Castrum Serronis</i>; ed eziandio: <i>Arx et Castrum Fumonis</i>,
+dove sedeva un prevosto del Papa. <i>Castra</i> erano <i>Nympha</i>,
+Tiberia, Norma, <i>Larianum</i>, Falbateria ed anche Frosinone:
+parlasi invece della <i>civitas Tusculana cum arce ejusdem civitatis</i>.
+In documenti del Lazio, a quel tempo, trovasi in uso la
+formula: <i>Quaecumque civitas, seu castrum vel Baro</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note92">
+<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&#160;&#160;</span>Anagni e Velletri avevano loro Podestà; Ferentino:
+<i>Potestas, Consilium et Populus</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 195, a. 1241).
+Allorquando Gregorio XI, nel 1229, tolse Suessa sotto la protezione
+della Chiesa, dichiarò nella sua Bolla: <i>Concedimus vobis,
+ut in preficiendis vobis Rectoribus, et in contractibus venditionis...
+habeatis ad instar praedictarum civitatum Campanie
+libertatem</i>; e prima aveva detto: <i>sicut Anagniam et
+alias civitates</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 153). Nell’anno 1231, in Anagni,
+venne a lotta il ceto dei cavalieri contro quello dei cittadini,
+onde Gregorio ne promulgava la Bolla: <i>Dilectis filiis
+rectoribus, militibus et populo Anagninis</i>, data agli 11 Agosto
+1231: ibid., n. 161.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note93">
+<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&#160;&#160;</span>Dopo della restaurazione operata da Innocenzo III le
+province della Chiesa s’aggrupparono così: <i>Campania et Maritima,
+Patrimonium B. Petri in Tuscia, Ducatus Spoletanus,
+Romandiola, Marchia Anconitana</i>. Talvolta per <i>Campania
+et Maritima</i> trovasi ancora usato il concetto antico di
+<i>Comitatus Campaniae</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note94">
+<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&#160;&#160;</span>Documento dato da Spira, agli 11 Ottobre 1215 (<span class="smcap">Murat.</span>,
+<i>Antiq. Ital.</i>, V, 663). Nel 1221 Federico II ritolse Sora
+al Conte, e lui financo cacciò in prigione. Nell’anno 1228 i
+Conti reclamarono presso Nicolò IV, ma inutilmente, affinchè
+loro restituisse ii bel feudo (<span class="smcap">Ratti</span>, <i>Hist. della fam. Sforza</i>,
+II, 231).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note95">
+<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="3">Trasmundus = Claricia de Scotta</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"> Innocentius III</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">Riccardus Dux Sorae</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">Johannes de Polo, Comes Albae.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">Paulus, Romanor. Proconsul, 1238.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">Stephanus, Card. S. Adriani.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+Il contratto di divisione dei beni famigliari è dato ai 3 Maggio
+1226 (<span class="smcap">Contelori</span>, n. 4). Paolo n’ebbe Valmontone, Sacco,
+Plumbinaria ossia Fluminaria ecc.; Giovanni ne ricevette
+<i>Turrim Urbis</i>, Ponte Mammolo, Monte Fortino. — <i>Johannes
+comes</i> (figlio di Paolo o nipote suo) coi beni di Valmontone,
+di Gabiniano, di Sacco, di Fluminaria formò un fidecommesso
+a favore di Adenolfo suo figlio e di suo nipote
+Giovanni. La carta degli 11 Agosto 1287 contiene la fondazione
+espressa di un maggiorasco, la prima (che io per lo
+meno mi conosca) di terre romane. La rinvenni nell’archivio
+della casa Conti-Ruspoli (Busta 27, 8). Eccone la formula:
+<i>Teneatur restituere... ille primogenitus... alteri primogenito
+suo masculo nato ex legitimo matrimonio in infinitum
+et in perpetuum, ita quod successive dicta castra et tota
+Terra praedicta et Baronagium semper applicentur et pervenient
+ad unum solum masculum haeredem primogenitum</i>
+(<i>Actum in Castro Vallis Montonis in majori Palatio Curiae
+dicti Domini</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note96">
+<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> XII, 5: <i>Nobili viro Riccardo germano nostro Sorano
+Comiti, dat. Lateran. VI Kal. Martii a. XII</i>; dov’è
+aggiunto il patto dei 6 Ottobre 1208. L’investitura del feudo
+fu data col simbolo del calice (<i>per cuppam deauratam</i>). Vedi
+anche <span class="smcap">Cencius</span>, fol. 138, e il <span class="smcap">Theiner</span>, I, 53.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note97">
+<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Andrense</i>, <span class="smcap">D’Achery</span>, <i>Spicileg.</i>, II, 843, donde
+si pare che a quel tempo il Senatore spontaneamente rinunciò
+all’ufficio: <i>Senatorem urbis, qui quasi ipso invito dominium
+tenuerat, sponte cessurum denuntiat</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note98">
+<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&#160;&#160;</span><i>Nunc autem Ecclesia per Dei gratiam in unitate consistit
+et imperium peccatis exigentibus est divisum</i>: Innocenzo
+nella risposta ai messaggi di Filippo (<span class="smcap">Baluzius</span>, I, 693).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note99">
+<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&#160;&#160;</span><i>Cum per se devotus existat Ecclesiae, ac descendat ex
+utraque parte de genere devotorum</i>: Innocenzo, <i>Reg. Imperii,
+Ep.</i> 29, 33.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note100">
+<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il celebre documento intitolato: <i>Deliberatio Domini
+Papae Innoc. super facto imperii de tribus electis:
+Ep.</i> 29, in cui egli enumera tutte le persecuzioni che gli
+Hohenstaufen ebbero mosso contro la Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note101">
+<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&#160;&#160;</span><i>Quod non expedit ipsum imperium obtinere patet ex
+eo, quod per hoc regnum Siciliae uniretur imperio, et ex
+ipsa unione confunderetur Ecclesia: Reg. Imp.</i>, 29.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note102">
+<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&#160;&#160;</span>Lettera 33, del 1 Marzo 1201.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note103">
+<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&#160;&#160;</span>Nel <i>Reg. Imp.</i> (<i>Ep.</i> 32 indiritta ad Ottone), Innocenzo
+III definisce l’Impero solamente come la <i>materialis gladii
+potestas</i>, a protezione della fede e ad estirpazione degli eretici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note104">
+<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&#160;&#160;</span>Nella <i>Ep.</i> I, 401, ai <i>Rectores</i> di Tuscia: <i>Sic regalis
+potestas ab auctoritate pontificali suae sortitur dignitatis
+splendorem</i>. Vedi eziandio il <i>Reg. Imp., Ep.</i> 32, ad Ottone.
+Nelle lettere pontificie e regie tornava a frase del tutto
+ingenua, il dire: <i>Cum Sacerdotium et Imperium duo sint
+luminaria (majus et minus) in Ecclesia firmamento, quibus
+mundus in spiritualibus et temporalibus veluti die ac nocte
+clarescat</i>. — Questa similitudine inventata già da Gregorio
+VII (VIII, <i>Ep.</i> 21), fu con fanciullesca fantasia ampliata dai
+frati. Vedi la <i>Homilia II</i> di <span class="smcap">Cesario Heisterbach</span> (del 1220)
+monaco cistercense di Colonia, nel <i>Lib. XII Illustrium Miraculorum
+et Historiarum Mirabilium</i> (Colonia 1091, p. 177
+segg.): la Chiesa è il firmamento, sole il Papa, luna l’Imperatore;
+il giorno personifica il clero, la notte rappresenta
+il laicato; le stelle sono i Vescovi, gli Abati ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note105">
+<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&#160;&#160;</span>Per ragione di cotali dottrine è di grande importanza
+la risposta data dal Papa ai messaggeri di Filippo (<i>Reg.
+Imp.</i>, 18): <i>Hinc est, quod Dominus sacerdotes vocavit Deos,
+reges autem principes</i>. Inoltre le <i>Ep.</i> 30, 62. Più tardi nella
+contesa con Lodovico di Baviera la pretensione del Papa alla
+signoria universale fu tenuta in conto di canone. Noto qui
+anticipatamente tre aforismi di <span class="smcap">Alvaro Pelagio</span>, <i>De Planctu
+Ecclesiae: Papa potest privare imperatorem imperio et reges
+regno. — Qui non habet Papam pro capite nec Christum habet. — Christus
+rex temporalis, Papa ejus vicarius, habet in
+terris utramque potestatem</i>. Espressamente dice Innocenzo: — <i>Imperium
+noscatur ad eam (sedem Apost.) principaliter et
+finaliter pertinere</i> (<i>Reg. Imp.</i>, n. 29). — Nel <i>Reg. Imp.</i>, 18,
+egli afferma essere statuito: <i>Sacerdotium per ordinationem
+divinam, regnum autem per extorsionem humanam</i>. I Pontefici
+non riconoscevano darsi reame alcuno per la grazia di Dio;
+e questa loro opinione filosofica sull’origine dei re, quantunque
+modificata, fu accolta da Federico nella notevole Introduzione
+alle Costituzioni di Melfi (a. 1231). I Principi, secondo
+quella, sarebbero stati creati dalla necessità umana
+della distinzione del mio e del tuo, che succedette alla comunione
+naturale dei beni: ma il loro istituto avrebbe dipeso
+benanco da disposizione divina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note106">
+<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Imp., Ep.</i> 14; e indi più tardi, allorchè il
+Papa ebbe condannato Filippo: <i>Ep.</i> 61. La protesta di Innocenzo
+nell’<i>Ep.</i> 62.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note107">
+<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rogero di Wendover</span>, <i>Cronica</i> (ed. Coxe, Londra
+1841, T. III, 142): <i>In Capitolio autem et per totam urbem declamatum
+est: Vivat et valeat imperator Otho</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note108">
+<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&#160;&#160;</span><i>Juramentum Ottonis, actum Nuxiae in Coloniensi diocesi
+a. 1201 VI Id. Junii: Reg. Imp., Ep.</i> 77; <i>Monum. Germ.</i>,
+IV, 205. Si prendeva a fondamento il Diploma di Lodovico I,
+che dopo di Gregorio VII tenevasi per autentico. Però non
+ancora si parlava di Corsica e di Sardegna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note109">
+<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&#160;&#160;</span>Tuttavia la Romagna restò nel dominio dell’Impero
+fino al 1278. Intorno a questi avvenimenti vedasi il <span class="smcap">Ficker</span>,
+<i>Studî per servire alla Storia dell’Impero e della Chiesa in
+Italia</i>, II, 469 sgg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note110">
+<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Imp.</i>, 61, dove si afferma risolutamente il principio
+della separazione delle due podestà. Oltracciò nell’<i>Ep.</i> 62
+la risposta del Papa a Bertoldo di Zähringen. Protestò anche
+Filippo Augusto di Francia, che già addì 29 Luglio 1198 si
+era collegato con Filippo di Svevia: <i>Ep.</i> 63.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note111">
+<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&#160;&#160;</span>Innocenzo ammonisce gli Anconetani (VII, 228), invocando
+il falso testamento di Enrico VI. Egli mandò a loro Cencio,
+cardinale non di san Lorenzo in Piscina (come pensa erroneamente
+l’<span class="smcap">Hurter</span>), ma di san Lorenzo in Lucina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note112">
+<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Imp., Ep.</i> 153: <i>Quidam enim civium Romanorum
+adversarii tui corrupti pecunia, gravem seditionem adversus
+nos commoverunt in urbe</i>... così il Papa nel 1208 scrive ad
+Ottone, accertandolo che egli non abbandonò la sua causa
+allorchè tutti lo disertarono ed eziandio insorsero i Romani.
+La rivolta è quella del 1204 e del 1205.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note113">
+<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 120: <i>Senatorem urbis</i>. Nè è già stile di curia,
+come opina l’<span class="smcap">Hurter</span>, per significare la maggioranza
+dei Senatori; v’aveva allora un solo Senatore, Gregorio Pierleone
+<i>Rainerii</i>, ed era poco tempo prima che egli rinunciasse.
+Del Prefetto non si fa menzione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note114">
+<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta</i>, c. 121, dove è anche il documento dell’investitura
+feudale. Un re ammetteva ciò che Innocenzo voleva
+proclamare, il Papa essere signore supremo di tutti i Principi:
+<i>Cum corde credam et ore confitear, quod Rom. Pontifex
+qui est B. Petri successor, Vicarius sit illius per quem
+reges regnant et principes principantur, qui dominatur in
+regno hominum et cui voluerit dabit, ego Petrus — tibi — summe
+Pontifex — offero regnum meum</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note115">
+<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Zurita</span>, <i>Annales de Aragon</i>, ad a. 1204, p. 91: <i>deste
+censo y reconocimiento que el Rey hizo al Papa, buelto a su
+reyno mostraron los ricos hombres y cavalleros muy descontentamiento</i>.
+Pietro si imbarcò novellamente ad Ostia, toccò
+Corneto, e largì un privilegio di commercio a questa città:
+il documento è dato <i>Corneti mense Nov. A. D. 1204</i> (Codice
+appellato <i>Margherita Cornetana</i>, fol. 89 t., nell’archivio di
+Corneto). Il Re cadde nel 1213 vicino a Castel Maurel, combattendo
+nella guerra degli Albigesi, quand’era mosso in
+aiuto di Raimondo di Tolosa cognato suo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note116">
+<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Imp.</i>, 136 (del Giugno 1206; <span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Reg.</i>,
+pag. 21).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note117">
+<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&#160;&#160;</span>Tomaso di Savoia e Azzo d’Este (<span class="smcap">Böhmer</span>, pag. 23).
+Nell’archivio comunale di Assisi si conserva un <i>Privilegium</i>,
+con cui Filippo concedeva libera elezione di Consoli a quel
+Comune; ed è dato da Ulma, addì 29 Luglio 1205. <i>Testes
+sunt: Heinricus marscalcus de Kalindin. Heinr. de Smalenecke.
+Fridericus dapifer de Walpurc. Wernher de boulande.
+Diedo de Rabenspurc. Dat. ap. Ulmam a. dnice Incarn. MCCV.
+Quarto Kl. Aug. Ind. VIII.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note118">
+<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&#160;&#160;</span>Nell’archivio delle <i>Reformazioni di Siena</i>, n. 77,
+esiste un trattato conchiuso fra Filippo e Siena ai 23 Maggio
+1208; ed è assai importante per far conoscere la reverenza
+che quegli si aveva in Italia (<i>XXIII die men. Maii
+feria VI A. ab Incarn. Dom. MCCVIII Ind. XI. Anno vero
+regni Serenissimi Rom. Reg. Philippi XI</i>). Tutti i cittadini
+del vescovado e del comitato, dell’età dai quindici ai settant’anni,
+vi giurano di essere fedeli al Re, e di restituirgli
+tutti i beni che l’Impero aveva posseduto alla morte di Enrico
+VI: <i>assignabunt ea in manus Dni Patriarche Aquilegensis
+et legatorum dominis Regis... Haec omnia supradicta
+Ego Wolfgerus dei gr. Aquil. Patriar. tocius Italie
+legatus nomine et vice D. Regis Philippi tibi Johanni Struozi
+senensium Potestati recipienti nomine universitatis Senensium — promitto...
+et de omnib. supradictis faciendis — osculum
+pacis tibi dedi una cum Henrico de Smalnecge et
+Eberhardo de Luottere. Actum in Sena</i>. Seguono i testimoni.
+<i>Ego Albertus Notarius praed. Patriar. his omnibus interfui
+etc.</i> — Filippo aveva mandato Wolfgero, il Burgravio di
+Magdeburgo e i due nobiluomini sopraddetti da suoi negoziatori
+a Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note119">
+<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&#160;&#160;</span>Ne correva voce pel mondo; lo udì l’Abate di Ursperg,
+e Federico II nell’anno 1226 lo ripetè: <i>Hetruriam mihi adolescenti
+sublaturus per nuptias Philippum patruum delusit</i>
+(<i>Hist. Dipl. Frid. II</i>, T. II, 933). — <span class="smcap">La Farina</span>, <i>Studi</i>, I. 835;
+<span class="smcap">Abel</span>, 224, 380. — <i>Promissa Philippi</i> (<i>M. Germ.</i>, IV, 209, all’anno
+1205), dove Filippo espressamente dichiara di voler
+dare la sua figliuola ad un nipote del Pontefice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note120">
+<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gualtiero di Vogelweide</span> inveisce parecchie volte
+contro il Pontefice romano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note121">
+<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Imp.</i>, 153: <i>Quamvis nepos ipsius jam tibi adversarium
+se opponat</i>; mirabile divinazione! — Vedi le lettere
+del Papa ai Tedeschi in favore di Ottone (154-158 ecc.), e
+l’altra di Ottone (n. 160), in cui questi chiede di essere prestamente
+riconosciuto per re.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note122">
+<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&#160;&#160;</span>Soltanto nel dì 7 Agosto 1212 Ottone sposò la giovine
+Beatrice. La sventurata Principessa porse la mano al
+nemico della sua casa quand’egli era colpito di anatema, e
+morì quattro giorni dopo, agli 11 di Agosto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note123">
+<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&#160;&#160;</span>Libertà di elezione capitolare dei preti. Diritto di appello
+a Roma. Rinuncia al <i>jus spolii</i>. Distruzione degli
+eretici. <i>Mon. Germ.</i>, IV, 216. <i>Reg. Imp.</i>, 189. Intorno a cotali
+rapporti vedasi il <span class="smcap">Ficker</span>, <i>Studi per servire alla St. dell’Imp.
+e della Ch. in Italia</i>, II, n. 365, sgg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note124">
+<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Böhmer</span>, 41, 42. Tengo eziandio nota di due documenti
+dell’archivio di Siena, n. 83 e 84. Addì 3 Luglio 1209 i
+Sanesi protestano al Patriarca, legato di Ottone, che sarebbero
+fedeli all’Imperatore e che per conto di lui conserverebbero
+i beni di Enrico VI. Addì 4 Luglio 1209, il Patriarca
+nega la provvisoria conservazione dei beni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note125">
+<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&#160;&#160;</span><i>Dux Saxonie — Otto venit in Lombardiam cum magno
+exercitu, in cujus terribili adventu tremuit Italia, et nimio
+pavore concussa est: Monach. Padov. Chron. Estense</i>, <span class="smcap">Muratori</span>,
+XV, 301. — <i>Venit magno et inusitato exercitu</i>, dice la
+<i>Cronica di Fossa Nuova</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note126">
+<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gerardo Maurisio</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, VIII, 20) ha un prezioso
+episodio, in cui descrive la conciliazione di questi tre grandi
+Capitani, pacificati da Ottone. — Salinguerra: <i>saliens in guerram</i>.
+Azzo fu il primo tiranno cittadino, poichè nel 1208 Ferrara
+(donde egli aveva scacciato quell’altro) diede a lui la signoria.
+Documenti nel <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. Est.</i>, I, 389, e il <span class="smcap">La
+Farina</span>, <i>Studî</i>, I, 873.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note127">
+<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&#160;&#160;</span>Ratifica di Ottone, <i>datum in castris in monte Malo,
+4 Non. Octbr. Ind. XIII</i> (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 218; <i>Reg. Imp.,
+Ep.</i> 192). Il <i>Chron. Slavor.</i> (<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsw.</i>, II, 743)
+nota il numero dell’esercito: seimila corazze, arcieri, e popolo
+infinito di vassalli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note128">
+<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&#160;&#160;</span>Errano l’<span class="smcap">Hurter</span> e il <span class="smcap">La Farina</span> quando descrivono il
+cammino che tenne la comitiva della coronazione. Non è
+vero che Ottone percorresse coronato le vie della Città; e il
+banchetto fu servito in Laterano. Gli <i>Annales</i> <span class="smcap">Reineri</span>, ad
+a. 1209 (<i>Mon. Germ.</i>, XVI, 602), parlano dell’occupazione
+del ponte Tiberino, <i>ne consecrationem ejus, sicut animo conceperant,
+Romani impedirent</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note129">
+<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&#160;&#160;</span><i>Contradicentibus pro maxima parte Romanis</i>: <span class="smcap">Rigord</span>,
+<i>De Gestis Philippi Augusti</i>, p. 51. La <i>Cronica di
+Brunswick</i> scritta in rima (<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsw.</i>, III, 120
+segg.) dice: «Per la qual cosa il Senato di Roma ed il Consiglio
+furono tutti d’accordo. E si stizzirono perciocchè ad essi
+non si fosse fatta parola che in quell’ora dovesse avvenire la
+consecrazione imperiale: ed era per questo il loro cuore
+gonfio d’ira». Mancano i documenti per potere stabilire chi
+fosse allora senatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note130">
+<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad — portam Romae</i> (ponte Sant’Angelo), <i>et D. Papa
+ibi eum benedixit, licentiavit et rogavit eum, ut alio die
+adveniente recederet a territorio Romano: Chron. Fossae
+Novae.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note131">
+<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&#160;&#160;</span>La più parte dei Cronisti cerca la causa del combattimento
+in questo, che Ottone rifiutò di largire ai Romani i
+soliti donativi (<i>propter quasdam expensas, quas ab Imperatore
+Romani ex debito petebant</i>, dice <span class="smcap">Rigord</span>: e parimenti
+<span class="smcap">Franciscus Pipinus</span>, che copia dal primo; <span class="smcap">Mur.</span>, IX, 637):
+così l’inedito <i>Chron. Imp. et summor. Pontif.</i> (Cod. 5. Plut.
+XXI. nella Laurenziana di Firenze). Stando al <span class="smcap">Maurisius</span>
+(<i>Hist. Eccelini</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, VIII, 21), Ezzelino II superò tutti
+nella pugna. La <i>Cronica rimata di Brunswick</i> dice che il
+Papa accompagnasse l’Imperatore per un paio di miglia;
+ma è un errore. Dopo la coronazione Ottone e Innocenzo
+non si rividero più.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note132">
+<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&#160;&#160;</span><i>Sub periculo personae nostrae ad vos urbem intrare
+decrevimus. Attendat tamen sanctitas vestra quod magnum
+periculum in introitu in urbem toti Ecclesiae posset provenire:
+Reg. Imp., Ep.</i> 193. La risposta del Papa, data agli
+11 Ottobre dal Laterano, è nell’<i>Ep.</i> 194: <i>de negotio vero terrae</i>;
+e trattasi fuor di ogni dubbio della «terra di donna <i>Mechtilde</i>»,
+come la <i>Cronica rimata</i> avvisa essere stato il primo
+oggetto della controversia. <span class="smcap">Cesario Heisterbach</span> (<i>Homil.</i>,
+II, 173) notò, che dopo la concordia perfetta in cui s’era al
+tempo della coronazione, scoppiò la contesa <i>propter quaedam
+allodia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note133">
+<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&#160;&#160;</span>Ai 17 Ottobre trovossi vicino ad Isola Farnese (<span class="smcap">Böhmer</span>,
+n. 79). Ai 25 fu a Poggibonsi, dove emanò il Diploma
+faustissimo per Pisa, cui concesse la Corsica. Ai 29 fu a San
+Miniato. — Ai <i>Regesta</i> del <span class="smcap">Böhmer</span> aggiungo io un <i>Privilegium</i>
+per Siena (da San Miniato, ai 29 Ottobre; copia autenticata
+nell’arch. di Siena, n. 65, e <i>Kaleffo novo</i>, fol. 610), in cui esonera
+la città dal pagamento delle somme dovute al fisco
+dopo la morte di Enrico VI. — Aggiungo un altro Diploma
+originale per Siena (dato da Foligno ai 14 Decembre 1209), che
+comincia: <i>Gratiose liberalitatis</i>... Siena ne riceve libertà di
+elezione dei suoi Consoli sotto riserva dell’investitura imperiale,
+e verso tributo di settanta marchi d’argento che la città
+deve pagare nei quindici giorni successivi a Pasqua, in mano
+del Prevosto imperiale in San Miniato (<i>Kaleffo novo</i>, ibid.). — Cito
+anche un Privilegio dato al Vescovo di Chiusi, cui l’Imperatore
+cede quella città: <i>Acta sunt haec A... 1209
+Ind. XIII. Dat. apud Fulgineum Id. Decbr.</i> Fra i testimonî
+è <i>Yzilinus de Tervisio</i> (Arch. comunale di Orvieto, cassa 2). — Ai
+24 Dicembre, da Terni, Ottone promulgò un Privilegio
+per la santa Maria ed il santo Anastasio in quella città. Il
+<span class="smcap">Böhmer</span>, seguendo l’<span class="smcap">Ughelli</span>, lo registra sotto la data del
+1 Gennaio 1210; ma è un errore. L’istromento che io ricopiai
+nell’archivio comunale di Terni, dice: <i>Dat. Interamnes
+A. D. MCCVIIII. VIII Kals. Januarii Ind. XIII</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note134">
+<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&#160;&#160;</span><i>Paene totam Romaniam</i>, dice <span class="smcap">Rigord</span>: ma non è la
+Romagna, chè talvolta vien così denominata tutta la Tuscia
+romana. <i>Riccardi Comitis S. Bonifacii Vita</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, VIII, 123.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note135">
+<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&#160;&#160;</span>La patente d’investitura feudale di Azzo (senza l’Esarcato
+di Ravenna) è data da Chiusi, ai 20 Gennaio 1210
+(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. Est.</i>, I, 392; <span class="smcap">Lünig</span>, I, 1565). Già Innocenzo
+nell’anno 1208 aveva dato la Marca in feudo ad Azzo (<span class="smcap">Murat.</span>,
+ibid., 391): dopo la morte di lui, avvenuta nel Novembre
+1212, Innocenzo infeudò Aldebrandino (figlio di Azzo)
+di Ancona, di <i>Asculum</i> ecc., per dugento libre di <i>provisini</i>
+all’anno e coll’obligo di fornire alla Chiesa cento cavalieri,
+che dovevano servire un mese all’anno, <i>per totum
+ipsius Ecclesiae patrimonium a mare usque ad mare, et a
+Radicofano usque Ceperanum</i>. Questo notevole documento
+dei 10 Maggio 1213 è raccolto nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 56. — Morto
+Aldebrandino nel 1215, signore delle Marche diventò
+il fratel suo Azzo VII. — Anche il feudo di Salinguerra fu
+confermato da Innocenzo, addì 7 Settembre 1215: ibid., I, n. 59.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note136">
+<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&#160;&#160;</span>Archiv. di Perugia, <i>Liber Summissionum</i>, Vol. †,
+fol. 102. I Perugini, col beneplacito di <i>Pandulphus de Subora</i>,
+loro podestà, giurano <i>quam defensionem facere promiserunt
+a civitate Perusii infra usque ad urbem Romanam</i>. Il
+Papa promette in cambio: <i>si venerit ad pacem cum Imperatore — civitatem
+Perusii ponet in pace cum Imp.</i> Egli promette
+di rispettare le consuetudini di Perugia e la libera
+elezione dei Consoli e dei Podestà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note137">
+<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&#160;&#160;</span>Sclamò: <i>Poenitet me fecisse hominem!</i> Importantissima
+lettera indiritta all’Arcivescovo di Ravenna, ai 4 Marzo
+1210: <i>Ep.</i> XIII, n. 210.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note138">
+<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&#160;&#160;</span>Dice un moderno storico, l’<span class="smcap">Abel</span>, che la colpa di
+Ottone non fu di aver rotto il giuramento fatto al Papa, ma
+di averlo prestato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note139">
+<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Hahn</span>, <i>Collect.</i>, I, 209, n. X. In Inghilterra si difendeva
+il Guelfo senza riserva alcuna: <span class="smcap">Roger de Wendower</span>,
+III, 232 e <i>Recueil des Hist. des Gaules</i>, XVIII, 164.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note140">
+<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad a. 1210. Pietro di Celano possedeva
+allora Capua, e Diepoldo teneva Salerno (<span class="smcap">Riccardo
+di san Germano</span>, ad a. 1210).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note141">
+<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&#160;&#160;</span>L’anatema fu annunciato con tutta la sua solennità
+soltanto ai 31 Marzo 1211.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note142">
+<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i08"> <i>Nulla facultas</i></p>
+<p class="i01"><i>Visendi Romamve datur, Dominive sepulcrum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<span class="smcap">Wilh. Briton. Armor.</span> <i>Philippidos</i>, Lib. VIII, p. 199, nel
+<span class="smcap">Duchesne, V</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note143">
+<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&#160;&#160;</span><i>Johannes Capotius, qui Ottoni favebat, ejus sermonem
+interrupit dicens: os tuum os dei est, sed opera tua, opera
+sunt diaboli</i> (<span class="smcap">Caesar. Heist.</span> <i>Miraculor.</i>, I, 127). — Nei Regesti
+di Ottone il prefetto Pietro compare per la prima volta
+fra i cortigiani dell’Imperatore ai 30 Marzo 1210; per l’ultima
+volta lo si trova col figlio suo Giovanni, a Lodi, nel 22
+Gennaio 1212.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note144">
+<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&#160;&#160;</span><i>Ibique consilio et interventu D. Papae obtinuit, ut a
+civibus et Pop. Rom. Fridericus imperator collaudaretur, et
+de ipso factam electionem Papa confirmavit: Chron. Ursperg.</i>,
+p. 239. Ei si vede che Ottone non aveva a Roma un gran
+partito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note145">
+<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&#160;&#160;</span>Di già nel Febbraio, da Messina, promulgò alcuni documenti,
+nei quali confessò di essere vassallo della Chiesa per
+Sicilia, e confermò la libertà delle elezioni vescovili: <span class="smcap">Böhmer</span>,
+p. 68, 69. <i>Histor. Dipl. Fried.</i>, I, 201, sq.: <i>Ne unquam beneficiorum
+vestrorum, quod, advertat Dominus, inveniamur ingrati,
+cum post divini muneris gratiam non solum terram,
+sed vitam per vestrum patrocinium nos fateamur habere</i>.
+Nell’Aprile, in Roma, concesse al Papa la successione nella
+contea di Fundi, quando fosse morto Riccardo conte: <i>Mon.
+Germ.</i>, IV, 223; <i>Hist. Dipl.</i>, I, 208 (senza annotazione del
+giorno).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note146">
+<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&#160;&#160;</span>Documento dato da Egra (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 224; <i>Hist.
+Dipl.</i>, I, 269). Ivi il Papa è appellato <i>protector et benefactor
+noster</i>: il linguaggio ne è assai umile. L’estensione dello
+Stato ecclesiastico è significata colla formula ottoniana: <i>Ad
+hos pertinet tota terra que est a Radicofano usque Ceperanum,
+etc.</i> Vi venne fatto riferimento alla donazione di Lodovico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note147">
+<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&#160;&#160;</span><i>Mon. Germ.</i>, IV, 228; <i>Hist. Dipl.</i>, I, 469.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note148">
+<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&#160;&#160;</span><i>Degradatus est Otto quond. Imp. et excommunicatus
+est ab omni concilio: Annal. Meltenses, Mon. Germ.</i>, V, 159.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note149">
+<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&#160;&#160;</span>Il suo ritratto, che trovasi nell’<span class="smcap">Hurter</span>, non è che una
+invenzione: di lui non ne esiste alcuno. Il suo Biografo dice:
+<i>Statura mediocris, et decorus aspectu, medius inter prodigalitatem
+et avaritiam — fortis et stabilis, magnanimus et astutus,
+fidei defensor, et haeresis expugnator, in justitia rigidus,
+sed in misericordia pius</i> (?); <i>humilis in prosperis et patiens
+in adversis, naturae tamen aliquantulum indignantis, sed
+facile ignoscentis</i> (<i>Gesta</i>, c. 1).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note150">
+<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&#160;&#160;</span>Cessione d’Inghilterra del 1208 e dei 15 Maggio 1213:
+<span class="smcap">Dumont</span>, I, n. 258 e n. 275; <span class="smcap">Rymer</span>, fol. 111. Il Re giura,
+come avrebbe fatto un barone latino, l’<i>homagium ligium</i>.
+Quando i Baroni ebbero ottenuta la <i>Magna Charta</i>, Innocenzo
+scomunicò la giovine libertà degl’Inglesi, e fino dal
+nascere condannò la loro gloriosissima opera. Del resto cessò
+in breve il rapporto feudale. Delle tre promesse, <i>homage,
+fealty and yearly rent</i>, Giovanni prestò solamente la prima.
+Fedeltà giurarono soltanto egli ed il suo piccolo figlio Enrico.
+Il tributo di mille marchi sterlini fu ricusato da Edoardo III
+(<i>absolutely refused</i>, dice <span class="smcap">Lingard</span>, <i>History of England</i>, II,
+Appendix, p. 626).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note151">
+<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&#160;&#160;</span>Nel <i>Cod. Vat. 3535</i> sono registrati in compendio gli
+atti di questa natura d’Innocenzo III e di altri Papi: sono
+tratti dai libri feudali della Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note152">
+<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&#160;&#160;</span><i>Sicut in arca foederis Domini cum tabulis testamenti
+virga continebatur et manna, sic in pectore S. Pontificis
+cum scientia legis divinae rigor destructionis et favor dulcedinis
+continetur</i>: lettera a re Giovanni, in cui si congratula
+seco lui della sua umile soggezione. Quest’è forse il più
+grandioso documento della potenza pontificia (<span class="smcap">Rymer</span>, <i>Foedera</i>,
+I, fol. 116).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note153">
+<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&#160;&#160;</span><i>Regula et vita istorum fratrum haec est, scil. vivere
+in obedientia et in castitate, et sine proprio, et D. nostri
+Jesu Christi doctrinam et vestigia sequi, qui docet: si vis
+perfectus esse, vade, et vende omnia, et da pauperibus, et
+habebis thesaurum in coelo; et veni, sequere me</i> (<span class="smcap">Math.</span>, 9,
+21): Capitolo primo della regola del Minori, nel <span class="smcap">Wadding</span>,
+<i>Annales Minorum</i>, I, 67.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note154">
+<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&#160;&#160;</span><i>Bullar. Magn. Rom.</i>, I, 93, Bolla dei 29 Novembre 1223.
+Le costituzioni dei Minori, del secolo decimoterzo, contengonsi
+nel <i>Cod. Palatin.</i>, n. 571, dal fol. 1 al fol. 25.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note155">
+<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Lampas insignis</i>, data da Lione, ai 26 Giugno
+1250. Ai Francescani fu concesso il convento in tutta la
+sua estensione, conformemente al <i>Privilegium</i> di Anacleto. Il
+possesso effettivo essi ne ottennero nell’anno 1251 (<span class="smcap">Casimiro</span>,
+<i>Storia di Araceli</i>, p. 16).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note156">
+<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&#160;&#160;</span><i>Ex ipso Capitolii vertice dominatur pauperum primicerius,
+quam ex Tarpeia rupe Romanorum rexere Monarchas,
+ad plures utique nationes hujus sodalitii Rectoris pertransit
+auctoritas, quam antea Romanorum diffundebatur Imperium.</i>
+Così orgogliosamente dice il <span class="smcap">Wadding</span>, annalista dell’ordine
+(ad a. 1251, n. 36). Francesco morì nell’anno 1226, nella
+<i>Portiuncula</i>, e fu canonizzato nell’anno 1228. Ne scrissero la
+vita Tomaso da Celano suo discepolo, e i tre compagni Leone,
+Angelo e Rufino; più tardi dettolla il celebre mistico Bonaventura
+(<i>Acta SS.</i>, Oct, T. II, 545, segg). Una scrittura
+dilettevole a leggersi e insieme grave di pensamenti, ne
+compilò a’ nostri giorni <span class="smcap">Carlo Hase</span>: <i>Francesco d’Assisi</i>,
+Lipsia 1856.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note157">
+<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla è data da santa Sabina (<i>Bullar. Mag. Rom.</i>, I,
+n. 91, e <i>Bullar. Ordinis Fratr. Praed.</i> p. 2). Narra la leggenda
+che Domenico e Francesco nell’anno 1215 s’incontrassero
+insieme a Roma; un sogno fece conoscere all’uno
+le fattezze dell’altro suo compagno. I due ordini s’inimicarono
+per gelosie; però oggidì ancora nelle loro festività,
+con funzioni religiose e con mense comuni celebrano la memoria
+dell’amicizia che unì i loro fondatori (<span class="smcap">Lacordaire</span>,
+<i>Vie de S. Dominique</i>, c. VII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note158">
+<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&#160;&#160;</span>La storia dei Domenicani scritta dal <span class="smcap">Mammachi</span> (<i>Annal.
+Ord. Praed.</i>, 1756) principia coll’anno 1170. Vedine il
+Tom. I, 567, sulla traslazione dell’ordine a santa Sabina,
+onde le Domenicane passarono a santo Sisto. La santa Maria
+sopra Minerva fu residenza del generalato dell’ordine sino
+allo scorcio del 1873; giacchè or furono soppressi anche i
+monasteri e i conventi nella santa Roma, cosa che pochi
+anni addietro nessuno avrebbe imaginato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note159">
+<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">L’un fu tutto serafico in ardore,</p>
+<p class="i02"> L’altro per sapienza in terra fue</p>
+<p class="i02"> Di cherubica luce uno splendore.</p>
+<p class="i07"> <span class="smcap">Dante</span>, <i>Paradiso</i>, c. XI, v. 37-39.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note160">
+<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&#160;&#160;</span><i>Quando fratres vadunt per mundum, nihil portent
+per viam, nec sacculum, nec peram, nec panem, nec pecuniam,
+nec virgam</i>: Cap. XIV della regola dell’ordine.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note161">
+<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&#160;&#160;</span>Di questa terra fa parola per la prima volta <span class="smcap">Anastasio</span>,
+<i>Vita Stephani</i>, V, n. 529: <i>S. Theodorus in Sabello</i>; indi,
+a. 1023: <i>Territorio Albanese in fundo et loco qui vocatur
+Sabello</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del prim.</i>, n. 34). La famiglia era detta
+<i>de Sabello</i> (cioè <i>dominus</i>). Il testamento di Onorio IV, a. 1285,
+parla dell’or distrutto <i>Castrum</i> come di bene suo famigliare,
+situato in prossimità di Albano (<span class="smcap">Ratti</span>, <i>Fam. Sforza</i>, II, 302).
+Anche il <span class="smcap">Panvinio</span> (<i>De gente Sabella</i>, Mscr. Bibl. Casanatense)
+incomincia la genealogia della famiglia soltanto con <i>Haimericus</i>,
+padre di Onorio. Il suo nome (Amalrich) accenna ad
+origine germanica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note162">
+<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&#160;&#160;</span>Il cardinale <span class="smcap">Stefaneschi</span>, nel suo poema sulla coronazione
+di Bonifacio VIII (<span class="smcap">Mur.</span>, III, 648) celebra i Savelli
+dando loro il predicato di miti; raro pregio per baroni romani:
+<i>nec non Sabellis mitis</i>. Cotale lode si meritarono per opera
+dei due papi Onorio III e Onorio IV, e di Pandolfo senatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note163">
+<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&#160;&#160;</span>Vol. IV, pag. 735 di questa Storia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note164">
+<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&#160;&#160;</span>Nessun documento dice quali uomini fossero a quel
+momento senatori. Al tempo del Concilio dell’anno 1215, senatore
+era <i>Pandulphus filius quondam Johannis Petri de
+Judice</i>, locchè finora passò inosservato (Istromento del 1217;
+<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, II, 563).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note165">
+<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad a. 1217.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note166">
+<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&#160;&#160;</span>Prima lettera di minaccia data agli 11 Febbraio 1219;
+la seconda è del 1 Ottobre 1219: <i>Hist. Dipl.</i>, I, 691. Il termine
+fu stabilito al giorno di san Benedetto, che cadeva ai
+21 Marzo 1220; indi fu prorogato fino al 1 di Maggio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note167">
+<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&#160;&#160;</span><i>Motus puerorum mirabilis, tam de Romano quam
+Teutonico regno</i>: vedansi i <i>Mon. Germ.</i>, XVI, e gli <i>Annali</i>
+del <span class="smcap">Rainer</span>, ad a. 1212. Il Cronista spiega che questo fenomeno
+morboso del medio evo derivasse <i>ex arte magica</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note168">
+<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, 70.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note169">
+<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&#160;&#160;</span>Carta data da Hagenau, nel Settembre 1219: <i>Mon.
+Germ.</i>, IV, 231. <i>Juramentum futuri Imperatoris</i>: ibid., p. 232.
+I principi confermarono il <i>Privilegium</i> ai 23 Maggio 1220,
+da Francoforte: <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 77.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note170">
+<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad a. 1218: <i>Sed cum propter
+Romanorum molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium
+remeare</i>. L’anno è il 1219, come appare dai <i>Regesti</i>.
+Dopo i primi giorni del Luglio, lo si trova in Rieti; sul principio
+del Febbraio 1220, a Viterbo; ai 12 di Giugno ed
+ancora ai 4 di Settembre, ad Orvieto: sulla fine del Settembre,
+a Viterbo; nell’Ottobre 1220, a Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note171">
+<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rainaldo</span>, ad a. 1220 n. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note172">
+<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&#160;&#160;</span>Nell’anno 1215, <i>Parentius Parentii</i> fu podestà di
+Foligno; nel 1216, di Perugia (<span class="smcap">Jacobelli</span>, <i>Discorso di Foligno</i>,
+p. 59; e la <i>Hist. Fulginatis</i>, T. I <i>Rer. Ital. Script.
+Florent.</i>, p. 849); negli anni 1203, 1209, 1218 lo si trova podestà
+di Orvieto (<span class="smcap">Cipriano Manente</span>). La sua lettera senza
+data è registrata in <span class="smcap">Rainaldo</span>, nel <span class="smcap">Curtius</span>, nel <span class="smcap">Vitale</span>,
+nei <i>Mon. Germ.</i>, IV, 241: <i>Gloriosissimo D. F., dei gr. Regi
+in Roman. Imp. electo, semper Aug. et Regi Siciliae, Parentius
+eadem gr. Almae et Venerandae Urbis ill. Senator et
+Pop. universus Rom. salutem etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note173">
+<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&#160;&#160;</span>Dal 1220 incomincia la <i>Series cronologica Almae Urbis
+Senatorum</i>, compilata nel 1736, e conservata nell’archivio
+del Campidoglio. Io la confrontai col mscr. di <span class="smcap">Giacinto Gigli</span>,
+caporione della regione Campitelli, il quale in sulla metà del
+secolo decimosettimo tentò per il primo di illustrare i fasti
+del Senato medioevale. Il suo lavoro fu continuato da <span class="smcap">Carlo
+Cartari</span> e corretto dal <span class="smcap">Mandosi</span> (<span class="smcap">Crescimbeni</span>, <i>Stato di S. M.
+in Cosmedin nel 1719</i>, c. 4, p. 134). Ne attinse lo <span class="smcap">Zabarella</span>
+nell’<i>Aula Heroum</i>, e se ne giovò un Anonimo, la cui Storia
+mscr. del Senato comprende il periodo dal 908 al 1399. Quest’opera
+senza critica, appartenente un dì alla biblioteca
+Frangipani (e come tale sovente citata), è oggi posseduta
+dalla famiglia Colonna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note174">
+<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Reineri</span>, <i>Annales</i>, ad a. 1220. <span class="smcap">Salimbene</span>, <i>Chron.</i>,
+p. 5. Il Papa scrive: <i>Cum inestimabili alacritate ac pace
+civium Romanorum solemnissima coronasse</i> (a Pelagio di Albano,
+dei 15 Dicembre, <i>Hist. Diplom.</i>, II, 82). Lo <span class="smcap">Schmidt</span>,
+<i>Storia di Germania</i>, V, 240, dice egregiamente che i Romani,
+anche senza di ciò, tenevano in più estimazione un Re di
+Sicilia che un Imperatore tedesco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note175">
+<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&#160;&#160;</span>Soltanto un litigio sorto fra gli ambasciatori di Pisa
+e quelli di Firenze per il donativo di un cane, degenerò in
+battaglia fra le loro comitive, e indi in guerra delle due città:
+<span class="smcap">Villani</span>, VI, c. 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note176">
+<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&#160;&#160;</span>Di Roma, ai 22 Novembre 1220. <i>Mon. Germ.</i>, IV, 243.
+Essenzialmente furono una <i>lex constitutiva de abrogatione
+omnium Statutorum et consuetudinum adversus ecclesias, clericos
+vel ecclesiasticam libertatem, et de abolitione omnium
+heresum et hereticorum diffidatione</i>: e, secondo i concetti
+del diritto canonico, l’una cosa s’accordava coll’altra. Pertanto
+l’articolo contro gli eretici (<i>Chataros, Patarenos, Leonistas,
+Speronistas, Amaldistas, Circumcisos</i>) è il più lungo
+di tutti, e ripetizione degli Editti di Ottone IV. Quello che
+ordinato aveva Innocenzo IV, che il precetto di perseguitare
+gli eretici s’inserisse in tutti gli Statuti comunali, diventò
+adesso legge imperiale. Ogni magistrato supremo era obligato
+a farne giuramento prima di entrare in officio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note177">
+<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&#160;&#160;</span>Ancora ai 10 di Novembre egli aveva dato comando
+a’ suoi legati che ammonissero il Re di non unire Sicilia
+all’Impero (<i>in sedis apostolicae nec non posteritatis suas
+dispendium</i>, locchè in verità fu profetico ammonimento:
+<i>Mon. Germ.</i>, IV, 242). Addì 11 Dicembre 1220 egli scrive a
+<i>Friderico Rom. Imp. semper Aug. et Regi Sicilie</i> (<span class="smcap">Würdtwein</span>,
+<i>Nova subsidia</i>, I, 45). Intorno a questi rapporti di
+cose vedasi <span class="smcap">Ed. Winkelmann</span>, <i>St. di Federico II e dei suoi
+Imperi</i>, Berlino 1863, p. 146 sgg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note178">
+<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&#160;&#160;</span>Il celebre suo Diploma per Pisa è dato <i>in monte
+Malo prope urbem VIII Kal. Dec.</i> Le dona tutti i diritti imperiali
+<i>a civitate Vecla usque ad portum Veneris</i>: <span class="smcap">Flaminio
+Del Borgo</span>, p. 42. Le geste storiche degli Imperatori tedeschi
+hanno consecrato la ricordanza di Monte Mario: da
+Carlo magno in poi ogni Imperatore piantò ivi il suo campo.
+Allora sopra il monte esisteva l’<i>Hospitale Sanctae Agathes de
+Monte Malo</i>, che Onorio III prese sotto la sua protezione:
+Bolla data dal Laterano, <i>XIV Kal. Maji anno I</i> (<i>Mscr. Vatican.
+8051</i>, p. 39).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note179">
+<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&#160;&#160;</span>Lettera degli 11 Dicembre 1220. Eppure per i trattati
+conchiusi con Ottone IV la terra da Radicofani a Ceperano
+apparteneva a coloro che dovevano prestare il <i>Foderum</i>: così
+anche pel patto di Hagenau, del 1219.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note180">
+<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&#160;&#160;</span><i>Universo patrimonio B. Petri a ponte Ceperani usque
+Radicofanum possesso et disposito pacifico et quiete pro beneplacito
+nostre voluntatis</i>: lettera <i>Universis</i>... dei 18 Febbraio
+1221, data dal Laterano (<i>Hist. Diplom.</i>, II, 128).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note181">
+<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&#160;&#160;</span>Ma fu anche lo stesso dei Romani e degli Imperatori.
+A tutte le tre parti potrebbesi applicare la grandiosa imagine
+di <span class="smcap">Dante</span>, là dove descrive le anime che rotolano sassi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Percotevansi incontro, e poscia pur li</p>
+<p class="i02"> Si rivolgea ciascun, voltando a retro,</p>
+<p class="i02"> Gridando: perchè tieni? e’ perchè burli?</p>
+<p class="i09"> <i>Inferno</i>, c. VII, v. 27-30.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note182">
+<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Tonnini</span>, <i>Storia di Rimini</i> (Rimini 1862), secolo XIII,
+p. 31. Non trovasi che il Papa si dolesse della nomina del
+Conte, e ciò dimostra che egli riconosceva per validi i diritti
+imperiali. Sull’elezione di Goffredo (dei 13 Giugno 1221) vedasi
+la <i>Hist. Dipl.</i>, II, 186 (dal <span class="smcap">Fantuzzi</span>, IV, 338). Tempo
+prima v’era stato <i>Ugolinus de Juliano comes Romaniole</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note183">
+<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&#160;&#160;</span>La lunga corrispondenza di lettere che vi è relativa
+trovasi in <span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1222. Intorno a Rainaldo ed a
+Bertoldo, duchi di Spoleto e figli di Corrado di Urslingen,
+vedasi lo <span class="smcap">Staelin</span>, <i>St. del Wirtemberg</i>, II, 586.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note184">
+<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&#160;&#160;</span><i>Cronica di Viterbo</i>, ad a. 1225, <i>Cod. Biblioth. Angelicae</i>,
+B. 7, 23. Essa numera sessantamila abitanti, ma probabilmente
+vi comprende il distretto urbano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note185">
+<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia a quelle Croniche, i Romani comparvero
+innanzi a Viterbo nel 1221; indi nuovamente nel 1222. <span class="smcap">Ricc.
+da san Germ.</span>: <i>Romani super Viterbium vadunt</i>. Passo in
+silenzio le particolarità di queste cose irrilevanti, che il <span class="smcap">Bussi</span>
+descrive nella sua <i>Storia di Viterbo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note186">
+<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&#160;&#160;</span>Nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 127. Le fazioni (<i>pars</i>) sono quelle
+dei <i>milites</i> e dei <i>populares</i>. Vennero soppresse le <i>societates,
+communitates seu fraternitates cedonum, pelliparionum, lanificum
+et aliorum artificum</i>. Però, ai 27 Novembre 1223, Onorio
+restituì ai mercanti la elezione dei rettori, financo colla
+facoltà: <i>pacis ineant federa</i> (ibid., n. 128). Il Cardinale non
+abolì le maestranze, ma solamente le loro «compagnie» politiche.
+Anche nel Lazio lottavano fra loro <i>milites</i> e <i>populus</i>:
+così in Anagni, dove il Papa, addì 11 Agosto 1231, si fe’ mediatore
+di pace (ibid., n. 161). Le contese durarono a Perugia
+anche sotto di Gregorio IX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note187">
+<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&#160;&#160;</span>Nel 1232 soppresse tutte le corporazioni di artigiani
+nelle città vescovili di Germania: <i>Mon. Germ.</i>, IV, 286. Nell’Ottobre
+del 1226 abolì i magistrati cittadini nella Provenza:
+ibid., 256. Sebbene ai Comuni di Sicilia desse una maggior
+larghezza rappresentativa, e per la prima volta (nell’anno 1240)
+chiamasse in parlamento i loro <i>sindici</i>, tuttavolta ei ne restrinse
+assolutamente l’attività. Alle città non lasciò alcuna
+giurisdizione: ai loro Consigli presiedeva sempre il <i>bajulus</i>
+regio (<span class="smcap">Gregorio</span>, <i>Considerazioni sopra la storia di Sicilia</i>,
+III, c. 5).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note188">
+<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&#160;&#160;</span>Vedine il catalogo nel <span class="smcap">Mariotti</span>, e meglio nella <i>Storia
+della città di Perugia</i> di <span class="smcap">Francesco Bartoli</span> (1843, Vol. I),
+che sventuratamente rimase incompiuta. Non prima del 1174
+compare a Perugia il podestà. Il primo di romano fu <i>Stephanus
+Carzullus</i>; indi se ne trovano di questi nomi: Capocci,
+Papa, <i>Bobo, Gregorii, de Judice</i>, Pandolfo, <i>Parentii, Oddo</i>,
+Anibaldi ed altri. Ancor nell’anno 1289 si usa la formula:
+<i>Nobilis et potens miles Dom. Joannes... Dei et Rom. Populi
+gr. honorabilis Potestas Civitatis et Communis Perusii</i>, donde
+se ne argomenta un rapporto di dipendenza (<span class="smcap">Pellini</span>, <i>Hist. di
+Perugia</i>, p. 305). Così ancora nel 1292: <i>Magnif. et nob. vir
+Dom. Paulus Capoccini de Capoccis de Roma Proconsul per
+Senatum Populumque Roman. Potestas Perusii</i> (<span class="smcap">Mariotti</span>, I).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note189">
+<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&#160;&#160;</span>I primi Statuti (inediti) che si conservano nell’archivio
+di Perugia incominciano così: <i>Ad laudem — Dei — S.
+R. E., Summi Pont., suorumque fratrum Cardinalium, et Alme
+urbis et Communis et Populi Romani</i>. — Nell’anno 1214 un
+istromento dichiara che nel Comune di Perugia si potesse imporre
+validamente tributo soltanto in alcuni determinati casi,
+cioè <i>pro servitio Ecclesiae Rom., Populi Romani, Imperatoris
+vel nuntii sui</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 58). Cotale precetto fu nell’anno
+1234 inciso sulla <i>Petra Justitiae</i>; e questa iscrizione
+esiste tuttavia, infitta nel muro, presso al duomo della città
+(<span class="smcap">Bartoli</span>, p. 361). — Ai 5 Agosto 1256 Perugia e Orvieto
+conchiusero una lega; e nella formula vien detto: <i>ad honorem
+matris nostrae Alme Urbis</i> (Archivio di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>,
+C, fol. 21). Il <span class="smcap">Bonaini</span> riconobbe giustamente che esisteva
+il vincolo di dipendenza (<i>Archiv. Storico</i>, XVI, p. I,
+p. XXXVIII, segg.): tuttavia era cosa più onorifica che pratica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note190">
+<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad honorem matris nostrae Almae Urbis</i>: atto dei 28 Novembre
+1286 (Arch. comunale di Todi, <i>Regist. Vetus</i>, fol. 200). — Addì
+11 Agosto del 1230, Todi e Perugia conchiudono alleanza;
+dalle loro ostilità eccettuano espressamente <i>Dominum
+Papam, Imperatorem et Civitatem Almae urbis Romae</i>: ibid.,
+fol. 23. Dopo del 1200 trovansi in Todi quasi sempre dei romani
+da podestà (<i>Catalogo dei Podestà di Todi</i> di <span class="smcap">Ottaviano
+Ciccolini</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note191">
+<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&#160;&#160;</span><i>Cronica di Tours</i>, nel <i>Recueil</i>, XIII, 311: <i>Richardus
+Comes Soranus — aliique Romani contra nepotes Papae H.
+de die in diem — assaltibus dimicarent, H. Papa ab urbe
+egreditur</i>. — Con ipoteche e con compre Riccardo aveva reso
+proprietà sua l’isola Tiberina vicino ad Ostia, e la terza parte
+della sponda e dell’argine del fiume fino alla Marmorata: in
+prima quelle terre avevano appartenuto al vescovo di Ostia.
+Onorio le affrancò dalle mani di Riccardo, e le ridonò al detto
+vescovato (Documento inedito nel <i>Cod. Vatic. 6223, dat. Lateran.
+Non. Aprilis a. X</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note192">
+<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, 1225: <i>H. urbem exiens propter
+seditiones et bella, quae in ea fiunt sub Parentio Senatore,
+apud Tiburim se contulit</i>. Non si può da’ documenti stabilire
+la serie dei Senatori fino al 1225. Onorio fu a Tivoli nel dì
+15 di Maggio (<span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1225, n. 21).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note193">
+<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&#160;&#160;</span>Giovanni, fratello di Gualtiero di Brienne, fu uomo
+prode, di forza erculea, <i>ita ut alter Karolus Pipini filius
+crederetur</i>: <span class="smcap">Salimbene</span>, <i>Chron.</i>, p. 16. Lo sponsalizio con Giolanda
+si effettuò a Brindisi nel Novembre dell’anno 1225.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note194">
+<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&#160;&#160;</span>Documento nei <i>Mon. Germ.</i>, IV, 255.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note195">
+<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&#160;&#160;</span>Avvenne probabilmente nel Novembre del 1225, quando
+soleva effettuarsi la novella elezione (<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad
+a. 1225). Andrea, fratello del Senatore, fuggì a Spoleto dove
+fiorì un ramo di questa famiglia, intanto che un altro ne
+continuò in Roma (<span class="smcap">Olivieri</span>, <i>Del Senato</i>, p. 210). Ad ogni
+modo, dei <i>Parentii</i> si trovano parecchie volte, ancora fino al
+1286, da podestà a Siena, a Orvieto, a Foligno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note196">
+<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&#160;&#160;</span><i>Avitas et paternas prosequimur injurias, et productam
+jam ad alias regiones libertatis insidiose propaginem
+nitimur supplantare</i>: così disse Federico nel Giugno 1236
+(<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 873).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note197">
+<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&#160;&#160;</span>Il bando (pronunciato nell’estate del 1226, da San Donnino)
+colpì Milano, Verona, Piacenza, Vercelli, Lodi, Alessandria,
+Treviso, Padova, Vicenza, Torino, Novara, Mantova, Brescia,
+Bologna, Faenza (<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad a. 1226). Di
+parte imperiale erano Modena, Reggio, Parma, Cremona, Asti,
+Pavia, Lucca e Pisa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note198">
+<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&#160;&#160;</span>Bolla ai popoli del corrispondente territorio della Chiesa,
+data ai 27 Gennaio 1227 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 5). <i>Totum patrimonium
+quod habet R. E. a Radicofano usque Romam, excepta
+marchia Anconitana, ducatu Spoleti, Reate ac Sabinae, curae
+regimini et custodiae ipsius regis duximus committendum</i>:
+e segue la specificazione dei luoghi. Nelle lettere di Gregorio
+IX a Giovanni di Brienne gli si dà semplicemente il nome
+di <i>Rector patrimonii B. Petri in Tuscia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note199">
+<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&#160;&#160;</span>È accertato che avesse origine dai Conti, ma non
+che suo padre Tristano fosse fratello di Innocenzo III. Per
+fermo la sua età non può stabilirsi che da un passo di <span class="smcap">Mattia
+Paris</span>, il quale dice che morì quasi centenario.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note200">
+<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&#160;&#160;</span><i>Forma decorus, et venustus aspectu, perspicacis ingenii
+et fidelis memorie prerogativa dotatus, liberalium et
+utriusque juris peritia instructus, fluvius eloquentis Tuliane — relator
+fidei</i>: così la <i>Vita</i> scritta da un suo contemporaneo
+(<span class="smcap">Mur.</span>, III, 575). Anche Federico II celebrò la sua
+eloquenza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note201">
+<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&#160;&#160;</span><i>Gregorius IX Papa, velut fulgor meridianus egreditur</i>:
+ibid.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note202">
+<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&#160;&#160;</span>Lettera data ai 23 Marzo dal Laterano: <i>Cod. Ottobon.</i>,
+n. 1625, fol. 69. Dell’istessa data è la sua enciclica coll’invito
+al clero di promuovere la Crociata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note203">
+<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&#160;&#160;</span>Dapprima la maestrevole giustificazione nella lettera
+data da Capua, al 6 Dicembre (<i>Hist. Dipl.</i>, III, 37). Indi la
+celebre lettera all’Inghilterra (ibid. p. 49): <i>Ecce mores Romanorum,
+ecce laquei praelatorum, quibus universos ac singulos
+quaerunt illaqueare, nummos emungere, liberos subjugare,
+pacifico inquietare, in vestibus ovium cum sint intrinsecus
+lupi rapaces</i>. Sulla fine dice ai Re: <i>Tunc tua res agitur
+paries cum proximus ardet</i>. — Lo <span class="smcap">Cherrier</span>, <i>Lutte des Papes
+et des Empereurs</i>, II, 58, dice di questa lettera: <i>cette lettre
+remarquable, qui trois siècles avant Luther, fait déjà pressentir
+ce reformateur</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note204">
+<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1003. Erroneamente <span class="smcap">Alberico</span>
+registra lo stesso fatto all’anno 1228: ma poichè entrambi
+dicono che il Papa trovavasi allora in Anagni, doveva correre
+l’anno 1227. — <span class="smcap">Alberico</span>: <i>Fugitivi quidam a diversis
+ordinibus sibi associati Romae, dum Papa moraretur in Anagnia
+civitate sua falsum Papam — sibi praefecerunt, habentes
+quosdam nobiles furtive causa lucri sibi ad hoc adjutores</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note205">
+<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&#160;&#160;</span>Giovanni, fondatore della casa Conti-Poli, s’ebbe
+Fundi in feudo. Nel 1230 Federico restituì quella terra a
+Rogero di Aquila, e a Giovanni diede Alba (<span class="smcap">Ricc. da san
+Germ.</span>, p. 1024). Altri partigiani di Federico, che il Papa
+scomunicò nell’Agosto 1229, furono <i>Egidius de Palombara,
+Petrus Gregorii Pagure</i> e <i>Nicolaus de Arcione</i> (<i>Hist. Dipl.</i>
+III, 157). La famiglia <i>de Arcionibus</i> s’appellava così dagli
+archi di antichi acquedotti. Oggidì ancora la «Via in Arcione»
+denota un quartiere che dall’<i>Aqua Virgo</i> ricevette
+il nome <i>in Arcionibus</i>. Nell’<i>Ager Romanus</i> v’erano parecchie
+castella di quel nome: il maggiore esiste ancora presso
+la via Tiburtina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note206">
+<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Ursperg.</i>, p. 247. Il matrimonio di Odone Frangipane
+con Anna Comnena (a. 1170) aveva messo in gran
+lustro quella casa: Costanza imperatrice aveva concesso Taranto
+e Otranto al detto Odone; ma la infeudazione di Taranto
+che s’ebbe Gualtiero irritò i Frangipani. Onorio aveva
+cercato di riconciliarli, e protetto il giovine Enrico Frangipane
+contro i Terracinesi. Esagerata fu la lode onde il Papa
+disse: <i>invicta fides, et devotio indefessa, quem magnifici viri
+antiqui Frangipani a progenie in progeniem erga Rom. Eccl.
+habuerunt</i> (Bolla da Roma, dei 7 Maggio 1218: <span class="smcap">Raynald</span>,
+n. 31, e <span class="smcap">Contatore</span>, p. 182). Eccone l’albero genealogico
+secondo il mscr. del Panvinio e giusta documenti contemporanei:
+</p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="4">Otto II di Terracina.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">Oddo III, investito di Taranto e di Otranto.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">Manuel.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">Petrus, cancelliere della Città.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">Cencius.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">Adeodatus.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">Jacobus.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">Henricus, erede di Taranto e di Otranto.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">Jacobus.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note207">
+<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span> che attinge da <span class="smcap">Rogero de Wendover</span>,
+p. 349: <i>Illum ejecerunt ex urbe</i>... — <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>,
+p. 1004. — <i>Chron. Ursp.: fecerunt, ut a populo pelleretur
+turpiter extra civitatem</i>. Di già nell’Aprile il Papa fu a Rieti;
+e sul principio di Giugno ad Assisi e a Perugia, dove, ai 9
+di Luglio, canonizzò Francesco a santo. Colà rimase fino alla
+primavera del 1230.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note208">
+<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&#160;&#160;</span>Quando più tardi Luigi IX intraprese la sua Crociata
+non vi fu più alcuno che pensasse di vendere i suoi beni per
+seguirlo; e il Re dovette stipendiare i crociati: <span class="smcap">Cherrier</span>,
+II, 376.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note209">
+<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&#160;&#160;</span><i>Contra legem Christianam decrevit vos in gladio vincere</i>:
+<span class="smcap">Tommaso di Acerra</span> a Federico in Siria. — <span class="smcap">Math.
+Paris</span>, p. 353. — Per sostenere la guerra contro l’Imperatore
+Stefano legato spremette ragguardevoli somme di denaro dall’Inghilterra
+sotto forma di decime ecclesiastiche: il Cronista
+inglese ne parla con grande irritazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note210">
+<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&#160;&#160;</span>Giolanda, seconda moglie dell’Imperatore, era di già
+morta nell’Aprile dell’anno 1228, dopo di aver dato alla
+luce Corrado.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note211">
+<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&#160;&#160;</span>Scrisse al popolo di Gaeta, cui largì grandi privilegî:
+<i>Cum igitur reducti sitis ad fidelitatem et dominium Rom.
+Eccl., ad quam non erat dubium vos spectare</i> (Breve del 21
+Giugno 1229, da Perugia: <i>Hist. Dipl.</i>, III, 143).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note212">
+<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&#160;&#160;</span>Federico ottenne in Oriente una tregua di dieci anni
+e la cessione di Gerusalemme e di altre città. Però i Saraceni
+dovevano far la guardia al tempio, con diritto di potervi
+pregare. I prosperi successi dello scomunicato Federico in
+Oriente, la sua arrendevolezza a pacificarsi col Papa, le sue
+rapide vittorie, la sua moderazione, sono pagine splendide
+della storia di lui. Il <span class="smcap">Muratori</span> esclama: «Non so spiegarmi
+il contegno del Papa!»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note213">
+<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&#160;&#160;</span><i>Nobiles quidem Romani ad Imp. apud Aquinum veniunt
+ex parte S. P. Q. R., cum quo moram per triduum
+facientes ad Urbem reversi sunt</i>: <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1016.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note214">
+<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Albericus</span>, ad a. 1230: <i>Romae autem de inundatione
+Tyberis ultra 7 millia hominum dicuntur submersa fuisse</i>;
+ma certamente non è che un’esagerazione. La <i>Vita Gregorii</i>,
+p. 578, ne discorre diffusamente. Vedansi inoltre <span class="smcap">Ricc. da
+san Germ.</span>, p. 1017, e <span class="smcap">Bonincontrius</span>, <i>Histor. Sicula</i>, p. 307.
+Solevasi tener nota sopra tavole di marmo dell’altezza cui
+giungevano le acque nelle inondazioni. L’antichissima che
+ancora dura in Roma trovai infitta sul muro di un arco nella
+via dei Banchi di Santo Spirito. Dice: <span class="smcap lowercase">HVC TIBER ACCESSIT
+SET TVRBIDVS HINC CITO CESSIT A. D. MCCLXXV. IND. VI. M.
+NOVENB. DIE V. ECCLA VACANTE</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note215">
+<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Gregorii</i>, p. 577: <i>Qui Cancellarium, et Pandulphum
+de Suburra Proconsules</i> (notisi il novello titolo che qui
+per la prima volta compare), <i>et Legatos ad Perusium ad pedes
+S. Pontificis pro impetranda venia — destinarunt. — — In
+urbem cum gloria et inaestimanda laetitia populi exultantis
+intravit</i>. Errata è la cronologia della <i>Vita. — Ingenti cum
+gaudio est receptus</i>: <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note216">
+<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&#160;&#160;</span>Al tempo del senatore Giovanni Poli egli distribuì al
+popolo ventimila libbre; e la <i>Vita</i> aggiunge: <i>Sanctius judicans
+vasa viventia, quam metalla servare</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note217">
+<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&#160;&#160;</span>Alcuni anni ancora più tardi crearono a Viterbo un
+loro Papa: <i>Vita</i>, p. 581. Gregorio fece atterrare le loro case.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note218">
+<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&#160;&#160;</span>Nell’Ottobre del 1220 scriveva Onorio a Federico, che
+in Lombardia gli eretici prendevano il sopravvento, <i>quod apparet
+ex iniquis statutis, que plereque illius provincie civitates
+contra dei ecclesiam ediderunt, contra hereticos statuas — aliquid
+dignum regia majestate, ipsaque statuta — contra
+libertatem ecclesiasticam attemptata, generaliter casses</i> (<span class="smcap">Theiner</span>,
+I, n. 91). Vi fecero seguito gli Editti imperiali del tempo
+della coronazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note219">
+<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Gregorii: Multos presbyteros, clericos et utriusque
+sexus laicos — damnavit</i>. — <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1026:
+<i>Eodem mense (Febr.) nonnulli Patarenorum in Urbe inventi
+sunt: quorum alii sunt igne cremati</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note220">
+<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonincontrius</span>, <i>Hist. Sicula</i>, p. 307: <i>Omnibus praeter
+Anibaldum et clerum pepercit — Romani Anibaldi supplicio
+indignati a Pontifice rebellarunt</i>. Ma ciò, come vedremo, non
+s’accorda cogli Editti del medesimo Senatore. Le notizie di
+quel Cronista devono usarsi con gran cautela: e parimenti
+arida e incolta è la <i>Vita</i> di Gregorio, la quale del resto
+nota che il Senatore assistette come giudice a quel processo
+degli eretici, ma non lo appella per nome.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note221">
+<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&#160;&#160;</span>Nel 1227 trovasi un Annibale da siniscalco del Papa.
+Gregorio scrive al Comune di Siena (la quale aveva incendiato
+Grosseto) di ridonarle la sua grazia per intercessione
+del Senatore (malauguratamente non lo chiama per nome):
+<i>Quia nob. vir Senator nobiles viros Cancellarium urbis et
+Anibaldum Senescalcum nostrum propter hoc — ad nostram
+presentiam destinavit</i> (Arch. di Siena, n. 210). Non è che
+un ghiribizzo il voler far derivare il nome Anibaldo da quello
+celebre di Annibale: la famiglia veniva di Germania. Nel
+Vol. III di questa Storia, a pag. 588, in nota, si trova menzione
+di un conte Anualdo (Anwald), e il nome di lui è la radice
+degli Anibaldi o Annibali romani. Alcuni documenti scrivono
+eziandio <i>Anialdus</i>. A Roma furonvi parecchie famiglie i cui
+nomi ebbero la terminazione in <i>bald</i>: così i Tebaldi, i Sinibaldi,
+gli Astaldi o Astalli (da Austuald, Ostwald). Evvi a Roma
+nel 916 un <i>dux</i> Austoald (Vol. III di questa Istoria, a p. 332, in
+nota). La storia degli Anibaldi incomincia con <i>Petrus</i>, nipote
+di Innocenzo III per parte di sorella. Però nel <i>Chron. Sublacense</i>,
+all’anno 1090, si discorre di un Anibaldo Anibaldi, che
+possedeva Rocca Priora, Monte Porzio e Molaria (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 527).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note222">
+<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&#160;&#160;</span>L’Editto (spesse volte stampato) fu publicato per la
+prima volta dal <span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1281, n. XVI, ma imperfettamente.
+<span class="smcap">Vitale</span>, p. 90.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note223">
+<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&#160;&#160;</span>Il mscr. degli Statuti (Arch. Capitolino), dell’anno
+1469, dice dopo la professione di fede, nell’esordio: <i>Statuta
+quoque D. Anibaldi dudum Senatoris urbis approbantes
+statuimus quod heretici credentes et fautores eorum sint perpetuo
+diffidati et eorum bona publicata</i>. Lo stesso è anche
+negli Statuti di Roma dell’anno 1580 (stampati): subito dopo
+la professione di fede viene la «<i>diffidatio</i>» degli eretici, e
+forma il capitolo secondo; indi succede (capitolo terzo): <i>De
+Senatore eligendo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note224">
+<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&#160;&#160;</span>Il documento più antico che io mi conosca dell’Inquisizione
+romana, è dei 22 Gennaio 1266 (<i>Giorn. Arcadico</i>, T. 137,
+261). Benvenuto da Orvieto, <i>Ordinis fratrum Minorum</i>, <i>Inquisitor
+heretice pravitatis</i>, condanna il romano <i>Petrus Petri
+Riccardi de Blancis</i> per aver dato ricovero ad eretici. È scomunicato;
+e la sua famiglia, fino al terzo grado, proclamata
+infame. Le ossa della sua sposa Carema e di suo padre devono
+disseppellirsi e ardersi. Egli stesso è condannato a portare sulle
+spalle e in petto, come segno di vituperio, una croce rossa,
+lunga un piede e mezzo, e larga due palmi. Il vicario del
+Senatore (il quale era allora Carlo di Angiò) è incaricato di
+dar esecuzione alla sentenza <i>sub pena excommunicationis.
+Lecta et publicata fuit hec sententia per dictum fratrem Benevenutum
+Inquisitorem in Urbe, in scalis Capitolii</i>. Nell’anno
+1301 Simone de Tarquinio <i>ord. minor.</i> era <i>Inquisitor
+heretice et scismatice pravitatis in Roma et Romana provincia</i>
+(Arch. della casa Gaetani, XXXVII, n. 31). Perciò l’Inquisizione
+non era ancora venuta esclusivamente in mano dei
+Domenicani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note225">
+<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&#160;&#160;</span>Nel palazzo della Ragione a Milano un’iscrizione
+assai caratteristica del 1233 dice del podestà Oldrado: <i>Qui
+solium struxit, catharos, ut debuit, uxit</i> (<span class="smcap">Giulini</span>, IV, 348).
+Del resto i Papi per motivi politici chiusero gli occhi sulla
+Lombardia che formicolava di eretici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note226">
+<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&#160;&#160;</span><i>Inconsutilem tunicam Dei nostri dissuere conantur
+haeretici... Constitutiones Regni Siciliae apud Melfiam editae</i>,
+T. I, 63. Quando nel 1233 Federico castigò Messina della
+sua sollevazione, mandò al supplizio molti cittadini sotto pretesto
+di eresia: il Papa se ne lagnò (<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 444).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note227">
+<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&#160;&#160;</span>Lettera di Federico a Gregorio, da Taranto, ai 28 Febbraio
+1231. Accettò perfino che la Inquisizione s’introducesse
+in Germania. È noto che Corrado di Marburgo, confessore
+di santa Elisabetta, si adoperò con gran fervore per piantare
+in Alemagna il tribunale degli eretici, ma il sano intelletto
+dei Tedeschi vi si ribellò, e il fanatico fu ucciso da
+alcuni uomini incolleriti. Il Pontefice non venne a capo di
+fondare l’Inquisizione in Germania (<span class="smcap">Albericus Trium pontium</span>;
+<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Access. Histor.</i>, II, 544).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note228">
+<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&#160;&#160;</span>Un istromento dei 3 Luglio 1233, in cui alcuni Romani
+rilasciano quietanza del danno loro recato dai Viterbesi,
+dice: <i>vocamus quietos D. Gregorium S. Pont, et Eccl.
+Rom. et D. Joannem Comitem Albae et Alme Urbis Senatorem:
+Cod. Vat. 6222</i>, fol. 92.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note229">
+<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&#160;&#160;</span>Oggidì ancora i colori nazionali della città di Roma,
+onde si fregiano i magistrati, sono rosso e oro; foggia antichissima.
+In tutto il medio evo furono anche i colori della
+Chiesa, e le bolle di piombo pontificie sono sempre appese a
+fili di seta, color rosso e oro. Solamente al principio del secolo
+decimonono i Papi assunsero il bianco e oro come colori
+officiali dello stemma della Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note230">
+<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1029: Montefortino (l’antica
+Artena) apparteneva fin d’allora ai Conti (<span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>). — Gregorio
+aveva passato la primavera e l’estate a Terni e
+a Rieti. Addì 12 Maggio 1232, mentr’era a Terni, raccolse
+questa città sotto la sua protezione. La Bolla originale si
+conserva in quell’Archivio comunale, che è ricchissimo, ma
+sventuratamente abbandonato in gran disordine.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note231">
+<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&#160;&#160;</span>La formula giuratoria del Podestà di parecchie città
+trovasi in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 160. Io cito sempre dal <i>Codex Riccardianus</i>
+di Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note232">
+<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&#160;&#160;</span>Del suo pagò milletrecento libbre onde Otricoli andava
+debitore a Narni; per conseguenza tutti i beni di Otricoli
+furono dichiarati proprietà della Chiesa, con facoltà al
+Papa <i>palatium turrem ac munitionem facere ad opus Rom.
+Eccl.</i> (istrom. dei 13 Luglio 1234, in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 184). Il modo
+solito onde la Chiesa s’impadroniva di terre, era con pagarne
+i debiti. Così, addì 9 Dicembre 1224, Civitavecchia
+per l’istessa ragione cedette alla Chiesa il <i>plenum dominium
+intus et extra</i>: ibid., fol. 139.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note233">
+<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita</i> di Gregorio IX, p. 579. <i>Instrumentum refutationis
+de castro Fumone</i>, a. 1223, in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 155. Il contratto
+di acquisto di Paliano e di Serrone, dei 21 Dicembre
+1232, è registrato ivi, fol. 160, segg.: <i>Ego Oddo de Columpna
+domin. Olibani</i> (Olevano) — <i>vendo — tibi — ad opus
+et nomen Domini Gregorii — et Rom. Eccl. in perpetuum
+totam et integram partem meam Rocce et Castri Paliani et
+Rocce ac Castri Serronis cum omni jure et jurisdictione et
+actione, dominio et honore et tam in terris quam in vineis,
+vassallis etc.</i>, per il prezzo di quattrocento libbre di denari
+del Senato. La famiglia riebbe le terre vendute, ma in forma
+di <i>feudum</i> della Chiesa, <i>et exinde ipsius dni Pape et Rom.
+Eccl. vassalli simus perpetuo et fideles, et ei prestemus homagium
+personale</i>. Vengono dopo altri contratti di acquisto
+di beni situati a Paliano ed a Serrone. Indi Gregorio con un
+suo Statuto definisce tutte le prestazioni che Serrone doveva
+contribuire alla prevostura (curia) pontificia: <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 182.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note234">
+<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1031. Addì 29 Aprile 1233 il
+Papa era ritornato in Laterano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note235">
+<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&#160;&#160;</span> Celebre lettera di Federico a Riccardo di Cornovaglia,
+data da Treviso, ai 20 Aprile 1239: è raccolta da <span class="smcap">Math.
+Paris</span>, ad a. 1239, e da <span class="smcap">Petrus de Vineis</span>, I, 21.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note236">
+<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bussi</span>, ad a. 1233, p. 122. Nell’atrio del palazzo dei
+Conservatori vedonsi due tavole di marmo; sull’una è rappresentata
+l’imagine di un castello colla scritta: «Vitorclana
+Fidele Del Popolo Romano»; sull’altra evvi l’imagine di
+un vestimento coll’iscrizione: <i>Vetustum Caputium In Vestibus
+Fidelium Capitolii Ne Mutanto. VII Idus Martii MDCXIII</i>.
+Gli Statuti di Vitorchiano (<i>Statuta et Leges Municipales Terrae
+Viturclani, auctor. Inclyti Senatus, P. Q. R. aedita et reformata,
+Romae 1614</i>) si conservano, nel loro originale, in
+Campidoglio: nel 1608 per l’ultima volta furono ricorretti, e
+nel 1614 stampati insieme cogli Statuti di Barbarano. — Vitorchiano,
+Barbarano, Cori fino a’ tempi modernissimi furono beni
+camerali della città di Roma: il loro Podestà fu sempre eletto
+<i>ex nobilibus et civibus Alme Urbis</i>. — Addì 3 Luglio 1233, il
+Papa ed il Senatore ristorano alcuni Romani del danno
+sofferto nella guerra di Viterbo, e perciò pagano duemilacinquecento
+libbre di Provisini. Testimonî sono: <i>Dom. Anibaldus,
+Petrus Johannis Ilperini, Petrus Manecti, Transmundus,
+Matheus Scriniarius, Petrus Bulgaminus, Bobo Joannis
+Bobonis</i>... (<i>Cod. Vat. 6223</i>, fol. 92; e <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, I,
+685; III, 231).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note237">
+<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Cronica</i> (mscr.) <i>di Viterbo</i>, di <span class="smcap">Nicola della Tuccia</span>
+(ad a. 1268), novera cencinquanta castella: senza dubbio
+è un’esagerazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note238">
+<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&#160;&#160;</span>Così era stato di Civitavecchia nell’anno 1224. Questa
+città, dal 1291 in poi, pagò un censo annuo di <i>50 librae
+Paparinorum</i> (<span class="smcap">Frangipane</span>, <i>Stor. di Civitav.</i>, p. 109). Se una
+libbra di quella specie avrà corrisposto a 12 paoli e mezzo, la
+somma non giungeva ancora ai cento talleri. Sembra che
+nella Sabina, a’ tempi di Innocenzo III, la rendita media di un
+castello fosse di sei libbre di Provisini (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 30).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note239">
+<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&#160;&#160;</span>In un documento del 3 Maggio 1291, dato dal
+Campidoglio, dicesi: <i>Praesentibus ambasciatoribus civitatum
+Peruscii, Urbis Veteris, Spoleti, Nargne, Reate, et Anagnie,
+aliarumque civitatum atque comitatum districtus urbis</i> (<i>Giorn.
+Arcad.</i>, T. 137, 201).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note240">
+<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&#160;&#160;</span>Dopo il secolo decimoterzo fu questo un segno di sudditanza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note241">
+<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&#160;&#160;</span>La formula (che spesso trovasi usata nel secolo decimoterzo)
+della cessione di terre fatta a un qualche barone,
+dice così: <i>N... tradidit in perpetuum magnifico viro...
+totum Castrum — cum toto suo territorio, pertinentiis et districtu,
+et cum Roccha, fortellitia, domibus, terris cultis et incultis,
+Vassallis et juribus vassallorum, Dominio, Jurisdictione,
+Causarum cognitione, punitione maleficiorum, sanguinis
+et forfacture, mero et mixto imperio... et cum omnibus aliis
+quibuscunque rebus, bonis et juribus</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note242">
+<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&#160;&#160;</span><i>Praeterea comitatum tuum (quod inauditum est — )
+metis novis et amplis — voluerunt sibi appropriare, et — intitulare
+novis suprascriptionibus.</i> <span class="smcap">Math. Paris</span>, ad a. 1234,
+p. 279, chiama <i>metae</i> quello che i Romani appellavano <i>termini. — Nec
+terminos in patrimonio b. Petri — poni faciatis</i>,
+scrive il Papa nell’istromento di pace dell’anno 1235. <i>Novi
+comitatus abusum</i>, dice eziandio la <i>Vita</i> di Gregorio IX, p. 579.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note243">
+<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&#160;&#160;</span><i>Usurpant sibi cives memorati, ex antiquo jure, quod
+Rom. Pont. non potest aliquem ex civibus excommunicare,
+vel urbem pro quolibet excessu supponere interdicto. Ad hoc
+dicit summ. Pont., quod minor est Deo, sed quolibet homine
+major, ergo major quolibet cive, vel etiam rege, vel Imperatore</i>:
+<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 279.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note244">
+<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&#160;&#160;</span>I Senatori promulgavano editti come i pretori antichi.
+<i>Per ea tempora Pop. Rom. antiquo more usus est. Nam
+cum Senatus legem rogaret, Populus sciverat. Ex quo factum
+est, ut civitates finitimae Romanis parerent</i>: così <span class="smcap">Bonincontrius</span>,
+p. 308.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note245">
+<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&#160;&#160;</span>Addì 20 Maggio egli era ancora in Laterano (<span class="smcap">Savioli</span>,
+<i>Annales Bolog.</i>, III, II, n. 600): al 26 di Giugno trovavasi a
+Rieti (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 49).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note246">
+<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg.</i> di Gregorio IX (VIII, n. 167). <span class="smcap">Math. Paris</span>,
+p. 280. <i>Excommunicamus — Lucam dictum Senatorem, Parentium
+et Joannem de Cinthio vestararios et omnes illos
+consiliarios Urbis et justitiarios, quorum consilio, auxilio
+vel ministerio a Montalto obsides recepti sunt — et turris
+edificata — et juramenta de novo exacta — in prejudicium
+Eccl. Rom. tam in Campania et Maritima quam in Thuscia</i>
+(<span class="smcap">Höfler</span> nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 296). Inoltre egli scomunicò
+<i>Paulum Petri Judicis, Petrum de Stephano Sanguineum, et
+Pandulphum Joannis Crassi</i>. La famiglia dei Sanguigni compare
+qui per la prima volta; una delle loro torri esiste oggidì
+ancora nel campo di Marte: vedasene <span class="smcap">Pasquale Adinolfi</span>,
+<i>La torre dei Sanguigni</i> (Roma 1868); ma il compilatore non
+conobbe il passo citato di sopra, laonde parla dei <i>Sanguinei</i>
+a cominciare soltanto dal secolo decimoquarto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note247">
+<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&#160;&#160;</span>Gregorio, da Perugia ai 5 Marzo 1235, sciolse Viterbo
+dal giuramento di vassallaggio che la città aveva prestato
+a’ Romani (<span class="smcap">Bussi</span>, <i>Append.</i>, p. 404). Il Papa trovò ricovero a
+Perugia, ma questa città non gli somministrò milizie a danno
+dell’<i>Alma mater Roma. — Faliscorum mons</i>: da «monte dei
+Falischi» derivò in lingua volgare il nome di «monte dei
+Fiaschi (Montefiascone). — Gregorio donò privilegî a Velletri:
+<span class="smcap">Borgia</span>, p. 268.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note248">
+<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&#160;&#160;</span><i>Annales Erphordenses</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI): <i>A. D. 1235
+dom. papa in Alemannia nunciis ab omnibus episcopis — milites
+ad subsidium ad Romanos impugnandos postulavit</i>.
+Sulle istanze che il Papa fece per aver soccorsi, vedasi il <span class="smcap">Raynald</span>,
+a. 1234, n. 7.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note249">
+<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Godefrid. Monach.</span>, ad a. 1234. — <span class="smcap">Ricc. da san
+Germ.</span>, p. 1034. — <span class="smcap">Conrad. Ursperg.</span>, p. 357. — La <i>Vita:
+Reate concitus, nec invitatus, advenit</i>. Addì 3 Luglio, da Rieti,
+il Papa ammonisce i Lombardi acciocchè dieno passaggio alle
+milizie tedesche venienti in soccorso della Chiesa; e si giustifica
+<i>ita quod sedes Ap. sine confusione sua non poterat
+quin uteretur imperialis brachii ministerio evitare, dictus
+Imp. ad presentiam nostram accedens, ad Eccl. Rom. defensionem
+et patrimonii sue sponte se obtulit: Hist. Dipl.</i>, IV,
+472. In tanta dimestichezza dunque il Pontefice era venuto
+co’ Lombardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note250">
+<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&#160;&#160;</span><i>Hostium vindicta postposita in capturam avium solicitabat
+Aquilas triumphales: Vita</i>, p. 580. — Nel mese di Settembre,
+in vicinanza di Montefiascone, promulgò un documento
+per Raimondo di Tolosa; ed in esso fece da testimonio
+anche il Prefetto di Roma: <span class="smcap">Böhmer</span>, p. 159.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note251">
+<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 280. Dopo di Innocenzo III i Papi
+nei loro negozî più importanti si servirono di gente forestiera.
+Milone, vescovo di Beauvais, nel 1231 era stato nominato (da
+Gregorio IX) a rettore di Spoleto e della Marca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note252">
+<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia a <span class="smcap">Math. Paris</span>, i Romani sortirono della
+città nel dì 8 Ottobre. Egli ne esagera il numero a centomila;
+i caduti d’ambe le parti sarebbero ascesi a trentamila.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note253">
+<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1034.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note254">
+<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&#160;&#160;</span><i>Nos Angelus Malabranca dei gr. Almae Urbis ill. Senator,
+decreto et auctoritate Sacri Senatus, mandato quoque,
+et instanti acclamatione incliti Populi Romani ad sonum
+Campanae, et buccinarum publice, et plenissime in Campitolio
+congregati... actum per man. Romani scribe Senatus
+praecepto et mandatis Angeli Malabrancae Senatoris et Populi
+Romani publice in Capitolio Ann. 1235 Ind. VIII medio
+Aprilis die XII</i>: <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1235, n. 4, e gli Autori che
+scrissero del Senato. Più completamente ne riferiscono i detti
+Compendî dell’<span class="smcap">Höfler</span> nel <span class="smcap">Papencordt</span>, e la <i>Storia</i> (mscr.)
+<i>della famiglia Savelli</i>, scritta dal <span class="smcap">Panvinio</span>. Eziandio gli officiali
+del Senato giurarono la pace. I negoziati durarono parecchi
+dì; e furono tenuti anche nel santo Stefano sul Celio,
+dove fecero da testimonî <i>Matheus Rubens</i> degli Orsini, <i>Petrus
+Saracenus de Andreoctis</i>, Ottaviano nipote suo, <i>Johannes
+Cinthii de Molaria</i> ed altri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note255">
+<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&#160;&#160;</span>Addì 15 Settembre 1235 il senatore Malabranca promulgò
+un Editto a protezione dei <i>Peregrini</i> e dei <i>Romipetae</i>,
+dichiarando che sarebbero stati sempre soggetti al tribunale
+dei Canonici di san Pietro (<span class="smcap">Vitale</span>, p. 98). — Gregorio or
+difese vigorosamente Viterbo contro a’ Romani che pretendevano
+da questa città il <i>vassallagium</i>; egli non ne accordò che
+la <i>fidelitas</i>: Bolla ai Viterbesi del 22 Luglio 1236, da Assisi
+(nel <i>Giornale Arcadico</i>, T. 137, 203).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note256">
+<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&#160;&#160;</span><i>Italia hereditas mea est, et hoc notum est toti orbi:
+Hist. Dipl.</i> IV, 881 (Giugno 1236).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note257">
+<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&#160;&#160;</span>Ciò a seconda della sentenza pronunciata propriamente
+dal Papa: <i>Patrimonium b. Petri quod inter cetera imperii
+jura quae seculari principi tamquam defensori sacrosancta
+commisit Ecclesia, ditioni suae in signum universalis
+dominii reservavit: Hist. Dipl.</i>, V, 777 (lettera di Gregorio
+nel Febb. 1240: <i>Attendite ad petram</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note258">
+<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&#160;&#160;</span>Ai 5 Dic. 1236 il <i>Syndicus</i> di Perugia giura innanzi
+ad Alatrino suddiacono di difendere per conto della Chiesa
+il <i>patrimonium b. Petri in Tuscia et ducatum Spoletanum.
+Acta in palatio communis Tudertini</i> (Archiv. di Perugia, <i>Lib.
+Sommiss.</i> Vol. B, fol. 53). — Addì 19 Ott. 1237 Spoleto, Perugia,
+Todi, Gubbio e Foligno conchiudono una federazione
+guelfa (Arch. di Perugia, Contratti, T. I, AA. 1237). — Ai 3
+Sett. 1287, da Viterbo, Gregorio IX concede alla città di
+Assisi il privilegio di libera elezione del Podestà e di altri
+officiali (Bolla nell’Arch. comun. di Assisi, Fascio. I, n. 3).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note259">
+<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&#160;&#160;</span>Lettera lunga e importante, data da Rieti, ai 23 Ottobre
+1236 (<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 914), in risposta a quella di giustificazione
+scritta da Federico, ai 20 Settembre, da Mantova.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note260">
+<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&#160;&#160;</span>Al Senatore, al Senato ed al popolo di Roma: <i>Hist.
+Dipl.</i>, IV, 901.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note261">
+<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&#160;&#160;</span>In occasione di alcune elezioni vescovili controverse,
+scriveva al Papa: <i>Cum a nobis tantummodo publica debeant
+officia postulari, in quem lege regia prodita Rom. Pop. auctoritatis
+et justitie publice contulit potestatem</i> (dei 20 Sett. 1236;
+<i>Hist. Dipl.</i>, IV, 912). Notevole in quest’ordine d’idee è altresì
+la sua lettera ai Siciliani, della fine dello stesso anno (ibid.,
+p. 930).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note262">
+<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&#160;&#160;</span>Intorno al 1261 re Manfredi scriveva ai Romani una
+lettera in cui diceva che il diritto all’elezione degli Imperatori
+competeva a’ Romani <i>auctoritate sui Senatus, Proconsulum
+et Communis</i> (<span class="smcap">Francis. Pipin.; Murat.</span>, IX, 681). Vi si
+distingue: il Senatore e la sua curia, i Proconsoli e il Comune
+del popolo. Nulla però impedisce di credere che per proconsoli
+s’intendesse di denotare addirittura gli ottimati. Io non
+trovai in alcun luogo significati i Proconsoli come corporazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note263">
+<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&#160;&#160;</span>Crede il <span class="smcap">Valesio</span> (Memoria mscr., Arch. del Campidoglio,
+Credenza XIV, T. 42) che Innocenzo III avesse attribuito
+a sè stesso il consolato in Roma, e che a vicario suo avesse
+nominato, primo proconsole, Paolo Conti. È cosa di cui non
+si può dare dimostrazione; nè in alcun documento rilevai
+denotato un Proconsole di cotale specie come magistrato civico.
+Per la prima volta in un istromento del 1220 trovai cenno
+della novella dignità: <i>Roffredus Jannis Cencii dei gra. Romanor.
+proconsul ac Urbevetanor. potestas</i> (Arch. di san Fortunato
+di Todi, <i>Registr. Vetus</i>, fol. 120). La <i>Vita</i> di Gregorio
+IX attribuisce questo titolo per la prima volta a Pandolfo
+della Suburra ed a Pietro Frangipane, nel 1229. Ancora al 15
+Marzo 1221 e nel 1224, quest’ultimo si appella soltanto console,
+e nel 1235 evvi Oddo Frangipane <i>dei gr. Romanor. Proconsul</i>
+(<i>Cod. Vat. 8049</i>, p. 165). Nel 1230: <i>Andreas Roffredi
+Romanor. proconsul potestas Tuscanie</i> (<span class="smcap">Turiozzi</span>, <i>Memor. di
+Tuscania</i>, p. 117). Nel 1238: <i>Paulus de Comite Romanor. proconsul</i>
+(<span class="smcap">Contelorio</span>, <i>Hist. famil. Comit.</i>, n. 6). Nel 1239:
+<i>Nos Dom. Parentius Parentii dei gra. Rom. Pronconsul et
+Senarum potestas</i> (Arch. di Siena, n. 373). Nel 1240 Federico
+scrive ai Romani: mandate a me <i>proconsules vestros</i>, acciocchè
+io dispensi loro eccelse dignità, <i>praesidiatus regionum,
+regnorum ac provinciarum</i>: <span class="smcap">Petr. de Vineis</span>, III, 72.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note264">
+<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&#160;&#160;</span><i>Cancellariam Turrim, illam Babel nullo priori fatigatam
+impulsu comminuit et potenter evertit</i> (<i>Vita</i>, p. 581).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note265">
+<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1038: <i>Romani plebei populi
+communitates — Johannem de Poli Senatorem urbis — Senatoriae
+dignitati cedere compulerunt, et Joannem de Centio
+substituerunt</i>... Trovasi questo nome nella famiglia del
+Frangipani; però leggo in alcuni documenti anche di <i>Johannes
+Cinthii Malabrance</i> e di <i>Johes Cinta de Paparescis</i>.
+Sembra che il novello Senatore abbia allora posseduto la Molaria,
+il qual castello poco appresso compare in proprietà degli
+Anibaldi. Forse il Senatore avrà appartenuto a questa famiglia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note266">
+<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&#160;&#160;</span><i>Cum eodem Senatore incredibili malitia exeunte</i>, dice
+la <i>Vita</i>, p. 582. Se <i>malitia</i> sia un errore di scrittura a vece
+di <i>militia</i>, è forza pur dire che mai non v’ebbe sproposito
+più a proposito di questo. — Gli <i>Annal. Stadenses</i> (<i>Mon.
+Germ.</i> XVI, a. 1237): <i>Papa Romam rediit, et pacem inter
+Romanos fecit</i>. — <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1040: <i>M. octobris
+S. Papa — rediit ad urbem, ubi novi confutati sunt Senatores
+D. D. Joannes de Poli, et</i>...: qui sventuratamente
+s’interrompe il testo, ma la lacuna deve colmarsi col nome
+<i>Johes de Cinthio</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note267">
+<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&#160;&#160;</span><i>Dabat illis sigilla, ut qui ipsa referrent singulis
+hebdomadibus pecuniam acciperent ad victum; et saepissime
+talibus 15 libras per hebdomadam impendebat</i> (specialmente
+ai nobili): <i>Vita Innocentii III</i>, p. 567.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note268">
+<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&#160;&#160;</span><i>Romani vero eum — cum gaudio susceperunt, ne ex
+tunc, ut prius egredetur, sancientes. Senserunt enim se per
+absentiam suam jam decennalem</i> (è un errore) <i>magnam pecuniam
+jacturam incurrisse</i> (<span class="smcap">Math. Paris</span>, ad ann. 1237).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note269">
+<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&#160;&#160;</span>Il disegno del <i>Carrocium</i> di Cremona, vedilo nel <span class="smcap">Platina</span>,
+<i>St. di Mantova</i>; <span class="smcap">Muratori</span>, XX, 660. Non pare che a
+Roma s’avesse uso del carroccio; per lo meno io non ne scoversi
+mai traccia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note270">
+<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Urbs decus orbis ave victus tibi destinor ave</i></p>
+<p class="i01"><i>Currus ab Augusto Friderico Caesare justo.</i></p>
+<p class="i01"><i>Fle Mediolanum, jam sentis spernere vanum</i></p>
+<p class="i01"><i>Imperii vires proprias tibi tollere vires.</i></p>
+<p class="i01"><i>Ergo Triumphorum potes urbs memor esse priorum,</i></p>
+<p class="i01"><i>Quos tibi mittebant Reges, qui bella gerebant.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<span class="smcap">Ricobaldo</span>, <i>Hist. Imp.</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, IX, 259; <span class="smcap">Francis. Pipin.</span>,
+ibid., p. 658). La lettera di Federico, del Genn. 1238, è registrata
+nella <i>Hist. Dipl.</i>, V, 161. — Nel Dicembre 1237,
+<span class="smcap">Pier delle Vigne</span> scrive ai Principi tedeschi che Federico
+manda al popolo romano il carroccio. Stando agli <i>Ann. Placentini</i>
+(<i>Mon. Germ.</i>, XVIII, 478) gli avanzi del carroccio furono,
+nel Gennaio 1238, caricati sopra somieri e trasportati a Roma
+per la via di Pontremoli. Anche in Germania quelle spoglie
+destarono gran reverenza; e la <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Eicke di Repgow</span>
+dice: «E presono il loro stendardo, carroccio detto, e mandarono
+il carroccio a Roma, e i Romani lo collocarono sul loro
+<i>Capitolium</i>» (<i>Bibl. della Soc. letter. di Stuttgart</i>, XLII, 487).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note271">
+<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&#160;&#160;</span><i>Quod carocium cum apud Romam duxissent, dom. Papa
+usque ad mortem doluit: Ann. Placentini Gibelini</i>, come di
+sopra. Il Cronista dice eziandio <i>quod positum fuit in Capitolio
+per Cardinales</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note272">
+<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Galvan. Flamma</span>, <i>Manip. flor.</i>, p. 673: <i>Rotas et
+asseres in unum conjunxit, et Romam misit, quod super
+columnas ad perpetuam rei memoriam erigi mandavit</i>. Il <span class="smcap">Salimbene</span>,
+<i>Chronic.</i>, p. 49, dice che i Romani abbruciassero
+il carroccio per far vitupero a Federico: ciò sicuramente
+avvenne, ma non allora.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note273">
+<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Cesaris Augusti Friderici Roma Secundi</i></p>
+<p class="i01"><i>Dona tene currum princeps in Urbe decus.</i></p>
+<p class="i01"><i>Mediolani captus de strage triumphos</i></p>
+<p class="i01"><i>Cesaris ut referat inclita preda venit.</i></p>
+<p class="i01"><i>Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem</i></p>
+<p class="i01"><i>Mictitur hunc urbis mittere jussit amor.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Questa iscrizione antica, un de’ pochi monumenti dell’Impero
+tedesco che trovinsi in Roma, fu scoverta in Campidoglio
+nell’anno 1727 (<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, II, 492). Fu infitta nel
+muro sopra la scala, al tempo di Benedetto XIV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note274">
+<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&#160;&#160;</span>Fra essi la <i>Vita</i> nomina <i>Bobacianus</i> ed <i>Aegidius
+Boetii</i>: e, in una carta dei 2 Giugno, <i>Jacobus Girardi</i> alla
+presenza di <i>Petrus Fragipane</i> giura fede di vassallo all’Imperatore
+(<i>Hist. Dipl.</i>, V, 209).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note275">
+<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&#160;&#160;</span>Un passo di <span class="smcap">Math. Paris</span> (di cui tenne nota il <span class="smcap">Curtius</span>,
+p. 318) suffragherebbe quest’opinione; ed io ve ne aggiungo
+un secondo, in cui il Cronista (ad a. 1240) dice:
+<i>Creatus enim erat unus Senator Romae auctoritate Imperiali,
+anno tertio precedenti</i> (che era precisamente il 1238). Tuttavolta
+io non credo che allora fosse stabilito il numero di due;
+fu cosa passeggiera, e soltanto più tardi ne fu introdotta
+consuetudine, causa la divisione delle fazioni. I Registri Capitolini,
+all’anno 1238, notano <i>Johannes de Comitibus Proconsul
+Romanus et Johannes de Judice</i>. Per lo meno, dei 21
+Agosto 1238, posso notare: <i>Dom. Oddo Petri Gregorii dei
+gr. Alme urbis Ill. Senator ac Perusinorum potestas</i> (Arch.
+di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, Vol. A, fol. 133).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note276">
+<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Vita</i> lo denota come <i>tunc Senator</i>, ma prima che
+il Papa tornasse; e quest’è certamente inesatto: la sua
+elezione dev’essere avvenuta nel mese di Novembre. La famiglia
+<i>de Judice</i> apparteneva ai Papareschi, e compare in
+documenti molti. Giovanni <i>de Judice</i> era stato podestà di
+Orvieto negli anni 1209, 1216, 1226; nel 1234 fu podestà di
+Firenze; nel 1240 diventollo di Perugia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note277">
+<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&#160;&#160;</span>Il Biografo di Gregorio rivela tutt’a un tratto amore
+delle antichità: <i>Quorum</i> (degli Imperiali) <i>solvit colligationes
+iniquas — et per devotum Johannis de Judice tunc Senatoris
+obsequium, turres hostium, et operosi marmoris tabulata
+Palatia, nobile vestigium prioris aetatis, in opprobrium ruine
+redegit</i> (p. 582). Pare che qui effettivamente s’intenda parlare
+del Palatino de’ Frangipani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note278">
+<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla di scomunica è riferita da <span class="smcap">Math. Paris</span>, ad
+a. 1239, p. 329. Una delle cause ne fu anche Sardegna;
+perocchè Federico vi avesse maritato suo figlio Enzo con
+Adelasia erede di Gallura, e ne lo avesse creato re. Vedansi
+il <span class="smcap">Raumer</span>, lo <span class="smcap">Cherrier</span> e lo <span class="smcap">Schirrmacher</span>, <i>Federico II
+imperatore</i>, Gottinga 1864, in tre vol.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note279">
+<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&#160;&#160;</span><i>Fridericus... Senatori urbis et suis Conromanis salutem</i>...
+da Treviso, ai 20 Aprile (<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 332).
+Mette disgusto la lingua già antiquata che s’usa in questa
+lettera; sono frasi che si ripetono di secolo in secolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note280">
+<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&#160;&#160;</span><i>Levate in circulo oculos vestros... Hist. Dipl.</i>, V, 295.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note281">
+<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&#160;&#160;</span><i>Ascendit de mare bestia blasphemie plena nominibus</i>...
+dal Laterano, ai 20 Giugno 1239 (<i>Hist. Dipl.</i>, V,
+327). S’incolpa l’Imperatore della sua opinione <i>de tribus
+impostoribus</i>. — La risposta dell’Imperatore ai Cardinali è
+in <span class="smcap">Pier delle Vigne</span>, I, 31 e nell’<i>Hist. Dipl.</i>, V, 348: ei
+vi espone la sua professione di fede cattolica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note282">
+<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&#160;&#160;</span>La storia di Giovanni da Vicenza e del parlamento
+di pace raccolto a Verona (ai 29 Agosto 1233) presenta il
+più memorando quadro dell’indole di questo tempo. Vedansi
+la <i>Cronica</i> di Antonius Godus, la <i>Vita Riccardi Comitis</i>,
+<span class="smcap">Parisius de Cereta</span>, <span class="smcap">Gerardus Maurisius</span>, il <span class="smcap">Salimbene</span>, e
+la <i>Storia degli Eccelini</i> scritta dal <span class="smcap">Verci</span>. Il <span class="smcap">Salimbene</span>, che
+fu minorita, ha svelate con maliziosa compiacenza le vanità
+ciarlanatesche di Giovanni. Se si stia a <span class="smcap">Parisius</span> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+VIII, 627) il grande paciero avrebbe fatto bruciare a Verona
+sessanta illustri cittadini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note283">
+<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 512. Il Papa mandò per tutto il mondo
+frati mendicanti da percettori di tributi: per somme di denaro
+costoro sciolsero del loro voto i Crociati (p. 518). — <i>Absurdum
+videbatur etiam simplicibus, quam diversis muscipulis
+simplicem Dei populum substantia sua moliebatur Romana
+Curia privare, nihil petens nisi aurum et argentum</i> (p. 524). — Molte
+satire furono scritte contro l’avarizia romana. Nel
+<i>Cod. Vat.</i> 4957, fol. 43, haccene una intitolata <i>de Pecunia</i>:
+<i>Pecunia Romanorum Imperatrix et totius mundi semper Augusta
+dilectis suis filiis et procuratoribus universis salutem
+et rore celi et terrae pinguedine habundare. Ego in altissimis
+habito... o vos omnes qui transitis per viam attendite
+si est honor sicut honor meus... michi Romana curia famulatur.</i> — Ancor
+più antica è la celebre poesia dei <i>Carmina
+Burana: Propter Sion non tacebo, sed ruinam Rome flebo</i>.
+I canti dei trovatori e dei poeti svevi sono zeppi di epigrammi
+contro l’ingordigia della Curia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note284">
+<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&#160;&#160;</span><i>Ha Deus! sustineret hec hodie si viveret Henricus
+senior rex Anglie? Et recolende memorie rex Riccardus et
+alii —?</i> (<i>Hist. Dipl.</i>, V, p. 468). Enrico III si giustificò <i>praesertim
+cum tributarius vel feudatarius Papae esse de jure
+comprobetur: et sic se excusando turpiter accusavit</i>, dice
+egregiamente <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 524. Vedasi com’ei discorra
+(p. 517 e 518) sull’opinione publica di Francia, che sulle prime
+era assai favorevole all’Imperatore. E di Germania dice:
+<i>A nullis, vel a paucis meruit Papalis auctoritas exaudiri</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note285">
+<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&#160;&#160;</span><i>Comminatur aperte sanctum dare canibus, et venerandam
+Principis Apostolorum Basilicam in praesepe deducere
+jumentorum! — Qui etiam Ecclesiae Principem in illam
+immergere gloriatur egestatis injuriam, ut cinerem pro corona
+suscipiat, spicas pro pane vendicet et pro equorum candidata
+gloria cogatur quaerere subjugale... Vita</i>, p. 585.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note286">
+<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&#160;&#160;</span>In Agosto del 1239 sciolse la marca di Ancona e
+Spoleto dal loro giuramento alla Chiesa, e gli annesse all’Impero:
+<i>Hist. Dipl.</i>, V, 376.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note287">
+<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&#160;&#160;</span>Nel Settembre Federico, in premio della sua fedeltà,
+elevò Viterbo ad <i>Aula Imperialis</i>: Docum. nel <span class="smcap">Bussi</span>, Append.,
+p. 405.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note288">
+<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&#160;&#160;</span><i>Hist. Dipl.</i>, V, 762. Da Viterbo, nel Febbraio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note289">
+<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, III, 72. <i>Ardens semper fuit cor nostrum</i>...
+(nel Febbraio, certamente da Viterbo). <i>Napoleo Johannis
+Gaetani</i> era un Orsini. Infatti Giovanni, primogenito di
+Orso e fratello di Rainaldo, assunse nome di Gaetano dalla
+madre sua Gaetana Crescenzi. Sposò egli <i>Stephania Rubea</i>, e
+suoi figli furono Jacopo, Matteo e Napoleone (<span class="smcap">Gammurrini</span>,
+<i>Famil. nobili Toscane</i>, II, 16). — Anche suggelli di Federico
+portano l’epigramma: <i>Roma caput mundi</i>: vedi l’imagine
+simbolica di Roma sopra una bolla d’oro del Diploma
+promulgato nel Settembre 1234 (frontispizio della <i>Hist. Dipl.</i>,
+Tom. IV).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note290">
+<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&#160;&#160;</span>Durante la processione, addì 15 Agosto 1239, cadde
+la <i>Cartellaria</i>; e l’Imperatore comandò a Giovanni <i>magister</i>
+di San Germano, che andasse a Roma per restaurarvi la
+torre: il Papa era ad Anagni (<i>Vita</i>, p. 586; <i>Hist. Dipl.</i>,
+V, 451: ibid., a p. 455, trovasi l’assegnamento che Federico
+fece a Odone ed a Emanuele di rendite del reame: la carta
+è data ai 19 Ottobre, dal campo sotto di Milano). A Roma
+il Prefetto non ha parte più in alcuna cosa. Però ne fa
+menzione un istromento dei 22 Aprile 1237: <i>Joannes Urbis
+Alme Prefectus</i> (<i>Cod. Vat. 6223</i>, fol. 93). Ed era lo stesso
+uomo che trovasi nell’anno 1230, ai 21 di Aprile (<span class="smcap">Murat.</span>,
+<i>Antiq. It.</i>, I, 686): era figlio di Pietro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note291">
+<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&#160;&#160;</span><i>Annales Placentini Gibellini</i>, <i>Mon. Germ.</i>, XVIII,
+483.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note292">
+<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&#160;&#160;</span>Federico parla di g<i>arsones quosdam et vetulas</i> (lettera
+all’Inghilterra, del 16 Marzo, da Viterbo; <span class="smcap">Math. Paris</span>,
+p. 521); per lo contrario il Papa discorre di moltitudine innumerevole
+(<span class="smcap">Hahn</span>, <i>Collect. Mon. vet. et rec.</i>, I, 346). Federico
+comandò che quei Crociati, per castigo, si marchiassero in
+fronte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note293">
+<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&#160;&#160;</span>All’anno 1237, <span class="smcap">Math. Paris</span> (p. 307) registra una
+lettera di Giovanni ai legati d’Inghilterra; ed è scritta con
+arte diplomatica: <i>voluimus reformare statum et saepe tentavimus,
+et ecce deformis destitutio subintravit. Incassum traduntur
+consilia, ubi voluntas non sistitur fraeno prudentiae</i> — e
+più addietro: <i>nimis avide, vel potius inconsulte, se
+mater (ecclesia) immersit fluctibus</i>... <span class="smcap">Math. Paris</span> narra (a
+p. 366) i motivi della rottura che sono riferiti di sopra.
+<i>Nec ego de caetero te habeo pro Cardinale</i>, disse il Papa; e
+il Cardinale: <i>Nec ego te pro Papa; et sic recessit — adversarius</i>. — Il
+primo Cardinale di casa Colonna, Giovanni vescovo
+della Sabina, morì nel 1216.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note294">
+<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 307.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note295">
+<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&#160;&#160;</span><i>Gens immunda, gens abhominabilis, gens pessima,
+gens furoris</i> — ritratto esagerato, come speriamo, dei Romani
+di quel tempo! Lo scrittore conchiudeva dicendo, che il
+Papa, il quale non sitiva che oro, aveva fatto appello al clero
+<i>ut sitis organa sonantia juxta deductionem et libitum organiste:
+Hist. Dipl.</i>, V, 1077, dal <span class="smcap">Baluzius</span>, <i>Miscell.</i>, I, 458-468.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note296">
+<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span> (p. 563) ha descritto con qualche malevolenza
+le loro sofferenze. <i>Turba praelatorum</i>, li chiama
+Federico sprezzantemente (<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, I, c. 8.) Vedi la
+bella lettera del Papa a conforto dei cardinali prigionieri,
+nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1241, n. 71.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note297">
+<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&#160;&#160;</span><i>Hist. Dipl.</i>, V, 1139. <i>In castris ante Spoletum</i>, ai
+20 di Giugno. È dato dall’istesso luogo, <i>Mense Junii</i>, un
+<i>Privilegium</i> a favore di Spoleto: l’originale si conserva in
+quell’archiv. comunale, e fu stampato da <span class="smcap">Achille Sansi</span>,
+<i>Saggio di documenti storici tratti dall’archivio del comune
+di Spoleto</i>, Fuligno 1861, p. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note298">
+<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&#160;&#160;</span><i>In nom. D. Amen. Anno D. incarn. 1241, Ind. XIV
+medio (mense?) Martii die 4. Nos (Anibaldus) et O. de
+Columna... Senatores</i>... (<span class="smcap">Höfler</span> nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 297).
+Odone Colonna fu il primo senatore della sua casa; così lo
+registra all’anno 1241 anche un catalogo dei Senatori di
+questa famiglia, esistente nell’archiv. Colonna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note299">
+<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&#160;&#160;</span><i>Math. Russus per Gregorium P. Senator efficitur.</i> <span class="smcap">Ricc.
+di san Germ.</span> ne dà la notizia nel Luglio, ma io ho buon
+motivo di tenere fermo il mese di Maggio. Intorno a questo
+Senatore, vedansi il <span class="smcap">Garampi</span> (<i>Memor. della B. Chiara da Rimini</i>,
+p. 244), e l’albero genealogico nel <span class="smcap">Litta</span>.
+</p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="5"><b>Ursus</b> della casa di Bobone, nipote di Celestino III, sposato con Gaetana di Crescenzo.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="4" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl"><b>Johannes Gaetani</b>, signore di Vicovaro, sposo a <i>Stephania Rubea</i>; testa nel 1232.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"><b>Matheus Rubeus</b>, senatore, signore di Marino, Monterotondo, Galera, castel Sant’Angelo vicin Tivoli ecc.: sposo a Perna Gaetani, ed ammogliato indi altre due volte; testa nel 1211.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Johannes Gaetani</b>, papa Nicolò III (1277)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Rainaldus</b>, stipite del ramo dei Monterotondo</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl w5">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Napoleo</b>, card. di S. Adriano († 1342)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Matheus</b>, senatore (1293 e 1310)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Mabilia</b>, sposa ad Angelo Malabranca</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Latinus</b>, cardinal vescovo di Ostia († 1294)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Gentilis</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Ursus</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Matheus Rubeus</b>, card. di S. M. <i>in Porticu</i>, corona nel 1266 in Roma Carlo di Angiò († dopo il 1305).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Bertholdus</b>, primo conte di Romagna († intorno al 1319).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Card. Jordanus</b> († 1287)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Matheus</b>, senatore (1279), stipite del ramo del Monte.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Napoleo</b>, senatore (1259).</td>
+ </tr>
+</table>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note300">
+<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&#160;&#160;</span><i>Apud Lagustam quam Joh. de Columna firmaverat</i> —:
+<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1047. Il <span class="smcap">Petrini</span>, <i>Mem. di Palestrina</i>,
+p. 411, registra un documento dei 7 Febb. 1252, nel quale
+sono menzionate, come possedimenti dei Colonna nella Città,
+le <i>munitiones Augustae et Montis Acceptorii</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note301">
+<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&#160;&#160;</span>Lettera a lui indiritta; certamente da Rieti, nel Luglio:
+<i>Hist. Dipl.</i>, V, 1155.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note302">
+<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 574: <i>Fere centenarius... fuit calculosus,
+et valde senex, et caruit balneis, quibus solebat Viterbii
+confoveri</i>. Federico da Grotta Ferrata annunciò ai
+paesi esteri la morte del Papa, dicendo con frase del gusto
+di quella età: <i>Ut — vix ultoris Augusti metas excederet,
+qui Augustum excedere nitebatur</i> (<span class="smcap">Petr. de Vin</span>., I, c. 11).
+La lettera è calma e dignitosa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note303">
+<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&#160;&#160;</span>Della sua prigionia parlano gli <i>Annales Placentini
+Gibellini</i>, p. 485, e <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 390.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note304">
+<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&#160;&#160;</span>Docum. nell’arch. di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, Vol. C,
+fol. 31. Fu edito per la prima volta dal <span class="smcap">Garampi</span> (<i>B. Chiara</i>,
+p. 244); indi dal <span class="smcap">Narducci</span> (<i>La Lega romana con Perugia
+e con Narni</i>, p. 48) che lo trasse dall’arch. comunale di
+Narni: più correttamente lo publicò <span class="smcap">Giovanni d’Eboli</span>
+nelle sue <i>Miscellanee Narnesi</i>. In quella carta si sottoscrivono
+(secondo la prima edizione) ottantasei <i>Consiliarii</i> romani;
+giusta la seconda, ottantaquattro. Ne cito alcuni:
+<i>Homodeus de Trivio, Benedictus Tyneosus, D. Johannes Frajapanis,
+D. Anibaldus, Romanus Johis Judei, Romanus Johis
+Romani, Petrus Johis Guidonis, Petrus nepos Domini Petri
+Stephani, Petrus Johis Ylperini, Porcarius Jacobi Johis Grassi,
+Johannes Pauli Capudzunca</i> (Capizucchi), <i>D. Oddo Petri Gregorii,
+Gregorius Surdus, Mathias D. Anibaldi, D. Angelus
+Malebrance, D. Comes Johes Poli, D. Transmundus Petri Anibaldi,
+Petrus Astalli, D. Bobo Johis Bobonis, Petrus Vulgaminus,
+Johes Capocie, Petrus Crescendi, Bartholomeus Cinthii de
+Crescentio, Petrus Papa, Petrus Magalotti, Petrus Malaspina</i>.
+Dei Colonna nessuno. Parecchi erano antichi senatori. Neppur
+uno si sottoscrive <i>Proconsul</i>; parecchi <i>Dominus</i> (Don):
+perchè non saprei.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note305">
+<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&#160;&#160;</span>Vedasi la violenta lettera scrittane da Federico ai Romani
+(<span class="smcap">Petr. de Vin</span>., II, c. 8): <i>Vestra dissolvetur Babylon,
+Damascus deficiet, sufflatorium consumetur in igne</i>. Espressamente
+ei parla dei loro attacchi contro Tivoli. A torto
+l’<span class="smcap">Huillard</span> registra questa lettera nel Dicembre 1243.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note306">
+<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Regest.</i>, p. 192, dimostra che Rodolfo conte
+di Asburgo trovavasi nel Maggio 1242 a Capua presso l’Imperatore:
+perciò ragionevolmente io ne conchiudo che anche
+un mese dopo ei fosse con lui ad Avezzano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note307">
+<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&#160;&#160;</span><i>Hist. Dipl.</i>, VI, 95, lettera alla Francia, del Giugno 1243,
+dove sono narrati questi casi avvenuti nell’estate dell’anno
+prima: <i>Romanorum — sane populus hic dure cervicis...</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note308">
+<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&#160;&#160;</span><i>Civitatem nostram Flagelle ad flagellum hostium — fundari
+providimus</i> (<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 51, degli ultimi di Maggio
+1242, ai fedeli della <i>Terra Laboris</i>). — <span class="smcap">Ricc. da san
+Germ.</span>, p. 1048. — Il nome è modificazione volgare dell’antico
+di <i>Fregellae</i>. La nuova terra sparve assai prestamente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note309">
+<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&#160;&#160;</span>Presso a poco nel Maggio del 1242. <i>Hist. Dipl.</i>, VI,
+44 (<i>Si super duce</i>); ed una seconda lettera circa del Luglio
+(<i>Ex fervore charitatis</i>), ibid., p. 59. Afferma l’Huillard che
+l’invettiva contro i Cardinali attribuita a Federico (<i>ad vos
+est hoc verbum, filii Efrem</i>), non sia sua; però tanto meno
+può essere genuina la lettera <i>Cum papalis</i> che si attribuisce
+a Luigi di Francia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note310">
+<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 599: egli esagera dichiarando che
+le chiese di Albano ammontassero a cencinquanta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note311">
+<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&#160;&#160;</span>Voglion dire che Alba Longa sorgesse là dove or trovasi
+il convento di Palazzuolo. Questo compare per la prima volta
+al tempo di Gregorio IX con nome di <i>S. M. de Palatiolis</i> (<span class="smcap">Casimiri</span>,
+<i>Mem. stor. delle Chiese e dei Conventi Minori</i>, p. 299).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note312">
+<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla data da Ferentino ai 24 Luglio 1217, dice:
+<i>Civitatem Albanensem cum burgo, thermis, monte qui dicitur
+Sol et Luna, Palatio...</i> Nicolò III confermò la donazione ai
+18 Dic. 1278 (<span class="smcap">Ricci</span>, <i>Memor. di Albano</i>, p. 217). Dopo di Onorio
+IV Albano venne in mano dei Savelli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note313">
+<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.&#160;&#160;</span>La cessione dei Malebranca trovasi in una Bolla dei
+20 Maggio 1223. Vedila nel <span class="smcap">Lucidi</span>, <i>Mem. Stor. di Aricia</i>,
+Roma 1796, p. 408.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note314">
+<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.&#160;&#160;</span>Giusta l’<i>Itinerar. Antonini: Aricia, Tres Tabernae,
+Forum Appii, Terracina... Capua</i>. L’<i>Itiner. Hierosol.</i> enumera
+dall’altro verso <i>Capua... Mutatio ad Mediae, Mutatio
+Appi Foro, Mut. Sponsas, Civ. Aricia et Albana, Mutatio ad
+Nono, in Urbe Roma</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note315">
+<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.&#160;&#160;</span>Se ne fa menzione nell’anno 1249 (Bolla registrata
+dal <span class="smcap">Casimiro</span>, p. 230 e dal <span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>, I, 73): <i>S. Maria
+de Palatiolis — super locum Albanensem seu in pede Montis
+Cavae</i>. — L’ultimo degli Stuardi, Enrico di York, cardinal
+vescovo di Frascati, distrusse gli avanzi del tempio di Giove
+nel 1783, allorquando restaurò il convento dei Passionisti
+che sorge colà nel luogo ove era posto il tempio della federazione
+latina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note316">
+<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.&#160;&#160;</span><i>Massa Nemus</i>, menzionata per la prima volta da <span class="smcap">Anastasius</span>,
+<i>Vita Silvestri</i>, n. 46. Nel 1153 Anastasio IV diede
+Nemi al convento di <i>S. Anastasius ad Aquas Salvias</i>; Lucio
+III nel 1183 confermò la donazione: <i>In loco qui dicitur
+Nemo</i> (<span class="smcap">Lucidi</span>, p. 313; <span class="smcap">Ratti</span>, <i>St. di Genzano</i>, p. 94).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note317">
+<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.&#160;&#160;</span>Nel tempo di Onorio III appartenne al convento di
+san Lorenzo fuori di Roma: contemporaneamente Ardea era
+proprietà del san Paolo (<span class="smcap">Ratti</span>, p. 47). Stando al <span class="smcap">Nibby</span>,
+<i>Anal.</i>, II, 173, il più antico documento che contenga il nome
+di <i>Civitas Labiniae</i> data solamente dall’anno 1358 (<span class="smcap">Nerini</span>,
+<i>Stor. di s. Alessio</i>, a. 526).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note318">
+<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.&#160;&#160;</span>Addì 4 Genn. 1218, <i>Petrus et Nicolaus Candulphi filii
+quond. Angeli de Candulpho, et Rusticus fil. quond. Cencii
+de Candulpho</i> rinunciano al ristoro de’ danni cui pretendevano
+per la guerra che s’era combattuta fra il popolo romano
+e la Chiesa al tempo di Alessandro III. Vi è altresì
+detto: <i>et de turri nostra de Gentiano nobis diruta</i> (<span class="smcap">Ratti</span>,
+p. 99). M’è noto un altro istromento dei 6 Ottobre 1244,
+in cui <i>Simon de Candulfis</i> e Paolo fratel suo cedono <i>Toffellum</i>,
+vicino al <i>lacus Albani</i>, dandolo all’abate Benedetto di
+<i>S. M. de Palatiolis... Actum est hoc in castro Candulforum
+in palatio curie dicti Domini Simonis</i> (pergam. Lateran.
+nell’arch. di Firenze, segnata <i>Roccettini de Fiesole</i>). I Gandolfi
+trovansi anche a Genova, famiglia signorile. — Se si
+stia all’<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 266, i Savelli possedevano Castel Gandolfo
+fin dal 1282. A Roma abitavano dei Gandolfi: vedi
+l’epitaffio della <i>Domina Paula Filia Johis Gandulpi de Gandulphinis</i>,
+in Araceli, a. 1360 (è nel <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript.</i>, III,
+407).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note319">
+<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.&#160;&#160;</span>Mi passo dall’indagare se Rocca di Papa sia derivata
+da Fabia. Marino era un <i>castrum</i> ormai nel 1249 (<span class="smcap">Casimiro</span>,
+<i>Mem. delle Chiese</i> ecc., p. 230). Fino al 1266 appartenne
+a Giovanni Frangipane <i>de Septemsoliis</i>, figlio di Graziano,
+che lo ebbe in feudo dal convento di san Saba in Roma,
+ed eziandio dall’Abazia di Grotta Ferrata. Quel Frangipane
+legò i suoi diritti a santo Saba, perlochè il cardinale
+Giovanni Gaetani (Nicolò III), come procuratore del
+convento, vendette Marino a suo nipote, cardinale <i>Matheus
+Rubeus Orsini</i>, per tredicimila libre: <i>Castrum Marini et Turris
+ipsius cum tenimento suo.</i> Ne si conserva la bella pergamena
+nell’arch. Gaetani, caps. 36, n. 39: il contratto si
+stipulò a Viterbo. — Ai 16 Dic. 1266 il cardinale Matteo vendette
+la metà di Marino a’ suoi zii Giordano, Rainaldo e Matteo,
+figli del celebre Senatore (origin., ibid., 48, n. 6): così
+gli Orsini vennero in possesso di Marino. Con questi documenti
+completo io l’articolo relativo che leggesi nell’<i>Analisi</i>
+del <span class="smcap">Nibby</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note320">
+<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.&#160;&#160;</span>Bolla di Gregorio IX, data ai 2 Luglio 1233, dal Laterano
+(<span class="smcap">Lucidi</span>, <i>Aricia</i>, p. 423), dove si discorre del <i>Lacus
+Turni</i>. Questo esiste ancora oggidì vicino a Castel Romano,
+sulla via di Ardea (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 230). Di già <span class="smcap">Anastasio</span>, <i>Vita
+Silvestri</i>, n. 30, dice che Costantino lo donò alla Chiesa di
+Albano. — <i>Duos sandalos, ad piscandum in Lacu Folianensi,
+medietatem totius Stagni Hostiensis cum piscatione ed aucupatione
+avium. — Piscariam ad capiendos sturiones in Flumine
+Tyberis secus Ripam Romeam</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note321">
+<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.&#160;&#160;</span>Nell’estate del 1242, come narra <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>,
+p. 1048: <i>statuam hominis aeream, et vaccam aeream similiter</i>.
+Federico II fondò le prime collezioni di antichità.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note322">
+<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.&#160;&#160;</span><i>Perdidi bonum amicum, quia nullus Papa potest esse
+Gibellinus</i>: <span class="smcap">Galvaneus Flamma</span>, c. 276. Anche Innocenzo III,
+all’elezione di Ottone IV, avrebbe potuto esclamare: <i>nullus
+Imperator potest esse Guelfus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note323">
+<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>, <i>Vita Innocenc. IV</i>, c. 7: <i>XVII
+Kal. Nov. exiens de Anagnia, Romam ivit — cum tripudii
+gaudio est receptus XVII Kal. Dec.</i> È un errore di assumere
+il 15 Novembre come data del ritorno (così fa anche lo
+<span class="smcap">Cherrier</span>), il quale sarebbe pertanto avvenuto un mese dopo
+la partenza da Anagni. Di già ai 22 di Ottobre egli segna
+una lettera indiritta ai Viterbesi: <i>Lateran. XI Kal. Nov.
+Pont. n. a. I</i> (<i>Cod. Palat.</i> 953, fol. 33 b).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note324">
+<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.&#160;&#160;</span>Scena domestica descritta con molta vivacità da <span class="smcap">Nicolò
+de Curbio</span>: <i>Romanorum quamplurimi mercatores — procaciter
+mutuum repetebant, aulam palatii et cameras — infestis
+clamoribus — onerosa multitudine replentes — ipsum
+oportebat in camera latitare</i> (c. 7). Il Papa se la cavò a forza
+di <i>patientia, que optimum est genus vincendi</i>: così dice il suo
+Biografo da vero italiano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note325">
+<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.&#160;&#160;</span>Longhezza, lungo la via Tiburtina presso l’Anio,
+sui ruderi di <i>Collatia</i>, compare per la prima volta da <i>castellum
+quod vocatur Longezzae anno 1074</i>, in una Bolla di
+Gregorio VII: <span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note326">
+<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.&#160;&#160;</span>Mscr. di <span class="smcap">Nicola della Tuccia</span>, ad a. 1242-1243. Il
+Cronista si riferisce a Croniche più antiche di <span class="smcap">Gotifredo</span>
+e di <span class="smcap">Lancilotto</span>. Vedi la già mentovata edizione fattane da
+<span class="smcap">Ignazio Ciampi</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note327">
+<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.&#160;&#160;</span>Nel Settembre <i>Tineosus</i> cavaliere viterbese annuncia
+a Federico il tradimento della città (<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 125,
+dove son registrate altre lettere degli assediati). <span class="smcap">Petr. de
+Vin.</span>, II, 55. <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 607. <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>,
+ad a. 1243. <span class="smcap">Nicolò de Curbio</span>, c. 8. Manifesto di Federico
+dell’anno 1244. Finalmente la particolareggiata relazione di
+un famigliare del cardinal Rainero, nel <i>Cod. Palat. 953</i>, fol. 56.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note328">
+<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.&#160;&#160;</span>Lettera del Papa, da Anagni, ai 7 Ottobre, in <span class="smcap">Raynald</span>,
+n. 26, a. 1243: ed ai Viterbesi, dal Laterano, ai 22
+Ottobre, del <i>Cod. Palat. 953</i>, fol. 33, dove dice di avere scaldato
+il cuore dei Romani in soccorso di loro — <i>et ut hoc
+cum celeritate proveniat campana capitolii sine remissione
+pulsatur</i>. Diceva che dalla Campagna verrebbero aiuti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note329">
+<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.&#160;&#160;</span>La sua lettera di querimonia al Re, del Dicembre
+(<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, II, c. 2) descrive il tradimento de’ Viterbesi e
+dei Romani; e nel manifesto del 1244 egli accusa anche il
+Papa di essersela intesa con loro. La <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Nicola
+della Tuccia</span> è piena di particolarità curiose.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note330">
+<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.&#160;&#160;</span>Intorno ai lunghi negoziati posteriori all’Agosto
+del 1242 vedansi i <i>Mon. Germ.</i>, IV, 341-354. — <span class="smcap">Nicolò de
+Curbio</span>, c. 10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note331">
+<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.&#160;&#160;</span>Nella sua lettera dei 30 Aprile il Papa dice: <i>non
+post multos dies elegit resilire potius quam parere, adimplere
+quod sibi mandavimus, renuendo</i>. — <span class="smcap">Math. Paris</span>,
+p. 427: <i>a forma jurata — resilivit</i>. Non fu mai rimproverato
+al Re di essere stato spergiuro. Del suo buon diritto
+giudicano con chiara moderazione il <span class="smcap">Raumer</span> e l’<span class="smcap">Huillard</span>.
+Vedi anche lo <span class="smcap">Schirrmacher</span>, IV, 68.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note332">
+<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.&#160;&#160;</span>Lettera monitoria scritta da un Cardinale a Federico
+(<i>Hist. Dipl.</i>, VI, p. 184: e a pag. 186 v’è la lettera di Federico
+al Papa in cui respinge quell’accusa). Il cardinale
+Giovanni Colonna, potentissimo amico dell’Imperatore, morì
+a Roma nel 1244. <i>Obit vas superbiae et omnis contumeliae. — Qui
+inter omnes Cardinales in possessionibus saecularibus
+claruit potentissimus; unde efficacissimus discordiae inter
+Imp. et Papam geminator extitit</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 614.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note333">
+<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.&#160;&#160;</span>Egli annullò ai 16 di Aprile la concessione imperiale.
+Così suona il Breve ad Enrico Frangipane e ad Jacopo figliuol
+suo: <i>cum igitur — nuper apud Aquampendentem in presentia
+Principis constituti, eidem — timore perterriti, medietatem
+Collisei cum palatio esteriori sibi adiacenti... quae ab Eccl.
+Rom. tenetis in feudum, de facto cum de jure nequiveritis,
+duxeritis concedenda — — concessionem hujusmodi nullam
+esse penitus renunciantes... Hist. Dipl.</i>, VI, 187. <span class="smcap">Raynald</span>,
+ad a. 1244, n. 19. <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, 207.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note334">
+<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.&#160;&#160;</span>Nel Marzo del 1244 ad Aquapendente <i>Petrus alme
+urbis prefectus, comes Anguillariae</i>, come uomo di corte dell’Imperatore,
+sottoscrive un Diploma (<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 166).
+Pertanto morto era Giovanni suo predecessore, e ben anche
+fratello suo. Nel suo manifesto Federico si lagna così del
+Papa: <i>procuravit — qualiter terra quam tenemus — ante pacis
+adventum averteretur a nobis — recipiens prefectum et quosdam
+sequaces suos cum terris eorum, qui omni tempore imperii
+fuit, et dignitatem ab eo recepit, et de quo numquam questio
+fuit per Ecclesiam nobis relata</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note335">
+<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.&#160;&#160;</span>Di là, ai 21 Giugno, promulgò un <i>Privilegium</i> pel
+convento di <i>S. Pancratio in comitatu Rosellano dioc. Grosseti</i>.
+Questa Bolla, sottoscritta da dodici Cardinali, tiensi custodita
+nell’archivio di Stato di Napoli (<i>Bullarium</i>, Vol. II).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note336">
+<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Nicolò de Curbio</span>, c. 13. Il Papa si lasciò addietro
+tutti: <i>per devia et abrupta montium, ac nemora tota nocte
+laborans. — Veterem induit Senebaldum, et leviter armatus
+equum ascendit velocissimum, manu non vacua</i>. Così <span class="smcap">Math.
+Paris</span>, p. 431.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note337">
+<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.&#160;&#160;</span>Il viaggio e le accoglienze sono con molta vaghezza
+descritti da <span class="smcap">Nicolò</span> e dal <i>Continuatore degli Annali di
+Genova</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note338">
+<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, I, c. 3.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note339">
+<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.&#160;&#160;</span><i>Ego Thadeus de Suessa... ad futurum Romanum
+Pontificem et ad universale concilium regum, principum et
+prelatorum, cum presens concilium universale non sit, pro
+parte domini imperatoris appello: Hist. Dipl.</i>, VI, 318. — <span class="smcap">Math.
+Paris</span>, p. 451: <i>sententiam — in pleno Concilio, non
+sine omnium audientium — stupore et horrore terribiliter
+fulguravit</i>. E questo Cronista, nella sua narrazione successiva
+alla morte di Gregorio IX, si palesa ostile contro di Federico.
+Documenti notevoli sono i pareri secreti dettati per
+il Collegio dei Cardinali, che sono raccolti nel libro di <span class="smcap">Alberto
+di Beham</span>, n. 4 e 5 (edito dall’<span class="smcap">Höfler</span>); ivi trovansi
+registrate le lettere di doglianza di Federico e la difesa di
+Innocenzo IV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note340">
+<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.&#160;&#160;</span><i>Sane redditus copiosi, quibus ex plurium depauperatione
+regnorum ditantur — ipsos faciunt insanire. — — Semper
+fuit nostre voluntatis intentio, clericos — ad illum
+statum reducere — quales fuerunt in ecclesia primitiva, apostolicam
+vitam ducentes... Hist. Dipl.</i>, VI, 391, Febb. 1246.
+Vedasi anche la lettera di Federico (<i>Etsi caussae nostrae</i>)
+data da Torino, ai 31 Luglio 1245 (<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, I, c. 3,
+e <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 722).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note341">
+<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.&#160;&#160;</span><i>J. Christus — in Ap. Sede non solum pontificalem
+sed et regalem constituit monarchiam, b. Petro ejusque successoribus
+terreni simul ac celestis imperii commissis habenis.</i>
+I Papi credevano perfino di potersi fare giudici degli Angeli,
+secondo la sentenza di san Paolo: <i>An nescitis, quod angelos
+judicabimus</i> (nella lettera medesima). — (<i>Romanorum princeps</i>)
+<i>Romano pontifici, a quo imperii honorem et diadema
+consequitur, fidelitatis et subjectionis vinculo se astringit</i>.
+Vedi l’<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Alberto di Beham</i>, n. 8. La lettera <i>Agni
+sponsa nobilis</i> (<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Federico II</i>, p. 413), in cui Innocenzo
+cerca difendere la Chiesa dalla accusa delle sue ricchezze,
+è così ridondante di frasi che io non la reputo autentica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note342">
+<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.&#160;&#160;</span>Sono quelle stesse dottrine dell’ambizione fanatica del
+clero, che ancora oggidì i Gesuiti vanno predicando come
+dogmi canonici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note343">
+<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.&#160;&#160;</span>Dice il Papa: <i>Quum ad cetera regna suae subjicienda
+virtuti oculum ambitionis extendens, eam (sc. Ecclesiam) reperit
+obicem cujus interest materno affectu christianorum
+regum, tamquam spiritualium filiorum, jura protegere ipsorumque
+defendere libertates</i>. Nella sopraddetta lettera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note344">
+<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gualtiero di Vogelweide</span> gli staffila in parecchi
+de’ suoi versi; ed una delle sue canzoni prelude alla celebre
+invettiva di <span class="smcap">Dante</span>: «Ahi Costantin, di quanto mal fu matre...»
+Ei dice dei preti: «Rammentate come una volta
+andavate lemosinando per Dio; sol per questo Costantino vi
+regalò di beni. Se ne avesse previsto le conseguenze per
+noi fatali, ei ci avrebbe pensato ben sopra, e ce le avrebbe
+risparmiate. Ma allora eravate ancor casti, non vanitosi, superbi.»
+(Canz. 10, ediz. del Simrock).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note345">
+<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.&#160;&#160;</span>Eglino presentarono un loro gravame al Concilio di
+Lione (<span class="smcap">Mansi</span>, XXIII, 639). E leggasi <span class="smcap">Math. Paris</span>, che pone
+in bocca al Papa queste invereconde parole: <i>Vere hortus
+delitiarum est Anglia. Vere puteus inexhaustus est, et ubi
+multa abundant, — de multis multa possunt extorqueri</i> (p. 473,
+edit. <span class="smcap">Wats</span>). Dopo le Crociate, dice il <span class="smcap">Lingard</span>, <i>History
+of Engl.</i>, II, 414, i Pontefici esigettero la decima dal clero;
+e in breve si foggiò la teoria che ogni guerra dei Papi era
+guerra religiosa. I frati mendicanti facevano da percettori dei
+tributi, tribolando chiese collegiate e conventi, e armati di
+quella formidabile formula <i>non obstante</i>, innanzi cui nessun
+diritto teneva. Vedi il <span class="smcap">Meiner</span>, <i>Storia comparata</i>, II, 615.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note346">
+<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.&#160;&#160;</span><i>Ut sic jurisdictio nostra resuscitata respiret, et ipsi
+hactenus ex nostra depauperatione ditati — reducantur ad
+statum Ecclesiae primitivae</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 719; e il Cronista
+nota l’accordanza di quelle dottrine colla lettera di
+Federico. Vedansi nella <i>Hist. Dipl.</i> (VI, 467) gli atti di cotal
+lega del Nov. 1246, che il Papa ben presto represse. Anche
+Enrico III si giovò dell’esempio, e limitò ad alcuni casi canonici
+il tribunale ecclesiastico pei laici (<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 727,
+ad a. 1247).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note347">
+<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.&#160;&#160;</span>Eccone la professione di fede: <i>Etsi nos nostrae catholicae
+fidei debito suggerente manifestissime fateamur
+collatam a Domino Sanctae Rom. Sedis Antistiti plenariam
+in omnibus potestatem, ut quod in terra ligaverit, sit ligatum
+in coelis, et quod solverit sit solutum: nusquam verumtamen
+legitur divina sibi vel humana lege concessum, quod
+transferre pro libito possit imperia</i>. (Nella lettera detta di sopra
+<i>Etsi caussae nre</i>, dei 31 Luglio 1245).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note348">
+<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.&#160;&#160;</span>Di questi tentativi di riforma narra <span class="smcap">Albertus Stadensis</span>,
+<i>Chron.</i>, a. 1248. I predicatori degli eretici colla Scrittura
+alla mano dichiaravano che la podestà del Pontefice era
+usurpata, non fondata da Cristo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note349">
+<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.&#160;&#160;</span><i>Absit ut in populo Christiano sceptrum regiminis ulterius
+maneat apud illum vel in vipeream ejus propaginem
+transferatur</i> (<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Federico II</i>, p. 383). E in pari senso
+aveva detto ancor prima, nella lettera a quei di Strasburgo,
+del 28 Genn. 1247.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note350">
+<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.&#160;&#160;</span>In sette anni Innocenzo IV spese duecentomila marchi
+in Italia e in Germania: così il suo Biografo, c. 29.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note351">
+<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.&#160;&#160;</span><i>In solita devotione Rom. Ecclesiae — persistatis, Fridericum
+Cesarem inimicum crucifixi more solito impugnantes</i>
+(nel Maggio 1246, <i>Hist. Dipl.</i>, VI, 431). Notisi l’ingenuità
+onde parlano gli Annali di un convento tedesco, che è
+quello di san Giorgio nella Selva Nera: <i>A. 1240. Tam juvenes
+quam senes crucesignati sunt contra Tartaros. A. 1246.
+Adulti signati sunt cruce contra Fridericum Imperatorem</i>
+(<i>Mon. Germ.</i>, XVIII). I denari raccolti per la liberazione di
+Gerusalemme furono devoluti officialmente dal Papa per la
+Crociata contro di Federico: Bolle nello <span class="smcap">Cherrier</span>, III, 520.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note352">
+<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.&#160;&#160;</span>Sulla professione di fede vedasi l’<i>Hist. Dipl.</i>, VI, 426.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note353">
+<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.&#160;&#160;</span>Lettera <i>Ignominiosa vulgaris vestri nominis fama</i>, nel
+<span class="smcap">Goldast</span>, <i>Const.</i>, III, 394, e <span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, III, c. 18. Ancora
+al 4 Maggio 1244 Pandolfo da Fascianello era capitano generale
+in Toscana (archiv. di Siena, n. 393). Egli ed altri
+fuggirono, e il Papa li rimeritò di beni e di onori: <span class="smcap">Cherrier</span>,
+III, p. 179 e 514.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note354">
+<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.&#160;&#160;</span><i>Illustravit super vos faciem suam Deus, vestras a
+Pharaonis dominio subducendo personas — vos — de militibus
+tyranni improbi, facta pugiles domini Jesu Christi.</i> Lettera
+a Teobaldo Francesco ed ai congiurati (<span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1246,
+n. 14); e l’altra ai Siciliani (dei 26 Aprile 1246, ibid., n. 11).
+Si accusò Federico di macchinar l’assassinio del Papa, ma
+egli con dignità respinse quella taccia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note355">
+<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.&#160;&#160;</span>Quanto ai Regesti di Federico, noto una lettera che
+non è registrata nell’<span class="smcap">Huillard</span>: è indiritta ai Sanesi, <i>dat.
+Alifie XXVI Madii IV Ind. 1246</i>; e vi è detto che facciano
+venire al suo esercito, per combattere contro Perugia, le soldatesche
+requisite da Federico di Antiochia, figliuolo e vicario
+suo in Tuscia e nella Maritima (<i>Caleffo Vecchio</i>, fol. 250).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note356">
+<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.&#160;&#160;</span>Il registro Capitolino nota: <i>A. 1246 Petrus de Frangipanibus;
+A. 1247 Bobo filius Johis Bobonis; A. 1247 Petrus
+Caffarus Prosenator; 1248 Petrus Anibaldi et Angelus
+Malabranca</i>: a qual titolo m’è ignoto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note357">
+<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.&#160;&#160;</span><i>Sanct. patri... Senator... ceterum in vestra remotione
+clandestina, urbe repudiata, primo elegistis Januam,
+post Lugdunum — — ut sic Romana novo confusa obprobrio
+funditus desolata sedeat civitas expers papae — quasi vidua
+domina urbium.</i> La lettera appartiene all’anno 1246, come
+si pare dall’osservazione che la assenza del Pontefice durava
+omai quasi da un <i>biennium</i>. Nell’<span class="smcap">Höfler</span>, dal Libro di
+<span class="smcap">Alberto di Beham</span>, n. 47.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note358">
+<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.&#160;&#160;</span>L’investitura pontificia è data da Lione, ai 29 Maggio
+(1249). <i>Cum tibi — clar. mem. C. Rom. Imperatrix et
+Regina Sicilie una cum F. quondam Imperatore O. Frajapani
+avunculo cujus te successorem asseris suisque successoribus
+principatum Tarenti cum tota terra Itronti duxerit concedendum,
+prout in privilegio inde confecto plenius dicitur
+contineri, et idem F. predictis principatu et terra te ut dicitur
+spoliarit. Nos — restituimus</i>... <span class="smcap">Höfler</span>, <i>Federico II</i>,
+p. 394. <span class="smcap">Cherrier</span>, II, 380. Ma il <i>Privilegium</i> di Costanza non
+venne mai alla luce, nemmeno quando Innocenzo III aggiudicò
+Taranto stesso al Conte di Brienne. Dei 4 di Giugno 1249
+è l’investitura di Arborea, che doveva parimenti trascinare
+i Frangipani in lotta cogli eredi della casa di Hohenstaufen:
+ibid., V, 391; ibid., p. 380.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note359">
+<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.&#160;&#160;</span>Nella lettera di Gualtiero di Ocra al Re d’Inghilterra
+vien detto (Sett. 1246): <i>Imp. omnibus ordinatis et cum Romanis
+et Venetis jam bona pace firmata: Hist. Dipl.</i>, VI,
+437. Dopo che l’Imperatore fu deposto, i prelati mandarono
+a Roma una lunga lettera per ammonire la Città a non lasciarsi
+sedurre a ribellione. <i>Inclite almeque urbi Romane
+Cetus amicorum ejus et Christi fidelium congregatio... Corona
+sapientie timere deum... Cod. Vat. 7957</i>, fol. 24 a.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note360">
+<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Salimbene</span> ha descritto con vivissimi colori la presa
+di Vittoria (p. 80).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note361">
+<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.&#160;&#160;</span>La lettera dei Bolognesi è nell’<span class="smcap">Huillard</span>, <i>Hist.
+Dipl.</i>, VI, 738. Loro podestà era Filippo Ugoni. Nell’archivio
+del Palazzo Nuovo di Bologna, dove vuolsi che Enzo abbia
+vissuto, esistono ancora degli ingialliti registri sui quali sono
+scritti i nomi dei prigionieri. Così sul rovescio di un foglio di
+pergamena: <i>de Palatio novo communis Bon: dns Hentius
+Rex sive henricus filius domini Friderici olim Imperatoris. — Relaxatus
+est: Dnus Marinus de Hebulo. dnus Comes Conradus.
+dnus Attolinus d’Landido. dnus baxius d’Doaria
+(sunt quinque)</i> (Miscellan., n. 5, n. 36).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note362">
+<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.&#160;&#160;</span>Nel Gennaio 1249 Pietro era ancora protonotario a
+Pavia, e nel Giugno 1249 Federico lo chiama traditore. Se
+si stia agli <i>Annal. Placentini</i>, lo fe’ imprigionare a Cremona
+e tradurre dapprima a Borgo di San Donnino; indi,
+nel Marzo 1249, a San Miniato, dove, acciecato, avrebbe finito
+di vivere (<i>suam vitam finivit</i>). Però sembra certo che egli si
+uccidesse a Pisa. Gli studî del <span class="smcap">De Blasiis</span> (<i>Della Vita e delle
+opere di Pietro della Vigna</i>, Napoli 1861) e quelli dell’<span class="smcap">Huillard</span>
+(<i>Vie et correspondance de Pierre de la Vigne</i>, Paris 1865)
+non seppero chiarir meglio l’argomento. Lo <span class="smcap">Schirrmacher</span>
+crede che Pietro fosse colpevole: IV, 294 e segg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note363">
+<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.&#160;&#160;</span><i>Usque ad ultimum fati sui diem gloriosus, et per totum
+Orbem Terrarum admirabiliter vixit, et qui omnib. fuerat
+insuperabilis, solius mortis legi succubuit</i>: così <span class="smcap">Nicolò de
+Jamsilla</span> ghibellino, <i>Hist. de reb. gest. Frider. II</i> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+VIII, 496).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note364">
+<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.&#160;&#160;</span><i>Obiit — principum mundi maximus Fridericus stupor
+quoque mundi et immutator mirabilis, absolutus a sententia
+qua innodabatur, assumpto, ut dicitur, habitu Cisterciensium,
+et mirifice compunctus et humiliatus</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 804. — Manfredi
+scrisse a Corrado che l’Imperatore (<i>in corde contrito
+velut fidei orthodoxae zelator</i>) avesse ordinato di ristorare
+la Chiesa di tutti i danni: <i>cecidit sol mundi, qui lucebat
+in gentibus</i> (<span class="smcap">Baluzius</span>, I, 476). Il suo testamento disponeva
+che alla Chiesa (<i>matri nostrae</i>) dovessero restituirsi tutti i
+suoi diritti, ma <i>salvo in omnibus et per omnia jure et honore
+Imperii... et ipsa restituat jura Imperii: Chron.</i> <span class="smcap">Fran. Pipini</span>,
+lib. II, c. 41. Il testamento è registrato nei <i>Mon. Germ.</i>,
+IV, 357.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note365">
+<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.&#160;&#160;</span>Federico II di Prussia, filosofo, poeta, libero pensatore,
+statista espertissimo, monarca in tutta la estensione della
+parola, ha fattezze tanto somiglianti col suo grande omonimo
+che se ne direbbe il moderno ritratto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note366">
+<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.&#160;&#160;</span>Parecchie volte in Alemagna e in Italia fu confutata
+l’asserzione dell’<span class="smcap">Huillard</span>, che attribuisce a Federico un
+cotale disegno e il progetto di creare Pier delle Vigne a
+pontefice, ossia a suo vicario nelle cose di Chiesa. Il benemerito
+erudito francese ribadisce la sua opinione ancor nuovamente
+nella monografia intitolata: <i>Vie et correspondance de
+Pierre de la Vigne</i>, Paris 1865. Sennonchè, neppure in questa
+scrittura ei riesce a convincere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note367">
+<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.&#160;&#160;</span>Federico non rinnegò il Papato, e tenne anzi eguale
+idea di Filippo di Francia, che estimò avventurato Saladino,
+poichè non aveva seccaggini di Papi. Così anch’egli scrisse
+nell’anno 1247 a suo genero Vatazes: <i>o felix Asia, o felices
+orientalium potestates quae — adinventiones pontificum non
+verentur: Hist. Dipl.</i>, VI, 686.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note368">
+<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad honorem divinum in melius reformemus.</i> <span class="smcap">Höfler</span>,
+<i>Federico II</i>, p. 424. Il concetto <i>reformare</i> e <i>reformatio</i> (mutar
+rapporti per via di leggi) era allora assai usitato, massime
+in tutte le Republiche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note369">
+<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.&#160;&#160;</span>Verso la fine del 1246 scrisse a re Luigi: <i>Nos etenim — firma
+concepimus voluntate temporalia jura et dignitates
+nostras inviolabiliter conservare, et nihilominus S. Rom. Eccl.
+ad honorem dei et catholice fidei in spiritualibus revereri. — Quod
+si ad id votis equalibus — intendamus, communem
+causam nostram et omnium principum adeo favorabilem faciemus,
+quod in nullo jura nostra diminui poterunt sed augeri:
+Hist. Dipl.</i>, VI, 473. Passo notevole, che espone apertamente
+il tentativo di riforma del grande Imperatore, conformemente
+al suo ragionevole principio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note370">
+<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.&#160;&#160;</span><i>Laetantur coeli et exultet terra</i>... Ai Siciliani, da
+Lione, ai 25 Genn. 1251 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 111). Si compari col
+nobile linguaggio adoperato da Federico quando annunciò ai
+Re la morte di Gregorio IX: <i>de cujus morte multa compassione
+conducimur, et licet digno contra eum odio moveremur</i>
+(<i>Hist. Dipl.</i>, V, 1166).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note371">
+<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.&#160;&#160;</span>Il figlio maggiore, Enrico il ribelle, morì in carcere
+a <i>Martoranum</i>, nel 1242: il terzo, Giordano nato di Isabella,
+era morto bambino a Ravenna nel 1236. Vedi l’albero
+genealogico nel <span class="smcap">Raumer</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note372">
+<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.&#160;&#160;</span>Addì 17 Aprile 1251 da Lione re Guglielmo diede un
+privilegio per Perugia, cui confermò Castiglione Chiusino.
+Nel dì stesso ratificò i diritti di Perugia su Città della Plebe
+(arch. di Perugia, B. B. Carte, Saec. XIV, Append. n. 2).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note373">
+<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.&#160;&#160;</span>Se anche non sia vera la sconcezza che <span class="smcap">Matteo Paris</span>
+pone in bocca di Ugo cardinale, come addio che questi rivolge
+a Lione, tuttavia il passo che la riferisce è indizio dei
+costumi di allora. <i>Amici, magnam fecimus postquam in hanc
+urbem venimus, utilitatem et eleemosynam. Quando enim primo
+huc venimus, tria vel quatuor postribula invenimus. Sed nunc
+recedentes unum solum relinquimus; verum ipsum durat continuatum
+ab orientali porta civitatis usque ad occidentalem</i>
+(p. 809).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note374">
+<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.&#160;&#160;</span><i>Quod si Romam pervenerit, Romani exigerent pecuniam
+inaestimabilem ab ipso violenter</i>... <span class="smcap">Math. Paris</span>, pagin. 809. — <span class="smcap">Nicolò
+de Curbio</span> (c. 30) descrive esattamente
+tutto il viaggio del Pontefice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note375">
+<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.&#160;&#160;</span>Si noti fra quali condizioni di cose s’infeudassero i
+Frangipani. Solamente allora che Manfredi non aderì a quello
+che gli si chiedeva Innocenzo (addì 21 Genn. 1252, da Perugia)
+investì di Taranto nuovamente Enrico Frangipane.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note376">
+<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Curtius</span> riferisce due lettere, che afferma essere state
+scritte da Corrado ai Romani; però la seconda <i>Ardens semper</i>
+appartiene a Federico II (<span class="smcap">Petr. de Vin.</span>, III, 72); e così è
+certo anche della prima <i>Romanus honor</i>. Corrado del resto
+scrisse ai Romani; vedi la lettera <i>Plane scimus</i> al Proconsole
+<i>almae Urbis</i> (<span class="smcap">Baluzius</span>, <i>Miscell.</i>, I, 193). Io mi credo
+che fosse indiritta a Brancaleone senatore. Il concetto di
+<i>Proconsul</i>, di cui il Re non conosceva la portata, tiene qui
+vece di <i>Senator</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note377">
+<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.&#160;&#160;</span>Proposta del Pontefice a Carlo, dei 12 Giugno 1253,
+da Assisi: <i>Dum adversitates</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 2, 3, 4). — La
+offerta a Riccardo sembra essergli stata rivolta fino da quando
+il Papa trovavasi a Lione (<span class="smcap">Lappenberg</span> e <span class="smcap">Pauli</span>, <i>St. d’Inghilterra</i>,
+III, 694). Formalmente poi gli fu fatta ai 3 di
+Agosto 1252, da Perugia (<span class="smcap">Rymer</span>, <i>Foedera</i>, fol. 284); indi ai
+28 Genn. 1253 (fol. 288). La concessione ad Edmondo è dei
+6 Marzo 1254 (fol. 297). La corona di Sicilia fu messa all’incanto
+di qua e di là, siccome ai dì nostri quella di Grecia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note378">
+<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.&#160;&#160;</span>Come Corrado III, anch’egli punì la Città facendone
+smantellare le mura, ma graziò i cittadini. Fece porre le
+briglie all’antico cavallo di bronzo ch’era collocato innanzi
+alla cattedrale, e sulla sua base incidere questi versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Hactenus effrenis domini nunc paret habenis.</i></p>
+<p class="i01"><i>Rem domat hunc aequus Parthenopeus equum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+La testa del cavallo oggidì si vede negli «Studî.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note379">
+<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.&#160;&#160;</span>Era rimasto l’estate in Assisi, ed aveva consecrato la
+chiesa di san Francesco: <span class="smcap">Nicolò de Curbio</span>, c. 33.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note380">
+<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.&#160;&#160;</span><i>Et cum venire distulisset, iterum vocabant eum Romani,
+ut prius sed solennius, et sub hac forma, ut scilicet
+tunc veniret, vel nunquam</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 862.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note381">
+<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.&#160;&#160;</span><i>Papa igitur nolens volens, paratis clitellis Romam
+adiit, tremebundus. Ubi, ut decuit, susceptus est cum honore,
+sic jubente et volente Senatore</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 862, 879. — <span class="smcap">Nicolò
+de Curbio</span>, c. 34.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note382">
+<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 879.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note383">
+<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.&#160;&#160;</span><i>Papa — odio nondum extincto, quod olim in Federicum
+exercuit, in prolem et sanguinis sui reliquias saevire
+disposuit</i>: così giudica <span class="smcap">Ferreto Vicentino</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 945).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note384">
+<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.&#160;&#160;</span>Il documento di Alberto è dato da Windsor, ai 6
+Marzo 1254 (<span class="smcap">Rymer</span>, fol. 297). Addì 15 Maggio 1254 da Assisi
+Innocenzo scrisse al Re inglese ringraziandolo di avere
+accettato l’investitura, e lo pregò di mandare prontamente
+milizie in Sicilia (ibid., fol. 302). E vi si trova questa frase:
+<i>sed nepote tuo impie, ut asseritur, sublato de medio</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note385">
+<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.&#160;&#160;</span>Sul contegno d’Inghilterra e sulle arti di Innocenzo
+IV vedasi <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 892. Una briga politica della
+Chiesa fu audacemente tramutata in cosa santissima di religione.
+E poi si stupivano che anime generose si dessero all’eresia!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note386">
+<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.&#160;&#160;</span><i>In triumforum suorum primordiis, acerbo mortis fato
+succubuit</i>: <span class="smcap">Nic. de Jamsilla; Murat.</span>, VIII, 506. — <i>Homo
+pacificus et judex severus — de cujus obitu Teutonici, Apuli
+et Lombardi, preter illos qui erant de parte Ecclesie, dolore
+nimio sunt turbati</i>: <span class="smcap">Herm. Altahensis</span>, nel <span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Fontes</i>,
+II, 510.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note387">
+<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petri Cantinelli</span> <i>Chron.</i>, a. 1252 (<span class="smcap">Mittarelli</span>, <i>Accessiones</i>).
+<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 860: <i>mense Aug. Romani elegerunt
+sibi novum Senatorem, civem Bonon., nomine Brancaleonem,
+virum justum et rigidum, jurisque peritum</i>. Vedansi
+il <span class="smcap">Savioli</span>, ad a. 1252 e la Dissertazione del <span class="smcap">Lazzari</span>, <i>La prigionia
+di Brancal. de Andalò</i> (Bologna 1783).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note388">
+<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.&#160;&#160;</span><i>Romani — Brancaleonem — pro triennio in Senatum
+urbis elegerant, quia in Lombardia fuerat pro parte Friderici
+depositi, et junctus amicitia Ezelino tyranno haeretico — et
+etiam — Pelavicino</i>; <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>, c. 34.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note389">
+<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 860. Il <span class="smcap">Vesi</span>, <i>Storia di Romagna</i>, III,
+84, dice che gli ostaggi fossero trenta; il <span class="smcap">Savioli</span> li numera
+a cinque. Vedasi in quest’ultimo (<i>Annal. di Bol</i>., III, 2, 682)
+la lettera di Galeana moglie di Brancaleone, tratta da un
+mscr. esistente a Bologna: ivi però nol rinvenni più, sebbene
+per cercarmelo invano si sia adoperato anche l’erudito signor
+conte Giovanni Gozzadini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note390">
+<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la descrizione che dà il <span class="smcap">Villani</span> (VI, c. 70) della
+vita di Firenze a quel tempo; e l’altra appena credibile che
+si contiene in <span class="smcap">Ricobaldo</span> della stessa età di Federico II (<span class="smcap">Murat.</span>,
+IX, 128).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note391">
+<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.&#160;&#160;</span>Statuti mscr. di Roma nell’arch. Capitol., dell’anno
+1469, lib. III, c. 1: <i>Senator Forensis habere debet — pro
+6 mensibus 1500 Flor. auri de Camera</i>. Nel 1362 Roma si
+dolse che il Senatore forestiero costasse 2500 fiorini ad ogni
+sei mesi, laddove, tempo prima, i due Senatori nobili avevano
+recato solamente la spesa di 1500 fiorini: perciò il Papa ridusse
+lo stipendio a 1800 fiorini (<span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, I, n. 363).
+Intorno al 1350 il Rettore di Romagna costava quattro fiorini
+d’oro al giorno; il Podestà di Forlì, quello di Faenza, e l’altro
+di Cesena sessanta fiorini al mese; il Podestà di Bologna
+nel 1250 aveva lo stipendio o <i>feudum</i> di duemila lire bolognesi
+all’anno (<i>Stat. Comun. Bonon.</i>, p. 23. A. 1250, ed. Frati.,
+Bol. 1863). Quantunque riesca difficile il ragguaglio del valore
+monetario nel medio evo, si può tuttavia stabilire che il buon
+fiorino d’oro (battuto a Firenze fin dal 1252), del peso di 24
+caratti e 72 grani, corrispondesse a paoli 21, 1 bajocco e 4
+quattrini, ossia a un ducato (zecchino). — Fiorini d’oro 96
+facevano una libbra d’oro; 64 un marco. — Fiorino 1 = 1 lira,
+ossia 244 denari di provisini, ossiano 120 grani napolitani. — In
+media 1 fiorino = 26 <i>Solidi provenienses</i>. — <i>Libra proven.</i>
+1 = 2 scudi e 50 bajocchi. Vedi il <span class="smcap">Vettori</span>, il <i>Fiorino
+d’oro antico illustrato</i>, e il <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Saggi di osservazioni
+sul valore delle antiche monete pontificie</i>. Le sue osservazioni
+corrispondono colla <i>Valuta</i> che trovasi posta in appendice al
+Codice fiorentino di <span class="smcap">Cencio</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note392">
+<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Collateralis</i> di Brancaleone fu Federigo di Pascipoveri
+(Nota H, agli <i>Ann.</i> del <span class="smcap">Savioli</span>, a. 1252).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note393">
+<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.&#160;&#160;</span>Gli Statuti del 1471 danno al Senatore: <i>6 judices
+forenses, 4 notarios maleficiorum et 1 notarium marescallorum,
+4 socios, 8 familiares domicellos... 20 equos
+armigeros, et beroerios 20</i> (<i>beroeri</i>, dal francese antico <i>berruier</i>,
+arciero: così il <span class="smcap">Diez</span>, <i>Vocab. etim. della lingua romana</i>.
+Che ne sia venuta la voce birri o sbirri?). Secondo lo Statuto
+di Bologna (1250), il Podestà doveva avere con sè tre buoni
+giudici e due buoni notai.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note394">
+<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.&#160;&#160;</span>Tutti questi impiegati sono denotati come <i>officiales
+Capitolii</i>. Giurarono anch’essi la pace del 1235; così fecero
+i <i>vestararii, judices Palatii, Justitiarii, Scriniarii et Assectatores,
+et generaliter officiales omnes quocumque nomine censebantur</i>.
+In alcuni atti son nominati or uno, or due <i>Vestararii
+urbis</i>: nella pace del 1241 si trovano <i>4 Scriniarii</i> e <i>6
+Assectatores</i>. Solita formula notarile apposta nello Statuto dei
+mercanti romani, è questa: <i>De mandato D. Senatoris et ejus
+assectamenti</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note395">
+<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.&#160;&#160;</span><i>De juramento Senatoris</i>... Statuti del 1471, III, n. 9.
+Antica è la formula di giuramento indiretto che ivi contiensi;
+manca il giuramento diretto al Comune. Ci si conserva
+la lunga formula giuratoria del Podestà di Bologna,
+giusto del tempo di Brancaleone (<span class="smcap">Frati</span>, <i>Statuti di Bologna</i>).
+Simile a quella era la romana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note396">
+<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.&#160;&#160;</span>Giusta vecchi patti, la zecca era posseduta dal Papa,
+perlochè Innocenzo III dice: <i>monetam nostram, quae vulgo
+dicitur de Senatu</i> (<i>Reg.</i>, Ann. XI, ep. 135). Addì 26 Dic. 1282
+Martino IV biasima il Prosenatore perchè batte moneta: <i>quae
+in civitate praefata cudi non <span class="smcap lowercase">POSSUNT</span>, nec debent absque licentia
+Sedis Apost. speciali</i> (Theiner, I, n. 414). Non esiste
+alcuna moneta pontificia dell’intervallo che corse fra Pasquale
+II e Benedetto XI: quella lacuna riempiono le monete
+del Senato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note397">
+<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.&#160;&#160;</span>La foggia del Senatore nel secolo decimoterzo è rappresentata
+sopra monete, ov’egli compare inginocchiato,
+mentre san Pietro gli porge la bandiera feudale (<span class="smcap">Vitale</span>,
+Tab. I. n. 5 e n. 22). L’idea ne era tratta da quel musaico
+Lateranense, in cui Carlo magno in pari guisa riceve il vessillo.
+Con simile positura alcune monete veneziane dei secoli
+decimoterzo e decimoquarto rappresentano il Doge genuflesso,
+cui san Marco consegna la bandiera (<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq.</i>, II, 652).
+Un musaico di Araceli, oggi nel palazzo Colonna, rappresenta
+il senatore Giovanni Colonna (intorno al 1280); ha
+manto violetto, berretto anch’esso violetto contornato di ermellino,
+stivali di eguale colore (Nel <span class="smcap">Litta</span>, art. Colonna,
+sulla fine). Nel <span class="smcap">Nerini</span> (p. 261) evvi la copia di un disegno
+del cenotafio che il senatore Pandolfo Savelli eresse ad Onorio
+IV in santa Sabina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note398">
+<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.&#160;&#160;</span>Lo stesso era per tutte le città. <i>Ego vel mei de mea
+familia non intrabo domum alicuius in civitate, nisi pro prosequendo
+fures vel falsarios vel malefactores — vel causa
+emendi aliqua necessaria.</i> — Così a Bologna (Statuto del
+1250). Vedansi anche gli Statuti di Modena, <i>Diss.</i> 46 del
+<span class="smcap">Muratori</span>, sull’officio dei Podestà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note399">
+<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.&#160;&#160;</span><i>Quod Senator stet ad scindicatum</i>: Statuto del 1471,
+III, n. 34.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note400">
+<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.&#160;&#160;</span>Nell’archivio di Firenze conservansi attestati di lode
+di ex-Senatori del secolo decimoquarto: nell’archivio di Bologna
+conservansi le patenti di cittadinanza date dai Conservatori,
+ai 15 Aprile 1493, all’ex-senatore <i>Ambrosius Mirabilia</i>
+di Milano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note401">
+<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.&#160;&#160;</span>Nel secolo decimoterzo trovasi spesso adoperata la formula:
+<i>In nom. Domini — more Romano Generale et speciale
+consilium communis Romae factum fuit in Ecclesia S. Marie
+de Capitolio per vocem praeconum et sonum Campanae de
+hominib. ipsorum consiliorum more solito congregatum</i>. Oppure
+quest’altra: <i>congregato magnifico populo Romano in
+scalis et platea ante palatium Campitolii de mandato magnificorum
+virorum dominorum... dei gratia Alme Urbis Senatorum
+ad sonum campane et vocem praeconum, ad parlamentum
+ut moris est</i>. Simile formula si usava per ogni altra città,
+e per ogni Comune popolare, per quanto piccoli fossero. — I
+decreti (<i>Reformationes</i>) erano inseriti nei <i>Libri Reformationum</i>.
+Sventuratamente cotai libri romani andarono perduti
+senza lasciar traccia di sè.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note402">
+<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.&#160;&#160;</span>In tutte le democrazie furonvi un <i>consilium generale</i>
+ed uno <i>speciale</i>, cui più tardi si aggiunsero i Priori delle
+corporazioni. Così in un documento del tempo di Brancaleone,
+a. 1258, vien detto: <i>per reformationem consilii specialis et
+generalis Alme Urbis</i> (archiv. comun. di Terni, n. 160). E
+così propriamente in documenti della città di Todi: <i>congregato — consilio
+speciali et generali</i>. Il Consiglio generale
+non era il parlamento universale del popolo, ma una giunta
+di parecchie centinaia di uomini tolti per ogni quartiere della
+Città, ovvero in altre terre per ognuna delle <i>portae</i>. Il <i>Consilium
+speciale</i> somiglia al Consiglio secreto della «Credenza»,
+nelle città settentrionali d’Italia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note403">
+<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.&#160;&#160;</span>Causa la mancanza di atti la costituzione civica di
+Roma anche in questo periodo rimane buia; conosco meglio
+la costituzione di Todi e di Terni (non occorre dire di quelle
+di Bologna, di Firenze, di Siena e di Perugia) che quella di
+Roma. Ma in fondo vigeva uno stesso sistema in tutte le
+città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note404">
+<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.&#160;&#160;</span>Più tardi, lo Statuto romano del 1580 (lib. III, c. 59)
+tiene nota di queste stesse famiglie, come di quei baroni che,
+conformemente ai vecchi Statuti, dovevano giurare innanzi
+al Senatore di non ricettare alcun fuoruscito nè alcun uomo
+infame.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note405">
+<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.&#160;&#160;</span>Nel <span class="smcap">Contatore</span>, <i>St. di Terracina</i>, p. 59, ed è conservata
+in quell’archivio. Lettera del Papa a Brancaleone,
+dei 7 Maggio 1253, da Assisi. Altre lettere sono indiritte ad
+Anagni, Terracina, Alatri, Veroli, Velletri, Segni, Piperno,
+Cora, Sezza, Ninfa, a tutti i baroni del Lazio, specialmente
+a Landolfo e a Beraldo di Ceccano, a Bartolomeo di Supino,
+a Berardo di Piglio, a Corrado di Sculcula, ai <i>Domini</i> di
+Sermoneta, di Pofi e di Ceperano: ibid.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note406">
+<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.&#160;&#160;</span><i>Negotium Ecclesiae recommendavit Romanis humiliter
+ac devote</i>: <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>, c. 38. Vale a dire che il Papa
+faceva istanza per avere ajuto di denaro e di soldatesca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note407">
+<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 862, registra troppo presto l’avvenimento
+di quella soggezione, all’anno 1253. Ancora ai 10
+Maggio 1254 Brancaleone scrive una lettera dal campo innanzi
+Tivoli: <i>Brancaleonus de Andalo dei gr. Almae Urbis
+Senator Illustris et Romani Populi Capitaneus... Acta — in
+castris Romanorum super Tybur in papilione Domini Senatoris
+predicti sub nat. Dom. 1254 Ind. XII die X intrante
+Majo</i> (<span class="smcap">Vitale</span>, pagina 122). Parimenti <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>
+(c. 37) narra della spedizione dei Romani contro <i>Tibur infra
+octavam resurrectionis Dominicae</i> (1254), e della mediazione
+del Papa che succedette a quella. La pace definitiva fu conchiusa
+soltanto nel 1259.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note408">
+<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Innoc.</i>, c. 40.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note409">
+<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Raynald</span>, n. 48; dato da Anagni, ai 2 Sett.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note410">
+<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Clemens semper</i>, da Anagni, ai 27 Sett.; nel
+<span class="smcap">Raynald</span>, n. 57; nel <span class="smcap">Tutini</span>, <i>De’ Contestabili</i>, p. 58 e 60.
+Eppure questo istesso Papa aveva già investito di Taranto i
+Frangipani! Che iniquo giuoco ei si faceva de’ trattati!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note411">
+<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.&#160;&#160;</span>Domenica 11 Ottobre. Vedi l’<i>Itinerarium</i> del Papa
+nel <span class="smcap">De Luynes</span>, <i>Commentaire sur les Diurnali di Messer Matteo
+di Giovenazzo</i>, nota al § 55. Però posteriormente fu dimostrato
+che questi Diurnali furono un’invenzione bell’e
+buona.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note412">
+<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gregorio</span>, <i>Considerazioni</i>, III, c. V, p. 105.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note413">
+<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.&#160;&#160;</span>Tutti questi avvenimenti sono narrati esattamente e
+con forma attrattiva da <span class="smcap">Nicolò de Jambilla</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, VIII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note414">
+<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.&#160;&#160;</span><i>Sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli</i>, ricerche
+di <span class="smcap">Bartolomeo Capasso</span>, in appendice alla <i>Storia di Pier
+della Vigna</i> del <span class="smcap">De Blasiis</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note415">
+<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Nic. de Curbio</span>, c. 43. La tomba di Innocenzo IV,
+dell’anno 1318, vedesi nella cattedrale di Napoli, con un’iscrizione
+che contiene questo verso degno del fanatico che
+lo dettò: <i>stravit inimicum Christi colubrum Fridericum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note416">
+<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.&#160;&#160;</span><i>Quid plangitis, miseri? nonne vos omnes divites relinquo?
+quid amplius exigitis?</i> (<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897). Stando
+al <span class="smcap">Monach. Patav.</span> (p. 689), sclamò morendo: <i>Domine, propter
+iniquitatem meam corripuisti hominem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note417">
+<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897. E l’<span class="smcap">Hurter</span> (<i>Innocenzo III</i>,
+Vol. III, 139) dice: «Innocenzo IV fu il primo che avvilì
+l’eccellenza del suo officio, riducendolo bottega di bassi traffici
+di moneta.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note418">
+<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.&#160;&#160;</span><i>Non enim qui annales historias revolventes legimus,
+nunquam invenimus aliquor. tam intensum odium, vel tam
+inexorabile, sicuti inter Domin. Papam et Fredericum</i>: <span class="smcap">Math.
+Paris</span>, p. 747.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note419">
+<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Salimbene</span>, p. 232, e <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897, che vi
+aggiunge il non adulatorio predicato di <i>simplex</i>. — <span class="smcap">Joh.
+Iperius</span>, <i>Chron. S. Bertini</i> (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. nov.</i>, II, 732)
+lo appella <i>vir placidus, sanguineus, carnosus, humilis, jocundus,
+risibilis</i> etc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note420">
+<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, c. 5: <i>oriundus de quodam castro
+quod Genna dicitur</i>. Jenna o Genna era un feudo dei Conti.
+Ai 21 Nov. 1257 Alessandro IV investì Rainaldo de Genna,
+nipote suo, del prossimo <i>castrum de Trebis</i> (Trevi): vedasi il
+<span class="smcap">Theiner</span> (<i>Cod. Dipl.</i>, I, n. 258) dove convien leggersi Genna
+a vece di Genua. Il <span class="smcap">Papebroch</span> pone il giorno dell’elezione
+ai 24 Dicembre, ma il <span class="smcap">Mansi</span> a ragione si attiene alla data
+di <span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>. Nota al <span class="smcap">Raynald</span>, I, ad a. 1254.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note421">
+<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla d’investitura è nel <span class="smcap">Dumont</span>, I, 394, e nel
+<span class="smcap">Rymer</span>, fol. 316. Le altre lettere a fol. 320.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note422">
+<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.&#160;&#160;</span>Un documento dei 9 Maggio 1255 (nel <span class="smcap">Lazzari</span>, <i>Dissertazione
+intorno la prigionia</i>... Doc. n. 4, e nel <span class="smcap">Vitale</span>,
+n. 120) prova che il popolo gli aveva dato facoltà di muover
+contro Odone de’ Colonna (<i>rebellem urbis</i>). Il parlamento era
+stato inquietato a sassate: <span class="smcap">Petrini</span>, <i>Memor. Prenestine</i>, monum.
+XIX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note423">
+<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.&#160;&#160;</span>Così tolse al Cardinal vescovo di Ostia tutto il territorio
+che si stende dal mare fino alla Marmorata. Più tardi
+Clemente IV eccitò il senatore Carlo di Angiò a portarnelo via
+ai Romani. <i>Quondam Brancaleone — tunc Senator urbis ripam
+Ostiensem maris et fluminis a foce maris usque ripam
+Romanam — Ostiensi Ecclesiae — concessas — per violenciam
+spoliavit</i>... (senza data: dai <i>Dictamina</i> <span class="smcap">Berardi de Napoli</span>,
+<i>Cod. Vat. 3977</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note424">
+<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.&#160;&#160;</span>Doc. nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 127, dove Onorio III conferma
+i decreti del legato Giovanni Colonna contro le <i>societates,
+communitates seu fraternitates cedonum, pellipariorum, lanificum,
+et aliorum artificum</i>. Più oltre è detto: <i>Bailivi, Consules,
+Rectores vel Priores fraternitatum, societatum, familiarum
+seu quarumlibet artium</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note425">
+<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Savigny</span>, III, p. 118, 120 segg.; <span class="smcap">Hegel</span>, II, c. VI. A
+Bologna continuava a durare il Comune popolare cogli Anziani
+delle maestranze (<i>Anciani populi Bononiensis</i>), a lato
+de’ quali furono sempre gente d’importanza i <i>consules mercandarie
+et cambii</i>. Docum. dell’anno 1271, nel <span class="smcap">Theiner</span>, I,
+n. 318, dove trovansi sedici Anziani e sei Consoli dei mercanti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note426">
+<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.&#160;&#160;</span>L’<i>Ordo</i> di <span class="smcap">Cencio</span> enumera le «<i>Scholae</i> della Città», che
+ricevevano donativi di denaro in giorni di festa: fra quelle,
+haccene alcune che non erano di operai del palazzo pontificio,
+ma solamente di genti che lavoravano per conto della
+Chiesa. <i>Hoc est presbyterium scholarum urbis... Adextratores</i>
+(palafrenieri); <i>Ostiarii</i> (portinai); <i>Mappularii</i> e <i>Cubicularii</i>
+(camerieri); <i>Majorentes</i> ossiano <i>Stimulati</i> (uomini che con
+bastoni tenevano sgombra la via); <i>Vastararii</i> (si spiega così:
+<i>faciunt candelas de vinetis vivis, papyrum pro candelis
+aptantes</i>); <i>Fiolarii</i> (lavoratori di lampade); <i>Ferrarii, Calderarii...
+Bandonarii Colosaei et Cacabarii</i> (significa in questo
+luogo una maestranza di lavoratori di nastri e di bandiere,
+che dimoravano presso al Colosseo e nella via <i>Cacaberis</i>):
+<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. Ital.</i>, II, 195.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note427">
+<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.&#160;&#160;</span>Ai 18 Nov. 1267 si riunirono in Campidoglio il <i>generale
+et speciale consilium... et convenientibus ad dictum
+consilium consulibus mercatorum et capitibus artium Urbis
+Rome</i>... (archiv. di Siena, n. 869): di ciò diremo più sotto.
+In qualche <i>Cronica</i> fiorentina i <i>capita artium</i> sono appellati
+«le capitudini». Diggià nell’anno 1263, trovasi a Toscanella
+vicin Viterbo un <i>capitaneus populi et rectorum artium et societatum
+civitatis Tuscanae</i>: <span class="smcap">Turiozzi</span>, Doc. n. X.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note428">
+<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.&#160;&#160;</span>Lo ricavo dagli Statuti inediti dei mercanti romani, di
+cui la parte più antica data dall’anno 1317: <i>Item cum reformatum,
+stabilitum et declaratum fuit per consules Bobactariorum
+et mercatorum urbis et XXVI bonos viros electos
+per Rom. Pop. ad reformationem urbis et artium urbis, quod
+XIII artes erunt in urbe. Inter quas esset una ars mercatores,
+lanajoli, Bammacarii, mercerii, accimatores et cannapaciaroli
+prout in libro camere Urbis plenius continetur et apparet</i>.
+Gli Statuti dei <i>Bobacterii</i> furono sottoposti a revisione
+nel 1407 e per la prima volta stampati nel 1526 (<i>Statuta nobilis
+artis Bobacteriorum Urbis</i>, Romae 1526). Va da sè che
+erano molto più antichi. Anche questa ragguardevole corporazione,
+che piena d’orgoglio si rammentava di Cincinnato,
+aveva quattro Consoli, quattro <i>Defensores</i>, un <i>Camerarius</i> e
+tredici <i>Consiliarii</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note429">
+<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.&#160;&#160;</span>Nel loro Statuto (§ <i>De ratione facienda per consules</i>),
+è detto: <i>consules teneantur — facere rationem de omnibus — per
+instrumentum — — — et non aliter de aliis questionibus
+praeteritis ante tempus, quo mercatantia se choadunavit, scil.
+A. D. MCCLV</i>. — Se già nel 1229 Civita Castellana possedeva
+i suoi <i>consules mercatorum</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 252), per certo
+gli aveva anche Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note430">
+<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.&#160;&#160;</span>Negli Statuti detti di sopra: <i>Item ordinamus, quod — fiant
+quatuor Consules, qui sint mercatores — scil. duo de
+tagliarolis</i> (venditori di merci a minuto), <i>et duo alii boni
+mercatores qui faciant mercatantiam pannorum, et XII consiliarii
+viri de tagliarolis et IV de franciatolis</i> (frangiai).
+Il Console riceveva ad ogni anno 5 lire di <i>provisini</i>, 2 libbre
+di pepe, 2 once di zafferano (<i>zaffaraminis</i>). Indi v’avevano
+notai, <i>scriniarii</i> (officiali d’archivio), <i>camerarii, sensales</i> (nel
+senso degli Statuti non significavano mezzani d’affari ma
+cassieri, onde è giusta la spiegazione che ne dà il <span class="smcap">Diez</span> da
+<i>censualis</i>: il sostantivo è <i>sensaria</i>), <i>judices mercatantie</i>. Tutti
+gli officiali erano soggetti a sindacato. I falliti appellavansi
+<i>falluti</i> (vedi l’art. <i>de fallutis et conmictentibus fraudem creditoribus</i>).
+La misura dei panni era fin d’allora la «canna»
+romana (art. <i>de canna manca et moneta falsa</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note431">
+<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.&#160;&#160;</span><i>Congregati et convocati</i> (vien detto spesse volte negli
+Statuti) <i>in eccl. B. Salvatoris in Pensilis</i>: chiesa che cadde.
+Nel 1377 il senatore Gomez de Albornoz confermò gli Statuti
+con quest’aggiunta: <i>mandantes, quod dicte artis Consules
+praesentes et futuri debeant a turre pedis mercati supra versus
+palatium Capitolii et non alibi diebus juridicis horisque
+earum dum jus redditur in curia capitolii, ad reddendum
+jura inter homines dicte artis et de rebus spectantibus ad
+dictam artem — personaliter residere</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note432">
+<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.&#160;&#160;</span>La conferma che veniva scritta volta per volta dallo
+<i>Scriba Senatus</i>, dicevasi <i>confirmatio</i>. Nel Libro delle corporazioni
+la prima <i>confirmatio</i> è data del 1296: indi si succedono
+in sì gran numero che mercè di esse potrebbonsi comporre
+abbastanza per bene i fasti del Senato. Quel venerando Codice
+di cento quaranta pagine di pergamena racchiude perciò una
+serie di formule contemporanee, importanti per la cronologia.
+Fra le altre evvi anche la <i>confirmatio</i> scritta con assai
+bella mano da Cola di Rienzo, in qualità di <i>scriba</i> del Senato.
+Sarebbe desiderabile che il Codice venisse publicato per
+le stampe. Gli officiali dell’archivio della mercatura mi concessero
+con pregevole liberalità di profittarne.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note433">
+<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.&#160;&#160;</span>Ricompongo così il proemio del Codice: <i>In nom. D.
+Amen. Ad honorem, laudem et reverentiam Dni nri Salvatoris
+J. Ch. et B. Marie matris ejus semper Virg. ac B. Apolor.
+P. et P. et omnium sanctor. et sanctar. ejus et ad honor. et
+reverent. adque bonum statum magnifici nob. et pot. viri Dni
+Raynaldi da lecto dei gra. Alme Urbis Regius in urbe Vicarius
+nec non ad augmentum honorem et bon. ac pacif. statum
+totius universitatis mercatante urbis. Nos Angelus Blasii
+et Andreas Rubens, Rogerius Romanuccii et Jacobus Catellini
+Consules mercatancie Urbis et Litollus Jacobi Litolli,
+Franciscus Musciani, Nicolaus S. Angeli, Petrus Infantis
+et Angelus Rogerii, Statutarii mercatantie urbis, et Petrus
+Cinthii de Thomaiis et Nicolaus Singiorilis Consiliarii merc.
+urb., congregati et convocati in eccl. B. Salvatoris in Pensilis
+de Urbe ad vocem mandatoriorum ut moris est hoc statutum
+et subscripta capitula in eo scripta et contenta facimus
+et compilamus sub anno Dom. Millo CCC decimo septimo
+Ind. XIV mense Julii die XVI Pontificatus D. Johis PP.
+XXII tempore Vicariatus praedicti magnifici nob. et pot.
+viri D. Raynaldi da lecto dei gr. alm. Urb. Regius in Urbe
+Vicarius</i>. Vengono dopo le formule giuratorie degli officiali;
+indi i singoli <i>Capitula</i> concernenti l’<i>ars</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note434">
+<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.&#160;&#160;</span>§ <i>de moneta facienda:... consules teneantur — requirere
+dom. senatores — quod fieri faciant in urbe bonam
+et legalem monetam de argento grossam et provisinum seu
+denarium minutum, super quo dicti dom. senatores — habeant
+consilium cum camerario mercatantiae.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note435">
+<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.&#160;&#160;</span>Quando <span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, ad a. 1237, dice che le
+<i>Romani plebei communitates</i> costrinsero il senatore Giovanni
+de Poli a uscire d’officio, di che altro intende parlare se non
+delle corporazioni d’operai?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note436">
+<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Villani</span>, VI, c. 39: «come in Firenze si fece il primo
+popolo.» Il <span class="smcap">Bonaini</span> dimostra che già ai 7 Maggio 1250 eravi a
+Perugia un <i>Capitaneus Populi</i> con degli Anziani (<i>Archiv. Stor.</i>,
+XVI, I, p. XLIII). A Genova nel 1256 si elevò un <i>Capitaneus
+Populi</i>. Nel 1258 trovo a Terni il primo <i>Cap. Pop.</i>, di nome
+<i>Lupicinus</i>; nel 1254 Bonifacio Castellano di Bologna è primo
+<i>Cap. Pop.</i> a Todi. — Il <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, IV, 666, paragona
+egregiamente quest’officio al <i>Tribunus Populi</i> degli
+antichi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note437">
+<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.&#160;&#160;</span><i>B. de Andato dei gr. Almae Urbis Senator Ill. et Romani
+Populi Capitaneus</i> (nel già notato documento dei 10
+Maggio 1254). La precisione di linguaggio che durante il
+medio evo si metteva nell’uso di tali concetti officiali, esclude
+che qui <i>Capitaneus</i> significhi in genere condottiero di
+eserciti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note438">
+<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">G. di Nangis</span>, <i>Gesta Ludovici IX</i> (<span class="smcap">Duchesne</span>, V, 361),
+ad a. 1255: <i>Branchaleon — de consilio quorundam Cardinalium
+et — Nobilium — obsessus fuit in Capitolio. Et dum
+se dedisset, populus posuit eum in custodia apud Septemsolis — tandem
+traditus nobilibus in quodam castro S. Pauli
+quod dicitur Passavant, fuit incarceratus et male tractatus.
+Passavant</i> non può altro essere che Passarani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note439">
+<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. de Griffonibus</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, XVIII, 114). Il <span class="smcap">Lazzari</span>
+ed il <span class="smcap">Savioli</span> (ad a. 1255) hanno corretto <span class="smcap">Math. Paris</span>,
+là dove erroneamente narra della caduta di Brancaleone all’anno
+1256. Nell’archivio di Bologna (Miscell., n. IV) vid’io
+una notizia dell’anno 1255, scorrettamente letta dal <span class="smcap">Savioli</span>
+(III, I, 289, nota D), in cui è detto: <i>die sabati XIII mens.
+Nov.. scriptum per potestatem massario communis Bononie D.
+Uguitioni de Arientis et D. Auliverio de Axinellis et D. Nerio
+Rainerio et D. Henrigipto de la Fratta et D. Vinasar. notar.
+et D. Gerardo de la Stalla Ambaxatoribus Cois Bonon.
+ituris pro facto Senatoris Rom., libr. CCXVI bon.</i> Ciò dimostra
+che Brancaleone fu balzato d’officio sui primi di Novembre
+1255.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note440">
+<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Galvan. Flamma</span>, c. 290, a. 1256: <i>Interim. Martinus
+de la Turre Senator Rom. efficitur — tamen — renuntiavit.
+Tunc Emanuel Potestas — Senator Rom. efficitur in malum
+suum, quia per Pop. Rom. mactatus fuit</i>. Già nel 1243 Emanuele
+<i>de Madiis</i> era podestà di Genova, <i>vir nobilis et probus
+civis Brixiae</i> (<i>Continuazione</i> del <span class="smcap">Caffaro</span>, ad a. 1243).
+Entrò in officio al più tardi nella primavera del 1256 (<span class="smcap">Ottavio
+Rossi</span>, <i>Teatro di elogi historici di Bresciani illustri</i>,
+p. 87).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note441">
+<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Savioli</span> (III, II, n. 699, 700) registra la lettera di
+doglianza che gli ostaggi romani indirissero a Roma, e la risposta
+dei Romani. Tuttavia queste scritture mi paiono di
+fede assai dubbia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note442">
+<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.&#160;&#160;</span>Doc. dei 25 Settembre 1256, da Firenze, nel <span class="smcap">Lazzari</span>,
+n. 1: ... <i>Actum in civitate florentie in S. Johanne praesentibus
+Dom. Alamanno de Turre potestate florentie etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note443">
+<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.&#160;&#160;</span>Riferisco a questi fatti una lettera che alcuni mercanti
+sanesi, da Roma, indirizzano a Rufino de Mandello, podestà di
+Siena, e dove parlano di un combattimento avvenuto ai 20 di
+Aprile (del 1256 come pongo io). <i>Prelium fuit in Urbe — crudelissimum
+inter nobiles — et Popul. Rom. — inceptum per
+Anibaldenses in Capitolio ad pedem turris Johis Bovis</i>: il popolo
+assalta il Campidoglio <i>in quo erant Senator et Capitaneus</i>;
+sono prese le torri di Giovanni Poli (Torre dei Conti),
+dell’Anibaldi e di Angelo Malabranca; cade ucciso <i>Annibaldus
+de Anibaldeschis</i>. <span class="smcap">Gaetano Milanesi</span> (nel <i>Giorn.
+Storico degli Archivî Toscani</i>, a. 1858, II, 188) cerca, ma a
+torto, di scoprire in quella lettera la notizia che Brancaleone
+venisse carcerato tre volte. Una sola volta fu fatto prigioniero.
+Che la lettera poi sia dell’anno 1256 si rileva da
+atti esistenti nell’archivio di Siena, giusta i quali <i>Rufinus
+Rubacontis de Mandello</i> appare essere stato podestà di Siena
+durante quell’anno 1256.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note444">
+<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, ad a. 1258 (cronologia errata): <i>Confederatis
+igitur popularibus de consilio cujusdam Anglici,
+concivis eorum magistri pistorum in urbe, Mathei dicti de
+Bealvere, facto impetu veementi... — Papa — se subito contulit
+Viterbium</i>. I <i>Regesti</i> di Alessandro IV dimostrano che
+ai 12 Marzo 1257 egli era in Laterano; ai 29 di Maggio a
+Viterbo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note445">
+<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pier Cantinelli</span> p. 236, ad a. 1257: <i>Eo vero anno
+reelectus fuit Dom. Brancal</i>... — <span class="smcap">G. de Nangis</span>, a. 1257. — <i>Gesta
+Ludovici IX</i> dello stesso Autore (<span class="smcap">Duchesne</span>. V, 370). — Il
+<span class="smcap">Paris</span> falla nel tempo, ed erra nel credere che il popolo
+sotto la capitananza di quel fornaio abbia liberato Brancaleone.
+Ei sa che fu imprigionato una sol volta, ma per isbaglio
+ne parla ripetutamente in due anni diversi: da ciò venne
+che il <span class="smcap">Lazzari</span>, il <span class="smcap">Vitale</span> ed altri formaronsi il criterio che
+fosse carcerato due ed anzi tre volte. Brancaleone stette a
+Bologna fino a tanto che la rivoluzione lo ebbe richiamato a
+Roma. Per vero dire il doc. n. 2 registrato dal <span class="smcap">Lazzari</span> non
+prova che ai 9 di Maggio ei fosse a Roma; però si deve accogliere
+per vero che prima dei 30 Maggio 1257 ei fosse colà
+ritornato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note446">
+<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 959: <i>Et misertus Senator adquievit
+precibus humiliati (sc. Papae): vix autem compescuit furorem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note447">
+<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.&#160;&#160;</span>Il numero di trecento torri per i palazzi famigliari di
+Roma è forse piuttosto esiguo che grande, giacchè anche
+Viterbo ne contava centonovantasette: <span class="smcap">Bussi</span>, p. 131.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note448">
+<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.&#160;&#160;</span><i>Dirui fecit — nobilium turres circiter centum et quadraginta</i>:
+<span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 975 (a. 1258). Meglio ne racconta
+<span class="smcap">Guglielmo de Nangis</span>, ad a. 1257: <i>Turres urbis dejiciens,
+praeter turrim Napoleonis Comitis</i> (un Orsini). Nel 1248 i
+Ghibellini a Firenze abbatterono trentasei palazzi e torri dei
+Guelfi, fra le quali eranvene di alte centotrenta braccia. Si
+scavava intorno alle fondamenta dell’edifizio, lo si puntellava
+con legname, indi si appiccava a questo il fuoco, e così la
+torre cadeva (<span class="smcap">Villani</span>, VI, c. 33). — Ancora nel secolo decimoquarto
+a Roma era opinione generale che Brancaleone
+avesse distrutto l’antico tempio di Quirino. Vedi la <i>Polistoria</i>
+<span class="smcap">Johannis Caballini de Cerronibus</span> <i>de urbe ap. sedis scriptoris
+de virtutibus et dotibus Romanorum</i>, nel <i>Codex Urbis
+Romae Topographicus</i> di <span class="smcap">C. L. Urlichs</span>, Wirceburgi 1871,
+p. 144.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note449">
+<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.&#160;&#160;</span>Ecco la formula usata nel secolo decimoterzo: <i>Domum
+quoque ipsius (heretici) — judicamus funditus diruendam,
+ut sit de cetero receptaculum sordium, quod multis
+temporibus fuit latibulum perfidorum</i>. Primi furono i Visconti
+di Milano ad ordinare che si risparmiassero le case
+dei banditi (<span class="smcap">Galvano Flamma</span>, p. 1041; e <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Diss.</i> 51).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note450">
+<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span> (p. 975) dice <i>bederveros</i>: sono i <i>beroveri</i>
+o <i>berverii</i>, propriamente armati alla leggiera, combattenti
+agli avamposti, e simili ai <i>ribaldi</i>, il cui nome s’usa anche
+per significare masnadieri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note451">
+<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.&#160;&#160;</span><i>In obsidione Corneti infirmitate correptus, Romam
+se fecit deferri, et ibi vitam finivit</i>: <span class="smcap">G. de Nangis</span>, ancora
+all’anno 1257. (<i>Gesta S. Ludov. IX</i>, p. 370). Ai 6 di Luglio
+Alessandro IV era ancora a Viterbo; ad Anagni andò solo
+dopo che fu morto Brancaleone. Da un documento che trovai
+nell’archivio comunale di Terni io posso se non altro dimostrare
+che Brancaleone viveva ancora nell’Aprile dell’anno 1258.
+Narni e Terni elessero ad arbitri lui e il popolo romano; i
+suoi legati pronunciarono il loro laudum addì 18 Aprile 1258,
+in <i>S. Trinitatis de castro Mirande</i>. Appellansi <i>Petrus Riccardi
+de Blancis et Jacobus D. Petri Johis de Ilperino Ambasciatores
+nobilis viri D. Brancoleonis Ill. Senatoris Urbis
+et commun. incliti Almi et Amplissimi Pop. Romani.. Datum
+A. Dni MCCLVIII tpre D. Alex. IV PP. Ind. I m. Aprelis
+die XVIII</i> (pergam. n. 100, oltre ad altri atti concernenti
+questo stesso compromesso).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note452">
+<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 980. Non v’ha dubbio che più tardi
+il Papa fece distruggere cotali reliquie, mal sofferendo che
+accosto alle mitiche teste degli Apostoli il popolo venerasse
+la testa vera di un senatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note453">
+<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap lowercase">BRANCALEO S. P. Q. R. — ROMA CAPUT MUNDI</span>. Vedansi il
+<span class="smcap">Vitale</span> e il <span class="smcap">Fioravanti</span>. Similmente è delle posteriori monete
+senatorie che i senatori erano soliti fregiare dei loro stemmi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note454">
+<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 980.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note455">
+<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.&#160;&#160;</span><i>In quodam castro Romae — se strenue defendit, ne a
+nobilitate sui nepotis — deviaret</i>: <span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 986.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note456">
+<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.&#160;&#160;</span>Di entrambi i Senatori tiene discorso una lettera del
+Papa indiritta a Terracina, dei 18 Maggio 1259 (<span class="smcap">Contatori</span>,
+p. 193): <i>nobiles viri Neapolionus Mathei Rubei, et Ricardus
+Petri de Anibaldo senatores urbis</i>... Per conseguenza la
+rivoluzione avvenne al più tardi nell’Aprile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note457">
+<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.&#160;&#160;</span>Docum. di lungo contesto (nell’arch. di Tivoli) dei 7
+Agosto 1259, registrato nel <span class="smcap">Vitale</span>, App., n. IV. — <span class="smcap">Michele
+Giustiniani</span>, <i>De’ Vescovi e de’ Governatori di Tivoli</i> (Roma
+1665) incomincia la serie dei <i>Comites romani</i> di Tivoli solamente
+col 1375. — Vedi anche il <span class="smcap">Viola</span>, <i>Tivoli</i>, p. 183. — Gli
+Statuti di Tivoli, compilati nell’a. 1305 e stampati nel
+1522, dimostrano che si mantennero del continuo gli officî
+stabiliti in quel documento, quelli cioè di <i>Comes Tiburis</i>, di
+<i>Caput Militiae</i> e di <i>Sedialis de Tibure</i>. Il <i>Caput Militiae</i> non
+era un capitano di soldatesche, ma un <i>Syndicus</i>, tribuno del
+popolo, che sopravvegliava alla giustizia ed all’ordine di governo.
+Il suo officio durò a Tivoli fin sul principio del secolo
+decimonono, accanto a quello del <i>Viceregens</i> (il <i>Comes</i> antico):
+così mi narrava un vecchio patrizio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note458">
+<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.&#160;&#160;</span>In quell’occasione l’interdetto toccò anche all’università
+di Bologna. Il celebre Odofredo che vi insegnava
+allora diritto, scrive: <i>debemus regratiari Deo — quod hunc
+librum complevimus, et si tarde incepimus, tarde finivimus,
+propter interdictum hujus Civitatis, quae erat interdicta occasione
+obsidum, quos habebat Dom. Castellanus de Andalò</i>
+(<span class="smcap">Tiraboschi</span>, <i>St. della Letter.</i>, IV, 50).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note459">
+<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Verci</span> nella sua opera accurata, tesse ad Ezzelino
+un’apologia. — <span class="smcap">Rolandino</span> parla di lui come si confà ad
+un vero republicano e spesso affascina il lettore. Dice: <i>quod
+esse debet exemplum cunctis, ut sit modis omnibus defendenda
+libertas usque ad mortem</i> (lib. VII, c. 13). — La <i>Hist. Cortusior.</i>
+pone in bocca ad Alberico queste parole degne di un
+Tiberio o di un Attila: <i>mundo dati sumus, ut scelera ulciscamur</i>
+(<span class="smcap">Murat.</span>, XII, 769).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note460">
+<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.&#160;&#160;</span><i>Quod occasione Sedis Apostolicae ac Imperialis, sanguis
+Italicus funditur velut aqua</i>: <span class="smcap">Monaco di Padova</span>, ad
+a. 1258.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note461">
+<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.&#160;&#160;</span>Vedansi il <span class="smcap">Salimbene</span>, il <span class="smcap">Monaco di Padova, Jacopo
+de Voragine, Ermannus Altahensis, il Caffaro, Riccobaldo,
+Francesco Pipino</span> e <span class="smcap">Galvano Fiamma</span>, il quale
+ultimo dice: <i>propter mortem Yzelini de Romano scuriati infiniti
+apparuerunt per totam Lombardiam</i> (c. 296). Il Palavicini
+e Manfredi si opposero a quel pernicioso fenomeno morale,
+minacciando pene di morte. I Torre a Milano alzarono
+seicento patiboli, per modo che i flagellatori si ritirarono
+(<span class="smcap">Murat.</span>, Antiq. It., VI, Diss. 75). Il Papa, temendo che ne
+sorgessero sette ereticali, vietò le processioni: cessarono nel
+Gennaio del 1261.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note462">
+<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.&#160;&#160;</span><i>Cronica di Bologna</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, XVIII, 271), a. 1260: «I
+Perugini andarono nudi per Perugia battendosi: poscia i
+Romani andarono similmente — allora liberarono i Romani
+tutti i prigioni — per l’amor di Dio, e lasciarono la famiglia
+di Messer Castellano di prigione; e Messer Castellano fuggì
+dalla città di Roma, temendo che non l’ammazzassero».</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note463">
+<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Libertà van cercando ch’è si cara,</p>
+<p class="i01">Come sa chi per lei vita rifiuta.</p>
+<p class="i05"> <span class="smcap">Dante</span>, <i>Purgatorio</i>, c. I, v. 71-82.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note464">
+<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.&#160;&#160;</span>Riccardo, eletto a Francoforte addì 13 Gennaio 1257,
+coronato ad Aquisgrana ai 17 Maggio, andò qualche volta
+in Germania: Alfonso il Saggio, eletto a Francoforte addì 1
+Aprile 1257, non vi andò neppur una. Fu inconcludente la
+lite che discussero innanzi ai Papi. Gli atti sono registrati
+nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1263: vedansi segnatamente i n. 46 e 53,
+languida ricordanza della decisione data da Innocenzo III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note465">
+<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Tutini</span>, <i>De Contestab.</i>, p. 63.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note466">
+<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Math. Paris</span>, p. 897. I Saraceni e i Tedeschi chiamavansi
+fra loro compari: <i>compatres, quo nomine Saraceni et
+Theutonici de principali exercitu se ad invicem vocare assueverant</i>
+(<span class="smcap">Nicol. de Jamsilla; Mur.</span>, VIII, 562).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note467">
+<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.&#160;&#160;</span>Ma questo non impedì loro ed agli Angioini di servirsene.
+«Sotto il vessillo della croce e i comandi di legati
+pontificî i Saraceni di Luceria, l’anno 1289, combatterono
+ancora nella guerra dei Vespri»: <span class="smcap">Amari</span>, II, c. 13.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note468">
+<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.&#160;&#160;</span>Nei <i>Libri Deliberationum</i> (arch. di Siena, vol. IX)
+si nota che Giordano fosse entrato in Siena addì 1 Dicembre.
+Ai 19 Genn. 1260 si sottoscrive: <i>Jordanus de Anglano dei et
+regia gra. Comes S. Severini, Regius in Tuscia Vicarius Generalis
+et Potestas Senarum... dat. Pistojae XVIII Jan.
+Ind. IV</i> (ibid., <i>Kaleffo vecchio</i>, n. 623). — Recanati, Jesi e
+Cingoli si ribellarono contro Anibaldo Trasmundi rettore della
+Marca, e conchiusero una lega ai 20 Dicemb. 1258 (istrom.
+n. 44 nel <span class="smcap">Baldassini</span>, <i>Mem. di Jesi</i>). Già fino dal 1258 vicario
+generale era colà Percivallo, e risiedeva a Jesi, di dove
+ai 7 Marzo 1259 promulgò un Privilegio per Gubbio, cui guarentì
+distretto e comitato, giurisdizione ed elezione del Podestà:
+<i>Parcival de Auria Marchie Ancon. ducatus Spoleti
+et Romaniol. regius vicarius generalis pop. et communi Agubii
+dni Regis fidelib.... Dat. Esii A. D. mill. ducentes.
+quinquages. nono. septimo martii II Ind. Regnante seren. D.
+N. Rege Manfredo dei gra. inclito rege Sicilie. Regni ejus
+A. I Feliciter Amen</i> (docum. che io copiai nell’arch. comunale
+di Gubbio, <i>ex libro Privileg.</i>, fol. 19). Anche Fermo
+fe’ omaggio a Manfredi. Perugia rimase guelfa. Agli 11
+Genn. 1259 da Anagni Alessandro IV scrive a Perugia chiedendo
+soccorso contro Manfredi che invade Spoleto e le Marche
+(arch. di Perugia, <i>Bolle, Brevi</i>, Vol. II, n. 22). Ai 28
+Dic. 1258 da Viterbo Alessandro aveva ceduto a Perugia la
+contea di Gubbio (arch. di Perugia, <i>Lib. Sommiss.</i>, Vol. C.
+fol. 68).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note469">
+<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.&#160;&#160;</span>Documenti nell’archivio di Siena: ai 15 Giugno 1256
+lega fra Siena e Roma; l’istromento è registrato sotto il
+n. 646, ma non se ne trova l’orignale: — ai 4 Dic. 1256
+Pietro de Neri, <i>syndicus</i> di Roma, e Aldobrandino di Ugo,
+<i>syndicus</i> di Siena, aboliscono le rappresaglie (<i>actum Rome
+apud Eccl. S. Mariae Monasterii de Rosa</i>, n. 661): — nel
+Maggio 1259 Manfredi prende Siena sotto il suo patrocinio
+(<i>dat. Luceriae per man. Gualterii de Ocra regnor. Jerim. et
+Sicil. Cancellarii A. D. Incarn 1259 M. Madii Ind. II; Kaleffo
+novo, Assunt.</i>, f. 611): — ai 17 Maggio 1259 si dichiara
+a Siena che, pur giurando essa fedeltà a Manfredi, le si riserverebbero
+integre la libertà della Chiesa e la validità dei contratti
+(<i>actum in regno Apulie apud Noceram. In palatio
+memorati Illust. Regis ann. D. 1259 Ind. II die XVI Kal.
+Junii Coram Dno Comite Monfredo Malecta de Mineo Camerario
+Ill. Regis praefati, Dno Comite Bartholomeo Seneschalcho,
+Dno Goffredo de Chusença, Magro Johe de Procida,
+Dno Francescho Semplice et Magistro Petro de la prete</i>...)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note470">
+<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.&#160;&#160;</span>Lettera dei Guelfi e risposta di Corradino: <i>Cod. Vatic.
+4957</i>, fol. 83, 85. <i>Conradus II dei gr. Jerlm. et Sicilie Rex,
+dux Suevie devotis suis dilect. viris nobilib. Maynardo comiti
+de Panicho dei gr. potestati partis Guelvorum de Florentia et
+aliis Tusciae terris, et comiti Guidoni Guerrae ead gr. Tuscie
+palatino et universitati dicte partis gratiam suam cum affectu
+sincero... act. ap. Illuminestri an. D. 1261 VIII Id. Maji</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note471">
+<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.&#160;&#160;</span>Lega fra Firenze, Pisa, Siena, Pistoia, Volterra, San
+Miniato, Poggibonsi, Prato, Colle, San Gemignano contro
+Lucca e i Fiorentini guelfi, conchiusa a Siena addì 28 Marzo
+1261: bella pergamena nell’archiv. di Siena, n. 739. La
+Bolla di scomunica data da Alessandro IV dal san Pietro,
+ai 18 Nov. 1260, è registrata nel <i>Cod. Vatic. 4957</i>, fol. 86.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note472">
+<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.&#160;&#160;</span>Ai 4 Luglio 1261 i Cardinali, da Viterbo, scrivono a
+Perugia chiedendo ajuto contro Manfredi (arch. di Perugia,
+<i>Bolle</i>, Vol. II, n. 38: fu già stampata nell’<i>Arch. Stor.</i>, XVI,
+p. II, p. 486).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note473">
+<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.&#160;&#160;</span>Allorchè In Alemagna volevasi eleggere Corradino a
+re, lo vietò sotto pena di scomunica. Vedi la sua lettera ai
+Boemi, data da Viterbo, ai 3 Giugno 1262: <i>Nos considerantes,
+quoi in hoc pravo genere, patrum in filios cum sanguine
+derivata malitia, sicut carnis propagatione, sic imitatione
+operum nati genitoribus successerunt</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, n. V).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note474">
+<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.&#160;&#160;</span>Una lettera di Alessandro, da Anagni, ai 3 Aprile,
+A. VI (1261; nel <span class="smcap">Contatore</span>, <i>Terracina</i>, p. 99), è indiritta
+<i>dil. filiis nobilib. viris Joanni de Sabello et Anibaldo Nepoti
+nostro, et consilio urbis</i>. Poichè il Papa gli appella entrambi
+<i>Senatores</i>, è indubitato che sedessero in quell’officio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note475">
+<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.&#160;&#160;</span>Manfredi protestò ai Romani <i>quod Rom. Ecclesia non
+habet se intromittere ad dandum cuique Imperii diadema,
+sed tamen urbs Roma maxima mundi caput hoc tantum habet
+conferre auctoritate sui Senatus, Proconsulum et Communis</i>:
+<span class="smcap">Francis. Pipin.; Mur.</span>, IX, 681. — Il <span class="smcap">Rymer</span>, fol. 410, a. 1261,
+riferisce la lettera del cardinale Giovanni di Toledo al Re
+d’Inghilterra, dove scrive che aveva speso il suo patrimonio
+a guadagnare i voti per l’elezione senatoria di Riccardo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note476">
+<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.&#160;&#160;</span>Lettera di Urbano al reame di Aragona, da Viterbo,
+ai 26 Aprile 1262 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 9). — Ai 13 Giugno 1262
+Pietro confermò a Montpellier il suo contratto di matrimonio
+con Costanza (<span class="smcap">Böhmer</span>, n. 281).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note477">
+<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Metrica Urbani IV</i>; <span class="smcap">Murat.</span> III, 2, p. 408. Di
+Manfredi dice il <i>Chron. Astense</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, XI, 157): <i>Senator
+creatus fuit, quo in officio per annum stetit</i>. E <span class="smcap">Ferretus
+Vicentinus</span>, <i>Hist.</i>, p. 947, dice perfino: <i>Senatorias curules
+biennio gubernavit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note478">
+<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.&#160;&#160;</span>Urbano IV, da Orvieto, agli 11 Agosto 1263, scrive
+al notaio Alberto: <i>Intelleximus, quod illi boni homines, qui
+urbem ad praesens regere, ipsius statum reformare dicuntur,
+dilectum fil. nob. vir. Carolum — in Senatorem ipsius urbis
+vel Dominum elegerunt</i> (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. nov.</i>, II, <i>Urbani
+Ep.</i>, n. 12).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note479">
+<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.&#160;&#160;</span>Raimondo Berengario IV morì ai 19 Agosto 1245, e
+Carlo sposò l’erede sua ai 19 Genn. 1246 (<span class="smcap">Papon</span>, <i>Histoire
+générale de Provence</i>, II, 524).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note480">
+<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.&#160;&#160;</span>Il primo progetto della convenzione da farsi con Carlo
+fu steso in iscritto ad Orvieto, addì 17 Giugno 1263 (<span class="smcap">Martene</span>,
+<i>Nov. Thes.</i>, II, Ep. 7). Solamente nel Giugno 1265 Enrico
+III rinunciò completamente (<span class="smcap">Rymer</span>, 457). La elezione di
+Carlo a senatore avvenne prima degli 11 Agosto 1263. Il
+<span class="smcap">Saint Pries</span>t (II, App., p. 330) riporta dal <i>Livre du Trésor
+de Brunetto Latini</i> una lettera dei Romani scritta in francese,
+nella quale si offre a Carlo l’officio senatorio per un anno,
+a cominciare dal 1 Novembre, con diecimila lire di stipendio.
+Per forma e per contenuto l’autenticità di quest’atto è
+sospetta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note481">
+<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.&#160;&#160;</span>Agli 11 di Agosto ei non sapeva se Carlo fosse stato
+eletto a vita, oppure per un solo anno. Vedasi la lettera detta
+di sopra, dove il Papa dice che Riccardo ancor prima era stato
+eletto dai Romani <i>vita sua</i>: così pertanto fu anche di Carlo,
+come si pare dalla <i>Ep. XV Urbani</i>, nel <span class="smcap">Martene</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note482">
+<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.&#160;&#160;</span><i>Nos, qui nullum principem preter Rom. Pontificem,
+si vel prosperitas arrideret, vel saltem levior urgeret calamitas,
+dominari vellemus in urbe: Ep. XXI</i>, da Orvieto, nell’Aprile
+1264. — <i>Ne dum Scillam vitare cupimus, in Charybdis
+voraginem incidamus: Ep.</i> XV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note483">
+<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> VII, da Orvieto, ai 17 Giugno 1263.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note484">
+<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.&#160;&#160;</span>Lettera ad Alberto, degli 11 Agosto: <i>Ipse tibi — secrete
+corporale exhibeat juramentum... Nos enim tibi absolvendi
+eum nostra auctoritate a juramento, si quod Comuni — Urbis — de
+retinendo — regimine vita sua idem jam praestitit,
+vel eum forsan prestare contigerit, plenam — concedimus — facultatem</i>.
+Il Papa palliò con questi giuramenti il
+giuoco, tanto per usare un riguardo a Riccardo, la cui anteriore
+elezione a senatore vitalizio egli aveva parimenti impedito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note485">
+<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.&#160;&#160;</span><i>Tertio promittet, quod in dimissione Senatus ad ordinationem
+Rom. Pont. Eccl. revertatur, cives scil. Romanos
+ad hoc, sicut melius, et honestius poterit, inducendo.</i> Queste
+formule contenute nelle <i>Ep.</i> XV e XXI (e spesso stampate),
+sono intitolate <i>diffinitio inter fratres de Senatu et Regno
+Sicilie</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note486">
+<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> XV e XXI. Le istruzioni impongono al Cardinale
+<i>nec se nimis exhibeat facilem ad assensum, sed cum
+deliberatione morosa stet pro utilitate ecclesiae</i>. Vedi altresì le
+lettere di Urbano al Re di Francia ed a Carlo, dei 3 Maggio
+1263 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 300, 301).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note487">
+<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.&#160;&#160;</span>Istruzioni dette di sopra, dei 25 Aprile 1264 (<i>Ep.</i> XXI).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note488">
+<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.&#160;&#160;</span><i>Populus urbis, quem ex hoc in illud exilis quandoque
+versat occasio, quique frequenter consuevit, illius modicae
+libertatis reliquias, quas in eum proscripta veterum transfudit
+auctoritas, prodigaliter ac impudice distrahere. — Provinciae
+comitem elegerunt in Dominum, et Senatorem urbis
+perpetuum vocarunt</i>: sono parole notevoli di <span class="smcap">Saba Malaspina</span>
+(<span class="smcap">Mur.</span>, VIII, 808).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note489">
+<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.&#160;&#160;</span>Siccome è facile scambiare il cognome <i>Gautelin</i> con
+quello <i>Gantelim</i>, potrebbe parere che si trattasse di una sola
+e medesima persona, se <span class="smcap">Saba</span> non dicesse che il primo morì
+in breve, per guisa che fu mandato il Cantelmi. La <i>Descriptio
+Victor.</i> non sa di altri che del vicario Gaucelin. Addì 30
+Settembre 1265 Carlo raccomanda al siniscalco di Provenza il
+suo famigliare <i>Gautelinus de Montegario</i>: di qui io traggo la
+prova dell’esistenza di quel nome (arch. di Stato di Napoli,
+<i>Reg.</i> 1280, C, n. 40, fol. 2, riferito dal <span class="smcap">Del Giudice</span> nel <i>Cod.
+Diplom. di Carlo I</i>, n. 18). Ai 30 Maggio 1264 Urbano dà
+al vicario nome di <i>Jacobus Gantelimus</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 304);
+parimenti ai 17 Luglio 1264 (<i>Ep.</i> LVI, nel <span class="smcap">Martene</span>). Insieme
+con Carlo vennero di Provenza a Napoli i fratelli Jacopo
+e Bertrando Cantelmi. Jacopo nel 1269 fu investito di Sora
+(<span class="smcap">Summonte</span>, <i>St. di Napoli</i>, II, 249), indi di Popoli e di Bovino.
+Il figlio di lui ebbe nome Rustain. I discendenti di
+quella famiglia fiorirono lungo tempo, prima come conti di
+Bovino, indi, dopo il 1457, come duchi di Sora (<span class="smcap">Pietro Vincenti</span>,
+<i>Hist. della fam. Cantelmi</i>, Nap. 1604).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note490">
+<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.&#160;&#160;</span>Intorno a <i>Petrus de Vico</i> vedasi la <i>Vita Metrica Urbani</i>;
+<span class="smcap">Mur.</span>, VIII. 405. Non è appellato prefetto, quantunque
+possa esserlo stato. Manfredi aveva eletto uno dei figli di
+Pietro a vescovo di Cosenza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note491">
+<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.&#160;&#160;</span>Da Anguillara trasse nome una famiglia, che nel secolo
+decimoquarto fece parte della casa degli Orsini. Prima
+menzione di quei Conti tiensi nel secolo undecimo: <i>Guido
+ill. comes fil. Belizonis qui appellatur de Anguillaria</i>, nell’ottavo
+anno di Benedetto VIII e settimo di Enrico III, affitta
+il diritto di pesca nel <i>lacus Sabatinus</i> (arch. di santa Maria
+in Transtevere, <i>Mscr. Vatic. 8044</i>). L’archivio Capitolino
+conserva un quaderno in pergamena riguardante la famiglia
+Anguillara-Orsini. Il primo documento che vi è raccolto è
+un Privilegio di Enrico VI, dato a favore di <i>Leo de Anguillara</i>
+cui investe di Sutri: <i>dat. Esine V Kal. Decbris 1186</i>;
+ma è apocrifo. Nel 1244, in un documento dato da Federico II,
+trovasi sottoscritto <i>Petrus alme urbis praefectus, comes de Anguillaria</i>
+(<i>Hist. Dipl.</i>, VI, I, 166). Probabilmente Pietro aveva
+usurpato il possesso della terra. In Transtevere dura ancora
+una torre di quella famiglia (<span class="smcap">Camillo Massimi</span>, <i>Sulla torre
+Anguillara in Trastevere</i>, Roma 1847).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note492">
+<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.&#160;&#160;</span>Lettera del Pontefice a Simone cardinale, <i>Ep.</i> LV,
+data da Orvieto, ai 19 Luglio 1264; e la <i>Ep.</i> LVI, dei 17 Luglio:
+<i>Romano Popolo de ipsius castri obsidione consueta inconstantia
+recedente</i>. Vedansi anche <span class="smcap">Saba Malaspina</span> e la
+<i>Vita Metrica</i>, p. 414. Il prosenatore stava a campo innanzi
+a Vico addì 30 Maggio, perocchè ivi Urbano indirizzi a lui
+una lettera di lode: <i>dilecto fil. nob. viro Jacobo Gantelimi
+Vicario in urbe dil. filii Caroli... dat. Orvieto, 3 Kal. Junii
+a. III</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 304).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note493">
+<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.&#160;&#160;</span>Lettera del Papa a Luigi di Francia, da Orvieto, ai 3
+Maggio 1264 (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 13).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note494">
+<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.&#160;&#160;</span>Così ordinò il Pontefice (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 289 e 293).
+Ai 2 Marzo 1264 Urbano proibì ai Terracinesi di porsi allo
+stipendio di Manfredi sotto pena che le loro case sarebbero
+smantellate e confiscati i beni: lo stesso per tutti gli abitanti
+del Lazio (<span class="smcap">Contatore</span>, <i>Terracina</i>, p. 73).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note495">
+<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> LVII, da Orvieto, ai 4 Sett. 1264: Manfredi avrebbe
+mandato per ucciderlo un apostata dell’ordine di san Giacomo
+e due assassini, <i>cum quinquaginta generibus venenorum</i>.
+Una farmacia completa! L’odio contro gli Hohenstaufen non
+cessò mai di attribuir loro i più assurdi disegni di assassinio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note496">
+<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.&#160;&#160;</span><i>Quod cum tota domus Cardinalis ejusdem nomen Gebellinitatis
+ab antiquo sortita Regi (Manfredo) studeret placere</i>...
+<span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 808.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note497">
+<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>. p. 811. <i>Descriptio Victoriae</i>, nel
+<span class="smcap">Duchesne</span>, V, 830. Durava pur sempre in uso il nome di
+<i>insula Lycaonia</i>, dato anticamente all’isola Tiberina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note498">
+<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.&#160;&#160;</span>Negli esordî del suo pontificato avvenne la caduta
+dell’Impero latino di Bisanzio, che Michele Paleologo di Nicea
+conquistò addì 25 Luglio 1261.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note499">
+<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.&#160;&#160;</span>Le date nel <span class="smcap">Papebroch</span>. Ai 22 Febb. promulga la sua
+prima enciclica (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 3). Una lettera a Carlo, dei 5
+Genn. 1265, in cui si sottoscrive ancora come cardinale, dimostra
+che fin da allora era designato papa (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur.
+Epist. Clement. IV</i>, I; e <span class="smcap">Mansi</span>, in nota al <span class="smcap">Raynald</span>,
+a. 1265, n. I).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note500">
+<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.&#160;&#160;</span>Non permise a’ suoi parenti di venire a Roma: maritò
+la nipote con un cavaliere di poca fortuna, dotandola soltanto
+di trecento monete d’argento. Vedasi la bellissima lettera
+a’ suoi nipoti, nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1265, n. X.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note501">
+<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.&#160;&#160;</span>Arch. di Siena: ai 14 Ag. 1264 Lucca elegge suoi
+<i>procuratores</i> perchè giurino fedeltà a Manfredi ed al conte
+Guido (n. 794): — ai 22 Giugno 1265 Clemente IV esorta
+il vescovo di Arezzo affinchè promuova una lega guelfa contro
+Manfredi (<i>dat. Perusii X Kl. Julii A. I</i>; n. 814): — ai 2
+Luglio 1265 i fuorusciti guelfi di Siena ed il vescovo di
+Arezzo, lor capitano, conchiudono la lega (<i>actum Perusii...
+A. 1265, Ind. VIII, die VI Non. Julii</i>; n. 814).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note502">
+<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.&#160;&#160;</span>Nella lettera detta di sopra, scritta ancor prima che
+Clemente diventasse papa (<span class="smcap">Martene</span>, II. <i>Ep.</i> I <i>Clem. IV</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note503">
+<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep. XIII</i>, nel <span class="smcap">Martene</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note504">
+<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.&#160;&#160;</span><i>Illam eamdem liberationem — per eum consequeretur
+Ecclesia, quam per cl. mem. magnum Carolum Pipini filium,
+ejusdem progenitorem comitis</i>: così disse Urbano ai vescovi
+francesi scongiurandoli a pagar la decima. La <i>Descriptio victoriae
+obtentae per brachium Caroli</i>, scrittura triviale e pretesca
+(compilata da un Andrea cappellano ungherese, che la
+dedicò al Conte di Alençon fratello di Carlo), fa dell’Angioino
+un eroe della fede, e cinge la sua impresa di un’aureola di
+santità ecclesiastica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note505">
+<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.&#160;&#160;</span>Ai 20 di Maggio, un giorno prima che Carlo sbarcasse,
+scriveva il Pontefice da Perugia al legato della Marca di
+Ancona: <i>in crostino Ascensionis Domini cum 70 legnis — in
+portu Veneris visus fuerit — Nam sicut militia Petri de
+Vico et alia quae cum Anibaldensibus Sabiniam jam invaserat
+ad odorem adventus comitis recesserant, sic potes confidere,
+quod in Marchia nulla morabitur, cum Manfredus
+intra regnum suos colligat quantum potest: Ep. LXII</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note506">
+<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.&#160;&#160;</span><i>Descriptio Victoriae</i>, come sopra; <span class="smcap">Tutini</span>, <i>De Contestabili</i>,
+p. 75.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note507">
+<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> LXVI, da Perugia, al 1 Giugno. <i>Descript. Vict.</i>,
+p. 831. <span class="smcap">Gugl. de Nangis</span>, <i>Gesta S. Ludov. IX</i>; nel <span class="smcap">Duchesne</span>,
+V, 374. <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 815.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note508">
+<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.&#160;&#160;</span>Vedasene il ritratto nel <span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 1. Tuttavia,
+indulgendo al costume, Carlo compose versi da trovatore. Ne
+sono raccolte due <i>Chansons</i> nel <span class="smcap">S. Priest</span>, Tom. I, App.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note509">
+<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 815. Fu una danza di cavalieri
+armati, avanzo forse de’ balli pirrici. Ancora nel 1852 vid’io
+danzar così a Genova.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note510">
+<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.&#160;&#160;</span><i>Carolum — ad urbem venisse noveris pecunia carentem
+et equis</i>: così il Papa scrive a Simon cardinale, da Perugia,
+ai 3 Giugno; <i>Ep.</i> LXVIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note511">
+<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.&#160;&#160;</span>— <i>in urbe, quae tot abundat domibus spatiosis, ad
+locum alium conferre te satage. Nec te dicas, de nostris domibus
+inhoneste dejectum, sed potius honestati tuae consultum</i>:
+da Perugia, ai 18 Giugno; <i>Ep.</i> LXXII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note512">
+<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.&#160;&#160;</span>Così credo non soltanto perchè più tardi vi tenne residenza
+Arrigo senatore, ma anche perchè Carlo, ai 14 Ottobre
+1265, promulgò di là una sua scrittura (vi nomina a suo
+famigliare il notajo <i>Bonadies civis Romanus</i>): <i>Datum Rome
+apud sanctos quattuor</i> (arch. di Stato di Napoli, Reg. 1280,
+C, n. 40, fol. 2; nel <span class="smcap">Del Giudice</span>, <i>Cod. Dipl. di Carlo I</i>,
+n. XXIII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note513">
+<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Lelli</span>, <i>St. di Monreale</i>, II, 11, dimostra con documenti
+che Gaufredo arcivescovo di Beaumont fu testimone
+del possesso che Carlo prese del senato: «nel chiostro di
+dentro della chiesa di S. Maria di Campidoglio — Domenica
+a’ 21 die Giugno del 1265».</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note514">
+<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.&#160;&#160;</span>Da una parte evvi in mezzo un leone con sopra lo
+stemma dei tre gigli; all’intorno è scritto <span class="smcap lowercase">KAROLVS. S. P. Q. R.</span>
+Dal rovescio è rappresentata Roma seduta, colla palla e colla
+palma; all’intorno la scritta: <span class="smcap lowercase">ROMA CAPVT MVNDI</span>. La moneta
+fu battuta prima che Carlo diventasse re. Altre monete
+senatorie colla scrittura <span class="smcap lowercase">CAROLVS. REX. S. P. Q. R.</span>, oppure
+coll’altra <span class="smcap lowercase">CAROLVS REX SENATOR VRBIS</span>, appartengono invece
+al tempo del suo secondo senato (<span class="smcap">Vitale</span>, App., p. 511; <span class="smcap">Floravante</span>
+e <span class="smcap">Papon</span>, <i>St. della Provenza</i>, II, 575).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note515">
+<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.&#160;&#160;</span>Nel Genn. 1266 si fa menzione di Carlo <i>vicarius urbis</i>
+(<i>Ep.</i> 215). Uno dei giudici che Carlo pose nella Città fu Bertrando
+milanese (<i>Ep.</i> 205).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note516">
+<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.&#160;&#160;</span>A Corneto e ad altre città tusche vietò che eleggessero
+capitani dalla famiglia di quel Bertrando (<i>Ep.</i> 205,
+da Perugia, ai 29 Dic.). Al Vicario di Carlo proibì di porre
+da rettore di Castel Aspra un famigliare del Conte (<i>Ep.</i> 215,
+dei 7 Genn. 1266, ove trovasi il passo relativo ai rapporti
+fra’ Papi e i Senatori).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note517">
+<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.&#160;&#160;</span>Senza dubbio è errata la data attribuitavi nel <span class="smcap">Raynald</span>
+(<i>IV Kal. Junii</i>). Invece, a’ quei documenti s’acconcia
+l’altra del <span class="smcap">Martene</span> (<i>IV Kal. Julii</i>, vigilia dei santi Pietro
+e Paolo). Lo stesso <span class="smcap">Raynald</span>, al n. 21, registra la lettera del
+Pontefice (dei 5 Luglio) in cui felicita Carlo del suo titolo
+di re. Se l’atto fosse avvenuto ai 29 Maggio, la lettera sarebbe
+data del Giugno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note518">
+<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.&#160;&#160;</span>L’erronea opinione (la accoglie anche il <span class="smcap">Raumer</span>,
+IV, 514) che i Regesti di Carlo di proposito incomincino solamente
+coll’anno 1268, provenne dal disordine in cui trovansi i
+libri che li comprendono. I numeri degli anni che sono notati
+sul dosso dei volumi (erroneamente cominciano col 1268) non
+corrispondono ai documenti raccoltivi entro, i quali per la più
+parte sono sparsi qua e là senza progressione cronologica per
+tutti i quarantanove tomi. — <span class="smcap">Giuseppe Del Giudice</span> nel vol. I
+del suo <i>Codice Diplom. del regno di Carlo I e II</i> (Napoli 1863)
+ha già stampate parecchie lettere di Carlo dell’anno 1265,
+date da Roma (tutte compilate per opera di Roberto De Baro
+<i>magne Regie Curie protonotarius</i>). Agli 8 Luglio 1265 è dato
+il primo Diploma che si conservi di Carlo re: è un Privilegio
+per Benevento (arch. di Benev., nel <span class="smcap">Del Giudice</span>, p. 27).
+Ai 15 Luglio 1265 Carlo nomina Odone e Andrea Brancaleone
+de Romania a capitani negli Abruzzi (<i>Reg. Carol. 1269</i>.
+A. n. 4. fol. 9: antichissimo dei Diplomi nella collezione dei
+Regesti).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note519">
+<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 90. Clemente ne scrive al Rettore del <i>Patrimonium</i>,
+da Perugia, agli 11 di Luglio: in ricompensa Pietro
+è confermato a prefetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note520">
+<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 96, da Perugia, ai 13 Luglio. <i>Ep.</i> 137, ibid., dei
+25 di Agosto: <i>venit ad matricem — in regnum rediit festinanter,
+dimissa militia Vicovari</i>. Ai 10 Dic. 1265, da Roma,
+Carlo comanda che sia data una pensione a <i>Jacobus Rusticus
+de Audemario</i>, il quale, combattendo <i>in partibus Tiburtinis</i>,
+aveva perduto una mano (<span class="smcap">Del Giudice</span>, I, n. 28).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note521">
+<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.&#160;&#160;</span><i>Castrametatus in confinio territorii urbis apud Tallacocium.
+Mansit ibi cum toto exercitu suo circa duos menses</i>;
+indi andò ad Arsoli: ma è narrazione troppo inesatta
+(<i>Descriptio Victoriae</i>, p. 833).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note522">
+<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.&#160;&#160;</span>Oggi si scoperse che il <i>Diarium</i> di <span class="smcap">Matteo di Giovenazzo</span>
+fu un’invenzione bell’e buona. Vedasi <i>Matteo di
+Giovenazzo, invenzione del sec. XVI</i>, scrittura di <span class="smcap">G. Bernhardi</span>,
+Berlino 1858. — Nei Regesti di Carlo non trovo alcuno
+scritto suo dai 15 di Luglio ai 30 Sett. 1265; pertanto non
+si può dimostrare che in quel periodo di tempo l’Angioino
+si trovasse a Roma. Solamente ai 30 di Settembre ei torna
+a scrivere da Roma (<i>Reg.</i> 1280 C., n. 40, fol. 2).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note523">
+<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.&#160;&#160;</span>Bolla d’indulgenza: <i>De venenoso genere velut de radice
+colubri virulenta progenies Manfredus quondam princeps
+Tarantinus egressus — visus est quantum potuit paternam
+saevitiam superare... oportuit nos pro Ecclesiae
+defensione Athletam assumere: Ep.</i> 145, senza data. Al cardinale
+Simone vien data piena facoltà di assolvere <i>manum
+injectores in clericos — incendiarios — sacrilegos, sortilegos — clericos
+concubinarios — nec non presbyteros et religiosos
+quoslibet qui contra costitutionem Eccl. leges vel physicam
+audierint — dum tamen pro hujusmodi negotio recipiant
+signum crucis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note524">
+<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 105: <i>licet numquam in negotio aliquo major perplexitas
+nobis occurrerit. — Ep.</i> 135, lettera di lamento al
+Re di Francia: <i>moveant igitur te viscera pietatis ad fratrem,
+moveant et ad matrem</i>... Le molte lettere di cosiffatto
+tenore mostrano in che deplorevoli condizioni si trovassero
+Carlo e il Pontefice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note525">
+<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.&#160;&#160;</span><i>Et si non fiat, regem oportet vel fame deficere, vel
+aufugere: Ep.</i> 118 e 120. Il prestito avrebbe dovuto ammontare
+a centomila libbre di provisini, ma giusta l’<i>Ep.</i> 181 indiritta
+a Luigi, da Perugia, ai 17 Nov., si poterono procurare
+trentamila libbre soltanto. Ai 4 Ott. 1265, Carlo confessa
+che il debito coi mercanti, sull’ipoteca de’ beni ecclesiastici,
+era stato contratto per assisterlo nella conquista
+di Sicilia: <i>Reg.</i>, 1280 C., n. 40, fol. 3; nel <span class="smcap">Del Giudice</span>,
+n. XX. Esistevano in Roma ricche case; e il Pontefice
+scrive a Carlo (<i>Ep.</i> 89): <i>in Urbe — sunt plures abundantes
+in saeculo multas divitias obtinentes</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note526">
+<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 165, da Perugia, ai 18 Ott.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note527">
+<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 173, da Perugia, ai 30 Ott.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note528">
+<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gugl. de Nangis</span>, p. 374. <i>Descriptio Victoriae</i>, p. 834.
+<span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 4. <span class="smcap">Papon</span>, III, 17.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note529">
+<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.&#160;&#160;</span>Ai 9 Agosto 1265 si conchiude lega fra Carlo, Obizzo
+di Este, Luigi conte di Verona, e le città di Mantova e di
+Ferrara, contro Manfredi, il Palavicini e Boso: <i>Actum Rome
+in Palatio Capitolii</i>..., testimonî <i>Robertus de Lavena, Robertus
+de Baro, Riccardus Petri Anibaldi, Anibaldus Domini
+Trasimundi</i> (<span class="smcap">Verci</span>, II, 88).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note530">
+<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.&#160;&#160;</span>Dante vide lo spirito di Boso immerso nella ghiaccia
+del più profondo Inferno, piangervi il suo tradimento (<i>Inferno</i>,
+c. XXXII, v. 115-117):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">E piange qui l’argento de’ Franceschi:</p>
+<p class="i02"> Io vidi, potrai dir, quel de Duera,</p>
+<p class="i02"> Là dove i peccatori stanno freschi.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+I Cremonesi cacciarono della città la sua famiglia, e Boso
+morì in miseria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note531">
+<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 195, da Perugia, ai 20 Dic.: <i>Scias, fili, quod
+civitates et castra nobis possunt auferri, sed eripi nunquam
+poterit nostrae defensio libertatis, cum etiam si vinculis teneremur,
+non esset verbum Dei alligatum</i>. Dice il <span class="smcap">De Cesare</span>
+(p. 201) che Carlo, poco dopo che fu arrivato, visitò a Perugia
+il Pontefice, e che questi venne con lui a Roma. Errore.
+<i>In Papatu numquam Romam intravit</i>, dice <span class="smcap">Herm. Altahensis</span>,
+<i>Annal.</i>, p. 406. Anche <span class="smcap">Vito Duranus</span> (<i>Chron.</i>,
+<span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Accession.</i>, I, 23) cade in fallo quando racconta
+che il Papa s’aggirò processionalmente per Roma accompagnato
+dall’imperatore Baldovino e da re Carlo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note532">
+<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 819. La data della coronazione
+trovasi in <span class="smcap">Bernardus Guidonis</span>, p. 595. Gli atti e il giuramento
+di Carlo sono registrati nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note533">
+<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.&#160;&#160;</span><i>Jam in publicum prodiit fortis armatus, ad radicem
+posita est securis: Ep.</i> 266. Queste lettere, documenti preziosissimi,
+descrivono scena per scena quella commovente tragedia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note534">
+<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.&#160;&#160;</span>Egli scongiurò il Pontefice che lo aiutasse; e questi
+rispose: «Montagne e fiumi d’oro non ho. Le mie forze sono
+esauste; i mercanti ristucchi. Perchè mi tormenti senza posar
+mai? miracoli non ne posso fare; non posso cambiar creta
+e pietre in oro»: <i>Ep.</i> 225.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note535">
+<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.&#160;&#160;</span>Carlo lasciò in Campidoglio, con officio di prosenatore,
+<i>Bonifacius Vicarius illustris Regis Sicilie in Urbe</i>:
+Così lo si appella in un processo di eretici, tenuto ai 22
+Genn. 1266 (<i>Giorn. Arcadico</i>, T. 137, p. 264).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note536">
+<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.&#160;&#160;</span>Riccardo Anibaldi possedeva Rocca di Papa, Campagnano,
+San Lorenzo, Montefrenello, Castel Gerusalemme,
+Monte Compatri, Fusinano (<span class="smcap">Marini</span>, <i>Archiatri Pontificî</i>,
+I, 33).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note537">
+<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.&#160;&#160;</span>Oggidì la strada ferrata da Roma a Napoli corre precisamente
+lungo la via Latina ed il fiume Sacco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note538">
+<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.&#160;&#160;</span>Narra il <span class="smcap">Villani</span> che Manfredi offrisse pace a Carlo,
+e che questi rispondesse: <i>Dites pour moi au Sultan de Nocère,
+aujourd’hui je mettrai lui en enfer, ou il mettra moi
+en paradis</i>. Ma non è che una leggenda, come tante altre
+che a quel tempo se ne foggiarono.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note539">
+<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.&#160;&#160;</span>I Pugliesi abbandonarono tosto il ponte. «A Ceperan,
+dove fu bugiardo Ciascun Pugliese», dice <span class="smcap">Dante</span> (<i>Inferno</i>,
+c. XXVIII, v. 16-17), che è sempre bene informato.
+Il noto racconto del tradimento di Riccardo di Caserta pare
+essere una favola: come mai avrebbe potuto il conte Giordano
+dar nella rete tanto goffamente? Così <span class="smcap">D. Forges
+Davanzati</span> ne disse egregiamente nella sua <i>Dissert. sulla
+seconda moglie del re Manfredi</i>, Napoli 1791, p. 15.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note540">
+<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.&#160;&#160;</span><i>Ecce de quodam monte descendentes vidimus in quadam
+planicie pulcherrima Manfredum quondam principem
+eum toto exercitu suo et posse, aciebus paratis ad praelium
+mirabiliter ordinatis.</i> Così la relazione della battaglia, scritta
+dal cavaliere Ugo del Balzo (<i>Descriptio Vict.</i>, p. 843). Ei
+dice che le genti di Manfredi erano forti di cinquemila cavalli
+e di diecimila arcieri saraceni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note541">
+<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.&#160;&#160;</span>I Cronisti, ciascuno alla sua maniera, pongono in
+bocca a Carlo ed a Manfredi i discorsi che i due avrebbero
+rivolto ai loro eserciti: quelli della <i>Descriptio</i> sono roba pretesca;
+meglio degli altri <span class="smcap">Saba</span>. Manfredi aveva dei Francesi
+la stessa opinione che anche oggi si professa in Germania;
+che formidabili fossero solamente al primo urto: <i>Gallici enim
+in primo instanti videntur audaces, sed nec sunt stabiles,
+nec habent durabilem animum neque fortem; immo sunt
+omnino plus quam credi valeat pavidi, quando inveniunt
+oppositionis resistentiam aliqualis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note542">
+<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.&#160;&#160;</span>Nel testo del <span class="smcap">Martene</span> (<i>Ep.</i> 236): <i>Jordanus et Bartholomaeus
+dictus simplex</i>; e così anche nella <i>Ep.</i> 240. Ma
+qui si scambiano due persone diverse. Ai 20 Giugno 1262
+trovasi Bartolomeo di Asti (certamente un Lancia) da vicario
+generale di Manfredi nella Maremma (arch. di Siena, n. 758):
+per lo contrario, dopo l’Agosto 1262 e ancor nel Febb. 1264,
+vicario generale in Toscana fu <i>Franciscus Simplex</i> (ibid.,
+n. 760 sgg.), cui succedette il conte Guido Novello.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note543">
+<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.&#160;&#160;</span>Questo dispaccio, uno dei più antichi bullettini di battaglia,
+che siano mai stati composti, è registrato completamente
+nella <i>Descript. Vict.</i>, p. 845 e nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Ep.</i> 236.
+Nella <i>Descript.</i> la lettera è data dei 26 Febbraio, e certamente
+in quella istessa notte Carlo spacciò il corriere. Dice
+il Papa (<i>Ep.</i> 238) di aver ricevuto la lettera ai <i>III Kalend.
+Martii</i>; ma questo è impossibile se si consideri la distanza
+da Perugia: invece di <i>III</i> convien leggere <i>II</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note544">
+<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.&#160;&#160;</span>Ibid., p. 847.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note545">
+<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.&#160;&#160;</span>Quest’è la toccante narrazione che ne dà il <span class="smcap">Villani</span>;
+e con essa intieramente concorda <span class="smcap">Saba Malaspina</span>: «Tutti
+timorosamente dissono di sì! Quando venne il conte Giordano
+sì si diede delle mani nel volto piagnendo e gridando: omè,
+signor mio!»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note546">
+<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.&#160;&#160;</span>«E fu sepolto lungo il fiume del Verde, a’ confini del
+regno e di Campania» (<span class="smcap">Villani</span>, VII, 9). — E <span class="smcap">Dante</span> (<i>Purgatorio</i>,
+c. III, v. 131-132):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Di fuor del regno, quasi lungo il Verde,</p>
+<p class="i02"> Ove le trasmutò a lume spento.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Quantunque il <span class="smcap">Boccaccio</span> (<span class="smcap">Giannone</span>, lib. XIX, c. 3) reputi
+il Verde essere un confluente del Tronto, il <span class="smcap">De Cesari</span> dichiara
+quel fiume essere il Liri; e il <span class="smcap">Ricci</span> (<i>Studî intorno a
+Manfredi</i>, p. 24) crede che sia il Tolero, vicino Ceperano.
+Papa Pio II nei suoi <i>Commentarî</i> (lib. XII, p. 312) dice: <i>Fluvium
+quod ambit insulam (sc. di Sora) Viridem vocant, aut
+Lyris hic est, aut in Lyrim cadit</i>. Chiunque vede il Liri presso
+a Ceperano ed a Sora s’incanta del bel color verde delle sue
+acque.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note547">
+<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Per lor maledizion sì non si perde,</p>
+<p class="i02"> Che non possa tornar l’eterno amore,</p>
+<p class="i02"> Mentre che la speranza ha fior del verde.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<i>Purgatorio</i>, c. III, v. 133-135). Che anche <span class="smcap">Dante</span> credesse
+ai delitti di Manfredi sembra provarlo la esclamazione ch’egli
+pone in bocca della sua ombra: «orribil furon li peccati
+miei!»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note548">
+<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ricobaldo</span> lo paragona a Tito; e il guelfo <span class="smcap">Saba</span> lo
+chiama <i>generosus, benignus, virtuosus, magnanimus, gratiarum
+in se dotibus circumfultus</i>. — Il trovatore <span class="smcap">Adam d’Arras</span>
+ne ha sbozzato il ritratto in alcuni versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Biaus chevalier et preus,</i></p>
+<p class="i01"><i>Et sage fu Mainfrois.</i></p>
+<p class="i01"><i>De toutes bonnes teches,</i></p>
+<p class="i01"><i>Entechiès et courtois,</i></p>
+<p class="i01"><i>En lui ne falloit riens,</i></p>
+<p class="i01"><i>Forsque seulement fois;</i></p>
+<p class="i01"><i>Mais cette faute est laide,</i></p>
+<p class="i01"><i>En contes et en Rois.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(Nel <span class="smcap">Papon</span>, <i>St. di Provenza</i>, III, 27). — La <i>Cronica</i> tedesca
+di <span class="smcap">Ottocaro</span> (in rima) dice: «Gli battè in petto finchè visse
+cuor benigno; per dignità, per meriti illustri, per liberalità
+nessun savio o re gli fu pari» (<span class="smcap">Petz</span>, <i>Script. Rer. Austr.</i>, III,
+22). — Durevole monumento di Manfredi è la città di Manfredonia,
+che egli fondò vicino l’antico <i>Sipontum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note549">
+<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.&#160;&#160;</span>«Bugiardo ciascun Pugliese» (<span class="smcap">Dante</span>). — <i>A suis sic
+proditus!... Regnicolarum imbecillis pusillanimitas</i> (<span class="smcap">Saba
+Malaspina</span>). — I Pugliesi dicevansi regnicoli, come ancora
+oggidì.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note550">
+<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 824.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note551">
+<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.&#160;&#160;</span><i>Et haec est retributio quam recepimus in principio:
+Ep.</i> 254. E nell’<i>Ep.</i> 262 a Carlo medesimo dei 12 Aprile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note552">
+<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.&#160;&#160;</span>I documenti sono raccolti in <span class="smcap">Forges Davanzati</span> (<i>Sulla
+seconda moglie</i> ecc., p. 23, 30 e in appendice); in <span class="smcap">Camillo
+Minieri Riccio</span> (<i>Alcuni studî storici intorno a Manfredi</i>, Napoli
+1850, p. 118); nell’<span class="smcap">Amari</span> (<i>Vespro Sicil.</i>, II, Doc. 29, 30);
+nel <span class="smcap">Del Giudice</span> (<i>Cod. Diplom.</i>, vol. I, 124). Elena fu fatta
+penare di fame, e morì prima dei 18 Luglio 1271. I figli di
+Manfredi pel loro mantenimento non costavano più di cinquantaquattro
+grana al giorno! La inedia fisica, nella quale
+Carlo fe’ languire le sue vittime, condanna questo tiranno a
+infamia eterna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note553">
+<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.&#160;&#160;</span>Il nesso misterioso di questi avvenimenti ha una grandezza
+degna della storia degli Atridi. — Fra gli altri prigionieri
+di Carlo il conte Giordano di Anglano finì i suoi giorni
+in un carcere di Provenza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note554">
+<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.&#160;&#160;</span>Il primo Editto promulgato da Carlo dopo la morte di
+Manfredi (il primo almeno che ci sia conservato) è dato da
+Dordona, ai 14 Marzo 1266: ei comanda che si vigilino le coste,
+<i>ut Theotonici, Lombardi ac Thusci Gibellini, quum venerint
+in auxilium Manfredi jam interfecti, comprehendantur</i> (<i>Syllab.
+Membranar. ad Regiae Siclae Archivium pertinentium</i>,
+vol. I).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note555">
+<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 285, da Viterbo, ai 15 Maggio, A. II. Il Papa (ed
+è cosa abbastanza notevole) confessa <i>quod cum Rom. Pop. in
+possessione jam sit, et dudum fuerit ordinandi Senatum, a
+possessione hujusmodi quantum libet sit injusta, causa non
+cognita — dejicere non debebamus eumdem</i>. A seconda delle
+circostanze, ora si faceva di berretto ai diritti popolari, ed ora
+si disconoscevano. — Il Vicario di Carlo trovavasi in Roma
+ancora ai 12 di Maggio, e con buon esito tenne testa al Rettore
+della Campania, il quale aveva strappato giuramento di fedeltà
+ad alcune terre pertinenti alla Città: <i>Ep.</i> 282.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note556">
+<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.&#160;&#160;</span><i>Ecce Roma suae reddita libertati in sua conversa jam
+viscera nescit legem. Duo facti sunt senatores, praedones et
+fures intus et extra libere debacchantur. Angimur enim ab
+eisdem, praecipue propter debita: Ep.</i> 310, da Viterbo, ai 15
+Giugno 1266, indiritta al cardinale Simone, cui scongiura:
+<i>de ore leonum nos libera rugentium</i>. — E nell’<i>Ep.</i> 339, allo
+stesso, dei 22 Luglio: <i>nos vero te et Rom. Eccl. liberare satagas
+a Romanis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note557">
+<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.&#160;&#160;</span><i>Hic jacet Dns Lucas de Sabello Pat. Dni Ppe Honorii
+Dni Johis et Dni Pandulfi qui obiit dum esset Senator urbis
+A. Dni MCCLXVI. Cujus Anima requiescat in Pace. Amen.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note558">
+<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.&#160;&#160;</span>La reazione nelle Calabrie e la lega con Pisa incominciarono
+ormai nell’estate e nell’autunno dell’anno 1266.
+Lo dimostra una lettera di Carlo, fino ad ora ignota, data
+da Napoli, ai 26 Ott. 1276, in cui il Re irritato rimprovera
+ai Pisani di avere permesso che Nicolò Malecta armasse a Pisa
+ed a Piombino alcune galere con genti tedesche, per andarsi
+a congiungere con Federico Lancia e con altri ribelli nelle
+Calabrie: e li rimbrotta di aver lasciato che si maltrattassero
+alcuni cavalieri provenzali a bordo di una nave. Ei minaccia
+di bandire dal suo regno tutti i Pisani (<i>Dat. Neap.
+XXVI Oct. X Ind. Regni nostri anno II: Reg.</i> 1278, A. numero
+29, fol. 4).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note559">
+<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.&#160;&#160;</span><i>Sed dum quidam nob. civis Roman. Angelus Capucia — seditionem
+in Rom. Pop. suscitasset, per quam contra Urbis
+magnates Capitaneus populi, quibusdam bonis viris de
+qualibet regione binis electis secum adjunctis</i>:... <span class="smcap">Saba Malaspina</span>,
+p. 834. — <i>Ep.</i> 479 di Clemente IV al Capocci (<i>capitaneo
+urbis Romae</i>), da Viterbo, ai 9 di Luglio 1267.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note560">
+<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rymer</span>, <i>Foedera</i>, I, I, 359, 388.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note561">
+<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1267, n. 17. Il Pontefice affidò all’Infante
+il governo dell’Etruria: <i>Arces, quae in Etruria
+Ecclesiae Romanae erant, tutandas subscepit</i>. <span class="smcap">Bonincontr.</span>,
+<i>Hist. Sicula</i>, p. 5. Dapprima cercò anch’egli di disfarsene:
+<i>Ep.</i> 467, dei 15 Maggio 1267. E Carlo voleva fino dal 1266
+accomodarsi con lui per via di un matrimonio, onde nell’Ottobre
+di quell’anno negoziò con esso e coll’ex-imperatore
+Baldovino (arch. di Stato di Napoli, <i>Reg.</i>, 1278 A, n. 29,
+fol. 4). Nel Maggio 1267 il Papa si proponeva di dare in moglie
+ad Arrigo una principessa aragonese.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note562">
+<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.&#160;&#160;</span>Ai 9 di Luglio Angelo Capocci governava ancora da
+<i>capitaneus</i> (<i>Ep.</i> 479): ai 15 di Maggio Arrigo trovavasi tuttavia
+alla corte di Viterbo (Ep. 467), e già ai 26 di Luglio
+Clemente IV scrive ad Arrigo come a senatore (<i>Ep.</i> 508).
+Stando alla <i>Descriptio Victoriae</i>, p. 849, sarebbe stato Carlo
+stesso che avrebbe procurato all’Infante l’officio di senatore:
+ma è un errore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note563">
+<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 514, da Viterbo, ai 30 di Luglio 1267: Il Pontefice
+scrive a tutte le terre nel Patrimonio e nella Sabina,
+che non prestino soggezione al senatore. Nell’<i>Ep.</i> 517, da
+Viterbo, al 13 Agosto 1257, egli si lagna del senatore appo
+Carlo. Nell’<i>Ep.</i> 523, da Viterbo, al 20 Agosto, scrive al Comune
+di Corneto che non obbedisca al senatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note564">
+<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.&#160;&#160;</span><i>Formae geminae mulierum super Tusciam — comparuerunt — pendentes
+ut nebula super terram — sed non vane
+hominum conjiciunt intellectus alteram — vocari posse Gebelliam,
+alteram vero Guelfam. Eae, ut ajunt, junctis brachiis
+invicem colluctantes</i>... E pure in quest’idea ampollosa
+di <span class="smcap">Saba Malaspina</span> si nasconde una imagine grandiosa,
+degna di Michelangelo o di Dante. I Cronisti danno le più
+strane spiegazioni di questi nomi di parti. <span class="smcap">Jacopo Malvecci</span>
+(<i>Chron.</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, XIV, 903) pone i Ghibellini in relazione
+nientemeno che coll’Etna (Mon Gibello), perocchè là eglino
+avrebbero avuto il loro oracolo. Anche <span class="smcap">Petrus Agarius</span>
+(<span class="smcap">Mur.</span>, XVI, 299) fa derivare le fazioni dai diavoli Gibel e
+Guelef.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note565">
+<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 380, 471 e 504: <i>Onerosus ecclesiis et regnicolis
+universis, nec suis nec exteris gratiosus — nec visibilis — nec
+adibilis — nec affabilis — nec amabilis</i>. — I Pugliesi
+sclamarono: <i>O rex Manfrede, te virum non cognovimus,
+quem nunc mortuum deploramus; te lupum credebamus rapacem — sed
+praesentis respectu dominii — agnum mansuetum
+te fuisse cognovimus</i>; <span class="smcap">Saba</span>, p. 832.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note566">
+<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.&#160;&#160;</span><i>In Alamaniam ad suscitandum catulum dormientem,
+et pullum aquilae, qui nondum aetate coeperat adulta pennescere,
+propere se convertunt. — Qui sibi tamquam Regi
+venturo aurum, thus offerebant et myrram</i>: ibid., p. 832, 833.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note567">
+<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 392, da Viterbo, addì 16 Ott., al legato nella
+Marca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note568">
+<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.&#160;&#160;</span><i>De radice colubri venenosus egressus regulus, suis jam
+inficit flatibus partes Tusciae... Ep.</i> 450, da Viterbo, ai
+10 Aprile 1267. Tal forma parve ad un Pontefice che avesse
+il generoso nipote di Federico II!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note569">
+<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.&#160;&#160;</span>E vi trattarono anche delle cose di Bisanzio. Al 27
+Maggio 1267 Carlo conchiuse a Viterbo un trattato coll’ex-imperatore
+Baldovino, che gli cedette l’Acaja e la
+Morea. Filippo, figlio di Baldovino, avrebbe dovuto sposare
+Beatrice, figlia di Carlo; e questi promise soccorso di
+milizie per la conquista dell’Impero greco (Doc. nel <span class="smcap">Davanzati</span>,
+nella citata <i>Dissert.</i>, Mon. XIV).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note570">
+<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.&#160;&#160;</span><i>Paciarium generalem</i>... fin dai 10 di Aprile, nella
+<i>Ep.</i> 450 ai Fiorentini. <i>Pacis restaurator in Tuscia</i> (<i>Ep.</i> 512,
+da Viterbo, ai 28 Luglio 1267). Pisa e Alfonso X protestarono.
+Agli 11 di Maggio il Pontefice scrive che Carlo per
+la via di Viterbo era andato a Firenze ed aveva assunto il rettorato
+delle città guelfe (<i>Ep.</i> 464).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note571">
+<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.&#160;&#160;</span>Arrigo una volta sclamò; «Per lo cor Dio, o el mi
+matrà, o io il matrò» (<span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 10). Il suo odio ardente
+espresse in una canzone, di cui diremo più sotto:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Mora per Dio chi ma trattato mortte,</p>
+<p class="i01">E chi tiene lo mio aquisto in sua Ballia</p>
+<p class="i01">Come giudeo...</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note572">
+<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.&#160;&#160;</span><i>Quamvis — tui nuncii dixerint, quod parandum esset
+in Urbe dissidium, scias tamen nos adhuc nullum aditum
+invenisse. Pars enim non confidit de parte, et ambae timent
+Senatorem ut fulgur, nec juxta se potentiam magnam conspiciunt,
+per quam possent expedite juvari; quam etiamsi viderent,
+non essent ea contenti; nisi eisdem pecuniae puteus
+inexhauribilis pararetur: Ep.</i> 532, a Carlo, da Viterbo,
+addì 17 Sett. 1267.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note573">
+<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.&#160;&#160;</span>In un documento dal Campidoglio, ai 18 Nov. 1267,
+è chiamato <i>Egregius vir Dom. Guido Comes de Monteferetro
+et Gazolo, Vicarius in urbe pro superillustri viro Domino
+Enrico... Senatore</i> (arch. di Siena, n. 869). Io non
+credo che Guido entrasse in Roma per la prima volta ai 18
+Ottobre insieme con Galvano Lancia: in nessun luogo si
+fa menzione di loro due uniti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note574">
+<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 518 a Carlo, da Viterbo, ai 13 Agosto 1267. — <i>Ep.</i>
+523, ai Cornetani, dei 20 Agosto 1267. — <i>Ep.</i> 532, a Carlo,
+dei 17 Settembre, per causa di Sutri. — <i>Ep.</i> 534, a Pietro di
+Vico, del 21 Settembre. Anch’egli, come <span class="smcap">Saba Malaspina</span>,
+lo appella <i>Petrus Romani Proconsul</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note575">
+<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vatican. 6223</i>, fol. 149: <i>Rectoribus Romanensis
+Fraternitatis: De Vultu gloriosi Apost. Principis rubor injurie
+non sine ipsius gravi querela consurgit</i>... — Il <span class="smcap">Raynald</span>,
+ad a. 1167, n. 18, riporta un passo di questa lettera, e
+incorre nel fallo di credere che la frase <i>de vultu gloriosi etc.</i>
+sia il titolo della <i>Fraternitas</i>. La <i>Romana Fraternitas</i> era
+un assai ragguardevole collegio di parroci delle chiese di
+Roma. Più tardi ebbe la sopravveglianza della romana università,
+e, come molte altre corporazioni, tenne le sue tornate
+nel <i>S. Salvator in Pensilis</i> presso il <i>Circus Flaminius</i>.
+Vedasi <span class="smcap">Petro Moretto</span>, <i>Ritus dandi Presbyterium</i> (Roma
+1741, Append. n. 1). — La lettera di cui diciamo di sopra
+è data da Viterbo, ai <i>XII Kal. Nov. a. III</i>. Il Papa ne fu
+ancor più irritato, poichè tempo prima avea tolto a proteggere
+Galvano fuggito di Calabria, e per mezzo del vescovo
+di Terracina lo aveva assolto, sotto condizione che andasse
+a guerreggiare in Oriente. Gli atti se ne trovano nel sopraddetto
+<i>Cod Vatic.</i>, fol. 148. Il decreto del vescovo di Terracina
+è dato nell’anno 1267, <i>Ind. X tempore D. Clementis IV
+PP. Pont, ejus a. II m. Febr. die V</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note576">
+<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>.&#160;&#160;</span>Ancor nell’anno successivo lagnossi il Pontefice: <i>praefatum
+Galvanum ad eorum ludos, ut ipsis illuderet, venientem
+non solum pari, sed majori fastu — receperunt et munificentius
+honorarunt</i>: <span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1268, n. 21.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note577">
+<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba</span>, p. 834, 835: <i>ad instar piscium — uno tractu
+retium capiuntur</i>. — Questo avvenne prima dei 16 Nov. 1267,
+allorchè il Papa ne protestò: e non già innanzi ai 13 Nov.,
+quando ancora scriveva amichevolmente al senatore (<i>Ep.</i> 554).
+<i>Ep.</i> 558, dei 20 Nov., a Carlo. — <i>Ep.</i> 559, dei 23 Nov., al
+cardinale di sant’Adriano. — <i>Ep.</i> 561, dei 26 Nov. — <i>Ep.</i> 563,
+dei 26 Nov.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note578">
+<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 556, da Viterbo, ai 16 Nov. 1267, dove ormai di
+Arrigo dice: <i>Publicum Ecclesiae et — Caroli — hostem, ac
+manifestum ejusdem Corradini se fautorem exhibuit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note579">
+<p><span class="label"><a href="#tag579">579</a>.&#160;&#160;</span>La cosa accadde dopo dei 16 Nov., e non (come afferma
+lo <span class="smcap">Cherrier</span>. IV, 168, giusta i <i>Reg. Clem. IV</i>, lib. IV,
+n. 3, fol. 248) sul principio del Novembre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note580">
+<p><span class="label"><a href="#tag580">580</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Alto valore chagio visto impartte,</p>
+<p class="i01">Siati arimproccio lo male chai sofertto.</p>
+<p class="i01">Pemsati in core che te rimasso impartte,</p>
+<p class="i01">E come te chiuso ciò che tera apertto.</p>
+<p class="i01">Raquista in tutto lo podere ercolano.</p>
+<p class="i01">Nom prendere partte se puoi avere tutto.</p>
+<p class="i01">E membriti come facie malo frutto</p>
+<p class="i01">Chi male contiva terra chae a sua mano.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Alto giardino di loco Ciciliano</p>
+<p class="i01">Tal giardinetto ta preso in condotto,</p>
+<p class="i01">Che tidra gioia di cio cavei gran lutto.</p>
+<p class="i01">A gran corona chiede da romano.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+La canzone è composta di cinque stanze e di una strofa finale.
+È compresa nel <i>Cod. Vat. 3793</i>, fol. 53 b; collezione celebre
+di romanze volgari dei secoli decimoterzo e decimoquarto. E
+in epigrafe tiene scritto: «Donnarigo». La si trova stampata
+in appendice nello <span class="smcap">Cherrier</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note581">
+<p><span class="label"><a href="#tag581">581</a>.&#160;&#160;</span>Su di ciò hannovi due notevoli documenti nell’archiv.
+di Siena, n. 869: <i>In nom. dom. Am. Ann. a nativ. ejusd. 1267
+die Veneris XVIII Novemb. Ind. XI more Romano generale
+et speciale consilium communis Rome factum fuit in Ecc.
+S. Marie de Capitolio per vocem preconum et sonum campane
+de hominibus ipsorum consiliorum more solito concregatum
+convocatis etiam convenientibus ad dictum consilium consulibus
+mercatorum et capitibus artium urbis Rome. In quo
+quidem consilio seu quibus Egregius vir Dom. Guido comes
+de Monteferetro et Gazolo vicarius in urbe pro superillustri
+viro D. Henr. filio qnd. D. Fernandi seren. Castelle regis
+Senatore ipsius urbis</i>... Il parlamento approva la lega con
+Siena, con Pisa e cogli altri Ghibellini di Toscana, e commette
+pienezza di facoltà ad un <i>Syndicus</i> romano. <i>Actum Rome in
+Eccl. S. M. de Capitolio. Ibi vero D. Azo Guidonis Bovis prothojudex
+et consiliarius dcti D. Senatoris. D. Angelus Capucius.
+D. Rofredus de Purione. D. Crescentius leonis. Johes
+Judicis et alii plerique interfuerunt rogali testes. Et Ego
+Palmerius de monticello civis parmensis Imp. Auct. notarius...
+scripsi.</i> — Il n. 870, sotto l’istessa data, è un documento
+in cui <i>Jacobus cancellarius urbis</i> è eletto <i>nuncius,
+procurator, actor et sindicus</i> del popolo romano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note582">
+<p><span class="label"><a href="#tag582">582</a>.&#160;&#160;</span>Arch. di Siena, n. 871; pergamena di grande formato
+e di bellissima scrittura. I <i>Syndici</i> di Pisa, di Siena e della
+<i>pars Ghibellina de Tuscia</i> (Pistoia, Prato, Poggibonsi, San
+Miniato ecc.) nominano <i>in Tuscia Capitaneum generalem Excelsum
+Magnif. et Illust. Vir. D Henrigum — nunc Alme
+Urbis Senatorem — per spatium quinque annorum</i>. Stabiliscono
+la garanzia dei loro proprî diritti, ma <i>salvis in omnib.
+predictis honoribus illustrix Regis Corradi</i>. Vien servata
+la lega fra Pisa e Venezia. <i>Actum Urbi in palatio SS. quactuor
+Coronatorum, ubi idem D. Capitaneus morabatur, presentibus
+D. Accone Judice Guidoni Bov. de Parma. D.
+Uguiccione Judice. D. Janni Mainerio. Magistro Vitagli de
+Averssa. Mariscopto notario. D. Marito de Florentia. D.
+Ormano de Pistorio. D. Ugolino Belmonti et de Uberto Judice
+de Senis sub A. D. Millesimo CCLXVII Ind. XI prima die
+Kal. Decembris secundum curssum Alme Urbis. Ego Usimbardus
+olim Boninsegne</i>... — In un secondo atto le città si
+obligano di difendere i proprî diritti, Arrigo e i suoi partigiani,
+<i>et ad domanium Imperii in Tuscia acquirendum et
+occupandum</i>... Arrigo si impegna di non tollerare che
+Carlo eserciti dominio alcuno in quelle città. <i>Actum ut supra.</i> — Un
+terzo istromento contiene il trattato fra esse e Roma
+per sicurtà di traffico, per protezione scambievole dei loro
+diritti e per abolizione delle rappresaglie. <i>Actum ut supra.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note583">
+<p><span class="label"><a href="#tag583">583</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonincontrius</span>, <i>Hist. Sic.</i>, p. 5, dice che Arrigo veramente
+intraprese la spedizione, occupò Aversa, e negli Abruzzi
+giunse fino ad Aquila: ma poichè il Papa ne tace, la cosa
+non può essere vera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note584">
+<p><span class="label"><a href="#tag584">584</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 568, del 17 Dic., a Carlo: <i>Scias fili, quod si potes
+senatum Urbis acquirere ad tempus competens, tolerabimus. — Ep.</i>
+569, dei 19 Dic., di minaccia ad Arrigo. Più energicamente
+gli scrive nell’<i>Ep.</i> 572, dei 28 Dic., e nell’<i>Ep.</i> 573,
+dei 30 Dic.; però ancor sempre colla soprascritta <i>dil. filio
+nob. viro... Senatori Urbis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note585">
+<p><span class="label"><a href="#tag585">585</a>.&#160;&#160;</span>Parecchie volte Clemente si duole che Carlo non
+torni nel regno: massime lo fa ai 25 Marzo (<span class="smcap">Raynald</span>, n. III).
+Avrebbe bastato questa data a convincere lo <span class="smcap">Cherrier</span>
+(IV, 183) che Carlo ai 25 Marzo non era peranco venuto a
+Viterbo. Nell’<i>Ep.</i> 620, dei 12 Aprile, il Papa scrive: <i>Quarta
+feria ante festum pascalis hebdomadae regem laeti suscepimus</i>.
+La Pasqua del 1258 cadde agli 8 Aprile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note586">
+<p><span class="label"><a href="#tag586">586</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1268, n. 4. <i>Cod. Vat. 4957</i>, fol. 98:
+<i>Actum in Palatio nostro Viterbiensi in die Cene Domini,
+Pontif. nri ann. quarto</i>. La Bolla di scomunica contro il senatore
+ed i Romani trovasi nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 21. — Bolla
+da Viterbo, dei 3 Aprile (<span class="smcap">Cherrier</span>, IV, 531), <i>ut pacificum
+urbis statum habeat, et nobis ac nostris fratribus accessus
+pateat ad eamdem, quam nondum visitare potuimus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note587">
+<p><span class="label"><a href="#tag587">587</a>.&#160;&#160;</span><i>Senator — cum Jacobo de Napoliono et Petro de Vico
+et Anibalibus et Pop. Romano prelium incipientes cum ipsis
+qui intraverant, ceperunt et interfecerunt ex ipsis circa M.
+milites</i> (<i>Annales Placentini Gibellini</i>, p. 526).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note588">
+<p><span class="label"><a href="#tag588">588</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 625, dei 17 Aprile. A questa nomina nel 1324
+fe’ ricorso Giovanni XXII nella sua contesa con Luigi il
+Bavaro (<span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur. Anect.</i>, II, 650). Le altre date
+nelle <i>Ep.</i> 620, 630.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note589">
+<p><span class="label"><a href="#tag589">589</a>.&#160;&#160;</span>Addì 14 Maggio ei fa quitanza a Siena di quattromiladuecento
+once d’oro (arch. di Siena, n. 674). Noti sono
+i suoi Diplomi dei 14 Giugno per Pisa (bel documento nell’arch.
+di Firenze) e dei 7 Luglio per Siena (in quell’arch.,
+col suggello in cera conservato a mezzo: v’è scritto sopra
+<span class="smcap lowercase">CHVNRADVS DEI GR</span>...: la figura è coronata e col globo).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note590">
+<p><span class="label"><a href="#tag590">590</a>.&#160;&#160;</span>Ai 27 Maggio 1268 il senatore fa quietanza a Siena
+di duemilacinquecento libbre di provisini: <i>Actum Rome in
+palatio D. Pape prope S. Petrum praesentibus D. Galvagno
+Lancea Fundorum ac Principatus comite. D. Jacobo Napoleonis.
+D. Pandulfo Tedalli. D. Aczone Guidonis Bovis. D.
+Marito Domini Sclacte uberti. Usimbardo notario. Et ego
+Johes Jacobi Interapne</i> (arch. di Siena, n. 875).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note591">
+<p><span class="label"><a href="#tag591">591</a>.&#160;&#160;</span>Ai 15 Luglio scrive ad Assisi: <i>cum eveniat juxta not
+transitus Conradini infra diem Lunae vel diem Martis
+proximum, prout creditur consummandus... Ep.</i> 675.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note592">
+<p><span class="label"><a href="#tag592">592</a>.&#160;&#160;</span><i>Priusquam tamen Urbem Conradinus introeat, ejusdem
+Urbis Populus, qui naturaliter Imperialis existit, adventus
+Conradini diem constituit celebrem et solemnem</i>:
+p. 842.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note593">
+<p><span class="label"><a href="#tag593">593</a>.&#160;&#160;</span>Vivacemente ne lo descrive <span class="smcap">Saba</span>, p. 842: <i>vias medias
+desuper — caris vestibus, et pellis variis velaverunt,
+suspensis ad chordas strophaeis, flectis, dextrocheriis, periscelidibus,
+arbitris, grammatis, armillis, frisiis — bursis
+sericis, cultris tectis de piancavo samito, busso, et purpura</i>...
+Che l’entrata di Corradino avvenisse ai 24 Luglio lo dicono
+gli <i>Annales Placentini Ghibellini</i>, p. 528, che sono bene informati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note594">
+<p><span class="label"><a href="#tag594">594</a>.&#160;&#160;</span>Però <span class="smcap">Saba</span> paragona la Città ad una cortigiana: <i>Quae
+frequenter libertatis antiquae pudicitiam violanda, actu meretricali
+verisimiliter prostans adulterandam cuilibet venienti
+domino impudenter se exhibet</i>: p. 843.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note595">
+<p><span class="label"><a href="#tag595">595</a>.&#160;&#160;</span>Gli <i>Annal. Placentini</i> rendono certa questa data:
+infatti Corradino rimase a Roma ventisei giorni, e tanti ne
+corsero dai 24 di Luglio ai 18 di Agosto. Anche il <i>Chron.
+Jordani</i> (<i>Cod. Vat. 1960</i>, fol. 239) dice: <i>generali collecto
+exercitu XVIII die Aug. de urbe egredientes</i>. Fuor di dubbio
+Corradino dimorò in Laterano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note596">
+<p><span class="label"><a href="#tag596">596</a>.&#160;&#160;</span>Sulla fine del 1267 Corradino lo aveva altresì eletto
+<i>princeps Abrutii</i>. Diploma in appendice al Tom. IV dello
+<span class="smcap">Cherrier</span>: <i>caro de carne nostra, sanguis de sanguine nostro
+et os de ossibus nostris</i>. Così Corrado vi appella il nipote
+illegittimo dell’avo suo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note597">
+<p><span class="label"><a href="#tag597">597</a>.&#160;&#160;</span>Corradino si attendò vicino alla villa <i>Pontium</i>, a cento
+passi da Scurgola; Carlo vicino Alba. <i>Campus Palentinus</i> od
+anche <i>Valentinus</i>, era detto da una chiesa dedicata a san Valentino.
+<span class="smcap">Tolomeo di Lucca</span> e <span class="smcap">Bartolomeo de Neocastro</span>
+appellano la battaglia con nome di Tagliacozzo; gli <i>Ann.
+Placentini</i> con quello di Alba. La relazione di Carlo è data
+<i>in campo Palentino</i>, e nel <i>Reg.</i> 1272 B., n. 14, fol. 214, egli
+scrive all’Abate di Casenove: <i>cum providerimus in loco ubi
+pugna Corradini facta extitit, videlicet prope Castrum Pontis
+monasterium de novo construi</i>. Il <i>Majus Chron. Lemovicense</i>
+(<i>Recueil</i>, XXI, 772) ha questo verso: <i>plana Palentina servant
+ter milia quina</i>. <span class="smcap">Dante</span> (<i>Inferno</i>, c. XXVIII, v. 17-18) dà al
+campo della battaglia il nome che conservo io pure:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i08"> e là da Tagliacozzo,</p>
+<p class="i01">Dove senz’arme vinse il vecchio Alardo.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Peraltro l’ispezione della località mi convinse che la battaglia
+deve essere appellata da Scurgola. Per ciò che riguarda
+ai luoghi vedasi <span class="smcap">Camillo Minieri Ricci</span>, <i>Studî intorno a
+Manfredi</i> ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note598">
+<p><span class="label"><a href="#tag598">598</a>.&#160;&#160;</span>Migliore di tutte è la descrizione che ne dà <span class="smcap">Guglielmo
+Nangis</span>; meno buona quella di <span class="smcap">Saba Malaspina</span>; robustissima
+l’altra del <span class="smcap">Villani</span>. Vedansi oltracciò la <i>Descriptio
+Vict.</i>, il <span class="smcap">Monachus Patavinus</span>, il <span class="smcap">Salimbene, Barthol. de
+Neocastro, Ricobaldo</span>, il <span class="smcap">D’Esclot</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note599">
+<p><span class="label"><a href="#tag599">599</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernardo D’Esclot</span>, <i>Cronaca Catalana</i>, c. 62. Così
+dice eziandio la <i>Cronica rimata</i> di <span class="smcap">Ottocaro</span> (<span class="smcap">Petz</span>, III, 40):
+«Li Tedeschi si sparpagliarono; d’ogni intorno si allietarono
+di ruba e di guadagno.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note600">
+<p><span class="label"><a href="#tag600">600</a>.&#160;&#160;</span><i>Sed frustra intentatur aliquid invito numine superno</i>:
+bella sentenza degli antichi che il guelfo <span class="smcap">Malaspina</span> ripete
+(p. 845).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note601">
+<p><span class="label"><a href="#tag601">601</a>.&#160;&#160;</span><i>Supplico, ut surgens pater et comedens de venatione
+filii sui, exsolvat gratias debitas altissimo.</i> Così scriveva
+un Re al sommo sacerdote della Cristianità: e queste frasi
+empiamente pie saran parute a Viterbo bibliche e belle
+(<span class="smcap">Martene</span>, II, <i>Ep.</i> 690)! Il Papa ricevette il corriere ai 26
+di Agosto (<i>Ep.</i> 693), e tosto scrisse al Comune di Rieti che
+ogni fuggitivo si arrestasse, per temenza che Corradino potesse
+scampare. Ai 24 di Agosto Carlo scrisse a Padova: <i>dat.
+in Campo Palentino prope Albam XXIV Aug. XI Ind.</i> (<span class="smcap">Mur.</span>,
+<i>Antiq.</i>, IV, 1144).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note602">
+<p><span class="label"><a href="#tag602">602</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba</span>, p. 849. Della sua morte tiene nota nel Dic. 1288
+il <i>Memoriale</i> dei Podestà di Reggio. Vi è appellato <i>praefectus
+urbis</i>; e così lo chiama eziandio l’epitaffio dell’arca famigliare
+che è in santa Maria de Gradi a Viterbo (<span class="smcap">Bussi</span>, p. 159
+e App. XXI e XXII; documenti concernenti l’assoluzione e
+il testamento di Pietro). Morendo comandò che il suo corpo
+si facesse in sette brani <i>in detestationem septem criminalium
+vitiorum... Actum Vici in Rocca in camera dicti Testatoris
+(A. 1268. Ind. XII, die VI mensis Decem.)</i>. Secondo
+i <i>Regesti</i> di Carlo (1271 B, n. 10, fol. 159), lasciò due figli
+Pietro e Manfredi e la vedova sua Costanza. Manfredi (nel 1308
+fu prefetto urbano) aveva per fermo ricevuto il suo nome di
+battesimo da re Manfredi. La casa dei Vico risale fino al
+secolo duodecimo, e (omai sul principio del decimoterzo) dall’officio
+della prefettura tenne il nome <i>de Praefectis</i> od anche
+di <i>Praefectani</i>. Innocenzo IV nel 1248 scrive: <i>Praefecto urbis,
+Petro Bonifatii, Amatori quondam Gabrielis de Praefectis,
+dominis de Vico et aliis Praefectanis...</i> (<span class="smcap">Theinee</span>, <i>Cod.
+Dipl</i>., I, n. 233).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note603">
+<p><span class="label"><a href="#tag603">603</a>.&#160;&#160;</span>Gli <i>Ann. Placent.</i> rischiarano di nuova luce la storia
+di Corradino: <i>Qui rex Conradus cum militibus qui secum
+erant ad castrum Vegium se reduxit — et tunc venit Vicoarium
+cum quingintis militibus — intravit Romam die Martis
+XXVIII mensis Augusti</i> (p. 528). Anche il <span class="smcap">D’Esclot</span>,
+c. 62, dice: «Corali con ben cinquecento cavalieri si salvò
+verso Roma». — <i>Vegium</i> è forma volgare. Il <span class="smcap">Corsignani</span>,
+<i>Regia Marsicana</i>, I, 307, 315, dimostra che un Castelvecchio
+esisteva vicino Tagliacozzo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note604">
+<p><span class="label"><a href="#tag604">604</a>.&#160;&#160;</span><i>Latenter ingreditur, mente captus</i>: <span class="smcap">Saba Malaspina</span>,
+p. 850.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note605">
+<p><span class="label"><a href="#tag605">605</a>.&#160;&#160;</span><i>Pars ecclesiae habebat tantum (montem) qui appellatur
+Guastum</i> (che sia un corrotto invece di <i>Lausta, mons Augusti</i>?),
+<i>et pars contraria tenebat Colliseum, et Ysolam S. Petri,
+et castellum Jacobi Napoleoni, et castellum S. Angeli, et
+domum papalem, et domum Stephani Alberti</i> (<i>Ann. Placentini</i>,
+p. 528). Queste preziose notizie sono confermate e illustrate
+da Saba, p. 864, là dove dice che Jacopo Napoleone,
+al tempo di Arrigo senatore, <i>quamdam fortericiam in Campodifiore
+construxerat, quae Arpagata — vocabatur — turres,
+quas Petrus Romani in capite pontium Judaeorum et trans
+Tyberim fecerat</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note606">
+<p><span class="label"><a href="#tag606">606</a>.&#160;&#160;</span>Gli <i>Ann. Placentini</i>, che sono degni di fede ed esatti,
+dicono: <i>Et die Veneris — rex timens de forestatis Rome qui
+intraverant Romam, cum duce Austriae et comite Galvagno,
+et cum militibus qui secum aderant de Roma exiens, equitavit
+ad Castrum Saracenum quod uxor Conradi de Antiocia
+tenebat; et volendo ire in regnum cum duce Austriae, comite
+Galvagno et Alioto</i> (Galeazzo) <i>ejus filio, Napoliono filio Jacobi
+de Napoliono, Rizardo de Anibalibus et parva Theutonicorum
+comitiva, in portu de Sture capti fuerunt per Joannem
+Frangipanem</i>. Corradino per certo s’era spogliato delle
+sue insegne. <i>Corradin se disguisa — et s’en vint à un chattel
+qui siet seur mer</i>... (<i>Croniche di san Dionigi, Recueil</i>,
+XXI, 122).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note607">
+<p><span class="label"><a href="#tag607">607</a>.&#160;&#160;</span>La terra e il fiume, che <span class="smcap">Strabone</span> chiama Στορας
+ποταμος, trassero il nome (così pensa il <span class="smcap">Nibby</span> nell’<i>Analisi</i>)
+dall’uccello astore che è il falcone selvaggio delle Maremme.
+Però Astura è un nome greco antico di città, e forse anche
+qui accenna ad un’immigrazione di Greci. Gli <i>Ann. Placent.</i>,
+p. 529, sanno di una profezia sibillina, che diceva: <i>veniet
+filius aquilae, astur capiet illum</i>. — Anche nell’antichità
+Astura è notata come <i>portus e insula</i>. — Un Diploma di
+Onorio III, fra i possedimenti del convento di sant’Alessio,
+annovera: <i>totum quod vestro monasterio pertinet in Asturia
+et in insula Asturie cum piscationibus, venationibus, naufragiis</i>
+(<span class="smcap">Nerini</span>, p. 233).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note608">
+<p><span class="label"><a href="#tag608">608</a>.&#160;&#160;</span>Saba narra il modo onde furono presi; e parimenti,
+con qualche divario, il <span class="smcap">D’Esclot</span>, c. 63. Nella maggior parte
+delle notizie (<i>Chron. Placent.</i>, <span class="smcap">Saba</span>, <i>Chron. Siciliae</i> nel <span class="smcap">Martene,
+Franc. Pipinus</span>) il traditore si appella Giovanni; ma
+<span class="smcap">Bartolom. de Neocastro</span> lo chiama Jacopo, e dice che nell’anno
+1286 il figlio di lui fu ucciso nell’assedio di Astura.
+Per verità di Astura stessa io trovo un istromento, dove ai 5
+di Ottobre 1287 compare esserne stato signore un Jacopo (<i>auctoritate
+nobil. viror. dominor. dicti Castri scilicet Manuelis,
+Petri et Jacobi Frajapanis</i>... nell’arch. Gaetani di Roma,
+XXXIV, 51); tuttavia, secondo i <i>Regesti</i> di Carlo, il traditore
+dev’essersi appellato Giovanni. Infatti nel 1289 viene
+nomato così un Frangipane, i cui servigi un tempo Carlo I
+aveva compensato con donativi di beni: però suo figlio vi è
+chiamato <i>Michael Frajapanis fil. quond. Johannis</i> (<i>Regesti</i>
+1272 E, fol. 173) (a).
+</p>
+
+<p>
+(a) Nel mese di Gennaio 1874 il Demanio stava per vendere la
+torre di Astura, quando in favore di quel monumento memorabile
+per tanti casi si frappose l’illustre Autore di questa Storia, mettendolo
+con istanze premurose sotto la protezione del principe Umberto
+e del Minghetti presidente dei Ministri: ed essi per ora ne
+fecero inibire la vendita. (N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note609">
+<p><span class="label"><a href="#tag609">609</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba</span>, p. 851: <i>ad quoddam castrum de prope forte
+transvexit</i>. Di vicino non v’è che il castel Nettuno, sul mare,
+ma senza porto; e San Pietro in Formis è situato fra terra, e
+perciò era più adatto a quella bisogna. <span class="smcap">Saba</span> dice: <i>angitur
+ergo in castris et angustiatur obsidione nautarum</i>. Nessun
+Cronista del resto fa menzione di cotali particolarità.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note610">
+<p><span class="label"><a href="#tag610">610</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Chron. Imp.</i> (Laurenziana, Plut. XXI, 5) vuole aonestare
+il tradimento: <i>mandatum implevit, quamvis dolens hoc
+faceret, eo quod avus Conradini eum militem fecerat</i>. Basti
+sapere che egli, quantunque fosse vassallo del Papa, non consegnò
+Corradino al Cardinale, e più tardi ricevette ricompensa
+da Carlo. E il <span class="smcap">Monaco di Padova</span> dice chiaramente:
+<i>incidit in manus quorundam civium Romanorum, qui pro
+immensa pecuniae quantitate ipsum Regi — tradiderunt</i>
+(p. 730).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note611">
+<p><span class="label"><a href="#tag611">611</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba</span>, p. 851. <i>Memoriale Pot. Reg.</i>, p. 1127:... <i>deductus
+fuit ad Pellaestrinum in carceribus</i>. Gli <i>Ann. Placentini:
+ducti sunt in Prinistinum in fortia Johis de Collumpna</i>.
+Il <span class="smcap">Salimbene</span> (p. 218): <i>ductus ad Palestrinam</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note612">
+<p><span class="label"><a href="#tag612">612</a>.&#160;&#160;</span>Ai 14 di Settembre il Papa scrive di avere udito dal
+cardinale Giordano <i>quod — rex — Corradinum et ducem Austrie,
+Galvanum et Galiotum ejus filium cum Henrico quond.
+Senatore urbis et Conrado de Antiochia tenet carceri mancipatos;
+et jam rex ipse Penestram venerat</i> (<i>Ep.</i> 695). Cronisti
+italiani e francesi narrano che Arrigo fosse preso a
+Monte Cassino oppure a San Salvatore vicino Rieti: però
+stando ai <i>Reg. Caroli I 1307 B</i>, p. 240 (or perduti) la cosa
+avvenne come si racconta nel testo; e così dichiara il <span class="smcap">Davanzati</span>
+(<i>Dissert.</i>, p. 18), che è degno di fede.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note613">
+<p><span class="label"><a href="#tag613">613</a>.&#160;&#160;</span>Lo <span class="smcap">Cherrier</span>, seguendo il <span class="smcap">Salimbene</span> e il <i>Memor.
+Potest. Reg.</i>, crede che Galvano fosse giustiziato a Roma;
+ma è un errore: gli <i>Annal. Placentini</i> dicono che ciò avvenisse
+a Palestrina; il <i>Chron. Cavense</i> (<i>Mon. Germ.</i>, V, 194)
+a <i>Genazanum</i> vicino Palestrina. Ai 12 di Settembre Carlo
+scrive al Re di Francia che prigionieri erano Galvano, i suoi
+due figli ecc., e pone la sua lettera (nel <span class="smcap">Rymer</span>, p. 477)
+in data da Genazzano (<i>Guazani</i>). Poco dopo, da Roma, scrive
+alla città di Lucca: <i>Conradinum — Henricum — ac ducem
+Austrie, Galvanum Lancie, ejusque filium jam in capitali
+sententia condempnatos</i>. Questo <i>condempnatos</i> io non posso
+riferire ad altri che a Galvano ed a suo figlio, nè credo significare
+che fosse stata già proferita sentenza anche contro Corradino,
+come reputa il <span class="smcap">Minieri Ricci</span>, secondo le notizie di
+<span class="smcap">Ricobaldo</span> e del <span class="smcap">D’Esclot</span> affermando (pag. 57 in nota) che
+Galvano fosse giustiziato più tardi a Napoli. Coll’esecuzione
+della sentenza di Galvano, Carlo fece intendere ai giudici
+quel che voleva che pronunciassero per riguardo anche a
+Corradino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note614">
+<p><span class="label"><a href="#tag614">614</a>.&#160;&#160;</span><i>In Senatorem urbis sumus assumpti</i>: così scrive ormai
+ai 12 di Settembre, al Re di Francia. — <i>Nos in Senatorem
+urbis sumus perpetuo ad vitam assumpti, manentes in urbe</i>,
+scrive a Lucca (Cod. della bibl. Angelica di Roma, D. 8, 17);
+lettera senza data, spacciata appena che fu giunto a Roma:
+e questo avvenne dopo il supplizio di Galvano... <i>quo facto
+idem Dom. Rex contulit se ad Urbem</i> (<i>Chron. Cavense</i>).
+In una lettera del 1278 egli conta l’êra del suo officio senatorio
+decenne a incominciare dai 16 di Settembre; ma di ciò diremo
+più tardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note615">
+<p><span class="label"><a href="#tag615">615</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia al <span class="smcap">Villani</span> (VII, 29), il Frangipane n’ebbe
+in dono Pilosa, terra posta fra Napoli e Benevento; stando ai
+<i>Reg. Caroli I</i>, n. 1722, lit. E, fol. 173, n’ebbe <i>medietatem
+baronie Feniculi — propter grata servitia et accepta</i>. Su
+ciò vedasi <span class="smcap">Biagio Aldimari</span>, <i>Historia della fam. Carafa</i>,
+Napoli 1691, II, 262. — Del Registro delle donazioni di Carlo
+I l’archivio di Napoli possiede soltanto il <i>Liber Donationum</i>
+1269, n. 7, il quale completa un compendio che si
+conserva in Vaticano (<i>Cod. Regin. 378</i>, fol. 302 segg.). Ne
+cito nomi de’ soli Romani: <i>Pandulfus Petri Pandulfi de
+Grassis de Urbe habet in donum Castrum Petrelle — Riccardus
+fil. quond. Petri Anibaldi de Roma... medietatem terrae
+Anglonae, quae fuit Burelli de Anglone</i> (barone trucidato
+dai soldati di Manfredi) — <i>Adenulfus fil. Joannis Comitis
+Romanor. Proconsulis... castrum Limosani — Jacobus Cancellarius
+urbis, Cincius de Cancellario et Joannes de Cancellario...
+baronia quae dicitur Francisca</i> (vicino Aversa) — <i>Gregorius
+fil. quond. Francisci de Piperno, qui Franciscus
+mortuus est in Campo Palentino contra Conradinum...
+Castrum Brocci — Petrus de Columna habet restitutionem
+castri Sambuci — Anibaldus de Transmundo de Roma...
+Montem Sanum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note616">
+<p><span class="label"><a href="#tag616">616</a>.&#160;&#160;</span>Lettera a Lucca: <i>compositis per dies aliquot urbis
+negotiis in regnum nostrum protinus prodituri ad cunctorum
+proditorum exterminium et ruinam</i>. Narra il <span class="smcap">Saint Priest</span> che
+Corradino fosse fatto vedere incatenato per Roma; ma è una
+favola come tanti altri errori di quell’Autore: io noto e passo.
+Ai 28 Sett. Carlo era ancora in Campidoglio, poichè ei vi
+nominava Notto Salimbeni di Siena a vicario di San Quirico
+e di Orgia: <i>actum Rome in Arce Capitolii a. D. 1268 men.
+Sept. XXVIII die ejusdem m. Ind. XII Regni vero nri a. IV
+Feliciter. Amen. Rat. per manum Roberti de Baro Regni Sicilie
+prothonotarii</i> (archiv. di Siena, n. 877). Roberto fu il
+giudice o piuttosto l’assassino di Corradino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note617">
+<p><span class="label"><a href="#tag617">617</a>.&#160;&#160;</span>Una figlia di Corrado era sposata con Ottaviano da
+Brunforte, che nel 1297 fu vicario di Bonifacio VIII a Todi:
+così rilevo dagli <i>Annali di Todi</i> (mscr.) del <span class="smcap">Petti</span>. Un decreto
+di Roberto di Napoli, senatore di Roma, dato da Napoli
+ai 5 Marzo 1327, denota <i>Philippus de Antiochia</i> come <i>S. R.
+Eccl. rebellis notorius</i> e invasore della <i>Rocca de Canterano</i>
+vicino Subiaco (arch. Gaetani, Cap. I, 74). Nel 1363 compare
+un <i>Manfredus de Antiochia</i> nel testamento di <i>Jacob. fil.
+Francisci de Ursinis de Campofloris et de Vicovario</i> (nell’<span class="smcap">Adinolfi</span>,
+<i>La Portica</i>, p. 262). Oltracciò un contratto dei 17
+Ott. 1377 parla del <i>magnific. et potens vir Corradus de Antiochia
+comes dominus Castri Pilii Anagnin. dioces.</i> (arch.
+Colonna, XIV, 250). Ancora nell’anno 1407 un <i>Corradinus de
+Antiochia</i> fu giustiziato a Roma come ribelle insieme con
+altri baroni. Vedasi con quanta religione questa famiglia
+conservasse gli antichi nomi della casa Hohenstaufen. Il registro
+delle Abbadesse del convento di san Silvestro in Capite
+a Roma (si conserva in quell’arch.) ricorda all’a. 1417
+come abbadessa una Giovanna di Antiochia. Ed ancora
+nel 1484 trovo un <i>Conradinus de Antiochia civis Romanus
+da Notarius Reformator. studii Almae Urbis</i> (nel <span class="smcap">Renazzi</span>,
+<i>Storia dell’Università di Roma</i>, I, 287). La famiglia possedeva
+un palazzo nella regione di santo Eustachio. Stando al
+<span class="smcap">Corsignani</span>, <i>Regia Marsicana</i>, I, 208, le arche della famiglia
+<i>ex stirpe regia Antiochena</i> esistevano in Sambuci. Gli Antiochesi
+erano padroni di Anticoli, dove vuolsi che il loro casato
+declinato in povertà duri ancora sotto nome di Corradi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note618">
+<p><span class="label"><a href="#tag618">618</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Que per valor et per noble coratge</i></p>
+<p class="i01"><i>Mantenia ’N Enricx l’onrat linhatge</i></p>
+<p class="i01"><i>De Colradi ab honrat vattalatge;</i></p>
+<p class="i01"><i>E ’l reys ’N Anfos, ab son noble barutage</i></p>
+<p class="i09"> <i>Que a cor ric</i></p>
+<p class="i01"><i>Deu demandar tost son frair EN Enric.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<span class="smcap">Paulet de Marseille</span>, nel <span class="smcap">Rainouard</span>, <i>Choix det Poésies
+originales des Trobadours</i>, vol. IV, p. 65, 72). Le <i>Croniche
+di san Dionigi</i> (<i>Recueil</i>, t. XXI) narrano che Carlo facesse
+vedere per il paese Arrigo chiuso in una gabbia; ma son
+fole. Nel <i>Reg. Caroli</i> 1269 B, fol. 120, è raccolta una lettera
+di Carlo a Jacopo di Aragona, dove il primo respinge la instanza
+con cui Jacopo gli aveva chiesto che liberasse Arrigo:
+<i>dat. in obsidione Luceriae XIII Julii XII Ind.</i> (1269): fu
+già stampata dal <span class="smcap">Davanzati</span> e dal <span class="smcap">Ricci</span>. Nel 1286, a sua
+preghiera, Onorio IV lo sciolse della scomunica (<span class="smcap">Raynald</span>,
+n. 20). Si fa menzione di Arrigo prigioniero per l’ultima
+volta nel 1290: poi silenzio sepolcrale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note619">
+<p><span class="label"><a href="#tag619">619</a>.&#160;&#160;</span>Ci si concederà di supporlo, se fuvvi chi credette al
+<span class="smcap">Villani</span> là dove dice che Clemente IV ebbe una visione della
+vittoria di Tagliacozzo. L’<span class="smcap">Amari</span>, <i>Vespro Sicil.</i>, I, c. 3, pensa
+che il Pontefice abbia voluto la morte di Corradino. Sulla sua
+morte, sul suo testamento ecc. si consultino le note opere,
+massime il <span class="smcap">Jager</span>, <i>St. di Corrado II</i>, Norimberga 1787. Pare
+che a Luceria sorgesse un falso Corradino: vedi la <i>Notice
+sur un Manuscript de l’abbaye des Dunes par M.</i> <span class="smcap">Kervyn de
+Lettenhove</span> nei <i>Mémoires de l’Académie de Bruxelles</i>, XXV,
+p. 16. Gli <i>Annali Placent.</i> dicono che fosse un figlio naturale
+di Corrado (p. 536).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note620">
+<p><span class="label"><a href="#tag620">620</a>.&#160;&#160;</span><i>De cujus morte tota dolet Germania</i>: <span class="smcap">Ellenhardi</span>
+<i>Chron., M. Germ.</i>, XVII, 122. <i>Conradinus iste pulcherrimus,
+ut Absalon, consilio papae ob invidiam Theutonici nominis — crudeliter
+decollatur: Ann. breves Wormatienses</i>, ibid., p. 76.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note621">
+<p><span class="label"><a href="#tag621">621</a>.&#160;&#160;</span>Sopravvissero agli Hohenstaufen molte cose: la cultura
+cui eglino ebbero dato potente impulso; la grande dottrina
+della separazione della podestà civile da quella ecclesiastica
+che eglino scrissero a impresa sulla loro bandiera (fu ed è
+ancora il vero principio ghibellino, intorno cui fino a questi
+nostri giorni si svolse la vita intiera d’Europa): l’idea finalmente
+della monarchia politica che strettamente si associa
+con quell’altra dottrina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note622">
+<p><span class="label"><a href="#tag622">622</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba</span>, IV, c. 17. Ecco la serie dei prosenatori, secondo
+il <span class="smcap">Vitale</span>: Jacopo Cantelmi, fino al 1269; <i>Petrus de Summaroso</i>,
+1270; Bernardo <i>de Bautio</i>, 1271; Rogero di san Severino,
+conte de’ Marsi, 1272; Bernardo <i>de Baiano</i>, 1272-1274;
+Pandolfo <i>de Fasanella</i>, 1275; Guglielmo <i>de Barris</i>, 1276; Giovanni
+<i>de Fossames</i>, siniscalco di Vermandois, dal 1277 fino al
+Sett. 1278. — Per l’anno 1274, io aggiungo: <i>Nicolasus de Riso
+regius in urbe vicarius</i> (istrom. nell’arch. di san Silvestro
+in Capite, <i>dat. A. 1274 Ind. II m. Aprilis die XIX</i>). — E per
+l’anno 1277: <i>Henricus de Caprosia</i>, nominato ai 12 Ottobre;
+dopo di lui, ai 18 Dic. 1277, fu eletto Giov. <i>de Fossames</i>
+(<i>Reg. Caroli I</i>, 1278, D. n. 32, fol. 288, 291). — Pandolfo Fasanella
+è il noto ribelle contro di Federico II; prima di lui
+Carlo aveva mandato a Roma, da maresciallo Tommaso di
+Fasanella. Un epitaffio in Araceli dice: <i>Hic Jacet D. Thomasus
+D. Fasanella Olim Marescalcus Urbis Dni Regis Karoli
+Tempore Dni Comitis Rogerii D. Sco Severino Vicarii</i>
+(<span class="smcap">Casimiro</span>, p. 247, e <span class="smcap">Forcella</span>, <i>Iscrizioni delle Chiese di
+Roma</i>, I, 117).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note623">
+<p><span class="label"><a href="#tag623">623</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap lowercase">CAROLVS REX SENATOR VRBIS</span>. Figura del leone con
+sopra un giglio. Dall’altro lato, Roma coronata colla scritta:
+<span class="smcap lowercase">ROMA. CAPVT. MVNDI. S. P. Q. R.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note624">
+<p><span class="label"><a href="#tag624">624</a>.&#160;&#160;</span>Sopra monete senatorie della fine del secolo decimoterzo
+havvi anche Roma seduta sopra un trono a bracciuoli,
+con ornati di teste di leone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note625">
+<p><span class="label"><a href="#tag625">625</a>.&#160;&#160;</span>Cedendo alle instanze del cardinale Riccardo Anibaldi
+accordò amnistia a Riccardello suo nipote che s’era
+impadronito di Ariano di sotto all’Algido: <span class="smcap">Saba Malaspina</span>,
+p. 864. — Nel <i>Reg.</i> 1271, B. n. 10, fol. 159 segg., sono registrati
+alcuni decreti per ristoro de’ danni, e sono promulgati
+da Roma, dagli 11 ai 17 di Aprile. Agli 8 di Marzo 1271 Carlo
+spaccia alcune scritture da Roma; ai 17 Marzo da Viterbo.
+Sui primi di Aprile era tornato a Roma, dove si fermò fin
+verso ai 20 di quel mese. Ai 21 scrisse da Sculcola, e riprese
+la via per il campo di battaglia di Tagliacozzo, dove edificò
+un convento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note626">
+<p><span class="label"><a href="#tag626">626</a>.&#160;&#160;</span>Lettera raccolta nel <span class="smcap">Bussi</span>, p. 411; e i Cardinali vi
+pongono questa data: <i>Viterbii in Palatio discooperto Episcopatus
+Viterbientis VII Id. Junii A. 1270 Ap. Sed. Vac.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note627">
+<p><span class="label"><a href="#tag627">627</a>.&#160;&#160;</span>Guido fu vicario in Toscana dopo il 1270. — Ai 23 di
+Marzo 1270, da Capua, Carlo scrive al prosenatore Pietro de
+Sammaroso, che mandi Guido in Tuscia con quell’officio, e
+che nel suo passaggio per le terre romane lo ponga al securo
+dalle insidie di Angelo Capocci: <i>Reg. Caroli</i>, 1269, D. fol. 248.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note628">
+<p><span class="label"><a href="#tag628">628</a>.&#160;&#160;</span>L’assassinio avvenne poco tempo prima dei 13 Marzo
+1271, poichè in quel giorno 13, da Viterbo, Carlo notifica
+a tutti gli officiali posti da Guido in Toscana, di avervi nominato
+a vicario generale Enrico conte di Vaudemont e di
+Ariano, <i>amoto exinde Guidone de Monteforti suis culpis exigentibus:
+Reg. Caroli I</i>, 1271, B. n. 10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note629">
+<p><span class="label"><a href="#tag629">629</a>.&#160;&#160;</span><i>Liber Donationum</i>, 1269, n. 7, fol. 93: arch. di Stato
+di Napoli. Carlo si accontentò di incamerare i feudi dell’uccisore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note630">
+<p><span class="label"><a href="#tag630">630</a>.&#160;&#160;</span><i>Dil. filio nob. viro Guidoni de Monteforti Capitaneo
+exercitus Rom. Ecclesiae</i>: così scrive Martino IV. Il Continuatore
+di <span class="smcap">Math. Paris</span> dice pianamente: <i>occiditur in ultionem
+viriliter paternae mortis</i> (p. 678, ed. Parigi 1644).
+<span class="smcap">Benvenuto da Imola</span>, <i>Commentar.</i>, p. 1050, lo chiama <i>vir
+alti cordis — magnae probitatis</i>. Solamente nel 1273, allorchè
+il principe Edoardo tornando dalla Crociata passò per Italia,
+il Papa scomunicò Guido e lo confinò in una fortezza. Il <span class="smcap">Raynald</span>
+(a. 1273, n. 43) non si vergognò di lodare Guido e di
+portarlo a magnifico esempio, come quegli che chinò il capo
+alle censure ecclesiastiche: <i>Sprevitque generose corporis servitutem,
+ut animam e vinculis anathematis vindicaret. Qua in re
+praeclarum habet demissionis Christianae ac formidandarum
+ecclesiasticarum censurarum posteritas exemplum, a quo plures
+tutatis nostrae principes descrivere</i>. Vedi in che si faccia
+consistere la morale! Chi legge ed ha sentimento generoso
+ne sentirà nausea e sprezzo. E <span class="smcap">Dante</span>, che fu uomo giusto,
+vide l’anima di Guido allo Inferno:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> colui fesse in grembo a Dio</p>
+<p class="i01">Lo cor che ’n sul Tamigi ancor si cola.</p>
+<p class="i06"> (<i>Inferno</i>, c. XII, v. 119, 120.)</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note631">
+<p><span class="label"><a href="#tag631">631</a>.&#160;&#160;</span>La sua prima enciclica è data ai 29 di Marzo, da
+Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note632">
+<p><span class="label"><a href="#tag632">632</a>.&#160;&#160;</span>Non aveva che quarantasette anni. Lo si seppellì con
+onori degni di re. Il suo epitaffio che leggesi a Bologna è
+di tempo moderno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note633">
+<p><span class="label"><a href="#tag633">633</a>.&#160;&#160;</span>Lettera indiritta a lui, dei 16 Sett. 1272: nel <span class="smcap">Raynald</span>,
+n. 33.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note634">
+<p><span class="label"><a href="#tag634">634</a>.&#160;&#160;</span><i>Formidavimus conscendere tante speculam dignitatis,
+quodam nimirum attoniti tremore et stupore</i>: così scrive Rodolfo
+al Pontefice, nell’Ott. 1273 (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 383).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note635">
+<p><span class="label"><a href="#tag635">635</a>.&#160;&#160;</span><i>In vobis anchora spei nostre totaliter collocata, sanctitatis
+vestre pedibus provolvimur, supplicando rogantes...
+Placeat vestre, quaesumus, sanctitati, nos imperialis fastigii
+diademate gratiosius insignire</i>; nella lettera detta di sopra.
+Vedi anche le altre umilmente scritte negli anni 1274 e 1275
+(<span class="smcap">Cenni</span>, <i>Monum.</i>, II, 320 e 342). Rodolfo adoperò pel primo
+la formula <i>pedum oscula beatorum</i>, come facevano il Re vassallo
+di Sicilia, e il mendico Baldovino ex-imperatore. La
+formula di devozione usata anteriormente era soltanto quella
+di <i>filialem dilectionem et debitam in Christo reverentiam</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note636">
+<p><span class="label"><a href="#tag636">636</a>.&#160;&#160;</span>Lettera di Engelberto, dei 24 Ott. 1273: <i>Mon. Germ.</i>,
+IV, 393.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note637">
+<p><span class="label"><a href="#tag637">637</a>.&#160;&#160;</span>Da Orvieto, agli 11 Luglio 1272, promulga un Breve
+con cui affida il reggimento di Todi a suo nipote, <i>Vicecomes
+de Vicecomitibus</i>, rettore del <i>Patrimonium</i> (archiv.
+di san Fortunato di Todi, <i>Reg. Vet.</i>, fol. 68). Da Orvieto,
+ai 23 Luglio 1272, comandò a Rainero suo vicario in Roma
+di proteggere Terracina, Piperno, Sezza e Aquaputrida dalle
+intrusioni del prosenatore che ne aveva chiesto pagamento
+di imposte e missione di legati che assistessero ai giuochi
+(<i>certum comitivam ad Urbem transmitterent causa Ludi de
+Testacio vulgariter nuncupati, qui in dicta Urbe annis singulis
+exercetur</i>): pergam. con bolla di piombo, nell’archiv.
+Gaetani, XLV, n. 6.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note638">
+<p><span class="label"><a href="#tag638">638</a>.&#160;&#160;</span>La Costituzione di Gregorio X fu stampata nel <i>Ceremoniale
+continens ritus Electionis Rom. Pont. Gregorii P. XV
+jussu editum</i> (Roma 1724, p. 6). Essa tiene dietro alle note
+Costituzioni di Nicolò II (a. 1059) e di Alessandro III (a. 1180):
+<i>Unum conclave, nullo intermedio pariete seu alio velamine,
+omnes habitent in communi; quod — claudatur undique</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note639">
+<p><span class="label"><a href="#tag639">639</a>.&#160;&#160;</span>Gli atti del Concilio lionese dei 6 Giugno 1274 sono
+registrati nei <i>Mon. Germ.</i>, IV, 394, e (con intercalati Diplomi
+di Federico II) nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 330. — Lettere del Papa
+a Rodolfo ed a’ principi dell’Impero, ibid., n. 332. Ai 26 di
+Settembre, Gregorio X. riconobbe publicamente Rodolfo. Il
+Papa caldamente lo favoriva.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note640">
+<p><span class="label"><a href="#tag640">640</a>.&#160;&#160;</span><i>Sacerdotium et Imperium non multo differre merito
+sapientia civilis asseruit, siquidem illa, tamquam maxima
+dona Dei a celesti collata clementia, principii conjungit
+idemptitas — alterum videlicet spiritualibus ministret, reliquum
+vero presit humanis — — — qui ecclesiastica tabernacula
+gerunt, summa esse cura solliciti, omni debent ope satagere,
+ut Reges ceterique catholici principes debite polleant
+integritate potentie, status sui plenitudine integrentur</i>...
+dato da Lione, ai 15 Febb. 1275 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 336). Nella
+stessa lettera invita Rodolfo che venga a coronarsi nel dì 1
+di Novembre. In quel medesimo giorno lo esorta affinchè nel
+Maggio mandi un esercito in Lombardia: ibid., n. 338, 339.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note641">
+<p><span class="label"><a href="#tag641">641</a>.&#160;&#160;</span>Eglino stessi chiamano il Papa <i>luminare majus</i>, e
+l’Imperatore <i>luminare minus — hic est qui materialem gladium
+ad ipsius nutum excutit et convertit</i> (Conferma del Dipl.
+di Rodolfo nel Settembre del 1279: <i>Mon. Germ.</i>, IV, 421).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note642">
+<p><span class="label"><a href="#tag642">642</a>.&#160;&#160;</span>Gli atti promulgati da Losanna <i>Ego Rodulphus</i>, e <i>Ab
+eo solo per quem reges regnant</i>, sono raccolti nei <i>Mon. Germ.</i>
+IV, 403. Rodolfo vi usa con molta deferenza della parola <i>Beneficia</i>,
+che al tempo del Barbarossa aveva sollevato tante
+tempeste.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note643">
+<p><span class="label"><a href="#tag643">643</a>.&#160;&#160;</span>Innocenzo V a Carlo, lettera data dal Laterano, ai 2
+Marzo 1276. E l’altra lettera a Rodolfo, dei 17 di Marzo
+(<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 349).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note644">
+<p><span class="label"><a href="#tag644">644</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 871.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note645">
+<p><span class="label"><a href="#tag645">645</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernh. Guidonis</span>, p. 606; e quasi vi concorda il <i>Memoriale
+Potest. Reg.</i> p. 1141. Attingono entrambi da <span class="smcap">Martinus
+Polonus</span>, sempliciotto che dice: <i>Joannes Papa, magus, in
+omnibus disciplinis instructus, religiosis infestus, contemnens
+decreta concilii generalis</i>. Nel <span class="smcap">Köhler</span>, <i>Notizia completa su
+papa Giovanni XXI</i> (Gottinga 1760), trovasi detto delle opere
+che a questo Papa vennero attribuite. Avrebbe dovuto appellarsi
+Giovanni XX, ma allora credevasi ancora alla esistenza
+della papessa Giovanna, e perciò chiamossi Giovanni
+XXI (<span class="smcap">Ciacconius</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note646">
+<p><span class="label"><a href="#tag646">646</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernhardus Guidonis</span>, p. 606: <i>De cujus morte modicum
+Ecclesiae damnum fuit, quia licet scientia physicali
+et naturali multum esset repletus, tamen discretione et sensu
+naturali multum erat vacuus</i>. Vuolsi che Giovanni avesse la
+previsione del futuro, e che scorgesse la sua propria persona
+ridente in quella camera da lui edificata: certo che un’indole
+strana dovette essere la sua. Anch’egli ammonì Rodolfo di
+non venire in Italia, se prima non avesse consegnato la Romagna:
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 353. E anch’egli confermò il decreto
+di Adriano V che abolì la legge del Conclave: <span class="smcap">Raynald</span> ad
+a. 1276, n. 27.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note647">
+<p><span class="label"><a href="#tag647">647</a>.&#160;&#160;</span>Ai 27 Luglio 1277 scrissero a Rodolfo, pregandolo di
+non venire in Italia se prima non avesse dato adempimento
+ai trattati: <span class="smcap">Raynald</span>, n. 48, e <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 355.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note648">
+<p><span class="label"><a href="#tag648">648</a>.&#160;&#160;</span><i>Argus et argutus in ecclesia Dei</i>: così, ancora da
+cardinale, lo chiama <span class="smcap">Saba Malaspina</span>, p. 872. Sua madre
+fu Perna Gaetani da cui trasse il suo nome.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note649">
+<p><span class="label"><a href="#tag649">649</a>.&#160;&#160;</span>Infondata è l’opinione di <span class="smcap">Joh. Victoriensis</span>, il quale
+dice che a Losanna Rodolfo ricusasse di venirsi a coronare,
+com’era stato invitato, <i>quia Romam vix aliquis priscorum
+venerit sine humani effusione sanguinis, nec coronam adeptus
+fuerit propter obsistentiam Romanorum</i> (<span class="smcap">Böhmer</span>, <i>Fontes</i>,
+I, 307). — Leggasi la lettera di querimonia che i Pisani scrissero
+a Rodolfo nel 1274 (<span class="smcap">Cenni</span>, <i>Mon.</i>, II, 330): <i>Ecce provincia
+Thusciae — jacet in universitate schismatum lacerata
+bellis et plusquam civilibus laceratur — Guelfus persequitur
+Ghibellinum, filii fiunt exules</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note650">
+<p><span class="label"><a href="#tag650">650</a>.&#160;&#160;</span>La ratifica data da Vienna, ai 14 Febb. 1279, e gli
+atti dei 19 Genn. e dei 4 Maggio 1278, sono registrati nel
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 387. L’Archivista pontificio trasse dagli originali
+tutti i documenti che vi sono relativi, ed essi formano
+la parte più preziosa del primo volume del suo Codice diplomatico,
+dal n. 358 in giù. Rodolfo s’impegnava di promulgare
+un Diploma con bolla d’oro quando fosse coronato;
+e questo andò a monte. Invece i Principi dell’Impero, nel
+Sett. 1279, confermarono i suoi atti: <i>Mon. Germ.</i>, IV, 421;
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 393.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note651">
+<p><span class="label"><a href="#tag651">651</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 368, 388.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note652">
+<p><span class="label"><a href="#tag652">652</a>.&#160;&#160;</span><i>Ipsa quidem civitas inter alias Ytalicas speciali prerogativa
+fecunda viros eminentis scientiae, viros alti consilii,
+viros prepollentes dignitatibus et virtutibus precellentes
+solet ab antiquo propagatione quasi naturali producere, ipsa
+veluti fons irriguus scientiarum dulcedinem scaturit</i>: questo
+elogio Nicolò III fece di Bologna (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 389).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note653">
+<p><span class="label"><a href="#tag653">653</a>.&#160;&#160;</span>Lettere del Papa alle città romagnuole e alcuni atti
+di dedizione di quelle trovansi registrati nel <span class="smcap">Theiner</span>, I,
+n. 365 sgg. Al n. 374 havvi la nomina di <i>Bertoldus de Filiis
+Ursi a Rector totius prov. Romaniole, civitatis Bononiensis
+etc.</i>, ed è data da Viterbo, ai 24 Sett. 1278. — Al
+n. 374 si dánno istruzioni ai legati ed al rettore sul modo con
+cui devano comportarsi. — Però Bologna con suoi <i>Syndici</i>
+conservò solennemente tutti i diritti, i privilegî e le libertà
+spettanti alla città. Il documento dei 29 Luglio 1278, compilato
+a Viterbo, si custodisce nell’arch. di Bologna, <i>Reg.
+Nov.</i>, f. 383, con altre ripetute proteste della città. Questi atti
+mancano nel <i>Codex Diplomaticus</i> del <span class="smcap">Theiner</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note654">
+<p><span class="label"><a href="#tag654">654</a>.&#160;&#160;</span>Nel Sett 1278: <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 375.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note655">
+<p><span class="label"><a href="#tag655">655</a>.&#160;&#160;</span>Carlo si spogliò dell’officio ai 24 Sett. 1278. Il suo
+ultimo vicario in Toscana fu Raimondo de <i>Poncellis</i> (<span class="smcap">Theiner</span>,
+I, 372). Ai 5 Genn. 1281 Rodolfo nominò due vicarî
+imperiali per la Toscana (<span class="smcap">Böhmer</span>, 104).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note656">
+<p><span class="label"><a href="#tag656">656</a>.&#160;&#160;</span>I Regesti di Carlo, che si conservano nell’arch. di
+Stato di Napoli (Vol. 31, 1278, D), contengono molte scritture
+indiritte agli officiali del Campidoglio, le quali sfuggirono
+all’attenzione del <span class="smcap">Vitale</span>. La prima è data ai 2 Aprile
+1278, <i>apud Turrim S. Herasmi prope Capuam</i>; indi Carlo
+scrive da Roma, dagli 8 di Maggio ai 15 di Giugno. Addì 18
+Giugno tornando a casa sua, ei venne sul campo di battaglia
+di Scurgola (ovvero di Tagliacozzo). — Ed al Papa scrisse:
+<i>Et cum XVI die m. Septembris proximo futuri dictum decennium
+finiatur... regimen... dimittam. Dat. Rome apud S.
+Petrum A. 1278 die XXIV m. Maii VI Ind.</i> (<i>Cod. Vat. 3980,
+Ep.</i> 32, fol. 132 a: questo pregevolissimo Codice contiene i
+Regesti di Nicolò III).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note657">
+<p><span class="label"><a href="#tag657">657</a>.&#160;&#160;</span>Il mandato, dato da Viterbo, ai 27 Luglio 1278, è nel
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 370: <i>Alme Urbis gesta magnifica resonant et
+acta testantur, quod ipsa Urbs dignitatum immensitate precellens
+est et dicitur caput orbis: ibique Deus omnipotens
+Ecclesiam suam fundari voluit et Romano titulo nominari</i>...
+Gli ultimi officiali di Carlo in Roma furono Giovanni <i>de
+Fossames</i> siniscalco di Vermandois e prosenatore, Ugo di
+Besançon cameriere, e Rogero de Ars maresciallo (Dai Regesti
+conservati nell’arch. di Stato di Napoli).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note658">
+<p><span class="label"><a href="#tag658">658</a>.&#160;&#160;</span>Le istruzioni, che nel <span class="smcap">Theiner</span> mancano, trovansi nel
+<i>Cod. Vat. 3980</i>, registrate come <i>Ep.</i> XV, da Viterbo, ai 3
+Agosto 1278: <i>Non enim intendimus quod iidem nostri processus
+tales existant, quod ex eis posset convici vel adverti,
+quod de ipsa electione nos intromittere quoquomodo velimus,
+vel super hoc aliquod jus seu possessionem accipere vel — vendicare.
+Nam ob id possit tunc nos magnum scandalum
+populi formidari</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note659">
+<p><span class="label"><a href="#tag659">659</a>.&#160;&#160;</span><i>Quin magis ipsa Petri sedes in Romano jam proprio
+solio collocata libertate plena in suis agendis per omnia potiretur,
+nec ulli subesset homini, que ore divino cunctis dinoscitur
+esse prelata.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note660">
+<p><span class="label"><a href="#tag660">660</a>.&#160;&#160;</span><i>Fratres ipsos nullus saecularis potestatis metus exterreat,
+nullus temporalis furor absorbeat, nullus eis terror
+immineat — Romani Pontificis Vicarii Dei... electi et
+eorundem Cardinalium promotio in omni libertate procedant.</i>
+Le quante volte dal 1859 in giù non si ripeterono questi
+istessi argomenti, per sostenere la necessità che il dominio
+pontificio continuasse su di Roma!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note661">
+<p><span class="label"><a href="#tag661">661</a>.&#160;&#160;</span>Costit. <i>Fundamenta militantis ecclesiae</i>, da Viterbo
+ai <i>XV Kal. Aug. Pont. nri a. I</i>: per completo è stampata
+nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 371.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note662">
+<p><span class="label"><a href="#tag662">662</a>.&#160;&#160;</span>In questo senso dicono le <i>Vitae</i> del Papa: <i>A pop.
+Rom. in senatorem eligitur ad vitam</i>. Ed egli scrive ai Romani,
+da Viterbo, ai 24 Sett. 1279: <i>Nobis dispositionem vestri
+regiminis quoad vixerimus commisistis, volentes spiritualiter
+et temporaliter illius ducatu dirigi, quem ipse Deus Urbis
+patrem instituit sub imposito vobis jugo Apostol. servitutis</i>.
+Già il <span class="smcap">Muratori</span> ed il <span class="smcap">Garampi</span> dimostrarono essere un errore
+la notizia del <span class="smcap">Bonincontrius</span>, VI, p. 30: <i>Qui solus officium
+senatoris Romae administravit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note663">
+<p><span class="label"><a href="#tag663">663</a>.&#160;&#160;</span><i>Scriptum est Johi. de Fossames Senescallo, Viromandie
+Vicario, et Magistro Hugoni de Bisuntio camerario in
+urbe... Postulacioni vestre tam super castris et fortelitiis
+quam super captivis — in Capitolio respondentes fidelitati
+vestre precipimus quatenus recipientes roccam seu castrum
+Rispampani a Stephano de Tolona castellano dicti castri — tam — castrum
+praedictum quam cuncta alia castra et fortelicias
+urbis in urbe vel extra urbem posita quae sunt
+hactenus ratione Senatorie urbis pro parte nostre celsitudinis
+custodita, adveniente termino resignationis regiminis urbis
+quem vos scitis — — illi vel illis cui Populo Romano placuerit
+liberare debeatis et etiam assignare... Dat. apud
+Lacum pensilem penultimus Aug.</i> (<i>Reg. Caroli I</i>, 1278, D.
+n. 31). Non vi fece osservazione il <span class="smcap">Vitale</span>, che a questo punto
+corre troppo celeremente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note664">
+<p><span class="label"><a href="#tag664">664</a>.&#160;&#160;</span><i>Papa posuit pro se senatorem in Urbe ad suam voluntatem
+unum suum parentem</i> (<i>Annales Placentini Gibellini</i>,
+p. 571). Nelle Decretali della città di Todi notasi, omai al 1
+Settembre 1278, <i>Matheus Rubeus</i> come senatore. <i>A. 1278
+Ind. VI m. Sept. die I... Hic est liber reformationum communis
+Tuderti factus — potestarie tempore Ill. et magnif.
+viri D. Matthei Rubei de filiis Ursi — Nic. P. III fratris
+alme Urbis Rome Senatoris et Tudertinorum Potestatis.</i> Ma
+giusta la lettera di Carlo (dei 30 Agosto) il Re, al 1 Settembre,
+non poteva avere di già deposto il suo officio; tuttavia
+Matteo sarà stato fin da allora designato senatore. Ancora
+ai 5 Sett. 1279 trovasi in carica <i>D. Matheus Rubeus de fil.
+Ursi Alme Urbis Senator Ill. et Dei gr. potestas Tudertinus</i>
+(arch. di Todi, <i>Reg. vetus</i>, fol. 68).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note665">
+<p><span class="label"><a href="#tag665">665</a>.&#160;&#160;</span>Dal mscr. del <span class="smcap">Panvinio</span>, <i>de Gente Sabella</i>, il <span class="smcap">Vitale</span>
+(p. 179) trae le lettere del Pontefice onde sono nominati a
+senatori Giov. Colonna e Pandolfo Savelli, per un anno, a
+cominciare dal 1 Ott. 1279: sono date da Viterbo, ai 24 Sett.,
+a. II. Ed egli ne cava anche la nota formula del giuramento:
+<i>Ego N. Senator.</i> — La lettera del Papa alla città di Roma incomincia:
+<i>Infra Urbis moenia degit populus ingens et sublimis</i>.
+Qui per la prima volta i Pontefici parlano a Roma con
+fraseologia da imperatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note666">
+<p><span class="label"><a href="#tag666">666</a>.&#160;&#160;</span><i>Mon. Germ.</i>, IV, 423.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note667">
+<p><span class="label"><a href="#tag667">667</a>.&#160;&#160;</span><i>Aedificavit enim Sion in sanguinibus</i>: <span class="smcap">Salimbene</span>,
+<i>Chron.</i>, p. 55. — <i>Nimis fuit amator suorum</i>: <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>,
+XXIII, c. 31. — <span class="smcap">Dante</span>, (<i>Inferno</i>, c. XIX, v. 70-72)
+trova papa Orsini fra i Simoniaci, e gli fa dire:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">E veramente fui figliuol dell’orsa,</p>
+<p class="i02"> Cupido sì per avanzar gli orsatti,</p>
+<p class="i02"> Che su l’avere, e qui me misi in borsa.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note668">
+<p><span class="label"><a href="#tag668">668</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, ibid, c. 31.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note669">
+<p><span class="label"><a href="#tag669">669</a>.&#160;&#160;</span>Con Viterbo aveva conchiuso un patto per il soggiorno
+della Curia. Promise il Comune (per ogni volta che
+quella vi avesse tenuto residenza) di lasciar libera azione ai
+giudici degli eretici, di allestire in modo conveniente il palazzo,
+di dar libera dimora ai Cardinali ed alla gente di corte,
+di porre in officio soltanto magistrati devoti alla Chiesa, di
+mantenere a buoni patti i curiali, di cacciare mezzani e meretrici:
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 359, dei 20 Maggio 1278. — Per quel
+che riguarda Soriano, vedansi <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, c. 31 e <span class="smcap">Franc.
+Pipinus</span>, p. 724.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note670">
+<p><span class="label"><a href="#tag670">670</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Nicol. III</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, III, I, p. 608). La istessa
+notizia con migliori lezioni trovasi registrata nella <i>Descriptio
+Victor.</i>, p. 850 e nel Chron. <span class="smcap">Guill. Nangis</span>, ad a. 1280. I due
+Senatori, <i>P. de Comite e G. Domini Bertoldi de Filiis Ursi</i>
+compaiono in un documento dei 21 Nov. 1280, dalla S. M. in
+via Lata: è raccolto nel <span class="smcap">Brugiotti</span>, <i>Epitome Juris Viarum</i>,
+Roma 1664, p. 33, n. 48.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note671">
+<p><span class="label"><a href="#tag671">671</a>.&#160;&#160;</span>Intorno a questo avvenimento vedansi la lettera di
+Onorio IV, nel <span class="smcap">Raynald</span>, 1281, n. 2, e il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Jordani</span>
+nel <span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, 1012.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note672">
+<p><span class="label"><a href="#tag672">672</a>.&#160;&#160;</span>Vedansi le sue lettere ai Romani ed a Carlo nel <span class="smcap">Martene</span>,
+<i>Vet. Mor.</i>, II, 1280, 1284.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note673">
+<p><span class="label"><a href="#tag673">673</a>.&#160;&#160;</span><i>Domino Martino pp. IV non ratione papatus vel pontificalis
+dignitatis, sed ratione sue persone, que de nobili
+prosapia traxit originem — plenarie commiserunt regimen
+Senatus Urbis ejusque territorii et districtus toto tempore vite
+sue, et — potestatem regendi — Urbem, ejusque — districtum
+per se, vel per alium seu alios, instituendi seu ponendi Senatorem,
+vel Senatores.</i> — Atto compilato in Campidoglio <i>die
+lune X Martii IX Ind.</i>, inserito nella Bolla dei 29 Aprile:
+<span class="smcap">Vitale</span>, <i>App.</i>, p. 592 e <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 395.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note674">
+<p><span class="label"><a href="#tag674">674</a>.&#160;&#160;</span><i>Nosque nostris adjiciens laboribus, ut eorum discrimina
+vitarentur, electioni, translationi, commissionis et potestatis
+dationi predictis consensum praestitimus cum multa
+instantia postulatum</i>: Bolla dei 29 Aprile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note675">
+<p><span class="label"><a href="#tag675">675</a>.&#160;&#160;</span>Nella sopraddetta Bolla di Martino a Carlo, <i>dat. apud
+Urbem veterem III Kal. Maji Pont. nri a. I</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note676">
+<p><span class="label"><a href="#tag676">676</a>.&#160;&#160;</span>Come tali son noti Filippo de Lavena, Guglielmo
+L’Estendard, Goffredo de Dragona. Ai 13 Luglio 1282 il
+Lavena trovavasi a campo innanzi a Corneto, e a lui vennero
+ambasciatori di Perugia: docum. nel <span class="smcap">Coppi</span>, <i>Dissert.
+della Pontif. Acad. Rom.</i>, XV, 261.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note677">
+<p><span class="label"><a href="#tag677">677</a>.&#160;&#160;</span>Vedine il documento nel <span class="smcap">Vitale</span>, in una lettera di
+Carlo al L’Estendard, p. 188. A carte 192 trovansi nominati
+i castellani urbani <i>castrorum Pespansan et Civitatis vetule</i>,
+ed il primo nome non è che un corrotto di Rispampano. I
+vigili delle torri appellavansi <i>Turrerii</i>. — In città parecchie,
+per esempio a Firenze, mantenevansi allora dei leoni a spese
+del municipio: <i>custodem Leonis unum</i> (<span class="smcap">Ferrante della
+Marra</span>, <i>Discorsi delle famiglie ecc.</i>, Napoli 1641, p. 147).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note678">
+<p><span class="label"><a href="#tag678">678</a>.&#160;&#160;</span>Il nome ora è scritto Epa, ora più rettamente Appia,
+com’è sempre nei <i>Regesti</i> di Carlo. Nell’arch. di Bologna
+(Reg. Nov., fol. 377 e segg.) trovansi gli Editti che egli promulgò
+ai 13 Febbraio 1283, da Imola, per la Romagna: sono
+sei pagine di pergamena in folio grande. Contengono leggi
+severe sulle immunità delle chiese, sugli eretici, sui rei di
+tradimento. <i>Premisse constitutiones fuerunt promulgate in
+pleno et generali parlamento praelatorum, comitum, baronum,
+potestatum, ambaxatorum civitatum et locorum et nobilium
+provintie romagnole et pleno arengo congregato. In civitate
+Ymole in pallatio communis per magnif. et nob. virum Johem
+de Appia tocius provintie Romagnole civitatis bonon.,
+comitatus bretenorii et pertinentiarum eorundem per S. R. E.
+comttem et generalem rectorem. Et praesentibus venerabil.
+patre D. fratre bonefatio archiep. Ravennat. D. Guillo Duranti
+Dni ppe vicario. Dno Guidone Epo Arimin. D. Synibaldo
+Epo Imolen. D. Malatesta de Verucio pot. Arimin...
+sub anno D. 1283 die 13 Febr. Ind. XI pont. Dni Martini
+PP. IV.</i> Così nel detto Libro di documenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note679">
+<p><span class="label"><a href="#tag679">679</a>.&#160;&#160;</span>Ed or Manfredi e Corradino furono vendicati. <i>In vero
+Nerone neronior, et crudelior Saracenis, innocentem agnum
+in tuo reclusum carcere mortis judicio subjecisti</i>... bella
+lettera di Pietro a Carlo, nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Thesaur.</i>, III, p. 32.
+<i>Auro ebrius alter Crassus</i>: così i Palermitani chiamano Carlo
+nella loro lettera a Martino IV (ibid., p. 36).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note680">
+<p><span class="label"><a href="#tag680">680</a>.&#160;&#160;</span>Quei cittadini ebbero perfino l’ardire di rappresentare
+lui ed i Cardinali con dei fantocci di paglia vestiti di porpora,
+e di abbruciarli in publico: primo esempio che nelle
+storie io trovi registrato di questa bizzarra foggia di giustizia
+popolare.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note681">
+<p><span class="label"><a href="#tag681">681</a>.&#160;&#160;</span>Martino IV predilesse Montefiascone, e da lui ebbe
+origine quella rocca e quella residenza pontificia: <span class="smcap">Villani</span>,
+VI, c. 58.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note682">
+<p><span class="label"><a href="#tag682">682</a>.&#160;&#160;</span>Addì 15 Ott. 1284, da Perugia, il Pontefice scrive al
+Rettore della Campania: <i>Conrado de Antiochia — cum quibusdam
+perditionis filiis partes ipsius regni invadere per
+castrum Celle temere attentante, tu una cum dilecto filio viro
+Stephano de Genazano... eos... debellasti</i>: <span class="smcap">Raynald</span>, n. 15.
+Ed ivi, a. 1285, n. 9, havvi una lettera del Papa ai cittadini
+di Andria. — Nella Campagna si ribellò Adinolfo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note683">
+<p><span class="label"><a href="#tag683">683</a>.&#160;&#160;</span>Dell’assalto del Campidoglio parlano gli <i>Annales Placentini
+Gibellini</i>, p. 577; e la <i>Vita Martini</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, III, 609):
+<i>Johem Cinthi fratrem D. Latini, tunc Hostiens. Ep. in Capitaneum
+urbis et Reipublicae defensorem invocaverunt</i>. Il
+registro Capitolino scrive erroneamente <i>Johes Turcus Malabranca</i>.
+Trovo <i>Johannes Cinthii</i> e la sua famiglia in un atto
+di compravendita (deriva dalla S. Maria in via Lata), dei 12
+Marzo 1286, dove compare la <i>Domina Angela de Paparescis</i>
+da <i>uxor nob. viri Dni. Johis Cinthii Malabrance</i> (<i>Mscr.
+Vat. 8044</i>). Erra il <span class="smcap">Villani</span>, VII, c. 54, allorchè alla famiglia
+del cardinale Latino dà nome di Brancaleoni anzi che di Malabranca.
+Per parte di sorella il Cardinale era nipote di Nicolò
+III, e suo padre era un Malabranca. Intorno a lui vedansi
+i <span class="smcap">Quetif</span> ed <span class="smcap">Echard</span>, <i>Scriptores Ordinis Praedicator.</i>,
+T. I, 436.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note684">
+<p><span class="label"><a href="#tag684">684</a>.&#160;&#160;</span><i>Concedimus vobis vicarium, vel vicarios et camerarium — Joannes
+Cinthii sicut capitaneus super grassiae facto dumtaxat</i>
+(così si ripristinò l’officio dei <i>praefectus annonae</i>). — <i>Tolerabimus — volentes — experimento
+probare, an expediat
+vobis in posterum, quod remaneant artium capita</i>: Martino
+ai Romani, da Orvieto, ai 30 Aprile 1284, nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 17.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note685">
+<p><span class="label"><a href="#tag685">685</a>.&#160;&#160;</span>La narrazione di questi fatti trovasi in <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>,
+<i>Hist. Eccl.</i>, XXIV, c. I.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note686">
+<p><span class="label"><a href="#tag686">686</a>.&#160;&#160;</span><i>Romani ad mandatum D. Papae reversi susceperunt
+vice D. Pape duos vicarios Senatoriae, vid. Hanibaldum Petri
+Hanibaldi, et Pandulfum de Sabello, sub quorum regimine
+quieti fuerunt</i>: <i>Vita Martini</i>, p. 610.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note687">
+<p><span class="label"><a href="#tag687">687</a>.&#160;&#160;</span> Vuolsi che morisse per l’ingordigia delle grasse anguille
+del lago di Bolsena. <i>Nutriri quidem faciebat eas in lacte
+et submergi in vino. Unde quidam huic rei alludere volens ait</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Gaudeant anguillae, quod mortuus est homo ille,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Qui quasi morte reas excoriebat eas.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="smcap">Franc. Pipin.</span>, p. 726. — <span class="smcap">Benvenuto da Imola</span> nel suo <i>Commentario
+su Dante</i>, p. 1224 (riferendosi al passo: «e purga
+per digiuno le anguille di Bolsena»), dice: <i>Nec minus bene
+bibebat cum illis, quia anguilla vult notare in vino in ventre</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note688">
+<p><span class="label"><a href="#tag688">688</a>.&#160;&#160;</span>Sulla nomina del Montfort vedasi la lettera del Papa,
+da Orvieto, ai <i>V Id. Maji a. III</i>, nel <span class="smcap">Duchesne</span>, V, 886, ed
+altresì i <i>Gesta Philippi III per</i> <span class="smcap">Guil. de Nangis</span> nel <i>Recueil.</i>
+XX, 524. Poco dopo il Montfort fu preso dall’ammiraglio
+siciliano, e morì in carcere. Sua figlia Anastasia aveva sposato
+Romanello Gentile Orsini; e per lei venne Nola in potere
+degli Orsini. La sua famosa madre Margherita ereditò Pitigliano
+e Soana dagli Aldobrandi; e questi possedimenti
+caddero anch’essi in mano degli Orsini. Ella aveva sposato
+la sua maggiore figliuola Tommasia, nata da Guido, con
+Pietro de Vico (figlio del noto nobiluomo di pari nome), prefetto
+della Città nel 1295; ed il matrimonio era avvenuto
+contro il volere di Guido. Tommasia, che non aveva peranco
+dieciott’anni, reclamò come primogenita il suo retaggio paterno
+contro Romanello Orsini (arch. di Stato di Napoli, <i>Reg.
+Caroli II</i>, 1294, C. 65, fol. 145 segg).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note689">
+<p><span class="label"><a href="#tag689">689</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="5"><b>Haymericus de Sabello.</b></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="4" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl"><b>Honorius III.</b></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl">Suo fratello forse chiamato <b>Lucas</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"><b>Lucas</b>, senatore, † 1266, sposato a Giovanna Aldobrandesca, sepolto in Araceli.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="w5 bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Honorius IV.</b></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Johannes</b>, podestà di Orvieto, † prima del 1279.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="w5 bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Lucas.</b></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Pandulphus</b>, senatore, † 1306, sepolto in Araceli.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Jacobus</b>, senatore.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Andrea</b>, femmina.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Mabilia</b>, sposa ad Agapito Colonna, sepolta in Araceli.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"><b>Thomas</b> card. di s. Sabina.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+(Dalla <i>Storia</i> (mscr.) <i>dei Savelli</i> compilata dal <span class="smcap">Panvinio</span>; dal
+<span class="smcap">Ratti</span>, <i>Storia della famiglia Sforza</i>, t. II, e dalle iscrizioni
+delle tombe famigliari).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note690">
+<p><span class="label"><a href="#tag690">690</a>.&#160;&#160;</span>Ai 13 Febbraio 1285 si parla di <i>Pandulfus de Sabello
+et Anibaldus D. Transmundi Alme Urbis illustres Senatores</i>:
+documento esistente nell’importante archiv. comunale di Aspra
+nella Sabina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note691">
+<p><span class="label"><a href="#tag691">691</a>.&#160;&#160;</span>Nel palazzo comunale di Todi, dove fu podestà nel 1267,
+esiste ancora una lunga iscrizione a onor suo: le fanno contorno
+gli stemmi dei Savelli:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Anxia civilis varia in discrimina belli,</i></p>
+<p class="i01"><i>Urbs ego clara Tuder ad te, Pandulphe Savelli,</i></p>
+<p class="i01"><i>Moribus et genere mihi dux, paterque, potestas,</i></p>
+<p class="i01"><i>Ex attavis ducibus romano sanguine natus</i></p>
+<p class="i01"><i>Genti nostrali pacem das</i>.........</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Fu stampata con qualche scorrezione nella <i>Storia di Todi</i>
+del <span class="smcap">Leoni</span> (p. 320), che sventuratamente rimase incompiuta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note692">
+<p><span class="label"><a href="#tag692">692</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Barthol. de Neocastro</span>, c. 102, 103. Astura continuò
+ad esistere, ma il Comune si vendette a’ Frangipani.
+Ai 5 Ottobre 1287 fu stipulato il contratto di vendita del
+<i>Populus Castri Asturae congregatus per commune in platea
+dicti castri... auct. dnorum dci castri scil. Manuelis, Petri
+et Jacobi Frajapan. et Jannonis vicecomitis dci castri...
+actum in dco Castro Asture in logia seu statio Dominor. ante
+Eccliam S. Nicoli</i> (arch. Gaetani, XXXIV, 51). — I Frangipani
+vendettero una metà di Astura a Pietro Gaetani per
+trentamila fiorini; e quest’ultimo, ai 7 Febb. 1304, la rivendette
+a <i>Petrus Landulfi Frajapane</i>. Eccone i confini: <i>ab uno
+lat. est mons Circegi</i> (Capo di Circe). <i>Ab alio Lacus Soresci et
+Crapolace et lacus Foliani. Ab alio tenimentum Castri Concarum.
+Ab alio tenim. Castri S. Petri in Formis. Ab alio est
+ten. Castri Noctuni</i> (ibid. n. XXXIV, 54). — Indi, ai 12 Febbraio
+1304 la gente di Astura giura a Pietro Frangipane il
+<i>ligium homagium</i>, ed in prova di tradizione del possesso i
+procuratori gli mettono in mano della sabbia del mare (<i>de
+arena maris</i>). Il lungo registro dei giuranti dimostra che la
+terra era ancora assai popolosa, laddove oggidì è scomparsa
+senza lasciare traccia di sè.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note693">
+<p><span class="label"><a href="#tag693">693</a>.&#160;&#160;</span>Testamento dei 24 Febb. 1279, nel <span class="smcap">Ratti</span>, <i>Fam. Sforza</i>,
+II, 302. Giusta quel documento, i Savelli possedevano Albano,
+<i>Castrum Savelli</i>, <i>Castrum Leonis</i>, Gandolfo, <i>castr.
+Fajole</i>, Rignano, Cersano, Turrita, <i>Palumbaria, castr. Scrofani,
+Mons Viridis</i>. Il testamento è ratificato addì 5 Luglio
+1285 <i>in castro Palumbariae in Palacio Arcis ejusd. castri</i>.
+Di case e di torri nella Città si fa cenno nominatamente per
+quelle <i>in monte de Sasso, et in alio monte posito supra marmoratam</i>
+(Aventino). Il <span class="smcap">Martinelli</span> (<i>Roma ex ethnica sacra</i>,
+p. 83) reputa che il <i>Mons de Sasso</i> sia monte Giordano: però
+io ne dubito assai.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note694">
+<p><span class="label"><a href="#tag694">694</a>.&#160;&#160;</span>Così fece Terracina con Nicolò IV (<span class="smcap">Contatore</span>, p. 206);
+ed egli vi nominò a podestà Ottaviano de Brunforte, rettore
+della Campagna. Parimenti anche Ascoli conferì a quel Papa
+il rettorato a vita (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 47).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note695">
+<p><span class="label"><a href="#tag695">695</a>.&#160;&#160;</span>Esempî se ne hanno, al tempo di Nicolò IV, nel <span class="smcap">Theiner</span>,
+I, n. 480 e segg., specialmente per le città della Marca.
+Certo che la giurisdizione del Podestà trovava delle limitazioni
+per ragione del foro ecclesiastico e dell’appello ai legati.
+In riconoscimento del diritto di eleggersi il Podestà, le
+città di media grandezza pagavano annualmente alla Chiesa
+dalle trenta alle centocinquanta lire ravennati (n. 482). Le
+imposte che si pagavano alla Chiesa erano tenui. La entrata
+di un anno (dal 1290 al 1291) che essa ricavò pel ducato di
+Spoleto ammontò a 7760 fiorini d’oro, 41 solidi e 4 denari:
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, p. 321.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note696">
+<p><span class="label"><a href="#tag696">696</a>.&#160;&#160;</span><i>Annal. Colmar. major.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVII): <i>A. 1289:
+Papa Nicol. expellitur de Roma — Rome pars pape a Romanis
+ejicitur, et ex utraque parte plus quam quingenti
+numero perierunt.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note697">
+<p><span class="label"><a href="#tag697">697</a>.&#160;&#160;</span>Il docum. ne è nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1289, n. 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note698">
+<p><span class="label"><a href="#tag698">698</a>.&#160;&#160;</span>Elesse a cardinale anche un Orsini (Napoleone), ma
+solo perchè era imparentato coi Colonna, e, dice il <span class="smcap">Villani</span>
+(VII, c. 119), «per partire gli Orsini».</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note699">
+<p><span class="label"><a href="#tag699">699</a>.&#160;&#160;</span>Stefano Colonna entrò ai 12 Dic. 1289 in Rimini, dove
+allora avvenne la tragedia di Francesca (<span class="smcap">Hieron. Rubeus</span>,
+<i>Vita Nicolai IV</i>, p. 90); nel Nov. 1290 fu fatto prigioniero,
+e soltanto ai 24 Genn. 1291 posto in libertà: <span class="smcap">Tonnini</span>, <i>Rimini</i>,
+III, 155. — <span class="smcap">Franc. Pipini</span> <i>Chron.</i>, p. 733. — <span class="smcap">Petri
+Cantinelli</span>, <i>Chron.</i>, p. 282. — Gli <i>Ann. Caesenat.</i>, <span class="smcap">Mur.</span> XIV,
+p. 1107, pongono ai 13 Nov. il giorno della sua carcerazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note700">
+<p><span class="label"><a href="#tag700">700</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla di nomina del Vescovo è promulgata da
+Orvieto, ai 22 Dic. 1290. Vi è detto: <i>Cum autem — nuper
+nob. vir Stephanus de Colompna cui regimen provintie Romaniole — duximus
+comitendum, hiis diebus ad civitatem
+Ravenne accedens, pro ipsius — statu ad pacem — reducendo
+ab Eustachio et Lamberto de Polenta — proditionaliter — captus
+fuerit et adhuc detineatur carceri mancipatus</i> (arch. di
+Bologna, <i>Reg. Nov.</i>, fol. 393).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note701">
+<p><span class="label"><a href="#tag701">701</a>.&#160;&#160;</span>Bertoldo era senatore nel Dic. 1288, ed ancora durava
+in officio nel Maggio 1289: lo si desume da pergamene
+esistenti nell’archiv. di Bologna (vol. in foglio grande, che
+contiene convenzioni conchiuse da Bologna con altre città,
+dall’anno 1226 venendo in giù). Nel docum. n. 32 (è un istromento
+stipulato a Roma nel palazzo dei Quattro Coronati) Bertoldo
+fa quietanza a Bologna per ristoro di danni; e vi si
+dice: <i>In nom. Dom. Am. Anno ej. 1289 Ind. II Pont. D. Nicolai
+PP. IV a. I die XII m. Febr. In presentia reverend. patris
+D. Benedicti S. Nicolai in Carcere Tulliano Diacon. Cardis,
+auditoris a D. PP. specialiter deputati, et arbitri in omnib.
+causis... quae olim vertebantur inter magnif. et nob. vir.
+D. Bertoldum de filiis Ursi Romanor. Procons. nunc alme
+Urbis senatorem</i>. Il <i>laudum</i> del cardinale Benedetto (n. 52),
+che è dato ai 17 Dic. 1288, chiama fin da allora Bertoldo
+<i>nunc alme Urbis Sen.</i> Da ciò io stabilisco questa data senatoria.
+Ed ormai ai 14 Ott. 1288, in un doc. da Corneto (nel
+<span class="smcap">Coppi</span>, <i>Diss. della Pontif. Acad. Rom.</i>, XV, p. 267) si dice:
+<i>Domini Brectuldi et Dom. Riccardi de Militiis Senatoris
+Urbis.</i> — Ai 26 Sett. 1288 senatori erano <i>Ursus de filiis Ursi
+et Nicolaus de Comite</i> (ibid.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note702">
+<p><span class="label"><a href="#tag702">702</a>.&#160;&#160;</span>Nel Sett. 1290 ei lo era di certo, giusta la lettera
+del Papa data da Orvieto, ai 27 Sett. 1290: <i>dilecto fil. nob.
+vir. Joanni de Columna Senatori Urbis</i> (nel <span class="smcap">Contatore</span>,
+p. 207). Il proemio che dice <i>dudum tibi scripsimus</i>, dimostra
+che Giovanni era senatore da lungo tempo prima. Però al 1
+Genn. 1290 facevano da senatori <i>Nicolaus de Comite</i> e <i>Lucas
+de Sabello</i> (nel <span class="smcap">Coppi</span>, come sopra).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note703">
+<p><span class="label"><a href="#tag703">703</a>.&#160;&#160;</span>Notizia ne dà il solo <i>Chron. Parm.</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 819):
+<i>Eo anno</i> (1290) <i>Romani fecerunt D. Jacobum de Columna eor.
+Dominum et per Romam duxerunt eum super currum more
+Imperatorum, et vocabant eum Caesarem.</i> La <i>Cronica</i> scambia
+Jacopo con Giovanni Colonna. Giovanni fu tenuto in grande
+onore da Carlo II, che ai 26 Marzo 1294 investì i suoi figli,
+Agapito, Stefano e Giovanni di feudi nel reame. Diè loro
+<i>Manopellum, Toccum, Casale Comitis etc.</i>, e fecelo per l’amicizia
+in cui teneva il loro padre e il cardinale Jacopo loro
+zio. Vedine l’istromento dato da Perugia (archiv. Colonna,
+Armar. I, Fascic. I, n. 5).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note704">
+<p><span class="label"><a href="#tag704">704</a>.&#160;&#160;</span>Docum. tratto dall’arch. di Viterbo, e stampato dall’<span class="smcap">Orioli</span>
+nel <i>Giorn. Arcad.</i>, vol. 137, p. 201. I Viterbesi giurano
+<i>vassallagium et fidelitatem Senatori Populoque Romano</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note705">
+<p><span class="label"><a href="#tag705">705</a>.&#160;&#160;</span>Il libello aveva per titolo <i>Initium malorum</i>: vedi
+<span class="smcap">Franc. Pipin.</span>, <i>Chron.</i>, p. 727.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note706">
+<p><span class="label"><a href="#tag706">706</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Vitale</span> nota che, ai 29 Maggio 1291, Giovanni Colonna
+e Pandolfo compaiono in un istromento da san Lorenzo
+in Panisperna, ma non ne riporta il documento. Erra quello
+scrittore allorchè per riguardo a Pandolfo si riferisce agli Statuti
+dei mercanti: io ve ne trovai registrato il nome per la
+prima volta solamente ai 12 Giugno 1297. — All’anno 1292
+la <i>Cronica Parmense</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 823) dice: <i>Duo Senatores facti
+fuerunt Romae, unus quorum fuit D. Stephanus de Columna,
+et alius quidam nepos D. Mathei Cardinalis</i>. — Ai 10 Maggio
+1292, <i>Stephanus de Columnensibus, et Matheus D. Raynaldi
+de filiis Ursi</i> sottoscrivono un istromento di pace per
+Corneto: <i>Codex Margarita Cornetana</i>, copia Vat. 7931, p. 174.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note707">
+<p><span class="label"><a href="#tag707">707</a>.&#160;&#160;</span>I sei romani furono: Latino Malabranca Orsini di
+Ostia, <i>Matheus Rubeus</i> Orsini di S. M. <i>in Porticu</i>, Napoleone
+Orsini di S. Adriano, Jacopo Colonna di S. M. <i>in Via Lata</i>,
+Pietro Colonna di S. Eustachio, Giovanni Boccamazi di Tuscolo.
+I quattro italiani: Benedetto da Anagni, cardinale di
+san Martino; Gerardo Bianchi parmense, vescovo della Sabina;
+Matteo di Aquasparta da Todi, vescovo di Porto;
+Pietro Peregrossi milanese, cardinale di S. Marco. I due francesi:
+Ugo di S. Sabina, Giovanni Cholet di S. Cecilia. Di
+tedeschi nel Collegio cardinalizio non ve n’era pur uno;
+esso era divenuto privilegio dei romaneschi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note708">
+<p><span class="label"><a href="#tag708">708</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Vitale</span>, per questa età, manca di ragione critica:
+unica fonte, e spesso pare un geroglifico, è la <i>Vita Coelestini
+V</i> scritta in versi da <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, figlio di
+Pietro senatore (<span class="smcap">Mur.</span>, III, 621). Una glossa dell’Autore dichiara
+che senatore fosse Agapito (p. 621, n. 33). Nel <span class="smcap">Vitale</span>
+(che segue il <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Saggi di osserv. sul valore delle antiche
+monete pontificie</i>, App. n. 32) per l’anno 1293 figurano
+come senatori <i>Matheus Rainaldi</i> Orsini e <i>Riccardus Tebaldi</i>.
+Dall’Ott. 1293 in poi furonlo quelli che nel testo nominammo.
+<i>Petrus Stefani</i> era stato nel 1280 podestà di Firenze,
+quando il cardinale Latino vi pose pace fra Guelfi e Ghibellini
+(istromento dei 18 Genn. 1280, nel <i>Cod. Riccardian.</i>,
+n. 1878, p. 349). Il suo nome completo è <i>Petrus Stephani
+Rainerii</i>: così egli appella sè stesso da senatore (quando ne
+tenne l’officio insieme con Odone <i>de S. Eustachio</i>) ai 12 Maggio
+1294, in un docum., di cui trassi copia nell’arch. di Aspra.
+È la <i>reaffidatio</i> che abitatori di quel Comune conchiudono
+coi due senatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note709">
+<p><span class="label"><a href="#tag709">709</a>.&#160;&#160;</span>Come la andasse a Roma in quel tempo cel fanno
+noto gli <i>Ann. di Colmar: circa pasca</i> (1294) <i>quidam de progenie
+Ursina in Eccl. B. Petri peregrinos undecim occiderunt</i>
+(<i>Mon. Germ.</i>, XVII, 221).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note710">
+<p><span class="label"><a href="#tag710">710</a>.&#160;&#160;</span>Con un Diploma dei 31 Luglio 1294, dato da Aquila,
+Carlo II tolse sotto la sua protezione il <i>monasterium S. Spiritus
+de Murrono situm prope Sulmonam</i> (<i>Reg. Caroli II</i>,
+1293, 1294 A. n. 63, fol. 213).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note711">
+<p><span class="label"><a href="#tag711">711</a>.&#160;&#160;</span><i>Et vir dei exutam cucullam ad solis radium in aere
+suspendit, non aliter quam suo imperio</i>: bella la fantasia del
+Biografo di quel Santo! (<i>Max. Bibl. Veterum Patrum</i>, volume
+XXV, 760).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note712">
+<p><span class="label"><a href="#tag712">712</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i04"> <i>nudare caput, genibusque profusi</i></p>
+<p class="i01"><i>In facies cecidere suas: quibus hic viceversa</i></p>
+<p class="i01"><i>Procubuit terra.</i></p>
+<p class="i08"> (<i>Opus Metricum</i>, p. 629.)</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note713">
+<p><span class="label"><a href="#tag713">713</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Petrarca</span> narra che tentasse di fuggire (<i>Vita Solitaria</i>,
+II, c. 18); però <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Post morulam Senior: Missis sermonibus, inquit</i>—&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Papatus accepto gradum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+I legati gli baciarono i calzari, <i>chiffonibus oscula figunt — villosis</i>:
+probabilmente saranno stati della foggia usata dai
+ciocciari odierni; sandali di pelle d’asino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note714">
+<p><span class="label"><a href="#tag714">714</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Intumidus vilem Murro conscendit asellum,</i></p>
+<p class="i01"><i>Regum fraena manu dextra laevaque regente</i>&nbsp;—</p>
+<p class="i10"> (<i>Opus Metricum.</i>)</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note715">
+<p><span class="label"><a href="#tag715">715</a>.&#160;&#160;</span>Carlo partì di Perugia sulla fine del Marzo, e per
+Aquila andò a Napoli; ai 22 Luglio fu a Sulmona, e dai 28
+di quel mese fino ai 6 Ott. dimorò ad Aquila (arch. regio
+di Napoli, <i>Reg. Caroli II</i>, 1294, B. n. 65).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note716">
+<p><span class="label"><a href="#tag716">716</a>.&#160;&#160;</span>Il celebre cardinale morì ai 10 Agosto 1294. La data
+ne è notata nella <i>Cronica</i> (mscr.) di un Domenicano, che si
+custodisce nella bibl. Podiana a Perugia. Egli si aveva edificato
+un bel palagio a Roma, vicino san Michele (<i>Frisonum</i>)
+nel <i>Porticus</i> del Vaticano, ridosso al <i>Palatiolus</i> e ad una
+vecchia muraglia <i>qui fuisse dicitur de Palatio Neroniano</i>.
+Vedi la Bolla di Onorio IV, a. 1287, nel <i>Bullar. Vatican.</i>,
+I, 209, e il frammento del testamento del Cardinale, p. 223.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note717">
+<p><span class="label"><a href="#tag717">717</a>.&#160;&#160;</span><i>Fueruntque in sua coronatione plusquam CC millia
+hominum et ego interfui</i>: <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, XXIV,
+c. 29. — <span class="smcap">Cirillo</span>, <i>Annali della città dell’Aquila</i>, Roma 1570,
+p. 14.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note718">
+<p><span class="label"><a href="#tag718">718</a>.&#160;&#160;</span><i>Multa (fecit) ne dixerim inepta</i>... <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>,
+p. 616; e vedine il giudizio ch’ei ne dà nell’<i>Opus
+Metricum</i>, e l’altro di <span class="smcap">Ptol. Luc.</span> (c. 33) che fu testimonio di
+veduta: <i>Cardinales mordaciter infestant, quod in periculum
+animae suae Papatum detinebat propter inconvenientiam et
+mala, quae sequebantur ex suo regimine</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note719">
+<p><span class="label"><a href="#tag719">719</a>.&#160;&#160;</span>Ai 3 Sett., da Aquila, Carlo annuncia ai Napoletani
+che per il prossimo mese il Papa sarebbe giunto nella loro
+città; e vi manda Rostaino Cantelmi e Guido de Alamania
+acciocchè allestiscano l’occorrente: <i>Reg. Caroli II</i>, 1294; B.
+n. 65, fol. 9. Secondo gli stessi <i>Regesti</i>, Carlo partì di
+Aquila in compagnia del Papa ai 6 Ott., e andò a Sulmona:
+a Sulmona si fermò fino ai 12; ai 14 fu a Isernia; ai 18, a
+San Germano; ai 27 trovossi a Capua, ed agli 8 Nov. entrò
+in Napoli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note720">
+<p><span class="label"><a href="#tag720">720</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i08"> <i>Silvester ut ales</i></p>
+<p class="i01"><i>Cum caput abscondit gallus, lacrimabile visu,</i></p>
+<p class="i01"><i>Corpore se toto venantibus abdere credens,</i></p>
+<p class="i01"><i>Decipitur, capiturque manu.</i></p>
+<p class="i09"> (<i>Opus Metr.</i>, c. XI.)</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note721">
+<p><span class="label"><a href="#tag721">721</a>.&#160;&#160;</span>Ormai agli 11 Nov. 1294 lo appella amico suo fedelissimo:
+nella lettera da Capua in cui comanda al giudice
+Jacopo de Avellino di dare ascolto al ricorso sporto dal vicario
+del cardinale per turbamento di diritti su un bosco di
+sua proprietà: <i>venerabilis patris Domini Benedicti dei gr. tituli
+s. Martini in montibus Pbri Cardinalis, amici nostri
+carissimi: Reg. Caroli II</i>, 1294, B n. 65.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note722">
+<p><span class="label"><a href="#tag722">722</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Defectus, senium, mores, inculta loquela,</i></p>
+<p class="i01"><i>Non prudens animus, non mens experta, nec altum</i></p>
+<p class="i01"><i>Ingenium, trepidare monent in sede periclum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<i>Opus Metr.</i>, c. XV). Eguali ragioni espone Celestino medesimo
+nella formula dell’abdicazione (<span class="smcap">Raynald</span>, n. XX).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note723">
+<p><span class="label"><a href="#tag723">723</a>.&#160;&#160;</span>«Che fece per viltade il gran rifiuto»: nè è sostenibile
+l’opinione che <span class="smcap">Dante</span> vi intenda parlare di Esaù. Ed
+il <span class="smcap">Petrarca</span>, certamente alludendo a <span class="smcap">Dante</span>, dice: <i>Quod factum
+solitarii sauctique patris vilitati animi quisquis volet
+attribuat — ego in primis et sibi utile arbitror et mundo — Papatum
+vero, quo nihil est altius — quis ulla aetate — tam
+mirabili et excelso animo contempsit, quam Coelestinus
+iste?</i> (<i>De vita solitaria</i>, II, sec. III, c. 18).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note724">
+<p><span class="label"><a href="#tag724">724</a>.&#160;&#160;</span>Una pergamena di Monte Cassino, in data dei 4 Agosto
+1012, parla di <i>Roffredo Consul et Dux Campanie — habitator
+de civitate Berulana</i> (Veroli). È possibile che egli sia stato
+un antenato della famiglia. Io devo alla liberalità del duca
+don Michele Gaetani di Sermoneta di avere potuto largamente
+profittare del ricco archivio della sua famiglia: e ne rilevai
+che Bonifacio VIII fu il vero fondatore della potenza di
+casa Gaetani. Il signor Carinci ha ordinato egregiamente
+quell’archivio: da esso e da altri archivî privati di Roma
+si trarrebbero le fonti della storia medioevale del Lazio,
+che assolutamente manca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note725">
+<p><span class="label"><a href="#tag725">725</a>.&#160;&#160;</span>Gli Statuti di Benevento del 1230 sono sottoscritti
+dal rettore pontificio <i>Roffridus Uberti Anagninus</i>, che forse
+fu il padre di Bonifacio VIII (<span class="smcap">Borgia</span>, <i>St. di Benev.</i>, II, 409).
+Nell’anno 1255 in un <i>Privilegium</i> dato da <i>Johes Compater
+Ducatus Spoletani rector</i> per Gubbio, si sottoscrivono come
+testimonî <i>Dno Trasmundo Zanchari, Dno Jacobo Gaitani
+militib. de anania</i> (arch. Gubbio, <i>Liber Privilegior.</i>, fol.7). Da
+atti dell’arch. di Todi, si rileva che ivi nel 1283 era podestà il
+<i>nobil. et potens miles Loffredus Gayetanus</i> (fratello del Papa).
+Bonifacio era stato educato a Todi e n’era canonico, in quello
+che Pietro suo zio, figlio di Mattia Gaetano, dopo il 1252
+n’era vescovo (<i>Annal. mscr. di Todi</i>, vol. V, compilati da
+<span class="smcap">Lucalberto Petti</span>, che sul principio del secolo decimosettimo
+fu benemerito conservatore dell’arch. secreto di quella città:
+sono custoditi colà, nell’archiv. di san Fortunato). Quegli
+stessi Annali dichiarano che un Mattia Gaetani di Anagni
+fu capitano di Manfredi. L’arch. possiede molti Brevi e Bolle
+di Bonifacio VIII che serbò grato animo alla città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note726">
+<p><span class="label"><a href="#tag726">726</a>.&#160;&#160;</span><i>Propter hanc causam factus est fastuosus et arrogans,
+ac omnium contemtivus</i>: così il contemporaneo <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>,
+XXIV, c. 36. — <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> lo chiama <i>pastor
+conscius aevi</i>, e dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i11"> <i>qui saecula, mores,</i></p>
+<p class="i01"><i>Pontifices, clerum, reges, proceresque, ducesque</i></p>
+<p class="i01"><i>Et Gallos, Anglosque procul, fraudesque, minasque,</i></p>
+<p class="i01"><i>Terrarumque plagas orbemque reviderat omnem.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note727">
+<p><span class="label"><a href="#tag727">727</a>.&#160;&#160;</span>Dai <i>Reg. Caroli II</i>, 1294, C. 65, si deduce che il Re
+partì di Napoli ai 4 di Gennaio: ai 16 fu a San Germano;
+dai 22 di Gennaio ai 24 di Maggio segnò suoi atti da Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note728">
+<p><span class="label"><a href="#tag728">728</a>.&#160;&#160;</span>Lettera notevole e finora ignota, scritta da Carlo a
+Rostaino Cantelmi, capitano di Napoli, <i>dat. 7 Jan. 1295 apud
+Turrim S. Herasmi prope Capuam... Nostre nuper auditui
+majestatis innotuit quod pridie in civitate nostra Neapolis
+stolidi cujusdam rumoris vulgaris — stultiloquium insurrexit,
+quod — Dn. Bonifacius div. prov. S. Pont. diem repente
+finiverat fatalitatis extremum, et quod ex hoc generalis
+in populo letitia creverat et exultatio insolenter jocunda
+psallebat...</i> E comanda che i colpevoli siano puniti, poichè
+altrimenti gliene avrebbe potuto derivare danno e vergogna
+(arch. regio di Napoli, <i>Reg. Caroli II</i>, 1294, C. 65, fol. 159).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note729">
+<p><span class="label"><a href="#tag729">729</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, p. 644. Il <i>Chron. Parmense</i> (ed.
+Barbieri, Parma 1858, p. 93) tiene nota ad a. 1295 del senato
+di <i>Hugolinus Rubeus</i>. Prima di lui senatore era stato <i>Thomas
+de S. Severino Comes Marsici, a. 1294</i> (<span class="smcap">Papencordt</span>, p. 327,
+dalla <i>Margarita Cornetana</i>). — <i>Populus — dispositionem regiminis — Urbis
+ad vitam nostram nobis hactenus unanimi
+voluntate commisit</i>: così dice Bonifacio medesimo in un Breve
+dell’anno 1297 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 516).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note730">
+<p><span class="label"><a href="#tag730">730</a>.&#160;&#160;</span><i>Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen</i>,
+sclama <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span>, che ha descritto in un poema
+la coronazione di Bonifacio VIII. Allora era prefetto Pietro
+di Vico; del senatore non si fa nota, perchè l’officio ancora
+vacava.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note731">
+<p><span class="label"><a href="#tag731">731</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i06"> <i>Tunc lora tenebant</i>&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Rex Siculus, Carolusque puer</i>—&nbsp;—&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Jure tamen: nam sceptra tenet vassallus ab ipso</i></p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i06"> <i>Reticere juvat velamina muri</i></p>
+<p class="i01"><i>Et vestes, mensaeque situs, fulgentia Bacchi</i></p>
+<p class="i01"><i>Pocula, gemmatos calices, et fercula; quonam</i></p>
+<p class="i01"><i>Ordine servitum est; quemnam diademata Reges</i></p>
+<p class="i01"><i>Cum ferrent gessere modum.</i>&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Se avessero visto queste pompe san Bernardo e san Francesco
+avrebbero sclamato: <i>in his successisti non S. Petro, sed Constantino</i>!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note732">
+<p><span class="label"><a href="#tag732">732</a>.&#160;&#160;</span>Ai 16 Maggio 1295, da Roma, scrive Carlo II al
+L’Estendard di aver mandato Radolfo patriarca di Gerusalemme,
+frate Guglielmo di Villaret e il cavaliere Luigi
+<i>de Moheriis pro conducendo fratre Petro de Murono a Vestis
+usque Capuam</i>: e gli comanda di recarvisi in persona, per
+condurre il fuggitivo a Capua (<i>Reg. Caroli II</i>, 1294, C. 65,
+Fol. 264). <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> parla di un <i>Regis sonorum
+edictum</i>, che parrebbe essere stato una specie di requisitoria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note733">
+<p><span class="label"><a href="#tag733">733</a>.&#160;&#160;</span>Stando a <span class="smcap">Pietro de Aliaco</span> (nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1295,
+n. XI ecc.) ei fu chiuso in un carcere angustissimo, <i>ut vir
+sanctus ubi habebat pedes, dum missam celebravit, ibi caput
+reclinaret dum dormiendo quiesceret</i>. Celestino V, morto ai 19
+Maggio 1296, fu canonizzato nell’anno 1313 (<span class="smcap">Di Pietro</span>,
+<i>Memorie di Sulmona</i>, p. 198).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note734">
+<p><span class="label"><a href="#tag734">734</a>.&#160;&#160;</span>Presenti furono Giovanni da Procida e il Loria che
+avevano accompagnato Costanza a Roma; e a Roma Giovanni
+sparve. Di passaggio tengo qui nota del suo albero
+genealogico ricavato da un documento dei 23 Giugno 1314,
+compilato a Salerno, che riguarda una permuta di beni fra
+la Santa Maria in Ilice e Tomaso da Procida figlio di Giovanni.
+Vi è fatta menzione dei suoi antenati di antico sangue
+longobardo, e vi è detto: <i>Nob. vir D. Thomas de procida
+miles dom. Insule Procide, qui fuit filius Petri, filii
+Johis, filii Adenulfi, filii Petri, filii Aczonis Comitis</i> (arch.
+Ludovisi Boncompagni di Roma, pergam. della rubrica <i>S.
+Maria in Elce</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note735">
+<p><span class="label"><a href="#tag735">735</a>.&#160;&#160;</span>Solamente nell’anno 1298 Carlo II trovò che era cosa
+vituperevole far languire di fame i figli di Manfredi (<i>si ob alimentorum
+defectum — fame peribunt</i>: <span class="smcap">Del Giudice</span>, <i>Cod.
+Dipl.</i>, I, p. 127). Allora, nel 1299, comandò che fossero loro
+levate le catene, che si vestissero e conducessero a Napoli
+(<span class="smcap">Amari</span>, <i>Vespro</i>, Doc. XXIX, XXX). Però furono destinati a
+nuova prigionia nel castel dell’Uovo: Federico ed Enzo morirono
+per primi; Enrico passò di vita che aveva quarantasette
+anni, nel 1309. Per lo contrario il Loria, dopo la sua vittoria
+navale di Napoli, aveva liberato Beatrice figlia di Manfredi:
+ed ella sposò Manfredi marchese di Saluzzo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note736">
+<p><span class="label"><a href="#tag736">736</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Surita</span> dimostra errare coloro i quali affermano
+che Costanza morisse in Roma (<i>Anales de Aragon</i>, V, c. 28). — Si
+ricordi il bel passo di <span class="smcap">Dante</span>, là dove l’ombra di Manfredi
+gli dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Vadi a mia bella figlia, genitrice</p>
+<p class="i02"> Dell’onor di Cicilia e di Aragona,</p>
+<p class="i06"> (<i>Purgatorio</i>, c. III, v. 115, 116).</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note737">
+<p><span class="label"><a href="#tag737">737</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1297, n. 2 sgg. In un <i>Privilegium</i>
+per Corneto, dei 24 Luglio 1298, <i>datum in Portu Corneti</i>,
+Jacopo stesso si appellò <i>S. R. E. Vexillarius, Amiratus et
+Capitaneus Generalis</i>. L’originale se ne trova nell’arch.
+secreto di Corneto, Casset. A, n. 5; una copia nella bibl.
+del conte Falzacappa di Corneto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note738">
+<p><span class="label"><a href="#tag738">738</a>.&#160;&#160;</span>Addì 21 Gennaio 1295 Terracina nominò Bonifacio per
+suo podestà a vita (<span class="smcap">Contatore</span>, p. 209). Orvieto, ai 7 Ottobre
+1287, fece lo stesso, eleggendolo per sei mesi (<span class="smcap">Theiner</span>,
+I, n. 509); Toscania, ai 6 Luglio 1297, a vita (n. 517);
+Todi, addì 31 Genn. 1297, per sei mesi (<span class="smcap">Petti</span>, <i>Annali</i>, V,
+p. 110); Velletri, ai 3 Ott. 1299, per sei mesi (n. 535);
+Corneto, addì 27 Febb. 1302, a vita (n. 544). Ed a Corneto
+trovasi un reggimento popolare, composto del <i>Rector Societatis
+Laboratorum</i>, del <i>consul mercatorum, del Rector societ.
+Calzorarorum</i>... in generale dei <i>rectores artium et societatum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note739">
+<p><span class="label"><a href="#tag739">739</a>.&#160;&#160;</span>Fu posto in officio a Roma, addì 13 Marzo 1297:
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 516. Ai 12 Giugno 1297 confermò gli Statuti
+dei mercanti. Questo fu il suo ultimo senato; morì nel 1306,
+ed è sepolto in Araceli. Prima di lui, nel 1296, erano stati
+senatori Pietro di Stefano e Andrea Romano di Trastevere
+(Vitale, p. 204). Vedi di loro la iscrizione esistente in Campidoglio
+(nel <span class="smcap">Forcella</span>, I, 25).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note740">
+<p><span class="label"><a href="#tag740">740</a>.&#160;&#160;</span>Pergamena nell’arch. Colonna (Privilegi, VI, A. n. 7)
+<i>Actum Rome presentib. viris nob. Petro Ruffo de Calabria
+Catanzarii, Ermingario de Sabrano Ariani, et Riccardo Fundorum
+Comitibus, Guillielmo Estandardo Regni Sicilie marescalco...
+A. D. 1295 die XX m. Febr. Ind. VIII Regnor.
+nror. a. XI feliciter Amen. Considerantes igitur grandia,
+grata, diuturna et accepta servitia, quae sanctiss. in Xpo
+patre et clem. Dom. nr. D. Bonifacius... ab olim dum in
+minori statu consisteret clare mem. Domino patri nostro et
+nobis... exhibuit, ac paterna beneficia, que post apicem
+apostolatus assumptum-exibet... Roffridum Gaetanum militem
+fratrem ipsius in omrificentiam decoremque perpetuum
+domus et generis domini nostri prefati dignitate Comitatus
+Caserte... providemus illustrandum.</i> — Caduto Corradino,
+ed insieme cogli Hohenstaufen caduta la famiglia antica di
+Riccardo di Caserta e di Corrado suo figlio, fu ad essa confiscata
+per fellonia la bella contea. Documento che andò perduto,
+ed era raccolto nel <i>Liber Donat. Caroli I</i>, A. 1269: trovasi
+registrato dal <span class="smcap">Minieri Ricci</span> nelle sue <i>Brevi notizie intorno
+all’arch. Angioino di Napoli</i> (1862), p. 105.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note741">
+<p><span class="label"><a href="#tag741">741</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="4"><b>Loffredus Gaetani</b>, cavaliere di Anagni.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"><b>Benedictus</b>, papa Bonifacio VIII.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"><b>Loffredus</b>, primo conte di Caserta (1295).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Franciscus</b>, cardinale di S. M. in Cosmedin.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Petrus</b>, conte di Caserta, signore di Sermoneta, Norma, Ninfa, signore della torre «delle Milizie» nella Città ecc.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="w5">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl"><b>Franciscus</b>, cherico.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl"><b>Loffredus</b>, primo conte di Fundi (1299), sposato con Margherita Aldobrandini; indi in seconde nozze con Giovanna figlia di Riccardo di Aquila, erede di Fundi e di Traetto.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td class="bl"><b>Benedictus</b>, conte palatino.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+(Dall’arch. della famiglia Gaetani).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note742">
+<p><span class="label"><a href="#tag742">742</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="3"><b>Oddo Colonna</b> † intorno al 1257.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Jacobus</b>, card. (1278); testa ad Avignone (1318).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Johannes</b>, senatore † 1292.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="w5 bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Petrus</b>, card. (1288).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Agapitus</b>, † prima del 1318.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Stephanus</b>, conte di Romagna, senatore, (1292).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Jacobus</b>, chiamato Sciarra.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Johannes</b> de S. Vito.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Oddo</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Oddo</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"><b>Jordanus</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Matheus</b>, <i>praepositus ecclesiae de S. Audomaro</i>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Landulphus</b>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"><b>Beata Margarita</b>, monaca (1277) † 1284.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+Il padre del cardinale Jacopo viene chiamato espressamente
+con nome di Odone nella Bolla dei 10 Maggio 1297; e questo
+riesce sorprendente poichè nel contratto dei 28 Aprile
+1292 (<span class="smcap">Petrini</span>, p. 418) è appellato Giordano. Nell’archiv.
+Colonna (scaff. XVII, n. 8) vid’io quel contratto, ed anche
+là il nome è Giordano. Però io m’attengo alla Bolla autentica
+del Pontefice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note743">
+<p><span class="label"><a href="#tag743">743</a>.&#160;&#160;</span>Il Tosti, <i>Storia di Bonif. VIII</i>, I, 200, crede che
+Jacopo fosse dalla parte del torto in questa lite: deciderne
+è impossibile perchè non conosciamo gli atti del processo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note744">
+<p><span class="label"><a href="#tag744">744</a>.&#160;&#160;</span>Bolla nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 27: <i>Praeteritorum temporum
+nefandis Columnensium actibus... Columnensium domus
+exasperans, amara domesticis, molesta vicinis, Romanorum
+reipublicae impugnatrix, S. R. E. rebellis, Urbis et patriae
+perturbatrix...</i> documento di dettatura chiara e bella. — Mi
+passo di dire su quello che scrivono il <span class="smcap">Villani</span> ed altri intorno
+alla causa della contesa. Non credo che Stefano derubasse
+il tesoro pontificio, perciocchè il Papa ne taccia. Il
+<span class="smcap">Petrini</span> (<i>Mem. Prenestine</i>) ha composto queste storie traendole
+da documenti, ma sventuratamente gli archiv. Gaetani
+e Colonna non possiedono alcun documento che abbia speciale
+importanza intorno a quella età. Quanto a me non potrò
+mai sdebitarmi abbastanza della gratitudine che professo
+al venerando don Vincenzo Colonna, che da anni mi tiene
+aperto il celebre archivio della sua famiglia, per lunghissimo
+tempo a tutti celato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note745">
+<p><span class="label"><a href="#tag745">745</a>.&#160;&#160;</span>Il Tosti registra alcune di queste satire.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note746">
+<p><span class="label"><a href="#tag746">746</a>.&#160;&#160;</span><i>L’Histoire du Different d’entre le Pape Bonif. VIII
+et Philippe le Bel, Preuves</i>, p. 34 sq.: <i>Respondemus — quod
+vos non credimus legitimum Papam esse — — — quod in
+renuntiatione ipsius (Coelestini) multae fraudes et doli, conditiones
+et intendimenta et machinamenta intromisse multipliciter...
+Propter quod petimus instanter et humiliter generale
+concilium congregari.</i> — I cardinali mandarono il loro
+goffo manifesto anche a Parigi, dove si aveva di già discusso
+acremente sull’abdicazione di Celestino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note747">
+<p><span class="label"><a href="#tag747">747</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Lapis abscissus de monte sine manibus</i>: nel
+<span class="smcap">Raynald</span>, n. 35.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note748">
+<p><span class="label"><a href="#tag748">748</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bzovius</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1297, n. IX. — Tosti, I,215. — La
+Costituzione <i>Felicis recordationis</i> è nella VI <i>Decretal.</i>, libro
+V, tit. 9, c. 5. — Innocenzo IV, da Lione, aveva dato al
+cardinali il cappello rosso.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note749">
+<p><span class="label"><a href="#tag749">749</a>.&#160;&#160;</span>Lettera del Papa a Landolfo, da Orvieto, ai 4
+Sett. 1297 (<span class="smcap">Petrini</span>, p. 419).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note750">
+<p><span class="label"><a href="#tag750">750</a>.&#160;&#160;</span>Lettera del Papa a Pandolfo, da Orvieto, ai 29 Settembre
+1297: ibid.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note751">
+<p><span class="label"><a href="#tag751">751</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla di scomunica, data da Roma, ai 18 Nov. 1297,
+è registrata nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 41. La Bolla della crociata è
+raccolta nel <span class="smcap">Petrini</span>, p. 421.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note752">
+<p><span class="label"><a href="#tag752">752</a>.&#160;&#160;</span>L’Inquisitore n’ebbe gran faccenda per le mani.
+Nell’arch. Gaetani, XXXVII, n. 31, si conserva un istromento
+nel quale Alamannus de Balneoregio dell’ordine dei Minori,
+giudice degli eretici di Roma, agli 8 Sett. 1297, condannò
+alcuni cittadini come <i>adjutores et fautores scysmaticorum et
+rebellium Columpnensium</i>; e furono proscritti: <i>Exbandimus
+et exponimus Christi fidelibus capiendos</i>. L’inquisitore Simone
+<i>de Tarquinio</i> vendette per mille fiorini d’oro a Pietro
+Gaetani le case di uno di quei condannati poste presso la
+torre «delle Milizie» (ai 13 Aprile 1301, ibid., n. 31).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note753">
+<p><span class="label"><a href="#tag753">753</a>.&#160;&#160;</span>Nell’antica famiglia dei Ceccano s’erano riuniti gli
+Anibaldi loro congiunti. Trovo nell’archivio Colonna che
+ultimo di quei vecchi conti fu Giovanni, figlio di Landolfo,
+ai 26 Marzo 1286. Indi nel 1291 subentrò <i>Anibaldus de Ceccano</i>,
+padre di Giovanni e stipite della seconda famiglia dei
+conti di Ceccano, che fu potente anche a Terracina e nella
+Maritima.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note754">
+<p><span class="label"><a href="#tag754">754</a>.&#160;&#160;</span>Nell’editto che pronunciò il tribunale degli eretici
+agli 8 Sett 1297, fra i condannati si trova un Mario <i>magister
+lignaminis</i> che in servizio dei Colonna aveva fabbricato
+macchine a Nepi <i>ad exercitum Ecclesie per edificia impugnandum
+et ad machinas</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note755">
+<p><span class="label"><a href="#tag755">755</a>.&#160;&#160;</span>Arch. Gaetani (XIII, n. 79), quaderno in pergamena,
+<i>Registr. Allibrati civitates Nepesine, A. 1293 temp. potestarie
+magn. vir. D. Pandulphi de Sabello Romanor. Procon.</i> Il parlamento
+di Nepi delibera <i>quod Dominium dicte civitatis alicui
+potenti vendatur — qui bona stabilia per eum empta singulis
+venditorib. in feudum concedat</i>. Ai 3 Ott. 1293 il
+cardinale Pietro Colonna compera Nepi per 25000 fiorini
+(80000 talleri). Il <i>Syndicus</i> fa tradizione della città a Stefano
+Colonna, <i>procurator</i> del cardinale <i>per vexillum et sigillum
+communis, per claves portarum et ipsas portas</i>; indi
+giura <i>vassallagium, homagium et fidelitatem</i>. In questo modo
+comuni liberi diventavano vassalli di baroni. — Un altro
+istromento compilato a Roma, ai 6 Agosto 1293, contiene
+un’alleanza fra i Colonna, Pietro e Manfredi di Vico e
+gli Anguillara, assistendovi il cardinal Benedetto (Bonifacio
+VIII). — In un terzo contratto dato da Roma nel palazzo
+di <i>Florentius Capocci</i>, del 13 Agosto 1293, Pietro cardinale
+vende metà di Nepi ai fratelli della casa Vico, ma si pattuisce
+che il cardinale debba conservarne il possesso finchè gli si
+abbia pagato il prezzo. — Noto che a Nepi v’erano un <i>consilium
+speciale et generale e Castaldiones</i>, capi della republica,
+che convocavano il parlamento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note756">
+<p><span class="label"><a href="#tag756">756</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ptol. Lucens.</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, p. 1219. — Stando a un
+documento raccolto nella <i>Histoire de Different.</i>, p. 278,
+Sciarra nel 1297 cedette Nepi alla città di Roma; e questa,
+morto Benedetto XI, nell’anno 1305 ne chiese la consegna
+a <i>Ponzellus Orsini</i> a’ termini del contratto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note757">
+<p><span class="label"><a href="#tag757">757</a>.&#160;&#160;</span>Addì 9 Febb. 1298 il Papa richiese Rieti di aiuto
+<i>ad expugnationem castri Columpne</i>: Breve nell’arch. Gaetani,
+XXVI, n. 56, — <i>Oppidum Columna diu obsessum — subversum</i>:
+<span class="smcap">Ricobaldo</span>, <i>Hist. Imp.</i>, p. 144.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note758">
+<p><span class="label"><a href="#tag758">758</a>.&#160;&#160;</span>«Lunga promessa con l’attender corto», parole notissime
+di <span class="smcap">Dante</span> (<i>Inferno</i>, c. XXVII, v. 110), che furono
+forse la maggior origine del racconto. Vedi anche <span class="smcap">Fr. Pipin.</span>,
+<i>Chron.</i>, p. 741. Il Tosti nega recisamente la cosa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note759">
+<p><span class="label"><a href="#tag759">759</a>.&#160;&#160;</span>I Gaetani profittarono tosto a Rieti di queste circostanze
+di cose. Giusta una pergamena esistente nell’arch.
+Colonna (scaff. XVII, n. 12), addì 19 Sett. 1298, Agapito
+figlio di Giovanni Colonna cedette a <i>Petrus Gaytanus</i> conte
+di Caserta, <i>titulo donationis</i>, tutti i suoi diritti su Ninfa.
+<i>Actum Reate praesentib. D. Rogerio Bussa, D. Johe de Sermineto,
+D. Giffredo Bussa</i> (il quale più tardi tradì il Papa)
+<i>civib. Anagninis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note760">
+<p><span class="label"><a href="#tag760">760</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il frammento del reclamo che, morto il Papa, i
+Colonna indirissero al Senato (Petrini, p. 429): <i>Palatium
+autem Caesaris edificatum ad modum unius C propter primam
+litteram nominis sui, et Templum palacio inherens opere
+sumptuosissimo et nobilissimo edificatum ad modum S. M.
+Rotunde de Urbe. — Muri antiquissimi opere Saracenico</i> (vecchio
+edificio ciclopico a contrapposto delle costruzioni romane
+di mattoni).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note761">
+<p><span class="label"><a href="#tag761">761</a>.&#160;&#160;</span><i>Ipsamque aratro subjici ad veteris instar Carthaginis
+Africanae, ac salem in ea etiam fecimus — seminari, ut nec
+rem, nec nomen, aut titulum habeat civitatis</i>: Bolla, da Anagni,
+ai 13 Giugno 1299; <span class="smcap">Raynald</span>, n. VI; <span class="smcap">Petrini</span>, pagine
+426, 428.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note762">
+<p><span class="label"><a href="#tag762">762</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petrini.</span> Fino a questo tempo, vescovo di Palestrina
+era stato il cardinale Beaulieu: lui morto nell’Agosto 1297,
+Bonifacio non gli aveva eletto alcun successore; e questo dimostra
+che fin da allora aveva stabilito il suo piano di vendetta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note763">
+<p><span class="label"><a href="#tag763">763</a>.&#160;&#160;</span>Ai Podestà dei Comuni nel <i>Patrimonium Petri</i> è concesso
+il <i>merum et mixtum imperium</i>, e si guarentisce protezione
+di parecchie maniere contro gli officiali pontificî: Bolla
+<i>Licet merum</i>, dei 20 Genn. 1299, arch. secr. di Corneto,
+Cassett. A, n. 6. — A difesa della marca di Ancona furono
+promulgati, ai 7 Sett. 1303, degli Statuti (<span class="smcap">Theiner</span>, I,
+n. 571), e questi furono uno degli ultimi atti del Papa. Più
+tardi, ai 15 Genn. 1304, il bellissimo Editto fu abrogato da
+Benedetto XI (ibid., n. 577). — Bonifacio, a richiesta di Todi,
+sottrasse questa città al tribunale del Rettore del <i>Patrimonium</i>.
+Egli soppresse soltanto le confederazioni delle città:
+così la lega antica fra Perugia, Todi, Spoleto e Narni (Bolla
+dei 13 Dic. 1300, nell’arch. di san Fortunato di Todi).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note764">
+<p><span class="label"><a href="#tag764">764</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Benvenuto da Imola</span>, <span class="smcap">Sant’Antonino</span> (III, 248),
+il <span class="smcap">Villani</span>, <span class="smcap">Bonincontrius</span>, la <i>Cronica di Este</i> (<span class="smcap">Mur.</span>,
+XV, 344) accusano addiritura il Papa di spergiuro. Il <span class="smcap">Tosti</span>
+imprese a spurgarnelo di questa taccia, ma non riuscì a
+darne dimostrazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note765">
+<p><span class="label"><a href="#tag765">765</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>ad succidendos</i>, L, VI, <i>Decretal.</i>, V, tit. III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note766">
+<p><span class="label"><a href="#tag766">766</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le satire XVII e XIX nella ediz. veneziana delle
+sue poesie. Jacopone coi Colonna ottenne l’assoluzione soltanto
+da Benedetto XI. Indi visse presso a Todi, dove in san
+Fortunato il suo epitaffio dice: <i>Ossa Beati Jacoponis de Benedictis,
+Tudertini, Fr. ordinis Minorum, qui stultus propter
+Christum, nova mundum arte delusit et coelum rapuit</i>. Però
+l’iscrizione data soltanto dall’anno 1596.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note767">
+<p><span class="label"><a href="#tag767">767</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petrarcha</span>, <i>De reb. famil.</i>, II, Ep. 3, p. 592. Vedi
+anche il <span class="smcap">De Sade</span>, <i>Mémoires pour la vie de Petrarche</i>, I, 100.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note768">
+<p><span class="label"><a href="#tag768">768</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Antiquorum habet fida relatio</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, A. 1300,
+n. IV). Clemente VI ordinò che il Giubileo si celebrasse ad
+ogni cinquant’anni; Gregorio XI accorciò il termine a trentatre;
+Paolo II a venticinque. Bolla <i>Nuper per alias</i>, da
+Roma, al 1 Marzo 1300 (Tosti, II, 283).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note769">
+<p><span class="label"><a href="#tag769">769</a>.&#160;&#160;</span>Il maggior numero di pellegrini vennero di Francia:
+Inghilterra, causa le guerre, ne diede pochi. Vedasi <span class="smcap">Jacopo
+Stefaneschi</span>, <i>De centesimo seu jubilaeo anno Liber</i> (<i>Bibl.
+Max. Vet. Patr.</i>, XXV, 936, 944).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note770">
+<p><span class="label"><a href="#tag770">770</a>.&#160;&#160;</span><i>Annales Veteres Mutinensium</i>, p. 75.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note771">
+<p><span class="label"><a href="#tag771">771</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 36. <i>Annales Colon. Majores</i>, p. 225.
+<i>Chron. Parmense</i> (Parma 1858), p. 109: <i>Et singulis diebus
+videbatur quod iret unus exercitus generalis omnibus horis
+per stratam Claudiam intus et extra</i>. Il <i>Cronista d’Asti</i> numera
+due milioni di pellegrini per tutto quell’anno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note772">
+<p><span class="label"><a href="#tag772">772</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Astense</i> del <span class="smcap">Ventura</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, XI, 191). Se egli
+trovava che fosse troppo caro lo spendere per alloggio e per
+scuderia <i>tornesium unum grossum</i> (che corrisponde a un
+terzo di franco) ei si può vedere quanto poco allora il vivere
+costasse. Dalla mancanza di fieno conchiude il Tosti, ma a
+torto, che la Campagna a quel tempo rendesse più grano che
+oggidì. Ancora adesso ha molti pascoli per greggi, ma fieno
+ne produce poco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note773">
+<p><span class="label"><a href="#tag773">773</a>.&#160;&#160;</span>La barbarica scrittura di <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> dice:
+<i>Appositura facta in moenibus alta, qua peregrinantibus compendiosior
+pateret via inter monumentum Romuli ac vetustum
+portum.</i> Io leggo <i>vetustum pontem</i>, e per esso intendo gli
+avanzi del ponte di Nerone. Si forò presso il fiume il muro
+di fianco del castello, che aveva soltanto una porta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note774">
+<p><span class="label"><a href="#tag774">774</a>.&#160;&#160;</span>Vi si riferisce <span class="smcap">Dante</span> là dove dice (<i>Inferno</i>, c. XVIII,
+v. 28-33):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Come i Roman, per l’esercito molto,</p>
+<p class="i02"> L’anno del Giubbileo su per lo ponte</p>
+<p class="i02"> Hanno a passar la gente modo tolto:</p>
+<p class="i01">Che dall’un lato tutti hanno la fronte</p>
+<p class="i02"> Verso ’l castello e vanno a santo Pietro,</p>
+<p class="i02"> Dall’altra sponda vanno verso ’l Monte.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il «Monte» non può essere altro che Monte Giordano, ed io
+dirò più sotto che esso formava un quartiere circondato di
+mura a mo’ di castello.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note775">
+<p><span class="label"><a href="#tag775">775</a>.&#160;&#160;</span><i>Die ac nocte duo Clerici stabant ad altare S. Pauli
+tenentes in eorum manibus rastellos rastellantes pecuniam
+infinitam.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note776">
+<p><span class="label"><a href="#tag776">776</a>.&#160;&#160;</span><i>Et quia multi contradicentes dictae indulgentiae dicentes
+ipsam factam fuisse acaptatoriam denariorum, ideo
+contradicentes excommunicavit: Chron.</i> abbreviata <span class="smcap">Johis de
+Cornazano</span>, nell’antedetta edizione delle <i>Croniche Parmensi</i>,
+p. 361. La stessa accusa ripete <span class="smcap">Charles Chais</span>, <i>Lettres historiques
+et dogmatiques sur les Jubilées</i> (La Haye 1751), scrittura
+leggiera di tempo di Voltaire.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note777">
+<p><span class="label"><a href="#tag777">777</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, p. 1220, dice: <i>singulis
+diebus ascendebat oblatio ad 1000 libras Perusinorum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note778">
+<p><span class="label"><a href="#tag778">778</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Mille trecentenis Domini currentibus annis</i></p>
+<p class="i01"><i>Papa Bonifacius octavus in orbe vigebat</i></p>
+<p class="i01"><i>Tunc Aniballensis Riccardus de Coliseo</i></p>
+<p class="i01"><i>Nec non Gentilis Ursina prole creatus</i></p>
+<p class="i01"><i>Ambo Senatores Romam cum pace regebant — </i></p>
+<p class="i01">— — — — — — <i>tu Toscanella fuisti</i></p>
+<p class="i01"><i>Ob dirum dampnata nefas, tibi demta potestas</i></p>
+<p class="i01"><i>Sumendi regimen est, at data juribus Urbis.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+La città fu obligata a pagare un tributo di duemila rubbie
+di grano che corrispondono a mille libbre: e dovette mandare
+a Roma la sua campana e le imposte delle sue porte. <i>Octo
+ludentes Romanis mictere ludis.</i> La iscrizione trovasi oggidì
+nel palazzo dei Conservatori infissa nel muro, a capo della
+scala interna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note779">
+<p><span class="label"><a href="#tag779">779</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 36.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note780">
+<p><span class="label"><a href="#tag780">780</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla è nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. IX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note781">
+<p><span class="label"><a href="#tag781">781</a>.&#160;&#160;</span>I due Diplomi, da Anagni, ai 3 Settembre, a. VII, nel
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 553, 554.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note782">
+<p><span class="label"><a href="#tag782">782</a>.&#160;&#160;</span><i>Nonne possum Imperii jura tutari? Ego sum Imperator!</i>
+<span class="smcap">Franc. Pipin.</span>, <i>Chron.</i>, p. 739.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note783">
+<p><span class="label"><a href="#tag783">783</a>.&#160;&#160;</span>Mi riferisco al <span class="smcap">Villani</span> ed alle Biografie di Dante,
+delle quali è eccellente quella di <span class="smcap">Cesare Balbo</span> adatta ad
+ogni specie di lettori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note784">
+<p><span class="label"><a href="#tag784">784</a>.&#160;&#160;</span>«In guisa che nel poema dantesco l’Ettore trascinato
+più volte intorno alle trojane mura pare sia appunto
+Bonifacio»: imagine calzante che io traggo dall’argutissimo
+don <span class="smcap">Luigi Tosti</span> (II, 103). E lo faccio per rendere omaggio
+al suo ingegno, sebbene le sue opinioni su Bonifacio VIII
+sieno differenti dalle mie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note785">
+<p><span class="label"><a href="#tag785">785</a>.&#160;&#160;</span>La enciclica ed il sillabo publicati agli 8 Dicembre
+1864 ci hanno fatto risovvenire de’ tempi di Bonifacio VIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note786">
+<p><span class="label"><a href="#tag786">786</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla <i>Ausculta, fili</i> è nel <span class="smcap">Dupuy</span>, <i>Hist. du Differ.</i>,
+n. 48: quella al clero vi è registrata al n. 53. Nei <i>Regesti</i>
+di Bonifacio VIII i documenti sono mutilati, poichè più tardi
+Filippo costrinse Clemente V a cancellare tutti i passi che
+erano avversi a lui: prova eloquentissima della schiavitù
+cui egli ebbe ridotto il Papato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note787">
+<p><span class="label"><a href="#tag787">787</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Flathe</span>, <i>St. dei precursori della Riforma</i>, Lipsia
+1835, II, 27, tratteggia assai bene le attenenze di Bonifacio
+VIII con Francia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note788">
+<p><span class="label"><a href="#tag788">788</a>.&#160;&#160;</span><i>Subesse Rom. Pontifici omnem humanam creaturam
+declaramus, dicimus, et diffinimus omnino esse de necessitate
+salutis</i>: ultimo periodo della Bolla dei 18 Nov. 1302 (<span class="smcap">Raynald</span>,
+n. 13). Eccone alcuni altri passi: <i>Oportet autem gladium esse
+sub gladio, et temporalem auctoritatem spirituali subjici potestati. — Spiritualis
+potestas terrenam potestatem instituere
+habet et judicare, si bona non fuerit</i>. — Queste dottrine,
+che non erano nuove, pronunciò Bonifacio fino dal 1300
+nella sua lettera al Duca di Sassonia: <i>Apostolica sedes divinitus
+constituta super Reges et Regna — cui omnis anima
+quasi sublimiori preminencie debet esse subjecta, per quam
+principes imperant</i>. — (<span class="smcap">Theiner</span>, I, p. 547).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note789">
+<p><span class="label"><a href="#tag789">789</a>.&#160;&#160;</span>Queste accuse si ripeterono anche nell’inquisizione
+dell’anno 1311. Oltre ad eresia, a tirannide ed a scostumatezza,
+il Papa fu tacciato eziandio di commercio col diavolo.
+I cardinali Colonna credevano che ei tenesse chiuso uno spiritello
+in un anello che aveva appartenuto a re Manfredi.
+Vedansene le requisitorie nelle <i>Preuves de l’histoire du Different</i>
+etc., e il documento nell’<span class="smcap">Höfler</span>, <i>Guardo retrospettivo
+su Bonifacio VIII</i>, p. 32.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note790">
+<p><span class="label"><a href="#tag790">790</a>.&#160;&#160;</span><i>Misericordiam humiliter implorasti</i>: <span class="smcap">Theiner</span>, I,
+n. 567.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note791">
+<p><span class="label"><a href="#tag791">791</a>.&#160;&#160;</span>Crede l’<span class="smcap">Olenschlager</span> che questi documenti non abbiano
+potuto essere scritti da Tedeschi, poichè contengono
+dottrine troppo enormi (<i>Storia polit. commentata dell’Impero
+rom.</i>, Francof. 1775, p. 12). Ecco la professione di fede dell’Imperatore:
+<i>recognoscens — quod Rom Imp. per Sed. Ap. de
+Grecis translatum est in persona magnif. Caroli in Germanos,
+et quod jus eligendi Rom. regem, in Imp. postmodum
+promovendum, certis principib. ecclesiasticis et secularib.
+est ab eadem sede concessum, a qua reges et imperatores,
+qui fuerunt et erunt pro tempore, recipiunt temporalis gladii
+potestatem ad vindictam malefactorum, laudem vero bonorum — profiteor...</i>
+Vi tien dietro il formale giuramento feudale
+<i>non ero in consilio etc</i>. (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 483; <span class="smcap">Theiner</span>, I,
+n. 570. — Al n. 569 si contiene il <i>Privilegium Alberti regis
+R. de tuendis regalib. B. Petri</i>, che manca nel <i>Monum.
+Germ.</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note792">
+<p><span class="label"><a href="#tag792">792</a>.&#160;&#160;</span>Ancora ai 29 Ott. 1312, da Parigi, Rainaldo di Supino
+fa quietanza di diecimila fiorini <i>de auxilio quod fecit
+pro executione captionis Bonifacii</i> (<i>Preuves</i>, p. 608-611).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note793">
+<p><span class="label"><a href="#tag793">793</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span>, <i>Hist.</i>, p. 996, rimprovera il
+Papa perciocchè violentemente si facesse vendere Anagni per
+darlo poi ai suoi nipoti. Però io lessi gran copia di documenti,
+i quali provano che sono stati i Gaetani a comperare le possessioni
+di Anagni. L’arch. di quella famiglia mi fe’ capace
+che la caduta di Bonifacio avvenne esclusivamente per opera
+dei baroni della Campagna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note794">
+<p><span class="label"><a href="#tag794">794</a>.&#160;&#160;</span><i>Nimphas et Normias</i>: Vol. II, pag. 296 di questa
+Istoria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note795">
+<p><span class="label"><a href="#tag795">795</a>.&#160;&#160;</span>Furono <i>Anibaldus et Johes filii quond. Petri Transmundi
+de Anibaldis de Urbe.</i> Ai 7 Ott. 1299 il Papa confermò,
+da Anagni, la vendita (arch. Gaetani, VI, n. 20).
+Gli altri Anibaldi, <i>Riccardus de Militiis</i> e suoi parenti vi
+diedero la ratifica ai 17 Dic. 1297 da Roma (ibid., XXXI,
+n. 30).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note796">
+<p><span class="label"><a href="#tag796">796</a>.&#160;&#160;</span>Arch. Gaetani, XLIV, n. 40: <i>Johes fil. quond. Jordani
+de Normis... vendidit — D. Benedicto — Cardinali...
+tres partes Rocce et totius Castri de Normis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note797">
+<p><span class="label"><a href="#tag797">797</a>.&#160;&#160;</span>Ancora nell’inquisizione di Avignone, dove gli accusatori
+regi rimproverarono al morto Papa di avere discacciato
+i baroni del Lazio dai loro possedimenti, fu detto:
+<i>Castrum tamen Nymphae, quod ditissimum castrum est et
+uberrimum in redditibus, quod ad jus D. Petri de Columpna
+pertinet — violenter — usque hodie contra Deum et justitiam
+detinetur per nepotes ipsius</i> (<i>Hist. du Diff.</i>, 343).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note798">
+<p><span class="label"><a href="#tag798">798</a>.&#160;&#160;</span>Lo provano documenti moltissimi dell’arch. Colonna,
+dove passarono pergamene in buon numero della famiglia
+Gaetani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note799">
+<p><span class="label"><a href="#tag799">799</a>.&#160;&#160;</span>Docum. degli 11 Febb. 1298 (arch. Gaetani, XXV, 35):
+<i>actum in territorio Nimphe in loco ubi dicitur Foliano...
+usque ad centum millia intus mare</i>... La formula di tradizione
+del possesso fu: <i>ambulando, eundo et calcando pedibus</i>;
+ed al procuratore del barone furono posti in mano
+terra, rami d’albero, foglie, acqua dolce ed acqua di mare. — Il
+prezzo fu pagato in moneta contante. In un docum.
+degli 8 Sett. 1298 (ibid., XXVIII, 36), il <i>Syndicus</i> di Ninfa
+fa quietanza di 200,000 fiorini pagatigli in denaro contante
+<i>sibi integre solutum et numeratum: actum in Palatio
+quondam Communis</i>; e ciò significa che Ninfa non era più
+Comune libero. Ho già notato che ai 19 Sett. 1298, da Rieti,
+Agapito Colonna cedette i suoi diritti su Ninfa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note800">
+<p><span class="label"><a href="#tag800">800</a>.&#160;&#160;</span><i>Non transferatis aliquo alienationis genere — in Jacobum
+de Columpna vel Petrum nepotem ejus olim S. R. E.
+Cardinales nunc depositos, vel filios quond. Johis de Columpna</i>:
+tratto caratteristico dell’odio di Bonifacio. — Bolla
+originale, data da Anagni, ai 2 Ott. 1300, sottoscritta da
+quattordici cardinali (archiv. Gaetani, e dal Reg. del Papa
+nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 550). Dipoi i cardinali Matteo Orsini e
+Francesco Orsini posero il conte Pietro in possesso di Ninfa,
+ed egli in cambio cedette alla Chiesa alcuni palazzi in Orvieto
+(Laterano, 10 Ott 1300; arch. Gaetani, XXV, 39).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note801">
+<p><span class="label"><a href="#tag801">801</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Innoc III</i>, p. 489: <i>Roccam Cicergii redemit a
+Rolando Guidoni de Leculo, cui Oddo et Robertus Frajapanis
+in feudum concesserunt</i>. — Ai 3 Maggio 1259 <i>Petrus Fernandi</i>
+mastro dei Templarî in Italia, per mandato del <i>Magister
+generalis Thomas Berardi</i>, permutò il <i>locum Sci Felicis
+in monte Circego ad dictum ordinem pleno jure spectantem</i>,
+consentendovi il convento dell’ordine di <i>S. Maria de Aventino
+in urbe</i>: e lo diede a Giordano vicecancelliere della
+Chiesa, avendone in cambio il casale Piliocta (detto oggi Cicchignola
+lungo la via Ardeatina: <span class="smcap">Nerini</span>, p. 229). Il docum.
+è aggiunto alla Bolla che Alessandro IV ne promulgò a conferma,
+da Anagni, ai 29 di Ottobre dell’anno 1259; ed è
+indiritto a Giordano, quello stesso che in Astura aveva chiesto
+che gli si consegnasse Corradino (arch. Gaetani, XXXVIII,
+39). — L’atto dei 23 Nov. 1301, compilato in Laterano, ibid.,
+XLVIII, 76. — Ai 28 Genn. 1302, il Papa conferma la comprita
+(<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 5591).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note802">
+<p><span class="label"><a href="#tag802">802</a>.&#160;&#160;</span>Carpineto: Bolla del Papa, da Trevi, ai 4 Sett. 1299
+(arch. Gaetani, CXVII, 15). — Trevi, cui erano aggiunte
+altre castella (ibid., XLIII, 24; XLV, 35). — Sculcola (ibid.,
+XLVII, 16) e l’atto di vassallaggio del castello (4 Maggio
+1300, ibid., XLVII, 14). Il popolo di Sculcola fa riserva
+delle sue consuetudini, «come al tempo di Corrado». — Ai 27
+Febb. 1300 Pietro acquistò da parecchie monache del convento
+di santa Maria de Viano, eredi di Galvano e di Corrado,
+i loro diritti su Sculcola (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n 3).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note803">
+<p><span class="label"><a href="#tag803">803</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Circumspecta sedis, dat. Lateran., IV Id. Febr.
+a. IX</i> (arch. Gaetani, XXXVI, n. 43). <i>Cum itaque tu post
+inhibitiones hujusmodi in eisdem Campaniae ac Maritime
+partibus Castra Trebarum, Fellectini et Vallispetre, Gabiniani,
+Sculcule, Turris, Tribiliani, Pofarum, Carpini, Falvaterre,
+Collismedii, Carpineti, Sermineti, Bassani, S. Donati,
+Normarum, Nimphe, Sce Felicis et Asture... ac alia
+quamplurima bona, possessiones, dominia... in nonnullis
+civitatibus... de nostra conscientia acquisivisse noscaris.</i> — L’istromento
+di divisione dei beni famigliari di casa Gaetani
+(dei 24 Nov. 1317, in Anagni) fra Loffredo di Fundi, Benedetto
+e Francesco figli di Pietro, specifica ancora delle altre
+castella (ibid., XXXII, 24).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note804">
+<p><span class="label"><a href="#tag804">804</a>.&#160;&#160;</span>Il Papa tolse a Margherita tutti i feudi ecclesiastici;
+ed allora il convento <i>ad Aquas Salvias</i> investì Benedetto
+conte palatino terzo figliuolo di Pietro, di parecchi beni
+alla donna prima infeudati, che furono Ansidonia, Porto d’Ercole,
+Monte Argentaro, Orbitello e Giglio: il censo annuo si
+stabilì in sole quindici libbre di provisini (archiv. Gaetani,
+XLVII, 39; dei 12 Marzo 1303). Un solo convento prossimo
+a Roma possedeva tutte quelle città di Toscana, isole e porti,
+e pretendeva di averli avuti in donazione da Carlo magno. — Fundi
+venne in mano di Loffredo Gaetani nell’Ott. 1299
+(arch. Gaetani, XXXIX, 39). — Ai 3 Ott. 1298, da Rieti,
+Bonifacio VIII ordinò al vescovo della Sabina di sciogliere
+il matrimonio fra Loffredo e Margherita, la quale viveva in
+bigamia (ibid. XXVII, 2). Chi ponga mente a questi documenti
+ne rileverà quanta finezza di politica famigliare abbia
+avuto Bonifacio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note805">
+<p><span class="label"><a href="#tag805">805</a>.&#160;&#160;</span>I capi dei congiurati furono Rainaldo di Supino, Tommaso
+di Morolo, Pietro Colonna di Olevano e di Genazzano,
+Goffredo di Ceccano, Massimo di Trevi, Giordano e i suoi
+figli Galvano e Pietro di Sculcola, un Giovanni Conti: e
+Clemente V nell’anno 1312 gli assolse tutti, chiamandoli
+fedeli di re Filippo e diletti figli suoi. I nomi se ne leggono
+negli atti dell’inquisizione, nella Bolla <i>Flagitiosum</i> di Benedetto
+XI e in quella di Clemente V dei 20 Aprile 1312, data
+da Vienne: ed eziandio nel documento tratto dagli Statuti
+di Anagni e registrato da <span class="smcap">Joh. Rubeus</span>, <i>Bonif. VIII</i>, Roma
+1651, p. 338.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note806">
+<p><span class="label"><a href="#tag806">806</a>.&#160;&#160;</span>Bonifacio VIII aveva eletto a vescovi e ad arcivescovi
+venti Anagnesi, amici e congiunti suoi: <span class="smcap">Sant’Antonino</span>,
+III, 259.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note807">
+<p><span class="label"><a href="#tag807">807</a>.&#160;&#160;</span>Nell’anno 1263 Urbano IV chiama <i>Mathias de Anagnia</i>
+con nome di <i>nepos felicis mem. C(oelestini) pape predecessoris
+nostri</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 285): dei suoi figli si parla ivi,
+n. 585. — Innocenzo IV, mentre trattava con Manfredi, abitava
+ad Anagni <i>in palatio Domini Mathiae</i> (<span class="smcap">Nicol. de Curbio</span>).
+Matteo era imparentato coi Conti, ma apparteneva alla
+casa <i>de Papa</i>. In un docum. dei 30 Marzo 1300 vien detto:
+<i>Nobiles viros Adinulphum et Nicolaum filios quond. Domini
+Mathie de Papa cives Anagninus</i> (<span class="smcap">De Magistris</span>, <i>Storia di
+Anagni</i>, p. 148). — Bonifacio VIII, ancora quand’era cardinale,
+aveva comperato dalla famiglia Bussa i diritti che
+questa possedeva sopra <i>Castrum Silvamolle</i> (arch. Gaetani).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note808">
+<p><span class="label"><a href="#tag808">808</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span> (p. 1002) rappresenta questo
+cardinale come il vero traditore del Papa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note809">
+<p><span class="label"><a href="#tag809">809</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il docum. pontificio <i>Super Petri solio</i>, che dovevasi
+leggere agli 8 di Settembre: <i>Histoire du Diff.</i>, p. 181.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note810">
+<p><span class="label"><a href="#tag810">810</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la relazione officiale del Nogaret, dei 7 Settembre
+1304, nelle <i>Preuves de l’histoire</i> ecc., p. 239, e la prima
+parte del racconto del <span class="smcap">Walsingham</span> (<i>Hist. du Diff.</i>, p. 194):
+la seconda parte ne è inzeppata di favole e di esagerazioni.
+Lo stesso dicasi del <span class="smcap">Knighton</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note811">
+<p><span class="label"><a href="#tag811">811</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 64. <span class="smcap">Fr. Pipin.</span> <i>Chron.</i>, p. 40. <i>Istorie
+Pistolesi</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, XI, 528. Non è verosimile la narrazione di
+<span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note812">
+<p><span class="label"><a href="#tag812">812</a>.&#160;&#160;</span><i>Sed Papa nulli respondit</i>: nel <span class="smcap">Walsingham</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note813">
+<p><span class="label"><a href="#tag813">813</a>.&#160;&#160;</span>Per certo è falso che il Nogaret lo schiaffeggiasse.
+La Bolla di Benedetto XI tace di maltrattamenti corporali,
+e il <span class="smcap">Villani, Benvenuto da Imola, Franc. Pipino</span> espressamente
+lo negano. <i>Personam ejus non tetigi, nec tangi permisi</i>;
+così protesta il Nogaret, il quale, per quanto fosse
+bugiardo, qui non avrebbe potuto tanto sfrontatamente mentire.
+I più favolosi racconti si diffusero nei paesi di fuori;
+lo si può vedere da ciò che ne dicono il <span class="smcap">Knighton</span> e <span class="smcap">Tommaso
+Walsingham</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note814">
+<p><span class="label"><a href="#tag814">814</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Flagitiosum</i>, dei 7 Giugno 1304. Più tardi i cittadini
+o meglio i preti di Anagni attribuirono a quel delitto
+la rovina della loro città, e ancora nell’anno 1526 ne implorarono
+solenne indulto dal Papa. Vedi nel Tosti (II, 242) quello
+che ne racconta Leandro Alberti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note815">
+<p><span class="label"><a href="#tag815">815</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il <i>Chron. Parmense</i> che è contemporaneo (<span class="smcap">Murat.</span>,
+IX, 848). Il cardinale <span class="smcap">Stefaneschi</span> (<i>Opus Metric.</i>, pagina
+659), che fu testimonio di veduta, dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i06"> —&nbsp;<i>rediens festinus in almam</i></p>
+<p class="i01"><i>Urbem, quippe sacram, miro circumdatus orbe,</i></p>
+<p class="i01"><i>Vallatusque armis. O mira potentia, tantis</i></p>
+<p class="i01"><i>Enodata malis! Numquam sic gloriosus armis,</i></p>
+<p class="i01"><i>Sic festus susceptus ea</i>.......</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note816">
+<p><span class="label"><a href="#tag816">816</a>.&#160;&#160;</span>Negli ultimi anni del Pontefice, senatori furono quasi
+soli gli Orsini. Ai 2 Giugno 1302: <i>Jacobus D. Napoleonis et
+Matheus D. Rainaldi de filiis Ursi</i> (vol. LXI, p. 115, delle <i>Deliberazioni</i>,
+arch. Siena). Il <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 335, erroneamente
+si riferisce a quell’archivio per l’anno 1300, sulla fede del
+<span class="smcap">Gigli</span> e del <span class="smcap">Vitale</span>: io invece ho copiato il documento propriamente
+a Siena. Anche le sue notizie per l’anno 1301 e le
+indicazioni dei cosiddetti vicarî del 1302, sono tolte soltanto
+dal registro capitolino, che è pieno zeppo di falli. La notizia
+dell’<span class="smcap">Olivieri</span> che Stefano Colonna fosse senatore nel 1302 è
+tutta di suo capo. — Ai 19 Genn. 1303 <i>Guido de Pileo</i>, da
+senatore, conferma gli Statuti dei mercanti; ed egli parimenti
+compare ai 17 Aprile 1303 da <i>D. Pape nepos alme
+urbis Senator</i> (<i>Cod. Vat. 7931</i>; doc. dalla santa Maria in via
+Lata). — Agli 11 Giugno 1303 (<span class="smcap">Vitale</span>, p. 307, dallo stesso
+archivio) senatori erano Tebaldo di Matteo Orsini e Alessio
+di Giacomo di Bonaventura. E può darsi che fossero senatori
+quando avvenne la catastrofe di Anagni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note817">
+<p><span class="label"><a href="#tag817">817</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ferretus Vicentinus</span> descrive la fine del Papa con
+colori drammatici, ma esagera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note818">
+<p><span class="label"><a href="#tag818">818</a>.&#160;&#160;</span>Nota è la profezia su Bonifacio VIII che si pose in
+bocca di Celestino V: <i>intrabit ut vulpis, regnabit ut leo, morietur
+ut canis</i> (<i>Hist. Pistolesi</i>; <span class="smcap">Mur.</span>, XI, 528).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note819">
+<p><span class="label"><a href="#tag819">819</a>.&#160;&#160;</span>Scrittori contemporanei ne parlano nello stesso modo
+come se ne diffuse la leggenda: così il <span class="smcap">Villani, Fr. Pipino,
+Ferretus</span> (<i>diabolico correptus a spiritu caput muro saevus
+incussit</i>), <i>Chron. Estense</i> (<span class="smcap">Mur.</span>, XV, 350), <span class="smcap">Paolino di Piero</span>,
+p. 64, fin <span class="smcap">sant’Antonino</span>, III, 259. Questi Autori ed altri
+hanno fatto di Bonifacio VIII un re Lear. I Cronisti tedeschi
+non dicono che impazzisse. Che egli colle sue mani si dilacerasse
+le carni, è contraddetto dal fatto che il suo cadavere si
+trovò intatto allorchè lo si scoperse nell’anno 1605: vedine
+la relazione officiale nel <span class="smcap">Raynald</span>, ad a. 1303, n. 44. Il suo
+volto spirava maestà anche in morte: <i>severitatem magis quam
+hilaritatem ostendebat</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note820">
+<p><span class="label"><a href="#tag820">820</a>.&#160;&#160;</span><i>Aurumque nimis sitiens aurum perdidit et thesaurum,
+ut ejus exemplo discant superiores Praelati non superbe dominari
+in Clero et Populo</i> (<span class="smcap">Bernhardus Guidonis</span>; <span class="smcap">Murat.</span>,
+III, I, 672). — <span class="smcap">Ferretus</span>, p. 1019.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note821">
+<p><span class="label"><a href="#tag821">821</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>, <i>Hist. Eccl.</i>, XXIV, c. 36, e meglio
+nel <span class="smcap">Jordanus</span>, <i>Cod. Vat.</i> 1960, fol. 261: <i>Decessit ex tremore
+cordis, et ab omni superveniente putabat capi, et ideo in
+eorum oculos et faciet manus injicere cupiebat.</i> Vedi anche
+il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Nicol. Triveti</span>, nel <span class="smcap">Dachery</span>, <i>Spicil.</i>, III, 229.
+Senza esagerare, dice anche <span class="smcap">Bernhardus Guidonis</span> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+III, I, p. 672): <i>In lecto doloris et amaritudinis positus,
+inter angustias spiritus, cum esset corde magnanimus obiit
+Romae V Idus Octobris.</i> Se si stia alla narrazione dello <span class="smcap">Stefaneschi</span>,
+che pur era presente in Vaticano, sarebbe morto
+dopo di essersi confessato. E i difensori della sua memoria
+ad Avignone dichiararono: <i>In morte confessus fuit coram
+octo Cardinalibus</i> (<i>Preuves de l’hist.</i> ecc., p. 402).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note822">
+<p><span class="label"><a href="#tag822">822</a>.&#160;&#160;</span><i>Magnanimus peccator</i>: <span class="smcap">Benvenuto da Imola</span> (<span class="smcap">Mur.</span>,
+<i>Antiq.</i>, I, 1089) toglie da altri quel concetto. E <span class="smcap">Dante</span> con
+odio sì ma con reverenza lo chiama «il gran Prete». — Vedasi
+il giudizio del <span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 64. — Assai giustamente
+dice il <span class="smcap">Mansi</span>: <i>ingentes animi dotes in pontificatum
+contulit, quamquam saeculari principatui potius, quam ecclesiastico
+potiores</i> (Annot. al <span class="smcap">Raynald</span>, a. 1303, p. 356). I
+giudizî dello <span class="smcap">Schlosser</span>, del <span class="smcap">Neander</span>, del <span class="smcap">Drumann</span> non
+sono scevri da esagerazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note823">
+<p><span class="label"><a href="#tag823">823</a>.&#160;&#160;</span><i>In die mortis Papae Bonifacii venit Rex Carolus
+Romam cum 1500 militibus et VIII millibus peditum ad favorem
+Ecclesie</i>: <span class="smcap">Ptol. Lucensis</span>; <span class="smcap">Mur.</span>, XI, 1224. Il numero
+dei soldati è certo un’esagerazione. Vedi anche <span class="smcap">Ferretus</span>,
+p. 1010.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note824">
+<p><span class="label"><a href="#tag824">824</a>.&#160;&#160;</span>Egli stesso, nella sua prima enciclica, parla della varia
+fortuna della sua povera vita. <i>Timor et tremor nos vehementer
+invadunt, dum infra mentis arcana revolvimus
+quod et quantas immutationes receperit hactenus status noster,
+qui ab olim ordinem fratrum Praedicatorum professi,
+putabamus abjecti esse in domo Domini — dat. Lateran.,
+1 Nov. 1303</i> (<span class="smcap">Raynald</span>, n. 47).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note825">
+<p><span class="label"><a href="#tag825">825</a>.&#160;&#160;</span>Il benedettino Tosti dice: «Temevasi non il martirio,
+ma il difetto delle spirituali armi spuntate dal disprezzo
+de’ popoli»: <i>Storia di Bonifacio VIII</i>, II, 205.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note826">
+<p><span class="label"><a href="#tag826">826</a>.&#160;&#160;</span>Bolla dei 6 Nov. 1303, nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 573, ed
+una seconda del 7 Dic. 1303, nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. 57 e nel
+<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 574.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note827">
+<p><span class="label"><a href="#tag827">827</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Raynald</span>, ad ann. 1304, n. 13.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note828">
+<p><span class="label"><a href="#tag828">828</a>.&#160;&#160;</span>La prima assoluzione fu data da Roma in tempo di
+Pasqua (<span class="smcap">Mansi</span> al <span class="smcap">Raynald</span>, a. 1304, p. 376); indi vi tennero
+dietro le Bolle di assoluzione promulgate da Perugia,
+ai 13 Maggio 1304, <i>Cum sicut accepimus</i>, e l’altra <i>Ad statum
+tuum</i>. E vi si trova il passo: <i>propter evitandum scandalum,
+praesertim ubi multitudo delinquit, severitati est aliquid
+detrahendum</i>. Benedetto addolcì anche il tenore della
+Bolla <i>Clericis laicos</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note829">
+<p><span class="label"><a href="#tag829">829</a>.&#160;&#160;</span>Ho già avvertito che s’erano abrogati gli Statuti per
+la Marca: addì 1 Febb. 1304 Benedetto XI cassò anche i
+privilegî dati da Bonifacio per Spoleto (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 578).
+Con mente grettamente fratesca ei volle conservare i <i>jura
+Ecclesiae</i> contro a’ Comuni, ma cedette alle monarchie con
+grande scapito della Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note830">
+<p><span class="label"><a href="#tag830">830</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petrini</span>, p. 153, 429. Intorno ai due senatori dell’anno
+1304 vedansi il <span class="smcap">Vitale</span> e la lettera di Benedetto, data dal
+Laterano ai 16 Marzo 1304 (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 580), e indiritta
+a <i>Gentilis de Filiis Ursi Senator Urbis. — Lucas de Sabello</i> vi
+è chiamato suo <i>Consenator</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note831">
+<p><span class="label"><a href="#tag831">831</a>.&#160;&#160;</span>Bolla <i>Flagitiosum scelus</i>, da Perugia ai 7 Giugno 1304:
+<span class="smcap">Raynald</span>, n. 13.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note832">
+<p><span class="label"><a href="#tag832">832</a>.&#160;&#160;</span>Con aperte parole lo dice <span class="smcap">Ferretus</span>, p. 1013. Al Papa
+ei dà cinquantasei anni. — <span class="smcap">Villani</span>, VIII, 80. — Però gli
+<i>Annali di Perugia</i> scrivono: «a’ dì 7 Luglio 1304 passò di
+questa vita di morte naturale» (<i>Archiv. Stor.</i>, XVI, I, 60).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note833">
+<p><span class="label"><a href="#tag833">833</a>.&#160;&#160;</span>Suo padre Rinaldo fu fondatore del ramo Orsini-Monterotondo,
+che si spense nel secolo decimosettimo. Dall’arch.
+Gaetani trassi e copiai parecchi documenti provanti che questo
+celebre cardinale Napoleone con patrimonio regio acquistò
+città e castella, massime in Tuscia. Morì ai 23 Marzo 1342.
+Intorno a lui vedasi la Dissertazione XII nella <i>B. Chiara</i> del
+<span class="smcap">Garampi</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note834">
+<p><span class="label"><a href="#tag834">834</a>.&#160;&#160;</span><i>Conductis 300 stipendiariis Catalanis vindictam sumpserunt
+de inimicis Papae traditoribus, in regione Campaniae</i>:
+<span class="smcap">Sant’Antonino</span>, III, 259. — «Domarono quasi tutta
+la campagna e terra di Roma»: <span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 64; e dice
+che se Bonifacio avesse visto le prodezze de’ suoi nipoti, «di
+certo gli avrebbe fatti re o gran signori». — Un istrom.
+da Alatri, ai 26 Agosto 1304, contiene il trattato di una lega
+fra Landolfo di Ceccano, Adenolfo figlio di Mattia, Rainaldo
+di Supino e la città di Ferentino contro Anagni ed i Gaetani
+(dall’archiv. comunale di Alatri; ed è posseduto dal signor
+Carinci, bibliotecario dell’arch. Gaetani).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note835">
+<p><span class="label"><a href="#tag835">835</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petrini</span>, <i>Mon.</i>, 32; e il decreto del popolo romano è
+raccolto nelle <i>Preuves</i> ecc., p. 278-282. In esso è accordata
+la <i>reaffidatio</i> ai Colonna, con severissimo biasimo della malvagità
+di Bonifacio VIII. In pari tempo il senato decretava
+che alla «Camera» pontificia si consegnasse Nepi, colla cui
+esca i Colonna se ne avevano guadagnato il favore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note836">
+<p><span class="label"><a href="#tag836">836</a>.&#160;&#160;</span>Il docum., dato da Napoli ai 24 Marzo 1327, si custodisce
+nell’arch. Gaetani. Il Re, eletto arbitro, decide della
+pretesa onde i Colonna chiedevano un compenso di centomila
+fiorini d’oro; e stabilisce che i Gaetani (e precisamente Loffredo
+di Fundi, Benedetto conte Palatino e Francesco prelato)
+debbano pagare ai Colonna in termine di tre anni <i>quilibet
+pro eorum rata supradicto Stephano ac filiis et eredib. ejus
+tam clericis quem laicis... florenorum tria millia</i>. Anche
+i figliuoli di Mattia dovevansi restituire nel possesso di
+Anagni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note837">
+<p><span class="label"><a href="#tag837">837</a>.&#160;&#160;</span>Quest’è il racconto che il <span class="smcap">Villani</span> dà intorno all’elezione;
+e <span class="smcap">Sant’Antonino</span> segue le sue tracce. È noto che si
+dubitò di cotale narrazione e di quanto vi è detto delle sei
+condizioni imposte da Filippo. Però è difficile che il <span class="smcap">Villani</span>
+inventasse tutto questo di suo capo: dubbio non v’ha che
+v’entrasse la mano del Re.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note838">
+<p><span class="label"><a href="#tag838">838</a>.&#160;&#160;</span><i>De contemptu mundi, sive de miseria conditionis humanae,
+libri tres</i>, Lugduni 1561. Questo trattato scrisse Innocenzo
+III mentre era ancora cardinale. <i>Ad deprimendam
+superbiam humanae conditionis utcunque descripsi.</i> Le miserie
+della umana natura vi sono dipinte al nudo, con una
+crudezza che fa nausea. Il latino è bello, chiaro lo stile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note839">
+<p><span class="label"><a href="#tag839">839</a>.&#160;&#160;</span>Cardinali fondarono biblioteche private: così fece Matteo
+di Aquasparta la cui libreria passò alla città di Todi,
+dove in quell’archivio di san Fortunato ne vid’io ancora
+una parte, gettata alla rinfusa e sepolta sotto alla polvere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note840">
+<p><span class="label"><a href="#tag840">840</a>.&#160;&#160;</span><i>Schola sacri palatii</i>: da primo maestro ei vi chiamò
+Domenico. E anche più tardi continuò a mantenersi questa
+cattedra palatina: vedi <span class="smcap">Giovanni Carafa</span>, <i>De Gymnasio Romano
+et de ejus professoribus</i>, Roma 1751, p. 134. Il <span class="smcap">Renazzi</span>,
+<i>Storia dell’università degli studî di Roma</i> (Roma 1803) dimostra
+che questo <i>Studium Curiae</i> deve tenersi assolutamente
+distinto dallo <i>Studium Urbis</i>, che in seguito diventò
+l’università romana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note841">
+<p><span class="label"><a href="#tag841">841</a>.&#160;&#160;</span>Bolla del Papa del 1243, nel <span class="smcap">Carafa</span>, p. 131.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note842">
+<p><span class="label"><a href="#tag842">842</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Sarti</span>, <i>De clariss. Archygymnasii Bonon. Prof.</i>, pagina
+256 e segg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note843">
+<p><span class="label"><a href="#tag843">843</a>.&#160;&#160;</span>Per opinione di archivisti romani, l’archivio Capitolino
+andò distrutto nel sacco di Roma. Fui assicurato
+che all’antico archivio secreto di sant’Angelo vennero dal
+Campidoglio soltanto alcuni documenti di argomento economico.
+Il <span class="smcap">Vitale</span> e il <span class="smcap">Vendettini</span>, storiografi del senato,
+non dicono che nell’arch. vaticano si custodissero atti del
+Campidoglio; e sì che, se ve ne fossero stati, il <span class="smcap">Vendettini</span>
+avrebbe avuto intiero agio di esaminarli. Il <span class="smcap">Moroni</span>
+nel suo <i>Dizionario</i> (art. Roma, p. 157) afferma che nell’arch.
+vaticano esista un codice degli Statuti di Roma, il quale
+appartiene all’epoca dal 1358 al 1398; ma egli non parla
+che sulla fede del <span class="smcap">Garampi</span>, <i>Append. de’ docum. alle osservaz.
+sul valore delle antiche monete pontif.</i>, p. 68. — La <i>Editio
+princeps</i> degli Statuti romani fu fatta nel 1471.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note844">
+<p><span class="label"><a href="#tag844">844</a>.&#160;&#160;</span><i>Generale in ipsa studium tam utriusque juris quam
+artium duximus statuendum. Universitatem vestram ad illud
+tamquam ad fontem et riguum, unde quilibet juxta votum
+poterit irrigari, leto animo invitantes ac concedentes
+tenore presentium scolaribus et magistris in veniendo, morando
+et redeundo securitatem plenariam, aliaque privilegia
+que a jure accedentibus ad generale studium conceduntur.
+Datum Rome per man. Roberti de Baro Magne Regie Curie
+nostre protonotarii.</i> Il documento (fino a’ tempi recenti restò
+ignoto) fu tratto dal <i>Reg.</i> 1280, C. fol. 3, n. 40, e per primo
+lo publicò il <span class="smcap">Del Giudice</span>, <i>Cod. Dipl.</i>, n. XXIV. Esso aggiunge
+una nuova pagina alla storia dell’università romana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note845">
+<p><span class="label"><a href="#tag845">845</a>.&#160;&#160;</span><i>De pulvere, Pater, Philosophiam erigitis, que lugere
+solet in sue mendicitatis inopia, nostrorum Presulum auxiliis
+destituta</i>: così scrive il Campano al Papa (<span class="smcap">Tiraboschi</span>,
+IV, 147).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note846">
+<p><span class="label"><a href="#tag846">846</a>.&#160;&#160;</span><i>Tenuit studium Romae, quasi totam Philosophiam,
+sive Moralem, sive Naturalem exposuit</i>: <span class="smcap">Ptol. Luc.</span>, XXII,
+c. 24.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note847">
+<p><span class="label"><a href="#tag847">847</a>.&#160;&#160;</span>Anibaldo degli Anibaldi, cardinale sotto di Urbano IV,
+fu nipote del celebre Riccardo Anibaldi. Vedi i <span class="smcap">Quetif</span> ed
+<span class="smcap">Echard</span>, <i>Scriptores Ordin. Praedicator.</i>, I, 261, e <span class="smcap">Prospero
+Mandosio</span>, <i>Bibl. Romana, seu Romanor. Scriptor. Centuriae</i>,
+Roma 1862, I, 283. Intorno a <i>Romanus de Romano Orsini</i> vedi
+l’<span class="smcap">Echard</span>, p. 263, 272.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note848">
+<p><span class="label"><a href="#tag848">848</a>.&#160;&#160;</span><i>Ideoque ferventi non immerito desiderio ducimur, quod
+eadem Urbe quam divina bonitas tot gratiarum dotibus insignivit,
+Scientiarum etiam fiat foecunda muneribus — — — auctoritate
+apostolica duximus statuendum, quod in urbe
+predicta futuris temporibus generale vigeret studium in qualibet
+facultate</i>... Bolla <i>In supremae, Dat. Anagniae A.
+Inc. Dom. 1303 VIII Idus Junii, Pont. N. A. Nono</i>; ed è
+indiritta all’Abate di San Lorenzo, priore dei <i>Santa Sanctor.</i>
+ed arciprete di sant’Eustachio (<i>App. degli Statuti Gregoriani
+di Roma</i>, a. 1580). Il <span class="smcap">Renazzi</span> crede probabile che fin
+da allora l’università fosse situata in vicinanza di sant’Eustachio.
+A quel tempo lo stipendio di un professore, di regola,
+ammontava a cento fiorini d’oro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note849">
+<p><span class="label"><a href="#tag849">849</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Martino</span> giunge fino a Giovanni XXI
+(a. 1277). Di Nicolò III non dice che due parole.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note850">
+<p><span class="label"><a href="#tag850">850</a>.&#160;&#160;</span><i>Bernardus Guidonis</i>, domenicano e inquisitore, morì
+nel 1331 da vescovo di Lodève. La sua opera intitolata <i>Flores
+cronicorum</i> ossia <i>Cathalogus pontificum romanorum</i> (<i>Cod.
+Vat. 2043</i>) finisce con Giovanni XXII. Fu edita da <span class="smcap">Angelo
+Mai</span> (<i>Spicil. Rom.</i>, VI), ma soltanto nella parte che giunge
+fino a Gregorio VII; però della parte da Gregorio VII in
+giù si giovarono il <span class="smcap">Muratori</span> ed il <span class="smcap">Baluzio</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note851">
+<p><span class="label"><a href="#tag851">851</a>.&#160;&#160;</span>Le sue <i>Res Siculae</i> furono stampate incompletamente
+dal <span class="smcap">Carusio</span>, dal <span class="smcap">Muratori</span> e dal <span class="smcap">Baluzio</span>, nella parte che
+corre dal 1250 al 1276: la continuazione, fino al 1285, fu
+edita dal <span class="smcap">Gregorio</span> nel Tom. II della <i>Bibl. Aragon.</i> — <span class="smcap">Saba</span>,
+sulla fine della sua Storia, chiama sè stesso <i>de urbe</i>. Anche
+il <span class="smcap">Fabricio</span> (<i>Bibl. latina mediae et infim. aetatis</i>) giustamente
+dichiara che fu romano. La famiglia dei Malaspina trovasi
+menzionata in documenti romani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note852">
+<p><span class="label"><a href="#tag852">852</a>.&#160;&#160;</span><i>Mare historiarum, cod. vat. membran. 4963</i>; e ve
+ne hanno due codici a Parigi (<span class="smcap">Oudin</span>, <i>De scriptorib. eccl.
+antiquis</i>, III, 185). — Non è scevro di dubbî, per riguardo a
+Giovanni Colonna, l’albero genealogico del <span class="smcap">Litta</span>. <span class="smcap">Quetif</span>
+ed <span class="smcap">Echard</span>, I, 418, affermano che fosse nipote del cardinale
+Giovanni vissuto al tempo di Federico II. — Scrisse anche
+<i>De viris illustribus</i>, frammento raccolto nel <span class="smcap">De Rubeis</span>,
+<i>De gestis et scriptis S. Thomae Aquinatis</i>, Venezia 1750,
+p. 27 segg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note853">
+<p><span class="label"><a href="#tag853">853</a>.&#160;&#160;</span><i>De renunciatione Papae</i>, nell’ediz. delle opere di
+Egidio, fatta a Cordova nel 1706. Vedi l’<i>Ouvrage inédit de
+Gilles de Rome, en faveur de la papauté, extr. du Journal
+gén. de l’Instr. publique, par</i> <span class="smcap">Charles Jourdain</span> (Paris 1858).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note854">
+<p><span class="label"><a href="#tag854">854</a>.&#160;&#160;</span><i>De regimine Principum</i> (ediz. rom. del 1607 e nel
+t. II della <i>Bibl. Pontificia</i> del <span class="smcap">Rocaberti</span>). Quest’opera di
+forma scolastica s’inspira alla Politica e all’Etica di Aristotele.
+Nel lib. III si contengono alcuni notevoli capitoli contro
+il comunismo di Platone. Egidio era partigiano della monarchia
+ereditaria, e sua dottrina fondamentale fu questa: <i>Optima
+est autem monarchia unius Regis, eo quod ibi perfectior
+unitas reservetur</i> (p. 458). Sull’operosità di Egidio a
+Parigi vedasi il <span class="smcap">Bulaeus</span>, <i>Historia universitatis parisiensis</i>,
+Parigi 1615, p. 671. Ed Egidio morì ad Avignone, nel 1316.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note855">
+<p><span class="label"><a href="#tag855">855</a>.&#160;&#160;</span><i>Oculus pastoralis sive Libellus erudiens futurum Rectorem
+populorum, anonymo auctore conscriptus circa A. 1222</i>:
+<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, 93. Questa scrittura, che certo fu opera di
+un cherico, è notevole soltanto per il principio cui s’inspira;
+chè del resto è cosa dappoco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note856">
+<p><span class="label"><a href="#tag856">856</a>.&#160;&#160;</span>Lo <i>Stabat Mater</i> senza ragione viene attribuito a
+Innocenzo III, il pontefice dai grandi concetti e dalla mente
+fredda. Nel convento di Monte Santo vicino Todi vid’io un
+mscr. della fine del secolo decimoterzo, che contiene le poesie
+di fra Jacopone: e fra quelle è compreso anche lo <i>Stabat Mater</i>,
+il quale invece manca nella ediz. veneziana del 1617.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note857">
+<p><span class="label"><a href="#tag857">857</a>.&#160;&#160;</span>Vedi l’<span class="smcap">Ozanam</span>, <i>Les poëtes franciscains en Italie
+au XIII siècle</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note858">
+<p><span class="label"><a href="#tag858">858</a>.&#160;&#160;</span><i>Dicimus ergo Romanorum non vulgare sed potius tristiloquium
+italorum omnium esse turpissimum; nec mirum
+cum etiam morum, habituumque deformitate prae cunctis videantur
+foetere. Dicunt enim: Me sure, quinte dici</i> (che significa:
+«mia sorella, che cosa dici»). <i>De vulgari Eloq.</i> I,
+c. XI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note859">
+<p><span class="label"><a href="#tag859">859</a>.&#160;&#160;</span>Nell’arch. del duomo di san Pietro si conserva il
+mscr. della <i>Vita S. Georgii</i>, che quel Cardinale di san Giorgio
+in Velabro compilò, e Giotto ornò di miniature. — I suoi
+poemi sono raccolti nel <span class="smcap">Murat.</span>, III, I, 641; la sua scrittura
+sul giubileo nella <i>Bibl. Max. Patr.</i> XXV, 930; il suo <i>Ceremoniale</i>
+nel <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. Ital.</i>, II, 243.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note860">
+<p><span class="label"><a href="#tag860">860</a>.&#160;&#160;</span>Registro officiale nel <i>Cod. Vat. 7143</i> e nel <span class="smcap">Mai</span>, <i>Spicil.</i>,
+VI, 300-312. Da cardinale, Innocenzo ebbe restaurato la chiesa
+dei santi Sergio e Bacco: vedi la iscrizione nel <span class="smcap">Martinelli</span>,
+<i>Roma ex ethn.</i>, p. 399. — Nel lib. II, <i>Ep.</i> 102, dei <i>Reg.</i> del
+Papa trovasi il <i>Privilegium</i> ch’ei diede per quella chiesa;
+ed è notevole per la topografia del Campidoglio. Vi si legge:
+<i>Duo casalina juxta columnam perfectissimam</i> (?) — <i>Hortum
+S. Sergii, sive post S. Sergium, et hortum inter columnas
+usque ad abscidam, et usque ad custodiam Mamortinam</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note861">
+<p><span class="label"><a href="#tag861">861</a>.&#160;&#160;</span><i>Fecit fieri domos istas de novo — palatium claudi
+muris et super portas erigi turres — Cod. Vat. 6091.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note862">
+<p><span class="label"><a href="#tag862">862</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Fr. Pipino</span>, p. 723. Nel <i>Cod. Cencii</i>, ch’è a Firenze,
+trovansi molti documenti intorno a questa edificazione. Il
+Papa comperò dei fondi <i>extra portam auream in monte Geretulo</i>
+per comporne il giardino. E quel luogo si denota anche
+così: <i>extra portam auream seu castri S. Angeli prope
+Ecclesiam S. M. Magdalene ad pedes montis Malis</i>. Un’iscrizione
+che, tolta dalla muraglia del giardino vaticano, fu
+nell’anno 1727 trasportata in Campidoglio, dice così: † <span class="smcap">A.
+D. MCCLXXVIII. SC<span class="over">IS</span>SIM. P<span class="over">A</span>T. D<span class="over">N</span>S. NICOLAVS. PP. III. FIERI.
+FECIT. PALATIA. ET. AVLAM. MAIORA. ET. CAPELLAM. ET.
+ALIAS. DOMOS. ANTIQVAS. AMPLIFICAVIT. PONT. SVI. A. PRIMO.
+ET. A. SEC. PONT. SVI. FIERI. FECIT. CIRCUITVM. MVROR. POMERII.
+HVIVS. FVIT. AVT P. D<span class="over">C</span>S. S. PONT. NATIONE. ROMANVS.
+EX. PATRE. D<span class="over">N</span>I. MATHEI. RVBEI. DOMO. VRSINORVM</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note863">
+<p><span class="label"><a href="#tag863">863</a>.&#160;&#160;</span>L’iscrizione in musaico, che è nel cortile del san
+Paolo, narra che vi diè principio l’abate Pietro II (1193-1208)
+e che lo compiè Giovanni V (1208-1241). Non così bello è
+il chiostro di Subiaco, edificato nel 1235 al tempo di Lando
+abate, come ne dice l’iscrizione che ivi è collocata: <i>Cosmas
+et Filii Lucas et Jacobus alter Romani cives in Marmoris
+arte periti hoc opus explerunt Abbatis tempore Landi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note864">
+<p><span class="label"><a href="#tag864">864</a>.&#160;&#160;</span>Dell’edificazione parlano <span class="smcap">Ptol. Luc.</span>, c. 30, e il <span class="smcap">Marangoni</span>,
+<i>Istoria dell’antich. oratorio di S. Lorenzo</i>, <span class="smcap">Roma</span>
+1747. La iscrizione, che si legge sulla parete presso la
+porta, dice: <i>Magister Cosmatus fecit hoc opus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note865">
+<p><span class="label"><a href="#tag865">865</a>.&#160;&#160;</span><i>In lateranensi palatio domos construxit altissimas
+et palatium nobile pauperum usibus deputatum: Vita</i>, <span class="smcap">Murat.</span>,
+III, 577. Anche a Terni Gregorio IX costruì un palazzo
+pontificio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note866">
+<p><span class="label"><a href="#tag866">866</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Nam quisque suas educet in altum</i></p>
+<p class="i01"><i>Aedes, et capitis Petri delubra relinquet,</i></p>
+<p class="i01"><i>Ac lateranenses aulas regalia dona</i></p>
+<p class="i01"><i>Despiciet, gaudens proprios habitare penates.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Così <span class="smcap">Jacopo Stefaneschi</span> dice di Nicolò IV nell’<i>Opus metricum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note867">
+<p><span class="label"><a href="#tag867">867</a>.&#160;&#160;</span>A Roma erano allora venti Abazie privilegiate: <i>Alexius
+et Bonifacius</i> (Aventino); <i>Agatha</i> (Suburra); <i>Basilius
+juxta palatium Trajani; Blasius inter Tyberim et pontem
+S. Petri; Caesarius in Palatio; Cosmas et Damianus</i> (Transtevere);
+<i>Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna;
+S. Maria in Aventino; S. M. in Capitolio; S. M.
+in Castro Aureo</i> (circo Flaminio); <i>S. M. in Pallara</i> (Palatino);
+<i>S. M. in Monasterio</i> (vicino S. Pietro <i>ad vincula</i>); <i>Pancratius
+in Via Aurelia; Prisca et Aquila</i> (Aventino); <i>Saba Cellae
+Novae</i> (presso all’Aventino); <i>Sylvester inter duos hortos</i> (od
+anche <i>in Capite</i>, vicino il Corso); <i>Thomas juxta formam Claudiam</i>
+(Celio); <i>Trinitatis Scottorum</i> (oggi «de’ Pellegrini»);
+<i>Valentini juxta pontem</i> (<i>sc. Milvium</i>); <span class="smcap">Joh. Diacon.</span>, <i>Liber
+de Eccl. Lateranensi</i> (<span class="smcap">Mabill.</span>, <i>Mus. It.</i>, II, 574).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note868">
+<p><span class="label"><a href="#tag868">868</a>.&#160;&#160;</span><i>Hospitale — fecisse dicitur, quia reprehensus fuerat
+de tanto fastidioso aedificio</i>: <span class="smcap">Ptol. Luc.</span>, p. 1276; <span class="smcap">Ricobaldo</span>,
+p. 126.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note869">
+<p><span class="label"><a href="#tag869">869</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta Innoc.</i>, c. 143; e la Bolla nel lib. XI, ep. 104. — Sisto
+IV nel 1471 rifabbricò l’ospitale sontuosamente. Esso
+possiede un’entrata di 85000 scudi e riceve dallo Stato un
+sussidio di altri 36000. Annualmente v’entrano più di dodicimila
+infermi e più di duemila trovatelli. Vedansi il <span class="smcap">Morichini</span>,
+<i>Istituz. di publica carità</i>, Roma 1835 e 1870, e il
+<span class="smcap">Piazza</span>, <i>Opere pie di Roma</i> (Roma 1698).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note870">
+<p><span class="label"><a href="#tag870">870</a>.&#160;&#160;</span>E si conserva con un musaico che rappresenta Cristo
+fra due schiavi liberati, coll’iscrizione: <i>Signum ordinis
+S. Trinitatis Et. Captivorum</i>. Sull’arco della porta è scritto:
+<i>Magistri Jacobus Cum Filio Suo Cosmato Fecit Ohc Opus</i>. Il
+chiostro fu abbandonato nel 1348. Il luogo è descritto in
+una Bolla di Onorio III del 1217 (<i>Bullar. Vatic.</i>, I, 100), la
+quale concede in dono a quell’ordine una parte del Celio:
+<i>Montem cum formis et aliis aedificiis positum inter clausuram
+Clodei</i> (Castello dell’<i>Aqua Claudia</i>) <i>et inter duas vias;
+unam videl. qua a praedicta Eccl. S. Thomae itur ad Coliseum,
+et aliam qua itur ad SS. Johem et Paulum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note871">
+<p><span class="label"><a href="#tag871">871</a>.&#160;&#160;</span>L’iscrizione della porta dice che i suoi esecutori testamentarî,
+Ottone di Tusculo e Giovanni Gaetani (Nicolò III),
+fabbricarono l’ospitale. Pietro morì nel 1259.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note872">
+<p><span class="label"><a href="#tag872">872</a>.&#160;&#160;</span>Fra Sisto morì in Roma nel Marzo 1289: <i>Commentarî
+alla Vita di Gaddo Gaddi</i> del <span class="smcap">Vasari</span>, I, 300, ediz. di
+Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note873">
+<p><span class="label"><a href="#tag873">873</a>.&#160;&#160;</span>Che ciò avvenisse ormai al tempo di Innocenzo III lo
+dimostra il Registro del suoi doni votivi: <i>Ecclesiae Fossenovae
+pro consumatone edificii ejusd. Ecclesie C. libras — Monasterio
+Casemarii pro fabrica ipsius 200 Unc. auri</i>. La
+prima pietra di questa magnifica chiesa fu gettata nel 1203.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note874">
+<p><span class="label"><a href="#tag874">874</a>.&#160;&#160;</span>La iscrizione posta sul tabernacolo del san Paolo, dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Anno Milleno Centum Bis Et Octuageno</i></p>
+<p class="i01"><i>Quinto, Summe Deus, Tibi Hic Abbas Bartholomeus</i></p>
+<p class="i01"><i>Fecit Opus Fieri, Sibi Tu Dignare Mereri.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+E più sotto:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Hoc Opus Fecit Arnolfus Cum Socio Suo Petro.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il disegno ne è dato nell’<span class="smcap">Agincourt</span>, Tav. XXIII, e completamente
+nel <span class="smcap">Moreschi</span>, <i>Descrizione del tabernacolo di S. Paolo</i>,
+Roma 1840. Allo stesso Arnolfo si attribuisce anche il tabernacolo
+della chiesa di santa Cecilia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note875">
+<p><span class="label"><a href="#tag875">875</a>.&#160;&#160;</span>Può darsi che alla loro corporazione appartenesse una
+chiesa nel campo di Marte che aveva nome <i>S. Andree de
+Marmorariis</i>: e forse ivi era il luogo delle loro officine.
+Quella chiesa è registrata nel catalogo delle chiese romane
+all’epoca avignonese; nel <span class="smcap">Papencordt</span>, <i>Stor. della città di
+Roma</i>, p. 54.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note876">
+<p><span class="label"><a href="#tag876">876</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Carlo Vitte</span>, nel <i>Giornale di arti</i>, 1825, n. 41 segg. — <i>Notizie
+epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X
+al XV secolo</i>... di <span class="smcap">Carlo Promis</span>, Torino 1896. — <span class="smcap">Gaye</span>,
+nel <i>Giornale di arti</i>, 1839. — Notevole è il portico del duomo
+di Civita Castellana, edificato da Lorenzo e da Cosma suo
+figlio nel 1210. Il nome Cosma, di origine greca, trovasi usitato
+a Ravenna sulla metà del secolo nono (<span class="smcap">Marini</span>, <i>Papiri</i>,
+n. 98, p. 153).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note877">
+<p><span class="label"><a href="#tag877">877</a>.&#160;&#160;</span>Lettera a Ugo di Besanzone: <i>Per Urbem inquiras — si
+aliqua conca porfidis vel alicujus alterius pulchri lapidis
+prout illi qui sunt in S. Johanne Laterani poterit
+inveniri — et in ea corpus — Pontificis reponi — facias — Et
+si — non poterit inveniri, volumus quod — fieri facias
+sepulturam consimilem illi Comitisse attrebatensis et
+etiam si poterit pulcheriorem</i> — <span class="smcap">Vitale</span>, p. 152.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note878">
+<p><span class="label"><a href="#tag878">878</a>.&#160;&#160;</span>Di sopra, nella parete, v’è questa iscrizione:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Qui Legis Ancherum Duro Sub Marmore Claudi</i></p>
+<p class="i01"><i>Si Nescis Audi Quem Nece Perdis Herum.</i></p>
+<p class="i01"><i>Greca Parit Puerum, Laudunum Dat Sibi Clerum</i></p>
+<p class="i01"><i>Cardine Praxedis Titulatur Et Istius Edis</i></p>
+<p class="i01"><i>Defuit In Se Lis: Largus Fuit Atque Fidelis;</i></p>
+<p class="i01"><i>Demonis A Telis Serva Deus Hunc Cape Celis:</i></p>
+<p class="i01"><i>Anno Milleno Centum Bis Et Octuaceno</i></p>
+<p class="i01"><i>Sexto Decessit Hic Prima Luce Novembris.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Del 1287 è l’epitaffio del cardinale Glusiano conte di Milano,
+che a lui pose in Laterano il cardinale Jacopo Colonna: <span class="smcap">Adinolfi</span>,
+<i>Laterano e Via Maggiore</i>, Roma 1857, p. 26.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note879">
+<p><span class="label"><a href="#tag879">879</a>.&#160;&#160;</span>Sul davanti vedesi a due riprese lo stemma dei
+Savelli; leoni rossi con frammezzo un uccello sopra una
+rosa; più sotto fasce rosse e oro. Lo stemma del centro che
+porta leoni e aquile di color rosso, è quello di Vana. Vedi
+l’annotazione dell’<span class="smcap">Oldoin</span> alla <i>Vita Honorii IV</i>, nel <span class="smcap">Ciacconio</span>. — Onorio
+IV nel 1296 aveva eretto un cenotafio
+gotico a Pandolfo nella chiesa di sant’Alessio: vedine il disegno
+nel <span class="smcap">Nerini</span>, p. 260; ed è certo opera dei Cosmati parimenti
+che i sepolcri in Araceli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note880">
+<p><span class="label"><a href="#tag880">880</a>.&#160;&#160;</span><i>Hic Jacet D<span class="over">n</span>s Pandulfus De Sabello Et D<span class="over">n</span>a Andrea
+Filia Ejus Qui Obierunt Anno D<span class="over">n</span>i MCCCVI In Vigil. Beati
+L(ucae). — Hic Jacet D<span class="over">n</span>s Lucas De Sabello Pater D<span class="over">n</span>i
+Papae Honorii D<span class="over">n</span>i Johis Et D<span class="over">n</span>i Pandulfi Qui Obiit Dum
+Esset Senator Urbis Anno D<span class="over">n</span>i MCCLXVI Cujus A<span class="over">i</span>a Requiescat
+In Pace. Amen</i> (è la maggiore delle iscrizioni).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note881">
+<p><span class="label"><a href="#tag881">881</a>.&#160;&#160;</span>Nello stesso stile i Cosmati composero anche il sepolcro
+dei Prefetti di Vico in <i>S. Maria in Gradibus</i> a Viterbo,
+la tomba di Clemente IV e il sepolcro della famiglia di Bonifacio
+VIII nel duomo di Anagni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note882">
+<p><span class="label"><a href="#tag882">882</a>.&#160;&#160;</span><i>Joh’s Filius Magistri Cosmatis Fec. Hoc. Opus.</i> Il
+musaico rappresenta la Madonna col putto, san Domenico,
+il vescovo Privato e Durante genuflesso. Sullo zoccolo è posta
+una pomposa iscrizione a bei caratteri. Il giorno in cui
+Stefano morì è segnato al 1 Novembre 1296. I <span class="smcap">Crowe</span> e
+<span class="smcap">Cavalcaselle</span> (<i>New History of Painting in Italy</i>, I, 104)
+incorsero in errore, perciocchè credessero che l’anno della
+morte (<i>trecentis quatuor amotis annis</i>) corrisponda al 1304:
+pertanto pongono a quest’anno l’epoca del monumento,
+laddove allora Giovanni non lavorava più. Così pure deesi
+notare che il cardinale Matteo di Aquasparta non morì già
+nel 1304, ma nel 1302.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note883">
+<p><span class="label"><a href="#tag883">883</a>.&#160;&#160;</span><i>Hoc O<span class="over">p</span>. Fe<span class="over">c</span>. Johes Magri Cosme Civis Romanus.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note884">
+<p><span class="label"><a href="#tag884">884</a>.&#160;&#160;</span><i>Joh. Filius Magistri Cosmati Fecit Hoc Opus.</i> L’epitaffio
+non fa che notare semplicemente il nome del morto:
+<span class="smcap lowercase">STEPHAN D. SVRD. DNI. PP. CAPELLAN</span>. Qui manca il tabernacolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note885">
+<p><span class="label"><a href="#tag885">885</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Cardella</span> dice che la tomba manchevole d’iscrizione
+è di quel Cardinale. — Matteo, uomo eruditissimo, fu
+da legato di Bonifacio VIII in Romagna; del 1300 fu come
+tale a Firenze. Di lui fa cenno <span class="smcap">Dante</span>, <i>Parad.</i>, XII, v. 124.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note886">
+<p><span class="label"><a href="#tag886">886</a>.&#160;&#160;</span>Ed ivi è la pietra sepolcrale della <i>Domina Ocilenda
+Uxor Dni Angeli De Manganella Et Filia Normanni De
+Monte Mario</i>, e l’altra di Perna Savelli dov’è disegnata una
+figura di donna incappucciata. Sul contorno è scritto: <i>Anno
+Dni Milo CCCXV Mense Januarii Die XXVIII Obiit Nobilissima
+Dna Dna Perna Uxor Quondam Dni Luce de Sabello Cujus
+Anima Requiescat in Pace. Amen.</i> Quest’iscrizione ci serva di
+esempio per tutte della stessa specie. In sant’Alessio evvi la
+pietra funeraria del canonico Pietro de Savello, morto nel 1287;
+ed è notevole per il disegno delle vestimenta sacerdotali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note887">
+<p><span class="label"><a href="#tag887">887</a>.&#160;&#160;</span>Ancor più sorprendente è la forma che assunsero in
+Lombardia. A Roma i caratteri delle scritture non si snaturarono
+così intieramente, come avvenne nei paesi del settentrione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note888">
+<p><span class="label"><a href="#tag888">888</a>.&#160;&#160;</span>Nell’anno 1481 la statua fu rialzata a nuovo per cura
+del senatore Matteo Toscano, con questa iscrizione, che oggidì
+non si trova più:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Ille ego praeclari tuleram qui sceptra Senatus,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Rex Siculis Carolus jura dedi populis.</i></p>
+<p class="i01"><i>Obrutus heu jacui saxis fumoque, dederunt</i></p>
+<p class="i02"> <i>Hunc tua conspicuum tempora Sixte locum.</i></p>
+<p class="i01"><i>Hac me Matthaeus posuit Tuschanus in aula,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Et patriae et gentis gloria magna suae.</i></p>
+<p class="i01"><i>Is dedit at populo post me bona jura Senatus</i></p>
+<p class="i02"> <i>Insignis titulis, dotibus atque animi.</i></p>
+<p class="i01"><i>Anno Domini MCCCCLXXXI. III Semestri.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note889">
+<p><span class="label"><a href="#tag889">889</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Joh. Rubeus</span>, <i>Vita Bonif.</i>, p. 89.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note890">
+<p><span class="label"><a href="#tag890">890</a>.&#160;&#160;</span><i>Hist. du Differ.</i>, p. 331.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note891">
+<p><span class="label"><a href="#tag891">891</a>.&#160;&#160;</span>Le pitture delle pareti del vestibolo (<span class="smcap">Agincourt</span>, tav. 99)
+per la maggior parte rappresentano soggetti tratti dalla vita
+di Stefano e da quella di Lorenzo. Vuolsi che alcuni si riferiscano
+alla coronazione di Pietro; però io non potei farmene
+ragione. Una figura di imperatore genuflesso innanzi al Papa,
+è cinta dell’aureola; e certo rappresenta Enrico II, di cui vi
+è dipinta una storia leggendaria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note892">
+<p><span class="label"><a href="#tag892">892</a>.&#160;&#160;</span>Sopra il musaico della santa Maria Maggiore l’artefice
+scrive così il suo nome: <i>Jacobus Torriti Pictor Hoc Opus
+Mosaicen fecit</i>; e v’appone la data del 1295. Impossibile che
+ei fosse quel <i>Jacobus frater S. Francisci</i> che nel 1225 compose
+i musaici della tribuna in san Giovanni a Firenze. Vedi
+il <span class="smcap">Vasari</span>, I, <i>Commentarî alla Vita di Andrea Tafi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note893">
+<p><span class="label"><a href="#tag893">893</a>.&#160;&#160;</span>Circa questo musaico vedasi <span class="smcap">Torrigio</span>, <i>Le sacre grotte</i>,
+p. 162. Costò duemiladuecento fiorini d’oro. I musaici di
+Giotto in san Giorgio perirono. Un altro Stefaneschi, <i>Bertoldus
+fil. Petri</i> (forse fu il fratello del cardinale) fece sulla
+fine del secolo decimoterzo comporre il musaico che vedesi
+sopra la parete della tribuna nella chiesa di santa Maria in
+Transtevere. Rappresenta la Vergine (mezza figura) fra Pietro
+e Paolo, con genuflessa l’imagine del commettente dell’opera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note894">
+<p><span class="label"><a href="#tag894">894</a>.&#160;&#160;</span>Cumuli di ruine opponevano inciampo al cammino
+delle processioni pontificie. <i>Sed propter parvitatem diei et
+difficultatem viae, fecit (Papa) stationem ad S. M. Majorem</i>:
+così l’<i>Ordo Rom.</i> (nel <span class="smcap">Mabillon</span>, II, 126); e di questo passo
+tenne nota l’<span class="smcap">Hobhouse</span>, <i>Historical Illustrations of the fourth
+Canto of Childe Harold</i>, p. 132.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note895">
+<p><span class="label"><a href="#tag895">895</a>.&#160;&#160;</span><i>Magister Matthaeus Alperini — certam partem Turrium,
+Palatiorum, Domorum, ruinarum, possessionum et bonorum
+suorum in Urbe consistentium. Basilicae Principis
+Ap. — reliquit</i>: Bolla del 1278 (<i>Bullar. Vatican.</i>, I, 125).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note896">
+<p><span class="label"><a href="#tag896">896</a>.&#160;&#160;</span>Una torre degli Anguillara esiste ancora presso la
+Lungaretta. Visti da ponte Cestio, il Transtevere e la sponda
+del fiume presentano un quadro meraviglioso. Frammezzo a
+case moderne, lungo il fiume sorge tratto tratto qualche vecchia
+torre baronale: e fu mirando Roma da quel ponte che
+mi balenò alla mente il pensiero di scrivere questa Storia
+della Città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note897">
+<p><span class="label"><a href="#tag897">897</a>.&#160;&#160;</span>Addì 21 Ott. 1286, <i>Matheus Rubeus Orsini</i> vende ai
+suoi nipoti il <i>Castrum Castellucia</i> vicino Albano. Il documento
+è dato: <i>Rome in domib. in quib. tunc morabatur rev. pater
+D. Jordanus mis. div. S. Heustachii Diacon. Card. germanus
+frater praefati D. Mathei Rubei... vid. in Monte qui dicitur
+Johannis Roncionibus</i> (arch. Gaetani, XLVIII, n. 11).
+Ed ivi esisteva anche la chiesa <i>S. Marie de Monte Johannis
+Ronzonis</i> (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon.,
+nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 55). Ai 20 Maggio 1234 il cardinale
+Napoleone Orsini da Avignone manda ordini al suo
+vicario nelle terre romane; e vi è detto: <i>Item habet dictus
+D. Card. infra muros Montis domos suas principales, quas
+consuevit inhabitare quond. Matheus et Ursus nepos ejus,
+habet et ibidem alias parvas domos in diversis locis montis
+praedicti infra muros ipsius montis</i> (ibid., n. 18). Il Monte
+(Giordano), di cui fa parola anche <span class="smcap">Dante</span> nel passo ove dice
+del giubileo romano, aveva allora l’aspetto di una vera
+fortezza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note898">
+<p><span class="label"><a href="#tag898">898</a>.&#160;&#160;</span>La porta aveva ormai questo nome «del Popolo»:
+<i>Vineae</i> — <i>extra portam Sce Marie de Populo</i> (doc. dei 12
+Genn. 1293; <i>Cod. Vat. 8050</i>, p. 79).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note899">
+<p><span class="label"><a href="#tag899">899</a>.&#160;&#160;</span>Un docum. dei 7 Febb. 1252 (nel <span class="smcap">Petrini</span>, <i>Mem. di
+Palestrina</i>) dice: <i>Fines ad Montem Acceptorium hii sunt:
+domus Romanucciorum et Synebaldorum, ab alio dom. Macellariorum,
+et dom. Cesarlinorum, ab alio sunt Zarlonum et
+Toderinorum</i>... Il nome (in <span class="smcap">Monfaucon</span>, <i>Diar. Ital.</i>, p. 243,
+è detto anche <i>Mons Acceptabitis</i>) potrebbe spiegarsi da ciò
+che dice Fulvius: <i>Citatorius a citandis tribubus, acceptorius
+ab acceptandis suffragiis, septorium a proximis Septis</i>.
+Vedi <span class="smcap">Carlo Fontana</span>, <i>Discorso sopra l’antico Monte Citatorio</i>,
+Roma 1694, p. 1. La positura delle <i>Septa</i> (vicino l’odierna
+piazza Colonna) conforterebbe l’opinione che il nome
+derivi da <i>Septorius</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note900">
+<p><span class="label"><a href="#tag900">900</a>.&#160;&#160;</span><i>Et tunc de Colliseo concussus lapis ingens eversus est</i>:
+<span class="smcap">Ricc. da san Germ.</span>, p. 1026. Nel Sett. 1255 v’ebbe un altro
+terremoto; per conseguenza nuove ruine (<span class="smcap">Gugl. Nangis</span>;
+<span class="smcap">Duchesne</span>, V. p. 362).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note901">
+<p><span class="label"><a href="#tag901">901</a>.&#160;&#160;</span>Nel 1215 l’Abate di san Gregorio cede a <i>Paulo de
+Grisayco... duos cryptas — positas Rome in vocabulo Circli
+sub palacio majori nostri monasterii juris loco, qui dicitur
+vel dici solet porticus Materiani</i>: <span class="smcap">Mittarelli</span>, <i>Annal. Camald.</i>,
+IV, n. CCIX. Pertanto la massima parte del Palatino
+apparteneva ancora a quel convento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note902">
+<p><span class="label"><a href="#tag902">902</a>.&#160;&#160;</span>In un doc. degli 8 Dic. 1289 viene detto espressamente
+che questa via era abitata: <i>Domos de Viculo Capite Africe</i> — <i>Ecclesia
+S. Stephani de Capite Africe</i> (<i>mscr. Vatic. 8050</i>,
+p. 73). Oggidì non ne esiste più traccia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note903">
+<p><span class="label"><a href="#tag903">903</a>.&#160;&#160;</span><i>Ordo</i> di <span class="smcap">Cencius</span>, p. 190. Quantunque ei dica che
+parecchi <i>nomina trasacta sunt et termini sive signa mutata</i>,
+tuttavia quel quartiere era al tempo suo più popoloso che
+oggi non sia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note904">
+<p><span class="label"><a href="#tag904">904</a>.&#160;&#160;</span><i>Ecclesia S. Anastasii de Marmorata. — S. Salvatoris
+de Marmorata. — S. Anne de Marmorata. — S. Nicolai de
+Marmorata</i> (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio
+avignon.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note905">
+<p><span class="label"><a href="#tag905">905</a>.&#160;&#160;</span><i>Totusque ille mons renovatur in aedificiis</i> (<span class="smcap">Ptol. Lucens.</span>,
+XXIV, c. 13). — Vedi anche il <span class="smcap">Platina</span>, <i>Vita Hon.</i> IV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note906">
+<p><span class="label"><a href="#tag906">906</a>.&#160;&#160;</span>Presso le terme di Caracalla v’era un padule che
+copriva alcune parti del circo Massimo: <i>Ortum et Pantanum
+juxta Palatium Antonianum</i> (Bolla di Onor. III del 1217;
+<i>Bullar. Vatic.</i>, I, 100).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note907">
+<p><span class="label"><a href="#tag907">907</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Fulvio, Donato</span>, il <span class="smcap">Visconti</span> ed altri italiani concordano
+nel dire che si elevasse nel foro di Nerva. Il <span class="smcap">Bunsen</span>
+(<i>Descriz. della Città,</i> III, 2, p. 146) afferma che sorgesse
+sopra il tempio di Venus Genitrix, ma non ne adduce ragioni
+convincenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note908">
+<p><span class="label"><a href="#tag908">908</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ptol. Luc.</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, XI, 1276). E nella <i>Hist. Eccl.</i>, XXI,
+c. 16, dice di Innocenzo III: <i>Quod in urbe fecerat ad sui
+tuitionem, Turris Comitum</i>. — <span class="smcap">Ricobaldo</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, IX, 126)
+narra che la costruisse <i>sumptibus ecclesiae. — Opus tanto Pontifici
+inutile, non sine ipsius infamia constructum:</i> <span class="smcap">Bonincontr.</span>,
+p. 288. — <span class="smcap">Bartolom. della Pugliuola</span> (<span class="smcap">Muratori</span>,
+XVIII, 248) dice che la erigesse nel 1203; e il <span class="smcap">Fea</span>
+(<i>Sulle rovine</i> ecc., p. 365) adduce i documenti che suffragano
+quella data. L’<span class="smcap">Hurter</span> afferma, ma senza autorità, che Crescenzio
+(sul principio del secolo duodecimo) ricevesse da questa
+torre l’appellazione <i>de Turre Romanorum</i>; però il documento
+che ei dice aver tratto dal <span class="smcap">Fatteschi</span> non si ritrova
+presso di questo. Che Torre fosse un castello dei Crescenzî
+nella Sabina lo dimostra il <span class="smcap">Galletti</span> nella sua scrittura intitolata
+<i>Gabio antica</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note909">
+<p><span class="label"><a href="#tag909">909</a>.&#160;&#160;</span>Nel piano della Città medioevale (<i>Cod. Vat. 1960</i>) se
+ne vede tracciata la forma, ed è chiamata <i>Turris Comitum</i>. — <span class="smcap">Bonincontrius</span>:
+<i>Turrim mirae altitudinis — unde
+late prospectus ad Latium</i>. — <span class="smcap">Ricobaldo</span>: <i>Turris mirabilis</i>. — <span class="smcap">Ptol.
+Luc.</span>, p. 1276: <i>Singularis quidem in orbe — cujus
+altitudo et latitudo omnem turrem trascendit</i>. — Chiamavasi
+la «torre della Città»; e così il testamento di Giovanni
+Conti dei 3 Maggio 1226 dice: <i>praecipio — reparari — domos
+Montis Balnei Neapolis, et domos et turrim Urbis</i> (nel
+<span class="smcap">Contatore</span>, <i>Geneal. Comitum</i>, p. 5, e nel <span class="smcap">Visconti</span>, <i>Città e
+famiglie</i>, p. 753). — <i>Cecidit edificiorum veterum neglecta
+civibus, stupenda peregrinorum moles. Turris illa toto orbe
+unica quae Comitis dicebatur ingentibus ruinis laxata dissiluit</i>:
+<span class="smcap">Petrarca</span>, <i>ad Socratem, Rer. Famil.</i>, XI, ep. 7.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note910">
+<p><span class="label"><a href="#tag910">910</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Vasari</span>, IV, 186. Ei dice, ma non prova (I, 243), che
+l’architetto ne fosse Marchione di Arezzo; e da lui attinse
+<span class="smcap">Donato</span>. Il <span class="smcap">Valesio</span> dedicò a quella torre una dissertazione
+nella <i>Lettera al barone Stosch</i> (raccolta dal <span class="smcap">Calogera</span>, T. 28).
+Sulle mura della torre evvi una iscrizione del tempo di <i>Petrus
+de Comite</i> (1280). Eccola:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Haec domus est Petri valde devota Nicholae</i></p>
+<p class="i01"><i>Strenuus ille miles, fidus, fortissimus atque;</i></p>
+<p class="i01"><i>Cernite, qui vultis secus hanc transire Quirites:</i></p>
+<p class="i01"><i>Quam fortis intus, composita foris</i></p>
+<p class="i01"><i>Est unquam nullus vobis qui dicere possit.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il <span class="smcap">Corvisieri</span>, nel suo scritto <i>Sull’Aqua Tocia</i>, p. 71, crede
+che questo Pietro Conte, senatore di Roma, fosse l’edificatore
+della torre: però in tal caso egli se n’avrebbe dato il
+vanto nell’iscrizione, invece di dire, come dice, che n’era il
+possessore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note911">
+<p><span class="label"><a href="#tag911">911</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Villani</span>, VIII, c. 6, dice di Bonifacio VIII: «Comperò
+il castello delle milizie di Roma, che fu il palazzo d’Octaviano
+imperadore». In origine eravi un alto avanzo degli edifizî
+di Aureliano sul Quirinale, il quale si appellava «torre
+di Nerone», ed aveva anche nome di «La Mesa».</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note912">
+<p><span class="label"><a href="#tag912">912</a>.&#160;&#160;</span>Il quartiere <i>Biberatice</i> trovasi così chiamato fin dal
+più antico medio evo: spesso è corrotto nel nome di <i>Libantica</i>,
+e talvolta si scrive anche <i>Viperatica</i>. Questo forse potrebbe
+essere il giusto nome, e in tal caso deriverebbe da qualche
+antico simulacro di serpente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note913">
+<p><span class="label"><a href="#tag913">913</a>.&#160;&#160;</span>In questa forma compaiono le «Milicie» nel piano
+topografico contenuto nel <i>Cod. Vat. 1960</i>. Nella nota Bolla
+di Luigi il Bavaro, che rappresenta il rilievo di Roma, le
+due torri non si vedono.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note914">
+<p><span class="label"><a href="#tag914">914</a>.&#160;&#160;</span><i>Ascendens per montem circa militias Tiberianas</i> (<i>Ordo
+XI</i>, <span class="smcap">Mabill.</span>, p. 143); ma convien meglio leggere <i>Trajanas</i>.
+Il <span class="smcap">Baluzio</span>, <i>Vita Innoc. III</i>, crede che la torre fosse
+edificata da <i>Petrus Alexii</i>; però <span class="smcap">Donato</span> la attribuisce a Gregorio
+IX. — Nel testamento dei 3 Maggio 1226, dove Giovanni
+Conti comanda che si restaurino le case poste sul <i>Mons
+balnei Neapolis</i> e la <i>turrim urbis</i>, non si fa parola della torre
+«delle Milizie»: eppure così non sarebbe avvenuto se essa
+avesse allora appartenuto ai Conti. Forse non la era peranco
+edificata. — Nel 1271 ai 30 Sett., facendo il suo testamento,
+<i>Crescentius Leonis Johis</i> vi appone per data: <i>in Urbe apud
+militiam praedicti testatoris</i> (<span class="smcap">Mittarelli</span>, VI, n. 127): noto
+ciò per mostrare come paia che allora con nome di <i>militia</i>
+si significassero le castella.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note915">
+<p><span class="label"><a href="#tag915">915</a>.&#160;&#160;</span>Nell’arch. Gaetani non trovai l’atto di acquisto.
+Pietro è chiamato «signore delle Milizie» soltanto nel 1301.
+Ai 13 Aprile, per il prezzo di mille fiorini, ei compra alcune
+case che avevano appartenuto ad un certo <i>Friderigotius</i>
+condannato per eresia, e che erano poste in <i>Regione Biveratice
+in Contrada militiarum juxta domos Militiarum praedicti
+D. Petri</i> (arch. Gaetani, 37 n. 31). — Ai 23 Nov. 1301
+Riccardo Anibaldi è denotato così: <i>Quondam dictus de Militia</i>.
+E Pietro: <i>Dominus Casertanus, Dominus Militiarum,
+in Lobia juxta salam majorem</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, 560). — I Gaetani
+affermarono d’esser padroni della torre anche a fronte
+di Enrico VII; e nel 1312 l’Imperatore dichiarò: <i>Domos seu
+palatia militiarum, que intelleximus spectare de jure ad D.
+Franciscum Gaetanum Card.</i> (<span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 628). — Ai 22
+Agosto 1322 Pietro figlio di Benedetto Gaetani, conte Palatino,
+dispone nel suo testamento: <i>Item legamus... Bonifacio</i>
+(suo figlio) <i>omnia jura nostra comitatus Alibrandesi et
+milicias urbis</i> (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n. XI).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note916">
+<p><span class="label"><a href="#tag916">916</a>.&#160;&#160;</span>In un docum., dato da Subiaco nel 953, Rosa figlia
+di Teofilatto vende <i>filum saline quod ponitur in Durdunaria
+in pedica, quae vocatur Capite bove</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del Prim.</i>,
+p. 904): e qui per certo non si può intendere il Capo di
+Bove lungo la via Appia. Il Nibby erroneamente vi riferisce
+il nome <i>Ta canetricapita</i> che è usato in un Dipl. dell’anno
+850 (ibid., p. 187). Può darsi, come suppone il Marini,
+che quest’ultimo monumento fosse così appellato da
+un rilievo rappresentante Cerbero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note917">
+<p><span class="label"><a href="#tag917">917</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ferret. Vicent.</span> (<span class="smcap">Mur</span>., IV, 1107) dice: <i>Capitis Bovis
+moenia quod oppidum Bonifacius VIII construi fecerat</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note918">
+<p><span class="label"><a href="#tag918">918</a>.&#160;&#160;</span>Anche le ruine lungo la via Appia (sono appellate
+«Roma vecchia») dimostrano che ivi nel medio evo si posero
+munimenti di fortezza; e se ne giovarono per certo i
+Gaetani o i Savelli, i quali ultimi, dopo morto Bonifacio VIII,
+si misero in possesso di Capo di Bove. Nell’arch. Gaetani non
+mi fu dato di rinvenire alcun documento attinente all’edificazione
+della fortezza. Ma poichè al tempo di Enrico VII
+appartenne ai Savelli, e poco dopo capitò in mano dei Colonna,
+non potè per fermo essere costruito dai Gaetani che
+all’epoca di Bonifacio VIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note919">
+<p><span class="label"><a href="#tag919">919</a>.&#160;&#160;</span>Torraccio, Torricola, Torricella, Tor Bella Monaca,
+Tor de’ Cenci, Tor de’ Sordi, Tor del Vescovo, Torrimpietra,
+Tor Marancia. Torpagnotta, Tor Pignatarra, Torre Rossa,
+Tor Tre Teste, Tor vergata: <span class="smcap">Nicolai</span>, <i>Memorie sulle campagne
+e sull’annona di Roma</i> (Roma 1803).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note920">
+<p><span class="label"><a href="#tag920">920</a>.&#160;&#160;</span>Fra le carte conservate nell’archiv. dell’Ospitale di
+Santo Spirito trovo una sentenza pronunciata dal senatore
+Guidone <i>de Pileo</i> ai 17 Aprile 1303... <i>lata in palatio novo
+Capitolii</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note921">
+<p><span class="label"><a href="#tag921">921</a>.&#160;&#160;</span>La prima menzione di edificî di questa specie se ne fa
+a Padova nel 1218. <i>Eo tempore incoeptum fuit Palatium magnum
+communis Paduae</i> (<span class="smcap">Mur.</span> <i>Ant.</i>, IV, <i>Chron. Patavinum</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note922">
+<p><span class="label"><a href="#tag922">922</a>.&#160;&#160;</span>Anche per questo Volume facciamo avvertenza che la versione
+fu riveduta dall’illustre Autore, il quale in pari tempo ritoccò il suo
+testo originale e vi introdusse notevoli aggiunte. (N. del T.)</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78619 ***</div>
+</body>
+</html>
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